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Collana di narrativa per ragazzi


Editor: Paola Valente Redazione: Emanuele Ramini Consulenza scientifica: Giovanna Marchegiani Ufficio stampa: Salvatore Passaretta Team grafico: Mauro Aquilanti, AtosCrea Copertina: Mauro Aquilanti 1a Edizione 2015 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 0

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Dino Ticli

la furia della dea chÀntico Illustrazioni di Marga Biazzi


Alla ricerca di un vecchio guerriero

Erano ormai a qualche giorno di marcia da Tenoch-

titlán. Il popolo dei Mexica era costituito da ottimi camminatori, abituati fin dai primi anni di vita a seguire i genitori e i loro sacerdoti-educatori nelle campagne e sui monti in cerca di erbe medicinali o semplicemente per ammirare dall’alto l’estesa città-Stato e per imparare la storia delle loro origini. Quando Tecocol compì undici anni, suo padre Mazatl decise di portarlo con sé in uno dei suoi lunghi viaggi. Appartenevano alla classe dei mercanti, professione 5


meno prestigiosa di quella dei guerrieri; tuttavia erano loro, dopo che gli eserciti avevano sottomesso i popoli circostanti, a intrattenere rapporti commerciali che arricchivano le casse dello Stato e dell’imperatore. Ma i mercanti andavano oltre, grazie al loro coraggio e alla loro intraprendenza: si spingevano nei territori dei popoli non ancora sconfitti, come in quest’occasione. Avevano oltrepassato da tempo il primo dei valichi montani e adesso stavano scendendo verso valle, quando il ragazzo ruppe il silenzio. – Padre. – Cosa c’è, Tecocol? Tecocol, il forte: chissà perché avevano voluto chiamarlo così. In effetti, era nato prematuro e sottopeso. Aveva perfino rischiato di morire come sua madre, che non era sopravvissuta alle complicazioni del parto. Le cure amorevoli di suo padre e di una giovane balia gli avevano tuttavia permesso di sopravvivere. Non aveva mai voluto chiedere spiegazioni a nessuno ma credeva che quel nome gli fosse stato dato soprattutto come augurio. – Stiamo attraversando le terre di nessuno, vero? Il padre annuì. – Ti ho udito parlare con il capitano. Seguì qualche momento di silenzio. – Che cosa hai sentito? – Che sono territori pericolosi. Stiamo per andare a casa dei nostri nemici Purépecha. 6


– Sono alcuni anni che abbiamo stipulato con loro un trattato di pace. Gli scambi commerciali sono permessi e noi cercheremo di mostrarci ospiti ben educati. – Ho sentito anche che sulla via che seguiremo rischiamo di incontrare guerrieri pericolosi. – Non sono guerrieri, ma predoni in cerca di bottino. Vedi, Tecocol, avremmo potuto evitare questa strada aggirandola da sud e allungando di almeno una settimana la nostra marcia. Ma non possiamo permettercelo. – Perché mai? Io non mi stancherei di certo. – Ho promesso di tornare prima possibile. Tuttavia non devi avere timore – lo interruppe suo padre, sorridendogli. – È per questo che ho chiesto all’imperatore di darmi una scorta. Pensa, è stato lui a volere che anche un sacerdote ci accompagnasse. Comunque, nessuno oserà aggredirci: i nostri guerrieri sono in grado di tenere a bada chiunque. – È stato l’imperatore in persona a darti una scorta? – sgranò gli occhi Tecocol. – Non me lo avevi detto. Il padre sorrise. – Vuoi sapere troppe cose, piccolo uomo. Però ti ho portato con me perché tu possa imparare e diventare più bravo perfino di tuo padre. Non ho parlato direttamente con l’imperatore ma con un generale molto influente. Non poteva non essere interessato a ciò che ho scoperto nel territorio di Michhuahc. – L’ossidiana, vero? È per questo che siamo partiti. 7


– Sì, figlio mio. Nell’ultimo mio viaggio ho incontrato uno strano uomo, dalla pelle scura e incartapecorita: un vecchio guerriero a riposo, si è definito lui. Ma deve aver letto incredulità nel mio volto e allora mi ha mostrato la sua arma che teneva nascosta sotto le vesti lacere. Tecocol lo ascoltava estasiato, nonostante quello fosse solo uno dei mille racconti che gli aveva sentito narrare. – Ebbene, devi credermi, non ho mai visto dell’ossidiana così dura e resistente. Mi fece provare la sua spada e, nonostante io non sia un guerriero, recisi il ramo di un albero senza fatica e il filo della pietra nera rimase perfettamente tagliente. Aveva con sé anche un coltello altrettanto efficace. – Sembra una favola per bambini piccoli. L’uomo gli strizzò un occhio con complicità. – Così mi rispose anche il Generale Guerriero dell’Aquila, al quale riferii la mia scoperta. – Padre, avrebbe potuto farti arrestare per avergli fatto perdere tempo... – Tutto calcolato, Tecocol. Quando lo vidi rosso di rabbia, estrassi dalla tunica il coltello che avevo acquistato a peso d’oro dal vecchio guerriero. Il generale non riusciva a credere ai propri occhi e mi batté molte volte la sua pesante mano sulla spalla. Poi facemmo un accordo: io avrei affrontato il lungo viaggio fino alla terra dei Purépecha per acquistare tutta l’ossidiana possibile, lui avrebbe parlato con l’imperatore per 8


farmi avere una buona scorta armata come difesa e per il trasporto della preziosa merce, più un generoso compenso. – Grazie a te, i guerrieri mexica saranno ancora più temibili – rifletté Tecocol, che tuttavia non aveva mai apprezzato né la guerra né le armi. – Spero solo che quel vecchio guerriero nel frattempo non sia morto o si sia trasferito altrove: sarebbe un disastro per noi – considerò suo padre, con una certa inquietudine. – Solo lui conosce il luogo dove si trova l’ossidiana dei miracoli.

Dopo due settimane di marcia, giunsero senza intoppi in un piccolo villaggio, a ovest di Tzintzuntzan. Prima di iniziare la loro ricerca, il sacerdote invitò tutti a partecipare a un rito propiziatorio. Invocò la protezione di Chàntico e del suo sposo Huehueteotl, dei del fuoco e dei vulcani. L’ossidiana nasceva proprio nel cuore delle montagne di fuoco, ma solo se gli dei erano favorevoli e avevano apprezzato il comportamento e le cerimonie degli esseri umani gliela avrebbero concessa; altrimenti, sputavano dalle loro bocche inferocite solo roccia di poco pregio, utile al massimo per erigere muri e lastricare strade. Terminato il rito, Mazatl parlò alla scorta: 9


– Vi prego, adesso, di nascondere le armi e, se vi è possibile, di evitare quell’atteggiamento da feroci guerrieri pronti a dare battaglia. D’ora in poi siete solo dei mercanti come me, alla ricerca di buoni affari, e nient’altro. Non si dilungò oltre perché era sicuro che i soldati avevano compreso e che avrebbero fatto del loro meglio. Il capitano, però, sbuffò di insofferenza. Mazatl iniziò quindi a chiedere informazioni a chiunque incontrasse, ma del vecchio guerriero nessuna traccia. La sera individuarono una taverna decente e sufficientemente grande per ospitarli per la notte. – Padre – lo chiamò Tecocol prima di addormentarsi. – Va tutto bene? Mi sembri preoccupato. – Assolutamente no, ci vuole tempo per ritrovare quell’uomo, ma vedrai che domani sistemerò ogni cosa. Dormi adesso. – Posso farti un’altra domanda, forse un po’ sciocca? – Dimmi pure – gli rispose, cercando di reprimere tutta l’ansia di quella giornata infruttuosa. – Che cosa vuol dire “Tzintzuntzan”? – Non è una richiesta sciocca, figliolo. Un buon mercante deve conoscere meglio che può i territori in cui viaggia, gli usi e i costumi dei loro popoli. I nostri vicini Purépecha sono così poetici che hanno chiamato la loro capitale “il luogo dei colibrì”. 10


– Tzintzuntzan, il luogo dei colibrì… mi piace! Un giorno mi ci devi portare – dichiarò Tecocol prima di addormentarsi. La mattina seguente, il capitano richiamò con asprezza Mazatl. – Mercante! Ascolta! L’uomo lo guardò interrogativamente. Il tono non gli era piaciuto per niente, ma lo giustificò considerando che non ci si poteva aspettare di meglio da un guerriero. – Io non capisco la lingua di questa gente – continuò il capitano con fermezza, – ma comprendo benissimo che stiamo girando a vuoto, senza la minima idea di dove cercare l’ossidiana. Spero che tu non ci abbia fatto venire fin qui per niente: il generale e l’imperatore non ne sarebbero felici! – Tu devi solo occuparti della nostra incolumità, al resto lascia che ci pensi io – sbottò Mazatl, con apprensione malcelata. Fortuna volle che incontrassero una donna anziana, seduta come una statua davanti a una misera abitazione. – Sto cercando un uomo molto vecchio che commercia ossidiana, hai qualche informazione da darmi? – le chiese. La donna lo guardò con occhi ridotti a fessure e per un attimo sembrò non aver compreso, poi allungò il braccio rinsecchito e indicò un luogo lontano, a sud, sulle montagne. 11


– Vive lassù? – No, ma è lì che scompare per settimane e settimane quando va a raccogliere le sue pietre nere – biascicò. – Solo lui conosce quei luoghi ostili e pericolosi. L’uomo la guardò implorante. – Come faremo a trovarlo, allora? – Ho visto che il vostro sacerdote ha appesa al collo una tromba di terracotta. Suonatela lungo il percorso, vedrete che sarà lui a trovare voi. Camminarono ancora per molte ore e il suono dello strumento echeggiò a lungo e invano per le valli di quel territorio. – Soffia più forte! – lo esortò il comandante del drappello. – Forse faresti meglio a darla a me: mi sembri un po’ sfiatato. Il sacerdote lo fulminò con lo sguardo. – Non osare nemmeno avvicinarti! Gli dei potrebbero incenerirti e sai benissimo che ne sarebbero capaci. A quelle parole, il capitano abbassò il capo e si allontanò in fretta. Non temeva gli uomini o i pericoli, ma gli dei lo intimorivano parecchio: Chàntico e Huehueteotl erano capaci di arrabbiarsi come nessun altro. – Mi stavate cercando? – risuonò una voce inaspettata. I guerrieri mexica si schierarono in un istante davanti ai tre civili, scudi e lance già tesi verso il presunto nemico, comparso apparentemente dal nulla. 12

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La furia della dea chantico  

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