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Copertina: Il magnetismo o intorno alla labilità delle opinioni come convergenza priva di moto a luogo.

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UN RINGRAZIAMENTO PER LA PREZIOSA COLLABORAZIONE AL DOTT. DOMENICO CUSCITO Stampa: IGM di Masiello Antonio | Cassano d. Murge | Bari Editore: Associazione La PrimaVera Gioia | via Pio XII 6 Gioia del Colle | Bari Sede Via De Deo 14, Gioia del Colle | Bari ©PrimaVera Gioia, 2012 Tutti i diritti sono riservati testata iscritta presso i Registri del Tribunale di Bari al Ruolo Generale 1505/2012 e al Registro di Stampa al n. 23

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Copertina ispirata dalle grafiche di Tilman.

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Ouverture I want municipal council Ricordando il Consiglio Comunale

Maria Cristina De Carlo / Direttore

FB/ MariaCristina.DeCarlo

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icordo con gran piacere, ma anche con un pizzico di malinconia considerati gli anni che sono passati, di quando sedevo in Consiglio comunale dei ragazzi come rappresenate della Scuola Media Losapio. La mia fu la primissima esperienza di tale progetto politico rivolto ai giovani. All’epoca non esisteva ancora la figura del sindaco dei ragazzi, perchè la macchina doveve ancora prendere piede ed era un progetto work in progress dove tutto veniva modificato, seduta dopo seduta, in base alle esigenze e problematiche che noi ragazzi avvertivamo. L’anno successivo venne introdotta la figura del sindaco dei ragazzi e mi ritrovai a ricoprire la carica di segretaria. Un ‘esperienza senza precendeti: avvicinarsi, attraverso il gioco, alla politica mi ha portato negli anni ad interessarmi più concretamente delle problematiche della Città. Un progetto, insomma, che ha segnato i partecipanti che oggi frequentano partiti o associazioni e cercano, come possono e come gli è permesso di fare, di cambiare le cose. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi ha in parte formato i giovani politici; purtroppo il progetto è tramontato dopo alcuni anni. Si è tornato a parlare di Consiglio Comunale dei Ragazzi all’indomani delle elezioni che hanno visto Sergio Povia nuovamente Sindaco di Gioia del Colle (fu proprio lui all’epoca insieme all’assessore Paradiso a sostenerlo). La notizia mi ha strappato un sorriso dale labbra perchè, inevitabilmente, è riaffiorata alla mente il ricordo di tale esperienza che consiglierei davvero a tutti i giovani che hanno voglia di impegnarsi politicamente per il bene della propria città. L’SOS lanciato spesso dai partiti è quello della mancanza del riciclo generazionale; i giovani sempre più evitano luoghi politici e troppo spesso si disinteressano delle problematiche della propria città. Si fanno spesso trascinare da chi alza la voce (le pecore seguono sempre il pastore che grida). Essendo una persona che crede fortemente nell’idea di partito (purtroppo non riesco ancora a concepire i “movimenti”) reputo il

INDICE 3 Ouverture 4 Intervista a Massimo L’Abbate 7 Marco Damilano 8 Intervista a Mimmo Lapolla 10 Concrete jungle 12 SIC! i singoli fanno rete 13 Ensemble Musikòsine 14 Una finestra nei licei 15 Nuove Imprese 16 Polo turistico III 18 Rockerella 19 Quella luce della sala prove 20 Gioia del Folle 21 San Checco da Capurso

Consiglio Comunale dei Ragazzi un ottimo vivaio dove far crescere e sviluppare le menti dei più giovani che possono avvicinarsi al mondo politico senza alcun pregiudizio. È insomma un progetto che non è fine a ste stesso: nell’immediato si realizza avvicinando i ragazzi alla politica, facendoli entrare nel palazzo che amministra la città. A lungo termine, il progetto crea nuovi politici. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi proposto qualche mese fa, non è mai ripartito: proprio in queste settimana l’opinione pubblica è venuta a conoscenza del progetto dopo una lettera firmata dal consigliere di Solidarietà e Partecipazione, Enzo Cuscito, che ha scritto al Sindaco chiedendo notizie in merito. Sergio Povia aveva promesso di riattivare il Consiglio dei ragazzi ma l’anno scolastico è quasi giunto a metà percorso e di tale progetto non si è ancora parlato nelle scuole. Si spera che venga presentato all’indomani dal rientro delle feste natalizie perchè sarebbe davvero un peccato non far ripartire l’iniziativa che avvicina i giovani al mondo politico. PrimaVera Gioia 3


n u o v o Rosario Milano Lyuba Centrone |

/ lyuba.centrone

a Abbiamo qui il neo segretario del Partito Democratico Massimo Labbate. Parlaci del tuo excursus honorum. La mia vita politica è recentissima: ho iniziato con le primarie costitutive del Partito Democratico nel 2007. Ero con la lista Letta, di ispirazione liberale, ma il mio vero punto di riferimento politico all’ epoca era Veltroni. Subito dopo quell’esperienza ho preso parte al coordinamento della segreteria di Enzo Cuscito e, fino a qualche settimana fa, alla direzione provinciale. Nonostante sia sempre stato fedele al Partito Democratico, durante questi anni c’è stato un solo momento in cui non ho partecipato alla vita attiva del partito: il periodo del coordinamento Valletta, in quanto non ero contento della “fase Bersani”. Notiamo continuità tra l’esperienza 4 PrimaVera Gioia

“Fermare il Declino” e “Adesso Gioia” per quanto concerne l’organico che li componeva, cosa puoi dirci a riguardo? Non finirò mai di chiarire questo aspetto. “Fermare il Declino” nacque come un manifesto di 10 punti e non era un movimento politico. Aderii a questo progetto insieme con Nicola Gaetano, Nicola Continolo, Mauro Mastrovito (che non è entrato nel PD) e Francesco Ferrante. Era di ispirazione Liberale e rispettava in pieno la mia ideologia liberalsocialista, se così si può dire. Durante il periodo delle elezioni presidenziali, poi, il manifesto divenne un movimento politico, ma io non vi aderii perché tesserato al PD. La mia (e la loro) esperienza con “Fermare il Declino” finisce lì. Molti ci hanno additati addirittura di essere entrati a far parte di un partito di destra, tuttavia sarebbe davvero interessante stabilire se la famiglia dei liberali appartenga a tale ideologia. Ritengo ancora attuali quei punti ed in particolar modo quello sulle “Dismissioni Nazionali”: noi paghiamo 85miliardi all’anno di interessi sul debito, e quel manifesto chiedeva la dismissione del patrimonio pubblico,

dismissione delle partecipazioni che lo Stato ha nelle aziende nazionali, privatizzazioni (vere), etc. C’è bisogno di fare liberalizzazioni, c’è bisogno di azzerare il debito pubblico. Credi di essere stato vittima o carnefice di quanto avvenuto durante il congresso? Né uno né l’altro. Credo che le regole siano state sbagliate a livello nazionale. Sarebbe bastato chiudere il tesseramento un mese prima e non so se avremmo avuto così tanti tesserati. Sono orgoglioso del percorso che abbiamo fatto. Ha giovato il fatto di essere stati più rapidi di altri, conosco come funziona la politica e so che la rapidità può essere una carta importante. Sostanzialmente le polarizzazioni in atto sono due: chi dice che questa amministrazione debba andare a casa, e chi, come noi, dice che bisogna dialogare e trovare soluzioni, poiché mandare a casa l’amministrazione, dopo un anno e mezzo, trovo che sia una forma di irresponsabilità. Qualcuno ha fatto l’indignato, ma credo che tutti, a vario titolo, abbiano


se gr et ar io utilizzato i propri mezzi per ottenere tesserati. Nessuno ha sbagliato, perché le regole erano sbagliate.

l La tua maggioranza si basa su numeri davvero spiccioli, solo 11 contro 9. Credi sia possibile “governare” il PD stando così le cose? Il mio primo obiettivo è quello di far in modo che questo partito sia il più unitario possibile, voglio la più ampia condivisione delle idee. Sono apertissimo ad ogni soluzione, ma e’ chiaro che nel momento in cui noteremo un ostruzionismo fine a sé stesso cercheremo di andare avanti ugualmente. Spero che ci possano essere nuove maggioranze in funzione delle questioni e che dunque si possa diventare dodici, tredici, quindici... l’idea è quella di fare un partito democratico che vada oltre il passato. Un partito di più larga maggio-

ranza possibile. Durante gli altri congressi, non c’è mai stata una maggioranza, si è sempre votato all’unanimità, e a cosa ha portato? La gestione di Cuscito è finita con la lacerazione del partito e con Valletta si è arrivati a farlo entrare nell’opposizione, anche qui con lacerazioni. Mi auguro sempre che la maggioranza e la minoranza siano il sale della democrazia. Chi hai sostenuto come segretario Provinciale? Il gruppo dei Renziani aveva libertà di scelta, non c’è stato un vero e proprio candidato anche se probabilmente colui che ha portato le idee di Renzi era Pagano. Io ho sostenuto Vito Antonacci (Cuperlo), forte di un rapporto personale. Per me non esistono le correnti, esistono le persone e le idee di queste persone. E’ chiaro che finita quell’ esperienza io rimango fedele a Renzi. Notiamo delle incongruenze in alcuni aspetti, quali per esempio il presunto appoggio che hai ricevuto all’ultimo minuto da Valletta, o ancora la presen-

za all’interno della tua segreteria di Giuseppe Bianco, noto ai più per le sue vicende giudiziarie relative all’ambito dell’amministrazione condominiale. Come le giustifichi? Essere incongruente significa non essere congruo e nel mio vocabolario non esiste la parola incongruenza. Ho sostenuto Antonacci perché lo conoscevo. Credo che sia più apprezzabile essere fuori da schemi. Vito Antonacci è stato colui che ha rimesso insieme i cocci del PD dopo la segreteria di Enzo Cuscito. Per quanto riguarda Valletta, non mi risulta affatto che mi abbia sostenuto. Giuseppe Bianco, invece, l’ho fortemente voluto nel mio ordinamento poiché non ha più alcuna pendenza legale. E’ passato un mese dal congresso, quindi? Una delle primissime cose che mi sono posto di fare è quella di cambiare sede, perché mi sono reso conto che c’è la possibilità di risparmiare qualcosa. Sono molto affezionato all’idea dei luoghi: credo che il PD dovesse cambiare sede già dal PrimaVera Gioia 5


2007 dato che questa è la sede storica dei DS. Dopo di che, non essendoci stato nel vecchio coordinamento, vorrei analizzare il rapporto con l’amministrazione, tante altre cose che riguardano il futuro del partito.

r Ritieni plausibili le tue dichiarazioni congressuali in base all’andamento di quest’ultimo? I punti fondamentali sono due: verifica politica e azzeramento della giunta. Da lì non ci muoviamo. Dobbiamo capire sia come attuare la verifica politica, sia se i problemi tra il partito e il sindaco siano legati al rapporto tra metodo e merito: merito sulle questioni quali lama San Giorgio, dirigenti, CERIN; e metodo nella questione “maggiore collegialità”. Una delle prime cose che vorrei fare è quella di ridare un metodo e delle regole interne.

protagonisti della politica del Paese, ma non intendo fare nomi. Per dirne una, il momento migliore di questa città ha coinciso con il momento migliore per L’ Ulivo (96-98), a mio avviso, il miglior governo di questa seconda repubblica capeggiato da Prodi, con Veltroni ministro della cultura. Al contrario questa amministrazione nasce da un pastrocchio combinato da “qualcuno” che è andato via e che adesso fa altrove la “satira”…il partito all’ epoca di sfasciò e non riuscì a trovare nessuna valida alternativa a Povia. Oggi noi aspiriamo a formare una classe politica nuova.

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Quali progetti hai per la città? E’ chiaro che questa non è l’amministrazione dei nostri sogni. Bisogna mettere le basi per il nostro futuro. Questo gruppo nasce con una prospettiva decennale. Ho un pallino: uno sviluppo economico della città che parta dalla cultura, dall’enogastronomia, dal marketing territoriale. Per me l’assessorato alla sviluppo produttivo e l’assessorato alla cultura devono andare insieme, ovviamente non lo pretendo oggi, ma in prospettiva. Credo che questa città debba pensare di volare alto. Povia ci è riuscito nei primi cinque anni di governo (dal 95 al 99); dobbiamo cercare di tornare protagonisti all’interno della provincia. Vogliamo aprire il PD anche a gruppi esterni che abbiano voglia di lavorare per migliorare la città

Arti. 14, Punto 3 del Regolamento congressuale del Partito Democratico: “La campagna elettorale deve essere improntata alla massima sobrietà, trasparenza e al rispetto dell’ambiente”. Credi che alla luce di questo piccolo stralcio normativo, sarà possibile per il PD riconfermare gli stessi candidati alla prossime elezioni? Ritengo la sobrietà, in tutte le manifestazioni della vita, un valore imprescindibile. Spero di poter fare in modo che il PD possa rappresentare pienamente tutte le istanze di cambiamento. Rispetto al rinnovamento della classe politica, c’ è bisogno innanzitutto di gente che si avvicini. Non sono d’accordo con la clausola che prevede la parità di genere. Non è con una clausola del genere che si garantisce la parità, poiché non è possibile dover trovare a tutti i costi un numero paritario di uomini e di donne. Rinnovamento, per degli amministratori, significa accettare di cambiare ruolo dopo due legislature piene. Poi considerate che il segretario di partito non è un monarca, ma decide insieme agli altri.

Pensi che l’attuale governo della città sia all’altezza? Dacci un parere sui singoli amministratori che lo compongono In questi quindici/vent’ anni c’è stata una forte analogia tra la Nazione e la nostra città. Molti personaggi mi ricordavano

Concedici un’ultima domanda: chi vince lo scudetto? E’ una domanda sbagliata perché sai come andrà a finire. Lo scudetto lo vince la Juventus e la Roma, caro Rosario, non arriva nemmeno seconda.

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s STRALCI DI UN DIALOGO FUORI TEMPO M: “Non mi avete fatto le domande scomode!” R: “Facci una dichiarazione spontanea allora!” M: “La verita è che tu sei ancora legato alle persone! Sono le idee quelle che contano! R: “Certo! Ma le idee camminano sulle gambe delle persone. Se le persone sono sbagliate, le idee non vanno da nessuna parte.” M: “Il consenso della gente però è imprescindibile.” R: “Il consenso, parliamoci chiaro, si compra e purtroppo ci sono dei servi anziché cittadini.” M: “Questo è il problema del berlusconismo! Il problema di Berlusconi siamo noi! E’ uno che ha creato un sistema culturale sbagliato e la sinistra glielo ha lasciato fare!” R: “Bene quindi chiudiamo con una domanda: cosa pensi del nostro giornale e cosa ci consigli di fare?” M: “Per quanto riguarda te, Rosario, quando scrivi non capisco quello che dici, però dato che ti conosco e poi mi spieghi quello che hai detto, più o meno ci troviamo. Io vi consiglio questo: quando si scrive vien voglia di esprimere opinioni; mi piacerebbe però che vi occupaste più di “questioni”, ovvero inchieste, di numeri, di dati etc. Io l’ho fatto con Gioia News pur con risultati non sempre esaltanti poichè purtroppo la gente trova noioso parlare dei problemi della società. Eppure l’analisi della società è fondamentale. Comunque siete un bel gruppo, e spero che qualcuno di voi possa avvicinarsi alla vita pubblica perché ce n’è un grandissimo bisogno.¿


MARCO DAMILANO PRESENTA “CHI HA SBAGLIATO PIU FORTE” Enrico Febbraro |

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l 22 novembre scorso l’Inviato dell’Espresso, e noto volto televisivo in talk show di politica e attualità, Marco Damilano ha presentato il suo ultimo lavoro “Chi ha sbagliato più forte” (casa ed. Laterza, Bari) a Gioia del Colle. La presentazione ha avuto luogo presso “spazio uno tre”, punto di riferimento per gli eventi culturali locali. L’autore illustrando al folto pubblico presente le motivazioni storiche e personali che lo hanno spinto a scrivere di getto questo libro ha di fatto anticipato le questioni più salienti dello stesso: le vittore, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Partito Democratico, da Occhetto e la gioiosa macchina da guerra fino al mai sopito dualismo Prodi - D’Alema. Una cronistoria lucida e appassionata, curiosa ed appassionante, della storia del centro-sinistra italiano degli ultimi vent’anni. Si tratta, di fatto, della prima storia del centrosinistra della Seconda Repubblica, in presa diretta. Un diario personale dell’autore ma anche una descrizione dell’Italia, o almeno delle vicende politiche di una gran parte di essa. Il racconto si snoda intorno alle voci di quattro protagonisti fondamentali del periodo in questione: Romano Prodi, Arturo Parisi Walter Veltroni e Massimo D’Alema. In più il pensiero e la voce di un personaggio non strettamente politico, un grande artista, Nanni Moretti: cantore dei vizi e della virtù di una sinistra italiana da sempre legata ai suoi clichè e forse mai definitivamente matura per governare il Paese. Una saga in cui si intrecciano leader e personaggi minori, debolezze e voltafaccia inattesi.

Non a caso il titolo dell’opera riprende un verso della mitica “Canzone Popolare” del cantautore genovese Ivano Fossati: il libro racconta del popolo dell’Ulivo, del suo muoversi come un fiume carsico, della sua imprevedibile portata, della sua voce sempre chiara e forte. I movimenti e i girotondi, le file ai gazebo delle primarie che spesso hanno riscritto finali dati per scontati. L’autore ci offre un quadro, una descrizione a tinte forti, dell’incredibile riserva di passione e di militanza che nei tempi dell’anti-politica crescente è ancora viva e costituisce la più grande speranza per il centro-sinistra, nonché per l’intero Paese. Di fatto siamo di fronte al ritratto di una generazione che non ci sta a farsi tradire da chi ha sbagliato più forte. La serata, organizzata da Gioia News e condotta da Massimo L’Abbate, ha visto la partecipazione di semplici cittadini e di personalità politiche locali di vari schieramenti. La presentazione ed il seguente dibattito con alcune domande da parte del pubblico si è sviluppato per poco più di un’ora lasciando ai presenti il ricordo di una bella serata, interessante e vivace, in compagnia di Marco Damilano. L’autore è venuto, di persona, a Gioia del Colle, a darci un quadro nuovo, lontano dalle rappresentazioni mediatiche, delle questioni che riguardano il popolo del centro-sinistra ma che in realtà riguardano tutti i cittadini, di qualsiasi credo e fede politica, che ancora credono nel modello della rappresentanza democratica e non si sono ancora abbandonati alle nuove forme di pseudo partecipazione diretta.¿ PrimaVera Gioia 7


Intervista a M immo Lapolla

congressuale, quindi chi mi ha votato sa benissimo quale linea politica vuole seguire.

Rosario Milano Laura Castellaneta |

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a Abbiamo qui il Secondo arrivato nella corsa all’elezione di segretario del PD, vinto dal neo-eletto Massimo L’Abbate. A differenza sua, tu hai avuto un excursus differente, passando spesso da un partito all’altro (PC-PDS-PD-SEL-PD). A cosa sono dovuti questi continui cambi di corrente? Non sono cambiamenti perché, come la storia dimostra, il Partito Comunista italiano si è evoluto più volte in modo positivo. Quindi, ho aderito sempre al partito comunista, poi al PDS, ai DS, l’unica parentesi che ho avuto con SEL è durata 4-5 mesi, in cui ero critico rispetto ad una fase del PD, e avevo trovato qui una collocazione migliore. Poi ho visto che in SEL c’erano alcuni problemi di democrazia interna, e sono ritornato al partito di provenienza. Dal 1968 sono nel Partito Comunista; sono cambiate le fasi storiche di questo partito, ma io sono rimasto fedele. Ci dai un giudizio breve sull’andamento del congresso? I commenti sul congresso del PD sono i più variegati. C’è stata una degenerazione del tesseramento. L’anno scorso, a Gioia, eravamo una settantina di iscritti e passare a 375 mi è sembrato eccessivo. Questo passaggio è dovuto al fatto che c’è stato un voto di opinione molto limitato e, sia i consiglieri comunali che gli assessori, hanno voluto fare un braccio di ferro perché il partito, con la segreteria Valletta, si era posto all’opposizione dell’amministrazione comunale. Così, mettendo il tesseramento come prima meta di questo percorso, la situazione è sfuggita di mano. A Gioia, come in altri comuni, c’è stato questo passaggio che prima o poi si sgonfierà, perché molti votanti non sanno neanche quale programma hanno votato. Io, il mio, l’ho detto nella fase 8 PrimaVera Gioia

Ritieni che i consiglieri della maggioranza abbiano sostenuto la campagna elettorale di L’Abbate? Anche se c’è chi dice che anche la tua candidatura sia stata sostenuta da interessi privati. Preferisco non entrare nel merito di queste questioni. Trovo alcune insufficienze nel programma del segretario eletto. Non posso dire che L’Abbate sia il rinnovamento, perché è stato in altre formazioni politiche in questi anni, con “Fermare il Declino”, quindi, la mia perplessità non è la questione privata ma proprio quella politica. Parliamoci chiaro: la politica è in crisi perché ci sono questi fenomeni! Passare da destra a sinistra, da sinistra a destra, al centro, non è un buon rinnovamento. Perché hai scelto di ricandidarti come segretario del PD, con l’ovvio rischio di essere identificato come “vecchio” rispetto al “nuovo che avanza”? Prima di candidarmi, ho avuto colloqui con i compagni di partito, i quali hanno ritenuto che io fossi la figura adatta in questo momento politico, da proporre come segretario. Se qualcuno dice che questa amministrazione va bene, io vi dimostro il contrario: questa amministrazione va male. Allora il rinnovamento dove si colloca? È nelle decisioni e nelle proposte che si vede il rinnovamento della politica. Io non posso essere più una punta perché non miro più a niente, infatti questa è l’ultima corsa che io faccio, e poi lascio spazio alle nuove generazioni.

c Chi hai sostenuto come segretario Provinciale? Perché? Ho sostenuto la candidatura di Annalisa Campanella perché è l’unica figura che in questo momento congressuale ha ritenuto di rompere un vecchio sistema che prima imperava nel vecchio partito comunista italiano, e adesso impera ancora nel PD. Cosa puoi dirci sull’affluenza al voto delle primarie? Qual è stata la tua preferenza tra i 4 candidati proposti? Ho votato Cuperlo. In quei giorni abbiamo indicato una degenerazione politica perché, si sono presentati assessori, consiglieri comunali e segretari di altri partiti, a sottoscrivere l’adesione al PD. Adesso al comune abbiamo un monocolore PD. Capisco che si è dovuto giocare forte sulla concezione dell’amministrazione comunale e di chi deve portare avanti il programma della stessa, ma per il PD non è stata una buona giornata.


Cosa prevedi per il futuro del partito democratico? Le cito una dichiarazione di L’Abbate, fatta a noi di Primavera: “il mio primo obbiettivo è quello di fare in modo che questo partito sia il più unitario possibile, voglio la più ampia condivisione delle idee”. Cosa puoi dirci a proposito? I primi atti che lui fa non sono in questa direzione, ma sono atti di rottura. Non si è visto mai che il segretario di un circolo, strappi i manifesti messi dall’area Cuperlo o dall’area Civati. È stato un gesto molto ma molto forte perché, anche se c’è l’autonomia del circolo e lui è il rappresentante, la democrazia vigila sui diritti di ognuno. Poi, sul collegio di garanzia, noi abbiamo chiesto la presidenza, ma lui sta ancora tentennando, nonostante sia la minoranza che deve avvalersi di questo strumento per controllare tutte le azioni di un circolo locale. Nonostante tutto, mi auguro che il coordinamento vada nella direzione che ho richiesto.

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Nella mozione congressuale, L’Abbate (che successivamente ha contestato le sue stesse dichiarazioni) ribadisce “l’estraneità all’amministrazione” del coordinamento, chiede “di ritirare la fiducia ed il sostegno all’ amministrazione comunale riportando la città alle urne”, e si batte per l’azzeramento della giunta. Credi che L’Abbate manterrà fede a questo impegno? Io mi rapporto a quello che ha detto al congresso: vuole azzerare la giunta e presentare un programma politico al sindaco per far si che accetti il loro ritorno in giunta. Io sono fermamente contrario a questa impostazione, perché siamo usciti dalla maggioranza dopo mesi di trattativa su questioni programmatiche con il sindaco, in cui non ci aveva messi nelle condizioni di poter continuare questa attività amministrativa. Infatti, i consiglieri comunali, finché la linea politica del circolo non cambierà, staranno li a titolo personale, come lo stesso assessore Masi. La signora De Giorgi, invece, si è dimessa, aderendo all’impostazione che il vecchio coordinamento ha dato. Il sindaco ha deciso unilateralmente il nome del neo-vicesindaco, senza incontrarci, anche se un partito di maggioranza relativa, dopo le vicende avvenute per quanto riguarda l’ex vicesindaco, doveva essere affidato a noi. Per questi ed altri motivi, negativi per quanto riguarda l’amministrazione comunale, noi siamo usciti. Non credo che avranno la forza di far revocare tutti questi provvedimenti al sindaco, ma noi, per quanto ci riguarda, come area Cuperlo, resteremo all’opposizione. Ti leggiamo i primi 4 nomi dei 7 componenti in collegio 2 Barisud dei candidati all’Assemblea Nazionale per la Provincia di Bari – Lista Renzi: EMILIANO MICHELE – Sindaco di Bari; BARBI LAURA – Membro del Provinciale PD; CAMPANELLI SAVERIO – Ass. Lavori Pubblici-Putignano; MASTROMARINO FILOMENA – Vincitrice di “Mammoni”-Italia 1. Alla luce di questo, pensi che l’attuale governo di questa città, e in generale del Paese, possa essere considerato all’altezza dei compiti, allo stato attuale di

tensione sociale? Il fenomeno Renzi ha portato nelle sue liste molte persone che no si erano mai avvicinate alla politica prima di queste primarie, quindi anche in provincia di Bari c’è stato questo fenomeno. Conosco i primi tre nomi da voi elencati, ma non conosco personalmente la signorina Mastromarino, la quale non ha mai frequentato la sezione, né l’ho mai vista affacciarsi alla politica. Credi che questa sia una spia indicativa del fatto che non abbiamo una classe di governo e che questa pulsione per il nuovo finisce per dequalificarla? Questo è un pericolo che corre Renzi all’ordine del giorno. Lui deve fare i conti sia con quelli che sono saliti sul carro del vincitore, e ce ne sono molti de La Margherita, sia con le nuove leve assolutamente inesperte. Non so se Renzi riuscirà a mantenere sia gli uni che gli altri nello stesso gruppo. Al di là dei rappresentanti, perché giudica insufficiente l’operato di questa amministrazione? Quali sono i punti più controversi della sua attività? Io ritengo insufficiente l’operato di questa amministrazione perché vedo gli assessori impreparati a una programmazione del lavoro. Vedo assessori che lavorano alla giornata, sull’emergenza, e che non sanno individuare i settori in crisi. In alcuni di loro credevo, adesso però, dopo un anno e mezzo, non si può dare che un giudizio negativo sul loro operato.

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Hai vissuto la storia di questo paese intrecciandola a una lunga carriera politica. In questa fase storica, senti di essere più ottimista o pessimista? Guardando le cose mi sento pessimista. Gioia del Colle è al centro della Puglia ecco perché questa città dovrebbe essere il punto di riferimento per molte aziende, per le attività produttive, per l’occupazione. Invece vedo segnali che vanno in controtendenza. Una giunta, un’amministrazione, se vuole affrontare i problemi, deve partire dall’occupazione e dai problemi della povera gente. Con la mia candidatura volevo invertire questa rotta e dare una svolta alla politica di Gioia del Colle, ma, nonostante tutto, ho avuto un ottimo risultato. Noi abbiamo finito e ti ringraziamo. Vuoi rilasciarci qualche dichiarazione spontanea? Secondo me il ruolo che avete voi, e gli altri della stampa locale, fa bene alla democrazia e alla partecipazione. Vi devo ringraziare perché siete dei volenterosi, e fate un mestiere non facile in questo periodo perché mi rendo conto che siete divisi da una parte e dall’altra. Vi conosco e dico che state facendo un buon lavoro per il futuro e per le nuove generazioni. ¿


Antonio Losito Alessandro De Rosa |

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a sentenza del 2 luglio 2013 del Consiglio di Stato sul caso COOP, nel rigettare il ricorso contro la precedente pronunciazione, di fatto conferma quanto i gioiesi avevano appreso dalla sentenza del medesimo organo giudiziario del 4 maggio 2012: l’illegittimità delle concessioni edilizie e delle autorizzazioni commerciali. Per esporre i contenuti della Conferenza Stampa del 12 novembre sul tema delle violazioni urbanistiche in Zone Territoriali Omogenee (ZTO) di tipo F, voluta e presieduta dal sindaco Sergio Povia, partiremo dalla morale che il finale ci ha riservato, cioè dall’intervento con cui il vice Donvito rimbrottava la schiera interlocutoria per la sua esasperata sete di giustizia, per aver preteso di ragionare del sesso degli angeli anziché del tema più impellente, ossia le sorti delle vere vittime di questa storia e dei loro posti di lavoro, degli investimenti dissipati, dello sperpero di contributi pubblici a suon di risarcimenti. Sarà certamente colpa dei giornalisti e dei detrattori politici se su questo punto, relativamente alla vicenda COOP, tutto quel che si può quagliare al termine dell’incontro è la seguente conclusione: che esistono diversi possibili esiti – abbattimento totale del fabbricato, demolizione parziale delle superfetazioni, assunzione a patrimonio comunale con destinazione consona, sanzione – ; che bisognerebbe attendere ancora il pronunciarsi del TAR; che, nell’attesa, il Consiglio Comunale emetta qualche atto provvisorio, qualche concessione, una sanatoria, una variante normativa, insomma qualche provvedimento, non meglio noto, che metta le cose a posto, in certa misura prendendo a sberleffi una sentenza passata in giudicato. Parte della poviana esegesi è stata imperniata sulla contestazione di un elemento di fondo della sentenza: l’interpretazione 10 PrimaVera Gioia

dell’eccetera posto in coda all’elenco delle opere che è possibile realizzare all’interno di zone F. Veniva propinato, in sostanza, che il giudice non avesse colto, in primis, la differenza tra opera pubblica e attrezzatura di interesse generale e, in secundis, che, fra tutte le altre cose non citate esplicitamente dalla legge, non si dovrebbe impedire, secondo un orientamento più elastico, di infilarci un centro commerciale; funzione, a detta del primo cittadino, assolutamente coerente, appunto, con l’interesse generale. Verrebbe quasi da credere che il problema sia tutto lì, se non fosse che la sentenza dello scorso anno, oltre a smentire nel merito questo assunto, aggiunge una sequela a dir poco prolissa di violazioni di legge: per cominciare, vengono contravvenute – tra le altre – la 1444/68, quella sugli standard urbanistici e la definizione delle ZTO, e le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) comunali, in quanto una struttura di così marcata caratterizzazione commerciale (5000 mq complessivi di superficie di vendita) non può essere affatto considerata servizio per l’urbanizzazione secondaria; sono trasgredite le medesime e altre leggi nel falsare con artefici tecnici il calcolo della superficie coperta, superando i limiti di edificabilità massima, e nel non ottemperare al numero minimo necessario di parcheggi pertinenziali; sempre a proposito dei parcheggi, è considerato illecito l’aver voltato tutto il verde della Zona F2 a posti auto, a scapito delle attrezzature per il gioco e degli impianti sportivi; sono violate le leggi e le norme relative ai vincoli espropriativi, laddove, alla data di scadenza dell’imposizione del vincolo, i terreni sarebbero dovuti divenire aree bianche ed essere assoggettati al regime delle zone E (quelle agricole), a bassissimo indice edificatorio; nell’alveo delle medesime violazioni, c’è da considerare la conseguente definitiva inattuabilità di un progetto che prevedeva negli anni ’70 la realizzazione di una scuola media; è violato il regolamento comunale del commercio


approvato nel 2001; è riconosciuta come sleale una concorrenza che è favorita da un’azione illegittima dell’amministrazione, quale è quella che si va così profilando. Interrogato sulle ragioni per cui si è preferito collocare il centro commerciale – che nasceva come complesso polifunzionale integrato, ma nel tempo si è rivelato un contenitore predisposto ad accogliere, un po’ alla volta, un numero improprio di esercizi commerciali – su zona F anziché su D4, questo è stato il succo della replica: per la “svista” di amministratori del passato, le zone predisposte al commercio sono state lottizzate per farvi appartamenti e quindi rese inutilizzabili; inoltre, la buona fede è stata ispiratrice nella generazione di occupazione e di slancio del Prodotto Interno Lordo, a giustifica di ogni azione. Altro punto a suo favore, il sindaco ha cercato di segnarlo tirando fuori il dato della cospicua quantità di zone F che proprio non si sa come riempire. Avanzatagli l’obiezione di avere avuto in passato l’occasione di produrre varianti parziali al PRG attraverso l’adeguamento alla legge regionale 56/80, passaggio tecnico-amministrativo in grado di consentirgli di trasformare la destinazione di alcune ZTO, la risposta è stata un timido mea culpa per non essersi imposto quando, nel ’99, era suo desiderio farlo ma non aveva trovato sufficiente sostegno tra i suoi, e per l’aver ritenuto la situazione sicura avendo operato in continuità con un modo più che ventennale di elargire concessioni. Il continuum amministrativo è stato anche alla base della motivazione addotta per ritenere superflua la ricerca delle responsabilità politiche di chi avrebbe dovuto vigilare, e tecniche di chi ha materialmente firmato le concessioni incriminate; personalità dirigenziali che hanno operato, operano e continueranno a operare per i corridoi di

Palazzo S. Domenico, in mancanza eventuale di individuazione del dolo o della colpa grave. Sarà anche vero che un sindaco, chiamato ad essere pragmatico, non fa crociate del bene contro il male, anche quando, con spirito laico, si dipinge nelle vesti dell’Agnus Dei di Francisco de Zurbaran, in procinto del martirio per mano di leggi oppressive e giudici lunatici. È persino ammissibile che le decisioni di una amministrazione possano essere borderline, salvo lagnarsi dell’ustione dopo aver sistematicamente giocato con il fuoco. Ma la percezione collettiva di subire un modo di fare politica che, come Penelope, fila e sfila la sua tela, è corroborata dall’insorgenza di numerose altre situazioni analoghe a quelle del caso COOP, alcune per certi versi più lampanti: si pensi al caso della concessione edilizia rilasciata per la realizzazione di un edificio residenziale sul sedime dell’ex Arena Castellano. Questa volta, non solo non v’è spazio per dubbi sulla incoerenza dell’intervento privato con l’interesse generale, ma l’allora governo cittadino – di colore politico diverso, è vero, ma questo non addolcisce la pillola – fu persino messo in guardia sui rischi giuridici dalla puntuale e zelante segnalazione di un nostro concittadino, cui naturalmente è stato corrisposto picche. Non sappiamo dire se è giusto o no bollare come minoranza esagitata chi invoca il rispetto della legge, per quanto restrittiva essa possa essere, e come prurito il suo interesse per il bene della collettività; è proprio vero, tuttavia, che chi, alla fin della fiera, rischia di vedere lesi i propri diritti, si è già da tempo affidato alla Divina Provvidenza di manzoniana memoria e ha cominciato a grattarsi. ¿ PrimaVera Gioia 11


SIC! Quando i singoli fanno rete… Sic et simpliciter per i latini. Tanta roba per tutti noi.

Filippo Linzalata |

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/ filippo.linzalata

ra un pomeriggio assolato di metà settembre, quando un post pubblicato su Facebook annunciava la fine di un’ esperienza unica per tutti coloro che almeno una volta hanno avuto la fortuna di assistere ai concerti dell’Oasi San Martino. Di lì a pochi giorni si sarebbe interrotta bruscamente la strada intrapresa quattro anni addietro, segnata da concerti umidicci sotto un gazebo riscaldato , lasciando nello sgomento tutti i fan, amici e curiosoni al seguito. Con l’ esperienza dell’ Oasi San Martino era stato scardinato il preconcetto ostinato dell’ “…e ma se vuoi ascoltare musica seria ti devi spostare nelle grandi città…” . La musica di qualità, non di quantità, “discograficamente” parlando, può giungere anche in provincia riempiendo le serate degli assetati di quella forma di arte in grado di comunicare con note distorte. All’indomani dell’ interruzione delle attività dell’Oasi, un intero bacino d’utenza era ormai destinato al tipico torpore di provincia che determina il letargo artistico di un territorio che non sa valorizzarsi, che non vuole mettersi in gioco. Poi d’un tratto… SIC! E’ in occasione del quarto appuntamento della rassegna “Sweet November” che abbiamo l’occasione di fare due chiacchiere con i ragazzi di “SIC! Progettazioni Culturali”. Al nostro cospetto si interfaccia un trio di ragazze terribili, Anna Maria, Rossella e Marica, appartenenti a quella tipologia di persone che con le mani in mano proprio non sanno stare. Insieme a loro il

pacchetto (dinamico) di “SIC!” è per il momento formato da altri volti noti del mondo associazionistico e professionale gioiese. Restringere meramente il quadro d’azione al nome dei “progettisti” significherebbe sminuire il senso dell’iniziativa che mira a trasformare la passione e la formazione personale in occasione lavorativa nello stile del coworking, inglesismo che tanto ci piace, con la differenza che non si condivide un ambiente ma un ambito di lavoro. “SIC! Progettazioni Culturali” è una realtà di recente formazione. Come vi siete incontrati? Quali obiettivi vi uniscono? Con un imprevedibile intersecarsi di conoscenze e casualità fortunate, ci siamo ritrovati nella comune e naturale esigenza di provare a costituire un gruppo di lavoro che avesse l’intento di ideare e realizzare eventi musicali, campo entro il quale i componenti di “SIC!” lavorano già da svariati anni ormai da musicisti oltre che da operatori del settore, con l’obiettivo futuro di costruire un’offerta di servizi integrata, capace di far dialogare cultura, turismo, enogastromia. Il nostro è un team dinamico ed eterogeneo per competenze ed esperienze nel settore della produzione (dal service audio-luci alla progettazione web/grafica), organizzazione, consulenza tecnico-giuridica, comunicazione e promozione di eventi culturali. A Gioia già altre associazioni si occupano di musica, perché avete scelto di “abbandonare” l’associazionismo? Non abbiamo assolutamente nulla contro l’associazionismo, anzi, noi tutti proveniamo da quel contesto. Non si tratta di una divergenza ideologica, piuttosto della necessità di fare tesoro delle esperienze apprese in anni di attività in associazione, per provare a spenderle in un’ottica lavorativa, attuando un passaggio evolutivo a nostro avviso necessario. Ci piacerebbe scardinare l’idea che purtroppo in Italia spesso si ha della cultura come di qualcosa di superfluo a cui dedicare il tempo libero. Diversamente, riteniamo fondamentale operare un’inversione di rotta che porti ad approcciarsi alle attività culturali con una visione imprenditoriale, capace di generare economie, senza

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contatti: ANNA MARIA (promoter) 328 9569724 | ANTONELLO (tech) 348 7505948 | Sic.progettazioniculturali@gmail.com speculazioni, senza “sporcarsi”, senza inevitabilmente perdere la purezza dei motivi ispiratori, dei fini e degli obiettivi di cui l’associazionismo si fa portatore. Per noi è possibile. Sweet November è la rassegna musicale con la quale avete esordito presso il pub El Corte. Parlatecene Poiché siamo una realtà neonata, abbiamo pensato di cominciare a farci conoscere realizzando una rassegna a cadenza settimanale (ogni lunedì per tutto il mese di Novembre) in cui ospitare una selezione di cantautori e cantautrici davvero di qualità (citiamo tra gli altri l’eclettica Roberta Carrieri, ex Quarta Parete, con cui abbiamo chiuso la rassegna). L’intento era di far ritornare al pubblico la voglia di incontrarsi per ascoltare musica live rigorosamente inedita e di stimolarne la curiosità, discostandoci dalla diffusa abitudine odierna di riempire locali con le cover band. Altri progetti in cantiere? Certo che sì! Siamo solo all’inizio e quindi in piena fase promozionale! Dopo “Sweet November”, a Dicembre ritorniamo all’El Corte Pub con una nuova rassegna musicale: “Noël

QCode al profilo fb: www.facebook.com/ SIC.ProgettAzioniCulturali

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Boutique”. La prima artista che si esibirà, lunedì 9 Dicembre, sarà “Elena, da ora”, una cantautrice salentina davvero interessante! E poi altri progetti importanti bollono in pentola per il nuovo anno… incrociamo le dita! Descrivete SIC con un solo aggettivo o sostantivo SIC è: - “Glocale”: globale e locale allo stesso tempo. Ci piace pensare di valorizzare il nostro territorio e le sue specificità ma con uno sguardo aperto verso l’esterno, attento a captare ciò che succede al di fuori di esso e capace di fare rete con altre realtà parallele, di “esportare” il suo modus operandi. - Brainstorming: fondamentale per il nostro gruppo di lavoro é la condivisione delle idee, dei ruoli, delle modalità di realizzazione. Ognuno di noi è un tassello prezioso di questo mosaico. - Dinamico - Trasversale - E’ una Sfumatura: Cerchiamo di avere cura per i dettagli in tutto ciò che facciamo e di qualunque portata sia. Pensiamo che questa attenzione sia una carta vincente per la buona riuscita ma soprattutto per la qualità delle nostre attività. - E’ una Lente d’ Ingrandimento: essa è un oggetto che a seconda del lato con cui lo utilizzi riesce a rimpicciolire e a ingrandire. Bene, questo è il nostro lavoro, E’ un lavoro d’ insieme, ma che fa tesoro allo stesso tempo delle capacità di ognuno di noi. Inoltre é un lavoro di ricerca e valorizzazione delle nostre eccellenze con la lungimiranza necessaria ad inserire nel nostro contesto anche elementi di innovazione attinti dall’esterno. ¿

Ensemble Musikòsine in concerto Ensemble Musikòsine in concerto il 18 dicembre alle 21 al Rossini per ricreare atmosfere di Villa Lobos e Giorgio Mirto. Mai scontate né di facile esecuzione le proposte che l’Ensemble Musikòsine porterà in scena al Rossini il 18 dicembre, alle 20.30. Un concerto che ha conquistato il raffinato uditorio de La Vallisa in giugno, selezionato tra i migliori proposti nel concorso “Dedicato a… Musica giovani” dal direttore de la Camerata Barese, M° Giovanni Antonioni e dal rettore del Conservatorio Piccinni, Giampaolo Schiavo.“Un percorso colmo di deserti sterminati e distese d’acque profonde

di suoni ed emozioni - scrivono i musicisti dell’ensemble - nel quale rivivrà Heitor Villa-Lobos, compositore brasiliano nelle cui composizioni si fondono gli elementi folkloristici e quelli della musica.”Colto impressionista del suo tempo, compositore geniale nel far coincidere soluzioni strumentali “perfette” con un pensiero musicale “disinteressato”, Lobos invita ad “andare oltre”, a scavare, a trasfigurare anche la tecnica per rendere la profondità di quel “cuore” pulsante - quel cuore che, diceva lui stesso, è il “metronomo della vita”. Nella serata l’Ensemble eseguirà

un brano del chitarrista e compositore Giorgio Mirto, scritto appositamente per la formazione musicale dal titolo: “Lost in a Square”. Sul palco del Rossini: Mariagrazia Stridente e Giuliana Devicienti (contralto), Ludovica Melpignano e Olga Shytsko (soprano), Lidia Bitetti (oboe), Lucia Carparelli (violino), Gaetano Luisi (oboe), Antonella De Filippis (arpa), Oriana De Rosa (pianoforte), Matteo Erba (clarinetto), Daniele Lamarca (violoncello), Girolamo Laricchiuta (fagotto), Valerio Latartara (oboe), Ilaria Stoppini (flauto traverso) e Edward Szost (chitarra).¿ PrimaVera Gioia 13


NICCOLINI INCONTRA I GIOVANI DEL GINNASIO Una lezione di vita fra i banchi di scuola Alessandro Digregorio |

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L’aula Magna del Liceo Ginnasio “P.V.Marone” ha ospitato, il 13 novembre scorso, una lezione unica per gli studenti delle seconde e terze Liceali. I ragazzi hanno avuto il piacere di rincontrare Francesco Niccolini, drammaturgo, sceneggiatore e regista, già conosciuto dagli stessi nel precedente anno scolastico in occasione dello spettacolo Romeo e Giulietta, andato in scena presso il teatro Rossini, tradotto e adattato dallo stesso Niccolini. Già in questo primo incontro Niccolini aveva affascinato la popolazione studentesca, riuscendo a coinvolgere appieno gli alunni nel dibattito post spettacolo. Il secondo incontro è stato strutturato in maniera completamente diversa: Niccolini ha tenuto una vera e propria lezione interattiva, intitolata Il grande orologiaio. Tutti si aspettavano un discorso riguardante il tempo, ma Niccolini ha sorpreso il giovane pubblico proponendo una lezione di vita incentrata sulla riflessione circa quello che si vuole diventare all’interno della società, partendo da semplici domande che pongono curiosità all’intelletto. Niccolini ha esordito ponendo una interrogativo: “Voi di Galileo Galilei cosa sapete?”. Gli studenti sono stati colti in un primo momento da una sorta di imbarazzo, ma poi si sono aperti e hanno iniziato a dialogare con lo sceneggiatore, il quale ha simulato un esame sottoponendo agli studenti varie domande di geografia astronomica. I ragazzi hanno retto il confronto fino al momento in cui Niccolini ha chiesto quanto sia durata l’agonia di Santa Teresa d’Avila, morta fra il 4 e il 15 Ottobre. Una domanda semplicissima, ma 14 PrimaVera Gioia

che nasconde in sé una rivoluzione perché l’agonia di Santa Teresa d’Avila non è durata 11 notti come si potrebbe desumere attraverso un facile calcolo matematico, bensì una sola notte. Stesso motivo per cui la rivoluzione avvenuta in Russia nel 1917 è detta rivoluzione di Ottobre ma in realtà è avvenuta a Novembre. Il motivo lo spiega Niccolini, che si addentra in questo spazio mistico che è il tempo e porta alla luce nomi talvolta sconosciuti ai ragazzi ma che attraverso il meccanismo psicologico del dubbio, hanno rintracciato spiegazioni, persone che hanno segnato la rivoluzione del pensiero della nostra umanità. Persone che sono state curiose e per questo motivo hanno segnato la Storia. Primo fra tutti questi Nicola d’Oresme, matematico, fisico, astronomo e economista, vescovo, filosofo, psicologo e musicologo francese vissuto nel XIV secolo, il primo che si è posto il “Dubbio” del tempo. Egli cercò di misurare il tempo attraverso la musica e l’astronomia e pose le basi per distruggere il dogma dei dogmi La teoria AristotelicoTolemaica. A questo seguono altri Grandissimi della storia: Copernico, Keplero, Giordano Bruno, Galileo Galilei: tutti hanno mosso i propri passi in questa ricerca, nella confutazione di una tesi, hanno speso la loro vita per vedere realizzato il loro obiettivo, la ricerca della verità. Niccolini è riuscito ad affascinare gli studenti parlando di questi personaggi. I ragazzi si sono trovati immersi in un vortice di conoscenza che abbraccia tutta la Storiadell’uomo. Il percorso di conoscenza si è concluso con la presentazione della figura di John Harrison, un piccolo orologiaio Inglese che fece un calcolo preciso del tempo, grazie al “processo creativo”. Quest’ultimo rappresenta un percorso ininterrotto che attraversa tutta la storia dell’umanità, quell’umanità che ha scalfito e limato il Mondo. L’incontro con Francesco Niccolini è stato senza dubbio molto formativo per gli studenti che, in questo modo, hanno la possibilità di interfacciarsi in maniera più critica con il Mondo esteriore, quello esistente al di là delle mura scolastiche. Un Mondo sconosciuto che presto dovranno affrontare, attraverso la partecipazione attiva e la curiosità. Gli studenti devono diventare cittadini consapevoli e responsabili, ma soprattutto coscienti del fatto che il futuro è nelle loro mani. ¿


vanni bencresciuto, 26 anni, maturità scientifica titolare de il FUMETTO NASCOSTO via G. Leopardi 12 www.facebook.com/pages/Fumetto-Nascosto-Gioia-del-Colle/429274713849856

Fumetto Nascosto Gianluca Martucci

Da dove nasce “Il fumetto nascosto”? Il fumetto, come vero e proprio genere, si interpone tra il mondo giovanile degli anni ottanta e novanta e lo stile di vita delle nuove generazioni, influenzato sempre più dalla televisione e dalle nuove tecnologie. Ho deciso di avviare questa iniziativa da circa un mese, mettendo in pratica tutta quella che è stata la mia esperienza facendo avvicinare i giovani alle realtà andate perse e che si occupavano di lanciare messaggi educativi diversi da quelli che oggi la televisione propina. Nel nostro territorio non è così solito pensare di avviare un’attività commerciale del genere, ma chi e/o cosa ti ha spronato a investire in un progetto così origanale? Un supporto considerevole mi è stato dato da mio fratello Piero. La passione verso questo mondo è stata sicuramente un fattore determinante, la mia è stata una scommessa che mi ero preposto. A Gioia non è mai esistita un’attività del genere, per questo ho pensato che fosse il posto giusto per proporla. Questo vuole essere il luogo in cui anche coloro che sono cresciuti con Mazinga o con l’Uomo Tigre riscoprano la loro gioventù. Una fumetteria sarebbe prevalentemente un luogo rivolto ad una fascia d’età ristretta. Perchè creare uno spazio indirizzato a questo tipo di clientela? Bisogna premettere che questo non è un ambiente propriamente dedicato ai più piccoli. Al suo interno vi sono oggetti prevalentemente di uso collezionistico, alcuni dei quali hanno anche un certo valore e che non hanno un aspetto puramente ludico. Magari, grazie a questa visione collezionistica, si potrebbe educare il ragazzo al rispetto degli oggetti stessi. Le nuove generazioni, in particolare quelle del terzo millennio,

hanno a disposizione sempre un più facile accesso al mondo digitale. Questo potrebbe distogliere il loro interesse dalla lettura, intesa come stimolo per incrementare la loro creatività. Pensa che il fumetto possa essere ancora una fonte di fantasia per loro? Anch’io sono di questo avviso. Sin dalla più tenera età, i bambini stanno incominciando ad avere a disposizione questi strumenti tecnologici sempre più invadenti, rischiando di trascurare la fase della lettura. Fortunatamente, anche il fumetto è stato in grado di aggiornarsi: la parte visiva, adesso, tende ad “allenare” l’immaginazione del bambino. Anche il fumetto sta assumendo un aspetto più didattico, offrendo per esempio dei collegamenti con la storia. Questo può indirizzare il ragazzo, affascinato da questo mondo fantastico, verso un arricchimento del proprio bagaglio culturale. Anche alcuni degli ultimi videogiochi tendono ad andare in questa direzione formativa Ci sono dei progetti per il futuro? Ho pensato a delle iniziative interessanti per il futuro: stiamo cercando, da circa un anno, di raccogliere fondi mettere su un’associazione culturale dedicata al mondo dei fumetti o ai videogiochi. Speriamo di riuscirci per l’anno prossimo, nel frattempo stiamo già creando eventi per autofinanziarci. Ci piacerebbe organizzare anche una fiera del fumetto qui a Gioia, grazie anche grazie al supporto dell’aministrazione comunale. Abbiamo ancora tantissimi progetti in fase di programmazione, il mondo dei fumetti è così vasto che riesce a dare libero sfogo all’immaginazione e a rendere fattibile ogni progetto. Questo potrebbe contribuire a sfatare la visione del fumetto come qualcosa di infantile e diseducativo.¿ PrimaVera Gioia 15


UN POLO TURISTICO INTEGRATO A GIOIA DEL COLLE terza PARTE Vanni La Guardia |

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Il parassita è un essere che vive nutrendosi e prosperando a spese di un altro organismo, fino a privarlo (e quindi a privarsi) di ogni risorsa, di ogni alternativa, della stessa vita. Questa è la metafora perfetta della storia della specie umana. “Gli uomini sono troppo stupidi per evitare che i cambiamenti climatici abbiano un impatto radicale sulla nostra vita nei prossimi decenni, non sono abbastanza intelligenti per gestire una situazione così complessa. Solo un evento catastrofico riuscirà a convincere l’umanità a prendere sul serio la minaccia dei cambiamenti climatici. 16 PrimaVera Gioia

Se il ghiacciaio di Pine Island si sciogliesse molto di più, si potrebbe staccare e scivolare in mare. Direi che gli scienziati non sono preoccupati, ma lo stanno sorvegliando attentamente. Sarebbe sufficiente a produrre un aumento immediato del mare di due metri e tsunami. Questo sarebbe il tipo di evento che cambierebbe l’opinione pubblica, oppure il ritorno del Dust Bowl nel Midwest americano. Un altro rapporto IPCC non sarà sufficiente, ci troveremmo solo a discuterne, come adesso. Una strategia da mettere in atto in maniera subitanea è investire in misure di adattamento, come la costruzione di difese costiere intorno alle città che sono più vulnerabili agli aumenti di livello del mare. Uno dei principali ostacoli ad un’azione davvero efficace contro il cambiamento climatico è rappresentata dalla democrazia moderna. Persino le migliori democrazie concordano sul fatto che quando si avvicina una grande guerra, la democrazia deve essere sospesa. Ho la sensazione che il cambiamento climatico può essere un problema grave quanto una guerra”. (James Lovelock)

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Con questa terza parte concludiamo la nostra piccola inchiesta relativa alla possibilità di costituire a Gioia del Colle un polo turistico integrato che faccia rete tra persone, aziende del prodotto enogastronomico tipico e luoghi di interesse archeologico/ambientale. Qui di seguito le risposte di Angela Tamborrino del Collettivo Culturale, concordate con i membri delle associazioni Petali di Pietra, WWF Gioia Acquaviva Santeramo, Meridiana. Quali sono le criticità e quali i punti di forza dell’ambiente in cui operate? I punti di forza dell’ambiente in cui viviamo le hai tu stesse elencate: Gioia del Colle è ricca di interessantissime risorse culturali, naturalistiche, enogastronomiche che possono potenziare l’offerta turistica del territorio rinvigorendone l’economia. Gioia del Colle è un luogo che, a dispetto della considerazione generale, ha molto da raccontare. Certo è necessario trovare le giuste chiavi di lettura del territorio per tirarne fuori tutto quello che può offrire, partendo dalle realtà più consolidate (vedi vino e mozzarelle), fino a comprendere quelle meno visibili, ma non per questo meno interessanti (quasi tutti i beni culturali e paesaggistici, per non parlare delle tradizioni, dei culti e della storia di cui i cittadini sono stati protagonisti). Tra le tante criticità di questo ambiente certamente la più difficile da affrontare è la mancanza di accettazione di una nuova visione del territorio quale quella proposta dal Collettivo Culturale: ricchezza, complessità, armonia, bellezza, ma soprattutto


appartenenza al mondo, e non solo ad una provincia, una regione o una nazione. La nostra visione global-local non nasce per caso. Il Collettivo, infatti, è costituito da giovani professionisti tra i 25 e 37 anni molti dei quali hanno maturato le proprie esperienze fuori, in Italia e soprattutto all’estero. Conoscono più di una lingua, hanno molte competenze in termini di progettazione europea e posseggono specifiche competenze in vari ambiti

disciplinari di ogni settore della cultura, da quella umanistica e artistica, a quella scientifica e giuridico-economica. Le difficoltà del Collettivo in un ambiente come quello di Gioia del Colle sono in realtà il riflesso della condizione generazionale che riguarda oggi i giovani dell’Italia intera: c’è un desiderio profondo di esprimersi ed affermarsi, di migliorare il proprio status, ma soprattutto di fornire il proprio contributo alla società per cambiarla in meglio. Di contrasto, invece, si deve fronteggiare l’ostilità ai cambiamenti da parte della comunità locale, fatta di gente che non ha mai avuto fiducia in sé stessa, tantomeno negli altri; che sottovaluta le proprie grandi potenzialità e

allo stesso tempo non si risparmia nel denigrare e ostacolare chi riesce a fare qualcosa di buono e diverso dal solito. Una comunità che non lavora per il miglioramento collettivo, ma per la sopravvivenza spicciola. Una comunità mediamente italiana che, vantandosi di essere grande, poi finisce per condannarsi ad essere piccola a forza (e cattivella quando può). Tra le lamentele della gente di paese, che vede il mondo sempre marcio e le promesse della classe politica dirigente, che propone le solite

dinamiche all’italiana, sotto sotto non si scorge il reale desiderio, tantomeno la volontà, di cambiare davvero le cose in meglio e per tutti quanti. Ed è questa la ragione per cui un’ intera generazione di giovani, di cui il Collettivo ne è un campione, si trova molto spesso da sola a lavorare faticosamente (e quasi senza un euro) per il raggiungimento dei propri obiettivi, piuttosto che essere incoraggiata e supportata. Quali sono le criticità e quali i punti di forza del Collettivo Culturale? Il Collettivo Culturale nasce proprio con il desiderio e la volontà di mettere in rete tutte le realtà associative esistenti per portare avanti progetti di ampio respiro a supporto della valorizzazione del territorio di Gioia del Colle in tutte le sue peculiarità. Il nostro vero punto di forza è la diversità: tutte le persone che fanno parte del Collettivo provengono da diversi contesti di formazione e lavoro, così da coprire molti campi di interesse e di competenza professionale. La multidisciplinarietà è certamente la nostra risorsa principale: ci consente di affrontare qualsiasi progetto secondo un approccio davvero olistico. Se dovessimo parlare di criticità interna al Collettivo, credo che la principale riguardi la comunicazione: ognuno di noi ha un linguaggio che è peculiare del proprio ambito disciplinare. É necessario, pertanto, uno sforzo in più per comprendere il pensiero dell’altro. Difficoltà però finora superata.

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Quali proposte e quali progetti avanzate per il futuro, alla luce di un’ipotetica rete? Il Collettivo Culturale non è una rete ipotetica, ma una realtà esistente a tutti gli effetti, impegnata nel progetto del portale turistico-culturale “www.visitgioia.it”. L’intento del Collettivo è quello di far crescere il portale includendo sempre nuovi contenuti, per utilizzarlo come strumento di comunicazione e come riferimento per tutti quegli operatori economici, culturali e sociali del territorio che desiderino una visibilità nazionale e internazionale. E poi tante idee per progetti futuri, tuttora in fase di elaborazione, da supportare con l’ausilio del portale Visitgioia. it. Un saluto dai “collettivi”. ¿

www.visitgioia.it

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IL DOCUMENTARIO Lyuba Centrone |

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osa può portare anime così giovani a ripercorrere all’ indietro tappe di un passato nemmeno tanto lontano, ma che oramai, in un presente televisivo e convulsivo, lascia tracce purtroppo solo in coloro i quali riescono a difendersene? Vanni La Guardia e Gualberto Giandomenico sono materialmente gli esploratori di questa vaga isola, certo non desolata, piena anzi di una eco rievocativa di suggestioni solo immaginarie per molti di noi, sfiorate dall’ intimità della nostalgia, per molti altri. Sono soprattutto figli affamati della curiosità desiderosa di approdare nell’ universo dei padri, ritrovandone e riannodando le radici che, si sa, servono a bloccare le frane di chi perde la direzione e non coglie il senso profondo delle cose. Il viaggio inizia nel 2012 attraverso tappe quali quella del censimento delle realtà musicali gioiesi; dunque con la costituzione vera e propria del progetto “Rockerella” (Crasi tra Rockerilla, storica rivista musica e “Mozzarella”); dell’uscita di “Rockerella - CompilaPH_Monica Notarnicola tion 2012” presentata durante il festival omonimo in tre serate svoltosi nel luglio dello stesso anno; infine la riuscitissima ultima collaborazione estiva con l’ “Arci Lebowski” nella quale i due festival “Rockerella” e “Gioia Rock Festival” hanno unito le forze per due serate che hanno visto sul palco, tra gli altri, anche le esibizioni di Paolo Benvegnù e 99 Posse. Esso racconta la storia di uomini che dello strumento hanno fatto la loro vita, chi per il breve arco di un’esperienza, chi per l’esi18 PrimaVera Gioia

> link alla pagina Facebook di Rockerella stenza intera, innamorati della gioia semplice di un pomeriggio di improvvisazione, di una serata di esecuzione o ancora di grandi palcoscenici nazionali e internazionali : Giuseppe Mastromarino, Sandro Corsi, Carmelo Malvaso, Tommaso Lillo, Paolo Romano, Gianni e Mario Rosini e altrettante band, una fra tutte “Il Fungo Cinese”. “Certe volte penso alla mia chitarra e mi sento in colpa con lei. Chissà quali mani adesso potrebbero suonarla se non l’avessi presa con me. Forse un gran chitarrista, ed invece si lascia pazientemente suonare da me”, queste sono le parole con cui Sandro Corsi (peraltro grande musicista) parla del suo strumento. Queste parole suonano devastanti in anni in cui la massima aspirazione per un comune pseudo-artistaadolescente è quella di esibirsi nel tempio del degrado, Amici di Maria De Filippi, sfoggiare la chitarra più costosa e, peggio ancora, confondere le più miserabili manifestazioni del consumismo, come l’unico esempio di idoli da seguire fino in cima al mondo. Non intendiamo certo porci come inquisitori, non è né il nostro compito né tanto meno la nostra aspirazione. Intendiamo, però, sia raccontare quello che di buono dei giovani, ci auguriamo non rari, sono riusciti a costruire, sia manifestare la nostra amichevole vicinanza per il coraggio di metterci la faccia non solo con l’ideazione e l’impegno nei confronti del progetto, ma anche concretamente (parliamo proprio della comparsata di Vanni e Guarlberto) in quei primi cinque mi-


nuti di filmato girati, con una riuscitissima ironia, in un angusto bagno. “Rockerella. Il Documentario” è un’ “un’opera d’ arte in itinere” presentata il 6 dicembre scorso presso il teatro Rossini, quasi per caso. Già, perché a detta dei suoi ideatori, si trattava di un esperimento da consumarsi in una serata tra amici e non su uno schermo gigante di un teatro importante come il Rossini. Eppure, su quello schermo gigante, ha preso vita con la naturalezza dovuta ad un lavoro che quello schermo meritava fino all’ ultimo centimetro quadrato. L’ abbiamo definita “opera d’ arte in itinere” perché non ha in sè la presunzione di essere un prodotto compiuto. Tutt’ altro. Tantissimi spunti sono ancora possibili, tantissime idee possono ancora incoraggiarla, tantissime anime “colonizzarla”. Gualbo, Vanni e tutta la ciurma di “Rockerella” (che per motivi di spazio non possiamo presentarvi tutta intera) sono assolutamente aperti a qualsiasi aiuto esterno, d’ altronde anche questa prima presentazione (certamente ne seguiranno altre) è frutto anche e soprattutto di un lavoro di passa parola, disponibilità, entusiasmo collettivo e sinergie (per tutte si cita la co-regia di Giuseppe Rasta Mancino). Chiunque voglia saperne di più o dare un suo contributo al progetto attraverso testimonianze, materiale multimediale o semplicemente per pura curiosità, può inviare una mail agli indirizzi: gualbo@hotmail.it o vannilaguardia@yahoo.it e iscriversi alla pagine fb “Rockerella”.¿

Quella luce della sala prove che non si spegne mai… Laura Castellaneta |

/ laura.castellaneta.7

Ciao Paolo. Inizi lo studio di fisarmonica e pianoforte giovanissimo, ti diplomi al conservatorio, vinci numerosissimi premi nazionali ed internazionali, la tua carriera musicale è ricca di collaborazioni di eccellenza ma soprattutto di esperienza. Come è stato l’approdo in “terra straniera” e l’apertura di una realtà nuova come quella dell’ “Accademia musico-culturale la Fenice”? Perché la tua scuola ha una marcia in più? Ho iniziato nel 2000, presso la scuola di musica “Valerio Tango”. Successivamente però ho sentito l’esigenza di fare mia questa realtà, e nel 2004, ci siamo trasferiti nella sede attuale. Qui siamo stati più motivati, abbiamo avuto più gratifiche, riconoscimenti e c’è stato molto più lavoro. Ho fondato questa accademia che anno per anno è cresciuta e dove la formazione dei ragazzi è la cosa più importante. Ognuno di loro prende la licenza di solfeggio, e molti entrano in conservatori, con i quali abbiamo delle convenzioni. A Gioia non abbiamo palchi sufficientemente spaziosi per contenere orchestra e coro, composti dai 30 ai 40 elementi (violini, coro, percussioni, chitarre, flauti, pianoforte, digitale e classico), quindi sono soddisfatto di aver realizzato lo spettacolo “Legami d’Arte” all’aperto, nonostante le difficoltà burocratiche, che ha riscosso un notevole successo al cospetto

di 3000 spettatori. La nostra professionalità, la nostra passione per la musica, e la voglia di imparare e di far imparare vengono prima di ogni altra cosa. La mia associazione è stata la prima a fare una “Master class”, perché il contributo di professionisti, come Tiziana Ghiglioni e Gervasio Marcosignori, è stimolante per gli allievi. Qui non ci sono vere e proprie scuole, alcune insegnano solo pianoforte, altre ancora offrono un servizio senza qualità, esperienza, ma soprattutto senza titoli. A dicembre sono previsti alcuni appuntamenti con Tiziana Ghiglioni: il 26 a “La Signorella”; il 21 a Trani in un jazz club; il progetto “Ad un passo da Jazz”, che prevede un seminario, tre giorni di master class ed un concerto finale. Da dove nasce la vostra collaborazione? Ci serviva un emblema della voce moderna in Italia per far conoscere ai ragazzi questo percorso, così ha cominciato ad insegnare a “La Fenice” per quanto riguarda i corsi di perfezionamento. Tiziana è uno dei massimi esponenti della musica jazz a livello europeo, ed è straordinario suonare con lei perché si può percepire il gusto e l’essenza della musica dell’anima. Tra noi si è instaurato un bel rapporto di amicizia, e ogni volta che si presenta l’occasione suoniamo insieme, e tutto diventa ancora più esaltante. Come si svolgerà la master class? Durante il corso, Tiziana permetterà di scoprire un approccio “nuovo” alla musica, esaminando le capacità vocali degli allievi, interni ed esterni all’associazione, ai quali assegnerà degli esercizi vocali seguiti poi dall’improvvisazione, che cantanti e musicisti alla infine eseguiranno insieme. Queste iniziative servono per spingere i ragazzi a studiare. Spesso i talent show mostrano un successo facile ma irreale, perché se non c’è la competenza non si può andare lontano in maniera dignitosa. Esigiamo che, sia per hobby, sia per lavoro, lo strumento si ami e si studi con tutte le forze. Esistono strumenti, come il violino, con i quali si fa tanta fatica ad ottenere risultati, ed è difficoltoso già l’approccio, anche da parte dei genitori e potenziali allievi spaventati dalla loro complessità. Quale repertorio eseguirete? Nei concerti-duo, fisarmonica e voce, eseguiremo Tenco, Modugno, Dalla, Battisti, in versione moderna. Quindi ci sarà una rivisitazione delle contaminazioni musicali che girano attorno alla voce singolare di Tiziana, che canterà i brani più importanti di questi cantautori. Per il concerto del 22, ci cimenteremo negli standard jazz americani, e chiuderemo l’esibizione con la versione jazzistica di alcuni brani natalizi. In questa occasione verranno coinvolti, come prodotto finale della master class, anche i ragazzi che hanno seguito il progetto, che canteranno con noi professionisti, per dimostrare il lavoro fatto durante le lezioni frontali con Tiziana. Tutti questi eventi ruotano intorno al jazz. Tu hai un ruolo importante perché promuovi un genere musicale affascinante ma ancora di nicchia… Sì, tutti gli eventi sono impostati in maniera jazzistica. C’è il desiderio di approfondire questa cultura, ed un esponente come Tiziana Ghiglioni è in grado di fornire più elementi per comprenderla. Infatti, questo progetto tratterà il jazz, quello più leggero, scegliendo un repertorio che dia la possibilità di acquisire una tecnica vocale. La qualità paga. Certo, si fa più fatica, ma le soddisfazioni sono grandi. Mesi di prove, tanti sacrifici, e rimanendo fedele alle tradizioni di questa scuola, c’è quella luce della sala prove che non si spegne mai. ¿ PrimaVera Gioia 19


Autori

GIOIA DEL FOLLE: i nostri antenati!

Alessandra Colapietro |

/ alessandra.colapietro

“Gioia del Folle” nasce così, per gioco, nella mente di tre ragazzi gioiesi, con l’idea di creare un giornale. Intervistando i fondatori, Filiberto Miccolis, Marco Lozito e Mario Mustacchio, emerge come il cammino fu da loro intrapreso semplicemente per hobby, sottovalutando le difficoltà burocratiche ed economiche che avrebbero incontrato lungo il percorso. Sin dai primi articoli - scritti con la macchina da scrivere e poi incollati su fogli A3 - dichiarano il loro intento puramente satirico: poco interessati agli avvenimenti politici della piccola realtà gioiese, preferiscono canzonare le altre testate locali; e tale intenzione la si può intendere già dal titolo. “Gioia del Folle nasce con l’intento di creare un giornale finalmente nuovo e diverso; ma nasce soprattutto “contro”. Contro i giornali locali che finiscono per parlare sempre delle stesse facce e pur essendo mandati avanti da forze giovani sono spesso scontati e “piatti” (così recita l’articolo di fondo della prima pubblicazione). I tre fondatori, ribattezzati con pseudonimi insoliti come “un bimbo” o “Massimo il Cardinale”, desideravano raccontare la quotidianità gioiese, senza utilizzare ampollosi “paroloni” di cui spesso sfugge il significato; ed è proprio sull’ondata di questo obiettivo che decidono di dedicare l’ultima pagina del loro mensile ad alcune interviste a gente comune - agli anziani 20 PrimaVera Gioia

del paese per esempio – riportando anche eventuali risposte in dialetto. Dopo la prima edizione, stesa interamente con la macchina da scrivere, le successive vennero realizzate al computer, stampate e poi fotocopiate. Oltre alla sezione “filosofica”, scritta per mano di Filiberto Miccolis, e alla sezione finale dell’intervista, ve ne era una dedicata alla musica e una creativa con i fumetti disegnati da Pompeo Colaccicco. Tra le varie idee per arricchire il giornale vi era anche quella di creare un fotoromanzo (“Peccato che sia mancato il tempo di realizzarle!” dicono). Ricordando alcune tematiche trattate nei pochi mensili pubblicati, riaffiora alla mente, fra le svariate cose, come i temi da loro trattati restino ancora profondamente attuali; sembra quasi che nulla sia cam-


biato, che nulla si sia mosso. Sarà per questa ragione che, i ragazzi del giornale in questione, dichiarano di apprezzare il lavoro della nostra redazione e di rispecchiarsi nelle pagine di Primavera?! Innumerevoli sono i punti di affinità tra gli intenti dei giovani reporter, cresciuti nella Gioia degli anni 90, e la nostra Redazione: talmente tanti da poter definire “Gioia del Folle” un vero e proprio antenato del nostro giornale “ Primavera Gioia”! Lo spirito per così dire sovversivo di questi ragazzi, è lo stesso che accomuna il nostro gruppo. Certamente gli strumenti a nostra diposizione sono maggiori, ma l’impegno rimane immutato.

I tre giornalisti improvvisati infatti, si occupavano personalmente della distribuzione, consegnavano le copie dei loro giornali nelle edicole e nei bar, raccogliendo offerte in denaro necessarie a sostenere le spese dei numeri successivi. Mi raccontano, con il sorriso sulle labbra, che inizialmente erano malvisti da alcuni, ma successivamente le soddisfazioni arrivarono, tanto da ricevere i complimenti dell’allora sindaco della città Sergio Povia. Nonostante le esigue pubblicazioni, credo che questo giornale sia rimasto nella memoria dei gioiesi per l’originalità, per la fantasia e la dedizione di questi piccoli e inesperti giornalisti verso questo paese che di forze giovani aveva ed ha costantemente bisogno.¿

Cinema

SAN CHECCO DA CAPURSO pioggia di soldi e risate Maria Castellano |

/ maria.castellano.5

“Pioggia a catinelle” sbanca a livello nazionale e locale, un prodotto vincente già dal titolo scelto, che va a parafrasare in maniera scaramantica l’ormai ricorrente riferimento metereologico presente nei suoi film.

Checco, il protagonista, è l’uomo del berlusconismo, icona dell’italiano medio-qualunquista dell’ultimo ventennio. Si è parlato di lui come fautore della rinascita del cinema nazional-popolare, anche di Zalone come fenomeno sociale.

Zalone crea un codice universale, una koinè popolare, con la quale riesce a far ridere una platea davvero ampia e variegata di spettatori. Con Checco il cinema ritorna ad essere un grande contenitore familiare che unisce intere generazioni in un momento di svago e divertimento, immagine che mi ricorda i racconti paterni delle vecchie sale cinematografiche gremite di spettatori. E’ un film che porta al botteghino gente che qui ci viene poche volte nella sua vita e che col film di Checco ha già esaurito il suo personale budget destinato ai film da vedere al cinema.

Potrebbero sollevarsi obiezioni di ogni tipo su queste affermazioni, anche negarle. Ma un dato c’è ed è imprescindibile. In maniera candida, spontanea e tangibile, “Sole a catinelle” ci presenta uno spaccato dell’Italia, offrendone uno stralcio di disarmante realismo. Zalone si scaglia contro tutti, industriali corrotti, sindacati, radical chic, familiari e lo fa col sorriso sulla bocca e tanta sana ironia.

San Checco perchè è riuscito a dare una boccata di ossigeno all’asfittico scenario dell’esercizio cinematografico, ne ha allentato la morsa dei finanziamenti, il grosso impegno economico intrapreso per il rilancio e la digitalizzazione delle sale. Non è facile ridere della crisi in un’Italia non ancora completamente uscita da un periodo critico. Un altro miracolo, dunque che si realizza. Zalone ne offre un quadro sincero, spietato e allo stesso tempo ironico. Lui,

Un’Italia, quella di Zalone, fatta di fabbriche in crisi, licenziamenti, una moglie operaia e in crisi occupazionale, separazioni e crisi coniugali, rapporto genitori-figli, etc. C’è tutto in “Sole a catinelle”, per ridere, ma anche per far riflettere. Parola chiave di questo film è il VALORE e il giusto significato da attribuirne. Valore dei soldi, della famiglia, degli affetti, di un posto di lavoro. Un esperimento riuscito e, permettetemi di dire, senza il quale non esisterebbe neanche il film d’essai ed indipendente.¿ PrimaVera Gioia 21


L’acqua è poca e la papera non galleggia q

Rosario Milano

I

n apertura, sento la necessità di rivolgere un sentito ringraziamento a tutto il coordinamento di “Rockerella”-“Arci Lebowski” per avere realizzato il documentario sulla musica gioiese, proiettato con successo al Teatro Comunale il 6 dicembre. Devo ringraziarli perché colorarono la nostra quotidianità con la musica dal vivo, perché la musica è terapeutica e ci aiuta a non pensare. A Vanni e Gualberto va inoltre riconosciuto il merito di aver ricucito uno strappo generazionale con i ragazzi del Lebowski, abituati ormai da troppo tempo alla diffidenza nei confronti della tendenza egemonizzante degli oligarchi di partito e per aver generato un clima nuovo, che suggerisce nuove speranze per questa comunità imbruttita dalla piattezza del cemento. Soprattutto, seduto in quel teatro, ho avuto la sensazione di un’opera che intende gettare nuova luce sul passato di una comunità rassegnata al decadentismo psicologico. Questo documentario offre gli stessi spunti che da parte mia, in maniera molto modesta, mi sforzo di offrire ai pochi lettori di questo spazio: la storia è passata anche di qui, anche da happiness on the hill. Quel video stimola la riflessione, avvicinandoci per un momento al senso della storia, una sensazione che ognuno di noi potrebbe provare se solo avessimo ancora tempo e spazio per la narrazione, per ascoltare quanto i padri e i nonni hanno da trasmetterci. Del resto, in questa sede le uniche riflessioni che ormai ci possiamo permettere sono di carattere storico, perché “ipersensibili parapolitici” locali non possono immaginare nient’altro che la propria bislacca propaganda emozionale-fotografica, costringendoci a tacere anche sul maldestro tentativo di guadagnare la scena del Rossini in occasione della proiezione di “Rockerella. Il documentario”. Poco 22 PrimaVera Gioia

male, questa nostra temporanea particolare forma di autocensura ci gioverà, poiché potremo essere solo più felici se ci illuderemo diconsiderarli un retaggio del passato o un banale incidente domestico tra il serio e il faceto. Era il 1970 quando da Reggio Calabria a L’Aquila, passando da Battipaglia e Caserta esplosero moti di violenza urbana collettiva. La rivolta di Reggio Calabria, in particolare, ebbe la straordinaria dura-

ta di circa 8 mesi (dal luglio 1970 al febbraio dell’anno successivo), causò anche delle vittime e produsse ben 30 giorni di sciopero, 27 attentati dinamitardi, 67 blocchi stradali e 34 ferroviari, 13 assalti alla prefettura e 8 alla questura. Vennero impiegati i paracadutisti per “liberare” la città e furono 2000, tra poliziotti e carabinieri, a ripulire la città dalle barricate che proteggevano la “Repubblica di Sbarre” o il “Granducato di Santa Caterina” (così furono ribattezzate dai rivoltosi le bizzarre autoproclamate entità secessioniste che


prendevano i nomi dei diversi quartieri di Reggio). La rivolta era esplosa in reazione all’attribuzione della sede universitaria alla città di Cosenza, invece che a Reggio, ispirata dal sindaco democristiano Battaglia e sostenuta dal MSI, dunque capeggiata dal sindacalista di estrema destra Ciccio Franco, omonimo del grande comico siciliano. Tuttavia,se ammettiamo che ogni grande avvenimento può essere paragonato a una esplosione, causata da un determinato evento deflagratore, occorre comunque tenere sempre presente le condizioni in cui si produce l’ultimo urto molecolare indispensabile allo scoppio.Al di là degli elementi simbolici intorno ai quali si compattò la popolazione di Reggio, la rivolta aveva anche delle fondamenta materiali: ad esempio, la città poteva amaramente vantare condizioni socio-economiche difficili, come confermato dal suo reddito pro-capite, il più basso della Calabria e l’89° di tutta l’Italia. Comunque questi elementi (un elite pronta a guidare le masse, il mito immortale della violenza rigeneratrice, condizioni materiali precarie, ribellismo giovanile, fattori simbolici, etc.) sono necessari, ma non sufficienti a spiegare il successo e la lunga durata della rivolta che al tempo venne considerata soprattutto come il prodotto della cultura mafiosa e fascista del Mezzogiorno d’ Italia. L’elemento che consentì di trasformare questo malessere in violenza politica collettiva diffusa fu la sensazione che non ci fossero alternative alla giustizia personale, che non sarebbe stato possibile percorrere altra via se non quella della violenza e che solo per questa via, soltanto facendo giustizia da sé, sarebbe stato possibile modificare lo stato delle cose.Secondo Giorgio Bocca, a monte dei fatti di quel 1970 c’era «la presa di coscienza definitiva, rabbiosa, del proprio incurabile decadimento» causato da una classe politica non rappresentativa, da «una prassi politica che non ha la capacità, la forza, la responsabilità di rappresentare e interpretare le nuove istituzioni sociali [e] nel Mezzogiorno è più grave perché l’alienazione della realtà da parte della “politica” è più clamorosa e intollerabile». Queste ultime parole del giornalista Giovanni Russo di “Rinascita”, come quelle di Bocca, sembrano attuali, ma risalgono appunto al 1971. Alla fine, con il beneficio del tempo possiamo affermare che, dato ciò che il pool di Mani Pulite ha consentito di chiarire sul piano processuale, i rivoltosi di quel 1970 non avevano torto a considerarsi umiliati da una classe politica che dalla DC al PCI aveva oramai perso il contatto con i cittadini. L’attualità di queste discussioni è sconcertante: i temi che il grillismo ha ri-sollevato sono tornati presenti e sembra abbiano avuto una nuova manifestazione aggressiva con gli scioperi di Genova e con il “Movimento dei Forconi”. Sosteniamo da tempo che la semplificazione sia nemica della comprensione, pertanto derubricare tutto a para-fascismo, disfattismo, antipolitica, etc. non faciliterà la comprensione.Certo, in molti hanno accostato questo movimento al fascismo delle origini, anche per la natura trasversale dei due fe-

nomeni, ma l’accostamento sembrerebbe forzato, poiché pur nella sua gravità questa crisi non può essere accostata a quella del primo dopoguerra. Resta il fatto che non è proprio rassicurante e non è propriamente natalizio il clima in via Sparano quando passano i forconai con i cori da stadio e le bandiere, seguiti da stuoli di agenti. Difettosa è soprattutto la comprensione.Sento il Presidente del Consiglio denunciare la violenza e il rischio di una degenerazione antipolitica, ma, come sempre, l’altra metà del discorso viene nascosta. La presunta violenza delle parole, la violenza degli scioperi e dei blocchi stradali, la violenza del terrorismo, sono tutte espressioni di un’aggressività ovviamente da condannare, perché inderogabile è il principio del monopolio della violenza da parte dello Stato, ma almeno in questo spazio merita asilo politico una questione che viene sempre lasciata sullo sfondo: la violenza non nasce dal nulla, ma come ogni fatto sociale ha spiegazioni oggettive e soggettive. Ciascun gruppo dominante è implicitamente violento, ma considera la propria violenza come naturale e irrilevante, come parte dell’ordine naturale delle cose, non ne considera quindi né le manifestazioni e né, ovviamente, le reazioni. Se questa società è in grado di generare simili rigurgiti di populismo e una deriva considerata fascista, se nasce il desiderio di reagire in questo modo alle difficoltà e lo fa in maniera sempre più multiforme e diffusa, questo non costituisce solo un problema di ordine pubblico, non si tratta semplicemente della manipolazione da parte di ultrà e di sciovinisti, ma dovrebbe imporre una riflessione sulla natura del nostro sistema politico, sul grado evoluzione di silenziosa violenza che è in grado di sviluppare. Allora come oggi occorre porsi un problema di contenuti più che di contenitori. Le rivolte di ieri e quelle plastificate di oggi hanno bisogno di risposte concrete che l’immobilismo politico continua a rimandare. Personalmente saluto le vittorie di Matteo Renzi e di Massimo Labbate come un’opportunità, perché almeno sembrerebbero chiarire finalmente la natura centrista del PD e possibilmente ci libereranno dalla lobby di Massimo D’Alema. Ma ora, costruito il contenitore, la segreteria giovane e femminista di Renzi dovrebbe iniziare a dare risposte a partire da Gioia del Colle. Attendiamo la verifica politica e l’eventuale rimpasto di governo, perché si esclude ormai la sfiducia ad un’amministrazione che, di fatto, è andata a votare in massa per il renzismo, ma soprattutto attendiamo un nuovo modo di rapportarsi ai problemi del paese, perché se qualcuno non lo ha ancora capito i tempi sono tremendi e riproducono comportamenti tremendi, e si badi bene che questa non è affatto una provocazione, ma solo un monito affinché in futuro qualcuno non possa cadere dalle nuvole, convinto che tutto vada per il meglio e che nessuno abbia motivo di essere disarmatamente frustrato. La storia di questo paese è vischiosa, banalmente ripetitiva a causa della staticità. Attendiamo ancora fiduciosi, anche se oggi è 12 dicembre. PrimaVera Gioia 23


PrimaVera Gioia DIC 2013 - N.15  

Numero di Dicembre (15) del mensile PrimaVera Gioia. - è possibile scaricarlo e leggerlo offline.