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roma propri consumi negli impianti centralizzati. Viene anche richiesta l’adozione di apparecchi per la termoregolazione nel caso si debba ricorrere a interventi di tipo indiretto sui singoli corpi scaldanti (lettera “c”); tale aspetto è esplicitato anche nel Piano di Azione Regionale. Nel Decreto la citata termoregolazione è definita come: < un sistema tecnico che consente all’utente di regolare la temperatura desiderata, entro i limiti previsti dalla normativa vigente per ogni unità immobiliare, zona o ambiente. > La prima soluzione indicata (lettera “b”) è l’installazione di contatori di calore, ovvero di misuratori diretti del calore entrante nel singolo appartamento attraverso la rete di distribuzione; apparecchi caratterizzati da precisione elevata e certificata. Ciò presuppone tuttavia che ogni appartamento abbia un singolo o al massimo due punti di connessione alla rete dove poter montare i contatori. Quasi tutti gli impianti centralizzati realizzati prima degli anni ‘90, sono invece del tipo a colonne montanti, con molteplici punti di connessione tra le tubazioni condominiali e i terminali posti negli appartamenti (si vedano nelle pagine seguenti le figure 1 e 2 in proposito). Sebbene il rifacimento della rete di distribuzione sia sempre tecnicamente fattibile (si ricorda che alla lettera “b” è in ogni caso richiesta la verifica di fattibilità tecnica), la direttiva stessa, nelle premesse, cita come caso di infattibilità tecnica proprio l’intervento sulle tubazioni interne all’edificio. Nel caso non sia conveniente o non sia possibile montare i contatori individuali, si deve passare agli obblighi previsti nella lettera “c” del Decreto: la contabilizzazione indiretta. In questo caso la soluzione più comune è l’installazione di “ripartitori di costi” (heat cost allocators o HCA) conformi alla norma UNI EN 834 a volte definiti “contabilizzatori”, che misurano la temperatura superficiale del radiatore (qualcuno anche quella dell’aria ambiente), e che tramite algoritmi di calcolo e coefficienti correttivi, sono in grado di calcolare un valore approssimato del consumo energetico. Tale valore sarà poi comparato (ripartito) ai valori calcolati su tutti gli altri radiatori dell’edificio, in modo da poter arrivare a una stima dei costi relativi all’energia consumata volontariamente dai singoli utenti. Per arrivare al consumo totale andrà contabilizzata anche l’energia dispersa nella rete di distribuzione e quella legate alle perdite di generazione; di queste modalità di calcolo se ne occupa la norma tecnica italiana UNI 10200 (nel seguito “Norma“), richiamata appositamente nella lettera “d” del citato articolo. La norma suddivide in definitiva i consumi di energia tra quelli volontari (strettamente legati all’utilizzo dell’energia all’interno dell’unità im-

mobiliare) contabilizzabili in modo diretto o indiretto, e quelli involontari, legati al funzionamento del sistema. Esistono comunque anche altri dispositivi utilizzabili sui corpi scaldanti (totalizzatori), soggetti ad altre norme di prodotto e caratterizzati da pregi e limitazioni. Alcuni prodotti sono già disponibili e consolidati, altri in fase di sviluppo e di certificazione. E su questo tema è necessaria una delle più importanti osservazioni: gli HCA sono presenti sul mercato mondiale da decenni, e il numero di apparecchi montati è di diverse centinaia di milioni di pezzi. La tecnologia è evoluta nel tempo, e dai primi apparecchi a evaporazione si è passati a quelli elettronici e

ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI ROMA

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Quaderno IOroma II-2016