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Sommario Giugno 2011 Mensile di informazione e di cultura della Pro Loco di Romano d’Ezzelino Per la Pro Loco di Romano: Maurizio Carlesso Direttore Responsabile: Dario Bernardi Segreteria: Stefania Mocellin In redazione: Sara Bertacco, Cinzia Bonetto, Maurizio Carlesso, Gianni Dalla Zuanna, Duilio Fadda, Franco Latifondi, Stefania Moccellin, Valeria Orso, Erika Piccolotto, Christian Rinaldo, Silvia Rossi, Maurizio Scotton, Serenella Zen, Giuseppe Bontorin. Via G. Giardino, 77 Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 36427 proromano@libero.it Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

Editoriale

3 Vita associativa

Resoconti 4 5 6 7

Il Palio delle emozioni La Messa delle contrade L’essenza della vita Arquà Polesine - 1° Campionato Veneto Sbandieratori - under 15 12 Assemblea per approvazione bilancio e revisione statutaria alla BCC di Romano e Santa Caterina 16 Social Day 2011 17 Arte, pittura e cultura

Appuntamenti 8 Cori a Ca’ Cornaro: rassegna di canto e folklore internazionale 9 Voci nuove in Valbrenta 2011

Eccellenze 10 Eccellenze di casa nostra… la ditta Zilio Srl lavorazione carni 11 Un fortunato traguardo

Racconti 13 Ricordi: tragedia vissuta negli anni dal 1943 al 1945 dall’ottantaseienne Bontorin Giovanni Davide

Ricordi

14 Un fulmine a ciel sereno

Attualità Tutti i diritti riservati Quote soci: • ordinario nazionale E 10,00* • ordinario nazionale E 16,00 • estero E 22,00 • sostenitore E 52,00 *quota che non dadiritto a ricevere l’organo d’informazione della Pro Loco

15 Romano d’Ezzelino: sfiduciato il Parroco 18 / 19

Notizie in breve

ccp. n. 93337772 Aut. Trib. Bassano del Grappa 2/1975 Tranne gli originali d’epoca, non si restituiscono le foto.

FILIALE DI ROMANO D'EZZELINO Via Roma, 62 36060 Romano d'Ezzelino (VI) Tel. e Fax 0424 514112


Il Nuovo Ezzelino Giugno 2011

EDITORIALE - PAG. 3

Vita associativa Gentili soci, giugno è per eccellenza il mese in cui fioriscono mani- Maurizio Carlesso festazioni, occasioni d’incontri e attività che legate alla speranza di una bella stagione spesso ci portano a stare volentieri fuori casa e di appuntamenti veramente ve ne sono molti. Quello che un’associazione come la vostra Pro Loco non fa mai è quello di rimanere inoperosa e poco impegnata, la soddisfazione che possiamo trasmettervi è senz’altro quella che deriva dalla continua richiesta di collaborazione che ci perviene da ogni parte delle associazioni cittadine, sia per il semplice prestito di qualche attrezzatura, che per le proprie necessità amministrative e/o burocratiche, ma soprattutto per la fattiva partecipazione nella condivisione dell’organizzazione di eventi. La splendida cornice di Villa Cà Cornaro ha vista l’ultima collaborazione dove, tre importanti gruppi cittadini Il complesso Bandistico con le majorette, il Coro Ezzelino e l’orchestra Symphoniae hanno proposta una serata di Note d’Autore. Affascinante palcoscenico su cui sono stati eseguiti degli splendidi brani, diretti dai maestri Gianni Zamborlin, Godi Marcello e Barbara Baggio che ci hanno rapiti e cullati con delle bellissime melodie proposte insieme oppure a rotazione dagli artisti. Un plauso per la bellissima regia e soprattutto a tutto il numeroso pubblico che è stato deliziato dalle Note d’Autore 2011 a cui va un invito ed un arrivederci alla prossima edizione. Appena conclusa l’attività con questa serata, si riparte, già pronti per essere a fianco degli organizzatori di Bak2Africa che, il prossimo 25 e 26 giugno, saranno pronti a proporre la loro festa estiva votata alla solidarietà ed al sostegno delle attività dell’UTA e per gli ospedali gestiti nel continente africano, sempre in Villa Cà Cornaro. Quindi non un attimo di pausa ma sempre delle proposte interessanti e motivanti. Si proposte come quella che abbiamo sentito apprezzata da molti i voi che dalle pagine del Nuovo Ezzelino hanno potuto leggere o rileggere la nostra costituzione quale guida per tutti i cittadini Italiani. Siamo contenti che quest’iniziativa abbia incontrato il vostro interesse e che si è inserita nelle iniziative proposte per i 150° dell’Unità Italia. Passando invece alla specifica attività associativa,

la Pro Loco ha collaborato all’organizzazione dell’Assemblea delle Pro Loco Vicentine, di cui non si sono ancora spenti gli echi per l’ottima organizzazione, ma soprattutto per i contenuti di discussione e per le proposte che anche noi abbiamo contribuito a portare. Importante la vicinanza delle istituzioni come ad esempio quella dell’Assessore al turismo Regionale Marino Finozzi e dell’Assessore al turismo Provinciale Dino Secco, diretti interessati e portavoce delle richieste dell’assemblea che hanno recepito e condiviso molte delle difficoltà che le Pro Loco hanno, in primis le responsabilità poste sui dirigenti per la sicurezza nelle manifestazioni e non ultima la responsabilità e la difficoltà nella gestione economico finanziaria, legata alle sempre più ristretta disponibilità che è messa loro a disposizione dai bilanci delle amministrazioni locali, provinciali e regionali. Non ultima è emersa dai lavori, la crescente difficoltà delle Pro Loco a rapportarsi con le amministrazioni locali e pertanto è risultata particolarmente gradita la presa di posizione del Assessore al Turismo Marino Finozzi che si è impegnato a studiare una legge specifica per le pro loco che regoli i rapporti ed anche l’accesso al credito agevolato in banche come Banca Etica che sostengano e finanzino le Pro Loco ed i loro progetti, facendosi garanti delle somme che, in base ai progetti ed ai rendiconti prima o poi Regioni, Provincie e comuni, liquideranno.


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RESOCONTI - PAG. 4

Il Palio delle emozioni Roberto Frison

È stato un bel Palio. E sarà ricordato per le emozioni vissute, culminate nell’immediato dopo corsa con gesta e parole che fanno bene a tutti. Ma partiamo dalla serata di apertura, quella di miss palio, che ha consegnato lo scettro della più bella del reame a Giada Milani, contradaiola doc di Torre, portando gioia e orgoglio in tutte le nostre contrade. Poi è venuto il turno dell’assolata domenica del primo maggio dedicata agli Angoli Rustici sparsi lungo vie fiorite vestite da palio, cadenzati dalle vetrine dei commercianti abbinate ai temi di contrada.

Ben sette spaccati di storia veneta che han messo in mostra la grande operosità e bravura dei contradaioli. Scenari così perfetti da strattonare per la giacca i numerosi visitatori e catapultarli nei contesti proposti per far rivivere sensazioni, difficoltà e soddisfazioni di un tempo. Non c’è stato turista che non abbia espresso la propria gratitudine alle contrade e agli organizzatori nei vari libri firma degli angoli o attraverso l’apposito gruppetto di ragazzi intervistatori. Tutti han potuto apprendere la storia della calce e delle terre cotte negli Zaghi, il divertimento dei balli veneti di Molinetto, l’intensità emotiva del giorno di San Martino in contrà Torre, il gran trambusto degli ambulanti nella corte dei “Jacona” di Farronati-Signori-Valle, il profumo della grappa e del sapone assieme ad altri mestieri dei Marchi, i fotogrammi di temi proposti negli ultimi anni a Cà Cornaro attraverso racconti coi burattini ed infine, il conflitto tra astrologia ed uso delle erbe nel periodo ezzeliniano rivissuto in contrà Castello. Sorrisi ed ilarità han contraddistinto la serata di mercoledì 4 maggio, con l’impeccabile pièce teatrale del Teatrino delle Pulci, accompagnando gli spettatori in un’impresa a dir poco titanica: rubarghe el mas’cio al prete del paesotto contadin de ‘sti ani! Gran successo ha avuto anche la serata novità del 6 maggio, coi coscritti nati dal 1960 al 1969 vogliosi di rivivere le emozioni di quando erano ventenni, qui addirittura qualche sconvolto si è fatto talmente prendere la mano da venir vestito con abbigliamento dei primi anni ‘80: improponibile pubblicarne le foto perché potrebbero “far

rimanere offesi” i lettori. La cena delle contrade del sabato precedente la corsa, ha visto la premiazione degli studenti registi dei video spot del palio pubblicati in internet, il singolare concorso “Mi Ti e You (Tube) in collaborazione con la rivista giovanile “Batti il Cinque”. A vincere i corposi buoni premio da utilizzare presso gli sponsor del palio sono stati Giada Bellotto (Casa di Carità di Bassano) per la pregevole composizione del video, Nicola Pertile (Liceo Da Ponte di Bassano) per l’ottima idea e Alberto Frison (Istituto Cavanis di Possagno) per l’originalità di espressione con l’uso dei lego. La Siriola dal canto suo ha premiato gli Angoli Rustici con delle originali “sgalmare” augurando di fatto un lungo cammino alla vitalità espressiva di ogni contrada.

Ma è nella domenica della corsa dei mussi che si compie l’apoteosi dell’impalpabile essenza di vita, quella difficile da descrivere ma che si sente dentro, provando gioia nel condividerla. Tutto nasce da particolari stati d’animo con cui alcune contrade si son trovate ad affrontare il giorno della corsa: Carlessi-Pragalera vivevano un profondo sentimento di vicinanza ad una famiglia molto attiva in contrada, motivo per cui non han fatto l’angolo e la corsa, nel borgo dei Farronati da una settimana s’era spento lo storico panna e storti nonché gelataio bassanese Giovanni Dissegna e contrà Torre sfilava listata da lutto per la recentissima perdita della loro voce tonante, Bepi Zilio, detto“lucifero” perché nelle cucine era l’addetto al fuoco. Questi particolari stati d’animo aleggiavano sommessamente per non incidere nella festa sebbene ben presenti e condivisi dall’ambiente palio. Però appena è partita la corsa degli asini, tutto vien messo in disparte, per riprenderlo alla fine, quando Matteo Siano di contrà Torre vince il 41° Palio con la sua mussa Furia, precedendo Marco Benacchio di Castello in groppa al musso Gimo e Filippo Battocchio di Farronati su Artù. Appena tagliato il traguardo, Siano si abbandonava in un pianto liberatorio e, intervistato dal mossiere Sergio Carlesso dei campanari, diceva: “-Dedico la vittoria a tutte le mamme del mondo, e all’amico Bepi. Lui è stato un simbolo della nostra contrada. Diceva sempre ’tutto a posto’ e prima della gara abbiamo ripetuto il suo motto. Ci ha guidato da lassù».  Un sentimento che in quel momento legava tutti, con le contrade senza distinzione di confine se non l’appartenenza al palio stesso. Un desiderio di affetto trasformato nel più nobile dei gesti da parte di chi il titolo di campione l’aveva appena perso, Giovanni Farronato di Zaghi. In piena intervista di Matteo sul traguardo, il vincitore del 40° palio gli si faceva incontro, posandogli con garbo e cura la propria casacca numero uno, piegandola per bene affinché tutti potessero leggere il numero che deve indossare il neovincitore fino all’anno prossimo, il numero uno appunto. Proprio come sono i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Ecco perché è stato un bel palio.

La cronaca della corsa Al primo giro, passano nell’ordine Castello, Cà Cornaro, Torre, Farronati. Alla seconda tornata Torre va in testa, seguita dall’indomito musso di Farronati, poi Ca’ Cornaro e Castello. Alla penultima curva del secondo giro,  Filippo Battocchio di Farronati raggiunge Torre ma si inchioda con un doppiato. Al terzo passaggio Torre in testa, seguita da Cà Cornaro, Castello e Farronati. All’ultima curva del quarto giro Farronati dà la birra a tutti superando anche Torre, ma cade malamente, così Torre torna in testa. Al quarto passaggio Torre, Castello, Cà Cornaro, Farronati. All’ultima curva dell’ultimo giro il recupero veemente di Castello porta i suoi frutti mettendo mezzo musso di vantaggio su Torre, ma il musso del colle Ezzelino si blocca e Matteo Siano di contrà Torre in groppa alla mussa Furia vince il 41° Palio, con Marco Benacchio di Castello su Gimo al secondo posto mentre quel fuoriclasse di musso Artù cavalcato da Filippo Battocchio recupera una posizione giungendo terzo. Quarta Cà Cornaro, quinta Molinetto.


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RESOCONTI - PAG. 5

La Messa delle contrade “Sei mai venuto alla messa delle contrade? No? Allora non sai cosa ti sei perso.” Gianni Dalla Zuanna Queste parole di Lucia mi colpiscono e mi lasciano perplesso. Non sono un contradaiolo e un po’ me ne dispiace. Ho sempre tradotto il palio di Romano con la corsa dei mussi e con gli angoli rustici, convinto che tutto il resto sia solo contorno. Mi piace l’atmosfera che si comincia a respirare già mesi prima di questo evento, con tante persone impegnate nella preparazione. Avverto il senso di attesa che diventa sempre più frenetico, man mano che si avvicina il momento fatidico. Il palio è festa popolare, è storia, cultura, tradizione, un filo sottile che pesca nel passato e si sottende nel futuro, uno dei file più importanti nella memoria del paese. È sano antagonismo fra contrade, uno sforzo per dimostrarsi migliori o, almeno, all’altezza degli altri, che non crea divisioni, tutt’altro e serve a cementare il paese. Così vedo io il palio e non avevo mai colto aspetti spirituali in tutto questo. Mi piace vagare tra gli angoli, sempre magnificamente allestiti, seguendo il senso della marea di visitatori. Assaggio qualcosa, bevo un goccio assieme agli amici, faccio i complimenti a qualche signora per il costume e assisto alle rappresentazioni che ridanno vita a usi, costumi, modi di vivere e mestieri del passato. Attendo il passaggio della sfilata storica come uno di quei tifosi sul ciglio della strada al passaggio del Giro d’Italia. Tifo per quei mussi che hanno poche chanches di vittoria per il gusto di stare dalla parte dei più deboli. Questo è per me il palio; e la messa allora? Le parole di Lucia sono come un tarlo, così finisco col ritrovarmi sabato sera sul sagrato della chiesa, deciso a dare una risposta a questo dubbio che mi perseguita. Sembra di essere su un set cinematografico dove girano un film in costume, ma si mischiano almeno tre epoche storie. Tra il via vai di persone più o meno indaffarate non reca stupore una dama medioevale che parla al cellulare, così come un contadino del secolo scorso che ammira l’ultimo modello di un fuoristrada. Entro in chiesa e mi siedo nella parte concessa alle persone comuni. I contradaioli, come è giusto che sia, prenderanno posto vicino all’altare. Un organo e un violino accompagnano il coro in una dolce melodia. Improvviso, vibrante e potente, si alza un rullo di tamburi e cambia il riflesso di ogni cosa. Le persone che sfilano per prendere posto tra i banchi non sono più attori e tutta la chiesa viene avvolta da un’atmosfera che cancella le distanze spazio-tem-

porali. I nobili che incedono con passo elegante sembrano appena usciti dalla corte. I signori ben vestiti sono davvero membri della società bene del secolo scorso. Un contadino sembra pensieroso, come se temesse che il padrone non abbia intenzione di rinnovargli il contratto di mezzadria. Una contadinella con lo scialle sulle spalle occhieggia un giovanotto con gilè e fazzoletto al collo, mentre i bambini sembrano sognare i giochi semplici lasciati nella corte. Gli sbandieratori fanno ala al passaggio del gonfalone del comune e a quelli delle contrade. Torre, Molinetto, Zaghi, Farronati, Signori, Valle, Castello, Marchi, Calessi, Pragalera, Ca’ Cornaro, tutti al proprio posto. C’è tutto un paese con la sua storia, con il suo passato e il suo presente a questo incontro con Dio. Mi piace pensare che anche il vangelo, che racconta dei viandanti di Emmaus, non sia casuale, ma un segno del fatto che il Signore cammina assieme a tutta questa gente, a questo paese. Toccante l’offertorio, con un’ondata di emozione che corre fra i banchi; bello anche il momento della consacrazione con tutte le bandiere alzate al cielo. No, non è una messa comune, e anche la fine fa trattenere il fiato, con i tamburi che scandiscono il tempo all’uscita di chiesa. Ora che ho partecipato anch’io, capisco che questo momento religioso è molto importante all’interno del palio, non è una formalità, non è semplice contorno. Mi resta la speranza che qualche contrada mi “addotti”, così da poter viverlo in futuro da protagonista.


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RESOCONTI - PAG. 6

L’essenza della vita Maurizio Scotton

La vita talvolta ti riserva delle sorprese che non puoi nemmeno immaginare. La partenza improvvisa di un amico ti toglie in fiato, ti spinge a fermarti ed abbandonare ogni attività. Con questi sentimenti, con il desiderio di rinchiudersi nel proprio dolore, i contradaioli di Torre si ritrovano per decidere se partecipare o meno al 41° Palio di Romano.

Un anno caratterizzato già da molte difficoltà. Sostituire adeguatamente lo splendido porticato antistante villa Negri non era impresa facile. La struttura prescelta, a nord della villa, aveva bisogno di un massiccio intervento. I lavori di pulizia e ripristino, diretti da Manuel, furono molteplici ma l’entusiasmo iniziale dei primi giorni di ottobre lentamente si affievolì… Le notevoli piogge dell’autunno scorso, le complicazioni logistiche del nuovo sito, la necessità di contenere i costi, rallentarono sensibilmente i lavori. L’ultimo mese fu deciso. La costante presenza di Mario, Urbano e Giovanni, la coesione di tutto il gruppo fece si, che la “casa dei Rechi” magicamente riprendesse vita. Ripulita da rovi ed erbacce si ritinteggiò l’interno, si montarono finestre e balconi mentre all’esterno i bambini giocavano felici. Le attività da completare erano moltissime e la tensione era palpabile. Anche la “mussa” Furia sembrava sentirla e zoppicava vistosamente. Iniziano le serate sotto il tendone e… ecco una stella. La nostra Giada, sostenuta da tutta contrà Torre viene eletta Miss Palio di Romano. Una festa! Una gioia condivisa con tutta la Siriola poiché tra le molte belle ragazze giunte da tutta la provincia, è lei la più bella!

Arriva, riscaldata da un bel sole primaverile, la domenica degli angoli rustici. Raccontare adeguatamente il giorno di San Martino il precario, sottile legame che univa il lavoro del mezzadro, alle sorti della sua famiglia e delle famiglie che condividevano con lui lo stesso tetto, era un tema difficile da trattare in pochi minuti. Con maestria e grazie a dialoghi semplici ma chiari Contrà Torre ha saputo far rivivere il fermento di quel giorno, le diverse emozioni ed i diversi sentimenti che lo caratterizzavano commuovendo il numeroso pubblico presente. La soddisfazione dei contradaioli per l’ottimo risultato raggiunto dura pochissimo. Solo pochi giorni. Bepi ci lascia. Ed un silenzio desolante ci avvolge. Ci lascia chi per noi era una bandiera chi, con la sua possente voce, ci trasmetteva una carica di energia sia per fare festa sia per superare i momenti di difficoltà. Com’è strana la vita. Con quale rapidità, quando si condividono assieme emozioni sincere, si passa dalla gioia al dolore, si alternano sentimenti diversi e contrastanti. Con l’animo in lutto, i contradaioli si ritrovarono ed uniti decisero che il modo migliore per onorare Bepi era quello di sfilare, di gareggiare per lui e con lui nel cuore.

“Percorriamo la sfilata in silenzio e partecipiamo al Palio senza particolari ambizioni. Inaspettatamente come il vento allontana i nuvoloni grigi dal cielo e fa tornare il sereno così Furia passa al comando. Quando Matteo taglia per primo il traguardo rimaniamo increduli, senza parole. Un attimo di felicità difficile da descrivere e celebrare. Lacrime si, ma lacrime di gioia che scendono da visi tristi, commossi. Sentimenti contrastanti si rincorrono e la gioia rimane compressa nel cuore per lunghi minuti fino al momento della consegna del trofeo. Solo ora, finalmente esplode in un urlo liberatorio simultaneo di tutti i contradaioli. Le braccia, all’unisono si sollevano tese verso il cielo, come a voler a voler consegnare il premio a chi, da lassù condivide le nostre emozioni.” Un palio indimenticabile che racchiude in se l’essenza delle vita, che ci ha ricordato l’importanza di apprezzare sempre, ogni giorno ogni istante della nostra esistenza. Un palio dove l’amicizia, la voglia di stare assieme, il “saper fare gruppo” come diceva Bepi diviene il successo più importante e vero. Bepi “semo i mejo”. Questa vittoria è per te.


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RESOCONTI - PAG. 7

Arquà Polesine - 1° Campionato Veneto Sbandieratori - under 15 Un grande successo e dopo 33 anni, la storia continua…

Ma che bravi questi giovani sbandieratori, questa volta i nostri “bocie” Michele Chemello ci hanno dimostrato cosa sanno fare portando a casa un secondo posto nella specialità di coppia di terza fascia e un terzo posto nella specialità della piccola squadra, portando a casa per un gruppo come il nostro qualcosa di storico. In palio c’erano, nelle varie specialità, 10 titoli di Campione Veneto: Singolo, Coppia, Piccola Squadra e Musici, per le Categorie di prima, seconda e terza fascia (in base all’età dei ragazzi), e vi partecipavano 9 Squadre Venete. Per la prima volta i nostri Junior, si confrontavano a livello Veneto con i loro coetanei Sbandieratori ad Arquà Polesine (RO). In piazza, per le gare, sono ammessi e pertanto giudicati, solo atleti, musici o figuranti con età inferiori ai 15 anni e, cosa più importante, davanti ai giudici Federali della FISB. Un proverbiale spavalderia giovanile ha permesso ai nostri portacolori di nascondere un’emozione, forte ma positiva, per molti di loro era un debutto assoluto, che talvolta era più forte e palese in noi dirigenti e genitori, che negli atleti, e ciò ha permesso a tutti loro di fare il meglio di quello che sapevano e potevano fare, segno che, questi bravi ragazzi, si erano preparati con il giusto impegno e buona volontà. Ottimo, è stato, il risultato della Coppia di Terza fascia (14-15 anni) con Nicolas e Valentina che si sono meritati il titolo di Vicecampione Veneto e della Piccola Squadra di Seconda fascia (11-13 anni) con Denise, Elena, Luca G., Luca P., Riccardo e Viviana premiati con la medaglia di bronzo per il raggiungimento del terzo posto. Una citazione particolare a Daria ed Elisa le nostre portacolori di Prima Fascia (8-10 anni) che alla loro prima esperienza assoluta sono arrivate ad un passo dal podio con un esercizio molto particolare e difficile da eseguire. Questi risultati sono stati raggiunti dall’ottimo lavoro che hanno fatto i responsabili del gruppo Under 15, Mirco e Caterina, aiutati dagli allenatori Elena, Tiziana e Pietro. Hanno accompagnato, a suon di tamburi, i nostri atleti in primis Riccardo, coadiuvato da Emanuela, Cristina ed Alessia. Il nostro gonfalone, sempre presente nella piazza grazie a Gianbattista. Il risultato di Arquà Polesine, ci rende come gruppo orgogliosi dei nostri giovani alfieri, e ci permette di pensare alla grande per il futuro, dando nuova linfa alle motivazioni della grande famiglia degli Sbandieratori degli Ezzelini. Dopo trentatré anni, la storia continua…

Squadra Under 15 Classificati 3° in piccola SQ. 2° fascia

Coppia 1° fascia

Classificati 2° in coppia 3° fascia


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Antonio Bordignon

APPUNTAMENTI - PAG. 8

Cori a Ca’ Cornaro:

rassegna di canto e folklore internazionale


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Nell’aprile del 1971, nel comune di Romano d’Ezzelino, nasceva, da un gruppo di amici, un’associazione che allora si chiamava Coro Monte Asolone. Da allora sono passati quarant’anni, e lo si vede dai capelli bianchi di qualche corista, e quel coro ora si chiama Coro Ezzelino. Molte cose sono cambiate da allora, ma la passione che ci accomuna per cantare quella no. Ci sarebbero tante cose da dire di questo gruppo, raccontare i molti premi ricevuti, i viaggi fatti in Italia e all’estero, aneddoti di storie passate assieme, ore ed ore di prove per cercare di trovare, per quanto fosse possibile, l’armonia migliore tra le voci, la perfezione dei particolari, che a volte, solo un orecchio attento sa cogliere, ma che è diventata una caratteristica saliente del gruppo. In quarant’anni sono successe cose piacevoli e non, la scomparsa del maestro Silvio e di altri coristi, le dimissioni di coristi per i più svariati motivi, incomprensioni all’interno del gruppo … del resto fare parte di una associazione è come essere in una grande famiglia e bisogna sempre trovare il giusto equilibrio. Forse per raccontarvi di tutto ciò ci vorrebbe una edizione straordinaria del giornale che ci ospita, quindi, quello che mi limito a fare, è ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a far raggiungere questo importante traguardo al Coro Ezzelino: tutti i cantori e i maestri, ognuno dei quali ha dato un contributo fondamentale per il cammino del coro. Ricordiamo perciò Silvio Farronato, anima e fondatore del gruppo, Ignazio Gloder, fondamentale presenza dopo il maestro Silvio, e Barbara Baggio attuale collante di sensibilità e competenza. Grazie a tutti i presidenti, alle amministrazioni locali che ci hanno supportato, alle associazioni ed enti privati per il loro appoggio e il nostro pubblico che ci sostiene e gratifica. È tradizione ormai che il primo venerdì e sabato di Luglio si svolga nel parco di villa Ca’ Cornaro la manifestazione Cori a Ca’ Cornaro: rassegna di canto e folklore internazionale. Con soddisfazione, nonostante le grosse difficoltà economiche, siamo riusciti ad organizzare quest’anno la 33ª edizione di questo appuntamento. Purtroppo però, proprio per quanto sopra, faremo una sola serata, sabato 2 Luglio. Siamo comunque riusciti a farvi un bel regalo, a far salire sul nostro palco il CORO PILGRIM, un coro a voci miste proveniente dalla Corea del Sud. Il suo curriculum è molto lungo e ricco di riconoscimenti internazionali, infatti il loro successo musicale è stato coronato col massimo premio al Grand Prix Seghizzi 2010. Inutile dire che chi non ci sarà perderà una grande serata e la possibilità di festeggiare con noi i nostri primi quarant’anni. Grazie a tutti www.coroezzelino.altervista.org

APPUNTAMENTI - PAG. 9


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ECCELLENZE - PAG. 10

Eccellenze di casa nostra… la ditta Zilio Srl lavorazione carni Maurizio Carlesso

Gentili lettori, non è difficile imbattersi nella nostra operosa Romano in aziende particolarmente importanti, nel viaggio dell’eccellenza abbiamo potuto visitare le scorse settimane la ditta Zilio Srl dei f.lli Meneghetti. I quattro componenti della famiglia, 3 maschi ed una gentile signora, si occupano dell’azienda nata nel 1983 dalla spinta di orgoglio imprenditoriale del padre che, carpiti gli intenti dei figli, ha elargito consigli e li ha aiutati a creare questa nuova realtà.

Entrare a visitare l’azienda è un privilegio per pochi poiché tutta la struttura è legata a rigidi protocolli sanitari che danno l’eccellenza alla lavorazione delle carni effettuata con attrezzature all’avanguardia. L’azienda infatti procede alla lavorazione delle carni intervenendo nella fase del disossamento di suini e bovini. Ne derivano insaccati, salsicce, cotechini, lardi freschi e soprattutto carni da utilizzare nel confezionamento di tortellini e pasta ripiena. L’azienda annovera tra le aziende clienti, importanti nomi internazionali della produzione della pasta fresca. Molti sono i ristoratori che fanno riferimento alla Zilio Srl per la qualità del prodotto offerto.

Una particolare attività che mi ha colpito però è stata la lavorazione delle teste di maiale ed in particolare la lavorazione delle orecchie del suino che poi saranno spedite al mercato asiatico, dove sono particolarmente gradite e vengono proposte in ricette succulente. Quello che si respira nel visitare queste eccellenze del territorio è l’operosità che viene proposta dai titolari, affiancata da una dose importante di qualità e costante ricerca dell’organizzazione migliore al fine di curare particolarmente la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Entrare nelle linee di produzione significa incontrare il freddo, si proprio il freddo, perché la temperatura è tenuta costantemente a livelli molto bassi per favorire la conservazione degli alimenti, se poi vi viene offerto di visitare le celle frigorifere, che vi assicuro essere molto grandi ed invitanti, ringraziate cordialmente e passate oltre, potreste diventare dei ghiaccioli. Abbiamo inoltre potuto cogliere l’importante lavoro amministrativo contabile che regola una simile struttura, alla cui guida è la parte femminile dell’azienda, precisa e pignola al punto giusto, che permette però di essere sempre pronti ad ogni e qualsiasi necessità che possa essere richiesta da qualsiasi organo di controllo, sia esso di natura sanitaria che di natura amministrativa. Nel ringraziare l’azienda per l’opportunità fornitaci, utile ad incontrare la loro eccellenza, non resta che complimentarci ed augurare a tutto lo staff un proficuo lavoro.


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ECCELLENZE - PAG. 11

Un fortunato traguardo La Carrozzeria Lessio, con sede in via Bassanese a Fellette, ha da poco fe- gml steggiato i 50 anni di attività. I fratelli Antonio e Florindo, infatti, hanno avviato l’azienda nel giugno del 1961, dopo alcuni anni di apprendistato presso altri artigiani del territorio; oggi ai due fratelli si sono aggregati figli e nipoti i quali, insieme ad una decina di dipendenti, stanno mantenendo viva la tradizione dell’azienda, che può vantare una qualificata professionalità nell’ambito delle riparazioni, degli allestimenti e dei servizi di noleggio e recupero. Il ricevimento commemorativo si è tenuto l’11 giugno, con la partecipazione di autorità e di numerosi clienti. Antonio Lessio ha risposto volentieri alle nostre domande. La vostra carrozzeria è conosciuta in tutto il Triveneto. A che cosa avete posto soprattutto attenzione, per giungere ai livelli di oggi? All’aggiornamento delle conoscenze e dell’attrezzatura e a una salda e oculata gestione. La nostra attività è volta in particolare al settore dei mezzi pesanti, per i quali l’evoluzione tecnica è continua. Abbiamo cercato di stare al passo, di intravedere dove fosse meglio innovare o cambiare, insomma, di comprendere quali fossero le scelte necessarie. Oggi possiamo dirci soddisfatti. Gli obiettivi sono stati raggiunti anche perché abbiamo potuto contare su una affiatata gestione familiare, nella quale un ruolo determinante ha avuto mio fratello Florindo, instancabile lavoratore. Che cosa ricorda degli inizi? L’entusiasmo, la voglia di fare, anche un certo slancio nel correre qualche rischio. Io e Florindo avevamo imparato il mestiere presso la carrozzeria Perin, quando i camion avevano ancora la cabina di legno. Negli anni 60 era abbastanza frequente avviare un’attività in proprio; il settore ci piaceva e così siamo partiti. Si lavorava da mattina a sera; una vecchia giardinetta è stata la prima macchina in uso all’azienda. Ricordo che per i pezzi di ricambio dovevo arrivare fino a Padova, magari alla sera tardi, dopo ore di lavoro in carrozzeria. Oggi il vostro lavoro è molto cambiato? Sì e no. Certamente nella tecnologia. Il forno per la verniciatura, ad esempio, risolve le lunghe fatiche della lucidatura, una volta fatta a mano. Però il bisogno di “sporcarsi le mani” c’è sempre, vedo che anche i miei figli e i nipoti non si sottraggono a questo. Da noi titolari e dipendenti hanno sempre lavorato insieme, la tuta blu è la nostra divisa.

C’è una raccomandazione che fa presente spesso ai più giovani? Quella di non fare passi più lunghi della gamba. I rischi sono necessari, ma bisogna essere avveduti. La mia generazione, dalla propria parte, ha avuto forse una incredibile passione per il lavoro, che ci ha portato a risolvere ogni problema in modo abbastanza efficace. Io non ho mai vissuto il lavoro come un peso, ma come una gioiosa soddisfazione. Per noi “vecchi” il capannone è stato più che un luogo di lavoro, un posto in cui incontrare persone, sperimentare tecniche, pensare a soluzioni alternative, un posto in cui liberare la nostra creatività. Augurerei ai più giovani questa stessa esperienza.

foto: La sede agli inizi e oggi Florindo e Antonio


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RESOCONTI - PAG. 12

Assemblea per approvazione bilancio e revisione statutaria alla BCC di Romano e Santa Caterina Si è tenuta sabato 28 maggio alle ore 15,30 in seconda convocazione l’annuale assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2010 della BANCA DI ROMANO E S.CATERINA e la revisione di alcuni articoli dello Statuto.

A fronte di un risultato d’esercizio pari a 653 mila euro, che rapportato alla media regionale e nazionale è ulteriore conferma della solidità dell’istituto, l’attività di raccolta diretta cresce del 3,40% e l’attività di erogazione del credito cresce del 3,35%. In crescita anche il numero dei soci di un ulteriore 11,65% (compagine salita a oltre 2.700 iscritti). “Il risultato d’esercizio è stato soddisfacente a fronte di una generalizzata contrazione di tutto il sistema che, come noi ha intrapreso controcorrente iniziative atte a condividere le difficoltà del momento di famiglie e di piccole medie imprese, a scapito della nostra stessa redditività” ha dichiarato il presidente Martini. “Inoltre -ha proseguito il presidente- abbiamo riconfermato qua-

si interamente gli interventi a favore del territorio; oltre 400 sono stati i gruppi e le associazioni beneficiarie di contributi che superano i 400.000 euro di esborso, a testimonianza di un’attenzione al nostro territorio che non viene meno, filo conduttore della nostra attività. Raccogliamo i risparmi del territorio e li restituiamo sotto forma di finanziamenti alle imprese e alle famiglie affinché possano continuare ad essere il carburante dell’economia locale”. A dimostrazione dell’interesse che questa caratteristica specifica delle BCC raccoglie sul territorio, sono stati presentati anche i considerevoli progressi sul fronte dell’acquisizione di nuovi soci, aumentati di oltre 200 unità nell’anno in corso arrivando a sfondare quota 2700.

Nel corso dell’assemblea i soci sono stati anche chiamati per l’approvazione della variazione di alcuni articoli dello Statuto in tema di governance, a recepimento di alcune direttive nazionali. Importanti e positivi gli interventi effettuati nel corso della discussione da parte dei soci che hanno consentito di fermare l’attenzione della platea sulla situazione attuale della crisi, sull’andamento e sulle aspettative del mercato dei tassi, sulla visione e sulla missione del fare banca di credito cooperativo. Al termine dell’assemblea la serata è proseguita con un riuscitissimo momento conviviale grazie alla collaborazione degli allievi dell’ENAIP di Bassano e con uno gradito spettacolo dei comici “Gli Instabili”.


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RACCONTI - PAG. 13

Ricordi

Tragedia vissuta negli anni dal 1943 al 1945 dall’ottantaseienne Bontorin Giovanni Davide Avevo 17 anni quando la mia tragedia è incominciata… verso la metà di otto- Giovanni Davide Bontorin bre 1943, quando mi trovavo con mio padre Luigi in una malga a conduzione famigliare in località S. Giovanni, sul Massiccio del Grappa. All’improvviso arrivarono una ventina di soldati tedeschi, che già avevano occupato buona parte dell’Italia. Mi fecero prigioniero affidandomi alla custodia di uno di loro per poi destinarmi alla deportazione verso i famosi campi di sterminio nazisti, mentre il gruppo proseguiva verso il Grappa. Terrorizzato per il destino che mi aspettava, progettai di fuggire, anche se la guardia armata non mi abbandonava neppure per un istante. Per creare una certa confusione, mi misi a trasferire della legna da ardere dal cortile alla cucina, quando, con la complicità di mio padre Luigi che distrasse la guardia invitandola a fare colazione con lui, feci un balzo da canguro che mi consentì di scavalcare una siepe che conduceva nel bosco. Il soldato, accortosi della mia fuga, mi gridò: “Alt”, sparandomi dietro 4-5 colpi di fucile che fortunatamente andarono a vuoto e io corsi nel bosco con quanto fiato avevo, fino a Campo Solagna dove avvertii della presenza dei soldati i miei amici e coetanei Andolfatto, i quali, purtroppo, vennero poi catturati nel settembre 1944 durante il rastrellamento sul Grappa. Gli stessi furono deportati e non fecero più ritorno; uno di loro era mio cugino. A causa della mia fuga, seppi che la guardia che mi aveva in custodia fu minacciata di fucilazione dal suo comandante, come pure mio padre per complicità, ed entrambi condotti a Vicenza con altri prigionieri. Mio padre fu poi rilasciato in relazione al suo carico

di famiglia (moglie e nove figli), ma per sua sfortuna venne ancora minacciato di fucilazione durante il rastrellamento sul Grappa, in quanto ritenuto collaboratore dei partigiani. Alla fine di ottobre del 1943, dopo l’armistizio, frangente in cui l’Italia era allo sbando, tramite cartolina di precetto (Rossa) venni chiamato alle armi nel Corpo dei Bersaglieri presso la Caserma Durando a Vicenza, sotto la Repubblica di Salò che lottava per il dominio nazi-fascista. Qui rimasi per circa due mesi, con il pensiero in testa di non voler fare il militare nella suddetta Repubblica. Frattanto, alla fine di dicembre 1943 ci fu un grande bombardamento su Vicenza e molti miei colleghi ne approfittarono per fuggire. A questo punto il Comandante del Reparto fece un discorso dichiarando che tutti quelli che erano fuggiti sarebbero stati presi e fucilati in quanto disertori. Poi aggiunse: “Ancora un mese di istruzione e poi andremo a stanare i partigiani sulle montagne”! A questa affermazione molti di noi si guardarono negli occhi, mentre tutti quelli che la pensa-

vano come me tagliarono la corda, lasciando la caserma semi-vuota. Trascorsi vari mesi con mio padre che si trovava in alpeggio in località Costansella, sul Grappa. In quel frangente per un giovane erano momenti di difficile scelta, stante lo stato confusionale in cui era venuta a trovarsi senza guida la nostra nazione: da una parte l’invasione tedesca e la Repubblica di Salò e dall’altra la Resistenza civile e partigiana. Intanto collaborai con mio padre dando anche ospitalità in alloggio e viveri ai partigiani. Erano momenti di incertezza per tutti. Il 21 settembre 1944 iniziò il rastrellamento sul Massiccio del Grappa ed io, nell’incertezza degli sviluppi della rappresaglia nazi-fascista, con il mio amico Andreino Gheno, come fecero molti altri, per sottrarmi alla furia selvaggia dei rastrellamenti mi rifugiai verso Pederobba e Cavaso del Tomba dove, purtroppo, ho assistito all’impiccagione di miei coetanei, a pochi metri di distanza dal mio nascondiglio… giovani che come me vagavano senza orientamenti su cosa fare. Al rientro in famiglia ho potuto abbracciare i miei genitori e i miei giovani otto fratelli, purtroppo ridotti alla miseria in quanto i tedeschi ci avevano portato via tutto il bestiame e bruciato la casa in montagna. Finalmente il 25 aprile 1945 la sospirata liberazione, che ci ha dato un periodo lungo di pace, oggi purtroppo ancora minacciata da vicine guerre ed invasioni bibliche di popoli senza libertà e senza avvenire.


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RICORDI - PAG. 14

Un fulmine a ciel sereno Matteo Siano

Se ti chiedo di dirmi che cosa ti fa più paura di un forte temporale estivo, cosa risponderesti? Quasi sicuramente i fulmini. Il temporale in arrivo infatti dà dei segni premonitori: il cielo che si oscura, il vento sempre più forte, le prime grosse gocce d’acqua, e così si ha il tempo di correre al riparo. Non voglio parlare di come si esprime il tempo nelle sue forme, ma prendo spunto per dire che: “è stato un fulmine a ciel sereno”. Caduto in un pomeriggio soleggiato dei primi giorni di maggio, è stato tanto forte da creare un trambusto capace di sconvolgere un’intera comunità.

Era il 4 maggio, sul far della sera… Bepi Zilio ci lasciava mentre, assistito dall’amore dei suoi familiari, il Signore lo chiamava al suo fianco. Il diffondersi di questa notizia porta nello sconforto più totale e nell’incredulità un’intera comunità. Un fiume di persone che sommessamente ed in silenzio pronunciano tutte la stessa frase: “ma come è possibile”? Chi lo ha conosciuto saprebbe come descriverlo: un uomo forte e solare che sapeva portare gioia ovunque andasse. Era parte del suo carattere saper scherzare con chiunque, e saper trovare la parola più opportuna, o meglio, la battuta giusta al momento giusto. Sapeva scherzare se ce n’era bisogno, ma altrettanto sapeva impegnarsi per gli altri, consapevole che aiutare il prossimo sia sempre un grande gesto d’amore. “Impegnarsi” è la parola giusta, perché Bepi era impegnato costantemente nell’aiutare il prossimo in molti campi. Durante la “naja” aveva scoperto dentro di sé lo spirito del vero alpino e da allora, l’alpino che c’era in lui è maturato e si è donato agli altri. Era sempre presente nelle varie manifestazioni col Gruppo Alpini di San Giacomo: dalla Befana alle Adunate, dalle giornate sul Monte Grappa alle fredde marronate invernali… E quando serviva, tirava fuori il suo asso nella manica: el menestron de Bepi, che solo lui sapeva fare così buono. Sì, era tanto speciale che si arrivava sempre a “russare el fondo dea marmitta”. E se lo disturbavi mentre lo preparava, dopo una fulminea occhiata, ti sentivi dire: “Varda

che te ciapi un 43 pianta larga sol dadrìo… E credame che el fa mae”! Bepi sapeva tanto scherzare quanto essere serio. Lo abbiamo visto con grande serietà ed intensa fede partecipare alle innumerevoli celebrazioni liturgiche e non, con il gruppo corale di San Giacomo. Mimetizzato visivamente nelle file posteriori del coro, emergeva nettamente sugli altri quando iniziava a cantare. La sua voce, così tonante e decisa, forte ed intensa al momento opportuno, sapeva trasmettere emozioni, densi significati e brividi sulla pelle. È stato un esempio concreto di come il canto possa diventare preghiera espressa in una incantevole melodia. Il suo, per il canto, era un vero amore da non poterne fare a meno. Oltre che della Corale faceva parte del Coro Bassano e con quest’ultimo era impegnato in tournée di spessore anche internazionale. Bepi ci ha trasmesso un forte senso di appartenenza al proprio paese. Di Contrà Torre è sempre stato parte attiva donando il suo tempo e le sue forze per il bene del gruppo; diceva sempre… “La nostra è meglio di tutte le altre - e aggiungeva - Perché è la nostra”! Ma è nella sagra di San Giacomo che Bepi ha dato il meglio di sé. Parecchi anni fa è stato uno dei fondatori della sagra e da quel momento ha sempre fatto parte di questo gruppo che negli anni è cresciuto fino a diventare numeroso e unito come ora è. Quaranta anni di sagra, caro Bepi, chi l’avrebbe detto a quel tempo? Principalmente addetto al fuoco e alle griglie, Bepi aveva la quali-

tà di passare nei vari settori dello stand e dare una parola di conforto o una simpatica battuta per sollevare le fatiche di chi stava lavorando. Dove c’era il fuoco lui c’era. “Bronse calde, legne che arde… Lucifero”! Incurante del sudore che gli grondava dalla fronte, era un instancabile lavoratore ed era sempre pronto a cantare qualche strofa, come, ad esempio, quella canzone che fa: “viva San Giacomo, piantà sol sasso…”. Ci ha insegnato tante cose il caro Bepi; ci ha insegnato che bisogna essere allegri nella vita e che è importante fare festa e fare gruppo. Ci ha insegnato quanto sia importante la preghiera e ce lo ha trasmesso attraverso il canto. Per tutto questo e per molto altro vogliamo dirgli grazie. Ci mancherà nei giorni a venire, e anche se non potremo contare sulla sua presenza fisica qui fra noi, siamo profondamente convinti che ci sarà sempre in ogni cosa che faremo. Basterà fermarsi a guardare il fuoco vivo che brucia un pezzo di legna, per pensare a lui… Basterà pronunciare una delle sue più scherzose battute per capire che è tra noi. In noi resterà indelebile il suo significativo modo di dire: “tutto a posto”. Lo sentiremo nella melodia di un canto e nel vibrare delle canne dell’organo. Caro Bepi, guardaci e guidaci sempre nella strada migliore; noi siamo in questa terra, la tua terra, la tua San Giacomo piantà sol sasso, e in fondo… non siamo poi così lontani. Prega per noi e noi pregheremo per te, convinti che… una lacrima evapora, un fiore appassisce, ma una preghiera invece, giunge in alto fino al cuore dell’Altissimo… Ciao Bepi, a presto…


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ATTUALITA’ - PAG. 15

Romano d’Ezzelino: sfiduciato il Parroco A Romano, 48 parrocchiani con una lettera firmata da una sola persona Giuseppe Bontorin hanno sfiduciato il parroco della Chiesa Arcipretale della Purificazione della Beata Vergine Maria, don Tarcisio Favaron, in sede da ormai sette anni, accusandolo di un certo immobilismo e di proporre una visione clericale della fede, pastorale che non li aiuterebbe a crescere nella fede stessa. Come sappiamo, il parroco don Tarcisio è stato coadiuvato per un certo periodo da don Tiziano, molto innovativo e progressista, forse troppo, quindi è probabile che alcuni parrocchiani sentano la nostalgia della mancanza di questo sacerdote predicatore teatrale, ma per questo non mi sembra il caso di prendersela con l’amatissimo parroco don Tarcisio. Piuttosto di una lettera accusatrice, peraltro firmata da una sola persona, sarebbe stato meglio, da buoni cristiani che ci riteniamo, un confronto diretto che avrebbe potuto calmare gli impulsi. A mio parere, coloro che hanno creduto di saper giudicare don Tarcisio nel suo operato, non hanno capito di certo le sue omelie, quando afferma che è inutile andare in Chiesa se poi, fuori dalla porta, si parla male del prossimo, non si saluta il vicino di casa, si è indifferenti verso chi soffre in genere, ecc… Le omelie di don Tarcisio sono così chiare, convincenti e rispettose del Vangelo sia per i piccoli che per gli adulti, tanto che il suo modo di proporle ha fatto avvicinare alla fede molte persone che erano lontane dalla Chiesa! Premetto di avere 75 anni e per motivi di lavoro ho frequentato moltissime parrocchie di mezza Italia, e senza togliere nulla ad altri ministri del culto, non ho mai conosciuto sacerdoti con la disponibilità, l’amicizia e la vicinanza ai fedeli, specie nell’ora del bisogno, come don Tarcisio. La parrocchia di Romano conta circa 4500 anime e mi domando come è possibile che solo 48 parrocchiani si credano all’altezza di saper sfiduciare un parroco con più di 30 anni di esperienza, di cui 12 nelle missioni; un sacerdote così fortemente amato da tutti, giovani e anziani, tanto che ha saputo creare una schiera di chierichetti, e stare vicino agli anziani come se fosse-

ro gli stessi suoi genitori, fino a piangere in occasione della loro morte. A mio giudizio, è stato e lo sarà in futuro, un sacerdote autentico, forte nel diffondere la parola di Gesù, amico e disponibile, aperto a tutte le innovazioni della Chiesa e molto rispettoso del suo e nostro Vescovo. Io, certo di interpretare anche i sentimenti di quasi tutti i parrocchiani, vorrei che don Tarcisio ci ripensasse e che il Vescovo lo riconfermasse a Romano, dove è tanto amato e considerato (tenuto conto che la decisione di lasciare la parrocchia di Romano è soltanto sua per essere stato amareggiato e triste per le ingiuste accuse). Don Tarcisio ha moltissimi altri meriti che potrebbero essere spiegati e che io probabilmente non so esprimere. Circa la sfiducia, don Tarcisio non ha nulla di cui pentirsi e può continuare fiero nel suo apostolato. A don Tarcisio la mia solidarietà e quella della quasi totalità dei parrocchiani i quali, come me, piangeranno per la sua mancanza. Mi ero illuso, certo che c’è una fine, che a celebrare il mio funerale, naturalmente quando Dio mi chiamerà, ci fosse don Tarcisio, ma le cattiverie di qualcuno mi hanno tolto anche questa speranza. Che Dio perdoni i maldicenti. A don Tarcisio ancora sincera solidarietà e tanti auguri di ogni bene, compresa la salute. Che Dio ci aiuti e ci illumini.

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RESOCONTI - PAG. 17

Arte, pittura e cultura Domenica 15 Maggio si è concluso il “XXXIII° Concorso Nazionale di Pittura” Il Nuovo Ezzelino, organizzato dal Club Artistico Romanese, in collaborazione con la Pro Loco. Notevole come sempre il livello qualitativo delle opere esposte, realizzate da artisti provenienti da tutta Italia che ritornano volentieri a Romano, per questo tradizionale appuntamento. La nuova sede della mostra, ha suscitato in tutti un’ammirazione particolare in quanto la ristrutturata Fornace Panizon, messa gentilmente a disposizione dall’Amministrazione Comunale, è stato un contenitore ideale che ha dato un risalto particolare alle opere esposte. Calda ed accogliente ha proposto ai visitatori dei quadri che erano delle finestre sugli spaccati di vita e/o di paesaggi d’Italia. Nonostante la pioggia, un nutrito gruppo di persone hanno assistito alle ore 10 alle premiazioni, nella splendida cornice dell’ex Fornace Panizon. Particolarmente soddisfatto l’organizzatore Giovanni Bontorin che ha ringraziato il comune e la Pro Loco per il notevole supporto ricevuto. Anni di passione, di impegno, di studio sono gli ingredienti comuni di coloro che per passione o per lavoro si dedicano alla pittura. Agli artisti che si sono classificati sul podio di questo Concorso i nostri più sentiti complimenti ed un arrivederci a molto presto. A loro infatti, l’Amministrazione Comunale darà l’opportunità, di allestire nei prossimi mesi, una mostra personale presso la Fornace Panizzon. Grazie a questa bellissima idea avremmo la possibilità di rendere viva quest’importante struttura con la creatività, l’abilità e la fantasia che questi artisti sanno trasmettere. Nell’invitarvi a seguire i prossimi appuntamenti in Fornace, rinnoviamo i ringraziamenti per gli organizzatori, per gli artisti e diamo appuntamento alle prossime edizioni.

Albo d’oro del XXXIII Concorso Nazionale di Pittura Il Nuovo Ezzelino Opera 1a Classificata E. Viviani Opera 2a Classificata S. Bortolami Opera 3a Classificata Zoppelletto

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NOTIZIE IN BREVE - PAG. 18

Tantissimi auguri alla signora Gilda per i suoi 99 anni!!

BACK2AFRICA 2011

SABATO 25 e DOMENICA 26 GIUGNO Tutta l’energia evocata dall’Africa. Tutta la voglia di sorprendere e di sorprendersi di un grande gruppo di amici. Tutta la magia della scoperta. Questo e molto altro è Back2Africa 2011, quello che alla soglia della 6^ edizione vuole essere un evento trans-culturale con finalità benefica, all’interno di una cornice di divertimento e diffusione di frammenti di cultura africana sparsi nel mondo.

Il 13 aprile 2011 la signora Dissegna Ermenegilda Zarpellon ha compiuto 99 anni! La felice ricorrenza è stata festeggiata in due momenti. Il primo, mercoledì 13 aprile presso la Casa di Riposo Fatebenefratelli di Ca’ Cornaro con una grande festa a cui hanno partecipato tutti gli ospiti con il personale e il gruppo dei volontari, oltre a numerosi amici ed… ex-clienti della “Trattoria da Angelo”, dove la signora Gilda li ha serviti fino a 95 anni! Poi domenica 17 aprile la signora Gilda è stata nuovamente festeggiata con la Santa Messa di Ringraziamento ed un grande pranzo presso la “Trattoria da Chicchi” al Col Roigo, attorniata da oltre 30 familiari, tra i quali 12 nipoti e 4 pronipoti.

Proprio l’intreccio fitto di intrattenimento, arte, comunicazione e sostegno al futuro del Continente Nero, delineano i tratti salienti di una ricerca di formati nuovi che, in questo viaggio ideale di ritorno all’Africa, combinano il desiderio di valorizzare il patrimonio scenico di una Villa Veneta, con i colori della comunicazione multietnica di matrice black e la voglia di generare coinvolgimento locale, per costruire quel ponte di valori a unione tra due società separate alla nascita. Back2Africa nasce nel 2006 riunendo un gruppo di persone mosse dal desiderio di realizzare un evento in grado di coniugare divertimento, cultura e solidarietà. Il gruppo Back2Africa, che oggi conta più di 80 collaboratori volontari impegnati nell’organizzazione del programma, ha lanciato questo progetto insieme ad UTA Onlus come un esperimento nel 2006 e lo utilizza come laboratorio di comunicazione innovativa in grado di coniugare musica, arti e pubblico. B2A è la chiave per aprire la porta di tutto questo, oggi, dopo cinque edizioni ricche di entusiasmo e consensi. Un tam tam virale che lega migliaia di persone, vicine e lontane, tutte entusiaste e accomunate dalla suggestione per l’Africa. E’ un piccolo festival, una 2 giorni dove la splendida Villa Cà Cornaro a Romano D’Ezzelino (VI) si mostra quale sede musicale e di intrattenimento per un weekend all’insegna dei sapori e suoni africani! Un evento dai giovani per i giovani. E non solo! Via, si parte! Apertura dei cancelli alle ore 18 di sabato 25, con un aperitivo al tramonto, allietato da sonorità black. Poi un’effervescente incontro tra rime venete e percussioni afro live fino a mezzanotte. La domenica 26 si replica a partire dal pomeriggio, laboratori di musica nel parco, una serata di reggae, soul e world music con emergenti gruppi live. Back2Africa è un evento organizzato in collaborazione con UTA Onlus e Comitato Siriola. Per maggiori informazioni: www.back2africa.it

91° compleanno Ancora tanti auguri zia Nini per il tuo 91° compleanno! Da Angelo, Domenico, Angela e tutti tuoi parenti che hanno festeggiato con te questo importante traguardo.


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Ci hanno lasciato

Elisa Conte ved. Cavalli (Isetta)

Pietro Zilio Bepi

88 anni 4 maggio 2011

68 anni 5 maggio 2011

Antonio Conte

Franco

82 anni 20 maggio 2011

24 maggio 2011

NOTIZIE IN BREVE - PAG. 19

PASSEGGIATA ESTIVA SERALE

Ordinazione Diaconale di Alessio Ronny Rosanna Borella ved. Cocco 62 anni 25 maggio 2011

Giuseppe Battaglia Bepi 77 anni 28 maggio 2011

Il 9 aprile 2011 a Madrid si è celebrata l’Ordinazione Diaconale di Ronny Alessio come membro della “Compagnia di Gesù” (Gesuiti). All’Ordinazione a Madrid ha partecipato la famiglia di Ronny. In concomitanza con la celebrazione anche la Comunità Parrocchiale del SS. Redentore di Fellette si è unita in preghiera con un’ora di adorazione.

Punti rinnovo soci

E’ possibile ricevere il Nuovo Ezzelino, organo ufficiale dei soci sostenitori. La quota associativa è di E 16 per i nazionali e di E 22 per gli esteri.

Sede Proloco Via G. Giardino 77, San Giacomo Uffici Postali, Centri Parrocchiali, Banca di Credito Cooperativo.

Romano Edicola Pirandello, Profumeria Elisir, Tabaccheria e Cartoleria Mirò, Mario Bragagnollo (Moletta), Giovanni Bontorin (pittore), Foto Gastaldello / Arduino, Frutta e Verdura da Silvana.

San Giacomo Edicola Cartoleria Zilio Giovanni, Bar Ca’ Mauri, Bocciofila Ezzelina. Fellette Panificio Bosa, Edicola Cartoleria Brillante, Happy Bar, Trattoria Conte Chantal. Sacro Cuore Speedy Bar (Autolavaggio Scotton).


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