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Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula Anno XXXV n. 135

Marzo 2008


Sommario

Editoriale Per il 135° numero di “Insieme”

pag. 1

splendida è la coincidenza delle festività

Buon Compleanno Insieme

pasquali.

Messaggio del Rettor Maggiore

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Lettera dell’Ispettore

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vita e rappresenta un traguardo considere-

Formazione

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vole che non tradisce e mantiene immuta-

Comunicazione sociale

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to l’entusiasmo iniziale. Tutti siamo stati e

Pastorale Giovanile

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continuiamo ad essere i protagonisti e i te-

TGS

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stimoni di tanti avvenimenti che hanno

Frammenti di memoria...

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Famiglia salesiana

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Dalle case salesiane…

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Guardando altrove...

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Un po’ di storia...

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Da ricordare

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Questo numero segna il 35° anno di

scandito la vita delle nostre comunità. Tutti possiamo essere compiaciuti di questa realtà che continua con sempre più rinnovato interesse a testimoniare l’attività operativa e spirituale della vita salesiana. Ci sforziamo di buon grado di presentare le fasi degli avvenimenti più comuni e più salienti con sempre rinnovato interesse grazie all’attività redazionale e alla collaborazione dei confratelli che permettono alla rivista un prosieguo di vita edito-

Direttore Responsabile: Felice Bongiorno In attesa di registrazione presso il Tribunale di Catania

Consiglio di redazione: Felice Bongiorno Giuseppe Falzone Gaetano Urso

riale sempre più coinvolgente ed entusiaDirezione e redazione:

smante.

Via Del Bosco, 71 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

Auguri di una Santa Pasqua.

Felice Bongiorno Fotografia:

Antonio Villari Felice Bongiorno

Stampa digitale:

Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina Piazza Università, Catania.


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Buon Compleanno Insieme Insieme compie 35 anni Ricordo come fosse ieri quando si decise di non trovarono subito una condivisa convergendare finalmente il via al notiziario della nostra za. Né – mi sembra – abbiano trovato anche in Ispettoria. seguito una definitiva sistemazione… Il Capitolo Generale Speciale si era appena E ancora, la veste tipografica: stampato in ticoncluso, con il suo ponderoso bagaglio di novipografia o col più modesto ciclostile? Tanto per tà e di suggestioni ispirate al recente Concilio darci una certa aria e per acquistare autorevolezVaticano II e tutto, nella società e nella Chiesa, za presso i confratelli (!) si scelse la prima soluparlava di nuovi orizzonti da esplorare e da spezione. E, fin dai primi numeri, ci si rivolse alla tirimentare. pografia (allora non Per quanto riguarc’era ancora la “grafida il Notiziario non ca”) della Barriera. Da c’erano ancora modelli notare che, dopo alcuni a cui ispirarsi e quindi anni, forti dell’espeai pochi confratelli a cui rienza precorsa e addifu dato l’incarico di avvenuti a più prosastiche viarlo, si apriva un venconsiderazioni, si aptaglio di scelte molto prodò al ciclostile… ricco e aperto a tutte le E infine la scelta reda zionale: quali rubriche, possibilità. Anzitutto il titolo. a cominciare dal classiNon si voleva il solito co editoriale (ma ci sta“L’eco di…” o il più va un editoriale in un prosastico “Notiziario notiziario…?) e dalla di…”, ma qualcosa che immancabile lettera fosse più vicino ad una dell’ispettore, fino al necrologio finale, con rivista, un nome che siin mezzo le varie inforgnificasse qualcosa e mazioni circa i “settori” che suggerisse un cone gli “ambienti” (così tenuto. Si optò per “Income allora si venivano sieme”, che suggeriva chiamando gli ambiti l’idea di pluralità di della nostra pastorale). molti e di convergenza E poi, man mano, le di tutti verso un obietti“briciole” di storia, le vo comune da perseguiLa prima pagina del 1° numero di Insieme lettere al… direttore, le re in unità di intenti. uscito nel dicembre 1972. notizie dalle Case, e via Era la meta alla quale si voleva che tendesse la discorrendo. Un capitolo a parte è quello dello “sspessore” del nostra ispettoria. E poi i contenuti: formazione o solo informanotiziario. Spessore materiale (numero di pagizione-comunicazione… o entrambe insieme, ne) e… culturale. Si dovevano, cioè, riportare i documenti nella loro interezza o soltanto nei lotanto per stare alla formulazione del titolo? Su ro punti più rilevanti o, infine, in un loro (arbiquesto punto le idee – divergenti fin dall’inizio –


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La terza e quarta pagina con la presentazione curata da Don A. Verdecchia.

trario quanto problematico) riassunto…? Tutte le scelte avevano i loro pro e i loro contro, evidenti e problematici. E rilevanti, sia sulla mole cartacea del prodotto sia sulla completezza e precisione della comunicazione. C’era da aggirare gli scogli della prolissità (con il conseguente rigetto della lettura da parte di molti confratelli), della imprecisione ed incompletezza (nel caso dei… “brani scelti”) e della soggettività interpretativa (nel caso del riassunto). Una scelta chiara e definitiva era impossibile, almeno in quegli inizi. E si scelse una via di mezzo, o meglio un sentiero percorribile su varie tracce, tutte rilevanti. Nell’arco dei 35 anni trascorsi varie esperienze sono state fatte, vari “redattori” si sono susseguiti, varie colorazioni ha assunto il nostro Notiziario, in sintonia con le diverse fasi storiche che ha attraversato la nostra Ispettoria e la società

più ampia. Le valutazioni, le riserve e gli apprezzamenti sono certo vari e differenziati, a seconda dei gusti e delle attese. Rimane il fatto che dalle pagine di Insieme, dalla sua fondazione ad oggi, si evidenzia uno “spaccato” vivo e palpitante della nostra “storia” di Salesiani – e di Famiglia Salesiana – in Sicilia. Potrà essere una fonte ricchissima per chi domani vorrà opportunamente tracciare – su basi scientificamente storiche – l’evoluzione del carisma salesiano e della sua concreta realizzazione nella nostra Isola. Ma sarà, soprattutto, un radicamento benefico nel groviglio affascinante e fecondo delle nostre radici, perché la pianta che continuerà a crescere, in noi e accanto a noi, conservi la genuinità e la fedeltà delle origini. Do n G i us e p p e Fa l zo ne


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Messaggio del Rettor Maggiore Festa di Don Bosco 2008 Cari giovani, precisamente un invito a valorizzare questo tesoro, rinnovando in tutti l’impegno per “educare durante la beatificazione di Zeffiricon il cuore di Don Bosco, per lo sviluppo integrano Namuncurá, le della vita dei giovani, soprattutto i più poveri e nel cuore della svantaggiati, promuovendo i loro diritti”. Patagonia, il mio Cari giovani, voi avete ricevuto grandi doni pensiero è corso a nella vostra vita. Una famiglia, innanzitutto, neltutti voi. Insieme la quale siete cresciuti, godendo dell’affetto e ai volti gioiosi dei dell’aiuto dei vostri genitori. Vi siete sentiti progiovani dell’Artetti, accompagnati, amati. Oggi avete amici con gentina, del Cile, i quali condividete esperienze ed affetti. Godete del Uruguay, del di molteplici opportunità di formazione, che vi Paraguay, del Brapermettono guardare il futuro con una certa fisile, tra i colori e i ducia. Avete anche il privilegio di conoscere Don canti di quella Bosco e la ricchezza della sua proposta di vita giornata indimenticabile, vedevo i vostri volti e cristiana e di santità giovanile. Tutti questi doni sentivo le vostre voci. Insieme a Zeffirino, anche di Dio sono un tesoro che vi è stato affidato. Un voi eravate nei miei pensieri e nel mio cuore. Mi tesoro da custodire, un tesoro da incrementare, sembrava che l’oratorio di Valdocco avesse dilaun tesoro da far fruttificare attraverso l’educatato i suoi confini oltre l’oceano per abbracciare zione. in un unico orizzonte tutti i gioEcco la vostra prima responsavani del mondo. Una grande bilità: prendere a cuore la voAprite i vostri occhi, cari giovamoltitudine, diversa per lingua stra vita e diventare pienamenni! Guardate quanti ragazzi e e cultura, guidata da un unico te persone, per realizzare il ragazze, adolescenti e giovani padre, Don Bosco, e da tre gioprogetto che Dio ha su di voi: nel vostro quartiere, nella vovani santi: Zeffirino, Laura e essere suoi figli e figlie amati. stra città, nella scuola o nelle Domenico. Che magnifica viNon è una meta irraggiungibifabbriche, cercano una migliore sione! le. Giovani come Zeffirino, qualità di vita, lottano per esseIn quel luogo, a Chimpay, re accettati senza paura, per ave- Laura, Domenico, ce lo dimopaese natale di Zeffirino, ho restrano. Anzi, questo già si sta re una opportunità di lavoro, so grazie a Dio per questi frutti compiendo nelle vostre vite. per ottenere un posto nella maturi del Sistema Preventivo, Da parte vostra offrite un’adescuola. Guardateli con il cuore un cammino educativo che di Don Bosco e aprite loro il vo- sione libera e gioiosa e la maniconduce alla santità. Se un alfestate con il vostro impegno e, stro cuore. Provate a mettervi bero si giudica dai frutti, vuol da parte sua, lo Spirito Santo dalla loro parte... dire che questo albero è buono plasma il vostro cuore e la voe robusto. Ringraziamo dunque stra vita e fa di voi una creatuinsieme il Signore per il grande tesoro che ci ha ra nuova, ad immagine di Dio. dato nella pedagogia di Don Bosco. La Strenna, È pur vero che nella vostra vita – come fu in che ho offerto quest’anno alla Famiglia Salesiana quella di Zeffirino – vengono a riflettersi i proe che ora io stesso consegno a voi, vuole essere blemi sociali e culturali, propri del nostro tem-


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po. È normale che voi ne subiate gli effetti in modo speciale. Le voci che vi arrivano da ogni parte vi propongono modelli di vita improntati ad una libertà senza regole, all’arroganza, alla prepotenza ed al successo ad ogni costo. Abbiate il coraggio di andare controcorrente! Lo diceva il Papa ai giovani italiani a Loreto.[…] […] Il Sistema educativo di Don Bosco è uno strumento prezioso per il riconoscimento e la promozione dei diritti umani. In esso impariamo a considerare ogni giovane responsabile e protagonista della sua vita e della propria educazione. Lo facciamo oggetto di protezione, comprendendo i suoi particolari bisogni, e lo aiutiamo a diventare soggetto responsabile e consapevole dei diritti. Ecco cosa significa vedere i giovani con lo sguardo di Don Bosco e amarli col suo cuore. Significa credere nel valore assoluto della loro persona, riconoscere in ognuno di loro la dignità di figlio e figlia di Dio; significa avere fiducia nella loro volontà di imparare, di studiare, di uscire dalla povertà, di prendere in mano il proprio futuro. Aprite i vostri occhi, cari giovani! Guardate quanti ragazzi e ragazze, adolescenti e giovani nel vostro quartiere, nella vostra città, nella scuola o nelle fabbriche, cercano una migliore qualità di vita, lottano per essere accettati senza paura, per avere una opportunità di lavoro, per ottenere un posto nella scuola. Guardateli con il cuore di Don Bosco e aprite loro il vostro cuore. Provate a mettervi dalla loro parte, promuovendo qualcosa a favore della loro educazione od offrendo il vostro aiuto e la vostra difesa davanti a quelli che calpestano i loro diritti. Voi potete fare molto! Collaborate dunque con tutte le vostre energie e possibilità perché anch’essi possano divenire cittadini attivi e responsabili nella società. Essere dalla parte di questi giovani ci impegna ad essere costruttori di un’umanità nuova, dove il punto di riferimento è una vera cultura dei diritti umani. Siamo chiamati ad essere capaci di dialogare, persuadere e, in ultima istanza, di prevenire le violazioni dei diritti stessi, piuttosto che punirle e reprimerle. Ne dobbiamo essere responsabili con un atteggiamento attivo e critico e, allo stesso tempo, con un’azione solidale e in rete, superando paure, inibizioni, individuali-

smi che ci chiudono nella piccolezza dei nostri interessi e dei nostri vantaggi. Cari giovani, educare col cuore di don Bosco è una bella missione. E questa missione è affidata anche a voi. Coraggio! Non siete soli a percorrere questo sentiero della speranza. Con voi cammina Don Bosco, e, con lui, Madre Mazzarello, i giovani santi Zeffirino, Domenico, Laura. Sono luci di speranza nel nostro cammino. Ma quale persona potrebbe essere più di Maria, per noi, stella di speranza? Per mezzo di Lei, la speranza dei millenni è diventata realtà, è entrata in questo mondo e nella storia. Maria, che ha creduto e amato anche nel buio del Sabato Santo, rimane e cammina in mezzo a noi come Madre e Maestra della speranza. Vergine Santa, ti affido i giovani del mondo, specialmente i più poveri, i più bisognosi e quelli più a rischio. Guidali nel loro cammino di crescita umana e fa’ di loro dei testimoni coraggiosi di Cristo nel nostro tempo. Concedi loro, Madre tenerissima, di progredire nella solidarietà, di operare con vivo senso della giustizia, di crescere sempre nella fraternità. E fa’ che la Chiesa e la Famiglia Salesiana vivano secondo il Vangelo della carità, perché i giovani vi vedano risplendere il volto del tuo Figlio Gesù. Panamà, 31 gennaio 2008

Vicini al Rettor Maggiore Don Pascual Chàvez Villanueva assicuriamo preghiere di suffraggio per il fratello sig. Jesùs scomparso il 16 gennaio a Saltillo, in Messico.


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Lettera dell’Ispettore Carissimi confratelli, Vi scrivo mentre la prima parte del CG26 si chiude per la brevissima pausa Pasquale e già da lunedì di Pasquetta avremo, questo è il clima che si respira, la riconferma di don Pascual Chavez come Rettor Maggiore. A lui, indiscusso e stimato successore di Don Bosco e vero leader carismatico della nostra Famiglia Salesiana affido il significato di questo grande momento congregazionale che è il Capitolo. “Il ripartire da Don Bosco è un invito rivolto a tutta la Congregazione… Il nostro DNA è quello stesso del nostro Padre Don Bosco i cui geni sono la passione per la salvezza dei giovani, la fiducia nel valore di un’educazione di qualità, la capacità di coinvolgere molti fino a creare un vasto movimento di persone capaci di condividere nella missione giovanile la mistica del da mihi amimas e l’ascetica del cetera tolle... (Il Capitolo) sarà un evento pentecostale, che avrà lo Spirito Santo come principale protagonista; esso si svolgerà tra memoria e profezia, tra riconoscenza fedele alle origini e apertura incondizionata alla novità di Dio… Quello che importa non è tanto il rinnovamento della Congregazione o il suo futuro, quanto la passione per Gesù e il Regno di Dio… Ciò dovrà tradursi in un documento capitolare capace di riempire di fuoco il cuore dei confratelli… Ogni tentativo di rifondare la vita consacrata che non ci riporti a Gesù Cristo, fondamento della nostra vita, e non ci renda più fedeli a don Bosco, nostro fondatore, è destinato a fallire… Ciò che è messo in gioco durante il prossimo sessennio non è la sopravvivenza ma la profezia della nostra Congregazione;… siamo chiamati ad essere speranza, ad essere luce e sale; siamo chiamati ad una missione verso la società e il mondo, una missione riassumibile in una parola: santità!... Da mihi animas esprime una missione desiderata, richiesta, accettata… Cetera tolle rappresenta la disposizione interiore e lo sforzo ascetico per accogliere la missione… L’obiettivo del CG26 è quello di toccare il cuore del salesiano, per far sì che ogni confratello sia ‘un nuovo don Bosco’, un suo interprete oggi… Per questo dovremo rinnovare la nostra attenzione ed il nostro amore alle Costituzioni, cogliendone tutta la forza carismatica…” Tutto di don Bosco si trova in esse” (don Rinaldi). …Oggi la Congregazione ha bisogno di questa conversione che ci faccia nel contempo recuperare l’identità carismatica e la passione apostolica… In don Bosco la santità rifulge dalle sue opere, è vero, ma le opere sono solo l’espressione della sua vita di fede… una fede che diventava segno affascinante per i giovani… una speranza che era parola luminosa per loro, … una carità che

si faceva gesto di amore nei loro confronti”. Questa sintesi dell’intensa riflessione del RM sarebbe come monca senza il bellissimo messaggio del Papa che invoca e preannuncia il dono dello Spirito Santo che “raggiungerà il cuore dei Confratelli, li farà ardere del suo amore, li infiammerà del desiderio di santità, li spingerà ad aprirsi alla conversione e li rafforzerà nella loro audacia apostolica”. S.S. Benedetto XVI ci ha ricordato che come consacrati siamo chiamati a testimoniare uno stile di vita alternativo rispetto alla cultura del tempo, che come salesiani è di vitale importanza trarre continuamente ispirazione da Don Bosco, sapendo indissolubilmente superare la dispersione dell’attivismo e coltivare l’unità della vita spirituale attraverso l’acquisizione di una profonda mistica e di una solida ascetica. E al centro del suo messaggio una vibrante esortazione:” Sull’esempio del loro amato Fondatore, i Salesiani devono essere bruciati dalla passione apostolica. La Chiesa universale e le Chiese particolari in cui sono inseriti attendono da loro una presenza caratterizzata da slancio pastorale e da un audace zelo evangelizzatore… Il loro carisma li pone nella situazione privilegiata di poter valorizzare l’apporto dell’educazione nel campo dell’evangelizzazione dei giovani… Il sistema preventivo di don Bosco e la tradizione educativa salesiana spingeranno sicuramente la Congregazione a proporre una pedagogia cristiana attuale” Ancora il Papa ci ha ricordato l’urgenza di lavorare in sinergia con i laici, le famiglie e i giovani stessi cui proporre come testimoni e guide il fascino della vita consacrata. Ci ha ricordato l’urgenza di rilanciare oggi una missione Europa (come fu per la missione Africa) e ci ha affidato alla Madre Ausiliatrice “che ha fatto tutto”. Carissimi Confratelli: le parole “evocative” che risuonano più frequentemente tra noi sono: passione, fuoco, spiritualità, dinamismo, audacia, mistica, ascetica… È come se insieme vivessimo in simultanea i profondi dinamismi della passione cruenta ma salvifica del Signore, la luce sconvolgente della Risurrezione, la forza irrompente dello Spirito. A noi, figli di una terra in cui la forza del fuoco, la solarità della luce e le tante passioni degli uomini e dei giovani si fondono nell’unico quadro che siamo chiamati a colorare con la profezia della nostra consacrazione e missione, il compito di essere un Si come quello di Cristo, Signore della vita e vincitore della morte. È questo il mio augurio e la mia e nostra speranza. Con affetto D. L uigi Per r ell i


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Capitolo Generale 26 233 i salesiani, provenienti da ogni parte del mondo, che, sabato 23 febbraio, si sono riuniti attorno Don Pascual Chávez per aprire il Capitolo Generale 26, con un pellegrinaggio che li condurrà nei luoghi salesiani del Fondatore. “Essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani”: queste sono state le parole pronunciate dal Rettor Maggiore durante la celebrazione eucaristica nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi di Torino, dove Don Bosco celebrò la sua prima Messa. “Mi sembra stimolante e propositivo – ha detto Don Chávez durante l’omelia – il fatto di iniziare il Capitolo Generale appunto nella culla del nostro carisma, nel luogo dove Don Bosco realizzava le istruzioni di catechesi alla scuola del suo maestro spirituale don Giuseppe Cafasso. Non c’è dubbio che il suo contatto con don Cafasso al Convitto e con i ragazzi qui nella Chiesa di San Francesco d’Assisi giocò un ruolo decisivo nella vita e missione di Don Bosco”. Il Rettor Maggiore ha così voluto concludere la prima giornata del pellegrinaggio: «Oggi abbiamo avuto tanti stimoli rappresentati da luoghi significativi e importanti riflessioni che ci permetteranno di introdurci meglio nel Capitolo Generale incentrato sul tema “Da mihi animas, cetera tolle”. Guardando i delegati capitolari si può affermare come Don Bosco e il suo carisma vivano oggi là dove ci sono i giovani, quei “ladri del cuore” a cui i salesiani di tutto il mondo dedicano la vita».

Il secondo giorno, i partecipanti al 26° Capitolo Generale della Congregazione Salesiana hanno avuto l’occasione di ripercorrere la vita di Don Bosco attraverso la visita ai luoghi dove egli visse e operò. Ha fatto seguito la solenne celebrazione presso la Basilica di Maria Ausiliatrice: “Oggi siamo qui alla Basilica di Maria Ausiliatrice – ha affermato Don Chávez – la casa della Madonna da dove è partita ovunque la sua gloria. Abbiamo tanto da ringraziare il Signore e, nel contempo, tanto da affidare per affrontare con fiducia le sfide del presente e sognare con audacia il futuro”. La seconda giornata del pellegrinaggio dei delegati si è conclusa in serata con la processione accompagnata dalla luce delle candele dalla “Casetta” fino al Tempio del Colle guidata da don Albert van Hecke, consigliere per la regione Europe Nord. Lunedì 3 marzo hanno avuto ufficialmente inizio, presso l’aula magna del Salesianum di Roma, i lavori del Capitolo Generale 26, con la presentazione delle relazioni dei dicasteri e delle regioni. Il primo atto giuridico è stata la nomina, da parte del Rettor Maggiore, dei segretari del Capitolo: don Luigi Perrelli, Ispettore dell’Italia Sicilia, è il coordinatore dei segretari che sono: don Renzo Barduca, dell’Italia Nord Est; sig. Luca Bertazzi, dell’Italia Circoscrizione speciale per il Piemonte e la Val d’Aosta; don Paolo Fichera, dell’Italia Sicilia e don Rossano Sala, dell’Italia Lombardo-Emiliana.


formazione Erano presenti alla solenne apertura anche il card. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per la Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica, il card. Raffaele Farina, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, il card. Joseph Zen, vescovo di Hong Kong, e il card. Miguel Obando Bravo, arcivescovo emerito di Managua. Molti i vescovi intervenuti salesiani e non. «Il nostro DNA è quello stesso del nostro padre Don Bosco, – ha detto il Rettor Maggiore Don Pascual Chávez nel suo discorso di apertura – i cui geni sono la passione per la salvezza dei giovani, la fiducia nel valore di un’educazione di qualità, la capacità di coinvolgere molti fino a creare un vasto movimento di persone capaci di condividere, nella missione giovanile, la mistica del “da mihi animas” e l’ascetica del “cetera tolle”. Il CG26 punta a qualcosa di nuovo e inedito. Ci spinge l’urgenza di ritornare alle origini. Siamo chiamati a trovare ispirazione dalla stessa passione apostolica di Don Bosco». Don Chávez ha indicato gli atteggiamenti che devono guidare il lavoro dei capitolari: “coltivare lo spirito profetico”, “operare discernimento”, “camminare con il Dio della storia” e “costruire sulla roccia, che è Cristo”. «L’obiettivo del CG26 – ha affermato il Rettor Maggiore – è quello di toccare il cuore del salesiano, per far sì che ogni confratello sia “un nuovo Don Bosco”, un suo interprete oggi!». L’identità e la missione sono i due elementi costitutivi della Chiesa e della Congregazione, “la sua identità, che consiste nell’essere discepoli di Gesù Cristo, e la sua missione, che è centrata sul lavorare per la salvezza degli uomini, nel nostro caso quella dei giovani”.

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Roma: Domenica delle Palme alla “Pisana”.

Al termine del discorso, conclusosi con un ringraziamento del Rettor Maggiore ai consiglieri che durante il sessennio 2002-2008 hanno condiviso con lui l’impegno del governo e dell’animazione della Congregazione Salesiana, don Francesco Cereda ha letto il messaggio del card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato: «Chiedo con fervore l’assistenza dello Spirito Santo e la pienezza dei suoi doni, durante i lavori del capitolo, affinché sia un tempo di grazia e il Signore stesso sia in mezzo a Voi, per guidare la Congregazione verso l’obiettivo “Da mihi animas cetera tolle”, con la stessa passione di Don Bosco». Nel pomeriggio della giornata di apertura del Capitolo Generale, il Rettor Maggiore ha presentato ai capitolari la sua relazione sullo stato della Congregazione, nella quale sono riportati i dati di verifica sul sessennio 2002-2008 indicando le mete raggiunte, gli obiettivi non pienamente realizzati, le problematiche e, soprattutto, le prospettive alle quali la Congregazione è chiamata. “L’attenzione per gli ultimi – ha precisato Don Chávez – deve essere sempre presente all’orizzonte dei nostri progetti e delle nostre azioni in tutti gli ambienti, intendendo per ultimi i giovani in situazione di rischio psicosociale, causato dalla povertà economica, culturale e religiosa; poveri sul piano affettivo, morale e spirituale; disagiati a causa delle difficili situazioni familiari; giovani che vivono al margine della società e della Chiesa”.


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Don Chávez ha indicato ai salesiani alcune linee guida per il futuro: l’impegno per una nuova evangelizzazione; una più convinta scelta di santità; la comunità religiosa soggetto e contenuto della missione salesiana e l’educazione realizzata a partire dal Sistema Preventivo. Questi impegni avranno un “tempo di grazia” ritmato da alcune celebrazioni: il 150° anniversario della fondazione della Congregazione nel 2009, il centenario della morte di Don Rua nel 2010 e il bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015. Martedì 4 marzo è stato presentato, da don Marian Stempel e don Francesco Maraccani, il Regolamento del CG26, documento importante per lo svolgimento del Capitolo Generale, in quanto ne indica le norme procedurali. I capitolari, divisi per gruppi di regioni, hanno dedicato la giornata allo studio e all’approfondimento della relazione per una maggiore conoscenza del documento e per formulare domande da rivolgere al Rettor Maggiore.

formazione

La giornata del 5 marzo è stata riservata all’approvazione del Regolamento e allo studio della Relazione di Don Chávez. I capitolari si sono riuniti in aula magna per ulteriori chiarimenti sul Regolamento del Capitolo e sulla sua approvazione. In seguito sono stati eletti i moderatori dell’assemblea che sono: don Guillermo Basañes (ANG), don Alberto Lorenzelli (ILT) e don Ivo Coelho (INB). Sono state istituite due Commissioni: una giuridica, composta da 28 membri, che avrà il compito di analizzare gli altri compiti descritti dalla Lettera di convocazione del Rettor Maggiore e i contributi giunti al Regolatore da parte del Consiglio generale, dei Capitoli Ispettoriale, di gruppi o di singoli confratelli; l’altra per la comunicazione, formata da un salesiano per ognuno delle otto regioni in cui è suddivisa la Congregazione, ha il compito di curare la comunicazione all’esterno sull’andamento dei lavori dei Capitoli avvalendosi della collaborazione di Ans. Lo studio della Relazione consente di fare una valutazione della situazione della Congregazione e di illustrare le fondamentali linee di azione da attuare nel sessennio prossimo. L’assemblea capitolare ha approvato, inoltre, la formazione di quattro commissioni per lo studio dei primi due temi: “Ritorno a Don Bosco” e “Necessità di evangelizzare”. I presidenti delle quattro commissioni di studio sono: don G. Mazzali (RMG), don F. J. Moloney (AUL), don E. Ortiz (RMG) e don A. Lorenzelli (ILT).


formazione Mes sa g gio di Pa pa Be ned etto XVI i n oc c a s i o ne d e l l ’ a p e r t u r a d e l CG26 “Il carisma di Don Bosco è un dono dello Spirito per l’intero Popolo di Dio”: è il messaggio che Benedetto XVI ha fatto pervenire al Rettor Maggiore, don Pascual Chávez, in occasione della solenne apertura del 26° Capitolo Generale. “I figli di Don Bosco appartengono alla folta schiera di quei discepoli che Cristo ha consacrato a sé per mezzo del suo Spirito con uno speciale atto di amore”, ha affermato il Pontefice ricordando che il consacrato è chiamato a divenire, come il Cristo, segno di contraddizione, testimone di uno stile di vita alternativo. Riferendosi a Don Bosco, il Papa lo ha definito il “santo di una sola passione: la gloria di Dio e la salvezza delle anime”; passione che ogni salesiano è chiamato a perpetuare conoscendo, studiando, amando e imitando il santo dei giovani. Il Papa ha, inoltre, invitato i Salesiani “a superare la dispersione dell’attivismo e coltivare l’unità della vita spirituale attraverso l’acquisizione di una profonda mistica e di una solida ascetica” per alimentare l’impegno apostolico e garantire l’efficacia pastorale. La lectio divina, l’Eucaristia, una vita semplice, povera, sobria aiuteranno il salesiano consacrato a irrobustire la sua risposta vocazionale. Un appello è stato rivolto a tutta la Congregazione perché sia attenta a “rafforzare la proposta cristiana, la presenza della Chiesa e il carisma di Don Bosco” nel Vecchio Continente che assiste al calo delle vocazioni e all’aumento delle sfide dell’evangelizzazione. Infine, il Pontefice ha esortato i Salesiani a “essere sempre più segni credibili dell’amore di Dio ai giovani e a far sì che i giovani siano davvero speranza della Chiesa e della società”.

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C o s ’è i l C a p i to lo G e n e r a l e ? “È il principale segno dell’unità della Congregazione nella sua diversità” (Cfr. art. 146), affermazione che trova fondamento nel fatto che il capitolo è definito anche come “l’incontro fraterno nel quale i salesiani compiono una riflessione comunitaria per mantenersi fedeli al Vangelo e al carisma del Fondatore e sensibili ai bisogni dei tempi e dei luoghi”. Questo evento, convocato ordinariamente ogni 6 anni dal Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, consente ai figli di Don Bosco, guidati dall’azione dello Spirito Santo, “di conoscere, in un determinato momento della storia, la volontà di Dio per un miglior servizio alla Chiesa” (art. 146). Il Capitolo generale rappresenta anche, secondo quanto stabilito dall’art. 147 delle Costituzioni, “l’autorità suprema”, spettando ad esso di “stabilire leggi per tutta la Società, trattare gli affari più importanti, eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Consiglio generale”. Partecipano al Capitolo generale: il Rettor Maggiore; i membri del Consiglio generale (12); il segretario generale (1); il procuratore generale (1); il regolatore del Capitolo, che in questo caso è già membro del Consiglio generale (1); i superiori delle ispettorie visitatorie (96) e i delegati (111). Ai 222 capitolari si aggiungono, senza diritto di voto, 11 osservatori invitati del Rettor Maggiore. Don Pascual Chávez Villanueva, IX successore di Don Bosco, ha scelto come tema per il CG26: “Da mihi animas, cetera tolle”, motto che Don Bosco scelse per la sua azione pastorale e, poi, per la Congregazione salesiana. Tale massima esprime il programma spirituale e pastorale di Don Bosco e racchiude l’identità carismatica e la passione apostolica del salesiano. Il Rettor Maggiore ha affidato il ruolo di Regolatore del CG26 a don Francesco Cereda, Consigliere Generale per la Formazione. Il compito del Regolatore è quello di organizzare le diverse fasi di preparazione e di svolgimento del Capitolo. Il Regolatore si avvale di una commissione precapitolare, i cui membri sono nominati dal Rettor Maggiore, che ha il compito di elaborare e redigere le relazioni o gli schemi da inviare ai partecipanti al Capitolo Generale.


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«La gioia e la festa: vie della pace» di Don Raimondo Frattallone Istituto “Emilio Ainis” - Messina, 8 gennaio 2008 Tre parole dense di magia, ognuna delle quali, da sola, traccia un orizzonte in cui la persona si stacca dalla mediocrità e dall’auto-distruzione e si sente immersa nel suo ambiente ideale, sempre sognato e mai pienamente raggiunto. Vale la pena, per tutti, riflettere sui tre orizzonti che ci vengono proposti idealmente dalla gioia, dalla festa e dalla pace, non solo per sognare un mondo di illusioni, ma per precisare fino a che punto le nostre intime aspirazioni – che da sole sono capaci di ricreare il gusto dell’esistenza – possono essere appagate e diventare componente della nostra vita quotidiana. Quando questo accade allora la gioia non è un’utopia che ci illudiamo di afferrare per qualche istante, ma che irrimediabilmente ci sfugge lasciandoci nell’abbattimento della delusione. Parimenti, la festa non è quella vibrazione temporanea della nostra psiche che è destinata a ricacciarci nel grigiore del tran-tran quotidiano. E più ancora, la pace – quella della nostra intimità, o condivisa con altri – non è soltanto la contemplazione di un arcobaleno iridescente, ma un progetto capace di rinnovare dal profondo la nostra vita personale e sociale. Precisiamo l’iter delle nostre riflessioni. Non pretendiamo di esaurire in una breve conversazione la complessità evocata da ciascuna delle tre parole (gioia, festa, pace), ma soltanto analizzare le prime due dal punto di vista del dinamismo che esse sviluppano nell’intimo di ogni persona quando vengono polarizzate verso il raggiungimento della pace. Quindi gioia e festa, preludio, condizione e energia per raggiungere la pace e per trasformare dall’intimo la concezione astratta di una pace disincarnata, per riempirla di quella carica nuova che la trasforma in pace-gioia e in pace festa. [...] L’educazione alla pace “Ebbene, per quanto riguarda Ì'educazione si può (beninteso semplificando) affermare che

essa è sostanzialmente un'opera di decondizionamento per un verso e di promozione per l'altro, nel senso che l'educazione deve essere finalizzata tanto a eliminare o ridurre i condizionamenti negativi, quanto a esplicitare e potenziare le doti positive (sia detto tra parentesi: i concetti di negativo e di positivo non hanno qui una valenza morale, bensì fanno riferimento al processo di sviluppo, per cui è negativo ciò che lo ostacola, e positivo ciò che lo favorisce). Per questa sua funzione decondizionante e promozionale, l'educazione è indissolubilmente legata alla democrazia, intesa come politica atta (per dirlo con l'articolo 3 della Costituzione italiana) a rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo umano e a favorire la pienezza di tale sviluppo. In questa ottica, educazione e democrazia sono accomunate dallo stesso scopo: la valorizzazione di tutti e di ciascuno, attraverso un processo che, dal punto di vista pedagogico, si caratterizza sia in senso eteroeducativo (educare) sia in senso autoeducativo (educere), e si realizza sia in senso educativo, attraverso rapporti interpersonali, sia in senso educazionale, attraverso gli ambienti formativi, e si specifica sia in senso integrale e permanente (in quanto riguarda tutto l'uomo lungo tutta la sua esistenza) sia in senso individuale e sociale (in quanto riguarda l'uomo come singolo e le formazioni sociali). Un tale concetto di educazione rinnova profondamente il concetto stesso di pedagogia, di cui rimane valida l'idea di «guida» anche se si dilata il senso della crescita, che non è limitata all'età evolutiva ma estesa all'età adulta e all'età anziana, e non è limitata all'individuo ma estesa alla comunità. Una tale pedagogia (concepita potremmo dire come «auxogogia», cioè come guida dello sviluppo in senso individuale e sociale) reclama una pluralità di contributi, per cui la teoria e la prassi dell'educazione richiedono scienza e sapienza, e più precisamente l'integra-


formazione zione di arte, filosofia, scienze e tecnologia dell'educazione: aspetti, questi, su cui di volta in volta è stata richiamata l'attenzione ma in modo più o meno parziale e alternativo, mentre ora si considerano nella loro complementarità ed interazione” . Ed u c a z i o n e a l l a pa c e : p ar s d e st ru en s – p ar s c o n str uens “Per quanto concerne il concetto di pace, è da dire che esso va anzitutto inteso non solo come assenza di guerra e di violenza, ma anche e soprattutto come realizzazione dell’uomo in tutte le sue potenzialità positive. In questa opera sono ineliminabili i conflitti, che possono essere risolti in modo violento o non-violento; è quest’ultima la modalità della pace, che pertanto si caratterizza in antitesi non alla conflittualità, bensì alla violenza, e questa va identificata non con l'aggressività in generale, ma solo con quella aggressività che si configura come distruttività. Inoltre va precisato che c'è un'ulteriore idea riduttiva o distorta della pace, quella che la considera come qualcosa di utopistico, dunque irrealizzabile, o idilliaco, dunque astratto. Nell'uno e nell'altro caso è sottinteso un atteggiamento «perfettista» che della pace permette solo una presentazione teorica: per certi aspetti ingenua e per altri passiva. Liberare da questi pregiudizi, che impoveriscono l'idea di pace, appiattendola su una quotidianità insignificante, va di pari passo con la individuazione di un'idea di pace in senso attivo e impegnato, che evidenzia il carattere eroico dell'ordinario assolvimento del proprio dovere. In questa prospettiva la pace si connota come la condizione per una teoria dei diritti dell'uomo (diritti che si oppongono ai privilegi, ma non certo ai doveri); proprio il riconoscimento, la ricerca e la realizzazione dei diritti umani comportano la pace, che appare in tal modo come il senso stesso della dignità della persona umana, di cui nel tempo sono stati esplicitati prima i diritti individuali poi quelli collettivi; ebbene è coniugando insieme i diritti civili, politici e sociali dell'individuo e i diritti ecologici e irenologici dei popoli che oggi si va disegnando un'idea realistica di una pace che impegna senza peraltro assicurare sulla sua realizzabilità. Possiamo allora di-

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re, evitando determinismi bellicisti o irenici, che l'uomo è responsabile della pace; da qui la necessità di una educazione a tale re¬sponsabilità, un'educazione che risulta sempre più urgente. Eccoci così di fronte alla «Educazione alla Pace», che, dopo quanto abbiamo detto, appare impegnata per un verso a decondizionare dai pregiudizi e dagli stereotipi relativi a guerra e pace non meno che a diversità e sviluppo, e per altro verso a promuovere la conoscenza dei meccanismi della guerra e della pace nonché a mettere in luce come la diversità costituisca non ostacolo bensì ricchezza in una convivenza civile. Pertanto vanno sviluppate l'attitudine alla fiducia, alla speranza e alla solidarietà, la capacità di progettualità e di impegno, la disponibilità per la tolleranza e il dialogo, il gusto per la criticità e la creatività: sono queste le doti che fanno dell'uomo un operatore di pace, e l'educazione delle suddette qualità costituisce un primo concetto di Educazione alla Pace che ci sembra condiviso e condivisibile, così come, inoltre, appare condiviso e condivisibile il richiamo che l'Educazione alla Pace eviti un duplice pericolo: il moralismo e l'intellettualismo, e s'impegni in un duplice compito: contro la violenza diretta e contro la violenza strutturale” . E d u c a z i o n e d e l l a pa c e , c o n l a pa c e , p e r l a p a c e “Tenendo presente tutto ciò, potremmo distinguere l'Educazione alla Pace in tre aspetti o momenti: come educazione della pace, come educazione con la pace e come educazione per la pace. Con la prima espressione intendiamo dire che occorre avere un adeguato concetto di pace: né astratto né passivo (cioè come assenza di conflittualità e come antitesi all'eroismo) bensì concreto e attivo, come pace cioè che si realizza in presenza di conflitti, risolti in modo non-violento, e che reclama un eroismo da vivere nella quotidianità dell'impegno. Con la seconda espressione intendiamo dire che occorre procedere attraverso opportune forme di istruzione e educazione, cioè attraverso i saperi e i valori; scolasticamente ciò significa attraverso la molteplicità delle discipline di studio e delle forme di educazione: l'Educazione alla Pace è trasversale ai differenziati tipi di conoscenze e di comportamenti.


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Con la terza espressione intendiamo dire che occorre considerare l'Educazione alla Pace come la risposta alla sfida che la società rivolge all'educazione contemporanea, affinché sia effettivamente guida alla formazione dell'uomo e del cittadino, rinnovando radicalmente questa società che, nella guerra e nella violenza, trova il principale ostacolo non solo al suo sviluppo ma alla sua stessa sopravvivenza. Il carattere integrale e permanente con cui si connota l'educazione contemporanea trova proprio in riferimento alla pace la sua legittimazione più convincente che ne esalta quella dimensione etica (trascurata da una razionalizzazione meramente tecnica dell'educazione e dell'insegnamento); infatti il collegamento con la pace richiama l'educazione al suo più vero compito: quello di produrre un'incessante umanizzazione dell'uomo. Coerentemente con le più significative tendenze del pensiero contemporaneo, anche la pedagogia, proprio attraverso l'Educazione alla Pace, riscopre la sua vocazione umanistica, e richiama al senso della persona colta nella sua dimensione universale (la sua dignità di fine) e particolare (la sua specificità di individuo). Si tratta, occorre aggiungere, di una concezione che, diversamente da quella (moderna) egocentrica, è «allocentrica», ossia incentrata sull'altro, per cui la persona si caratterizza in termini di responsabilità: come un «rispondere a», e un «rispondere di»: in ogni caso come soggettività relazionale e, appunto, responsabile. In questa ottica, come è stato giustamente detto, tramontato il personalismo, risorge la persona (Ricoeur); in altre parole, se è vero che hanno fatto il loro tempo i personalismi degli anni '30, è anche vero che oggi il concetto di persona si ripropone al di là di quell'orizzonte personalista nel contesto di un nuovo orizzonte che possiamo definire neoumanistico e che si contrappone a quello del nichilismo più o meno accentuato. Non è un caso che l'atteggiamento neoumanistico, ma potremmo anche dire dialogico in modo da non indurre a riferimenti datati, rappresenta il denominatore comune di una estesa serie di orientamenti filosofici e scientifici contemporanei: la pedagogia, proprio quella che si configura nei termini di Pedagogia della Pace condivide un tale atteggiamento, che è all'insegna di una preoccupazione insieme per-

formazione sonologica e idiografica, cioè rispettosa di tutti (in nome della pari dignità) e di ciascuno (in nome delle diverse specificità). Ma la Pedagogia della Pace evidenzia, oltre al carattere eticoumanistico della educazione, anche un altro carattere non meno importante: quello della complessità epistemologica, nel senso che la pedagogia si rivela nel suo carattere strutturalmente multidisciplinare, in quanto l'educazione è per sua natura un multi-problema. Tale è anche la pace, per cui si pone la necessità di tenere collegate la ricerca sulla pace, l'educazione alla pace e l'azione per la pace, operando una interazione tra questi tre approcci, ciascuno dei quali, preso isolatamente, risulta parziale, mentre dalla loro sinergia scaturisce una visione più adeguata ed efficace. Dunque ad una impostazione eticamente umanistica ed epistemologicamente complessa si è pervenuti in questi ultimi anni, attraverso studi e ricerche che si sono sviluppati lungo tutto il novecento, e che ha visto il problema dell'Educazione alla Pace affrontato da pedagogisti, filosofi, psicologi e sociologi (ma non sono mancati nemmeno teologi e scienziati, educatori e scrittori, uomini di fede e uomini di scuola). Ebbene, possiamo distinguere in questo cammino novecentesco quattro fasi: la prima in corrispondenza con gli anni '10 e '20 comprende contributi prima e dopo il conflitto mondiale; la seconda fase si colloca negli anni '30 e '40 e comprende contributi nell'età dei totalitarismi; la terza fase, si situa negli anni '40 (dopo la seconda guerra mondiale), '50 e '60, e comprende contributi finalizzati alla rinascita democratica; infine, la quarta fase è quella che dagli anni '60 giunge fino ai nostri giorni, e comprende contributi che sono espressione di una coscienza maturata attraverso le guerre (quella calda e quella fredda): il dopo Auschwitz, il dopo Hiroshima, il dopo Chernobyl condizionano lo sviluppo anche della Pedagogia della Pace, e di fronte al mondo messo in croce dal contrasto (ideologico) tra est ed ovest ed (economico) tra nord e sud, la pedagogia affronta il tema dell'Educazione alla Pace avviando nuove piste di ricerca e rinnovando le tradizionali prospettive di studio. [...]


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L’Università tradita dai «cattivi maestri» Annullata la visita di Papa Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma La visita di Papa Benedetto XVI, che era stato invitato a presenziare all’inaugurazione all’Università la Sapienza, fondata per volontà di un Papa, è stata annullata in seguito alla indegna gazzarra organizzata da uno sparuto gruppi di giovani contestatori istigati da alcuni «cattivi maestri» come li ha definiti il rettore dell’Ateneo. Costoro, in nome di una falsa concezione ideologica della scienza di stampo ottocentesco, hanno imbastito un processo al pensiero di Benedetto XVI basato sul fanatismo e sul pregiudizio frutto di miopia culturale. Con la loro intolleranza antidemocratica hanno dimostrato lo stato di desolazione dell’Università italiana e la debolezza culturale di certi laicisti che hanno paura del confronto. Si tratta di un evento grave, anche se non isolato, che crea un precedente pericoloso per il dialogo fra cattolici e laici all’interno dell’università, in quanto tende ad alzare barriere che rendano inconciliabili la fede e ragione e a relegare i cattolici dentro le sagrestie. Aver impedito al Papa teologo di parlare è stato un atto di arroganza che è contro la libertà di tutti ed è sintomo di un vuoto culturale inquietante, proprio mentre l’Europa dedica l’anno 2008 al dialogo interculturale. In un discorso del giugno scorso ai docenti universitari europei Papa Ratzinger aveva detto: «Il sorgere delle università europee fu promosso dalla convinzione che fede e ragione cooperassero alla ricerca della verità, ognuna secondo la sua natura e la sua legittima autonomia, ma sempre operando insieme armoniosamente e creativa-

mente al servizio della realizzazione della persona umana in verità e amore». In consonanza con la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprimo a nome della comunità diocesana la nostra affettuosa e incondizionata vicinanza a Benedetto XVI, difensore in forza della fede della ragione. Questo tristissimo episodio deve essere l’occasione per riflettere sulla funzione educativa dell’Università, che mediante l’opera dei docenti e la responsabile partecipazione degli studenti, possa recuperare la tensione a ricercare e a insegnare nella prospettiva di un servizio a tutto l’uomo e a tutti gli uomini. Quello che è avvenuto alla Sapienza è in netto contrasto con il documento di Bologna elaborato in occasione del 900° anniversario di quella università dove si leggeva: «Depositaria della tradizione dell’umanesimo europeo, ma con l’impegno costante di raggiungere il sapere universale, l’Università, nell’esplicitare le sue funzioni, ignora ogni frontiera, geografica e politica, e afferma


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la necessità inderogabile della conoscenza reciproca e dell’interazione delle culture». Questo tristissimo episodio di censura nei confronti di Papa Ratzinger, che ha fatto fare una pessima figura non solo al più antico Ateneo romano ma anche a tutta l’Italia, deve spinge ancora di più i cattolici italiani a continuare l’impegno sereno e fermo della fede amica della ragione, in dialogo con i tanti laici disponibili all’ascolto e al confronto reciproco. Michele Pennisi Vescovo di Piazza Armerina Fonte: [La Sicilia 18 gennaio 2008]

Laici tà o Laicism o? Benedetto XVI, invitato all’Università “La Sapienza” di Roma dal Rettore Renato Guarini in occasione dell’apertura dell’anno accademico, è stato osteggiato da un gruppo di studenti e da 67 docenti. Il pretesto sembra essere scaturito da una citazione che l’allora cardinal Ratzinger fece del filosofo della scienza Paul Feyerabend, durante una conferenza tenuta proprio alla Sapienza nel febbraio 1990: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Un’ammirevole illuminazione viene dall’articolo di Giorgio Israel, professore ordinario di Matematiche complementari presso l’Università la “La Sapienza”, pubblicato dall’Osservatore Romano. Lo studioso ha evidenziato la contraddizione nella quale sono caduti gli oppositori alla visita del Papa che, in nome della laicità della scienza, non hanno verificato il testo della suddetta conferenza nella sua interezza. Israel, da parte sua, riprende l’intervento di Ratzinger dimostrando come in realtà “il discorso del 1990 può essere ben considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna”.

Il “v il la ggi o glo b al e” c erca D io Giorno 26 febbraio, durante la celebrazione del 40° anniversario della Facoltà di Teologia della Catalogna, Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, ha sottolineato l’importanza del fatto che la Chiesa sia presente “nel villaggio globale” e parli di Dio sia nelle società postmoderne occidentali che in quelle povere dei Paesi del sud del mondo e tra le persone di altre religioni. “La parola della fede deve mirare a questa triplice direzione per parlare il più possibile il linguaggio del tempo reale”, ha detto. “Nel clima di decadentismo, tutto cospira per portare gli uomini a non pensare più, a fuggire dallo sforzo e dalla passione del vero, per abbandonarsi a ciò che si può godere immediatamente – ha aggiunto –. Questo è il volto tragico della crisi di coscienza europea alla fine del ‘secolo breve’: siamo malati di assenza, spesso troppo senza speranza perché ci manca la verità, siamo diventati incapaci di amare”. Il teologo ha anche sottolineato “segnali di speranza” come una “specie di ricerca del senso perduto”, una “riscoperta dell’altro” e anche dell’“Ultimo”: “la necessità di una base, di senso, di orizzonti ultimi, di una patria ultima che non sia quella seduttrice, manipolatrice e violenta dell’ideologia”, che provoca un “conflitto tra la verità e la maschera”. L’Arcivescovo, inoltre, ha aggiunto che di fronte alla nostalgia dell’Altro, sembra profilarsi l’esigenza di una teologia che narri, che parli di Dio raccontando l’amore che ci ha manifestato in Gesù Cristo e che pensi a quell’amore più grande con la discrezione dell’analogia. L’Arcivescovo ha sottolineato anche il “necessario e urgente” dialogo del cristianesimo con le altre esperienze religiose dell’umanità, che attualmente si realizza in genere “sotto la bandiera dell’inclusivismo: mantenendo ferma la necessità di Cristo e della sua mediazione, si prende sul serio la possibilità universale della salvezza”.


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ASC - Comunicato stampa L’annullatamento della visita del Papa all’Università “La Sapienza” e partecipazione all’Angelus in Piazza S. Pietro Roma, 17 gennaio 2008 Associazione Salesiani Cooperatori Italia-Medio Oriente Federazione nazionale Exallievi/e di Don Bosco Comunicato stampa L’annullamento della visita di Benedetto XVI era assolutamente prevedibile, sia per la dignità della persona, sia per il suo alto rispetto verso i luoghi universitari. E per questo crediamo che tale annullamento debba essere definito un atto di assoluta intelligenza; esattamente ciò che è mancato ai promotori dell’insulsa protesta. È grave, imbarazzante e paradossale che un’Università che vuole fregiarsi di un titolo – “La Sapienza” – di chiara origine biblica, rifiuti la presenza, il dialogo, perfino il confronto culturale con una persona che rappresenta spiritualmente milioni di persone ed è un’intelligenza fra le più vivide del secolo: un giudizio “a priori” ha annullato la base elementare della Scienza, cioè il confronto fra le idee. In comunione con le altre associazioni laicali della Famiglia Salesiana di don Bosco, anche noi salesiani cooperatori ed exallievi d’Italia siamo rattristati e sconcertati nel vedere proclamato (per la verità da un numero esiguo di docenti e studenti) come un trionfo l’aver impedito al Santo Padre di parlare con serenità, di dialogare con chi ha il dono della Fede e chi tale dono non ha. Vediamo in questi gesti l’affermazione dell’intolleranza resa possibile da un clima e da una cultura dominante che ha sempre minore rispetto per le persone e per la vita umana stessa, continuamente alimentata da una concezione di vita che vuole relegare Dio e la Verità sull’uomo nell’angolo delle cose inutili. In questo senso ciò che si è verificato a Roma fa emergere non il presunto contrasto fra Scien-

za e Fede (che infatti non c’è!), ma fra diverse intelligenze, quella di chi – per la debolezza delle proprie idee – fa leva sull’assolutismo (certamente non Papa Ratzinger) e quella di chi riconosce il valore del dialogo (certamente non gli autori della protesta). Noi ci stringiamo vicino a Papa Benedetto XVI, forti e sereni grazie all’insegnamento di Don Bosco che chiede a tutti di essere insieme “buoni cristiani e onesti cittadini” e ci sforziamo di proclamare nella società il valore del dialogo, l’importanza della tolleranza, la necessità del rispetto per gli altri anche se con idee difformi dalle nostre. Con questi sentimenti invitiamo le nostre Associazioni a partecipare Domenica prossima alla preghiera dell’Angelus in Piazza S. Pietro, accogliendo l’invito del Card. Ruini. Enrico Sacchi ASC-Consigliere Mondiale per l’Italia

Be r n a r d o C an n e l l i Presidente Nazionale Exallievi/e don Bosco


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Tivù cattiva maestra: nel 2007 più violenza Media e minori: «Preoccupante» il livello in film, tigì e persino cartoni Fra le annotazioni negative, dicevamo, c’è da La domanda si ripete più o meno uguale da rilevare una accentuazione «in termini preoccuanni: «Un Paese ha diritto di chiedere a chi fa tepanti», nei numeri e nei toni, della programmalevisione, fra i tanti interessi da conciliare, che la zione violenta, soprattutto in film, telefilm, tracura dei telespettatori giovanissimi sia riguardasmissioni informative, compresi i tg e persino ta come rilevante, anzi prioritaria?». A porla alla cartoni dedicati ai bambini. Non a caso ben 23 pubblica attenzione è come al solito il Comitato delle 37 risoluzioni di violazione del Codice rileper l’applicazione del codice di autoregolamenvate dal Comitato riguardano episodi di violenza tazione media e minori, presieduto da Emilio nelle sue diverse accezioni: psicologica, fisica, Rossi. Una domanda che ha le connotazioni delverbale, singola, di branco, nella scuola, negli l’emergenza educativa e si traduce in una richiestadi, etc. Tutti casi nei quali si può generare sta che dovrebbe essere lampante: «L’attenzione emulazione ma soprattutto fornire «una distorta ai minori dovrebbe tradursi in interventi positivisione del mondo». Non a caso la Società italiavi, cioè nell’offerta di programmi dedicati alle na di pediatria ha di recente varie fasce di età, caratterizComitato di controllo: aumentano le rilevato che fra i minori risulzati da buono standard quascene che forniscono «Una distorta ta «in crescita un atteglitativo, da aderenza ai picvisione del mondo». giamento indifferente verso coli telespettatori italiani, da I pediatri: Cresce l’indifferenza nei la violenza». Al contempo il attrattive specifiche che ribambini e il gossip può indurre a sfipersistere di rotocalchi insultino nel tempo fidelizzanducia negli altri e irresponsabilità. formativi dedicati alla ‘nera’ ti». Ieri il Comitato ha pree al gossip in fascia protetta può indurre «a un sentato il consuntivo dell’attività relativa al 2007, rapporto con gli altri fra lo sfiduciato e l’irreorganizzando parallelamente un seminario giurisponsabile». Da considerarsi positivo, anche se dico di approfondimento, con gli apporti di Minon lo si deve alla volontà di tutela dei minori, il chela Manetti, costituzionalista e docente di Diprogressivo scemare dell’interesse intorno ai rearitto dell’informazione e del presidente emerito lity show. Positiva anche la maggiore attenzione della Consulta Riccardo Chieppa. delle emittenti nel segnalare i programmi non In termini di tutela dei minori il 2007 ha fatadatti, anche se sarebbe necessaria, come hanno to rilevare alcune novità giuridiche e una rilevato Rossi e Manetti, la realizzazione di sisterecrudescenza degli episodi di violenza in tv. Olmi di classificazione efficaci e il più possibile tre all’estensione alla tv satellitare dei controlli omogenei. Classificazioni chiaramente dirette operati dal Comitato. Non ha invece fornito riagli adulti ma fondamentali in quanto «servono sposte concrete al succitato appello sulla qualità ad attestare che, per mutati che siano i tempi, e la specificità dell’offerta. un’esigenza educativa esiste ancora e non può Per quel che riguarda le normative, la nuova essere elusa». Una ricerca di Mediaset del magDirettiva europea tv senza frontiere (ne parliamo gio scorso rivela peraltro che il 69% dei genitori qui accanto) ha portato alcune novità in termini cerca di assumere informazioni sui programmi di estensione dell’obbligo di tutela a tutti i tipi di basandosi su guide tv, segnaletica, servizi teletext emittente. Il nuovo contratto di servizio della Rai e otto genitori su dieci chiedono una intensiha invece esteso la fascia protetta fino alle 20; ha ficazione della segnaletica. posto limiti alla pubblicità nei programmi per R ob erto I. Zan i n i bambini e ha vietato fra le 7 e le 9, oltre che in fascia protetta, i trailer di film inadatti ai minori. Fonte: [L’Avvenire 22 febbraio 2008]


comunicazione sociale I m ed i a : “U na m a no te sa p e r c hi ha nost algia di Dio” Martedì 12 febbraio, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, nel corso del suo intervento all’Assemblea dei Delegati Diocesani dei Mezzi di Comunicazione Sociale in svolgimento a Madrid, ha affermato che i media cattolici devono essere “una mano tesa a tanta gente che cerca e ha una profonda nostalgia di Dio”. Ciò che si vuole è “una Chiesa vicina, che non è chiamata a condannare, ma che sa amare questo mondo, così come lo amava Gesù. Riflettendo sul tema le “Sfide della Comunicazione Ecclesiale”, l’Arcivescovo ha sottolineato che “anche se la visibilità della Chiesa nei mezzi di comunicazione non garantisce che stia evangelizzando, un’assenza di visibilità è segno di carenza nell’evangelizzazione”.

Mons. C. M. Celli e Papa Benedetto XVI.

Monsignor Celli ha riconosciuto che esiste una serie di difficoltà che la Chiesa deve porsi di fronte ai media: “rispetto al messaggio della fede si privilegia lo spettacolo; rispetto alla tradizione si privilegiano le novità; rispetto ai beni spirituali, i fenomeni tangibili; rispetto alla struttura ecclesiale, la democrazia liberale; rispetto alla complessità teologica, la banalità della comunicazione”. Il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha concluso esprimendo il suo apprezzamento nei confronti delle persone che lavorano nei mezzi di comunicazioni, che “non sempre sono valorizzate nel loro sforzo di servizio alla verità”.

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A tt en zi o n i d el la vi ta c on sa crat a n e lla C hi e s a di C a t a n ia Il 2 febbraio scorso, in occasione della Festa della Presentazione del Signore al tempio, gli Istituti di Vita Consacrata di Catania hanno rinnovato il loro impegno di Vita in questo tempo in cui si sentono particolarmente interpellati, confermandosi nel proposito di rispondere sempre positivamente e con autentica gioia alla vocazione di appartenere totalmente al Signore. Noi Consacrati sappiamo bene che ciò che ci viene richiesto esige la volontà di lasciasi prendere totalmente dall’amore di Dio per lasciarci trasformare da Lui e così potere indicare lo splendore della Sua bellezza. […] – Nostro impegno Da quanto detto, viene evidenziata la necessità di un sincero desiderio di una «nuova conversione» delle singole Persone Consacrate e della formazione di «altrettanto nuove Comunità o Gruppi» di Consacrati, che si edifichino nella verità, nella preghiera, nella ricchezza dei mezzi poveri, nella carità fraterna verso tutti; che siano segno della Carità di Dio che convoca e coinvolge tutti, nella Comunione da ricercare e costruire costantemente, nella cooperazione che unisce e potenzia, e mai nella concorrenza che divide e isterilisce. Queste necessità sono state notate e ribadite con forza anche nell’ultima Assemblea Generale delle Superiore e dei Superiori Generali (22 maggio 2006) nella quale il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto mettere in guardia tutti gli Istituti dall’insidia della mediocrità, dell’imborghesimento e della mentalità consumistica, che mette oggi a repentaglio anche la Vita Consacrata, rammentando pure che «il Signore vuole uomini e donne liberi, non vincolati, capaci di abbandonare tutto per seguirLo e trovare solo in Lui il proprio tutto». S a c. D o n A n to n i n o M u n a f ò S D B Vicario per la Vita Consacrata


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42a Giornata Mondiale delle Com. Sociali Gaspare Mura e Francesco Casetti commentano il tema scelto dal Papa per la 42a Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali G a s p a r e M ur a : «N o a ll a “n on v e r i tà ” » “Una verità che è spesso quella di chi la trasmette”; in altri termini “una mistificazione e una non-verità all’insegna del relativismo assoluto”. Questa, per il filosofo Gaspare Mura, l’essenza del messaggio oggi veicolato dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione di massa. Commentando al SIR il tema scelto da Benedetto XVI per la 42ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali (4 maggio 2008): “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio fra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla”, Mura afferma: “Fa bene il Papa ad insistere sull’importanza che i mass media siano strumenti al servizio della verità”. “La Chiesa non è contro i mezzi di comunicazione o le nuove tecnologie – chiarisce il filosofo – ma, al tempo stesso, essa non può tacere sui rischi che questi comportano: primo fra tutti, che lo strumento divenga esso stesso il messaggio, oppure che i media non trasmettano parole di verità”. Richiamando intellettuali “laici” come Karl Popper, Hans Georg Gadamer e Giovanni Sartori, Mura ne sottolinea i richiami alla responsabilità della televisione, e la denuncia di “chi usa i mezzi di comunicazione

come un potere occulto per indottrinare persone prive di strumenti critici e di comprensione”. Per Mura, nella nostra società Tv, giornali e Internet “tentano di imporre il proprio punto di vista come verità assoluta ad un pubblico spesso inconsapevole”, e ciò dimostra la tesi di Popper, secondo la quale “non esiste libertà senza educazione al capire e senza responsabilità; educazione e libertà sono le parole chiave di una società liberale nel senso più vero del termine”. Ad avviso di Gadamer, prosegue Mura, “la Tv è un sistema che produce una catena di schiavi, perché è il contrario del dialogo al cui interno si condivide la passione per la verità”, e oggi, osserva il filosofo, “ai giovani manca proprio questo dialogo, ovvero la possibilità di fare domande e cercare una verità più profonda che non può prescindere dall’educazione alla responsabilità, e dal saper interpretare ciò che viene proposto”. Per quanto riguarda l’annuncio del Vangelo, “ben vengano anche le nuove tecnologie ma – avverte – attenzione a non appiattirne il messaggio sulla dimensione del consenso dello spettacolo che è privo di profondità”. Per il filosofo “non bisogna demonizzare i mass media, ma occorre utilizzarli in modo sapiente, altrimenti si rischia che essi si trasformino in ostacoli al messaggio stesso dell’annuncio” F r a n c e s c o Ca s e tt i : “ N e l s e r v i zi o ” l a “ p r o p r i a l i bertà”

Gaspare Mura.

“Recuperare la dimensione del servizio non è rendersi schiavi ma, al contrario, trovare fino in fondo la propria libertà”. Così Francesco Casetti, direttore del Dipartimento di scienze della comunicazione e dello spettacolo dell’Università Cattolica di Milano, commenta al SIR il tema scelto da Benedetto XVI per la 42a Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà il 4 maggio 2008 su “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio fra protagonismo e ser-


comunicazione sociale vizio. Cercare la Verità per condividerla”. Per Casetti “è molto opportuna, da parte del Papa, la sottolineatura di questo bivio; una realtà di fronte alla quale oggi si trovano i Francesco Casetti media, istituzioni sempre più autoriflessive in termini di contenuto e di logiche economiche” e che rischiano di non essere più “ricercatori di verità e costruttori di senso”. Eppure, prosegue l’esperto, “non esistono i media senza il cuore pulsante della società”, ed è pericoloso “mettere in crisi il concetto di servizio in nome di una visione puramente economicista secondo cui il problema sembra essere la mera determinazione del giusto prezzo che un cittadino deve pagare, piuttosto che la domanda: cosa possono fare i media per migliorare la cittadinanza?”. [...] [...] “Un risveglio delle coscienze” “In quest’epoca in cui i mezzi di comunicazione sono grosse imprese – sottolinea ancora Casetti –, è doveroso richiamare la dimensione di dono connessa all’idea di servizio”, e rivolgere “l’attenzione anche ai media più promettenti”, quelli che come “i giornali locali – e per certi aspetti anche Internet - sempre più si propongono come obiettivo il contatto con il reale, con il territorio”. Per il docente, “un ritorno dei mezzi di comunicazione alla logica del servizio non può che essere provocato da un risveglio delle coscienze”, ma anche “da processi di formazione dei professionisti del settore, attraverso i quali si insegni che mettersi al servizio non è rendersi schiavi ma, al contrario, è trovare fino in fondo la propria libertà”. Per Casetti, allora, “è richiesto un grande sforzo pedagogico alle istituzioni, cattoliche e non, impegnate nella formazione degli operatori dei media: un salto di qualità affinché essa non si limiti a fornire competenze tecniche, ma diventi educazione integrale della persona”.

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L a p ed ag o g i a d el cu o re “Le condizioni attuali del mondo richiedono uno straordinario impegno educativo”: con questa affermazione don Pascual Chávez ha firmato l’articolo di spalla de L’Osservatore Romano del 23 febbraio. Don Chávez, che non è nuovo al tema dell’educazione sia per la connaturalità dell’argomento con il carisma salesiano e sia per il contenuto della Strenna offerta quest’anno alla Famiglia Salesiana, esorta a tornare ai giovani “quale premessa di ogni discorso educativo”, perché “solo capendo i giovani nel loro attuale contesto è possibile offrire risposte credibili”. Il Rettor Maggiore traccia brevemente un quadro delle problematiche vissute dai giovani, e afferma che la difficoltà più grande è la distanza che si sta creando tra le loro forme di comunicazione e di espressione e quelle degli adulti. “I giovani sentono il bisogno di costruire la propria identità. Sentono poi un grande bisogno di felicità: essere felici è il progetto più grande del cuore dei giovani”. Don Chávez, richiamando l’attualità del sistema preventivo utilizzato da don Bosco, conclude dicendo: “La parola del Papa oggi ci spinge nuovamente tutti a condividere la pedagogia del cuore che insegna come amare e salvare i ragazzi nel rispetto della loro dignità e fragilità”. Don P. Chàvez Villanueva

F o rum s ul p ro t ag o ni sm o g io v a nil e L’11 e il 12 gennaio presso il Teatro “Don Bosco” (Viale Mario Rapisardi, 56 a Catania) si è tenuto un Forum sul protagonismo giovanile e i giovani “controcorrente”, che ha visto coinvolti circa 300 studenti dello stesso liceo e di altri licei catanesi in rappresentanza. Il Forum si è concluso con la consegna delle targhe ricordo agli intervenuti e un rinfresco per tutti i ragazzi e gli ospiti.


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insieme Il P ap a e l ’ed u ca zio n e

Il Papa, nella lettera inviata alla diocesi di Roma, affronta una delle emergenze della nostra società: l’educazione. Il messaggio di Benedetto XVI prende le mosse dalla domanda: “Di chi è la responsabilità dell’attuale crisi? Questa domanda propone una riflessione articolata: la responsabilità dipende solo da ragioni personali o vanno anche ricercate in questo tempo di passaggio che chiede a tutti di ritrovare il senso della propria vita. Il Papa ha rivolto una parola di fiducia a tutti i genitori, agli insegnanti e agli educatori affinché assumano la coscienza della bellezza dell’educazione. L’educazione è un cammino personale, afferma il Papa. “Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale”.

Benedetto XVI ha toccato anche una grande questione che “fa parte della verità della vita”: quella della sofferenza, che tocca ogni persona e che ogni educatore, genitore vorrebbero evitare ai propri ragazzi. Solo chi ha imparato a fare i conti con le difficoltà della vita può affrontare con serenità l’avventura della vita. Nel messaggio Benedetto XVI tocca anche il tema dell’autorevolezza delle figure educative, la cui autorità si fonda sul loro essere “testimoni della verità e del bene”, e della fiducia nella vita, ovvero la forma che prende la speranza nella missione di un educatore. L’educazione è un esercizio di speranza, perché è il dedicarsi a costruire un futuro che non ancora non c’è.

comunicazione sociale Don Sc ar a mus sa Vescovo Ausiliare di San Paolo Don Tarcisio Scaramussa, Consigliere per la Comunicazione, è stato nominato dal Santo Padre Benedetto XVI vescovo ausiliare di San Paolo assegnandoli il titolo della sede di Segia. Don ScaramusDon T. Scaramussa. sa, nato a Prosperidade il 19 settembre 1950, ha frequentato il noviziato di Jaboatão emettendo la prima professione il 31 gennaio del 1969. Viene ordinato diacono a Jaciguà il 6 giugno 1977, dopo aver frequentato gli studi di Filosofia, Teologia e Pedagogia, e sacerdote a Prosperidade l’11 dicembre del 1977. Nell’Ispettoria di Belo Horizonte ha ricevuto gli incarichi di formatore, direttore e parroco, consigliere ispettoriale, delegato per i Cooperatori Salesiani, vicario ispettoriale, delegato di Pastorale Giovanile. A livello nazionale, ha coordinato una equipe di pastorale giovanile, ed è stato presidente della Conferenza delle Ispettorie del Brasile (CISBRASIL). Nella Chiesa locale è stato coordinatore dell’equipe delle Comunità Ecclesiali di Base (CEBS), della diocesi di Cachoeiro de Itapamirim. È stato inoltre direttore per 10 anni dell’Istituto Regionale di Pastorale Catechetica della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile Est II. Durante il Capitolo Generale 25, nel 2002, è stato eletto Consigliere per la Comunicazione Sociale. Ha pubblicato un libro sul Sistema Preventivo di Don Bosco e diversi articoli in riviste e sussidi sullo stesso tema. Il Rettor Maggiore ha affermato che la nomina di Don Scaramussa è un segno di stima e apprezzamento del Santo Padre verso la Famiglia Salesiana ed è motivo di gioia per la Congregazione Salesiana. La data di ordinazione sarà, probabilmente, il 19 aprile.


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Lettera di Mons. Tarcisio Scaramussa

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Riconoscimento e valorizzazione degli oratori La legge nazionale n. 206 del 2003, recante “Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la valorizzazione del ruolo”, stabilisce all’art. 4 che “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alla finalità di cui alla presente legge, nell’ambito delle competenze previste dallo statuto speciale…”. Il disegno di legge (n. 683) presentato dal gruppo parlamentare del Movimento per l’Autonomia concernente il “Riconoscimento e valorizzazione della funzione sociale, educativa e formativa degli oratori”, prevede una serie di interventi svolti mediante le attività di oratorio dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica, nonché dagli enti delle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa ai sensi dell’art. 8 della Costituzione. Le attività sono finalizzate a favorire lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dei minori, degli adolescenti e dei giovani di qualsiasi nazionalità residenti in Sicilia. A tal fine la Regione sottoscrive appositi protocolli d’intesa, di durata triennale, con la Regione ecclesiale siciliana, in rappresentanza delle diocesi presenti sul territorio e con i singoli enti di culto con cui lo Stato ha stipulato un’intesa.

L’oratorio di S. Gregorio (CT).

I protocolli d’intesa prevedono il coinvolgimento degli enti nella programmazione e pianificazione regionale in materia di interventi a favore dei minori, degli adolescenti e dei giovani, nonché l’impegno della Regione a sostenere programmi e progetti per valorizzare il ruolo degli oratori. I comuni associati nell’ambito territoriale dei distretti socio-sanitari e le aziende sanitarie locali possono sottoscrivere con gli oratori e le altre organizzazioni che fanno capo alle parrocchie o agli altri enti di culto riconosciuti dallo Stato, l’accordo di programma che regola il piano di zona individuato dall’articolo 19 della legge n. 328 del 2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali). Per il raggiungimento delle finalità indicate, gli interventi finanziabili riguardano: – la realizzazione di attività di promozione e sostegno per lo svolgimento delle funzioni sociali, culturali, educative e ricreative; – l’allestimento di centri ricreativi e sportivi, ivi compreso l’acquisto di attrezzature e materiali; – la realizzazione di percorso di recupero a favore di soggetti con disabilità o a rischio di emarginazione sociale, di devianza, in ambito minorile; – le iniziative culturali e del tempo libero; – le iniziative di integrazione sociale e contro ogni forma di discriminazione razziale; – la manutenzione e il riadattamento di immobili adibiti ed utilizzati come luogo di incontro per minori, adolescenti e giovani; – i percorsi di formazione sociale. Per la realizzazione delle stesse finalità la Regione, gli enti locali e le comunità montane possono concedere in comodato d’uso beni mobili e immobili, senza oneri a carico della finanza pubblica. Sono considerati opere di urbanizzazione secondaria, quali pertinenze degli edifici di culto, gli immobili e le attrezzature fisse destinate alle attività di oratorio e similari.


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Quaresima palestra dell’anima di Marco Pappalardo Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma è tracciato... «Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell’anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria.»

Così Sant’Agostino in un suo sermone esorta i fedeli del suo tempo e i lettori di oggi a voler puntare sulla Quaresima con determinazione e fiducia, con speranza e umiltà. Come fare da giovani questo? Non è un po’ antico come discorso? Facciamo risuonare allora l’invito alla conversione del “Mercoledì delle Ceneri”: Convertiti e credi al Vangelo! È tempo di Quaresima ed è tempo di prepararsi all’evento centrale del cristianesimo: la Pasqua! Prepararsi sì, come quando lo si fa per una festa di 18 anni o per il primo appuntamento. Insomma bisogna metterci la stessa passione e dedizione, cura e desiderio, chiaramente in questo caso moltiplicando tutto per Dio; dunque una bella occasione fatta di quaranta giorni intensi da vivere puntando sulla preghiera, sul digiuno e sulle opere buone. Difficile? Certo non facile, ma perché non credere che sia “felice”? Si tratta di accogliere questo tempo liturgico come un dono, di sceglierlo come impegno personale o comunitario, di mettersi in gioco. Solo sperimentando si potrà dire se la nostra Pasqua sarà di Resurrezione, e ai giovani la voglia di provare non manca di certo. Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica e piena. Da dove partire? Quali attrezzi usare? Il programma è tracciato e le letture della Domenica sicuramente sono il punto di partenza. Partiamo dalla preghiera. Direte: “Ma io già prego”, che devo fare di più? Beh! Anche il “giovane ricco” del Vangelo aveva la risposta pronta, ma non il coraggio di lasciare tutto. Forse alla preghiera usuale si può aggiungere qualcosa, magari dandosi un ritmo più costante, dedicando più tempo. Qualcuno potrebbe scegliere di partecipare ogni giorno alla Messa, un altro di essere costante nella preghiera delle Lodi e dei Vespri, altri potrebbero “puntare” sul Rosario,


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altri ancora su una preghiera a partire dalla lettura del Vangelo, dei Padri della Chiesa, delle vite dei Santi, degli scritti dei Pontefici. Quando si parla di digiuno o di astinenza si rischia di cadere nell’eccessivo e poco fruttuoso devozionalismo legato al non mangiare carne il venerdì e al digiuno il “Mercoledì delle Ceneri” e il “Venerdì Santo”. Non che tutto ciò non debba essere rispettato o tenuto in considerazione, ma si tratta di farlo con intelligenza e cuore libero. Il rischio è che diventi un cappio che nulla ha a che fare con la Quaresima, che ci vuole disponibili e liberi. Che senso avrebbe digiunare nei giorni stabiliti e mangiare l’inverosimile il giorno prima o dopo? E per chi non mangia carne quasi mai per gusto, che sacrificio sarebbe non farlo il venerdì? E se anche fosse un sacrificio e in compenso mangiasse il miglior e più costo pesce del mercato? Il digiuno o l’astinenza dovrebbero partire dalla riflessione sulla Parola di Dio e dal cuore, puntando verso qualcosa che davvero ci rende schiavi. Pensiamo a quale digiuno significativo potrebbe essere limitare l’uso del cellulare, della sigaretta, dell’alcool, delle “parolacce”, del computer, dell’i-pod, della play station, della televisione,ecc. E tutto ciò non per se stessi, ma offrendo a Dio ogni cosa. Infine il programma relativo alle opere buone, cioè la carità, l’amore. Anche qui si potrebbe avere la coscienza pulita apparentemente da qualche versamento economico per le missioni, una monetina in più data al semaforo, un po’ di commozione davanti a terribili scene viste in televisione. Si può partire da qui, ma la meta è il coinvolgimento totale e il tempo che si spende per l’amore. Dare soldi è fin troppo facile, soprattutto il superfluo, ma mettere in gioco se stessi per la solidarietà, togliendo del tempo ad altro, questo sì che è il banco di prova. Certo non tutti possono fare volontariato o i missionari, ma tutti però abbiamo accanto almeno una persona che può aver necessità di cure, di attenzioni, di un sorriso costante, di una parola buona. La carità può cominciare a casa nostra, sul pianerottolo, per strada, a scuola, all’università, al lavoro, con gli amici. Fonte: [Prospettive, 10 febbraio 2008]

pastorale giovanile Mi fido di Te... Cosa sei dispost o a perde re? Mi fido di Te: questo il titolo del primo Meeting Adolescenti, tenutosi ad Acireale (CT) dal 28 al 30 dicembre 2007. Un’esperienza intensa, che ha visto coinvolti 180 partecipanti dalle opere salesiane di tutta la Sicilia: ragazzi e ragazze dal II al V anno della scuola superiore, che hanno scelto di vivere tre giorni di formazione, spiritualità salesiana e fraternità, confrontandosi con loro coetanei e con adulti sulla propria esperienza di fede. L’appuntamento è stato pensato ed organizzato dal Movimento Giovanile Salesiano di Sicilia, per offrire ai ragazzi di questa fascia d’età un’importante occasione per dibattere su un tema così scottante qual è quello della fede. I tre giorni dell’incontro ruotavano intorno alla maturazione della fede per un adolescente inserito nel difficile mondo odierno. Attraverso vari strumenti, i 180 ragazzi hanno vissuto tre intensi giorni per crescere nel loro essere cristiani. Il percorso è iniziato con un video di provocazione, preparato da alcuni giovani, dal titolo esplicativo: «La gente chi dice che io sia?» (Mc 8,27). I 180 ragazzi hanno dapprima assistito alla proiezione del video, contenente delle interviste, realizzate partendo proprio dalla domanda posta da Gesù Cristo, indirizzate a giovani e adolescenti circa il loro percorso di fede, constatando così quale sia l’idea concreta che di Cristo hanno i loro coetanei. Tra opinioni di giovani appassionatamente cristiani o di ragazzi del tutto indifferenti, i partecipanti al Meeting, divisi in gruppi, si sono impegnati per tradurre la domanda posta da Gesù in esperienza concreta e personale: «E voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Dopo un denso lavoro di gruppo, i ragazzi si sono confrontati con degli esperti in alcuni laboratori della fede, incentrati su tre argomenti: la centralità e attendibilità del Vangelo, il rapporto tra Cristo e la Chiesa, l’importanza basilare dei Sacramenti nella vita di fede. Argomenti scottanti, che portano con sè dubbi, domande, polemiche, affrontati apertamente e, aggiungerei, in maniera magistrale dai sei esperti che hanno condotto i laboratori.


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Acireale (CT): Foto di gruppo.

La mattina successiva ci siamo ritrovati tutti alla S. Messa, e poi in assemblea per una riflessione di padre Corrado Lorefice, vicerettore del Seminario Arcivescovile di Noto, circa il volto umano di Gesù, a partire da precisi riferimenti del Vangelo, per comprendere che Gesù è stato vero Dio, ma anche vero Uomo, con ogni caratteristica umana. In seguito ogni gruppo ha avviato una riflessione su un brano del Vangelo, nel quale era presentato un itinerario di maturazione della fede attuato da Gesù con vari personaggi; il lavoro di drammatizzazione messo in atto da ogni singolo gruppo ha avuto lo scopo di sottolineare i dubbi più grandi vissuti dal personaggio e i passaggi realizzati per maturare nella fede. Dopo il pranzo, la giornata è proseguita con i laboratori dei linguaggi della fede, realizzati per approfondire la conoscenza di Cristo attraverso alcuni canali comunicativi: Musica, Film, Arte, Poesia, Danza. Il pomeriggio è andato avanti all’insegna della testimonianza: in gruppi, i ragazzi hanno ascoltato le esperienze dirette di due testimoni e la presentazione della vita di un testimone del secolo passato, tutti accomunati da una concreta scelta di vita cristiana. Dopo cena, proprio perché tutta l’esperienza è innestata in Cristo vero Uomo e vero Dio, abbiamo vissuto un’ora di adorazione del Santissimo, con la possibilità delle confessioni.

La mattina del 30 è stato il momento per tirare le fila di tutta l’esperienza, cercando la migliore via per integrare fede e vita, per evitare che queste restino (come purtroppo spesso accade) in due diversi compartimenti stagni. E così via libera alla dimensione salesiana del servizio, con un intervento in assemblea di don Marcello Mazzeo, avente come base, ancora una volta, un’affermazione di Gesù Cristo: «Ogni volta che avrete fatto una di queste cose ad uno dei miei fratelli, l’avrete fatto a me» (Mt 25,40), ovvero il servizio e l’animazione come tratto caratteristico della Spiritualità Giovanile Salesiana. Un percorso abbastanza complesso, articolato, che è partito dall’esperienza diretta, con il video e i laboratori, continuando con la dimensione biblica, facendo si che ci appassionassimo alla figura di Gesù; è proseguito con la testimonianza di vita, diretta e indiretta, e si è concluso con il servizio, tratto distintivo della SGS, momento perfetto che integra l’esperienza di fede e la vita concreta, modo migliore per mettere in atto il nostro essere cristiani. Speriamo dunque che questi tre giorni, innestati in Cristo e nel Vangelo, vissuti con l’allegria e l’entusiasmo tipicamente salesiani, segnino un punto di svolta nella vita di fede di ognuno, portando nuova luce sui dubbi più comuni, e avvicinandoci sempre più al Cristo attraverso la Sua conoscenza, perché non c’è Amore senza conoscenza diretta.


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TGS

2° incontro di Coordinamento per la Sicilia Si è tenuto a Kastalia (Ragusa), sabato 1 e domenica 2 marzo, presso l’omonimo villaggio turistico, il II Incontro di Coordinamento per la R e g i o n e S i c i l i a , promosso dall’associazione T.G.S. (acronimo per “Turismo Giovanile e Sociale”). Ad esso ha preso parte anche una rappresentanza della nostra associazione “T.G.S. Ibiscus-Catania” (di recente costituitasi, con sede nei locali dell’Oratorio Salesiano “S.Cuore” di Barriera). Sotto la guida del nostro “mitico” ed inarrestabile don Gaetano Urso, abbiamo, colto l’occasione per trasformare questo appuntamento in un fine settimana che coniugasse gli impegni associativi con un momento aggregativo di piacevole distensione e di riscoperta del territorio. Sabato mattina, pertanto, abbiamo dedicato qualche ora alla visita di Scicli, graziosa cittadina distante circa 25 Km da Ragusa e cresciuta all’interno di una gola fra rupi calcaree. Si tratta di un piccolo, ma prezioso tesoro barocco, dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Attraversando il suo centro (piazza Italia) e passeggiando per le sue stradine, rimaniamo colpiti dai suoi splendidi monumenti e dalle numerose chiese, sorte a pochi metri di distanza l’una dall’altra. Tra gli edifici più significativi di

Scicli.

Kastalia (RG): Momento dell’assemblea.

Scicli, sono sicuramente da segnalare Palazzo Beneventano ed il Palazzo Comunale (sede, nella serie televisiva “Il Commissario Montalbano”, del Commissariato). Dopo aver lasciato Scicli, ci avviamo in macchina in direzione di Kastalia. Percorriamo il lungomare con la sua incantevole spiaggia dorata, ma addentrandoci verso l’interno il paesaggio cambia rapidamente, e l’azzurro del mare cede il passo al verde della campagna ragusana, “disseminata” di serre. Dopo aver gustato il pranzo (caratterizzato da alcune specialità gastronomiche locali e… dolcemente concluso con uno squisito cannolo alla ricotta), passeggiamo un po’ lungo i viali del villaggio, tra il verde dei pini e delle palme. Nel pomeriggio partecipiamo ai lavori dell’assemblea, che si apre con il saluto dei delegati regionali delle Ispettorie Salesiane di Sicilia: suor Rosetta Calì e don Edoardo Cutuli. Seguono la relazione del coordinatore regionale, Roberto Benedetto, e gli interventi degli ospiti nazionali, dr. Massimiliano Spezzano e sr. Aurelia Raimo, rispettivamente Presidente e Delegata Nazionale T.G.S. Nel corso del dibattito, animato da alcuni interventi in sala, è emersa l’esigenza di fare del T.G.S. qualcosa di più di una semplice associazione di promozione sociale che promuova attività turistiche “sic et simplici-


TGS ter”. Occorre – si è detto – conferire maggior impulso all’associazione attraverso una proposta pastorale più ampia che coniughi insieme carisma salesiano, progetto educativo e cultura, con un’attenzione privilegiata ai giovani, alle loro richieste ed ai loro bisogni. Conclusa l’assemblea e consumata la cena, partiamo, intorno alle 22.00, alla volta di Ragusa, per la visita di Ragusa Ibla, accompagnati dal direttore dell’oratorio, don Basilio, e dal sig. Gianni Iurato, cooperatore salesiano, che ci farà da guida durante questa breve, ma suggestiva, visita notturna della città barocca. Sotto l’effetto dell’illuminazione, il barocco ibleo delle chiese e dei palazzi nobiliari, assume un aspetto ancor più raffinato ed incantevole. Scattiamo qualche foto, tra suggestivi vicoli e splendidi scorci di palazzi nobiliari. Domenica 2 marzo dopo colazione partiamo per la visita del Castello di Donnafugata, in realtà un palazzo nobiliare del tardo ‘800. Il castello, diviso su tre piani, conta oltre 120 stanze di cui una ventina sono oggi fruibili ai visitatori. Intorno al castello si trova un ampio e monumentale parco con svariate specie vegetali e un labirinto. Durante la strada che ci conduce in albergo decidiamo di anticipare la visita di Kamarina prevista nel primo pomeriggio. Kamarina venne fondata nel 598 a.C. dai siracusani Daskon e Me-

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Kastalia (RG): M. Spezzano e R. Benedetto.

Kamarina (RG): I soci del TGS Ibiscus di Barriera.

nekleos e costruita sui colli antistanti il porto alla foce dell’Ippari. I resti attuali che hanno grande interesse archeologico, sono ben poca cosa. Rimangono antiche tombe e ruderi poco significativi di un tempio dedicato a Minerva. La città è ancora riconoscibile nella sua area originaria dai resti di case e di pavimentazioni. Comunque il museo è ricco di tesori archeologici. Ritornati in albergo seguiamo la S. Messa presso la piccola, ma accogliente Chiesa del villaggio. Dopo pranzo ritorniamo a Catania, non prima di una breve sosta presso una casa casearia della zona. Kastalia (RG): Il Pres. TGS Regionale R. Benedetto e il Pres. TGS RG C. Arcidiacono.

G a ng e m i Ma r ia Co nc e tt a R ap is ard a C ar mel o


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frammenti di memoria

In ricordo del Sig. Giovanni Jeman Salesiano coadiutore morto il 29 agosto 1986 La memoria dei nostri confratelli è sempre motivo di riflessione. L’esperienza terrena del Sig. Giovanni Jeman ci aiuta a ragionare su quella significativa e credibile del Cristo morto e risorto. Ancora vivo è il ricordo del Sig. Giovannino nei confratelli, ex allievi del Ranchibile e del personale di servizio che lo consideravano una “presenza amica” per la sua gentilezza e signorilità. Nella lavanderia del Ranchibile ancora oggi non mancano mai i fiori davanti ad una sua effige.

Frutto di una condotta giusta è la vita; Il sapiente vivrà per sempre. (Prov. 11, 30). Car.mi Confratelli, a distanza di pochi mesi, per la seconda volta in un anno la Morte ha visitato la nostra Comunità nella persona del confratello coadiutore Sig. Giovanni Jeman di 84 anni.

In tutto quel che fai ricordati del Signore ed egli ti indicherà la via giusta. (Prov. 3, 6). Era nato a Diarbekr (Armenia) il 10 Dicembre 1902 da genitori cristiani che, oltre alle sofferenze causate dalla invasione turca della loro patria, hanno dovuto subire altri disagi in quanto cristiani, e pertanto si sono sentiti costretti, dopo alcuni anni dalla nascita di Giovanni, ad emigrare nascosta-mente in Palestina con l’unico figlio. Per questo motivo fu molto dura l’infanzia di Giovanni, anche per la morte prematura della mamma, Anna Sarkisian, causata dalle moltissime privazioni conseguenti alla occupazione turca, alla fuga e all’esilio, e che non ebbero fine nemmeno in Palestina ove pure si fece sentire quasi subito il peso della dominazione turca. Purtroppo Giovanni perse i contatti anche col padre che, avendo trovato lavoro come interprete presso l’Ambasciata francese in Palestina, dovette precipitosamente scappare e rifugiarsi in Francia con lo stesso console. Persistendo pertanto la forte tensione tra turchi, palestinesi e specialmente cristiani armeni, il ragazzo Giovanni quasi dodicenne, dall’unico zio rimastogli tra i parenti, venne affidato alla Comunità Salesiana di Nazareth prima, da dove passò successivamente in quella di Betlemme. Da qui perse i contatti con gli ultimi parenti, perchè non spirava vento facile per i cristiani armeni in Palestina. La vita dura per le continue vessazioni a cui anche in collegio erano sottoposti dalle autorità occupanti i ragazzi armeni, che non potevano essere riguardati neppure dai pochissimi confratelli rimasti, divenne tanto pericolosa ed insopportabile che i confratelli stessi aiutarono il giovane quattordicenne ed altri due suoi compagni più piccoli a lui affidati, a fuggire dall’Istituto di Be-


frammenti di memoria thleem e a nascondersi a Beitgemal dove il direttore lo accolse usando l’avvertenza di cambiargli il nome perché non venisse scoperto dalle autorità di occupazione. Questo fatto però ha ostacolato anche le ricerche che del figlio nel frattempo dalla Francia faceva il padre. Passarono altri tre anni in cui Giovanni cominciò ad accarezzare il pensiero di consacrarsi a Dio come Sacerdote nella Congregazione Salesiana, desiderando venire in Italia dove avrebbe potuto cominciare gli studi. Riuscirono difatti i Salesiani a mandarlo nel 1922 a Palermo, ove venne accolto nella Casa del « Don Bosco-Sampolo » come aspirante salesiano coadiutore.

Un giovane si manifesta con la sua condotta; tutti possono dire se è onesto e buono. (Prov. 20, 11). Quelli passati a Beitgemal furono per Giovanni anni di intenso lavoro e di maturazione cristiana. Scrive difatti il suo direttore Don Eugenio Bianchi all’Ispettore Don Giovanni Segala che lo avrebbe dovuto accettare come Salesiano in Sicilia: « Il giovane Jeman Giovanni in tutto il tempo che fu fra noi tenne sempre una condotta ottima sotto ogni rispetto. Si mostrò sempre obbediente, lavoratore, di molta pietà, diligente nel disimpegno dei suoi doveri, tanto che non ebbe mai un voto cattivo né un rimprovero ». Queste virtù si sono pure evidenziate durante il periodo dell’aspirantato a Palermo, per cui il giovane Giovanni venne ammesso al Noviziato e quindi alla prima Professione Religiosa che emise a San Gregorio il 6 febbraio 1926 a 24 anni. Intanto il padre di Giovanni dalla Francia, ove si trovava ancora alle dipendenze dell’ex Console in Palestina, si trasferiva a Palermo per seguire una delle figlie del suo benefattore che avevo sposato un nobile palermitano e che aveva insistito per avere in Sicilia la compagnia del buon Vincenzo Jeman. Fu così che inaspettatamente, casualmente e pure provvidenzialmente si incontrarono nuovamente papà e figlio.

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Dopo la Professione Religiosa, il Sig. Giovanni Jeman fu mandato di nuovo al «Don Bosco-Sampolo» di Palermo dove rimase fino al 1949, anno in cui venne destinato dall’obbedienza religiosa al «Don Bosco-Ranchibile» rimanendovi per 37 anni, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 29 agosto 1986.

Il buon senso Procura stima e rispetto (Prov. 13, 15). In 60 anni di Vita Religiosa il buon Don Giovannino, come graziosamente veniva da tutti chiamato, ha vissuto la sua vita salesiana con semplicità ed entusiasmo, sempre educato nei modi, fine e gentile ma pure energico e preciso nelle relazioni con confratelli e giovani, impiegati ed altri adulti con i quali nel suo lavoro veniva continuamente in contatto. La sua molteplice attività coi ragazzi lo portava ad interessarsi di tutto nell’Istituto, trovandosi sempre tra í giovani che lo vedevano animatore in cortile, guardarobiere, dispensiere e provveditore per tutti i loro bisogni, attore e regista nelle accademie e rappresentazioni teatrali, operatore cinematografico, elettricista, idraulico... : Don Giovannino era sempre l’amico a cui ricorrevano i ragazzi ed i confratelli per qualunque necessità. In lui l’identità del confratello salesiano coadiutore veniva chiaramente e mirabilmente espressa in splendida ed originale sintesi di amore ai giovani, fedeltà al Vangelo e a Don Bosco, delicatezza coi confratelli, umiltà, nascondimento e pur coscienza di sé, ed attaccamento alla Casa che ha sempre considerato e curato come sua.

Rispettare il Signore è una scuola di sapienza, prima dell’onore c’è l’umiltà. (Prov. 15, 33). Cardini fondamentali della sua vita religiosa che mi permetto segnalare a gloria di Dio, a testimonianza della bontà dí Don Giovannino ed anche come stimolo alla imitazione, mi sembra che siano:


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– L’Obbedienza e il rispetto dell’Autorità. Don Giovannino vedeva il Superiore in chiave soprannaturale; la sua era una obbedienza fatta non di convenienze sociali, ma di spirito di fede. – La devozione a Maria. Portava sempre addosso la corona del Rosario; anche di notte usava mettersela al collo per sentirne sempre la presenza. Negli ultimi tempi la perdeva o la rompeva spesso e desiderava subito averne un’altra, rattristandosi se non si riusciva a procurargliela subito. Recitava sempre il Rosario. – L’Eucaristia. È difficile potere ridire con quanto amore ed entusiasmo partecipasse alla celebrazione dell’Eucaristia. Seguiva con attenzione le letture e non si lasciava sfuggire una parola della celebrazione. È commovente pensare come in alcuni momenti della sua ultima malattia in cui soffriva di qua]- j che « assenza di coscienza », Si sentisse quasi castigato da fantasiosi personaggi che gli avrebbero voluto impedire di proclamare la Parola di Dio nelle liturgie a cui gli sembrava di avere partecipato. Anche in questa forma emergeva il suo profondo desiderio di partecipare pienamente alla celebrazione dell’Eucaristia.

Il Signore ama chi si sforza di fare il bene. (Prov. 15, 9). – Lavoro - Temperanza. Si interessava a tutte le cose della Casa perché utili alle persone. Non si risparmiava in nulla, non si lamentava delle difficoltà, e con riconoscenza accoglieva gli incoraggiamenti. Un unico cruccio spesso palesava confidenzialmente: il timore che alcune comodità o agiatezze presenti in comunità facessero perdere di vista i vantaggi che per la diffusione del Regno e per l’incremento di nuove vocazioni salesiane soprattutto, ne sarebbero potute derivare certamente da una vita di maggiore semplicità e povertà vissuta in coerenza.

Al Signore è gradita la preghiera dei buoni. (Prov. 15, 81).

frammenti di memoria Carissimi confratelli, noi speriamo tanto che il Signore Gesù voglia donare alla nostra Congregazione ed all’Ispettoria Sicula in modo particolare altri confratelli coadiutori della tempra spirituale di Don Giovannino, che ha saputo vivere in pienezza la sua consacrazione religiosa al servizio della comune missione salesiana. Per questo preghiamo lungamente e con fede, unendo alla fiducia nella bontà del Padre, la nostra insistenza e l’intercessione di Maria, di Don Bosco e del Sig. Giovanni Jeman che pure raccomando alla carità della vostra preghiera di suffragio. Vogliate pure ricordare presso l’altare del Signore la nostra Comunità. S a c. D o n A n to n i n o Mu n af ò

Don Ninì Scucces “ U n a v i t a p e r gl i a l t r i ” Gela (CL), 16 febbraio 2008 Ha avuto luogo sabato 16 febbraio, presso l’Aula Magna del Villaggio Aldisio di Gela, una commemorazione in memoria di don Ninì Scucces. All’incontro erano presenti: don Carmelo Umana, direttore della casa salesiana di Gela; don B. Sapienza, direttore della casa di Nazareth-Viagrande; Giuseppe Scucces, fratello di don Ninì; R. Crocetta, sindaco di Gela e G. Orlando, pres. Federazione Exallievi Sicilia. Don Scucces nacque a Modica nel 1939 e morì nel giugno 2007 nella casa Nazareth a Viagrande, creata da lui stesso per il recupero dei tossicodipendenti e dei disadattati. Fu un uomo di grande disponibilità e accoglienza, impegnato nel recupero delle vite distrutte dalle droghe. Nel 1971 arrivò presso il Villaggio Aldisio come Direttore dell’Oratorio di Gela e molto presto diventò il punto di riferimento per lo sport e per tutto ciò che era animazione. Prima del suo arrivo, il villaggio Aldisio risultava al primo posto come delinquenza giovanile. Ma dopo 8 anni i dati scesero, ponendo la struttura all’ultimo posto.


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Un apprendista dei tempi passati Il sig. Salvatore Nicosia, 88 anni, ricorda con grande nostalgia gli anni passati con i Salesiani del “S. Francesco di Sales” e del “S. Cuore” alla Barriera Entrai in Collegio presso l’Istituto Salesiano di Catania-Cibali nel 1924. Fui inserito fra gli artigiani e come alunno in tipografia. A quei tempi presso l’Istituto oltre la tipografia e la legatoria c’erano anche i laboratori di falegnameria, di calzoleria, di sartoria che vennero trasferiti alla Barriera, nel settembre del 1923, quando i salesiani presero definitivamente possesso dell’opera “S. Cuore”. Uscii dal collegio a 18 anni, nel 1929/30. Professionalmente ben preparato, trovai subito lavoro per un anno presso una delle migliori tipografie di Catania. La formazione al lavoro ricevuta e l’educazione alla vita offertami dai figli di Don Bosco erano per me più che una lettera di presentazione. Fui presto chiamato dal direttore del “S. Cuore”, Don Allegra come operaio e istruttore pratico nel laboratorio di tipografia. Si iniziava a lavorare e a produrre. Ricordo con piacere che proprio in quegli anni stampavamo la rivista mensile “Il Sacro Cuore”. Penso a quel periodo come ai momenti più belli della mia vita. Mi sentivo a casa mia, partecipavo spesso ai momenti di famiglia dei Salesiani specie quando venivo invitato a pranzo. Nei primi mesi del 1935 partecipai ad un Bando di concorso per Ufficiale Postale. Con l’aiuto di Don Bosco risultai vincitore e nell’ottobre del 1935 mi veniva assegnata la sede dell’Aquila in Abruzzo. Il destino volle che proprio in quel mese mio fratello salesiano, ventenne, s’imbarcasse da Trieste per la Cina dove giunse a Hong Kong il 2 novembre. Il Signore ha chiamato mio fratello per la Vita Sacerdotale e me per la vita familiare.

La rivista “Il Sacro Cuore” del gennaio 1931.

Ricordo che all’Aquila sono stato a trovare i Salesiani. Naturalmente sono stato accolto come si accolgono gli ex-allievi. In agosto del 1939 fortunatamente sono stato trasferito a Catania. Sono in pensione dal 1976. Per l’età che mi ritrovo sto bene di salute a parte i problemi alla vista che mi danno serie preoccupazioni ma “Sia fatta la volontà di Dio”. Catania, 21/1/2008


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Ricordando Nino Baglieri Presentazione del libro “Sulle ali della croce” a cura di Don G. Ruta Modica (RG), 1-2 marzo 2008 «Ecco tutto dipende dalla croce, tutto è decome una forza nuova entrava in me e qualcosa finito con la morte. La sola strada che porti alla di vecchio usciva». Da quel momento Nino guavita e alla vera pace interiore, è quella della sanrì. Continuò – è vero – a rimanere immobile sul ta croce e della mortificazione quotidiana. […] suo lettuccio, ma diventò un uomo nuovo, accetSe porti la croce di buon animo, sarà essa a portò la sua croce diventando per tanti punto di ritarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni ferimento. patimento avrà quella fine che quaggiù non può Ma non è tutto: da lì a poco imparò a scriveaversi in alcun modo». Così il libro più letto dore con la bocca, iniziando così un nuovo periodo po il Vangelo, alle cui pagine hanno attinto didella sua vita: testimoniare le meraviglie che Dio verse generazioni, puntando ad una solida foraveva operato in lui e come la sua sofferenza era mazione cristiana: L’imitazione di Cristo. stata cambiata in gioia. Il suo amore per la vita, benché in una situaCi piace leggere queste poche righe mettenzione di quasi completa immobilità, unitamente dole a confronto non solo con i testi che ha scritall’atteggiamento di fiducioso abbandono nelle to, tutti inerenti al mistero della croce, quanto mani di Colui che solo può dare la vera gioia, con l’esperienza stessa di vita di Nino Baglieri, hanno contribuito a rendere il giorno del suo futetraplegico dall’età di 17 anni per un infortunio nerale un «vero e proprio inno alsul lavoro, che ha saputo fare della vita», come ha sottolineato la sua croce uno strumento di vita, Mons. Giuseppe Malandrino, Vediventando per tanti modello lu«Tutto è dono, scovo emerito di Noto, durante i minoso e punto di riferimento cui tutto è grazia. funerali. fare ricorso tra le vicissitudini delAnche la Croce si A distanza di un anno dalla la storia. fa dono, sua dipartita tutta la Comunità di Nato a Modica (Rg) nel 1951, Modica non ha voluto far passare Nino visse gli anni della sua fanun dono prezioso sotto silenzio l’anniversario della ciullezza nella gioia e spensieraper me e per gli scomparsa del suo caro amico. A tezza proprie dell’età infantile. Un altri» sottolineare l’importanza del motragico incidente mise fine ai suoi mento è stato organizzato un fine sogni di ragazzo: un volo di 17 settimana con appuntamenti ad metri di altezza. Trascorsi due lunghi anni in ospedale, ritornato a casa, visse 10 hoc. Sabato 1 marzo presso la Parrocchia “S. Anlunghi anni in un silenzio intriso di odio e dispetonio” di Modica Alta, dove Nino ha ricevuto i razione. Ma quando tutto sembrava aver preso sacramenti dell’iniziazione cristiana, alla presenuna piega ormai irrimediabile, Nino ottiene la za del Vescovo di Noto, Mons. Mariano Crociaguarigione. Da tempo implorava la salute fisica, ta, è stato presentato l’ultimo testo su Nino Bama il Signore aveva altri progetti su di lui. Il veglieri: Sulle ali della croce, curato da don Pippo nerdì santo del 1978 un gruppo di carismatici Ruta, salesiano; e domenica 2, presso la Parrocguidati da P. Aldo Modica andò a trovarlo per chia “Maria Ausiliatrice” (Modica Alta), dove pregare su di lui. Questi - apprendiamo dallo Nino ha emesso i voti perpetui tra i “Volontari stesso Nino - «mi pose le mani sulla testa, invocon Don Bosco”, ramo secolare della Famiglia cò lo Spirito Santo ed ecco un grande calore e un Salesiana, è stata celebrata la Messa nel primo grande formicolio invadere tutto il mio corpo; anniversario della morte, presieduta da Mons.


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Modica (RG): Don G. Ruta.

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Modica (RG): E. Giurdanella ed E. Cavallo.

Giuseppe Malandrino. A seguire don Enrico Sfogliando le pagine di questo libro si giunge al momento dello spartiacque della sua esistenza. Dal Covolo, salesiano Dopo aver toccato il fondo della disperazione, ecco la postulatore delle cause luce: nella sua cameretta, per iniziativa della mamma, si raduna un gruppo di persone del Rinnovamento nello dei santi, ha illustrato Spirito. Durante la preghiera e l’imposizione delle mani, nei locali del salone Nino sente in sé una trasformazione. teatro dell’Oratorio Pur imprecando a volte contro Dio, egli aveva chiesto la guarigione fisica e il Signore, invece, gli concede la l’iter che si pensa di inguarigione dello spirito. Da quel momento sfrutta ogni traprendere per Nino particella della propria volontà per rispondere alla in vista del processo di vocazione di essere testimone della speranza e della gioia. Inizia la corsa dell’atleta dello spirito. Supera la voglia canonizzazione. impotente di «correre nei prati, tuffarsi tra le azzurre acque Il volume Sulle ali del mare», come scrive in una sua poesia, e asseconda la «voglia di nutrirsi della parola di Dio, pregare per tanti della croce, che prende fratelli sofferenti, vedere gli altri sorridere, testimoniare il titolo da un’espresquanto grande è l’Amore di Dio». sione che lo stesso NiNino proclama a tutti la pienezza di senso che c’è nella vita, al di là dei condizionamenti fisici. […] La sua parola no usò nel suo testacalma, convince, conforta, apre varchi e brecce di mento spirituale e che evangelizzazione […]. è iscritta sulla lampada tombale: «Ho lavato la mia anima nella sofferenza e sulle ali della croce sono volato in Cielo», presenta al suo interno due parti: la prima offre ancora una volta al lettore la vita di Nino a partire dai suoi primi scritti; la seconda raccoglie le testimonianze di alcuni tra quanti hanno avuto la fortuna e la gioia di conoscerlo personalmente e fare esperienza della sua pace interiore. In questa seconda parte è contenuta una selezione degli articoli pubblicati nei giorni della sua dipartita. Una raccolta di foto adorna il testo, contribuendo a renderlo più prezioso. Siamo certi che questa non sarà l’ultima pubblicazione su Nino, rimane il ricco epistolario ancora inedito e altre testimonianze su di lui che arriveranno a partire da questo libro ai familiari, alla comunità diocesana e ai CDB, a cui Nino era orgoglioso di appartenere. E poi c’è anche una promessa di Nino scritta nel suo testamento spirituale: «Ecco: amo tutti, tutti mi vogliono bene ed io continuerò dal Cielo la mia missione, vi scriverò dal Paradiso: non lasciatemi senza far niente!». G i u sep pe Ra i mo n do , sd b


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Mons. Vella in visita nella sua Sicilia Appena ordinato vescovo, Mons. Vella ha visitato alcune case salesiane

Visita di Mons. Vella a Canicattì Si è conclusa la mattina del 24 Febbraio la visita in Sicilia di Mons. Rosario Vella, nuovo Vescovo salesiano di Ambanja in Madagascar. Mons. Vella, ha visitato le case salesiane SDB e FMA ed i volontari del servizio civile riuniti per il corso di formazione a Zafferana Etnea. A Canicattì, sua città natale, è stato accolto da una moltitudine di fedeli e di amici, prima presso il Municipio in forma solenne e nel pomeriggio per la concelebrazione nella Chiesa Madre, inoltre, Giovedì 21 Febbraio, ha celebrato la sua Prima Messa da Vescovo, presso la sua parrocchia salesiana Maria Ausiliatrice di Canicattì. Durante l’intensa celebrazione, nell’omelia, ha citato S. Agostino: “per voi infatti io sono vescovo, con voi sono cristiano”. Ha emozionato poi i fedeli, parlando della popolazione africana che ha fatto giorni di cammino per raggiungere il luogo in cui è stata celebrata la sua consacrazione episcopale, dove erano presenti molti parenti e confratelli siciliani Continuando, ha raccontato come anche da Vescovo non si è fermato davanti alle difficoltà per andare ad aiutare la gente bisognosa: attraversare torrenti in piena, camminare giornate intere a piedi o in bicicletta. I villaggi sono per lo più costituiti da qualche catapecchia, e tutte le strade non sono asfaltate, ma piene di fango e detriti. Dalla parole dell’omelia si evince come il suo aspetto umile da missionario sarà il anche il vero aspetto pastorale della sua vita da Vescovo. Dopo la celebrazione eucaristica, la famiglia salesiana di Canicattì, assieme ai giovani dell’oratorio e gli ex allievi, con vero stile salesiano ha festeggiato il nuovo prelato, alzando il sipario su un grandioso Musical “Gara in Montagna, Sfida sull’Etna” di Marcello Cagnacci ed adattamento

Canicattì (AG): Mons. R. Vella in visita a Canicattì.

di don Biagio Tringale, che ha visto un’incredibile affluenza di pubblico. Mons. Vella è ripartito il 24 Febbraio, per far ritorno alla sua diocesi di Ambanja dove porterà non solo, i volti delle persone care che lo hanno accolto, ma anche promesse di collaborazione per aiutare lo sviluppo economico e sociale del Madagascar. Infatti, il consiglio comunale di Canicattì ha approvato un piano di ripartizione economico che andrà a favore del paese africano, mentre il Kiwanis , come del resto la Comunità e la Parrocchia salesiana, hanno già fatto i loro primi donativi. Canicattì, 25 Febbraio 2008 C esa re Ma ria C ala br ò

Festa per Mons. Vella all’istituto M ar ia Au silia t ric e di Calt a gir on e Festa in casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Caltagirone, che hanno accolto col calore tipico degli ambienti salesiani il primo vescovo siciliano e salesiano in Madacascar. È Monsignor Saro Vella, nato a Canicattì 56 anni or sono. Mons. Vella è stato ordinato sacerdote nel ‘79 dopo aver compiuto gli studi ecclesiastici prima


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a San Gregorio di Catania e poi presso l’Istituto teologico di Messina, conseguendo in seguito la laurea in Filosofia presso l’Universita di Palermo. L’incontro, promosso dal Gruppo Missionario Ospedaliero, responsabile l’infaticabile Maria Concetta Iudica, ha visto presenti la direttrice, dell’Istituto Maria Ausiliatrice, suor Agnese Sireci, il direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano Suor Olga Rua e un gran numero di ex allieve ed ex allievi, gli alunni dell’Istituto, i docenti, i genitori, i componenti il Gruppo Missionario Ospedaliero, Volontari e un gran numero di “amici di San Giovanni Bosco”. Accolto dalle bandierine raffiguranti l’immagine di Don Bosco, sventolate dai bambini della scuola primaria, Don Saro ha presieduto la celebrazione eucaristica nell’ampio Auditorium gremito al massimo della sua capienza. Nella sua omelia il vescovo si è soffermato brevemente sulla sua storia: un biennio di animazione degli studenti salesiani di San Gregorio, la partenza per il Madagascar dove ha ricoperto l’incarico di parroco di Ankililoaka, Maestro dei Novizi, parroco della parrocchia e del distretto di Betafo e, fino ad oggi, direttore e parroco della comunità salesiana di Bemaneviky nonché membro del Collegio dei Consultori della Diocesi di Ambanja e professore di Patristica presso il Seminario Maggiore Interdiocesano di Antsiranana. Oggi Mons. Vella si trova alla guida di una diocesi eretta nel settembre del 1955 con un territorio che si estende per circa 34.000 Km2 e una popolazione di circa 1.300.000 abitanti di cui appena il 9% è cattolica; a coronamento di una attività di missionario di ben 27 anni fa quando, insieme ad altri 4 sacerdoti salesiani, partì per il Madagascar, una terra lontana, sconosciuta e fiera delle sue tradizioni. La visita alla sua Sicilia, va letta quindi come ricerca di sostegno e collaborazione per la sua alta missione. An to ni o Grasso Fonte: [La Sicilia, Caltagirone 24 febbraio 2008]

Mons. Saro Vella a Catania-Barriera La mattina del 19 febbraio, presso l’Istituto salesiano “Sacro Cuore” di Catania-Barriera, Mons. Saro Vella, nuovo Vescovo salesiano di Ambanja in Madagascar, ha incontrato gli alunni della scuola di formazione professionale. Accolto con grande entusiasmo dai giovani studenti, Mons. Vella ha riferito della sua esperienza in Madagascar. Ha raccontato come, anche da Vescovo, non si è fermato davanti alle difficoltà per andare ad aiutare la gente bisognosa: attraversare torrenti

in piena, camminare giornate intere a piedi o in bicicletta. Ha parlato delle condizioni disagiate in cui vive il popolo malgascio: villaggi per lo più costituiti da qualche catapecchia; strade non asfaltate, ma piene di fango e detriti. È stata una testimonianza molto toccante che ha fatto riflettere tutti i presenti sulla triste realtà dei paesi del Terzo Mondo. “Pregherò per voi e per il vostro futuro – ha concluso Mons. Vella – chiederò al Signore che sostenga i vostri sforzi e che la vostra preparazione al futuro sia buona”.

Catania-Barriera: In basso, Mons. R. Vella incontra i ragazzi del CFP dell’istituto “S. Cuore”.


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Le Giornate di Spiritualità della FS Roma-Salesianum, 17 gennaio 2008 Hanno avuto inizio giovedì 17 gennaio, con un minuto di raccoglimento per la recente scomparsa del fratello del Rettor Maggiore, le Giornate della Famiglia Salesiana, giunte alla XXVI edizione. Oltre 300 i partecipanti che, da varie parti del mondo, sono giunti ancora a una volta a Roma, presso il Salesianum, per studiare e approfondire il tema della Strenna del Rettor Maggiore. “Ciò che fa bello il nostro incontro - ha detto don Bregolin nel suo saluto - non è solo la ricchezza dei contenuti proposti, ma altresì la condivisione che riusciamo ad attivare e, soprattutto lo spirito di comunione che riusciamo a vivere tra di noi. Rappresentiamo colori ed aspetti diversi di uno stesso carisma nato dal cuore di Don Bosco. Tutti insieme vogliamo essere un grande movimento dello Spirito, una grande forza di amore per il bene dei giovani del nostro tempo”. Le attività dell’assemblea hanno avuto inizio con un originale contributo offerto dagli allievi dell’Accademia dello Spettacolo di Torino che, attraverso, musiche, danze, coreografie, hanno portato in sala “l’urlo dei giovani” confusi e disillusi dalle proposte e modelli di vita che li circondano. Ha fatto seguito l’intervento di don Juan José Bartolomé che, nel ricordare la centralità che il Rettor Maggiore pone sulla figura dell’educatore, ha sottolineato come in questa Strenna “il pregio maggiore sta nell’identificare l’educatore con Cristo, cioè nell’affermare l’uguaglianza della missione educativa con quella messianica: come Cristo, l’educatore si sente consacrato e mandato dallo Spirito ad evangelizzare, liberare dalle schiavitù, e offrire un tempo di grazia”. Il Rettor Maggiore, infine, ha precisato che “l’azione educativa è una azione messianica, che considera la realtà concreta in cui si realizza e indica un itinerario che l’educatore e i giovani percorrono insieme”.


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Dalle case salesiane PEDARA ( C T ) Premio D on Bosco ad a l u n n i d el l e e le m e n t a ri Notevole successo di pubblico e di partecipazione ha riscosso, ancora una volta, l’edizione 2008 del «Premio Don Bosco», organizzato dell’istituto salesiano «S. Giuseppe», assieme all’Unione ex allievi e ai cooperatori. Pedara a una cittadina salesiana da oltre un secolo. II premio, rivolto agli alunni delle classi 3°, 4° e 5° elementare dei tre plessi scolastici pedaresi, ha avuto come argomento, quest’anno, l’approfondimento della figura carismatica della mamma di Don Bosco, «Giovannino Bosco e la scuola dei suoi tempi», con lo svolgimento di vari elaborati sull’argomento. Il tema, the ha impegnato insegnanti e alunni, a stato sviluppato dai ragazzi attraverso la realizzazione di composizioni letterarie, di grafica personale o collettiva e di qualche tentativo lirico. Sul palco del cine-teatro dell’istituto salesiano si sono alternati, per consegnare i premi e le targhe ai tanti alunni presenti, il presidente del l’associazione ex allievi, Giuseppe Puglisi, il delegato, don Dolci, varie autorità civili e i rappresentanti dell’istituto comprensivo di Pedara. Alf i o Ni col osi Fonte: [La Sicilia, Pedara (CT) 7 febbraio 2008]

mediatamente sotto la protezione della Madonna Ausiliatrice”. Io ci credo. Lo so, sono di parte, ci credo per Fede, per infinito amore a Don Bosco, ma mi piace credere che sia vero, per tutti e per ciascuno. Ci ho vissuto all’Armisanti... ci ho mangiato, ci ho dormito, ci ho pianto, ci ho giocato. Lì dentro mi sono innamorato chissà quante volte, sono cresciuto, maturato. Quante risate, quante partite, quanti spettacoli in teatro, Messe, ritiri spirituali, incontri di formazione e poi... il Grest, il mitico Grest! È un fiume in piena il ricordo, che scende copioso verso il mare della mia anima del mio cuore. E si unisce ai rivoli del presente, del vissuto, dello scarso impegno attuale dovuto ai tanti impegni di famiglia e di lavoro. Ma è un presente bello, attuale, vivo. “Noi Salesiani” ci siamo ancora, ci saremo sempre perché il Carisma e lo Spirito di Dio è più forte di una presenza o di una assenza fisica. Quest’anno c’è una ricorrenza importante, storica, come si suole dire per enfatizzare un evento.

ALCAMO (TP) I 5 0 a n ni di D o n Bo sc o ad A l ca mo Ci sono vicende della propria vita che non si scordano mai, altre che ti scivolano addosso come se nulla fosse. I Salesiani? Chi sono costoro? Ah! L’Armisanti... ora ci semu! Diceva Don Bosco: “chiunque entra, anche solo per caso, in una Casa Salesiana, è posto im-

Alcamo (TP): Don F. Crimì in processione.


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dalle case salesiane CATANIA - BARRIERA P a rr o c ch i a “ S . C u o re ” Domenica 30 dicembre 2007, 2° concerto di Natale del Coro Polifonico del Sacro Cuore. Il coro, costituitosi nell’anno 2003 e formato da 30 elementi in organico misto, ha come finalità principale quella di conferire maggiore solennità e bellezza alle celebrazioni liturgiche.

Alcamo (TP): Un momento della processione.

Ma è giusto che sia così, che ci sia enfasi e anche un po’ anche di sana “autocelebrazione”. Quest’anno ricorre il 50° anniversario della presenza dei Salesiani ad Alcamo. Un traguardo importante, notevole, che è al tempo stesso arrivo e partenza per un nuovo slancio di apostolato in mezzo ai giovani. Con lo stile ed il cuore di Don Bosco. Oltre al tradizionale Triduo di preghiera e riflessione, animato e impreziosito dalle testimonianze di Frate Biagio Conte e Don Pino Vitrano, domani, giovedì 31 gennaio, si celebrerà la Festa Liturgica del Santo alla presenza si Sua Eccellenza Mons. Francesco Miccichè, Vescovo di Trapani. L’appuntamento è alle 17:30 presso il cortile della Pia Opera Pastore, per fare memoria attraverso i primi luoghi come anche la Chiesetta della Madonna delle Grazie dell’arrivo dei Salesiani in Alcamo. Poi, alle 18:00, ci sarà l’apertura della Porta Giubilare e la Concelebrazione Eucaristica. Un altro appuntamento importante sarà domenica 3 Febbraio alle 17:30 presso il Centro Congressi Marconi, con la qualificata presenza del magistrato Silvana Saguto che commenterà la Strenna del Rettor Maggiore dei Salesiani per il 2008 “Educhiamo con il cuore di don Bosco, per lo sviluppo integrale dei giovani, soprattutto i più poveri e svantaggiati, promuovendo i loro diritti”. Un augurio quindi a tutti gli ex-allievi che anche solo apparentemente per caso sono passati dall’Armisanti. Perché la presenza di Don Bosco, come Padre Maestro e Amico, sia presenza viva, attuale, formativa e spirituale insieme. Così da essere “buoni cristiani ed onesti cittadini”.

Catania-Barriera: Il Coro Polifonico del Sacro Cuore.

I cantori, pur essendo persone non esperte né di musica né di canto, sono accomunati dall’amore per la musica intesa come strumento di lode al Signore. Il Coro, guidato dal suo attuale direttore Giuseppe Malgioglio, che dal 2003 ne cura la formazione e il repertorio, è stato accompagnato all’organo dal maestro Mario Cipolla.


dalle case salesiane A l gr i d o d i « E vv i v a d o n B o s co » Ieri grandi festeggiamenti in onore del Santo fondatore La festa di Don Bosco ai salesiani del Sacro Cuore di Barriera è stata anche quest’anno un’autentico bagno di fede e di folla. Ha risposto in massa infatti la gente del quartiere, ma sono stati pure presenti gli exallievi, i gruppi e soprattutto gli alunni, oltre cinquecento, protagonisti in primo piano della «solenne cantata a Don Bosco».

Catania-Barriera: Cantata a Don Bosco.

Nell’aula di Meccanica, tra fiori, candele, altare e attrezzature da studio, i canti hanno toccato la volta, mentre il direttore, don Giuseppe Troina, all’omelia, ha ricordato la figura e le opere di Don Bosco, il cui metodo operativo è oggi più che mai attuale e seguito nel mondo. Non potevano mancare i vigili del fuoco che hanno offerto momenti di tenerezza con l’omaggio floreale e poi con un’interessante manifestazione di sensibilizzazione sociale che ha strappato consensi e applausi quando sono stati pure presentati i cani per interventi di ricerca di persone in caso di crolli e tra le macerie. Fonte: [La Sicilia, Catania 1 febbraio 2008]

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I n c on t r o e c u m e n i c o i n t e r c o n f e s s i on al e co n Gr i s ti n a a co nc l us i on e d el l a se tt i m ana d i p r eg hi er a p er l’ un it à d e i c r is t ia ni Oggi, festa liturgica della Conversione di San Paolo apostolo, alle 19.30 nella chiesa parrocchiale salesiana “Sacro Cuore alla Barriera” (con ingresso per le auto da via Del Bosco 67/69), a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e alla presenza dell’arcivescovo metropolita mons. Salvatore Gristina, si terrà l’incontro ecumenico interconfessionale di preghiera dal tema “Pregate incessantemente”, a cura della commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo, presieduta da mons. Luigi Chiovetta, docente di teologia dogmatica ed ecumenismo allo “Studio S. Paolo” e all’Issr “S. Luca”e specializzato in ecumenismo in Germania, negli Stati Uniti e in Francia. Quest’anno ricorre il centenario dell’iniziativa di pregare regolarmente per l’unità di tutti i credenti in Cristo per opera del ministro episcopaliano anglicano degli Usa, rev. Paul Wattson, cofondatore della Comunità dei frati e delle suore dell’Atonement a Graymorr Garrison, New York, e poi transitato nella Chiesa cattolica. Il Concilio Vaticano II con il decreto sull’ecumenismo ha reso possibile la partecipazione di altri cristiani alla preghiera comune, mentre dal 1968 si è creata una feconda collaborazione con il Consiglio ecumenico delle Chiese. Il tema 2008 è tratto dalla lettera di S. Paolo alla comunità di Tessalonica, dove è dominante l’esortazione alla riconciliazione e alla pace tra i discepoli di Cristo, valido come metodo per l’ecumenismo e come apertura al futuro: “Pregate continuamente, senza interruzione, e in ogni cosa rendete grazie…in ogni tempo e luogo…non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono”. An t o n in o B l a n di ni Fonte: [La Sicilia, Catania 25 gennaio 2008]


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CATANIA - S. M. SALETTE

SAN GREGORIO (CT)

I na ug ur az i on e del l a pi a z za in ri co rd o d i D o n B o n o m o

S. Gregorio - 9 febbraio 2008

Venerdì 1 febbraio, alla presenza del sindaco Umberto Scapagnini, dell’arcivescovo Salvatore Gristina, dell’assessore ai Lavori pubblici Filippo Drago e dell’ex assessore comunale Orazio D’Antoni, è stata inaugurata, dopo tre anni di lavori, la piazza antistante l’oratorio salesiano di Santa Maria delle Salette, nel quartiere di San Cristoforo. Presenti, inoltre, i bambini della scuola elementare della zona, numerosi abitanti e residenti del quartiere, dirigenti e tecnici comunali. L’opera, che rientra nel piano integrato di interventi per riqualificare il quartiere di San Cristoforo, è stata intitolata a Don Bonomo, salesiano molto amato e che tanto ha fatto per la gente del quartiere, di cui nel 2009 ricorreranno 10 anni dalla scomparsa. Nella piazza è stata collocata anche una statua di S. Giovanni Bosco.

Prenoviziato Salesiano Presso la comunità salesiana inizio del prenoviziato per Aiello Marco (Palermo), Muscherà Domenico (Messina), Nicolosi Francesco (Pedara), Orlando Angelo (Trapani), Pettinato Giovanni (Santa Teresa Riva).

S. Gregorio (CT): I giovani prenovizi.

“È importante – ha detto La Rosa – che la piazza, aperta al pubblico davanti all’oratorio salesiano di San Cristoforo, rappresenti l’inizio di un lungo e proficuo percorso che determini lo sviluppo strutturale, sociale, economico e culturale di un quartiere centrale nella vita della città”.

I cinque giovani provengono da esperienze pastorali diverse si trovano insieme per condividere esperienze, formazione e preghiera. In questo periodo di formazione e di crescita salesiana i giovani vengono accompagnati dal Vicario ispettoriale don A. Rubino, dal responsabile del prenoviziato don E. Schillirò e dalla collaborazione di don B. Lazzara, don C. Montanti, don U. Romeo e don M. Mazzeo. Dal 30 aprile al 3 maggio presso il noviziato “San Luigi Versilia” di Genzano è previsto l’atteso “faccia a faccia” con i prenovizi e i novizi salesiani di tutta Italia. Per Angelo, Domenico, Francesco, Giovanni e Marco sarà una bella occasione per potersi confrontare e condividendo il proprio cammino con altri giovani che come loro hanno nel cuore il desiderio di seguire da Don Bosco.


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MESSINA - DOMENICO SAVIO E du caz io n e leg ali tà L a b or a t or i o v ol u t o d a l C e n t r o S alesi ano di P rima acco glien za Il Centro di prima accoglienza dei Salesiani dell’Istituto «Domenico Savio» è impegnato, con «Laboratori di formazione», in un cammino di educazione alla legalità, alla solidarietà e alla convivenza civile. Nei locali di via Lenzi 24, il salesiano don Umberto Romeo, psicologo, ha coordinato un meeting su «Legalità alla prova oggi: tra dibattito civile, comportamenti diffusi e responsabilità educative». Dopo il saluto del direttore, don Gianni Lo Grande, hanno parlato: l’insegnante Katia De Leo, il vescovo ausiliare mons. Franco Montenegro e il magistrato Salvatore Mastroeni. I relatori hanno coinvolto la platea sul tema dell’educazione alla legalità in chiave interdisciplinare. Previsti altri incontri, organizzati in partenariato con il Circolo Didattico «Cannizzaro» e l’Istituto «Tornatore». Agati n o Zi zz o Fonte: [La Sicilia, Messina 17 febbraio 2008]

M ES S IN A D u e pa r r o c c h ie s o t t o u n t e t t o , il t ett o d i D o n B o sco ! Domenica 20 gennaio è stata una giornata speciale per i giovani animatori delle parrocchie di Stella Maris e del Villaggio Unrra: i primi hanno ospitato i secondi. Sotto la guida dei salesiani delle due parrocchie, don Marco, don Gebre, don Alessio, don Pavlin e con il grande aiuto dei salesiani responsabili dell’MGS di Messina, don Domenico e don Giuseppe, abbiamo insieme passato una giornata formidabile, dove ci è stato presentato il sistema preventivo di Don Bosco. L’aggregazione tra i due gruppi si è accentuata molto dopo il pranzo, quando si sono svolti dei piccoli giochi (il tutto all’aperto, grazie

Messina-Parrocchia Stella Maris: Foto di gruppo.

a una giornata di sole preparata dal nostro Creatore) che ci hanno fatto divertire molto. L’ultimo spicchio di giornata ci ha visti uniti in tre gruppi di laboratorio dove si cercava di rappresentare i tre pilastri del sistema preventivo: Ragione, Amorevolezza e Religione. R ob er to D i Be ll a Parrocchia Stella Maris - Messina

CATANIA - S. FILIPPO NERI Veglia di preghiera in ricordo di Don Bos co La sera del 30 gennaio, nella chiesa del S. Filippo Neri di via V. Giuffrida, la Famiglia Salesiana ha organizzato, come da tradizione, una veglia di preghiera in ricordo del Santo dei giovani. Alla veglia, presieduta dall’Ispettore Don Luigi Perrelli, erano presenti i ragazzi di tutte le case salesiane, ex-allievi, salesiani cooperatori e simpatizzanti. Grazie alla loro presenza, la veglia è stata un tripudio di gioia, tra canti e preghiera: i giovani continuano a chiamarlo papà Don Bosco, lo invocano, si affidano a lui, lo ringraziano per l’affetto e la comprensione. Sono stati ricordati i giovani modelli Zeffirino Namuncurà, Michele Magone e Paolo Berro: cresciuti alla scuola di Don Bosco, hanno imparato che santità significa “fare l’ordinario in modo straordinario”. “E tu resta ancora qui Giovanni, resta, vivi con noi”: intonando questo canto si è concluso il momento di preghiera, tra abbracci e auguri.


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M E S S I NA - S . T OM M AS O S pe Sa lv i – S alv i g raz ie a ll a sp era n za Presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI Messina, 13 febbraio 2008 Il legame tra speranza, redenzione e preghiera; il dialogo tra fede e ragione. E ancora: il rapporto tra globalizzazione, progresso religione. Quale valore assume la seconda enciclica papale in una società secolarizzata dove sembra aver prevalso un modello culturale nichilista-edonista? … Questa la pista di riflessione che ha ispirato l’incontro tenutosi all’Istituto teologico “S. Tommaso” per una disamina a più voci sul testo pastorale redatto da Benedetto XVI intitolato “Spe salvi” che si apre con una citazione di S. Paolo ai Romani: “Nella speranza siamo stati salvati”. L’analisi è stata introdotta dall’arcivescovo Calogero La Piana che ha evidenziato come “dagli scenari del nostro tempo si levi un grande bisogno di rafforzare una speranza che si fondi sulla fede e indirizzi verso Gesù Cristo l’esistenza dell’uomo moderno che sembra essersi smarrito rifiutando l’idea cristiana di vita eterna”. Moderato da don Giovanni Russo, preside dell’Istituto salesiano, il convegno si è aperto con la relazione della prof. Marianna Gensabella Furnari, docente di Bioetica alla Facoltà di Lettere, la quale attraverso una valutazione dei processi storici della modernità, fa partire la chiave di lettura dell’Enciclica dall’assunto che “il testo del Santo Padre stigmatizza le ideologie

Messina-S. Tommaso: Il tavolo dei relatori.

e le rivoluzioni del ‘900 che hanno preteso di soppiantare la fede in Dio con la scienza, la politica, il progresso” per arrivare alla considerazione che «la scienza può contribuire all’umanizzazione del mondo solo se al progresso corrisponde una formazione etica dell’uomo capace di discernere tra il bene e il male». Secondo la docente il cuore dell’Enciclica risiede nella domanda con cui Kant in pieno illuminismo identificava la tensione della religione: “Che cosa possiamo sperare?”. Un interrogativo a cui monsignor Giuseppe Costa, ordinario di Sacra Scrittura, risponde con risolutezza ricordando il forte e illuminato richiamo dell’apostolo Paolo: “Gesù Cristo è la nostra speranza”. E sottolinea: “la speranza è un locus ricco dal punto di vista esegetico e teologico, un cairos di salvezza nell’attesa della pienezza della gloria futura”. Nella sua relazione ha poi evidenziato le dimensioni bibliche dell’Enciclica che consta di oltre 75 citazioni dell’Antico e Nuovo Testamento. Il dibattito si è poi arricchito con l’intervento del prof. Giuseppe Savagnone, ordinario di Filosofia nei licei palermitani, che ha osservato come “le coordinate cristiane della speranza ci impongano di superare l’individuazione per progettare il futuro in una prospettiva comunitaria”. A tirare le fila dell’incontro è stato il prof. Di Natale, docente di Teologia, che si è soffermato sugli aspetti pastorali dell’Enciclica dalla quale emerge “non un modello ascetico ma un’esortazione all’evangelizzazione”.


dalle case salesiane Ne l li br o “ C a t e c h e s i e c a t e c h e t i c a ” l ’ an al is i d e ll a f ed el tà a D i o e al l ’u o m o Il tema trattato nel corso di un’assise all’Istituto San Tommaso di Messina «Soggetti e Fonti per il futuro della catechesi italiana». Su questo tema ha preso il via ieri all’Istituto teologico «San Tommaso», un simposio di studi catechetici promosso dall’Istituto salesiano con il Centro di Pedagogia religiosa «G. Cravotta», e l’Associazione Italiana catecheti. Il meeting articolato in due sessioni è stato inaugurato con i saluti del prof. don Giovanni Russo, preside dell’Istituto teologico, dell’arcivescovo – Mons. Calogero La Piana, del vescovo di Noto, Mons. Mariano Crociata, e del presidente AICa, don Salvatore Currò, i quali si sono soffermati sull’impegno catechetico del compianto don Giovanni Cravotta, ricordato nel volume, presentato ieri, «Catechesi e catechetica per la fedeltà a Dio e all’uomo» scritto dal direttore del Cpr don Antonino Romano in memoria del sacerdote salesiano (pioniere della catechesi siciliana e della Scuola fondata nel 1972 al «San Tommaso») scomparso nel 2006. I lavori dell’assise introdotti da don Giuseppe Ruta, ordinario di Catechetica, sono stati aperti dall’intervento del prof. don Giuseppe Morante, dell’Università pontificia salesiana, il quale ha tracciato un’analisi critica della formazione dei catechisti e dell’organizzazione della catechesi in Italia, evidenziando «la staticità della struttura scolastica della catechesi infantile che non assicura uno sbocco all’esperienza di fede nell’adolescenza e nella vita adulta».

Messina-S. Tommaso: Mons. C. La Piana e Don G. Russo.

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Per costruire nuovi itinerari di evangelizzazione la catechesi deve mirare a «un linguaggio di grande efficacia comunicativa che favorisca una più consapevole e matura appartenenza alla fede cristiana» – ha evidenziato Mons. Walter Ruspi, direttore dell’Ucn-Cei di Roma. I direttori degli uffici catechistici regionali della Sicilia e della Calabria, don Giuseppe Alcamo e don Dario De Paola, hanno poi illustrato la realtà catechetica delle rispettive Regioni. Nella sessione pomeridiana si è svolto un ampio dibattito, moderato dal prof. don Giuseppe Biancardi, sulle «fonti» della catechesi a cui hanno preso parte: il prof. don Carmelo Torcivia, docente di Teologia a Palermo, che si è soffermato sui documenti catechistici nell’attuale quadro ecclesiale e culturale; don Andrea Lonardo, direttore Ucd di Roma, che ha parlato della Scrittura come «libro e anima della catechesi», don Flavio Placida, docente di Catechistica, che ha approfondito il «rinnovato legame della catechesi con la liturgia e con la tradizione vivente della Chiesa», e la prof. Franca Feliziani Kannheiser, esperta pedagogista religiosa, che ha relazionato sulla catechesi in un contesto missionario. Lucia Zuccarello

CATANIA - CIBALI Bullismo a scuola Venerdì 25 gennaio alle ore 11,45 presso l’Auditorium dell’Istituto “S. Francesco di Sales”, a Catania, ha avuto luogo un incontro-dibattito dal titolo “Bullismo a scuola”, promosso dalla Scuola secondaria di primo grado e curato da medici esperti del settore. A relazionare sul tema sono stati, infatti, il dott. Daniele Amato, neuropsichiatra e direttore della Casa di Cura “Carmide”, insieme alla psicologa dott.ssa Vittoria Denti. Ha introdotto e moderato il prof. Santo Muratore, preside della scuola. L’incontro è stato un’incursione nell’universo preoccupante e quanto mai attuale del bullismo, fenomeno in crescente aumento fra i giova-


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dalle case salesiane nella formazione intellettuale e spirituale dei giovani, vuole occuparsene. Questo incontro vuole essere un’occasione per capire l’origine dell’aggressività e della prepotenza del cosiddetto “bullo”, un’occasione per definire ruoli e responsabilità delle agenzie educative, un’occasione per trovare rimedio a tanta violenza. Un’occasione per avvicinare gli studenti a un problema giovanile con la giuda di studiosi ed esperti come Daniele Amato (neuropsichiatria) e Vittoria Denti (psichiatra).

P resen tazio n e del la stren na 2 008

ni, da arginare mediante l’intervento della scuola, della famiglia e della Chiesa, ossia delle agenzie educative che maggiormente sono coinvolte nella formazione dei giovani. I punti su cui si è basata la conferenza hanno riguardato sostanzialmente le radici della prevaricazione a scuola, le responsabilità degli organi deputati all’educazione giovanile, i rimedi possibili per superare certa violenza, ormai sempre più manifesta. La giornata ha costituito un momento di profonda sensibilizzazione per gli alunni coinvolti che hanno avuto modo di guardare con spirito critico a un problema che li interessa da vicino. P e r ch é u n i n c o n t ro s u l b u l l i sm o ? L’incontro nasce dall’urgenza di sensibilizzare i ragazzi a un fenomeno pericoloso e di scottante attualità. Il bullismo è una piaga che cresce spesso e soprattutto fra i banchi. Ecco perché la nostra Scuola, quale agenzia educativa coinvolta

«Questa Strenna – afferma Don Pascual Chavez- si pone in continuità e coerenza con le Strenne dei due ultimi anni. La vita è il grande dono che Dio, “amante della vita”, ci ha affidato come un seme, perché collaboriamo con Lui a farlo crescere ed a farlo fruttificare in abbondanza. Questo seme ha bisogno di “cadere in un terreno buono”, nel quale possa germinare e portare frutto; questo terreno è la famiglia, culla della vita e dell’amore, luogo primario di umanizzazione. La famiglia accoglie con gioia e gratitudine il dono della vita e offre l’ambiente naturale propizio per la sua crescita e il suo sviluppo. Ma come avviene per il seme, non basta un buon terreno; si richiedono anche gli sforzi pazienti e laboriosi dell’agricoltore, che lo irriga, lo cura, lo aiuta a crescere. Questo agricoltore che aiuta la vita a svilupparsi è l’educatore».

Catania-Cibali: Don P. Cicala, Don G. Costa, Dott. A. Finocchiaro.


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giovane sia insita la generosità, insiste sull’esperienza dell’educazione salesiana: l’esperienza umana e religiosa, le situazioni concrete di ogni persona, l’esperienza umana e religiosa, le angosce e le ansie, le gioie, la speranza e la trasmissione della fede e dei valori. “Auguro che la strenna 2008, ha concluso l’oratore, ci porti a riscoprire il genio educativo e sempre attuale di Don Bosco, il nostro carisma pedagogico e l’eredità preziosa del sistema preventivo che ci rende consapevoli e portatori del dono migliore che possiamo offrire ai giovani e alla Chiesa. Catania-Cibali: Don G. Costa.

Si è svolto giovedì pomeriggio del 24 gennaio 2008 al “S. Francesco di Sales”, nel salone delle conferenze, il consueto incontro per la presentazione della strenna del Rettor Maggiore. Partecipanti all’incontro gli Exallievi dell’Istituto, organizzatori dell’evento e rappresentanti della famiglia salesiana. A commentare la strenna “Educhiamo con il cuore di Don Bosco per lo sviluppo della vita dei giovani soprattutto i più poveri e svantaggiati promuovendo i loro diritti”, è stato invitato Don Giuseppe Costa, Direttore editoriale della L.E.V. (Libreria Editrice Vaticana). Dopo il salute del Direttore dell’Istituto Don Paolo Caltabiano, del Presidente dell’Unione Exallievi Dott. Armando Finocchiaro e del Delegato Don Paolo Cicala, il relatore, richiamando le difficoltà della cultura europea, le difficoltà che incontra la Chiesa nell’evangelizzare le nuove generazioni, focalizzava il suo discorso ponendo preoccupanti interrogativi: Quale educazione offrono oggi le istituzioni scolastiche ed ecclesiali? Perché la domanda religiosa sembra cancellata dall’orizzonte dei giovani? La Chiesa deve porre uno sforzo ingente ad imparare il linguaggio degli uomini di ogni tempo e la comunicazione deve essere il mezzo per la inculturazione del Vangelo nelle realtà sociali e culturali. I giovani non si soffermano davanti alla porta di una Chiesa poiché pensano che essa possa essere causa di tensione ed ostacolo alla libertà personale. Don Costa, partendo dal presupposto che nella natura del ragazzo, dell’adolescente e del

PALERMO - RANCHIBILE Si è concluso presso l’Istituto salesiano Villa Ranchibile, alla presenza del Presidente Confederale Dr. Francesco Muceo, del Vice Presidente Ispettoriale Dr. Valerio Martorana e del Delegato Ispettoriale Don Enzo Giammello, un ciclo formativo per gli exallievi della Sicilia, la cui Federazione è presieduta dal sig. Giuseppe Orlando, incentrato sulla Strenna 2008 del Rettor Maggiore Don Pascual Chávez.

Palermo-Ranchibile: Foto di gruppo.

Gli altri incontri si sono tenuti a Gela, Riesi, Taormina e Barcellona Pozzo di Gotto ed hanno visto una nutrita partecipazione di exallievi che si sono sentiti particolarmente stimolati dal tema dell`educazione dei giovani da promuovere, in corresponsabilità con i Salesiani, nelle singole Unioni locali e negli ambienti in cui essi operano in virtù dell’educazione ricevuta quali “buoni cristiani ed onesti cittadini”.


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BARCELLONA P. G. (ME) P rogetto d ell’Orato rio Salesiano : u n’ o ra di di al o g o pe r i g i o v ani Una bella serata all’insegna dei valori del gruppo, dell’amicizia e della collaborazione ma anche un’attenta disamina sul ruolo della pubblicità nella società di oggi. Sono questi gli argomenti che sono stati affrontati nella saletta dei “Giovani dell’Oratorio Salesiano S. Giovanni Bosco di Barcellona Pozzo di Gotto”. Un’incontro che fa parte di un articolato e interessante progetto sui “Giovani” e sul ruolo dei “futuri animatori” dell’Oratorio Salesiano. Ad aprire la tavola rotonda ci ha pensato Domenico Arcoraci, giovane animatore che fin da piccolo si è distinto per il suo impegno e la sua partecipazione nelle diverse attività oratoriali. La serata si è allietata grazie anche alla presenza del Dottor Claudio Passantino, psicologo, esperto di counseling e direttore del “Centro Studi di Psicopatologia Sergio De Risio” e del Dottor Francesco Porcino esperto di comunicazione e pubblicità. All’incontro hanno preso parte una trentina di ragazzi, attivi, pieni di energia positiva e vogliosi di scoprire e riflettere su tematiche che molto spesso né i mass media e né la scuola e la famiglia danno la giusta attenzione. Passantino ha sottolineato l’importanza della costruzione del gruppo, della fiducia e dei rapporti interpersonali. Mentre Porcino attraverso la sua esperienza di consulente pubblicitario, si è soffermato sul ruolo sempre più illusorio e ingannevole dei messaggi e delle immagini pubblicitarie che quotidianamente ci martellano.

Barcellona P. G. (ME): L’oratorio salesiano.

L’esperto in Comunicazione e pubblicità ha spronato i ragazzi affinché non si facciano influenzare dagli accattivanti slogan e non diventino il target preferenziale degli studiosi di marketing. Essere più attenti, utilizzare maggior senso critico e imparare a discernere la qualità e la genuinità dei prodotti, dalla artificiosità delle tecniche utilizzate ad hoc dall’attuale mondo dell’advertising, sono gli antidoti contro una società che ci massifica e ci rende sempre più schiavi dell’apparire. Lo studioso ha fatto leva anche su un punto assai interessante per il futuro della nostra città e della nostra regione più in generale: “promuovere e valorizzare le nostre immense e meravigliose risorse, storiche, paesaggistiche, agroalimentari e ambientali”. L’incontro è durato circa un’ora, ed ha avuto il plauso di tutti i partecipanti. Ma la domanda che sorge spontanea, in una città sempre più abbandonata a se stessa da tutti i punti di vista: in cui i giovani sono senza più punti di riferimento, sociale, educativo ed etico, oltre ad essere vittime del sistema mediatico nazionale che fa dell’estetica e dell’ipocrisia i propri punti di forza, è, perché non intensificare e soprattutto allargare il raggio di azione di questi incontri alle scuole di ogni ordine della nostra società? Nella speranza che l’incontro di sabato sera sia il motore di un nuovo e drastico cambiamento culturale anche le istituzioni competenti devono mostrarsi attenti ascoltatori delle esigenze e delle problematiche dei giovani barcellonesi. Fr a nc e s c o Ba r c a Fonte: [Comunità - mensile di cultura e società, Gen. 2008]


dalle case salesiane È n at a “ Barc ellona Giov ani”: A p p e l l o d i D o n S a l v i n o ag l i a d u l t i I giovani di Barcellona si mobilitano e chiedono di avere un ruolo da protagonisti nel progetto di miglioramento che riguarda la loro città. Sulla scia dell’incontro organizzato all’Oratorio Salesiano in memoria del giornalista Beffe Alfano e che ha visto una partecipazione giovanile numerosa, oltre 50 ragazzi rappresentanti diverse associazioni giovanili: Collettivo studentesco, giovani di Alleanza Nazionale e di La Destra, Arci, Pastorale giovanile, Rifondazione Comunista, Centro giovanile salesiano, Città aperta e altri, si sono riuniti in un incontro straordinario, a cui altri ne seguiranno, per dare luogo al movimento “Barcellona giovane”. In questo primo incontro i ragazzi hanno individuato due campi problematici su cui lavorare insieme: «ritrovare l’identità giovanile barcellonese, in atto frammentata e mortificata e avviare una partecipazione attiva alla vita della città, dialogando con le istituzioni locali». «L’unione fa la forza – dice Don Salvino Raia, direttore dell’oratorio salesiano – è per questo motivo che i ragazzi si sono uniti in maniera trasversale, provenendo da associazioni diverse come ideologia, ma uguali nell’intento comune di cambiare le condizioni di vita dei giovani in questa città. Ognuno di questi gruppi, con la propria identità… culturale, si adopererà per migliorare una città che non offre ai propri ragazzi gli spazi che meritano. Il mondo degli adulti non deve lasciarli soli. I ragazzi barcellonesi non devono sentirsi, come loro stessi ammettono, “ostaggi”

Barcellona P. G. (ME): Don S. Raia e confratelli in occasione dell’85° compleanno di Don A. Duca.

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di una minoranza di facinorosi che spesso impedisce, stabilendo le proprie regole ed imponendole con atteggiamenti da bulli, a chi vuole vivere nella propria città in modo libero e civile, di farlo. I giovani devono sentirsi appoggiati ed aiutati a liberarsi da questo senso di frustrazione. Sta a noi adulti e alle istituzioni offrire quella sicurezza che molti dei ragazzi intervenuti al primo incontro del movimento giovanile, hanno dichiarato di non sentire. L’Oratorio si pone come spazio “aperto” a tutti e non schierato. Un luogo d’incontro dove non devono esistere strumentalizzazioni». Gi ovan na B ett o Fonte: [Gazzetta del Sud, Barcellona (ME) 19 gen. 2008]

In iziativ e p er i giov ani Il Sindaco Candeloro Nania e Assessore alle Politiche Giovanili Emanule Bucolo propongono un’altra iniziativa rivolta ai giovani “Sogno o son desto?! ... Tutta mia la città: Notte Giovani Artisti in piazza”. L’iniziativa ha lo scopo di conoscere gli interessi e le proposte dei giovani per potele organizzare.


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PALERMO - GESÙ ADOLESC. S a le sia ni nel m ir ino d el ra ck et «Abbiamo detto no a minacce e vandalismi» Prima una telefonata, poi una richiesta esplicita di denaro, infine una chiara intimidazione. Il copione è quello solito, messo in scena da chi delle estorsioni ha fatto il suo mestiere. Sono i destinatari che cambiano, aprendo un varco in una direzione che sembrava proibita. A Palermo anche i salesiani finiscono nel mirino del racket e sono loro stessi a denunciarlo. Lo fanno convocando una conferenza stampa, davanti alle telecamere, con voce sicura e fiducia nella giustizia, mentre attorno a loro, le centinaia di ragazzi dell’oratorio della zona Noce-Passo di Rigano, continuano a giocare, correre, frequentare il teatro, in un mite sabato pomeriggio. «L’obiettivo di questa conferenza stampa è la denuncia sociale – scandisce don Domenico Paternò, direttore dell’opera salesiana Gesù Adolescente – ovvero il portare a conoscenza della collettività “sana” elementi delittuosi che penalizzano la crescita di un tessuto sociale da quarant’anni impegnato nella promozione dello sviluppo della comunità, attraverso azioni di solidarietà, beneficenza e arricchimento culturale». Perché quello che accade da due mesi brucia come una ferita, ha il sapore amaro di un tradimento. «I primi di gennaio ho ricevuto una telefonata, in cui mi veniva chiesto un incontro», racconta Francesco Giacalone, 30 anni, un cooperatore salesiano che è direttore artistico del teatro Savio di Palermo, 480 posti, da due anni luogo di incontri culturali e produzione teatrale in una zona della città completamente sprovvista di servizi, proprio accanto all’istituto Gesù Adolescente. Le telefonate sono continuate, poi Giacalone è stato avvicinato da un paio di giovani all’uscita da un panificio della zona: «Mi hanno chiesto esplicitamente una somma di denaro, 500 euro la prima volta per le famiglie bisognose e poi avrebbero deciso loro. Preso dalla paura ho risposto che forse avevano sbagliato persona, ma con don Domenico Paternò abbiamo subito denunciato tutto ai carabinieri». Alcune settimane di silenzio, poi nella notte tra giovedì e venerdì

dalle case salesiane un atto intimidatorio: qualcuno ha divelto la recinzione e ha imbrattato la porta a vetri dell’ufficio di Giacalone con catrame nero. Un segnale inquietante che ha spinto i salesiani a raccontare tutto. «Forse qualcuno ha pensato che dietro al teatro ci possa essere un’attività lucrativa che sfugge al controllo del territorio da parte della mafia – riflette don Paternò – , ma il “Savio” non è un’impresa, bensì un’agenzia educativa, come abbiamo dimostrato dall’impegno nella produzione del musical “Yoseph”, il cui messaggio è quello dell’amore, del perdono, del riscatto sociale, attraverso lo sviluppo delle risorse di cui ciascuno è portatore». Il teatro non gode di finanziamenti pubblici, si mantiene con lo sforzo economico dei salesiani, che vogliono promuovere l’integrazione sociale degli ultimi, dei diseredati, degli sbandati, dei ragazzi a rischio, «ai quali bisogna comunicare il messaggio che la risposta al bisogno non può venire dall’individuo, ma dalla collettività, dallo Stato attraverso la legalità – continua leggendo un documento don Paternò –. Questa denuncia, in linea con i principi di libertà e onesta promossi da don Bosco è un invito a liberarsi

Palermo-Gesù Adolesc.: F. Giacalone mostra il portone del teatro imbrattato di catrame.


dalle case salesiane

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dalla mafia e ai malavitosi a liberarsi dalla schiavitù a cui li ha costretti una vita “sbagliata”». All’incontro convocato dai salesiani arrivano anche alcuni esponenti del mondo dello spettacolo siciliano, fra cui Gustavo Scirè e Vito Zappalà, volti storici del teatro palermitano. C’è anche il giovane Alfio Scuderi, direttore artistico del Nuovo Montevergini, un teatro appena recuperato in città: «È un brutto segnale. La presenza e la forza degli artisti di questa città e della cultura palermitana dimostra che questi gesti possono essere solo un boomerang per la criminalità», Don Paternò: «il nostro teatro è un’impresa educativa. Non facciamo utili ma solidarietà e cultura».

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TAORMINA (ME) I n a u g u r a zi on e d e l c i c lo p it t o r ic o delle “Storie della Vergine” Oratorio salesiano, 14 marzo 2008 Il ciclo pittorico delle “Storie della Vergine”, dopo lungo periodo di restauro al centro regionale di Palermo, sono tornate nella loro sede originaria della Chiesa di “San Giuseppe” a Taormina. L’avvenimento è stato sottolineato da una solenne inaugurazione, presenti le maggiori autorità e S. E. Mons. Calogero La Piana Arcivescovo di Messina.

Alessandra Turrisi Fonte: [Avvenire, Palermo 24 febbraio 2008]

ZAFFERANA (CT) - EMMAUS C o n v e g n o p e r g e n i t o r i e d e d u c at o r i “Educare in famiglia con il cuore di don Bosco” è il tema del convegno che ha visto partecipi genitori ed educatori, provenienti da varie parti della Sicilia. Il convegno, organizzato da “Casa Tabor”, Centro di Spiritualità Salesiana di Sant’Alfio (CT), si è svolto presso l’albergo “Emmaus” di Zafferana Etnea, sabato 1 e domenica 2 marzo. L’incontro ha consentito un’esperienza di confronto con un pedagogista di esperienza, il prof. Furio Pesci, docente universitario alla Sapienza di Roma, all’Università degli Studi della Basilicata e al Master di Pastorale Familiare della Pontificia Università Lateranense di Roma.

Taormina (ME): Don E. Biuso benedice le tele.

È stato illustrato il lavoro certosino di restauro eseguito a Palermo. I dipinti del 1600 traggono ispirazione dal N.T. e raffigurano la Nascita di Gesù, la Visita di Maria ad Elisabetta, l’Annuncio dell’Angelo a Maria, lo Sposalizio della Vergine, l’Assunzione della Vergine al cielo, il riposo durante la fuga in Egitto, la Presentazione di Gesù al tempio e l’Adorazione dei Magi. In un clima di intenso fervore e preghiera, il Direttore Don E. Biuso, ha accolto in Chiesa i convenuti, ha benedetto le tele ed ha ringraziato quanti hanno eseguito l’opera di restauro e i presenti che hanno gioito per l’evento straordinario.


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guardando altrove

Guardando altrove E si prese cu ra di l ui (Lc 10 ) X Convegno Nazionale di PG Salsomaggiore 23-27 gennaio 2008 “E si prese cura di lui – Incontrare i giovani fino agli estremi confini”: è questo il tema del X convegno nazionale di pastorale giovanile che si apre oggi (fino al 27 gennaio) a Salsomaggiore, su iniziativa del Servizio nazionale Cei per la pastorale giovanile (Snpg). “Il convegno – dichiara al Sir il responsabile del Snpg, don Nicolò Anselmi – che precede il grande appuntamento di luglio (15-20) della Gmg di Sydney, momento centrale del secondo anno del cammino pastorale triennale che la Chiesa italiana ha pensato per i giovani che è, appunto, l’Agorà dei giovani italiani, intende, sulla scia del convegno di Verona, ridare slancio missionario alle pastorali giovanili delle nostre chiese locali”. Il programma del convegno, che vede la partecipazione anche di responsabili delle pastorali giovanili di Polonia, Malta, Lettonia, Ungheria e Romania, vedrà le relazioni, tra gli altri, del card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, e di diversi direttori di uffici nazionali Cei. Venerdì laboratori e lavori di gruppo, mentre sabato è atteso l’intervento del card. Angelo Bagnasco, presidente Cei. Non mancheranno momenti di testimonianza di sportivi, educatori e operatori del mondo giovanile, lavori di gruppo e tempi di musica e teatro.

I l C a r di n al e Ze n b e ne f i c i ò de l l ’ el em o s i n a Il Cardinale Joseph Zen, 76 anni, Arcivescovo di Hong Kong, nella sua lettera pastorale per la Quaresima, invita i fedeli ad essere generosi con i poveri. Il porporato ha raccontato come, grazie ad una donazione, la sua famiglia si sia salvata dalla fame. “È avvenuto quando Shanghai è stata invasa”. “Mio padre aveva avuto un colpo apoplettico ed era ammalato. Nella nostra famiglia c’erano sette bambini, di cui cinque in età scolare e tutti andavano nutriti. In una fredda giornata invernale stava nevicando, per cui eravamo tutti a letto per tenerci caldi. Avevamo fame e riuscivamo solo a pensare se avremmo avuto del riso da mangiare quel giorno”. “Mio padre però disse: “Tu vai a Messa ogni giorno. Non mancare oggi. Possa Dio darci il nostro pane quotidiano”. “Ho stretto i denti, ho fatto una corsa fino alla chiesa e ho servito la Messa come sempre. Quando stavo per tornare a casa, un uomo anziano è venuto verso di me. Era Zhou Chi Yao, che tutti conoscevano”. Zhou disse al giovane Joseph Zen: “Piccolo amico, non sei il figlio di Zen En Giou?”. “Sì”, replicò il ragazzo. “Grazie a Dio ti ho visto”, disse l’altro. “Come sta tuo padre? Non viene in chiesa da molto tempo”. “Gli parlai della nostra situazione familiare”, ricorda il Cardinale Zen nella sua lettera per la Quaresima. “Mi portò a casa sua e prese un bel po’ di soldi, li contò, li impacchettò e me li diede. “Stai attento e portali a tuo padre”, mi disse. Con quel denaro, spiega il porporato, la famiglia ebbe denaro sufficiente per comprare cibo per vari mesi. Il Vescovo di Hong Kong ha quindi esortato i cattolici a seguire il suo esempio. “Non dovremmo preoccuparci dei nostri scarsi mezzi finanziari – scrive – possiamo essere in pace con noi stessi se facciamo ciò che è nelle nostre possibilità.


guardando altrove S p a gn a – C ap p e l l a i n m e m o r i a d e i m artiri salesian i spagn oli È stata inaugurata a Madrid, venerdì 18 gennaio, nel Santuario di Maria Ausiliatrice di Atocha, una cappella che custodisce le reliquie di 11 martiri salesiani, beatificati lo scorso mese di ottobre a Roma. All’Eucaristia, presieduta da don Luis Moral, Ispettore dei Salesiani di Madrid, erano presenti più di 300 membri della Famiglia Salesiana e don Emilio Alonso, salesiano sacerdote, che ha avuto modo di conoscere i martiri e dei quali ha dato testimonianza negli ultimi mesi. Significativa è stata la presentazione dei doni durante l’Eucaristia: insieme al pane e al vino, sono stati portati all’altare alcuni oggetti personali appartenuti ai martiri, tra i quali un rosario, un crocifisso indossato nel momento dell’uccisione di uno dei beati, e un quaderno con gli scritti di una altro martire. Al termine dell’Eucaristia don Moral ha benedetto la cappella aprendola alla devozione dei fedeli. Qui l’ispettore ha invitato i salesiani ad osservare un breve momento di silenzio davanti le urne e a rinnovare la propria consacrazione religiosa al servizio dei giovani.

I Vescovi di Cuba chiedono a Raùl Castro misu re necessarie per il paese I Vescovi di Cuba, riuniti in assemblea ordinaria, al cui termine hanno ricevuto il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato del Papa, hanno emesso un comunicato in occasione del passaggio dei poteri da Fidel Castro a suo fratello Raúl Castro Ruz, nel quale lo esortano a prendere le “misure straordinarie” che rispondano alle “ansie e inquietudini espresse dai Cubani”. “Come abbiamo fatto a Natale, vogliamo anche ora rinnovare i nostri auspici di fiducia, e con speranza cristiana formulare questi desideri al nuovo Presidente Raúl Castro Ruz, al Consiglio di Stato e all’Assemblea del Potere Popolare, tenendo sempre davanti ai nostri occhi il bene comune del popolo cubano che serviamo, e chiedendo al Signore il dono della pace per la nostra Nazione”.

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B en ed ett o X V I: E m erge nz a ed u caz io n e Giovedì 10 gennaio, durante il tradizionale incontro per lo scambio degli auguri con le autorità politiche della regione Lazio, il Papa ha rilevato che “ci troviamo di fronte a una vera e grande «emergenza educativa”. Il Papa ha indicato alcune emergenze che si vivono in particolare nella realtà di Roma. Tra queste la prima è, appunto, quella dell’educazione. Questa priorità sembra tradursi nella difficoltà di saper “proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita”. Tale difficoltà coinvolge sia i genitori sia gli insegnanti, tentati spesso di abdicare ai propri compiti educativi. All’emergenza educazione è connessa quella della famiglia soggetta, oggi, ad attacchi e minacce; “È quindi quanto mai necessario che le pubbliche Amministrazioni non assecondino simili tendenze negative, ma al contrario offrano alle famiglie un sostegno convinto e concreto, nella certezza di operare così per il bene comune”.

K en ya – N u ovi segn ali per l a C o m un i c az i o ne S o c i a l e i n A fr i c a Durante un incontro tenutosi il 15 gennaio presso il “Bosco Eastern Africa Multimedia Services” (BEAMS) a Karen, in Kenya, sono state presentate alcune nuove risorse per la Comunicazione Sociale salesiana della regione AfricaMadagascar. Nel corso dell’appuntamento, al quale hanno preso parte sei degli Ispettori e dei Visitatori della regione, è stato presentato il nuovo sito - www.donboscoafrica.org - che mira ad essere uno strumento di informazione, di animazione e formazione per la realtà salesiana e non. Don Tom Kunnel, Delegato regionale per la Comunicazione Sociale per l’Africa-Madagascar, ha presentato il sito, ancorché in fase di prova e completamento, indicando due strumenti di formazione specifica dei salesiani: il primo, disponibile nell’area riservata, è un manuale di “Media Education” contestualizzato con la realtà socioculturale africana; il secondo è un progetto di formazione alla comunicazione che tiene in conto delle varie fasi che vanno dal pre-noviziato alla teologia.


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Dal l’ interv ista ri lasci ata d al C ard inale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, a “L’Osservatore Romano” e alla “Radio Vaticana” al rientro dal suo v i a gg i o a C ub a ( 2 1 - 2 6 f eb b ra i o 2 0 0 8 ) . […] “Certo la Chiesa ha una sua storia a Cuba, anche nello sviluppo della rivoluzione cubana, e fino a questi ultimi anni rappresenta un punto di riferimento essenziale. Venendo a cadere altri punti di speranza o di ideali, si vede come gli ideali che propone la Chiesa sono sempre vivi e intramontabili, come è intramontabile la Parola di Dio, la vicinanza di Dio, del Dio amico, del Dio vicino, come ripete Benedetto XVI. I cubani hanno questa sensazione del Dio rivelato da Gesù Cristo e annunciato dalla Chiesa, che è vicino e che sostiene il popolo cubano anche nelle sue sofferenze.

guardando altrove Co st a R ica – 1 00 an n i d i presenza salesiana In occasione del centenario della presenza salesiana in Costa Rica, il Rettor Maggiore si è recato, giorno 28 gennaio, a San José per prendere parte ai festeggiamenti. Don Pascual Chávez ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa della Casa della Vergine, dove è custodita la tomba della beata Maria Romero, Figlia di Maria Ausiliatrice, la quale dedicò tutta la sua vita a favore dei poveri. Al termine della celebrazione, in serata, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno condiviso insieme al Rettor Maggiore un momento di fraternità, durante il quale Don Chávez ha voluto sottolineare come la celebrazione del centenario deve essere il momento giusto per un ripensamento della presenza salesiana a partire dalle esigenze dei giovani di oggi, e non ridursi a meri festeggiamenti che non lasciano traccia.

Mostr a al la Bibl iot eca “Don Bosco” d ell’ UPS di Ro ma

Nello stesso tempo, Giovanni Paolo II con la decisione di fare quella storica visita a Cuba ha suscitato un impatto incancellabile. Il ricordo di Giovanni Paolo II è vivo in tutte le comunità, in tutti i Paesi, in tutte le città e l’accoglienza dell’inviato del Papa, del segretario di Stato del Papa è stata entusiastica. Era impressionante e commovente vedere le file di gente, di bambini, di adulti, di famiglie sulle strade dove passava il corteo con il segretario di Stato. Salutavano e battevano le mani: “Viva il Papa”. Tanti, poi, si sono raccomandati alle preghiere del Papa: “Dica al Papa che preghi per noi”. “Benedizione” ripetevano. La presenza della Chiesa è una presenza di benedizione, di aiuto, soprattutto a Cuba nella sua situazione e nelle sue sofferenze”. [...]

Una mostra sulle traduzioni della Bibbia interconfessionali è stata organizzata presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. La mostra “La Parola tradotta insieme. La Bibbia nelle iniziative cristiane comuni del Concilio Vaticano II ad oggi” è stata inaugurata ufficialmente il 29 gennaio 2008 da S. Ecc.za Mons. Nikola Eterovic e rimarrà aperta sino al 29 aprile 2008. Sono 2.426 le lingue nelle quali è stato tradotto almeno un libro completo della Bibbia. La Bibbia completa tradotta solo in 492 lingue, il Nuovo Testamento in 1.144.

I l Pa pa p res enta ai gio vani la fi gu ra d i S an G io v an n i B os co Nell’udienza generale di mercoledì 30 gennaio, Benedetto XVI ha presentato, in particolare ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, la figura di San Giovanni Bosco. Rivolgendosi a loro, li ha invitati a guardare a lui “come a un autentico maestro di vita”.


guardando altrove I n p a r r o c c h i a e o ra t o r i o c o n i l c u o re d i D on Bosco Questo il tema del convegno tenutosi al Salesianum di Roma, dal 7 all’11 gennaio, e al quale hanno partecipato un centinaio di parroci e incaricati salesiani. Il convegno, promosso dall’Ufficio Nazionale Parrocchie Oratori della CISI, ha proposto strumenti e contenuti di approfondimento e confronto per un progetto unitario tra parrocchia e oratorio in ambiente salesiano. Il programma si è caratterizzato per i costanti riferimenti alla dimensione ecclesiale in Italia e all’identità salesiana della pastorale che i figli di Don Bosco promuovono. Mons. Carlo Chenis, salesiano, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia, ha illustrato la prima relazione sviluppando il tema “Educare alla fede in parrocchia-oratorio salesiano”, proponendo, inoltre, due percorsi di intervento attraverso una terapia sulla persona, che passa per il recupero di una dimensione personale, della immediatezza relazionale, della creatività e flessibilità e della dimensione comunitaria, e una terapia sulla realtà parrocchia-oratorio, indicandone lo specifico salesiano, il metodo e i punti deboli. Il Rettor Maggiore ha sottolineato la prospettiva giovanile che deve caratterizzare essenzialmente la parrocchia salesiana, “sono essi i destinatari dell’azione salesiana in qualsiasi ambiente essa si realizzi. Sono essi il nostro luogo teologico!”. “Il nostro è un sistema educativopastorale, per questo occorre assicurare la presenza di un oratorio-centro giovanile accanto ad ogni nostra parrocchia”. Una seconda caratteristica della parrocchia salesiana, indicata da Don Chávez, è la popolarità “privilegiando, lì dove necessario, la dimensione sociale della carità, dell’accoglienza e dell’integrazione”. Una parrocchia salesiana, inoltre, deve essere educativa – altra caratteristica indicata – e deve saper guardare ad ogni aspetto della vita umana così da promuovere un culto non separato dalla vita Il convegno si è concluso con la celebrazione dell’Eucaristia presieduta dal Rettor Maggiore.

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T v e mi nori: 37 vio lazi oni e 42 sanz ioni Il comitato, nel 2007, ha contestato 10 violazioni alla Rai, 10 a Mediaset, 2 a La7, 12 alle tv satellitari e 8 alle emittenti locali. Nel complesso è migliorato il sistema di avvertenze con bollini, farfalle, display rivolto alle famiglie ma c’è ancora troppa violenza, in particolare nella cronaca nera dei tg e nei telefilm. – L’Ordine dei giornalisti della Sicilia “ha ritenuto doveroso ricordare ai colleghi incaricati di seguire il caso dell’uomo di Agrigento accusati di avere stuprato una bambina, l’obbligo anche deontologico di non diffondere particolari che non risultino necessari alla completezza dell’informazione ma si rivelino idonei a identificare minori vittime di reati. In queste vicende va salvaguardato sempre il diritto di cronaca, nel rispetto però dell’essenzialità dell’informazione e avendo come punto di riferimento l’interesse del minore tutelato dalla legge”. – L’Autorità delle comunicazioni ha inflitto una multa di 200 mila euro a Mediaset per un servizio del Tg5 sull’incidente probatorio relativo al caso dei presunti abusi sessuali nella scuola materna di Rignano Flaminio. Una multa di 100 mila euro è stata inflitta anche alla Rai per un servizio del Tg1 sui bambini soldato. In entrambi i casi l’Agcom ha ritenuto che sia stato violato il codice Tv-Minori. Altri 150 mila euro dovranno essere versati dalla Rai per un episodio del telefilm Lost in onda su Raidue perché erano presenti scene di forte impatto emotivo per un pubblico di minori e per un telefilm della serie Ncis in onda sempre su Raidue in prima serata e ritenuto non adatto ai minori. – Il Garante per la protezione dei dati personali, in due provvedimenti, ha vietato a tre quotidiani del nord, l’ulteriore diffusione – anche attraverso i loro siti web – delle generalità e di altri dati personali di una donna defunta in seguito a una grave malattia. Dice il Garante della privacy che pubblicare eccessivi dettagli privati e dati analitici di stretto interesse clinico, anche in caso di vicende di interesse pubblico, viola la privacy della persona e la dignità del malato.


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un po’ di storia

Un po’ di storia... BOVA MARINA 1898 – 2008 La sollecitudine per i problemi del Meridione d’Italia e le suppliche di qualche benefattore indussero Don Rua a visitare la Calabria. Egli intuì la gravità dei problemi della Calabria ed ebbe cuore per quella regione povera e desolata. Nel viaggio del 1906, accompagnato dall’ispettore della Sicilia Don Francesco Piccolo, gli dirà: “Don Francesco apri più case che puoi in Calabria. Ce n’è bisogno”. Inviare i Salesiani in Calabria significava per Don Rua compiere un gesto profetico per l’elevazione religiosa e culturale di un popolo povero ma generoso. L’ardente desiderio di portare i Salesiani in Calabria si concretizzò nel 1894. Il primo tentativo fu fatto a Catanzaro. In quell’anno fu affidata ai Salesiani la direzione del locale Seminario. La fine tragica del Direttore Don Francesco Dalmazzo indusse i Superiori a chiudere quell’Opera Salesiana dopo appena un anno di vita. Il desiderio restava. Una nuova occasione gli fu offerta dalla richiesta di Mons. Raffaele Rossi, Vescovo di Bova dal 1895. Quella di Bova era una Diocesi piccola ma antica. Posta tra l’Arcidiocesi di Reggio Calabria e la Diocesi di Gerace (oggi Locri - Gerace) comprendeva una quindicina di parrocchie dislocate fra le balze dell’ Aspromonte e il Mare Jonio nella zona più meridionale della Calabria e della Penisola italiana. Una zona estremamente povera, con paesi di difficile accesso a motivo della scarsa viabilità, con una popolazione rurale in parte ellenofona e fortemente legata alle tradizioni della Chiesa greca. Mons. Rossi, nato nel 1851 in provincia di Benevento fu elevato alla sede episcopale di Bova da Papa Leone XIII nel 1895. Era un prelato colto, giovane e dinamico. Per la Diocesi di Bova aveva progettato subito un programma di riforme. Per il rinnovamento del clero bovese e l’incremento degli studi ecclesiastici il Vescovo Rossi pensò ai Salesiani di Don Bosco. Ottenuto il consenso del Capitolo avviò le trattative per af-

fidare ai Salesiani il Seminario di Bova Marina. Le trattative culminarono il 24 luglio 1897 con la stipulazione di una Convenzione; i firmatari furono Mons. Raffaele Rossi per la Diocesi di Bova e Don Michele Rua per la Congregazione Salesiana. I Salesiani assumevano la direzione, l’amministrazione e l’insegnamento scolastico del Seminario per le classi elementari e ginnasiali. In pratica però saranno docenti anche nei corsi di Filosofia e Teologia. La durata della Convenzione era quinquennale con possibilità di ulteriore rinnovo. L’arrivo dei Salesiani a Bova Marina era previsto per l’ottobre del 1898. Da parte salesiana il Rettor Maggiore Don Rua incaricò dell’attuazione della Convenzione il sacerdote Don Giuseppe Bertello, Ispettore dei Salesiani di Sicilia residente a Catania. Don Bertello visitò il Seminario di Bova Marina in aprile e maggio del 1898, vi trovò Mons. Rossi con i suoi quaranta seminaristi, concordò con il Vescovo i lavori di restauro e di ampliamento dell’edificio e tracciò le linee del programma per la nuova Opera salesiana. Nell’autunno del 1898 i tempi per l’arrivo dei salesiani a Bova Marina erano maturi. Don Giovanni Motta ricevette la nomina di Direttore della nuova Opera: sarà il primo Direttore della Casa Salesiana di Bova Marina. Don Motta era originario di Brescia, dove era nato nel 1866. Entrato nel 1883 nel Collegio salesiano di Borgo San Martino, fece il noviziato a Foglizzo, dove ricevette la veste talare da Don Bosco il 4 novembre del 1886. Completati in Piemonte gli studi liceali e il tirocinio pratico, fu mandato in Sicilia. Nell’isola completò la sua formazione con lo studio della teologia e fu ordinato sacerdote a Catania il 17 dicembre del 1892. Da Catania partirà il 20 ottobre del 1898 insieme con tre chierici alla volta di Bova Marina. Le vicende di quel viaggio e l’accoglienza ricevuta a Bova Marina vengono narrate dal Cronista con un linguaggio semplice ma efficace. Seguiamo la sua narrazione.


un po’ di storia “Il giorno 20 ottobre 1898 alle ore due pomeridiane partono da Catania il Sac. Don Giovanni Motta come Direttore e i tre chierici Pappalardo Giuseppe, Mauro Placido e Morello Corrado, come insegnanti, alla volta di Bova, città della provincia di Reggio Calabria, per assumere la direzione e l’insegnamento del Seminario Diocesano. Alla stazione di Messina incontrano Mons. Cagliero diretto a Torino e con lui fanno la traversata dello Stretto. Un normale viaggio in treno, una traversata in traghetto, un incontro breve ma significativo. Incontrare Mons. Cagliero significava poter conoscere da vicino un grande Salesiano e un intrepido missionario. Il Cagliero era un Salesiano della prima ora molto affezionato a Don Bosco. Nel 1875 fu scelto dal Santo per guidare la prima spedizione missionaria in America Latina, dove in seguito lavorò per moltissimi anni. Fu da Leone XIII nominato Vescovo titolare di Magida (1884) e Vicario Apostolico della Patagonia; riceverà la porpora cardinalizia nel 1915 da Papa Benedetto XV. L’incontro con Mons. Cagliero aveva per Don Motta e i suoi chierici il senso di una premonizione: la terra verso cui erano diretti era terra di missione e lo spirito che doveva animarli era un evangelico spirito missionario. Aggiungiamo che i rapporti tra i Salesiani di Bova e Mons. Cagliero continueranno e il 4 novembre 1904 il Cagliero visiterà Bova Marina e il suo Seminario. Ma riprendiamo la narrazione del viaggio dei quattro Salesiani diretti a Bova. Arrivati a Villa San Giovanni, essi si congedarono da Mons. Cagliero diretto a Torino, pregandolo di portare i loro saluti al signor Don Rua. Preso il treno per Bova, arrivarono in serata alla stazione di Bova Marina. L’accoglienza che vi ricevettero è puntualmente descritta dal Cronista; noi gli cediamo volentieri la parola. “Alle ore 8,30 (i quattro Salesiani) arrivano a Bova; a riceverli (c’è) il Cameriere di Monsignore. La strada che conduce al Seminario viene fatta a piedi ed all’oscuro. Essa è in parte il letto di un torrente ed in parte una strada disuguale e sassosa.

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Al Seminario sta ad attenderci Monsignor Raffaele Rossi, l’Ordinario, ed i pochi chierici che sono ritornati già dalle vacanze, sei in tutto. Entrano nella Direzione e là vengono intrattenuti da Monsignore il quale fa conoscenza con i nuovi arrivati. Quindi salgono, accompagnati da Monsignore, alle camere di sopra. Monsignore loro mostra le stanze destinate per loro. Queste contengono ciascuna due letti, un tavolo, un comodino, un attaccapanni; i letti non sono ancora preparati. Visitano quindi qualche altro locale, specie il nuovo camerone. Qui Monsignore loro dice che li trova abbattuti, scoraggiati. Verso le 9,30 si scende a Refettorio. Qui i quattro Salesiani trovano un quinto Salesiano – cuoco –, certo Luigi Miniggio, venuto al mattino dello stesso giorno. Cenano quindi con Monsignore nello stesso refettorio dei Chierici. Dopo cena salgono nelle loro stanze e dopo lungo aspettare arrivano le lenzuola e si preparano i letti. Dicono quindi le orazioni e alle 11 vanno a dormire. Quali pensieri, quali sentimenti affollavano l’animo di quei cinque Salesiani, chiusi nelle loro camerette, in attesa di prendere sonno? Forse il pensiero andava ai genitori lontani, ai confratelli e ai giovani lasciati in Sicilia..., un pensiero andava anche al futuro, un futuro di lavoro in una terra nuova – la Calabria –, in una situazione nuova, in mezzo a una popolazione nuova, quella di Bova. Ma al di sopra di tutto il pensiero andava a Maria Ausiliatrice; inginocchiato ai piedi del letto ciascuno di quei Salesiani invocava la Madre celeste, come aveva insegnato Don Bosco, con la triplice “Ave Maria”. Nel nome di Maria quei pionieri avrebbero iniziato all’indomani il loro lavoro nella nuova Casa, cioè nel Seminario che prendeva nome dalla Madonna, il Seminario “Immacolata Concezione”. Dalle umili origini vengono sempre le grandi cose: Vocazioni, una nuova congregazione, un santo vescovo. Per queste notizie mi sono avvalso di un testo pubblicato nel centenario “ I Salesiani a Bova Marina” con qualche piccolissima modifica. D o n S a l va to r e S p i ta l e


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da ricordare

Da ricordare VARAGONA Sac. Sil ve str o n. a Marsala (TP) il 6 marzo 1921; prof. a S. Gregorio (CT) il 2 settembre 1937; sac. a Catania il 7 aprile 1946 ; † a Messina-S. Luigi il 19 gennaio 2008. Sepolto a Messina. Era entrato nella casa di Pedara nel 1932 e vi aveva frequentato il ginnasio. Nel 1936 era passato a S. Gregorio per il noviziato e l’anno dopo aveva emesso i voti religiosi. Dopo lo studio della filosofia era andato tirocinante a Palermo S. Chiara per un anno e due a Cibali. Aveva studiato teologia a Pedara e a Cibali, mentre insegnava e studiava all’università. Continua cosi anche dopo l’ordinazione. È a Randazzo, Filippini e qui nel 1955 si laurea. Tolto un breve periodo di consigliere e catechista, sarà sempre insegnate e assistente nelle varie case, gli ultimi trent’anni al S. Luigi di Messina. Un vero salesiano, autentico figlio di Don Bosco. Insegnante di lettere: competente, preparato, sempre meticoloso nelle sue esposizioni. Riservato, delicato, sensibile e attento ai bisogni di tutti ci dava sempre un grande esempio di preghiera e di vita interiore. Timido, ma sopratutto umile non amava primeggiare. Vivace e brillante nei rapporti personali lasciava in tutti una traccia dei suoi consigli e dei suoi apprezzamenti. SA NG IO R GI Sac . Vincenzo n. a Cammarata (AG) il 1° ottobre 1919; prof. a S. Gregorio (CT) il 2 settembre 1938; sac. a Catania il 15 giugno 1947; † a Riesi il 7 febbraio 2008. Sepolto a Cammarata (AG).

Era entrato nell’aspirantato di Pedara nel 1935 e vi aveva frequentato il corso ginnasiale. Nel 1937 era passato a S. Gregorio per il noviziato, che aveva concluso con la professione religiosa. Nei tre anni successivi era rimasto a S. Gregorio a studiare filosofia e poi era andato chierico tirocinante a Modica e al S. Luigi di Messina. La teologia la fece un po’ qua e un po’ là. Ordinato sacerdote due anni a Palermo e quattro anni a Modica lo terranno impegnato con la scuola: consigliere e insegnante. Per il resto della sua vita sarà inserito nell’Oratorio e nella parrocchia, anche se a Modica continua qualche altro anno di scuola. Caltanissetta e Riesi, eccetto due anni a S. Cataldo, due al S. Luigi di Palermo, due a Nesima di Catania, saranno i due luoghi del suo lunghissimo apostolato nell’oratorio e nella parrocchia. Allegro, entusiasta, non era mai fermo. Permettetemi questo ricordo personale. Nel 1970 si riaprì Caltanissetta Don Bosco come aspirandato. Io credo che molto merito, se non tutto, della sua apertura sia di Don Sangiorgi. Mi trovavo a Caltanissetta, nelle vacanze del secondo anno di teologia. Oltre a scaricare i camion del materiale che arrivava dalla chiusura della casa di Agrigento, ogni giovedì avevo l’impegno di accompagnare Don Sangiorgi, sotto un sole cocente, presso tutti paesini del centro Sicilia: Cammarata, S. Giovanni Gemini, Resuttano, Mussomeli, Favara, Sommatino, Ravanusa, ecc. ecc per parlare con i parroci e distribuire manifestini relativi all’apertura della nuova casa. I frutti, con l’aiuto di Dio e degli altri confratelli, si chiamano Enzo Volpe, Paolo Terrana e altri. Rinnoviamo le condoglianze e gli assicuriamo preghiere per lui e per la mamma a Don Lorenzo Anastasi. La Signora Nicoletta Gallo, alla bella età di 101 anni, è andata a ricevere il premio della sua bontà e generosità. Il Signore moltiplichi queste mamme. D o n S al v at o re S p i ta l e Segretario ispettoriale


Don Giovanni Cravotta (1942-2006), salesiano sacerdote, ha illuminato il panorama teologico e pedagogico della Chiesa italiana con il suo profondo e acribico impegno di “Catecheta di professione”. Questa raccolta di contributi, in sua memoria, rende omaggio alla sua persona e riconosce, al contempo, il grande merito di “Maestro di Catechetica” in una Scuola da lui iniziata, presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina. Il Centro di Pedagogia Religiosa “Giovanni Cravotta” è sorto nel 1972, in seno all’Ispettoria Salesiana di Sicilia, come Centro Catechistico Salesiano. Attualmente, oltre a svolgere le funzioni istituzionali di Centro universitario di ricerca, all’interno dell’Istituto Teologico “San Tommaso”, il Centro di Pedagogia Religiosa promuove attività di intervento metodologico-catechetico a favore delle Chiese di Sicilia e di Calabria, collaborando anche a livello internazionale (Africa e Madagascar) alla riflessione pedagogico-religiosa e catechetica.

La scoperta del testo siriaco delle Omelie battesimali e mistagogiche da parte di Alfonso Mingana nel 1932, ha dato indubbiamente nuovo slancio alle attività di ricerca e di comprensione della teologia di Teodoro di Mopsuestia. Il suo paziente e originale lavoro di traduzione in lingua inglese prima. e la riproduzione fotostatica del manoscritto Mingana Syr 561 con traduzione francese dopo a cura di Tonneau e Devreesse, hanno fortemente contribuito a rivisitare e rivalutare la dottrina cristologica di questo vescovo del V secolo. Con il presente lavoro ho voluto offrire una traduzione italiana completa in un unico volume delle Omelie battesimali e mistagogiche, al fine di rendere a tutti accessibile per mezzo di una diffusione capillare, ciò che fino a qualche tempo addietro era considerato "campo di indagine" esclusivo per gli specialisti del settore. Mi sono accostato alla traduzione francese delle Omelie nella duplice veste di catecheta e di appassionato delle opere dei padri e di scrittori ecclesiastici [...]. Chi legge deve essere messo nelle condizioni quasi di ascoltare "al vivo" il fonema di termini tipo: "congiunzione", "associazione", "catastasi", "uomo assunto", così cari al nostro autore e che ne riflettono il contenuto omiletico originale, senza pensare a possibili confronti intratestuali. Anzi si desidera proiettare a ritroso il lettore, rendendolo quasi coevo di quell'assemblea di uditori presenti all'insegnamento teologico-catechetico del vescovo di Mopsuestia (dalla Presentazione dell'autore).


Messina-S. Tommaso: Spe Salvi - Presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI.

Catania-Cibali: Presentazione della Strenna 2008.

Modica (RG): Don G. Ruta alla presentazione del libro “Sulle ali della croce”.

Taormina (ME): Don E. Biuso e l’equipe del restauro dei quadri “Storie della Vergine”.

Roma-Pisana: Il Card. T. Bertone presiede l’Eucarestia solenne di S. Giuseppe, 15 marzo 2008.

Notiziario_marzo_2008  

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