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Anno 9 - Ottobre 2019 • Periodico di Cultura e Società

FERRARI

90 anni di emozioni GREEN FASHION WEEK

Sofia Loren premia Valentino

CHARLES LECLERC

ph Claudio Pezzoli/New Reporter Press

il nuovo “diavolo rosso”


STORIE, MITI E LEGGENDE

“LA CASA DEL DIAVOLO” A cura di PAOLO MINOTTI

l civico 3 di Corso di Porta Romana si trova Palazzo Acerbi, un’antica residenza seicentesca a tre piani, dalla facciata austera e sobria, costruita secondo lo stile barocco lombardo di quel tempo. Pochi sanno che all’interno di queste mura un tempo visse un uomo che i milanesi considerarono il Diavolo in persona. Ludovico Acerbi (questo il nome del nostro ‘Satana secentesco’), marchese di Cisterna Milanese, dopo aver lavorato a Napoli giunse a Milano per conto del Governo spagnolo, di cui curava gli interessi. Acquistò da Pietro Maria Rossi, conte di San Secondo, il palazzo in Corso di Porta Romana. Il nobile, incurante dello stato di povertà sempre più insopportabile in cui versava la Milano dell’epoca, condusse una vita particolarmente lussuriosa, girando per la città su una carrozza trainata da sei cavalli neri e dando feste sontuose nel palazzo che poi prese il suo nome. Ad accendere la fantasia popolare furono le nefandezze che il marchese avrebbe compiuto durante la peste del 1630: «…di anni cinquanta in circa, con barba quadra et longa, né magro né grasso, né bianco né nero. Comparisce ogni giorno in carrozza superbissimo con sedici staferi giovani, sbarbati, vestiti di livrea verde dorata e con assai copia di gioie e sei cavalli tirano la sua carrozza», così scriveva un anonimo cronista dell’epoca. Secondo la leggenda, infatti, nei mesi in cui la città si svuotava, il Lazzaretto non aveva più posto per ricoverare i malati, e spesso i cadaveri venivano lasciati in strada per giorni inattesa di una degna sepoltura, Acerbi continuava a ostentare la sua vita di ricchezze, percorrendo la città a velocità folle con la sua lussuosa carrozza e dando balli nei suoi son-

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tuosi saloni. Quando la pestilenza finì, lasciando Milano nel caos più totale, tutti si resero conto che in casa Acerbi nessuno ne era stato colpito, né gli abitanti né gli ospiti. Le cronache del tempo, infarcite di sinistre fantasie dettate dal terrore e dalla superstizione, raccontavano che nel palazzo vivesse proprio Satana e i milanesi si convinsero che il Diavolo in persona festeggiasse in Corso di Porta Romana 3. In effetti questo palazzo non fu solo immune alla peste manzoniana. Si salvò anche dalla bombarda austriaca del 1848, di cui conserva a testimonianza una palla di cannone conficcata nella facciata. Ludovico Acerbi in realtà morì anni prima dello scoppio dell’epidemia: tuttavia la leggenda continuò ad aleggiare attorno a questo personaggio così controverso. Le vicende storiche che coinvolgono il Palazzo e le testimonianze popolari sulla particolare personalità di Acerbi sembrano confermare l’idea che questa storiella non sia solo frutto dell’immaginazione. 24oreNews

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24 orenews.it

Milano Periodico di Cultura e Società

Anno 9 - N. 10 Ottobre 2019

PERSONAGGIO

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Charles Leclerc il nuovo “diavolo rosso”

ARTE E CULTURA

In copertina: Charles Lecrerc

Milano a teatro Teatro alla Scala: Quartett; Giulio Cesare; Onegin Milano in mostra Milano in concerto

Ottobre

GIROMILANO

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Alla ricerca di locali insoliti

FASHION

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MFW: Collezioni P/E 2020

BEAUTY

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I consigli di Marina Mazzolari L’estetica del maschio

MILANO SI RACCONTA

20 21 22

L’arte e la bellezza al femminile Milano Fashion Week, alla Scala il pieno di star Milano design, moda, architettura, cultura… e verde

RUOTE & MOTORI

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1929: la nascita della “rossa” Nuova BMW X7

FINANZA & FUTURO

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A proposito del nostro Sistema giudiziario

VIAGGI

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La Cappadocia, terra di bei cavalli e camini di fate

HI-TECH

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Le ultime novità più interessanti

ERBARIO MAGICO

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Ginkgo biloba, l’albero della vita

AMICI A 4 ZAMPE

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Le aree cani di città: felicità o pericolo?

COME STAI?

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Cellule staminali cordone ombelicale, una scelta informata La vita in menopausa

IL SESSUOLOGO

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L’esperto risponde

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24oreNews

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EDITORIALE

“INTEGRAZIONE”

LA PAROLA MAGICA DELLA MEDIA DI VIA ANEMONI Alla fine dello scorso anno scolastico ho ricevuto un invito da alcune insegnanti della Scuola Media di via Anemoni qui a Milano, per verificare cosa significa integrare studenti stranieri e italiani nel modo migliore. L’ho accettato con entusiasmo perché ero curioso di incontrare queste insegnanti che svolgono un lavoro complicato, ma certo ricco di soddisfazioni, soprattutto perché loro hanno dato corpo e sostanza alla parola “integrazione” che a tutti i livelli della nostra società, molti, pronunciano senza conoscere come si deve fare per attuarla davvero. Sono arrivato all’appuntamento e mi sono trovato davanti il mondo: indiani, colombiani, peruviani, marocchine, ukraine, moldave, slovene… e un giovanissimo nepalese di 12 anni che frequenta questa scuola da circa un anno. Parla italiano come me, e questo mi aveva già molto colpito, per poi lasciarmi letteralmente “a bocca aperta” quando mi ha detto «... facile, prima di venire a scuola ogni mattina fai un po’ di yoga e poi di meditazione, vedrai quanto è utile». Parlando con loro ho capito che neppure le religioni riescono a dividerli. Le due ragazze marocchine me lo hanno subito confermato, una con il velo e una senza, vicine sorridenti, assolutamente a loro agio. Il giovane indiano mi ha fatto capire che era induista, ma forse più per tradizione che per convinzione, esattamente come accade per tanti di noi cattolici. Anche per il loro futuro hanno idee molto chiare, sperano di diventare medici, informatici, ricercatori, veterinari, biologi. Nessuno dei maschi mi ha detto “il calciatore” nessuna delle ragazze mi ha risposto “l’attrice”. Tutti mi hanno detto che nei loro Paesi di origine c’è più “distacco” tra alunni e insegnanti. Poi, “sciolte le righe”, tutti via a giocare con i compagni italiani. Ho imparato che gli insegnanti che amano il loro lavoro possono fare miracoli e che da loro, valorizzandoli a dovere, si attua l’integrazione di cui tanto parliamo. Nella media di via Anemoni hanno fatto una magia, ma sono convinto che a Milano esistano tante altre scuole dove ogni giorno si “producono” magie tra insegnanti e ragazzi senza distinzione di colore della pelle o di Paese di provenienza, perché l’integrazione è la base per imparare a vivere meglio e costruire un futuro più sereno, e gli insegnanti lo sanno molto bene. Carlo Kauffmann 24oreNews

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IL NUOVO “DIAVOLO ROSSO”

CHARLES LECLERC A cura di RANUCCIO BASTONI

n vetta al podio altissimo dell’autodromo di Monza, mentre esplodeva l’entusiasmo di migliaia di tifosi venuti da mezzo mondo per assistere al Gran Premio d’Italia di Formula 1, il più giovane vincitore che la Ferrari abbia mai avuto, Charles Leclerc, si è messo a cantare sulle note dell’inno nazionale. Erano anni che non succedeva. Un boato ha fatto rimbombare le tribune e il paddock. Leclerc ha poi rivelato di averlo imparato in auto tornando in uno dei suoi numerosi viaggi da Maranello a Montecarlo. Scaramanzia o una premonizione, in previsione della sua prima vittoria in Ferrari, che si era avverata a Spa, in Belgio, la settimana precedente? Però Monza è stata tutta un’altra cosa, un’esperienza unica. «Lassù - ha confessato Leclerc - l’emozione infatti mi ha impedito di trovare tutte le parole sul gradino più alto del podio più bello del Circus!». E ora, com’era prevedibile, su questo ragazzo ventunenne monegasco che ha spezzato, dopo nove anni, la maledizione Ferrari a Monza, è già fiorita un’antologia di aneddoti e storielle. Come quando si dice abbia chiesto a

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ph Claudio Pezzoli/New Reporter Press

PERSONAGGIO

caldo all’intervistatore della Rai: «Scusi, posso parlare italiano?». O la storiella, verissima, del tassista che dall’autodromo lo aveva portato in albergo a Milano dopo la gara: «Sono entrato in un taxi, dietro, perciò il taxista non mi vedeva - ha raccontato Leclerc -. E lui mi chiese Sei andato a vedere il Gran Premio oggi?. Sì, sì, era molto bello - gli risposi - e lui aggiunse: Il giovane è veramente forte. E io: Mi fa piacere che dica questo. Solo alla fine del viaggio gli spiegai chi ero, lasciandolo senza parole… gli brillavano gli occhi». E nei giorni successivi Charles Leclerc ha continuato a rivivere quella giornata esaltante. «Mai stato così stanco dopo una gara - ha confessato -. È stata una corsa difficile, volevo fare bene per il team e per i tifosi. Vincere a Monza è qualcosa di indescrivibile: già la settimana, prima a Spa era stato fantastico, ma in termini di emozioni il successo a Monza vale dieci volte di più. Ho commesso un paio di errori è vero, per fortuna nessuno di questo mi è stato fatale. Per il futuro devo stare

Sebastian Vettel

un po’ più attento…». Ma la Vittoria di Charles Leclerc è stata anche la preziosa ciliegina sulla torta della intensa settimana monzese. Quest’anno infatti si festeggiavano i 90 anni della scuderia Ferrari, creata nel 1929 da Enzo Ferrari, i 97 anni dell’Autodromo di Monza, costruito nel 1922 ed infine i 90 anni del Premio. Tre eventi che hanno riempito Milano e la Lombardia di migliaia di tifosi venuti da mezzo mondo per festeggiare “la rossa”.

LA “ROSSA” E LA FIDANZATA: LE PASSIONI ITALIANE DI LECLERC Charles Leclerc è nato ventidue anni fa a Montecarlo, nel principato, il 16 ottobre 1997 (sotto il segno zodiacale della Bilancia), ma il suo cuore sin da piccolo ha battuto dalle parti dell’Italia. Come la passione di correre. Sempre condivisa dal papà, che l’ha sempre sostenuto. Purtroppo uno degli anni più importanti per la sua carriera, il 2017, è stato segnato dalla morte prematura di suo padre Hervé Leclerc, (il 20 giugno) a 54 anni, per una grave malattia, proprio alla vigilia di una gara molto importante. E i racconti della sua infanzia sono sempre velati da un velo di nostalgia e di tristezza: «Avevo 4 anni ed ero a casa di amici a guardare il GP di Monaco; sentivamo il rombo assordante dei motori e vedevamo le auto sfrecciare. Un ricordo nitido e importante. Mi sono innamorato subito di quel mondo e di quella vita. Da allora il mio scopo è stato di guidare, senza pensare ad altro. Come tutti anch’io ho cominciato guidando un “kart”. Dev’essere stata 24oreNews

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PERSONAGGIO

una delle prime volte che sono salito sul kart che mi è capitato l’incidente più divertente. A 4 anni sapevo già avviare un kart da solo. Io e mio padre siamo arrivati in pista così sono subito salito a bordo del go-kart e sono partito. Papà si fermò a lato della pista urlando e agitando freneticamente le braccia, ma non lo sentivo e non capivo perché. Dopo aver completato diversi giri mi sono fermato e ho capito: non stavo indossando il casco! Sì, ero ignaro del resto del mondo sin da bambino, mi importava solo guidare». Breve ma intenso il suo curriculum: nel 2005, all’età di appena 8 anni, ha iniziato a gareggiare con il kart, per poi passare nel 2014 alle monoposto. In quegli anni ha avuto modo di sviluppare una certa esperienza, che è stata ben presto notata dagli scopritori di talenti. Nel 2016, Charles è stato inserito nella Ferrari Driver Academy, dove si formano i nuovi piloti per la scuderia del cavallino rosso. Da allora, in soli 3 anni, Charles Leclerc è diventato la punta di diamante della Scuderia. Nel 2018 ha corso in Formula 1 per la scuderia Sauber 8

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e quest’anno ha preso il posto di Kimi Raikkonen alla guida della Ferrari. È il primo pilota monegasco ad aver vinto un Gran Premio di Formula 1, e il pilota più giovane della storia ad aver vinto un GP al volante di una vettura della scuderia di Maranello. Per quanto riguarda la sua vita sentimentale, Charles è un ragazzo molto riservato. È fidanzato con Giada Gianni, una giovane di origini italiane nata a Napoli il 2 marzo 1998, sotto il segno zodiacale dei Pesci, che da tempo vive a Monaco. Ed è proprio qui, probabilmente, che ha conosciuto Leclerc e si è innamorata di lui. Ha iniziato

a frequentare Charles nel gennaio del 2015, e nel tempo è diventata la sua fan numero uno. Amante del sole e del mare, Giada è anche una donna molto dinamica e atletica. È anche appassionata di animali, della natura, adora le escursioni e le gite in barca. Non ama il trucco esagerato e in tutte le sue foto appare sempre con un look al naturale. È la prima fan di Charles, al quale dedica dolcissimi post sui social e che supporta in ogni avventura sportiva. Su Facebook ha inserito una sola informazione specifica del suo curriculum: gli studi presso il liceo “Albert 1er” nel Principato di Monaco.


MILANO A TEATRO

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IL COTTO E IL CRUDO - HAPPY RECITAL TO YOU Dal 3 al 6 Ottobre: Manzoni Una coppia storica della comicità pugliese: l’ironia è quella di sempre, nonostante le carriere dei due abbiano preso strade diverse: Solfrizzi è un volto ormai riconosciuto del Cinema e della fiction italiane, Stornaiolo ha preferito la conduzione televisiva e di manifestazioni. Con loro una band di jumping jive, “Guy e gli Specialisti”, farà da contrappunto musicale suonando the best of 50’s.

L’EX MARITO IN BUSTA PAGA Dal 17 Ottobre al 3 Novembre: Martinitt Chi la fa l’aspetti, non importa quanto a lungo. La fame di rivalsa per una ex-moglie abbandonata sembra essere insaziabile, anche dopo vent’anni. E così l’ex marito da fuggitivo si trasforma in schiavo... e protagonista di una guerra all’ultima ripicca. Uno spettacolo di Éric Assous, con Guenda Goria, Anna Zago, Piergiorgio Piccoli, Aristide Genovese, Daniele Berardi.

IL GRIGIO Dal 3 al 13 Ottobre: Carcano Un uomo in crisi esistenziale si ritira in campagna, ma la sua desiderata solitudine viene disturbata da un topo - il Grigio che diventa presto il simbolo di tutti i suoi problemi. Giorgio Gallione adatta il capolavoro di Gaber e Luporini, inserendo alcune celebri canzoni del Signor G, arrangiate per l’occasione da Paolo Silvestri.

NOTRE DAME DE PARIS Dal 17 Ottobre all’11 Novembre: Arcimboldi Il debutto a Parigi nel 1998, poi nel 2002 la “prima” in Italia al Gran Teatro di Roma di quello che sarebbe stato il musical dei record. Un’alchimia unica, e forse irripetibile, che porta innanzitutto la firma inconfondibile di Riccardo Cocciante per le musiche, definite da tutti sublimi. Con le parole, che raccontano una storia emozionante, scritte da Luc Plamondon.

IL MAESTRO E MARGHERITA Dal 15 al 27 Ottobre: Piccolo Teatro - Strehler Un eterogeneo gruppo di attori dà vita alle magiche e perturbanti pagine di Michail Bulgakov con una delle più strazianti e straordinarie storie d’amore della letteratura, quella tra il Maestro e Margherita e quel loro rimanere fatalmente impigliati, imprigionati quasi, l’uno nel corpo e nella mente dell’altra.

L’ESORCISTA Dal 18 Ottobre al 10 Novembre: Nuovo Un adattamento teatrale del romanzo di William Peter Blatty, da cui fu tratto il celebre omonimo film. La più agghiacciante ed estrema prova di fede prende vita sul palco, trasformando le inquietanti battaglie del bene contro il male, della fede contro il dubbio in un’esperienza tanto sofisticata quanto emotivamente coinvolgente.

N.E.R.D.S. - SINTOMI Dal 15 al 27 Ottobre: Filodrammatici Si ride tanto, ma si ride amaro per le battute fulminanti e caustiche scagliate contro la più celebrata delle istituzioni nazionali: la famiglia tradizionale. Padre, madre e quattro figli maschi - nel 50° anniversario di matrimonio dei genitori insieme ad altri parenti e conoscenti, si ritrovano per festeggiare. L’idea è quella che tutto sia perfetto, ma ovviamente non sarà così.

LE SIGNORINE Dal 23 Ottobre al 3 Novembre: Franco Parenti - Sala Grande Ambientata in un vicolo di Napoli è una commedia che sfrutta abilmente la comicità celata dietro al tragico quotidiano, un testo che ben si presta a una grande prova d’attrici per Giuliana De Sio e Isa Danieli. Nella loro veracità napoletana le due sorelle Rosaria e Addolorata sanno farci divertire e commuovere raccontando, con grande ironia, gioie e dolori della vita familiare.

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ARTE E CULTURA A cura di RAMTIN GHAZAVI

QUARTETT

GIULIO CESARE

LUCA FRANCESCONI

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL

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Dal 5 al 22 Ottobre 2019

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Dal 18 Ottobre al 2 Novembre 2019

Direttore Maxime Pascal Regia Alex Ollé - La Fura dels Baus Durata spettacolo: 1 ora e 20 minuti

Direttore Giovanni Antonini Regia Robert Carsen Durata spettacolo: 3 ore e 50 minuti inclusi intervalli

l compositore italiano Luca Francesconi basa il libretto della sua opera Quartett, che ha debuttato nel 2011 al Teatro alla Scala, sull’omonima commedia di Heiner Müller, essa stessa riscrittura de Le relazioni Pericolose di Laclos. L’opera torna nel suggestivo allestimento creato per la Scala da Alex Ollé de La Fura dels Baus, mentre sul podio torna il giovane Maxime Pascal.

QUARTETT APPUNTAMENTI

l dramma per musica in tre atti Giulio Cesare in Egitto, su libretto di Nicola Francesco Haym, andò in scena per la prima volta a Londra il 20 febbraio 1724 e riscosse un grande successo di pubblico. L’episodio storico alla base dell’opera è la campagna d’Egitto di Giulio Cesare nel 48-47 a.C. L’opera torna alla Scala (l’unico precedente nel 1957) con una nuova produzione di Robert Carsen e con un cast stellare.

QUARTETT APPUNTAMENTI

3 Ottobre: 5|11|14|17|19|22* h20

3 Ottobre: 18|21|23|25|28|31 h20 3 Novembre: 2 h20

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ONEGIN ratta dall’omonimo romanzo in versi di Puskin del 1833, l’Evgenij Onegin è una delle opere più rappresentative di tutta la grande produzione russa; essa racchiude pagine di grande intensità divenute anche assai popolari, arie che compaiono nell’indice dei più famosi brani d’opera (come la celebre Scena della lettera di Tat’jana). La trama è molto semplice: un giovane aristocratico annoiato dalla vita si lascia sfuggire, per gioco, quello che troppo tardi riconoscerà come il vero, grande amore.

PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ Dal 24 Ottobre al 10 Novembre 2019

Balletto in tre atti di John Cranko Direttore Felix Korobov Durata spettacolo: 2 ore e 25 minuti inclusi intervalli

ONEGIN APPUNTAMENTI

3 Ottobre: 24|26|29 h20 3 Novembre: 7|8|10 h20

ALTRI APPUNTAMENTI DI OTTOBRE d’amore - 1|4|7|10* h20 + L’elisir Quartett Anteprima giovani - 2 h20 + Giselle - 3| h14:30; h20 + La Cenerentola per3|8* i bambini - 6 h14:30 + Giulio Cesare | Prima delle Prime + Onegin | Prima delle Prime - 22 h18- 16 h18 +

Opere

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a favore della Croce Rossa italiana - 6 h20 + Serata I Virtuosi Scala | Concerti per i Bambini - 13 h16 + Filarmonicadella della Scala - 13, 27 h20 + Cameristi della Scala | Concerti per giovani e anziani - 14 h16 + Magdalena Kožená (mezzosoprano) | Simon Rattle - 20 h20 +

Concerti

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ScalAperta: biglietto sconto 50% 24oreNews

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MILANO IN MOSTRA OTTOBRE IMPRESSIONI D’ORIENTE ARTE E COLLEZIONISMO TRA EUROPA E GIAPPONE Mudec / Via Tortona 56 Orari: lun 14.30-19.30; mar,mer,ven,dom 9.30-19.30; gio,sab 9.30-22.30 1 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020 La mostra illustra attraverso una selezione ampia e diversificata di opere provenienti dall’Italia e dall’estero, lo sviluppo di quel gusto orientato verso il Giappone che pervase la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in particolar modo in Francia e in Italia. Essa si focalizza sui maggiori artisti italiani ed europei che hanno subito l’incanto del ‘Giapponismo’: da De Nittis a Rodin, da Chini a Induno, da Van Gogh a Gauguin e Fantin-Latour, da Toulouse-Lautrec a Monet, esponendone alcuni dei capolavori assoluti dell’epoca. In esposizione oltre 170 opere tra dipinti, stampe, oggetti d’arredo, sculture e oggetti di arte applicata, provenienti da importanti musei italiani e europei e da collezionisti privati. GUGGENHEIM LA COLLEZIONE THANNHAUSER, DA VAN GOGH A PICASSO Palazzo Reale / Piazza del Duomo 12 FILIPPO DE PISIS Orari: lun 14.30-19.30; mar,mer,ven,dom 9.30-19.30; gio,sab 9.30-22.30 Museo del Novecento / Piazza del Duomo 8 17 ottobre 2019 - 9 febbraio 2020 Orari: lun 14.30-19.30; mar,mer,ven,dom 9.30-19.30; La mostra, che giunge per la prima volgio,sab 9.30-22.30 ta in Italia, racconta la straordinaria 4 ottobre 2019 - 1 marzo 2020 collezione che negli anni Justin K. L’artista ferrarese Filippo de Pisis (1896 - 1956) torna Thannhauser costruì per poi donarla, a Milano dopo quasi trent’anni con un’ampia retrospetnel 1963, alla Solomon R. Guggenheim tiva che racconta al grande pubblico la vicenda artistica Foundation, che da allora la espone in e biografica di una delle personalità più interessanti modo permanente in una sezione del della pittura italiana del ‘900. Il suo lavoro è originale grande museo di New York. Saranno e non si può inserire all’interno di una corrente artistica esposti circa cinquanta capolavori, diprecisa: de Pisis ha tratto ispirazione da più avanguardie, pinti, sculture e opere grafiche di artisti come il Cubismo e il Dadaismo, facendole proprie, per impressionisti, postimpressionisti ed poi abbandonarle e diventare l’outsider che ancora oggi esponenti delle avanguardie storiche, la critica gli riconosce di essere. I soggetti da lui più fretra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, quentemente dipinti, come le nature morte - specie di Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo fiori - i paesaggi e i ritratti recano il segno della sensaPicasso, che documentano l’acuta sensibilità e la lungimiranza di Justin Thannhauser zione lasciata dagli oggetti nell’animo dell’uomo e delproponendo al visitatore un esaltante percorso nell’arte europea tra ‘800 e ‘900. l’artista. La mostra è curata da Pier Giovanni Castagnoli e Danka Giacon.

CANOVA. I VOLTI IDEALI Galleria d’Arte Moderna / Via Palestro 16 Orari: mar-dom 9.00 - 17.30 24 ottobre 2019 - 15 marzo 2020 All’apice della sua carriera, Antonio Canova si dedicò alla produzione di busti di soggetto femminile da lui stesso indicati come “teste ideali”. Ispirate ai ritratti eseguiti negli anni precedenti per la famiglia Bonaparte, tali opere gli consentirono di proseguire e approfondire il tema del bello ideale, declinato di volta in volta secondo soggetti di carattere letterario, allegorico, mitologico. Le “teste ideali” riscossero un successo immediato presso i collezioni dell’epoca e risultarono particolarmente gradite ai britannici che ne furono omaggiati in ringraziamento dell’aiuto offerto nel recupero delle opere d’arte trafugate con le spoliazioni napoleoniche. La mostra, a cura di Omar Cucciniello e Paola Zatti, propone un’esclusiva selezione di opere che permetterà di conoscere una fase affascinante e meno nota della produzione del Canova. 12 12

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MILANO IN CONCERTO

OTTOBRE

ORE 21.00

FIORELLA MANNOIA Giovedì 3/10 - Teatro degli Arcimboldi Per Fiorella il 2019 è un anno all’insegna del live, nei teatri d’Italia, con il suo “Personale Tour”. La cantante romana interpreta i brani del suo ultimo disco di inediti, i suoi grandi successi e alcune interessanti cover come “Eri piccola così” (di Fred Buscaglione), “Povera Patria” (di Franco Battiato) e “Sally” (di Vasco Rossi). ALBERTO URSO Venerdì 4/10 - Teatro degli Arcimboldi Dopo la vittoria del talent show Amici e il successo del suo primo album “Solo”, il giovane tenore e polistrumentista si esibisce dal vivo accompagnato da una grande orchestra. Ad Amici 2019 si è distinto da subito per la sua voce possente e il suo stile unico, che unisce il classico alla contemporaneità. ASSASSIN’S CREED SYMPHONY Domenica 6/10 - Teatro degli Arcimboldi Uno show che grazie a una tecnologia all’avanguardia regala 2 ore di emozione pura che coinvolgeranno sia gli amanti della musica classica e sinfonica che gli appassionati della omonima serie, i quali ritroveranno la potenza dell’opera che rivive nelle immagini, cavalcando le armonie della storia di Assassin’s Creed, tra ricordi, richiami e suggestioni.

FRANCESCO RENGA Venerdì 11+12/10 - Teatro degli Arcimboldi Il cantante è in tour per presentare il suo ultimo album di inediti L’altra metà - composto da 12 brani dal sound e dal linguaggio contemporaneo. Il disco rappresenta l’altra metà della vita, della storia, della musica di Renga: un altro capitolo, caratterizzato da nuove consapevolezze e forme, sonore e linguistiche.

VINICIO CAPOSSELA Lunedì 7/10 - Teatro degli Arcimboldi Parte a ottobre il tour del cantante per presentare le canzoni del disco “Ballate per uomini e bestie”, il suo undicesimo lavoro in studio, uscito a maggio. Tra i 14 brani che compongono l’album non mancano canzoni ispirate alla grande letteratura, da testi medievali alle opere di poeti amati come Oscar Wilde e John Keats.

FABRIZIO MORO Sabato 26/10 - Mediolanum Forum Il ritorno live del cantautore romano, uno degli indiscussi protagonisti del nostro panorama musicale. Sul palco con lui ci sarà la sua storica band: Claudio Junior Bielli (Pianoforte, Tastiere e Programmazioni), Roberto Maccaroni (chitarra e cori), Danilo Molinari (chitarra), Alessandro Inolti (batteria), Andrea Ra (basso e cori).

ROBERTO VECCHIONI Giovedì 10/10 - Teatro degli Arcimboldi Roberto Vecchioni arriva con il suo “L’infinito Tour” ove presenta l’album “L’infinito” uscito lo scorso novembre a distanza di 5 anni dall’ultimo lavoro discografico. Il lavoro racchiude 12 brani inediti e il ritorno eccezionale sulla scena musicale di Francesco Guccini che duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato al grande Alex Zanardi.

STING (ore 20.00) Martedì 29/10 - Mediolanum Forum La tappa milanese del dinamico e divertente “My Songs Tour” che si concentrerà sulle canzoni più amate scritte dall’artista durante la prolifica carriera di Sting come solista e frontman dei Police, costellata di successi e premi tra cui 17 Grammy Awards. Tra le hit: “Englishman in New York”, “Fields of Gold”, “Shape of My Heart”, “Roxanne”, “Message in a bottle” e tante altre. 24oreNews

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GIROMILANO Alla ricerca di locali insoliti come le pizze abbinate ai drink, piatti asiatici con ispirazione occidentali sino ad una sosta golosa con gusti inediti A cura di RAFFAELLA PARISI

GIOLINA Pizza napoletana gourmet con un drink list in dialetto milanese. In zona Porta Venezia, ha aperto Giolina: un ambiente dall’eleganza vintage, molto meneghina, dal sapore del dandy metropolitano. La milanesità dei nomi si unisce all’impronta partenopea delle pizze, ottenuta dalle farine seminterrati e integrali, la lievitazione e l’impasto a cura dei Danilo Brunetti. Eccellenze del food italiane, difficili da trovare nelle pizze, come il Parmigiano Reggiano di 42 mesi o la ricotta al fumo di ginepro. Ogni pizza è abbinata ad un cocktail a cura di Flavio Angiolillo. ➭ Via Bellotti 6 | www.giolina.it

PIZZOTTELLA La prima pizza in teglia romana. Pizzottella, nuovo brand del gruppo Ranucci in zona Porta Romana, diventa anche tonda: bassa, leggera e croccante come da antica ricetta. L'idea di David Ranucci, oste romano e imprenditore e del giovane pizzaiolo Jacopo Mercuro. Non vi sono le posate, si mangia con le mani per assaporala in modo più gioviale. Di facile digeribilità grazie al meticoloso impasto con due tipi di farina e alla lunga lievitazione. Particolare la “Carbonara” e la Pizza dell’Oste, con cicoria, porchetta e mozzarella di bufala. ➭ Via Lodovico Muratori 8 | www.pizzottella.it MU FISH Premiato dalla guida 2020 del Gambero rosso Milano per la miglior qualità prezzo tra i ristoranti lombardi. La sua cucina è un mix di ricette tipiche di Hong Kong e dell’Oriente asiatico, con ingredienti e ispirazioni occidentali. La cucina è a vista, dietro il bancone lo chef Jiang, per otto anni da Finger’s e Kim, maestro di Dim Sum. Una particolare attenzione alla qualità delle materie prime e alla loro origine che si tratti dello shiso, sorta di basilico orientale o dello yuzu, pompelmo giallo giapponese o della carne piemontese proveniente da allevamenti etici e sostenibili. ➭ Via Galilo Galilei 5 - Nova Milanese | www.mufish.it CIACCO Sosta golosa con il gelato di Ciacco, nome del personaggio dell’inferno dantesco, sotto le guglie, in via Spadari con eccellenti materie prime. Il gelatiere Stefano Guizzetti scopre, studia e abbina come il sorbetto alla banana, aglio nero e pepe di Sichwan tanto che nel 2019 il Gambero Rosso gli ha conferito il premio come “Miglior gelato gastronomico d’Italia”. Sono stati eliminati additivi, addensanti e conservanti, solo fibre e proteine naturali con attenzione alla sostenibilità. Tra i gusti anche vitello tonnato, il ragù. Il promettente gelatiere-chimico non si ferma, in programma la sperimentazione dei gelati fermentati e gli aperitivi degustazione con tre abbinamenti inusuali accompagnati da vino o birra. ➭ Via Spadari 13 | www.ciaccolab.it 14

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Il primo viaggio è sicuramente negli anni ‘70, e in alcuni suoi elementi stilistici: i cappelli flosci da pescatore, i colori (tutte le sfumature della terra e del sole). I tailleur pantalone che hanno caratterizzato il power dressing anni Novanta tornano di moda. Cravatte dello stesso colore della camicia: donne rigorose e dinamiche, pronte a entrare in azione, come in un film di 007, ma dall’imprescindibile dettaglio del tacco alto. Resistono, dalla scorsa stagione, anche le stampe floreali, ma micro. Femminile e milanese, ça va sans dire.

Max Mara

Em po rio A

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A cura di PATRIZIA COLOMBO

COLLEZIONI P/E 2020

Prada

Alberta Ferretti

FASHION


MILANO FASHION WEEK

Bottega Veneta

Genny

Giada

Fendi

Moschino


BEAUTY MASQUE DE NUIT VELOURS SISLEY Maschera lenitiva viso La notte, protetta dalle aggressioni esterne, la pelle si dedica alla sua riparazione. Questa maschera lenitiva accompagna la pelle secca nel suo processo di riparazione grazie ai suoi ingredienti più efficaci (Miele di Timo, Burro di Karité). Al risveglio, la pelle si è “ripresa”, rivitalizzata, è più forte e più resistente. Procura un benessere immediato grazie alla sua texture “cocooning” e al suo profumo che avvolge la pelle in una bolla di dolcezza.

Le novità prodotti beauty sono sempre molto attese quando, di ritorno dalle vacanze, ci si prepara ad affrontare l’arrivo dell’autunno e poi dell’inverno. Tutti i brand si sono rimessi in moto per lanciare le novità prodotti beauty autunno 2019. La scelta è davvero ampia, vi aspetto!

MAKE UP NOIR ET BLANC CHANEL Collezione trucco A/I 2019 Ricchi di simbologia e significati, il nero e il bianco rappresentano la mancanza di colori e l’assorbimento totale della luce, in contrasto alla compresenza di tutti i colori dello spettro elettromagnetico e della massima luminosità. La nuova collezione comprende numerose referenze, tra cui eyeliner, palette occhi e ombretti singoli, gloss ultra brillanti, rossetti dal colore intenso e smalti tanto dark quanto angelici.

IDÔLE DI LANCOME Profumo donna Idôle di Lancome è una nuova fragranza del gruppo Chypre Floreale da donna. Lanciata quest’anno sul mercato Idôle è stata creata da Shyamala Maisondieu, Adriana Medina e Nadege le Garlantezec. Le note di testa sono Bergamotto e Pera; le note di cuore sono Rosa Turca, Rosa di Maggio e Gelsomino Indiano; le note di base sono Muschio Bianco e Vaniglia.

HAIR RITUEL MASQUE SOIN SISLEY Maschera rigenerante capelli Masque Soin Régénérant aux quatre huiles végétales permette una rigenerazione globale del cuoio capelluto e dei capelli nella loro lunghezza. Estratti di origine vegetale, proteine, vitamine e minerali dinamizzano il bulbo pilifero per rinvigorire dalla radice i capelli sfibrati. Gli oli di Karité, Macadamia, Camelia e Nocciola levigano e nutrono intensamente la fibra capillare.

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ROUGE RUBEUS MILANO Profumo donna Un giardino d’estate pieno delle rose in fiore, del raffinato champagne rosè che riempie un calice con le sue bollicine maliziose e il profumo dolce e aspro di frutti di bosco freschi: questa è l’essenza di questa fragranza di Rubeus Milano. Le note di testa sono Champagne, Ribes Nero e Arancia; le note di cuore sono Pompelmo, Albicocca e Fiore di Pero; le note di base sono Rosa, Lampone e Vaniglia.


BEAUTY Dr.ssa Francesca Bocchi Medico Estetico Medico di Medicina Generale Consulente in sessuologia clinica www.dottoressafrancoise.com

L’ESTETICA DEL MASCHIO ggi la medicina estetica non è più un privilegio riservato alle donne. Sempre più uomini di tutte le età e da tutti gli stili di vita stanno scoprendo questo universo ed i benefici della medicina in estetica. Dal giovane uomo all’uomo d’affari metrosexual, gli uomini sono sempre più preoccupati per il loro aspetto fisico e l’immagine che riflettono. Gli effetti dell’invecchiamento sono abbastanza simili in uomini e donne. Tuttavia, le aspettative maschili sono diverse, con conseguente e adeguata cura estetica. Gli uomini cercano un trattamento veloce, indolore ed efficace fin dal primo giorno e per un lungo periodo di tempo. Non si possono trattare gli uomini allo stesso modo di come si trattano le donne. È necessario rispettare alcune regole di base, al fine di evitare errori. Per esempio, creando “un’espressione mefistofelica” con le sopracciglia alte e arcate, con un effetto innaturale e ridicolo negli uomini. Quando si parla di full-ringiovanimento del viso è bene comprendere che per gli uomini è necessario avere alcune rughe, al fine di evitare un aspetto troppo femmineo. L’obiettivo è quello di definire i contorni del viso per un “look” più maschile, evitando di creare troppi volumi e quindi un viso inoppor-

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tunamente artefatto. Uno dei parametri estetici da prendere in considerazione quando si tratta il terzo inferiore del viso è la zona tra il naso e il labbro superiore. La punta del naso dovrebbe essere inferiore a quella delle donne. Si considera un angolo naso-labiale di 100-120° nelle donne e negli uomini circa 90-95°. Si può “scolpire” il naso utilizzando semplicemente i filler dermici. Quando si trattano le guance, bisogna essere attenti a non rendere questa zona troppo “piena”, evitando di innalzare troppo gli zigomi, che sono una caratteristica prettamente femminile. Stessa attenzione va posta alle labbra, che devono apparire definite

ed idratate, ma non troppo pronunciate, per non rischiare un’eccessiva femminilizzazione del volto. Credo che sia fondamentale approcciare al paziente uomo in modo diverso dalla donna. Nelle donne, spesso si cerca di combattere il rilassamento cutaneo con un riempimento delle guance. Non si può fare negli uomini. In questo caso è necessario utilizzare diverse tecniche combinate tra di loro, per combattere l’effetto “bambolotto” che si potrebbe ottenere. Filler di acido ialuronico, botulino, fili di trazione e peeling chimici, sono tutte procedure che riescono a garantire un aspetto disteso ed idratato ma comunque sempre virile. 24oreNews

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L’ARTE E LA BELLEZZA AL FEMMINILE SFILANO ALLA MILANO FASHION WEEK

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orme morbide, lontane dall’idea di perfezione che a lungo ha dominato la scena: è una bellezza dirompente e non convenzionale quella della modella dipinta da Luna Berlusconi. Un’opera di grandi dimensioni (170x300cm) esposta durante la sesta edizione dell’evento moda firmato Mad Mood, il 18 e 19 settembre. “Divina”, questo il nome della tavola realizzata su legno listellare, ha portato a Palazzo dei Giureconsulti l’intensa ed espressiva arte della pittrice emergente, dialogando con le modelle curvy che sfilavano in passerella. L’evento, organizzato in corrispondenza della Fashion Week milanese, è stata l’occasione per affermare una rivoluzionaria idea di bellezza, lontana dai canoni tradizionali. L’opera di Luna racchiude il tema di questa edizione, la celebrazione della donna curvy, e dà il nome alla due giorni consacrata alla moda che, come ogni anno, ha fatto da palcoscenico alle eccellenze del Made in Ita-

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ly e alle creazioni di designer e artisti di fama internazionale. «Amo dipingere il corpo delle donne, esaltandone la femminilità - spiega Luna Berlusconi - esplorandone tutte le straordinarie forme e cercando di raccontare diversi stati d’animo e personalità. Quello che cerco di trasmettere nei miei nudi è la sensualità: non la perfezione che propongono pubblicità e riviste, ma un’energia che viene da dentro, una sicurezza che rende qualsiasi donna unica e bellissima. Le forme della mia ‘Divi-

Luna Berlusconi

na’ sono un inno alle donne, un grido che invita a lasciarsi alle spalle gli stereotipi e a cercare la bellezza dentro di sé». Il quadro di Luna ha, infatti, per protagoniste le morbide e sensuali forme di una modella curvy, che si mostra allo spettatore in tutta la sua bellezza, con sguardo seducente. A fare da sfondo al soggetto, dipinto con smalto nei toni del bianco, del grigio e del nero, sono materiche pennellate di magnete, tratto distintivo della variegata produzione dell’artista. Divina è un’opera contemporanea che affonda le sue radici nell’arte dei maestri del passato come spiega il curatore e critico d’arte Andrea Dusio: «La tavola è prima di tutto una rappresentazione potente della donna, della femminilità e della sensualità, secondo canoni e codici estetici che appartengono alla nostra sensibilità e alla storia delle arti figurative, da Tiziano e Rubens sino a Botero. Luna Berlusconi l’ha dipinta con il suo stile straordinariamente istintivo, capace di sintetizzare le linee che costruiscono i volumi, le ombre e gli scuri».


MILANO SI RACCONTA

MILANO FASHION WEEK

ALLA SCALA IL PIENO DI STAR

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al 17 al 23 settembre Milano è tornata a essere capitale mondiale della moda e lo ha fatto in grande stile, con un calendario che quest’anno ha visto circa sessanta sfilate con decine e decine di presentazioni ed eventi per un totale di più di centosettanta collezioni. La Fashion Week quest’anno più che mai è stata all’insegna della sostenibilità e dell’internazionalizzazione. Un’irriconoscibile Piazza della Scala si è tinta di verde per la 3a edizione del Green Carpet Fashion Awards, con tralicci e grappoli d’uva che accompagnano la passeggiata dei visitatori e aiuole trasformate in orto. Un allestimento concepito dal Direttore Creativo della serata Hamish Bowles, che ha voluto onorare così il 500° anniversario di Leonardo Da Vinci. Mentre i top model-presentatori Adut Akech e Jon Kortajarena orchestravano la serata, sul tappeto rosso sfilavano tante celebrità appartenenti al Fashion system e al mondo dello spettacolo. Ma se l’anno scorso l’evento era affollato da star di Hollywood, quest’anno (eccezion fatta per Shailene Woodley, Derek Blasberg e per la coppia Colin e Livia Firth) gran parte delle scene è stata made in Italy: sul green carpet insieme a un’esplosiva Michelle Hunziker in abito rosso fiammante “sfilavano” Amanda Lear, Kasia Smutniak, Eva Riccobono, Levante, Stefania Rocca, Ginevra Elkann, Simona Ventura, Caterina Balivo. È stato il grande Valentino Garavani, 87 anni, a ricevere il prestigioso Legacy Award, scelto come vincitore dal direttore creativo e co-fondatore di Eco-Age Livia Firth

In alto: Michelle Hunziker; Colin Firth e Livia Giuggioli; sopra: Sofia Loren con Valentino

e dal presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa. Il riconoscimento, che rende onore a una carriera straordinaria, è stato consegnato allo stilista dall’attrice Sofia Loren, emozionata fino alle lacrime. «La mia più grande gioia stasera è stato sapere che la signora Loren avrebbe partecipato», ha detto commosso Valentino, accolto da una standing ovation. Lo stilista lombardo è stato premiato per «il suo lavoro iconico che dura da oltre cinque decenni e per il sostegno al talento, al design e alla moda italiana». Una statuetta realizzata da Chopard è stata donata a tutti i vincitori che si sono distinti sul piano della sostenibilità fashion. 24oreNews

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MILANO SI RACCONTA

MILANO

DESIGN, MODA, ARCHITETTURA, CULTURA… E VERDE A cura di LUCA MEDICI

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ilano è una città proiettata al futuro, famosa nel mondo per il design, la moda, l’architettura e la cultura. Negli ultimi anni abbiamo visto la città trasformarsi: aree depresse sono rinate grazie a interventi unici nel suo genere, nuove architetture hanno trasformato lo skyline e moda&cultura sono uscite dalle loro aree storiche contaminando l’intera città con nuovi headquarter. Inoltre c’è stata una massiccia corsa al verde, con l’incremento della presenza di alberi, parchi e giardini all’interno dei confini meneghini nonché con l’estensione dell’Area C a quasi tutta l’area urbana, chiamata Area B. Questa nuova zona a traffico limitato, sorella maggiore dell’ex Area Ecopass, varata nel gennaio del 2008, si estende adesso per oltre il 70% del territorio comunale. Uno dei motivi che ha spinto il Comune a estendere questa ZTL, la più grande d’Italia, potrebbe sembrare quello di aumentare l’eco area visti i buoni risultati ottenuti

con la zona C. Falso! Questo primo progetto non ha portato un miglioramento della qualità dell’aria, anzi, da una recente fotografia e mappatura dell’intera area urbana sono emersi dei rapporti pessimi. Polveri sottili, particolato, Pm 10, Pm 2,5 e tutto ciò che entra in circolo - ha sottolineato l’Agenzia Europea per l’Ambiente - ha causato in Italia circa 50.550 morti premature in un solo anno, tutte causate dall’esposizione prolungata al PM 2,5. Un dato sconcertante. Milano purtroppo ha al suo attivo oltre 73 (limite CE fissato a 35) giorni di superamento del Pm 10… ed è fuorilegge da molti anni. Questi killer invisibili sono la causa inoltre di molti altri problemi di salute che spesso vengono ignorati. La mobilità ecosostenibile, grazie a veicoli elettrici ed ibridi, ha creato un nuovo trend nella città, ma la strada è ancora lunga, bisogna ulteriormente insistere sulle energie rinnovabili e sulle emissioni pericolose, non solo delle auto. Ma torniamo al verde, fino a pochi anni

fa Milano era una città grigia, dove la mancanza di verde non creava una vera attrattiva per gli abitanti, ma anche per i turisti. Il verde è una risorsa importante, le più importanti metropoli dispongono di ampie aree urbane, Londra ne è un esempio. Milano non è rimasta a guardare, nel 2017 il Consiglio Comunale ha approvato il “Nuovo Regolamento d’Uso e Tutela del Verde Pubblico e Privato”. Questo documento evidenzia un dato importante, cioè che non meno del 35-40% del territorio cittadino sia adibito a spazi verdi, ma non solo, incentiva la responsabilità dei cittadini, introduce nuove norme per la progettazione di spazi verdi e promuove l’estensione di aree verdi ubicate nella cintura urbana includendo le aree rurali. L’auspicio è che dall’esempio di altre città green nel mondo, a breve, anche Milano possa diventare una città più vivibile, ecologica e sostenibile, regalando ai cittadini molti polmoni verdi da vivere in modo sano e consapevole.


1929

LA NASCITA DELLA “ROSSA” A cura di RANUCCIO BASTONI

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È nata con Enzo Ferrari nel 1929 come reparto corse dell’Alfa Romeo per poi diventare indipendente nel 1939. In novant’anni la Ferrari si è imposta come una delle più note e titolate squadre nel panorama dell’automobilismo sportivo mondiale. Il suo nome è legato al Campionato del Mondo di Formula 1, in cui è presente fin dalla sua istituzione, conquistando per 15 volte il Titolo Piloti e 16 quello Costruttori (record assoluto di entrambe le categorie). Ha inoltre riportato numerosi successi nelle competizioni per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo come il Campionato del Mondo Sport Prototipi, vincendo 12 Titoli Costruttori. Ha trionfato anche nelle gare di durata, come la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring. La Ferrari ha trionfato infine nelle tre corse più prestigiose del mondo su 24

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tracciato stradale: la Targa Florio in Sicilia, la Mille Miglia a Brescia e la Carrera Panamericana, in Messico, quest’ultima annullata dopo 5 edizioni perché considerata la corsa più tremenda di ogni tempo, per la lunghezza, l’estrema pericolosità del percorso e le condizioni proibitive delle strade. Dice Mattia Binotto, Team Principal Ferrari: «La Scuderia Ferrari è fatta di unicità. La sua storia, di cui quest’anno ricorrono i 90 anni, è unica, perché è quella di una squadra che è stata capace di eccellere in ogni categoria in cui abbia gareggiato. Ha vinto più di qualunque altro team in Formula 1 e ha saputo primeggiare anche nelle competizioni di durata più massacranti, dalla Mille Miglia alla 24 Ore di Le Mans, alla Targa Florio. È stata in grado di eccellere anche nelle corse in salita e persino nel motociclismo, agli albori della sua storia».


ph Claudio Pezzoli/New Reporter Press

RUOTE & MOTORI

Dall’alto in senso orario: Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve; circuito GP Monza; la sopraelevata autodromo di Monza; una gara del 1935; un giovanissimo Enzo Ferrari

STORIA DELLA PISTA PIÙ VELOCE DEL MONDO L’autodromo nazionale di Monza, ribattezzato oggi ‘Monza Eni Circuit’ per motivi di sponsorizzazione, è un circuito automobilistico internazionale situato all’interno del parco di Monza. È il terzo autodromo permanente più antico al mondo, dopo quello di Brooklands (non più in uso) e quello di Indianapolis; inoltre è la sede storica del Gran Premio d’Italia, disputatosi qui 82 volte sulle 90 totali; sin dalla sua istituzione nel 1950 (con l’eccezione del 1980) ha sempre ospitato la Formula 1; dal 1949 al 1968 è anche stato sede del Gran Premio delle Nazioni del Motomondiale. Dal 1991, con le modifiche al circuito di Silverstone, il tracciato brianzolo è il più veloce tra quelli iridati: il record assoluto del circuito è di 1’19”119 con una media di 263,587 km/h stabilito da Kimi Räikkönen nelle qualifiche del Gran Premio d’Italia 2018. Tale tempo però non è considerato ufficiale perché non stabilito in gara. A Monza per la rievocazione c’erano il Presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani, il Team Principal della Scuderia Ferrari, Mattia Binotto ed il Vicepresidente della Casa di Maranello, Piero Ferrarim mentre le Frecce Tricolori dipingevano il cielo con la bandiera italiana. L’inaugurazione dell’autodromo di Monza risale al 1922: ma perché proprio in Brianza si decide di costruire quello che una formula un po’ logora definisce “il tempio della velocità”? Bisogna tornare indietro al 29 luglio 1900, quando

Gaetano Bresci uccide Umberto I a Monza e il re spira proprio all’interno della Villa Reale, che per la monarchia diventa un luogo oscuro. Vittorio Emanuele III farà poi chiudere la residenza reale e trasferire al Quirinale gli arredi, così sulla piccola Versailles del Piermarini in Brianza caleranno l’oblio e una damnatio memoriae pluridecennale. Tra il 1900 e il 1922, però, la vita si rivoluziona: ci sono il futurismo, Marinetti con le sue poesie “Veemente dio d’una razza d’acciaio / Automobile ebbrrra di spazio” e la Grande Guerra. C’è anche l’automobile che a breve diventerà un mezzo di trasporto generale. Di conseguenza cresce l’industria dell’auto, s’inaugurano fabbriche, lavorano gli artigiani, nasce una passione destinata a contagiare tutto il mondo industrializzato. In tutta Italia, nel 1922, le auto immatricolate sono circa 41mila, poche rispetto al resto d’Europa o agli Stati Uniti, tante per un Paese agricolo più che industriale. Nel 2018 in Italia i veicoli immatricolati saranno circa 37 milioni. E Monza, il parco e la pista? Finita la prima guerra mondiale, il parco di Monza finisce in mano all’Opera Nazionale Combattenti, che a sua volta lo gira a una società emanazione dell’Automobile Club di Milano, che non vuole perdere l’occasione di entrare nella modernità: perché le voci girano, e pare che in Francia stia per aprire un circuito alle porte di Parigi. E non si poteva restare certo con le mani in mano. Nasceva così l’Autodromo. 24oreNews

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RUOTE & MOTORI

NUOVA BMW X7

Potenza, comfort e lusso 4x4!

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A cura di LUCA MEDICI

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a nuova BMW X7 non è una semplice X5 con qualche centimetro in più, ma è la nuova ammiraglia delle SUV made in BMW. Un’auto pensata per mercati dove lo spazio non è certo un problema, le dimensioni lo dimostrano, oltre cinque metri di carrozzeria con un passo di oltre tre metri. Tedesca sulla carta, ma realizzata a Spartanburg, negli Stati Uniti. Ha una filosofia da vera ammiraglia, quasi una serie 7 rialzata per lusso e tecnologia. BMW ha voluto creare un’auto veramente diversa, capace di ospitare sei persone su singole poltrone con corridoio centrale oppure sette nella classica configurazione standard su tre file di sedili. La versione “xDrive30d” monta un motore da tre litri, sei cilindri, con una potenza di tutto rispetto, 265 CV, che spingono i 2.577 kg della vettura in modo fluido su tutti i fondi stradali. Non è un’auto da off road, ma se la cava bene sulle strade dissestate oppure su strade bianche. La potenza è sufficiente per spingere la vettura fino a 227 km/h e coprire gli 0-100 in soli 6,9”. I consumi non sono ovviamente da record, solo 11 km con un litro di media, ma se consideriamo potenza e prestazioni il risultato non è poi così negativo, merito anche del cambio automatico a otto rapporti con innesti fluidi e precisi, che decide il momento migliore per cambiare la marcia. Le sospensioni automatiche e l’assetto variabile regalano un comfort unico, si viaggia sull’ovatta e le asperità dell’asfalto vengono sempre filtrate in modo ineccepibile. Se si vuole guidare questo

grosso veicolo in modo ancora più pronto e preciso consiglio le ruote posteriori sterzanti, per una maggiore agilità di guida, ma questo costoso optional si aggiunge alla lunga lista di accessori a pagamento che possono far lievitare il conto già decisamente salato, infatti si parte da ben 95.000 euro per mettere in garage la nuova X7. Soldi ben spesi, si intende, infatti a bordo troviamo finiture curate, climatizzatore per ogni occupante, due schermi da 12,3”, un cruscotto ergonomico dove il driver è stato messo al centro del progetto, un impianto hi-fi premium con ben 20 altoparlanti e molto altro. Lo spazio a bordo è enorme, si viaggia in prima classe, ma lo spazio nel baule è variabile in funzione del numero di occupanti. Se si viaggia in quattro, con la terza fila di sedili abbassata il volume di carico è di ben 508 litri, lo spazio invece si riduce drasticamente, diventando di appena 145 litri, con la terza fila alzata. Difficile trovare altri difetti, si tratta di un’auto davvero bella e confortevole dove il lusso e il comfort la fanno da padroni. La nuova X7 darà del filo da torcere alla concorrenza! luca@myhome.biz

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FINANZA E FUTURO

A PROPOSITO DEL NOSTRO

SISTEMA GIUDIZIARIO utti sanno che uno dei problemi più gravi del nostro Paese è costituito da una Giustizia che è al vero collasso soprattutto per i palesi intasamenti dei Tribunali e la durata dei processi sia in sede penale che in sede civile. Ciò malgrado le possibili terapie di intervento possano essere molto meno complesse di quanto si possa credere. Ad esempio nelle cause civili da una semplice analisi dei dati emerge che ci sarebbero mille modi per dimezzare le problematiche. Basta pensare che al primo posto del contenzioso Civile ormai da decenni sono le liti tra i condomini le quali, da sole, costituiscono circa il 50% delle procedure civili nelle aule di giustizia. Nella propria casa ognuno vuole godere a pieno della propria privacy e ha una capacità di tolleranza molto minore rispetto al mondo esterno: ciò porta, inevitabilmente, a reagire in modo più “sanguigno” e ad avere livelli di tolleranza bassissimi. In una sorta di classifica fatta dall’Associazione Nazional-europea Amministratori d’Immobili, al primo posto dei motivi di contenzioso sono le immissioni, cioè quegli odori che penetrano da un appartamento all’altro (ad esempio i forti aromi delle cucine) e rumori come il ticchettio di scarpe, lo zampettare dei cani, volumi alti di televisori o quelli più marcati quali trapani, martelli, spostamenti di mobili… il tutto prevalentemente ad orari serali, notturni o la mattina presto. Saldamente al 2° posto della graduatoria vi sono le cd allocazioni di oggetti e mezzi in aree comuni del condominio come fioriere attaccate al muro o auto, moto e biciclette parcheggiate in spazi non autorizzati. Medaglia di bronzo ai rumori molesti negli spazi condominiali, quali i giochi e le grida dei bambini e gli schiamazzi in genere. Il resto della classifica è costituita da un pool di fattori che vanno da invasioni sul balcone sottostante da parte di panni stesi o flussi idrici dovuti all’innaffiatura di piante, dal rapporto con gli animali domestici, soprattutto in aree comuni del condominio come l’ascensore ed il cortile. In coda alla classifica troviamo le liti causate da ciò che concerne l’esterno dell’edificio, come ad esempio bucato in evidenza, scarsa attenzione al deposito dei rifiuti, mozziconi di sigaretta per terra o lo

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sbattimento delle tovaglie. Sempre secondo i dati della suddetta Associazione, la classifica delle regioni con gli inquilini più litigiosi vede al primo posto il Veneto con il 12% sul totale dei litigi nazionali, seguono poi la Campania e il Lazio con il 10%, la Lombardia con il 9%, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna con il 7%, mentre risultano molto più tranquille Basilicata e Sardegna con il 2% di liti condominiali. Vista l’entità di tali dati e la natura delle liti ribadisco che le soluzioni per dimezzare immediatamente l’intasamento dei Tribunali civili, possano essere davvero tante. Ricordo che i Magistrati, i Cancellieri e il Personale tutto dei Tribunali è già fortemente sottorganico e che impegnarli sugli odori di cipolla che passano da un appartamento all’altro non è forse la soluzione ottimale.

Prof. Avv. Antonello Martinez Studio Legale Associato Martinez & Novebaci www.martinez-novebaci.it


VIAGGI

LA CAPPADOCIA TERRA DI BEI CAVALLI E CAMINI DI FATE A cura di ELENA FOSSATI

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nclusa nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale Unesco, la Cappadocia, che in lingua persiana significa il “Paese dei bei cavalli”, è una bellissima regione della Turchia facilmente raggiungibile dall’Italia. È diventata famosa in tutto il mondo per lo spettacolo naturale che la caratterizza. Milioni di anni fa l’eruzione di 5 vulcani ha riempito di magma le depressioni che si erano formate nel-

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la zona, creando nel tempo un unico altopiano. L’acqua e il vento, erodendo nel corso degli anni il minerale poco resistente che componeva il magma, hanno scolpito numerose valli, grotte, cavità e i cosiddetti “camini delle fate”. In questa terra non ci sono grandi città, ma paesini collegati tra loro da percorsi in mezzo alle valli, oltre che da qualche strada. Essa fu zona di passaggio per le rotte commerciali (di qui passava la famosa

Via della Seta) e pertanto vi fiorirono alcune antiche civiltà, ciascuna delle quali vi ha lasciato la propria impronta culturale. I “camini delle fate” sono delle conformazioni rocciose a forma di prisma o fungo dove l’interno è stato scavato per renderle funzionali come abitazioni, monasteri o anche stalle. Questo fenomeno si sviluppò in epoca bizantina, quando eremiti cristiani e successivamente popolazioni intere si trasferirono qui, trasformando quest’area in un territorio rupestre con oltre trecentosessanta edifici, alcuni dei quali decorati internamente con affreschi per lo più religiosi. Göreme è il fulcro della regione, dove c’è maggior concentrazione di ristoranti, hotel e ‘camini delle fate’. Qui infatti molti hotel hanno scavato le stanze della loro struttura proprio all’interno dei camini delle fate: alloggiarvi è un’esperienza davvero suggestiva. Questo è an-


Sopra a sinistra: i Camini delle fate; a destra: il famoso giro in mongolfiera; a fianco: la Chiesa della Mela (Apple Church); sotto le case scavate nelle pareti rocciose

che il punto principale da dove poter ammirare lo spettacolo delle mongolfiere all’alba - tra i più belli al mondo - dal promontorio posto proprio in cima alla città. Un viaggio in mongolfiera è un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita: si può fare tutto l’anno, condizioni meteo permettendo. Ogni giorno, all’alba, qui si alzano in cielo centinaia di mongolfiere cariche di persone consapevoli di vivere un’esperienza unica al mondo. Volando in mongolfiera si può cogliere la natura più seducente della Cappadocia vista dall’alto, godendo scenari che vanno oltre ogni immaginazione: valli con nomi incomprensibili, che non è mai chiaro da dove partano e dove finiscano, musei a cielo aperto e città sotterranee, insomma luoghi di interesse non facilmente individuabili sulle cartine. Questo tipo di escursione è una tradizione locale e straordinaria e ottenne un notevole successo col campionato di mon-

golfiera organizzato in Cappadocia nel 1997: da allora ha avuto sempre più seguaci. Interessante sapere che Göreme, base di partenza del volo in mongolfiera, ospita il Museo all’aria aperta, luogo dove nacque la dottrina fondata da San Basilio il Grande e dai suoi fratelli, che consisteva nel sistema d’istruzione che si basa sull’unione di tutte le istanze cristiane. Il gioco delle nuvole nel cuore dei tipici camini di tufo della Cappadocia è un’altra esperienza da fare. Bianche nuvole creano affascinanti scenografie: si tratta di bellissime colombe che svolazzano nelle valli scavate nel tufo intorno a Uçhisar, a Göreme-Kılıçlar e Güllü Dere, Ürgüp Üzengi, Orta Hisar-Balkan Deresi e Kızılçukur, nella valle Çat nei pressi di Nevşehir e nella valle di Soğanlı entro i confini di Kayser. La colomba è il simbolo del legame familiare e della pace per il credo islamico, mentre è quello dello

Spirito Santo per il credo cristiano. Ebbene, su ogni camino di fata in direzione est o sud e sui punti più alti di quasi tutte le valli, sono state costruite delle colombaie e le colombe volano in libertà. In Cappadocia ci sono più di mille chiese che sono un’altra voce tutta da vivere in un viaggio in questa terra. Costruzione, struttura architettonica e decorazioni artistiche degli ambienti interni delle chiese suscitano ammirazione. Nelle chiese si notano le piante basilicali a navate o a forma di croce, vestiboli all’ingresso, colonne, archi, volte e cupole. Non a caso le città sotterranee e le chiese, dove oggi i lavori di restauro e di manutenzione proseguono regolarmente, accolgono un gran numero di visitatori. Nel “Paese dei bei cavalli” non potevano certo mancare i safari a cavallo. È una splendida opportunità per vivere passeggiate in sella in sintonia con la natura attraverso antichi villaggi che vivono le loro tradizioni, da fare in gruppo. Si può scegliere un tour di 2-3 ore o giornaliero insieme a guide di grande esperienza nel campo e che conoscono bene la zona o volendo si possono organizzare tour più lunghi con pernottamenti in tenda. Allora, siete pronti a partire? 24oreNews

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HI-TECH di MARIE BORDET

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FONTANELLA LUCKY KITTY

IPAD APPLE DA 10.2 POLLICI

LENOVO YOGA C940

SONY WALKMAN NW-A100TPS

Questa fontanella in pregiatissima ceramica sanitaria pesante, antiscivolo e anti-ribaltamento, è perfetta anche per i gatti più vivaci e per i cani di taglia piccola. L’originale design moderno senza angoli e spigoli è esteticamente gradevole, veloce e facile da pulire: infatti si smonta rapidamente e si lava in lavastoviglie. È silenziosa e non occorre filtro di ricambio. Con i suoi 3 diversi spazi per bere Lucky Kitty va incontro alle preferenze relative all’assunzione dell’acqua di ogni singolo animale, che può bere direttamente dalla fonte attraverso lo Zampillo, nell’Onda, oppure nella Vaschetta. Disponibile nei colori bianco e grigio. Il set completo costa ca 79€

Il nuovo iPad va sostanzialmente a succedere alla linea da 9.7 pollici, uscita ormai oltre un anno fa. La scheda tecnica conta su un display Retina da 10,2 pollici, il nuovo processore A10 Fusion (che rispetto a quello della passata generazione offre raddoppiate prestazioni) e il nuovo sistema operativo iPadOS13. Sarà dotato di smart connector e supporto ad Apple Pencil. Il nuovo fantastico display offrirà una definizione assoluta con ben 3,5 milioni di pixel. È realizzato al 100% in alluminio riciclato. I prezzi italiani sono di 389€ per la versione 32 Gb e 489€ euro per quella 128 Gb solo wi-fi e salgono rispettivamente a 529€ e 629€ per quelle cellular.

Elegante, sottile e performante, rientra nei dettami dello standard Intel Project Athena che sottointendono ottima potenza, lunga durata della batteria (17,5 ore) con ricarica rapida, portabilità, ripresa istantanea dallo standy, display touchscreen e connettività senza fili veloce wi-fi 6. Il 2-in-1 Lenovo Yoga C940 si rende disponibile nelle versioni da 14 e 15 pollici spingendosi fino alla risoluzione 4k uhd con il supporto dell’hdr. A bordo si trovano i processori Intel Ice Lake di decima generazione e si può andare anche a integrare la scheda grafica Nvidia GTX 1650. Uscirà da novembre nel formato 14 pollici a partire da 1999€

Una vera e propria operazione nostalgia quella di Sony cha alla fiera di Berlino (IFA) ha presentato la versione 2.0 in edizione limitata dello storico walkman a cassette rilasciato nel 1979. Simile solo nel look al primo modello, il dispositivo non riproduce le tradizionali musicassette (il movimento del nastro è solamente virtuale e riprodotto dal display HD da 3.2 pollici) ma i ben più comuni formati di file audio come MP3, WAV, FLAC o WMA. Inoltre, grazie alla connettività senza fili, permette l’ascolto della musica in streaming. È basato su Android con una memoria interna di 16 Gb e batteria (26 ore) ricaricabile. Rilascio previsto a novembre e al prezzo di 440€

24oreNews


ERBARIO MAGICO

A cura di MARICA DE BONIS

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e sue origini risalgono a ben 250 milioni di anni fa: parliamo del ginkgo biloba, un albero originario dell’Estremo Oriente che si caratterizza per l’incredibile longevità tanto che intorno ad esso è nata un’aurea di sacralità che lo ha reso noto anche come “albero della vita”. Questa denominazione non è poi così sbagliata se si considera che intorno ad alcuni templi in Cina, Giappone e Corea vivono esemplari di ginkgo che risalgono anche a 2000 anni fa. Si tratta di una pianta usata moltissimo per scopi ornamentali, ma anche per il suo valore sacro e per motivi strettamente legati alle sue proprietà medicinali e terapeutiche. Il termine “ginkgo” deriva dal giapponese Yin-kuo, che significa “albicocca d’oro”, in riferimento ai frutti la cui polpa però è irritante e tossica. Della pianta infatti si utilizzano gemme, foglie e semi i quali vengono normalmente consumati nei Paesi orientali (sia crudi che cotti) come condimento o contorno per numerosi piatti e, allo stesso tempo, costituiscono un’offerta rituale tipica delle cerimonie nuziali. I principi attivi si trovano nelle foglie, ricche di potenti sostanze antiossidanti, come flavonoidi, terpeni, vitamina C e carotenoidi, che liberano i tessuti (anche quelli sanguigni) dalle tossine e ne migliorano l’ossigenazione. Usata da millenni per rallentare l’invecchiamento, questa pianta ha documentati effetti benefici come terapia naturale per

GINKGO BILOBA

L’ALBERO DELLA VITA

contrastare i deficit della circolazione arteriosa e i danni da radicali liberi a livello encefalico, fattori da molti considerati fra le cause all’origine dei ronzii auricolari (acufeni) e delle vertigini. La capacità del ginkgo di proteggere il cervello è “scritta” nella forma e nel nome di questa pianta: è infatti chiamata “biloba” per la forma delle foglie, suddivise in due lobi proprio come il cervello. Anche il profilo e le nervature delle foglie ricordano molto da vicino la forma e la disposizione delle fibre nervose del cervelletto. Numerosi studi hanno confermato la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti con il ginkgo per disturbi quali ansia, demenza, problemi alla vista associati al diabete, glaucoma, dolori alle gambe mentre si cammina

causati da problemi alla circolazione, sindrome premestruale, schizofrenia, discinesia, vertigini e capogiri. In generale il ginkgo risulta un ottimo farmaco per migliorare le performance mentali. Si assume per via orale attraverso due possibili formulazioni: estratto di foglie e estratto di semi (meno spesso). Il dosaggio e la durata della somministrazione devono essere stabiliti dal medico sulla base del problema che si vuole trattare e possono variare da paziente a paziente. L’estratto di ginkgo è controindicato in gravidanza e durante l’allattamento, nell’emofilia e in chi assume farmaci anticoagulanti o altri farmaci che inibiscono l’aggregazione delle piastrine (antinfiammatori) e anche in chi assume antiepilettici. 24oreNews

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AMICI A 4 ZAMPE Dr. Ferdinando Asnaghi DVM Specialista in patologia e clinica animali da affezione ad indirizzo ortopedico Lettore ufficiale FCI per HD ED

S LE AREE CANI DI CITTÀ: FELICITÀ O PERICOLO?

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24oreNews

ono sempre più numerose in città le aree cani dove poter far sgambare in semilibertà i nostri amici a quattro zampe. Vediamo le regole da rispettare: i famosi 20 minuti di permanenza per soggetto per permettere l’avvicendamento ed evitare il sovraffollamento, il divieto di accesso a cani aggressivi o che abbiano già morso una volta e soprattutto la raccolta delle deiezioni. Fin qui tutto fa apparire le aree cani come un’isola felice ma vi sono alcune attenzioni lasciate esclusivamente al buonsenso del proprietario che se non vengono osservate fanno diventare le isole felici in un ricettacolo di malattie per il nostro beniamino. Partiamo dalle feci; le malattie parassitarie possono diffondersi molto velocemente, anche la raccolta delle feci da parte del proprietario potrebbe non essere efficace soprattutto in caso di feci molli o malformate ed ecco allora la possibile diffusione di parassitosi quali giardia, ascaridi, tenie e molti altri. Insomma una vera pulizia post eiezioni non è così semplice e scontata. Se quindi vi accorgete di residui di escrementi nell’area cani evitate di usufruirne. Altro problema è lo stato di salute dei cani che stazionano in area cani; non tutti sono infatti curati, vaccinati e controllati come dovrebbero, e alcuni addirittura potrebbero avere patologie in atto quali infettive o peggio in incubazione e diffondere il contagio. È il caso delle tossi dei canili, di patologie cutanee quali micosi, cheylitielle, rogne e la diffusione sarebbe possibile. Insomma è il buonsenso e la correttezza del proprietario che fanno dell’area cani un isola felice o un ricettacolo di patologie. Un altro problema di notevole gravità è la poca conoscenza delle gerarchie canine da parte dei proprietari; maschi lasciati insieme possono andare d’amore d’accordo per interi mesi poi all’arrivo di una femmina in calore o anche all’inizio del calore può scatenare l’inferno e la zuffa è quasi assicurata; attenzione quindi alle caratteristiche caratteriali di razza. Ciò detto se proprio non avete altro luogo ove far correre felice il vostro cane con magari cani affidabili di amici … buona area cani!


COME STAI?

CELLULE STAMINALI CORDONE OMBELICALE UNA SCELTA INFORMATA A cura di SORGENTE GENETICA

e coppie che sono in attesa di un bambino si mostrano sempre più interessate alle cellule staminali cordone ombelicale. Tuttavia, nonostante la disponibilità di tanti e differenti mezzi di comunicazione, è ancora molto difficile trovare informazioni esaustive e chiare su questo argomento. Il giorno del parto è l’unico momento adatto alla raccolta delle cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale del neonato. Oggi, in Italia, le famiglie possono scegliere di donare pubblicamente le cellule staminali cordonali, oppure di conservarle privatamente presso strutture dedicate, chiamate “biobanche” o banche del cordone, che si trovano all’estero. Essere in possesso di certificazioni nazionali e internazionali, come ad esempio la JACIE (Join Accreditation Committee) e la AABB (American Association of Blood Banks), conferisce maggior credito e affidabilità alle banche del cordone. Il sistema pubblico italiano di raccolta e di conservazione delle cellule staminali, allo stato attuale, è alle prese con grosse limitazioni, nonostante sul territorio nazionale siano presenti ben 18 biobanche pubbliche i cui costi di mantenimento sono a carico dei contribuenti. Le stime ri-

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velano che su 55.000 domande di donazione, solo 1.171 depositi (più o meno il 2,1% del totale delle richieste) sono stati fatti (Ministero della Salute, Report attività banche cordone ombelicale 2016 CNS). In pratica, di tutti i nuovi nati, solo allo 0,2% sono state prelevate le cellule staminali del cordone ombelicale e conservate in biobanche (una percentuale irrisoria). Questi numeri non sono sufficienti a garantire un percorso di qualità nè a giustificare, dai punti di vista economico e terapeutico, l’esistenza delle biobanche pubbliche. Inoltre, il sistema di raccolta pubblico dei campioni funziona solo dal lunedì al sabato, in orari diurni, e ciò non agevola tutte le persone interessa-

te. Si stima che ad oggi circa 95 cordoni su 100 finiscono tra i rifiuti speciali (www.aduc.it). Per tale motivo, sarebbe costruttivo trovare una soluzione per ridurre lo spreco di campioni così preziosi per le persone, e non far nascere dibattiti e polemiche fra donazione e conservazione privata del cordone. Una soluzione potrebbe essere quella di organizzare dei canali di diffusione delle informazioni, imparziali e veritieri, che parlino sia dei pro sia dei contro della conservazione privata e della donazione. Le informazioni chiare e precise sono necessarie soprattutto alle famiglie, cosicché compiano la loro scelta nel modo più informato e consapevole possibile. 24oreNews

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COME STAI? Dr. Cristiano Messina Studi Medici Vercelli www.studimedicivercelli.it www.centroames.it

LA VITA IN MENOPAUSA

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on menopausa si intende nella donna l’esaurimento della funzionalità ovarica che comporta la fine del ciclo mestruale nelle donne che hanno ancora l’utero. L’età è molto variabile, la fisiologica va dai 49 ai 52 anni. Esistono menopause precoci anche a 25 anni. C’è una predisposizione familiare per l’età di insorgenza della stessa. Le gravidanze tendono a ritardare la comparsa della menopausa così come in parte l’assunzione della pillola contraccettiva, mentre i cicli di stimolazione tendono ad anticiparla. Sintomi: molto variabili, in genere compaiono le cosiddette vampate di calore consistenti in fenomeni vasomotori con vasodilatazione dei vasi periferici e sudorazione, secchezza vaginale, calo del desiderio sessuale, irritabilità, dispareunia (cioè rapporti dolorosi), insonnia. La variabilità dei sintomi è spesso legata a come la donna vive l’ingresso in meno36

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pausa. Tanto più lo vive come un segno della fine dell’età riproduttiva e il segno dell’inizio dell’invecchiamento, tanto più i disturbi saranno evidenti. Ci sono anche donne la cui sessualità esplode, non più bloccata dal terrore di gravidanze indesiderate. Spesso anche il dolore durante i rapporti oltre alla secchezza è legato al fatto che la donna in menopausa non vuole più avere rapporti che diventano pertanto rari e quindi il dolore aumenta. Discorso a parte va fatto per l’osteoporosi, sicuramente il rischio che compaia aumenta con la menopausa, e sono più esposte, cosa rara, le donne magre. Si può prevenire con la dieta ricca di calcio e l’attività fisica regolare. Per quello che riguarda le terapie sono cadute un po’ in disgrazia le terapie ormonali sostitutive per uno studio che a fine anni ‘90 ha dimostrato pochi benefici e un incremento del rischio di tumori al seno. In realtà in assenza di importante familiarità, la terapia or-

monale con dosaggi mirati si può proporre con una durata che non dovrebbe superare i 5 anni, quando la qualità della vita è tanto compromessa. Esistono poi integratori sia per le vampate che per la secchezza vaginale spesso efficaci ma non miracolosi. Se il disturbo principale è l’osteoporosi esistono terapie specifiche, tra le quali oggi è molto di moda la somministrazione della vitamina D, la cui carenza sembra coinvolta in molte patologie oltre l’osteoporosi, tra cui il peggioramento delle capacità cognitive. Terapia efficace ma costosa per l’atrofia vaginale è l’utilizzo dei laser dedicati che rigenerano il tessuto mucoso vaginale. Per concludere, la menopausa ha molte componenti psicologiche e affrontarla senza turbamento, con una dieta corretta e con una corretta attività fisica può renderla un periodo sereno dove raccogliere i frutti dell’esperienza fatta anche nell’ambito della sessualità, senza l’angoscia di gravidanze indesiderate.


SESSUOLOGO Dr. Roberto Bernorio Specialista in ginecologia Psicoterapeuta Sessuologo clinico www.robertobernorio.it

Il fatto di non riuscire a raggiungere l’orgasmo con la penetrazione mi sta decisamente rovinando la vita. Mi sento diversa, inadeguata… Ma qual è la causa, c’è qualcosa che potrei provare a fare? Con la stimolazione esterna è tutto ok, però io mi sento anormale e meno donna della altre. [Ely}

Così come ogni donna vive il sesso attraverso desideri e sperimentazioni totalmente personali, anche l’orgasmo femminile cambia sensibilmente non solo a seconda della stimolazione (fisica e mentale) praticata, ma anche in base alle singole caratteristiche individuali

Presidente: Prof. Willy Pasini Info: www.aispa.it

Dal punto di vista fisico, la risposta dell’orgasmo femminile sembra essere molto simile indipendentemente dal tipo di stimolazione erotica che viene effettuata dal partner. Molti studi hanno dimostrato che non ci sono differenze nel grado di femminilità, nell’orientamento sessuale, nella maturità o nella salute psichica fra le donne che raggiungono l’orgasmo durante il rapporto e quelle che lo raggiungono in altri momenti. Così come, parallelamente, la virilità dell’uomo, le sue capacità erettili e la misura del suo pene hanno poco a che fare con il fatto che la donna raggiunga o meno l’orgasmo durante il coito. In realtà gli studi scientifici non sono ancora in grado di spiegarci chiaramente come mai circa il 50% delle donne raggiunga regolarmente l’orgasmo durante il rapporto sessuale mentre il restante 50% non ci riesca se non stimolando contemporaneamente il cli-

toride. È possibile ipotizzare che ci sia una differenza individuale nel grado di sensibilità della vagina al contatto e alla pressione o una diversa disposizione delle terminazioni sensitive nell’apparato genitale. Anche la capacità di contrarre i muscoli che circondano la vagina in modo ritmico e coordinato con i movimenti del bacino può fare la differenza: alcune donne riferiscono infatti di aver cominciato a raggiungere l’orgasmo durante il coito nel momento in cui, anziché vivere la penetrazione passivamente, hanno intrapreso una ricerca del piacere in modo più attivo. Qualche tentativo per provare l’orgasmo vaginale vale quindi la pena di farlo, ma è inutile farsene un’ossessione se non ci si riesce. È importante sapersi accettare per quel che si è e imparare a sfruttare al meglio le proprie potenzialità e peculiarità piuttosto che inseguire modelli irraggiungibili. Certo l’erba del vicino sembra sempre la più verde, ma nessun studio ha mai dimostrato che la sessualità delle donne orgasmiche per via vaginale sia più soddisfacente di quella delle donne orgasmiche per via clitoridea, a meno che le seconde, come stai facendo tu, svalutino il proprio piacere confondendo una fisiologica differenza con un’anormalità. Ti consiglio di leggere il mio libro ‘Il piacere al femminile’ che ti chiarirà ulteriormente le idee. 24oreNews

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Anno 7 - Ottobre 2019

Cortina D’Ampezzo

Teatro greco di Taormina

Cultura del territorio, Turismo e Benessere

IL PERSONAGGIO

SCOPRI L’ITALIA

IL SIGNOR DIAVOLO CORTINA D’AMPEZZO PUPI AVATI TORNA ALL’HORROR LA REGINA DELLE DOLOMITI

[STILE ITALIANO]

WALTER VALENTINI NOVE PER NOVANTA


Ottobre 2019

indice [ PERSONAGGIO] 6

“Quel diavolo” di Pupi Avati

[ SCOPRI L’ITALIA]

9 La riviera di Ulisse: dal Circeo a Gaeta, passando da Itri 12 La “regina delle Dolomiti”: Cortina D’Ampezzo

[ ARTE & CULTURA]

14 Nove per novanta, l’arte di Walter Valentini

[ STILE ITALIANO]

16 Bernardo Bellotto. 1740 Viaggio in Toscana 17 Majani - il cioccolato dal 1796

[ SALUTE & BENESSERE] 18 Benvenuto autunno!

[ GOURMET]

20 Ad Assisi la “cotoletta alla milanese” del terzo millennio

[ TV DA GUSTARE]

21 Cosa vedremo in TV

[ LIBRI]

22 Molto difficile da dire 23 Le nostre recensioni

[ BUONE NOTIZIE]

24 Tratte dal Corriere della Sera Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Evelina Flachi ViceDirettore Editoriale Alessandro Trani Art Director Patrizia Colombo Progetto grafico/Impaginazione Milano Graphic Studio S.r.l. Hanno collaborato Francesca Bastoni Valerio Consonni Edmondo Conti Teobaldo Fortunato Carlo Kauffmann Sandro Nobili Ottobre 2019

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Raffaella Parisi Alessia Placchi Edizioni Le Roy srl Redazioni: Milano | Roma redazione@le-roy.it www.italiadagustare.com Telefono: 377.4695715 Promozione & PR Anna Nannini, Dante Colombo, Carlo Kauffmann info@le-roy.it Pubblicità & Advertising Team Entertainment - Milano Via Melchiorre Gioia, 72 info@teamentertainment.eu Telefono: 02.89412141

Stampa La Serigrafica Arti Grafiche Via Toscanelli 26 - Buccinasco Periodico mensile Reg. trib. di Milano n. 287 del 02/07/12 N°iscrizione ROC: 22250 Distribuzione Gratuita

Desideriamo informarLa che i suoi dati personali raccolti direttamente presso di lei o fornitici saranno utilizzati da parte di “Italia da Gustare” nel pieno rispetto dei principi fondamentali dettati dalla direttiva 95/46/CE e dal D.lgs. 171/98 per la tutela della Privacy nelle Telecomunicazioni e dalla direttiva 97/07/CE e dal d.lgs. 185/99. Eventuali detentori di copywriting sulle immagini - ai quali non siamo riusciti a risalire - sono invitati a mettersi in contatto con: Le Roy srl

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O T T O B R E

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Cari amici e lettori, siamo in autunno, stagione tanto malinconica quanto romantica e spettacolare per i suoi colori dai toni caldi che vanno dal giallo al marrone, passando per le sfumature del rosso e dell’arancione. Abbiamo cambiato i nostri ritmi di vita anche per la riduzione delle ore di luce rispetto alla stagione che ci siamo lasciati alle spalle. Ottobre è il mese migliore per pensare alla nostra salute e per recuperare o mantenere la nostra forma fisica! Possiamo fare delle belle camminate all’aria aperta per godere ancora per qualche tempo della temperatura mite e dell’aria tersa soprattutto se abbiamo la possibilità di fare queste salutari passeggiate in mezzo alla natura, immersi nel tipico paesaggio autunnale. È anche il periodo giusto per consumare uva, noci, cavoli, zucca, castagne, kiwi e tanta altra ottima frutta e verdura di stagione. Non perdetevi le pagine che riportano alcuni tra i prodotti che troveremo frequentemente sulle nostre tavole: vi parlerò delle loro proprietà nutritive e dei benefici che sapranno regalarci in attesa dell’inverno. Troverete altre utili informazioni insieme ai miei suggerimenti e ricette nel mio libro “La Dieta de 5”. Il personaggio di questo mese è il grande regista cinematografico Pupi Avati, tornato sul grande schermo con il film horror “Il Signor Diavolo”. Insieme viaggeremo percorrendo due meravigliosi territori: nel Lazio, in quel tratto di costa in cui il Circeo abbraccia il Golfo di Gaeta, e in Veneto nel regno di Cortina D’Ampezzo, la “Regina delle Dolomiti”. Vi parleremo della “cotoletta alla milanese” riproposta nella versione Terzo Millennio al Festival degli Chef ad Assisi. E poi ancora vi parleremo di arte nelle nostre rubriche di “Stile italiano” prima di concludere con le consuete novità di libri da leggere o la “TV da gustare” curata come sempre da Edmondo Conti.

SCARICALO ORA! Hai il nostro numero precedente? Se non ce l’hai, non preoccuparti, puoi scaricarlo gratuitamente tramite il nostro sito: www.24orenews.it Ottobre 2019

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[ per s onaggio ]

A cura di Dario Bordet

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Le paure che avevamo da piccoli spesso ritornano, soprattutto quando diventiamo anziani. Probabilmente da ciò nasce l’ispirazione dell’ultimo lavoro del grande regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Pupi Avati, il romanzo che è diventato un film, dal titolo “Il Signor Diavolo”. Scritto, oltre

che da lui, dal fratello Antonio e dal figlio Alvise e prodotto da Videa e Rai Cinema, è un ritorno ai demoni del passato del regista, al genere horror (o, come da lui definito, “gotico padano”) a lui caro, esattamente a 43 anni da “La casa delle finestre che ridono” e 23 da “L’arcano incantatore”. Il Signor Diavolo Ottobre 2019

Tutte le immagini del servizio sono di Nick Zonna

“QUEL DIAVOLO” DI PUPI AVATI


[ per s ona ggio ]

A sinistra: il nostro direttore Dario Bordet con Pupi Avati e Alessandro Trani

è ambientato nell’autunno del 1952. Nel nord est dell’Italia è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato un indemoniato. Tra credulonerie, superstizioni e suspence si snoda la storia dell’omicida. È Carlo, un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Con questo film Avati ritorna anche alla sua infanzia quando i sacerdoti di provincia, nell’esercizio delle loro funzioni, non si risparmiavano in racconti spaventevoli che facevano breccia soprattutto nei bambini. E poi c’è quel quadro fiammingo che Avati bambino vedeva tutti i giorni, un generatore di inquietudine e paura che è stato parte della sua crescita. «Questi luoghi - afferma il regista - appaiono lì in attesa che qualcuno che li racconti, perché sono così straordinariamente suggestivi e così misteriosamente fuori dal tempo, perOttobre 2019

ché tu vai là in questa zona dell’Emilia, che va verso il Veneto e il delta del Po, che ha veramente dentro di sé tutte le atmosfere sia solari e rassicuranti ma anche perturbanti, inquietanti. Se pensiamo che Igor il russo, esperto di cose orrorifiche, si è andato a nascondere lì… La scelta dei luoghi è stato veramente un elemento vincente del racconto». I critici di Cinema hanno spesso affermato che l’horror e l’Italia sono due rette parallele: opposti l’uno all’altro e incompatibili. Sarà forse per il contrasto fra il buio e la nebbia del regno dell’orrore con il nostro clima solare, mediterraneo. Come mai il ritorno oggi a questo genere? «Il Cinema italiano - dice Pupi Avati - ha avuto la sfrontatezza di creare i generi cinematografici noi, insieme con Deodato, Argento, Bava, Soavi, facevamo film horror - gotici che venivano venduti in tutto il mondo e ora non li fa più nessuno, perché?». «Avevo voglia di Cinema inteso in senso tradizionale come lo intendevamo una volta, nel senso

che il cinema tracimava, usciva da quelli che erano i confini del presente… Oggi il Cinema italiano si preoccupa quasi solo di raccontare il presente e invece i generi cinematografici mi sembravano estremamente interessanti, soprattutto pensavo a quando il nostro Cinema era esportato in tutto il mondo. Adesso quando vado in giro a fare conferenze, trovo sempre qualcuno che ha un DVD di un mio film horror e me lo fa firmare. Quindi questo Cinema sopravvive, contrariamente a quello che pensano i distributori e produttori e quindi ho trovato opportuno proporre un film di questo genere. Ho avuto sette “No” prima di riuscire a trovare in Rai cinema e 01 chi mi ha in qualche modo permesso di fare il film». Una scommessa vinta, a partire dal ritorno degli attori che hanno interpretato molti dei suoi primi lavori, per proseguire con la riuscita creazione di un’atmosfera di inquietudine che resta appiccicata addosso. Forse meno terrorizzante dell’horror del 1976, è in ogni caso un’opera in nero piccola e pregiata, che farà felici i fan e sorprenderà chi non conosce questo aspetto del cinema di Pupi. «Penso che sia un film perturbante, che nasce dall’idea che il male c’è e affrontare il tema del male per il male è un concetto molto attuale. Perché andare a vederlo? Se non altro perché uno alla fine deve porsi qualche domanda. Ecco, il Cinema credo che deve suscitare qualche domanda».

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[ s copr i l’italia ]

LA RIVIERA DI ULISSE DAL CIRCEO A GAETA, PASSANDO DA ITRI A cura di Teobaldo Fortunato

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Il nostro percorso ci conduce tra alcuni borghi che partono da approdi marini e risalgono sulla dorsale dei Monti Ausoni e Aurunci nel Lazio Meridionale, lungo nobili oliveti. La protagonista è l’oliva itrana, meglio nota come oliva di Gaeta. La prima tappa è a Terracina, che faceva parte fino al XIX secolo dello Stato Pontificio ma collocata a breve distanza dal confine con il Regno delle Due Sicilie. Vanta origini preromane: le testimonianze archeologiche documentano una presenza antropica sin dalla preistoria. È dall’epoca della costruzione della via Appia, nel 312 a.C., che la città ebbe un notevole impulso espandendosi oltre che su una collina anche nella pianura sottostante. Con Lucio Cornelio Silla si edificò il teatro che negli ultimi tempi è oggetto di scavi archeologici per riportarlo alla luce. Da non perdere, è una visita al monumentale santuario di Giove Anxur sul monte Sant’Angelo, poco lontano dal Parco Nazionale del Circeo. Posto in alto rispetto all’abitato, è il castello della famiglia Frangipane, edificato tra il X ed il XV secolo. Nel centro storico, edifici medievali si fondono con case gotiche dotate di bifore, con altre rinascimentali Ottobre 2019

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[ scopri

l’italia ]

Nella pagina precedente: un particolare del santuario di Giove Anxur. A fianco insenso orario: Sperlonga; il Castello di Itri, il bellissimo scorcio di Terracina alta e Gaeta. Nella pagina a fianco la “tiella” di Gaeta

fino a residenze papali come Palazzo Braschi o palazzo Vitelli. Proseguendo lungo l’antica via Flacca che costeggiando il mare mette in comunicazione Terracina con Formia, giungiamo a Sperlonga, un piccolo comune che fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. Edificata sulla parte finale dei monti Aurunci, si affaccia sul Mar Tirreno e, per il suo clima favorevole, era in epoca romana luogo di relax: infatti è costellata da moltissime ville tra cui quella dell’imperatore Tiberio. Quest’ultima comprendeva

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una grotta naturale adattata ad ambiente ninfeo residenziale e decorata con gruppi scultorei legati al ciclo di Ulisse che narrano, infatti gli ‘exempla virtutis’ di Odisseo, ritenuto dall’imperatore Tiberio l’antenato della sua stirpe. Oggi è possibile ammirare tutte le sculture rinvenute nella villa imperiale nel Museo Archeologico Nazionale, costruito nei pressi. Da piccolo borgo marinaro, dalla fine degli anni Cinquanta, Sperlonga è divenuta meta di un turismo elitario, sia per le ampie spiagge di sabbia finissima

e dorata sia per le calette nascoste, raggiungibili unicamente dal mare. Sperlonga non è legata solo al turismo balneare, ma anche alle torri militari rinascimentali e alle chiese come quella di Santa Maria di Sperlonga a due navate e matronei, ascrivibile al XII secolo. Continuiamo verso Itri, situata tra i monti Aurunci a pochi chilometri dalla costa tirrenica. Il suo nome è legato a Frà Diavolo, il cui nome vero era Michele Pezza, un brigante e patriota al contempo che assoldato nell’esercito borbonico, fu Ottobre 2019


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ucciso dalle truppe di Napoleone Bonaparte, in quanto aveva istigato i contadini contro i soldati francesi. Il simbolo più grandioso di Itri è il Castello, ricco come ogni maniero di scontri epici e leggende. Persino il giovane Hans Christian Andersen ne rimase affascinato tanto da citarla nel suo libro d’esordio, l’Improvvisatore: “Essa è situata su una roccia che costeggia un profondo precipizio…”. Numerose le chiese, come quella di San Michele Arcangelo, nella parte alta. Costituisce l’edificio sacro più antico di tutto il paese, edificato nell’XI secolo. In stile arabo-normanno, evidenzia un bel campanile quadrato. Nella valle di Sant’Andrea, si può vedere uno dei tratti meglio conservati dell’Appia antica. Recentissima è la scoperta in località San Cristoforo di un santuario pagano ellenistico del tipo a terrazze dedicato ad Ercole e alla Fortuna posto in una posizione strategica a controllo della via Appia e della SS. del Liri, via de transumanza e del sale, che metteva in comunicazione la costa tirrenica con l’Abruzzo. I lavori condotti recentemente dalla Associazione Archeologica Ytri hanno permesso di recuperare una monumentale scalinata che doveva condurre al tempio, ancora non portato alla luce. Itri ha anche un accesso al mare, grazie a Punta Cetarola, caratterizzata da una spiaggia ricca di ciottoli, che costeggia la via Flacca antica, nel tratto tra Gaeta e Sperlonga. Poco distante da Itri è Gaeta, un’amena, dinamica cittadina, doOttobre 2019

minata dal castello AngioinoAragonese, edificato nel punto più alto del quartiere medievale, sulla vetta della collina che sovrasta il porto. Il grandioso maniero fu utilizzato quale carcere militare dal 1862 al 1980. Il territorio di Gaeta fonde insieme natura, storia e leggenda, tanto da aver indotto da secoli, i viaggiatori stranieri a ritenerla una meta ambita del Viaggio in Italia, alle porte del florido Regno di Napoli. Vanta monumenti esemplari, lungo il percorso cittadino, in cui si alternano palazzi e chiese a scenografici monumenti romani come il mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, ancor oggi ben conservato. Di notevole interesse sono i resti di una villa romana monumentale, quella di Lucio Marcio Filippo, patrigno di Ottaviano Augusto, inglobati dapprima in una villa neoclassica, oggi riconvertita in una lussuosa struttura ricettiva. Una gran profusione di edifici sacri si fonde nel tessuto cittadino ed in quello più periferico. Ottima città balneare, nelle altre stagioni vede un turismo culturale, grazie alla presenza del Palazzo della Cultura, della Pinacoteca, del Museo d’Arte Contemporanea e quello Diocesano in cui è conservato il bellissimo Stendardo di Lepanto, realizzato nel 1570 dall’artista Girolamo Siciolante da Sermoneta. Una sosta gastronomica Un itinerario all’insegna della buona tavola, in cui ingrediente principe è l’olio di Gaeta, noto in tutto il mondo. È derivato dall’omonima oliva che ha una caratteristica forma affusolata di colore violaceo;

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l’olio evidenzia con note aromatiche leggermente acetiche. Si presenta denso e profumato, con una bassa acidità. La sua area di coltivazione è quella di Gaeta e dei comuni limitrofi sui monti Aurunci. Tra i tanti paesi, Itri vanta una grande concentrazione di oliveti e ottimo è l’olio prodotto dalla cooperativa Unagri. Il primo documento che parla di oliveti nella zona di Gaeta è il testamento del duca di Gaeta Docibile II dell’anno 954. Nel bacino del Mediterraneo, l’olio proveniente da Gaeta era considerato il migliore e si vendeva a un prezzo più elevato rispetto agli altri. A Terracina, la scelta è ampia, collocata com’è tra mare e monti: i piatti evidenziano le contaminazioni culturali e gastronomiche di questa terra, un tempo di confine. Si passa dalle alici alle seppie, dai dentici ai calamari, fino alle favette, fragole di forma arrotondata tipiche di Terracina, dal sapore più dolce delle altre e dal colore intenso! A Sperlonga, si possono gustare ottime polpette di alici. Itri e Gaeta sono strettamente legate anche in cucina: da non perdere in entrambe le città è la ‘tiella’, gustosissimo piatto locale. In realtà, si tratta di una pizza rustica, farcita all’interno con olive, polipetti, alici e calamari in quella di Gaeta, mentre nella tiella itrana, prevalgono le verdure sul pesce. Vale la pena ricordare che i polpi erano uno degli alimenti prediletti dai marinari! Altra specialità gastronomica è il ‘cacio marzolino’ di Itri, ottenuto dal latte di marzo di pecore e capre e messo in tipiche forme. Salato o fresco, spesso viene ricoperto da erbette di montagne o messo sott’olio: una vera delizia per i palati fini ed esigenti.

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CORTINA D’AMPEZZO

LA “REGINA DELLE DOLOMITI”

A cura di Sandro Nobili Cortina D’Ampezzo fino ai primi del Novecento era un piccolo paese di montagna che contava poche case isolate con al centro una chiesa. Ma da alcuni ritrovamenti i ricercatori ipotizzano che il territorio Ampezzano fosse popolato già nell’età della pietra da cacciatori probabilmente nomadi, che si spostavano sui monti nei periodi più caldi per procurarsi il cibo, questa ipotesi è stata supportata soprattutto dal ritrovamento, verso la fine degli anni ‘80, in località Mondeval, nella vicina Selva di Cadore di uno scheletro di un uomo morto quasi 10.000 anni fa. Altri ritrovamenti dimostrano la presenza umana anche nei periodi successivi come quello del bronzo.

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Regno del turismo invernale e tradizionale passerella del jet set internazionale, Cortina si stende al centro della Valle d’Ampezzo, in un’arena circondata su ogni versante dalle Dolomiti, patrimonio UNESCO. Cime monumentali come il Cristallo, le Tofane, le Cinque Torri, il Pomagagnon, il Becco di Mezzodì... sono fra le montagne più belle del mondo. Cortina D’Ampezzo è il luogo preferito dai Vip... è moda, è mondanità e divertimento, è alberghi 5 stelle e vita da star. In questi ultimi anni è anche la Cortina delle discoteche esclusive, delle feste con invito, delle passeggiate in Corso Italia per uno shopping esclusivo. Irresistibile in qualsiasi stagione: in autunno, dai mille colori, gli alberi che diventano gialli, i prati che sbiadiscono e le prime nevicate; d’inverno, la stagione principe con le sue abbondanti nevicate, il paesaggio avvolto nel bianco candore della neve, il freddo pungente sulle guance; in primavera, pazzerella, con continue e inaspettate pioggerelline frizzanti e d’estate, mondana, con i prati verdi, curati e dai colori accesi. Shopping, arte, cultura e vita mondana sono un contorno gustoso alla portata principale, che resta pur sempre lo sport invernale. Proprio in virtù della sua storia di meta sportiva invernale che si è guadagnata il titolo di “Regina delle Dolomiti”. Nel corso degli ultimi decenni, infatti, ha ospiOttobre 2019


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La cucina tipica di Cortina d’Ampezzo è fortemente legata ai sapori dell’Austria, alla quale è politicamente appartenuta per molti secoli. Per questo non è difficile riconoscere nei ‘chenedi’ una variazione del knödel d’Oltralpe e nella ‘gulasch süppe’ una variazione del Goulash di ungarica provenienza. Più legati al territorio sono invece i casunzei (simili ai casoncelli lombardi), la minestra di riso e piselli e i piatti a base di funghi. Tra i dolci, da segnalare la torta di mele (simile allo Strüdel), il tortino di ricotta, i krapfen e i nighele.

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tato innumerevoli eventi di rilevanza internazionale, comprese le Olimpiadi invernali del 1956, le uniche tre svoltesi in Italia insieme a Roma 1960 e Torino 2006. Varietà e qualità di piste e impianti sfiorano la perfezione: la zona sciistica è inclusa nel comprensorio Dolomiti Superski e offre 140 chilometri di tracciati a vari livelli di difficoltà tecnica grazie al collegamento con le località di San Vito di Cadore, Auronzo e Misurina. La stagione sportiva si inaugura a gennaio con il ‘Tour de ski’ nella tappa Cortina-Dobbiaco, per proseguire a febbraio con le gare di polo sul lago ghiacciato di Misurina, la Cortina-Dobbiaco di corsa a giugno e le omonime gare ciclistiche e di fondo che si tengono negli altri mesi. Cortina sarà protagonista dei Campionati Mondiali di Sci Alpino del 2021. Interessanti anche la Coppa d’oro delle Dolomiti, gara automobilistica d’epoca, e le varie feste tradizionali, come “Una montagna di libri”, la Festa di San Nicolò, i Mercatini di Natale e il Carnevale di Cortina. Sul versante architettonico spicca uno dei simboli di Cortina, il campanile che svetta sulla chiesa settecentesca dei Santi Filippo e Giacomo.


[ a rte & cultur a ]

NOVE PER NOVANTA

L’ARTE DI WALTER VALENTINI A cura di Alessandro Trani

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Si potrà visitare fino al 26 Ottobre a Milano, presso la Galleria Cortina, la mostra “Nove per Novanta” dedicata all’artista Walter Valentini. Pittore, scultore e incisore riconosciuto a livello internazionale, Valentini nasce a Pergola (Pesaro) poco più di 90 anni fa. Coltiva giovanissimo una grande passione per l’arte, prima a Roma e poi a Milano dove ha occasione di avere come maestri Max Huber, Albe Steiner e Luigi Veronesi. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Urbino (è qui che scopre l’arte incisoria grazie agli insegnamenti di Carlo Ceci) nel 1955 torna a Milano (dove tuttora risiede). Qui svolge attività professionale nella grafica, applicandosi con progressiva attenzione alla pittura. È l’uni-

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verso geometrico che lo affascina, carico di risonanze che in un primo momento sembrano anche registrare echi della Metafisica di De Chirico. Il suo approccio all’architettura e alle meccaniche celesti è matematico e rigoroso, ma non privo di una sua poesia. L’immaginario geometrico di Walter Valentini risente delle influenze delle avanguardie russe del ‘900 (il Costruttivismo) e, marginalmente, delle architetture dipinte da de Chirico nel periodo metafisico, ma si fonda soprattutto sul senso di armonia e di proporzione indagato dagli artisti italiani del ’400: De pictura, ‘De re aedificatoria’, ‘De statua’ di Leon Battista Alberti, ‘De prospectiva pingendi’ di Piero della Francesca e ‘De divina proportione’ di Luca Pacioli sono trattati sulla prospettiva e sulla regola aurea che orienteranno tutta la ricerca di Valentini sullo spazio, le forme e il loro equilibrio. Nell’orizzontalità dei linguaggi, dove scompaiono le parole simboliche, dove l’arte sembra ricondursi a una superficie mediatica e ‘intemporale’, Walter Valentini rivela una grande apertura in una inesauribile coniugazione tra cielo e misure umane, visibile e invisibile, parola e immagine. Come confermano i suoi titoli, da una parte c’è il cielo, il racconto celeste, le tracce dell’infinito; dall’altra parte c’è la stanza del tempo. Il suo viaggio ha una circolarità nei colori,

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dal bianco al nero, dal giorno alla notte, con lontananza d’azzurro e assenze del grigio. Suo è il colore oro, che sta a indicare con le sue parole «il colore della mente e dell’anima».

Una mostra dopo l’altra: Lei è un artista instancabile.

Se mi avessero raccontato che all’età di novant’anni avrei ancora fatto una mostra all’anno, avrei definito il mio interlocutore un “inguaribile ottimista”. E invece è proprio quello che è successo. Ripenso alle mostre di questi ultimi tempi: al CAMeC di La Spezia, alla Galleria Marini di

Milano, alla Ca’ Pesaro di Venezia, alle personali di Pesaro, Urbino e Novilara che mi hanno riportato nelle terre dove sono nato, dove ho studiato e dove tutto è cominciato.

Novant’anni e non sentirli: una vita davvero intensa.

È stato un viaggio indimenticabile e pieno di soddisfazioni che si è deciso di celebrare con la pubblicazione di “Nove per Novanta”, il libro d’artista realizzato dalla casa editrice ColophonArte. L’unione di grafica e poesia, ripercorre così le sensazioni e le emozioni di novant’anni di vita, di esperienze e di avventure.

“Nove per Novanta” Galleria Cortina Milano - Via Mac Mahon 14/7 Orari: dal martedì al sabato 9.30-12.30 | 16.30-19.30 24 Settembre - 26 Ottobre

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BERNARDO BELLOTTO. 1740 [ s tile ita liano ]

VIAGGIO IN TOSCANA

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Dal 12 ottobre presso la Fondazione Ragghianti di Lucca (ove resterà fino al 6 gennaio 2020) sarà visitabile la mostra dedicata all’eccelso pittore veneziano Bernardo Bellotto (1722-1780), nipote di Canaletto. Sarà un’occasione unica per ammirare alcune opere preziosissime e rare mai viste insieme, tra cui il più importante dipinto della storia avente come soggetto la città di Lucca, capolavoro di Bellotto, e cinque suoi disegni, sempre di soggetto lucchese, prestati straordinariamente dalla British Library. La mostra vuole illustrare il viaggio dell’allora 18enne Bernardo Bellotto in Toscana (nel 1740), uno dei temi più affascinanti del vedutismo settecentesco. L’artista ricevette infatti la propria formazione nello studio di Canaletto quando quest’ultimo era al culmine della sua fama, alla fine degli anni Trenta del Settecento. Bellotto assorbì i modelli e le tecniche compositive dello zio con una capacità di emulazione tale da ingannare gli stessi contemporanei. L’eredità del maestro è alla base di tutta la sua opera, ma non appena il giovane Bellotto iniziò a viaggiare fuori da Venezia - e il soggiorno in Toscana

La cattedrale di San Martino, dalla parte absidale, con il chiostro, Lucca, 1740 penna e inchiostro bruno su traccia di matita, 24,8 x 37 cm. Londra, British Library

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Piazza San Martino con la cattedrale, Lucca, 1740 olio su tela, 50, 8 x 72 cm. York, City Art Gallery

è il primo e fondamentale a questo riguardo - sviluppò il proprio stile espressivo in maniera originale, accentuando il rigore prospettico e il realismo della rappresentazione. Il focus di questa mostra, curata da Bożena Anna Kowalczyk, tra i maggiori studiosi di Canaletto e Bellotto, è il nucleo di vedute di Lucca, con il dipinto che raffigura piazza San Martino proveniente della York City Art Gallery e i cinque disegni di diversi luoghi intorno alla cattedrale e alla chiesa di Santa Maria Forisportam eccezionalmente concessi dalla British Library. Questo gruppo di opere, mai esposte insieme fornisce una documentazione straordinaria della città di Lucca nel ‘700. Accanto alle opere di soggetto lucchese sono inoltre presentate alcune delle vedute conosciute di Firenze realizzate da Bellotto durante e a seguito della sua visita in Toscana (provenienti dal Szépmúvészeti Múzeum di Budapest e dal Fitzwilliam Museum di Cambridge) e un disegno a penna e inchiostro del 1764 (proveniente dal Victoria & Albert Museum di Londra) che documenta la visita di Bellotto a Livorno. Altro manufatto di eccezionale valore e interesse per i visitatori è la camera ottica in legno, vetro e specchio usata da Canaletto e concessa in prestito dal Museo Correr di Venezia. L’allestimento della mostra, raccolto e prezioso, è a cura della nota architetta veneziana Daniela Ferretti. Ottobre 2019


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MAjANI

IL CIOCCOLATO DAL 1796 A cura di Carlo Kauffmann

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C’è qualcuno, appassionato di cioccolato, che non conosce l’originale bontà del cremino Fiat? Non lo crediamo possibile. Pochi forse sanno che è stato il primo esempio di cobranding tra un marchio food e uno legato al mondo automobilistico. Il cremino Fiat nacque nel 1911 su richiesta dell’allora senatore Giovanni Agnelli per celebrare il lancio della Tipo 4, come gentile omaggio per gli acquirenti: chi acquistava un’automobile si trovava, ben posizionata sul sedile del passeggero, una scatola di cremini Fiat prodotti da Majani. L’Azienda, che è sul mercato dal lontano 1796, è un unicum nell’attuale panorama delle aziende dolciarie presenti nel nostro Paese. Sono trascorsi 220 anni e ben sette generazioni si sono succedute alla guida dell’Azienda rimasta sempre italiana come ricorda in una recente intervista, Anna Majani: «Come noi, nel cioccolato, non c’è più nessuno. Siamo rimasti l’unica azienda da sempre appartenente alla stessa famiglia, siamo sani, lavoriamo con capitale nostro. E siamo certamente corteggiati, molto corteggiati». Quando Nestlé decise di acquisire un’azienda in Italia, Majani fu il primo nome preso in considerazione. Ma la trattativa non partì nemmeno. Nonostante la sua lunga storia, Majani ha ancora ampi margini di crescita e grazie ai suoi tanti prodotti “icona” come il “tortellino bolognese” in versione cioccolato, la “sfoglia nera” prodotta dal Ottobre 2019

1832 e chiamata allora “scorza” per il suo aspetto rugoso come la corteccia di un albero, nome che Anna Majani vuole nuovamente ridare al prodotto che del resto, afferma, nessun cliente ha mai chiamato “sfoglia nera”. L’export è dunque la principale opportunità che si apre per il marchio, che in Italia ha un posizionamento alto e per scelta strategica non è presente nella grande distribuzione. La Rinascente a Milano e Eataly nei suoi punti vendita nel mondo hanno contribuito a dare visibilità internazionale al brand. Ma Majani, pur essendo interessata a crescere, non ha intenzione di cambiare il proprio DNA: quello di produttore che gestisce direttamente tutte le fasi della lavorazione partendo dal seme di cacao crudo fino alla realizzazione dei suoi prodotti finiti, lavorando fino a 20 varietà di cacao. L’azienda comunque continua a innovare. A Pasqua 2018, ha realizzato “l’uovo Platò” con sorpresa, piatto e quindi molto più comodo da gestire nella spedizione. Il prodotto ha ottenuto, come immaginabile, un forte riscontro di interesse e Majani, per evitare eventuali contraffazioni, ne ha registrato il design per tutelarsi a livello internazionale. E dal prossimo Natale si ripete l’esperimento con l’albero di cioccolato, che uscirà in autunno sempre in versione piatta: sarà disponibile al cioccolato bianco con pezzetti di granella liofilizzata e al latte con granella di nocciole.

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BENVENUTO AUTUNNO! A cura di Evelina Flachi

{ ZUCCA

Finalmente è arrivato il frugifero autunno: ci regala i bellissimi colori dei boschi ma anche tanti alimenti utili a combattere al meglio i primi freddi, rinforzandoci dall’interno. Mangiamo frutta e verdura di stagione, invece di cadere nel tranello delle serre! L’autunno ci riserva tantissimi alimenti preziosi per il nostro benessere; ne approfondiamo alcuni che non possono davvero mancare sulla nostra tavola

La zucca è molto ricca di vitamine, soprattutto di betacarotene, sostanza che favorisce la produzione di vitamina A nell’organismo di chi la consuma, con una spiccata azione antiossidante che può combattere la formazione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Inoltre, se consumata con regolarità, protegge la pelle anche dai primi freddi. È poi ricca di fibre che favoriscono la regolarità intestinale. Sazia molto con poche calorie (appena 18 per 100gr) ed è adatta a chi segue un regime dimagrante. È sconsigliata solo a chi soffre di colon irritabile, perché se consumata in eccesso con altri ortaggi può causare fermentazione intestinale.

SPINACI

È il vegetale rimineralizzante per eccellenza: contiene calcio (utile per denti, ossa e impulsi nervosi), potassio (regolatore dei liquidi corporei), acido folico (utile contro l’anemia, essenziale per la formazione del ferro). Inoltre apporta vitamina C, che protegge dalle infezioni e aiuta a difendere l’integrità dei vasi sanguigni. Inoltre gli spinaci aiutano a combattere la stitichezza grazie al contenuto di fibre e clorofilla. Gli spinaci contengono ferro, ma in una forma meno biodisponibile rispetto a quello apportato dalla carne. Per facilitarne l’assorbimento, andrebbero consumati crudi (le foglioline più piccole sono molto tenere), con aggiunta di succo di limone o di un altro agrume: la vitamina C aumenta l’assorbimento del ferro.

Tratto dal libro “La dieta del 5” 18

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& benes s er e ]

CASTAGNE

BROCCOLI

Come i cavoli appartengono alla famiglia delle crucifere che, tra gli ortaggi, contengono in assoluto più calcio in una forma che l’organismo umano può ben assimilare. Sono quindi gli ortaggi più adatti a mantenere sane e forti le ossa, sia durante gli anni della crescita, sia nella menopausa, quando aumenta il rischio di osteoporosi. Inoltre contengono molto ferro e betacarotene, precursore della vitamina A, utile anche alla vista. I broccoli dovrebbero essere consumati almeno due o tre volte la settimana, al vapore o lessati in poca acqua per non disperdere le preziose sostanze.

NOCI

Questi frutti sono tra le fonti più ricche di minerali. Contengono per esempio manganese (utile per la salute ossea e per l’efficienza dell’apparato riproduttore), selenio (un efficace antiossidante e antinvecchiamento), magnesio (mantiene in salute denti e ossa, oltre a regolare l’attività muscolare e nervosa). Apportano inoltre buone quantità di ferro e di calcio. Infine, forniscono betacarotene, precursore della vitamina C che difende dalle infezioni. Una piccola quantità di noci non dovrebbe mancare nell’alimentazione delle donne in menopausa: la dose giusta sarebbe tre o quattro al giorno, anche da aggiungere a macedonie e insalate. Devono essere limitate al massimo se si è un po’ in sovrappeso: sono infatti molto caloriche. Ottobre 2019

Quanta energia in un cartoccio! Le castagne sono preziose e, se fresche, meno caloriche di quelle secche: contengono molti minerali e vitamine, acido folico e una buona quantità di fibre. Un prezioso rifornimento di energia per affrontare l’inverno, specie se non si hanno chili di troppo e si fa regolare attività fisica. Contengono potassio e magnesio, benefici per contrastare la stanchezza, ma anche ferro, zinco e rame, utili a mantenere alte le difese, oltre al calcio, che favorisce il benessere delle ossa. Forniscono anchelLe vitamine del gruppo B utili per le difese organiche e la vitamina A, antiossidante, che contrasta i radicali liberi ed è protettiva per la pelle e la vista. Sono ricche di carboidrati complessi e sotto forma di farina quella di castagne può sostituire talvolta quelle dei cereali, con la particolarità che non contiene glutine, perciò può essere utile per la preparazione di pasta e dolci per celiaci. I dolci con le castagne risultano spesso molto calorici, per togliersi lo sfizio conviene farli seguire a un pranzo a base di pesce grigliato e verdure.

UVA

Ricca di antiossidanti è detossinante ma energetica: tra i frutti di stagione è uno fra i più ricchi di sostanze preziose per il nostro organismo. L’uva è ricca di fibre e di zuccheri (glucosio, fruttosio e destrosio facilmente assimilabili), di vitamine e di minerali come potassio, fosforo, calcio e ferro. Infatti è indicata anche per prevenire l’anemia. È un antiossidante naturale perché la buccia contiene resveratrolo, che può avere un effetto protettivo per il cuore, riducendo il rischio di aterosclerosi. La buccia e i semi possono avere azione lassativa, controindicata nelle forme di colite acuta e diverticolite. Il resveratrolo è presente soprattutto nella buccia dell’uva nera che, secondo studi recenti, contiene anche melatonina, utile a regolare il ritmo sonno-veglia e il ritmo cardiaco.

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[ gourmet ]

AD ASSISI LA “COTOLETTA ALLA MILANESE” DEL TERZO MILLENNIO A cura di Francesca Bastoni

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Si è da poco conclusa ad Assisi la spettacolare e frequentatissima tre giorni del Festival degli Chef 2019, da tre anni ormai uno degli eventi gourmet nazionali, che ha visto protagonisti “cappelli bianchi” umbri affiancati dai colleghi arrivati da tutta Italia. Cento chef in gara davanti ai fornelli, riuniti insieme per esaltare i molti, straordinari prodotti dei nostri territori. Per tre giorni la città del santo è diventata così un grande palcoscenico dedicato alla cucina italiana, invasa da migliaia di visitatori che hanno “convissuto” gomito a gomito con i tanti chef, scoprendo le loro preparazioni e spesso per gustarle. Fra gli 8 chef finalisti della grande kermesse umbra, c’era anche il lombardo Paolo Scaccabarozzi, chef del ristorante Arya sulla panoramica Terrazza dei Cavalieri, al decimo piano dell’Hotel Cavalieri in piazza Missori a Milano. Chef Paolo si è collocato, col suo team, nei primi otto della prestigiosa Chef League della tradizione e premiato come eccellenza nella lista dei cento Best Chef. Ad Assisi si era presentato con una ricetta strettamente legata alla tradizione della cucina milanese, la celeberrima “Cotoletta”, rivisitata e “ammodernata” seguendo i dettami dell’innovazione. Insomma la “Cotoletta alla milanese” del terzo millennio.

Professionalmente come nasce Chef Paolo?

Sono nato in Brianza nel 1982 ed ho frequentato la

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scuola alberghiera di Sondalo in Valtellina. Ho avuto la fortuna di apprendere la sua arte dal Maestro Gualtiero Marchesi e di lavorare in Francia con Michel Bras, in USA ed in Spagna. La mia cucina si basa su tradizione ed innovazione per esprimere con semplicità e poesia la mia passione, utilizzando tecniche di cucina all’avanguardia.

Il cibo come immersione totale fra presente e mondo interiore del cliente?

Esattamente questo! E così approdiamo al secondo fondamento della cucina di Gualtiero Marchesi: il cliente è sacro perché quando entra in relazione con il nostro mondo diventa un “traduttore di cibo”.

Insomma la cucina e il cibo sono una forma d’arte vera e propria…

Sì, anche un’artista che si firma Mirta Artlife si è ispirata infatti, per una sua ricerca iconografica, ai piatti realizzati da me, e ne ha tratto il materiale per una sua mostra; i quadri sono stati esposti in una galleria di Parigi. Come dire autentica “arte culinaria, pittura alimentare…”. Ottobre 2019


[ tv da gus ta re ] A cura di Edmondo Conti Siamo così giunti a Ottobre, un mese che amo particolarmente per le sue temperature che lentamente iniziano a scendere e che fanno così salire la

voglia di stare al caldo in casa davanti alla buona TV che continua a sorprenderci con tante novità e conferme tutte da gustare.

A fare la parte del leone in questo mese è il Nove, canale del Gruppo Discovery che già dal 27 settembre ha fatto iniziare la nuova edizione dello show Fratelli di Crozza, in cui il comico ligure si calerà nei panni di un improbabile Matteo Renzi in versione joker, dopo che ha deciso di lasciare il PD per fondare il nuovo partito Italia Viva. Un’altra imitazione molto attesa sarà quella di jovanotti, dopo le polemiche che hanno accompagnato il suo jova Beach Party. Insomma, anche quest’anno ci sarà da divertirsi. In arrivo 2 novità assolute. La prima è il gioco spettacolo Deal with it Stai al gioco condotto dal bravissimo Gabriele Corsi, che ogni sera nell’orario dell’access prime time, accompagnato da un ospite famoso, individuerà una coppia nei pub, nelle palestre o nei ristoranti, e con una scusa porterà via uno dei due: il prescelto, indossando un microfono nascosto, dovrà eseguire gli ordini impartiti dal conduttore senza farsi accorgere dal proprio partner per potersi aggiudicare il montepremi. Dal 16 ottobre in prima serata farà il suo grande rientro televisivo una delle conduttrici più apprezzate del piccolo schermo: Daria Bignardi, conduttrice del nuovissimo L’Assedio, talk show in cui proverà a raccontare la società in cui viviamo, in compagnia di moltissimi prestigiosi ospiti. C’è molta attesa per questo ritorno proprio perché erano 4 anni che Daria non conduceva programmi e siamo certi che saprà sorprenderci e incuriosirci ancora una volta.

Ma anche TV8, il canale “in chiaro” del Gruppo Sky, ha acceso il pomeriggio già dal 9 settembre con il ritorno in TV dell’affascinante Enrica Bonaccorti alla conduzione di Ho qualcosa da dirti, un emotional show in cui in ogni puntata vengono affrontati piccoli e grandi segreti di persone che non sono mai riuscite a confidarli a qualcuno. È di pochi giorni fa la puntata in cui Enrica si è commossa ascoltando la storia del suo ospite, Dabo Mohamed Lamine, fuggito prima dalla Guinea e poi dalla Libia e che, arrivato in Italia, ha scoperto di avere un tumore ma che è stato salvato e accolto in famiglia da Domenico. Insomma un piccolo grande programma da gustare ogni pomeriggio. In casa Rai ho infine da segnalare 2 ritorni di 2 prime donne della TV: Mara Venier che già da domenica 15 settembre è tornata su Raiuno alla guida di Domenica In, uno spettacolo per tutta la famiglia con incontri con i più popolari personaggi dello spettacolo e Raffaella Carrà che dal 24 ottobre tornerà in prima serata su Raitre con A raccontare comincia tu, 4 puntate in cui converserà amabilmente con altrettante celebrità: una su tutte, l’immensa Loretta Goggi!

Per il momento è tutto, ci vediamo a Novembre con altre sorprese… tutte da gustare! Ottobre 2019

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LIBRI

MOLTO DIFFICILE DA DIRE

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A cura di Valerio Consonni

MOLTO DIFFICILE DA DIRE Ettore Sottsass Adelphi Edizioni

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«Sono nato nel 1917, classe 1917, classe di ferro -dicevano- e il ferro, per come me ricordo io, è il simbolo della forza dei poveri, per esempio di quei montanari come mio nonno…» così inizia il volume di Sottsass, celebre designer, architetto e scrittore. Erano tutti giovani architetti italiani, ma nel secondo dopoguerra, complice lo scherzo o una scarsa dimestichezza con la geografia, li chiamavano ‘gli svizzeri’. Quanto alle loro teorie, erano solo delle ‘svizzerate’, cioè delle fumisterie nordiche, velleitarie e pericolosamente moderne. Il biasimo colpiva in particolare la funzione che ‘gli svizzeri’ attribuivano al design. Da una parte, infatti, c'erano gli americani, che ragionavano così: visto che la gente deve comprare prodotti, “bisogna fare qualcosa perché ci prenda gusto a comprarli, come la gente per esempio prova gusto a toccare il sedere alle ragazze e le ragazze a farsi toccare il sedere”. Dall'altra parte c'era Ettore Sottsass (1917-2007), come a dire una delle matite più celebri nella storia del disegno industriale. ‘Molto difficile da dire’ rappresenta un inizio di esplorazione -artistica e non- di quegli anni ’40-’50. Per raccontare il mondo di Ettore Sottsass, a volte basterebbero i titoli che sceglieva per i suoi testi. Dai primi anni ’60 Sottsass comincia a pensare, e a scrivere, come il grande architetto e designer che sta diventando, sui suoi amori, canonici e no, dal Bauhaus al Teatro Nō, sul suo mestiere, sul mondo irrequieto in cui si trova a esercitarlo. Ma intanto viaggia (in Grecia, in India, in Egitto), progetta, sperimenta, fotografa, ogni volta muovendosi come fosse la prima, in una direzione irresistibilmente eccentrica. Per entrare nella sua poetica, in realtà si tratta di una filosofia culturale, basta sfogliare la raccolta di saggi, riflessioni e pagine autobiografiche di questo libro: ad esempio il gioco di sentirsi stranieri in patria, quando Sottsass si dà dell'africano perché una volta sceso dal Kilimangiaro passa per Milano e si stupisce delle stranezze degli “indigeni”. In realtà vuole denunciare la barbarie del razionalismo occidentale e la riduzione dell'uomo a macchina. Bellissimo il saggio dedicato al design, dove Sottsass come esempio ci racconta che esso nacque quando gli uomini, nel sublimare l’uccisione degli animali, hanno preso dentro nel rito anche la freccia: “...a questo punto comincia il design, che a quei tempi significava incidere sulle frecce segni magici o simboli e così via; o anche dare una forma speciale alle frecce”. Detto in altri termini è che il design non riguarda l’esistenza o meno degli strumenti in quanto tali, ma la possibilità di esistenza di questi strumenti con una certa atmosfera culturale o psichica o “a carattere magico, o razionale, o mezzo e mezzo, o tutto quello che c’è nella storia”. E che dire “delle ceramiche delle tenebre!”. Di più non vi racconto perché si tratta un grande libro! Mi darete ragione… Ottobre 2019


[ libri ] COME LE MOSCHE SUL MIELE

Sono gli anni Novanta e Francesca, alla ricerca di un’identità, si tuffa nei bassifondi di quella Milano underground che nessuno vuole vedere e raccontare. La Milano dei capannoni abbandonati, dei rave, di Parco Sempione e dei campi dello spaccio dove, tra la torrida canicola estiva e la pungente nebbia invernale, si muovono i gruppi degli ultimi: scartati, emarginati, punk, anarchici, scappati di casa, matti.

VETRINA

Premio Campiello 2019

Francesca Tassini (Solferino)

GLI ALTRI

Raccontando con ironia l’intolleranza tra vicini di casa, Aisha Cerami ci regala una galleria di personaggi memorabili e ci fornisce uno specchio per riflettere su noi stessi e sui nostri pregiudizi. Il Roseto è una piccola oasi di pace, una palazzina circondata da siepi fiorite. I suoi abitanti si conoscono tutti e non perdono occasione per incontrarsi, scambiarsi ricette, favori, consigli. Perché all’arrivo di una nuova famiglia, abitudini, giudizi e pareri cambiano? Aisha Cerami (Rizzoli)

FIORIRE D’INVERNO

«Ho sempre creduto che la vita fosse disporre sul tavolo, nel miglior modo possibile, le carte che ti sei trovato in mano. Invece all’improvviso ne arriva una che spariglia tutte le altre, e la vita è proprio come ti giochi quell’ultima carta». E Nadia se la vuole giocare bene la sua carta, il primo fiore del suo inverno è proprio questo libro, dove si è raccontata con coraggio, lasciando al lettore la possibilità di un incontro intimo con lei. Grazie, Nadia. Nadia Toffa (Mondadori)

GLI SPAIATI

«Un divorzio è un amore passato che ha trovato il modo legale di non passare mai». Una separazione infatti cambia almeno tre vite (lui, lei, l’altra), il modo di fare i conti, le abitudini, e a volte fa cambiare persino città. È quello che è successo a Olivia, avvocato divorzista ed esperta di sciagure sentimentali (soprattutto proprie). Ora che ha un uomo innamorato al suo fianco, non fa che vivere nella paura che non funzioni, di rovinare tutto, paura di una relazione stabile, paura che si capisca che ha paura. Il racconto di verità che non vorremmo mai sentirci dire, neanche dai migliori amici. Ester Viola (Einaudi)

Ottobre 2019

MADRIGALE SENZA SUONO

Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia fa scoprire al lettore gli eventi in modo assolutamente mirabile. Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor’ Stravinskij - che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo - Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare. Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri)

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BUONENOTIZIE In un recente numero dell’inserto settimanale di “Buone Notizie. L’Impresa del Bene” del Corriere abbiamo trovato e riassunto per voi la seguente news che ci ha favorevolmente colpito. Alberto Pinna ci ha fatto scoprire quanto ideato e realizzato da tre giovani sardi, un bell’esempio di valorizzazione culturale e turistica di uno dei tantissimi splendidi territori del nostro Belpaese, tutto da gustare

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L’ALTRO TURISMO DELLA SARDEGNA

La notorietà di Mamoiada (Barbagia profonda) è sempre stata legata alle sue maschere: i Mamuthones e gli Issohadores. Poi una lunga serie di rapimenti e di omicidi ne hanno offuscato l’immagine. Circa vent’anni fa allo studente Mario Paffi, rimasto in paese, una volta laureatosi in economia, venne un’idea legata proprio alle maschere. «Nei ricordi della mia adolescenza - racconta - alla sera calava una sorta di coprifuoco… Poi un giorno un nuovo sindaco decise che per affrancarsi dal passato ci voleva una svolta. Fece un bando di valorizzazione culturale e turistica. Ne parlai con mio fratello Gianluigi e con Rita Mele. Predisposi il business plan per un Museo delle Maschere Mediterranee, con un modello innovativo di gestione dei beni culturali». Reperti, immagini, testi, commenti musicali, multimedialità: bando vinto e museo realizzato. Oggi nelle tre sale ci si immerge nell’atmosfera del Carnevale mamoiadino, fra i misteri dei Mamuthones e degli Issohadores. «Turisti che sono venuti d’estate - continua Paffi, che

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ora ha 49 anni - sono poi ritornati a febbraio per vivere di persona il carnevale. Nel 2018 abbiamo avuto 28 mila visitatori». Da qualche anno a fine giugno si è aggiunto il festival internazionale MaMuMask, convegni scientifici, sfilate, teatro, musica, danze, enogastronomia. Il museo è gestito dalla cooperativa Viseras (maschere, nell’idioma mamoiadino), creata da Gianluigi Paffi, laureato in scienze naturali e guida esperta del territorio, e Rita Mele, laurea in lingue, specializzata in turismo e fol-

klore. Intorno al museo, è nata una rete di attività: laboratori, locali di ristorazione, strutture ricettive; sette artigiani producono maschere richieste in tutto il mondo. «Tutti pezzi unici e firmati, - spiega Paffi - e quelle più datate hanno quotazioni considerevoli, come veri pezzi d’arte». A conti fatti, questo modello di turismo e cultura, vicino alla Sardegna vera, genera ora un “giro” vicino ai 2 milioni di euro. Mamoiada non ha certo risolto tutti i problemi. Ma dal 2001 tutto è cambiato. Ottobre 2019


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