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POLITECNICO DI TORINO - FacoltĂ di Architettura I Corso di Laurea in Progetto Grafico e Virtuale A.a. 2009-2010 Tesi di Laurea di Irene Murrau e Andrea Palermo Relatore Prof. Marco Bozzola Tutte le foto prive di didascalia sono proprietĂ  degli autori del volume o del museo All About Apple


Progetto di identitĂ visiva e del sistema espositivo per un museo storico dei prodotti Apple


Indice Ringraziamenti

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Introduzione

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Obiettivi

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Brief

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Parte prima - ricerca preliminare

Cap 1 il cliente

Cap 2 l’istituzione museale

Cap 3 case studies Cap 4 l’azienda apple inc

1.1.1 Storia

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1.1.2 Il museo e la comunicazione

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1.1.3 Prodotti esposti

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1.1.4 Location

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1.1.5 Allestimento attuale

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1.2.1 Che cos’è un museo

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1.2.2 Caratteristiche di un museo

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1.2.3 Allestimento con pannelli

pag 48

1.2.4 Allestimento modulare

pag 50

1.2.5 Requisiti di sicurezza

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1.2.6 Materiale audio-video

pag 54

1.2.7 Comunicazione

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1.2.8 Esempi di loghi

pag 58

1.2.9 Merchandising

pag 60

1.3.1 Extra-informatica

pag 66

1.3.2 Informatica

pag 72

1.4.1 Breve storia

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1.4.2 Lo “stile Apple”

pag 86


Parte seconda - progetto

Cap 1 immagine coordinata

Cap 2 allestimento

Cap 3 Merchandising

2.1.1 Restyling del logo

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2.1.2 Il font pag 098 2.1.3 Il claim

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2.1.4 Biglietti da visita

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2.1.5 Carta intestata

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2.1.4 Brochure

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2.1.5 Stendardo

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2.2.1 Sintesi sistema esigenziale

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2.2.2 Progetto curatoriale

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2.2.3 Metaprogetto

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2.2.4 Definizione del modulo

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2.2.5 Grafiche applicate

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2.2.6 Schemi distributivi

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2.2.7 Configurazioni spaziali

pag 158

2.2.7 Esempio di area: anni ‘00

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2.3.1 Fruizione

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2.3.2 Il quiz

pag 178

2.3.3 Supporto

pag 184

2.3.4 Interfaccia touchscreen

pag 188

2.3.5 Applicazioni

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Appendici Bibliografia

pag 205

Sitografia

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Ringraziamenti Un grazie a: Prof. Marco Bozzola, per le minuziose correzioni, anche da sotto l’ombrellone Alessio Ferraro, William Ghisolfo e tutto lo staff del museo All About Apple per averci accolto, supportato e risposto alle nostre innumerevoli richieste

Le nostre famiglie, per il sostegno morale, materiale e mangereccio Tutti gli esseri umani che ci hanno supportato, sopportato e che ancora prima di noi ci hanno creduto.

Prof. Marco Vaudetti, per averci prestato il suo libro quando nessuno era disposto a farlo Alessio, per aver reso il 3D una “bestia ammaestrabile” e per la saggezza sempre dispensata Erminio, per averci guidati nel labirinto dei giunti e della modularità Max, perché la sua passione e voglia di fare non hanno mai smesso di pedalare Fiorio, per averci rianimati nei lunghi pomeriggi estivi

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Introduzione Dopo aver percorso un centinaio di metri contromano sperando di non essere visti, ci addentriamo nel mondo di quello che inizialmente pensavamo non sarebbe stato altro che un insolito diversivo per una noiosa serata invernale. Quello che ci ritroviamo davanti non appena varcata la soglia, sono decine e decine di computer Apple di ogni sorta: nuovi fiammanti o semi-distrutti, imballati o gettati alla rinfusa, trionfanti con la loro scheda identificativa oppure relegati in un angolo. E oltre ad essi ancora scatole, tastiere, mouse, stampanti, poster, volantini: materiale di ogni sorta, riunito in una stanza troppo stretta anche per contenerne la metà. Ad accoglierci gli entusiastici membri dello staff che, ormai quasi dieci anni fa, hanno dato vita a questo piccolo mondo a sè: al premere di un pulsante si accendono le luci e il museo All About Apple prende vita sotto i nostri occhi, rivelandoci un’enorme quantità di macchine funzionanti, alcune così vecchie che stentiamo a credere possano ancora avere qualcosa da rivelare. Ascoltiamo i racconti delle nostre guide, che ci rivelano di essere un po’ preoccupati per le sorti del museo, che seppur

gestito con estrema passione da tutti i membri del suo staff, non ha sufficienti risorse economiche per fare il salto di qualità ed essere conosciuto anche al di fuori dell’ambito locale. Non appena concluso il tour del museo, ci siamo resi conto che forse quel piccolo nucleo della provincia di Savona disponeva di un enorme potenziale, e che noi avevamo la possibilità di contribuire, seppur in minima parte, alla sua crescita. Da qui parte il nostro progetto: senza le pretese di ottenere in tempi ridotti dei cambiamenti radicali, ma con la consapevolezza di poter mettere le nostre capacità a disposizione di chi ha saputo contagiarci con il proprio entusiasmo e la propria voglia di fare.

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Obiettivi Trattandosi di una associazione Onlus e quindi non a scopo di lucro, obiettivo del rilancio e del “restauro” del museo è quello di renderlo uno strumento a disposizione di tutti per la conoscenza e la comprensione di ciò che ha fatto la storia del progresso tecnologico e informatico. I responsabili del museo si pongono come scopo della propria missione quello di portare una preziosa testimonianza, unica nel suo genere, non solo per i veterani che hanno conosciuto ed apprezzato Apple fin dagli albori, ma anche e soprattutto per tutti coloro che da poco si sono affacciati all’universo della Mela.

Riassumendo, ciò che ormai da anni i direttori del museo perseguono e che sperano di poter ottenere grazie alla riprogettazione del museo è: • Diventare un punto di riferimento per gli esperti del settore e per tutti gli appassionati • Essere conosciuti dal numero più vasto possibile di persone • Diventare un centro culturale conosciuto ed affermato anche al di fuori dei confini Liguri

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Brief Nella realizzazione di ciascuno degli elementi andrà tenuta in conto l’effettiva intenzione da parte dello staff dell’associazione di utilizzare quanto prodotto, di conseguenza un occhio di riguardo dovrà sempre essere dato alle scarse, per non dire nulle, possibilità economiche del museo stesso, privilegiando quindi elementi riproducibili in maniera semi-casalinga.

immagine coordinata Come principio generale, l’immagine coordinata non dovrà contenere elementi propri della corporate identity aziendale: richiami quindi, non trasposizioni. Logo: dovrà essere previsto non un nuovo logo, ma un restyling di quello esistente. Questa limitazione si presenta necessaria in quanto il logo attuale del museo ha ricevuto il nulla osta per l’utilizzo da parte di Apple inc. Al tempo stesso è necessario un suo rinnovo nell’ottica di renderlo maggiormente accattivante e dinamico, fermo restando il richiamo ai valori e all’immagine dell’azienda. Tale logo dovrà essere unico (a differenza dello stato attuale in cui è presente un logo per il museo e uno per l’associazione) e declinabile a seconda dell’occorrenza per il museo o per l’associazione. Dovrà essere presente anche una declinazione del logo in bianco e nero.

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Biglietti da visita: previsione di biglietti da visita istituzionali e personalizzati per ogni membro dello staff, stampati solo in bianca o in bianca/volta. Brochure: realizzata in formato A4 in modo da poter essere riprodotta, all’occorrenza, in maniera casalinga. Insegna: un’insegna denotativa dell’ingresso del museo chiara e leggibile.

merchandising Dovrà prevedere un forte richiamo all’argomento trattato dal museo, uscendo il più possibile dal raggio del merchandising convenzionale (peraltro già adottato e diffuso dal museo), bensì privilegiando l’interazione museo/visitatore, il valore semantico, emotivo e poetico dell’oggetto nell’ottica di trasmettere il concetto di tecnologia, progresso e ricordo.


riallestimento • • • •

Maggior coinvolgimento del pubblico Interattività Valorizzazione dell’utilizzabilità delle macchine Pannelli esplicativi coordinati all’immagine del museo

Per l’allestimento del museo dovrà essere presa in considerazione l’assenza, allo stato attuale, di una sede definita: pertanto, sarà necessario lo studio di strutture estremamente flessibili, versatili e funzionali a prescindere dalla loro collocazione. Dovrà essere attuata una puntuale cernita del materiale da esporre e conferita ad esso una gerarchia ed una strategia comunicativa efficace.

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RICERCA preliminare


Il cliente


1La.1.1 storia del museo PAR 1 come tutto ebbe inizio

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Nella pagina accanto: il museo nella soffiita

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l Museo All About Apple attualmente è il più fornito museo del mondo contenente quasi tutta la produzione di personal computer, periferiche, accessori, prototipi Apple dagli albori del 1976 fino ai giorni nostri. Le macchine esposte raccontano la nascita, l’evoluzione, la trasformazione dell’informatica personale, di cui la stessa Apple fu pioniera. Ciò che distingue il museo da tutti gli altri analoghi esistenti al mondo, e che pertanto lo rende unico nel suo genere, è il fatto che il visitatore possa toccare liberamente con mano tutto il materiale esposto, che non solo è mantenuto in perfetto stato di conservazione, ma è funzionante e utilizzabile. La nascita risale ad ormai quasi un decennio fa. Nel 2002, Alessio Ferraro, ideatore e fondatore del museo, prese possesso di un considerevole patrimonio di computer Apple appartenenti a un magazzino dismesso della ditta Briano Computer di Savona (SV). In quasi quarant’anni di attività questo punto

vendita e assistenza di macchine per ufficio, prima pionieristica, poi sempre più specializzata, aveva visto nascere l’era informatica in Italia, facendo transitare sui propri scaffali le macchine più rappresentative della storia dell’elettronica, per specializzarsi successivamente nei prodotti Apple: essi costituivano oltre il 70% del fatturato. Fu proprio all’inizio degli anni duemila che l’azienda cambiò ragione sociale, diventando Briano Multimedia, e il nuovo gestore Pierangelo Fazio si trovò a dover riorganizzare gli spazi e a ristrutturare il magazzino che per tutto l’arco dell’attività aveva anche avuto la funzione di laboratorio di assistenza tecnica per le riparazioni. Nei locali, sommersi dalla polvere del tempo, chiusi negli scatoloni seppelliti sotto montagne di manuali di informazioni tecniche, emerse una incredibile quantità di pezzi da collezione. Fazio, non essendo interessato alla conservazione del materiale, generosamente lo cedette in blocco. Superata l’emozione iniziale (si trattava del primo embrione di un incalcolabile


patrimonio di tecnologia informatica), Ferraro trovò un immediato ed entusiastico aiuto nell’amico William Ghisolfo, che a tutt’oggi è il Presidente dell’associazione All About Apple. Insieme, i due decisero di non limitare l’enorme quantità di materiale disponibile ad un uso personale e al collezionismo privato ma, riprendendo una vecchia idea di Ghisolfo di mettere in piedi un AMUG (Apple Macintosh User Group, gruppo di utenti Apple diffusi in tutto il mondo) di farne un museo aperto al pubblico. L’AMUG nacque quindi grazie ad un patrimonio costituito da macchine di ogni età, oltre a una raccolta incredibile di pezzi di ricambio, periferiche, adesivi, gadget, pubblicità, depliant di ogni tipo e, non trascurabili, decine e decine di manuali originali e introvabili, nonché un certo numero di software originali per Apple II e per Mac. Il vero motore dell’organizzazione fu il valore affettivo

che i pezzi disponibili rivestivano per i membri dell’associazione: componenti di pressoché nullo valore commerciale, ma estremamente rappresentativi per i cultori del settore. Fu così che, sin dai primi mesi del 2002, lavorando giorno e notte a ritmo serrato, Ferraro e Ghisolfo prepararono in gran segreto l’inaugurazione del museo, coinvolgendo gli amici accomunati dalla passione per il computer. Anche il vecchio proprietario e il nuovo gestore del negozio “Briano Multimedia”, da cui proveniva la maggior parte del materiale, collaborarono alla catalogazione e alla messa in funzione dei pezzi destinati all’esposizione. Dopo un lungo e minuzioso lavoro, l’11 maggio del 2002 si tenne l’inaugurazione ufficiale del museo, che venne chiamato “All About Apple Museum” in onore dell’associazione di cui facevano parte i fondatori. Va sottolineato che questa era ancora una sede

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Il proprietario di Briano Computer ammira i pezzi esposti

privata del museo, che trovò posto in un’area dell’abitazione dei genitori di Alessio Ferraro. I primi visitatori erano essenzialmente amici e conoscenti dei soci fondatori. Ciò non va però considerato come un fatto negativo: infatti fu proprio grazie ad un sapiente ed operoso passaparola che il museo riuscì ad attirare l’attenzione dei primi appassionati e la curiosità delle autorità influenti. I soci erano inizialmente sei, ed erano tenuti a versare una quota annua di iscrizione e partecipazione di 25€ ciascuno. Del primo anno di vita del museo, sempre nella sua sede provvisoria, vanno menzionati alcuni eventi significativi, in particolar modo il primo Open Day ufficiale. L’evento, aperto a tutti, ha

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consentito ai soci e ai semplici appassionati di incontrarsi, conoscersi e approfondire la cultura informatica storica Apple, potendo toccare con mano le macchine. Non va tralasciato il fatto che questa speciale giornata permise ad un maggior numero di persone di venire a conoscenza del museo e dell’operato dei suoi soci. Verso il finire del 2002, complice l’intermediazione del socio onorario Guido Guerceri (uno dei “pilastri” dell’A.M.U.G.), il rappresentante di Apple Italia Alessandro Pisani si recò in visita al museo, rimanendone positivamente impressionato e non escludendo la possibilità di una successiva collaborazione.


PAR 2 il trasferimento nella sede

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on il passare del tempo, il patrimonio del museo aumentò notevolmente, grazie in particolar modo alle numerosissime e frequenti donazioni di privati, il cui interesse veniva mantenuto vivo dal sito ufficiale del museo, da poco reso operativo. Già nel 2003 il museo aveva raggiunto una prima conquista con il riconoscimento ufficiale da parte del comune di Quiliano, cui fece seguito l’attribuzione di un Attestato di Benemerenza per meriti conseguiti all’interno del comune. Ma la vera svolta nella storia del museo si ebbe nel 2004: fu proprio in quell’anno infatti, che l’allora sindaco Nicola Isetta si dimostrò sensibile all’iniziativa, concedendo una sede pubblica per il museo ad uso gratuito e a tempo indeterminato. Si trattava di una ex falegnameria all’interno delle Scuole Medie “A. Peterlin” di Valleggia (SV), gestita per oltre trent’anni dal docente di applicazioni tecniche Pierluigi Quassolo.

staff, considerati alla stregua di “usurpatori” di un locale da sempre adibito a tutt’altra attività. Si decise pertanto di organizzare un collettivo avente lo scopo di dirottare l’associazione verso altri lidi. Proprio il professor Quassolo fu incaricato di farsi portavoce della “causa” dei suoi colleghi, in quanto considerato la principale parte lesa nel contenzioso. Un fatto inaspettato accadde però nel corso dell’assemblea che avrebbe dovuto sancire l’allontanamento definitivo del museo dal plesso scolastico. L’anziano docente di Educazione Tecnica infatti, non solo non riuscì ad argomentare in alcun modo le richieste avanzate dagli altri insegnanti, ma rimase talmente sbalordito ed affascinato dinanzi all’energia e all’appassionato lavoro dei membri dell’associazione, che diede loro la propria piena disponibilità e il proprio appoggio. Mettendo

Alessio Ferraro illustra i pezzi del museo al sindaco di Quiliano

Un curioso aneddoto riguardante l’insediamento del museo nel nuovo spazio, è quello che ancora oggi viene ricordato dai soci non senza un sorriso. Sin dal principio, quando il trasferimento nella scuola media non era molto più che un’ipotesi ventilata, il corpo docente dell’istituto non aveva visto di buon occhio il museo e i membri del suo

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a disposizione tutto il suo sapere circa l’arte del lavorare il legno, diede un fondamentale apporto all’allestimento della nuova sede e divenne in seguito membro ufficiale dello staff del museo. Lo spazio ricavato, oltre 150 metri quadri, venne completamente ristrutturato dai fondatori e dai soci del museo: sia dal punto di vista edile (pareti, intonaci...) che elettrico (illuminazione, impiantistica di alimentazione dei computer), per rendere la fruizione delle macchine da parte dei visitatori quanto più agevole ed efficiente possibile. L’inaugurazione si tenne il 14 Maggio 2005: finalmente il museo fu orgogliosamente aperto al pubblico, che fu accolto da un rarissimo Apple Lisa, antesignano dei sistemi operativi a finestre e pezzo forte dell’allestimento di allora. Il prodotto più recente era invece un Mac Mini, emblematico per il suo rapporto fra dimensioni e design. Davano inoltre un orgoglioso sfoggio

Folla per l’apertura del museo al pubblico nella sua nuova sede

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di loro stessi decine e decine di CPU, schermi, accessori, pezzi rari ed una documentazione ricostruente la storia di Apple. Nota significativa di questo primo allestimento fu l’esposizione parallela di prodotti informatici dello stesso periodo, ma appartenenti ad altre aziende: con questo artifizio il visitatore poteva sin da subito cogliere e capire l’evoluzione e le influenze reciproche delle principali case produttrici. Questo sistema di esposizione si è dimostrato sin da subito molto efficace ed è pertanto rimasto invariato nel corso degli anni. Tra gli altri oggetti conservati nel museo, furono raccolti anche manuali di programmazione e testi “storici” dell’epoca. Scatole e scatole di riviste d’annata furono donate al museo per la gioia di chi tentava di capire il mondo dell’informatica ricopiando interi listati di programmi e leggendo dal vivo le righe di codice dei software di allora. All’inaugurazione intervennero più di 150 entusiasti visitatori.


PAR 3 la chiamata da Cupertino

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e, come si diceva già nell’antica Roma, “la fortuna premia gli audaci”, è proprio ciò che accadde ai soci del museo la sera del 22 giugno 2005 quando, nell’ascolto dei messaggi presenti nella segreteria telefonica del museo, si imbatterono in un messaggio vocale totalmente inaspettato. A lasciarlo infatti, era stato nientemeno che il rappresentante della Apple America di Cupertino, in California. Il messaggio, la cui registrazione è scaricabile dal sito ufficiale del museo, reca le congratulazioni da parte dell’azienda americana e annuncia l’invio di un pacco pieno di materiale da esporre. I soci, del tutto sbalorditi da quanto sentito, pensarono inizialmente ad uno scherzo bene architettato. Convinzione che, però, fu immediatamente smentita dal riscontro di una mail inviata dal Senior Manager di Apple, Brett Murray, in cui veniva ribadita la volontà da parte dell’azienda americana di avviare una collaborazione, sancita ufficialmente dal rinnovo dei complimenti già espressi telefonicamente e dall’annuncio dell’invio di un pacco contenente una certa quantità di materiale. Tramite il corriere DHL la merce venne recapitata a destinazione: il pacco conteneva circa 250 adesivi raccolti e conservati dall’azienda stessa nel corso degli anni, decine di poster freschi di stampa, tre magliette e una lettera. Questo evento fu particolarmente significativo, in quanto Apple notoria-

mente non concede nulla agli AMUG, nè entra in contatto diretto nessuno dei migliaia sparsi in tutto il mondo. La lettera contenuta nel pacco è forse il pezzo più importante ricevuto dal museo: in essa sono infatti rinnovati i complimenti di Brett Murray che comunica all’All About Apple il suo primato di museo più grande del mondo inerente l’azienda di Cupertino. Un’ulteriore mail giunse infine all’indirizzo di posta elettronica del museo: in questa Brett informava di lavorare occasionalmente con Steve Jobs, e prometteva che alla prima occasione utile gli avrebbe portato l’invito da parte dell’associazione per venire in Italia a visitare il Museo. Nel mentre, riportava il suo personale invito allo staff dell’associazione per recarsi in California, a Gennaio 2006, e andare in visita all’intero Campus Apple in qualità di ospiti suoi e del suo staff. Nella sua ultima mail Brett Murray definì il museo e i suoi fondatori “gli ambasciatori di Apple in Italia”. Il riconoscimento da parte della casa madre ebbe un effetto iperbolico in fatto di pubblicità, al punto che decine di pezzi ancora mancanti alla collezione vennero successivamente donati al museo, giungendo sia dall’Italia che dall’estero. Inoltre, numerose riviste e siti del settore celebrarono quello che fu probabilmente il momento di massima popolarità per il museo. Fu così che, il 9 gennaio 2006, un gruppo di rappresentanti dell’associazione di recò in California, in occasione del

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MacWorld Expo. A Cupertino, sotto la sapiente guida di Brett Murray, i soci ebbero l’onore di effettuare una visita nella sede dell’azienda, scortati negli uffici. La visita avvenne in maniera molto informale: il Senior Manager che, come si premurò di spiegare, aveva il compito di curare personalmente la campagna di marketing dei nuovi prodotti Apple, infarcì il tour di una serie di aneddoti e racconti riguardati la vita e il lavoro nell’Apple Campus. La visita proseguì con alcuni acquisti all’Apple Store, dove la comitiva potè usufruire di un considerevole sconto. A conclusione della giornata il gruppo venne condotto ad un edificio al numero 2066 di Cris Drive a Los Altos, paesino limitrofo di Cupertino. A questo indirizzo infatti, c’è ancora il garage in cui Jobs e Wozniak realizzarono lo storico Apple I nel lontano 1984. Qui un vicino di casa, Gene, si mostrò molto gentile e disponibile raccontando al suo rapito uditorio i propri ricordi legati ai primi passi dell’azienda. La trasferta statunitense del museo si concluse con la visita al Computer History Museum, che espone tuttora, assieme al resto, un considerevole quantitativo di prodotti Apple. Questo non era sicuramente paragonabile all’assai più considerevole mole di materiale di cui invece disponeva l’alter ego italiano, i cui rappresentati però fecero tesoro della visita ricavandone preziosi spunti. Essi riuscirono inoltre ad avere un colloquio con John Toole, uno dei dirigenti del museo, che si dimostrò disponibile ad una futura collaborazione e scambio di materiale.

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PAR 4 il riconoscimento a Onlus

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ome già detto, la popolarità del museo crebbe considerevolmente in seguito ai contatti con la sede dell’azienda di Cupertino. Le donazioni da parte di privati aumentarono, così come le collaborazioni con enti e società di varia natura. Importante fra queste quella con la ditta Test srl, facente parte del gruppo Irpe e specializzata nella vendita di materiale per le fiere Apple. Da questa il museo ricevette in dono alcuni elementi d’arredo di cui la ditta era intenzionata a disfarsi in seguito al rinnovo di alcuni dei locali. Questi, facenti parte della storia di Test e sopravvissuti negli anni a numerosi traslochi, andarono a migliorare qualitativamente l’esposizione di alcuni dei prodotti del museo rinnovandone in particolar modo l’ingresso.

e socio-culturali non a scopo di lucro. In particolare, secondo quanto dichiarato dai soci stessi nell’atto certificante la costituzione della fondazione “All About Apple”: “[…]Scopo dell’associazione è la creazione, lo sviluppo e il mantenimento del primo Museo ufficiale dei prodotti Apple universalmente fabbricati, nonché portare informazione e aiuto a chi vuole usare i computer Apple svolgendo tutte le attività connesse, quali: • La creazione di attività e/o corsi di formazione , in ambito scolastico, artistico e culturale; • La possibilità di promuovere mostre, convegni, meeting, nonché la creazione di centri d’aggregazione per i soci; • La promozione o la produzione di pubblicazioni, gadget e software, utilizzando i più idonei mezzi di diffusione;[…]”

Nella pagina accanto: foto di gruppo davanti alla sede Apple In basso: i soci fondatori della ONLUS All About Apple

Con il passare del tempo quindi, e in seguito all’apertura del museo con orari fissi, si percepì sempre più l’esigenza di conferire ad esso un riconoscimento ufficiale, anche per poter attingere a finanziamenti in modo più trasparente e per invogliare gli eventuali futuri donatori a rilasciare altri computer “storici”. L’associazione All About Apple fece pertanto domanda per poter ottenere lo statuto di ONLUS, acronimo di “Organizzazione Non Lucrativa ad Utilità Sociale” che identifica tutte quelle associazioni a carattere non governativo che si costituiscono per finalità sociali

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PAR 5 visita di Apple Italia

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Sopra: Enzo Biagini, ad di Apple Italia nella sede del museo Nella pagina accanto: la sede prevista per la mostra

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iovedì 22 febbraio 2007 fu una data storica per il percorso di sviluppo del museo All About Apple. Enzo Biagini, amministratore delegato di Apple Italia atteso dai soci fin dall’inaugurazione pubblica del 2005, sì recò infatti in visita al museo. Prima di procedere alla consueta visita guidata attraverso i locali saturi di materiale, Biagini consegnò la sua personale donazione al museo: una custodia in legno, firmata Parker, con in bassorilievo il logo della Apple e all’interno una penna con il logo della mela. Un gadget aziendale molto pregiato e oltremodo raro, che contribuì ad incrementare il valore della già considerevole collezione posseduta dal museo. Seguì un’informale intervista, in cui Biagini si dimostrò molto cordiale e disponibile raccontando, fra l’altro, dei suoi incontri con il patron di Apple Steve Jobs e dei rapporti fra la sede italiana e la base statunitense. I rappresentanti dell’associazione non persero l’occasione di domandare se vi fosse la possibilità di una eventuale collaborazione con Apple Italia. Come risaputo, in Apple vigono regole molto rigide per quanto riguarda i rapporti con l’esterno, ma Biagini non escluse l’eventualità di un futuro contatto fra le due realtà: tale disponibilità scaturì ovviamente dal fatto che il museo sia un caso unico in Europa anche per quanto riguarda il suo attivismo nell’ambito education. I soci proposero la possi-

bilità di trasferire il museo, almeno in parte, nei locali antistanti l’Apple Store di Milano, all’epoca ancora in costruzione. Questa idea non venne concretizzata in quanto l’azienda, secondo una politica interna in vigore sin dagli albori, ha sempre guardato al futuro, alla ricerca e al lancio di nuovi prodotti, mantenendo un’immagine di sé come di una realtà volta al progresso e alla costante evoluzione. Mai ha fatto sfoggio dei successi del passato, a tal punto che, secondo quanto riportato da diverse fonti, nella stessa sede di Cupertino non è presente un archivio storico dei pezzi prodotti nel corso degli anni. L’AD accettò però di buon grado di diventare membro onorario dell’associazione, e si propose come intermediario per far conoscere l’esistenza del museo a tutti i principali centri italiani di assistenza e vendita di prodotti Apple: ciò si dimostrò in seguito molto importante, in quanto il museo subì un incremento del numero di donazioni, provenienti da ogni parte d’Italia. Oltre a questa visita, altri due fatti risalenti all’anno 2007 sono degni di menzione: il secondo Open Day, tenutosi il12 maggio in onore del quinto anniversario dell’apertura al pubblico del museo, e la trasferta nella cittadina di Hone (Aosta), per una mostra fuori porta in concomitanza con l’uscita sul mercato del nuovo IPhone. Entrambe queste manifestazioni riscontrarono una grande affluenza di pubblico e una notevole attenzione da parte di riviste e siti specializzati.


PAR 6 un nuovo museo?

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ell’imminenza del lancio del nuovo IPhone, in Italia come nelle altre nazioni del mondo si verificò una vera e propria gara da parte degli operatori telefonici per aggiudicarsi l’esclusiva della copertura di rete per il nuovo gioiello di casa Apple. Tra i più agguerriti concorrenti ci fu la TIM, che riuscì tramite il proprio amministratore delegato Franco Bernabè ad aggiudicarsi la vittoria della gara. Non si sarebbe trattata di una vera e propria esclusiva, ma di un vantaggio iniziale grazie al quale IPhone sarebbe stato commercializzato in Italia per i primi 6 mesi solamente attraverso TIM. Dopo l’estate sarebbero subentrati anche gli altri operatori. In seguito però, l’accordo fra le due aziende venne meno e l’IPhone venne distribuito anche da Vodafone sin dall’inizio di Giugno 2008. Nell’arco di tempo in cui l’accordo era ormai da tutti considerato come assodato, TIM tentò di prepararsi a questo evento di straordinaria portata preparando il terreno per garantirsi una buona accoglienza del nuovo prodotto da parte del pubblico. Telecom Italia si propose di organizzare l’allestimento di una mostra a tema, pertanto contattò direttamente i responsabili del museo All About Apple, vedendo in esso la fonte ideale cui attingere per la vastità di materiale e per il fervido e costante la-

voro dei soci. Una considerevole parte dell’allestimento del museo si sarebbe quindi dovuta trasferire a Milano in una mostra della durata di alcuni mesi. Il progetto di allestimento della mostra su affidato alla sede Milanese della celebre agenzia pubblicitaria internazionale Saatchi&Saatchi. La location scelta fu un complesso di ca. 1500 mq, situato nel quartiere Isola di Milano, chiamato “Spazio Revel”: un bianco edificio a due piani con un cortile interno ed un ampio pergolato. Il sito, risalente ai primi del ‘900, era stato ricavato da un vecchio magazzino di stoccaggio per le botti di vino e in seguito sottoposto ad un intervento di riqualificazione volto a trasformarlo in punto di ritrovo per iniziative socio-culturali. Il locale ospitava quindi in pianta stabile un ristorante e un servizio di catering e una galleria d’arte posta nel seminterrato, mentre il piano terra e il piano rialzato erano dedicati ad eventi variabili di periodo in periodo, per un totale di 600 mq pienamente sfruttabili. Proprio questa parte dell’edificio sarebbe stata adibita ad ospitare la mostra. Il progetto di allestimento della mostra fu pertanto stilato affinchè essa costituisse una sorta di percorso storicotecnologico attraverso i prodotti principali di casa Apple grazie ai quali, con una costante evoluzione, si è giunti fino all’IPhone. Quest’ultimo, grazie ad un sapiente studio effettuato in primis dai fondatori stessi dal museo, avrebbe guadagnato una valorizzazione ed una legittimazione agli occhi del pubblico.

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Una visita guidata del museo durante l’ultimo open day

Ogni pezzo sarebbe stato minuziosamente schedato con informazioni riguardo a specifiche tecniche, anno di produzione, software di sistema utilizzato, particolarità della macchina. Peculiarità del progetto era la possibilità di venire adattato a varie conformazioni planimetriche senza perdere in efficacia e funzionalità. La sede Ligure sarebbe stata smantellata e mantenuta chiusa per tutta la durata della mostra, mentre parte del personale del museo si sarebbero trasferiti nella sede Milanese per i lavori di manutenzione e monitoraggio delle macchine esposte. Secondo le precise richieste del direttore del museo, il logo di quest’ultimo sarebbe dovuto essere presente su ogni materiale di comunicazione e dell’apparato espositivo, unito ad un apposito pannello descrittivo, redatto dai membri stessi dell’associazione, dedicato alla storia del Museo e alla sua attività, posto in evidenza all’ingresso dell’esposizione. Il progetto non andò in porto in quanto, come già accennato inizialmente, TIM perse l’esclusiva di IPhone, senza il quale la mostra sarebbe stata, agli occhi degli agenti promotori, in tal contesto priva di significato.

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PAR 7 sviluppi recenti

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el 2008 si intraprese una consistente opera di ristrutturazione del museo, volta a migliorare l’allestimento e la fruibilità da parte dei visitatori. I locali furono completamente smantellati, il materiale ricatalogato e integrato di alcuni pezzi di recente acquisizione: primo fra tutti un videoproiettore tritubo ricevuto in donazione, grazie al quale fu possibile un utilizzo più ampio di materiale audio-video. La riapertura ufficiale al pubblico si tenne il 24 maggio, con l’organizzazione di visite guidate ad orario variabile. Nello stesso periodo, il vecchio sito internet venne chiuso per dare spazio ad un blog dal contenuto più interattivo ed aggiornabile in tempo reale. Nel 2009 fu creato anche un contatto sul social network Facebook, sempre nell’ottica di rendere il museo quanto più dinamico possibile. Attualmente il museo è aperto tutti i giovedì dalle 19,30 fino a tarda notte, e continua la sua “missione” organizzando periodicamente giornate intere di apertura al pubblico, gli ormai clas-


sici open day che sin dai primi anni di vita del museo hanno riscosso successo e apprezzamento da parte del pubblico. Inoltre, la continua partecipazione a mostre ed esposizioni temporanee in vari comuni d’Italia permette al museo di mantenere stabile la propria notorietà. Ciò nonostante, secondo quanto ribadito fortemente dagli stessi soci, il museo è ancora lontano dall’aver raggiunto la propria meta. Per diventare sempre più noto al grande pubblico, si presenta come sempre più urgente la necessità di una riqualificazione, in particolar modo per ciò che riguarda l’allestimento dei locali. In tal contesto, è fondamentale la ricerca di una nuova sede, più conforme alle esigenze che l’auspicato “salto di qualità” immancabilmente comporta. Affinchè il museo possa affermarsi anche al di fuori dell’ambito provinciale e regionale, e assumere lo statuto di punto di riferimento per il settore, sono infatti necessari spazi più ampi, in grado di accogliere l’ingente mole di materiale. In quest’ottica, il trasferimento in un punto di più agevole accesso e con un maggior passaggio di pubblico è imprescindibile. Secondo quando ammesso dagli stessi membri del museo, la sede di Quiliano è ormai come un giacimento esaurito, su cui non è più possibile investire tempo ed energie al fine di uno sviluppo, che necessita invece di una radicale svolta. La direzione si è già da tempo mossa in questo senso, spendendo tutte le proprie energie nella ricerca di una nuova sede. A tale scopo, è stata richiesta la collabo-

razione in primo luogo del comune di Savona, che però non ha momentaneamente fornito alternative valide alla sede Quilianese. Inoltre è fondamentale l’appoggio di uno o più sponsor che diano il loro contributo economico oppure concedano l’usufrutto di uno spazio a titolo gratuito.

La presentazione in anteprima di iPad al museo nell’Aprile 2010

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27/04/2003 - varese La prima trasferta della storia del museo si tenne in occasione della prima edizione di “Varese retrocomputing”, presso il MUel-Museo Elettronico del varesino parco Toepliz. La manifestazione vide l’intervento di numerosi esperti del settore e collezionisti di retrocomputing che presentar-

ono numerosi pezzi facenti parte della storia dell’informatica. Fra questi trovò posto il vero e proprio “rappresentante” dell’All About Apple museum, ossia il celebre Apple Lisa, su cui Alessio Ferraro espose una breve presentazione.

30/09/2003 - fnac genova Grazie all’intercessione di Silvia Alì, responsabile della promozione degli eventi culturali di Fnac, il museo riuscì ad ottenere uno spazio di due ore e mezza davanti all’uditorio dei clienti del negozio, per far conoscere sé stesso ed alcune macchine storiche in esposizione. Durante la conferenza fecero bella mostra di sè un Apple II e, un Apple III, un Lisa, un Macintosh 128k, e il

nuovo PowerMacG5 avuto in concessione da Emanuele Trussoni di Apple Italia, che intervenne descrivendo in maniera esaustiva e particolareggiata le caratteristiche del nuovo sistema operativo Panther. I conferenzieri ottennero il plauso del pubblico, rimasto piacevolmente colpito dal contrasto fra i pezzi storici rappresentativi della collezione del museo e il recentissimo G5.

09/11/2003 - bologna Su iniziativa di Tevac, community online di appassionati del mondo Apple, e del suo responsabile Roberto Rota, il museo potè esporre e far apprezzare il suo emblematico Apple Lisa ad un pub-

blico di 25 persone giunte a Bologna da diverse parti d’Italia. L’incontro si tenne in via del tutto informale in una trattoria della zona.

05/07/2004 - CASTELLO DI RIVOLI (TO) In occasione del cinquantesimo anniversario Rai, il Museo della Pubblicità con sede nel Castello di Rivoli organizzò una mostra dedicata alla storia della

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pubblicità in Italia. In tale occasione, il museo All About Apple ebbe l’onore di vedere esposti alcuni dei suoi pezzi più rappresentativi.


23/09/2006 – Forte dei Marmi Il Comune di Forte dei Marmi, in collaborazione con Lilio Tarabella e il suo “Tarabella Hotel”, concesse al museo AAA la possibilità di esporre una selezione delle macchine storiche più significative nel percorso evolutivo di Apple. Trovarono posto nell’esposizione l’Apple Lisa, il TAM (Twentieth Anniversary Macintosh), il Portable, il Macintosh 128k, i Newton, le Quicktake, il Set Top Box, l’Apple II, l’Apple IIc, l’eMate e diversi altri pezzi rari. Ciò che maggiormente stupì e riempì d’orgoglio i soci del museo, fu la grande affluenza di pubblico: più di 500 persone infatti giunsero inaspettatamente per apprezzare la collezione. La trasferta a Forte

dei Marmi fu replicata nel 2007 e nel 2009, in occasione della manifestazione “Futuriamo” in cui venne presentato l’IPhone 2G. La mostra di Forte dei Marmi fu anche una di quelle meglio riuscite per quanto riguarda l’allestimento. Infatti l’albergo in cui essa trovò ospitalità, aveva già in sé predisposta un’area apposita per esposizioni ed allestimenti temporanei. Essa era costituita da un’ampia sala a pareti bianche nella quale erano posizionati diversi blocchi verticali. Fu proprio su questi ultimi che trovarono posto i computer, che risultarono in questo modo valorizzati ed in particolare risalto.

29/07/2007 – Hone La più consistente ed importante trasferta del museo AAA fu attuata grazie alla preziosa collaborazione di Walter Franceschi, uno dei suoi più grandi donatori e sostenitori. Per un intero mese, oltre settanta tra i più pregiati pezzi da collezione del museo trovarono ospitalità in un’esposizione appositamente preparata dal comune valdostano di Hone. La mostra ripercorreva le tappe principali della storia Apple, dagli anni ’70 fino alle più recenti macchine di produzione corrente (concesse da Apple Italia). L’esposizione fu organizzata in concomitanza dell’uscita sul mercato del nuovissimo IPhone 2G, che fu a disposizione del pubblico per tutta la du-

rata della mostra. Essa fu allestita nella palestra di una scuola (dando in questo modo, seppur in maniera del tutto involontaria, una continuità con l’esposizione permanente quilianese), che copriva un’area di circa 150 m2. La cura della mostra fu il frutto di una collaborazione fra tra Walter Franceschi, Elisabetta Mattugini e l’arch.Laura Michetti. I prodotti furono collocati sui banchi della scuola stessa, singolarmente o raggruppati. Fu seguito il consueto ordine cronologico, che venne correlato ed approfondito con stendardi esplicativi e proiezioni di materiale audio/video proiettato sul soffitto.

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1Il museo .1.2 e la comunicazione PAR 1 attenzione da parte dei media

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el corso della sua storia, il museo ha sempre riscosso una certa attenzione da parte della stampa e, più sporadicamente, da parte di alcune emittenti televisive. In particolare, le testate che più frequentemente hanno dedicato servizi o speciali al museo sono state quelle specializzate nel mondo Apple, prima fra tutte le conosciutissima Applicando e MacWorld Italia. Lo spazio maggiore è stato sicuramente riservato però dalle riviste online: numerosissimi siti specializzati e blog di appassionati hanno dedicato uno spazio al museo e al suo operato. Ovviamente le varie trasferte,

Alessio Ferraro intervistato da IVG durante la presentazione dell’ iPad

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gli Open Day e le manifestazioni hanno avuto nel corso del tempo la funzione di cassa di risonanza, contribuendo non solo ad accrescere la popolarità del museo nell’immaginario del pubblico, ma anche ad accendere la curiosità dei media, che soprattutto in queste occasioni hanno dimostrato il loro interesse. Il museo è stato anche oggetto nel corso del 2008 di alcuni servizi televisivi, da parte sia di emittenti locali che nazionali. Nello specifico, oltre a due interviste mandate in onda sulle reti liguri IVG e Telecittà, ha dedicato al museo uno spazio di alcuni minuti all’interno della rubrica “Pixel”, così come La7. In tutte queste occasioni il portavoce è stato Alessio Ferraro, che ha permesso piccole visite guidate raccontando aneddoti sul museo e la sua storia.


PAR 2 immagine coordinata

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i può dire che il museo non abbia un’immagine coordinata definita e univoca. L’unico elemento grafico ricorrente nella maggior parte del materiale pubblicitario è il logo, spesso abbinato a quello dell’associazione. Esso, realizzato da un grafico professionista collaboratore dello staff del museo, è fortemente ispirato all’immagine Apple, che viene richiamata nella foglia (utilizzata come semplice elemento grafico) e nell’utilizzo del font. Proprio quest’ultimo, un Apple Garamond regular per il nome del museo e italic per la parola “museum”, gioca un ruolo fondamentale in quanto permette all’osservatore esperto il collegamento mentale con il font utilizzato dalla Apple di prima generazione. Il logo vero e proprio è invece costituito dalle tre A fuse fra loro quasi a formare una lettera M (di Macintosh, di mela). I colori istituzionali sono il nero per le scritte e un azzurro per la foglia. La scelta di quest’ultima tinta è opinabile in quanto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non riprende l’azzurro Pantone 299CV utilizzato nel logo dell’azienda, bensì una diversa tonalità. Il logo viene poi spesso virato in negativo quando applicato sui fondi piene di, per esempio, magliette o spille.

Pantone Cyan C23 M30 Y20 K10 #454545

Pantone Cyan C23 M30 Y20 K10 #454545

Elaborazione del logo a partire dalle tre “A” in Apple Garamond

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In basso: bianca e volta della brochure attualmente utilizzata dal museo

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Accanto al logo del museo troviamo il logo dell’associazione AAA, che reca in sé stesso un fortissimo contrasto: al logo stilizzato e molto fine della mela viene associato il logotipo in un font ComicSans, che è quanto di più lontano dall’immagine Apple si possa trovare. I semplici tratti della mela, che pur nella loro semplicità assumono una grande efficacia comunicativa, vengono sminuiti dalla scritta sottostante che ne abbassa nettamente il livello qualitativo.

E’ da sottolineare il fatto che il logo originale Apple è posto sotto stretto copyright, motivo per cui non è mai possibile utilizzare la mela morsicata nella sua interezza. Entrambi i loghi hanno perciò cercato di costituire un chiaro richiamo al logo originale pur senza mai riprodurlo fedelmente. Su iniziativa del presidente dell’associazione All About Apple, sono stati sottoposti al giudizio di Apple inc. che li ha certificati aderenti alle normative vigenti in materia di copyright e diritto d’autore e ne ha permesso l’utilizzo e la divulgazione non a scopo di lucro. Per quanto riguarda il materiale pubblicitario, si può dire che il museo ne sia attualmente pressoché sprovvisto, eccezion fatta per una brochure divulgativa a tre ante, realizzata dallo stesso designer del logo. In essa possiamo notare un utilizzo del font Myriad Pro, utilizzato dalla stessa Apple da alcuni anni a questa parte in seguito al rinnovamento e al ringiovanimento della propria immagine. I colori utilizzati riprendono fedelmente quelli del logo del museo. Biglietti da visita, carta intestata e tutti i possibili elementi di un’immagine coordinata non sono mai stati realizzati. Gli ultimi anni hanno subito l’impossibilità di vedere prodotto altro materiale a causa di problemi personali del grafico che fin dalla fondazione del museo si era occupato della sua comunicazione. Per tutti gli eventi più recenti, sono stati sempre gli stessi soci del museo a realizzare in maniera “casalinga” stampati e materiale informativo.


PAR 3 merchandising

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l museo distribuisce da diversi anni materiale che i visitatori possono prendere con una piccola offerta libera. Il merchandising del museo comprende alcuni semplici gadget su cui sono stati applicati i loghi del museo e dell’associazione AAA. Possiamo quindi trovare la classica tazza da colazione, bianca e proposta in due varianti: con il logo del museo e con quello dell’associazione; un cappellino bianco con visiera con stampato il logo dell’associazione; una polo nera a maniche corte (disponibile in varie taglie) con lo stesso logo; una serie di spille in varie dimensioni, comprendenti la versione base, bianca o nera con il logo del museo o dell’associazione, unita ad alcune varianti realizzate ad hoc per specifiche occasioni (come per esempio la trasferta ad Hone). Come si evince, i fondi investiti in merchandising sono esigui e non permettono ai soci del museo di esprimere la propria creatività: più volte alcuni ardimentosi si sono cimentati in realizzazioni artigianali, che hanno riscosso un considerevole successo di pubblico. Nonostante ciò, a causa del lungo lavoro e del tempo impiegati per produrle sono state progressivamente messe da parte a vantaggio di materiale standard prodotto in serie e scarsamente personalizzabile, sicuramente poco dispendioso quanto poco accattivante.

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ANNIVERSARY

Merchandising del museo

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PAR 4 la comunicazione online

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Nella pagina accanto: il sito ufficiale del museo e le pagine su alcuni dei principali social network

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l museo, fin dalla sua apertura, ha sempre puntato sulla comunicazione attraverso internet per due semplici motivi: è il sistema più economico e allo stesso tempo permette di raggiungere un pubblico molto ampio grazie alla grande diffusione di internet nel mondo. Il sito web iniziale, datato 2005, rispecchia in pieno l’epoca in cui era stato realizzato. Allineato a sinistra, studiato per monitor a basse risoluzioni, privo di alcuna interazione con l’utente sono alcuni dei difetti che balzano immediatamente agli occhi di un visitatore di oggi. Il colore nero di sfondo unitamente alle bande verdi e blu e alle immagini di rollover lo rendono assolutamente poco professionale e non rispecchiante il museo e soprattutto l’azienda Apple. Dal 2007 il museo ha parzialmente rinnovato la sua veste comunicativa online con lo sbarco sui principali social network e con un blog nuovo di zecca. Interazione e web 2.0 sono le parole chiave della nuova “era” dell’All About Apple Museum. Il blog permette infatti un’ampia interazione con gli utenti grazie alla possibilità di commentare gli articoli ed è spesso aggiornato dai membri dell’associazione anche con retroscena dell’attività del museo, delle donazioni e dei progetti in cantiere. Purtroppo il blog non riesce a pieno a sostituire il sito internet poiché non sono presenti molte pagine: dall’archivio al come raggiungere il mu-

seo e altre aree fondamentali, motivo per cui il vecchio sito continua ad esistere parallelamente al blog. Più recentemente lo staff del museo ha aperto un gruppo su Facebook che conta quasi 200 iscritti e permette di sfruttare a pieno le potenzialità del social network, soprattutto per quanto riguarda la diffusione e l’organizzazione di eventi. Inoltre il museo è presente su Twitter, il popolare social network che permette una rapida interazione con molti utenti grazie a brevi messaggi. Purtroppo la presenza su Twitter del museo è un po’ confusionaria dato che sono stati creati due account, uno in italiano e l’altro in inglese ma di cui solo uno viene frequentemente aggiornato e seguito dagli utenti. Interessante è invece il fatto che ogni membro dello staff del museo abbia un account personale racchiuso in una “Twitter list” in modo che con un click il visitatore può accedere contemporaneamente ai rispettivi profili e scoprire le passioni di ciascuno di essi ed interagire personalmente.


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1Prodotti .1.3 esposti desktop A-One Apple ][ europlus Lemon Apple //e Apple //c Apple /// Lisa 2 Apple IIgs Macintosh Macintosh 512k Macintosh Plus platinum Macintosh Plus AppleCAT Macintosh SE Macintosh SE/30 Macintosh Classic Macintosh Color Classic Macintosh II Macintosh IIsi Macintosh IIvi Macintosh LC Macintosh LC II Macintosh LC III Macintosh LC 475 Macintosh LC 630

ext. devices (43pz)

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Macintosh Quadra 950 Macintosh Quadra 650 Macintosh Quadra 840AV Macintosh Performa 5200 Macintosh Performa 6320CD Power Macintosh 4400/200 Power Macintosh 6100/60 Power Macintosh 7100/66 Power Macintosh 7200/90 Power Macintosh 8100/80 Power Macintosh 8200/100 Power Macintosh 8500/120 Power Macintosh 8600/200 Power Macintosh 9500/150 Twentieth Anniversary Macintosh Power Mac G3/266 desktop Power Mac G3/266 minitower Power Mac G3/300 blue & white Power Mac G4/350 AGP graphics Power Mac G4 Cube 450 Power Mac G4/533 digital audio Power Mac G4/733 quicksilver Power Mac G4/867 dual mirrored drive doors

Power Mac G5/2.3 dual iMac 233 bondi blue iMac 266 lime iMac 266 strawberry iMac 333 blueberry iMac 333 strawberry iMac 333 tangerine iMac 350 blueberry slot iMac 350 indigo slot iMac 400 blueberry DV slot iMac 400 strawberry DV slot iMac 400 tangerine DV slot iMac 400 graphite SE DV slot iMac 400 indigo DV slot iMac 400 lime DV slot iMac 400 ruby DV slot iMac 450 ruby DV slot iMac 450 sage DV slot iMac 500 blue-dalmatian DV slot iMac 500 flower-power DV slot iMac 500 graphite SE DV slot iMac 600 snow DV slot iMac G4/800 15 iMac G5/2.0 20


laptop Macintosh Portable Macintosh Portable transparent Powerbook 100 PowerBook Duo 210 PowerBook 190cs

PowerBook 2400c/180 PowerBook G3 series/233 13’’ PowerBook G3 Bronze Keyboard/333 14” PowerBook G4/1.0

iBook/300 tangerine iBook/366 indigo iBook/466 SE graphite iBook/800 12’’ translucent

Macintosh 16” Color Macintosh 21” Color Performa Plus Display Color Display 13” Multiple Scan 14” Multiple Scan 15” Multiple Scan 15” AV Multiple Scan 17” Multiple Scan 1705 Multiple Scan 20” Multiple Scan 720 Applevision 1710 Applevision 1710 AV

Applevision 750 Applevision 850 ColorSync 20” Apple Studio Display 17” blueberry Apple Studio Display 17” graphite Apple Studio Display 21” blueberry Apple Studio Display 17 CRT ADC

Quicktake 100 Quicktake 200 QuickTime Video Conferencing Camera PowerCD Apple Design Powered Speakers

Apple Design Powered Speakers II Apple Pro Speakers Apple Speakers

monitor Apple II monitor Apple II stand Apple //c monitor Apple stand (//c) Apple //c flat panel Apple /// monitor Apple High Resolution Monochrome 12” Apple Two-Page Monochrome 21” Macintosh Portrait Display Macintosh 12” Monochrome AppleColor High-Resolution RGB 13 Macintosh 12” RGB

Various Newton MessagePad eMate 300 Newton Keyboard iPod iPhone 8Gb

tastiere/mouse(46pz) Il cliente

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1Location .1.4 I

L’ingresso della scuola media (in alto nella pagina accanto) e del museo

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l museo si trova a Quiliano, piccolo comune dell’entroterra Savonese. Savona è uno dei quattro capoluoghi di provincia della Liguria, e da qualche anno è diventato il primo approdo crocieristico grazie al Palacrociere recentemente costruito dalla compagnia di navigazione Costa. Da vecchia città industriale, Savona oggi cerca di reinventarsi come città turistica e polo cul-

turale, purtroppo con risultati non sempre ottimali. L’entroterra Quilianese dal canto suo è rinomato per i suoi prodotti agricoli tra i quali olio, vino e soprattutto le albicocche che hanno ottenuto la certificazione D.O.P. Il museo è ubicato all’interno della scuola media “Peterlin”, in un sottoscala precedentemente dedicato a falegnameria. Il locale è stato di recente


completamente rimesso a nuovo dai membri dell’AMUG, ma continua a rivelare numerose criticità. In primis la difficoltà di raggiungere il luogo, in quanto la fermata più vicina dei mezzi pubblici è a circa 800mt. Qualora si decidesse di andare in auto bisogna invece percorrere un piccolo caruggio privo di indicazioni. Inoltre il museo non è accessibile a persone diversamente abili poiché l’ingresso è raggiungibile tramite due rampe di scale. La mancanza di servizi igienici costituisce un ulteriore svantaggio. Purtroppo i pochi lati positivi non riescono ad compensare i molti negativi, il che porta i membri dell’associazione a ricercare continuamente nuovi spazi a titolo gratuito ma più accessibili ai visitatori.

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1Allestimento .1.5 attuale L

Nella pagina accanto: esposizione dei prodotti al museo (in alto) e area 51 (in basso)

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’attuale allestimento del museo presenta alcune criticità. Soprattutto a causa delle loro modeste dimensioni, i locali sono inadeguati ad accogliere l’ingente mole di materiale posseduto. Per questo motivo i soci si sono trovati a dover fare una cernita dei prodotti da esporre, seppure nel magazzino ne sia presente un numero altrettanto elevato e molti altri ne giungano periodicamente. Inoltre, in virtù del fatto che il museo sia un’associazione Onlus, e pertanto non a scopo di lucro, tutti i finanziamenti devono provenire da spontanee donazioni di privati. Il museo non può trarre profitto da sé stesso e ciò è causa di una costante mancanza di fondi che vanno a discapito di qualunque iniziativa a scopo migliorativo dell’allestimento. Il mobilio stesso è in parte frutto di una donazione: nel 1996 la ditta Test srl (facente parte del gruppo Irpe), specializzata da oltre un decennio nell’assistenza informatica per i prodotti Apple, decise di rinnovare l’arredamento del proprio punto vendita, donando al museo i mobili dismessi ma ancora in ottime condizioni. Il materiale donato comprende quindi una libreria componibile e al-

cune scaffalature, tutto in legno e verniciato in tinte accese a finitura opaca gialla per i sostegni e verde lucida per i piani d’appoggio. Questi attualmente ospitano tutto il materiale presente all’ingresso del museo, in particolare la sezione “biblioteca”, comprendente manuali e software originali, e la cosiddetta “Area 51” in cui sono presenti altri importantissimi pezzi della storia dell’informatica ma non facenti parte dell’azienda Apple. Il resto del mobilio è costituito da alcuni scaffali in legno con sostegni in alluminio, realizzati in onore dell’inaugurazione del museo dal Professor Quassolo e ancora oggi utilizzati. Sono inoltre presenti alcune vetrine trasparenti contenenti il merchandising e il materiale di dimensioni più ridotte. Il museo è costituito da un ampio salone che ospita l’esposizione, suddivisa in aree distinte grazie alla disposizione del mobilio, e quattro stanze adibite a magazzino, laboratorio ed ufficio. All’ingresso si trova l’area dedicata all’accoglienza del pubblico, alle conferenze e a ricevimenti.


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L’istituzione museale


1Che.2.1 cos’è un museo I

Nella pagina accanto: Museo Louvre (foto di Grufnik da Flickr)

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l museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, aperta al pubblico e che fa delle ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educativi e di diletto. Questa è la definizione della parola “museo” data dall’International Council of Museums, istituzione nata nel 1946 e presente in 152 paesi con lo scopo di tutelare il patrimonio museale internazionale. Le origini del museo inteso come raccolta di oggetti rari o inusuali va ricercata fra il XV e il XVIII secolo, periodo in cui si diffusero le cosiddette “Wunderkammer”: questo termine significa letteralmente “camera delle meraviglie”, ed è l’espressione in lingua tedesca utilizzata per indicare i luoghi in cui i ricchi collezionisti erano soliti conservare i manufatti più insoliti e pregiati da loro raccolti. Esse possono essere considerate le antenate del museo nella sua forma oggi conosciuta: infatti fu proprio sulla base delle wunderkammer che presero vita alcuni dei musei oggi più noti. Per capire la natura dell’istituzione museale è necessario

operare alcune distinzioni: infatti essi si distinguono in tipologie specifiche in base agli argomenti da essi trattati. Avremo quindi: Musei d’arte che a loro volta di suddividono in: pinacoteche, dal greco pinax, quadro, il termine indica la raccolta di dipinti ma anche l’ambiente nel quale sono esposti; gipsoteche: dal greco gypsos, “gesso”, il termine indica la raccolta di opere di gesso; musei di arte applicata, raccolte di oggetti di uso specifico come ceramiche, vetri e gioielli. Musei scientifici che si suddividono in: di ambito tecnico-scientifico, ossia centri di raccolta e conservazione di oggetti, strumenti e meccanismi utilizzati dagli studiosi per le loro ricerche; naturalistici, aventi come obiettivo quello di conservare, radunare, studiare ed esporre al pubblico materiale relativo ai 3 regni della natura, cioè minerale, vegetale e animale; Musei di arte applicata ossia raccolte di oggetti di uso specifico come ceramiche, vetri e gioielli.


Musei di archeologia aventi come obiettivo quello di conservare reperti archeologici, provenienti maggiormente da scavi, soprattutto stratigrafici. Musei storici che si occupano di conservare ed esporre reperti significativi e utili a ricostruzioni storiche. Musei demo-etno-antropologici che raccolgono oggetti generalmente di uso comune, costruiti per necessità e documentativi della civiltà di un popolo. Musei specializzati ossia musei storici-documentari che ripercorrono storie settoriali. Le discipline di riferimento per lo studio di questo settore sono due: la museologia e la museografia. La prima si occupa dell’istituzione museo dal punto di vista teorico scientifico ed è quindi tesa alla ricerca degli attuali parametri di conservazione delle opere d’arte (umidità relativa, temperatura, luci, impianti antincendio e antifurto, schermature, finestre ecc). La seconda invece, si occupa della struttura architettonica, dell’allestimento delle collezioni, delle soluzioni espositive e tecniche, degli spazi. Come tale è suscettibile di proposte innovative che si trasformano nel tempo e sono frutto di un’interpretazione individuale e sociale.

L’istituzione museale

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1Caratteristiche .2.2 di un museo U

n museo è tenuto a raggiungere un livello di qualità pubblica, o meglio un package of qualities, basato sull’equilibrio di due elementi fondanti: la qualità della conservazione delle collezioni e la qualità dei servizi erogati al pubblico. E’ necessario agire sulla capacità attrattiva del museo, interpretabile non solo rispetto al numero dei visitatori ma soprattutto in relazione alla qualità della fruizione. In quest’ambito sono disponibili alcuni strumenti , raccolti in manuali e guide di agevole consultazione, che facilitano il curatore e il progettista a destreggiarsi fra i requisiti necessari per la costruzione di un museo funzionale ed attraente. Gli obiettivi del riallestimento di un museo si basano sulle cosiddette “indagini osservante”. Esse vengono svolte analiz-

Indicazioni per l’ingresso del Rijksmuseum di Amsterdam (foto di aiisuki da Flickr)

48 L’istituzione museale

zando i modi di fruizione del museo da parte del pubblico, rilevando i periodi di visita, i tempi di permanenza e sosta, gli elementi che maggiormente attraggono l’attenzione o vengono ignorati; l’affaticamento da visita, l’interazione con gli oggetti del percorso museale, la capacità di orientamento dei visitatori lungo il percorso, l’analisi della prossemica (disciplina che si occupa dello studio dello spazio interpersonale e della percezione di esso da parte degli esseri umani) museale. Sono poi disponibili alcune schede che forniscono fondamentali linee guida per la progettazione. Esse possono essere riassunte in otto punti fondamentali, suddivisi per aree tematiche, su cui è possibile basarsi per capire lo stato e la “salute” del museo preso in esame.


Apertura al pubblico: superiore a 24 ore settimanali comprensiva di prenotazioni, non superiori a 6 ore, in giorni dichiarati compreso il Sabato o la Domenica. Accesso: presenza di un titolo di accesso; titoli di accesso comprensivi di sussidi alla visita (materiale cartaceo e audioguide). Servizi accessori: punto vendita presso banco informazioni o biglietteria; bookshop; biblioteca, archivio, diateca/fototeca, videoteca consultabili dal pubblico; caffetteria. Accoglienza: pannello informativo esterno con nome completo del museo e orari di apertura. Punto informativo all’ingresso con sussidi di orientamento alla visita; servizio di registrazione ingressi con servizio di guardaroba; servizio di prenotazione; servizi elargiti in due o più lingue. Sussidi alla visita: presenza di informazioni essenziali per il riconoscimento del pezzo e la comprensione della collezione; sussidi come audioguide, audiovisivi, guide cartacee, supporti multimediali, visite guidate; sussidi specifici per disabili. Analisi del pubblico: analisi quantitative dei dati dell’affluenza di pubblico; indagini sui pubblici e sul gradimento dell’offerta riguardo attività, strutture, accoglienza, collezioni, allestimento; analisi sui pubblici potenziali.

Attività: attività differenziate di valorizzazione delle collezioni anche in collaborazione con musei, enti e associazioni nazionali o internazionali negli ultimi tre anni. Comunicazione: informazioni alla stampa, presenza di strumenti informativi turistici e istituzionali, partecipazione a sistemi territoriali di promozione; affissioni, direct marketing, materiali a stampa, pubblicità dinamica, pubblicità su quotidiani e periodici, sito web, utilizzo di canali specializzati, immagine coordinata e ufficio stampa. Per una trattazione completa vd. Materiali per i musei,volume “Rapporto con il pubblico”, Centro studi piemontese Brochure museale (foto di Marcin Wichary da Flickr)

L’istituzione museale

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1L’allestimento .2.3 con pannelli I

pannelli rappresentano una categoria di superfici espositive con ruoli diversi da quelli delle strutture che costituiscono l’involucro dell’edificio e lo suddividono internamente a titolo permanente; si tratta di elementi sovente mobili, che spesso richiedono, soprattutto nell’allestimento di mostre temporanee, caratteristiche di facilità di montaggio e smontaggio, semplicità e flessibilità d’uso. L’utilità dei pannelli è in questi casi duplice: essi forniscono una dotazione di piani espositivi di buona flessibilità e facile posa, e realizzano piano verticali utili per delimitare percorsi di visita e zone espositive funzionali agli argomenti trattati di volta in volta nella mostra. I pannelli possono essere realizzati su misura (in genere da ditte artigiane e in numero non elevato di pezzi) o con procedure standard (di produzione seriale). Sono in genere di limitato spessore e peso contenuto, di dimensioni variabili. Sono realizzati con materiali leggeri, di facile movimentazione e sostituzione. Nella pagina accanto: Pannelli applicati a parete (Exhibition Speed Limits, Montreal) Esempi di allestimento realizzato interamente con pannelli (foto www.inu.it www.torinodesignweek.com)

50 L’istituzione museale

Principalmente si possono individuare due categorie: • pannelli verticali • sistema di pannelli.

Trovano largo impiego soprattutto i pannelli autoportanti: essi sono in grado di rimanere in posizione verticale o inclinata grazie a sistemi di fissaggio e accorgimenti strutturali, oppure possono essere collegati ad altri elementi che caratterizzano l’allestimento: quasi sempre si tratta di pareti o setti divisori, più raramente pedane o vetrine di grandi dimensioni. Per quanto riguarda i pannelli a parete, essi possono essere fissati ai muri mediante distanziali o ritti e traverse in legno. L’insieme pannello/distanziale deve comunque mantenere l’accessibilità nella zona retrostante per permettere i servizi di manutenzione. Vi sono poi ulteriori sistemi di utilizzo, anch’essi largamente impiegati: • pannello utilizzato come setto divisorio • pannello come parte integrante di altre strutture • setto inserito in pedane. I sistemi strutturali utilizzabili sono vari: se il pannello non è addossato a pareti od altre strutture, ma è isolato, la sua struttura può essere: • poggiata a terra (appoggi metallici o lignei che garantiscono stabilità)


fissata al piede (struttura costituita da aste o ritti metallici o lignei). Questa struttura viene privilegiata nei casi di pareti espositive. La varietà di materiali utilizzabili è vastissima: si va infatti dai pannelli pieni (in legno massello, truciolare, medium density fireboard, multistrato), ai quelli trasparenti o traslucidi (vetro, plexiglass, pvc, metacrilato). Anche le grafiche sono applicabili in diversi sistemi. Il più comune è senz’altro il prespaziato, ovvero una grafica intagliata su un film vinilico adesivo monocolore. Se si vogliono ottenere grafiche multicolore bisogna intagliare le varie parti di colore diverso sulla rispettiva pellicola e poi assemblare il tutto in una sorta di collage; questa operazione però comporta un aumento dei costi di produzione, rendendo convenienti altre tecniche, come la stampa digitale. Spesso la soluzione ideale sta nell’abbinare le due tecniche, stampando la decorazione multicolore su pellicola adesiva e poi intagliando la pellicola stampata con il plotter.

L’istituzione museale

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1L’allestimento .2.4 modulare I

n particolar modo nel caso di esposizioni temporanee, ci si serve di strutture modulari anziché di complementi espositivi e strutture realizzate ad hoc. Spesso questi sistemi espositivi standardizzati sono realizzati da aziende specializzate, mentre in casi più rari sono anch’essi progettati ad hoc e realizzati in maniera semi-artigianale. Esistono molteplici tipologie di strutture modulari, sia dal punto di vista dei costi che dei materiali utilizzati e

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delle prestazioni attese. Normalmente in un’esposizione temporanea viene realizzata un’integrazione di due o più sistemi, anche nell’ottica di rendere l’allestimento più dinamico ed eterogeneo. I materiali devono essere agevoli e duraturi, il montaggio rapido e la struttura il più versatile possibile. Questi sistemi sono realizzati con una serie di elementi costanti, fra cui: • L’elemento plinto


• L’elemento trave • L’elemento giunto, che è quello che rende il modulo versatile. È proprio dalla scelta di questo elemento che deriva la possibilità di realizzare le diverse strutture e configurazioni. Ogni sistema è composto da diversi elementi, quali: • Unioni tramite nodi pressofusi e fori filettati che permettono diversi angoli di raccordo; giunti ad anello; piastre e capitelli; connessioni angolari. • Montanti in vari materiali • Pannelli verticali fissati ai montanti • Morsetti e sistemi di aggancio Esistono tre tipologie di allestimenti standardizzati: Gonfiabili: costituiti di telaio ignifugo successivamente gonfiato, solitamente vengono utilizzati solo per alcune aree dell’esposizione, per esempio quelle dedicate agli spazi ricreativi per l’infanzia. Bidimensionali: semplici pareti espositive autoportanti che non consentono la realizzazione di vere e proprie strutture 3D, sono utilizzati per aree di prima accoglienza e reception. Tridimensionali: costituiti da struttura portante e pannelli, sono quelli con più ampie e variegate possibilità di utilizzo.

Molte di queste strutture sono particolarmente funzionali, in quanto integrabili con sistemi di illuminazione, e il primo vantaggio che deriva dal loro utilizzo è di tipo economico. Esempi di strutture modulari realizzate con il sistema Zero System (foto www.zero-system.com)

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1Requisiti .2.5 di sicurezza U

Nella pagina accanto: uscita d’emergenza ed estintore (foto di loop_oh da Flickr)

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n museo è tenuto a garantire che le sue funzioni siano adeguate alle funzioni cui sono adibite, in conformità alla politica e agli obiettivi educativi e con riferimento alle esigenze delle collezioni, del personale e del pubblico. Esse devono essere adeguate tipologicamente e dimensionalmente ed essere flessibili, attrezzabili, funzionali, controllabili, manutenibili, accessibili e riconoscibili. Le strutture devono essere atte a prevedere tutte le azioni necessarie per garantire continuità nel tempo dei servizi resi. Il museo deve garantire la sicurezza ambientale, strutturale, la sicurezza nell’uso, la sicurezza anticrimine e la sicurezza in caso d’incendio. E’ tenuto ad effettuare un’analisi dei rischi atta a commisurare la strategia di sicurezza alla specifica realtà, anche attraverso il ricorso a misure di sicurezza equivalenti. A tale scopo sono disponibili per i curatori alcune schede autovalutative, riguardante le esigenze del pubblico, delle collezioni e del personale. Sono stati considerati soltanto i requisiti fondamentali, suddivisi per aree tematiche, da cui un museo non deve prescindere:

Spazi interni: barriere architettoniche assenti nell’85% delle superfici aperte al pubblico; percorsi di visita chiari e organizzati; apparati informativi per l’orientamento; dissuasori; zone di sosta; apparecchiature audiovisive di orientamento; attrezzature per ipovedenti. Tutela del personale: assenza di barriere architettoniche; adeguate condizioni di lavoro; arredo ergonomico dei locali; spazi attrezzati atti a garantire migliori condizioni di lavoro. Impiantistica: certificazione degli impianti e verifica biennale dell’impianto di terra e di protezione scariche atmosferiche; pratica IspesI per impianti termici > 35KW; certificato di prova rete gas; piante e schemi degli impianti. Anticrimine: verifica periodica dell’efficienza delle protezioni passive delle vie d’accesso all’edificio; protezioni attive; servizio di vigilanza; servizio di pronto intervento; copertura assicurativa furto/incendio.


Antincendio: protezioni passive contro il fuoco nei depositi e nelle vie di fuga; protezioni passive contro calamità naturali; protezioni attive con sistema di rilevazione incendi; sezionamenti generali energia elettrica e combustibili. Tutela delle collezioni: apparecchiature di monitoraggio delle condizioni ambientali; controllo dell’illuminazione naturale e artificiale; adeguato allestimento e commento grafico alle collezioni; agevole accessibilità per pulizia periodica; dotazione tecnologica minima per organizzazione di eventi; soluzioni ergonomiche in funzione dell’età e delle esigenze dei visitatori. Per una trattazione completa vd. Materiali per i musei,volume “Strutture e sicurezza”, Centro studi piemontese

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1Supporti .2.6 audio e video N

onostante nella maggior parte dei casi l’esposizione di un museo si concentri su prodotti e manufatti, l’integrazione dei pezzi esposti con materiale audiovisivo risulta particolarmente importante e utile, non solo a fini ludico-narrativi, ma anche di supporto per agevolare visitatori con deficit psicofisici. In primo luogo essi giocano un ruolo chiave nel calamitare l’attenzione dei su informazioni specifiche: è infatti stato dimostrato che gran parte dei visitatori sono restii a leggere cospicui blocchi di testo, mentre la maggior parte di loro accoglie in maniera più favorevole stimolazioni visive e uditive. Esse contribuiscono a rendere il museo un ambiente multisensoriale: l’integrazione di vista, udito, tatto, olfatto permettono allo spazio espositivo di trasformarsi in uno spazio “immersivo”, in cui il visitatore è invogliato a partecipare attivamente ed emotivamente a ciò che vede e percepisce. La presenza di suoni e musiche ad esempio, contribuisce a generare un’idea di benessere e un senso di partecipazione unitamente al desiderio di ripetere la visita. I supporti disponibili e i contenuti integrabili sono molteplici: audioguide,

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computer palmari, cabine, chioschi interattivi, monitor e proiettori su cui il progettista può caricare film, sequenze d’archivio, videoconferenze ecc. È molto importante tenere conto del contesto entro cui ci si trova: a seconda dell’ambiente infatti, la fruizione ottimale di tale materiale può risultare compromessa, a causa per esempio di

illuminazione insufficiente o scorretta, presenza di polvere e sporcizia in grado di danneggiare i supporti, isolamento acustico non ottimale.

Nella pagina accanto: installazione video interattiva (foto di davepatten da Flickr) In basso: video alla Guinness Storehouse (foto di Szarles da Flickr)

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1La.2.7 comunicazione L

’immagine coordinata di un museo è un elemento fondamentale e imprescindibile, in quanto rappresenta il primo ed immediato punto di contatto fra il museo stesso ed il suo pubblico. In particolar modo per quanto riguarda le piccole istituzioni, che in quanto tali non possono contare su un’affluenza di visitatori così elevata da poter fare a meno di autopromozione, la comunicazione del proprio operato riveste una notevole importanza. Spesso infatti, piccoli nuclei aventi un grande potenziale, ma una scarsa abilità nella sua gestione, rimangono in sordina senza venire apprezzati in maniera adeguata. Per ovviare a questo problema che coinvolge più realtà di quanto ci si immagini, un sapiente labor limae su tutti gli elementi comunicativi che vanno dall’immagine coordinata all’interfaccia con l’esterno, senza sottovalutare l’importanza che riveste anche la comunicazione interna fra direzione e operatori, può risultare decisivo. Essa si riflette ovviamente anche sugli artifici espositivi, che devono mantenere lo stesso filo conduttore fra elementi grafici, cromatici e compositivi nell’ottica di trasmettere al visitatore un senso di armonia e unità comples-

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sive. Fondamentale importanza è rivestita dalla leggibilità e dall’immediatezza delle informazioni (in particolar modo quelle presenti sui pannelli e sulla segnaletica). È necessaria una scansione delle informazioni a più livelli, in modo da permettere all’osservatore se limitarsi ad una lettura superficiale oppure soffermarsi ad una comprensione più approfondita. La grafica espositiva deve comunicare un messaggio chiaro e coerente attraverso tutti i supporti utilizzati: pannelli, brochure, web ecc. In particolar modo quando il progettista è costretto a sottostare a delle limitazioni aziendali, quali font e colori corporativi, lo studio dovrà essere ancora più accurato per evitare di scadere nella banalità e al tempo stesso consolidare i valori dell’istituzione rappresentata. Vanno poi tenute in considerazione una serie di variabili che, se non accuratamente valutate, rischiano di compromettere la fruizione dell’interfaccia espositiva: in particolar modo, tutti gli accorgimenti inerenti l’ergonomia, la percezione visiva, e gli eventuali deficit fisici dei visitatori (ipovedenti, ipoacusici ecc.). Vi sono poi alcuni aspetti che spesso vengono trascurati durante la progettazione: ad esempio, non è


corretto dare per scontato che tutti i clienti siano in grado di realizzare autonomamente la stesura dei testi dei pannelli, delle targhette e del materiale divulgativo. A tal proposito esistono e sono ampiamente accettate alcune linee guida, definite “Metodo Ekarv”(che prende il nome da Margareta Ekarv, dello Swedish Postal Museum) che forniscono alcuni principi chiave di cui è bene tenere conto in fase di stesura dei testi: • Utilizzare un linguaggio semplice per esprimere concetti complessi; • Utilizzare il normale ordine delle parole del linguaggio verbale; • Inserire un concetto di base per riga e far coincidere la fine della riga con la fine della frase; • Utilizzare righe di circa 45 caratteri; distribuire il testo in brevi paragrafi di quattro o cinque righe. • Utilizzare la forma attiva dei verbi e indicare il soggetto all’inizio della frase,

• •

• • • • •

Evitare proposizioni subordinate, costruzioni complesse, avverbi superflui e parole separate da trattino alla fine delle righe; Leggere i testi ad alta voce ed osservare le pause naturali; Modificare la sequenza delle parole e la punteggiatura in modo da rispecchiare il ritmo del discorso; Sottoporre i testi ai colleghi e tenere conto dei loro commenti; Fissare le bozze nella loro posizione finale per valutarne l’effetto; Correggere e perfezionare continuamente la sequenza delle parole; Concentrare il significato a un livello “quasi poetico”. Per quanto riguarda i supporti su cui è possibile applicare la grafica, essi sono estremamente eterogenei. Si va dalle stampe su vinile, utilizzate in particolar modo per la segnaletica, alla stampa su supporto rigido, come legno, cartone o plastica.

Sopra: Pubblicità stampata del MOMA di New York (Paula Scher, Julia Hoffman) A lato: Materiale promozionale del New Museum di New York

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1Esempi .2.8 di loghi P

rima di iniziare la progettazione dell’immagine coordinata dell’All About Apple Museum sono stati analizzati numerosi esempi provenienti da tutto il mondo. Grazie ad una classifica recentemente stilata dei migliori loghi di istituzioni museali si è potuta avere una panoramica di quanto sia importante un marchio ben studiato per un museo. Al primo posto troviamo il logo dello Smithsonian, uno dei più grandi musei del mondo, che gioca sui colori o su pieni e vuoti a seconda che sia a colori o monocromatico. Si può facilmente notare un sole inscritto in un cerchio, ovvero la luce della conoscenza racchiuso in un simbolo che conferisce unità come il cerchio unito a un font graziato che conferisce autorevolezza e richiama la lunga tradizione del museo. Il logo del J. Paul Getty Museum è decisamente più moderno anche se ha in sé alcuni elementi vintage come il colore marrone chiaro. Anche in questo caso il logo è molto semplice: un quadrato racchiude la scritta Getty in un font moderno disposta in maniera creativa ma senza pregiudicarne la lettura. Nel logo del Metropolitan Museum of Art di New York una M è rac-

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chiusa in un cerchio del colore del sole (la luce della conoscenza) unitamente ad altre linee che la fanno assomigliare a un disegno di Leonardo Da Vinci come il famosissimo uomo vitruviano e rimandano immediatamente a ciò che è esposto all’interno del museo. Il logo dell’Exploratorium Museum è estremamente semplice ma efficace. Il nome del museo, scritto in caratteri minuscoli, è enfatizzato da una O dalle grandi dimensioni che, oltre a racchiudere il numero 40, può essere facilmente ricondotta a una lente di ingrandimento, simbolo della volontà di esplorare. Il logo del museo del Louvre è esclusivamente in bianco e nero. Una fotografia di nuvole è utilizzata come sfondo su cui è disposto il nome del museo in un carattere graziato e imponente. Purtroppo questo logo non è ben progettato poiché quando ridotto a piccole dimensioni il nome del museo diventa illeggibile. La Rock and Roll Hall of fame and Museum si presenta al pubblico con un logo basato sulla forma quadrata ma con piccoli tocchi artistici. Innanzitutto viene rappresentato il manico di una chitarra inclinato in modo da dare dinamicità al tutto e andando a formare


un triangolo, simbolo di forza e forma di uno degli edifici del museo. Il museo marittimo delle Hawaii tramite il suo logo comunica molto efficacemente il tema principale dell’esposizione. A partire dai colori che richiamano l’ambiente marino fino all’onda che sembra sottolineare il nome del museo e ai due triangoli rovesciati che sembrano due vele spiegate al vento, simbolo oltre che della navigazione anche dell’apertura mentale. Il museo dei bambini di Chicago esprime perfettamente la sua interattività, elemento essenziale per attrarre il pubblico più giovane. Il colore arancio e il font della

scritta children enfatizzano l’aria “giocosa” del museo, ma allo stesso tempo le parole chicago e museum in carattere bastoni sottolineano l’obiettivo educativo e non prettamente ludico del museo. Anche il Kennedy Space Center ha un logo che comunica immediatamente il suo obiettivo. Le scritte sono in nero su fondo bianco mentre una striscia rossa sembra accerchiarle, striscia che si conclude in un piccolo shuttle. Il font è molto semplice e privo di grazie ma la sua dimensione conferisce stabilità e forza all’intera immagine.

1 Smithsonian Museum (Washinghton)

4 The Exploratorium (San Francisco)

7 Hawaii Maritime Center (Honolulu)

2 The Paul Getty Museum (Los Angeles)

5 Louvre (Parigi)

8 Chicago children museum (Chicago)

3 The metropolitan museum of art (NY)

6 R&R hall of fame+museum (Cleveland)

Loghi vincitori nella classifica “9 best museum logos of 2009”, stilata dal sito www.logodesignworks.com

9 Kennedy Space Center (Orlando)

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1Merchandising .2.9 PAR 1 merchandising convenzionale

I

l merchandising è un elemento fondamentale per il sostentamento e la promozione del museo. Grazie al merchandising infatti si viene a creare una sorta di affiliazione con il visitatore che indirettamente diventerà un canale pubblicitario per il museo. Uno dei requisiti fondamentali del marketing è infatti una relazione diretta con l’ambiente museale e con i prodotti esposti. Dalle spille alle magliette, tutto deve avere una forte correlazione con il museo. Emblematica è la tazza del museo Guggenheim di New York dalla forma che riprende l’architettura dell’edificio museale oppure gli orologi del museo del Louvre riportanti all’interno della cassa alcuni dei dipinti più famosi esposti nelle sale come la Gioconda. Questi oggetti, oltre a stimolare il ricordo del visitatore, diventano spunto di conversazione e promozione nei confronti del museo, soprattutto quando quest’ultimo ha riscosso particolare interesse nel visitatore e perciò può essere facilmente raccomandato ad altri.

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Sebbene siano ancora molto utilizzate delle tipologie di merchandising cosiddetto “convenzionale” come magliette, tazze e cappellini riportante semplicemente il logo del museo, ci si ritrova sempre più spesso a progettare oggetti che vadano “fuori dall’ordinario”, che possano stimolare il visitatore e invogliarlo all’acquisto. I nuovi prodotti di merchandising infatti non vogliono essere dei semplici soprammobili ma si possono prefiggere anche un’interazione con l’utente oppure finalità sociali. Un esempio eclatante di merchandising interattivo sono i cuscini riportanti dei personaggi Inca in vendita alla mostra appena conclusasi a Brescia. Ognuno di questi cuscini infatti riportava un codice sull’etichetta che, quando inserito all’interno di un apposito sito internet, permetteva all’acquirente di visualizzare la storia dietro al personaggio raffigurato e di entrare a far parte di una community e interagire con altri visitatori della mostra sparsi nel mondo. Un

esempio di merchandising sociale sono invece tutti quei prodotti sviluppati in collaborazione con associazioni non a scopo di lucro di cui una parte del ricavato viene investita in un determinato progetto per aiutare chi ha più bisogno. Realizzare un oggetto di merchandising accattivante richiede un’ampia ricerca da parte dei progettisti come, ad esempio, per il gadget creato in occasione dei festeggiamenti per il centenario della morte di Papa Giulio II a Savona. L’agenzia pubblicitaria Punto a capo ha infatti recuperato le ricette di alcuni dolcetti e dei confezionamenti tipici dell’epoca andando a realizzare un piccolo sacchetto di cotone chiuso con una stecca di cannella al cui interno si potevano trovare due biscotti tipici dell’ottocento. Una volta consumato il contenuto il sacchetto poteva essere riutilizzato ricordandosi per sempre dell’evento grazie al ricamo riportato sulla confezione.

Nella pagina accanto: borsa della Tate Gallery (foto di everydaylifemodern da Flickr) In basso: merchandising Space museum (foto di tom.arthur da Flickr)

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PAR 2 merchandising informatico

I

Spilla K-boards (Marta Rampazzo e Nicola Genovese)

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l mondo dell’informatica ha sempre stimolato l’interesse dei designer nella realizzazione di oggetti con pezzi di recupero. Eliminando i prodotti nocivi quasi la totalità dei componenti di un personal computer possono venire riutilizzati per creare oggettistica alla moda. Le parti più usate sono di sicuro i tasti delle tastiere per due semplici motivi: la reperibilità e la mancanza di prodotti nocivi. Possiamo citare ad esempio il progetto K-boards, nato dalla mente dei due giovani designer padovani Marta Rampazzo e Nicola Genovese che utilizza tasti di computer e registratori di cassa degli anni ’70 e ’80 per creare anelli e spille dal fascino vintage che vanno a ruba sul web essendo pezzi unici o in edizione limitata. Molto originale anche Keybags, un progetto del designer Joao Sabino che utilizza ben 393 tasti di vecchie tastiere per creare borse e pochette alla moda. Decisamente particolari anche le colorazioni che vengono date ai tasti in base alle preferenze dell’acquirente, in modo che ogni borsa sia diversa dalle altre ed estremamente personalizzata. Ma navigando sul web possiamo trovare molti altri oggetti nati da parti di recupero di prodotti informatici come orecchini creati con parti di schede madri, ciondoli e collane fatte di transistor o circuiti stampati, portachiavi ed addirittura forcine per capelli personalizzate con tasti di vecchi computer. Emblematico è il caso del portachiavi realizzato dal


lo staff dell’All About Apple Museum in occasione dell’esposizione a Forte dei Marmi del 2006. Vecchie schede dei primi computer Apple, ormai inutilizzabili, sono state forate e trasformate in portachiavi. La particolarità di queste schede era il fatto che ciascuna di esse riportava su un lato il marchio Apple e un codice numerico che le rendeva uniche nel loro genere. Come è facile immaginare questo oggetto di merchandising in edizione limitata è andato a ruba ed è subito diventato un cult tra gli appassionati della mela, tanto da fare il giro del mondo su numerosi blog specializzati italiani e non. Per dovere di completezza, è necessario riportare quali sono i materiali dannosi per la salute contenuti nei prodotti informatici, e che pertanto vanno rimossi. • Piombo: schermi CRT, batterie, pannelli a circuito stampato. • Cadmio: batterie ricaricabili NiCd, strato fluorescente (schermi CRT), inchiostri e cartucce di toner, fotocopiatrici (tamburi delle stampanti) • Mercurio: lampade fluorescenti che forniscono retroilluminazione negli LCD, in alcune batterie alcaline e interruttori al mercurio. • Cromo esavalente: nastri dati, floppy disk. • Nichel: cannone elettronico in CRT. • Berillio: scatole di alimentazione elettrica che contengono raddrizzatori a semiconduttore controllato da lenti ai raggi x. • Nichel: piccole quantità sotto forma di arseniuro di gallio all’interno i diodi luminosi.

Borsa Keyba (Marta Rampazzo e Nicola Genovese)

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Case studies


1Case.3studies S

ono stati analizzati alcuni casestudies risultati particolarmente rilevanti al fine della riprogettazione del museo All About Apple. Sono stati considerati in primo luogo due istituzioni molto differenti dallo speci-fico ambito trattato: una mostra temporanea dedicata a Fabrizio de Andrè e un’esposizione permanente legata al mondo delle arti femminili. Entrambi i casi sono stati ritenuti estremamente interessanti grazie alla loro peculiare sperimentazione nell’utilizzo di supporti tecnologici e audiovisivi anche in un contesto non prettamente informatico. E’ stata poi effettuata una panoramica sui musei dedicati all’informatica più importanti al mondo, al fine di rilevarne le caratteristiche fondanti, gli elementi funzionali e quelli migliorabili. Non esistono però al mondo musei completamente dedicati al mondo Apple, pertanto è stato pressochè impossibile effettuare un paragone tra il caso considerato e un analogo emblematico.

Nella pagina accanto: interno del Museo Arti Femminili (foto di Id-Lab da flickr) il colossus al Museum of Computing (foto www.tnmoc.org) particolare della mostra su De Andrè (foto www.studioazzurro.com)

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Case studies

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1Extra .3.1 informatica PAR 1 Fabrizio De Andrè: la mostra

N

el 2009 Genova, a dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André ha reso omaggio alla sua figura e alla sua opera organizzando una mostra che ha raccontato la vita e la musica di uno dei più grandi artisti italiani. La mostra è stata curata da Studio Azzurro, uno studio di progettazione milanese famoso in tutto il mondo per l’interattività e originalità dei suoi

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allestimenti. Il viaggio del visitatore inizia nella “sala degli schermi” dove sono posizionati 6 grandi schermi dedicati ad altrettanti temi: Genova, le donne, l’anarchia, gli ultimi, la guerra, la morte. Per ogni argomento ci sono tre canzoni del repertorio di De Andrè messe in relazione con episodi di cronaca attuale tra i quali il G8 di Genova. Sulla parete destra della sala possiamo trovare dipinti alcuni testi “in progress” delle canzoni di Faber scritte nella sua calligrafia, manoscritti originali, libri con appunti,


fogli di giornali annotati, materiali da lavoro e schedine di calcio del Genova. Il viaggio prosegue nella “sala della musica” dove tre tavoli di legno grezzo diventano interattivi. Infatti il visitatore può posare le riproduzioni delle copertine dei dischi su uno dei tavoli per visualizzare immediatamente il “mondo” del disco grazie a interviste che descrivono il background della canzone, testimonianze dei collaboratori di Fabrizio e spezzoni dei suoi concerti. Alle pareti della stanza sono collocati tutti i dischi originali 45 giri e LP, matrici dei primissimi incisi, test-pressing, spartiti vari e rarità. La “sala dei tarocchi” è dedicata ai personaggi che De André ha inventato attraverso le canzoni. Trenta brani sono

abbinati a tarocchi, che rappresentano dei personaggi simbolo. Il visitatore può creare il proprio “tarocco virtuale” grazie a una lavagna interattiva dove con le sole mani potrà scegliere immagini e aforismi di Fabrizio. Tutti i tarocchi appariranno su un grande schermo insieme a quelli creati dagli altri visitatori della mostra e del relativo sito internet. La mostra si conclude nella “sala della vita” dove il visitatore può scegliere una lastra fotografica trasparente ed inserirla all’interno di uno dei tre banchi ottici dislocati nella stanza. Verrà così attivato un breve racconto video che, mediante testimonianze di amici, familiari e collaboratori, ricomporrà un riquadro più intimistico della foto e della vita di Fabrizio.

Sopra: schizzo progettuale della struttura dell’esposizione (foto www.studioazzurro.com) Nella pagina accanto: la stanza della vita (foto www.studioazzurro.com)

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PAR 2 museo delle arti femminili

I

l museo delle arti femminili, situato a Vallo della Lucania in provincia di Salerno, si occupa di un settore sicuramente poco esplorato, ovvero oggetti artigianali, artistici, industriali e comunicativi legati all’universo femminile dei passati tre secoli. Il museo è stato realizzato con la collaborazione di tre diverse agenzie di comunicazione e architettura: Id-lab, Ghigos ideas e ARC studio. L’obiettivo che queste tre agenzie si sono poste al momento della progettazione del nuovo museo, è stato quello di realizzare uno spazio recante particolare attenzione per il “passato” senza trascurare l’aspetto educativo e coinvolgente per il fruitore. Per fare ciò, si è configurata fin da subito la necessità di servirsi di mezzi interattivi e tecnologici per permettere la maggiore interazione possibile tra il visitatore e quanto esposto. La prima scelta progettuale adottata è stata quella di non esporre un’ingente quantità di materiale, ma pochi pezzi avente ognuno un valore narrativo e rappresentativo del periodo storico preso in esame, facendosi portatore di significati che vanno al di là della considerazione comune dell’oggetto in questione. Il museo, articolato in quattro piani, è stato suddiviso in altrettante aree tematiche. Primo piano linguaggiocodice; secondo piano: pattern; terzo piano: materiali (qui il visitatore può interagire con i prodotti esposti); quarto piano: processo, mestiere, abilità (qui

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sono presenti sistemi interattivi). Una cura particolare è stata riposta in ogni area del museo, a partire dalla facciata: essa è infatti realizzata con la tecnica della steganografia, ossia “occultamento di messaggi”. Tale tecnica prevede una tinteggiatura di colore giallo, illuminazione suddivisa per cromie in base ai diversi piani espositivi, scritte effettuate con vernici luminescenti acriliche. Il visitatore curioso, munito di torcia può scoprire le frasi che ad occhio nudo sono celate, potendo in questo modo interagire con il museo ancora prima di mettervi piede. Al piano terra, i materiali informativi sul museo e sul territorio locale sono contenuti in tre colonne informative, alleggerite su un lato da un lungo specchio. Le colonne contengono dei riproduttori musicali MP3 attivati da pulsanti e sono decorate da frasi o motivi grafici. All’interno di una delle sale ci sono tre specchi interattivi, ognuno dei quali funziona con una scheda mp3 che resta nascosta nella porte posteriore ed è dotato di un sistema audio, attivabile tramite pulsante. Alcuni oggetti possono essere toccati dal visitatore e sfiorando una parte precisa dello specchio con un apposito strumento, si attiverà automaticamente una proiezione che dimostrerà l’uso pratico di quanto esposto. Sono presenti pannelli informativi isolati o applicati alla parete. Parte del materiale è riposto in appositi cassetti, che possono essere aperti dal visitatore con sicurezza grazie alla protezione con pannello di plexiglass di quanto in essi contenuto.

Nei vari piani sono disposti alcuni laboratori nei quali il visitatore può fare esperienza diretta delle tecniche e dei materiali utilizzati per produrre alcuni dei manufatti esposti. Ampio spazio viene dato al materiale audiovisivo e alle applicazioni interattive.

Sopra: particolare dell’esposizione (foto di Id-Lab da flickr) Nella pagina accanto: esterno del Museo Arti Femminili (foto di Id-Lab da flickr)

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1Informatica .3.2 PAR 1 computer history museum

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l museo è situato a Mountain View, in California. Seppur fondato nel 1996 come divisione della costa occidentale del museo del computer di Boston, acquista la sua attuale fisionomia soltanto nel 2003, in seguito alla chiusura della sede centrale e all’assorbimento di tutto il materiale di quest’ultima. Esso vanta il titolo di museo di informatica più fornito al mondo, grazie alla sua vastissima esposizione suddivisa in

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tre collezioni permanenti tematiche: l’area dedicata alla cosiddetta “memoria visibile”, una dedicata alla storia del software per gli scacchi ed una trattante le invenzioni di Silicon Valley. Vi è poi una singolare raccolta, chiamata “vendere la rivoluzione del computer”, che comprende un considerevole numero di brochure, volantini e stampati pubblicitari che le diverse aziende di informatica hanno utilizzato come veicolo promozionale nel corso degli anni. Il museo si sviluppa su un unico ma ampio piano suddiviso in aree cronologiche, ognuna delle quali


PAR 2 Musèe de la Grande Arche

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costituisce una sezione a sè stante. Le macchine sono esposte nell’area chiamata “Visible Storage”, che espone parte del vastissimo magazzino del museo. Attorno ai prodotti esposti è collocato un corrimano protettivo, di conseguenza i visitatori non possono interagire con i computer esposti seppur parte di essi sia funzionante. Le grandi dimensioni di gran parte dei macchinari più vecchi, in particolar modo i “super computer” richiedono ampi spazi espositivi: solo pochi pezzi però permettono una loro fruizione a 360° da parte del visitatore. Tutti i prodotti sono catalogati e dotati di una esaustiva targhetta descrittiva. Il colore dominante è il viola, nel quale sono declinati i pannelli divisori, le targhette e i supporti espositivi in genere, contrariamente alle aspettative date dal fatto che il logo del museo è invece rosso e bianco.

perto nell’Aprile 2008 è situato alla sommità del Grand Arche nel quartiere de La Defense a Parigi. Il museo si sviluppa su un unico piano suddiviso in tre diverse aree quadrate dedicate rispettivamente alla collezione permanente, alle mostre temporanee e agli eventi. Finanziato da investitori privati che gestiscono anche le numerose boutique e ristoranti presenti alla sommità dell’arco, è uno dei pochi musei europei che vanta al suo interno una piccola collezione di prodotti Apple. L’esposizione è divisa in due settori ben

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PAR 3 Heinz Nixdorf MuseumsForum

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distinti: il primo racchiude al suo interno computer dal 1977 a oggi che sono situati su tavoli modulari di legno lucido color arancio dalle forme morbidi e tondeggianti. Sono presenti diversi pannelli esplicativi del periodo (non sono presenti targhette descrittive per ogni pc) e non vi è alcuna separazione tra il visitatore e il tavolo. La seconda parte è invece dedicata al mondo Apple: qui le macchine sono poggiate su tavoli di legno grezzo nero. Ogni elemento esposto ha una sua targhetta descrittiva e un nastro separa il visitatore dai tavoli. L’esposizione è corredata da articoli di giornali e riviste ed insegne luminose e manifesti storici alle pareti.

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ituato a Paderborn, in Germania è il più grande museo di computer esistente al mondo oltre che un moderno centro congressi. La mostra permanente illustra la storia dell’informatica attraverso un viaggio nel tempo lungo cinque millenni, dall’invenzione dei numeri e della scrittura fino al ventunesimo secolo. Qualcuno dei pezzi esposti è utilizzabile direttamente dai visitatori e le nuove aree dedicate alla robotica, intelligenza artificiale e comunicazioni mobili dimostrano lo stato attuale della tecnologia. In aggiunta all’esposizione permanente ogni anno vengono organizzati ben 700 eventi che richiamano appassionati da tutto il mondo. Il museo è stato allestito all’interno della ex sede della Nixdorf Computer e la sua progettazione risale al 1984 per volontà dello stesso Heinz Nixford. Il progetto fu però accantonato a causa dell’acquisto dell’azienda da parte di Siemens e la conseguente dismissione del quartier generale di Paderborn. Nel


1990 l’edificio, ormai in stato di abbandono, fu rilevato dalla città di Paderborn per essere destinato ad uffici comunali. Il sito si rivelò particolarmente inadatto a tale scopo e venne per cui ripreso il progetto museale, intitolandolo a Heinz Nixford, pioniere dell’informatica. L’allestimento è molto curato e strutturato ad “isole”. I pezzi sono o inseriti in apposite teche o in ambienti dell’epoca che sono stati ricreati in angoli dedicati del museo. L’allestimento è molto curato e questa struttura permette al visitatore di costruirsi un suo percorso e di soffermarsi di più su alcuni pezzi in base al tempo che ha a disposizione, agevolato dalla visione a 360°. L’interattività è assicurata da pannelli touchscreen informativi e alcuni computer che possono essere utilizzati dai visitatori. Molto particolari sono le pareti dedicate ai telefoni cellulari e alle calcolatrici, posizionati in enormi teche che coprono tutta la superficie in ordine cronologico.

PAR 4 Museu do computador

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l museo, inaugurato nel 1998 e rinnovato nel 2005, si trova a San Paolo del Brasile ed è sicuramente il punto di riferimento sudamericano per il settore. Esso vanta un’esposizione di circa 5000 pezzi storici in 11.000 mq, ed è stato considerato dall’Harvard-Smithsonian Institute come una delle collezioni più complete al mondo. Il museo è un’organizzazione no-profit che si basa sulle donazioni dei collaboratori, che contribuiscono al suo mantenimento sia dal punto di vista economico che dal punto di vista culturale: grazie al ricavato delle donazioni vengono infatti organizzate mostre itineranti in luoghi pubblici, mini-corsi e workshops. Periodicamente il museo è sede di conferenze. La mostra parte dal cosiddetto “Tunnel del tempo”, e ricopre in ordine

Case studies

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cronologico l’evoluzione della storia dell’informatica suddividendosi in quattro aree tematiche: pre-computer, analogical age, room of mainframe, room of telecommunications. Il museo si presenta come una sorta magazzino aperto al pubblico: le macchine di dimensioni più modeste sono riposte in apposite teche, mentre gli ampi spazi permettono una fruizione a 360° dei calcolatori più grandi. La maggior parte dei prodotti esposti non è dotata di protezione, e ciò è probabilmente imputabile al fatto che la quantità di macchinari funzionanti è esigua. Il colore dominante negli spazi espositivi è il rosso, tinta dell’intera pavimentazione. Il principale problema del museo è che, nonostante la grande quantità di prodotti disponibili, non viene applicata particolare cura nell’allestimento e negli artifici espositivi. Ciò è percepibile sin dall’esterno dell’edificio, di aria dimessa e su cui spicca un’insegna con il logo del museo apposta su una parete viola. Il considerevole afflusso di pubblico è di conseguenza favorito solamente dall’importanza dei prodotti esposti: manca la presenza di quel valore aggiunto che lo renderebbe senza dubbio più accattivante e godibile da parte del visitatore.

78 Case-studies

PAR 5 Computermuseum Oldenburg

I

l museo si trova a Oldenburg, in Germania, ed è nato dalla passione di Thiemo Eddiks il quale, dieci anni or sono, iniziò a collezionare computer e console degli anni ’70 e ’80. Pensato nel Novembre 2008 come una mostra temporanea della durata di due mesi, ottenne così tanto successo da far cambiare idea agli organizzatori e trasformarlo in una mostra permanente. Dei 700 esemplari della collezione solo 50 sono esposti all’interno del museo e di questi la metà è liberamente utilizzabile dai visitatori e completa dei software dell’epoca in modo da poterli esplorare nel migliore dei modi. Il museo, che nel 2010 è diventato un’associazione senza scopo di lucro, è sostenuto dal lavoro degli 11 volontari che ne assicurano l’apertura e la realizzazione dei numerosi eventi che attirano appassionati da tutta la Germania. Infatti l’Oldenburger Computer Museum è noto in tutto il


mondo per la sua ampia collezione di console da gioco, tutte in ottimo stato, che si affianca all’esposizione dei computer. Dal 2009 il museo ha attivato una cooperazione con l’università di Oldenburg e molte altre associazioni del territorio. L’allestimento è molto semplice, i pezzi sono disposti in ordine cronologico su dei comuni tavoli di legno che ricordano un po’ le tradizionali scrivanie casalinghe. A ogni computer è associato una piccola scheda che ne illustra brevemente la storia, le caratteristiche e le peculiarità. I pezzi meno importanti sono disposti su mensole a parete, il che li rende non facilmente accessibili dai visitatori perchè posti troppo in alto e senza alcuna targhetta esplicativa. L’edificio in cui è situato il museo è stato costruito recentemente e i locali sono molto luminosi, il che valorizza tutti gli spazi espositivi anche se l’allestimento presenta numerosissime difficoltà.

PAR 6 national museum of computing

I

l museo ha sede a Bletchley Park, nella regione del Bukinghamshire in Inghilterra. La sede del museo è molto particolare: essa infatti è situata su terreno che durante la seconda guerra mondiale era sede del “Government Code and Cypher School”, principale organismo di crittoanalisi del regno Unito. La suggestiva residenza di Bletchley Park è ora stata trasformato in museo. Il museo fa parte dell’organizzazione no-profit “CodesandCiphers Heritage Trust”. L’ingresso è gratuito e lo staff è interamente composto da volontari. Sono possibili donazioni private e collaborazioni di sponsor, grazie ai quali vengono organizzate mostre, conferenze e seminari.

Case studies

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La suddivisione degli spazi espositivi è tematica, in base alla tipologia di prodotto esposto; un’area a sé stante è dedicata all’esposizione dei Colossus, primo computer britannico in grado di forzare i codici sviluppati dai computer tedeschi. Alcune delle macchine esposte sono funzionanti e utilizzabili dai visitatori in apposite aree: infatti, come

80 Case-studies

ribadito dal museo stesso nella “Mission statement”, intenzione del museo è non solo l’esposizione, bensì anche il restauro e mantenimento di ognuno dei pezzi raccolti. Ogni gruppo di prodotti è inoltre correlato da un apposito pannello esplicativo montato verticalmente. Pannelli analoghi si ritrovano a formare una sorta di “linea del tempo” molto approdofondita sulla storia di quanto esposto. Alcune zone del museo creano suggestivi effetti visivi e coreografici, come per esempio alcuni corridoi di collegamento fra le varie aree: essi si differenziano dalle altre zone del museo per la pavimentazione, qui con un motivo a scacchiera bianca e nera, e per la presenza di pannelli illuminati: alcuni di essi sono puramente decorativi, mentre altri danno ulteriori informazioni sulla storia dei pezzi esposti. Vi è poi un’area del museo in cui si possono ascoltare in diretta le condizioni del traffico aereo del sud del Regno Unito.


PAR 7 caratteristiche riscontrate

D

alla panoramica effettuata sui principali musei di informatica esistenti al mondo, è stato possibile evincere una serie di caratteristiche, delle quali alcune accomunano più soggetti, altre invece si presentano come peculiari della singola istituzione. È risultato evidente come, se da un lato sono stati individuati diversi aspetti funzionali nell’organizzazione dei musei presi in esame, dall’altro la maggior parte di questi presenta forti lacune sia progettuali che curatoriali. Nello specifico, è risultata come particolarmente funzionale la suddivisione cronologica dei pezzi esposti in quanto, grazie a questo artificio, il visitatore si sente meno disorientato davanti alla mole di materiale che spesso si trova a davanti e percepisce il proprio percorso come dotato di un filo conduttore. Questo sistema risolve alcuni problemi che spesso si vengono a creare

nell’organizzazione di uno spazio museale: ad esempio, una scansione cronologica correlata di targhette esplicative per ognuno dei prodotti esposti evita la presenza di una guida o di audioguide, che spesso rappresentano un costo difficilmente sostenibile soprattutto dalle piccole istituzioni. Spesso però, il materiale risulta disposto sugli espositori in maniera ammassata e priva di un’organizzazione gerarchica, che vedrebbe invece posti in evidenza i pezzi di maggior rilevanza storico-culturale e in posizioni più defilate i pezzi di minore interesse. Non di rado inoltre si può notare una scarsa attenzione per la fruibilità di quanto esposto e per l’ergonomia complessiva degli spazi (oggetti collocati ad altezze troppo elevate per essere osservati in maniera agevole oppure privi delle targhette informative o di riferimenti cronologici). In molti casi, come possiamo osservare in modo particolare nel “Museu do Computador” di San Paolo, il museo può essere facilmente ricondotto a nul-

Interno dell’Heinz Nixford Museum con particolare disposizione ad isole (foto www.hnf.de)

Case studies

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Pezzi disposti ammassati e senza organizzazione gerarchica o targhette presso il National Museum of Computing (foto www.tnmoc.org)

la più di un semplice magazzino visitabile: gli ampi spazi e la pressoché nulla cura per il modo in cui il museo si interfaccia con il pubblico contribuiscono in maniera netta ad alimentare questa impressione di base. Si arriva quindi a quello che forse è il problema principale che accomuna gran parte dei musei considerati: la tendenza generale a lasciare che siano i soli prodotti esposti a “fare” il museo, a richiamare i visitatori e a costituire il punto focale del loro interesse, trascurando quello che è un valore aggiunto, spesso di tipo meramente estetico ma di fondamentale importanza nell’allestimento di uno spazio espositivo. Infatti, nei casi in cui vi è una anche minima cura in questo senso, con l’utilizzo di allestimento a isole, ricreazione di aree tematiche, locali ampi e ariosi, pannelli esplicativi e punti interattivi, contrasto vecchio/nuovo, come nell’Heinz Nix-

82 Case-studies

ford Museum o nel National Museum of Computing, la percezione da parte dell’osservatore è sicuramente più favorevole e la fruizione ottimale. In quest’ottica risulta particolarmente significativa la scelta dell’allestimento a isole, in quanto la possibilità di osservare la macchina a 360° aumenta il senso di profondità dell’esposizione. Ultimo, ma non meno importante, un aspetto che risulta fondamentale per l’ambito considerato: la possibilità non solo di toccare con mano i prodotti esposti, ma anche di poterli utilizzare. Diversi musei fanno leva su questa possibilità aggiuntiva offerta, predisponendo aree apposite in cui chi lo desidera può fare esperienza diretta di quanto osservato nel corso della visita.


L’azienda Apple inc.


1Breve .4.1 storia A

pple è nata nel 1976 dalle menti di Steve Jobs e Steve Wozniak che, nel garage di casa dei genitori di Jobs, progettarono l’Apple I. Sull’onda del successo dell’Apple I i due costruirono l’Apple II che venne presentato il 16 Aprile 1977 durante il West Coast Computer Fair e inaugurò l’era dei personal computer. Nel Dicembre del 1979 Jobs visitò la Xerox dove vide in funzione il nuovo sistema Alto che decise di adottare nei successivi computer. Nacquero così l’Apple Lisa e il Macintosh, i primi pc ad adottare un’interfaccia grafica. Il Macintosh venne presentato con un’imponente spot pubblicitario ispirato al libro di

86 L’azienda Apple inc.

George Orwell “1984” trasmesso durante il Super Bowl. Nel 1985 Steve Jobs, dopo numerosi litigi con il nuovo CEO di Apple, venne licenziato e fondò la NeXT Computer. Nel 1990 rilasciò il NeXT Cube che, sebbene non fu un grande successo a livello di vendite, portava con sé numerose innovazioni. Infatti il sistema operativo NeXTSTEP, basato su Unix, era molto potente ma allo stesso tempo estremamente elegante e facile da utilizzare. A metà degli anni Novanta Apple era in grave crisi economica e chiese a Jobs di ritornare al comando dell’azienda. Jobs accettò e portò NeXT e il suo innovativo sistema operativo all’interno di Apple.


NeXTSTEP diventò così la base del nuovo sistema operativo Mac OS X lanciato nel 2000. Nel frattempo grazie alle ottime vendite della nuova linea di iMac Apple si salvò dalla bancarotta ed ebbe risorse finanziarie da investire in nuovi progetti, primi tra tutti l’iBook e i nuovi iMac G4 e G5. Nel 2001 Apple entra nel mercato dei lettori di musica digitale con l’iPod. Il clamoroso successo di iPod venne replicato prima dall’iTunes Music Store, un negozio online di brani musicali che vendette oltre 2 milioni di brani nei suoi primi 15 giorni di vita, e con le nuove gamme di iPod mini, nano e video. Il 9 Gennaio del 2007 Steve Jobs presenta al MacWorld di San Francisco iPhone, una rivoluzione nel mercato della telefonia mobile. Le innovazioni targate Apple non finiscono qui, infatti nel 2010 viene rilasciato iPad, il primo tablet pc, che ha venduto oltre 2 milioni di esemplari in 60 giorni superando le aspettative di Apple che ha dovuto ritardare l’uscita europea del tablet a causa dell’enorme richiesta in territorio americano.

Primo font utilizzato: Motter Tektura

1975

Secondo font utilizzato: Apple Garamond

1976

Apple inc. Ultimo font utilizzato: Myriad Pro Semibold

2003

A lato: l’attuale linea di personal computer Apple (foto Apple)

L’azienda Apple inc.

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1Lo.4.2 stile Apple L

A lato, posteri di Andy Warhol dei primi anni ‘80 raffigurante il logo dell’azienda.

88 L’azienda Apple inc.

o “stile” Apple ha subito radicali cambiamenti nel corso degli anni ma si è sempre distinto dalla massa e, ancora oggi, i suoi tratti rimangono inconfondibili e unici nel mondo dell’informatica. Già i primi Macintosh nella loro semplicità avevano un design accattivante e innovativo per l’epoca. Erano infatti i primi a unire schermo e case in un unico blocco dal design a volte bizzarro, a volte estremamente semplice ma funzionale (si pensi che molti erano così ben progettati da non richiedere ventole per la dissipazione del calore). La vera svolta nel design Apple si ebbe a fine anni Novanta con l’avvento degli iMac in plastica trasparente colorata. Per volontà di Steve Jobs furono i primi personal computer senza ingresso per floppy disk ma con due porte usb. Con questa scelta, da molti definita azzardata e senza senso, Apple si dimostrò precursore e guida delle innovazioni nel campo dell’informatica. La ricerca di Apple di nuovi materiali e tecnologie di produzione non si ferma e, ancora oggi, con i suoi portatili unibody (estrusi da un unico blocco monomaterico perciò senza giunzioni e saldature) e i suoi personal computer e dispositivi mo-

bili interamente realizzati in alluminio e acciaio è un simbolo riconosciuto di design e di elevata cura dei dettagli. Lo stile dell’”uomo Apple” è facilmente riconoscibile e di recente è stato stereotipizzato dall’azienda nella sua campagna pubblicitaria “Get a Mac”. Giovanile, grintoso, attento alla cura dei dettagli e amante del “bello”, sono queste le parole chiave che lo distinguono dal più anziano e grassoccio Pc, che appare come colui che fa tutto (e male) in campo lavorativo e non concede all’utente un minimo di divertimento.


L’azienda Apple inc.

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PROGETTO


Immagine coordinata


2Logo .1.1 e logotipo

All About Apple

Logo dell’associazione e del museo originali

94 Immagine coordinata

I

l restyling del logo parte dalla necessità di mantenere il più possibile il riferimento a quello già utilizzato dal museo e approvato dall’azienda Apple inc. I principali problemi che sono emersi dall’analisi del logo originale sono stati la sua eccessiva estensione in altezza e la conseguente impressione di monumentalità che essa provoca. Ciò che invece è apparsa come più utile è la necessità di trasmettere l’immagine di “freschezza” e giovinezza su cui, fin dalla sua fondazione, l’azienda ha tentato di concentrarsi. L’elaborazione del logo si è quindi basata sulla ricerca di una forma che trasmettesse un messaggio di dinamismo, dellaw continua e incessante evoluzione su cui Apple

ha sempre basato la propria filosofia aziendale. Il lavoro è quindi partito dall’individuazione dell’elemento grafico in grado di trasmettere al meglio tale filosofia: la linea obliqua si è rivelata in quest’ottica la più rispondente alle esigenze prestabilite. La scelta dei colori è stata orientata alla ripresa del logo aziendale originale, la classica mela campita con le tonalità dell’iride che è divenuta negli anni marchio universalmente conosciuto. Sono state proprio queste linee colorate, unitamente ai tagli effettuati sul logo, a seguire l’inclinazione di 33°. L’asimmetria è stata volutamente ricercata per diminuire ulteriormente l’aspetto “monoblocco”.


metaprogetto: logo

Rimozione delle grazie dal logo originale wwsecondo un’inclinazione di 33°.

Il logo si presenta asimmetrico, assumendo nell’insieme una direzione ascendente da sinistra verso destra.

Le righe colorate del primo logo aziendale sono state inclinate di 33° e su di esse è stato mascherato il logo.

Immagine coordinata

95


metaprogetto: logo e logotipo

1

2

3

4

33°

5 Il logotipo è stato posto in maniera che le due “A” iniziali fossero parallele all’ultima asta del logo. Per fare questo è stata imposta al logotipo un’inclinazione di 33°.

6 Il blocco logo+logotipo ha ricevuto un’ulteriore inclinazione di 33°. In questo modo il logotipo e le linee di campitura tornano orizzontali, mentre solamente il logo resta inclinato, formando una linea ascendente da sinistra verso destra.

96 Immagine coordinata


versione definitiva Colori utilizzati

Griglia progettuale

Pantone 368 CV C65 M0 Y100 K0 R98 G187 B70

Pantone 123 CV C0 M30 Y04 K0 R253 G185 B39

Pantone 165 CV C0 M60 Y100 K0 R245 G130 B32

Pantone 186 CV C0 M91 Y76 K6 R224 G58 B62

Pantone 235 CV C47 M91 Y0 K0 R150 G61 B151

Pantone 299 CV C87 M18 Y0 K0 R0 G157 B221

C0 M0 Y0 K100 R35 G31 B32

C0 M0 Y0 K70 R109 G110 B113

Specifiche logotipo

ALL ABOUT

APPLE

Myriad Pro Regular 24 pt Tracking spazio: 32

Myriad Pro Semibold 48 pt Tracking: 18

MUSEUM

A M U G

ONLUS

Myriad Pro Bold 12 pt Traccia: 0,25 pt Tracking: 30

Myriad Pro Bold 12 pt Traccia: 0,25 pt Tracking: 470

Myriad Pro Bold 12 pt Traccia: 0,25 pt Tracking: 290

Immagine coordinata

97


versione definitiva Minima leggibilità

Declinazioni

Il logo segue un andamento ascendente. Il logotipo è stato posto in modo da rimanere parallelo all’ultima asta del logo, cui è uguale anche in altezza. Esso è stato realizzato ponendo in maggior risalto la parola “Apple”, in quanto esprime in maniera immediata la tematica trattata dal museo. Per questo motivo, essa è in Semibold mentre il resto della scritta è in Regular. Ruotata di 90° vi è poi la scritta che permette di avere tre versioni diverse del logo stesso: “Museum”, “Onlus”, e “Amug”. Infatti, secondo

98 Immagine coordinata

le richieste dei commitenti, è stato necessario unire quelli che prima erano due loghi distinti fra loro in uno unico di volta in volta adattabile. Questa stessa scritta è stata ulteriormente disgiunta dal corpo principale grazie alla diversa gradazione di grigio. Il logo è stato poi declinato in una versione ad un unico colore pantone: qui è stato utilizzato a titolo esemplificativo il Pantone 165 CV, ma a seconda delle necessità è possibile utilizzarne uno qualunque fra quelli caratterizzanti.


prove colore e minima leggibilitĂ Negativo

Fondo nero

Toni di grigio

Pantone 165CV

Immagine coordinata

99


2Il font: .1.2 Myriad Pro

M

Categoria: Sans-serif Classificazione: humanist Designers: Robert Slimbach, Carol Twombly Fonderia: Adobe Type Nella pagina accanto: brochure Apple Care Protection Plan, http://www.contrailworks.com/wp/ archives

100 Immagine coordinata

yriad è un carattere tipografico non graziato di classificazione humanist, disegnato da Robert Slimbach e Carol Twobly per Adobe Type. Il font è conosciuto soprattutto per essere stato adottato nel 2002 da Apple inc., a sostituizione del vecchio Apple Garamond utilizzato sin dagli anni ‘80. Myriad Pro è la versione OpenType della più vecchia famiglia Myriad, rilasciato all’inizio degli anni 2000 dopo un lavoro di aggiornamento ad opera di Christopher

Slye e FredBrady. Il font è stato scelto in quanto, in accostamento con il logo progettato sulla base del classico Apple Garamond, costituisce un richiamo alla storia dell’azienda Apple, un intreccio fra vecchio e nuovo che confluisce e viene esplorato nell’istituzione museale. Il font è stato utilizzato per tutta l’immagine coordinata del museo, dal logo fino ai testi di brochure e stampati in genere. Le tipologie utilizzate sono Regular, Light, Bold e Semibold.


1234567890 !@ÂŁ$%^&*()-=+ ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghijklmnopqrstuvwxyz The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog The quick brown fox jumps over the lazy dog

Myriad Pro Regular 16pt Myriad Pro Italic 16pt Myriad Pro Semibold 16pt Myriad Pro Semibold Italic 16pt Myriad Bold16pt Myriad Pro Bold Italic 16pt Myriad Pro Condensed16pt Myriad Pro Condensed Italic16pt Myriad Pro Bold Condensed16pt Myriad Pro Bold Condensed Italic16pt

Immagine coordinata

101


2Il claim .1.3 just a bit of apple 8 bit to make a byte to bite, bit, bitten to bite an apple bite a bit of bitten apple!

102 Immagine coordinata

L

o slogan “There is a bit of Apple in each of us” (“c’è un po’ di Apple in ognuno di noi”) si basa sui molteplici significati che assume, nella lingua inglese, la parola bit. Essa infatti può indicare il “bit”, ossia l’unità elementare in ambito in ambito informatico; può essere un avverbio di quantità; nel paradigma del verbo “bite”, ossia “mordere”, bit rappresenta il past simple; come

sostantivo, bit significa invece più propriamente “morso”. Perciò la frase può essere letta ed interpretata in numerosi modi, a seconda della sfumatura di significato che si preferisce conferire ad essa. “C’è un po’ di mela in ognuno di noi”, “C’è un po’ di Apple in ognuno di noi”, “C’è un bit di Apple in ognuno di noi”, “C’è un morso di mela in ognuno di noi”.


“There is a bit of Apple in each of us” Immagine coordinata

103


2Biglietto .1.4 da visita I

l biglietto da visita è stato realizzato nel classico formato 85x55mm, tendedo conto della necessità di riportare sullo stesso cartoncino le informazioni riguardanti il museo e i dati personali del membro dello staff che lo utilizza. Le prove effettuate inizialmente prevedevano l’inserimento del logo al vivo e ingrandito in modo che parte di esso uscisse dai margini (figg.1 e 2). Sono state realizzate due declinazioni di questa tipologia, una utilizzando un fondo pieno in uno dei sei colori pantone, e il logo stesso posto in negativo; una versione invece, vede semplicemente il logo nella sua colorazione standard posto su fondo bianco: esso è tagliato da una striscia orizzontale nella quale sono contenute le informazioni. Entrambe queste varianti sono stampate in bianca e volta, ma sono state scartate in quanto il logo sovradimen-

104 Immagine coordinata

sionato risulta dispersivo e poco incisivo. È stata effettuata una prova (fig.3) inserendo logo e logotipo interi occupanti quasi tutta la larghezza del biglietto da visita e le informazioni disposte su più blocchi; il retro presenta invece un fondo nero con il logo in negativo. A partire da quest’ultima variante ci si è orientati sulla riduzione delle dimensioni del logo (figg. 4 e 5 pag.seguente) e l’allineamento di questo sul lato destro del cartoncino. Sono poi stati provati diversi posizionamenti dei blocchi di testo e alcune configurazioni per quanto riguarda la volta. L’ultima prova (fig.6 pag, seguente) vede l’inserimento sul retro del bigliettino della banda colorata ripresa negli altri elementi di immagine coordinata, abbinata a un logo nero e in dimensioni uguali a quello posto in volta.


metaprogetto

1

2

3

Immagine coordinata

105


metaprogetto

4

5

6

106 Immagine coordinata


versione definitiva Scala 1:1 5 mm 5

18

7

5

7

25

La versione definitiva è stata realizzata basandosi su una griglia che vede il logo e i due blocchi di testo allineati a destra rispettando un margine di 7mm sul lato superiore e 5mm sul lato destro. Le informazioni sono state raggruppate in due blocchi principali, che occupano la stessa giustezza del logo. Il primo blocco contiene le informazioni

sul membro dello staff, il secondo le informazioni generiche sul museo. Il bigliettino è stampato in bianca e volta, e quest’ultima presenta il logo privo del logotipo della stessa dimensione di quello posto in bianca, ma monocromatico. Esso è posto perfettamente al centro.

F.to rifilato 85x55mm Nome: Myriad Pro Bold 10/7 C0 M0 Y0 K100 Titolo: Myriad Pro Bold 7/7 C0 M0 Y0 K70 Dati: Myriad Pro Regular 7/7 C0 M0 Y0 K70

Immagine coordinata

107


2Carta .1.5 intestata

L

a carta intestata è stata realizzata compresa di seguilettera e busta. Inizialmente ci si è basati su una griglia che prevedeva tre blocchi uguali fra loro, il primo contenente logo e logotipo (in un primo momento privo della scritta caratterizzante “Onlus”, aggiunta solo nelle ultime versioni), il secondo e il terzo contenenti i dati del museo. In queste versioni (fig.1) il logo presenta un’altezza maggiore rispetto al logotipo. I margini sono stati mantenuti a10mm su tutti i lati. Questa configurazione è stata abbandonata in quanto, nonostante la sua rigida geometria,

108 Immagine coordinata

rendeva i dati dispersivi e confusionario il posizionamento delle informazioni. Si è quindi optato per una disposizione dei dati in maniera meno rigorosa ma più funzionale , sia ponendoli separati dal logo da un filetto (fig.2), sia allineando a sinistra il logo e a destra il testo (fig.3). Tutte le versioni prevedono la banda colorata posta al vivo a pie’ di pagina. La versione definitiva vede l’inserimento della scritta distintiva “Onlus” e la presenza del filetto separatore fra logo e informazioni. La banda colorata è stata ridotta ad uno spessore di 3mm. Il seguilettera presenta solamente la ban-


metaprogetto

1

Via Valletta di Vadone Quiliano (SV) - Italy C.F. 90038610094

www.allaboutapple.com info@allaboutapple.com tel 019.123456 - fax 019.123456

2

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3

da colorata posta a pie’ di pagina, mentre la busta, di tipo americano, presenta dati e logo allineati a sinistra e suddivisi in due blocchi seguendo il modello già utilizzato per il biglietto da visita. Anche

qui è stata ripresa la banda colorata nella parte inferiore della busta.

Immagine coordinata

109


Griglia progettuale Scala 1:2 10 mm 6

6

10

10

3

18,5

10

10

F.to rifilato A4 Font: Myriad Pro Regular 7/10 pt Colore: C0 M0 Y0 K70

110 Immagine coordinata


versione definitiva, seguilettera e busta Scala 1:2

Seguilettera f.to rifilato A4 Busta americana f.to 225x110mm Myriad Pro Regular 7/7 C0 M0 Y0 K70

Immagine coordinata

111


2Brochure .1.6 L

Nella pagina accanto: foto http://www.guigalaxy.net

112 Immagine coordinata

a brochure è stata realizzata riprendendo nella prima anta esterna uno dei più vecchi mouse Apple: il Macintosh Plus Mouse. È stata fatta questa scelta perchè è proprio il “cavo” ciò che rappresenta la congiunzione tra il presente e il passato. Nell’anta che viene ripiegata all’interno è stato effettuato un riassunto in parole chiave di ciò che è presente per esteso sulla brochure attualmente in uso dal museo, e di cui è riportato un estratto a fronte. Per l’impossibilità di riportare il logo originale, è stata inserita al suo posto una vera mela morsicata, riferimento chiaro ma non esplicitato all’azienda. Questa rappresenta “l’idea”, che ha portato i membri dell’associazione a fondare il museo All About Apple. L’immagine

che simboleggia invece il “ritrovamento” del materiale che ha costituito il nucleo originale del museo, è l’Apple Cube, uno dei pezzi, a dire dello stesso staff, meglio riusciti a livello di design e al tempo stesso estremamente rari da trovare. Per quanto riguarda l’interno, si è scelto di impartire al testo (riportato fedelmente dalla brochure originale) una gerarchia di lettura, scandita dalla suddivisione in colonne e dalle due strisce di immagini. Le immagini utilizzate sono state scattate all’interno del museo e sono apparse come le più rappresentative dell’eterogeneità del materiale esposto. A pie’ di pagina viene ripresa la banda colorata tipica di tutta l’immagine coordinata.


metaprogetto

Dal logo Apple alla vera mela morsicata

“[...]Ed ecco che, nei primi mesi del 2002, avviene l’evento scatenante per la creazione del Museo: come esploratori di un mondo conosciuto, ma all’epoca precluso per gli alti costi, alcuni dei futuri fondatori dell’AAA ottengono di poter entrare in un oscuro e quasi abbandonato magazzino del punto vendita Briano di Savona, per decenni punto di riferimento Apple in Liguria per l’importazione e la distribuzione proprio dei primi prodotti informatici. [...] Dagli scaffali ingombri di scatoloni, coperti dal velo di polvere del tempo, seppelliti sotto montagne di manuali informativi, sono così

emersi innumerevoli pezzi da collezione, spesso oggetti del deside rio che, ormai senza valore commerciale e altrimenti destinati allo smaltimento, sono invece stati generosamente donati dal signor Fazio al nostro gruppo di appassionati, per dar vita alla costituzione del più

importante museo

di macchine Apple ufficialmente riconosciuto.”

Testo presente sulla brochure originale utilizzato per ricavare le parole chiave

Evoluzione dei mouse Apple

Immagine coordinata

113


versione definitiva - esterno 97

100

100

Scala 1:2 10mm

un’idea

un ritrovamento

un museo F.to Aperto A4 Chiuso 100x210mm

ALL ABOUT APPLE MUSEUM: il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

There is a bit of Apple in each of us.

Livelli di lettura Immagine e rispettiva parola chiave un’idea

Visual

Claim: Myriad Pro Regular 17/20 C:0 M:0 Y:0 K:70

un ritrovamento

Logo

Didascalie: Myriad Pro Regular 21/25 C:0 M:0 Y:0 K:0

un museo

Informazioni aggiuntive

ALL ABOUT APPLE MUSEUM: il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

114 Immagine coordinata

There is a bit of Apple in each of us.

Claim

Informazioni aggiuntive: Myriad Pro Regular 8/8 C:0 M:0 Y:0 K:0


griglia progettuale - esterno

Scala 1:2

un’idea

un ritrovamento

un museo ALL ABOUT APPLE MUSEUM: il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple piĂš fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

There is a bit of Apple in each of us.

2 5

3

Piegatura a sestino

Immagine coordinata

115


versione definitiva - esterno Scala 1:2

ALL ABOUT APPLE MUSEUM

un viaggio appassionante nella storia del personal computer.

L’invenzione e la diffusione del personal computer ha rappresentato forse la più grande rivoluzione tecnologica, culturale e di costume del nostro secolo. L’All About Apple Museum si propone di recuperare, conservare ed esporre tutti quegli oggetti informatici che sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e della nostra memoria e che hanno fatto la storia del personal computer. Una storia che nasce da una mela, che rappresenta ormai un mito e un simbolo per milioni di utenti e appassionati in tutto il mondo. È ormai un’icona la foto del garage di famiglia dove Steve Jobs e Steve

“Woz” Wozniak impiantarono il loro primo laboratorio informatico a Los Altos, in California, città natale di Jobs. Oggi il museo, grazie al supporto del Comune di Quiliano e al sostegno economico della Fondazione De’ Mari Cassa di Risparmio di Savona e del Lions Club “Vada Sabatia” di Quiliano-Vado, nonché alle donazioni di computer e materiale informatico da parte di decine di persone dall’Italia e dall’estero, si è evoluto nel suo assetto. Da raccoglitore di una testimonianza storica altrimenti perduta, è diventato luogo d’incontro, centro servizi e punto di riferimento per tutti gli appassionati di informatica. Il patrimonio del Museo consiste di

oltre 3000 pezzi Apple originali (tra cui più di 300 computer) ognuno dei quali rigorosamente schedato e serializzato in un data base consultabile on line: dal glorioso Apple I, all’Apple III, all’idolatrato Lisa, agli storici Macintosh 128k, Pippin, Twentieth Anniversary, fino ai contemporanei iMac, G3 e G4. Oltre a periferiche, stampanti e monitor, all’AAA Museum vengono conservati tutti i manuali tecnici, i testi didattici, i poster, le brochure Apple, gli accessori più inusuali e tutto il software.

godere di numerosi e concreti vantaggi. È possibile iscriversi semplicemente inviando una mail all’indirizzo iscrizione@ allaboutapple.com, specificando il proprio indirizzo di posta elettronica. L’iscrizione vale dal mese del pagamento della quota associativa per i successivi 12 mesi. La quota è aumentabile liberamente a discrezione del socio sostenitore che voglia essere di particolare sostegno alla nostra iniziativa.

L’iscrizione annuale costa 10 euro e dà diritto a: una casella di posta elettronica personalizzata ricevere gratis consulenza tecnica via e-mail visitare gratuitamente il museo partecipare alla vita associativa sconti su hardware e software Apple e non ricevere il gadget personalizzato AAA

ALL ABOUT APPLE AMUG

un’associazione differente, che offre molti vantaggi.

Nata nel maggio 2002, l’All About Apple è l’associazione che si è costituita come primo AMUG (Apple Macintosh User Group) in Liguria e che attraverso l’impegno, la passione e il maniacale lavoro dei soci ha reso possibile la realizzazione del museo. Far parte dell’All About Apple oggi significa non solo condividere con entusiasmo e un pizzico d’orgoglio una vera e propria missione, ma

Livelli di lettura All About Apple Museum

Primo titolo e striscia di immagini

un viaggio appassionante nella storia del personal computer.

L’invenzione e la diffusione del personal computer

“Woz” Wozniak impiantarono il loro primo laboratorio

(tra cui più di 300 computer) ognuno dei quali

ha rappresentato forse la più grande rivoluzione tecnologica, culturale e di costume del nostro secolo. L’All About Apple Museum si propone di recuperare,

informatico a Los Altos, in California, città natale di Jobs. Oggi il museo, grazie al supporto del Comune di Quiliano e al sostegno economico della Fondazione

rigorosamente schedato e serializzato in un data base consultabile on line: dal glorioso Apple I, all’Apple III, all’idolatrato Lisa, agli storici Macintosh

conservare ed esporre tutti quegli oggetti informatici che sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e della nostra memoria e che hanno fatto

De’ Mari Cassa di Risparmio di Savona e del Lions Club “Vada Sabatia” di Quiliano-Vado, nonché alle donazioni di computer e materiale informatico da parte di decine

128k, Pippin, Twentieth Anniversary, fino ai contemporanei iMac, G3 e G4. Oltre a periferiche, stampanti e monitor, all’AAA Museum vengono

la storia del personal computer. Una storia che nasce da una mela, che rappresenta ormai un mito e un simbolo per milioni di utenti e

di persone dall’Italia e dall’estero, si è evoluto nel suo assetto. Da raccoglitore di una testimonianza storica altrimenti perduta, è diventato luogo d’incontro, centro

conservati tutti i manuali tecnici, i testi didattici, i poster, le brochure Apple, gli accessori più inusuali e tutto il software.

appassionati in tutto il mondo. È ormai un’icona la foto del garage di famiglia dove Steve Jobs e Steve

servizi e punto di riferimento per tutti gli appassionati di informatica. Il patrimonio del Museo consiste di

oltre 3000 pezzi Apple originali

Secondo titolo e striscia di immagini

All About Apple amug

un’associazione differente, che offre molti vantaggi.

Nata nel maggio 2002, l’All About Apple è l’associazione che si è costituita come primo AMUG (Apple Macintosh User Group) in Liguria e che attraverso l’impegno, la passione e il maniacale lavoro dei soci ha reso possibile la realizzazione del museo. Far parte dell’All About Apple oggi significa non solo condividere con entusiasmo e un pizzico d’orgoglio una vera e propria missione, ma

Blocco di testo centrale

godere di numerosi e concreti vantaggi. È possibile iscriversi semplicemente inviando una mail all’indirizzo iscrizione@ allaboutapple.com, specificando il proprio indirizzo di posta elettronica. L’iscrizione vale dal mese del pagamento della quota associativa per i successivi 12 mesi. La quota è aumentabile liberamente a discrezione del socio sostenitore che voglia essere di particolare sostegno alla nostra iniziativa.

116 Immagine coordinata

L’iscrizione annuale costa 10 euro e dà diritto a: una casella di posta elettronica personalizzata ricevere gratis consulenza tecnica via e-mail visitare gratuitamente il museo partecipare alla vita associativa sconti su hardware e software Apple e non ricevere il gadget personalizzato AAA

Blocco di testo sinistro e destro scandito dall’elenco puntato

Titolazioni: Myriad Pro Semibold 17,5/14 Myriad Pro Semibold 14/15,5 C:0 M:0 Y:0 K:0 Blocco di testo superiore: Myriad Pro regular 11/16,5 C:0 M:0 Y:0 K:70 Blocco di testo inferiore sinistro: Myriad Pro regular 10/12 C:0 M:0 Y:0 K:100 Blocco di testo inferiore destro: Myriado Pro Semibold 10/12 Myriad Pro Regular 10/12 C:0 M:0 Y:0 K:100


griglia progettuale - esterno Scala 1:2 ALL ABOUT APPLE MUSEUM

un viaggio appassionante nella storia del personal computer.

L’invenzione e la diffusione del personal computer ha rappresentato forse la più grande rivoluzione tecnologica, culturale e di costume del nostro secolo. L’All About Apple Museum si propone di recuperare, conservare ed esporre tutti quegli oggetti informatici che sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e della nostra memoria e che hanno fatto la storia del personal computer. Una storia che nasce da una mela, che rappresenta ormai un mito e un simbolo per milioni di utenti e appassionati in tutto il mondo. È ormai un’icona la foto del garage di famiglia dove Steve Jobs e Steve

“Woz” Wozniak impiantarono il loro primo laboratorio informatico a Los Altos, in California, città natale di Jobs. Oggi il museo, grazie al supporto del Comune di Quiliano e al sostegno economico della Fondazione De’ Mari Cassa di Risparmio di Savona e del Lions Club “Vada Sabatia” di Quiliano-Vado, nonché alle donazioni di computer e materiale informatico da parte di decine di persone dall’Italia e dall’estero, si è evoluto nel suo assetto. Da raccoglitore di una testimonianza storica altrimenti perduta, è diventato luogo d’incontro, centro servizi e punto di riferimento per tutti gli appassionati di informatica. Il patrimonio del Museo consiste di

oltre 3000 pezzi Apple originali (tra cui più di 300 computer) ognuno dei quali rigorosamente schedato e serializzato in un data base consultabile on line: dal glorioso Apple I, all’Apple III, all’idolatrato Lisa, agli storici Macintosh 128k, Pippin, Twentieth Anniversary, fino ai contemporanei iMac, G3 e G4. Oltre a periferiche, stampanti e monitor, all’AAA Museum vengono conservati tutti i manuali tecnici, i testi didattici, i poster, le brochure Apple, gli accessori più inusuali e tutto il software.

godere di numerosi e concreti vantaggi. È possibile iscriversi semplicemente inviando una mail all’indirizzo iscrizione@ allaboutapple.com, specificando il proprio indirizzo di posta elettronica. L’iscrizione vale dal mese del pagamento della quota associativa per i successivi 12 mesi. La quota è aumentabile liberamente a discrezione del socio sostenitore che voglia essere di particolare sostegno alla nostra iniziativa.

L’iscrizione annuale costa 10 euro e dà diritto a: una casella di posta elettronica personalizzata ricevere gratis consulenza tecnica via e-mail visitare gratuitamente il museo partecipare alla vita associativa sconti su hardware e software Apple e non ricevere il gadget personalizzato AAA

ALL ABOUT APPLE AMUG

un’associazione differente, che offre molti vantaggi.

Nata nel maggio 2002, l’All About Apple è l’associazione che si è costituita come primo AMUG (Apple Macintosh User Group) in Liguria e che attraverso l’impegno, la passione e il maniacale lavoro dei soci ha reso possibile la realizzazione del museo. Far parte dell’All About Apple oggi significa non solo condividere con entusiasmo e un pizzico d’orgoglio una vera e propria missione, ma

Motivo utilizzato

Il motivo riprende da vicino quello del cavo già utilizzato nell’anta esterna: qui sono stati inseriti sei cavi intrecciati fra loro, ognuno di essi avente un colore di quelli presenti nel logo e nella banda inferiore. Questo elemento grafico è stato poi ripreso anche nella grafica utilizzata nell’allestimento.

Immagine coordinata

117


2Stendardo .1.7 L

o stendardo è stato pensato per essere adattabile in molteplici situazioni. Esso può infatti sia svolgere la tradizionale funzione pubblicitaria venendo disposto lungo le strade, sia essere utilizzato come insegna rappresentativa quando esposto all’esterno del museo stesso o nelle mostre itineranti. Le prime prove vertevano su una differente dimensione, in quanto inizialmente si era pensato di riprendere lo stendardo attualmente utilizzato dal museo: formato molto più piccolo quindi, perchè in questo caso l’utilizzo previsto è solamente rivolto verso gli interni. Sin da subito comnque, l’impostazione dello stendardo è stata basata su una griglia

118 Immagine coordinata

a fasce orizzontali per quanto riguarda la parte la parte inferiore, un visual e il logo del museo in dimensioni ben visibili per la parte superiore. È stata inserita una banda nera nella parte inferiore dello stendardo, e di volta in volta sono state fatte diverse prove per il testo in essa contenuto. In seguito è stata apposta la banda colorata come base della banda nera. Come elemento grafico caratterizzante il visual, inizialmente la scelta è ricaduta sui cavi già ripresi all’interno della brochure. Essi sono sembrati sin da subito insufficienti e poco incisivi, soprattutto dopo il cambio di dimensione con la sopraggiunta necessità di rendere il visual ben riconoscibile anche da una certa distanza.


metaprogetto

There is a bit of Apple in each of us

There is a bit of Apple in each of us Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

There is a bit of Apple in each of us

Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

1

Si è quindi pensato di raddoppiare i cavi specchiandoli, ma anche questa soluzione si è rivelata inadeguata, così come l’inserimento del mouse ripreso nella

Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. Ufficialmente riconosciuto da Apple inc.

2

3

brochure. Il claim è stato sperimentato di volta in volta all’interno e all’esterno della banda nera.

Immagine coordinata

119


VERSIONE DEFINITIVA E GRIGLIA PROGETTUALE Scala 1:25

Visual

Logo

Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo.

Claim

There is a bit of apple in each of us.

Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple più fornito al mondo. There is a bit of Apple in each of us.

Piede

La versione definitiva vede, come già specificato, il cambio di formato. In quest’ottica,

120 Immagine coordinata

come unico elemento caratterizzante il visual è stato mantenuto il mouse, mentre il claim e le informazioni sul museo

sono state inserite tutte allinterno della banda nera.


MISURE ANTROPOMETRICHE

500

300

Scala 1:25 12,5cm

Il museo dedicato alla storia dei prodotti Apple piĂš fornito al mondo. There is a bit of Apple in each of us.

170

120

F.to 120x300cm Per le misure antropometriche è stato preso come riferimento un uomo alto 170cm.

Immagine coordinata

121


122 Immagine coordinata


Immagine coordinata

123


Allestimento


2Sintesi .2.1 sistema esigenziale Esigenze

REQUISITI

PRESTAZIONI

Creare una gerarchia fra i prodotti esposti e diversi livelli di lettura

Distinzione fra prodotti di secondo livello, disposti affiancati fra loro, e prodotti di primo piano, disposti in isole a sé stanti

Maggior appeal conferito alla grafica complessiva dell’esposizione

Elementi grafici disposti in maniera equilibrata fra loro; rispetto dei colori e delle forme distintivi dell’immagine coordinata

Possibilità di vedere i prodotti a 360°

Collocazione di alcune isole non addossate alle pareti, ma distanziate e con la possibilità di girare loro attorno

Integrazione con materiale correlato di natura eterogenea

Associazione ai prodotti esposti di materiale cartaceo ed audio-visuale ad essi correlato

INTERATTIVITA’

Non trasmissione passiva di informazioni, ma partecipazione attiva alla visita

Possibilità di utilizzare alcuni dei prodotti esposti

Valorizzazione Dell’utilizzabilità delle macchine

Prodotti utilizzabili dal visitatore in maniera autonoma

Distinguere i prodotti non utilizzabili da quelli utilizzabili collocando questi ultimi in isole apposite

Mantenimento immagine aziendale evitando elementi dissonanti

Privilegiare l’idea di monomatericità e compattezza

Utilizzo di materiali in linea con lo stile Apple. Evitare il posizionamento a vista di materiali diversi fra loro.

Inserire elementi richiamanti direttamente l’immagine aziendale

Colori, forme e grafiche devono suscitare nel visitatore un immediato richiamo all’azienda.

MAGGIOR COINVOLGIMENTO DEL PUBBLICO

126 Allestimento

Fornire informazioni utili per un corretto utilizzo dei macchinari


Esigenze Mantenimento immagine coordinata

Possibilità di svolgere la visita senza una guida

REQUISITI

PRESTAZIONI

Ripresa di forme e colori distintivi dell’immagine coordinata nei supporti espositivi e nella grafica applicata all’allestimento

Utilizzo dei colori e dei font propri dell’immagine coordinata declinandoli su tutti i supporti

Supporti informativi esaustivi

Targhette concise e schematiche con informazioni tecniche specifiche e con il nome completo del prodotto posto in posizione di rilievo

Ripresa degli elementi grafici applicandoli a muri e pannelli

Pannelli con informazioni concise ed essenziali, disposte in maniera ergonomica e in grado di fornire diversi livelli di lettura;

Flessibilità dell’impianto espositivo

Scansione cronologica dello spazio in maniera immediatamente comprensibile

Suddivisione cromatica in base alle aree cronologiche e breve introduzione ad ognuna delle aree

Integrazione con prodotti correlati

Esposizione affiancata di prodotti di altre aziende appartenenti al medesimo periodo

Supporti espositivi funzionali a prescindere dal luogo di collocazione

Strutture modulari e componibili fra loro in modo da creare isole di diversa forma

Possibilità di realizzare un allestimento in mancanza una sede definita

Strutture modulari in grado di sostituire la presenza di muri e stanze definite

Possibilità di inviare in mostre temporanee parti dell’esposizione

Strutture modulari costituite da parti smontabili e dall’assemblaggio più semplice possibile

Allestimento

127


2Progetto .2.2 curatoriale

anni 70: 2 pz. anni 80: 13 pz. anni 90: 50 pz. anni 00: 15 pz. anni 10: in allestimento area 51:

in continuo aggiornamento

128 Allestimento

A

partire dal database di tutti i pezzi attualmente esposti al museo è stata effettuata una cernita di quelli più rappresentativi, a cui è stato dato maggior risalto e un più ampio spazio. Infatti è risultato come più efficace, oltre che significativo ai fini di una visita veramente esaustiva, ridurre in parte la quantità di materiale esposto. Ciò permette ai visitatori di concentrare l’attenzione sui pezzi che maggiormente descrivono e riassumono la storia dell’azienda, evitando che la visita risulti dispersiva e poco incisiva. È inoltre stata stabilita una gerarchia che possa ulteriormente con-

ferire un ordine di lettura chiaro ed immediato: i pezzi più rappresentativi del periodo considerato sono stati messi in posizione di rilievo rispetto agli altri. Per scegliere questi pezzi è stato preso in considerazione dapprima il loro valore storico-tecnologico, e in secondo luogo il loro essere funzionanti o meno. Infatti è apparso come fondamentale dare un particolare risalto alle macchine ancora perfettamente utilizzabili (tenendo conto del fatto che esse costituiscono la buona parte del materiale disponibile al museo), permettendo in tal modo ai visitatori di interfacciarsi direttamente con l’oggetto della visita.


Si è scelto di adottare un rigoroso ordine cronologico: infatti questo è parso il modo migliore per rendere la visita fruibile e agevole. Sono state attualmente predisposte quattro stanze, più una riguardante gli ultimissimi prodotti usciti sul mercato e che è attualmente in fase di allestimento da parte dello

staff del museo, e una riguardante i prodotti non appartenenti all’azienda ma comunque attinenti per periodo storico e rilevanza socio-culturale. Quest’ultima è in continuo aggiornamento e rimodellamento, pertanto non è stato predisposto per essa un allestimento rigido.

In basso e nelle pagine seguenti: pezzi scelti per essere collocati in isole a sè stanti

anni ‘70

APPLE i

APPLE iI

anni ‘80

apple lisa

Apple II gs

mac portable, portable trasparente

Allestimento

129


anni ‘90

emate 300

next station

mac colour classic

lc

powerbook duo dock

newton

quicktake 100

bandai pip pin

powerpc 6100/60 + 6100 dos compatibile

130 Allestimento


powerbook g3

tam

powermac 5500/275

anni ‘00

IMAC G3

IBOOK G3

imac g4

cube

imac g5

Allestimento

131


2Metaprogetto .2.3 S

in dal primo approccio con il progetto di riallestimento del museo All About Apple, sono emersi una serie di punti cardine dei quali è stato tenuto conto in tutte le fasi del lavoro. Infatti, dall’analisi condotta osservando i principali musei di informatica del mondo ai numerosi sopralluoghi e tavole rotonde effettuate con lo stesso staff dell’associazione, è stato possibile ricavare ciò di cui il museo ha veramente necessità. In primo luogo, considerando le scarsissime risorse economiche a disposizione, è subito apparso imprescindibile l’aspetto delle spese di realizzazione: in tale ottica è emersa l’esigenza di basare l’intero allestimento su strutture modulari e realizzabili in materiali dal costo non proibitivo. In secondo luogo è stato tenuto conto della necessità di avere

132 Allestimento

un impianto estremamente flessibile: da un lato per favorire i numerosi trasferimenti di materiale in esposizioni e mostre temporanee, dall’altro per poter mantenere una struttura il più possibile uniforme durante i frequentissimi aggiornamenti e ricambi dei pezzi esposti. Per quanto riguarda invece la scelta delle forme e dell’aspetto estetico degli espositori, lo sguardo è stato rivolto verso le scelte operate dalla stessa azienda: il privilegiare l’aspetto compatto e omogeneo dei prodotti, facendo leva sulla linearità e sulla pulizia. Molta importanza è stata data alla fruizione dell’allestimento da parte dei visitatori: si sono ricercate disposizioni il più possibile “ariose” e invoglianti alla continuazione della visita, evitando in tal modo schemi rigidi e percorsi obbligati.


modularità versatilità implementabilità monomatericità

Componenti standardizzabili Facilità di montaggio/smontaggio Armonia visiva Risparmio economico

Adattabilità agli spostamenti Adattabilità ai cambi interni Possibilità di diversi schemi e composizioni

Possibilità di espandere la struttura Possibilità di integrare fra loro gli espositori

Mantenimento di un’immagine compatta Rimando all’azienda Risparmio economico

Implementabilità dei componenti Gli espositori devono poter essere implementabili nel maggior numero di lati, per aumentare le possibilità di composizione e introdurre delle gerarchie visive

Allestimento

133


Diverse configurazioni Gli espositori devono potersi integrare fra loro in molteplici composizioni, per rispondere all’esigenza dei continui ricambi e aggiornamenti del materiale esposto.

Fruizione “libera” Eliminazione di percorsi rigidi e predeterminati, ma fruizione il più possibile libera e a 360°.

134 Allestimento


Gerarchia espositiva La gerarchia è fondamentale nell’ottica di aumentare l’attrattività dell’esposizione, facendo concentrare i visitatori sui pezzi più significativi della collezione, senza tralasciare quelli altrettanto importanti ma posti in posizione più defilata. La disposizione a isole è la più rispondente a queste esigenze

Studio della forma Far leva in particolar modo sull’aspetto dei primi computer Apple, monolitici e squadrati.

1 Macintosh colour classic

2 Cubo

3 Parallelepipedo

Allestimento

135


2Definizione .2.4 del modulo P

er la definizione delle misure e della forma dell’espositore è stato tenuto conto di molteplici fattori. In particolare, considerando l’analisi precedentemente effettuata, che ha portato alla definizione dei punti fondamentali da rispettare, è stata scelta la forma molto regolare del parallelepipedo. In prima istanza si era pensato di poter basare tutto l’allestimento su una forma prettamente cubica, ma questa è stata abbandonata a causa dell’eccessiva larghezza dell’espositore che il rispetto di un’altezza ottimale comporterebbe. Ognuno di questi espositori ha la possibilità di avere, sulla parte posteriore e con funzione

136 Allestimento

di controvento, un pannello di altezza maggiore rispetto alle altre pareti: tale pannello ha la funzione di fornire sintetiche spiegazioni sul prodotto a cui si riferisce. La forma scelta si è rivelata adatta alla composizione di molteplici configura-zioni differenti fra loro: in questo modo il museo potrà avere un diverso impatto visivo a seconda del numero di prodotti esposti e della sede che ospiterà la collezione. Tale versatilità è accresciuta dalla possibilità di inserire su ogni lato un pannello aggiuntivo, che potrà avere quindi la funzione di “ponte” fra due o più blocchi.


100

170

153

misure antropometriche, altezza piani

Altezza scritte segnaletiche: 140cm (5° percentile) Larghezza minima corsia: 120cm

Altezza occhi: 153cm (50° percentile) Altezza minima pannelli: 70cm Altezza piano: 100cm (5° percentile)

Per la definizione delle dimensioni sono stati presi in considerazione principalmente due fattori determinanti: l’aspetto ergonomico, imprescindibile in un progetto d’allestimento, e le dimensioni massime dei pezzi esposti. È stata considerata l’altezza degli occhi di un uomo europeo al 50° percentile (ovvero il valore medio). Considerando poi che molti dei pezzi esposti si prestano all’utilizzo diretto da parte dei visitatori, è stata valutata l’altezza ottimale di un piano di lavoro, che si aggira sui

90-100 cm (è stato scelto il secondo valore dopo aver rilevato che esso comporta una minor fatica del polso e della mano durante l’utilizzo del mouse). L’altezza complessiva della struttura è stata portata a 170cm per impedire parzialmente lo sguardo su ciò che si trova posteriormente all’espositore. La larghezza e la profondità sono state definite a 70cm, in quanto sono queste le dimensioni che permettono anche ai pezzi più grandi della collezione di rientrare per intero nel supporto espositivo.

Allestimento

137


misure antropometriche, angolo di visuale 30°

15°

30°

60°

Un ulteriore fattore che è stato preso in considerazione è l’angolo di visuale entro cui devono essere poste le principali informazioni del pannello esplicativo: ciò è servito sia per perfezionare la determinazione dell’altezza complessiva del pannello che per determinare il layout grafico per esso utilizzato. L’inclinazione naturale della testa è di

138 Allestimento

circa 15°, di conseguenza è necessario che le informazioni ricadano nello spazio compreso fra 0° e 30°. Solo con tali accorgimenti si potrà avere una fruizione ottimale e la certezza che ai visitatori giungano le informazioni salienti.


varianti costruttive in sintesi Telaio

Clamex (Lamello)

Struttura formata da un giunto cubico con un foro per parete. In ogni foro si può innestare un tubolare. I pannelli aderiscono tramite un sistema di calamite.

La scanalatura a profilo viene effettuata su una macchina con fresa a disco che con i denti ad intaglio genera la fresata sia sulla superficie che sull’ angolo. La giunzione può essere inserita nella fresata a mano e senza utensile. La trazione avviene con una chiave esagonale che ruota a 90°.

Cerniera

Incastro

Le quattro pareti laterali dell’espositore si incastrano fra loro tramite un sistema di cerniere incassate. Ogni parete presenta un foro filettato in cui si avvita un perno su cui si andrà ad incastrare la faccia superiore forata.

Ogni parete presenta un foro filettato in cui si avvita un perno, su cui si andrà ad incastrare la faccia superiore forata. La faccia superiore e quella inferiore presentano ai lati altri due fori per permettere di incastrare un ulteriore piano.

Il sistema scelto è quello dell’incastro, in quanto si è rivelato il più rispondente alle esigenze di modularita, implementabilità e flessibilità.

Allestimento

139


metodo costruttivo scelto: incastro

Vista laterale

Esempio seguito Incastro di mensole e pannelli tramite perni di legno, sull’esempio dei moduli costruttivi IKEA. (foto www.ldint.com)

Vista superiore: Le pareti hanno i bordi tagliati a 45° per permettere un’aderenza ottimale

Questo tipo di giunzione prevede che le pareti aderiscano fra loro grazie all’inclinazione a 45° dei bordi. Sulle facce laterali sono presenti dei perni, su cui si incastrano le due basi. Il pan-

140 Allestimento

nello posteriore ha un taglio dei bordi di 45° nella parte inferiore, nessuno per la parte libera. La giunzione di ulteriori piani avviene grazie ai fori presenti su ognuno dei bordi della faccia superiore.


Perno In base alla conformazione dei fori, il perno risulta filettato per la parte incassata, liscio per quella sporgente. Esso andrà necessariamente realizzato in un materiale resistente, quale per esempio l’alluminio.

Sezione

Sezione

La parete laterale presenta un foro filettato rivestito internamente da una lamina protettiva. In questo foro si incastra in maniera permanente un perno, che andrà ad innestarsi nella parete superiore. Quest’ultima presenta a sua volta un foro passante rivestito.

Il perno resta parzialmente sporgente per potersi incassare nella parete superiore che viene premuta su di esso.

Allestimento

141


proiezioni ortogonali e ingombri di massima

100

167

Scala 1:20 10 cm

70

142 Allestimento


esploso Non in scala

Allestimento

143


componenti smontabili Scala 1:20 10 cm

Pareti laterali

94

67

Base superiore

70

Base inferiore

70

70

70

Pannello posteriore

Pannello anteriore

67

94

70

Piano giuntabile

70

70

70

144 Allestimento

Si hanno in totale 6 pezzi, di cui 3 di uguali dimensioni e 3 di dimensioni diverse fra loro. Vi è poi un piano aggiuntivo che è quello innestabile nella

parete superiore per creare i “ponti” fra gli espositori. Si ha la possibilità di acquistare i pezzi separatamente in base alle necessità contingenti.


materiale: truciolare laminato Per pannello laminato, s’intende un semilavorato il cui supporto è rivestito di un materiale sintetico costituito da più strati di materiale fibroso (nella maggior parte carte impregnate con resine termoindurenti come la melaminica o la fenolica) amalgamati mediante calore ed alta pressione. Lo strato a vista è chiamato con il termine inglese overlay (che giace sopra) ed è costituito da un foglio di carta decorativa sul quale si è applicato uno strato di resina sintetica spesso trasparente e di natura melaminica che conferisce al laminato plastico sia l’effetto estetico, sia la brillantezza, l’impermeabilità e la resistenza alle azioni meccaniche, ai prodotti chimici utilizzati per la pulizia, ai liquidi

e alle sostanze quotidianamente presenti nell’ambiente cucina come acqua, olio, caffè, vino, tè e così via. Gli effetti estetici e le finiture dell’overlay sono illimitati ed essendo il laminato plastico un prodotto industriale, è anche garantita l’omogeneità del colore e della tonalità. Per quanto concerne la stabilità, questa è assicurata sia dallo spessore (per quelli destinati al rivestimento è compreso tra 0,8 - 1,5 mm.), sia dal robusto substrato costituto da più carte impregnate spesso visibili ad occhio nudo perché costituiscono uno strato di colore più scuro rispetto a quello decorativo.

Fotografia Rigat&Avidano

Allestimento

145


2Grafiche .2.5 applicate Corrispondenza colori/stanze

Anni ‘70

Anni ‘00

Anni ‘80

Anni ‘10 (in allestimento)

Anni ‘90

Area ‘51 (aggiornamento)

146 Allestimento

L

a grafica utilizzata si basa in primo luogo sulla suddivisione delle stanze dal punto di vista cromatico. Infatti è stato associato un colore ad ogni epoca storica, e ogni artificio grafico utilizzato all’interno della relativa stanza si basa su di esso. Questa scelta è partita dalla necessità di avere una suddivisione dei vari ambienti data unicamente dalla collocazione degli espositori (questo perchè l’intero progetto di allestimento si è basato sull’assenza di una sede, e quindi di una planimetria, definita). Pertanto i visitatori riescono a percepire il passaggio da un’area all’altra semplicemente per la distinzione operata dall’impatto cromatico.

Come per l’immagine coordinata, si è deciso di mantenere il font Myriad Pro per i testi, mentre l’Apple Garamond è stato utilizzato per le titolazioni. Il colore di fondo dei pannelli è il bianco: in questo modo è possibile applicare le varie grafiche tramite un semplice prespaziato, che è il supporto più adatto e largamente utilizzato nei progetti di allestimento di musei e mostre. Sono state utilizzate diverse tipologie di pannelli, a seconda delle diverse configurazioni e del fatto che si tratti o meno di un’isola a sè stante. Le pareti sono state pensate per essere lasciate bianche per potervi applicare i poster e le locandine posseduti dal museo.


MOTIVO APPLICATO

Motivo del cavo, già utilizzato per l’immagine coordinata, ripreso per il pannello inferiore degli ’espositori presenti nella configurazione a file.

Allestimento

147


pannelli verticali isole

Scala 1:5 2,5 cm

Magico e rivoluzionario L'iPad è un tablet computer prodotto da Apple in grado di riprodurre contenuti multimediali e di navigare su Internet. È inoltre retrocompatibile con le applicazioni per iOS. Il dispositivo è dotato di uno schermo da 9,7 pollici con retroilluminazione a LED e supporto al multi-touch. In tre mesi Apple ha venduto tre milioni di iPad.

You can play with

70

The iPad is a tablet computer designed and developed by Apple. It is particularly marketed as a platform for audio and visual media such as books, periodicals, movies, music, and games, as well as web content. At about 700 grams , its size and weight are between those of most contemporary smartphones and laptop computers.

70

La striscia inferiore a campitura uniforme si va a “fondere” con il ripiano sottostante dello stesso colore. I titoli hanno dimensioni differenti per potersi adattare alla lunghezza del nome del prodotto.

148 Allestimento

Pannello superiore presente in tutte le configurazioni “ad isola”. Esso reca le informazioni del prodotto esposto e, qualora esso fosse utilizzabile, porge

un invito a “giocare” con tale pezzo. Le informazioni sono riportare in italiano e in inglese e sono accompagnate da un titolo riassuntivo.


Fascia colorata

Magico e rivoluzionario L'iPad è un tablet computer prodotto da Apple in grado di riprodurre contenuti multimediali e di navigare su Internet. È inoltre retrocompatibile con le applicazioni per iOS. Il dispositivo è dotato di uno schermo da 9,7 pollici con retroilluminazione a LED e supporto al multi-touch. In tre mesi Apple ha venduto tre milioni di iPad.

Titolo riassuntivo

The iPad is a tablet computer designed and developed by Apple. It is particularly marketed as a platform for audio and visual media such as books, periodicals, movies, music, and games, as well as web content. At about 700 grams , its size and weight are between those of most contemporary smartphones and laptop computers.

Testo esplicativo

You can play with Nome prodotto

Banda colorata identificativa della stanza

Un’interfaccia mai vista prima... Il Lisa è un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all'interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto della Xerox. Il Lisa, progettato nel 1978 è un computer dotato di un'interfaccia grafica a icone il che era una grande innovazione.

Un’interfaccia mai vista prima...

The Lisa project was started in 1978 and evolved into a project to design a powerful personal computer with a graphical user interface (GUI) that would be targeted toward business customers. In 1982, Steve Jobs was forced out of the Lisa project, so he joined the Macintosh project instead. The Macintosh is not a direct descendant of Lisa.

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Il Lisa è un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all'interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto della Xerox. Il Lisa, progettato nel 1978 è un computer dotato di un'interfaccia grafica a icone il che era una grande innovazione.

Un’interfaccia mai vista prima...

The Lisa project was started in 1978 and evolved into a project to design a powerful personal computer with a graphical user interface (GUI) that would be targeted toward business customers. In 1982, Steve Jobs was forced out of the Lisa project, so he joined the Macintosh project instead. The Macintosh is not a direct descendant of Lisa.

Il Lisa è un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all'interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto della Xerox. Il Lisa, progettato nel 1978 è un computer dotato di un'interfaccia grafica a icone il che era una grande innovazione.

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Un’interfaccia mai vista prima... Il Lisa è un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all'interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto della Xerox. Il Lisa, progettato nel 1978 è un computer dotato di un'interfaccia grafica a icone il che era una grande innovazione.

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The Lisa project was started in 1978 and evolved into a project to design a powerful personal computer with a graphical user interface (GUI) that would be targeted toward business customers. In 1982, Steve Jobs was forced out of the Lisa project, so he joined the Macintosh project instead. The Macintosh is not a direct descendant of Lisa.

The Lisa project was started in 1978 and evolved into a project to design a powerful personal computer with a graphical user interface (GUI) that would be targeted toward business customers. In 1982, Steve Jobs was forced out of the Lisa project, so he joined the Macintosh project instead. The Macintosh is not a direct descendant of Lisa.

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Un’interfaccia mai vista prima... Il Lisa è un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all'interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto della Xerox. Il Lisa, progettato nel 1978 è un computer dotato di un'interfaccia grafica a icone il che era una grande innovazione.

The Lisa project was started in 1978 and evolved into a project to design a powerful personal computer with a graphical user interface (GUI) that would be targeted toward business customers. In 1982, Steve Jobs was forced out of the Lisa project, so he joined the Macintosh project instead. The Macintosh is not a direct descendant of Lisa.

You can play with

Allestimento

149


pannelli verticali file

Scala 1:5 2,5 cm

70

Macbook

70

Anche in questo caso viene ripresa la banda colorata tipica dell’immagine coordinata. Essa non sarà realizzata in prespaziato, ma stampata su adesivo a sè stante.

150 Allestimento

Pannello superiore utilizzato principalmente per gli espositori collocati in file e, in misura minore, per alcune delle isole a configurazione multipla.

Nella campitura uniforme è riportato il nome del prodotto senza informazioni aggiuntive (che si possono comunque trovare sulla targhetta esplicative).


Fascia colorata

Macbook

Amiga

Nome prodotto

Apple I

Next Cube

Mac Portable

Powerbook G4

Allestimento

151


targhette esplicative Scala 1:1 5 mm

105

iPad Wi-Fi 16 Gb Caratteristiche Dismissione: Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Apple A4 Frequenza CPU: 1 GHz RAM: 256 MB

2010

148

iPad Wi-Fi 16 Gb F.to iso A6 (148x105cm) Applicata su supporto rigido che ne mantenga un’inclinazione sufficiente per una lettura agevole.

152 Allestimento

Caratteristiche Dismissione: Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Apple A4 Frequenza CPU: 1 GHz RAM: 256 MB

2010

Nome Prodotto

Caratteristiche Anno di presentazione

Fascia colorata distintiva


iMac G3

2000

Apple iMac II G5 Caratteristiche Dismissione: 1980 Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Motorola 68000 Frequenza CPU: 16 MHz RAM: 1>9 MB

1977 2005

Macintosh Portable Caratteristiche Dismissione: 1991 Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Motorola 68000 Frequenza CPU: 16 MHz RAM: 1>9 MB

Commodore iMac 64 G4 Caratteristiche Dismissione: Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Apple A4 Frequenza CPU: 1 GHz RAM: 256 MB

1982 2002

1989

Macintosh Classic Caratteristiche Dismissione: 1995 Costo: $ 499 Peso: 0,68 Kg

CPU: Motorola 68000 Frequenza CPU: 16 MHz RAM: 1>9 MB

1990

iMac G3 Caratteristiche Presentazione: 1989 Dismissione: 1991 Costo: $ 6500

CPU: Motorola 68000 Frequenza CPU: 16 MHz RAM: 1>9 MB

2000

Le targhette sono poste su tutti gli espositori, sia in quelli disposti “a file” che in quelli disposti “a isola”. Esse presentano una banda inferiore con il colore distintivo della stanza, e riportano le informazioni essenziali (principalmente di natura tecnica) del prodotto esposto.

In dimensioni maggiori ma in tonalità più attenuata rispetto a quella del testo, si trova l’anno di presentazione del pezzo da parte dell’azienda. Il titolo ha invece lo stesso colore della banda. Ogni targhetta andrà applicata su supporto rigido avente una certa inclinazione.

La targhetta è progettata in formato standard, per potere essere stampata anche in maniera casalinga.

Allestimento

153


pannelli introduttivi di ogni stanza Scala 1:5 2,5 cm

Anni

Sono gli anni in cui viene finalmente rilasciato il sistema operativo MacOSX: gli anni degli sconfinati Apple Stores, traboccanti di

iPod

dai mille colori. 70

L’azienda assume la fisionomia che tutti conosciamo: la mela è ovunque, tutto diventa un po’ “i”. Le linee morbide, le forme eleganti diventano un must di cui nessuno può fare a meno.

140

Banda distintiva

Sono gli anni in cui viene finalmente rilasciato il sistema operativo MacOSX:

Anni

Breve riassunto

gli anni degli sconfinati Apple Stores, traboccanti di

iPod dai mille colori.

L’azienda assume la fisionomia che tutti conosciamo: la mela è ovunque, tutto diventa un po’ “i”. Le linee morbide, le forme eleganti diventano un must di cui nessuno può fare a meno.

F.to 70x140cm Prespaziato e adesivo applicati su supporti come forex o laminil.

154 Allestimento

Nome stanza


Pannello da parete utilizzato come introduzione ad ogni area cronologica. Esso si contraddistingue per il numero indicativo degli anni di riferimento posto in dimensioni considerevoli, in modo tale da poter essere letto agevolmente anche ad una certa distanza. Vi è poi un breve testo riassuntivo di quanto accaduto nel mondo Apple nel periodo

di tempo considerato. Alcune parolechiave sono grassetto, in modo tale da attirare l’attenzione dei visitatori che possono aver chiaro ciò che andranno a vedere anche senza soffermarsi nella lettura del testo completo. Nella parte superiore viene riproposta la banda colorata.

Allestimento

155


2Schemi .2.6 distributivi S

ono state prese in considerazione diverse possibilità per la disposizione dei pezzi. La maggiore difficoltà è stata rappresentata dall’impossibilità di avere una planimetria definita, e per tale ragione ci si è basati sulle dimensioni degli espositori, sulla larghezza mimima delle corsie, sul numero di prodotti da esporre e su quali di essi dovessero rientrare in un’isola a sè stante. È stato pertanto definito un rettangolo ideale, che come dimensioni rispondesse alle esigenze minime di sicurezza ed ergonomia dell’impianto espositivo. Una prima disposizione vede gli espositori collocati in modo da formare, grazie al loro accostamento, delle vere

156 Allestimento

e proprie pareti divisorie. Questa configurazione non è apparsa come ottimale in quanto era in contrasto con la necessità di fornire una visita “libera” ed autonoma. Una seconda disposizione presenta invece una struttura “labirintica”. In questo caso non si hanno più stanze rigidamente definite, ma le aree appaiono comunque ancora troppo opprimenti. La disposizione che si è rivelata più funzionale è stata quella cosiddetta “ad aree”, in quanto offre la possibilità di una visita completamente libera, con le isole osservabili da qualunque lato. In questo caso la comprensione dei periodi cronologici è data unicamente dalla grafica e dai colori.


ipotesi di schemi distributivi

Distibuzione “a stanze” Periodi storici molto distinti fra loro, ma impossibilità di svolgere la visita in maniera libera e svincolata ad un rigoroso ordine.

Distibuzione “a labirinto” Struttura più aperta, ma non in maniera sufficiente da conferire agli spazi espositivi un’idea di apertura ed integrazione.

Distibuzione “ad aree” Configurazione rivelatasi quella preferibile, lascia la comprensione della suddivisione cronologica principalmente agli artifici grafici.

Allestimento

157


schema utilizzato: “AD AREE”

anni 70

anni 80

anni 90

Lo schema che si è deciso di utilizzare (seppur in maniera del tutto provvisoria e non vincolante, grazie alla struttura flessibile dell’allestimento che permette di adattarlo a qualunque disposizione) è il cosiddetto “ad aree” . Esso si è rivelato il più funzionale soprattutto nell’ottica di offrire una visita più libera e non vincolata a rigidi schemi. In questo modo ogni visitatore sarà in grado di capire in quale area si trovi grazie alle suddivisioni operate dai colori, ma avrà allo stesso tempo la possibilità di godere di una visuale d’insieme del resto dell’esposizione. Ognuno potrà quindi decidere in quale area spostarsi, anche saltando cronologicamente. Le isole

158 Allestimento

anni 00

anni 10

area 51

scandiscono ulteriormente gli spazi, dando rilievo ai prodotti di maggior interesse storico-tecnologico senza però far perdere importanza a quelli invece disposti in file. È stata tenuta in considerazione la larghezza minima delle corsie precedentemente determinata, per non causare problemi di camminamento specie nei momenti in cui il numero di visitatori è maggiore. Nella parte finale dell’esposizione è presenta la cosiddetta “Area 51”, in cui sono collocati i prodotti provenienti da altre aziende, ma che sono stati ritenuti dallo staff del museo come degni di particolare nota per comprendere appieno la storia dell’informatica.


160 Allestimento


ISOLA: COMPUTER SINGOLO

Totale pezzi:1

Configurazione pensata per ospitare un solo computer, funzionante e dotato di una considerevole quantità di materiale correlato. Quest’ultimo è posto nel blocco contenente il pannello esplicativo, mentre la macchina è collocata sul

secondo blocco: ciò nell’ottica di non precludere la lettura del testo, cosa che invece accadrebbe ponendovi davanti il computer, soprattutto se di notevoli dimensioni.

Pannello esplicativo Computer Materiale correlato

Allestimento

161


ISOLA: Coppia di computer sfalsati

Totale pezzi: 2

Pannello esplicativo Computer e orientamento

162 Allestimento

Configurazione adibita all’esposizione di due computer. Essa è costituita da due blocchi che, grazie al posizionamento dei pannelli, offrono un ordine di lettura sfalsato. Le macchine sono disposte in versi opposti, per consentire

l’immediato collegamento al pannello corrispondente. Sul retro di ogni pannello è riproposto il motivo dei cavi, già utilizzato per la disposizione a file.


ISOLA: quattro computer

Totale pezzi: 4+1

Configurazione pensata per ospitare quattro computer della stessa tipologia. Il museo infatti presenta alcune categorie di prodotti che, seppur facenti parte della stessa serie, hanno alcune varianti fra i modelli. Per questo motivo, uno solo dei pannelli presenta le scritte

esplicative ed è quello posto in corrispondenza del blocco adibito al materiale correlato. Nella parte posteriore vi è poi un ulteriore piano distinto, per esporre un prodotto di un’altra azienda con il quale è interessante il paragone.

Pannello esplicativo Pannello con il nome Computer Materiale correlato Pc non Apple

Allestimento

163


ISOLA: imac g3

In questa configurazione trovano posto gli iMac della serie G3. Essi rappresentano un caso molto particolare, in quanto sono in disponibili numerorisissime colorazioni diverse, di cui il museo possiede una considerevole varietĂ .

164 Allestimento

Per questo motivo sono stati disposti a formare un semicerchio: ogni blocco ospita un computer di diverso colore, mentre quello centrale è accompagnato dal pannello esplicativo e dal materiale correlato.


Totale pezzi: 5

Pannello esplicativo Computer Materiale correlato

Allestimento

165


ISOLA: tam

Totale pezzi:1

Pannello esplicativo Computer

166 Allestimento

Il TAM (Twentieth Anniversary Macintosh) è un particolarissimo computer progettato principalmente per gli estimatori della musica ascoltata con un audio di altissima qualità. Esso è stato disposto su un singolo blocco (la leggi-

bilità del pannello non è preclusa grazie alla ridotta altezza di computer e casse), circondato da alcuni sgabelli su cui i visitatori possono sedersi e ascoltare la musica. Ogni canzone riprodotta è una concessione band locali.


ISOLA: quattro pc sfalsati

Totale pezzi:1

Pannello esplicativo Computer e orientamento

Isola contentente quattro computer correlati fra loro. L’ordine di lettura è lo stesso di quello della configurazione

doppia sfalsata esposta precedentemente.

Allestimento

167


fila

168 Allestimento


Totale pezzi: a piacimento

Pannello con il nome Computer

Configurazione base: è infatti quella che costituisce la gran parte delle aree espositive, delimitandone i confini. Essa vede esposti un computer Apple e uno ad esso paragonabile ma prodotto da un’altra azienda. Ques’ultimo è posto sul ripiano “ponte” fra due blocchi, che

Pc non Apple

è distinto dall’assenza di pareti portanti e dal diverso colore. I pannelli non sono esplicativi, ma riportano solo il nome del prodotto, mentre il blocco principale è chiuso anteriormente.

Allestimento

169


2Esempio .2.8 di area: anni ‘00

È

stato realizzato il modello di una delle aree del museo: quella agli anni ‘00 (dal 2000 al 2009). Il colore identificativo del periodo storico è il verde, e le peculiarità della stanza sono la presenza della configurazione a semicerchio degli iMac G3 e i nume-rosi blocchi dedicati a singoli pezzi (qui non sono stati riportati nella loro totalità per motivi di spazio). Le altre aree del museo sono state rappresentate unicamente da dei parallelepipedi pieni, ma è unicamente percepibile come, trovandosi in un’area specifica, sia co-

170 Allestimento

munque possibile avere una visione del resto del museo.


Allestimento

171


172 Allestimento


Allestimento

173


174 Allestimento


Allestimento

175


Merchandising


2Fruizione .3.1 Schema riassuntivo Quiz iniziale sul touchscreen integrato con la visita Stampa ticket di riferimento per il risultato Ticket consegnato al bancone di ingresso Chiavetta USB corrispondente al colore del ticket e contenente la personalizzazione con il risultato del quiz Possibilità di caricare sulla chiavetta il merchandising vero e proprio tramite il secondo touchscreen posto sul bancone d’ingresso Il merchandising è a offerta libera

Per il bancone è stato ripreso il modulo utilizzato anche per gli espositori.

178 Merchandising


I visitatori svolgono durante la visita un quiz, su di un touchscreen apposito. Questo quiz assegna ad ognuno dei partecipanti un punteggio, associato ad un cartoncino colorato che viene stampato al termine del gioco. I visitatori, consegnando questo cartoncino al bancone posto all’uscita, possono conoscere il risultato ottenuto e un membro dello staff consegna loro una chiavetta USB del colore corrispondente, su cui tale risultato è stampato. Questa chiavetta USB può essere inse-

rita in un secondo touchscreen posto sul bancone, e utilizzata per caricare le applicazioni che costituiscono il merchandising vero e proprio. I visitatori non sono soggetti ad un pagamento fisso, ma possono devolvere una libera offerta. Le chiavette sono poste in appositi contenitori, suddivise per colore in modo da creare un effetto visivo. Tali contenitori sono stati pensati per avere una forma indicativa a forma di mela, ma possono ovviamente essere sostituiti da dei comuni contenitori in vetro.

I contenitori in cui sono poste le chiavette hanno un’indicativa forma di mela, ognuna delle quali corrisponde a un differente colore.

Merchandising

179


2Il quiz .3.2

I

l quiz iniziale viene svolto dai visitatori del museo durante la visita, su di un touchscreen appeso al muro. Coloro che scelgono di fare il quiz vengono sottoposti a sei domande di carattere generale sulla Apple e sui suoi prodotti. L’interfaccia è molto simile a quella utilizzata anche nel touchscreen posto all’uscita del museo. Sono infatti stati ripresi i colori dell’immagine coordinata, mantenendo il tutto il più semplice

180 Merchandising

possibile, nell’ottica di favorire l’utilizzo del dispositivo touchscreen da parte degli utenti. Al termine del gioco, la schermata viene oscurata e compare un messaggio di conferma con alcune brevi istruzioni per conoscere il proprio risultato.


Credi che la mela sia pane per i tuoi denti?

Tocca il monitor e mettiti alla prova!

Schermata iniziale

Schermata conclusiva

Merchandising

181


interfaccia domande

Schermate delle varie domande disponibili (indicativamente 6 domande)

182 Merchandising


Ogni visitatore è chiamato a rispondere a sei domande: ognuna di esse permette di scegliere fra due possibili risposte. La barra colorata presente nella parte inferiore della pagine assolve

anche la funzione di scandire il progredire delle domande. Al termine del gioco il visitatore riceverĂ un bigliettino colorato corrispondente al punteggio totalizzato.

Merchandising

183


TICKET DI FINE QUIZ: BIANCA

Ogni punteggio corrisponde ad un cartoncino di diverso colore.

184 Merchandising


TICKET DI FINE QUIZ: volta

Il bigliettino colorato viene stampato una volta terminato il quiz da una stampante posta in posizione nascosta .dietro ad un pannello. L’utente vede semplicemente la fessura da cui il biglietto esce. Ogni punteggio corrisponde a un colore fra quelli caratterizzanti l’immagine coordinata del museo. Al termine del quiz l’utente può dirigersi al bancone dove, consegnando il biglietto, può conoscere il risultato ottenuto e ricevere la chiavetta personalizzata per avere accesso al merchandising del museo. Ogni biglietto è stampato a fondo pieno con uno dei colori caratterizzanti

il logo. In bianca sono riportate le istruzioni utili all’utente per terminare la propria visita e i dati del museo. Quest’ultimo dettaglio è stato inserito nell’ottica di restituire ai visitatori una sorta di “biglietto d’ingresso” del museo, anche se esso non può essere definito in questi termini in quanto, essendo il museo un’associazione non a scopo di lucro, non ha la possibilità avere un ingresso a pagamento. In volta, uguale per ogni declinazione del cartoncino, è inserito il logo del museo nella sua colorazione originale, seguito dal claim.

Corrispondenza colori/punteggi

Not too aware like a PORTABLE!

As a genius as a NEWTON!

Smart brained like a CUBE!

Scala 1:1 5 mm

55

Upgrade your system APPLE II!

Enthusiastic but slow IMAC G3!

100

Wow...you’re a PRO!

Merchandising

185


2Supporto .3.3 I

La chiavetta è venduta da molti distributori ed è facilmente personalizzabile. Per questo motivo i costi sono molto contenuti.

186 Merchandising

l supporto utilizzato è una USB memory card. Queste chiavette USB hanno la peculiarità di avere le stesse dimensioni di una carta di credito, per questo motivo sono molto apprezzate in quanto si adattano facilmente alle dimensioni di un comune portafogli. Esse sono prodotte e rivendute da numerosi distributori e sono estremamente versatili: ne esistono solitamente due versioni, una in alluminio stampabile soltanto in alcune aree, e una in plastica stampabile su tutta la superficie sia in bianca che in volta. Proprio quest’ultima tipologia è quella qui utilizzata. Questo supporto è stato pensato nell’ottica di fornire, da una parte, un feedback per tutti coloro che si sot-

topongono al quiz, dall’altro per spingere le stesse persone a terminare la visita con l’acquisto del merchandising museale scaricabile dall’apposito box posto all’uscita. Proprio per il fatto che ogni chiavetta è associata, grazie al proprio colore distintivo, al cartoncino stampato al termine di ogni quiz, essa riporta su un lato il risultato di quest’ultimo: in questo modo si hanno sei diverse personalizzazioni. In maniera scherzosa e canzonatoria, ogni utente scopre il proprio risultato sotto forma di “associazione” con uno dei pezzi esposti al museo. Ogni utente potrà quindi, in base al numero di risposte esatte totalizzato, essere classificato “Genio come un Newton”, “Entusiasta ma lento, come un iMac G3” e così via.


54

Scala 1:1 5 mm

86

F.to chiuso 86x54mm (carta di credito)

Merchandising

187


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CHIAVETTA CHIUSA, FRONTE

meet us at www.allaboutapple.com

There is a bit of Apple in each of us. There is a bit of Apple in each of us. meet us at www.allaboutapple.com

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In bianca la chiavetta è a fondo pieno, con i colori caratteristici del museo

188 Merchandising


CHIAVETTA APERTA, RETRO

In volta ogni chiavetta riporta il risultato del quiz. Sono disponibili sei diversi risultati in base al punteggio totalizzato.

Merchandising

189


2Interfaccia .3.4 touchscreen

L

’interfaccia è stata mantenuta il più semplice e lineare possibile, riprendendo l’immagine coordinata del museo tenendo conto delle restrizioni imposte dalla tecnologia di cui dispongono i dispositivi touchscreen. Infatti, per una fruizione ed un’ergonomia ottimali è necessario che la parti cliccabili siano di considerevoli dimensioni, in quanto l’area sensibile deve poter essere toccata dal dito dell’utente quasi per intero per permettere una buona riuscita dell’operazione. È inoltre necessario dotare i suddetti pulsanti di un buon feedback visivo.

190 Merchandising

Questo perchè, essendo assente un riscontro tattile dato dall’effettiva pressione sul tasto, l’utente deve essere messo nelle condizioni di capire se l’operazione sia andata o meno a buon fine. È stato messo a punto un sistema di icone che indicasse in maniera immediata la tipologia di applicazione disponibile, senza la necessità di dover leggere la descrizione del servizio offerto. L’interfaccia è ottimizzata per qualunque tipo di monitor avente come minima risoluzione 1024x768px.


There is a bit of Apple in each of us. Meet us at www.allaboutapple.com

Nella prima schermata è riportata una sintetica istruzione sul funzionamento del touchscreen.

L’interfaccia è ottimizzata per risoluzione 1024x768px e superiori.

Merchandising

191


192 Merchandising


Le icone e i pulsanti permettono all’utente di avere un immediato feedback visivo dell’operazione effettuata.

Quando le applicazioni desiderate vengono selezionate, il tasto verde “Aggiungi” diventa rosso, ad indicare la possibilità di rimuovere ciò che è stato in precedenza selezionato. Dal momento in cui anche solo un’applicazione viene scelta, compare un tasto nella parte

inferiore della schermata che indica che è possibile trasferire i file scelti. La schermata viene quindi parzialmente oscurata per dare rilievo alla percentuale di caricamento, al termine del quale compare la conferma dell’avvenuta operazione.

Merchandising

193


2Applicazioni .3.5

I

l merchandising è stato progettato per essere interamente multimediale: in questo modo si adempie alla doppia necessità di ridurre gli scarti a monte e di contenere i costi da parte dell’associazione. Inoltre, essendo un museo dedicato completamente alla storia dei prodotti informatici (o quantomeno ad uno specifico settore di essi) la produzione di gadged e altro materiale comunemente reperibile nei bookshop dei musei sarebbe sembrato paradossale. Per questo la scelta è ricaduta su ciò che attualmente costituisce un settore molto fortunato e che sta pren-

194 Merchandising

dendo largamente piede: le applicazioni per smartphone. Accanto ad esse sono stati inseriti alcuni “gadget” virtuali che si troverebbero altrimenti anch’essi soltanto a pagamento. Il visitatore ha la possibilità di scegliere se caricare sulla chiavetta USB tutti i file disponibili oppure solo una parte di essi: siccome il merchandising non è regolamentato da un prezzo fisso, la quantità di denaro da versare a seconda del materiale prelevato sta ovviamente alla discrezione di ogni visitatore.


ICONAAA “Il set di icone che trasporta il tuo desktop nella magia dei primi OS Macintosh”

I visitatori hanno a disposizione un set di icone liberamente ispirate a quelle cosiddette “a 8 bit” per personalizzare il proprio computer, sia esso Windows o Mac.

AAAmused “La compilation ufficiale del museo, scopri i migliori artisti emergenti!”

Vengono riproposte le canzoni che i visitatori hanno avuto la possibilità di ascoltare nel “salotto TAM”. Le canzoni sono tutte libere dal vincolo SIAE e gli utenti scaricano la compilation completa.

PAAAPER “I modellini in carta per avere l’intera collezione Apple sempre disponibile”

Riproposizione dei modellini in carta dei prodotti esposti al museo. Essi sono esposti in una teca apposita nella zona d’ingresso del museo, e sono stati disegnati da un collaboratore.

Merchandising

195


aaapp

“L’unica applicazione per smartphone che ti permette di visitare il museo 24h su 24.”

196 Merchandising


AAApp è un applicazione per smartphone (nello specifico, per iPhone) che permette di svolgere una vera e propria visita virtuale del museo. Infatti, grazie al dettagliato database, gli utenti possono avere una descrizione approfondita dei pezzi esposti al museo, correlata di fotografie e materiale aggiuntivo. Per

quanto riguarda l’interfaccia si è cercato di rimanere il più possibile fedeli a quella già utilizzata per quella del touchscreen, considerando però i vincoli imposti dal fatto di trovarsi su un telefono e non su un computer. Grazie a questa applicazione è possibile svolgere visite tematiche oltre che cronologiche.

Merchandising

197


aaaquiz

“Sei un Apple fanboy? Dimostralo a tutti con questo test!�

198 Merchandising


L’applicazione permette di avere una versione portable del quiz che è possibile svolgere durante la visita presso il dispositivo touchscreen. Esso è però implementato da domande aggiuntive e mostra direttamente il risultato finale conseguito dall’utente. Come per il quiz che si può svolgere al museo, anche qui

si ha la personalizzazione del proprio risultato con l’associazione ad alcuni dei pezzi esposti. Al termine del quiz vengono visualizzate alcune informazioni di reperibilità del museo su internet, tramite il sito ufficiale e le pagine sui principali social network.

Merchandising

199


mactracker

“Informazioni dettagliate su ogni Mac, dai primi pezzi alle ultime uscite e non solo!�

200 Merchandising


MacTracker X 5.0.2 è una piccola applicazione per OS X che fornisce esaurienti informazioni su ogni Mac mai prodotto: memoria, tipo e velocità del processore, drive ottici, schede grafiche, sistemi operativi supportati e molto altro. Questa è la stessa applicazione di cui si serve lo stesso staff del museo, in quanto si pre-

senta come un’ottimo e dettagliato vademecum, in particolare per gli esperti del settore. L’applicazione è installabile sia su smartphone che su computer, ed è dotata oltre alle schede tecniche di ogni singolo pezzo, anche di un’ampia quantità di materiale fotografico.

Merchandising

201


202 Merchandising


Merchandising

203


APPENDICI


Bibliografia Aa. Vv. (2010) Pentagram marks: 400 symbols and logotypes Laurence King Aa.Vv. (2010) Vivid! The allure of colour in design Sandu Publishing Ashby, M. Johnson, K. (2005) Materiali e design CEA Bos, B. (2007) AGI: Graphic design since 1950 Thames&Hudson Bozzola, M. (2009) d.Cult Piemonte. Il design per i beni culturali e ambientali Lybra immagine Branzaglia, C. (2003) Comunicare con le immagini Paravia Cappelli, R. (2009) Punto e a capo. Abbecedario per i musei Mondadori Electa Carlton, J. (1997) Apple: The Inside Story of Intrigue, Egomania, and Business Blunders Collins Clarelli, M.V. (2005) Che cos’è un museo Carrocci editore Falabrino, L. (2005) La comunicazione d’impresa Carocci Frèdes, A. (2008) Around europe. Promozione Logos Gruppo di lavoro sulla definizione degli standard (2005) Materiali per i musei, rapporto con il pubblico Centro studi Piemontesi Gruppo di lavoro sulla definizione degli standard (2005) Materiali per i musei,strutture e sicurezza Centro studi Piemontesi

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Linzmayer, O. (2004) Apple Confidential 2.0: The Definitive History of the World’s Most Colorful Company No starch press Lollobrigida, C. (2010) Introduzione alla museologia. Storia, strumenti e metodi per l’educatore museale Le lettere università Munari, B. (1966) Design e comunicazione visiva Laterza Philips, H. (2010) Professione: designer di spazi espositivi Logos Sicklinger, A. (2009) Ergonomia Applicata al Progetto, Cenni Storici e Antropometria Maggioli editore Spera, M (2005) Abecedario del grafico - La progettazione tra creatività e scienza Gangemi Vaudetti, M. (2005) Edilizia per la cultura: biblioteche e musei Utet scienze tecniche

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Sitografia www.allaboutapple.com www.apple.com www.zero-system.com www.logodesignworks.com www.puntoacapo-cooee.it www.joaosabino.pt www.k-boards.com www.studioazzurro.com www.fabriziodeandrelamostra.com www.museoartifemminili.com www.interactiondesign-lab.com www.computerhistory.org www.museeinformatique.fr www.hnf.de www.museudocomputador.com.br www.computermuseum-oldenburg.de www.tnmoc.org www.lamello.com www.cieffelegno.it www.ambientieoggetti.com www.mactracker.dreamhosters.com www.underconsideration.com www.projectprojects.com www.pentagram.com www.moma.org www.newmuseum.org

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Sito ufficiale del museo Sito ufficiale azienda Sistemi di allestimento Classifica Best Museum Logo Studio collaboratori museo Merchandising informatico Merchandising informatico Curatori mostra De Andrè Sito della mostra su De Andrè Sito ufficiale MAF Studio dei curatori del MAF Computer History Museum Museè informatique Heinz-Nixdorf Museu do computador Computermuseum Oldenburg National Museum Sistema di giunti Lamello Cieffe legnami s.r.l. Magazine di architettura Applicazione Mactracker Sito dedicato al Graphic Design Studio Project Project Studio Pentagram MOMA New York New Museum New York


All About Apple  

Tesi di laurea di Andrea Palermo e Irene Murrau relativa all'allestimento e alla nuova immagine coordinata del museo All About Apple.

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Tesi di laurea di Andrea Palermo e Irene Murrau relativa all'allestimento e alla nuova immagine coordinata del museo All About Apple.

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