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PALME NEL 1852 CRONACHE E RESOCONTI Illustrazioni pel Dizionario del Signor Mazzolla

(Dizionario geografico- statistico- storico)

Guglielmo Romeo Baldari §§§ Cit. del Mazzolla a pag.VIII De Salvo

Guglielmo Romeo Baldari nacque a Melicuccà (RC) nel 1802, filosofo, scrisse le Memorie di Palmi e Risposte per talune categorie del dizionario geografico – statistico - storico del Mazzolla. Una sua congettura fu quella sulla localizzazione del mitico porto di Oreste, nello scritto: Una settimana alla festa di Bagnara, pubblicato a Napoli nel 1856. Morì nel 1866.


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el 2009 nacque “MADRETERRA Palmi & Dintorni” con un obiettivo molto chiaro ed un futuro un po’ meno. A distanza di oltre due anni ci si ritrova, alle spalle, un percorso, quanto più possibile, costruttivo. L’obiettivo primario era quello di dare visibilità alla storia, alla cultura e alla vita di Palmi. Ebbene, questo abbiamo fatto, attingendo, di volta in volta, anche ad un po’ di storia dei territori a noi vicini, dando spazio a tutto ciò che ha formato e che ancora forma la cultura che ci contraddistingue. Madreterra ha cercato di esaltare il bello ed ha ridistribuito ai cittadini frammenti di storia palmese. Tutto ciò che hanno, sapientemente, dato gli articolisti, è importante, ma ancora non è nulla in confronto all’enormità della storia di questa città che, ahimè, risulta, ai più, celata! Oggi, MADRETERRA, si onora, di regalare ancora, a Palmi, qualcosa d’incommensurabile valore. Oggi, grazie al lavoro di due fantastiche persone, io ho la fortuna di potermi inorgoglire, semmai ce ne fosse ancora bisogno, e di potermi pregiare di questo regalo storico. Le persone che hanno permesso tutto ciò sono, consentitemelo, speciali. La loro personalità, la loro passione, la loro cultura e la loro avidità nel cercare e nello scoprire il passato di Palmi ha dato come frutto questo lavoro. Sono speciali, certo, e la loro forza consiste nel non lasciarsi sfuggire nulla, ma, soprattutto, nella generosità di dare agli altri e consegnare ai posteri il frutto della loro passione, solo per il gusto di essere, orgogliosamente, palmesi. Il Prof. Domenico Ferraro e il Dott. Giuseppe Cricrì, accomunati dalla stessa passione, giungono allo stesso bivio, da strade diverse e assieme percorrono l’ultima via di un lavoro tanto certosino, quanto prezioso. Quella via conduce a un pregiato quaderno e poi a MADRETERRA e con essa, la loro ricerca, avrà sfogo tra i palmesi. Sono onorato di poter dare il mio, piccolo, contributo.

Il coordinatore di Madreterra Paolo Ventrice

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Prefazione Meglio che niente… di Giuseppe Cricrì C’è da essere orgogliosi nel constatare che il progetto editoriale “Madre Terra”, a due anni dalla sua genesi, faccia registrare consensi unanimi che debbono essere accolti come plauso ed incoraggiamento per il lavoro svolto e per quanto si può ancora fare, nel raggiungimento di mete sempre più alte. Non mancherà certamente l’impegno della Redazione e di tutti i collaboratori che, fino ad oggi sono sempre stati animati dall’entusiasmo, dalla comune passione e dall’amore per il territorio, tanto da consentire la realizzazione di servizi giornalistici sempre interessanti. Già da un po’di tempo pensavo che sarebbe stato bello inaugurare, in occasione dell’inizio del terzo anno di attività, un progetto nuovo, forse ambizioso, che potesse consentire al nostro periodico di divulgare un inedito documento che potremmo oggi definire - “una vera e propria pietra miliare nella storia di questa Città”. Si tratta della pubblicazione a fascicoli del, fino ad oggi, inedito: Rapporto su Palme (antico nome della città di Palmi) dal titolo:

Illustrazioni pel Dizionario del signor Mazzolla di Guglielmo Romeo Baldari E’ un assoluto privilegio, a 160 anni dalla sua stesura, poter fare conoscere a tutti i lettori di Madre Terra questo interessantissimo documento storico che ci era stato tramandato dal cronista, letterato, filosofo, giurista, melicucchese di nascita, (ma palmese di fatto) Guglielmo Romeo Baldari (1802-1866) che racconta di come fosse organizzata la vita nella città di Palmi nel lontano 1852. Si fa cenno alle condizioni geologiche del territorio, alle colture, alla caccia e alla pesca, alle attività produttive, all’urbanistica, alla sanità, alle tradizioni, alle feste, agli usi e ai costumi, e per finire ad un excursus storico. Il lessico e lo stile espositivo, pur raffinati, sono prettamente ottocenteschi, pertanto lo scritto, nella sua interpretazione, potrebbe risultare particolarmente ampolloso, a volte intricato per il lettore moderno, ma tutto ciò rafforza ancor più la genuinità del testo, rendendolo pregiato. Questo particolare resoconto era stato redatto, senza precedenti nella sua fattispecie, affinché potesse essere inserito nel “ Dizionario geografico, statistico, storico del signor Mazzolla”. Verosimilmente questo progetto editoriale dovette incontrare particolari difficoltà attuative, se di fatto il dizionario in questione non venne mai pubblicato e pertanto il manoscritto originale, pur essendo 3


considerato, già a quel tempo, particolarmente interessante per la sua completezza, rimase inedito e pervenne agli uffici comunali divenendo un documento ufficiale. Questo vero e proprio rapporto completo venne successivamente arricchito da un altro documento, compilato nel 1858 da Domenico Guardata (completato nel 1859) dal titolo: “ Memorie sulla Città e territorio di Palme,”. Entrambi questi manoscritti furono verosimilmente consultati dallo storico Antonio De Salvo che li citò alla pagina VIII della prefazione nel suo volume : “ Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro”. Il manoscritto di Guglielmo Romeo Baldari fu catalogato e inserito fra i documenti più importanti e preziosi della nostra Biblioteca Comunale, che il solerte, compianto ragioniere De Rosa aveva tanto bene saputo organizzare e custodire. Nell’autunno del 2008 insieme a Saverio Petitto a Walter Cricrì e ad altri coautori mi trovai impegnato nella stesura e nella successiva pubblicazione del volume “ aVARIAta”. Volevo raccontare la nostra grandiosa festa nel capitolo “La Varia: frammenti di storia”, recuperando le numerose citazioni che nel tempo erano state redatte dai più svariati cronisti, testimoni dell’evento. Per l’occasione avrei voluto visionare direttamente il manoscritto, per valutare quanto Guglielmo Romeo Baldari aveva registrato, riguardo alla festa della Madonna della Sacra Lettera e della Varia, pertanto mi recai presso la Biblioteca Comunale della Casa della Cultura e chiesi di poter consultare il documento. Già fremevo per l’emozione che mi avrebbe colto da li a poco, nel momento in cui avrei potuto toccare con le mie mani, le pagine originali del prezioso manoscritto, ma una triste novità stava per essermi partecipata!!! Infatti, le bibliotecarie, dopo una paziente, infruttuosa ricerca, non senza un certo comprensibile imbarazzo, mi comunicarono che il manoscritto risultava… smarrito e che non sarebbero state in grado di farmelo consultare. A quel punto l’amara sorpresa mi fece sprofondare nello sconforto. Pensare irrimediabilmente perso un documento che si sarebbe dovuto proteggere come sacra reliquia e che era in se un pezzo irrecuperabile della nostra storia, uno strumento che avrebbe raccontato la Palmi ottocentesca come nessun’altra cosa avrebbe potuto più fare, era idea insopportabile! Fra l’altro, chi nel passato aveva avuto la fortuna e l’opportunità di consultare quel manoscritto ne aveva interpretato il testo secondo la propria decodificazione, che non era detto fosse quella esatta. E poi mi chiedevo: Esisteranno delle fotocopie? Nel corso degli anni a nessuno sarà venuta l’idea di farne una trascrizione integrale? Avrei tanto voluto vedere con i miei occhi quelle parole vergate dalla penna dell’autore, ma purtroppo non mi sarebbe stato più possibile. Se avessi voluto inserire la descrizione di Guglielmo Romeo Baldari fra quelle citate nel volume “aVARIAta” sarei stato costretto a ripubblicare, (citandolo) lo scritto di chi aveva avuto modo di leggere il testo originale e di pubblicarlo, (anche se solo parzialmente) magari dando una interpretazione delle parole non conforme al reale contenuto dell’elaborato. Nei giorni seguenti mi capitò di fare una visita al Prof. Domenico Ferraro. Fu nel suo 4


studio che, chiacchierando amabilmente mi capitò di raccontargli dei miei propositi editoriali (riguardo “aVARIAta”) e dell’accaduto alla Casa della Cultura. Lui comprese la mia afflizione e dopo avermi ascoltato, con fare sornione ma senza fare commenti, si diresse verso la libreria del suo studio e dopo una breve ricerca estrasse un quadernetto azzurro. Me lo porse dicendomi:- “ forse abbiamo parzialmente risolto il problema!” La copertina del quaderno recava la scritta “Omaggio della cassa di Risparmio” e vi era l’immagine di un salvadanaio con stampigliata la foto di un astronauta della missione Apollo, da questo particolare dedussi che il gadget della banca nel quale il Professore aveva scritto, risaliva agli anni 60. Iniziai a sfogliare le pagine e compresi subito che si trattava di una copia del testo integrale del Romeo Baldari che il professore, molti anni addietro, con la solerzia di un amanuense, aveva copiato, quando non c’era la disponibilità delle fotocopiatrici. A quel punto mi illuminai e chiesi al Professore se mi permetteva di utilizzare il testo relativo alla cronaca che riguardava la Varia. Egli molto generosamente acconsentì e mi invitò a fare la scansione dell’intero quaderno. Fu così che nel libro “aVARIAta” potei inserire la interessante cronaca (completa) scritta dal Nostro. Il testo fu da me integralmente ritrascritto in versione digitale e successivamente riveduto e corretto insieme al Professore, nei passaggi ove, essendo più incerta la interpretazione della grafia del Romeo Baldari, egli aveva trascritto parole contrassegnandole con punti interrogativi o con puntini sospensivi, ove il manoscritto fosse stato inintelligibile. Oggi il testo che, con questa prima, storica pubblicazione integrale vogliamo proporvi è il frutto di quanto vi ho potuto raccontare, grazie quindi al Prof. Ferraro e a chiunque dimostra, col suo operato, grande amore per questa nostra Città, nell’auspicio che prima o poi il prezioso manoscritto originale possa (forse per magia?) saltare fuori. Godiamoci quindi questa versione molto conforme alla autentica, conserviamo i vari fascicoli che Madre Terra allegherà nel corso delle prossime uscite, nel cui contesto verranno inserite anche alcune bellissime immagini panoramiche (stampe e quadri d’epoca) relative al periodo in oggetto. L’elegante volumetto che ne risulterà dopo la rilegatura, potrà essere conservato nelle nostre librerie, sempre pronto per essere consultato. La nostra Redazione provvederà, a sue spese, a realizzare la copia master con copertina in pelle ed iscrizioni in oro, che verrà consegnata al Comune di Palmi, affinché venga collocata presso la Biblioteca Comunale. Il manoscritto originale, pur nella sua semplicità sarebbe stato certamente più prezioso, ma in assenza dello stesso, per fortuna c’è rimasto almeno questo, col quale ci si deve accontentare…meglio che niente no?

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Cenni biografici Guglielmo Romeo Baldari (L’autore) nacque a Melicuccà (RC) nel 1802, dal colonnello dell’esercito borbonico Francesco Romeo e da Carolina Baldari, nel paese natale non vi rimase che per pochi giorni, stabilendosi subito dopo e per la gran parte della sua vita nella città di Palme, (oggi Palmi) così come annota lo storico Silvestri Silva nella rivista “ L’Esteta” pubblicata nel 1931: “fin dalle fasce fu condotto a Palmi, dove fu allevato e cresciuto, dove passò la maggior parte della sua vita e dove morì nel 1866, lasciando un profondo solco di dolore e di rimpianto negli innumerevoli amici ed ammiratori, segnatamente nel mondo intellettuale”. Fu in questa città che il giovane Guglielmo compì i primi studi che gli consentirono, raggiunta la maturità, di iscriversi presso l’università di Napoli, ove, appena ventenne, riuscì a conseguire la laurea in giurisprudenza. Ottimo oratore, penalista di rango, appassionato cultore di svariate discipline intellettuali, si occupò di filosofia, di critica filologica e letteratura, di storia e politica. Egli stesso citerà Palme, definendola la sua patria, in nota all’opuscolo“ Prolusione pel secondo corso di filosofia e filologia in Palme”, pubblicato a Napoli nel 1861. L’attività forense lo vide brillante giureconsulto, le sue arringhe lo resero famoso in tutto il regno tanto che l’Accademia di diritto napoletano, dopo averlo apprezzato in occasione dell’Elogio ne’ solenni funerali di Francesco I e del necrologio da lui declamato, in morte di Maria Cristina di Savoia ( perita di parto nel 1836) ed averne valutato le doti di docente, ( che espletò dal 1843 al 1848) lo insignì con la qualifica di socio ordinario. Nel 1855 scrisse un dramma dal titolo “ Festa” dedicato al giovane Michele Caruso Crisafulli, che fu rappresentato a Palmi e pubblicato l’anno successivo, l’opera venne replicata in vari teatri del regno riscuotendo consensi ed acclamazioni. Guglielmo Romeo Baldari collaborò con molteplici periodici, fra cui il “ Lucifero” trattando in “ epistole” dissertazioni critico- filologiche, e l’” Omnibus letterario” il “ Salvator Rosa” e il Cicerone des deux” curando temi a sfondo giuridico e storico. Nel 1856 scrisse un singolare saggio su “ Le morti apparenti” ed uno dedicato alla figlia Guglielmina dal titolo “ Consigli morali a mia figlia”. Scrisse per altro “Discorsi accademici” e un “Discorso su la dignità de’ Curati”. Fu socio dell’accademia letteraria di Messina, di quella Peloritana e Cosentina, di quella del diritto di Napoli, di quella degli Affaticati di Tropea e dell’accademia Tiberina. Usò più volte lo pseudonimo di Filotimo Enfrosino. Nel 1856 su richiesta del Sig. Antonio De Leo, pubblicò, con la Stamperia e calcografia di Napoli un suo lavoro intitolato “ Una settimana alla festa di Bagnara”, esposizione descrittiva di impressioni e ricordi storici della grandiosa festa della Madonna del Carmine, celebratasi in quell’anno a Bagnara. In quella pubblicazione egli si occupò di trattare circa il frutto di una sua appassionata ricerca, riguardo a quale fosse stata la reale ubicazione del mitico Portus Orestis, stabilendo, in accordo con le tesi dell’Ughelli che la verosimile collocazione 6


fosse quella contigua al fiume Metauro (Petrace) nelle adiacenze della antica Taureana. Questa tesi lo vide contrapposto alle teorie di uno storico bagnarese, tal sig. Rosario Cardone che riteneva l’approdo situato in altra posizione topografica e comunque all’interno del territorio bagnarese, questi pubblicava per altro una “ Lettera critica sulla inesistenza del vescovado di Porto Oreste”. A quest’ultima Romeo Raldari rispose con veemenza, rivolgendo una obiezione ragionata, pubblicata in data 13 agosto 1857 dal titolo: “ Rispostina ad una lettera critica su Porto Oreste”. Nel 1858 compose un altro memorabile necrologio in morte di Gaetano Cotronei. Nel 1859 fu eletto sindaco di Palme, la carica fu da lui ricoperta con diligenza e passione, a titolo esclusivamente gratuito, per adempiere a tale incarico egli rinunciava ad un posto dirigenziale molto ben remunerato, presso una attività commerciale, nella vicina Bagnara ove aveva operato sin dal 1853. Nel 1861 pubblicò un saggio in occasione della inaugurazione in Palme delle scuole magistrali, con un preambolo dedicato allo studio della filosofia e della filologia. Altri scritti rimasero inediti fra cui il “ Compendio della filosofia di Epicuro” la cronaca sulla epidemia di colera a Palme nel 1837, gli studi su Evezio, sul filosofo illuminista Antoine,Louis,Claude Destutt de Tracy e sul filosofo materialista Jean Pierre Cabanis. Giuseppe Silvestri Silva così scriveva ancora di lui:…gli scritti filologici del Romeo, plasmati di verità intuita e sentita, ci offrono una vasta messe di documentazione della passionale ed umana materia, del suo profondo sentire, che costituisce una fiaccola rischiaratrice delle tenebre che si addensano nella vita dell’umanità per illuminare il cammino delle anime”. L’eminente storico Nicola Leoni, nel quarto volume della sua “ Storia della Magna Grecia e delle Tre Calabrie” edita nel 1845, al cap. VIII – distretto di Palmi-, così scriveva a favore del Nostro: …Onora co’ suoi natali la città di Palmi il Sig. Guglielmo Romeo che trae origine da una illustre famiglia definita per decreto di CarloV a cagione di opere altissime di mente e di cuore e di braccia, manifestate per cariche politiche, militari, ecclesiastiche. Giovine assai conosciuto nella repubblica letteraria pe’ due elogii pubblicati co’ tipi di Messina, profferiti alla memoria di Francesco I e di Maria Cristina di Savoia e per le sue arringhe di diritto romano, civile e penale, edite in Napoli, per l’elezione di socio ordinario dell’accademia di diritto di Napoli e di socio corrispondente dell’accademia letteraria di Messina, pe’ tanti uffici economico politici sostenuti decorosamente nella sua patria, si è reso più illustre per le strepitose contese su l’educazione della nobile gioventù da lui intrepidamente sostenute contro il sig. Vincenzo la Rosa, per le quali ha dettato molte epistole critico-filologiche, piene di innumerevoli erudizioni, nel giornale Lucifero. Intanto noi, senza nulla altro dire per non offendere la sua modestia, per l’ingenuo suo costume e pe’ suoi studi e per l’amicizia di che affettuosamente ci onora, gli auguriamo solo lunghi anni e pace nella sua solitudine letteraria. ” Guglielmo Romeo Baldari cessava di vivere in Palme il 5 novembre 1866. 7


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Risposte per talune Categorie del Dizionario Geografico – Statistico - Storico del Mazzolla

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La prima pagina del trascritto del Prof. Ferraro

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Stato Geologico Palme Prima Calabria giace sopra un assai ubertoso terreno comunque non molto abbondi di acque. Essa è dominata da Sant’ Elia, montagna formata di un masso di granito, la quale facendo centro al golfo di Gioia va a specchiarsi nelle acque del Tirreno, ove cadendo a picco presenta solo alla base un Arco detto Audace volgarmente Arcudace, a causa della profondità delle sue acque e della difficoltà di vincere i loro gorghi allorché sono quelli della tempesta agitati e fu a questa punta che le navi di Enea vennero sbattute dalla tempesta. Cosìffatta montagna primitiva, vestita or di boschi ora di olivi e di vigne, fa capo da una parte ad una catena di altri simili monti granitici, costituendo verso il sud-ovest un pienotto (pianoro - n.d.r.) detto della Corona coltivato a cereali e ricco pur esso di boschi cedui, e da un’altra digradando per un dolce pendio e cambiando in taluni punti il granito in rocce calcaree, forma un braccio di amenissime colline per le quali difende il paese dai venti orientali. A piè di queste colline poi è un piano abbastanza grande sul quale è fondata Palme; cui sottostanno campagne ricche di giardini di aranci di ulivi e di vigne, che all’ovest e al nord dolcemente inclinando portano al mare, ed ivi riesce l’approdo in tre soli punti dalla Marina di Porto Ravaglioso e di Pietrenere poiché negli altri siti le terre conservano ancora una certa altezza sul livello del mare fino a Pietrenere, fin dove non si veggono che picciole colline di granito cadenti a picco. Così mentre Palme alle spalle à S. Elia e le colline, ad occidente vede aprirsele un vasto panorama, pel quale vagheggia le isole Eolie, Sicilia e specialmente l’Etna fumosa con l’alto vulcano di Strombole con il Faro e Messina e Scilla e Bagnara e Nicotera e Mileto e Monteleone e le due punte di Villa San Giovanni e di Vaticano che chiudono il golfo di Gioia, fiancheggiando i paesi ricchi di produzioni di commercio e di memorie storiche. Palme essa sola, verso il suo litorale comprende Porto Oreste oggi Ravaglioso, e Taureana ora Traviano; della quale ultima si doscoveno (scoprono - n.d.r.) di volta in volta non indifferenti ruderi e non poche monete.

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Oliveti - Viti Palmi abbonda di ulivi, di viti, di agrumi, di gelsi, di frutta diffeferente, e fra queste è l’opunzia (fico d’india – n.d.r.) che, oltre di costituire una rendita, serve a decorare i luoghi ove non coverto di terra si mostra il granito. Il vino è molto spiritoso, può conservarsi per molti anni, ed acquista allora tale odore di catrame e tale dolcezza che lo rende squisito. Qualche fabbrica di spirito erasi fatta a Pietrenere, ma il prezzo del vino sostenuto dalla estrazione à fatto desistere dalla speculazione. I frutti sono squisiti; ed i fichi danno doppia produzione nell’anno, donde sono detti biferi. Fra gli erbacei si distinguono le lattughe, i finocchi, i torsi che sono di un sapore, di una grandezza e di una tenerezza senza pari. Seta Essendo generalmente cresciuta la piantagione dei gelsi, l’industria della seta si è fatta universale: e già si è stabilita una filanda. L’estrazione del genere si fa ordinariamente per Messina. Mele (Miele) Del mele (miele – n.d.r.) si fa quasi nessuna industria, la temperatura dell’aria, la quantità di aranci e di piante utili farebbero prosperare bene questa speculazione. Caccia La caccia era considerabile a Palmi quando ancora i terreni montuosi non erano dissodati. Ed a memoria della selvaggina che era nelle nostre campagne, la collina ove oggi è il telegrafo conserva il nome di Monte Terzo a causa di una caccia che Carlo III vi fece. Oggi al culto di Diana è quello di Cerere preceduto, e non resta che 11


la sola caccia agli Orri. I quali nel mese di Maggio a lunghi stuoli e in ore diverse e col favore dei venti propri della stagione passando, tanti e si belli e si svariati divertimenti provocano ai pazienti cacciatori che verso il litorale si riuniscono in gentili brigate. Pesca Il mare di Palme definito piscosum, a ragione dell’abbondanza di pesce che somministra, manca per l’inverno di mestieri opportuni, ma di està ottengono pesci squisiti e molti. Osservabile è la pesca dei palamiti che si fa di notte; e dello spadone o pesce spada che anche di giorno si fa con taluni schifi tenuti perlopiù da ricchi signori e serviti da marinai educati a questo genere di pesca. I quali col favore di un guardiano, che da sulle coste proclama e addita la presenza del pesce, e né lunghi e tortuosi giri che quello fa nel liquido elemento indica sempre la corsa di lui, adoperano tutta la loro attenzione, più che per ascoltare la voce del banditore, per assecondare i segnali che dà mercè un pannolino attaccato ad un’asta che fa in mille guise sventolare; e quindi tutta la loro forza e la destrezza loro impiegano per inseguire il pesce; il quale talvolta disparisce per riapparire assai lontano, ove è forza raggiungerlo, a lungo inseguito, raggiunto, colpito e provvedere che la preda non vada perduta. Questa pesca si fa nel mese stesso della caccia degli orri, onde un doppio godimento lungo le coste. In questo medesimo mare si pesca ancora il corallo ma conviene che i legni arrivino da altro paese per difetto di mestieri presso i marinai di Palme decaduti dalla loro agiatezza di un tempo. Forse gioverebbe che questa sorgente antica di ricchezza fosse meglio curata. Depositi di cereali Le terre di Palme essendo di preferenza coltivate a vigne ed oliveti, del grano che potesse mancare è provveduto dalla vicina provincia, ed al bisogno, da Sicilia. Nessun deposito si fa qui di cereali 12


poiché al mercato è concorrenza dalla vicina provincia due volte la settimana. Coloniali, Ferri, Legnami, Pelli Da Messina si ottengono coloniali, ferro ed altri generi, di cui si à qui più d’un deposito. Quanto al legname, esso è spedito dalle montagne che fan corona a questo distretto, e specialmente da Molochio e dalla Serra. Di pelli provvede Napoli e Messina: ma di cuoi si à già da più tempo qualche buona fabbrica. Pastorizia È poca cosa in Palme se si riguarda alle esigenze della campagna e della popolazione. Si è però cominciato a provvedere al mantenimento del bestiame per prati artificiali. Manifatture di lino Preziosi lavori di lino si fanno inservienti alla domestica economia. La tela di prima qualità è composta di fili uguali e forti e finissimi; ed allorchè si manda alle macchine il filato per lavori di tavola ed altri usi, emula il lucido e fa finezza delle tele estere. Sapone Qualche fabbrica di sapone e si trova nel paese; ma la mancanza di legna à indotto taluni a stabilirle a Gioia, ove si ànno i boschi vicini. Il sapone viene di ottima qualità per la biancheria e va estratto per molti paesi fuori del distretto, siccome se ne fa pure carica per Napoli e per Messina.

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Vetri E’un luogo in questo comune chiamato la vetriera: vi si lavorano vetri. Oggi questa industria è affatto dimenticata per la facilità di provvedere da Napoli. Cera Palmi à delle fabbriche di cera che bastano al consumo interno. Talvolta s’importa anche cera dalla vicina provincia. Mobili Già cominciano a comparire botteghe di ebanisti, e vi si lavorano mobili uguali a quelli della capitale, donde i giovani ritornano buoni maestri. Ce ne ha quattro abbastanza buone. Alberghi e Trattorie Gli alberghi in provincia sono trattorie al tempo stesso. Il basso popolo non ha poi bisogno di trattorie, poiché in una cantina basta bere un bicchiere di vino perché il venditore voglia preparare a sue spese quanto vi si porta di commestibile, somministrando legna olio ed utensili, costume assai generoso che ha indotto a Palme tutto il commercio interno del distretto. All’albergo poi non si porta che chi manca di relazioni, mentre l’ospitalità è stimata primo debito di amicizia, a prestare gli ofizii piace tanto che al passaggio delle truppe invece un alloggio valeva trattato a mensa ed essendo qui restate molti mesi le truppe, insieme degli abitati à pagata mai permettere che l’alloggio avesse a provvedere al pranzo.

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Forni e Molini Per iscarsezza di acqua, Palme soleva giovarsi di molini di vicini paesi, specialmente nella stagione secca. Oggi però molini che bastano al bisogno del paese s’ànno nelle terre del comune appartenenti alla Mensa. La quale avendovi una rendita maggiore di quel che il Concordato esige, fa sperare che tempo verrà in cui sarà restituito il vescovado una volta Orestenze, così detto del paese antico oggi contrada di Palme. Un quartiere è in Palme denominato Carlopoli e volgarmente la Cittadella, il quale era munito di mura abbastanza valide, per ciascun lato della lunghezza di circa mille palmi con quattro torri alle estremità a difesa migliore. Porte Delle porte una che mena alla marina nostra aveva i fianchi nei quali cadeva una saracinesca. Alle mura oggi si sono addossati edifici novelli, e le torri si sono distrutte. Questa Carlopoli credesi di più recente fondazione che Palme non sia, poiché il nome di Carlo Spinelli signore di Seminara non daterebbe che dal secolo XV – mentre che di Palme si ha sicura notizia fin dagli inizi del secolo XI. In effetti da Sicilia nel 1059 deputati essendo stati spediti al Conte Ruggero in Mileto onde liberare quell’isola da Saraceni, il conte per Messina imbarcatosi con le sue truppe fè vela dalla marina di Palme. Ma poiché pel principio del XV secolo il paese venne rovinato pel corsaro Dragut, siccome pure aveva profetato il beato Ludovico Coni da Reggio, di Palme non restava che piccola cosa. Ora per rianimare la dignità del paese, il novello feudatario Spinelli vi fabbricò le mura, le quali comprendono parte dell’antico paese dalla spianata oggi detta della Muraglia al Torrione verso il sud e scendono alla così detta Cittadella che à la parte nuova aggiunta al paese antico. E Carlopoli fu edificata a fortificazione di Palme. Posto qual……il paese poté salvarsi dalle devastazioni che i barbari le arrecavano. Ed a memoria del suo valore, sta ancora pel quadrivio della zona nella strada che porta alla marina una Croce detta de morti per la disfatta che 15


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gli assalitori partirono dagli abitanti, i quali facendosi contro loro li debellarono e gli spersero per via. Strade interne-esterne Palme è intersecata da due stradoni detti Corso San Ferdinando e Corso Carolino che si tagliano a croce, e à di più due lunghe strade Maria Amalia o delle Muraglie e Maria Teresa o Sant’Elia, la prima parallela al Corso San Ferdinando verso il nord, l’altra al corso Carolino verso est, che si estendono in una lunga linea retta. Oltre Carlopoli, à pure il suo Borgo a doppio stradone; di più un nuovo fabbricato fatto sulla collina dello Spirito Santo all’est, il cui suolo è censito per nuove abitazioni.Delle strade esterne è per ora una principalmente che la mette in comunicazione con la consolare. Chiese Si ànno qui le chiese parrocchiali, due principali e due oratori. La Chiesa Matrice rovinata dal terremoto del 1783 à occupato la principale di San Rocco. Oggi non però si è grandemente infervorato a compiere il tempio maggiore; ed oltre i fondi comunali una sottoscrizione volontaria à dato in pochi giorni meglio di ducati 5000 pagabili in parte con qualche respiro. Parrocchie e confraternite sono abbastanza decenti, e sempre si studia di meglio decorarle di opere e di offerte. Santuari Senza parlare dei molti già distrutti, un Santuario detto Salinas o Aulinas (ex Aulis idest antris in eos exisis) esiste ancora oggi sul monte che domina Palme, delicato a Sant’Elia. Questo luogo, degno della più grande considerazione per lo spettacolo sorprendente che presenta della Sicilia, del Golfo di Gioia, dell’intero distretto 30


coronato dagli Appennini e che si dispiega quasi una vastissima tela allo spettatore, siccome a’ suoi piedi pure vede Palme giacente alle falde del monte quasi in leggiadro disegno esposto dal più abile artista, questo luogo era un tempo abitato da eremiti che vivevano a giorni beati sotto un cielo puro e sereno, e contò molti uomini per santità cospicui, siccome Sant’ Elia da Reggio, e di poi discepolo di San Luca, San Vitale, San Cosma, San Ferdinando, del quale si ha ancora la denominazione di una contrada presso Palme per i beni che appartenevano alla sua chiesa. Oggi in Sant’Elia si à un cappellano mantenuto dal comune per la messa nei giorni festivi. Molte altre chiesette sono sparse per le campagne a maggior comodo della gente agricola e delle famiglie che nè loro casini passano in villeggiatura qualche mese dell’anno. Ed in talune ancora si celebrava una fiera come a Ravaglioso, ed in altra festa con gran concorso come a S.M. di Altomare presso Pietrenere. Piazze Nel centro della città ove s’ incrociano i due corsi è un gran largo, piazza San Ferdinando, ove si tiene mercato lunedì e giovedì: 4 altri larghetti minori sono ad uguale distanza dalla piazza suddetta: un altro larghetto è avanti la chiesa di San Rocco; ed una assai bella spianata che vedesi sostenuta da una forte alta e lunga muraglia, che da al luogo il suo nome, vedesi aperta al pubblico passeggio, rallegrato talvolta da liete musiche nelle sere di està. Da questo ottimo piano comincia Carlopoli e discende verso la Torre, contrada che prende questo nome da una di quelle torri che Carlo III fece eseguire lungo il litorale del regno; e sulla quale si à oggi un telegrafo. Teatri e Musica Prima del 1783 era Palme decorata di un bel teatro che addossavasi alle mura di Carlopoli. Caduto per quel flagello, si era ridotta 31


a teatro una chiesa abbandonata. Per la musica Palme non dovea ricorrere a professori di altro paese, poiché qui si fu sempre grandemente inclinato a questa arte bella; e Palme à dato famoso in questo genere l’autore dell’ Ecuba, siccome bande musicali si sono qui ordinate pel distretto e fuori riputate tanto, che molti individui furono grandemente ricercati per le bande militari e pè teatri più famosi delle Sicilie. Oggi la chiesa si è restituita al culto sacro. E si à progetto per la costruzione di un teatro apposito, che risponda alle condizioni del paese e serva all’educazione della gioventù, la quale principalmente si ostina pel teatro in prosa. Fontane Tra le fontane diverse è degna di considerazione quella di piazza San Ferdinando nel punto in cui i due corsi si intersecano. Raffigurante una palma formata da un bel pezzo di marmo, la quale sorge sopra scogli ben composti quasi spuntassero da sulle acque, contenute in una gran vasca ottagona di granito, alla quale si ascende per quattro gradini della stessa forma che le stanno a base. A fornire di acque la vasca, un volume di questo livido sorge dapprima dalla sommità della palma, e formandosi poi in un grazioso getto s’interna nell’albero, e scaturisce da quattro grossi delfini di bel marmo che si veggono sugli scogli, e dalle lor bocche il liquido elemento cade in quattro conchiglie dello stesso minerale così messe da potervi porre di quelle grosse brocche, che in modo siffatto e si leggiadro si portano piene e sul capo le donne. Tra questi delfini poi erano taluni stemmi di marmo anch’essi, che ricordavano della casa Concublet; ed in uno scudo era una Palma con l’esergo “Nondum in auge”quasi una promessa del feudatario di sempre meglio nobilitare il paese. Conchè, il flagello del 1783 avesse nel paese solo questa fontana rispettata, non però gli scudi sono andati a male per vetustà: ma Palme non dimenticherà mai della sua riconoscenza per quel marchese.

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Comunità di frati La prima dignità della Collegiata insigne di 20 canonici è l’Arcidiacono, la seconda il Decano. Fatti i canonici poi, il decano compreso, che prima della fondazione del 1741 non erano che cappellani, ànno anche oggi il debito, di coadiuvare i parrochi nel servizio delle loro chiese, siccome viene or ora a decidere la Congregazione del Concilio. Una confraternita di secolari esisteva sotto il titolo di S. Maria de Caravellis quando frate Antonio da Palme osservante del convento di Polistena, qua spedito a raccogliere elemosine, avea una piccola casetta a quelle mura addossato. Grandemente stimato per lo spirito di religione che lo animava, suggerì che un convento anche qui avesse a fondarsi; e le sue parole furono tanto efficaci, che non andò guari, e Palme ebbe nel 1537 un magnifico convento e Chiesa più di ogni altra grande, la quale poi nel 1620 passò all’ordine dé Riformati. Per questo convento il paese largheggiò sempre in elemosine fino a’ nostri tempi essendosi fin ricostruito a spese de’ fedeli; i monaci si trovavano ricchi e stimati: padri cospicui per virtù di cuore e di mente decoravano sempre il luogo; e la gente migliore frequentava qué P.P. poiché per la istruzione si rendevano grandemente utili alla gioventù. Ospedali

I dipin privata Pag 28 Pag 30 Pag 32 Pag 33 Pag 34 Pag 35 Pag 36 Pag 38

Fra le molte opere di beneficenza che contava il paese era un ospedale civico assai benservito; ma le rendite sono state poi in- Pag 40 vestite altrimenti. Oggi à un Monte di Pegni ed altri cespiti di beneficenza lasciati da persone facoltose del comune. In tempo però in cui questa P. Beneficenza era ricca di molti beni, poi i distratti in tempo della militare occupazione. Venti dominanti - Clima Il clima è salubre nonostante che sia molto umido a causa del 33


monte che sovrasta al paese. L’aria è pura: i venti a cui il paese è aperto sono il Nord, Ovest e Sud-Ovest, il quale ultimo girando per la catena degli Appennini spunta caldissimo dal canale di Messina. L’ Est nelle campagne è impetuoso: svelle alberi e porta talvolta ruine; ma la città ne è alquanto difesa dalle colline che la circonda. Costituzione fisica degli abitanti Gli abitanti sono di solida costituzione. Il temperamento che predomina è il sanguigno, onde si hanno uomini amanti della bella vita, ben vestiti di carne e di bel colorito. Le donne sono di belle forme e leggiadre, e più nelle classi minori che fra la signoria. L’animo naturalmente ilare fa che s’inclini alla musica ed alla poesia; e nelle cantine ancora avvengono spesso sfide poetiche per le quali lungamente s’improvvisano versi talvolta pieni di entusiasmo e di grazia e ricchi di belle immagini. Il carattere degli abitanti parrebbe voler andare fino alla ostinazione. Rompersi piuttosto che piegare è un detto che ritrae la fermezza nel proponimento. Nell’amicizia si dura lungamente, e si è capace di generosi sacrifizi si per chi sa conseguire rispetto. Palme ricorda con onore di Lagamba a Capitanessa, la quale per la causa dei Borboni fu in Sicilia e combatté fino a Genova. Ma è morta col grado di Capitano, e fu inviata fino a casa la quota del bottino per la paga di Genova. Donna che darebbe argomento a storia ed a poema. Infermità dominanti Le informità del paese sarebbero poche, poiché si ànno viveri sani ed abbondanti. Ma le malattie che lo travagliano sono quelle di mutazione prodotte da luoghi non troppo salubri, ove conviene stare a coltivare le campagne e custodire i prodotti della terra.

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Aria - Varietà La quale insalubrità comincia a qualche miglio ad Est e Nord-Est del paese per le esalazioni malsane dal fiume e dalle terre paludose, che i venti spingono fin verso le campagne di Palme. L’ aria è costante. I venti dell’Ovest e del Nord spirano senza contrasto. Quello del Sud-Est suol durare tre giorni siccome à pure una durata definita quella dell’Est. Il marinaio presaggisce quale sarà il tempo da i segni che trova al Canale, nell’aria ed al far della luna: ed una regola per lui infallibile è dal 4 aprile, che dice 4 aprilante, perché definisce il predominio del vento pè sei mesi dell’anno. Usi particolari al paese Un degli usi del paese è questo appunto che appena un giovane contadino entra in impegno con una giovinetta, le faccia regalo di un laccio rosso pel corpetto, siccome egli pure lo attacca alla cinta dei suoi calzoni in pegno di promessa matrimoniale. Da quel momento sarebbe gravissimo torto tentare il cuore degli sposi; e mai non si à notificato che uomo o giovinetta avesse cambiato amori. Nel matrimonio è ancora conservato l’uso nel volgo di spargere del grano sulla sposa ad augurio di fecondità, siccome di gittare frutti, confetti e monete sui monelli che si presentano alla porta di casa per salutare gli sposi. La prima uscita della donna è ad ascoltar messa solenne alla parrocchia accompagnata dalle sue più strette congiunte, tutte vestite del loro meglio, e ricche di anelli, perle, collane ed altri ornamenti muliebri. E a questo proposito giova ricordare come il contadino conservi ancora l’uso di vestire calzoni corti e berretto frigio; siccome la donna usa un saio di cotone o di seta a frequenti pieghe detto per ciò dobbetto, che molto somiglierebbe alla veste turca se non fosse tra le gambe raccolto, siccome la loro tovaglia, che si bene adattano al capo e tanta grazia assume al volto, ricorda l’antica stola che facea l’ordinario ornamento delle orientali e delle romane. In morte solevasi una volta strepitare, strappavesi i capelli poi gittarsi in segno di dolore sull’estinto; e tuttora donne si aggiun35


geano che piangendo a ragion di prezzo tessevano le lodi dell’estinto con tal cantilene che….il lutto. Fra le persone pulite poi la vedova soleva dismettere gli abiti signorili per vestire da contadina, quasi che la morte del marito fosse causa di degradazione e nulla più le restasse a sperare nella vita. Quindi era detta cattiva quasi schiava, e tuttora la vedova è qui volgarmente di questo nome chiamata. Costume questo abolito dalla civiltà presente, per come è abolito le piangitrici e gli schiamazzi. Le visite di lutto sono di conforto ai superstiti, non alla oppressione di animo. E gli amici migliori fanno a gara per tre sere a trovare i parenti del morto con un pranzo detto consolo che va servito presso gli stessi parenti a loro insaputa. Primo a compiere questo debito sarebbe il compare, poiché qui il comparato è ragione di schietta e tenera amicizia, anzi una specie di pretettorato. E questo sentimento assai più si pronunzia, nella gente ordinaria presso cui il compare vien salutato nel nome di San Giovanni, poiché a questa relazione attacca principalmente un’idea religiosa. Tanto che offendere il San Giovanni si terrebbe ad infamia, ad empietà. Altro uso è che le vendemmia si facciano nel più brillante modo sì che ritraggono un’idea dé baccanali. Si parte dal paese con strumenti musicali e cantando e ballando e menando in mille modi festa. A ciascuno è tanta libertà consentita che non offenda il costume; e quindi si fa studio di distinguersi per motti arguti e parolette scherzose e maliziosamente equivoche, per liete canzoni che rallegrano il travaglio. Arrivata l’ora di pranzo, il padrone si fa a distribuire tanto di carne di salsiccia o di pesce che si aggiunge all’ordinaria mercede della giornata, e talvolta ancora chiama gli operai a parte di ciò che del banchetto campestre sopravanza, poiché soglionsi chiudere le vendemmie con una qualche ricreazione fra congiunti e bravi amici. E la sera poi, poiché più lieto riesca il cessare dell’opera e la festa della campagna sia festa pure della casa, ad ogni operaio una cesta d’uva, onde il contadino ne fa provvista pel tempo in cui saranno le vendemmia finite. Così l’uomo di campagna non ha mai scarsezza dei prodotti della terra; che anzi in Palme è raro colui che non abbia la propria casetta, la sua piccola vigna e la sua botte di vino, i suoi legumi, qualche cosa di olio che si procaccia nel principio della stagione, i suoi polli, 36


il suo asino ed il suo maiale. Il quale ultimo è riservato a rallegrare le feste carnevalesche e a provvedere la sugna, le salsicce, le soppressate, le frittole, le indispensabili frittole mancando le quali sarebbe per una famiglia il carnevale infelice, anche perché sarebbe umiliante non far complimento di esse agli amici e specialmente ai poveri del vicinato. Fra gli altri usi osservabili è quello del gioco della Ruggola (rollo) e del cacio che fassi alla Torre, contrada vicinissima al paese, e donde meglio che altrove può godersi della caccia e della pesca. La Ruzzola (rollo) è gioco comune: gli uomini di polso si divertono al cacio: ed un tempo quando meglio piaceva coltivare le forze fisiche, era pure il diporto di gentiluomini, i quali giocavansi le belle cene, le spese di una pratica di caccia. Questo gioco à bisogno, più che di forza, di destrezza molta, a causa degli innumerevoli macigni che prima più di oggi facevano inciampo alla strada. Rara cosa allora vedere alle voci di giubilo e di trionfo miste le imprecazioni di perdenti e che le maledizioni alla fortuna che il cattivo colpo raddrizzava e il destro facea che mancasse. Dato il colpo, stanno tutti ad esso intenti, e tutti applaudiscono o biasimano, e poi o istruiscono o illustrano, mentre il perdente reaggisce, e del fallo altrui mena altri trionfo. E tutti di quell’idea occupandosi, ciascuno si attacca ad un partito, pel quale si ragiona e discettasi con maggior cura che si trattasse delle più spinose questioni meccaniche. Pure non mai gli spiriti accendono oltre misura, chè sarebbe reputata viltà, e che ora sente dispetto della triste fortuna si prepara a raccogliere ben tosto i favori di lei. Qui è una…. ordine eterna d’impressioni e di sentimenti, e piace tanto il contemplarli in altrui, che si va ad assistere al gioco anche col pericolo di sostenere un qualche colpo di cacio, dal quale non è sempre possibile guardarsi a causa dè molti giocatori che incontrandosi per la strada tutta fiancheggiata di mura, non riescono nel gioco a governare a la forma i colpi nel concorso della non poca gente.

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Feste patronali Le feste di Palme sono quasi tutte religiose, ricadono di està per la maggior parte, e si fanno a spese delle pie quattro confraternite, le quali non ànno altri redditi che le volontarie poustazioni. Nella festa di San Rocco, oltre le molte offerte in chiesa, la statua non vi rientra dalla processione se non ricca di doni. In quella di San Giuseppe non è quasi famiglia che il 19 marzo non dia pranzo ai poveri verginelli e li provvegga di vesti o li soccorra altrimenti. E per la festa del Carmine, di cui una volta si avea un convento fondato da maestro provinciale P.Angelo Emiliano, e poi soppresso con altri molti per una bolla di Innocenzo X, non è famiglia che nel mercoledì, giorno a lei consacrato, non si astenga dalle carni; anzi proprio il volgo sarebbe più facile indotto a mangiare un venerdì qualunque che di mercoledì. Pure a questa, che ora è restata, confraternita non si ammette che il galantuomo ed il maestro: ma la devozione è universale. Festa del Comune è poi quella di N.S. della Sacra Lettera; ed oggetto degno di ammirazione è la Bara o Vara che chiude ogni spettacolo. Questa Macchina tutta di ferro, del peso di cantaia dugento circa, dell’altezza di palmi sessanta, rappresentante la salita della Vergine al Cielo, è trasportata da circa 150 uomini che fanno a gara per questo sfizio divoto. Tutto ciò che altrove è rappresentato in plastica, qui è per uomini viventi, i quali si veggono in sette ripiani disposti. Nel primo sotto un cielo di candide nubi, formate di carta inargentata sempre nuova, e tempestato di fulgidissime stelle si vede la Vergine cui fanno corona gli apostoli, ed angioli che girano intorno a questo piano stesso. Nel secondo ugualmente decorato sono angioli quasi messi a precorrere all’assunzione della Vergine. Viene quindi un globo rappresentante la terra, siccome desumesi dalla sua fascia zodiacale, quella terra che la Vergine Maria, e che si vede circondata dal Sole da un lato, dall’altro della Luna, quello dorato, inargentato questo, che girano facendo al tempo stesso facendo girare giovinetti attaccati a’ loro raggi. E poi di nuovo angioletti che il girano intorno al firmamento, tutto tempestato di stelle. E su di questo un coro di angioli che pur essi in senso diverso muovesi in giro fatto a piè di un uomo che rappresenta l’Eterno Padre., il quale sulla sua 38


mano, per una colonna di ferro, sostiene una gentil ragazzetta coronata di stelle, rappresentante l’Anima della Vergine che diffonde per la Terra le sue benedizioni. E questa macchina, benedetta dapprima da’ sacerdoti, muove dal principio del Corso S. Ferdinando, il quale vedesi gremito d’immenso popolo in mille modi plaudente a’ forti che la trasportano, e va accompagnata da un gran numero di persone che concorrono all’opera confortando,rasciugando il sudore, incoraggiando a portare animosamente il Trionfo, siccome a questo pure intendono i tamburi, le bande musicali, lo sparo frequente di mortaretti e di fucili, gli applausi dell’universale; e forse più di tutto il pensiero del giovanotto di potersi trionfalmente portare egli stesso alla sua bella, antica idea essendo che chieder moglie pria di aver portato la Bara vorrebbe pretender senza merito un premio. E le belle palpitano più che il giovinetto si affatichi, e pregano la Vergine per lui, siccome per lui pregano le madri; ed i loro clamori aggiungono alle esortazioni di molti perché pur si cessi dal più lungamente travagliarsi intorno la fontana della palma girando il Trionfo. E finalmente il Trionfo si avvia pel Corso Carolino, e grida di giubilo s’innalzano dall’universale che accompagnano la Bara fino a che riposa nella piazza del Duomo. Ed ecco allora i forti uscire a stuolo da sotto i travi ed a lor modo carolando (ballando in cerchio n.d.r.) applaudire a se stessi alla Vergine, e tutti fra l’immensa calca passar salutati da tutti, dalle loro vaghe sorrisi avviandosi al Tempio per isciogliere dapprima grazie alla Vergine Santa, e poi ristorarsi in cantina, ove son menati da’ molti che gareggiano in far complimenti a’ benemeriti della Festa. E intanto que’ cari fanciulli che àn, Dio sa quanto! patito, vengono disciolti dai ferri a cui né primi tempi con umanità maggior si affidavano angioletti in plastica; e sciolta Colei che rappresentava l’Anima della Vergine, la più bella, la più elegantemente vestita fra tutti, va presentata alle più cospicue case ove è ricevuta quasi una benedizione, e donde è remunerata di vari doni e di monete e in rendimento di grazie. Ma a dar piena idea di quanto nel trasporto della Bara avviene giova tener d’occhio ancora ed anche, a simbolo della protezione della Vergine, accompagnato da tamburi e da’immenso numero di garzoni, e vestito da confratello, ad una lunga asta portando attaccato un ricco drappo 39


e facendo ad essa puntello di un fodero di cuoio che porta sospeso fra gli arti inferiori da una estremità, e dall’altra sostenendola per una corda che stringe nella dritta mano vestita di un guanto di cuoio, si fa per le piazze diverse a percorrere alla Bara per lungamente agitare in giro questo Pallio per gran quantità di garzoni che sdraiati per terra son lieti di star quasi all’ombra della protezione della Vergine; ad onor della quale, quello spettacolo terminato, sorgono gridando: Viva Maria! La quale funzione va pure praticata nelle processioni diverse degli altri Santi, la voce di giubilo mutando nel nome di Colui del quale si solennizza la festa. Questo Pallio sarebbe quasi il palladio della Città: nessuna festa senza del Pallio ; il Pallio della S. Lettera, a muovere il quale è non poco forza che deve impiegarsi e travaglio gravissimo: e pure si arriva fin a pagare per avere il merito di quest’onore. E’pure costume in questa festa, che vengano esposti e portati in giro per la città un Gigante e una Gigantessa a memoria del conte Ruggiero,che liberò Messina dal principe Grifone. E siccome diconsi che costui fosse solito cavalcare un cammello, quindi il costume ancora conservato di portarsi anche qui per la città un cammello di carta pesta, il quale mosso per un uomo che dentro si nasconde, allunga il collo apre la bocca ed à facoltà di prendere, checchè gli piaccia, a qualunque bottega. Cose tutte imitate secondo Messina, poiché la Lettera di cui si celebra qui la festa, à Messina che riguarda, e venne da Palme adottata per le grandi e strette relazioni che per ragion di commercio con quella città coltivavansi. Difatti Palme ebbe da Messina il dono di un Capello della S. Vergine; e sono in diritto di portarlo processionalmente in trionfo, tra spari ed illuminazioni stupende, i nostri marinai, che tutti fede adorano la Vergine come la loro speranza, il loro soccorso. E sotto questo ottimo titolo ànno la loro congregazione, nella quale si coltiva speciale devozione per N.S. in cui l’uomo del mare confida, confida la partoriente, e tutti predicano i miracoli di Lei con tale entusiasmo che la sola fede saprebbe inspirare.

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Fiere e Mercati Oltre il mercato di due volte la settimana, Palme è pure facoltata ad una fiera al di…al di agosto in occasione della ( festa della n.d.r.) Sacra Lettera. Ma poiché il tempo non è gran fatto opportuno per le contrattazioni, e di acqua non si à grande abbondanza, ed il mercato di due volte la settimana è una specie di continua fiera, e botteghe di coloniali, di panni e di generi diversi, onde questo paese si provvede pel continuato traffico con Messina e con la capitale, non lo sia desiderare cosa alcuna nel caso delle (4) stagioni, quindi la fiera non à potuto ottenere grande celebrità. Ponte Da che si è costruita la regia strada e sul Marro o Petrace si è gittato un ponte che da tanto si sospirava, le ragioni del commercio si sono meglio sviluppate. Grandi pericoli erano prima al passaggio di questo fiume memorabile per la purgazione di Oreste; e molte vittime si son anzi qui travolte né suoi flutti, che terra e sassi ad alberi trasportando aumentava il pericolo e i danni di chi il valicava, talché l’inverno in taluni giorni bisognava rinunciare all’idea di portarsi specialmente in Gioia, ove sono le opere e gli affari di molta gente di Palme. Oggi si va con sicurezza in carrozza (e le carrozze si sono moltiplicate fino a ragion di lusso). Quindi più spedito il corso degli affari, meglio agevolato il commercio, anche più risparmiata la salute e la persona, la quale non più essendo obbligata a cominciare la sua opera dopo aver combattuto nel viaggio con gli elementi e cò pericoli. Il presente ponte è di legno lungo palmi 560 sopra quattordici archi. Quello che si vedea tra il territorio di Palme e di Seminara era di pietre, ma giace in rovina. Un altro ponte di fabbrica sulla strada del Salice è gittato sul torrente il vallone; ma è cosa di non non gran conto.

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Epoche rimarcabili La storia di Palme può andare riassunta nelle seguenti epoche:

1ª Dalla sua fondazione alla distruzione di Taureana. La quale avvenne per opera dè Saraceni nel X secolo aggiunse a questa terra quella parte di popolo che meglio educata al travaglio ed alla industria vi veniva attirata dalla fertilità del luogo, dalla massima vicinanza à poderi antichi, poiché il Traviano, una volta Taureana, è una contrada di Palme anche più vicina di Pietrenere, dall’amenità del luogo, le cui campagne avevano a dirsi giardini o piuttosto ville se in esse tal quantità di palme esisteva che dette nome al paese; della ricchezza del mare in cui si facea la pesca dello spadone e del tonno, onde anche oggi è un seno di mare che conserva il nome di Tonnara; e della pesca del corallo. Nè faccia meraviglia se il vescovo e la nobiltà che lo seguiva presero la volta di Seminara, poiché a’ grandi signori facendo mestieri di un certo culto e taluni ufizi avendo bisogno di gente atta a…. Palme non potea contrastare questo vantaggio ad una città in quel tempo abbastanza ragguardevole. In questo periodo è a ricordarsi come Palme avesse accolto il conte Ruggero ed i suoi armati per la spedizione fatta in soccorso di Messina. E null’altro è che possa sapersi del paese perché per quel tempo mancavano affatto gli elementi storici. 2 ª Dalla feudalità alla sua liberazione. E Palme nel 1333 divenuta feudo della casa Rota passò quindi alla casa Spinelli, che l’avea aggiunto al suo feudo di Seminara. Il quale 42


poi la vendette del 1578 con altra sua giurisdizione a Fabrizio Ruffo conte di Sinopoli. In questo tempo Seminara cercando soverchiare Palme, questo paese tenne parlamento nel 1632 per dividersi da Seminara. E difatti nel 1634 già divisa, e riscattatasi di più dalla soggezione al feudatario, cedè la giurisdizione di sé al Fisco: donde si vede quanto bene Palme sentisse della propria dignità. Ma da quell’epoca furono gare ottime fra Palme e Seminara. E fino a pochi anni (or n.d.r.) sono anche i ragazzi solevano ordinarsi in armate a combattimento nelle vicine campagne nonostante il divieto dei genitori. In questo periodo è memorabile la fondazione di Carlopoli e poi del convento oggi dei P.P. Riformati il cui giardino è all’ovest e chiuso dalle mura di Carlopoli. Questo convento caduto nel 1783 venne riedificato sulle rovine dell’antico, ed è riuscito il migliore forse è più decente e più ricco della provincia. 3 ª Dalla rivendita al 1783 Palme essendo stata ceduta dal Fisco al marchese Concublet di Arena fu da costui illustrata di belle opere, delle quali tuttora resta la fontana della Palma. Ceduta poi da questa casa la giurisdizione al principe di Cariati, questi adoperavasi anche meglio a pro del paese. E fu per sua special provvidenza che si videro qui fiorire manifatture di seta e di lana, donde si aveano le ricche stoffe ed i bé cammellotti o calidai, per ottenersi i quali fanno cura….nell’educazione del ( nella produzione dei n.d.r.) filugelli e delle capre di Angora; e traffici si teneano e ricco commercio si facea per vini e olii che imbarcavansi da Pietrenere, ove il principe avea uno stabilimento, e poi fuvvi dal governo militare eretto un ponte. Ma oltre alle arti, in questo periodo di tempo si videro sorgere uomini d’ingegno; e Palme ricorda con soddisfazione come qui fosse stato un Saffioti filosofo, diverso dal Saffioti di recente morto presidente del Tribunale civile, che à lasciato talune memorie sulla Fata Morgana ed altri opuscoli, un Candeloro i cui manoscritti lo rivelano buon avvocato e celebre letterato; si tien lieta di avere avuto la famiglia di Fontanarosa, e di aver dato i natali a Gioacchino Poeta che tanta fama 43


lasciò di sé in medicina in filosofia, in filologia; oltre di aver raccolto famiglie cospicue che accrescevano lustro al paese per ricchezze, per dignità di casato, per commercio, per iscienze, di talchè à potuto bene lasciarsi scritto di Palme, che forma una delle più opulente città della Calabria quando il flagello del 1783 la ridusse a un mucchio di rovine, sola la fontana e Carlopoli risparmiando, e questa ultima perché avea base sopra un masso d’immenso granito. 4 ª Occupazione militare. E Palme e rimettevasi appena dei danni patiti, quando cominciavano le guerre, e per esse un brigantaggio che desolava le Calabrie. Divenuta piazza di armi per la occupazione militare, Palme si è distinta per civiltà, per generosi modi ed eleganti, onde à lasciato di sé tal nobile idea, che era proponimento del Governo migliorare la condizione della città. La quale mentre si decorava di uomini di bell’ingegno, dava in quel tempo al mondo musicale un Manfroce, autore dell’Ecuba, e prima Sasso di cui si à il bel quadro della Sacra Famiglia e negli Studi in Napoli un qualche capolavoro. Or le speranze di Palme si sono, senza opera sua, verificate nel 5°periodo, quando, divenuta per grazia della Regnante Dinastia capoluogo di Distretto, à goduto di una non immediata distinzione, sì che dopo Reggio può chiamarsi questo, il più bel paese delle Calabrie. Nel quale se è a ricordare la sventura del cholera del 1837, la storia fatale di esso mentre mostra quanti danni avesse Palme patito, dà pruova non però della dolcezza dei costumi del paese e della generosità di ogni animo per abnegazioni stupende di se stesso a pro fin dè nemici. E Palme è un paese inclinato alla generosità, per sentimento, e più ancora perché meglio che altrove son le ricchezze ben ripartite; e se il contadino s’ inclina innanzi al suo signore, ciò è per riverenza non per soggezione, perché à egli la sua piccola fortuna ed una certa dignità che sente poiché gli riesce vivere, piuttosto che del favore altrui, del suo travaglio, il quale vede mai non mancargli il tutto il corso dell’anno. E poi indipendenza è per chi intenda a traffici, poiché le mille industrie danno qui facilità di fabbricarsi una fortuna e spesso cospicua, onde uomini nuovi e nuove famiglie 44


sorgono sempre in questo paese. Nel quale gli ordini vari si tengono in buona armonia, perché una certa comodità rende più docili gli animi e più docili e più generosi. E nessun paese più ricco e al tempo stesso più docile di Palme, ove la bontà dell’aria, l’abbondanza dè viveri, l’essere centro del distretto e l’avere somma opportunità ad ogni genere di commerci con la Sicilia e con la capitale fa sperare che prospererà sempre meglio. Ora a questa materiale condizione di cose va congiunta una ragione di più bell’incivilimento, poiché qui è una scuola di filosofiche e filologiche discipline; e molti giovani or si distinguono nella magistratura e nelle belle arti; nelle quali ultime le glorie di Manfroci e di Poeta par che sieno state mirabile unitamente a spiriti gentili, che per pruove date del loro valore sorgono ad ornamento della patria in fatto di musica, di pittura, di letteratura amena. Donde si vede quanto giovi tenere sempre desta la memoria di coloro che furono il decoro della patria. E nobile è il voto di scavare in un marmo il nome di quegli illustri che nella vita dettero ragione da far ammirare i loro nobili consigli e le opere loro generose. E forse in nessun luogo meglio che nel Camposanto sarebbe questo marmo a collocarsi; che non è chi non saluti una qualche volta quel luogo cui sono legati mille carissimi affetti, che non vi si porti con lo spirito disposto a salutari contemplazioni chè l’ombra della vita non isforza (? isporga) ivi disegnata per fatti degni di passare alla posterità sempre generosa nell’attribuire al merito lode. Ed il merito sopra lui à per le opere vivificate dalla Giustizia, dalla virtù, dall’onore, dalla Pietà, che solo il cielo corona delle sue benedizioni. Palme 4 settembre 1852

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Guglielmo Romeo Baldari


Appunti Addì di 3 ottobre 1852 Facendo una scorsa verso la Tonnara per osservare se fosse ivi possibile un braccio che difendesse i legni dalla tempesta che, arrivato al luogo detto Malopasso è caduta opportunità di osservare quelle terre, ed esaminatele ò scoperto che le materie in quel sito conglomerate sono tutte di antiche lave frammiste a molta cenere con pietre stritolate ed arse dal fuoco. Salito poi verticalmente fin al colmo della prominenza, tutto annunziava che quel piccolo monte ebbe ad essere un vulcano, e si è poi meglio appalesato dalle eruzioni perfettamente vulcaniche per le quali si vedevano talvolta delle materie marine e di coralli bruciati che facean parte delle rocce calcaree combinate a sostanze ferrugginose che arrivavano fino al cono. Il cono poi cominciava dalla casetta dell’antico telegrafo allo sperone arriva fino al principio di Profania e Rocce calcaree appariscono verso le falde alla parte di oriente e di mezzogiorno, e qui specialmente sono sovrapposte ad una specie di arena che molto si avvicina al tufo di Napoli.

Addì 9…? Arrivato il signor Basilio Lofaro si è a lui mostrato questo volume estinto, ed à promesso a questo proposito una memoria illustrativa del luogo. Il signor Lofaro, è incaricato delle osservazioni geologiche per le tre Calabrie e per gli Abruzzi. G.Romeo

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Note (nel manoscritto a margine) - G.Fiumara –Guida per le feste secolari in Messina, Messina 1842 - Pagina 38 - (nel manoscritto originale la nota si trova a pagina 13): “la Bara. Il giorno 15, alle 6 pomeridiane dall’antica porta del borgo di S.Leone muoverà una gran macchina addimandata a la Bara, e percorsa tutta la strada Ferdinanda, salirà per le quattro Fontane e si fermerà innanti la porta della Cattedrale. Questa Bara adorna di teneri fanciulletti raffiguranti tanti angeli che si muovono in vaie guise, rappresenta il trionfo di Maria. L’artefice che le immaginò fu un certo Radese ed è stata sempre oggetto a tutti d’ammirazione.

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Profile for Paolo Ventrice

PALME NEL 1852 CRONACHE E RESOCONTI - ILLUSTRAZIONE PEL DIZIONARIO DEL SIGNOR MAZZOLLA  

Libro che racconta la Palmi del 1800 da un manoscritto perduto, ma minuziosamente ricopiato a mano dal prof. Domenico Ferraro prima della su...

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