Come nelle case delle bambole, le finestre guardano sempre dentro se stesse.

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Come nelle Case delle Bambole, le Finestre guardano sempre dentro se stesse. Pierfabrizio Paradiso

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Se non ti annoi a camminare con qualcuno in silenzio, hai davvero qualcosa da dire a quella persona


Quando si siede si sistema il colletto, allunga il suo collo e ritira gli occhiali di pregio nella borsa. La borsa è realizzata in quei tessuti tecnici scintillanti, del colore delle alghe sporche di petrolio, mentre l’interno è di rasofucsia. L’effetto iridescente sembra sprigionarsi da un segreto mistico contenuto nella borsa, che riverbera di una luce a cui pochi, pochissimi, hanno accesso e la stragrande maggior parte della gente mediocre, secondo il suo insindacabile giudizio, nemmeno ne potrebbe immaginare l’esistenza o azzardarne la forma. E’ una borsa degna di una conferenza importante. Quasi.

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L’azione successiva, che non ci si può esimere dal fare per riempire gli spazi vuoti del tempo, è scartabellare la cartella stampa, editata nelle quattro lingue fondamentali, o ritenute tali evidentemente, ricercando disperatamente la propria o quella più prossima alla possibilità di farci dire qualcosa di familiare. Cerca di rintracciare tra i fogli quelle parole che non si riescono a dire a quella gente che sta tutt’intorno. Che ronza. Come se le sedie della sala fossero fiori di un campo di primavera e ognuno di loro sia in dovere di trovare il fiore/sedia più adatto a loro, il più succoso, quello che meglio possa dire a tutti i presenti, semplicemente sedendoci sopra, come un’ape: questo è il mio posto. Ma quei fogli non hanno nulla di diretto da dirle, comunque.

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La stretta di mano tra l’ambasciatore e le persone importanti dura circa un terzo del tempo dell’intero convenevole, e adotta un ritmo del tutto indipendente e vitale Come un esercizio consueto e svuotato dalla banalità della sua routine. E’ uno stretching dopo lo yoga o una danza avulsa da qualsiasi significato o lettura. Esiste per sé.

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Tutte le parole si aggrovigliano nella sala delle udienze durante la conferenza, tipo la Scala Gerarchica dello Studio di Louis Kahn, Sciovinismo, Fidel Castro e il Belgio, Fondamenti. Si addensano in una specie di nebulosa nella quale tutti i presenti dentro i loro tweed, cuciti su misura, con i loro occhiali di celluloide, i capelli rasati sui lati, i ciuffetti brillantanti incanalati fin dalla mattina presto in righe sempre perpendicolari tra loro da un pettine, quasi sicuramente con un manico di radica, iniziano a dissolversi al suo interno e diventano improvvisamente così leggeri che, pure loro, senza rendersene conto, ad un certo punto, iniziano a sorridere. Una cosa che lei pensava non fossero assolutamente in grado di fare. E, invece, sanno fare anche questo. 7


Fluttuare e sorridere. Lei, tra tutte le parole nell’aria, si incastra tra le parole presenza del passato e ricostruire. Lei, però, senza volerlo, la spezza in ri_costruire. La presenza del passato è, invece, un unico blocco duro, che non si spezza. Sta là e le fa quasi da sostegno. Però le pesa anche addosso. All’inzio non se ne rende conto. Ma non può evitarlo. Ed il peso infatti comincia a schiacciarla solo dopo un pò di tempo. E’ così grande che le servirebbe la parola demolire per avere almeno un briciolo di sollievo. Ma non la trova da nessuna parte. Nel suo destino sembra quindi non esserci altra via d’uscita che ri_costruire. Ma non da capo. Non può demolire quello che la precede, evidentemente. Ci si deve adattare e costruirci sopra, o ri_costruirlo, ma tenendo a mente che il “_” è presente, non va via. Ci deve convivere. E quanto costi questo lei non lo può nemmeno immaginare. 8



Ora che tutti fluttuano così come lei, in maniera casuale, disordinata, capita perfino di sfiorarsi. Capita perfino di guardarsi negli occhi l’uno con l’altro. La bocca rimane però chiusa: nessuno saprà mai cosa dire esattamente all’altro. Fino al momento in cui uno di loro, quello più a suo agio probabilmente, che sa di avere sempre il giusto tempismo dalla sua, butterà nell’aria una pianta di un edificio o di un quartiere ed inizierà a discutere delle responsabilità sociali del costruito.

E lei penserà al sole che filtra dai tigli, che le fa lacrimare un occhio.

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Tutti sono rapiti da una slide che mostra la facciata di un edificio qualunque, sulla quale sono state inserite delle tags in Helvetica bold bianco su alcune finestre, per indicare dove sono collocati gli esseri umani, le piante, i tavolini da caffè, e le chaises longues. Per incanto, se così si può dire, sono di nuovo tutti composti sui loro fiori/sedie, e tutto è così imperturbabile e preciso. Lei è l’unica a cui lacrima un occhio.

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Le scale includono scrive la giornalista affianco a lei. Allora lei le pesta accidentalmente un piede e cerca di distrarla, chiedendole “Sorry”. Ma la giornalista è come rapita dalle scale che includono. E nemmeno la sente.

Allora le viene in mente di come tutti loro stiano assorbendo la modernità, come quando un’ora prima attendevano l’apertura dei portoni, fuori dall’ambasciata. 13


Aspettare l’apertura di un luogo mettendosi sotto il sole caldo è un ottimo presupposto per parlare con questo genere di sconosciuti:

nessuno di loro è disposto a stare all’ombra; e, pur di non rinunciare a quel fazzoletto di sole che non accoglierà mai tutti, sono anche disposti a sorridere e a chiederti della tua vita.

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All the Images from the Series Things as Composition by Pierfabrizio Paradiso shooted at Italienische Botschaft zu Berlin Covers: Pierfabrizio Paradiso Come nelle case delle Bambole, Le finestre guardano sempre dentro se stesse 2014 The Architectural model represents House VI by Peter Eisenman

Pierfabrizio Paradiso Il sole che filtra dai Tigli, le fa lacrimare un occhio 2014 All Rights Reserved ©