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gennaio 2014

Dalla resilienza alla rigenerazione

la politica industriale per il lavoro utile

Giuseppe Carpentieri http://peppecarpentieri.wordpress.com

prima edizione gennaio 2014 seconda edizione marzo 2014 terza edizione aprile 2014


Documento estratto da Prosperanza, di Giuseppe Carpentieri, Creative Commons, 2014

Immagini in copertina tratte da Luca Reale, La cittĂ compatta, Gangemi Editore, 2012 Vauban quartiere di Friburgo Morgan e Sindall http://annualreport2009.morgansindall.com/directors-report/business-review/urban-regeneration.html Art&Build Waterwalk http://www.artbuild.eu/projects/master-planning/waterwalk

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Dalla resilienza alla rigenerazione

Questa breve premessa ha la modesta ambizione si suggerire un'autocritica all'intero sistema educativo poiché concepito secondo un modello sociale figlio della concezione l'illuministica e del mondo industriale, attraverso la diffusione del ragionamento deduttivo e lo studio dei classici. Scuola e università di basano ancora su un modello cognitivo che sviluppa esclusivamente un'abilità di tipo accademica, e in questo modo il modello educativo esprime giudizi errati su individui brillanti (pensiero divergente) che si convincono di non essere intelligenti, perché giudicati da un modello obsoleto che distrugge la creatività anziché riconoscerla. Siamo a cavallo di un'epoca e il nostro modello educativo è obsoleto rispetto al processo di cambiamento che stiamo vivendo. Ad esempio, l'arte è penalizzata dall'odierno modello educativo poiché anestetizza i giovani che subiscono un'istruzione stile linea di fabbrica (crescita standardizzata e conformizzata), divisi per classi ed età. Questo approccio sbagliato è stato accettato da buona parte delle università per logiche di profitto (copyright, brevetti, royalties), e così un'obsoleta cultura industriale ha prodotto convenzioni economiche (estimo, creazione della moneta dal nulla, borse telematiche) prive di valenze scientifiche, biologiche e fisiche in maniera tale da condizionare le scelte politiche che governano il territorio e l'ambiente. «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti» 1, afferma il premio nobel Robert B. Laughlin. Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi» 2. Queste considerazioni tendono a suggerire il fatto che le conoscenze e le tecnologie utili ad un'evoluzione esistono, ma non vengono distribuite affinché tutti possano migliorare la propria esistenza. Nell'epoca post-industriale, nell'epoca della post-crescita (Fabris 2010), della «fine del lavoro», accade che gli interessi mercantili delle multinazionali si concentrano nei paesi chiamati in via di sviluppo, mentre nell'Europa i cittadini possono riappropriarsi degli strumenti necessari (organizzazione politica, tecnologie alternative) per rigenerare la propria città, senza attendere che le autorità istituzionali diano il corretto impulso politico, sia perché la classe politica è spesso lenta e inadeguata per farlo, sia perché non ha interesse nel farlo. Invece la storia e le attuali tecnologie ci insegnano che oggi possiamo realizzare alcuni sogni descritti dagli utopisti dell'ottocento. Alcune città europee, sviluppando la resilienza (Beatley 2012; Coyle 2011), stanno cogliendo l'opportunità di "aggiustare" la propria città, ed è sufficiente confrontare le esperienze per avviare questo cambiamento nelle altre città (Bazzanella, et al. 2012). La storia ci insegna che l'umanità ha saputo realizzare un ottimo equilibrio fra città, abitanti e ambiente, un equilibrio durato circa sei millenni fino alla prima rivoluzione industriale, cioè fino alle metà del XVIII secolo. Le innovazioni tecnologiche delle rivoluzioni industriali sono dipese dalle fonti energetiche fossili (petrolio e gas) determinando una dipendenza delle comunità dalle stesse. Queste innovazioni hanno stimolato l'aumento della popolazione nelle città e un aumento dell'inquinamento atmosferico (Lima 2010), delle acque potabili e dei suoli prodotto dagli scarti di queste tecnologie, poiché non biocompatibili. I sistemi di comunicazione hanno trasformato i valori delle comunità attraverso la programmazione mentale (pubblicità e istruzione). Secondo il critico conservatore Joseph Epstein, sono sempre più numerosi gli adulti «prigionieri di uno stato mentale assimilabile a quello dello studente di liceo» 3, nella sostanza c'è una regressione verso l'ethos infantilistico che rende gli individui incapaci scegliere in autonomia a con consapevolezza (Barber 2010).

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Robert B. Laughlin, Crimini della ragione, Bruno Mondatori, 2009 Estratto dal video condiviso su youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita) < http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI> 3 Benjamin R. Barber, Consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 26 2

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Grazie alle innovazioni tecnologiche in poco meno di 200 anni le città sono transitate dalle fonti rinnovabili alle fonti fossili tramite le reti del gas. Carbone e carbonella furono sostituite dal gas, si diffuse la rete elettrica e le automobili sostituirono i cavalli, poi nacquero i sistemi di trasporto pubblici. All'inizio del secolo scorso si costruirono reti fognarie, reti idriche e sistemi di raccolta dei rifiuti urbani. Si stima che l'umanità abbia raggiunto il primo miliardo di abitanti intorno al 1830 impiegando due milioni di anni, il secondo miliardo è stato raggiunto nel 1930, mentre si è giunti a sei miliardi nel 1999. Un'altra teoria calcola che dodicimila anni fa, quando nacque l'era agricola, la popolazione mondiale era stimata in circa 10 milioni di abitanti, con l'avvento dell'era cristiana si arrivò a 250 milioni ed alla fine del XVIII secolo si sfiorava il miliardo di abitanti. Con l'accelerazione post industriale, dal 1950 al 2000, si passò da 2,5 a 6,1 miliardi di abitanti (Lima 2010). All'esplosione demografica ha corrisposto un aumento dei consumi e la crescita illimitata di merci inutili. L'onnipotenza di tale sviluppo è prodotta dalla sinergia tra l'innovazione permanente della tecnoscienza, la globalizzazione mercatista e la pervasività mondiale della finanza, senza frontiera, anonima e on-line. Essa è giunta a un supersfruttamento biotech della terra al punto da distruggere un terzo dei prodotti annuali; e una sterminata produzione di merci che invade ogni angolo del globo 4. L'intero sistema culturale costruito negli ultimi 150 anni questi secoli ha commesso l'errore di cancellare valori umani e leggi della natura attraverso un'ideologia dannosa e obsoleta. In biologia l’autopoiesi è la capacità di riprodurre sé stessi che caratterizza i sistemi viventi in quanto dotati di un particolare tipo di organizzazione, i cui elementi sono collegati tra loro mediante una rete di processi di produzione, atta a ricostruire gli elementi stessi e, soprattutto, a conservare invariata l’organizzazione del sistema (dizionario Treccani). Il termine resilienza viene usato in meccanica, in ingegneria per indicare la capacità dei materiali a resistere, mentre in psicologia indica la capacità umana ad adattarsi e di affrontare le avversità della vita. Mentre per rigenerazione si intende nel senso sociale, morale o religioso, rinascita, rinnovamento radicale, redenzione che si attua in una collettività: rigenerazione morale, civile, politica di un popolo, di una nazione, della società (dizionario Treccani). Il termine “rigenerazione urbana” appare nel lessico della pianificazione urbanistica inglese alla metà degli anni settanta. Nel 1993 fu istituita un’agenzia a livello nazionale, Urban Regeneration Agency (URA) con competenze nel tema della “rigenerazione urbana”. In ambito urbanistico è possibile individuare una periodizzazione del concetto di “rigenerazione urbana” che parte dal dopoguerra – piani di ricostruzione – fino agli anni novanta, cioè dalla ricostruzione dei centri storici ed urbani promossa dallo Stato fino alla nascita delle agenzie pubbliche-private degli anni ottanta. Secondo il Metropolitan Istitute at Virginia Tech la "rigenerazione urbana" ha principi base: avviare un coordinamento fra i settori, creare una visione olistica, rigenerare le persone prima dei luoghi, creare partenariati a tutti i livelli di governo, creare capacità nel settore pubblico, coinvolgere la comunità locale nella pianificazione. Pertanto la rigenerazione si basa sulla "scienza della sostenibilità" con particolare attenzione ai bisogni sociali delle comunità. Circa l'obiettivo rigenerare le persone dal 1991 nasce una rete internazionale INURA 5 che prova a realizzare progetti di auto gestione locale dal basso. Nel giugno 1996 INURA "premia" l'esperienza Exodus 6 nel campo dello sviluppo sociale (Cottino 2009). Prima della “rigenerazione”, l’urbanistica conobbe un concetto simile: il “rinnovamento urbano” (urban renewal) che nacque in Inghilterra come reazione alle cattive condizioni igieniche degli 4

Manifesto UIA, "Dalla crisi di megacity e degli ecosistemi verso eco-metropoli e l'era post-comunista", in Per un'architettura come ecologia umana, (a cura di) Antonietta Iolanda Lima, Jaca Book, pag. 260, 2010 5 International Network for Urban Research and Action 6 E' l'esperienza di auogestione del collettivo Exodus nel quartiere Marsh Farm a Luton.

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abitanti nel periodo della rivoluzione industriale del XIX secolo. In Italia venne approvata la legge 2359/1865 che riguardava l’espropriazione per pubblica utilità ed intervenire per risanare le città, poi la legge 2892/1885 per risanare Napoli. In quel secolo Ildelfons Cerdà nel 1854 pubblicò la teoria dell’urbanizzazione prima, e nel 1867 la Teoria generale dell’urbanizzazione. Cerdà ebbe l'enorme merito di iniziare la scienza dell'urbanistica ponendo al centro del dibattito il tema della corretta pianificazione per consentire a tutti i cittadini, senza distinzioni di classi sociali, di poter godere ed usufruire dei servizi in funzione dei bisogni umani: igiene, circolazione urbana e giusta politica fondiaria. Dello stesso secolo la pubblicazione di Camillo Sitte, Der Städtebau nach seinen künstlerischen Grundsätzen (1889), L’arte di costruire la città. Nel 1898 Ebenezer Howard pubblica Tomorrow, a peaceful path to real reform, poi ripubblicato col titolo Garden cities of tomorrow. Lo scopo di Howard era migliorare le condizioni abitative attraverso il controllo della densità, l'affollamento e trasferendo parti delle città grandi in piccole città più equilibrate. Il finanziamento di questa operazione si reggeva sulla rendita fondiaria mescolando cooperazione e competizione per trasferire i profitti alla comunità. Dal punto di vista della sensibilità ecologica nel 1828 Gilbert Laing Meason ispirato dai dipinti verdeggianti dei pittori italiani pubblica On the landscape architecture of the great painters of Italy. Lo scopo di Meason era quello di importare nel sul paese una corretta progettazione del paesaggio per integrare le residenze con parchi e giardini. La sua iniziativa ha fatto nascere una specializzazione della progettazione "l'architettura del paesaggio", e nel 1899 nacque l'American Society of landscape architects. Nel 1915 Patrick Geddes pubblica Cities in evolution una sorta di manuale per guardare e progettare le città cogliendone lo spirito e la bellezza, capace di alimentare l'interesse e la volontà collettiva, dove ogni problema trova la sua soluzione. Geddes crea una città concettuale, Eutopia, fatta di impiego razionale delle risorse e della popolazione, di progresso dell'uomo e di miglioramento dell'ambiente. Pertanto nel filone dell'urban renewal accade che negli USA, nel 1958 venne approvato un programma per il rinnovamento urbano (Federal Urban Renewal programm) e favorire le trasformazioni urbanistiche per migliorare le condizioni ambientali nelle città. In Italia, ci furono i piani di ricostruzione – D.L. 145/1945 – per soddisfare il fabbisogno abitativo (dagli anni ’50 fino agli anni ’70), poi ci fu la L.457/1978 con le zone di recupero ed i piani per il recupero del patrimonio edilizio esistente, poi vennero i “programmi complessi” e la “programmazione regionale”, cioè “interventi di recupero” e “riqualificazione” urbana attraverso diversi strumenti tecnico-giuridici. I “programmi complessi“ trovavano copertura finanziaria sia dai fondi europei che da quelli nazionali e dalle Regioni (Ombuen e Ricci 2000). Ad esempio, l’esperienza dei Programmi Urban nei centri storici, avviata nel 1994 fino al 1999, che coinvolse 16 Comuni, poi ci furono 46 Comuni coinvolti dai Contratti di Quartiere approvati dal Comitato esecutivo del CER, e poi 9 aggiuntivi approvati dal Parlamento, con risorse della legge 94/1982 che poi trovano la luce a gennaio del 1998. E poi l’esperienza dei programmi PRUSST (Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile sul Territorio) ove 127 furono dichiarati idonei, con 87 casi finanziati con risorse del CIPE di cui alla legge 341/1995. A questi dati vanno aggiunti le esperienze dei piani regionali con gli interventi di recupero, i programmi integrati di intervento ed i programmi di recupero urbano. Di recente i Governi hanno lanciato l’iniziativa “piano città“, ma con scarse risorse: 318 milioni. Cittadini e istituzioni hanno la grande opportunità di rigenerare le città. Si potrebbe ri-adottare il metodo ideato da Saverio Muratori per i centri (Lettura dell’edilizia di base), e la "scienza della sostenibilità" per quelle parti di città ove sono stati costruiti edifici pubblici INA e PEEP. Per l'Italia è determinante finanziare un piano di prevenzione nazionale circa il rischio sismico e intervenire sul

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patrimonio storico-artistico con interventi di miglioramento e adeguamento 7, poiché si rende necessario applicare la prassi della manutenzione, presupposto primario della prevenzione. Nel 2000 Peter Roberts e Hugh Sykes pubblicano il Manuale della rigenerazione urbana (Urban regeneration, a handbook). Attualmente, in Inghilterra il legislatore promuove Agenzie di Rigenerazione Urbana 8 (URCs) per fornire una rigenerazione sostenibile e stimolare gli investimenti nelle città, mentre negli USA il Metropolitan Istitute at Virginia Tech 9 promuove ricerche e programmi concreti sulla “rigenerazione urbana”: Vacant Property Research Network Background (VPRN). Nell'ambito della ricerca accademica, per le grandi metropoli emerge il tema del giusto dimensionamento delle città abbandonate e/o in contrazione (shrinking cities), o di parti di esse che sono diventate obsolete rispetto ai cambiamenti in corso: recessione e crisi energetica. Nel 2008 Path Murphy pubblica Plan C 10 per chiunque fosse interessato a vivere con un consumo energetico più basso, più sano ed uno stile di vita più sostenibile. Nel 2012 Joseph Shilling ed Allan Mallach pubblicano una guida per i pianificatori: Cities in Transition: a guide for practicing planners. Sul tema della qualità urbana, nel 2011, il Comune di Roma incarica l'associazione Audis (Associazione delle aree urbane dismesse) per scrivere un protocollo atto a valutare la qualità dei progetti di trasformazione urbanistica. Il risultato è una matrice che indica gli obiettivi generali ed operativi della qualità urbanistica, architettonica, dello spazio pubblico, sociale, economica, ambientale, energetica, culturale e paesaggistica. Il lavoro di definizione del protocollo si basa sulla Carta della Qualità della Rigenerazione Urbana, pubblicata da Audis nel 2008, risultato ultimo di un lungo confronto tra soggetti pubblici e privati impegnati con successo nei piani e progetti di rigenerazione urbana in tutta Italia. Nel mondo professionale esiste una competenza, una strategia per uscire dalla recessione, e ci sono numerosi casi studio che mostrano buoni e cattivi esempi, buoni e cattivi modelli (Angotti 2011; Berry, Deddis e McGreal 2013; Colantonio e Dixon 2011). La sperimentazione e gli errori hanno consentito di migliorare le proposte progettuali, così come migliorare i modelli gestionali, amministrativi, economici e politici (Diamond, et al. 2010). Il patrimonio edilizio italiano che va dagli anni ’50 sino agli anni ’80, dimostra che non c’è tempo da perdere, e bisogna intervenire per prevenire danni (rischio sismico, idrogeologico) e sprechi evitabili (efficienza energetica), e ripensare l’ambiente costruito di quelle città e di quei quartieri ove la qualità di vita è ancora bassa (servizi, comfort, ambiente e mobilità sostenibile) (Di Biagi 2001; Turchini e Grecchi 2006). Dal punto di vista degli architetti che si occupano di conservazione e restauro è noto che bisogna produrre piani e programmi industriali volti a tutelare il patrimonio esistente attraverso la prevenzione 11 che consente di fare interventi puntali poco costosi, ma efficaci (minimo intervento) che ci consentono di prolungare la vita degli edifici e di continuare a godere dei beni pubblici e privati evitando i danni e i costi di interventi drastici. Nel 1960, sotto la guida culturale di Giovanni Astengo, fu promosso il manifesto denominato Carta di Gubbio al fine di individuare linee guida per salvaguardare e risanare i centri storici. Un Paese come l'Italia non può permettersi di non programmare la tutela della propria ricchezza che determina l'identità stessa del nostro territorio. 7

D.M.24/01/1986. La migliore ipotesi di intervento è la verifica statica e la relativa manutenzione del costruito valutando caso per caso. Pertanto, per gli edifici in muratura si opera una diagnosi dei dissesti ed i conseguenti metodi di bonifica controllando i singoli elementi strutturali effettuando il maggior numero di verifiche possibili. 8 http://collections.europarchive.org/tna/20100911035042/http:/www.homesandcommunities.co.uk/urban_regeneration_ companies 9 http://www.mi.vt.edu/research/urban-regeneration/ 10 http://www.communitysolution.org/plancbook.html 11 Giovanni Carbonara, "Questioni di tutela, economia e politica dei beni culturali", in Avvicinamento al restauro, Liguori editore, 1997, pag. 597.

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Dal punto di vista dell'uso razionale dell'energia è importante ridurre la domanda di energia da fonte fossile (petrolio e gas) perché esistono sprechi evitabili con l’impiego di diversi “accorgimenti” e l’uso di nuove tecnologie. Gli edifici sono sistemi termotecnici e quelli che non disperdono energia facendoci stare bene anche d’estate sono i migliori (comfort). I materiali hanno caratteristiche termofisiche e per farsi un’idea corretta è sufficiente comprendere queste misure 12 (conduzione, convezione, irraggiamento). Un edificio che disperde energia termica produce un costo/spreco, e questo può rappresentare la base economica per finanziare la ristrutturazione edilizia. E’ il tipico ragionamento economico-finanziario delle ESCo (Energy Service Company) che realizzano profitti tramite progetti finalizzati all’efficienza energetica e l’uso degli incentivi alle fonti alternative. I cittadini potrebbero avviare una ESCo, tramite la banca locale, e finanziare la ristrutturazione edilizia dei volumi esistenti con l’obiettivo di realizzare una rete intelligente (smart grid). In questo modo diventeranno produttori e consumatori (prosumer) di energia, ma soprattutto liberi e indipendenti dalle SpA. L’atteggiamento appena descritto si può tradurre concretamente promuovendo cooperative edilizie ad hoc (iniziativa privata), e già esistono esempi progettuali di questo tipo che stanno rigenerando interi quartieri migliorando la qualità di vita. Dal punto di vista della resilienza urbanisti, progettisti, sociologi, agronomi, geologi, biologi e fisici, possono informarci sul fatto che le città e le loro istituzioni non stanno governando luoghi e risorse in maniera responsabile ed equilibrata, poiché abitanti ed ambiente si trovano in condizioni di forte disarmonia dal punto vista ecologico, sociale ed economico (Wheeler 2013; Tallen 2013). Dal punto di vista sanitario secondo l'OMS i fattori che determinano uno stato di benessere sono biologici, ambientali, sociali, culturali, economici; lo stato di salute è condizionato da un equilibrio psicofisico del soggetto in sé e nel suo rapporto con l'ambiente che lo accoglie 13. Secondo l'OSCE e l'TTI 14 uno degli aspetti che determina l'aumento delle patologie 15 (decessi, disturbi respiratori, disturbi cardiovascolari) nelle città è l'inerzia politica che fa aumentare la complessità del problema (congestione del traffico). Da questo punto di vista Amburgo e Copenaghen rappresentano esempi da seguire poiché puntano a ridurre drasticamente l'uso delle automobili per favore pedoni e biciclette16. Si rende necessario pensare ed organizzare le istituzioni in maniera resiliente per affrontare correttamente i momenti di crisi, e attivare risorse utili a raggiungere l’equilibrio: ecologico, sociale, ed economico. Una progettazione resiliente, tramite l’approccio olistico, si occupa di stimolare l’organizzazione necessaria per realizzare città sostenibili e prosperose, non più dipendenti da minacce esterne o interne (crisi morale, d’identità, culturale, alimentare, energetica, ambientale ed economica). Dal punto di vista della decrescita, una progettazione resiliente è l’opposto dell’obsolescenza pianificata 17. Ad esempio, uno degli obiettivi sintetici della sostenibilità Prima di tutto bisogna prendere familiarità con la conducibilità termica λ [W/mk] (capacità di un materiale a condurre calore) e questa caratteristica deve essere ben evidenziata. Più la conducibilità di un materiale è bassa e maggiore sarà il vostro risparmio. La resistenza termica s/λ [m2K/W] e in fine bisogna conoscere la trasmittanza termica U=1/RT [W/m2K]. Ad esempio, le case certificate come CasaClima Oro hanno U < 0,15 W/m2K sia per la parete esterna, sia per il tetto e Uw ≤ 0,80 W/m2K per i serramenti. Solitamente, dopo una diagnosi energetica utile a rilevare dispersioni lungo i “ponti termici” (nodi strutturali, finestre …) i progettisti intervengono con materiale coibente e con infissi migliori per ridurre la domanda di energia termica (gas metano) e poi integrano la domanda di energia elettrica con l’impiego di un mix tecnologico rispetto alle risorse locali (sole, vento, acqua, geotermico). 13 Stefano Campolongo (a cura di), Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 3. 14 Texas Transportation Institute 15 OMS, ANPA, ITARIA studio del 1998 su Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, in Qualità urbana, stili di vita, salute, Hoepli, 2009, pag. 165. 16 Marta Albè, "Amburgo addio alle auto entro 20 anni. Sarà la prima città car-free d'Europa", <http://www.greenme.it/informarsi/citta/12213-amburgo-car-free> (ultimo accesso 10 gennaio 2014) 17 Fonte Wikipedia: L'obsolescenza programmata o pianificata (in inglese: planned obsoloscence o built-in obsolescence) in economia industriale è una politica volta a definire il ciclo vitale (la durata) di un prodotto in modo da renderne la vita utile limitata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure 12

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forte è il benessere ecologico, sociale ed economico, ma non necessariamente crescita, con analisi multi-criteria obbligatorie 18. Una città o una società progettata male spreca risorse e fa aumentare il PIL19 quando non sarebbe affatto necessario, una città resiliente è una comunità del buon senso, una città “durevole” ed equilibrata, poco energivora 20 e riduce il PIL selettivamente poiché non prevede gli sprechi delle città progettate male. Per rigenerare le città dal punto di vista energetico è necessario avere un approccio strutturale e possiamo sintetizzare in quattro punti la strategia da attuare: 1) minimizzare la necessità di energia negli edifici (ridurre/cancellare la domanda di energia da fonte fossile); 2) minimizzare la necessità di energia nei trasporti; 3) utilizzare le tecnologie che garantiscono la massima efficienza energetica; 4) massimizzare la quota di fonti rinnovabili nel mix energetico. Secondo il "Protocollo della qualità urbana" 21 gli obiettivi operativi puntano a migliorare forma ed efficienza della città attraverso un ampio equilibrio e integrazione tra residenze, servizi, lavoro e tempo libero per costruire aree urbane vissute lungo l'arco della giornata. Si punta a migliorare le connessioni territoriali dell'area, del quartiere e della città, considerando i temi della sostenibilità ambientale. Dal punto di vista della qualità architettonica si considerano le esigenze dei nuovi modi di abitare, del vivere, del lavorare e della socialità considerando l'obiettivo del risparmio energetico. La rigenerazione deve tener conto di soluzioni residenziali diversificate per fasce di reddito, età, dimensione del nucleo familiare; bisogna offrire servizi alle imprese ed ai lavoratori e sviluppare l'interazione col contesto urbano conservando l'attività lavorativa all'interno dell'area considerata. Tutto ciò deve accadere in equilibrio con l'ambiente creando spazi pubblici che favoriscono la convivenza, l'aggregazione sociale e la partecipazione. I piani di ricostruzione (anni '50) e le espansioni delle città progettate male durante le speculazioni edilizie, quelle del boom economico degli anni ’60 e le espansioni urbanistiche degli anni recenti dal 1996 al 2007, sono poco resilienti poiché non sono state il frutto di un'attenta valutazione e maturazione culturale dal punto di vista della sostenibilità, esse fanno aumentare il PIL poiché sprecano risorse e peggiorano la qualità della vita. Così come sono state poco resilienti le costruzioni abusive "sanate" a partire dagli anni '80. Per nulla resiliente l'ideologia dell'ossimoro sviluppo sostenibile che sorregge l'impianto culturale delle prime direttive europee circa la valutazione ambientale 22, e persino la matrice del "Protocollo di Roma Capitale" conserva un indicatore obsoleto circa la qualità economica dei progetti e cioè la «crescita economica duratura nel tempo», ignorando ancora una volta sia l'entropia e sia i limiti naturali, e andando in contraddizione con la sostenibilità forte che auspica «il benessere ecologico, sociale ed economico, ma non necessariamente crescita» 23. La tutela del paesaggio 24 se continua ad essere concepita nel piano ideologico della crescita difficilmente troverà un vera tutela, che può essere tradotta in azioni

semplicemente "fuori moda", in modo da giustificare l'entrata nel mercato di un modello nuovo. <http://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata> (ultimo accesso 31/12/2013) 18 Giuseppe Longhi, "Sostenibilità urbana e territoriale", in Il nuovo manuale dell'urbanistica, a cura di Leonardo Benevolo, Mancosu editore, 2009, pag.D15. 19 Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico quasi il 90% del patrimonio edilizio italiano (più o meno 13,5 milioni di edifici) ha un fabbisogno energetico di circa 220-250 kWh/m² anno, ovvero consumi di 25 litri di gasolio per m². Una quantità pazzesca di energia dissipata; il vero “buco nero” del sistema energetico nazionale. Se si vuole incidere veramente sui consumi energetici bisogna quindi pensare di ridurre innanzitutto i consumi termici delle preesistenze architettoniche. Stefano Fattor, "Obiettivo 2018: risanare le preesistenze a costo zero", in CasaClima N.1, Agenzia CasaClima, 2009, pag.20. 20 Persino l’ultima direttiva europea (2012/27/UE) parla di un piano di decrescita energetica che intende ridurre la dipendenza dagli idrocarburi per aumentare l’impiego delle fonti alternative. «L’efficienza energetica costituisce un valido strumento per affrontare tali sfide. Essa migliora la sicurezza di approvvigionamento dell’Unione, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia». 21 AUDIS, Protocollo qualità urbana di Roma Capitale, 2012 22 D.Lgs. 3 aprile 2006 n.152 23 in Il nuovo manuale dell'urbanistica, a cura di Leonardo Benevolo, Mancosu editore, 2009, pag.D15. 24 art.10 Legge 6 settembre 2002 n. 137 e D.Lgs. 22 gennaio 2004 n.42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

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efficaci se il legislatore compie un salto culturale adottando principi di bioeconomia e nuovi paradigmi culturali, non più mercantili. Una parte della ricerca architettonica e urbanistica ritiene che bisogna "riprogettare" l'isolato 25 controllando la densità al fine di migliorare la qualità urbana, ed evitare di sprecare risorse. Attraverso la corretta comprensione dell'isolato si possono immaginare strategie di ri-costruzione per periferie, centri e parti di città (Panarei, Castex e Depaule 2008; L. Reale 2012). Ripensare quelle espansioni in maniera resiliente significa prevedere una riduzione del PIL nel luogo periodo e garantire una qualità della vita alle future generazioni, garantire subito nuova occupazione utile e creare prosperità. Una comunità è resiliente quando l’intero patrimonio culturale, storico, artistico, architettonico non subisce gravi danni dall’azione del sisma e dal rischio idrogeologico poiché la comunità ha saputo realizzare un adeguato piano di conservazione e riuso. Rigenerare pensando alla resilienza significa che i cittadini insieme alle istituzioni diventano produttori e consumatori di energia grazie alla “generazione distribuita” che sfrutta le fonti energetiche 26 alternative, significa che gli abitanti si spostano prevalentemente a piedi, con "bici pedelec" (a pedalata assistita) o con i mezzi pubblici, significa che una parte del cibo è auto prodotta, o proviene dall’ambito regionale grazie all’agricoltura sinergica, significa che le città hanno giacimenti di risorse regionali provenienti dalle demolizioni selettive 27 e che tutte le materie prime seconde (i rifiuti) sono riciclate e riutilizzate; significa che l’acqua è pubblica. Una comunità resiliente è equilibrata, e pertanto si cancellano le disuguaglianze dando un’opportunità a tutti gli abitanti. Ecco un esempio pratico di processo resiliente, creativo e razionale: scuole, università, cittadinanza ed istituzioni si concentrano a sviluppare “competenze specifiche forti” per gli individui circa il tema dell’eco-efficienza (scienza della sostenibilità), mentre istituzioni, imprese e associazioni sviluppano “competenze traversali” attraverso un’organizzazione e un metodo di lavoro per processi, sui progetti; il risultato sarà una facile rigenerazione territoriale. Tutte le energie mentali si concentrano sui progetti, e si attivano modalità di lavoro condivise per tendere all’obiettivo comune: prosperità attraverso la rigenerazione. Sarebbe saggio istituire una cabina di regia nazionale per garantire copertura finanziaria valutando la qualità dei progetti di rigenerazione urbana e rispettare i tempi prefissati. Alcuni casi studio circa interventi di “recupero edilizio e sostenibilità“: in Francia (Operation Programmée d’Amelioration de l’Habitat, fine anni settanta) con il quartiere Perseigne nel Comune di Alençon in Normandia con un intervento di recupero di un quartiere di edilizia sociale con le teorie della partecipazione, il quartiere Bethoncourt intervento di recupero con piccole demolizioni e ricostruzioni, il complesso residenziale Quai de Rohan a Lorient con un intervento di rimodellazione con aggiunta e sottrazione di volumi; in Germania (Istitut fur Erhaltung und Moderniieung von Bauwerken, primo progetto del 1991 su Berlino Est): edifici residenziali in Büchnerstrasse a Leinefelde in Thüringen; e in Danimarca (Urban Renewal Company, 1994): blocco residenziale Hedebaygade sito in Outer Vesterbro a Copenaghen, per quanto la città danese stessa rappresenta un modello di architettura sostenibile, tutela del paesaggio urbano e mobilità urbana ove la bicicletta è l'alternativa costante all'automobile. Questi casi studio rappresentano un miglioramento della qualità funzionale e spaziale con strategie di riqualificazione alla scala di quartiere, dell’edificio e dell’alloggio e l’impiego di tecnologie con sfruttamento dell’energia solare con sistemi passivi ed attivi.

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Luca Reale, La città compatta, Gangemi editore, 2012 Giuseppe Carpentieri, "energia basta poco", 28 marzo 2011, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/03/28/energia-basto-poco/> (ultimo accesso 31/12/2013) 27 Giuseppe Carpentieri, "società e lavoro", 26 settembre 2013, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2013/09/26/societa-e-lavoro/> (ultimo accesso 31/12/2013) 26

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Esempi concreti sono presenti in diverse città europee28. Le rivoluzioni industriali hanno trasformato le nostre città in ambienti per le automobili 29, adesso bisogna ridisegnare i luoghi urbani partendo dall’uomo 30 e quindi notiamo l’aumento delle aree pedonalizzate, e delle piste ciclabili. Quando i motori a combustione saranno sostituiti con i più efficienti motori elettrici avremo anche un’aria più pulita. Gli edifici hanno le forme che gli architetti preferiscono ma sembrano prevalere rapporti e forme “classiche”. Densità ragionevoli affinché si prevenga la sovrappopolazione. Uso del suolo, acqua, rifiuti, energia, biodiversità, mobilità, sociale e morfologia urbana sono i paradigmi di una città sostenibile. Citiamo alcuni esempi: Hammarby Sjöstad (Stoccolma): un quartiere per 25 mila abitanti che recupera un’area industriale e portuale, Hafen city (Amburgo): prevede anche la realizzazione di aree a tutela della biodiversità, Rieselfeld (Friburgo) l'area di 70 ettari con 4200 alloggi e 12.000 abitanti comprende anche il quartiere Vauban di 34 ettari ove, fra il 1998 e il 2006, si riqualifica un'area militare dismessa e si insediano 5000 abitanti con servizi pubblici, verde pubblico, attività commerciali, artigianali e industriali; GWL (Amsterdam): recupero di un’area urbana precedentemente occupata da un’azienda, Bo01 (Malmo), recupero di una vasta area portuale. A San Jose, California nel 1995 sorge un progetto di rivitalizzazione di un'area produttiva dismessa (30 ettari) e si interviene con alta densità e mixitè funzionale e sociale; in località Bremerton Dowtown, Washington si recuperano quartieri ("città della marina e centro culturale") con alta densità, mix di funzioni e spazi pubblici di qualità; a Parigi su un'area di 50 ettari nel quartiere Bercy (realizzazione 1988-1992) intervenendo con mixitè sociale, social housing e nuovi spazi pubblici; in Scozia a Glasgow nel quartiere Gorbals progettazione di funzioni miste (realizzazione: 2002): abitazioni, attività direzionali e commerciali, residenze per studenti, usi alberghieri, attività artigianali e verde pubblico. Un altro esempio paradigmatico è la rigenerazione del quartiere francese nella cittadina di Tübingen in Baden-Württemberg (Germania), un'area di 60 ettari riprogettata da cooperative edilizie puntando alla densità edilizia con mixitè funzionale, uso di energie rinnovabili e filiera corta. Ci sono state diverse esperienze e buone pratiche di recupero urbano, dal punto di vista energetico ed urbano, con l’obiettivo di migliorare la qualità tecnologica delle abitazioni e la qualità urbana degli spazi aperti. Anche in Italia, metà anni ’90 (“programmi complessi”), abbiamo avuto casi di recupero nei centri storici attraverso specifici piani e strumenti legislativi, e riqualificazione delle aree urbane degradate. I modelli più recenti e interessanti sono rappresentati da “progetti di comunità” e di “pianificazione partecipata“. La ricaduta positiva di questi interventi è il soddisfacimento del bisogno di casa, l’offerta di lavoro, e la realizzazione di spazi comfortevoli. Da un lato ci sono i metodi di ispirazione liberista ove i progetti sono sostenuti dal capitale privato che trasforma interi quartieri secondo logiche speculative, e da un altro lato ci sono i “progetti di comunità” tramite progetti che puntano alla sostenibilità, alla coesione sociale e alla tutela di tutti gli abitanti. Gli strumenti utilizzati sono i diradamenti urbanistici, le demolizioni e le ricostruzioni, e la razionalizzazione delle aree pubbliche, tutto ciò al fine di creare migliori condizioni di vita, migliore qualità edilizia e incentivare il mix funzionale. Un’interessante visione è raccontata da Claudio Saragosa in Città tra passato e futuro, altri suggerimenti sono espressi nella collana Natura e artefatto di Donzelli editore; altrettanto 28

Giuseppe Carpentieri, "città sostenibile 2", 20 marzo 2013, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2013/03/20/citta-sostenibile2/> (ultimo accesso 31/12/2013) 29 Giuseppe Carpentieri, "possedere un'auto", 12 aprile 2011, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/04/12/possedere-un-auto/> (ultimo accesso 31/12/2013) 30 Giuseppe Carpentieri, "decrescita e architettura", 19 ottobre 2011, dal diario peppecarpenteiri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/10/19/decrescita-e-architettura/> (ultimo accesso 31/12/2013)

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interessante la proposta di rileggere I classici dell’urbanistica moderna al fine di interpretare correttamente il cambiamento necessario che avvolge i temi del territorio, l’abitare e gli insediamenti umani. Verso la fine del 2010, Legacoop lancia una suggestione denominata “cooperative di comunità” per affrontare l’attuale recessione e tentare di soddisfare i bisogni dei cittadini. Lo scopo è mantenere vive e valorizzare comunità locali a rischio di deperimento, quando non di estinzione. Alcune per far fronte alla mancanza o al venir meno di servizi basilari per la comunità, come scuole, negozi, servizi socio-assistenziali. Altre da motivazioni ambientalistiche e di valorizzazione delle risorse del territorio. Altre ancora dalla necessità di rispondere a crisi occupazionali determinatesi nelle aree circostanti. Il mondo delle professioni ha soluzioni, mentre in questa fase del dibattito politico, sembra che l’approccio italiano 31 al tema sia alquanto immaturo ed anacronistico: “stop al consumo di suolo” (auspicio condivisibile, ma strano e tardivo), poiché il consumo indiscriminato del suolo c’è già stato, ed ha visto l’apice della battaglia negli anni ’60 con la sconfitta della proposta dell’allora Ministro, Fiorentino Sullo, che mirava a risolvere il problema della speculazione edilizia legata alla rendita e al “regime dei suoli”. Già nel 1946 Hans Bernoulli affrontò il tema pubblicando Die stadt und ihr Boden e denunciando i guasti provocati dalla privatizzazione dei suoli che determina l'impossibilità di una gestione collettiva della pianificazione urbana. Sullo propose l'esproprio preventivo delle aree edificabili al fine di applicare l'interesse pubblico esercitato dai Comuni. La proposta di Sullo risolve alla radice il problema della rendita poiché acquisite le aree, il Comune provvede alle opere di urbanizzazione primarie e cede, a mezzo di asta pubblica, il diritto di superficie sulle aree destinate all'edificazione, che restano di proprietà del Comune. A base d'asta pubblica viene assunto un prezzo pari all'indennità di esproprio maggiorata del costo delle opere di urbanizzazione e di una quota per spese generali 32. Dopo la Carta di Atene del 1933 un gruppo di progettisti ritenne utile aggiornarla e nel 1977 proposero la Carta urbanistica di Machu Pichu in undici punti: città e regione; la crescita urbana; le funzioni integrate; l'abitazione; i trasporti; la disponibilità del suolo urbano; risorse naturali e inquinamento ambientale; tutela e preservazione dei valori culturali e del patrimonio storicomonumentale; la tecnologia; attuazione dei piani; progettazione urbana e architettonica. Nonostante le evidenze, sin dagli anni '80 prevalse l'ideologia dell'ossimoro sviluppo sostenibile, nel solco della crescita infinita. Solamente dopo l'evidente crisi morale e finanziaria, e la rilettura dei rapporti pubblicati sull'ambiente e la salute umana, tornò nel pensiero degli urbanisti una vera sensibilità ecologista che oggi tende alla scienza della sostenibilità, e prende in considerazione il concetto di bioeconomia antitetico allo sviluppo sostenibile. Per realizzare la sostenibilità lo Stato dispone ancora dello strumento giuridico dell'esproprio per pubblica utilità, sempre meno utilizzato per favorire logiche politiche ispirate dal liberismo per soddisfare interessi e capricci privati che spesso usurpano diritti, ambiente e territori. L'atteggiamento immaturo dei politici italiani circa il governo del territorio si riscontra anche nelle recenti proposte di legge che assecondano il desiderio delle lobbies, riproponendo gli strumenti della crescita che auspicano lo "stop al consumo del suolo" attraverso la spinta della rendita immobiliare, perché considerano corretto assegnare premi volumetrici al fine di realizzare progetti convenienti attraverso la rendita stessa. Tutt'oggi la convenienza economica dei progetti non si misura con l'etica, l'ecologia e la qualità urbana. La radice culturale che sta dietro a questo pensiero è l'ossimoro sviluppo sostenibile. L'economia ortodossa ed i criteri estimativi non conoscono la

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Giuseppe Carpentieri, "sul governo del territorio", 13 luglio 2013, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2013/07/13/sul-governo-del-territorio/> (ultimo accesso 31/12/2013) 32 Edoardo Salzano, Fondamenti di urbanistica, Editori Laterza, pag. 120

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bioeconomia 33, e nella consuetudine politica si continua a confondere i concetti di valore e prezzo, ignorando cosa sia la reale ricchezza 34: capacità creativa, flussi di energia e materia, paesaggio e patrimonio. Fra gli specialisti dell'urbanistica è noto che la gestione collettiva dei beni comuni subisce una visione proprietaria del territorio che orienta la visione della politica. Politica e beni vengono edulcorati da raffinati tecnicismi e dispositivi di perequazione e compensazione utilizzati per organizzare il disegno dello spazio e assegnare i diritti in assenza di una vera e propria visione politica, piuttosto alla presenza di una sempre più diffusa inconsapevolezza delle conseguenze 35. Una seconda fase di speculazione c'è stata fra il 1996 ed il 2007 attraverso un'espansione edilizia con un'enorme concentrazione delle risorse verso il mattone, operata da famiglie, imprese e settore pubblico. Fra il 2007 e il 2013 il valore delle costruzioni perde il 30% e il mercato crolla del 50%, gli occupati si riducono di 400mila unità. In Italia ci sono 250-300mila nuove abitazioni invendute e le imprese falliscono 36. Secondo l’Osservatorio Oice/Informatel le gare di ingegneria e architettura mai così male dal 1997 37, questo dato drammatico mostra la possibile distruzione di un ambito strategico: la progettazione. Il paradigma della crescita ha indirizzato i progettisti verso soluzioni insostenibili e creato questa eccessiva produzione edilizia in maniera analoga al boom della speculazione degli anni '60, creando il paradosso di una nuova domanda abitativa per i ceti meno abbienti. Se queste risorse fossero state finalizzate all'eco-efficienza attraverso la rigenerazione, oggi non avremmo alloggi invendut i, ma quartieri migliori, non avremmo disoccupati, ma imprese più qualificate attraverso l'innovazione richiesta dall'impiego delle nuove tecnologie necessarie per migliorare gli edifici esistenti. A questa inadeguatezza culturale rispetto alla transizione epocale che stiamo vivendo, si aggiunge il danno economico dell'incapacità amministrativa, tant'è che in ambito locale Regioni e Comuni non riescono a spendere i soldi pubblici dei Programmi Operativi Regionali e dei Programmi Operativi Nazionali, e così in Provincia di Salerno solo l’11% dei fondi disponibili è stato erogato 38, 129 milioni su 1,2 miliardi disponibili. Secondo l'Istat nell'ottobre 2013 il tasso di disoccupazione è giunto al 12,5% , quella giovanile è al 41,2% (15-24 anni), e l'inattività 36,4% (15-64 anni). Nonostante i dati allarmanti Parlamento e grandi imprese non sembrano capaci di stimolare la creazione di lavoro utile. L'espansione urbanistica è condizionata da un paradigma culturale obsoleto, la crescita, e dalla finanza locale snaturata dall'uso del diritto privato in ambito pubblico, dall'obbligo del pareggio bilancio e l'uso di oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, con la conseguenza di distruggere ambiente e paesaggio, di fatto violando la Costituzione. Il legislatore ha indirizzato Regioni, Sindaci e Consigli comunali nel dare priorità alla ragioneria contabile attraverso la svendita della ricchezza e del valore unico dello Stato: acqua, cibo, paesaggio, patrimonio architettonico, storico ed ambientale. Il problema culturale degli amministratori è confondere il concetto di valore col concetto di prezzo e costo, così che la reale ricchezza viene distrutta.

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Nicholas Georgescu-Roegen (1906 - 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l'economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica 34 Secondo Frederick Soddy (1877 - 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell'entropia 35 Camilla Perrone, Il governo del consumo del territorio, Firenze Univerity Press, 2012, pag. IX 36 Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, in Il giornale dell'architettura N.116, inverno 2013 37 Olimpia Ogliari, "Osservatorio Oice gare di ingegneria e architettura mai così male dal 1997", (http://www.edilone.it/osservatorio-oice-gare-di-ingegneria-e-architettura-mai-cosi-male-dal1997_news_x_19880.html), 21 novembre 2013 38 Ansa, "Fondi UE speso solo l'11%, 1mld bloccato", (http://www.ansa.it/web/notizie/notiziari/oec/2013/11/04/FondiUe-speso-solo-11-1-mld-bloccato_9565943.html), 4 novembre 2013.

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Oggi, gli stessi costruttori edili hanno dubbi circa l'espansione urbanistica per ovvie ragioni, nessuno comprerebbe le nuove case per la perdita di potere d'acquisto dei salari. Negli anni duemila, parlare di "stop al consumo di suolo" non serve, poiché la recessione ha fatto implodere il sistema delle costruzioni, e le città italiane presentano molti problemi: alcuni omogenei come la consuetudine a deliberare piani urbanistici sovradimensionati, e molti altri problemi eterogenei (cattiva progettazione degli spazi urbani, assenza e/o cattiva distribuzione di standard e servizi, alta densità, bassa densità, inquinamento atmosferico, degrado urbano, etc.), grazie a cattive decisioni politiche del passato, e all’obsoleta cultura della crescita per la crescita 39 fine a se stessa. La religione della finanza, non solo ha distrutto il capitalismo, ma anche la democrazia rappresentativa favorendo una recessione legata ad obsoleti paradigmi: PIL, petrolio ed espansione monetaria (rapporto debito/PIL e spread) (Stiglitz, Fitoussi e Sen 2010). E’ giunto il momento di distinguere il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Per creare lavoro utile bisogna fare un'evoluzione culturale e ridurre gli sprechi, e questa idea di buon senso entra anche nel campo urbanistico ed edilizio. Si tratta di avere il giusto atteggiamento verso il danaro, strumento di misura, e finalizzare il lavoro in obiettivi precisi ed utili. Sul piano culturale i progettisti stanno sperimentando la "scienza della sostenibilità", ed il ruolo delle committenze pubbliche e private deve cogliere questa opportunità per realizzare soluzioni migliori. Se distacchiamo il concetto di lavoro dal concetto di utilità possiamo intuire che non tutti i lavori sono utili e scegliere di sostenere solo quelli utili. Finalizzando il lavoro sulla rigenerazione urbana attraverso la sostenibilità è possibile creare occupazione virtuosa avendo cura degli ambienti costruiti e garantendo un prolungamento di vita delle città, consentendo alle future generazioni di crescere in ambienti migliori dal punto di vista ecologico, culturale, sociale e occupazionale. Persino le leggi 40 suggeriscono di adottare il concetto di qualità architettonica e urbanistica come bene sociale, il fine è tutelare la qualità dell'ideazione e della realizzazione architettonica cui si riconosce la rilevanza pubblica ai fini della tutela del paesaggio e il miglioramento dell'ambiente e della qualità della vita. Anche in questa proposta è ancora presente l'ossimoro sviluppo sostenibile che contrasta con la sostenibilità, ma è sufficiente cancellare l'ossimoro. Dal punto di vista dell'urbanistica una direzione giusta, molto nota, è la discussione decennale intorno agli standard (quantitativi e qualitativi). La Legge Urbanistica Nazionale (LUN, L. 1150/1942) ed il noto D.M. 1444/68 introdussero le cosiddette dotazioni minime (attrezzature e servizi) da garantire agli abitanti delle città (18 mq/ab per i Comuni che hanno una previsione di abitanti superiore ai 10mila). Tutti i Comuni hanno l'obbligo di garantire questi spazi minimi, ma è altrettanto noto il fatto che gli standard non considerano le peculiarità locali: ad esempio i flussi turistici e il pendolarismo, ed in questo modo la valutazione fatta sugli abitanti residenti risulta sottodimensionata. Nel corso del tempo la cultura cambia, e mutano i bisogni della popolazione con un incremento della domanda di servizi legati alla cultura e al tempo libero. Il dibattito suggerisce di introdurre uno strumento denominato Piano integrativo dei Servizi Urbani (PSU), per assecondare sia le capacità creative progettuali, e sia i bisogni reali dei cittadini individuando le giuste misure (dimensionamento), le giuste densità e la corretta distruzione funzionale, morfologica, tipologica, ambientale ed ecologica degli standard considerando le caratteristiche dei luoghi. Mentre la prassi progettuale si occupa dei numeri (la quantità minima: 18 mq/ab), da diversi anni si parla di standard qualitativi. L'obiettivo è progettare piani urbanistici con servizi di qualità e non solo di quantità. Alcune Regioni si sono dotate della possibilità di un piano dei servizi, ma il PSU non è previsto dalla LUN, pertanto il legislatore dovrebbe introdurre il PSU al fine di garantire maggiore flessibilità ai piani mirando alla qualità dei servizi minimi necessari.

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Giuseppe Carpentieri, "questa crescita è distruttiva", 8 maggio 2013, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2013/05/08/questa-crescita-e-distruttiva/> (ultimo accesso 31/12/2013) 40 Riforma Urbani, disegno di legge sulla qualità architettonica presentato il 5 dicembre 2008 (S. 1264)

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Dal punto di vista culturale, la scelta politica di puntare sulla bellezza dell’Italia 41 è un insieme di strategie che vanno nella direzione di migliorare la qualità della vita, e per farlo bisogna agire parallelamente in tanti ambiti finora sottovalutati o ignorati. Esistono diverse linee politiche in ambito europeo: “Patto dei Sindaci”, “Rete rurale nazionale” 42, “Smart cities“ 43, “European green capital” 44 che possono essere adottate, queste vanno nella direzione giusta, ma l’UE è un blocco giuridico, poco democratico, e burocratico molto lento rispetto alle esigenze di cambiamento dei Paesi periferici che abbisognano di piani nazionali urgenti, con moneta sovrana libera dal debito immediatamente disponibile, come fanno USA e Giappone. Cittadini e progettisti devono produrre soluzioni credibili, suggerire modifiche sulla fiscalità e indirizzare il credito pubblico e privato verso la qualità ecologica della rigenerazione. Per fortuna nostra la Costituzione è ancora in vigore, inapplicata, ed obbliga legislatore e istituzioni nell'intervenire per soddisfare la domanda di abitazione e servizi per tutti i cittadini. L'esperienza dimostra che in passato lo Stato, attraverso i Comuni, ha soddisfatto il bisogno dell'alloggio (anni '60), ma non ha saputo tutelare l'ambiente; per evitare gli stessi errori bisogna finanziare l'idea culturale: la rigenerazione urbana, anziché l'alloggio. Bisogna stimolare i Comuni nel cambiare i propri piani regolatori prevedendo la qualità urbana, architettonica ed ecologica dei progetti attraverso la sostenibilità, così da un lato si evita il consumo del suolo e da un altro si prevede il sostegno alla qualità urbana rispettando il territorio e migliorando la qualità di vita degli abitanti, ove mancano ancora gli standard urbanistici e gli standard di qualità del BES 45. Il 15 giugno 2013 ISTAT e CNEL pubblicano il primo rapporto UrBES 46, cioè il benessere equo e sostenibile nelle città. Se il 5% dei prossimi finanziamenti europei 2014-2020 andranno per un "piano città", bisogna 41

Giuseppe Carpentieri, "Bellezza e lavoro, rigenerare i piccoli centri", 7 maggio 2013, dal diario peppecarpentieri.wordpre.com, <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2013/05/07/bellezza-e-lavoro-rigenerare-ipiccoli-centri/> (ultimo accesso 31/12/2013) 42 Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali http://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1 43 Commissione europea, http://setis.ec.europa.eu/set-plan-implementation/technology-roadmaps/european-initiativesmart-cities 44 Commissione europea, http://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/ 45 Istat e Cnel, BES 2013, pag. 186. "Una grande ricchezza non adeguatamente tutelata". Il patrimonio culturale del nostro Paese, frutto congiunto di una straordinaria stratificazione di civiltà e della ricchezza e diversità dei suoi quadri ambientali, rappresenta un valore inestimabile per la collettività. La lunga e complessa continuità storica dell’insediamento umano su un territorio relativamente piccolo e fortemente eterogeneo del punto di vista climatico e geomorfologico ha prodotto, infatti, un’accumulazione di beni culturali e un mosaico di paesaggi umani unici al mondo per consistenza e rilevanza. Tuttavia, il patrimonio storico e artistico soffre, oltreché delle contenute risorse economiche destinate al settore, di un insufficiente rispetto delle norme e di una non puntuale azione di controllo da parte delle Amministrazioni: il paesaggio è minacciato da una continua e spesso incontrollata espansione edilizia, cui si aggiungono le conseguenze negative determinate dalle radicali trasformazioni dell’agricoltura, con l’abbandono di ampie porzioni del territorio rurale. Il disagio che ne deriva è avvertito da una quota non marginale della popolazione italiana, in termini di insoddisfazione per il paesaggio nel luogo di vita e, più generale, di preoccupazione per il depauperamento delle risorse paesaggistiche: un segnale allarmante per quello che per secoli è stato identificato come “il giardino d’Europa”. 46 Istat e Cnel, rapporto UrBES, giugno 2013, pag. 6. Il nucleo centrale del Rapporto è costituito dai 15 capitoli redatti dai Comuni, con i quali si è voluto fornire una prima descrizione delle tendenze e dei livelli di benessere nelle città italiane, applicando in termini omogenei i concetti e le metodologie del Bes. Ogni città è stata chiamata a leggere i dati che la riguardano, in modo da fornire una rappresentazione multidimensionale dello stato del benessere nella propria realtà locale e delle linee di evoluzione che si sono manifestate nel periodo dal 2004 al 2011-2012, in modo da includere la crisi economica iniziata nel 2008 che rappresenta un preciso momento di demarcazione. A differenza di altri approcci molto diffusi nella letteratura sulla qualità della vita, non si è voluto dare un rilievo specifico alle graduatorie tra territori; l’accento, invece, è stato posto prioritariamente sulle dinamiche di sviluppo in direzione di un crescente benessere nonché sulle criticità e i margini di miglioramento che ogni territorio presenta nei diversi ambiti del Bes. Ciò ha comportato una sfida impegnativa sul piano delle scelte concettuali e degli indicatori da utilizzare. Gli indicatori del Bes erano stati pensati in modo da essere disaggregabili a livello regionale e, quindi, è stata necessaria una riflessione attenta su quali informazioni potessero essere adottate per descrivere il benessere delle città. Pertanto, il Rapporto UrBes si basa su un sottoinsieme di indicatori Bes disponibili a livello comunale o almeno provinciale.

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cogliere l'opportunità di migliorare l'ambiente costruito e desiderare di progettare dentro i quartieri dell'edilizia pubblica degli anni '50, '60, '70 privi di qualità. Cittadini e istituzioni dovrebbero puntare alla scelte strategica di costruire nuove abilità e capacità per rigenerare quartieri e città, poiché attraverso la partecipazione diretta, alla co-progettazione è possibile rispondere in maniera adeguata ai bisogni reali degli abitanti e agevole l'inclusione sociale attraverso nuova occupazione che deriva dal prendersi cura della propria città. Questo processo differenzia la riqualificazione urbana dalla rigenerazione urbana. Attraverso la rigenerazione oltre alla qualità dei progetti c'è la qualità della partecipazione attiva degli abitanti che diventano protagonisti del cambiamento. Si tratta di sviluppare la capacità di riconoscere i problemi locali (capacity building), attrarre risorse per risolverli e inventare soluzioni efficaci 47. La comunità degli abitanti può avere l'opportunità di essere parte attiva nella riorganizzazione dei sistema delle competenze locali. E’ evidente che le città italiane presentano ancora diversi problemi che non sono stati risolti e possono avere una buona soluzione con un cambio di paradigma culturale, attraverso il ripristino della sovranità degli Stati. (Krugman 2013) Inoltre sappiamo bene che non esistono solo le città, ma anche i piccoli centri urbani e pertanto abituati a credere che le città siano il centro dell’universo abbiamo commesso l’errore di trascurare i piccoli centri e la campagna 48. Se ci pensiamo bene negli ultimi quarant’anni abbiamo trascurato e danneggiato un immenso patrimonio culturale ed ambientale. Rafforzare la politica dei parchi e adottare il concetto rigenerativo per i piccoli centri rappresenta un'opportunità per le piccole comunità e transitare verso la "civiltà contadina modernizzata" con le tecnologie alternative e puntare alla sovranità alimentare. La crisi industriale innescata dai processi di globalizzazione e dall’assenza di piani e di politiche monetarie adeguate ai cambiamenti in corso, la disoccupazione creata dalle imprese che preferiscono delocalizzare per massimizzare i profitti (violando palesemente la Costituzione), la crisi della manifattura e dall’artigianato e tutti gli effetti recessivi di questa transizione suggeriscono che bisogna ripartire da una nuova politica economica che non trascuri i piccoli centri. Un nuovo paradigma economico alternativo all'obsoleta economia del debito ha l'energia di sostenere programmi politici e "piani città" per gestire il territorio e la pianificazione, per riusare e recuperare quartieri e luoghi urbani aumentando il comfort e la qualità della vita. Un’adeguata politica agricola a sostegno delle tecniche naturali e della qualità dei prodotti, ed un riuso dei luoghi urbani abbandonati con l’inserimento di servizi culturali, e la qualità degli spazi urbani, potrebbero rappresentare una strategia efficace per nuova occupazione e migliorare le condizioni di vita per circa dieci milioni di italiani che vivono nei piccoli comuni.

I costi della rigenerazione La valutazione di un'attività si misura con indicatori economici e finanziari figli di un'epoca che volge al termine e sta lasciando alle presenti e future generazioni danni irreversibili. La pubblica amministrazione (PA) e gli advisor delle banche valutano l'analisi dei costi di un progetto rispetto ai flussi di cassa entrate-uscite che devono produrre un profitto in un arco di tempo. PA e advisor valutano gli indici di redditività (TIR tasso interno di rendimento e VAN valore attuale netto) e gli indici bancabilità (DSCR debt service cover ratio e LLCR loan life cover ratio), i valori e la lettura di questi indici sintetici insieme all'analisi del bilancio (DER debt equity ration, debito/equity, posizione finanziaria netta PFN/equity, ICR interest cover ratio) ci dicono se esiste l'equilibrio economico finanziario dell'attività. Questi indicatori non hanno alcun collegamento con le leggi che governano la vita di questo pianeta, soprattutto gli indici finanziari hanno come unico scopo l'espansione dell'economia del debito e produrre denaro dal denaro, ad esempio la percentuale del 47

Paolo Cottino, Competenze possibili, Jaca Book, 2009 Giuseppe Carpentieri, "I luoghi della decrescita felice", 21novembre 2012, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2012/11/20/i-luoghi-della-decrescita-felice/> (ultimo accesso 31/12/2013) 48

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TIR Equity o TIR degli azionisti che misura la redditività che gli azionisti riusciranno ad ottenere dal capitale proprio investito. Per capire meglio di cosa stiamo parlando è sufficiente sapere che i piani finanziari sono costruiti per garantire un profitto monetario agli investitori attraverso il debito, anche se l'attività dovesse fallire. Nel sistema attuale - finanza di progetto - esiste un paradosso, un'attività che non ricorre al debito risulta più sconveniente per gli investitori privati. Come si risolve? E' sufficiente che lo Stato torni ad essere sovrano sulle politiche monetarie e industriali dando priorità alla sostenibilità sociale ed ecologica dei progetti, anziché finanziaria, anziché perseguire un profitto poiché non l'obiettivo della pubblica amministrazione. La bioeconomia ci informa che bisogna tener conto di costi che l'economia classica ignora sempre: gli effetti collaterali di cattive progettazioni e trasformazioni che fanno aumentare l'entropia. Le città costruite male stanno facendo pagare i danni ambientali, sanitari, e sociali a tutti i cittadini. Un esempio banale per capire di cosa parliamo, pensiamo all'effetto di una pessima mobilità, di una cattiva distribuzione dei servizi che peggiora la nostra qualità di vita poiché trascorriamo ore nel traffico consumando idrocarburi inquinanti, oppure gli edifici che disperdono energia perché progettati male. Come misurare il danno economico per l'assenza di biblioteche civiche? Come misurare l'infelicità per l'assenza di teatri? L'assenza di piste ciclabili? Come misurare l'infelicità per l'assenza di parchi, spazi aperti e il mare pulito? Come non tener conto della felicità di coltivare un orto sinergico? Come ignorare l'opportunità di realizzare quartieri autosufficienti energeticamente? L'economia classica ignora questi costi mentre l'approccio multi-criteria considera anche questi aspetti che fanno comprendere l'importanza di rigenerare le città costruite male. Il contenuto tecnico di un piano regolatore generale (piano strutturale comunale, piano urbanistico comunale) attribuisce a ciascun suolo (zona) particolari destinazioni d'uso e particolari quantità e tipologie di edificazione, espresse in indici e parametri di carattere sintetico e analitico. La città è percepita come prodotto d'un processo economico ed i soggetti che interagiscono misurano gli scambi di questo processo con la moneta. Una volta lo Stato forniva la moneta necessaria per soddisfare gli obiettivi dei piani regolatori - costruzione degli standard minimi necessari - attraverso l'istituto dell'esproprio, e il finanziamento diretto. Da qualche decennio è consuetudine cercare la moneta necessaria nel libero mercato, pertanto mercificando i suoli saranno i soggetti privati a finanziare gli standard minimi necessari previsti per legge. Pertanto, circa il governo del territorio i Comuni applicano un paradigma materialista e si comportano come i soggetti privati cercando un profitto attraverso le logiche del mercato per pagare i servizi pubblici. In questo processo i Comuni attribuiscono un prezzo ai suoli edificabili - generando una rendita - ed i privati per realizzare i propri interessi pagano quel costo e la costruzione dei servizi pubblici. La rendita fondiaria è un plusvalore monetario generato dal nulla senza alcun criterio di merito, essa è un costo/prezzo che avvantaggia solo i privati e non l'interesse generale, oggi è consuetudine usare le tecniche perequative nei piani al fine di realizzare l'interesse generale, ma gli interessi privati prevalgono sul bene comune. Facciamo un esempio per capire/ricordare di cosa parliamo, nel 2009 un suolo agricolo bolognese poteva costare 3 €/mq e reso edificabile poteva avere il prezzo di 50 €/mq, questo plusvalore prodotto senza merito e senza lavorare, ma generato dal nulla da una semplice deliberazione politica non è mai stato utilizzato per il bene comune. Esistono criteri e metodi per recuperare questa ricchezza prodotta dal nulla e destinarla alla realizzazione di standard e servizi pubblici. Le Amministrazioni pubbliche condizionate dall'obbligo del pareggio di bilancio hanno usato/usano i proventi dell'attività edilizia (oneri di urbanizzazione) per pagare la "spesa corrente" dei comuni, di fatto incentivando il consumo di suolo agricolo per conseguire l'obbligo del pareggio di bilancio. Il problema di questo processo è noto, poiché non si tiene conto della profonda differenza concettuale fra valore, e prezzo e costo. I piani, nonostante debbano garantire la realizzazione di standard minimi, possono distruggere valore - paesaggio, ambiente, patrimonio architettonico - ad un determinato prezzo e smentire il principio costituzionale della tutela del paesaggio, dei patrimoni e del diritto alla salute. Per questo motivo l'espansione urbanistica che produce un aumento dei 16


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capitali non è di per se un valore, se questa operazione danneggia l'ambiente, il paesaggio e la qualità morfologica della città. Nei piani regolatori generali tutto ciò che riguarda indici e superfici edificabili (carico urbanistico) rappresenta una merce, ma non è certo che questa merce sia un valore per la collettività e per l'interesse pubblico. I piani dovrebbero distinguere i beni dalle merci e pensare in un modo diverso. Le tecniche di scambio come la perequazione dovrebbero riflettere un cambio di paradigma poiché i premi volumetrici generano una rendita che probabilmente non è necessaria per l'interesse pubblico. Bisognerebbe comprendere che i valori, i beni, sono prioritari rispetto alle merci, e quindi bisognerebbe puntare al bene sociale, all'eco-efficienza e alla sufficienza energetica, alla sovranità alimentare, alla prevenzione del rischio sismico, alla tutela del patrimonio storico-architettonico poiché sono beni e non merci. Di recente ci sono state a Barcellona e Monaco esperienze di recupero del valore fondiario al fine di combattere le rendite di posizione e trovare risorse monetarie per realizzare servizi di qualità (Nespolo 2012). Le pubblicazioni di Kevin Lynch 49 e Gordon Cullen 50 ci insegnano che oltre alle analisi funzionali le città possono essere studiate attraverso le emozioni, le percezioni soggettive che ci consentono di aggiungere qualità all'idea di città. Si tratta di dare maggiore attenzione ai valori percettivi della forma urbana dando valore agli interessi locali e sociali. L'economia ortodossa e l'estimo non contemplano le interpretazioni suggerite da Lynch e Cullen, e questo aspetto suggerisce il fatto che ragionando in termini di costi non potremmo avere indicazioni utili e corrette. In generale si tratta di usare le tasse per un interesse pubblico: rigenerare. Lo Stato deve promuovere una politica economica espansiva associata alla bioeconomia, progetti di qualità compatibili con le risorse finite. Il legislatore può modificare il "patto di stabilità e crescita" interno e liberare investimenti, aumentando la spesa pubblica (il deficit) per l'obiettivo della rigenerazione. Governo e Parlamento possono coordinare una nuova politica economia insieme ai paesi "periferici" e far modificare/cancellare il "patto", e creare nuovi investimenti utili per creare nuova occupazione verso strategie virtuose. L'euro può diventare moneta sovrana a credito. Possiamo immaginare un finanziamento pubblico diretto tramite Cassa Depositi e Prestiti controllata dal Governo e quindi usata come banca pubblica, poiché la maggioranza delle quote azionarie di Banca d'Italia sono nelle mani dei privati. Possiamo usare la Banca Europea degli Investimenti (BEI) poiché ha strumenti finanziari ad hoc per politiche di efficienza energetica degli edifici. I Comuni potrebbero adottare una "tassa di scopo" (un referendum decide se finanziare l'intervento con una tassa ad hoc). Un'altra soluzione per finanziare la rigenerazione urbana è la costituzione di "aree libere da tasse" (zone franche urbane) o "aree di federalismo fiscale" (le tasse di cittadini e imprese non vanno allo Stato centrale, ma finanziano il costo dell'intervento). La prima ipotesi, "aree libere da tasse" è regolarmente usata per attrarre imprese che possono proliferare pagando poche tasse, e si sono scelti questi vantaggi: esenzione dalle imposte sui redditi, esenzione dall'Irap, esenzione dall'ICI, ed esonero dal versamento dei contributi previdenziali. Nel resto del mondo ci sono zone franche ancora più permissive e speculative che possono generare forme di illegalità sui diritti civili. Si tratta di uno scambio, e lo scopo è far costruire i servizi pubblici alle imprese attraverso i "paradisi" della globalizzazione. La seconda circa "aree di federalismo fiscale" è l'ipotesi di versare direttamente le tasse agli Enti locali, al Comune, per finanziare la rigenerazione. La prima ipotesi è di ispirazione liberista poiché le imprese private condizionano i progetti, la seconda è nel solco dello Stato sociale previsto dalla Costituzione. Già nel progetto "piani città" attraverso dei criteri (dimensione demografica e tasso di disoccupazione nel Sistema Locale del 49

Kevin Lynch, The image of the city, 1960 Gordon Cullen, Townscape, 1961; traduzione italiana di Roberto D'Agostino, Il paesaggio urbano. Morfologia e progettazione, Calderini, Bologna, 1976

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Lavoro) erano state individuate 22 città "aree libere da tasse" (zone franche urbane). Il legislatore può immaginare di aprire una finestra temporale per cambiare il regime fiscale in quelle città che hanno deliberato l'obiettivo: rigenerazione urbana. Lo Stato, attraverso Governo, Parlamento e Comuni, può avviare un processo virtuoso di responsabilizzazione delle comunità locali, poiché se la cittadinanza intende cogliere l'opportunità straordinaria di "aggiustare" la propria città, deve incentivare un comportamento civile ed equo affinché tutti, in maniera progressiva al reddito, paghino le tasse agganciate all'obiettivo della rigenerazione e questo può avvenire con l'uso di strumenti di democrazia partecipativa ampiamente usati in diversi paesi, ormai maturi in processi standardizzati. L'Italia è uno dei quei Paesi che li ha usati meno, ma alcuni Comuni hanno usato la "pianificazione partecipata" per migliorare l'organizzazione territoriale e pianificare interventi ad hoc di riqualificazione urbanistica. In Europa, fuori dall'Italia, Vienna ha un'esperienza di ben 35 anni di processi partecipativi per osteggiare il degrado urbano e riqualificare centro storico e città moderna 51. Nel 1989 in Brasile nacque la straordinaria esperienza del "Bilancio Partecipativo", poi diffusa nel resto del mondo (Allegretti 2003). Inoltre, per evitare processi speculativi, sarebbe saggio che lo Stato imponesse la rigenerazione rispetto al costo di costruzione (progettazione, demolizioni, ricostruzione) senza l'utile, anziché ricorrere all'uso tradizionale della rendita attraverso la stima del prezzo di mercato. In questo modo si avrà un ingente risparmio rispetto alle operazioni effettuate tramite il "libero mercato". Rimarrà solo la verifica circa la congruità dei prezzi per il costo di costruzione, controllo abbastanza semplice da svolgere. Una cabina di regia nazionale è in grado di misurare il gettito delle tasse rispetto all'area considerata, e distribuire le risorse conservando il costo dei servizi pubblici locali, coprendo il costo di costruzione della rigenerazione valutando le proposte progettuali dando vita all'equilibrio sociale, ecologico ed economico dell'intero percorso. Un insieme di operazioni potrà favorire il buon risultato: l'avvio di una comunicazione efficace circa la cultura del cambiamento, il coinvolgimento attivo della cittadinanza che potrà conoscere come migliorare la propria qualità di vita e partecipare al processo, l'avvio di nuova occupazione per raggiungere l'obiettivo, l'adeguamento dei piani regolatori e l'uso di strumenti giuridici veloci per l'acquisizione di aree, conservazione del patrimonio architettonico, demolizioni e ricostruzioni di grande qualità, tutte queste operazioni favorite da un regime fiscale vantaggioso potranno essere svolte in tempi adeguati per restituire velocemente città migliori di prima ed abbattere definitivamente le diseguaglianze. L'odierno sistema capitalistico è imploso su stesso 52 poiché i suoi dogmi: moneta, petrolio e PIL sono crollati. Questo cambiamento comporta un passaggio epocale e implica anche un processo evolutivo di consapevolezza per migliorare la società secondo paradigmi nuovi, e in questa visione è auspicabile che i sogni, le aspirazioni, le ricerche e i suggerimenti di Sitte, Howard, Geddes, Bernoulli, Lynch e Cullen possano realizzarsi in questo secolo.

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Diego Caltana, "35 anni di progettazione partecipata", in Il giornale dell’Architettura, dicembre 2009 n.79, Umberto Alemanni & C, pag. 26 52 Hyman Minsky, Keynes e l'instabilità del capitalismo, Bollati Boringhieri, 2009

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Dalla resilienza alla rigenerazione  

testo di Giuseppe Carpentieri

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