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INDUSTRIA & SERVIZI

Via C. Pisacane 1 - 20016 Pero (MI) - Spedizione con tariffa Posta Target Magazine - Conv. naz./304/2008 del 1° giugno 2008

ObiettivoCrescita Obiettivo

VENDERE IN

CINA Vademecum

per imprenditori italiani Dove conviene investire, come muoversi dal punto di vista normativo A chi rivolgersi in caso di richiesta di supporto

ANNO 1 NUMERO 2 OTTOBRE 2013 ■

PORTI E NAUTICA, WORK IN PROGRESS

Green

Energie alternative per la mobilità e nella vita di tutti i giorni

I porti nazionali, principale partner distributivo e di posizionamento della manifattura italiana, provano a fare sistema

LAVORO Si può crescere solo puntando sul valore del “noi”. Istruzioni per superare l’individualismo nazionale e imparare a fare team


attualita`

32 38 Sempre meno donne negli studi

Dal diritto delle banche al diritto bancario tecnico scientifici

pianeta italia

40 Dal “made” al “brain” in Italy 42 La forza della purezza 44 La chimica italiana nel tessile mondiale

Primo piano

8 L’export prende la via del mare 16 Il nuovo porto

ottimizzazione risorse

di Pisa-Boccadamo

DOVE crescere

18 L’industria che piace dal biotech

INDUSTRIA & SERVIZI

VENDERE IN

Via C. Pisacane 1 - 20016 Pero (MI) - Spedizione con tariffa Posta Target Magazine - Conv. naz./304/2008 del 1° giugno 2008

ObiettivoCrescita Obiettivo

CINA

26 L’Italia come una lattina

30 Crescere bene in Cina

Vademecum per imprenditori italiani Dove conviene investire, come muoversi dal punto di vista normativo A chi rivolgersi in caso di richiesta di supporto

ANNO 1 NUMERO 2 OTTOBRE 2013 ■

PORTI E NAUTICA, WORK IN PROGRESS

Green

Energie alternative per la mobilità e nella vita di tutti i giorni

I porti nazionali, principale partner distributivo e di posizionamento della manifattura italiana, provano a fare sistema

LAVORO Si può crescere solo puntando sul valore del “noi”. Istruzioni per superare l’individualismo nazionale e imparare a fare team

www.obiettivo-crescita.it info@obiettivo-crescita.it B2B24 Anno 1 - Numero 2 Ottobre 2013

4-

al green

di Coca Cola tutta da gustare

46 Crescere si può solo facendo team

con l’integrazione

Direttore responsabile Mattia Losi

Redazione Daniela Dirceo (Responsabile), Luca Moroni, Paola Orecchia Progetto grafico e art direction Nico Chinello Hanno collaborato Sergio Bissi, Emanuele Bruno, Monica Caiti, Antonella Lanfrit, Marcello Lo Vetere, Luigi Ferro, Chiara Marseglia, Mario Leone Piccinni, Barbara Trigari Illustrazione di copertina © pict rider - Fotolia.com Fotografie Fotolia, Thinkstock

Obiettivo Crescita

Project manager

Progetto editoriale Il Sole 24 Ore Business Media Coordinamento Redazione Content Factory Gianmario Pagani Registrazione Tribunale di Milano n. 469 Ufficio traffico: Tel. 02 30226060 del 6 settembre 2007 Stampa: Grafica Veneta S.p.A. - Via Malcanton, 2 Proprietario ed editore 35010 Trebaseleghe (PD) Il Sole 24 ORE S.p.A. Diffusione Sede legale In direct mailing con Il Sole 24 ORE Via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano e in formato digitale in Italia ed Europa

Giorgio Caracciolo

Concessionaria per la pubblicità

Via SS. Caboto, 35 - 10129 Torino Tel. 011/503366 - fax 011/501516 www.topcomm.it - info@topcomm.it

Sede operativa: Via C. Pisacane, 2 20016 Pero, Milano Tel. +39 02 30221

Ottobre 2013


OTTOBRE 2013

SOMMARIO

50 Digitali? Meglio nativi,

energia

ma c’è vantaggio per tutti

52 Il controllo di gestione per le Pmi:

un abito su misura

62 Oggetti che funzionano con il sole in mostra e online

55 Uno Stato più efficiente per aiutare il Paese

56 Maveda lancia Rainbow e completa la sua offerta

nautica

66 Un sistema paese che riparte... in barca

automOtive

68 Segnali positivi sull’onda

70 Permare, stile italiano vincente

di un nuovo mercato

72 Azimut Yachts, tris di novità al salone nautico di Genova

73 Barche comode ed eleganti per navigare in tranquillità

59 Francoforte tinta di green 60 Fai il “pieno” di corrente e di raggi solari. E poi via!

arredamento

74 Italia,

un mercato in piena luce

© poglianoimage.it

Informativa ex D. Lgs. 196/2003 (tutela della privacy). Il Sole 24 ORE S.p.A., Titolare del trattamento, tratta, con modalità connesse ai fini, i Suoi dati personali, liberamente conferiti al momento della sottoscrizione dell’abbonamento od acquisiti da elenchi contenenti dati personali relativi allo svolgimento di attività economiche ed equiparate per i quali si applica l’art. 24, comma 1, lett. d del D.Lgs n.196/03, per inviarLe la rivista in abbonamento od in omaggio.

Ottobre 2013

Potrà esercitare i diritti dell’ art. 7 del D.Lgs n. 196/03 (accesso, cancellazione, correzione, ecc.) presso Il Sole 24 ORE S.p.A., Ufficio Diffusione c/o la sede di via Carlo Pisacane, 1 - 20016 Pero (Milano). Gli articoli e le fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Tutti i diritti sono riservati; nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in nessun modo o forma, sia essa elettronica, elettrostatica, fotocopia ciclostile, senza il permesso scritto dall’editore.

81 Divani

polivalenti e minimal

L’elenco completo ed aggiornato di tutti i Responsabili del trattamento è disponibile presso l’Ufficio Privacy, Via Carlo Pisacane, 1 20116 Pero (Milano): I Suoi dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli ordini, al marketing, al servizio clienti e all’amministrazione e potranno essere comunicati alle società di Gruppo 24 ORE per il perseguimento delle medesime finalità della raccolta, a società esterne per la spedizione della Rivista e per l’invio di nostro materiale promozionale. Annuncio ai sensi dell’art 2 comma 2

del “Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio della attività giornalistica”. “La società Il Sole 24 ORE S.p.A., editore della rivista Obiettivo Crescita rende noto al pubblico che esistono banche dati ad uso redazionale nelle quali sono raccolti dati personali. Il luogo dove è possibile esercitare i diritti previsti dal D.Lg 196/3 è l’ufficio del responsabile del trattamento dei dati personali, presso il coordinamento delle segreterie redazionali (fax 02 3022.6191)”.

Obiettivo Crescita

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novita` dal web

L’Italia degli eventi si trova on

U

n portale multilingue dedicato a tutti, ma proprio tutti gli eventi programmati in Italia, inclusi Svizzera italiana, San Marino e Stato del Vaticano: è il canale www.italiaevent.com lanciato a metà ottobre da Topcomm e rivolto agli italiani ma soprattutto agli stranieri che desiderano pianificare il proprio soggiorno in Italia. Dalla sagra di paese alla fiera b2b, le occasioni di incontro professionale, aggregazione e divertimento in Italia sono moltissime, e Italia Event conta di riuscire a “schedarne” circa 30-40mila ogni anno, di cui ben 10mila sarebbero dedicate a una sola delle 16 categorie presenti sul portale, quella dedicata ad arte e cultura. Un prodotto al passo con i tempi, che nasce sulla scorta di una ricerca di mercato e pensando a un utente evoluto che si muove agevolmente tra computer, dispositivi portatili “smart” e social network.

Il portale sarà attivo da metà ottobre

Eventi per il tempo libero ma non solo, fiere, concerti, manifestazioni religiose, e anche informazioni e servizi rivolti alle aziende, sul portale www.italiaevent.com

Ma come funziona?

Chiunque può inserire un evento in maniera gratuita, sfruttando 160 caratteri a disposizione, e quindi essere presente sul portale. Chi desidera dare maggiore visibilità al proprio evento, può scegliere la modalità a pagamento acquistando così una pagina di spazio web (di fatto un mini sito nel sito, una landing page) sulla quale mettere informazioni, link al proprio sito o

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Obiettivo Crescita

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novita` dal web

line, in otto lingue Un potente motore di ricerca

A sinistra e sotto: la home page e la testata del sito, con le 16 categorie nelle quali sono suddivisi gli eventi

Tutto questo materiale sarà a disposizione del visitatore, che potrà fare delle ricerche in base alla data, al luogo, alla categoria o alla parola chiave. Gli eventi sono suddivisi in 16 categorie - sport, arte e cultura, moda, musica, fiere e saloni, nautica, novità dalle aziende, sagre e feste patronali, motori, spettacoli, animali, salute e viaggi, politica, religione, ricorrenze e giochi - a loro volta articolate in 127 sottocategorie, gestite da un potente motore di ricerca che abbina l’evento a Google maps per la geolocalizzazione, e alle previsioni meteo (per gli eventi più prossimi). Immediatezza, completezza e categorizzazione, quindi, al servizio dei turisti, degli appassionati di una certa tipologia di manifestazioni, dei viaggiatori business che desiderano pianificare il proprio soggiorno… e tutto in sette lingue oltre all’italiano: inglese, francese, tedesco, spagnolo, cinese, russo e arabo. La traduzione avviene automaticamente ogni volta che un nuovo evento vieItalia Event ne inserito. Alcuni servizi, inha stimato di visualizzare sul fine, sono mirati all’ambito portale circa 30business: tra le 16 categorie 40mila eventi ogni infatti, quella chiamata “noanno, di cui 10mila vità dalle aziende” è in realtà nella sola categoria una vetrina di prodotti che le arte e cultura, ricchezza nostrana aziende, per esempio gli enti fiera per eventi mirati al pubblico, o anche società private, possono scegliere di postare sul sito, approfittando della visibilità e della complementarietà con gli eventi pubblicizzati. Dopo una prima fase di test e di messa a punto, necessaria per un portale così complesso, Italia Event prevede di sviluppare anche azioni commerciali rivolte a chi vuole ottenere ulteriore visibiliB.O. tà per il proprio evento.

40k

Il quadro per la ricerca degli eventi sul sito www.italiaevent.com, in base alla data, alla regione, alla categoria o tramite una parola chiave

pagine social, video, foto e soprattutto il “mi piace” di Facebook, o la diffusione attraverso gli account Twitter e Pinterest di Italia Event. La stessa pagina offre anche un servizio di blogging, per gli utenti che desiderassero commentare in tempo reale, o successivamente (per 7 giorni a partire dal termine dell’evento, poi la pagina viene messa in un archivio, sempre visibile al pubblico) postare video e fotografie.

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Obiettivo Crescita

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Trieste

posto la posizione a livello

europeo guadagnata dalla portualità Genova

italiana grazie a una movimentazione superiore a 480 milioni di tonnellate Civitavecchia

L’export prende Gioia Tauro

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e l’Italia delle mille realtà produttive ce la farà a uscire dalla crisi, lo dovrà all’export, ma anche a una capacità congenita di resistere, di reinventarsi, nonostante tutti gli Augusta ostacoli della burocrazia canaglia. Esportare richiede competenza, investimenti e ottime soluzioni per la movimentazione delle merci. Sulle prime due necessità, il tessuto imprenditoriale del Belpaese sta ampiamente dimostrando di volercela fare, seppur tra le tante difficoltà di origine

Il made in Italy va forte all’estero; d’altra parte il trasporto marittimo può essere di grande aiuto per vincere la competizione sui mercati internazionali. Due evidenze che s’intersecano con successo di Paola Orecchia

Pasqualino Monti, presidente di Assoporti e presidente dell’Authority di Civitavecchia

Le opportunità da non perdere 50 miliardi di euro

Recuperare 1 giorno

il fatturato ulteriore che l’Italia potrebbe generare in più, ogni anno, se allineasse infrastrutture e servizi alla media europea

11 i giorni medi Ue

Ogni giorno di ritardo genera un danno sul commercio internazionale dell’Italia sia pari a 7,5 miliardi di euro l’anno

per l’esportazione della merce dai porti non italiani. In Italia i giorni necessari sono ancora 17

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Obiettivo Crescita

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trasporti

PRIMO PIANO

55% è la quota sul totale delle esportazioni italiane extra-UE, pari a 100 miliardi di euro di merce che nel 2012 è partita dai porti italiani

30% è la quota sul totale delle esportazioni italiane mondiali, pari a circa 150 miliardi di euro di merce che nel 2012 è partita dai porti italiani

Fonte: Ambrosetti

la via del mare

© dedi - Fotolia.com

economica e formativa. Lo comprovano i dati di una ricerca dell’Ufficio studi della Cna sulle esportazioni che, a dispetto delle altalenanti vicissitudini politiche e finanziarie del nostro governo, dei Paesi emergenti - e chi più ne ha più ne metta - sono sostanzialmente positivi. Le Pmi, infatti, rappresentano il 54% dell’export totale italiano per un valore che, già nel 2010, ammontava a 175 miliardi di euro. L’esportazione delle micro imprese (quelle con fatturato per vendite all’estero fino a 75 mila euro) cresceva nel 2012 del 6,5%. Insomma, l’attività è sostenuta e appagante. Ma è la struttura italiana dei trasporti e della logistica che sta rallentando un processo altrimenti lanciato verso risultati ben più soddisfacen-

L’Europa punta sulle vie navigabili Oggi le merci che viaggiano attraverso le vie fluviali rappresentano solo il 6%

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entre l’Italia dei porti cerca di trovare l’assetto giusto per attestarsi quale leva strategica di crescita del Paese, la Commissione europea sta lavorando al potenziamento delle vie navigabili di tutta Europa, marittime e fluviali. Le merci

che viaggiano su chiatte, infatti, oggi sono solo il 6%, tuttavia un sistema intermodale portoferrovia-fiume potrebbe fare risparmiare non solo in emissioni di anidride carbonica, ma anche in trasporto su gomma. Di qui l’obiettivo di sfruttare il poten-

ziale ancora inutilizzato della rete di 37.000 km di vie navigabili interne, modernizzando le conche, i ponti e i canali. I cinque maggiori porti marittimi dell’Ue, al primo posto Rotterdam, sono già connessi alle vie navigabili interne.

Obiettivo Crescita

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trasporti

PRIMO PIANO

ti. Delle condizioni infrastrutturali dello Stivale sono tutti coscienti: mancano all’appello diverse grandi opere e la movimentazione delle merci deve ancora affidarsi ai veicoli su gomma, con un costo del carburante che non è favorevole a chi produce e un impatto ambientale che lascia perplessi perfino i più refrattari ai temi della sostenibilità. In compenso però, qualcosa si muove sul fronte del mare.

Nei porti, lavori in corso

Le comunità portuali sono in fermento e non per merito delle Istituzioni, che fino ad ora hanno puntato ben poco sul comparto marittimo. La tensione in Assoporti è palpabile, perché manca una visione di sistema, di cui si sottostima la strategicità, ha spiegato Pasqualino Monti, il neo-presidente dell’associazione. Ma i lavori vanno fatti ugualmente, ne vale la pena. Lo scalo portuale, infatti, è nonostante tutto il principale partner distributivo e di posizionamento della manifattura italiana, a cui garantisce accesso diretto ai mercati internazionali e ai consumatori stranieri, favorendo quindi la penetrazione dei prodotti made in Italy nel mondo. Merita di essere potenziato e potrebbe sviluppare gettiti nelle casse dello stato pari a 50 miliardi di euro in più all’anno se i servizi dei porti italiani si allineassero a quelli europei, specifica uno studio sul settore (Ambrosetti). Nel 2012, il valore dell’export extra-Ue partito dai porti italiani è stato di 100 miliardi di euro, pari al 55% circa del totale. Pur essendo gli scali portuali perfette porte di accesso e di partenza per le merci - visti lo sviluppo costiero dell’Italia (7.458 km) e la sua centralità nel Mediterraneo -, però, la portualità italiana cede 441.000 teu del proprio traffico ai principali porti dell’Europa del Nord, Rotterdam in testa. Come mai? Perché i nostri porti non sono adeguati alle nuove esigenze del traffico internazionale. Ora le Autorità portuali hanno scelto di contrastare questa tendenza, rinnovando e completando le infrastrutture in una logica d’internazionalità, per restituire al trasporto marittimo italiano quella dignità di mezzo privilegiato per la movimentazione delle merci e per competere con le altre realtà portuali europee. E allora via alle opere di rinnovamento. Anche in questo caso, però, sono le singole Autorità dei porti ad avere l’iniziativa, a volersi reinventare, a sollevare il problema di una normativa fragile e vetusta che 10 -

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non permette loro di riprendersi quella fetta di traffico perduta negli ultimi anni. Al netto degli ostacoli, però, il mare è il futuro. L’Italia dei porti intende diventare lo snodo dei traffici marittimi dell’Ue. Le buone premesse, almeno storiche se non immediatamente infrastrutturali, ci sono: la tradizione marittima del Belpaese ha portato il porto di Gioia Tauro a essere il primo scalo transhi-

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trasporti

PRIMO PIANO

65-80% è la quota sul totale delle esportazioni italiane dirette in USA, Brasile e Cina

pment negli Anni 90; Genova è stata la prima a realizzare una rete ferroviaria per il trasporto intermodale e oggi, insieme a La Spezia, gioca un importante ruolo nel traffico delle portacontainer. Si potrebbero citare molti altri casi, dalle Repubbliche marinare in poi. Ecco perché il comparto marittimo italiano sa di potercela fare, ma occorre ampliare le potenzialità del sistema, o per meglio dire - vista la frammentazio-

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ne della governance delle realtà portuali a causa della legge 84/1994 - “dei sistemi”. In questo mare magnum di porti che non sono in rete, quindi, ognuno fa per sé, cercando di rispondere alle esigenze più sentite dal commercio internazionale: sono necessarie infrastrutture più moderne e funzionali, pescaggi superiori ai 18 metri per accogliere navi di grossa stazza, interporti efficienti e ben collegati, riduzione dei costi e dei tempi totali di trasporto e di sdoganamento, piattaforme informatiche capaci di gestire i flussi di dati dei porti, degli interporti, dei centri intermodali e delle dogane, che oggi non comunicano, etc. Con grande determinazione delle Autorità e con profluvi d’investimenti (a volte pubblici a volte privati), i porti italiani stanno cambiando. Il tutto sta avvenendo mentre il comparto è in attesa di una discesa in campo dell’Unione europea, che nel suo progetto di legge specifico ha inserito ben 39 porti italiani su 319 selezionati (in tutto nell’Unione sono 1.200). Al momento, le imprese nostrane possono rivolgersi al trasporto marittimo per trasporti a medio raggio, in barba alle autostrade insufficienti e alle leggi di un’era commerciale fa. Con i fondi provenienti dall’Unione europea, poi, inizierà la vera sfida a Rotterdam.

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Obiettivo Crescita

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trasporti

PRIMO PIANO

Marina Monassi, presidente dell’Autorità portuale di Trieste

Trieste: progettualità condivisa, numeri da record Lo scalo giuliano ha imparato a parlare alle imprese e genera traffico e occupazione

è

un porto franco internazionale di regime sovra-comunitario. Ha fondali di 18 metri “naturali” al terminal container. Ed è nato per servire il Centro Est Europa: circa il 70% dei traffici sono diretti e provengono da paesi come Austria, Germania, Repubblica Ceca. Questo è il Porto di Trieste che, in netta controtendenza, continua a registrare segnali positivi per movimento merci (+3,3%), movimento contenitori teu (shifting incluso, +44,87), full container (+73,71). E le previsioni 2013 sul 2012 vedono un netto +45% dell’incremento dei vagoni trasporto contenitori e rotabili. “L’Autorità Portuale di Trieste ha saputo parlare alle imprese - ha sottolineato Marina Monassi, alla presidenza dell’Autorità e prima donna in Italia a guidare un ente portuale - innescando quel circolo virtuoso che ci ha permesso di generare traffico e occupazione”. 12 -

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Ed ecco che quest’ultimo biennio è stato da record. Cosa è cambiato? Inw primis, il progetto Napa (North Adriatic Ports Associations), che converge le forze dei porti di Venezia, Trieste, Koper e Rijeka, in una progettualità comune. Ma anche una politica molto concreta: diminuzione delle tasse, mantenuti gli sconti sui canoni, abbattuto il canone sul caffè, azzerate le quote ormeggio e, quando possibile, anche quelle di ancoraggio. Risultato? “Le navi ci scelgono”. Tra le prossime azioni, spicca l’investimento di circa 130 milioni di euro - confinanziati dall’Ue nell’Its Multiport Gateway, la piattaforma informatica per l’interscambio elettronico dei dati tra i porti del Nord Adriatico e facilitare, in questo modo, l’arrivo e la gestione dei cargo da tutto il mondo; nonché il piano per la Ferriera di Servola che, grazie a una banchina e a un fondale che raggiunge almeno i 13 metri di profondità, ha tutte le carte per diventare un enorme district park collegato con strade e autostrade.

Chiara Marseglia Ottobre 2013


trasporti

PRIMO PIANO

Genova, il porto dell’Expo 2015 In previsione una diga e l’apertura di nuovi corridoi logistici

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na diga foranea dove il mare è più profondo, fino a 40 metri. È così che Genova potrà annoverarsi tra i porti capaci di ospitare le mega navi portacontainer e competere con gli scali europei. Il progetto dell’opera è già pronto: si tratta di uno sbarramento prospiciente il porto, che ha la funzione di proteggere la costa, smorzando l’intensità del moto ondoso. La nuova diga sarà costruita a circa 500 metri da quella odierna e costerà circa un miliardo di euro. In circa 5 anni, quindi, il porto di Genova cambierà volto e comincerà ad ampliare il suo raggio d’azione. Il piano regolatore prevede altri interventi che vedranno la luce, gradatamente, da qui al 2030. Ma c’è un appuntamento antecedente che l’Autorità portuale di Genova non vuole perdere: si tratta dell’Expo 2015, che porterà lo scalo al centro di un intenso traffico di merci dirette a Milano. Genova, infatti, sarà il punto di riferimento lo-

Navi giganti nel futuro di Civitavecchia Il nuovo terminal container sarà il perno della piastra logistica laziale

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a nuova banchina della Darsena di Sant’Egidio, inaugurata a giugno 2013 con 6 mesi di anticipo rispetto alle previsioni, dice molto: Civitavecchia ha ambizioni importanti e intende realizzarle in fretta. Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità portuale laziale (che fa parte dei Porti di Roma), ha ufficialmen-

gistico per i 132 paesi che fino ad ora hanno aderito all’evento. Stand e materiali attraverseranno i mari di tutto il mondo per giungere a Milano attraverso il capoluogo ligure. I sindaci delle due città hanno firmato l’accordo e i lavori di adeguamento sono in fase avanzata. Si punta a rafforzare il trasporto intermodale mare-ferrovia con lo sviluppo di nuovi corridoi logistici. In particolare una linea diretta a Rotterdam aprirebbe nuovi e redditizi capitoli commerciali. A questo proposito, dunque, l’Autorità portuale sta lavorando a livello comunitario per sottolinearne la strategicità.

te annunciato la progettazione e la realizzazione di un terminal container in acque profonde, la realizzazione della più importante piastra logistica e di un terminal container in grado di accogliere le navi portacontainer giganti che detteranno legge sull’interscambio mondiale delle merci: navi da 18.000 teu, con fondali sino a 20 metri, aree di manovra e specialmente un retroterra (5 milioni di mq) che non ha equivalenti in Italia. Sarà questo terminal il perno sul quale realizzare una piastra logistica laziale in grado di attirare importanti realtà produttive e di generare occupazione. A questi appuntamenti, l’Autorità portuale di Civitavecchia si presenta con una dote rappresentata da una crescita del 20% nei traffici, un incremento del 16% nell’occupazione e con un utile di esercizio 31 volte più consistente di quello del 2010. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha assicurato il supporto della Regione al terminal, sul quale orbita l’interesse dei maggiori gruppi, per garantire trasparenza ed efficienza nella ricerca di finanziamenti e per il varo di norme che consentano la sburocratizzazione.

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trasporti

PRIMO PIANO

Gioia Tauro Augusta: potenzia l’intermodalità nodo della rete Ten-T Equidistante da Suez e Gibilterra, è lo scalo più grande d’Italia

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numeri del Porto di Gioia Tauro ne lasciano intuire le immense potenzialità: +16% il trasbordo container rispetto al 2012, più di 2 milioni di teu movimentati da gennaio 2013 a oggi, 280 metri la larghezza dell’imboccatura, 3.380 metri la lunghezza della banchina per transhipment container, 670 metri la banchina per transhipment automobili, 991 metri quella per traffico commerciale e passeggeri, da 12,5 a 18 metri la proCresce a due fondità dei fondali. cifre il trasbordo Lo scalo di Gioia Tauro container nel porto di Gioia Tauro, è tra i più ampi, per superrispetto al 2012. Il ficie, tra i porti d’Europa e, porto è in grado di certamente, è lo scalo più accogliere più navi grande d’Italia. container di ultima Inoltre ha una posiziogenerazione, con capacità di carico ne equidistante da Suez e da pari a 14.000 teu Gibilterra, proprio nel centro del Mar Mediterraneo. Vanta infrastrutture avanzate che permettono l’attracco di più navi container di ultima generazione, quindi grandi mezzi della capacità di carico pari a 14.000 teu, ed è pronto ad accogliere i giganti dei mari che navigheranno negli anni a venire. Nato per essere un porto commerciale specializzato in transhipment (l’attività per la quale una grande nave viene scaricata e le merci smistate in tempo reale su navi più piccole, che raggiungono le diverse destinazioni nazionali), il porto di Gioia Tauro si appresta ora a fare un ulteriore salto di qualità: è recente la pubblicazione del bando d’appalto per la creazione di una piattaforma informatica multimediale, che interesserà le aree del porto e del retro-porto. Entro fine anno, inoltre, si riaprirà l’avviso di gara per la costruzione di uno scalo ferroviario che elevi il livello d’intermodalità, che al momento rappresenta un punto debole dell’infrastruttura.

+16%

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Obiettivo Crescita

Già in atto i lavori per il potenziamento, finanziati dalla Ue e dall’Autorità portuale

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ugusta ce l’ha fatta e vuole diventare un nuovo hub di riferimento nel panorama della portualità mediterranea: la Commissione europea ne ha riconosciuto l’importanza per gli operatori dello shipping mondiale e ha messo a disposizione 100 milioni di euro per il suo potenziamento. Altri 45 milioni li ha messi sul piatto la stessa Autorità portuale per rendere più idonea l’infrastruttura ai traffici moderni. Da anni primario porto petrolifero, lo scalo è stato inserito come nodo del corridoio Helsinky-La Valletta nell’ambito del grande progetto europeo di rete TenT, con l’obiettivo di sviluppare anche i trasporti intermodali. Infatti, il programma è inserito in un contesto che riguarda le opere di intermodalità di tutta la Sicilia orientale. Il porto di Augusta, situato a circa 30 chilometri da Siracusa e a 50 km da Catania, permetterà lo sviluppo di tutta l’economia del territorio. In un futuro prossimo, Augusta potrà gestire attività di traffico container mare-mare e mare-terra, via ferrovia e strada. È in corso, quindi, l’espansione dei piazzali fino a 1 milione di metri quadrati, la costruzione di nuove banchine e l’aumento della profondità dei fondali nella parte nuova dell’infrastruttura. Con questo progetto, si prevede che il porto di Augusta raggiunga una capacità totale massima di 800.000 teu/anno e un volume di traffico di 500.000 teu/anno entro il 2025. L’espansione creerà inoltre 210 posti di lavoro.

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diporto

PRIMO PIANO

Il nuovo porto di Pisa Boccadarno La struttura vanta una posizione ideale per il turismo italiano e internazionale, è attenta all’ambiente, inoltre darà un buon incentivo all’occupazione di Luigi Ferro

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dotto che, secondo uno studio inglese citato da Maccari, equivalgono a un posto di lavoro ogni 20-25 barche presenti in porto. I sei maxi yacht attualmente presenti dovrebbero rapidamente aumentare. Le stime prevedono infatti una percentuale di occupazione intorno all’80% entro la prossima primavera con una forte presenza di clientela straniera. Tedeschi e inglesi e noreuropei in genere dimostrano già di apprezzare un punto di arrivo che permette di andare alla scoperta delle meraviglie della zona nell’entroterra e della Toscana. Davanti alle isole dell’arcipelago toscano, a solo a un paio d’ore di barca a motore dall’isola d’Elba.

uando si dice “fare sistema”. L’espressione che rimbalza di convegno in conTradizione e moderni servizi vegno dove si discute del futuro di queCon l’ apertura del porto di Pisa-Boccadarno viesto Paese ha trovato piena applicazione ne poi valorizzato l’intero comprensorio della nautica in Toscana. A Pisa, anzi Marina di Pisa, distante 8 pisana, che vanta un’antica tradizione. Qui sono prekm, è sorto il nuovo porto turistico della città frutto senti strutture di service e rimessaggio a terra con cadell’investimento di alcuni imprenditori locali che pannoni alti oltre 20 metri. E da poco sono iniziati i lahanno trovato sponda nelle banche e nella Pubblica vori per realizzare un collegamento navigabile anche amministrazione. Cento milioni di investimento che fra il canale e il fiume Arno. Il risultato sarà un circuhanno portato alla realizzazione della struttura inauito nautico sviluppato quasi interamente entro i congurata il 30 giugno alla presenza dei ministri Carrozza fini del Parco Naturale che permetterà di collegare il e Orlando (Istruzione e Ambiente) e completamente Porto di Pisa a Livorno attraverso il fiume finita entro la prima decade di ottobre. “Il e il canale dei Navicelli. Ha già aperto i batnuovo porto - spiega il direttore commertenti anche il bar-ristorante Fuorionda siciale Luigi Maccari - offrirà 354 posti bartuato al centro degli ormeggi, ma i turisti ca ed è situato in una ex area industriahanno altre possibilità di scelta visto che la le dismessa dal 1985, a lato della foce del Posti barca offerti struttura è contigua al paese di Marina di fiume, in fortissimo degrado. È una strutdalla nuova Pisa con una eccellente offerta di negozi, tura che vanta una posizione strategistruttura del Porto di Pisa-Boccadarno, supermercati e ristoranti. ca, ubicato a pochi chilometri e 10 minudi cui 90 già Dotato dei servizi classici di una strutti dall’aeroporto di Pisa dove operano 16 acquistati. Ogni tura di questo tipo, il porto offre colonnicompagnie aeree”. 20-25 posti barca ne con l’attacco alla Tv satellitare e il wi-fi. Dal punto di vista occupazionale sono si crea un nuovo Tutte le banchine hanno un sistema an20-25 i posti di lavoro creati direttamente, posto di lavoro tinquinamento anche per l’acqua piovaai quali bisogna aggiungere quelli dell’in-

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diporto

PRIMO PIANO

Una panoramica del nuovo porto di Pisa-Boccadarno con il molo nord di prossima apertura; a sinistra, alcuni degli yacht presenti in porto

na, recependo i rigidi vincoli imposti dal vicino parco regionale, e oltre alla videosorveglianza un operatore, 24 ore su 24, è in grado di dare indicazioni alle barche in arrivo. “A ottobre - aggiunge Maccari - cominceranno le procedure per cantierare i lavori per la realizzazione del primo blocco degli immobili che sorgeranno intorno al porto e che comprenderanno lo sviluppo di fondi commerciali e panoramici, e appartamenti sul front water. Sul retro continueremo lo sviluppo con palazzine di diversa impostazione. Abbiamo la possibilità di costruire fino a 50.000 mq per completare la valorizzazione dell’area con un recupero ambientale esemplare in un contesto particolarmente delicato com’è quello di un parco naturale”. Subito dopo l’inaugurazione è iniziata l’attività del porto che è andata oltre le aspettative. Oltre 200 imbarcazioni ormeggiate sono il primo lusinghiero bi-

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lancio dei mesi estivi con una novantina di posti barca già acquistati. Alta fin da subito anche la domanda di posti barca in affitto temporaneo per periodi pluriennali. A questi primi segnali positivi dovrebbero aggiungersene altri frutto delle presenze alle grandi fiere di settore in Italia e all’estero. A Cannes, per esempio, è stata presentata ai clienti internazionali la struttura pisana con la cornice di San Rossore, le alpi Apuane e la foce dell’Arno. Come ha sottolineato il giorno dell’inaugurazione Stefano Bottai, amministratore delegato di Boccadarno spa, la società proprietaria del nuovo porto turistico di Marina di Pisa, “Per definire la bellezza di un porto turistico in gergo internazionale si dice che servono tre parole chiave: location, location e location”. Il porto di Pisa da questo punto di vista lo è di sicuro.

Obiettivo Crescita

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VENDERE E COLLABORARE CON LA CINA

L’industria che piace dal biotech al green Il “Nuovo Catalogo sulle Linee Guida agli Investimenti Esteri” del ministero del Commercio elenca i settori strategici fino al 2015 d i M a r c e l lo Lo Vetere

LA NAZIONE IN

SINTESI

1 kmq Superficie: 9.706.96 liardi ca. mi 5 1,3 e: zion ola Pop . mq ./k ab 9 13 : Densità standard Lingua: mandarino re nell’interno) (e innumerevoli alt Capitale: Pechino ato socialista Forma istituzionale: St Eas, Apec, Adb, o, Sc u, On di: ro Memb s, Bis, Iaea Om i, Fm d, Wipo, Ibr i (o yuan) nb mi ren : Unità Monetaria (0,1211 euro*) o e Thaoismo Religione: Buddism Settori emergenti Piano Quinquennale Quelli individuati nel XII energetico e io rm pa del Governo: ris le; tecnologie nta protezione ambie ima generazione; ult di e ch ati orm inf ari duzione di macchin biotecnologie; pro ve; nuovi ati ern alt ie erg en avanzati; , ecologici, chimica materiali; veicoli rospazio ae i, rm ma , ca sti lavorazioni pla lingua italiana Contatti utili in 21 Cina via Clerici 5 - 201 lia Ita e ion Fondaz (www.italychina.org) 00 000 720 02 Tel. Milano Room ian Trade Commission, Ice, A Pechino c/o Ital ter - Hu Jia Lou, Chaoyang Cen ng Gua Jing 3802 . E-mail: pechino@ice.it District 100020 Beijing97. Uffici anche a Canton, Tel: (008610) 659737 g Kong e Shanghai. aesi/asia/ciCrescita 18 - Hon Obiettivo na/index.htm Internet: www.ice.gov.it/p *= Cambio aggiornato

al 25 settembre 2013

I distretti industriali cinesi Possiamo collaborare? Xinjiang Shihezi: Tessuti in cotone

Hebei Cangzhou: Materiali isolanti; Stampi in metallo Xingtai: Cashmere Hengshui: Applicazioni in gomma per l’ingegneria Langfang: Arredamento Handan: Elementi di fissaggio

Shanxi Taiyuan: Acciaio inossidabile; Radiatori Xinzhou: Forgiatura Junzhou: Armamento Henan Zhenzhou: Prodotti in alluminio; Materiali refrattari Xinxiang: Gru Shaanxi Baoji: Prodotti in titanio Hubei Yichang: Xiantao:

Chimica del fosforo Tessuti non tessuti

Chongquing Bishan: Motocicli Guizhou Zunyi: Liquori cinesi Hunan Changsha: Fuochi d’artificio e petardi Zhuzhou: Ceramiche

Città con 1 Cluster Città con 2 Cluster Città con 3 Cluster Città con 4 Cluster Città con 5 Cluster Città con 6 Cluster

Guangdong Zhongshan: Dongguan: Guangzhou: Shantou Shenzhen: Yunfu: Huizhou:

Macchinari ed elettronica; Packaging; illuminazione; Abbigliamento casual Prodotti elettronici Abbigliamento denim; Automobili Abbigliamento intimo; Giocattoli Prodotti elettronici Materiali lapidei, Pietre; Utensili da cucina Calzature

Fonte: Li & Fung Research Centre; The Beijing Axis Analysis

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DOVE CRESCERE

Come muoversi tutela del marchio e della proprietà intellettuale sono imprescindibili per qualunque azienda che intenda vendere i propri prodotti in cina. è chiaro che per una piccola impresa è più conveniente affidarsi a consorzi piuttosto che affrontare in solitaria un’esperienza commerciale. Qualche consiglio nelle prossime pagine.

Heilongjiang Suihua: Biancheria Jilin Tonghua:

Farmaceutica; Acciaio

Liaoning Shenyang: Materiali da costruzione in ceramica Yingkou: Prodotti in magnesio Dandong: Strumenti di misurazione

Anhui

Hefei: Elettrodomestici

Shandong Qingdao: Macchine per il tessile Yantai: Abbigliamento Weihai: Tessile Linqing: Cuscinetti Rizhao: Equipaggiamenti per la pesca Jinan: Equipaggiamenti per settore trasporti Dezhou: Solare per riscaldamento acque Liaocheng: Tubi in acciaio Linyi: Macchine per la protezione delle colture Jiangsu Wuxi:

Shanghai

Jinshan: Prodotti chimici

Fili e cavi elettrici; Equipaggiamenti per la protezione dell’ambiente; Purple clay teaware; Elettronica; Fotovoltaico Suzhou: Information Technology; Circuiti; Abbigliamento; Tessitura della seta Zhenjiang: Occhiali Taizhou: Lavorazione del legno Yangzhou: Calzature in pelle Lianyugang: Prodotti in silicone

Zhejiang Hangzhou: Strutture in acciaio; Boxboards Wenzhou: Accendini; Serrature; Apparecchi elettrici a medio e basso voltaggio; Valvole; Packaging in tessuti sintetici Jiaxing: Pellicce; Pellame; Maglieria; Opto-meccatronica Ningbo: Stampi; Elettrodomestici; Cancelleria Jinhua: Small commodities; Hardware; Utensili elettrici Shaoxing: Tessuti; Tintura; Calze; pPerle; lLacci e stringhe Taizhou: Calzature in plastica; Riciclo rifiuti solidi Huzhou: Prodotti in bambu Fujian Quanzhou: Scarpe da ginnastica; Chiusure lampo; Installatori hardware; Merendine Putian: Lavorazione della giada; Arredamento classico cinese Shishi: Abbigliamento per bambini

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Hong Kong è più “facile” Hong Kong

rispetto alla cina continentale, (in giallo nella cartina qui a fianco), hong Kong è la porta privilegiata all’intera nazione. regione Amministrativa speciale della repubblica popolare cinese, spicca per semplicità burocratica e si può lavorare solo in inglese. per collocazione geografica è ideale per gestire affari e merci in tutta la cina e l’area Apac (Asia pacifico). Aperta gli investimenti esteri, offre vantaggi fiscali e agevolazioni sulle tariffe doganali per l’importazione

G

uardando la cartina qui a sinistra, che illustra i distretti industriali cinesi, un piccolo imprenditore italiano potrebbe pensare: “Oddio!!! Questi producono tutto: tra un po’ scompaio”. Ma potrebbe fare anche un altro ragionamento e chiedersi “Realizzo prodotti che possono vendere sul mercato cinese? Posso collaborare con loro fornendo conoscenze o macchinari?”. Riuscirci non è impossibile se, come dichiara l’Ice (l’Istituto per il Commercio Estero) a novembre 2012 erano 499 le società italiane tra Shanghai e la sola Cina orientale e Hong Kong. Ma il numero è più alto “almeno il doppio” dicono all’Ice - perché non considera tutta la Cina continentale (cartina rossa a sinista) e le tante piccole e medie imprese nostrane appoggiate a partner locali che scelgono di non figurare. I settori dove siamo più presenti sono: meccanica; moda, tessile e accessori; arredamento e automotive. Ma sono censiti anche 69 studi di consulenza legale e 25 società di logistica. Certo, misurarsi con il mercato cinese da soli

Obiettivo Crescita

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DOVE CRESCERE

Italy Legal Focus “Proteggi i marchi. E prendi un biglietto aperto”

Gabriele Bernascone

IMPORTAZIONI

2.000

1.817 2.050

2.500

esportazioni

1.500

1.000

2012

2011

2010

2009

2008

2007

2005

2004

0

2003

500

2002

non è facile. Soprattutto per una piccola impresa. L’avvocato Gabriele Bernascone, da oltre 20 anni esperto di “questioni cinesi” per conto di aziende italiane, oggi alla guida dello studio Italy Legal Focus, dichiara “Oggi esistono mercati più competivivi di quello cinese dal punto di vista del costo della manodopera. Dunque l’idea di delocalizzare la produzione solo per ridurre i costi non è così conveniente. Atro discorso - valido anche per un piccolo imprenditore - è puntare su quel mercato per vendere lì i propri prodotti anche grazie all’aiuto delle Camere di Commercio, dell’Ice e delle diverse associazioni di categoria”. Per prima cosa bisogna capire se la Cina è un mercato valido per vendere i propri prodotti. Un indicatore importante in questo senso è il “Catalogo sugli investimenti esteri” redatto dal ministero del Commercio (Mofcom) e dalla Commis-

2001

Andrea Grasso

tono al riparo da usi impropri sul mercato locale. Va registrato prima di partecipare con propri prodotti a fiere di settore”. L’avvocato Andrea Grasso aggiunge “Se si va in Cina a negoziare è meglio prevedere un

2000

I

n passato anche un colosso come Visa ha dovuto difendere il proprio nome in Cina. Non da un concorrente nel settore delle carte di credito ma da un’azienda locale produttrice di profilattici che aveva scelto lo stesso marchio per un suo preservativo.

Dati: CeSIF; Ceic. Import -Export 2000-12 (mid di dollari)

biglietto di ritorno “open”. Infatti la controparte locale può tentare di portarci a concludere un accordo nelle ultime ore prima della partenza, a condizioni per noi non ideali, facendo leva sul fattore tempo”. Tra le formule societarie per operare, oltre alle fusioni o acquisizioni di aziende (o di suoi rami) e alle Joint Venture può convenire anche costituire una società a totale capitale straniero attraverso una Wfoe (Wholly Foreign Owned Enterprise), che permette un controllo diretto sull’investimento.

Secondo l’avvocato Gabriele Bernascone, dello studio legale Italy Legal Focus, “i costi per registare un marchio in Cina possono costare meno del biglietto aereo e met-

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Nomi da tutelare (anche in lingua cinese). Scegliere formule societarie che permettono il controllo diretto

Da parte cinese sono cresciute rapidamente anche le importazioni ed è prevedibile che riduca il suo surplus commerciale

Paola Paderni, Università Orientale “Anche noi all’estero Non c’è un modello I cinesi sono oltre 1,3 miliardi tra città, zone rurali, l’interno e zone costiere. Le abitudini cambiano da regione a regione.

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20 -

Obiettivo Crescita

Un conto sono i governi... Il Nobel per la pace Liu Xiaobo è ancora in carcere. Però dobbiamo avere fiducia: il governo lavora per una maggior democrazia.

2

... Un conto sono le persone Le proteste popolari contro le centrali a carbone e aziende inquinanti indicano una coscienza civile in crescita. Il dialogo crescerà.

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DOVE CRESCERE

sione Nazionale Sviluppo e Riforme (Ndrc). Il documento riporta le Linee Guida agli Investimenti Esteri (in inglese “Catalog for Guidance on Foreign Investment”, emanato la prima volta nel 1995 e giunto all’attuale versione emanata a fine 2011. Il documento segue a sua volta le linee guida del 12esimo piano quinquennale 2011–2015 (in inglese “Five-year Plan for National Economic and Social Development of the People’s Republic of China”). I settori industriali ritenuti strategici dalle autorità cinesi sono riportati nel riquadro a pagina 7. Da notare che il Catalogo 2012 mantiene la tradizionale suddivisione degli investimenti esteri in tre categorie (incoraggiati -ossia meritevoli di incentivi-, ristretti - per esempio con limiti nelle partecipazioni estere all’investimento -, proibiti). Dallo studio Italy Legal Focus spiegano “Diversi settori industriali, grazie all’apertura cinese agli investimenti esteri, sono stati tolti dalla categoria ‘ristretta’ del Catalogo, come la produzione di bevande gassate, società di leasing finanziario, franchising. Dunque sono oggi permessi. Restano invece proibiti i settori legati alle mappe elettroniche, lo sviluppo di organismi transgenici e semi per agricoltura transgenica e vari tipi di olii commestibili. Ma anche la costruzione e gestione di ville (per frenare gli investimenti nel settore immobiliare di alto

Fondazione Italia-Cina Roma, 2010: il Presidente della Fondazione Italia Cina Cesare Romiti premiato dal Premier della Repubblica Popolare Cinese Wen Jiabao, nell’ambito delle celebrazioni per il quarantennale delle relazioni Italia-Cina

N

ata a Milano nel novembre 2003 per volontà di Cesare Romiti la Fondazione Italia Cina è un’organizzazione senza scopo di lucro, che punta a promuovere scambi economici, politici e culturali tra Italia e Cina. In particolare si propone di incrementare gli scambi di idee, persone, beni, servizi e capitali tra i due Paesi. Assiste gli operatori italiani con attività formative, progetti di penetrazione del mercato, consulenza strategica, legale, corporate e risorse umane. La Fondazione annovera tra i propri soci ministeri, Regioni, Ice, le più importanti realtà imprenditoriali e i principali istituti di credito in Italia nonché l’associazione che riunisce le multinazionali cinesi che hanno investito in Italia.

Paola Paderni, professore associato di Storia e istituzioni della Cina al Dipartimento di studi asiatici dell’Università di Napoli “L’Orientale”. Sotto: alcune sue considerazioni che sfatano luoghi comuni

possiamo essere mal visti. Cresceremo rispettandoci” coraggio e fiducia Capisco le ansie italiane: pensiamo che la Cina ci ha tolto qualcosa. Ma il mondo cambia, le centralità si perdono e si ritrovano.

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Anche noi sbagliamo Li critichiamo sulle sofisticazioni alimentari e sulla loro cucina. Ma anche noi abbiamo taroccato vino e mozzarelle.

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Thomas Rosenthal, responsabile Strategie e relazioni esterne della Fondazione Italia-Cina

non siamo speciali Dobbiamo essere curiosi, aperti e liberarci dai luoghi comuni. E poi non è che l’italiano all’estero sia visto poi così bene.

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Obiettivo Crescita

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DOVE CRESCERE

Architetti cinesi con Area alla scoperta dell’Italian Style Oct Design Museum a Shenzen, progetto Studio Pei-Zhu. La geometria sferoidale della struttura ricorda una goccia d’acqua catturata all’interno di un involucro metallico. Piccole finestre e lucernari triangolari, disposti irregolarmente lungo la porzione più bassa del guscio, riproducono i riflessi luminosi che nascono sulla superficie dell’acqua portando all’interno suggestive macchie di luce

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D

al 26 settembre al 5 ottobre scorsi, dieci architetti di noti studi di architettura cinesi hanno visitato il nostro Paese. Il viaggio, intitolato Cina/Italia andata e ritorno, è ideato da Area: rivista di architettura e cultura del progetto in collaborazione con ProViaggiArchitettura. Oltre a visite aziendali e alle fiere Cersaie (Bo) e Made expo (Mi) il viaggio ha toccato significativi luoghi storico-architettonico con visite a Roma, Bologna, Cesena, Cesenatico, nel Viterbese, a Foligno, Gualdo Tadino, Bargino, Firenze, Milano, Treviso e Venezia. L’architetto, Marco Casamonti, direttore di Area, spiega “Volevamo fare conoscere ai colleghi cinesi non solo la nostra l’industria ma anche storia, architettura e cultura: contenuti che - nella valigetta di chi va in Cina a vendere - non entrano. Nella valigetta si infila solo il campionario. Invece noi vorremmo fare capire che la qualità del progetto dipende da tutta la catena della fornitura”. Durante l’incontro “Pillole di architettura” al Made expo gli architetti cinesi hanno raccontato esperienze di progetto nell’architettura contemporanea e nel retail. I partecipanti al viaggio sono stati Winston Shu (Integrated Design Associates), Zhu Zhiyuan (Atelier Cns), Gong Dong (Vector Architects), Zhang Lei (Azl Architects), Zhang Ke (Standard Architecture), Yang Pu (Atelier Fcjz), Li Hua (Tao Architects), Zhao Whei (Mad Architects), Keiichiro Sako (Sako Architects), Pei Zhu (Studio Pei Zhu). Le aziende italiane che hanno partecipato sono state: Azzurra, Flaminia, Tagina, Technogym, Oikos, Zumtobel, Cantina Antinori, Zumtobel, Sannini Impruneta, Ponsi Rubinetterie Toscane, Secco Sistemi, Gessi, Moroso, Itlas.

Obiettivo Crescita

profilo) oppure i servizi postali di consegna di lettere. In ogni caso c’è una priorità per le pmi italiane interessate a fare affari con la Cina. Unire le forze. In proposito l’avvocato Andrea Grasso spiega “Nessuno penserebbe di vincere una partita di calcio da solo. Lo stesso vale nel durissimo gioco dell’internazionalizzazione. A prescindere dalle ovvie economie di scala, sulle consulenze come sulla logistica, anche le probabilità di successo si moltiplicano. Qui non si tratta di fare meglio del mio vicino di negozio. Oltretutto se si hanno richieste forti non si riuscirà neppure a soddifarle. Dunque bisogna unirsi”. Thomas Rosenthal, della Fondazione Italia-Cina, fa notare che “la Cina è dagli Anni ‘90 che importa petrolio e ora intende gestire l’energia in modo più efficiente. Dunque sta puntando sulle risorse rinnovabili e le energie pulite. Non è solo una potenza manifatturiera ma vanta tecnologie proprie. Nell’eolico ha rapporti con la Danimarca. Nel fotovoltaico con la Germania. Ma anche loro sono chiamati a sfide importanti. La politica di controllo delle nascite ha portato a un aumento degli anziani e stanno già sperimentando problematiche da paese avanzato ma con popolazione vecchia. Con meno giovani dovranno importare manodopera e sviluppare i settori dell’assistenza. Il sistema sanitario è nel pieno di una riforma avviata nel 2008 che dovrà dare risposte importanti. Con una considerazione finale: in Cina sono quasi un miliardo e mezzo di persone e quello che succede lì incide sul globo”.

Absolute Towers a Mississauga, progetto di Mad Architects. Guidata dall’architetto Yansong Ma lo studio ha realizzato cinque edifici circondati da un parco di 2.800 mq. Per le sue forme morbide la Torre 1 (alta 179.5 metri), è stata ribattezzata “Marilyn”

Ottobre 2013


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DOVE CRESCERE

Si scrive 外商投资产业 指导目录, si legge Catalogo sugli investimenti esteri Ecco un estratto del documento “La Cina nel 2013 Scenari e prospettive per le imprese” elaborato dal Centro Studi per l’Impresa - Fondazione Italia-Cina. Alla luce del XII piano quinquennale valido fino al 2015 redatto dalle autorità cinesi, e di propri elementi di analisi, descrive a fondo gli scenari commerciali, politici e sociali della nazione e individua, settore per settore, le opportunità commerciali.

Alimentari e bevande

Settore

Opportunità

Crescita

fattori di crescita

Selezionate

Elevata

Sostanzialmente favorevoli

• Mercato di massa: grande scala e basso costo. Consumatori appartenenti alla fascia medio-bassa, produzione locale, distribuzione moderna, competitività di prezzo, marketing complesso e aggressivo e scarsa fedeltà al marchio. • Mercato di nicchia: differenziazione. Consumatori ad alto reddito, prodotti d’importazione, distribuzione e marketing highend, enfasi sul marchio e sulla qualità, maggiore fedeltà al brand.

Sanitario

Selezionate • I farmaci brevettati continueranno ad essere promossi sia dal Governo che dalle strutture ospedaliere. • I farmaci generici guadagneranno contratti importanti da parte del Governo, se questa categoria entrerà nella Lista nazionale dei farmaci essenziali. • Maggiori opportunità per i farmaci per malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, per malattie metaboliche, cancro; malattie autoimmuni, infettive neurologiche e psichiatriche; farmaci biotech (es. anticorpi terapeutici). • Opportunità per le tecnologie avanzate di produzione per i farmaci sopracitati • Le attrezzature mediche di alta qualità importate dall’estero e le relative tecnologie di produzione di componenti e macchine/dispositivi: di consumo; per la diagnostica per immagini; per chirurgia mini e non invasiva; impiantabili; per compensazione di handicap continueranno a crescere in maniera sostenuta • La tecnologia informatica (IT) in campo sanitario è uno degli investimenti più consistenti che il Governo affronta per migliorare la qualità e l’efficienza del servizio sanitario con grandi opportunità per i fornitori esteri. • Nei prossimi cinque anni le imprese che si occupano della progettazione delle strutture ospedaliere avranno opportunità senza precedenti in Cina.

Retail

Selezionate • Il settore della distribuzione si sta trasformando in una piattaforma differenziata, multistrato e multiformato • Opportunità crescenti nelle città di fascia più bassa, oltre a quelle di prima fascia. • Gli investitori e gli operatori locali diventeranno più attivi in questo settore. • Opportunità selezionate sia in materia di canale (es. ipermercati, supermercati, grandi magazzini) sia di prodotto, come ad esempio i beni di lusso.

Ottobre 2013

• Tasso di crescita annuo: 10-12% nel 2013. • I modelli di consumo si stanno allineando ai più moderni e stanno diventando maggiormente intellegibili da un punto di occidentale. • Lo sviluppo e l’urbanizzazione stanno contribuendo ad una rapida crescita ed estensione del potere d’acquisto da circa 30-40 città di prima e seconda fascia a oltre 600 città emergenti. • Per quanto riguarda le bevande alcoliche, a fine 2012 il Governo ha annunciato, nell’ambito di campagne per maggiore sobrietà da parte dei funzionari pubblici, il bando sulle bevande alcoliche durante i ricevimenti, che ha già avuto un impatto negativo sui consumi. • I prezzi delle materie prime rimangono elevati e torneranno a crescere nel 2013. Le imprese leader potrebbero trasferire i maggiori costi ai consumatori, poiché essi hanno grande potere contrattuale e possono alzarne il prezzo di vendita. Questo è relativamente più facile nelle città di prima e seconda fascia, meno nelle città di fascia più bassa, molto sensibili ai prezzi. Elevata

Contrastanti

• Ci aspettiamo una crescita del 15-20% nel 2013. • Rapido invecchiamento della popolazione: nel 2011 circa l’11% della popolazione supera i 60 anni, e nel 2015 rappresenterà oltre il 13%. • Le riforme del sistema sanitario hanno esteso, a settembre 2011, la copertura assicurativa sanitaria al 93% della popolazione (1,28 miliardi di persone). • Le preoccupazioni per il sistema sanitario e la sfiducia nei prodotti locali spingono i consumatori a scegliere farmaci e attrezzature mediche d’importazione. • Con le leggi più severe entrate in vigore nel 2012, il mercato dei prodotti alimentari salutari, in grande espansione, andrà incontro ad una ristrutturazione, creando molte opportunità per gli attori stranieri. • Esistono più di 1.300 ospedali di Livello 3 (oltre 500 letti) in Cina, e quasi tutti progettano di rinnovare le strutture esistenti o costruirne di nuove. • Il Governo cinese ha investito 2 miliardi di dollari in tecnologia informatica per il sistema sanitario nel 2010 e maggiori investimenti sono stati previsti negli ultimi due anni. • Nei servizi sanitari l’aumento della classe media cinese in termini di numero e potere di acquisto ha determinato un forte aumento delle prestazioni erogate da strutture private.

Medio/Alta

Sostanzialmente favorevoli

• Crescita media annua al 15-17%. • A guidare la crescita saranno la rapida urbanizzazione, il reddito crescente, l’ulteriore sviluppo delle infrastrutture, l’aumento dei consumi. • Questo farà della Cina una delle destinazioni più attraenti tra i mercati dell’Asia Pacifico per le aziende di beni di consumo. • La Cina è già il principale driver dell’industria globale del lusso. • Probabili sfide future a livello operativo riguardano risorse umane, localizzazione, partner e costi dell’inflazione.

Obiettivo Crescita

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Settore

Opportunità

Energia

Selezionate • Fornitura di attrezzature per il settore energetico nuovo e tradizionale. Opportunità di approvvigionamento. • Opportunità di breve e medio termine nel settore delle energie rinnovabili come eolico e solare. • Localizzazione di prodotti ad alta intensità tecnologica per il settore delle rinnovabili. • Sviluppo di progetti selezionati in collaborazione con operatori cinesi.

Ambiente

Selezionate

Chimico

• Le operazioni di fusione e acquisizione potranno rappresentare una migliore modalità di entrata o di consolidamento in Cina. Una strategia potrà essere quella di acquisire operatori di fascia media per accedere a quello specifico comparto. • La ripresa sarà guidata da prodotti chimici ad elevate prestazioni, compresi i prodotti chimici di nicchia come quelli destinati al trattamento dell’inquinamento. • Ulteriore penetrazione di nuove applicazioni e opportunità dalla ristrutturazione della rete di distribuzione.

Macchinari

Numerose • Macchinari di fascia alta e macchinari utensili. • Macchinari per il settore della tutela ambien¬tale e per progetti nel settore dell’energia rinno¬vabile (es. eolico). • Macchinari realizzati su misura per impianti e fabbriche di dimensioni più contenute che con-sentono maggiore flessibilità ai produttori. • Macchinari per il settore automotive allargato. • Macchinari e attrezzature per il monitoraggio nel settore ferroviario. Numerose

Automotive

fattori di crescita

Elevata

Favorevoli

• Gli obiettivi che sono stati delineati nel Dodicesimo piano quinquennale (2011-2015) si sono rivelati più ambiziosi rispetto al piano precedente, che già evidenziava la necessità di diversificare le fonti energetiche della Cina. • La riduzione dei costi derivante dai miglioramenti tecnologici che ha caratterizzato il settore eolico negli ultimi cinque anni ha raggiunto un limite. Prevediamo dinamiche simili per il fotovoltaico nei prossimi 2-3 anni. • Eccesso di capacità produttiva nel breve termine in alcuni settori della catena del valore (specialmente nell’offerta di turbine eoliche). • L’evoluzione del quadro politico costituisce una sfida e un’opportunità (attività di lobbying).

Elevata

Favorevoli

• Le attrezzature ed i prodotti chimici di • L’urbanizzazione e la crescita industriale della Cina sono i principali driver della crescita di lungo fascia alta (es. per il trattamento delle periodo di questo settore. acque) e a maggiori prestazioni. • Il Dodicesimo piano quinquennale prevede che gli investimenti nel settore della protezione am• Il trattamento specializzato delle acque bientale da parte del Governo cinese raggiungeranno i 3000 miliardi di Rmb, il doppio rispetto al reflue (es. derivanti da cartiere e da im- precedente piano. pianti per la produzione di cemento). • Il Governo cinese ha innalzato i requisiti per il risparmio energetico e il controllo delle emissioni, • Per quanto riguarda il trattamento dei ri- creando forte domanda a valle. fiuti solidi, i settori di maggiore interesse sono: i metodi di trattamento alternativi allo smaltimento in discarica, i sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e il trattamento dei rifiuti industriali. • I progetti Build-operate-transfer in città di seconda, terza e quarta fascia per i progetti di trattamento delle acque reflue. Numerose

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Crescita

Medio/Alta

Probabilmente favorevoli

• Crescita medio annua al 10-12%. • Alcune industrie a valle della filiera raggiungeranno risultati migliori di altre. • Il Dodicesimo piano quinquennale incoraggerà lo sviluppo del settore dei materiali avanzati. • I prodotti ad alto valore aggiunto ed i prodotti chimici ad elevata performance potranno godere di una crescita straordinaria, inclusi i prodotti chimici di nicchia come quelli per il trattamento dell’inquinamento.

Elevata

Favorevoli

• Tasso di crescita annuo del 10-20%. • Gli incentivi governativi stimolano l’investimen¬to in macchinari, ad esempio nel settore delle co-struzioni. • Crescita moderata del settore dei macchinari per il settore automotive sostenuto dalla crescita del mercato dell’auto cinese. • I programmi di protezione ambientale includo¬no energia eolica, idrica e il trattamento delle ac¬que. • I treni e le metropolitane ad alta velocità richie-dono macchinari e attrezzature per il monitorag-gio; la produzione di materiale rotabile è caratte-rizzata da una domanda moderata. • A causa della qualità inferiore dei macchinari locali rispetto a quelli prodotti da imprese internazionali, è improbabile che il Governo continui a promuovere iniziative e politiche per favorire la competitività delle imprese locali. Media

Probabilmente favorevoli

• Produttori di componentistica con tecno- • Non è previsto un successo immediato nel set-tore automotive in Cina. Tuttavia, prevediamo una logie avanzate. crescita delle vendite tra l’8 ed il 12% per i prossimi 5 anni e che questa crescita continui a creare • Imprese che producono componenti per op¬portunità per le imprese estere. il risparmio energetico e la riduzione • Il 2011 e 2012 hanno visto una decelerazione nella crescita, ma il settore riprenderà a crescere dell’inqui-namento. vigorosamente. • Società che dispongono di tecnologie all’a-vanguardia per quanto riguarda componenti destinati ai veicoli alimentati con energie al¬ternative come Pcu (Power control unit) e Bms (Battery Management Systems). • Servizi ai produttori di auto cinesi.

Obiettivo Crescita

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il consumatore

DOVE CRESCERE

L’Italia come una lattina di Coca Cola, tutta da gustare Sconfinate le potenzialità d’acquisto del mercato asiatico per il made in Italy. Ma, al di là delle griffe più famose e del premium price, il consumatore cinese non sa in che direzioni orientarsi. Come “agganciarlo”? di Monica Caiti

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ltre 70 miliardi di renminbi (o yuan), pari a quasi 11 miliardi di dollari. Questo il valore dei prodotti di consumo di fascia alta in Cina, secondo dati Mc Kinsey del 2010. Una cifra da capogiro destinata a salire ulteriormente, toccando, nel 2015, i 27 miliardi di dollari, pari al 20% del mercato mondiale del lusso. Un vero esercito di consumatori agguerriti, che ama alla follia il made in Italy, dal fashion al design, dal food al wellness. “Per loro il nostro Paese può essere paragonato a… una lattina di Coca Cola: piccola, che si tiene in una sola mano,

Gli acquirenti più facoltosi? Non più solo di Shangai e Pechino

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© stockyimages - Fotolia.com

fiorano i 250 di milioni i cinesi che possono già ora avvicinarsi al mercato del lusso. Il profilo tipo di questo consumatore? Età media 47 anni (contro i 60 degli europei) e residente, oltre che nella capitale, in 4 città di primo livello - Beijing, Shangai, Shenzen, Guangzhou - e 27 di secondo, tra le quali Changhun, Chendu, Hangzhou, Kuming e Nanjing.

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Obiettivo Crescita

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il consumatore

DOVE CRESCERE

Francesco D’Aprile, business consultant e chair Icmci (International council of management consulting institute)

ma compressa in una miriade di bollicine promettenti, ovvero ricchissima di cose belle”, spiega Francesco D’Aprile, business consultant e grande conoscitore del mercato asiatico. “Il problema è che questa moltitudine di acquirenti facoltosi non sa come comportarsi, perchè del made in Italy non conosce né condivide la filosofia e i riferimenti culturali. Per orientarsi nella scelta, dispone solo di due criteri: i top brand e il premium price. Di conseguenza, si limita a comprare articoli di marca (specie in comparti come il fashion), senza comprenderne appieno l’elevato livello qualitativo”. E gli altri prodotti, frutto della media impresa italiana, dove non c’è la “garanzia” di un marchio riconosciuto a livello internazionale? “La disponibilità all’acquisto resta, ma va di pari passo alla (giusta) ricerca di una ‘ragione’ del prezzo mediamente più alto rispetto a quello dei concorrenti”, risponde Francesco D’Aprile. “Da qui la necessità di una sorta di ‘alfabetizzazione preliminare’ del consumatore cinese, per aiutarlo a capire cosa compra e perchè lo paga di più. Un’alfabetizzazione di cui le nostre pmi stentano a farsi carico, organizzandosi per arricchire l’offerta di prodotto con la formazione dell’acquirente finale. Spesso non ci sono le competenze, le risorse e i modelli per attivarsi in questa direzione e le poche iniziative in atto vanno considerate assolute eccezioni. Si vive, insomma, una situazione paradossale di stallo - perdipiù nel pieno di una drammatica crisi economica - tra un mercato di sicuro interesse come quello cinese con consumatori disponibili a comprare, da un lato, e l’incapacità di avvicinarlo in modo adeguato, dall’altro”. Il primo passo per superare l’empasse? “ “Abbandonare l’approccio autoreferenziale (= i prodotti italiani non vanno spiegati, in quanto dotati di valore intrinseco), stabilendo, piuttosto, dei ‘link’ interattivi con l’industria formativa di eccellenza cinese, focalizzata sulla preparazione dei ‘decision maker”, capaci di influenzare, a loro volta, il consumatore finale, stimolando così la penetrazione nel mercato asiatico dei prodotti italiani. Si tratta di una strategia di internazionaliz-

La firma del Protocollo di intesa tra Città Studi Biella, con il vice presidente Pier Ettore Pellerey, e lo Zhejiang Textile and Fashion College rappresentato dalla prof. Wang Meizhen, presidente della scuola e parlamentare cinese

Il futuro comincia qui

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n foto (dall’alto): gli esterni della Wuhan University, che ha sede, appunto, a Wuhan, capitale della provincia di Hubei, più alcuni studenti della Tsinghua University di Beijing. Ad accomunare queste e altre istituzioni scolastiche, come la Donghua University di Shanghai, è il forte legame con aziende internazionali.

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Obiettivo Crescita

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il consumatore

DOVE CRESCERE

zazione decisamente innovativa che, però, per riuscire deve coinvolgere, non solo le singole aziende italiane, ma il nostro ‘sistema Paese’, anche mediante interventi dell’Ice, delle Camere di Commercio, delle associazioni di categoria...). Altro che finanziare fiere all’estero e poi aspettare che piova! Lavorando sul campo dal 2005, ho sperimentato tutto questo. Due esempi (vedi box). I Vocational Colleges nello Zehjiang intrattengono rapporti con realtà internazionali produttrici di macchinari tessili, seguendo un preciso format: acquisto e gestione di questi ultimi, collocati in un spazio affittato a prezzo simbolico all’azienda. Quindi inserimento dello studio sul loro utilizzo nel programma didattico, con il supporto dei tecnici dell’impresa stessa. Lo stesso accade per una griffe del comparto fashion, che chiede agli studenti di una classe di disegnare alcuni capi, poi inclusi - dopo un’attenta selezione – nelle sue collezio-

ni ed esposti in uno showroom all’interno della scuola”. Evidente il ritorno di queste operazioni. Innanzitutto in termini di immagine, con il rafforzamento di reputazione dell’azienda. “In Cina non c’è business serio se non si passa attraverso un preliminare ‘accreditamento’ reciproco, che presuppone, nell’ordine: reputazione, conoscenza, frequentazione, disponibilità e, in molti casi, amicizia”, conclude Francesco D’Aprile. “Inoltre, i beneficiari della formazione sono i tecnici di domani, che esprimeranno una domanda di tecnologia/prodotti coerente con la loro preparazione. Infine, nel settore consumer (fashion, food...) il contatto diretto con il sapere (stilisti, chef..) crea un’aura mitica intorno al brand. Il consenso creato semplifica la vita all’importatore/distributore/partner locale, alleggerendo l’iniziale posizione di debolezza nei confronti dei buyer dei mall, interessati ad avere questi marchi nei loro centri commerciali”.

Stabilire link interattivi tra aziende e università

L

a politica avviata dal governo cinese è chiara: incentivare legami tra istituti formativi e aziende di livello internazionale, specie nei settori fashion e textile. Un paio di esempi. La scuola acquista da un’industria straniera un macchinario tessile, affittando a prezzo simbolico lo spazio dov’è posizionato ed enfatizzando in una targa il logo dell’azienda, per poi inserire lo studio del suo utilizzo nel programma didattico utilizzando come docenti anche i tecnici dell’impresa fornitrice. Lo stesso accade per un’impresa del comparto fashion, che chiede agli studenti di una classe di disegnare alcuni capi, poi inclusi - dopo un’attenta selezione - nelle sue collezioni ed esposti in uno showroom all’interno della scuola. Anche qui i designers dell’azienda diventano docenti. Con due risultati: a breve, la promozione del marchio sul territorio di riferimento già dal momento della firma dell’accordo. E a lungo termine: gli studenti che si formano oggi nell’uso di tecnologie e linguaggi stilistici occidentali, saranno i primi a utilizzarli quando occuperanno, a loro volta, posizioni tecniche e manageriali.

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Qui accanto, studenti e tecnici della Nantong University

Nelle foto, due showroom di capi fashion allestiti presso le università di Zhejiang (in alto) e Donghua

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know-how

DOVE CRESCERE

Crescere bene in Cina con Fare business nel paese del Dragone. Rafteam aiuta le aziende a realizzare un concreto piano di crescita in breve tempo di Luigi Ferro

Raffaele Pettinato, responsabile di Rafteam

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spandersi in venti città cinesi, anziché in cinque. È questo l’obiettivo che nei prossimi anni dovranno realizzare le imprese italiane che vogliono esportare le loro merci in Cina. È l’opinione di Riccardo Monti, presidente dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che ha sottolineato come con “L’aiuto delle istituzioni si può fare molto in Cina, anche se è un mercato difficilissimo, dove sono già presenti mille aziende italiane”. Chi vorrà fare business nel Paese del Dragone dovrà approfittare del maxi-piano di urbanizzazione - ancora in attesa di essere approvato ufficialmente - che prevede, secondo quanto annunciato a marzo scorso, lo spostamento di circa 400 milioni di persone dai piccoli centri alle città di seconda fascia, creando un mercato estremamente appetibile per le imprese italiane. Che la Cina sia un mercato fondamentale lo sa benissimo da tempo Raffaele Pettinato, responsabile di Rafteam, una società che di aziende italiane nel Paese del Dragone (e non solo) ne ha portate parecchie e continua a farlo anche se la crisi è arrivata fin lì. Da trent’anni consulente per l’industria sugli scenari eu-

Le opportunità per gli investitori

P

La squadra italiana della società di Campovico di Morbegno (SO)

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Obiettivo Crescita

rima erano le joint venture, poi le aziende hanno deciso di investire direttamente. Lo sforzo del governo cinese per privatizzare le società a capitale pubblico in settori non strategici ha aperto opportunità agli investitori stranieri. Inoltre, alcune società hanno maturato una buona esperienza e sono propense ad acquistare aziende locali. Tutto ciò si scontra con la difficoltà a reperire informazioni societarie, problema che non riguarda solo le grandi aziende. Come sostiene l’avv. Carone su newsmercati.com la maggioranza delle operazioni in Cina riguardano acquisizioni di società di medie dimensioni.

Il management team cinese di Rafteam

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l’integrazione ropei, americani e asiatici, Pettinato guida l’azienda che ha sede a Campovico di Morbegno in provincia di Sondrio, ma possiede uffici in Cina, America Latina e Nord America. “Abbiamo lavorato anche in Vietnam, Filippine e Malesia – racconta – ma in quei Paesi, a differenza della Cina, mancano le strutture, supporto del territorio e know-how”. Da circa 18 anni la prima scelta è quindi il Paese con gli occhi a mandorla, autore di una straordinaria crescita, che rimane però un luogo non facile da approcciare. Per questo da sempre Rafteam segue qualche regola che cerca subito di spiegare ai suoi clienti, di solito medie aziende anche se non mancano i grandi gruppi. “In Cina la comunicazione è difficile – spiega - ma soprattutto è necessario integrarsi. Venire qui per fare solo del business rende tutto più difficile”. La strada corretta prevede quindi un legame con il territorio, conoscere i giusti canali (così per aprire un’azienda ci si mettono 3-4 mesi invece di 1,5 anni) e condividere con il personale cinese i progetti. Una strada che negli anni si è fatta più agevole perché in Cina ormai è diventato più facile trovare persone che parlino inglese e l’ambiente si è fatto più aperto. Ma non bisogna illudersi perché, ammonisce Pettinato “Bisogna comunque muoversi secondo le loro logiche. E chi decide di fare il grande passo deve sapere che va là per costruire qualcosa e condividerla con loro”. E sapendo che il personale locale non ha attitudine al problem solving, che tradotto significa che se si trova davanti a un problema si ferma. Dove l’italiano si inventa una soluzione il cinese, non si muove. Per questo i tedeschi, per esempio, li istruiscono secondo rigide procedure. L’arrivo di aziende italiane in Cina si è fatto più forte negli ultimi anni. “Inizialmente arrivavano per ottimizzare i costi, poi hanno iniziato a realizzare semilavorati più complessi e ora si arriva anche al prodotto finito”. In tutto questo Rafteam svolge una consulenza che può partire da zero per arrivare all’impianto chiavi in mano. È successo con un’azienda lombarda che ha delocalizzato affidando il progetto al team di Pettinato. L’impianto è stato realizzato, gestito per un periodo e poi consegnato al proprietario. Per altre aziende la consulenza si allarga anche

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In alto, gli uffici Rafteam a Nanjing, capitale della provincia di Jiangsu; a destra, la sede di Shenzhen, nel Guangdong

I liquidi per sigaretta elettronica senza nicotina e con estratto di kudzu, l’ultima novità lanciata da Rafteam

all’aspetto tecnologico con lo sviluppo, per esempio, del primo cellulare al mondo con doppia Sim. Ed è proprio sull’innovazione che Pettinato vuole spingere l’acceleratore. “Il business è cambiato. Dal 2008 a oggi, se i nostri clienti importavano 100 milioni di prodotti oggi siamo a 50. Il mercato consumer, infatti, è crollato”. Per questo oggi Rafteam propone innovazione sotto forma di materiali speciali per il mondo dello sport o il liquido per la sigaretta elettronica che aiuta la salute. “Oggi le aziende che arrivano in Cina devono ottenere competitività non perché producono a basso prezzo, ma perché i loro prodotti offrono un contenuto innovativo”. La vecchia Cina non esiste più.

Obiettivo Crescita

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a n at o c i s m o & d i n to r n i

Dal diritto delle banche al diritto bancario Quali sono gli strumenti a disposizione delle aziende per recuperare somme indebitamente versate agli istituti di credito che per anni, sfruttando le larghe maglie di una normativa poco chiara, hanno applicato il regime di capitalizzazione composta degli interessi

di Mario Leone Piccinini

© Tatjana Balzer - Fotolia.com

Ten. Colonnello GdF

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er anatocismo, termine di derivazione greca, traducibile letteralmente con “interesse prodotto nuovamente”, si fa riferimento alla capitalizzazione degli interessi su un capitale, ciò affinché questi ultimi siano a loro volta prolifici di ulteriori interessi. Si tratta di una biasimevole pratica bancaria, conosciuta sin dagli inizi del prestito ad interesse, in virtù della quale gli interessi maturati sul saldo debitore, normalmente a cadenza trimestrale, vengono “capitalizzati” in modo tale che allo scadere del trimestre successivo, generino a loro volta interessi che vanno a capitalizzarsi sul saldo finale. In buona sostanza, è possibile affermare che trattasi del calcolo degli interessi sugli interessi, tecnicamente detti interessi composti. Praticando l’anatocismo bancario, le banche li-

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Obiettivo Crescita

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finanza

attualita`

Confronto tra interesse semplice e interesse composto per un capitale di 50.000 euro all’interesse dell’8% Interesse semplice Capitale Interesse

Trimestre 1° 2° 3° 4°

50.000,00 50.000,00 50.000,00 50.000,00

1.000,00 2.000,00 3.000,00 4.000,00

Saldo a debito 51.000,00 52.000,00 53.000,00 54.000,00

Totale interessi passivi: 4.000,00

Trimestre 1° 2° 3° 4°

Interesse composto Capitale Interesse 50.000,00 51.000,00 52.020,00 53.060,40

1.000,00 1.020,00 1.040,40 1.061,21

Saldo a debito 51.000,00 52.020,00 53.040,40 54.121,61

Totale interessi passivi: 4.121,61

quidano gli interessi a debito del correntista con frequenza trimestrale, mentre gli interessi a credito vengono liquidati con cadenza annuale. Nella pratica comune, si tratta di interessi su interessi che i cittadini e le imprese hanno pagato agli istituti bancari e che questi ultimi non avevano alcun diritto di riscuotere. La normativa italiana, pur non contemplando una specifica disciplina dell’anatocismo, all’articolo nr. 1283 del Codice Civile vieta il regime di capitalizzazione composta degli interessi, se non in compresenza di determinate e circoscritte eccezioni1. Va subito chiarito che vi è una sostanziale differenza tra anatocismo e usura; anche se entrambi

(1) Dall’Articolo nr. 1283 del Codice Civile: “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

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Obiettivo Crescita

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finanza

attualita`

possono essere classificati come due modi differenti di conseguire una remunerazione maggiorata dei capitali prestati, l’anatocismo è un illecito di natura civilistica, l’usura, che si configura mediante l’applicazione diretta di interessi sul capitale prestato, è una condotta contra legem vietata e sanzionata penalmente dal Codice Penale2. Con riferimento alle sanzioni, in presenza di anatocismo, la legge prevede per il trasgressore il rimborso delle somme ingiustamente sottratte, con relativi interessi legali; è poi facoltà del giudice di merito riconoscere alla parte lesa il risarcimento del danno esistenziale e biologico. Come anticipato, nonostante sia palese lo sfavore con cui il legislatore ha valutato la pratica di capitalizzare gli interessi, quasi tutti gli istituti bancari, supportati da varie pronunce giurisprudenziali, negli anni hanno perseverato nell’applicare la capitalizza(2) In tema di usura, l’attuale normativa stabilisce specificamente ogni trimestre quali sono i tassi massimi applicabili alle varie categorie di finanziamento. Il finanziatore che dovesse prestare denaro a saggi di interesse più alti rispetto a quelli fissati dalla legge, diventerebbe immediatamente usurario

zione trimestrale degli interessi. Di estremo interesse per l’argomento in trattazione, è la sentenza nr. 21095 del 4 novembre 2004 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nell’ambito della quale è stata confermata l’illiceità, anche per il passato, degli addebiti calcolati e acquisiti per anatocismo. Vi sono, inoltre, altre importanti sentenze in materia di anatocismo, come la sentenza nr. 24418 della Cassazione a Sezioni Unite, la quale ha stabilito il diritto dei correntisti ad acquisire la restituzione delle somme addebitate illecitamente dagli istituti bancari sul loro conto corrente. La sentenza ha precisato, inoltre, che la prescrizione del diritto di ottenere la restituzione delle somme, entra in vigore dalla cessazione del rapporto. Viene quindi riconosciuto al correntista debitore il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla chiusura, di tutti gli indebiti pagamenti ricevuti dalla banca con gli addebiti trimestrali di indebite competenze. In senso opposto il successivo articolo 2 comma 61 della Legge nr. 10 del 2011 (detta norma salvabanche) il quale, statuendo regole sfavorevoli all’utente, ha introdotto un nuovo sistema di calcolo per i tempi

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Sono gli anni di prescrizione per il diritto di ottenere la restituzione della somma addebitata illecitamente

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© Syda Productions - Fotolia.com

È trimestrale la frequenza con la quale gli istituti bancari liquidano gli interessi composti a debito del correntista

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finanza

ATTUALITA`

di prescrizione, decretando che i dieci anni decorrono non dalla chiusura del conto corrente, ma dalla singola operazione bancaria. Nel recente 2012, con sentenza nr. 78, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 2 co. 61 della citata Legge nr. 10/2011, per violazione dell’articolo 3 della Costituzione (infrazione dei principi costituzionali della ragionevolezza e uguaglianza).La Legge nr. 10/2011 è stata da più parti vista come il tentativo (non andato poi a buon fine) di cancellare con un colpo di spugna gli effetti della sentenza nr. 24418 sull’anatocismo.  Da ultimo, il tema dell’anatocismo è stato di recente nuovamente affrontato dalla Sez. III civile della Corte di Cassazione con la sentenza nr.798 del 15 gennaio 2013, la quale stabilisce che il correntista che voglia chiedere la ripetizione dell’indebito provando l’illiceità degli addebiti di interessi, ha l’onere di fornire la prova che tali pagamenti abbiano realmente avuto luogo, cosa che si verifica con la chiusura dell’apertura di credito o del conto corrente e il pagamento alla banca dell’eventuale saldo debitore. In caso contrario, come d’altra parte già precisato da alcuni tribunali, nel caso in cui non si dia tale

prova, il correntista non può pretendere la ripetizione dell’indebito ma esclusivamente la rettifica del saldo. Alla luce dei recenti pronunciamenti giurisprudenziali, sempre più imprese e privati cittadini si rivolgono a società che si occupano di recupero somme per anatocismo. Si tratta di società facilmente reperibili anche on line, che offrono come servizio un’analisi degli estratti conto corrente del soggetto giuridico o privato richiedente. Può difatti accadere che la situazione di scarsa liquidità e di difficile accesso al credito abbiano rappresentato motivi offuscanti, in grado di rendere poco chiari i parametri applicati dall’istituto di credito, che devono, in ogni caso, rispettare e rientrare nei nei massimali imposti dalla legge. Può anche accadere che determinati operatori finanziari, lucrando sull’incapacità di alcune imprese di comprendere e valutare i costi applicati, ne approfittino per praticare il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta, o nei casi più gravi, abbiano applicato tassi che prevedono il superamento dei tassi soglia.

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1 anno Aziende e cotrrentisti privati possono pretendere la restituzione reclamando la rideterminazione del capitale mediante applicazione degli interessi passivi annuali

I soggetti vittime di tali pratiche, hanno adesso la possibilità di determinare l’ammontare dell’importo da ottenere in restituzione, pretendere il rimborso dalla banca e far rientrare magari nelle risorse finanziarie dell’azienda le somme ingiustamente versate. Ai sensi del D.Lgs. 385/1993 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), è diritto del correntista richiedere alla banca il contratto di conto corrente e tutti gli estratti conto del periodo in cui sono maturati interessi debitori. Le aziende e i correntisti privati devono però sapere che esistono dei termini per la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito3, ovvero per pretendere la restituzione di quanto erroneamente e indebitamente versato alla banca: se il conto corrente è stato chiuso da dieci anni o oltre, il diritto alla ripetizione dell’indebito si è prescritto e quindi non potrà essere richiesto nulla alla banca a titolo di rimborso per gli interessi anatocistici; nel caso in cui il conto corrente è ancora in esercizio, il termine a partire dal quale ha inizio il diritto alla ripetizione dell’indebito, coincide con la data di apertura del conto corrente, a partire dalla prima operazione effettuata sul conto, fino alla data odierna; se il conto corrente è stato chiuso, ma non sono ancora trascorsi dieci anni dalla data di chiusura, il termine a partire dal quale inizia il diritto alla ripetizione dell’indebito coincide con la data di apertura del conto corrente, a partire dalla prima operazione effettuata sul conto, fino alla data di chiusura del rapporto. (3) L’azione di ripetizione dell’indebito di cui all’art. 2033 c.c. è un’azione personale, soggetta al termine di prescrizione decennale. La disciplina della ripetizione dell’indebito è contenuta nell’art. 2033 c.c., che stabilisce la ripetibilità di ciò che sia stato indebitamente pagato, oltre agli interessi e ai frutti a decorrere dal pagamento, ove ricevuto in malafede, o a decorrere dalla richiesta di restituzione ove il pagamento sia stato ricevuto in buona fede. Tratto da: www.diritto-civile.it

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Nel caso in cui si giunga alla determinazione di quanto pagato indebitamente a causa della pratica dell’anatocismo, l’impresa o il privato può legittimamente richiedere la restituzione delle somme non dovute e versate alla banca, reclamando la rideterminazione del capitale mediante applicazione degli interessi passivi annuali e non di quelli trimestrali. Qualora la richiesta di ripetizione di quanto pagato in eccesso non ottenga la sperata risposta positiva dalla banca, l’utente può legittimamente agire in giudizio (contenzioso civilistico). Le associazioni dei consumatori guardano con esito favorevole alla nuova situazione venutasi a creare e intravedono rimborsi “a pioggia” per migliaia di utenti “strozzati dal sistema creditizio”, molti dei quali messi in difficoltà da un sistema bancario probabilmente da rivedere e bisognoso di regole certe e votate alla tutela di entrambe le parti in causa, ma soprattutto svincolate dalla logica del profitto ad ogni costo. In definitiva, la sentenza della Cassazione sulla capitalizzazione degli interessi conferisce forza a imprese e cittadini correntisti vittime dell’anatocismo e nonostante le banche (pur sapendo di aver torto) abbiano dimostrato in molti casi di preferire pagare anche spese legali e interessi, ma esclusivamente dopo aver perso la causa civile, è legittimo diritto delle aziende e dei piccoli correntisti procedere con una azione legale, nella consapevolezza che la Legge darà loro ragione e stabilirà il giusto rimborso delle somme spettanti.

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finanza

attualita`

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lavoro

attualita`

Sempre meno donne negli studi

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l problema è di portata internazionale. La presenza delle ragazze nei percorsi di studio universitario tecnico-scientifici sta drasticamente calando da vent’anni a questa parte. E il nostro paese non fa eccezione: “Le facoltà tecnico-scientifiche sono disertate dalle ragazze - afferma Roberta Cocco, direttore Corporate Social Responsibility e National Development di Microsoft Italia Il 75% orienta gli studi verso le facoltà umanistiche. Un esempio su tutti? A Milano alla facoltà di informatica le donne rappresentano solo il 18% degli iscritti. E la situazione è molto cambiata rispetto a vent’anni fa”. Superata la questione delle quote rosa, la “panda like wave” e correnti affini, oggi il tema dibattuto su tutti i tavoli in cui si affronta il tema della rappresentanza femminile è “le donne nei percorsi ict”, perchè vi siano uguali opportunità di accesso ad uomini e donne nel lavoro e nella vita pubblica in un mondo sempre più digitalizzato. E l’attenzione “planetaria” a questo tema è testimoniata anche dai progetti che le principali organizzazioni internazionali stanno sviluppando in questo campo: prima fra tutti l’Un Women,

In un mondo che si digitalizza, si rischia di tener fuori dal mondo del lavoro e delle organizzazioni la rappresentanza femminile. In aiuto una ...Nuvola Rosa di Daniela Dirceo

Roberta Cocco direttore Corporate Social Responsability e National Development di Microsoft Italia e promotrice dei progetti Nuvola Rosa e futuro@lfemminile

Un progetto italiano di respiro internazionale

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irenze con le sue istituzioni ci hanno aperto le porte della città e ci hanno messo a disposizione uno staff eccellente. E’ stato davvero emozionante”. Così nelle parole di Ro-

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ha tenuto a battesimo la prima edizione della Nuvola Rosa

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Obiettivo Crescita

berta il sentiment condiviso della due giorni fiorentina che ha avuto come sfondo il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio e l’Aula Magna dell’Università, e che ha avuto tra i “supporter” d’eccellenza il sindaco Matteo Renzi e il rettore dell’Università Alberto Tesi coinvolti in prima persona assieme ad altre testimonianze di accademici, scienziati e opinion leader. Un ciclo di incontri e workshop di formazione

su contenuti che spaziavano dallo sviluppo dell’autostima al cloud computing, dalla scrittura di un CV alle app., a cura di esperti It e figure femminili di spicco, aziende multinazionali e territoriali, che hanno fornito la possibilità di confronto e approfondimento alle ragazze intervenute, selezionate precedentemente da istituti superiori e università. La Nuovola Rosa è anche un sito: www.lanuvolarosa.it

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lavoro

ATTUALITA`

tecnico scientifici l’entità delle Nazioni Unite per Alcuni momenti della due giorni l’Uguaglianza di Genere e Emdella Nuvola Rosa: powerement Femminile. ProRoberta Cocco segue Roberta Cocco “Dato per con alcune delle scontato che ormai questi ul411 ragazze timi quindici anni hanno perpartecipanti e con messo di comprendere il valoKerry Kennedy re che la “diversità” può dare, Presidente del diversità intesa anche in termiRobert F. Kennedy ni di cultura, di atteggiamenCenter for Justice to, di status, e accertato quin& Human Rights di che le donne debbano esserci a tutti i livelli perchè questo è bene per la società e per l’economia, come facciamo a garantire la rappresentanza femminile in un mondo che si digitalizza sempre più?”. Facendo capire loro profondamente la necessità di occuparsene. La tecnologia ha ormai pervaso la sfera personale di ciascuno di noi, ma anche quella professionale e pubblica: i governi, le istituzioni le grandi organizzazioni, nessun aspetto del nostro vivere quotidiano sfugge a questo processo, così come nel lavoro le varie funzioni aziendali implicano know-how di carattere tecnologico. “Le ragazze se oggi vogliono entrare nel mondo del lavoro, avere un’opportunità o semplicemente fare carriera - prosegue Roberta Cocco devono necessariamente completare la propria formazione, qualunque essa sia, con componenti legate al tema dell’innovazione tecnologica”. Da questo assunto parte “La Nuvola Rosa: scienza, tecnologia e ricerca - nuove opportunità per l’affermazione professionale delle giovani ragazze”, il progetto Microsoft curato da Roberta Cocco che prende spunto da un format americano “Girls in Stem and Ict Careers”, dove Stem sta appunto per facoltà scientifiche come science, technology, engineering, maths. E l’iniziativa, che ha avuto luogo a Firenze lo scorso maggio, non ha tradito le aspettative: 411 ragazze hanno potuto: confrontarsi con donne di successo che che potessero ispirarle, accedere ad una due giorni di formazione “mirata” ed approfondire tematiche che forse spesso vengono considerate da loro ostiche. E già si pensa al futuro: “Stiamo lavorando per verificare se

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90% la percentuale delle professioni che in tutti i settori richiederà competenze teconologiche, entro il 2015

questo format che abbiamo costruito come Microsoft Italia possa essere esportato in altre nazioni europeee - prosegue Roberta Cocco - parallelamente affiancando questo concept ai tour che come Microsoft portiamo avanti nelle università italiane con la nostra divisione che si occupa degli studenti. La nostra ambizione è di entrare a lavorare con le università per creare poli di innovazione. Ragazze incluse.

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p ro t e z i o n e d e l l e p ro d u z i o n i e c u lt u r a d e l l a q u a l i tà

Dal “made” al “brain” in Italy Franco Barin, ideatore di “brain IN italy”

“I cinesi ci possono copiare tutto, ma non l’anima”. Proprio per evitarlo, è nato un marchio, che tutela l’unicità dei nostri prodotti

d i Monica Caiti

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Obiettivo Crescita

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on conta che la produzione sia italiana. E neppure che il prodotto sia stato progettato in Italia: basta richiamarsi genericamente all’italianità perché si inneschi una carica di suggestione. Il motivo è evidente. L’unicità del “brand Italia” nel mondo è rappresentata da un mix di arte, cultura, tradizioni, bellezza, storia e lingua. Tutte variabili che influenzano in modo determinante i saperi produttivi e progettuali dell’economia. Da qui, la necessità, spesso disattesa, di cogliere la valenza strategica dell’ italianità “vera”, tutelandola, nel contempo, dalle contraffazioni (vedi riquadro sotto). A raccogliere questa sfida è Franco Barin, dottore commercialista che, nel 2005 decide di percorrere una strada nuova. “Il ‘made in Italy’? È un concetto di provenienza, non di qualità, e non ci ha protetti dalle copie. Oggi non è più in grado di identificare la complessità derivante dalle catene delle produzioni internazionali. Richiede un’evolu-

L’antidoto all’“italian sounding”

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l fenomeno nasce e si diffonde nell’alimentare, ma riguarda anche altri settori: dall’industria discografica a quella cosmetica, dalla moda alla meccanica. Parliamo dell’”italian sounding”, ovvero la commercializzazione di prodotti con marchi che “suonano italiani” ma non lo sono affatto. Con danni molto ingenti:

poco meno di 60 miliardi di perdite nel mondo per la filiera alimentare e altri 12 per i falsi nel sistema moda. Una recente indagine del Censis valuta pari a circa 7 miliardi il controvalore delle perdite causate dal mercato del falso al sistema Italia. Ipotizzando la vendita di

prodotti originali al posto di quelli contraffatti ci sarebbero quasi 14 miliardi di produzione aggiuntiva, 5,5 miliardi di valore aggiunto e la creazione di circa 110 mila nuovi posti di lavoro a tempo pieno. “Per contrastare l’“italian sounding” servono diversi strumenti”, aggiunge Franco Barin. “Sono convinto che il

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ESPORTARE VAOLRE

PIANETA ITALIA

L’unicità dei prodotti italiani nel mondo è data da un mix di cultura, arte, storia, arte, bellezza e lingua

zione, che si chiama ‘brain IN italy’”, dichiara in modo provocatorio. Questo il nome del marchio da lui ideato e registrato a livello internazionale, che nel prossimo futuro dovrebbe tutelare e supportare l’autentico “made in Italy”. Quasi un “passaporto” delle idee, della cultura e della creatività italiane, destinata a valorizzare non tanto “il fare”, quanto il “saper fare” italiano.

Il cervello è tutto Ma come dovrebbe funzionare? “Secondo l’Istat, sono circa 900 le realtà che, esportando da sole circa

marchio d’identità ‘brain IN italy’ sia uno di questi. Supportare la forza della creatività italiana, definirla nelle caratteristiche che la rendono unica, renderla percepibile ai mercati come un reale valore del sistema paese, aiuterà a recuperare parte delle perdite, grazie alla creazione del vero suono dell’italianità”.

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Elena Cattazzo, responsabile dei social media contents di “brain IN italy”

il 14% del Pil, connotano nel mondo la creatività italiana”, continua Franco Barin. “Ma accanto a loro, si muovono almeno 160mila aziende di piccole e medie dimensioni, che esportano circa il 2% del nostro Pil. Noi vogliamo appunto sostenere queste pmi, che si muovono in modo disaggregato, facendole conoscere e apprezzare nel mondo. Per questo serve un marchio forte come ‘brain IN italy’, non di distretto, ma trasversale alle filiere produttive: un’iniziativa internazionale di ‘identity branding’ per promuovere e difendere l’origine esclusiva delle idee italiane. Cosicché, anche chi venisse ad acquistare un’impresa italiana, capirebbe che non può esistere se non qui e che deve lasciarla dov’è. Lasciare comunque il ‘cervello’ in Italia, anche se la bocca, e magari le braccia, sono in un altro Paese”. L’approccio delle imprese interessate avviene attraverso la compilazione in azienda della check list di identificazione progettuale produttiva. A guidarla è un “verificatore accreditato” dello staff di “brain IN italy”. Un giovane dottore commercialista al quale, con uno specifico corso di formazione, sono stati trasferiti gli elementi fondanti la procedura, facendolo divenire un“costruttore di valore”. In questo modo l’impresa esportatrice viene inserita fra i brain members, specifica sezione presente nel sito www.braininitaly.eu, può apporre il marchio d’identità “brain IN italy” su tutte le forme di comunicazione d’impresa, e disporre del coefficiente di creatività aziendale, la misura dell’accumulazione del nuovo valore.

Obiettivo Crescita

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cosmetica

PIANETA ITALIA

La forza della “purezza” Un’azienda giovane, attiva da solo cinque anni. Ma che vanta una crescita a due cifre del fatturato e dell’export. È Bakel. Gestita da due donne, che hanno avuto un’idea geniale: produrre cosmetici con il 100% di principi attivi di Monica Caiti

Da sinistra: Raffaella Gregoris e Francesca Di Lenardo

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ue giovani donne, Raffaella Gregoris e Francesca Di Lenardo, accomunate dall’origine friulana, ma con una formazione professionale agli antipodi: la prima cosmetologa, la seconda esperta di marketing e di comunicazione. Un’idea geniale: produrre cosmetici completamente “puri”, con il 100% di principi attivi e zero sostanze inutili (spesso dannose alla pelle, come profumi, alcol, coloranti, conservanti). A cui si aggiunge un mix di intraprendenza, determinazione, fantasia e propensione al rischio, più un pizzico di fortuna. Risultato: un’azienda – di nome Bakel (Beauty and key elements) - che ha solo cinque anni, ma vanta un fatturato globale in crescita a due cifre (+ 30% nel 2012 vs 2011 e + 35% nel primo semestre del 2013 vs 2012) e si propone come modello vincente anche in tempi di crisi come gli attuali. “Tutto è nato 42 -

Obiettivo Crescita

quasi per caso, quando a Raffaella è venuta l’idea di creare ‘Vitea’, un fluido nutriente e antietà a base di vitamina E pura e nient’altro” spiega con entusiasmo Francesca Lenardo. “Nel 2008, abbiamo investito i pochi fondi a disposizione in un mega-stand al Cosmoprof di Bologna, la principale fiera italiana della bellezza. In esposizione solo sei prodotti. Eravamo sconosciute, eppure siamo riuscite ad attirare l’attenzione di nomi del calibro di Bergdorf & Goodman di New York e Space NK di Londra. E l’anno dopo abbiamo cominciato a produrre, prima solo per il mercato australiano e poi per l’Italia e altre piazze in tutto il mondo. Oggi la nostra notorietà ha oltrepassato i confini nazionali: nel 2011 il prestigioso quotidiano inglese Daily Mail ha inserito la mia socia, tra le sette ‘Regine dello Skincare’, ovvero le migliori creatrici di cosmetici ad alta efficacia”.

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cosmetica

PIANETA ITALIA

Semplicità apparente Dunque, un’azienda di piccole dimensioni può sfidare un mercato come quello della bellezza, controllato dalle multinazionali? “Sì, l’importante è privilegiare l’innovazione, meglio se lungimirante, ovvero attenta al reale benessere della persona e alla tutela dell’ambiente”, commenta Raffaella Gregoris. “Alla base delle formule Bakel, infatti, c’è l’altissima qualità e la purezza delle materie prime. Un’intuizione vincente che ha precorso i tempi, distanziando tutti i concorrenti. Mentre loro sono ancora impegnati a dichiarare cosa ‘non’ contiene (di dannoso) il prodotto, noi indichiamo gli attivi presenti uno per uno, escludendo a priori tutte le sostanze inutili per la pelle. Dunque sulle etichette solo un’informazione completa e trasparente, con la funzione e l’origine degli ingredienti, che provengono da ogni parte del mondo. Sono scelte difficili e controcorrente. Un cosmetico ‘puro’, infatti, è assai più difficile da realizzare, perchè l’assenza di conservanti potrebbe esporlo a contaminazione. Di conseguenza, servono grandi accortezze tecniche: dall’utilizzo di acqua sterilizzata a contenitori sterili per le materie prime, fino agli speciali flaconi airless. Anche l’assenza di stabilizzanti, profumo e coloranti rende più difficile mantenere nel tempo il prodotto integro e con le medesime caratteristiche. Sostituire poi siliconi e petrolchimici con prodotti di origine vegetale e biotecnologic di sicuro complica ulteriormente il processo formulativo. Ma alla fine il consumatore ripaga questi sforzi: una volta provati i cosmetici Bakel, non li abbandona più”.

“Avanzare” con calma Anche la distribuzione attentamente calibrata contribuisce al successo di Bakel. “La nostra è un’offerta di nicchia e intende restare tale”, continua Raffaella Gregoris. “Composta da trenta referenze (con prodotti basic, antiage, solari e linea per bambini) viene commercializzata in una rete di 140 punti vendita, tra profumerie e qualche farmacia con reparti specializzati di cosmetica, tutte selezionate in modo rigoroso. Il criterio di scelta fondamentale è la garanzia di un servizio e di un’assistenza adeguati da parte del profumiere. Da qui l’importanza della formazione del personale di vendita, effettuata dal nostro staff con training mirati”. Infine, ‘last but not least’, la presenza nei mercati esteri, sempre più significativa (vedi box). “Quest’anno l’export pesa per il 47% sul giro d’affari complessivo, mentre nel 2012 raggiunge-

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I freni… cinesi

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ggi Bakel ha al suo attivo circa 250 punti vendita nel mondo - dall’Australia al Kuwait, dalla Russia alla Germania fino alla Finlandia e alla Francia -. “Ma i Paesi che ci stanno dando maggiori soddisfazioni sono la Thailandia (+ 70% nel primo semestre 2013), l’Inghilterra (+ 67% nello stesso periodo) e gli Usa (+ 56%)”, dice Francesca Lenardo. “Ovviamente il sistema distributivo varia a seconda del Paese: è simile a

quello italiano in Germania e Spagna, mentre in Inghilterra e in Usa si sviluppa solo attraverso catene di lusso. In questi casi, si serviamo di traders diretti con persone in loco. Inoltre, stiamo per aprire il mercato del Middle East. Discorso a parte merita la Cina, dove la burocrazia rallenta notevolmente la penetrazione del nostro marchio. Siamo già a Hong Kong, ma la registrazione dei prodotti deve seguire un iter davvero interminabile. Noi, però, sappiamo aspettare, perchè vogliamo costruire bene la nostra immagine all’estero”.

Un corner di cosmetici Bakel in profumeria

va il 35%”, commenta Francesca Di Lenardo. Un consiglio alle aziende che intendono procedere in questa direzione, per trovare nuovi sbocchi dalla crisi? “Non avere fretta, ma seguire con attenzione e possibilmente da vicino, tutte le fasi del processo e l’apertura dei punti vendita, per non cadere nel rischio di diventare semplici meteore”, risponde Raffaella Gregoris.

Obiettivo Crescita

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chimica

PIANETA ITALIA

Prochimica Novarese che opera sul mercato internazionale fornendo prodotti ausiliari, coloranti e prodotti chimici di base al mercato del tessile, esce dalla crisi a testa alta. Merito della flessibilità e delle strategie a medio e lungo termine di Sergio Bissi Da sx in alto Giacomo Bombardieri e Carolina Gelosa, in basso Rosita e Vittorio Gelosa

La chimica italiana nel tessile mondiale

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a ‘notizia’, in senso giornalistico, relativa a Prochimica Novarese è che chiuderà il 2013 con una crescita del giro d’affari di circa il 10% rispetto al 2012. La società fa capo alle famiglie Gelosa e Bombardieri e produce ausiliari per il settore tessile (composti chimici utilizzati nella filiera) e prodotti per le industrie della cosmetica, del cuoio, della detergenza e della carta: è parte di un gruppo, Prochimica Group, che registra un fatturato annuo di oltre 40 milioni di euro. La storia di Prochimica inizia nel 1963 con poche linee di produzione di chimica di base ma soprattutto una importante attività in ambito distributivo. La svolta avviene nel 1991 quando Vittorio Gelosa e Claudio Bombardieri acquisiscono la società e nel giro di un paio d’anni la rendono una realtà produttiva vera e propria: oggi Prochimica Novarese si estende su una superficie di oltre 36 mila metri quadri, sui quali insistono moderni ca44 -

Obiettivo Crescita

pannoni dotati di impianti, attrezzature e macchinari (reattori) tra i più moderni sul mercato. “Nel 2012 afferma Carolina Gelosa, figlia di Vittorio - abbiamo acquistato nuovi macchinari di grande capacità per oltre un milione di euro, che ci hanno permesso di confermarci tra i leader del mercato e di stabilire nuovi record in termini di volumi di produzione”. Massimo De Polli è il direttore commerciale di Prochimica Novarese. È a lui che chiediamo: Come si diventa uno dei leader di mercato in un settore dove sono presenti colossi industriali, soprattutto svizzeri e tedeschi, che vantano nomi come Huntsman (ex Ciba Geigy), Clariant, Basf, ecc? Con grande impegno, ma soprattutto con strategie a medio e lungo termine. Subito dopo l’acquisizione Prochimica Novarese ha iniziato a vendere prodotti e servizi non solo in Italia e in Europa, ma cercan-

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do sbocchi verso nuovi mercati. La crisi del mercato tessile in Europa occidentale ci ha spinto sempre più verso Est: sia verso i Paesi dell’ex blocco orientale, come la repubblica Ceca, la Polonia, la Slovenia e la Grecia, sia verso il Far East e il Nord Africa. Oggi il nostro business è legato a nazioni come Bangladesh, Pakistan, India, Indonesia, Tunisia, Egitto e Marocco. Siamo presenti anche in Iran e aspettiamo che la situazione migliori in Siria dove eravamo attivi già da qualche anno. Ma naturalmente è la Turchia il Paese dove si concentrano maggiormente le nostre attività. È per questo che avete costituito nel 2004 Prochimica Turchia che opera con uno stabilimento a Çorlu, una delle principali città turche per il comparto tessile? La Turchia è uno dei poli tessili più importanti al mondo, non potevamo non essere presenti con impianti produttivi e distributivi. Il Paese è ricco di materie prime, cotone in primis, ma soprattutto ha beneficiato di grossi investimenti e sgravi fiscali da parte del Governo centrale proprio per incentivare la nascita di distretti industriali legati al tessile. Come siete riusciti a superare indenni questo periodo di crisi? Come afferma sempre la dottoressa Gelosa, “guardando avanti”. Da diversi anni stiamo specializzando la nostra attività proprio in vista dei cambiamenti di mercato. Da quasi 5 anni ad esempio abbiamo inau-

Massimo De Polli, direttore commerciale di Prochimica Novarese alla recente fiera internazionale di settore a Barcellona

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gurato una nuova linea produttiva che ci permette di intervenire su tutta la filiera della produzione tessile, proprio perché al mercato non bastano più semplicemente i prodotti ausiliari o i coloranti, storicamente nel nostro portfolio, ma chiede, ad esempio, che si intervenga anche sui capi finiti con lavaggi speciali. Inoltre, siamo stati capaci di capire in anticipo che il mercato si sarebbe spostato verso altri distretti a livello mondiale e soprattutto che l’Europa e così l’Italia avrebbero perso peso sul versante della produzione. Quali sono i plus di Prochimica Novarese rispetto ai grandi competitor internazionali? La nostra prima forza è la flessibilità. Nel mercato del tessile specializzato occorre essere presenti in prima persona sui clienti e in modo assiduo. I grandi gruppi chimici non possono competere con il nostro approccio che ci porta ad affiancare i clienti in qualità di partner, fornendo non solo prodotti, ma anche tecnologia e risorse umane specializzate. Inoltre siamo in grado di fornire assistenza ai nostri clienti nelle attività sui loro stessi clienti. Forse rispetto ai grandi nomi sentiamo maggiormente il problema dei pagamenti, proprio a causa della crisi che continua a falcidiare le imprese. Anche per questo nei prossimi mesi e anni incrementeremo il business extra-europeo, verso Paesi dove questa questione è marginale: all’estero si vende con pagamenti anticipati, con lettere di credito o con credito assicurato. Sono garanzie indispensabili per gestire qualunque tipo di business.

chimica

PIANETA ITALIA


Francesco Daveri, docente di Politica Economica all’Università di Parma

l i n k o n t r o n i e l s e n r i l a n c i a i l “ va l o r e d e l n o i ”

Crescere si può solo facendo team Il “social” a 360° protagonista della 29ma edizione della kermesse: a confronto i maggiori player dell’industria, della distribuzione e della comunicazione di Daniela Dirceo 46 -

Obiettivo Crescita

L’

Italia è un paese “Verde”. Ma sgombramo subito il campo dagli equivoci. Il termine qui non è stato usato nella sua connotazione ecosostenibile. L’Italia è un paese Verde nell’interpretazione che ne ha dato Francesco Daveri, docente di Economia all’Università di Parma , durante il suo intervento a Linkontro, evento organizzato da Nielsen, che si tiene ogni anno al Forte Village a Santa Margherita di Pula e che rappresenta un momento importante di riflessione e di ispirazione per i top manager delle maggiori aziende italiane. Secondo il professore “L’Italia è un Paese che non cresce perché è un Paese VERDE” e il termine si spie-

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scenari

ottimizzazione risorse

Roberto Burdese presidente di Slow Food Italia

Alcuni momenti dell’evento di Nielsen e alcuni dei relatori. Da sinistra: Steve Hasker, President Global Product Leadership di Nielsen e l’ex magistrato Gherardo Colombo

ga come acronimo. “L’Italia è un Paese VEcchio, perchè il 21% della popolazione ha più di 64 anni, è Ricco perché, malgrado tutto, gli italiani sono 2 volte più ricchi che nel 1970, è DEnsamente popolato perché ci sono 201 abitanti per kmq contro i 37 della media dei Paesi Ocse ad alto reddito. Ed è normale che un Paese così non cresca perché è ostile all’innovazione. Sceglie un certo tipo di Stato, dove la spesa pubblica è elevata e tende a proteggere ciò che c’è, senza pensare al futuro e quindi agli investimenti, alla riqualificazione e all’innovazione”. Un Paese così è destinato allo stallo? Daveri sostiene di no. La Germania, anch’essa un Paese Verde, è la dimostrazione che anche questi Stati posso-

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no crescere; lì il “valore del noi”, infatti, è una pratica pubblica e istituzionale quotidiana, mentre in Italia c’è deficit di “noi”. “Ma anche l’Italia – ha affermato Daveri - ce la può fare. Il suo enorme debito pubblico ci ha messo su un precipizio che rende la strada delle riforme e della crescita soft una scelta obbligata, simile a quella compiuta dalla Germania di Schroeder nei primi anni 2000. Per esempio, spostando il finanziamento sanità dall’Irap alla tassazione generale oppure facendo diventare lo Stato più amico delle imprese, mediante una semplificazione delle procedure che riducono le differenze tra amministrazione pubblica e imprese-cittadini, senza dimenticare l’aumento

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Obiettivo Crescita

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scenari

ottimizzazione risorse

Audience e pubblicità in Italia Investimenti in pubblicità 2012 vs 2011: ­-14,3% TELEVISIONE INTERNET

I

l mercato attuale è caratterizzato dai nuovi consumatori, che si muovono

1,5 1,2

in un contesto caratterizzato da processi di accesso all’acquisto non più lineari ma complessi, per la presenza di social media, di dispositivi innovativi e online che ampliano i momenti di acquisto e di accesso alle informazioni

50

-15 6 14

15

audience

8

time spent investimenti

MOBILE

26 22

0,2

Adv Share 2012

13 Fonte: Nielsen TAM, Nielsen Audiweb/View, Mobile insigths, Bd Adex

La digitalizzazione del quotidiano

Collaborare anche perchè tutto parla di condivisione nella nostra attualità, a partire dalla spinta “social” proveniente dalla Rete e dalla digitalizzazione pervasiva di ogni aspetto del nostro vivere quotidiano. “Il digitale - ha affermato Luca Bordin, general ma-

OCR: lo strumento Nielsen 30

25

20

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10

5

0

-5

-10

-15

della concorrenza nei servizi per rigenerare il potere d’acquisto”. Collaborare per uscire dalla crisi il leit motiv di tutti gli interventi che si sono avvicendati sul palco o, almeno, cercare di imparare a farlo. Collaborare cercando di abbandonare la nostra tendenza, tutta italiana, a far preponderare la cultura dell”ego”, così come ha sottolineato nel suo intervento il presidente del Censis Giuseppe De Rita, che ha ripercorso gli ultimi cinquant’anni di storia italiana delineando la nostra famosa “arte di arrangiarsi”, guidata, secondo De Rita, da tre strategie: la restanza (il proprio patrimonio economico e di conoscenze), la diversificazione, cioè la capacità di cambiare e di cambiarsi, e il riposizionamento, “la vera grande furbizia degli italiani, anche a prezzo di qualche cattiva fama”. Il passaggio a una identità del noi quindi, ha spiegato De Rita, non è facile perché in Italia i processi e sostanzialmente i comportamenti quotidiani delle persone sono ancora legati a una dimensione individualista. “Il passaggio che a noi manca - ha affermato De Rita - ancora tutto da costruire, anche nelle modalità di fare impresa, è quello dell’uscita dall’io verso il riconoscimento dell’altro per costruire una vera e propria ‘cultura del noi’ basata sulla comprensione del linguaggio dell’altro”. Tv

La soluzione permette di misurare l’efficacia della pubblicità online con le stesse metriche utilizzate per le campagne TV

Internet Mobile

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I

nternet, in controtendenza rispetto all’andamento del mercato, ha chiuso il primo trimestre del 2013 con un segno positivo in termini di investimenti pubblicitari (+2,1%). Investimenti la cui efficacia da qualche tempo è possibile misurare con

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nager Media Sales & Solutions di Nielsen - ha assunto una rilevanza tale da aver cambiato le abitudini di vita delle persone, prima ancora che il modo di stare sul mercato delle aziende. Quanto è successo negli ultimi tempi è una vera e propria rivoluzione che ha ridisegnato lo scenario dei media, sia in termini di contenuti e piattaforme, sia in termini di fruizione da parte degli utenti. In meno di dieci anni abbiamo assistito alla nascita e alla diffusione di massa di fenomeni quali i social media, user generated content, nuove forme di consumo di contenuti video (on demand e time shifted in particolare) e gli strumenti di geolocalizzazione”. L’evoluzione tecnologica e la diffusione dei device mobili hanno trasformato il consumatore e il consumo dei media, così come ha sottolineato nel suo intervento Steve Hasker, President Global Product Leadership di Nielsen. “Il potere dei consumatori - ha sottolineato Hasker - è destinato ad aumentare soprattutto per l’influenza di Internet sugli acquisti, con le nuove opportunità fornite da tablet e smartphone, che ampliano i momenti di acquisto e le possibilità di accedere alle informazioni: si pensi che nel mondo esistono quattro miliardi di siti e che è in crescita il numero di chi utilizza contemporaneamente tablet e televisione. Questo significa che oggi stiamo scrivendo solo il primo capitolo dell’economia basata sulla Rete e sui social media, in cui i veri protago-

29,3 M Utenti/Mese è l’audience mensile degli utenti Internet nel primo trimestre 2013

23 M Fonte: Nielsen su Audiweb ed elaborazioni su BD AdEx. Dati aggiornati al primo trimestre 2013

Ore/Mese è il tempo speso online dagli utenti nel primo trimestre 2013

nisti sono i video, ma chissà quanti altri ne scriveremo, a patto di capire come utilizzare come utilizzare in maniera utile i big data che Internet ci mette a disposizione”.

per valutare l’investimento delle campagne online

BIG data

utentI Internet certIFIcaZIOne emessO

nielsen tag

prOFILaZIOne

vaLIdaZIOne

nielsen partners

nielsen Internet panel

nielsen audience calibration engine

nielsen Web user Interface

Fonte: Nielsen

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cLIentI

le stesse metriche delle campagne tv. L’evento Nielsen è stato infatti l’occasione per presentare Nielsen Online Campaign Ratings (Ocr), uno strumento lanciato lo scorso anno negli Stati Uniti e Gran Bretagna e che ora approda in Italia, che permette di fornire informazioni sulla copertura, la frequenza, il Gross Rating Point (Grp) delle campagne pubblicitarie, oltre che su dati demografici quali età e sesso dell’audience. Il tutto è stato reso possibile grazie ad accordi tra Nielsen e alcuni data provider, tra cui Facebook: attraverso l’incrocio dei dati dei panel tradizionali Nielsen con le informazioni demografiche fornite, in forma anonima e aggregata dai data provider, si effettua la rilevazione censuaria delle impression della campagna.

Obiettivo Crescita

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tecnologia

ottimizzazione risorse

Digitali? Meglio nativi, ma c’è Cedacri: la trasformazione digitale che ottimizza le risorse aziendali di Luigi Ferro

Roberto Manini, responsabile della direzione Gestione clienti e sviluppo commerciale

La facciata della sede centrale Cedacri a Collecchio (PR)

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Obiettivo Crescita

L

a digitalizzazione del business si sta rivelando in qualunque industria una strada particolarmente efficace. Cedacri, società specializzata nello sviluppo di soluzioni in outsourcing, supporta attualmente oltre 150 clienti tra banche, istituzioni finanziarie e aziende, accompagnandoli nei loro percorsi di trasformazione digitale attraverso una gamma integrata di servizi. “Guardando nello specifico alle organizzazioni del settore finanziario i percorsi di trasformazione digitale offrono due vantaggi”, spiega Roberto Manini, responsabile della direzione Gestione clienti e sviluppo commerciale di Cedacri. “Da un lato impattano sull’efficienza aziendale attraverso la dematerializzazione dei processi e dall’altro consentono di accrescere l’efficacia della relazione commerciale e il valore generato per i clienti”. I vantaggi che derivano dalla dematerializzazione vengono enfatizzati in particolare quando la digitalizzazione avviene all’origine dei processi. Cedacri rende possibile tutto questo grazie all’impiego di soluzioni di firma elettronica e biometrica che si integrano con tutti i sistemi applicativi utilizzati dai propri clienti. “Quando il processo parte nativamente in formato digitale, le economie sono evidenti sia sul lato dei costi sia del tempo risparmiato nelle procedure di digitalizzazione della carta, con l’azzera-

Tutte le soluzioni per l’esternalizzazione

F

ocalizzato da oltre trent’anni sullo sviluppo di soluzioni outsourcing, Cedacri offre una gamma completa di proposte che permette di ottenere bene-

fici tangibili dall’esternalizzazione dei processi. La riduzione dell’IT e dei costi fino al 30%, scalabilità dei sistemi a supporto della crescita e disponibilità di competenza e tecnologie avanzate sono i vantaggi principali dell’offerta della società che, attraverso le proprie piattaforme, gestisce ogni giorno oltre

40 milioni di transazioni con 40.000 clienti utilizzatori e oltre cinque milioni di clienti finali supportati. Grazie a circa quattromila server ospitati nei propri datacenter, Cedacri gestisce l’infrastruttura tecnologica di oltre 100 clienti, tra istituzioni finanziarie, assicurazioni, aziende industriali e di servizi

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tecnologia

ottimizzazione risorse

vantaggio per tutti

A Collecchio (Parma) Cedacri ha la propria sede centrale, mentre altri uffici si trovano a Parma, Castellazzo Bormida (AL), Bari, Brescia

mento dei rischi operativi legati alla gestione di documenti fisici”, sottolinea Manini.

Vantaggi reali, ambienti virtuali

La trasformazione digitale delle modalità di gestione della relazione con la clientela, invece, è ormai un elemento imprescindibile per rispondere ai bisogni dell’utente finale che oggi chiede di interagire con il proprio istituto finanziario anche da casa e in mobilità. “Ma rappresenta anche - precisa Manini

- un’importante opportunità per accrescere l’efficacia dell’azione commerciale. Ciò è particolarmente vero per le banche nostre clienti, in quanto i sistemi Cedacri consentono di gestire in modo integrato i canali diretti e le filiali fisiche, così che l’interazione con il cliente possa passare da un canale all’altro senza discontinuità e perdita di informazioni. I nostri sistemi abilitano anche la possibilità per i clienti di acquistare prodotti bancari direttamente negli ambienti virtuali, rendendo così i canali diretti luoghi di vendita”.

La banca multicanale L’attività nella sede centrale Cedacri a Parma

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Se gli utenti finali ricorrono a Internet e mobile banking, gli operatori di filiale possono concentrarsi nel soddisfare i bisogni più critici dei clienti. “Ma non è tutto - spiega ancora Manini. - Ricorrendo a una soluzione come CKit, che Cedacri mette a disposizione per la costruzione di una customer experience multicanale avanzata, l’istituto è in grado di erogare consulenza ai clienti, tramite i propri esperti, anche sui canali diretti. Con una ulteriore ottimizzazione dei costi di contatto sia per la banca sia per il cliente”. Il tutto lasciando sempre al cliente completa libertà di scelta: può prendere contatto con la banca via Internet per una prima consulenza e poi recarsi in filiale per gli approfondimenti.

Obiettivo Crescita

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gestionali

ottimizzazione risorse

La sede di Sistemi è ubicata a Collegno (TO)

Il controllo di gestione per le Pmi: un abito su misura Una gestione consapevole e vantaggiosa dell’impresa passa da una raccolta efficiente dei dati necessari ai diversi livelli, secondo la filosofia di Sistemi di Antonella Lanfrit

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Obiettivo Crescita

“Q

ualunque attività umana, finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, comporta una funzione di controllo più o meno consapevole”. È a partire da questo principio, teorico sì ma fondamentale per una pratica efficace, che la società torinese Sistemi si è dedicata allo sviluppo di software per il controllo di gestione dedicati in particolare alle Pmi, con una filosofia che li rende comunque ampliabili a qualsiasi realtà e per qualsiasi settore in cui operi un’azienda. “Non tutte le aziende italiane adottano un controllo di gestione, mentre ogni realtà umana avrebbe bisogno di un controllo - avverte Davide Vierzi, manager della società -. In taluni casi il controllo di gestione si esplica in maniera inconsapevole, nel mentre questo ha bisogno di essere sistematico, di avere il supporto di numeri a tutto vantaggio della vita complessiva dell’azienda e di quanti vi operano”. A rendere talora le imprese poco ricettive rispetto all’attivazione di un controllo di gestione vi è il pensiero che possa essere oneroso o che non sia un elemen-

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gestionali

ottimizzazione risorse

La piattaforma applicativa Sistema Impresa Controllo di gestione

Gestione

L’efficienza della gestione operativa

Integrazione I dati gestionali diventano informazione

Analisi

Metodi e strumenti a supporto del controllo

to prioritario per il business. È in questo contesto che Sistemi, incrociando la consapevolezza dell’obiettiva strategicità di un controllo di gestione strutturato per ogni azienda e i possibili motivi di reticenza degli imprenditori, ha creato i presupposti per consentire lo sviluppo di sistemi di gestione adeguati per ogni impresa. “Prodotti che hanno una metodologia di controllo semplice e immediata per chi li deve adoperare e sono molto efficaci”, evidenzia il manager. Il controllo di gestione è in realtà un “vestito su misura” e la società torinese ha cercato di modellare le soluzioni nel confronto continuo con le aziende. “I nostri non sono prodotti da scaffale - avverte Vierzi -, ma una base differente per ogni settore sulla quale costruire poi per ciascuno il modello adeguato alle necessità delle aziende”. La conoscenza approfondita dell’organizzazione delle stesse aziende, e la cura con cui Sistemi svolge la sua attività, hanno portato la società a porre un ulteriore pilastro nella costruzione delle soluzioni per il controllo di gestione: in un’impresa ci sono diverse tipologie di attività e ciascuna richiede controlli diversi. “Perciò - sottolinea l’esperto - è importante calibrare le informazioni che sono necessarie a ogni livello affinché ciascuno abbia quelle che gli servono e non altre”. Normalmente i livelli organizzativi sono tre e corrispondono ad altrettante attività: operative, tattiche e strategiche. “Alla base della piramide sono necessarie informazioni puntuali, dettagliate, via via che

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L’obiettivo di Sistema Impresa è predisporre la base informativa necessaria allo sviluppo di un personalizzato sistema di controllo di gestione, derivando le informazioni a costo zero dalle attività di gestione dell’impresa.

si sale servono informazioni sintetiche e aggregate per poter prendere deciDati, numeri, sioni”. La risposta di Sistemi sono il necessario a questa condizione di realsupporto alle tà è una “piattaforma applistrategie aziendali cativa la quale, nel mentre e la materia le persone registrano su di prima sulla quale costruire di volta in essa i fatti quotidiani azienvolta le decisioni, a dali, organizza le informavantaggio di tutti zioni che ne derivano nella forma che è necessaria ai diversi livelli decisionali”. Nel particolare, i software per il controllo di gestione targati Sistemi distinguono le informazioni necessarie alla contabilità generale (che risponde a tutte le norme e le disposizioni civilistiche e fiscali ma che fornisce informazioni principalmente destinate all’esterno) e quelle indispensabili al controllo di gestione (che debbono essere necessariamente più dettagliate rispetto alle prime e che servono all’interno dell’azienda). Tale distinzione, però, non comporta una doppia acquisizione di dati. Anzi, uno dei punti di forza delle soluzioni Sistemi sta proprio qui: “Con una rilevazione unica - conferma Vierzi - si acquisisce tutta una serie di dati che servono per la contabilità e per il controllo di gestione, sanando anche l’inevitabile disallineamento che esiste fra le due dimensioni”. In sostanza, l’azienda riesce ad avere due conte-

Dati

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Obiettivo Crescita

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gestionali

ottimizzazione risorse

3 in 1 Nella filosofia di Sistemi, le stesse informazioni raccolte in un’unica rilevazione servono a dare risposte a tutti i livelli organizzativi dell’azienda

nitori informativi specializzati (contabilità generale e contabilità analitica) e contemporaneamente riesce a far “quadrare” il controllo di gestione con la contabilità generale, perché la fonte informativa che alimenta i due “contenitori” è unica. Questa filosofia e questa modalità di approccio al tema hanno condotto Sistemi a sviluppare modelli di controllo di gestione per diversi settori, predisponendo una base che poi si sviluppa a seconda delle necessità di ciascuno. “Gli imprenditori apprezzano - attesta Vierzi -, perché hanno modo di verificare come aziende simili alle loro hanno sviluppato il sistema di controllo, che

inoltre consente di non partire da zero, ottimizzando così tempi e costi”. Poiché nella visione di Sistemi il controllo di gestione non può risolversi in un software, la società ha sviluppato “Simpresa”, una rete di consulenti distribuita su tutto il territorio italiano in grado di fornire servizi a diversi livelli per affiancare le aziende nel controllo di gestione. “I consulenti Simpresa - conclude Vierzi - sono professionisti specializzati nell’amministrazione e controllo che seguono progetti di consulenza finalizzati allo sviluppo del controllo di gestione delle aziende”.

La rete di Simpresa

I

progetti Simpresa si contraddistinguono per efficienza di impostazione, velocità di implementazione ed economicità di gestione. Infatti, grazie alla corretta impostazione della base dati gestionale, l’azienda può derivare a costo zero i dati utili al controllo dalle normali attività di gestione.

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consulenza

ottimizzazione risorse

Uno Stato più efficiente per aiutare il Paese Una visione dell’Italia da chi lavora in Svizzera, dove il Governo è amico delle imprese e la pace sociale è garantita dalla stabilità delle leggi. Molto meno ‘interpretabili’ che in Italia d i S e r gi o B i s s i o

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aluefid è una società fiduciaria che offre consulenza aziendale, consulenza fiscale e gestione del portafoglio per singoli clienti e imprese. Ha sede in Svizzera ed ha una clientela internazionale. “Oltre a persone fisiche e ad aziende svizzere e italiane - afferma Daniele Bosco, amministratore delegato di Valuefid - offriamo servizi a clienti tedeschi, canadesi e brasiliani, con la nostra affiliata Brasfid Consultoria em Investimentos a San Paulo. Indicativamente il nostro business è equamente suddiviso: il 50% è legato alla consulenza fiscale e alla creazione di strutture di supporto consulenziale per le aziende, un altro 50% deriva dalla gestione di portafogli finanziari”. La società è nata nel 1972 ed è stata rilevata da Daniele Bosco nel 1997. “Siamo una piccola società composta da 5 consulenti e questo ci permette di gestire i clienti in modo molto appassionato e diretto, definendo strategie su misura: siamo molto attivi sul fronte family office, soprattutto con clienti svizzeri e italiani”. La situazione internazionale, come è sotto gli occhi di tutti, è piuttosto critica, ma quella italiana presenta delle peculiarità che in tema di ottimizzazione delle risorse offre diversi spunti di riflessione. “In Italia sono necessari con urgenza degli interventi strutturali concreti - afferma Bosco -. Le famiglie e le imprese italiane sono ai minimi storici in tema di investimenti e quindi di capacità di produrre da una parte risparmio e consumi e dall’altra di attivare una produzione che sia veramente competitiva sul mercato europeo e internazionale. Sono ormai più di 20 anni che lo Stato italiano non attua riforme impor-

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tanti di tipo strutturale, fiscale e burocratico, i veri motori per la crescita del Sistema Paese”. La visione e l’analisi dell’amministratore delegato di Valuefid rispetto alla condizione del nostro Paese è abbastanza implacabile, anche rispetto alla capacità delle imprese di investire in innovazione e in automatizzazione della produzione e quindi di rimettere in gioco i capitali. Ma non tutto è perduto se lo Stato, le imprese e le famiglie si mettono insieme per attivare risorse. “Ci sono elementi di positività che anDaniele Bosco, amministratore drebbero sviluppati e delegato di Valuefid, società di valorizzati. A cominconsulenza svizzera ciare dal turismo, incentivando e semplificando la fruizione del nostro enorme patrimonio culturale. Lo Stato dovrebbe dare credito alle eccellenze competitive, non ostacolare la delocalizzazione a patto che la ‘testa’ pensante rimanga in Italia”. “Deve dare sicurezza delle leggi e della giustizia; deve aiutare i giovani a emigrare ma soprattutto a tornare una volta acquisite le competenze; deve sviluppare poli di eccellenza con un vero coinvolgimento delle industrie negli ambiti universitari e formativi conclude Bosco- . E naturalmente deve creare i presupposti per una fiscalità competitiva: il 25% di tassazione a fronte di servizi efficienti e di una burocrazia che aiuti veramente le imprese e le famiglie”.

Obiettivo Crescita

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comunicazione

ottimizzazione risorse

Maveda lancia Rainbow e completa la sua offerta Rafforzati il direct marketing e la filiera dei servizi grazie alla partnership con Cosmo. Resta il focus sull’area della communication delivery

© Julien Eichinger - Fotolia.com

di Luigi Ferro

L’

arcobaleno comparso sul cielo di Maveda racconta che forse la tempesta che ha colpito il mercato si avvia alla fine. E soprattutto che per affrontare un mercato sempre più difficile è nato il progetto Rainbow con un arco di attività di comunicazione per le aziende più completo rispetto al passato. Una crisi come quella attuale porta spesso a qualche cambiamento. Per questo il Gruppo Ma-

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comunicazione

ottimizzazione risorse

Diversificare l’attività storica, il delivery profilato, guardando al DM: è la risposta Maveda alla crisi

9 mio Sfiora i 9 milioni

di euro il fatturato veda ha deciso di rafforzare la partnerPromotion & Events, con comunicadella società di ship con Cosmo, per offrire alle azienzione in store e outdoor, e la comunicacomunicazione, che de una filiera di comunicazione diretta zione digitale con progetti interattivi per dal 1990 ha fatto in sinergia o alternativa ai media classisiti, mobile e social network, completadella consegna ci. Oltre a un pacchetto di nuovi clienti no il quadro delle attività della Maveda mirata del volantino il suo core business arriva un importante filone di business, fra i protagonisti di un mercato nel quain tutta Italia quello del direct marketing. le reputazione, affidabilità ed esperien“Il progetto nasce per dare modo za della società che si occupa dei proalla comunicazione diretta di esprimergetti di comunicazione giocano un ruolo si al meglio, dall’individuazione del target, alla defifondamentale. nizione del messaggio e alla sua veicolazione”, spieÈ importante infatti avere la sicurezza non solo ga Marina Potenza di Cosmo. che il volantino arrivi a destinazione, ma godere di Partendo da una base di dati fornita dal cliente un supporto da parte della società che deve essere o da Cosmo è possibile poi veicolare messaggi proin grado di offrire una consulenza valida per l’operafilati con una forte targettizzazione. Grande distrizione. Tocca al cliente decidere quali devono essere buzione, ma anche onlus per il fund raising sono le zone da coprire e la quantità di volantini, mentre i possibili candidati di un’attività che sfocia anche iol compito di Maveda invece consiste nel definire nel digitale con l’email marketing. Quello relativo le attività di marketing locale. Nel corso degli anni al direct marketing è solo una delle aree di business la società, che opera in tutta Italia e vanta altre sedi lungo le quali si articola l’attività di Maveda. La soregionali nel resto della Penisola, ha creato un datacietà che ha iniziato la sua attività nel 1990 con la base che da una parte attinge a informazioni microcomunicazione sul punto vendita, ha infatti ancora territoriali proprietarie e dall’altra utilizza database oggi la maggior parte del suo business concentrato pubblici come quelli dell’Istat. Il database rapprenell’area della communication delivery. senta il punto di partenza per una serie di attività di pianificazione che puntano a garantire la maggiore efficiacia possibile alle iniziative di recapito promoLa validità del media volantino zionale. Il vecchio volantino infatti resiste ancora, anzi, Attraverso queste attività è possibile mettere in gode di una discreta salute perché rimane uno strumento insostituibile soprattutto per le grandi catecampo operazioni che permettano una logica capilne che hanno costruito la loro fortuna anche grazie a lare (il volantino arriva a tutti i soggetti che abitano questo tipo di comunicazione molto diffusa nell’amin una determinata zona senza differenze) oppure bito della grande distribuzione organizzata. di contattto selettivo (il volantino arriva solo a zone

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comunicazione

ottimizzazione risorse

Il monitoraggio della consegna progressiva dei volantini a domicilio prevede oggi anche la copertura satellitare, con aggiornamenti ogni 10 secondi

tà milanese non si sottrae. Se infatti la misurazione della redemption dei risultati è di competenza del cliente, Maveda anche attraverso il controllo satellitare della distribuzione punta a dare la piena garanzia della consegna dei volantini. Il gruppo di distribuzione è infatti attrezzato con Uno sguardo rivolto al geomarketing un piccolo ricevitore che emette impulsi ogni dieci La definizione della campagna promozionale secondi per segnalare continuamente la posizione. prevede l’analisi della densità abitativa della zona Inoltre, il cliente riceve un dettagliato programma con la conformazione del comune e delle fraziodelle operazioni in modo da sapere dove e quando ni che possono suggerire diversi livelli di copertui volantini saranno distribuiti. Poi, una volta effetra. L’attrazione riguarda lo studio della rete stradatuata la distribuzione, arriva il momento della valule e del tempo potenzialmente impiegato dai clienti tazione dei risultati ed eventualmente vengono riper raggiungere il punto di vendita, dati utili per definire un possibile bacino di utenza. Anche l’analipianificate le operazioni in base ai target raggiunti o si della concorrenza permette di inquadrare le aree non raggiunti della precedente campagna. sulle quali è conveniente o necessario indirizziare i Pam, Auchan, Carrefour, Brico Center, Telecom volantini, mentre con l’analisi di affiniItalia sono alcuni nomi di una lunga lista di clienti che da anni lavorano con Matà si individua la fetta di territorio poveda, che arriva a consegnare anche dietenzialemente interessato all’iniziativa. ci milioni di volantini a settimana per olInfine l’esame della loyalty individua il tre 450 milioni di recapiti in un anno e posizionamento dei clienti fidelizzati e quasi nove milioni di euro di fatturato. incoraggia scelte basate su fenomeni di Maveda arriva a imbucare con Il tornado che ha sconvolto l’econoconcentrazione di clienti e provenienza. criteri di efficienza mia ha ridotto di circa il 30% gli investiIl principio che il volantino deve arricontrollata menti delle aziende in questo campo. vare nella buca delle lettere vale sempre, anche 10 milioni Una situazione che ha accelerato il varo ma in questi anni le aziende sempre più di volantini a del progetto Rainbow che disegna il fuspesso chiedono i dettagli relativi al pubsettimana, per un delivery annuo di blico di riferimento. turo di Maveda. Che rimane concentrata 450 mio di unità anche sul volantino, ma con uno sguarAnche per il “pezzo di carta” vale la do sempre più rivolto al futuro. regola dell’efficienza alla quale la sociedove abitano persone con determinate caratteristiche). È possibile avere livelli di dettaglio micro che permettono di arrivare fino all’estrazione degli indirizzi con il numero civico.

10 mio

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mobilità

automotive

EVENTI

Angela Merkel chiede 1 milione di auto elettriche su strada entro il 2020 e i produttori tedeschi sono pronti alla sfida d i Luca Moroni

Francoforte tinta di green

Anteprima Le novità elettriche e ibride delle case tedesche hanno suscitato molta curiosità

Dall’alto le due elettriche della “Serie i” di Bmw: i8 e i3; subito sotto,

con carrozzeria gialla, il concept di Audi Quattro Sport. Mercedes, con la nuova S500 plug-in, hybrid attacca la spina per fare rifornimento, mentre Volkswagen rivede in chiave elettrica la Up! e la Golf

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el 2020 voglio vedere 1 milione di auto elettriche sulle strade tedesche. Ringrazio quindi l’industria dell’auto per quello che sta facendo in questo ambito”. Queste sono state le parole della cancelliera Angela Merkel in visita al Salone di Francoforte lo scorso mese di settembre. E se l’obiettivo è molto ambizioso, le case tedesche sembrano attrezzarsi per affrontare le sfide future che, diciamocelo fuori dai denti, vanno ben oltre lo “spirito ambientalista” che permea lo sviluppo di auto elettriche: meno CO2 nell’aria e fine della dipendenza dal petrolio. Lo scopo finale è infatti l’inserimento nella gamma di auto a basse o emissioni nulle, in modo che il marchio possa continuare a vendere auto di grossa cilindrata anche dopo l’entrata in vigore delle nuove normative europee. E visto i modelli che i tedeschi sanno fare meglio, berline e Suv del segmento premium, si capisce forse perché tutti si siano affrettati a introdurre vetture elettriche e ibride. Così tra gli stand di Francoforte si sono potute ammirare concept che prefigurano gli sviluppi futuri, come Opel Monza, Audi Quattro Sport o Smart Fourjoy, oppure auto in versione definitiva che sono in procinto di scendere su strada, come nel caso delle due espressioni della “Serie i” di Bmw: i3, la compatta elettrica ideale per un utilizzo cittadino e la supersportiva ibrida i8, che combina il motore elettrico con uno termico. Mercedes con la nuova S500 ibrida offre fino a 30 chilometri di autonomia in full electric e la possibilità di ricarica della batteria tramite presa esterna. Volkswagen infine prende due auto dalla sua gamma e le elettrizza, ecco così la e-Up! e la e-Golf, auto completamente elettriche, che saranno su strada dai primi mesi del prossimo anno.

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moto

AUTOMOTIVE

Fa il “pieno” di corrente o di raggi solari. E poi via!

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rima marcia dentro, busto in avanti a caricare l’avantreno e gas: la Tacita T-Race scatta sullo sterrato come se fosse in gara, al via di una prova speciale. Sognata da Pierpaolo Rigo e sviluppata ad Aosta nel complesso della Pépinière, l’incubatore d’impresa della Regione Val d’Aosta, è la prima enduro specialistica con motore elettrico realizzata in Italia. L’unica vera differenza rispetto a una moto a 2 o a 4 tempi è che ci si fionda su sentieri e mulattiere senza fare il minimo rumore. Zero: silenzio assoluto, sia quando la T-Race s’intraversa all’apertura decisa dell’acceleratore, oppure quando si impenna sulle asperità prese in accelerazione. L’unico suono arriva dal rotolamento degli pneumatici tassellati e dal leggerissimo ronzio del motore elettrico in tensione e della pompa dell’impianto di raffreddamento a liquido. La potenza massima dichiarata è di 24 kW (oltre 32 Cv). Il cambio è a 5 rapporti. Le batterie in Polimeri di Litio da 11 kW possono essere due (160 kg di peso della moto in questa configurazione), oppure quattro (200 kg). In questa presa di contatto in esclusiva per “Obiettivo Crescita”, oltre alle positivie doti dinamiche, la TRace non ha deluso neppure sul fronte dell’autonomia (dichiarata tra i 30 e i 120 minuti nella versione light di questa prova). Infatti, dopo oltre un’ora di test a manetta su una veloce mulattiera e un lento e tecnico sentiero nel bosco, si è “esaurito” prima il tester delle batterie. Il progetto (dal nome latino Tàcita che indicava la divinità romana del silenzio) si svilupperà in tre modelli off road: Cross, Enduro e Rally. Presentazione ufficiale all’Eicma di Milano dal 5 al 10 novembre. Oltre a sfoggiare il cambio a 5 rapporti la T-Race ha un pulsante per seleziona60 -

Obiettivo Crescita

Test esclusivo della T-race, la prima moto elettrica da enduro sviluppata da Tacita: start-up italiana con base ad Aosta. Grande divertimento, senza inquinare di Marcello Lo Vetere Foto di Gianni Pogliano-PoglianoImage

re due mappe - Sport ed Eco - che agiscono sull’erogazione della potenza. La Sport, (quella utilizzata per gran parte di questo test) offre il massimo piacere di guida con sensazioni pari a quelle di una enduro specialistica. Invece siamo in sella a una moto a motore elettrico che “fa il pieno” attaccandosi la spina alla comune rete elettrica (ma c’è anche un caricabatterie portatile). Si può anche acquistare il carrello con pannelli fotovoltaici (chiamato T-Station), che permette di ricaricare gli accumulatori solo grazie alla


moto

AUTOMOTIVE

Le due ruote elettriche sono sempre più numerose Energica in Italia, oltre a Brammo e Zero negli Stati Uniti, tra le altre realtà di spicco in questo settore

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forza del sole. Di più: la T-Station, per chi può tenerla nel giardino di casa, può servire anche per alimentare le utenze domestiche. I costi non sono ancora ufficializzati ma dovrebbero essere attorno ai 20mila euro per la moto e altri 20 mila per il carrello T-Station con i pannelli fotovoltaici. Sopra: ingombri ridotti nonostante le presenza degli accumulatori. Sotto: il carrello T-Station con pannelli fotovoltaici (durante l’apertura e completamente sollevati) per la ricarica a energia solare

acita non è l’unica moto elettrica nel panorama mondiale. Sia in Italia sia all’estero esistono produttori che stanno sviluppando e commercializzando moto spinte dall’energia immagazzinata nelle batterie. In Italia troviamo Energica, una superbike che dà il meglio di sé sulla pista ma è anche divertente da guidare su strada. Oltreoceano, negli Stati Uniti, spiccano invece Brammo e Zero che hanno una serie di moto adatte sia alla strada sia agli sterrati, come per esempio la Empulse o le varie versioni della Zero. Tutto questo senza contare che anche i grandi produttori stanno iniziando a muoversi, Bmw sugli scooteroni o Ktm sull’enduro. Dall’alto vediamo Brammo Empulse, a fianco la Energica Ego, e sotto la Zero

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la potenza di helios

Oggetti che funzionano in mostra e online La sostenibilità è una parola vuota, se nessuno conosce e prova ad apprezzare oggetti, servizi e soluzioni che mirano a uno stile di vita più sostenibile, basato sull’energia solare d i B a r b a r a Tr i g a r i e Daniela Dirceo

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Obiettivo Crescita

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utto comincia con una constatazione che riguarda il pianeta terra: in fondo, non è altro che un’astronave che gira intorno al sole. Il sole dunque, Helios, è fondamentale per la vita, anche se nel quotidiano probabilmente non ce ne rendiamo conto, o forse lo diamo per scontato. Ad aprile 2013 il 40,2% della produzio-

MOBILITà: automobili e velocipedi per La Cascina Cuccagna a Milano, dove si è svolta la manifestazione ”La potenza di Helios”

Sono sempre più numerosi e abbordabili i mezzi di trasporto a energia elettrica, e non solo per circolare in città

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ella prima flotta elettrica concepita da un’azienda automobilistica, non poteva mancare l’utilitaria, la Renault Zoe, una berlina 5 posti 100% elettrica, autonomia effettiva tra 85 e 135 km, tablet multimediale tattile integrato e ben 60 brevetti depositati a bordo. La batteria viene fornita a noleggio, assistenza inclusa, in modo da equiparare il prezzo del veicolo a quello di una vettura diesel. www.renault.it

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green

ENERGIA

con il sole ne di energia in Italia è derivata da fonti rinnovabili, il 10% da attribuire al fotovoltaico. “La rivoluzione copernicana l’abbiamo assimilata, adesso dobbiamo pensare che siamo parte di un sistema”, spiega Donatella Pavan, l’ideatrice e organizzatrice, insieme a Cascina Cuccagna di Milano, della mostra intitolata “La Potenza di Helios, luce e calore per rinnovare il no-

stro stile di vita”, svoltasi questa estate all’interno della cascina milanese. “L’obiettivo, prosegue Pavan, è quello di sensibilizzare la popolazione verso il concetto di valore del sole, raccogliendo diversi attori della filiera con le loro proposte e soluzioni in un’area espositiva, e offrendo al pubblico la possibilità di informarsi seguendo gli interventi di alcuni esperti”. Ecco quindi la mostra degli oggetti di uso quotidiano alimentati a energia solare, realmente acquistabili a costi non proibitivi e utilizzabili per uno stile di vita più sostenibile: dalla cucina alla lavatrice che ricicla acqua e calore, dal motorino alla veranda per ricaricarlo e decorare il giardino, fino ai giocattoli etici ed ecologici di Ecotoys. Accanto agli oggetti, i servizi, quindi la fornitura di energia da fonti rinnovabili, la casa a zero emissioni, la consulenza fiscale e la manutenzione per i pannelli. La filiera, appunto, dal reperimento della materia prima

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un futuro solarmente elettrico

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elosolex, sempre francese, è la versione più agile e pieghevole della bici elettrica: pesa 22 kg, tocca i 25 km/h con 50 km di autonomia e un tempo di ricarica pari a 5 ore. Il cruscotto lcd montato sul manubrio visualizza tutti i dati di velocità, consumo, automomia, distanza percorsa. www.italiaenergetica.it

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urban crosser biposto Twizy fa parte della flotta Z.E. (zero emissioni) di Renault, pensato per la mobilità urbana. Velocità massima 80 km/h, motore 100% elettrico 8 kW con autonomia 100 km, disponibile anche in versione 45 per i 14enni con patentino. www.renault.it

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talia Energetica propone a noleggio la riedizione full electric della storica bicicletta “che viaggia da sola” della francese Solex, molto popolare negli anni 70. Disegnato da Pininfarina, l’E-Solex pesa 40 kg batteria inclusa e raggiunge velocità fino a 35 km/h con una autonomia di 40 km. La ricarica completa necessita 8 ore (4 ore per una ricarica al 70%). www.italiaenergetica.it

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green

energia

QUOTIDIANO SOSTENIBILE: otto strumenti da utilizzare subito L’energia solare richiama (per ora) solo le immagini dei pannelli stesi sui tetti. Invece alcune aziende hanno realizzato prodotti consumer, non solo gadget

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a torinese Arkema Design (distribuzione Sa.Pi.Pool) ha sviluppato una serie di sistemi doccia a riscaldamento solare per esterni, tra i quali Dada rappresenta la versione da giardino per uso privato. È realizzata in alluminio, curva o “straight”, disponibile in molti colori: un boiler di design a riscaldamento solare con riscaldamento elettrico 24V. www.arkemadesign.com

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nch’esso brevettato da Heimdall, azienda italiana che opera nel light e sound design, il diffusore audio luminoso (a led) wireless Disko si alimenta a energia solare e riproduce la musica trasmessa da qualsiasi dispositivo connesso via etere, dal laptop al cellulare. Il diffusore è omnidirezionale e stand alone, quindi si può collocare in qualsiasi posizione, per esempio in giardino o in piscina. www.heimdall.it

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ky è una serie di lampade in alluminio e policarbonato della italiana Luceplan rivolte all’uso in esterno e con bassi consumi, grazie all’impiego di Led, alle cellule fotovoltaiche e le batterie ricaricabili. Ecologica ed elegante: designer Alfredo Haeberli. www.luceplan.it

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uattro versioni per il carica batterie del cellulare, mp3, gps o batterie stilo Scotty di E-Net: vanno da 0,55W a 2,4W del modello professional. Ideale per la vita all’aria aperta, accumula energia solare ma può anche essere impiegato come un comune caricabatterie elettrico. www.enetonline.it

osto realmente abbordabile per questa bella e funzionale cucina solare parabolica da esterni. Frutto del made in Italy, scalda fino a 200°C e bolle l’acqua in 30-45 minuti. La pentola (nera) è collocata nel punto focale della parabola in alluminio che ha un diametro di 1 metro e 40 cm; si può friggere, bollire, e fa anche da forno. www.solesienergia.com

per la produzione degli oggetti alla sua trasformazione, utilizzo, manutenzione e riciclo (possibilmente). Scegliere un’energia sostenibile come quella solare infatti non ha senso, se poi si inquina per smaltire i pan-

nelli o semplicemente per pulirli. Dopo la prima edizione questa estate in concomitanza degli European Solar Days, Helios verrà replicata a maggio, sempre nei Solar Days, e a novembre 2014, nel corso della Set-

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energia

SERVIZI: alcune soluzioni

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uesto zainetto che E-Net chiama Voltaic converter backpack integra un caricabatterie a energia solare per cellulare, smartphone, gps ecc. utilizzabile anche con la normale rete elettrica: pensato chi fa escursioni armato di macchina fotografica (capienza 16 litri). Il guscio esterno è realizzato in poliestere con Pet ricavato dal riciclo di bottiglie di plastica, ed è impermeabile, leggero e resistente ai raggi UV. www.enetonline.it

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empre più cittadini sensibili alle tematiche ambientali scelgono di sostituire i classici servizi di fornitura energetica con proposte alternative più sostenibili. Tra queste, la Cooperativa Elettrica Retenergie per l’autoproduzione da fonti rinnovabili da impianti finanziati attraverso l’azionariato popolare e la distribuzione attraverso la società Trenta, Gruppo Dolomiti Energia. www.retenergie.it - www.trenta.it L’Ordine dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili di Milano, invece, offre consulenza fiscale gratuita legata al tema energetico (www. odcec.mi). Consulenza anche per i condomini, proposta dall’Associazione nazionale Amministratori condominiali e immobiliari (Anaci), www.anaci.it. Lo studio di architetti bolognese MC Architects di Mario Cucinella ha sviluppato il progetto di una casa da 100 mq a zero emissioni, con il fotovoltaico integrato nell’architettura. Costi bassi e possibilità di adattarsi alle esigenze abitative dell’inquilino (www.mcarchitects.it).

e avete bisogno di una veranda o della pensilina per ricoverare l’auto elettrica e ricaricarla, Solrwatt ha pensato a un sistema che oltre a fare ombra, produce energia grazie al fotovoltaico della copertura. Gradevole anche nel design, perché si serve di pannelli semitrasparenti. www.solarwatt.de

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uesto kit fotovoltaico da 25W in valigetta può alimentare utenze a 12V: alcune lampade Led, un inverter, il notebook (tramite car adapter), cellulari, ecc. Si può realizzare anche per potenze maggiori, e su richiesta. La valigetta contiene prese, spinotti, accumulatore da 18Ah e regolatore solare da 5A. www.solesienergia.com

E per riciclare i pannelli, o aggiornarli e renderli più efficienti? Se ne occupa la rete di imprese PVR Renewal, iniziativa di tre pmi che con questo progetto si rivolgono al mercato europeo, che ha già oltre 300 milioni di m2 di moduli fotovoltaici installati negli ultimi 20 anni, da recuperare e smaltire.

timana europea per la riduzione dei rifiuti. “Desideravo che ci fosse una visibilità a livello europeo, perché è stata proprio l’Europa a offrire il contesto normativo nel quale l’Italia si sta muovendo, e poi puntare

sull’abbinamento tra sostenibilità e redditività”, chiarisce Pavan, che poi è quanto rende concretamente “sostenibili” questi progetti. A breve è prevista l’attivazione dei sito della mostra, www.lapotenzadihelios.eu.

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mercati

Un sistema paese che riparte... in barca

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Il Salone Nautico di Genova è una delle manifestazioni più rinomate a livello internazionale, che quest’anno riconferma la propria leadership nonostante le difficoltà di Emanuele Bruno Anton Francesco Albertoni, presidente Ucina - Confindustria Nautica e Sara Armella, presidente Fiera di Genova

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Obiettivo Crescita

a verità è che il mercato nazionale della Nautica è quasi affondato e che ora “serve una svolta”. I dati parlano chiaro. “Negli ultimi 5 anni il settore - dichiara il presidente di Ucina-Confindustria Nautica, Anton Francesco Albertoni - è passato da un fatturato complessivo di 6,2 miliardi a circa 2,6. L’export che prima valeva il 50% circa dei ricavi, ora rappresenta quasi il 90% del montante”. I fondamentali del comparto rimangono ancora buoni. “L’Italia - sottolinea Albertoni - è ancora leader mondiale sulle imbarcazioni di oltre 24 metri ed è seconda solo agli Usa su quelle di meno di 24 metri. La nautica è il quinto settore del Made in Italy. L’export ci ha consentito di sopravvivere, ma per tornare allo sviluppo pieno serve una ripresa del mercato interno. Non c’è futuro che ne possa prescindere. Anche perché oggi export non vuol dire più soltanto Europa e qualche appendice nota, ma Asia, Cina, Brasile. Paesi lontani e culturalmente diversi che suppongono logiche competitive, organizzazione, risorse finanziarie da mercato globale”. Sarebbe dunque auspicabile un supporto per il nostro sistema di piccole e medie imprese che anche nel settore della nautica è fitto, basato su aziende da piccoli numeri, in un momento in cui devono affrontare problemi evolutivi che chiamano in causa, ad esempio, la penetrazione più ampia delle reti di dealer e assistenza, e poi progettazione e marketing più sofisticati. “La barca - esemplifica il presidente di Ucina - è un prodotto complesso, e affrontare mercati ampi e diversi come quelli citati vuol dire pure misurarsi con attitudini e aspettative non ovvie: per gli Usa, ad esempio, la barca va progettata come una sorta di seconda casa, piena di tutti i confort domestici; in Cina invece non concepiscono l’idea di dormirci dentro, non vogliono le cabine, la barca è un oggetto di divertimento più estemporaneo e collettivo”.

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salone di genova

NAUTICA

La planimetria del nuovo Salone Nautico di Genova

Il problema della difesa del nostro patrimonio d’imprese vale più che mai anche per la Nautica. Ferretti è appena passata ai cinesi, che hanno pure comprato una quota di minoranza dei Cantieri San Lorenzo. “In Cina - racconta Albertoni - stanno investendo tanto in questo comparto e lo faranno sempre di più: sono convinti che entro il 2020 la loro ‘flotta’ supererà quota 100 mila unità. Pensano di arrivare in sei anni al numero di barche che in Italia contiamo dopo 60 anni di storia di nautica da diporto. Un’opportunità straordinaria che dobbiamo cogliere”. Certo bisogna invertire una tendenza autodistruttiva. Albertoni spiega cosa è accaduto nel passato recente: “Nel 2008, quando è iniziata la crisi globale, per circa tre anni abbiamo sofferto e penato, ma in maniera non dissimile da altri settori. È stato con il governo di Mario Monti, tra il 2011 e il 2012, che la situazione si è drammaticamente deteriorata. È stata adottata una fiscalità punitiva ed è iniziato un clima di caccia alle streghe. Tassare i possessori di barche è divenuta una scorciatoia con cui mostrare equità, lanciando un segnale di severità al Paese che faceva sacrifici e, nelle intenzioni, mirando a recuperare gettito fiscale. Il risultato è stato clamorosamente diverso da quello ipotizzato: sono stati distrutti 38 mila posti di lavoro e invece dei 155 milioni di ricavi, chissà come calcolati, per l’erario ne sono arrivati solo 22”. Dopo però c’è stato una sorta di ravvedimento operoso. “L’esecutivo guidato da Enrico Letta - continua Albertoni - ha intrapreso un percorso molto diverso. Sono stati modificati i parametri di riferimento della tassa di possesso, che ora non si paga più per le imbarcazioni lunghe fino a 14 metri e che per quelle oltre i 14 metri è stata modulata in maniera molto più aderente al valore reale dei beni. Così siamo tornati un po’ più fiduciosi, instabilità permettendo...”. Per la nautica non basta una cura specifica. “Abbiamo più che altro bisogno

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Nuova formula e prove in mare

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a 53esima edizione del Salone Nautico di Genova - organizzatori Ucina e Fiera di Genova – ha proposto quest’anno una formula inedita a partire dal suo contenitore, interamente rivisitato, che ha invitato a una nuova modalità di visita e di fruizione. Si è tenuto in una versione più “concentrata”, in un’area di 180 mila mq di esposizione, di cui 100 mila sull’acqua, con sei aree tematiche e, soprattutto, la possibilità di prove in mare. Oltre mille le imbarcazioni presentate dai 750 espositori, più di cento novità in una vetrina che prevedeva sia i piccolissimi natanti da circa due metri che i superyacht (di 80 metri l’ammiraglia del Salone, il Chopi Chopi realizzato

dal cantiere Crn, del gruppo Ferretti). Una risposta, quella di Genova, voluta dai co-organizzatori Fiera e Ucina, nata dall’ascolto e dall’approfondimento di tutte quelle istanze che erano emerse da più parti già al termine della scorsa manifestazione. Un ascolto condotto da Ucina su cantieri ed espositori e da Fiera, attraverso una ricerca di Eurisko, su visitatori e operatori. Questi e molti altri input hanno condotto i co-organizzatori a una riformulazione del Salone, che rispondesse al meglio alle mutate esigenze del mercato, con l’obiettivo ultimo di mantenere inalterata la leadership del Salone a Genova.

- aggiunge il presidente di Ucina - di un sistema paese che complessivamente riparta, riacquistando fiducia e serenità. Di governi che la smettano di guardarci con diffidenza, di un clima in cui non si alimenti l’invidia sociale e in cui si archivi l’equazione superficiale e qualunquistica ‘barca uguale evasore fiscale”’.

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specializzazione

nautiCa

Inboard performance system, il motore della ripresa per Volvo Penta IPS APPLICATION CHART

Dal 2005 a oggi Ips è stato venduto in 17mila esemplari e rappresenta la punta più alta dell’innovazione Volvo Penta dal 1907

IPS400

800

IPS450

900

IPS800 IPS1050 IPS800

Installazione Twin Triple Quadruple

1600 2100 2400

IPS1050

3150

IPS800

3200 4200

IPS1050

Tutti i modelli sono Marine Commercial Rating 4

Segnali positivi sull’onda di un nuovo mercato Puntando sul suo motore per barche di fascia alta, Volvo Penta ha reagito alla crisi del settore nautico di Luigi Ferro

Nicola Pomi, responsabile dell’area engine di Volvo Penta

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Obiettivo Crescita

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uando il Pil nazionale scende, quello relativo al settore della nautica scende molto di più. E’ una delle regole del settore rispettata anche nel 2012, quando la spesa complessiva dei diportisti stanziali è scesa del 56% rispetto al 2009, passando da 1,1 miliardi di euro a 484 milioni. A questo bisogna aggiungere il crollo dei contratti di ormeggio annuali (-26%), gli ormeggi in transito (-34%) e le immatricolazioni calate, fra il 2007 e il 2011, del 60%. E Il fatturato totale della nautica da 5,2 miliardi di euro è sceso a 2,2, lasciando sul terreno un buon numero di cantieri. Un bollettino di guerra al quale probabilmente hanno contribuito anche qualche provvedimento governativo e la paura dei controlli fiscali, che ha spinto molti a migrare le barche verso Croazia e Francia. L’altra parte della regola, però, dice che quando il Pil nazionale riparte, quello della nautica va meglio. Vista la crisi epocale, c’è qualche perplessità sul fatto che le barche possano godere ancora di questo moltiplicatore, ma Nicola Pomi, responsabile dell’area engine di Volvo Penta, uno dei nomi più importanti del mercato per quanto riguarda i motori, dopo avere spiegato che “la crisi morde ancora” prende atto che qualche flebile segnale di ripresa appare all’orizzonte. Piccoli var-

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specializzazione

nautica

I

ps è stato concepito da Volvo Penta, nella versione due, per la fascia alta del mercato (barche oltre i 45 piedi), un segmento di business che ha mantenuto i suoi livelli anche negli anni della crisi.

* La cifra corrisponde alla potenza richiesta da un motore entrobordo equivalente *Hp

La produzione di motori di Volvo Penta è rivolta a barche dai 20 ai 100 piedi

chi dei quali sono pronti ad approfittare i nostri cantieri, che all’estero sono riusciti in questi anni a tenere alta la bandiera del made in Italy.

Un riuscito cambio di strategia

Secondo Pomi la crisi di questi anni, se non altro, “ha fatto capire dove sbagliavamo e che avevamo di fronte un mercato drogato, tanto che il crollo reale è stato inferiore”. Neanche la società parte del gruppo Volvo è rimasta immune, ma ha avuto il vantaggio di trovarsi al momento giusto con i prodotti adatti al mercato. Per una naturale evoluzione della strategia, Volvo Penta aveva già deciso da tempo di scalare la fascia alta del mercato, quella delle barche fino a 7080 piedi, e nel 2008, quando è stato chiaro a tutti che

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gli anni d’oro erano finiti, i motori erano lì, pronti per un segmento di business che in questi anni ha mantenuto i suoi livelli. “Quando è iniziata la crisi siamo usciti dal nostro mercato tradizionale delle barche fino a 45 piedi per salire verso la fascia alta. La fascia fra 34 e 48 piedi infatti è stata la più colpita con un crollo drammatico delle vendite”. Ai “ricchi”, la società ha proposto la versione due dell’Ips (Inboard performance system), un motore fino a 880 cv e poi oltre 1000.

Verso l’impresa globale

Ips, presentato nel 2005 e venduto in 17mila esemplari, rappresenta la punta più alta dell’innovazione proposta da Volvo Penta dal 1959, quando fu lanciato il sistema entrofuoribordo Aquamatic. “Le eliche montate all’estremità anteriore dell’unità di propulsione - spiega Pomi - possono lavorare in acqua indisturbata e assicurare il massimo dell’efficienza. La loro scia è completamente parallela al fondo dell’imbarcazione, quindi tutta la potenza sviluppata si trasforma in forza di spinta”. Maggiore efficienza e propulsione sono i vantaggi principali dell’Inboard performance system, il cui valore aggiunto è nel rilascio di una potenza effettiva superiore ai cavalli dichiarati dal motore. Da 13 cv a 4.800 è il range della produzione di Volvo Penta, che copre barche dai 20 ai 100 piedi. Ips ha sostenuto i conti di Volvo Penta in un mercato completamente mutato. “Alcuni cantieri italiani producevano al 60% per il mercato nazionale”, scelta che non ha pagato in uno scenario sempre più globale. Solo che se la barca la fai in Italia e la vendi negli Stati Uniti, Cina o Medio Oriente c’è poi bisogno di una rete globale di partner per l’assistenza post-vendita. “Prima si vendeva soprattutto in Italia ed Europa e ci si conosceva tuti, oggi il panorama è totalmente differente”. Serve l’impresa globale con una presenza nei principali porti del mondo. E’ il cammino percorso in questi anni dalla divisione di Volvo, la cui trentina di addetti in Italia oggi vede una luce in fondo al tunnel. Non poco, per il momento.

Obiettivo Crescita

- 69


innovazione

nautica

Permare, stile italiano vincente La crisi non ha fermato la crescita delll’azienda ligure, che vanta un solido know how, mix di ricerca e tradizione. L’ultima novità è il superyacht Amer Cento di Luigi Ferro

E

stero, personalizzazione e innovazione. Sono le carte che il gruppo Permare si è giocato in questi anni e che gli hanno permesso di superare i pericolosissimi mari della nautica, massacrata da una crisi che ha visto in pratica “scomparire il mercato europeo”, come racconta Barbara Amerio, l’ultima generazione del gruppo fondato nel 1973 da suo padre Fernando.

La famiglia Amerio. Da sinistra a destra: Barbara, Rodolfo e Fernando, fondatore del gruppo

70 -

Obiettivo Crescita

Officina specializzata nell’assistenza, rivendita di natanti e gommoni e poi costruttore con il proprio marchio Amer, Permare ha sfornato in questi anni 74 anni imbarcazioni prodotte nei cantieri liguri Sanremoship e Cantieri del Mediterraneo, che assicurano anche un forte servizio di post vendita, e nei cantieri di Viareggio. La scelta verso l’export è stata però l’ancora di salvezza della società della famiglia Amerio. Con una clientela al 50% italiana e per il resto europea fino a qualche anno fa, il gruppo ha dovuto cambiare target indirizzandosi con ancora più decisione verso l’estero. “Una scelta che ci ha permesso di resistere alla crisi. Vendiamo all’estero ma l’indotto rimasto sul territorio. Abbiamo convinto la clientela straniera a tenere l’imbarcazione in Italia e offrendo una serie di servizi mirati come ormeggio, guardianaggio, ricerca personale, organizzazione delle rotte crociera, rimessaggio invernale”, spiega Barbara. La crisi ha portato a una forte selezione naturale dei cantieri. “Resistono i grandi gruppi e i pochi che hanno saputo dimostrare affidabilità e sono stati in grado di investire in nuovi progetti. Le politiche passate hanno distrutto il nostro settore, ma è venuto il momento di invertire la tendenza e fare di tutto per salvare un comparto al quinto posto del fatturato per l’export”.

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innovazione

nautica

L’Amer Cento in navigazione

All’estero infatti i prodotti made in Italy continuano ad avere un grande appeal. A questo proposito, Barbara Amerio spiega che “Dobbiamo lavorare sulla nostra immagine facendo percepire di più il sapere artigiano che ci rende unici e che dovrebbe ispirare un sentimento di orgoglio per la qualità eccelsa più che invidia per i fruitori del prodotto finito”. La nautica, inoltre, crea anche un formidabile indotto ed è in controtendenza con un incremento occupazionale dovuto all‘alta specializzazione della manodopera. “Un’azienda come la nostra è composta da otto persone con un fatturato che prima della crisi era di circa dieci milioni di euro. Con la costruzione creiamo lavoro per circa trecento persone e un ulteriore coinvolgimento per il post vendita di altre professionalità”, precisa Barbara. D’altronde, è la personalizzazione dei prodotti il cuore di quel “sapere artigiano” che distingue il made in Italy nella nautica. “Quando arriva la stampata in vtr in cantiere si può cominciare a suddividere gli spazi seguendo le richieste dell’armatore, un architetto viene messo a disposizione per mettere su carta le di-

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verse soluzioni e renderle realizzabili a bordo. Non esistono copie, ogni barca costruita è differente dalle altre e contiene l’essenza del suo armatore, i suoi gusti ed esprime il suo carattere. Mio padre ha sempre detto che basta vedere come gli italiani ordinano il caffè al bar (macchiato, in tazza grande, deca) per capire che ai nostri livelli non ci accontenta e si desidera un prodotto unico e non replicato”. Nasce così l’ascensore circolare progettato per poter collegare i tre ponti sul 116’, o gli interni liberty nell’Amer 92’ e anche del nuovo Amer Cento. Cabine trasformate in uffici operativi, in sale da registrazione per un compositore, ma anche show-room per i materiali innovativi utilizzati. Al recente salone di Cannes Permare ha presentato l’Amer Cento, un progetto nato per incoraggiare una clientela domestica e dare l’opportunità ai clienti degli 86’ e 92’ di crescere di volume pur rimanendo nell’imbarcazione da diporto. Un modello per un mercato che inizia a dare qualche segnale di ottimismo. Novità anche sul fronte dell’innovazione dei motori con il miglioramento delle prestazioni e dei consumi. “Stiamo valutando per alcuni clienti propulsioni ibride (diesel-elettrico) che garantiscano miglior comfort in navigazione e aumentino l’efficienza”. C’è grande fermento sull’argomento e sicuramente avremo nuove soluzioni da adottare sui nuovi modelli. Ci stiamo lavorando”, conclude Barbara.

Sotto, l’Amer 92’. Qui a sinistra, l’ascensore circolare che collega i tre ponti dell’Amer 116’, realizzato nel 2010

Obiettivo Crescita

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R&D

NAUTICA

I tre nuovi modelli -Azimut 80, Magellano 53 e Atlantis 50- portano a compimento il percorso evolutivo del marchio Azimut Yachts

Azimut Yachts, tris di novità al salone nautico di Genova

T

re nuovi modelli, l’ingresso del marchio Atlantis tra le Collezioni di Azimut Yachts e il lancio di una nuova strategia di comunicazione basata sul Made in Italy. Azimut si presenta così al Salone di Genova dove ha lanciato tre nuovi modelli: Azimut 80, Magellano 53 e Atlantis 50. Due motori Man da 1550 cv con una velocità massima di 29 nodi spingono l’Azimut 80, un 24 metri che fa parte della collezione Flybrige. Dotato di un pozzetto spazioso con camminamenti in teak, un grande divano a poppa e tavolo da pranzo per otto persone, presenta una soluzione di grande impatto con le due vetrate cielo-terra poste in murata in corrispondenza della zona pranzo. Il layout degli interni prevede quattro cabine tutte con bagno, per un totale di otto ospiti, più un day toilet in coperta e un flybridge enorme dotato di hard top e vasca jacuzzi. Azimut Magellano 53 è l’Italian long range, il piacere di navigare, la ricerca del massimo comfort di bordo, la richiesta di spazi storage e autonomie superiori per le lunghe traversate. A poppa è presente una spaziosa cabina equipaggio, mentre il pozzetto ha una superficie di 13 m2. Sportivo, con un tocco di eleganza italiana, è invece il 15 metri Azimut Atlantis 50, che può ospitare da quattro a sei persone. Grazie anche a questi nuovi modelli si compie il ‘percorso di “evoluzione” del marchio Azimut Yachts 72 -

Obiettivo Crescita

Con l’ingresso di Atlantis, Azimut Yachts propone sotto un unico marchio la più estesa gamma di yacht fino a 120 piedi. La comunicazione punta sul Made in Italy di Luigi Ferro

che consente oggi al Gruppo Azimut|Benetti di proporre sotto un unico marchio la più estesa gamma di yacht fino a 120 piedi. Il graduale cammino che ha portato all’estensione del marchio Azimut Yachts e delle sue collezioni è frutto di una scelta strategica che ha avuto uno dei suoi punti cardine nella decisione di mantenere la produzione delle imbarcazioni in Italia. L’azienda ha puntato con decisione sul Made in Italy lanciando un programma di investimenti per 29 milioni di euro su base triennale (2013-2015) destinati allo stabilimento di Avigliana, nel frattempo diventato centrale dopo la recente razionalizzazione dei siti produttivi. È previsto anche un incremento delle attività di R&D per nuovi prodotti tecnologicamente avanzati e l’acquisto di un nuovo sistema gestionale delle commesse che minimizzerà i tempi di gestione “amministrativi”.

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qualità

Nautica

Barche comode ed eleganti per navigare in tranquillità

G

iarolì è presente al salone con il modello Grand Banks 59’, brand di cui è importatore esclusivo in Italia, Francia e Croazia. Se cercate una seconda casa “sul” mare, o una prima casa per cambiar vita, dovete scegliere una barca molto comoda. Un natante con un profilo estetico diverso dai modelli più glamour, ma dotato di interni e strutture di alta qualità. Giarolì offre al mercato italiano e internazionale questo tipo di barche. Dal 1984 è importatore esclusivo di Grand Banks, che realizza trawler gamma Heritage, yacht gamma Aleutian e plananti gamma Eastbay. “Il modello GB 59 presente al salone, afferma Giampaolo Murzi, titolare di Giarolì, è la barca ideale per il mercato europeo in termini di design e di prestazioni, con interni ricercati ma efficienti e velocità massima di 24-25 nodi. L’ideale per una navigazione veloce ma tranquilla, con una grande autonomia”. Giarolì, oltre a essere importatore esclusivo per Grand Banks, tratta anche i brand Nauticat e Targa, e soluzioni con i marchi Passepartout Yachting e Diporto. Dal 2000 si sono aggiunte linee di prodotto più glamour con offshore e

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La qualità di interni e strutture è al centro dell’impegno di Giarolì, che al salone presenta il modello Grand Banks 59’, pensato per il mercato europeo di Sergio Bissi

scafi di Magnum Marine e Hinckley. La società ha l’headquarter a Orbetello, ma anche uffici in Francia e Croazia. “La Sede francese ad Antibes - sottolinea Murzi - è del 2008 mentre quella a Split in Croazia del 2010: in entrambi i Paesi siamo dealer esclusivo Grand Banks”. La società dispone inoltre di un network di service point: 18 in Italia, 5 in Francia e 2 in Croazia. “La presenza al Salone - afferma Murzi - è un momento importante di contatto e confronto. Non abbiamo perso una edizione dal 1988, anche perché dal mercato italiano riceviaIl Grand Banks 59’, mo sempre importanti riconoscicon un dettaglio menti. Insieme a quello francese, è dei preziosi quello più attento alla qualità a liallestimenti interni vello europeo, anche se buone prospettive si aprono in ex-Yugoslavia e nord Europa. Credo che nei prossimi anni acquisirà maggiore importanza il Salone nautico di Cannes, anche a scapito di quello di Düsseldorf, per via della vicinanza con un mercato più interessante”. Anche se, conclude Murzi, “il motivo principale della presenza ai Saloni non è il business diretto. Il nostro giro d’affari di 7-8 milioni di euro l’anno è frutto della fiducia dei clienti. Dalla presenza diretta ai saloni arriva meno del 10% del fatturato”.

Obiettivo Crescita

- 73


Emirati Qatar Norvegia Arabi (+20,2%) (+28,9%) Uniti (+26,1%) Tra i primi 20 Paesi dello scenario internazionale i più dinamici in tema di vendite export a volume sono gli Emirati Arabi, il Qatar e la Norvegia.

P

iero Gandini, Presidente di FederlegnoAssoluce (www.federlegnoarredo.it/it/ associazioni/assoluce), l’associazione che raggruppa 140 tra le più importanti aziende produttrici di apparecchi di illuminazione domestica, conferma che secondo i dati elaborati dal centro studi Cosmit/FederlegnoArredo si certifica una crescita dell’export dell’1,1% e un aumento del volume di vendite all’estero che ha raggiunto nel 2012 i 1.398 milioni di euro, pari a oltre il 65% delle vendite totali. Dati confortanti, segno dell’aumento dell’acquisto dei prodotti italiani in quasi tutti i primi venti mercati mondiali. Nella pagine che seguono abbiamo cercato di fornire la mappatura dell’attratività dei nostri prodotti sui mercati internazionali, raccontata attraverso alcune della nostre più interessanti realtà imprenditoriali – grandi e medie – che da molti anni esportano e che innovano e producono per rispondere ad esigenze di target culturalmente molto distanti tra loro ma tutti sensibili alla qualità e alla bellezza dei prodotti italiani. Le associazioni industriali di categoria, Assoluce insieme a FederlegnoArredo, accompagnano da molti anni le aziende all’estero nei mercati più promettenti attraverso l’organizzazione di fiere e missioni B2B, realizzano eventi per la Il settore degli promozione della cultura dell’abiapparecchi di tare italiano nel mondo oltre alla illuminazione è manifestazione fieristica di riferisostenuto dalle mento (Euroluce). Nel 2012, comassociazioni plessivamente sono state ben 274 industriali di le aziende che hanno partecipato ad almeno un’iniziativa all’estero; categoria attraverso iniziative di 12 le missioni B2B e gli incoming. comunicazione Forte interesse per i mercati e promozione internazionali anche da parte di dell’abitare italiano Assil Anie (www.assil.it), associanel mondo zione che raggruppa circa ottan74 -

Obiettivo Crescita

Le aziende del settore illuminotecnico sono tra le più apprezzate al mondo, così come confermato dai dati relativi all’export delle associazioni industriali di categoria. Un’affermazione del successo della qualità dei prodotti italiani all’estero l e e s p o r t a z i o n i c r e s c o n o d e l l’

Italia, un mercato luce di Donatella Bollani

ta aziende del comparto, rappresentando oltre il 50% del fatturato complessivo italiano del settore. La mission dell’associazione è di garantire alle aziende associate un supporto tecnico al fine di innalzare il livello qualitativo e prestazionale dei prodotti immessi sul mercato, diffondendo pertanto il know how e la qualità del prodotto italiano nel mondo. Secondo Riccardo Gargioni, segretario di Assil Anie, lo scenario internazionale ha subito, anche nel 2012, un deciso rallentamento, e in una fase di forte contrazione della domanda nei tradizionali mercati europei, si è rivelato essenziale l’ingresso e il consolidamento delle aziende illuminotecniche italiane nelle regioni extra Europee. Funzione strategica dell’associazione l’azione di supporto alle aziende associate nelle attività legate all’ottenimento di certificati di conformità dei prodotti, ai fini dell’esportazione.

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lighting

Arredamento

Casi di successo

ALBUM

ARTEMIDE GROUP

www.album.it

www.artemide.com

Di seguito una mappatura di realtà presenti nei mercati internazionali che rappresentano il successo del made in Italy

1 , 1 % a vo l u m e Diatomea Radiale, design Pepe Tanzi, 2012

in piena Lampada La Venaria, iGuzzini

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Album esporta dal 1995 in Europa e nei Paesi Cee. I paesi più interessati ai nostri prodotti sono i mercati che apprezzano l’impegno in innovazione e design quali Russia, Usa, Giappone, United Kingdom e Francia. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà risiedono in particolare nella comunicazione ai mercati internazionali. Il sito è diventato lo strumento di maggiore efficacia per raggiungere i nostri target elettivi di influenzatori di acquisto, i progettisti. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Molte le linee che trovano gradimento. Quelle realizzate da Pepe Tanzi, designer dell’azienda, come Sistema Orbite, Sistema Radiale, Patata, Pasticcini, Medusina, Diatomea, Saturno, Quasar, Canna e Luna.

Quota mercato estero

25%

Quota mercato italiano

75%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa CEE, Russia, United Kingdom, USA, Far East

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/ showroom

Biassono (Italia)

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Artemide esporta da sempre in tutto il mondo. Il Gruppo ha avuto fin dalla sua fondazione una forte attenzione ai mercati esteri. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le maggiori difficoltà sono costituite dalle differenze culturali, come per l’espansione in Cina, oltre che dai dazi che condizionano l’accesso a mercati quali Brasile e India. Oltre all’ inclusione di Hong Kong e Singapore nei Paesi Black list che rende problematica l’espansione commerciale. I Paesi da presidiare sono Brasile, Russia, India e Cina dove l’azienda è presente con un presidio commerciale diretto. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Apprezzata all’estero è l’intera proposta, dai prodotti della collezione Design a quelli della collezione Architetturale. L’azienda produce apparecchi di illuminazione residenziale con una vasta gamma ad alto livello tecnologico e tutte le tipologie di prodotto. È nota in tutto il mondo per aver creato lampade simbolo come la Tolomeo, icona del made in Italy disegnata da Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina nel 1986, la cui forma è riconosciuta come “marchio registrato”. Tolomeo Led, design Michele De Lucchi, Giancarlo Fassina, 2010 Quota mercato estero

75%

Quota mercato italiano

25%

Paesi nei quali l’azienda esporta

93 Paesi

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

41 Paesi

> Ottobre 2013

Obiettivo Crescita

- 75


lighting

ARREDAMENTO

AXO LIGHT

DISANO ILLUMINAZIONE

FONTANA ARTE

www.axolight.it

www.disano.it

www.fontanaarte.com

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? L’azienda ha iniziato fin dalla sua fondazione a esportare in tutto il mondo soprattutto in Germania, Russia e Stati Collezione Nafir, design Uniti. La fondazione Karim Rashid, 2012 a fine 2009 di Axo Light Usa Inc., le aperture della filiale Axo Light Asia e quella dell’ufficio di rappresentanza in Russia fanno parte di una strategia commerciale globale. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le maggiori difficoltà all’esportazione sono le forti barriere doganali di alcuni Paesi - la tassazione in Brasile può superare il 40% - e la richiesta di certificazioni particolari come il CCC-China Compulsory Certificate. Le aree da presidiare nei prossimi anni sono Usa, Russia, Cina, Brasile, India, Medio Oriente, Turchia, Messico e Nigeria. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? L’azienda ha sviluppato 3 linee di prodotto: Axo Light, linea decorativa, design e raffinata manifattura; Lightecture, per il mondo architetturale, misure standard fino a 180 cm, soluzioni all’avanguardia e fonti a risparmio energetico; Mind-led, collezione a Led che unisce tecnica e design. La collezione Nafir, disegnata da Karim Rashid nel 2012 ha riscosso un forte successo in molti mercati.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Le attività di export sono iniziate molto presto, nel corso degli anni sono nate sedi in molti Paesi: Illuminacion Disano (1992), Disano France (1993) e le filiali in Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda. Dal 2008 Disano Russia a Mosca e Disano Middle East a Dubai. Nel 2012 è nata Disano India. I prodotti Disano e Fosnova inoltre sono commercializzati anche dove non vi è una sede commerciale diretta. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Si attendono maggiori soddisfazioni commerciali in Medio Oriente, Africa, India, Russia, Turchia. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Sono quelle che descrivono il design e la qualità del made in italy: gli apparecchi a Led di arredo urbano, Stelvio, Aura, Visconti, Disco e per l’illuminazione sportiva quali Area, Forum e Astro per gli edifici industriali.

Quota mercato estero

86%

Quota mercato italiano

14%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Tutto il mondo

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Italia, Usa, Cina, Russia

76 -

Obiettivo Crescita

Disco Led, design Disano Quota mercato estero

35%

Quota mercato italiano

65%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa, Europa dell’Est, Medio Oriente, India, Australia, Asia, Africa

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Spagna, Francia; rappresentanza in India, Russia, Portogallo, Irlanda, Middle East, Repubblica Ceca

Yumi, design Shigeru Ban, 2011

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Da oltre 80 anni FontanaArte progetta, sviluppa e porta nel mondo collezioni di lampade e oggetti d’arredo dalla personalità inconfondibile. Le collezioni FontanaArte sono esportate in tutti i Paesi. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Riteniamo che Stati Uniti e Europa Occidentale siano le macro aree sulle quali focalizzare maggiormente la nostra attenzione nei prossimi anni. La difficoltà che riscontriamo nei mercati esteri risiede nel far percepire ed apprezzare un brand dall’alto contenuto di design e con un prezzo che si colloca nella fascia medio-alta, in mercati con scarsa componente di brand awareness. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? I prodotti iconici di design in vetro soffiato sono da sempre i più apprezzati in tutto il mondo. Attualmente stiamo riscontrando ottimi risultati con la collezione 2013, grazie ad un nuovo look e nuovi materiali. Quota mercato estero

60%

Quota mercato italiano

40%

Paesi nei quali l’azienda esporta

In tutto il mondo

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Milano e New York

Ottobre 2013


lighting

ARREDAMENTO

FOSCARINI

KARMAN

KUNDALINI

www.foscarini.com

www.karmanitalia.it

www.kundalini.it

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Foscarini sin dalla sua fondazione esporta i suoi prodotti all’estero, principalmente in Germania, Usa e Francia. Oggi in tutto il mondo. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà maggiori riscontrate sono sicuramente legate alla situazione di crisi economica globale in atto in questi anni e riguardano i Paesi maggiormente colpiti, tra questi possiamo citare la Spagna, la Grecia e l’Irlanda. Le aree da presidiare nei prossimi anni sono sicuramente Far East e Sud America. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Le linee di prodotto maggiormente apprezzate all’estero sono i best seller Foscarini, per questo maggiormente apprezzate anche in Italia: Twiggy, Caboche, Big Bang, Aplomb. Premi internazionali 2012/2013 Nel 2012 la lampada da tavolo Behive ha vinto il Reddot Design Award.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Siamo nati nel 2005 e abbiamo iniziato a esportare nel 2008. Ci rivolgiamo ai Paesi dell’Europa Alibabig, design Matteo occidentale (Spa- Ugolini, 2012 gna, Grecia, Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Olanda, Austria). Abbiamo forti contatti con i Paesi ex Urss ed esportiamo in Sudafrica, Nuova Zelanda e Iran. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? La nostra difficoltà è trovare una rete vendite che supporti in modo coerente e costante l’immagine aziendale e quindi le vendite. Per il futuro punteremo su United Kingdom, Usa, Sudamerica, Giappone, aree forti in cui ancora non siamo presenti e che pensiamo possano apprezzare il nostro prodotto. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Non possiamo parlare di una distinzione tra prodotti scelti dal mercato italiano e da quello estero. Il nostro prodotto di punta è Dejà-Vu, sospensione a più bracci in ceramica, ma ottimi risultati hanno avuto le sospensioni dal gusto retrò come Margò o i prodotti da esterno in vetroresina della serie Alibabig.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? La nostra azienda è nata con una forte vocazione all’export. Alla fine degli anni ‘90 già esportava il 90% della sua produzione. Oggi esportiamo in 55 Paesi pur dipendendo dall’Europa dove i mercati principali, dopo quello domestico, sono Francia e Germania. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà sono legate alle distanze, agli investimenti e all’adattabilità del prodotto ai mercati. Entro il 2013 costituiremo Kundlaini Usa per essere vicini al mercato del Nord Peacock, design Noé America. Saranno Duchaufour Lawrance, oggetto di atten- 2013 zione anche Sud America, Russia e Medio Oriente. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Abbiamo dei best seller che sono apprezzati nel mercato sia domestico sia estero. Shakti, Clover, Kyudo, Dew, Evita con Pixel e Atomium sono icone del design. Abbiamo ottimi riscontri anche dalle novità 2013: Peacock, New york, Red label, Kinoko e Louis.

Caboche, design Patricia Urquiola e Eliana Gerotto, 2005

Quota mercato estero

82%

Quota mercato italiano

18%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Tutto il mondo

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Italia (Milano) Usa (New York)

Quota mercato estero

65%

Quota mercato italiano

35%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa occidentale, Sudafrica; Paesi Ex Urss, Nuova Zelanda

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Teheran (Iran) e Italia

Quota mercato estero

70%

Quota mercato italiano

30%

Paesi nei quali l’azienda esporta

55 Paesi, dal Brasile alla Nuova Caledonia, dalla Tailandia all’Azerbagian, oltre ai Paesi europei e Usa

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Prossimamente in Usa

> Ottobre 2013

Obiettivo Crescita

- 77


lighting

ARREDAMENTO

LUCIFERO’S

LUMEN CENTER

MARTINELLI LUCE

www.luciferos.it

www.lumencenteritalia.net

www.martinelliluce.it

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Esportiamo dal 2003. Siamo presenti in molti Paesi europei, nei Paesi dell’ex Unione sovietica e del Middle East. Stiamo entrando in India e in America Latina. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà sono legate alla competitività del nostro Paese che si riflette sui costi di produzione e quindi sui prezzi. Il made in Italy, nel passato vantaggio sufficiente a motivare un prezzo più alto, non è più sufficiente ad aprirci le porte di molti mercati esteri. Le aree da presidiare saranno quelle di India, Brasile, Paesi dell’Ex Unione Sovietica, del Middle East e del Far East. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? La linea Lucifero’s più apprezzata all’estero è quella dei profili in estruso di alluminio e in particolare la famiglia File 2. Ad Euroluce 2013 abbiamo presentato una nuova linea, iCementi: dedicata all’outdoor e all’indoor. Le nuove lampade si caratterizzano per una concetto di luce efficiente abbinato a un lavoro di ricerca sui materiali innovativi.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Lumen Center Italia è una fabbrica italiana a vocazione internazionale da sempre; nasce nel 1976 in Francia ed inizia ad esportare da subito. Attualmente le maggiori aree di esportazione sono i Paesi Europei, Russia, USA, Canada, Giappone e Medio Oriente. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossi- Mail, Alberto Saggia e Valerio Sommella, 2013 mi anni? Le difficoltà consistono soprattutto nei dazi doganali di importazione dei cosiddetti Paesi BRICS che senza stanno vivendo una grande fase di crescita e che rappresentano potenziali mercati per la nostra azienda; ci sono poi alcuni stati africani come il Ghana che stanno crescendo e rappresentano delle nuove frontiere per il settore dell’illuminazione. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? I prodotti della collezione Classic disegnati da importanti designer francesi, sono stati da sempre molto apprezzati in Francia. I nuovi prodotti, disegnati da Alberto Saggia e Valerio Sommella, Setsu&Shinobu Ito e lanciati all’interno del programma Menoxpiù, stanno riscuotendo un grande successo internazionale anche grazie alle sorgenti Led di ultima generazione utilizzate.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali paesi? Esportiamo i nostri prodotti da circa quaranta anni, in Europa principalmente. Il nostro design ha da sempre riscontrato un grande consenso in Francia, uno dei nostri mercati di elezione. Martinelli Luce è presente in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Canada, Australia, Brasile, Indonesia, Marocco, Israele, Kuwait, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Libano, Sud Africa, Russia ed Ucraina. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà più evidenti sono relative alle certificazioni e alla selezione dei materiali per imballaggi e materie prime. Occorrono investimenti in termini di costi e di tempi molto elevati che ci limitano; è quasi impossibile certificare tutti i prodotti in tutti i mercati extra europei. Tra i mercati in espansione, Medio Oriente, Russia e Stati Uniti. La Cina resta un miraggio a causa della rigida politica protezionista e degli alti costi dell’export. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? I prodotti più apprezzati sono le lampade da interni, dalla Minipipistrello, design Gae Aulenti, 1965-2013 Pipistrello di Gae Aulenti alla Minipipistrello, edizione small della celebre icona. Ottimi i risultati di vendita anche per la lampada da tavolo Cobra disegnata da Elio Martinelli nel 1968, la lampada a sospensione Circular Pol di Emiliana Martinelli ed Elica di Brian Sironi, Compasso d’oro nel 2011.

iCementi, design Lucifero’s, 2013 Quota mercato estero

45%

Quota mercato italiano

55%

Quota mercato estero

65%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa, Russia Ucraina, Medio Oriente, Paesi Latinoamericani, India

Quota mercato italiano

35%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa, Russia, USA, Canada, Giappone, Medio Oriente

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Nessuno

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Italia

78 -

Obiettivo Crescita

Ottobre 2013


lighting

ARREDAMENTO

MARTINI LIGHT

MASIERO

PIL - Performance in Lighting

www.martinilight.com

www.masierogroup.com

www.performanceinlighting.com

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Da quindici anni Martini esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Lavoriamo in particolare con Russia, Medio Oriente, Europa, Africa, Centro-America e Sud-America. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presi- Ego, design Giampiero diare nei prossi- Peia, 2011 mi anni? La maggiore difficoltà è la competitività creata nel mondo della tecnologia a Led da prodotti provenienti dall’Estremo Oriente e di bassa qualità in un mercato dove il distributore non è ancora in grado di distinguere i prodotti di valore. I paesi da presidiare sono Russia, Medio Oriente, Centro-Sud America e Africa. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Le linee più apprezzate sono Aveline e Selva (2010), disegnate dallo stesso Staff Martini, Hoop (2012) di Lapo Grassellini e Ego, disegnata da Giampiero Peia nel 2011.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Dal 1981 i prodotti del Gruppo Masiero vengono esportati in oltre 70 Paesi; i più importanti sono Russia, Ucraina, Kazakistan, Cina, Germania, Gran Bretagna e Paesi Baltici. L’azienda è presente con agenzie e importatori ufficiali in tutta Europa e Nord Africa, in Medioriente, Giappone, India e Far East, Stati Uniti, Canada e sta per essere sviluppato un canale per il sud America. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Una delle maggiori difficoltà è la forte contrazione delle vendite al dettaglio dovuta all’aumento dei prodotti di importazione. Sta crescendo il mercato del contract che riguarda non solo i grandi progetti ma anche le residenze private. Vengono quindi a crearsi nuove opportunità generate dalle esigenze di personalizzazione dei prodotti. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? La collezione Eva rappresenta l’icona di Masiero ed un best seller internazionale. I mercati dell’est sono storicamente legati al prodotto classico anche se stiamo assistendo ad una rivalutazione del contemporaneo, ragione del successo della linea Botero.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Esportiamo fin dalla nascita dell’azienda, nel 1978. L’export rappresenta circa il 70% del fatturato, contiamo una presenza in circa 90 Paesi nel mondo. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? L’Europa continuerà a rappresentare una quota significativa di mercato ma ci stiamo strutturando per presidiare i mercati asiatici che assorbiranno circa il 50% del valore del comparto entro il 2020. La sfida è la capacità di rispondere alle diverse esigenze di ogni Paese con strutture coordinate che possano godere di una grande autonomia nella gestione dell’offerta di prodotti. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Chi affida il proprio progetto a un’azienda italiana, ne valuta la storia, la serietà, l’affidabilità e la capacità di offrire innovazione e consulenza; questo è il denominatore comune tra tutti i mercati. In Europa vincono i prodotti architetturali di elevate prestazioni e design per interni o esterni come Spittler da ufficio SL 713, mentre nei mercati più lontani siamo presenti con apparecchi destinati alle infrastrutture quali i proiettori per impianti sportivi e gli apparecchi per illuminazione stradale Aton, Ray e Horo.

Quota mercato estero

90%

Quota mercato italiano

10%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Russia, Medio Oriente, Europa, Centro e Sud America, Africa

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Milano, Mosca, San Pietroburgo, Vienna, Accra e Quito

Quota mercato estero

80%

Quota mercato italiano

20%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Russia, Ucraina, Kazakistan, Cina, Germania, Gran Bretagna, Paesi Baltici, tutta Europa e Nord Africa, paesi del Medioriente, Giappone, India e Far East, Stati Uniti, Canada

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Nessuna

Quota mercato estero

70%

Quota mercato italiano

30%

Paesi nei quali l’azienda esporta

In oltre 90 Paesi

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Germania, Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca, Usa, Regno Unito, Finlandia, Portogallo, Australia e Asia

> Ottobre 2013

Obiettivo Crescita

- 79


lighting

ARREDAMENTO

SIMES

SLAMP

WAY POINT

www.simes.com

www.slamp.it

www.waypoint-light.com

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? L’azienda “nasce” all’estero; i primi partner fiamminghi ci hanno aiutato ad implementare e migliorare gli spazi in- Skill, design Simes, 2013 terrati della produzione che sono, a tutt’oggi, tra i più performanti e tecnologicamente dotati. Esportiamo tutte le nostre linee di prodotto in quasi tutti i paesi del mondo, fatta eccezione per la Groenlandia ed alcuni paesi del continente africano e asiatico. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Le difficoltà maggiori sono da attribuirsi alla recessione, che ha implementato l’aggressività dei competitor, e la globalizzazione, che ha portato a dover giustificare il livello della qualità dei nostri prodotti per poter acquisire le commesse. I mercati emergenti sono da presidiare senza dimenticare i mercati nei quali siamo già presenti. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Le novità 2013 stanno riscuotendo successo dalle diverse categorie di professionisti con i quali collaboriamo: progettisti, lighting designer, installatori, elettricisti. Ciò è dovuto ad un design molto accattivante, performance illuminotecniche che garantiscono un elevato comfort visivo e modalità di installazione estremamente semplificate.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? Slamp è per vocazione orientata all’export; la sua costituzione è avvenuta contemporaneamente in Italia e in America. Siamo presenti in 80 paesi e vendiamo regolarmente in 20 di questi. Quest’anno l’obiettivo è di arrivare ad una quota del 76% di vendite all’estero. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? Dobbiamo consolidare i mercati già ben avviati, investire in America e nei paesi “nuovi”; la Russia e l’Oriente stanno dando risposte molto positive. Il problema più diffuso è sicuramente quello delle copie, ma esistono buone protezioni per salvaguardare la proprietà intellettuale. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Il prodotto top in classifica è Veli, sia nella versione da soffitto che applique e sospensione. I clienti ne apprezzano il design e la funzionalità oltre alla capacità illuminotecnica. Ci aspettiamo buoni risultati dai prodotti lanciati ad Euroluce 2013, le collezioni disegnate da Zaha Hadid.

Da quanto tempo esportate le vostre linee di prodotto e in quali Paesi? L’esportazione, pari al 90% della produzione, fa parte del Dna di Way Point. I mercati di riferimen- Sanpietrina, design to sono l’Europa, il Chiara Moreschi, 2012 Nord Africa e i paesi nordici. La filosofia commerciale si ispira all’attività avviata nel 1969 da Bruno Baesso che produceva lampade in ferro battuto e le vendeva in tutto il mondo. Quali le difficoltà maggiori e quali le aree da presidiare nei prossimi anni? La maggior difficoltà in questo momento è far conoscere il brand, relativamente nuovo, e riuscire ad affermare l’azienda attraverso i suoi valori distintivi. La penetrazione in nuovi mercati richiede efficaci strategie commerciali e distributive nonché forti investimenti. Le aree da presidiare sono i paesi asiatici orientali e quelli degli Emirati Arabi. Quali prodotti o linee di prodotto sono maggiormente apprezzate all’estero? Le collezioni Way Point sono riconosciute per qualità, funzionalità, design essenziale e attenzione al particolare. In occasione di Euroluce 2013 è stata presentata una nuova collezione, tra cui alcuni prodotti disegnati da Chiara Moreschi che per originalità e innovazione hanno ricevuto un ottimo riscontro.

Veli, design Adriano Rachele, 2012 Quota mercato estero

76%

Quota mercato estero

60%

Quota mercato italiano

24%

Quota mercato italiano

40%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Nel 90% del Mondo

Paesi nei quali l’azienda esporta

Europa, USA, Middle e Far East

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Nessuno

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Nessuno

80 -

Obiettivo Crescita

Quota mercato estero

90%

Quota mercato italiano

10%

Paesi nei quali l’azienda esporta

Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svezia, Norvegia, Israele, Tunisia

Paesi nei quali l’azienda è presente con una sede/showroom

Nessuno

Ottobre 2013


comfort

ARREDAMENTO

Divani polivalenti e minimal Questo l’obiettivo di Living Divani, azienda famigliare alla seconda generazione, il cui successo, in Italia e all’estero, si deve alla capacità di interpretare le esigenze con un design essenziale d i A n t on e l l a L a n f r i t

O

ttanta per cento del fatturato maturato all’estero e gli affari continuano a crescere (+15% nel 2012 e segno più anche sul mercato domestico). I punti vendita hanno toccato quota 450, distribuiti nelle più importanti città, e la produzione, che sa coniugare la filosofia aziendale con l’essenza dello spirito dei tempi, ha ormai messo piede

Innovare con le nuove leve

G

li spiriti indomiti si cercano e trovano sempre il modo di incontrarsi. Forse si attraggono, con una forza che supera le distanze. Ha questo sapore la collaborazione tra Living Divani e il Team Austria della Technische Universität di Vienna che partecipa al concorso Solar Decathlon 2013, il concorso internazionale biennale, promosso da Us Department of Energy, per favorire l’uso di tecnologie solari innovative in ambito edile. L’edizione 2013 si svolge a Irvine, in California. L’obiettivo costruttivo è una casa energeticamente autonoma, bella e confortevole, dove si vive volentieri perché chi vive l’edificio è al centro della progettualità. Il Team

Ottobre 2013

austriaco, alla ricerca di partner, ha bussato alla porta di Living Divani. “Ci hanno cercato loro – conferma Carola Bestetti – . Abbiamo risposto positivamente sia per la tipologia d’iniziativa sia perché possiamo dare un contributo nel sostenere la progettualità delle giovani generazioni”. La zona living della casa sarà arredata con una composizione Extrasoft Outdoor.

stabile in musei, showroom, sale d’attesa, ristoranti, aeroporti, banche, prestigiosi hotel... senza mai stancarsi di rendere confortevoli e affascinanti gli interni residenziali. Quando un’azienda, che per dimensioni è una media impresa, riesce ad avere una tale ramificazione, il processo di internazionalizzazione e lo sguardo sul mondo non sono scelte recenti. “Si può dire che l’internazionalizzazione è stata sin dall’inizio una nostra dimensione”, conferma Carola Bestetti, la seconda generazione della famiglia che ha fondato Living Divani. Membro del Cda e supervisore del reparto marketing e dello sviluppo dei prodotti, la “figlia d’arte” è entrata in azienda avendo respirato quotidianamente ciò che oggi si insegna nelle aule universitarie: agli imprenditori tocca essere bifronte, come Giano. La testa in azienda e lo sguardo che spazia di continuo sul mondo. “Per tanti anni ho passato dai 150 ai 180 giorni in viaggio, per capire i con-

>

A destra, Carola Bestetti. In alto, la nuova sede; sotto Extrasoft, uno dei bestseller dell’azienda

Obiettivo Crescita

- 81


comfort

ARREDAMENTO

Capire i mercati stranieri

Nel Dna aziendale, è evidente la propensione a interloquire con la fascia alta del mercato. Ma l’obiettivo di Carola Bestetti è “salire ancora di più, restando fedeli al prodotto che a noi piace: minimalista, ma polivalente”. Tra le strategie che hanno contribuito a far conoscere Living Divani, “la presenza nella fornitura e nel contract, che consente di venire a contatto con tanta gente che in quei luoghi è di passaggio, ma arriva da ovunque”. Ulteriore “formula” vincente è la produzione su misura. “Produciamo all’ordine – ricorda – visto che alcuni mercati sono particolarmente sensibili alla personalizzazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, questa viene percepita come un servizio aggiuntivo di valore”. Negli anni Living Divani ha sviluppato un’offerta articolata – divani, poltrone, letti e complementi -, con un processo creativo che ha coinvolto designer internazionali per arrivare progressivamente ad un ambiente living completo con complementi dal segno distintivo. In questo processo si è rafforzato il rapporto/dialogo dell’azienda con l’arte, “un buon modo per continuare a sviluppare prodotti raffinati e sempre più esclusivi”, conclude Bestetti. 82 -

Obiettivo Crescita

Dove crescere?

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Sul prossimo numero

testi e i mercati, coglierne le esigenze, percepirne gli umori, leggerli attraverso la nostra identità”, prosegue l’imprenditrice. E anche oggi che gli impegni familiari la trattengono di più in azienda “quattro viaggi l’anno li faccio sempre: Usa, Germania e qualche meta a rotazione”. Un gran lavoro di contatti, relazioni, capacità di leggere i tempi, dietro il successo mondiale di un’azienda di famiglia la cui cifra progettuale è fatta di discrezione e neutralità formale, leggerezza e dinamicità, di un design calibrato, essenziale, proteso a unire (art director Piero Lissoni, “il maestro delle proporzioni”) limpidezza di linee e di forme con ergonomicità e confort. Un made in Italy di alto livello, per eleganza e fattura, tutta realizzata nel cuore della Brianza. “Paragono l’azienda ad una sartoria, dove si disegna, si taglia e si assembla. Ciò che non è realizzato direttamente in casa è frutto di aziende locali con cui collaboriamo”, prosegue l’imprenditrice. Il risultato continua a piacere nel mondo, perché “la nostra identità è attenta ai mutamenti del mercato, senza che la moda diventi una necessità. Negli ultimi anni, per esempio, abbiamo ingentilito le linee, perché percepivamo richieste di rassicurazione”.

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Obiettivo crescita n2