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Anno 7 - Novembre 2017 • Periodico di Cultura e Società

ANTONELLO MARTINEZ

«L’internazionalizzazione è la chiave per crescere» “I COLORI DELL’ANIMA”

L’arte di Milly Miola a Milano PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Problemi di ieri, problemi di oggi


STORIE, MITI E LEGGENDE

SANT’AMBROGIO E SUOI MISTERI A cura di PAOLO MINOTTI

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a Basilica di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, è conosciuta per essere una delle poche chiese ad avere due campanili, ma questa non è la sua unica particolarità. All’uscita della Basilica, sulla sinistra, vi capiterà di notare una colonna in marmo con un capitello corinzio che presenta due fori che distano tra loro circa 25 centimetri. Secondo una leggenda, infatti, il diavolo cercò di portare il Santo sulla cattiva strada, lusingandolo, senza alcun successo. Così, il diavolo sfogò tutta la sua rabbia prendendo a cornate la colonna e provocando, quindi, i due fori che, secondo quanto dice la suddetta leggenda, emanano un odore di zolfo. Entrando nel cortile della chiesa noterete un altro dettaglio curioso: sulle mura si trovano quattro scacchiere. Una è situata sul nartece, un’altra in facciata tra due colonne, e due sul muro a sinistra, appena

entrati. Le dimensioni sono tutte diverse: la prima è di sette caselle per sette (questa forma non si trova su nessun’altra chiesa o edificio; inoltre, ci sono tre sottolineature bianche sotto la figura), la seconda di otto per otto e le ultime due rispettivamente di sette per sette e cinque per cinque. L’ultima è la più particolare tra tutte essendo composta da 25 caselle di cui solo 4 bianche. Qual è il significato di queste scacchiere? All’epoca il gioco degli scacchi era stato proibito dal Papa, quindi le scacchiere non erano state poste a scopo ludico; oltretutto, trovandosi in verticale, sarebbe impossibile giocarvi. Qualcuno sostiene che la scacchiera può essere interpretata come un segno apotropaico, cioè che serve ad allontanare e ad esorcizzare un’influenza maligna. Le tre righe bianche potrebbero rappresentare il luccicare delle scodelle o piatti che venivano inseriti nei muri degli edifici sacri per spaventare e allontanare il diavolo o altri spiriti ma-

ligni. Nella disposizione stessa dei tasselli che la compongono si può rilevare una forma che ricorda la croce. Un’altra teoria farebbe risalire le scacchiere di sant’Ambrogio ai Crociati e in particolare ai Templari. Pare che nel 1135, durante il suo soggiorno nella canonica di San Lorenzo, Bernardo abbia citato l’Ordine Templare quale esempio di semplicità e di modello per la Cristianità; del resto lui ne era stato il legislatore, avendo composto la loro Regola. Secondo alcuni, i Templari stessi erano al seguito di Bernardo al suo arrivo a Milano; la delegazione sarebbe stata accolta in pompa magna e fatta alloggiare nel chiostro del monastero. L’anno seguente si ha notizia di una ‘Mansione Templare’ in città. In ogni caso, qualunque fosse il senso di questi segni probabilmente non lo sapremo mai… la Chiesa di Sant’Ambrogio continuerà a tenerci sotto scacco! 24oreNews

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Milano Periodico di Cultura e Società

Anno 7 - N. 11 - Novembre 2017

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27 PERSONAGGIO Antonello Martinez: «L’internazionalizzazione è la chiave per crescere»

Credits Marco Perulli

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ARTE E CULTURA

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Novembre: cartellone teatri Teatro alla Scala: Ti vedo, ti sento, mi perdo L’arte di Milly Miola in mostra a Milano Daniela Forcella: “Cartografie”

CULTURA & SOLIDARIETÀ

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Il “cuore” della solidarietà si accende al teatro Dal Verme

FASHION, BEAUTY & BELL’ESSERE

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FINANZA & FUTURO

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Boalum, il “serpente trasformista” più famoso al mondo! 24oreNews

Nel cuore del Portogallo. Lisbona

ERBARIO MAGICO

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Milano da scoprire

HOME DESIGN

Novità dalla rete

VIAGGI

La crisi economica e le PMI

Ottobre: i concerti

Tesla Model X 100d

HI TECH

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SPETTACOLI

Certificati digitali

RUOTE & MOTORI

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I consigli di Marina Mazzolari Look Street Style Ritrovare il peso forma

GIROMILANO

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HI WEB

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Erica, la pianta delle fate

COME STAI?

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I rimedi dell’omeopatia In movimento senza dolore

IL SESSUOLOGO

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È il momento delle modelle “curvy”?


In copertina: l’Avvocato Antonello Martinez

Novembre Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Alessandro Trani Art Director Patrizia Colombo Impaginazione Milano Graphic Studio S.r.l. Hanno collaborato Ezio Bonanni Patrizia Colombo Carlo Kauffmann Paolo Mariconti Marina Mazzolari Luca Medici Paolo Minotti Angela Minutillo Bertanza Willy Pasini Luca Toffoloni Media Partner

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Forse questa nostra città è destinata ad offrirci novità a getto continuo, spesso così sorprendenti e piacevoli da farci sentire tutti “orgogliosamente” milanesi, anche chi non ha avuto qui i natali! Oggi, a distanza di due anni dalla chiusura di Expo, oltre 5 milioni di turisti girano per la nostra città diventata “una meta turistica” e non solo “la città del business”. Poi grazie all’Assessore alla Cultura Filippo del Corno e al suo staff, è nata la Milano dell’Arte, della Musica, dell’Editoria. Apre il 16 novembre la sesta edizione di BookCity Milano, definita quest’anno “festa metropolitana diffusa e partecipata del libro e della lettura”. Dal 16 al 19 novembre oltre 1140 eventi andranno in scena, gratuitamente, per tutta la città e vi consigliamo di vedere il sito della manifestazione (bookcitymilano.it) per rendervi conto dell’imponenza di questa edizione di BookCity e annotarvi dove incontrare una delle 2mila presenze di autori italiani e stranieri. Dal 20 al 26 novembre si apre la prima edizione della Milano Music Week, che porterà in città concerti, dj set, mostre ed incontri con gli operatori del settore, dagli artisti ai discografici, dai promoter agli autori. Apre Niccolò Fabi e poi seguiranno Max Pezzali, Francesco Renga e tanti altri cantanti molto amati dal grande pubblico. Un ultimo suggerimento: se ancora non lo avete fatto andate a Palazzo Reale per vedere l’incantevole mostra “Dentro Caravaggio”. Innamoratevi di questa Milano novità e sorprese sono ovunque! Carlo Kauffmann 24oreNews

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IL PERSONAGGIO

AVVOCATI D’IMPRESA: IL MIGLIOR SUPPORTO PER APRIRSI AI MERCATI ESTERI Intervista a cura di SERGIO COLOMBO

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avvocato Antonello Martinez ha accompagnato verso un grande successo commerciale tante imprese italiane all’estero; vorremmo capire quali regole sono alla base di questi successi. Ci riceve nella sede principale del suo studio a Milano, in via Archimede. L’ambiente è diverso da quello tipico degli studi legali: grandi spazi ovattati da tendaggi e boiserie di stampo anglosassone. Cordiale e sorridente, in abito nero, ci fa accomodare in una delle sale riunioni. Inizio l’intervista con una mia curiosità personale. Cosa l’ha spinto ad abbandonare lo “storico” studio legale paterno in Sardegna per venire a Milano? Io ho da sempre avuto il richiamo verso l’impresa e, senza ombra di dubbio, Milano è la città ideale per

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chi ha voglia di fare perché ti mette nelle condizioni di raggiungere qualsiasi obiettivo anche il più complesso e difficile. Il resto è dovuto al caso. Seguivo la causa di un cliente sardo contro un colosso nel mondo della pubblicità; ci fu uno scontro molto duro ma uscimmo decisamente vincitori. Subito dopo un alto dirigente di quella importante azienda mi chiese di operare la revisione di tutti i loro contratti, convinto che io avessi studio a Milano. Senza batter ciglio mi adoperai per eseguire nel migliore dei modi tale incarico e dopo neanche un anno avevo già aperto il mio studio. Ad oggi sono 35 anni che felicemente vivo in questa città fantastica pur recandomi periodicamente nella mia splendida Sardegna. Professore, come mai ha dato alla sua professione un taglio così votato alle imprese? Sin dall’inizio della mia carriera professionale ho sempre avuto la spinta verso l’ausilio tecnico e re-


AVV. ANTONELLO MARTINEZ: «L’INTERNAZIONALIZZAZIONE È LA CHIAVE PER CRESCERE»

lazionale in favore dell’imprenditore. Sono da tanti anni alla Presidenza Nazionale di una tra le più antiche Associazioni Forensi quale l’Associazione Italiana degli Avvocati d’impresa, dove abbiamo focalizzato il fatto che oltre ai nostri Avvocati di grandissimo livello e assoluta affidabilità, bisognava offrire al Cliente qualche cosa di più che potesse aiutare in modo concreto le varie imprese. Niente di meglio quindi che far interfacciare i Clienti dell’uno con quelli dell’altro portandoli quindi a fare del Business in modo assolutamente garantito dal solido e pluriennale rapporto tra i rispettivi avvocati. Possiamo vantare una infinità di operazioni concluse con grande soddisfazione di tutti e senza che mai, si sia originato tra le parti un benchè minimo contenzioso. L’associazione ha una organizzazione realmente straordinaria e attraverso il suo sito (www.aiadi.it) noi iscritti ci segnaliamo le varie opportunità o necessità dei nostri clienti raggiungendo così, ove ci siano, in tempi brevissimi soluzioni di sicura affidabilità. Cosa l’ha invece spinto ad intraprendere questa attività di supporto alle imprese nella loro internazionalizzazione. Anche come Studio volevamo dare di più ai nostri Clienti e questo ci ha portato una quindicina di anni fa ad ampliare gli orizzonti e a pensare che, ormai, per le imprese era divenuto indispensabile aprirsi al mondo e alle incredibili opportunità che lo stesso offriva. Devo dire che in questo siamo stati buoni profeti in quanto, dal 2008 con la peggiore crisi economica che si sia mai avuta, l’internazionalizzazione che in quel tempo era una semplice idea per incrementare il proprio fatturato è, in realtà, divenuta per molti una vera e propria necessità di sopravvivenza. Cosa proponete alle imprese Italiane per l’estero? Noi studiamo a fondo ogni nostro cliente perché - mi passi il

Antonello Martinez, nato a Oristano, 63 anni, Avvocato civilista, fondatore dello Studio Legale Associato Martinez & Novebaci, proviene da generazioni di avvocati. Nel 1978 si laurea in giurisprudenza all’Università di Cagliari e inizia la sua attività nello studio del padre a Oristano; nel 1988 si trasferisce a Milano aprendo un suo studio. Oltre alle tante società italiane ed estere rappresenta in Europa il Dipartimento dello sviluppo Economico del Governo di Dubai. È l’avvocato del Crown Prince di Dubai e ha rappresentato in Italia alcune tra le principali società riconducibili direttamente al Fondo Sovrano di Abu Dhabi. Dal 1999 è Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa, una tra le più importanti e antiche associazioni forensi Italiane fondata nel 1947. È stato Avvocato di molti Ministri della Repubblica. È stato insignito di diverse onorificenze attribuitegli per meriti professionali tra le quali la medaglia d’oro della Provincia di Milano per meriti professionali. Parallelamente all’attività professionale forense Antonello Martinez ha seguito diverse iniziative complementari a quella dell’avvocatura, in particolare come docente di Diritto della Comunicazione presso diversi Atenei per poi coronare la propria carriera Accademica come Magnifico Rettore di un noto Ateneo Svizzero per circa quattro anni (sino a qualche settimana fa). Autore di numerosi libri e pubblicazioni di Diritto è membro del comitato scientifico della Mimesis, nota casa editrice in materia giuridica. Lo Studio Lo Studio Legale Associato Martinez & Novebaci ha sedi a Milano, Torino, Londra e Miami e occupa complessivamente una settantina tra avvocati e praticanti. Grazie a una serie di forti collaborazioni può seguire i clienti italiani ed esteri che intendono operare anche in importanti città italiane e su piazze estere in forte crescita come Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Serbia e Russia.

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IL PERSONAGGIO

paragone sartoriale - vogliamo sempre cercare di “cucirgli” un abito su misura. Un abito che, rispettando il suo stile, gli consenta movimenti agili e sicuri. Ma non è tutto. Infatti quando intuiamo sviluppi imprenditoriali adatti alla sua “taglia”, sfruttando le nostre ultradecennali relazioni nazionali e internazionali, gli proponiamo nuove, importanti opportunità. L’Italia all’estero è vista benissimo. Ebbene noi conduciamo gli imprenditori in particolare negli Emirati Arabi, Stati Uniti e in Russia dove, tenendoli stretti per mano, abbiamo fatto avviare tantissime attività che stanno avendo dei risultati straordinari, assolutamente impensabili per l’Italia. Sia chiaro: non proponiamo una fuga dall’Italia ma, al contrario, vogliamo che l’Italia si riprenda la scena internazionale che le compete. Lei rappresenta il Dipartimento dell’Economia del Governo di Dubai in Europa ma cosa significa realmente fare business a Dubai per un’azienda italiana? Credo che per un’azienda italiana andare a fare business a Dubai sia come vivere un meraviglioso sogno. Sono tanti i motivi di incredibile soddisfazione che la stessa può trovare: una burocrazia ridotta all’osso, 24 free zone a tassazione zero, il costo del lavoro bassissimo e per chi sa fare azienda una pronta e concreta redditività. Risulta davvero difficile esprimere a parole, specialmente per chi non ha avuto ancora occasione di vedere con i propri occhi, l’incredibile progressione dello sviluppo economico sperimentato da Dubai negli ultimi 20 anni. 8

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Ci può dire almeno un caso di azienda italiana che il suo studio ha accompagnato sul mercato di Dubai? Lo Studio, tra le altre, in 12 anni ha seguito 22 operazioni di successo dall’Italia verso gli Emirati Arabi. Per ragioni di riservatezza e di deontologia non posso, ovviamente, divulgare i nomi di queste aziende; per fare un esempio basti pensare che tutti e dico proprio tutti, gli attuali desalinizzatori presenti nel territorio di Dubai sono stati prodotti e installati da un’azienda italiana assistita, per l’appunto, dal nostro Studio Legale.


CARTELLONE TEATRI E SE FOSSE STATO IL CAVALLO?! 1-5 e 27-30 novembre 2017: Teatro Manzoni Angelo Pintus torna in teatro con un nuovo divertentissimo spettacolo. L’osservazione del mondo che ci circonda e dei fatti di tutti i giorni, i rapporti sociali e familiari, il lavoro, un mondo dove tutti dicono che la colpa è di qualcun altro! Di chi sarà la colpa di tutto? Chi è stato? “Io?” “Voi?” “...e se ...E se fosse stato il cavallo?!” LA LOCANDIERA O, L’ARTE PER VINCERE 7-12 novembre 2017: Teatro Menotti Silvia Gallerano veste i panni di una Mirandolina combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, in questa particolare edizione del capolavoro di Goldoni. La vicenda, originariamente ambientata a Firenze a fine ‘700, viene traghettata dal regista Stefano Sabelli nel Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ‘50, omaggio a capolavori del nostro cinema neorealista, come Riso Amaro di De Sancits, come pure alle più belle commedie di Vittorio De Sica, che fanno il verso al mondo dell’avanspettacolo. PARASSITI FOTONICI 7-19 novembre 2017: Teatro Filodrammatici La commedia di Philip Ridley, debuttata a Londra nel marzo 2015, mostra in chiave allegorica e provocatoria fino a che punto potrebbe spingersi una giovane coppia in attesa di un figlio, pur di riuscire a garantirsi la casa dei sogni. Ollie e Jill, neosposi, vengono avvicinati dalla Signorina Dee, una misteriosa emissaria del Comune di residenza, la quale si offre di regalar loro una casa da ristrutturare… TEATRO CARCANO Corso di Porta Romana, 63 Orari: mar, mer, gio, sab 20:30; ven 19:30; dom 16:00 TEATRO FILODRAMMATICI Via Filodrammatici, 1 Orari: mar, gio, sab 21:00; mer, ven 19:30; dom 16:00 TEATRO MANZONI Via Alessandro Manzoni, 42 Orari: lun-sab 20:45; dom 15:30 TEATRO MENOTTI Via Ciro Menotti, 11 Orari: mar, gio, ven 20.30; mer, sab 19.30; dom 16.30 TEATRO NUOVO Corso Matteotti, 20 Orari: lun, mar, mer, ven, sab 20:45; dom 15:30 TEATRO ELFO PUCCINI C.so Buenos Aires, 33 Orari: mar-sab 19:30; dom 15:30 PICCOLO TEATRO STREHLER Largo Antonio Greppi, 1 Orari: mar, gio, sab 19:30; mer, ven 20:30; dom 16:00

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IL BORGHESE GENTILUOMO 7-19 novembre 2017: Teatro Carcano Il dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, è una della commedie italiane del dopoguerra più note e rappresentate all’estero, che racconta in modo ineguagliabile i drammi, le ansie e le speranze di un Paese e di un popolo sconvolti dalla guerra. PINOCCHIO 7-19 novembre 2017: Piccolo Teatro Strehler Ritorna sulle scene il Pinocchio diretto da Antonio Latella. La figura del burattino creato da Carlo Collodi è universale, appartiene a tutti e tutti ne coltivano una memoria propria, quasi esclusiva. Ma quella raccontata da Latella non è una fiaba. Il regista si pone davanti a Pinocchio cercando, se esiste, quel che finora non è stato visto del personaggio di Collodi. SPAMALOT 17 - 29 novembre 2017: Teatro Nuovo È il musical-parodia della saga di Re Artù e dei suoi cavalieri in cerca del Sacro Graal, basato sul film “Monty Python e il Sacro Graal”. La Prima a Chicago, nel 2004. In scena a Broadway dal 17 marzo 2005, con la regia di Mike Nichols, ha vinto 3 Tony Award tra le 14 candidature ottenute, tra cui quello al miglior musical della stagione 2004-2005. Elio è la punta di diamante di un cast di grandi professionisti del musical, con una band di 10 elementi rigorosamente dal vivo. IL FANTASMA DI CANTERVILLE 21 novembre-3 dicembre 2017: Teatro Elfo Puccini Niente è più divertente di una bella storia di fantasmi. Dopo il successo delle due passate stagioni Ferdinando Bruni riprende la sua lettura della novella di Oscar Wilde. Pochi generi possono competere con la proverbiale “notte buia e tempestosa” e questo vale anche per la storia di questo povero spirito tormentato dalla presenza più terrificante che possa infestare un antico castello inglese: una moderna famiglia americana!


ARTE E CULTURA

TI VEDO, TI SENTO, MI PERDO

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Ph: Meng Bois

n conclusione di stagione la Scala presenta ‘Ti vedo, ti sento, mi perdo’, commissionata a Salvatore Sciarrino insieme alla Staatsoper Unter der Linden di Berlino. Sciarrino, uno dei compositori contemporanei più apprezzati ed eseguiti a livello globale, ha una profonda passione per la musica italiana tra ‘500 e ‘600. Se Carlo Gesualdo era stato tra le fonti d’ispirazione per la fortunatissima Luci mie traditrici (1998), al centro della nuova opera è la tragica vita di Alessandro Stradella (1639 - 1682). A differenza dei numerosi predecessori ispirati soprattutto dagli aspetti romanzeschi della figura del compositore (tra loro anche Flotow e Franck), Sciarrino sceglie di non portarlo in scena ed evocarlo unicamente attraverso la musica. Lo spettacolo è affidato a Jürgen Flimm e Gudrun Hartmann, legati a Sciarrino da un lungo rapporto artistico e personale, mentre sul podio sale il giovane Maxime Pascal, vincitore del premio Nestlé e diret-

Ph: Luca Carrà ©Raitrade

Direttore Maxime Pascal Regia Jürgen Flimm Dal 14 al 26 novembre 2017

tore e dell’Orchestra Le Balcon di Parigi, dedicata alla musica d’oggi. Dopo il successo di CO2 di Giorgio Battistelli la Scala riprende così la consuetudine di proporre ogni anno un titolo contemporaneo, preferibilmente in prima assoluta.

TI VEDO, TI SENTO, MI PERDO: APPUNTAMENTI

3 Novembre: 14, 17, 18, 21, 24, 26 - ore 20:00; 26 - ore 15:00 (ScalAperta 50%)

ALTRI APPUNTAMENTI DI NOVEMBRE 3 2 - ore 20:00 | Opera: “Der Freischütz” 3 4, 7, 11, 16, 19 - ore 20:00 | Opera: “Nabucco” 3 5, 12 - ore 15:00; 26 - ore 10:30 | Buongiorno Museo! | Laboratori didattici per bambini 3 7, 18 - ore 20:00 | Letture e Note al Museo 3 10 - ore 20:00 | Coro e Orchestra del Teatro alla Scala. Dirige Riccardo Chailly 3 12, 13 - ore 14:00; 13, 27 - ore 11:00 | Grandi opere per i bambini: “Il Barbiere di Siviglia” 3 13 - ore 18:00 | Prima delle Prime: “Ti vedo, ti sento, mi perdo” | “Quando la musica seduce” 3 18 - ore 15:00 | Museo Mia Musa! | Laboratori didattici per i bambini 3 28 - ore 21:00 | Symphonieorchester Des Bayerischen Rundfunks | Serata in memoria di Umberto Veronesi 24oreNews

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ARTE E CULTURA

A MILANO LA SEDUCENTE CROMOTERAPIA DI MILLY MIOLA

I COLORI DELL’ANIMA A cura di ANNA NANNINI

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on si può certo dire che le pittrici e scultrici del ‘900 abbondino nei libri di storia dell’arte, eppure questa epoca ha visto un fiorire di creatività femminile di tutto rispetto, con una produzione fioren-

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te e vitale. L’arte al femminile rappresenta la scoperta di una nuova sensibilità, di un’insolita grazia, di un’armoniosa eleganza, anche nei casi in cui tali sentimenti nascono da profondi tormenti. È la donna infatti ‘in primis’ che assol-

ve a una funzione catartica, per la sua missione eminentemente femminile che si perfeziona nella dimensione materna. Milly Miola, nata a Padova ma sanremese d’adozione, è un personaggio solare e positivo, doti queste che pur


appartenendo alla sua natura vengono per così dire quotidianamente ricaricate dal rasserenante paesaggio ligure in cui vive. È così che le sue tele si riempiono di luce e di colore, animando materiali grezzi e amorfi come tela e lavagna, la pietra dura e nera simbolo della sua terra, da cui scaturiscono soggetti floreali, o singolari scorci della Liguria, come i carrugi, o un variopinto assembramento di folla, il tutto improntato a un impressionismo del tutto personale, talvolta simbolico. La casa dell’artista, a Sanremo, è affollata di ricordi dei suoi numerosi viaggi per il mondo, ma anche delle sue tele che lei ama dipingere in una delle singolari cave di Bussana Vecchia, un suggestivo borgo nato sulle ceneri di un paesino medievale colpito dal terremoto nel 1887, oggi popolato di atelier di artisti. Un senso di serenità e pace scaturisce dalle tele di Milly, fitte di fiori dall’accentuato cromatismo ove non a caso ricorre a più riprese l’iris, il fiore violetto simbolo della Dea dell’arcobaleno, Iris, la dea della quiete dopo la tempesta, a suggello di pace tra gli elementi scatenati tra Cielo e Terra. Il colore e la luce sono infatti per lei lo strumento per interpretare la vita e la sua essenza, il mezzo contemplativo per la comprensione dell’universo. Il noto Prof. Umberto Veronesi, uno dei collezionisti di Milly Miola, diceva che le sue tele sono una sorta di “terapia benefica”, capace di fugare tensioni e depressioni solo a guardarle. Le

Mostre che Milly ha fatto a NewYork, a Parigi, a Montecarlo, a St. Moritz, a Zurigo, a Sidney, fanno di lei un’artista internazionale. Delle sue opere si sono innamorati personaggi di spicco di tutto il mondo: in occasione di una mostra a St. Moritz lo Scià di Persia volle acquistarne per la Reggia del Pavone, il Sindaco di NewYork Giuliani la nominò “ambasciatrice d’arte” per aver portato nel mondo i fiori, i colori e la solarità della Liguria. Lo stesso proprietario del Teatro Ariston di Sanremo, Walter Vacchino, negli ultimi due anni ha fortemente voluto che l’artista esponesse le sue opere nel prestigioso teatro. Famosi attori di Hollywood, tra cui Charles Bronson, oltre a importanti banche, come il Banco di San Paolo a Torino possiedono alcune opere di questa artista. E possedere un quadro del genere significa riempire di luce e di gaiezza un’intera parete, anzi l’intera casa…

“I COLORI DELL’ANIMA” DI MILLY MIOLA Milano, 13-20 novembre 2017 Vernissage: martedì 14 novembre - ore 18.30 Galleria Spazioporpora Via Nicola Antonio Porpora, 16 - Tel. +39.02.36503901

LA GALLERIA Spazioporpora è un incubatore e vivaio di artisti di talento che fanno del loro mezzo espressivo (pittura, fotografia, scultura, design…) uno strumento d’indagine della relazione tra arte e l’essere umano, e mira a evidenziare come l’arte contemporanea si rapporti con i temi, la società e la cultura di oggi. Il giovane artista siciliano Igomenico, dopo la sua prima personale in Via Porpora ed alcune mostre in Milano, nel 2015 ha fatto con successo il suo esordio in Florida negli USA (www.upartanddesign.com). Accanto agli artisti emergenti, Spazioporpora inserisce in agenda momenti espositivi di artisti che hanno già maturato un percorso dal respiro nazionale se non internazionale. Ricordiamo, per citarne solo qualcuno, Giordano Redaelli e Graziano Pastori (pittura), Silvia Amodio (fotografia) e Carla Rotta (design/ceramica). In questo contesto si inserisce la personale dell’artista Milly Miola, che sarà disponibile ad incontrare il pubblico per “raccontare” le sue opere dal 13 al 20 novembre.


ARTE E CULTURA

“CARTOGRAFIE” A VENEZIA L’ARTE DI DANIELA FORCELLA A cura di ALESSANDRO TRANI

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iviamo in un’epoca disincantata, dominata da un tecnicismo senza precedenti e dal mondo dei “nativi digitali”, caratterizzato dalla rapida evoluzione di tutti quei dispositivi tecnologici che sono entrati nel nostro viver quotidiano creando in noi una sorta di “felice dipendenza”. Non siamo solo un cervello, non siamo una macchina che assolve compiti a comando (nonostante i tratti

peculiarmente umani in questo determinato periodo storico li stiamo leggermente mettendo da parte), non siamo solo pensiero razionale e non siamo meri meccanismi che eseguono comportamenti da stimolo-risposta. Per noi della “vecchia” generazione, la memoria emozionale rappresenta una sorta di ancora di salvezza, quella parte di noi che, sedimentata in un angolo del nostro cervello, fa ricordare con il cuore. E il cuore, scavato da solchi e fenditure, “luogo di memoria” mappato come


un territorio-labirinto, è stato al centro della mostra “Cartografie” dell’artista milanese Daniela Forcella. Curato da Viviana Lavinia Algeri, con l’intervento critico dello Storico dell’arte ed editore Christian Marinotti, il ciclo di sei opere è stato in esposizione dal 5 al 29 ottobre all’interno della Biblioteca del Temanza, dimora del Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena, a Palazzo Zenobio, sede del Padiglione Armenia della Biennale di Venezia. Davanti ad ogni opera, un uomo scruta il proprio labirinto (del cuore), quasi a voler ritrovare il cammino perduto: una metafora del viaggio e del viaggiatore attraverso cui l’artista esprime il proprio percorso interiore alla ricerca di quella identità che ormai sente perduta. Daniela Forcella è stata scelta quale artista che inaugurerà nel 2018 lo spazio espositivo “Rotary Road”, un progetto del Rotary Club Bergamo Hospital 1 GXXIII, primo e unico Club in Europa con sede in una delle principali strutture ospedaliere e polo di eccellenza della Lombardia, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Nella pagina a fianco: On the Road, 2017; sopra: A memoria, 2017; sotto: The Traveller, particolare, 2017;


CULTURA & SOLIDARIETÀ

IL “CUORE” DELLA SOLIDARIETÀ SI ACCENDE AL TEATRO DAL VERME

Ph.: albumitalia.it

Da sinistra in senso orario: Ercole Pignatelli con Guenda Goria e Francesco Vivacqua; Carlo Tavecchio; Marina Spadafora; Gianluigi Nuzzi; una ballerina di danza del ventre; Daniela Forcella con Anna Scamuzzo

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A cura di MOMI SYMON

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ono stare ore di grande commozione, al Teatro dal Verme, la sera del 23 ottobre, durante il 9° International Social Committment Award. L’evento, organizzato dalla Onlus Cultura e Solidarietà, fondata nel 2007 da Francesco Vivacqua e Nadia Mazzon, è stato brillantemente condotto dall’attrice e musicista Guenda Goria, madrina della serata. Una ventina i protagonisti della solidarietà, leitmotiv della manifestazione, che quest’anno sono saliti sul palco del teatro per ricevere una “stella al merito sociale”, tra cui l’archeologo ed egittologo Zahi Hawass, il Presidente Sezione Corte d’Appello di Milano Oscar Magi, il giornalista e scrittore Gianluigi Nuzzi, la stilista della moda etica Marina Spadafora, il Presidente della FIGC Carlo Tavecchio e l’artista Ercole Pignatelli, per non citarli tutti. Durante la cerimonia di premiazione, l’artista milanese Daniela Forcella ha donato due cuori, uno alla cittadina di Amatrice, messaggio di amore e speranza rivolto alle popolazioni colpite dal terribile terremoto del 24 agosto 2016, e l’altro alla città di Milano, città generosa dove la solidarietà è di casa. Sono due dei 200 cuori in resina che compongono l’opera “Life is Love” presente dal 2012 nella collezione d’arte del Museo Verticale di Palazzo Lombardia.


EMOZIONI D’AUTUNNO EAU DE PARFUM MUGLER AURA Thierry Mugler La fragranza Aura Mugles si presenta di colore verde e racchiude in sé la natura: al suo interno, difatti, troviamo note fresche ed originali per la donna che è alla ricerca di una profumo davvero particolare e intenso. Le note olfattive ci portano a trovare la vaniglia che dona un tocco piacevole al profumo, ma anche mandorle e note legnose. All’interno, peraltro, troviamo anche note orientali che lo rendono davvero sensuale e femminile.

LAIT DE DOUCHE Thierry Mugler Un latte delicato che, a contatto con la pelle, si trasforma in schiuma per idratarla e profumarla delicatamente. Una gestualità per entrare in connessione con se stessi. LAIT CORPS Thierry Mugler Una piacevole texture “latte” che risveglia i sensi. Delicata e profumata avvolge il corpo nell’aura di una femminilità misteriosa, vitale, potente.

LES EXCEPTIONS MUGLER Thierry Mugler Fougere, Fioriti, Chypre, Orientali, Cuoio, Musk… Les Exceptions Mugler reinterpretano i grandi accordi della profumeria classica, esplorano nuove strade, mixano i generi, osano collisioni olfattive con sentori a sorpresa e trasportano patrimoni d’eccezione in un futuro in cui ogni aroma è subito piacere… Ogni Eau de Parfum accende intense emozioni. Racchiuse nelle materie nobili che le compongono, o annunciate dal loro nome. Senza esitazioni, come i visual che le rappresentano.

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Per il corpo l’autunno è una stagione felice. Non dobbiamo pensare a snellirlo, tonificarlo, ridurne la cellulite: nessuna prova costume ci aspetta. Al contrario possiamo concederci il lusso di prendercene cura, per infondergli energia in vista dell’inverno. La natura si tinge di arancio, le temperature iniziano ad abbassarsi e aumenta la voglia di coccole e relax. Ecco quindi che possiamo immergerci in bagni rigeneranti, nutrire ed energizzare la pelle, applicare i peeling per il viso sul décolleté, fare sali e talassi e, perchè no: concederci un fine settimana alle terme!


FASHION A sinistra: la fashion blogger brasiliana Helena Bordon in un completo della Maison Valentino Sotto: una delle fashion icon orientali più apprezzate, YoYo Cao durante la MFW, in total look Fendi

LOOK STREET STYLE

Sopra: la fashion Queen Anna Dello Russo, consulente creativa di Vogue Giappone con cappello Ruslan Baginskiy, occhiale Le Specs, abito Givenchy e cuissard knife di Balenciaga Sotto a destra: fashion blogger Chiara Ferragni in YSL

A destra: la stylist di moda Giovanna Battaglia indossa occhiali a cuore Saint Laurent, giacca Simone Rocha, gonna Frame, borsa Gabriela Hearst e scarpe Prada

A cura di PATRIZIA COLOMBO

ew York, Londra, Milano, Parigi… un intenso mese di sfilate si è appena concluso. Cosa resta? Non solo nuove tendenze dalle passerelle dei grandi nomi del fashion system ma anche tendenze da chi a queste passerelle assiste, che siano modelle, addetti al settore o semplici fashion addicted. Lo “spettacolo” è anche “on the street” dove insiders ed editor sfoggiano look originali e accessori super cool: eccone alcuni studiati per l’occasione. Pezzi indossati e mixati dal popolo della moda.

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BEAUTY & BELL’ESSERE

RITROVARE IL PESO FORMA ontinua il nostro “viaggio” insieme a Monia, una giovane mamma di due splendide bambine che vive e lavora a San Marino. Verso la fine dello scorso anno Monia aveva ricevuto, con somma sorpresa, un regalo che le ha cambiato la vita. Suo marito infatti, consapevole del suo desiderio di voler ritrovare il peso forma da tempo perduto, vedendo la sua rassegnazione dovuta ad anni di vani tentativi, tra le varie soluzioni che

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ha valutato ha scelto di regalarle un ciclo di trattamenti presso un centro estetico in città. Ha iniziato i trattamenti di IPC Method® - così si chiama il metodo scelto e adottato dal centro - verso la metà di maggio. Ricordiamo che il metodo IPC, ideato da Daniela Pierotti, si avvale tra l’altro di tecnologie innovative, aiuta a risolvere i problemi di natura estetica (chili in eccesso, di cellulite lassità cutanee o rughe) in modo efficace e duraturo. Inizialmente forse un po’ scettica, si è presto dovuta ricredere dopo i primi risultati che l’hanno addirittura entusiasmata. Dopo il primo mese seguendo il programma alimentare definito dalla nutrizionista, che ha un ruolo fondamentale, affiancato dai trattamenti estetici previsti, uno alla settimana durante questa fase, Monia ha perso 5 kg di peso, 5 cm di vita e ben 9 cm di circonferenza ombelicale. Cosa l’aspetta nel secondo mese? Di norma nelle prime fasi delle diete dimagranti si perde più peso che nelle fasi successive. È stato così anche per Monia? Un primo mese molto gratificante, poi cosa è accaduto? Alla fine del primo mese non credevo ai miei occhi!


Come previsto ho incontrato di nuovo la nutrizionista, Carla, con cui mi ero trovata benissimo sin dal primo nostro incontro. Durante il nostro colloquio, in cui si è complimentata con me per la tenacia e l’impegno dimostrati, fondamentali per l’ottenimento dei risultati attesi, le ho riportato nei minimi particolari come avevo svolto i miei compiti i “compiti”, se avevo seguito fedelmente il piano alimentare assegnatomi, quali combinazioni di alimenti avevo particolarmente gradito e a quali alimenti avrei rinunciato volentieri. Le ha cambiato il piano alimentare? In realtà il secondo mese prevede un piano differente, che corregge quello precedente in base all’andamento riscontrato, ma senza stravolgerlo. Come comunicava con la nutrizionista? Ogni mattino continuavo a inviare alla nutrizionista un messaggino con il mio peso. Questo è uno dei punti di forza del Metodo IPC. Ho imparato a salire sulla bilancia tutte le mattine, perché ho scoperto che è molto importante tenere il peso sotto controllo, soprattutto per conoscere quali effetti sul mio peso avevo nel mangiare delle fette di pane o dei biscotti in più del previsto. L’autocontrollo che ho imparato è importante soprattutto dopo i tre mesi di applicazione del metodo, per mantenere e anche migliorare i risultati ottenuti. Quali trattamenti estetici effettuava, gli stessi del primo mese? Nel secondo mese ho continuato a seguire i tratta-

menti estetici, uno alla settimana in questo periodo. Prima di tutto mi prendevano le misure, per verificare i cm persi, e usavano tecnologie laser all’avanguardia. Poi mi veniva richiesto quali parti del corpo mi mettevano più a disagio. Sicuramente erano i glutei e le cosce, così i trattamenti iniziavano da lì. È incredibile come vedevo la cellulite andarsene via mano a mano… ovviamente ottenevo questi risultati anche grazie al piano alimentare che seguivo in parallelo. Nel secondo mese è stata soddisfatta come nel primo? Assolutamente sì. In genere ci si aspetta di perdere più peso all’inizio, invece ho continuato a perdere peso in maniera costante, ottenendo risultati anche migliori di quelli che prevedevamo. Devo dire che alcune volte ho fatto meglio di quanto previsto nel piano alimentare, ad esempio mangiando una fetta di pane, nonostante lo adori, invece delle due previste, o altre cose del genere. Inoltre, le “crisi di astinenza” che avevo durante il primo mese, ma proprio all’inizio, sono diventate solo un lontano ricordo. Insomma, dopo il secondo mese di trattamenti IPC Method®, Monia ha perso ancora 5 chili e tanti centimetri, come vedete dai dati rilevati. È felicissima di questi risultati ed è ansiosa di vedere cos’accadrà nell’ultimo mese. Se anche voi siete curiosi di sapere come si concluderà il suo percorso di tre mesi, e cosa succederà dopo, non perdetevi la prossima puntata! www.ipcmethod.com Info@ipcmethod.com DATI RELATIVI AL PRIMO MESE Rilevamento dati Antropometrici 1° Visita Peso (kg) IMC: (Kg/m2 h) / 170cm Circonferenza vita (cm) Circonferenza ombelicale (cm) Circonferenza coscia (cm) Circonferenza braccio (cm) Circonferenza collo (cm)

81,5 28,2 88 103 67 33 34

1° Controllo 76,4 26,4 83 94 62,5 31,5 32,5

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2° Controllo (Dopo 2 mesi) 71,5 24,7 78 89 61 30 32

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FINANZA & FUTURO

L’importanza del “Controllo di Gestione” a crisi economica che in questi ultimi anni ha investito le piccole e medie imprese italiane ed europee rappresenta troppo spesso nient’altro che un alibi che nasconde i problemi reali di tante imprese italiane. Nella mia esperienza ho incontrato migliaia di realtà di tutte le dimensioni e ho visto aziende che si consideravano sane e che, all’improvviso e senza troppe avvisaglie, si sono ritrovate in crisi o addirittura sull’orlo del fallimento. Ciò che è cambiato è il mondo esterno, mentre le aziende non hanno mai cambiato il loro modo di operare… È la crisi del settore finanziario che ha trascinato tutto il mondo delle aziende italiane. E chi ieri si definiva florido in realtà florido non lo è mai stato. L’imprenditore troppo spesso dà la colpa all’esterno: «è colpa del mercato» «della crisi» «delle scarse vendite» «dello Stato» «delle troppe tasse» «delle banche»… Io leggo i bilanci: se rileggo i bilanci del 2000, ben prima della crisi, noto che i pro-

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LA CRISI ECONOMICA E LE PMI PROBLEMI DI IERI, PROBLEMI DI OGGI A cura di EZIO BONANNI

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FINANZA E FUTURO

CHI È GENIUM Professionalità e competenza maturate attraverso una ventennale esperienza di lavoro presso le PMI, in particolare nel “controllo di gestione” sono il biglietto da visita di Genium. Per essere efficace, il controllo di gestione deve adattarsi perfettamente, proprio come un abito sartoriale tagliato su misura, alle realtà che deve pianificare, analizzare, valutare e ripianificare. Genium ha tutta l’esperienza necessaria per affiancare l’imprenditore nella definizione del più adeguato processo di pianificazione e controllo per la propria azienda. La priorità di Genium è da sempre quella di lavorare per portare i migliori risultati possibili all’interno della azienda cliente, senza creare false aspettative difficilmente realizzabili, bensì definendo obiettivi possibili e lavorando sodo per raggiungerli!

blemi erano tutt’altro che diversi. Nel tempo è cambiata la redditività… tuttavia le aziende erano già in mano alle banche nel 2002. La crisi ha riportato l’attenzione sul ‘controllo di gestione’ e sull’importanza per l’imprenditore di vigilare attentamente sull’andamento della propria azienda. Per qualsiasi impresa, piccola o grande che sia, questa funzione, se gestita da professionisti validi, ha la sua importanza strategica. Essa infatti consente di tenere sotto controllo le aree critiche per il successo o la sopravvivenza dell’azienda, fornendo informazioni che supportano le intuizioni, le decisioni, e definiscono gli obiettivi dell’imprenditore. In realtà, l’assenza di un sistema di controllo della gestione dell’impresa ne condiziona lo sviluppo e ne aumenta i rischi. In Italia esistono ancora tanti imprenditori, anche se fortunatamente sono sempre meno, che sono erroneamente convinti che il controllo di gestione sia principalmente un inevitabile costo che l’impresa deve sostenere, senza tener conto delle decisioni corrette che potrebbe generare in favore di maggiori guadagni e delle perdite che consentirebbe di evitare. 24

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Come affrontare le nuove sfide Le imprese, se vogliono rimanere competitive nel futuro devono, senza alcun indugio, innovarsi ed effettuare cambiamenti strategici e operativi. Nell’attuale contesto competitivo, dominato dall’incertezza e da cambiamenti repentini, le imprese hanno bisogno di sapere per tempo se saranno in grado di raggiungere i risultati prefissati. Da qui deriva la necessità di dotarsi di strumenti in qualche modo predittivi che siano in grado di fornire un’indicazione tempestiva sia sulla corretta esecuzione delle proprie strategie che sulla validità delle assunzioni ad esse correlate. Anche le piccole imprese e le microimprese, se intendono tener testa ad un mercato sempre più competitivo, devono conoscere ed applicare semplici strumenti per calcolare il costo del prodotto/servizio e tenere sotto controllo i costi (diretti e indiretti). Uno dei principali ostacoli all’implementazione di strumenti di controllo di gestione nelle piccole imprese è stato la scarsa informatizzazione dei processi, ma oggi è possibile raccogliere e conoscere informazioni sull’andamento aziendale con costi decisamente più ridotti rispetto al passato. Anche la carenza di competenze del personale costituisce un aspetto importante. Di solito le piccole imprese acquisiscono all’esterno le competenze sul controllo di gestione, tuttavia il personale che deve inserire e gestire le informazioni chiave per il controllo di gestione deve essere adeguatamente formato affinché non vengano imputati dati imprecisi che renderebbero vani gli sforzi dell’azienda per implementare un sistema di controllo di gestione. Come accade in altre aree - ad esempio nel sistema qualità, nei sistemi informatici, ecc. - deve essere investito il tempo necessario affinché il personale sia adeguatamente preparato e consapevole di quello che sta facendo e della sua rilevanza. Dunque il piccolo imprenditore dovrebbe riflettere sul futuro della propria impresa e capire che il controllo di gestione è imprescindibile per la crescita dell’impresa, a volte anche solo per la sua sopravvivenza.

Ezio Bonanni Genium S.r.L. Consulenza aziendale Via Uberto Visconti di Modrone, 7 Milano www.geniumsrl.com


GIROMILANO

MILANO DA SCOPRIRE ANTICA FARMACIA DEL LAZZARETTO (1750) Proprio così, avete letto bene, la licenza di esercizio di questa bottega storica di Milano in via Panfilo Castaldi risale al 1750! D’altra parte basta entrare e osservare l’antico arredamento di fine ‘700, le tante vetrinette con collezioni di bilance d’epoca e vasi per medicinali, statue intarsiate di ebano. A questa farmacia si deve la nascita dell’Amaro Giuliani realizzato da Germano Giuliani con le erbe che arrivavano direttamente della sua Innsbruck e che lui lavorava nel laboratorio della farmacia, che ancora oggi mantiene intatto il suo fascino e il suo apporto sanitario in zona porta Venezia. ANTICA BARBIERIA COLLA (1904) Questa è la più famosa bottega di barbiere della nostra città. Qui sono passati i più noti personaggi del mondo dello spettacolo, della politica, della cultura di Milano. In un’affascinante cornice cha sa di tempi antichi si usano prodotti creati appositamente per i vari trattamenti, che si tramandano da proprietario in proprietario mantenendo così, vive le tradizioni tipiche di questa storica “barbieria” milanese. ➭ www.anticabarbieriacolla.it PASTICCERIA MORIONDO (1909) Siamo in via Marghera al 10 e fare una classifica di ciò che più è buono in questa pasticceria è davvero una impresa. Francesco Moriondo è stato economo e pasticcere di Casa Savoia e ha ideato un “amaretto morbido” che rappresentato le merende di svariate generazioni di ragazzini. È im-

possibile resistere alla tentazione di assaggiarlo. ➭ www.pasticceriamoriondo.com GIOIELLERIA LABADINI (1909) Siamo in via Anzani, di fronte alle vetrine di questa “bottega storica” di gioielli e orologi che il fondatore Giuseppe Labadini disegnava, produceva, riparava. A seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale sono andati persi molti dei disegni a suo tempo eseguiti che sarebbero stati di grande interesse anche ai nostri giorni soprattutto per i tanti appassionati di orologi. Oggi il negozio è affidato alle figlie e alla nipote Ginex.

Sapevate che in questa nostra città sempre più considerata “la città dell’innovazione” esistono ben 521 botteghe storiche? Non è facile accedere a questo titolo perché bisogna vantare almeno 50 anni di attività sempre nello stesso comparto commerciale. Abbiamo fatto un giro per potervene segnalare alcune che meritano sicuramente una visita A cura di CARLO KAUFFMANN

CAPPELLERIA MELEGARI (1914) È una delle poche insegne italiane rimaste in via Paolo Sarpi a Milano. In questa bottega artigiana si producono cappelli dal 1914 e qui si possono lavare e rimettere in forma. Oggi si trovano in vendita tutte le migliori marche italiane, a partire dal mitico Borsalino, e quelle inglesi, irlandesi, francesi e australiane… Insomma ci si trova nel mondo del cappello di alta qualità. ➭ www.cappelleriamelegari.com 24oreNews

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EDOARDO BENNATO Lunedì 6 - Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Torna il cantastorie che da 40 anni immortala con le sue canzoni il mondo odierno, fatto di buoni e cattivi, sbeffeggiando i potenti e inneggiando alla forza umana del popolo, passando per il più classico tra i sentimenti ispiratori dei poeti della canzone, l’amore. In scaletta brani epici come “Burattino senza fili” e “Sono solo canzonette”… fino all’ultimo lavoro “Pronti a Salpare”.

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PAOLA TURCI CHARLES AZNAVOUR

EDOARDO BENNATO

NOVEMBRE ORE 21.00

FABRI FIBRA

CARTELLONE CONCERTI

FABRI FIBRA Martedì 7 - Alcatraz, Via Valtellina, 25/27 Fratello maggiore del cantautore Nesli, il rapper anconitano Fabrizio Tarducci (in arte Fabri Fibra) sarà protagonista dei più importanti club italiani per presentare il nuovo disco di inediti “Fenomeno”. Nella sua carriera ha venduto oltre un milione di copie certificate dei suoi dischi, guadagnando numerosi dischi d’oro, di platino e multiplatino.

BETH HART Martedì 14 - Teatro dal Verme, Via S. Giovanni sul Muro, 2 Dopo la pubblicazione del suo ultimo disco intitolato ‘Fire On The Floor’, fa tappa in Italia il tour mondiale di Beth Hart, una delle più grandi donne della scena classic rock internazionale. Ha raggiunto la vetta di moltissime classifiche di tutto il mondo e ‘Seesaw’ creato in collaborazione con il celebre bluesman Joe Bonamassa le è pure valso una nomination ai Grammy Awards 2013.

BLUE MAN GROUP Dall’8 al 19 - Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Arriva per la prima volta in Italia il popolarissimo fenomeno teatrale che da 25 anni conquista le platee di tutto il mondo. I 3 curiosi artisti dalla pelle Blu mescolano con ironia e sarcasmo arte, musica, teatro, poesia, divertimento, energia, tecnologia d’avanguardia e colore, tanto colore, per creare una celebrazione euforica della vita e dell’interazione tra persone.

GIGI D’ALESSIO Martedì 21 - Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Una nuova tournée teatrale in cui il noto cantautore napoletano ripercorrerà 25 anni di carriera, con le canzoni e le hit che hanno fatto cantare intere generazioni: “Non dirgli mai”, “Quanti amori”, “Non mollare mai”, “Un nuovo bacio”, e tante altre ancora. Fino ad arrivare alle novità del suo ultimo progetto discografico “24.02.1967”, uscito in occasione del suo 50° compleanno.

CHARLES AZNAVOUR Lunedì 13 - Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Un amore immenso lo lega all’Italia. 70 anni di magnifica carriera, cantautore, attore, diplomatico impegnato, alla soglia dei 93 anni Aznavour non smette di stupire. 80 film all’attivo e 300 milioni di dischi venduti nel mondo: con la sua voce inconfondibile ha incantato milioni di spettatori in 94 Paesi, portando in scena un repertorio impressionate di 1.200 canzoni e 294 album.

PAOLA TURCI Martedì 28 - Teatro degli Arcimboldi, Viale dell’Innovazione, 20 Questa nuova avventura live segue una stagione ricca di soddisfazioni e riconoscimenti per la cantautrice romana, tra cui la recente partecipazione come giurata d’eccezione a Venezia74 per Soundtrack Stars Award, che premia la migliore colonna sonora tra quella dei film in concorso. L’incontro tra Paola Turci e il grande pubblico avviene nel 1986 a Sanremo, con ‘L’uomo di ieri’.

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DESIGN

BOALUM IL “SERPENTE TRASFORMISTA” PIÙ FAMOSO AL MONDO! A cura di LUCA MEDICI

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rtemide è un’azienda leader nel mondo per quanto riguarda l’illuminazione, sia residenziale che professionale di alta gamma. Nata nel 1960 questa azienda ha contribuito a creare la storia del design internazionale con prodotti come Eclisse (1967 by Vico Magistretti), Tolomeo (1989 by Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina) e Pipe (2004 by Herzog & De Meuron). Tutte queste lampade hanno ricevuto l’ambito premio Compasso d’Oro. Un’altra icona firmata Artemide è la lampada Boalum, nata nel 1970 per mano di Livio Castiglioni e Gianfranco Frattini, una sorta di “serpente” luminoso trasformista, mutevole e modulabile entrato a far parte della storia del design. Nasce come lampada da tavolo, terra o parete. La sua struttura in plastica bianca, flessibile, rinforzata e terminali in resina, la rendono indistruttibile. Le piccole lampadine a siluro sono collegate in serie l’una all’altra e distanziate da una sfera isolante. I diversi elementi sono collegabili in serie fino ad un massimo di quattro pezzi per uno sviluppo di otto metri circa e arrotolabili a piacere. Il pezzo singolo infatti è lungo due metri. Emette una luce diffusa che scalda l’ambiente e arreda interni moderni oppure classici, il suo design intramontabile la rendono un evergreen adatta a tutti gli ambienti. Dunque questa lampada, grazie alla sua flessibilità che la rende unica nella forma (sempre variabile), la possiamo collocare a terra o su un tavolino, appendere o attorcigliare per inventare ogni giorno nuovi giochi di luce. 24oreNews

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HI-WEB Luca Toffoloni General Manager Blue Ocarina® S.r.l. Milano, Via F.lli Bronzetti 11 www.blueocarina.com www.lucatoffoloni.it

CERTIFICATI DIGITALI

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l mondo del Web è pieno di insidie che possono manifestarsi nelle forme più diverse: dalla mail che contiene il “virus”, dal truffatore che, spacciandosi per qualcun altro, riempie la vittima di false promesse e riesce ad estorcere soldi, per arrivare a quelli che, dopo essersi appropriati illegalmente di dati riservati, ricattano gli utenti minacciando di renderli pubblici. Dietro ad una email o ad un sito internet potrebbe nascondersi chiunque ed è quindi più che opportuno stare attenti a cosa facciamo quando siamo seduti davanti al nostro computer. Per venire incontro agli utenti e cercare di contenere queste minacce, gli stati si stanno organizzando con leggi, decreti o regolamenti che impongono più alti standard di sicurezza (come per esempio il GDPR sulla sicurezza che andrà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018) ma non sono i soli a preoccuparsi della sicurezza sul web. Per garantire che le informazioni vengano condivise solo con i diretti interessati e per controllare che chi raccoglie le informazioni sia veramente chi dice di essere, sono stati creati i cosiddetti “certificati digitali”. Li avrete sicuramente già visti sul web, li potete riconoscere perché nella barra dell’indirizzo, di fianco all’indirizzo stesso del sito appare un piccolo lucchetto che potrebbe essere grigio o verde. Sono ormai parecchi anni che questi certificati esistono e vengono utilizzati, la novità consiste nel fatto che, proprio in questi giorni, tutti i siti sprovvisti di certificato di sicurezza e che prevedono una qualsiasi immissione di dati da parte dell’utente (come per esempio una semplice iscrizione ad una newsletter) verranno segnalati come “Non Sicuri” nella barra di navigazione del browser. Tutto questo non viene fatto allo scopo di “tassare” i proprietari dei siti imponendo un servizio aggiuntivo a pagamento ma viene fatto per ga-

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rantire gli utenti del sito stesso che i loro dati saranno trattati con la massima sicurezza garantendo quindi una navigazione più sicura e una maggiore trasparenza sulla reale entità che si “nasconde” dietro al sito. Non poteva certamente mancare la buona notizia dietro a questa opportuna iniziativa: Google ha dichiarato che garantirà una migliore indicizzazione e quindi un migliore posizionamento nelle ricerche a tutti i siti che verranno considerati sicuri; conseguentemente verranno penalizzati tutti i siti sprovvisti di certificato. Se siete interessati ad acquistare un certificato potete rivolgervi al vostro provider o al vostro fornitore di servizi web il quale saprà sicuramente indicarvi la strada migliore da seguire. Un’unica avvertenza: dato che per installarli nel sito è necessario il supporto di un tecnico competente, prima di acquistare il certificato verificate che nel costo sia anche incluso il servizio di installazione!


RUOTE & MOTORI

A cura di LUCA MEDICI

a nuova Tesla Model X è senza dubbio un’auto che ha fatto parlare molto il mondo dell’automobilismo. Un suv piacevole da guidare, che spinge forte (velocità massima 245 Km/h con uno spunto 0100 Km/h di soli 5”) e carica di tecnologia. Il design della carrozzeria presenta luci e ombre. Non è bella come la Model S, ma le sue portiere posteriori ad “ali di gabbiano” sono veramente belle e sce-

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TESLA

MOLTO ATTESA, MOLTO CHIACCHIERATA E MOLTO ELETTRICA...

MODEL X 100D

IL SUV ELETTRICO MADE IN USA

nografiche. Vista di lato si presenta piuttosto “tozza”, soprattutto nella parte posteriore, penso che questa linea sia stata voluta per creare il giusto volume interno per contenere fino a sette posti disposti su tre file. La parte della carrozzeria che però mi piace meno è il frontale, anonimo e privo di qualsiasi caratterizzazione grintosa o sportiva che su questa auto sarebbe d’obbligo. Dicevamo che l’abitacolo può accogliere fino a sette passeggeri in


tre differenti e costose configurazioni. La configurazione standard a cinque posti, disposti in modo classico, ha due passeggeri davanti e tre seduti sul sedile posteriore, mentre la configurazione a sei posti (che costa ben € 6.400) ha tre file di sedili da due posti. Infine, la configurazione a sette posti (che costa € 3.200) ripropone uno schema già utilizzato in molti suv, cioè i due posti anteriori più la fila di tre posti posteriori e altri due posti nel baule. Gli accessori non sono molti, ma a mio avviso sono tutti troppo costosi, in certi casi esagerati! Pensate che la Model X 100D costa di listino € 113.550, ma attingendo dalla lista optional è facile staccare un assegno che supera € 140.000. Comunque a bordo, grazie agli oltre cinque metri di lunghezza, lo spazio non manca e l’abitacolo è molto moderno e funzionale. Questo nuovo suv è sempre connesso al web e tutto si comanda da un enorme tablet da 17” al centro della plancia. Bisogna fare un minimo di pratica poiché, soprattutto all’inizio, ci si potrebbe distrarre molto dalla guida. Di serie ci sono tutte le assistenze di ultima generazione, infatti troviamo i proiettori adattivi, la sorveglianza dell’angolo cieco, il sistema automatico di frenata, l’avviso cambio di corsia, l’assistenza pre-crash, il regolatore di velocità, il parcheggio automatico e via dicendo. Il vano bagagli supera i 2.000 litri, si riduce solo con la terza fila in posizione di utilizzo, è provvisto di soglia in alluminio, doppio fondo, luce e presa elettrica, oltre i classici e utili ganci fermavaligie. Critica la chiusura del vano bagagli. Nonostante i vari sensori il portellone non si ferma se trova un ostacolo (pensate alle dita di un bambino), inam-

missibile su un’auto di questo genere! Le critiche non finiscono qui, la lista purtroppo è lunga. Su un auto di questo tipo ci si attende delle finiture esterne ed interne all’altezza della situazione, invece no, le profilature esterne e i “giochi” (lo spazio fra le varie parti in lamiere) sono migliorabili, la qualità della verniciatura non è eccelsa e presenta in diversi punti un brutto effetto “a buccia di arancia”. Altre pecche costruttive riguardano i materiali utilizzati per l’abitacolo, veramente dozzinali per un auto di questo valore. Le plastiche sono rigide, i vari materiali non sono sempre accostati alla perfezione, gli inserti in finto legno non sono belli da vedere (come anche la finta pelle che riveste la plancia) e il climatizzatore non è potente quanto basta. Anche la frenata non è eccezionale, l’impianto soffre molto le sollecitazioni continue abbassando di fatto la percezione di sicurezza. Il capitolo consumo dovrebbe fare restare a bocca aperta, ma non è così, la casa dichiara un’autonomia di quasi 400 Km, ma si può scendere a 100 in poco tempo. Dipende dallo stile di guida del proprietario. L’autonomia media, pari a 380 Km con una carica completa delle batterie, si può raggiungere a patto di guidare veramente piano. Il motore spinge bene e il comfort risulta sempre molto buono, grazie anche al lavoro delle sofisticate sospensioni pneumatiche. Insomma, questa Model X è davvero un suv dalle caratteristiche straordinarie, ma ha bisogno di perfezionare molti aspetti per essere al pari della miglior concorrenza... nulla da dire invece sulla tecnologia, da prima della classe! www.my-home.biz 24oreNews

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HI TECH di MARIE BORDET

DOMOTICA FIRMATA PANASONIC La lavatrice e il frigorifero secondo Panasonic sono futuristici oggetti che ci aiutano nella vita di tutti i giorni. Il loro ingresso in società è avvenuto in occasione dell’Ifa di Berlino, la fiera dedicata all’hi-tech che ha dato un’anteprima di alcuni dei prodotti più attesi in arrivo sul mercato, ma non solo. Panasonic ha deciso di mettere in vetrina tre concept nella sezione Better Living Tomorrow: una lavatrice piega-vestiti, un frigorifero mobile e un contenitore termico intelligente, tutti connessi a internet e autonomi nel compiere azioni complesse. The Sustanaible Maintainer è una lavatrice che si nasconde completamente dietro la parete, attivata semplicemente premendo una delle piastrelle bianche sulla superficie. Un braccio robotico preleva i capi uno a uno dalla sezione in cui vengono riposti, per poi lavarli a seconda dello sporco e del tessuto e ripiegarli a fine processo. Il frigorifero del futuro sarà in grado di anticipare i nostri bisogni e seguirci per la casa, portandoci il cibo quando lo richiederemo. Il Movable Fridge ha un sensore che fa uno scan continuo della stanza in cui si trova, tracciando persone e animali in movimento e camminando attorno a loro. Per attivarlo basta un semplice comando vocale. Nella futuristica cucina di Panasonic esiste anche il Sake Cooler, un contenitore termico che utilizza la connessione Wi-Fi per controllare l’etichetta di ogni bottiglia e decidere la temperatura perfetta per conservarla al meglio.

HIMIRROR

SLEEP NUMBER 360 SMART BED Questo letto intelligente è dotato di tre curiose funzioni: riscalda i piedi quando rileva che sono diventati freddi, solleva la testa dell’utilizzatore se rileva che sta russando, si gonfia o sgonfia per aggiustare il livello del materasso quando si cambia posizione. A queste funzioni aggiunge quella più tradizionale di regolare la posizione per permettere di leggere più comodamente. 32

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Anche la cura della propria persona può passare attraverso soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Con lo speciale specchio smart HiMirror è proprio possibile controllare la propria pelle approfittando di un device che, grazie allo schermo da 14 pollici, una fotocamera ad hoc per inquadrare il viso e una soluzione software per l’analisi della pelle, offre risposte mirate e utili consigli per mantenerla sempre in buona salute. Insomma, è come avere un estetista e un dermatologo in bagno.


VIAGGI

LISBONA NEL “CUORE” DEL PORTOGALLO A cura di ELENA FOSSATI

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uminosa, calda, signorile e popolare allo stesso tempo: la capitale del Portogallo, che si snoda lungo il fiume Tago, è una delle più affascinanti d’Europa. Lisbona rappresenta la meta ideale sia per viaggi brevi, organizzati anche all’ultimo minuto grazie ai trasporti aerei low cost, sia per soggiorni più lunghi, che permettono di conoscerla e assaporarla in tutte le sue declinazioni: storica, culturale, folcloristica, gastronomica, artistica, popolare e anche moderna. La città poggia su 7 colli che declinano in una insenatura naturale, là dove venne ricavato lo storico porto, approdo e punto di partenza sicuro per navigatori ed esploratori alla ricerca di nuovi mondi e nuove ricchezze. La storia della città ne ha plasmato l’architettura e il carattere dei suoi abitanti (oggi più di mezzo milione), persone educate ed ospitali, che celano però quel senso di malinconia, a tratti pungente, e allo stesso tempo indefinita, che loro chiamano ‘saudade’. La città si staglia nel cielo azzurro, con l’ocra e i colori pastello delle antiche case, delle chiese, delle torri e dei campanili, con una simbolo su tutti: la Torre de Belém. È una metropoli con un’intensa vita culturale, sede di diversi musei nazionali e gallerie d’arte, come il Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona e il Museo Calauste Gulbenkian. Alfama sull’Electrico 28 è l’unico quartiere sopravvissuto al gravissimo terremoto del 1755, per questo è uno dei più caratteristici ed affascinanti. Salendo sul vecchio tram 28, uno dei più bei simboli di Lisbona, si arriva alle attrazioni più importanti, come il Castelo Sao Jorge e la Cattedrale della Sé Patriarcal. Da non perdere è l’Elevador de Santa Justa. Questo ascensore in ferro battuto, decorato in stile neogotico e lavorato in filigrana collega la Baixa con il Bairro Alto. Da qui si possono ammirare i resti del Convento del Carmo, distrutto dal terremoto del 1755. La vista sulla città è fantastica. Al Museo da Marinha, con i suoi ben duemilacinquecento pezzi esposti, potremo scoprire tutta l’epoca dei grandi navigatori e conquistatori portoghesi: nelle sale sono esposti strumenti di navigazione, carte usate da Vasco da Gama, forzieri, timoni, uniformi, modelli delle navi più importanti. Alcune stanze sono dedicate alla navi da battaglia, a quelle commerciali e di pesca del baccalà. Nel padiglione delle Galeotte, invece, oltre agli idrovolanti utilizzati per la prima traversata del Sud Atlantico nel 1922, vi è il più importante tesoro dell’archeologia navale portoghese: il Brigantino reale e il suo seguito di galeotte. Vi consiglio di visitare questa splendida città perché con il suo susseguirsi di luci brillanti, colori cangianti, i riflessi del fiume, la gente seduta nei caffè e l’aria malinconica che si respira, Lisbona non può non entrarci nel cuore! 24oreNews

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ERBARIO MAGICO

ERICA LA PIANTA DELLE FATE A cura di MARICA DE BONIS

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erica, dai fiori che ricordano i cappelli degli elfi, è pianta rustica e resistente, tanto da diventare simbolo di solitudine e forza. Nell’antichità era considerata una pianta magica e veniva utilizzata per costruire le scope da impiegare per la pulizia dei templi degli Dei, e per produrre legna da ardere, utilizzata per cuocere il pane da usare durante alcuni rituali sacri. È una pianta adatta a fare dei portafortuna e per costruire amuleti e talismani. Ancora oggi si considera l’erica una pianta purificatrice. Le scope fatte con ramoscelli di erica purificano gli ambienti, inoltre, far bruciare l’erica essiccata in un incensiere

dovrebbe servire a tenere lontani gli spiriti maligni ed energie negative. Il legno dell’erica è stato ed è ancora utilizzato per la costruzione delle pipe, in quanto ha una buona capacità di resistenza ai deboli fuochi. I popoli nordici la consideravano l’erba delle fate che, secondo alcune leggende, dimoravano fra i suoi fiori. Era sconsigliato addormentarsi sopra un cespuglio d’erica, perché si rischiava di essere rapiti da loro, ma allo stesso tempo, ci si metteva in contatto con l’aldilà. Oltre a crescere spontaneamente, nel corso dei secoli l’erica venne coltivata come pianta da giardino, in quanto i suoi fiori venivano e vengono ancora oggi utilizzati per creare le composizione di fiori secchi. Inoltre si iniziò a coltivare l’erica perché le sue foglie fresche, raccolte nei mesi di agosto e settembre, nella medicina naturale sono un efficace rimedio per le infiammazioni della bocca. Anche gli antichi conoscevano le proprietà lenitive e antinfiammatorie dell’erica e la utilizzavano creando un decotto che aggiunto all’acqua del bagno dava sollievo alle persone che soffrivano di dolori reumatici. Nel linguaggio dei fiori e delle piante l’erica ha assunto nel corso dei secoli significati diversi a seconda del colore dei suoi fiori. Questa pianta dai fiori di colore bianco, che riesce a crescere nei luoghi più impervi ed aridi, ha simboleggiato per tutto l’Ottocento e continua ancora oggi a simboleggiare il sentimento della solitudine, ed è infatti il fiore ideale da regalare quando si vuole esprimere una richiesta di affetto e compagnia. 24oreNews

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I RIMEDI DELL’OMEOPATIA 36

24oreNews

Angela Minutillo Bertanza Specialista in Pediatria Omeopata Unicista angela.minutillo@fastwebnet.it

ggi vi parlerò di un vecchio caso che troverete sicuramente interessante. Il soggetto è una signora olandese di mezza età, sposata ad un italiano, che è stata liberata con l’omeopatia da un’asma che la costringeva ad assumere una dose giornaliera di cortisone. Marianne era affetta, disturbata e preoccupata da tre sintomi importanti: asma (da moltissimi anni), reflusso gastroesofageo e una fastidiosissima cefalea oftalmica. Con il suo rimedio Kalium Phosphoricum è guarita completamente da questi tre sintomi, ha interrotto la terapia cortisonica dopo tredici anni e ha assunto - e continua ad assumere - soltanto il suo rimedio.

O

NON PIÙ ALLERGICA AL GATTO! Alcuni anni fa era venuta in visita nel mio studio, senza appuntamento. Era molto preoccupata poiché aveva appena ereditato il gatto di sua figlia, ma lei era allergica ai gatti! Nonostante il gatto fosse stato relegato in giardino e lei gli si avvicinasse con guan-

ti, camice e mascherina era riapparsa una leggera asma notturna. Alla ricomparsa del vecchio sintomo seppure molto attenuato si è aggiunto il disagio, per lei che ama molto i gatti, di non poterlo accarezzare, coccolare e fare entrare in casa. Le avevo cambiato il dosaggio del rimedio e non aveva più avuto l’asma notturna. Dopo pochi giorni mi telefonò: «Dottoressa, sono in giardino seduta sulla sdraio, sto leggendo un libro con il gatto sulle ginocchia e respiro benissimo». «Con guanti e la mascherina?», le ho chiesto. «No, senza guanti e senza mascherina - rispose - e il gatto entra anche in casa!». Queste sono le vere ricompense per tanto studio, applicazione e passione, e tutto ciò si può ottenere solamente con l’Omeopatia Unicista. Chi volesse approfondire la conoscenza di questa Medicina può leggere “Il piccolo Vademecum di Omeopatia” che è in rete nella sezione “Salute e Benessere” del sito www.24orenews.it e scoprire così chi l’ha inventata e quando, quali sono i principi su cui si basa, come si usa e quali sono le derivazioni semplificative, ma mai così efficaci come la originaria Omeopatia Unicista o Costituzionale.

IL SOGGETTO KALIUM PHOSPHORICUM Il soggetto Kalium Phosphoricum presenta viso incavato, occhi affossati pallidi. Ha di solito problemi di origine emotiva e soffre di stati fisici di depressione psicologica, spesso causati da sovraccarico di lavoro mentale. Ha una costante ansia, apprensione senza motivi apparenti, vede sempre il lato negativo di tutto. Si spaventa facilmente ed è sensibile ai rumori, con agitazione nervosa ai piedi. Ha paura di morire, della malattia, di essere solo in luoghi pubblici. È irritabile, impaziente, testardo.


COME STAI? Dr. Paolo Mariconti Specialista in Anestesia e Farmacologia Esperto in Medicina del Dolore guarireildolore@gmail.com

IN MOVIMENTO SENZA DOLORE ISTRUZIONI PER L’USO

C

hi soffre di dolori ricorrenti tende a ridurre al minimo qualsiasi attività fisica. In medicina tale fenomeno è definito chinesiofobia, un’irrazionale paura di compiere movimenti che possano aumentare il dolore. Il timore di muoversi provoca comportamenti di difesa che spesso generano atteggiamenti posturali scorretti. Ma la prolungata inattività complica il quadro clinico anche perché l’inerzia induce il deterioramento del tessuto osseo e muscolare, modifica l’andatura, e indebolisce le performances dell’apparato cardiovascolare e respiratorio. Il dispendio energetico che ne consegue varia in relazione ai muscoli coinvolti, e a durata, intensità, e frequenza dell’esercizio fisico. Quest’ultimo può essere di tipo anaerobico, in corso di attività intense di breve durata che comportano un debito di ossigeno, o aerobico, caratterizzato da movimenti più lenti e prolungati che permettono ai muscoli di lavorare sempre in condizioni di buona ossigenazio-

ne. L’esercizio aerobico, come camminare, correre, pedalare o nuotare è senz’altro quello che permette di ottenere i benefici maggiori con miglioramenti tangibili anche sul sistema cardiocircolatorio e sulla capacità respiratoria. Ogni seduta di trattamento è costituita da diverse fasi che devono essere svolte in sequenza: riscaldamento, stretching, movimento aerobico e defaticamento. Per prescrivere un incremento corretto di carichi e tempi, è bene che il medico verifichi la percezione di fatica che genera l’esercizio nel paziente. Tale sensazione viene valutata con uno strumento chiamato “Scala di Borg”. Il nome deriva dal suo ideatore, il dottor Gunnar Borg che intorno al 1950 introdusse il concetto di “percezione dello sforzo”, da determinare con due diverse scale, la RPE (Ratings of Perceived Exertion) e la CR10 (Category-Ratio anchored at the number 10) che misurano la percezione soggettiva di sforzo. La RPE è semplice e di conseguenza viene utilizzata più frequentemente. Una serie di 15 nu-

meri crescenti, dal 6 al 20, vengono correlati dal paziente alla sensazione soggettiva di fatica e vengono associati dal medico alla frequenza cardiaca durante l’esercizio. Il valore più basso corrisponde a 60 battiti al minuto, quello più alto a 200 battiti al minuto. L’utilizzo delle scale deve seguire precise indicazioni e, per ottenere valutazioni attendibili, occorre spiegare con la massima chiarezza le finalità della metodica prima della somministrazione del test. In particolare, fondamentale per la buona riuscita dell’esame è l’obbiettività del paziente nel quantificare lo sforzo che sta affrontando, senza sopravvalutare o sottovalutare l’affaticamento. La pratica regolare dell’esercizio influisce anche sull’umore perché viene attivata la produzione di oppioidi endogeni che generano sensazione di benessere e incrementano la soglia algica. Mantenersi in forma mediante una regolare attività fisica permette di contrastare efficacemente le conseguenze negative del dolore cronico. 24oreNews

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AISPA

A cura di WILLY PASINI

È IL MOMENTO DELLE MODELLE “CURVY”? Negli ultimi anni, sia la moda che la società stanno prendendo consapevolezza dell’assurdità che certi canoni di bellezza di donna pelle e ossa imposti sono irreali oltre che pericolosi per la salute psico/fisica soprattutto delle più giovani. Basta con l’ossessione per la magrezza, la filosofia “curvy” friendly sta prendendo piede e le 38

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IL SESSUOLOGO Nella pagina a fianco: sopra, le famose Top Model anni ‘90; sotto una modella della Belle Epoque; qui in basso: Twiggy

curve più generose a poco a poco accettate e protagoniste di copertine, collezioni, passerelle, blog… Proprio in questa direzione, alla vigilia dell’ultima Fashion week di New York, i due giganti del lusso LVMH e Kering - proprietari dei brand del lusso internazionale - hanno deciso di definire una “carta comune per il benessere delle modelle e dei modelli”. Il nuovo regolamento include, tra l’altro che in futuro pertanto le agenzie di casting dovranno presentare modelle che vestano almeno la taglia 38 e modelli che non portino meno della 48

La donna ideale I canoni di bellezza non sono sempre stati gli stessi, subendo rapidi mutamenti durante tutto il ‘900. In realtà in ogni decennio, con l’evoluzione della società, gli eventi storici e i cambiamenti di valori che si sono verificati, l’immagine di donna ideale cambia. Tuttavia sembra che ciclicamente si ripropongano, alternandosi, dei modelli di bellezza femminile sempre uguali. La donna della Belle Epoque ha una linea sinuosa e slanciata: vita strettissima, seno spinto in avanti in modo innaturale. Duranti i “ruggenti Anni Venti” la donna conduce una vita più dinamica e comincia a praticare sport, sia per il benessere fisico che per migliorare l’aspetto. Le nuove icone di bellezza, senza curve, magre e mascoline, simboleggiano l’aspirazione all’uguaglianza e parità tra i sessi. Durante il regime fascista ritorna la donna dalle forme prosperose e fianchi ampi, forte e robusta. La preoccupazione di Mussolini è quella di assicurare all’Italia una nuova stirpe, robusta, sana e forte e così la donna viene invitata ad un programma di igiene salutistica-alimentare. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, gli Anni ‘40 sono un periodo di crisi e di grandi ristrettezze, in un clima di estrema austerità, anche in campo estetico. Si ricerca uno stereotipo femminile di donna più in carne, evidente reazione alla cronica carenza di cibo che caratterizza questo periodo. Le misure 90-60-90 (seno-vita-fianchi) rappresentano la formula della bellezza degli Anni ‘50: sono quelli della maggiorata, simbolo di benessere dopo gli stenti della Guerra. Il suo corpo è metafora del sogno di opulenza che vive l’Europa e che si tradurrà nel boom economico. Negli Anni ‘60-’70, con la diffusione della cultura dello sport, il fisico femminile da morbido e burroso diventa tonico e scattante. La donna moderna ora è giovane, un’eterna adolescente, una ragazza agile e filiforme. Le canoniche misure 90-60-90 ritornano negli Anni ‘80. Si ha un nuovo boom di seni esuberanti e di curve procaci, ancora una volta abbinati al vitino sottile, seno prosperoso, gambe slanciate, vitino di vespa, ventre piatto e sguardo ammaliante. A partire dagli inizi degli Anni ‘90 si afferma un nuovo trend, che si imporrà fino al primo decennio del terzo millennio. Sono gli anni dell’estrema magrezza femminile come ideale sia estetico che morale poiché al corpo esile e scattante vengono attribuiti valori quali ambizione, 24oreNews

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Credits Marco Perulli

A sinistra: Daniela Vantaggiato

organizzazione, potere, autoaffermazione sociale. In definitiva possiamo dire che, nel secolo scorso, ogni donna in qualche decennio sarebbe stata canone ideale di bellezza. Per fortuna in questi anni qualcosa sta cambiando, e forse andremo sempre più non tanto verso l’imposizione di un nuovo canone di bellezza, ma verso l’unicità di ciascuna donna. Ogni donna è unica e deve amare il proprio corpo così come è, con tante o poche forme, senza ossessioni e paure di non accettazione. Ecco che cosa ne pensa Daniela Vantaggiato, una bella modella-fotomodella “curvy” di 33 anni, leccese, che ho incontrato qualche settimana fa, durante la Milano Fashion Week. Ci racconta la sua esperienza. Daniela, tu rappresenti perfettamente le belle modelle “curvy”. L’ideale di bellezza sta aprendosi oggi alla donna formosa? Non ho mai accettato i diktat della moda e della TV che negli ultimi 20 anni ci hanno proposto, per non dire imposto, una donna troppo magra e molto androgina. Ma per fortuna (anche per la donna curvy come me) le cose stanno cambiando! La nascita delle “Velone” di “Striscia la notizia”, ad esempio, testimonia che ad essere ammirate non sono solo le donne “taglia 40”, ma anche quelle con un po’ di “curve” in più. Come hai vissuto il “trionfo” dei canoni filiformi? L’ideale di bellezza femminile filiforme, fu estremizzato dalla “donna grissino”, nata con il successo 40

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della modella inglese Twiggy, magra ai limiti dell’anoressia. Certo, ho dovuto fare i conti con un passato difficile: ero un’adolescente obesa, vittima di quel fenomeno oggi noto con il nome di bullismo, ma che 15 anni fa non aveva ancora una vera e propria definizione. Ho ancora in mente i canti e le risa di tutti quei ragazzetti che all’uscita di scuola mi prendevano in giro e mi facevano sentire così inferiore e diversa. Tu come reagivi? Forse è stato proprio il mio essere diversa che mi ha portato a reagire e a voler alzare la voce. Sicuramente ho ancora le cicatrici sul mio corpo e nella mia mente di questo mio passato, ma non ho perso di sicuro la voglia di gridare al mondo che la bellezza ha tante forme diverse! Quanto conta la bellezza nel raggiungere traguardi di successo? Non posso nascondere l’importanza della bellezza e di quanto gratifichi essere belli. È il primo biglietto da visita. Sicuramente appaga gli occhi di chi l’ammira... ma poi? Non basta, bisogna avere qualcosa di più, anzi molto di più. Lo dimostrano i concorsi di bellezza (ho partecipato ad alcuni, ma come giurato) in cui oltre alla bellezza, si richiede anche fascino, eleganza e soprattutto personalità. Non è detto che la Miss sia la più bella tra tutte le concorrenti, ma quella che incanta la platea con “armi” e “competenze” che fanno la differenza. E questo la dice lunga… Un messaggio per le aspiranti modelle “curvy” Credo di poter lanciare il messaggio “qualche chilo in più, o qualche altro “difetto” estetico non deve demoralizzarci, ma renderci più forti e più belle. “Fare dei nostri difetti un punto di forza”: questo è il mio motto, e credo che io rappresenti l’esempio perfetto! A.I.S.P.A. Presidente Prof. Willy Pasini Milano, Via Marostica, 35 Info: www.aispa.it Corso base 2017/2018 - Milano: inizio 25 novembre - Mestre: inizio 11 novembre Convegni - Milano 24 novembre: Sessualità di coppia e fasi di vita


Anno 4 - Novembre 2017

Cultura del territorio, Turismo e Benessere

Personaggio

Scopri l’Italia

GIUSEPPE VACCARINI VAL VENOSTA IL PAPÀ DELLA “SOMMELIERIE” SAPOREINLOMBARDIA

[STILE ITALIANO]

PENTOLE AGNELLI UNA LUNGA STORIA DI FAMIGLIA


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Novembre 2017

indice

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[ PERSONAGGIO] 6

Giuseppe Vaccarini, il papà della “sommelierie”

[ STILE ITALIANO]

10 Agnelli: “una storia di pentole”

[ SCOPRI L’ITALIA]

11 Franciacorta tra frantoi, limonaie e bionde bollicine 14 Novembre in Val Venosta

[ GOURMET]

16 “Terra”: ad alta quota tra le “stelle”

[ SALUTE E BENESSERE]

18 Le ricette di lunga vita

[ LIBRI]

20 Il dizionarietto di greco. Le parole dei nostri pensieri

21 Le nostre recensioni

[ AGENDA ITALIA]

22 Weekend nei Musei d’Italia Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Evelina Flachi ViceDirettore Editoriale Alessandro Trani Art Director Patrizia Colombo Progetto grafico/Impaginazione Milano Graphic Studio S.r.l. Caporedattore Riccardo Lagorio Hanno collaborato Azadeh Asgari Francesca Bastoni Valerio Consonni Francesco Garosci novembre 2017

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Carlo Kauffmann Luca Medici Sandro Nobili Milena Passigato Alessia Placchi Media Partner

Pubblicità, Promozione & PR Le Roy Advertising - Milano Edizioni Le Roy srl redazione@le-roy.it www.italiadagustare.com Stampa Bieffe Industria Grafica (Recanati – MC)

Periodico mensile Reg. trib. di Milano n. 287 del 02/07/12 N°iscrizione ROC: 22250 Distribuzione Gratuita

Desideriamo informarLa che i suoi dati personali raccolti direttamente presso di lei o fornitici saranno utilizzati da parte di “Italia da Gustare” nel pieno rispetto dei principi fondamentali dettati dalla direttiva 95/46/CE e dal D.lgs. 171/98 per la tutela della Privacy nelle Telecomunicazioni e dalla direttiva 97/07/CE e dal d.lgs. 185/99. Eventuali detentori di copywriting sulle immagini - ai quali non siamo riusciti a risalire - sono invitati a mettersi in contatto con: Le Roy srl

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[ editor iale ]

Care Lettrici e Cari Lettori,

Sarentino (BZ), in un vero paradiso

sono molto lieta che questo numero

terrestre a due passi dal cielo.

di Italia da Gustare si apra con una

Continuo poi ad accompagnarvi nella

intervista a Giuseppe Vaccarini,

lettura del mio ultimo libro “la dieta

grande esperto di vini, già campione

del 5” consigliandovi nuove originali

del mondo dei Sommelier e oggi

ricette “leggere e gustose”. Come

Presidente dell’Associazione della

sempre suggeriamo i “vostri” libri da

Sommellerie Professionale Italiana

leggere, in particolare “Il

(ASPI) della quale è stato l’ideatore e

Dizionarietto di greco. Le parole dei

il fondatore nel 2007. “Stile italiano”

nostri pensieri”, che parla di amore

vi racconta una storia di pentole, i

per una lingua, il greco antico, che

110 anni delle “unità di cottura”

non è affatto una lingua morta, come

prodotte dalla storica Fabbrica di

molti pensano. Italia da Gustare si

Alluminio Baldassarre Agnelli, le

chiude con la nostra Agenda Italia

preferite da molti grandi chef. Poi

che questo mese vi suggerisce alcune

viaggiamo con i nostri itinerari,

mete da visitare non solo per la bontà

diventati un must nelle vostre

dei cibi ma anche per cogliere

preferenze, prima su un tracciato che

l’occasione di visitare alcune mostre

si snoda fra il Lago d’Iseo, la

belle ed originali. Non mi resta che

Franciacorta e il lago di Garda. Nel

darvi appuntamento al numero di

secondo itinerario vi portiamo a

Natale.

“casa” delle mele Melinda, in Val

Buona lettura!

Venosta e alla “scoperta” del ristorante Terra, lo “stellato” più alto d’Italia (due stelle Michelin) a

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[ per s onaggio ]

GIUSEPPE VACCARINI

IL PAPÀ DELLA “SOMMELIERIE” Intervista a cura di Riccardo Lagorio

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[ per s ona ggio ]

G

Giuseppe Vaccarini, classe 1952, pavese, inizia nel 1972 la professione di sommelier. Nel 1978 conquista il titolo di “Miglior Sommelier del Mondo” che dà il via alla sua prestigiosa carriera. È stato, tra le tante attività, sommelier e direttore del ristorante di Gualtiero Marchesi e docente di corsi di specializzazione presso l’Istituto Alberghiero Carlo Porta e le Università Bocconi e Cattolica. Nel 2007 ha fondato l’ASPI (Associazione della Sommellerie Professionale Italiana) di cui attualmente è Presidente. Ha collaborato con diverse riviste del settore eno-gastronomico, sia in Italia che all’estero, oltre ad essere un apprezzato autore (e coautore) di libri.

“Miglior Sommelier del Mondo” nel 1978. Un ricordo di quell’esperienza.

È stata un’esperienza molto importante per me. Mi ha cambiato completamente la vita, il mio ricordo principale è questo. Poi il fatto di essere arrivato primo davanti ai Francesi e ad altri che erano stati dati per favoriti.

Chi o cosa l’ha portata nel mondo del vino?

Innanzi tutto la curiosità, sono sempre stato un curioso che voleva sapere qualcosa di più rispetto agli altri. Nella ristorazione, dove ho iniziato a lavorare, mi interessava fare qualcosa di nuovo e interessante, di diverso dagli altri. Per caso ho scoperto che esisteva la figura del sommelier, che allora in Italia non c’era ancora, e mi son detto “voglio fare il sommelier, perché così faccio cose diverse e poi mi permette di andare in giro a fare altre esperienze”. Ho iniziato così, perché volevo conoscere il mondo del vino.

È stato Presidente dell’Associazione Italiana Sommeliers, poi nel 2007 ha fondato l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. Qual è la mission di ASPI? La mission di ASPI, a differenza di altre associazioni, è quella di creare percorsi di formazione finalizzati alla professione, rivolti prettamente agli addetti ai lavori. I corsi sono aperti a tutti, si intende. Offriamo due corsi propedeutici per diventare sommelier, ma al secondo livello diamo la possibilità di avere un attestato di “mastro coppiere” novembre 2017

a chi non ha interesse per la professione. Chi invece vuole continuare in questa professione, può seguire un percorso chiamato “tutorato” in quanto dovrà fare diverse esperienze pratiche, partecipare a delle lezioni di aggiornamento, per poi sostenere un esame di abilitazione al termine del percorso.

Quanto sono importanti gli studi classici della Sommelierie e quanto è invece importante per un sommelier vivere esperienze dirette sul campo?

Gli studi classici della Sommelierie sono stati codificati parecchi anni fa, principalmente dal sottoscritto a livello nazionale internazionale. Sono fondamentali per poter poi costruire successivamente qualcosa di valido, in quanto alla teoria bisogna poi abbinare la pratica. E la pratica è una di quelle cose che si imparano tutti i giorni, non si finisce mai di imparare.

Come è cambiato il mondo del vino negli ultimi decenni?

Bè, negli ultimi 40-50 anni c’è stato uno sviluppo esponenziale, perché una volta il mondo del vino era limitato all’Italia e alla Francia. Oggi il vino si produce in tantissimi Paesi del mondo, senza dimenticare che ci sono tante altre bevande che una volta non venivano prese in considerazione, come per esempio l’acqua minerale, la birra, il tè, il caffè, i distillati… Ecco, tutto questo è entrato a far parte del mondo della Sommelierie e non per ultima “la gestione”, perché oggi molti sommelier, così come è accaduto per i cuochi, lavorano in proprio, sono dei manager e quindi devono saper gestire il settore.

Quanto deve costare al minimo un vino, e che differenza c’è tra un vino che costa 12 euro e uno che ne costa 120?

Esiste un minimo accettabile. Ci sono dei costi minimi di produzione, per cui se un vino costa meno di quei costi vuol dire che c’è qualcosa di anomalo. Una bottiglia di vino buono costa dai 4 euro in su, non può costare meno, insomma se parliamo di 10 euro siamo già tra i vini molto buoni. Riguardo a quelli molto costosi, possiamo dire che tutto è condizionato dal marketing, dalla fama, dalla storia, dalla tradizione…

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[ personaggio ]

In poche parole, qual è il compito di un sommelier?

tutta una serie di fattori che fanno sì che quel vino riesca posizionarsi a livello altissimo. Anche per quei vini famosi e costosissimi il costo di produzione non si discosta poi così tanto da quello degli altri. Se per fare un vino buono il produttore per ipotesi spende 5 euro per un vino normale, a voler esagerare, per un vino molto buono ne potrà spendere 10, forse 15 o anche 20. Però giustificare il fatto che lo venda a 1.000 euro... Insomma è tutto marketing e nient’altro.

Qual è la prima cosa che cerca quando assaggia un vino per la prima volta?

Bè per il vino, come per tutte le altre bevande, si cerca di capire cos’è, cercando di percepire nel dettaglio tutte le sensazioni possibili, a livello sia visivo che olfattivo e gustativo, per individuarne l’origine, come prima cosa. Origine vuol dire varietà e territorio, che sono le cose che puoi focalizzare immediatamente. Capito questo si possono comprendere o intuire quali sono le altre caratteristiche.

Il tappo a vite significa vino scadente?

Forse una volta poteva esserlo. Oggi no, perché con le tecnologie che ci sono in cantina questo non influisce assolutamente. Non sono indicati però per la lunga conservazione, infatti i vini che vengono imbottigliati con questo tappo vanno consumati nel giro di qualche anno. Attualmente il tappo di sughero è ancora insostituibile.

Un buon sommelier deve essere altrettanto esperto di cucina?

È indispensabile, direi. Tutti i migliori sommelier hanno avuto esperienze di cucina, anche il sottoscritto. Anzi qualcuno è stato persino chef prima diventare sommelier. Il fatto di conoscere i cibi, conoscere le cotture, conoscere i sapori… aiuta enormemente nell’abbinamento.

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In primo luogo quello di svolgere principalmente un servizio al tavolo dei clienti, consigliare le bevande, effettuare il servizio di mescita... Deve occuparsi di tutto quello che gira intorno a questo tipo di servizio. Oggi come oggi deve occuparsi anche della gestione, deve programmare e fare gli acquisti, deve fare i controlli, ottenere dei ricavi e questo lo fa di riflesso anche per tutte le altre bevande.

Cosa le piace di più del suo lavoro?

Il fatto di aver viaggiato e di viaggiare ancora molto, praticamente in tutto il mondo, per conoscere le realtà vitivinicole o altri prodotti, e incontrare tantissima gente interessante dalla quale poter apprendere tante cose, oltre a conoscere differenti culture che sono sempre un arricchimento. Ecco, questa è stata la parte più bella del mio mestiere, esser a contatto con la gente, conoscerla e parlare diverse lingue.

Ha una massima da condividere con i nostri lettori sul piacere del vino? Sì. Innanzitutto che la Sommelierie, visto che ne abbiamo parlato, è una “Scuola di Vita”. Si imparano tante di quelle cose, dall’educazione al bon ton. Il fatto di essere in contatto con persone di un certo livello permette anche di apprendere anche cose che altrimenti non si potrebbero imparare e che permettono poi di apprezzare in tutte le sfumature, a partire dal vino - perché la base è sempre quella, tutti i prodotti della enogastronomia e delle bevande. E non è poco, perché il fatto di saperli apprezzare vuol dire anche affinare al massimo il proprio gusto personale.


[ s tile ita liano ] Paolo e Baldassarre Agnelli festeggiano i 110 anni di attività dell’Azienda

“UNA STORIA DI PENTOLE”

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Realizzare una fabbrica dove “forgiare” l’alluminio, la grande novità del ‘900: questa l’idea assolutamente geniale di Baldassare Agnelli, che nel lontano 1907 creò a Bergamo in via Fantoni “La fabbrica di alluminio Baldassare Agnelli”. L’azienda iniziò a produrre una vastissima gamma di prodotti legata a tutto ciò che quel metallo poteva consentire, grazie alle sue caratteristiche di leggerezza, resistenza ed ottima lavorabilità. Per tanta intraprendenza Baldassare divenne negli anni ‘30 uno dei più giovani Cavalieri del Regno, onorificenza che avrebbe portato sempre con orgoglio. L’Azienda, sotto la sua guida, si consolidò tanto da diventare una vera e propria struttura industriale. Il sogno si stava avverando e l’artigianale Azienda di Famiglia

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A cura di Carlo Kauffmann si avviò su un cammino impegnativo aprendo sul mercato nuove società, dando il via alla strutturazione di un vero e proprio gruppo. Oggi dalla sede storica di via Fantoni, quasi in centro a Bergamo, si è passati alla modernissima sede di Lallio, sempre in provincia di Bergamo, accrescendo la capacità di rispondere alle richieste del mercato con una assoluta ricerca di qualità e perfezione nella realizzazione dei prodotti. Oggi molti grandi chef riconoscono questi valori, tanto che quando si parla di pentole professionali la “pentola Agnelli” è sinonimo di qualità (requisito fondamentale per chi cucina), comodità, praticità, maneggevolezza e soprattutto capacità di produrre il calore…E stiamo ancora parlando ancora di alluminio, il primo

amore di Baldassare Agnelli! Oggi l’Azienda promuove costantemente lo studio di nuovi materiali in grado di valorizzare sempre più e meglio la cucina italiana consentendo l’abbinamento sempre di un adeguato strumento di cottura ad ogni tipo di ricetta, esaltandone così la qualità. Una filosofia che ha saputo conquistare il consenso di chef, enogastronomi, gourmand, e migliaia di semplici appassionati di cucina. Dopo cento anni di vita, l’Azienda bergamasca è una realtà di valore internazionale ottimamente attrezzata per scrivere tante altre pagine di storia nell’universo alimentare. Il giovane Cavaliere del Regno Baldassarre Agnelli forse non si sarebbe immaginato tanto, ma certo lo ha sognato quando ha fondato la sua “Fabbrica di Alluminio”. novembre 2017


[ s copr i l’ita lia ]

PAESAGGIO D’AUTUNNO IN FRANCIACORTA A cura di Dario Bordet

I

Il crescente interesse per l’Italia come meta enogastronomica, l’ottima percezione che ne hanno i turisti stranieri, il sentimento positivo suscitato dalla cucina italiana, fanno dell’enogastronomia uno dei cardini della nuova esperienza turistica. L’enogastronomia è portavoce della tendenza di considerare il nostro Paese come meta di un turismo lento, esperienziale, alla scoperta e valorizzazione di territori meno battuti, all’insegna della sostenibilità, della natura, delle tradizioni e della cultura. Il tour che vi raccontiamo in queste pagine è stato organizzato alcuni giorni fa da Explora, D.M.O. di Regione Lombardia, nell’ambito di ‘SaporeinLombardia’, progetto di promozione del turismo enogastronomico lombardo. Tra splendidi paesaggi, che inneggiano alla ruralità e alla natura, andremo alla scoperta dei profumi, i sapori e le tradizioni dei Laghi d’Iseo e di Garda, e della Franciacorta. Il nome Franciacorta deriva da “franchae curtes”. Nel Medioevo questa zona era infatti una terra franca, esente da imposte, e popolata da comunità di monaci benedettini che per primi si diedero alla lavorazione di queste zone fertili e ricche di acqua. La zona è famosa in Italia e all’estero per la produzione di vini di alta qualità, in cui l’abilità dell’uomo deve molto alle propizie condizioni geomorfologiche: l’origine glaciale e la presenza di sassi morenici sono fattori positivi per la vitivinicoltura.

TRA FRANTOI, LIMONAIE E BIONDE BOLLICINE novembre 2017

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[ scopri

l’ita lia ]

Iniziamo il nostro tour a Clusane, nel dolcissimo paesaggio verde di ulivi che circonda l’elegante Romantik Hotel Relais Mirabella. Qui tra le colline della Franciacorta e il lago d’Iseo si trova un frantoio per la lavorazione dell’olio extra vergine che ha ottenuto la denominazione DOP Laghi Lombardi. Ci trasferiamo a Cologne, ai piedi del Monte Orfano, all’inizio

sirano, presso l’azienda “Mosnel”. Il

suo nome dialettale è di origine Celtica e significa “pietraia, cumulo di sassi”. Si tratta di una secolare cantina cinquecentesca, ereditata dalla famiglia Bardoglio nel 1836. Qui si degustano le bionde bollicine ottenute da vitigni dello Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, sapientemente miscelati In alto: Limone sul Garda; sopra: le vestigia della Torre tra loro, a fermentazione in bottiglia romana sorgono al centro di un con metodo Champenoise. pianoro circondato da cipressi nella Proseguendo, raggiungiamo Limone proprietà del Resort Cappuccini; sotto: Clusane; a sinistra: sul Garda, per una passeggiata sulle la cantina dell’azienda Mosnel orme della storia e della tradizione in compagnia del direttore del Consorzio Lago di Garda Lombardia, Marco Girardi. Anche se nel suo stemma appare un limone, sembra che il suo nome derivi dal latino “limes” che significa “confine”, dato che ci troviamo sul confine fra le terre di Brescia e quelle di Trento. In ogni caso il nome Limone va a pennello alla coltivazione dei limoni nelle belle e caratteristiche “limonere”, costruite al riparo della roccia che le protegge dai venti del Nord. Il clima sempre mite permette la crescita di una vegetazione tipicamente mediterranea con agavi, oleandri, palme e cipressi a fianco delle coltivazioni a terrazza di ulivi centenari della pianura bresciana occidentale che delimita le e dei giardini a serra di limoni, aranci e mandarini. colline moreniche della Franciacorta. Soggiorniamo L’apertura della strada che costeggia il Lago di Garda, in un antico convento dell’ordine dei Cappuccini ri- un vero capolavoro della tecnica, con ben 28 Km scasalente al 1569. L’annesso ristorante gode di una vati nella roccia (la Gardesana occidentale), rese acraffinata cucina, diretta dal pluripremiato chef Pier- cessibile Limone al resto del mondo e al turismo. In carlo Zanotti, dove si possono gustare tradizioni e pochi anni, nel dopoguerra, Limone divenne una delle sapori del territorio. mete preferite, anche in inverno dai turisti del nord Il giorno successivo ci si immerge ancora in una delle Europa. Il borgo è assurto alla gloria dei media (‘79cento cantine che compongono il Consorzio della ’80) quando, dopo un’indagine scientifica sullo straFranciacorta. Facciamo sosta a Camignone di Pas- ordinario numero di centenari nella piccola comunità

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[ s copr i

e la bassa incidenza di malattie cardiocircolatorie, i medici annunciarono la scoperta del gene Limone (battezzato Apolipoproteina A-l Milano) - un vero e proprio “elisir di lunga vita” - nel sangue di alcuni abitanti. Fare tappa alla “Limonaia del Castel” (con all’interno un museo con quasi 4 secoli di storia) è obbligatorio. La prima introduzione dei limoni sul Garda dalla Riviera ligure, nel sec. XIII, è attribuita ai frati del convento di San Francesco di Gargnano. Per proteggere piante e frutti dagli occasionali freddi invernali, a partire dal sec. XVII si costruirono le prime limonaie, con muraglie, pilastri, scale, portali, travi su cui, da novembre a marzo, si fissavano assi e vetrate. Grandi poeti ne descrissero e decantarono la bellezza. Facciamo una sosta al Ristorante Monte Baldo per degustare i pesci di lago e i prodotti del territorio con vini Franciacorta, una cucina sapientemente curata Limone sul Garda Tremosine LAGO D’ISEO Clusane Camignone Cologne

LAGO DI GARDA

BRESCIA

Tremosine

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l’ita lia ]

dal proprietario Mario Usardi. La giornata termina all’Hotel Atilus di proprietà della famiglia “Risatti”, un ambiente accogliente ed elegante che fa parte del gruppo “Limone Time Hotel”. L’ultima tappa del nostro tour, il giorno successivo, ci porta a Tremosine (uno dei borghi più belli d’Italia). Percorrere la strada della Forra, per raggiungere il cuore del paese, è un’emozionante avventura. Nel 1913, in occasione dell’inaugurazione, un giornalista della Frankfurter Zeitung la definì “la strada più bella del mondo”. Si può tranquillamente paragonare Tremosine a Taormina: è più umile e modesta, ma di pari bellezza. Siamo nel cuore del Parco Alto Garda Bresciano; la vista dalla “Terrazza del brivido”, sospesa a 350 metri sul lago, toglie il fiato. Sono qui possibili escursioni a piedi, in mountain-bike o a cavallo, rimanendo immersi in un ambiente naturalistico di rara bellezza. Per i moto-bikers esistono percorsi tra i più affascinanti e impegnativi d’Europa come la stessa Strada della Forra e, per i più spericolati, il canyoning e il parapendio sono attività sportive praticabili su questo territorio. Per questo, poco a poco, le cascine si sono trasformate in comodi agriturismi, le case del paese hanno messo a disposizione belle camere per confortevoli B&B, sono sorti villaggi turistici annegati nel verde, trattorie e ristoranti per soddisfare ogni gusto. Una tappa è quasi obbligatoria al Caseificio “Alpe del Garda”, in via Provinciale 1, con un ristorante e spaccio per acquisti di prodotti del territorio. Trovate qui selvaggina, polenta taragna, animali da cortile veramente ruspanti, salumi e carni di animali che pascolano sull’altipiano. Da degustare la famosa formaggella di Tremosine, un’eccellenza della tradizione gastronomica della zona dell’Alto Garda Bresciano, oltre al celebre olio extravergine d’oliva, ai pregiati tartufi neri, ai vini locali, al pesce di lago, al miele ed alla pasta fatta in casa, ma specialmente ai “Casoncelli”.

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[ s copr i l’ita lia ]

NOVEMBRE IN VAL VENOSTA

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Arrivare in Val Venosta è facile, grazie alla ferrovia che collega Bolzano e Merano con tutti i paesi che si affacciano sull’Adige fino a Malles. E novembre può essere il momento propizio per conoscere questa parte di Alto Adige: se ci si imbatte in giornate con il sole, il paesaggio è assai piacevole grazie alle tinte dei boschi che danno il meglio di sé con la colorazione autunnale delle foglie che va dal giallo al marrone passando per il rosso e l’arancione fino alla sfumature viola mescolandosi alle decise tinte sempreverdi

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A cura di Riccardo Lagorio

L

Ricordando San Martino

La prima tappa può essere percorrere il facile sentiero delle rogge, gli antichi canali di irrigazione, che passa per Castelbello e arriva a Stava attraversando anche i vigneti terrazzati e i frutteti di Markus Fliri (himmelreich-hof.info). Ci si ferma nella sua osteria per una merenda in compagnia del Pinot nero in versione rosé. Dalla stazione di Laces si può arrivare invece in funivia ai 1740 metri di San Martino al Mon-

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te. Le cime dell’Ortles sono ormai innevate. Si vedono meglio dal punto panoramico, a 40 minuti di facile camminata, sul sentiero n° 2 dove si trovano anche panchine e tavoli. Se il tempo volge al peggio, il sentiero n° 6 da lì riporta facilmente alla funivia di San Martino al Monte. Si sale poi verso Silandro. Chi ama i vitigni autoctoni si ferma prima, a Vezzano, da Magdalena Schuster (befehlhof.it), una delle poche aziende vitivinicole dove si

può assaggiare il Fraueler, a bacca bianca e piacevolmente minerale. Al momento dell’aperitivo appuntamento a Silandro, magari dopo avere passeggiato tra i caratteristici negozi. Fatevi trovare nella zona pedonale al calare del sole l’11 novembre, quando il centro si movimenta di lanterne secondo l’antica tradizione che ricorda San Martino che divise il proprio mantello con un povero. Alla sfilata partecipano anche i bambini cantando le filanovembre 2017


[ s copr i strocche dedicate al santo. Chi scende con il treno a Lasa si avvia con la bicicletta sul sentiero Vinschgau fino a Prato e poi a Glorenza per 18 chilometri in leggera salita. Si può passeggiare sotto i portici della città e pranzare in uno dei ristoranti della piazza medievale. Appena fuori dal centro visita alla distilleria dell’unico whisky italiano, Puni (puni.com). Delle quattro espressioni in vendita, provate la versione invecchiata nelle barriques utilizzate sull’isola di Islay, che conferiscono un piacevole gusto torbato. Su un tratto pianeggiante si arriva a Sluderno, fermandosi per una pausa a Castel Coira. Nel museo delle armature cercate quella di Ulrico IX, un gigante del Quattrocento alto oltre 2 metri che indossava una corazza di 45 chilogrammi. Durante il mese di novembre il sentiero naturalistico attraverso l’ontaneto di Sluderno è un’autentica chicca: abbigliamento impermeabile e pronti a risciacquare con la borraccia qualche resto di fango tra i denti, il divertimento è assicurato. Oppure da Glorenza, sempre tra alberi da frutta, si può arrivare a Laudes. Nella chiesa di San Leonardo vi aspettano l’altare alato del tardo Quattrocento, creato da Hans Schnatterpeck, e gli affreschi che entusiasmano i fan del go-

tico. Nel piccolo maso Calvenschloessl la giovane belga Hilde Van den Dries vi attende invece per farvi assaggiare il vino prodotto in una delle più alte località d’Europa, presso l’abbazia di Monte Maria a Burgusio, a oltre 1300 metri di altitudine (calvenschloessl.eu). Fatevi raccontare da questo scricciolo di Anversa quanto sia importante l’esperienza di vivere in questa parte dell’Alto Adige, dove la Val Venosta diventa Val Monastero e poi Engadina, per assecondare i ritmi di una vita di nuovo normale. Dal centro di Malles è facile notare il contrasto che caratterizza il paesaggio: i ghiacciai raggiungono quasi i 4000 metri nelle immediate vicinanze del fondovalle, dove si coltivano alberi da frutta e prati per il bestiame. Con le antiche pere di varietà Pala, Friedrich Steiner realizza un gradevole distillato. Con un po’ di fortuna si può assistere alla sua preparazione (biohotel-panorama.it). La torre del campanile che spunta in mezzo al lago artificiale di Resia è un emblema inconfondibile della Val Venosta. Se il vento lo consente, si pratica il kite surf. Tutto intorno è un paradiso per chi ha competenza di

Burgusio Malles Venosta Sluderno Glorenza Prato allo Stelvio

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San Martino al Monte Castelbello Silandro Lasa

nordic walking anche in autunno avanzato. I mountain bikers e i freeriders s’infilano invece verso la Valle Lunga per i numerosi sentieri nei boschi e le strade forestali, che mettono alla prova anche i più ferrati ed esperti. Se avete dei polmoni ben preparati o arrivate a Melago in automobile, Robert Hohenegger è orgoglioso di mostrare le sue 80 capre e di farvi assaggiare il suo Bärenbart, il formaggio biologico semistagionato a latte crudo (gamsegghof.it). Sarà già sera e gli albergatori locali vi sveleranno la ricetta per prevenire i malanni invernali: sport all’aria aperta e sauna.

INFO UTILI Dove dormire

Hotel Sand Via del Mulino, 2 Castelbello Ciardes (BZ) Telefono 0473624130 Web: hotel-sand.com Prezzo: da 120,00 a 200,00 euro

Hotel Weisses Kreuz Burgusio 82 Malles (BZ) Telefono 0473831307 Web: weisseskreuz.it Prezzo: da 155,00 a 250,00 euro

Dove mangiare

Melago

Laudes

l’ita lia ]

Vezzano Laces

Hofschank Angerguterkeller Strada Vecchia 1 Castelbello Ciardes (BZ) Telefono 0473624092 Web: hofschank-radwegvinschgau.com Su prenotazione, l’agnello. Spesa media di 25,00 euro

Zum Gold’nen Adler Clusio 46 Malles (BZ) Telefono 0473831139 Web: zum-goldnen-adler.com Zuppa d’orzo e funghi. Si mangia con 25,00 euro

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[ gourmet ]

“TERRA”: AD ALTA QUOTA TRA LE “STELLE”

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Da Sarentino la strada sale tra boschi che fanno ricordare i paesaggi scandinavi, prima via tornanti stretti e chiusi, poi fende abeti e pioppi per segmenti che portano dritti verso il cielo. Prende quota sino a una strada sterrata, a un rifugio a quasi 1600 metri dove una palizzata in legno recinge cavalli e pecore; lì, dietro il dosso, si accovaccia l’Auener Hof, l’albergo della famiglia Schneider, lontano da tutto e da tutti. In questa provincia da 500mila abitanti e 22 stelle, il ristorante Terra se ne appunta sul petto due. Heinrich e Gisela se le sono guadagnate negli anni grazie a una cucina originale, se non unica, e un’accoglienza genuina. «Dove c’è un uomo non ci possono essere macchine ad accogliere né a dare ospitalità», dichiara diretto Heinrich. «E quando un cliente si siede al tavolo l’unica cosa importante è la sua soddisfazione. Questo dipende certo dal piatto ma anche dal rapporto che si instaura con la sala». La cucina è a vista, i tronchi di betulla evocano il paesaggio al di là delle vetrate. La passione per la cucina e la ricerca nascono invece da quando i genitori portavano i due fratelli, ancora bimbi, nei migliori ristoranti d’Italia e Francia. «Grazie a quelle esperienze ci siamo resi conto che andare al ristorante significa avere un’esperienza, dove l’ambiente in cui si è inseriti diventa fondamentale». Hein-

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A cura di Azadeh Asgari

rich e Gisela iniziarono l’esperienza nel 1998 con l’hotel di famiglia, un ordinario 3 stelle. «Poi abbiamo impostato la nostra offerta concentrandosi sulla originalità, tanto che oggi il ristorante è molto importante nella scelta dei nostri clienti, che passano solo una o due notti in albergo» (trasformato

in lussuoso resort - ndr). «È la presenza di materie prime uniche a differenziare il mio stile di cucina. Piante e funghi sono tutti da scoprire, da elaborare, da ripensare». Come lo steccherino bruno, un fungo che è assai mediocre se Sotto: Gisela e Heinrich

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[ gour met ]

Ristorante Terra Località Prati, 21 Sarentino (BZ) Telefono 0471623055 Web: terra.place/it/

GELATO DI BETULLA CON CREMA SPEZIATA, PELLE DI LATTE CROCCANTE E PESTO DI FAGIOLI NERI AL MIELE DI MONTAGNA INGREDIENTI Per il gelato di betulla: 150 ml di panna 150 ml di latte 340 ml di fondo di betulla (ottenuto dai rami) 50g miele di bosco 1 foglia di gelatina ammollata in acqua fredda 30 g di sciroppo di glucosio 70 g di zucchero Per il pesto di fagioli neri al miele di bosco: 130g di fagioli neri 30g di zucchero 10g di sciroppo glucosio 10 gocce di olio di prugne 20g di miele di bosco Per la crema speziata: 100 ml di latte 100 ml di panna ¼ stecca di vaniglia 1 anice stellato 1 presa di cardamomo 1 rametto di timo 1 cucchiaino di sesamo nero in polvere 60 g di tuorlo d’uovo Per la pelle di latte croccante: 0,5 l di latte fresco ¼ stecca di vaniglia 20 g di zucchero

consumato fresco, ma di gusto azzeccato se essiccato e ridotto in polvere. Heinrich ne va fiero. «La mia cucina è fatta anche di erbe spontanee come l’edera, l’alchimisia, il silene». Basta vedere il suo cracker ai fiori e menta per averne una prova. «Se dovessi descrivere la mia cucina, certo non direi che è classica. Amo l’innovazione, la tecnica, talvolta anche la novembre 2017

PROCEDIMENTO - Per il gelato unire tutti gli ingredienti tranne la gelatina e portarli ad ebollizione. Aggiungere la gelatina e versare il liquido in un contenitore Paco Jet. Farlo surgelare per 12 ore a -24° - Per il pesto di fagioli neri metterli in acqua fredda per 3 giorni. Scolarli e lavarli bene. Fare caramellare lo zucchero, aggiungere i fagioli con un po’ d’acqua e lo sciroppo di glucosio. Far bollire finché diventano morbidi. Frullarli e passarli ad un setaccio. Aggiungere a questo punto il miele di bosco e l’olio di prugne. - Per la crema speziata portare ad ebollizione in un pentolino il latte e la panna con le spezie e lasciate insaporire per 20 minuti. Filtrare il latte e aggiungere i tuorli mescolando. Versare il liquido in una teglia alta e coprire bene con la pellicola. Infornare a vapore a 80°per 60 minuti. Una volta sfornate, togliere la pellicola. Fare raffreddare e coprire di nuovo con pellicola; tenere la crema in frigo. - Per la pelle di latte portare il latte in un pentolino insieme alla vaniglia e lo zucchero a 70°. Dopo un po’ si crea pelle. Toglierla attentamente e poggiarla su un silpat. Lasciare disidratare a temperatura ambiente. Riscaldare il forno a 150°e spegnerlo. Inserire la teglia con la pelle di latte finché prende un po’ colore. Tenerli poi pronti per l’impiattamento. - Frullare il gelato. Spalmare una striscia di pesto di fagioli neri in mezzo al piatto, posare sopra la crema speziata e il gelato vicino sul quale si posa anche la pelle di latte.

sorpresa del cliente. Questo non vuol dire bandire gli spaghetti, ma evitare gli spaghetti al pomodoro che nel nostro ambiente proprio non ci stanno. Semmai uso l’asperula». Il bosco, i rivi, le malghe sono il punto di partenza della sua cucina. Nascono così la Trota, scaglie di ardesia, gelée di betulla, melissa e cerfoglio e il Gelato di betulla con crema speziata, pelle

di latte croccante e pesto di fagioli neri al miele di montagna con prodotti ancestrali, da uomo-raccoglitore prima ancora che uomo-coltivatore. Anche chi ama i dessert è accontentato con i Marshmallow di more o le praline di gelato all’olivello spinoso. «Chi non va alla scoperta, non trova», ricorda sempre Heinrich. «E la terra dà tutto, basta cercare». Già… la terra.

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[ s alute & benes s er e ]

LE RICETTE DI LUNGA VITA

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A cura di Evelina Flachi

L’autunno porta sui banchi dei mercati un ortaggio molto apprezzato in tavola: il carciofo. Ha molte proprietà benefiche. Contiene la cinarina, che svolge un’attività diuretica e stimola la secrezione biliare, oltre a minerali come il ferro e il potassio. È ricco di fibre solubili che lo rendono particolarmente utile per chi deve ridurre il colesterolo, oltre a disintossicare l’organismo e favorire il lavoro del fegato. Può essere controindicato nei casi di calcolosi urica, se consumato in eccesso crudo. Inoltre il carciofo fornisce pochissime calorie (22k cal per 100 gr). Eccovi qualche buona ricetta tratta sempre dal mio ultimo libro “La Dieta del 5”.

CARCIOFI RIPIENI DI MAGRO 155 KCAL A PORZIONE Ingredienti per 4 persone 4 carciofi romaneschi 10 gr di prezzemolo 10 gr di basilico 20 gr di pinoli 20 gr di pangrattato 40 gr di pecorino grattugiato 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva sale q.b. Preparazione

Lavare il prezzemolo e il basilico, asciugarli e staccare le foglie dai gambi, per tritarli con un coltello. Raccogliere in una ciotola le erbe aromatiche tritate, i pinoli (grossolanamente pestati), il pangrattato, il pecorino, una presa di sale e mescolare in modo da ottenere una miscela omogenea. Mondare i carciofi, lavarli, sgocciolarli e schiacciarli leggermente, in modo da aprire le foglie. Farcire i carciofi disponendo il composto tra le brattee, poi disporli ritti in una casseruola alta e stretta, con un cucchiaio d’olio. Versare sopra il rimanente olio, coprire e lasciare cuocere circa 30 minuti. Servire versandovi sopra un cucchiaio del fondo di cottura.

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Le ricette sono tratte dal libro “La dieta del 5”

LINGUINE INTEGRALI CON ACCIUGHE, CAPPERI E PINOLI 290 kcal per porzione Ingredienti per 4 persone 300 gr di linguine integrali 60 gr di pinoli 40 gr di capperi 40 gr di prezzemolo 100 gr di acciughe pulite 1 spicchio d’aglio 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva sale q.b. Preparazione

Mettere nel frullatore i pinoli, i capperi dissalati e il prezzemolo. Unire metà dell’olio e frullare. In una padella grande rosolare lo spicchio d’aglio con l’olio, unire le acciughe e cuocere per qualche minuto. Mentre gli spaghetti cuociono in abbondante acqua salata, versare nella padella delle acciughe il pesto diluito con qualche cucchiaio di acqua di cottura e mescolare. Scolare la pasta, versare nella padella, rigirare bene e servire.

Da sapere

È un piatto leggero ma completo perché le acciughe fresche, , sono ricche di omega-3, importanti per lo sviluppo cerebrale e protettivi per cuore e arterie. Contengono, inoltre, vitamine del gruppo B, vitamine A ed E, calcio, ferro, potassio, selenio e iodio. I pinoli contengono acidi grassi insaturi omega-3 e omega-6 che aiutano, tra l’altro, a controllare i processi infiammatori. Grazie all’arginina, di cui sono ricchi, concorrono alla prevenzione dell’arteriosclerosi. novembre 2017


FILETTO DI ORATA, CARCIOFI E MENTA 290 kcal a porzione

Ingredienti per 4 persone 2 orate da 500 gr 4 carciofi 1 scalogno 20 ml di olio extravergine d’oliva timo e qualche foglia di menta sale e pepe q.b. Preparazione

Pulire e sfilettare le orate. Pulire i carciofi, tagliarli in 4 pezzi e farli appassire in un tegame con 10 gr di olio extravergine, lo scalogno tritato e la menta. Coprire il tutto con un po’ d’acqua e sale. A fine cottura togliere metà dei carciofi e metterli in caldo, poi frullare la parte rimasta. Passare i filetti d’orata in una padella antiaderente con l’olio rimasto, uno spicchio d’aglio e il timo. Quando i filetti sono cotti da ambo le parti servire posizionandoli al centro del piatto con sotto la purea di carciofo, mettendo gli altri spicchi di carciofo attorno.

Da sapere

100 gr di orata contengono ben 20 gr di proteine ad alto valore biologico. L’orata è un pesce naturalmente ricco di acidi grassi polinsaturi omega3, utili nella fase di crescita e nella terza età. Inoltre ha poche calorie ed è molto digeribile. Questa è una ricetta adatta a chi presenta problemi di colesterolo e ipertensione. L’uso degli aromi può permettere la riduzione del sodio.

BUDINO D’UVA 155 kcal a porzione Ingredienti per 4 persone 4 fogli di gelatina 80 ml di succo d’uva nera 40 gr di zucchero a velo Preparazione

Mettere in ammollo in acqua fredda i fogli di gelatina. Raccogliere in una piccola casseruola lo zucchero e 130 gr d’acqua e scaldare sino a quando lo zucchero si sarà completamente sciolto, quindi unire il succo d’uva e spegnere la fiamma. Scaldare leggermente la preparazione, quindi strizzare i fogli di gelatina e unirli. Mescolare sino alla loro completa diluizione, quindi distribuire il composto in quattro bicchierini. Lasciare raffreddare, quindi passare in frigorifero.

Da sapere

L’uva è ricca di fibre e di zuccheri, di vitamine e di minerali come potassio, fosforo, calcio e ferro. È un antiossidante naturale perché la buccia contiene resveratrolo, che può avere un effetto protettivo per il cuore, riducendo il rischio di aterosclerosi. La buccia e i semi possono avere azione lassativa, controindicata nelle forme di colite acuta e diverticolite. Il resveratrolo è presente soprattutto nella buccia dell’uva nera che, secondo studi recenti, contiene anche melatonina, utile a regolare il ritmo sonno-veglia e il ritmo cardiaco.

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LIBRI

IL DIZIONARIETTO DI GRECO.

LE PAROLE DEI NOSTRI PENSIERI

A cura di Valerio Consonni

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Chi ha detto che il greco è marginale nel panorama delle lingue moderne o, peggio, che il greco antico è una lingua morta? In duecentocinquanta paginette, questo piccolo grande libro “Il Dizionarietto di greco. Le parole dei nostri pensieri” (editore ‘La Scuola’, 2017) parla prima di tutto di amore: verso una lingua, ma soprattutto verso gli esseri umani che la parlano o, se nessuno la parla più, verso coloro che la studiano perché costretti o irrimediabilmente attratti. Il volume ripercorre la storia della cultura occidentale, risalendo alle radici semantiche greche da cui tutto, ogni parola e concetto, è iniziato; le voci trattate sono circa 400 entro un arco cronologico che va dall’VIII sec. a. C. ai nostri anni. Gli autori Edi Minguzzi (insegnante Lingua Greca all’Università Statale di Milano) e Paolo Cesaretti (insegnante Lingua Greca all’Università di Bergamo) lo sottolineano: il greco è qui trattato come una lingua viva, una vera “macchina per pensare” re-

È strano il fatto di voler sapere il greco, sforzarci di sapere il greco, sentirci attratti dal greco...

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sponsabile dell’intera storia della cultura passata e di quella nella società attuale, come è evidente dai numerosi neologismi che troviamo quotidianamente nei nostri discorsi. Come una radice viva e rigogliosa che produce sempre nuovi germogli, il greco antico dà forma e sostanza linguistica a tutto ciò che la civiltà volta a volta produce di nuovo. Forse miliardi di persone al giorno, anche tramite la globalizzazione culturale, ne pronunciano migliaia di parole al giorno, e non lo sanno. Questo meraviglioso Dizionarietto si rivolge a coloro che desiderano rendersi consapevoli del senso e del perché delle parole: per parlare e non essere parlati dal linguaggio, per farlo proprio. Ad es. la parola crisi, che oggi ha valore negativo, proviene dal verbo krino “discernere”: dunque non un ostacolo, ma un momento di difficoltà che richiede una riflessione per migliorare. O ancora il suffisso - logia, deriva dal termine logos, che significa parola ovvero linguaggio, e pensiero in senso lato. Di capirci e di farci capire. Di dire cose complesse con parole semplici, vere oneste: ecco la potenza del greco antico. Insomma, grazie al greco antico - capendolo o almeno intuendolo - si riesce a dire molte cose in più, anziché in meno, a noi stessi e agli altri. Un lavoro davvero encomiabile, da regalare a chi si vuole bene. novembre 2017


[ libr i ] LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE

L’opera di rilegatura si ferma all’improvviso, nel contesto delle pagine ve ne sono alcune scritte a mano, un vero e proprio segreto. Una donna ha affidato a quelle pagine una storia di sopravvivenza di ciò che ha di più caro. Per scoprire di cosa si tratta, l’autrice di questa storia si impegna a seguire un vero e proprio labirinto di indizi, da un libro all’altro, da una città all’altra. Cristina Caboni (Garzanti)

ATTRAVERSO I MIEI PICCOLI OCCHI

Cross è un golden retriever allegro e leale, addestrato per essere lo sguardo di chi non può vedere. Dal momento in cui viene affidato a Mario, un ragazzo cieco, la sua vita cambia. È il racconto delle avventure quotidiane di una creatura eccezionale, coraggiosa e altruista come solo un cane può essere, filtrate attraverso i suoi piccoli e attentissimi occhi capaci di osservare la natura umana in maniera meravigliata, diretta e irriverente. Emilio Ortiz (Salani)

LA VITA COM’È

Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori Un giovane scrittore chiama la scrittrice di cui ha letto tutti i romanzi e le sottopone il suo manoscritto per avere un parere e magari qualche consiglio. Lei ha vent’anni di più, ma a lui sembra non importare, la cerca, le scrive, la segue, le fa una corte serrata. Lei lo respinge sistematicamente. Si instaura così un legame spassoso, litigioso, pieno di dialoghi caustici sul mondo quello letterario - e sull’amore. Grazia Verasani (La Nave di Teseo)

FOLLE, FOLLE, FOLLE DI AMORE PER TE

Vogliamo ricordarvi questa bella raccolta di poesie scritta dalla indimenticabile Alda Merini, sulla scia delle raccolte “Questo amore” di Prévert. Una raccolta di 40 poesie, con alcuni inediti, da leggere, da recitare, da copiare, da usare, da regalare. Per tutti i giovani che, grazie a un libro, riescono così ad esprimere i propri sentimenti più profondi e complessi. Il testo contiene un pensiero di Roberto Vecchioni. Alda Merini (Salani)

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TERREMOTO

Il rapporto di una adolescente con una città, Los Angeles, agli inizi degli anni ‘90. Eugenia, adolescente romana con la sua famiglia “che non fa mai le cose come si deve”, si catapulta in una zona decisamente ruvida di Los Angeles. Attraverso i suoi occhi stupefatti vediamo accumularsi l’amore, la droga e gli eccessi, le amicizie travolgenti e delicate. Il New York Times lo ha definito un romanzo «intellettualmente astuto». Chiara Barzini (Mondadori)

MIRROR, MIRROR

Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili, fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi. Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Cara Delevingn, Rowan Coleman (DeA)

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[ a genda ita lia ]

WEEKEND E RELAX

Questo mese vi proponiamo un’agenda particolare. Vi suggeriamo infatti di passare i vostri prossimi weekend in alcune fra le più belle città italiane che ospitano in questo mese di novembre esposizioni originali e che meritano una visita. Insomma, buon cibo anche per l’anima e la mente!

CREMONA (Museo Civico ala Ponzone) Il Genovesino fino al 6 gennaio 2018 “Natura e invenzione nella pittura del ‘600 a Cremona”, recita il sottotitolo di questa mostra, una vera “chicca” questa esposizione che vi segnaliamo perché per la prima volta si ordinano in una mostra, nella sua città di adozione, oltre 50 opere di ritratti, storia, mitologia, di questo pittore nato a Genova nel 1600 e per questo chiamato dal suo arrivo a Cremona “il Genovesino”.

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PERUGIA (Galleria Nazionale dell’Umbria) Hans Hartung fino al 7 gennaio 2018 “Polittici” è il sottotitolo di questa originale mostra perugina, perché le 16 opere di grandi dimensioni e i 40 disegni di questo artista astratto, tedesco del 900’ sono costantemente affiancati ai polittici del 400’ conservati nel museo. Potrete ritrovare così la grande sintonia di Hartung con il nostro Paese da lui frequentato e profondamente amato, nel corso della sua vita.

TORINO (Venaria Reale) Peter Lindbergh fino al 14 febbraio 2018 Da Naomi Campbell a Cindy Crawford, da Kate Winslet a Charlotte Rampling, tantissime le attrici e icone sexy immortalate dal fotografo di moda tedesco, dal 1978 ad oggi. La mostra “Peter Lindbergh. A different vision on fashion photography” comprende anche svariati appunti personali, storyboard, elementi di allestimenti scenografici, polaroid, provini, spezzoni di film, gigantografie.

PALERMO (Galleria d’Arte Moderna) Henri Cartier-Bresson fino al 25 febbraio 2018 È una grande mostra che racco-

glie oltre 140 scatti di questo maestro della fotografia contemporanea. Vi troverete a vivere in un lungo itinerario di immagini in bianco e nero tanto reali quanto suggestive spesso assolutamente ricche di fascino e poesia. Una bella esposizione non solo per chi ama il mondo della fotografia, ma davvero per tutti coloro che davanti ad una immagine sanno vivere sentimenti, ricordi, emozioni.

ROVERETO (TN) (Mart) Francesco Lo Savio fino al 18 marzo 2018 Lo Savio è un giovane artista scomparso molto giovane, dotato di una forte e complessa personalità, sempre innovativa, dell’avanguardia italiana. Sono in mostra 50 opere della sua produzione di sculture geometriche in metallo che hanno anticipato nel corso degli anni quelle che saranno poi le opere dei “minimalisti” americani.

NAPOLI (Museo Madre) Pompei Madre fino al 24 settembre 2018 “Materia archeologica” si definisce questa mostra collettiva, ricca di opere di opere di 90 artisti che hanno tratto la loro ispirazione dall’osservazione delle catastrofiche rovine di Pompei. Un serie imponente di lavori che accostano archeologia a contemporaneo dalla fine del 700’ ad oggi. novembre 2017


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Milano 24orenews _ italiadagustare - novembre 2017

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