Nr. 39 - Opinione Liberale - 13 dicembre 2019

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Anno 28 /G.A.A. Camorino

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Opinione Liberale Settimanale del Partito Liberale Radicale Ticinese

Salario minimo raffazzonato

02-03 / Ferrara-Maderni / granconsigliere PLR Bocciando l’emendamento PLR, il parlamento ha scelto una via che potrebbe mettere sotto pressione i salari dei ticinesi, e a rischio il lavoro.

La capacità di darsi delle priorità

05 / Alessandra Gianella / capogruppo PLR La politica dovrà riuscire a fissarsi delle priorità, dovrà pensare al futuro e al Ticino dei prossimi 20 anni da costruire insieme.

Nuovi aerei da combattimento

11 / Rocco Cattaneo / consigliere nazionale L’acquisto di nuovi aerei da combattimento è un investimento necessario per la sicurezza e la neutralità della Svizzera.

Editoriale / Andrea Nava / segretario PLR

Una straordinaria Willensnation Oggi come ieri. Era il 20 settembre 2017 quando la Svizzera italiana è finalmente tornata ad essere nuovamente rappresentata in Consiglio federale. Con l’elezione del “nostro” Ignazio Cassis, la politica – da sinistra a destra – era concorde: la Svizzera italiana lo meritava. Un chiaro sostegno alle minoranze linguistiche e culturali del nostro Paese. Mercoledì il parlamento federale ha ribadito questo sostegno. A vincere sono state la concordanza e la componente italofona in Consiglio federale. La candidata ecologista – la cui richiesta era legittima – paga per contro l’affronto al seggio della Svizzera italiana. Non al seggio PLR. Ma esplicitamente a quello di Ignazio Cassis. Non c’è che dire: da sinistra c’è stato poco rispetto di

questa rappresentanza. Per fortuna, la Svizzera si è confermata quella straordinaria “Willensnation” che grazie al federalismo consente la convivenza virtuosa tra le diverse lingue e culture del nostro Paese. Con la riconferma di Ignazio Cassis in governo, l’assemblea federale ha voluto di fatto garantire che tutte le regioni, comprese quelle italofone, siano rappresentate e soprattutto capite. La presenza della Svizzera italiana in Consiglio federale è quanto mai necessaria in questo momento storico, e strettamente correlata al tema della coesione: valore cardine del nostro partito, insieme alla libertà e al progresso. In un mondo che cambia di continuo, dove si sente sempre più l’incertezza internazionale, le istituzio-

ni politiche stabili sono un’ancora nella tempesta. Rieleggendo tutti e sette i consiglieri federali, l’assemblea ha inviato un segnale forte, accreditando stabilità al nostro Paese, e con essa prosperità e sicurezza alla sua popolazione. Ne siamo lieti. Come siamo lieti che il parlamento abbia riconosciuto il ruolo del PLR con la riconferma sia di Ignazio Cassis sia di Karin Keller-Sutter. A sostegno del ministro ticinese un gruppo di oltre 50 persone è partito mercoledì all’alba dal Ticino per raggiungere in treno Berna. L’obiettivo? Farsi sentire. Una presenza simpatica e festosa che testimonia la voglia di partecipare e di avvicinare Berna al Ticino e al Grigioni italiano. Perché la politica è seria. Ma vive grazie alle emozioni.


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Opinione Liberale

ladue

“Non ci si fida” e... si fa un gran pasticcio ”Abbiamo perso la votazione in aula, speriamo che non troppe persone perdano però il lavoro a causa di una misura che voleva essere sociale e, ancor prima di essere applicata, appare più che altro strampalata”. Natalia Ferrara granconsigliera PLR

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i perdoneranno i residenti a cui verrà abbassato il salario per aumentarlo ai frontalieri. Mi perdoneranno anche i datori di lavoro onesti, che offrono posti di lavoro (e non li tagliano!) e che faticano a stare in piedi ma oltre al salario si preoccupano anche di tanti altri aspetti a beneficio dei lavoratori. Mi perdoneranno anche coloro che perderanno il posto, e quelli a cui verrà chiesto di lavorare il doppio per fare anche la parte dei colleghi licenziati. Mi perdoneranno tutte queste persone che, loro malgrado, sono i classici “cornuti e mazziati”, vittime di una politica pantagruelica che partorisce topolini. 5 anni e, alla fine, non un vero compromesso elvetico, ma una soluzione raffazzonata e

controproducente per il mercato del lavoro ticinese. Tanto che addirittura dai relatori di maggioranza sono stati presentati/sostenuti emendamenti per modificare il proprio stesso rapporto. Un’assurdità. Una cattiva soluzione non è – e non sarà mai un buon compromesso – e, infatti, i Verdi hanno presentato 6 emendamenti, il PS ne ha sostenuti alcuni presentati dal gruppo MPS e Più donne; la Lega, bontà sua, si è invece ricordata di “Prima i nostri” e ha sostenuto gli emendamenti dell’UDC. Un pasticcio, per dirlo con eleganza. Il PLR non ha aderito al rapporto e non l’ha votato in aula. Perché? Perché è meglio arrossire prima che impallidire dopo. Il gruppo

Salario minimo, il PLR si distanzia Il Gran Consiglio ha bocciato mercoledì la proposta di emendamento PLR alla Legge sul salario minimo, scegliendo una via che potrebbe mettere sotto pressione (anche secondo numerosi esperti) i salari dei ticinesi e minacciare numerosi posti di lavoro. Il PLR è da sempre contrario al salario minimo quale panacea ai problemi sul mercato del lavoro, privilegiando la via di un sano partenariato sociale. Tuttavia, la decisione del popolo con il 55% dei voti ha indicato la volontà di introdurre il salario minimo. La proposta PLR intendeva anticipare l’introduzione al 1. luglio 2021 tenendo costantemente monitorati gli effetti di questa misura, in modo da evitare possibili effetti perversi a danno dei lavoratori residenti. Qualora il monitoraggio avesse confermato l’efficacia del salario minimo, il PLR avrebbe anche sostenuto un incremento fino a 20.50 franchi. Ora invece ci si limiterà a 20.25. Bocciando l’emendamento presentato dal gruppo PLR, il parlamento si è legato le mani, privandosi di fatto della possibilità di intervenire subito se si dovessero manifestare effetti negativi, come ad esempio il livellamento dei salari dei residenti verso il basso. Si tratta di una soluzione incompleta e poco responsabile, dalla quale il PLR si distanzia fermamente.

PLR in Gran Consiglio ha presentato un unico emendamento. Abbiamo proposto forchette più alte, un’introduzione anticipata e un’attuazione concreta, con delle verifiche serie ad ogni passaggio di soglia verso l’alto, per evitare che – soprattutto – i residenti finissero “cornuti e mazziati”. Peccato sentire in aula che la soluzione da noi proposta era effettivamente migliore di quella della maggioranza ma che non veniva votata perché “non ci si fida”. Abbiamo perso la votazione in aula, speriamo che non troppe persone perdano però il lavoro a causa di una misura che voleva essere sociale e, ancor prima di essere applicata, appare più che altro strampalata.


iltema

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ilcommento

Una guerra tra poveri

Non è così che si “salva il lavoro” P

ur ritenendo da sempre che il salario minimo non costituisce una soluzione adatta a risolvere i problemi del mercato del lavoro ticinese, noi parlamentari liberali radicali non abbiamo rinunciato a ricercare soluzioni efficaci per attuare al meglio la volontà popolare in materia, anzi! Ne è testimonianza la combattività con cui mercoledì, in Gran Consiglio, abbiamo sostenuto il nostro emendamento, un provvedimento specifico, concreto e non ideologico con cui abbiamo tentato di migliorare un rapporto di maggioranza dai contenuti inadeguati per il Paese. Abbiamo così dimostrato, nei fatti, il nostro impegno a favore dei lavoratori residenti, i cui interessi ci eravamo proposti di tutelare tramite la definizione di un articolato processo di monitoraggio e mitigazione dei rischi. Ed è proprio basandoci sulla consapevolezza che attuare un monitoraggio efficiente è non solo auspicabile ma anche possibile, che abbiamo ritenuto utile proporre l’innalzamento del valore della soglia finale. Una forchetta compresa fra 20 e 20.5 (e non 19.75 – 20.25) franchi avrebbe così potuto far seguito alla terza e ultima verifica del 2025, qualora non si fosse evidenziato un impatto deviante sul mercato del lavoro, a danno dei residenti. Impatto che invece avrebbe potuto essere scongiurato, affidando al Consiglio di Stato una ripetuta verifica del comportamento di importanti variabili-chiave: per la precisione i salari, la sostituzione di manodopera residente da parte di frontalieri, la perdita di posti

Cristina Maderni granconsigliera PLR

di lavoro ed infine le prestazioni di sicurezza sociale. Ci eravamo inoltre proposti di anticipare di sei mesi l’introduzione del salario minimo, rendendo in tal modo possibile una prima analisi critica già a metà 2023. In uno scenario ottimista avremmo così ottenuto un anticipo della tempistica, un maggiore salario e inoltre una migliore sicurezza. Sicurezza che invece ci viene oggi negata da quelle parti politiche che hanno scelto in modo affrettato di non imporre verifiche serie: il tempo ci dirà con quali conseguenze. È stato quindi un peccato per l’intero Cantone che il nostro emendamento non sia stato accolto. Peccato, perché non è rinunciando a controllare i rischi che gravano sulla curva dei salari, sulla creazione di posti di lavoro, sulle opportunità a favore delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori di ogni età che si può “salvare il lavoro in Ticino”!

Lasciatecelo dire: assistere a continui e infiniti dibattiti, studi e analisi scientifiche che spostano l’asticella del salario minimo di alcuni centesimi è alquanto sconfortante. In questa guerra tra l’ultimo e il penultimo, ci sembra che ci si stia perdendo in un bicchier d’acqua! Evitiamo poi di addentrarci nei preoccupanti scivoloni a sfondo discriminatorio che propongono conteggi matematici su quante teste di “lavoratori residenti” e quante di “lavoratori frontalieri” beneficeranno di tale misura, ben distinguendo tra “noi” e “loro”, tra i “buoni” e i “cattivi”. Il cuore del problema è un altro: quello di dare al lavoro un minimo di valore e al lavoratore un minimo di dignità attraverso un salario decente! Non nascondiamoci dietro un dito, il salario minimo non risolverà i problemi che il sindacato rileva quotidianamente sul campo, questo è stato ampiamente dimostrato negli anni dall’introduzione di innumerevoli Contratti normali di lavoro che includono dei salari minimi stabiliti per legge. La pressione della manodopera frontaliera non diminuirà (anzi aumenterà), non diminuirà l’effetto sostituzione, così come non si attenuerà il fenomeno del dumping salariale, l’accesso al mercato del lavoro per i giovani rimarrà complicato in alcuni settori e la diffusione di forme di contratto atipici con contratti su chiamata, a ore o a tempo determinato crescerà. Suggeriamo di affrontare il tema del salario minimo in base a ideali e sensibilità prettamente politiche e non economiche. L’obiettivo politico dovrebbe essere quello di lanciare un chiaro messaggio: “Qui, in Ticino, al lavoro ci piace attribuire un certo valore. Qui, in Ticino, nessuno può fare impresa se non riesce a garantire un salario orario di almeno 20 franchi e sempre qui, in Ticino, a nessun lavoratore verrà mai più proposto un salario orario inferiore a 20 franchi!”. Mattia Bosco segretario cantonale, copresidente Sindacati Indipendenti Ticinesi

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ilgruppo

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Marco Bertoli

Bixio Caprara

Alessandro Cedraschi

Natalia Ferrara

Sebastiano Gaffuri

Giorgio Galusero

Giacomo Garzoli

Alessandra Gianella, capogruppo

Alex Gianella

Fabio Käppeli

Cristina Maderni

Paolo Ortelli

Roberta Passardi

Aron Piezzi

Nicola Pini

Maristella Polli

Matteo Quadranti

Michela Ris

Fabio Schnellmann

Alessandro Speziali, vicecapogruppo

Diana Tenconi

Omar Terraneo

Giovanna Viscardi

Christian Vitta, consigliere di Stato


l’intervista

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Alessandra Gianella è la nuova capogruppo dei deputati liberali radicali in Gran Consiglio. La sessione di dicembre è stata il banco di prova, l’inizio di una “bella sfida”. In questa intervista si dice “contenta di questa nuova opportunità e onorata che il gruppo mi abbia dato fiducia”. Coinvolgere, discutere e decidere saranno i tre elementi di quell’alchimia ideale della conduzione della nuova capogruppo e del suo vice Alessandro Speziali.

Darsi delle priorità, costruire il consenso Alessandra Gianella. Lunedì 9 dicembre è stata la sua prima seduta da capogruppo: cosa significa per lei essere il punto di riferimento del gruppo parlamentare PLR? È una bella sfida, sono molto contenta di questa nuova opportunità e onorata che il gruppo mi abbia dato fiducia. È un mix di responsabilità, adrenalina e una dose di ragionevole stress. Ma il gruppo parlamentare non è solo una somma di deputati, è una squadra che partecipa e contribuisce alle decisioni, ognuno con il suo vissuto e le proprie sensibilità. Che tipo di conduzione adotterà? Coinvolgere, discutere e decidere. Sono questi a mio modo di vedere i tre elementi che compongono l’alchimia ideale della conduzione. Sarà poi importante comunicare bene la nostra posizione anche verso l’esterno. Cosa si aspetta dai suoi colleghi parlamentari e dai capigruppo degli altri partiti che sono tutti uomini? Sinceramente non ne faccio una questione di

genere, ma di persone. La maggior parte dei colleghi li conosco già dalla scorsa legislatura, soprattutto anche grazie al lavoro nelle commissioni. Penso che alla base di tutti i rapporti interpersonali sia fondamentale il rispetto. Quindi mi aspetto che si parli di idee, temi e proposte, poi sulle posizioni è chiaro che non sempre andremo nella stessa direzione, ma per poter avere un dibattito e un confronto sano è fondamentale il rispetto reciproco. La politica in questi quattro anni dovrà avere quali priorità? La politica dovrà riuscire a fissarsi delle priorità, pensare al futuro, al Ticino dei prossimi 20 anni. Le finanze sono in equilibrio, ed avere finanze sane è la base indispensabile per un ente pubblico. Grazie a questo risultato, in questa legislatura si potrà pensare ad importanti progetti d’investimento a medio e lungo termine che toccano la fiscalità, la nostra scuola, la mobilità e i trasporti pubblici e le infrastrutture.

Ma per farlo la politica deve finalmente mostrare la capacità di darsi delle priorità e di costruire il consenso. Altrimenti a risentirne sarà il nostro Cantone e saremo tutti noi.

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A Natale regala il nuovo libro di Franco Celio P

assione, presenza e preparazione: questo mi ha colpito di Franco Celio nel quadriennio passato insieme in Gran Consiglio. Franco Celio c’era; c’era (quasi) sempre, e lo si sentiva. Si esprimeva con chiarezza, dimostrando di aver letto ciò che c’era da leggere e non di rado portando una contestualizzazione storica – sia in senso lato che a livello di esperienza parlamentare – o di politica internazionale che spesso permetteva di arrivare a una decisione. A volte calmava gli slanci e l’entusiasmo di noi giovani alla prima legislatura che volevamo rivoluzionare il Cantone; a volte invece si arrabbiava, arrivando perfino a pic-

Nicola Pini granconsigliere PLR

chiare i pugni sul tavolo con una certa violenza: a muoverlo non era certo la rabbia, ma piuttosto quella passione per la politica – e quella cultura politica – che Franco trasuda in ogni sua parola, azione e perfino sguardo. Per questo quando, durante un comizio in Leventina, mi ha preannunciato l’uscita del suo libro e mi ha chiesto una recensione per Opinione Liberale non ho esitato un momento a dire sì, anche se non l’avevo ancora letto. E ora che l’ho letto non esito a consigliare di leggerlo. “20 anni in Gran Consiglio” di Franco Celio alterna – quasi fosse un programma di apprendistato – da un lato una descrizione di meccanismi e processi istituzionali, quasi fosse un manuale per l’insegnamento di quella civica da lui tanto auspicata e, per finire, applicata (senza il mio voto, ma questa è un’altra storia); dall’altro un condensato più empirico di racconti, anedotti ed esperienze personali. Non mancano poi le sue battaglie e tutta una serie di opinioni molto profilate (condivisibili o meno), come anche – naturalmente – alcune provocazioni, come quella della definizione di “leggimento” al posto di “parlamento”, o ancora il racconto delle vicende che hanno segnato il Paese e il PLR nell’ultimo ventennio. Ben conoscendo i

suoi colleghi – o ex colleghi – politici, Franco Celio nelle pagine finali della pubblicazione ha inserito un “indice dei nomi” che ci permetterà di ripescare il suo giudizio su di noi, lasciandoci soddisfatti o non troppo soddisfatti. Addetti ai lavori a parte, l’ultimo libro di Franco Celio può senz’altro offrire una bella occasione al cittadino per comprendere meglio i meccanismi della politica cantonale dietro le quinte e di sentirla raccontare dal suo interno – e con il suo punto di vista – da chi l’ha vissuta e segnata. D’altronde come ben ha scritto Antoine Prost nel suo magnifico “Douze leçons sur l’histoire”: “l’histoire, c’est ce que font les historiens”. Buona lettura e Buone Feste. Il libro di Franco Celio è in vendita anche presso la segreteria cantonale del PLR, info@plrt.ch oppure 091/821 41 81.

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È tempo di attuare progetti

attoparlamentare

Storia naturale, ripensare a Faido per il Museo

Le finanze sane sono la base per l’azione politica: è tempo di tornare alla progettualità e di fissare delle priorità: fiscalità, scuola, socialità ma anche investimenti nelle infrastrutture!

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l preventivo 2020 dello Stato – accettato mercoledì dal Gran Consiglio – ribadisce la tendenza degli ultimi anni alla stabilità dei conti pubblici, a conferma dell’ottimo lavoro di costruzione del consenso svolto dal consigliere di Stato Christian Vitta. Il PLR ha sempre affermato che uno Stato progettuale e lungimirante deve avere finanze sane quale premessa imprescindibile per affrontare le priorità del Ticino. La ricchezza prima di essere distribuita deve essere creata, ma con equilibrio e definendo chiare priorità. L’esercizio di riequilibrio delle finanze cantonali è stato uno sforzo tanto importante quanto indispensabile per tornare ad avere il necessario margine d’azione per rispondere ai

Paolo Ortelli è in carica Da lunedì in Gran Consiglio c’è un volto nuovo per il PLR: è quello di Paolo Ortelli, subentrato ad Alex Farinelli impegnato in questa settimana nei dibattiti al Nazionale. Con la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione ticinese, Ortelli è ufficialmente in carica e si appresta a vivere il ruolo di parlamentare con entusiasmo ma anche con la consapevolezza della responsabilità che questo ruolo comporta. I temi da affrontare sono molti, spesso complessi, importante sarà fare tesoro dell’esperienza dei colleghi deputati. A Ortelli è stata attribuita la commissione Costituzione e Leggi; da maggio 2020 sarà membro della commissione Economia e lavoro.

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diversi bisogni della popolazione. Le maggiori preoccupazioni sono il lavoro, strettamente correlato alla formazione, i costi della salute, la previdenza vecchiaia e l’ambiente. Sfide importanti risolvibili grazie a proposte di riforma e che riaffermano la necessità di effettuare investimenti infrastrutturali strategici come il completamento di AlpTransit e la banda ultra-larga per favorire il lavoro nelle zone periferiche. Torniamo dunque ad investire, a mettere mano ad importanti progetti d’investimento a medio e lungo termine che toccano la fiscalità, la nostra scuola, i trasporti pubblici e le infrastrutture. Facciamolo però fissandoci delle priorità evitando di scaricare oneri eccessivi sulle future generazioni!

A due anni dalla decisione del Consiglio di Stato di trasferire il Museo di storia naturale dalla sua attuale sede di Lugano al comparto di Santa Caterina a Locarno, il governo non è ancora riuscito ad allestire un messaggio sul tema. Anzi, le prospettive indicano tempi molto lunghi per la concretizzazione del progetto: addirittura tra i 7 e gli 8 anni. Per questo motivo la granconsigliera PLR Diana Tenconi con un’interrogazione rilancia il progetto di trasferimento del Museo a Faido. In particolare, l’atto parlamentare della deputata liberale radicale si concentra sulle criticità che il trasferimento nella sede scelta a Locarno starebbe incontrando, difficoltà che stanno facendo slittare notevolmente i tempi per l’apertura della nuova sede. Tenconi rilancia quindi la “candidatura” di Faido, dove l’accessibilità con i mezzi pubblici, la disponibilità logistica e le prospettive di rilancio per la regione del San Gottardo sarebbero garantite fin da subito. Assicurando anche un concreto sostegno alle regioni periferiche.

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Banche e FINMA, come la mettiamo con la previdenza?

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olti cittadini si trovano nell’impossibilità di accantonare liquidità da investire per garantirsi una dignitosa pensione dato che AVS e secondo pilastro, nella loro forma attuale, non basteranno. Complici di questo disastro sociale latente sono le grandi banche e la FINMA: le regole per la concessione dei crediti verranno inasprite dal 2020 rendendo irraggiungibile il mercato immobiliare ai piccoli risparmiatori. E’ inspiegabile questo modo di operare! Le opzioni per garantirsi un reddito complementare ai primi due pilastri non sono molte. Investimenti finanziari “garantiti”: le obbligazioni non pagano niente, quelle che rendono un qualche punto percentuale provengono da paesi instabili. Fondi d’investimento e azioni: rimangono al momento l’unica alternativa che promette una resa. La condizione? Assunzione totale del rischio da parte dell’investitore. Se perdi, ti sei giocato i risparmi. Investire in un piccolo immobile da abitazione primaria o da reddito: impossibile. L’economia reale e la finanza mondiale sono oramai troppo distanti tra loro e vanno slegate in modo che il ceto medio possa tornare a partecipare alla vita economica del Paese in maniera

Igor Canepa consigliere comunale PLR Vogorno

dignitosa, senza subire l’isterismo dei mercati mondiali di cui è mero spettatore. Le banche regionali devono poter elargire crediti per l’acquisto, la costruzione e ristrutturazione di immobili sulla base di valutazioni locali, in singoli casi con soluzioni di finanziamento basate su un capitale proprio molto piccolo. Inoltre per ogni grosso immobile da reddito, dovrebbe essere definito un numero minimo di appartamenti che devono essere messi in vendita a investitori rigorosamente privati, a riduzione del rischio di immo-bolla. Si tornerebbe così ad iniettare dei capitali nella microeconomia locale, ad esempio quella delle valli, facendo lavorare gli artigiani che possono occuparsi di singoli cantieri. In

ultima analisi, molti più cittadini tornerebbero ad accumulare quel capitale minimo necessario a garantire un’esistenza dignitosa durante e dopo la vita lavorativa. La politica nazionale dovrà far propri al più presto questi temi regolando il compito dell’autorità di vigilanza e il settore finanziario in modo da ricondurli più vicini e al servizio dell’economia reale, quella dei “normali” cittadini lavoratori.

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L’italianità si è fatta sentire S

ono partiti all’alba, da Lugano e da Bellinzona per raggiungere in treno Berna e far sentire la voce della Svizzera italiana, per sostenere il proprio consigliere federale, Ignazio Cassis. Oltre 50 persone sono salite sulla “carovana dell’italianità” – una bella iniziativa sostenuta da Olimpio Pini – che davanti a Palazzo federale ha incontrato il ministro Cassis, i deputati ticinesi, ha stretto la mano ai passanti, ha fatto omaggio ai 246 parlamentare di deliziosi marrons glacé, accompagnati da un bigliettino in cui si affermava nelle quattro lingue nazionali che “La Svizzera è una straordinaria “Willensnaton”, la cui volontà di concordanza è più forte delle differenze che ci caratterizzano”. E alla riconferma di Ignazio Cassis ha festeggiato con un aperitivo festoso in piazza. Nemmeno il freddo è riuscito a stemperare l’entusiamo della carovana che in serata è rientrata felice da Berna. Il PLR ticinese esprime grande soddisfazione per l’attenzione che il parlamento federale ha attribuito all’italianità della Svizzera, ora auspica però che il Consiglio federale riconosca anche le specificità del Cantone, in particolare per quanto riguarda il mercato del lavoro.

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l seggio di Ignazio Cassis era messo discussione dai Verdi e dai Socialisti che ne chiedevano la sostituzione sull’onda del risultato ottenuto alle recenti elezione federali. Ha prevalso invece il rispetto della stabilità del Consiglio federale nel quale l’azione del ministro ticinese si è dimostrata particolarmente incisiva in particolare nel voler definire i rapporti con l’Unione europea, il principale partner economico della Svizzera. Su questo tema, particolarmente caro alla popolazione ticinese, è stato finalmente messo sul tavolo un progetto che contiene tutti gli elementi per uscire dall’impasse con i Paesi vicini. La popolazione potrà finalmente esprimersi secondo il principio della democrazia diretta che ha sempre permesso alla Svizzera di avanzare insieme trovando soluzioni virtuose. Ignazio Cassis rappresenta oggi l’emblema dei “buoni uffici” della Svizzera nel mondo. Numerosi sono stati i successi della nostra diplomazia, come il recente intervento per la liberazione di un prigioniero statunitense in Iran, valso alla Confederazione il plauso da parte della comunità internazionale.

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a decisione di mercoledì dell’assemblea federale ha anche ribadito un chiaro “no” confederale alla politica del “tutto e subito”. L’avanzata dei Verdi alle recenti elezioni è evidente, ma non al punto dallo stravolgere la formula magica che ha fatto la storia del Paese. In questo contesto lascia semplicemente sgomenti che i rappresentanti ticinesi di Verdi e PS abbiano voltato le spalle all’unico rappresentante della Svizzera “che pensa, scrive, parla e sogna in italiano” in governo, facendo strame della rappresentatività delle minoranze sancita dalla Costituzione. Per il PLR ticinese è fondamentale che la Svizzera italiana possa continuare ad essere rappresentata in Consiglio federale quale segnale di coesione e di attenzione alle specificità delle minoranze del Paese, premessa importante affinché si possa tornare – tutti – ad occuparsi di progettualità, affinché si torni ad essere proattivi che significa investire sul futuro a favore delle cittadine e dei cittadini di questa splendida Nazione. Grazie a chi ha reso speciale la “carovana dell’italianità”.


daberna

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tramite il budget annuale dell’esercito, che dal 2020 sarà aumentato dell’1.4% annuo. Ciò permetterà di coprire anche i costi per il rinnovo del sistema di difesa terra-aria (2 miliardi di franchi) e ulteriori 7 miliardi per altre nuove componenti dell’esercito. L’investimento è a lungo termine, poiché i nuovi aerei verranno utilizzati per oltre 30 anni.

Rocco Cattaneo (a destra) il giorno dell’insediamento con la grigionese Anna Giacometti e Alex Farinelli

Un investimento per la nostra sicurezza e la nostra neutralità L ’esercito è un sistema globale. Il nostro sistema di difesa non comprende solo l’attività delle truppe al suolo, ma anche la protezione del nostro spazio aereo. Lunedì in Consiglio nazionale è stato approvato il messaggio concernente l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento, per il quale ero relatore di Commissione. Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando della sicurezza della popolazione, del territorio, delle città e delle infrastrutture critiche. Ma

Rocco Cattaneo consigliere nazionale

anche della nostra autonomia e neutralità. Il messaggio sottoposto al parlamento per l’acquisto dei nuovi aviogetti prende la forma di decisione programmatica, che sottostà a referendum facoltativo. Il popolo si esprimerà probabilmente il prossimo anno, ma solo sul principio di rinnovo dei jet e sul relativo finanziamento (come fatto anche dalle Camere). La scelta del modello sarà di competenza del Consiglio federale. Perché abbiamo bisogno di nuovi aerei da combattimento? L’attuale flotta sta per raggiungere la sua durata massima di utilizzo. I 30 F/A-18 potranno essere impiegati solo fino al 2030 e i 26 F-5 Tiger, dopo ben 40 anni di servizio, sono diventati dei pezzi da museo. In situazione normale, i jet vengono impiegati per sorvegliare lo spazio aereo svizzero. Ma devono anche essere in grado di difenderci da eventuali minacce, in situazioni di tensione o in caso di conflitto armato. Quali sono i costi e le modalità di finanziamento? L’investimento massimo previsto è di 6 miliardi di franchi. L’acquisto verrà finanziato

Questione offset. Il fornitore dei jet dovrà assegnare commesse alle imprese svizzere pari ad una certa percentuale del valore contrattuale. Gli Stati hanno optato per una compensazione del 100%, definendone una precisa ripartizione regionale. Il Nazionale ha invece approvato una compensazione al 60%, come proposto dal Consiglio federale. Di questi, il 20% sono offset diretti: le imprese svizzere prendono parte direttamente alla fabbricazione degli aviogetti. Il restante 40% sono offset indiretti nel settore della base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza. Abbiamo anche approvato la ripartizione regionale degli offset decisa dagli Stati: il 65% alla Svizzera tedesca, il 30% a quella francese e il 5% alla Svizzera italiana. Il disegno torna ora alla Camera alta. Personalmente sono convinto che una compensazione dell’80% sia ragionevole e realizzabile e spero che con il Consiglio degli Stati si possa trovare un compromesso in questa direzione. Ricordo che gli offset servono prima di tutto a mantenere in Svizzera il sapere tecnologico in materia di sicurezza. Ciò rafforza la nostra industria, la rende più concorrenziale e ci rende più autonomi nel mantenimento degli aerei. Secondo, gli offset portano anche benefici alla nostra economia: mantenimento e creazione di posti di lavoro, più entrate fiscali, eccetera. I socialisti hanno già annunciato il referendum. Occorrerà dunque organizzarsi per tempo per convincere il popolo della bontà di questo progetto. Un investimento necessario, per la nostra sicurezza e la nostra neutralità.


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Domande scomode H

o assistito a Locarno alla seduta del Comitato cantonale PLR, la prima dopo la bruciante sconfitta del partito alle elezioni federali. Non sono intervenuto nel dibattito principale perché, come “ex”, ho ritenuto più corretto lasciar esprimere i responsabili attuali. Sinceramente, ho però l’impressione che non tutti si rendano conto della gravità della crisi che il risultato citato ha messo in luce. Tale sconfitta – seguita ad altre che si sono succedute del 2011 in avanti – a mio modo di vedere giustifica anche domande “scomode”. Ne cito tre: 1. Un partito come il nostro ha ancora motivo di esistere al giorno d’oggi? In tale analisi, non dovrebbe neppure essere tabù l’ipotesi (dico bene: “ipotesi”) di un eventuale scioglimento, visto che gli “scopi sociali” all’origine della sua nascita (libertà di pensiero e di stampa, laicità, scuola pubblica, libertà di domicilio, di impresa, ecc.) sono stati sostanzialmente raggiunti. In ogni caso, meglio questo che vivacchiare dissanguandosi a poco a poco.

ancora efficace, o se non bisognerebbe “puntare” piuttosto su associazioni “fiancheggiatrici”. Infine sarebbe anche utile domandarsi (tema toccato, mi pare, da Emanuele Verda) se i dogmi dell’accordo-quadro con l’UE e della libera circolazione, non andrebbero rivisti, o comunque ripensati.

Franco Celio

2. A prescindere dall’eventuale scioglimento (sottolineo “eventuale”), credo che ci debba comunque chiedere se la definizione “liberale-radicale” (che ultimamente qualcuno ha il vezzo di scrivere addirittura in una parola sola) oggi abbia ancora un significato, o se non suoni come qualcosa di arcaico. 3. Occorrerebbe inoltre chiedersi se l’attuale struttura organizzativa, basata su sezioni territoriali, sia

Un sondaggio per capire Francesco Gandolla presidentePLR Bioggio

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cittadini di Bioggio riceveranno nei prossimi giorni una busta contenente un questionario promossa dalla locale Sezione del Partito liberale radicale. Di cosa si tratta? Perché questa iniziativa? Si tratta di un sondaggio professionale in cui figurano domande generali e puntuali volte a conoscere cosa pensa la popolazione della qualità di vita a Bioggio e quali sono le aspettative per il futuro. Il sondaggio è rigorosamente anonimo e dunque non ha nulla a che vedere con la ricerca di consensi per il partito. Lo stesso è rivolto a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, indipendentemente dall’appartenenza o simpatia per l’uno o l’altro partito. Bioggio offre già molto ai suoi abitanti, quello che ci interessa è sapere come viene apprezzato quello che già c’è

e cosa ci si aspetta d’altro su varie tematiche che vanno dalla qualità della vita in generale agli spazi ricreativi, dalla sicurezza all’offerta culturale, dalle finanze all’ecologia e altro ancora. Ma c’è di più: il numero delle persone (speriamo tante) che risponderanno al sondaggio permetterà inoltre di capire quale sia il reale interesse e la voglia di partecipazione della popolazione all’attività del Comune. Con l’apporto della popolazione i singoli partiti, come pure il Municipio e il Consiglio comunale, possono operare meglio a vantaggio di tutti gli abitanti del comune. Proprio per essere capillari al massimo, il questionario è spedito a tutte le persone residenti nel Comune di Bioggio (con o senza diritto di voto) a partire dai 18 anni. Perché questa iniziativa? Ad aprile del prossimo anno si vota nei Comuni ticinesi. Imperativo in queste occasioni per i partiti è la stesura del programma di legislatura. In altre parole: cosa intendono proporre alla popolazione. Questa volta abbiamo voluto tentare un esperimento

PLR Bioggio nuovo, non più una “pensata a porte chiuse”, ma un questionario da inviare a tutta la popolazione affinché potesse esprimersi liberamente su quelle che ritengono essere le tematiche importanti per il comune. Come si dice spesso: “democrazia è partecipazione”. Quanti più questionari completati saranno ritornati tanto più i cittadini di Bioggio dimostreranno il loro attaccamento al territorio.


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L’impegno in Ticino per la cooperazione e lo sviluppo L a Costituzione federale prevede l’impegno per un ordine internazionale giusto e pacifico e il Governo federale contribuisce ad alleviare la povertà nel mondo, a promuovere il rispetto dei diritti umani, la democrazia, una pacifica convivenza dei popoli e la conservazione delle risorse naturali. Allo stesso modo, anche il regolamento cantonale concernente la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario internazionale prevede esplicitamente che si appoggino gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per migliorare le condizioni di vita delle loro popolazioni. Per raggiungere tali scopi è indispensabile anche il contributo delle organizzazioni non governative (ONG), con la loro esperienza e conoscenza dei contesti locali e il loro potenziale innovativo. A riunirle, a livello cantonale – sono circa una sessantina, tutte senza scopo di lucro e riconosciuto di pubblica utilità – vi è l’organizzazione mantello cantonale FOSIT, che vanta un’attività quasi ventennale. La FOSIT, così come le ONG ad essa associate, si appellano a valori di riferimento quali la giustizia sociale, l’equità, il rispetto dei diritti umani e la collaborazione reciproca. Inoltre, coerentemente con questa visione, la FOSIT si impegna a facilitare l’informazione e lo scambio di esperienze, a sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità, a promuovere la formazione e la consulenza professionale delle persone impegnate nelle ONG,

Domenica 15 dicembre PLR SEMENTINA Aperitivo di Natale – ore 11.15 Sala al Ciossetto, Sementina PLR MENDRISIO Festa dell’albero – ore 11.30 Mercato coperto, Mendrisio PLR BALERNA Pranzo di Natale – ore 11.30 Teatro sociale, Balerna

PLR PORZA Raclettata di Natale – ore 18.00 Sala Steve Lee, Porza

nonché la loro qualità istituzionale e operativa e, non da ultimo, a favorire il sostegno finanziario dei progetti. Inoltre, in totale le ONG che sono membri FOSIT contano oltre 600 volontari, di cui 250 attivi in comitati o consigli di fondazione. Il volume di fondi da loro raccolti supera i 9 milioni di franchi all’anno e, nel 2017, attraverso questa organizzazione sono stati erogati 61 finanziamenti a sostegno di 55 progetti di cooperazione allo sviluppo promossi in 22 paesi da 31 ONG della Svizzera italiana. È indubbio che in ambito di cooperazione e sviluppo ci sarà purtroppo sempre molto da fare. È però rassicurante costatare che, anche a livello cantonale, non manca l’impegno a perseguire lo sviluppo sostenibile e la responsabilità sociale delle imprese.

Responsabile politico Bixio Caprara

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Direttore editoriale Andrea Nava

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l’agenda

SOLL Pranzo di Natale – ore 12.15 Palazzo dei congressi (Sala B), Lugano

Daniele Fumagalli

Opinione Liberale

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CARTA SVIZZERA

Martedì 17 dicembre PLR LOCARNO Aperitivo natalizio – ore 18.00 Bar Verbano, Locarno

Giovedì 19 dicembre PLR GORDOLA Panettonata – ore 17.30 Casa Santa Teresa, Gordola PLR BELLINZONA Aperitivo di Natale – ore 18.00 Bar Viale, Bellinzona PLR BASSO CERESIO Panettonata e bollicine – ore 20.00 Sala eventi del Mulino, Maroggia

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Il viaggio a Berna della “carovana dell’italianità” nelle foto di Ian Rossi Pedruzzi. Grazie al fotografo, a chi non ha voluto mancare questa bellissima iniziativa, e a Olimpio Pini che ci ha spronato a far sentire confederlamente la voce della Svizzera italiana.