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In caso di mancato recapito inviare al CMP di Roserio (MI) per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Spedizione in A. P. 45% art.2 comma 20/B Legge 662/96 - Milano

La rivista di riferimento del settore Termoidraulica, Riscaldamento, Condizionamento & Sicurezza gas

All'interno: Normativa La disciplina giuridica sulle attività tecnologiche rumorose ed idonee a turbare l’equilibrio psico-fisico dei cittadini Comunicato stampa Intervista a Emanuela Tosto Termoidraulica Clima Ecoenergie punta su efficienza e risparmio energetico Klimahouse Umbria 2010 Antincendio Sistema di vie di esodo nelle case protette (parte I) Energia Biomassa: riscaldamento a basso costo Bonifica La rimozione dell’amianto negli impianti idrici e termici


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Da Facot… SOLARGel pipe, il bi-tubo nanotech ¾www.facot.it Cod. 0010

Elfoenergy large2: alta efficienza tutto l’anno per applicazioni commerciali ed industriali di medie dimensioni ¾www.clivet.com - Cod. 0011

Ci sono evoluzioni nella storia dell’uomo, che permettono di raggiungere un elevato standard di qualità e sicurezza, fino a poco tempo fa, impensabili nel campo della tecnologia. Una tecnologia che a volte assume sembianze articolate, futuriste addirittura aerospaziali, trasformandola in un ramo della scienza applicata e della tecnologia stessa, col nome fantascientifico (coniato dall’Ingegnere americano Kim Eric Drexler) di Nanotecnologia. Quella che vi vogliamo raccontare è la storia del bi-tubo solare nanotecnologico SOLARGel pipe. Il bitubo è disponibile in acciaio inox 316L corrugato e permette la connessione del serbatoio di accumulo dell’acqua calda, al pannello solare, il tutto isolato con Aspen Aereogels, un materassino isolante di soli 5 mm di spessore, resistente sia al freddo polare di una spessa lastra di ghiaccio, sia al calore elevatissimo di una fiamma.

Clivet presenta la nuova serie ELFOEnergy LARGE2, la soluzione efficiente, versatile e competitiva per i progetti nuovi e di riqualificazione degli impianti idronici. Il mercato delle pompe di calore cresce a due cifre. Per la fascia 80-200 kW, che copre il 30% del mercato nazionale, Clivet lancia ELFOEnergy LARGE2 (WSAN-XEE) la nuova gamma di pompe di calore che coniuga l’alta efficienza in classe A di Eurovent alla compattezza, mirando non solo a sostituire il parco installato ad R22 con un’efficienza media superiore del 30%, ma anche ad abbattere i consumi in tutti i nuovi impianti a servizio di condomini, hotels e collettività in genere. La nuova serie di pompe di calore ad acqua da 80 a 230kW ELFOEnergy LARGE2 (WSAN-XEE) si contraddistingue per l’alta efficienza energetica, la versatilità delle applicazioni ed i vantaggi economici sia nel ciclo annuale che nell’investimento iniziale.

La forza di questo prodotto, rispetto a quelli attualmente presenti sul mercato, è molteplice. In primis va ricordato che la nanotecnologia ha permesso e consentito di sviluppare, materiali superiori in prestazioni, durata e con spessori isolanti nettamente più ridotti grazie al bassissimo coefficiente di trasmissione del calore Ȝ = 0,014 W/(mƔK).

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Alta efficienza energetica L’efficienza energetica di questa serie è frutto dell’impiego delle migliori tecnologie Clivet quali: t Uso di più compressori Scroll sullo stesso circuito frigorifero, che offrendo più gradini di capacità massimizza l’efficienza ai carichi parziali, con un conseguente grande risparmio nell’intero

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ciclo annuale e non solo nei periodi di picco t Ottimizzazione delle superfici di scambio. Nel funzionamento a carico parziale il circuito frigorifero dispone della totalità delle superfici di scambio, permettendo un incremento notevole del rendimento sia del singolo compressore che di tutto il sistema t Valvola termostatica elettronica di serie, per una regolazione più stabile ed accurata, che permette un adattamento rapido e preciso all’effettivo carico richiesto t Ventilatori esterni con profilo winglet per la massima efficienza aerodinamica, con una riduzione dei consumi del 10% ed un abbattimento delle emissioni acustiche di 6 dB rispetto ai ventilatori tradizionali. Versatilità ELFOEnergy LARGE2 si integra perfettamente nelle diverse tipologie impiantistiche ad alta o bassa temperatura: con ventilconvettori ed unità di trattamento aria, pannelli radianti, terminali ad induzione o travi fredde. L’utente può infatti contare sulle diverse temperature di funzionamento impostabili e sulla vasta gamma di accessori e configurazioni, tra cui spiccano le diverse soluzioni integrate di pompaggio, da quelle più semplici ed economiche con pompa singola o doppia, a quella tec-

nologicamente più evoluta con Hydropack. In quest’ultima le due pompe in parallelo permettono una erogazione flessibile della portata d’acqua, soprattutto durante gli avviamenti, e garantita anche nel caso di avaria di una delle due pompe. Triplice risparmio t L’alta efficienza complessiva e l’affidabilità costruttiva consentono grandi risparmi sia nella conduzione che nella manutenzione. t Tutte le grandezze beneficiano in Italia degli sgravi fiscali del 55% perché rispettano anche i più severi limiti imposti per il 2010 dalla legge Finanziaria. t ELFOEnergy LARGE2 sostituisce le centrali termica e frigorifera ed ha già i principali accessori forniti a bordo macchina completamente funzionanti. In questo modo si riducono i tempi di progettazione, i costi di installazione e gli ingombri in opera. A questi vantaggi si aggiunge l’alta affidabilità garantita dall’estrema razionalità del circuito frigorifero, dall’utilizzo di componenti prodotti su scala industriale e dall’impiego di un’elettronica di controllo che massimizza l’efficienza garantendo l’attivazione delle risorse con il criterio della minima usura.

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Gas analyzer unit: nuovo dispositivo Fike per gli analizzatori di gas

Solarkey al servizio dell’agricoltura Savonese

¾www.fike.com Cod. 0012 Per misurare il livello delle emissioni gassose, le industrie chimiche utilizzano degli analizzatori di gas. La qualità dei campioni di aria prelevati sono paragonati a gas di riferimento ad altissima purezza. Pratica comune, è quella di calibrare il campione di aria su gas puri secchi e puliti, come ad esempio H2, He, Ar, o N2 le cui pressioni si attestano sui 100 bar e oltre. Operando a pressioni così elevate, di fondamentale importanza è l’affidabilità dei sistemi di protezione dalle sovrappressioni. Solitamente gli analizzatori di gas utilizzano dei regolatori di pressione combinati con una valvola di sicurezza (SRV), evitando così il pericolo di danni strutturali e rischi per il personale addetto a tali operazioni; questo sistema però può non essere completamente affidabile a scapito della sicurezza e della precisione di una corretta analisi dei gas. Anche le valvole di sicurezza possono essere soggette a perdite ed inoltre richiedono frequenti calibrazioni, con conseguenti costi di manutenzione. Per fornire l’industria con analizzatori di gas affidabili e in grado di garantire una protezione senza rischi, Fike ha progettato un nuovo ed innovativo sistema in grado di regolare e ridurre la pressione.

¾www.solarkey.com Cod. 0013 Presentato al pubblico il progetto pilota per serre fotovoltaiche. È stato presentato ieri al pubblico in anteprima assoluta, alla Fiera dell’Agricoltura di Garlenda (SV), il nuovo progetto pilota per serre fotovoltaiche. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Consorzio Ingauno Energia Pulita e il Centroregionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola della Camera di Commercio (CERSAA), è stata resa possibile grazie alla sinergia sviluppata con i professionisti dell’azienda friulana Solarkey. Punto di riferimento per la ricerca e sperimentazione sul solare in Italia, Solarkey aveva presentato qualche mese fa, nella prestigiosa vetrina fieristica di Solarexpo a Verona, due moduli, di diversa potenza, appositamente progettati e costruiti per serre fotovoltaiche. Due soluzioni assolutamente innovative che sono state scelte da Consorzio Ingauno Energia Pulita e CERSAA per la loro sperimentazione: un impianto di 5,13 KWp per una produzione annua di oltre 6000 KWh. La copertura fotovoltaica realizzata da Solarkey permetterà di valutare la produttività di culture differenti a seconda dell’ombreggiamento prodotto da due diverse soluzioni impiantistiche: la prima consente di intercettare il 50% della radiazione luminosa per una potenza totale di 3,42 KWp; la seconda il 25% per una potenza di 1,71 KWp.

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Cronotermostati Magictime: il comfort via sms

Singoli ambienti riscaldati in totale autonomia con Fast Warm

¾www.seitron.it Cod. 0014 Compatto e versatile, Magictime è il nuovo cronotermostato digitale a programmazione giornaliera e settimanale di casa Seitron, l’unico della gamma che può essere attivato e controllato via sms se abbinato all’interfaccia telefonica GSM. Due le versioni disponibili: Magictime plus, da appoggio a parete e con impostazione delle temperature tramite manopole e Magictime in da incasso nei colori antracite o bianco. Il dispositivo elettronico a microprocessore permette di operare con precisione sul controllo della temperatura e di impostare fino a sette programmi distinti —uno per ogni giorno della settimana— il tempo di intervento minimo tra lo stato di comfort e riduzione che è di ½ ora su 48 fasce orarie giornaliere. La funzione vacanze, inoltre, consente di programmare il cronotermostato fino a 99 giorni e il display a cristalli liquidi retroilluminato agevola la visualizzazione del programma selezionato, della temperatura ambiente e dei parametri di funzionamento del cronotermostato Magictime. La peculiarità della novità Seitron è, tuttavia, quella di poter essere equipaggiata con l’interfaccia telefonica ITPR 321: avvalendosi della rete cellulare GSM è possibile accendere o spegnere —a distanza— i cronotermostati.

¾wwww.stahlherz.it Cod. 0015 Il riscaldamento a battiscopa radiante Aurora, da oggi può essere alimentato con la nuova micro-caldaia elettrica di Stahlherz In ogni ambiente, che sia esso un condominio, un albergo, una casa di cura, un fitness center o un ufficio, esiste spesso una stanza poco utilizzata in cui è necessario uno strumento, distaccato rispetto all’impianto generale, capace di assicurare alti livelli di comfort termico. Stahlherz ha pensato di realizzare Fast Warm, una micro caldaia elettrica alimentata a 230 Volt da applicare al sistema di riscaldamento a battiscopa radiante Aurora per rendere la singola stanza indipendente rispetto all’intera struttura. La novità assoluta di Stahlherz Italia s.r.l. risolve quindi tutti i problemi inerenti agli ambienti non collegati al sistema centrale di riscaldamento, ma soprattutto può essere installata in tutti quei locali resi agibili in tempi diversi rispetto alla costruzione principe, mantenendo dei livelli di consumo decisamente bassi e garantendo il massimo rendimento. Ciò significa che Fast Warm si adatta sia a case ed appartamenti autonomi che a tutte quelle sale di edifici storici adibiti a mostre o esposizioni per i quali è necessario un riscaldamento anche temporaneo.

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Sistema radiante a soffitto b!klimax per un albergo in Brianza: comfort, relax e piacevolezza per i cinque sensi ¾www.rdz.it Cod.0016 Design semplice ed elegante, elementi architettonici raffinati e senza tempo, linee pulite ed essenziali, essenze pregiate e colori naturali, questo e molto altro è il C|Hotel di Cassago Brianza LC, un’oasi dall’atmosfera rilassante, calda e sensuale dove trovare benessere e serenità. Per la realizzazione di questo splendido albergo disposto su tre piani lo studio termotecnico CI.TI. di Como, in collaborazione con la ditta installatrice Proserpio e Conti di Lecco, ha scelto di utilizzare un moderno sistema di climatizzazione degli ambienti all’insegna del comfort e del benessere. Lo studio di architettura infatti ed il committente avevano espresso l’esigenza di installare un impianto innovativo che, oltre a garantire un comfort climatico durante tutto l’arco dell’anno, raggiungesse prestazioni particolarmente elevate nel periodo estivo. L’attenzione all’estetica, la libertà di utilizzare tutto lo spazio disponibile senza ingombri ed elementi di disturbo, i ridotti consumi energetici, la garanzia di salubrità ed igiene dei locali hanno contribuito a far ricadere la scelta sull’impianto radiante a soffitto b!klimax di RDZ. Il sistema è stato installato nei seguenti locali: nella hall, nella sala colazioni e nel lounge bistrot del piano terra e nelle 18 suites disposte sul primo e secondo piano, per un totale di 725 m². Il cuore del sistema sono i pannelli radianti 6

b!klimax, prodotti in polistirene stampato con una densità di 30 kg/m3 e uno spessore di 40 mm, sagomati in modo tale da ospitare al loro interno le tubazioni in PB diam. 6 mm dotate di barriera antiossigeno secondo la DIN 4726. Pannelli e tubazioni sono rivestiti a loro volta da uno speciale strato di massetto a base di gesso fibrorinforzato per incrementarne il rendimento termico. Per ricoprire la superficie richiesta sono stati utilizzati circa 500 pannelli radianti b!klimax di dimensioni 2200x600, 1200x600 e 600x600 mm. A completamento del sistema sono stati poi impiegati i seguenti componenti: 5 collettori principali MAXI da 10 attacchi, 1 per il piano terra, 2 rispettivamente per il primo e il secondo piano, i collettori secondari, chiamati distributori, a 8 e 4 vie passanti e terminali, e infine le tubazioni preisolate in PB rosse e blu di diametro 20x2 mm. Il sistema radiante a soffitto e parete b!klimax è stato dimensionato per ottenere una prestazione termica massima in fase di riscaldamento invernale di circa 120 W/m2 e in fase di climatizzazione estiva di circa 80 W/m2. Tali rese permettono al soffitto radiante di soddisfare il carico sensibile dei vari ambienti. In particolare, la grande versatilità di utilizzo e la bassa inerzia termica del sistema lo rendono particolarmente performante e in grado di rispondere pienamente alle esigenze della clientela nel periodo estivo.

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Waterloc by Nicoll: la soluzione “green” per il drenaggio delle acque meteoriche

Cronotermostati e Termostati EMMETI: precisione e semplicità di utilizzo

¾wwww.nicoll.it Cod. 0017 Waterloc è il sistema modulare in polipropilene —riciclabile al 100%— progettato da Nicoll per l’accumulo, il drenaggio e il riciclo delle acque meteoriche. Sviluppato alla luce delle più aggiornate tendenze in materia di water management, Waterloc esprime appieno —nella scelta dei materiali e negli ambiti di utilizzo— la sensibilità di Nicoll nei confronti dell’ambiente. Il sistema Waterloc trova applicazione, infatti, nelle aree verdi e pedonali, nelle zone a traffico leggero oppure in quelle a traffico pesante: sia che si tratti di accumulo temporaneo di acque meteoriche e il successivo convogliamento in fognature, la loro dispersione nel terreno o il loro contenimento, Waterloc consente una gestione ottimale ed efficiente delle risorse idriche. Il sistema ideato da Nicoll si compone di celle alveolari – di dimensioni pari a un europallet (1200x800x290) -facilmente impilabili l’una sull’altra e dal peso ridotto assicurando, quindi, un trasporto agevole e un’installazione rapida. La scelta dei materiali e l’accuratezza progettuale sono, inoltre, la garanzia per un utilizzo a lungo termine: l’alta resistenza alla compressione verticale e orizzontale assicura, infatti, un impiego di Waterloc per almeno 50 anni.

¾www.emmeti.com Cod. 0018 Sono due le proposte per la gestione e il controllo della temperatura di EMMETI, azienda leader nell’ambito della Termoidraulica, della Climatizzazione e, recentemente, anche nel settore dell’Ecoenergia. La prima è il collaudato SINTESI 4, cronotermostato elettronico disponibile nelle versioni a parete e da incasso e nei colori bianco o antracite, che consente la programmazione settimanale, la regolazione di temperatura su due livelli ed una regolazione di confort e/o di risparmio che va da +6 a+32 °C. Dotato di alimentazione a due batterie da 1,5 V, ha una temperatura di funzionamento e di stoccaggio da 0°C a +40 °C ed un grado di protezione IP 30 a doppio isolamento. L ’altra soluzione è l’innovativo TATS Color, il termostato touch screen a programmazione giornaliera, disponibile anch’ esso nelle versioni a parete e da incasso. Con retroilluminazione multicolore, sensibile al cambio della temperatura ambiente, consente una programmazione giornaliera semplice ed intuitiva. Con alimentazione a 230V ac 50Hz, garantisce l’intervallo della temperatura controllata da +5 °C a +35 °C e l’intervallo della temperatura misurata da +0 °C a +40 °C, con un programma antigelo fino a +7 °C. I cronotermostati ed i termostati EMMETI si distinguono per la facilità di installazione e di utilizzo.

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Ritter Gruppe si è aggiudicato l’Intersolar Award 2010 alla fiera di Monaco ¾www.paradigmaitalia.it Cod. 0019 Dal 12 al 14 giugno 2010 si è tenuta a Monaco Intersolar 2010, una delle più importanti fiere di settore a livello internazionale. Dopo il premio per il bollitore Aqua Expresso ricevuto nel 2009, Ritter Energie – und Umwelttechnik GmbH & Co. si è nuovamente aggiudicato il premio Intersolar Award nel settore del solare con il collettore per facciate CPC Office/System WICONA. Il progetto, curato dal Jülich Project Management Centre (PTJ) e finanziato dal Ministero federale dell’ambiente, della tutela della natura e della sicurezza nucleare tedesco (BMU) è stato sviluppato in collaborazione con l’Università di Stoccarda, le società Hydro Building Systems e Frener & Reifer, l’Università tecnica di Monaco e altri partner. Innovazione e originalità Il collettore per facciate CPC Office/System WICONA soddisfa le future richieste dei moderni edifici sostenibili con facciate in vetro. Se prima era impensabile realizzare un prodotto combinando caratteristiche tecniche così complesse quali trasparenza visiva, illuminazione uniforme, isolamento termico e protezione dal sole: ora questo progetto è in grado di soddisfare con orgoglio tutte queste richieste. Estetica e modularità I nuovi prodotti a energia solare hanno, 8

in primo luogo, l’esigenza di essere tecnicamente innovativi. Se si unisce la tecnologia a una facciata esposta, l’aspetto estetico non deve essere trascurato. Anche in questo ambito, i progettisti e i designer del collettore per facciate CPC Office/System WICONA hanno svolto un ottimo lavoro: il collettore solare termico CPC del gruppo Ritter e la facciata per edifici amministrativi WICONA costituiscono un insieme estremamente estetico ed armonico, che allo stand del salone Intersolar di Monaco ha catturato l’attenzione di molte persone. Se nella vita di ogni giorno l’estetica e il design degli oggetti sono spesso considerati aspetti secondari rispetto alla loro praticità, allora il collettore per facciate CPC Office/System WICONA convince ancora di più grazie alla sua struttura modulare, che lo rende adattabile a grandi facciate, utilizzabile nei più svariati edifici e pratico per la realizzazione di impianti di qualsiasi dimensione. In più, con il collettore per facciate CPC Office/System WICONA, i costi per speciali vetrature di protezione dal sole si riducono notevolmente. Accumulare e distribuire Il collettore, accumula la luce solare delle facciate e contemporaneamente protegge gli spazi adiacenti dall’irradiazione solare diretta.

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SC-Contur attestato IMQ sui raccordi Viega per il gas

Nuovo testo 330 LLV3 con display grafico a colori

¾wwww.viega.it Cod. 0020 Viega è da sempre sinonimo di sistemi di installazione sicuri ed affidabili. Nell’ambito delle installazioni degli impianti a gas per uso domestico Viega ha inventato tre campioni della sicurezza, imbattibili in ogni situazione: le ganasce ad accoppiamento snodato, la valvola a sfera a pressare con presa di pressione e i raccordi a pressare con SC-Contur. Il funzionamento di Viega SC-Contur nei sistemi Profipress G e Sanpress Inox G è stato verificato e attestato dall’ente italiano di certificazione IMQ in maniera tale da confermare la non necessità della prova aggiuntiva a pressione più elevata. Il tutto in conformità a quanto indicato dalla norma d’installazione degli impianti a gas UNI TS 11147. Viega è l’unica azienda in Italia che può vantare l’attestazione IMQ in relazione alla presenza, sui propri raccordi Profipress G e Sanpress Inox G, di accorgimenti tecnici che possano rilevare la presenza di raccordi non pressati. SC-Contur è garantito funzionante al 100% e protegge dal possibile rischio che un raccordo, causa la tenuta dell’o-ring alle basse pressioni, possa superare la prova di tenuta pur non pressato. Questo dispositivo di sicurezza (safety connection) permette di rilevare la presenza di un raccordo non pressato semplicemente mediante il collaudo dell’impianto, garantendo una perdita visibile già a 22 mbar di pressione.

¾www.testo.it/fumi Cod. 0021 Il nuovo analizzatore di combustione testo 330 LLV3 visualizza graficamente le misure: il display a colori, i simboli e le curve grafiche semplificano notevolmente l’analisi dei dati. Il display grafico a colori ad alta risoluzione guida l’utente in modo rapido e sicuro attraverso le diverse misure durante l’analisi di un impianto di riscaldamento. L’interpretazione dei valori numerici, operazione finora necessaria, risulta notevolmente semplificata, grazie ad esempio ai simboli che indicano subito sul display lo stato dell’impianto. I nuovi menù di misura, come la Prova di tenuta impianti gas secondo UNI 7129 e 11137, consentono di eseguire le prove di sicurezza dell’impianto a gas. Collegando direttamente il kit prova tenuta impianti gas all’analizzatore testo 330 LLV3, è possibile controllare la relativa tubazione gas . Non è necessario acquistare un ulteriore strumento di misura: il nuovo analizzatore testo 330 V3 effettua anche la prova di tenuta degli impianti. Inoltre, tutti gli analizzatori della nuova serie testo 330 LLV3 sono dotati di speciali celle a lunga durata, garantite 4 ANNI. Grazie alla lunga vita operativa delle celle per O2 e CO, i costi di manutenzione risultano notevolmente ridotti, poiché non sarà più necessario sostituire frequentemente i sensori di misura.

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FIVPav: riscaldamento a pavimento, comfort ottimale

Piccole pompe, grande efficienza

¾www.fiv.it Cod. 0022 FIVPav è il sistema di riscaldamento radiante proposto da FIV, che consente di utilizzare il pavimento come corpo scaldante durante l’inverno garantendo una temperatura omogenea ed elevato comfort alle persone. Il cuore del sistema è il pannello BASIC, disponibile in diverse versioni (h. 10, 20, 30), in polistirene espanso (EPS) stampato per isolamento termico, con superficie a bugne ed incastri perimetrali, rivestito da un film in polistirene rigido (spessore 0,15 mm). Il sistema si compone, oltre che dei pannelli, di Gruppi preassemblati di regolazione (FLOOR CONTROLLER e UFH MIXING GROUP) che reagiscono a qualsiasi variazione di portata o di emissione calorica e controllano la temperatura del fluido dell’impianto a pavimento, e di Gruppi per la distribuzione, i MODULAR GROUP, adatti ad impianti di riscaldamento a bassa temperatura e misti (radiatori + pannelli radianti). Completano l’offerta il tubo PE-Xc in polietilene alta densità, reticolato con sistema elettronico, certificato secondo la norma EN ISO 15875/2 e garantito 50 anni, e il tubo multistrato FIVPERT per l’impiantistica termosanitaria, realizzato in materiale composito attraverso un processo tecnologicamente avanzato con il quale il tubo in PE-RT (polietilene non reticolato con elevata resistenza alle alte temperature) viene accoppiato ad un’ anima di alluminio (spessore 0,2 mm). 10

¾www.wilo.it Cod. 0023 Destinata ad applicazioni nel riscaldamento di edifici mono e bifamiliari, nel condizionamento e nella climatizzazione, la nuova pompa Wilo-Stratos PICO offre notevoli vantaggi sia agli installatori sia agli utenti dell’impianto: risparmio energetico, facilità d’uso, sicurezza di funzionamento, montaggio semplificato possono essere ottenuti grazie a questa pompa di piccolo ingombro, caratterizzata da grandi innovazioni tecniche. Il consumo medio annuo di un sistema di riscaldamento per abitazione unifamiliare equipaggiato con le pompe Wilo-Stratos PICO, calcolato secondo gli standard di misura Europump, equivale a soli 46,5 kWh: queste eccellenti prestazioni sono dovute al nuovo motore ECM con tecnologia 3 watt, che permette un risparmio sui costi energetici fino al 90% rispetto alle pompe non regolate. Utilizzando le pompe WiloStratos PICO si possono ottenere consumi energetici dimezzati rispetto a quelli degli attuali prodotti in classe di efficienza A. La funzione di sfiato automatico, inoltre, evita la rumorosità e la riduzione delle prestazioni dovute all’accumulo di aria nel corpo pompa: selezionabile tramite il menù di programmazione, questa funzione permette alla pompa di liberare autonomamente l’aria dal vano rotore, evitando il classico intervento manuale di degasazione; la funzione di sfiato automatico può essere attivata durante l’installazione.

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Info prodotti Se ti interessa avere maggiori informazioni (dettagli+brochure+altro) sui prodotti pubblicizzati sulla rivista invia il seguente coupon al n. 02 93660815 o invia una mail all’indirizzo info@progettogas.it con i seguenti dati: AZIENDA _____________________________________ E-MAIL ______________________________________ CODICE DELL'AZIENDA O DEL PRODOTTO _______________

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Giovani senza futuro? La termoidraulica acquisisce nuovi talenti… Gara Nazionale Termotecnici I.P.S.I.A. Moretto di Brescia 18/19/20 Maggio 2010 L’avevamo già raccontato con grande entusiasmo nelle pagine virtuali del nostro sito, senza mai indietreggiare, credendoci con forza e spirito, ma soprattutto guardando il lato coraggioso e nobile che emerge da una gara, per giunta Nazionale, dedicata alle scuole per Operatori Termotecnici. Chissà perché ma l’avevamo incredibilmente previsto, che sarebbe stato un successo! Il 18, 19 e 20 Maggio 2010 all’IPSIA Moretto di Brescia, noi di Progetto Gas abbiamo finalmente assistito, più che ad una gara tra giovani studenti, ad una vera e propria Kermesse di qualità termotecnica DOC, con sviluppi pratici e teorici da parte dei ragazzi presenti, molto interessanti e in linea con le nostre aspettative. Ci è sembrato di vedere ottimi spunti per poter (una volta per tutte) far tacere tutte quelle malelingue biforcute, che troppo spesso raccontano di giovani italiani, come una generazione fortemente allo sbando, senza un futuro logico, culturalmente impreparati e senza un minimo di volontà. Non ci è sembrato, anzi abbiamo capito sin dalla prima prova pratica idrosanitaria, che il nostro mondo è ben messo, capace, se vogliamo irruente e con delle punte di ottimismo per il futuro, che fanno crollare tutti gli stigma noiosi accennati precedentemente. Noi ci sentiamo in dovere di dire, che la termoidraulica avrà sicuramente le spalle coperte, anche grazie a questi acerbi ma talentuosi nuovi professionisti. Che ne dite di festeggiare insieme a noi il futuro della Termoidraulica? Auguri di cuore a: 1° 2° 3° 4°

SIMEONE VINCENZO, IPSIA “CHIARULLI” - ACQUA VIVA DELLE FONTI – BARI (punti 73/100) DENGO DAVIDE, IPSIA “GALILEO GALILEI” - CASTELFRANCO VENETO (punti 72/100) OKSUZ ADEM, IPSIA “L. DA VINCI” – COMO (punti 63,5/100) a pari merito gli altri partecipanti alla GARA

Massimiliano Brenna Ass.di Direzione Progetto Gas

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Direttore responsabile: Marco De Lisi Assistente di direzione: Massimiliano Brenna Direttore tecnico: Cesare Speroni

Direzione e redazione: via Bellarmino, 23 20141 Milano Tel. 02.36522641 Fax 02.36522812

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Contenuti Normativa La disciplina giuridica sulle attività tecnologiche rumorose ed idonee a turbare l’equilibrio psico-fisico dei cittadini 14

La rivista di riferimento del settore Termoidraulica, Riscaldamento, Condizionamento & Sicurezza gas

All'interno: Normativa La disciplina giuridica sulle attività tecnologiche rumorose ed idonee a turbare l’equilibrio psico-fisico dei cittadini Comunicato stampa Intervista a Emanuela Tosto Termoidraulica Clima Ecoenergie punta su efficienza e risparmio energetico Klimahouse Umbria 2010 Antincendio Sistema di vie di esodo nelle case protette (parte I) Energia Biomassa: riscaldamento a basso costo Bonifica La rimozione dell’amianto negli impianti idrici e termici

numero 53

Comunicato stampa Intervista a Emanuela Tosto 18 Termoidraulica Clima Ecoenergie punta su efficienza e risparmio energetico 26 Klimahouse Umbria 2010 40

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Antincendio Sistema di vie di esodo nelle case protette (parte I) 20

In collaborazione con CIG Comitato Italiano Gas

Energia Biomassa: riscaldamento a basso costo 28 Bonifica La rimozione dell’amianto negli impianti idrici e termici 32

Rivista bimestrale per le aziende e per gli operatori del settore del riscaldamento, condizionamento, termoidraulica e sicurezza gas. Iscrizione al Registro del Tribunale di Milano n. 509 del 24.09.2001.

Abbonamenti

Quesiti termici Come applicare l’aliquota iva per la vendita dei pannelli solari 42 Il terzo responsabile 43 Caldaia installata in garage 46 Canne fumarie 47 Generatori di vapore 48 Dichiarazione di conformità 51

Abbonamento base:........................................€ 85,00 Abbonamento plus con accesso al portale www.progettogas . .it: ...€ 120,00 Abbonamento top con accesso al portale e consulenza:............€ 180,00

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NORMATIVA

di Giulio Benedetti – magistrato

La disciplina giuridica sulle attività tecnologiche rumorose ed idonee a turbare l’equilibrio psico-fisico dei cittadini


La compatibilità tra gli impianti tecnologici e la qualità della vita dei cittadini. L’installazione degli impianti tecnologici disciplinati dal D.M. n. 37/2008 (quali ad esempio i condizionatori d’aria, gli ascensori, le centrali termiche elettriche ed idriche) non deve essere conforme soltanto alle norme tecnologiche vigenti relative alla sicurezza ed al risparmio energetico, ma anche ai principi inerenti alla tutela della pubblica incolumità dal rischio rumore. Tale argomento è di stretta attualità e non riguarda soltanto la cosiddetta “movida”, ovvero la vita notturna dei frequentatori dei pubblici locali e al loro difficile convivenza con i cittadini che di giorno lavorano e di notte dormono, ma anche la realizzazione, la conduzione e la manutenzione degli impianti tecnologici. I principi stabiliti dalla giurisprudenza per la tutela della pubblica incolumità Il tema dell’aggressività delle attività rumorose nei confronti dei cittadini occupa le pagine delle cronache giornalistiche le quali riferiscono il proliferare di iniziative dei comitati di quartiere finalizzate a sensibilizzare la pubblica opinione sul danno prodotto sulla qualità della vita dei cittadini. Tale problematica ha avuto un chiaro eco nella giurisprudenza che ha stabilito i seguenti principi: 1. “Risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio (nella specie una pizzeria) che non impedisca i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne. Nella sentenza la Corte ha precisato che la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l‘assunzione dell’obbligo giuridico di controllare, con possibile ricorso ai vari mezzi offerti dall’ordinamento come l’attuazione dello “ius excludendi” e il riscorso all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica. (C.Cass. Pen., Sez. 1, Sent. n. 48122 del 3/12/2008, dep. il 24/12/2008)”. 2. “E’ configurabile il reato previsto dall’art. 659, comma primo, c.p. nei confronti del gestore di un pubblico locale, nella specie un pub, la cui attività, per l ‘abuso di strumenti sonori, disturbi il riposo delle persone, a nulla rilevando che l’attività stessa, da ritenere per sua natura rumorosa, sia stata autorizzata dalla competente autorità amministrativa. (C.Cass. Pen., sez. 1, Sent. n. 11310 del 26/2/2008, dep. il 13/3/2008).” 3. “Elemento essenziale della fattispecie del reato di disturbo delle occupazioni del riposo delle persone è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo delle stesse. Nel caso trattato è stata esclusa la rilevanza penale della condotta del genitore imputato in relazione a rumori provocati dai figli minori e idonei ad arrecare disturbo solo agli abitanti dell’appartamento sottostante. (C.Cass. Pen., Sez. 1, Sent. n. 246 del 13/12/2007, dep. il 7/1/2009).” 4. “E’ integrato il reato previsto dall’art. 659, primo comma, nel caso in cui gli imputati abusino degli strumenti vocali, eccedenti la normale tollerabilità, consistenti in esercitazioni di canto, impedendo lo studio dei ragazzi in età scolare ed in genere il riposo delle persone, nonostante le segnalazioni, le denunce, la sentenza interdittiva del giudice di pace e la diffida inviata dall’amministratore dello stabile. (C.Cass. Pen., Sez. 1, Sent. n. 10296 del 2/2/2007, dep. il 9/3/2007).” 15


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5. “L’esercizio di un mestiere rumoroso, quale la gestione di un villaggio turistico all’interno del quale si svolge attività di animazione, integra la contravvenzione prevista dal primo comma dell’art. 659 c.p., quando le emissioni sonore, oltre che eccedere i limiti previsti dal D.P.C.M. del 14/11/1997, superano i limite della normale tollerabilità, a nulla rilevando che la società di animazione fosse gestita da soggetto diverso da colui che gestiva il villaggio turistico, essendo quest’ultimo obbligato a porre in essere tutte le cautele necessarie ad evitare che le emissioni sonore provochino il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. (C.Cass. Pen., sez. 1, Sent. n. 9835 dle 1/12/2007, dep. il 8/3/2007).” 6. “Il reato di cui all’art. 659, comma primo, c.p. resta assorbito in quello previsto dal comma successivo, avente medesima obiettività giuridica e natura di reato di pericolo concreto, se il disturbo sia arrecato nel normale esercizio di un mestiere rumoroso (nella specie, quello di tipografo), mentre risulta integrato in via autonoma se l’esercizio del predetto mestiere eccede le sue normali modalità o ne costituisce uso smodato. Il caso trattato riguardava l’esercizio di una tipografia condotto senza rispetto degli orari e dei giorni di chiusura e quindi con disturbo del riposo delle persone abitanti nei pressi del laboratorio, in ordine alla quale la 16

Corte ha ritenuto configurabile l’ipotesi prevista dal comma primo dell’art. 659 c.p. (C.Cass. Pen., Sez. 1, Sent. n. 46083 del 6/11/2007 ( dep. il 11/12/2007).” La tutela penale del cittadino dalle emissioni acustiche moleste La disciplina penale è contenuta nell’art. 659 cod. penale che prevede due distinte ipotesi di reato contravvenzionale: 1. il reato previsto dal primo comma (punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309), disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, che richiede l’accertamento in concreto dell’avvenuto disturbo; 2. mentre quello previsto dal secondo comma (punito con l’ammenda da euro 103 a 516), esercizio di professione o mestiere rumoroso, il quale, invece, prescinde dalla verificazione del disturbo, poiché tale evento è presunto di diritto, quando l’esercizio del mestiere rumoroso si verifichi fuori dai limiti di tempo, spazio e modo imposti dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità. Per la sussistenza dell’elemento psicologico della contravvenzione (C.Cass., Sent. 11868 del 4/12/1995) non occorre l’intenzione dell’agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica essendo sufficiente la volontarietà della condotta desunta da obbiettive

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circostanze. Per quanto riguarda i rapporti tra le due ipotesi di reato è ammissibile il concorso formale (C.Cass., Sent. 3908 del 28/4/97) e si afferma (C.Cass., Sent. 1284 del 13/2/1997) che l’ipotesi prevista dal primo comma è reato di pericolo e non di danno; per la sua sussistenza, pertanto non è necessaria la prova che il disturbo investa un numero indeterminato di persone, essendo sufficiente la dimostrazione che la condotta posta in essere dall’agente sia tale da poter disturbare un numero indeterminato di persone. In sede penale i principi ispiratori dell’attività del consulente tecnico e del tecnico accertatore della ASL sono assai diversi da quelli previsti nel processo civile. In primo luogo osservasi che ai fini della prova dell’esistenza del reato previsto dal primo comma dell’art. 659 c.p. è rimessa alla prudente valutazione del giudice per cui (C.Cass., Sent. 7042 del 11/7/1996):“l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o l’occupazione delle persone non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, ma ben può fondare il giudice il suo convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, sì che risulti oggettivamente superata la soglia della normale tollerabilità”. In ogni caso (C.Cass., Sent. 1461 del

7/2/1996) è utilizzabile ai fini del giudizio la consulenza fatta eseguire, ai sensi dell’art. 359 c.p.p., dal pubblico ministero, senza preventivo avviso alle parti, sulla rumorosità di una discoteca. In tale ipotesi la Suprema Corte afferma che la procedura più garantista di cui all’art. 360 c.p.p. deve essere applicata soltanto nell’ipotesi che gli accertamenti previsti dall’art. 359 c.p.p. riguardino cose, luoghi o persone il cui stato è soggetto a modificazione, mentre nel caso di specie lo stato dei luoghi non era suscettibile di modificazioni in tempi brevi. Infine giova osservare che nel processo penale l’accertamento della sussistenza dei reati previsti dall’art. 659 c.p. non consisterà nel giudizio in merito alla normale tollerabilità della fonte rumorosa, né si estenderà alle vibrazioni rumorose, ma verterà unicamente sulla esistenza di una condotta dell’indagato che generi rumori che disturbino le occupazioni od il riposo della persone (art. 659 primo comma) o che consista nell’esercizio di una professione rumorosa o di un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità (art. 659 secondo comma). M

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COMUNICATO STAMPA

In occasione del Consiglio Direttivo UCC - Associazione Costruttori Caldareria aderente ad ANIMA, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia e Affine, la dott.sa Emanuela Tosto della Walter Tosto spa è stata confermata Presidente UCC per il biennio 2010-2012 così da proseguire il percorso intrapreso nel 2008. Come giudica l’andamento della sua azienda nel 2009? Quali sono le aspettative per il 2010? Il valore della produzione nel 2009 è stato uguale a quello dell’anno precedente, purtroppo il fatturato è calato del 10% circa. Il primo trimestre del 2010 è stato molto duro a causa della fortissima competitività del settore; oggi stiamo vivendo una ripresa, trend che dovrebbe continuare fino alla fine dell’anno, “limitando i danni” a un calo del 15% rispetto al 2009. Guardiamo con fiducia il 2011. Come commenta i dati di consuntivo 2009 e le previsioni 2010 per il suo settore? La crisi che ha trasversalmente investito, negli ultimi due anni, i settori tradizionalmente di riferimento per la caldareria – oil&gas, farmaceutica, chimica indubbiamente ha pesato sul nostro settore. Anche se una contrazione - in termini di volumi e di valori - c’è stata, il comparto è riuscito a mantenere una propria solidità, contando anche sulla forte vocazione all’esportazione. In questo primo semestre 2010 si sono registrati i primi timidi segnali di ripresa ma solo a partire dal terzo trimestre sarà possibile confermare un’inversione di tendenza. Che cosa si aspetta dall’andamento economico a livello nazionale? L’economia globale è saldamente indirizzata sulla strada della ripresa, anche se questa 18

presenta differenze anche sostanziali tra paese a paese, tra settore a settore. In Europa e in Italia la ripresa pare leggermente più lenta. Questo 2010 presumibilmente sarà ancora un anno di ri-assestamento, nel corso del quale mettere a punto strategie di investimento e strumenti di natura economico-finanziara con i quali affrontare le future sfide cui sarà chiamato il “sistema paese”. Quali sono le stime per l’export 2010? La caldareria nel mondo parla italiano. Le imprese italiane hanno da tempo raggiunto livelli di eccellenza tecnicatecnologica e sono considerate le migliori a livello internazionale in termini di affidabilità e qualità. Questi elementi hanno contribuito ad alimentare la competitività e la presenza al di fuori dei confini nazionali e comunitari. Per il 2010 attendiamo un mantenimento della quota export raggiunta nel 2009: anche in questo caso sarà necessario attendere il terzo trimestre 2010 per una miglior valutazione di questa previsione UCC – Associazione costruttori caldareria UCC è l’Associazione dei Costruttori di Caldareria, aderente ad ANIMA (Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica varia ed Affine) dal 1950. L’Associazione raggruppa i Costruttori e le Società italiane che operano nel vasto settore dei pressure equipment, dalla progettazione alla produzione. Grandi serbatoi montati in cantiere, apparecchi a pressione, apparecchi semplici a pressione, caldaie a tubi d’acqua e di fumo, tubazioni e condotte forzate, scambiatori di calore alcune delle produzioni tipiche del comparto rappresentato da UCC. Scopo primo dell’Associazione è la promozione e tutela degli interessi collettivi della Categoria, attraverso una fitta rete di rapporti con Confindustria, con il Ministero dello Sviluppo Economico, con la Commissione Europea. UCC è Operating Agent di EPERC, l’European Pressure Equipment Research Council.

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ANTINCENDIO

di Alessandro Lorenzani – perito industriale

Sistema di vie di esodo nelle case protette (parte I)

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Definizioni Senza entrare in un specifico trattato su come potere definire una casa protetta, secondo l’emanazione delle ultime norme regionali per l’assistenza degli anziani (vedi elenco tab.A) analizziamo le case protette per ospiti che hanno soltanto necessità alberghiere tralasciando le case protette per ospiti, non autosufficienti, che necessitano di mobilità assistita. Tabella A Tipologie di strutture attrezzate per ospitare gli anziani casa di soggiorno casa per anziani autosufficienti residenza protetta residenza sociale residenza assistenziale residenza assistenziale flessibile residenza assistenziale alberghiera comunità alloggio istituto di ricovero strutture protette centri di degenza casa di soggiorno casa per anziani autosufficienti

Nel primo caso parliamo quindi di strutture residenziali, collettive, che forniscono prestazioni di tipo alberghiero a persone autosufficienti che non necessitano di particolare protezione sociale e sanitaria. Queste tipo di strutture si possono assimilare ad attività ricettive e quindi, saranno sottoposte a normative idonee di riferimento per le strutture alberghiere in genere. Nel secondo caso rientrano tutte le strutture residenziali collettive che ospitano anziani non autosufficienti, che necessitano quindi di assistenza tutelare completa e assistenza sanitaria di base. Questo tipo di strutture si possono assimilare alle case di cura. In fase di analisi di messa in sicurezza di tali edifici abbiamo quindi come obiettivi primari quelli di consentire agli occupanti, che si trovano in un punto qualsiasi dell’edificio, di mettersi in salvo in caso di necessità. Il sistema di vie di esodo dovrà

prevedere dei apparati che permettano agli occupanti di evacuare l’edificio, ed alle squadre di soccorso di potervi entrare sia per verificarne la corretta evacuazione che per spegnere l’incendio. Le squadre di soccorso dovranno avere la possibilità di accedere all’edificio, di esplorarne l’interno e di uscirne. In caso di incendio, la sicurezza degli occupanti, durante l’evacuazione, dovrà essere garantita. Questo compito spetta ad una corretta progettazione e realizzazione dei percorsi verso le uscite di sicurezza, concepiti per consentire l’evacuazione senza pericolo per gli occupanti. Importante, per edifici multipiano, sarà l’installazione di ascensori a prova di incendio. In un corretto piano di evacuazione dovranno essere previsti idonei sistemi di comunicazione dell’emergenza affinché l’allarme sarà udibile da tutti e il pericolo sia facilmente recepibile. Le strutture d’emergenza dovranno essere utilizzabili sia dagli occupanti che dalle squadre antincendio. Dovrà essere previsto un impianti di spegnimento incendi, completo di tubazioni flessibili terminali e manichette antincendio. Comparti antincendio Importantissimo, in questi tipi di strutture, risulta la suddivisione del fabbricato in comparti antincendio. La sicurezza degli occupanti potrà essere migliorata grazie ad un sistema di rivelazione precoce dell’incendio, come un sistema automatico di rivelazione e di allarme. Anche un ottimo sistema di rivelazione è utilissimo per evitare che un inizio di incendio assuma proporzioni incontrollabili ed impedire la propagazione del fumo all’interno dell’edificio. E’ comunque importante ricordare che la tenuta della compartimentazione dipende anche dalla struttura generale del fabbricato e dalla sua stabilità. Percorsi di esodo La terminologia corretta, per individuare le vie di esodo, comprende la differenziazione in percorsi normali e percorsi di sicurezza. I percorsi normali sono quei percorsi che si utilizzano nella normale attività quotidiana ma che, in caso di emergenza, se rispettano determinate caratteristiche, possono trasformarsi in vie di esodo. 21


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I percorsi di sicurezza sono percorsi espressamente concepiti per consentire lo sfollamento, durante l’emergenza, in condizioni sicure, in modo rapido ed ordinato. Per loro natura i percorsi normali, sono i preferiti dagli utenti perché, gli stessi, hanno già confidenza con quei luoghi. I percorsi normali, utilizzabili per lo sfollamento, potranno comprendere tratti piani, tratti inclinati con pendenze non superiori all’8%, (scale). In tali percorsi potranno essere comprese anche le porte scorrevoli e quelle girevoli. Le porte scorrevoli, con azionamento automatico, potranno essere ammesse unicamente se, in condizione di emergenza, potranno essere aperte a spinta nel senso dello sfollamento oppure, in mancanza di alimentazione elettrica, resteranno in posizione di apertura. Le porte girevoli saranno ammesse soltanto se nel locale saranno installate porte a spinta tali da garantire, da sole, la capacità di deflusso prevista. Tali aperture dovranno essere ubicate in prossimità della porta girevole. Lungo i percorsi saranno ammessi anche eventuali pilastri il cui ingombro non dovrà essere computato ai fini della determinazione della larghezza utile. I tratti liberi, di larghezza inferiore a 0,90 m, non andranno conteggiati nel calcolo dei percorsi di esodo. I percorsi di sicurezza dovranno avere caratteristiche protettive superiori ai precedenti. I pavimenti dovranno essere del tipo antisdrucciolo e i percorsi dovranno essere mantenuti costantemente sgombri. Lungo tali percorsi non potranno essere depositati, anche se per brevi periodi, materiali e merci che potranno costituire intralcio, non dovranno essere installati specchi che potranno essere causa, per il personale in esodo, di confusione nell’individuazione delle vie d’uscita. Le uniche attrezzature che potranno essere installate in tali percorsi corrisponderanno a sistemi di illuminazione, attrezzature antincendio e di sicurezza. Le porte di uscita dovranno essere munite di congegni che consentiranno la facile apertura nel senso dello sfollamento per semplice spinta. I percorsi di sicurezza dovranno avere una larghezza utile, in ogni punto, non inferiore 22

a 2 moduli ovvero pari a 1,20 m. Nelle ristrutturazioni, di tali edifici, è consentito che la larghezza non sia inferiore a 0,90 m anziché 1,20 m. Per determinare la larghezza utile, dei percorsi di sicurezza, è bene ricordare che dovrà essere misurata, deducendo l’ingombro di eventuali elementi sporgenti quali pilastri, cassette per idranti, mobili, ecc. Corrimani, con ingombro inferiore a 8 cm, estintori e oggetti posti ad una altezza superiore ai 2,00 m, non verranno considerati oggetti sporgenti. Lungo il percorso di sicurezza, in corrispondenza degli elementi sporgenti più di 20 cm, dovranno essere previsti eventuali raccordi con pareti in modo da evitare intralcio allo sfollamento; allo scopo potranno essere impiegati come elementi di raccordo pannelli, reti, ringhiere e simili. L’angolo di raccordo, in ogni caso, non dovrà superare i 45°. Le porte delle camere per ospiti, dovranno essere dotare di serrature a sblocco manuale, istantaneo, delle mandate dall’interno, al fine di facilitarne l’uscita in caso di pericolo. Importante è sottolineare che la larghezza totale delle uscite da ogni piano, espressa in numero di moduli, è determinata dal rapporto tra il massimo affollamento previsto e la capacità di deflusso del piano. Il dimensionamento delle uscite di sicurezza dovrà rispettare le capacità di deflusso indicate in Tab.B. Tali capacità di deflusso sono considerate massime per ogni uscita di modulo 2 ovvero di larghezza minima di 1,20 m. Per tutte le strutture che occupano più di due piani fuori terra, la larghezza totale delle vie di uscita che immetteranno all’aperto, verrà calcolata sommando il massimo affollamento previsto in due piani sovrapposti, con riferimento a quello avente maggiore affollamento. Tabella B Capacità di deflusso per uscita di modulo due Persone

Luogo

50

piano terra

37,5

piani interrati

37,5

edifici fino a tre piani fuori terra

33

edifici con più di tre piani fuori terra

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Lunghezza dei percorsi di esodo Dalla porta di ciascuna camera, e da ogni punto dei locali comuni, dovrà essere possibile raggiungere un’uscita sul luogo sicuro o su una scala di sicurezza esterna, con un percorso non superiore a 40 m. La larghezza dei corridoi ciechi non dovrà superare i 15 m. Per edifici con altezza fuori terra non superiore a 6 m, il percorso per raggiungere una uscita, su scala protetta, potrà essere non superiore a 30 m purché la stessa immetta direttamente su luogo sicuro. Nella logica del calcolo, secondo i modelli di ingegneria antincendio, che non si basa su dati tabellari ma su dimostrazioni empiriche, tali distanze potranno essere incrementate in relazione ad una serie di condizioni oppure di installazioni come materiali a parete e soffitto dei corridoi che siano di classe 0 di reazione al fuoco. Oppure che sul percorso, e nelle camere, sia installato un impianto di rivelazione ed allarme antincendio. Un impianto di spegnimento automatico d’incendio permetterebbe una ulteriore riduzione della lunghezza delle vie di esodo. Numero delle uscite Importante risulta anche il numero delle vie d’uscita. Nei singoli piani dell’edificio, il numero delle vie d’uscita, non dovrà mai essere inferiore a due, tali uscite dovranno

essere ubicate in luoghi ragionevolmente contrapposti. E’ consentito che gli edifici a due piani fuori terra siano serviti da una sola uscita purché la lunghezza dei corridoi, che adducono all’uscita, non superino i 15 m. Dovrà anche essere possibile, da ogni punto del piano, raggiungere una uscita su luogo sicuro, o su scala di sicurezza esterna, con un percorso non superiore a 40 m. Nelle case protette monopiano, in cui tutte le camere degli ospiti hanno accesso dall’esterno, non sarà richiesta la realizzazione della seconda via di esodo, limitatamente all’area delle camere. Per gli edifici a più piani fuori terra e con meno di sei piani fuori terra, le scale dovranno essere almeno protette mentre, per gli edifici con più di sei piani fuori terra, le scale dovranno essere a prova di fumo. La larghezza delle scale non potrà essere inferiore a modulo due ovvero 1,20 m. Le rampe delle scale dovranno essere rettilinee, avere non meno di tre e non più di quindici gradini. Tali gradini dovranno essere di pianta rettangolare, dovranno avere una alzata e pedata costanti, rispettivamente non superori a 17 cm e non inferiore a 30 cm. Saranno ammesse rampe rettilinee a condizione che vi siano pianerottoli di riposo almeno ogni quindici gradini e che la pedata di ogni gradino sia di almeno 30 cm, misurata a 40 cm dal montante centrale o dal 23


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parapetto interno. Il vano scala dovrà avere superficie netta di aerazione permanente, in sommità, non inferiore a 1 m2. Per ottenere una rapida ed ordinata evacuazione delle persone dal fabbricato, si renderà necessario predeterminare un piano finalizzato all’esodo sulla base dei percorsi (orizzontali e verticali) disponibili. L’unità di misura delle vie di esodo è di 0,60 m cioè di modulo uno. La larghezza utile delle vie di uscita dovrà essere multipla del modulo uno cioè pari ad almeno 1,20 m. La larghezza totale delle vie di uscita, e quindi il numero delle uscite di sicurezza, che immetteranno all’aperto, verrà calcolata (vedi Tab. C) sommando il massimo affollamento previsto in due piani consecutivi, con riferimento a quelli aventi maggiore affollamento, e dividendo il valore così determinato con l’indice di deflusso del piano stesso. Nei percorsi di esodo dovranno prevedersi degli spazi calmi, almeno uno per piano dove avranno accesso persone con capacità motorie ridotte od impedite. Gli spazi calmi dovranno essere dimensionati in base al numero degli utilizzatori previsto.

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Tabella C Dimensionamento delle uscite di sicurezza Lt =(A1 Max + A2 Max) : Id Lt

A Max

larghezza totale espressa in moduli affollamento massimo al piano (es.A1 area uno A2 area due) indice di deflusso con riferimento normativo: 50 persone piano terra

Id

33 persone per più di tre piani fuori terra 37,5 persone per piani interrati e fino a tre piani fuori terra

Efficienza delle sicurezze Le vie di uscita dovranno essere mantenute costantemente sgombre da qualsiasi materiale. Sarà fatto divieto di compromettere l’agevole apertura e funzionalità dei serramenti delle uscite di sicurezza, verificandone periodicamente l’efficienza. Le attrezzature e gli impianti di sicurezza dovranno essere controllati periodicamente in modo da assicurarne la costante funzionalità. La segnaletica delle vie d’uscita dovrà essere assicurata durante l’emergenza. Le persone diversamente abili e/o con limitata mobilità, dovranno essere adeguatamente assistite, durante l’emergenza, dal personale preposto, adeguatamente istruito. M

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COMUNICATO STAMPA

Termoidraulica Clima Ecoenergie punta su efficienza e risparmio energetico

Dal 30 marzo al 2 aprile 2011, PadovaFiere ospita i protagonisti dell’impiantistica idrotermosanitaria e della climatizzazione E’ pronta ad offrire alla platea di visitatori tante novità e le soluzioni più innovative, oltre che i migliori prodotti degli espositori, del settore idrotermosanitario e della climatizzazione: con queste premesse si avvicina la nuova edizione di Termoidraulica Clima Ecoenergie, la manifestazione rivolta agli operatori del comparto impiantistico, organizzata da Senaf dal 30 marzo al 2 aprile 2011 negli spazi ad hoc di PadovaFiere. La 17esima edizione ospiterà tre focus applicativi e sette macroaree di interesse attraverso le quali il pubblico partecipante verrà condotto attraverso le proposte e le tecnologie del comparto. La quattro giorni padovana – che si avvale di una sede privilegiata nel cuore di una delle zone più ricche e vivaci dal punto di vista delle cifre del business e del numero di operatori attivi, che è il Centro-Nord Italia, oltre che della vicinanza con i mercati europei – sarà l’occasione per i diversi profili professionali di incontrarsi e interagire mettendo in circolo nuova linfa per lo sviluppo del settore e l’aggiornamento costante degli addetti ai lavori. Come di consueto, infatti, si proseguirà la collaudata formula espositiva che alternerà spazi di pratica operativa a momenti di riflessione più teorica, con l’ausilio degli interventi di esperti nell’ambito delle sessioni di convegni e workshop, sulle tematiche più attuali. Risparmio energetico ed ecosostenibilità saranno peraltro le parole chiave che impronteranno tutta la manifestazione: in tema di efficienza energetica, è da poco stato diffuso dal Ministero dello Sviluppo Economico un volantino informativo destinato a tutti i cittadini, che contiene suggerimenti e norme di utilizzo degli impianti termici installati nei luoghi domestici: la scelta attenta di tali impianti, in particolare della caldaia, e il loro mantenimento in efficienza assicura, nel corso degli anni, costi di gestione e bollette energetiche più bassi, minori consumi e inquinamento, regolarità di funzionamento e maggiore sicurezza per le abitazioni. In più, secondo l’indagine1 commissionata dal Cnpi (Consiglio Nazionale dei Periti Industriali) al Censis, “Nel breve periodo occorre intervenire sul risparmio energetico realizzato attraverso l’attribuzione di 1 Fonte: 6° Rapporto Strategie e scelte quotidiane per la sicurezza energetica, presentato a maggio 2010

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maggiore efficienza agli impianti esistenti. Il Censis, sulla base di dati forniti dai periti industriali, stima che un immobile di 100 mq, che all’acquisto presenti un impianto energetico tradizionale, quindi ricadente nella classificazione tradizionale E/D, adottando un impianto di classe B/A, aumenterebbe il suo valore del 20%. Se poi venissero effettuati in tale immobile interventi estesi e radicali di risparmio energetico, fino a prefigurare un consumo energetico nullo, il valore potrebbe aumentare del 50%”. Oltre a ciò, il rapporto evidenzia l’importanza dei comportamenti dei singoli presso le proprie abitazioni: si tratta di semplici gesti comuni e quotidiani, dei quali però gli italiani (il campione comprende la fascia tra i 18 e i 30 anni) sembrano aver colto l’importanza: ad esempio, l’82,9% dichiara di non tenere mai il riscaldamento o l’aria condizionata al massimo; solo il 5,1% ammette di non chiudere porte e finestre con il riscaldamento o l’aria condizionata accesi, mentre l’abitudine scorretta di far scorrere l’acqua calda senza usarla è praticata dal 5,9% degli intervistati. Tutte le informazioni sulla fiera su: www.senaf.it/termopadova tel. 02332039450

Per ulteriori informazioni MY PR Roberto Grattagliano Francesca Magnanini tel. 02-54123452 fax. 02-54090230 e-mail roberto.grattagliano@mypr.it francesca.magnanini@mypr.it www.mypr.it

Il calendario di Termoidraulica Clima Ecoenergie prevede anche numerose Iniziative speciali, ognuna focalizzata su un peculiare tassello del comparto, e organizzate in modo da non far perdere al pubblico la visione complessiva di ciò che sta visitando. Si va dai Prodotti d’eccellenza, dove verrà proposto il meglio della produzione delle aziende espositrici, all’Innovazione dell’anno, una rassegna completa delle soluzioni tecniche che rivoluzionano il mestiere, suggerite direttamente dagli operatori del settore che hanno visitato la fiera. E ancora, l’Area Pompe di Calore che si occuperà di approfondire questa tecnologia di riscaldamento e rinfrescamento di crescente diffusione, in virtù soprattutto della capacità di contenere costi e consumi. Lo spazio Sistemi Integrati metterà in luce l’integrazione degli impianti e darà la possibilità di descrivere come un unico cavo sia il “filo conduttore” che permette il funzionamento della parte clima (luci, finestre, finestre, security, safety, controllo carichi, irrigazione); in Welding Days – I giorni della Saldatura, il cui focus verterà sulla formazione di “saldatori provetti”, con un occhio alla qualità e alla sicurezza. Grandi Impianti Show fornirà invece un colpo d’occhio complessivo sugli impianti esistenti, mediante diverse aree dimostrative nelle quali saranno fisicamente visibili i vari “pezzi” che compongono l’impianto e le soluzioni più innovative che aiutino installatore e utente finale a risparmiare in termini monetari e ambientali. Il percorso di Termoidraulica Clima Ecoenergie si snoderà poi attraverso tre ambiti di applicazione – Impianti residenziali, Impianti per il terziario, Impianti industriali – e sette macroaree – Area Caldo, Area Freddo, Area Ecoenergie, Area Acqua, Area Bagno, Area Informatica e Servizi, Area Tecnica, attraverso le quali si delineerà lo status attuale del panorama idrotermosanitario, e tutte le novità e le innovazioni saranno facilmente fruibili da parte di coloro che visiteranno i padiglioni della Fiera.

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ENERGIA

di Viviana Corvetto – ingegnere

Biomassa: riscaldamento a basso costo

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Esistono diverse opzioni per riscaldare abitazioni e altre tipologie di ambiente. Quella dello sfruttamento della biomassa rappresenta la soluzione che permette di contenere maggiormente le emissioni di CO2 in quanto non emette gas serra o inquinanti. Il contenimento delle emissioni di CO2 è risolto in quanto la biomassa in fase di combustione emette tanta anidride quanto ne assorbe in vita al contrario dei combustibili estratti dal sottosuolo. I costi per realizzare questi tipi di impianti è promosso dallo stato e da leggi regionali attraverso gli incentivi fiscali. Gli impianti di riscaldamento a biomassa rientrano in queste detrazioni nel caso in cui venga effettuato un intervento che si configuri come sostituzione totale di un impianto già esistente. Il tempo di rientro economico è in genere inferiore ai 6 anni. Va considerato che i prezzi delle caldaie a biomassa ed il costo di manutenzione variano a seconda del tipo di combustibile usato e del modello di caldaia installata. Se l’impianto di distribuzione è già presente si ha un ulteriore vantaggio economico in quanto la caldaia a biomassa permette esclusivamente la produzione di calore. La spesa annua di riscaldamento diminuirà di circa il 60% mantenendo tubature e termosifoni esistenti. E’ possibile fare questa stima andando a confrontare una caldaia per il riscaldamento a gas metano ed una a pellet. Valutando un potere calorifico del pellet (medio) pari a 4500kcal/kg, sono necessari meno di 30 kg di questo combustibile per coprire il fabbisogno giornaliero di un’abitazione di superficie maggiore di 100 mq e con riscaldamento funzionante per 8 ore al giorno. Il suo costo è circa un quarto di quello del gas. Per riscaldare un appartamento con uguale volumetria si dovrebbero fornire alla caldaia circa 15 mc di metano. La differenza della spesa annuale tra riscaldamento a pellet e a gas metano sarà in queste condizioni di circa 1000 euro. Le principali biomasse utilizzabili sono comunque facilmente reperibili in natura o sul mercato e consistono in materie organiche vegetali ed animali. Quelle di tipo vegetale sono principalmente tronchetti di legna, cippato, pellet semi e gusci di diversi tipi di piante: tutti prodotti naturali e rinnovabili stagionalmente. Le caldaie alimentate con il cippato usano come combustibile gli scarti delle piante ossia rami e fogliame essiccato che viene tagliato, triturato e lasciato seccare per 2 anni. Sono favoriti i luoghi dove la materia prima è facilmente reperibile ed è presente in abbondanza, in modo che ci sia un risparmio economico legato al trasporto e alla fornitura. I sistemi che consentono di utilizzare biomassa per il riscaldamento domestico sono caldaie e termocamini. Esistono camini cosiddetti ad “aria” ma anche termocamini collegabili all’impianto di riscaldamento esistente che sono anche in grado di produrre acqua calda sanitaria. Queste sono delle vere e proprie caldaie che possono essere alimentate manualmente o in maniera automatica. La tecnologia nell’ambito dell’elettronica ha permesso di consentire una gestione ottimale di tutte le fasi, dall’accensione alla modulazione grazie a semplici pannelli di comando digitale. M

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BONIFICA

di Marcello Bondesan – ingegnere responsabile progettazione e direzione lavori Hera S.p.A. – struttura operativa territoriale di Bologna

La rimozione dell’amianto negli impianti idrici e termici

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Introduzione L’amianto, chiamato anche absesto, è un minerale naturale a struttura microcristallina, di aspetto fibroso, appartenente alla classe dei silicati. E’presente in natura in diverse parti del globo terrestre e generalmente viene estratto in miniere a cielo aperto. L’amianto è diviso in due grandi gruppi: t Anfiboli, ovvero silicati di Calcio e Magnesio (Crocidolite, Antofillite, Amosite, Actinolite, Tremosite) t Serpentini, ovvero silicati di Magnesio (Crisotilo) L’amianto è un materiale dalle caratteristiche eccezionali, sia in relazione alla sua resistenza al fuoco, al calore e agli agenti chimici che in relazione alla sua facile lavorabilità. Conferisce anche proprietà fonoassorbenti e termoisolanti ai materiali con cui viene miscelato (calce, gesso, cemento). Proprio queste caratteristiche ne hanno consentito una rapidissima diffusione e il suo largo impiego, principalmente in edilizia e negli impianti igienico/sanitari (coperture, coibentazioni, tubazioni, canne fumarie, vasi di espansione) nonché nell’industria termica e meccanica (freni, guarnizioni di caldaie, di valvole, isolamento termico di parti calde, etc.). Non sempre l’amianto è pericoloso La sua pericolosità è legata al fatto che esso si presenta in fibre estremamente lunghe e sottili le quali, per inalazione, penetrano nei tessuti polmonari. Tale meccanismo può dare luogo a diverse patologie ad esito infausto quali il mesotelioma della pleura o del peritoneo. Il tempo di incubazione di queste patologie può superare anche i quindici anni. Pertanto la pericolosità dell’amianto (o più generalmente dei “Materiali Contenenti Amianto” che successivamente per brevità chiameremo MCA) è legata alla possibilità di rilascio di fibre, condizione questa che dipende dallo stato di conservazione dell’elemento realizzato utilizzando amianto. Sostanzialmente i MCA si possono classificare in due tipologie: 1. MCA in matrice friabile: materiali che possono essere facilmente sbriciolati e ridotti in polvere con la semplice pressione delle mani e senza l’utilizzo di attrezzi; 2. MCA in matrice compatta: materiali duri che possono essere sbriciolati e ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi o mezzi meccanici (trapani, dischi abrasivi, etc.). Come facilmente intuibile, l’amianto in matrice friabile è decisamente più pericoloso dell’amianto in matrice compatta in ragione della maggior tendenza al rilascio di fibre. Inquadramento normativo per la rimozione e bonifica dall’amianto e per la protezione dei lavoratori addetti A seguito della crescente consapevolezza mondiale della pericolosità dell’amianto, maturatasi tra gli anni ‘70 e ‘80, lo stato italiano, in recepimento a specifiche direttive della Comunità Europea, ha promulgato il 27 marzo 1992 la Legge n°257, che ha dettato le norme per la cessazione dell’impiego e lo smaltimento controllato dei MCA. A tale primo momento normativo è poi seguito il Decreto Ministeriale 33


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6 settembre 1994 che descrive nel dettaglio le linee guida da seguire per la ricerca dell’amianto nei materiali, per la determinazione della sua pericolosità, le modalità di rimozione, le modalità di smaltimento e di riconsegna dei locali bonificati. Questo decreto è tuttora il punto di riferimento per gli addetti alla bonifica dell’amianto ed è stato successivamente integrato da dispositivi legislativi per settori specifici (ad es. il D.M. 26 ottobre 1995 per la bonifica dell’amianto nel materiale rotabile ferroviario, il D.M. 20 agosto 1999 per la bonifica dell’amianto nelle navi) ed in particolare il D.M. 14 maggio 1996 per la bonifica di tubazioni in cemento amianto e cassoni per acqua potabile. Per quanto riguarda invece la protezione dei lavoratori e delle persone esposte all’amianto, il primo testo specifico è il D. Lgs. 15 agosto 1991 n° 277 che, attraverso diversi momenti di aggiornamento, è ora recepito nel Titolo IX - capo III del D. Lgs. 81/08. L’amianto nel settore idraulico e termico L’amianto nel settore termico è spesso ritrovabile nelle coperture di edifici adibiti ad uso tecnico, qualora si sia utilizzata la classica copertura con lastre ondulate di cemento “eternit”. Quando sono in buono stato di conservazione, queste coperture presentano amianto in matrice compatta, ma quando vi sono danneggiamenti (dovuti ad esempio da sbalzi termici, azione di muffe e vegetali, etc.) le lastre espongono la loro struttura interna, con affioramento delle fibre. La norma UNI 10608 suggerisce un metodo per valutare la compattezza del materiale e l’affioramento delle fibre. Nella coibentazione delle tubazioni ed in particolare nell’intercapedine tra la tubazione e il rivestimento, il materiale di coibentazione è spesso in matrice friabile. Sovente, in questi casi, l’asportazione del MCA è effettuata preventivamente alla rimozione della tubazione stessa ed è possibile utilizzare la tecnica del Glove Bag di cui parleremo più avanti. Altro caso è quello di guarnizioni di valvole e caldaie, dove il MCA è invece spesso in forma compatta fatti salvi i casi di guarnizioni particolarmente degradate. 34

Particolare menzione meritano le condotte idriche in cemento amianto, ove l’amianto si trova quasi sempre in forma compatta. Oltre alle adduttrici stradali, questo è il caso di derivazioni d’utenza e, talvolta, del tratto iniziale degli impianti di distribuzione interna. In questo caso la pericolosità è ridotta, sia per la matrice compatta che per la costante bagnatura che consente lo sviluppo di un biofilm sulla superficie interna della condotta proteggendo quindi i fluidi trasportati da un eventuale rilascio di fibre. Caratterizzazione Qualora si abbia il dubbio che una tubazione, una parte di un isolamento o un qualunque altro materiale contenga amianto, è innanzitutto necessario effettuare le seguenti indagini: 1. Ricostruzione attraverso la documentazione tecnica disponibile della natura dei materiali utilizzati in fase di prima posa degli impianti/ apparecchiature/prodotti da costruzione; 2. Ispezione visiva finalizzata a verificare se i materiali di natura sospetta sono friabili o compatti; 3. Campionamento di detti materiali per effettuare una indagine microscopica. Normalmente una indagine di tipo SEM (microscopia elettronica a scansione) consente di individuare celermente la presenza di fibre di amianto in un materiale; 4. Mappatura delle zone e dei particolari/ parti di impianto contenenti MCA; 5. Bonifica e/o Redazione di programma di sorveglianza per definire gli interventi e le procedure finalizzate ad una corretta manutenzione dei materiali con amianto onde mantenere sotto controllo lo stato di degrado, confinare i MCA oppure eliminarli completamente dal sito. Va infatti considerato che a volte è più opportuno confinare il MCA piuttosto che rimuoverlo. La rimozione invece è una scelta obbligata qualora si debbano eseguire importanti lavori di ristrutturazione tecnica all’interno dei locali oppure quando il MCA è pesantemente danneggiato. Va anche tenuta in considerazione la presenza o meno, nelle aree contigue, di edifici abitati dalla popolazione o di ricettori

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sensibili quali scuole, ospedali, etc. In questo senso va tenuto in considerazione che un intervento di rimozione, se condotto impropriamente, può esporre inutilmente gli operatori e terzi a fibre aerodisperse. Una volta classificato il materiale e quindi la sua pericolosità, è pertanto indispensabile

Materiali compatti integri non suscettibili a danneggiamento

valutare se procedere alla bonifica o meno. In questo senso si veda lo schema riassuntivo di figura 1: Un aiuto alla decisione può essere trovato negli algoritmi, ovvero a metodi semiempirici che consentono, mediante l’interrelazione di più parametri (quantità

Materiali compatti integri suscettibili a danneggiamento

Materiali compatti danneggiati

Area non estesa

Materiali friabili

Area estesa

Eliminazione cause Restauro Eliminazione cause

Programma di controllo Procedura di corretta manutenzione dei materiali contenenti amianto

Figura 1 – Schema riassuntivo del trattamento dei MCA

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Bonifica


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dell’MCA, possibilità di contatto in via accidentale, stato di conservazione, esposizione agli agenti atmosferici, entità della popolazione potenzialmente esposta, grado di ventilazione, etc.), di assegnare un punteggio proporzionale alla pericolosità del MCA. Tale punteggio, inserito all’interno di un abaco, è di ausilio al professionista per effettuare le sue scelte. Pur non addentrandoci nel dettaglio si citano qui unicamente gli algoritmi più noti quali il VERSAR (per amianto friabile e per amianto compatto), il FERRIS (per amianto applicato a spruzzo) e il metodo EPA (per amianto applicato a spruzzo o con cazzuola) e ai quali si rimanda il lettore che necessiti di approfondimenti. Qualora si decida di non procedere alla bonifica ma al confinamento, è indispensabile redigere un Piano di controllo periodico delle condizioni dei materiali e il rispetto di idonee procedure di pulizia e manutenzione dello stabile al fine di assicurare che le attività quotidiane svolte all’interno dei locali siano condotte in modo da minimizzare il rischio di rilascio di fibre di amianto. In particolare in questo caso il proprietario o il responsabile dell’attività che si svolge nei locali dovrà nominare una figura di responsabile (ai sensi dell’art. 4 del D.M. 6 Settembre 1994) a cui saranno assegnati compiti di coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali di amianto. In particolare, sulle apparecchiature sottoposte a periodici interventi di manutenzione e controllo (caldaie, etc.) dovranno essere poste avvertenze in maniera tale che i particolari contenenti MCA possono essere inavvertitamente disturbati. Piano di Bonifica Qualora si decida per la rimozione, è innanzitutto necessario procedere alla redazione del cosiddetto “Piano di bonifica”. Tale piano deve essere redatto da un tecnico abilitato come “dirigente rischio amianto”. Il piano contiene tutte le indicazioni degli apprestamenti finalizzati alla bonifica, la organizzazione del cantiere, la successione delle varie fasi di lavoro, le ditte impegnate nei lavori, le tecnologie utilizzate, le misure necessarie per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro e la protezione dell’ambiente esterno. 36

In particolare deve contenere informazioni e prescrizioni sui seguenti punti: a. modalità di rimozione dell’amianto prima dell’applicazione delle tecniche di demolizione, a meno che tale rimozione non possa costituire per i lavoratori un rischio maggiore di quello rappresentato dal fatto che l’amianto venga lasciati sul posto; b. fornitura ai lavoratori di idonei dispositivi di protezione individuale; c. verifica dell’assenza di rischi dovuti all’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro, al termine dei lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto; d. adeguate misure per la protezione e la decontaminazione del personale incaricato dei lavori; e. adeguate misure per la protezione dei terzi e per la raccolta e lo smaltimento dei materiali; f. natura dei lavori, data di inizio e loro durata presumibile; g. luogo ove i lavori verranno effettuati; h. tecniche lavorative adottate per la rimozione dell’amianto; i. caratteristiche delle attrezzature o dispositivi che si intendono utilizzare per attuare quanto previsto dalla lettera d) ed e). In particolare sono assoggettabili alla redazione del piano di bonifica le seguenti attività: t Interventi volti ad eliminare danni circoscritti quali infiltrazioni da coperture che richiedono la impermeabilizzazione di una delimitata zona con eventuale sostituzione di un numero contenuto di lastre di copertura, il tutto finalizzato allo specifico intervento; t Risistemazione o sostituzione di un numero limitato di lastre di copertura quando queste sono state smosse o danneggiate da eventi atmosferici avversi; t Sostituzione di grondaie che richiedono lo spostamento temporaneo delle lastre; t Vasi di espansione di limitata capacità (non superiore a 200 litri), facilmente scollegabili senza interferire con il cemento-amianto e trasportabili in forma integra all’esterno dell’edificio (senza necessità di rotture, tagli o alterazioni di alcun genere della superficie); t Smaltimento di rifiuti o di materiali abbandonati (raccolta e trasporto); t Incapsulamento e confinamento;

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area di lavoro

spogliatoio contaminato

indossa le calzature

lascia calzature e indumenti contaminati tieni indosso il respiratore

chiusura d’aria chiusura d’aria

effettua la doccia

docce

indossa la maschera

tieni indosso il respiratore e lavalo

chiusura d’aria

chiusura d’aria

lascia gli indumenti personali e indossa tuta pulita

spogliatoio incontaminato

indossa indumenti personali

area esterna

t Interventi di emergenza su condotte idriche. Il piano va sottoposto per approvazione alla USL di competenza nel luogo ove avviene il cantiere almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Se entro tale periodo non viene formulata motivata richiesta di integrazione o modifica del piano e non rilasciata alcuna prescrizione operativa, il datore di lavoro può eseguire i lavori. L’obbligo del preavviso di trenta giorni prima dell’inizio dei lavori non si applica nei casi di urgenza, quali ad esempio un intervento di pronto intervento su una conduttura o su una centrale termica. In tale ultima ipotesi, oltre alla data di inizio, deve essere fornita dal datore di lavoro indicazione dell’orario di inizio

delle attività. E’inoltre necessario dare formale comunicazione all’USL dell’inizio dei lavori almeno 5 giorni prima dell’inizio degli stessi. Ogni qualvolta ci siano modifiche delle condizioni di lavoro e di esposizione deve essere inoltrata una nuova notifica. Rimozione di amianto friabile Nel caso sia necessario rimuovere amianto friabile, va posta massima attenzione per evitare che durante i lavori si possano disperdere fibre nell’aria e ciò al fine di proteggere sia i lavoratori addetti alle attività di rimozione amianto che i cosiddetti “terzi esposti”, ovvero coloro che lavorano o semplicemente abitano nelle vicinanze della zona interessata dai lavori di rimozione. Per minimizzare tali rischi è innanzitutto 37


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Particolare cura deve essere prestata nella conservazione e nella manipolazione dei rifiuti provenienti da questi cantieri. I rifiuti vanno insaccati in speciali bag a doppio strato con la dicitura di figura 3. E’opportuno l’immediato smaltimento in discarica o altro sito autorizzato di tali rifiuti, mantenendo al minimo indispensabile la permanenza in cantiere di detti sacchi.

opportuno allontanare dai locali interessati dai lavori tutto ciò che può essere rimosso o smontato senza interferire con il MCA quali mobili, scaffali, arredi ed altro. E’quindi necessario creare un confinamento totale della zona interessata, proteggere i pavimenti mediante teli in polietilene, chiudendo sempre con teli in polietilene le finestre, porte, passacavi ed eventuali altre aperture di comunicazione con altri locali. I locali così confinati debbono essere posti in depressione in maniera tale che da eventuali imperfezioni nella sigillatura dei locali non possano uscire fibre disperse. Per effettuare la messa in depressione dei locali destinati ai lavori di rimozione dovranno quindi essere previste attrezzature quali ventilatori e/o aspiratori equipaggiati con appositi filtri detti “filtri totali” il cui grado di filtrazione è tale da trattenere le fibre di amianto che si liberano durante i lavori di rimozione onde evitarne la dispersione in aria. Un elemento critico è poter garantire l’ingresso e l’uscita del personale dai locali oggetto dei lavori e dei materiali rimossi. A tale scopo le zone di ingresso/uscita dovranno essere attrezzate con unità di decontaminazione. Sono costituite da container multi scomparto (vedi fig. 2), il primo dei quali è destinato alla vestizione degli addetti, il secondo alla doccia e il terzo alla comunicazione con gli ambienti contaminati dalle fibre e sarà utilizzato, al momento dell’uscita dai locali contaminati, per rimuovere e insaccare gli indumenti da lavoro. Durante le operazioni di rimozione dell’amianto, il materiale isolante dovrà essere sempre bagnato con liquido incapsulante, costituito da una dispersione di colla vinilica in acqua, al fine di abbattere immediatamente le fibre che si liberano per effetto della manipolazione. 38

Tecnica del Glove Bag: Merita una approfondimento, nel settore termotecnico, la cosiddetta tecnica del “glove bag”, utilizzabile per tubi in posa esposta di diametro modesto e per tratte di lunghezze limitate: si tratta di una tecnica di confinamento localizzato della tubazione effettuata mediante un “sacco” di materiale plastico dotato di guanti interni che avvolge solo il tratto di tubazione interessato dai lavori. Questo accorgimento consente di rimuovere le fibre senza dover realizzare il confinamento di tutti gli ambienti, sostenendo così minori costi e minori fermi di produzione. Va considerato però che questa tecnica è applicabile solo in condizioni particolarmente fortunate in relazione al luogo di posa e al diametro delle tubazioni interessate o per manutenzione di piccole parti (flange, valvole, etc.) Rimozione di amianto compatto Per l’amianto in matrice compatta si utilizzano procedure più semplici rispetto a quelle normalmente utilizzate per la matrice friabile. Nei casi più frequenti, come ad esempio i tetti di manufatti di cabine di riduzione della pressione del gas, siano esse RE.MI. che di distretto che di utenza, non è necessario il confinamento ma è spesso sufficiente la bagnatura con incapsulante delle superfici interessate. Successivamente alla inertizzazione con incapsulante, si provvede alla ordinata rimozione dei pannelli ondulati costituenti il tetto della cabina, senza frammentarli o romperli: vanno evitate assolutamente lavorazioni sui materiali quali esecuzione di fori, effettuazione di tagli con flessibile o mole, etc. Particolare attenzione va presa affinché il materiale sia smontato e rimosso integro e immediatamente imballato in cantiere in sacchi a doppio

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strato o pallet con doppio avvolgimento di teli in polietilene. Riconsegna dei locali Al termine dei lavori, qualora si sia proceduto alla rimozione di amianto friabile, e’ indispensabile chiedere il sopralluogo dell’USL per consentire la riconsegna dei locali, che avviene mediante un ispezione visiva dell’avvenuta rimozione dell’amianto e un campionamento dell’aria dei locali interessati dalle attività di rimozione che certifichi la totale assenza di fibre disperse. Solo a valle della certificazione sarà possibile rimuovere il cantiere e terminare le operazioni. Obblighi normativi nei lavori di rimozione Per lavori su acquedotti in cemento amianto e cassoni per l’acqua potabile va considerato che l’attività di manutenzione di acquedotti è ritenuta dal Comitato Nazionale (Albo Nazionale delle Imprese che effettuano la gestione dei rifiuti) attività di bonifica di beni contenenti amianto e pertanto, per l’impresa che esercita questa attività, è richiesta l’iscrizione all’Albo alla categoria 10a. Lo stesso dicasi per gli impianti termici e per la rimozione di coibentazioni. L’iscrizione all’Albo comporta anche la nomina di un referente tecnico il quale dovrà mantenere aggiornato un registro degli esposti al rischio amianto, effettuare una sorveglianza sanitaria e mantenere un costante aggiornamento formativo degli stessi. Unica eccezione a quanto sopra riguarda i casi di ditte non dedite (come attività rilevante) alla manipolazione dell’amianto e che eseguano saltuariamente lavorazioni che comportino esposizioni alle fibre di amianto

con carattere sporadico e di debole intensità (ESEDI). In queste condizioni possono rientrare, ad esempio: t brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili; t rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice; t incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato; t sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale. In questo caso non si applicano gli obblighi di notifica, di sorveglianza sanitaria e di mantenimento del registro degli esposti. M

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COMUNICATO STAMPA

Klimahouse Umbria 2010

Fiera specializzata per l’efficienza energetica e la sostenibilità in edilizia Bastia Umbra, 8 – 10 ottobre 2010 Klimahouse Umbria” e l’edilizia sostenibile: nuove opportunità green per il centro-sud Italia all’8 al 10 Ottobre 2010 a Bastia Umbra (PG) Dall’8 al 10 ottobre a Bastia Umbra si accendono i riflettori sulla terza edizione itinerante di “Klimahouse”, manifestazione fieristica organizzata da Fiera Bolzano che offre in anteprima un pdate in tema di risparmio energetico in edilizia e di innovazioni sostenibili per la casa del futuro. Declinazione dell’edizione che con successo si svolge ogni anno a Bolzano, “Klimahouse Umbria” è spressamente rivolta al mercato del centro-sud Italia e rappresenta il palcoscenico ideale per presentare le ultime novità sul fronte dell’abitare green a un target mirato e qualificato composto da architetti, ingegneri, geometri, imprenditori edili, aziende, enti pubblici e soprattutto privati. Nello scenario della regione che la ospita, particolarmente ricettiva alle tematiche dell’edilizia sostenibile e facilmente raggiungibile da tutte le regioni del centro-sud, “Klimahouse Umbria” rappresenta un punto di incontro privilegiato tra la domanda e l’offerta. I principali settori espositivi di “Klimahouse Umbria” coincidono con i due aspetti fondamentali che è necessario analizzare per costruire un edificio energeticamente efficiente. La ‘COSTRUZIONE DEGLI EDIFICI’ e la ‘TECNOLOGIA DELL’EDIFICIO’ costituiscono, infatti, le macro aree tematiche ella manifestazione fieristica: la prima focalizzata sui settori finestre termoisolanti, porte e ortoni, isolamento termico, elementi per prefabbricati e prefabbricati, coperture, tetti, risanamento, strutture verticali e orizzontali; la seconda dedicata a riscaldamento, ventilazione, raffreddamento, energie rinnovabili, sistemi di regolazione e misurazione. Il trend dell’edilizia sostenibile, già fortemente radicato in Alto Adige, è in ascesa anche nel centro-sud Italia dove, grazie a regolamentazioni sia a livello nazionale sia locale, si stanno muovendo i primi significativi passi. Dalle amministrazioni pubbliche alle aziende private, dagli operatori di settore sino agli utenti finali, a tutti i livelli si guarda con grande attenzione al tema dell’architettura ecologica. Sono proprio le evidenti potenzialità di crescita del centro-sud del nostro Paese nell’ambito della riqualificazione energetica, la quantità di settori di sviluppo coinvolti nella “rivoluzione verde” a livello locale e la soddisfazione espressa dalle aziende espositrici in occasione della precedente edizione, ad aver convinto Fiera Bolzano a proporre un’iniziativa al di fuori del proprio territorio scegliendo per la seconda volta la piazza di Bastia Umbra.

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Quesiti termici Per avere la risposta alle vostre domande inviate il quesito: via fax allo 02.36 52 28 12 oppure scrivete a info@progettogas.it

Come applicare l’aliquota iva per la vendita dei pannelli solari Gradirei dei chiarimenti sull’aliquota IVA d’applicare alla vendita dei sistemi solari termici nei vari passaggi commerciali e cioè: t industria ¢ rivendita ingrosso commerciale destinati alla rivendita t industria ¢utente finale con partita iva(attivita commerciali / industrie/alberghi, per uso proprio) t rivendita/ingrosso ¢ utente finale con partita iva(attivita commerciali/ industrie/alberghi, per uso proprio) t rivendita/ingrosso ¢ installatore t rivendita/ingrosso ¢ privato t installatore ¢privato t installatore ¢ utente finale con partita iva(attivita commerciali / industrie/alberghi, per uso proprio) Vi sarei grato se mi illustrereste il tutto, in quanto sul mercato c’è una notevole confusione. In merito alla domanda, abbiamo preparato un prospetto esaustivo per capire quelle che sono, le riduzioni effettive da applicare ad ogni singola tipologia commerciale. Delucidazioni relative alle riduzioni t JOEVTUSJB¢ SJWFOEJUBJOHSPTTPDPNNFSDJBMFEFTUJOBUJBMMBSJWFOEJUB (IVA 20%) t JOEVTUSJB¢ VUFOUFmOBMFDPOQBSUJUBJWB BUUJWJUBDPNNFSDJBMJ JOEVTUSJFBMCFSHIJ QFSVTPQSPQSJP (IVA 10%) t SJWFOEJUBJOHSPTTP¢ VUFOUFmOBMFDPOQBSUJUBJWB BUUJWJUĂ‹DPNNFSDJBMJ JOEVTUSJFBMCFSHIJ QFSVTPQSPQSJP (IVA 10%) t SJWFOEJUBJOHSPTTP¢ JOTUBMMBUPSF(IVA 10%) t SJWFOEJUBJOHSPTTP¢ QSJWBUP(IVA 10%) t JOTUBMMBUPSF¢ QSJWBUP(IVA 10%) t JOTUBMMBUPSF¢ VUFOUFmOBMFDPOQBSUJUBJWB BUUJWJUĂ‹DPNNFSDJBMJ JOEVTUSJFBMCFSHIJ QFSVTPQSPQSJP (IVA 10%) Inoltre va ricordato che esiste una Risoluzione, esattamente la n. 269/E del 27 settembre 2007, dove l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti importanti, per la corretta applicazione dell’IVA ridotta al 10% per i pannelli solari termici e fotovoltaici, come da comma dell’art. 16 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. I punti da sottolineare per capire in modo chiaro l’applicazione dell’aliquota per la vendita dei pannelli solari sono i seguenti: 1) L’agevolazione ha natura oggettiva Come da tabella “Aâ€?, parte III, allegata al Dpr 633/1972 prevede al numero 127-quinquies l’applicazione dell’aliquota ridotta del 10% anche per gli “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e

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di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica”. Ciò vale, come stabilito con la Risoluzione n. 2/E del 20 gennaio 2000, indipendentemente dalla circostanza che gli acquirenti siano utilizzatori finali oppure operatori commerciali (produttori, importatori, grossisti o installatori). L’unica condizione necessaria è che tali impianti siano idonei a produrre calore energia. 2) La vendita dei singoli kit Per la vendita dei singoli componenti degli impianti termici solari, il successivo n. 127-sexies della tabella prevede l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta per i “beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione, tra l’altro, degli impianti di produzione di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica o eolica”. Il beneficio fiscale viene quindi circoscritto ai beni finiti effettivamente utilizzati la costruzione dell’impianto, cioè ai soli beni diversi dalle materie prime e dai semilavorati, per i quali il processo produttivo si è già compiuto (e che, come tali, si trovano nell’ultima fase di commercializzazione) e che sono acquistati per essere direttamente impiegati per la costruzione o l’installazio-

ne dell’impianto. Questa destinazione d’uso, ricorda l’Agenzia, deve essere attestata dall’acquirente mediante un’apposita dichiarazione da rilasciare al venditore. 3) IVA piena per grossisti e distributori L’IVA al 10%, è riconosciuta per le cessioni che intervengono nell’ultima fase di commercializzazione dei beni: la tassazione di favore è quindi ammessa per la vendita dei componenti di kit solari effettuata nei confronti di chi installa o costruisce l’impianto termico o degli utilizzatori finali, mentre è esclusa per la vendita effettuata nei confronti di distributori e grossisti, cioè di tutti quei soggetti che operano nelle fasi intermedie di commercializzazione. Punti n° 1, 2 e 3 fonte: Casa & Clima

Il terzo responsabile Quali sono i compiti del terzo responsabile ed esattamente chi deve possedere il patentino per la conduzione degli impianti? Inoltre il patentino è obbligatorio anche per il manutentore?

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L’esercizio e la manutenzione degli impianti termici sono afďŹ dati al proprietario, deďŹ nito come alla lettera j) dell’articolo 1, comma 1, o per esso ad un terzo, avente i requisiti deďŹ niti alla lettera o) dell’articolo 1, comma 1.D.P.R. 412/93. D.P.R. 412/93 Lettera j) per “proprietario dell’impianto termicoâ€?, chi è proprietario, in tutto o in parte, dell’impianto termico; nel caso di ediďŹ ci dotati di impianti termici centralizzati amministrati in condominio e nel caso di soggetti diversi dalle persone ďŹ siche gli obblighi e le responsabilitĂ posti a carico del proprietario dal presente regolamento sono da intendersi riferiti agli Amministratori; D.P.R. 412/93 Lettera o) per “terzo responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termicoâ€?, la persona ďŹ sica o giuridica che, essendo in possesso dei requisiti previsti dalle normative vigenti e comunque di idonea capacitĂ  tecnica, economica, organizzativa, è delegata dal proprietario ad assumere la responsabilitĂ  dell’esercizio, della manutenzione e dell’adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici; D.P.R. 412/93 art.11 commma 2. Nel caso di unitĂ  immobiliari dotate di impianti termici individuali la ďŹ gura dell’occupante, a qualsiasi titolo, dell’unitĂ  immobiliare stessa subentra, per la durata dell’occupazione, alla ďŹ gura del proprietario, nell’onere di adempiere agli obblighi previsti dal presente regolamento e nelle connesse responsabilitĂ  limitatamente all’esercizio, alla manutenzione dell’impianto termico ed alle veriďŹ che periodiche di cui al comma 12. Nel caso di impianti termici centralizzati di tipo condominiale l’ amministratore del condominio subentra alla ďŹ gura del responsabile dell’impianto, per la durata della nomina. Il responsabile deve provvedere alla corretta manutenzione dell’impianto termico e alla sicurezza dello stesso.

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Deve inoltre rispettare il periodo annuale e l’orario di riscaldamento, nonchè mantenere la temperatura degli ambienti riscaldati entro i limiti previsti dalla legge. Il responsabile dell’impianto può delegare la propria responsabilitĂ ad una persona, avente requisiti di Legge (iscrizione alla Camera di Commercio e operante ai sensi della L.46/90), che assume la nomina di Terzo Responsabile. Per gli impianti con potenza nominale superiore a 350 kW, il terzo responsabile dell’esercizio e della manutenzione deve essere in possesso dei seguenti requisiti: t JTDSJUUPBHMJBMCJOB[JPOBMJEJDBUFHPSJB PJTDSJUUPBEFMFODIJFRVJWBMFOUJ EFMM6OJPOF&VSPQFB PQQVSFNFEJBOUF DFSUJmDB[JPOF6/*&/*40 BJTFOTJ EFMMBSUEFM%13 t MPTUFTTPSFRVJTJUP PTTJBMBTPMB DFSUJmDB[JPOFEJRVBMJUĂ‹BJTFOTJEFMMF OPSNF6/*&/*40 Ă’SJDIJFTUPQFS MBEJUUBDIFJOUFOEFQBSUFDJQBSFBMMBHBSB EJBQQBMUPQFSBTTVNFSFMJODBSJDPEJ UFS[PSFTQPOTBCJMFEFMMFTFSDJ[JPFEFMMB NBOVUFO[JPOFEJVOJNQJBOUPUFSNJDPEJ VOFEJmDJPQVCCMJDP QVSDIĂ?DPOQPUFO[B UFSNJDBOPNJOBMFBMGPDPMBSFTVQFSJPSFB ,8FQFSVOJNQPSUPEFJMBWPSJOPO TVQFSJPSFBFVSP Diversamente, la ditta che, in una gara di appalto, intende proporsi come terzo responsabile dell’esercizio e della manutenzione di un impianto termico di un ediďŹ cio pubblico, con potenza termica nominale al focolare superiore a 350 KW ma per un importo dei lavori superiore a 150000 euro, deve essere certiďŹ cata da una SOA. L’impresa, pertanto, si deve qualiďŹ care in uno degli 8 livelli di importo dei lavori previsti dall’art. 3 comma 4 del DPR 25 gennaio 2000, n° 34, nella categoria di opere generali OG11: impianti tecnologici oppure nella categoria di opere speciali OS28: Impianti termici e di condizionamento.

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Patentino per impianti termici L’art. 287 del Codice ambientale (DLgs 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientaleâ€?) ha introdotto importanti novitĂ in materia di conduzione degli impianti termici prevedendo l’obbligo del patentino per tutti gli impianti termici civili di potenza termica superiore a 200.000 Kcal/h (232 kW) prescindendo dal tipo di combustibile utilizzato. In questo modo l’obbligo del patentino, ďŹ nora previsto solo per gli impianti termici alimentati con combustibili minerali solidi o liquidi ai sensi della Legge 615/1966, viene esteso anche a quelli alimentati con

combustibile gassoso. Successivamente, tuttavia, con sentenza n. 250 del 24.07.2009, la Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimitĂ costituzionale dell’articolo 287 del D.Lgs n. 152/2006 affermando che la formazione professionale relativa al conseguimento del patentino per i conduttori di impianti termici, è materia di esclusiva competenza regionale. L’art. 287 del DLgs 152/06 richiede infatti che il personale addetto alla conduzione degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore a 0.232 MW debba essere munito di un patentino di abilitazione rilasciato dall’Ispettorato provinciale del lavoro, al termine di un corso per conduzione di impianti termici, previo superamento dell’esame ďŹ nale. Gli impianti termici con potenzialitĂ  termica superiore a 200000 Kcal/h sono quindi classiďŹ cati in due categorie: t *NQJBOUJEJ?DBUFHPSJBQFSJMDVJ NBOUFOJNFOUPJOGVO[JPOFPDDPSSFBODIF JMDFSUJmDBUPEJBCJMJUB[JPOFBMMBDPOEPUUB EFJHFOFSBUPSJEJWBQPSFBOPSNBEFMSFHJP EFDSFUPO t *NQJBOUJEJ?DBUFHPSJBQFSJMDVJ NBOUFOJNFOUPJOGVO[JPOFOPOPDDPSSFJM DFSUJmDBUPEJBCJMJUB[JPOFBMMBDPOEPUUBEFJ HFOFSBUPSJEJWBQPSF e per essi sono previsti due gradi di abilitazione: t Patentino di 1° grado BCJMJUBBMMBDPOEV[JPOFEFHMJJNQJBOUJ UFSNJDJEJ?DBUFHPSJB QFSJMSJMBTDJPĂ’OFDFTTBSJPDIFJM SJDIJFEFOUFTJBJOQPTTFTTPBODIFEFM DFSUJmDBUPEJBCJMJUB[JPOFBMMBDPOEPUUB EFJHFOFSBUPSJEJWBQPSFSJMBTDJBUP EBMM*TQFUUPSBUPEFM-BWPSPJODPSTPEJ WBMJEJUĂ‹ BCJMJUBEJSFUUBNFOUF TFO[BMPTTFSWBO[B EJBMDVOBGPSNBMJUĂ‹ BODIFBMMBDPOEV[JPOF EFHMJJNQJBOUJQFSDVJĂ’SJDIJFTUPJM QBUFOUJOPEJÂĄHSBEP

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t Patentino di 2° grado BCJMJUBBMMBDPOEV[JPOFEFHMJJNQJBOUJ UFSNJDJEJ?DBUFHPSJB Note generali 1. I patentini possono essere rilasciati a persone aventi etĂ non inferiore a 18 anni compiuti; 2. I certiďŹ cati di abilitazione di qualsiasi grado per la condotta dei generatori di vapore, rilasciati ai sensi del regio decreto 12/05/1927 n. 824 costituiscono titolo di qualiďŹ cazione professionale valido per il rilascio senza esame dei patentini di 1° o 2° grado; 3. L’eventuale provvedimento di sospensione o di revoca del certiďŹ cato di abilitazione alla condotta dei generatori di vapore disposto a norma degli articoli 31 e 32 del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, non comporta automatica decadenza del patentino di abilitazione alla condotta degli impianti termici; 4. I patentini di 1° e 2° grado di abilitazione alla conduzione degli impianti termici non necessitano di essere rinnovati in quanto la loro validitĂ  cessa contemporaneamente alla cessazione dell’attivitĂ  e cancellazione dalla Camera di Commercio; I corsi per il conseguimento del patentino di abilitazione alla conduzione degli impianti termici devono avere una durata di 25 giorni effettivi, per un complesso di 75 ore di insegnamento. Al termine dei corsi gli allievi che li abbiano assiduamente frequentati sono sottoposti, presso la sede dei corsi stessi, a prove di esame teorico-pratiche. (Decreto

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ministeriale 12 agosto 1968: Disciplina dei corsi per il conseguimento del patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici). Manutentore Per quanto riguarda invece la sola manutenzione dell’impianto (qualsiasi sia la potenzialità ) non è necessario possedere la UNI ISO 9000, nè il patentino, ma solo i requisiti richiesti dalla 46/90, DM 37/08.

Caldaia installata in garage Un mio cliente vuole a tutti i costi installare una caldaia in box. So che la cosa è fattibile, ma come mi devo comportare esattamente? Carlo, installatore - Napoli -BOPSNBQBSUFQVOUPWJFUB MJOTUBMMB[JPOFEJBQQBSFDDIJBHBTJOMPDBMJ DPOQFSJDPMPEJODFOEJP CPY BVUPSJNFTTF  HBSBHF UVUUBWJBMBDPTBĂ’QPTTJCJMFDSFBOEP VOWBOPUFDOJDPBFSBUPEBMMFTUFSOP  BMMJOUFSOPEFMCPY DPOQPSUB3&* WFEBTJ DJSDPMBSFEFJ7JHJMJEFMGVPDPTPUUP 4FJMHBSBHFĂ’TFNJOUFSSBUPDPNVORVFOPO QVĂ›FTTFSFJOTUBMMBUPVOJNQJBOUPDPOHBTB (1- Lettera Circolare prot. n° P402/4134 sott. 1 del 19/02/1997 Comunicazione tra autorimesse e locali di installazione di impianti termici alimentati a gas metano di portata nominale non superiore a 35 kW - Chiarimenti Sono pervenuti nel tempo da alcuni Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco e di recente dal C.I.G. - Comitato Italiano Gas - alcuni quesiti inerenti l’ammissibilitĂ di comunicazione tra autorimesse e locali di installazione di impianti termici alimentati a gas metano di portata nominale non su-

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periore a 35 kW. Al riguardo, su conforme parere del Comitato Centrale Tecnico ScientiďŹ co per la prevenzione incendi, di cui all’art. 10 del D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577, si chiarisce che, in virtĂš del disposto del punto 3.5.2 del D.M. 1 febbraio 1986, tutte le autorimesse ďŹ no a 40 autovetture e non oltre il secondo interrato (compresi quindi singoli box e le autorimesse ďŹ no a 9 posti auto), possono comunicare direttamente con i citati locali, purchĂŠ la comunicazione sia protetta da porte aventi caratteristiche di resistenza al fuoco RE 120. I Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco sono pregati di dare informativa del presente chiarimento alle UnitĂ ed Aziende Sanitarie Locali operanti nel territorio, ed alle quali compete la vigilanza sugli impianti termici in oggetto indicati, cosĂŹ come chiarito dal Ministero dell’industria, del Commercio e dell’Artigianato con nota n. 162039 del 26 marzo 1987, allegata alla lettera-circolare di questa Direzione n. 6812/4183 sott. 10 del 23 aprile 1987. Inoltre per la seguente installazione rispettare i seguenti punti della norma: 4.6.2.2 Installazione in canaletta all’esterno nelle parti comuni ÂľDPOTFOUJUBMBQPTBEFMMFUVCB[JPOJ BMMJOUFSOPEJVOBDBOBMFUUB VCJDBUBTVMMB QBSFUFQFSJNFUSBMFFTUFSOBEFMMFEJmDJP FDPTUJUVJUBEBNBUFSJBMJOPOQSPQBHBOUJ mBNNB JOBTTFO[BEJQBSUJDPMBSJEJTQPTJ[JPOJ QFSMBOUJODFOEJP  -BTVQFSmDJFEJDIJVTVSBEFWFFTTFSFOPO BUFOVUBEJHBT QFSFTFNQJPQSPWWJTUBEJ HSJHMJB PEJBQFSUVSFOFMMBQBSUFJOGFSJPSFF TVQFSJPSF FSJNPWJCJMF BMmOFEJQFSNFUUFSF JTQF[JPOJFPNBOVUFO[JPOJ *OPMUSFMBDBOBMFUUBEPWSĂ‹BWFSFSJGFSJNFOUJ FTUFSOJDIFTFHOBMBOPMBQSFTFO[BEFJUVCJ EFMHBTBMTVPJOUFSOP -BDBOBMFUUBQVĂ›FTTFSFBODPSBUB

mHVSBSJGFSJNFOUPB PSJDBWBUB EJSFUUBNFOUFOFMMFTUSBEPTTPEFMMBQBSFUF FTUFSOB OJDDIJB mHVSBSJGFSJNFOUPC  *ORVFTUVMUJNPDBTP MFQBSFUJDIFEFMJNJUBOP MBMMPHHJBNFOUP EFWPOPFTTFSFSFTFTUBHOF 5BMFPQFSB[JPOFQVÛFTTFSFSFBMJ[[BUB QFS FTFNQJP NFEJBOUFJEPOFBSJO[BGGBUVSBEJ NBMUBEJDFNFOUP -BEJTUBO[BEJQPTBUSBMFUVCB[JPOJ EFWFFTTFSFUBMFEBQFSNFUUFSFHMJJOUFSWFOUJ EJNBOVUFO[JPOFFPTPTUJUV[JPOF 0HOJTJOHPMBUVCB[JPOFEFWFFTTFSF GBDJMNFOUFJOEJWJEVBUBFDPSSFMBUBBMMB SJTQFUUJWBVOJUËBCJUBUJWB ¾BNNFTTBMJOTUBMMB[JPOFEJVOB UVCB[JPOFJODBOBMFUUBDIJVTB OPOHSJHMJBUB  TFQSPWWJTUBBMMFFTUSFNJUËEJPQQPSUVOF BQFSUVSFEJBFSB[JPOFSJWPMUFWFSTPMFTUFSOP FTFSFBMJ[[BUBJONPEPEBQPUFSQFSNFUUFSF BMMPDDPSSFO[BFWFOUVBMJJTQF[JPOJF NBOVUFO[JPOJ 1FSJHBTEJEFOTJUËSFMBUJWBBMMBSJB NBHHJPSFEJ MBDBOBMFUUBOPOQVÛ TDFOEFSFBMEJTPUUPEFMQJBOPDBNQBHOB QUESITO 2 &EBDPOTJEFSBSTJVOBQBSFUFFTUFSOB DPNVOF

Canne fumarie E’ possibile utilizzare canne fumarie in PPS per un intubamento di un impianto superiore a 35 KW? $PNJODJBNPDPMEJSFDIFMFDBOOFGVNBSJF QFSJNQJBOUJTVQLXEFWPOPFTTFSF TFNQSFQSPHFUUBUFFEFWPOPTGPDJBSFBUFUUP JOCBTFBM%MHTDIFSFHPMBSJ[[BHMJ JNQJBOUJTVQFSJPSJBJLX *MDPOEPUUPQFSMJOUVCBNFOUPFJMWFDDIJP DBNJOPEJWFOUBOPQBSUFJOUFHSBOUFEJVO

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VOJDPTJTUFNBFRVJOEJDBNJOP -PTUFTTPEFDSFUPBGGFSNBDIF “2.7. Gli impianti installati o che hanno subito una modiďŹ ca relativa ai camini successivamente all’entrata in vigore della parte quinta del presente decreto devone essere dotati di camini realizzati con prodotti su cui sia stata apposta la marcatura “CEâ€?. In particolare, tali camini devono essere realizzati con materiale incombustibile;â€? %FUUPRVFTUPTJEFEVDFDIFMFUVCB[JPOJJO 114TPOPNBSDBUFi$&w NB/0/TPOPEJ NBUFSJBMFJODPNCVTUJCJMF RVJOEJOFMDBTP TQFDJmDPOPOTJQPTTPOPVUJMJ[[BSF *MUVCPJO114TJQVĂ›QFSĂ›VTBSFQFSJNQJBOUJ BDPOEFOTB[JPOFQFSRVBOUPSJHVBSEBJM DBOBMFEBGVNPDIFQBSUFEBMMBDBMEBJB BMMJOTFSJNFOUPOFMMBDBOOBGVNBSJB

Generatori di vapore Sono obbligatorie le pratiche ISPESL per i generatori di vapore? Impianti in pressione - generatori di vapore Per impianti a pressione si intendono, come deďŹ nito dal R.D. n.824/1927, i recipienti per contenere gas compressi, liquefatti o disciolti nonchĂŠ i generatori e i recipienti di vapore. Esistono delle esenzioni totali o parziali all’applicazione della normativa a seconda delle caratteristiche degli impianti ed apparecchiature. Costruzione di apparecchi in pressione il costruttore deve sottoporre a collaudo in fase di costruzione degli apparecchi da lui prodotti ed a prova idraulica ad apparecchi completati. Queste prove devono essere eseguite da tecnici dell’ISPESL che rilasciato apposita

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certiďŹ cazione e riportano mediante punzonatura sulla targa applicata in modo inamovibile la pressione massima ammissibile e la data di prova. La punzonatura deve essere effettuata anche sugli apparecchi esonerati delle veriďŹ che e collaudi successivi alla costruzione, inoltre in questi casi si deve riportare anche la dicitura “esoneratoâ€?. Istallazione/riparazione/inattivitĂ di apparecchi a pressione prima della messa in esercizio di un impianto a pressione del tipo non “esoneratoâ€? è necessario denunciarlo all’ISPESL che provvederĂ  all’effettuazione di un collaudo e al rilascio di un verbale di collaudo. La denuncia deve essere ripetuta nel caso in cui l’impianto: t 7FOHBSFTUBVSBUP t 4JBTUBUPPHHFUUPEJOVPWPJNQJBOUP t 4JBTUBUPSJBUUJWBUPEPQPVOQFSJPEPEJ JOBUUJWJUĂ‹ t 4JBTUBUPPHHFUUPEJUSBTGFSJNFOUPEJ QSPQSJFUĂ‹PQPTTFTTP t "CCJBBWVUPVODBNCJBNFOUPEJVTPPEJ FTFSDJ[JP t 4JBEBQPSTJGVPSJEVTP QFS EFUFSNJOB[JPOFEFMQPTTFTTPSFSJNBSSĂ‹ JOBUUJWPQFSVOQFSJPEPTVQFSJPSFBEVO BOOP Esoneri La normativa di riferimento prevede una serie di esenzioni parziali riguardo a particolari impiantistici, gestione e veriďŹ che, in sede di costruzione o utilizzazione. Ad esempio una esenzione totale in sede di costruzione interessa i generatori di piccola potenzialitĂ , cioè per quelli che hanno il prodotto della pressione di progetto in kg/cm2 per la capacitĂ  totale in litri non superiore a 300 e la pressione di progetto che non superi i 10 kg/cm2 sono esonerati dalle veriďŹ che di esercizio nonchĂŠ

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dell’applicazione della II° valvola di sicurezza, del II° mezzo di alimentazione, del II° indicatore di livello e soprattutto dell’assistenza del conduttore abilitato. Adempimenti per i recipienti in pressione I recipienti a pressione destinati a contenere gas compressi, liquefatti o vapori diversi dal vapore d’acqua, sono stati classificati in relazione alla tipologia, volume e pressione di progetto. Si distinguono in tre categorie: Recipienti i quali sono stati progettati per una pressione non maggiore a 12 kg/cm2 e il prodotto del volume in litri per la pres-

sione di progetto in kg/cm2 non superiore a 8.000 installati singolarmente e destinati a contenere fluidi non corrosivi in relazione al materiale con cui sono stati costruiti. Sono ricompresi in tale classe anche recipienti con volume non superiore a 1.000 litri e con pressione di progetto inferiore a 25 kg/cm2 facenti parte di impianti frigoriferi assemblati in sede di costruzione con il gruppo di compressione in cui non siano inseriti recipienti con pressione e capacita superiori a quelle sopra citate. In questa tipologia di recipienti la pressione di progetto non deve essere inferiore a 1,2 volte la pressione relativa del vapore saturo del fluido frigorifero alla tempera-

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tura di 35 °C. Anche i generatori di acetilene dotati di guardia idraulica ed aventi pressione di progetto non superiore a 1,5 kg/cm2 e produzione oraria non superiore a 6 kg. I recipienti in pressione che fanno parte di questa classe, sono sottoposti soltanto alle veriďŹ che in sede di costruzione. In questa classe fanno parte quei recipienti progettati per una pressione non maggiore a 12 kg/cm2 e il prodotto del volume in litri per la pressione di progetto in kg/ cm2 non superiore a 8.000 installati in modo da funzionare in collegamento con altri recipienti di simili caratteristiche, tutti destinati a contenere uidi non corrosivi in relazione al materiale con cui sono stati costruiti. Sono ricompresi in tale classe anche recipienti con volume non superiore a 1.000 litri e con pressione di progetto inferiore a 25 kg/cm2 facenti parte di impianti frigoriferi assemblati sul luogo di installazione in cui non siano inseriti recipienti con pressione e capacita superiori a quelle sopra citate. In questa tipologia di recipienti la pressione di progetto non deve essere inferiore a 1,2 volte la pressione relativa del vapore saturo del uido frigorifero alla temperatura di 35 °C. I recipienti in pressione che fanno parte di questa classe, sono sottoposti alle veriďŹ che in sede di costruzione e di primo o nuovo impianto. Questa classe comprende tutti i recipienti che non fanno parte delle classe precedenti e tali recipienti sono sottoposti a veriďŹ che in sede di costruzione e di primo o nuovo impianto, nonchĂŠ alle veriďŹ che periodiche di esercizio con cadenza annuale, inoltre ogni dieci anni i recipienti devono essere sottoposti a veriďŹ ca completa. I recipienti che contengono GPL con capacitĂ non superiore a 5.000 litri possono essere esonerati dall’obbligo della veriďŹ ca annuale a condizione che la ditta che forni-

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sce il gas provveda a garantire: t MBQSPUF[JPOFEBHMJBHFOUJBUNPTGFSJDJEFHMJ BDDFTTPSJEJTJDVSF[[BFEJDPOUSPMMP t JMDPOUSPMMPEFMMPTUBUPEJQSPUF[JPOFEFMMB TVQFSmDJFQSPUFUUJWBFTUFSOBEFMSFDJQJFOUF FEFMMBGVO[JPOBMJUĂ‹EFHMJBDDFTTPSJDPO TDBEFO[BOPOTVQFSJPSFBEVOBOOP t MBTPTUJUV[JPOFEFMMFWBMWPMFEJTJDVSF[[B DPODBEFO[BCJFOOBMF t MBSFHJTUSB[JPOFEFJDPOUSPMMJFGGFUUVBUJFEFJ EBUJEFMMFWBMWPMFTPTUJUVJUFDPOBQQPTUBMB mSNBEFMSFTQPOTBCJMFEFMMBEJUUBGPSOJUSJDF EFMHBT L’esonero si richiede alla ASL di competenza mediante domanda sottoscritta dall’utente e dalla ditta fornitrice del gas. La veriďŹ ca decennale rimane valida. Generatori di vapore Questi impianti oltre al discorso della pressione e quindi sono interessati da quanto detto sugli impianti a pressione, presentano la combustione, per cui sono soggetti anche da altre problematiche come ad esempio l’inquinamento atmosferico, la prevenzione incendi, le speciali abilitazioni per la conduzione di alcune tipologie di generatori. Inquinamento atmosferico I generatori di vapore inseriti in un ciclo produttivo per almeno il 50% del combustibile impiegato, con potenzialitĂ ďŹ no a 3 Mw se a metano o GPL, oppure ďŹ no a 1 Mw se alimentati a gasolio e 0,5 Mw se il combustibile è olio pesante, sono individuati come impianti ad inquinamento atmosferico poco signiďŹ cativo. In questi casi non è necessario richiedere una autorizzazione alle emissioni ma è sufďŹ ciente una comunicazione alla regione di competenza. CertiďŹ cato di prevenzione incendi I generatori di vapore sono soggetti a

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certificazione da parte dei VV.F. quando la potenzialità è superiore a 100.000 kcal/h. CONDUZIONE: la conduzione di generatori di vapore in relazione alla potenzialità deve essere affidata a conduttori abilitati, in particolare: t $FSUJmDBUPEJ*¡HSBEPoHFOFSBUPSJEJ WBQPSFEJRVBMTJBTJUJQPFQPUFO[JBMJUË t $FSUJmDBUPEJ**¡HSBEPoHFOFSBUPSJEJ WBQPSFEJRVBMTJBTJUJQPDPOQSPEV[JPOF mOPBUIEJWBQPSF t $FSUJmDBUPEJ***¡HSBEPoHFOFSBUPSJEJ WBQPSFEJRVBMTJBTJUJQPDPOQSPEV[JPOF mOPBUIEJWBQPSF t $FSUJmDBUPEJ*7¡HSBEPoHFOFSBUPSJEJ WBQPSFEJRVBMTJBTJUJQPDPOQSPEV[JPOF mOPBUIEJWBQPSF

Quesiti termici Per avere la risposta alle vostre domande inviate il quesito:

Dichiarazione di conformità

via fax allo 02.36 52 28 12

Devo compilare delle Dichiarazioni di Conformità per 24 appartamenti praticamente tutte uguali, posso presentare delle fotocopie? No, il timbro e la firma devono essere apposti sempre in originale. Se si aggiunge il timbro e la firma in originale su una fotocopia, questa assume lo stesso valore di un originale.

oppure scrivete a: info@progettogas.it

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TUTTI I RIFERIMENTI NORMATIVI DELLA UNI 7129/2008 Spesso nel compilare gli allegati obbligatori alla dichiarazione di conformità ci si trova di fronte alla necessità di inserire questa o quella norma riferita al materiale utilizzato. Di seguito abbiamo elencato tutti i riferimenti normativi — quindi le norme correlate — presenti nella norma UNI 7129/2008 divisi per materiale.

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Riferimenti normativi presenti nella 7129/2008 (parte prima)

TUBI ACCIAIO UNI EN 10255 – Tubi

di acciaio non legato adatti alla saldatura e alla filettatura – Condizioni tec-

niche di fornitura UNI EN 10208–1 – Tubi di acciaio per condotte di fluidi combustibili – Condizioni tecniche di fornitura – Parte 1: Tubi della classe di prescrizione A

TUBI ACCIAIO – GIUNZIONI

– Filettature di tubazioni per accoppiamento con tenuta sul filetto – Parte 1: Filettature esterne coniche e interne parallele – Dimensioni, tolleranze e designazione

UNI EN 10226–1

– Filettature di tubazioni per accoppiamento con tenuta sul filetto – Parte 2: Filettature esterne coniche e interne coniche – Dimensioni, tolleranze e designazione

UNI EN 10226–2

– Materiali di tenuta per giunzioni metalliche filettate a contatto con gas della 1», 2» e 3» famiglia e con acqua calda – Composti di tenuta anaerobici

UNI EN 751–1

– Materiali di tenuta per giunzioni metalliche filettate a contatto con gas della 1», 2» e 3» famiglia e con acqua calda – Composti di tenuta non indurenti

UNI EN 751–2

– Materiali di tenuta per giunzioni metalliche filettate a contatto con gas della 1», 2» e 3» famiglia e con acqua calda – Nastri di PTFE non sinterizzato

UNI EN 751–3

TUBI ACCIAIO – RIVESTIMENTO

– Tubi ed accessori di acciaio impiegati per tubazioni interrate o immerse. Rivestimento esterno e interno a base di bitume o di catrame.

UNI ISO 5256

– Tubi di acciaio impiegati per tubazioni interrate o sommerse. Rivestimento esterno di polietilene applicato per estrusione.

UNI 9099

– Prodotti tubolari di acciaio impiegati per tubazioni interrate o sommerse. Rivestimento esterno di polietilene applicato per fusione. UNI 10191

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– Rivestimenti protettivi interni e/o esterni per tubi di acciaio – Prescrizioni per i rivestimenti di zincatura per immersione a caldo applicati in impianti automatici.

UNI EN 10240

TUBI RAME UNI EN 1057/2010 (La 2006 è stata ritirata il 18/03/2010) – Rame e leghe di rame – Tubi rotondi di rame senza saldatura per acqua e gas nelle applicazioni sanitarie e di riscaldamento TUBI RAME – GIUNZIONI UNI EN 1254–1 –

Rame e leghe di rame – Raccorderia idraulica – Raccordi per tubazioni di rame con terminali atti alla saldatura o brasatura capillare.

– Rame e leghe di rame – Raccorderia idraulica – Raccordi per tubazioni di rame con terminali a compressione UNI EN 1254–2

UNI EN 1254–4 – Rame e leghe di rame – Raccorderia idraulica – Raccordi combinanti altri terminali di connessione con terminali di tipo capillare o a compressione. UNI EN 1254–5 –

Rame e leghe di rame – Raccorderia idraulica – Raccordi per tubazioni di rame con terminali corti per brasatura capillare.

UNI EN 1044

– Brasatura forte – Metalli di apporto

TUBI RAME – RIVESTIMENTO

– Rame e leghe di rame – Tubi di rame rivestiti per applicazione gas in zone di interramento – Rivestimento esterno di materiali plastici applicato per estrusione UNI 10823

TUBI POLIETILENE – Sistemi di tubazioni di materia plastica per la distribuzione di gas combustibili – Polietilene (PE) – Parte 2: Tubi UNI EN 1555–2

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TUBI POLIETILENE – GIUNZIONI UNI EN 1555–3 – Sistemi di tubazioni di materia plastica per la distribuzione di gas combustibili – Polietilene (PE) – Parte 3: Raccordi UNI EN 1554–4 – Sistemi di tubazioni di materia plastica per la distribuzione di gas combustibili – Polietilene (PE) – Parte 4: Valvole

– Saldatura di materie plastiche. Saldatura per elettrofusione. Saldatura di tubi e/o raccordi in polietilene per il trasporto di gas combustibili, di acqua e di altri fluidi in pressione. UNI 10521

– Saldatura di materie plastiche – Saldatura ad elementi termici per contatto – Saldatura di giunti testa a testa di tubi e/o raccordi in polietilene per il trasporto di gas combustibili, di acqua e di altri fluidi in pressione UNI 10520

– Giunzioni miste metallo–polietilene per condotte di gas combustibili, acqua e fluidi in pressione e/o metallo– polipropilene per condotte di acqua e fluidi in pressione – Tipi, requisiti e prove

UNI 9736

UNI 10521 – Saldatura di materie plastiche. Saldatura per elettrofusione. Saldatura di tubi e/o raccordi in polietilene per il trasporto di gas combustibili, di acqua e di altri fluidi in pressione. DISTRIBUZIONE

– Reti di distribuzione del gas – Condotte con pressione massima di esercizio minore o uguale a 5 bar. Progettazione, costruzione, collaudo, conduzione, manutenzione e risanamento

UNI 9165

– Piccole centrali di GPL per reti di distribuzione. Progettazione, costruzione, installazione, collaudo ed esercizio UNI 10682

IMPIANTI/APPARECCHI A GAS PER USO DOMESTICO UNI 7140 + A1

– Apparecchi a gas per uso domestico. Tubi flessibili non metallici per allacciamen-

to. – Impianti a gas per uso domestico e similare – Linee guida per la verifica e per il ripristino della tenuta di impianti interni in esercizio – Parte 1: Prescrizioni generali e requisiti per i gas della I e II famiglia

UNI 11137–1

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– Impianti a gas per uso domestico – Impianti di adduzione gas per usi domestici e similari alimentati da rete di distribuzione, da bombole e serbatoi fissi di GPL, realizzati con sistemi di giunzione a raccordi a pressare per tubi metallici – Progettazione, installazione e manutenzione. UNI/TS 11147

GIUNTI MONOBLOCCO UNI 10284

– Giunti isolanti monoblocco. 10 ² DN ² 80. PN 10.

UNI 10285

– Giunti isolanti monoblocco. 80 ² DN ² 600. PN 16.

PRODOTTI DI GOMMA

– Prodotti di gomma. Guarnizioni di tenuta di gomma vulcanizzata per tubi flessibili di allacciamento di apparecchi a gas per uso domestico. Requisiti. UNI 10582

UNI EN 1762 – Tubi e tubi raccordati di gomma per gas di petrolio liquefatto, GPL (liquido o in fase gassosa), e gas naturale fino a 25 bar (2,5 MPa) – Specifiche

Altri riferimenti presenti nella 7129/2008 (parte prima) UNI 9036

– Gruppi di misura con contatori a pareti deformabili

UNI EN 161

– Valvole automatiche di sezionamento per bruciatori a gas e apparecchi utilizzatori a

gas – Trasporto e distribuzione di gas – Tubazioni di gas negli edifici – Pressione massima di esercizio minore o uguale a 5 bar – Raccomandazioni funzionali

UNI EN 1775

UNI EN 331 – Rubinetti a sfera ed a maschio conico con fondo chiuso, a comando manuale, per impianti a gas negli edifici. UNI EN 13501–1 –

Classificazione al fuoco dei prodotti e degli elementi da costruzione – Parte 1: Classificazione in base ai risultati delle prove di reazione al fuoco – Assemblaggi di tubi metallici ondulati di sicurezza per il collegamento di apparecchi domestici che utilizzano combustibili gassosi UNI EN 14800

Riferimenti normativi presenti nella 7129/2008 (parte seconda) – Ventilazione degli edifici – Metodi di calcolo per la determinazione delle portate d’aria negli edifici residenziali

UNI EN 13465

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Le altre norme di riferimento della Seconda Parte sono esattamente UNI 9165

– presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Prima)

UNI 10682

– presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Prima)

Riferimenti normativi presenti nella 7129/2008 (parte terza) CANNE FUMARIE

– Canne fumarie collettive ramificate per apparecchi di tipo B a tiraggio naturale. Progettazione e verifica. UNI 10640

– Canne fumarie collettive e camini a tiraggio naturale per apparecchi a gas di tipo C con ventilatore nel circuito di combustione. Progettazione e verifica. UNI 10641

IMPIANTI/APPARECCHI A GAS PER USO DOMESTICO UNI 10642 – Apparecchi a gas – Classificazione in funzione del metodo di prelievo dell’aria comburente e di evacuazione dei prodotti della combustione

– Impianti a gas per uso domestico – Sistemi per l’evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi alimentati a gas – Criteri di verifica, risanamento, ristrutturazione ed intubamento. UNI 10845

UNI 11071 – Impianti a gas per uso domestico asserviti ad apparecchi a condensazione e affini – Criteri per la progettazione, l’installazione, la messa in servizio e la manutenzione

– Apparecchi a gas per la produzione istantanea di acqua calda per uso sanitario, equipaggiati con bruciatori atmosferici

UNI EN 26

UNI EN 89

– Apparecchi a gas per la produzione ad accumulo di acqua calda per usi sanitari

UNI 10784 – Caldaie ad acqua alimentate a gas con bruciatore atmosferico – Prese per la misurazione in opera del rendimento di combustione

– Caldaie per riscaldamento centralizzato a combustibili gassosi – Caldaie di tipo C con portata termica nominale non maggiore di 70 kW UNI EN 483

CAMINI UNI EN 1443

– Camini – Requisiti generali

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UNI EN 1457

– Camini – Condotti interni di terracotta/ ceramica – Requisiti e metodi di prova

UNI EN 1856–1

– Camini – Requisiti per camini metallici – Parte 1: Prodotti per sistemi camino

– Camini – Requisiti per camini metallici – Parte 2: Condotti interni e canali da fumo metallici UNI EN 1856–2

UNI EN 1857

– Camini – Componenti – Condotti fumari di calcestruzzo

UNI EN 1858

– Camini – Componenti – Blocchi di calcestruzzo

UNI EN 12446

– Camini – Componenti – Elementi esterni di calcestruzzo

UNI EN 13084

– Camini strutturalmente indipendenti – Parte 1: Requisiti generali

– Camini – Metodi di calcolo termico e fluido dinamico – Parte 1: Camini asserviti a un solo apparecchio

UNI EN 13384–1

– Camini – Metodi di calcolo termico e fluido dinamico – Parte 2: Camini asserviti a più apparecchi di riscaldamento

UNI EN 13384–2

UNI EN 13502

– Camini – Requisiti e metodi di prova per terminali di terracotta/ceramica

UNI EN 14471

– Camini – Sistemi di camini con condotti interni di plastica – Requisiti e metodi di

prova – Camini – Progettazione, installazione e messa in servizio dei camini – Parte 1: Camini per apparecchi di riscaldamento a tenuta non stagna

UNI EN 15287–1

Riferimenti normativi presenti nella 7129/2008 (parte quarta) Le norme di riferimento della Quarta Parte sono esattamente: UNI 9165:

presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Prima)

UNI 10682:

presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Prima)

UNI 10845:

presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Terza)

UNI 11137–1:

presente nei Riferimenti Normativi 7129/2008 (Parte Prima)

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Luglio/Agosto 2010


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INFORMAZIONE COMMERCIALE

Tutti i vantaggi di TECEflex

Il sistema TECEflex/gas, ideato da TECE, prevede la connessione tubo-raccordo con l’efficacia tecnica della boccola a scorrimento assiale su tubo preventivamente dilatato per l’inserimento del raccordo “senza o-ring”. L’assenza dell’o-ring comporta una notevole praticità e una versatilità d’uso. L’ottone CR, in cui sono realizzati i raccordi privi di ogni guarnizione, vengono utilizzati oltre che per il gas anche per impianti sanitari, di riscaldamento e aria compressa. L’assenza di o-ring consente agli attrezzi TECE di non dover essere revisionati periodicamente: la revisione è un processo che non dipende solamente dal lasso di tempo trascorso dall’atto dell’acquisto, ma è strettamente legato al numero di battute e al diametro del tubo; l’installatore difficilmente potrà controllare per ogni impianto quante battute e quanto diametro di tubo usa. Col sistema TECEflex non c’è revisione e si evita dunque qualsiasi possibilità di incorrere in infrazioni (in caso di incidente) qualora la revisione sia stata trascurata. Non solo la manutenzione ma anche le perdite si eliminano, infatti TECEflex ha una tenuta molto maggiore dovuta alla pressione del materiale sintetico sull’intera superficie scanalata del raccordo; l’elevata resistenza alla temperatura ed alla pressione, rende il tubo TECE estremamente duraturo e adatto ad impianti ad alto contenuto tecnologico. La connessione meccanica tubo-raccordo senza o-ring ha permesso al sistema TECEflex/gas di ottenere il certificato DVGW n°DG8505BP0418 e KIWA n°K22590-03 oltre a rispettare le disposizioni della circolare tecnica DVGW W534, par. 12.14, relativa ad allacciamenti che hanno la caratteristica intrinseca della perdita visibile al momento del collaudo.

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FASE 1

FASE 2

FASE 3

Tagliare il tubo a misura. Eseguire il taglio del tubo perpendicolarmente al suo asse utilizzando l’attrezzo tagliatubi adeguato.

Inserimento della boccola. Inserire la boccola sul tubo tenendo la parte interna conica verso il raccordo di modo che nella fase di pressatura ne sia possibile lo scorrimento senza impuntamento.

Dilatazione del tubo. Scegliere la testina di dilatazione in funzione della dimensione del tubo e avvitarla sulla pinza dilatatrice; inserire il tubo a battuta e procedere alla dilatazione.

FASE 4

FASE 5 Realizzazione della giunzione. Montare le ganasce corrispondenti al diametro del tubo in lavorazione, avvicinare la boccola all’estremità del tubo, posizionare le ganasce tra l’apposita sede scanalata del raccordo e la battuta esterna della boccola; pressare ripetutamente fino al completo trascinamento della boccola sulla battuta del raccordo.

Preparazione per la pressatura. Inserire il raccordo nel tubo; non è necessario che arrivi a battuta, in quanto la profondità necessaria viene già determinata durante la dilatazione.

ATTREZZI MANUALI

ATTREZZI ELETTRICI RAZ-FAZ Attrezzi a batteria per tubi TECEflex fino ad un diametro di 32 mm; attrezzi ergonomici, robusti e leggeri. Permettono passaggi a filo parete o nei punti difficilmente raggiungibili con l’attrezzo manuale. Dotati di batteria NiMh (NichelMetallo idruro) a ricarica rapida senza effetto memoria.

Gli utensili di pressatura manuale TECEflex permettono l’esecuzione di giunzioni fino ad un diametro di 32 mm. 61


   

      

     

   ERF - Ente Regionale per le Manifestazioni Fieristiche Tel. 0733 780811 - Fax 0733 780820 irinaberdini@erf.it - www.energy-expo.it


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La rivista di Luglio/Agosto 2010

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