Radiocorriere Tv n 47 Anno 94

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Ciao Ornella

DOPO CAROSELLO BIMBI A NANNA

Alice e Ellen Kessler

Irraggiungibili

In Italia dal 1961, le gemelle più amate della tv hanno danzato e cantato in alcuni dei programmi di maggior successo della Rai, da “Giardino d’inverno” a “Studio Uno”, da “Canzonissima” a “La prova del nove” e “Al Paradise”, ottenendo una popolarità mai venuta meno. Il RadiocorriereTv le ricorda nell’intervista a Umberto Broccoli

Raccontare Alice ed Ellen Kessler, Professore, da dove si parte?

Si parte dalla parola professionalità, la cosa più giusta da fare in questa nostra storia. Queste due ragazze, con un’infanzia difficilissima, a un certo punto si sono inventate la loro professione e lo hanno fatto, è il caso di dirlo, con un rigore teutonico. Prima sono scappate dalla Germania Est, poi sono andate al Lido di Parigi, dove si sono messe nelle mani di Margaret Kelly per entrare nelle “Bluebell”. Per farcela non bisognava essere brave, ma fuori norma, e loro entrarono nelle “Bluebell”. Poi, nel 1961, arrivarono Guido Sacerdote e Antonello Falqui, perché a quei tempi la Rai, che mi onoro di servire, mandava i registi in giro per cercare nuovi talenti. Falqui le vede e loro, senza sapere una sola parola di italiano, debuttano in “Giardino d’inverno”. Questo dimostra la caparbietà, la professionalità, il rigore, l’attenzione al dettaglio e soprattutto la loro comune sorte di fare tutto insieme e bene. Il loro ritratto è vederle ballare: quando vedi in scena le Kessler, vedi una sola persona, come fosse una allo specchio. Indissolubilmente legate fin dall’inizio.

Cosa hanno rappresentato le Kessler, in quei lontani anni Sessanta, per il pubblico italiano?

Lo sdoganamento del sogno proibito, ma anche qualcosa di più, come la pacificazione con la Germania, l’età del benessere, la voglia spensierata di divertirsi, caratteristica degli anni del nostro boom economico, quando l’Italia correva con una lira che era la capofila delle monete europee. Hanno rappre-

sentato esattamente quello che succedeva quando Giulio Cesare, duemila anni prima, conquista la Germania e arrivano in Italia le donne bionde, per cui le romane volevano essere bionde come le germaniche. Non potendolo essere, si diffonde la moda delle parrucche, fatte con i capelli e con i crini di cavallo, che si compravano al Foro Romano. C’è un cambio di gusto. Le Kessler hanno rappresentato realmente la realizzazione di un sogno sia per gli adolescenti di quegli anni, vedi me, sia per tutto quello che il pubblico italiano ha imparato a vedere: la bellezza, la bravura. Il varietà educava al bello, alla non improvvisazione, al sapere che queste signore passavano ore e ore in sala prove con Don Lurio e con il suo assistente, che si chiamava Gino Landi.

Che cosa le ha rese così iconiche agli occhi del pubblico?

Gli spettatori erano pietrificati di fronte alla loro bravura. Quando tu subisci, e dico subisci con la “S” maiuscola, il fascino di un movimento così armonico ripetuto su due piani solo apparentemente differenti ma che sono lo stesso piano, sei irrimediabilmente attratto. Di ballerini e ballerine ne abbiamo avuti a centinaia; con le Kessler percepivi la differenza dell’irraggiungibile.

Cosa ci insegna la grande televisione degli anni Sessanta-Settanta?

Di tendere sempre al punto più alto. Devi sapere talmente tanto fare bene le cose da fare apparire semplice una cosa difficilissima. Parlo anche della naturalezza con la quale Alice ed Ellen Kessler ballavano.

Chiuda un istante gli occhi, dove ama rivedere le gemelle Kessler?

Questa è una domanda tranello perché, essendo io figlio di uno degli autori di “Studio Uno” (Bruno Broccoli), nonché il nipote di certe idee di Broccoli e Verde, non posso non vederle in “Giardino d’inverno”, agghindate con quei turbanti fuori dal tempo, che cantano “Pardon messieurs… se noi parliamo male il vostro italien…”.

ED ELLEN KESSLER

Il RadiocorriereTv ricorda le gemelle protagoniste della tv a partire dagli anni Sessanta con l’intervista a Umberto Broccoli 4

Ragione e sentimenti dietro le quinte del piccolo schermo. Su Rai 1 domenica 30 novembre in prima serata il film tv con Ludovica Martino e Giacomo Giorgio

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Il saluto del RadiocorriereTv a una delle più grandi protagoniste della canzone italiana

NON SEI SOLA

Le iniziative editoriali televisive, radiofoniche e digital della Rai in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 16

C’E’ ANCORA DOMANI

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre su Rai 1 il capolavoro di Paola Cortellesi

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“La fisica è il luogo dell’immaginazione”, racconta l’attore palermitano, new entry nel cast della terza stagione di “Un Professore” 20

LO ZECCHINO D’ORO

Dal 28 al 30 novembre nel pomeriggio di Rai 1 la 68esima edizione del Festival dedicato alla canzone per bambini. Con Carolina Benvenga e Lorenzo Baglioni

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HUNT

Il cantautore e rapper campano protagonista a “The Voice Senior” con Antonella Clerici il venerdì in prima serata su Rai 1

Il nuovo podcast original di Topo Gigio dedicato ai piccoli esploratori curiosi. Disponibile dal 27 novembre su RaiPlay

Il Commissario Capo Rossella Chiappalone, capogabinetto della Questura di Crotone, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato

Dopo il successo delle precedenti edizioni è tornato in esclusiva su RaiPlay il programma di Giovanni Benincasa

Nelle sale dal 27 novembre la commedia di Ludovica Rampoldi. Con Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e con Valeria Golino

“Notte di Natal”, uscito il nuovo singolo di Lucio Corsi

“L’epoca della rabbia. Ragazzi che uccidono all’ombra di Narciso”, l’ultimo libro di Roberta Bruzzone

RAI RAGAZZI

Mortina. La detective zombie più amata dai bambini su Rai Yoyo dal lunedì al sabato alle ore 16.35 e su RaiPlay

L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai

Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay

CINEMA IN TV

Una selezione dei film in programma sulle reti Rai

È il 1957. La televisione entra nelle case degli italiani, nei cortili gremiti, nei bar affollati e con il nuovo medium arriva “Carosello”, un programma di grande successo, che cambia per sempre l’immaginario del Paese. Nel mezzo la ricerca dell’amore di Laura e Maria, tra sogni e ambizioni. Ludovica Martino e Giacomo Giorgio, protagonisti del film tv, in prima visione domenica 30 novembre su Rai 1, raccontano i loro personaggi

Da quando la televisione è entrata nelle case degli italiani, molte cose sono cambiate: il modo di parlare, di scrivere, di guardare, di desiderare e anche di sognare. Laura è una ragazza affascinata (come tante nel 1957) dal potere della tv, che vince il concorso per segretarie in RAI contro la volontà del padre.

Tutto pur di entrare in quel mondo straordinario. Carosello è il suo primo e unico amore. Laura ama tutto ciò che rappresenta quel programma: i prodotti che promuove e i modelli di felicità che propone. Determinata e affidabile, sogna una vita come quelle che si vedono sullo schermo, tra colori accesi e patinati. Per Mario, invece, il televisore è un apparecchio come un altro, un elettrodomestico. Creativo e sciupafemmine, lavora come regista per Carosello fin dal primo giorno di riprese ma il suo sogno è il cinema, lì è solo di passaggio. Laura considera Mario un intellettuale snob e farfallone e lui, a sua volta, pensa che Laura sia una tipa ingenua, una delle tante che si fa abbindolare da falsi miti e fantasie. All’inizio tra i due sono scintille – lei è sognatrice ma determinata, lui ironico e guascone – ma col passare degli anni, quelli iconici della storia di Carosello, le cose cambiano e l’ostilità si tramuta in stima, la stima in affetto, l’affetto in attrazione e l’attrazione, be’, dopo vent’anni e tanti sbagli da parte di entrambi, potrebbe finalmente diventare amore.

UN SOGNO chiama t o t v

LAURA CECCARELLI (LUDOVICA MARTINO)

Laura, complessa e affascinante, muove i suoi passi in un’epoca in cui in molte donne è forte il desiderio di emancipazione. Sedotta dal fascino della tv, conquista tutti grazie al suo grande talento immaginativo che la renderà fondamentale nell’ideazione e realizzazione di un programma che diventerà storico: Carosello. Laura è creativa e pragmatica, non si accontenta di essere una segretaria in Rai, si muove con fiducia in un mondo che non regala solo illusioni, ma anche opportunità incredibili. Una donna in continua evoluzione; solo il tempo e l’esperienza l’aiuteranno a superare le delusioni e a comprendere il vero senso dell’esistenza.

MARIO DE ANGELIS (GIACOMO GIORGIO)

Mario è un promettente e disincantato regista che nasconde la sua complessità dietro un’apparente superficialità. Non si lascia sedurre dai miraggi offerti dalla televisione; il lavoro nella pubblicità non ha nulla a che vedere con il cinema vero. “Carosello” è per lui un compromesso che accetta come soluzione temporanea. Con il tempo si scoprirà vulnerabile, metterà la sua creatività al servizio della pubblicità e scoprirà, anche in amore, di non essere il cinico scettico che credeva di essere.

Come sognano Laura e Mario al tempo di Carosello?

MARTINO: A livello professionale il loro sogno è costruirsi una carriera, ognuno spinto dalle proprie motivazioni. E poi sognano l’amore: una storia intensa, coinvolgente, non priva di ostacoli.

GIORGIO: Dal punto di vista professionale, Mario desidera lavorare nel cinema, ma si ritrova a fare i conti con le odiatissime pubblicità. Laura, invece, sogna con tutte le sue forze di ottenere un ruolo importante in televisione, uno scrigno magico che all’epoca rappresenta una novità assoluta. Vuole emanciparsi dall’idea della donna confinata alla cura della casa, senza altre aspirazioni. Le loro sono due strade destinate inevitabilmente a incrociarsi.

Qual è, secondo voi, il giusto equilibrio tra talento e ambizione?

MARTINO: A volte l’ambizione può superare il talento: è la perseveranza a guidarti verso strade che non avresti mai pensato di poter percorrere. Il talento è importante, certo, ma ha bisogno di essere sostenuto da un bagaglio di conoscenze e tecniche a cui attingere nei momenti difficili.

GIORGIO: Aggiungerei un altro elemento: una generosissima dose di fortuna. Nella serie, ad esempio, alcuni incontri “sbagliati” rovinano la più grande ambizione del protagonista, quella di fare il grande cinema.

Nel nostro contemporaneo è sempre più difficile “distinguersi”. Come si fa a diventare “pezzi unici”?

MARTINO: Oggi è sempre più complicato. I social, che lavorano spesso troppo sull’apparenza e meno sulla sostanza, hanno

generato molta confusione e una concorrenza incessante, non sempre accompagnata da risultati di qualità.

GIORGIO: Io, invece, preferisco vedere la questione da un’altra prospettiva. Credo che per raggiungere una vera unicità si debba essere il più autentici possibile. È già stato fatto quasi tutto, ma in un momento in cui tutto appare fake e costruito, come diceva Ludovica, tirare fuori la propria verità e autenticità — anche senza essere sempre super performanti — è un modo concreto per essere unici.

Cosa portereste nel vostro mondo artistico dell’universo “Carosello”?

MARTINO: Le idee, la creatività… c’era qualcosa di davvero affascinante. Alcune pubblicità erano sorprendentemente bizzarre (ride). Era incredibile, direi quasi avanguardistico, riuscire a creare qualcosa di unico e cinematografico all’interno di uno spot.

GIORGIO: Ripeto spesso questo concetto, perché mi sta molto a cuore: ai tempi di “Carosello”, quando la televisione compariva per la prima volta nelle case degli italiani, non esisteva il “classismo” che riscontriamo oggi. Fare televisione, pubblicità o una serie non era considerato un lavoro di serie B rispetto al cinema o al teatro. Ciò che conta, per me, non è il contenitore ma il contenuto, il modo in cui le cose vengono realizzate. Basti pensare che nei Caroselli recitavano Vittorio Gassman, Guttuso, Mina e molti altri grandissimi. Oggi sembra che un attore di serialità valga meno di uno del cinema: spero che presto si riesca a superare questo pregiudizio.

IL REGISTA

JACOPO BONVICINI racconta «“C

arosello” racconta una storia d’amore che, come tante volte accade nella vita, fatica a riconoscersi, a trovare la propria strada. Mario e Laura si conoscono da sempre, vivono a pochi metri di distanza l’uno dall’altra e condividono lo stesso ambiente di lavoro, ma nonostante tutto questo impiegano una vita intera nel tentativo di “trovarsi”. Seguendo le loro vite attraversiamo un pezzo di storia della televisione italiana e nello specifico di Carosello, un programma che più di ogni altro ha incarnato l’evoluzione del costume e della società del nostro paese tra gli anni 50ʼ e 70ʼ del ‘900. Ho cercato di approcciare questa storia rispettando la delicatezza e la grazia che attraversavano il copione. Nella costruzione dei personaggi e nella messa in scena abbiamo cercato un equilibrio tra il realismo che richiedeva il fatto di raccontare una storia calata

nella realtà di Carosello, specchio dinamico dei cambiamenti del paese, e il tono “fiabesco” della storia di amore tra i nostri due protagonisti. Il lavoro di costume, trucco e acconciatura è stato così impostato cercando di seguire filologicamente i passaggi di epoca e lo stile di ogni specifico decennio raccontato e allo stesso tempo tenendo sempre in mente la necessità di caratterizzare i nostri personaggi donandogli un carattere che potesse distinguerli e renderli “unici” nel panorama estetico delle varie epoche. Anche la scenografia e la fotografia sono state impostate cercando prima i toni caldi degli anni ʼ50 e ʼ60 per poi virare dolcemente verso le atmosfere più fredde e vicine alla modernità degli anni ʼ70, senza dimenticare mai di dare agli ambienti e ai personaggi un carattere peculiare e sospeso tra la realtà e la favola. L’Italia è così diventata una Roma sognata che assomiglia ad un piccolo paese senza tempo e la televisione un contenitore in cui si muovono le speranze e i dolori di un popolo incarnato dai personaggi della storia, le cui vite sono allo stesso tempo così lontane e così simili alle nostre. Ho dunque provato a posare lo sguardo su Mario e Laura con dolcezza ed empatia, cercando di rimanergli vicino nei loro errori, gioie, entusiasmi e patimenti del cuore, così comuni e universali da avere la forza di attraversare le epoche e parlare a tutti.» 

Ciao Ornella

Una storia artistica legata da sempre alla Rai quella di Ornella Vanoni. La cantante milanese, protagonista di una carriera straordinaria lunga oltre sessant’anni, è stata interprete di brani divenuti pilastri della canzone italiana e internazionale: da “Senza fine” a “La musica è finita”, da “Una ragione di più” a “L’appuntamento” e ancora “Eternità” e decine di altri successi. La musica, il teatro con Giorgio Strehler, la prosa e la radio. L’esordio televisivo è del 1961 con “Giardino d’inverno” di Antonello Falqui, programma che decreta l’apprezzamento del pubblico per le doti canore di Ornella. Arrivano “Studio Uno”, le partecipazioni a “Senza Rete”, “Scala reale” e “Canzonissima” e a tanti altri fortunati show di prima serata che vedono impegnata Vanoni anche nel ruolo di conduttrice: da “L’appuntamento” con Walter Chiari a “Fatti fattacci” con Gigi Proietti e “Due come noi” con Pino Caruso. Otto le partecipazioni al festival di Sanremo, oltre 55 milioni i dischi venduti. Una popolarità mai venuta meno.

ORNELLA VANONI IN UN’INTERVISTA AL RADIOCORRIERETV DEL 2019

Quella con il suo pubblico è una lunga storia d’amore che dura da una vita. Come ha costruito questo idillio?

Questo rapporto nasce da tanti anni, dalla conoscenza di tanti pezzi ai quali il pubblico è affezionato. In concerto mi chiedono tutti “L’appuntamento”, “Domani è un altro giorno”, e parlo anche dei giovani, un cantante dura quando riesce a creare dei classici. Poi si rinnova facendo pezzi nuovi, ma i classici nel repertorio non devono mai mancare. Il pubblico viene ad ascoltarti perché è legato a te soprattutto per quelle canzoni.

All’origine del suo successo ci sono anche grandi autori, a chi si sente più legata?

Sicuramente a Gino Paoli, visto che oltre a essere un grande autore ne ero anche innamorata, poi i genovesi,

i francesi. Allora c’erano dei bei testi, eravamo in pochi e quei pochi avevano brani di autori importanti ed erano loro stessi importanti. Oggi cantiamo in troppi.

Il suo è un repertorio ricco di hit, quali sono i brani che più la raccontano?

Se li ho cantati mi rappresentano tutti, in vari momenti della mia vita, della mia carriera. La cosa bella del fare musica dal vivo è che volendo è possibile cambiare anche la scaletta. Se i tuoi musicisti conoscono il tuo repertorio puoi dire: stasera non me la sento di cantare quel brano perché sono triste.

Ornella, cosa le piace cantare quando non è sul palco?

“Vecchio Scarpone” e le canzoni degli alpini, un repertorio veramente orrendo.

Cosa la emoziona nella vita di tutti i giorni?

Incontrare un paio d’occhi che brillano intelligenti.

Le capita spesso?

Raro, ma quando capita è molto bello.

Che cosa la diverte della sua professione?

Mi piace molto stare sul palco, anche perché non ho più paura. Un tempo, visto anche il mio fisico, non potevano capire che fossi timida, invece lo ero tanto, avevo una paura tremenda. Ora che me la posso godere e mi diverto mi dispiace lasciarlo. Mi accorgerò da sola quando non sarò più in grado. Siamo un Paese strano per le donne, di tanto in tanto leggo: ma perché la Vanoni sta sul palco alla sua età? Imbecille, ci sto perché canto bene, non sono un baule, ho ancora un fisico, perché non ci devo stare? Invece gli uomini non li criticano. L’Italia è molto maschilista. 

NON SEI SOLA

Numerose le iniziative editoriali televisive, radiofoniche e digital della Rai in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Da lunedì 24 a sabato 29 novembre sono tante le iniziative messe in campo dalla Rai per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, a partire dalla campagna istituzionale della Direzione Comunicazione, con lo spot realizzato in Piazza del Popolo a Roma per tenere viva l’attenzione sul drammatico fenomeno dei femminicidi nel nostro Paese. Protagonisti i canali tv e radiofonici, la piattaforma RaiPlay e i social del Servizio Pubblico. Un’offerta trasversale alle diverse direzioni e reti, per la tv si parte lunedì 24 alle 23.30 con “Storie di sera”, si prosegue martedì 25 con “Agorà”, “Restart”, “Elisir”, “È sempre mezzogiorno”, “Ore 14”, “Amore criminale”, “Sopravvissute”, “Porta a Porta”, il film “C’è ancora domani” di e con Paola Cortellesi. Giovedì 27 appuntamento con “Geo”, sabato 29 con il film “Mia” con Edoardo Leo. Ampia copertura della giornata da parte di tutte le testate giornalistiche, Tg e Gr, dal 25 novembre disponibile su RaiPlay Sound il podcast di Rai Radio “Chi ha ucciso Candi Candi?”. Tra i tanti programmi radiofonici in campo “Radio anch’io”, “Radio 2 staiSerena”, “Tutta la città ne parla”, “Sabina Style”. Numerosi i contenuti disponibili su RaiPlay, dal grande cinema d’autore (“La vita possibile”, “Nome di donna”, “L’amore rubato”, “La ciociara”, “L’amore che vorrei”, “Corpo unico”), ai documentari, dal teatro alle serie tv. 

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, in prima serata Rai 1, il pluripremiato film capolavoro di Paola

Cortellesi (sei David di Donatello, tra cui Miglior regista esordiente, Miglior attrice protagonista, Nastro d’argento come film dell’anno, Ciack d’oro e molti altri riconoscimenti anche a livello internazionale)

«Avevo il desiderio di mettere in scena, attraverso Delia, le donne che ho immaginato dai racconti delle mie nonne. Vicende drammatiche, narrate con la volontà di sorriderne, storie di vite dure, condivise con tutti nel cortile. Gioie e miserie, tutto in piazza, tutto insieme sempre. In quei racconti c’erano le donne comuni, quelle che non hanno fatto la storia, che hanno accettato una vita di prevaricazioni perché così era stabilito, senza porsi domande. Questo è stato. Questo, a volte, è ancora. Chissà se abbiano mai intravisto un “domani”. Per Delia un domani c’è. È un lunedì, ed è l’ultimo giorno utile per cominciare a costruire una vita migliore»

Paola Cortellesi

Delia (Paola Cortellesi) è la moglie di Ivano, la madre di tre figli. Moglie, madre. Questi sono i ruoli che la definiscono e questo le basta. Siamo nella seconda metà degli anni 40 e questa famiglia qualunque vive in una Roma divisa tra la spinta positiva della liberazione e le miserie della guerra da poco alle spalle. Ivano (Valerio Mastandrea) è capo supremo e padrone della famiglia, lavora duro per portare i pochi soldi a casa e non perde occasione di sottolinearlo, a volte con toni sprezzanti, altre, direttamente con la cinghia. Ha rispetto solo per quella canaglia di suo padre, il Sor Ottorino (Giorgio Colangeli), un vecchio livoroso e dispotico di cui Delia è a tutti gli effetti la badante. L’unico sollievo di Delia è l’amica Marisa (Emanuela Fanelli), con cui condivide momenti di leggerezza e qualche intima confidenza. È primavera e tutta la famiglia è in fermento per l’imminente fidanzamento dell’amata primogenita Marcella (Romana Maggiora Vergano), che, dal canto suo, spera solo di sposarsi in fretta con un bravo ragazzo di ceto borghese, Giulio (Francesco Centorame), e liberarsi finalmente di quella famiglia imbarazzante. Anche Delia non chiede altro, accetta la vita che le è toccata e un buon matrimonio per la figlia è tutto ciò a cui aspiri. L’arrivo di una lettera misteriosa però, le accenderà il coraggio per rovesciare i piani prestabiliti e immaginare un futuro migliore, non solo per lei.

DARIO

RICERCO L’ESSENZIALE

“Ogni storia ti costringe a porti domande diverse, alle quali non sempre si ha una risposta” racconta l’attore siciliano, new entry nell’affiatata famiglia di “Un Professore”, il giovedì in prima serata Rai 1. Accolto con calore nel cast della serie, racconta il mestiere dell’attore come un continuo incontro – con gli altri e con se stessi – e condivide il senso profondo che guida il suo percorso artistico

Un ritorno a scuola per lei, nell’anno della maturità. Più emozione o più incubo?

Direi più emozione. Non ho vissuto la mia maturità come un incubo, pur non essendo stato un alunno “modello”. Ho sempre avuto però il coraggio di approfondire ciò che mi interessava. Anche all’esame ho portato davanti alla commissione le mie passioni, e questo è stato possibile grazie a figure di riferimento importanti: insegnanti molto validi che hanno capito subito chi fossi e quali potenzialità avessi. Invece di ostacolarmi, le hanno sostenute, alimentate. Non tutti hanno questa fortuna.

Come si è sentito dall’altra parte della barricata?

Molto bene (ride). Ho sempre pensato che, se non avessi fatto l’attore, sarei diventato un insegnante, soprattutto nei primi anni dopo il liceo. Ripensandoci, credo che le tante “fasi” di desiderio verso altre professioni fossero tutte, in un certo senso, sublimazioni del lavoro artistico.

In che senso?

Ho sempre visto l’insegnante come un intrattenitore, un divulgatore che parla a un gruppo di persone cercando di affascinarle con il proprio carisma, di contagiare i ragazzi con la sua passione. Il confine tra chi fa spettacolo raccontando storie e chi insegna è molto labile: anche l’insegnante deve raccontare, deve avvincere.

Parliamo di Leone Rocci e del legame con il professor Balestra…

Fin dalla prima puntata sappiamo che Leone è un ex allievo di Dante e che da lui ha ereditato un metodo d’insegnamento non

convenzionale. E, come spesso accade alle nuove generazioni, avrebbe voluto fare un passo avanti rispetto al suo maestro, magari evitando i suoi errori. La verità, però, è che tutti sbagliamo, anche nelle valutazioni. Leone non fa eccezione, è fallibile. Ma è anche un insegnante appassionato, capace di guardare i suoi studenti come individui e non come una massa indistinta, uno strano animale a tante teste. Ogni ragazzo è un mondo a sé, con potenzialità e personalità uniche. E Leone questo lo ha compreso bene…

E poi insegna fisica…

Una materia che non ho amato molto a scuola. Forse avevo delle lacune, o forse non ho avuto la fortuna di trovare qualcuno che me la facesse amare. Grazie a questo ruolo, però, ho imparato a vedere la fisica non solo come il regno della razionalità, ma anche come quello dell’immaginazione. Le grandi scoperte sono nate da persone che hanno immaginato l’esistenza di qualcosa anche in assenza di prove, ipotizzando l’impossibile e cercando di dimostrarlo. La fisica è davvero il luogo in cui il mistero incontra la realtà.

Questo professore porta un cognome che gli studenti dei licei classici non possono dimenticare… Rocci come il Vocabolario di greco…

Avevo entrambi i vocabolari: il GI di Montanari e il Rocci ereditato da mio padre. A volte li portavo entrambi a scuola, sperando di essere “salvato” (ride), ma niente: neanche così riuscivo a tradurre le versioni come si doveva.

New entry nella terza stagione di una serie di successo. Come è stato accolto in questa famiglia?

Questa domanda mi emoziona, perché ho ricevuto dal cast e dalla troupe un’accoglienza splendida, e non è affatto scontato, soprattutto in gruppi così consolidati, che spesso tendono a essere un po’ esclusivi. Ho sentito un grande calore dai ragazzi, ma in modo particolare da Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi: li ho adorati, come colleghi e come persone. Un po’ di paura c’era, perché il pubblico delle serie è molto affezionato agli equilibri delle prime stagioni, e l’arrivo di un nuovo personaggio può non essere visto di buon occhio. Per ora, però, sta andando bene, l’entusiasmo per Leone si percepisce.

L’importante è che non porti scompiglio tra Dante e Anita…

quello potrebbe essere rischioso… Chissà (ride).

Cosa si aspetta da una nuova sfida professionale?

Mi auguro sempre di cambiare grazie all’incontro con le persone con cui lavoro, personaggi o interpreti che siano. E poi c’è sempre un incontro speciale: quello con me stesso. È sempre diverso, si rinnova ogni volta, perché ogni storia ti costringe a porti nuove domande, alle quali non sempre esiste una risposta.

Parliamo di Franco Battiato… un gigante

Sto girando proprio in questo periodo. Non posso dire molto, se non che sto imparando una quantità enorme di cose, una montagna. E allo stesso tempo una montagna piccolissima nell’universo, ma difficilissima da scalare. Credo che abbia a che fare con l’indicibile. Per questo è difficile spiegare cosa ho scoperto o imparato, perché, al di là dei dettagli quotidiani, appartiene al mondo delle sensazioni, dell’invisibile.

Cantava Battiato in “La stagione dell’amore”: “Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore,

Nuove possibilità per conoscersi,

E gli orizzonti perduti non si scordano mai…”

Cosa fa pulsare il tuo cuore nella vita? Cosa ti fa sentire vivo? Due cose, soprattutto: la capacità di creare e la capacità di fare. Quando vedo qualcuno che crea qualcosa con le proprie forze, con la propria energia, con la propria immaginazione, l’atto creativo mi fa pulsare il cuore. E poi l’idea che, nella nostra solitudine e piccolezza, pur essendo minuscole particelle dell’infinito, siamo parte di un grande organismo che ci comprende e che ci fa appartenere, in qualche modo, al divino. Questo mi piace.

Sul suo profilo Instagram c’è molta eleganza, molto stile. E la vita, spesso, è una questione di stile. Ha trovato il suo?

Anche questo tema riguarda la ricerca. La “questione di stile”, per dirla alla Battiato, per me è sempre stata una lotta tra pensieri convenzionali e non convenzionali. Forse a un certo punto si supera tutto questo e si arriva all’essenziale. Io, però, sono ancora nella fase in cui voglio colpire, trovare la mia originalità, stupirmi. Posso dire che l’essenziale, per ora, è ancora lontano.

Qualcuno diceva: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. 

In libreria

LA MUSICA PUÒ…

Sta per tornare l’appuntamento, imperdibile, dedicato alla musica per bambini, condotto, in diretta su Rai 1 dal 28 al 30 novembre, dalla coppia Carolina Benvenga e Lorenzo Baglioni, per la finale, come di consueto, il direttore artistico Carlo Conti

Torna l’appuntamento tradizionale e imperdibile con lo Zecchino d’Oro, giunto alla sua 68ª edizione. Il programma sarà trasmesso in diretta su Rai 1 con le prime due puntate venerdì 28 novembre, dalle 17.05 alle 18.40, e sabato 29 novembre, dalle 17.10 alle 18.40. La finale, che decreterà la canzone vincitrice tra le 14 in gara, andrà in onda domenica 30 novembre, dalle 17.40 alle 20.00, e sarà

condotta, come da tradizione, dal Direttore Artistico Carlo Conti. Le semifinali del 28 e 29 novembre vedranno invece il ritorno della coppia formata da Carolina Benvenga e Lorenzo Baglioni, due amatissimi presentatori, attori, cantanti e volti del web, già protagonisti dello scorso anno. In ciascuna delle prime due puntate si ascolteranno sette brani, votati da una giuria di grandi – composta da ospiti e amici dell’Antoniano – e da una giuria di bambini, con l’aggiunta del voto del Piccolo Coro dell’Antoniano. Nelle semifinali verrà assegnato lo Zecchino d’Argento alla canzone più votata, mentre in finale il voto ripartirà da zero per l’assegnazione dello Zecchino d’Oro. Le 14 nuove canzoni sono firmate da 28 autori: non solo esperti di musica per l’infanzia, ma anche attori, insegnanti, scrittori, produttori e grandi artisti, tra cui Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Ste-

fano Accorsi, Andrea Agresti ed Enrico Nigiotti. A interpretarle, 20 piccoli cantanti provenienti da 10 regioni italiane (Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto), accompagnati dal Piccolo Coro dell’Antoniano, diretto da Margherita Gamberini. Anche quest’anno lo Zecchino d’Oro sostiene Operazione Pane, la campagna solidale dell’Antoniano, supportata da Rai per la Sostenibilità, per raccogliere fondi a favore delle 20 mense francescane in Italia e delle 5 attive nel mondo (1 in Siria, 3 in Ucraina e 1 in Romania). Dal 24 al 30 novembre sarà attivo il numero solidale 45588: con un semplice sms o una chiamata da rete fissa sarà possibile donare un pasto a chi è in difficoltà. L’edizione 2025 dello Zecchino d’Oro, intitolata “La musica può”, celebra ancora una volta il potere della musica: quella che diverte, che educa e che, grazie all’Antoniano, offre sostegno alle persone più fragili. Un patrimonio culturale che continua a unire generazioni e a diffondere valori di solidarietà e speranza. 

I TITOLI DELLE 14 CANZONI IN GARA:

1. “Boomer boom boom” (Testo di Maria Francesca Polli; Musica di Marco Iardella) cantata da Ana Estela, 9 anni, Nerviano (MI) con Gioele, 5 anni, Bascapè (PV)

2. “Il bacio nel taschino” (Testo di Irene Menna, Carmine Spera; Musica di Carmine Spera) cantata da Zoe, 5 anni, Lonate Pozzolo (VA)

3. “Tu puoi essere” (testo di Mario Gardini; Musica di Andrea Casamento) cantata da Lara, 10 anni, Piano di Sorrento (NA)

4. “Uffa le tabelline” (Testo e musica di Alessandro Di Battista) cantata da Alyssa, 8 anni, Lucca

5. “Ci pensa il vento” (testo di Francesco Marruncheddu, Lodovico Saccol; Musica di Lodovico Saccol) cantata da Emma, 9 anni, Monza

6. “Il lupo Duccio” (Testo di Enrico Nigiotti; Musica di Enrico Nigiotti, Enrico Brun) cantata da Mario, 5 anni, Praia a Mare (CS)

7. “Viva le api” (Testo di Rondine, Stefano Accorsi, Filippo Gentili; Musica di Rondine, Matteo Milita, Filippo Gentili) cantata da Mattia, 9 anni, Bologna

8. “Portafortuna” (Testo di Flavio Careddu; Musica di Alessandro Visintainer) cantata da Gioele, 10 anni, San Giorgio di Piano (BO)

9. “Disco” (Testo e musica di Andrea Agresti) cantata da Ambra, 5 anni, Capoterra (CA)

10. “Raffa la giraffa” (Testo e musica di Giuliano Sangiorgi) cantata da Gaia, 7 anni, Zeccone (PV)

11. “Perché perché perché” (Testo di Maurizio Festuccia; Musica di Francesco Stillitano) cantata da Victoria, 5 anni, Verona con Nicolò, 6 anni, Montecassiano (MC), e con Gionsi, 5 anni, Bologna

12. “Toc toc” (Testo e musica di Alessio Zini, Sara Casali) cantata da Beppe, 10 anni, Malta con Sofia, 5 anni, Castellaneta (TA)

13. “Le galline fanno surf” (Testo e musica di Alessio Savocchio) cantata da Joy, 7 anni, Battaglia Terme (PD) con Diletta, 8 anni, Villafranca Padovana (PD)

14. “Canta la conta” (Testo di Gianfranco Grottoli, Andrea Vaschetti; Musica di Gianfranco Grottoli, Andrea Vaschetti, Andrea Di Gregorio, Giuliano Capello) cantata da Anna, 10 anni, Ribera (AG) con Atena, 5 anni, Soliera (MO)

LA MUSICA PER RIMANERE GIOVANI

Al suo debutto nel ruolo di coach a “The Voice Senior”, il cantautore e rapper campano ha già conquistato l’affetto del pubblico del programma di Antonella Clerici. Parola d’ordine dell’artista? Spontaneità, nelle sue canzoni e sul palco. Il venerdì in prima serata su Rai 1

Come sta vivendo il debutto a “The Voice Senior”? È una grande emozione e, al tempo stesso, una bella soddisfazione, anche perché è il mio esordio da coach. Certo, da quello che si è potuto vedere nelle prime puntate, sia io che il mio socio di poltrona questo ruolo non è che ce lo sentiamo tanto addosso (sorride): cerchiamo di non prenderci mai troppo sul serio. È comunque la prima volta nella mia carriera che ricopro un ruolo non solo musicale, diverso dall’esibirmi sul palcoscenico in Italia o nel mondo: è una nuova esperienza.

In tandem con Clementino, quali regole vi siete dati per la scelta dei componenti della vostra squadra?

Con le blind stiamo cercando di costruire una squadra di artisti che abbia le nostre stesse affinità musicali, anche per poter lavorare bene insieme e per dare una marcia in più al loro talento, che già c’è. Io e Clementino veniamo dal rap, dalla cultura hip hop; io un po’ di più dal mondo pop, e tutto questo si respira nel team che stiamo formando. La nostra intenzione è rendere giustizia agli artisti che partecipano a “The Voice Senior”, molti dei quali sono grandi musicisti, e alle loro storie. Al primo posto c’è il rispetto per le persone che partecipano: ogni storia che ci troviamo di fronte va trattata con i guanti. Come dice anche Antonella Clerici, prima della gara vengono le vicende umane, l’empatia, le emozioni che la gente prova ascoltando e vedendo queste seconde chances.

La parola che più lega tra loro le storie dei partecipanti è forse “passione”…

La passione è il motore che mette in moto un uomo, ed è ciò che ci stimola giorno per giorno, che non ci fa sentire mai arrivati, che ci porta a non mollare mai. La seconda opportunità per questi senior è dettata in primis proprio da una forte passione, dal desiderio di rimettersi in gioco, di crederci ancora, di non sentirsi arrivati, nonostante molti di loro siano anche professionisti eccellenti nei loro settori. La passione e la musica ci rendono giovani per sempre.

Giovane e già con una carriera importante alle spalle. È cambiato nel tempo il suo essere musicista?

Negli anni ho spaziato tra i generi ed è stato molto stimolante, sempre con tanta voglia di imparare. Ed è così anche questa volta a “The Voice Senior”, dove porto la mia esperienza ma osservo chi ne ha più di me: gli altri coach, i maestri dell’orchestra.

Quanto incide la contemporaneità nel suo modo di comporre? È fondamentale per la scrittura, per tutto ciò che rappresenta il processo creativo. Vengo dal rap, che è un genere di denuncia, che parla delle cose che ci circondano. Dico sempre che noi siamo come spugne che assorbono e poi buttano sul foglio tutto quello che hanno dentro: per me la quotidianità, le storie personali, rimangono centrali.

Il pubblico le vuole bene: come convivono la vena più intima del compositore con quella più pop del palcoscenico?

Attraverso la spontaneità che c’è nella mia musica, nel mio modo di essere. L’importante è metterci sempre se stessi, ed è questo l’anello di congiunzione tra i mondi che ci rappresentano. Porto a chi mi ascolta una musica molto autobiografica e questo mi consente di mostrarmi per quello che sono.

Per salutarci le chiedo di dedicare una canzone ai suoi compagni di viaggio… Cominciamo con Clementino…

A Clementino dedico “Amici mai” di Antonello Venditti, ad Arisa “Avrai” di Claudio Baglioni, a Nek “Walking on the Moon” dei Police, a Loredana “Jammin’” di Bob Marley.

E ad Antonella Clerici?

Sicuramente “Sei bellissima” di Loredana Bertè.

LA CONFERENZA STAMPA

Da Giovanni Floris a Enrico Brignano, da Paolo Sorrentino a Michela Giraud. Dopo il successo delle precedenti edizioni è tornato in esclusiva su RaiPlay il programma di Giovanni Benincasa con giovani intervistatori che incontrano i protagonisti dello spettacolo, dello sport e del giornalismo

Tra domande imprevedibili e confronti divertenti, nasce un dialogo che unisce ironia, profondità e qualche rivelazione inaspettata, così anche i volti più noti finiscono per mostrarsi nella loro autenticità. Dopo il successo delle precedenti edizioni è tornata su RaiPlay “La Conferenza Stampa”, il programma di Giovanni Benincasa con giovani intervistatori che incontrano i protagonisti dello spettacolo, dello sport e del giornalismo. A inaugurare questa nuova edizione Giovanni Floris, Enrico Brignano, Paolo Sorrentino, Luca Ravenna, Michela Giraud. “‘La Conferenza Stampa’ è un format che piace ai nostri spettatori – sottolinea Marcello Ciannamea, Direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali –. I ragazzi presenti tra il pubblico hanno la possibilità di interagire con i loro beniamini. Il programma restituisce ai giovani la possibilità di chiedere, capire e sentirsi direttamente coinvolti. Ogni loro domanda è una finestra sul proprio modo di vedere il mondo e relazionarsi con l’altro, diventando anche loro protagonisti”.

Breve storia d’amore

Nelle sale dal 27 novembre il film di Ludovica Rampoldi. Con Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e con Valeria Golino

Quattro personaggi i cui destini collidono la sera in cui Lea (Pilar Fogliati) conosce Rocco (Adriano Giannini) in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a infilarsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni in una resa dei conti finale. Nelle sale arriva il 27 novembre “Breve storia d’amore” scritto e diretto da Ludovica Rampoldi, coproduzione Rai Cinema. Ho scritto la prima bozza di questa storia molto tempo fa. Avevo venticinque anni, e idee intransigenti e assolute sulle relazioni – racconta la regista – quella perentorietà che si può avere solo davanti a cose di cui non si sa niente. Quando ho ripescato quel vecchio soggetto, anni dopo, mi sono trovata davanti le stesse domande da cui ero partita. Cos’è una coppia? Come funziona, quali sono i suoi confini, cosa la tiene insieme e cosa la fa naufragare, cosa è lecito e cosa inaccettabile nell’unione tra due individui? Solo che di risposte non ne avevo più, non così perentorie almeno. Da qui l’idea di fare di questa storia il mio primo film da regista, cercando una strada personale al tema più logoro del mondo: lei, lui, l’altro – e l’altra”. Nel cast, insieme a Fogliati e Giannini, Andrea Carpenzano nel ruolo di Andrea e

Valeria Golino in quello di Cecilia. “Avevo in mente un tono e un ritmo preciso – prosegue Rampoldi – il languore dei pomeriggi in un albergo in disarmo, i dialoghi dopo il sesso, le bugie guardandosi negli occhi, le risate di chi ride insieme per la prima volta, l’inquietudine di chi vede la propria vita partire alla deriva. Volevo che fosse un film serio ma non drammatico, essendo l’ironia lo strumento più affilato per andare in profondità. E volevo che avesse un passo di racconto capace di coinvolgere lo spettatore, depistandolo e interrogandolo come in un mistery o in un thriller psicologico. Far convivere questi tre elementi –il romance, l’ironia, il thriller – è stata la sfida maggiore”. Una commedia sull’amore e sulla vita di coppia, raccontata come una partita a scacchi. “Ho cercato di osservare questi quattro personaggi alla giusta distanza, come il protagonista guarda le sue formiche nella teca: creature che si affannano, ignare che il mondo non si esaurisce in quella scatola di plexiglass – conclude Ludovica Rampoldi – Li ho raccontati senza giudizio, rispecchiandomi in ognuno di loro, perchè tutti abbiamo tradito, siamo stati traditi, o siamo stati l’altra donna, l’altro uomo. E in questo storto triangolo ho voluto creare un legame tra le due donne in cui una salva l’altra, donandole un’altra prospettiva e gli strumenti per uscire dalla teca in cui ha ristretto il suo orizzonte. Alla fine, ho capito che l’unico atteggiamento possibile di fronte al mistero è accettarlo. L’esistenza dell’altro, la sua vita intima, desiderante e segreta, così come la propria. E che la vita di coppia è, come nella scena iniziale, una partita a scacchi in cui nessuna strategia può salvarti dal prendere un pugno in faccia, e sanguinare”. 

CHALLENGERS

Tre vite legate dal tennis si ritrovano a fare i conti con un passato che brucia ancora: Art e Patrick, amici e rivali fin da ragazzi, vengono travolti dall’arrivo di Tashi, giovane campionessa dal talento magnetico. Gli anni li separano, ma un torneo li rimette uno di fronte all’altro, riportando a galla desideri irrisolti, ambizioni e fragilità. Tra sfide sul campo e tensioni emotive, la storia esplora ciò che resta dei legami quando la competizione diventa destino. Si trova nella sezione “Cinema”.

Basta

BRENNERO

ABolzano, tra montagne che custodiscono silenzi e memorie irrisolte, la PM Eva Kofler e l’ispettore Paolo Costa si ritrovano uniti da un’indagine che riapre ferite mai rimarginate. Un assassino riemerge dal passato, costringendoli a muoversi tra tensioni culturali, segreti di comunità e un territorio che non dimentica. La caccia diventa un percorso nella parte più oscura dell’animo umano, mentre le loro differenze diventano l’unica forza possibile.

Basta un Play!

LE LEGGI DEL CUORE

In un prestigioso studio legale specializzato in diritto di famiglia e penale, un gruppo di avvocati affronta casi complessi che mettono alla prova convinzioni, affetti e limiti personali. Le dinamiche professionali si intrecciano ai sentimenti, mentre la relazione tra Julia Escallon e Pablo Dominguez diventa il filo emotivo che attraversa l’intera storia. Tra aule di tribunale, scelte difficili e passioni inattese, la serie esplora ciò che accade quando la legge incontra la vita reale.

REVOLTING RHYMES –VERSI X VERSI

Lo special animato riprende l’ironia tagliente di Roald Dahl e reinventa sei celebri favole capovolgendone logiche, ruoli e finali. In questo viaggio tra l’assurdo e il brillante, personaggi conosciuti da generazioni rivelano lati inaspettati e percorsi narrativi sorprendenti. Il ritmo vivace, l’umorismo graffiante e l’animazione raffinata rendono ogni episodio un piccolo gioco di immaginazione, dove nulla finisce come previsto.

MA COSA MI DICI MAI?

Il topo più famoso d’Italia accompagna i bambini alla scoperta degli animali del mondo in dieci emozionanti episodi. Il nuovo podcast original di Topo Gigio dedicato ai piccoli esploratori curiosi. Disponibile dal 27 novembre

Preparate zainetto, binocolo e tanta curiosità: il 27 novembre arriva su RaiPlay Sound “Ma cosa mi dici mai?”, il nuovo podcast Original dedicato ai più piccoli con protagonista Topo Gigio, prodotto da Movimenti Production, parte di Banijay Kids & Family, in collaborazione con Topo Gigio S.r.l. In questa nuova avventura audio, il topo più amato della TV invita tutti i “Gigio-ascoltatori” a partire con lui per un viaggio intorno al mondo alla scoperta di animali straordinari e ambienti meravigliosi. Dalla savana africana alle Alpi, passando per l’Oceano Atlantico, il deserto roccioso e perfino l’Artico, ogni episodio sarà un’occasione per imparare divertendosi, con la voce e la simpatia inconfondibili di Topo Gigio. Con il suo senso di meraviglia e la voglia di scoprire sempre cose nuove, Topo Gigio accompagna bambini e famiglie alla scoperta della natura e dei suoi abitanti, raccontando curiosità buffe, sorprendenti e… “gigionesche”!

Dieci episodi per un viaggio straordinario

La savana africana – Giraffe, leoni ed elefanti tra erba alta e tramonti dorati.

La giungla indiana – Tra tigri, macachi e istrici, immersi nel verde più fitto.

L’Oceano Atlantico – Un tuffo tra onde e pesci, con l’elefante… marino!

Il deserto roccioso – Alla scoperta del coyote, del serpente a sonagli e del roadrunner.

La macchia mediterranea – In Italia, tra cinghiali, asinelli e donnole curiose.

L’Artico – Brr! Con l’orso polare, il tricheco e il bue muschiato. Il bush australiano – Canguri, koala e un’avventura dall’altra parte del mondo.

Le Alpi – Marmotte, aquile reali e stambecchi sulle vette più alte.

La taiga finlandese – Alci, orsi bruni e allocchi di Lapponia tra neve e silenzio.

Il Mar dei Caraibi – Un gran finale coloratissimo tra coralli, razze e delfini.

Una nuova atmosfera d’inverno firmata da Lucio Corsi

“Notte di Natale”, un viaggio sonoro che abbraccia emozioni delicate e atmosfere sospese, portando con sé un nuovo tassello del percorso creativo del cantautore

C’è un momento dell’anno in cui il silenzio diventa racconto e i piccoli dettagli prendono il sopravvento. È in quel territorio intimo che nasce il nuovo singolo di Lucio Corsi, un brano che affonda le radici in una sensibilità narrativa fatta di sfumature, malinconie e immagini che scorrono come fotogrammi. “Notte di Natale” racchiude le sensazioni che attraversano il periodo delle festività mettendo insieme ricordi, desideri e quella sottile nostalgia che spesso dicembre porta con sé. La scrittura si muove come una scena cinematografica: pensieri che affiorano, voci interiori che si intrecciano, figure che appaiono nella notte, illuminate da un chiarore discreto. La canzone, frutto della collaborazione con Tommaso Ottomano, esplora il lato più fragile delle feste, osservando da vicino ciò che resta ai margini. Il tempo che scorre lentamente, un parcheggio battuto dal vento freddo, un animale che appare come un compagno momentaneo, la luna che sembra quasi mettersi in cammino. Una dimensione che restituisce al Natale la sua parte più umana, fatta di attese, incontri mancati e richiami che arrivano all’improvviso. Il verso si trasforma in un luogo da abitare più che da descrivere, uno spazio dove ci si riconcilia con memorie e speranze. Il nuovo capitolo discografico arriva a ridosso della pubblicazione del disco registrato dal vivo all’interno dell’abbazia di San Galgano, un progetto che ha già catturato l’attenzione per la sua forza visiva e per il legame profondo con la terra d’origine dell’artista. Il film concerto, girato in pellicola sedici millimetri, restituisce un’atmosfera arcaica e poetica, amplificata dalla maestosità delle arcate gotiche e dalla luce naturale che attraversa l’antica struttura. Il pubblico ha avuto modo di immergersi in un rac-

conto che non cerca la perfezione, ma l’autenticità: strumenti che respirano, voci che tremano, un palco che diventa luogo sacro e selvatico insieme. Le tracce del disco dal vivo ripercorrono l’intero cammino musicale dell’artista, dai primi lavori fino ai brani più recenti, passando per omaggi alla tradizione maremmana e momenti di pura narrazione parlata. Intorno a lui si muove una formazione ampia, quasi una piccola comunità artistica, capace di creare un equilibrio tra strumenti acustici, fiati, percussioni e voci che danno vita a un suono collettivo, caldo e istintivo. La presenza di figure artistiche come Francis Delacroix e dello stesso Ottomano rafforza un immaginario riconoscibile, che negli anni è diventato segno distintivo del suo lavoro. Il percorso degli ultimi mesi è stato segnato da riconoscimenti importanti, da partecipazioni a festival e premi fino alla ribalta internazionale, culminata nella presenza all’evento europeo che ha portato l’artista davanti al pubblico di tutto il continente. Il singolo pubblicato in primavera e il relativo album hanno consolidato un’identità forte, poetica, contemporanea e profondamente legata alla sua visione del mondo. Il successo del tour nei club e delle date estive ha dimostrato una volta di più la capacità di coinvolgere un pubblico ormai trasversale, affezionato alla sua cifra stilistica. Il futuro prossimo apre una nuova fase. A partire da gennaio, l’artista porterà la sua musica nei principali paesi europei, inaugurando un viaggio nei club delle capitali dove si mescolano culture, lingue e atmosfere diverse. Le date italiane nei grandi palasport previste per la fine del 2026 rappresentano un ulteriore tassello di crescita, un approdo che arriva dopo anni di ricerca, sperimentazione e cura per ogni dettaglio dei suoi progetti. Il singolo in uscita oggi diventa quindi un ponte tra ciò che è stato e ciò che verrà: una traccia che parla alla parte più intima di chi ascolta, un invito a osservare la notte con occhi nuovi e a riconoscersi nelle piccole storie che abitano il tempo delle feste, quando la malinconia può trasformarsi in una forma di dolcezza inattesa.

DARIO TONANI: UN MONDO

NON BASTAVA, NE HO CREATI DI MIEI

«L

a lettura ha fatto scattare in me un interruttore nel profondo. All’improvviso è come se tutte le luci del palcoscenico dell’immaginazione si fossero spente e io avessi sentito una voce interiore che mi diceva “perché adesso non accendi le tue?”. E così è stato, ho cominciato a scrivermi da solo le storie che avrei voluto leggere.»

Dario Tonani, milanese, una laurea alla Bocconi, giornalista professionista, ha scoperto presto la passione per la scrittura al punto da definirla «il mio giardino, il mio spettacolo. Naturalmente la lettura continuò ad accompagnarmi, ma l’illuminazione accesa dentro di me mi aveva reso un sognatore diverso, capace cioè di rendersi parte attiva del processo creativo e di mettere in scena le proprie fantasie.»

Racconta chi sei

«Un tipo… comincio con un aggettivo: “inquieto”: Lo sono sempre stato, profondamente, fin da ragazzino. Tanto che la scrittura è stata una sorta di conseguenza naturale, una forma di terapia. Un mondo non ti basta? Creane uno tuo, un altrove che diventi il tuo giardino personale (ma non privato, nulla lo è veramente per uno scrittore) dove far spaziare sogni e immaginazione. E poi direi, in ordine sparso, sensibile, riservato, curioso e spesso mosso da una determinazione che non esiterei a definire feroce. Mi sono laureato in Economia Politica, ma ho scelto di seguire la passione per lo scrivere e sono diventato giornalista professionista, imboccando quella che mi è parsa una sorta di percorso parallelo che mi permettesse di vivere e lavorare a stretto contatto con le storie e le parole per raccontarle.»

Tra fantascienza e distopia sei un creatore di mondi, a quale sei più affezionato?

«È la prima volta che sento contrapporre i termini “fantascienza” e “distopia” da chi conosce bene di che cosa stiamo parlando, e devo dire che mi fa enorme piacere. Nonostante la seconda sia nata storicamente nell’alveo della prima, è innegabile che oggi la distopia sia diventata una specie di provincia autonoma, oserei dire persino uno stato sovrano, ormai del tutto indipendente da mamma SciFi, almeno nella percezione della nuova generazione di lettori. Chi mi conosce sa che ho un’autentica idiosincrasia nei confronti dei sottogeneri e soprattutto delle etichette, che ritengo inutili e fuorvianti. Le macrocategorie, però, le accetto ancora, e queste due lo sono. Verso che parte pendo e propendo? Dalla Milano distopica del mio trittico di “Infect@”, “L’algoritmo bianco” e “Toxic@” al Ciclo di Mondo9, arrivato poi fino in Giappone e Russia, direi che nel mio percor-

so autoriale ho dato vita a universi molto differenti. E credo che continuerò a battere strade diverse, senza mai rinnegare nulla del mio passato. Non saprei dire a quale mi senta più affezionato, anche se Mondo9…»

La narrativa di genere non ha vita facile in Italia, eppure sembra stia risalendo la china. Che ne pensi?

«I generi in Italia hanno pagato pegno all’esterofilia del nostro mercato editoriale e al pregiudizio di un’“intellighenzia”, spocchiosa e autoreferenziale, che ha sempre relegato la narrativa d’intrattenimento a posizioni di subalternità rispetto alla letteratura cosiddetta “alta” o “di formazione” Oggi alcuni generi - crime, thriller, storico, fantasy - sono stati ampiamente sdoganati, altri si sono fatti strada contaminando territori più o meno attigui - il romance e per l’appunto la distopia -, qualcuno arranca nelle retrovie con periodici ed estemporanei strappi in avanti, come la spy story, la fantascienza e l’horror. Ma a ben guardare, i lettori, e di conseguenza il mercato, hanno decretato le proprie preferenze, e oggi i generi dominano le classifiche sia della narrativa straniera sia di quella italiana.»

Com’è nata l’idea del tuo ultimo romanzo, “Il trentunesimo giorno”?

«L’ispirazione de “Il trentunesimo giorno” è nata mentre eravamo alle prese con un’emergenza di proporzioni planetarie: il Covid. Metà del mondo era recluso in lockdown, incapace di comprendere dinamiche e contorni di una crisi globale che stava sconvolgendo la routine giornaliera di ogni singolo individuo. Come tutti, ero blindato fra le quattro mura di casa. Passavo le giornate nel mio studio in mansarda, tra smart working e fantasie di evasione: attraverso gli scuri potevo osservare due soli scacchi di cielo, nient’altro. Un pomeriggio mi capitò di osservare un fronte temporalesco avanzare da nord, mentre a sud splendevano ancora i colori di un incantevole tramonto. Da lì, ebbi l’idea di scrivere una storia che parlasse di nuvole, tempeste, mistero e cataclismi vari. Pensai a trenta giorni di pioggia ininterrotta e a improbabili sagome fluttuanti che sfilassero nel cielo in balia dei venti e delle correnti d’alta quota. A quei tempi, la cronaca quotidiana ci aveva fatto familiarizzare con una parola ripetuta fino alla nausea: “resilienza”. Presi quel termine, che però rifiutai di usare perché non mi piaceva, e lo spezzai in quelli che divennero i tre pilastri portanti del mio romanzo: perdita, sopravvivenza, riscatto. La casa editrice gli affibbiò subito un’etichetta - “eco-distopia” - che per una volta presi comunque di buon grado.»

Laura Costantini

DONNE IN PRIMA LINEA

E UMANITÀ, SEMPRE

Il Commissario Capo Rossella Chiappalone, capogabinetto della Questura di Crotone, racconta la sua esperienza con la divisa della Polizia di Stato

Il Commissario Capo Rossella Chiappalone ha conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza presso l’Università degli Studi della Calabria; al termine del percorso ha svolto il tirocinio presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria e successivamente ha superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. In seguito, ha frequentato il 111° corso di Formazione per Commissari della Polizia di Stato e ha conseguito il Master di II livello in Diritto, Organizzazione e Gestione della Pubblica Sicurezza presso l’Università Sapienza di Roma. Al termine del corso di formazione è stata assegnata alla Questura di Torino con l’incarico di Funzionario Addetto all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, dove ha diretto per due anni una sezione delle volanti. Il suo ruolo attuale è quello di Capo di Gabinetto, ruolo strategico di coordinamento all’interno della Questura. La dr.ssa Chiappalone sottolinea i valori che muovono la società: la famiglia, quel valore che inevitabilmente fa la differenza, dare la priorità ai valori è la sostanza del suo impegno. Il suo portamento è perfetto, sorriso affabile, è uno dei tanti esempi delle donne della Polizia di Stato che nel tempo hanno portato un “quid” inimitabile e irrinunciabile. Le donne interagiscono e hanno un approccio psicologico diverso anche nei confronti dei cittadini e hanno la capacità di gestire con dolcezza anche le situazioni più complicate. La Polizia di Stato non smette mai di abbracciare i cittadini, ma soprattutto, “i suoi”, che la rappresentano ovunque e comunque con orgoglio e tanto entusiasmo.

Perché ha deciso di entrare in Polizia? Il mio è un sogno che nasce da bambina, così, senza un perché, non ho nessun familiare in Polizia, ma è stato un desiderio che nel corso del tempo si è alimentato: ogni volta che vedevo passare una volante provavo una forte emozione e immaginavo il giorno in cui avrei potuto essere anch’io a bordo di quella macchina, contribuendo a garantire sicurezza e supporto ai cittadini. Proprio questa aspirazione mi ha spinto ad intraprendere gli studi in Giurisprudenza. Non

ho mai voluto fare l’avvocato, ma ho scelto questo percorso perché desideravo acquisire le conoscenze giuridiche e gli strumenti necessari per comprendere in profondità la realtà che avrei affrontato nel mio lavoro, e per farmi trovare preparata ad assumere le responsabilità che questo ruolo comporta. Ho scelto di entrare in Polizia perché ho sempre sentito un forte senso di responsabilità verso la collettività, desideravo un lavoro che mi permettesse di essere utile, di intervenire concretamente per garantire sicurezza e legalità, e la Polizia rappresenta per me la possibilità di trasformare questo impegno in una professione. Entrare in Polizia, quindi, non è stata una decisione improvvisata, ma la naturale realizzazione di un sogno coltivato fin da piccola e costruito con impegno, dedizione e consapevolezza.

Qual è il suo ruolo attuale?

Il mio ruolo attuale è quello di Capo di Gabinetto, ruolo strategico di coordinamento all’interno della Questura, e Portavoce del Questore della Provincia di Crotone, la voce ufficiale della Questura verso l’esterno. Il Portavoce ha un ruolo fondamentale nella comunicazione istituzionale: cura i rapporti con i media, gestisce la diffusione delle informazioni, illustra ai cittadini le attività e le decisioni della Questura e contribuisce a costruire un rapporto trasparente e di fiducia tra Polizia di Stato e comunità. L’attività è essenziale per assicurare una comunicazione chiara, corretta e tempestiva, in modo particolare nelle situazioni delicate o di particolare rilevanza pubblica. Sia come Capo di Gabinetto che come Portavoce, ricopro due ruoli di grande responsabilità che combinano organizzazione interna e comunicazione esterna. Da un lato mi occupo di coordinare e rendere operativa la macchina amministrativa della Questura, dall’altro rappresento la sua voce pubblica, contribuendo a costruire credibilità, trasparenza e vicinanza alla cittadinanza. È un ruolo particolarmente delicato e impegnativo ma che mi rende orgogliosa ogni giorno.

Esserci Sempre non è solo il claim della Polizia ma anche una modalità di vita. Per lei cosa vuol dire?

Per me Esserci Sempre significa assumersi la responsabilità di essere un punto di riferimento per gli altri, non solo quando si indossa l’uniforme, ma in ogni momento della vita. Vuol dire essere presenti con professionalità, ma anche

con umanità: ascoltare, comprendere, intervenire quando necessario e mantenere calma e lucidità anche nelle situazioni più difficili. È un impegno continuo a mettere il bene della comunità al centro delle proprie azioni, a dare sostegno a chi è in difficoltà e a rappresentare i valori di legalità e rispetto su cui si fonda la Polizia di Stato. In breve, Esserci Sempre significa esserci davvero con dedizione, equilibrio e senso del dovere. Ho veramente percepito l’importanza di questo claim durante la mia esperienza biennale come funzionario addetto all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, dove giorno e notte ascolti le storie della gente, entri nelle loro case, abbracci i loro bambini e rispondi alle loro emergenze. Momenti in cui ti ritrovi a fare i conti con i bisogni e le esigenze di persone che sono lì ad aspettare una tua parola che sai che li farà stare meglio e ti sorrideranno e ti ringrazieranno mille volte prima di chiuderti la porta alle spalle. E ti senti veramente sollevato solo quando, risalendo in auto, ti senti che anche quel giorno “ci sei stata” per chi ne aveva bisogno.

Quali iniziative di legalità portate avanti sul territorio? Promuoviamo diverse iniziative di legalità rivolte a cittadini di tutte le età, con particolare attenzione ai più giovani. Tra i più importanti vi sono gli incontri nelle scuole, dove affrontiamo temi come il bullismo, il cyberbullismo, l’uso consapevole di internet, la prevenzione delle dipendenze e il rispetto delle regole, con riferimento anche all’educazione stradale. Di recente abbiamo organizzato, unitamente all’amministrazione comunale, degli incontri rivolti agli anziani per la prevenzione delle truffe, evento durante il quale abbiamo dato consigli utili su come riconoscere probabili truffe e presunti truffatori.

Organizziamo anche campagne di sensibilizzazione a favore dell’eliminazione della violenza contro le donne, per promuovere la cultura del rispetto e prevenire comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Inoltre, collaboriamo con centri antiviolenza, servizi sociali e istituzioni locali per creare una rete di protezione efficace e immediata per le vittime. L’obiettivo è far conoscere gli strumenti di tutela, incoraggiare le persone a chiedere aiuto e diffondere il messaggio che la violenza non è mai accettabile e può essere contrastata solo attraverso consapevolezza, prevenzione e vicinanza concreta alle vittime. La violenza non è un destino, può essere fermata. Possiamo riconoscerla, contrastarla e prevenirla. L’obiettivo è creare un rapporto di fiducia con la comunità e rendere i cittadini parte attiva nella costruzione di un ambiente più sicuro e consapevole. Un suggerimento ai giovani che vogliono entrare in polizia. Ai giovani che vogliono entrare in Polizia suggerisco innanzitutto di credere davvero in ciò che stanno scegliendo. È un percorso che richiede impegno, disciplina, senso di responsabilità e spirito di sacrificio, ma che restituisce molto in termini di crescita personale e soddisfazione. Consiglio di prepararsi con costanza, senza scoraggiarsi davanti alle difficoltà e di curare non solo la forma fisica ma anche la formazione culturale e i valori: rispetto, responsabilità, senso di giustizia e capacità di lavorare in squadra, perché nessun risultato nasce dall’azione del singolo e la sicurezza non si costruisce da soli. Chi sceglie questo percorso deve farlo con cuore, convinzione e generosità: solo così potrà vivere questa professione con la dignità e l’orgoglio che merita.

In libreria

Ragazzi che uccidono all’ombra di Narciso. In libreria e negli store digitali l’ultimo lavoro di Roberta Bruzzone

Rai Libri presenta “L’epoca della rabbia. Ragazzi che uccidono all’ombra di Narciso” di Roberta Bruzzone, disponibile nelle librerie e negli store digitali. Sono davvero numerosi, negli ultimi anni, i casi di giovanissimi coinvolti in brutali omicidi, commessi senza un movente evidente, o quantomeno con moventi non “tradizionali”, quali la “vendetta o la cupidigia”. Ragazzi che uccidono loro coetanei, da soli o in gruppo, che con fredda premeditazione mettono in atto stragi familiari. Questi gravi episodi di cronaca nera testimoniano il profondo senso di inadeguatezza che questi giovani si trovano a vivere, che spesso cova a lungo nel buio della loro mente, mentre rabbia e angoscia nutrono un’esagerata considerazione di sé e alimentano un narcisismo che diventa patologico. Roberta Bruzzone, avvalendosi delle sue affinate competenze di psicologa e criminologa, prende in esame alcuni delitti che hanno dominato le prime pagine dei media nazionali, per raccontare il lato oscuro dei ragazzi che uccidono nella cosiddetta “epoca della rabbia”, ricostruendo con precisione il percorso psicologico che ha portato a simili inquietanti scenari, insieme al contesto familiare ed educativo in cui quegli adolescenti erano immersi. Al tempo stesso, queste pagine intendono essere uno strumento per sostenere i genitori nel loro complesso compito di educatori, perché ogni singola storia contiene un monito utile per decifrare la psiche dei giovani di oggi. E per evitare che qualcosa di analogo possa accadere ancora.

Roberta Bruzzone è psicologa forense, criminologa investigativa, esperta in Criminalistica applicata all’analisi della scena del crimine, docente di Criminologia, Psicologia investigativa e Scienze forensi presso diversi atenei italiani. Svolge da molti anni attività di consulente tecnico nell’ambito di procedimenti penali, civili e minorili ed è esperta nelle tecniche di analisi e ricostruzione criminodinamica della scena del crimine, analisi di casi di omicidio “a pista fredda”, tecniche di accertamento di sospetto abuso sui minori, valutazione dell’attendibilità testimoniale e tecniche di interrogatorio. È presidente dell’Accademia Internazionale delle Scienze Forensi, AISF, e docente accreditato presso gli istituti di formazione della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Svolge inoltre attività di docenza specialistica in numerosi master e corsi di perfezionamento universitari sui temi della Criminologia investigativa e Scienze forensi.

MANON SIAMO NOI

In prima visione Rai in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In onda martedì 25 novembre alle 10 su Rai 5

Le vicende di Manon Lescaut, nata a metà del ‘700 e protagonista del romanzo dell’abate Prevost, sono state narrate da tre diversi compositori - Puccini, Auber, Massenet - in tre opere liriche. Messe in scena in tre serate consecutive dal Teatro Regio di Torino nell’ottobre del 2024, dal progetto è nato un documentario per la regia di Barbara Napolitano e prodotto da Rai Cultura, in onda martedì 25 novembre alle 10 su Rai 5, in occasione della Giornata inter-

nazionale contro la violenza sulle donne. Il lavoro è stato l’occasione per parlare di femminile passando attraverso diverse epoche e molteplici mondi: il teatro, il cinema e la televisione. La messa in scena teatrale e la diretta televisiva hanno coinvolto numerose professionalità della Rai e del Regio che, insieme, hanno pensato di porre l’attenzione sul numero oramai impressionante di femminicidi. Grazie alla collaborazione tra il Centro di Produzione tv della Rai di Torino e di Napoli, è stato realizzato un documentario che ha dato voce a questa emergenza sociale, usando le voci e i temi dell’opera lirica, incrociandoli con un flashmob organizzato con i ragazzi delle Facoltà universitarie di Sociologa e Filosofia delle due città.

La settimana di Rai 5

La storia di Freddie Mercury in dieci scatti

Artista visionario, voce inconfondibile, icona di libertà espressiva. Il ricordo di Rai Cultura. In onda lunedì 24 novembre alle 24.45

Opera

Il ritorno a Roma di Lohengrin

Giovedì 27 novembre alle 22.20 con il debutto wagneriano di Mariotti, Michieletto e Korchak

Italiani - Mario Rigoni Stern

Dopo il successo planetario del suo primo libro, “Il sergente della neve” del 1953, si è affermato come uno dei più amati scrittori italiani del Novecento. In onda martedì 25 novembre alle 18.15

Ritorno perché.

Vita di Saverio Strati

La lunga e prolifica attività letteraria dello scrittore raccontata dallo Speciale di Rai Cultura. In onda venerdì 28 novembre alle 18.25

Sapiens - Un solo pianeta

La forza del rito

Perché i Sapiens si nutrono di spiritualità? Perché credono ancora nei riti, nei fantasmi, negli amuleti? Con Mario Tozzi in onda mercoledì 26 novembre alle 21.20

Balletto

L’Histoire de Manon

Si conclude il ciclo “Sabato in danza” con l’opera di Jules Massenet, nella celebre coreografia di Kenneth MacMillan, in onda sabato 29 novembre alle 8.00

Teatro

O’ tuono ‘e marzo

L’ultimo appuntamento del ciclo

“Il teatro di Scarpetta”, domenica

30 novembre alle 15.40

ARTEMISIA GENTILESCHI, LA LIBERTÀ ATTRAVERSO L’ARTE

Un personaggio raccontato da Paolo Mieli e dalla professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli martedì 25 novembre alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Nel Seicento, una donna osa sfidare le convenzioni del suo tempo con la forza della sua arte. Artemisia Gentileschi, cresciuta nella Roma di Caravaggio, non è soltanto una delle rarissime pittrici della sua epoca, ma un’artista capace di trasformare il trauma della violenza subita in capolavori di intensa potenza. Vittima di uno stupro, costretta a subire un processo e la tortura, Artemisia trova nell’arte la sua rivincita. In

occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un personaggio raccontato da Paolo Mieli e dalla professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli a “Passato e Presente”, in onda martedì 25 novembre alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia. Nel 1612 lascia Roma e si trasferisce a Firenze, dove ribalta il ruolo tradizionale di moglie affermandosi come pittrice di grande talento. Conquista l’attenzione di illustri committenti, come i Medici, e frequenta l’élite culturale della. Nel 1616 diventa la prima donna ammessa all’Accademia del Disegno. L’ammissione le garantisce infatti autonomia legale e finanziaria, un privilegio impensabile per una donna del tempo.

La settimana di Rai Storia

Italia. Viaggio nella bellezza

La ceramica di Vietri. Storia di arte, architettura e design

Vietri sul Mare, porta d’ingresso alla meraviglia della Costiera Amalfitana, è conosciuta in tutto il mondo per l’arte della ceramica. In onda lunedì 24 novembre alle 21.10 in prima visione

5000 anni e più. La lunga storia dell’umanità

Cartagine: la fine di un impero

Con Giorgio Zanchini, in onda giovedì 27 novembre alle 22.10

Omaggio a Elsa Morante

Il ritratto proposto da “La Grande storia” a 40 anni dalla scomparsa

Alla scoperta di una delle più importanti scrittrici italiane del Novecento. Martedì 25 novembre alle 19.15

L’Italia della Repubblica

I diritti e le conquiste delle donne

Negli anni ’70 la storia delle donne si arricchisce di battaglie importanti alla conquista di maggiore libertà e parità e la società civile diventa protagonista. Mercoledì 26 novembre alle 21.10

Misteri d’archivio

Dalla fine della Primavera d i Praga agli Khmer Rossi

Rai Cultura torna a svelare i “Misteri d’archivio”, al via da venerdì 28 novembre alle 21.10

Cinema Italia

Incensurato, provata disonestà, carriera assicurata cercasi

Il comunista Giuseppe Zaccherin si trova, per errore, inserito nelle liste della Democrazia Cristiana. A sorpresa, l’uomo viene eletto come senatore. In onda sabato 29 novembre alle 21.10. Nel cast, Gastone Moschin, Nanni Loy, Gisela Hahnandrà

Passato e Presente

Legge sul divorzio, un lungo cammino

Dopo un secolo di divisioni tra laici e cattolici, il primo dicembre 1970

viene approvata in Italia la legge sul divorzio. In onda domenica 30 novembre alle 20.30 a 55 anni dall’approvazione

Mortina

La detective zombie più amata dai bambini su Rai Yoyo dal lunedì al sabato alle ore 16.35 e su RaiPlay

Una nuova e irresistibile protagonista sta conquistando i piccoli spettatori: “Mortina”, la bambina zombie che ha già fatto innamorare milioni di lettori nel mondo. La serie, prodotta da Cartobaleno (Italia) e Treehouse Republic (Irlanda) con la partecipazione di Rai Kids e Rté Kids (Irlanda), è tratta dai libri scritti e illustrati da Barbara Cantini, editi da Mondadori. Debuttato in anteprima esclusiva su RaiPlay, la serie è in onda in prima tv su Rai Yoyo dal lunedì al sabato alle ore 16.35. Mortina è un vero caso editoriale internazionale: la serie di libri è stata tradotta in trenta Paesi con 600.000 copie vendute. La saga, composta da sei volumi principali, diversi speciali e spin-off, è approdata sul piccolo schermo con un mix di

mistero, humor e tenerezza. La serie racconta le avventure della giovane detective dalla pelle pallida, i capelli corvini e il sorriso contagioso che, però, non è una bambina come tutte le altre… è una zombie! Mortina però non spaventa, ma con la sua simpatia e il suo cuore grande dimostra che la diversità è una ricchezza e non un difetto. Ambientata nella straordinaria Villa Decadente, dove Mortina vive con la zia Dipartita, la serie segue le indagini della protagonista insieme alla sua “Squadra del Mistero”: il fedele levriero Mesto, il cugino sapientone Dilbert e gli amici vivi-vivi Nora e Leo. Tra enigmi, strane creature e segreti nascosti, ogni episodio unisce umorismo a misura di bambino e temi universali come l’amicizia, l’accettazione di sé e il coraggio di essere diversi. Mortina insegna ad accettarsi con ironia e cuore, in modo giocoso e intelligente, regalando spunti di riflessione con inaspettata e “vitale” leggerezza. L’animazione in 2D della serie valorizza lo stile grafico poetico e gotico dei libri, con un linguaggio visivo che mescola fiaba e mistero.

Tiziano Ferro

Emma, Juli

Bresh

Damiano David, Tyla & ..

Achille Lauro

Pinguini Tattici Nucleari

Charles, Blanco

Fingo&Spingo

Brutta storia

Dai Che Fai

TALK TO ME

Senza Una Stupida Storia

Amaro

Esibizionista

Per te Golpe

Attacchi di panico

CLASSIFICHE AIRPLAY per RadiocorriereTv

I FILM DELLA SETTIMANA

CINEMA IN TV

Noah – Martedì 25 novembre ore 21:10 – Anno 2014 – Regia di Darren Aronofsky

Il film rilegge il racconto del diluvio attraverso una visione potente e drammatica: Noè, discendente di Set e custode di un sogno premonitore, si prepara a un’inondazione destinata a cancellare ogni traccia dell’umanità. L’arca diventa il centro di una missione che mira a salvare solo il mondo animale, mentre il profeta, combattuto e radicale nelle sue convinzioni, affronta lo scontro con i discendenti di Caino e si allea con misteriosi angeli decaduti. Tra paesaggi immaginati come un’Antichità selvaggia, conflitti morali e un continuo interrogarsi sul senso del bene e del male, emerge un racconto visionario che unisce azione, tensione e spiritualità. Aronofsky guida un colossal che riflette, con stile personale e grande impatto visivo, sulle contraddizioni interiori di un uomo chiamato a interpretare la volontà divina.

La storia prende avvio da un attentato su un traghetto a New Orleans, un evento che spinge l’agente dell’ATF Doug Carlin dentro un’indagine fuori dall’ordinario. Una tecnologia sperimentale governativa permette infatti di osservare il passato come se stesse accadendo in diretta, aprendo a Carlin la possibilità di vedere nuovi indizi e, forse, di intervenire per cambiare ciò che è già accaduto. Il confine tra indagine e destino si assottiglia, mentre il film intreccia azione, tensione e suggestioni fantascientifiche con il passo sicuro di un racconto che esplora tempo, scelte e responsabilità. Tony Scott costruisce un thriller avvincente, sostenuto dall’intensità di Denzel Washington e da un’idea narrativa capace di tenere lo spettatore immerso fino all’ultimo istante.

Déjà vu – Corsa contro il tempo

Martedì 25 novembre ore 21:10

Anno 2006 – Regia di Tony Scott

Khartoum – Venerdì 28 novembre ore 21:10 – Anno 1966 – Regia

Il film ricostruisce l’assedio di Khartoum, uno degli episodi più significativi della guerra mahdista, trasformandolo in un grande racconto epico. Il generale Charles Gordon, interpretato da Charlton Heston, viene inviato dall’Inghilterra a difendere la città sudanese minacciata dal Mahdi, il carismatico leader religioso incarnato da Laurence Olivier. L’operazione, segnata da tensioni politiche e scelte difficili, mette al centro il ritratto di un eroe complesso, determinato e tragico. Dearden firma un kolossal classico, rigoroso nella ricostruzione storica e ricco di scene spettacolari, in cui emergono il coraggio, il conflitto di visioni e il peso delle decisioni che hanno segnato un momento cruciale del colonialismo britannico.

Il film segue Martin Baxter, ex agente dell’MI6 che ha abbandonato il servizio dopo la morte della moglie durante un’operazione fallita. La sua vita cambia di nuovo quando una giornalista, Sasha Stepanenko, lo riporta su un vecchio caso irrisolto. Da quel momento Baxter finisce stretto tra intelligence britannica e russa, mentre sua figlia Lisa viene rapita: ha solo 24 ore per recuperare documenti esplosivi e tentare di salvarla. Adrian Bol costruisce un action/thriller dal passo teso, valorizzando il carisma e l’esperienza di Scott Adkins e immergendo lo spettatore in una vera spy story, fatta di inganni, colpi di scena e vecchi agenti costretti a riattivarsi. Tra Londra e Kiev, il film si distingue anche per i riconoscimenti ottenuti in vari festival internazionali, confermando una messa in scena solida e coinvolgente.

Legacy of Lies – Gioco d’inganni –Sabato 29 novembre ore 21:10 –Anno 2020 – Regia di Adrian Bol
di Basil Dearden

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