Page 1

ri d L ell IS e m ’an BN i tic a 97 lle tra d 8- e 88 un izio -4 a ne 72 n -3 ot orie 26 te n ta 0le 0

to

SIC I

Au

I CLASSICI

S I CLA

E7,50

www.raffaellodigitale.it www.grupporaffaello.it

Le MILLE e una NOTTE

Il libro è dotato di approfondimenti online

Autori dell’antica tradizione orientale

Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE,­GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

Una selezione delle più belle novelle orientali basate sulle antiche storie della tradizione mesopotamica, egiziana, persiana e indiana, raccontate dalla principessa Shahrazad al suo sposo durante molte notti di veglia. Attraverso la narrazione, Shahrazad riesce a calmare l’ira di suo marito e a suscitare il suo amore. Ricchi di magia e di avventura, di personaggi meravigliosi come Simbad il marinaio o Aladino, da sempre questi racconti incantano e avvincono i lettori.

I CLASSICI

Autori dell’antica tradizione orientale

Le MILLE e una NOTTE Raccontate da Alessia Racci Chini


IL MULINO A VENTO

IL MULINO A VENTO Per volare con la fantasia

IL MULINO A VENTO

IL MULINO A VENTO Collana di narrativa per ragazzi


Editor: Paola Valente Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini Team grafico: AtosCrea, Raffaella De Luca Ufficio stampa: Francesca Vici

I Edizione 2019 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1

2025 2024 2023 2022 2021 2020 2019

Tutti i diritti sono riservati © 2019

Raffaello Libri S.p.A. Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.ilmulinoavento.it www.grupporaffaello.it e-mail: info@ilmulinoavento.it

SISTEMA DI GESTIONE CERTIFICATO

Printed in Italy

www.facebook.com/RaffaelloEditrice È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di q­ uesto libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright. L’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti.


Autori dell’antica tradizione orientale

Le mille e una notte Narrazione di

Alessia Racci Chini

Illustrazioni di

Elena Iarussi


Prefazione

P

uò una favola salvare la vita?

“Certamente sì!” risponderebbe la bella Shahrazàd, protagonista della storia che fa da cornice o da contenitore a tutte le novelle di Le mille e una notte. La giovane Shahrazàd rischia il tutto per tutto per sottrarre alla morte le fanciulle del suo reame, vittime di un sovrano furioso che per vendetta ha promesso di prendere e poi ammazzare una moglie al giorno. Lo sposa lei, allora, il re. Nella testa ha un piano, ma nelle tasche nessuna arma, se non l’audacia, la fantasia e la capacità di inventare storie. Ne inventa così tante, da tenere incollato il sovrano per mille notti, fino all’alba, quando sul più bello la fanciulla interrompe il racconto. Se il re vorrà sapere come va a finire, dovrà risparmiarle la vita per un altro giorno.


Le mille e una notte è un’opera maestosa e senza tempo, la cui origine è circondata da un alone di mistero: gli autori, vissuti probabilmente a cavallo del X secolo, non hanno nome e molte delle storie sembra provengano dalla notte dei tempi, quand’erano tramandate oralmente e non avevano confini, ma viaggiavano da paese in paese. Alcune novelle sono diventate assai famose, in altre troverete incredibili similitudini con le favole della nostra tradizione, mentre altre ancora vi sembrerà di scoprirle per la prima volta. Sono popolate da sultani e malandrini, da principesse voluttuose e ragazzi scaltri, da geni, ladroni, servi e astute fanciulle. Parlano di amore e amicizia, di vizi e di virtù, di coraggio e fedeltà, senza rinunciare a qualche bricconata maldestra o feroce. Anche per questo Le mille e una notte è stata a lungo considerata una lettura scandalosa, talvolta crudele. Su tutto, regna la meravigliosa atmosfera dell’antico Oriente: un territorio sconfinato che dall’Egitto si estende verso l’Arabia, abbracciando gli odierni Afghanistan, Iran, Iraq, fino all’India e alla Cina, a comporre l’impero della Grande Persia.


Un paesaggio variopinto dove aleggia l’odore delle spezie, il rumore dei mercati e dove non è difficile scorgere, tra le cupole a cipolla dei palazzi reali, un tappeto volante o un “ginn”, la magica creatura che chiamiamo genio. Mille e una storia, come a dire: sono tante, quasi infinite. Siete pronti a scoprirne alcune tra le più belle?


La storia di Shahrazàd

S

i racconta che nel tempo antico c’era un re di Persia il cui impero si estendeva fino all’India e alla Cina. Questi aveva due figli, entrambi prodi cavalieri: il maggiore si chiamava Shahriyàr, il minore Shahzamàn. I due giovani, quando ereditarono il trono, suddivisero l’impero: al più grande andò gran parte del reame, mentre il più piccolo si stabilì nella bella città di Samarcanda; entrambi i sovrani regnarono con giustizia per lungo tempo, specie il più grande che era molto amato dai sudditi. Un giorno, il minore dei due sentì una forte nostalgia e pensò di andare a trovare il fratello. Fece preparare tende da viaggio e molti bauli, cammelli e muli. Diede al suo Visir gli ordini per governare il reame e, assieme a un grande numero di servi, lasciò la città. 9


A mezzanotte, però, si ricordò di una cosa importante che aveva dimenticato nel suo palazzo e decise di tornare. Che triste sorpresa fu per lui scoprire che sua moglie lo tradiva con un servitore! Il re Shahzamàn, addolorato e offeso, si infuriò, afferrò la spada e uccise la sua sposa e il servo. Poi, sconvolto e disperato, decise proseguire ugualmente il viaggio verso il regno dell’amato fratello. Venne accolto da re Shahriyàr con grandi onori, ma tutto fu inutile: Shahzamàn appariva pallido e debole, vinto com’era dalla profonda tristezza. Il fratello maggiore allora pensò di organizzare per lui una battuta di caccia. – Caro fratello – gli disse Shahriyàr, – vieni a caccia con me come quando eravamo ragazzi. Ricordi quante giornate spensierate abbiamo trascorso? Vedrai che ti sentirai meglio… – Non posso, fratello mio. Il mio animo custodisce una ferita troppo grande – rispose l’affranto Shahzamàn senza spiegare quanto era accaduto. Shahriyàr non insistette e partì per la battuta di caccia solo con i suoi servi. Rimasto nel palazzo reale, Shahzamàn passò lungo tempo alla finestra a contemplare un lussureggiante giardino. Guardandolo, il re vide aprirsi nelle mura una porta segreta e uscire fuori la bellissima regina, accompagnata dalle sue ancelle e da alcuni schiavi. La donna sedette sulla fontana 10


e abbracciò un giovane servitore. Lo stesso fecero le sue ancelle con gli altri schiavi, tra risate e baci. Shahzamàn assistette alla scena sbigottito. “Allora anche mio fratello è afflitto dalla stessa mia sciagura” pensò affranto. Quando il re Shahriyàr tornò dalla battuta di caccia, il fratello minore gli raccontò ogni cosa. – Voglio vedere coi miei occhi! – esclamò re Shahriyàr. I due escogitarono un trabocchetto: l’indomani, il re avrebbe finto di partire per una nuova battuta di caccia e sarebbe poi rientrato segretamente a palazzo. Così accadde. Raggiunta la finestra che dava sul giardino privato, il sovrano assistette alla stessa scena che gli aveva narrato il fratello: vide la regina e le sue ancelle divertirsi e amoreggiare con gli schiavi. Il re Shahriyàr perdette la ragione. – Fratello mio – gridò in lacrime, – a che servono i nostri regni di fronte al disonore che abbiamo subito? Vieni, partiamo! Andiamo a scoprire se a qualcun altro nel mondo è capitata la nostra stessa sciagura. I due fratelli lasciarono segretamente il reame, vagarono giorno e notte finché, ormai stremati, decisero di riposare presso un albero solitario in mezzo a una radura poco lontano dal mare. Il loro sonno fu presto turbato da un frastuono enorme che li impressionò. Videro quindi il mare alzarsi come se 11


fosse in tempesta e uscire un grosso turbine nero diretto proprio verso di loro. Presi dalla paura, i due re si arrampicarono in fretta fino ai rami più alti per trovare rifugio. Da lì si accorsero che la colonna scura era in realtà animata magicamente da un grosso genio dall’aria demoniaca: la terribile creatura reggeva sul capo una strana cassa di vetro. Raggiunto l’albero dov’erano appollaiati Shahriyàr e Shahzamàn, il genio poggiò la cassa a terra e da lì uscì una bellissima fanciulla di cui era evidentemente innamorato, rapita la notte delle nozze. I due re rimasero seduti finché il genio si addormentò sul grembo della sua amata. Quando lei alzò gli occhi verso la cima dell’albero, si accorse dei due fratelli che osservavano la scena sbigottiti. A Shahriyàr e Shahzamàn il fiato si ruppe in gola. Cosa sarebbe successo se anche il genio li avesse scoperti? La fanciulla fece loro segno di scendere, ma di fronte alla reticenza dei due sovrani minacciò di avvertire il genio. Shahriyàr e Shahzamàn si calarono allora dall’albero e la giovane mostrò le sue reali intenzioni. – Scambiamoci baci e carezze, approfittiamo del tempo in cui questo mostro dormirà – disse. I due fratelli non avrebbero voluto ubbidire, ma lei minacciò di svegliare il genio. Quando i due ebbero esaudito il suo desiderio, la fanciulla estrasse da una borsa una lunga cordicella dov’erano infilati oltre cinquecento anelli. 12


– Presto, ora datemi i vostri anelli – disse ai due sovrani. Shahriyàr e Shahzamàn obbedirono all’istante. Quando anche i loro anelli furono infilati come trofei nel cordino, la fanciulla disse: – I padroni di questi anelli sono stati tutti miei amanti. Vedete quante volte sono riuscita a tradire questo stupido genio che dice di amarmi, ma mi tiene prigioniera in fondo al mare? Lui non sa che quando una donna si mette in testa una cosa, nulla può sopraffarla. Nulla! Le sue parole scossero profondamente l’animo dei due sovrani, specie quello di Shahriyàr. – Che strano destino il nostro – osservò il maggiore dei re. – Se a costui, che è un genio potente e terribile, è capitata una sorte peggiore della nostra (tradito così tante volte!), c’è da consolarsi se anche noi siamo stati traditi… Per la prima volta la loro sfortuna non apparve più così tanto grave. I due fratelli decisero allora di far ritorno nei rispettivi regni. Il re Shahriyàr non aveva però dimenticato il torto subito: il suo cuore ribolliva ancora di rabbia e provava un enorme desiderio di vendicarsi. Fu così che appena messo piede nel suo palazzo condannò a morte la regina e non risparmiò neanche le ancelle e gli schiavi. Il suo animo, però, era ancora profondamente offeso, per cui decise di prendere ogni giorno una nuova moglie e di ucciderla dopo la prima notte di nozze. Così nessuna regina l’avrebbe mai più tradito. 13


Re Shahriyàr per ben tre anni sposò ogni giorno una nuova fanciulla e la fece uccidere la mattina dopo. Gran parte del popolo, scosso dall’orrore, fuggì via portando lontano tutte le figlie, finché nel regno scomparvero le fanciulle. Una mattina, il Visir ricevette come al solito l’ordine di trovare una nuova moglie per il sovrano, ma non c’erano più ragazze disponibili, per cui l’uomo rientrò a casa preoccupato di essere punito anche lui con la morte. Il Visir amava il suo re, ma avendo due figlie che crescevano belle e gentili, badava bene a tenerle nascoste. La maggiore si chiamava Shahrazàd e la minore Dunyazàd. Shahrazàd aveva un animo curioso e vivace. Aveva letto molti libri e conosceva a memoria moltissime storie. Quando vide il padre tornare a casa torvo e preoccupato, domandò: – Cos’è che ti angoscia, caro padre? Il Visir, non potendo trattenersi, raccontò alla figlia ogni cosa. Alla bella Shahrazàd venne allora un’idea audace. – Caro padre, e se fossi io a sposare il sovrano? A quelle parole, l’intera famiglia del Visir domandò se per caso fosse impazzita. – Non sono pazza – rispose la fanciulla. – Ho un’idea che potrebbe salvare le sorti di tutte le ragazze del regno. E se non dovesse funzionare, vorrà dire che mi sarò sacrificata per una buona causa… La giovane spiegò il suo progetto per filo e per segno. Si raccomandò soprattutto con la sorella minore. 14


– Hai capito tutto Dunyazàd? – domandò. – Ho capito, ho capito, ma mi sembra una follia – rispose la fanciulla piena di timore. – Appena celebrate le nozze, quando rimarrò da sola con il re – spiegò Shahrazàd, – gli chiederò di poter salutare ancora una volta la mia amata sorellina, vedrai che non mi negherà questa cortesia. E tu Dunyazàd, quando arriverai dovrai dire: “Sorella, raccontami una storia come dono d’addio!”. Se Dio vuole, quella favola sarà la nostra salvezza!

15


Furono così celebrate le nozze tra re Shahriyàr e la bella Shahrazàd. Quando i due restarono soli nell’alcova nuziale, la fanciulla si mise a piangere e disse al sovrano di voler salutare un’ultima volta la sorellina cui era tanto affezionata. Il re non obiettò e mandò a cercare la ragazza. Shahrazàd e Dunyazàd, di nuovo insieme, si abbracciarono. – Sorella, tu che conosci molte storie, raccontane una per me! – domandò Dunyazàd. – Certamente, se il mio sovrano lo permette – rispose Shahrazàd. Re Shahriyàr annuì incuriosito e la bella Shahrazàd iniziò il suo racconto. L’arrivo dell’alba sorprese il re: il tempo era passato così velocemente e la novella di Shahrazàd non era ancora finita. “Se adesso uccido la mia sposa non saprò come andrà a finire questa storia” rifletté il sovrano. Fu così che Shahriyàr decise che per quel giorno avrebbe risparmiato la vita alla sua sposa per permetterle di riprendere il racconto la notte successiva. Shahrazàd fu molto abile: all’alba del nuovo dì interruppe ancora una volta il racconto sul più bello, così il re le concesse un altro giorno di vita. E poi un altro ancora, e un altro, e un altro… per lungo tempo. 16

Profile for Gruppo Editoriale Raffaello

Le mille e una notte  

Le mille e una notte