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Anno 4 - Marzo 2017

Sacra San Michele - TO -

Cultura del territorio, Turismo e Benessere

Ernst Knam

IL CIOCCOLATO NELLE VENE

Scopri l’Italia

PIEMONTE IN GIRO PER ABBAZIE

[ STILE

ITALIANO

]

CI VEDIAMO IN RINASCENTE


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Marzo 2017

indice [ PERSONAGGIO] 6

Intervista a Ernst Knam

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Piemonte: da Torino al Lago Maggiore

[ SCOPRI L’ITALIA]

10 Le vie del pellegrinaggio in Piemonte: dal Medioevo ai giorni nostri 13 Savona e dintorni

14 Girovagando in Trentino

[ STILE ITALIANO]

15 Ci vediamo in Rinascente!

[ GOURMET]

17 Marco Perez, un anticorformista in cucina

[ SALUTE E BENESSERE]

18 In sovrappeso da piccolo! Come sarò da grande?

19 Un nuovo modo per parlare di alimentazione ai protagonisti di domani

[ LIBRI]

20 Marco Weiss: “I Calabroni”

21 Le nostre recensioni

[ AGENDA ITALIA]

32 Una “scappatella” fuori città Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Evelina Flachi ViceDirettore Editoriale Alessandro Trani Art Director Patrizia Colombo Progetto grafico/Impaginazione Milano Graphic Studio S.r.l. Caporedattore Riccardo Lagorio Hanno collaborato Francesca Bastoni Ranuccio Bastoni Elena Fossati Francesco Garosci marzo 2017

14 Carlo Kauffmann Luca Medici Sandro Nobili Alessia Placchi Valerio Consonni Media Partner

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[ editor iale ]

Care Lettrici e Cari Lettori,

questo mese nel cuore della

sono molto lieta che questo nuovo

Valpolicella, nell’alta cucina di

numero della rivista si apra con

Amistà 33, dove lo chef Marco Perez

l’intervista a Ernst Knam, noto

esprime ogni giorno la sua grande

personaggio della cucina

creatività. Poi, nelle nostre consuete

internazionale, che ha lavorato in vari

pagine di salute e benessere, vi

ristoranti stellati in Europa prima di

parleremo di Educazione Alimentare

venire in Italia e collaborare con il

nella Scuola, utile alla prevenzione di

grande Gualtiero Marchesi. La sua

sovrappeso e obesità, prima di

grande passione è sempre stata la

presentarvi le prossime novità

pasticceria che oggi lo ha portato ad

editoriali e alcuni interessanti

essere considerato uno dei migliori

appuntamenti.

maître chocolatier del mondo. In

Sperando di stimolare il vostro sempre

questo numero il territorio che vi

più crescente interesse per la nostra

proponiamo si trova in Piemonte. Vi

rivista “italiadagustare”, vi guideremo

dedichiamo un particolare percorso che

alla scoperta di luoghi ameni e poco

si snoda fra diverse abbazie che vi

noti ma ricchi di storia e tradizioni

consigliamo di andare a visitare per

che ci vengono offerte dal nostro

scoprire meraviglie architettoniche

meraviglioso territorio italiano. Per

provando forti emozioni. Una visita

concludere, vi assicuriamo anche

speciale sarà riservata a Torino, una

originali interviste con noti personaggi

città che da sola merita un weekend.

italiani che possono rappresentare e

Ma il Piemonte non sarà la sola

promuovere nel mondo il nostro

regione presente! Infatti troverete

patrimonio artistico, culturale ed

anche notizie dal Trentino Alto Adige,

enogastronomico.

dall’entroterra ligure e non solo. Il

Grazie e Buona lettura !

nostro “ritratto gourmet” entrerà marzo 2017

Evelina Flachi

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[ per s onaggio ]

«IL CIOCCOLATO MI SCORRE NELLE VENE»

ERNST KNAM

T

Tedesco di nascita (classe 1963) ma milanese d’adozione, Ernst Knam per anni gira il mondo attraversando le cucine dei più prestigiosi ristoranti a livello internazionale finché, giunto in Italia, entra nella cucina di Gualtiero Marchesi come Maestro Pasticcere, ultima fase del suo percorso di formazione prima di avviare l’attività imprenditoriale. Nel 1992, dopo tre anni con Marchesi, le Maître

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Intervista a cura di Dario Bordet Chocolatier inizia la sua nuova avventura aprendo a Milano, in via Anfossi 10, la ormai storica Pasticceria l’Antica di Ernst Knam, che da allora si distingue per creatività, ricercatezza e abbinamenti fuori dal comune. Ernst ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e dal 2012 è entrato a far parte della famiglia di Discovery Italia, come protagonista dei programmi Real Time “Il Re

del Cioccolato” e “Bake Off Italia”, diventando un noto e amato personaggio televisivo. Lo abbiamo intervistato un paio di settimane fa al Salon du Chocolat, dove abbiamo potuto ammirare la scultura in cioccolato da lui realizzata in esclusiva per la manifestazione, lavorata e cesellata a mano in ogni dettaglio, che riprende uno dei più famosi masterpiece dell’arte classica. marzo 2017


ALLA CORTE DEL RE DEL CIOCCOLATO

Da dove nasce questa sua passione?

Io penso che a tutti i bambini piace mangiare il cioccolato. Mi scorre nelle vene ed è la mia costante fonte d’ispirazione. Dico sempre: «sono caduto da piccolo in un pozzo di cioccolato!».

La sua partecipazione è tra le grandi novità del Salon du Chocolat 2017

prime, e il risultato si vede.

È a Milano da tanti anni, come si trova in questa città?

L’anno scorso ero venuto alla prima edizione milanese per guardare cosa succedeva, e mi era piaciuta. Così quest’anno mi sono detto «devo esserci, perché siamo molto presenti a Milano con il nostro negozio in via Anfossi, tutti ci conoscono, e mi sembra giusto avere anche qui uno stand importante, da animare per coinvolgere il pubblico».

Ormai dopo 28 anni, di cui 3 da Marchesi e 25 anni di negozio, ho vissuto più di metà della mia vita a Milano e posso quindi dire che sono per metà milanese. Anche se le mie radici sono tedesche e ho il passaporto tedesco, penso in italiano. Quando vado a casa mia sul lago di Costanza, dopo 2 giorni non vedo l’ora di tornare a casa a Milano. Poi però, quando l’Italia gioca contro la Germania … tifo per la Germania!

Ho aperto la mia pasticceria - a Pasqua saranno 25 anni - senza caffè, senza mignon e senza brioche perché inizio alle 10 del mattino. Quello che faccio è il frutto di viaggi nel mondo, e dovunque ho lavorato ho imparato qualcosa e l’ho messo in una pentola. È così che nasce quello che io chiamo lo “Knam pensiero”, con cui creo ricette e abbinamenti inconsueti uscendo dai binari della cucina “canonizzata”. Oltre a viaggiare, mi piace mangiare bene, e la qualità delle materie prime per me è una cosa fondamentale. Quando hai degli ottimi ingredienti devi saperli combinare bene insieme, ma questo è possibile solo se hai una buona conoscenza delle materie

Una casa di produzione mi ha chiesto se volevo fare televisione e quando mi hanno presentato un programma, ho risposto «no grazie». Questo è successo per 11 mesi: ogni mese il signor Paolo Dago tornava ed io gli dicevo sempre di no. La 12a volta il mio collaboratore Davide - che è qui con me allo stand - con il quale lavoro da 10 anni, è venuto da me “piangendo” in ginocchio: «Ernst fallo, devi saltare sul treno che passa!». Allora mi son detto «facciamo la puntata zero, ma solo se giriamo da me in laboratorio, e vediamo cosa succede». La puntata zero è andata benissimo e da lì è partito tutto. Poi quando sei in TV, nel piccolo schermo, entri in casa delle famiglie, ed è molto intimo. Devo dire

Il Maestro Gualtiero Marchesi dice che il suo non è un classico negozio

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Passiamo al suo successo in TV. Come è arrivato a Real Time?

che le cose funzionano perché in negozio c’è sempre più richiesta: sono convinto che la televisione in Italia, se la fai bene, può dare veramente tanto.

Ci sono nuove materie prime e nuovi concept dell’arte cioccolatiera?

Quando si parla di “nuovo concept” non dobbiamo dimenticare che tutto parte dal passato, dalla tradizione, senza la tradizione non può esistere il futuro. Ai giovani pasticceri che vengono da me dico sempre «Fatevi una cultura di base. Se non avete le basi non potete costruire un tetto». Questo è un grande errore che fanno tanti giovani, vedo tanti ristoranti e pasticcerie aprire e dopo 6 mesi fallire, perché mancano le basi. Poi dipende da quanto bene conosci le materie prime. Io che giro molto metto il naso e la lingua dappertutto, ma sono consapevole che una vita non mi basta per conoscere tutte le materie prime esistenti. Questa per me è come una malattia: talvolta impazzisco quando sento parlare di questo o quel prodotto e faccio di tutto per averlo.

Grazie Ernst. Salutiamo il Maître Chocolatier, incontrarla è stata un’esperienza piacevolissima e di riflessione sull’arte della pasticceria, fatta di continui studi e ricerche. Un saluto con un bacio cioccolatoso a tutti!

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[ s copr i l’ita lia ]

DA TORINO AL LAGO MAGGIORE

TRA LE VALLI DEL PIEMONTE A cura di Sandro Nobili

Ideale da fare in primavera e a tappe in almeno due week-end, abbiamo scelto per voi un viaggio nel Piemonte religioso, alla scoperta di affascinanti luoghi che per secoli sono stati meta di pellegrinaggio. Paesaggi unici in cui rivivere un’atmosfera particolare visitando abbazie, monasteri e cattedrali medievali. Dopo una visita a Torino, tra le sue storiche piazze nel cuore della città, il “nostro pellegrinaggio” partirà dalla Val di Susa per giungere in Valsesia, sul Lago Maggiore e in Val d’Ossola per visitare alcuni dei Sacri Monti della regione, luoghi di culto divenuti patrimonio dell’UNESCO

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A spasso tra le più importanti piazze della Torino Sabauda: la Torino delle corti e delle loro Madame che hanno reso celebre la sua storia in tutta Europa. Siamo nel ‘salotto di Torino’, Piazza San Carlo, dove possiamo ammirare le due bellissime ‘Chiese Gemelle’ in stile barocco, dedicate a San Carlo Borromeo e a Santa Cristina. Qui si affaccia lo storico Caffè Torino. A poca distanza, passando davanti al Museo Egizio, troviamo Piazza Carignano, una delle storiche e più belle piazze. È una vera e propria perla su cui si affacciano vari edifici in stile barocco come il Teatro Carignano e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. A due passi da Piazza Carignano ecco il cuore della città, Piazza Castello. Progettata nel lontano 1584, con i suoi oltre 40mila mq ospita l’antico Palazzo Reale, il Teatro Regio, Palazzo Madama (con il Museo Nazionale del Cinema) e la Real Chiesa di San Lorenzo. Per gli appassionati di magia, gli esperti di esoterismo dicono che sia il punto per eccellenza della magia bianca a Torino. Proseguendo per via Po, una delle vie principali, giungiamo in Piazza Vittorio Veneto (Piazza Vittorio, per i torinesi) circondata da lunghissimi portici. Da qui, attraversando il Ponte Vittorio Emanuele I, arriviamo alla Chiesa della Gran Madre di Dio, una delle più belle ed importanti di Torino con uno dei più bei panorami della città, legata anch’essa a molte leggende che riguardano la magia bianca. Merita una visita Piazza della Consolata: una pausa al ‘Bicerin’ per un caffè (che era il caffè preferito di Cavour), ci fa riprendere fiato. Il Santuario della Consolata, che si affaccia sulla piazza, è un bellissimo edificio la cui costruzione risale all’epoca paleocristiana, modificata e arricchita nel corso dei secoli: un misto di architettura barocca, neoclassica e romanica da non perdere. Infine ci dirigiamo verso via XX Settembre per vedere il Duomo, l’unica chiesa in stile rinascimentale di Torino, dove è custodita la Sacra Sindone.


[ s copr i l’italia ] In questa pagina: l’Abbazia Sacra S. Michele: a destra il borgo Ricetto di Candelo; sotto il Santuario di Oropa

Dopo una giornata trascorsa nella capitale sabauda, lasciamo la città e iniziamo il nostro vero e proprio tour “di pellegrinaggio”, dalla Sacra San Michele in Val di Susa al Sacro Monte Calvario in Valsesia, passando dalle valli biellesi

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DAL MEDIOEVO AI GIORNI NOSTRI

LE VIE DEL PELLEGRINAGGIO IN PIEMONTE

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Sacra S. Michele (TO). Lasciamo Torino e iniziamo il nostro “pellegrinaggio” con la visita di una splendida Abbazia sulla cima del Monte Pirchiriano all’imbocco della Valle di Susa, la famosa Sacra S. Michele. È così chiamata perché nasce e cresce con la sua storia attorno al culto di San Michele che approdò in Val di Susa nel V o VI secolo. Si raccontano numerose leggende intorno a questo monastero, ma tutte concordano sull’apparizione di uno o più angeli. Si tratta di un imponente complesso architettonico religioso di epoca romanica, sorto come abbazia benedettina, meta di grandi pellegrinag-

gi medioevali ed in particolare tappa della Via Francigena. Dal 1994 è monumento simbolo della Regione Piemonte. Un luogo affascinan-

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Sacro Monte Calvario Sacro Monte di Varallo Santuario di Oropa

Ricetti di Candelo

TORINO Sacra di S. Michele

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te anche per l’atmosfera particolare ed il paesaggio unico delle montagne olimpiche, in uno scenario altamente suggestivo. Lasciamo la Val di Susa e continuiamo il nostro percorso religioso verso il Lago Maggiore e la Val d’Ossola.

Santuario di Oropa (BI). Avviandoci verso il lago, in circa 2 ore passando da Biella raggiungiamo la frazione di Oropa ove si trova uno dei primi santuari in Europa per importanza, legato al culto della Madonna Nera - detta appunto Santa Vergine d’Oropa - che con più di 100 processioni attrae ogni anno oltre 800mila pellegrini. La tradizione popolare vuole che iniziatore

del culto cristiano ad Oropa fosse Sant’Eusebio, Vescovo di Vercelli, nel IV sec. d.C.. Il Santo avrebbe trovato in Gerusalemme la statua di legno della Vergine, scolpita da San Luca, e l’avrebbe portata con sé ad Oropa. Dalla Scala Regia alla Basilica antica e alla Chiesa nuova, dalla biblioteca ricca di antichi volumi alla collezione di arredi sacri e gioielli fino alle due gallerie di exvoto, Oropa offre un patrimonio unico di arte e cultura, ma è anche un’oasi di natura incontaminata e un paradiso per turisti e sportivi.

Ricetto di Candelo (BI). Ritorniamo nel cuore del biellese per recarci in questo suggestivo borgo

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[ scopri

l’ita lia ]

A destra: Sacro Monte di Varallo; sotto: Sacro Monte Calvario

medievale, il più intatto dei Ricetti piemontesi e uno dei cento borghi più belli d’Italia. ll ricetto medievale era una struttura fortificata in cui si accumulavano i beni materiali e alimentari della borgata: qui il signore locale raccoglieva foraggi, vini e provviste di ogni genere in modo che il villaggio non rimanesse sfornito, e in caso di attacchi nemici la popolazione vi si poteva rifugiare, garantendosi la sopravvivenza. Certe tradizioni radicate nel passato si sono mantenute sino ad ora, e sono ben visibili durante le feste popolari o durante i banchetti, se ci si sofferma sulle ricette locali. Tra i prodotti del borgo ci sono il ‘Salam d’la Duja’, un saporitissimo salame sotto grasso, e i “Croccanti del Ciavarin”. Passando sotto la porta di ingresso ci si immette in una pittoresca piazzetta dove spicca l’imponente Palazzo del Principe, commissionato da Sebastiano Ferrero nel 1496 quando divenne feudatario del villaggio.

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Sacro Monte di Varallo (VC). Proseguiamo verso la Valsesia per raggiungere in provincia di Vercelli il Sacro Monte di Varallo, il più antico e importante Sacro Monte dell’arco alpino, posto su uno sperone di roccia sopra l’abitato del paese. La sua storia inizia alla fine del XV secolo quando il frate francescano Bernardino Caimi di Milano, di ritorno dalla Terra Santa dove era stato guardiano del Santo Sepolcro, volle riprodurre in Valsesia i luoghi santi di Palestina, una “Nuova Gerusalemme” per i fedeli che non potevano recarsi in Terra Santa, allora sotto il dominio turco. Il Sacro Monte di Varallo è composto da una basilica e da quarantacinque cappelle affrescate e popolate da oltre 800 statue in legno e terracotta policroma a grandezza naturale e più di 4mila figure a fresco, create nel tempo da importanti artisti piemontesi per ricordare i corrispondenti eventi della storia di Gesù, ad esempio nell’Annunciazione le figure dell’Arcangelo Gabriele e della Madonna.

Sacro Monte Calvario (VB). Ci spostiamo più a Nord, sempre in Valsesia, in provincia di Verbania. Qui si concluderà il nostro viaggio. Nel 1656 due frati cappuccini del

convento di Domodossola concepirono il progetto di creare una “Via Processionale” lungo le pendici del colle Mattarella, per farlo diventare un luogo che ospitasse il Sacro Monte Calvario, che fu così chiamato per dar forza alla identificazione del Sacro Monte ossolano con i luoghi della salita sul Golgota che i pellegrini visitavano in Terra Santa. Nacque così una serie di dodici cappelle con un apparato decorativo di statue ed affreschi, che rappresentano le Stazioni della Croce e tre cappelle che illustrano la Deposizione dalla Croce, il santo Sepolcro e la Resurrezione. In cima al colle è posto il santuario ottagonale della Santa Croce, la cui costruzione iniziò nel 1657. L’arrivo nel 1826 del sacerdote e filosofo roveretano Antonio Rosmini (beatificato nel 2007) diede nuovo impulso alle opere ed alla spiritualità del Sacro Monte Calvario di Domodossola dove fondò la sua congregazione e dove trovò ispirazione per le sue opere. Visitando il Sacro Monte, è possibile entrare nella piccola cella dove Rosmini si ritirava per pregare e riposare. Nell’umile cella sono conservati alcuni oggetti appartenuti al filosofo roveretano; dal 2007 è stata collocata una delle 4 reliquie del suo corpo. marzo 2017


[ s copr i l’italia ]

SAVONA E DINTORNI

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A cura di Riccardo Lagorio

L’imponente Fortezza del Priamar svetta nelle vicinanze del porto di Savona ed è uno dei monumenti più significativi della città. Costruita dai Genovesi nel 1542 come roccaforte, ha assunto diverse funzioni nel corso dei secoli, tra cui anche quella di colonia penale in epoca risorgimentale, annoverando come detenuto anche Giuseppe Mazzini. Savona è la patria del chinotto, ma tutto intorno c’è profumo di frutta e verdura. Come ad Albenga, paese natale del carciofo violetto e della cattedrale di San Michele, o a Valeggia, dove nascono le profumate albicocche, citate già nell’Ottocento. Colori vivaci che sono riprodotti anche sulle ceramiche, di cui Albissola Marina è una delle capitali italiane. Lasciata la costa ci si può inoltrare verso le sorgenti del fiume Bormida, a Osiglia dove la star locale si può trovare nelle fattorie: è la formaggetta di capra e pecora. Ma vale la pena Osiglia anche per godere della brezza in riva all’omonimo lago, in una valle impervia, circondato da boschi di faggio, castagno e rovere. È una meta turistica privilegiata soprattutto da chi ama il canottaggio e le regate con mezzi autocostruiti. E dopo infinite curve attraversando boschi di castagno si arriva a Calizzano, dove le numerose sorgenti e il clima fresco anche d’estate permettono la crescita abbondante di funghi. Un castelliere edificato a fine Ottocento rappresenta un esempio di edificazione militare contro eventuali attacchi dal mare a difesa delle colline piemontesi. Garessio e le sue fontane sono infatti poco distanti. Va visitata a giugno, quando fanno da palcoscenico alle passeggiate gastronomiche che mettono in vetrina i prodotti locali. Sono poco più di 20 i km che ci separano da Ceva, dove la fermata è d’obbligo per la torre guelfa del Trecento e per i dolci preparati con le nocciole locali. Si riprende la via verso il capoluogo ligure e una sosta la dovranno fare i ghiottoni tra fine giugno e i primi giorni di luglio a Montezemolo, quando si svolge la fiera regionale del miele. Sulla strada del ritorno c’è Ceriale, dove le famiglie riproducono ancora il canonettu, una cornucopia con impressi stelle, palme e pesci: un sottile cibo rituale da consegnare agli ospiti di riguardo. E poi Savona e il suo mare. Non prima di avere visitato Pallare, gli affreschi quattrocenteschi dell’Oratorio in frazione Biestro e assaggiato i lisotti, una sorta di gnocchi conditi con aglio e olio locali. marzo 2017

Dall’alto: la Fortezza del Priamar; la cattedrale di San Michele ad Albenga e il lago di Osiglia

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[ s copri l’ita lia ]

I TESORI DELLA PIANA ROTALIANA

GIROVAGANDO IN TRENTINO

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A cura di Azadeh Asgari

Nella valle dell’Adige, a metà strada fra Trento e Bolzano, si trova il territorio della Piana Rotaliana Königsberg: un ampio vigneto che dal letto del fiume sale alle colline, chiuso a oriente e occidente da montagne imponenti. La sua posizione di confine tra l’area mediterranea e quella germanica e il passaggio di importanti vie di comunicazione lo hanno reso nei secoli un importante crocevia di culture. Come la Via Claudia Augusta dove, sulla riva destra del fiume, la strada incrociava il collegamento con l’Anàunia (la Valle di Non) e, superato il corso del Noce, proseguiva quasi rettilinea verso Maia, l’attuale Merano. Il percorso si sviluppa su agevoli piste ciclabili. L’omogeneità del paesaggio della Piana Rotaliana contiene in sé tante sfaccettature: le colline sono patria della Nosiola, uno dei vitigni autoctoni trentini, e del Trento DOC, vino spumante; altrettanto i palazzi nobili e le chiese che macchiettano il paesaggio, raccontano di stili di vita lontani che si combinano tra loro in maniera ineguagliabile. È sufficiente visitare il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina per percepire questa ricchezza raggiunta grazie agli scambi tra Nord e Sud d’Europa. Il museo è ospitato nella cornice del convento agosti-

niano di San Michele all’Adige. In 43 sale e 25 sezioni vengono raccontate le lavorazioni artigianali, le testimonianze della religiosità, della musica, del folclore che rendono unica questa terra. Luogo ideale per passeggiate nei boschi, come i sentieri che da Zambana partono verso la Paganella o dal Monte di Mezzocorona, oasi di pace che si raggiunge in pochi minuti con la funivia dal paese. Da qui si può proseguire per passeggiate adatte anche ai bambini, che possono divertirsi scoprendo la galleria di sculture all’aria aperta La Magia del Bosco e gli animali del rifugio Malga Kraun, a 1222 metri di altitudine. Ma ciò che colpisce è la veduta sulla intera Piana Rotaliana e i monti circostanti. Chi ama l’arte trova a Roverè della Luna un interessante esempio di cappella cimiteriale affrescata: Sant’Anna, del Quattrocento, conserva un Giudizio Universale e un Trionfo della Morte di impostazione tirolese. Anche la gastronomia è particolarmente vivace e riproduce un territorio di frontiera: accanto ai piatti come il tortel di patate e alla carne salada, agli strangolapreti d’erbe e i salumi affumicati, è imperdibile l’asparago bianco di Zambana che si celebra per tutto aprile nei ristoranti della Piana.

Sopra: la funivia del Monte di Mezzocorona; al centro: sopra, la Malga Kraun e sotto il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina; a destra: L’asparago bianco di Zambana

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[ s tile ita liano ]

CI VEDIAMO IN

RINASCENTE! A cura di Carlo Kauffmann

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152 anni e non dimostrarli! La Rinascente di Piazza del Duomo, a Milano, nasce infatti nel 1865 grazie ai fratelli Bocconi che la faranno edificare sullo stile dei grandi magazzini “Le Bon Marche” di Parigi inaugurati circa trenta anni prima. Nasceva così il primo negozio italiano di abiti preconfezionati. Nel 1917, il Senatore Borletti rilevò il grande magazzino puntando su una clientela di livello più alto. In quello stesso anno a causa di un incendio il magazzino venne gravemente danneggiato e fu Gabriele D’Annunzio a definirla “Rinascente” dopo la sua ricostruzione. Il 26 maggio 2016 a Zurigo la IGDS, l’associazione internazionale dei più grandi Department Store presenti in cinque continenti, ha nominato La Rinascente di Milano “Miglior Department Store del mondo”. Uno straordinario riconoscimento internazionale per questo “grande magazzino” meta di decine di migliaia di giovani e adulti, in modo particolare nel fine settimana. La Rinascente offre e permette di realizzare sogni, sono infatti presenti le marche più marzo 2017

importanti del fashion, del beauty, Sopra: un manifesto di Lora Lamm del 1959 circa; sotto: del design, degli accessori, dello Marcello Dudovich, 1926 circa sport, della casa… Oggi nel miglior Store del mondo fioriscono decine di eventi, dalle presentazioni di libri alle rappresentazioni di nuove idee fashion, agli incontri con personaggi del mondo dello spettacolo. Ristoranti, bistrot, caffetterie, angoli ricchi di ogni tipo di bon bon, una spettacolare terrazza con vista sul Duomo, consentono di darsi appuntamento a La Rinascente per le occasioni più diverse. La piccola bottega di 150 anni fa ha fatto molta strada e oggi, oltre a Milano, anche a Roma, Torino, Genova, Monza, Padova, Firenze, Napoli, Catania, Palermo, Cagliari si può dire …”Ci vediamo alla Rinascente!”.

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MARCO PEREZ UN ANTICONFORMISTA IN CUCINA

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A cura di Riccardo Lagorio

Amistà33 è esperienza. Esperienza con E maiuscola. Si trova all’interno di Byblos Art Hotel, un esclusivo e onirico 5 Stelle Lusso a pochi chilometri da Verona, ma è aperto anche agli esterni che volessero concedersi, appunto, un’esperienza. Un grande parco circonda l’edificio, una sontuosa villa del Cinquecento, un museo d’arte contemporanea con opere in alcuni casi visionarie. Marco Perez guida la cucina del ristorante. Concentra la propria attenzione intorno alla sperimentazione sensoriale e a portate di fattura moderna, in taluni casi apparentemente azzardate. Che tuttavia, alla prova dei Sopra: Villa Amistà; a destra: Marco Perez; sotto: bosco e muschio, menta e abete rosso

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fatti, risultano piacevoli e inedite. Arrivando, per i più arditi, alla sfida di consumare alla cieca, bendati e senza posate, uno dei piatti simbolo di Amistà33, Bosco e muschio, menta e abete rosso alla ricerca di piccoli frutti. Prima di cominciare, si affinino quindi i sensi, innanzitutto l’odorato e il tatto, in un gioco che impedisce allo sguardo la comprensione dell’oggetto con l’obiettivo di rievocare il primo ricordo a cui l’odore riporta. E ci si lasci trasportare dalle emozioni. Il Manzo e amatriciana è servito su un ciottolo di fiume rovente, una provocazione che mantiene calda la pietanza nel tempo. L’assenza di tovaglie aiuta non poco nel mettersi a disposizione dei sensi, così il Piccione e gambero, lamponi e liquerizia e il Maialino e bottarga, cime di rapa e acciuga ghiacciata non sono altro che una competizione di contrasti, un nuovo modo di interpretare le materie prime senza confini percettivi. Provocazioni che ci riportano a una nuova dimensione di cucina: affrancata da condizionamenti, libera di esprimer-

si come un’opera d’arte. Anche i bicchieri, sghembi, paiono usciti dal romanzo di Lewis Carroll come interpretazione personale e svincolata della realtà. Spaghetti e carote, ricci e limone chiariscono ancor di più questa provocazione, sovvertendo quanto di più sacro vi è nella dieta degli italiani, gli spaghetti. Altrettanto irriverenti ma gustosi i Tortelli robiola e pere, carruba e anguilla: il vecchio adagio che il contadino non deve sapere viene impreziosito dalla scambio di insolite battute tra il pesce e la bacca mediterranea. Si può scovare l’abbinamento perfetto tra le oltre 400 etichette dell’antica cantina a volta oppure lasciarsi guidare dalla mescita a bicchiere. Alla fine, al posto di una opulenta piccola pasticceria, una corteccia vi divertirà con il suo carico di verdura candita. Si mangia con 70 euro.

Ristorante Amistà 33 Via Cedrare, 78 San Pietro in Cariano (VR) Telefono 0456855555 www.amista33.it

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[ s alute & benes s er e ]

IN SOVRAPPESO DA PICCOLO! COME SARÒ DA GRANDE? A cura di Evelina Flachi

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Un italiano su due pesa troppo, e un quinto delle persone in sovrappeso è obeso e rischia di più di ammalarsi e di ridurre la sua aspettativa di vita. L’obesità aumenta i rischi di patologie cardiocircolatorie, infarto, diabete, tumori e persino l’apnea ostruttiva del sonno. L’analisi della letteratura e delle evidenze disponibili individua come efficaci in età evolutiva gli interventi di promozione della salute centrati su consapevolezza e

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sani comportamenti alimentari promossi in ambiente scolastico, che riconoscono l’intervento diretto degli insegnanti, adeguatamente formati e supportati scientificamente. È importante coinvolgere anche le famiglie e le comunità per favorire la partecipazione diretta degli stessi ragazzi a progetti educativi e comportamentali con azioni integrate e continuative nel tempo, anche di educazione tra pari. Tutto questo in funzione del

fatto che i comportamenti acquisiti in età giovanile sono più facilmente mantenuti da adulti e possono influire in modo significativo sull’insorgenza di patologie in età matura. La scelta di seguire sani stili di vita unitamente a una adeguata attività motoria deve partire fin dall’infanzia e dall’adolescenza per poter favorire anche da grandi una buona prevenzione dei più comuni problemi di salute correlati a stati di sovrappeso e obesità. marzo 2017


UN NUOVO MODO PER PARLARE DI ALIMENTAZIONE AI PROTAGONISTI DI DOMANI

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Dal rapporto sui dati HBSC-Italia 2010 (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) è emerso che più del 20% dei ragazzi italiani sotto gli 11 anni presentano un eccesso di peso, ma nell’adolescenza si sale al 35% di sovrappeso, di cui più 10% di obesi. Del resto, negli ultimi 50 anni è cambiato lo stile di vita, in parte a causa del benessere economico, prima causa del maggior consumo alimentare, aggravata da abitudini alimentari sbagliate come saltare la prima colazione, consumare poca frutta e verdura, eccedere con le bevande zuccherate. Dall’altra parte si assiste a un aumento progressivo della sedentarietà: la percentuale di adolescenti che raggiungono il valore raccomandato di almeno un’ora di attività fisica al giorno è estremamente basso; inoltre a questo si associa una frequenza elevata di coloro che trascorrono due o più ore al giorno davanti alla TV o ai videogiochi, limite considerato eccessivo dalla letteratura internazionale, per non parlare di pc e smartphone. La famiglia gioca un ruolo importante nella genesi e nel mantenimento dell’obesità infantile. L’obesità dei genitori è un forte indicatore per l’obesità della prole: se un genitore è obeso, la possibilità di avere un figlio obeso è del 40% mentre se entrambi i genitori sono obesi la probabilità sale a ben il 70%. Nonostante la componente genetica abbia un ruolo importante nello sviluppo dell’obesità, i fattori ambientali e comportamentali contribuiscono fortemente al suo mantenimento ed è proprio su questi che è fondamentale intervenire. Da tutto ciò emerge la necessità di sviluppare programmi e azioni concrete di promozione della salute indirizzati ai giovani e di fornire informazioni alla popolazione e ai decisori sulla reale diffusione dei fenomeni in studio con messaggi e linguaggi mirati a target diversi. È importante adottare una comunicazione efficace, trasformare i contenuti tecnico-scientifici in messaggi chiari e significativi che i nutrizionisti formati e aggiornati secondo le recenti Linee Guida 2015 del MIUR (Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca) potranno divulgare nella scuola e nelle famiglie, su tutto il territorio nazionale. Evelina Flachi Presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare marzo 2017

FONDAZIONE ITALIANA PER L’EDUCAZIONE ALIMENTARE

Per promuovere cultura e sani abitudini alimentari principalmente tra i giovani, è nata nel 2011 la Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare, (Food Education Italy, FEI). Fondazione di partecipazione indipendente, riconosciuta a livello nazionale e accreditata al MIUR, è un soggetto nuovo al servizio di Scuola, Famiglia e Territorio (persone, istituzioni, imprese) a livello nazionale e internazionale. La missione primaria della Fondazione è valorizzare le potenzialità e i contributi dei diversi soggetti impegnati sul tema comune dell’educazione alimentare, sostenendo il protagonismo della Scuola e l’applicazione delle “Linee Guida per l’Educazione Alimentare” emanate dal MIUR nel 2011 e aggiornate nel 2015 per l’Esposizione Universale di Milano. I Fondatori Promotori hanno tutti partecipato attivamente al Comitato Tecnico Scientifico “Scuola e Cibo” del MIUR, incaricato di definire il quadro di riferimento valoriale e metodologico per lo sviluppo dell’Educazione Alimentare nella Scuola Italiana. Dal 2009, il CTS presieduto dal Dott. Riccardo Garosci ha lavorato con le scuole del territorio a livello nazionale, coinvolgendo le famiglie in un programma che ha consentito al MIUR di introdurre l’Educazione Alimentare nella Scuola quale insegnamento interdisciplinare, proprio nel quadro delle Linee Guida emanate nel 2015, alla cui stesura i Fondatori Promotori hanno contribuito. Per informazioni: www.foodedu.it - info@foodedu.it

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LIBRO

I CALABRONI Romanzo di una multinazionale

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A cura di Valerio Consonni

I «calabroni» sono i signori dell’economia tedesca, “un club che ronza come un’arnia di calabroni infuriati”, un ristretto circolo di uomini ricchi e potenti che influenzano e decidono i destini dell’economia mondiale. Una sede di comando al 16° piano del grattacielo EVAB, sotto il cielo piovoso di Düsseldorf, dove le decisioni si ripercuotono a cascata sul mondo della piccola e media industria lombarda, su quella solida borghesia milanese che basava il suo benessere sulla “fabbrichetta”. È la storia che Marco Weiss racconta in questo suo libro, dove descrive un passaggio d’epoca (dal crollo del muro di Berlino del 1989 alla discesa in campo di Berlusconi nel ‘93) che ha accelerato il processo di globalizzazione e ha trasformato per sempre le nostre vite. Weiss sa molto bene ciò di cui scrive perché ha conosciuto dall’interno quel mondo. Milanese, laureato in filosofia teoretica, ha lavorato come assistente alla regia di Valerio Zurlini in “Cronaca familiare” e “Il terrorista” di Gianfranco De Bosio. Ma soprattutto è stato imprenditore dell’impresa di famiglia e responsabile della sede italiana di una multinazionale chimica tedesca. Con uno stile forte e originale, l’autore dipinge una grande epica contemporanea che cattura subito il lettore: i caratteri molto lombardi dei tanti personaggi, le scenette politicamente scorrette degli industriali brianzoli, gli angoli suggestivi della costa maremmana e gli squarci precisi degli

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Marco Weiss con Dino Messina e Annamaria Testa

eleganti e discreti interni borghesi di Milano, e poi ancora luoghi come il Savini, via XX Settembre, Corso Magenta, Prada… In alcuni passaggi si avverte anche l’esperienza dell’apprendistato da cineasta, per esempio in alcuni colpi di scena degni di una commedia brillante. Non solo: dietro ai nomi dei protagonisti e delle società si nascondono i soggetti reali e a volte basta cambiare le posizioni delle lettere per capire chi si nasconde, proprio come in un divertente gioco di società. Weiss ha saputo alzare lo sguardo da quel mondo a lui molto noto per restituirci un acquarello d’insieme. Un romanzo dove, aimè, molti dei protagonisti hanno basse carature intellettuali, dove potere, ricchezza e povertà di mente fanno da padroni, la cui filosofia di vita è riassumibile nella domanda “ma a me cosa viene in tasca?”. O come il “capo calabrone” tedesco, Hettche, che dà il via alle acquisizioni in Italia, amante della birra e del calcio, che a fine lavoro dovrà cedere il passo ai nuovi squali della finanza. E poi le mogli, gli amanti, gli amici, i familiari… Ma non lasciamoci fuorviare dai personaggi e ritorniamo allo stile a alla trama: alcuni critici letterari affermano che nel libro di Weiss si trova una eco della mimesi linguistica di alcuni famosi scrittori lombardi che nel secondo ‘900 hanno fatto la spola tra industria e letteratura. Che bello! Insomma un libro da leggere per capire meglio una piccola ma decisiva fetta del nostro mondo. marzo 2017


[ libri ] L’ARTE DI ESSERE FRAGILI

D’Avenia dialoga con gli adolescenti chiedendo in prestito le parole a Giacomo Leopardi. Un sorprendente viaggio che si sviluppa in tre tappe: le inquietudini dell’adolescenza, le prove della maturità, la conquista della fedeltà a se stessi. Ogni stagione della vita è interpretata attraverso una coppia di poesie, rilette con la sensibilità, la consapevolezza e la forza comunicativa dello scrittore e del professore: L’infinito, A Silvia, La Ginestra... Alessandro D’Avenia (Mondadori)

MAGARI DOMANI RESTO

È la storia di Luce, una giovane avvocatessa “testarda e cazzimmosa come un bassotto”, una “piccola femmena del Sud” che vive ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Ad un certo punto la sua vita rimane bloccata in una piatta routine senza apparente futuro. All’improvviso, dovendosi occupare di un caso di affidamento di un minore, tutto cambia e sarà l’occasione per fare ordine nella propria esistenza e crescere. Lorenzo Marone (Feltrinelli)

LA GEMELLA SBAGLIATA Helen ed Ellie sono due bimbe gemelle, identiche solo in apparenza: Helen, la leader, decide e pretende. Ellie, la spalla, obbedisce e accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po’ troppo pericoloso: scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Un dramma psicologico compulsivo che incombe non solo sulle gemelle ma soprattutto su tutta la famiglia e la sua identità Ann Morgan (Piemme)

PANE PER I BASTARDI DI PIZZOFALCONE

Dai libri di Maurizio De Giovanni è nata la serie televisiva di grande successo “I bastardi di Pizzofalcone”. In questo commissariato non c’è mai il tempo di gioire per la soluzione di un caso che già si deve lavorare ad un nuovo caso di omicidio. L’autore ci descrive con grande abilità le diverse personalità e particolarità degli uomini e delle donne del Commissariato. Maurizio De Giovanni (Einaudi) marzo 2017

L’ARMINUTA

È la storia di una ragazzina di tredici anni che da un giorno all’altro scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta e si trova restituita alla sua vera famiglia. Da un giorno all’altro perde tutto - la sua casa, le sue amiche, l’affetto incondizionato dei genitori, o meglio di quelli che credeva i suoi genitori. Un racconto intenso, crudo, dirompente, scritto con una rara intensità e capacità di incuriosire.

Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

LA CASA DEI KRULL

Quella dei Krull, tedeschi residenti in Francia, è la storia attualissima di chi è diverso per razza, religione, sesso e lingua; di chi viene considerato minoranza e di conseguenza un perfetto capro espiatorio se accade qualcosa di grave. E quando proprio davanti a casa Krull viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti non potranno che cadere su di loro. Georges Simenon (Adelphi)

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[ a genda italia ] In attesa della bella stagione, eccovi alcuni appuntamenti per trascorrere i primi tiepidi weekend all’insegna del piacere e del benessere, per una “scappatella” fuori città

MERCATINO DEGLI HOBBISTI Questo tipico mercatino si tiene domenica 26 marzo 2017 ad Arona (NO) nella zona Parlamentino dall’imbarcadero al lungolago Marconi. I prodotti esposti sono diversissimi realizzati in legno, vetro, con pittura su tela, creazioni di bijoux e creazioni in stoffa e lana. Non mancate di fare una visita alla celebre statua “gigante” di San Carlo.

MILANO CLOWN FESTIVAL La manifestazione si svolge da mercoledì 1 a sabato 4 di marzo e presenta al pubblico il meglio del nuovo Teatro di strada europeo: 4 giorni fitti di appuntamenti con spettacoli a rotazione all’aperto e al chiuso, per un totale di oltre 100 spettacoli con 70 artisti provenienti da tutto il mondo. Il festival si svolge nelle vie e nelle piazze della città e in alcuni dei luoghi più rappresentativi. Potete trovare tutto il programma degli appuntamenti sul sito ufficiale del Milano Clown festival. FESTIVAL DELL’ORIENTE Due weekend primaverili (17-19 e 24-26 marzo) da trascorrere a Torino per incontrare l’Oriente i suoi colori, i profumi, i sapori, le sue tradizioni millenarie tra bazar, mercati, luoghi per esibizioni di arti marziali, cerimonie religiose. Un’area sarà dedicata alla salute e al benessere, ove si potrà usufruire di sedute di pranoterapia, massaggi e alternative terapie energetiche. Completeranno l’area una serie di stand con erbe, tisane e infusi.

FAENZA BENESSERE FESTIVAL Torna a Faenza (RA) per la sua quarta volta sabato 18 e domenica 19 marzo la rassegna dedicata al mondo dei prodotti naturali, un percorso esperienziale che si concentra sul benessere naturale dall’Oriente all’Occidente. La mostra si rivolge sia agli esperti del settore che al grande pubblico. Novità di quest’anno un padiglione riservato ai bambini e alle famiglie, che potranno usufruire di prodotti e servizi per l’infanzia, aree spettacolo e attività didattiche per bambini dai 6 ai 12 anni, per una crescita sana e naturale.

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“DÉ DL VIN” - VINO SCI SAFARI IN ALTA BADIA A Corvara (BZ) in Alta Val Badia domenica 19 marzo gli intenditori e gli amanti del buon vino potranno deliziarsi degustando queste “nobili gocce” a 2000 metri di altezza. Quattro rifugi, lungo le piste di sci, per un giorno ospiteranno vini tipici altoatesini, della Valle Isarco e spumanti dell’Alto Adige, da degustare con il giusto contorno di speck, pane e formaggi. Un trionfo di sapori dopo una bella sciata è proprio quello che ci vuole!

marzo 2017


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