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Mensile. Numero 81, Aprile 2010

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Daryl & Zoe


Š 2010 adidas AG. adidas, the Trefoil, and the 3-Stripes mark are registered trademarks of the adidas Group.


Ed Banger 7th Birthday Party a Londra. Foto di Piotr Niepsuj.

PIG Mag 81, Aprile 2010 PIG Mag are: Daniel Beckerman Publisher

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Stefania Di Bello - Graphic design and layout

Speed Photo via Imbriani 55/A - 20158 Milano Stampa: Officine Grafiche DeAgostini S.p.A.

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Bianca Beckerman, Caterina Napolitani, Caterina Panarello,

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Stefania Mapelli (Meschina) PR, Production and Photography

Piera Mammini, Giancarlo Biagi, Laura Cocco, Laura De Matteis

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e Jo and Jason.

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4 PIG MAGAZINE

Pig Magazine è edita da B-arts editore srl. Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, dattiloscritti, articoli, disegni non si restituiscono anche se non pubblicati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta in alcun modo, senza l’autorizzazione scritta preventiva da parte dell’Editore. Gli Autori e l’Editore non potranno in alcun caso essere responsabili per incidenti o conseguenti danni che derivino o siano causati dall’uso improprio delle informazioni contenute. Le immagini sono copyright © dei rispettivi proprietari. Prezzo del numero 5 Euro. L’Editore si riserva la facoltà di modificare il prezzo nel corso della pubblicazione, se costretto da mutate condizioni di mercato.


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Sommario Interviste:

84: Daryl Wein & Zoe Lister -Jones Foto di copertina di Coley Brown

70: Delphic

80: Gabriele Salvatores e Valeria Bilello

76: Il Pan Del Diavolo

66: Memory Tapes

Moda:

60: Christian Joy

Street Files:

104: Astrid

116: Ostend Transit

52: Gerusalemme

Servizio di Valerie Phillips

Servizio di Sidney Geubelle

Foto di Yael Sloma

Regulars 14: Bands Around 18: Fart 20: Shop: Wah Nails 22: Publisher: Nick Neubeck 24: Design 26: PIG Files 30: Moda News 44: Moda: Miss World 48: Photographer of the Month: Red Caballo 130: Musica 136: Cinema 140: Libri 142: Whaleless 144: PIG Waves 146: Videogames

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Bands Around

Foto di Piotr Niepsuj

Martyn Red Bull Music Academy - Londra Nome? Martyn Età? 35 Da dove vieni? Washington DC. Ma sono nato in Olanda, ad Eindhoven Cos’hai nelle tasche? Telefono e tre differenti valute. Qual è il tuo vizio segreto? Overdose di caffè Qual è l’artista-la band più sorprendente d’oggi? Ce ne sono almeno un paio: King Midas Sound, Washed Out e The Detachments Di chi sei la reincarnazione? Ahaha! Proprio non lo so Che poster avevi nella tua camera quando eri un teenager? Talking Heads Ci dici il nome di un artista o di una canzone italiana? Per forza Eros Ramazzotti con Senza Una Donna

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GO FORWARD, MOVE AHEAD. THE WHIP. ONE sTEP AHEAD.

nixonnow.com/whip


Bands Around

Foto di Piotr Niepsuj

Todd Terje Red Bull Music Academy (Secret Sundaze @ Paramount) - Londra Nome? Terje Olsen aka Todd Terje Età? 28 anni e mezzo Da dove vieni? Mjøndalen, Norvegia Cos'hai nelle tasche?  iPhone, monete, free drinks che il barista ha rifiutato per qualche motivo Qual è il tuo vizio segreto? Simpsons e Family Guy, dormire troppo, cioccolato Qual è l'artista / band più sorprendente oggi? Di recente ho visto i Jaga Jazzist dal vivo e ho capito che sono tutti dei superoi con almeno un superpotere a testa Di chi sei la reincarnazione? Del chimico norvegese Odd Hassel o Bob Marley, entrambi sono morti il giorno in cui sono nato. Preferirei Bob Marley, ma non sono un grande fan della musica reggae. Del resto la chimica... Che poster avevi nella tua camera quando eri un teenager? Uno spaventoso di Michael Jackson vestito con una armatura da cavaliere. Ci dici il nome di un artista o di una canzone italiana? Uno Qualsiasi tipo Andrea Bocelli o uno piu credibile/serio? Se si Lucio Battisti, Claudio Simonetti, Celso Valli, Tony Carrasco, Daniele Baldelli, Pino Daniele, Tullio de Piscopo, Tony Esposito...

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Fart uno spazio dedicato al sacro fuoco dell’arte

Di Giovanni Cervi (verbavolant@pigmag.com)

Barbara Meneghel Mi sono sempre chiesto cosa muova le persone che stanno nel mondo dell’arte. Gli artisti è facile, si sa, è il sacro fuoco che li divora. Ma tutti quelli che ci stanno intorno? Galleristi, curatori, critici, agitatori… cosa li spinge? Fart questo mese intervista Barbara Meneghel, giovane giornalista e curatrice persa tra arte e vita. Ricordi cosa ti ha spinto a lavorare nel mondo dell'arte? Ricordo l’amore di sempre per alcune cose, che a un certo punto sono confluite in una sola: il pensiero, la scrittura, le relazioni umane e l’arte stessa. E’ stato un processo naturale, anche se con molti scossoni. Ed è tutt’ora in corso. Come descriveresti i lavori che fai? Come una continua ricerca, del presente e del futuro. Sempre con un occhio al passato. In cosa ti riconosci di quello che vedi? Tendenzialmente in tutto ciò che è sobrio, essenziale, forte e dolce al tempo stesso. Si tratti di arte, persone o scelte di vita. Quanto contano i compromessi? E l'integrità? Niente ipocrisie: i compromessi contano, eccome. Ma ci sono diversi livelli di profondità in ogni cosa. Lo zoccolo duro, la base della professionalità e dell’etica di ciascuno deve rimanere integra. Sempre. Il fatto che poi a un livello più superficiale si scenda più o meno spesso a patti con la propria coerenza, fa parte del gioco. Le persone che ne sono esenti sono rarissime, e stupende. Cosa vedi di nuovo in giro? ci sono rivoluzioni in atto? fermenti emergenti? Rivoluzioni, assolutamente no. Nuovi fermenti certamente, e in questo caso mi riferisco volentieri all’Italia. La sfida sta proprio nel saperne discernere la qualità, e nel valorizzare quelli veramente meritevoli. Senza cedere alla continua tentazione del ‘si dice’. Quanto credi nella rete? e nelle nuove tecnologie? Per natura sarei portata a usare ancora carta e penna... ma non posso che riconoscerne l'utilità, e non potrei più farne a meno. Continuo però a considerarle un mezzo, mai un fine. L'arte ha dei limiti? Rischia di averne uno molto grosso: l'autoreferenzialità.  Secondo te perché tutti vogliono andare a New York? Risposta di pancia, da folle amante della Grande Mela: perché è semplicemente una città straordinaria, densa di stimoli a 360°unici al mondo. Risposta di testa, da

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professionista: non sono completamente d'accordo sul fatto che "tutti vogliano andare a New York". Senza dubbio eserciterà sempre un fascino eccezionale, ma come Mecca dell'arte si sta confrontando da alcuni anni con nuove concorrenti, europee ed extra Europee. Mi sembra che si sia già

passati attraverso un "Tutti vogliono andare a Berlino", ad esempio. Oppure a Pechino, o in India. Resta vero che il ventaglio di offerta di altissima qualità e l’equilibrio tra una rete forte di gallerie private, spazi alternativi e istituzioni museali che si trova a New York difficilmente trova eguali.

Foto di Piotr Niepsuj


Shop

Intervista di Fabiana Fierotti

Wah Nails

Ok, so che questa intervista può lasciarvi un po’ perplessi. Non sono mai andata pazza per le decorazioni alle unghie e robe del genere. Wah Nails mi ha fatto ricredere del tutto. Questo nail bar di Londra, è assolutamente un posto da visitare per aggiudicarsi una manicure d’autore di tutto rispetto, ascoltando musica e chiacchierando con le amiche.

Ciao, come ti chiami? Sharmadean Reid Qual è il tuo ruolo all’interno di Wah Nails? Sono la proprietaria. Ah, bene! Quando hai deciso di aprire il negozio? Nel gennaio del 2009 e l’abbiamo inaugurato in agosto 2009. Come mai proprio un negozio dedicato esclusivamente alla manicure artistica? Perchè mi era venuta una voglia matta, dopo aver visto quei nail bar stupendi che ci sono a New York e Los Angeles. Sapevo 20 PIG MAGAZINE

perfettamente che una volta tornata a Londra, avrei avuto i soliti, orrendi posti. Così ne ho aperto uno tutto mio! Buona idea! Ma qual è la decorazione più gettonata tra le clienti di Wah? I motivi leopardati e i fiocchi! Quella più strana? Spogliarelliste che fanno la lapdance circondate da strass. Ah, beh! Niente male devo dire! E organizzate mai degli eventi all’interno del negozio? Si, sempre. Ospitiamo degli artisti inglesi... ad esempio questa settimana abbiamo avu-

to Uffie! Fantastico! Uffie è una nostra cara conoscenza. Hai qualcos’altro da raccontarci? Si! abbiamo appena aperto un corner da Topshop in Oxford Circus! La prossima volta che passi per Londra, devi assolutamente venire a trovarci! Non vedo l’ora! WAH NAILS 420 KINGSLAND ROAD, LONDON, E8 4AA www.wah-magazine.com


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Publisher

Intervista di Marco Velardi

Nick Neubeck

Non mi ricordo più come ho conosciuto Nick, ma quello di cui sono certo è che da quel momento è nata una grande stima per il suo lavoro. Negli anni Nick ha fondato Seems, piccola casa editrice nata inizialmente a San Francisco, e che oggi vanta una piccola galleria a New York e una dozzina di pubblicazioni all’attivo. Da quanto esiste Seems e quali sono state le motivazioni iniziali? Siamo partiti nel 2006 con l’idea di produrre opere originali a prezzi accessibili, e in formato di libro. Credo che i libri siano una delle forme più intime d’interazione con

l’arte. L’esperienza che si ha in un museo o una galleria è molto breve, mentre i libri ti danno la possibilità di sederti con l’arte e godertela senza fretta. L’altra idea dietro Seems è la voglia di creare un dialogo in torno ad arte e design; ed è da lì che proviene il

nome. L’arte non è in bianco e nero, ma è materia grigia e richiede un constante dialogo e confronto. Da qui a selezionare gli artisti con cui lavori, qual è il tuo criterio di scelta? E’ un processo molto libero, se vedo persone il cui lavoro mi piace e vorrei lavorarci insieme, provo a contattarli e a sviluppare un progetto insieme. L’unico vero prerequisito è che il lavoro dell’artista deve trasmettermi qualcosa. I nostri libri sono come delle piccole mostre personali, per questo mi piace poter lavorare con un artista e fare in modo che si metta insieme un gruppo di opere che stiano bene tra di loro e che raccontino una storia. Le opere stesse tendono a definire autonomamente il formato, tipo di carta e grafica per ogni libro. Ti occupi di altro oltre a Seems? Mi occupo di grafica e art direction per svariati clienti, in particolar modo lavoro con la carta stampata. Mi piace poter seguire svariati lavori contemporaneamente, perché ti permette di mantenere il tuo lavoro interessante. Se ti chiedo di darmi una definizione di editoria indipendente? Credo sia un termine vago oggi. Ti potrei rispondere dicendo che essere indipendenti vuol dire poter pubblicare i progetti in cui credi, fuori dai limiti commerciali di dover piacere al mondo. L’aspetto più bello e motivante è sicuramente quello di non avere influenze o obblighi esterni. Del futuro dell'editoria cosa ne pensi? L’editoria si sta specializzando sempre di più, e l’editoria in sé non è morta, ma al contrario è morto il modello antiquato con cui molti facevano editoria. Un libro che consiglieresti? Ci sono tantissimi bei progetti. Al momento mi piace molto l’ultimo libro di Coley Brown - Jam, Jelly, Honey, Wild Rice - per il formato, contenuti e il progetto grafico che lo tiene insieme. Gottlund Verlag sta facendo dei progetti molto interessanti, e due libri che tutti dovrebbero avere sono The Last Whole Earth Catalog e The Anarchist Cookbook. www.seemsbooks.com

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Heartwarming design Niente di sdolcinato. Piuttosto una sensazione autentica. Perché il design può davvero entrare nel cuore, quando è semplice e divertente, quando parte da un ricordo e da un’emozione. 83design è duo made in Japan, che pensa al design come ad un regalo da fare agli amici. Noi ne abbiamo parlato con Koji Yano. Intervista di Mariacristina Bastante (kikka@pigmag.com)

“Light boy”, lampada con le ruote

Che cos’è 83design? E’ un duo formato da me (Koji Yano) e Yoshiyuki Kashiwagi nel 2007, dopo la laurea alla Musashino Art University. L’idea è che il design non debba solo stimolare, ma penetrare lentamente nel cuore.

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Quanti anni avete? 26 anni, tutti e due. Dove vivete? Io vivo a Tokyo, Kashiwagi vive a Kanagawa. Com’è la scena del design giapponese? Sta iniziando a movimentarsi!

Le opportunità per i giovani designer aumentano. Molti di noi già lavorano come interni in delle aziende, ma sta crescendo il numero di quelli che lavorano anche individualmente, oltre che per la compagnia a cui appartengono. Che cos’è il design per voi? Un regalo per gli amici. Pensate che il design debba essere utile? Sì. Comunque utile non va inteso solo nel senso “fisico” del termine… Koji, quando hai deciso che saresti voluto diventare un designer? Ho deciso all’età di 17 anni. Poi mi quando ho finito l’università a 22 anni è davvero iniziato tutto. Chi sono i designer che preferisci? Andrea Branzi, Ettore Sottsass, Konstantin Grcic, Form us with Love, Stefan Diez, BarberOsgerby, Ronan & Erwan Bouroulles, Hisakazu Shimizu e… mio padre (Hiroshi Yano). E’ difficile dirlo… perché ci sono tantissimi bravi designer! E poi c’è un sito che mi piace moltissimo, Thefuntheory.com… Dateci un’occhiata! Che cosa ti ispira di più? Direi la piccola felicità quotidiana. Per esempio il suono della pioggia, la luce all’ingresso di casa, gli amici che sorridono, alcuni ricordi. Tutte quelle cose che rendono felici le persone. Quali sono i prossimi progetti di 83design? Stiamo per mettere in commercio Keat. E poi ci sono dei prototipi, che pubblicheremo in autunno. E Keat, quando uscirà? Sarà in vendita da giugno. Dovrebbe costare intorno ai 9 euro. Gli altri oggetti al momento sono pezzi unici, potremmo venderli, ma costerebbero troppo, così stiamo cercando un’azienda, per una produzione più ampia. Anzi, se qualcuno fosse interessato… Che cosa rende un progetto speciale? Credo quattro elementi. E’ qualcosa che costruisce una relazione vera, è qualcosa con cui condividi gli stessi obbiettivi, è qualcosa


"Keat", portachiavi che sorride

"Kataguruma", seduta-a cavalluccio per cui non ti dispiace fare uno sforzo e qualcosa che si realizza sul momento! E se non aveste fatto i designer? Kashiwagi avrebbe potuto fare il tassista. E io l’allenatore! Ci sono un paio di vostri progetti che mi piacciono veramente tanto. Sono due sedute e il loro design s’ispira ai giochi che si fanno da bambini, come mettersi a

cavalluccio sulle spalle dei genitori. Me ne vuoi parlare? L’idea nasce proprio dai nostri ricordi. Abbiamo cercato di pensare ad una sedia per non stare “solo” seduti. E poi volevamo accorciare la distanza che c’è tra gli oggetti e le persone. Keat, di cui abbiamo già parlato prima, e Light boy sono molto divertenti. Mi piace

molto il fatto che riusciate a fare oggetti semplici, minimali eppure così divertenti. Quanto conta il divertimento nel vostro design? Non si tratta solo di divertirsi. Non vogliamo solo suscitare una sensazione, ma in qualche modo rimanere nel cuore delle persone! www.83design.jp

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PIG files

Di Giovanni Cervi

Furry recycle Si chiama Hairy Chair ed è ideata da Charles Kaisin, designer francese emerso all’alba del nuovo millennio. Charles è specializzato in oggetti che fanno del riciclo e del movimento la loro forza strutturale, con un gusto e una fattura che oltre la media dei lavori di questo tipo che vediamo in giro. Cut your chair!. www.charleskaisin.com

Creative commons design

Confession Non sempre è facile comunicare. A volte se non ci si guarda negli occhi è più immediato. Altre si ha il bisogno di confessare, per liberarsi di un peso, con la speranza che bastino cinque Ave Maria. La vita è complicata e a volte serve un quid in più che la renda semplice, almeno nelle apparenze. Arik levy forse ha fatto questo ragionamento. Forse no. Va comunque onorato per questa Confession. www.ariklevy.fr

Operazione interessante. Un collettivo di designers ha deciso di uscire dalle dinamiche della produzione industriale seguendo una linea artigianale e quasi copyleft. Tutti gli oggetti sono corredati da piani per essere prodotti in casa da chiunque, lasciando la libertà di migliorali. Questo contenitore da cinque scaffali di Jacob & Line ad esempio. Do it yourself. www.design-uncovered.com

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Un po' come se un esploratore marino indossasse una medusa di metallo dal peso di 70 kg. O una persona dormisse con un sogno di metallo appeso sopra la testa. Aequorea si getta in una nuova dimensione spazio tempo, Matali Crasset ne è ne è la creatrice onirica. Novella Orfeo che ci protegge in una gabbia metallizzata. www.matalicrasset.com

photo by kleinefenn@ifrance.com

photo by kleinefenn@ifrance.com

Wate_ring


Sit hole

L’idea è molto semplice: abbandonare panchine e sedute varie aprire buchi per sedersi sull’orlo. Come guardare già da un abisso con le gambe a penzoloni. L’idea, molto urbana, è di Decker Yeadon, studio di New York e ha l’iconografico nome di OOoo Chair. Provare per credere. www.deckeryeadon.com

Contemplating the void

Grass charger Un tavolino con un prato sopra che ricarica organicamente l’energia delle nostre dipendenze tecnologiche. Affascinante progetto di Nectar Design, Volt Charger è una speranza, forse l’ennesima, nel mondo del design sostenibile. Come per gli altri, la speranza è che attecchisca. Il tempo dirà se è destinato a morire. www. nectardesign.com

Suggestiva mostra di architettura insostenibile al Guggenhaim Museum di New York. Vedere il vuoto come forma piena e come simbolo decadente di perdita di stabilità. Kenofobia, paura del vuoto, allo stato puro ed essenziale. Forse l’inizio di una nuova direzione architettonica? Nella foto la visione di Anish Kapoor. www. guggenheim.org/new-york/exhibitions/ on-view-now/contemplating-the-void

I see the light Tra tensione spirituale e ribellione iconoclasta. Il minimalismo monasteriale di queste piantane colpisce forte. Si chiamano “Bless you lamp” e arrivano dalla mente (o dall’anima?) del designer russo Dima Loginoff. Per tutti quelli che cercano un rifugio spirituale nel soggiorno di casa. www.dimaloginoff.com

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Feature on Designer: Alice Palmer

www.alicepalmer.co.uk - Intervista di Fabiana Fierotti

Durante la settimana della moda di Parigi, ho avuto il piacere di conoscere numerosi designer, tutti molto bravi e molto diversi tra loro. Nei prossimi numeri troverete tutte le interviste a riguardo. Per il momento vi presento Alice Palmer, designer based in London, che mi ha illustrato la sua nuova collezione aw11. All about Bats.

Ciao Alice, come stai? Benissimo, grazie! Vuoi qualcosa da bere? Un po' di bollicine? Mi hai letto nel pensiero... grazie. (beviamo e iniziamo l'intervista) Allora, che ne dici di parlarci un po' di te prima? Ok! Sono Alice Palmer, vivo a Londra sono una designer e questa è la mia terza stagione. Sono specializzata nel lavoro a maglia. Ok. A cosa ti sei ispirata per la tua nuova collezione? Credo che tutto sia ispirato a Batman, le forme, le curve richiamano le forme del 30 PIG MAGAZINE

pipistrello e specialmente la maschera del supereroe. Ci sono molti drappi e ho voluto produrre un lavoro a maglia molto strutturato, che è poi per me una specie di firma, rispecchia molto il mio stile. Spalle esagerate, quadrate, punk-rock edge, borchie, accessori pieni di spikes, come le calze... Sono incredibili! davvero bellissime... Grazie! In effetti sono andate fortissimo.. e poi sono anche comode da indossare, eh! Non ci avrei giurato, buono a sapersi! Ma vedo che la collezione è divisa in due linee... Si, questa è la Fusion line. E’ stata sponso-

rizzata da Asos.com, quindi ho voluto che fosse molto più semplice e vestibile, oltre che più economica. Ma supporta davvero bene la linea principale... A proposito di negozi, hai già dei punti vendita in Italia? Si! A Milano potete trovare alcuni pezzi della collezione da Alan Journo. Fantastico! Molti designer in questi giorni mi hanno dato questo negozio come punto di riferimento, mi toccherà fare un salto... Beh si. E' da non perdere e poi ha un gran bel sito web...


©2010 Sex Pistols Residuals. Under License by Live Nation Merchandise

The Vans Warped Tour, 16 years of punk rock.

In honor of a UK movement that took over the world, a Sex Pistols collaboration for Spring 2010.

P: Ane Jens

P: Daniel Sturt

Geoff Rowley, leader of those devoted, a Vans skateboarder since 1999.

From founder Paul Van Doren’s doodle came one of Vans’ most iconic emblems.


Š 2010 Vans, Inc.


Blog of the Month: Style Bubble

stylebubble.typepad.com - Intervista di Fabiana Fierotti

Style Bubble non ha bisogno di grandi presentazioni. Ormai è quasi un'istituzione: con i suoi look eccentrici e i suoi post senza peli sulla lingua ha conquistato un posto importante nel web. Non solo, è fonte di ispirazione per numerosi giornalisti che, come me, seguono attentamente il suo lavoro, alla ricerca di nuovi e talentuosi designer, ancora sconosciuti, che si rivolgono a lei per avere un po' di attenzione dal pubblico Ciao Susanna, potresti presentarti ai nostri lettori? Sono nata a Londra, ma i miei genitori sono di Hong Kong. Dove vivi adesso? A Londra ancora... ma viaggio un sacco e perdo un sacco di sonno e tempo. Niente male... C'è da ammettere che sei una delle blogger più conosciute in rete. Come hai cominciato? La noia e un lavoro che non mi piaceva hanno fatto la loro parte. In più sono una grande fan dei progetti di nicchia. Poi se il lavoro non ti soddisfa, devi sicuramente iniziare qualcosa per conto tuo. Non avevo 34 PIG MAGAZINE

idea che il blog diventasse ciò che è adesso, comunque. E' una cosa completamente autoreferenziale poter scrivere di moda e stile dal mio strano punto di vista. A questo punto però vorrei sapere qualcosa in più sul tuo lavoro... Sono contributor per DazedDigital.com e per Dazed & Confused. Riesci a spiegarci il tuo gusto estetico? E' molto particolare... E' sicuramente eclettico. Non mi piace chiudermi in un genere o in un altro. Sono molto sperimentale... Hai qualche icona? Uhm, no... nessuna icona... ma ammiro

molto lo stile delle persone... come Lou Doillon, Catherine Baba, Camille Bidault Waddington, ma ciò non vuol dire che cerco di emularle. Il tuo personaggio preferito in questo periodo? Hmm.... Dame Judi Dench? Top 5 designers? Beh... di sempre sicuramente: Azzedine Alaia, Olivier Theyskens, Yves Saint Laurent (la persona non il brand...), Gianni Versace, Charles Worth. La tua fashion week preferita? Londra, perchè è casa, è divertimento e mi da sempre ispirazione!


Yves Saint Laurent in mostra a Parigi A partire dall'11 marzo fino al 29 agosto, a Parigi è possibile visitare una splendida mostra che ospita i lavori più significativi dello stilista francese, dal 1962 al 2002. Oltre ai disegni, i modelli e alcuni filmati, è possibile ammirare anche 250 tra i capi più belli, realizzati nel corso degli ultimi 40 anni di attività di Yves Saint Laurent. La location è il Petit Palais del Musée des Beaux-Arts, in Avenue Winston Churchill. Da non perdere. www.ysl.com di Fabiana Fierotti

J.W. Anderson: An eye for an eye Nato in Irlanda del nord nel 1984, Jonathan William Anderson, si trasferisce a Washington DC all'età di 17 anni, per studiare recitazione all'ambitissimo Actors' Studio. Qui scopre l'amore per i costumi di scena, così decide di partire per Londra, dove lavora come stylist e si laurea in menswear al London College of Fashion. Debutta alla settimana della moda londinese nel 2007. An Eye for an Eye è la sua terza collezione, per la stagione ss10. Adoro questi accessori, rigorosamente unisex, ispirati dall' amore per il misticismo e carichi di profonda drammaticità. www.j-w-anderson.com F.F. 

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Weekday Qual è il modo migliore per lanciare una linea di abbigliamento? Sapere esattamente cosa la gente desidera. Certo è difficile. Ma avendo un negozio e facendo un po' di ricerca il risultato è quasi garantito. E' quello che hanno fatto i ragazzi di Weekday, originariamente shop based in Stockholm, adesso catena nord-europea che ha lanciato una linea davvero niente male. Le collezioni sono disegnate da designer emergenti, che meglio riescono a soddisfare le esigenze dei clienti più giovani, dalla qualità dei vestiti, al prezzo assolutamente abbordabile. Potete anche comprare on line su www.weekday.se F.F.


So delicate! Inutile dire che adoro Lara Stone e che è assolutamente divina. Ma mi preme sottolineare quanto sia perfetta come modella per Eres, brand di lingerie e costumi da bagno. E’ la testimonianza che non bisogna essere anoressiche e cadaveriche per avere successo (grazie a dio!). Lo stile della collezione ss10 è assolutamente femminile e raffinato. I leitmotiv sono gli anni ‘50, le pin up burrose e il comfort, ovviamente. www.eresparis.com F.F.

Jason Jessee x Obey In occasione della collaborazione tra Jason Jessee e Obey, per una capsule collection di t shirt, abbiamo intervistato in quasi introvabile skater , più impegnato che mai. Ciao Jason, come stai? C'è il sole, quindi sto proprio bene direi. Che programmi hai per la giornata? Devo preparare 190 cose e ho mille distrazioni. Raccontaci delle tue origini: dove sei nato e cresciuto? Sono nato all'Hoag Hospital a Newport Beach, California. Per prima cosa ho fatto un viaggio all'Hoag Hospital e ho conosciuto Hoagie il clown e sono andato a casa e ho detto a mia madre che avevo conosciuto il dottore che mi aveva fatto nascere. Sono cresciuto in California. Ok. Non sono sicura

di aver capito tutto, ma ok. Quando hai iniziato andare sullo skate? Quando avevo 8 anni. Parlando della collaborazione con Obey, di cosa si tratta? Per me si tratta soprattutto di amicizia e mi piace la propaganda. Come vi siete conosciuti? Non ricordo esattamente, ma credo risalga a quando avevamo 12 o 13 anni e avevamo un sacco di amici in comune. Cosa mi dici sulle stampe? Sono fotografie della mia vita in giro per il mondo. Nella Shepard, credo che stessi tenendo un sacco d'acqua in bocca

quel giorno perchè le mie guance sembrano super ciccione. Credi che la collaborazione con Obey avrà un seguito? Non so... è difficile da dire, soprattutto perchè il mio elenco di obiettivi non va oltre domani. Cosa vuol dire per te "do it yourself" ? Sembra cattivo dire a qualcuno "Hey, do it yourself". Mi piace. Vuoi aggiungere qualcosa? Mi sento fortunato a essere parte di tutto questo e voglio ringraziare Chris e Jon per aver reso tutto semplice per me. http://obeyclothing.com/ 37


Erdem: New Mogas Già da un po’ di tempo mi ripropongo di parlare di Erdem, brand inglese nato nel 2006, conosciuto per le stampe particolari e i colori accesi. La stagione ss10 ha un background molto affascinante, soprattutto per me che sono una grande appassionata di cultura giapponese. Durante una visita al National Museum of Art di Kyoto, centro famoso per la forte tradizione legata alle geisha, il team di Erdem si è trovato ad ammirare una serie di immagini dedicate alle Mogas, o Modaan Garu, un gruppo di ragazze che nel XX secolo si era ribellata ai convenzionali costumi giapponesi, rifiutando di indossare il kimono e adottando comportamenti occidentali. Il risultato vede la giustapposizione di patterns dai colori vibranti cosparsi di fiori, su fondi dai toni scuri. Le silhouette sono molto grafiche, le spalle da Samurai si contrappongono ai bolero in organza. Le calzature, in stile geisha, sono state disegnate da Georgina Goodman per una capsule collection, mentre gli occhiali da sole sono di Cutler & Gross. www.erdem.co.uk F.F.

Fred Perry ft. Liberty Molto interessante la collaborazione queste due istituzioni del mondo britannico; i due brand uniscono le loro forze e il loro impeccabile gusto in una collezione incentrata sul classico: da un lato i tagli tradizionali di Fred Perry (polo, camicia, giacca) e dall'altro due tra le stampe più famose di Liberty, la Mark e la Edenham (quella floreale, la mia preferita). La collezione è appena stata lanciata e potrete trovarla nei punti vendita Fred Perry e online. www. fredperry.com - www. liberty.co.uk F.F. 38 PIG MAGAZINE

Prose Studio Le stampe, ecco cosa sta al centro del lavoro di Prose Studio, brand tedesco nato dalla creatività di Sabine Egler e Miriam Lehle. Nonostante sia nato soltanto 2 anni fa, le sue ultime collezioni sono state presentate all’ON/OFF di Londra, durante la settimana della moda, riscuotendo un enorme successo. Il segreto è una particolare attenzione alla donna, al suo stile individuale, combinato a uno spiccato linguaggio estetico. www.prosestudio.com F.F.


Patrik Ervell Patrik Ervell ha debuttato nel 2005 con una collezione in esclusiva per il negozio di Opening Ceremony a New York. Per la stagione ss10, il designer segue la sua estetica originaria: capi sportivi che con l’uso di materiali pregiati, diventano classici dalla spiccata eleganza. Dopo aver usato materiali spaziali e vecchi paracadute dell’esercito, questa volta Patrik si è dato ai tessuti colorati con il ferro ossidato e i filamenti di rame. Cosa ci riserverà per la prossima stagione? www.patrikervell.com F.F.

Anthony Vaccarello

My bauhaus is better than yours In occasione del Fuori Salone del Mobile, dal 14 al 18 Aprile, al WOK Store di via Col di Lana 5/a, sarà possibile ammirare il lavoro di 7 designers (45 Kilo, Philipp Böhm, Uli Budde, Johannes Hein, Julius Kranefuss, Laura Straßer), ispirato alla musica, alla poesia e alla crisi. My Bauhaus is better than yours, sarà inaugurata il 16 Aprile con un Opening Party alle ore 18.00. www.wok-store.com F.F.

Nato in Belgio, ma di origini italiane, come sicuramente avrete capito dal cognome, Anthony Vaccarello è uno dei nuovi modi della moda parigina. Dopo aver lavorato per Ann Demeulemeester e Fendi, il designer ha lanciato la sua linea, grazie anche alla vincita della Hyères fashion competition, nel 2006. La sua collezione ss10, in contrasto con la tendenza generale ai colori pastello, si concentra sul nero, i body e le giacche. I baveri sono impreziositi da cristalli di vetro che rendono tutto più luccicante. anthonyvaccarello.blogspot.com F.F.

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The year of the Rosenmunns Almeno così dicono le due designer, Sydney Rose e Ashley Munns, che hanno fondato il marchio RosenMunns nel 2007, a San Francisco. L'ispirazione centrale è Chinatown, mantenendo sempre alta una buona dose di estetica occidentale. Le tonalità, come vi avrò ripetuto circa mille volte negli scorsi numeri, sono le mie preferite per quest'estate: rosa cipria e pale blue. La trasparenza dei tessuti, il vedo-nonvedo, rendono la collezione estremamente femminile e sofisticata, donando alla silhouette un'aura attraente e innocente. Sarà l'anno di RosenMunns? A voi il giudizio. www.rosenmunns.com F.F.

Arielle De Pinto Laureatasi in Belle Arti nel 2007, alla Concordia University, in Canada, Arielle De Pinto si distingue subito per uno stile unico nella lavorazione del metallo. Dopo aver lanciato la sua linea, viene scelta come Gen Art's Fresh Faces of Fashion e partecipa agli eventi della settimana della moda europea. Adesso Arielle è già alla terza collezione, che mantiene il suo carattere hand-made. Se si guarda attentamente alle maglie dei gioielli della designer, sembra di essere davanti a un oggetto fatto a maglia, con tanto di filo e ferri. Ma è tutta un'illusione. Si tratta di una speciale tecnica, assolutamente unica, di manipolazione dell'argento e dell'oro, che vengono letteralmente "filati". Per la stagione ss10, Arielle ha proposto dei colori vivaci e brillanti, dal rosso all'arcobaleno. www.arielledepinto.com F.F.

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Successful Living Con grande sorpresa, Diesel ha da poco rivelato il lancio di una home collection in collaborazione con Foscarini, brand italiano famoso nel design di lampade. Lo stile è vintage, con influenze dal mondo musicale più vario: dal grunge, si passa al pop, per arrivare all'heavy metal. Le lampade si trasformano in veri e propri oggetti di arredamento dal gusto underground. diesel.foscarini.com F.F.

Clogs, clogs clogs! Ok, abbiamo capito. Quest’estate avere un paio di zoccoli è praticamente obbligatorio. Non sono il tipo a cui piace parlare di “trends”, ma in questo caso è veramente palese e fuor di dubbio. Se non volete svenarvi, però, vi consiglio quelli di No.6, super carini e totalmente eco-friendly. In più potrete personalizzarli come volete, dall’altezza del tacco, al colore, alla qualità della pelle (nubuck, nappa, camoscio). A voi la scelta. www.no6store.com F.F.

Le bel été Per la presentazione della collezione ss10, Vanessa Bruno ha deciso di rinnovare la sua collaborazione con Lou Dillon, in un nuovo cortometraggio arricchito dalle note del pianista Gonzales. La danza della Dillon si unisce all’estetica dei capi, in un tutt’uno armonioso, dai toni pastello. www.vanessabruno.com F.F.

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God save McQueen Alexander McQueen (1969-2010) Di Ilaria Norsa

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1.Philip Lim 2.Stella McCartney 3.Valentino 4.Ioselliani 5.Valentino 6.Sogoli 7.Dior 8.Topshop 9.Mawi 10.Elisabetta Franchi Celyn b. 11.Dolce & Gabbana 12.Alexander McQueen ss2007 13.Chloe 14.Chanel 15.Valentino 16.Ioselliani 17.Donna Karan 18.Dior 19.Miu Miu 20.Roberto Cavalli 21.Bruno Frisoni 22.Acne 23.Wesc 24.Givenchy 44 PIG MAGAZINE


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1.Vintage One 2.Antonio Marras 3.La Perla 4.Chanel 5.Vintage One 6.Givenchy 7.Vintage One 8.Missoni 9.Givenchy 10.Valentino 11.Just Cavalli 12.Nina Ricci 13.Angelica 14.Marni 15.Valentino 16.Vintage 17.Antonio Marras 18.Elisabetta Franchi Celyn b. 19.Marni 20.Dior 21.Vintage

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1.Dior 2.Lanvin 3.Missoni 4.NanĂ  5.Dolce & Gabbana 6.Erickson Beamon 7.Valentino 8.Elisabetta Franchi Celyn b. 9.John Galliano 10.Vintage 11.Marc Jacobs 12.Melissa by Vivienne Westwood 13.Christopher Kane 14.Deepa Gurnani 15.Vintage 16.Givenchy 17.Just Cavalli 18.Missoni 19.Erickson Beamon 20.Marni 21.Fendi 22.Assad Mounser 23.Nina Ricci 24.Lanvin 25.Marc Jacobs 26.Louis Mariette

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Photographer of the Month: Red Caballo www.redcaballo.com - A cura di Sean Michael Beolchini

Red Caballo, il duo fotografico spagnolo (Maria Cavaller e Marc Roig Blesa), ha un certo talento nel saper catturare in maniera unica la bellezza dell’ordinario. Come nascosta all’interno della società, in mezzo alle sue continue violazioni, la loro macchina fotografica scatta silenziosamente, senza disturbare in nessun modo l’ambiente che la circonda, documentando i momenti magici ed interessanti del quotidiano.

Come vi chiamate? Red Caballo Di dove siete? Spagna Dove vivete? Le nostre basi sono Barcellona e Amsterdam. Ma ci trasferiamo nelle altre città per seguire i nostri progetti. Marsiglia, Valencia, Berlino, Budapest, etc... Ci campate con la fotografia? O la la la la la la o la la la... Quanti anni avete? 28 Quanti anni vi sentite? Ci sentiamo molto giovani. Come vi siete incontrati? In una stanza buia. Quando avete iniziato a fotografare e perchè? Abbiamo iniziato aiutandoci reciprocamente sui nostri progetti individuali. Iniziare a lavorare insieme è semplicemente successo, è stato

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solo lo step successivo, naturale. Amanti? Amici? O ex amanti? Non lo si capisce dal nostro lavoro? Lavorate sempre in squadra? Non sempre, sviluppiamo anche dei progetti indipendentemente. Come descrivereste le foto che fate? Quello che ci interessa di più è la vita di tutti i giorni. Ci piace rivelare i momenti magici e speciali della quotidianeità. Qual è la vostra “big picture”? Facciamo parte di una generazione che può sfruttare i voli low-cost, gli inter-rail gli Erasmus. Viaggiare è necessario per noi. Ci piace vedere le cose con i nostri occhi e creare il nostro personale approc-

cio alla realtà. Il nostro progetto affronta la relazione tra l’immagine e l’identità. Vogliamo rappresentare uno spazio collettivo che apparentemente è stato occupato dai brands e dal potere delle aziende. Quali sono le vostre situazioni preferite da scattare? Quello che ci piace di più è lavorare quando le persone si divertono. Ci piace la luce del pomeriggio ed il clima caldo. Ci piace ritrarre la gioventù. Troviamo che sia molto interessante rappresentare quel momento in cui i giovani entrano nel “mondo degli adulti”. Ci piace il gioco di ruolo che improvvisamente appare con i suoi gesti e


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con il confronto dell’identità. Cosa altera le vostre percezioni? Cosmetici biologici di giorno e gin tonic di notte. Avete delle regole che sguite? Scattiamo con un’unica fotocamera che ci dividiamo e non riveliamo mai chi ha scattato cosa. Ci piace pensare che il tutto è il risultato di un esperimento accidentale di squadra. Chi è il vostro fotografo preferito? Gus Van Sant. Che tipo di macchine fotografiche usate? Usiamo 50 PIG MAGAZINE

digitali piccole tascabili e analogiche molto grosse. Quali vorreste usare? Ci piacerebbe molto scattare con una Polaroid grosso formato, c’è qualcosa di magico nel vedere un immagine di 50 x 60cm di grandezza che emerge da un foglio di plastica lucida. Cosa non ti piace della fotografia di oggi? La brutta e sensazionalistica fotografia di giornalismo e la fotografia decorativa che viene venduta come arte. Chi dovrebbe essere il

nostro Photographer of the Month? Lady Gaga. Quale sarà il vostro prossimo progetto? Stiamo lavorando su un progetto di scambio tra Spagna e Marocco : ‘Estudio Ramblas’. Il prossimo giugno sarà presentato al Festival della Fotografia in Marocco a Fez. Stiamo anche lavorando su un progetto educativo per l’archivio fotografico di Barcellona. Per questo progetto stiamo scattando nelle scuole locali.


Nome? Maya Levi. Età? 21 Da dove vieni? Gerusalemme. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? Ein Kerem. Tre cose di cui non puoi fare a meno: non saprei, ce ne sarebbero tante. Se ti dico “felicità”, qual è la prima cosa che pensi? Arte.

Street Files. Gerusalemme - Yael Sloma.

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Nome? Tal Friedland. Età? 21 Da dove vieni? Israele. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? Nachlaot. Tre cose di cui non puoi fare a meno: dipingere, i libri e lo shopping. Chi è il tuo idolo? Ayn Rand. I suoi libri sono brillanti, ispirati e possono anche insegnare molto su come vivere la vita di tutti i giorni. Se ti dico “felicità”, qual è la prima cosa che pensi? Cibo.

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Nome? Daniel Ranchwerger. Età? 22 Da dove vieni? Israele, Gerusalemme. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? Casa mia. Tre cose di cui non puoi fare a meno: caffè, giornali, righelli. Se ti dico “felicità”, qual è la prima cosa che pensi? Il mio gatto.

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Nome? Adi Segal. Età? 25 Da dove vieni? Israele. Cosa ti rende unica? Cercare di essere me stessa. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? La strada verso Tel Aviv. Tre cose di cui non puoi fare a meno: il sole. Chi è il tuo idolo? Ronit Elkabetz perché è una donna forte e straordinaria. Se ti dico “felicità”, qual è la prima cosa che pensi? Una grossa risata.

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Nome? Yael Tarshish. Età? 20 Da dove vieni? Gerusalemme Qual è il posto più bello di Gerusalemme? Nahlaot .Tre cose di cui non puoi fare a meno: la musica, l’arte e gli amici. Chi è il tuo idolo? Non ne ho.

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Nome? Idan Raizberg. Età? 26 Da dove vieni? Israele. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? La Città Vecchia. Tre cose di cui non puoi fare a meno: gli strumenti musicali. Se ti dico “felicità”, qual è la prima cosa che pensi? La salute.

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Nome? Ben Lev. Età? 26 Da dove vieni? Gerusalemme. Cosa ti rende unico ? Non credo di esserlo. Qual è il posto più bello di Gerusalemme? La Città Vecchia. Tre cose di cui non puoi fare a meno: caffè; musica, il mio laptop. Chi è il tuo idolo? David Bowie, per ovvie ragioni. Se ti dico "felicità", qual è la prima cosa che pensi? La laurea.

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Christian Joy Christiane Joy Hultquist è una stilista americana autodidatta, appassionata di storia e paladina del DIY, diventata popolare grazie alle sue eccellenti collaborazioni in campo musicale. Tuttavia definirla “solo” stilista o chiamare i suoi solo “vestiti” sarebbe riduttivo, ed io non vorrei mai macchiarmi di una simile colpa: le sue mirabolanti e coloratissime creazioni sono vere e proprie opere d’arte che trovano ideale collocazione sugli stage dei più importanti festival musicali e all’interno di musei e rassegne d’arte internazionali. Nata nell’Iowa e insiedatasi a Brooklyn, Christiane dal 2001 è la responsabile dei costumi di scena di Karen O, voce e leader degli Yeah Yeah Yeahs: un sodalizio tanto fortunato quanto emblematico che ben giustifica il veemente entusiasmo della sottoscritta; perché di Karen tutto si può dire tranne che sia una sprovveduta e se tra milioni di designer ha scelto proprio questa giovane fanciulla, che di musica non se ne intende assolutamente, un motivo ci sarà...  Intervista a Christiane Joy Hultquist di Ilaria Norsa. Photography: IOULEX Model: ELIZABETH AMMERMAN Tutti i vestiti by CHRISTIAN JOY

Hey Christiane, come va?  Bene grazie. Ho appena finito di lavorare, almeno per oggi.  Cosa stavi facendo? Stavo completando un ordine per un negozio in Giappone. Stampo in serigrafia e cucio tutto da sola, così ci vuole del tempo per finire. Per fortuna ho un sacco di aiuto.... Dicci qualcosa di te:  Vengo da Marion, lowa e ho 36 anni. I miei genitori sono Cristiani della Rinascita ed è per questo che il mio nome è Christiane Joy. Per il mio marchio ho eliminato la "e" finale dal nome, sebbene siano pronunciati allo stesso modo.  Descrivi te stessa in tre parole:  Felice, fantasiosa e stacanovista.  Dove vivi?  A New York, Greenpoint Brooklyn per essere precisi.   Da quanto tempo vivi lì? Da sette anni; prima ho vissuto a Bedstuy Brooklyn per quasi cinque anni.  Qual è il tuo primo ricordo legato alla moda? Quando ero una ragazzina ero ossessionata da tutto ciò che indossava mio fratello maggiore. Ha sette anni più di me e per questo ho sempre pensato che fosse un figo. Era un tipo "New Romantic", vestito in modo simile ai Thompson Twins o agli Human League. Ero totalmente ossessionata dal suo modo di

vestire. Quando entrò in Marina lasciò a casa tutti i suoi vestiti ed io cominciai a indossarli attingendo a piene mani dal suo guardaroba. Ovviamente erano troppo grandi così c'erano un sacco di orli arrotolati, nastri e spille.  Che tenera! Sì... Quando ero alle medie mi comprò un un orologio Swatch trasparente. Aveva persino lo schermo protettivo rosa. Ero al settimo cielo. Diventare una stilista è qualcosa che hai sempre voluto fare? Più o meno, ma in realtà non pensavo fosse qualcosa che avrei effettivamente potuto fare. Al liceo desideravo diventare una scrittrice, poi più tardi studiai fotografia. Ma sono sempre stata affascinata dai vestiti: era come se la moda mi rendesse unica rispetto al resto della gente intorno a me in Iowa: per me rappresentava un mezzo per esprimermi e affermare la mia identità. Poi un giorno in una galleria vidi un'installazione realizzata da Imitation Of Christ (marchio di abbligliamento americano di cui è stata direttrice creativa anche Chloe Sevigny N.d.R) e pensai: "Oh, potrei fare questo". In seguito lavorai presso una boutique che vendeva le creazioni di diversi designer emergenti e mi resi conto che probabilmente non era difficile come pensavo.  E da lì a creare il tuo marchio com'è andata? Lavoravo in un negozio chiamato Anitque Boutique: con un amico passavamo il tempo

a guardare i vestiti in vendita e a dirci "Oh, questo potrei farlo anch'io". Un giorno decidemmo di mettere su un concorso per creatori di t-shirt. Vinsi io, perché lui non ne fece una. Poi un'amica mi chiese di farne una per lei, la indossò e una donna che aveva un negozio gliene chiese altre. Cominciò tutto così. Quindi non hai studiato per diventare stilista? No, sono autodidatta. Al tempo non avevo la più pallida idea di quello che stavo facendo. Realizzavo pezzi unici, creati da vecchi vestiti.  E oggi come descriveresti il tuo stile? Mi piacciono i capi dal design e dal taglio semplici ma con stampe in grassetto, colori e/o applicazioni. Adesso per esempio indosso un abito nero dal taglio molto semplice ma con una spessa e lunga treccia che pende da esso. Amo molto realizzare stampe e aggiungere tocchi di colore qua e là.  Hai fatto molta strada da quelle prime t-shirt fatte a mano ma hai mantenuto l'aspetto artigiananale del tuo lavoro... Sì, per me l'aspetto artigianale è molto importante in termini qualitativi! Quand'è stata la svolta per te in termini professionali?  Cominciare a lavorare con gli Yeah Yeah Yeahs ha sicuramente rappresentato il mio più grande traguardo lavorativo. I termini più personali la mia più grande realizzazione è stata vedere i costumi che avevo creato per Karen

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O (Karen Lee Orzołek, voce e leader della band americana YYY, N.d.R.) esposti al Victoria and Albert Museum di Londra all'interno della mostra New York Fashion Now. Wow... Come hai conosciuto Karen O?  Ci siamo incontrate quando lavoravo per la designer Daryl K nel suo negozio sulla sesta strada nell'East Village a NYC.  Qual è stata la prima cosa di cui avete parlato? Abbiamo parlato di ragazzi.  Oltre a Karen hai collaborato con altri artisti?  Coi Klaxons... Com'è stato? Lavorare con Karen è sempre sorprendente perché può indossare qualsiasi cosa! Lavorare coi Klaxons è stato interessante perché era la prima volta che realizzavo vestiti maschili.  Karen per te è una sorta di musa?! Sì, senza dubbio.  Chi altro sogni indossi i tuoi costumi?  Vestire lei è stato così straordinario che credo che chiunque altro impallidirebbe ai miei occhi.  Se avessi potuto vedere i tuoi vestiti su chiunque al mondo chi sarebbe stato?  La mia mamma.  Indossi spesso le tue creazioni?  Sì, mi piace farlo. Mi fa sempre sentire molto orgogliosa e un po' sciocca allo stesso tempo.  Hai un vestito preferito tra quelli creati nel corso degli anni?  E' un vestito che non porto molto spesso, di taffetà di seta e un po' gonfio. La schiena è d'argento e il davanti nero. E' della mia collezione invernale '08. Mi piace perché sembra un po' un costume: mi fa sentire come se fossi in un'altra epoca e come se fossi qualcun altro. E' come un travestimento! Qual è l'ultimo progetto a cui hai lavorato?  Ultimamente mi sto concentrando sulla creazione di nuovi pezzi da mettere in vendita on-line. Questo mi diverte, ma mi piacerebbe iniziare a lavorare su alcuni nuovi costumi. Da dove prendi maggiormente ispirazione per il tuo lavoro?  David Bowie, Yoko Ono, John Waters e la nuova scena punk di NY sono quattro ispirazioni costanti e onnipresenti nel mio lavoro. Amo Bowie perché i suoi look, come lui, arrivano da un altro pianeta; Yoko Ono per le sue opere d'arte e John Waters perché è autodidatta (sono una grande fan dei suoi film e adoro la personalità assurda di tutti i suoi personaggi!). Anche mia mamma ha rappresentato un'enorme influenza sulla mia creatività: una donna molto fantasiosa che è sempre stata una paladina del fai-da-te e che mi ha insegnato molto. Inoltre adoro andare al Metropolitan Museum qui a New York: sono appassionata di storia. Infine mi piacciono

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molto anche l'arte tribale e quella folk.  Qual è l'ultima cosa che hai visto che ti ha davvero ispirata?  I costumi africani al Museo di Storia Naturale. Ci ripenso tutto il tempo. Le opere di El Anatsui, un artista del Ghana che crea pezzi di stoffa veramente sorprendenti dai tappi in alluminio per bottiglie di alcolici, sono davvero straordinarie. Tolgono il fiato! Inoltre sono rimasta affascinata dalle stoffe e dai vestiti della sezione Copta del Metropolitan. Amo la storia così tanto: adoro visitare i musei... resto a fissare questo genere di pezzi per ore, chiedendomi come siano stati creati e che effetto facessero quando indossati.  Se potessi viaggiare nel tempo quale periodo storico vorresti visitare? Il medioevo. Amerei tornare a quel periodo, vedere com'erano i villaggi e sbirciare in un castello. E' un periodo che mi affascina molto, così inquietante, oscuro e enigmatico... Mi piacerebbe vedere come la gente viveva e come creava.  E se potessi rivivere un periodo della storia della moda più recente? Sarebbe il 1920 quando la moda delle donne cominciò a cambiare. Tuttavia, anche se amo i vestiti, sarei più felice di vedere che il clima sociale era piacevole.   C'è un trend che vorresti tornasse? Hmm, gli orologi Swatch?! E mi piacerebbe vedere persone che indossano più colore. Ma a piccole dosi.  Il colore al quale non puoi resistere:  Il rosso! Lo adoro.  Chi sono i tuoi designer preferiti?  Issey Miyake, Yohji Yamamoto, Bernhard Willhelm,  E tra i fotografi?  Non conosco molto bene il mondo della fotografia. Mi piace il lavoro dei miei amici Tina Schula e Alain Levitt.  E tra i giovani talenti della moda c'è qualcuno che apprezzi e desideri citare?   Ho una stagista molto talentuosa che ha un gran bel blog chiamato The Trashicist. Tratta più che altro il suo stile personale... Hai una rivista preferita? ANPQuarterly, una rivista gratuita di arte di LA.  Mi dicevi che ultimamente ti stai dedicando soprattutto alla creazione di capi destinati alla vendita on-line... Sì è così. Era da un po' che non creavo una collezione vera e propria perché lavorare con Karen O mi prende molto tempo, così ho deciso di aprire un negozio online e di creare una collezione appositamente per quello. Volevo che la selezione dei capi rispecchiasse il mio lavoro per Karen. Mi piacciono le mie collezioni passate ma ho sempre sentito che avevo di più da offrire... 

Mi sembra di capire che ti senti più realizzata nel creare costumi ad hoc piuttosto che ready to wear? Sì è così. Trovo che sia nella creazione di capi speciali che il mio lavoro si esprima al massimo, così ho creato una piccola collezione di abiti e top da vendere online. La maggior parte sono stampati a mano, ma ci sono anche un paio di abiti che hanno applicazioni intrecciate o cucite che pendono dalle spalle.  Quante persone lavorano con te?  Ho un assistente che viene 1-2 giorni alla settimana e poi qualche stagista che ci aiuta. Descrivi la tua tipica giornata (lavorativa): Mi sveglio alle 8.30, controllo la mia e-mail e bevo una tazza di caffè. Mi piace finire di occuparmi di tutte le mie scartoffie e commissioni al mattino prima di dedicarmi al lavoro vero e proprio, cosa che di solito faccio a partire da mezzogiorno circa, quando comincio a disegnare, cucire e stampare. Vado avanti fino alle 7 circa di sera. Ci occupiamo di tutto internamente, dal disegno, alla creazione di cartamodelli, alla cucitura e la stampa. E' un sacco di lavoro, ma mi piace.  Qual è l'ultima cosa che fai prima di dormire?  Guardo un episodio di Lost. Non l' ho mai guardato, sono solo alla seconda stagione.   Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?  Mi piace stare con i miei amici. Ma mi piace molto anche stare da sola. Il mio lavoro è tutta la mia vita, un hobby oltre che un lavoro: gira tutto intorno ad esso per cui è bello poter staccare ogni tanto anche solo per rilassarsi guardando un film o bevendo qualcosa.  Ti piace cucinare?  Sì, quando ho tempo.  Qual è il tuo piatto preferito?  Amo i burritos con spinaci, patate dolci, fagioli neri, avocado e panna acida. YUM!  Qual è il tuo posto preferito nel mondo?  Parigi.  5 cose che ti piace fare nella tua città:  Andare al Metropolitan.  Andare al Bacaro, il ristorante dei miei amici.  Andare al cinema.  Andare allo Strand book store.  Portare amici che non sono di qui a fare lunghe passeggiate intorno alla città: si prende l'esperienza in modo diverso.   Il tuoi negozi preferiti?  In Iowa, i negozi di cianfrusaglie sono sorprendenti: adoro fare viaggi on the road e spulciare nei negozietti dell'usato. Mi fa sentire come se fossi una specie di ricercatrice impegnata in uno scavo archeologico! E a New York?  Un negozio di vintage a Brooklyn chiamato Fluke. E poi lo Strand book store. L'ultima cosa che hai comprato?  Collant neri. 


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Dove possiamo trovare la tua collezione?  In Giappone da Psichedelia e Excube a Osaka. Online su www.etsy.com/shop/Joy1222  Hai un marito e un fratello musicisti e vanti diverse collaborazioni in questo campo. Parlami del tuo rapporto con la musica e dei tuoi gusti...  Darò una risposta un po' impopolare.... Gli Yeah Yeah Yeahs sono la mia band preferita! Ma adoro anche la musica 80's: è quella con cui sono cresciuta.  Cosa possiamo trovare sul tuo i-Pod?  Aphex Twin, Thompson Twins, Judy Bats, Dusty Springfield, Magnetic Fields, Harmony and Pollution, Velvet Underground, The Stone Roses, Leonard Cohen, Grace Jones, PIL.  L'ultimo album che hai comprato?  Penso che sia stato The Psychedelic Furs, Mirror Moves.  E quello che di cui non ti stancherai mai?  I Wanna Be Adored degli Stone Roses L'ultimo concerto che hai visto?  Quello della band di mio fratello, Francis Brady.  E il prossimo?  Quello della nuova band di mio marito, i Bubbles.  Tra gli emergenti chi ti piace?  In questo senso mi affido completamente ai gusti di mio marito, e quindi ti dirò Die Ant-

woord.  Quali sono i pro e i contro del tuo lavoro?  Sono sempre a corto di soldi, per questo è una vera fregatura, ma il rovescio della medaglia è che lavoro per me stessa e questo mi permette di essere creativa 24 ore su 24. C'è da dire che è una vera e propria lotta, ma sento che la lotta stimola la creatività, così se da un lato mi auguro di avere più soldi dall'altro apprezzo il dover trovare soluzioni pratiche in modo creativo.  Cosa saresti se non fossi una designer?  Una scrittrice. E' quello che volevo essere quando ero piccola... Qual è l'aspetto più eccitante della moda?  Progettare i vestiti e vedere qualcuno che li indossa.  E la parte più spaventosa? Penso che alcune persone prendano troppo sul serio la moda. Non è una scienza, dovrebbe essere divertente.  Sei coinvolta in progetti al di fuori di questo campo?  Sto cercando di cominciare a lavorare a qualche progetto cinematografico con i miei amici. Ho tanti amici che sono registi e così mi piacerebbe davvero provare.  Che cosa ti rende felice?  Mio marito. Mi sento così felice ogni mattina quando mi rotolo nel letto e lo vedo lì.

Cosa ti fa arrabbiare?  Le persone ignoranti. Persone che riescono o non vogliono farsi gli affari propri.  E cosa ti fa ridere?  I miei amici. Hanno tutti un grande senso dell' umorismo. E poi Karen O in scena mi fa sempre ridere.  Non sai dire di no...  Alle patatine!  Non potresti vivere senza...  Jason, mio marito  Raccontaci qualcosa di cui ti vergogni:  Essere stata meschina con mio fratello quando eravamo bambini.  Nel braccio della morte che cosa chiederesti per il tuo ultimo pasto?  Il mio pasto preferito da Bacaro, il ristorante dei miei amici. E' piuttosto semplice: zuppa di fagioli bianchi, insalata tritata con formaggio bleu, vodka martini e il pane con  l'olio d'oliva. Mi fa sempre sentire a casa e rilassata.  Il segreto del tuo successo:  Il duro lavoro. E seguire sempre la mia strada.  Progetti per il futuro?  Ho un'idea per un'installazione d'arte e poi vorrei realizzare un cortometraggio e continuare a creare abiti. wwww.christianjoy.us

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Memory Tapes La storia normale, di una persona qualunque. Il titolo perfetto per un ipotetico film sulla vita di Dayve Hawk, il deus ex machina dietro a Weird Tapes, Memory Cassette e Memory Tapes. Sottotitolo: L’epica della mediocrità. Dayve viene da una zona rurale del New Jersey. E’ cresciuto tra attacchi di panico e seri problemi d’ansia. Non ha mai preso la patente e non ha mai posseduto un cellulare. Vive nella lavanderia dei suoi suoceri, con la moglie e una figlia di cinque anni, che soffre di insonnia. Per sbarcare il lunario sino a pochi mesi fa lavorava tra gli scaffali di una drogheria nella sperduta provincia americana. Un abbozzo di biografia che potrebbe essere la sinossi perfetta per un nuovo film intimista dei fratelli Coen. Se non fosse che oggi il signor Hawk è in tour in giro per l’Europa, raccogliendo concerti sold-out un po’ ovunque, diviso tra interviste per i giornali più prestigiosi del vecchio continente e remix per il gotha della scena indie internazionale, senza dimenticare star planetarie come Britney Spears. Tutto questo grazie a una manciata di brani eterei e super malinconici divisi tra l’ep di Memory Cassette e il disco “Seek Magic” di Memory Tapes. Lo abbiamo intervistato. Intervista di Marco Lombardo. Foto di Alex Flach.

Ciao Dayve, come stai? Sono un po’ influenzato. Dove sei in questo momento? A casa, in New Jersey. Una zona chiamata Pine Barrens, tra Filadelfia e la Jersey Shore. Mi racconti brevemente la storia della tua carriera nel mondo del music business? Facevo parte degli Hail Social, una band di Filadelfia con cui ho suonato parecchio tra il New Jersey e New York. A un certo punto siamo andati in tour con gli Interpol e abbiamo ottenuto un contratto con la Polyvinyl, pubblicando un album nel 2005. Non ero felice di suonare in una band ma sono rimasto incastrato in quella situazione per un altro album e qualche ep. Verso la fine della mia avventura negli Hail Social ho iniziato a scrivere musica come Weird Tapes e Memory Cassette. A che età hai iniziato a suonare? Avevo otto o nove anni. Ho cominciato come batterista. Quanti anni hai adesso? 29 Perché hai deciso di usare tre nomi diversi per pubblicare i tuoi dischi? Il primo progetto è stato Weird Tapes, con il quale facevo una sorta di collage-music mescolando campioni di brani altrui sulla scia di Avalanches e Dj Shadow. Poi sono arrivati i Memory Cassette. In questo caso ho iniziato a usare vecchi demo registrati durante il college, che erano rimasti inediti. Alla fine mi sono stufato di lavorare principalmente sui loop e su idee comunque datate e ho cominciato a scrivere del materiale nuovo di zecca. Ho messo insieme i due nomi e sono nati i Memory Tapes. L’inizio di una nuova era. Da ora in avanti ti concentrerai solo più su questo progetto? Probabilmente sì. Rende tutto più semplice.

Anche se mi stufo facilmente. Non si può mai dire… Cosa ti ha spinto a registrare Seek Magic? La voglia di confrontarmi con un album vero e proprio. Ho sempre lavorato sul breve formato, singoli e ep. Sentivo il bisogno di lavorare a qualcosa di più complesso, da ascoltare con attenzione dall’inizio alla fine, come ai vecchi tempi, magari usando le cuffie. Dove hai registrato il disco? Nella lavanderia dei miei suoceri. Dove tra l’altro vivo con mia moglie e la mia bambina. Hai fatto tutto da solo? Sì. Tutto in casa. C’è qualche artista in particolare che ti ha ispirato durante le registrazioni? Non credo si senta ma Spirit Of Eden dei Talk Talk è stato il punto di riferimento di questo disco. Quanto tempo hai impiegato a scrivere e registrare Seek Magic? Circa tre mesi. Lavoravo di notte mentre mia figlia dormiva. C’è un tema comune che attraversa i vari brani? Più che altro credo ci sia la sensazione di un luogo. Mi ricorda molto le estati trascorse nella città dove sono cresciuto. Di cosa parlano i testi delle canzoni? Il più delle volte nascono semplicemente da immagini evocate dalla musica che sto componendo. Quello è il punto di partenza, metto insieme i pezzi e alla fine mi accorgo che ho scritto di qualcuno che conosco. Che tipo di software e strumenti usi? Ho registrato il disco con un Imac usando Ableton Live. Utilizzo Live come un mangianastri. Registro ogni traccia separatamente, dall’inizio alla fine. Possiedo diversi sintetizzatori analogici, samplers, varie chitarre, peda-

liere che ho collezionato nel corso degli anni. Una strumentazione abbastanza standard. Come reagisci a tutta l’attenzione mediatica che stai ricevendo in questo periodo? Sono contento anche se ogni tanto la trovo eccessiva, non sono abituato. Mi offre però l’opportunità di lavorare molto, ed era quello che volevo. Come è stato crescere nel New Jersey? Non ho avuto un’infanzia particolarmente felice. Anche se i problemi che ho avuto non sono assolutamente riconducibili al posto dove sono cresciuto. Al contrario, una delle poche cose positive di quegli anni è stata proprio il vivere vicino ai boschi, alla natura. Il poter scappare da casa per correre a giocare nella foresta. Quanto è importante il fattore nostalgia nella tua musica? E’ una componente fondamentale ma non è un’ossessione come molti credono. La maggior parte dei miei riferimenti vengono dai ricordi o dai sogni. Questo comporta inevitabilmente che sia presente una certa dose di nostalgia, credo sia normale. Tuttavia non mi ritengo una persona immersa nel suo passato. Sei un tipo malinconico? Forse sì. Mi piace pensare che la musica sia una cosa positiva e che un po’ di speranza emerga da quello che faccio… La tristezza è proprio ciò che sta dietro a quel desiderio di speranza. Mi descrivi in tre parole come ti senti in questo momento? Real fucking tired Seek Magic è stato pubblicato a settembre ma hai iniziato a fare concerti come Memory Tapes solo a inizio gennaio. Cosa hai fatto nel frattempo? Ho lavorato a un sacco di remix prima di an-

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dare in tour. Ho anche scritto buona parte del mio prossimo disco che spero di finire appena terminati i concerti. Come sta andando la tua prima tournée come Memory Tapes? Bene, non sono ancora del tutto a mio agio sul palco ma ho fatto progressi rispetto all’epoca degli Hail Social. E’ un buon punto di partenza per il futuro. Come ti esibisci dal vivo? Hai una band? Io mi occupo di cantare e suonare la chitarra, il mio migliore amico suona la batteria. Siamo solo io e lui. Ci incastriamo sulle basi pre-registrate lanciate dal computer che a sua volta è sincronizzato a un video proiettore che trasmette delle immagini create per l’occasione da Philly, un altro mio amico. Che lavoro facevi prima di avere successo con Memory Tapes? Come ti guadagnavi da vivere? Lavoravo in una drogheria. Mettevo a posto gli scaffali. E’ stato il tuo primo tour in Europa? Ero già stato una volta in Inghilterra, ma mai nell’Europa continentale. Con che musica sei cresciuto? C’è qualche artista in particolare che ha cambiato la tua vita? Probabilmente David Bowie. Ho sentito per la prima volta Ziggy Stardust alle medie ed è diventato un’ossessione. Amo la varietà di ciò che fa, è un songwriter straordinario. Qual è la cosa migliore di essere Memory Tapes? Registrare i dischi. La cosa peggiore? Promuoverli. Cosa ti rende felice? Mia figlia e mia moglie. Cosa ti spaventa di più? Perderle. Qual è stato sinora il momento più importante della tua carriera? Pubblicare Seek Magic. Musicalmente parlando è la prima cosa di cui posso dire di essere quasi soddisfatto. Anche se punto a migliorarmi nel prossimo album. Avevi qualche poster nella tua cameretta quando eri un teenager? Ne ricordo uno enorme di David Bowie. Come è nato l’ep Call & Response di Memory Cassette? I ragazzi della Acephale Records mi hanno chiesto di fare un ep con un paio di brani che avevo pubblicato in rete in free download, ai quali poi ho aggiunto due inediti. Le due nuove canzoni sono nate come una risposta al vecchio materiale, per questo il titolo Call & Response. L’ep è stato pubblicato in comproprietà con la Sincerely Yours. Come sei entrato in contatto con i ragazzi dell’etichetta svedese? Patrik il proprietario della Acephale Records è

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un amico dei The Tough Alliance. Gli ha fatto sentire i miei brani, loro hanno apprezzato e hanno deciso di pubblicare il disco insieme. Li hai mai incontrati di persona? No, ma ci siamo parlati molto via mail. Cosa mi dici della Acephale Records? Mi piace molto la musica che producono, soprattutto i Salem e i Kingdom. E’ un’ottima etichetta. Non hai intenzione di girare alcun video per le tue canzoni? In realtà ce n’è uno in cantiere da qualche mese. Non so che fine ha fatto e se riusciranno mai a finirlo. Con chi ti piacerebbe collaborare? Elizabeth Frazer dei Cocteau Twins. Ho letto in altre interviste che hai rilasciato che non hai la patente e non possiedi un cellulare? Come mai? Non so spiegare bene il perché. Ho sofferto di attacchi di panico e ansia piuttosto seri crescendo. Così da ragazzo non ho mai preso la patente. Oggi non sento più il bisogno di tornare indietro. Per quanto riguarda il cellulare è più una questione di non poterselo permettere. Devo rimediare al più presto però, è davvero dura stare lontano dalla mia famiglia quando sono in tour e non poter parlare con mia figlia ogni volta che ne sento il bisogno. Quanti anni ha tua figlia? Le piace la musica di Memory Tapes? Ha cinque anni. Adora la mia musica ma non è contenta che io vada in tour. Hai mai scritto una ninna nanna per lei? Sì. Purtroppo ha ereditato i miei problemi di insonnia. Ho trascorso molte notti a cantare e a ballare per lei in questi anni per aiutarla ad addormentarsi. Che musica stai ascoltando ultimamente? Sto di nuovo consumando Marquee Moon dei Television. Poi ho appena scoperto cose tipo i Wire, Pere Ubu e Slits. Ho bisogno di una pausa dai sintetizzatori. Mi hai detto che stai già lavorando al tuo prossimo disco. Che differenze ci saranno rispetto a Seek Magic? Ho registrato un sacco di materiale che suona come una sorta di pop anni sessanta. Di recente però ho scritto delle bozze che vanno ancora in un’altra direzione. E’ presto per dire quali brani verranno pubblicati. Il nuovo album uscirà entro quest’anno. Chi vorresti come produttore? Forse Steve Albini. Sei dipendente da qualche serie tv? The Wire. Se ne avessi la possibilità chi ti piacerebbe intervistare? Non sono una persona particolarmente loquace. Il tuo blog preferito? Lovefingers

Il regista? Stanley Kubrick o Quentin Tarantino. Il film? Mi piacciono i primi Star Wars perché posso guardarli insieme alla mia bambina. Se potessi rinascere donna chi ti piacerebbe essere? Kate Bush. Sei mai stato in Italia? No. Conosci qualche artista italiano? I Goblin. Cosa ti manca di più del New Jersey quando sei in tour? Gli alberi e ovviamente la mia famiglia. Se fossi un animale, che animale saresti? Non mi dispiacerebbe essere un orso. Sei religioso? A modo mio credo di sì. Non faccio parte di nessuna religione organizzata però. Stai sfornando moltissimi remix ultimamente. Come funziona la faccenda? Sono gli artisti a contattarti o è un qualcosa che ti piace fare? Non ho mai fatto un remix per puro piacere. Sono gli artisti a chiedermelo o chi per loro. E’ una sorta di vero e proprio lavoro per me. Come sei finito a fare un remix per Britney Spears? E’ successo grazie al manager di Diplo. Lui sa che lavoro in fretta, avevano bisogno di un remix in giornata e mi hanno chiesto se potevo farlo… Tra i vari remix il mio preferito è quello di Real Life dei Tanlines, un duo di Brooklyn molto interessante, che seguo con attenzione da qualche mese. Li hai mai incontrati? Ti piacciono? Li ho conosciuti la sera del mio ultimo concerto a New York, facevano i dj nel locale dove ho suonato. Mi piacciono moltissimo, infatti ci siamo accordati per uno scambio di favori. Remixeranno uno dei miei brani molto presto. Cosa mi dici invece degli Yeasayer? Anche in questo caso sono stati loro a contattarmi. Di solito come ti approcci a un remix? Ascolto rapidamente le varie tracce separate e cerco la parte che mi piace di più del pezzo. Una volta individuata le costruisco il resto del brano intorno. Tra i remix che hai fatto qual è il tuo preferito? Quello per i Fool’s Gold. Quanto costa farsi remixare da Memory Tapes? Dipende dall’artista, dall’etichetta, da quanto tempo mi danno a disposizione e se sono occupato in quel periodo. Se iniziassi una nuova band domani come la chiameresti? Non te lo dico perché così mi riconosceresti subito…


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Delphic Intervista di Marco Lombardo. Foto di Luca Campri

Non sappiamo se ci saranno ancora tra dieci anni. Né se varcheranno la soglia del secondo album. Sta di fatto che oggi i Delphic sono la nuova band inglese su cui tutti i bookmaker sembrano scommettere. “Alcolyte” il loro album d’esordio ha raggiunto il settimo posto nella classifica dei dischi più venduti del Regno Unito. I loro concerti raccontano di un gruppo tecnicamente ineccepibile ed emotivamente coinvolgente. Le radio e i giornali d’oltre manica li hanno già etichettati come una delle rivelazioni del 2010. Avranno ragione? Noi intanto abbiamo fatto quattro chiacchiere con Matt Cocksedge, non proprio loquacissimo fondatore del terzetto di Stockport, a due passi da Manchester. Vi vengono in mente i New Order? Nooooooo, che dite mai… 70 PIG MAGAZINE


Ciao Matt come stai? Abbastanza bene. Ho incasinato la scaletta delle interviste oggi, credo di aver confuso un po’ gli orari. Un paio di telefonate si sono accavallate. A volte non so neanche con chi sto parlando. Sicuramente ho perso qualche giornalista per strada… Vita da rockstar? (Sorride)… Più che altro spero che non si incaz-

zi nessuno. Dove ti trovi al momento? Manchester. Qualche giorno di riposo a disposizione? Riposo non tanto. Siamo in sala prove. Dobbiamo mettere a punto il nostro live, fare alcune correzioni sull’ordine dei brani. Abbiamo registrato qualche nuova idea e sistemato alcuni dettagli tecnici.

Cosa vi ha spinto a formare i Delphic? Un misto di noia, inquietudine e la voglia di intraprendere una direzione musicale diversa. Tutti e tre in passato abbiamo suonato in altre band ma alla fine ci siamo sempre stancati di quello che stavamo facendo. I Delphic rappresentano una nuova dimensione in cui dare libero sfogo alla sperimentazione, discostandoci dalla mediocrità dei gruppi che ci circondavano. Da quali influenze siete partiti? Una passione comune per i Radiohead e l’epica dei Sigur Ros combinata a sonorità più dance oriented: i Daft Punk per esempio, i Chemical Brothers, gli Underworld o i New Order. Da quanto tempo esistono i Delphic? Circa due anni. Io e Rick suonavamo insieme in un altro gruppo, anche James aveva la sua band. Ci siamo incontrati in un momento in cui avevamo bisogno di crescere come musicisti. Tutti e tre abbiamo maturato singolarmente un bisogno di cambiamento che è poi confluito nei Delphic. Grazie a questo progetto abbiamo ritrovato l’entusiasmo perduto. Come vi siete conosciuti? Io e Rick siamo amici dai tempi delle scuole superiori. James lo abbiamo conosciuto all’ università. Dopo aver passato anni cercando di ottenere un contratto discografico con band mediocri, che erano copie sbiadite dei Coldplay, abbiamo deciso di lasciarci tutto alle spalle e formare finalmente un gruppo che potesse rappresentarci davvero. Senza alcuna pressione legata al raggiungimento di un traguardo commerciale. Ci siamo rifugiati in un cottage di campagna per un lungo weekend e abbiamo fantasticato sulla musica che avremmo voluto scrivere. I Delphic sono nati prima con le parole, soltanto più tardi è arrivata la musica. Quanti anni avete? Siamo nati tutti e tre nel 1985. Perché avete deciso di chiamarvi Delphic? Ci piacciono le band con un nome aperto a più interpretazioni. Vogliamo che chi ci ascolta possa fantasticare sul suo significato. Siete cresciuti a Manchester, una delle capitali mondiali della musica dance, e non solo. Ne eravate consapevoli da ragazzini? Non proprio. La gente tende a collegarci ai New Order, all’Hacienda, alla Factory Records, quel tipo di immaginario insomma. E a noi va bene così ovviamente. E’ un universo che amiamo ma da teenager andavamo a ballare il Big Beat, i Prodigy, i Chemical Brothers. Non volevamo ascoltare Blue Monday o gli Stone Roses ma qualcosa di nuovo. Così abbiamo iniziato a frequentare i rave techno. Quando ha fatto la sua prima apparizione la minimal tedesca siamo rimasti a bocca aperta. Finalmente c’era un suono nuovo nella scena dance. Alcolyte il vostro album d’esordio è disponibile online e sugli scaffali dei negozi di dischi ormai da qualche settimana. Quanto tempo avete impiegato a scriverlo e registrarlo? Ne siete soddisfatti?

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Alcolyte ha avuto una lunga gestazione. Ha attraversato diverse fasi. E’ stato riscritto e riarrangiato più volte. Abbiamo fatto vari provini con produttori differenti senza mai riuscire a trovare il suono che stavamo cercando. A un certo punto abbiamo anche iniziato a registrarlo noi stessi e ad autoprodurcelo. Immagino non abbia funzionato dato che la versione definitiva del disco porta la firma di Ewan Pearson (produttore di The Rapture e Ladytron). Esatto, neanche in quel caso eravamo soddisfatti del risultato. Ci siamo trovati in una fase di stallo. Come siete arrivati a lui? E’ stato grazie a Dan, un nostro amico che lavora per la R&S, l’etichetta sussidiaria della Polydor che ci ha messo sotto contratto. Una sera ha rubato dallo studio di registrazione i demo di un paio di brani che avevamo appena ultimato, tra cui Counterpoint. La cosa avrebbe potuto essere davvero fastidiosa se non fosse tornato qualche giorno dopo con gli stessi master prodotti da Ewan Pearson. Come avete reagito alla cosa? Non ti nascondo che in un primo momento eravamo davvero indispettiti. Quando però abbiamo sentito il risultato finale siamo rimasti senza parole. Era esattamente il suono che avevamo cercato durante tutti quei mesi di lavoro. Ewan è un grande professionista: un ottimo produttore, un ottimo dj, un ottimo musicista, un ottimo remixer. Non potevamo chiedere di meglio. E’ vero che avete lavorato con Tom Rowland dei Chemical Brothers e Paul Hartnoll degli Orbital ma avete cestinato tutto? Sì. Entrambi sono degli eroi per noi. Hanno fatto un lavoro eccellente sui nostri pezzi ma non ci rispecchiavano. Non ti nascondo che abbiamo attraversato momenti di panico. Poi è arrivato Ewan a salvarci. Come sbarcavate il lunario prima di avere successo con i Delphic? Facevamo normalissimi lavori diurni. Io e James lavoravamo in una catena di negozi di elettronica, Rick faceva il commesso. Era solo un modo per pagare l’affitto e arrivare la sera in sala prove con qualche strumento nuovo. E’ ironico ma all’epoca avevamo più tempo per suonare, nonostante avessimo un altro lavoro. Oggi siamo sempre in tour, al telefono con qualche giornalista, sul set di un video o di un servizio fotografico. Passiamo pochissimo tempo con un strumento in mano. Preferite la dimensione dello studio di registrazione o suonare dal vivo? Quando siamo in studio non vediamo l’ora di andare in tour e viceversa. Io personalmente ritengo che il momento della composizione sia quello più eccitante. Cosa state ascoltando al momento? C’è qualche nuovo artista che ha attirato al vostra attenzione? Mi sembra un ottimo periodo musicalmente parlando. Joy Orbison sta facendo delle cose

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molto interessanti, il nuovo lavoro dei Beach House è sensazionale, Riton si sta muovendo benissimo e di recente ha messo le mani sul nostro singolo Doubt, tirando fuori una bomba. Suonate anche come djs? Che musica vi piace proporre in quel contesto? Sì facciamo anche delle serate da dj. Anche se stiamo cercando di sviluppare la cosa in maniera più originale rispetto a un tradizionale dj-set. Qualche giorno fa ci siamo esibiti tutti e tre insieme solo con i laptop collegati l’uno all’altro. Abbiamo suonato versioni alternative, più club oriented, dei brani presenti su Alcolyte. E’ un esperimento che ci piacerebbe ripetere, anche per dare una nuova veste al progetto Delphic. Di recente ho incontrato i Two Door Cinema Club e vi hanno ricoperto di complimenti. So che avete condiviso il palco per un po’. Siamo di fronte a una nuova ondata di giovani band inglesi? Non saprei. Il mercato britannico è in continuo movimento. Ci teniamo a non rientrare in nessun calderone specifico. D’altra parte però adoriamo i Two Door Cinema Club. Sono un’ottima band e ragazzi simpaticissimi. Abbiamo legato molto. Undercover Martyn è stato il mio brano preferito del 2009. Oltre ai Two Door Cinema Club avete aperto i concerti di The Streets, Bloc Party e Orbital. Cosa avete imparato da quelle esperienze? Suonare con i Bloc Party ci ha aiutato a spingere il nostro live verso una direzione più fisica. All’inizio il modello a cui facevamo riferimento erano i Kraftwerk ma con loro abbiamo capito l’importanza del coinvolgimento da parte del pubblico. Chi è sul palco deve trasmettere energia oltre ad essere perfetto dal punto di vista tecnico. Vedere gli Orbital dal vivo invece è stato come partecipare a un seminario. Assistevamo ai loro soundcheck come dei principianti avidi di conoscenza, quaderno degli appunti alla mano. Abbiamo imparato a gestire le macchine in maniera più istintiva. Improvvisare con i computer e molto più difficile che con gli strumenti tradizionali. In Inghilterra pubblicate con la Polydor, nel resto d’Europa con la Kitsuné. Come siete entrati in contatto con queste etichette? Con la Polydor abbiamo instaurato un rapporto lavorativo idilliaco. Abbiamo fatto rientrare la nostra etichetta discografica all’interno della loro struttura di management. In questo modo abbiamo ottenuto assoluta libertà artistica e decisionale appoggiandoci a un apparato organizzativo potentissimo che da soli non saremmo mai riusciti a costruire. L’approccio con i ragazzi della Kitsuné è stato invece molto più emotivo. Ci hanno visti suonare dal vivo e hanno iniziato a corteggiarci. E’ nata subito una relazione limpida di grande stima reciproca. Ammiriamo molto quello che hanno fatto in questi anni, contaminando la scena dei club con quella dei concerti rock. Vi siete sentiti sotto pressione quando la

BBC Radio vi ha segnalato al terzo posto nella lista degli artisti da seguire nel 2010? Cerchiamo di non dare molto peso a quel tipo di cose. I nostri discografici si sono subiti leccati i baffi. Sappiamo esattamente che essere in quell’elenco vuol dire un ritorno mediatico gigantesco. Ovviamente ci ha fatto piacere. Siamo consapevoli anche che venderemo qualche copia in più. Il nostro obiettivo però è costruire una band che possa durare negli anni. Anche quando l’hype del momento sarà svanito. Partecipare al programma televisivo Later

with Jools Holland vi ha aperto ufficialmente le porte della scena mainstream inglese, avendo in Gran Bretagna una risonanza mediatica pari a quella di Late Night di David Letterman negli Stati Uniti per intenderci. Come è andata? Decisamente bene. Anche se i giorni che hanno preceduto la performance sono stati infernali. Non lo nascondo. Eravamo tesissimi. Jools Holland da noi è un’istituzione. Tutte le grandi band sono passate di lì. Non potevamo sfigurare. Non abbiamo dormito per una settimana dalla tensione. Eravamo terrorizzati che qualche apparecchiatura si rompesse, non tanto del fatto di essere in televisione di per sé. Alla fine tutto è andato alla perfezione. I video tratti dai vostri singoli sono molto evocativi, veri e propri gioielli estetici. This Momentary ha addirittura ricevuto tre nomination agli Uk Music Video Awards. Come scegliete i registi con cui lavorare? Nel caso specifico di This Momentary è stato Ewan Pearson a suggerirci il nome di Dave Ma. Ci ha mostrato un video che aveva girato per i Lost Valentinos e nelle nostre teste lo avevamo già ingaggiato dopo qualche minuto. Per fortuna lo abbiamo contattato in uno dei suoi rari momenti liberi e abbiamo sviluppato il progetto. Ha avuto carta bianca. Ci piace affidarci completamente alle persone che stimiamo. L’unico veto che abbiamo posto è stato la presenza di attori come protagonisti, visto che erano già stati usati in Counterpoint. E’ andato a Chernobyl, ha ripreso i volti e i luoghi di quella tragedia ed è tornato con questo capolavoro in bilico tra sogno e documentario. Ci siamo emozionati quando lo abbiamo visto per la prima volta. Dave è stato molto coraggioso, si è spinto in zone ad altissima concentrazione di radioattività. Ha rischiato sulla sua pelle. Ci ha raccontato che ogni giorno si sottoponeva all’analisi di questi macchinari che misurano il livello di radiazioni del corpo umano. E’ tuttora molto pericoloso avventurarsi in quell’area. Più volte si è trovato sul punto di avere un attacco di panico. Cosa vi aspetta durante il 2010? Finalmente abbiamo pubblicato il nostro disco d’esordio. Ora gireremo il mondo. Andremo per la prima volta in tour in Australia e negli Stati Uniti. Ci stiamo organizzando per avere un piccolo studio sul tour bus. Ci piacerebbe continuare a scrivere canzoni per il prossimo disco. E vorremo farlo mentre siamo in tournèe.


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Il Pan Del Diavolo Intervista di Depolique. Foto di Piotr Niepsuj

Da un’idea di Pietro Alessandro Alosi nasce il Pan Del Diavolo. Siamo a Palermo, corre l’anno 2006 e il nostro, decide di ricominciare da zero dopo svariate esperienze musicali. L’incontro con Alessio contribuisce a dare una forma al progetto. Dopo circa due anni e un EP Alessio, pur restando dietro le quinte lascia la band, e viene sostituito da Gianluca; il passaparola aumenta e i due cominciano a viaggiare su e giù per lo stivale. Decisivo l’incontro con Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) che li recluta per La Tempesta, etichetta principe tra le indipendenti nostrane. A gennaio l’esordio sulla lunga distanza; esce “Sono All’Osso” ed è subito un caso. Due chitarre acustiche, gran cassa e sonagli: la canzone italiana mostra i denti, melodica e irruenta, e abbraccia il folk a stelle strisce, come un tornado in un western firmato Leone. Ho incontrato Alessandro Alosi a Milano i primi di Marzo.

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Quanti anni hai? 24 Come mai il Pan Del Diavolo? Dal proverbio “il pan del diavolo è sempre avvelenato”. Mi racconti la tua storia, la storia del Pan Del Diavolo? Che poi alla fine sei solo tu, o no? Si, sono io. Anche se non è che si tratta di un progetto solista tipo le Luci Della Centrale Elettrica... Nel 2006 dopo varie esperienze, più o meno riuscite - una meno riuscita, con un tentativo discografico su cui è meglio sorvolare e tenere chiuso in un cassetto - mi sono ritrovato a scrivere e ad arrangiare dei brani in versione acustica. A un certo punto ho incontrato Alessio - il ragazzo che poi ha scritto con me i brani del disco e con cui ho suonato fino al 2008 - e abbiamo cominciato a ripensare un po’ i brani in direzione folk/rock e a lavorare molto e a suonare di più, fino a registrare una demo. Lo stesso anno abbiamo vinto Italia Wave; il premio consisteva in due giorni di registrazioni al Cape Studio di Catania. Con un piccolo aiutino supplementare siamo riusciti a registrare un EP. A quel punto Alessio ha lasciato il gruppo ed è entrato Gianluca, l’attuale chitarrista, che era il nostro assistente di studio lì a Catania… Ed eccoci qui. Come mai è andato via Alessio? Alessio è un personaggio molto tecnico, non ama suonare dal vivo, andare in tour.. Gli piace lavorare con me e continuiamo a farlo, ma di andare in giro non ne voleva sapere. Diciamo che siamo una squadra formata da tre elementi. Hai voglia di raccontarmi qualcosa di questa tua precendente esperienza discografica? Il Pan Del Diavolo all’inizio era una formazione con due chitarre elettriche e batteria e facevamo pezzi in italiano che erano molto… Banali. Ma nella loro banalità avevano un qualcosa di anni ‘50, sia nei suoni che nei testi. Poi il gruppo si è sciolto e io come ti ho detto ho proseguito da solo. Ho fatto alcuni provini e ho incontrato un produttore che, detto in parole povere, mi ha chiesto dei soldi per produrmi un singolo. Così è nato un brano assurdo, stranissimo… …Tipo? Stile Sanremo? No, perché in quel caso il produttore dietro avrebbe dovuto essere uno con dei begli attributi… Mentre lui era uno che aveva si qualche esperienza discografica riuscita, ma

tra mille colpi sparati a salve. Uno l’aveva beccato ed era un po’ quello che si portava dietro come biglietto da visita. A un certo punto però ho capito che uno mi stavano fregando dei soldi e due non era quello che volevo fare. Così mi sono detto: pago i miei debiti e ricomincio da solo a lavorare su quello che è stato. Adesso ti occupi di tutto da solo? Seguo tutto il lavoro in prima persona. Si, ho un booking, ho un manager, ho una serie di figure professionali che mi aiutano, ma sono io che vedo quello che succede e indirizzo il progetto nella direzione che ritengo più opportuna. Già l’EP aveva fatto parlare del Pan Del Diavolo, ma tutto questo “hype” attorno al disco… Te l’aspettavi? No, ma mi fa piacere che ci sia… Poi però bisogna vedere cosa porta. Al momento sto facendo tante interviste, tanta promozione. Diverse riviste parlano di noi, ma la prova del nove sarà dopo l’estate, quando faremo un tour nei club. Lì allora si vedrà quante persone porta effettivamente Il Pan Del Diavolo ai concerti. Per quanto riguarda poi l’aspetto discografico sto ancora aspettando i risultati, a quel punto si potranno tirare le somme. E’ un po’ come quando apri un’azienda: chiedi un prestito, fai degli investimenti, anche in termini di impegno e lavoro, e speri che le cose vadano bene. Ora sono in questa situazione, quindi avendo la necessità di pagare le bollette… Spero che ci sia un hype ben più grosso! Perché dici dopo l’estate? State suonando molto in giro ora, penso lo farete anche quest’estate... Perché d’estate faremo vari festival; lì la gente viene per diversi motivi: il reading di Vasco Brondi, il concerto dei Fratelli Calafuria, chi per bere, chi per rimorchiare.. Non è detto che venga solo per te. Io invece voglio vedere cosa succede quando faremo data secca, nei club, solo Pan Del Diavolo. Resta il fatto che dal vivo siete una bomba... Si? Ci hai visti? Al Mi Ami Ancora al Leoncavallo.. Lì è stato molto bello. Breve, ma intenso. Ti piace suonare dal vivo? Certo, è la mia vita. Hai visto Sanremo? Allora, ero a casa che lavoravo, perso nelle mie cose. Al piano di sopra, in cucina c’era la tv accesa su Sanremo (a casa mia c’è sempre la tv accesa). A un certo punto salgo e vedo su Striscia La Notizia che sul palco

dell’Ariston c’era Belèn… La showgirl… Che cantava con Toto Cotugno…!?!?… Dopo di che, altra slide… Cassano.. Cassano? Non mi dire che ha cantato pure Cassano?! No, no, solo una visita di cortesia. No, io ho visto Pupo, con Emanuele Filiberto… Mi sono chiesto cosa c’entrassero??? Lei, loro.. Boh, non so che pensare. Anche perché mi dicono che bisogna continuare a guardare Sanremo perché comunque lascerà un segno.. Che le canzoni rimarranno, siano brutte o belle. “Come fenomeno musicale va sempre guardato”… Ma c’era Belèn sul palco! Certo che questo mondo dell’indie è vivo ma davvero imbrigliato.. D’altra parte più che il festival della canzone italiana mi sembra il festival del televoto, delle showgirl, delle case discografiche… Magari l’anno prossimo ci andranno davvero i calciatori a cantare. Tu chi ci avresti fatto suonare a Sanremo quest’anno? Dei miei colleghi io ci avrei mandato Dente. Perché no? Ci poteva stare benissimo. Non dico Il Teatro Degli Orrori, ma uno come Vasco Brondi (Le Luci Della Centrale Elettrica) tutta la vita. Oppure Brunori (Sas), gli Zen Circus.. Gente che s’è fatta un mazzo così, che ha registrato un sacco di dischi, scritto un sacco di testi, suonato un sacco di concerti. E s’è fatta da sola. Poi per me una come Irene Grandi va benissimo a Sanremo.. Pure Malika Ayane. Non so come funzioni, ci saranno dei casting, immagino pensino più all’aspetto televisivo che a quello musicale. Penso ci siano in ballo tante cose, forse al mondo indie neanche interessa o forse la trafila è un po’ più lunga.. Se pensi che Afterhours e Subsonica ci sono andati quando erano ben più famosi.. Figurati che i Bluvertigo sono andati a Sanremo e poi si sono sciolti… Restando in tema di musica italiana: citi tra i tuoi preferiti artisti come Luigi Tenco, Fred Buscaglione, Rino Gaetano… Pensi ci siano dei nomi equivalenti oggi nel nostro paese? A parte il Pan Del Diavolo… Non credo possano esserci degli equivalenti. Scherzo. Un esempio: ma se Dente - non perché mi sono fissato, ma per fare un nome - deve fare quattro o cinque dischi per avere un passaggio su Radio Due… Come potrà mai arrivare al livello dei nomi che hai fatto?

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Non parlo di livello, pensavo alla “qualità”… Per me i testi del Teatro Degli Orrori sono di altissima qualità. Pensi che tra vent’anni la gente si ricorderà di loro? Considerando che nemmeno oggi sono tanto conosciuti… Dovesse ricordarsi di Valerio Scanu sarebbe molto più grave. Non lo so, io vedo un grande fermento in giro oggi, molto maggiore rispetto a non

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dico dieci anni fa, ma anche solo cinque. La gente c’è, viene ai concerti. Ci sto lavorando io, ci stai lavorando tu, ci sta lavorando il mio booking. Lo stesso discorso vale per gli altri artisti e i loro team, che si stanno dando un gran da fare e riescono a portare due, tremila persone ai concerti. Poi per arrivare ad un pubblico più vasto, trasversale, ci vuole il supporto dei media, delle case discografiche.. Ma se le case discografiche non pensano che l’artista possa

arrivare a questo tipo di pubblico non lo fanno. Non lo so, è un po’ una guerra, una situazione in divenire. Certo che il pubblico cresce, e le proposte si allargano: youtube, myspace.. Vediamo. Sulle case discografiche non farei troppo affidamento: i dischi non si vendono più e loro non sanno che pesci pigliare. Non hanno guardato e non guardano avanti. Fanno gli ascolti collettivi, stampano copie watermaked per paura che il disco


finisca in rete; ma la pirateria è “sempre” esistita. La verità è che si sono abituati bene, a non sforzarsi troppo, a non lavorare sul prodotto… E’ per quello che secondo me sono in crisi. Sta a voi inventarvi qualcosa di nuovo per vendere ciò che fate. Ma tu lo saprai meglio di me… Quante copie hai venduto finora di Sono All’Osso scusa? Non lo so, aspetto ancora il rendiconto trimestrale, ma la seconda ristampa ancora non è partita…

E la prima stampa di quant’è? 1250 copie Andiamo bene... Dieci anni fa probabilmente sarebbero stati dieci, venti volte tanto... Mannaggia. Ma secondo te perché non si vendono più dischi? Perché la musica non rappresenta più un momento di socializzazione. Ora c’è internet, ci sono i videogiochi… Quello che vuoi.

S’è persa la funzione sociale. Poi non è mai stata difesa a livello culturale; se poi ci metti anche la questione dell’IVA… Cosa volevi fare da piccolo una volta diventato grande? L’astronauta Che poster avevi appeso nella tua camera? Quando ho cominciato ad appendere poster avevo quello di Pulp Fiction, degli MC5, dei Whites Stripes… Un concerto a Palermo dei Tre Allegri Ragazzi Morti del 2000.. New York. Poi c’erano un po’ di cazzate, collage stile pop art che facevo con il plexiglas. Com’è stato passare dal poster dei Tre Allegri appeso in camera a lavorare con loro, con la Tempesta, la loro casa discografica? Fighissimo, ma ancora la devo digerire questa cosa. Però so di lavorare con artisti che sanno cosa è meglio per altri artisti. Persone che sanno sempre darmi una mano, un consiglio: “con questo ci puoi lavorare”, “con quello meglio di no”, “stai attento che quell’altro è un figlio di puttana”… Come vi siete conosciuti? Ancora non s’è capito bene, non ci ricordiamo. Secondo me è andata così: Vasco Brondi ci ha visto suonare l’anno scorso al Mi Ami, ne ha parlato con Toffolo che si è interessato ed è venuto a trovarci a Milano. Poi ci ha seguito per un paio di date in Veneto e alla fine di una di queste gli abbiamo detto: “ ma allora lo facciamo sto disco insieme o no?” Se non sbaglio era il dieci luglio scorso. Tornando alla tua camera, al poster dei White Stripes, vedendovi in due sul palco a fare tutto quel baccano potrebbero anche tornare in mente… Cosa ne pensi? Sono bravissimi i White Stripes, li ho amati tanto, specialmente i primi dischi. Però devo ammettere che mi sono fermato a White Blood Cells, perché quando hanno cominciato a piacere a tutti, ad essere famosi, a non essere più una mia “esclusiva” li ho abbandonati. Invece ho visto che citi l’omonimo degli Alice In Chains tra i tuoi lp preferiti.. Si, lo chiamano anche Tripod se non sbaglio. Un disco pazzesco, psichedelico, con deitesti bestiali… Jerry Cantrell poi ha fatto il meglio della ricerca. Altri dischi fondamentali? Nevermind dei Nirvana, gli omonimi di Clash e Dylan… Celentano. E per tornare al discorso di prima, Buscaglione e Tenco. Un altro disco che mi ha colpito quando ero più giovane è stato The Science Of Things dei Bush, quello con The Chemical Between Us. Sarà stato il ‘98/’99..

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E il primo che hai comprato? (scoppia a ridere) The Fat Of The Land dei Prodigy in cassetta, nel ‘98. Ma che formato era la cassetta??? Chissà che fine hanno fatto tutte quelle cassette, quante ne saranno rimaste nei magazzini di tutto il mondo e quante saranno state distrutte. Ricordo che alla Feltrinelli di Palermo, nel 2000 o 2001 ci fu una svendita colossale di musicassette. Vidi un signore che si era comprato tutta la discografia dei Pearl Jam! E a Palermo cosa succede? Il vero problema di Palermo è il traffico… No, a parte gli scherzi, a Palermo ci sono un sacco di band, di musicisti, ma non per forza legati ad una scena. Ci sono gruppi punk, hard core, blues, artisti che cantano in inglese e che magari vanno a suonare fino in Brasile. C’è stato una specie di passaggio di testimone, di conoscenze e di esperienza dalla musica catanese alla musica palermitana; merito di persone serie, persone che tra l’altro mi hanno insegnato tanto. Poi ci sono anche individui meno seri e anche grossi rompicoglioni. Ma tutti quelli che sto coinvolgendo ci credono, che sia Palermo o che sia New York hanno tantissima voglia di fare e sono molto determinati. La prova è stato il concerto che abbiamo fatto poco tempo fa, in occasione della presentazione del video di Pertanto: non suonavamo a casa da molto, ma abbiamo fatto un bello spettacolo, una gran performance e riempito il locale, con la gente giusta, non con passanti che erano lì per ballare o per bere qualcosa: la pars costruens della città. Hai sempre vissuto a Palermo? Si Mai pensato di trasferirti? Si. Ma alla fine chi me lo fa fare? La musica? E perché? Posso farla anche giù. Forse mi tocca sbattermi un po’ di più.. Ma chi me lo fa fare di trasferirmi, ricostruirmi una vita da un’altra parte. Giù un affitto di un posticino in centro lo pago trecentocinquanta euro… Beh se le cose dovessero andare davvero bene… Allora potrei rivalutare la cosa… Mi piacerebbe la Toscana: c’è il mare e si mangia bene. Ho sempre pensato che i gruppi italiani debbano cantare in italiano. Ascoltando Sono All’Osso per la prima volta mi sono chiesto come sarebbe il Pan Del Diavolo in inglese... Probabilmente per il sapore, per il taglio internazionale che ha il disco. Cosa ne pensi? All’inizio cantavo in inglese, poi sono passato all’italiano. Merito di una persona che

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mi ha dato questo suggerimento; io sono molto attento a quello che mi consigliano gli altri. Lì mi sono detto: “ecco, il segreto è l’italiano, è questa la ricetta!”. Ora non tornerei mai indietro. Ma poi con quello che offre la discografia italiana, la promozione italiana come si fa? Tra l’altro un gruppo nostrano che canta in inglese lo vedo molto meno credibile. La difficile esportazione della nostra musica e il suo scarso appeal più che per un problema di lingua o credibilità, secondo me dipendono essenzialmente dall’aspetto produttivo: la maggior parte dei dischi italiani, anche quelli con degli spunti interessanti, sono prodotti male. Stop. O no? E’ per quello che sei andato a cercare l’aiuto di uno straniero? Basta affidarsi ad un produttore straniero per risolvere il problema? Se si perché non lo fanno tutti? JD tecnicamente non è stato un vero e proprio produttore, è stato più un sound engineer; ha dato il colore al suono del disco. Chiamare i produttori stranieri? Si, perché no. Non conosco bene i produttori italiani, però so che i dischi di Tenco suonavano, eccome se suonavano, erano registrati con l’orchestra della RAI. Per non parlare di Battisti, che suona un milione di volte meglio delle produzioni che girano in Italia. Oggi si usa Pro Tools… Scheda audio e via. Non lo so, forse è un discorso più generale, che coinvolge tutto il Paese… Dalla musica al cinema, fino agli ospedali, costruiti in modo tale che alla prima scossa vengono giù… Forse si, è un fenomeno che si sta allargando… Sicuramente se vuoi “costruire” devi investire. Come sei arrivato a JD? Aveva lavorato con un altro gruppo palermitano, i The Second Grace. Io ero andato a trovarli e mi era piaciuto il suo modo di fare. Avendolo scritto e visto nascere ti sei mai reso conto che stava venendo fuori un gran bel disco? Spesso ho avvertito la sensazione che si stava facendo qualcosa di importante, ma niente di più. Poi una volta finito, generalmente un disco non lo tocchi più, diventi allergico e lo lasci lì. Per un mese non l’ho ascoltato, addirittura mi sono proiettato sul prossimo pur di non avere niente a che farci… Non lo so, posso dirti che sono molto contento dell’album. Ovviamente penso che alcune cose potevano venire meglio, altre invece sono al di sopra delle nostre aspettative. Come nascono i tuoi testi?

Di getto, una mattina, come nel caso di Ciriaco, da una semplice idea o dalla voglia di costruire un testo attorno ad un argomento specifico. Nel caso di Scarpette A Punta, ad esempio, volevo scrivere una canzone per bambini, così ho fatto un po’ di ricerca, leggendo e ascoltando materiale dedicato. Quanto c’è della Sicilia nella tua musica? Non lo so, i brani io li ho scritti tutti a Palermo. Non so cosa sarebbe venuto fuori se li avessi scritti qui o da un’altra parte. Quindi direi quasi tutto. Dal punto di vista strettamente musicale invece direi poco: la tradizione popolare siciliana è legata ai canti di lavoro, ai canti dei carrettieri, ad altre cose. E la gran cassa? Innanzitutto abbiamo fatto di necessità virtù: una volta arrangiati i brani, con Ale, abbiamo fatto dei provini a dei batteristi, ma non è che cambiasse chissà che. Io contemporaneamente avevo fatto dei concertini chitarra e gran cassa ed ero rimasto soddisfatto. Così al primi vero concerto ci siamo presentati con quella e quella è rimasta. Poi c’è da dire che dal punto di vista artistico e compositivo è un elemento con dei risvolti interessanti. E i sonagli? I sonagli li ho inventati io. E’ una corona con centottanta sonagli applicabile sulla cassa che ho fatto fare ad un fabbro. Quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per il Pan Del Diavolo? Mi piacerebbe avvicinarmi un po’ al soul, al funk, agli spiritual americani… Ma sempre con un’impronta rock. Se dico elettronica e remix? Interessanti al cinque per cento. Cosa fai quando lasci da parte la musica? Leggo tantissimo e sto con la mia ragazza. E’ la prima che mi segue in tutto quello che faccio; lei ha la sua vita, non mi segue in tour e non è la classica ragazza groupie, ma mi aiuta tantissimo. Cosa hai studiato? Studio ancora, Economia, mi mancano dieci esami, ma ho in programma di finirla. Sei religioso? Ancora non ne sono venuto a capo. Sei felice? Si Cos’è che ti fa arrabbiare? Le cose di cui abbiamo parlato prima: la situazione discografica, Belèn a Sanremo, Berlusconi - ogni anno che passa - sempre di più. Mi fa incazzare che i poveri siano dalla parte dei ricchi: perché ascoltano Vasco Rossi e non gli Zen Circus, perché guardano Maria De Filippi, perché aspirano ad essere come Costantino? Perché i poveri stanno dalla parte dei cattivi?


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Gabriele Salvatores e Valeria Bilello Intervista di Valentina Barzaghi. Foto di Sean Michael Beolchini

Volti noti rispettivamente del grande e piccolo schermo, Gabriele Salvatores e Valeria Bilello, a cui non credo occorrano molte presentazioni, firmano con “Happy Family” un buon sodalizio lavorativo, trasformatosi forse anche in una bella amicizia. Li abbiamo incontrati in una delle prime assolate giornate milanesi e chiacchierato sul loro presente e passato lavorativo, a partire proprio da quella Milano in cui sono cresciuti e in cui hanno realizzato insieme questo film. Gabriele torna infatti nella sua città - come hanno fatto molti registi italiani in questo 2010 appena cominciato - proprio con una pellicola tratta da uno spettacolo del Teatro dell’Elfo, sua prima casa e amore lavorativo. Un ritorno in tutti i sensi che viene sottolineato anche attraverso l’utilizzo del registro della commedia. Valeria, che nella capitale meneghina ha anche studiato regia, firma invece la sua seconda collaborazione davanti alla macchina da presa. Un nuovo inizio per entrambi? Incrociamo le dita, in attesa di vedere cosa queste due personalità stupefacenti, a tratti disarmanti nella loro simpatia e modestia, riusciranno ad estrarre in futuro dal loro cappello a cilindro. 80 PIG MAGAZINE


Ciao, come state?

Ok, mentre ci pensate allora chiederei una

videre con gli altri, che è la cosa più difficile.

Gabriele e Valeria: Bene grazie!

cosa a te Valeria. Visto che abbiamo avuto la

Sono tanti quelli con cui la devi spartire perché

Inizierei parlando un po' di voi... Se vi chie-

fortuna di conoscerci tempo fa frequentando

gli attori sono solo il terminale emotivo e se

dessi di descrivervi usando 3 aggettivi, quali

la stessa scuola di cinema (lei faceva regia e

capiscono quello che hai immaginato lo rein-

usereste?

io sceneggiatura)... Cos'è successo in questi

ventano... è fantastico... è come Miles Davis

G: Il primo che mi viene in mente è timido,

4 anni che ci siamo perse di vista?

che se chiama Coltrane non vuole solo un sax,

rispetto alla vita e un po' meno rispetto al

V: Come ben sai io sono stata espulsa dalla

vuole uno che gli cambi la sua musica. Quando

cinema. Poi direi ricercatore, nel senso che

scuola di regia e credo sia stata una delle cose

questo succede diventi più sicuro e man mano

attraverso il cinema cerco di fare quello che

più interessanti della mia vita perché fino ad

il sogno scompare, si infila tra i rulli di pellicola,

invece non mi riesce nella vita, cioè improvvisa-

allora ero sempre stata una studentessa model-

i problemi dei proiettori, i problemi economici,

re e rischiare un po' di più. E il terzo potrebbe

lo, quindi volevo portarmi a casa un cartellone

l'attore che si sveglia male... Non a caso gli

essere... Dai, facciamo timido, allegro e melan-

quando è successo...

americani usano lo stesso termine per girare

conico, togliamo ricercatore.

G: Perché ti hanno espulsa?

e sparare, "to shoot", e non è un caso che si

V: Pigra, bugiarda, romantica.

V: Perché ero una fighetta borghese che nel

chiamino "crew, troupe, reparti, ordine del

G: Bugiarda e romantica è pericolosissimo...

frattempo lavorava in tv, ma anche perché ave-

giorno" i componenti... Se va bene, il sogno

(ride)

vo insultato il mio produttore. Che dai... Può

ricompare quando in una sala buia, speriamo in

Ascoltando gli aggettivi con cui ti sei defini-

succedere nella vita..

tanti, si rimettono in contatto con quella strana

to Gabriele, mi viene in mente che in molte

G: Oh, l'ho fatto talmente tante volte... (ride)

allucinazione che hai avuto.

interviste che hai rilasciato fino ad oggi, hai

V: Detto questo ho continuato a fare quello

Quest'anno per il cinema italiano è quello

detto che il cinema riesce ad essere il con-

che facevo anche prima, quindi le tv musicali,

che amo definire "l'anno dei ritorni" (vedi

testo in cui vivi più a tuo agio. Non è una

a viaggiare... Dopo un paio d'anni ho cono-

Virzì, Rubini...). Con Happy Family sei tor-

visione un filo pessimistica?

sciuto Gabriele. In mezzo c'è stato il film con

nato a Milano... Segno di un'altra svolta, di

G: Purtroppo è così e trovo sia una visione

Pupi Avati, quindi quello, Venezia, poi pausa...

altre sperimentazioni, o un ritorno?

pessimistica nei miei confronti. Però credo che,

Gabriele l'ho conosciuto ad All Music, durante

G: E' vero, non ci avevo pensato... Avevo paura

anche se definirmi artista mi risulta presuntuo-

la promozione di Come Dio Comanda. E' stato

dicessi che fosse l'anno delle famiglie... (ride)

so, sia una caratteristica comune a chi cerca

tutto molto veloce perché siamo diventati ami-

Non so ancora dire cosa sarà, le storie ti ven-

di raccontare qualcosa, che sia dipingere o

ci, poi ci siamo persi di vista per più o meno

gono incontro, anche in funzione di un tuo sta-

suonare.

un anno, poi improvvisamente grande ritorno

to emotivo... In base al film che faccio ascolto

Si ripete abbastanza spesso, capita frequente-

per un provino: "Ti ricordi di me? Sì, eh, ciao...

musica diversa, mi vesto in modo diverso... Ad

mente, soprattutto a musicisti... Anche quelli

Vuoi fare un provino? Di solito non li faccio, mi

esempio, quando giravo Come Dio Comanda

che magari fanno i dannati, poi non riescono

vengono malissimo"...

tutti mi dicevano "ma come sei scorbutico",

a reggere il gioco della vita e sono più a loro

Ma è nei tuoi progetti tornare dietro alla

invece ora con Happy Family è cambiato in

agio quando si esprimono musicalmente. Nel

macchina da presa?

"come sei simpatico". Credo che succeda an-

mio caso è un transfert abbastanza normale,

V: Sì, ma ho capito molto bene che è un lavo-

che agli attori...

così come per chi fa il cinema e in particolare

ro... non difficile, direi quasi non umano. Per-

Non so se sia il ritorno a qualcosa, la comme-

il regista: nel momento in cui giri un film hai

ché il regista è davvero il God della situazione

dia di sicuro mi ha sempre coinvolto, sono nato

l'illusione di poter controllare il mondo in cui

per almeno 3 mesi. Bisogna sicuramente avere

con lei - anche se in verità sono nato con la

stai vivendo in quel momento, perché ci entri

delle grandi motivazioni perché altrimenti non

musica - da quando facevo teatro. Ovviamente

mentre lavori, e lo controlli perché sei tu che

si fa fronte alle difficoltà. Anche in un progetto

parlo di commedia contaminata con altro, vedi

lo hai creato, oltre al fatto che hai un'attenzio-

bellissimo, che sta andando alla grande, pro-

Nemico di Classe. Diciamo che sono tornato

ne da parte degli altri che è esagerata. Tutti

prio come vuoi tu, ci sono dei momenti così

alla commedia dopo un periodo in cui non

dipendono da come tu vedi quel mondo.

difficili che ti mettono in discussione, che se

avevo più voglia di ridere, in cui vedevo le cose

Quando torni alla vita normale invece, nessuno

non sei davvero motivato a raccontare la storia

più dark, il prossimo non so... Milano è la città

se ne frega del tuo mondo e non puoi, per

su cui stai lavorando, ti conviene abbandonare.

in cui sono cresciuto, che odio e amo come

fortuna- e lo dico adesso mentre per tanti anni

Ma dopo così tanti film Gabriele, cosa provi

tutte le cose importanti di una vita. E poi sai

è stato un problema - governare la vita, "la vita

ancora quando gridi il primo "azione"?

cos'è? E' il terzo film che faccio tratto da uno

non ha regia" dice il personaggio di Valeria

G: Così mi aggancio a quello che chiedevi sulla

spettacolo del Teatro dell'Elfo... quindi è pro-

nel film, "al massimo puoi fare l'attore". La vita

felicità... La felicità è fatta di momenti, non è

prio vero che è un ritorno, non ci avevo mica

non ha dei tempi che organizzi o un happy end

uno stato permanente. A volte ce la neghiamo

pensato...

che crei come vuoi, quindi come un attore puoi

noi, più frequentemente lo fanno gli altri. Ogni

V: Io sto ancora pensando alla domanda della

solo abbandonarti ad un copione che stai scri-

volta che mi accingo ad iniziare un nuovo film

felicità (ridono entrambi)... Non crediate che

vendo scena dopo scena e non sai nemmeno

mi sembra di non essere capace. Arrivo sul set

abbia abbandonato... Sono così, penso e

come andrà a finire. Questa cosa una volta mi

e mi dico "ma come ho fatto a fare quell'altro?

ripenso alle stesse cose, ma non sono ancora

spaventava, ora piano piano sto riuscendo ad

Porca miseria, mi era venuto bene e ora non

arrivata a una conclusione. Ma sono molto

uscirci. Prima di salutare tutti quanti (ride) vorrei

sarò mai più capace". La sensazione è quella

felice...

arrivare a dire di essermi abbandonato al caos.

di essersi dimenticati tutto durante i primi ciak,

Gabriele ha introdotto il tema musica, che è

Ma visto che è uno dei temi film... Qual è la

mentre poi man mano che incominci a mettere

qualcosa che seppur in modi diversi, vi acco-

vostra idea di felicità?

un mattone sull'altro e a sentire il rapporto

muna. Cosa vi piace ascoltare?

G: Questa rispondi prima tu... (ride)

con gli attori più intimo, vero e vedi le primi

V: Penso a quelli che per me hanno fatto la dif-

V: Per fortuna che le ho chiesto se le domande

risposte, entri totalmente nella storia e prendi

ferenza quest'anno. Tv On The Radio, che han-

erano facili e lei mi ha detto di sì... oh mam-

coraggio. Un film è come un piccolo, grande

no un background interessantissimo, poi uno di

ma... è una domanda difficile...

sogno che tu hai, una visione che devi condi-

loro lo conosco anche personalmente, e fanno

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un casino pazzesco sul palco; poi direi The xx,

dubbio ha dimostrato di avere due palle grosse

livelli, quello di chi sta scrivendo e quello dei

che ho visto a New York durante il primo tour

così. L'impegno di lui è stato quello di supe-

personaggi. Non è detto che il 3D vada usato

americano. Non sono bravi, anzi sono piuttosto

rarsi e superare qualsiasi film di genere nella

per tutto il film, ma anche solo una parte come

sfigati, nel senso... dal vivo a uno parte la cor-

storia, aspettando anche che le tecnologie utili

quella dei sogni.

da della chitarra, un altro parte male... sgarru-

per un simile lavoro raggiungessero certi stan-

Tornando in ambito locale... Gabriele, tu hai

patissimi, ma bravi... il disco è di una delicatez-

dard. Indubbiamente Avatar cambierà la storia

spesso dichiarato che in Italia parlando di ci-

za allucinante, ma intenso al tempo stesso. C'è

del cinema, l'ha detto anche Spielberg. Perso-

nema ci piangiamo un po' troppo addosso...

un pezzo che si chiama Fantasy, bellissimo...

nalmente ho odiato le musiche, cheap e brutte.

che mi dite a proposito? Come possiamo

Poi non sono male anche i Dirty Projector (can-

Voto per la Bigelow comunque, perché era

riprendere quota?

ta). Ecco quello che direi è basta con gli Arctic

molto più difficile per lei girare un film di quel

V: Io penso che a volte per essere più interna-

Monkeys, basta con i Cheap Monday...

tipo che non per lui giocare con i suoi toys.

zionali siamo troppo autoreferenziali, che rac-

G: Che bello sentirti parlare così... in codice...

G: Avatar... Il cinema credo sia sempre stato

contiamo le solite cose che all'estero vogliono

(ride). No va beh, alcuni gruppi che hai citato li

legato al concetto di tecnologia per sua defini-

vedere dell'Italia: il Sud, folklore... E' come se

conosco anch'io... Ma mi fermo ai Radiohead,

zione. I primi esempi di film venivano mostrati

regalassimo agli americani il loro weekend a

come riferimento intoccabile.

nelle fiere, perché di tecnologia si parlava. Nel

Capri, con il mare, il sole... E invece l'Italia, se

(Da qui Gabriele Salvatores inizia a mostraci

primo film girato dai Lumiere la gente si spa-

guardo quello che mi è piaciuto di più negli

alcune foto "vintage" sul suo iPhone. Chitarra

ventava perché pensava che il treno gli venisse

ultimi anni, è differente. Si può raccontare un

in mano, capello lungo... è irriconoscibile)

addosso; poi c'era Melies che attraverso il cine-

paese diverso e quindi anche più internazio-

G. Ecco, quello sono io.Te ne faccio vedere

ma faceva un giro sulla Luna.

nale. Se non fossero così nazional-popolari le

altre perché fa troppo ridere...

Già ci si dirigeva sulla fantascienza. Dall'inizio

nostre storie, seppur piccole, potrebbero girare

Questo è Italo Petriccione e l'altro con la par-

quindi il cinema era un occhio che si apriva

ovunque... Sto parlando di quei personaggi

rucca sono io. Era il 1969, proprio beat gene-

su realtà da scoprire e su mondi non necessa-

invisibili di cui raccontava Gabriele prima e

ration. Questo per dire che la mia cultura mu-

riamente conosciuti. Se pensi all'Uscita dalle

in quest'ottica Come Dio Comanda sarebbe

sicale risale soprattutto a questi anni... Un altro

Officine Lumiere, gli operai sapevano benis-

stato facilmente esportabile. L'altro lato della

che mi piace molto è Beck, ma anche Charlotte

simo com'era la fabbrica, ma era destinato

medaglia è che ci sono alcune pellicole che ne

Gainsbourg... sono innamorato di lei e quindi

ad altre persone che magari non ci erano mai

giustificano magnificamente l'uso, vedi Pranzo

potrei dire qualsiasi cosa.

state. Quindi il cinema è stato sempre legato

di Ferragosto, perché si reggono su una bella

Valeria, qual è tra i film di Gabriele quello

ad un'idea di innovazione, mentre oggi con la

storia che ha bisogno di raccontare quelle

che preferisci, che non sia Happy Family?

diffusione capillare dei mezzi di comunicazione,

tradizioni. Altre volte, invece, mi sembra che

V: E' difficile, è come per i dischi di una band.

con il fatto che quando vogliamo abbiamo

venga proprio appiccicata alla trama solo a mo'

Quando ti piace un gruppo, così come quan-

con noi internet con cui aprire una finestra sul

di figurina...

do ti piace un regista, ti sposi tutto, cerchi di

mondo, non ha più questo ruolo. Tutto è mol-

G: Io concordo. Se guardi i film italiani che

capire tutto... E poi nel suo caso ha spaziato

to globalizzato. Quindi cosa dovrebbe fare il

hanno vinto l'Oscar negli ultimi anni, tra cui

così tanto che credo che tutto il suo percorso

cinema oggi? Secondo me, filmare l'invisibile,

Mediterraneo, sono ambientati nel passato,

sia interessante. Quindi direi tutti per motivi

che non vuol dire filmare i fantasmi. Rosetta dei

dove c'è il sole, il mare e un carattere degli ita-

diversi. Nirvana perché era una cosa che non si

Dardenne è un esempio di film sull'invisibile.

liani che esiste, ma non è l'unico. Quindi sem-

era mai vista; Marrakech-Mediterraneo-Turné

Più poesia che romanzo senza però perdere

bra che se vuoi avere successo all'estero devi

perché sono forti storie d'amicizia e hanno dei

il suo senso della realtà, anche cruda e dura,

fare una cosa "italiana", con il rischio poi che

personaggi di cui ti innamori, oltre che delle

anche se in merito a questo ultimo concetto

si rifacciano le stesse cose perché hanno avuto

loro storie; Quo Vadis Baby è stato rivoluzio-

di legame con la realtà credo sarebbe molto

seguito... Sai quante volte a me hanno chiesto

nario perché anche quello girato in modo nuo-

meglio se lo facessero, ma non lo fanno, la tv

di fare “Mediterraneo 2, 3, 4, 5...”? Non mi

vo... Mi è piaciuto anche moltissimo Come Dio

o i media d'informazione. Avatar cambia le

interessa. Il mondo è diventato molto piccolo e

Comanda. Forse quello rischia di essere il mio

regole del gioco. Se tu vedi, quando il cinema

io non voglio raccontare solo il mio cortile. Se

preferito. Per non parlare di Io Non Ho Paura,

è in crisi fa dei passaggi: muto-sonoro, B/N-

mi proponessero di girare una storia ambien-

ma quello lo trovo più scontato...

colore e ora il 3D che sta salvando le sale... Se

tata in Cina, a me piacerebbe... Non bisogna

G: Sulla distanza anche io ho una predilezione

noi non ci fissiamo sul dato tecnico però, ma lo

stare nella casella in cui vogliono chiuderci, è

per Come Dio Comanda. Io Non Ho Paura è

vediamo come funzione aggiuntiva - se hai un

un discorso pericoloso. Che poi, purtroppo,

molto tondo, perfettino, confezionato in termi-

quadro nella tua testa e hai più colori a tua di-

sono le cose che funzionano anche in sala, ma

ni tradizionali.

sposizione è un di più che ti può servire - dicia-

non so quanto siano sincere... In Happy Family

Direi che sia anche il mio preferito... Siamo

mo che potrebbe anche cambiare l'ortografia

il personaggio di Fabrizio dice "Non puoi dire

tutti d'accordo... Ma visto che Valeria ha

del cinema: il campo-controcampo non sono

bugie". E' una scorciatoia, quello che all'estero

citato Nirvana, mi aggancerei passando ad

più la stessa cosa, la soggettiva non è quella

vogliono da noi. Abbiamo due genitori molto

altro... Visto che la notte degli Oscar si sta

del personaggio ma di te che lo stai guardan-

ingombranti in Italia purtroppo: da una parte

avvicinando e chi meglio di te in Italia ci può

do perché ci sei dentro... Quindi da una parte

c'è la commedia che è una madre e il neoreali-

dare un suo giudizio su Avatar, per chi tifi?

rimette in discussione una serie di cose, ma

smo che è un padre, ma si sa che per crescere

Bigelow o Cameron? Sono curiosa...

quello che ha detto Cameron "ho provato ad

devi un po' escludere dalla tua vita i genitori.

G: Dura sta domanda... Non ho visto il film del-

usare il Motion Control come Emotion Control"

Una domanda che nessuno vi ha mai fatto?

la Bigelow... Tra l'altro trovo bellissima questa

ti dà la chiave per una serie di cose... Happy

V: Quali sono i pianeti del Sistema Solare? Li

cosa di marito e moglie che si lasciano e dopo

Family ad esempio che è una commedia so-

so tutti...

anni si trovano in una circostanza simile... Tu

fisticata, non all'italiana, particolare, ma pur

G: Perché Pippo ha un cane se è un cane? E

l'hai visto?

sempre una commedia, se ci fosse stato il 3D

perché Nonna Papera vive con Ciccio che è

V: Sì. Sono molto diversi tra loro, ma lei senza

sarebbe stata perfetta, perché gioca su due

un'oca? E Qui, Quo e Qua di chi sono figli?

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Daryl Wein & Zoe Lister-Jones Daryl Wein e Zoe Lister-Jones sono fidanzati. Dopo quattro anni di reciproca dipendenza, i due decidono di prendersi un “momento di pausa” in cui provare a recuperare l’autonomia che credono persa per sempre e aprire la loro storia a nuovi partners. Daryl e Zoe sono rispettivamente lo sceneggiatore-regista -attore-produttore-montatore e la sceneggiatrice-produttrice-attrice-addetta al catering di “Breaking Upwards”, un film a metà tra realtà e fiction che Daryl aveva iniziato a scrivere insieme Peter Dunchan (altro co-sceneggiatore) durante quel famigerato break con Zoe, che tornata a casa poi è intervenuta sul testo. Daryl e Zoe, con un budget davvero irrisorio, hanno scritto il “loro” film; loro perché hanno fatto tutto, intervenendo su più fronti e incastrandolo con i rispettivi impegni lavorativi, loro perché è ciò che hanno davvero vissuto - tant’è che sono loro che recitano interpretando se stessi - e loro perché anche grazie a questo film hanno saputo medicare la propria relazione e guardare avanti. In molti si potranno calare nei panni dei protagonisti, d’altronde... a chi non è capitato di prendersi un “breaking upwards”? Sperando di vederlo presto anche nelle nostre sale (noi l’abbiamo visto al Torino Film Festival), vista anche la presenza di un cast celebre - vedi Peter Fridman (“The Savages”), Olivia Thirlby (“Juno”), Andrea Martin (“My Big Fat Greek Wedding”) e Julie Wait (“Transformers”) -, li abbiamo raggiunti per un’intervista durante le vacanze di Natale, in un piccolo momento di relax che precede l’ultima fase di promozione del film a New York e di distribuzione grazie alla IFC Films. Intervista di Valentina Barzaghi. Foto di Coley Brown

Ciao ragazzi! Come state? Daryl e Zoe. Molto bene grazie Raccontateci qualcosa di voi... Tu Zoe penso che sia più nota alle masse, probabilmente perché fino a questo momento hai rivestito più che altro ruoli d'attrice (uno delle sue ultime parti è stata in State of Play, di Kevin Macdonald, al fianco di Russel Crowe), mentre di te Daryl sappiamo poco, a parte che Breaking Upwards è il tuo secondo film (il primo è intitolato Sex Positive) e che fino ad ora hai lavorato sia come co-sceneggiatore sia come regista a una serie di cortometraggi, prodotti televisivi, serie... Diciamo che lavori molto, ma mai sotto i riflettori come Zoe.

D. Diciamo che hai riassunto bene il tutto, non credo che avrei molto altro da aggiungere. Ma vediamo un po'... Ti direi qualcosa sugli inizi della mia carriera, se così la possiamo definire. Mio padre mi regalò la mia prima camera quando avevo tredici anni, che è anche quando ho iniziato a girare film. Poi crescendo ho frequentato la New York University Tisch School Of the Arts e

vo otto-nove anni e al liceo ho continuato su questa strada partecipando a qualche commedia, ma se devo essere sincera, ero davvero preoccupata all'idea d'intraprendere una carriera nel cinema, in televisione o a teatro, perché essendo stata cresciuta da due visual artists, sapevo già cosa mi sarebbe successo e dunque avrei preferito avere una professione finanziariamente stabile.

una volta diplomatomi mi sono fermato in questa città in pianta stabile. Oggi ho ventisei anni, ma vorrei averne ancora sedici, avere ancora più tempo davanti a me per fare cose. Z. Io invece ho ventisette anni. Ho iniziato a prendere lezioni di recitazione quando ave-

Ma vinsi una borsa di studio alla New York University Tisch School Drama e mia madre mi disse che sarebbe stato stupido buttare all'aria una simile opportunità. Una volta laureatami ho scritto e prodotto uno spettacolo, poi direi che il resto è storia. Descrivetevi usando tre aggettivi.

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D. Ossessivo. Compulsivo. Disordinato. Z. Non. Abbastanza. Giovane. Daryl, mi dicevi che hai frequentato la New York University... E' stato un passo importante per la tua carriera? Mi piace sempre capire quanto fare una scuola possa essere utile ad un artista... D. In realtà ho iniziato a frequentare la NYU per la recitazione, ma avevo già frequentato un corso intensivo di cinema quando avevo diciassette anni presso la USC (University of Southern California, ndr). Questa è la formazione che ho maturato fino ad oggi. D'altra parte mi è sempre piaciuto anche guardare film e parlarne. Il vero salto di carriera comunque è avvenuto dopo che mi sono laureato alla NYU e ho realizzato il mio primo cortometraggio con Olivia Thirlby: Unlocked. Quindi sì, mi è servito, ma ci vuole anche altro per una formazione completa. Chi è stata la prima persona che ha creduto in te? D. Entrambi i miei genitori direi. Hanno incoraggiato le mie ambizioni e mi hanno permesso non solo di fare film, ma anche di mettermi in gioco professionalmente già da quando ero al liceo. Hanno pagato lezioni, sostenuto il mio lavoro e sono sempre stati una forte linfa vitale per me. Che tipo di regista sei sul set? D. Parlo solo in terza persona e mi piace usare il linguaggio dei segni con la troupe (ride). No! Sono amichevole e divertente! Dedico un sacco di tempo al lavoro con gli attori, in modo poi da stare tranquillo quando giriamo. Mi piace tenere le mani ovunque. "Guardatemi, sono io che controllo, va bene!?!". Non posso farne a meno... E cosa cosa ti piace fare quando non sei sul set? D. Mangiare... Mangio davvero un sacco. Zoe, invece tu come attrice ti stai sempre più affermando e vieni dichiarata come una delle "grandi promesse" del cinema made in U.S.A. Ma è la prima volta che ti trovi a far parte del Cast Tecnico di un film al posto che di quello Artistico?

impostare il nostro periodo di "pausa" e ho pensato che sarebbe potuto diventare qualcosa di particolare e carino da sviluppare in una commedia romantica. Z. Sì, Daryl ha deciso di iniziare a scriverlo proprio nel bel mezzo della nostra "relazione aperta". Si è basato esclusivamente su ciò che stavamo vivendo. Sentivo che il tema trattato mi stava molto a cuore, ma non ci lavorai fino ad un anno dopo alla prima stesura, cioè quando avevo preso distanza sufficiente dalla nostra storia e quel periodo era terminato. 5 cose che bisogna sapere su Breaking Upwards. D. 1) Ci sono tre scene di sesso; 2) Ci sono molte cose divertenti; 3) E' ambientato a New York City; 4) Racconta una storia sulla dipendenza di coppia; 5)E un cucciolo. (Quest'ultima affermazione non credo di averla capita... Ma faccio finta di nulla... Andiamo avanti) Z. 1) Si basa su un periodo di "relazione aperta" che abbiamo sperimentato io e Daryl; 2) Ho scritto la colonna sonora (tranne una canzone stupenda di Jack Lewis); 3) E' stato realizzato con 15000 $; 4) Daryl e io abbiamo scritto, prodotto e interpretato il film. Inoltre Daryl l'ha diretto e io quasi tutti i giorni mi sono occupata del catering; 5) Ha un cast strepitoso! Quali sono stati i problemi nella realizzazione di un film come questo (low budget, molto intimo, con voi che vi prendete parte sia come cast tecnico che cast artistico)? D. Sicuramente il denaro, che non era sufficiente per potersi permettere attrezzature e troupe a sufficienza, quindi abbiamo cercato di fare tutti il più possibile, anche se questo spesso poi ci distraeva da recitazione e regia, che doveva essere la parte più difficile di tutto il lavoro. Come ha detto Zoe il film è costato 15000 $, quindi puoi immaginare... è stato molto difficile far quadrare tutto. Z. Sì, anch'io posso dire con sicurezza il denaro. Abbiamo fatto tutti un sacco di

millimetri adattate con lenti Nikon. Magari è una domanda che implica una risposta troppo personale e quindi mi potete dire "fatti i fatti tuoi e passa oltre", ma visto che Breaking Upwards è un esperimento sul vostro rapporto di coppia, sarei curiosa di sapere se il film ha cambiato davvero qualcosa tra di voi, se magari anzi vi è servito da "farmaco" riparatore... D. Non preoccuparti, non ci dà fastidio rispondere, anzi... Direi che realizzare insieme un film come questo ci ha reso più forti. Ci ha fatto ripensare al nostro rapporto "aperto", soprattutto durante la fase di scrittura, facendocelo escludere come soluzione per tornare a stare bene tra noi; la stesura della sceneggiatura ha agito molto su di noi, così come parlare in continuazione della storia. Raccontarla ai festival ci è servito da terapia. Il film ci ha anche resi più aperti in generale come persone. Z. Trovo anch'io che ci abbia reso più forti, più sicuri del nostro legame. Realizzando Breaking Upwards siamo stati costretti a trattare questioni molto profonde e complesse su cui la maggior parte delle persone tende a sorvolare. Che cosa rappresenta New York per la vostra vita? D. La mia anima. Z. E' la città in cui sono nata e cresciuta. Non potrei vivere altrove. Qual è il miglior ricordo che avete della vostra vita insieme? D. Nel film o nella vita reale? Se vi va mi potete dire di entrambi, altrimenti decidete voi in base a quello che preferite (anche perché mi sto facendo ancora gli affari vostri...). D. Preferisco dire nel film, forse nella nostra relazione ci metterei un sacco a pensare ed è qualcosa di intimo... Quindi direi il lavoro con tutti gli attori probabilmente. Z. Io invece ti dico una cosa che sta nel mezzo. Per me è stato l'ultimo giorno di riprese. Ci siamo concessi una cena romanti-

Z. Come sceneggiatore è la mia prima volta, mentre come produttore lo sono già stata per l'altro lavoro di Daryl, Sex Positive, anche se sul set di quest'ultimo film mi sono davvero trovata a fare un po' di tutto. Vi ricordate la prima volta che vi è venuta in mente l'idea per Breaking Upwards? D. L'idea è venuta nel periodo in cui io e Zoe stavamo pensando seriamente di rompere. Mi ricordo che, come nel film, stavamo seduti al tavolino di un bar. Avevamo delineato un sacco di regole su come

cose per stare nei costi. Gli attori sono stati pagati ciascuno 100 $ al giorno, tutte le location sono state prestate e con i soldi rimanenti siamo riusciti solo a pagare una piccola troupe. Diciamo che comunque è stato interessante e alla fine possiamo dire anche gratificante perché abbiamo ottenuto il film che volevamo. Ne siamo felici, quindi la fatica è stata ben ricompensata. Daryl, mi puoi dire che tipo di camere hai usato? D. Panasonic HVX 200 con lenti Redrock 34

ca nel nostro ristorante preferito. E il peggiore? D. Ti dico sempre nel film... Trasportare l'attrezzatura per cinque rampe di scale. Z. E io sempre a metà tra i due... Lo stress da set porta un sacco di tensione anche nel rapporto. Mi raccontereste un episodio divertente successo durante le riprese del film? D. Non avevamo ancora preso nel cast Andrea Martin quando abbiamo girato la scena del Sender, quindi l'abbiamo fatta senza

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“L’idea è venuta nel periodo in cui io e Zoe stavamo pensando seriamente di rompere. Mi ricordo che, come nel film, stavamo seduti al tavolino di un bar. Avevamo delineato un sacco di regole su come impostare il nostro periodo di “pausa” e ho pensato che sarebbe potuto diventare qualcosa di particolare e carino da sviluppare in una commedia romantica” Daryl Wein di lei. Una volta assoldata però, avremmo dovuto rifarla completamente, ma non ce lo potevamo permettere. Quindi abbiamo preso la stessa location, lo stesso tavolo, e abbiamo girato come se intorno a lei ci fossero altre dodici persone, mentre invece lei era sola... Abbiamo dovuto più che altro stare molto attenti al gioco di inquadrature. Z. Pablo Schreiber (nel film è Turner) si è fatto una testa stile mohawk e si è rasato completamente il pizzetto dopo che avevamo già girato parecchie scene con lui con la barba e i capelli folti. Non ci ha detto nulla fino alla mezzanotte della sera prima del giorno in cui dovevamo ricominciare le riprese con lui. Quindi abbiamo dovuto pensare molto velocemente a come avremmo potuto mettergli una parrucca e una barba finta per preservare la continuità. E' per questo che nella scena dove siamo seduti è così orribile... Bisogna spiegare perché ha quel terribile taglio di capelli! (ride) Come dicevi anche tu Daryl, nel film ci sono tre scene di sesso, di cui due tra voi due e una tra Zoe e Pablo Schreiber... E' stato difficile o imbarazzante girare questo tipo di scene - soprattutto per voi visto che è una situazione molto intima e vissuta - di fronte a una telecamera? D. No, non so davvero per quale ragione, ma non lo è stato. Eravamo tutti molto rilassati l'uno con l'altro, ma soprattutto la troupe era molto piccola quando giravamo quelle scene, abbiamo preferito. Z. Con Daryl è andato tutto bene, perché come diceva lui, mentre le giravamo non avevamo lì la produzione al completo: eravamo solo io, Daryl e il nostro DP Alex Bergman. La parte con Pablo è stata un tantino più difficoltosa come puoi immaginare, ma a parte un po' di blocco all'inizio, poi è filato tutto liscio anche lì. Daryl in tutto questo è stato sorprendente, davvero non so come avrei fatto senza il suo aiuto. Daryl, guardando ora il tuo film, c'è qualcosa che cambieresti? D. Se potessi rifarlo mi piacerebbe avere più soldi e un parrucchiere... I miei capelli erano un disastro! Hai notato? Per il resto direi di

no, è come volevo venisse e ne sono felice. Credete nell'amore "via web"? Z. Non sono sicura di cosa sia realmente... D'altronde non conosco molte persone che siano riuscite a trovare amore sui siti d'appuntamenti. Credo però che la chat per la mia generazione sia diventata il principale mezzo di corteggiamento. Ovvio che la cosa ha i suoi pro e i suoi contro. D. Dipende da cosa si intenda davvero per "amore via web"... Comunque come Zoe credo che, visto che ora si può davvero vedere la gente in video chat, si possa pensare di avere una sorta di reale connessione con qualcuno che sta dall'altra parte, tipo con Skype o iChat. Se è questo che si intende ci credo, al resto (siti d'appuntamenti e simili) direi di no. Qual è la vostra idea di rapporto a due? Credete che la passione possa durare per sempre o che questa sia solo la prima parte e che l'amore vero arrivi con la costruzione di un rapporto e anche con duro lavoro? D. L'amore è una delle cose che ti può cambiare nel modo più profondo possibile. In teoria, penso che si possa rimanere innamorati di qualcuno per sempre. Ma ho ventisei anni, quindi solo il tempo potrà dirmi se ho davvero ragione. A lungo termine, credo che un rapporto amoroso richieda di sicuro un duro lavoro: bisogna imparare ad accettare compromessi in funzione dell'altro, fare qualche sacrificio.... Ma ci sono così tanti regali in cambio che poi te ne dimentichi. Z. Penso che trovare un "amore sostenibile" sia molto diverso che trovare qualcuno di cui innamorarsi. L'innamoramento è solo una fase del processo e assomiglia a un masochistico e tortuoso stato della mente, più rivolto al piacere e alla passione. Ma trovare una persona che puoi amare e che ti ami davvero è un tesoro unico, nonostante implichi più sforzi. Quindi mi sento molto fortunata. Quando secondo voi una coppia dovrebbe capire che è meglio lasciar perdere? Z. Non saprei dirti... Probabilmente dipende tutto dal tipo di coppia.

D. Quando non si è più in grado di comunicare o di provare qualsiasi tipo di sentimento per l'altro, per me questo è il momento che ti dovrebbe far pensare che è meglio abbandonare. In pratica è come se si fosse già diventati due estranei. Che musica vi piace ascoltare? Z. Mi piace la musica che evoca in me qualcosa di reale e forte già dal secondo ascolto. I Pavement sono la mia band preferita di sempre, ma credo che ci siano molti artisti che si fanno sentire fuori dal coro anche oggi. In termini di band contemporanee adoro Palms, Telepathe, The xx, Edward Sharpe and the Magnetic Zeros, Grizzly Bear. Sono molto diversi tra loro, ma ciascuno a suo modo epico. Adoro la musica. D. Mi piacciono un sacco di tipi diversi di musica, ma solitamente ascolto a prescindere quello che mi passa Zoe. Lei, come avrai capito, è una super appassionata... Ultimamente appunto... Telepathe, Edward Sharpe and the Magnetic Zeros, The xx, Yeah Yeah Yeahs... Scontata come risposta? (ride) Cioè quello che sta ascoltando anche lei. Ma non saprei dirti chi mi piace di più e perché. Come mi raccontavi prima Zoe, tu sei stata anche l'autrice della colonna sonora di Breaking Upwards... Z. Sì, diciamo che io ho scritto tutti i testi per la colonna sonora, quindi ho contribuito solo a metà. Le musiche invece sono di Kyle Forester, che è un musicista meraviglioso di New York. Avevamo lavorato insieme su un album di cover, in cui avevo cantato a pianoforte alcuni brani pop e rap molto famosi. Il lavoro della colonna sonora è stato un po' più lungo del precedente, ma per me è stato puro divertimento (mentre Kyle aveva un sacco di roba da fare...). Mi piace scrivere testi e cantare, ma è e rimarrà un hobby, anche perché tra tutte le cose che ho da fare non saprei come fare a farlo diventare qualcosa di più. ... e poi ti sei occupata anche della sceneggiatura. Z. Diciamo che la mia fortuna è stata che ho iniziato a lavorare alla storia quando le basi erano già state costruite da Daryl e Peter 89


Dunchan (il nostro co-autore). Il problema però era che mentre stavo riscrivendo la sceneggiatura e girando questo film, facevo otto spettacoli alla settimana a Broadway. Insomma, non avevo più energie, ero davvero esausta. Penso che la vita di un artista sia così: si lavora fino all'esaurimento per poi riprendere ancora a lavorare una volta che ci si è ripresi, per poi esaurirsi di nuovo... in un ciclico alternarsi. E' davvero dura. Chi è Zoe per la tua vita Daryl? D. Il mio amore più grande. E per te Zoe, chi è Daryl? Z. La stessa cosa... Il mio amore più grande. Come spieghereste ad un bambino cos'è un "breaking upwards"? Z. "Breaking upwards" vuol dire molte cose. Per noi è stato come sbriciolarsi lentamente, dal ri-prendere indipendenza all'introduzione di nuovi partners da poter frequentare. Tentare di cambiare un po' di cose del pro-

il film al Torino Film Festival... Z. Sì, ne stiamo girando davvero parecchi. Torino è stato un festival meraviglioso... Se non avessi fatto il regista Daryl, quale altro lavoro ti sarebbe piaciuto? D. Il giornalista relegato in paesi dilaniati dalla guerra. Il miglior film che avete visto ultimamente? D e Z (all'unisono). Inglourious Basterds Il tuo film romantico preferito Zoe? Z. Amo Annie Hall (W. Allen). Penso che dipinga perfettamente New York , il suo essere divertente, asciutta, elegante, giocosa, schiva. Regista preferito? D. Non ne ho uno preferito. Z. Da sempre Woody Allen. Un regista (anche giovane o indipendente) che dovremmo tenere d'occhio? D. Ammiro molto Steven Soderbergh, per-

A cosa state lavorando ora? Z. Io e Daryl abbiamo finito due sceneggiature e due piloti per la tv. Se qualcuno in Italia ci vuole finanziare... Per il resto Breaking Upwards deve arrivare ancora in sei città qui negli Stati Uniti e poi in tv. Come attrice ho appena finito di girare un film intitolato Stuck Between Stations con Josh Hartnett, la serie tv Delocated, il nuovo film di Will Ferrell The Other Guys, Salt con Angelina Jolie e All Good Things insieme a Ryan Gosling e Kirsten Dunst. D. Abbiamo qualche script che al momento stiamo cercando di piazzare. Non posso dire di più, ma se avessi intenzione di investire, mandami una mail (ride). Inoltre lavoriamo sulla promozione di Breaking Upwards e alla scrittura-sviluppo di nuovo materiale. Insomma a un sacco di cose, poi vedremo come andrà... Siete felici?

prio rapporto per vedere se cambia qualcosa anche nelle proprie singole esistenze. Abbiamo capito molte cose... D. E' quando in maniera molto aperta si decide di prendere del tempo per stare soli, lontano dal proprio partner. Questa strada prevede che ci sia dialogo e che altre persone verranno inevitabilmente tirate in mezzo (vedi parenti, amici, nuovi partners...). Mi sembrate una coppia molto affiatata: vivete insieme, lavorate spesso insieme... Insomma, se non andreste così d'accordo vi sareste già scannati probabilmente... Ma cosa vi piace fare quando uscite la sera? Z. Devo dirti la verità... Non usciamo moltissimo. Ci piace cucinare e, come dicevi tu, lavoriamo parecchio! Qualche volta andiamo al cinema o alle partite, o ci vediamo con gli amici... niente di particolare insomma... delusa? Non siamo grandi amanti di feste o simili, ci divertiamo in modo molto tradizionale No, no... Anzi, mi piace scoprire che spesso quello che si pensa della vita di alcune persone sia in verità solo una fantasia, o comunque qualcosa di lontano dalla realtà. Poi immagino che in questo periodo sarete anche incasinati con la promozione... E invece come sta andando la distribuzione? D. Alla grande! Siamo stati fortunati che il film circolerà un po' ovunque. E' un sogno che si avvera. La IFC Films ha fatto in modo che a New York inizi a circolare dal 2 di Aprile, ma che possa essere anche recuperabile video on demand. Fantastico! Siete già stati a molti festival? Io ho visto

ché rende i suoi film esattamente come li vorrei fare io. Z. Miranda July. Julie Delpy. Cosa vi tiene svegli durante la notte? D. La marea di roba che ho da fare. Sembra che il tempo non mi basti mai. Se foste Dio per un giorno, cosa fareste? D. Eliminerei tutte le malattie. Z. Risolverei una volta per tutte il conflitto tra israeliani e palestinesi. Una cattiva abitudine che non riuscite a togliervi? D. Giocare, attorcigliare i capelli. Z. Non saprei. Ho una forza di volontà davvero potente nel riuscire a fronteggiare i vizi. L'ultima volta che avete pianto? D. Guardando il reality "So You Think You Can Dance". Z. Ieri. Dicono che le scarpe spieghino molte cose di come sia fatta la persona che le indossa... A voi che scarpe piace usare? Z. Flat D. Mi piacciono tutti i tipi di scarpe, basta che abbiano i due buchini ai lati, sai quelli per tenere meno chiuso il piede. Qual è il segreto per l'Eterna Giovinezza? Z. Un fantastico chirurgo plastico. Da quello che ho visto nel film, non tanto perché vieni ripresa mentre ti affanni tra un negozio e l'altro quanto per abiti e brand che vengono sventolati qua e là, ho dedotto che sei un'amante dello shopping Zoe... è vero? Z. Oh sì, amo lo shopping. Vestiti, scarpe, make up... Ogni volta che mi capita di essere nella situazione vorrei davvero comprare di tutto... è qualcosa di incontenibile...

Z. Sì, molto. D. Sì, al momento più del solito visto che abbiamo anche una buona distribuzione del film... Non potrebbe andare meglio! Come ti dicevo prima è davvero un sogno che si avvera. Come vi vedete tra dieci anni? D. Con più pancia, meno capelli e tanti soldi. Z. Ricca Cosa ne pensate del Nobel per la Pace ad Obama? Z. Wow! Parliamo di tutto qui, mi piace... Ma posso solo dire che trovo la cosa impressionante... Così sto sul vago (Infatti... Con questa risposta è riuscita a non dirmi nulla... astuta...) La domanda che nessuno vi ha mai fatto, ma a cui vorreste rispondere? D: "Vuoi che ti dia 100 milioni di dollari per fare un film come si deve?". Risposta: "Sì, grazie". Z: "Cosa vuol dire "awesome"?. Risposta: "Awesome!" Cosa farete dopo questa intervista? D. Andrò un po' a controllare la mia pagina di Facebook Z. Andrò ad una festa. Lo so che mi contraddico con quello che ho detto prima, ma è una delle rare occasioni. Allora vi saluto, è stato un piacere conoscervi! Se capiterete mai a Milano per la presentazione del vostro film venite a trovarci D e Z. Certo! Non mancheremo... Se passeremo dalle vostre parti ci sentiremo assolutamente.

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Thursday PIG MAGAZINE FOR PUMA ARCHIVE & AFRICA LIFESTYLE Photographer: SEAN MICHAEL BEOLCHINI Stylist: EMMANUELLE MOUTINHO Astnt Ph: GIOVANNI GALILEI Hair & Make-up: NICOLE KRUNIC Models: BRITTANY HOLLIS at Why Not, IRINA BEREZINA at Women, CHRISTIAN NULTY at Future e MAX NIPPERT at Elite


Brittany a sinistra e in alto: leggings Puma Africa Lifestyle, sneakers Cabana by Puma Archive


Irina: shorts Puma Archive


Brittany: windstopper, t-shirt e leggings by Puma Africa Lifestyle, sneakers Suede dalla collezione Puma Archive


Brittany: Puma Africa Lifestyle track jacket e sneakers Suede by Puma Archive


Chris: boardshorts e scarpe Tekkies by Puma Africa Lifestyle


Brittany ed Irina: polo by Puma Archive


Chris: logo t-shirt Puma Archive

Chris e Brittany: sneakers First Round e Cabana by Puma Archive


Chris e Brittany: Puma Archive track jacket


Astrid

Photographer: VALERIE PHILLIPS Stylist: ALDENE JOHNSON Hair & Make-Up: CHARLOTTE CAVE at Naked Artists using Bumble and Bumble and Chanel Model: ASTRID at FM Models Stylist’s Assistant: HOLLY BARNES Thanks to: Jo and Jason

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Top WRANGLER, jeans McQ

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Jacket FRANKLIN & MARSHALL, top con paillettes BEYOND RETRO, pantalone FRANKLIN & MARSHALL, scarpe VANS

106 PIG MAGAZINE


Top NIKE, gonna BEYOND RETRO scarpe CONVERSE

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T-shirt WRANGLER, gonna in tulle BEYOND RETRO, scarpe CONVERSE, cappello BEYOND RETRO

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Canotta bianca AMERICAN APPAREL, canotta gialla NIKE, shorts STELLA MCCARTNEY for adidas, scarpe VANS

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Bikini oro AGNES B, scarpe DIESEL

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Giacca con capuccio 55DSL, bikini top DIESEL, gonna di tulle McQ, shorts 55DSL, scarpe NIKE

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Top FRED PERRY, shorts STELLA MCCARTNEY for adidas

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Top con paillettes BEYOND RETRO, shorts DIESEL

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Tuta in jeans DIESEL, top BEYOND RETRO, scarpe NIKE

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Ostend Transit Photographer and Styling: SIDNEY GEUBELLE Hair and Make-up: SABINE PEETERS Model: ELISABETH OUNI at newmodels Special Thanks: Piotr Niepsuj

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Lei sinistra: giacca vintage, jeans LEE, t-shirt URBAN OUTFITTERS, gilet MARLENE BIRGE, stivali vintage. Lei destra: t-shirt SIXPACK

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Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka, Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka

Lei sinistra: pantaloni 55DSL, scarpe e body TOPSHOP, gioielli OBEY e vintage. Lei destra: jeans LEE, top vintage, cintura vintage

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T-shirt OBEY, pantaloni RVCA gilet MODERN AMUSEMENT, giacca vintage

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Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka, Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka

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Giacca vintage, camicia URBAN OUTFITTERS, jeans LEE, gilet MARLENE BIRGE, stivali vintage

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Lei destra: giacca vintage, camicia URBAN OUTFITTERS Lei sinistra: maglia SIXPACK, salopette LEE, gioielli OBEY e vintage

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Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka, Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka

Pantaloni MARIOS, top LACOSTE, gioielli OBEY e vintage

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Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka, Vestito by Sessun, stivaletti by Minnetonka

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Jacket e top OBEY, gilet vintage pantaloncini e scarpe TOPSHOP

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Piglist:

Due super PIGlist questo mese: la prima ce l’hanno lasciata nella cassetta delle lettere gli Yeasayer, passati dall’Italia per presentare “Odd Blood”, la seconda è firmata Joy Orbison, uno dei nomi più caldi della nuova dance britannica... Un assaggio di quello che troverete sul numero di maggio.

Yeasayer Flying Burrito Brothers - Guilded Palace Of Sin, Digable Planets - Rebirth Of Slick, DJ Shadow - Endtroducing, Niravna - Bleach, D’Angelo - Voodoo, JTram Only A Season, Wooden Veil - Wooden Veil, Bonnie Prince Billy - Ease On Down The Road, Freestyle Fellowship - Innercity Griots, Mobb Deep - Infamous

Foto di Tre Dadlar

Joy Orbison 1.George Duke - Faces In Reflection (No. 2) 2.Kassem Mosse - Those Days 3.R. Kelly - Exit  4.Dillinja & Mystery - Deep Love 5.Captain Beefheart - Dirty Blue Gene 6.Reggie Dokes - Until Tomorrow 7.Actress - Splazsh 8.Addison Groove - Swamp Dubs 9.Marcellus Pittman - The Midwest Advocates EP Part 1 10.The Soft Machine - As Long As He Lies Perfectly Still

Foto di Piotr Niepsuj

130 PIG MAGAZINE


Musica Album del mese

Di Depolique e Gaetano Scippa

Crookers - Tons Of Friends (Universal) Detto più volte, anche recentemente, che i dolori della musica italiana siano attribuibili spesso e volentieri a carenze a livello di produzione, occorre in primis sottolineare come Phra e Bot non soffrano affatto di questa malattia: Tons Of Friends infatti “suona” come solo i migliori lavori dance internazionali sanno fare. Sarà forse perché negli ultimi anni hanno soggiornato più all’estero che dalle nostre parti, dividendo la consolle con i big della club culture mondiale fino a diventare parte dell’élite? Dai Soulwax a Diplo, passando per Tiga ed Erol Alkan: tutti li amano e tutti li vogliono. Come, dunque, non fiancheggiarli in questa grossa, grassa opera prima? La sfilata di ospiti è da red carpet (Kelis, Will I Am, Roisin Murphy, Tim Burgess e i già citati Soulwax tra gli altri), il risultato da blockbuster. Come autori navigati chiamati a lavorare ad un kolossal hollywoodiano i Crookers dirigono con mestiere le loro star, dosando a dovere azione, effetti speciali e i muscoli che li hanno portati tanto in alto. Più che un lp un best of, crossover variopinto e globale - dall’irish chic della Murphy all’african beat targato Very Best, passando per le malelingue nostrane Fabri Fibra e Dargen D’amico - a base di hip hop, vecchia e nuova house e quant’altro di ballabile ci sia in circolazione oggigiorno. Se questo è quel che cercate difficile trovare di meglio. D.

Mark Van Hoen Where Is The Truth (City Centre Offices) Dove sta la verità, si sarà domandato il veterano dell’elettronica inglese Mark Van Hoen (Locust) scoprendo di essere figlio adottivo nel momento di trasferirsi a Brooklyn nel 2008. E’ lì, all’ufficio immigrazione, che questa notizia potrebbe aver influito sull’umore del suo nuovo lavoro. Un disco denso e onirico, dove convivono atmosfere chiaroscurali tra Brian Eno (Put My Trust In You), la 4AD su cui lui stesso ha inciso e i Massive Attack (She’s Selda) con i quali è stato in tour. Rispetto all’elettronica asciutta degli ultimi lavori e al focus sul ritmo, che comunque non manca a partire dalla splendida titletrack, sembrano prevalere suoni elettroacustici ovattati. Questi avvolgono voci altrettanto soffuse, distorte e riverberate che donano calore all’ascolto. Le tracce sono pervase da un senso di sicurezza e al tempo stesso di equilibrio precario, in cui un sibilo esitante, il tremolio di una voce o le note di una chitarra - merito anche di Neil Halstead di Slowdive e Mojave 3 - possono procurare un effetto malinconico ben più devastante di un urlo disperato. G.S. 131


Musica Album del mese

Di Depolique, Marco Lombardo, Gaetano Scippa e Barnaba Ponchielli

Walls - s/t (Kompakt)

MGMT - Congratulations (Columbia) Avrei voluto vedere la faccia di chi di dovere quando Ben e Andrew gli hanno portato il nuovo disco. Scrivere, se pure per caso, anthem generazionali e riempire gli stadi non era dunque il piano. Congratulations lo prova: nove brani intrisi di psichedelia che abbracciano uno spettro che va dalla prima ondata Nuggets a Barrett e oltre. L’avessero fatto i nostri Jennifer Gentle sarebbe passato inosservato. Mancano le canzoni e manca Dave Friedman: ad aiutare ci sono invece Sonic Boom e Jennifer Herrema. Forse era stato proprio lui a dar forma al flow del duo che qui nuota libero e beato in mare aperto (vedi Siberian Breaks) come se niente fosse. Congratulazioni, anche solo per questo. D.

Caribou - The Swim (City Slang)

Prins Thomas - s/t (Full Pupp)

Dum Dum Girls - I Will Be (Sub Pop)

Jahcoozi - Barefoot Wanderer (Bpitch Control)

Nuovo disco solista per il meno celebrato del

Da Los Angeles un nuovo progetto tutto al

L’album che non ti aspetti. La fascinazione

duo Lindstrøm & Prins Thomas. Sottolineo

femminile, guidato dalla misteriosa e affa-

di Robot Koch per l’ambiente dubstep e le

nuovo perché ricorderò sempre con piacere

scinante Dee Dee. I Will be è un disco senza

frequentazioni di Sasha Perera potevano far

il robusto LP uscito via Idjut Boys come Major

fronzoli che evoca un immaginario in bilico tra

immaginare qualcosa, ma non un disco anti pop

Swellings ormai un lustro fa, agli albori del revi-

la piovosa Inghilterra degli anni ottanta e le

pesante come un monolite. BW è un prodotto

val disco, e apparentemente caduto nell’oblio.

atmosfere in bianco e nero da girl-group six-

tutto giocato su bassi enormi, echi dancehall

Rispetto ad allora, ai danzerecci dj set ed ai

ties. I brani, interpretati con attitudine garage,

e collaborazioni che riassumono il girovagare

molteplici trattamenti riservati a brani altrui, il

scorrono veloci ma sono le ballate Rest Of Our

degli Jahcoozi dal Berghain al Kenya (Msoto

vichingo sceglie una strada meno immediata e

Lives e Baby Don’t Go a farci innamorare ricor-

Millions) via Anti Pop Consortium (Powerdown

più astratta. PT infatti si regge su sette ghiotti

dandoci la splendida Nico, periodo Velvet Un-

Blackout). Se Barefoot Dub fa tremare le pareti

e chilometrici tripponi psichedelici che al funk

derground. Brandon Welchez dei Crocodiles e

di casa di Stereotyp e Close To Me è una cover

d’altri tempi preferiscono derive cosmiche e

Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs accrescono

per seppellire Robert Smith, si torna a respirare

progressive. D.

il profilo di un esordio convincente. M.L.

solo alla fine, superata la barriera elettrificata di

Come sia nato questo patto tra Sam Willis parte del collettivo disco dance Allez-Allez - e il nostro, ottimo, Alessio Natalizia - ovvero Mr. Banjo Freakout - è una cosa che ignoriamo e ci piacerebbe approfondire. Nel frattempo ci facciamo suggestionare pesantemente da questo esordio, salutare come mezz’ora di ossigeno puro, tra ambient, shoegaze e quei paesaggi tanto cari alla musica kraut, anche dei penultimi tempi. Dopo i remix per Pantha Du Prince e The Field ecco otto tracce originali cariche di malinconica elettricità. Respirare gente, respirare. D.

Ripetere l’exploit di Andorra, uno degli album più apprezzati del 2007, non era facile. Daniel Victor Snaith invece mette in discussione il suo passato e riesce a superarsi. In The Swim si confronta con sonorità dance oriented che nulla hanno di prevedibile. Le melodie sono circolari, liquide e cristalline. I suoni celestiali, etnici, illuminanti nel loro essere organici in un tessuto digitale. Capolavori disco-funk come Odessa e Leave House lasciano il passo a digressioni sperimentali in odore di psichedelia e terzomondismo. Caribou traccia le coordinate per un nuovo concetto di pop. M.L.

Deadbeat. G.S. 132 PIG MAGAZINE


Lali Puna - Our Inventions (Morr)

Nice Nice - Extra Wow (Warp)

Ikonika - Contact, Love, Want, Have

Ha ancora senso parlare di indietronica? Quel

Si dichiarano ascoltatori onnivori Jason Buehler

(Hyperdub)

genere che abbiamo conosciuto e amato grazie

and Mark Shirazi, gli ultimi arrivati dalla fucina

Ariete della svolta post-D dell’Hyperdub, Sara

a gruppi come Notwist e Lali Puna è tramontato

sonora di Portland. Hanno “masticato” di tutto

Abdel-Hamid esordisce sulla lunga distanza con

già da un po’. Ma se i primi hanno trovato una

ma prima di oggi erano soliti rigurgitare i frutti

un’opera straniante. Ikonika esplora con uno stile

scappatoia nel pop psichedelico, i secondi,

soltanto in pubblico (se ne parla come di una

apparentemente rudimentale ma di certo side-

senza inventarsi nulla di nuovo, sembrano osti-

delle migliori live band in circolazione); adesso

rale, brutalmente disumano e privo di empatia,

narsi sulla strada del glitch con i tipici sussurri di

è privilegio di tutti.Extra Wow deve probabil-

frequenze medie e ritmi digitali diversi grazie ad

Valerie Trebeljahr a far da traino. Eppure, non si

mente il nome alla reazione che provoca tale

accordi atonali, improvvise sgommate retro-sin-

capisce come, la loro formula funziona sempre,

e tanta valanga di suoni e ritmi. Un incontro/

tetiche, codici binari mantrici che mischiano Uk

pezzi come il singolo Remember scorrono lisci

scontro tra la furia digitale di Dan Deacon e

garage e musica da Commodore64 con elettro-

che è un piacere ad accompagnare le nostre

il “tribalismo” degli Animal Collective, guada

funk e soca. Il suo è un percorso provocatorio

fantasie cinematiche. Ancora una volta, per l’ul-

caso entrambi concittadini dei due.

che ha già determinato fenomeni di emulazione

tima volta, bentornati Lali Puna. G.S. 

Fosse una specialità dell’Oregon? D.

ma, proprio per questo, destinato ad esaurirsi. Fatene buon uso, ma fate in fretta. G.S.

Shy Child - Liquid Love (Wall Of Sound)

Kontext - Dissociate (Immerse)

Le Rose - s/t (Pippola Music)

Ingiustamente sacrificato nel calderone Nu

Pressoché sconosciuto dalle nostre parti, il “dissi-

Parte “Monica Vitti” e siam lì a dire: ”ecco l’en-

Rave, il duo di Brooklyn cerca di liberarsi dal

dente” russo Stanislav Sevostyanikhin è in realtà

nesimo duo misto electro pop...”. Poi però ci

pesce che puzza indossando un set di vestiti

un eroe del Baltico, che da anni smanetta su

pensi, ripensi, ascolti e ti ricredi. Le Rose sono

nuovi, dal chiaro design anni ottanta. Liquid

bassi techno e drum’n’bass, ma solo di recente è

differenti, pur mantenendo il binomio maschio/

Love è un disco derivativo, in cui non c’è trac-

approdato al dubstep. Dissociate è un album bel- femmina. Sanno un po’ di Offlaga Disco Pax e

cia di innovazione. Sciorina una serie di brani

lissimo, profondamente atmosferico, dove i beat

trasudano intellettualismo naif alla Baustelle,

ammiccanti, ruffiani e in cinquanta minuti non

spezzati si mischiano a strumenti acustici, glitch,

ma senza celare nostalgie targate Garbo, Ca-

offre un grammo di originalità. Ma sapete una

riverberi dub e suoni IDM come se Afx incidesse

merini o Righeira. Il cortocircuito è servito, ma

cosa? Chi se ne frega. Il singolo Disconnected

per la Basic Channel (Clinch). Il synth analogico

con stile e raffinatezza, come da uso Pippola

è irresistibile e il resto dell’album è in grado di

usato da Kontext, un glorioso portatile Polyvox

Music (non a caso gli stessi di Brunori SAS).

trasformarmi in un cretino, felice e ballerino,

sovietico, mostra da subito versatilità e dinami-

Nove raccontini glitterati, non proprio per bal-

per poi commuovermi con Dark Design. Dovrei

smo nell’opener, immergendoci lentamente nelle

lare, ma neanche per star fermi. B.P.

vergognarmi? M.L.

acque dell’album fino a ripetuti ascolti. G.S.

133


Musica varie

Di Depolique, Marco Lombardo e Gaetano Scippa

Pantha Du Prince (feat. Panda Bear) - Stick To

Kavinsky - Night Call EP (Record Makers)

Floating Points - People’s Potential (Eglo) 12”

My Side EP (Rough Trade)

A quattro anni dall’exploit Vinco non ha perso il

Il nuovo pezzo di FP su white label è il naturale

La ditta Pantha + Panda declina il suo hit: Walls

passo: il suo mood electromantico tiene botta.

sequel di Vacuum: una bomba house acida dal

lo spalmano come fossero gli Animali, Lawrence

C’è lo zampino di Guy-Man, Jackson e Sena-

cuore soul e dall’incedere implacabile, con bas-

lo spoglia, e Four Tet lo pompa. E c’è n’è an-

stiAn, ma ad abbagliare più dei fari della Testa-

so funky iniziale e piano jazz che progredisce da

cora. D.

rossa ci pensa Lovefoxxx. D.

metà opera. G.S.

Bon Iver - Re: Stacks (Tomas Barfod Remix)

Lemonade - Pure Moods EP (True Panther

Late Of The Pier - Best in Class/Blueberry

Da un capanno sperduto nei boschi al centro di

Records)

(Phantasy sound)

un dancefloor: catarsi Borattiana in una notte

Ancora un EP per i Lemonade; oggi è tempo di

Rischiavamo di perderli. Ma sono qui per resta-

di luna piena. Crying at the discoteque. D.

soca, dub e ritmiche calypso mischia sonorità

re. Erol Alkan produce. Loro inventano. Ipertrofi-

elettroniche e sfumature baleariche. M.L.

ci come sempre. Psichedelia e pop fosforescente. Una conferma. M.L.

Egyptian Hip Hop - Wild human Child/Hea-

Williams - Confused Arp Disco (Love

Laszlo - Mr Sunshine (Lydian Label)

venly (Hit club/Zarcorp)

Triangle) 12”

Artista dalle influenze classiche che ha lavorato

Giovanissimi e onnivori. Gli Egyptian Hip Hop

Il tastierista di Mylo e producer dell’electro

con Herbert, Laszlo sperimenta con elettronica,

partono dai Klaxons e li stravolgono con irrive-

che conta (Get Physical, remix per The Knife

jazz, ambient e musica africana: la solare Mr

renza tra suoni 8-bit e chitarrine nord africane.

e Moby), sforna un gran pezzo – con 3 ottimi

Sunshine qui anche in versione dance e glitch.

Se son rose… M.L.

remix – che affonda nella disco sintetica degli

G.S. 

anni ’70. G.S. 134 PIG MAGAZINE


17 th International Festival of Advanced Music and Multimedia Art www.sonar.es

Barcelona 17.18.19 June

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Film del mese

Di Valentina Barzaghi

Fantastic Mr. Fox Di Wes Anderson. Ormai non ci sono più dubbi... Anderson trasforma in oro qualsiasi cosa tocchi! Così è stato anche per la trasposizione della celebre fiaba di Roal Dahl (autore anche di Charlie e la Fabbrica di Cioccolato), da cui il regista trae un film coerente con il testo, ma che trasuda la sua estetica in ogni elemento: dialoghi, fotografia, caratterizzazione dei personaggi (con relativo e immancabile tocco di classe costumistico - Mr. Fox si veste come lui!), attaccamento ai suoi trascorsi narrativi (a tutti gli effetti Fantastic Mr. Fox è la storia di una famiglia sui generis). Il racconto muove le fila da un detto che va trasformato per l'occasione "una volpe perde il pelo, ma non il vizio". Infatti Mr. Fox, da spericolato ladruncolo di pollame, una volta scoperto che la sua signora è incinta, decide di mettere la testa a posto e di diventare un buon padre di famiglia. Ma non dura molto, a Mr. Fox piace vivere agiato. Acquistata una casa in un grosso albero cavo, ricomincia a darsi a furti per avere prelibatezze per cena tutte le sere. Proprio nei pressi della sua tana ci sono tre aziende di proprietà di altrettanti spietati imprenditori: Boggis, che alleva galline, Bunce che vive di anatre e Bean rinomato per il sidro di mele. Gli avari possidenti una volta scoperti i furti, inizieranno la

136 PIG MAGAZINE

"caccia alla volpe". Anderson, apprezzato e conosciuto dai più per il suo mood eccentrico ed eclettico, fa il suo esordio nel mondo dell'animazione (chi non si aspettava che prima o poi ci sarebbe arrivato?) percorrendo la difficile strada dello stop motion... Uno sfizio che il regista probabilmente si voleva togliere da tempo quello di muoversi in un campo da gioco diverso dai suoi consueti, forse anche per mettersi alla prova, ma soprattutto per staccare da quel marchio di fabbrica che seppur apprezzato internazionalmente, rischiava di non abbandonarlo più. Qui come dicevo ci mette tutto di sé, ma usando la storia di qualcun altro e sperimentando con una tecnica nuova. Fantastic Mr. Fox rischia di essere "il film che verrà più apprezzato" di Anderson, anche perché onestamente non c'è proprio nulla che possa essere rinfacciato alla sua messa in scena. A parte scenografia e costumi che con i loro colori autunnali e quel tocco di original classic vintage, come si diceva, sono un must andersoniano, abbiamo una regia aderente con la narrazione, ma che non manca d'estro, così come la sceneggiatura scritta dal regista insieme a Noah Baumbach (che con Anderson aveva scritto anche il meno amato The Life Aquatic with Steve Zissou) che non lascia un momento di tregua allo

spettatore. Con le voci di G. Clooney-Mr. Fox, M. Streep-Mrs. Fox, J.SchwartzmanAsh, Bill Murray-Badger... la personalizzazione sui protagonisti fatta da Anderson lascerà il segno nelle vostre menti e fantasie (personalmente posso dire che davanti ad un lavoro di animazione mi è capitato poche volte di ridere tanto come guardando il personaggio di Ash, figlio abbastanza cinico e distaccato di Mr. Fox). Spero che nella versione italiana (io l'ho visto in versione originale al Torino Film Festival) mantengano lo spirito dei dialoghi e lo humor della versione originale (ma per evitare pericolosi doppiaggi mi cercherei una sala in cui lo diano in lingua sottotitolato). Un lavoro bello e divertente, coraggioso e interessante, che non ha retto la concorrenza con Up (ma chi avrebbe scommesso il contrario? Up avrebbe sbaragliato qualsiasi avversario) nella corsa al premio come Miglior Film d'Animazione, a cui era candidato, e da cui è stato surclassato anche per la Miglior Colonna Sonora. Dai Wes non te la prendere, ti amiamo uguale... Andate a vedere questo film se volete a)vedere un buon lavoro autorale, b) farvi due risate, c)vedere una bella storia che piacerà molto ai più piccoli, ma che è nettamente destinata ad un pubblico adulto nel suo assorbimento totale.


Cinema

The Ghost Writer Di Roman Polanski (ITA - L'Uomo nell'Ombra). Vincitore dell'Orso d'Argento all'ultima edizione del Festival di Berlino il nuovo film di Polanski è una bomba. Quando un noto ghostwriter londinese (E. McGregor) accetta di completare la biografia dell'ex primo ministro inglese Adam Lang (P. Brosnan), capisce che non sarà un lavoro semplice, tant'è che il suo predecessore è morto in un misterioso incidente, ma la paga e la prevista fama sono un motivo più che sufficiente per rischiare. Arrivato su una piccola isola della costa orientale degli U.S.A., dove il presidente è alloggiato provvisoriamente, sarà sballotato dagli eventi visto che Lang viene accusato di aver consegnato dei sospettati terroristi alle torture della C.I.A., ma anche a segreti oscuri che collegano il politico all'intelligence. Un thriller ricco di pathos e atmosfera, per una storia di inganni e misteri politici, ma non solo. Una bella metafora sul fatto che la storia spesso sia quella che viene scritta e non quella che viene vissuta realmente.

Departures Di Yojiro Takita. Departures è il film che ha vinto l’anno scorso l’Oscar come Miglior Film Straniero. Daigo è un violoncellista; quando la sua orchestra si scioglie decide di tornare con la mansueta moglie al paese d’origine dove cerca subito lavoro. Trovato un annuncio di un’agenzia, una volta al colloquio scopre che i viaggi di cui si parla non sono turistici, ma dipartite per l’aldilà. All’inizio è scettico, ma poi si lascia convincere con conseguenti allontanamenti da parte non sono degli abitanti del luogo, ma anche della moglie. Departures è una pellicola intensa che parla di una rinascita spirituale che non è solo quella del protagonista che abbandona le sue doti da musicista per dedicarsi all’arte della sepoltura, ma anche ciò che questa significa nella cultura orientale: un passaggio da una vita all’altra. Molti i simbolismi presenti, a partire proprio dal rito funebre fino all’oggetto che si passano di mano in mano i protagonisti. Una pellicola sul valore della dignità, della compassione e dell’accettazione.

Green Zone Di Peter Greengrass. Ispirato al libro Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq’s Green Zone di Rajiv Chandrasekaran, un altro film che vede l’accoppiata Greengrass-Damon al lavoro insieme e sembra che ormai il sodalizio sia sinonimo di garanzia. 2003, Iraq: il primo maresciallo Roy Miller intuisce che qualcosa non quadra nei rapporti sulla ricerca di armi di distruzione di massa nel paese voluti dal governo U.S.A. e appoggiato dalla C.I.A. inizia le ricerche che lo porteranno ad una soluzione diventata ormai opinione pubblica. Sebbene il regista insista col dire che Green Zone non sia un film sulla guerra in Iraq, ma un thriller ambientato in Iraq, la denuncia sottesa è molto più che evidente e Greengrass ha il merito di costruirci attorno una pellicola di respiro, facilmente assimilabile e registicamente notevole. Da vedere! (ultimamente avete visto come sono buona con Matt Damon? Mi stupisco da me)

Le Beaux Gosses Di Riad Sattouf (The French Kissers) Lo stereotipo del nerd ai primi bollori si sposta in Francia. Il soggetto in esame si chiama Hervé: fisico ciondolantemente disgraziato, talmente timido che non riesce ad emergere a scuola, tanto che finisce per peggiorare le cose e chiudersi sempre di più in se stesso. Come tutti gli adolescenti sogna di avere una ragazza, ma soprattutto le sue prime esperienze sessuali , ma colleziona un due di picche dietro l'altro... La fortuna però è dietro l'angolo: un giorno capisce di aver fatto colpo, fra l'altro su una delle più carine della classe. Un film divertente e da godere in tutto svago, che racconta fatti di ordinaria vita con un occhio però attento e sensibile. Lontano dal rigore didattico di La Classe, un altro film francese interessante ambientato tra le mura di una scuola. Chicca-cameo della pellicola: la Golino protagonista di un assurdo video pornografico.

137


Dvd

Di Valentina Barzaghi

Questo mese ho optato per una selezione di film che potete già acquistare in dvd dall'estero e che non sono stati distribuiti in Italia. Si spazia tra diversi generi, per accontentare un po' i gusti di tutti. Buona visione!

The Haunted World of El Superbeasto Di Rob Zombie. Dai... diciamocelo... Rob Zombie si è voluto divertire a suon di sangue, tette, culi e un super eroe un po’ sui generis. Il film è tratto dal fumetto ideato dallo stesso Zombie. Non chiedetemi di raccontarvi la trama perché The Haunted World of El Superbeasto è una pellicola totalmente anarchica, che se dovessimo classificare sotto qualche genere opteremmo per musical ultra violento e sex comedy. Notevole il cast che il frontman degli White Zombie, nonché autore di pellicole come Halloween 1-2 e The Devil’s Rejects, ha tirato in piedi per l’occasione. A parte i più famosi Paul Giamatti, Rosario Dawson, Tom Papa e Sheri Moon Zombie, visto il tipo di film troviamo anche il personaggio di Zombie in cartone animato che in un losco bar chiacchiera con la trasposizione cartoon di Tura Satana... Chi è Tura Satana? Se vi dico Faster, Pussycat! Kill Kill! non vi viene in mente ancora nulla? Bravi... l’icona del cinema di Russ Meyer, che visto l’omaggio ha deciso pure di doppiarsi. Una bella trashiata ragazzi, ma lo sapete che più è delirante, più mi diverto! www.elsuperbeasto.com

The Vicious Kind Di Lee Toland Krieger. Vi è mai capitato di innamorarvi della persona sbagliata al momento sbagliato? Che cosa avete fatto se ricambiati? Siete andati incontro al vostro destino o ci avete rinunciato? The Vicious Kind è la tormentata storia di due fratelli e di un padre che tenta di riunirsi a loro, anche per portare un po' d'ordine nelle loro vite. Ma l'azione ha inizio proprio quando il minore viene raggiunto al college dall'altro che lo riporta a casa per il Ringraziamento. Il più piccolo, Peter, è accompagnato dall'attraente fidanzatina, da cui Caleb (il più grande) viene immediatamente attratto. Quest'ultimo avendo appena rotto in maniera traumatica con la fidanzata, avverte il fratello che la ragazza gli porterà solo dolore e farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote nel rapporto tra i due, man mano però che l'attrazione per lei aumenterà. La pellicola uscita l'anno scorso negli U.S.A. è di una delicatezza incredibile. Senza le pretese di raccontare una storia complessa, ma con l'intenzione di far trasparire le piaghe oscure dell'animo umano in preda ad innamoramento (che possa essere passato, presente o futuro; per una ragazza o un affetto paterno da ritrovare) il regista costruisce una storia intima che raggiunge il suo obiettivo. Un film molto maschile - i protagonisti sono tre uomini alle prese con i propri problemi di cuore -, drammatico nella sua capacità di raccontare quanto spesso siamo propensi a volere ciò che non possiamo avere, a rinunciare perché la vita ce lo impedisce (o forse il buon senso, o il poco coraggio), a stare immobili perché così si pensa non faremo male a nessuno. Un film passionale. E Adam Scott nei panni di Caleb è perfetto. Un bel film romantico... drammatico ovvio... come tutti i film romantici che abbiano una valenza reale (e non dite che sono una cinica pessimista).

138 PIG MAGAZINE


Dvd

Paper Heart Di Nick Jasenovec. Charlyne Yi non crede nell’amore, o forse semplicemente ancora non le è capitato di trovare quella persona speciale in grado di farglielo provare. Figuriamoci poi se può credere in quel tipo di amore romantico “creato” dalla mitologia hollywoodiana. Ma Charlyne è pronta alla sfida e così si avventura in un’esperienza a metà tra fiction e documentario, in cui il regista Nick Jasenovec viene interpretato da Jake Kohnson così da poter essere co-protagonista della vicenda narrata. Charlyne viaggia in lungo e in largo per chiedere a diverse persone, anche opposte dal punto di vista ideologico-professionale, cosa sia l’amore e perché crederci: da un Elvis di Las Vegas che ci parlerà del matrimonio a medici che raccontano cosa ci succede fisicamente quando ci innamoriamo. Charlyne però sembra non avere risposte che la soddisfino fino al giorno in cui, ad una festa a casa di amici a L.A. incontra Michael Cera. Paper Heart è un film dolce e divertente, che si sorregge sull’incredibile simpatia della sua protagonista Charlyne Yi (che non ci stupiamo appartenere alla crew di Jude Apatow - nel film infatti la scopriamo amica di Seth Rogen,co-protagonista di Funny People, e Demetri Martin, protagonista di Motel Woodstock). Bellissime le scene realizzate animate con la carta, che approfondiscono narrativamente parti di racconto degli intervistati. Una delle pellicole romantiche più originali che ho visto in quest’ultimo periodo. www.paperheart-movie.com

Beautiful Kate Di Rachel Ward. Guardando questo film un po’ mi è tornato in mente un cartone animato di quando ero piccola: Georgie, ma non sto a dirvi altro altrimenti poi vi svelo tutto, capirete. La storia: lo scrittore Ned Kendall torna a casa per assistere il padre con cui però non è mai andato d’accordo. La residenza di famiglia si trova in un posto isolato dal mondo e man mano che ci si avvicina con la sua ultima fiamma (una bionda mozzafiato che si dimostra più astuta e sensibile di quanto ci si possa aspettare all’inizio) incomincia a ricordare alcuni momenti della sua infanzia e del suo rapporto morboso con la sorella Kate. Tutto questo scavare nel passato farà riemergere delle scomode verità familiari e una storia che non ha mai dimenticato. Beautiful Kate è una pellicola intima e coinvolgente, ma allo stesso tempo inquietante e drammatica. Un’altra produzione australiana azzeccata, che gode di una sceneggiatura asciutta, ma ben sviluppata, che vi porterà tormenti interiori per il senso di mistero sui fatti narrati fino allo svelamento finale e per l’accurata costruzione dei personaggi. Un film sul “non detto”, una pellicola sui rimpianti e rimorsi che non ci riescono ad abbandonare, ma anche su una redenzione che si è cercata disperatamente e su una assoluzione dovuta e mai interpretata dal giusto punto di vista. www.beautifulkatemovie.com

Fish Tank Di Andrea Arnold. Fish Tank è la storia di Mia (Katie Jarvis), un'esplosiva quindicenne si trova perennemente nei guai: espulsa da scuola ed esclusa dalle amiche, non evita di trovare pretesti per attacar briga e sfogare la sua rabbia, alcune volte semplicemente imprecando altre arrivando perfino alla violenza fisica. Ma non solo... Mia è costretta a vivere con una madre ancora attraente e con una sorellina con cui non va d'accordo. L'equilibrio già precario della famiglia viene definitivamente messo in discussione quando la madre inizia una relazione con Condor, unico che sembra capire le potenzialità della ragazza. Andrea Arnold nel 2006 aveva incantato il festival di Cannes con Red Road, che aveva vinto il Gran Premio della Giuria. Con Fish Tank è tornata sulle Croisette l'anno scorso per presentare un'altra pellicola ambientata nei sobborghi inglesi (per questo la regista è stata più volte accomunata a Loach, ma non solo per affinità di ambientazione, ma anche per tematiche, come disagio esistenziale e travagliati rapporti genitori figli), che ci fa conoscere approfonditamente la protagonista seguendola ad ogni passo e quindi riuscendo a farci entrare passo dopo passo nel suo disagio, riuscendo a cogliere la sua rabbia. Un dramma intimo, a cui Andrea Arnold non tenta di aggiungere spiegazioni-giustificazioni inutili: non occorrerebbero, nel suo essere stimolante e ricco di "zone d'ombra" da scoprire così com'è. www.fishtankmovie.com 139


Libri

Di Marco Velardi

Una giornata moderna Ci sono libri che per una serie di coincidenze, vuoi che sia il titolo, Una giornata moderna, o che siano gli autori, Mario Lupano e Alessandra Vaccari, o vuoi che sia un po' anche il parlare di un'epoca, l'Italia fascista dal 1922 al 1943, sotto una luce diversa dal solito, quella di moda e stili, che attraggono molta attenzione sin da prima della pubblicazione, creando un turbinio di recensioni e discussioni. Il volume, edito sia in Italiano sia in Inglese, è frutto di un'attenta ricerca iconografica, per la gran parte inedita, par-

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tita da oltre 15.000 immagini per arrivare a 1.500 raccolte da archivi, cataloghi e riviste dell'epoca tra cui alcune come Almanacco della Donna Italiana, Cordelia, Snob e Vita Femminile. In effetti, il titolo sarebbe stato perfetto anche per dar vita ad uno di quei blog di ricerca che tanto amiamo, confezionato con cura maniacale, dove ci si perderebbe ore e giorni per trovare chicche e materiali preziosi. Forse è proprio questo che darebbe un tocco in più alla pubblicazione; chissà che Lupano e Vaccari decidano

un giorno di farci vedere le immagini non pubblicate e chissà quant'altro. www.damianieditore.com Titolo: Una giornata moderna Autore: Mario Lupano e Alessandra Vaccari Casa editrice: Damiani Anno: 2010 Dimensioni: 23 x 29,5 cm Prezzo: 45 €


Titolo: Taciturn Heart Autore: Marcelo Gomes Casa editrice: Hassla Anno: 2010 Dimensioni: 16,5 x 23 cm Prezzo: 22 $

Taciturn Heart Marcelo Gomes non ne mette nemmeno una a fuoco, ma forse è proprio questo che piace tanto del suo lavoro, l’atmosfera, i colori soffusi e le sbavature di colore che ci fanno sognare, lasciando spazio ai nostri sensi e alla nostra fantasia. Taciturn Heart è il suo secondo libretto monografico pubblicato dalla giovane casa editrice americana Hassla Books. Dividendo il suo tempo tra New York e São Paulo si possono notare le influenze delle due diverse realtà sul suo lavoro, dagli scatti che esaltano la semplicità e i lenti ritmi della natura, agli immaginari sensuali, con corpi nudi, alla Mark Borthwick, con cui ha anche collaborato, in seguito alla sua esperienza presso Index magazine sotto la direzione di Peter Halley. Marcelo cattura l’essenza dei suoi soggetti, esaltandone le forme. www.hasslabooks.com

Tokyo Edit #1 Se siete viaggiatori avventurosi, prima o poi un giro a Tokyo dovreste farlo, perdervi tra l'intreccio di viette secondarie, le gallerie senza nome, i concept store dove non si capisce se vendano vestiti o gli stessi commessi, i baretti loschi con lo chef che vi servirà piatti a caso. Tutto questo in una città che pullula di personaggi interessanti, d'importazione o nativi non importa, Tokyo vi darà l'opportunità di interfacciarvi con una scena creativa brillante. Tokyo Edit #1

pubblicato da Rocket Gallery, realtà locale tra le più attive nell'ultimo decennio, capitanata da CAP, art director per eccellenza tra i più famosi nel Sol Levante, ci porta in questo viaggio direttamente dal nostro salotto, con un volume, per fortuna scritto anche in Inglese, che presenta e cataloga la scena di Tokyo con brevi interviste e profili della crème de la crème Giapponese. Come il titolo fa intuire, un volume solo non basta, per questo non aspettatevi di scoprire tutto da

un libro, perché a Tokyo ci dovreste andare lo stesso, anche se ora sapete già chi conta. www.rocket-jp.com Titolo: Tokyo Edit Autore: AAVV Casa editrice: Rocket Company Anno: 2009 Dimensioni: 16 x 23 cm Prezzo: 17 €

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Whaleless

A Cura di Giovanni Cervi. Contatti e info: verbavolant@pigmag.com

Un mondo senza balene. Il 14 aprile ci sarà all’Acquario Civico di Milano la più grande mostra Whaleless mai fatta fino ad ora. Sarà sotto il nome di Ketos 2.1 a ci saranno più di 50 artisti, musica, design e conferenze. Per questo mese abbiamo deciso di dare voce non a un’artista ma a una cetologa dell’Istituto di Ricerca Tethys, Francesca Zardin.

Foto di Luca Campri Come sei arrivata a studiare i cetacei? A 14 anni, durante una traversata a vela abbiamo incrociato la rotta con la mia prima balenottera. L’animale era enorme, più lungo della nostra barca, bellissimo luminoso sotto l’acqua. E’ venuta nella nostra direzione si è immersa, è passata sotto la nostra chiglia e ha continuato per la sua strada. Era questo che volevo: cercare i “mostri marini”.

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Che emozioni si provano? Vedere le balene ti cambia, lo leggi negli occhi delle persone che hai accanto e ne incontrano una per la prima volta. C’è chi piange, chi strilla di gioia come un bambino e cerca di farsi vedere dagli animali attirando la loro attenzione. Magari loro si girano di lato per guardarti meglio e capita di incrociare lo sguardo. Quando succede il cuore ti si

ferma... Come stanno nel Mar Mediterraneo? Il Mediterraneo è un mare semi chiuso, inquinato e fragile. I delfini presentano sostanze tossiche nel loro corpo 10 volte di più che nell’Atlantico, risultando quindi più vulnerabili. E’ inoltre un mare trafficatissimo, con 220.000 navi sopra le 10 tonnelate che lo solcano ogni anno, e causano numerose collisioni soprattutto con le enormi balenottere comuni. E’ il secondo mare più rumoroso del pianeta a causa del traffico navale. Il rumore confonde gli animali, ne impedisce la comunicazione, li “acceca” per la navigazione e la caccia. L’Unione Europea ha dichiarato illegali dal 2002 le reti da pesca derivanti eppure da noi infestano ancora i mari. Lunghe 20 Km, uccidono intrappolati...3800 cetacei l’anno nel Mediterraneo. Noi esseri di città che possiamo fare per aiutarle? Inquinare meno, consumare in modo responsabile, scegliere come consumatori pesce che non è stato pescato con le reti derivanti. Non comprare beni che hanno fatto il giro del mondo. Scegliamo traghetti meno veloci e non assassini. Rifiutiamo i sacchetti di plastica che sono mangiati da molti organismi marini e li uccidono. Scegliamo prodotti che hanno immesso meno inquinanti e CO2 nell’atmosfera. Non incrementiamo il trasporto di petrolio via mare. Prendere i mezzi pubblici salva anche le balene (ed è più etico in generale) e con loro tutti gli organismi marini che godono di minore appeal sul pubblico. In che essere marino vorresti rinascere? Perché? Un capodoglio! Femmina però, per vivere in gruppo con le mie sorelle, zie, nonne e figlie per tutta la vita. I gruppi familiari mostrano una coesione e un affetto toccante. Trovo elettrizzante l’idea di saper nuotare nel buio, vedendo il mondo come una vibrante mappa di suoni che risponde alla mia voce. Sentire il mio corpo fasciato dalla pressione del mare in profondità, con i polmoni collassati, e scendere, scendere in cerca di veloci prede, la caccia nell’oscurità...i flash di luce dei calamari. Non mi dispiacerebbe essere il più grande predatore del mondo, eppure aggraziata e flessibile con la mia bella coda lucida. E i calamari sono deliziosi! www.tethys.org - www.collisioni.org


www.pigradio.com


PIG Waves

A Cura di Giovanni Cervi. Contatti e info: verbavolant@pigmag.com

Pig Waves è un flusso di immagini e parole che segue una parola chiave: Underwater. Mondi blu e misteri abissali. Inconscio uterino.

“Il principio della vita”. 144 PIG MAGAZINE


it.wikipedia.org/wiki/Capitano_Nemo - “Il lato oscuro dell’acqua”.

jlambusphoto.com - “Angeli degli abissi o fantasmi? Cosa c’è laggiù?”

it.wikipedia.org/wiki/Le_Grand_Bleu - “Il mare ha un segreto”.

Photos by Jason Taylor

www.coreyfishes.com - “Il sashimi non sarà più lo stesso”.

www.underwatersculpture.com - “Il mio sogno divenuto realtà”. 145


Videogames

Di Janusz Daga (jan@pigmag.com)

PIG’s Most Played. War never looked so good!

Battlefield Bad Company 2_Xbox 360

Red Steel 2_Nintendo Wii

Secondo gustoso capitolo per la variante ironica di Battlefield. Se cercate l’esperienza di guerra online qui ci avviciniamo alla perfezione. Alcuni dettagli restano da bilanciare: dopo 30 proiettili alcuni avversari sono ancora in piedi e non sempre i missili funzionano come dovrebbero, ma ci siamo. Vero godimento è poter distruggere interi edifici a colpi di cannone o granate. Palazzi o centrali nucleari, non ce n’è per nessuno. Se pensate che qualcosa possa darvi riparo vi sbagliate di grosso, in Bad Company ogni cosa dello scenario può essere demolita. Aspettiamo i bilanciamenti e la possibilità di creare compagnie da 6 anziché solo da 4 –troppo poco-!

Grafica fenomenale e ambientazione futur-western-hitech. Ninja e cowboy meccanici si massacrano a colpi di pistole laser e katana. Con il nuovo Wii Motion Plus il controllo della spada raggiunge la perfezione e i ragazzi di Ubisoft hanno fatto davvero un miracolo. Se il capitolo precedente vi aveva deluso, questa volta potete sbavare.

Heavy Rain_PS3 Titolo super pubblicizzato. Spot, radio, giornali. Tutti ne parlano ma pochi forse sanno di cosa stanno parlando. Tre giorni di fatica per finirlo decentemente. Mezzo Seven e Mezzo L’Enigmista. Vuol’essere un film ma è solo un gioco e si trascina alcuni problemi dell’uno e dell’altro.  Bel tentativo ma senza l’adrenalina di un Mass Effect 2. Poi alla fine scopri che sei stato fregato dal regista (del gioco) e allora ti incazzi. Si perché se capita con un bel film uno anche porta pazienza, ma se ci stai giocando e i personaggi li muovi tu, le cose cambiano.

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Street Fighter IV – iPhone Tutti i personaggi, le location e le mosse del quarto capitolo, chiusi in un iPhone. Certo, avere la pulsantiera in sovraimpressione sullo schermino del telefono non è comodissimo, spesso i comandi si incasinano e le dita non vanno veloci come vogliamo, ma è un must-have. Perfetto per distruggere il touch screen dopo una combo di Ryu da 9 tasti!

Street Fighter II – keychain Da mettere in tasca anche questo inutile portachiavi BandaiCapcom che riproduce tutti i suoni e le frasi dei nostri personaggi preferiti. Da Chun-Li a Guile. A forma di pad è disponibile in mille colori, costruito apposta per disturbare la quiete pubblica. Comprarlo non è peccato. Amen.


NovitĂ 

big view. big fun!


Videogames

Di Janusz Daga (jan@pigmag.com)

Just hope they got a Nip in this building who speaks f*** English. PS3 ci porta a spasso nella metropoli della pioggia sporca. Come veri Yakuza. Se non avete mai visto un film di Kitano o una pellicola di Takashi Miike questa è un’ottima occasione per prendere contatto con la peggio sub cultura nippo-samurai che il ventesimo secolo abbia mai generato. Onore, rispetto, violenza e obbedienza.

Mafiosi con un codice etico che si ispira –così dicono loro- agli antichi samurai. Sono tarchiati, indossano orribili occhiali neri e usano un chilo di gel su ciuffi alla Little Tony. Tatuati dalla testa ai piedi parlano sporco e picchiano donne e bambini. Sono

gli Yakuza, onorevoli membri della mafia giapponese. Dai creatori di Shemune il terzo capitolo della saga si annuncia come un grande evento. La storia riprende dal secondo episodio della serie dove il nostro eroe Kazuma, come un uomo tigre moderno, si Tra gli Yakuza vige la regola del tatuaggio. Il significato è quello dell’accettazione del dolore ma si trasforma subito in emarginazione e paura. Ancora oggi, avere un braccio completamente tatuato –per un giapponese- vuol dire appartenere ad un clan. In molte occasioni sociali, come ad esempio le terme o i bagni pubblici, cartelli vietano espressamente l’ingresso alle persone tatuate.

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rifugia sull’isola di Okinawa per gestire il suo orfanatrofio privato. Richiamato dal sangue della “famiglia” e da un orribile ricatto, Kazuma torna a Tokyo per sistemare alcuni affari rimasti in sospeso ed è proprio qui che inizia la vita da gangster. Trama a parte, parliamo di cosa noi occidentali ci perderemo. Si, perché SEGA ha deciso che parte del gioco non sarebbe stata idonea per il mercato d’oltreoceano e ha tagliato di brutto trama e opportunità. Visto che la mafia giapponese campa su droga, armi e donne, cosa deve fare per prima cosa uno Yakuza che si rispetti? Trovare le donne! Abbordare giovani avvenenti ragazze fuori dalle stazioni della metropolitana e avviarle la lavoro più antico del mondo è pratica comune e diffusa. Naturalmente con una visione tutta giapponese, che non vuol dire sesso, ma conversazione! Spedire le ragazze negli Hostess Club gestiti dalla famiglia, insegnare loro come spillare quattrini a vecchi signori, dare le dritte per ottenere mance più alte e fidelizzare i clienti instaurando improbabili storie

d’amore. Questo per un giocatore europeo potrebbe sembrare noioso, lunghe prove di conversazione, dialoghi monotoni e lunghe sessioni di karaoke. Peccato che proprio in questi piccoli dettagli si celi il vero spirito del gioco. E’ più che altro un simulatore di vita Yakuza. Nel bene e nel male. C’è la parte dove si picchia, la parte dove si ricatta e quella dove si ruba, ma c’è anche la parte delle cerimonie. I lunghi dialoghi monotoni, gli inchini e la gestione del business. In un epoca che sempre più ghettizza questa subcultura, questo gioco potrebbe essere forse l’ultima finestra su un mondo che sta via via scomparendo. Niente più onore, niente più tatuaggi, niente più conversazioni. Per mettere il dito nella piaga vogliamo anche sottolineare che per i ruoli delle ragazze SEGA abbia addirittura ingaggiato famose pop-porno-star reali poi digitalizzate: volti e corpi prestati alla curiosità dei giocatori maschi. A loro il merito di tanto rumore intorno all’uscita del gioco. Tagliate anche molte sessioni di Pachinko  e Shogi–tipici giochi

giapponesi- e i quiz sulla storia nipponica –tanto meglio-. Insomma, dal gioco sono state epurate numerose possibilità lasciandoci con un GTA ambientato in Giappone. Nonostante tutto, questo titolo mantiene il suo fascino. La città è totalmente esplorabile e così le varie location limitrofe. Locali, golf club, karaoke, lap dance e sale giochi sono curate nei minimi particolari e per gli amanti del genere saranno un vero paradiso. I filmati che tengono insieme la storia sono curati e la trama è complessa e avvincente. Anche se non all’altezza dei giochi di ultima generazione questo titolo entrerà certamente nell’olimpo dei capolavori su Playstation. Non a caso, mentre scriviamo, i gipponesi si potranno godere già il quarto capitolo tanto è stato il successo della serie. Se quella che cercate è una full immersion nella Tokyo urbana, tra prostitute, boss e bande ecco il gioco che fa per voi. E ora, scusate ma vado a procurarmi una copia del gioco in giapponese!   Prima di giocare vi consigliamo alcuni movie sul genere. Giusto per non farci mancare nulla: Brutal Tales of Chivalry (Showa Zankyoden, 1965) - Street Mobster (Gendai Yakuza - Hito-kiri Yota, 1972) - The Tattooed Hit Man (Yamaguchi-gumi gaiden: Kyushu shinko-sakusen, 1976) – Brother (Takeshi Kitano, 2000) – Kikoku - Yakuza Demon (Takashi Miike, 2003). 

Per il lancio del gioco Sony ha deciso di fare le cose in grande. Ryu ga Gotoku 3  (Yakuza 3) è già pronta una speciale versione della console “White dragon Ryu ga Gotoku 3 bundle”. 10 mila candidi pezzi con super serigrafie. Prezzo? circa 400 euro, ma ne vale la pena! 149


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