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Anno 7 numero 50. Giugno 2007. € 3,50

valori Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO

Fotoreportage > La mattanza

Dossier > I private equity scorrazzano incontrastati nell’economia globale

Finanza predatrice Economia etica > Tutte le convenienze delle coltivazioni biologiche Decrescita > Gli imprenditori che credono nell’economia non dissipativa Lavanderia > Gli interrogativi sulla campagna all’Est delle Generali Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P.


| editoriale |

Pasto fiscale per squali

troppo affamati di Andrea Di Stefano

QUALI. UN PO’ DI SQUALI SERVONO ANCHE A DINAMIZZARE IL MERCATO. Ma quando sono troppi il rischio di fare disastri è molto reale». Parole di Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare di Verona e Novara intervenuto al convegno organizzato a Terra Futura da Fiba-Cisl e Fabi sulla Finanza predatoria. A dimostrazione che l’allarme sul ruolo di alcune istituzioni internazionali, dai private equity agli hedge funds, è concreto. Nessuna demonizzazione degli strumenti in sé, anche se sui fondi altamente speculativi ci sarebbe molto da obiettare, ma senza regole internazionali ferree, senza organismi sovranazionali e soprattutto sovramercati finanziari, la pura logica della rendita può produrre solo disastri. Basti pensare alle dimensioni del fenomeno carry trade: operatori che si indebitano in una valuta che ha tassi d’interesse bassissimi (se non addirittura pari allo zero come lo yen) per investire laddove, invece, è possibile ottenere remunerazioni a due cifre. Così anche i fondi di private equity, che nella loro storia hanno costruito molte nuove realtà economiche ma hanno anche distrutto, in altri casi, decine di migliaia di posti di lavoro e di ricchezza, diventano ovviamente l’obiettivo principale delle campagne del sindacato inglese e americano. L’auspicio è che la politica smetta di subire le pressioni di lobbies più o meno trasparenti e metta finalmente un argine allo strapotere della finanza. È possibile e solo il nostro provincialismo non vede che negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Giappone si dibatte di profonde riforme fiscali che permettano di favorire gli investimenti produttivi, la finanza creatrice al posto di quella predatrice, il lavoro al posto della rendita. Un primo segnale importante sarebbe la revisione della tassazione delle rendite finanziarie: siamo ormai l’unico paese che privilegia in modo così palese e diseguale chi investe a discapito di chi lavora e produce. Ma si tratta solo di un primo passo se si pensa alla discussione in corso nel parlamento inglese o al Congresso Usa dove all’ordine del giorno sono state inserite proposte, avanzate anche da esponenti conservatori, che puntano a penalizzare i profitti dei private equity e degli hedge funds. La proposta, che porta la firma di Max Baucus, democratico presidente della Commissione Finanze del Senato, e di Charles Grassley, repubblicano, punta ad andare direttamente al cuore del problema: la struttura di partnership dei fondi di private equity che consente ai partner di minimizzare le tasse sugli strabilianti redditi. La struttura di pagamento per il fondo prevede una percentuale fissa del 2% sul capitale contribuito e del 20% sui profitti. Con il 2% i partners si pagano le spese di gestione in strutture che sono peraltro molto snelle. Il 20% invece entra come profitto netto per la partnership. Ma, visto che la struttura di partnership consente di trattare contabilmente i profitti come capital gain, i saggi partner si pagano uno stipendio relativamente contenuto su cui pagano aliquote normali; ma sul grosso del guadagno, che può essere anche di centinaia o in tempi recenti di un miliardo di dollari all'anno, non pagano l'aliquota massima sul reddito del 35%, ma quella per i capital gains che è appena del 15%. A favore di una revisione del sistema fiscale si sono schierati anche i grandi editorialisti che, a differenza di quelli italiani, reclamano a gran voce meccanismi che permettano di riequilibrare gli incredibili guadagni dei fondi e dei loro promotori. I grandi gestori l’hanno capito e stanno facendo azione di lobbies in tutto il mondo, dagli Stati Uniti a Bruxeless, spesso senza la trasparenza necessaria.

«S BPM SGR

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| sommario |

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anno 7 numero 50 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del 15.04.2005 editore

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MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO

giugno 2007 mensile

I tonni vengono conservati con il ghiaccio. Gran parte della mattanza viene venduta ai compratori nipponici ancora prima che sia stata conclusa.

Favignana, 2001

bandabassotti

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fotoreportage. La mattanza

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dossier. Private equity I lanzichenecchi non fanno prigionieri, nè feriti Hedge Funds, speculazione assoluta Il volto buono investe in attività filantropiche Chi è chi: mappa dei principali fondi

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lavanderia

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economiaetica

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Biologico versus convenzionale. Tutta la convenienza delle coltivazioni bio Corruzione in Europa / 1 - Il caso tedesco

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bruttiecattivi

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economiasolidale

stampa

L’economia felice è quella che non dissipa Solare, termico e geotermico a portata di tutti Wal-Mart: l’alto costo dei prezzi bassi La ’ndrangheta attacca, il territorio resiste

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abbonamento annuale ˜ 10 numeri

Le troppe spine delle rose africane I fiori Solidal in Coop scatenano polemiche

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| bandabassotti |

Campania

L’affaire rifiuti riguarda anche Fiat di Franco Ortolani*

ELL’ULTIMO INTERVENTO DA PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI ITALIANI Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat dal 2004, riferendosi all’emergenza rifiuti in Campania ha affermato, con evidente disprezzo, che quanto sta accedendo in Campania è scandaloso e umiliante per un paese civile europeo. Pienamente d’accordo! Non sono d’accordo se intendeva affermare che la colpa è tutta e solo dei cittadini campani, incivili e indegni di appartenere ad una nazione europea! Ricordiamo che dalla fusione di Fiat Impresit e Cogefar, nel 1989-90, e con la successiva incorporazione delle imprese Girola e Lodigiani spunta Impregilo Spa; successivamente viene incorporata l’azienda Castelli e infine nel 2006 Fisia (presidente Romiti, ex presidente Fiat) e Fisia Babcock GmbH collaboratrici di Fibe nell’operazione Rifiuti in Campania, tornano ad essere proprietà di Impregilo Spa al 100%. Si ricorda ancora che la Fibe, forte delle sinergie create tra i suoi partner, Fisia Italimpianti S.p.A., Gruppo Babcock GmbH ed EVO Oberhausen AG, si dichiarava, molti anni fa, in grado di gestire la complessità di progettazione e realizzazione di un sistema integrato per la gestione dei rifiuti solidi urbani in Campania, garantendo: sicurezza ed affidabilità degli impianti; pieno rispetto delle direttive comunitarie per la tutela dell’ambiente; alti livelli di efficienza in termini di funzionamento e manutenzione. Come si vede, c’è aria di aziende connesse alla Fiat nel disastro dei rifiuti in Campania. Analizzando scientificamente i dati che trapelano, Il gruppo torinese è coinvolto tra il 1993 e il 1994 viene impostata la soluzione a vario titolo nel disastro per garantire la rimozione dell’emergenza rifiuti dell’emergenza rifiuti e non sembra proprio il caso in Campania. Non si capisce da chi sia partita l’idea. che il presidente di Confindustria Gli attori sono individuabili nel gruppo imprenditoriale emetta sentenze sprezzanti che vincerà l’appalto per risolvere la raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania (FIBE), nel governo della Regione Campania, nel governo nazionale e nel Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Le attività avviate sono state sostenute ciecamente per circa 13 anni, in tutti i modi, da vari governi regionali e nazionali espressione di diverse coalizioni partitiche. Sembra che nessuno dei governi, in tutti questi anni, abbia mai verificato i risultati che dovevano essere acquisiti. Deve essere chiaro che nel ”Business spazzatura” durato più di 13 anni, i cittadini campani sono i danneggiati. Sono la parte lesa e disastrata! Non sono gli attori del disastro. Chi ci ha guadagnato? Le imprese di levatura nazionale che hanno vinto l’appalto iniziale con regole capestro, accettate di buon grado dalla Pubblica Amministrazione, i cui costi si sono riversati sui cittadini. Le imprese locali che hanno realizzato vari lavori. Tutti coloro che hanno avuto rapporti con il Commissariato per la progettazione, direzione lavori ecc. Il Presidente Prodi che ha sostenuto il decreto-legge n.61 non è cittadino campano come non lo è Bertolaso. L’affare ha dimensioni e responsabilità nazionali, non è un pasticcio campano! Come è evidente, la famiglia aziendale Fiat non sembra estranea all’attuale disastro in Campania, che Montezemolo definisce scandaloso e umiliante. Oltre ad essere danneggiati, i cittadini campani non possono consentire di essere derisi. * Ordinario di Geologia. Direttore Dipartimento Pianificazione e Scienza del Territorio Federico II

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CISL

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MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO

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> La mattanza foto di Massimo Siragusa / Magnum Photos

È un rito antico che assume i contorni della tragedia, per i personaggi, i mezzi usati e il sangue che scorre abbondante. I tonni vengono verso le coste per riprodursi, ma entrano in una camera, dove vivranno le loro ultime ore di vita. Il capo dei pescatori, il rais, con un fischio dà inizio alle operazioni della mattanza. Così muoiono da secoli i tonni di Sicilia.

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a pesca più importante di Favignana è quella del tonno, che risale ad una remota antichità. Godeva infatti di una grande celebrità presso i Greci e gli altri abitanti delle sponde del Mediterraneo. I Romani davano un gran pregio a certe parti del corpo di questo pesce, come la testa ed il ventre. Il tonno abbonda nei mari italiani nei mesi di maggio e giugno quando si avvicina alle spiagge per riprodursi; raggiunge un peso che varia di solito dai 50 ai 200 Kg e una lunghezza da 1 a 3 mt. La parte superiore del corpo è di un nero azzurrognolo, ed il ventre è grigio con macchie argentate. La carne del tonno, soda e salubre, è stimatissima. Pare che il tonno viva in pieno Oceano e che al tempo degli amori, per approssimarsi alle coste, segua la corrente marittima naturale. Per questo tra maggio e giugno passano fra l’isola di Levanzo e quella di Favignana e fin dai tempi antichi è in quest’isola che si è consolidata la tradizionale pesca e la mattanza. I mezzi primitivi di pesca sono stati via via migliorati fino alla costruzione di apposite tonnare, che vennero a sostituire le madranghe o mandranghe della Provenza, così chiamate perché il tonno fa la sua comparsa in branchi o mandre, come i greci le chiamavano. La tonnara è costituita da un sistema di reti diviso in vari scompartimenti (camere) che vengono a chiudere completamente il mare per il quale i tonni debbono passare. Quando il “ Rais” (direttore tecnico della tonnara) si accorge che una quantità di tonni è entrata in questa “camera”, ordina per il giorno successivo, la mattanza, ovvero l’uccisione dei tonni. Il giorno dopo, ogni uomo della ciurma al cenno del “Rais”, che occupa il centro della barca, solleva la camera della morte ed appena i tonni sono portati a galla comincia la mattanza. Il fischio del “Rais” è il segnale dell’attacco. I tonni per liberarsi dalla rete finiscono per ferirsi a vicenda; il mare si agita assume il color del sangue, ed i colpi di coda, che i tonni danno nel momento in cui vengono feriti, sono così terribili da mettere in pericolo i tonnarotti poco pratici. È una lotta molto spettacolare e feroce che negli ultimi tempi ha attratto una quantità tale di turisti tanto che quest’anno è scoppiata una forte polemica sulla spettacolarizzazione di questa pratica. Dopo la pesca il tonno è portato nello stabilimento, squartato, pulito dalle lische e dalle interiora e viene sottoposto ad accurata lavorazione. Le uova vengono asciugate e salate. La carne viene salata in parte ed in parte messa sott’olio. Dai tempi antichi ad oggi la pesca del tonno ha subito una decrescita, le cui cause sono da attribuire all’aumento delle tonnare concesse e al forte incremento della navigazione. ANNO 7 N.50

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L’AUTORE Massimo Siragusa Nato a Catania nel 1958, Massimo Siragusa ha iniziato a lavorare come fotografo professionista nel 1987. Nel 1989, una serie di ritratti subacquei riceve una menzione nella selezione italiana dell’“European Kodak Award”. Nel 1990 si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare con l’Agenzia Contrasto. Ha realizzato vari reportage in Italia e all’estero documentando, tra l’altro, i viaggi del Papa. Le sue fotografie sono apparse sulle migliori riviste e giornali internazionali, tra cui: New York Times Magazine, Time, Newsweek, El Pais, Blanco y Negro, Die Zeit, Mediterranee, Travel Leisure, Geo (Germania e Giappone), Le Figaro Magazine, The NewYorker, Merian, “D”di Repubblica, US News. Ha partecipato a vari progetti, e relativi cataloghi, collettivi. Nell’edizione 1997 del World Press Photo, vince il secondo premio nella categoria Daily Life con il reportage Bisogno di un miracolo. Il reportage sul mondo del circo Il Cerchio magico ha vinto il primo premio nella categoria “Arte” del World Press Photo 1999, ed il primo premio nella selezione italiana del concorso Fuji Film Euro Press Photo Awards 1999. Ha tenuto mostre personali nelle maggiori città europee. Da qualche anno, insegna fotografia e realizza servizi per la pubblicità firmando numerose campagne. Ha numerose pubblicazioni al suo attivo. Siragusa è rappresentato dall’Agenzia Contrasto dal 1990.

Il sangue dei tonni tinge l’acqua di rosso. La camera della morte si stringe intorno ai pesci, che sferrano colpi di coda pericolosi per i tonnaroti inesperti.

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> La mattanza

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I pescatori recuperano i tonni finiti nelle reti. Per tutto l’Ottocento e per molti anni del Novecento, la lavorazione del tonno si svolse a pieno ritmo, ma negli ultimi tempi nelle camere della morte è affluito un numero sempre minore di tonni, nonostante le bellissime cialome, antichissimi canti propiziatori che accompagnano il faticoso lavoro dei tonnaroti durante la mattanza.

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I pescatori al tramonto. Le reti si stringono intorno ai tonni che per sfuggire alla morte si feriscono a vicenda.

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Sopra mattanza, sotto rientro a destra pescatore in acqua. Una volta pescati i tonni vengono portati all’interno della tonnara. Lì una volta appesi nel bosco, ovvero un insieme di cime per agganciare e far scolare i pesci, vengono tagliati, sventrati, eviscerati, privati delle uova che sono lavorate nella camparia, bolliti, messi in salamoia o immersi nell’olio di oliva e infine confezionati nelle tipiche scatolette di latta.

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dossier

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a cura di Daniele Bettini, Andrea Di Stefano e Bruno Perini

I lanzichenecchi non fanno prigionieri >18 Hedge funds, speculazione assoluta >20 Il volto buono: investire in iniziative filantropiche >22 «Il capitalismo irriverente non ammette selezione» >24 Il chi è chi dei principali fondi >26

Le barche dei pescatori rientrano al porto in una serata nuvolosa.

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Private equity

Le locuste della finanza I Barbari hanno varcato la porta e scorrazzano incontrastati nell’economia globale. Nessuno sembra in grado di fermarli. Solo il sindacato alza timidamente la voce

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I lanzichenecchi non fanno prigionieri, non curano i feriti di Andrea Di Stefano

nsieme agli hedge funds sono i grandi protagonisti di questa stagione della finanza. Fortissimi, capitalizzati, dotati di una liquidità sovrabbondante ma al tempo stesso in grado di raccogliere fondi con un raggio d’azione senza pari, sbaragliano il campo con una facilità e una spregiudicatezza impressionanti. L’ultimo annuncio è stato accolto dagli analisti finanziari e dai commentatori come una vera rivoluzione: la Central Huijn Investment, la superholding che gestisce una parte delle riserve valutarie della Repubblica Popolare Cinese, ha investito 3 miliardi di dollari in Blackstone, uno dei fondi di private equity statunitensi più noti. Prima a Wall Street e poi in Europa, i fondi di private equity hanno rapidamente conquistato una posizione talmente importante sullo scenario dell’economia mondiale da rovesciare le regole del gioco,

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Comprano aziende, spesso le sottopongono a spietati “spezzatini” rivendendole a pezzi per massimizzare il profitto. Negli ambienti finanziari li hanno chiamati “I barbari” ma non sono sempre locuste | 18 | valori |

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imporre soluzioni che danno la loro configurazione a importanti realtà industriali, determinare il destino di famiglie, azionisti, manager. Comprano aziende ormai non più solo piccole e promettenti come facevano fino a poco tempo fa, ma anche grosse e consolidate, le spezzettano, ne coordinano il risanamento, le rivendono in tutta fretta realizzando utili spesso da favola. Salvo qualche raro caso non hanno il problema di industrie da gestire o da integrare. E non guardano in faccia nessuno. Pronti a puntare anche sugli hedge fund (vedi ARTICOLO ), i fondi più votati all’investimento speculativo che sono oggi al centro di un vero e proprio braccio di ferro tra autorità monetarie del Vecchio Continente e i centri di potere della finanza anglosassone.

Dai vecchi ai nuovi barbari Negli ambienti finanziari li hanno subito chiamati i “nuovi barbari” echeggiando i “vecchi” che erano quelli di Barbarians at the gate, un classico della letteratura di Wall Street che racconta il takeover ostile condotto nel 1988 dalla Kohlberg Kravis Roberts sulla Nabisco (vedi BOX ). I metodi dei nuovi barbari sono sempre gli stessi: si acquisisco-

LA PRIMA ASSOLUTA: KKR E LA NABISCO DALLA SCALATA ALLA NABISCO-RJR, colosso dei biscotti e delle sigarette, uno dei marchi più famosi d’America, Hollywood trasse un film e uno sceneggiato tv di successo: I barbari alle porte. La stagione dei barbari si è conclusa con le rovine. La Nabisco è stata venduta a pezzi per rimborsare il mega debito che era stato contratto da KKR. I piccoli azionisti e i lavoratori ci hanno rimesso molto, se non tutto. Gli artefici della scalata hanno guadagnato molto, moltissimo. Ross Johnson, il presidente della Nabisco che per primo pensò all’operazione di leverage by out, cioè di acquistare l’azienda con i soldi presi in prestito, ha portato a casa 50 milioni di dollari del 1998 come liquidazione. Nella sabbia sparirono solo i soldi degli azionisti minori. Henry Kravis che ha incassato con la sua KKR un miliardo di dollari di commissioni è diventato uno dei principi del private equity a livello mondiale. Talvolta riposa in una delle sue ville sparse per tutto il pianeta (anche all’Argentario), tal’altra cede alla passione per l’arte e il mecenatismo. Kravis organizza iniziative per i quartieri poveri. Nella sola operazione Nabisco la KKR aveva incassato parcelle per 75 milioni di dollari dai suoi clienti, mentre la banca d’affari Drexel Burnham Lambert aveva guadagnato ben 227 milioni di dollari, Morgan Stanley 25, Merryl Lynch 109. Una pioggia di quattrini che ha reso irripetibile quella serata di dicembre del 1988 quando, sotto il cielo di Manhattan, si erano radunati tutti i barbari dell’impero a celebrare quella formula magica “lbo”, leverage by out, che aveva reso possibile la conquista di Rjr Nabisco. C’era voluta un’asta all’ultimo dollaro, tra colpi bassi, menzogne, pressioni nei confronti della Sec, la Consob americana. Prima si era mosso Ross Johnson, il dispotico amministratore del gruppo, offrendo 75 dollari ad azione; poi era spuntata la KKR, pronta ad offrire 90 dollari. Infine, in una giornata memorabile di dicembre, davanti al board della Nabisco al gran completo, ci fu il duello mortale: 94 dollari, disse mister Kravis; 101, replicò Johnson; 103 ribattè KKR; 108 fu la risposta di Johson. Ma alle 11 di sera la spuntò Kravis: 109 dollari per titolo, ovvero 24,88 miliardi di dollari: più del debito estero di Bolivia, Uruguay, Costa Rica, Honduras e Giamaica messi assieme. Niente male per la premiata ditta KKR, 16 dipendenti. Ma la formula magica, “lbo”, rende possibili questi miracoli. Negli anni Ottanta la KKR riusci’ a organizzare almeno 37 “lbo” con un rapporto tra capitali propri e debiti, in media, di uno a dieci.

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I pescatori recuperano i tonni finiti nelle loro reti da pesca.

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restituiti il più in fretta possibile. E dopo il 2000? Si è tornati ai debiti. Perché le azioni ora valevano troppo poco, e poi perché la Fed aveva avviato la stagione dei grandi ribassi del costo del denaro che dovevano portare i tassi al minimo dal 1958, e cioè intorno all’1%, livello cui sono rimasti per quasi tre anni, da fine 2001 al 2004. È diventato facile indebitarsi emettendo titoli appositi: quelli dei private equity, che sono tecnicamente dei fondi d’investimento chiusi, sono classificati “ad alto rischio” e quindi devono rendere più degli altri, ma la concorrenza dei titoli di stato o delle obbligazioni dei grandi gruppi era fin troppo facile da battere appunto perché quei tassi erano legati a quelli della Fed. C’è stato insomma tutto il tempo per i fondi di private equity di attrezzarsi e di oliare la loro macchina e le loro “leve”, come si chiama tecnicamente la capacità di indebitarsi. E quindi per diventare aggressivi, potenti, infine dominanti. Anche i nomi dei nuovi barbari spesso sono gli stessi dei vecchi. Anche in Italia i fondi di private equity sono attivissimi. Globalmente, l’attivismo di questi fondi ha fatto impennare il mercato delle fusioni e acquisizioni che gli addetti ai lavori del mondo della finanza chiamano Merger and Acquisition: 1.900 miliardi di dollari nel 2004, 2.800 miliardi nel 2005, poco meno di 2.700 miliardi nei primi nove mesi del 2006.

Affari. Solo affari no le aziende, grandi o piccole che siano, con danaro prevalentemente a prestito; si effettua rapidamente un bello spezzatino e si porta a casa da due a dieci volte il capitale investito. Tutto è ricominciato, nel 2000, allo scoppio della bolla speculativa di Internet con il conseguente drammatico ridimensionamento dei valori di Borsa. Prima, per tutti gli anni ‘90, le fusioni avvenivano per lo più con lo scambio di azioni. Ancora prima, appunto negli anni ‘80, all’epoca della Kkr ma anche di raider famosi come Carl Icahn o T.Boone Pickens (un texano al quale il padre aveva dato quel nome ispirandosi alla bisteccona TBone), erano invece condotte con danaro contante tutto frutto di debiti che ovviamente andavano

I fondi di private equity comprano e, come si diceva, vendono. E sanno vendere: la Dynegy, un colosso energetico americano, ha comprato in tutta fretta quattro centrali elettriche dal fondo LS Power Group per risolvere alcune sue carenze produttive. E fanno anche di più: ormai sono così potenti che le aziende li utilizzano per operazioni che una volta sarebbero state definite, in modo un po’ sprezzante, dei portage, oppure per fare rapidamente cassa. Il caso più emblematico, anche perché assolutamente nostrano, è quello dei cavi Pirelli. Il gruppo di Tronchetti Provera alla ricerca di liquidità immediata, per mettere una toppa alle numerose difficoltà causate dalla vicenda Olimpia, ha ceduto tutto il comparto

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| dossier | private equity |

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banche d’investimento hanno capito che devono entrare nel business. Così l’ultima vague è quella del private equity direttamente collegato con le maggiori finanziarie di Wall Street. Sono state riluttanti all’inizio, ma ormai tutte le investment bank hanno fra le loro partecipazioni qualche fondo di questo tipo. Il quale, visto che è emanazione di una centrale così potente, è diventato rapidamente forte e potente a sua volta. Però l’establishment finanziario più ortodosso questa non l’ha digerita e comincia a dare segni di insofferenza. «Hanno imparato a trarre subito il massimo dei profitti dalle acquisizioni - scrive Business Week - ricorrendo alle forme più sofisticate di ingegneria finanziaria, e a volte forzando le leggi sulla bancarotta, pur di acquisire il controllo delle società: nel loro insieme i fondi di private equity sono entrati in un momento storico

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400 200 0

456

488

375 2005

600.000

5.000

1.025

2004

6.000

.

973

800

2003

800.000

1.000

2002

7.000

2001

1.000.000

8.000

di eccessi». È un po’ come accadde con il venture capital degli anni ‘90, scrive il settimanale, «quando l’eccesso di denaro e la facilità di ottenerlo alla fine causò il crollo di tutto». Il Financial Times ha recentemente dato notizia che la Financial Services Authority, la Consob inglese, ha iniziato un’indagine «sulla sospetta creatività di finanziamento» utilizzata da alcuni fondi e sui «potenziali conflitti di interessi» di altri. E l’Economist ha scritto: «Se si facesse un remake cinematografico di Wall Street, Michael Douglas anziché Gordon Gekko dovrebbe stavolta interpretare Steve Schwarzman, il presidente del fondo Blackstone». Non piacciono a nessuno, insomma, ma continuano a dettare legge.

QUOTA INVESTIMENTI IN % DEGLI HEDGE FUNDS[31 GENNAIO 2005]

1.200

2000

1.200.000

PATRIMONI GESTITI IN MILIARDI DI USD

9.000

1999

NUMERO DI HEDGE FUND

10.000

QUANTO GESTISCONO GLI HEDGE FUND NEL MONDO [IN MLD DI DOLLARI]

1998

NUMERO DI HEDGE FUND / PATRIMONI GESTITI DAL 1990 AL 2005

FONTE: HFR DATI AGGIORNATI AL SECONDO TRIM. 2005

FONTE: HFR

dei cavi alla banca d’affari Goldman Sachs. Valutata all’epoca 1,3 miliardi di euro ora viene collocata in Borsa, con il nome di Prysmian, ad oltre 3 miliardi. Ma i fondi di questa natura non fanno soldi solo comprando e rivendendo. Si fanno anche pagare lautamente per commissioni e consulenze. Fino ad arrivare a degli incredibili paradossi: quando il fondo Blackstone acquisì il gruppo Celanese, offrì al gruppo stesso la sua consulenza per sopravvivere dopo l’acquisizione. Così avvenne e la Celanese pagò nel 2004 alla Blackstone, che la stava inesorabilmente inglobando, 45 milioni di dollari di consulenza, più del doppio di quanto pagò nella stessa occasione alla Goldman Sachs, che si accontentò di 18 milioni. Per non essere scavalcate, le maggiori

AZIONI A BREVE\LUNGO 28,0%

MERCATI AZIONARI STABILI 4,2%

PRODOTTI A BREVE 0,6%

GLOBAL MACRO 11,6%

Hedge fund, speculazione assoluta Senza una definizione precisa, demonizzati anche dalle Banche centrali ora sono stati sdoganati su iniziativa del Governatore Mario Draghi ma continuano a fare paura.

N LA LEVA IL MECCANISMO DEL LEVERAGE, della leva finanziaria, è abbastanza semplice: una società si offre di comprare le azioni di una società, per acquisirne il controllo, ad un prezzo molto più alto di quello corrente. Il capitale viene preso a prestito da banche o raccolto sul mercato con obbligazioni ad alto rischio e rendimento. Per pagare i debiti, infine, si utilizzano i profitti della società acquisita. Esattamente come è successo con Telecom Italia.

| 20 | valori |

del termine hedge fund: letteralmente, nei dizionari di inglese dedicati ai temi della finanza, sono «fondi di investimento che utilizzano tecniche di copertura». Una definizione appropriata potrebbe essere: «qualsiasi fondo che non sia un convenzionale fondo d’investimento», ossia qualsiasi fondo dove si usino una serie di strategie diverse dal semplice acquisto di obbligazioni, azioni e titoli di credito. Gli hedge fund vengono di volta in volta indicati come strumenti di investimento alternativi, fondi altamente speculativi, fondi di fondi, sempre in contrapposizione con le forme di gestione del risparmio di tipo tradizionale, regolate da leggi e regolamenti specifici che ne limitano l’operatività e il rischio. La nascita degli hedge funds risale al lontano 1949 quando il giornalista americano A.W. Jones fondò il suo Fondo privato di investimento ottenuto dalla combinazione di due tecniche speculative: una posizione lunga in alcuni titoli e una corta in altri. Questi ultimi venivano venduti allo scoperto, ovvero acquistati con danaro preso a debito e venduti per puntare su un loro ribasso. Successivamente Jones cominciò a far en-

ON ESISTE UNA PRECISA DEFINIZIONE GIURIDICA

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GIUGNO 2007

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trare altri gestori trasformando così il primo hedge fund nel primo fondo multi-manager della storia. L’innovazione risiedeva anche nell’introduzione di una retribuzione dei managers legata a incentivi (performance fees, ovvero la retrocessione di parte delle performance positive realizzate dal gestore). La strategia di Alfred Winslow Jones, malgrado i suoi brillanti risultati, non sembrò trovare molto seguito a Wall Street. L’interesse degli operatori si destò solo dopo la pubblicazione di un articolo che riportava le ottime performance di questi strumenti nel periodo 1956-1965. Nei due anni successivi furono lanciati più di 100 hedge fund, di cui tuttavia solo due sopravvissero ai crack del 1969-1970 e del 1973-1974: il Quantum Fund di George Soros e lo Steinhardt Partners di Michael Steinhardt. Soros, che speculava principalmente su valute, raggiunse una potenza tale che il suo fondo fu ritenuto corresponsabile sia della marcata correzione della sterlina britannica nel 1992 (-15 per cento circa contro il marco tedesco in pochi giorni) sia del collasso del ringitt malese nel 1997 (crisi asiatica). Sempre nel ‘92 il fondo hedge di Soros fu alla base della svalutazione della lira italiana del 30% e della di-

struzione di ricchezza da parte della Banca d’Italia nel vano tentativo di difendere la divisa nazionale.

I clamorosi crolli La storia degli hedge fund è anche caratterizzata da rumorosi crolli. Il caso più noto è certamente il collasso del Long Term Capital Management Fund (LTCM) nel quadro della crisi russa del 1998. Questo fondo, costituito nel 1994 da John Meriwether, poteva valersi nello staff di gestione anche di due premi Nobel, Myron Scholes e Robert Merton. Le buone performance dei primi anni e i contatti con molte banche internazionali gli aprirono facilmente l’accesso ai crediti: all’inizio del 1998, LTCM controllava un portafoglio di circa 100 miliardi di dollari americani a fronte di un valore reale di soli 4 miliardi, con una leva finanziaria pari a 25 volte il capitale investito. Il fondo era focalizzato su tre ambiti: volatilità degli indici, prestiti su pegno e mercati emergenti. Quando nell’agosto dello stesso anno la Russia svalutò il rublo e richiese una moratoria per i suoi debiti, i mercati si diressero in massa verso investimenti di qualità scatenando una crisi di liquidità negli strumenti finanziari in cui era investito il fondo.

Michael Moritz.

UNA SEQUOIA MOLTO HI-TECH NEL VARIOPINTO MONDO DEL PRIVATE EQUITY non ci sono solo i barbari. Alcune delle più grandi aziende dell’hi-tech devono la loro sopravvivenza proprio ai capitali messi a disposizione da fondi, prevalentemente della Silicon Valley. Somme spesso piccole rispetto a quelle astronomiche del grande giro della finanza. Uno dei nomi che hanno segnato la storia delle nuove tecnologie è quello di Sequoia. Fondata nel 1972 da Donald Valentine, detto Don, ex capo della National Semiconductor, Sequoia è stata il motore di Apple, Cisco, Oracle Yahoo!, PayPal, Google sino all’ultimo caso di YouTube. Artefice di queste operazioni Michael Moritz. Nato a Cardiff, nel Galles, 51 anni fa, studi di storia a Oxford, un master in business administration alla Wharton School dell’università di Pennsylvania, Moritz ha cominciato a lavorare come giornalista. Negli anni ‘80 era capo dell’ufficio di San Francisco del settimanale Time e in quel periodo scrisse un libro sulla Apple intitolato The Little Kingdom (Il piccolo regno). Poi si mise in proprio, creando la Technological Partners, una società per la pubblicazione di newsletters e l’organizzazione di convegni. Conobbe Valentine, che era stato uno dei primi finanziatori di Steve Jobs, e nel 1986 passò a Sequoia, diventandone da quel momento il vero protagonista. Secondo Forbes, Moritz, che vive a San Francisco con la moglie scrittrice, Harriet Heyman, e due figli maschi, e che ha un patrimonio personale di circa un miliardo di dollari, ha avuto un ruolo essenziale nel lanciare alcune società della Silicon Valley che ora rappresentano il 10% della capitalizzazione del Nasdaq. Moritz intuì la novità di Google, il motore di ricerca messo in piedi dai due giovani studenti, e versò nel 1999 12,5 milioni di dollari in cambio del 10% della società. Adesso quel 10% di Google vale almeno 14 miliardi di dollari. Moritz, che gode di un prestigio quasi senza pari nella Silicon Valley, siede nel consiglio di amministrazione della Google a Mountain view. E grazie anche a questa posizione ha appoggiato e favorito l’affare YouTube. I giornali di tutto il mondo hanno raccontato la storia di Chad Hurley e Steve Chen, i due giovanissimi fondatori di YouTube (29 anni il primo, 28 il secondo), paragonando la loro avventura imprenditoriale e la loro improvvisa ricchezza all’ascesa di Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori di Google. Ma in realtà dietro al passaggio di mano di YouTube c’è stato soprattutto il ruolo della Sequoia e del suo uomo di punta: Michael Moritz. È stata infatti la società di venture capital di Sand Hill road a credere per prima in YouTube. Grazie a un minuscolo investimento di appena 11,5 milioni di dollari, nell’autunno 2005, Sequoia aveva circa il 30% del capitale di YouTube e quindi, con il passaggio a Google, incasserà quasi mezzo miliardo di dollari, cioè 43 volte l’investimento iniziale.

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GIUGNO 2007

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| dossier | private equity |

| dossier | private equity |

FONDI RACCOLTI IN MILIARDI DI DOLLARI

I PRIMI 10 (GIÀ COMPLETATI) ANNO

DIMENSIONE

$ 15,6 mld

1. Gs Capital Partners

2. Texas Pacific Group

2006

$ 15,0 mld

2. KKR

$ 16,6 mld

3. Permira

2006

$ 14,7 mld

3. Carlyle Partners

$ 15,0 mld

4. Providence Equity

2006

$ 12,0 mld

4. Thomas H. Lee

5. Apollo Investment

2006

$ 10,1 mld

6. Cinven

2007

7. GS Capital Partners

1. Blackstone 200

205 189 150

156

100

95 50

44 2003

2004

2005

2006

STIMA 2007

0

I 10 MAGGIORI (ANCORA APERTI) 2006

250

porto dell’Ifsl - sono stati caratterizzati da crescenti investimenti da parte degli investitori istituzionali», come banche, fondi pensione, università e perfino organizzazioni caritatevoli. Ad oggi l’esposizione diretta del sistema mondiale sugli hedge fund resta limitata al 2% circa dei portafogli di investimento globali. Ma questa quota è destinata a crescere, soprattutto sulla scia di un aumento della domanda da parte degli investitori istituzionali che «tipicamente richiedono più control-

Per la prima volta il numero di hegde fund a livello globale nel 2006 ha superato quota 9.000, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Il settore «continua a registrare una crescita notevole in attività gestite e in numero e tipologia di istituzioni che investono sugli hedge fund». Proprio sulle controparti, la prima fonte di finanziamento e investimento sugli hedge funds restano i privati, in genere businessman con elevate disponibilità finanziarie, ma «gli ultimi anni - si legge nel rap-

DIMENSIONE

$ 19,0 mld

FONTE: THOMSON FINANCIAL

FONTE: FINANCIAL TIMES

In due settimane, il valore reale dell’LTCM scese a 2,3 miliardi di USD (-42,5 per cento). Negli ultimi 10 anni il settore dei fondi speculativi ha registrato una crescita esponenziale, in numero e in mole di attività gestite, passata dai circa 150 miliardi di dollari del 1996 a quota 1.500 miliardi nel 2006. L’analisi è dell’International Financial Services di Londra (Ifsl), think tank britannico specializzato sul settore. Rispetto al 2005 l’ammontare di asset in gestione è cresciuto di quasi un terzo.

LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI NEGLI USA [2005-07] OBIETTIVO

ACQUIRENTE

1. Txu

KKR, TPG

2. Equity Office Properties 3. Hca

$ 9,0 mld

5. Helman & Friedman

$ 8,6 mld

2006

8. Baln Capital Fund

li e procedure formali - avverte l’Ifsl - rispetto agli investitori individuali». La madre patria resta gli Stati uniti, con New York a cui fa capo il 36% di assets controllati da hedge fund. Ma la quota Usa è in calo: nel 2002 rappresentava il 45%, rileva lo studio, mentre cresce quella della Gran Bretagna, primo centro europeo. La quota di asset controllati da hedge funds con sede a Londra rispetto al totale del settore è salita dal 10% del 2002 al 21% nel 2006, raggiungendo l’ammontare di 360 miliardi di dollari.

.

LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI IN EUROPA [2005-07]

DIM. IN MLD

OBIETTIVO

ACQUIRENTE

LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI IN ASIA [2005-07]

DIM. IN MLD

OBIETTIVO

ACQUIRENTE

DIM. IN MLD

$ 44,37

1. Alliance Boots

KKR

$ 16,62

1. Quantas Airways

Airline Partners Aus. $ 10,95

Blackstone

$ 37,71

2. VNU

Valcon Acqu.

$ 11,29

2. ICBC

Goldman Sachs

$ 3,78

Bain Capital

$ 32,15

3. TDC

Nordic Telephone

$ 10,62

3. Publishing & Broadcasting

CVC

$ 3,13

4. Rjr Nabisco

Kkr

$ 30,20

4. AWG

Osprey Acqu.

$ 10,41

4. APN News & Media

Ind’t News & Media

$ 3,03

$ 8,0 mld

5. Kinder Morgan

Gs Capital

$ 27,49

5. Philips Semiconductors

KKR

$ 9,48

5. Seven Network

KKR

$ 3,02

6. Silver Lake Partners

$ 8,0 mld

6. Harrah’s Entertainment

Apollo Mgmt

$ 27,39

6. TDF

Texas Pacific

$ 6,37

6. DCA Group

CAID Pty

$ 1,99

$ 8,5 mld

7. Carlyle Europe Partners

$ 5,0 mld

7. First Data

Kkr

$ 27,03

7. Assoc. British Ports

Admiral Acqu

$ 6,13

7. Telecom Directories

CCMP Capital Asia

$ 1,50

2006

$ 8,0 mld

8. Terra Firma Capital Partners

$ 4,0 mld

8. Clear Channel Commun

Bain Capital

$ 26,70

8. National - Scotland & South Scottish & S. Energy

$ 5,98

8. China Network Systems

MBK Partners

$ 1,50

9. CVC Eurpean Equity Partners

2005

$ 7,9 mld

9. Doughty Hanson

$ 3,0 mld

9. Freescale Semiconductor

Firestone

$ 17,45

9. Amadeus Global Travel

Wam Acq.

$ 5,85

9. Eastern Multimedia

Carlyle Group

$ 1,50

10. Carlyle Partners

2005

$ 7,8 mld

10. Fortress Investment Fund

$ 4,0 mld

10. Albertsons

Super Valu

$ 17,37

10. ISS

PurusCo

$ 5,14

10. Tommy Hilfiger

Apax Europe

$ 1,40

Il volto buono del private equity che investe in iniziative filantropiche Il settore più aggressivo del capitalismo lancia in Europa cinque iniziative a favore dei bambini. Reinvestire nella comunità sta diventando un imperativo categorico ma non mancano gli accenti polemici e contrari

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GIUGNO 2007

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ALTRI

BANCHE

FONDI DI FONDI

FONDI PENSIONE PRIVATI

COMPAGNIE ASSICURATIVE

FONDI PENSIONE PUBBLICI

Settanta tra i principali fondi hanno lanciato cinque charities. «Sono come Erode», risponde il sindacato che li contesta

me Larry Page e Sergey Brin di Google - sentono il dovere di «restilo su una serie di investimenti discutibili - aziende ad alto impattuire» alla società parte delle loro fortune. In secondo luogo, nei to ambientale - della Bill and Melinda Gates Foundation. Paesi anglosassoni il regime di sgravi fiscali incentiva la beneficenNovant’anni fa un’altra America guardò al pioniere della filanza. Infine, la filantropia è un campo interessante per quei manager tropia Rockefeller, dopo il massacro di Ludlow. Il 20 aprile 1914 venche vogliono mettere in gioco competenze, progettualità e risorse. ti persone morirono, durante la repressione degli scioperi dei minaNel progetto della Private equity foundation, per esempio, è cointori da parte delle guardie private armate della Colorado Fuel and volto un “broker” d’esperienza: New Philantropic Capital - in cui Iron Company, di proprietà Rockefeller. Dopo quei fatti, su consiglio lavorano professionisti come Gavyn Davies ex chief economist di del reverendo battista Fredrick Gates, i Rockefeller si concentrarono Goldman Sachs ed ex consigliere economisulla loro attività filantropica. Spinti sicuraco del Governo - incrocia donatori e charimente dalla fede religiosa e dalla volontà di RITORNO MEDIO DA INVESTIMENTI IN PRIVATE EQUITY ties, pubblica report con i risultati delle orrestituire alla comunità parte delle loro ric25% PERCENTUALE PER INVESTITORE DAL 1991 AL 2001 ganizzazioni più efficienti, sperimenta chezze - già a 18 anni John Davidson Rockemodi innovativi di donare. Per esempio, tra feller aveva un libretto con i risparmi da de20 le cinque charities che beneficeranno delle volvere ai poveri - gli industriali americani risorse di Pef c’è uno dei più avanzati esemerano supportati anche dal desiderio di ac15 pi di filantropia in Europa: Impetus Trust, crescere la loro incrinata reputazione. 10 fondato nel 2002 dal venture capitalist E oggi se il settore più spregiudicato del Stephen Dawson, che applica un approccio capitalismo si muove nell’ambito della fi5 business alla filantropia. lantropia, che cosa cerca? Il private equity «Sicuramente il private equity punta ai vive un momento d’oro e le seconde gene0 valori intangibili, a migliorare la propria razioni - analogamente a quanto successo ai -5 reputazione - spiega Giuliana Gemelli, giovani della new economy americana coFONDI

S

patrono della Britain’s National society for the Prevention of cruelty to children». Accuse fatte proprie anche da un gruppo di laburisti che in Parlamento ora chiede una maggiore trasparenza, una migliore regolamentazione e minori agevolazioni fiscali per il settore. L’opinione pubblica insinua che i private equity cerchino di rifarsi un’immagine e una reputazione dopo i casi che hanno coinvolto Aa, Little Chef restaurant, Birds Eye, società acquisite e smantellate dai fondi, con centinaia di posti di lavoro persi. Uno dei personaggi più controversi è Damon Buffini, 44 anni, che ha portato Permira nel firmamento del private equity. Figlio abbandonato di un soldato americano nero e cresciuto dalla madre in una casa popolare di Leicester, laureato a Cambridge e Harvard, Buffini avrebbe una fortuna di 100 milioni di sterline ed è considerato uno degli uomini più influenti della City. Sotto la sua guida Permira è diventato uno dei maggiori operatori. Sono plausibili le accuse del sindacato e dei laburisti? È un dibattito antico. Si può andare in una direzione con la mano destra e in un’altra con la mano sinistra? Può l’etica entrare in un 5% di attività filantropiche e non trovare lo stesso rigore nel 95% di attività for profit? La domanda è tutt’altro che filosofica. Nei mesi scorsi l’America ha dovuto guardare in faccia la moralità del più celebrato benefattore al mondo: un’inchiesta del «Los Angeles Times» ha alzato il ve-

FONTE: JOSH LERNER

I SONO FATTI PURE LA FONDAZIONE FILANTROPICA a sostegno per l’infanzia. Si chiama Private equity foundation, voluta da 70 tra le maggiori società che gestiscono fondi di private equity, da Blackstone a Summit, da Kkr a Candover, da di Alessia Maccaferri* Permira a Texas Pacific, e può contare su un patrimonio iniziale di 7,8 milioni di euro. Ma la serata di gala organizzata in pompa magna a Londra è stata guastata dalla manifestazione dei sindacati contro i fondi che investiranno in cinque charities, impegnate sui problemi dell’infanzia. Quella sera ha rischiato di essere un boomerang per un settore già accusato di muoversi con spregiudicatezza. Davanti al locale londinese, a sorpresa il sindacato ha manifestato contro i tagli di posti di lavoro, e dal picchetto si è alzata la voce di Paul Maloney del British General Union (Gmb), che ha detto: «Ècome se Erode diventasse il

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| dossier | private equity |

coordinatrice del Master in International Philanthropy dell’università di Bologna -. Ma accanto a questo dobbiamo valutare che le best practice portate avanti nel no-profit possono avere una ricaduta positiva sulle attività finanziarie, raddrizzare cioè la logica del private equity». Oggi il salto di qualità è «allineare il profit sul no profit. L’azienda non si può limitare all’accumulazione dei dividendi ma deve puntare a reinvestire nella comunità, locale o internazionale che sia - aggiunge Gemelli. - L’etica non può essere relegata all’attività di donazione o alla corporate social responsability. Ipotizziamo per esempio un top ranking che tenga conto della trasparenza con gli stakeholder, dell’impatto sociale, delle risorse umane, dell’empowerment della comunità. Su questa strada in Italia ritroviamo spontaneamente l’esperienza di Olivetti o di diverse piccole e medie imprese». Proprio in Italia - come in tutto il Sud Europa - la filantropia si tiene ancora molto lontana dai valori intangibili e dal marchio. So-

MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO

| dossier | private equity |

prattutto per ragioni culturali, molti protagonisti della finanza preferiscono l’understatement. I Giubergia - che guidano la finanziaria Ersel - hanno creato nel 1993 la Fondazione Paideia, impegnata nel disagio infantile. La famiglia torinese ha conferito un patrimonio iniziale di 300 milioni di vecchie lire e ogni anno si è impegnata a versare il 2% dell’imponibile. Sempre nell’ambito dei bambini si impegna la Fondazione Oliver Twist. Dietro il nome che richiama il personaggio di Charles Dickens, ci sono Leonardo Del Vecchio e Paolo Basilico, 48 anni, amministratore delegato di Kairos. Quest’ultimo gruppo finanziario - che gestisce una massa di 6,4 miliardi di euro - destina il 2% dei suoi utili all’attività della fondazione, coprendo interamente i costi di gestione. E ancora Vincenzo Manes, 47 anni, presidente di Intek, creatore della Fondazione Dynamo che sostiene in Italia il progetto Hole in the wall di Paul Newman, a favore dei bambini malati.

.

* Da Il Sole24ore del 21 aprile

Il capitalismo“irriverente” non ammette selezione Paolo Zannoni, partner di Goldman Sachs e capo della divisione investment bank Italia, parla a ruota libera. definisce l’identità del “nuovo capitalismo” è “darwiniano”. Un sinonimo di “spietato” che lui preferisce tradurre con “irriverente”, per definire quella tipologia di Bruno Perini di capitalisti che hanno come unica legge quella di creare valore. L’affermazione più curiosa, invece, per uno che fa il suo mestiere, è che Lenin aveva ragione quando pensava alla grande influenza del sistema bancario. Anzi, a dirla tutta è convinto che un’istituzione come Mediobanca un po’ leninista lo era fino a quando Enrico Cuccia era vivo. «L’analisi di Lenin sul ruolo delle banche, come principale detentore di capitale, era corretta in riferimento all’economia tedesca dell’epoca. D’altronde lui non poteva sapere che sarebbe nata una nuova forma di capitalismo ben rappresentata dagli hedge fund e da quei fondi di private equity che grazie alla loro disponibilità finanziaria sono così determinanti per l’esistenza e lo sviluppo del mondo industriale. Pensi che il 25% delle transazioni di merger and acquisition passano dai fondi di private equity, ovvero da fondi che ormai comprano il controllo delle imprese industriali».

L

A DEFINIZIONE PIÙ SUGGESTIVA CON LA QUALE

nulla togliere “Senza a Marchionne senza l’apporto degli hedge fund al titolo, Fiat non sarebbe risalita così tanto

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Paolo Zannoni, partner di Goldman Sachs International e capo della divisione investment bank Italia, il capitalismo lo conosce bene, in tutte le sue sfaccettature. E certamente in tutte le sue spietatezze e storture. Non solo perché lavora in una delle più potenti cattedrali del capitalismo mondiale, e neppure perché i grandi gruppi sono o suoi clienti o suoi partner. Queste due ragioni basterebbero a dargli una conoscenza dei meccanismi che muovono i fiumi di denaro che attraversano senza sosta la ragnatela della comunità internazionale degli affari. Ma ce n’è un'altra che forse conta di più: la sua biografia. Se infatti si dà uno sguardo al suo curriculum, si scopre che prima di entrare a far parte di quelle cattedrali del capitalismo più “irriverenti”, più aggressive, più sovranazionali, Paolo Zannoni ha mosso i primi passi della sua carriera, dopo un periodo con Sartori e a Yale, nel più simbolico dei grandi gruppi italiani: la Fiat. Dagli anni 70 fino al 1994, infatti, il banchiere d’affari è stato assistente dell’avvocato Agnelli, presidente dellla Fiat Usa a Washington, fino a diventare responsabile degli affari internazionali del gruppo di Torino. Nel 1994 ha fatto il suo primo ingresso in Goldman Sachs, e così è entrato a far parte di quel gruppo di banchieri che decidono attraverso le leve del denaro accumulato nelle banche d’affari, negli hedge fund e nel private equity il destino dell’industria in tutto il mondo. Soffermarsi troppo a lungo sulla “potenza “ della Goldman Sachs non è possibile in questa sede. Diciamo soltanto

che l’attività di Goldman Sachs sia come advisor, sia come partner, sia come gestore di attività spazia dalle banche alle assicurazioni, ai governi nei processi di privatizzazione, dai settori industriali, come le telecomunicazioni, all’energia e all’editoria. L’elenco delle operazioni è sterminato: ha quotato l’Ansaldo Sts e la Banca Generali, ha gestito l’aumento di capitale di Paribas per l’acquisto della Bnl, ha seguito la cessione di Fidis a Credit Agricole e la fusione BPVN con Bpi, ha acquistato la divisione cavi della Pirelli, è diventata partner in M&C con Carlo De Benedetti, è infine advisor di Agnelli, De Benedetti e Del Vecchio. A maggio l’Economist gli ha dedicato la copertina dal titolo: “On the top of the world”. Goldman Sachs and the culture of risk”. Insomma, Zannoni guarda le cose del capitalismo da un osservatorio privilegiato che mostra quanto sia cambiato il sistema rispetto a quando, ad esempio in Italia dominava quel “leninista “di Cuccia. «Lui è stato un precursore della strategia di partecipazione azio-

naria nei grandi gruppi. Mediobanca la si potrebbe definire un precursore nazionale dei private equity. La differenza tra i nuovi capitalisti e la Mediobanca di Cuccia è che i primi sono irriverenti verso il potere, “sono azionisti di professione”che guardano esclusivamente alla valorizzazione degli investimenti mentre Cuccia il potere lo cercava.

La stanchezza di un pescatore dopo una faticosa giornata di mare.

Favignana, 2001

Hedge fund e Fiat Nel ricostruire il ruolo dei “nuovi capitalisti” Zannoni ragiona ad alta voce sulle recenti vittorie della Fiat, sul risanamento finanziario e industriale del Lingotto e sul ruolo di Sergio Marchionne. Il banchiere non ha dubbi: «Credo che senza l’apporto degli hedge fund al titolo Fiat non avrebbe quadruplicato il suo valore e forse la ristrutturazione finanziaria, senza nulla togliere alla grandezza dei manager e al ruolo delle banche, non sarebbe andata come è andata». Qualcuno definisce addirittura Marchionne il beniamino dei nuovi capitalisti. «Non so se sia il loro beniamino. Diciamo che

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| dossier | private equity |

| dossier | private equity |

lo hanno seguito, gli hanno dato fiducia ed alla fine i risultati si sono visti per tutti». Ma esistono davvero i cosiddetti nuovi capitalisti? Davvero hanno un peso così grande sui destini del sistema gli hedge fund e il private equity? Non si tratta semplicemente della fase terminale della finanziarizzazione dell’economia nell’epoca moderna? Non sono questi che alimentano la grande spuculazione finanziaria? Quando nella sede milanese della Goldman Sachs gli rivolgo questa domanda Zannoni arriccia il naso e ti dà una risposta lapidaria: «Guardi che gli investitori istituzionali a cui stiamo facendo riferimento non si limitano a investire ma, diciamo così, acquistano il controllo delle società e usano questo controllo per aumentare il valore. In quanto alla dimensione del fenomeno le consiglio di leggere questo report che le ho preparato perché si capisca di che cosa stiamo parlando. Il rapporto si chiama Background Materials on Priva-

i nuovi “Senza capitalisti, private equity e hedge fund, non si creerebbe valore per il sistema

te Equity and hedge fund. Le cifre sono impressionanti e danno l’idea di che cosa intenda il banchiere per “nuova frontiera del capitalismo”. Basti qualche cifra: «L’attività di private equity è cresciuta in maniera sostanziale in tutta Europa con ritmi particolarmente marcati nel 2005 quando ha raggiunto la cifra di 167 miliardi di euro di volume». Secondo il rapporto i fondi attualmente hanno la capacità di spendere fino a 140 miliardi in acquisizioni in Europa. Nelle operazioni di merger and acquisition, infatti – si legge ancora nel rapporto – la presenza dei fondi continua ad aumentare passando dal 13% del 2001 al 20% del 2005 al 23% del 2006”. Insomma sono delle gigantesche fabbriche del denaro a disposizione della piccola, media e grande impresa al fine di creare valore. Altrettanto impressionanti le cifre degli hedge fund, i cosiddetti fondi speculativi. La crescita delle allocazioni – si legge ancora – hanno portato gli hedge fund a gestire circa 1,3 trilioni di dollari contro i 257 miliardi del 1996”. Si può dunque dire che i “nuovi capitalisti” hanno sostituito il ruolo determinante che avevano le banche? «Non parlerei di

sostituzione ma di convivenza di due forme di capitalismo. Il fatto nuovo tuttavia è che i nuovi investitori sono di natura diversa dai banchieri: le logiche di influenza reciproca nel complesso rapporto tra debitori e creditori gli appartengono poco, loro investono, estraggono valore e escono». Tra questi nuovi “spiriti animali” non si possono non annoverare anche i cosiddetti fondi avvoltoi, quelli che intervengono soltanto nelle società in crisi. «Certo, ci sono anche fondi di quel tipo. Che tuttavia intervengono non per frammentare le società ma per creare valore e magari nuovo sviluppo».

Una difesa a tutto campo Anche nel sistema bancario italiano, tuttavia, si stanno registrando grandi mutamenti. Che cosa sta accadendo in Italia, ad esempio? «È semplice. Il processo di concentrazione bancaria si era fermato dopo il fallimento di alcune Opa ostili che si verificarono negli anni passati. Non c’è dubbio che l’arrivo di Mario Draghi in Bankitalia ha cambiato le cose: ha fatto calare le difese verso i gruppi stranieri e ha portato ad acce-

lerazioni nei processi di concentrazione». Zannoni non vuole soffermarsi più di tanto sul ruolo di Draghi, essendo stato un partner di Goldman Sachs ma una cosa ci tiene a dirla: «Tenga conto che il governatore unisce in sé tre doti importanti: la formazione internazionale, l’esperienza che io definirei di “servitore dello Stato” quando era direttore del Tesoro e l’esperienza del banchiere d’affari, curriculum più completo rispetto a quello dei banchieri centrali di altri paesi. Lui quel sistema lo conosce da diversi punti di vista e questo è fondamentale per governare i processi in atto». Zannoni preferisce non parlare dei processi di aggregazione tra Banca Intesa e San Paolo né di altri istituti di credito con i quali Goldman Sachs ha un rapporto professionale tuttavia è convinto che le cosiddette single come ad esempio il gruppo Capitalia, forti di una presenza molto radicata sul territorio abbiano la possibilità di scegliere sia una strada autonoma sia alleanze con altri gruppi bancari. «Il potenziale di Bankitalia ad esempio, sia single che in combinazione è notevole».

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IL CHIÈCHI DEI PRINCIPALI PRIVATE EQUITY

Carlyle Group

Blackstone Group

Bain Capital

KKR

Thomas Lee Partners

Texas Pacific Group

Madison Dearborn

Apollo Management

FONDI: 55 miliardi di dollari SEDE: Washington FONDAZIONE: 1987 AD: Louis V. Gerstner

FONDI: 43 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1985 AD: Stephen Schwarzman

FONDI: 27 miliardi di dollari SEDE: Boston FONDAZIONE: 1984

FONDI: 27 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1976 AD: Henry R. Kravis

FONDI: 20 miliardi di dollari SEDE: Boston FONDAZIONE: 1974 PRESIDENTI: Anthony DiNovi, Scott Schoen e Scott Sperling

FONDI: 30 miliardi di dollari SEDE: Fort Worth, Texas FONDAZIONE: 1993 MANAGING PARTNER: David Bonderam, Jim Coulter, William Price

FONDI: 14 miliardi di dollari SEDE: Chicago FONDAZIONE: 1992 PRESIDENTE E AD: John A. Canning

FONDI: 13 miliardi di dollari SEDE: Purchase, New York FONDAZIONE: 1990 AD: Leon D. Black

Carlyle è stato chiamato “il club degli ex presidenti”: fra i suoi soci enumera infatti, oltre a papà Bush, John Major, ex-primo ministro conservatore inglese, l’ex dittatore filippino Ramos, Otto Pohl (già presidente della Bundesbank), Arthur Levitt, già presidente della Sec. Vi figurano anche Frank Carlucci, già ministro della Difesa e direttore della Cia; James Baker, già segretario di Stato di Bush (e ministro del Tesoro di Reagan), George Soros, Colin Powell. Anche la famiglia Bin Laden sedeva nel consiglio d’amministrazione accanto a papà Bush, fino a un mese dopo l’11 settembre 2001, stringendo uno stretto quanto ambiguo legame, tanto che oggi la famiglia Bin Laden e il gruppo Carlyle hanno lo stesso avvocato, a Londra. Un vero «club esclusivo», di cui ha fatto parte anche Letizia Moratt, Carlo e Marco De Benedetti, Chicco Testa e Franco Tatò.

Blackstone Group è il primo gruppo di private equity degli Usa, protagonista di operazioni di leveraged buyout. Fondata nel 1985 da Peter G. Peterson e Stephen A. Schwarzman, ha il quartier generale a New York, gestisce 43 miliardi di dollari tra fondi di private equity, hedge funds e gestioni patrimoniali. Negli ultimi anni è stato il principale traghettatore delle società che da quotate hanno lasciato i listini azionari. Il portafoglio del gruppo comprende produttori di chip, aziende del pharma, gruppi editoriali, società finanziarie e parchi divertimenti. Il parco di divertimenti Gardaland, acquistato per 500 milioni, al quale si è recentemente aggiunto il museo delle cere di Londra, Madame Tussauts. È il principale azionista di Deutsche Telekom, con un pacchetto del 4,5%. Recentemente Blackstone ha annunciato di volersi quotare in Borsa. La Cina ha destinato 3 miliardi di dollari di riserve valutarie per acquistare azioni Blackstone.

Cinque i fondatori, tra i quali si segnala l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, che è il presidente del consiglio d’amministrazione. Bain Capital gestisce un portafoglio diversificato, da Domino’s Pizza alla casa d’aste Staples. Il gruppo controlla anche Michaels Stores, che ha ricevuto 6 miliardi di dollari da Bain e Blackstone. Due aziende controllate dalla Bain sono state recentemente quotate: Burger King e Warner Chilcott. Bain ha acquistato Burlington Coat Factory for 2,06 miliardi di dollari in 2006, e più recentemente ha speso 3 miliardi di dollari per la divisione che produce sensori per il controllo della Texas Instruments. In Italia tra le altre partecipazioni si segnalano le partecipazioni nella società di software Team System e di investigazioni Lince.

Kohlberg Kravis Roberts è uno dei fondi di private più conociuti al mondo grazie alla clamorosa operazione di leverage byout da 25 miliardi di dollari per conquistare il controllo della Nabisco nel 1989. È tornata nuovamente agli onori della cronaca per la recente acquisizione della utility californiana TXU, insieme al Texas Pacific Group, per 32 miliardi di dollari. KKR è la prima firma del private equity ad essersi quotata, nel maggio dello scorso anno, portando a casa 5 miliardi di dollari.

Thomas H. Lee ha chiuso una raccolta di capitali pari a 6 miliardi di dollari relativa al suo sesto fondo. Lo scorso anno l’azienda ha completato l’acquisizione del gruppo editoriale VNU, insieme a KKR, e la società Univision,in collaborazione con Texas Pacific Group. Thomas H. Lee ha acquisito l’80% di Hawkeye Holdings, un produttore di etanolo, valutato complessivamente oltre 1 miliardo di dollari. Subito dopo Hawkeye ha presentato la domanda per quotarsi in Borsa ma il piano è stato posticipato per le incertezze che circondano il mercato dei combustibili da rinnovabili. Altre operazioni nelle quali è coinvolto sono Dunkin’ Donuts e Warner Music. Thomas H. Lee è conosciuto soprattutto per il successo conseguito con l’investimento in Snapple più di una decina di anni fa. Ma il gruppo annovera anche alcuni clamorosi insucessi come l’investimento di 450 milioni di dollari nell’hedge funds Refco poco prima del suo crollo.

Texas Pacific Group ha puntato molto sul leveraged buyouts, mettendo nel mirino società dalle basse performance per rilanciare e poi collocarle in Borsa. Negli anni ‘90, TPG ha rilanciato Continental Airlines e America West, oggi ribattezzata US Airways. TPG ha acquisito Burger King per 1.4 miliardi di dollari nel 2002, e l’ha poi collocata in Borsa nel 2006. TPG è stato uno dei partner coinvolto nell’acquisizione da 12.1 miliardi di Univision. Il fondo ha acquisito Freescale per 17.7 miliardi e Biomet per 11 miliardi. È in gara per acquisire Alitalia.

Madison Dearborn è specializzato in management buyouts, cioè la messa a disposizione di fondi per il management che intende acquisire le proprie società, e ha puntato la sua azione sui settori della comunicazione, servizi finanziari e la salute. Ha appena finito di raccogliere 6.5 miliardi per il suo quinto e più grande fondo. Nel 2004, MDP ha pagato 3.7miliardi per Boise Cascade. Il fondo ha deciso di cedere l’indebitata divisione che produce carta e ha puntato sulla quotazione di Boise. MDP ha fatto parte del consorzio che ha acquisito il controllo del gestore di satelliti Intelsat per 3 miliardi. Nell’ottobre 2005, Reliant Energy ha venduto a MDP tre suoi impianti per la produzione di energia della citttà di New York per 975 millioni. Recentemente, MDP ha ingaggiato l’ex amministratore delegato della Disney, Michael Eisner, per acquisire la società di gadget sportivi Topps per circa 400 milioni di dollari.

Come KKR, Apollo ha collocato sul mercato boristico una controllata, Apollo Investment Corp., e sta lanciandone un’altra, AP Alternative Assets LP fund. Tra le operazioni più recenti l’acquisizione di Jacuzzi per 1.25 miliardi, inclusi i debiti, e di Covalence Specialty Materials, divisione di Tyco International, per 975 milioni di dollari. Ha acquisito anche Berry Plastics in un operazione da 2.5 miliardi condotta con Graham Partners. Apollo ha acquisito il business nella produzione di silicone e quarzo di General Electric per 3.4 miliardi.

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Warburg Pincus

Silver Lake Partners

Tracinda

Providence Equity

FONDI: 15 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1966 AD: Charles Kaye e Joseph Landy

FONDI: 6 miliardi di dollari SEDE: Menlo Park, California, e New York FONDAZIONE: 1999 PRESIDENTI: Jim Davidson, Glenn Hutchins e David Roux

FONDI: 10 miliardi di dollari SEDE: Beverly Hills, California FONDAZIONE: 1976 PRESIDENTE E AD: Kirk Kerkorian

FONDI: 9 miliardi di dollari SEDE: Providence, Rhode Island FONDAZIONE: 1990 AD: Jonathan Nelson

Silver Lake, una giovane compagnia, si è specializzata in nuove tecnologie, con investimenti in Gartner, Seagate Technology e Flextronics. Insieme a KKR e AlpInvest Partners ha acquisito il controllo della divisione chip di Philips per 4,35 miliardi di dollari. Nel novembre 2005 ha deciso di rilevare per 1,2 miliardi il produttore di software, Serena. Ha avuto un ruolo di primo piano nel rilevare per 2,66 miliardi la divisione chip di Agilent, già spin-off di HP. La società insieme al management ha collaborato alla vendita di Istinet alla casa d’aste nipponica Nomura per 1,2 miliardi. Come altri private equity è sotto osservazione del Dipartimento della Giustizia Usa per pratiche anticompetitive.

Il fondatore e padre-padrone, noto alle cronache come uno dei raider più aggressivi di Wall Street, ha scelto Tracinda in onore delle due figlie, Tracy e Linda. Tracinda sta continuando ad incrementare la sua presenza in General Motors dove Kerkorian non fa mistero di voler mettere alla porta l’attuale ad, Wagoner. Prima di GM Kerkorian è stato uno dei più ferri oppositori della fusione tra Chrysler e Daimler. Tracinda è stata azionista di riferimento della major hollywodiana MGMe più recentemente Kerkorian si è lanciato nel business dei casinò.

Warburg Pincus ha gestito oltre 100 collocamenti in Borsa dalla sua costituzione, nel 1966, per effetto della fusione tra Warburg e Lionel Pincus. Due anni fa ha collaborato con Thomas H. Lee Partners e altri investitori, compreso l’amministratore delegato Joseph Neubauer, nell’acquisizione di Aramark per 8,3 miliardi. Nell’operazione Warburg Pincus ha rilevato per 75 milioni il 30% di NyFix, un’azienda in perdita, specializzata nelle piattaforme di trading azionario, coinvolta nello scandalo delle retrodatazioni delle stock options. Warburg insieme a Cinven hanno spuntato l’acquisizione per 2,66 miliardi della tv via cavo olandese, Casema NV, e subito dopo hanno sborsato altri 3,3 miliardi di dollari per Essent Kabelcom, altro operatore via cavo olandese. In Corea del Sud la società è nel mirino di una campagna contro i private equity e i loro comportamenti nei confronti delle aziende del paese asiatico.

Il business principale di Providence Equity Partners, con sede in Rhode Island ma uffici a New York e London, sono operazioni nel settore delle comunicazioni e dei media. L’ex direttore della Federal Communications Commission, Michael Powell è diventato senior advisor del fondo nel 2005. Providence ha investito in aziende come Hallmark International, Freedom Communications, Metro-GoldwynMayer e Warner Music. Nel 2005, Providence insieme ad un altro private equity ha acquisito SunGard Data Systems per 11 miliardi e subito dopo la compagnia telefonica danese TDC per 12 miliardi. Providence è stata chiamata in causa, insieme a Madison Dearborn e Apollo, come acquirente del quotidiano economico francese Tribune. Il gruppo ha raccolto fondi per 12 miliardi per il suo ultimo prodotto, tre volte il precedente da 4.25 miliardi.

CHRYSLER: ORA TOCCA A CERBERUS OGGI TOCCA A CHRYSLER, ACQUISTATA DA CERBERUS. Domani potrebbe essere General Motors. E poi, chissà, forse persino a General Electric: non è un caso, a questo proposito, che pochi giorni fa gli hedge fund abbiano chiesto lo smembramento del gigante americano, cui ha dovuto rispondere inorridito lo stesso amministratore delegato Jeffrey Immelt. E persino lo “squalo” Charles Prince, amministratore delegato di Citigroup, deve fare i conti con i fondi che vorrebbero assaltare il primo gruppo bancario al mondo per farne un bello spezzatino Un private equity che si rispetti - e che voglia diventare un attore globale non potrà farlo senza una integrazione della finanza con la politica: sotto la guida discreta del suo fondatore, Stephen Feinberg, Cerberus ha assunto protagonisti d'eccezione. Il presidente del gruppo è John Snow, l'ex segretario al Tesoro americano e il presidente della divisione internazionale è Dan Quayle, l'ex vicepresidente nell'amministrazione di Bush padre. È solo poggiando su una struttura mista di finanza e politica che si possono gestire e risolvere i problemi di personale (83mila dipendenti), pensioni e assicurazione sanitaria (18 miliardi di dollari da coprire) di un produttore d'auto delle dimensioni di Chrysler. È solo con la diplomazia e i contatti dispiegati da un ex segretario al Tesoro che un'operazione di questo genere ha portato a un accordo condiviso dal sindacato. A Detroit, Ron Gettelfinger, il presidente della United auto workers (Uaw) ha dato la sua benedizione senza troppi indugi: «Abbiamo provato a convincere Daimler a restare - ha dichiarato il sindacalista - ma siamo arrivati alla conclusione che a un certo punto è meglio voltare pagina».

IL PREDATORE

QUANTO GUADAGNA

CHI CONTROLLA

18,3 miliardi

60 miliardi

38 società

GLI ASSET GESTITI

IL FATTURATO DELLE SOCIETÀ

LE COMPAGNIE IN PORTAFOGLIO

Cerberus con quasi 20 miliardi di dollari di asset gestiti è uno dei principali fondi di private equity al mondo. Cerberus è specializzato nelle gestione di risorse finanziarie, ma anche nell’operatività industriale. L’obiettivo del fondo è portare a compimento un completo rilancio di compagnie in difficoltà per trasformarle in aziende di successo.

Il gruppo controlla diverse società in tutto il mondo. Di alcune ha una quota di maggioranza, di altre detiene partecipazioni di minoranza definite «rilevanti». Nel complesso queste compagnie fatturano oltre 60 miliardi di dollari, più di Coca Cola e Mc Donald’s.

Cerberus controlla 38 società che indirettamente detengono partecipazioni in altre società. Attraverso Sports Brands International il fondo ha acquisito l’italiana Fila. Tra le partecipate, anche il braccio finanziario di Gm, cioè Gmac. Tra i settori d’investimento, la difesa, l’healthcare, il divertimento, i servizi finanziari e il Real Estate.

Nell’ultima clamorosa operazione condotta da un private, l’acquisizione della Chrysler, è entrato anche il sindacato nella convinzione di poter usare la leva finanziaria per difendere i posti di lavoro.

Il Venture Capital per il sociale La Fondazione Oltre importa in Italia una nuova modalità di finanziamento per il terzo settore; risorse economiche e LTRE VENTURE è una fondazione che si prefigge di sviluppare il Venture Capital sociale, cioè l’applicazione di alcune pratiche tipiche del settore forprofit alla gestione delle organizzazioni non profit. In questo senso sia la di Daniele Bettini fondazione sia i normali fondi di venture capital partono da presupposti simili: entrambi devono selezionare organizzazioni o imprese di valore che abbiano prospettive di successo e che siano condotte in modo efficiente, ed entrambi sono responsabili nei confronti di parti terze che forniscono le risorse finanziarie. La differenza sostanziale e significativa, rispetto ai comuni fondi di Venture Capital, è la remunerazione del rischio che risulta bassa o quasi nulla per gli investitori, da un punto di vista economico, ma elevato per la società che trova soddisfatte a prezzi accettabili delle esigenze primarie (dall’assistenza sanitaria di buon livello, alla creazione di abitazioni di edilizia popolare, all’offerta di servizi sociali di qualità a prezzi accettabili).

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Luciano Balbo, fondatore nel 2000 di Oltre, spiega come la definizione di Venture Capital sociale sia «emersa negli Stati Uniti, nata dall’idea che si possano sviluppare, con sistemi simili al Venture Capital, aziende che riescono ad essere economicamente sostenibili e a svolgere una missione sociale. In questo caso però l’obiettivo degli investitori non è - per l’appunto - quello di massimizzare i profitti, ma di ottenere almeno quanto versato, dopo essere riusciti a far nascere imprese che “tappano i buchi” del welfare. Si tratta di interventi innovativi nel sociale, e siamo convinti che tra un po’ di tempo i rischi, oggi molto elevati, si abbasseranno notevolmente». L’idea di Oltre parte da una duplice constatazione: da un lato la debolezza del welfare, dall’altro l’analisi della risposta da parte della società, ancora troppo legata alla visione dell’assistenza vista come donazione e carità, un modello ormai logoro e con poco successo. «Oltre – continua Balbo – è una Sapa (società in accomandita per azioni) promossa e gestita attraverso Oltre Gestioni Srl. La dotazione iniziale di Oltre Venture è di circa 7 milioni di euro con una

competenze manageriali per progetti di rilevanza sociale. raccolta finale prevista attorno ai 10 milioni e un tetto non superiore a 12, soldi raccolti non da privati, ma da grandi istituzioni». (Tra gli investitori istituzionali ci sono fondazione Magnoni, Cleops srl, Fondazione Crt, De Agostini, Euroimmobiliare Fiduciaria spa, Tetrafin spa e molti altri) Tutto questo però è solo una faccia della medaglia: Oltre infatti supporta le imprese non solo con il sostegno finanziario, ma anche attraverso le proprie competenze manageriali e il proprio know how in ambito sociale. Infatti Oltre vuole entrare sia nella compagine societaria, sia nel consiglio di amministrazione delle imprese che so-

L’obiettivo esplicito è quello di usare gli stessi strumenti della finanza più aggressiva per finanziarie il non profit

stiene, garantendone in questo modo un adeguato controllo sulle decisioni imprenditoriali e sulle linee strategiche. Tra le associazioni e le imprese già sostenute ci sono Solidare, una cooperativa che realizza interventi di prevenzione e trattamento del disagio psicologico e sociale, che finora ha effettuato più di 500 interventi a Milano, e Yoni un ambulatorio medico che offre servizi di ginecologia e sostegno psicologico alle donne. Tra i progetti che stanno per partire, quello su cui si conta di più è legato allo sviluppo del microcredito per lo start up di iniziative imprenditoriali. Insomma Oltre finanzia tutta una serie di iniziative che forniscono servizi che il privato offre a prezzi maggiori e che il pubblico spesso ignora in un modo piuttosto preciso; finanzia lo sturt-up e fornisce know-how manageriali. Una volta raggiunta l’autosostenibilità procede ad un piano di rientro, prestabilito, tale da garantire agli investitori il rientro del capitale con, al limite, un minimo margine di guadagno. Colpiscono le parole di Balbo: «è una iniziativa nuova e i rischi sono molto elevati, quando si amplierà i rischi diminuiranno e tutto sarà molto più semplice».

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Est Europa

Global player Generali di Paolo Fusi

ERA UNA VOLTA UN GOVERNATORE DELLA BANCA NAZIONALE CECA, tale Josef Tosovsky (foto), che in una mattina di primavera del 1995, insieme al ministro delle finanze Ivan Kocarnik ed al direttore della società di Stato per le privatizzazioni, Romen Ceska, doveva decidere cosa fare di Ceska Pojistovna (CP), la più grande compagnia d’assicurazione della Cecoslovacchia. Il Governatore aveva ricevuto poche ore prima due rappresentanti del gruppo tedesco Allianz, che avevano avanzato un’offerta miliardaria. Tosovsky invece presentò agli increduli colleghi Petr Kellner, un ragazzotto lentigginoso di Praga con una piccola esperienza in computer e non ancora 25 anni finiti. Naturalmente senza una sola Corona in tasca. CP deve rimanere ceca, gridò il Governatore. Gli altri ristettero, allarmati ed intimoriti. Kellner fondò due società offshore in Olanda, la PPF e la CZI, finanziate da chi? Dalla ABN Amro, perbacco, e da timidi investori russi. Nel giro di pochi anni CP, nelle capaci mani di Kellner, diventa un gigante in tutta l’Europa Orientale, comprando tra l’altro in Russia, in Serbia, in Romania. Alla fine del 2005 CP dichiara un profitto netto di quasi 300 milioni di euro e paga un dividendo di circa 165 milioni di euro. Il valore del gruppo viene stimato oramai in almeno 5 miliardi. Ciò nonostante CP ha problemi di liquidità. Kellner ed i suoi soci si sono lanciati in pericolose speculazioni sul cemento, andate malissimo, si sono fatti notare alle aste di mezzo mondo perché comprano a botte di milioni bottiglie di vino, fanno gli intermediatori per aeroplani militari. La ABN Amro regge ma La misteriosa e inquietante si lamenta. CP non riesce a pubblicare il Bilancio d’esercizio 2006. acquisizione in terra Ceca A partire dal febbraio 2007 dodici gruppi di portata del gruppo di Trieste che ora internazionale, tra cui Allianz, AXA, la banca olandese ING, ha nuovi soci e un consigliere gli americani di AIG ed il gruppo multinazionale KBC si battono d’amministrazione giovane e protagonista di molte trame per rilevare CP. Offerte: tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Poi, il colpo. Il 26 aprile la CP viene tolta dal mercato, l’asta annullata. Il gruppo Generali, senza partecipare all’asta e pagando solo 1,1 miliardi di euro, si pappa la CP. Generali e PPF, una delle due holding dietro la CP, fondano una nuova società, la Generali PPF Holding, di cui Generali acquisisce il 51% delle azioni. Come è avvenuto il miracolo? ABN Amro è stata venduta al gruppo inglese Barclay’s e Generali ha usato l’occasione per far valere certi vecchi crediti nei confronti della banca olandese verso PPF, Kellner e i suoi soci noti ed occulti. Detto, fatto, specie grazie alla mediazione della ZAO Intesa Bank di Mosca e del mitico banchiere Fallico, suo Gran Capo. Come ciliegina Generali conferisce alla nuova holding le sue partecipazioni nell’Est europeo, facendo crescere CP fino ad essere, dopo Nasta, la seconda compagnia in Russia e dintorni. Un piccolo prezzuccio però bisogna pagarlo. Petr Kellner, che oramai con i suoi 34 anni è esperto navigato quanto un Abramovic o un Khodorkowski, diventa consigliere delle Generali – il che significa che i timidi investitori russi dietro la PPF entrano quasi non visti nelle stanze del potere triestino – quelle che già negli anni ’90, comprando la BSI Banca della Svizzera Italiana, si erano assicurati il controllo fiduciario sulla Bank Al-Taqwa e sulla DMI, i due colossi finanziari dell’estremismo della Fratellanza Musulmana accusati dall’amministrazione Bush di aver sostenuto gli ambienti legati ad Al Qaida. Certo, se il capitalismo all’italiana deve scegliere fra Tronchetti Provera, Geronzi, Colaninno, Palenzona, la massoneria islamica o i soci segreti russi, quasi quasi ci viene da rimpiangere Beneduce, Cuccia e gli Agnelli...

C’

CONTRASTO

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Biologico versus convenzionale >34 Agricoltori senza semi >36 In Germania c’è del marcio >38

economiaetica TRASPARENZA E GARANZIA GRAZIE ALLE ASTE ON LINE

FIDELITY INVESTMENTS SCEGLIE LA CAUSA DEL DARFUR E SCOPPIA LA POLEMICA NEGLI USA

RISCHIO CLIMA? I FONDI USA IGNORANO I CAMBIAMENTI

PRESIDENZA DELLA BM SI APRE LA SUCCESSIONE

IN OLANDA SCOPPIA LO SCANDALO: I FONDI PENSIONE INVESTIVANO IN BOMBE E MINE ANTIUOMO

HEDGE FUND AL G8 NON PASSA LA LINEA DURA

Ormai anche gli esperti parlano di mercato quasi perfetto con l’avvento di internet, tanto che acquistare on line è vantaggioso per tutti, privati ed enti pubblici. Come per la Regione Toscana, dove l’e-procurement – cioè gli acquisti on line di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione – rappresenta già una realtà significativa. Le operazioni concluse in rete ammontano a circa 15 milioni di euro, a cui si aggiunge una maxigara per i mutui di ben 400 milioni di euro. L’impegno del governo regionale si estende anche ad una campagna di sensibilizzazione per diffondere al massimo l’e-procurement. Le aste on line aiutano a contenere i costi e quindi la spesa pubblica, assicurano maggiore trasparenza del mercato e più concorrenza. Per questo la Regione Toscana ha inserito alcuni articoli sull’e-procurement nella nuovissima legge sugli appalti. Si stima che le gare d’appalto telematiche possano produrre risparmi del 5 per cento in termini di spesa e tra il 50 e l’80 per cento sui costi delle transazioni sia per gli acquirenti che per i fornitori.

In uno spot televisivo una donna africana legge questo messaggio: «I gestori del portafoglio di Fidelity assumono le proprie decisioni d’investimento sulla base di considerazioni economiche e finanziarie, tenendo conto di altre tematiche solo se hanno un effetto materiale su queste considerazioni». Mentre la donna legge, l’obiettivo della telecamera si allarga, facendo vedere alle sue spalle un grande campo profughi. La donna finisce il messaggio, alza gli occhi verso l’obiettivo e una voce maschile fuori campo dice: «Quando a Fidelity è stato detto che i suoi investimenti aiutano il genocidio nel Darfur, questa è stata la risposta. Qual è la vostra?». La Fidelity Investments è una società statunitense che gestisce fondi pensione e d’investimento. L’America non ha fatto attendere la sua reazione. Lo spot, realizzato dalla coalizione “Save Darfur” e dalla campagna “Fidelity Out of Sudan”, è stato bloccato temporaneamente sulla Cnn, mentre inserzioni simili sulla stampa sono state rifiutate da Newsweek, New York Times e Boston Globe. Al contrario, l’inserzione è stata pubblicata dal Washington Post e da Usa Today. Fidelity Investments è intervenuta sostenendo che i suoi investitori possono scegliere di escludere singole società o aree geografiche dai loro investimenti. La società ha anche annunciato un forte disinvestimento da PetroChina, posseduta all’88 % dalla China National Petroleum Corp. (Cnpc), interamente posseduta dal governo di Pechino, legato al governo di Khartoum. Al 31 dicembre 2006, Fidelity possedeva azioni della compagnia cinese per 1,3 miliardi di dollari.

Negli Usa i fondi d’investimento ignorano i rischi finanziari dei cambiamenti climatici. È il risultato di una ricerca dell’Institutional Shareholder Services (ISS) sui voti nelle assemblee degli azionisti, elaborata per conto della Coalition for Environmentally Responsible Economies (Ceres), la maggiore coalizione d’investitori e ambientalisti nordamericana. Secondo lo studio, nessuno dei 100 maggiori fondi d’investimento statunitensi ha votato a favore delle 30 mozioni di azionisti di compagnie Usa, che chiedevano più trasparenza sui rischi finanziari legati ai cambiamenti climatici su scala mondiale. Infatti, tutte le 28 compagnie che gestiscono gli investimenti dei primi 100 fondi statunitensi si sono astenute o hanno votato contro le mozioni presentate in tal senso nelle assemblee degli azionisti dello scorso anno. Tra le 28 compagnie, ci sono Vanguard Group e American Funds, che gestiscono i patrimoni di gran parte dei 100 maggiori fondi americani. Al contrario, molti investitori istituzionali, come Tiaa-Cref e i fondi pensione californiani Calpers e Calstrs, hanno sostenuto, in modo crescente, le mozioni su clima e trasparenza dei rischi finanziari.

Paul Wolfowitz, presidente della Banca mondiale e fedelissimo di Bush, si è dimesso. Il prossimo 30 giugno, con una buona uscita di circa 400.000 dollari, Wolfowitz lascerà l’ambita poltrona. L’affaire Riza gli è costato caro, anche se fino all’ultimo ha cercato di giustificare l’accaduto, ovvero la promozione e l’aumento di stipendio all’amante. Un ruolo decisivo nelle dimissioni l’ha giocato l’Europa, anche se l’atteggiamento “temperato” nei confronti di Wolfowitz è il frutto di una mediazione voluta dagli americani (per ricucire lo strappo con Il Vecchio Continente), a cui ora passa la palla per la nomina del successore. La consuetudine non scritta vuole infatti che a nominare il vertice della World Bank siano gli Usa. Mentre per il Fondo monetario il compito spetta all’Europa. Non è un caso che la mancanza di criteri di valutazione meritocratici sia nel mirino delle organizzazioni della società civile che vorrebbero una riforma democratica e in termini di tutela socio-ambientale delle istituzioni di Bretton Woods. I papabili per la successione sono: Robert Kimmit, vice segretario al Tesoro, Robert Zoellick, consulente della Goldman Sachs, Alan Hubbard, consigliere economico della Casa Bianca, Paul Volcker ex presidente della Federal reserve. Quest’ultimo riceverebbe l’incarico ad interim.

I fondi pensione olandesi sono nella bufera. A far scoppiare lo scandalo le rivelazioni di un documentario televisivo, trasmesso dalla tv pubblica, in cui li si accusava di investire in industrie che producono mine antipersona e bombe a grappolo (cluster bomb, nella foto), senza che i risparmiatori ne sapessero nulla, dato che l’elenco delle società oggetto d’investimento è riservato. Le polemiche seguite alla trasmissione “Zembla” hanno costretto Pggm, il fondo pensione del settore sanitario, che gestisce un patrimonio di 81 miliardi di euro, ad annunciare di aver disinvestito dalle società che producono mine antiuomo e cluster bomb, senza però rendere pubblici i nomi delle società in questione. A sua volta, Abp il fondo pensione degli insegnanti e dei dipendenti pubblici, che gestisce un patrimonio di 209 miliardi di euro e il più grande d’Olanda, ha annunciato di aver venduto le azioni di quattro società produttrici di mine antipersona: Textron, General Dynamics, Alliant Techsystems e Singapore Technologies Engineering. Il disinvestimento ammonta a diverse decine di milioni di euro. Abp ha dichiarato di non aver disinvestito, invece, dai produttori di cluster bomb, perché su questi ordigni, a differenza delle mine, non esiste alcun trattato internazionale per la loro messa al bando. Il fondo, comunque, sta rivedendo tutta la propria politica nel settore militare, che potrebbe comportare il disinvestimento anche dai produttori delle bombe a grappolo e da società come Boeing e Lockheed Martin.

Gli Hedge fund (fondi ad alto rischio) rendono efficiente il sistema finanziario, ma bisogna vigilare attentamente sulla loro gestione. Questo è il messaggio del rapporto predisposto sul settore dal Financial Stability Forum, approvato a Potsdam dai ministri del G8. In verità, le richieste dei tedeschi erano più rigide, perché chiedevano una regolamentazione diretta degli Hedge Fund e non cinque raccomandazioni attraverso le banche e gli intermediari. Una sorta di autodisciplina dei maggiori gestori, che sono disponibili a stabilire le direttive per un settore in grande espansione e che vale 1600 miliardi di dollari. La Germania, voce in controtendenza, che da molto tempo insiste sulla regolamentazione diretta e più restrittiva, si è trovata piuttosto isolata sulla sua posizione. Gli Hedge fund sono oggi circa diecimila e dal 1999 hanno quintuplicato i fondi in gestione. Alle autorità, secondo il documento, spetta il compito di incoraggiare gli sforzi degli operatori per migliorare la trasparenza e i benchmark di settore.

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| economiaetica | cultura biologica |

Biologico versus convenzionale

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA FA DIMINUIRE L’ANIDRIDE CARBONICA

L’Italia è il maggior produttore di prodotti biologici in Europa. Ecor la più grande azienda di distribuzione compie vent’anni Sopra coltivazioni biologiche e, sotto, convenzionali; in basso a sinistra, scatole di diserbanti.

C’è una differenza di prezzo ma vale la pena spendere qualcosa in più per la propria salute. Tra un campo coltivato convenzionalmente e uno biologico la differenza balza agli occhi e al palato. UNA COLTIVATA BIOLOLa prima è robusta, sana, cresce in armonia grazie al concime organico, non contiene residui chimici: gli unici insetticidi usati su di lei sono vedi Ilaria Bartolozzi leni naturali come piretro, zolfo e una piccola quantità di rame. È accudita dalle braccia di uomini che strappano via le erbacce che le crescono attorno. L’altra pianta viene concimata con prodotti chimici. Per difenderla dai parassiti vengono utilizzati sali chimici che assorbe con grandi dosi d’acqua, che

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UE PIANTE APPARENTEMENTE UGUALI.

GICAMENTE, L’ALTRA CONVENZIONALMENTE.

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la gonfiano e la indeboliscono. Più diventa fragile più gli insetti e i funghi la assalgono. Per ammazzare le piante infestanti che la circondano vengono usati diserbanti industriali che colpiscono ulteriormente anche lei. I prodotti chimici inquinano il terreno e l’aria. Il campo coltivato convenzionalmente è circondato da terra secca, senza vita. Il campo coltivato biologicamente è circondato da verde. Questa descrizione potrebbe bastare per convincervi, se non l’avete ancora fatto, a passare ad acquistare ortaggi e frutta coltivati organicamente. Certo, i prezzi sono più cari ma visto quello che si guadagna in salute forse qualche euro in più possiamo considerarlo

ben speso. «I prezzi delle verdure e della frutta coltivati convenzionalmente – spiega Fabio Brescacin, presidente e amministratore delegato di Ecor spa - sono stati completamente stravolti Se si pensa a quanto lavoro manuale c’è dietro ogni singola pianta è davvero impossibile vendere ortaggi a un euro al chilo!» Ma Brescacin non si perde d’animo: «Se tutti avessero modo di vedere la differenza, anche solo estetica, tra un campo di carote biologiche e uno di carote convenzionali cambierebbero di colpo le loro abitudini alimentari». Ecor, che in maggio ha festeggiato i suoi vent’anni di attività, ha 70 milioni di euro di fatturato e 140 tra dipendenti e collaboratori: è la

NEL CONFRONTO FRA AGRICOLTURA CONVENZIONALE e biologica quest’ultima vince anche per il minor consumo di energia e la minor emissione di gas serra. Questo dato potrebbe migliorare ulteriormente se nelle aziende agricole diventasse più diffuso l’uso dell’energia solare, eolica e da biomasse. Da considerare inoltre che la produzione di energia da biomassa non contribuisce all’aumento di CO2 nell’atmosfera poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata durante il processo di decomposizione o trasformazione energetica è pari alla quantità assorbita dalla coltura durante il suo ciclo di crescita. Ogni kWh di energia prodotto mediante biomasse, in pratica, corrisponde ad una mancata emissione di circa 200 grammi di anidride carbonica, rispetto all’uso di idrocarburi. Dalla biomassa, inoltre, è possibile ricavare un combustibile noto come biodiesel, in grado di far funzionare macchine e macchinari dotati di motore diesel. In questo modo è evidente come l’agricoltura biologica diventa importante per rispettare il Protocollo di Kyoto: è un modello di sviluppo rurale che apporta un contributo positivo alla produzione di energia da fonte rinnovabile ed alla diminuzione dei gas di serra riducendo le proprie emissioni e immagazzinando l’anidride carbonica in “sinks”, cioè nel suolo e nelle piante. L’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di emissioni anche sotto altri aspetti: 1) la riduzione di emissioni di metano nell’allevamento del bestiame (fermentazione dei carboidrati nel processo di digestione degli animali e gestione del letame) sia per il tipo di dieta che per il numero di capi per ettaro; 2) l’eliminazione dell’uso di concimi chimici di sintesi, la produzione dei quali richiede grandi quantità di energia e che liberano nell’uso protossido di azoto (N2O); 3) la riduzione della combustione di fonti fossili per mandare avanti il parco macchine per le tecniche legate alle lavorazioni leggere che riducono le relative emissioni di anidride carbonica. Inoltre ad un minor impatto l’agricoltura biologica aumenta la capacità del suolo di fungere da “sink” per l’anidride carbonica a causa del mantenimento e/o aumento del tasso sostanza organica. A sinistra, biomassa composta da sostanze di origine vegetale e utilizzata per produrre energia.

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AZIENDA AGRICOLA BARGERO principale azienda italiana di distribuzione di prodotti biologici. Il 70 per cento delle azioni è detenuto dalla Libera associazione antroposofica Rudolf Steiner di Conegliano e destina la maggior parte dei propri utili al sostegno di attività sociali, nell’ambito dell’agricoltura biodinamica e della pedagogia. Nel nostro paese Ecor è solo una delle aziende più importanti in un settore in notevole espansione. L’Italia è il maggior produttore biologico in Europa. In febbraio al BioFach 2007 di Norimberga, la più importante fiera del settore, l’Italia era la nazione dell’anno. Erano presenti 2.100 espositori, provenienti da 73 nazioni, ci sono stati 37.000 visitatori di oltre 100 paesi. L’Italia, dopo la Germania, era la nazione maggiormente rappresentata: c’erano 273 espositori italiani, tra produttori e rivenditori. Già negli anni settanta arance, limoni, riso, pasta e pomodori venivano prodotti in Italia e importanti nei primi negozi biologici che nascevano in Germania. La nuova edizione di “Tutto Bio 2007 Annuario del Biologico”, curato da Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino, pubblicato da Bio Bank by Egaf Edizioni, (vedi box) rivela dati molto interessanti sul mondo del biologico italiano. Nel 2005 il settore ha ripreso a crescere: le superfici coltivate dedicate alla coltivazione bio sono cresciute dell’11% raggiungendo ol-

tre un milione di ettari, ridando all’Italia il primato europeo. Gli operatori sono quasi 50.000, con un incremento del 22% sull’anno precedente. Sul piano politico, da segnalare la nascita di Federbio, la Federazione finalmente unitaria del settore, il ritorno alla guida del ministero dell’Agricoltura di Paolo De Castro, docente di Economia e Politica Agraria presso l’Università di Bologna, da sempre attento ai temi del biologico, e due novità sfornate con l’ultima finanziaria: la dotazione di 10 milioni di euro all’anno, per tre anni, del Piano d’azione nazionale per il settore, e la deducibilità dei costi di certificazione per le aziende agricole. Il prodotto biologico confezionato più venduto in Italia è il latte Prima Natura Bio del gruppo Granarolo. La regione (vedi tabella sotto) che vanta più primati è l’EmiliaRomagna: è la prima per numero di mense scolastiche biologiche e per ristoranti; la seconda per agriturismi, aziende con vendita diretta e siti di e-commerce; terza per mercatini; la quarta per negozi di alimenti naturali e la quinta per gruppi d’acquisto solidali. E’ l’unica regione sempre presente tra le prime cinque nelle graduatorie censite da Bio Bank. In seconda posizione c’è la Lombardia, con sette presenze in graduatoria e con il primato per negozi, mercatini e gruppi d’acquisto. Terza la Toscana, che guida la classifica per agriturismi e aziende con vendita diretta.

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I NUMERI DEL BIOLOGICO IN ITALIA PER IL 2004-2006 AGRITURISMI: 839 nel 2006, contro i 772 del 2004 (+9%) PRIMA REGIONE Toscana (191 realtà), seguono E. Romagna (102), Umbria (63), Marche (58) AZIENDE CON VENDITA DIRETTA: 1.324 nel 2006, contro le 1.184 del 2004 (+12%) PRIMA REGIONE Toscana (207), Emilia Romagna (203), Piemonte (91), Veneto (88) GRUPPI D’ACQUISTO: 288 nel 2006 con un bell’exploit rispetto ai 146 del 2004 (+97%) PRIMA REGIONE Lombardia (81 Gas), Piemonte (42), Toscana (32), Veneto (28) MERCATINI: 193 nel 2006, contro i 174 del 2004 (+11%) PRIMA REGIONE Lombardia (38), Veneto (29), Emilia Romagna (23), Toscana MENSE SCOLASTICHE: 658 le mense rilevate nel 2006, contro le 608 del 2004 (+8%) PRIMA REGIONE Emilia Romagna (127), Lombardia (111), Toscana (80), Veneto (72) RISTORANTI: 177 nel 2006 (esclusi gli agriturismi con ristorante), contro i 182 del 2004 (- 3%) FONTE: RAPPORTO BIO BANK 2007

VENNE FONDATA NEL 1960 dal medico antroposofo Aldo Bargero, che volle condurre l’azienda secondo i metodi della agricoltura biodinamica, che fa riferimento agli insegnamenti di Rudolf Steiner. Suo figlio, Martino Bargero, laureato in agraria, nell’84, insieme alla moglie Costanza Poggio converte la coltivazione da biodinamica a biologica. Inizialmente si occupano solo di allevare galline ovaiole: dalle prime 300 unità ora l’Azienda Agricola ne ospita 6000, allevate in libertà. «Siamo molto fortunati – spiega Costanza – perché questo terreno non ha mai conosciuto la concimazione chimica, è un terreno puro. Inoltre siamo circondati da un bosco che ci protegge dall’inquinamento della pianura padana». L’azienda si trova a Carbonate, in provincia di Como, a 35 km da Milano. Ricopre un’area di circa 10 ettari, di cui cinque vengono coltivati e lasciati a disposizione alle galline, e altri cinque sono di bosco. La coltivazione degli ortaggi è iniziata nei primi anni Novanta, la frutta e le verdure di Bargero vengono vendute a una quarantina di negozi della Lombardia (tra cui la catena di supermercati NaturaSì) e a una sessantina di gruppi d’acquisto. Ogni fine settimana è aperto lo spaccio, che vende anche generi alimentari del mercato equosolidale.

PRIMA REGIONE Emilia Romagna (32), Lombardia (30), Marche (24), Toscana (17) NEGOZI: rilevati 1.094 negozi specializzati, contro i 1.030 del 2004 (+ 6%) PRIMA REGIONE Lombardia (174 negozi), Veneto (146), Piemonte (140), Emilia Romagna (110) E-COMMERCE: 79 i siti rilevati nel 2006, contro gli 81 del 2004 (-3%) PRIMA REGIONE Puglia (14), Emilia Romagna (11), Lazio (7), Lombardia e Umbria (6)

Agricoltori senza semi La rivoluzione verde era stata la speranza di un’era dell’abbondanza senza fame. A distanza di mezzo secolo non ha risolto i problemi di sottonutrizione, ma ha imposto un’agricoltura che consuma energia e acqua. E gli Ogm sembrano una fotocopia di quel modello.

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RA ANCORA IN CORSO LA SECONDA GUERRA MONDIALE quando la

Rockefeller Foundation impiantò in Messico un istituto per la ricerca nel settore agricolo; alle sue dipendenze lavorava un giovane genetista americano, Nordi Paola Baiocchi man Borlaug, che dopo anni di esperimenti selezionò un ibrido di grano chiamato Norin 10. La rivoluzione verde era cominciata: si prospettava per la terra una nuova era dell’abbondanza, si ipotizzava la fine della fame nel mondo con l’aumento a dismisura della produttività dei campi, senza che ci fosse bisogno di nuove superfici coltivate. “Per aver dato pane ad un mondo affamato” Borlaug nel 1970 ricevette il Nobel per la pace. Ma il prezzo nascosto di questa rivoluzione non troppo verde si è cominciato a vedere presto: i nuovi ibridi ottenuti avevano pronta risposta all’uso di maggiori quantità di fertilizzanti e all’irrigazione; assicuravano raccolti più abbondanti, ma con un costo esponenzialmente più Il logo del Festival audiovisivo alto rispetto alle varietà tradizionali, perché bisognosi di della biodiverstità “bombardamenti” di fertilizzanti, di erbicidi e di grandi che si tiene dal 12 al 14 ottobre. quantità di acqua. Inoltre era inutile che i contadini conPer informazioni servassero il seme per l’anno successivo, perché l’ibrido consulare il sito www.croceviaterra.it perdeva di vivacità dalla seconda generazione. I contadini dovevano, quindi, allargare i cordoni della borsa per acquistare gli ibridi, la cui produzione e vendita era controllata da poche company. Che non sono molto aumentate di numero, ma ora sono molto più potenti; tra le più conosciute ci sono la tedesca Bayer, le americane Monsanto e DuPont, l’olandese East-West Seeds, la svizzera Sygenta, | 36 | valori |

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a cui ora si sta aggiungendo la cinese Yuan Longping High-Tech Agricolture. L’agricoltura tradizionale era stata sconvolta, ma con quali risultati? Il Rapporto Fao dell’ottobre 2006, a dieci anni dal Vertice Mondiale dell’alimentazione che aveva promesso di dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015, ha dovuto ammettere che sono 820 milioni le persone affamate nei paesi in via di sviluppo, più di quante non ce ne fossero nel 1996.

La rivoluzione verde e la rivoluzione genetica Marcello Buiatti, professore ordinario di genetica all’università di Firenze e presidente dell’Associazione nazionale Ambiente e lavoro, spiega i meccanismi della rivoluzione verde: «Ha funzionato in Asia e in America Latina per un certo periodo; fino agli anni Ottanta ha effettivamente migliorato la situazione, il numero di persone che morivano di fame è diminuito, poi è di nuovo aumentato. Perché insieme ai semi veniva esportato un modello di agricoltura, che allora sembrava l’unico, con grande consumo di chimica e di energia. Questo modello ha depauperato i terreni e soprattutto i contadini, tanto è vero che non esiste al mondo un’agricoltura che sia in pareggio». Oltre ai danni per la salute e per l’ambiente derivati dall’uso invasivo dei pesticidi, questo tipo di coltivazione ha provocato la scomparsa delle “razze di campo”, importanti per la preservazione del patrimonio biologico, con la conseguente distruzione della diversità e delle agricolture locali.

Con i brevetti sulle sementi, l’accerchiamento alle biodiversità si fa sempre più stretto; a cui non sfuggono nemmeno le banche dei semi coordinate dal Cgiar, l’organismo mondiale che custodisce, migliora ridistribuisce le piante alimentari, senza le quali metà del mondo morirebbe di fame. Ora gli Stati Uniti e Italia, con il suo ministro degli esteri Massimo D’Alema, hanno deciso di tagliargli i finanziamenti, forse sperando che i ricercatori non potendo più conservare le sementi le affidino a qualche multinazionale. Ma potrebbero essere gli Ogm, con quella che si chiama rivoluzione genetica, la soluzione ai problemi di alimentazione della Terra e anche una risposta ai cambiamenti climatici? «Bisogna dirlo che gli Ogm sono un insuccesso – risponde Buiatti – sono una deviazione infruttuosa e costosa della ricerca. In 20 anni, e con l’enormità di investimenti che hanno assorbito, hanno prodotto solo la soia, il mais, la colza e un po’ di cotone. La produttività non è aumentata da quando sono stati introdotti e ormai ci sono un centinaio di milioni di ettari coltivati a Ogm. Gli Ogm – conclude Buiatti – servono come penetrazione del mercato, per annullare il Protocollo di Cartagena sulla biodiversità, dove si dice che si possono non importare prodotti che possono essere pericolosi per l’ambiente e per il vivere sociale».

Festival audiovisivo sulla Biodiversità Video da tutto il mondo e dibattiti su biodiversità e sovranità alimentare a Roma il 12, 13 e 14 ottobre. Sono aperti

i termini per la consegna delle opere audiovisive in concorso al IV Festival internazionale audiovisivo della Biodiversità, organizzato dal Centro Internazionale Crocevia, nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare. Il festival si svolgerà presso il Villaggio Globale in collaborazione con l’Associazione ONG Italiane, la FAO, Biblioteche di Roma, il comitato di quartiere CinEst e la comunità di migranti che vive nel Municipio X. In programma, la proiezione di decine di video che documentano il valore della biodiversità e le esperienze di coloro che si impegnano per tutelarla. Oltre alle proiezioni, si svolgeranno dibattiti e conferenze sulle stesse tematiche; l’iniziativa comprenderà anche una sezione speciale, dedicata alle scuole, incontri con alcuni autori dei documentari e concerti. www.croceviaterra.it

LIBRI

Tutto bio Annuario del biologico 2007 - Il trova Bio Biobank Oltre 5.500 indirizzi di aziende e negozi

L’importanza di essere biodiverso Biodiversità: termine con cui si indicano sia tutte le specie presenti nell’ecosistema del globo terrestre sia le differenze che caratterizzano un singolo individuo all’interno di una stessa specie, sia la presenza, all’interno delle comunità biologiche che occupano un determinato habitat, delle varie specie che si adattano l’una all’altra, formando nicchie e associazioni. La diversità biologica, o biodiversità, è il risultato del processo evolutivo che ha generato attraverso la selezione naturale, nel corso dei millenni, la grande varietà delle specie viventi animali e vegetali.

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HARRY GRUYAERT / MAGNUM PHOTOS

| economiaetica | Corruzione in Europa/1 |

C’è del marcio in Germania Tangenti a sindacalisti e politici, turismo sessuale, riciclaggio di denaro. Le grandi società tedesche sono nell’occhio del ciclone. E con lo scandalo Volkswagen la cogestione sindacato-impresa subisce un nuovo duro colpo. Secondo uno studio di Kpmg, i vertici delle aziende tendono a insabbiare fatti relativi ai casi di corruzione. UTTO HA INIZIO NELL'ESTATE DEL 2005. MANCANO POCHI MESI ALLE ELEZIONI POLITICHE e la Volkswagen finisce nella bufera. Parcelle pagate a politici per fantomatici servizi di consulenza, tangenti ai vertici sindacali e poi viaggi di lavoro in mezzo mondo con visite speciali a bordelli di lusso. Il tutto a spese dell'azienda. I settimanali scandalistici ci sguazzano e Peter Hartz, superconsulente di Schröder per le riforme del lavoro e responsabile del personale di VW, comincia a sudare freddo. L'estate si fa più calda quando cade nella rete degli investigatori di Monaco Andreas von Zitzwewitz, uno dei manager più importanti di Infineon, produttore tedesco di microchip. È accusato di aver intascato oltre 250.000 euro per sponsorizzare gare automobilistiche. Una settimana dopo finisce in manette un manager BMW per aver favorito un fornitore in cambio di 100.000 euro. Niente in confronto alle accuse di riciclaggio di denaro in Russia che, quasi contemporaneamente, fioccano sulla Commerzbank, uno dei colossi bancari di Francoforte. “Skandalen im Wochentakt”, apre con sorpresa “Die Zeit”, prestigioso settimanale tedesco. Scandali con cadenza settimanale. Che vengono alla luce dopo mesi di silenzi con i vertici che vedono, ma si ostinano a nascondere la polvere sotto al tappeto. E di polvere se n'è trovata a palate, poche settimane fa, nei conti di Siemens, il gigante dell'elettronica: oltre 450 milioni di euro di fondi neri per pagare tangenti in tutto il mondo. Un'altra pugnalata nel cuore del capitalismo tedesco. Ma cosa succede al di Mauro Meggiolaro motore dell'economia europea? Cosa sta minacciando il Vertrauen, la fiducia che da sempre regge il sistema? Per capirlo torniamo all'estate calda del 2005. Quando scoppia il caso Volkswagen.

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Oltre 450 milioni di euro di fondi neri per pagare tangenti in tutto il mondo. Il caso Volkswagen è solo uno dei tanti. Corruzione e frode sono in costante aumento.

Da sinistra a destra, sopra, Hans Joachim Gebauer e Klaus Volkert; sotto, Peter Hartz e Helmuth Schuster. Nella pagina a fianco, Francoforte. L’area fumatori alla Eurotower (European Monetary Bank).

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Una miscela esplosiva Tra le grandi case automobilistiche VW è a dir poco un'anomalia. Nel 2005 il suo maggiore azionista è il Land della Bassa Sassonia. Nell'Aufsichtsrat (Consiglio di Sorveglianza) siedono, come in molte altre imprese tedesche, rappresentanti dei lavoratori che sono chiamati a votare a favore o contro le scelte strategiche dell'impresa. In tedesco si chiama “Mitbestimmung”, cogestione. Una forma di governo aziendale introdotta nel dopoguerra per promuovere la democrazia economica. Capitale, sindacato e governo. Tutte e tre le forze hanno i loro rappresentanti nell'organo di controllo del quarto produttore di automobili al mondo. Una miscela che, nel 2005, diventa esplosiva e dà origine ai tre capitoli che compongono la saga Volkswagen: il crimine aziendale, lo scandalo sindacale e la corruzione politica. Il primo capitolo ha come protagonista Helmuth Schuster, il boss di _koda, la controllata ceca di VW. A Praga lo chiamano “Lambo-Schuster” per la sua mania di girare la città di notte a bordo di una Lamborghini in compagnia di donne bellissime. Nel centro della capitale ceca “Lambo” apre l'ufficio di “F-Bel”. Un paio di stanze, niente di più. Una facciata dietro alla quale si nasconde una giungla di società per far girare meglio pagamenti particolari. Come un acconto di 2 milioni di euro in ar-

rivo dalla provincia indiana dell'Andhra Pradesh che vuole assicurarsi la costruzione di uno stabilimento Volkswagen. I soldi scompaiono nel nulla assieme al progetto per la nuova fabbrica. Nella giungla di “F-Bel” si muovono con disinvoltura Klaus Volkert, sindacalista e direttore del Consiglio Aziendale (Betriebsrat) e Klaus Joachim Gebauer, manager VW, l'animatore delle notti e dei viaggi aziendali. Ma qui si apre il secondo capitolo. Quello sindacale. Gebauer è infatti incaricato di procurare prostitute e divertimento ai dirigenti sindacali nei viaggi di lavoro. “Il mondo in cui vivevamo non aveva più niente a che fare con la vita normale”, ha dichiarato. “I soldi non mancavano mai e nemmeno le donne”. In un viaggio in Cina viene distribuito agli uomini Volkswagen un tubetto con tre pillole: “aspirina per la mattina, un calmante per il pomeriggio e viagra per la sera”. Un cocktail perfetto. Ma ai sindacati viene girato anche denaro fresco, sempre dalle casse aziendali. Peter Hartz, ex direttore del personale che ha dato il nome alle riforme del lavoro del governo Schröder, ha recentemente ammesso di aver pagato 1,9 milioni di euro come bonus proprio a Volkert, in cambio del consenso sulle strategie aziendali. Nel pasticciaccio VW manca a questo punto solo il terzo capitolo. Quello politico. Anche se, come dimostra Hartz, la politica, il sindacato e il capitale si intrecciano inesorabilmente in tutte le storie. L'affaire politico riguarda una serie di consiglieri regionali della Bassa Sassonia in quota SPD (partito socialdemocratico). Ex dipendenti Volkswagen, da politici avrebbero continuato a percepire lo stipendio dall'impresa anche dopo aver terminato il loro contratto di lavoro. Ai

consiglieri regionali SPD Hans-Hermann Wendhausen e Ingolf Viereck è stato chiesto di restituire al Land più di 750.000 euro. Pochi sono convinti che lo faranno. Ma come se la sono cavata i protagonisti dello scandalo Volkswagen? Volkert è stato arrestato lo scorso novembre per poi essere rilasciato in dicembre. Hartz, dopo aver confessato, se la caverà con una multa di 576.000 euro. Helmuth Schuster è indagato per frode e malversazione. Intanto la Bassa Sassonia non è più il maggior azionista della casa automobilistica. Il controllo, alla fine di marzo, è passato nelle mani di Porsche. Ora ha il 31% delle azioni che, dall'estate del 2005 ad oggi (9 maggio 2007, NdR), hanno raddoppiato il loro valore.

Corruzione in crescita Il caso Volkswagen è emblematico della crisi del modello tedesco, ma anche gli altri casi piccoli e grandi sono il sintomo che forse qualcosa sta cambiando nella terra dei miracoli economici. Nell'ultimo rapporto annuale sulla criminalità finanziaria, pubblicato nell'agosto del 2006, la polizia criminale federale (BKA) ha riscontrato un aumento del 15% dei casi di frode. La corruzione aziendale è in crescita e, secondo uno studio della società di revisione KPMG, i vertici delle imprese tenderebbero a insabbiare i fatti di cui vengono a conoscenza: «meno del 60% dei casi si traducono in azioni legali”, si legge nel rapporto. In effetti, secondo Wolfgang Schaupensteiner, procuratore capo a Francoforte, “il 95% dei crimini economici non viene scoperto e la corruzione, alla fine, paga». Anche in Germania. 1- continua

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Pfizer

Ancora cavie umane uccise in Nigeria di Andrea Di Stefano

UECENTO BAMBINI UTILIZZATI COME CAVIE UMANE per un nuovo medicinale, fino a quel momento sperimentato solo sui maiali. Il governo dello Stato di Kano, nord della Nigeria, ha depositato una causa contro la multinazionale farmaceutica americana Pfizer. Il ricorso presentato dal governo di Kano chiama in causa la Pfizer International Limited, la sua sussidiaria nigeriana e altri sette, non meglio precisati, soggetti che nel 1996 utilizzarono 200 bambini per testare due farmaci: il Trovan, i cui effetti non erano mai stati sperimentati sugli esseri umani, e il Ceftriaxone. Nel ricorso presentato dal procuratore generale dello Stato, Barrister Aliyu Umar, sono ben 29 i capi d’accusa contestati alla Pfizer, tra questi figurano: «condotta non etica, circonvenzione, cospirazione, occultamento di prove, simulazione e omicidio di vittime innocenti». Secondo le indagini compiute dal governo dello Stato di Kano, infatti, i test dei medicinali effettuati avrebbero portato alla morte 18 dei 200 bambini usati e causato danni irreversibili - malformazioni, cecità, danni cerebrali, paralisi - agli altri 182. In base alla ricostruzione dell’accusa, nell’aprile del 1996 (quando centinaia di bambini stavano morendo nello stato di Kano in seguito a un’epidemia di meningite, di colera e di morbillo) la Pfizer intervenne su base volontaria all’interno di programma Lo stato di Kano ha chiesto d’emergenza lanciato dall’Organizzazione mondiale della Sanità un mega risarcimento (Oms). Oltre alle normali operazioni sanitarie previste dal piano alla multinazionale che la Pfizer, sempre stando ai documenti dell’accusa, ha sperimentato su bambini internazionale, selezionò 200 bambini trattenuti in apposita strutture alle quali farmaci non sicuri potevano accedere solo i dipendenti della multinazionale. I bambini, successivamente, vennero divisi in due gruppi: a 99 venne somministrato un alto dosaggio di Trovan e ai restanti 101 un basso dosaggio di Ceftriaxone. I programmi e le attività della Pfizer, sempre secondo il documento dell’accusa di cui il quotidiano Daily Trust di Abuja ha riportato ampi stralci, sarebbero stati condotti con modalità «altamente segrete» e sarebbero state il vero motivo dell’intervento ‘’umanitario’’ del personale della causa farmaceutica in Nigeria. Nelle richieste di 2,7 miliardi di dollari di risarcimenti contenute nel ricorso depositato la scorsa settimana figurano 25 milioni di dollari come rimborso per le spese sostenute dallo stato di Kano per le cure erogate ai 200 bambini usati come cavie; 350 milioni di dollari per le spese di sostegno alle vittime; 200 milioni di dollari spesi per sradicare i pregiudizi che l’episodio ha causato tra la popolazione e che, negli anni, hanno portato al sabotaggio di altre campagne di immunizzazione. Il fallimento di queste campagne ha causato danni allo stato stimati intorno ai 500 milioni di dollari di cui si chiede il rimborso. Proprio la paura di essere utilizzati come cavie, aveva, infatti, portato gli abitanti di Kano a opporsi a campagne di vaccinazione come quella contro la poliomielite lanciata negli anni scorsi dall’Oms. La mancata vaccinazione portò alla ricomparsa di un ceppo di poliomielite, proveniente proprio dalla Nigeria, che si è diffuso anche in altri paesi africani in cui la malattia era ormai stata debellata.

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L’economia felice è quella che non dissipa >45 Wal Mart l’alto costo dei suoi prezzi bassi >48 La ’ndrangheta attacca il territorio resiste >51

economiasolidale CORSO DI COSTRUZIONE DI PANNELLI SOLARI-TERMICI

TOYOTA AMMONITA PER PUBBLICITÀ INGANNEVOLE

CON I MERCATALI NASCE IN TOSCANA LA RETE REGIONALE DELLA FILIERA CORTA

SOFTWARE OPEN SOURCE ANCHE PER LA P.A.

PRODUZIONI DAL BASSO LA RISPOSTA DI INTERNET PER ASPIRANTI ARTISTI IN CERCA DI SPONSOR

API MESSE A RISCHIO DAI TROPPI PESTICIDI

L’Isf (Ingegneria Senza Frontiere) di Pisa promuove le energie rinnovabili con un corso sull’autocostruzione di pannelli solari-termici. Il programma del corso, che si terrà nel mese di giugno, prevede due giornate di teoria e laboratorio. Si inizierà il primo giorno con una lezione di introduzione teorica ai pannelli solari termici tenuta dal professor Paolo Di Marco, a seguire una dimostrazione sulla costruzione del pannello a terra e il montaggio dei pannelli sul tetto della cucina. La prima giornata terminerà con la proiezione delle riprese video del montaggio. Il secondo giorno è previsto il montaggio a terra dell’impianto di pompaggio e il relativo collegamento idraulico. La partecipazione al laboratorio è gratuita. È gradita la preiscrizione tramite il modulo che può essere richiesto alla segreteria organizzativa. Per informazioni e per scaricare la modulistica necessaria consultare il sito internet al seguente url: http://isf-pisa.org

L’Advertising Standards Authority (ASA), l’autorità di controllo britannica della pubblicità, ha ordinato il ritiro di una pubblicità della Lexus RX 400h (marchio di lusso Toyota), che lasciava intendere che il fuoristrada ibrido non arrecava danni all’ambiente. Il testo della pubblicità recitava: «Alte performance. Basse emissioni. Nessun senso di colpa». Secondo l’autorità di controllo il messaggio pubblicitario indica

La ricerca di alimenti tipici di qualità, garantiti dai produttori, è una delle richieste più frequenti che arrivano dai consumatori finali. In lingua toscana questi mercati, dove il rapporto produttore consumatore è strettissimo, si chiamano “Mercatali”. Nei prossimi tre anni in Toscana ne nasceranno almeno 10. Questo è uno degli effetti generati dalla “rete regionale della filiera corta”, varata dalla Giunta regionale, e con cui saranno coordinate e potenziate tutte quelle iniziative che permettano un rapporto più diretto, sul territorio, tra chi produce e chi consuma, ma anche per allargare le opportunità di immissione sul mercato delle produzioni locali creando nuove sinergie tra agricoltori, ristoratori, commercianti e consumatori organizzati. Si tratta di un progetto all’avanguardia, il primo che prende il via nel nostro Paese. Il mercatale, in cui si vendono prodotti di stagione, oltre a olio, vino, marmellate, formaggi e altre tipicità, vanta in Toscana almeno una decina di esperienze, guidate da quella pilota di Montevarchi. Con il pacchetto di azioni per la filiera corta approvate dalla giunta queste esperienze raddoppieranno coinvolgendo tutte le province e i comprensori della regione. Sarà inoltre stimolata anche la nascita di spacci locali, cioè di veri e propri negozi gestiti in forma associata da imprenditori agricoli e verranno promosse iniziative di trasparenza come l’etichetta “prezzo chiaro” che definirà le quote destinate al produttore e ai vari eventuali passaggi (trasformatore, distributore). Saranno inoltre previste iniziative per la valorizzazione dei prodotti locali: è il caso dell’estensione e del potenziamento della legge regionale che già prevede l’utilizzo di questi prodotti presso le mense pubbliche e dell’avvio di accordi tra produttori e operatori della ristorazione del commercio e del turismo per stimolare la vendita e l’utilizzo di prodotti agricoli locali e di qualità nei loro esercizi.

Utilizzare programmi open source, cioè modificabili dagli utenti a seconda delle esigenze, nella pubblica amministrazione per innovare, risparmiare soldi e migliorare i servizi erogati. Questi gli obiettivi contenuti in una proposta di legge lombarda, avanzata dal consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro e firmata da altri 19 consiglieri regionali, appartenenti a più schieramenti. La proposta arriva sulla scorta delle esperienze di altre regioni italiane che hanno in cantiere provvedimenti simili. Il risparmio per l’amministrazione, secondo i calcoli fatti, ammonterebbe a decine di milioni di euro, che si potrebbero investire in programmi software elaborati da piccole, medie e grandi imprese lombarde. E la pubblica amministrazione potrebbe avere perenne accessibilità ai suoi dati, maggiore sicurezza dai virus e garantire la privacy e al riservatezza nella gestione di dati sensibili. L’Italia è il quarto Paese nel mondo per la produzione di software libero ma agli ultimi posti per l’utilizzo dello stesso nella pubblica amministrazione.

Se avete un’idea che ritenete vincente, un progetto artistico valido, ma non siete introdotti in nessun ambiente che possa sostenervi, allora www.produzionidalbasso.com fa al caso vostro. Si tratta di una piattaforma internet per le autoproduzioni, indipendente, orizzontale e gratuita. Pdb propone un sistema di produzione per progetti artistici basato sulla condivisione, sul sostegno e sul finanziamento diretto. I progetti vengono proposti, stampati e gestiti in maniera autonoma dagli artisti. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi lo propone può farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione. Alla voce progetti da finanziare si trova di tutto: magliette, film, produzioni di gadget originali e fumetti. Per ogni progetto c’è una scadenza, con un timer che fa il conto alla rovescia. Produzioni dal basso non percepisce percentuali per i progetti proposti, non acquisisce diritti sulle opere proposte, non stampa e non distribuisce nulla. Lo scopo di questo sito è proporre un metodo nuovo, discutere e ridiscutere il ruolo dell’artista e dell’autoproduzione culturale. Per utlizzare la piattaforma è sufficiente iscriversi, è semplice e non è vincolante. Per iscriversi basta inserire il proprio nome e cognome, l’indirizzo e una mail valida. Solo quando è stata fatta l’iscrizione, è possibile proporre progetti e/o sottoscrivere e finanziare progetti già pubblicati.

Senza l’impollinazione delle api molte specie vegetali non potrebbero più riprodursi. Ma non solo, perché anche l’allevamento del bestiame potrebbe risentirne perché l’abbondanza del foraggio dipende dall’attività impollinatrice di questi insetti. Perché pensare alla scomparsa delle api? Perché in molti paesi europei è drasticamente diminuita la loro presenza negli alveari. Una situazione che ha fatto scattare l’allarme tra i produttori di miele e gli allevatori di api. In alcuni alveari è scomparso fino al 90 per cento delle api. Sul fenomeno si fanno molte ipotesi, ma poche sono le certezze. Si va dall’opera negativa di un microrganismo, agli effetti dell’uso indiscriminato dei pesticidi, fino alla pervasività delle colture geneticamente modificate e l’interferenza delle onde elettromagnetiche dei telefoni cellulari. Secondo alcuni studiosi, la ragione potrebbe essere legata all’introduzione di microrganismi invasivi nativi dell’Africa, come lo scarabeo dell’alveare (Aethina tumida), negli Stati Uniti e in Europa. In Italia, invece, sotto accusa sono i pesticidi. Il rapporto di Legambiente parla di diffusione di alcuni fitofarmaci in cui sono contenute molecole neonicotinoidi, che sono simili alla nicotina e agiscono sul sistema nervoso centrale degli insetti.

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che quell’auto ha un impatto piccolo, o quasi nullo, sull’ambiente. Circostanza, secondo l’Asa, non provata. L’autorità di controllo della pubblicità britannica è andata subito a verificarne la veridicità, attraverso anche una serie di prove comparative con mezzi simili. L’Asa ha quindi intimato alla Lexus di non fare più pubblictà simili perché ingannevoli. La casa automobilistica avrebbe risposto che non era sua intenzione ingannare il consumatore e che avrebbe fatto i cambiamenti necessari allo spot.

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L’economia felice è quella che non dissipa

HARRY GRUAYAERT / MAGNUM PHOTOS

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Grande successo di pubblico per gli imprenditori che hanno scelto di parlare e mostrare le loro idee

PROGETTO AVANZARE, COME SCAMBIO GRATIS MATERIE PRIME EVITANDO CHE DIVENTINO RIFIUTI IN PUGLIA 60 IMPRENDITORI GUIDATI DA ROBERTO LO RUSSO, hanno dato vita ad un progetto di per sé rivoluzionario. Grazie ad un software elettronico via internet hanno messo in “rete” tutte le loro “esternalità”, cioè ciò che avanza dai processi produttivi e se le scambiano gratuitamente tra di loro evitando che queste diventino rifiuti. «Il Progetto “Avanzare”- spiega Roberto Lo Russo - è nato circa due anni fa grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea e un progetto della Regione Puglia che sosteneva la costruzione di reti tra imprese con maggior uso di tecnologia ed in questo caso tecnologia informatica ben impiegata perché ovviamente consente di mettere in rete tramite un software aziende che si scambiano gratuitamente esternalità». Cosa sono le esternalità? «In modo semplice una esternalità è ciò che mi avanza dal mio processo produttivo -spiega Lo Russo - ma per dirla in maniera più ampia dal mio progetto di business. Perché una sala riunioni un bigliettino da visita oppure un vero e proprio scarto di produzione sono tutte esternalità e tutte diventano rifiuto nel momento in cui io decido di liberarmene e tra l’altro con tutti i problemi che comporta il rifiuto». Che fare allora? «Queste esternalità sono e possono essere valore aggiunto per quelle imprese che hanno bisogno di quella materia prima all’interno dei loro processi produttivi - spiega -. Questo si traduce nella possibilità di ridurre la quantità di rifiuti intesi nel senso più ampio possibile, e mette le imprese nella condizione di fare economia e risparmiare energia». Il tutto udite udite, gratuitamente. «Lo scambio di estenarlità è necessario sia gratuito altrimenti avremmo messo in piedi un altro modello economico basato sui rifiuti e non sulle esternalità e lo scambio di materia prima». Senza lo scambio gratuito «l’intera operazione perderebbe il suo valore». Come funziona il Progetto Avanzare? «In rete abbiamo messo 60 imprese che accedono ad un sistema informatico che ha censito i bisogni di queste aziende e la catagolazione delle esternalità che ciascuna impresa può condividere». Info: www.robertolorusso.it

LA FILIERA CORTA DEL PANE “BIO”

Nei pressi del villaggio di Ecalles.

LA FILIERA CORTA DEL PANE? È possibile ed è stata realizzata in Brianza dal locale GAS (Gruppo Acquisto Solidale). Il progetto ha visto coinvolti più “attori”, dal Gas Brianza ad una cooperativa agricola locale e mulitori della zona che producono farina. Il progetto in totale servirà oltre mille persone. «In questo modo - spiega l’ingegner Roberto Brambilla (foto) uno dei “padri” dell’iniziativa - riusciamo ad accorciare la filiera fornendo pane all’utente finale ad un costo minore di quello dei negozi». «Se si pensa che ad un agricoltore il grano biologico viene pagato 18-20 euro a quintale, noi riusciremo a pagarglielo 30 euro al quintale». Ma il costo del pane sarà più basso pur trattandosi di pane biologico. Inoltre 18 ettari di terreno in provincia di Milano verranno portati a coltivazione biologica. «Quindi avremo miglioramenti sia sull’effetto serra - spiega Brambilla - e le falde acquifere non verranno più inquinate da diserbanti chimici». Tutta la produzione sarà nel raggio di pochi chilometri riducendo così i trasporti su gomma e relativo inquinamento.

Francia, 1998

LLA SCOPERTA DEL FELICE MONDO della decrescita. Il movimento ispirato da Maurizio Pallante, durante l’edizione 2007 di Terra Futura ha raccolto attorno a sé un grandissimo interesse. Stand di imprenditori presi d’assalto così come i di Matteo Incerti dibattiti organizzati dal movimento, che hanno fatto registrare il ‘tutto esaurito’. Su tutti quello dedicato alle “tecnologie per la decrescita” dove imprenditori e pensatori di un mondo votato al risparmio e il buonsenso hanno dimostrato che senza fare voli pindarici è possibile realizzare un diverso modello economico basato sull’economia non dissipativa ma conservativa. Il panorama non poteva essere più variegato. Dalla Guinea Bissau, dove l’ingegner Leandro Pinto della cooperativa Coajog ha portato l’esperienza dei pescatori che per affumicare i loro prodotti hanno realizzato artigianali forni coibentati in argilla locale, evitando la distruzione di ettari di mangrovie. Fino all’esperienza diretta di Peter Hennicke del Wuppertal Institute, il maggior centro studi in Europa sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili che ha spiegato come «attraverso l’efficienza ed il risparmio energetico e di materiali si possono creare migliaia di posti di lavoro e benessere». Un concetto dimostrato da Hennicke con grafici e tabelle e numeri alla mano. Per ogni Pico Joule (PJ) di energia risparmiata si creano in-

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fatti 100 posti di lavoro. Il presidente del Wuppertal ha poi mostrato un grafico relativo alla crescita del Pil in Giappone comparato con il grado di benessere dei suoi abitanti dimostrando empiricamente come le due linee non coincidano. Nel Sol Levante cresce la linea del Pil, peraltro quasi nulla negli ultimi anni salvo la recentissima ripresa, ma la linea della felicità è sempre piatta. «Probabilmente chi era scettico e pensava a noi come un movimento di visionari fuori dal mondo ora si dovrà ricredere – spiega Maurizio Pallante- certo la sfida più grande è quella di vincere il lavaggio del cervello fatto alla gente da decenni di ‘parole d’ordine’ che legano il benessere con la crescita ed il consumo senza limiti». I volontari e imprenditori legati al Movimento per la Decrescita Felice hanno messo in piedi una vera e propria “macchina del fare” per dimostrare a tutti la concretezza delle loro teorie. Dagli ambientalisti di Fare Verde Onlus che davano lezioni di compostaggio domestico di rifiuti organici, a chi spiegava l’autoproduzione di prodotti ed i vantaggi di muoversi in bicicletta. Ma protagonisti assoluti a Firenze sono stati soprattutto gli imprenditori con le loro mille idee diventate realtà. «Sono loro la dimostrazione- spiega Pallante- che la tecnologia può e deve cambiare obiettivo non essendo più al servizio dell’aumento dei consumi bensì dell’uso parsimonioso delle risorse».

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La microcogenerazione non è più un sogno Costi popolari e sgravi fiscali. La tecnologia è una soluzione che puo’ essere impiegata su larga scala. Tandem

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Gianni Pilati, è stato uno dei primi ad occuparsi di microgenerazione.

ON TANDEM (THERMAL AND ELECTRICAL MACHINE) la micro-

cogenerazione arriva nelle case di tutti. Quando 25 anni fa l’ingegner Mario Palazzotti diede vita al primo motore in microcogenerazione (Il famoso Totem Fiat) ad assistere alla nascita di questa “creatura” c’era anche l’ingegner Gianni Pilati. Oggi Pilati lavora presso Energia Nova una ditta con sede a Torino che ha creato Tandem, un impianto di micro-cogenerazione di piccola taglia utilizzabile per produrre al tempo stesso energia elettrica e calore in condomie, industrie di processo, piscine, alberghi, comunità alberghi, aziende d’agriturismo e biologiche. «Mi occupo di microcogenerazione da 25 annispiega Pilati - ho avuto l’onore

di assistere alla nascita di Totem. Oggi dopo un quarto di secolo finalmente è arrivato il momento di spiegare al popolo che questa tecnologia non è una parola strana, ma è alla portata di tutti». Del resto spiega Pilati “quando una signora va in auto ed accende il riscaldamento e poi genera energia elettrica per caricare la batteria fa micro-cogenerazione». Con la tecnologia Tandem presentata a Rimini «è disponibile un prodotto su larga scala a costi contenuti che può dare risultati

Dopo un quarto di secolo è venuto il momento di spiegare alla gente che questa cosa è alla portata di tutti e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto |

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| economiasolidale | concreti per raggiungimento obiettivi protocollo di Kyoto». È ideale per tutte le utenze domestiche che usano abbastanza acqua calda ed hanno modesti consumi di elettricità a bassa tensione.

Sgravi fiscali «Quello che molti non sanno-spiega Pilati- è che sono previsti sgravi fiscali per l’utilizzo del metano per la micro-cogenerazione. Pari a 0.25 metri cubi di gas metano esenti da imposta di consumo detta accisa per ogni kilowattora prodotto». Ogni impianto utilizzato bene «permette di recuperare anche in termini economici e non soltanto energetici da 1,9 euro per ogni ora di funzionamento fino anche a 3 euro». Parliamo naturalmente di «impianti di una taglia molto piccola perché il Tandem produce 20,3 kw di energia elettrica e 47.52 di energia termica inoltre abbatte le emissioni di ossido d’azoto con sistema di catalizzatore integrato di tecnologia innovativa creato da EnergiaNova». I rendimenti certificati presso i laboratori Italgas di Asti sono pari assicura Pilati «al 97,01% ed a

questo punto diventa veramente un oggetto concreto con cui possiamo raggiungere da subito obiettivi protocollo Kyoto come certificato da Cogin Europe». Inoltre esistono contributi europei e le recenti norme approvate dal governo sugli impianti da 50 Kw/h recepiscono le linee guida comunitarie.

CON LA ESCO RISPARMI IN CONDOMINIO LA CAROLI GIOVANNI ESCO, NATA A FAENZA è una delle maggiori realtà italiane specializzate in interventi finalizzati al risparmio energetico, finanziamento degli investimenti, remunerazione in base al risparmio di energia consumata. Opera sul mercato privato ed il suo target sono le realtà condominiali con impianti termici centralizzati. Oggi gestisce circa 1200 impianti condominiali ed ha sedi a Faenza, Ostia (Roma), Milano, Collegno (Torino), Padova. «Come Esco offriamo soluzioni innovative per il mercato italiano e già mature per quello europeo - spiega il presidente Roberto Caroli - le famiglie che vivono in questo condomini pagano in base al consumo e non più in base ai millesimi». Caroli spiega come «L’utilizzo di questi impianti centralizzati che sfruttano anche la micro-cogenerazione offrono la migliore soluzione per efficienza e sicurezza senza occupari spazi e canne fumarie con le singole

Costi «Per la prima volta questi impianti -spiega Pilati-questi impianti sono disponibili a costi popolari e rappresentano l’unica vera soluzione per raggiungere obiettivi di Kyoto senza aspettare anni».

Biogas d’agricoltura La microcogenerazione di Tandem può essere utilizzata anche in agricoltura e presto in provincia di Parma si partirà con il primo impianto spiega Pilati. «Gli allevamenti zootecnici con un impianto particolare a digestione anaerobica anche con 100-120 bovini adulti riescono a usare biogas dalle deiezioni per almeno 18 ore al giorno».

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caldaiette, in questi impianti si contabilizza il consumo per ogni singolo appartamento». «In questo modo - contina Caroli - le famiglie possono regolare orari e temperature». Inoltre tra i servizi offerti c’è anche quello di ripartizione e lettura dei costi ed è attivo un call center a disposizione delle famiglie 24 ore su 24. Ottimi i risparmi energetici. «In termini di risparmio energetico questa soluzione permette mediamente risparmi che vanno dal 15% al 25% in meno dei consumi» spiega Caroli. Niente paura neanche per gli investimenti. «Essendo una ESCO ci facciamo carico noi della riqualificazione tecnologica degli impianti del condominio-spiega Caroli- se parliamo invece di singoli impianti per appartamenti per ogni corpo scaldante vi è una spesa di 100-200 euro ma anche qui a fronte di contratti pluriennali ci facciamo carico noi dei costi». Info: www.caroligiovanni.it

Info: www.energia-nova.it

Solare termico e geotermia alla portata di tutti

Un vecchio motore Stirling ed ecco le Esco biomasse

Il costo lo si recupera in pochi anni. Un impianto produce acqua calda sia sanitaria che per il riscaldamento.

Una piccola azienda di Piacenza, alucne imprese agricole come socie. Un sistema che sfrutta scarti di lavorazione.

olare Termico e Geotermia a portata di tutti. La storia della Suntek Srl, azienda con sede a Brunico (Bolzano) ed ufficio commerciale a Madone (Bergamo) è la dimostrazione che le migliori tecnologie ambientali iniziano a sfondare anche in Italia prendendo di A.V. come esempio e collaborando attivamente con ‘colossi’ delle energie pulite come la tedesca Solvis. «Il mercato si sta aprendo anche qui-spiega Emanuela Cavadini amministratrice della Suntek srl-siamo importatori esclusivi in Italia dei prodotti Solvis legati al solare termico».

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I partner tedeschi La Solvis con sede a Braunschweig, ricordiamolo, è la prima azienda in Europa ad Emissioni Zero. «La progettazione di tutto l’edificio è avvenuta seguendo i canoni del risparmio energetico - spiega la Cavadini - con un tetto di 200 metri quadri di solare termico, 600 metri quadri di fotovoltaico». Inoltre le tapparelle che si chiudono quando troppo c’è troppo sole, vi è un sistema di recupero dell’aria, vi sono pompe di calore con microcogenerazione e come combustibile viene utilizzato l’olio di colza. La Solvis è una cooperativa di lavoratori, una azienda etica che ha visto crescere il suo fatturato negli ultimi tre anni da 17 milioni di euro a 50. Nell’ultimo anno ha anche creato 100 nuovi posti di lavoro per la nuova linea produttiva di 100.000 metri quadri di collettori solari termici. | 46 | valori |

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In Italia «Oggi anche il solare termico è alla portata di tutti - spiega la Cavadini - ed oltre a questa tecnologia pulita importiamo dalla austriaca IDM anche unità geotermiche per singole unità abitative». Con micro impianti di solare termico «si produce acqua calda sia sanitaria che ad inEmanuela Cavadini, tegrazione del riscaldamento». Il tutto con amministratrice impianti versatili che possono servire dalla della Suntek srl, società che importa singola abitazione a condomini o impianti prodotti legati sportivi. «Il nostro sviluppo anche in Italia al solare termico. è esponenziale - spiega la Cavadini - siamo partiti da una piccola unità in Sud Tirolo e poi abbiamo sviluppato una rete di vendita che copre l’intero territorio nazionale». «Come il solare termico anche la geotermia oramai è alla portata di tutti spiega la Cavadini - perché anche qui possono essere applicate dalla singola unità abitative per la produzione d’acqua calda o l’integrazione al riscaldamento, per cui dalla classica villetta fino ad arrivare a progettare il condominio, l’ospedale». Inoltre la stessa tecnologia viene utilizzata per rinfrescare le abitazioni. I costi ? «L’ investimento iniziale è sicuramente più alto di una caldaia tradizionale che siamo abituati a vedere in Italia - spiega -, però si tratta veramente di investire quattro lire in più, perché sono impianti che hanno un livello d’ammortamento dai 7 ai 9 anni» .

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Info: www.suntek.it - www.suntek-bergamo.it

P di A.V.

produce energia meccanica che poi viene convertita in rendi un motore Stirling creato nel 1817 e trasformalo energia elettrica. in un piccolo impianto di micro-cogenerazione a bioQuello che Bussacchini ha in mente di far partire tra masse agricole. È il progetto ideato da Albazoo srl di Piaun anno è una vera e propria “ESCO delle Biomasse”. cenza. «Nel 2005 ho vinto un bando di concorso della «Noi agiremo come una ESCO - spiega - oggi nella noRegione Emilia Romagna che finanzia la sperimentastra azienda le imprese agricole agricole sono socie. zione e la produzione di energia con motore stirling su Noi forniremo impianto ad utenze che accetteranno il caldaia a legna» spiega Massimo Bussacchini della Alnostro servizio, quindi l’impianto verrà dato in comobazoo srl piccola azienda a conduzione familiare. dato d’uso. Non sarà quindi venduto ma pagato da noi La caldaia realizzata su un motore creato nel 1817 ed installato presso l’utenza mentre gli agricoltori dal reverendo scozzese Stirling, utilizza scarti di lavoavranno il compito di rifornire il combustibile da biorazioni agricoli. «Quindi parliamo di materiale organimassa agricola, quindi le necessità di ogni singolo utenco quindi conforme alla direttiva europea sulle fonte te verranno stabilite con l’agricoltore in un ottica di firinnovabili e di produzione combinata in di energia liera corta ed autosufficienza». termica ed elettrica». Ogni singolo impianto potrà riscaldare Gli impianti sarebbero e fare energia per circa 400 metri quadrati. di piccolissima taglia. In pratica servire nuclei di 3-4 famiglie sia Una caldaia da 55 kwh a livello termico che elettrico. «La quantità nominali per produannua dipenderà anche dal funzionamenzione elettrica di 5 to estivo, ad esempio se si dispone di un askwh. Come combustisorbitore si potrà anche convertire l’acqua bile scarti produzione coltivazioni agricole. calda in energia frigorifera». «Ciò che rimane sul campo dopo la racCon 7000 ore di lavoro anno di questi Massimo colta della parte utile della pianta», spiega Bussacchini motori si arriverebbero ad utilizzare 400Bussacchini. Il motore Stirling ha la caratfondatore 500 quintali annui di biomassa agricola. della Albazoo teristica di utilizzare le fonti di calore estersrl di Piacenza ne e quindi con qualsiasi fonte di calore Info: albazoos@albazoosrl.191.it

Piccoli impianti che usano fonti di calore esterne per produrre energia

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Wal-Mart l’alto costo dei suoi prezzi bassi

Florida. Jacksonville. Wal Mart il colosso della distribuzione che ha dichiarato guerra al prezzo.

Usa, 1995

“Always Low Prices” è lo slogan della più grande azienda del mondo, ma la rincorsa al prezzo sempre più basso è uno straordinario volano di impoverimento per chi compra nei suoi supercenter per “risparmiare”, per i suoi fornitori e per i suoi dipendenti. Il più grande datore di lavoro non crea nuova occupazione.

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Il costo nascosto della convenienza Nonostante le sue dimensioni, gli studi e le pubblicazioni su WalMart non sono molti: uno è il libro di Charles Fishman “Effetto Wal-Mart, il costo nascosto della convenienza”, ricerca economica appassionante come un romanzo, sulle ragioni del successo di WM e sui suoi effetti meno evidenti. Per i suoi dipendenti negli Usa la vita è dura: i loro stipendi sono del 37% più bassi della media nazionale, la sindacalizzazione è proibita e l’assicurazione medica non è estendibile ai familiari, tanto che i lavoratori WM sono costretti a ricorrere ai programmi federali di assistenza ai poveri o al doppio lavoro. Le retribuzioni discriminano le donne, che sono soprattutto afroamericane e rappresentano il 60% della forza lavoro. Wal-Mart ora deve difendersi da 1.600.000 dipendenti ed ex lavoratrici, che si sono organizzate nella più grande causa collettiva della storia: per anni hanno ricevuto stipendi più bassi e fatto carriere più modeste, anche con titoli di studio più elevati dei colleghi uomini. Impieghi comunque così mal retribuiti da essere al limite della schiavitù, che fanno di Wal-Mart uno straordinario volano di impoverimento, non solo negli Usa, ma anche nei Paesi dove il gigante si serve e stabilisce prezzi e tempi delle forniture, così stringenti da obbligare gli operai a lavorare anche 130 ore a settimana (vedi tab). Dalla class action Wal-Mart si difende annunciando che aumenterà gli stipendi e intanto subisce anche il contraccolpo di immagine di un documentario, uscito nel 2005, dal titolo Wal-Mart. The high cost of low price, in cui si raccontano i suoi metodi, che ne fanno un monopolista che decide della sopravvivenza o della morte di interi Sta-

Wal Mart deve difendersi da 1.600.000 dipendenti che hanno fatto la più grande causa collettiva della storia

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MARTIN PARR / MAGNUM PHOTOS

ERA IL 1962 QUANDO SAM WALTON APRÌ il suo primo Wal-Mart, a Bentonville nell’Arkansas, con la “missione” di vendere prodotti di consumo, a un po’ meno di tutti gli altri. Oggi Wal-Mart ha 3.811 centri negli Stati Uniti (compresi di Paola Baiocchi 10 in Alaska e 9 nelle isole Hawaii) dove si comprano dai fucili alle spille, più altri in Canada, Messico, Irlanda, persino in Giappone. Ogni settimana più di cento milioni di americani (un terzo dell’intera popolazione) fa la spesa in uno dei suoi magazzini: più della metà della popolazione Usa vive a meno di 10 minuti di macchina da uno dei suoi punti vendita e il 90 % abita nel raggio di 24 km. È il più grande datore di lavoro privato del mondo, con 1.300.000 dipendenti negli Usa, 300mila nel resto del globo, più 3 milioni di persone che lavorano nelle ditte fornitrici; nel 2006 ha fatturato 285 miliardi di dollari, con un profitto di 10,3 miliardi. Lee Scott Jr, il Chief Executive Officer (Ceo) di WM ha guadagnato nel 2006 più di 17,5 milioni di dollari, più del doppio della retribuzione media dei principali manager americani, ma soprattutto 871 volte più dei suoi dipendenti americani e 51mila volte di più di un operaio cinese suo fornitore,Dietro questi numeri ci sono lacrime e sangue: nel 1990 quando Wal-Mart decide di entrare nel settore alimentare ha solo 9 supercenter. Nel 2000 detiene il 16% del mercato americano dei generi alimentari, e i supercenter sono 888 - aperti al ritmo di 7 al mese, per 120 mesi di fila - ma 31 catene di supermercati hanno chiesto la protezione prevista dalle leggi sulla bancarotta. Oggi WM vende più alimentari di qualunque altra impresa, negli Usa e nel mondo intero.

ti o di aziende; Wal-Mart è il primo partner mondiale del Bangladesh, che ha spostato la sua missione diplomatica a Bentonville e come lo Stato asiatico hanno fatto anche 700 imprese, che hanno fissato la loro sede vicino al quartier generale della Wal-Mart, per essere a completa disposizione del dispotico cliente.

Fornitori prigionieri Uno dei segreti di WM sta nell’aver trasferito sui fornitori la maggior parte dei costi: sono i produttori a dover adattare le confezioni e le loro quantità in modo da seguire le esigenze espositive e di distribuzione del gigante. Ma per adeguarsi i fornitori vanno incontro a ristrutturazioni onerose che si ripercuotono sulle condizioni dei lavoratori e riducono i margini operativi delle imprese, che in molti casi falliscono. È il caso di Huffy Bicycles: la leggendaria fabbrica di biciclette statunitense è crollata sotto i ritmi di produzione che WalMart le ha imposto e ha smesso di produrre biciclette negli Usa nel 1999, per diventare importatore dall’Asia. Attualmente il 95% delle biciclette vendute negli Usa arriva dalla Cina. Nel 2003 per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il numero di cittadini impiegati nella vendita al dettaglio (14,09 milioni)

ha superato quello degli addetti dell’industria, che è ora il più basso degli ultimi sessanta anni (14,5 milioni) ed è tornato ai livelli della seconda guerra mondiale. Mentre i lavoratori statunitensi nell’industria diminuivano di circa il 20%, Wal-Mart ha aumentato le importazioni di prodotti a basso costo del 200%, dalla sola Cina. Non si può certo imputare a Wal-Mart tutta la responsabilità di una trasformazione economica e sociale così importante, ma le sue dimensioni fanno sì che ne sia l’attore principale e che “l’effetto Wal-Mart” si ripercuota non solo su chi è suo fornitore, ma sull’intera produzione che delocalizza, taglia i costi, riduce i margini riservati alla ricerca e all’innovazione, spingendo la qualità finale dei prodotti e della vita sempre più in basso. Sopravvive ad un impatto del genere solo la produzione di qualità, che sceglie canali distributivi diversi da Wal-Mart.

Poca comunicazione, molte informazioni Uno dei motivi per cui ci sono poche ricerche è che Wal-Mart non fornisce dati: Emek Basker, una economista con dottorato al Mit, ha impiegato un anno a determinare la successione delle aperture dei centri vendita negli Usa. Un dato determinante per confrontare la |

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| criminalità e territorio | economiasolidale | sociando le merci con le carte di credito, usati per conoscere i gusti dei clienti: prima di ogni uragano sembra che in Florida vendano sette volte di più crostate alla fragola e casse di birra e quindi WM si affretti a rifornirne i punti vendita non appena i meteo annunciano un tifone. “Tecnologie predittive” le chiamano alla WM, richiamando l’inquietante Minority Report, ma con un vero pallino per il controllo se, come ha rivelato recentemente il New York Times, telefonate, mail e spostamenti di lavoratori e manager sono controllati da una struttura investigativa interna, dotata di tecnologie d’avanguardia e composta da ex agenti Cia e Fbi. Per rispondere agli attacchi alla sua immagine Wal-Mart ha fatto uscire negli Usa un film dal titolo “Perché Wal-Mart funziona e perché questo dà fastidio a qualcuno” in cui si dipinge come una formidabile macchina da utili per l’eCharles Fishman conomia americana. Ma forse Wal-Mart ha raggiunto i Effetto Wal Mart limiti del suo sviluppo e del suo modello. Lo dice l’eil costo nascosto della sperienza fallimentare della Germania, dove nel 2006 convenienza ha dovuto lasciare i suoi 85 negozi al gruppo tedesco Egea, 2006 Metro, perdendo 1 miliardo di dollari; lo dice la Corea del Sud, da dove si è ritirata. Oppure l’ultimo insuccesso registrato a New York, in cui ha dovuto rinunciare ad aprire i suoi centri a causa della forte opposizione. Chissà se ora rinuncerà allo sbarco in Italia, su cui più volte si è detto avesse interesse e continuerà ad attaccare il mercato della distribuzione farmaceutica con il suo proWal Mart getto di vendere a soli 4 dollari un quantitativo di farThe high cost maci a prescrizione medica sufficienti per un mese, che of low prices ha già provocato fusioni nelle centrali di distribuzione. Video inchiesta, 2005 Forse siamo solo all’inizio di un vero scontro fra titani.

PAGA ORARIA DEI DIPENDENTI WAL-MART NEGLI USA [DATI 2004] Lee Scott, Jr. Chief Executive Officer (basata su $17.543.739 all’anno, 40 ore alla settimana) Paga oraria media di un dipendente Wal-Mart a tempo pieno

$ 8.434,49

$ 9,68

...E IN ALCUNI PAESI FORNITORI Bangladesh

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China

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Indonesia

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Nicaragua

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Swaziland

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RICCARDO VENTURI / CONTRASTO

situazione occupazionale nelle contee prima e dopo l’apertura, che ha dovuto ricostruire consultando le guide stradali che WM edita annualmente e che contengono l’elenco dei nuovi centri aperti; la sua ricerca ha determinato che Wal-Mart può impiegare in media 300 persone, ma che si perdono 250 posti di lavoro presso i dettaglianti della zona e altri venti presso i grossisti; dopo cinque anni un Wal-Mart ha creato in media solo trenta LIBRI nuovi posti di lavoro. Si tratta quindi di una ristrutturazione del comparto della vendita, senza reale crescita, un effetto tipico della grande distribuzione. Eppure Wal-Mart avrebbe potuto fornire alla ricercatrice le aperture in pochi minuti, visto che possiede una banca dati sulla sua attività tra le più grandi del mondo: si stima che abbia accumulato 460 terabytes di dati (internet ne ha meno della metà). Dati estratti as-

La ’ndrangheta attacca il territorio resiste Secondo Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel che riunisce una serie di cooperative sociali della locride, la delegittimazione dei magistrati impegnati nella lotta alle cosche segna una nuova resa dello Stato. Le organizzazioni criminali sono tornate a colpire con arroganza chi non si adegua al loro volere.

C’è sempre più bisogno del tuo aiuto. Con il “Conto Corrente Solidarietà” contribuisci a migliorare la vita di chi soffre. A favore di

Sede sociale e direzione generale: piazza Garibaldi n. 16 - 23100 SONDRIO Tel. 0342 528 111 - Fax 0342 528 204 - info@popso.it Fondata nel 1871

“A

LLA BASE DELL’INTENSIFICARSI DI ATTENTATI e di minacce a chi

ancora cerca di resistere ci sono stati due fatti nuovi e gravissimi che hanno delegittimato la sia pur minima presenza dello stato sul nostro territorio. Da un lato, infatti, è di Francesca Paola Rampinelli stato negato a Nicola Gratteri, sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da sempre in prima linea contro mafie e fenomeni malavitosi, il rientro nel pool antimafia e, dall’altro, l’indagine su massoneria deviata e su un sistema mafioso di gestione delle risorse pubbliche avviata da Luigi de Magistris, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è stata trasferita ad un altro magistrato». Sopra, veduta Lo afferma Vincenzo Linarello, presidente del condi un vicolo. Sono dieci le cosche sorzio Goel che riunisce una serie di cooperative sociache formano li della locride, e stretto collaboratore del vescovo di Loil gotha criminale, distribuite tra Reggio cri, Monsignor Giancarlo Bregantini, quello stesso veCalabria, Piana scovo che un anno fa ha scomunicato la ’ndrangheta di Gioia Tauro e Ionica. San Luca, 2005 ed i suoi membri in seguito ad una serie di attentati al-

le imprese agricole avviate sui terreni confiscati per cercare di sottrarre all’organizzazione criminosa la mano d’opera locale. Dopo un periodo di calma relativa, ora, in poco più di un mese, si sono susseguiti atti di vandalismo e intimidazioni contro chi ancora cerca di dare segnali di cambiamento. Ad attirare l’attenzione dei media è stato l’ennesimo pesantissimo attentato intimidatorio alla cooperativa agricola Valle del Marro, un’impresa sociale creata dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti e formata da giovani disoccupati del territorio. L’iniziativa, sorta sulla scia della cooperativa siciliana Placido Rizzotto, ha come oggetto la conduzione di terreni agricoli confiscati nei comuni di Oppido Mamertina, Gioia Tauro, Rizziconi e Rosarno. Il piano agronomico prevede la coltivazione di ortaggi e raccolta delle olive e produzione di olio e di miele. Scenografiche, come nella migliore tradizione della ‘ndrangheta, le tracce che il raid not|

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NON INDAGATE IN CALABRIA GLI HANNO TOLTO L’INCHIESTA “POSEIDONE” DI MANO quando la posta in palio s’è alzata, nel momento in cui i nomi che venivano toccati erano quelli di politici di primo piano (Lorenzo Cesa, segretario Udc), ufficiali di alto rango delle forze dell’ordine (il generale della Finanza Walter Cretella Lombardo) ed amministratori con una lunga trafila di incarichi in società controllate dallo Stato (Giovanbattista Papello, ex consigliere Anas ed ex responsabile del Commissariato ambiente calabrese). Il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris aveva iniziato a indagare sullo scandalo della depurazione delle acque in Calabria nel 2005. Ma, nel momento in cui le ipotesi di reato sono passate dalla truffa ai danni dell’Ue (per i fondi erogati), al disastro ambientale, corruzione e riciclaggio, sino all’associazione a delinquere, s’è intuito che l’indagine aveva cominciato a dare fastidio. Interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali, una serie impressionante di atti di citazione in sede civile con richieste di risarcimento milionarie per i cronisti e le testate nazionali e locali che riportavano notizie su “Poseidone”. Il colpo di grazia a De Magistris, destituito dall’incarico e ora impossibilitato a scavare su un ammanco di 200 milioni di euro nei fondi destinati all’emergenza ambientale nella regione meridionale, è giunto nella settimana di aprile in cui l’Espresso riportava l’ultimo, clamoroso sviluppo dell’inchiesta. Ovvero: la contestazione della legge Anselmi, la norma varata dopo lo scandalo P2 che punisce la costituzione di associazioni segrete, per un gruppo di industriali, generali e parlamentari, tutti legati secondo il sostituto procuratore in quella che il settimanale ha ipotizzato essere “La loggia degli affari”. Il procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi poche ore dopo ha revocato la delega a De Magistris. L’inchiesta ha ballato per un po’ fra le procure del Sud: dapprima Salerno, poi di nuovo Catanzaro. Ma, da quel momento, non se n’è saputo più nulla. In molti erano rimasti colpiti dall’epilogo di quell’articolo: si concludeva infatti riferendo che «il figlio della compagna di Lombardi nel 2006 aveva creato un’immobiliare con Giancarlo Pittelli, avvocato, onorevole di Forza Italia, indagato dal sostituto procuratore». E chiosava: «Il capo di De Magistris convive serenamente col socio del nemico numero uno del suo pm. Cose che capitano, in Calabria». A quel punto si sono mossi un po’ tutti: Csm, ministero della Giustizia, soprattutto Pittelli è partito al contrattacco. Ha tenuto una conferenza stampa pronunciando parole di fuoco contro il giudice che indagava su di lui, denunciandolo alla procura di Salerno per fuga di notizie. Il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un fascicolo su una presunta violazione del segreto d’indagine di cui si sarebbe reso responsabile De Magistris. La notizia dell’apertura del fascicolo è contenuta in una lettera che il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli affari dell’amministrazione della giustizia ha inviato al senatore Pittelli. La comunicazione all’esponente di Forza Italia ha fatto seguito ad una missiva che il parlamentare aveva inviato il 28 febbraio scorso al Capo dello Stato, per segnalare che alcune sue conversazioni telefoniche sarebbero state illegalmente utilizzate (a detta del senatore) in procedimenti penali e che il loro contenuto era stato poi divulgato dai mezzi d’informazione. De Magistris è rimasto solo. In difesa dell’operato del sostituto procuratore una lettera di quattordici giudici, suoi colleghi, che lo difendono a spada tratta. Si è levata una sola voce, dai palazzi della politica, per esprimergli solidarietà: Giovanni Vignali quella di Antonio Di Pietro.

Al pm De Magistris è stata revocata la delega. Indagava sugli illeciti relativi ai fondi Ue sulla depurazione. Nel suo fascicolo molti nomi eccellenti | 52 | valori |

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LIBERA NEL MIRINO DEI MAFIOSI turno ha lasciato alla Valle del Marro: una scia di sangue sui muri, un cancello, donato dall’Associazione Anti Racket, utilizzato per farne delle croci, utensili rubati, uffici sfasciati.

Un “chiaro messaggio” Il “chiaro messaggio” al gruppo di don Ciotti si aggiunge ad una serie di altri incidenti che dagli operatori delle varie cooperative di Locri vengono così riassunti: «due devastanti attentati contro il Centro Polifunzionale “Magna Grecia” del Comune di Ardore, gestito da una impresa di giovani che cercava di creare opportunità di lavoro e di aggregazione nel territorio; ripetuti attentati presso il Centro Giovanile Salesiano di Locri, cuore della Pastorale Giovanile della Diocesi, per impedire ad una ditta di condurre importanti lavori di ristrutturazione; la pesante lettera minatoria recapitata nei giorni scorsi alla senatrice Maria Grazia Laganà; le insistenti voci di sfratto della Comunità di Liberazione di Gioiosa Jonica (tra i fondatori del Consorzio Goel) da una struttura pubblica ottenuta con regolare contratto di affitto e ristrutturata ripetutamente a proprie spese, proprio mentre la ditta che sta eseguendo uno dei tanti lavori di miglioria viene derubata; un clamoroso furto in pieno centro ad un commerciante di materiale edile a Gioiosa Jonica, Francesco Attachi, impegnato nel sociale, e ancora altri furti ed intimidazioni in tutta la zona; ed infine le intimidazioni ricevute dell’associazione Don Milani di Gioiosa Jonica, il cui presidente, Francesco Rigitano, è responsabile del locale coordinamento di Libera della Locride». Il “Don Milani” è appena riuscito a costruire un campetto di calcio, non certo un centro sportivo polifunzionale, ma fin da subito il chiosco annesso al campetto è stato derubato. A distanza di pochi giorni sono state ritrovate dentro il chiosco ben 6 cartucce caricate a pallettoni poste in bell’evidenza. Il messaggio intimidatorio è chiaro, diretto, pesante e preoccupante. «Le iniziative della magistratura nei confronti di suoi membri così evidentemente schierati contro le cosche hanno costituito il segnale che ha indotto la mai tacitata arroganza della ’ndrangheta a rinvigorirsi più forte che mai», spiega ancora Linarello. Infatti, è di pochi giorni fa la notizia che il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, ha revocato la delega al sostituto procuratore Luigi De Magistris in relazione all’inchiesta "Poseidone" sui presunti illeciti nella gestione dei finanziamenti dell’Unione europea nel settore della depurazione in Calabria (vedi box). Nel corso delle indagini sono state indagate una cinquantina di persone, nomi di un certo rilievo che hanno evidentemente indotto qualcuno a ritenere troppo aggressivo De Magistris e dunque inadatto a portare avanti un’inchiesta che riguarda sempre di più i legami di potere occulto e non tra criminalità e politica.

Ragioni procedurali (è uscito dal pool antimafia reggino per la normale rotazione prevista dalla legge e si è visto negare dai superiori il permesso di rientrarvi), attualmente al vaglio del Csm, rendono invece impossibile la prosecuzione del lavoro contro la ’ndrangheta per Gratteri contro il quale per altro è stato recentemente scoperto e sventato un attentato in preparazione di tale portata che i vertici della magistratura calabrese hanno dichiarato che «la decisione di preparare un attentato contro Gratteri non può essere frutto soltanto della decisione di una o due cosche della Locride, ma implica il consenso del ghota ndranghetistico dell’intera provincia. Al massimo dieci “famiglie”, tra Reggio città, Piana di Gioia Tauro e Ionica, il cui assenso è strategico per effettuare un atto criminale di tale portata».

Colpito chi indaga «È stato colpito quel pezzo di magistratura locale brava, che lavora e che ottiene ottimi risultati», sottolinea Linarello, «la ’ndrangheta alla luce di questi segnali si è rinvigorita. Hanno capito che è il momento giusto per colpire al fianco il territorio che non si adegua. Tutti i fenomeni si sono verificati nell’arco di un mese ed è quindi lecito vedere una relazione di causa effetto tra i provvedimenti che colpiscono dei personaggi simbolo della lotta alla criminalità organizzata e la recrudescenza degli atti intimidatori. Ma il segnale in realtà», aggiunge ancora Linarello, «è che non c’è proprio la volontà di combattere il sistema ’ndrangheta e massoneria deviata da parte dello stato: lo Stato non ha mai comin-

UN DANNEGGIAMENTO IN UN TERRENO CONFISCATO ALLA MAFIA e assegnato ad una cooperativa che aderisce al consorzio “Liberaterra” è stato denunciato ai carabinieri di Corleone. Il fondo si trova in contrada Pietralunga, nel territorio del Comune di Monreale, dove i carabinieri hanno effettuato un sopralluogo per presentare una relazione alla Procura distrettuale antimafia di Palermo. Il terreno è stato confiscato al presuntio mafioso Giovanni Simonetti, ed era stato assegnato qualche tempo fa alla coop “Lavoro e Non”, che fa riferimento all’associazione Libera di don Luigi Ciotti. Sono stati danneggiati per circa il 70 per cento i germogli delle viti, in vista della fruttificazione delle piante il prossimo anno. «È in atto una controffensiva da parte delle organizzazioni mafiose - afferma in una nota don Luigi Ciotti, presidente di Libera evidentemente preoccupate dai risultati che si stanno ottenendo nei campi della legalità. Non ci faremo intimidire e siamo convinti che i cittadini e le istituzioni sapranno ancora una volta rispondere con fermezza. Ai giovani impegnati quotidianamente nei campi di lavoro dei beni confiscati alle mafie vogliamo dire di continuare ad avere lo stesso coraggio dimostrato finora insieme alla consapevolezza di avere accanto tutta l’Italia che crede nei valori della democrazia, della libertà e della legalità». A don Ciotti e ai ragazzi della Coop è arrivata la solidarietà del premier Romano Prodi. “Esprimo - ha detto Prodi - solidarietà e indignazione per l’accaduto, auspico inoltre che continui con sempre più vigore la lotta per sradicare la criminalità organizzata.”

ciato il contrasto». «A tutto ciò», conclude il presidente di Goel, «si aggiunge una sorta di impermeabilità mediatica: fa notizia un morto per un incidente stradale ma non uno ucciso dalle cosche! Solo don Ciotti riesce in qualche modo infrangere questo muro e far circolare il suo grido di protesta per il resto nessuno guarda più alle vicende legate alla ’ndrangheta e alle sue vittime».

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L’avanguardia dei beni comuni in forte crescita

Acquisti verdi

Tante parole, molti fatti all’incontrario di Walter Ganapini

La quarta edizione della mostra convegno di Firenze è stata visitata da migliaia di persone che hanno affolato gli oltre 400 appuntamenti culturali organizzati da movimenti, istituzioni, associazioni e imprese. per la quarta edizione di Terra Futura, la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ospitata dal 18 al 20 maggio alla Fortezza da Basso, a Firenze. Un successo coronato da un di Alessia Vinci incremento complessivo del 25% rispetto allo scorso anno, sia per quanto riguardo gli appuntamenti in calendario che le realtà presenti in rassegna. 83.000 i visitatori complessivi nelle tre giornate fra operatori economici, responsabili d’azienda, imprenditori, cittadini impiegati nel mondo del volontariato e del non profit, educatori, insegnanti, studenti, amministratori pubblici... a Terra Futura per comprendere come sia possibile agire in pratica per garantire un futuro alla terra e costruire un modello di sviluppo diverso, più equo e sostenibile nel rispetto dell’uomo e della natura. 190 appuntamenti culturali con oltre 1000 relatori coinvolti, e delle 500 aree espositive con più di 4000 enti rappresentati e dei 100 spazi di animazione e laboratori di “buone pratiche” per sperimentare nel conterra creto la sostenibilità. Numeri che oltre che futura descrivere la crescita dell’evento, dicono quanto sia alta la potenzialità espressa da questi mondi e la speranza che un altro sipare Non disma mondo possibile è già in costruzione. è la pri a buon pratica Una dimensione complessiva e una formula che hanno suscitato grande interesse anche al di fuori dei confini nazionali, con numerosi operatori qualificati in visita a Firenze interessati a capire come esportare questo modello di mostra-convegno sulle buone pratiche anche in altri paesi d’Europa. Un orizzonte internazionale che, dopo la presentazione dell’edizione 2007 di Terra Futura al World Social Forum di Nairobi, è stato rimarcato dalla presentazione a Terra Futura della bozza della Carta Europea della Finanza Etica, un grande passo verso la costituzione di una Banca Etica Europea.

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ILANCIO PIÙ CHE POSITIVO

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26-04-2007

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valori è un mensile

di economia

sociale, finanza

lità etica e sostenibi

>IX ibilità, diritti Lavoro, sosten ibile >X un pil minore >XII Abitare sosten figli felici di rsità >XIV Decrescita, nella biodive e impronte >XVIII>XXI Coltivare senza lasciar futuro più equo Produrre e: un Sud e Nord insiem

Anno 7 numero 49 Maggio 2007 Inserto gratuito di

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Flessibilità Precarietà fragilità. nibilità La soste sociale ntale e ambie . passa dal lavoro Ripensare il welfareo nel mond o globalizzat

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E l’Italia è emersa all’avanguardia anche per quanto riguarda il commercio equo: se il testo di legge prodotto congiuntamente da Transfair Italia, Fairtrade, Associazione Botteghe del Mondo e Agices (che a Firenze hanno fatto il punto sul percorso comune intrapreso) verrà approvato, il Bel Paese sarà il primo stato al mondo ad avere una legge sul cees. Ma è stato il lavoro il tema dominante di alcuni importanti convegni di quest’edizione; dopo anni all’insegna del rispetto dell’ambiente e dello slogan “consumare meno per produrre meno”, da Terra Futura arriva unanime un nuovo consenso: è proprio sul versante della produzione che bisogna tornare ad agire. Non si può parlare di sostenibilità, finché a tutti i cittadini del mondo non è garantito un lavoro che permetta loro di condurre una vita dignitosa. Il lavoro come “bene comune” dunque, così come lo è l’acqua, altro tema caldo: risorsa insostituibile per la vita della terra essa è perciò patrimonio dell’intera umanità. Sempre nel nome dell’equità si è scelto di riservare all’Africa un posto centrale all’interno dell’evento. Rilanciata a Terra Futura la campagna “L’Africa non è in vendita”, proprio alla vigilia di un imminente EPA (AcSopra, l’affolato ingresso della cordo di Partenariato Economico) che L’UE Fortezza da Basso. sta per siglare col continente nero: una scelA fianco, la copertina dell’inserto che ta per rimarcare un secco no ai “falsi parteValori ha dedicato nariati” che, dietro al principio di reciproalla manifestazione. Firenze, 2007 cità, nascondono nuove forme di dominazione economica. All’indomani di Terra Futura Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus, facendo un primo sintetico bilancio di questa edizione dice «È arrivato il momento di cercare di fare delle alleanze tra i tanti settori della società civile presenti a Terra Futura, per chiedere con forza un cambiamento delle politiche e delle regole del sistema, in modo da garantire un futuro etico. Credo che la politica debba dare una risposta alla gente che in questi tre giorni a Terra Futura ha dimostrato di credere veramente nella sostenibilità e nei diritti».

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AR LAVORARE IL MERCATO PER L’AMBIENTE” recitava il VI° “Programma d’azione ambientale” della Commissione Europea, già a fine millennio scorso. Normativa e prassi comunitarie hanno molto progredito in tal senso, sviluppando ricche “liste positive” di buone pratiche, Carte, come quella di Arlborg, di essenziali “Linee-guida”, progetti orientati a validare modalità avanzate di certificazione di prodotto (a partire dall’INTEND della “Dichiarazione Ambientale di Prodotto” EPD, dove quest’ultimo, come sempre nella accezione di Bruxelles , sta per “bene” e “servizio”), riflessioni attente sul nodo degli “Stili di vita” (in ciò affiancando la cruciale attività del Gruppo per la “Salvaguardia del Creato , diretto in ambito CEI da S.E. Bregantini – foto – , Vescovo di Locri e Platì , così efficace nella propria azione pastorale da esser divenuto uno dei più temuti interlocutori della economia criminale, non solo calabrese). Manuali di filosofia imprenditoriale avanzata nel senso della sostenibilità, a partire dalla definizione di “Politica Integrata di Prodotto”. Parte integrante di tale strumentazione è la sollecitazione ad orientare in direzione “environmentally friendly” quote crescenti di spesa pubblica, al fine di incentivare nel più trasparente dei modi il decollo di beni e servizi sostenibili, a parità di prestazione e a tendenziale parità di costo: sono i cosiddetti “Acquisti Verdi nella Pubblica Amministrazione”, gergalmente noti come “Green Public Procurement” ( GPP ). Dopo un avvio interessante, che vide CONSIP impegnarsi in tale direzione, anche durante il Ministero Tremonti, e il legislatore porre obiettivi importanti alla diffusione di tale pratica Emblematico il caso dell’Emilia (30% di acquisti, sul totale della spesa pubblica, ambientalmente Romagna: acquista mille veicoli favorevoli), dobbiamo registrare come il nostro Paese abbia nuovi e non pone alcun criterio rallentato, vedendo prevalere la resistenza conservativa di un gran “verde” che possa contribuire numero di “uffici acquisti” non solo comunali e provinciali, a ridurre l’impatto ambientale ma anche di importanti regioni. Per tutte, citiamo il caso della della sua mobilità Emilia-Romagna: in questi mesi , quella Regione ha rinnovato il proprio parco automezzi , per un totale di quasi mille veicoli: ebbene , in tutto il mondo , occasioni simili vengono immediatamente colte per utilizzare il rinnovo delle flotte pubbliche come opportunità innovativa (a San Francisco , nelle settimane scorse , tutti i mezzi per raccolta e trasporto di rifiuti sono stati sostituiti con equivalenti elettrici alimentati da fonti rinnovabili). Bene, nella Emilia-Romagna dove si respira l’aria peggiore al mondo, non uno su quasi mille di quei mezzi è stato sostituito secondo la logica californiana. Ciò, per rimanere alla logistica “rifiuti”, quando una recentissima indagine dell’ARPA-Piemonte ha dimostrato come a Torino una quota significativa di inquinamento dell’aria venga proprio dai mezzi AMIAT per collettamento e trasporto di rifiuti. Ancora, un incontro del GPP-Net tenutosi a Cremona il mese scorso ha dimostrato come in Italia solo il 2,2 % dei Comuni si sia attrezzato con strumenti (capitolati, ecc) orientati alla filosofia GPP. E così, come nel caso delle Agende XXI Locali, l’Italia corre il rischio che pratiche diffuse in tutta Europa come di successo divengano minoritarissime, quasi eventi rituali che alimentano riunioni “di autocoscienza“ di piccoli circuito di Amministratori sempre più frustrati. Come ha recentemente ricordato, nel corso del 1° Colloquio Internazionale sulla Sostenibilità organizzato dalla sede reggiana della Università di Modena e Reggio Emilia , Allan Johansson , ispiratore della Università della Produzione Pulita di Lund ( Svezia ), il nuovo modello per uscire dal Cambiamento Climatico impone una rivoluzione industriale fondata su circuiti virtuosi di piccole e medie imprese innovative, cittadini-consumatori evoluti, istituzioni trasparenti ed avanzate.

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Le troppe spine delle rose africane >58 Il ritorno dei Santullo alla conquista della Guinea >62

internazionale PZIFER A PROCESSO PER LE CAVIE BAMBINO

LA CONVENZIONE CONTRO LE ARMI CHIMICHE FUNZIONA MA PUO’ ESSERE MIGLIORATA

È STRAGE DI MINATORI IN RUSSIA E IN CINA

LA PENA DI MORTE È UN PROBLEMA PER MOLTI PAESI NON SOLO ORIENTALI

FORESTE IN GRAVE PERICOLO NEL CONGO

L’ITALIA NON VUOLE PRIVATIZZARE L’ACQUA

Inizierà a giugno, nello stato congolese di Kivu, il processo contro l’industria farmaceutica Pfizer. L’accusa è di aver usato bambini malati per sperimentare farmaci, e di aver nascosto il tutto dietro un’opera di beneficenza. Il risultato: bambini sordi, ciechi e paralizzati. E 11 morti. Correva l’anno 1996. Nella regione del Kivu numerose epidemie di rosolia, colera e meningite, mietevano vittime tra adulti e bambini. In poco tempo morirono oltre 3.000 persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e la ditta farmaceutica americana avevano offerto il loro aiuto. Ma, secondo le accuse, Pfizer avrebbe somministrato a 200 bambini, senza autorizzazione, un farmaco chiamato Trovan Floxacin. Questo medicinale non era stato sottoposto ai test preliminari. Il risultato fu una tragedia: 11 bambini morirono, 181 risultarono afflitti da disturbi gravi e permanenti quali sordità, paralisi, lesioni cerebrali e cecità. Ora i parenti chiedono giustizia e reclamano come indennità una somma pari a 2,75 miliardi di dollari.

Dieci anni fa, nel 1997, entrava in vigore la Chemical Weapons Convention (Cwc) a cui aderivano gli eserciti di 182 nazioni. La convenzione impone agli Stati aderenti di escludere dal loro arsenale agenti chimici come i gas nervini. La Cwc ha reso effettiva la condanna di un’intera categoria di armi di distruzione di massa. Dopo dieci anni dalla sua entrata in vigore, è ora dunque tempo di bilanci. In un convegno organizzato a Roma dal ministero degli Affari esteri e dall’Istituto degli Affari internazionali, con il contributo di Green Cross Italia, sono stati forniti alcuni dati: il 98 per cento dei paesi del mondo hanno aderito alla Cwc, 71.000 tonnellate di agenti chimici sono state dichiarate dai sei stati che le detenevano in munizioni e contenitori, più del 25 per cento dei quali è stato distrutto, 12 stati hanno dichiarato 65 ex stabilimenti di produzione di armi chimiche di cui 58 sono stati distrutti o riconvertiti. E ancora, 6.200 impianti di stoccaggio e produzione di materiale chimico sono stati dichiarati soggetti alle ispezioni dell’Opcw (l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche). Rimangono ancora due grandi obiettivi: mantenere alta la sicurezza sui depositi di armi chimiche esistenti e continuare la distruzione nel modo più sicuro e rapido possibile. Ben 50.000 tonnellate in sei milioni di munizioni e di container devono essere ancora eliminate. Il secondo obiettivo è quello di puntare a raggiungere il 100 per cento delle adesioni tra i paesi del mondo.

Il raggiungimento di un livello accettabile di diritti per i lavoratori delle miniere in Russia e in Cina sembra ancora lontano. In Cina si parla di almeno 4700 minatori morti in un solo anno, ed è una cifra arrotondata per difetto. L’ultimo grave episodio si è verificato in una miniera di carbone di Xinglong, nella provincia del Sichuan, nel sudest de Paese, dove 11 lavoratori hanno perso la vita. Le miniere di carbone, che forniscono al Paese il 70% dell’energia consumata, sono spesso gestite da imprenditori improvvisati che trascurano le più elementari misure di sicurezza. In Russia le cose non vanno meglio. In soli due mesi, oltre 150 minatori hanno perso la vita nelle miniere di carbone siberiane. La compagnia dove si sono verificati i due ultimi e più gravi incidenti è sempre la stessa. Lo scorso 19 marzo erano morte 110 persone, si tratta del più grave episodio dalla caduta dell’Unione sovietica. L’agenzia per la sicurezza industriale ha scoperto alcune violazioni da parte della compagnia proprietaria della miniera. La magistratura ha aperto un’inchiesta. Gli ispettori che avevano visitato la miniera in passato, ne avevano chiesto la chiusura due volte, dopo aver riscontrato violazioni delle norme di sicurezza. Ma le loro domande, l’ultima delle quali era stata presentata il 30 aprile, erano state respinte dai tribunali.

Amnesty International ha presentato a Roma il suo rapporto annuale sull’applicazione della pena capitale. Durante il 2006, almeno 1.591 persone sono state messe a morte in 25 paesi e almeno 3.861 imputati sono stati condannati a morte in 55 paesi. I casi sono solo quelli di cui l’associazione per la difesa dei diritti umani è a conoscenza. In Cina, per esempio, le fonti pubbliche dichiarano 1.010 persone messe a morte ma fonti che l’associazione considera attendibili parlano di almeno 7.500 condannati. Secondo Amnesty, le persone in attesa di esecuzione sono tra le 19.185 e le 24.646. Lo scorso anno il 90 per cento di tutte le esecuzioni conosciute è avvenuto in soli sei nazioni: Cina, Iran, Pakistan, Iraq, Sudan e Usa. Il primato del più alto numero di condanne pro capite spetta al Kuwait, seguito dall’Iran. In totale nel mondo 128 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica; 69 mantengono in vigore la pena capitale, ma il numero di quelli dove le condanne a morte sono effettivamente eseguite è molto più basso. Nel 2006, le Filippine hanno abolito la pena di morte per tutti i reati; Georgia e Moldavia hanno eliminato le clausole sulla pena capitale. Dal 2000, i metodi maggiormente utilizzati per l’uccisione dei prigionieri sono: la decapitazione (in Arabia Saudita e Iraq), la fucilazione (in Bielorussia, Cina, Somalia, Taiwan, Uzbekistan, Vietnam e altri paesi), l’impiccagione (in Egitto, Giappone, Giordania, Iran, Pakistan, Singapore e altri paesi), l’iniezione letale (in Cina, Filippine, Guatemala, Thailandia e Usa), la lapidazione (in Afghanistan e Iran), la sedia elettrica (negli Usa) e il pugnale in Somalia.

Il Governo della Repubblica Democratica del Congo nel maggio del 2002 ha varato una moratoria sull’allocazione di nuovi titoli di taglio delle foreste. Eppure, secondo un rapporto di Greenpeace, ben 107 titoli di taglio, pari ad un’area di oltre 15 milioni di ettari di foresta, su un totale di 156 sono stati firmati dopo l’entrata in vigore della moratoria e perciò in violazione della legge. Greenpeace teme che molte concessioni rilasciate in violazione alla moratoria vengano legalizzate, lasciando preziose foreste senza protezione. Da qui la richiesta che tutti i titoli di taglio rilasciati dopo l’entrata in vigore della moratoria siano cancellati, e che la moratoria sia attuata ed estesa fino a quando non sarà completato un processo partecipatorio di destinazione d’uso delle diverse aree forestali. La distruzione delle foreste tropicali è responsabile del 25 per cento del mancato assorbimento delle emissione totali di anidride carbonica di origine umana. Il bacino del Congo custodisce da solo circa l’8 per cento delle riserve di carbonio: se la deforestazione continuasse, entro il 2050 saranno rilasciati 34,4 miliardi di tonnellate di CO2, pari a circa sessanta volte le emissioni attuali dell’Italia.

L’Italia esce dal Public-Private Infrastructure Advisory Facility (PPIAF) perché non vuole privatizzare l’acqua. Il governo ha deciso così di uscire dal fondo gestito dalla Banca Mondiale che ha tra i suoi obiettivi anche la privatizzazione delle risorse idriche. Il risultato è stato raggiunto anche grazie alla pressione sulle istituzioni fatta dalle associazioni della società civile. La proposta dell’Italia di non destinare risorse a questo fondo è contenuta nella dichiarazione finale dell’Assemblea sull’acqua tenutasi quest’anno a Bruxelles. Secondo le associazioni ambientaliste e i Verdi, ora si tratta di favorire la partecipazione diretta degli stati e dei cittadini per sviluppare un nuovo approccio di carattere finanziario. Ma soprattutto portare avanti la richiesta del riconoscimento del diritto all’acqua presso la commissione dei diritti umani nelle Nazioni Unite. Il Comitato italiano per il Contratto mondiale sull’acqua è presieduto da Rosario Lembo. Per ulteriori informazioni sulle camopagne in atto andare all’indirizzo internet: www.contrattoacqua.it/public/journal

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| internazionale | PIETRO RAITANO / ALTRECONOMIA

| internazionale | etiopia e kenia |

Le troppe spine delle rose africane La coltivazione dei fiori recisi destinati ai Paesi occidentali è la seconda industria del Kenya. Una forma di neocolonialismo

«D

di Cristina Artoni

PIETRO RAITANO / ALTRECONOMIA

Sopra, una serra per la coltivazione delle rose. In Kenya rimane ben poco, i fiori vengono esportati in Europa.

OBBIAMO COMINCIARE A RAGIONARE SUL LIVELLO GLOBALE: il sistema diventerà

insostenibile. Chi ha bisogno dei fiori se li coltivi. Così com’è il sistema è distruttivo anche del tessuto sociale e umano e mina la società del Sud del mondo. Un po’ tutto il commercio deve essere ripensato. Dopo i fiori si passerà al tè e al caffè, mercati controllati da multinazionali potentissime, con strettissimi rapporti con il governo». Le parole sono di Alex Zanotelli, che per anni ha condiviso la sua vita con gli abitanti di Korogocho, una delle più grandi bidonville alla periferia di Nairobi. Nella prefazione al libro Rose & lavoro - dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori curato da Pietro Raitano e Cristiano Calvi per le edizioni di Altreconomia, il padre comboniano mette a fuoco le ingiustizie di un mercato che divora le società più indifese che sono nello stesso tempo tra le più bisognose di sviluppo. Avviene così un processo di neocolonizzazione da parte dei paesi Occidentali nei confronti di un Sud del mondo, dove il saccheggio delle materie prime viene fatto attraverso lo sfruttamento delle risorse, di forza lavoro con la complicità dei governi locali. Ma non solo. La neocolonizzazione avviene anche con gli incentivi a coltivazioni finalizzare solo all’esportazione.

Piantagioni sterminate È il caso nel continente africano delle rose, coltivate in sterminate pian| 58 | valori |

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UNA RICERCA DI “PARTE”

L’ANALISI DELL’IMPATTO AMBIENTALE DI UN PRODOTTO può diventare un “arma” comunicazionale. “Perché le rose dal Kenya sono più verdi dei fiori olandesi”: questo il titolo molto ad effetto del Times del 10 febbraio scorso che spiega come una rapporto comparativo svolto dall’Università di Cranfield evidenzi che i costi ambientali della coltivazione delle rose nelle serre in Olanda sia molto più impattante dei corrispondenti prodotti importati dal Kenya. La firma del report è autorevole, anche se purtroppo l’articolo del Times non la riporta preferendo dare spazio a delle affrettate dichiarazioni del Segretario di Stato allo Sviluppo Internazionale, Hilary Benn, che invitava i consumatori a non boicottare i fiori africani in occasione di San Valentino. Più che di un vero e proprio studio, si tratta di un’analisi comparativa condotta dal Adrian Williams (foto), ricercatore del dipartimento risorse naturali dell’Universitò di Cranfield ed esperto di analisi di impatto ambientale. Cranfield ha analizzato solo ed esclusivamente l’impatto in termini di emissioni di gas ad effetto serra comparando la produzione di fiori in serra in Olanda, e il trasporto in Gran Bretagna, esclusivamente con i consumi di CO2 nella produzione keniota con i relativi impatti per raggiungere via aereo l’Inghilterra. Non si tratta di un vero studio del ciclo di vita (Life cycle assessment) così come stabilito anche dalla regolamentazione ISO che prevede che vengano tenute in considerazione tutti gli input e output di una produzione: nessuna analisi, quindi, delle problematiche connesse al consumo di acqua piuttosto che all’impatto nella produzione, trasporto e utilizzo dei pesticidi. Se si considerano solo ed esclusivamente le emissioni di gas ad effetto serra, lo studio evidenzia che le rose che arrivano dal Kenya, considerando anche il trasporto aereo, producono il 17% della CO2 originata dalle coltivazioni olandesi: in termini assoluti per carico di fiori recisi quelle keniane determinano 6000 kg di anidride carbonica equivalente contro i 35000 kg della produzione in Olanda. Di questa CO2 il 99% delle rose olandesi è originato dalla coltivazione a fronte ads di un corrispettivo del 7,3% per far crescere i fiori in Kenya.

alimentato dal saccheggio delle risorse e da incentivi statali. La floricultura è la seconda industria per fatturato in valuta estera. per anni si sono attestati di media sui 15 euro al mese, per un impietagioni in Kenya e in Etiopia, di proprietà di multinazionali, e poi dego svolto in condizioni disumane: «ho personalmente visitato tante stinate al mercato europeo. Un affare da milioni di euro, che prosegue serre - racconta Alex Zanotelli - soprattutto nella zona del lago Naida circa vent’anni. Come rivela il libro di inchiesta di Raitano e Calvi le vasha che si sta lentamente prosciugando perché così tanta acqua è rose del Kenya sono destinate al mercato europeo in enormi quantità: il usata per la coltivazione dei fiori. Ho visto con i miei occhi come i la60% della produzione arriva in Olanda, il 23% in Gran Bretagna e il revoratori, le lavoratrici (sono soprautto donne che vengono impiegastante è rivolto a Germania e Francia. Da marzo di quest’anno inoltre è te per tali lavori) sono trattati, come sono usati e abusati. Una delle stato avviato anche il commercio diretto con l’Italia, che fino a questo cose che mi avevano impressionato di più era vedere come le donne momento si affidava a grossisti olandesi. venivano sistemate, impacchettate quasi, in roulotte (anche in sei per In Kenya nell’ultimo decennio, dai primi anni ‘90, la floricoltura ciascuna!) che dovevano essere le loro case». è diventata la seconda industria per fatturato in valuta estera, superata solo dalla produzione di tè e più importante del turismo e del caffè. Un business da 500 milioni di Mobilitazione internazionale SPESA FIORI RECISI euro l’anno che fino ad ora aveva dato lavoro diA mobilitarsi in questi anni sono state tante Ong 130.290.275 GENNAIO FEBBRAIO 06 rettamente a centomila persone e indirettamente a e in particolare l’organizzazione Kenya Human RiMARZO 06 285.160.159 700 mila. Non poco, se si considera che il tasso di ghts che ha denunciato centinaia di casi di cecità, APRILE 06 421.308.053 disoccupazione nel paese si attesta sul 40%, su una malattie della pelle, sterilità dovute all’esposizioMAGGIO 06 550.664.440 forza lavoro di dieci milioni di persone. Il costo sone ai pesticidi. Molte aziende per anni hanno scaGIUGNO LUGLIO 06 691.828.764 ciale e ambientale di questa produzione è molto alricato nei laghi e nei campi ogni tipo di sostanza AGOSTO SETTEMBRE 06 845.412.165 to: fino a poco tempo fa il 65% dei lavoratori, novelenosa anche grazie agli accordi stipulati con il OTTOBRE NOVEMBRE 06 1.093.428.593 ve donne su dieci, non ha goduto del benchè migoverno centrale. Gli stessi lavoratori sono stati DICEMBRE 06 1.253.781.887 nimo diritto sindacale e di tutela sanitaria. I salari costretti ad inalare pesticidi per dodici ore nelle |

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| internazionale | TABELLA 1

1999 140.073 102.363 67.851 120.758 55.294 6.007 18.640 9.402 18.029 11.710 349 8.257 5.020 2.233 2.404 3.700 5.658 2.959 353 1.616 457 703 1.729 15 1.612 426 465 1.523 5.400 595.006

2000 142.632 99.332 73.683 131.093 61.619 9.885 18.224 8.793 17.086 6.638 537 7.835 4.825 2.571 2.802 3.487 5.157 2.206 335 1.098 3.472 793 1.228 9 1.545 485 279 915 6.161 614.724

2001 160.264 95.301 74.854 113.542 62.121 11.557 17.550 9.873 16.491 7.587 881 8.956 5.671 3.543 2.368 3.713 4.609 2.115 726 1.412 2.599 856 1.245 96 1.668 616 268 650 7.630 618.762

2002 187.230 98.380 72.101 103.947 61.486 14.692 18.566 11.230 20.698 10.373 1.303 7.850 4.621 3.861 2.461 3.823 3.423 2.161 1.500 1.359 3.325 1.193 1.478 106 1.581 778 408 717 6.023 646.674

serre dove lavoravano ammassati e a vivere in baracche vicino al posto di lavoro. Impossibile per i lavoratori pensare di avviare forme di protesta: il giorno dopo, in caso di rimostranze, centinaia di persone in attesa fuori dai cancelli delle industrie erano pronte ad essere reclutate alle stesse condizioni. Questa è la dura realtà della condi-

2003 237.011 113.211 83.309 105.217 64.924 19.855 20.274 16.756 19.483 12.459 3.732 6.999 5.255 4.214 2.721 4.442 3.144 1.946 2.090 1.557 2.460 1.601 1.977 466 1.843 1.297 711 860 7.506 747.320

2004 294.008 105.415 99.427 107.626 50.905 25.922 21.328 21.823 17.373 15.601 6.509 6.270 6.340 4.536 3.269 2.990 3.352 2.761 3.203 2.031 2.849 2.221 1.927 796 1.748 1.064 1.154 810 5.352 818.610

2005 330.584 126.027 106.254 101.423 39.272 27.810 22.517 21.953 16.625 14.180 11.919 6.692 6.200 3.686 3.659 3.470 2.863 2.746 2.592 2.282 2.071 1.960 1.734 1.701 1.460 1.368 1.062 865 6.119 871.094

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Popolazione: 77,4 milioni Popolazione urbana: 13% Principali città: Addis Abeba (2,4 mln ab.) Diré Daoua (165 000) Harrar (131 000) Speranza di vita: 47,6 Tasso di alfabetizzazione: 40,3% Lingua: amharico, inglese Crescita economica annuale: 4,6% Settori occupazionali: 80% in agricoltura; 8% industria; 12% in servizi Popolazione sotto la soglia di povertà: 38,7% Disoccupazione: cifra non rinvenuta Tasso di inflazione: 13%

Popolazione: 34,2 milioni Popolazione urbana: 33% . Principali città: Nairobi (2,1 mln ab.); Mombasa (600.000), Kisumu (201.000) Speranza di vita: 47 Tasso di alfabetizzazione: 84% Lingua: swahili, inglese Crescita economica annuale: 5,5% Settori occupazionali: agricoltura 75%; industria e servizi 25% Popolazione soto la soglia di povertà: 50% Disoccupazione: 40% Tasso di inflazione: 10,5% I due terzi dell’esportazione sono destinati all’Olanda, Paese che domina il mercato mondiale dei fiori recisi.

Nairobi. La fonte vitale di acqua si sta sempre più prosciugando a causa dell’inquinamento e lo sfruttamento per la produzione. Nelle serre i fiori non sono piantati nel terreno, ma in una sorta di canali riempiti di terra e continuamente irrigati. Tra irrigazione e lavorazione le piantagioni di grandi dimensioni possono consumare fino a 1000 metri cubi di acqua al giorno. La coltura di fiori ha monopolizzato l’uso dell’acqua del lago, come racconta Odenda Lumumba, coordinatore del Kenya Land Alliance (KLA), una rete di organizzazioni impegnate sulle riforme della questione agraria: «Il lago dovrebbe essere un bene pubblico, specie in una zona arida come questa. L’accesso all’acqua è negato: solo 6 strade su 16 sono rimaste aperte. Poi ci sono anche gli hotel. Senza contare l’inquinamento prodotto dai reflui delle serre, che raccolgono i pesticidi usati nella produzione di rose. Le autorità sono a conoscenza del problema, ma finora non hanno fatto nulla, anche perchè molti investitori fanno parte del governo».

colte con reale volontà di equità e rispetto. Infatti sono subito iniziate le manovre per trovare nuovi lidi dove poter sfruttare la manodopera senza garantire i diritti basilari. Il nuovo paese emergente in Africa è ora l’Etiopia, dove le piantagioni di rose hanno preso piede negli ultimi cinque anni. Le ricadute in Kenya sono state immediate: nell’annata 2005-2006 il settore ha registrato un volume d’affari di 18 miliardi di scellini (pari a circa 200 milioni di euro), in pratica un dimezzamento rispetto all’annata precedente. In Etiopia, invece, in pochi anni le aziende produttrici di fiori recisi si sono moltiplicate e ora sono circa un centinaio. Il governo etiopico ha puntato sulla floricoltura, stabilendo un sistema di detassazione

L’acqua viene utilizzata per irrigare le serre. Una piantagione ne consuma fino a 1000 metri cubi al giorno, lasciando all’asciutto tutto il resto. zione del lavoro in Kenya, dove due terzi delle esportazioni sono state destinate all’Olanda, che da sempre domina il mercato mondiale dei fiori recisi attraverso le aste di Amsterdam, dove i grandi distributori, come la Zurel o la Weerman, acquistano per poi riesportare nel resto del mondo. Ora dei piccoli passi sono stati fatti, soprattutto dopo quattro anni di mobilitazione internazionale che ha portato alla luce le condizioni di lavoro nelle piantagioni del paese. Alcuni produttori hanno aderito ad un codice di condotta internazionale in cui vengono raccolti i principi dell’Organizzazione del lavoro e dell’Ethical Trade Initiative. Ma sono solo i primi segnali. La devastazione è chiaramente descritta nel libro Rose & lavoro nei passaggi sulla distesa di serre intorno al lago Naivasha, a 150 chilometri da

ETIOPIA

KENIA

La risposta: delocalizzare Nel corso degli anni il panorama di violazioni da parte delle multinazionali in Kenya ha aperto la via ad una serie di denunce che hanno costretto i proprietari stranieri ad adottare un codice di comportamento. Un elenco di regole base che però non sono state ac-

per le aziende che investono nel paese. Inoltre sono state introdotte agevolazioni per limitare le spese doganali nell’importazione di macchinari. Tutte misure che hanno attirato i grandi produttori desiderosi di profitti più facili, soprattutto dopo le restrizioni introdotte in Kenya. Tra le più grandi multinazionali compare la Sher Agencies, il maggior produttore di rose del mondo, di nazionalità olandese. La società ha scelto di aprire un enorme stabilimento a Zway, a due ore a sud di Addis Abeba. La nuova sede è stata nominata “Sher Ethiopia Meskel Flower PLC” fondata nel 2005 da tre industriali olandesi: Gerrit Barnhoorn, Peter Barnhoorn e Joost van Klink, con un caTABELLA 2

IMPORTAZIONI UE DA PAESI EXTRA UE [DATI PER 1000 KG]

FONTE: AIPH ELABORAZIONE: UCIFLOR

FONTE: ONU

IMPORTAZIONI DI FIORI DELL’UNIONE EUROPEA DA PAESI TERZI [X 000] Anno - 0603 Kenya Colombia Ecuador Israele Zimbabwe Uganda Thailandia Sud Africa Zambia Turchia Etiopia Tanzania India Costa D’Avorio Perù Costa Rica Marocco Australia Brasile Cina Terr. Palestinesi occ. Camerun Nuova Zelanda Cile Mauritius Egitto Malesia U.S.A. Altri Paesi Totale (fiori recisi)

PIETRO RAITANO / ALTRECONOMIA

| internazionale |

Paese Olanda Gran Bretagna Germania Italia Spagna Francia Belgio Austria Svezia Danimarca Finlandia Altri paesi Totale

2001 96.147 23.048 10.726 4.616 3.422 2.817 2.561 271 528 4 25 774 144.939

2002 101.327 24.716 10.286 4.839 3.261 3.629 2.251 1.350 507 2 148 1.535 153.851

2003 101.468 28.516 10.814 5.129 4.151 2.934 2.448 1.270 1.145 15 10 1.798 159.698

2004 107.998 33.313 11.849 4.873 4.423 2.728 3.067 1.030 1.516 14 7 3.152 173.970

2005 119.368 34.634 11.171 4.797 5.536 2.061 3.798 1.521 1.632 5 8 2.360 186.891

var. % 05/01 24,2% 50,3% 4,1% 3,9% 61,8% -26,8% 48,3% 461,3% 209,1% 25,0% -68,0% 204,91% 28,9%

|

var. % 05/04 10,53% 3,97% -5,72% -1,56% 25,16% -24,45% 23,83% 47,67% 7,65% -64,29% 14,29% -25,13% 7,43%

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LIBRI

Pietro Raitano Cristiano Calvi Rose & Lavoro Terre di Mezzo, 2007

GIUGNO 2007

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| internazionale | TABELLA 3

Rose

2003

2005

-52.610.403

-53.746.456

-60.757.061

-47.454.453

-48.927.050

-56.344.858

Garofani

6.872.151

6.589.832

4.816.702

6.505.206

6.411.104

4.851.733

Orchidee

-22.615.746

-21.845.772

-23.053.587

-9.999.521

-9.900.963

-10.975.192

Gladioli Crisantemi

FONTE: ISTAT

2005

Unione Europea (UE25) 2004

245.614

104.184

50.151

244.114

104.184

50.151

-14.612.293

-10.871.141

-9.633.013

-14.626.281

-10.898.088

-9.714.820

Altri Fiori freschi

-8.648.401

-8.370.748

-19.185.646

-21.597.134

-20.654.063

-28.520.454

Fronde fresche

63.846.234

58.668.392

61.439.693

51.930.370

45.273.520

46.682.791

Fronde secche

-2.303.656

-2.608.736

-1.652.660

-436.504

-349.606

-140.258

Fronde tinte Totale

12.150.589

10.606.775

9.900.405

12.149.520

11.368.287

10.191.898

-17.675.911

-21.473.670

-38.075.016

-23.284.683

-27.572.675

-43.919.009

pitale di circa 40 milioni di birr (la valuta locale, che corrisponde a circa 4,5 milioni di euro). Il business su cui si basa la Sher è quello di preparare terreni e strutture di alto livello tecnologico che vengono poi affittate ad aziende che coltivano fiori, rose soprattutto, destinati al mercato europeo (Olanda e Belgio in particolare). Sher possiede circa 450 ettari di terreno, di cui 300 ettari sono già operativi e attrezzati con serre. Il numero dei dipendenti è variabile e la rotazione è abbastanza alta, molto dipende dai periodi di

fattibilità, le serre computerizzate hanno un valore di 10.000 euro per ettaro, grazie al trasferimento di macchinari sofisticati. Contemporaneamente per lavorare in serre di questo tipo occorrono mascherine, guanti e indumenti per non respirare o stare in contatto con fertilizzanti e anticrittogamici. Alcuni lavoratori che hanno però preferito restare anonimi hanno già raccontato che il lavoro all’interno delle serre è molto duro e che stare in contatto con le “medanit” (in ahmarico, le medicine, in questo caso con riferimento ai fertilizzanti) causa malattie alla pelle. Ma le denunce sono ancora troppo timide per creare un vero allarme. Anche perchè molti lavoratori pensano solo alla sopravvivenza, vengono infatti da una delle aree più depresse dell’Etiopia, dal Gheter, zona rurale dove molta gente non ha nemmeno da mangiare. Ma se non ci sono abbastanza conferme sulla possibilità di utilizzo all’interno della fabbrica dei dispositivi base, è comunque chiaro che il trasferimento del lavoro in Etiopia è legato alla possibilità di tagliare i costi per la manodopera e alla logistica. Donne e uomini che hanno lavorato alla Sher hanno raccontato che i salari

L’uso di fertilizzanti chimici nelle serre, provoca ai lavoratori malattie della pelle. Le multinazionali costruiscono ospedali e scuole, opere di facciata semina e raccolta, anche se non si può parlare di un lavoro stagionale perchè le condizioni climatiche sono abbastanza costanti durante tutto l’anno. Secondo la stampa locale alla Sher di Zway sono impiegati circa 4.000 lavoratori con un obiettivo stimato di 16.000 quando la fabbrica lavorerà a pieno regime. Secondo uno studio di

FONTE: ONU

BILANCIA COMMERCIALE ITALIA - RESTO DEL MONDO 2003 - 2005 Tutto il mondo 2003 2004

TABELLA 4

IMPORT/EXPORT ITALIANO DI FIORI E FOGLIAME [IN EURO] Paese esportatore Totale Olanda 3.287,7 Colombia 907,5 Ecuador 370,8 Kenya 354,0 Italia 191,0 USA 141,2 Belgio 112,9 Danimarca 104,7 Costa Rica 103,7 Israele 98,3 Germania 85,5 Canada 73,2 Tailandia 69,8 Spagna 69,7 India 61,0

Partner1 Germania USA USA Olanda Germania Olanda Francia Germania USA Olanda Olanda USA Giappone Olanda USA

Tot1 926,3 741,2 220,2 206,1 64,0 58,7 47,9 44,8 42,0 62,9 18,2 66,5 26,5 22,5 16,3

Partner2 U.K. U.K. Olanda U.K. Olanda Canada Olanda Olanda Olanda Germania Svizzera Olanda USA U.K. Giappone

EXPORT DI FIORI DALLA PROVINCIA DI IMPERIA E DALL’ITALIA [IN EURO]

FONTE: ISTAT

IMPORT/EXPORT ITALIANO DI FIORI E FOGLIAME [IN EURO]

Tot2 639,9 36,0 43,7 94,4 34,8 55,2 42,3 13,8 35,4 12,6 14,2 3,0 13,9 22,4 12,6

TABELLA 5

Anno 2005

Imperia

Italia

% Imperia su Italia

Fiori recisi

55.920.864

60.018.920

93,17

Fronde recise

72.072.427

87.523.663

82,35

127.993.291

147.542.583

86,75

Totale

aumentano solo quando peggiorano le condizioni climatiche, causate soprattutto dal caldo. Sempre a Zway la Sher ha finanziato la costruzione di un “Referral hospital” dal costo di 10 milioni di birr: Si tratta di un ospedale in cui sono ricoverati i malati che non possono essere curati in altri ospedali per mancanza di strutture specialistiche. Il governo ha concesso 20.000 metri quadrati di terreno per le costruzioni. Un’altra operazione di facciata della multinazionale olandese per dimostrare di rispettare la popolazione locale è stata quella di costruire una scuola elementare per 400 bambini, per i figli delle lavoratrici impegnate nei turni nelle serre. Una specie di servizio nursery interno, targato Sher company.

Partner3 Francia Russia Russia Svizzera Svizzera Messico U.K. U.K. Germania U.K. Austria Germania Italia Francia U.K.

Tot3 442,1 29,7 39,8 15,6 22,7 8,9 10,5 11,0 14,0 7,5 14,0 1,1 7,1 10,2 6,8

Partner4 Italia Canada Canada Germania Francia Germania Germania Svezia Italia USA Italia Panama Cina,Hong Kong Portogallo Germania

Tot4 181,7 18,5 10,6 14,6 12,0 8,2 6,5 6,1 2,6 4,6 6,7 0,8 3,5 5,4 5,3

Partner5 Russia Giappone Spagna Francia USA Giappone Lussemburgo Francia U.K. Francia Francia Giappone Altra Asia Germania Olanda

Tot5 107,0 16,1 8,8 6,2 10,4 3,2 1,9 5,3 2,2 3,9 5,8 0,4 2,4 2,2 4,8

Il regime nel segno della repressione L’Etiopia attraversa negli ultimi anni una nuova era di instabilità politico-militare. Ridiventato il primo partner degli Stati Uniti nella regione dopo l’11 settembre 2001, il regime composto dal 1991, dal Fronte del Tigrè (FPLT) scopre con sorpresa ai risultati delle prime elezioni libere del maggio 2005, che i partiti di opposizione hanno conquistato la maggioranza dei voti. Senza nessuna esitazione il governo compie delle frodi e si attribuisce i due terzi dei seggi. Gli scioperi e le manifestazioni pacifiche dell’opposizione vengono represse nel sangue, provocando decine di morti e un migliaia di arresti tra cui dirigenti della Coalizione per l’unità e la democrazia. Da allora il livello di tensione all’interno del paese rimane molto alto e il governo amministra con pugno di ferro. Non solo la repressione dentro i confini etiopi sono all’ordine del giorno. Per il regime di Addis Abeba è importante a livello regionale confermare sistematicamente la proprio supremazia. È in questa chiave che vanno letti i continui conflitti e scaramucce di frontiera con i vicini. Nel corso degli ultimi quant’anni, l’Etiopia ha scatenato più guerriglie di tutti gli altri paesi del Corno d’Africa. In tempi recenti gli obiettivi di Addis Abeba sono stati Eritrea e Somalia, con l’incursione dello scorso gennaio.

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I fiori Solidal in Coop scatenano polemiche La scelta di introdurre nella catena della distribuzione cooperativa prodotti di multinazionali olandesi che si limitano ad investire in servizi per i lavoratori kenioti fa discutere.

P di C.A.

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RIMA SI TROVAVANO SOLO NEI SUPERMERCATI PAM, dal mese scorso sono approdate anche in quelli della prima catena della grande distribuzione, Coop. Sono le rose eque “solidal” certificate, raccolte in mazzi da 9, con uno stelo di 40 centimetri. Rappresentano il tentativo di lanciare sul mercato un nuovo prodotto nell’ambito della linea equosolidale. Ma restano delle ombre, soprattutto perchè le rose provengono da multinazionali in cui la catena produttiva è molto estesa. «I prodotti che vengono venduti con il marchio Transfair o Max Havelaar – spiega Pietro Raitano, uno degli autori del libro “Rose & Lavoro”- hanno la certificazione della Fairtrade Labelling Organisation (FLO).

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APRILE 2007

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Ma a differenza dell’altra idea di commercio equo, ossia quello tradizionale che guarda tutto il processo produttivo, con la certificazione FLO se ne controlla solo una piccola fetta. Nel primo caso si parte dai piccoli produttori, il prodotto viene messo sul mercato con un costo più alto e i guadagni vengono investiti in progetti sociali. Il marchio è più facile da gestire ma funziona in una maniera differente, guarda il prodotto. Su questo prodotto il consumatore paga un’aggiunta e i soldi di differenza vengono investiti sui lavoratori. Quindi il primo cerca di intervenire sul produttore e su tutto il processo, mentre il secondo si concentra sul prodotto finale».

Le rose importate da Pam prima e da COOP ora sono fiori che arrivano dalle piantagioni in Kenya di Oserian, Liki Farm, Ravinee Longonot. Si tratta di grandi società, nella mani di stranieri, dove solo la manodopera è locale: «Oserian in particolare – precisa Raitano – è il secondo produttore keniano di fiori. È un colosso che ha al suo interno il settore marketing, il grossista e anche una compagnia aerea per il trasporto. Solo una piccola parte della produzione dei fiori della multinazionale è certificata dal commercio equo solidale. Non ci sono dubbi che vengano rispettati i canoni di garanzia, ma si tratta di solo una sola fetta della realtà di tutta l’intera società.

LIBRI

È la stessa cosa che era capitata con la questione della Nestlè in Gran Bretagna, che aveva messo sul mercato un caffè definito “equosolidale”. I criteri per una tranche della produzione del prodotto è stata realizzata seguendo i criteri di garanzia, ma certo non si può definire un’azienda come la Nestlè equosolidale. Nei fiori la questione è ancora più clamorosa perché non c’è nessun piccolo produttore di fiori in Kenya, mentre ce ne sono sicuramente molti in Italia. Tutti i fiori che arrivano sul nostro mercato provengono da una multinazionale che i tre quarti delle volte non appartiene nemmeno a un keniano».

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F. Fabris L. Scalettari Lavoro a Perdere NordSud, 200?

GIUGNO 2007

| valori | 63 |


| utopieconcrete |

Acqua

La nuova grande sfida è informare di Massimiliano Pontillo

sono due tra le grandi emergenze del nostro futuro. In Europa oltre il 20% delle falde acquifere è minacciato da inquinamento; mentre le tubature dei nostri acquedotti, che hanno in media 35 anni di età, registrano perdite causate dallo stato della rete idrica tra il 35% e il 40% dell’acqua distribuita, con punte assai superiori nelle regioni del Sud. Il nostro sistema di gestione, all’indomani della Legge Gallo (legge che ha riordinato il sistema), è affidato agli Ato (Ambito territoriale ottimale) e ai gestori del servizio idrico. Sul versante delle tariffe siamo in presenza di una vera e propria giungla e le bollette nella maggior parte dei casi sono incomprensibili. Differenze inimmaginabili non solo tra regioni diverse ma anche tra le diverse province di una stessa regione: basti pensare che ad Arezzo il servizio idrico costa 355 euro all’anno, mentre a Massa una famiglia di tre persone ne spende 99. A queste incredibili discrepanze tra una città e l’altra vanno aggiunte le preoccupazioni per gli aumenti delle bollette che hanno registrato un incremento medio del 5% nel 2006 rispetto all’anno precedente e di ben il 23% rispetto al 2000. I cambiamenti degli ultimi anni sembrano aver riguardato solo gli addetti ai lavori e si è fatto poco sul fronte dell’informazione ai cittadini, soprattutto nei riguardi delle nuove generazioni che, più delle altre, hanno bisogno di acquistare una coscienza civica dell’acqua. A dire il vero si sta sviluppando una maggiore attenzione intorno al problema, la società civile ne parla di più, ma allo stesso tempo, la maggior parte dei cittadini non è sufficientemente I cambiamenti degli ultimi anni informata; non conosce l’Ato, non riesce a decifrare sembrano aver riguardato solo la bolletta. Paga servizi che non riceve e non si fida gli addetti ai lavori e si è fatto dell’acqua che beve. poco sul fronte dell’informazione Per raggiungere il duplice obiettivo di evitare ai cittadini, soprattutto nei gli sprechi e contenere i costi, occorre modificare riguardi delle nuove generazioni i comportamenti quotidiani dei singoli e ciò significa anche avviare percorsi di comunicazione e informazione tali da coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza. Esiste dunque un problema di educazione al risparmio. È un fatto culturale. Vorrei che la miglior critica al consumismo fosse la diffusione della cultura della sobrietà, che non significa rinunciare ma fare le cose in modo diverso, più responsabile. È necessario creare un nuovo senso comune, in cui si sa che l’acqua è un bene finito e non infinito. Bisogna coinvolgere tutti gli attori interessati, lavorando a livello locale e sensibilizzando alcune realtà più critiche, come quella degli agricoltori. Siamo il paese che consuma più acqua minerale al mondo! Il 90% dei cittadini non sa che è più controllata l’acqua degli acquedotti rispetto a quella che si acquista in bottiglia. C’è poca educazione e, spesso, si sottovalutano le conseguenze di tali comportamenti a livello ambientale: il trasporto di milioni di bottiglie incrementa il traffico su gomma, aumenta lo smaltimento delle bottiglie stesse. Pensate a quante migliaia di litri d’acqua all’anno si potrebbero risparmiare se ciascuno di noi facesse la doccia piuttosto che il bagno, o chiudesse il rubinetto mentre si lava i denti o insapona i piatti, se usassimo la lavatrice solo a pieno carico o innaffiassimo le piante con l’acqua usata per lavare frutta e verdura. L’acqua è una preziosa liquidità, un patrimonio inestimabile. Impariamo a rispettarla! URRISCALDAMENTO DEL PIANETA E ALLARME ACQUA

S

NOVAMONT

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| gens |

Warburg

A sinistra, Felix Warburg a Cortina d’Ampezzo nel ’22. Alla fotografia, scattata dal figlio, diedero il titolo “Saluto all’aurora”. Era l’anno della marcia su Roma di Mussolini. Sotto, sempre Felix, mentre presiede nel 1918 la seduta del Joint Distribution Committee. Jacob Schiff (in primo piano a destra) gli cede a malincuore il posto d’onore. A quell’epoca avevano già raccolto 12 milioni di dollari a favore degli ebrei nell’Europa in guerra. A destra Eric Warburg con la moglie e i figli negli anni ‘50.

L’anima offuscante della globalizzazione di Andrea Montella

Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. “ La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza ”

James Warburg (Senato Usa, 17 febbraio 1950)

PISA, IN EPOCA MEDIOEVALE, prestavano denaro su pegno e si chiamavano Del Banco. Dopo la scoperta dell’America e il declino economico e politico del Mediterraneo, si trasferirono nel centro-nord Europa dove si praticava il prestito ad alto interesse, particolare allettante per una famiglia di cambiavalute. Dal 1520 divennero von Cassel, prendendo il nome dalla città tedesca sul fiume Fulda in cui si erano stabiliti. Nella terra di Lutero nel 1559 Simon von Cassel si sposta a Warburg, città fondata da Carlomagno, dove muterà ancora il cognome in von Warburg e grazie al suo pronipote, Juspa-Joseph, semplicemente Warburg. Nel 1773 il discendente di Juspa-Joseph, Gumprich Marcus, rafforzò i legami con Amburgo e strinse legami con Londra e Amsterdam. Gumprich Marcus nel 1798 lasciò in eredità i suoi beni e la ditta ai due figli più grandi: Gerson e Moses Marcus, i quali la fecero crescere sino a diventare la banca M.M. Warburg & Co., specializzata nello sconto di effetti. Lo sconto di effetti cambiari è il contratto con cui la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa al cliente l’importo del credito incorporato nel titolo non ancora scaduto, dietro cessione pro-solvendo del credito mediante la girata del titolo stesso alla ditarono dai nobili oltre al potere politico ed economico banca. La girata determina la cesanche la consuetudine di sposarsi per interesse, lasciando sione pro-solvendo del credito a le pene d’amore assieme alla miseria alle classi subalterne: favore della banca, con la consea questa regola non si sottrasse la figlia di Moses Marcus guenza che, in caso di mancato Warburg, innamoratissima del cugino Elias Simon, ma dapagamento della cambiale alla ta in sposa a Aby Samuel Warburg, altro cugino ma di sescadenza, la banca avrà facoltà di condo grado che divenne, ovviamente, socio della banca. ripetere verso il cliente l’importo Erano una strana coppia: energica, religiosa e autoridel titolo anticipato. taria Sara, pigro, miscredente e timido Aby. Nonostante Una caratteristica costante queste differenze di carattere, nel supremo interesse deldella famiglia Warburg fu di esla banca, da loro nacquero sei figli: Marianne, Malchen, sere molto litigiosa: i due fratelli Gerson e Moses MarRosa, Sigmund, Jenny e Moritz. cus non si rivolgevano più la parola e in Borsa si voltaNel 1862 Sigmund Warburg sposa Teofila Rosemberg vano sistematicamente le spalle. Quando nel 1812 i il cui padre era un proprietario di terre su cui crescevano francesi di Napoleone tentarono di estorcere 500.000 grandi foreste, ma soprattutto era un banchiere. La sofranchi alla comunità ebraica, arrestando Gerson Warrella di Teofila, Anna, aveva sposato il barone Horace de burg, Moses Marcus accettò di pagare solo dopo l’interGunzburg, che possedeva banche a San Pietroburgo e a vento della comunità ebraica. Parigi. Il matrimonio di Sigmund e Teofila diede vita ad Nel 1817 i Rothschild di Londra nominarono Moses una rete di collegamenti tali - anche l’imperatore di FranMarcus loro corrispondente ad Amburgo. I banchieri erecia, Napoleone III - da trasformare i Warburg e la loro

A

La casa della famiglia nella città di Warburg, in Westfalia. Le dimensioni indicano la loro ricchezza già nel ’500. Sotto, Warburg Moritz e figli. Da sinistra: Paul, Aby, Max e, in piedi, Felix.

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Il ramo americano era a favore dell’intervento nella Prima Guerra Mondiale, il ramo tedesco sosteneva l’impegno bellico di Guglielmo II. E riuscivano a guadagnare entrambi

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banca in una vera multinazionale. Una delle sorelle di Teofila aveva sposato il banchiere Leon Askenasi di Odessa e un’altra un associato della banca Goldschmidt. La sorella di Sigmund, Rosa, aveva sposato Paul Schiff, direttore generale del Creditanstalt dei Rothschild di Vienna. Il fratello Moritz sposò Charlotte Oppenheim, figlia di un mercante d’oro e parente di banchieri. Nel 1867 i Warburg ottennero dal Senato di Amburgo di poter cambiare il nome da M.M. Warburg in Banca M.M. Warburg e da quel momento dominano la finanza e la politica tedesca, come consiglieri di Bismark e di Guglielmo II, e hanno uno sfera di influenza che condiziona gran parte del mondo industrializzato. Nel 1902, Paul e Felix, figli di Moritz, vengono inviati negli Stati Uniti. Paul Warburg sposa Nina Loeb, ereditiera della potentissima banca Kuhn-Loeb and Company, mentre Felix sposa la figlia di Jacob Schiff il banchiere che da Londra aveva messo profonde radici negli Usa. Grazie alle loro alleanze nel mondo della finanza i Warburg capeggiarono una manovra che porterà alla nascita della Federal Reserve, la Banca Centrale americana, analoga alle Banche Centrali di Francia, Germania e Inghilterra. La Fed, sotto la formale amministrazione dello Stato, emette moneta, con-

Eddie Warburg e Golda Meir. Sopra, Max Warburg, figlio di Eric.

diziona e controlla l'intera economia del paese, ma è in realtà di privati banchieri. I Warburg non sono soli nell’impresa: il gruppo è appoggiato dai Morgan, dai Rothschild e dai Rockefeller, che con il matrimonio di John Rockefeller con la figlia di uno degli uomini di Morgan, e con l’acquisto della Chase Bank, ebbero l’opportunità di passare dal settore industriale a quello dell’alta finanza. Da queste alchimie si arrivò alla fusione fra la Chase Bank dei Rockefeller e la Manhattan Bank dei Warburg dando vita con la Chase-Manhattan Bank ad una tra le più potenti centrali finanziarie del nostro tempo. A tutt’oggi i Warburg siedono nel Consiglio della Federal Reserve. Allo scoppio del primo conflitto mondiale che vedrà l’esercito americano combattere sul fronte europeo l’esercito Tedesco, i Warburg, ramo americano, sostenevano l’intervento statunitense e trassero anche grandi benefici dall’economia di guerra. Contemporaneamente, a Berlino, i massimi responsabili dell’economia di guerra di Guglielmo II sono i Warburg, ramo tedesco. Più tardi Paul con il fratello Felix rappresenteranno ufficialmente gli Stati Uniti alla conferenza di pace di Parigi, mentre l’altro fratello Max, rappresenterà la Germania sconfitta, ovviamente sotto la supervisione del banchiere Lord Milner in rappresentanza dell’impero Britannico.

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economiaefinanza

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altrevoci BANCHE ITALIANE PRIVATIZZAZIONI E MERCATO FINANZIARIO

COMMERCIO EQUO PER RICCHI E POVERI

LA REGOLA DI BENEDETTO È IL NUOVO ORDINE

L’EREDITÀ POLITICA DI ALEX LANGER

LA FAMIGLIA SI SGRETOLA NONOSTANTE I DICO

DONNA SINGLE CON FIGLIO AL SEGUITO

Francesco Giordano è un uomo di banca. La sua analisi parte dagli anni Venti, al termine dei quali si assiste ai fallimenti del Credito italiano e della Banca commerciale italiana, per arrivare alla legge bancaria del 1936, che determina l’organizzazione del settore per molti anni a venire e lo sottopone a un forte controllo pubblico, scoraggiando lo sviluppo di un mercato mobiliare maturo ed efficiente. Un’organizzazione sottoposta a un lungo processo di riforma dagli anni Settanta in poi, con l’obiettivo di restituire autonomia gestionale alle banche, promuovere la concorrenza e introdurre il principio della banca come impresa. L’autore, nel quadro più ampio della storia finanziaria mondiale e delle sue svolte più significative, ricostruisce l’impatto che tali processi di riforma hanno avuto sull’ordinamento italiano, a cui si sommano le conseguenze di una serie di scandali bancari e quelle del processo di integrazione europea. L’introduzione della banca universale e l’avvio delle privatizzazioni determinano la nascita di un mercato finanziario basato su una pluralità di soggetti in concorrenza tra loro.

Un premio Nobel per l’economia e un ricercatore della London School of Economic, Joseph E. Stiglitz e Andrew Charlton, cercano di rispondere a una domanda fondamentale: in che modo i Paesi in via di sviluppo possono sperare di vincere la sfida della loro scalata verso l’emancipazione economica? La semplicità della domanda non deve ingannare, perché presuppone una risposta complessa. Per rispondere bisogna mettere in discussione l’intero sistema economico mondiale, con una radicale riforma del modello economico che regola attualmente i rapporti tra paesi ricchi e paesi poveri. La ricetta firmata da Stiglitz e Charlton riparte da una prospettiva utilitaristica per il Nord del mondo: l’apertura globale dei mercati nell’interesse generale. Ripercorrono alcuni degli eventi internazionali nei quali si sono elaborati i negoziati e gli accordi internazionali che possono favorire un effettivo sviluppo dei paesi più poveri

I monasteri benedettini sono da 1500 anni un esempio illuminante di che cosa significhi vivere e lavorare in un contesto dove tutti abbiano chiari finalità e obiettivi, ruoli e mansioni e sappiano fare della comunità il proprio punto di forza. Un’organizzazione perfetta che ha attraversato i secoli e che molte cose può dire al mondo manageriale, grazie alla corretta gestione di valori condivisi, a una leadership diffusa e alla capacità di far lavorare insieme persone motivate e consapevoli delle proprie responsabilità. La Regola di San Benedetto è stata per secoli il faro di questi monasteri, luogo dove si è compiuta la rinascita della civiltà occidentale, culturale e economica, dopo le invasioni barbariche. I monasteri formarono in Europa una vera e propria rete, dove il metodo, lo scopo e l’innovazione rispetto al passato erano i pilastri su cui formulare un nuovo giudizio sul mondo.

Fabio Levi ripercorre le tappe della vita di Alex langer, consapevole che quella storia esistenziale segna un itinerario significativo per gli uomini di oggi. Langer infatti è stato un’avanguardia politica importante, che racchiude in sé l’esperienza della cultura cattolica e quella dei movimenti, dall’ambientalismo alla non violenza. Un sincretismo socioculturale che si sposa perfettamente con il suo essere italiano- sudtirolese. Langer ha introdotto temi importanti nel dibattito politico: il federalismo, i diritti delle minoranze, l’istituzione di un tribunale internazionale contro i crimini ambientali, la pace in Medio Oriente, la lotta contro la brevettabilità dell’uomo. È stato tra i fondatori del Forum per la pace e la riconciliazione nella ex Jugoslavia, una rete di collegamento costituitasi fra democratici di tutte le regioni e le etnie coinvolte nelle guerre balcaniche dei primi anni Novanta. Langer muore suicida nel 1995.

Una storia d’amore che si sgretola sotto i piccoli colpi della noia quotidiana, dell’incomunicabilità. I riti di una famiglia si consumano tra un centro commerciale, una pizzeria e l’immancabile televisione. La crisi inizia sempre con dei piccoli segnali, pause iniziali che con il tempo diventano silenzi carichi di tensione, per poi sfociare in una vera guerra, come quella dei Roses nel film di Danny De Vito. A testimoniare della crisi quotidiana e profonda della coppia ci sono spesso i figli, che rimangono stritolati e isolati in un meccanismo assurdo e a volte tristemente surreale. Luca non fa eccezione. È lui che si deve sobbarcare il peso di una famiglia che non c’è più e che quando c’è appesantisce la sua vita con quel tocco di grottesco che solo le coppie in crisi sanno avere. Luca ha un’ancora di salvezza, la nonna Vaniglia, che crede negli oroscopi, commenta le lettere d’amore sui settimanali e si commuove di fronte alle telenovelas.

MASSIMO FOLADOR L’ORGANIZZAZIONE PERFETTA

FABIO LEVI IN VIAGGIO CON ALEX

Guerini Associati, 2006

Feltrinelli, 2007

Trovare un uomo etero – ovvero eterosessuale, tranquillo, ediporisolto, romantico e operativo – è arduo quasi quanto trovare il Sacro Graal. L’impresa è ancora più difficile per una madre single. Lucia Corna, che la mamma single l’ha fatta per 14 anni, è riuscita a realizzarsi e a trovare la sua dimensione di donna e giornalista seppur districandosi tra un pannolino e una favola della buona notte. In questo manuale regala consigli preziosi e indispensabili per le donne con pargolo a carico che desiderano rifarsi una vita sociale e assaporare nuovamente le gioie dell’amore e del sesso. Una serie di “dritte” sull’abbigliamento e i luoghi di “cucco” più adatti, i sette tipi da evitare con cura, il mammone, il single di ritorno traumatizzato, il pigro indeciso… e ancora le tattiche migliori per superare le crisis situations come le serate tra coppie in cui ci si sente un animale atipico. Un libro indispensabile per capire che «c’è un orizzonte oltre a quel passeggino».

FRANCESCO GIORDANO STORIA DEL SISTEMA BANCARIO ITALIANO

Donzelli, 2007

J. E. STIGLITZ E A. CHARLTON, COMMERCIO EQUO PER TUTTI

Garzanti, 2007

GUIDO CONTI LA PALLA CONTRO IL MURO

narrativa

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SFIDARE LA MAFIA PER AMORE E VINCERLA SPORT E GIORNALISMO UN TEMPO ERANO PIÙ UMANI

Ci sono donne che si ribellano per amore del compagno, dei figli o della propria dignità. Quelle raccontate dalla scrittura bella e appassionata Roberto Perrone, cronista sportivo del Corriere di Nando Dalla Chiesa sono della Sera, con “La Lunga” dà prova di essere donne che hanno sfidato un ottimo romanziere (il sospetto s’era già la mafia per amore. Sei figure avuto con l’opera prima “Zamora”). di donne che affrontano La storia narra le vicende di Giacinto il loro tempo e il loro spazio, Mortola redattore sportivo di un grande la Sicilia. Francesca Serio, quotidiano alle soglie della pensione. Simone madre del sindacalista Perasso è un calciatore con un breve passato contadino Salvatore Carnevale. in serie A e molta gavetta in quelle minori. Felicia Impastato madre Entrambi hanno iniziato quando il mondo di Peppino, protagonista del calcio e del giornalismo erano un’altra cosa. del film di Marco Tullio Giordana Mortola nell’ultima notte prima della “I cento passi”. Saveria Antiochia, pensione è di turno al giornale, la cosiddetta madre del poliziotto Roberto, “Lunga”, chiamato a intercettare le notizie ucciso con il commissario dell’ultimo minuto. In quella notte, il destino Ninni Cassarà. Michela Buscemi, del giornalista e quello del centravanti, quasi due fratelli uccisi da Cosa dimenticato, si intrecciano per un’ultima volta. Nostra, parte civile coraggiosa Una vicenda di giornalismo e di calcio, dagli al maxiprocesso di Palermo. anni Sessanta ai giorni nostri. E sullo sfondo Rita Atria collaboratrice la redazione con i colleghi, alcuni meschini di Borsellino, sorella di un uomo e arrivisti, come il caporedattore Fernando contiguo alla mafia, e morta Anglicani, altri più umani, come il buon Mortola. suicida dopo la strage di via Un libro azzeccato in tutto: nei personaggi D’Amelio. Rita Borsellino, da grande schermo, nei nomi così fantasiosi sorella del giudice, diventata eppure così italiani, nella scrittura precisa e allo a sua volta simbolo di una stesso tempo poetica come una punizione di Zico. Sicilia che vuole cambiare. Un’avanguardia civile ROBERTO PERRONE che ha trovato nei sentimenti LA LUNGA la sua chiave vincente. Garzanti, 2007 NANDO DALLA CHIESA LE RIBELLI

Guanda, 2007

Melampo, 2006 LUCIA CORNA MAMMASINGLE IN LOVE

Sperling & Kupfer, 2007 | 68 | valori |

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GIUGNO

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fotografia

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GAIR E LA MAGIA DEL BODY PAINTING

IRAN FELIX L’ISLAM VISTO SENZA PREGIUDIZI

FOTOGRAFO DI GUERRA PER SCELTA E PASSIONE

SULLA RETE È SCOPPIATA LA WIKI MANIA

Esiste un Iran felice? Esiste una Repubblica islamica normale? Secondo il fotoreporter Paolo Woods, sì. Basta tenersi a distanza dagli stereotipi sul mondo islamico. Il suo ultimo lavoro fotografico, infatti, ci restituisce l’immagine di un Iran felice. Questo non vuol dire che in quel paese non ci siano contraddizioni, anche abnormi, ma il tutto è retto da una strana armonia. “Iran felix”, lavoro realizzato insieme al giornalista Serge Michel, ci rimanda una realtà che non è dicotomica, come di solito viene rappresentata: da una parte i mullah neri, cattivi e barbuti, i bambini soldato e le bombe atomiche pronte a distruggere il mondo; dall’altra un popolo puro e oppresso, dove il prezzo più alto viene pagato dalle donne e dagli studenti perennemente in rivolta. Woods mostra provocatoriamente che si puo’ essere felici sotto un foulard, innamorati in un matrimonio combinato e vivere liberi in un sistema pieno di divieti; domandandosi fino a che punto gli iraniani restino religiosi nonostante l’uso politico della religione. .

Perché un uomo sceglie di diventare un reporter di guerra? Per testimoniare? Per sentirsi al centro della storia? Per Don McCullin il senso del suo lavoro è osservare e vedere quello che altri non riuscirebbero a vedere e, quindi, a raccontare. E, per farlo, bisogna andare nei luoghi dove il buon senso suggerirebbe di non andare. Ma se vuoi trovare i dimenticati dalla storia, gli ultimi e i derelitti devi andare avanti anche quando gli altri si fermano. Lui è sempre andato avanti finendo su diversi fronti caldi: Cipro, Congo, Biafra, Vietnam, Cambogia, Beirut, Afghanistan, Medio Oriente, El Salvador, ed è per questo si è conquistato la reputazione di "irragionevole". Questa durezza forse l’ha ereditata all’infanzia vissuta nei sobborghi di Londra. Le sue immagini ritraggono quasi tutti i maggiori conflitti del nostro tempo e, proprio per la loro crudezza, sono entrate a far parte delle collezioni dei principali musei del mondo.

Ormai il termine Wiki è legato indissolubilmente al sapere on line open source. “L’ho letto su Wikipedia”, “controlla su wikipedia”. Chi garantisce? Il navigatore naturalmente, chi scrive un’inesattezza viene corretto, vengono aggiunte notizie, a volte tolte nell’interesse dell’informazione del navigatore. Il meccanismo fino ad ora ha dimostrato di funzionare molto bene. Un wiki associato a qualcosa d’altro è un repertorio di informazioni su quel qualcosa d’altro. E così sulla Rete iniziano a nascere enciclopedie specifiche, repertori di tante stranezze. Wikepdia è infatti un’enciclopedia generica, in varie lingue, ma sempre generica. Girando per la rete si puo’ anche trovare un repertorio riguardante la saga di Star Wars come Wookieepedia: che si ispira al gorillone Chuwbecca della razza immaginaria dei Wookie.

Joanne Gair ha la fantasia che lavora sul corpo, lo dipinge e lo trasforma. E così le mani diventano alberi e rami, le dita foglie sottili e verdi. Gair “cuce” sulle sinuosità delle modelle e delle attrici belle e famose abiti e accessori. Piccoli capolavori manuali, che fanno del body painting una vera arte, di cui la Gair, da almeno 23 anni, è l’indiscussa leader. Le creazioni dell’artista neozelandese compaiono sulle copertine dei magazine più famosi, sui dischi, irrompono nelle campagne pubblicitarie della moda, nei videoclip e nei film. Le star le affidano i loro corpi che lei trasforma con maestria, a volte con un semplice tocco, altre con una vera e propria composizione: celebre è Madonna travestita da bad girl, Heid Klum trasformata in prato d’estate, Demi Moore mascherata da uomo, agghindata di giacca, panciotto, cravatta e, sulla lunga schiena nuda, due ali d’angelo. Queste creazioni sono state fotografate da: Herb Ritts, Annie Liebovitz, Peggy Sirota, Howard Schatz e molti altri.

LE AVVENTURE FOTOGRAFICHE DI WERNER BISCHOF

JOANNE GAIR DONNE DIPINTE.

WERNER BISCHOF IMMAGINI

PAOLO WOODS IRAN FELIX.

Contrasto, 2006

Federico Motta Editore, 2007

Museo di Roma in Trastevere

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ANNO 7 N.50

Werner Bischof è stato uno dei più grandi fotografi del Novecento. Nato a Zurigo nel 1916, da subito dimostra il suo senso di ribellione verso il mondo e al tempo stesso il suo amore per la natura. Bischof dopo il corso di fotografia nella scuola di arti, approda a Parigi. Nel 1939 si trova a parigi, dove fa in tempo a vivere le ultime avanguardie prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Ritorna in Svizzera per fare il servizio militare, ma scopre la vera bruttura della guerra solo a conflitto finito, perché è costretto a testimoniare, come corrispondente da Bucarest della prestigiosa rivista svizzera “Du”. Attraverserà l’Europa raccontando con i suoi scatti la devastazione dei Paesi coinvolti nel conflitto. Nel 1949 entra a far parte del gruppo Magnum e inizia a viaggiare in tutto il mondo spostandosi dall’oriente fino in Perù, dove nel 1954 morirà prematuramente in un incidente d’auto. Werner Bischof non amava definirsi “fotoreporter”, ma considerò sé stesso sempre e solo come un artista, avvicinandosi alla fotografia con un approccio umanistico. Il volume pubblica un’ampia selezione dei lavori più significativi di Bischof, inclusi alcuni rari scatti a colori, prodotti in un’epoca in cui i materiali e la tecnica del colore si erano da poco affacciati sul mercato.

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GIUGNO

2007

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DON MC CULLIN UN COMPORTAMENTO IRRAGIONEVOLE

STARWARS.WIKIA.COM

ROCKET BOOM IL TELEWEBGIORNALE CHE FA IMPAZZIRE MANHATTAN YouTube ha fatto da apripista portando il concetto di Web tv all’attenzione di tutti. La televisione via web è ormai una realtà utilizzata dai maggiori siti. Grazie alla banda larga e a una tecnologia molto migliorata, i canali televisivi sulla rete sono ormai una realtà, in alcuni casi con un successo di massa. “Rocket Boom”, un telegiornale che va in onda ogni giorno per non più di cinque minuti e trasmesso da Manhattan, è uno di questi casi. Una presentatrice bella, bionda e spigliata, corrispondenti da tutto il mondo che collaborano in vario modo e il telegiornale web è fatto. Rocket Boom viene scaricato ogni giorno da centinaia di migliaia di persone. Il suo elemento di successo è l’essere alternativo e in controtendenza. La Rete insegna come in un vero proprio master virtuale come confezionare la vostra web tv al sito MakeInternetTv.org. In questo sito vi diranno come equipaggiarvi, quali videocamere utilizzare per i vostri filmati e quali programmi scegliere per montarli. Poi vi indicheranno come pubblicarli in rete e come pubblicizzarli, in modo tale che un numero sempre più ampio di persone possa seguire le vostre trasmissioni e abbonarsi. Uno speciale Wiki, una libera enciclopedia on-line sviluppata col contributo di produttori video e blogger, vi chiarirà i concetti sconosciuti

multimedia

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IMBROGLIONI LA SECONDA PUNTATA SUI BROGLI

LA TRAGEDIA DELLA CAMBOGIA DEI KHMER

A sei mesi dal film “Uccidete la democrazia!”, che ha provocato polemiche, un’inchiesta giudiziaria, portato al riconteggio dei voti e alla sospensione dei progetti di voto elettronico, gli autori Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio ritornano all’attacco proponendo una nuova inchiesta. “Gli imbroglioni” (euro 14,90) è il titolo del nuovo dvd sui presunti brogli alle ultime politiche. Secondo gli autori, che ci fosse la possibilità di truccare i dati elettorali con un software al ministero degli Interni sarebbe ormai confermato. La nuova inchiesta proverebbe che ci furono almeno tre intrusioni informatiche durante la notte dello spoglio. A garantire la sicurezza informatica del Viminale in quella notte fu schierato il tiger team Telecom, ovvero il gruppo di esperti informatici oggi in carcere per hackeraggio assieme ad un alto esponente dei servizi segreti

Non tutti hanno voglia di ricordare cosa è successo in Cambogia tra il ‘75 e il ‘79, durante il regime comunista di Pol Pot. L’inizio di “S-21 La macchina di morte dei Khmer Rossi” (euro 14,90) ce lo fa capire in una manciata di secondi: due milioni di morti, su sei milioni di abitanti. Bastava portare gli occhiali o conoscere una lingua straniera per finire in carcere ed essere torturato e ammazzato. Rithy Panh, regista del documentario e sopravvissuto al genocidio e alla detenzione, torna tra le mura di quello che fu il più grande centro di prigionia durante il regime dei Khmer rossi. I sopravvissuti, tre su diciassettemila, e le loro guardie, all’epoca ragazzini tra i quattordici e i vent’anni che si trovarono a incarcerare, torturare e uccidere le loro famiglie, per la prima volta si ritrovano. Ricordano e ci mostrano com’era la non-vita nel centro. Una riflessione altissima sul tema dello sterminio.

BEPPE CREMAGNANI ENRICO DEAGLIO GLI IMBROGLIONI

Editoriale Diario, 2007

RITHY PANH S-21 LA MACCHINA DI MORTE DEI KHMER ROSSI

Feltrinelli, 2007

WWW.ROCKETBOOM.COM

Contrasto Due, 2006

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ANNO 7 50| GIUGNO

2007

| valori | 71 |


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stilidivita

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CUCINARE E REFRIGERARE GRAZIE ALLA LEGNA GLI HOT SPOT CHE L’ITALIA VORREBBE E NON PUO’AVERE

Si chiama Stove for Cooking, Refrigeration and Electricity ed è un marchingegno che fa da frigorifero, generatore di corrente e cucina da campo interamente alimentato a legna. Il dispositivo è stato messo a punto dai ricercatori di un consorzio di università britanniche ed è stato pensato per l’uso nei paesi in via di sviluppo, la tecnologia termoacustica viene sfruttata per produrre energia. Un gas riscaldato in modo non uniforme produce delle onde acustiche che possono essere convertite in energia cinetica; invertendo il processo, le onde sonore possono sottrarre energia da un sistema e raffreddarlo. Bruciando della comune legna o altra biomassa, il cui calore puo’ essere anche per cucinare, si riscalda un’estremità di un tubo riempito di gas. Il gas si muove quindi dalla parte calda, dove si espande, verso quella fredda, dove si contrae, facendo vibrare il tubo come una canna d’organo. Le onde sonore così generate vengono raccolte per produrre elettricità, e in più mettono in moto una pompa di calore che aziona una cella frigorifera collegata al dispositivo.

| 72 | valori |

ANNO 7 N.50

Un router connesso ad una webcam che riprende il soggetto collegato a internet e raffronta l’immagine a quella del documento d’identità preventivamente mostrato. Non siamo nell’ultima roccaforte dell’impero sovietico ma in un aeroporto italiano, precisamente quello di Malpensa per il quale un provider ha presentato domanda di gestione del servizio con la complessa apparecchiatura, a metà strada tra Minority Report e il possibile interessamento di un’organizzazione per i diritti civili. Il problema è quello del sempre più imbarazzante decreto antiterrorismo Pisanu che limita l’accesso a internet a chi abbia fornito le proprie generalità e mostrato un documento d’identità a riprova. Se gli hot-spot gratuiti restano dominio della capitali europee e delle spiagge degli States è grazie a queste norme, in scadenza il prossimo dicembre. Tra le vittime anche Fon, il sistema di duplicazione del segnale adsl in modalità wireless che non permette la verifica sull’identità di chi è connesso. A rischio legalità anche il sistema Free Wi-Fi che offre connettività a chi fornisce un numero di cellulare ma non un documento.

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GIUGNO 2007

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SPIAGGE PULITE IN TOSCANA NON AL SUD

CRESCONO I CELLULARI NELL’UNIONE EUROPEA

LA BBC SCOMMETTE SULLA CITTÀ SCHERMO

La Fee (Federazione europea per l’educazione ambientale) ha assegnato le bandiere blu alle località marine italiane. Sono 96 le spiagge, contro le 90 dello scorso anno, che si potranno fregiare di questo vessillo. Tra le regioni più virtuose c’è la Toscana con 15 bandiere, segue la Liguria con 13 bandiere rispetto. Male il sud, dove la gestione dei rifiuti penalizza notevolmente anche le coste. Altre regioni in classifica sono le Marche con 12 bandiere blu, l’Abruzzo con 12 (+ 2). L’Emilia Romagna conquista una bandiera con Riccione e va a quota 9 e positiva la performance della Campania, tutta merito della provincia di Salerno, che aumenta di 2 bandiere raggiungendo quota. Veneto e Lazio mantengono 4 bandiere ciascuna, con loro si aggiunge la Puglia che perde due vessilli e cambia la geografia per le bandiere assegnate. Escluse le isole Tremiti. Stabili la Sicilia con 3 e il Friuli Venezia Giulia con 2 bandiere. La Basilicata con una. Scende invece la Calabria che da 4 passa a 2.

L’Europa non cresce demograficamente ma cresce il numero dei telefoni cellulari. Il 12° rapporto annuale sul mercato delle telecomunicazioni nell’Unione Europea dice che la penetrazione dei telefoni cellulari ha raggiunto una media del 103 per cento. Il primato spetta al Lussemburgo con 1,71 cellulari per persona, a seguire l’Italia (1,34), Lituania (1,33). I paesi con meno telefonini sono la Francia (0,82), Malta (0,83) e la Slovacchia (0,86). Il bel Paese sta un po’meglio per quanto riguarda la diffusione di internet e la banda larga, infatti è in media (15%) con il resto d’Europa. Punte di diamante Olanda e Danimarca (30%) mentre solo otto Paesi sono sotto il 10 per cento. La Ce ha comunque sollecitato una maggiore competitività attraverso una maggiore libertà nel mercato delle telecomunicazioni, caratterizzato troppo spesso da posizioni di privilegio.

Mike Gibbon è il responsabile degli eventi esterni di Bbc. Suo è il progetto “Big Screens” che sta portando nelle principali città britanniche l’installazione di facciate mediatiche interattive con finalità culturali e di comunicazione. L’esperimento, che si avvale dell’ampio archivio di Bbc ma è aperto anche a contaminazioni con il mondo dell’arte contemporanea e con proposte di intrattenimento, sta riscuotendo un notevole successo e Gibbon sarà tra i principali protagonisti del prossimo “Urban Screens 2007” che si terrà a Manchester in cui architetti, media designer e creatori di nuovi format per la comunicazione faranno il punto sullo sviluppo e la diffusione delle media facciate interattive con finalità non prettamente pubblicitarie. I principali architetti, perlopiù del nord europa e degli Stati Uniti, che hanno introdotto l’estetica delle “media facade” nell’architettura contemporanea reclamano auto-regolamentazione del media che permetta di ottemperare al duplice scopo architettonico e culturaleartistico che il mezzo permette, con una definizione urbanistica di questa sorta di nuova superficie in movimento dell’architettura.

IN UNA MAPPA I RAPIMENTI SEGRETI (O “EXTRAORDINARY RENDITION”) DELLA CIA Partendo dal sito www.appliedautonomy.com potrete compiere un viaggio che già molti, senza volerlo, hanno dovuto percorrere negli ultimi sei anni. Le chiamano “extraordinary rendition” ma il Diritto Internazionale le qualifica semplicemente come rapimenti. Sono i sequestri operati dall’agenzia statunitense Cia per “prelevare” e sottoporre a carcerazione e interrogatorio presunti fiancheggiatori di organizzazioni terroristiche islamiche. Terminal Air è un progetto di IAA, Institut for Applied Autonomy che vuole visualizzare, sulla base dei dati raccolti dall’inchiesta del Parlamento Europeo, la frequenza le destinazioni e i luoghi di transito dei voli illegali della Cia. In Italia il tema è stato dibattuto sulla stampa quotidiana per la presenza di una inchiesta della magistratura milanese che ha indagato per il rapimento di Abu Omar numerosi agenti della Cia in trasferta a Milano. Rapito in una strada del centro cittadino milanese e costretto a salire su un furgone senza insegne e con i vetri oscurati, Abu Omar è stato trasferito nella base statunitense in Italia di Aviano dove ha subito delle torture e, a seguito del suo rifiuto di collaborare con l’intelligence statunitense, trasferito in Egitto il paese da cui era fuggito nel 1993 ottenendo rifugio politico in Italia. Per il suo sequestro andranno Oltre che in Italia sono in corso inchieste giudiziarie legate a casi di extraordinary renditions anche in Svizzera, Spagna e Portogallo. A inizio 2007i magistrati di Monaco hanno richiesto l’arresto di 13 agenti della CIA per il caso analogo del cittadino tedesco-libanese Khaled el Masri.

future

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NOTIZIE POSIZIONATE CON IL SATELLITE

ESPERIMENTI PER NUOVE FORME DI EDITORIA

La sperimentazione si deve al quotidiano La Stampa di Torino ed al suo attivo sito internet. Le notizie vengono “geo-mappate” e collegate alle Google Maps per una rapida individuazione dei luoghi in cui si sono verificati i fatti raccontati. La volontà di geomappare i dati è una costante di più ricerche anche in ambito software. Microsoft Research ha allo studio da tempo un software che offre la possibilità di collegare le immagini di viaggio ad una mappa satellitare. Nikon ha presentato la sperimentazione di una reflex digitale che interagisce con un gps per posizionare le immagini al momento dello scatto. La diffusione nel mercato della grande distribuzione consumer dei navigatori satellitari ha aperto un settore di mercato che apre a sua volta nuovi scenari. Mentre il marketing avanzato presenta come frontiera della comunicazione il perdersi e l’estetica del labirinto, la comunicazione sul mercato consumer punta sulla necessità del rinfrancante posizionamento dei ricordi. Le avanguardie artistiche come spesso accade preannunciano le novità del settore con installazioni di biomapping come quelle proposte dall’artista Christian Nold.

Sul futuro dell’editoria i giochi sono aperti. I costi di carta, stampa e distribuzione sono penalizzanti e in molti casi proibitivi. Il futuro sembra essere delle nuove forme di comunicazione, mediate dalla Rete e con un forte approccio Web 2.0, la rete partecipata dagli utenti. I contenuti condivisi, commentati dagli utenti, le esperienze partecipate che vanno oltre il singolo blog in una direzione di condivisione comunitaria del progetto e degli eventi sono ormai tra le parole d’ordine e le sperimentazioni sono ormai quotidiane. Lulu.com è un sito web che si offre come editore. Il testo dell’utente viene impaginato ed è disponibile per la vendita in formato elettronico o cartaceo. Exibart.com offre la possibilità si selezionare alcune notizie che vengono assemblate automaticamente in un pdf che ogni utente può stampare da casa. Stessa logica nelle notizie “ultimo minuto” del quotidiano Repubblica. A metà strada fra l’editoria online e la freepress sono state sperimentate all’estero offerte di box negli aeroporti in cui stampare l’ultima edizione delle news gratuitamente, coniugando forme di autopromozione con nuove opportunità di raccolta pubblicitaria.

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ANNO 7 N.50

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GIUGNO

2007

| valori | 73 |


| globalvision |

UTILIZZO DI CAPACITÀ [Indice Pil - Professional Innovation, Inc.] 86%

Eurozona

82% 78% FONTE: HAVER ANALYTICS

di Alessia Vinci

della commissione Ue con una certa attenzione può risultare interessante per capire che il reddito da lavoro, e le tasse conseguenti, sono il vero motore della ripresa futura. Non i capitali finanziari che, anzi, possono causare altre crisi a cominciare da quella immobiliare. Le migliori prospettive dell’economia sono parzialmente spiegate dalla Commissione Europea nel documento sulle previsioni di primavera con un 2006 migliore delle aspettative che ha caratterizzato il più forte ritmo di espansione negli ultimi 6 anni. La domanda interna si è dimostrata in Europa più dinamica con investimenti sostenuti da elevati profitti, condizioni finanziarie tuttora favorevoli e un alto tasso di utilizzazione degli impianti oltre che a una valutazione ottimistica da parte del business. Il rallentamento “moderato” nelle aree dell’attività economica durante l’anno è tale da far restare il profilo della crescita superiore al potenziale. La degenerazione “riflette una domanda esterna leggermente più bassa e l’impatto ritardato del ritiro graduale degli stimoli monetari sulla domanda interna” (cioè l’aumento dei tassi di interesse). Nel 2006 la crescita dell’occupazione è quasi raddoppiata all’1,5% nella Ue e all’1,4% nell’Eurozona con il più forte aumento dal 2000. Ciò corrisponde a quasi 3 milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro, due milioni dei quali nell’Eurozona. L’aspettativa è che l’economia generi una crescita dell’occupazione robusta di circa 1,25% in media nel 2007 e nel 2008 sia nella Ue che nell’Eurozona. Complessivamente fra il 2006 e il 2008 saranno creati circa 9 milioni di posti di lavoro di cui 6 milioni nell’Eurozona. Le previsioni della Ciò porterà a una riduzione del tasso di disoccupazione al 6,9% commissione europea nell’Eurozona e al 6,7% nella Ue entro il 2008. Si tratta di livelli mai sono positive sia sul lato toccati dall’inizio degli anni 90. Miglioramenti anche sul fronte delle dell’occupazione sia sul finanze pubbliche: il deficit/Pil nell’Eurozona è passato dal 2,4% del fronte delle entrate fiscali 2005 all’1,6% nel 2006 (nella Ue da 1,7% a 2,3%). Ciò è conseguenza che possono cambiare principalmente dell’aumento delle entrate fiscali. Questa situazione i bilanci pubblici avrà un effetto positivo negli anni successivi: nel 2007 il deficit/Pil nell’Eurozona sarà all’1%, nella Ue all’1,2%. Nel 2008 sarà allo 0,8% e all’1% rispettivamente sulla base di politiche di bilancio invariate. Si tratterebbe del livello di deficit più basso dal 2000. Sul fronte esterno ci sono secondo la commissione europea sia rischi positivi che rischi negativi. Per quanto riguarda i primi l’economia globale può crescere più forte in particolare in Asia. Quanto ai rischi negativi una caduta più marcata del mercato imlmobiliare americano potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita globale perchè potrebbe provocare una correzione disordinata degli squilibri globale di parte corrente. Confermati anche gli altri due rischi alla crescita economica: confermato anche il rischio che può derivare da ulteriori tensioni geopolitiche attraverso una nuova crescita dei prezzi petroliferi. D’altra parte i risultati potrebbero anche volgersi al meglio tenendo conto dell’andamento del mercato del lavoro più favorevole di quanto previsto che potrebbe dare una spinta ulteriore ai consumi privati. Le stime sono state elaborate sulla base di un prezzo del barile di greggio a 66,2 dollari nel 2007 e a 70,3 dollari nel 2008. Per quanto riguarda i tassi di cambio sono state prese in considerazione le medie fra il 3 e il 18 aprile che portano a una media implicita di 1,33 dollari per euro nel 2007 e 1,34 dollari nel 2008 e a una media di di 158,9 yen per euro nel 2007 e 160 yen nel 2008.

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EGGERE LE PREVISIONI

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| 74 | valori |

ANNO 7 N.50

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GIUGNO 2007

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70% 66%

numeri 2000

2001

2002

2003

2004

123

La tecnologia spinge molto la produttività

o meno allo stesso livello, appena meglio del partner europeo. ritmi rapidisBelgio, Francia, Irlanda e – fuori dell’area euro – la Norvegia erasimi, e incalzanti, negli ultimi venti anni. Ma tutto no più avanti degli Usa. dipende, ovviamente, da come viene misurata, opeL’anno successivo la produttività Usa è aumentata del 3,5% razione non facile e controversa. Dipende anche dall’affidabilità mentre quella italiana, per esempio, è calata dello 0,2% (dopo dei dati: «Le statistiche americane sono tutte bugie», dicono alil pessimo –0,8% del 2002). In un’ora un lavoratore tedesco o cuni seri economisti, riferendosi soprattutto al fatto che esse italiano “produceva” nel 2003, secondo i dati Ocse, il 90% di tendono a sottovalutare l’inflazione e quindi a sopravvalutare il un collega americano. Altri Paesi europei restavano però più prodotto reale. Gli europei inoltre lavorano meno tempo. Non avanti degli Stati Uniti: la Fransono più pigri: preferiscono avecia (110%), il Belgio (107%) e re più tempo libero anche a coPRODUTTIVITÀ DEL MANIFATTURIERO l’Irlanda (106%). L’Olanda era sto di un reddito più basso. Se5,0% al 97%. Eurolandia nel suo condo alcuni economisti questa Business non agricolo complesso si fermava tuttavia scelta è legata alle alte aliquote 4,5% all’89% della produttività Usa: marginali delle imposte, e ha un Settore manifatturiero 4,0% pesano Portogallo, Spagna, Grecosto sociale elevato: il 9% di di3,5% cia, Finlandia, tutte indietro o soccupazione in Germania, conanche molto indietro. La crescitro il 5,5% negli Stati Uniti. 3,0% ta di lungo periodo della proIl confronto più corretto si 2,5% duttività americana è stimata basa allora su un calcolo comdel 2%, contro l’1,5% tedesco e plesso. I tecnici parlano di “Pro2,0% l’1,25% di Eurolandia nel suo dotto interno lordo a parità di 1,5% complesso. Questo significa taspotere d’acquisto per ora lavora1,0% si di interesse più alti negli Stati ta”: in base ai dati Ocse, nel 2002 Uniti che nella Uem e un valore la Germania era indietro gli Stati 0,5% 1970 1980 1990 2000/2003 teorico dell’euro a 1,28. Uniti del solo 7%. L’Italia era più

L

A PRODUTTIVITÀ AMERICANA È AUMENTATA a

FONTE: LABOR DEPARTMENT

Crescita e conti crescono col lavoro

74%

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ANNO 7 N.50

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GIUGNO 2007

| valori | 75 |


| numeridell’economia |

La bolla azionaria cinese è il rischio maggiore

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di inizio millennio. «La bolla del mercato cinese si sta espandendo rapidamente, e inevitabilmente scoppierà», scrive Yardeny. «L’economia cinese si sta surriscaldando e costringerà le autorità monetarie del Paese a continuare a restringere le condizioni di accesso al credito – prosegue – a

A BOLLA DEL MERCATO AZIONARIO

cinese è il più grosso rischio per i mercati mondiali. A dirlo Ed Yardeni, l’ex capo economista della Deutsche Bank divenuto celebre per aver anticipato il grande rialzo di Borsa degli anni ‘90 e lo scoppio della bolla del Nasdaq

CRESCITA REALE DEI PIL NEI MERCATI EMERGENTI

Cina India Russia

10%

un certo punto l’espansione cinese potrebbe diminuire significativamente e avere un impatto negativo sulla crescita economica globale». In seconda posizione della classifica stilata da Yardeni la spesa dei consumatori americani e al terzo posto il rischio speculazione finanziaria.

8%

6%

.

4%

LE NAZIONI EMERGENTI

2%

III II II II II III II II II II II II II II II I II II II II II II II

Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Agosto Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre

+14,7 +11,4 +6,2 +3,6 -7,0 +7,6 +16,3 +2,1 +5,0 +6,6 +1,3 -2,6 +12,5 +5,0 +9,9 +12,7 +4,0 +8,1 +1,9 +4,0 +5,8 +11,8 +11,7 +4,1

Ott. Sett. Ago. Sett. Ago. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Ago. Sett. Ago. Ago. 2005 Ago. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett.

BENI DUREVOLI E STRUMENTALI NEGLI STATI UNITI

Ordini per beni durevoli Ordini per beni strumentali non legati alla difesa

13,7% 10,8%

5,6% 2,3% -1,7% -7,2% -10,5% -15,5%

2001

ANNO 7 N.50

2002 |

GIUGNO 2007

2003 |

PREZZI AL CONSUMO

2004

+1,4 +2,1 +6,3 +3,3 +5,4 +0,4 +2,1 -1,2 +2,8 +10,4 +3,3 +2,1 +4,2 +4,3 +1,9 +8,7 +9,6 +1,3 +5,3 +10,0 +2,7 +6,3 +1,2 +9,2

Ott. Sett. Sett. Sett. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott. Ott. Ott. Ott. Sett. Sett. Sett. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott.

BILANCIA COMMERCIALE

TASSI INTERESSE

+177,5 Dicembre -48,8 Novemb. +38,5 Novemb. +28,6 Novemb. -4,1 Agosto +33,7 Settem. +16,7 Dicembre +21,3 Dicembre +1,3 Novemb. +12,0 Novemb. +46,1 Dicembre +22,1 Dicembre +0,3 Ottobre -5,9 Novemb. +8,0 Settem. +36,8 III Trimestre -11,1 II Trimestre -7,9 Dicembre -9,6 Novemb. -53,2 Novemb. +2,0 Novemb. - 2,8 Novemb. -4,1 Novemb. +140,8 Novemb.

3,10 7,98 6,20 5,37 6,13 3,06 4,97 2,08 4,97 10,19 13,19 5,16 6,71 7,05 4,45 10,00 9,67 4,60 9,35 19,60 2,57 8,05 5,18 11,00

VARIAZIONE % DELLA PRODUZIONE 2003-2004

Produzione manifatturiera Finanza assicurazioni Commercio dettaglio Servizi professionali e di business Istruzione, salute, prevenzione sociale Informazione Immobili, affitti, leasing Servizi di pubblica utlità Trasporto magazzinaggio Agricoltura, pesca, caccia

0%

2%

4%

6%

8%

0%

2001

10%

12%

14%

16%

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

LE PREVISIONI SUI PAESI RICCHI PAESE

PIL

Australia Austria Belgio Gran Bretagna Canada Danimarca Francia Germania Italia Giappone Olanda Spagna Svezia Svizzera Stati Uniti Area Euro FONTE: ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO

Cina +10,4 India +8,9 Indonesia +5,2 Malesia +5,9 Filippine +5,5 Singapore +7,1 Corea del Sud +5,3 Taiwan +4,6 Tailandia +4,9 Argentina +7,9 Brasile +1,2 Cile +4,5 Colombia +6,0 Messico +4,7 Perù +9,2 Venezuela +9,2 Egitto +5,9 Israele +6,2 Sud Africa +3,6 Turchia +7,5 Repubblica Ceca +6,2 Ungheria +3,8 Polonia +5,5 Russia +7,4

PRODUZIONE INDUSTRIALE

FONTE: DIPARTIMENTO DEL COMMERCIO USA

PIL

FONTE: HAVER ANALYTICS

PAESE

| 76 | valori |

FONTE: ECONOMIST INTELLIGENTUNIT-VIEWSWIRE

| numeridell’economia |

MIN/MAX 2006

MIN/MAX 2007

2,3/3,7 1,8/2,4 1,7/2,5 1,7/2,6 2,7/3,4 2,5/3,3 1,5/2,2 1,5/2,2 1,0/1,5 1,9/3,5 1,6/3,1 2,8/3,5 3,0/4,1 1,7/2,8 2,8/3,9 1,8/2,4

2,7/3,9 1,2/2,2 1,6/2,2 1,9/2,8 2,6/3,1 2,0/3,1 1,6/2,4 0,2/2,1 0,6/1,7 1,4/3,8 1,4/2,4 2,4/3,1 2,5/3,1 0,9/2,5 2,4/3,5 1,3/2,4

INFLAZIONE MEDIA 2006

MEDIA 2007

3,2 2,3 2,4 2,4 3,2 2,7 2,0 1,7 1,3 3,0 2,2 3,3 3,6 2,8 3,4 2,2

3,3 2,0 2,0 2,5 2,9 2,3 2,0 1,3 1,1 2,4 2,1 2,8 2,9 2,0 2,7 1,8

2006

2,9 2,0 2,2 1,9 2,1 1,9 1,7 1,6 2,1 0,3 1,5 3,3 1,4 1,1 2,9 2,1

2007

BILANCIO STATALE (IN % DEL PIL) 2006 2007

2,7 1,8 1,9 1,9 2,2 1,9 1,6 2,3 1,9 0,6 1,5 2,8 1,9 1,2 2,3 2,1

-5,4 +0,2 +2,2 -2,3 2,0 2,9 -1,3 3,9 -1,5 3,7 5,2 -6,9 6,7 13,1 -6,8 -0,1

-4,0 +0,2 2,3 -2,3 1,4 2,7 -1,1 3,9 -1,4 3,5 5,1 -7,0 6,3 12,4 -6,8 --------

INDICATORI DI CRESCITA ECONOMICA

4,4% 4,0%

Previsione di crescita del Pil secondo: Fmi Ocse Andamento reale 1,7%

3,1%

2,7% 2,2%

1,9% 1,1%

0,8%

0,9%

0,4% -0,4%

2001

2002

2003

2004

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ANNO 7 N.50

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GIUGNO 2007

| valori | 77 |


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indiceetico

| numeridivalori |

VALORI NEW ENERGY INDEX NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

Abengoa Ballard Power Biopetrol Canadian Hydro Conergy EOP Biodiesel Fuel Cell Energy Gamesa Novozymes Ocean Power Tech Pacific Ethanol Phönix SonnenStrom Q-Cells RePower Solarworld Solon Südzucker Sunways Suntech Power Vestas Wind Systems

Biocarburanti/solare Tecnologie dell’idrogeno Biocarburanti Energia idroelettrica/eolica Pannelli solari Biocarburanti Tecnologie dell’idrogeno Pale eoliche Enzimi/biocarburanti Energia del moto ondoso Biocarburanti Pannelli solari Pannelli solari Pale eoliche Pannelli solari Pannelli solari Zucchero/biocarburanti Pannelli solari Pannelli solari Pale eoliche

Siviglia, Spagna Vancouver, Canada Zug, Svizzera Calgary, Canada Amburgo, Germania Pritzwalk, Germania Danbury, CT-USA Madrid, Spagna Bagsværd, Danimarca Warwick, Gran Bretagna Fresno, CA-USA Sulzemoos, Germania Thalheim, Germania Amburgo, Germania Bonn, Germania Berlino, Germania Mannheim, Germania Konstanz, Germania Wuxi, Cina Randers, Danimarca

CORSO DELL’AZIONE 30.04.2007

RENDIMENTO DAL 30.09.06 AL 30.04.2007

29,53 € 5,54 CAD 6,69 € 6,45 CAD 51,80 € 8,73 € 7,04 $ 25,54 € 576,00 DKK 834,50 £ 14,80 $ 20,09 € 53,30 € 158,00 € 62,16 € 41,40 € 15,06 € 9,00 € 36,28 $ 359,00 DKK

30,15% -18,69% -19,40% 13,45% 35,99% -17,33% -13,78% 47,80% 28,49% 18,57% -1,75% 36,67% 65,02% 184,17% 43,46% 40,01% -22,69% 19,68% 30,91% 128,84%

+31,48% € = euro, $ = dollari USA, £= sterline inglesi, CAN $ = dollari canadesi, DKK = corone danesi

Un oceano di energia di Mauro Meggiolaro Se si riuscisse a trasformarne anche solo una parte in energia elettrica, la dipendenza dal petrolio sarebbe presto superata. Tra il dire e il fare, purtroppo, ci sono di mezzo ostacoli politici, normativi e tecnologici. I tempi però potrebbero essere presto maturi anche per l’energia del moto ondoso. Carbon Trust, società di consulenza inglese, sostiene che, in un futuro prossimo, il 20% del fabbisogno energetico britannico potrebbe essere soddisfatto grazie alle onde del mare. Per ora i progetti in corso nel mondo sono pochi e ancora in fase sperimentale. Ocean Power Technologies, società che abbiamo Gamesa Sede inserito nel nostro indice Valori New Energy, ne Borsa sta realizzando tre: alle Hawaii, nel New Jersey Rendimento 30.09.06 – 30.04.07 e nel nord della Spagna. L’energia, prodotta dal Attività movimento di una serie di boe, viene trasmessa alla terraferma attraverso cavi sottomarini. Progetti simili al largo del Portogallo e della Cornovaglia renderanno presto autosufficienti Ricavi [Milioni di €] oltre 20.000 abitazioni. È ancora poco, ma 2.401 molti sono pronti a scommettere che l’emergenza climatica aprirà presto i rubinetti degli 1.745 incentivi pubblici anche per l’energia pulita che viene dal mare. E a quel punto i sogni potrebbero diventare realtà. UN’IMPRESA AL MESE

L

E ONDE DEGLI OCEANI SPRIGIONANO UNA FORZA IMMENSA.

.

11,48% Amex Oil Index [in Euro] 31,48% Valori New Energy Index [in Euro] Rendimenti dal 30.09.2006 al 30.04.2007

www.qcells.de Zamudio (Paesi Baschi – Spagna) BME - Madrid + 47,80% Fondata nel 1976, Gamesa è il secondo produttore mondiale di aerogeneratori per lo sfruttamento dell’energia eolica. Dopo la vendita di Gamesa Aeronautica (aprile 2006) il numero di dipendenti del gruppo è sceso a 5.420. Nel marzo di quest’anno ha siglato due contratti con l’italiana Veronagest per la fornitura di 136 nuovi generatori nel nostro Paese. Utile [Milioni di €] Numero dipendenti 2005 2006

8.186 5.420 313 133,17

in collaborazione con www.eticasgr.it | 78 | valori |

ANNO 7 N.50

|

GIUGNO 2007

|

ETIMOS


paniere

| numeridivalori |

PREZZO TRASPARENTE: DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE RISO THAY INTEGRALE BIO CTM ALTROMERCATO 1KG

Prezzo Fob al produttore Costi accessori

1,10€ 0,23€

Margine Ctm altromercato Margine medio dettagliante Prezzo al pubblico (IVA esclusa) IVA Prezzo di vendita al pubblico

33,2% prezzo “free on board” 7,1% – nolo mare 2,7% – sdoganamento, dazio, trasporto terra, soste, altre spese 3,8% – oneri finanziari (prefinanziamento, assicurazione) 0,5% 31,0% copertura costi struttura e lavoro 29,0% copertura costi struttura e lavoro 100% 4%

1,03€ 0,96€ 3,32€ 0,13€ 3,45€

VALORI NUTRIZIONALI MEDI PER 100G DI PARTE EDIBILE DI RISO BRILLATO (AL NETTO DEGLI SCARTI)

parte edibile acqua

100% 12g

NUTRIENTI ENERGETICI PER 100G DI PARTE EDIBILE DI RISO BRILLATO (AL NETTO DEGLI SCARTI)

Carboidrati (di cui amido 72,9g) 80,4g proteine 6,7g lipidi 0,4g valore energetico 332kcal

FONTE: TABELLE DI COMPOSIZIONE DEGLI ALIMENTI, AGGIORN. 2000 ISTITUTO NAZIONALE DI RICERCA PER GLI ALIMENTI E LA NUTRIZIONE

| numeridivalori | FONTE: CTM ALTROMERCATO, 2005

|

NUTRIENTI NON ENERGETICI

QUANTO COSTA LA SPESA [IN GRASSETTO IL PREZZO AL KG]

PER 100G DI PARTE EDIBILE DI RISO BRILLATO (AL NETTO DEGLI SCARTI)

PRODOTTO

SOLIDALE

MARCHIO

BIO E CTM ALTROMERCATO

CACAO AMARO IN POLVERE

El Ceibo bio Altromercato 12,00 €/kg

Perugina

Altromercato tè nero Earl Grey 61,00 €/kg

fosforo potassio calcio sodio 5mg ferro 0,8mg

BOTTEGA DEL MONDO

94mg 92mg 24mg

TÈ IN FILTRI

fibra

1g

non incrociabili in condizioni naturali, la specie asiatica e quella africana sono state riunite nel Nerica (New Rice for Africa), che coniuga l’elevata produttività della prima e la resistenza alla siccità della seconda e si distingue per la rapida maturazione ed il maggiore contenuto proteico. Nato nel 1996 dall’idea dello scienziato sierraleonese Monty Jones e messo a punto dall'Associazione per lo sviluppo della risicoltura in Africa occidentale (ADRAO), il Nerica è stato sperimentato in Guinea e si è poi esteso ad altri Paesi africani, migliorandone la situazione economica e sociale. Di questo cereale, fonte di carboidrati facilmente digeribili e di aminoacidi ed acidi grassi essenziali per l’organismo umano, sono state create varietà ogm più ricche di ferro e di vitamina A per eliminare tali carenze nutrizionali nelle popolazioni che basano su di esso la loro alimentazione. Ben diversa la situazione in Italia che, pur essendo il primo produttore di riso in Europa, ha un basso consumo pro-capite, molto inferiore a quello della pasta, ad esempio. Dopo il brevetto USA sul basmati, coltivato in India e Pakistan, che ha causato reazioni nel governo india2004/05 2005/06 no, il riso continua ad essere protagonista della cronaca con la colti6,8 5,0 vazione in Kansas di riso ogm 1,9 1,8 contenente geni umani per la produzione di proteine da utilizzare in 2,0 1,3 alimenti addizionati o farmaci. Il ri10,7 8,1 schio di contaminazione è documentato nel rapporto Greenpeace dedicato all’argomento.

2002/03

2003/04

Lunghi

4,3

5,7

6,9

Medi

1,4

1,8

1,8

Tondi

0,5

1,1

2,1

Totale

6,2

8,5

.

* calcolato dal rapporto tra consumo apparente/popolazione

| 80 | valori |

ANNO 7 N.50

|

GIUGNO 2007

10,7

|

Perugina

Solidal

8,00 €/kg

El Ceibo bio Altromercato 13,00 €/kg

10,00 €/kg

8,66 €/kg

Twinings Earl Grey 38,50 €/kg

Tè nero Esselunga bio e Ctm Altromercato 44,70 €/kg

Altromercato tè nero Earl Grey 61,60 €/kg

Twinings English breakfast 37,60 €/kg

Tè Solidal

Twinings Lemon scented 38,00 €/kg

Tè nero al limone Solidal 32,00 €/kg

36,57 €/kg

Scotti basmati 3,24 €/kg

Altromercato basmati 5,50 €/kg

Altromercato thai integrale 3,45 €

Suzi Wan basmati 4,36 €/kg

Altromercato thai aromatico bio 3,85 €

SUCCO D’ARANCIA 100%

Altromercato 2,00 €/l

Santal non zuccherato 1,50 €

Altromercato

ZUCCHERO DI CANNA

Altromercato Dulcita bio 3,70 €/kg

Demerara Sugarville Toschi Mauritius 2,84 €/kg

Altromercato Cajta con anacardi e nocciole 6,25 €/kg

Ferrero Nutella bicchiere 200g 7,45 €/kg vaso 750g 4,52 €/kg

Altromercato

Esselunga

2,85 €/kg

1,69 €/kg

CIOCCOLATO FONDENTE TAVOLETTA 100G

Commercioalternativo Antilla cacao 70% 15,50 €/kg

Perugina Nero cacao 70% 12,00 €/kg

Altromercato bio Mascao cacao 73% 15,50 €/kg

Fondentenero Novi Solidal extra amaro extra amaro cacao 72% bio cacao 70% 9,20 €/kg 9,80 €/kg

CIOCCOLATO AL LATTE TAVOLETTA 100G

Altromercato Companera cacao 32% 11,00 €/kg

Lindt Lindor al latte 13,20 €/kg

Altromercato bio Mascao cacao 32% 15,50 €/kg

Novi cacao 30% 8,50 €/kg

Solidal bio cacao 39% 9,80 €/kg

CIOCCOLATINI ASSORTITI

Altromercato al latte ripieni 16,50 €/kg

Perugina Fantasia Grifo 13,12 €/kg

Altromercato al latte ripieni 16,50 €/kg

Perugina al latte e fondenti 11,60 €/kg

Solidal ripieni assortiti 11,00 €/kg

Altromercato bio caffè 13,00 €/kg

Lindt cioccolatini assortiti 24,32 €/kg Altromercato miscela pregiata arabica 100% 11,00 €/kg

Lavazza qualità oro arabica 100% 11,16 €/kg

Solidal arabica 100% bio 9,60 €/kg

CREMA SPALMABILE AL CACAO

BANANE

Solidal thai profumato 2,80 €/kg

Esselunga bio e Ctm Altromercato 3,38 €/kg

Solidal senza zuccheri aggiunti 1,15 €

Altromercato Dulcita bio 3,70 €/kg

Demerara 2,88 €/kg

Solidal biologico 2,80 €/kg

Altromercato Cajta con anacardi e nocciole

Ferrero Nutella

Solidal con nocciole

6,25 €/kg

4,92 €/kg

5,00 €/kg

Chiquita

Solidal biologico 2,70 €/kg

Esselunga bio e Ctm Altromercato 2,85 €/kg

Esselunga bio e Ctm Altromercato arabica 100% 12,60 €/kg

2,00 €/kg

1908 Creata la Stazione sperimentale di risicoltura e delle colture irrigue di Vercelli

[1] MEDIA DI PREZZI DI VENDITA APPLICATI IN PUNTI DI VENDITA IPERCOOP E COOP DIVERSI, IN PERIODI COMPRESI TRA FINE 2006 E APRILE 2007 [2] PREZZI MEDI NAZIONALI [3] PREZZI RILEVATI NEL PUNTO DI VENDITA, NON SONO STATE FORNITE MEDIE NAZIONALI

2003

2006

PREZZI €/KG 2005

2004

Riso bianco

75.701

75.121

72.212

74.981

1,69

1,65

1,71

Riso parboiled

40.622

41.639

41.366

43.382

1,93

1,86

1,96

Riso integrale

2.507

1.625

1.621

1.908

2,66

2,72

2,64

118.830

118.385

115.199

120.271

1,79

1,74

1,82

|

|

Totale riso

1931 Costituito l’Ente Nazionale Risi (ENR), ente pubblico economico con sede a Milano, sottoposto alla vigilanza del MiPAF 1948 Istituita alla conferenza FAO la Commissione Internazionale del Riso (allora da 12 Paesi e oggi oltre 60), che si riunisce ogni 4 anni per analizzare dati scientifici, tecnici e socio-economici 1960 Fondato nelle Filippine l’Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso (IRRI) 14 Paesi asiatici e africani 1968 Istituito a Mortara (PV) il Centro Ricerche sul Riso (CRR) 1974 Vercelli è sede della Borsa del riso

RISO: ACQUISTI DOMESTICI NAZIONALI IN QUANTITÀ [TONNELLATE] QUANTITÀ (TONNELLATE) 2005 2004

1647 Primo tentativo di coltivazione del riso in Virgini, Usa 1866 Scavo del canale Cavour e aumento della superficie coltivata; il riso italiano diventa un prodotto d’esportazione

Altromercato bio caffè 13,00 €/kg

2006

CRONOLOGIA ESSENZIALE XVI secolo Estensione di risaie in Lombardia e diffusione in Piemonte

Skipper Zuegg senza zucchero 1,33 €

2,00 €/l

Compagnia Arabica Colombia Medellin arabica 100% 12,72 €/kg

CAFFÈ MACINATO PER MOKA 250G

FONTE: ISMEA-ACNIELSEN HOMESCAN

FONTE: ELABORAZIONE ISMEA SU DATI ISTAT

2001/02

SOLIDALE2

Esselunga bio e Ctm Altromercato 14,70 €/kg

Altromercato basmati 5,50 €/kg

RISO

appartenente alla famiglia delle Graminacee e al genere Oryza, che comprende numerose specie spontanee e coltivate; da un progenitore comune si sarebbero differenziati due gruppi che hanno seguito un’evodi Anna Capaccioli luzione parallela in Asia e in Africa, portando alle due specie oggi importanti a scopo alimentare: UN NUOVO BASMATI Oryza sativa e Oryza glaberrima rispettivamente. Dalla prima sono derivate migliaia di varietà, riconDA DUE MESI nei punti ducibili a tre sottospecie a diversa distribuzione geografivendita NaturaSì e Leclerc è possibile ca: Japonica (Giappone, Corea, Cina settentrionale, Autrovare una nuova stralia, Mediterraneo, America settentrionale), adatta a referenza della gamma zone temperate, a chicco corto che assorbe moldi prodotti equosolidali e biologici Alce Nero: to liquido nella cottura; Indica, coltivata preil riso basmati valentemente nelle zone tropicali (India, certificato Fairtrade sud-est asiatico, Cina meridionale, stati in confezione da 1kg, prezzo 3,80 €, meridionali degli USA), a chicco lunproveniente dalla go, sottile, cristallino e consistente Federation of Small Farmers of the Khaddar che assorbe poca acqua nella cottuRegion, che riunisce ra; da essa deriva il Basmati; Javani900 risicoltori ca (Indonesia) con caratteristiche indi questa regione alle pendici dell’Himalaya. termedie alle altre due. Separate per migliaia di anni e

CONSUMO PRO CAPITE* [KG]

MARCHIO1

PER 100G DI PARTE EDIBILE DI RISO BRILLATO (AL NETTO DEGLI SCARTI)

Pianta dalle origini millenarie, alimento base per molte popolazioni, il riso è argomento di ricerca per la comunità scientifica e fonte di enormi profitti per le multinazionali.

I

COOP

SOLIDALE

ALTRI COMPONENTI

Il seme della discordia L RISO È UNA PIANTA ERBACEA ANNUALE

ESSELUNGA3

ANNO 7 N.50

1996 Il riso Vialone Nano Veronese, nato nel 1937 ottiene, per primo in Europa ed unico in Italia, il riconoscimento I.G.P. 2003 Campagna “Abbiamo riso per una cosa seria…” che vendendo riso Thai certificato Transfair raccoglie fondi per progetti di diritto al cibo in Paesi del Sud

GIUGNO 2007

| valori | 81 |


| padridell’economia |

valori Mensile di economia sociale,

finanza etica e sostenibilità

Anno 7 numero 50. Giugno 2007. € 3,50

Mensile di economia sociale,

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4 n° 46) art. 1, comma in L. 27/02/200 D.L. 353/2003 (conv.

1, DCB Trento

|

GIUGNO 2007

|

finanza etica e sostenibilità

S I TA L I A N A . I T

Italia Caritas

> La mattanza Fotoreportage

e onomia global rastati nell’ec scorrazzano incont

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e equity Dossier > I privat

zioni biologichedissipativa non nienze delle coltiva nell’economia Generali > Tutte le conve i che credono delle Economia etica Gli imprenditor sulla campagna all’Est Decrescita >Gli interrogativi Lavanderia > - Contiene I.P. Poste Italiane S.p.A.

H

ANNO 7 N.50

/ CONTRASTO MASSIMO SIRAGUSA

/ CONTRASTO MASSIMO SIRAGUSA

e onomia global rastati nell’ec scorrazzano incont

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| 82 | valori |

PA S T O R A L E D ELLA CEI - A NNO XL - NUM E RO 4 - W W W. CA R I TA

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4 n° 46) art. 1, comma in L. 27/02/200 D.L. 353/2003 (conv.

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.

Mensile di economia sociale,

maggio 2007

e equity Dossier > I privat

ARSANYI OLTRE A RIPROPORRE ALCUNI PRINCIPI DELL’UTILITARISMO come parte di una generale teoria del comportamento etico e sociale, ha scritto, usando la teoria dei giochi, bellissimi saggi sul funzionamento dei meccanismi di potere, ha denunciato i limiti dell’idea di lotta di classe e delle teorie sociali olistiche e funzionaliste, inadatte a cogliere la varietà degli interessi di un individuo, le differenze e i conflitti tra i suoi obbiettivi economici e non economici, di breve e lungo periodo, individuali e di gruppo, a livello nazionale e internazionale, e proponendo una analisi alternativa delle istituzioni sociali e dei meccanismi di scelta collettiva». Lo ha spiegato Simona Morini, docente di storia e filosofia della conoscenza all’università di Siena ma, soprattutto, allieva e traduttrice del grande matematico ungherese, in occasione delle commemorazioni per la sua morte. «Harsanyi ha sostenuto che gran parte dei valori sociali sono il frutto di semplice ignoranza, denunciando la tendenza a considerare i propri valori e il proprio modo di vita superiore agli altri per mancanza di informazione su come si potrebbe vivere in condizioni diverse, o per incapacità e riluttanza a inventare delle possibili alternative», ha precisato ancora Morini aggiungendo che il suo maestro abbia «sottolineato il ritardo e la lentezza con cui i valori si adattano ai cambiamenti sociali, e proposto un’analisi dei meccanismi di cambiamento di tali valori». John Charles Harsanyi (nella sua lingua natale Harsányi János) nasce il 29 maggio 1920 a Budapest dove si laurea in farmacia e più tardi prende il PhD in filosofia Il professore ungherese, specializzandosi in sociologia. Dopo la seconda guerra mondiale premio Nobel dell’economia si trasferisce, in Australia, a Sydney, dove consegue il Master con John Nash e Reinhard in Economia. In seguito si stabilirà negli Stati Uniti e prenderà Selten, ha sottolineato un secondo PhD in economia presso la Stanford University. il ritardo e la lentezza Nel 1994 il professore ungherese ha vinto il premio Nobel con cui i valori si adattano in Economia insieme a John Nash e Reinhard Selten per i loro studi ai cambiamenti sociali nel campo della teoria dei giochi. Il contributo principale di Harsanyi a quest’ultima è consistito nello sviluppo delle analisi dei “giochi dell’informazione incompleta”, chiamati giochi Bayesiani. Ha anche lavorato all’uso della teoria dei giochi e dei ragionamenti economici nel campo della filosofia politica e morale. La moderna teoria utilitarista messa a punto da Harsanyi nel 1988 infatti, propone di distinguere le preferenze individuali (o personali) degli agenti dalle loro preferenze sociali (o morali). Con la teoria generale del comportamento razionale Harsanyi afferma: «l’approccio che sostengo ripartisce la teoria generale del comportamento razionale in tre branche: la teoria dell’utilità, quella dei giochi, che è la teoria del comportamento razionale di due o più individui che interagiscono, ciascuno dei quali intende perseguire i propri interessi, siano essi di tipo egoistico o altruistico, quali essi sono rappresentati dalla loro funzione di utilità (o funzione di vincita), e l’etica, che è la teoria dei giudizi di valore morale razionali, e cioè dei giudizi razionali di preferenza basati su criteri impersonali e imparziali. Mentre la teoria dei giochi riguarda gli interessi individuali eventualmente in conflitto (ma non necessariamente egoistici), l’etica può essere considerata la teoria degli interessi comuni (o del benessere generale) della società». Harsanyi è morto nel 2000 dopo aver insegnato per oltre 30 anni alla Business and Economics at the University of California, Berkeley.

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Dieci numeri annui di Valori

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Undici numeri annui di Nigrizia a 47 euro

Dieci numeri annui di Italia Caritas a 40 euro

Nove numeri annui di .eco a 50 euro

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Leggo doppio Leggo solidale Novità 2007 per i lettori. Valori a casa vostra, insieme a Nigrizia, l’unico mensile dell’Africa e del mondo nero, oppure con IC, il mensile della Caritas Italiana, o con .eco, il mensile dell’educazione sostenibile. Per capire meglio la società e il mondo che ci ruotano attorno, nel segno della solidarietà. Alleanza di pagine e idee, a un prezzo conveniente.

Bollettino postale

c/c n° 28027324

Intestato a:

Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1 - 20125 Milano

Causale:

Abbonamento “Valori + Nigrizia” oppure “Valori + Italia Caritas” oppure “Valori + .eco”

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Intestato a: Causale:

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Attenzione: A garanzia di una corretta ed immediata attivazione dell’abbonamento, inviare copia dell’avvenuto pagamento al fax 02 67491691 (oppure pdf all’indirizzo segreteria@valori.it) e scheda abbonamento compilata in tutte le sue parti (scaricabile su www.valori.it)


Mensile Valori n.50 2007  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità

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