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a cura di MINO DI VITA


EDIZIONE LIMITATA / 500


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Il prezzo del valore GIOVANNA MARIA DELL’ACQUA

Mille Gigli MARGRIETA JELTEMA

La Settimana Santa a Villasor EUGENIO MATTA

Fede due NICOLA PIZZUTI

Così simili, così diversi SERGIO REDOLFI

Dune GIANCARLO SALVADOR

Momenti di Baskin MARCO SCARDILLO

L’occhio su Kimutwa GABRIELE SGNAOLIN

Orizzonti SABRINA TOMASELLA

Promenade (sentieri di sabbia) CARLO TRAINI



Il sublime connubio Questa particolare collana editoriale è il risultato di una scommessa che ho fatto con me stesso. Nonostante anni dedicati a organizzare mostre, pubblicare cataloghi e a inventarmi nuove modalità efficaci per offrire una meritata visibilità agli autori emergenti, ero consapevole che mancava ancora uno strumento per promuovere quei meravigliosi lavori che all’interno degli spazi espositivi non potevano essere mostrati nel pieno della loro potenzialità. A differenza dei progetti che vengono realizzati visualizzando l’idea partorita dall’artista, quelli raccolti all’interno di questo libro sono progetti che raccontano, attraverso le immagini, le esperienze vissute in prima persona dagli autori. Testimonianze di eventi realmente accaduti che hanno segnato nel bene o nel male l’esistenza di chi vi ha assistito, a tal punto che ha sentito l’esigenza di affidare alle parole quello che le immagini non potevano documentare nel migliore dei modi: le sue emozioni. Si realizza così quella che amo definire il “sublime connubio” in grado di raccontare un evento coprendo i due livelli principali, la parte esterna, l’evento, ovvero la causa, e la parte interiore, l’emozione, cioè l’effetto. Il risultato è sorprendente in quanto l’esperienza dell’autore viene trasferita al pubblico offrendo due chiavi di lettura complementari una all’altra che ne amplificano l’efficacia. In questo modo chi si sofferma ad ammirare le immagini e intraprende la lettura del testo che le accompagna, condivide con l’autore le emozioni provate al momento dello scatto ed elimina definitivamente la possibilità di interpretare erroneamente quanto sta guardando. Un risultato che mi auguro, vivamente, si diffonda a tal punto da modificare in meglio il rapporto tra artista e pubblico e, di conseguenza, ampliare la platea di chi apprezza le opere fotografiche Mino Di Vita


GIOVANNA MARIA DELL’ACQUA Il prezzo del valore Durante la fase uno del Covid, nei pochi momenti di “ora d’aria” a distanza di sicurezza, necessari per procurarmi quello che mi serviva per affrontare la quarantena, mi sono resa conto dell’importanza che i negozianti hanno avuto per la mia vita e per quella di tutto il quartiere. Mi sono messa nei loro panni, ho provato a immaginare la loro stanchezza dopo turni estenuanti e la paura che hanno provato a causa del virus. Anche queste persone per me sono degli eroi, perché la loro attività ha reso la quarantena più sostenibile per tutti. Ho quindi deciso di ritrarli, abbinando i volti spesso sfiniti e spaventati alle cose che mi hanno venduto, ma quello che più mi ha colpito sono stati i sorrisi di alcuni che hanno dimostrato di aver capito il mio intento, cioè di rendere visibile il prezzo del loro valore.

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MARGRIETA JELTEMA Mille Gigli La processione di San Antonio in Bolsena, nel cuore della Tuscia, è insieme alla più famosa ed antica festa di Santa Cristina (festa che non è stata mai interrotta da secoli fino a quest’anno) una delle meraviglie delle tradizioni italiane. Ho avuto la fortuna di assistere e poter fotografare una festa che rimanda a misteri e spiritualità tramandati da centinaia di anni. Mi sembrava di far parte di qualcosa di più grande della realtà quotidiana, come se nella visione degli eventi ci fosse un significato più ampio, un tessuto con una trama di saggezza umana, di sapore antico, di valori eterni e senza tempo. Come un’opera d’arte nasce spontaneamente senza premeditazione, ma viene scolpita in modo organico, così venne scolpito lentamente durante secoli il paesaggio meraviglioso della cultura italiana.

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Tutti gli abitanti di Bolsena partecipano a questi gesti di trasformazione del quotidiano. Anziani e giovani si fanno parte attiva nella preparazione delle decorazioni, dei vestiti, dei fiori che decorano il pavimento sulle strade. Una donna mi ha detto “noi non saremmo niente senza le nostre tradizioni, vogliamo preservarle per i nostri figli”. E così, una giornata luminosa di quasi estate, a metà giugno, la statua di San Antonio, coperta di mille gigli, viene portata in processione dalla sua dimora, la chiesa della Madonna del Giglio, attraverso tutta la parte medievale della città ed oltre, passando dalla chiesa di Santa Cristina per poi, a fine giornata, lungo il viale alberato che sale sopra il lago, ritornare nella sua chiesa. Alla fine, tutti possono portarsi a casa i gigli bianchi e profumati, simbolo di purezza e protezione.


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EUGENIO MATTA La Settimana Santa a Villasor L’intento di questo mio lavoro nasce dal desiderio di far conoscere una tradizione importante e molto partecipata dalla popolazione del mio paese: Villasor. Settemila abitanti nella provincia del sud Sardegna che hanno a cuore rappresentazioni religiose che affondano le radici nella tradizione Spagnola. In particolare, quello che vado a raccontare, è quello maggiormente sentito dalla cittadinanza: il rito della Settimana Santa (ultima di quaresima) con la passione e resurrezione di Cristo, la quale si articola in tre principali appuntamenti. Il primo è quello del mercoledì santo con la Via Crucis che si svolge attraverso le strade del paese allestite per rappresentare le diverse stazioni della passione di Gesù Cristo. Nel tardo pomeriggio, dopo la celebrazione della Santa messa, vengono portate in processione, dai confratelli della “Madonna del Rosario” le statue del Cristo in arresto e della Madonna. Il venerdì santo è il giorno de ‘’Su Iscravamentu’’, il più toccante dei tre riti per la modalità di rappresentazione: la crocifissione, la deposizione del Cristo morto da parte dei “Veroni” e la successiva processione nella lettiga coperta da un velo da sposa per le vie del paese assieme alla Croce Santa e alla Vergine Addolorata vestita a lutto. Il tutto si svolge la sera alla luce delle fiaccole e al suono della banda musicale che intona marce funebri. Al rientro in parrocchia, i fedeli rendono omaggio con un saluto o un inchino al Cristo adagiato sulla lettiga ai piedi dell’altare ed alla sua madre piangente, posta ad un lato. La settima-

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na Santa termina la domenica di Pasqua con la processione “De s’Incontru”, letteralmente incontro, in seguito alla celebrazione della messa pasquale, i fedeli accompagnano, in due processioni differenti per percorso, la Madonna e il Cristo risorto i quali terminano il loro tragitto nella piazza principale incontrandosi con tre inchini al suono delle campane a festa (arrepiccu). La Vergine viene liberata dal suo velo di pizzo nero e, insieme, i due simulacri compiono il loro ingresso trionfale in chiesa. Merita di essere menzionata la particolarità della statua della Madonna la quale indossa una parrucca fatta di capelli veri donati dalle giovani del paese e il fatto che la croce e le statue votive vengano portate in spalla dai fedeli. L’associazione ecclesiastica più attiva in questo rito è la “Confraternita del Santo Rosario” che è stata rifondata da pochi anni. Ne fa parte anche mio padre il quale ha il compito, insieme ad altri tre confratelli, di eseguire le delicate manovre relative ai tre inchini che compiono la Madonna e il Cristo sfiorandosi a destra, sinistra e ancora a destra, la domenica di Pasqua. Il legame famigliare ha motivato ulteriormente la scelta di immortalare fotograficamente questo momento tradizionale profondamente radicato nel tessuto sociale. Tale progetto è dedicato a mio nonno che si è impegnato sino agli ultimi anni della sua vita, nonostante le forze lo abbandonassero, a condurre in spalla la pesante croce lignea sino al portone della chiesa per poi “raccomandarla” alle spalle dei devoti.


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NICOLA PIZZUTI Fede due Gli effetti della pandemia dovuta al Covid-19 hanno coinvolto e sconvolto la vita quotidiana di ognuno di noi, ad ogni livello della nostra esistenza, con una improvvisa uscita dalla normalità inimmaginabile e inaccettabile fino al giorno prima, vissuta e accettata all’indomani della pandemia. Superato l’apice del contagio, quelle libertà ridimensionate per decreto, pian piano, con la Fase due, ci stanno ritornando. Anche le confessioni religiose, e come potevano esimersene, hanno avuto il loro lockdown e anch’esse, non appena è stato possibile, hanno con gradualità iniziato il lento ritorno verso la normalità. Nel ricominciare a officiare pubblicamente i loro riti sacri hanno, ovviamente, dovuto tener conto delle prudenziali prescrizioni sanitarie previste per la Fase due. Per questo racconto fotografico, in rappresentanza delle altre religioni, ho scelto la Chiesa Ortodossa Russa Tradizionale di Milano, Metropolia Ortodossa di Aquilea e in particolare il Monastero Ortodosso di San Nicola a Milano. Una Chiesa, che seppur fortemente legata alla tradizione, come lo stesso nome fa intendere, in

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alcuni tratti moderna – questa è stata la mia impressione – forse anche per opera del suo Vicario Generale. In questa comunità il rito sacro si svolge in una piccola chiesa in legno, tappezzata di icone religiose dipinte a loro volta su legno e piena di oggetti sacri. I tanti fedeli che non riescono ad accedere all’interno della chiesa seguono il rito, video trasmesso e sonoramente amplificato, nel piazzale antistante e sotto l’arcata del monastero. Lo svolgimento del rito, che è per la maggior parte cantato, è molto articolato e ricco di momenti particolari, insoliti per chi è di una diversa confessione. Chi officia il rito e i partecipanti sono evidentemente uniti in una rappresentazione corale della fede che professano. Fede che di sicuro ha aiutato i credenti nel trovare un punto di riferimento in una società che sembra non averne più, tanto più in contesti eccezionali come quello che stiamo vivendo, e a comprendere l’importanza di andare avanti, sempre e comunque.


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SERGIO REDOLFI

Così simili, così diversi Così simili, così diversi è un progetto iniziato una notte di settembre del 2005, quando sono nati, a distanza di un minuto, Samuele e Valentino. Figli di parenti, sono stati per me come dei nipoti acquisiti. Quella notte non avrei mai immaginato che sarebbero rientrati tra i miei soggetti preferiti, da riprendere in situazioni divertenti: davanti a uno specchio finto, in compagnia di un’ombra, nel confronto dei volti. Talmente simili fisicamente che per un occhio esterno è quasi impossibile distinguerli, eppure tanto diversi nei loro caratteri, attitudini, aspirazioni. Qualcosa forse traspare dalle fotografie: uno sguardo più scaltro, quello più morbido,

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posture differenti. Il bianco e nero mi aiuta a suggerire l’idea del tempo che passa, mentre li osservo crescere meravigliandomi di questi continui mutamenti che non impediscono loro di rimanere simili. E così è stato: tanto simili da bambini, quando per fotografarli volevano in cambio delle caramelle, tanto diversi ora, adolescenti, quando mi chiedono di fotografarli seguendo una loro idea. Mi piace pensare che le mie fotografie li accompagnino durante questo viaggio e, chissà, riguardandole un domani, ruberanno loro un sorriso.


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GIANCARLO SALVADOR Dune Amo il Deserto. Vivo nel Deserto, Bellezza pura, Assoluto senza mezzi termini, o tutto o niente, o gioia o dolore, o vita o morte. Chi ci prova è perduto. Perché il deserto è un amante insaziabile che ruba l’anima e succhia il cervello. Amo i silenzi assordanti, l’isolata solitudine, l’introspezione, la simbiosi armonica con una natura totalizzante, immensamente potente in cui naufragare. Un mondo a parte frequentato da presenze leggere, evanescenti nel calore sfocato, o ingombranti, opprimenti, sotto una cappa di luce abbacinante: le Dune, presenze ineluttabilii, tangibili, di sogni e realtà. Amo le Dune. Vivo tra le Dune. A volte abbracciano tenere e protettive, a volte respingono infide e crudeli. Perché Duna è femmina, carnale, coinvolgente e travolgente, oltremodo affascinante. Amore e odio. Dune è il racconto di tutto questo, l’incarnazio-

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ne del connubio perfetto tra la sensualità della sabbia, la poetica del vento, e la magia della luce. Il vento accarezza con arte la sabbia, materia immobile eppur mobile, estremamente duttile, che si lascia docilmente modellare in forme cangianti. La luce dà vita ed energia ai volumi, dipingendo linee pure, sinuose, morbide e taglienti, creando contrasti, profili vellutati ed inaspettati grafismi. Una triade stregata di elementi, ognuno essenziale, indispensabile agli altri: senza la sabbia, vento e luce non avrebbero la malleabile materia prima da modellare ed illuminare, senza il vento la luce si poserebbe su di una monotona piana sabbiosa, senza la luce sarebbe il buio, il nulla. E come diceva un grande compagno di ventura “il Deserto è più bello che altrove!”


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MARCO SCARDILLO Momenti di Baskin Il Baskin (Basket Inclusivo) è un’attività sportiva che persegue l’inclusione di tutte le persone. È uno sport giovane (nato nel 2003) che si ispira al basket ma ha caratteristiche particolari ed innovative. Il Baskin rappresenta un nuovo modo di praticare lo sport da uomini e donne con e senza disabilità, promuovendo una cultura dell’inclusione con la partecipazione di tutti e dove tutti sono protagonisti. Il campo è quello del Basket tradizionale, modificato aggiungendo alle due classiche aree con canestri, collocate sui lati lunghi del rettangolo di gioco, due aree più piccole – dette aree laterali – situate alla metà del terreno, ciascuna con due canestri di diversa altezza, così che i canestri sul campo sono in totale sei. Questo è uno di quegli esempi di quanto lo sport faccia bene, al di fuori dello sport stesso, non solo per l’attività fisica, nella disciplina, nei valori e nelle relazioni… un’inclusione che di fatto da la stessa dignità alla persona anche fuori dal campo. [pag. 67] Manuela e Giulia Il corpo oltre le parole, il gesto oltre la disabilità, lo sport oltre se stesso. Nessun pietismo. [pag. 68] Alberto “La forza dell’unione, del gruppo e lo spirito di squadra, riescono ad annullare ogni tipo di differenza o disegualità nel rispetto della persona stessa.” [pag. 69] In senso orario Damiano, Francesco, Eugenio, Daniele

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Qual è il confine tra normalità e la disabilità…? Nel baskin la diversità è il punto partenza per stare in campo… è la partita nella partita. [pag. 70] Nicolo e Melson Ci sono persone ordinarie, che fanno delle cose straordinarie, semplicemente essendo se stessi. Qui quello che conta è la volontà di giocare tutti insieme, indipendentemente dalle doti fisiche psichiche di ciascuno giocatore, dall’età e dal sesso. [pag. 71] Irina e Nasser e come disse Michael Jordan, i limiti, come le paure, sono spesso solo un’illusione. Il gioco vede la palla e la palla mi dà forza. E questa forza tocca l’intangibile, raggiunge l’impensabile... ecco adesso sì che mi vedi. [pag. 72] Elena Le differenze devono essere integrate, non discriminate, ma protette… l’unità è data dalla varietà delle diversità. [pag. 73] Raffaele Tutto viene meno quando si è in campo: le differenze e i pregiudizi rimangono fuori e si vedono la bellezza del gesto nella sua semplicità e la determinazione del giocatore nel portare a casa un altro canestro, per sé e per la squadra. [pag. 74] Dave e Gianluca Lo sport non è solo gioco, non è solo fisicità, è mente, anima…emozioni...e ogni tanto un momento di tenerezza come questo. [pag. 75] Eugenio e “Cala” Alessandra


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GABRIELE SGNAOLIN L’occhio su Kimutwa Le foto di questo progetto, sono state scattate nel mese di settembre 2014, a Kimutwa e dintorni, un villaggio distante circa 2 ore d’auto dalla capitale Nairobi lungo la strada diretta a Mombasa, in Kenya. Le immagini ritraggono persone e situazioni di tutti i giorni, frammenti di vita che avvengono normalmente in quei luoghi in circostanze perlopiù lontanissime dal nostro stile di vita. Da quando ho prenotato il volo ad aprile fino alla partenza, per 5 mesi non ho guardato né foto, né libri, né documentari su dove sarei dovuto andare. Niente di niente. Non volevo influenzare, inquinare il piacere di immaginare, tutto quello che era uno dei miei sogni di quando ero piccolo: ciò che mi aspettava era tutto lì, dovevo solo guardare e ammirare quello che mi si presentava davanti agli occhi riguardo una cultura diversa dalla mia. Una specie di gioco fantastico. All’arrivo in terra africana, la vista in lontananza di una decina di giraffe mi ha lasciato incantato: stare lì ad osservare le loro teste ondeggiare al di sopra degli alberi mentre correvano in libertà, ha rimandato la mia mente ad un evento impossibile da assistere

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nelle mie zone. C’era la gente che camminava ovunque, persone che sbucavano dappertutto, uscivano davvero da ogni angolo possibile. Usavano i piedi come il loro miglior mezzo di locomozione, soprattutto per necessità: ho incontrato alcune donne che non so quanta distanza forse avevano percorso per recuperare legna e acqua per le proprie esigenze primarie. Tutti i giorni la stessa consuetudine da chissà quanto tempo, e probabilmente ancora chissà per quanto dovranno continuare a ripeterla. Gesti che mi hanno catapultato ad un’epoca primordiale, disorientandomi. Riflettevo sul fatto che a casa con il solo gesto della mano, ruotando una manopola che sia del lavandino o del fornello, in un istante avevo acqua e fuoco. Così come la cucina della famiglia di un piccolo abitato seminascosto dagli alberi, costruita con fango, rami, paglia, mi ha fatto entrare nella dimensione bambino durante il periodo delle capanne nei boschi con gli amici. Dal lato personale ho vissuto un’esperienza profonda, ma che sia ben chiaro: stare lì poche settimane non è vivere il territorio.


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SABRINA TOMASELLA Orizzonti I miei orizzonti sono paesaggi naturali, Eden circoscritti e poco antropizzati, zone semidesertiche, costiere, parchi, ciò che resta dei ghiacciai: tutti luoghi con equilibri fragili incontrati, viaggiando per il mondo dal 2008. Mi sono soffermata ad osservare la superficie della terra, modellata dagli agenti atmosferici con le sue asperità e peculiarità, la vegetazione spontanea caratteristica del luogo, l’acqua. Contemplare paesaggi naturali sconfinati ci porta ad una pacificazione, ad essere più presenti a noi stessi, nonché ad attivare risorse interiori e ad elevare il nostro stato di benessere emotivo. La Natura si prende cura dell’animo umano, se l’intera umanità si prende cura di lei. Lo sguardo si perde e vuole rimanere sospeso nell’estasi, nell’intimo piacere che questi luoghi danno a chi li sa guardare in silenzio. Spazi selvaggi da preservare, luoghi vitali per tutti gli esseri animali e vegetali. Il passaggio umano nell’ultimo secolo, ha degradato e violato la Terra, inseguendo progresso e modernizzazio-

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ne. Questa epoca geologica prende il nome di Antropocene, ma l’uomo deve accrescere la sua consapevolezza dei danni inflitti all’ambiente e delle conseguenze connesse. La perdita della biodiversità, i cambiamenti climatici, l’inquinamento e la cementificazione avanzano sempre di più. Nazioni e imprese sono guidate solo dalle leggi di un’arida economia, hanno perso di vista la salute del Pianeta e il benessere umano. Giorno dopo giorno intacchiamo il capitale naturale. Ognuno dovrebbe impegnarsi a contrastare questa spirale distruttiva. Il lavoro nel giardino mi fa stare in contatto con la natura. Ho scoperto un mondo affascinante fatto di cicli che si ripetono. La semina, la nascita, la cura e la raccolta dei frutti, che Madre Terra sa elargire, mi fa sentire parte di un tutto, con fatica e rinnovata gioia. Piantando un albero si contribuisce alla salute del Pianeta e al nostro benessere. Il mio giardino mi fa sentire più vicina ai miei orizzonti selvaggi, piccolo microcosmo nel macrocosmo.


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CARLO TRAINI Promenade (sentieri di sabbia) Se c’è una cosa che le orme sulla spiaggia sanno rappresentare in modo limpido è il sentimento di presenza-assenza che vi abita, in particolar modo quelle sulla battigia. Sono come bassorilievi, piccole sculture lasciate lì da persone che, semplicemente camminando, creano una sequenza infinita di impronte destinate a svanire in breve tempo. Quando penso al mio incontro più Iontano in cui ho sperimentato la libertà, il mio ricordo torna a un luogo ben preciso che si chiama Sentina, un paesaggio costiero composto di terra, acqua e sabbia che si sviluppa per decine e decine di ettari, formato da cordoni sabbiosi, zone umide e praterie salmastre, una zona a nord della foce del fiume Tronto, oggi riserva naturale. L’ascendente che la Sentina esercita su di me è dovuto al fatto che questi ambienti unici, che ospitano una ricca e particolare flora ormai scomparsa in quasi tutto il litorale adriatico, sono per me Terra Madre e Terra Padre, perché lì nacquero e vissero la Ioro giovinezza i miei genitori e lì s’innamorarono. Ricordo che in un giorno di primavera inoltrata, dei miei sedici anni di allora, esattamente a metà maggio, un mattino caldo e assolato marinai la scuola per recarmi nei pressi della Sentina. Tornando dalla scuola, scesi dal vecchio motorino a tre marce, che avevo acquistato l’anno prima con i miei primi risparmi di una stagione da cameriere, e Io appoggiai al tronco di un vecchio gelso sul limitare di un fossato. Mi inoltrai a piedi per la spiaggia, fino a raggiungere un piccolo spiano di sabbia tra alcune piccole dune, circondate da arbusti di vegetazione spontanea di Erba cali e Poligoni marittimi in fresca fioritura. Srotolai la stuoia, mi distesi occhi al cielo e, immerso in un limpido e cristallino paesaggio sonoro, scoprii cosa significa respirare libertà.

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Dopo pochi minuti, due gabbiani che volavano in coppia, radenti la spiaggia, mi sorvolarono e il mio primo pensiero fu, non so per quale motivo, che la solitudine delle stelle dev’essere seconda solo alla lontananza che c’è tra coloro che camminano soli in riva al mare. Forse è per questo che, ancora oggi, amo guardare chi cammina solitario in riva al mare; amo immaginare le tracce che Iascia dietro sé come un Iungo filo d’Arianna fatto di passi, passi di cui è intessuta la vita e a ogni Ioro incrociarsi, al Ioro intersecarsi, qualcosa rimane: il profumo dell’esistenza di ognuno. Ecco perché vorrei immaginarmi impronta e nella mia forma contenere tutto il significato del ricordo di ogni persona incontrata e ricordare il camminare su una spiaggia baciata dalla brezza marina, custodire le parole sorridenti dette nell’aria pungente del mattino, il silenzio di un abbraccio, Io schiocco gentile dei baci tra bagnanti ritrovati dopo un anno svernato Iontano. Ecco, io guardo aII’umanità che mi cammina a fianco, e il mio osservare altro non è che uno dei miei mille modi di camminare con ognuno; ed è un cammino in verità, perché si è a piedi nudi, liberi da tutto, dove il solo vestito che indossiamo è la naturalezza ed è fatto delle nostre rughe, di gesti comuni, fino a risplendere dei nostri tatuaggi. Gli incontri in spiaggia possono essere viaggi che segnano la linea di confine tra l’essere e il non essere, tra il bianco e l’azzurro, la roccia e il mare; viaggi senza casa, esperienze che segnano, forgiano, contaminano. Oggi come allora, dopo quarant’anni, Io stupore della verità espressa da ogni persona in riva al mare risuona in me come se ognuno fosse un appuntamento con la vita del quale posso decidere di conservarne memoria o se alla memoria desidero offrire la possibilità di espandersi, interagire e garantire continuità.


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GIOVANNA MARIA DELL’ACQUA

GLI AUTORI

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Sono una fotografa nata nel 1985 a Bologna, città dove attualmente vivo e nella quale mi sono laureata in Storia dell’Arte. La fotografia è sempre stata la mia più grande passione, tanto da diventare oggi il mio lavoro, infatti insegno fotografia in una scuola privata. Amo molto il reportage, la street photography e il ritratto; attualmente sto portando avanti vari progetti fotografici e alcune mie fotografie sono parte di importanti esposizioni internazionali tra cui: #ICPconcerned: Global Images for Global Crisis organizzata dall’International Center of Photography di New York, International Travel Photography e Monochrome 4 organizzate dalla Glasgow Photography Gallery. Sono stata inoltre selezionata come vincitrice del Runner-up Prize nell’ambito dell’ottava edizione del Gwacheon Bio-Art International Contest organizzato dal Medicinal Bioconvergence Research Center (Biocon) della Seoul National University, e del terzo premio dell’ Art Full Frame Photo Contest Street Photography 2020, che prevede l’esposizione dei vincitori al London Photo Show 2021. Tra le pubblicazioni: “Giorni Sospesi”, una testimonianza visiva della quarantena attraverso gli scatti migliori ricevuti da fotografi provenienti da tutta Italia, edito da Marchesi Grafiche Editoriali, “Quarantene” articolo che raccoglie varie testimonianze fotografiche italiane sul lockdown, pubblicato su Witness Journal #112 speciale Covid. www.instagram.com/gio.dellacqua/


MARGRIETA JELTEMA

EUGENIO MATTA

NICOLA PIZZUTI

Nata sotto cieli nordici nei Paesi Bassi. Ha vissuto e lavorato in Olanda, in Italia, nei Caraibi, in Cile, in Portogallo e in Romania. I suoi primi passi nella fotografia li ha fatti da bambina nella camera oscura interamente costruita da suo papà nella soffitta della loro casa. La fotografia come atto spontaneo e naturale l’ha sempre accompagnata, ma fino a non tanto tempo fa non aveva mai considerato di condividere i suoi risultati. Durante i suoi studi di biologia con un master in filosofia nell’Università di Wageningen (Olanda) ha iniziato con diversi percorsi nell’arte; ha fatto fusione di bronzi, pittura, incisioni, ceramica. Ha creato libri con incisioni e poesie. Il suo lavoro abbraccia poesia e scultura, ma il suo sfogo creativo principale è sempre la fotografia. Ama usare macchine analogiche (dal 35mm. al “whole plate”), si rifugia fra l’alchimia degli antichi procedimenti di stampa, trova ispirazione nei maestri del chiaroscuro olandesi e riscopre così la bellezza come linguaggio universale. Le sue fotografie sono state esibite in esposizioni internazionali, hanno ricevuto premi e nomine (IPA, Px3,WPGA, Prix de la Découverte, Spider awards e tanti altri) e sono state pubblicate in numerose riviste come “the Silvershotz Magazine“ (Folio ed.), “the Photo Review”, “Dodho Magazine”, “Fotonostrum Magazine”, “Seities” e “the Black & White Magazine for fine art”. Il suo libro “The Taste of Tears” ha ricevuto una medaglia d’oro nel Prix de la Photographie (Px3). Attualmente vive e lavora nella Tuscia, terra Etrusca. www.margrij.com www.instagram.com/margrije/

Nato nell 1986, vivo a Villasor nel sud Sardegna. Il mio percorso fotografico iniziò quasi per caso nel 2010 con l’ acquisto della prima reflex, in un primo momento per immortalare i posti che visitavo. In poco tempo la curiosità per questo nuovo mondo è aumentata e mi ha portato ad approfondire la fotografia. Da autodidatta ho appreso nozioni e tecniche da riviste di settore, confronti con altri fotografi e tanta autocritica. In questi anni ho fotografato un po di tutto senza prediligere un genere specifico. Da qualche anno sento il bisogno di avere uno stile da seguire, infatti uso sempre più spesso focali più corte e fisse ed il bianco e nero, mi piace avere un contatto con i soggetti negli avvenimenti che fotografo, ora le persone sono un elemento importante nelle mie foto. Un altro genere che pratico è la paesaggistica, principalmente con la tecnica dei tempi lunghi. Tra i vari concorsi fotografici in cui ho partecipato cito il bfoto festiva di Mogoro dove sono stato selezionato tra i fotografi che hanno esposto all edizione del 2016.

Nato a Salerno nel 1967, vivo a Milano e sono un libero professionista. Fotografo per hobby posso dire da sempre, con interruzioni che hanno avuto periodi più o meno lunghi. Da qualche anno ho ricominciato e, più o meno contemporaneamente, ho iniziato a frequentare il Circolo Fotografico Milanese e il gruppo “Racconto Fotografico” del circolo. Grazie, in particolare a quest’ultimo, ora fotografo provando, appunto, a raccontare delle storie con le immagini. Il progetto Fede due è stato pubblicato sul Witness Journal 116.

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SERGIO REDOLFI

GIANCARLO SALVADOR

MARCO SCARDILLO

Vivo in provincia di Bergamo e ho 39 anni. La fotografia è entrata nella mia vita nel 2007. Da allora è una passione che ho sempre coltivato, come autodidatta, cercando di sfruttare e approfondire le varie possibilità del digitale. Ho iniziato con la Macrofotografia: nelle mie foto mi è sempre piaciuto mettere in evidenza un dettaglio, un particolare. Il mio “percorso” fotografico è proseguito con la “street photography”, alla ricerca di qualcosa di originale nella realtà solo in apparenza banale delle cose. Ciò che oggi mi appassiona di più è il ritratto, cogliere attraverso l’obiettivo le sfumature del carattere delle persone. Prediligo il bianco e nero per meglio focalizzare gli elementi più significativi dello scatto senza la distrazione del colore. Negli anni ho partecipato a qualche concorso con buoni risultati e una mia fotografia è stata pubblicata sul numero di marzo 2020 della rivista Foto Cult.

Veneziano, studi di filosofia ed archeologia, appassionato di Storia Antica, geologia, astronomia, musica, fotografia, arte africana ed architettura. Fino a 30 anni musicista, il rock e il blues nel sangue, protagonista di concerti e registrazioni in studio tutt’ora oggetto del desiderio di appassionati collezionisti. Poi il colpo di fulmine per l’Africa, ma non solo... L’amore sviscerato per il Sahara, per i grandi spazi e le genti del Continente Nero, lo portano a vivere spirito e corpo tra dune, savane e foreste. Accanito fautore del viaggio insolito, comunque e ovunque fuori dall’ordinario, dal 1978 progetta, organizza e guida spedizioni di classe e grandi contenuti nelle lande più insolite e suggestive del pianeta, condividendo l’emozione di una “prima”, il sapore ed il fascino della “scoperta” con i molti appassionati che lo seguono. Per molti anni nomade in Sahara e residente vagabondo in Africa Occidentale ha pubblicato l’unica guida in italiano del Mali. Dalle sue idee, dalle sue esplorazioni, sono nati molti degli itinerari proposti dai vari operatori turistici del settore. Le sue immagini, letteralmente “rubate” al tempo e all’impegno dovuto alla guida del viaggio, fanno parte di un ricchissimo archivio di immagini, sempre in crescita. Nell’era del digitale, quando il tempo lo permette, si diverte ancora con la buona, vecchia pellicola, girando con un banco ottico in spalla o con una macchina stenopeica e meravigliose “glorie” d’altri tempi. www.giancarlosalvador.it www.facebook.com/GiancarloSalvador. Harmattan

Milanese, classe 1970. Appassionato di fotografia fin da giovanissimo. Le prime brevi esperienze fotografiche sono nei primi anni ‘90. Nel 2004 viene segnato da un grave incidente, che gli porterà qualche limitazione, riuscendo comunque a recuperare, vede aumentare la propria sensibilità, che lo porterà a fermarsi e a poter riflettere su cosa voler fare da “grande”. Inizia gradualmente il suo processo di crescita interiore e professionale che lo porterà a sviluppare la sua creatività e sensibilità nella rappresentazione umana, nello specifico i soggetti più vulnerabili. Nel 2017 pubblica in tiratura limita ”The Book” aforismi e riflessioni in 101 foto. Attualmente vive alle porte di Milano, ed è impiegato presso una multinazionale nel settore dell’illuminazione. Dalla fine del 2018 come fotografo del SangaBaskin, collabora per passione al progetto aperto “Momenti di Baskin”. Attualmente si ritaglia momenti di ricerca fotografica, in solitudine o in compagnia di amici e complici. www.instagram.com/goldrake_avanti https://m.facebook.com/SangaBaskin/

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GABRIELE SGNAOLIN

SABRINA TOMASELLA

CARLO TRAINI

Ho 36 anni e vivo a Ornago, un piccolo paese della Brianza. Sono un lavoratore autonomo nell’ambito dell’artigianato, e di professione svolgo la mansione di elettricista. Nel 2012 ho frequentato l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano e altri vari corsi di formazione. I miei campi preferiti in fotografia sono il ritratto e il reportage.

Nata a Firenze nel 1967, vivo sulle colline limitrofe. Fotografo fin dalla tenera età, prima con un’Agfamatic, poi con una Voigtlander, ereditata da mio padre. Appassionata alla camera oscura dal 1990 tramite dei corsi autogestiti in un centro sociale occupato. Nel 2006 sono passata al digitale. Membro dell’Arsomiglio, associazione impegnata nella valorizzazione della fotografia. Lavoro come Educatrice Professionale nella Salute Mentale di Prato, talvolta utilizzo video e foto come strumento espressivo in un centro Diurno. Il mio sguardo è rivolto al dialogo con la Natura, alla bellezza delle sue forme e alle risorse interiori che ci dona. Indagine sulla città, collettiva, Associazione Dryphoto, Prato1994. Toscane au pluriel, collettiva galleria Verhaeren, Bruxelles 2004. Punti di vista 2, collettiva, Centro d’arte Vista, Roma 2009. Athensart, International arts Festival, Atene 2010. Coltivazioni, Chiesino Sant’Ambrogio, Prato 1999. Armonie vegetali, sguardi tra serre e giardini, Orto botanico, Firenze 2001. Radicamenti, Caffè Giubbe Rosse, Firenze 2003. Ritratti animali, Museo di S. Francesco, Greve in Chianti, Firenze 2003. Trampoline, collettiva e asta, Blindarte, Milano 2019. I luoghi della vita, pubblicazione a cura di Dryphoto, ed. Morgana 1995 e ed. Manent 1998. Armonie vegetali, sguardi tra serre e giardini, pubblicazione, Firenze 2001. Performance Armonie naturali, slide-show, poesie personali, danzatrice classica e attrice non vedente, Prato 2013, Firenze 2014. www.instagram.com/sabrinatomasella67

Nato nel 1964, durante il servizio di leva inizio ad appassionarmi ai linguaggi dell’arte, ma solo dopo il 1985, inizio a nutrire una particolare curiosità verso la Pittura e la Fotografia. Il primo approccio è breve, smetto quasi subito di usare una vecchia fotocamera (una Praktica BC1), dopo aver sviluppato una ricerca personale attraverso pochissimi rullini bianco e nero; ricerca conclusa nel 1997, dopo qualche caricatore Polaroid, esperimenti con teli serigrafici e l’incontro con un fotografo icona del XX secolo. Con l’arrivo degli smartphone torna la passione per la Fotografia grazie all’avvento di Hipstamatic, la cui filosofia originaria ha rappresentato la risposta a quanto non riuscivo a realizzare con la fotografia analogica. Inizio così a catturare le fotografie durante le conversazioni al telefono o attraverso il finestrino dell’auto, elaborando l’immagine in pochi secondi, direttamente sul posto, accettando tutti i limiti e le restrizioni del caso. Uso lo smartphone perché la mia fotografia non vuole essere mai un resoconto del reale, ma un racconto improvviso, di getto, dettato dall’istinto delle mie percezioni che sorvegliano la mia anima. Chiamo tutto questo “Fotoequivalenze” perché le immagini, prevalentemente realizzate nel corso di conversazioni telefoniche o dal finestrino dell’auto, sono figlie di quel poco di libero arbitrio oggigiorno esercitabile ed equivalgono al mio stato d’animo in rapporto con il mio “caos” interiore; tutto questo sempre esprimendo una ricerca metafisica non disgiunta da una sperimentazione estetica personale. www.iphonephoto-carlotraini.com

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ShotsToTell è una collana di libri che raccoglie alcuni dei progetti fotografici più interessanti e originali realizzati in giro per il mondo. La filosofia che sta alla base del progetto è quella di raccontare attraverso le immagini e i testi le esperienze vissute in prima persona dagli autori. Pubblicati quattro volte all’anno i libri fotografici sono realizzati in due differenti versioni: bianco e nero e a colori. In ogni edizione sono presentati dai dieci ai quindici progetti che vengono selezionati mediante una call for entries internazionale. L’iniziativa è autofinanziata dalle quote di partecipazione che ogni autore versa per candidare il progetto da selezionare. I libri, in edizione limitata di 500 copie, sono in parte distribuiti gratuitamente tra istituzioni, curatori, critici e gallerie e in parte messi in vendita on line negli store. Inoltre, nella pagina dedicata a ShotsToTell della sezione Progetti sul sito PhotoProjectPro.com è possibile sfogliare o scaricare la versione digitale in PDF. La collana ShotsToTell è stata fondata ed è curata da Mino Di Vita.

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[01] REALIZZATO DA:

info@photoprojectpro.com www.photoprojectpro.com Milano

IN COLLABORAZIONE CON:

Fondo Malerba per la Fotografia

A CURA DI:

Mino Di Vita REALIZZAZIONE GRAFICA:

Margherita Moretti

© 2020 PHOTO PROJECT PRO. Tutti i diritti riservati. Per i testi © gli autori. Per le fotografie © gli autori. Gli autori sono i proprietari dei relativi diritti. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro mezzo senza il previo consenso scritto di Photo Project Pro.

Finito di stampare, dicembre 2020


Mino Di Vita ha studiato scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e successivamente si è laureato in Lettere e Filosofia all’università degli studi di Bologna. Dalla metà degli anni Ottanta ha fotografato la società nei suoi diversi aspetti fino a concentrare il suo interesse sulle connessioni tra l’uomo e i luoghi a cui è legato, indagando le atmosfere che ne derivano in conseguenza al trascorrere del tempo. Ha realizzato progetti di ricerca su Milano, New York, Tokyo, L’Avana e altre metropoli nel mondo, le sue opere sono esposte in gallerie, istituzioni e fiere d’arte internazionali e fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche. È autore di libri fotografici e affianca alla sua personale ricerca artistica un percorso di sperimentazione curatoriale attraverso il progetto Photo Project Pro. Vive a Milano e lavora tra Milano e Tokyo.



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