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Anno IV - n. 2/ 2011 • Direttore responsabile: Emilio Carta

Pasqua in Tavola êuve, cömba e törta pasqualinn-a pe ’na Festa tûtta rapallinn-a

ASCOM i miei primi 100 giorni

RISTORANTI Eliminiamo „servizio e coperto‰

„RUMENTA‰ Al via la rivoluzione

TWIN TOWERS lÊacciaio rivive in una nave

CHIOSCO è tempo di affreschi

S. FRUTTUOSO rande mostra su navi e relitti

ANIMALI un ricordo di Angelo Lombardi

FUMETTI torna la Storia di Genova IL MARE è consultabile anche on line sul sito

www.marenostrumrapallo.it Stampato in 15.000 copie - DISTRIBUZIONE GRATUITA

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O giornale o l'é comme l'äze, quello che ti ghe metti o porta Il giornale è come l'asino, quello che ci metti, porta (Antico proverbio genovese)

Associazione Culturale


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Hanno tutti ragione di Emilio Carta

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

IL MARE

Mensile di informazione Anno IV - n. 2/ 2011 Edito da: Azienda Grafica Busco Editrice Rapallo - via A. Volta 35,39 - rapallonotizie@libero.it tel. 0185273647 - fax 0185 235610 Autorizzazione tribunale di Chiavari n. 3/08 R. Stampa Direttore responsabile: Emilio Carta Redazione: Carlo Gatti - Benedetta Magri Elena Busco - Daniele Roncagliolo Hanno collaborato a questo numero: M. Bacigalupo, R. Bagnasco - P.L. Benatti - A. Bertollo C. Gatti - E. Lavagno Canacari - S. Gambèri Gallo B. Magri - B. Mancini - M. Mancini - G. Massa C. Molfino - I. Nidasio - A. Noziglia D. Pertusati - L. Rainusso - E. Ricci - D. Roncagliolo V. Temperini - R. Venturelli Ottimizzazione grafica: Valentina Campodonico - Ivano Romanò Fotografie: Fabio Piumetti - Lorenzo Del Veneziano Mari Santoro Archivio Azienda Grafica Busco Agente pubblicitario: Roberto Marino tel. 348-2653107 La collaborazione a Rapallo Notizie è gratuita e ad invito

IN QUESTO NUMERO: 2 I miei primi cento giorni allʼAscom di I. Nidasio 3 No a “servizio e coperto” nei ristoranti di E. Carta 4 Rivoluzione per la “rumenta” di E. Carta 5 Lo stato delle nostre colline di D. Roncagliolo 6 A tavola con Garibaldi di R. Bagnasco 8 Pianeta Giovani di B. Magri 9 Rivive lʼacciaio delle Twin Towers di C. Gatti 10/11 Il torrente Boate di P.L. Benatti 12 Gente di Liguria: la famiglia Bo di A. Bertollo 12 Il Chiosco e gli affreschi di A. Noziglia 13 Natura: i paguri di G. Massa 14 Navi e relitti a San Fruttuoso di C. Molfino 15 Pasqua in tavola 16/17 Lʼisola che cʼè di M. Mancini 18 Come eravamo di B. Mancini 19 Lʼamico degli animali di S. Gambèri Gallo 20 Viaggiare: Australia/2 di V. Temperini 21 Andiamo a vela! di M. Manzoli 22 Liguri Antighi - i Rapallin 23 Fumetti: la storia di Genova di E. Carta 24 Le famiglie Minoli e Falco di M. Bacigalupo 25 LʼUnificazione e la Chiesa di D. Pertusati 26/27 Scuola: visite al Porto Antico di E.Ricci 27 Emergenza alcol di E. Lavagno Canacari 28 Al cinema in diagonale di L. Rainusso 29 Lettere, notizie e tempo libero 30/31 Hanno tutti ragione di E. Carta

l tunnel ai sammargheritesi magine di cui tutte le località – si continua a ragionare in ternon interessa: “chi è causa Portofino, S.Margherita, Rapallo, Camogli e Recco benefimini di bottega e in un’ottica di del suo mal pianga se stesso” ciavano attraverso la tanto campanile anziché di comprendicono. Ed hanno ragione. vituperata Rai. sorio. Chi l’ha capito da tempo Il nuovo polo ospedaliero ai sammargheritesi non piace: “noi Ho visionato le splendide im- promuove la Riviera Romail nosocomio l’avevamo e ce l’hanno magini girate e trasmesse dalla gnola a tutto tondo così come in tolto” ribattono. Ed hanno ra- Rai durante la scorsa edizione, montagna le località sciistiche gione. Il depuratore comprenso- con spettacolari riprese, anche promuovo la Val Badia nella sua riale ai nostri vicini non piace e dall’alto, dell’intero Tigullio: interezza. Qui abbiamo lo splenper la verità neppure ai chiava- una pubblicità che, se a paga- dido Tigullio ma a nessuno pare resi: siamo stati i primi a realiz- mento, sarebbe costata cifre im- interessare: “muoia Sansone con tutti i Filistei”. E in questo siamo zarlo e, opportunamente rimes- pensabili. so in ordine, lo teniamo per noi. Ma qui, lo diciamo con tristezza, ancora una volta maestri. Cartoons on the byke ai sammargheritesi non interessa: “per Per Cartoons noi è solo un attraversamento di on the Bike quattro atleti muscolosi e pelosi che ho comprato una bici Perché, Giggia, provoca solo seccature e problemi di con cambio shimano, vai a correre a viabilità” rispondono. Ed hanno ruote in lega Taormina? ragione. Hanno sempre ragione, ma quee telaio in sto fronte del no, sempre e coalluminio! munque, a nostro parere sta avvolgendo i nostri cugini in una pericolosa spirale priva di sbocchi e non certo verso uno “splendido isolamento”. E’ una riflessione che facciamo nel leggere la lettera, riportata qui a lato, di un lettore, Giorgio Mainieri, che si dice letteralmente “basito”. di Pietro Ardito & C. Passi per il tunnel, meno che mai per l’ospedale ma, francamente, non riusciamo a comprendere il perché di tanto astio Gentile Direttore, le scrivo queste mie considerazioni in merito alla sospensione, speriamo temporanea, della manifestazione “Cartoons on the Bike” nel Tiguldi fronte a Cartoon on the bike lio che, per “la mancata condivisione da parte di taluni, è parsa un paradosso un evento, perché di evento si inaccettabile”. Parlo come cittadino e, allargandomi, come rappresentante Unitratta, strettamente collegato a cef che ha dato il patrocinio a questa manifestazione fin dalla sua nascita e mi Cartoon on the bay. I sammarpiace pensare che il sillogismo Cartoons – Infanzia – Unicef persisterà nel gheritesi stiano tranquilli: quetempo… Basandomi su questo spunto, considerata la risonanza mediatica (ne ho st’anno scade la convenzione avuto conferma rivedendo su un dvd inviatomi le tre ore di trasmissione Rai in cui oltre ai partecipanti si decantavano le bellezze paesaggistiche del nostro golfo) triennale e c’è solo da sperare e avevo persino proposto un team Unicef. Chissà come avrà sorriso, magari a che la Rai a partire dal prossimo denti stretti, Michiel Costa che nella seconda domenica di luglio “chiude” le Doanno non trasmigri in comprenlomiti al traffico per la Maratona ciclistica e che l’anno scorso partecipando a sori meni astiosi, magari in ToCartoons on the Bike, senza nessun campanilismo, aveva speso parole di ammiscana piuttosto che in Sicilia o in razione per la manifestazione… Chissà cosa penseranno i top manager che hanno Romagna dove il turismo sanno partecipato e dovevano partecipare alla gara quando ricorderanno che il loro incontro di Confindustria si svolge da anni proprio a Santa Margherita… come prenderlo: con entusiaAnni fa ho partecipato ad una festa popolare a Città del Capo dove ogni anno smo e professionalità e magari “chiudono” un promontorio leggermente più esteso del nostro per applaudire per con un ampio sorriso nel cercare un giorno trentamila ciclisti provenienti da tutto il mondo mentre a maggio andrò di appianare ogni difficoltà che a New York per la prima Gran Fondo Ciclistica, dove per un giorno chiuderanno si dovesse presentare. 100 km di strada dal Ponte Washington con vista su Manhattan. E’ chiaro che Cosa ne pensano gli albergatori ogni maratona, da Roma a New York, crea qualche disagio, ma mi pare un’inezia rispetto ai vantaggi promozionali, valoriali per i giovani e di festa popolare per del Tigullio e, più in generale, tutti. Non voglio demagogicamente da pediatra e medico sportivo interpretare la gli imprenditori dell’intero comdelusione dei trecento ragazzi a cui è stato spento il sogno di correre in bici a prensorio, che da un appuntafianco di sensibili e fantastici campioni, voglio solo concludere che i luoghi comento del genere, per giunta in muni – il marito e le forbici, il pane e i denti, la torta di riso finita, il “golfo dei bassa stagione, traggono un nesci” – hanno sempre una loro validità e tacito il diavoletto che mi sussurra: ampio beneficio economico lo “ma tu sei nato a Milano…” Scusi il disturbo e speriamo in un arrivederci… sappiamo. Ma al di là dei quatGiorgio Mainieri trini occorre soffermarsi sull’im-

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Il fascino delle 2 ruote

LA LETTERA


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ECONOMIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Ilaria NIDASIO

L’INTERVISTA

I miei primi cento giorni all’Ascom Intervista a cuore aperto alla neo presidente dei commercianti Elisabetta Lai ul trono della presidenza Ascom da più di 100 giorni, Elisabetta Lai è pronta a tirare le prime somme, proponendo idee e progetti in grado di dare visibilità turistica a Rapallo, senza risparmiare le dovute critiche a chi, secondo lei, potrebbe fare di più. Lei ha affrontato le”prove”del Natale, dei saldi invernali e dello Sbarazzo di febbraio. Qual è il bilancio di questi primi quattro mesi al vertice dell'Ascom? C'è ancora tantissimo da fare: ma niente è impossibile se c'è la voglia di collaborare e se si accetta il fatto che, per prendere, bisogna anche dare. Mi riferisco ai tanti commercianti che sono ben contenti di aderire ad alcune iniziative ben consolidate ( penso, ad esempio, allo Sbarazzo) e che, invece,si tirano indietro quando vogliamo promuovere progetti nuovi: in particolare mi vengono in mente le scuse accampate dai negozi monomarca o in franchising, sempre più numerosi sul territorio cittadino. Se vogliamo che Rapallo cresca da un punto di vista turistico e commerciale è necessario che i titolari di attività uniscano le proprie forze e instaurino un rapporto di collaborazione reciproca e partecipazione comune. L'Ascom non vuole essere costretta a ricorrere alle maniere forti, negando la possibilità di “sbarazzare”a chi non si iscrive alle altre iniziative: piuttosto il nostro intento è quello di far capire all'intera categoria che l'unione fa la forza e può portare ottimi risultati. Per farlo sono necessarie delle idee vincenti: quali sono i progetti per i prossimi mesi?

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Dobbiamo valorizzare ciò che Rapallo ha di più importante: il mare. Per questo motivo abbiamo incontrato più e più volte l'Associazione Albergatori e l'Assobalneari, allo scopo di rendere possibile l'apertura degli stabilimenti per un periodo di 9 mesi l'anno, da marzo a novembre compresi. Questo possibilità, attestata da una poco nota legge del '96, renderebbe la città appetibile da un punto di vista turistico anche nei mesi invernali. Certo, se a Rapallo ci fossero delle spiagge libere attrezzate sarebbe ancora più facile aumentare l'indotto turistico e, con esso, il benessere economico della città. Ma, visto che questo progetto non si può realizzare tanto facilmente, i nostri sforzi si concentreranno su possibilità meno remote. È importante fare in modo che, in occasione di incontri culturali o eventi eno-gastronomici, l'attrattiva della città non si limiti alla singola manifestazione, ma venga estesa in modo da interessare anche i commercianti, chiamati a partecipare attivamente offrendo servizi a tema e orari di apertura più elastici. Un argomento che merita di essere affrontato è quello che riguarda le crociere: stiamo cercando di trattare con gli armatori per far sì che i viaggiatori, una volta scesi a terra, non vengano frettolosamente condotti altrove (all'Outlet di Serravalle, ad esempio), ma possano godersi una lunga sosta in città. Affinché ciò avvenga, però, è necessario che i ristoratori propongano menù ad hoc e i negozianti si impegnino a prolungare l'orario di apertura per accogliere i

crocieristi: è indispensabile, quindi, che l'Ascom venga avvisata con un certo anticipo dell'attracco in modo da poter coinvolgere i propri iscritti nelle diverse iniziative. Quali sono stati, durante questi 100 giorni, gli eventuali motivi di sconforto? Ci sono delle problematiche nel tessuto commerciale cittadino? Ho un grande rammarico: Rapallo, che è la sesta città ligure per vocazione turistica e che vive di commercio, non ha un Assessore al Commercio. Certo, esiste la figura del consigliere con una delega preposta, ma questa non è sufficiente per coordinare tutto ciò che ruota intorno al commercio, al turismo e all'offerta dei servizi. Forse è per questo motivo che si commettono degli errori madornali: penso, in particolare, al destino delle ville cittadine, utilizzate per ospitare musei e mostre che interessano a pochi esperti e che potrebbero, al contrario, essere sede di manifestazioni in grado di richiamare schiere di visitatori. Forse certi spazi pubblici potrebbero essere utilizzati in maniera più produttiva: spero che nessuno si offenda, ma sarei curiosa di sapere quanti sono, mediamente, i visitatori giornalieri del Museo Gaffoglio o di quello del Merletto. Per fortuna, durante questi primi quattro mesi alla presidenza dell'Ascom, ho avuto modo di confrontarmi con l'Amministrazione, che si è sempre dimostrata molto rispettosa nei miei confronti. Naturalmente questo non basta: è necessario anche trovare risposte alle molte domande di cui mi faccio portavoce, ma almeno so di poter avere un dialogo e

di far risuonare la voce dei commercianti che rappresento. Se dovesse fare un appello a tutti i commercianti, quelli già iscritti all'Ascom e quelli che ancora non lo sono, cosa direbbe? L'invito che estendo a tutti è quello di essere più collaborativi e di partecipare attivamente alle tante manifestazioni ed iniziative che ci impegniamo a mettere in pratica. È fondamentale che ciascuno faccia la sua parte, garantendo, ad esempio, l'apertura serale durante i week-end estivi. Si tratta di un piccolo sforzo che chiediamo ai titolari di negozi e ai loro dipendenti: è vero, però, che ci sono tante soluzioni contrattuali in grado di agevolare i commercianti che decidono di prolungare l'orario di lavoro. Esistono i contratti a chiamata, o i tirocini e ancora mille altre alternative: è necessaria una maggiore informazione, e noi dell'Ascom saremo ben lieti di offrirla ai nostri associati invitandoli, durante i prossimi mesi, ad incontri che organizzeremo sulla scia della ben riuscita “Serata del Mugugno” del 7 febbraio.


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TURISMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

RISTORAZIONE

Se sul conto compare l’odioso “servizio e coperto” Gli italiani lo sopportano mugugnando, mentre gli stranieri che non ne comprendono le ragioni protestano vivacemente definendola una “furbata all’italiana”. Basterebbe poco per farlo sparire in modo indolore. L’Ascom proverà a sensibilizzare i ristoratori

non capire e, increduli, a richiedere spiegazioni esaurienti, sono soprattutto gli stranieri che proprio non digeriscono, è il caso di dirlo, la gabella incomprensibile del “servizio e coperto” che, al momento di pagare, si ritrovano ripor-

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tato sul conto. Gli esempi sono talmente numerosi che ormai fanno parte di un cahier de doleance che all’estero viene puntualmente tirato fuori da periodici, e più in generale dai media, quando si avvicinano i mesi

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estivi. “Per mettere in guardia i loro lettori in accinto di valicare le Alpi da una serie di “furbate” tutte italiane tra cui, appunto, quella dell’odioso tributo messo in atto da numerosi ristoranti. E a Rapallo la situazione com’è? Diciamo altalenante con gli addetti ai lavori divisi più o meno equamente tra coloro che lo applicano e quelli che invece l’hanno abolito da tempo. “In vista delle prossime vacanze, ad esempio quelle pasquali, poter promuovere la città oltre che con i fiori con l’eliminazione ufficiale dell’odiosa formula del “coperto” da tutti i ristoranti sarebbe sicuramente un ottimo segno di apertura e di sensibilità – chiarisce un albergatore – Ovviamente dovrebbe essere una posizione ufficiale e comune che si può raggiungere solo attraverso la mediazione dell’Ascom”. Chi non ha dubbi sulla necessità di fare piazza pulita di tale anacronistica voce a Rapallo è Lucio Lofrano, tito-

lare del ristorante pizzeria Bella Napoli di corso Colombo 26: “Da anni ho eliminato il “servizio e coperto” dai miei tavoli perché la ritengo una vera e propria tassa. Se gli italiani la sopportano, gli stranieri no e la trovano una vera e propria fregatura cui si ribellano e che contestano”. Anche Marco Valle, dell’Officina del gusto di via Zunino 29 considera la gabella una voce anacronistica: “Da me non esiste e la definirei comunque fuori dal tempo. A mio giudizio dovrebbe essere proprio l’Ascom a farsi portavoce di questa proposta che per la città potrebbe rappresentare un modello turisticamente vincente”. Elisabetta Lai, la vulcanica presidente dell’Ascom non ha dubbi: “Servizio e coperto? Assurdi e l’idea di eliminarli mi pare interessante. Ne farò partecipi al nostro interno i responsabili del settore ristorazione per sensibilizzarli a raggiungere un comune obiettivo”.


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AMBIENTE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Emilio CARTA

N.U.

Parte la rivoluzione per la raccolta rifiuti Intervista al consigliere incaricato Maini: «Sarà la differenziata la vera scommessa. Porta a porta per gli esercizi commerciali» opo anni di soluzioni più o meno mancate per la raccolta dei rifiuti solidi urbani questa volta l’amministrazione comunale pare voglia fare sul serio. La rivoluzione insomma è alle porte e alla base di tutto ci sarà la differenziata che oggi vede Rapallo, con un misero 22 per cento, lontana anni luce da quello che era l’obiettivo prefissato e mai raggiunto. Arduino Maini, consigliere incaricato al Servizio N.U. e all’Ambiente, se tutto filasse per il verso giusto sarebbe semmai il primo amministratore pubblico a non finire sui cavalletti ma lui, a un anno dall’incarico si definisce ottimista. Sentiamolo. “Ad aprile è iniziata la complessa procedura per il passaggio dall’attuale servizio di raccolta a quella differenziata – conferma - Ora daremo inizio al posizionamento delle 235 “isole ecologiche” iniziando dalle vie Mameli, Libertà, Torino e Milano per poi gradualmente coprire l’intero territorio. Contestualmente è iniziata nelle case la distribuzione del kit proprio in quelle vie suaccennate. Per quanto attiene gli esercizi commerciali scompariranno quegli scandalosi contenitori metallici, si spera. “Per le attività commerciali, ristoranti e alberghi compresi verrà intrapreso un

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servizio di ritiro “porta a porta” in modo da rendere meno invasiva la spazzatura e, di riflesso, dare un’idea di ordine e pulizia – Con la collaborazione di tutti dovrà decollare la differenziata: oggi spendiamo quasi 2 milioni e mezzo di euro per la sola discarica a Scarpino cui vanno aggiunte le spese per lo spezzamento e tutto il resto e vogliamo drasticamente ridurre questa spesa grazie alla differenziata che oggi si limita alla miseria di un 22 per cento!” Parliamo di conti in tasca ai cittadini. La spazzatura aumenterà? “Questo lo escludo perché dalla differenziata ci aspettiamo notevoli risparmi. Le minori spese saranno investite nel miglioramento del servizio, nell’ammortizzare i costi dovuti all’azienda concessionaria del servizio e, infine, entro un triennio mi sento di dire che a carico dei cittadini ci saranno meno spese”. E per contrastare incivili e furbetti del quartiere che abbandoneranno rifiuti ingombranti e sacchetti per la strada? Ci saranno centoventi telecamere che controlleranno l’intero territorio ma mi auguro non ce ne sia bisogno. Ho accettato questo inca- rico con passione perché voglio avvicinare i giovani a queste tematiche ambientali. Il futuro appartiene a loro che dovranno beneficiarne.

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FRAZIONI

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di Daniele RONCAGLIOLO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

AMBIENTE

Viaggio in periferia, fra le nostre colline Strade e sentieri realizzati con fatica e sudore dai nostri “padri” sono spesso abbandonati ami inclinati che si affacciano sulla strada attentando all’incolumità di ciclisti e scooteristi; discariche a cielo aperto che deturpano il paesaggio: le colline di Rapallo, non meno pregiate e attraenti del mare, sono troppo spesso dimenticate. L’ultimo importante intervento di valorizzazione fu fatto a cavallo degli anni ’50 e ’70. A quei tempi, grazie all’iniziativa spontanea di comitati, gruppi e consorzi, molte delle colline che circondano la città furono rese accessibili da comode strade carrabili. Una vera e propria rivoluzione attuata secondo modalità diverse. A Chignero e Arbocò il merito fu da attribuire ad un comitato locale animato dal “mitico” Federico Linguadoro, uomo riservato e taciturno diventato in seguito consigliere comunale. Un comitato locale fu il promotore delle carrabili che da un lato vanno da San Quirico a Rapallo passando per Sellano e Castellino e dall’altro in di-

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rezione Montepegli – Tonnego e San Pietro. I due tratti di strada furono poi collegati realizzando così una sorta di anello Rapallo – San Quirico – Montepegli – San Pietro e Rapallo. L’ispiratore, in questo caso, fu Giovanni Arata, persona più estroversa rispetto a Linguadoro. Tra le memorie del tempo sono rimasti indelebili l’inaugurazione con il primo “tour”, e l’installazione di due cabine telefoniche a Montepegli e San Quirico. Le località sovrastanti Santa Maria del Campo furono rese raggiungibili grazie al tracciato delle strade di servizio dei cantieri dell’autostrada; la via di comunicazione appositamente creata fu presa in consegna dai comitati locali e anche in questo caso fu possibile realizzare un circuito anulare di collegamento tra San Martino – località San Giovanni – Savagna e Sant’Anna (alle spalle del casello autostradale). Questa nuova carrozzabile permise l’apertura di diverse trattorie (la Casa Bianca e la Cascinetta, tanto per citarne due). Sempre

La strada in località Bana

da Mario

Trattoria a Rapallo dal 1 9 6 3

La mulattiera che da San Bartolomeo porta a Montallegro

sfruttando le strade di servizio dei cantieri autostradali fu possibile da San Rocco salire alle località Pianello e Sant’Ambrogio. Anche San Bartolomeo fu interessata dai lavori: grazie ai comitati locali si prolungò la strada di Via Don Minzoni fino alle località Costasecca (versante Fossato di Monti) e Comega (vallata del Tuja). Negli stessi anni la strada di San Michele di Pagana venne collegata alla Via Aurelia: tutto fu promosso e gestito dal “Consorzio Stradale della Valle di San Michele” al quale il comune prestava i cantonieri ed un vigile urbano. La collaborazione tra due comitati, uno di Coreglia Ligure e uno di San Maurizio di Monti, fu invece alla base della strada di collegamento tra Montallegro e la Fontanabuona. L’amministrazione provinciale, periodicamente, mandava il supporto di una macchina per facilitare il lavoro che di solito veniva fatto con manodopera “piccone e pala”, come si suol dire.

Ma se questa è la storia, nemmeno troppo lontana, le necessità attuali sono molte. Innanzitutto occorre completare e migliorare la rete viaria esistente. In un secondo momento si potrebbe cercare di valorizzare turisticamente questi luoghi, creando così un’attrattiva turistica differente; si potrebbe, per esempio, iniziare dalle scuole per far conoscere parti del territorio così affascinanti e ricche di storia (Valle Christi, le rovine di San Tomaso, il lazzaretto di Bana). Questo è l’aspetto futuribile. Quello concreto di tutti i giorni deve passare da un completamento dell’illuminazione e da un consolidamento dei terreni per prevenire ed evitare le frane che ciclicamente si ripetono. Inoltre, lungo le principali strade che portano alle frazioni, occorre installare specchi parabolici nelle curve e posizionare un’adeguata segnaletica che inviti alla moderazione della velocità. Un doppio binario che lega sicurezza e turismo: il futuro di Rapallo passa anche per questa strada.

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„Liguria Moderata‰ Spiega il consigliere provinciale Massimo Pernigotti: ÿAl centro dellÊazione politica avremo la persona, la famiglia e i giovaniŸ

Consigliere come è andata la presentazione del nuovo movimento “liguria moderata” del 21 marzo che avete fatto a Rapallo. Direi che è andata molto bene, in quanto ha partecipato un buon numero di cittadini che hanno potuto ascoltare ed intervenire su quanto si propone questo movimento ligure. Erano presenti tutti i soci fondatori e ognuno ha cercato di spiegare i motivi di questa nuova presenza sulla scena politica regionale. Me compreso che ho parlato per ultimo. Vi definite cristiani liberali, perché questa precisazione? Desideriamo sottolineare la nostra appartenenza alla cultura moderata che è fondamento della nostra tradizione italiana ed europea, che affonda le radici storiche nel mondo cristiano, ma allo stesso tempo desideriamo affermare la nostra cultura laica e repubblicana da De Gasperi ed Einaudi in avanti. Si sentiva la mancanza di un nuovo movimento politico versione D.C.? A mio avviso è necessario iniziare a parlare nuovamente partendo da punti fermi e saldi che possono essere condivisi o rigettati, ma almeno abbiamo il vantaggio di dire ai cittadini chi siamo e cosa proponiamo. Per questo motivo abbiamo individuato un manifesto di dodici punti imprescindibili per iniziare un percorso chiaro con tutti coloro che si riconoscano in questi valori,

Quindi per ora nessun programma elettorale ? Il programma seguirà alle adesioni e sarà costruito assieme a chi vorrà far parte di questo movimento che per definizione accetta il contributo di tutti coloro che almeno si riconoscano nella maggior parte dei punti fondamentali del manifesto politico. Manifesto che è stato elaborato dai soci fondatori dopo un ampio dibattito alla pari. Ora serve partecipare per fare le cose assieme. Intendete presentarvi alle elezioni? Intendiamo capire se oltre il mugugno causato dalla centralità e dal verticismo dei partiti che in alcuni casi tengono lontani i cittadini dalla politica, esiste la volontà e il desiderio di costruire qualcosa di nuovo, soprattutto su base regionale e facendo seguito alle nuove aspirazioni federaliste. Così come ho già detto, abbiamo inquadrato dodici colori per dipingere una tela che dovrà diventare un quadro con le motivazioni di tutti coloro che vorranno esprimersi. Dal dipinto dovrà nascere una sintesi il più possibile condivisa. Il resto lo vedremo strada facendo. Vorremmo dare voce alla comunità sapendo con chi essa si confronta, e cercando un linguaggio moderato e costruttivo. L’unione fa la forza solo se remiamo tutti dalla stessa parte, altrimenti rimaniamo nella palude, e noi di trasformisti sempreverdi siamo stanchi. Avanti i giovani per piacere.

Non era per Lei più opportuno entrare nel PDL e avere una candidatura sicura in un collegio nella prossima tornata elettorale? Rispetto profondamento chi lavora in Liguria all’interno del PDL, e non lo contesto, ma la mia parte nel centro destra la sto già facendo come oppositore politico in Provincia di Genova, laddove sono stato eletto nel 2007 nella Lista Biasotti, e lì rimarrò per rispetto di chi mi ha votato. Se il mio ardire fosse stato speculativo e personale avrei potuto agire diversamente, ma non credo che i miei elettori del collegio

ciso di parlare attraverso un movimento politico che non si costituisce come lista civica o come cartello elettorale, ma come metodo di lavoro per recuperare dialogo con i cittadini. Ci mettiamo la faccia e il nostro tempo. Di più non si può fare. Almeno io con i miei mezzi e strumenti a disposizione anche sotto il profilo delle risorse economiche non posso andare oltre.

Presentazione del Movimento a Rapallo. Da sinistra: il socio fondatore Alessandra Aonzo, il presidente Andrea Cambiaso e Massimo Pernigotti

di Rapallo avrebbero gradito. Se questa scelta produrrà come effetto che sarà fuori da tutti i giochi delle candidature, certamente non potrò prendermela con qualcuno né tanto meno con i vertici regionali e provinciali del PDL. Ma nella vita conta anche la coerenza personale, e io sarò libero dal mio impegno sottoscritto solo verso la fine del mandato. E Liguria Moderata? Non è un cambio di rotta? Assolutamente no. Deputati e senatori dei vari schieramenti si adoperano in fondazioni e circoli più o meno ristretti per poter parlare con il loro elettorato e costituiscono gruppi e sotto insiemi. Altri partecipano alle elezioni nelle liste del presidente o nei così detti listini senza tessere di partito. Noi abbiamo de-

Cosa pensa di Rapallo? Io mi dedico all’opposizione provinciale e non ho voce in capitolo sui singoli comuni. Figuriamoci se entro in polemica o giudico il comune, il Sig. Sindaco e l’amministrazione che ho sostento a ferro e fuoco nel 2007 a Rapallo. Ognuno fa “il suo” e si prende le dovute responsabilità. Io sono sempre a disposizione di tutti coloro che abbiano bisogno di me in Provincia, e tutto quel che ho fatto nel bene e nel male è pubblicato e in rete sul mio sito. Se mi consente una battuta comunque governare una città come Rapallo resa caotica da scelte urbanistiche scellerate degli anni 70’ è un affare serio per chiunque. A settembre comunque prenderemo una decisione collegiale.

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in queste priorità per il nostro territorio. In quanto alla D.C. esattamente come per il P.C. la loro storia è stata fatta anche da grandi uomini politici che hanno incarnato il sentimento di un popolo per quarant’anni. Per cui il paragone non regge. Noi siamo un movimento. Non siamo emuli, ma tentiamo di re imparare dai grandi della nostra storia, anche cristiana guardando in avanti.


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GASTRONOMIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Renzo BAGNASCO

CURIOSITÀ

A tavola con garibaldi e la sua cucina Un modesto omaggio all’eroe dei due mondi

P

arafrasando quanto da ragazzi ci hanno detto di Garibaldi sembra, dal punto di vista gastronomico, che lui fosse proprio così: anche eroe dei due … tondi. L’amico Gargantua me lo descrive come uomo dai gusti frugali. I suoi due menù erano: pesci, appena possibile e, in alternativa, frutti della terra. Era pure astemio. La sua stessa casa di Caprera ci dà conferma di queste sue tendenze gastronomiche. Un orto gli forniva tutte le verdure che lui preferiva perché gli ricordavano i sapori della sua amata Nizza, quando questa era

CASO ARENA Un bel tacer non fu mai scritto Abbiamo assistito in silenzio alla gogna mediatica e politico-amministrativa riservata all’ex assessore alla Cultura rapallese Gianni Arena fotografato mentre sul sagrato della chiesa di San Francesco alzava il braccio nel tipico saluto romano. Sia ben chiaro, goliardate del genere, soprattutto da parte di chi occupa un posto di rilievo nelle istituzioni, non possono essere accettate a cuor leggero e Gianni Arena ha chiesto pubblicamente scusa per quel suo gesto teatrale e sciocco. Ma i massacratori di professione si sono mai peritati di alzare la voce nei riguardi di coloro che ne hanno combinate di tutti i colori, e di peggio, facendosi forti del proprio ruolo di intoccabili? Da destra a sinistra l’elenco sarebbe chilometrico. Tra una provinciale alzata di mano, che lascia ormai il tempo che trova, e una levata di scudi di coloro che simili sfaccettature continuano a cavalcarle, creandosi magari una carriera, il nostro stivale è pieno. Bene ha fatto il sindaco, sull’onda emozionale, a ritirargli la delega ma ora che la Procura della Repubblica ha archiviato il caso, cosa diranno coloro che pur di avere lo spazio di un’intervista sui giornali si erano scoperti moralisti a tutto campo tanto da chiedere la testa di Gianni Arena? Si copriranno il capo di cenere e chiederanno il suo reintegro in quel ruolo che così fermamente e frettolosamente avevano deciso di far magari proprio scaricando l’incauto assessore? E.C.

ancora ligure. Uno dei suoi crucci fu infatti il vederla cedere ai francesi, sia pure per “ragioni di Stato”. I semi dei grandi pini che ancor oggi donano ombra a quella piccola “fazenda” dal gusto sudamericano, se li fece arrivare dal fratello che risiedeva a Nizza. Dagli scogli che la separano dalla Maddalena, faceva pescare il saporito pesce del canale. Personalmente non pescava né cacciava. Non gli piaceva uccidere animali inermi, anzi, li allevava in un piccolo ranch che si era fatto costruire vicino casa. Lo intenerivano i cuccioli appena nati o il primo germogliare delle piante . Nel “tondo”, quello dai gusti contadini, durante i suoi spostamenti da una battaglia all’altra, ci avresti trovato solo fave fresche, se in stagione, cacio, fette di pane e olive. Appena poteva fermarsi per qualche giorno, non si faceva mancare la “pissalandièr” quella pizza che, inventata nel ponente ligure ancor oggi colà si chiama “Pizza all’Andrea” in ricordo del grande Ammiraglio Andrea Doria, nato ad Oneglia. E’ una pizza, insaporita però con pomodori, cipolle, l’immancabile aglio, olive taggiasche, olio, basilico e machetto (vedi ricetta). Oppure i suoi favolosi “condijon”, realizzati con ogni sorta di verdura fresca come pomodori, peperoni, carciofi, basilico, acciughe, molto aglio ma, soprattutto, ben conditi come il detto popolare vuole. Nell’altro “tondo” invece, il pesce appena pescato, cucinato e mangiato ancora odoroso d’arzillo, il sapore del mare, a cominciare dai ricci, molto presenti negli anfratti degli scogli di Caprera o dai gamberetti, gustati an-

ch’essi crudi con solo una spruzzata di limone. Se doveva mangiare dei manicaretti legati alla sua infanzia ligure prediligeva la “bouillabaisse” la nota zuppa di pesce alla francese dal gusto maschio e agliata o stoccafisso alla “ brandade de morue”, noi diremmo mantecato. Da quanto precede si capisce che non amava i banchetti che, invece, data la sua notorietà, gli venivano sempre preparati in qualunque parte andasse. Pare che a Teano, dove da ragazzi ci hanno sempre detto che fu il luogo in cui Lui e il Re Vittorio Emanuele si incontrarono gioiosamente ( non ci sono prove che fu proprio lì !), dopo che il Re l’ebbe “esonerato”, pare lo invitasse, molto blandamente, a partecipare al banchetto che i Principi Caracciolo stavano imbastendo. Lui declinò e, accovacciatosi deluso e scorato, sotto il portico di una Chiesetta poco distante, pranzò con i suoi uomini a cacio e olive; dopo pochi giorni raggiunse Caprera . La sua casa sull’isola delle capre, da cui il nome, se l’era attrezzata per poter vivere

una vita rustica e da amante della terra quale lui era. Vi realizzò un mulino a vento (lì ce né sempre) per azionare le macine sia per fare farina che per produrre olio, un pozzo per attingere l’acqua, una colombaia, il pollaio e una stalla. Era tutto il suo mondo. Da giovane, in Sud America secondo le usanza locali, era carnivoro; là è la terra dell’ “asado” e del “churrasco” , mastodontica grigliata di carne dei gauchos. E per digerirle, sorsate di “mate”. Qui, a Caprera, tutt’altro menù. Ormai affetto dalla dolorosa gotta, che sempre più gli impedisce persino di camminare, riprende la sua dieta vegetariana che lo ha nutrito in tante battaglie. Raramente, e forse più per nostalgia del passato che per necessità, anzi, riassaggia sul caminetto un trancio di carne da far arrostire in superficie e, una volta gustata la parte cotta, rimessa al fuoco per prepararne una seconda porzione. E pensare che molto a lui si deve se oggi siamo una nazione !


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PIANETA GIOVANI E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Benedetta MAGRI

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NUOVE FRONTIERE

Ragazzi... fatevi avanti! C’è chi cerca i nuovi Mille C

entocinquant’anni fa si combatteva per l'Unita' d'Italia, ora sono altre le sfide. I giovani sono gli stessi: ragazzi che vogliono rendersi protagonisti del mondo in cui vivono; il contesto è diverso. All'epoca la divulgazione serviva a trovare persone pronte a combattere per la patria, ora ci servono menti pronte a riscuotere l'Italia su ogni fronte. Da questi presupposti ha inizio una nuova impresa, per cui ci vorranno i nuovi mille. Tutto parte dalla testata "Wired Italia", un giornale che puo' apparire nerd, ma non lo è, perché interessi volti alla socializzazione non mancano. La campagna per il Premio Nazionale dell'Innovazione viene così presentata: "Cerchiamo i Nuovi Mille. No, vittimisti, perditempo o apatici. Veri innovatori". Una delle parole chiave è il termine "Startup", aziende in nascita, e questa è la nuova forma di investimento in cui molti giovani credono; creare aziende mai esistite, avendo la fantasia e il coraggio di credere in qualcosa a cui nessun altro aveva mai creduto prima, arrivandoci così prima degli altri. Tutti sono chiamati a partecipare a questa spedizione dei Mille, proponendo idee per nuove startup o progetti di ricerca che meritano di essere approfonditi. I mezzi attraverso cui partecipare sono le Università e un sito internet curato dalla testata promotrice del progetto. Ci sono 4 categorie, scelte perché porteranno a migliorare il nostro futuro se ben sfruttate: clean&green, bio&nano, web&ict e social innovation. Inoltre, all'interno del progetto, Working Capital porterà i nuovi talenti in giro per l'Italia, mostrando il loro operato. Nella nostra realtà rapallese tutto questo sembra non avere senso. Chi mai, mentre passeggia per via Mazzini, pensa a cose tanto anacronistiche come le lotte del personaggio a cui è dedicata la strada che sta percorrendo, oppure alle strategie che utilizzeranno i nostri nipoti per combattere i problemi del mondo? Credo nessuno, però il nesso tra le due cose è forte, perché la chiave di volta sono i giovani. Per questo i giovani si devono fare avanti e in un territorio come il nostro è difficile. Comunicare risulta difficile. L'eccellenza c'e' in Liguria, come a Ra-

pallo nello specifico; bisogna scovarla e farla emergere, invece in altri luoghi emerge da sola. Il futuro è sempre in mezzo a noi, basta avere il coraggio di indicarlo e mostrarlo a tutti. L'esposizione che Riccardo Luna, direttore di questo mensile dedicato all'innovazione (vedi foto), ha presentato a Torino, alle Officine Grandi Riparazioni, aperta fino al 20 novembre, in occasione del 150 anniversario dell'unità d'Italia, ha un semplice titolo: "Stazione futuro". I presupposti per un futuro differente ci sono tutti... Ma sono difficili da cogliere. Ebbene si tratta di un progetto in grande stile e che merita di essere visitato, ma se siete giovani impegnate tutta la fantasia che potete trovare in voi per vedere come concreto ciò che vi viene presentato e se siete un po' meno giovani cercate di tornare bambini. Potrete trovarvi a passeggiare all'interno di un percorso che potrebbe far impazzire gli appassionati che hanno letto ogni pagina del giornale sponsor e che quindi reincontrarenno in maniera più realistica tutti i progetti su cui hanno fantasticato attraverso le pagine satinate del mensile, ma se non ne sapete nulla, allora correrete il rischio di rimanere con i piedi troppo per terra. Una nota positiva per le scelte che semplificano l'allestimento portando la mostra su uno stile che mira all'essenziale, però il mondo virtuale del 3D e la realtà aumentata degli ologrammi deludono un pochino. Ottima esposizione per chi vuole investire e non sa in che settore, lì troverà il più adatto. Si può trattare di un punto di partenza per aprire gli occhi su alcune problematiche del nostro mondo e lasciar

stuzzicare la nostra creatività per andare oltre e superare anche i progetti presentati, perché l'innovazione è dove meno ce lo aspettiamo. Nell'allestimento c'è poco futuro e tanti contenuti che saranno parte integrante del nostro futuro, ma si riesce a comprenderlo? Forse ci vorrebbe ancora più fantasia per rendere reali o per percepire tali i progetti presenti, ma è a questo che servono le nuove generazioni, perché vedendo di che conoscenze disponiamo si approdi a qualcosa che sia sempre in continua evoluzione. Ma cosa troverete in concreto alla mostra? Dei cubi bianchi con dimostrazioni di oggetti ottenibili con materiale riciclato, la Fiat 500volt, la tuta marziana prodotta da Dainese, la lana grezza potrebbe essere la risoluzione alla dispersione di petrolio in mare, per le sue proprietà idrorepellenti, o ancora il modellino di una casa totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico... Vi sta già venendo qualche idea fantascientifica? Se riguarda delle ossa ottenute a partire dal legno, ve la sconsiglio, perché ci hanno già pensato e alla mostra c'è un video (sottolineo un video, non una dimostrazione) che lo attesta. Vi è giunto in mente proprio ora che ci vorrebbe

qualcosa che faccia sparire lo sciogli macchie e renda i vestiti davvero protetti dallo sporco? Un risposta è la nanotecnologia, però per ora non puo' essere applicata a tutti i tessuti, altrimenti una macchia di caffè sparirebbe in 12 ore, senza dover lavare la camicia, come spiega una voce in un altro video. Questi video e l'iCub (chiuso in una teca senza possibilità di dimostrazione delle sue capacità) bastano a convincerci che alcune sfide potrebbero già essere state vinte, se adeguatamente sponsorizzate? Credo di no, "ai posteri l'ardua sentenza" diceva qualcuno...


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STORIE DI MARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Carlo GATTI

STATI UNITI

Rivive lÊacciaio delle Twin Towers È parte essenziale della prua della nave anfibia USS New York (LPD-21) impegnata nella lotta al terrorismo ubito dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, il Governatore di New York George E.Pataki inviò una lettera al Segretario della Marina Militare Gordon R.England richiedendo che la Navy conferisse il nome USS New York ad una unità di superficie impegnata nella “Guerra al Terrorismo”, in onore alle vittime del tragico avvenimento che colpì vigliaccamente lo Stato di N.Y. Il contratto della costruzione fu assegnato alla Northrop Grumman Ship System di New Orleans, Luisiana nel 2003. Il 1 marzo 2008, durante una cerimonia tenuta nel Cantiere di Avondale a New Orleans, l’unità fu battezzata con il nome di USS NEW YORK dinnanzi alle massime Autorità e numerosi familiari e parenti delle vittime dell’11 settembre. Per la cronaca ri-

S

cordiamo che la rottura della bottiglia di champagne avvenne al secondo tentativo... La nave fu consegnata alla Marina M. USA il 21 agosto 2009 a New Orleans. Il suo primo comandante F.Curtis Jones, nativo di New York, partì 13 ottobre 2009 per Norfolk (Virginia). Il 2 novembre 2009 la nave entrò sull’Hudson e quando si trovò davanti a Ground Zero sparò 21 colpi a salve in omaggio alle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001. La USS New York entrò in servizio il 7 novembre 2009 a New York alla presenza del Segretario di Stato Hillary Clinton con un nutrito seguito di ammiragli e generali. In data 11 gennaio 2010 la Marina Militare comunicò che la nave sarebbe stata fermata in seguito ad anomalie emerse durante le prove in mare ai cuscinetti dei motori principali.

SCHEDA La USS New York (LPD-21) ha un equipaggio di 360 uomini e può trasportare fino a 700 Marines. La sua principale peculiarità è la seguente: una parte della prua è stata costruita con l’acciaio ricavato dalle macerie delle Torri Gemelle del Trade Center di New York, crollate nel famigerato attentato dell’11 settembre 2001. La simbolica fusione rappresenta meno di un millesimo del peso totale della nave, ed il 9 settembre 2003 è stata versata in stampi di circa 7,5 tonnellate. E’ stato riferito che gli operai del Cantiere hanno trattato il materiale con la riverenza solitamente riservata alle reliquie religiose.

IL "CREST" DELLA NAVE CON IL MOTTO "NEVER FORGET" I sette raggi del sole rappresentano i sette mari della celebre corona della Statua della Libertà-N.Y. Nello stemma centrale appaiono le torri gemelle che poggiano sulla prua della nave. Il pettorale del rapace (fenice) porta le insegne del Dipartimento di Polizia, dei Pompieri e delle Autorità di New York e New Jersey che furono i primi soccorritori a giungere sul ground zero. Le gocce di sangue rappresentano i caduti. Le tre stelle ricordano gli onori militari ricevuti dalla nave da battaglia USS New York (BB34) durante la Seconda guerra mondiale a Iwo Jima, Okinawa e Nord Africa.

La USS New York, il cui motto e' “Never Forget” (Mai Dimenticare), e' la quinta nave militare della classe San Antonio in grado di trasportare mezzi anfibi ed elicotteri per una ampia gamma di missioni compresa la caccia ai terroristi. La U.S.S. New York non sarà sola. Altre due navi da guerra, la USS Arlington e la USS Somerset, saranno costruite utilizzando materiale simbolico recuperato dalle macerie degli altri due siti colpiti dai terroristi l'11 settembre 2001. (Ricordiamo che un aereo colpì il Pentagono ad Arlington, ed un altro precipito' nella contea di Somerset in Pennsylvania).


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New York. Emozione forte e grande orgoglio sono i sentimenti che molti americani hanno provato sentendo “Ventuno colpi di fucile” esplosi in aria per salutare l'ingresso della USS New York nel porto di Manhattan. La nave da guerra americana è stata costruita con l'acciaio estratto dai resti delle Torri Gemelle. L’unità, è approdata sul Hudson River per la cerimonia della consegna della “Bandiera di Combattimento” e ad attenderla sul molo c’erano i familiari delle vittime dell'attacco ter-

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roristico del 2001. Il nome USS New York è stato assegnato esclusivamente in memoria delle vittime. Per tradizione, i nomi degli Stati dell’Unione vengono assegnati soltanto ai sottomarini della flotta USA. La nave Uss New York è giunta davanti a Ground Zero sul fiume Hudson. Per gli americani è il momento del silenzio, della commozione, della preghiera che sale dal cuore e raggiunge le anime dei caduti.

A salutare il passaggio della nave c’erano anche membri del corpo di polizia di New York e dei vigili del fuoco. La U.S.S. New York è passata sotto il ponte Da Verrazzano scortata dalla flotta delle imbarcazioni della Guardia Costiera e dello Stato di New York, gli stessi che accorsero a sud di Manhattan l’11

settembre del 2001. Lunga 197 metri la nave, costruita dal gruppo Northrup Grumman, è rimasta ormeggiata una settimana ancorata al molo 88 di Manhattan, all’altezza della 48sima strada, aperta al pubblico prima della sua partenza ufficiale.

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STORIA LOCALE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Pier Luigi BENATTI

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MEMORIE

Il torrente Boate ella cartografia ufficiale si legge "Torrente Boate" ma per i Rapallini questo corso d'acqua, che il suo comportamento imprevedibile ha non poco interferito, nel corso dei secoli, sulle vicende della città, rimane sempre "U Bogo" ed a confortare questa denominazione lo storico Arturo Ferretto recuperò a suo tempo antichissimi documenti che citano: "flumen boragi", "sito nel Bolago", "pontis de Bolago" ed il mulino "de Borago". Se nel 1823, per realizzare la carrozzabile per Santa Margherita Ligure, si modificò il corso del torrente, che sino ad allora era scavalcato dall'arco del ponte in pietra alto-medioevale poi detto "di Annibale", il corso d'acqua durante i secoli non aveva mancato di abbandonare più volte il suo letto, in modo particolarmente travolgente nel 1911 e 1915, andando a "visitare" il centro urbano. Negli anni Trenta, pertanto, venne racchiuso da quegli argini poderosi (ma purtroppo non invalicabili) che ne hanno improntato ormai l'immagine: agreste nella parte ortiva pianeggiante a monte, sportiva come

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ostacolo da scavalcare con un abile "drive" nel perimetro del campo da golf, urbana per l'arredo con lampioni liberty e ringhiere in ferro sul ponte, nella parte più prossima alla foce. Scritte perentorie tracciate su fondo bianco all'interno degli argini intimavano il divieto di smuovere il greto, ma nell'alveo, per le scalette in cemento, entravano in quegli anni solo donne con il "paggetto" (il cercine a ciambella di stracci) sul capo per attenuare il peso della "cunca" ricolma di panni da lavare nel torrente e noi ragazzini in inverno ci sfogavamo a spezzare a colpi di pietra il ghiaccio che si formava nelle pozzanghere ai margini ed in estate quando con il "lassetto" davamo la caccia alle lucertole o ci impegnavamo a cercare le pesanti palle da golf lanciate nel “Bogo” da tiri scentrati. Quando veniva un acquazzone un po' sostenuto e l'acqua si faceva limacciosa, presso il ponte dell'Aurelia davanti al Caffè Montini arrivava uno strano personaggio che piazzava un ombrello, aperto e capovolto, pendente dall'argine e poi ritmicamente abbassava e sollevava rapido il filo con "l'ambuggio" (il mazzetto costituito da un groviglio di lombrichi le-

gati) cui le anguille fameliche si attaccavano finendo così nell'accogliente paracqua citato e poi in un capiente "stagnun". Il "Bogo" ha conosciuto una eterogenea teoria di pescatori dilettanti appoggiati ai muretti sulle due sponde: si va dal "locale" con la canna "fai da te" dal "simelin" di bambù la "pastetta" ricavava dal "pan posu" (michette senza crosta in ammollo nella latta di recupero), al "foresto" con canna telescopica in fibra di carbonio, esche assortite giapponesi, retino, secchiello, e cestino apposito per le prede. Il "Bogo" ha sorriso sempre a tutti con tanta simpatia offrendo qualche "musau" di ridotte dimensioni e coi cefaletti tanto sole e aria salmastra senza esalazioni di idrocarburi prima che si estendesse la darsena fluviale, specchio pulsante

di natanti e ragnatela intricata di cavi per l'attracco. Ma il "Bogo" non è domo per quel carattere (o regime) torrentizio che gli appartiene e, di tanto in tanto si gonfia irritato, lancia contro le pile dei ponti quanto ha potuto raccogliere per strada e ciò che gli hanno portato nascostamente certi sconsiderati e corre sfrenato al mare. A quel mare che fin dall'inizio dei tempi lo accoglie, a volte pacifico e a volte imbronciato, per mescolare il dono delle sorgenti che sgorgano nelle pieghe dell'arco collinare. Suvvia, carissimo "Bogo", sii più ragionevole di noi uomini e riposa sereno nel tuo letto... con le anatre, i gabbiani, i colombi ed i germani reali e non ti irritare se di recente hanno voluto sottoporti ad un cosiddetto "ponte intelligente"...

GENTE DI LIGURIA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Alfredo BERTOLLO

LA BIMARE

La famiglia Bo estri Levante ha dato i natali a molte personalità importanti della Liguria: la famiglia Bo, che da oltre due secoli vi ha eretto residenza, ha fornito alla Repubblica di Genova, dapprima, allo Stato Sardo e al Regno d’Italia poi, e infine alla Repubblica Italiana personaggi di prim’ordine. Non parlerò qui di Donadio Bo che nel XIII secolo (1230), quale capitano di due galee armate, prese una grossa nave veneta in cui trovò un insigne pezzo della Santa Croce e lo donò alla Cattedrale di San Lorenzo di Genova, nè di Giorgio Bo che fu nel secolo XX professore universitario e senatore, più volte ministro (delle Partecipazioni Statali, dell’Industria, della Riforma dell’Amministrazione) e presidente della Commissione di Pubblica Istruzione,

S

studioso di diritto e autore d’importanti saggi giuridici. Passo ora ad illustrare brevemente la figura di Angelo Bo del XIX secolo. Questo personaggio fu un illustre medico e professore di patologia generale all’Università di Genova, acquistò larga stima per doti d’ingegno e vastità di dottrina. Inviato come delegato plenipotenziario al Congresso Internazionale di Parigi del 1851, ne fu acclamato ,primo italiano, ad ottenere questa carica- presidente. Deputato molto attivo al Partlamento prima subalpino, poi italiano, fu nominato senatore e fu propugnatore del “Codice Sanitario” del nuovo Regno d’Italia. Di idee liberali, fu amico di Cavour e difese la guerra di Crimea contro l’opposizione dei Conservatori che giunsero ad attribuire a quell’impresa

la responsabilità dell’epidemia di colera del 1854 a Genova. Fu Grande Ufficiale Mauriziano, Commendatore della Legion d’Onore e di sant’Andrea di Russia, socio delle pioù prestigiose accademie d’Europa. D’inesauribile attività, tenne lezioni all’Università fino al giorno precedente la sua morte e lasciò in eredità all’Ospedale di Sestri Levante la villa che aveva edificato perchè fosse fatto un ricovero per vecchi. Ed ecco il contemporaneo Carlo Bo (vedi foto) (1911-2001), l’illustre critico letterario autore di “Studi di letteratura francese” - da notare in particolare i suo studi su Mallarmé e Sainte-Beuve- della “Lettura” e di moltissimi saggi, professore dell’Università di Urbino dal 1938 al 1947 e rettore per 53 anni (dal 1947 alla morte avvenuta nel 2001) dell’Università di Urbino che è poi stata intitolata in suo nome e nominato senatore a vita dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ho

conosciuto personalmente l’illustre critico presentato da suo cugino Leopoldo: era un personaggio di grandissima cultura che era stato allievo di Camillo Sbarbaro, il grande poeta del Novecento di Santa Margherita Ligure. Aveva conosciuto nei primi anni ’30 Giovanni Papini e gli intellettuali della rivista “Frontespizio” alla quale collaborò attivamente. Dalla “Baia delle Favole” di Sestri si può vedere la bella casa dove egli risiedeva quando era a Sestri Levante.


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ARREDO URBANO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Annalisa NOZIGLIA

MONUMENTI

Il Chiosco della Musica: restyling finale La volta del monumento è tornata al suo antico splendore a pochi giorni, in Piazza Martiri della Libertà, sul lungomare, si può nuovamente ammirare il Chiosco della Musica tornato ai suoi antichi splendori. Il Chiosco, dono che i rapallini emigrati in Cile avevano fortemente desiderato per la loro città natale quale sede ideale per concerti musicali bandistici, venne inaugurato domenica 3 novembre 1929. Da allora è sempre stato un punto nevralgico della città e in coincidenza delle Feste di Luglio dello scorso anno lo abbiamo potuto ammirare in una nuova veste. Il Comune di Rapallo si è in-

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fatti operato per un completo restyling di Piazza Martiri della Liberazione, ripavimentata e divenuta area pedonale, inoltre, per quella data, è stato apportato anche il restauro della struttura del Chiosco stesso. Dopo la pausa estiva è iniziata una seconda fase di lavori e il 6 aprile 2011, con la rimozione dei ponteggi interni, si sono conclusi anche le operazioni di restauro delle opere pittoriche. Abbiamo parlato con l’Assessore ai lavori pubblici e al patrimonio del Comune di Rapallo Fabio Mustorgi che con piacere ci ha illustrato l’importanza di questi interventi. Con soddisfazione ha sottolineato che i progetti sono stati coordinati com-

pletamente dal Comune di Rapallo, ciò ha permesso un notevole risparmio dal punto di vista economico, il lavoro complessivamente ha avuto un costo di circa 900 mila euro ed è stato realizzato con i contributi di Carige e di Arcus Spa. Per l’Assessore risulta di fondamentale importanza la riqualificazione di quest’area che, tra l’altro, sorge su uno dei nuclei storici della città. Infatti, una piramide in vetro ed acciaio realizzata durante la ripavimentazione della piazza consente di intravedere l’antico molo “du Binellu” venuto inaspettatamente alla luce

durante i lavori di restauro. Per quel che riguarda l’ultimo intervento l’architetto Roberta Risso, direttore dei lavori e responsabile del procedimento, insieme ad Amalia Sartori, direttore tecnico – Bottega del Restauro (Genova) – ci hanno illustrato dettagliatamente l’attività di restauro conservativo e pittorico degli affreschi della cupola già opera del Grifo. La priorità, ci hanno spiegato, è stata quella di mantenere il più possibile fedeltà all’originale evitando quindi qualsiasi tipo di intervento che potesse dare origine ad un falso storico. L’umidità e la presenza di sali che si erano infiltrati negli anni dalla

cupola hanno compromesso irrimediabilmente una parte dell’affresco e per tale motivo è stato necessario lasciare un’area di neutro. Tale procedimento è stato indispensabile per mantenere la maggiore fedeltà possibile agli affreschi del Grifo, l’intera attività di risanamento dei dipinti è stata coadiuvata in accordo con le Soprintendenze. «Si è proceduto alla desalinizzazione delle superfici interessate da fenomeni di umidità - puntualizza la Sartori - al fine di rimuovere le efflorescenze saline presenti, permettendo conseguentemente l’estrazione di possibili sali solubili ancora trattenuti negli strati più superficiali dell’intonaco. Terminata la fase di pulitura e, progressivamente, quelle di estrazione dei sali solubili si è provveduto all’intervento di integrazione di lacune e fessurazioni che è stato condotto in più riprese. In fase di stuccatura è stato possibile concludere le operazioni di restauro correlate a fenomeni di distacchi degli intonaci…». Ora, dopo i lavori di riqualificazione del tetto dello scorso anno non ci saranno più infiltrazioni, quindi sarà possibile preservare al meglio gli affreschi della volta. L’intervento di reintegrazione pittorica, come già dicevamo, è stato affrontato in

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GLI ARTISTI RAFFIGURATI Il chiosco della musica venne inaugurato domenica 3 novembre 1929. A finanziare l’opera furono i rapallesi emigrati in Cile per donare alla loro città una sede ideale per i concerti bandistici allora in voga. Luigi Devoto lo costruì in stile Liberty con un padiglione di 10 metri di diametro e 9 di altezza e12 colonne sorreggenti la cupola. L’affresco fu affidato a Giovanni Grifo che all’interno della cupola dipinse i maggiori compositori dell’epoca: sugli stalli apparvero così Verdi, Rossini, Bellini, Boito, Beethoven, Auber, Mayerbeer, Palestrina, Mozart, Berlioz, e Gluck con alle loro spalle la sintesi dei personaggi principali delle loro opere maggiori. Incastonati nei medaglioni degli archi raffigurò invece Bach, Spuntini, Pergolesi, Cimarosa, Bizet, Ponchielli, Gounod, Donizetti, Monteverdi, Haendel, Haydn e Puccini. maniera differenziata con lo specifico intento di evitare qualsiasi falsificazione rispetto l’originale, utilizzando velature ad acquarello in sottotono per le abrasioni di piccola e media entità unitamente alla tecnica del rigatino largamente usata negli interventi di restauro. Potremmo proseguire in una dissertazione ancor più dettagliata ma ci pare che per noi, “non addetti ai lavori”, sia più efficace e di maggior impatto recarci di persona a contemplare la volta del nostro amato Chiosco tornato oggi al suo antico splendore, certi che la riqualificazione attenta e precisa di quest’area contribuirà a mantenere alta l’immagine artistico-culturale della nostra bella Rapallo, ricca di un patrimonio che, se ben custodito, risulta essere davvero invidiabile.

Ristorante pizzeria

Uova e Colombe di nostra produzione

16035 RAPALLO (Ge) Via Pomaro, 15 per saperne di più www.ristorantelanave.it e-mail: lanavesnc@virgilio.it Chiuso il mercoledi’


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NATURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Giorgio MASSA

AMBIENTE

Le strategie dei paguri Conosciamo meglio alcune caratteristiche di crostacei molto particolari

Il piccolo paguro “zamperosse”. (foto E. Monaci).

urante l'evoluzione naturale alcuni animali, all’apparenza più svantaggiati, sono riusciti a sopravvivere e riprodursi, magari utilizzando espedienti originali. Tra le diverse categorie di esseri viventi che hanno dimostrato di “saper stare al mondo” nonostante qualche handicap, ci sono certamente anche i paguri. I paguri sono crostacei come le aragoste, i gamberi, i granchi e le cicale di mare, ma questi ultimi si caratterizzano per possedere una corazza più o meno robusta che protegge i loro organi interni. Sono crostacei anche i cirripedi, che comunque producono placche per proteggere il loro corpo. I paguri, al contrario, hanno buona parte del corpo molle e per far fronte a questo inconveniente hanno “imparato” a proteggerlo all'interno di qualcosa. Perché qualcosa? Semplicemente perché se molti di loro utilizzano conchiglie vuote di molluschi marini, altri utilizzano “cose diverse”, come gusci di anellidi (vermi marini). Le “cose diverse” possono essere, seppur molto raramente, anche oggetti artificiali e qualche paguro pare abbia usato per rifugio persino lattine di alluminio! Alcuni paguri terrestri esotici (Cenobiti), infine, utilizzano conchiglie di molluschi polmonati terrestri. Potrebbe anche darsi che il progenitore dei paguri fosse un crostaceo interamente corazzato, che si sia avvalso delle conchiglie come tane mobili. Tale adattamento avrebbe nelle generazioni seguenti reso sempre meno utile la corazza addominale. Questa considerazione, però, è personale e non ha fondamento scientifico. L’ordine di crostacei nel quale sono inseriti i paguri è quello dei decapodi, chiamato così perché i suoi rappresentanti possiedono cinque paia di arti, con l'anteriore che porta sovente un paio di chele. Da aragoste e gamberi, ai paguri e ancora ai granchi, in questo gruppo si evi-

glia occupata, ingrandendone il volume interno e riducendo i “traslochi” del paguro. Paguristes eremita è un piccolo paguro che vive in conchiglie ricoperte da anemoni, ma soprattutto da poriferi (spugne) del genere Suberites. Con il tempo le spugne erodono la conchiglia e alla fine il paguro si trova a vivere all’interno del tessuto del porifero e di fatto cresce con lui, evitando cambi di conchiglia. Particolarissimo il piccolo paguro sedentario (Calcinus tubularis). In questa specie il maschio per proteggere l'addome utilizza una conchiglia. Nel periodo riproduttivo la femmina si rifugia invece nei tubicini vuoti di qualche spirografo, divenendo un animale sessile (fisso al substrato). Non è chiaro se questo comportamento venga adottato anche nei restanti periodi dell'anno o se in questi periodi la femmina imiti la strategia protettiva del maschio. Terminiamo la breve carrellata con un piccolo ma diffusissimo paguro costiero, che frequentemente si osserva nella zona di marea e talvolta si muove anche all'asciutto. Si tratta del paguro zamperosse (Clibanarius erythropus). Questo piccolo crostaceo predilige come rifugio le piccole conchiglie a cornetto, ma utilizza anche conchiglie di altre specie. I paguri sono generalmente onnivori e si cibano anche di alghe, ma alcuni possono essere prevalentemente carnivori o erbivori. Il loro ruolo nell'ambiente, però, è pure quello di “spazzini” perchè alcune specie sono capaci di captare l'odore degli animali morti sul fondale e di raggiungerli per cibarsene. Tra le bizzarrie di questo gruppo esistono gli esotici paguri terrestri, tra i quali il paguro delle palme da cocco (Birgus latro), che vive in buche nel terreno ed è in grado di respirare aria, restando comunque legato all'ambiente marino soprattutto per rilasciare le sue larve.

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I paguri del genere Dardanus si osservano spesso in associazione con gli anemoni della specie Calliactis parasitica. (foto P. Tessera)

Il minuscolo paguro sedentario. (foto S. Bava).

denzia come l'addome sia progressivamente ridotto. Grande e vistoso nelle aragoste, è ridotto e a spirale nei paguri, sino a divenire piccolo, appiattito e ripiegato sotto il grosso cefalotorace (capo e torace fusi insieme) nei granchi. Appena nati i piccoli paguri somigliano a minuscoli gamberetti, ma presto, dopo diverse mute, il loro addome si “incurva”divenendo certamente poco funzionale al movimento. Se tutto va bene, trascorso qualche mese di vita, l'istinto spinge i piccoli a trovarsi una conchiglietta vuota, all'interno della quale si fissano con la “codina” e i ridotti arti posteriori ed ha inizio la loro vita da inquilini”. L'utilizzo di una corazza “artificiale” sembra avere molti vantaggi. I crostacei ricoperti completamente da corazza naturale, aragoste, granchi & c., hanno infatti un sacco di nemici che possono attaccarli e perforarne la “crosta” e oltre a ciò hanno un ulteriore tallone d'Achille. Per diventare adulti passano attraverso una serie di mute del tegumento che non appena sostituito rimane molle e fragile per un po' di tempo, rendendo maggiormente vulnerabili questi animali. I paguri da questo punto di vista quando la conchiglia diviene troppo stretta ne trovano un'altra. La loro vulnerabilità è quindi legata prevalentemente al breve momento

di passaggio da una conchiglia all'altra; passaggio che in alcune specie, vederemo, non si verifica neppure o avviene di rado. Anche le loro mute rendono molli per qualche tempo i tegumenti del capo e delle chele, però, se disturbati, i paguri possono ritrarsi all'interno della conchiglia, un po' come fanno anche i molluschi, difendendosi ottimamente. E i vantaggi non finiscono qui. Alcuni paguri per mimetizzarsi fanno crescere poriferi (spugne) sulla loro conchiglia, ma cose simili le fanno anche alcuni granchi. Sono invece solo i paguri, soprattutto quelli del genere Dardanus, a posizionare anemoni sulla “loro” conchiglia, prendendoli con le chele dal fondo marino o trasferendoli dal guscio che hanno intenzione di abbandonare. Sembra anche che in alcuni casi siano gli stessi anemoni, che sono capaci di muoversi lentamente, a salire sulla conchiglia dei paguri, che, ovviamente, restando fermi, facilitano l’operazione. Questi due organismi realizzano in questo modo una simbiosi, perché gli anemoni vengono portati in giro dal paguro e si alimentano dei residui del cibo del crostaceo o di quel che capita tra i tentacoli. In cambio gli anemoni, grazie ai loro tentacoli urticanti, offrono protezione al paguro. Ad utilizzare questa strategia sono anche alcuni paguri del genere Pagurus. Il paguro dell’attinia orologio (Pagurus prideaux), ad esempio, vive in simbiosi con l’attinia Adamsia carcinopados, dalla particolare colorazione a pois. La simbiosi è così spinta che l’anemone aggiunge sostanza chitinosa sul labbro della conchi-

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ARTE di Claudio MOLFINO

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MOSTRA TEMATICA

“Storie di Navi e relitti del Promontorio di Portofino” Dal 16 aprile al 16 ottobre presso il Complesso monumentale Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte Associazione Culturale Echi di Liguria, in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, proprietario dell’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, il 16 di aprile inaugurerà l’ormai storica ed attesa mostra semestrale, che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio artistico, culturale ed ambientale del territorio ligure, ed in particolare del comprensorio della Riviera di Levante. “Storie di navi e relitti del Promontorio di Portofino” sarà l’argomento sviluppato quest’anno nella cornice dello splendido

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IL SOTTOMARINO DELLA LEGGENDA

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Il prezioso catalogo della mostra curato da Emilio Carta e Lorenzo Del Veneziano

complesso monumentale di San Fruttuoso, l’iniziativa della quale il sottoscritto si fregia di esserne il curatore, è promossa, con; racconti affascinanti di naufragi che nei secoli si sono susseguiti davanti a questa costa meravigliosa. Partendo dall’incendio della pirofregata inglese “Croesus” che partita da Genova per la Crimea carica di soldati piemontesi si arena davanti a San Fruttuoso, storia nella storia molti naufraghi devono la vita all’abnegazione delle sorelle Avegno che ne trarranno in salvo la maggior parte. Maria Avegno deceduta durante i soccorsi riposa nella Cripta dei Doria, mentre la sorella sarà insignita della Victoria Cross prestigiosa onorificenza britannica. Il viaggio proseguirà attraverso la riscoperta dei resti di una nave romana; di una cinquecentesca caracca spagnola (l’Iveglia) carica di merce tanto preziosa da indurre l’ambasciatore spagnolo a tentare il recupero del carico, inviando un gruppo di palombari antelitteram. Esplorando poi vari mercantili ed un peschereccio, per arrivare all’ultimo eccezionale ritrovamento un U-boot tedesco perfettamente conservato, avvolto dalla natura dell’Area Marina del Parco di Portofino prepotente e meravigliosa. I percorsi tematici verranno sviluppati attraverso l’esposizione di fotografie, reperti originali, dipinti d’epoca, modelli navali, do-

Ideazione Mostra:

Ass. Culturale Echi di Liguria

Curatore della Mostra:

Claudio Molfino

Comitato Scientifico:

Ernani Andreatta, Alessandra Cabella, Emilio Carta, Lorenzo del Veneziano, Bruno Saccella

Crediti Fotografici:

Lorenzo del Veneziano, Claudio Molfino

Grafica:

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Prestatori:

Museo Marrinaro – Camogli Museo Marinaro “Tommasino Andreatta” Caperana Santuario N.S. del Boschetto - Camogli

cumenti originali ed impianti didascalici atti a facilitare la lettura delle varie installazioni. Inoltre nella sala video verranno proiettati eccezionali filmati realizzati in questi anni da sub documentaristi professionisti per varie emittenti televisive internazionali. L’esposizione occuperà la sala capitolare dell’Abbazia e la Torre dei Doria e durerà da metà aprile a metà ottobre, in modo da poter comprendere nel periodo di apertura

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sia le festività pasquali che il salone Nautico di Genova, due appuntamenti importanti nel panorama turistico della Riviera. L’inedito argomento scelto, avvolto dal mistero e dal fascino proprio di tutte le situazioni che si vengono a creare in elementi ostili all’uomo e per questo difficilmente esplorabili, certamente sarà gradito ai molti visitatori che ogni anno affollano lo storico sito di San Fruttuoso.

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RICORDO O SOGNO? QUANDO... di Mauro MANCINI

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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RAPALLIN

L’isola che c’è

Allora supermarket e ipermercati erano all’aperto. Si parlava genovese e la “ciassetta” era un punto di incontro di “ciaeti e çertesse” ome da sempre, la sera della vigilia di Natale mi reco in piazza Venezia ”in Ciassetta” per rivivere l’atmosfera serena ed innocente dell’infanzia; il tempo ”dottore” ne ha cancellato le avversità.In attesa che il campanile mi proponga come allora le note di ”tu scendi dalle stelle” che, pure adulto, riusciranno a fare da sottofondo ai ricordi,mi rifugio in un cantuccio della ”nostra tettoia” e rivedo sul lato sud della piazza: * il botteghino del lotto, deserto durante la settimana,ma animato il venerdì dai giocatori che per scaramanzia prediligevano questo giorno; * il retrobottega della calzoleria Calcagno; * la piccola vetrina di tessuti e velluti di Raggio; * la tipografia dei Devoto con la macchina da stampa azionata da motori fissati alle pareti,grandi cinghie di trasmissione e con Pippo e Giovanni; * la cucina- laboratorio per la confezione di addobbi floreali del fiorista Mosca; * il negozio di fruttivendoli dei fratelli Civinini (da-e træ sêu); * il caffé ”Nazionale” di Spagni ; * la salumeria Gombi con le note della fi-

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sarmonica di Renzo che riempivano il vicolo di ”Besame mucho ”; * la gelateria Botto ”Giömin” con Anna e Angelitta dietro un banco ”barocco” di marmo bianco e con Luigitto intento a rimescolare nella gelatiera ”a carapigna” il sorbetto prelibato; * la macelleria Ghio con la signora Teresa ”a moûa” che con lente movenze ”scolpiva” fettine ed ossette; * l’ufficio dei Vallebella, legna e carbone, dove Beppi e Jolanda gestivano le vendite; * la torrefazione di Pagliettini ”ö Pippo” appassionato ciclista; * la merceria Bramieri con in vetrina bottoni e lustrini; * la ”Tessile lombarda” di Della Longa; * l’antica trattoria di Maria nel vicoletto agli oratori, sempre affaccendata fra tavoli e fornelli; * il minuscolo laboratorio di Paglialunga e Centofanti traboccante di valvole e radio sventrate; * ancora un negozio di stoffe: di Rosetta ”a carcasciönn-a” che svolgeva e riavvolgeva, instancabile,pezze di tessuto e che si infuriava quando la palla con cui giocavamo finiva contro le vetrine; * il fruttivendolo Podestà ”ö trei-trei” il cui padre ’Paölin’, ormai vecchio,se-

Disegno di Giampietro Pastene

deva davanti al negozio quasi a testimoniare la sua esperienza in quella attività; * l’altra merceria della signorina ”Giûann-a” che confezionava fiori di carta per l’altare della Madonna; * il laboratorio ”volutamente” disordinato del corniciaio Dell’Elmo in un ammasso di vetri e di quadri d’autore; * l’osteria Macchiavello ”ö Bançin” che in un forno a legna cuoceva la prelibata farinata; si diceva che negli ingredienti abu-

sasse del sale per assetare ancor più l’avventore; * l’altra macelleria dei Ganzerli con Gino e Lina; * il forno del panettiere Viarengo con Pierino e Jolanda;e per ultimi,ma i più caratteristici, * i fruttivendoli del mercato ambulante del mattino: Ghiara ”ö Cäo”, Baratella ”ö Giövanni”, Luigi ”ö Burrasca”:un nome, una garanzia, che alle mie urla di neonato, chiedeva a gran voce: ”Ma cosa fate a quella povera creatura ?” i fratelli Ridella e Corti ”i Lögia”. Ma finalmente qualche accordo di campane,ci siamo:ecco le prime note, strano,non sono però quelle che mi aspettavo; campanaro,ti credevo ancora il vecchio amico di quei tempi:non volevo da te una ’compiuterizzata Jngle bell’, ma una pur strimpellata ’Pastorella’. Ne sono rimasto male,è un affronto per quelli che ho ricordato: me ne vado con Loro.

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COME ERAVAMO E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Bruno MANCINI

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“A CIASSETTA”

Festa del Corpus Domini 24 giugno 1951 La suggestiva processione... Ricordi, ricordi ed ancora ricordi incipriati di nostalgia ell'osservare questa foto ritornano in mente momenti vissuti dalla nostra comunità in attesa del passaggio della Processione del Corpus Domini. In ogni rione cittadino ("a ciassetta", "ciassa dò posso", Via Magenta, "caroggio drïto", via Lamarmora, Corso Italia), venivano eretti gli altari, mentre al suo passaggio dalle finestre e dai terrazzi oltre che al lancio di petali di rose venivano esposti arazzi, drappi bian-

N

chi e tappeti. Le tante persone che hanno vissuto questi sereni momenti non potranno che ricordare, quando tutti assieme, grandi e piccoli, in piena armonia, prestavano la loro opera per far sì che tutto fosse pronto ed in ordine al momento, tanto atteso, del passaggio della Processione. La redazione rivolgendosi agli amici che ci seguono attende con piacere la collaborazione per eventuali nuovi riconoscimenti.

1 Luigia "Gina" Risso Podestà 2 Maria detta Piccinn-a 3 Vittoria Viarengo 4 Jolanda Viarengo 5 Ester Baratella 6 Lorenza "Lore" Besagno Tacchini con in braccio il nipote Leopoldo "Lino" Alloi 7 ??? 8a Maria Teresa "Olga" Travi Zunino 8 Elena Mangasco 9 ??? 10 Luigia "Giggia" Forlani 11 Jolanda De Martini Grondona 12 Luisa detta "Gioanna" Campodonico 13 Rina Valenti 14 Luigi Moltedo 15??? 16 ??? 17 Maretta Bavestrello Nesti 18 Mirella Zunino Canessa 19 Franca Barsaglini 20 Giordano 21 ??? 22 ??? 23 Bruna Baratella 24 Silvia Magnasco 25 Roberto Dell'Elmo 26 Maria Teresa Peirano 27 Gian Paolo Podestà 28 Adriana Rocca 29 Anna Peirano 30 Giampiero Viarengo 31 Elio Zunino 32 Lorenzo Magnasco

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VITA DA BESTIE

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di Silvana GAMBÈRI GALLO

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

AMARCORD

Storia di una donna e di tanti animali (tra un roar e un bau, con amore) stantanea di una mocciosetta: forse siamo già negli anni sessanta, forse no. Di certo c’è la corporatura esilissima, un giunco ricoperto da una cascata di riccioli. E una mano, che la fotocamera non riesce a evitare: stringe forte quella

I

materna, esclusa dal riquadro. Ma gli occhi sgomenti e il braccino teso verso una figura tagliata apposta dalla foto – mamma – tradiscono la paura, il pianto in divenire anche se l’occasione è ghiotta, e sai quanti bambini la vorrebbero. Lo zoo di Torino. Ma se mi volto incrocio il muso del leone, che non sembra così entusiasta di essere tramandato sabaudo. Né io come merenda. Sua. Non immaginavo che, nei giorni a seguire e proprio qui a Rapallo, mi sarei imbattuta in qualcosa di peggio. Nello slargo di fronte al Castello, quello a picco sul mare, stazionavano le merlettaie: eta' indefinibile, pelli

rese cuoio brunito dal sole, velocità impressionante nel palleggio dei fuselli. E scarsa propensione a familiarizzare. Una più delle altre, che possedeva un meticcio addestrato a scoraggiare i curiosi. Ma una caricatura di bambina - come ero io a tre

anni - resto' terrorizzata dal muso-aviso col cagnetto, e pertanto decise che il regno a quattro zampe era qualcosa di cui avere paura. Per la mia famiglia, compresi in seguito, fu un grande dolore: chi rimpiangeva un gatto orbo, una coppia di canarini, il lupetto regalato a un amico causa trasloco. Io non riuscivo a immergermi in quel mondo, il ricordo delle zanne scoperte mi spingeva a comportamenti parossistici. Poi, dopo qualche anno, in quello che ora è il “Parco Biancaneve”, un signore corpulento col sorriso del miglior Fernandel, inaugurò un piccolo zoo, alla portata di tutti. Si chiamava Angelo

L’Associazione Sportiva Dilettantistica F.I.D.A.S.C. Federazione Italiana Discipline Armi Sportive Da Caccia

“TIGULLIO SPORTING” comunica che il nostro atleta Luca Solimano rapallese (14 anni al centro nella foto) si è classificato secondo nella categoria anni verdi al Campionato Italiano d'Inverno di Sporting (percorso di caccia intinerante).

Lombardi, genovese di nascita, ex giramondo ed ex cacciatore approdato per conversione alla divulgazione dell’universo animale. Altro zoo, nuove emozioni. Mi ci trascinarono praticamente a forza, ma l’incontro con quel personaggio che avevo già visto in televisione fu rassicurante. Aveva una scimmietta in braccio, probabilmente mi regalò l’autografo. Io ricordavo i suoi duetti con Andalù, volli fidarmi e, ben stretta a mia madre, visitai tutto lo spazio. Mi chiedevo perché il procione si chiamasse “lavatore”, feci ogni sorta di foto senza più lacrime; fino alla gabbia dell’in-namoramento, quella dove scoprii l’animale perfetto. Bellissimo, riconobbero in famiglia, ma una pantera nera non è adatta a una bambina: impegnativa, anche un po’ feroce. Peccato, perché quegli occhi gialli sul pelo così scuro erano quanto di meglio avessi incontrato. E forse accadde per forzarmi la mano, o solo per guarirmi da tante fobie, che alcuni anni dopo arrivò – in una scatola di cartone colorato – il cane destinato a riabilitarmi. Lillo, dieci giorni di vita, strappato a una sorte raccapricciante, imboccato a forza con un biberon perché sopravvivesse. Ci riuscì, e quell’incontro restò fondamentale. L’offerta di una zampa nei momenti bui, l’accoglienza festosa al ritorno da scuola, l’amico silenzioso e presente nelle ore di studio: il miracolo che solo chi si addentra in un mondo peloso (mliagolii, latrati, squittii) può apprezzare e condividere. Spazzati via sia i brutti ricordi che l’ambizione della pantera, Lillo fu un compagno meraviglioso, con la sua intelligenza, il sovrappeso incipiente, le lezioni di vita. Ora, sono alla quarta generazione: due trovatelli senza pedigree, che proseguono il cammino iniziato con un bibe-

ron pieno di latte e schizzato a tradimento nel cucciolo di dieci giorni. Uma e Whitman: vabbè, è finito il tempo dei cani un po’ anonimi, e del resto conosco personalmente un Gioacchino, un Biagio, una Kessy. La bambina tremebonda di fronte al leone sabaudo, che s’inorgoglì nello zoo rapallese, è ora una tenace e barricadera animalista, capace di intenerirsi anche per i cartoni dell’ ”Era glaciale”. Come diceva, Angelo Lombardi? “Amici dei miei amici, buonasera”. Ed io, tra due code che girano a mille, chi sul divano, chi nel giardino, rilancio “Amici dei miei amici, benvenuti”.

L’angolo di Rossella*

LIFE La vita in un cigno, in un fiore, in un bimbo che gioca, è soltanto un vapore che appare e poi scompare. Bello, se la vita durasse piu’ di semplici goccioline…. Perche’, morte, intervieni e ci porti via? L’uomo anela l’infinito… Qui, Ora. * studentessa, III B Scuola Giustiniani


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VIAGGIARE E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Vinicio TEMPERINI

KANGAROO

Australia, “Down under” /2 remetto che i miei commenti non sono molto aggiornati anzi a volte sono storici, quasi epocali. Probabilmente sono superati in tanti particolari “materiali – tangiibili” ma, da quanto mi risulta, lo spirito e l’essenza insomma l’Es è rimasto sempre lo stesso. credo per sempre. Adesso, dopo una prima parte dedicata all’Australia storica vorrei commentare una Australia operativa e...vivace.

P

SYDNEY Città moderna, giovane, efficiente e generosa. Per cominciare il famosissimo Harbour Bridge mi pare un bellissimo inno al “nuovo”, al “fare”. Al credere nel passato ma come trampolino del presente e sopratutto del futuro. Sydney vive anche di notte e non solo per i “viveurs” da Discoteca o Night Clubs. Il quartiere King’s Cross alle dieci puntuali ogni sera (inclusa la Domenica) apre tutti i negozi , edicole, bar, servizi vari e quanto possa essere comprato e/o venduto. Testimonio che è vero perchè io c’ero....Una piccola variante eterogenea. Sono vicini, a volte porta a porta, drogheria, panettiere, farmacia, sexy-shop, Hard-core films, calzolai e così via. Bambole, questa è l’Australia... Ci sono un po’ dovunque gite notturne molto lunghe e particolareggiate ad esempio nel Porto per vedere dal mare lo spettacolo dell’Opera House e della Città stessa. Numerosissime, come in tutta l’Australia, le palestre super attrezzate che tengono aperto oltre le due di notte. Una nota particolare sulle palestre: vige une disciplina ferrea. Multe in danaro (e sostanziose) se lasci un peso od un attrezzo fuori posto. In caso di indisciplina o di ripetuti errori e dimenticanze non è esclusa l’espulsione che arriverà sicuramente all’orecchio delle altre palestre e ... sarà dura trovare dove allenarsi. Eccellenza nei servizi di trasporto autobus, treni, battelli. Il Porto è un gioiello.

Teatro dellʼOpera di Sydney

Il porto di Sydney con il caratteristico Harbour Bridge. In alto, Bondi Beach.

Non molto grande ma di una efficienza razionale e completa quasi incredibili, anche per questo vostra vecchio Animale Portuale Mondiale. Anzi, forse proprio l’istinto di far paragoni con Porti Africani o Medio-orientali (...europei ?... ) ti fa pensare a qualche magia. E qui debbo citare Bondi Beach. Una grande spiaggia che da il nome ad un Sobborgo anche se è praticamente Sydney città, dieci minuti a piedi da King’s Cross. Notevole per alcuni particolari. Intanto non ci sono squali o perlomeno non pullulano come altrove. E’ molto frequentata da diversa umanità, dal piccolo grigio Usciere del Catasto agli atletici giganteschi, abbronzatissimi giovanotti che sembrano usciti da un cartello pubblicitario. A Bondi entrare in mare, nuotare è assai problematico. Le onde sono, per noi europei, enormi e la risacca è travolgente. Solo chi è esperto nuotatore in piena assoluta forma ed allenato si può buttare. Altrimenti ....stattene felice

sulla spiaggia aumentando così,e non di poco, le tue aspirazioni di longevità. Circolano in spiaggia gruppi di cani selvatici ma amichevoli che vogliono solo proporti di giocare con loro. Se vedono

che tu non ne hai voglia vanno da qualcun altro. Chiudiamo dicendo che, non a caso, “The Wall” dei Pink Floyd è praticamente nato a Sydney.

DITTA SPECIALIZZATA in

“Rimozione e bonifica nidi di CALABRONI,

VESPE e VOLATILI IN GENERE”

0185 273297 3807099658 3294083127


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SPORT E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Maurizio MANZOLI

VELA

Circolo Nautico, il programma sportivo 2011 Per festeggiare i sessanta anni dalla fondazione il Circolo Nautico ha previsto un importante programma di regate e un corso di vela per i ragazzi: “PROVAinVELA” Sessanta anni ben portati per il sodalizio sportivo rapallese che per il 2011 proietta una serie di regate, destinate a derive e barche d’altura. Competizioni di livello nazionale si affiancheranno agli appuntamenti tradizionali. L’attività agonistica è iniziata in marzo con la quindicesima edizione del Trofeo Città di Rapallo riservato ai Dinghy 12’, che si svolgerà sabato 19 e domenica 20. L’ultimo fine settimana di maggio – sabato 28 e domenica 29 maggio si svolgerà la nona edizione del Trofeo Challenge OPA Marine che vedrà imbarcazioni d’altura competere sul percorso Rapallo – Isola del Tino e ritorno. Il 25 giugno è programmata la Regata Sociale, quest’anno dedicata appunto al 60° anniversario, aperta a tutte le classi di imbarcazioni del Tigullio. Dopo la pausa estiva una serie di competizioni veliche di alto livello:

Il 24 e 25 settembre la Regata Nazionale Dinghy 12’ organizzata con il C.V.S.M.L. che porterà nelle acque del Tigullio i migliori atleti di questa mitica classe. Il 15 e 16 ottobre la trentesima edizione del Criterium Invernale vedrà competere Etchells, Laser, Fireball oltre agli immancabili Dinghy 12’. Dal 29 al 31 ottobre, infine, si svolgerà nelle acque del Tigullio il Campionato Nazionale Italiano della classe Etchells. Eventi sportivi, in fase di verifica, potranno aggiungersi a queste competizioni già sicure. Ma in occasione del 60° anniversario il Circolo ha deciso di dedicare un particolare impegno alla promozione dello sport della vela presso i giovani, sviluppando ulteriormente l’attività della propria scuola vela. Grande interesse ha suscitato il PROVAinVELA. Da fine marzo il CNR propone infatti ai giovani di età compresa da 8 ai 12 anni di provare l’esperienza di navigare a vela con due giornate dedicate alla loro attenzione.

Il corso consentirà ai partecipanti di familiarizzare con la barca a vela e capire se questo sport è di proprio interesse. Sarà un’occasione per vivere qualche ora a contatto con il mare. Abbiamo imparato che se l’avvicinarsi alla vela dei ragazzi è vissuta come un gioco riusciamo a trasmettere con naturalezza la passione e l’interesse per il mare e questo nuovo elemento: l’acqua. PROGRAMMA: Sabato 14,00-16,30 e Domenica 10,00 – 12,30 oppure Martedì 14,00-16,30 e Giovedì 14,00-16,30 Data corsi 1°) martedì 29 e giovedì 31 marzo 2°) sabato 9 e domenica 10 aprile 3°) martedì 12 e giovedì 14 aprile 4°) sabato 23 e lunedì 25 aprile 5°) martedì 3 e giovedì 5 maggio 6°) sabato 14 e domenica 15 maggio Potranno essere inseriti corsi personalizzati. Il corso è gratuito, un contributo di 10 euro servirà per l’iscrizione obbligatoria alla Federazione Italiana Vela compresa la copertura assicurativa. Per la qualità e la sicurezza in mare i corsi avranno un numero limitato di allievi. I corsi sono autorizzati dalla F.I.V. (Federazione Italiana Vela) sotto la guida di Istruttori Federali F.I.V. Le uscite in mare saranno decise dall‘istruttore, responsabile del corso, in funzione alle condizioni meteo. Potranno essere realizzate fotografie o filmati per uso didattico e per pubblicazioni del Circolo Nautico Rapallo SICUREZZA IN MARE: E’ essenziale che gli allievi abbiano

buone capacità natatorie; è fatto obbligo comunque a tutti gli allievi di indossare il giubbotto di salvataggio,fornito dal CNR, prima di salire a bordo delle imbarcazioni. Per partecipare al corso è indispensabile il certificato medico di sana e robusta costituzione. L’abbigliamento da indossare, consigliato dall’Istruttore, consiste in pantaloni della tuta, maglietta, cappello, scarpe da ginnastica eventuale pile e giacca a vento leggera (abbigliamento di ricambio). Questo è il primo passo… Poi si potrà partecipare ai corsi di vela settimanali. L’ istruttore diventa confidente e maestro, un esempio capace di trasmettere le proprie esperienze e l’amore ed il rispetto per il mare. Il vento, il freddo, l’acqua che entra in barca sono tutte piccole sfide. I ragazzi imparano a vincere le paure e le insicurezze con la crescita della propria personalità. L’obiettivo è rendere gli allievi autonomi in barca ed in mare. Tranquillità ed equilibri che sono utili anche a livello sociale. Praticare lo sport della vela diventa uno stile di vita e la vela un elemento al quale non si potrà più rinunciare.

I responsabili del Circolo Nautico Rapallo sono sempre a disposizione per informazioni e approfondimenti.

CIRCOLO NAUTICO RAPALLO Via Langano, 34 – Rapallo 0185 51281 www.circolonauticorapallo.it segreteria@circolonauticorapallo.it


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Associazione E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

Liguri Antighi - I Rapallin

www.liguriantighi.it - info@liguriantighi.it Presidenza: tel. 349/3819645 - Segreteria: 0185/206073 - 328/7137716

Annuncio per l’assegnazione del

“Rapallino d’Oro” - edizione 2011 Premio speciale per un Rapallino eccezionale el rendere noto che la sera di sabato 9 luglio 2011, nella Basilica di Rapallo, dopo la S. Messa solenne delle ore 18,00 presieduta dal Vescovo, avrà luogo la cerimonia della consegna del “Rapallino d’Oro”, con il presente annuncio si fa sapere che la persona alla quale verrà conferito questo riconoscimento dovrà avere i seguenti requisiti.

N

1) Requisiti inderogabili – Essere figlio/a di almeno un genitore il cui cognome sia comparso da oltre 500 anni nel territorio dell’antica Podesteria di Rapallo, la cui superficie corrispondeva a quella degli attuali Comuni di Rapallo, S. Margherita Lig., Portofino, Zoagli, Cicagna, Coreglia Lig., Lorsica, Favale di Malvaro, Orero, Tribogna, Moconesi, ovunque residente (vedere elenco sottostante). – Aver onorato, a vario titolo, oltre che il proprio casato, la terra delle proprie radici.

In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia ci sembra doveroso additare ai lettori tre coraggiosi Rapallini che, insieme ad altri 155 “pazzi” della Liguria (così l’ha definiti il Secolo XIX), hanno seguito volontariamente Garibaldi nell’impresa dei Mille ed hanno contribuito a darci una Nazione. Bartolomeo Canessa, nato a Rapallo il 14/3/1839, macchinista, residente a Genova; Lorenzo Pellerano, nato a Rapallo il 4/7/1811, facchino, residente a Livorno; Giovanni Pendola, nato a Genova il 7/3/1836, ma con genitori originari di S. Maurizio di Monti, frazione di Rapallo, falegname-mobiliere.

2) Requisito preferenziale – Aver compiuto, senza alcun obbligo o vincolo, con umiltà e riservatezza, opere, iniziative od azioni di valore morale particolarmente rilevanti, improntate ad assoluta spontaneità, generosità o disinteressato altruismo a favore dei più deboli e del prossimo. Chiunque abbia detti requisiti o conosca persone che li abbiano e sia in grado di provarlo, è invitato a farlo conoscere all’Associazione “Liguri Antighi – I Rapallin”, Via Cerisola, 81/A – 16035 Rapallo; info@liguriantighi.it tel. 0185/206073 – 328/7137716 – 349/3819645 ENTRO E NON OLTRE IL 15 MAGGIO 2011 Tra le persone segnalate verrà scelta quella ritenuta maggiormente meritevole da una apposita commissione, composta da un numero paritetico di rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, del Clero locale e dell’Associazione proponente. Fungerà da coordinatore, senza diritto di voto, il presidente dell’Associazione o suo delegato. In mancanza di individuazione e/o segnalazione di persone con i requisiti dei punti 1) e 2), l’Associazione “Liguri antighi – I Rapallin” provvederà ad una scelta autonoma, scelta che, in ogni caso, dovrà essere conforme ai requisiti del punto 1). COGNOMI COMPARSI DA OLTRE 500 ANNI

Airola*, Allegri*, Ansaldo*, Arata, Arboccò, Dell’Arco, Ardito*, Arena*, Assereto, Aste*, Bacigalupo*, Bafico*, Banchero*, Baratta*, Barbagelata, Barbieri*, Bardi*, Barlaro*, Basso*, Bavestrello*, Belviso*, Del Bene, De Benedetti*, Beretta*, De Bernardis, Bertollo*, Biancardi*, Bianchi*, Bisio*, Besaccia, Boitano*, Bontà*, Borseze, Borzone*, Botto*, Bozzo, Brignole*, Bruni*, Cademartori*, Campi*, Campodonico*, Canale*, Caneva*, Canepa*, Canevaro, Canevello*, Canessa, Capurro*, Caraffa*, Carboni*, Casareto*, Casazza*, Casella*, Cassottana*, Castagneto, Castagnino*, Castello, Castruccio, Cattanei*, Cavagnaro*, Cavallo*, Cella (Della)*, Cereghino, Cereseto*, Cerisola*, Chichizola, Chiesa*, Cichero, Colombo*, Corradi*, Consigliere, Cordano, Costa*, Costaguta, Crovo, Cuneo*, Curti, Dapelo, Dasso*, Delpino*, Dondero*, Draghi*, Durante*, Favale*, Felugo, Ferrari (De)*, Ferretto*, Figallo, Figari, Figoni*, Fontana*, Fonte, Foppiano, Forno, Franzone, Fravega, Garbarino*, Gardella*, Garibaldi*, Gastaldi*, Gattorno*, Gazzale, Gennaro*, Ghiara*, Ghirardelli*, Ginocchio*, Giovo, Giudice, Gnecco, Gottuzzi, Granello*, Guerello*, Lagomarsino*, Lavezzo*, Lazagna*, Leverone, Longinotti*, Losi*, Macchiavello, Macera, Maggio, Maggiolo*, Magnasco*, Malatesta*, Mangini*, Maragliano*, Marchesi*, Martini (De)*, Mattei*, Merello*, Molfino, Molinari*, Montaldo*, Morchio*, Morello, Moltedo*, Nassano, Negro*, Nespolo*, Noce, Norero, Novella, Noziglia, Olivari*, Olmo*, Oneto*, Pagano*, Palmieri*, Pareto, Passalacqua, Pastene*, Peirano*, Pellerano*, Peloso*, Pendola, Peragallo*, Pescia*, Pessagno, Pettinati*, Pezzolo*, Piaggio*, Piazza, Pietracaprina, Pinasco*, Podestà*, Poggi*, Porcella, Prato*, Profumo, Pucci, Queirolo, Raggio*, Raimondi, Rainusso, Rapallo, Ratto*, Re*, Rocca*, Roccatagliata*, Roisecco, Roncagliolo, Sartorio, Scarsella, Schiaffino*, Schiappacasse*, Semorile, Simonetti*, Sofia, Solari*, Solimano, Soracco*, Tassara, Torre, Vaccaro*, Valente*, Valle, Vallebella, Vassallo*, Vernazza*, Viacava, Viale*, Vicino, Viganego, Vignolo*, Vigo*, Villa*, Vinelli, Viviani*, Zerega, Zolezzi*. * = Cognomi comparsi anche altrove.

Lorenzo Pellerano

Giovanni Pendola

La foto di Bartolomeo Canessa è stata pubblicata sul numero precedente

Sabato 16 aprile – ore 13,00

Pranzo sociale dei Rapallin presso Ristorante “da Marco”

(aperto anche ai Simpatizzanti) e’ proposto il “Menu del Buongustaio” al costo di Euro 25,00 Per la scelta dei piatti del Menu e la prenotazione Rivolgersi al Ristorante Via Roma, Rapallo, Entro il 14 aprile altre informazioni telefoni: 0185/206073 - 328/7137716 Il 25 aprile 2011 saranno conferite altre due prestigiose onorificenze al nostro Presidente onorario “Giusto tra le Nazioni” Mario Canessa: la Cittadinanza Onoraria di Tirano e la Livornina dʼOro del Comune di Livorno N.B. LA CONTINUAZIONE DELLE MEMORIE SUL CASATO DEI “DE BERNARDIS” SARÀ RIPRESA IN UN PROSSIMO NUMERO


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EVENTI

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di Emilio CARTA

E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

LIBRI

Torna in libreria la “Storia di Genova” a fumetti L’autore, il noto cartoonist e studioso Enzo Marciante, l’ha rielaborata e arricchita quarant’anni dall’esordio, ritorna in libreria la celebre e ormai introvabile “Storia di Genova” a fumetti, di Enzo Marciante, in edizione fedelissima e brillante per Coedit editore. Ritroviamo qui i due celebri personaggi, Nonno Arturin e il suo amico Polpo, recentemente impegnati ad esplorare la storia del Porto di Genova. Con tanta pazienza, il vecchio saggio pescatore racconta prima al polpo e in seguito ai ragazzini della spiaggia, le vicende più ghiotte della Storia della Città, con linguaggio divertito, a volte scanzonato ma rigorosamente fedele alla realtà storica. Ripubblicata per andar incontro tra l’altro ad una richiesta del pubblico nostalgico, questa moderna edizione si arricchisce di una pregevole nota critica del prof. Franco Bampi, Presidente de “A Compagna” , di un’introduzione dell’autore stesso sulla genesi del progetto, completata da una nota tecnico-descrittiva sulla scelta del cast e delle locations. L’intero volume si compone di dodici episodi per un totale di circa 200 tavole disegnate, trattando, tra le altre, le avventure di Guglielmo Embriaco che costruisce col legno delle sue galee la risolutiva torre d’assedio alla prima Crociata, il celeberrimo scontro di galee Ge-

A

Associazione EDITH STEIN Rapallo

novesi e Pisane allo scoglio della Meloria, il coraggioso atto di valore del giovanissimo Andrea Doria alla fortezza della Briglia, la sfortunata congiura di Gian Luigi Fieschi che si conclude tragicamente nelle acque della Darsena o la frenetica costruzione della cinta muraria di Porta Soprana, pressati dalla minaccia di Federico Barbarossa… concludendo con un glos-

COMUNE DI RAPALLO

Accademia Culturale di Rapallo

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE EDITH STEIN in collaborazione con

L’ACCADEMIA CULTURALE DI RAPALLO organizza un incontro su:

Le maschere pirandelliane nel cinema di Ingmar Bergman SABATO 14 maggio 2011 - ore 16 Relatrice la dott.ssa Chiara CAMPDODONICO laureata in Scienze dell’Educazione Il sindaco Avv. Mentore CAMPODONICO porgerà il suo saluto

VILLA QUEIROLO - Sala Conferenze INGRESSO LIBERO

La cittadinanza è invitata ad intervenire

sario dei termini in lingua genovese, tradotti in italiano. In definitiva, un’opera che accontenta le attese nostalgiche di chi l’ebbe tra le mani un tempo lontano, che costituisce comunque un’importante fonte di facile e divertente conoscenza, anche per le attuali generazioni, grazie alla rigorosa coerenza storica edalla straordinaria potenza divulgatrice del linguaggio del fumetto. La genesi dell’opera è raccontata dallo stesso autore: “Alla base delle radici più profonde del mio percorso professionale c’è lei, Genova, città diversa ( se n’era già accorto Dante, accusandone i cittadini…), quasi unica, rimasta austera sotto la nuova pelle dei cambiamenti, meglio compresa dai foresti che dai suoi, capace di tramonti infuocati rimanendo rigorosamente in B/N, con onde di ardesia grigioperla che modellano il profilo sottostante le luminosità coloratissime dei cartelloni pubblicitari, capace di riproporre ancora le lontane atmosfere dei caruggi, se questi sono lucidati dalla pioggia delle buie sere d’autunno, nelle crose superstiti ancora in grado di creare incanti ottocenteschi di edere e aghi di pino tra muri, resi severi dai cipressi…! Quella Genova di cui ignoravo sostanzialmente le origini sia architettoniche che culturali. Quella Genova di cui intuivo però un passato per forza ricco di misteriosi eventi, senz’altro ricco di spunti incredibili e gustosi che, a me debuttante scrittore per immagini o più modernamente Cartoonist, avrebbero sicuramente stimolato tavole intriganti.…una città di tali proporzioni, con evidenze così importanti, con una fama leggendaria la cui eco giunge da millenni di Mediterraneo, non poteva certo

difettare di vicende eccezionali, di stature umane di altrettanta grandezza… e quindi le ho indagate, cercate e “tradotte” in questa mia opera prima, che fu per un ventenne esordiente l’ingresso ufficiale nel mondo del narrare disegnando, della professione di Cantastorie Grafico.La rilettura di queste tavole, riemerse da una decantazione di alcuni decenni, da un mio tempo per certi versi eroico e incantato, mi pone oggi a confronto con un altro me stesso: quello goliardico e scoppiettante di inventiva fantastica della gioventù, già molto attento però al rigore storico, alla fedeltà del tratto ricostruttivo. Un aspetto cui sono fondamentalmente rimasto fedele, nelle opere successive, fino al recente volume dedicato al Porto. Quest’ultima opera, necessario contraltare alla Storia della Città, raggiunge la completezza del progetto e chiude il cerchio: Genova non può esistere in pieno se non si ammette e si considera l’evidenza Portuale. Ed ancora una volta trovai utile affidare il compito di reggere le fila del difficile racconto, delicato quanto responsabile, al grande Nonno Arturin. Gran pescatore della Foce, realmente vissuto al tempo della mia infanzia, Arturin vendeva il pescato della notte girando i cortili di Albaro al mattino. Persona di grande ricchezza umana, pittoresca quanto reale, ho deciso di farne il protagonista della saga cittadina, affiancandogli la metafora del giovane lettore curioso, divertente e spensierato, quel piccolo Polpo che tanto ha lasciato di sé nel ricordo dei lettori iniziali! Il successo riscosso da Nonno Arturin e del suo Polpo mi ha convinto ad adottarli come mio stesso simbolo grafico”.


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di Massimo BACIGALUPO

MEMORIE

Minoli e Falco, due famiglie nella storia d’Italia Una figlia ricorda con stupore la madre fuori misura onoscevo Cesarina Minoli come autrice della seconda traduzione italiana di Moby-Dick (1966), che ebbi a rivedere nel 1991 per Mondadori (che tuttora la ristampa). Era una traduzione efficace, con qualche curiosa svista, come quando le balene vengono ingigantite perché Minoli a volte traduce, ad esempio, "sixteen feet" con "sessanta piedi" (cap. 32). Ma Minoli aveva capito, a differenza del corregionale Pavese, che "Sabbath" sulla prima pagina del romanzo è domenica, non sabato. Non conosco l'altra importante traduzione di Minoli, Tristram Shandy, libro bislacco alquanto che richiede coraggio e perizia solo per essere affrontato. E coraggio ha dimostrato Cesarina Minoli pubblicando a 85 anni le cronache della sua famiglia, Il baule di

C

Cesarina Minoli, traduttrice di Melville e autrice ottantacinquenne delle ricche cronache della sua famiglia, fra Risorgimento, Fascismo e Dopoguerra, Piemonte e Liguria.

zinco (Campanotto, pp. 222, €15). Dico coraggio non perché siano rivelazioni scottanti quelle che l'autrice disseppellisce dal baule dove ha riposto le carte e i carteggi della madre e degli antenati, ma perché la vicenda è complessa e di notevole interesse oggettivo, ed occorre una mano sicura pere dipanarla in una serie di sintetici capitoletti. Un albero genealogico essenziale, senza date però, ci aiuta a seguire l'intreccio. A monte c'è una figura storicamente importante, Ottavio Minoli, campagnolo piemontese che si fece sarto, trovò fortuna e moglie a Parigi, fu massone e collaboratore di Mazzini, e rientrò a Torino per divenire amico e finanziatore di Cavour e Garibaldi, raccogliere una fortuna, senza dimenticare il duro apprendistato, dunque sostenendo gli operai vessati del settore. Di questo personaggio Cesarina riporta lettere e vicende, di per sé una saga che ci immerge nel clima dell'Italia risorgimentale vista dall'interno. Altrettanto curiosa la vicenda dei Falco, ebrei di Saluzzo: Vincenzo, nato nel 1926, amministratore e imprenditore, è derubato e ucciso a 49 anni lasciando 14 figli. Uno di questi, Giuseppe, porta la moglie Margherita a Torino perché un altro, Spirito (che ha sposato la sorella della moglie, Calin), s'è innamorato pazzamente di Margherita. Giuseppe muore, Spirito rinnova invano la corte spalleggiato dalla stessa Calin, Margherita si salva sposando un terzo fratello, Giovanni, che farà da padre alla piccola orfana di Giuseppe, Amelia. E' abbastanza complicato, ma decisamente affascinante. Amelia, che sposa Edgardo (nipote di Ottavio Minoli) ed è la madre di Cesa-

rina, è il personaggio centrale di Il baule di zinco, con le sue stravaganze, ambizioni letterarie, infatuazioni fasciste, affari avventurosi, fallimenti, amori... Cesarina scrive un libro senza sentimentalismo e reticenza, narrando dettagliatamente il rapporto conflittuale con Amelia, che rimasta vedova si occupa solo sbadatamente di lei. Di ritorno da una vacanza in Liguria in tempo di guerra, mentre il treno sta entrando a Santa Margherita, annuncia a Cesarina ventenne che scende lì, e che a Copertina di Il baule di zinco (Campanotto editore). Torino qualcuno prov- Al centro: Amelia Falco, madre di Cesarina Minoli ed vederà a lei. Cesarina eccentrica protagonista di Il baule di zinco. A destra in è stata tenuta a batte- alto, Amelia anziana. Sotto a destra: Cesarina bambina. simo da Cesarina Astesana, impor- glia corto: "'Adesso basta'. Si tolse la tante organizzatrice torinese della maschera d'ossigeno e decise di metSocietà per le Giovani Operaie, attività tesi in pace... Erano le 2,33 del 20 dia cui Amelia partecipa con il solito en- cembre 1957". tusiasmo, anche mettendo in scena Cesarina stessa appare nel libro più lavori in cui recita l'intera famiglia e il come oggetto delle prevaricazioni paziente padre Edgardo, reduce dal della madre, che le fa vestire orribili fronte dove era stato avvocato difen- abiti di recupero e la presenta sore ai tribunali militari seguiti a Ca- smaccatamente a improbabili pretendenti. Sappiamo che ha avuto poretto. Come si vede, Il baule di zinco offre una una vita sua forse non meno avvencarrellata con sequenze che si impri- turosa di quella di Amelia (ha vismono nella memoria e illustrano diret- suto in America, ha divorziato, una tamente momenti della storia figlia è Giovanna Melandri). Ma Il nazionale. L'analfabeta condannato dal baule di zinco resta felicemente letribunale dopo Caporetto che dice al gato a quel baule, non ha nulla delplotone d'esecuzione: "Fioi, fè presto, e l'autocelebrazione, e nessuna svetirè in de la testa". Amelia, che dopo in- nevolezza. Un libro di storia vera finite vicissitudini sul letto di morte ta- scritto senza trucchi.

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CULTURA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

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di Domenico PERTUSATI

LÊunificazione italiana e la Chiesa (I) ella ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’ Italia ( proclamata il 17 marzo 1861) tanti sono stati gli interventi autorevoli, numerosi gli incontri e le manifestazioni, a ritmo incalzanti le trasmissioni televisive. È facile prevedere che nell’arco dell’anno avremo l’opportunità di ascoltare ancora molte disquisizioni, assistere ad altre iniziative e cerimonie, vedere parate di vario genere, spettacoli e raduni, mostre e ed altro ancora. Anche se i nostri lettori sono al corrente degli avvenimenti e informati sulle questioni concernenti il periodo risorgimentale, mi è sembrato opportuno esporre sulla nostra rivista un aspetto che, a quanto mi risulta, non è stato focalizzato a dovere. Tutti abbiamo preso atto come la Chiesa (mi riferisco soprattutto a quella gerarchica) abbia aderito alla celebrazione dell’Unità italiana esprimendo la propria soddisfazione con l’augurio di procedere con impegno nella soluzione dei problemi che ci affliggono, impartendo la più ampia benedizione e auspicando ogni bene. Non sono mancati gli applausi e le congratulazioni pubbliche: gli stessi cardinali Bertone e Bagnasco (autorità di primo livello) hanno partecipato nell’aula di Montecitorio alla cerimonia commemorativa ufficiale, cantando all’unisono l’inno di Mameli. C’ è da prendere atto ancora una volta che la Chiesa per determinate e solenni ricorrenze o importanti anniversari non si mostra mai impreparata, al contrario è quanto mai solerte e diplomaticamente attiva e disponibile. Non pochi hanno avvertito che esistono cattolici “impegnati” nel tentare di dimostrare come la Chiesa abbia avuto parte attiva (addirittura determinante) nel processo dell’ unificazione. Proposta questa - a mio parere - non convincente: tutt’al più è veritiero parlare di singole persone che mostrarono interesse per una qualche soluzione del problema italiano, nonostante la presenza dello Stato pontificio. In verità nessun storico ignora che il problema dell’unificazione fu certamente oggetto di attenzione, di timore, di preoccupazione e soprattutto di decisa ostilità da parte della Chiesa ufficiale di quel tempo. Va detto senza mezzi termini che per il Papato non si trattava di un problema importante, anzi era una questione da ignorare: la sua soluzione avrebbe conculcato i diritti “sacrosanti” della Chiesa.

N

Il cardinale Bertone, segretario di Stato e il cardinale Bagnasco, presidente della CEI hanno partecipato nellʼaula di Montecitorio alla celebrazione ufficiale del 150mo dellʼUnità dʼItalia.

Pertanto chi si impegnava e si batteva apertamente in prima persona a favore dell’unificazione italiana lo faceva a suo rischio e pericolo, diventando ipso facto un avversario, un nemico e un sovvertitore dell’ordine “divino”, che “provvidenzialmente” aveva affidato ai Papi il potere temporale. STORICI “ SCHIERATI” Non va sottaciuto pertanto che ci sono storici “schierati” a tutela della Chiesa ”interessata” e favorevole al Risorgimento italiano. E’ una tesi questa che fatica ad essere legittimata per una ragione molto semplice e - a nostro parere - inconfutabile: i contributi all’unificazione furono, come abbiamo accennato, a carattere individuale. Spieghiamoci meglio: i personaggi che vengono citati coltivarono certamente idee liberali, ma non furono affatto determinanti sul piano operativo come Massimo d’Azeglio, Antonio Rosmini, Gino Capponi e Raffaello Lambruschini, Silvio Pellico e Alessandro Manzoni. Tra questi chi ebbe la massima risonanza fu Vincenzo Gioberti autore del “ Primato morale e civile degli Italiani”: egli dichiarava che solo il cattolicesimo avrebbe potuto offrire agli Italiani le energie morali per la rinascita, proponendo una Confederazione posta sotto la presidenza del Papa. Si creò così il mito neoguelfo senza alcun fondamento nella storia recente della penisola, un mito che durò una breve stagione, tendente ad esaltare un papa liberale che tale non fu mai, Pio IX, in quanto aveva mostrato simpatia per le idee “giobertiane”. Assicuriamo i lettori che a questa questione intendiamo dare congruo spazio in un secondo tempo.

PATRIOTTISMO IN TONACA Devo ammettere che sono rimasto “basito” nel leggere un articolo dal titolo eloquente: “I preti e le suore dell’Unità d’Italia”, dove si sostiene che “nonostante alcuni attribuiscano al Risorgimento una patina anti-cristiana, molti furono i consacrati e le consacrate che contribuirono con il loro impegno, e spesso con il loro sangue, alla causa dell’Italia unita”. (Lorenzo Fazzini da “il Messaggero di S. Antonio” marzo 2011 pag. 92). L’articolista fa riferimento a casi particolari che non coinvolsero la Chiesa ufficiale in un atteggiamento favorevole alla realizzazione dell’Unità italiana. Si limita, come sempre, a cattolici che di loro iniziativa si entusiasmarono e si impegnarono in qualche modo, a parlare e, talvolta, a mettere in atto atteggiamenti a favore del Risorgimento. Viene ricordato che tra i martiri di Belfiore venne impiccato il sacerdote Enrico Tazzoli (7 dicembre 1852) per aver aiutato dei soldati boemi a disertare: altri due preti, Bartolomeo Grazioli e Giovanni Grioli furono condannati a morte. Si fa poi riferimento ad un gruppo di suore della San Vincenzo che si prestarono come infermiere nel corso della guerra di Crimea. Un dubbio rimane: furono mere opere caritative o autentiche azioni risorgimentali? Nello stesso articolo viene riportata la testimonianza di uno storico (Enrico Francia in “Annali d’Italia” Ediz. Enaudi) che scrive: “Dalle mille storie del ’48 emergono uomini della Chiesa che sostengono dai pulpiti e nelle piazze le riforme dei sovrani, e poi le ragioni della guerra; promuovono processioni, Te Deum, ostensioni dei sacramenti, messe in suffragio, a sostegno della missione nazionale, delle costituzioni, delle elezioni; sono sulle barricate o alla testa degli insorti nelle campagne; diventano soldati, deputati delle assemblee, membri dei circoli politici”. Ci siamo permessi di citare integralmente le asserzioni a scanso di equivoci. Una domanda ci sembra legittima: “Quegli uomini della Chiesa (così chiamati) erano in linea con il magistero della Chiesa? Il Vaticano era consenziente?” DOCUMENTI “ANTIRISORGIMENTALI” DEL MAGISTERO La Chiesa difese con tenacia il potere temporale che riteneva un suo diritto inalienabile e che andava difeso con ogni mezzo, anche con il ricorso alle scomuniche e condanne. I Papi nell'Ottocento si ersero a difen-

sori dell'ordine ristabilito dopo il Congresso di Vienna, propugnarono il ritorno allo status quo ante (il periodo pre-rivoluzionario), condannarono i movimenti, le sette, i moti rivoluzionari. Si ristabilì in sostanza l'alleanza tra Trono e Altare, con l’avallo di pensatori “ultramontanisti” come il De Bonald e il De Maistre, i quali auspicavano come soluzione della grave crisi del tempo un ritorno all'armoniosa intesa tra Stato e Chiesa, quella appunto che nell'età dell'oro del Medio Evo aveva visto – a loro parere – una feconda collaborazione tra Papato e Impero a tutto vantaggio delle popolazioni soggette alle due massime istituzioni. Si trattava di una lettura del Romanticismo in senso reazionario che avrà poca fortuna nel clima culturale dell'Ottocento, prevalendo - come si sa - l'interpretazione liberale con la nuova idea di nazione e di popolo. L'azione di resistenza della Chiesa si attuò con Pio VII (al secolo Barnaba Chiaramonti) che, dopo aver subito la prigionia e le umilianti imposizioni concordatarie di Napoleone Buonaparte, con la bolla “Sollicitudo omnium” (7-081814) ricostituì la Compagnia di Gesù, considerata la “longa manus” del Papato (soppressa nel Settecento ad opera del papa Clemente XIV) e ottenne l'appoggio delle potenze vincitrici per ristabilire l'ordine e per combattere sia le forze rivoluzionarie sia quelle correnti di pensiero che alimenteranno tutto il movimento risorgimentale. L'enciclica di Pio VII Ecclesiam a Jesu Christo (13-09-1821) contiene una condanna esplicita della Carboneria e la scomunica a chi vi avesse aderito, ivi compresi coloro che avessero omesso di denunciare gli eventuali appartenenti. Essa era da ritenersi “una moltitudine di uomini scellerati riuniti contro il Signore [...], persone che vengono sotto vesti di agnello, ma sono internamente lupi rapaci”. Definisce i Carbonari “coloro che profanano e deturpano con certe loro sacrileghe cerimonie la passione di Gesù Cristo [...], sfrontatamente favoriscono delle libidinose voluttà; insegnano essere lecito uccidere quelli che manchino al segreto; ch'è permesso spogliare della loro autorità i re e ogni altro imperante, che per somma ingiuria osano chiamare col titolo di tiranni”. Seguirono le condanne di papa Leone XII (al secolo Annibale della Genga, già appartenente alla schiera dei cosiddetti cardinali “zelanti”, che regnò dal 1823 al 1829) con le encicliche Ubi primum (maggio 1824) e Quo graviora mala (1825) nei confronti delle sette: “la Mas-


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soneria e il liberalesimo sono dottrine nefaste”. La condanna delle sette e delle nuove idee circa la libertà di pensiero, le costituzioni liberali, i diritti delle nazioni venne ripresa con forza da Pio VIII (al secolo Francesco Saverio Castiglioni, eletto il 31 marzo 1829 - deceduto il 20 novembre 1830) già con la sua prima enciclica “Traditi humilitati nostrae” (24-05-1829). “E’ Nostro dovere di rivolgere le nostre sollecitudini verso quelle società segrete d’uomini faziosi, nemici dichiarati di Dio e de’ Principi, di quegli uomini che interamente si sono dati a desolar la Chiesa, a minare gli Stati, a porre a soqquadro l’universo e che, infranto il freno della vera fede, si sono aperta una via ad ogni maniera di delitti. [...] Noi con tutta la nostra forza ci affaticheremo perché la Chiesa e la cosa pubblica nulla soffrano dalle cospirazioni di queste sette.” Afferma che “è scopo delle società segrete corrompere la gioventù educata nei ginnasi e nei licei”. “La loro legge è la menzogna, il loro Dio il demonio, il loro culto la turpitudine”. CONDANNA DEI CATTOLICI LIBERALI Il 2 febbraio 1831 i cardinali “zelanti”, dopo una serrata lotta con i cardinali

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“liberaleggianti”, riuscirono a far eleggere il cardinal Bartolomeo Alberto Cappellari che prese il nome di Gregorio XVI. Questi estese la condanna con l'enciclica “Mirari vos” (15-08-1832) anche al cattolicesimo liberale. Venivano così colpiti tutti coloro che nel travaglio della loro coscienza cercavano di conciliare i sentimenti patriottici e risorgimentali con la loro fede cristiana e i principi sanciti dalla Chiesa. I liberali per lui sono “uomini ribaldi”. “Non leggi sacre, non diritti, non istituzioni, non discipline quali siansi più sante, sono al coperto di costoro, che solo eruttano malvagità dalla sozza loro bocca. Bersaglio di incessanti durissime vessazioni è fatta questa Romana Nostra sede del Beatissimo Pietro, nella quale Gesù Cristo stabilì la immobile base della Chiesa”. Il Papa condanna “quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che debbasi ammettere e garantire per ciascuno la libertà di coscienza, errore velenosissimo” e non manca di condannare altresì “quella pessima né mai abbastanza esecrata ed aborrita libertà della stampa”. Prende posizione contro l’ammodernamento della Chiesa: “Delle cose che

I bersaglieri offrirono un contributo decisivo alle operazioni militari per lʼunificazione dʼItalia

furono regolarmente definite, nessuna devesi diminuire, nessuna mutare, nessuna aggiungere, ma tali esse si debbono, nelle parole e nei sensi, custodire illibate.” Un altro errore condannato è la separazione tra Chiesa e Stato. “Nè più lieti successi potremmo presagire per la Religione e il Principato dai voti di coloro che vorrebbero vedere separata la Chiesa dal Regno e troncata la mutua concordia dell’Impero col Sacerdozio. Poiché troppo è chiaro che dagli amatori d’una impudentissima li-

SCUOLA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

bertà assai si teme quella concordia, che fu sempre al sacro e civile governo fausta e vantaggiosa.” Come si vede l'antitesi con lo spirito liberale e risorgimentale era totale: nessun cedimento sul mantenimento dello Stato Pontificio nella sua integrità e assolutezza. Nel prossimo numero sarà nostro dovere far conoscere i documenti con i quali Pio IX difese con energia il potere temporale della Chiesa: si oppose all’occupazione dei territori pontifici attraverso condanne e proteste solenni.

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di Elisabetta RICCI

ISTRUZIONE

Tutti insieme allÊAcquario e al Museo Galata di Genova L' Acquario di Genova è il più grande acquario italiano e il secondo in Europa, dopo quello di Valencia, in Spagna. Si trova a Ponte Spinola, nel cinquecentesco porto antico di Genova, in una struttura progettata dall'architetto italiano Renzo Piano. È stato inaugurato nel 1992 in occasione delle Colombiadi, ovvero della Expo celebrativa del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America; successivamente è stato a più riprese ampliato. Al momento della sua inaugurazione era il secondo Acquario più grande al mondo. Gli alunni delle classi seconda e terza del plesso Delle Piane hanno assistito all’interno alla rappresentazione teatrale “Spettacolo nel blu”, sul tema dell’inquinamento marino. I bambini sono stati guidati nello scenario delle vasche da alcuni personaggi della storia a scoprire il colpevole del danno ambientale. La storia è terminata con il seguente giuramento in lingua gamberesca: “ OI OCIMA DELL’ ONAECO io amico dell’oceano

ORNIG ID NON ERATUB giuro di non buttare UIP ETNEIN LEN ERAM. “ più niente nel mare.

Invece gli alunni delle classi quarta e quinta hanno visitato il Museo Galata e partecipato ad un laboratorio didattico in cui, salendo a bordo, si sono immedesimati nella vita dei marinai, dei passeggeri e degli emigranti. I bambini sono stati immersi in ricostruzioni attente, di grande qualità scientifica e formale, atte a permettere la rappresentazione migliore di un'epoca, di una tipologia di nave, della vita che vi si viveva a bordo. Il tema del viaggio è stato uno dei fili conduttori della visita: viaggi che, pur potendo contare sull'evoluzioni tecniche dei mezzi di trasporto, hanno sempre portato l'uomo a sfidare l'imprevisto che mari e oceani riservano. Anche il percorso espositivo del museo, seguendo un ordine cronologico, si identifica in un viaggio che inizia al piano terra dall'età delle navi a remi, continua al primo e al secondo piano sulla rotta dei velieri e delle rivoluzionarie esplorazioni geografiche, per approdare al terzo piano intera-

mente dedicato al viaggio in America. Le attività didattiche, ideate e sviluppate dalla Sezione Didattica del Galata Museo del Mare, hanno avuto l'obiettivo di far scoprire l'importanza delle grandi tematiche legate alla storia e alla scienza, in maniera divertente e dinamica. La metodologia adottata si è concentrata sulla sperimentazione, l'analisi e la verifica diretta; I partecipanti sono diventati i veri protagonisti del loro sapere, e non soltanto osservatori passivi della realtà esterna.

Tutti i bambini sono rimasti entusiasti della loro partecipazione a queste uscite didattiche. La scuola, e più in generale il nostro sistema formativo ed educativo sono chiamati, per lo meno per coerenza, ad un compito essenziale: rielaborare un nuovo insieme di valori, concezioni, paradigmi epistemologici, esperienze concrete in cui l’ambiente venga considerato non come indifferente “scenario” dell’inutile potenza dell’uomo, né, tanto meno, inerte materia da sfruttare senza scrupoli.


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SOCIETÀ E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Elena LAVAGNO CANACARI

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COSTUME

Alcol tra i minori: ormai siamo all’emergenza Un problema da affrontare con ogni mezzo prima che sia troppo tardi per risolverlo abato sera. “Giovanissimo al pronto soccorso per coma etilico.” Un titolo neppure troppo raro in cronaca. Di coma etilico si può morire. L'overdose da alcol, questo è il coma etilico, causa uno stato neurologico alterato, determinato da una intossicazione da etanolo nel sangue. Non è allarmismo ingiustificato il nostro, ma il richiamo ad una realtà che purtroppo costituisce un problema sociale ed è fonte di grandissima preoccupazione, come conferma una recente indagine Doxa sugli italiani e l'alcol, dalla quale risulta che sono sempre più numerosi i giovani tra i 13 ed i 24 anni che fanno esperienza di “binge drinking”, cioè il bere fino a stordirsi. L'abuso di alcol è infatti talmente presente anche tra i giovanissimi, da diventare ancora più pericoloso del consumo di cocaina, tanto che in Europa il venticinque per cento delle morti tra i ragazzi è in qualche modo collegato al consumo sfrenato di alcol, visto anche come causa di gravi incidenti stradali. Secondo il codice della strada, chi viene sorpreso alla guida con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l, rischia un'ammenda da 500 fino a 6.000 euro, o l'arresto da uno a 12 mesi e la sospensione della patente da tre mesi a due anni. Le sanzioni sono differenziate in base al livello di alcol riscontrato : da 0,5 a 0,8 g/l; da 0,8 a 1,5 ; oltre 1,5. Non è facile calcolare da soli quanto si può bere, per esempio ad una cena in compagnia, senza rischi; infatti l'assorbimento dell'alcol varia in funzione del peso, di quanto si mangia, del sesso. I danni dell'alcol nei teenager sono comunque molto importanti per la salute, specie per una persona in fase di crescita. L'alcol appena ingerito si diffonde con grande ra-

S

pidità in tutto l'organismo e, se diventa un'abitudine, può portare danni al sistema nervoso, cirrosi, tumori, gastriti, ulcere, alterazione della personalità. Secondo uno studio del Loyola University Health System, i giovani che hanno l'abitudine di ubriacarsi, hanno più probabilità di soffrire di ansia e depressione da adulti. Anche nel nostro Levante è in aumento il consumo di bevande alcoliche tra i giovanissimi, ragazzi e ragazze indifferentemente, e questo crea uno stato di comprensibile apprensione tra i genitori , seriamente preoccupati quando i loro figli, poco più che adolescenti, chiedono di uscire di casa per trovarsi con gli amici e divertirsi. Ma perchè questa necessità di sballo da alcol tra i giovanissimi? Gli psicologi parlano di grande fragilità psicologica di questi giovani, che vedono il loro futuro come una minaccia e non come una promessa e cercano un “anestetico” ad una esistenza senza ideali, senza prospettive future, senza passioni. La televisione, poi, con la sua pubblicità martellante, presenta le bevande come esperienza di gioia, di libertà, di ebbrezza da gioventù. E noi adulti, di fronte a questa realtà terribile, cosa facciamo? Alcuni genitori si sono rivolti alle autorità istituzionali ed in particolare ai Sindaci dei Comuni, per chiedere l'emissione di ordinanze per vietare la vendita, la somministrazione, il consumo, la detenzione e la cessione anche a titolo gratuito di alcol ai minori di anni sedici comminando, a chi viola l'ordinanza, sanzioni amministrative. In realtà la legge già prevede questo divieto: l'art. 689 del codice penale recita: L'esercente di un pubblico spaccio di cibi o bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande al-

ANNA MENINI - una scienziata che onora Rapallo Nel settembre dello scorso anno, la rapallese Anna Menini, ad Avignone in Francia, nel palazzo dei Papi, è stata eletta presidente dellʼEuropean Chemoreception Research Organization (ECRO), prima scienziata italiana a conseguire lʼalta nomina. Anna Menini, 54 anni, è ricercatrice e docente nel settore di neurobiologia alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, nonché coordinatrice del Laboratorio di Traduzione Olfattiva della stessa scuola.

coliche ad un minore di anni sedici, è punito con l'arresto fino ad un anno. Se dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna comporta la sospensione dall'esercizio. Evidentemente esistono persone di pochi scrupoli che ignorano questi divieti tanto che, secondo uno studio pubblicato di recente dal Codacons, negli ultimi tempi c'è stato l'aumento del 18,5 per cento del consumo di aperitivi, amari e superalcolici tra i giovani dai 14 ai 17 anni. La nostra Regione, secondo il Ministero della Salute, è la terza in Italia nella classifica del consumo pro-capite di bevande alcoliche. I ricoveri ospedalieri dovuti alle conseguenze dell'alcol, sia per malattie derivanti dall'abuso di bevande alcoliche sia per incidenti stradali causati da stati di ubriachezza, raggiungono la cifra di 270 ogni centomila abitanti Il consumo di alcol tra i giovani dai 12 ai 17 anni è aumentato, negli ultimi cinque anni, del 105 per cento. Sono dati che fanno rabbrividere e che impongono la ricerca urgente di rimedi La prima chiamata in causa è la famiglia. E' infatti compito della famiglia vigilare attentamente sui comportamenti dei figli giovanissimi al fine di cogliere i primi segni di quella che potrebbe diventare un'abitudine pericolosissima: la dipendenza da alcol. Secondo un'inchiesta effettuata da un settimanale femminile a forte tiratura – Donna Moderna – suffragata dal parere di un autorevole esperto, direttore del dipartimento Dipendenze dell'ASL di Milano, non esistono segnali specifici che indichino che i figli assumono alcolici, a meno che non ritornino a casa ubriachi. I genitori debbono quindi mantenere aperto il dialogo con i loro figli, informarsi su come e con chi passano le loro giornate e le loro serate, senza assumere atteggiamenti troppo inquisitori, ma con costanza e partecipazione. Nel caso che venga appurato che i figli assumono con una certa frequenza – gior-

naliera o settimanale – alcolici, è necessario chiedere aiuto ad un esperto. Per trovare il centro specialistico più adatto, basta rivolgersi alla propria ASL o agli uffici della Regione che si occupano di tossicodipendenza. Resta comunque indispensabile il coinvolgimento totale della famiglia, che non deve sottovalutare anche il minimo segnale della dipendenza. Se il figlio ritorna a casa ubriaco, se sta male, bisogna rivolgersi subito al medico, come prima emergenza. Ma il giorno dopo bisogna capire esattamente che cosa è accaduto, che cosa ha provocato questa situazione, in quale contesto di ambiente o di amicizie è maturato, se è la prima volta oppure no: il dialogo è determinante. Anche la scuola deve essere responsabilizzata. Sovente le prime esperienze alcoliche vengono fatte proprio nell'ambiente della scuola, per divertimento, per emulazione, per alterare le proprie sensazioni, per sentirsi più forti e dominare gli altri o per ovviare a carenze scolastiche. E' indispensabile quindi la partecipazione degli insegnanti all'osservazione di questi ragazzi, alla segnalazione ai genitori di comportamenti anomali o comunque “ al di sopra delle righe” che possano indurre il sospetto di qualche dipendenza. (Non dimentichiamo anche la tossicodipendenza, che sovente si abbina alla dipendenza da alcol.) Occorre dunque una sinergia di forze per far fronte a questo fenomeno che sta sempre più assumendo l'aspetto di un problema sociale, con implicazioni di carattere sanitario - come abbiamo visto sopra - , giudiziario - pensiamo alle devianze, se non ai veri e propri reati compiuti da persone in preda all'alcol - , umano - immaginiamo i drammi vissuti da famiglie che, all'improvviso, vedono i loro figli coinvolti in dipendenze che mai avrebbero potuto sospettare - .. Occorre dire basta all'alcol tra i giovani!


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CINEMA E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

di Luciano RAINUSSO

AL CINEMAin

Parto col folle di Todd Phillips

Quando si fa un film in bianco e nero. che è quanto di più bello vi sia, si invitano gli spettatori a immaginare i colori.

diagonale

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Ingmar Bergman, maestro di cinema (1918/2007)

Una commedia ascrivibile al “road movie”, genere molto affollato di titoli al di là dellʼ oceano Atlantico. Vi spicca imperituro Easy Rider (1969), con Jack Nicholson, film di culto sullʼ America nuova e quella che non perde il vizio di uccidere vigliaccamente. In viaggio, stavolta, un serio architetto intenzionato a raggiungere la moglie prossima al parto che si vede costretto ad accettare un passaggio in macchina da uno sconosciuto. Il tragitto da percorrere non é breve e il guidatore si rivela subito poco normale, persino pericoloso. Ma, come ci hanno insegnato film e romanzi, da simili incontri nasce sempre qualcosa di buono. Con il suo titolo italiano a doppio senso (quello originale, Due date sta semplicemente per scadenza) il film non é destinato a rimanere a lungo nella memoria. Lo stesso, del resto, accadde per la prima prova del regista: Una notte da leoni (altra pellicola “on the road”, ma su un bizzaro addio al celibato tra irrispettosi amici di bevute). Molte situazioni appartengono alla moda del demenziale; la macchinosità si impadronisce del racconto, lasciando poco spazio alla pesca nel profondo per definire i personaggi. Godibili però, nei ruoli principali, Robert Downey jr. (ottimo attore con due nomination allʼ Oscar, una per come interpretò Chaplin in Charlot) e Zac Galifianakis, comico dʼ origine greca, qui pari ad un vulcano in eruzione.

Qualunquemente di Giulio Manfredonia Cemento, famiglia allargata, traffici illegali, la politica come rifugio e salvezza, scelta dopo una lunga latitanza allʼestero. Non importa se Cetto Laqualunque, fondatore del partito del “pilu”, è un uomo del Sud, terra di sempre nuove conquiste. Si ride a seguirne la vicenda e si pensa che, fuori dalla sala cinematografica, succede di peggio. Ma il film non entusiasma più di tanto. Sebbene sia una commedia farsesca non è di quelle che restano dentro, lavorandoci a lungo. La materia non è originale, la parodia della realtà si arresta ad un livello medio-basso, comʼè spesso quella cabarettistica. Irrita lʼanonima regia del romano quarantaquattrenne Manfredonia, del quale non si può qui non ricordare, per impegno e lucidità, El Alamein-La linea del fuoco (2002), combattuta nelle sabbie egiziane durante il secondo conflitto mondiale. Nellʼabituale veste di comico televisivo Antonio Albanese si prodiga senza fatica, ma fa rimpiangere sempre di più il mite operaio che, in Vesna va veloce si prendeva cura della protagonista, ragazza dellʼ Est decisa a fermarsi in Italia.

Gianni e le donne di Gianni De Gregorio Nel 2008 il sessantenne regista romano Di Gregorio sorprese critica e spettatori avveduti con lʼopera prima, Pranzo di ferragosto: amarognola vicenda di un figlio unico, di buona età matura, alle prese con un quartetto di vecchiette, madre compresa, vedova anzianissima e di nobile origine. Film che ebbe un buon successo anche di cassetta, nonchè un premio al Festival di Londra. Non delude neppure la sua seconda prova, sempre sul tema dellʼetà (quella in cui il mondo smette di essere nostro, checchè ne dicano gli umoristi). Lo stesso tono un poʼ amaro colora ancora una volta malinconicamente personaggi, situazioni, luoghi e psicologie. Al centro della storia, di nuovo un sessantenne: un uomo mite e paziente, sempre al servizio di qualcuno, della moglie, della figlia, del cane, della madre novantenne e delle amiche di questʼultima. Spinto da un coetaneo a tentare lʼultima avventura di sesso, finirà per raccogliere frutti assai magri. Ricco di felici annotazioni, il film si ritaglia un posto di prima fila tra le migliori commedie nostrane che guardano con intelligenza allʼ uomo e alla realtà che lo circonda. Di Gregorio, che nei tratti ricorda vagamente il compianto Luciano Bianciardi, autore de La vita agra, ne è anche stavolta il bravo protagonista. Gli torna accanto, come madre, Valeria de Franciscis, una sua scoperta e, con appena due film, già attrice preziosa. Tra le oltre-80 certa Lilia Silvi che, allʼepoca del nostro cinema autartico di settantanni fa, era una peperina assai famosa.

Il Truffacuori di Pascal Chaumeil Una buona commedia di sapore quasi romantico che segna lʼ esordio di un regista proveniente dalla televisione, ma soprattutto dallʼ assistentato presso Luc Besson, noto cineasta francese. Vi si racconta di un fascinoso giovane assoldato per mandare allʼaria unioni impossibili, o considerate tali. Come? Puntando sulla propria capacità di conquistatore, senza però impegnarsi affettivamente. Ovviamente capita ciò che lo spettatore è ormai abituato ad aspettarsi, ossia lʼ imprevisto. A rendere piacevole il film sono la levità delle situazioni, il modo come vengono amalgamati i vari toni del racconto e talune citazioni di notevole finezza (una di queste riguarda il ballo del compianto Patrick Swayze nel famoso Dirty Dancing, quattro nomination allʼ Oscar). Contruibiscono a fare somma: alcuni sorprendenti scorci dʼAfrica, quella dei ricconi, e di Montecarlo, nonché la resa dei due protagonisti: Romain Duris, lanciato da Lʼappartamento spagnolo, gustosa commedia ispirata al progetto studentesco Erasmus, e Vanessa Paradis, lʼ indimenticata aspirante suicida salvata da un modesto lanciatore di coltelli ne La ragazza sul ponte.

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LETTERE E NOTIZIE

Accademia estetica internazionale di Rapallo: tagliato il traguardo del V anno accedemico Prosegue l'attività dell' Accademia Estetica internazionale di Rapallo, con un programma intenso ed articolato anche per i prossimi mesi. Il Corso istituzionale, che quest'anno e' dedicato alla cultura,alla filosofia, all'arte russa vede ancora incontri con relatori di assoluto prestigio: gli appuntamenti sono sempre a Villa Queirolo alle 16,30. • SABATO 9 APRILE Conferenza di Lubomir Zak "L'Icona e il Volto". L’ antropologia estetica di Pavel Florenskij • SABATO 16 APRILE Laboratorio teatrale Camillo Milli- Giselda Castrini : “Dostoeviskij e il sogno di un uomo ridicolo”

Feste di Luglio Egregio direttore, rispondo alla lettera di Marco B. per dire che la mia precedente non voleva essere una critica bensì una legittima personale considerazione. Nutro la massima stima per voi Massari e, pur essendo una pensionata, mai ho opposto rifiuto a coloro che mi hanno chiesto un'oblazione per le Feste. Esprimo la mia contrarietà quando afferma che aver "tirati in ballo" i 100.000 euro è stata una scorrettezza da parte mia. Trattasi invero di una realtà oggettiva ed inconfutabile. Desidero sottolineare che le "Feste di luglio" sono sì un volano turistico, ma soprattutto e principalmente un momento di devozione, di religiosità, di preghiera, di contemplazione ed il loro accostamento alla Croce Rossa mi sembra poco appropriato. "Gli uomini cambiano, le tradizioni restano": ne convengo appieno, ma aggiungo che è con la ragione che se ne tutela la continuità. Le faccio presente che durante l'ultimo conflitto mondiale e, ahimè io c'ero, la Madonna di Montallegro,

• SABATO 23 APRILE Conferenza di Giampaolo Gandolfo: “L’Icona nella tradizione della Chiesa Orientale” • SABATO 30 APRILE Seminario sul linguaggio mediatico ROBERTO VERACE “Cinema e Letteratura. Vladimir Klavdievic Arsen’ ev e Akira Kurosawa, Dersu Uzala, 1975”

è stata onorata ugualmente senza fuochi. Negli anni a seguire, tra enormi difficoltà economiche gli spettacoli pirotecnici sono ripresi con la stessa fede e passione e contenuti, nei limiti che i tempi contingenti obbligavano tutti, ammininstratori compresi! Oggi, nel contesto della grave crisi che coinvolge anche la nostra città, ritengo che le offerte dei Rapallesi o Rapallini siano più che sufficienti per non venir meno alla tradizione: Il resto è scialare, indifferenti alle numerose situazioni di disagio reale. Per concludere Le rivolgo una domanda. obiettivamente, secondo una sua stima, quanti, tra i Massari che dedicano tempo, energie, e quant'altro sono consci di venerare la Madonna e non operano per soddisfare soltanto un’ambizione, un desiderio, una frenesia meramente personale? Ringraziando per l'ospitalità porgo cordiali saluti Patrizia Revello

Parcheggi per disabili

Caro Direttore, alla fine di via Emiliani, là dove incontra Via Bolzano, ci sono due parcheggi riservati ai disabili: raramente ho visto lo scontrino Associazione Culturale indicatore; se i vigili vi passassero un po’ più spesso, sanzionerebbero i "furbetti!". Caroggio Grazie, lettera firmata Drito

SABATO 16 APRILE ore 16,30 Villa Queirolo Conferenza Dott.ssa Raffaella Saponaro Monti Bragadin

"GENOVA E IL RISORGIMENTO" MERCOLEDÌ 27 APRILE

GITA A TIGLIETO per informazioni 0185/50104

L’ufficio Acque Potabili Egregio Direttore, l'ufficio di Rapallo apre con orari strani e solo qualche giorno alla settimana, ma mai prima delle 9,30. Di solito si mandano gli anziani a pagare le bollette, ma lì esagerano. C'è fila continua senza neppure il conforto di alcune panche su cui, chi attende, possa riposarsi in quella ca-

Invitiamo i lettori a volerci segnalare suggerimenti, problemi. Pubblicheremo le vostre istanze, raccomandandovi la brevità dei testi per evitare dolorosi tagli.

Scriveteci a Redazione “IL MARE” via Volta 35 - 16035 Rapallo - E-mail: rapallonotizie@libero.it

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nonica mezz'ora di attesa. Il tutto perchè c'è solo una addetta che deve provvedere a tutto: è la sola presenza in tutti gli uffici. R.B.

Raccolta differenziata Sono un anziana rapallina affezionatissima alla mia città, che vorrei sempre più pulita. Faccio diligentemente la raccolta differenziate nonostante le difficoltà che si presentano. Per i vetri, (bottiglie) le carte e l'umido mi organizzo abbastanza, nonostante la distanza da percorrere. Invece le difficoltà si incontrano per la raccolta della plastica. A Santa Margherita, a Zoagli e in altri luoghi, i Comuni hanno già messo a disposione degli appositi contenitori rettangolari. Invece Rapallo è esclusivamente "ornata" di grossi contenitori a pianta circolare con piccoli buchi, posti molto in alto. Così le persone di bassa statura devono devono estrarre i contenitori, uno a uno, spesso sporcandosi le mani senza contare che i contenitori più grandi (per detersivi, giardinaggio ecc…) non ci entrano. Si rimane perplessi e si lasciano spesso i sacchetti per terra (in balia di vento e animali). Dopo le pause festive, ecco i grossi contenitori gialli dai cui piccoli buchi tondi neri spuntano varie "sculture espressionistiche". Non molto tempo addietro questi servivano, per il deposito bottiglie! Cari responsabili della raccolta differenziata, se proprio non avete fondi prendete una bella

sega elettrica e allargate tanto, ma tanto i buchi tondi neri. Grazie! Una rapallese come tante Sta partendo il nuovo servizio per la raccolta differenziata, speriamo bene...

Ferramenta aperti Gentilissimo Signor Direttore, le scrivo in merito a uno degli articoli pubblicati di recente. Ho notato una lamentela da parte dell'utenza, sul fatto che i ferramenta al sabato sono chiusi. Questo non è esatto in quanto io e mio cognato, il Sig. Mauro Cassano, abbiamo aperto da Maggio scorso un attività di ferramenta denominata Fercolor in via Betti 89. Siamo aperti tutti i giorni tranne che al giovedì pomeriggio e la domenica. Se riterrete opportuno dare risposta a questa lamentela da parte dell'utenza, sappiate che noi al sabato siamo aperti tutto il giorno. Distinti saluti Davide La Pignola

Fuoco e sterpi Spettabile redazione, sono una cittadina di Rapallo e vorrei esporre un problema: da tutte le parti bruciano la sterpaglia, specialmente nelle ville, con fumo e pericolo di incendi. Ho chiamato il Comune ma nessuno va a controllare. Se ci sono dei divieti, perché non si fanno rispettare? Non so più a chi rivolgermi. Grazie per l’ospitalità Lettera firmata

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ORIZZONTALI: 1. Fabio, consigliere incaricato allo sport 7. Il presidente della Juventus (iniziali) 8. È dolce in una canzone di Fabrizio De Andrè 9. Sentieri e…il nuovo consorzio presieduto da Alberto Fustinoni 11. Sessanta minuti ne fomano una 12. Un mezzo di trasporto nellʼAntica Roma 14.La radio con frequenza 102.5 15. Nilo senza vocali 17. Nicola, consigliere di minoranza (iniziali) 19. I confini dellʼoboe 20. Né io né lui 21. Iniziali del cantante di “Grenade” 22. Il nome del centrocampista del Genoa Milanetto VERTICALI: 1. Ristorante a San Maurizio di Monti 2. Una spiaggia libera di Rapallo 3. Inadeguato 4. Aprono e chiudono lʼetere 5. Un film americano distribuito dalla Warner Bros 6. Nel Salento è la protagonista di una notte di festa 10. Datore senza pari 13. La parte finale dellʼintestino tenue 16. Strumento musicale a fiato 18. Le iniziali del consigliere comunale Bagnasco


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E c o d e l g o l f o Ti g u l l i o

CITTÀ DI RAPALLO

SABATO IN BIBLIOTECA

CLASSICI ITALIANI “IL GATTOPARDO” a cura di Pietro Fabbri Gruppo di Lettura Feltrinelli - Teatro della Tosse

BIBLIOTECA INTERNAZIONALE VILLA TIGULLIO Sabato 30 aprile - ore 16

LETTERE E NOTIZIE

Il proverbio del mese A Pasqua quartetti, torte, leitughe pinn-e, abbondan davvéi in tutte e cuxinn-e A Pasqua quarti di agnello, torte, lattughe ripiene, abbondano davvero in tutte le cucine Francesco ROMANO (anni 24) e Claudio USAI (anni 25), entrambi rapallesi, si sono laureati con il massimo punteggio di 110 e Lode presso l'Universita di Genova, facoltà di Ingegneria, rispettivamente in Ingegneria Informatica (specializzato in robotica) e Ingegneria Chimica.

A entrambi i migliori auguri dalla redazione di IL MARE

di Renzo Bagnasco

Gargantua

Ingresso libero

Associazione Culturale A COALINN-A

"Costantino Nigra, il diplomatico sorridente"

Pizza all’Andrea INGREDIENTI: la pasta per una pizza, 1 kg di pelati ben colati, 2 cipolle bianche, olive taggiasche, 100 gr di acciughe sotto sale ma lavate, diliscate e dissalate, alcuni spicchi d’aglio interi, origano, olio extravergine e basilico. ESECUZIONE: Preparare il machetto cuocendo in abbondante olio le cipolle finemente tagliate, unendovi poi i pelati spezzettati, una foglia di basilico e l’aglio; quando l’acqua sarà evaporata e si noterà solo l’olio, mantecarvi le acciughe spezzettate e togliere l’aglio. Stendere in una teglia ben unta la pizza rilavorata e spessa circa un centimetro; distribuirvi il condimento, riconficcandovi nuovo aglio e spolverando di origano e olive. Distribuirvi il basilico rimasto e infornare per meno di un’ora, a 180°. Il machetto qui descritto un tempo era fatto con le sardine, teste comprese, assai più saporite delle attuali acciughe e meno care. E’ evidente la derivazione dall’onnipresente condimento della Roma imperiale e noto come “garum”

DOMENICA 17 APRILE alle ore 16,30 Hotel Tigullio & de Milan Santa Margherita Ligure

Lettura di brevi racconti umoristici e corte poesie La Corallina organizza un soggiorno dal 12 AL 15 MAGGIO a CARLOFORTE in albergo 4 stelle. Per informazioni telefonare a 0185-281945 o 339868804o

Spazio Aperto di Via dell’Arco Associazione di Promozione Sociale

APRILE SABATO 2, ore 17.00 Patologie dolorose articolari e muscolari Il trattamento con le medicine complementari Luciano Andreoli, docente di agopuntura e medicina tradizionale cinese presso l’Università Statale di Milano

SABATO 9, ore 17.00

DOMENICA 10 APRILE alle ore 16,30 "CASA DEL MARE" Santa Margherita Ligure prof. Raffaella Monti Bragadin:

nell'ambito dei "Centocinquant'anni dellʼUnità d'Italia

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CAMOGLI, STORIE DI UOMINI E DI MARE Le origini, i personaggi, i mestieri di un borgo incantato nel libro di Aldo Baldassarre a cura di Silvio Ferrari, storico e la partecipazione di Italo Mannucci, sindaco di Camogli; Roberto De Marchi, sindaco di Santa Margherita Ligure; Francesco Olivari, presidente Ente Parco di Portofino; Emilio Carta, giornalista e scrittore

MERCOLEDÌ 13, ore 17.00 Il mito del sacrificio Il film “Casablanca” di Michael Curtiz – 1942 [RISERVATO AI SOCI] a cura di Maria Grazia Bevilacqua Pelissa, giornalista

SABATO 16, ore 17.00 FIOR DA FIORE I fiori nella letteratura italiana - L’età romantica Pantaleo Palmieri, del Centro Nazionale di Studi Leopardiani; Lucia Vaccarezza, voce recitante

SABATO 23, ore 17.00 NON SOLO MIELE Il mondo e i prodotti dell’insetto più prezioso per l’uomo Andrea Lippi, apicoltore

MERCOLEDÌ 27, ore 17.00

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CASARZA LIGURE Via Annuti 40 (Croce Verde) Apertura: Martedi ore 12

www.ac-ilsestante.it

MESE

Aprile

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e Segni Zodiacali

Ora.min. Descrizione 03 11 18 20

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Domenica 24 Lunedì

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Luna Nuova: 1A Lunazione di Primavera Primo Quarto Luna Piena Il Sole entra nel segno del TORO Santa Pasqua (Pasqua “alta” come nel... 1791,1859, 2095)

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Ultimo Quarto

SENSI DI COLPA Il film “Genova – Un luogo per ricominciare” di Michael Winterbottom – 2008 [RISERVATO AI SOCI] a cura di Carlo di Francescantonio, scrittore

SABATO 30, ore 17.00 SALOTTO LIRICO SAMMARGHERITESE: Selezione dal “Don Giovanni” di W.A. Mozart a cura di Marco Ghiglione Pur ponendo ogni attenzione al rispetto del presente calendario, non possiamo escludere che eventi imprevedibili ci costringano a modifiche. Queste saranno comunque annunciate tempestivamente tramite pubblicazione presso la sede, segreteria telefonica ed email individuali.


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Il Mare Eco del Golfo Tigullio 2  

numero di aprile 2011

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