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Anno 27 /G.A.A. Camorino

8 giugno 2018 /

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Opinione Liberale Settimanale del Partito Liberale Radicale Ticinese

Valorizzare l’idroelettrico locale

02 / Christian Vitta / consigliere di Stato Valorizzare l’idroelettrico locale, quale pilastro della politica energetica, è tra le sfide che stanno a cuore a un Cantone alpino come il nostro.

Formazione non è protezionismo

03 / Lele Gendotti La qualità e la quantità della formazione deve rimanere l’elemento centrale dell’interazione fra lo Stato, il mondo del lavoro e la società.

Ricominciare? Un duro colpo!

07 / Manuele Bertoli / consigliere di Stato 3 anni per sperimentare “La scuola che verrà”: si tireranno poi le somme. Ricominciare da capo sarebbe un colpo duro per una scuola da innovare.

Editoriale / Nicola Pini / vicepresidente PLR

Le scuole da sperimentare La scuola di oggi non è certo da buttare, anzi. Ma è proprio quando le cose funzionano che è giusto riflettere su come migliorare e migliorarsi, soprattutto in un mondo dove star fermi equivale a indietreggiare. Il gruppo PLR in Gran Consiglio ha dunque promosso e sostenuto il compromesso raggiunto in Commissione scolastica, finalizzato a investire nella scuola dell’obbligo sperimentando due modelli. Il parlamento cantonale ha infatti deciso di sperimentare non solo il modello proposto dalla Scuola che verrà, con l’introduzione nella scuola media di laboratori, atelier e momenti di differenziazione pedagogica con gruppi ridotti formati a caso, ma anche un secondo modello che – pur superando l’attuale sistema dei livelli – stabilisce una differenziazione secondo le attitudini degli allievi in alcuni laboratori (tedesco, matematica, italiano e scienze) di terza e quarta media. Modello, questo, proposto dal PLR; come proposto dal nostro partito è il fatto che la sperimentazione

10 giugno 2018

sia seguita da un monitoraggio serio e indipendente che speriamo fornirà spunti, dati e risultati per una decisione definitiva da parte della politica. Una decisione che sappia superare – oltre i livelli – anche i pregiudizi, i dogmi e le posizioni ideologiche, a favore della nostra scuola, che in un qualche modo deve venire, perché è il futuro della nostra società. Certo, in molti liberali radicali le perplessità sul modello di differenziazione pedagogica (al posto della differenziazione curricolare) della Scuola che verrà erano e restano molte, moltissime, in particolare per quanto riguarda la sua applicabilità, ma lo spirito illuminista e liberale è forte e impedisce di respingere – altrettanto dogmaticamente – una sperimentazione di un modello ritenuto dogmatico (modello al quale, ripeto, il PLR ha contrapposto un’alternativa). Sperimentiamo dunque, perché nessuno, né noi né gli altri, può avere il monopolio della scuola o della ragione.

SI

legge sui giochi in denaro

NO

iniziativa “moneta intera”


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ladue

Opinione Liberale

Valorizzare il nostro oro blu L

e sfide con cui è confrontato il mercato dell’energia elettrica sono numerose e tra queste una sta particolarmente a cuore a un Cantone alpino come il nostro: la valorizzazione della produzione di energia rinnovabile indigena e, in particolare, dell’idroelettrico locale quale pilastro della politica energetica. In questo discorso s’inseriscono i canoni d’acqua, ossia una giusta retribuzione in cambio dell’uti-

Christian Vitta consigliere di Stato

lizzo, sul lungo termine, del cosiddetto “oro blu” per produrre pregiata energia elettrica da fonte rinnovabile. I Cantoni alpini – di cui sono stato rieletto Presidente per un nuovo mandato – si sono battuti fermamente contro una loro riduzione ingiustificata. Quest’attività di sensibilizzazione ha contribuito alla recente decisione del Consiglio federale di proporre al Parlamento di mantenere, fino al 2024, l’attuale aliquota massima del canone anno per i diritti d’acqua a 110 franchi al kilowatt lordo. Questa decisione è oggettivamente e politicamente corretta, in quanto si riconosce che la distorsione del mercato elettrico non è da ricondurre ai canoni d’acqua, bensì a diversi altri fattori, da noi non controllabili, e che vanno trovate delle soluzioni nei giusti ambiti. È stata inoltre motivo di sollievo per il Ticino, poiché i canoni d’acqua, valendo circa 55 milioni di franchi (di cui circa 16.5 vanno ai Comuni secondo la perequazione finanzia-

La scuola che sta a cuore al PLR “L’insegnamento scolastico non può ignorare contenuti competitivi della società. A un certo punto del suo cammino la scuola dovrà decidere chi far proseguire su una strada e chi su un’altra, distinguendo fra allievi ‘bravi’ (scolasticamente parlando) e allievi con attitudini e doti non meno importanti, non meno nobili, ma diverse, scolasticamente meno redditizie”. (Giuseppe Buffi, “Scuola ticinese”, 140, editoriale).

I

l riuscito referendum contro la sperimentazione di nuovi modelli nella scuola media ci offre la possibilità di un’ulteriore riflessione sull’importanza della formazione scolastica e sui valori da trasmettere alle future generazioni. In questo senso le parole di Buffi rimangono di

Lavoro

Sicurezza

Città e centri urbani

Valli

Scuola, formazione e cultura

grande attualità. I liberaliradicali hanno dedicato molta energia al tema. Grazie al coinvolgimento di numerosi esperti che ringrazio, è stato possibile concretizzare un modello alternativo a quello proposto nel messaggio governativo. Si è dato così seguito a quanto stabilito durante la consultazione nel comitato cantonale del 28 marzo 2017. La frase centrale del rapporto della maggioranza del Gran Consiglio che propone di approvare una fase di sperimentazione, a proposito del modello PLR dice: “Si tratta di migliorare l’orientamento dell’allievo grazie a offerte differenziate affinché il percorso formativo sia meglio allineato alle sue aspettative e potenzialità”. Il PLR ha a cuore il continuo miglioramento della nostra scuola consapevole che la buona scuola la fanno i bravi docenti e non le formule. Siamo anche

I canoni d’acqua

110

I franchi al kilowatt lordo proposti dal Consiglio federale per i canoni d’acqua fino al 2024

ria), rappresentano un’importante fonte di introito cantonale e comunale. In conclusione, sostenere la forza idrica significa anche mantenere gli impianti di produzione idroelettrica, che ricordo sono situati principalmente nelle regioni periferiche, salvaguardando posti di lavoro preziosi, a beneficio del valore aggiunto del settore e dell’economia cantonale.

Comitato cantonale 14 giugno

Dibattiamo del futuro della scuola, dalle 20.15, alla scuola media di Pregassona

consapevoli di essere l’unico cantone in Svizzera con una scuola media unica che riunisce tutti gli allievi sotto lo stesso tetto. Questo significa pari opportunità di partenza, non di arrivo. Infatti la buona riuscita scolastica presuppone un certo impegno e applicazione da parte dell’allievo. Riteniamo che grazie ad un’offerta differenziata e grazie a una formazione professionale che rende praticamente possibile qualsiasi tipo di passerella, di cambiamento e ri-orientamento, assicuriamo al giovane che dovesse scoprire anche successivamente il piacere allo studio di trovare la propria strada. La domanda al comitato sarà: di fronte a questi auspici vale la pena di sperimentare? Per amore del Ticino e delle future generazioni.

Bixio Caprara presidente PLR


iltema

Opinione Liberale

Il protezionismo non fa... scuola!

Le semplici verità della formazione

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E

el nostro Cantone si tende a combattere le conseguenze di scarse possibilità di occupazione per tutta una serie di persone con delle misure protezionistiche fondate su divieti e chiusure, nonché su facili, ma poco efficienti, proclami “primanostristi”. Eppure quando si cerca personale con precise competenze, nemmeno troppo alte, le nostre aziende, grandi o piccole, faticano parecchio a reperire persone con profili idonei. Pacifico che l’occupazione deve rimanere un obiettivo prioritario di uno Stato forte e impegnato a migliorare il benessere delle cittadine e dei cittadini, serve a poco cercare errori e colpevoli o ripiegarsi su piagnistei. Vanno invece individuate contromisure attive per adattare l’offerta alla domanda. In un mondo del lavoro trasformato e con una tecnologia che imprime ai cambiamenti ritmi impressionanti serve anzitutto un’attitudine positiva nei confronti delle necessarie riforme. I tempi vanno anticipati, non subiti. Le vere risposte non possono che venire dalla formazione a partire dalla scuola dell’obbligo per passare dalla formazione professionale a quella accademica e continua. Anche perché i menzionati ritmi dei cambiamenti in atto impongono di acquisire nuove competenze, di questi tempi anche digitali, attraverso una formazione che si protrae durante tutta la carriera lavorativa. La scuola dell’obbligo dovrà continuare a dare a tutti solide basi in quelle discipline sulle quali si costruisce tutto il resto: lingua madre, matematica, lingue seconde, scienze naturali e ora, a non averne dubbio, anche informatica. Dovrà essere il più possibile integrativa affinché tutti possano raggiungere quelle competenze minime necessarie per evitare esclusioni precoci dai successivi percorsi formativi. Ma nel contempo non potrà penalizzare, o anche

Lele Gendotti

solo annoiare, chi ha la fortuna di possedere una marcia in più nell’apprendimento. Anche perché poi nell’ambito delle scuole superiori e della formazione professionale o accademica è sempre più difficile fare sconti: a contare è soprattutto la qualità quale premessa, fra l’altro, per accedere al mondo del lavoro. La qualità e la quantità della formazione in generale e a tutti i livelli deve rimanere l’elemento centrale dell’interazione fra lo Stato, il mondo del lavoro e la società quale premessa, non solo per la crescita economica e la capacità concorrenziale di un Paese come la Svizzera, ma anche come valore che promuove l’autodeterminazione del singolo e la sua libertà fondata sull’indipendenza economica. Sfide importanti per una società veramente liberale che giustificano costi e investimenti maggiori nella formazione in generale e nel sostegno allo studio per garantire pari opportunità di partenza, ma anche sperimentazioni per individuare in tempo i cambiamenti che si impongono.

ilcommento

sperti da tutto il mondo visitavano la Finlandia per scoprire le scuole considerate le migliori, ora visitano la Svizzera. La Finlandia ha ottimi risultati nei test PISA (fatti ai quindicenni secondo gli standard OCSE), ma un’alta disoccupazione giovanile, minima invece in Svizzera. La formazione deve non solo rendere bravi nei test, ma anche inserire al lavoro. Da noi poi la metà degli allievi ha almeno un genitore non nato in Svizzera. Scontato questo handicap, i nostri risultati PISA sono brillanti. Due sono i segreti del nostro successo, i medesimi che hanno fatto la fortuna della Svizzera in altri settori: sussidiarietà e milizia. La sussidiarietà impone di decidere il meno possibile in modo centrale e unitario. La Svizzera non ha un sistema di formazione “nazionale”, ma sistemi diversi in un quadro coordinato quanto basta. La diversità favorisce l’adattabilità alle condizioni locali e l’innovazione continua. I contenuti sono definiti non da una burocrazia ministeriale, ma da ciascuna università per gli studi accademici e dalle organizzazioni del mondo del lavoro per la formazione professionale. Il tasso di maturità liceale è del 35% a Basilea, del 15% a San Gallo: altrove il Ministro interverrebbe a correggere la disuguaglianza, da noi va bene così. Per milizia si pensa al fare politica o all’assumere un comando militare senza essere un politico o un militare di professione. Ma il più straordinario esempio è l’apprendistato, il cui successo fonda sul fatto che non bisogna essere di professione insegnante per insegnare una professione. Paesi che vorrebbero imitare il nostro sistema duale (parte in azienda, parte a scuola) ne sono impediti dalla resistenza dei sindacati dei docenti che difendono il loro monopolio. Qualche giornalista di sinistra mi rinfaccia talvolta che il sistema duale costa meno allo Stato: e allora? Non solo siamo i migliori ma, pur pagando bene gli insegnanti, per spese della formazione in proporzione al PIL siamo nella media dei Paesi sviluppati (OCSE).

Mauro Dell’Ambrogio

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La politica, strumento per pensare in grande Eletta in Consiglio comunale poco più di un anno fa, Sabina Calastri sta vivendo con impegno l’attività politica della nuova Bellinzona, la seconda città per importanza del Ticino. Un anno molto intenso come ci spiega in questa intervista nel giorno del suo compleanno: auguri! Sabina Calastri. Un anno fa, precisamente l’8 maggio 2017, si è svolta la prima seduta storica del Consiglio comunale di Bellinzona, che ha sancito l’avvio a tutti gli effetti dell’attività politica nella seconda città del Ticino. Come definirebbe questo periodo? Molto intenso e istruttivo. Fin dall’inizio era chiaro per tutti che solo con l’impegno comune, dentro e fuori le Istituzioni, sarebbe stato possibile far partire e poi crescere la nuova Città. E l’impegno non è mancato. Per quanto mi riguarda ho fatto del mio meglio in Consiglio comunale per mostrarmi all’altezza della fiducia accordatami. Le aspettative riposte dalla popolazione nei consiglieri comunali, nei municipali e nei dipendenti

Sabina Calastri Domicilio: Sementina e Coira Formazione: bachelor all’Alta Scuola pedagogica di Coira e, a settembre, inizio del master in Scienze dell’educazione a Friborgo Data di nascita: 8 giugno 1994 Hobby: lettura, nuoto, sci, la montagna, l’HCAP e ogni tipo di attività con i bambini

Alla conquista del Ponte Tibetano

del Comune sono molte, c’è ancora tanto da lavorare per far funzionare bene ogni cosa, ma alla luce dei fatti direi che siamo partiti col piede giusto e, continuando su questa strada, i risultati saranno sempre migliori e soddisfacenti per tutti. Aspetti negativi legati alla politica? Una cosa che mi delude è percepire in molte persone il rifiuto della politica. Questo sentimento si traduce in indifferenza, disinteresse, sfiducia e, purtroppo, in estraneità e non partecipazione al voto. Si accusa la politica di essere sempre più lontana dalle persone comuni e di non essere in grado di offrire risposte concrete ai problemi quotidiani. Come si pone davanti a queste critiche? Parlo semplicemente della mia esperienza e del perché amo la politica. Il concetto attorno al quale ruota tutto, secondo me, è il bisogno di condividere, proprio perché la reciprocità è alla base dell’interazione sociale. Non mi piace chi resta alla finestra a guardare e criticare, senza muovere un dito, troppo facile, è un atteggiamento egoista e perdente. Le persone così si isolano, covano rabbia e temono ogni tipo di cambiamento. A me piace stare tra la gente e parlare con tutti. Ammiro chi vive la politica come un mezzo per mettersi in gioco, per confrontarsi sulle idee e crescere. Soprattutto amo chi si rimbocca le maniche e ci

HCAP: una squadra d’amore!

Sulle nevi sempre con il sorriso

mette del suo per aiutare gli altri a raggiungere un obiettivo comune. La politica allora diventa l’occasione per stare bene insieme e liberare nuove energie: è uno strumento privilegiato che permette di pensare in grande e di immaginare scenari futuri migliori per tutti. L’opinione di ogni persona è importante e la politica, secondo me, deve diventare per tutti uno spazio dove potersi esprimere in piena libertà, anche con la concretezza di un gesto, quello del voto per esempio.


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vocidapalazzo

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Ci vediamo al check-in? M

i presenterò con tutta la documentazione su “La scuola che verrà”, compresa quella prima versione dipartimentale che, se così fosse stata approvata dal Gran Consiglio, mi avrebbe sicuramente visto primo firmatario di referendum. Ma proprio perché la citata versione è parecchio diversa, direi quasi stravolta, rispetto a quella recentemente pre-

Franco Lazzarotto già direttore scuola media di Biasca

sentata e votata, mi sembra che il decollo della sperimentazione possa essere condiviso. Soprattutto la proposta “versione PLR” che leggo e sento - pur se da canuto radicale d’Aventino – molto vicina alla mia concezione di scuola e quindi soggettivamente meritevole di pieno, quanto comunque sempre sperimentale, semaforo verde. Anche perché mai… passerei col rosso. Con la piena riuscita del referendum sarà comunque ora l’intera comunità a dettare la rotta da seguire. Un sovrano tuttavia e fortunatamente sempre più attento, preparato, esigente e saggiamente critico, formato un tantino a questo, ma guarda un po’, magari anche dalla scuola… che fu. Sarà quindi importante che nell’urna – dopo coerente e pacata campagna con al centro unicamente la nostra scuola… – venga messo un voto convinto che possa permettere un sereno decollo della sperimentazione, come spero, o una tranquilla messa negli hangar del progetto per totale revisione. Responsabili tutti però di aver dato o privato il Paese di qualcosa che peserà marcatamente sul Ticino di domani. La posta in gioco - mai dimenticando che per la scuola non si spende, ma si investe - non è da poco. La “scuola che c’è” già ha per sua natura necessità di sempre nuovo e performante cherosene, di piani di volo moderni e di piloti sempre più convinti, convincenti e preparati, ma anche capiti, rispettati e supportati dalle tre torri di controllo, dipartimentale, politica e genitoriale. E solo simile miscela potrà far da propulsore alla messa in orbita di una condivisa, stimolante, esigente e pure inclusiva - con ognuno seduto però sul suo giusto sedile - “scuola che verrà”. Altrimenti… “svenirà”. Ci vediamo al check-in?

Prima però si vota e si sperimenta! I

l rapporto di maggioranza della commissione scolastica sulla sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”, che è stato allestito, discusso e approvato dal parlamento negli scorsi mesi, ha permesso di raccogliere voglio ricordarlo - l’adesione di forze politiche che su detto progetto hanno visioni e convinzioni diverse fra loro. E questo è sicuramente stato l’argomento dibattuto e utilizzato in modo negativo dalle forze politiche avversarie per

Lavoro

Sicurezza

Città e centri urbani

Valli

Scuola, formazione e cultura

raccogliere l’adesione e le firme dei cittadini a favore del referendum. Tuttavia, questa visione differenziata non ha impedito di convenire, anche da parte del PLR, che sarebbe un stato un errore “bloccare” una sperimentazione, condividendo il principio secondo cui è auspicabile tentare soluzioni innovative per migliorare le condizioni quadro della scuola dell’obbligo, in particolare della scuola media, che lasciare tutto nello stato attuale. Tengo a precisare, come relatrice PLR del rapporto, che la sperimentazione non può e non deve essere considerata come il primo passo verso la generalizzazione di un modello che dovrà essere comunque ancora analizzato e discusso a tempo debito, anche in ambito finanziario, dal parlamento. La sperimentazione, infatti, altro non è, se non il risultato di una lunga fase di progettazione e consultazione che ha provocato critiche e perplessità e che non ha tenuto in sufficiente considerazione tutte le modifiche proposte anche dal nostro partito. Ma la fase di consulta-

Maristella Polli granconsigliera PLR

zione è sicuramente servita al PLR per elaborare un documento che ancora oggi ritiene valido ma che avrebbe portato il parlamento, qualora non avessimo aderito al rapporto di maggioranza, al rigetto definitivo della riforma scolastica voluta da tutti. Partiamo dal principio che l’attuale scuola media è una buona scuola ma che - e su questo punto sono tutti d’accordo - può e deve essere migliorata. Ciò non vuol dire rivoluzionare, ma modificare, adeguare alle nuove esigenze della società, e apportare soluzioni innovative pedagogicamente e didatticamente aggiornate. Ribadisco che non tutti i liberali radicali si ritengono soddisfatti della versione sperimentale proposta dal nostro partito, ma noi siamo convinti della decisione presa e la sosteniamo con vigore.


l’intervista

Opinione Liberale

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“Ricominciare sarebbe un duro colpo” Il 23 settembre i cittadini ticinesi saranno chiamati a esprimersi sulla sperimentazione del progetto “La scuola che verrà” e del modello proposto dal PLR, una doppia sperimentazione contro la quale è stato lanciato il referendum. Ne parliamo con Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento educazione, cutura e sport. Manuele Bertoli. La accusano di sviluppare una “scuola rossa”, ma è così presente la visione socialista in questa riforma? La riforma ‘La scuola che verrà’ si inserisce nel segno della tradizione inclusiva della scuola ticinese, che fin qui è stata condivisa da tutte le forze politiche, una tradizione che tra l’altro per decenni è stata condotta da esponenti PLR. Un’impostazione condivisa anche dai socialisti, ma non certo solo da loro. Lo slogan sulla scuola

rossa è quindi una chiara forzatura, ma si sa che in campagna di votazione le forzature non mancano mai. Del resto la sperimentazione ha ottenuto una maggioranza trasversale in Gran Consiglio, dato che mi pare parli da solo. Non si sta tardando con la digitalizzazione nella scuola? La digitalizzazione della scuola è necessaria, purtroppo i ritardi sono da imputare alla situazione finanziaria che fino all’altro ieri impediva molte cose e grandi investimenti. Il centro di competenze non abbiamo potuto crearlo quando volevamo, abbiamo dovuto riconvertire il Centro didattico cantonale preesistente, ma presto il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi su un investimento importante in questo ambito. Nella scuola, meglio l’uguaglianza di trattamento o l’uguaglianza di risultati? L’uguaglianza nei risultati è un obiettivo sciocco e non perseguibile, perché presuppone soggetti

perchéNO?

lascuolacheverrà

1. Gli allievi non sono cavie su cui fare costose e lunghe sperimentazioni 2. Approfondimento, sì, ma senza una sperimentazione su cui non c’è consenso. 3. La scuola dell’obbligo non può rimanere avulsa dai processi formativi post-obbligatori e alle nuove caratteristiche della società. 4. Gli allievi non sono uguali; il sistema scolastico deve quindi offrire loro dei percorsi differenziati, in una prospettiva di orientamento e non di selezione. 5. A scuola non basta elencare una serie di competenze da acquisire, ma bisogna definire alcuni contenuti imprescindibili in termini di sapere e saper fare. 6. Nel progetto dipartimentale sono previsti troppi attori, la cui efficacia è discutibile; l’organizzazione scolastica è inoltre troppo frammentata e dispersiva.

23.9

Si vota sul progetto di sperimentazione uguali, che non esistono. Malgrado ogni tanto i referendisti sostengano che sia l’obiettivo della riforma, si tratta di una falsità macroscopica che solo una lettura in mala fede può immaginare. L’uguaglianza di trattamento è quindi la base, che significa trattamento uguale per casi uguali, ma anche e soprattutto trattamento differenziato per casi differenti. L’investimento chiesto dalla riforma va proprio a dare ai docenti le condizioni quadro per poter essere più vicini agli allievi e considerare quindi meglio le loro differenze. Spazi didattici con classi dimezzate, spazi per la co-docenza (compresenza di due docenti per gestire le diversità degli allievi), maggiore spazio alle opzioni, più tempo per dedicarsi all’orientamento degli allievi, questi sono gli strumenti su cui si vota e che vogliamo sperimentare. Perché sarebbe importante portare avanti in tempi ragionevolmente brevi la sperimentazione? Perché il processo della riforma è iniziato nel 2013, ci vorranno ancora 3 anni per la sperimentazione e poi tireremo le somme con tutte le carte sul tavolo. Ricominciare da capo sarebbe un colpo duro per l’innovazione nella scuola.

perchéSI?

1. Il progetto di doppia sperimentazione è condiviso trasversalmente dal parlamento. 2. Sarebbe un errore bloccare la sperimentazione; è auspicabile tentare soluzioni innovative per migliorare le condizioni quadro della scuola dell’obbligo. 3. La sperimentazione non può e non deve essere considerata come il primo passo verso la generalizzazione di un modello che dovrà essere ancora analizzato. 4. L’attuale scuola media è una buona scuola ma che, può e deve essere migliorata. Ciò non vuol dire rivoluzionare. 5. Il progetto permette di modificare la scuola, adeguarla alle nuove esigenze della società, e apportare soluzioni innovative pedagogicamente e didatticamente. 6. Qualora il parlamento non avesse aderito al rapporto di maggioranza, la decisione avrebbe portato al rigetto definitivo di una riforma scolastica auspicata da tutti.


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l’ospite

Stra-ordinario

apprendistato! L

o sguardo di iride marrone sveglio e curioso di chi ha una gran voglia di addentare e assaporare una nuova porzione di vita. Il tentennamento di sua madre che l’ha accompagnata al colloquio per l’assunzione come tecnologa alimentarista, il suo invito ad appartarci un attimo e qualche parola in tono commosso: “Le affido… il mio gioiello!”. Mi sono soffermata molto a riflettere sulla grande responsabilità di noi dirigenti di azienda nell’assunzione e nella formazione di apprendisti. Soprattutto nelle piccole o micro imprese l’apprendista spesso si riduce a essere il o la “tuttofare”, magari relegato/a a se stesso o a se stessa in azienda vista l’impossibilità di essere seguiti in maniera consona dai propri “padrini” o “madrine”. Ripensando al gioiello, credo sia lecito il parallelismo tra l’orafo che da una gemma grezza ricava vere e proprie opere d’arte e un’azienda tutta che prendendosi a carico un adolescente lo trasla fino alla prima età adulta consegnandogli la sua professione futura o un primo tassello di quest’ultima. Si tratta davvero di una grande passo. Mi piace constatare quanto il sistema formativo

Beatrice Fasana managing director Sandro Vanini SA

duale svizzero basato sulla teoria e sulla pratica professionale sia davvero centrale nel forgiare in maniera adattata ai bisogni del paese figure professionali che contribuiranno poi in maniera preponderante al suo benessere. Da un ultimo resoconto elaborato dal SEFRI (2015) in Svizzera sono 230 le formazioni di base e le 10 più scelte (tra cui apprendistato di commercio, di venditrice/ore; specialista sanitario, cuoca/o, disegnatore, informatico e polimeccanico) costituiscono il 50% degli apprendistati portati a termine. L’investimento di Cantoni e Confederazione in questo settore supera i 3 miliardi di franchi

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Scuola, formazione e cultura

230 3000

sono le formazioni di base secondo un ultimo resoconto elaborato dal SEFRI (2015) milioni di franchi vengono investiti annualmente da Cantone e Confederazione per la formazione

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annui (2/3 a carico dei Cantoni e 1/3 a carico della Confederazione) a cui si aggiungono gli stipendi e gli sforzi finanziari delle aziende che occupano gli apprendisti in formazione. Cantoni, Confederazione e imprese fanno quindi fronte comune con un patto sociale e imprenditoriale sancito nella legge sulla formazione professionale per la preparazione di collaboratrici e collaboratori pronti ad assumere funzioni ad ogni livello. L’esperienza vissuta personalmente con la creazione qualche anno fa da parte di un gruppo di dirigenti di industrie alimentari in Ticino dell’apprendistato di tecnologo alimentarista (che a dire il vero in Svizzera interna è già presente da decenni) è stata a dir poco straordinaria. In poco tempo è stato creato un nuovo curriculum di studi, sono stati cercati e trovati degli esperti sul nostro territorio per allestire le lezioni, sono state tradotte le dispense di insegnamento in italiano, e sono stati allestiti i corsi interaziendali con l’ausilio di laboratori in Svizzera interna e francese. Questo per le prime due apprendiste che lo scorso anno hanno terminato la loro formazione. Una di loro ha potuto essere assunta nell’azienda formatrice e si barcamena ora tra produzione e sviluppo di nuovi prodotti. L’apprendista è una risorsa importante, soprattutto se, alla fine del suo percorso formativo, trova lo sbocco naturale in azienda per mettere a frutto quanto appreso. Prendersi tempo per loro, seguirli nella loro formazione è sicuramente un investimento oltre che finanziario anche di tempo, ma si tratta di un grosso contributo che ogni dirigente si vedrà ripagato in termini di competenza accresciuta in azienda. Sono davvero felice di poter accogliere un’ulteriore gemma grezza a partire dal prossimo settembre e di poter contribuire a farla diventare un “piccolo” gioiello professionale, sicuramente e perché no, insieme alla scuola e alla sua famiglia... anche una piccola svizzera adulta. Che bella cosa, questo nostro Paese.


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ilricordo

Amilcare Berra, figura centrale per il Ticino e la sua Collina d’Oro Ad Amilcare Berra, membro onorario dell’USI “per il suo costante e generoso impegno nella sensibilizzazione al sostegno finanziario privato dell’Università della svizzera italiana”, è stata intitolata la cattedra di data science.

Dalla Collina d’Oro un ricordo di Amilcare Berra nelle parole dell’amico Flavio Riva.

I

n Collina d’Oro tutti hanno conosciuto Amilcare Berra, noto con il più familiare Michi. Discendente di una famiglia nobile e attiva nei movimenti in favore dell’unità d’Italia (aspetti difesi in particolare dalle donne di famiglia). Della sua propensione agli studi per intraprendere la carriera diplomatica alla fine degli anni ‘40, alle sollecitazioni dell’allora consigliere di Stato Brenno Galli per il varo di una nuova legge tributaria per il Cantone alla quale contribuì in prima persona e che accettata dal popolo è stata alla base della crescita del Cantone portandolo verso il turismo, i commerci e le industrie. Abbandonate le chimere diplomatiche, seguì il percorso bancario tanto da assumere per un ventennio la direzione di UBS Lugano; al suo pensionamento fu il primo ticinese a far parte della Commissione federale delle banche. La sua statura e la sua operosità gli procurarono il riconoscimento del mondo economico cantonale. L’intraprendenza in favore del Cantone negli anni ‘70 lo portò con Luigi Generali alla fondazione dell’istituto di studi bancari di Vezia e fu anche un attivo propugnatore della costituzione dell’USI che gli conferì il titolo di membro onorario. Ma quale fu il contributo per la Collina d’Oro? Poche sporadiche assenze dal suo Comune per studio e motivi di lavoro in quanto ebbe da sempre il suo domicilio a Certenago con la moglie Corinna, altra famiglia illustre di Montagnola quella dei Brocchi, e i figli Giampiero ed Eliana. Si interessò attivamente di politica, quale presidente dei Giovani liberali radicali “La Demetrio Camuzzi”, altro grande personaggio politico locale, cantonale e federale. Attività frenetica di conferenze, raduni sportivi, in momenti in cui il movimento giovanile era molto attivo in tutto il Cantone. E fu il creatore della prima sede dei giovani con il restauro del Canvetto Adamini nella zona dei grotti di Montagnola. Altra tappa della sua gioventù, l’assunzione della presidenza cantonale dell’Azione giovanile liberale radicale ticinese, con oltre 5’000 iscritti nelle diverse sezioni cantonali. Ampi dibattiti e attività che hanno contribuito a decisioni importanti per il futuro di un Cantone moderno. A livello locale assunse la presidenza del Circolo Franchi liberali radicali della Collina d’Oro, fondato nel 1895 dal Camuzzi con scopo mutualistico e con l’elargizione di contributi finanziari alle persone e famiglie in difficoltà. Circolo che ha avuto nella sua storia soltanto 5 presidenti di cui Michi fu il penultimo. Fu eletto alla presidenza “in contumacia”, designato in sua assenza dall’allora sindaco di Montagnola Alessandro Gilardi, che ne aveva sorretto le sorti per molti decenni. Con il tempo queste istituzioni, grazie alla socialità introdotta a livello cantonale e federale, hanno perso il loro scopo. E qui, con il suo contributo e con i suoi delfini

Spartaco Arigoni e il sottoscritto, la decisione di costituire la “Fondazione circolo dei Franchi liberali e Filarmonica liberale radicale della Collina d’Oro” con la dotazione principale del Salone Bora Besa, luogo conosciuto quale fucina del liberalismo ticinese. Per numerosi quadrienni fece parte del Consiglio comunale di Montagnola. In qualità di presidente della Gestione seguì con impegno la situazione finanziaria, molto florida, del Comune. Fu presidente del Consorzio dei Comuni di Agra, Gentilino e Montagnola per la realizzazione del centro scolastico della Collina d’Oro, consegnato alla popolazione nel 1983. Seguì anche l’attività della Fondazione culturale della Collina d’Oro, organismo

comunale; seppe dare una soluzione definitiva al Museo Hermann Hesse trasformandolo da associazione in Fondazione. E quanti incontri tra amici con discorsi che spaziavano dal locale al Cantone, alla Confederazione e con analisi anche qualificate sul mondo in evoluzione, tutti consapevoli di vivere in un Paese che non ha eguali al mondo. Negli ultimi tempi, in occasioni dei nostri consueti incontri e dopo la scomparsa dell’amico Carlo Hubmann, per anni emerito presidente della Filarmonica, dicevi che eravamo rimasti in 3 della vecchia guardia del PLR che avevano per anni operato in favore della fusione dei Comuni della Collina d’Oro. E questo è stato apprezzato anche dal gruppo interpartitico che si era formato per sostenere questa causa. In occasione del nostro ultimo incontro, il ricordo del contributo del Corriere del Ticino a fianco della signora Matilde Soldati e la tua soddisfazione onorata dalla nomina di Ignazio Cassis in Coniglio federale. Per i non più giovani, Spartaco Arigoni, il sottoscritto e tanti altri, sei stato un amico e un maestro. E spero che da allievi disciplinati abbiamo contribuito al mantenimento del primato del PLR in Collina d’Oro. Non sono certo tempi facili. E così il congedo sarà parte di vita dei nostri ricordi. Si chiude un’epoca. Se ne aprirà un’altra con l’augurio che la Collina d’Oro sappia mantenere la barra nella giusta direzione.


daberna

A sostegno delle famiglie L

o scorso 9 maggio il Consiglio federale ha preso un’importante decisione per quanto riguarda la conciliabilità tra famiglia e lavoro: come chiedeva il nostro partito ormai da diversi anni, il governo ha licenziato il messaggio che stabilisce di aumentare le detrazioni fiscali per la cura complementare dei figli. Questo significa che se finora l’importo massimale di deduzioni ammontava a 11’000 franchi, d’ora in poi sarà possibile detrarre fino a 25’000 franchi per ogni figlio affidato alle cure di terzi. La famiglia è uno dei pilastri portanti della nostra società. Da sempre ritengo che Confederazione e Cantoni debbano implementare più misure coordinate negli ambiti della fiscalità e della socialità in favore delle famiglie allo scopo di permettere ad entrambi i coniugi, quando arrivano i figli, di continuare ad

laproposta

Contro le società bucalettere

25

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Opinione Liberale

Rocco Cattaneo consigliere nazionale PLR

mila franchi è l’ammontare che si può ora detrarre per ogni figlio affidato alle cure di terzi

esercitare la loro professione. Penso che questa misura sia importante soprattutto per la donna, che una volta avuti dei figli, sovente è demotivata a portare avanti la propria attività lavorativa. Questo anche perché i costi di affidare i propri figli a cure di terzi superano spesso la possibilità di detrazione. Di conseguenza i coniugi si interrogano se vale veramente la pena avere un reddito secondario. Ecco quindi che il mercato del lavoro potrebbe beneficiare di questa misu-

ra: soprattutto le donne qualificate sarebbero più incentivate a riprendere il lavoro dopo la gravidanza. Vi sono molti settori nell’economia in Svizzera che hanno necessità di risorse umane e questa misura fiscale contribuirebbe sicuramente a colmare la mancanza di personale. Dunque anche a livello macroeconomico gli effetti sarebbero positivi: una migliore occupazione si tradurrebbe in un livello di reddito più alto e quindi in più benessere, che andrebbe ad incentivare i consumi e gli investimenti. Tutto ciò darebbe una spinta allo sviluppo economico e di conseguenza un incremento alle entrate fiscali per le casse pubbliche. In sintesi: una misura fiscale che renderebbe famiglie e datori di lavoro più contenti. E che porterebbe più benessere, prosperità generale e più entrate fiscali per la Confederazione. Infine ritengo importante che questa misura possa essere applicata autonomamente e in modo flessibile anche dai Cantoni. Il messaggio è stato ora trasmesso al Consiglio Nazionale e quindi seguiremo questo dossier con molta attenzione e sostegno.

Giovanni Merlini ha depositato un’interpellanza con cui chiede al Consiglio federale di valutare l’adozione di misure puntuali e concrete per contrastare la diffusione delle cosiddette società “bucalettere”, attive nel settore fiduciario-finanziario. A tal fine propone di conferire agli Uffici cantonali del registro di commercio (URC) – in caso di iscrizione di società finanziarie – almeno una delle tre seguenti competenze: la facoltà di informare la FINMA o l’Organismo competente di autodisciplina in materia di antiriciclaggio (OAD), di richiedere l’iscrizione di queste società a un OAD o alla vigilanza diretta della FINMA, oppure di esigere un estratto del casellario giudiziale degli organi della società da iscrivere.

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Grazie alla nuova legge sui giochi in denaro ogni anno sarà possibile devolvere circa un miliardo di franchi – derivante dai proventi delle società di lotteria e dalle tasse sulle case da gioco svizzere – a favore dello sport, della cultura, delle opere sociali e dell’AVS. A trarne beneficio in egual misura sono i nostri atleti di punta e gli sportivi amatoriali, le associazioni e le persone anziane.

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pluripremiato e più volte campione del mondo

ché Ecco per Ì S diciamo Fabio Abate, Consigliere agli Stati

Perciò: il 10 giugno

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Opinione Liberale

l’opinione

È l’ora delle riforme! G

ioie e dolori, speranze e delusioni, soddisfazioni e amarezze. Questi sono solo alcuni stati d’animo di chi vi scrive e che ricopre una duplice carica, quella di sindaco di Minusio (il sesto del Cantone) e di presidente dell’Associazione dei Comuni Ticinesi, che comprende 92 soci (Comuni) su 115. Chi dirige un Comune è spesso confrontato con autorità politiche cantonali che prevaricano i loro limiti e che, molto semplicemente, non hanno capito nulla del sistema federale. Occorre quindi ricordare alcuni principi che sono alla base del nostro ordinamento. La Svizzera è uno Stato federalista, il potere è suddiviso fra la Confederazione, i Cantoni e i Comuni. Cantoni e Comuni decidono, ciascuno autonomamente, in merito a determinati compiti e secondo il principio di sussidiarietà. Secondo questo principio, tutto quanto può essere fatto da un livello politico non deve essere assunto da un’istanza ad esso sovraordinata.

22° il rango del Ticino nella classifica intercantonale sui costi amministrativi Nella recente Costituzione federale del 1999, il popolo ha sancito l’autonomia non solo dei Cantoni, ma anche dei Comuni e la Confederazione è tenuta «nell’ambito del suo agire, a tenere conto delle possibili conseguenze per i Comuni». La più piccola unità politica in Svizzera è dunque il Comune, esso ha competenze proprie che Cantone e Confederazione devono rispettare. Senza dimenticare che la ricchezza della Svizzera è proprio data dalle diversità che esistono in questo Paese. Insomma, la Svizzera è l’antitesi dello Stato centrale. Vi sono tre livelli e vanno tutti rispettati. Oggi non possiamo invece che rilevare una strisciante erosione della sovranità comunale. I nostri Comuni sono sempre più spesso ridotti a fungere da organi esecutivi del Cantone. Nella nostra attuale realtà vi è chi

pretende di sovvertire il sistema svizzero federale e di imporre ai Comuni ciò che meglio ritiene. Anche la vita di un sindaco e dei municipali devono subire il diktat di chi pretende “stare sopra”. Un atteggiamento prevaricatore che complica notevolmente la vita degli eletti e, dulcis in fundo, dei cittadini. Di episodi concreti ne potrei citare molti, e mi limito ad alcuni recenti. Si pensi al tema della pianificazione dove l’autonomia comunale non è rispettata. Concretamente, ad esempio, le procedure pianificatorie devono subire ritardi e complicazioni inimmaginabili. Ma anche il tema della polizia comunale ne è un esempio. Il Consiglio di Stato intende legiferare, senza peraltro giustificare la necessità, e neppure avendone la competenza, in tema di polizie comunali (numero di agenti per singola Polcom, stipendi, gradi). È vero che il termine “polizia” è utilizzato sia per il corpo cantonale che per quelli comunali, ma nel contempo va pur sottolineato che le due realtà, entrambe legate al mantenimento dell’ordine pubblico, coprono servizi ben diversi. Per quanto riguarda le polizie comunali il compito di prossimità è vitale ed indispensabile per il Comune. Comuni e Associazione dei Comuni Ticinesi, Consiglio di Stato e parlamento hanno ritenuto di dover avviare l’importante progetto Ticino 2020. Nel corso degli ultimi anni l’autorità cantonale ha infatti legiferato in modo importante sul Comune, imponendo scelte non sempre condivise. È anche successo che senza disporre di una base legale chiara ed esplicita l’esecutivo cantonale ha addossato ai Comuni compiti e oneri e lo ha fatto anche per ovviare a sue mancanze. Aggiungasi che in virtù del risanamento dei conti dello Stato, ai Comuni sono stati addebitati importanti oneri. La burocrazia cantonale cresce, i costi crescono,

ma nessuno se ne preoccupa. I costi dell’amministrazione cantonale sono in Ticino ben superiori a quelli degli altri Cantoni Svizzeri. Se si esaminano le uscite per abitante nei singoli Cantoni scopriamo che per quanto concerne i costi per svolgere i compiti amministrativi noi siamo nella classifica fra Cantoni al 5° posto. Ciò significa che altri 21 Cantoni conoscono costi ben inferiori ai nostri. Certamente ogni Cantone ha le sue specificità e ogni statistica va sempre considerata per quel che rappresenta. Certo è che noi spendiamo invece molto per mantenere un’amministrazione cantonale pubblica, tant’è che 21 Cantoni svizzeri hanno costi pro capite inferiori ai nostri. Innumerevoli i compiti o costi decisi dal Cantone che sono stati, nel corso degli anni, “scaricati” ai Comuni senza che quest’ultimi possano in qualche modo opporvisi. Vi sono state puntuali riforme amministrative decise non tanto per chiarire i rapporti fra Cantone e Comuni ma semplicemente per risanare i conti del Cantone ed in cui i Comuni sono stati chiamati a fungere da meri finanziatori. Appare ora più che necessaria, pena la perdita del nostro sistema federale, una riforma dei compiti (risolvere l’intreccio di compiti fra Cantone e Comuni), una riforma dei flussi (rivisitazione degli oneri e dei flussi finanziari fra Cantone e Comuni), una riforma della perequazione, e da ultimo la riforma dell’amministrazione. Ricordo che in Ticino sono almeno 25 diversi e complessi sistemi e criteri di ridistribuzione d’importi fra Comuni e Cantone. Il men che si possa dire è che oggi non vi è nessuna trasparenza, e se non vi è trasparenza non vi è democrazia.

Felice Dafond sindaco di Minusio e presidente ACT

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La società aperta I

l filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) era dell’idea che la conoscenza e il progresso sono sempre migliorabili, a condizione che ci siano i presupposti per il confronto fra posizioni diverse: « Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere”. Estendendo questa idea di fallibilità propria della scienza, Popper conclude che non esiste neppure una società definitiva, perché qualsiasi assetto istituzionale è sempre rivedibile e migliorabile. Il presupposto fondamentale del progresso è che la società rimanga aperta e sia basata sulla centralità dell’individuo, sull’apertura mentale e sul confronto di opinioni diverse, in cui gli uomini siano liberi di assumere il timone della

Gerardo Rigozzi

loro vita, liberi di manifestare un atteggiamento critico, liberi di basare le loro decisioni sull’autorità della propria intelligenza: “Io sostengo che una delle caratteristiche di una società aperta sia di tenere in gran conto, oltre alla forma democratica di governo, la libertà di associazione, e di proteggere e anche incoraggiare la formazione di sotto-società libere, ciascuna delle quali possa sostenere differenti opinioni e credenze”. Popper individua nel socialismo (“dottrina inconciliabile con la libertà perché generatrice di burocrazia”) e nell’ecologismo (“incapace di vedere nella tecnologia lo strumento in grado di risolvere i problemi creati dalla tecnologia stessa”) i nemici della società aperta e i fautori della società chiusa: «Una società chiusa assomiglia ad un gregge o a una tribù per il fatto che è un’unità semi-organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli». Anche la televisione è pericolosa per Popper, perché tende a uniformare i gusti e i modelli di comportamento: “Tutti quelli che invocano la libertà, l’indipendenza o illiberalismo per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti”.

Estromesso Rajoy I n politica estera, la notizia della settimana è senza dubbio l’estomissione di Mariano Rajoy dalla guida del governo spagnolo. Per la prima volta dalla fine della dittatura, una mozione di sfiducia presentata in Parlamento dai partiti di opposizione ha avuto successo. Il capo del governo ha così dovuto lasciare il posto al capo del principale partito di opposizione, quello socialista, Pedro Sànchez. Difficile dire se Sànchez potrà restare al potere il tempo necessario per caratterizzare un’epoca, come i suoi due predecessori socialisti, Felipe Gonzàles negli anni ‘80 e José-Luis Rodriguez Zapatero nel primo

Franco Celio granconsigliere PLR

decennio del nuovo secolo, o se la sua sarà solo un’apparizione fugace. Molti ritengono infatti che le prossime elezioni saranno vinte dal partito della nuova destra “Ciutadanos”. Quel che conta, al momento, è che Rajoy sia stato “defenestraro” a causa di un caso di corruzione riguardante il Partido Popular (conservatore-democristiano) di cui egli è a capo. Con ogni probabilità, la sua partenza non sarà rimpianta da molti. Egli non è infatti mai stato un leader amato dalle folle, ma piuttosto un “tecnico del potere”, riuscito a rimanere in sella anche di fronte a risultati elettorali negativi (l’ultima volta, per formare il governo, sono stati necessari addirittura 9 mesi!). All’opinione pubblica internazionale Rajoy si è reso noto soprattutto per la repressione degli indipendentisti catalani e per aver fatto imprigionare il vicepresidente del governo separatista, Oriol Junqueras, nonché per aver tentato la medesima mossa contro il presidente Carles Puidgemont. È ora da sperare che Sànchez sappia stabilire un rapporto migliore col nuovo presidente catalano, Quim Torra.

Opinione Liberale

l’invito

La colonia “Il Girasole”, 40 anni di rispetto e di solidarietà verso gli altri La colonia «Il Girasole» permette ad una trentina di bambini, tra cui dieci ragazzi con disabilità, di trascorrere una piacevole vacanza al mare in compagnia di persone competenti e motivate, favorendo nel contempo l’inclusione in maniera armoniosa e solidale. L’iniziativa è nata dal desiderio, e dalla volontà, delle Donne liberali radicali di Lugano di offrire un’opportunità concreta alle famiglie con figli portatori di disabilità. Il 13 ottobre 2017, al Lux di Massagno, si sono svolti i festeggiamenti durante i quali la responsabile della colonia Patrizia Schmid-Locatelli ha ceduto il testimone a forze giovani ma non nuove: Joel Fioroni e Monica Magri, diventati adulti in colonia che come tanti altri la portano nel cuore. Quest’anno il soggiorno, per ragazzi/e dai 6 ai 12 anni, avrà luogo da domenica 1° a sabato 14 luglio 2018, presso l’Hotel Sole a Misano e segnaliamo che vi sono ancora alcuni posti disponibili per ragazzi/e dai 6 ai 12 anni e che la retta è di 500 franchi. Chi fosse interessato può iscriversi direttamente sul sito: www.coloniagirasole.ch .

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Opinione Liberale

La L di Lido nell’agenda di una rinata Sezione PLR

Matteo Arcuri, da dove nasce l’idea di far rifiorire la Sezione liberale radicale di Maroggia? Fino all’inizio degli anni Duemila la Sezione in realtà già c’era. Ma dopo lo scioglimento tanti simpatizzanti del partito sono rimasti, per così dire, nascosti. Abbiamo perciò pensato di

riproporre l’attività di partito e ci siamo ritrovati al primo incontro organizzato in una trentina di persone di tutte le generazioni. Siamo rimasti positivamente sorpresi. Per il futuro, comunque, punteremo sui giovani. C’è già un tema su cui il futuro PLR di Maroggia intende puntare? Inutile nascondere che la ristrutturazione del Lido fa molto discutere. Quello attuale è vetusto, ma il progetto di costruirne uno nuovo di grandi dimensioni dove oggi c’è una spiaggetta pubblica libera, proprio non convince. Quali sono i motivi per i quali il progetto non vi convince? Innanzitutto la spiaggetta sparirebbe per lasciar posto ad un Lido sproporzionato, mentre quello di oggi è piuttosto piccolo. Maroggia non è pronta con le sue infrastrutture, ad esempio i parcheggi, ad ospitare molti visitatori che verrebbero al Lido.

Opinione Liberale Responsabile politico Bixio Caprara

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CARTA SVIZZERA

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Maroggia

E per quanto riguarda invece l’investimento dell’operazione Lido? Un milione di franchi già previsto a piano finanziario dal Municipio. Un investimento che non ha senso. Infatti sono state raccolte molte firme contrarie e sono partiti ben otto ricorsi contro il progetto. Cosa proponete di fare? Una ristrutturazione dell’attuale edificio sarebbe più logica, avrebbe le giuste dimensioni e costi ragionevoli, attorno ai 250’000 franchi. A quando la creazione vera e propria della Sezione liberale radicale? A breve. Il comitato è già stato individuato con Pietro Ris come presidente nella scia del papà Arnoldo, che fu presidente ad inizio anni Duemila. Nel 2019, poi, è prevista una riunione aperta a tutta la popolazione per arrivare pronti alle Comunali del 2020.


inbreve

PLR Collina d’Oro in festa per Cassis Il PLR Collina d’Oro ha organizzato un ulteriore festoso incontro con il consigliere federale Ignazio Cassis e la moglie Paola per tributare loro l’omaggio e il riconoscimento delle amiche e degli amici liberali radicali. Una serata speciale per vivere la politica federale dalla viva voce di chi ci rappresenta a Berna nell’intervista di Alain

Melchionda; per conoscere più da vicino le emozioni, gli impegni, i doveri e le impressioni di Ignazio Cassis, confrontato con problematiche nazionali e internazionali estremamente impegnative. Ecco alcune immagini (© CassinaPhoto) della festa al Salone Bora da Besa, in occasione dell’assemblea del PLR Collina d’Oro.

l’agenda Sabato 9 giugno INCONTRI LIBERALI Tour storico-gastronomico ore 14.30 Cattedrale San Lorenzo, Lugano

Domenica 10 giugno GRUPPO RICREATIVO PLR Gita al Monte Boglia e all’Alpe Bolla ore 8.30 Posteggi dopo il Paese di Bré

Lunedì 11 giugno PLR MENDRISIO Assemblea ore 20.30 Aula magna del Centro scolastico, Rancate

Mercoledì 13 giugno PLR CAPRIASCA Assemblea straordinaria ore 20.00 Casa Battaglini, Cagiallo

Giovedì 14 giugno GRUPPO STAMMTISCH Incontro con Mauro Dell’Ambrogio ore 10.30 Hotel Cereda, Sementina

Festa delle famiglie del PLR svizzero Tra 18 mesi avranno luogo le elezioni federali. Cosa c’è di meglio di un’uscita all’aria aperta seguita da una bella grigliata, per mostrare che siamo pronti e in piena forma per le elezioni del 2019? La festa in famiglia del PLR è per sabato 18 agosto a Davos; sarà l’occasione per festeggiare i 150 anni del PLR grigionese. L’evento (grigliata inclusa) è gratuito. Iscrivetevi da subito su www.plr.ch/randonnee! In caso di buona partecipazione la segreteria potrà prevedere un trasporto condiviso.

CIRCOLO BATTAGLINI Conferenza con Roberto Balzaretti e Luciano Caracciolo ore 18.30 Auditorium dell’Università della Svizzera italiana, Lugano PLR TICINESE Comitato cantonale ore 20.15 Aula magna delle Scuole medie, Pregassona

Venerdì 15 giugno PLR LUGANO Assemblea straordinaria ore 20.00 Padiglione Conza, Lugano

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Nr. 19 - Opinione Liberale - 08 giugno 2018  

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