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RELAZIONE 2° CONVEGNO SIPG –Società Italiana psicoterapia della Gestalt“LA CREATIVITA’ COME IDENTITA’ TERAPEUTICA”

Titolo “CONSAPEVOLEZZA E INTIMITA’: LA CREATIVITA’ NELLA RELAZIONE E NELLA SESSUALITA’ DI COPPIA” Autore Carla Cerrini Introduzione a) b) c) d)

Area di ricerca Le origini culturali Tecniche della meditazione tantrica Fondamenti epistemologici della Gestalt e tantrismo

Metodo a) b) c) d)

Campione e strumenti La tecnica Procedura Presentazione e analisi dei dati

Discussione dei risultati Conclusioni


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Contenuti Area di ricerca L’argomento di questa presentazione è un lavoro che propongo da circa 15 anni ed è riservato alle coppie. Insieme a mio marito più di 16 anni, ho partecipato ad un seminario guidato da una terapista conosciuta con il nome di Sudha, incontrata in India a Poona nell’Ashram del nostro comune Maestro di Meditazione Osho Rajneesh. Questo lavoro ha promosso in entrambi un forte impulso alla crescita individuale e una maggiore creatività nella sessualità e nella relazione di coppia, al punto che abbiamo deciso di co-creare un nostro modo di terapia della coppia e abbiamo continuato a proporlo insieme. Il lavoro specifico di questo gruppo consiste nell’insegnamento di un esercizio nato dall’incontro di una meditazione tantrica con l’approccio teorico e pragmatico della psicoterapia della Gestalt. Più precisamente presenterò: a) le origini culturali di questa pratica che risalgono alle meditazioni rituali del tantrismo induista. b) le modalità creative con cui è stata trasformata nell’incontro con il contesto teorico e pragmatico della psicoterapia della Gestalt; c) i risultati che ha prodotto in un campione di coppie che l’hanno praticata

Le origini culturali


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Il tantra, parola che significa “tecnica”, era un insegnamento esoterico, cioè trasmesso direttamente dal maestro al discepolo. Era una meditazione, cioè una via di conoscenza diretta di sé e, mèta più ambiziosa, della “conoscenza suprema”. Non offriva nessuna riposta a priori alle domande ontologiche degli adepti intorno alla natura e all’origine della vita, dell’essere umano, dell’Universo e di Dio. Il Maestro indicava un cammino ed insegnava delle tecniche di meditazione, ma non consegnava ai discepoli né la verità né dogmi precostituiti. Solo il percorrere questo cammino li avrebbe condotti a scoprire da sé stessi Verità. Le scuole di meditazione sono state e sono presenti in tutta la storia dell’uomo e a tutte le latitudini. Alcuni AA le hanno classificate in base ai tipi di tecniche che hanno creato e proposto ai propri adepti. Ornstein e Naranjo hanno distinto due tipi di meditazioni: quelle di “concentrazione” e quelle di “apertura”. L’ effetto che si ottiene alla fine è lo stesso, quello di ampliare la consapevolezza di chi le pratica. Per raggiungere questo scopo, il primo tipo quello di concentrazione, usa esercizi che costringono la consapevolezza su un preciso “oggetto”, sia esso una fonte rivolta ad un solo tipo sensoriale ( una luce, un suono, un mantra Es. la recita del rosario e altro ancora), ma anche una fonte più complessa, come il proprio respiro o un koan, cioè una domanda che il maestro Zen poneva al discepolo e che non aveva nessuna possibilità di risposta logica, ma proprio il forte desiderio di rispondere al maestro costringeva il discepolo ad un intenso sforzo di concentrazione, in questo caso sul pensiero. Fanno parte del primo tipo di meditazione le tecniche che si basano sulla “deprivazione sensoriale” che tentano di ottenere il silenzio del pensiero eliminando tutti gli input sensoriali, es. la luce, i suoni, il digiuno, in modo da permettere alla consapevolezza di osservare se stessa, concetto così ben espresso dallo Zen: “ la nuda consapevolezza che osserva se stessa”. Le meditazione di “apertura”, il secondo tipo, non usano tecniche specifiche, ma semplicemente prescrivono il fine stesso come pratica: “l’ampliamento della consapevolezza”, la prescrizione coincide con il risultato che si vuole ottenere. Quindi qualunque azione della vita quotidiana, portandovi tutta la propria consapevolezza può trasformarsi in meditazione, compresa la consapevolezza del pensiero. La pratica della consapevolezza di una semplice azione quotidiana comporta che si sia coscienti nel presente, nel “qui ed ora” solo di quella azione, interrompendo lo shifting o “doppio flusso di pensiero”, cioè il passaggio del pensiero da quello che stiamo facendo a pensieri passati o futuri, siano essi preoccupazioni o gradevoli fantasie.


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Tecniche della meditazione tantrica Seguendo la classificazione su riportata, la scuola Tantrica si può ascrivere alle meditazioni di “apertura”. Le tecniche sono ricostruite dai centododici metodi insegnate nel testo sacro del tantrismo induista il “Vigyan Bhairav Tantra”, tantra vuol dire “tecnica”, quindi “Vigyan Bhairav Tantra” significa “la tecnica della conoscenza suprema”. Le tecniche erano tutte basate sulla consapevolezza corporea, cioè sensoriale e sessuale infatti, specificità di questa scuola che l’ha resa famosa, molte di queste si praticavano durante il rapporto sessuale con l’intento di trasformare l’energia ivi impiegata in meditazione e quindi convogliarla verso la coscienza. La scelta di attingere all’energia sessuale per la trascendenza è dovuta a molti motivi, fondamentale è che questa è la forma più intensa in cui l’essere umano sperimenta la propria energia vitale. Un altro motivo che accenno solamente, riguarda la realizzazione del sé che il Tantra prefigura attraverso l’unione della parte maschile e della parte femminile di ciascun adepto, unione che si sperimenta spontaneamente nel rapporto sessuale, senza tuttavia esserne necessariamente consapevoli. Come detto la tradizione tantrica attraverso l’indagine diretta di sé stessi, si prefiggeva lo scopo di raggiungere la “conoscenza suprema”, s’interrogava sul “tutto”. In epoche moderne e nella cultura occidentale, queste domande sono dominio della filosofia, il cui strumento di investigazione è il pensiero. Anche la parola Meditazione nella nostra cultura ha un accezione diversa da quella delle culture orientali, per noi spesso è sinonimo di “pensare” “riflettere”. In verità in Oriente ha un significato che non trova traduzione adeguata nelle nostre lingue , il termine che gli assomiglia di più è “contemplazione”, con l’avvertenza che si tratta di una “contemplazione” di cui non è indicato l’oggetto, non è importante cosa si contempla, la contemplazione basta a se stessa. Forse meglio si può parlare di “meditazione” attraverso delle metafore di cui quella Zen che ho citato prima mi sembra particolarmente chiara e suggestiva: ”Stato della mente dove la nuda consapevolezza osserva se stessa”. Una mia metafora che mi sembra adeguata al nostro tempo è la seguente: “Lo stato di meditazione è simile a quello di un PC in stand by, acceso ma senza alcun file aperto: è acceso, vigile, ma non ha contenuti su cui lavorare.” Qualche testo di neurofisiologia infine, considera l’ipotesi che con la meditazione possa individuare uno stato non ordinario di coscienza. In conclusione tutti questi tentativi di definirla avvicinano la meditazione più al termine “consapevolezza” che al termine “pensare” e proprio l’apprendimento e l’accrescimento della consapevolezza è un aspetto di fondamentale comunanza fra Gestal e meditazione.


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Fondamenti epistemologici della Gestalt e Tantrismo Il fertile incontro della Gestalt con la meditazione risale ai fondatori storici della nostra scuola, fra questi Claudio Naranjo i cui primi studi sulla Meditazione risalgono agli anni 70. Naranjo incontrò Fritz Perls a Esalen insieme a Castaneda; fu discepolo di Tartan Tulku, il divulgatore occidentale del Kum Nye, che in fuga dal Tibet, invaso dai cinesi, si era rifugiato e stabilito a BerKley in California dove fondò il Nyingma Institute. A favorire l’incontro fra Gestalt e Meditazione, oltre a questi tristi eventi della storia, è stato ed è determinante che i principali fondamenti epistemologici della nostra scuola sono molto vicini ai principi della Meditazione, di sicuro a quelli della tradizione tantrica. Quattro aspetti salienti, fondamenti di entrambe, sono: 1. 2. 3. 4.

l’approccio fenomenologico alla realtà; l’approccio diretto alla conoscenza; la consapevolezza, quale strumento di conoscenza; la concezione olistica della natura umana;

Proiezione diapositiva n° 10

QUATTRO FONDAMENTI EPISTEMOLOGICI COMUNI ALLA GESTALT E ALLA MEDITAZIONE

l’approccio fenomenologico alla realtà la consapevolezza, quale strumento di conoscenza l’approccio diretto alla conoscenza la concezione olistica della natura umana


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1) l’approccio fenomenologico alla realtà; Perls Hefferline e Goodman, nel loro testo fondante, “Teoria e pratica della Gestalt” nel capitolo “La tecnica della consapevolezza” dichiarano che:

“Il nostro intento ……….. (nota: al contrario della libera associazione), è proprio quello di recuperare tutte le esperienze nel loro complesso, siano esse di natura fisica, mentale, sensoriale, emotiva o verbale, dal momento che una viva figura-sfondo non può emergere che dal funzionamento unitario di “corpo”, “mente” e “ambiente” (che in se stessi sono solo astrazioni)”. Il tantrismo nel prefiggersi lo scopo di raggiungere la “conoscenza suprema” fondava saldamente i mezzi della sua investigazione nella fenomenologia; le centododici tecniche di meditazione tramandate nel testo sacro del tantrismo induista il “Vigyan Bhairav Tantra” invitano chi pratica a portare la consapevolezza direttamente sull’accadimento, sul fenomeno nella sua interezza e nella sua immediatezza, attraverso l’indagine diretta di sé stessi della sensualità e della sessualità; 2) conoscenza diretta della realtà, è’ un principio fondante per la Getsalt la conoscenza diretta non riducibile alla conoscenza razionale, libera sia dal dominio di un metodo scientifico, che dal bisogno della legittimazione di quello stesso metodo, in accordo con l’ermeneutica di Gadamer, il quale rivendica che le scienze dello spirito sono simili all’arte, alla filosofia, alla storia, cioè ai tipi di esperienza che indagano su una Verità che oltrepassa gli ambiti sottoposti agli strumenti metodici della scienza, Verità che non può essere verificata con quei metodi. Profondamente in sintonia con la Gestalt è l’approccio della meditazione che ci spinge a fare a meno di riferimenti scientifici e dottrinali per ricondurci alla conoscenza primordiale delle cose, di noi stessi e della vita. Quindi in realtà non ci darà nessun nuovo concetto e non aumenterà il nostro sapere, l’intenzione bensì è quella di ristabilire la capacità di “vedere”.

3) La consapevolezza, quale strumento di conoscenza . Le Meditazioni del tipo a cui appartiene il Tantra prima definite di “apertura”, non usano tecniche specifiche per ottenere l’ampliamento della consapevolezza, semplicemente invitano i praticanti ad “aprire la propria consapevolezza” su qualunque accadimento della vita, cioè prescrivono come tecnica la pratica del fine stesso. Anche nella psicoterapia della Gestalt la prescrizione della consapevolezza coincide con il risultato che si vuole ottenere. Cito ancora Perls Hefferline e Goodman, sempre nel capitolo “La tecnica della consapevolezza” scrivono:


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“La nostra tattica per sviluppare l’autoconsapevolezza consiste nell’estendere in ogni direzione, le aree dell’attuale consapevolezza.”1 La consapevolezza è uno stato della mente, una conoscenza comprensiva di tutti i tipi di esperienza, si occupa dei fenomeni così come si presentano all’esperienza, nel loro complesso siano di natura fisica, mentale, sensoriale, emotiva o verbale. Sappiamo che la consapevolezza è un modo speciale di conoscere, caratterizzata dal contatto, dalla percezione sensoriale, dall’eccitazione, e dalla formazione della gestalt.2

Il contatto in quanto tale è possibile anche senza consapevolezza, ma al contrario non possibile la consapevolezza senza il contatto.

La percezione sensoriale che determina la natura della consapevolezza, cioè il canale sensoriale da cui dipende, può essere esterna, vicina (tatto, gusto, olfatto) o lontana ( visiva o acustica) o interna a noi, cioè propriocettiva, di cui anche sogni e pensieri ne fanno parte. L’ eccitazione sia fisiologica che psicologica, cioè le emozioni indifferenziate La formazione della gestalt La gestalt accompagna sempre la consapevolezza. 4) La concezione olistica della natura umana, è un concetto fondante sia nella meditazione che nella Gestalt, applicato alla sfera morale conduce ad un atteggiamento non dualistico riguardo al bene e al male, alla parte animale e alla parte spirituale dell’essere umano. Le conseguenze di questo atteggiamento sono importanti nel contesto di questo lavoro. La riscoperta e la divulgazione in Occidente di questa cultura risale a metà dell’ottocento in seguito alla scoperta dei templi di Kajourau da parte di un ufficiale della regina Vittoria. La letteratura che ne è scaturita più o meno attendibile a riguardo, a cui si è aggiunta la diffusione dei media negli ultimi decenni, hanno fatto fantasticare molti intorno a parole come “estasi sessuale” “orgasmo di Valle” “Orgasmo senza eiaculazione” attraverso l’apprendimento di tecniche in grado di prolungare l’unione sessuale secondo la volontà. Queste informazioni hanno contribuito ad accrescere la curiosità per questa disciplina oscurandone l’origine spirituale e l’aspirazione alla trascendenza. Alcuni hanno intravisto nelle proposte di questo insegnamento, la soluzione di problemi e di sintomi della sfera sessuale. Il Tantra presupponeva quale primo strumento o competenza necessaria da parte dei praticanti, un buon contatto con la propria energia vitale esperita nelle forme della sensualità e della sessualità. Ma il contesto spirituale, sociale e culturale in cui la scuola tantrica si sviluppò è ben diverso dal nostro e noi sappiamo che nella nostra società questo prerequisito è tutt’altro che scontato. La nostra cultura anche in ambienti laici, 1

P.H.G. “Teoria e pratica della terapia della Gestalt “qui ed ora ecc.ecc. Pag 101

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P.H.G. “Teoria e pratica della terapia della Gestalt “qui ed ora ecc.ecc. Vedi pag 13


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è impregnata dalla visione morale dualista di derivazione cristiano-cattolica, che divide il bene dal male, il corpo dallo spirito. La cultura occidentale non unisce i concetti di Dio e religione a quelli di sensualità e sessualità invece strettamente integrati nel Tantra. Cito a riguardo le parole di un Maestro tantrico indiano contemporaneo:

“Nel coito siamo vicini a Dio. Dio esiste nell’atto della creazione che fa nascere una vita nuova; perciò l’atteggiamento dovrebbe essere quello di chi va in un tempio o in una chiesa. Al momento dell’orgasmo siamo vicini all’Assoluto.”3

Diapositive di Kajourau

3

Osho Rajnesh “Dal sesso all’eros cosmico”News Services Corporation” 2000 pag.108


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METODO Campione e strumenti La ricerca che presento è la revisione retroattiva di un campione costituito da 55 coppie i cui componenti avevano un’età variabile fra i 27 e i 70 anni. Il campionamento è stato casuale, le coppie hanno fatto richiesta spontanea di partecipare ai seminari. Sono entrate nel campione le sole coppie di cui erano disponibile i questionari, introdotti nel lavoro negli ultimi anni. Ai partecipanti sono stati somministrati due questionari; uno prima del seminario rilevare:

teso a

 informazioni anamnestiche sulla vita individuale e di coppia; 

approfondire la domanda terapeutica;

 la presenza o meno di disagi relazionali;  la presenza o meno di sintomi, disagi e patologie nella vita sessuale individuale e di coppia. Uno secondo di controllo per rilevare:  i cambiamenti, se questa tecnica.

intervenuti, apportati dall’apprendimento e dalla pratica di

La tecnica L’intero ciclo di lavoro è costituito di due livelli, il primo di preparazione ed apprendimento, il secondo di Meditazione. Il gruppo di primo livello si propone l’obbiettivo di facilitare ai partecipanti come singoli individui, il contatto consapevole con la propria energia vitale e permettere l’ espressione spontanea della propria sessualità; all’interno della coppia rimuovere i blocchi che si frappongono nella relazione. Poiché l’atto sessuale di per sé non garantisce affatto l’intimità fra i partner, la parte centrale del lavoro consiste nell’insegnamento di una tecnica per portare la consapevolezza al confine di contatto nel rapporto più stretto che due persone realizzano attraverso i loro corpi. Si tratta di un rituale di coppia frutto dell’ associazione di una meditazione tratta dal Vitgyan Bairav Tantra con l’esercizio del flusso di consapevolezza o “Esperimento 1:


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Sentire la realtà” come è stato chiamato da P.H.G. 4 , adattato per essere praticato durante un contatto intimo. Le due persone che la praticano imparano ad essere consapevoli di sé stessi e del partner durante il rapporto sessuale. Si ristabilisce così un naturale equilibrio alla relazione che guarisce e diventa curativa per i due partner. 5 La tecnica, oltre ad essere un “device” creativo, risponde pienamente alla caratteristiche che Laura Perls indicava imprescindibili in ogni intervento terapeutico gestaltico e che riassumeva con le tre E: Esistenziale; Esperienziale; (E)sperimentale; (in inglese “esperimental”). Semplice e sofisticata al tempo stesso, questa tecnica presenta due aspetti particolarmente apprezzabili nell’ambito della psicoterapia della sessualità soprattutto se paragonata alle terapie farmacologiche, a quelle ormonali e a quelle invasive della chirurgia plastica, proposte dalla sessuologia medica: l’essenzialità della prescrizione e il rispetto del paziente.

Procedura (Inserire accenni sulle prescrizioni e le regole precise a cui attenersi namastè, tempo, posizione, esercizio “flusso di consapevolezza” ecc.ecc.)

4

nel rituale,

Perls F.S., Hefferline R.F., Goodman P., Gestalt Therapy, Julian, New York, 1951; trad. it.: Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma 1971. 5 Spagnuolo Lobb M., (2007), Il permesso di creare( a cura di), FrancoAngeli, Milano,67.


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Presentazione e analisi dei dati

Analisi del primo questionario

Diapositiva n°11 PERCHE’ HAI SCELTO DI PARTECIPARE A QUESTO SEMINARIO? Domanda rivolta a 110 persone

70 60

Tot.; 60

50 40 30 20 10 0

Tot.; 41 24

Tot.; 33 20 4

Tot.; 9 5

8

Tot.; 21 13

Assecondare i Attrazione per desideri del la meditazione e partner le “materie” spirituali

Diapositiva n°12

13

Curiosità

14

Tot.; 27 13

31

29

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Affrontare i Affrontare i temi inerenti la temi inerenti la sessualità di relazione di coppia coppia

Desiderio di conoscere meglio la propria sessualità


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RITIENI DI AVERE PROBLEMI SESSUALI? Domanda rivolta a 110 persone di cui 64 hanno risposto SI e 46 hanno risposto NO, suddivisi per sesso

70

Tot.; 64

60 50 Tot.; 46 40 30

F; 37 M; 28

M; 27

F; 18

20 10

0 SI - 58%

NO - 42%

Diapositiva n째13 RITIENI DI AVERE PROBLEMI SESSUALI? Distribuzione delle 55 coppie suddivise per risposte date separatamente dai singoli partner

Coppie in cui solo la donna risponde SI: 15; 27%

Coppie in cui entrambi i partner rispondono NO: 13; 24%

Coppie in cui solo l'uomo risponde SI: 5; 9%

Coppie in cui entrambi i partner rispondono SI: 22 40%


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Sul totale di 110 partecipanti 64 hanno risposto di essere affetti da uno o più sintomi e/o disagi nella vita sessuale. La tabella seguente illustra quattro aree in cui sono stati suddivisi i problemi dichiarati e il sesso di appartenenza di chi ne era affetto. L’Area 1 illustra problemi riscontrati solo da donne; l’Area 2 illustra problemi riscontrati solo da uomini; l’Area 3 e l’Area 4 illustrano problemi riscontrati sia dai partecipanti di sesso femminile che da partecipanti di sesso maschile.

Area 1: problemi riscontrati solo da donne Anorgasmia e difficoltà a raggiungere l'orgasmo Mancanza di desiderio e difficoltà di eccitazione Atteggiamento passivo

Area 2 : problemi riscontrati solo da uomini Difficoltà a raggiungere l'orgasmo maschile o la soddisfazione Eiaculazione precoce Problemi d'erezione

Area 3: problemi riscontrati sia da donne che da uomini Difficoltà a lasciarsi andare Difficoltà a percepire il proprio corpo e le sue sensazioni

Area 4: problemi riscontrati sia da donne che da uomini Ansia da prestazione Introietti contrari alla sessualità e al piacere Insoddisfazione attribuita all'ambiente


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Diapositiva n°14 RITIENI DI AVERE PROBLEMI SESSUALI? Risposta ottenuta dalle donne Area 1

12

10

10

8

8 5

6 4 2 0

Anorgasmia o difficoltà Mancanza di desiderio e Atteggiamento passivo a raggiungere l'orgasmo difficoltà di eccitazione femminile

Risposta ottenuta dagli uomini Area 2

8 7 7

6 6 5 4 3 2

2 1 0 Difficoltà a raggiungere l'orgasmo maschile o la soddisfazione

Eiaculazione precoce

Problemi d'erezione


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Diapositiva n°17 RITIENI DI AVERE PROBLEMI SESSUALI? Risposta ottenuta da entrambi sessi - 30 Area 3

16

15

14 12 10 8 6 6

5 4

4 2 0 Difficoltà a lasciarsi andare - 21

Difficoltà a percepire il proprio corpo e le sue sensazioni - 9


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RITIENI DI AVERE PROBLEMI SESSUALI? Risposta ottenuta da entrambi sessi – Tot. 38 Area 4

10

9

9

8

8

8 7

6

6

5

F

5

M

4 3

2

2 1 0 Ansia da prestazione - 8

Introietti contrari alla sessualità e al piacere - 13

Insoddisfazione attribuita all'ambiente - 17


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Analisi del secondo questionario

Alla fine del secondo seminario a tutti i partecipanti è stato somministrato un questionario di controllo (all.n°2) teso a rilevare se, in seguito al lavoro svolto:  avevano rilevato dei cambiamenti riguardo ai disagi relazionali e ai problemi sessuali individuali e di coppia eventualmente presenti prima della partecipazione ai seminari.  se sì, quale era la natura dei cambiamenti. La seguente tabella illustra le risposte dei 64 partecipanti che nel questionario somministrato prima della partecipazione ai seminari, avevano dichiarato di essere affetti da sintomi e disagi nella vita sessuale.


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Hai riscontrato dei cambiamenti dopo la partecipazione al gruppo? La tabella seguente riporta le risposte ottenute dai partecipanti suddivise nelle 4 aree dei problemi dichiarati prima della partecipazione ai seminari. Area 1 problemi presentati solo da donne

Area 3 problemi presentati sia da donne che uomini

Anorgasmia e difficoltà a raggiungere l'orgasmo Mancanza di desiderio e difficoltà di eccitazione Atteggiamento passivo

Difficoltà a lasciarsi andare Difficoltà a percepire il proprio corpo e le sue sensazioni

Area 2 problemi presentati solo da uomini

Area 4 problemi presentati sia da donne che uomini

Difficoltà a raggiungere l'orgasmo maschile o la soddisfazione Eiaculazione precoce Problemi d'erezione

Ansia da prestazione Introietti contrari alla sessualità e al piacere Insoddisfazione attribuita all'ambiente

Il problema è scomparso o si ripresenta saltuariamente Il problema è scomparso o si ripresenta saltuariamente Atteggiamento cambiato o non rappresenta più un problema

Area 1

10

3

7 8

2

6 5 5

2

Area 2

Si presenta saltuariamente 2

Il problema è scomparso o si ripresenta saltuariamente

7

1

sa

Il problema è scomparso o si ripresenta saltuariamente

6 6

1

Tot

5

NO

Area 3 Difficoltà attenuata o non rappresenta più un problema

SI

21

1

20 9 9

Difficoltà attenuata o non rappresenta più un problema

Area 4

8

Si presenta saltuariamente e non è più un problema

8 13 13

Atteggiamento rasserenato

17 17

Cambiamento di prospettiva della propria responsabilità

0

5

10

15

20

25


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DISCUSSIONE DEI RISULTATI I risultati emersi dall’analisi dei dati campione riportato, abbia prodotto:

fanno pensare che la pratica della tecnica nel

-

un miglioramento del rapporto col proprio corpo;

-

un rilassamento dell’atteggiamento verso la sessualità;

-

un rilassamento dell’atteggiamento verso la sessualità all’interno della coppia;

-

un rilassamento delle abitudini e delle aspettative;

-

un miglioramento del rapporto con il corpo del partner;

-

la scomparsa significativa dei sintomi eiaculazione precoce nell’uomo e anorgasmia nella donna.

Nella psicoterapia della gestalt la prescrizione terapeutica e lo stato di salute coincidono. Come sembra verificato dai risultati sopra riportati, ristabilire il “contatto” fra i due partner è al tempo stesso la cura e lo scopo che essi stessi desideravano raggiungere. Le richieste terapeutiche dei partecipanti, che come abbiamo visto sono spesso “mascherate” da altre motivazioni, trovano una felice risoluzione proprio applicando una prescrizione che non interviene direttamente sul disagio né apparentemente presenta nessun esplicito legame causa-effetto con i sintomi dichiarati. Il contatto consapevole nella relazione intima diventa, inizialmente a loro insaputa, la cura per la crescita individuale e la crescita del loro rapporto e , quando fosse richiesto, la guarigione cercata. Il lavoro svolto nel seminario elicita la creatività all’interno della relazione di coppia. I due partner riscoprono nella consapevolezza la fonte dei loro strumenti e delle loro risorse per “co-costruire un rapporto spontaneo e soddisfacente dei bisogni di entrambi, unico e irripetibile in quello specifico contesto.

CONCLUSIONI La consapevolezza è nel vedere, non in cosa si vede, quindi lo stupore, la meraviglia, l’intensità di un’esperienza dipendono dalla qualità di come si guarda, non da cosa si osserva. Questa sembra essere la strada anche per uscire dalla noia di una relazione e approdare alla creatività.


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Una coppia che ha partecipato a questo gruppo, alla domanda: “Ritieni di avere dei problemi sessuali?” “Se si, quali”? ha risposto

Lei : la difficoltà ad abbandonarmi veramente, a sentire pienamente l’energia sessuale, a distaccarmi dalla mente e dal suo giudizio/turbinio. Non riesco a provare un orgasmo vaginale. Lui : sento che potrei esprimermi di più. Vorrei finire la presentazione con le parole di una breve lettera che poi ci hanno spedito e che mi sembra esprimono davvero un successo, totalmente diverso dalle attese: “Vi siamo infinitamente grati per il magnifico gruppo di tantra di quest'estate, non siamo esagerati nell'affermare che ha veramente cambiato di molto il nostro rapporto ed il modo di "essere in amore" fra di noi.”


Relazione congresso