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MENSILE DI INFORMAZIONE E CULTURA EDITO DALLA PRO LOCO DI ROMANO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA AI SOCI. E-MAIL: proromano@libero.it

37째 ANNO - n째 396 - OTTOBRE 2012


37° ANNO - n° 396 - OTTOBRE 2012 MENSILE DI INFORMAZIONE E CULTURA EDITO DALLA PRO LOCO DI ROMANO IN DISTRIBUZIONE GRATUITA AI SOCI. E-MAIL: proromano@libero.it

Ottobre 2012 Mensile di informazione e di cultura della Pro Loco di Romano d’Ezzelino Foto di copertina di: Duilio Fadda Per la Pro Loco di Romano: Maurizio Scotton Direttore Responsabile: Dario Bernardi In redazione: Sara Bertacco, Cinzia Bonetto, Maurizio Carlesso, Gianni Dalla Zuanna, Duilio Fadda, Franco Latifondi, Stefania Moccellin, Erika Piccolotto, Christian Rinaldo, Silvia Rossi, Maurizio Scotton, Serenella Zen. Via G. Giardino, 77 Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 36427 proromano@libero.it redazioneproromano@gmail.com Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

Sommario Editoriale

3 Vivere con qualità la quotidianità

l Fante ania SarteafaDnao e Bonto0ri1n2V di S 10 aprile 2 nata il

Riflessioni

4 - 5 La mia agenzia di viaggi 14 Onore a tutti i caduti, militari e civili

Territorio

6 - 7 Progetto “Bici Sicura” 16 S.Giacomo: le suore lasciano la parrocchia dopo 48 anni

Resoconti

8 - 9 “ValBrenta SlackLife” 11 Premio Marzotto “L’ambiente che vorrei” 15 Gloria a voi soldati del Grappa

Appuntamenti

10 - 11 Spettacoli di Mistero 2012 passa per Romano! 17 Halloween di Marca 17 6a Marcia del Sorriso

Ricette

12 Frittura di pesce Bigoi co‘e sardee

Racconti

13 La storia della chiesa di S.Giacomo Tutti i diritti riservati Quote soci: • ordinario nazionale E 10,00* • ordinario nazionale E 16,00 • estero E 22,00 • sostenitore E 52,00 *quota che non dadiritto a ricevere l’organo d’informazione della Pro Loco ccp. n. 93337772 Aut. Trib. Bassano del Grappa 2/1975 Tranne gli originali d’epoca, non si restituiscono le foto.

17-18-19

Notizie in breve

i co n i le tt or Ci sc us ia mo dELLA PI CC OLA A AT e I PARENTI RR L’E NT E Per SA RA DE L FA DELLA FOTO PU BB LI CA ZIONEec ed en te . pr ro ne l nu me AG IN E IA MO L’I MM RI PU BB LI CH VANDO LE CORRETTA RINNOTU LA ZI ON I, RA NO ST RE CO NG SARA !!! BEN VENUTA

FILIALE DI ROMANO D'EZZELINO Via Roma, 62 36060 Romano d'Ezzelino (VI) Tel. e Fax 0424 514112


Il Nuovo Ezzelino Ottobre 2012

EDITORIALE - PAG. 3

Vivere con qualità la quotidianità Aspettando l’estate di San Martino, vi proponiamo in copertina un’in- Maurizio Scotton teressante giardino verticale che ci riporta idealmente alle calde giornate estive, alle vacanze ormai lontane ed al viaggio attraverso il quale Gianni ci invita alla scoperta di un’agenzia viaggi molto speciale. Con un buon libro possiamo ricercare emozioni forti, immaginare luoghi famosi e ricchi di fascino, vivere storie affascinanti in terre lontane per poi, ritornare e scoprire la bellezza del nostro territorio. Un contesto sempre ricco di nuove iniziative come il 1° Meeting Internazionale di Slacklining in Italia svoltosi in Valle Santa Felicita. Quante volte, specialmente con l’arrivo delle grigie giornate autunnali, ci sentiamo demoralizzati o sconsolati e desideriamo andare via, fuggire dalla realtà e dalla quotidianità? Quante volte non ricerchiamo il lato positivo della vita. In queste incantevoli giornate, facciamoci catturare dalla magia dell’autunno dove, grazie alla fotosintesi clorofilliana ed alle variazioni climatiche, gli alberi si trasformano colorandosi di giallo, arancione e rosso, prima di addormentarsi per l’inverno; lasciamoci stupire dalla nascita spontanea dei funghi lungo i torrenti e nei boschi del nostro Monte Grappa; assaporiamo il silenzio, ascoltiamo i suoni della natura. Prendiamo in mano la nostra vita e vedremo ogni singolo istante con una luce nuova. Vivere con qualità la quotidianità è possibile. Si deve dare importanza agli

affetti ed ai piccoli gesti, come una carezza ai propri figli, un incontro conviviale di famiglia, l’arrivo di un parente lontano. Se scopriamo il valore della semplicità, il valore vero delle cose, scopriremo che, anche senza un giardino si può creare un giardino verticale. Vivere con qualità la quotidianità si può, come ci suggerisce Duillio, utilizzando la bicicletta invece dell’auto. Nelle prossime pagine per il “Progetto bici” vi riportiamo l’ intervista all’Ass. ai Lavori Pubblici M. Ronchi sulle nostre piste ciclabili e sulla mobilità sostenibile. A seguire, Lorenzo Frison attraverso le figure dell’Altro Regno, ci veicola messaggi sullo sviluppo sostenibile e ci da lo spunto

per presentarvi la nuova proposta del Centro Studi Ezzelino inserita nel programma del Veneto del Mistero. Per la rubrica di ricetta in ricetta dalla sagra di San Giacomo vi raccontiamo come preparare due piatti che hanno deliziato i nostri palati ad inizio settembre. Mese, in cui l’intera comunità Parrocchiale di San Giacomo ha salutato, con un caloroso abbraccio, le Suore della Divina Volontà, che ci lasciano dopo 48 anni di instancabile presenza. Il ricordo dell’estate della copertina ci riporta sul Monte Grappa evidenziando il lato peggiore del vacanziere e le conseguenze dell’incuria e dell’abbandono. La natura ed il nostro passato vanno preservati. Claudio e la sua famiglia ci raccontano come hanno ridato dignità ad alcuni luoghi sacri del nostro massiccio. Vi lascio con una citazione di Seneca che ben sintetizza l’importanza di vivere il presente, di vivere con qualità la quotidianità. “Il nostro errore sta nel credere che la morte sia qualcosa che deve ancora avvenire. Mentre essa, in gran parte, è già avvenuta e sta alle nostre spalle.”


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RIFLESSIONI - PAG. 4

La mia agenzia di viaggi Gianni Dalla Zuanna

Fa caldo lungo i contrafforti montuosi che dal Plan des Cremats portano alla roccaforte di Montsegur, abbarbicata su una cima dei Pirenei francesi. La montagna è brulla, spoglia, non offre ripari alla calura e la salita è un’agonia. Guardando in basso, non è difficile immaginare la calma con cui i crociati del nord si apprestano all’assedio. Alzando gli occhi, si può intuire il fatalismo con cui i catari, scacciati dalle proprie case e dalle proprie terre, si apprestano all’ultima resistenza.

Quante volte mi sono messo in cammino senza muovermi da casa, non riuscendo a staccare gli occhi da quelle pagine che mi calavano in atmosfere e realtà altrimenti sconosciute.

Non è un luogo vincente Montsegur, sembra una trappola per topi e non lascia illusioni a chi veglia al riparo delle anguste mura della rocca. Qui, infatti, è stato scritto l’ultimo capitolo della crociata contro gli Albigesi, cristiani del nord contro cristiani del sud. Quando riusciamo a guadagnare i ruderi del castello sentiamo, con stupore, una coppia parlare nel nostro idioma. Un ragazzo spiega alla sua fidanzata il susseguirsi degli eventi, fino al tragico epilogo con il gran rogo nella piana giù in basso. Ci viene naturale fare conoscenza, un po’ per patriottismo, un po’ per scambiare quattro parole in libertà. “Ciao, anche noi siamo italiani. Voi di dove siete?” “Veniamo da Milano, abbiamo fatto tutto il tragitto in moto. Voi piuttosto?” “Noi siamo di Romano d’Ezzelino, un paese ve-

neto ai piedi del Monte Grappa. Cosa vi ha portato in questo paese semisconosciuto?” La ragazza sorride, ha un cenno d’intesa col fidanzato e poi risponde: “Un libro. Ci ha incuriosito un libro che parlava di questi catari e allora ci siamo detti: perchè no?, così eccoci qua ad arrampicarci su questi nidi d’aquila, impervi e assolati. Immagino lo stesso sia successo a voi…” E’ vero, è proprio così. Quante volte la lettura ha indirizzato le mie scelte in fatto di viaggi, proponendomi itinerari inconsueti e stimolanti. Quante volte mi sono messo in cammino senza muovermi da casa, non riuscendo a staccare gli occhi da quelle pagine che mi calavano in atmosfere e realtà altrimenti sconosciute. Mi torna alla mente il ritornello di una splendida canzone dello Zecchino d’Oro del 2001: “Il topo con gli occhiali”.


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RIFLESSIONI - PAG. 5

I libri sono ali che aiutano a volare/ i libri sono vele che fanno navigare/ i libri sono inviti a straordinari viaggi…/ con mille personaggi l’incontro sempre c’è Sarebbe bello che questa rivista potesse diventare un punto d’incontro in cui tutti i lettori potessero scambiarsi le emozioni che la lettura dona e potessero proporre agli altri quei libri che più li hanno colpiti. Io ci provo, visto che è appena finito il periodo delle vacanze, con quei testi che più mi hanno fatto fantasticare e sognare di viaggiare. Il primo che mi viene alla mente è un libro di qualche anno fa, un vero cult della beat -generation: “Sulla strada” di Kerouac. “On the road” non è stato solo il manifesto per quei giovani che, non riconoscendosi nella società in cui vivevano, cercavano la propria identità sulle strade d’America, quasi sempre facendo l’autostop. E’ un capolavoro nel suo genere ed è pieno di lezioni su come crescere. Può sembrare poco attuale, ma è godibilissimo. “Dove andiamo?” “Non lo so, ma dobbiamo andare. Dobbiamo gestire la ricchezza della cultura montana, con i andare e non fermarci finchè non siamo arri- suoi usi, i suoi costumi, le sue tradizioni, la sua saggezza millenaria. Ogni capitolo è una storia vati.” Bellissimo. Un altro testo che parla di viaggi, caro alla mia affascinante, un monte diverso. C’è il Grappa e generazione, è “In Patagonia” di Bruce Chatwin. anche l’Altopiano d’Asiago: Lo spunto della narrazione è il diario di viaggio “La scala del grande vecchio, la Calà del Sasso. dell’autore, alla ricerca delle tracce di un suo Ci metti due ore: il tempo”, dicono qui, “di reciantenato marinaio attraverso tare quattro rosari…” la Patagonia argentina e cileSi chiama Calà del Sasso ed è una delle opere più fantana. Chatwin si abbandona a Ecco perché stiche delle Alpi. Sconosciuta, radici, ripercorrendo le vicisse qualcuno mi ovviamente, agli Italioti… situdini del capitano Charles Milward, leggendario persochiede una buona …Subito pensi: se fosse in naggio della famiglia dell’autoagenzia di viaggi Francia, questo luogo sarebbe indicato da tutte le parti, re. E’ un viaggio verso luoghi: io rispondo: sommerso di depliants, inonil deserto, le bianche scogliere La biblioteca dato di iperboli. La più lundel Cile ed altro ancora. comunale! ga scala delle Alpi, figurarsi. E’ un viaggio alla ricerca di un Superlatif, formidable, unilinguaggio, la lingua yaghan: “Cosa dobbiamo pensare di un que au monde. Ci avrebbero popolo che definiva la monotonia come un’as- messo musei con l’epopea dei legnaioli, percorsi didattici con la storia dei tronchi che scensenza di amicizie maschili?” dono lungo il Brenta fino all’Arsenale e quella E’ un viaggio alla ricerca di storie: del carbone che arriva per chiatta a Rialto. Ma “Avete mai conosciuto il capitano Milward?” E’ un viaggio alla ricerca di miti, come quello di non siamo in Francia. Siamo in Italia e ValstaButch Cassidy, Etta Place e Sundance Kid: gna è un luogo dove nessuno si ferma. Non ci “La gente del posto li considerava pacifici citta- crederete, ma sullo slancio di queste parole ho nuovamente affrontato, a distanza di anni, quei dini…” Da leggere Il terzo libro che mi piace sottolineare è più re- quattromilaquattrocentoquarantaquattro scalini. cente e più vicino alla nostra realtà. Si tratta di Questa volta con occhi diversi. Potenza di un “La leggenda dei monti naviganti” di Paolo Ru- libro! Forse mi sono fatto un po’ prendere la miz, giornalista acuto e brillante narratore. E’ il mano dall’entusiasmo, ma non potete immagiracconto di un viaggio, a piedi, in bicicletta, a nare quali viaggi si possano fare con la lettura, bordo di una vecchia automobile attraverso tut- quanti mari si possano solcare, quante terre si to l’arco alpino prima e lungo gli Appennini poi. possano toccare. Ecco perché se qualcuno mi E’ la scoperta di tante piccole storie dimenticate chiede una buona agenzia di viaggi io rispondo: da una società disattenta, che rifiuta o non sa “La biblioteca comunale!”

foto: La scala del grande vecchio, la Calà del Sasso.


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TERRITORIO - PAG. 6

Progetto “Bici Sicura” Intervista all’Assessore Massimo Ronchi Duilio Fadda

Tempo fa sono stato dall’On. Manuela Lanzarin, con la quale abbiamo approfondito il tema delle piste ciclabili nel comune di Rosà e, più in generale, come questione odierna sulla mobilità sostenibile. Il comune di Romano d’Ezzelino, oggi, può vantare dei percorsi ciclabili importanti, Lei come pensa di affrontare per il futuro l’argomento mobilità sostenibile, cioè costruzione di nuovi percorsi ciclabili e pedonali, in tempi di finanze ridotte dal patto di stabilità? Certo i vincoli imposti dal Patto di stabilità hanno contratto lo sviluppo, la progettazione e realizzazione di questi interventi che, comunque, rimangono prioritari nella programmazione.

Innanzitutto va detto che il tema della mobilità sostenibile o ciclopedonale è sempre stato al centro della nostra azione amministrativa. Infatti oggi Romano possiede piste ciclopedonabili che collegano le varie frazioni del Comune e che servono diversi plessi scolastici come la scuola Monte Grappa o la scuola primaria Carducci di Fellette. Si tenga conto che molte delle strade su cui sono state fatte queste opere sono provinciali e ciò ne ha reso ancor più complesso l’iter di realizzazione. In ordine di tempo l’ultima pista ciclopedonale realizzata è quella di via De Gasperi a Romano nel 2010-2011. Per il futuro abbiamo già approvato il primo stralcio del progetto definitivo della nuova pista ciclabile che collegherà la nuova rotatoria tra via Lanzarini e via Nardi con il centro della frazione di Sacro Cuore. Ora con l’approvazione del programma delle opere pubbliche 2012 è stato finanziato anche il 2^ stralcio definitivo dei lavori che metteranno in sicurezza quanti, bambini e adulti, scesi alle fermata dell’autobus di via Nardi, dovranno raggiungere a piedi o in bicicletta le proprie residenze o la scuola elementare. Oltre a ciò, ricordo che sono stati realizzati e sono in programmazione percorsi pedonali a Romano capoluogo che collegano, in tutta sicurezza, quartieri, parchi pubblici e residenze, creando un arredo urbano di qualità come raramente se ne vedono in giro.

Per il passato i finanziamenti per queste opere venivano direttamente dalle casse comunali o ci sono stati finanziamenti Regionali, Statali o Europei? Le ciclabili nel corso della nostra Amministrazione sono state spesso cofinanziate dalla Provincia di Vicenza persuasa che la realizzazione di queste opere fosse anche di interesse provinciale. Ora, vista la situazione finanziaria imposta ai comuni, si deve essere in grado da una parte di sfruttare la possibilità di interventi pubblici – privati e dall’altro, come nel caso della Valsugana o della Pedemontana, le opere di compensazione che conseguono a questi grandi interventi. In questo caso la nostra Amministrazione ha concordato, insieme alla Regione Veneto, una serie di progettazioni che per Romano permetteranno di realizzare, per esempio, il collegamento ciclopedonale lungo via Spin fino a Mussolente: interventi che oggi sarebbero impossibili con le sole risorse del Comune. Dal 2004 è stato investito molto in quest’ambito, ma anche, grazie all’apporto di gruppi di volontari come gli Alpini di Romano o la Protezione Civile, nel recupero di sentieri storici che erano stati abbandonati nella zona di Villa Negri e dell’intero Col di Dante. Limitandoci alle sole opere pubbliche, tra piste ciclabili, percorsi pedonali e marciapiedi siamo nell’ordine di più di quattro milioni di euro e si va da via Bassanese a via Castellana, a via Nardi fino a via De Gasperi a Romano, passando per la zona di via Foscolo con i percorsi pedonali, per finire a Sacro Cuore con l’intervento programmato di via Lanzarini. Il tutto nella consapevolezza che realizzare queste opere è possibile solo quando c’é la concreta volontà, anche dei privati, di vedere fatte tali opere, con la cessione di aree anche di loro proprietà. Così si investono le scarse risorse pubbliche là dove si può rapidamente risolvere, nella concordia generale, i problemi senza crearne di nuovi che potrebbero bloccare risorse o allungare i tempi dei lavori. Pensa che i cittadini, in generale, preferiscono questo tipo d’investimento piuttosto che carreggiate per automobili?

Rispondo con l’esperienza diretta: come Amministrazione in questi anni abbiamo fatto molte riunioni pubbliche proprio per raccogliere direttamente dai cittadini le indicazioni degli interventi più sentiti e attesi tra la popolazione, ovviamente di competenza comunale e di interesse pubblico. Abbiamo verificato a quali era possibile dare risposte concrete e siamo ritornati tra la gente per presentare le diverse soluzioni possibili. Questa è stata ed è la nostra programmazione dei lavori pubblici e noto, risultati alla mano, che è stata apprezzata dalla cittadinanza. Ovvio che, per fare un esempio concreto, la realizzazione della pista ciclabile in via Roma ha creato e crea molti più problemi di quanti, chi l’ha voluta, pensava di risolvere. Questo dimostra che, a priori, non è l’opera in sé buona o brutta: prima di tutto va ascoltata la gente. Infatti nelle opere da noi eseguite non abbiamo mai avuto contestazioni di sorta né siamo mai giunti all’esproprio, abbiamo sempre cercato e trovato la collaborazione piena della cittadinanza: si tratti di percorsi ciclabili, rotatorie, scuole, recuperi edilizi o storici, realizzazione di strade come la laterale di Via Veneto od altro ancora. Sempre più, nelle nostre strade, fra le vittime d’incidenti vi sono ciclisti, molti di questi non utilizzano le piste ciclabili. Si parla, poi, sempre più spesso di sicurezza stradale ma poi si contravvengono con facilità le regole. Gli chiedo, i percorsi ciclabili di Romano sono regolati da una normativa comunale? Cioè TUTTI i ciclisti sono tenuti a rispettare l’utilizzo delle piste ciclabili (anche i ciclisti della “domenica”, cioè i cosiddetti amatori)? Non solo a Romano ma in tutta Italia, l’uso delle piste ciclabili è regolato dall’articolo 182, comma 9 del Codice della Strada che impone ai ciclisti di utilizzare le piste ciclabili quando esistono. Non trova che sarebbe una buona regola far rispettare, anche sanzionando i trasgressori, l’utilizzo dei percorsi ciclabili e pedonali, come avviene in altre realtà? Per esempio in Alto Adige, come ho avuto modo di constatare. Non ho contezza di quante sanzioni vengano inflitte in Alto Adige ai ciclisti sulle piste ciclo turistiche e/o su quelle urbane, né di quelle


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che vengono inflitte a Napoli. Non si tratta di buone regole, si tratta del rispetto della legge. Mi sia consentito osservare che anche passare con il semaforo rosso costituisce una gravissima violazione al codice della strada o parcheggiare nei posti riservati ai portatori di handicap magari perché si ha fretta. La Polizia Locale a Romano è presente tutti i giorni dal lunedì al sabato: la domenica i tagli imposti dallo stato ai Comuni ne impediscono l’utilizzo. Ma la sorveglianza non manca mai, grazie alla costante presenza dell’Arma e anche della Polizia di Stato. E secondo Lei nelle scuole si fa abbastanza per insegnare l’utilizzo di piste ciclabili e percorsi pedonali?

Per le scuole primarie delle classi 3^ e 4^ vengono annualmente tenuti corsi sull’educazione stradale, mentre per gli alunni delle medie, da anni, viene curato direttamente dalla Polizia Locale un corso teorico per la guida dei ciclomotori. A ciò si sono affiancate delle iniziative specifiche, organizzate dall’Amministrazione comunale in collaborazione con le scuole, volte a sensibilizzare i giovanissimi sui rischi e i pericoli, per sé e per gli altri, quando si guida qualunque veicolo. Mi riferisco alla giornata della sicurezza stradale tenuta insieme alla scuola media Monte Grappa, all’Ufficio scolastico Provinciale, al CONI provinciale e a tecnici della Federazione Motociclistica Italiana. Oppure allo spettacolo teatrale, sempre diretto ai ragazzi di terza media, “ I Vulnerabili” nato dall’associazione “Per non Dimenticare”, comitato a difesa delle vittime sulla strada. Tutte queste iniziative rappresentano una diversa consapevolezza, un invito alla riflessione

e alla responsabilità che fino a qualche tempo fa non esisteva proprio. Visto che trova soddisfacente l’insegnamento nelle scuole per l’utilizzo di piste ciclabili e percorsi pedonali, non sente il bisogno, come amministratore comunale, di avviare o, meglio, suggerire pedibus e ciclobus per gli alunni delle scuole primarie, nei quattro plessi qui a Romano? Già nel corso del 2010 questa Amministrazione si era impegnata a realizzare in una frazione del Comune l’esperimento del pedibus con percorsi studiati appositamente e con l’accompagnamento, per i primi tempi, pure di un vigile urbano, ma la cosa non suscitò interesse, nemmeno quello dei ragazzi. E’ ovvio che esistono realtà diverse, ciò che funziona a Milano o anche in

comuni molto più piccoli e magari vicini a noi, qui a Romano non va e ciò significa che, tutto sommato, siamo ancora un comune a misura d’uomo dove si possono raggiungere a piedi o in bicicletta tutti i servizi, scuole in primis. Ciò che conta è che lo si possa fare in sicurezza: poi da soli o in compagnia è una scelta personale. Infine: il domani ci riserva sempre più ristrettezze, le risorse petrolifere vanno lentamente esaurendosi. Di conseguenza, l’utilizzo dei mezzi a motore con propellenti inquinanti andranno, per fortuna, in soffitta, Lei pensa che la ricerca e l’utilizzo di fonti alternative per la mobilità sia un tema da affrontare con urgenza in Italia? E poi: il rispetto e la tutela dell’ambiente quale posto occupano nelle sue convinzioni e quali progetti porterà avanti dentro questa amministrazione comunale? Sa certamente che, fra gli investimenti comu-

TERRITORIO - PAG. 7

nali, l’acquisto e l’utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti sono un opportunità per la difesa dell’ambiente; pensa che sarà il vostro obbiettivo per il futuro? Penso che l’uso di tutto ciò che non inquina va stimolato e, per quanto possibile, applicato. Come Amministrazione abbiamo deciso fin da 2010 di investire in energie alternative dotando ben 5 siti (l’intero plesso scolastico di S.Giacomo, l’asilo nido comunale, la scuola Dante Alighieri di Romano e la Carducci di Fellette) di pannelli fotovoltaici. Siamo il comune che più ha investito in quest’ambito. Ugualmente nella realizzazione della nuova biblioteca in villa Negri è già previsto l’impianto di riscaldamento geotermico. Non escludiamo, se le risorse comunali lo permetteranno e ver-

ranno garantiti adeguati servizi, di acquistare veicoli non inquinanti per la mobilità urbana al posto di quelli alimentati a gasolio ora in utilizzo al comune. E’ da ognuno di noi che però deve nascere una nuova consapevolezza ambientale, in casa propria e non solo, anche vigilando e segnalando al Comune quanti, irresponsabilmente, abbandonano rifiuti lungo le strade, i sentieri o i parchi pubblici, o scaricano olii esausti nei tombini nonostante il Comune abbia dotato diverse aree comunali di idonei raccoglitori di questi materiali. Ringrazio, anche a nome della redazione, l’assessore Ronchi per il tempo che ci ha dedicato e per le risposte chiare e precise che sicuramente potranno essere oggetto di discussione fra i cittadini e le organizzazioni politiche e volontaristiche presenti nel nostro comune.


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RESOCONTI - PAG. 8

“ValBrenta SlackLife” 1° Meeting Internazionale di Slacklining in Italia La maggior parte delle volte le iniziative straordinarie nascono da sogni. I sogni però non bastano. Bisogna avere la fortuna di essere nel posto giusto e di incontrare le persone giuste. Il posto giusto, anzi perfetto, in questo caso è Valle Santa Felicita e le persone giuste sono gli “Arcieri della Slack” che nei giorni 7-8-9 settembre hanno dato vita al “ValBrenta SlackLife” il 1° Meeting Internazionale di Slacklining in Italia.

“ValBrenta SlackLife” un nome che vuo- stati raggiunti ma sono anche stati capile rendere onore a tutto il territorio del- ti e apprezzati da chi ha partecipato lo la Valle del Brenta perché di Val Brenta si legge nelle parole di ringraziamento ce n’è una ma gli sport che vi si posso- che continuano ad arrivare sulla pagina no praticare sono molteplici. Un Mee- di Facebook della Associazione. Come ting che è diventato un Festival e che Nazareno che scrive “volevo ringraziarha visto il coinvolgimento di molteplici vi veramente di cuore x la possibilità che attività come Bio Danza, Aikido, Uguale avete dato a me e a chi ha voluto e sae Opposto, Neuro Training, le Tabule puto sfruttare questa occasione unica!!! Oscillanti e Monocicli acrobatici che Sono veramente soddisfatto di quello magicamente si sono che mi avete trasmesso intrecciate in armonia tutti voi e questo festiQuando con lo Slacklining. val... molte conoscenze E se si chiede agli “Arsul campo e delle senconosci persone cieri” se il Meeting è che amano la slack sazioni uniche e spettastato un successo la ripuoi essere certo colari mai provate prisposta sarà sicurameno Mattia “Grazie che siano persone ma...” di Cuore agli Arcieri te “si”. Infatti oltre al particolari, di della Slack per la splennumero di iscritti (una ‘spirito nobile’ trentina che possono dida giornata che ci sembrare pochi ma che hanno saputo regalare, come primo evento invitandoci al Meeting sono un numero di tutto rispetto anche in Valle S. Felicità. Equilibrio non solo considerando quanto lo Slacklining sia fisico …armonie di natura!!!” o ancouna attività sportiva appena agli albo- ra Elisabetta “Vi voglio ringraziare per ri in Italia) e di visitatori (un migliaio) l opportunità che mi avete dato di far sono sicuramente stati raggiunti quelli conoscere ciò che amo in un posto così che erano gli obiettivi che hanno ani- meraviglioso: accerchiata dagli alberi mato l’iniziativa che non ha mai voluto che al vento parlavano e con le slack che essere un contest ma bensì un momen- al vento cantavano è stata un’esperiento di condivisione e di reciproco scam- za non da poco!!! Ho incontrato delle bio. E che non solo gli obiettivi sono persone meravigliose e le energie in quei

due giorni erano davvero molto belle, tutti coloro che incontravo in un modo o nell’ altro erano entusiasti, e questo è evidente, grazie organizzatori!! E credo siano in molti a sperare che ripetiate il prossimo anno!!!”. E il bellissimo messaggio di Sirio appena postato sul blog degli Arcieri “Tre giorni che lasciano un’impronta nella memoria; bello il posto, bello l’evento, belle le persone. Il posto perché, per noi che veniamo da una città dove regna il casino (Milano), sembra un’oasi di slackline nel nulla della natura... ed è sempre piacevole trovare la pace necessaria alla slack in un luogo così adatto... L’evento perché, seppur le linee (long ma soprattutto high erano al di sopra della mia portata, mi è servito e mi ha formato parecchio... Le persone perché, come ho già notato altrove, quando conosci persone che amano la slack, quando vai ad un evento o quando inviti qualcuno che non conosci con te, puoi essere certo che siano persone particolari, di ‘spirito nobile’… e allora ci si chiede: è la slackline che attira persone di un certo tipo, o è che solo chi ha lo spirito elevato può accedere a questo mondo?” Pare proprio che tutti quelli che hanno voluto e/o potuto partecipare al Meeting siano stati fortunati a esserci e a


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vivere questi tre giorni in equilibrio tra una slack e bei incontri che hanno donato momenti unici e straordinari. Perché gli Arcieri vogliono ancora ribadire che la cosa più importante è quella indescrivibile sensazione che durante il Meeting e stata vissuta intensamente e che fa nascere in se stessi la voglia di rimettersi nuovamente in gioco, di fare quel “primo passo”, in uno scenario spettacolare. Si può affermare quindi che sono stati tre giorni fantastici che hanno dato l’opportunità di partecipare a corsi di aggiornamento e di iniziazione al vuoto per chi da lontano (Lombardia, Piemonte, Trentino, Friuli...) è venuto al Meeting con il grande desiderio di conoscere e approfondire gli aspetti tecnici e formativi di questa attività in continua evoluzione o di sperimentare i “primi passi” di chi vede un’attività nuova e straordinaria o è semplicemente incuriosito a riscoprire il gioco perduto in un sorriso che da tempo aspettava d’essere condiviso. Senza dimenticare lo spettacolo di giocoleria nella serata di sabato 8 regalatoci da Enrico (tra gli organizzatori del “Malo Juggling Festival” che si tiene ogni anno a Malo nel mese di giugno) o il concerto del Gruppo “Canvas” la sera di venerdì 7 condito, a lato, dalla esibizione acrobatica di freestyle del gruppo di Milano con Siro Zao & Company che in continuità fino all’una di notte non ha mollato la presa salto dopo salto… Sono stati tre giorni unici, e che si vuole sicuramente ripetere il prossimo anno, che hanno unito tutti i partecipanti, tra una caduta e una risalita, tra gioco e paure più o meno profonde “all’Accoglienza di se al Verticale” in armonia tra Cielo e Terra. Tre giorni di cui si devono ringraziare, oltre all’incredibile staff degli Arcieri che in armonia ha saputo “bilanciare” le richieste nelle diverse aree dell’ evento, il SUEM 118 di Crespano

e il Soccorso Alpino, il C.A.I di Marostica per il loro patrocinio, lo CSEN, la preziosa collaborazione di Radio Gamma5 che ha saputo cogliere la vera essenza della manifestazione dimostrando ancora una volta  lungimiranza e apertura al “nuovo”, una radio libera come solo “Gamma5” dimostra di essere ogni giorno impegnandosi nel sociale e in una “Informazione Libera”; il rappresentate e portavoce del progetto CLIMB FOR LIFE, impegnato nella divulgazione dell’informazione sulla donazione del midollo osseo, Giovanni Spitale, che ha saputo, inoltre, regalarci, grazie al suo acuto senso di osservazione alcune delle foto più belle dell’evento… Inoltre una equipe dell’unità cardiologica dell’Università di Padova coordinata dal Dott. Andrea Ponchia ha monitorato gli

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atleti con l’Holter per verificare l’attività cardiaca soprattutto nella pratica di Highlines (www.medicinadimontagna. it/staff.php). Un ringraziamento particolare al Consorzio Vivere il Grappa ed agli sponsors SCARPA, CMP e SLACKPRO senza i quali il Meeting non avrebbe potuto avere luogo. GRAZIE DAL CUORE, CON IL CUORE, PER IL CUORE… questi tre giorni hanno lasciato un segno... momenti, attimi, dipinti nella carta del cielo… Grazie!

www.arcieridellaslack.it


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APPUNTAMENTI - PAG. 10

Spettacoli di Mistero 2012 passa per Romano! Centro Studi Ezzelino

Quattro edizioni di Veneto Spettacoli di Mistero, quattro volte promotori di questo Festival nel bassanese. Una costante del Centro Studi Ezzelino di Simone Cavallin che spinge ogni anno a proporre iniziative qualificanti e riconoscibili sul territorio.

E tolta la prima edizione dove gli sforzi si son concentrati in quel di Semonzo, ogni anno a fianco del Consorzio Pro Loco Grappa Valbrenta, ogni anno curato dal direttore artistico Roberto Frison, vista la sua conoscenza in materia di leggende e favolistica popolare. Quest’anno il marketing territoriale è ancor

più incisivo, grazie ad una mostra d’arte itinerante le cui opere si rifanno a personaggi e leggende della pedemontana bassanese, condizionando così il visitatore a veder con occhi diversi luoghi a lui conosciuti o magari indurlo a scoprirne di nuovi. Conoscere favole come quella della Casa dell’Orco, del Tanzerloch, delle Grotte di Oliero, del Brenta, dei sotterranei bassanesi, dei fuochi fatui di valle Santa Felicita induce chiunque ad intravedere un’anima nell’ambiente circostante.

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Per un verso, la favolistica popolare veneta è il miglior modo per far innamorare l’uomo del paesaggio e della sua identità storica. Gli artisti delle opere sono quasi tutti della CNA Artigianato Artistico di Bassano, eclettici e originali nel lavorare ceramica, vetro, ferro, arazzi e dipinti. In essa vi sono anche lavori creati dal Palio di Romano (Giampietro Zen e Mario Bulla), dalla Pro loco di Borso del Grappa e da quella di Rossano Veneto. L’esposizione, intitolata “Ars in Mysterium”


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comprende una ventina di opere tra cui il sanguanel, il drago Tarantasio, il serpente galletto, l’orco e le streghe di Romano. La sua originalità sta nell’esser itinerante: a Bassano dal 27 ottobre fino al 4 novembre presso la sala IAT, poi a Rossano in Villa Caffo dal 16 al 19 novembre, per trasferirsi infine al Museo del Tabacco in Valbrenta dal 24 novembre al 2 dicembre. Abbinata alla mostra una pièce teatrale interpretata in punta di piedi dai Mariavercoea Junior, attori in erba molto preparati. Lo spettacolo, scritto e diretto da Frison, si intitola “Con l’anima, Marionette Contafole”, e conduce lo spettatore nel mondo delle leggende venete in modo avvolgente, grazie soprattutto alla capacità poetica dei ragazzi che ben interpretano i messaggi profondi di quest’opera teatrale. “Con l’anima” è adatto per famiglie e adulti, andrà in scena il 3 e 4 novembre alle ore 18:00 nel teatro di Romano e, grazie alla collaborazione dell’Associazione “Noi con Voi”, è ad ingresso libero. A proposito di ragazzi, nella mostra è esposto il racconto di un gruppo di ragazzi della 2B media del Vittorelli-Bassano (tra cui c’è il nostro compaesano Lorenzo Frison) con cui han vinto il Premio Marzotto 2012 “l’ambiente che vorrei”. In esso han utilizzato le figure dell’Altro Regno veneto per veicolare messaggi d’inquinamento e sviluppo sostenibile: “se muore l’ambiente muoiono i personaggi delle favole venete …per ogni tanica in Brenta c’è un’anguana che muore… con troppa luce di notte le fate non escono…”. Forse i ragazzi della 2B mai avrebbero pensato di ringraziare gli esseri misteriosi dell’immaginazione contadina per i 1000 euro vinti. Di sicuro chi ama il Veneto del Mistero, ringrazia ragazzi e persone che ci credono al punto da farne spettacoli, testi, opere d’arte. Ringrazia perché così facendo, il patrimonio immateriale della fantasia popolare veneta diviene sempre più tangibile. Che il Veneto streghi tutti allora!

Premio Marzotto “L’ambiente che vorrei” Complimenti al nostro compaesano Lorenzo Frison che, assieme ai suoi compagni di classe della 2B delle medie Vittorelli di Bassano, ha vinto il Premio Marzotto “L’ambiente che vorrei” (1.000 euro). Grazie al loro lavoro la scuola ha vinto un super premio di ulteriori 5.000 euro come miglior istituto delle medie di Vicenza. Le premiazioni sono avvenute al Teatro Comunale di Vicenza il sabato 6 ottobre di fronte a 900 studenti. Oltre al Vittorelli, hanno vinto il super premio il liceo Brocchi nella categoria “scuole superiori” e il Pertile Cuman di Marostica per le elementari. Nella foto Lorenzo è tra il presidente dell’associazione, Matteo Marzotto e l’amministratore delegato Ferdinando Businaro. Tiene in mano copia del racconto vincitore nel quale si sono utilizzate le figure dell’Altro Regno, come Anguane, Elfi e Sanguanei per veicolare messaggi di inquinamento e sviluppo sostenibile. Il testo verrà pubblicato anche nella mostra Ars in Mysterium nell’ambito di Spettacoli di Mistero a Bassano.

APPUNTAMENTI - PAG. 11


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Duilio Fadda

RICETTE - PAG. 12

Di ricetta in ricetta

Le ricette più importanti delle Sagre e piccole storie dei locali del comune di Romano

ARANCIO*

E’ il colore della gioia, della felicità, ravviva le emozioni e dà una generale sensazione di benessere e di allegria. Rappresenta la vitalità, ricarica chi è stanco, rinforza il cuore, è spesso considerato un colore di saggezza e di illuminazione, anche mistica e l’abito dei monaci tibetani è solitamente arancio. E’ il colore della crescita, simboleggia il sole nascente. E’ il colore del calore del cuore. Cos’altro poteva indurre un intero gruppo così affiatato a vestire la Sagra di San Giacomo di un colore così importante forse solo l’unione con il nero, presente nell’abbigliamento degli undici giorni festanti di Celebrazione.

NERO*

Il nero è colore di trasformazione, di evoluzione, poiché contiene in sé tutti gli stati cromatici e quindi tutte le potenzialità. Scandisce

i momenti di passaggio e di trasformazione, spesso la scelta del nero può corrispondere a una situazione emotiva transitoria, come negli adolescenti. Può segnalare il bisogno di protestare, di distruggere.. Due colori due situazioni importanti e fondamentali, la gioia e la felicità, la festa dell’arancio e del nero, la trasformazione e l’evoluzione negli adolescenti, come nei nostri giovani della classe del ‘94, che hanno ravvivato e rallegrato la 41° Sagra di San Giacomo. Ma a questi bisogna aggiungere tutti i rimanenti, i componenti del numeroso Staff della Sagra. Come potete dedurre anche ques’anno a San

Giacomo si è festeggiato con un numero grandioso di presenze e tutto questo grazie alle persone che hanno collaborato e partecipato a rendere questo evento sempre più importante. Qui di seguito vi segnaliamo due ricette presenti sui banchi della Sagra, “la frittura di pesce” elaborata dal nostro Chef Damiano Bontorin ed eseguita durante le serate(VenSab-Dom) in collaborazione con il suo staff e l’altra i “Bigoi co’e Sardee” del gruppo primi (cioè gli addetti ai primi piatti). * Tratto da “Il potere dei colori” su NEW AGE: L’abito dei monaci tibetani è solitamente arancio.

Dalla Sagra di San Giacomo

Frittura di pesce Ingredienti (per 4 persone)

600g Anelli di Totano 600g Mazzancolle 600g Seppioline Q.b. Olio di Semi Vari 1kg Farina di grano tenero rimacinata 1kg Farina di grano duro rimacinata Q.b. Sale

• Lavare per bene seppioline, anelli e mazzancolle, tenendo tutto diviso specie per specie. Toglierli dall’acqua mettendoli su uno scolapasta per ciascuna specie e ancora ben umidi metterli in un contenitore con le farine che precedentemente avrete mescolato assieme. • Rigirare per bene ogni specie nella farina lasciandoli qualche minuto a riposare. Dopodichè passarli in un setaccio a grana larga per togliere la farina in eccesso e friggere in una padella di olio ben caldo fino a quando il pesce all’interno è al dente ed esternamente ha fatto una bella crosta dorata. • Quando è cotto sgocciolarlo in un vassoio con carta assorbente per asciugarlo dall’olio in eccedenza e salare. A questo punto potrete rimescolare ogni specie di pesce assieme, guarnendo ogni piatto con una fettina di limone e magari una fetta di polenta.

Bigoi co‘e sardee Ingredienti 500g Bigoli freschi 250g Sarde sottosale 250g Cipolla 150ml Olio

2 consigli: E’ raccomandato cucinare ogni qualità di pesce singolarmente perché ognuna ha differenti tempi di cottura. Per capire quando l’olio è caldo al punto giusto per friggere provate a cuocere 2-3 anelli di totano e controllate quel che avviene: se gli anelli iniziano a venire a galla e si formano molte bollicine il vostro olio è pronto. Nel caso in cui gli anelli non vengano a galla e la farina tende a staccarsi dal pesce il vostro olio non è ancora in temperatura. In questo caso la frittura tenderebbe a lessarsi e non si creerebbe la classica crosta dorata. Damiano Bontorin

• Tritare finemente la cipolla, farla appassire su un largo tegame (padella) con olio e cucinarla per circa 30 minuti, non deve arrossire, in caso di bisogno aggiungere sempre un goccio d’acqua. Nel frattempo lavare e sfilettare le sarde. • Aggiungere le sarde alla cipolla fino a che il tutto sia ben amalgamato. • Su una pentola colma d’acqua bollente immergere e cucinare i bigoli. Una volta cotti al dente, aggiungerli al sugo dentro la padella, farli saltare per qualche minuto e servirli in tavola ben caldi con una spolverata di prezzemolo tritato fresco. • A piacere, per un gusto più delicato, aggiungere un cucchiaio di panna. Il gruppo primi piatti della sagra di San Giacomo


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RACCONTI - PAG. 13

Come un piccolo paese ha saputo costruire una grande chiesa

La storia della chiesa di S.Giacomo Il racconto di uno dei pochi protagonisti della vicenda ancora viventi San Giacomo 1946: un paesetto di campagna,750 abitanti circa, la chiesa, la canonica, Don Silvio, le scuole elementari fino alla quarta, c’erano due aule mattino e pomeriggio, la quinta classe non c’era. Dopo la guerra anch’io ho preso il certificato di quinta nelle scuole serali. C’era la macelleria di Berto Cusor, l’osteria Dea Nana, un negozio con il panificio e i generi alimentari e il tabacchino Dea Catina Bianchi, la casa del dottor Betteto, un municipio bruciato dalla guerra. Venti famiglie contadine tutte attrezzate con buoi per lavorare la terra, tutte con soprannome: erano i Guagni, i Dini, i Bas-ciani, i Momi, i Mariga, i Marigheta, i Rebellato, i Bregheto, i Tochi, i Rechi, i Scaioni, i Biasi, i Martini, i Marineti, i Palaso, i Fressi, i Cavaina, i Abramo, i Osea e i Sucatei. Poche famiglie più piccole e pochi operai. Per il problema della chiesa piccola fu fatta una riunione con i fabriceri, i capi famiglia e Don Silvio. Con fatica si trovò il terreno dove costruirla. Dopo venti giorni un’altra riunione con tutta la popolazione dove si è deciso l’assegnazione per la terra e di affidare al geometra Cenere l’esecuzione del progetto. Dopo un mese un’altra riunione, con il progetto. Tutti contenti perchè la chiesa sarà grande, però bisogna costruirla. Da quel momento è nato il volontariato a San Giacomo Scavi a mano, piccone e badile, non c’erano scavatori, allora ogni famiglia partecipavano in base alle possibilità. Fatto gli scavi in poco tempo, i nostri padri Alpini andarono a Simonzeto dove c’erano i forti della guerra 15-18, delle grandi muraglie che si potevano prendere. Così  andammo là a preparare le pietre per caricarle nei carri. Una mattina partì una colonna di 15 carri e buoi con due o tre persone per carro per caricare le pietre e Don Silvio era in bici con una pietra nel porta pacchi. Quando passammo per il centro di Romano con tutta la colonna dei carri la gente seppe che a San Giacomo avremmo fatto la chiesa nuova grande. Una domenica il vescovo ha fatto la benedizione della prima pietra. Abbiamo aperto una cava per la sabbia da Abramo de Pio e lunedì abbiamo iniziato a fare le fondamenta tutto a mano, con il volontariato. Non c’era la betoniera e le carriole per portare il bitume. Fatte le fondamenta

con due muratori, Ventura Marcadella da Romano e Gasparin da Fellette e un carpentiere, Mario Casetta da San Giacomo tutti e tre da pagare. L’abbassamento a faccia-vista fu fatto con le pietre prese nella cava in montagna con i carri e i buoi. Sono state fatte sei contrade che a turno uno per famiglia faceva da manovale ai muratori. Altre persone andavano a prendere le pietre a Pove con i carri e a passare la sabbia in cava per poi portarla in cantiere. Si andava anche nella fornace di Romano a prendere i sassi cotti e dopo averli bagnati si faceva la calce. Sono state prese delle longarine da impiantare e con toloni per le armature fatte all’interno dei muri. Ogni piano si alzava l’armatura per portare la malta e le pietre ai muratori usando un cricco a mano con due uomini che alzavano un cassone con circa mezzo metro cubo di merce (malta e pietre). I muri della chiesa sono di pietra. La fotografia mostra i lavori della chiesa, ed è stata scattata da Strendi da Mussolente nel 1947. Questa è l’unica foto fatta durante la costruzione dove ci sono i giovani di una delle 6 contrade che hanno lavorato. Ad un certo punto le offerta fatte all’inizio della costruzione si esaurirono. Allora il comitato, i fabriceri e i capi famiglia fecero una riunione per decidere cosa fare. In quel tempo non c’erano banche, i soldi li mettevano sotto el paion. Si chiese chi poteva fare un prestito alla chiesa che sarebbe stato restituito con un piccolo interesse. Tutti furono d’accordo e si trovarono i soldi. Allora sù con

Cirillo Baron detto Ciro Mariga, classe 1929 L’unica foto dei lavori in corso: questa è una delle sei contrade. I nostri Padri Alpini e noi giovani che abbiamo lavorato e i nostri buoi che hanno portato le pietre per la costruzione. Al centro della foto Luigi versa e Ciro beve.

i muri fino al tetto. Un capitolo riguarda il tetto della chiesa. I nostri padri alpini sono andati a Trento  e hanno preso delle travi, le hanno portate nella corte dei Cavaina, dove i nostri tecnici hanno costruito il tetto. Poi alla fornace delle Marchesane a prendere le tegole. Dato le malte all’interno e levato le armature. Finita di costruire la chiesa si andò a fare la questua per le famiglie. Chi dava una damigiana di vino, chi mezza, chi una soppressa, chi una pancetta, chi dava un salame, chi una pezza di formaggio, chi uova. Si presero dei bagigi, noci e pane. Una domenica il vescovo fece l’inaugurazione, una grande festa con tutta la popolazione. Dopo andammo al cantinon “Scarpa grossa, e goto pien. Tol la vita come vien” e venne offerto alla popolazione da mangiare e da bere e venne Pingo Pango con la fisarmonica a suonare e cantare e tanta allegria!   La chiesa l’abbiamo fatta noi da S. Giacomo. Dopo un po’ di tempo i soldi prestati furono quasi tutti donati. Don Silvio, Don Carlo, il comitato e i fabriceri, ringraziarono tutti i paesani. VIVA SAN GIACOMO


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RIFLESSIONI - PAG. 14

Onore a tutti i caduti, militari e civili Giuseppe Bontorin

foto: Monumento a Sant’Antonio in Valle S.Felicita

Il 5 agosto 2012, in memoria dei 23mila morti tra italiani, austroungarici, slovacchi ed altri Caduti sul Monte Sacro per difendere la patria nel primo conflitto mondiale, sono saliti, per onorarne la memoria, migliaia di pellegrini, delegazioni dall’Austria, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovenia ed Ungheria; associazioni combattentistiche, sindaci ed altre autorità militari e civili delle province di Treviso, Vicenza e Belluno.

La partecipazione di così tanto popolo a distanza di quasi cento anni dall’evento bellico che ha visto l’Italia libera, è segno che gli italiani vogliono la pace e mai più la guerra! Alla memoria dei Caduti sul Grappa nella Prima Guerra Mondiale, mi sentirei di unire anche i morti sullo stesso massiccio del Monte Sacro, durante l’ultima guerra, comprese le vittime del rastrellamento nel settembre 1944, in quanto, anch’essi sacrificatisi per un’Italia libera. Su questo Sacro Monte però sono morti anche moltissimi lavoratori civili impegnati a sostenere la famiglia e far progredire l’economia locale soprattutto nel campo dell’agricolPenso che tura, in particolare nei tempi in cui un’opera così le risorse locali provenivano quasi meritoria, possa, esclusivamente dall’agricoltura. con un po’ di buona volontà, Un Signore di Romano, che è passaritrovare il rispetto to a miglior vita, alcuni anni fa ebbe ed il decoroche l’idea di voler ricordare su questo merita. Monte anche i caduti civili (malghesi, scalpellini, boscaioli, carrettieri, raccoglitori di metalli bellici, escursionisti, ecc.), costruendo un monumento alla memoria, lungo la strada P/le 148 Cadorna, nell’ex cava sita sulla sinistra dopo la galleria, per chi sale, tra Costalunga e Nosellari. Ora, che il benefattore dell’opera è passato ad altra

vita, questo monumento (Sacro, poiché è stato benedetto), è abbandonato e ricoperto di sterpaglie e rifiuti. Mi chiedo quali considerazioni possano avere fatto le autorità, le Delegazioni ed i pellegrini che sono saliti sul Grappa per le celebrazioni annuali, rivolgendo l’inevitabile sguardo sullo stato di abbandono di un Monumento che pur merita rispetto. La mia considerazione non vuole essere polemica, né volta ad attribuire negligenze ad alcuno, ma credo che un taglio delle erbacce una o due volte all’anno, si possa fare anche in tempo di crisi. Penso che un’opera così meritoria per la memoria di molti nostri morti, possa, con un po’ di buona volontà e coinvolgendo proprietari, amministratori e volontari, ritrovare il rispetto ed il decoro che merita. Se l’opera verrà tenuta in considerazione, sono certo che molti nostri concittadini, come hanno apprezzato il monumento intitolato “Il Giardino della Memoria” e “Sant’Antonio in Valle S.Felicita”, sarebbero molto felici di vedere il Monumento ai Caduti Civili del Grappa, custodito dignitosamente. Anche i pellegrini e le autorità che saliranno sul Grappa il prossimo anno per le celebrazioni del centenario apprezzeranno l’Opera dignitosamente custodita. Grazie per l’attenzione.


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RESOCONTI - PAG. 15

Gloria a voi soldati del Grappa Nel mese di maggio mi sono recato con gli Alpini del gruppo di San Claudio, Anna Giacomo all’85ª Adunata Nazionale di Bolzano dove ho sfilato assie- e Davide Zen me al mio caro amico Cristiano dal Pozzo. Con lui abbiamo parlato di molte cose. Cristiano, classe 1913, è reduce di guerra dalla campagna di Abissinia del 1935.

Vestito con la sua immancabile divisa coloniale color sabbia, seduto su una carrozzella mi disse: “chi restaura un monumento, una lapide o un cippo dei nostri valorosi soldati, avrebbe fatto rinascere l’anima di queste persone.” Li per li non ci avevo dato molta importanza. Poi quest’estate durante una camminata a Ponte san Lorenzo, vedendo il degrado della lapide che ricorda il punto di massima avanzata austriaca, mi sono ritornate in mente le parole di Cristiano, e raccontandolo anche ai miei figli Anna e Davide, abbiamo deciso di provare a sistemare quel cippo. Così qualche giorno prima della commemorazione a Cima Grappa, che si svolge la prima domenica di agosto, senza alcuna esperienza, ma con molta buona volontà, abbiamo tentato di fare qualcosa. Secondo noi, visto il buon risultato, ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo, e abbiamo proseguito con il nostro intento. Rendendoci conto dell’alto degrado di molti altri cippi commemorativi: Tra questi quello del Monte Pertica dove qualche malintenzionato aveva cercato di strappare le targhe collocate ai piedi della croce di Ermes Aurelio Rosa nel 1969 a ricordo dei caduti della battaglia del Pertica dove vi prese parte di prima persona. Abbiamo pulito e risistemato i ceppi di Ca’ Tesson, quelli del Col Moschin, quelli del Col Averto e ripulito dal muschio l’interno dell’altare del cimitero austroungarico a di cima grappa Tra tutti questi il più faticoso è stato il Pertica perché abbiamo dovuto traportare manualmente il cemento, sabbia acqua fino alla

cima. Quello più soddisfacente nel col avverto che si trova di fronte alle cave di col campeggia prima di arriva a campo solagna, dove nel 1970 il soldato Roberto Targa marchiggiano (di leva nella caserma di bassano) perse la vita a causa delle ustioni riportate durante lo spegnimento di un grave incendio. La lapide era coperta da erbacce e da immondizie lasciate dai villeggianti… Quello che mi sta più a cuore è a ca Tasson sapendo che ci ha combattuto anche mio nonno (ardito delle fiamme verdi alpine). Ringrazio molto i miei figli Anna e Davide si 14 e 10 anni per la loro passione e l’impgno che anno dimostrato nel condividere questa esperienza. Ai miei occhi sono stati dei piccoli eroi perché, come ha detto Cristiano (che saluto molto) i sembrava di far rivivere l’anima di quoi soldati. Io e mio fratello davide ringraziamo moltissimo nostro papà per averci trasmesso questa passione fortissima.


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TERRITORIO - PAG. 16

Renzo Zarpellon

Parrocchia di San Giacomo

foto storica: 25 aprile 1969: Passeggiata sui prati di Campo Croce con i Chierichetti e il Piccolo Coro. Al centro, in piedi: il parroco don Carlo Miatton e alla sua destra il chierico scalabriniano, Don Luigi Dal Bianco. Più in basso, al centro, le prime tre suore venute a San Giacomo: Suor Cassandra, Suor Dianora e Suor Maria Faustiglia. (Foto Zarpellon R.)

Anche se da un po’ di tempo molti parrocchiani avevano intuito che un tale evento si potesse verificare, la notizia, comunicata nel Bollettino Parrocchiale del 17 giugno u.s., ha lasciato tutti sconcertati.

Le suore lasciano la parrocchia dopo 48 anni

Il parroco, Don Delfino Frigo, informava la comunità parrocchiale che “giovedì 7 giugno, la Madre Regionale delle Suore della Divina Volontà, ha comunicato al Consiglio Pastorale Parrocchiale la decisione, dopo 48 anni, di concludere l’esperienza delle suore nella nostra comunità. La malattia di Suor Amelia, la mancanza di vocazioni religiose, rende difficile un ricambio e una presenza delle suore, pertanto i superiori hanno deciso la chiusura del servizio a San Giacomo. Sentiamo tutti il disagio per questa decisione, soprattutto per il prezioso servizio e la stima che godono le suore. Siamo fin d’ora riconoscenti e vicini, con l’amicizia ma soprattutto con la preghiera, a Suor Giannina e Suor Paola per tutto quello che ci hanno donato in questi anni, per i mille servizi offerti alla nostra parrocchia. Le saluteremo domenica 16 settembre.” E domenica 16 settembre tutta la comunità si è stretta attorno alle suore per salutarle e ringraziarle con una Santa Messa solenne, celebrata sotto il capannone della Sagra, appena conclusa, per poter contenere tutti i fedeli. Oltre alle due festeggiate, con la Madre Regionale, Suor Lucia Bizzotto, erano presenti Suor Amelia ed alcune delle 26 suore che in tutti questi anni hanno prestato servizio nella nostra comunità. Tra queste Suor Cassandra, la prima Superiora e Direttrice che nel 1964 apriva la nostra Scuola Materna nei locali ricavati presso la Chiesetta Torre. Con affetto e riconoscenza sono state ricordate molte altre Suore che hanno segnato

profondamente la storia della nostra comunità, come Suor Giannarosa, la prima Direttrice della nuova Scuola Materna che accoglieva i nostri bambini il 2 ottobre 1978; Suor Maria Faustiglia, che dalla Scuola Materna passava al servizio pastorale in bicicletta; Suor Dianora, per il suo umile prezioso servizio in canonica e nella liturgia; Suor Livia, che con Don Paolo nel 1982 fondava la Caritas parrocchiale, una delle prime nella nostra diocesi di Padova; Suor Myriam, la vulcanica suora dell’ACR e dei Campiscuola a Villa Marianna; Suor Amelia, per il suo servizio nel sociale, soprattutto con l’Associazione Alcolisti Anonimi da lei fondata e guidata nel nostro comune e nei comuni limitrofi per oltre vent’anni; e poi ancora Suor Gianna, Suor Renza, Suor Lucia e Suor Paola, infaticabili nel servizio della Caritas per arrivare, infine, alla presenza più significativa di Suor Giannina che ha guidato la nostra Scuola Materna per 24 anni. Durante l’omelia, don Delfino faceva presente

come questo triste evento che la nostra comunità sta vivendo può diventare un’occasione preziosa, un segno dei tempi, perché ognuno di noi prenda coscienza della propria vocazione cristiana all’interno della comunità. Alla fine della Messa, una folta rappresentanza di bambini e genitori, con tutte le insegnanti ed il personale della Scuola dell’Infanzia, hanno espresso con canti e poesie un commovente saluto e ringraziamento, mentre il Parroco, a nome della Parrocchia, come segno di riconoscenza, offriva in dono a Suor Giannina, Suor Amelia e Suor Paola tre preziose icone, pezzi unici della Scuola Bizantina del Monte Athos. Dopo la Santa Messa seguiva un mega rinfresco presso il Centro Parrocchiale che a stento riusciva a contenere tutti i partecipanti. A poche settimane dalla loro partenza, in Parrocchia ci si rende conto della mancanza delle suore e molti cominciano a lamentarsi con il Parroco che da mesi sta disperatamente cercando altre suore presso tutti gli ordini religiosi a sua conoscenza. Proprio a questi brontoloni si è rivolto in una recente omelia dicendo: Invece di lamentarsi perché non ci sono più le suore, domandiamoci: cosa posso fare io per far fronte a questa mancanze di preti e di religiose? Se ognuno di noi desse un’ora alla settimana per la comunità nei vari servizi (liturgia, catechesi, caritas, centri parrocchiali, Noi, ecc.) le cose andrebbero certamente meglio. Ci auguriamo che l’invito venga raccolto da molti parrocchiani e che il vuoto lasciato dalle nostre carissime suore venga presto colmato.


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NOTIZIE IN BREVE - PAG. 17

Halloween di Marca Escono per strada fantasmini, streghette, seguendo sentieri bui, nell’aria umida, illuminati dagli occhi di zucche, che sorridono a denti stretti (ma questo non sempre, in realtà; dipende dall’umore dell’intagliatore), tutti truccati secondo la migliore versione dark-autunnale del più nostrano Carnevale… Il 31 ottobre ci si veste per la notte nera, per scivolare lungo la strada, con urletti e un’inclinazione a provocare, facendo i giocolieri con scherzetti sgarbati… pronti a scegliere il dispetto giusto, per chi non

soddisfa il nostro gusto! Oltre la coltre scura, del cielo di ottobre, nel frattempo, si nascondono gli spiriti dei morti, tutti pronti, lì, ammassati sulla porta, cercando di tornare di qua… sanno di avere tempo fino all’alba, perché poi, inesorabile, arriva il primo raggio di luce, nella festa di Ognissanti e allora, per loro, non c’è più partita. Questa è un po’ la versione originale della storia, quella che viene dal Nord… Ma chissà cosa circola, la notte di Halloween, nelle terre dell’antica Marca, qui a Romano in particolare, in questa zona di

passaggio tra il vicentino e il trevigiano, terre degli Ezzelini… Con tutte le leggende, le storie di streghe, di fantasmi… ci sarà qualcuno che corre, quella notte, lungo le (presunte) gallerie sotterranee di Ezzelino? Magari sarà meglio non andare a cercarle, correndo il rischio di trovarsi qualcuno davanti (o peggio ancora, dietro!)... perché in quel caso, è probabile che sarebbe lui o lei ad interpellarci per primo con il rituale dilemma “dolcetto-scherzetto?!”. Nel dubbio, una classica, sempre elegante, alternativa… servire su un piatto, non necessariamente d’argento, gli stessi colori autunnali: risottino zucca e funghi, un buon calice di vino, dolce alle castagne… meglio se gustato con un’allegra compagnia di amici. Il cibo si sa, è gioia di vivere, quindi gli spiriti staranno certamente alla larga e poi, ridendo con gli amici, l’alba arriva presto… Serenella Zen

I fratelli Chemello

I fratelli Chemello Luigi Renato e Germano tornati a Romano per incontrare le sorelle Valeria, Maria, i parenti, i paesani e a ricordare i tanti coetanei defunti.


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Duilio Fadda

NOTIZIE IN BREVE - PAG. 18

Il giardino verticale

Se vi capita di passare per la via Farronati a Romano, a circa 200 metri dall’incrocio con la Cadorna, la strada che porta sul Grappa, vi troverete davanti a uno spettacolo incredibile. Sulla facciata, ai lati e sopra il portoncino d’ingresso della casa di Marino Schirato e Gioconda Bontorin, si erge un’infinità di fiori variopinti. Fra tutti affiora il plumbago con il suo delicato celeste (che Marino accosta al colore del radicio de cavin), mentre si insinua tra questi il bianco del gelsomino, ma anche il rosso vivo trova posto con le bego-

niette oppure con i gerani, mentre il giallo che è la prima fioritura stagionale si fa largo con le piantine grasse sparse qua e là. Della Gioconda Bontorin sono conosciuti soprattutto i suoi quadri, quasi sempre con motivi floreali, ma la sua dedizione per questo giardino verticale è dovuta anche all’impegno quotidiano di Marino, il quale è solito dare abbondanti annafiature per far vivere e fiorire al meglio questo angolo. Chi non crede a questo, lo invito ad un sopralluogo, resterà meravigliato!

Ritrovo dei Camazzola detti “ope”

Una grande festa per i cugini Camazzola, che anche quest’anno si sono ritrovati per festeggiare i novanta anni della zia Maria Pegoraro ed il ritorno a Romano del cugino “canadese” Pietro Girardi, venuto in Italia per un periodo di vacanza.


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Ci hanno lasciato

Ileana Morgante ved. Checchi 77 anni 9 settembre 2012

Antonia Settin

ved. Zanella 68 anni 20 settembre 2012

NOTIZIE IN BREVE - PAG. 19

Il Palio alla Pedalata di Tezze

Arturo Buonopane 86 anni 14 settembre 2012

Luigia Padovan

ved. Rossetto 83 anni 22 settembre 2012

La partecipata biciclettata di Tezze sul Brenta chiama, la Seriola risponde. Ecco che in occasione della pedalata per le terre del Brenta, organizzata domenica 14 ottobre 2012 come di consuetudine dalla Coldiretti di Bassano, il Palio di Romano ha fatto la sua apparizione in un angolo di Bressanvido, accanto a Villa Mezzalira.

Egidio Griggio 85 anni 23 settembre 2012

Paola Bianchi

in Tonellotto 83 anni 24 settembre 2012

Le lavandare di Farronati-Signori-Valle hanno allestito un pregevole angolo rustico riportando alla memoria di tutti i passanti l’importanza del ruolo femminile nell’economia dei paesi prevalentemente agresti. E come sempre i figuranti del Palio fanno un gran figurone, sia per qualità sia per simpatia! Associazione Culturale Seriola

Per diventare soci e ricevere “Il Nuovo Ezzelino” è possibile ricevere il Nuovo Ezzelino, organo ufficiale dei soci sostenitori. La quota associativa è di E 16 per i nazionali e di E 22 per gli esteri.

Sede Proloco Via G. Giardino 77, San Giacomo Uffici Postali, Centri Parrocchiali, Banca di Credito Cooperativo.

Romano Edicola La Coccinella, Profumeria Elisir, Tabaccheria e Cartoleria Mirò, Giovanni Bontorin (pittore), Foto Gastaldello / Arduino, Frutta e Verdura da Silvana.

San Giacomo Edicola Cartoleria Zilio Giovanni, Bar Ca’ Mauri, Bocciofila Ezzelina. Fellette Panificio Bosa, Edicola Cartoleria Brillante, Happy Bar, Trattoria Conte Chantal. Sacro Cuore Speedy Bar (Autolavaggio Scotton).


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