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Sommario Editoriale

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Messaggio dell’Ispettore»

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Messaggio del Rettor Maggiore Bicentenario della nascita di D. Bosco Formazione

Pastorale Giovanile

Animazione Vocazionale

Animazione Missionaria/VIS Associazioni

Comunicazione Sociale

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Direttore Responsabile

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Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

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Famiglia Salesiana

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Guardando altrove

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Dalle case salesiane

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Da ricordare

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gura u a e n io z a d e La R ua! Buona Pasq

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Felice Bongiorno

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Luigi Calapaj Angelo Grasso Domenico Luvarà Calogero Montanti Giuseppe Ruta

Collaboratori

Vittorio Castiglione Andrea Strano

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

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In copertina Elaborazione grafica della foto di M. Notario. Particolare della tela della Risurrezione di Cristo. Cappella Pinardi, Valdocco-Torino.


Editoriale «La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali» (EG, 276). Carissimi tutti, come ai partecipanti al Convegno della FS, tenutosi al San Tommaso il 14-15 febbraio di quest’anno bicentenario della nascita di Don Bosco, chiedo a voi tutti un minuto di vita, solo un minuto, cronometrato. Un attimo di silenzio per proiettarvi indietro nel tempo, duecento anni fa’, ai Becchi. Socchiusi gli occhi pensiamo a questo momento di grande attesa di tanto tempo fa’… appena un minuto. I n p r inc i p i o e r a la m a d r e Non cercate Don Bosco: non è ancora nato! Ma c’è la famiglia Bosco e c’è Margherita, una mamma in attesa di una creatura. Sarà maschio o femmina? E chi lo sa? Non esistono ancora le prove ginecologiche. Che sarà in futuro di lui o di lei? Che cosa farà di straordinario questa creatura… ? Si limiterà alla normalità o alla mediocrità? Una cosa è certa: nella famiglia Bosco c’è aria d’attesa… Particolarmente intenso è il dialogo di mamma Margherita con il piccolo che porta in grembo. Quante cose Ella gli dice, accarezzandolo, facendogli sentire tutto l’affetto e nutrendolo con il suo stesso sangue. Ed egli, ancora informe, avverte già i battiti del cuore della madre, gli umori del momento, quanto dice a papà Francesco, oppure ai fratelli Antonio e Giuseppe… Percepisce, Insieme

perfino, l’afflato semplice, umile e profondo della sua preghiera. Margherita è una donna di fede, di quella fede schietta e semplice, forte e generosa della gente di montagna. Dio è in cima a tutti i suoi pensieri e sempre sulle sue labbra sia nei momenti più belli, sia in quelli più critici della vita. Nel 1812 ha sposato Francesco Bosco, di anni 27, rimasto precocemente vedovo, con un figlio di tre anni, Antonio, e con la madre malata a carico. Nel 1813 è nato Giuseppe e nel 1815, Giuanin, Giovannino. Appena due anni dopo, il marito muore, colpito da una polmonite. Così la ventinovenne Margherita si trova ad affrontare da sola la conduzione della famiglia in un momento di grande carestia, ad assistere la madre di Francesco, a tirare su il “figlio adottivo” Antonio, e i più piccoli Giuseppe e Giovanni. Meno male che è un’educatrice sapiente, che sa armonizzare paternità e maternità, fermezza e dolcezza, vigilanza e fiducia, esigenza e pazienza. Ha il senso del concreto e insieme il senso della provvidenza divina. è catechista dei propri figli e interprete del loro progetto di vita. «Chi sa che non abbi a diventar prete» (MB I, 126): è l’unica della famiglia che profetizza autenticamente, secondo Dio, il sogno fatto da Giovannino a nove anni. Tenta in tutti i modi di mettere pace e armonia tra i figli così diversi per sensibilità e carattere e non sempre ci riesce. Asseconda Giovannino nelle tante imprese di animazione e apostolato tra i compagni. Accompagna con determinazione e discrezione il figlio fino all’ordinazione sacerdotale, pronunciando parole che rimarranno impresse nel cuore di Don Bosco per tutta la vita. Quando nel 1846 il suo Giovanni si ammala gravemente, Margherita lo assiste scoprendo quanto bene suo fi-

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glio fa ai giovani e quanto bene gli vogliono quei monelli raccolti per le strade. Accetta come volontà del Signore di lasciare i Becchi, figli e nipoti per seguire Don Bosco a Valdocco, trasformando l’Oratorio in una famiglia. L’origine della “buona notte” lo si deve a Lei (cfr. MO, ed. A. Giraudo, 172-173). «In lei poteva dirsi personificato l’Oratorio» (MB III, 376) – afferma in modo lapidario Don Lemoyne. E come aggiunge Don Angel, il decimo successore di Don Bosco, con Lei sono «poste le basi di quel clima che passerà alla storia come il clima di Valdocco». Per dieci anni vive e lavora tra i ragazzi, diventando per tutti “mamma Margherita”, fino alla morte, avvenuta il 25 novembre 1856, a 68 anni d’età. Appare in sogno qualche anno dopo a Don Bosco sussurrandogli qualcosa che ha il sapore di una promessa: «Ti aspetto, perché noi due dobbiamo stare sempre insieme» (MB V, 568). Una risonanza anticipatrice di quanto dirà il figlio ai suoi giovani al termine della sua esistenza: «Arrivederci in Paradiso! […] Di’ ai giovani che io li attendo tutti in Paradiso!» (MB XVIII, 533). È L e i c he h a f a t t o t u t t o Il mattino stesso in cui morì Mamma Margherita, Don Bosco si recò all’alba insieme a Giuseppe Buzzetti al santuario della Consolata per celebrare l’eucaristia in suffragio della mamma. In quell’occasione in lacrime, così pregò la Vergine SS.: «O pietosissima Vergine, io e i miei figliuoli siamo ora senza madre quaggiù: deh! siate Voi per lo innanzi in particolar modo la Madre mia e la Madre loro» (MB V, 566). Segue immediato il commento di Don Lemoyne: «Sembra che Maria SS. abbia esaudito le preghiere di lui, in modo tutto particolare, come lo dimostrarono i prodigiosi sviluppi dell’Oratorio». Il legame che Don Bosco ebbe con Mamma Margherita fu lo stesso e anche più intenso e più tenero di quello che nutrì con Maria SS. Ausiliatrice, conosciuta da tutti

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come la “Madonna di Don Bosco”. Sembra essere un unico affetto di predilezione di Colei che mamma Margherita gli insegnò a salutare tre volte al giorno (cfr. MO, ed. A. Giraudo, 62; MB I, 124) e di affidamento che la mamma terrena fece alla Mamma del Cielo al momento della nascita, come Don Bosco ebbe a confidare nelle Memorie dell’Oratorio: «La sera prima della partenza [in seminario] mi chiamò in disparte, e mi disse queste profonde parole: - Giovanni, tu hai vestito l’abito del sacerdote. Io provo tutta la consolazione che una madre può provare per la buona riuscita di un figlio. […] Quando sei nato ti ho consacrato alla Madonna. Quando hai cominciato gli studi ti ho raccomandato di voler sempre bene a questa nostra Madre. Ora ti raccomando di essere tutto suo, Giovanni. Ama quei compagni che vogliono bene alla Madonna. E se diventerai sacerdote, diffondi attorno a te l’amore alla Madonna. Quando terminò queste parole, mia madre era commossa. Io piangevo. Le risposi: - Madre, vi ringrazio di tutto quello che avete fatto per me. Queste parole non le dimenticherò mai. Le porterò con me come un tesoro per tutta la vita» (MO, ed. A. Giraudo, 103-104). Nell’intera esistenza di Don Bosco, l’Ausiliatrice è stata presente e potente, tanto da fargli esclamare: «È Lei che ha fatto tutto» (cfr. MB XVI, 292293)… «Ella gusta tanto di prestarci aiuto!» (MB XVI, 269). Non è secondario pensare che il BicenInsieme


tenario della nascita di Don Bosco coincida con il Bicentenario della «definizione della data del 24 maggio come celebrazione in onore di Maria Ausiliatrice. Questa fu deliberata con decreto del Papa Pio VII, nel 1816, per rendere grazie alla Madre di Dio per la sua liberazione dalla cattività, stabilendo appunto la festa di Maria Ausiliatrice il 24 maggio, data del suo rientro a Roma» (Strenna 2015). Tanto forte è il legame tra Maria SS. e Don Bosco. D on Bo sco e g li al bori di Pasq ua Visiteremo in questo anno di grazia i luoghi salesiani. Saliremo ai Becchi, ambiente delle origini e della nascita, sosteremo presso la Cappella Pinardi, spazio da cui ha preso avvio quel vortice familiare e missionario che ha coinvolto il mondo. La Cappella Pinardi, luogo della preghiera di Don Bosco con i suoi ragazzi, inaugurato quel mattino di Pasqua, 12 aprile 1846, dopo aver a lungo vagabondato da un posto all’altro, continuamente sfrattati. La Cappella Pinardi, per tanti anni, luogo della convivialità di Don Bosco con i suoi figli e con i tanti ospiti che desideravano un contatto con il prete dei giovani e sedere per alcuni istanti alla sua mensa frugale ed intima. La Cappella Pinardi, luogo dell’Eucaristia, in ricordo della canonizzazione di Don Bosco avvenuta a Roma, il 1 aprile 1934, giorno di Pasqua.

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Il Cristo Risorto che campeggia il fondo della Cappella presiede a questo inno alla vita e al dono di Don Bosco alla Chiesa e all’umanità. Intreccio di gioie e di dolori, di speranze e di angosce, dove è ancora possibile attingere forza ed energia per andare avanti per comprendere «a suo tempo» e gioire infinitamente, dopo il crogiolo delle prove della vita. In questo anno bicentenario possono mancare tante cose, ma non deve assolutamente venir meno lo stupore, la meraviglia e la lode per quanto è accaduto da duecento anni e ancora oggi esercita tutto il suo fascino di semplicità, di piccolezza, d’umiltà… Chiediamo al Signore per ciascuno di noi questo dono. Il resto verrà da sé. Penso che sia questo il migliore modo per augurarci, in questo anno di grazia, una Buona e Santa Pasqua 2015! do n Pi p po Ru ta

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Il Rettor Maggiore alla Fam. Salesiana

La parola del Rettor Maggiore

Il futuro del carisma nella nostra Famiglia Salesiana S f i d e p r e s e n t i e f ut ur e Oltre a quello che ho potuto comunicare nella Buona Notte del primo giorno e nell’omelia conclusiva di mattina, vorrei presentarvi, e tramite voi ai diversi gruppi della nostra Famiglia, ciò che in questo momento e in prospettiva dei prossimi anni considero siano le grandi sfide oppure i pilastri che ci daranno la certezza della fedeltà che attende Dio per il bene della missione a noi affidata. Lo svolgo in 6 domande che mi sembrano essenziali . 1. Il n os tr o D N A d e v e r im a n e r e q u e ll o d i Don B osc o c ent ra to in G esù Credo veramente, fratelli e sorelle, che il futuro del Carisma di Don Bosco passa, in primo luogo, giustamente per l’unico modo possibile, la nostra fedeltà a Don Bosco e al carisma che ha incarnato, perché la fedeltà a Don Bosco è e sarà fedeltà allo Spirito Santo che lo ha suscitato per il bene dell’umanità e della Chiesa. E perché questa fedeltà allo Spirito ci porta all’unico importante: la centralità di Gesù nella nostra vita personale e come Famiglia Salesiana. Tutti noi, tutta la nostra Famiglia Salesiana, questo grande albero che ha l’unico tronco comune nel quale la linfa del carisma di Don Bosco scorre, come si afferma nelle nostre Costituzioni, Progetto di Vita, Direttori ... (come chiamiamo i nostri documenti), che Don Bosco è il nostro Padre, il Padre della Famiglia Salesiana e un dono, da parte nostra, a tutta la Chiesa e al mondo. È per questo che la fedeltà a Don Bosco, è dire la sua lettura della vita, della missione, dell’evangelizzazione e della salvezza dei giovani che è garanzia di futuro del carisma salesiano. Necessitiamo per questo motivo, di continuare a seguire Don Bosco conoscendolo sempre più, per Amarlo sempre più (perché ciò che non si conosce non si ama), per poterlo imitare meglio in ciò che è essenziale e con tutta la novità e la profezia che dobbia-

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mo avere in questi tempi moderni di ogni momento storico, di ogni epoca. Don Bosco è il nostro grande patrimonio, di tutti e di ciascuno dei membri della nostra Famiglia Salesiana (perché è patrimonio della Chiesa). E l’identità di tutta la nostra famiglia e di ciascuno dei suoi gruppi (e dei singoli membri) diventa più forte quanto più forte è il riconoscimento della paternità di Don Bosco in tutti. Non abbiamo bisogno come gli adolescenti nella loro evoluzione personale di separarci, prendendo le distanze dai genitori per rafforzare la propria identità. La nostra identità è più grande, più chiara e più solida quanto più è chiara e manifesta la paternità spirituale di Don Bosco per tutti, per ciascuno e ciascuna. E questo non ha nulla a che fare con il pericolo di autoreferenzialità di cui parla il Papa Francesco in EG28. Noi non siamo né saremo un ‘gruppo di eletti che guardano se stessi’, ma una Famiglia Religiosa che vuole vivere una forte sequela di Gesù (Discepolato), con un profondo senso di appartenenza e di comunione alla Chiesa universale e alle Chiese locali, sempre con una chiara identità carismatica, con la specificità del proprio carisma (come Dono dello Spirito Santo alla Chiesa). 2 . L a p r e d i l ez i o n e c a ri s m a ti c a p e r i g i o v a n i , s pe ci a l me n t e i pi ù p o ve ri Questa è la nostra seconda grande sicurezza nel futuro del carisma salesiano. I giovani, specialmente i più poveri, abbandonati ed esclusi. La Missione Salesiana, in tutta la nostra Insieme


Famiglia Salesiana, ha in un modo o nell’altro, in tutti i suoi rami la caratteristica di questa opzione preferenziale. Essi sono i destinatari della Missione. Ciò che conviene sottolineare, per essere fedeli al Carisma di Don Bosco, è che sono i destinatari che determinano il tipo di attività e di opere per mezzo delle quali si rende concreta ed efficace la nostra Missione (cfr. Csdb 1,2,14,21; Cfma 1,6,65; PVA 2,2b; ADMA,2; VDB 6; DS 17,c,d; CihscJM,23;). La nostra fedeltà a Dio e ai giovani ci chiede di essere attenti alle necessità dell’ambiente e della Chiesa, sensibili ai segni dei tempi. E l’educazione e l’evangelizzazione di molti giovani, soprattutto fra i più poveri, ci muovono a raggiungerli nel loro ambiente e a incoraggiarli nel loro stile di vita servendoli nel modo migliore per il loro bene. Questa apertura ha dato origine, nella Congregazione, nell’Istituto delle FMA e negli altri gruppi, ad una infinità di attività e di opere straordinariamente varie ed ammirevoli. Siamo sicuri che per mezzo loro, i giovani e fra di loro i più poveri, Dio ci parla e ci attende in essi. Come indicavo nel Discorso di Chiusura del CG27, “oso chiedere che con il ‘coraggio, maturità e molta preghiera’ che ci mandano ai giovani più esclusi, vediamo in ogni Ispettoria di rivedere dove dobbiamo rimanere, dove dobbiamo andare e da dove possiamo andarcene… Col loro clamore e il loro grido di dolore i giovani più bisognosi ci interpellano” (Discorso programmatico finale 3.5). In questo senso credo, sorelle e fratelli, che il Signore ci invita tutti nella nostra famiglia salesiana a essere valenti, a non sentirci soddisfatti credendo che la missione presente sia quella di custodire quello che gli altri hanno costruito nel passato. La nostra fedeltà al Signore ed ai giovani oggi ci chiede audacia, lì dove è necessaria. 3 . P e r la fe d e l tà a l c a r is m a : S e m p r e e v a ng e liz z a tori d ei giova ni e de lle giov ani. La predilezione per i giovani più poveri espressa precedentemente è totalmente insufficiente nella totalità del nostro carisma Insieme

salesiano e nella nostra Famiglia se non diventa efficace mediante una educazione integrale che comprende, come elemento indispensabile, l’evangelizzazione: “Educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell’uomo, orientato a Cristo, uomo perfetto (cfr GS 41)”. “Come Don Bosco, siamo chiamati, tutti e in ogni occasione, a essere educatori alla fede” (Csdb 6,7,20 34; Cfma 5,26,66,75...; PVA 9.1;9.3; ADMA 2; VDB 6; DS 16; CihscJM 5). Di fatto, a modo di illuminazione sulla preoccupazione che la dimensione evangelizzatrice ha nella nostra Famiglia e nella maggior parte dei suoi membri, posso offrire come mostra la preoccupazione della Congregazione Salesiana dedicando già nel CGXXIII dell’anno 1990 alla Educazione dei giovani alla Fede, o all’impegno delle nostre sorelle FMA anche nel loro ultimo CGXXIII per “Essere oggi con i giovani casa che evangelizza”, dall’ottica del discepolato che narra l’esperienza di Fede, ascoltando ciò che Dio dice oggi, aperti ai cambi necessari per rimettersi in cammino (con i giovani), fino al coraggio di osare insieme gesti profetici 4 . L a c o nd i v i s i on e d e l lo s p i r i to e d e l l a m i s si o n e di D o n B o sco n el l a F a mi g l i a S al es ia n a e co n i Lai ci . Sappiamo che uno degli elementi fondamentali del Concilio Vaticano II fu, e continua ad essere, il modello teologico della Chiesa come ‘Popolo di Dio’, valorizzando così la consacrazione battesimale, propria di ogni cristiano. Questo diventa realtà, nella nostra Famiglia, per mezzo della ‘comunione e condivisione nello spirito e nella missione di Don Bosco’. Questo spirito del Concilio noi lo viviamo in questa realtà che è la nostra Famiglia religiosa espressa come famiglia di cui all’articolo 1 della Carta della Famiglia Salesiana, “Con umile e gioiosa gratitudine riconosciamo che Don Bosco, per iniziativa di Dio e la materna mediazione di Maria, diede inizio nella Chiesa ad un’originale esperienza di vita evangelica. Lo Spirito plasmò in lui un cuore abita-

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to da un grande amore per Dio e per i fratelli, in particolare i piccoli e i poveri, e lo rese in tal modo Padre e Maestro di una moltitudine di giovani, nonché Fondatore di una vasta Famiglia spirituale ed apostolica”. [...] A questa realtà di famiglia aggiungo l’urgenza della missione condivisa con i laici. Naturalmente questo appello è inevitabile per noi (consacrati e consacrate e nella nostra famiglia). Come ho detto ai miei fratelli SDB alla fine del CG27 “la missione condivisa con i laici non è più opzionale -caso mai qualcuno lo pensasse ancora- ed è così perché la missione salesiana nel mondo attuale ce lo richiede insistentemente...., la riflessione su questa missione, il processo di conversione da parte nostra è irrinunciabile” (Discorso di chiusura del R.M.,3.7). 5. La d im ensi o ne m issi o nar ia de ll a no st ra Fa m i g li a c om e g a r a nz ia d i F e d e lt à e A ut e n ticità al ca risma d i Don B osco La dimensione missionaria è stata da sempre una priorità fin dall’inizio della Congregazione Salesiana e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Pur con la scarsità di personale e tra le difficoltà degli inizi, Don Bosco volle inviare i Salesiani e le FMA più idonei ‘all’altra estremità’ del mondo, in Patagonia. Il Concilio Vaticano II, rinnovando l’impegno missionario della Chiesa, ne sottolineò, in primo luogo, il profondo significato teologico: “Inviata per mandato divino alle genti per essere ‘sacramento universale di salvezza’, la Chiesa, rispondendo a un tempo alle esigenze più profonde della sua cattolicità ed all’ordine specifico del suo fondatore, si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini” (AG 1). Lo sviluppo del grande albero della nostra Famiglia ha fatto sì che alcuni dei suoi rami più giovani hanno anche un forte carattere missionario ad gentes, in piena sintonia con il cuore di Don Bosco. Sempre progetti, allo stesso tempo distinti eppure identici in fondo, perché nascono dalla medesima identità carismatica: un bell’esempio nella nostra famiglia di fedeltà creativa a Don Bosco e al suo Carisma,

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ma la sfída per il futuro ci incalza. 6 . No n i l po t e r e e l a f or z a , m a i l s e r v iz i o u mi l e Concludo esprimendo alla nostra Famiglia Salesiana quello che, in questo momento qualifico come un’intuizione che risuona nel mio cuore, che va maturando ed entrando in dialogo con i dati, le realtà viste e conosciute, le informazioni ... [...] La nostra forza è di vivere una vera vita di comunione e di fraternità che sia più evangelica in modo da essere più interpellante, attraente di per sé, e la nostra comunione nel servizio, all’interno di ciascuna delle nostre istituzioni o gruppi, e nella nostra stessa Famiglia parlerà da sé stessa. Volendo terminare con l’appello del Papa, credo che la sua chiamata alla conversione all’umiltà di essere una chiesa (e Famiglia Salesiana dico io) che accoglie sempre, che testimonia la misericordia e la tenerezza del Signore, che porta la consolazione di Dio alle donne ed agli uomini, non ci lasci indifferenti, così come la chiamata ad essere Chiesa povera e dei poveri. E il suo invito a vivere nella gioia, con profonda gioia fino ad essere in grado di svegliare il mondo è una sfida meravigliosa che ci anima e ci lancia in avanti nella missione affidata. E nelle parole scritte come titolo alla lettera d’indizione del bicentenario della nascita di Don Bosco, questa fedeltà carismatica è garantita se mettiamo le nostre energie e la nostra vita nell’ “Appartenere di più a Dio, di più ai fratelli e alle sorelle, di più ai giovani”. Insieme


Messaggio dell’Ispettore

Lettera ai giovani confratelli Catania, 2 febbraio 2015

Carissimi Giovani Confratelli, un saluto cordiale a ciascuno di voi, con l’augurio di un Buon Anno, segnato dalla ricorrenza del Bicentenario della Nascita di Don Bosco e dall’indizione dell’Anno della Vita consacrata. Dopo alcuni mesi dal nostro incontro di verifica a seguito delle attività estive al Tabor (Sant’Alfio, 3-4 settembre), vengo a concretizzare quanto avevo in animo di fare da tempo e che ho avuto modo di socializzare con qualcuno: scrivere una lettera a voi giovani confratelli della nostra Ispettoria, a voi che vivete la formazione cosiddetta “iniziale” e i primi anni della vostra esperienza salesiana e presbiterale. Mi rivolgo a voi, in quanto giovani, che esprimete le vostre migliori energie e cercate di vivere al massimo la bellezza della vostra età e le primizie della vostra vocazione, contagiando quanti vi incontrano con il vostro entusiasmo e la vostra gioia di vivere. Indirizzo questa lettera a voi, in quanto confratelli, a cui guardiamo con speranza nonostante tutto, con cui condividiamo e a cui consegniamo in modo graduale e deciso il carisma di Don Bosco e la missione salesiana in terra di Sicilia. Spero che possiamo lasciarvi in eredità il meglio di quanto hanno saputo esprimere tante generazioni di confratelli con la loro vita, le parole, i gesti e tanti sacrifici. E’ nostro impegno affidarvi una comunità ispettoriale bella, trasparente e generosa, forte di appartenere a Dio, alla Congregazione e ai giovani, così come ci ha esortato il Rettor Maggiore con la sua prima lettera. U n ’ o p p o r t un i tà p r e z i os a d a v a l o r i zz a r e «Noi siamo stati liberati come un uccello dal laccio dei cacciatori: il laccio si è spezzato e noi siamo scampati» (Sal 123,7). È questa la citazione salmica che risuona più o meno esplicitamente quando finisce il Insieme

periodo della formazione iniziale e soprattutto quando si lascia una casa di formazione. Si prova, infatti, un senso di liberazione che ha del positivo perché siamo chiamati alla missione, ma anche che ci fa correre il rischio di non valorizzare quest’opportunità “provvidenziale” considerandola un periodo da consumare subito e rimuovere al più presto possibile. Senza mitizzare un ambiente e gli stadi del percorso formativo, s’impone per ciascuno di noi una verifica del tempo che si vive e dello spazio che si abita. E’ vero che non tutto dipende da noi; ma qualcosa dipende in modo particolare da ciascuno. Distinguere è quanto mai sapiente e opportuno; cogliere la differenza di quanto spetta a noi e quanto spetta agli altri è quanto mai importante. Per lo meno ci evita di sovraccaricarci di responsabilità, ma anche di scaricare sempre e dovunque sugli altri quanto capita. Magari lamentandoci. Per non arrivare troppo tardi e tirare considerazioni affrettate e istintive, permettetemi paternamente di proporvi qualche riflessione. La formazione “iniziale” può apparire immediatamente tempo inutile e tempo da accorciare: per noi salesiani, si dice, ciò che più importa è stare in mezzo ai giovani, lavorare con loro, faticare per loro. Anche la Strenna 2015 ce lo ricorda. C’è del vero in questa affermazione se non fosse per il senso delle proporzioni tra le dimensioni della vita salesiana che consiste nell’armonia e nel dosaggio sapiente di vari ingredienti importanti: preghiera, riflessione personale, confronto con la guida spirituale, studio, vita fraterna, lavoro apostolico tra i giovani… Direbbe Qoelet “ogni cosa a suo tempo” e “c’è tempo per ogni cosa”. Ogni fase della formazione mette insieme tutti questi aspetti, anche se con tempi e modalità differenti: ad es. non è lo stesso il tempo dedicato allo studio durante il post-noviziato e durante la preparazione al presbiterato rispetto al tirocinio: ma questa dimensione non può mancare anche nel tirocinio che si contraddistin-

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gue per l’immersione nell’esperienza educativa e pastorale salesiana. Un pericolo va superato ed è quello della frenesia del “fare” tanto e dell’“agire” in fretta (è questo forse il nostro peccato “originale”), a scapito della profondità, delle motivazioni e delle finalità da considerare e tenere sempre presenti. Vi invito ad osservare le proporzioni nella vita di Gesù di Nazareth e nell’esperienza di Don Bosco. Prima della missione pubblica per il Cristo e prima di occuparsi dell’Oratorio per il nostro Fondatore, c’è stato un periodo congruo di preparazione e di predisposizione del cuore: si pensi agli anni della vita nascosta a Nazareth appena intuibile e tracciata nei vangeli di Matteo e Luca, e il periodo trascorso prima nel Seminario di Chieri e poi nel Convitto ecclesiastico di Torino, su consiglio di Don Cafasso, suo Direttore spirituale, così come ricordato e motivato nelle Memorie dell’Oratorio. La formazione è necessaria con i suoi tempi, i suoi luoghi e le sue variabili e non è mai completa ma permanente e continua con modalità, ritmi e spazi differenti: ecco perché, nella sua missione pubblica e durante la sua vita tra i ragazzi, sia il Cristo, sia Don Bosco trovavano il tempo, di giorno e spesso di notte, per momenti privilegiati di “formazione”, ad esempio, di intimità con Dio, sentivano l’esigenza di sottrarsi all’attività per riflettere sul suo senso e sul suo scopo. Specchiandoci nei vangeli e nella biografia di Don Bosco, noi troveremo le coordinate per vivere e rinforzare la grazia di unità e il primato di Dio, per saper discernere l’essenziale ed evitare la dissipazione, per mettere ogni cosa a suo posto e in ordine di precedenza. Si tratta di conciliare e armonizzare l’attende tibi (il prendersi cura di sé) e la salus animarum (la passione dello spendersi per gli altri), il da mihi animas (che costituisce il programma di vita di Don Bosco) e le tante cose che passano in second’ordine (il coetera tolle) rispetto a quanto è veramente essenziale e prioritario. Per non rimanere sul generale e a partire da questo quadro di riferimento vi propongo alcune considerazioni. Vi indico innanzitutto le tre tentazioni più ricorrenti, alle quali, cedendo, si va in-

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contro a delle situazioni improduttive e nocive. La formazione “fai da te” è quel senso di autosufficienza che prima o poi si può impadronire di noi, quando pretendiamo di bastare a noi stessi, rinunciando a confrontarci con gli altri, in particolare con chi Dio mette sulla nostra strada come guida e amico dell’anima. Si tratta di un misto di pretesa e presunzione che in nome di una legittima autonomia esperimentiamo come indipendenza, rifiutando ogni relazione d’aiuto oppure, il più delle volte, prendiamo le distanze da quanto non coincide ai nostri gusti e alle nostre vedute. Basti prendere ad esempio Don Bosco che nella sua esistenza ebbe una linea di continuità fino al termine della vita per ciò che riguarda la direzione spirituale e la confessione: prima Don Calosso, poi Don Cafasso; dopo la morte di lui, Don Grozio e, infine, Don Giacomelli. La formazione “per gli altri” è una seconda tentazione, che prende in vario modo tutti: consiste nel considerare tutti gli appelli e stimoli formativi o riferiti agli altri e non a noi stessi, oppure assimilabili superficialmente e assumibili in modo esclusivamente funzionale ai giovani, alle persone che incontriamo e ai confratelli. Capita che quando ascoltiamo la Parola di Dio o il Vangelo, quando siamo a contatto con gli orientamenti della nostra regola di vita e gli imperativi del carisma salesiano, pensiamo a tradurli per gli altri senza metabolizzare quanto riceviamo e riferendo ad altri quanto dovremmo riferire innanzitutto a noi. Rischiamo di chiedere agli altri quanto non siamo riusciti ad accogliere e interiorizzare, finendo per essere più “venditori ambulanti” che “testimoni” di un’esperienza di fede e di carisma. La formazione “a tempo determinato” è la terza tentazione che vede il percorso formativo come un segmento chiuso da lasciarsi alle spalle e non come un processo continuo verso una maturità mai pienamente raggiunta, verso quanto il Signore desidera che perseguiamo nella nostra vita, fino all’ultimo respiro. Non scatta dentro di noi quella molla che ci spinge ad essere più esigenti Insieme


con noi stessi, a non fermarci, a non considerarci completi, ma sempre e comunque in cammino. Non facciamo nostra quella sana inquietudine che caratterizza le persone che vogliono osare di più e non fermarsi nel cammino della vita e della santità. Permettetemi, inoltre, che vi sottoponga alcuni effetti indesiderati che ho colto in questi anni e in questi mesi e che sono il frutto del confronto con diversi di voi. Pur non menzionando particolari e nomi, mi servo di alcune confidenze e ringrazio di quanto mi avete comunicato. Nella formazione ciò che più conta è la ricerca motivazionale continua, il “perché” più del “cosa” o del “come”. Senza questa spinta interiore, tutto diventa formale e non si va in profondità. Capita di tacere e di sorvolare aspetti importanti e di impuntarsi, invece, su elementi che sono di superficie e molto secondari. Si sottovalutano alcune dinamiche (ad esempio emotive ed affettive) e si sopravvalutano altre che non sono poi così importanti e fondamentali che esigono solo un’osservanza esteriore (orari, maniere…). Particolarmente in alcune fasi (tirocinio e quinquennio dopo l’ordinazione presbiterale per i confratelli sacerdoti e dopo la professione perpetua per i confratelli coadiutori) si manifesta un senso di solitudine o di ricercato isolamento e indipendenza, con la conseguente ricerca di relazioni al di fuori del contesto comunitario, registrando anche un deficit di accompagnamento spirituale o perché procurato dalla comunità locale o ispettoriale, oppure perché indesiderato o glissato dal giovane confratello. Sembra di essere messi nella centrifuga delle attività e nel “vortice” delle tante cose da fare, considerati come tappabuchi e manovali, anziché come confratelli da accogliere e accompagnare, chiamati ad dare un contributo originale alla vita e alla missione della comunità. Ciò che preoccupa maggiormente è che, una volta individuato il disagio o il limite, non si ponga mano a migliorare. Ad esempio, tra il primo e il secondo anno di tirocinio o di quinquennio, occorrerebbe almeno avviare il recupero di ciò che risulta difettoso o che Insieme

si è tralasciato. Non è possibile, ad esempio, che in modo ricorrente il giovane confratello non abbia la possibilità di partecipare all’eucaristia quotidiana. Si potrà allora tollerare qualche volta, ma non certo per un secondo anno. Per noi salesiani è essenziale il valore della fraternità e della condivisione (Cost. art. 49). Non è possibile che a partire dalla formazione iniziale prendano “forma” confratelli eroi solitari, battitori liberi, “cani sciolti” che non esprimano insieme agli altri sdb il vangelo della vita consacrata e la corresponsabilità della missione. Non tutto dipende da voi: il ruolo del Direttore è determinante per accompagnare giovani confratelli e salesiani tutti ad essere “un cuor solo ed un’anima sola” e per consentire alle risorse di tutti di convergere verso intenti educativi e pastorali unitari. La nuova sensibilità che nasce dall’evento conciliare e dal cammino di congregazione (cfr. in special modo i CG 24-27) deve poter trovare in tutti i confratelli, specialmente i giovani, il senso della corresponsabilità con i laici e, in particolare, con i membri della Famiglia Salesiana, assimilando, interiorizzando ed esprimendo con fedeltà e creatività i contenuti della Carta d’identità della Famiglia Salesiana. Considerando tutto ciò, c’è da domandarsi quali saranno gli esiti formativi. L’esperienza dice che non sono per nulla scontati e pertanto imprevedibili: abbiamo visto giovani capaci che avevano tante risorse e che a parere dei formatori promettevano bene, tornare indietro e smarrirsi. Abbiamo constatato, invece, giovani confratelli meno dotati ma umili e fiduciosi nella grazia del Signore e negli aiuti formativi, che hanno superato tante difficoltà e continuano a fare un mondo di bene. Nulla è determinato e scontato, ma è sotto il dominio della grazia di Dio e il gioco delle libertà. Ecco perché, una volta tanto conviene girare il cannocchiale e, dopo aver guardato attorno, in alto e in basso, è necessario che ognuno si guardi interiormente per scoprire il lavorio dello Spirito dentro. Quante fatiche Egli deve affrontare per plasmarci e renderci quello che siamo: “segni dell’amore di

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Dio per i giovani” (Cost. art. 2) come Don Bosco con i giovani e per i giovani. All’inizio del mio servizio come Ispettore, pensavo al numero esiguo dei giovani confratelli e al gettito annuale di circa due novizi all’anno. Mi rammaricavo un po’; adesso non più. Benedico e ringrazio il Signore, per ciascuno di voi, come un dono unico, prezioso e irripetibile, mentre considero il fatto che alcuni di voi, circa il 40%, non proviene dai nostri ambienti sdb, segno che Dio non si è stancato di noi e continua a benedirci nonostante le nostre infedeltà e limiti, che l’Ausiliatrice non smette di venirci in soccorso e che Don Bosco è vivo e presente in mezzo a noi, generando ancora energie nuove per la nostra Comunità ispettoriale, la Congregazione e la Famiglia Salesiana. Nell’augurio che queste riflessioni possano diventare oggetto e motivo di dialogo tra di noi, vi lascio con le illuminanti parole di Papa Francesco: «Mi rivolgo soprattutto a voi giovani. Siete il presente perché già vivete attivamente in seno ai vostri Istituti, offrendo un contributo determinante con la freschezza e la generosità della vostra scelta. Nello stesso tempo ne siete il futuro perché presto sarete chiamati a prendere nelle vostre mani la guida dell’animazione, della formazione, del servizio, della missione. Questo Anno vi vedrà protagonisti nel dialogo con la generazione che è davanti a voi. In fraterna comunione potrete arricchirvi della sua esperienza e sapienza, e nello stesso tempo potrete riproporre ad essa l’idealità che ha conosciuto al suo inizio, offrire lo slancio e la freschezza del vostro entusiasmo, così da elaborare insieme modi nuovi di vivere il Vangelo e risposte sempre più adeguate alle esigenze di testimonianza e di annuncio» (Lettera Apostolica del Santo Padre Francesco a tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, 28.11.2014). Con questi sentimenti e con affetto di padre, mi scuso per la lunghezza della lettera e mi dichiaro disponibile all’ascolto, mentre vi saluto e vi abbraccio nel Signore Verifica di fine estate 2014 e suggerimenti pe r l a p ro s s i m a 2 0 1 5

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Queste sono le osservazioni e le proposte emerse nell’incontro dei giovani confratelli al Tabor (Sant’Alfio) al termine del periodo estivo. Sono state raccolte e sintetizzate da Domenico Muscherà e integrate dall’Ispettore, d’intesa con il Vicario ispettoriale e il Delegato della PG.

O s s e r v a z i o n i in p osit ivo È bene comunicare entro la fine di aprile i luoghi in cui i giovani confratelli svolgeranno l’attività estiva per poter pianificare per tempo l’esperienza con la comunità e l’oratorio. È consigliabile individuare, ferma restando la responsabilità del Direttore della Casa, un salesiano presente concretamente e fattivamente nell’attività estiva che affianchi il giovane confratello e sia disponibile a guidare e/o condividerne l’esperienza. È opportuno considerare le necessità, le caratteristiche e le aspettative del giovane confratello, dialogando previamente, prima di scegliere l’esperienza estiva a cui destinarlo, affinché risulti effettivamente significativa al suo percorso formativo. Le comunità locali presentino una proposta formativa estiva per il giovane confratello (attese, requisiti e competenze, ambiti di azione…) così da poter aiutare il discernimento da parte del Vicario ispettoriale e la preparazione da parte del giovane confratello. Cose d a e vita re Inviare per l’esperienza estiva là dove è presente un numero eccessivo di forze e dove tutto è già determinato e pianificato. (in modo assoluto) Destinare per l’esperienza estiva là dove non è presente una comunità salesiana. Prop osta p er la p ross ima e sta te Fare un’esperienza di apostolato estivo di 7/10 gg. (oratorio, evangelizzazione, animazione di strada), non legata ad un’opera salesiana e in zona di frontiera, condiviso da un gruppo di giovani confratelli (coloro per i quali si ritiene opportuno e che aderiscono alla proposta) e da giovani animatori dei nostri ambienti. È bene programmare con gli interessati l’esperienza durante l’anno. Si preveda di lasciare liberi da altri impegni coloro che parteciperanno all’iniziativa. Insieme


Bicentenario della nascita di Don Bosco

Celebrazione civile nazionale

Torino 24 gennaio 2015 Con l’inizio del 2015 si è entrati di fatto nel cuore del Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione Salesiana. La ricorrenza verrà ricordata con numerosi eventi in tutto il mondo e in alcuni particolari momenti sul territorio italiano. L’avvio nazionale del bicentenario verrà celebrato in due giorni Il 23 gennaio attraverso la presentazione del musical: “Giova(n)ni d’Oggi”, uno spettacolo che narra l’avventura di quattro giovani che, dal futuro, decidono di “tornare” indietro nel tempo per recuperare un oggetto misterioso, andato perduto durante un viaggio. I giovani finiranno nella Torino del-

l’Ottocento e conosceranno Don Bosco, un incontro che cambierà le loro vite e le vite del mondo giovanile. Il 24 gennaio 2015 a Torino si terrà la Commemorazione Civile Nazionale del Santo, che si articolerà in due momenti:

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- il primo, la Celebrazione della Santa Messa per il Bicentenario della nascita di Don Bosco a partire dalle ore 10.30 presso la Basilica di Maria Ausiliatrice, aperto a tutti. Nel corso della funzione religiosa, presieduta da don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore e decimo successore di Don Bosco, e con la presenza di suor Yvonne Reungoat, Madre generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, si venereranno le reliquie del Santo, alla presenza della Famiglia salesiana con i suoi Consigli provinciali di tutta Italia ed i superiori generali. La cerimonia sarà accompagnata dalla Corale di Lanzo. - il secondo, la Celebrazione Civile Nazionale in ricordo di Don Bosco nello spettacolo-evento “Un amore moderno da 200 anni”, a partire dalle ore 15 presso il Teatro Regio, alla presenza delle più alte cariche istituzionali, civili e religiose. Un momento di festa, che si configura come un ringraziamento per quanti hanno continuato e continuano a far vivere un progetto educativo che perdura a duecento anni di distanza dalla nascita del santo sociale dei giovani. Si tratta di un evento finalizzato a coinvolgere non solo la Comunità Salesiana, ma anche tutti coloro che a vario titolo rappresentano un legame con le radici storiche e religiose di luoghi e situazioni inerenti la presenza di

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Don Bosco sul territorio nazionale. Nella nostra Regione infatti, l’opera salesiana ha avuto le sue origini e il suo più grande sviluppo, fino ad espandersi in 132 Paesi nel Mondo. Lo spettacolo-evento “Un amore moderno da 200 anni”, in linea con le indicazioni del Rettor Maggiore, si prefigge di presentare l’attualità del messaggio di don Bosco. Filo conduttore dell’evento un Geolocalizzatore, icona della domanda che spesso gli adulti si fanno: “Dove sono i giovani?” ma che nell’evento verrà ribaltata in “Dove sono gli adulti per i giovani?”. L’evento è stato pensato su tre fondamenta: 1) Il coinvolgimento vero di giovani, formati gratuitamente in una tre giorni di full immersion di teatro corale. Saliranno sul palco e faranno da collante tra i vari passaggi. 2) Una provocazione rivolta al mondo degli adulti, attraverso un percorso che presenta cinque dimensioni del carisma di don Bosco affidate a cinque artisti che, insieme ai giovani, attualizzeranno le tematiche per i presenti in sala, ossia per degli adulti che possono decidere del futuro dei giovani: dai rappresentanti della famiglia salesiana, alle rappresentanze del mondo politico, civile, economico e culturale. 3) Un’iniziativa che vada oltre il singolo eve n t o e ch e po s s a r i s p o n der e al m o me nt o presente, ovvero la creazione di una rete di partner imprenditoriali o istituzionali che riesca, oggi limitatamente al Piemonte e alla Valle d’Aosta, a realizzare il sogno di far na-

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scere 200 nuovi posti di lavoro per i giovani, uno per ogni anno passato dalla nascita del Santo. Un’idea che si vuole lanciare in quel giorno, ma che ha già incontrato il consenso ed il supporto dell’ assessorato all’Istruzione, Lavoro, Formazione professionale della Regione Piemonte, Confindustria Piemonte e altre categorie di settore. Il momento clou del pomeriggio sarà l’intervista del Direttore de La Stampa Mario Calabresi al Rettore Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime. Le Cinque Dimensioni del Carisma Salesiano saranno evocate da personaggi prestigiosi provenienti da mondi differenti che si esibiranno sul palcoscenico o dialogheranno nel parterre con il conduttore e direttore artistico dell’evento: sogno e futuro, lavoro e dignità, scuola ed educazione, oratorio e tempo libero, arte e creatività.

O rd i n az i o ne p r es b i te r al e d i d o n Cr i s t i a n S c u d e r i

La comunità salesiana “San Tommaso” di Messina e la famiglia Scuderi, annunciano con gioia l’ordinazione di don Cristian per le mani di S. E. Mons. Calogero La Piana, arcivescovo metropolita di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela. L’ordinazione sarà celebrata presso la Chiesa Madre “Maria SS. Annunziata” di Calatabiano il 1° maggio 2015 alle 17,30. Insieme


L’eredità di tanti generosi confratelli

Lo scorso 2 febbraio, in occasione della 19ª Giornata Mondiale della vita consacrata, presso la casa Salesiana “San Tommaso” di Messina si è tenuto l’incontro dei confratelli del “decennio” ovvero di coloro che ancora devono festeggiare il decimo anniversario di sacerdozio. Si sono uniti i 2 diaconi Cristian ed Enzo ed i nostri fratelli coadiutori. Dopo il saluto introduttivo del nostro amato vicario ispettoriale don Lillo, prende la parola il Sig. Ispettore don Pippo. Rivolge ai presenti calde parole di ringraziamento, in quanto giovani, che esprimiamo le nostre migliori energie e cerchiamo di vivere al massimo la bellezza della nostra età e le primizie della nostra vocazione, contagiando quanti incontriamo con il nostro entusiasmo e la nostra gioia di vivere. Con queste fraterne parole apre il suo intervento: «Mi rivolgo a voi in quanto confratelli, a cui guardiamo con speranza nonostante tutto, con cui condividiamo e a cui consegniamo in modo graduale e deciso il carisma di Don Bosco e la missione salesiana in terra di Sicilia. Spero che possiamo lasciarvi in eredità il meglio di

quanto hanno saputo esprimere tante generazioni di confratelli con la loro vita, le parole, i gesti e tanti sacrifici. È nostro impegno affidarvi una comunità ispettoriale bella, trasparente e generosa, forte di appartenere a Dio, alla Congregazione ed ai giovani». Al termine di questo intervento si è tenuto un dibattito molto partecipato ed un confronto schietto a 360 gradi sulla situazione generale dell’Ispettoria sicula. Dopo pranzo, riuniti in piccoli gruppi, ha avuto luogo una semplice ma efficace condivisione di alcuni aspetti della nostra vita: la dimensione sacramentale ad intra e ad extra (esperienza della confessione e dell’eucaristia); le gioie e le difficoltà incontrate nella vita comunitaria; i successi e le difficoltà pastorali. La giornata si conclude con la partecipazione alla Celebrazione Eucaristica in Cattedrale presieduta da Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela ed Archimandrita del SS. Salvatore. don V. Sciacchitano

Inizio del prenoviziato alla Salette

Una nuova esperienza... Salve! siamo Alessio e Antonio, i due ragazzi che dal 1° Febbraio hanno cominciato il cammino del Prenoviziato, all’Oratorio della Salette di Catania. A detta nostra siamo felici di cominciare questa nuova esperienza della nostra vita in una compagnia più vicina a Cristo. Ecco quindi in poche parole chi siamo: Io sono Alessio, vengo da Messina, ed ho frequentato da grande l’Oratorio San Matteo di Giostra, nel quale ho vissuto tante esperienze, da quelle formative a quella di festa e di famiglia e di affetto Salesiano, gra-

Insieme

zie alla comunità, i giovani e i cooperatori. In oratorio ho sperimentato la gioia di stare in cortile e “vivere” con quei ragazzi un po’ più scalmanati, con cui nel corso degli anni ho costruito dei bei rapporti, che spero continueranno nonostante la lontananza. Dei sei anni trascorsi li, solo nell’ultimo, quello del

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FORMAZIONE

Incontro confratelli del decennio


FORMAZIONE

servizio civile, ho avuto modo di capire più a fondo il pensiero della mia vocazione al Signore, essendo guidato nel mio cammino dalla mia guida spirituale. Detto ciò eccomi qua a Catania per capire sempre di più a cosa sono chiamato. Mi chiamo Antonio, ho 24 anni e sono nato a Modica in una bella famiglia di cui sono il primo di tre figli. Già dall’asilo ho iniziato a conoscere il Signore e il mondo salesiano frequentando le FMA vicine alla mia parrocchia di appartenenza, San Giovanni Evangelista. Ho frequentato le scuole di Modica Alta fino alla scuola media e ho conseguito il diploma di Geometra. In seguito ho intrapreso gli studi universitari presso la Facoltà di Agraria di Catania nella quale sto frequentando l’ultimo anno di laurea Magistrale. Nel corso degli anni ho maturato un bel rapporto con il Signore, dapprima in parrocchia e da circa sette anni anche all’oratorio San Domanico Savio di Modica Alta, nel quale ho conosciuto ancora più da vicino la figura di Don Bosco e la spiritualità salesiana.Raccontando quindi del primo Febbraio non c’è moltissimo da dire; poco

prima della celebrazione avevamo partecipato allo spettacolo “Intervista a Don Bosco” realizzato da alcuni ragazzi e giovani dell’oratorio sperimentando al meglio l’emotività del momento, entrambi eravamo emozionati e nella celebrazione dei vespri, presieduta dall’Ispettore don Pippo Ruta, insieme ad alcuni giovani e alla comunità ci siamo affidati a Maria e a Don Bosco. L’ispettore ci ha confortati, invitandoci a coltivare questo sogno ed essere fiduciosi nel Signore, consegnandoci la lettera in cui ci confermava Prenovizi. Finita la celebrazione e dopo gli abbracci e gli auguri dei presenti, siamo saliti in refettorio per la cena, dove il nostro stimatissimo economo don Cultrera per festeggiare, ci ha preparato e (comprato) tanti manicaretti e piccola pasticceria. Insieme alla comunità erano presenti anche don Domenico Luvarà, incaricato della Pastorale Giovanile e il vicario ispettoriale, don Lillo Montanti, che hanno condiviso con noi la giornata e la gioia del momento. Alessio e Antonio

Colle San Rizzo

Esercizi Spirituali Direttori e Direttrici Colle S. Rizzo, 1-7 marzo 2015

Nella comunicazione congiunta dell’Ispettrice FMA e dell’Ispettore SDB, indirizzata alle Direttrici e ai Direttori, così veniva sintetizzato il senso e l’obiettivo di questa esperienza: “nel contesto del Bicentenario della nascita di don Bosco, i due Consigli ispettoriali hanno fatto la scelta di pensare agli Esercizi dei Direttori SDB e delle Direttrici FMA, insieme. È un’esperienza che oltre a favorire la conoscenza, potrà aiutarci a pensarci come famiglia che segue Cristo alla maniera di Don Bosco e sperimenta la comunione e la corresponsabilità nella missione”..

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Interessante la condivisione al termine dell’ultimo giorno, non prevista nella programmazione iniziale, ma maturata in modo informale, che si è rivelata molto opportuna per cogliere, nella semplicità e in un clima di confidenza e di libertà, la ricchezza dell’esperienza sul piano individuale e comunitario. Molteplici gli stati d’animo, le attese, gli interrogativi con cui vari dei presenti hanno manifestato di essere venuti a questi esercizi spirituali. Forse anche perché erano parecchi anni da quando non si ripeteva una simile esperienza. Nella comunicazione fatta da molti, sia FMA che SDB, è risultata assolutamente positiva l’esperienza nel suo insieInsieme


esperienza di comunione che ha aiutato a destrutturarci e a ripensarci insieme” non solo episodicamente, ma auspicando momenti ed esperienze che rendano più visibile e testimoniante l’essere unica “famiglia salesiana”. È stata “un’opportunità che può aiutarci a mettere insieme le forze per una missione condivisa”. È stata una bella esperienza, vissuta in un contesto di serietà, di silenzio, di servizio tra persone che vogliono incontrare ed essere incontrate dal Signore. Un’ esperienza che vuole incidere anche nell’esercizio dell’animazione e del governo. Determinante l’apporto della predicazione affidata per le meditazioni bibliche a sr. Maria Ko, FMA cinese, biblista, e a d. Giuseppe Buccellato per i temi di spiritualità “boschiana” (vedi scheda “Schema generale e temi EE SS”). Sia per i contenuti che per lo stile e le modalità di presentazione soInsieme

no stati apprezzati e seguiti con attenzione e tanto interesse. Il desiderio di dare continuità a quanto si è vissuto ha suscitato anche proposte più particolari da riprendere nelle sedi opportune. In sintesi si può dire con verità che gli intenti della proposta indicati da Ispettrice e Ispettore siano stati ampiamente raggiunti. Il penultimo giorno era stata prevista, dietro proposta del Coordinatore provinciale, la consegna del “Progetto di Vita Apostolica” dei Salesiani Cooperatori, alle Direttrici e ai Direttori. Dopo la celebrazione dei Vespri e dopo alcune opportune parole di presentazione da parte prima dell’Ispettore e successivamente del Coordinatore Provinciale, si è proceduto alla consegna del Progetto, accompagnata da canti a d. Bosco. Un momento questo che ha reso più ampia e intensa la consapevolezza e la gioia di appartenere e di condividere il dono e la corresponsabilità della eredità carismatica di d. Bosco.

FORMAZIONE

me e da rinnovare, anche “senza attendere il prossimo centenario”… In modo più articolato le ragioni sull’esito positivo dell’esperienza sono emerse con alta convergenza: su tutte, l’aria di famiglia e di reciproca accoglienza che si è respirata dopo il primo impatto, favorita anche da piccoli gesti, come per esempio la scelta di cambiare i posti a tavola. “Abbiamo fatto

d on L i l l o M on t a n t i Colle San Rizzo: EE. SS. Direttori SDB e Direttrici FMA, foto di gruppo.

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PASTORALE GIOVANILE

Esperienze Ispettoriali

Diario di Bordo della PG

«Miei carissimi figliuoli in Gesù Cristo… Un solo è il mio desiderio; quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità». In questi primi mesi del 2015 mi sono recato diverse volte a Roma, per impegni nazionali legati alla pastorale giovanile o all’animazione vocazionale, e la città capitolina, a dire il vero, detiene un suo fascino ed è sempre bello ritornarvi e respirare un’aria di mondialità. Ma, oltre l’ammirazione per la città eterna, c’è l’Istituto Salesiano “Sacro Cuore”, sede degli uffici del CNOS, che non è meno attraente per un figlio di Don Bosco; esso, infatti, favorisce il contatto con i “luoghi santi” salesiani: la magnifica Basilica dedicata al Sacro Cuore costruita da Don Bosco e le “Camerette di Don Bosco”, oggi “Museo”, dove sono conservati gli oggetti utilizzati dal santo durante la sua ultima permanenza romana. Sono in molti ad affermare che in questi luoghi si respira aria di casa, di storie familiari, di affetti… e, personalmente, posso confermare che è proprio così! Ogni volta che metto piede al “Sacro Cuore” non posso fare a meno di una visita in Basilica, sostare davanti all’altare di Maria Ausiliatrice e ricordare l’ultima Santa Messa celebrata in quel luogo da Don Bosco il 16 maggio 1887; oppure visitare le camerette, anche solo per un minuto, e ricordare la famosa lettera, scritta il 10 maggio 1884. E proprio con l’incipit di questa lettera che ho

Roma - S. Cuore: Cameretta di Don Bosco.

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voluto dare inizio al Diario di Bordo. Chi conosce Don Bosco non può fare a meno di conoscere il contenuto di questa lettera, definita il “poema educativo” del santo educatore piemontese; le sue dodici paginette costituiscono «il documento più limpido ed essenziale della pedagogia di Don Bosco, uno dei più significativi della pedagogia cristiana» (Pietro Braido). Fin dalle prime battute del testo, Don Bosco manifesta la sua tenerezza paterna (miei carissimi figliuoli) verso i giovani e rivela un forte desiderio (vedervi felici) finalizzato al bene dei ragazzi. Tenerezza paterna e forte desiderio di vedere felici i ragazzi dovrebbero essere gli atteggiamenti costanti dell’azione di ogni educatore, salesiano, di ogni uomo e donna che s’ispira al carisma di Don Bosco. Ognuno di noi dovrebbe far diventare sue le parole affettuose e paterne che Don Bosco rivolgeva ai suoi ragazzi! Bene! Il tempo scorre e, con il tempo pasquale, ci troviamo già a metà anno pastorale! A parte la rima che mi è venuta così, spontaneamente, passo ora sinteticamente in rassegna i diversi appuntamenti ispettoriali della Pastorale Giovanile (PG) che abbiamo vissuto in questi ultimi tre mesi. Nel mese di gennaio, esattamente dal 3 al 5, abbiamo vissuto la bella esperienza del Meeting Adolescenti, che ha coinvolto, all’Hotel Saracen di Palermo, circa 150 partecipanti. Se pur con un numero inferiore di

Roma - S. Cuore: Altare di M. Ausiliatrice.

Insieme


Insieme

l’Animazione Vocazionale Locale. Dal 20 al 22 febbraio la Comunità Proposta della Salette ha ospitato 6 giovani per il secondo incontro della proposta “Vieni e vedi”. I giovani provenivano tutti dalle case SDB e FMA. Ritorno nuovamente a Roma dal 24 al 26 febbraio per l’Ufficio Nazionale Vocazioni. In questo incontro abbiamo riflettuto a lungo sul lavoro da portare avanti in merito all’accompagnamento personale in chiave vocazionale. Nel mese di febbraio era previsto il secondo appuntamento della Consulta Regionale MGS ma, a motivo dell’esiguo numero di partecipanti, si è fatta la scelta di soprassedere all’incontro. Il mese di marzo ha visto coinvolti gli adolescenti e i giovani all’appuntamento annuale degli Esercizi Spirituali in preparazione alla Pasqua. Circa 70 Adolescenti sono stati coinvolti tra Alcamo (SDB) ed Alì Terme (FMA). Mentre una trentina di giovani, dal 20 al 22 marzo, si sono ritrovati presso l’Albergo Emmaus di Zafferana Etnea. Il tema degli Esercizi Spirituali è stato quello del messaggio di Quaresima 2015 di Papa Francesco: “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8). E dopo questa carrellata di presentazione delle iniziative ed attività ispettoriali, non mi resta che concludere esprimendo un augurio. Approfittando di quest’anno Bicentenario della nascita di Don Bosco, l’augurio che faccio ad ogni educatore/salesiano è quello di “ritornare” nei luoghi della memoria salesiana per respirare una boccata di aria ossigenata, capace di ridare entusiasmo e desiderio di “operare il bene” per i giovani di oggi, bisognosi (forse più di ieri) di adulti «cristiani valorosi ma normali» (Strenna 2015), capaci di camminare al loro fianco, salesianamente, e di far sperimentare loro la tenerezza di Dio, come Don Bosco. Infine, auspico che la nostra azione pastorale, oltre che portare la bella e gioiosa notizia e trasmettere l’amore di Dio soprattutto ai giovani, sia quella di insegnare loro ad essere felici nel tempo e nell’eternità. d o n D o m e n i c o L u v ar à

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PASTORALE GIOVANILE

partecipanti rispetto agli anni passati, il Meeting, che ha affrontato il tema “Continua la tua missione”, si è rivelato di grande interesse da parte degli adolescenti. Per l’approfondimento di questo evento, vi rimando all’articolo che troverete nelle pagine seguenti. Dal 7 all’8 gennaio mi sono recato a Roma per l’incontro con i delegati di PG; il lavoro si è concentrato prevalentemente sugli eventi del Bicentenario che si svolgeranno a Torino nei mesi da giugno ad agosto. Dal 10 all’11 gennaio abbiamo vissuto ad Alcamo il secondo incontro di GR Discernimento con la partecipazione di 9 giovani. Il 17-18 gennaio a San Gregorio di Catania si è tenuto il terzo incontro di Scuola di Mondialità, coordinato dal comitato del VIS Sicilia. Il 24-25 gennaio abbiamo vissuto il secondo appuntamento del GR Ado: un gruppo ad Alcamo e un altro gruppo ad Alì Terme (FMA). Degli itinerari GR e Scuola di Mondialità troverete tre articoli di approfondimento scritti dagli stessi partecipanti. Il mese di febbraio è stato un susseguirsi d’incontri ispettoriali e nazionali. Dal 2 all’8 febbraio sono stato a Roma per una serie di appuntamenti: dicastero di PG, coordinamento nazionale di PG/SCS/Parrocchia-Oratorio, incontro congiunto con le consigliere FMA di PG e la Consulta nazionale del Movimento Giovanile Salesiano. Dal 9 al 12 ho partecipato al XIV Convegno Nazionale di PG; troverete nelle pagini seguenti un articolo dettagliato di questo evento promosso dalla CEI. Il 16 febbraio abbiamo vissuto il secondo incontro dei responsabili di Oratorio e Parroci; secondo il programma stabilito all’inizio dell’anno, ai confratelli e ai collaboratori laici di questi settori sono state offerte due testimonianze della Comunità Educativa Pastorale (CEP): Don Mazzeo per la CEP della Salette (CT) e Don Riggi per quella di Giostra (ME); hanno esposto la loro esperienza concreta e i processi che sono stati attivati nel locale per far recepire sempre più l’importanza e la validità della CEP. Inoltre, il sottoscritto ha consegnato il progetto “Messis multa…” e presentato la CEP dal punto di vista del-


PASTORALE GIOVANILE

Meeting adolescenti 2015

“Io sono una Missione sulla terra”

“Io sono una Missione su questa Terra”! Questa frase di Papa Francesco è stata ricorrente durante i tre giorni vissuti dai circa 150 ragazzi provenienti dalle realtà salesiane di Sicilia per l’ormai immancabile appuntamento del Meeting Adolescenti, che quest’anno si è svolto all’Hotel Saracen di Palermo dal 3 al 5 Gennaio 2015. Una frase ricca e piena di responsabilità, coraggio e impegno, che, per un animatore salesiano, trova fondamento nella fede e nel servizio. Il dono della fede è stato trasmesso inizialmente agli apostoli, che poi si sono rivelati essere il tramite tra noi e Cristo. Lui chiama a sé quelli che voleva, perché tutto sta nella sua volontà: è il vasaio che decide la forma e il contenuto del vaso. Gesù ci chiede di imparare sempre un nuovo modo di vivere, di pensare, di agire, di amare. Don Bosco ha capito proprio questo dedicandosi interamente fino all’ultimo respiro per i suoi giovani. La missione di ciascuno di noi ha il suo inizio con il Sacramento del Battesimo: vero inizio della storia tra ognuno di noi e Dio. Proprio i quattro simboli del Battesimo restano indelebili per ciascun cristiano, per vari motivi. La veste bianca perché è il simbolo dell’uomo nuovo creato da Dio e in lui c’è la vita nuova.

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L’olio crismale che viene consacrato dal Vescovo, rappresenta il dono dello Spirito Santo: segno della forza che ci dona Cristo affinché abbiamo una fede forte per renderci capaci di scelte coraggiose. L’acqua perché dona vita nuova: la vita di Figlio di Dio. L’acqua purifica, toglie le macchie, e nel Battesimo perdona i peccati, rende puri i cuori. La luce è il segno di Cristo Risorto che noi riceviamo per essere, a nostra volta, luce per il mondo. La fede è come una fiamma che illumina e riscalda. Per poter capire meglio come tutto ciò possa essere attuato attraverso un servizio responsabile agli altri, vari ospiti sono intervenuti. L’ispettore dei salesiani, Don Giuseppe Ruta e l’ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Sr. Anna Razionale, hanno tenuto una lectio sulla figura di Filippo e del suo incontro con l’eunuco, per poi riprendere tale nel momento centrale della Celebrazione Eucaristica. Seguire una missione prevede di avere una guida capace di insegnare, così da poter proseguire la propria strada con Gioia. Così, anche Don Bosco ha incontrato figure paterne che lo hanno assistito nella sua missione di raggiungere ogni ragazzo. Quindi, Marco Pappalardo, docente di Lettere e Salesiano Cooperatore, con tre semplici domande ha conquistato l’attenzione dei ragazzi chiedendo: “Avete un sogno? Siete felici? Siete innamorati? Amate voi stessi e gli altri. Sognate: perché i sogni non si tengono chiusi nel cassetto”. Tutto parte da ciò. Dalla capacità di sapersi prendere cura degli altri, partendo dalle minime cose di ogni giorno, fino a chinarsi per sollevare qualcuno: il gesto d’amore più grande, così come descritto nella parabola del buon samaritano. Un altro Salesiano Cooperatore, Vincenzo Cascino, ha mostrato ai ragazzi come ha trasformato il suo lavoro in un servizio di assistenza in ambiente sanitario attraverso la clownterapia. Siamo invitati, seguendo la Insieme


“Vai Avanti. Coraggio. Non temere. Segui Gesù”. Ai piedi di Gesù Eucaristia ogni ragazzo ha potuto poggiare un foglietto su una rete come a volerGli dire “Insieme a Te voglio portare avanti la missione che Tu mi hai affidato; sulla Tua parola getterò le reti”. A conclusione di questo momento, era nell’aria tra tutti che quella sera l’ospite d’onore fosse stato Gesù. I ragazzi sono tornati nelle loro città di provenienza con la consapevolezza che la “missione” a cui si è chiamati va vissuta pienamente, nella sua toS. Manzella talità, seguendo Gesù, vera fonte di ogni missione, che non si è ancora stancato dell’umanità e continua a chiamare nuovi operai.

G. Bruno

G iuli a, Ros ar io e Seby

Animazione vocazionale

GR ADO: nulla d’aggiungere, n u l l a d a t o g l i er e !

Salve a tutti, noi siamo i ragazzi dell’oratorio “San Domenico Savio” appartenenti alla parrocchia “Maria SS. del Carmelo” in Bagheria. Siamo stati invitati a scrivere le nostre risonanze riguardo l’itinerario GR ADO vissuto ad Alcamo nel mese di Gennaio. Unanimi siamo nel dire che è stata un’esperienza bellissima, ricca di crescita verso un modello di adolescenza più matura percorsa sulle orme di Don Bosco. Sono incontri che ti fanno crescere, rivolti alla piena conoscenza del nostro amico più grande: Gesù. A difInsieme

ferenza di chi è un po’ “veterano” di queste esperienze, per alcuni di noi è stata la prima volta, per altri è stata la seconda. Infatti, il nostro oratorio è giovane e in particolare, è “tenero” il gruppo adolescenti di quest’oratorio, poiché questo è un’esclusiva della nostra parrocchia: a Bagheria, infatti, siamo l’unico oratorio di stampo salesiano. Adesso, però, lasciamo che ognuno di noi possa esprimere il proprio personale pensiero. “Penso che ogni GR ADO ha un suo scopo e un suo obiettivo di crescita. Il GR ADO che ho fatto mi ha portato a riflettere

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PASTORALE GIOVANILE

scia di Don Bosco, a dire “io ci sto” e seguirlo nella sua missione. Un momento vissuto intensamente da ogni ragazzo è stato quello dell’AdoraR. Papale zione Eucaristica animata dalla JBand, una band del trapanese composta da nove musicisti, che ritrovandosi per caso, hanno capito quale fosse la loro missione: evangelizzare attraverso la musica. Tra canti e video, ogni ragazzo sentiva sussurrare le parole


PASTORALE GIOVANILE

su molte cose, ma soprattutto a crescere; mi ha riempito il cuore e sono tornata a casa soddisfatta di ciò che ho fatto in quei due giorni, giorni che per me non sono affatto pesanti, anzi sono giorni di cui ringrazio Dio e il mio oratorio che hanno permesso a noi ragazzi di averli. Concludo dicendo che il GR mi sta aiutando a crescere nella fede e come animatore” (Francesca). “L’esperienza vissuta nei giorni 24 e 25 gennaio insieme ai miei compagni di avventure e di vita è stata una delle più significative della mia vita. Ho vissuto momenti intensi e di preghiera che mi hanno fatto conoscere nuove persone. Parole e persone che mi hanno fatto crescere e che porterò nel mio zaino per tutta la vita” (Luisa). “Sono contenta di aver partecipato al GR ADO e di aver conosciuto altra gente. Questo GR mi ha lasciato tanto: lezioni di vita, amicizie, risate e tanto altro. Ringrazio Gesù perché mi ha permesso di conservare nel mio cuore un’esperienza del genere. Questi sono momenti della tua vita che ti aiutano a crescere, che ti fanno capire che la vita è fatta di piccole cose, emozioni, sentimenti, e che il modo migliore di viverla è seguendo gli insegnamenti di Gesù” (Alessia). “Questo è stato il mio primo GR ADO. In passato avevo già fatto esperienze del genere e, infatti, una cosa così mi era già familiare. Nessuna cosa potrà mai essere comparata a questa. I momenti di condivisione e le lezioni tenute dal caro don Domenico sono stati certo le parti più belle del weekend. Certo, il culmine è stato durante la profonda Adorazione Eucaristica: tutti noi ragazzi di fronte al Santissimo, davanti a Gesù,

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quell’amico che c’è sempre per noi e che è pronto a sostenerci sempre e a guidarci come solo un fratello maggiore farebbe. La consapevolezza maggiore verso l’importanza dei Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia mi ha fatto capire quanto la nostra vita e la nostra anima ha bisogno di Dio, quel Dio cui possiamo riporre tutta la fiducia che abbiamo e che ha fatto grande Don Bosco. Non vedo l’ora di poter rifare quest’esperienza (Gaetano). “Ogni GR ADO ha lo scopo di far crescere la persona spiritualmente. La mia presenza al secondo incontro di GR mi ha toccato profondamente il cuore, facendomi crescere spiritualmente e ciò mi ha fatto molto felice. Che altro dire, questo itinerario, a mio parere, è perfetto così, nulla d’aggiungere, nulla da togliere” (Giorgio). “Ero sicura che questa esperienza mi sarebbe piaciuta, però quando l’ho vissuta mi è piaciuta ancora di più… Sono veramente contenta di avervi partecipato. Fremo dal desiderio di poter rivivere ancora questi momenti perché mi aiutano a capire chi sono, come so relazionarmi con gli altri e, inoltre, accrescono il mio rapporto d’amicizia con Gesù” (Adriana). Possiamo, dunque, affermare con certezza che tutti noi siamo rimasti ammaliati dalla “melodia” di questa esperienza! L’Oratorio “S. Domenico Sa vi o” di B a ghe ri a Insieme


GR Discernimento: Per dire “si” alla propria vocazione

Alcamo: Secondo incontro GR.

Il percorso di crescita nella fede di ogni cristiano ha bisogno necessariamente di seguire un cammino, di avere degli stimoli esterni che permettano di poter affrontare un lavoro d’introspezione al fine di accrescere la propria fede con un unico obiettivo: la santità. La corsa per il Paradiso non è fatta solo di carità, proselitismo e frequenza dei Sacramenti, ma anche di saper riconoscere e compiere la volontà che Dio Padre ha per ognuno di noi. Ogni uomo ha un suo perché nel mondo; non è stato creato per vivere una vita in maniera inconcludente, compromessa da scelte casuali. La nascita di ogni essere vivente ha alle spalle un progetto piú alto del “famoso” destino: ciascuno di noi è stato pensato sin dall’eternità ed è frutto di un disegno d’Amore perfetto. Ognuno ha la sua chiamata, è protagonista di un progetto e non può essere sostituito da altri nel portare ad adempimento il proprio compito. Tuttavia, riuscire a comprendere qual è la nostra missione sulla terra non è semplice, forse perché siamo figli di una società alla ricerca continua di un piacere effimero, che non guarda oltre che non si concentra a pensare a “dopo la vita terrena”. Per questo motivo arriva il momento, nella vita di ogni cristiano autentico, in cui si decide di fermarsi, estraniarsi dalla baraonda che lo circonda e fare un viaggio dentro di sè, per ascoltare la voce del Insieme

Padre che lo chiama al Suo servizio. Il GR Discernimento è un percorso di fede idoneo ad accompagnare il giovane che decide di fare verità dentro di sé. Questo cammino ha durata di uno o più anni (dipende dal giovane che vive il suo discernimento) ed è fatto da incontri mensili della durata di due giorni ed è guidato da un’equipe composta da sacerdoti e membri della Famiglia Salesiana. Ruolo di ogni membro è quello di mostrare la bellezza della proria chiamata con tutte le sue sfaccettature; dare la possibilità al giovane che ha deciso di fare discernimento vero, di valutare ogni tipo di vocazione a cui può essere chiamato. Ogni ragazzo ha un desiderio nel cuore, ma a volte si ha paura che i propri desideri siano in conflitto con quelli di Dio, come se per seguirlo si deve rinunciare alle proprie aspirazioni. Il percorso del GR Discernimento offre la possibilità di trovare il coraggio di sentire la chiamata di Dio nella propria vita, senza avere paura di rinunciare alla propria felici-

Casa Tabor: Primo incontro GR.

tà, per rispondere “Sì” alla propria vocazione, qualsiasi essa sia. Si tratta di capire quale lettera d’amore al mondo ha deciso di scrivere Dio con la nostra vita, e per far ciò c’è bisogno d’ascolto e di discernimento. Margherita Tabita & Rossella Ferrara

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PASTORALE GIOVANILE

Animazione vocazionale


PASTORALE GIOVANILE

XIV Convegno Nazionale di PG

Il Cantiere e le Stelle

“Il cantiere e le stelle: pensiero e pratiche della progettazione educativa”. È stato questo il tema centrale del XIV Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile che quest’anno ha visto protagonista la città di Brindisi dal 9 e al 12 febbraio 2015. Come ogni anno, il soggetto indiscusso del convegno è stato: i Giovani e la loro Educazione. Il Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, don Michele Falabretti, ha dato il benvenuto ai 540 partecipanti presenti (Direttori di PG delle vari diocesi, religiosi e consacrati della PG e tutti i movimenti e associazioni che svolgono un ruolo nell’educazione dei giovani), ed ha introdotto esaurientemente quali fossero i termini concreti del progetto: l’ascolto, la cura e la dedizione ai giovani. Ascoltare i ragazzi vuol dire aiutarli a tracciare un percorso di vita sano e adatto alle loro qualità. Ogni ragazzo è un diamante prezioso e unico di cui bisogna prendersi cura. Non bisogna appiattire l’educazione da impartire, ma attraverso una forte dedizione bisogna adattarla ad ogni singolo ragazzo per renderla più efficace possibile. Lo stare in mezzo ai ragazzi e aiutarli a tracciare un cammino da percorrere implica la testimonianza al Vangelo, non con le parole ma con i gesti di ogni giorno. Tra i vari relatori, erano presenti: S.E. Mons. Paolo Giulietti, il Prof. Raffaele Mantegazza, il Prof. Francesco Miano e Don Paolo Asolan. Tanti gli argomenti trattati e tante le esperienze vissute, tutte con l’obiettivo di rispondere alle domande che la Pastorale Giovanile si pone ormai da decenni, ovvero: Chi sono i soggetti ai quali dobbiamo dedicare la nostra atten-

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zione? Dove dobbiamo incontrarli? Come vogliamo entrare in contatto con loro? Cosa dobbiamo progettare per il loro futuro? Professore di pedagogia interculturale presso l’università di Bicocca (MI), il Prof. Mantegazza parla ampiamente dei giovani, affascinando i partecipanti con la sua relazione; discute sull’importanza della parola “giovane” e come essa spesso venga utilizzata in maniera sterile e disinteressata, da essere quasi priva di referente reale. Prendendo spunto dal profeta Geremia (1,6) riflette sull’uso abitudinario di utilizzare la parola “giovane” come a voler indicare la mancanza, la non capacità o la non maturità di una persona. “Forse abbiamo «detto» troppe volte giovani e ci siamo dimenticati di agirli?” – È questa la domanda che Mantegazza rivolge ai presenti e sulla quale noi tutti dovremmo riflettere. Il convegno si è svolto, oserei dire, in un clima tutto giovanile. L’utilizzo di mezzi quali video, file multimediali, musica, canti e tutto ciò che viene quotidianamente utilizzato nel mondo giovanile, ha fatto si che i partecipanti potessero immergersi in pieno in quelli che sono ormai diventati i mezzi di comunicazione più utilizzati dalle nuove generazioni, comprendendo consapevolmente come si può comunicare con loro in maniera facile, veloce ma soprattutto efficace. Un convegno ricco di emozioni e di argomenti trattati in maniera meticolosa. Non sono mancati gli stimoli necessari per progettare una pastorale giovanile sempre più corrispondente alle esigenze dei destinatari della nostra missione. Alla chiusura del convegno, don Michele Falabretti ha presentato il progetto di Pastorale Giovanile in preparazione alla 31a Giornata Mondiale della Gioventù, evento che si celebrerà a Cracovia dal 25 al 31 luglio 2016. Ad un appuntamento così importante anche la Pastorale Giovanile Salesiana di Sicilia si preparerà per parteciparvi! d on D o m e n i c o L u v a r à Insieme


Scuola di mondialità

Terzo e quarto incontro: “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” Il percorso della Scuola di mondialità di quest’anno, giunto al quarto dei sei incontri previsti, punta a scuotere i suoi partecipanti facendoli riflettere su tematiche riguardanti il “Cibo”, in parallelo con il tema dell’Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia

Animazione Missionaria: Ragazzi del secondo incontro.

per la Vita”, che rappresenta un’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame, dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e a troppo cibo. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili e, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, sarà possibile trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse. Il terzo e il quarto incontro della Scuola di Mondialità, svoltisi presso la Casa Salesiana di San Gregorio di Catania, rispettivamente nei fine settimana del 17-18 gennaio e 7-8 febbraio, si sono caratterizzati per un equilibrato alternarsi di momenti interessanti e istruttivi di ascolto e confronto con i relatori, di volta in volta presenti, e momenti di riflessione sul tema del “Cibo” attraverso un approccio biblico. Nello specifico, durante l’incontro del mese di Gennaio, abbiamo avuto modo di Insieme

confrontarci, in un primo momento, con il Dott. Giuseppe Matarazzo, imprenditore agricolo siciliano che ci ha illustrato quali siano, sinteticamente, le logiche che governano il settore agricolo in Sicilia, tra tradizione e innovazione e quali ricadute abbiano le Direttive Europee in questo settore. In un secondo momento, abbiamo posto l’attenzione su alcune pagine bibliche riguardanti temi quali la fame e la povertà, interrogandoci, guidati dal nostro don Paolo Fichera, su quanto la Scrittura dica in merito. Il Signore si schiera chiaramente in favore dei poveri e degli affamati: “Egli è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati” (dal Salmo 146); “Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. […] Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione”. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.” (dal Vangelo secondo Luca). E noi, da quale parte stiamo? Durante il quarto incontro abbiamo affrontato, con l’aiuto di don Gianni Russo, direttore della Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia di Messina, il tema degli organismi geneticamente modificati (OGM), ponendo l’attenzione alle implicazioni bioetiche che portano con sé. L’approccio utilizzato è stato squisitamente dialettico, privo di aprioristiche prese di posizione a favore o contro gli OGM ma ricco di interessanti spunti di riflessione. Il giorno seguente, guidati dal nostro delegato VIS don Luigi Calapaj, abbiamo avuto modo di confrontarci sulla spiritualità dell’Eucaristia in relazione al mangiare e al creare comunità, partendo dall’analisi di alcune preghiere eucaristiche Ogni incontro è arricchito dal clima familiare e di autentica condivisione tipico dello stile salesiano, ma il momento in cui tutto trova senso e compimento resta il ritrovarsi insieme davanti alla Mensa del Signore per Celebrare con gioia l’Eucarestia. M ar t i n a M o n ca d a

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PASTORALE GIOVANILE

Animazione Missionaria/VIS


PASTORALE GIOVANILE

Casa Don Bosco EXPO 2015

Una casa abitata dai giovani

Iniziati i lavori del Padiglione della Famiglia Salesiana ad Expo Milano 2015. In questi mesi la voce circolava e se n’è parlato in diversi raduni nazionale e mondiali. Ma veder iniziare i lavori è altra cosa: è come un punto fermo, una certezza, un passo in avanti senza ritorno. Finalmente, dopo tante attese e rinvii, la ditta Rigamonti, che è la principale ditta costruttrice, è entrata in cantiere e ha iniziato i lavori. Detta così sembra facile, poche e semplici azioni: decidere, radunare gli operai, mettere in moto i mezzi e andare. Invece, si è partiti da lontano, mesi prima. Ai primi di agosto 2014 c’è stata la decisione del Rettor Maggiore di edificare un padiglione della Famiglia Salesiana. Solo il 24 settembre si è avuta la certezza della disponibilità di un terreno su cui poter costruire Casa Don Bosco. Finalmente il 1 dicembre è arrivata la firma del contratto, ma la consegna ufficiale del lotto edificabile è avvenuta solo il 7 gennaio 2015, con un sopralluogo delle controparti. A questo punto è stato possibile iniziare il corso per l’uso della piattaforma di scambio con l’organizzazione di Expo e poi avviare le pratiche di accreditamento delle persone e dei mezzi che sarebbero entrati in cantiere. E passo dopo passo siamo arrivati al punto da cui siamo partiti: il 4 febbraio il personale è entrato in cantiere e dopo aver verificato e pianificato gli ultimi preparativi sono iniziati i lavori… con un po’ di neve! Questo è quanto si vede nel primo video realizzato per mostrare i lavori in corso e per raccontare questo sogno che inizia a prendere forma.

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A ben vedere, c’è poco da vedere! Ma come ci insegna l’esperienza, la completezza arriva alla fine, al principio ci sono l’immaginazione, l’impegno, la costanza. Così è stato per Don Bosco, che ha iniziato a vedere l’Oratorio quando ancora non c’era, e a radunare giovani e ad avviare attività con la certezza che il Signore e la Madonna avrebbero trovato una casa per i suoi amati figli. Casa Don Bosco parlerà di questo: del santo educatore dei giovani, nato duecento anni fa; dell’amore e della dedizione per la loro educazione; della Famiglia Salesiana che da lui ha preso avvio e delle tante case nel mondo, che continuano la preziosa missione di formare buoni cristiani e onesti cittadini in terra, perché un giorno siano fortunati abitatori del cielo. Casa Don Bosco racconterà, ma vorrà anche mostrare e presentare i testimoni del sistema educativo da lui promosso, cioè di coloro che ne hanno beneficiato o che lo stanno vivendo in prima persona: educatori e giovani, ex-allievi/e, amici di Don Bosco, piccoli e grandi, tutti coloro che possono attestare la bontà del sistema educativo del santo educatore. Casa Don Bosco sarà uno spazio vivace e dinamico, abitato dai giovani, vera e meravigliosa energia di vita; una piccola casa ma capace di grande accoglienza e familiarità; e offrirà la possibilità di conoscere e approfondire quanto si sta cercando e di rispondere alle domande che sorgeranno. Casa Don Bosco non è solo lì: è ovunque c’è un’opera salesiana, ovunque ci sono membri della famiglia salesiana ed educatori che si dedicano ai giovani, ovunque si rende presente il sistema educativo di Don Bosco. Expo Milano 2015 raccoglie il mondo, lo stesso in cui è presente l’opera della Famiglia Salesiana. Vogliamo così dare onore, ma anche continuità e slancio, alla nostra missione tra i giovani. Da: http://volint.it/vis/ Insieme


Catania - San Gregorio

Il teatro educativo nella tradizione salesiana Procede la stagione teatrale organizzata dal CGS Arcobaleno dell’Oratorio salesiano di San Gregorio. Vi sono coinvolte le vicine Associazioni degli Oratori del San Francesco di Sales, di Barriera, del San Filippo Neri nuovo, dell’Oratorio de La Salette, dei giovani ex allievi di Pedara.

Il teatro è sempre stato, nella tradizione salesiana, una delle attività più importanti nell’azione educativa. Per questo siamo convinti che valga la pena insistere in questo nostro impegno e credere in questa attività che ci permette di aggregare ragazzi, giovani e adulti, e condividere con loro l’allegria salesiana, ma anche l’impegno, il senso di responsabilità, un’esperienza di gruppo fatta di rapporti umani autentici. In questo contesto coltiviamo e cerchiamo di rendere profondi e stabili i principi e i valori della nostra fede cristiana. Abbiamo fondata certezza, dalla testimonianza di tanti ex allievi, che a distanza di tanto tempo, queste esperienze hanno lasciato un segno indelebile nella loro storia personale. Siamo sicuri di essere sulla strada giusta perché è la strada che percorrono i giovani del nostro tempo. L’arte, la musica, il teatro rappresentano i linguaggi che parlano volentieri e con entusiasmo. Quei giovani sempre più intolleranti e in fuga da un mondo che sentono estraneo e avverso. Parlare il loro linguaggio, condividere i loro interessi e i loro sogni, essergli accanto in una ricerca di senso, essere per loro messaggeri della bontà di Dio è quello che ha Insieme

I n t e at r o “ e d u ca t i v o ” d i d o n B os c o Quando parliamo di “Protagonismo dei giovani” in campo educativo, non c’è miglior mezzo per dimostrarlo e renderlo concreto ed efficace che quello dell’esperienza teatrale. Educativo non è tanto il teatro “per”, quanto il teatro “dei” ragazzi e giovani, quello da loro ideato, interpretato e realizzato. Per Don Bosco non esisteva un “teatro per il teatro”... L’unico motivo del far teatro è quello di giovare all’educazione dei giovani che lo fanno. Lo stesso Don Bosco, in una preziosa conversazione avuta con don Barberis, così sintetizzava i vantaggi e il valore educativo del Teatrino: “Il Teatro, se le commedie sono ben scelte, 1. È scuola di moralità, di buon vivere sociale e, talora, di santità. 2. Sviluppa assai la mente di chi recita e gli dà disinvoltura. 3. Reca allegria ai giovani che vi pensano molti giorni prima e molti giorni dopo. L’allegria, svegliata da questi teatrini, decise alcuni a fermarsi in congregazione. 4. È uno dei mezzi potentissimi per occupare le menti. Quanti pensieri cattivi o cattivi discorsi allontana, richiamando ivi tutta l’attenzione e tutte le conversazioni! 5. Attira molti giovani nei nostri collegi, perché nelle vacanze i nostri allievi raccontano ai parenti, ai compagni, agli amici l’allegria delle nostre case”. (M.B. XIII, pp. 135-136).

fatto Don Bosco in ogni giorno della sua vita. È il compito che vogliamo ogni giorno di più svolgere con impegno e creatività. L i b e r i o A u gu s t a

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PASTORALE GIOVANILE

Associazione - CGS


PASTORALE GIOVANILE

Associazione - PGS

Catania ospita PGSFEST

Sarà Catania ad ospitare il 9 aprile 2015, PgsFest, manifestazione regionale di promozione sportiva organizzata nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Don Bosco.

PgsFest Catania, 9 aprile 2015

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ore 09.00 Accog li enza i n Pi azza D ant e : arrivo pullman, accrediti, distribuzione magliette, Poste Italiane point per an nullo filatelico, animazione,…

ore 10.00 Marci a p er D o n Bo sc o da P. Dante verso Oratorio S. M. Salette e da lì verso S. F. Neri (vecchio) attraversando il centro storico (Castello Ursino, Via Crociferi…). Due momenti celebrativi salesiani saranno previsti con breve soste davanti all’oratorio della “periferia” (Salette) e al primo oratorio (S. F. Neri) della Città.

I quartieri popolari della città etnea saranno colorati dalle Pgs provenienti dalle diverse province siciliane, per dar vita ad una grande festa dello sport. Il programma prevede una corsa/camminata per Don Bosco, la celebrazione eucaristica, il gioco-sport in piazza, le gare sportive. La partecipazione è aperta ai ragazzi degli oratori e delle scuole e a tutti i gruppi di famiglia salesiana. Tra le iniziative collaterali, saranno indetti dai comitati periferici alcuni quadrangolari di sport a squadre sotto la denominazione “Coppa Don Bosco”. Sabato 18 aprile, si terrà l’assemblea regionale con un convegno su progettualità, educazione e sport che vorrà essere un cantiere delle idee per le prospettive future dell’associazione.

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ore 11.30 Ce l e br a z io n e e u c a r is t i c a nella Chiesa di S. Nicolò l’Arena in Piazza Dante, presieduta dall’Ispettore dei Salesiani D. Giuseppe Ruta.

ore 12.30 Pr anzo.

ore 14.00 Giochi negli oratori S. F. Neri (V. T. Greco) e S. M. Salette e are sportive negli impianti del S. Filippo Neri (V. V. Giuffrida) e Velletri.

ore 17.00 Parten ze . Scheda di iscrizione a PgsFest per associazioni sportive affiliate. Scheda di iscrizione a PgsFest per gruppi non sportivi (scuole, associazioni, oratori ....). Insieme


Comunicazione Sociale

PASTORALE GIOVANILE

Incontro dei delegati di CS

Roma - Sacro Cuore - 16-17 febbraio 2015 P rese nti: don Alberto Martelli ICP, don Luca Indraccolo ILE, Don Felice Bongiorno ISI, Don Gian Luigi Pussino ICC, Don Donato Bosco IME, Don José Luis Muñoz ANS (Pisana), Don Mariano Diotto INE. C ond i v is io ne d e ll a si tu a zi one d e l le I s p e tt o r i e La INE, assente allo scorso incontro, porta la propria esperienza in cui si distingue come originale rispetto alle altre ispettorie il fatto che l’incaricato di CS non è presente in equipe di PG, anche perché non tutti gli incaricati ispettoriali sono presenti in tale equipe che risulta formata più da esperti di settore che da incaricati ufficiali. È l’unica ispettoria in Italia che ha scelto a partire da quest’anno questa particolare struttura organizzativa. C on di v i s io n e s ul qu a dr o di r i f e r im e nt o d e ll a P G Qualche giorno fa è stato presentato il quadro di riferimento della PG alla Regione. Erano presenti anche alcuni incaricati di CS delle ispettorie. Si fa notare come nel quadro la CS sia praticamente assente, anche per motivi di relazioni e equilibri con il dicastero di CS. Inoltre si conviene come la CS anche in questo caso risulti di fatto essere argomento spesso fuori dall’orizzonte degli incontri e delle discussioni, a meno che non lo si debba affrontare per forza. Questa dimenticanza della CS avviene a tutti i livelli: comunitario, ispettoriale e nazionale. Certamente per l’Italia il dicastero di CS non è un aiuto valido a rendere più evidente la questione.

Condivisione sul progetto di CS nazionale Condividiamo uno schema di lavoro per punti da sviluppare in seguito: - incaricato/delegato di CS e coordinamento PG; Insieme

- la CS come dimensione della PG; CS nella equipe di PG; si occupa della dimensione della CS in tutta la PG; della gestione delle informazioni interne ed esterne; del collegamento con altre ispettorie e con ANS; formazione dei giovani MGS e dei giovani SDB; abbia una propria equipe o commissione o consulta di laici e SDB; - carenza nella formazione per la CS. Pochi formandi in questo ambito; necessità della formazione di tutti per la CS in vista della missione. Tre livelli di formazione: base per tutti, per gli operatori pastorali, per gli specialisti. Nelle case di formazione iniziale la CS è a macchia di leopardo. Vi è carenza di collegamento nelle case col governo e scarsità di progetti di CS. Scarso il collegamento con la CIF. - quadro di PG e CS: il cammino è iniziato, ma ancora troppo poco; - cura dell’immagine di noi SDB: attivare uno studio o altro per chiarire la situazione e trovare soluzioni. Provare a pensare una immagine comune degli SDB in Italia. Manca una segreteria nazionale di collegamento e azione; difficoltà a far girare le notizie e a essere coscienti del nostro impatto positivo e negativo. Fatichiamo a produrre comunicazione; - intro specifica sul contesto italiano, diverso da altre regioni e nazioni;

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PASTORALE GIOVANILE

- recuperare le relazioni delle varie ispettorie per don Filiberto di alcuni anni fa; - gestione delle informazioni ai vari livelli: linee comuni e criteri; - relazione con incaricati locali di CS per le varie CEP. Ci vorrebbe un incaricato per ogni CEP che usi il concetto di rete per creare scambi con altre comunità e altri livelli; - immagine coordinata e ufficio stampa italiano; collegamenti nazionali e locali; - conoscenza e diffusione dei documenti CS nelle varie comunità; - vademecum per la presenza in rete in positivo e in negativo, prevenzione nei media, edu-comunicazione; - rapporto con territorio; - specificare la nostra missione sotto il punto di vista della CS: cos’è per noi CS; - ci interessiamo di CS perché lì ci sono i giovani; siamo educatori anche lì; la PG è CS; CS è un fatto carismatico; la CS deve essere compresa nelle priorità di governo, è un fatto di governante dell’opera; - importanza del progetto ispettoriale di CS. I nc o n t r o c on i l p r e s i d e n t e e i l d el e g a t o C G S Il presidente del CGS presenta la situazione del CGS nazionale, tra l’importanza della sua presenza nell’ambito ecclesiale e sociale specifico e la sua marginalità rispetto alle case e ispettorie salesiane e della Famiglia salesiana. Si apre una interessante condivisione dello stato attuale nei vari territori e delle risorse che il CGS sta mettendo in campo in questi anni, pur con difficoltà, legato anche al taglio dei fondi nazionali. Obiettivo: curare la formazione e trovare occasioni per emergere. Di fatto l’unica ispettoria che sembra avere rapporti stabili col CGS è la ISI, le altre hanno maggiori difficoltà o totale estraneità. Il presidente si dà disponibile a fornire alle varie ispettorie le informazioni sulla situazione specifica territoriale di ognuno. Restano sul tappeto tre questioni: - la questione di fondo dell’associazioni-

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smo, applicata al CGS, ma anche in generale, rispetto alle altre associazioni CNOS; - la possibilità di sviluppare proposte formative comuni tra ispettorie e CGS per giovani, non soltanto tecnico specifiche, ma di animazione; - la possibilità di un incontro tra i delegati CS e il direttivo nazionale CGS per intero per approfondire alcune situazioni. L’incontro si conclude con un aggiornamento sulla situazione dell’EXPO e alcuni scambi di idee specialmente dal punto di vista dell’ufficio stampa e dell’organizzazione della comunicazione in vista dell’evento. Prossimo incontro: 28 aprile 2015 d on Al b e r t o M a r t e l l i

Nell’anno Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco la Famiglia Salesiana sviluppa ad Expo il tema «Educare i giovani, energia per la vita». Intende così contribuire, a partire dalla propria esperienza nei 130 Paesi del mondo in cui è presente, al dibattito internazionale sull’Agenda Post 2015. Come insegna Don Bosco, infatti, i giovani “sono la porzione più preziosa e delicata dell’umanità”. Il tema “Educare i giovani, energia per la vita” si declina in tre sotto temi ai quali si ispirano eventi e iniziative organizzati nei sei mesi dell’esposizione: • Nutrire il corpo • Educare la persona • Coltivare il sogno A Expo Milano 2015 la Famiglia Salesiana testimonia il proprio approccio alla fame e alla malnutrizione che, di là della produzione e disponibilità di cibo, riguarda direttamente l’educazione integrale, umana e spirituale dei giovani, di cui la promozione e la protezione dei diritti di ogni persona sono elementi fondanti. Insieme


Insieme per la salvezza dei giovani

Catania - Istituto FMA “M. Morano” In questo anno giubilare in cui la Famiglia Salesiana festeggia il Bicentenario della Nascita di Don Bosco, a distanza di 10 anni, il 21 Gennaio si è riunito il Consiglio Ispettoriale Congiunto SDB-FMA-ASC, presieduto dall'Ispettore Don Pippo Ruta, dall'Ispettrice Suor Anna Razionale e dal Coordinatore Provinciale dei Salesiani Cooperatori Dott. Giuseppe Raitano. Don Bosco, nella sua idea fondante, ha sognato una Congregazione alla quale potevano associarsi sia consacrati che laici nella missione comune per la salvezza delle anime dei giovani, soprattutto i più poveri e disagiati. In quest’anno di festeggiamenti, l'Associazione Salesiani Cooperatori ha voluto concretamente ritornare alle origini, chiedendo un incontro congiunto dei Consigli Ispettoriali dei tre rami fondati da don Bosco, con l'auspicio d’intraprendere un nuovo cammino basato sulla condivisione e sulla corresponsabilità viva del carisma. L'incontro è stato un'occasione di confronto sul passato e di presa di coscienza sugli impegni futuri per l'animazione pastorale, carismatica e programmatica dell'apostolato salesiano in Sicilia.

Il primo impegno assunto dai convenuti è quello di replicare questa esperienza con cadenza almeno annuale, con l'obiettivo di giungere gradualmente alla programmazione e progettazione congiunta della pastorale. Un secondo impegno è quello di crescere insieme nella formazione, sia a livello ispettoriale che a livello locale, promuovendo iniziative di formazione, di spiritualità e di fraternità per favorire un nuovo percorso orientato al senso di famiglia, e riformando i criteri di scelta dei delegati dei Centri Locali. Un terzo impegno condiviso dai partecipanti è quello di crescere insieme nella corresponsabilità, favorendo incontri formativi sull'assunzione di responsabilità per la gestione delle opere a conduzione laicale o, in prospettiva, a conduzione congiunta. Con grande soddisfazione dell'Ispettore, dell'Ispettrice e del Coordinatore Provinciale, i Consigli Ispettoriali hanno dunque intrapreso un nuovo cammino, festeggiando con un segno concreto il duecentesimo compleanno del proprio Fondatore e augurandosi che questa esperienza diventi prassi pastorale, al fine di mantenere sempre più vivo il carisma salesiano in Sicilia.

Catania - Famiglia Salesiana

Triduo di Don Bosco

Consulta Cittadina della FS di Catania B ic e n t e n a r io D on Bo s c o Nell’anno Bicentenario della nascita di Don Bosco, la Famiglia Salesiana di Catania ha vissuto insieme i giorni del triduo di Don Bosco 2015. Insieme

Mercoledì 28 Gennaio, nella casa salesiana SDB di Cibali si è svolta la 6° festa della Famiglia Salesiana di Catania con un momento iniziale di condivisione e di fraternità e con la riflessione sulla Strenna 2015 del Rettor Maggiore, proposta dall’Ispettore Don Giuseppe Ruta.

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FAMIGLIA SALESIANA

Consiglio Ispettoriale Congiunto


PFAMIGLIA SALESIANA

Nel primo giorno del triduo è stato presentato il progetto della Famiglia Salesiana di Catania “Periferie”: Librino 2015, articolato nel sostegno scolastico, nell’animazione sportiva, nella promozione del Grest 2015 e nella festa della Famiglia che si terrà a Librino il 31 Maggio 2015. Giovedì 29 Gennaio, nella casa salesiana FMA di via Caronda si è celebrata la 5° Adorazione Eucaristica di Famiglia Salesiana, presieduta da Mons. Gaetano Zito, animata dal Gruppo Musicale di Alcamo e vissuta con particolare intensità nell’anno dedicato alla Vita Consacrata. Venerdì 30 Gennaio, la Veglia di Don Bosco 2015 è stata celebrata nella Chiesa di S. Francesco all’Immacolata, presieduta dall’Ispettore don G. Ruta e animata dal MGS di Catania. Al termine della Veglia la processione con la statua di Don Bosco verso l’Oratorio S. Filippo Neri Vecchio, l’animazione della banda Musicale, i Fuochi d’artificio e il tradizionale panino con la mortadella. Il Triduo di Don Bosco 2015, vissuto per la prima volta insieme, come Famiglia Salesiana di Catania è stato un "Segno" della nostra profonda Comunione nella Spiritualità Salesiana e un impegno a continuare come Famiglia Salesiana la missione di Don Bosco per i Giovani e per le Famiglie, nella Chiesa e nella Città di Catania. Catania 04/02/2015 P ie r o Q u in c i

Famiglia Salesiana di Sicilia Consulta della FS di Catania Bicentenario Don Bosco

P r o g e tt o “ P er i fe r i e ” Librino 2015 ––––––– F MA “C om unit à G io va nn i P ao lo I I Catania - Librino

Articolazione del progetto S ost eg no scol ast ico per i ragaz zi “ U n g i o r n o p e r Li br i n o ” Da lunedì a venerdì ore 15,00 - 16,00 n. tre volontari per ogni giorno Animazione sportiva per i giovani “ U n g i o r n o p e r Li br i n o ” (Calcio - Pallavolo) Da lunedì a venerdì ore 16,30 17,30 GREST 2015 Pullman per il mare e la gita magliette per i ragazzi - materiale didattico per i laboratori ricreativi Festa della famiglia 2015 a Librino “Una famiglia per una famiglia”

Coordinatore Consulta FS/CT Catania - S. Filippo Neri (via T. Greco): Un momento della veglia di Don Bosco.

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Insieme


Don Bosco: “Nella famiglia con lo spirito di famiglia”

Convegno della Famiglia Salesiana Il Convegno, pensato dalla Consulta regionale di Famiglia Salesiana nel contesto del Bicentenario e preparato congiuntamente con l’Istituto Teologico “San Tommaso” si è tenuto il 14-15 febbraio ed ha avuto i seguenti obiettivi: - offrire alle giovani generazioni della Famiglia Salesiana un’occasione di studio e confronto su una dimensione del nostro Carisma, la dimensione della famiglia: dall’esperienza che Don Bosco fece della vita di famiglia, a partire dal nucleo familiare di origine, alla famiglia apostolica che raccolse attorno a sé a Valdocco - stimolare l’assunzione di responsabilità carismatica dei membri della Famiglia Salesiana di Sicilia. “Dobbiamo essere straordinari nell’ordinarietà – ha esordito don Pippo Ruta, Ispettore dei Salesiani, nel suo saluto iniziale – così come è stata 200 anni fa la nascita di don Bosco. Non deve mancare in tutti i componenti della Famiglia Salesiana lo stupore, la meraviglia, il fascino dell’umiltà e della semplicità”. “Oggi tocca a noi rendere vivo il Carisma nella nostra terra di Sicilia, contagiarlo nei vari contesti perché possano essere raggiunte tutte le periferie giovanili! – ha affermato Sr. Anna Razionale, Ispettrice delle FMA – Sono tanti i giovani che vorrebbero poter incontrare oggi Don Bosco per realizzare i sogni che portano in cuore. A noi è affidato questo compito e noi vogliamo sentire forte questa responsabilità… non possiamo e non vogliamo delegarla! Questa nostra Famiglia Salesiana è fatta, infatti, per testimoniare la bellezza di essere discepoli missionari alla maniera di Don Bosco: servendo Cristo nei giovani e tra di loro i più poveri, i più abbandonati ed esclusi”. La preghiera e il saluto iniziale ci fanno subito cogliere che questa è la motivazione forte per cui Don Bosco ci convoca! Si vuoInsieme

le, pertanto, valorizzare ed esprimere tutto ciò che ci fa famiglia, che crea comunione, unità tra i 12 rami della Famiglia Salesiana presenti in Sicilia. Don Giuseppe Cassaro, preside dell’Istituto Teologico San Tommaso, nell’introdurre i lavori esprime la modalità di lavoro del convegno. I tre moduli: - Giovannino Bosco nasce e cresce nella famiglia dei Becchi - Don Bosco formatore dello spirito di famiglia a Valdocco - La missione giovanile al centro del movimento di forze che don Bosco chiamò attorno a sé: da collaboratori a corresponsabili vengono trattati da punti di vista e competenze diverse. I primi due da Sr. Piera Ruffinatto, docente di pedagogia ed esperta di salesianità, e da Fra’ Nello Dell’Agli, psicoterapeuta, e don Luigi Calapaj, teologo spirituale. Il terzo modulo, invece, ha visto confrontarsi Don Franco Di Natale, teologo pastoralista ed il prof. Marco Pappalardo, Salesiano cooperatore cresciuto nell’ambito della Famiglia Salesiana di Sicilia. Lo spettacolo musicale realizzato dai DB Friends di Biancavilla, Storie da un sogno, fa sintesi e presenta, in maniera fresca e giovane, la ricchezza e la bellezza di una spiritualità incarnata da tanti membri della Famiglia Salesiana che, nel tempo, hanno saputo tradurla in cammini di santità e continuano a splendere oggi come modelli sempre attuali. Tutto sollecita a far convergere verso i giovani e porta alle conclusioni presentate, in quattro punti, dall’Ispettore e dall’Ispettrice. L’esperienza di Famiglia Salesiana, vissuta con particolare intensità durante il convegno, possa avere una significativa “ricaduta nelle comunità locali” perché con il con-

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Messina - San Tommaso


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tributo di tutti si viva pienamente la fraternità. Ripartire dallo “Spirito di Famiglia”, assumendolo e trasmettendolo come “Stile di Vita”, formarsi allo stile salesiano, rafforzando il senso di appartenenza alla stessa Famiglia e nello stesso tempo garantendo il rispetto dell’autonomia di ogni gruppo. Vivere realmente la “Corresponsabilità nella missione” e attenzione a non confondere la missione con le opere. La corresponsabilità nella missione è molto di più. La missione ci identifica nella nostra identità carismatica. Tutti siamo chiamati ad essere segno ed espressione dell’amore di Dio. “Io sono una missione sulla terra” – ci ricorda Papa Francesco, quindi una testimonianza di amore ricevuto che diventa amore donato. Chiamati ad essere Chiesa in uscita per essere tra la gente e con

la gente testimoni di questo amore gratuito del Padre. Assumere uno sguardo benedicente superando gli atteggiamenti da gufi tra le rovine. Lasciarsi trasformare dall’incontro con Gesù, come i viandanti di Emmaus, rimanendo radicati come tralci alla vite e fare nostro l’invito di Papa Francesco ai consacrati e alle consacrate ad essere guide guidate, persone che si lasciano guidare da Lui. Solo così potremo essere indicatori di vie di santità per i giovani che incrociano la nostra vita. Le due giornate sono state non un accumulo di contenuti, ma una reale esperienza da rielaborare a livello personale e da condividere e che hanno visto la presenza di persone appassionate e fortemente motivate a rendere vivo il Carisma Salesiano in Sicilia! D . Gi u se pp e Ru ta

Sr. Anna Razionale

Ispettore SDB

Ispettrice FMA

Roma - Casa Generalizia

Con Don Bosco guardare ai giovani con entusiamo e simpatia

Giornate di Famiglia Salesiana Si dovrebbe iniziare a parlare di spiritualità “boschiana”», suggerisce don Giuseppe Buccellato nel suo ultimo libro che, non ha caso, ha intitolato La spiritualità di don Bosco (Elledici 2014, pagine 72) per non confonderla con la “Spiritualità salesiana”, che è primariamente quella dell’Ordine della Visitazione fondato da Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, e dalla nobildonna Francesca de Chantal. La spiritualità del fondatore dei salesiani ha respirato lo spirito e la ricchezza di altre scuole spirituali, come quella di sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri e san Vincenzo de’ Paoli, solo per citarne alcune. La spiritualità, insieme alla storia e alla pedagogia di don Bosco, sono tre aspetti che tre anni fa l’allora Rettor Maggior dei salesiani don Pascual Chavez

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aveva sottoposto alla riflessione della Famiglia salesiana per prepararsi all’imminente bicentenario della nascita del loro santo fondatore. Dopo due secoli c’è il rischio di parlare di don Bosco «per sentito dire, se non si affronta la fatica di passare da una conoscenza superficiale a una conoscenza “affettiva” ed “effettiva” della sua storia, della sua pedagogia e della sua spiritualità», prosegue don Buccellato. Si è per questa ragione vissuto un congresso sulla storia salesiana dal 19 al 23 novembre scorso, mentre da giovedì fino a domani è in corso una «tregiorni» sulla Spiritualità della Famiglia salesiana a cui partecipano i rappresentanti dei trenta Gruppi nati dal cuore del grande educatore. Sono congregazioni religiose, istituti secolari maschili Insieme


ma di dare anche loro fiducia, di renderli consapevoli delle loro possibilità e di responsabilizzarli». E «per i giovani». I giovani di oggi: quelli che non trovano lavoro, quelli che non riescono a sposarsi perché non hanno i soldi, quelli che sono visti come «problema» e non come «risorse», quelli che chiedono ascolto e trovano indifferenza e disattenzione. Pensando ad essi «ci stiamo chiedendo come renderli protagonisti della loro vita, consapevoli delle riserve di energia che possiedono e che devono esprimere al meglio, guardandoli con simpatia e fiducia», continua don Cereda. A volte protagonisti, invece, si sentono gli adulti che tendono più a comandare che a coinvolgere, più a salire in cattedra che affiancare la loro crescita. «Dobbiamo imparare ad agire con loro, a progettare e realizzare insieme, a far fare a loro». Proprio come ha sempre fatto don Bosco. Ed è questo che dovrebbero tenere presente tutti coloro che ispirano la loro missione al suo progetto educativo: «La spiritualità di don Bosco, oggi – conclude il vicario di don Artime – deve ispirare un impegno concreto e coerente nella vita quotidiana e aiutare la maturazione umana delle persone in tutte le sue componenti affettive, relazionali e professionali». Da: Avvenire, Antonio Carriero.

ASC - Associazione Salesiani Cooperatori

Al Tabor le nuove promesse Il 22 febbraio scorso circa una cinquantina di Salesiani Cooperatori di Acireale, Casa Tabor di Sant’Alfio, Mascali e Nunziata si sono incontrati per una giornata di ritiro e di riflessione, come di consuetudine, durante i tempi forti di Avvento, Quaresima e Pentecoste, a Nunziata, presso il Collegio Immacolata in via Piedimonte n 9.

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Dopo l’accoglienza delle ore 9,30 in stile prettamente salesiano, alle ore 10,00 presso la cappella delle suore si è svolta la Lectio Divina, guidata dal vicario ispettoriale don Lillo Montanti; alle ore 12,00 presso il salone teatro si è svolto il momento di formazione dal titolo “Laici ed ecclesiastici insieme per la salvezza della gioventù”, con il

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e femminili, associazioni di laici che, nei loro diversi contesti di vita, traducono oggi ciò che nell’Ottocento don Bosco ha realizzato per il riscatto umano e cristiano dei ragazzi sfruttati nei cantieri e ai mercati generali. Il filo rosso che collega i diversi gruppi «è la comune spiritualità che fa crescere la comunione», afferma don Francesco Cereda, vicario di don Angel Fernandez Artime, superiore generale dei salesiani. Una spiritualità che in queste giornate prova a reinterpretare il messaggio proposto dallo stesso don Angel come “strenna” del 2015: «Come Don Bosco con i giovani e per i giovani». «Come don Bosco», anzitutto. «Stiamo considerando come lui ha agito a suo tempo, quali sfide ha dovuto affrontare e quali risposte ha dato» spiega ancora don Cereda. «Con i giovani», poi. «Stiamo vedendo alcune esperienze di coinvolgimento dei giovani come protagonisti e alcune esperienze nuove di servizio per i giovani; in questo caso don Bosco diventa criterio ispiratore per discernere l’identità carismatica di tali esperienze». Le diverse “voci” che rimbalzano nei diversi gruppi di lavoro di questi giorni raccontano soprattutto di emergenze e di situazioni drammatiche vissute proprio dai giovani nelle periferie del mondo. «L’esempio di don Bosco ci chiede di guardare ad essi con attenzione e simpatia;


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delegato nazionale per la formazione don Giuseppe Buccellato che ha ripercorso la storia della nascita dell’associazione dei salesiani cooperatori. Nel pomeriggio si sono continuati i lavori per un momento di famiglia, con Giuseppe Raitano coordinatore provinciale e don

Angelo Grasso, delegato dei quattro centri, e che hanno poi introdotto la “promessa” di Salvo, Linda, Enrico e Roberta. Alle ore 16,00 celebrazione Eucaristica, presieduta dall’ispettore dei salesiani don Pippo Ruta, e concelebrata dai sacerdoti salesiani presenti. Durante la S. Messa i nuovi salesiani cooperatori hanno fatto la loro “promessa” solenne. Infine i cooperatori che non avevano ancora ricevuto il nuovo progetto di vita apostolica l’hanno ricevuto dalle mani dell’ispettore. La giornata si è conclusa con i festeggiamenti per i nuovi salesiani cooperatori. C l au d i a M a rc h e s e Da: www.gazzettinoonline.it.

Nu nz i a t a : F e st a di D on B o s c o e c o n c o rso “ S o rr i si e C a st a gn e ” Giorno 31 gennaio si sono conclusi i festeggiamenti in onore di San Giovanni Bosco. Quest’anno per tutti i salesiani del mondo si festeggia il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco e per tutto l’anno si avranno iniziative a livello locale e mondiale. Nunziata, frazione di Mascali, è caratterizzata da una forte presenza salesiana. Infatti sono presenti sia le suore figlie di Maria Ausiliatrice, sia i salesiani cooperatori e anche un gruppo di signore che frequentano l’associazione delle ex allieve. Nei giorni 28, 29 e 30 si è svolto il triduo in onore di San Giovanni Bosco in chiesa Madre “Maria SS. dell’Itria”, alle ore 17,00 recita del Santo Rosario e alle 17,30 celebrazione eucaristica presieduta dal parroco arciprete don Carmelo Di Costa. Ormai da 28 anni è tradizione il concorso salesiani “Sorrisi e Castagne” creato dai salesiani cooperatori collaborati da Giovanna Lo Giudice, Sebastiano Marchese e Carmelo Toscano. [...] Giorno 31 gennaio Festa di San Giovanni Bosco presso la chiesa Madre “Maria SS. dell’Itria” alle ore 17.30 Celebrazione Eucaristica presieduta dal don Paolo Fichera S.d.B concelebranti Fra Martino Lizzio e il parroco arciprete don Carmelo Di Costa; durante la celebrazione i salesiani cooperatori del centro hanno rinnovato la loro promessa davanti a Dio e, le ex allieve, hanno ricevuto le tessere dell’associazione. Dopo la celebrazione eucaristica, presso il collegio delle FMA, si è svolta la premiazione del concorso “Sorrisi e Castagne” riguardante la sezione “poesia” (rivolta ai giovani ed adulti di Nunziata). Dopo la premiazione, momento di fraternità con taglio della torta e mostra dei lavori del Laboratorio “Mamma Margherita”. Il responsabile dei salesiani del centro di Nunziata ha iniziato il concorso con queste parole: “Inizio con i ringraziamenti, – ha sottolineato don Paolo Fichera al momento della premiazione – principalmente a Dio e al nostro Santo per essere riusciti a portare avanti anche quest’anno il Concorso, tra tanti problemi che si sono venuti a creare. Ringrazio suor Carla Emilio per la sua costante collaborazione, padre Carmelo Di Costa, il nostro parroco che ci sostiene sempre e tutti coloro che hanno dato una mano per realizzare le premiazioni con i loro contributi”. (Da: www.gazzattinoonline.it).

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VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice

Il VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice, promosso dall'Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), è un evento di tutta la Famiglia Salesiana e si terrà a Torino-Valdocco e al Colle don Bosco dal 6 al 9 agosto 2015. Si inserisce provvidenzialmente nell'anno in cui si celebra il Bicentenario della nascita di Don Bosco e in cui la Chiesa dedica una particolare attenzione alle sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione. Il motto: "Hic domus mea, inde gloria mea Dalla casa di Maria alle nostre case", vuole indicare la presenza materna di Maria, Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani, nel far vivere la bellezza dell'essere famiglia. Dalla sua casa Maria Ausiliatrice e Madre della Chiesa vuol fare lievitare gli affetti della Chiesa e della Famiglia Salesiana su nuove profondità e verso più ampi orizzonti. Il lavoro dell'amore che si chiama famiglia si è visto sopravanzare per troppo tempo da temi di emergenza. Anche Papa Francesco riconosce l'estrema attualità di una rinnovata attenzione sul tema, convocando la Chiesa in Sinodo e chiedendo intelligenza e amore. Il cammino sinodale è sulla famiglia: le sue ricchezze, i suoi problemi. La realtà di uomini e donne che si vogliono bene e tirano su creature, lottando ogni giorno con le tensioni e i fallimenti dei loro legami d'amore. In sintonia con la Chiesa anche la Famiglia Salesiana riserva una particolare attenInsieme

zione alla famiglia, soggetto originario dell'educazione e primo luogo dell'evangelizzazione. "Casa" e "famiglia" sono i due vocaboli frequentemente utilizzati da Don Bosco per descrivere lo "spirito di Valdocco" che deve risplendere in tutte le comunità e in tutti gli ambienti salesiani. Don Bosco ha molto da dire oggi alla famiglia: la sua storia, il suo sistema educativo e la sua spiritualità si fondano sullo spirito di famiglia che a Valdocco è nato e si è sviluppato attraverso l'affidamento a Maria. Il Logo del Congresso vuole esprimere questi concetti nei suoi tre elementi: - La Basilica di Valdocco simboleggia il centro carismatico della Famiglia Salesiana, del suo spirito e della sua missione; - Maria Ausiliatrice esprime la presenza viva e operante di Maria nella storia di Don Bosco e del movimento che da lui ha preso origine; - la famiglia è il luogo della presenza di Gesù e di Maria, per un rinnovato impegno di educazione e di evangelizzazione. Ogni mese attraverso l'ADMAonline (www.admadonbosco.org) è possibile condividere il cammino formativo di preparazione al Congresso che ne presenta le prospettive e gli obiettivi. Sul sito www.mariaausiliatrice2015.org si potranno trovare tutte le indicazioni operative necessarie nelle varie fasi di iscrizione e partecipazione al Congresso. P ie rl uigi C a me ro ni Da: Rivista Maria Ausiliatrice, Torino.

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ADMA - Assoc. Devoti Maria Ausiliatrice


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Giornata del Salesiano Cooperatore

L’“onesto cittadino” alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa

Modica, 14-15 marzo 2015 In realtà sono state due le Giornate del Cooperatore per tutta la Sicilia: giornate intense, ben organizzate, coinvolgenti. Il panorama della città di Modica è

mozzafiato. Sembra un enorme presepe aggrappato alla montagna e stretto intorno alle chiese che sfoggiano un barocco sontuoso. Se il panorama è splendido la gente dimostra un volto luminoso e accogliente: ti senti subito a casa. In effetti ci troviamo a casa perché qui tutto parla di Don Bosco. Una lunga storia che si concentra nella vita esemplare e santa di Nino Baglieri, Salesiano Cooperatore che corre veloce, come l’atleta di Dio, verso la santità. La sua spiritualità soffia nell’aria e ci ispira. È in questo clima di bellezza, di calore umano e di san-

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tità vissuta nel quotidiano che si svolgono le Giornate del Salesiano Cooperatore. Il tema, proposto dal Coordinatore Giuseppe Raitano e dal Consiglio Provinciale, è molto esigente: “L’onesto cittadino alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”. Dopo un cordiale e fraterno saluto dell’Ispettore, Don Pippo Ruta, il tema viene svolto da Suor Maria Trigila e Don Giuseppe Casti nella serata di sabato 14 marzo. Domenica 15 marzo la parola è alla Coordinatrice Mondiale, Noemi Bertola. La sua relazione sul ruolo del Salesiano Cooperatore nel mondo, in particolare nella politica, nella cultura, nella famiglia, è intercalata da interviste videotrasmesse e da testimonianze fortemente significative di impegno concreto di Salesiani Cooperatori nella famiglia, nell’integrazione dei giovani migranti, nella politica. La mattinata vola via veloce per i trecento partecipanti all’incontro. Il tema è impegnativo ma tocca nel vivo la missione e ne scaturisce il volto nuovo, giovane, dinamico, attraente, del Salesiano Cooperatore oggi. Nel pomeriggio Suor Leslye presenta il senso di appartenenza all’Associazione. Questo ci fa prendere coscienza di un’Associazione presente in tutto il mondo con la caratteristica laicale, salesiana e universale. La giornata si conclude con la santa Messa presieduta dal Delegato regionale Don Giuseppe Buccellato. Rimane in tutti la forte e bella sensazione che il nuovo Progetto di Vita Apostolica ha aperto la strada per un futuro ricco di promesse. Adesso ci vuole una mente illuminata, un cuore appassionato e piedi robusti per continuare con fedeltà e tenacia il cammino intrapreso. D o n G iu se p p e C a s ti Delegato Mondiale Insieme


“Novanta... e non sentirli” 90 anni dei salesiani a San Cataldo

Con sentimenti di gioia e di gratitudine, la Famiglia Salesiana di San Cataldo si è ritrovata – sabato 6 dicembre – attorno al Pastore della Diocesi, Mons. Mario Russotto, per rendere grazie al Signore in occasione del novantesimo anniversario dell’arrivo dei Salesiani a San Cataldo, evento che si inserisce felicemente nell’ambito delle celebrazioni in occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco (1815/2015) e dell’appena iniziato “Anno della Vita Consacrata”. Dopo la Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa Madre, presieduta da Mons. Russotto e concelebrata dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia, don Pippo Ruta, e da salesiani sancataldesi o che sono passati da San Cataldo, ci si è ritrovati presso il Cine-Teatro “Marconi” per “rileggere” insieme le pagine più belle di questa meravigliosa storia. Storia che è ben più lunga del novantesimo anniversario festeggiato e che ha il suo inizio ai primi anni del Novecento con una richiesta (1906) che il Canonico Pulci indirizzò al primo successore di Don Bosco, il Beato Michele Rua, di passaggio in Sicilia; storia che vede l’attivo coinvolgimento di Mons. Antonio Augusto Intreccialagli (che parlò a Pio X, suo amico, del progetto della casa salesiana a San Cataldo), di Mons. Alberto Vassallo, nostro concittadino tanto amico dei Salesiani, e di Mons. Giovanni Jacono che - come si legge nella “Cronaca della Casa” - “ha accolto con gran festa ed entusiasmo i primi salesiani, che vengono ad aprire la loro prima casa nella sua diocesi”. Ed è ancora storia che si intreccia con l’intera vita del Canonico Cataldo Pagano già ai tempi chiamato dai ragazzi del paese “il don Bosco di San Cataldo” - che radunava i fanciulli all’interno di un piccolo orto, abbrustoliva per loro il “musciariddu”, e spiegava loro il vangelo della domenica. Bisogna, comunque, attendere il marzo del 1923 perché al terzo successore di don Bosco, don Filippo Rinaldi - oggi Beato (la Insieme

cui reliquia è stata donata dall’Ispettore dei Salesiani a Mons. Russotto) - venisse “strappata” la promessa, in lacrime per la commozione, di mandare i Salesiani a San Cataldo. Poi arrivò il 6 dicembre 1924 … ed è qui che comincia la nostra storia. Nel corso di questi novanta anni, intere generazioni di sancataldesi - come più volte e in più occasioni ricordato - hanno contratto un debito di gratitudine nei confronti dell’opera educativa svolta dai salesiani per il fatto di essere stati influenzati positivamente nella loro formazione morale e religiosa; senza i Salesiani la vita della nostra comunità cittadina sarebbe oggi assai diversa. Per migliaia di ragazzi l’Oratorio - per molti anni unico centro di aggregazione - è stato “casa che accoglie, chiesa che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi e vivere in allegria”. Don Bosco a San Cataldo è di casa e San Cataldo è salesiana! La Famiglia Salesiana oggi presente con ben otto gruppi (oltre alle diverse decine di Associazioni e Gruppi che a livello locale frequentano ed operano sia all’interno dell’Oratorio che dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice) è la riprova di questo attaccamento a Don Bosco e della sua presenza amorosa e benedicente. Il recente passaggio dell’urna contenente le reliquie di Don Bosco è stata un’occasione perché l’intera cittadinanza si stringesse attorno all’amato Padre e gli esprimesse il proprio affetto e la propria riconoscenza. Una ragione di particolare compiacimento

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Caltanissetta - San Cataldo


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sta nel fatto che a San Cataldo sono fiorite 39 vocazioni salesiane (di cui 12 ancora viventi), oltre alle tante vocazioni di membri di altri gruppi della Famiglia Salesiana e del Clero locale: sono la prova vivente della validità feconda dell’opera che è stata svolta e che continua ad essere svolta dalla presenza Salesiana. Domenica 7 dicembre, l’Ispettore dei Salesiani di Sicilia ha collocato e acceso una lampada davanti alla reliquia di Don Bosco che, per tutto l’anno, resterà esposta in Oratorio, affidando a Don Bosco tutti e ciascun giovane della nostra città. In un periodo in cui si parla di “emergenza educativa” e in cui “tanti sono i giovani – afferma il nostro Vescovo, Mons. Mario Russotto – dagli sguardi incerti, assenti, mascherati, malinconici, disillusi, inquieti, disamorati, ansiosi … epifanie di situazioni diffi-

cili, di sfiducia in se stessi […] naufraghi della speranza che non sanno più guardare e guardarsi negli occhi … troppi, tanti … anche nella nostra San Cataldo, a tutti loro desideriamo far incontrare Gesù Cristo, attraverso uno sguardo di speranza, lo sguardo del Santo dei giovani, lo sguardo di un padre, di un maestro, di un amico. Arriviamo a novant’anni con un buon consuntivo. Ma Don Bosco ci ha insegnato a non fermarci a guardare il cammino compiuto. Puntiamo lo sguardo e la volontà verso le nuove mete. I novant’anni pieni di frutti di salesianità devono essere una premessa per quanto i nuovi tempi e le nuove generazioni attendono per il domani. Ma queste… sono pagine ancora da scrivere! Lu ci an o A rcare se

E x a l l i e v i Ag ri g e n to : G i o v a n i a m i c i d i D o n B os co i m p re nd i t o ri Si appresta a vivere una svolta epocale l’Unione Exallievi Don Bosco di Agrigento con il proposito dichiarato di adoperarsi concretamente a favore di quell’universo giovanile a cui Don Bosco dedicò interamente la sua vita. È nella “Città dei Templi” che si sta tentando, a favore dei giovani, un’azione innotiva per la promozione della cultura d’impresa tra i giovani, per una politica di cambiamento del sociale e per la lotta alla corruzione. Sono proprio questi “amici di Don Bosco“ che hanno deciso di scendere sul difficile rettangolo di gioco della vita da giocatori con la casacca da imprenditori con il Presidente Errore nella duplice veste di allenatore e regista della squadra. “L’iniziativa a favore dei giovani – sottolinea il presidente degli Exallievi – perfettamente in linea con la Strenna 2015 del Rettor Maggiore, Don Angel Fernàndez Artime: “Come Don Bosco, con i giovani, per i giovani“ si configura come una vera e propria impresa sociale collettiva in grado di produrre lavoro e guadagno per tutti i gio-

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vani che ne fanno e ne vorranno fare parte. Il tema della Strenna con i giovani al centro, peraltro, coincide quest’anno con lo stesso tema del Bicentenario della nascita di Don Bosco, che è appunto riferito alla missione di Don Bosco con i giovani e per i giovani”. “Nella prima fase – sottolinea Errore – l’impresa sociale, unica forse nel suo genere in tutto il Meridione d’Italia, realizzerà con fondi privati un progetto denominato: “Osservatorio Economico della città di Agrigento “da offrire alle istituzioni per aprire poi con esse un confronto sulle iniziative da intraprendere per migliorare il tessuto economico della realtà agrigentina”. Da: Comunicazione di Calogero Patti. Insieme


Voglia di animare: Il Lab-Oratorio

Vincente, per il terzo anno consecutivo, la scelta di dare continuità al Corso per giovani animatori, un vero ‘Lab-Oratorio’, un oratorio in fase di ‘costruzione– formazione–lancio’ dei propri animatori di base, non solo in vista di quell’evento straordinario, oserei dire unico nel suo genere, del Grest, ma per ‘formare’ animatori qualificati per l’animazione concreta di gruppi di fanciulli e ragazzi, dei laboratori liturgico, musicale, multimediale…, della catechesi per i fanciulli e adolescenti, dello sport, del teatro, del turismo come riscoperta della natura e della cultura, siciliana in particolare…, ed ‘educare al Volontariato’ con lo stile preventivo di Don Bosco, padre e maestro dei giovani, che ai suoi ragazzi proponeva, e propone ancora oggi, mete di alto profilo: «Vi voglio felici nel tempo e nell’eternità», che corrisponde al classico ‘onesti cittadini e buoni cristiani’ con l’obiettivo della santità! Il LabOratorio quest’anno ha toccato il boom di partecipanti (media di 60 adolescenti e giovani presenti agli incontri, con un totale di oltre 70 iscritti, 13 dei quali del-

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la vicina Parrocchia S. Maria del Carmelo di Barriera). Sei gli incontri programmati, prima di quelli ordinari in preparazione al Grest: - nel primo incontro del 26 gennaio don Gaetano Urso ha presentato il Progetto di vita oratoriana dell’Oratorio-Centro Giovanile Salesiano di Barriera, il significato e il calendario degli incontri del LabOratorio stesso; - nel secondo, Domenica 15 febbraio, è stato Padre Enzo Fatuzo, parroco di S. Agata al Borgo e vicario episcopale, che ha parlato della Bibbia e della preghiera nella vita quotidiana del giovane animatore; nel terzo dell’8 marzo il giornalista e docente presso il liceo del S. Francesco di Sales, Marco Pappalardo, ha affrontato un tema interessante e attualissimo dal titolo Adolescenti e giovani nella “Rete”: Media, web e nuove tecnologie; - il 12 aprile tocca alla psicologa Manuela Musciumara e al capo scout Marco Spadafora parlare del gioco nelle sue dimensioni: ludico, psicologico e pedagogico; - domenica 3 maggio sarà la volta di una volontaria del CAV (centro aiuto alla vita) Domenico Savio, la psicologa Liliana Urso, che presenterà il tema: Il Segreto dell’Animazione: dalle relazioni al laboratorio. Dinamica di gruppo; - il 31 maggio conclude questo ciclo, don Saverio, salesiano proveniente dall’India, che parlerà dello Stile dell’animazione. Il giovane animatore, buon cristiano e onesto cittadino, missionario e impegnato nel sociale. Ottima, sinora, la partecipazione dei ragazzi, stimolati con video e confronto di gruppo; utile, per la conoscenza e valorizzazione delle varie attività e associazioni, che vivono all’interno della nostra realtà salesiana, la presentazione delle medesime da parte di rappresentanti e volontari: il C.A.V. Domenico Savio, i Salesiani Cooperatori, le Associazioni C.G.S., P.G.S., T.G.S., gli Scout, il VIS, il MGS, le VDB (Volontarie d. Bosco) …

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DALLE CASE SALESIANE

Catania - Barriera


DALLE CASE SALESIANE

Alle 13.00 pranzo a sacco e spazio di fraternità con gioco libero, poi sino alle ore 16.00 circa gli, ormai classici, 4 Laboratori - Laboratorio Gioco-Festa - Laboratorio Liturgico-Musicale - Laboratorio Animazione di Gruppo - Laboratorio Multimediale. Finalità dei laboratori, da cui passano, per fascia di età, tutti gli aspiranti animatori divisi in gruppi, è quella di costituire laboratori permanenti, che operino durante tutto l’anno nelle varie dimensioni dell’animazione. Riteniamo valida l’esperienza quanto ai contenuti e alle motivazioni che spingono i ragazzi a partecipare con costanza e interesse. Sarà consegnato a chi è costante nella presenza un “Attestato di partecipazione” spendibile presso scuole, università e i propri curricula. Con questa iniziativa riteniamo di esser sulla linea della Chiesa e della Congregazione per essere, anche sul piano della formazione, “come don Bosco, con i giovani, per i giovani!” don Gaetano U rso

Un uovo per la Vita! Centro Aiuto alla Vita D o m e n i c o S av i o ” Il Centro opera a sostegno della vita nascente e delle mamme e delle famiglie in difficoltà. Fanno parte del C.A.V. Domenico Savio…VOLONTARI di diverse età, provenienza e professionalità che si impegnano per diffondere la cultura della Vita Umana sin dal concepimento. In occasione del tempo pasquale abbiamo lanciato con successo – già prenotate oltre 1000 uova – l’iniziativa “un Uovo per la VITA”, per sostenere il nostro impegno di sostegno anche materiale di tante Mamme in attesa e Bambini a rischio… vita con l’acquisto di un uovo di Pasqua. Il CAV Domenico Savio

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O rato ri in festa pe r Don Bosc o n el B i ce n te n ar i o de l l a n as c it a Sabato 31, alle 16.30 nell’oratorio S. Filippo Neri di Via V. Giuffrida giochi in cortile aspettando Don Bosco; alle 17.30 celebrazione della solennità liturgica di San Giovanni Bosco con indulgenza plenaria; alle 19 spettacolo sul bicentenario realizzato dai gruppi dell’oratorio; alle 21 notte bianca in oratorio con Cristoteca, karaoke, tornei, musica dal vivo. Nell’oratorio dell’Opera salesiana S. Cuore di Barriera, via del Bosco, alle 9.30 S. Messa nella chiesa parrocchiale per ragazzi e formatori del Centro Formazione Professionale; in cortile omaggio floreale dei Vigili del Fuoco a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco; alle 18.30 s. messa presieduta dal vicario ispettoriale don Lillo Montanti; mercatino d’inverno con fiera del dolce e dei fiori a favore della “vita”, fraternità, animatori e famiglie. Nell’istituto S. Francesco di Sales a Cibali alle 9 S. Messa per la scuola secondaria di II grado; alle 10.30 s. messa scuola primaria (IV e V) e scuola media; alle 11.30 incontro di preghiera per infanziaprimaria (I-III); alle 19 S. Messa presieduta dall’arcivescovo metropolita mons. Salvatore Gristina per la Famiglia Salesiana e gli amici dell’Opera salesiana e per i genitori. Nell’oratorio San Filippo Neri, via Teatro Greco, alle 16.15 inizio della processione del simulacro di San Giovanni Bosco e arrivo alla parrocchia salesiana Santa Maria de la Salette: alle 17.30 celebrazione eucaristica; processione di rientro in oratorio. Chiesa dell’Istituto Maria Ausiliatrice al Borgo di via Caronda 224: alle 18 S. Messa solenne celebrata da mons. prof. Gaetano Zito, vicario episcopale per la cultura. Grande festa anche negli oratori salesiani “San Giovanni Paolo II” a Librino e dell’Istituto femminile “Don Bosco” di Canalicchio-Leucatia delle suore figlie di Maria Ausiliatrice.

A n t o ni n o Bl a n d in i Insieme


Primo concerto della neo orchestra Don Bosco

L’auditorium Don Bosco dell’Istituto salesiano “S. Francesco di Sales” a Cibali ha ospitato il primo concerto natalizio della neo “Orchestra Don Bosco”, nata all’inizio di quest’anno scolastico nella ricorrenza del bicentenario della nascita di S. Giovanni Bosco per volontà del direttore don Edoardo Cutuli che ne ha affidato la direzione al m° Fabio Raciti e il coordinamento alla prof. Ermelinda Giuntalia. Trenta elementi, allievi delle scuole statali di musica, affiancati per l’occasione da musicisti professionisti e cantanti lirici, hanno eseguito un nutrito e ben articolato programma di musiche sacre, in prevalenza natalizie. Con un Anonimo veneziano del Settecento l’orchestra ha aperto il programma dimostrando fin dalle prime battute una sicurezza ritmica nelle crome dell’allegro e un’espressività naturale nella linea melodica dell’andante. Tra le composizioni sulla Natività cantate dal soprano Emanuela Di Gregorio, il brano irlandese Adeste Fideles, il noto canto austriaco Astro del Ciel e il popolarissimo e commo-

vente Tu scendi dalle stelle composto a Nola nel 1754 dal poeta, musicista, scrittore, pittore napoletano sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Sant’Agata dei Goti e dottore della Chiesa. Tutti i tesserati del Circolo giovanile con la guida spirituale di don Giuseppe Raimondo i bravi musicisti sono: Michela Grasso, Damiano Zappalà, Alessia Pellegrino, Cristiana Cunzolo, Simona Ciccia, Erika Zingarino, Roberta Calì, Fabrizio Calì, Gabriele Scuderi, Giovanni Bonaccorso, Federico Quattrocchi, Irene Scroppo, Erika Pappalardo, Benedetta Pasotti, Daniele Ferro, Marco Toscano, Martina Cavallaro, Anna Tarantino, Daniele Pappalardo, Clelia Sciuto, Davide Bellina, Anita Motta, Elena Amici. In repertorio anche la celeberrima Ave Maria di Gounod scritta sulle note del preludio di Bach, White Christmas canzone scritta da Irving Berlin e ancora brani da Schubert a Johann Strauss. A condurre la serata è stata l’impareggiabile Morena Aiello, allieva del V liceo scientifico. A. B.

Strenna del Rettor Maggiore 2015 Commento alla strenna di Don Giuseppe Ruta Ispettore “Come Don Bosco, con i giovani, per i giovani!” è il tema della strenna 2015 del Rettor Maggiore dei Salesiani don Angel Fernandez Artime commentato nel grande teatro “Don Bosco” dell’Istituto “San Francesco di Sales” dall’ispettore dei Salesiani di Sicilia don Giuseppe Ruta, nel contesto della festa curata dalla consulta cittadina della Famiglia Salesiana di Catania e dall’Unione Ex Allievi “Don Giuseppe Martines” per salesiani, insegnanti, educatori, animatori, studenti e genitori. Oggi la strenna del successore di Don Bosco assume il significato di Insieme

un appuntamento annuale che tutti i gruppi della Famiglia Salesiana attendono con interesse. Dopo i saluti del presidente degli Ex Allievi dell’Unione di Cibali, avv. Vincenzo Martines, e del rappresentante della consulta cittadina, dott. Piero Quinci, l’ispettore nel dichiarare che la finalità primaria della strenna sia quella di essere un messaggio creatore di unità e di comunione per tutta la Famiglia Salesiana, in un obiettivo comune, ha precisato che il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco vuol essere un’occa-

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Catania - Cibali


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Catania - San F. di Sales: Una targa ricordo al Sig. Ispettore don G. Ruta.

sione offerta a tutto il mondo salesiano per guardare al passato con riconoscenza, al presente con fiducia e sognare il futuro della missione evangelizzatrice della Famiglia Salesiana con forza e novità evangelica, con coraggio e sguardo profetico, guidati dallo Spirito per avvinarsi alla novità di Dio. “Con questa convinzione che abbiamo – ha affermato don Ruta – ci sentiamo più animati non solo ad ammirare Don Bosco, a percepire l’attualità della sua figura, ma a sentire fortemente l’irrinunciabile impegno della imitazione di colui che dalle colline dei Becchi arrivò alla periferia di Valdocco e alla periferia rurale di Mornese, per coinvolgere con sé e con altre persone tutto quanto cercasse il bene della gioventù e la sua felicità in questo mondo e nell’eternità sulla scia del motto popolare: “Viso allegro e cuore in mano, ecco fatto il salesiano”.

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Il Piccolo Coro di voci bianche “Vincenzo Bellini” di Catania.

“Dire ‘Come Don Bosco’, oggi” – ha sottolineato – è prima di tutto reincontrare e riscoprire in tutta la sua pienezza lo spirito di Don Bosco che, oggi come ieri, deve avere tutta la sua forza carismatica e tutta la sua attualità”. Al centro di tutta quest’azione pastorale e della sua visione c’è stato come vero motore della sua forza personale la carità pastorale per “sentirsi coinvolto nella Trama di Dio” che significava amare ogni giovane per portarlo alla pienezza di quell’essere umano che si è manifestato nel Signore Gesù e che si concretizzava nella possibilità di “vivere come onesto cittadino e buon figlio di Dio. E questa deve essere la chiave del nostro essere, vivere ed attuare il carisma salesiano”. “Per questa sua maniera di vivere e di fare – ha commentato il prof. Ruta – anche noi oggi siamo chiamati a chiedere a Don Bosco di insegnarci a leggere i segni dei tempi, per aiutare i giovani. I suoi primi collaboratori vennero formati a questo spirito… e la società moderna coi sui cambiamenti rapidi e profondi esige un nuovo tipo di persona, capace di distinguere il permanente dal mutevole senza estremismi… Il carisma salesiano è di stare con i giovani, specialmente i più poveri, stare con loro e tra di loro, incontrarli nella loro vita quotidiana, conoscere ed amare il loro mondo, animarli nell’essere protagonisti della propria vita, risvegliare il loro senso di Dio, a vivere con mete alte… Dall’incontro con loro mai si esce indenni, bensì profondamente arricchiti e stimolati”. “Le nostre comunità, qualunque sia il gruppo della nostra Famiglia (siano comunità di vita religiosa, comunità di preghiera e impegno, comunità di testimonianza) devono cercare di acquisire ‘visibilità’ tra i giovani del proprio ambiente, ha evidenziato l’ispettore. Questa visibilità esige discernimento, opzioni e rinunce. Significa anzitutto gratuità nel servizio, relazioni fraterne, gioiose e dettagliate, in un progetto comunitario di preghiera, incontri e servizio. Si richiede, più che mai, una ‘casa aperta’, con pluralità di iniziative di convocazione e con proposte rispondenti ai problemi dei giovani del territorio. Insieme


Paolo II” che a livello economico vive di provvidenza: grest, sostegno scolastico per i ragazzi, animazione sportiva per i giovani, la festa della Famiglia 2015 a Librino. Il festoso incontro salesiano si è concluso con lo struggente canto “Giù dai colli” eseguito dal “Piccolo coro di voci bianche ‘Vincenzo Bellini’”, costituito nell’ottobre C. “Parini” di Catania per inizia2010 nell’I.C tiva del preside Giuseppe Adernò e diretto dal maestro Daniela Giambra, artista del coro del Teatro Massimo. A nt o n i no Bl an di n i

Un Angelo con un’ala sola Nella Giornata Mondiale delle Malattie Rare 2015, il 28 febbraio, tutte le componenti del San Francesco di Sales hanno vissuto nell'Auditorium un pomeriggio speciale in occasione della presentazione del libro "Un angelo con un'ala sola", scritto da Giacomo Domenico Bellina ed edito da Algra Editore. Speciale perché Giacomo è un ragazzo che frequenta la prima media nella scuola dell'Istituto e varie attività nell'oratorio; speciale perché attorno a lui e alla sua famiglia si sono riuniti dalle ore 17 alle 19 circa 200 persone tra bambini, ragazzi, giovani, famiglie, educatori, docenti, salesiani, presente pure l'Ispettore. Il libro nasce dall'esperienza quotidiana che Giacomo vive con la sua famiglia; infatti uno dei suoi fratelli, il piccolo Matteo, è affetto dalla rara Sindrome di MarinescoSjogren che coinvolge i muscoli, gli occhi, il cervelletto. Racconta con semplicità e tanto cuore la sua vita con Matteo e l'altro fratello Davide, come ogni giorno non sia semplice ma sempre importante, perché Matteo – come si legge nelle dedica – "è un dono meraviglioso di Dio". Di grande arricchimento umano e spirituale, nonché educativo, è l'appartenenza dei tre ragazzi al San Francesco di Sales, una seconda casa, in cui sono impegnati anche i genitori. La presentaInsieme

zione del libro è stata una festa, non una commemorazione triste, una festa ricca di parole di coraggio, di canti a tema, attività ginniche, poesie e video; ogni cosa è stata preparata e curata dai gruppi dell'oratorio e dalle classi delle scuole medie. Un momento centrale è stato l'intervento del Dott. Michele Sallese, ricercatore Telethon per la Sindrome suddetta: con competenza, entusiasmo, chiarezza, ha spiegato a tutti come funziona la ricerca, cosa comporta avere una malattia rara, in che modo lavorare per trovare la cura. Tra gli altri interventi ci sono stati: il saluto iniziale del Direttore Don Edoardo Cutuli che ha parlato del valore di vivere l'Istituto come una famiglia; quello del Dott. Nino Prestipino che ha scritto la Presentazione del libro con l'attenzione al "sibling" (fratello/sorella di una persona con disabilità); il saluto e la "Buonanotte" del Direttore dell'oratorio Don Giuseppe Raimondo che ha dato una prospettiva di fede e di speranza in Cristo. Il testo (10 euro) è possibile comprarlo in tutte le librerie di Catania e provincia, in molte della Sicilia e sul web. Parte del ricavato della vendita andrà per la ricerca legata alla Sindrome di Marinesco-Sjogren. Ma r c o P a p p a l a r d o

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DALLE CASE SALESIANE

Chissà che i giovani si rendano conto del valore che ha il poter disporre di un focolare salesiano”, poter contare su un gruppo di persone amiche. La significatività esigerà che le nostre comunità vivano in una salutare tensione che si trasforma in ricerca, discernimento e presa di decisioni, che hanno da essere continuamente verificate, inserite nella preghiera e convalidate nella convivenza fraterna e nella prassi pastorale. Al termine della conferenza, è stato presentato il progetto “Periferie: Librino 2015” della Famiglia Salesiana per contribuire con il volontariato al mantenimento e allo sviluppo delle opere della “Comunità San Giovanni


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Catania - Colonia Don Bosco

Un “Oratorio dei popoli” Progetto sull’immigrazione Interessante incontro-dibattito a cura della Onlus Unione Exallievi Don Bosco Catania-Salette “Periferie vive”.

Presso la Colonia Don Bosco della Plaia, in viale Kennedy a Catania, sede dell’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) “Don Bosco Island”, costituita a creare un centro di accoglienza per immigrati legato ad attività educativo-culturali in particolare sui temi dell’accoglienza multietnica, delle attività ricreative, sportive, formative e di studio specialmente dedicate ai giovani come è nello spirito del messaggio di Don Bosco, l’Unione Exallievi Don Bosco-Salette “Periferie vive” di Catania (onlus), nel contesto del progetto di “Oratorio dei Popoli”, ha organizzato un programma di incontri-conversazioni aperte al pubblico che hanno avuto inizio il 17 gennaio con il primo incontro sul tema “Parliamo di immigrazione”. Ha introdotto l’incontro la dott.ssa Annamaria Polimeni, già Viceprefetto Vicario di Catania, che ha discusso delle complesse problematiche legate al fenomeno migratorio così drammaticamente esploso nell’area mediterranea. La Dott.ssa Annamaria ha anche ricordato come la migrazione abbia coinvolto in passato milioni di europei, inclusi gli italiani, in cerca di un futuro migliore in terre lontane da quelle di origine. Il dott. Orazio D’Antoni, medico dell’Ospedale Garibaldi di Catania, ha parlato degli aspetti medici riguardanti gli immigrati sottolineando come molti problemi derivino dallo stato di malnutrizione o debilitazione legate al prolungato permanere in mare dei migranti in imbarcazioni precarie afferman-

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do come tuttavia non si riscontrino patologie particolari né sintomatologie che possano giustificare particolare allarme sanitario. Il prof. Alfredo Petralia, socio dell’Unione Exallievi-Salette di Catania, ha tratteggiato come le migrazioni degli organismi nell’ecosistema globale siano un costante e importante fenomeno naturale. Altrettanto si è sempre verificato per le popolazioni umane che da sempre si sono spostate migrando alla ricerca di migliori condizioni di vita e di sicurezza. Ha altresì ricordato come gli articoli 13 e 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 sanciscano e regolino il diritto al libero spostamento degli uomini. La partecipazione al dibattito dei presenti ha arricchito con riflessioni e suggestioni l’incontro. Infine il presidente dell’Unione Exallievi-Salette Salvatore Caliò ha ricordato agli intervenuti la data del successivo incontro previsto per il 14 marzo sul tema “Meravigliosi insetti abitatori delle sabbie della Plaia” sempre nella sede della Colonia Don Bosco.

Il Card. Bertone benedice il progetto Island per gli immigrati. Nella foto: S. Eminenza dopo la S. Messa con i concelebranti.

Insieme


Premio “Quartiere vivo”

Anche quest’anno, il 25 gennaio, nel salone-teatro dell’Istituto salesiano San Giovanni Bosco in via Santa Maria della Salette a Catania, la Onlus Unione Exallievi Don Bosco di Catania-Salette “Periferie vive” ha Premio Quartiere Vicelebrato l’evento “P vo”, ormai alla sua settima edizione, che premia i giovani meritevoli che vivono nell’area di San Cristoforo, quartiere da decenni in stato di degrado socio-culturale sito nella periferia sud di Catania. La manifestazione mira a promuovere progetti e attività formative per i giovani nell’ambito educativo e culturale. Il “Premio” è altresì destinato anche a personaggi che con la loro opera sono stati o sono fautori attivi del sostegno, della rinascita e della crescita delle “periferie”. Ha aperto l’incontro il saluto del Delegato dell’Unione don Rodolfo Di Mauro, che con i suoi 97 anni guida e incoraggia l’Unione, sempre con vivo ed entusiasta spirito di salesianità, nel suo impegno nella Associazione e nella azione sociale. Nella presentazione della manifestazione il presidente dell’Unione Salvatore Caliò ha ricordato i vincitori delle borse di studio riservate a studenti delle scuole superiori e dell’Università del progetto “Vuoi studiare? Ti diamo una mano!” bandite per l’anno scolastico e accademico 2014-2015, nonché i partecipanti al progetto “Gettiamo un ponte di amicizia con i giovani del Mediterraneo” che consiste nel sostegno di stage di formazione nell’ateneo catanese riservati a giovani laureati di università nordafricane: ha quindi illustrato come il progetto sia in co-partnerariato con i Kiwanis Club Catania-Etna e Mediterraneum e con le associazioni Ente Fauna Siciliana e Sud&Dintorni. Il presidente ha anche illustrato il progetto in atto che ha come titolo “La cultura come speranza” rivolto ai giovani detenuti dell’Istituto Penitenziario per Minori di Acireale (in collaborazione con le associazioni Ente Fauna Siciliana e Stelle&Ambiente e con il Teatro Stabile di Catania) che prevede conversazioni-incontri ed escursioni con i giovani ospiti Insieme

dell’istituto su temi ambientali e storico-culturali e che è coordinato con la Direzione e lo staff di educatori del penitenziario. Nell’edizione 2015 del “Premio Quartiere Vivo”, efficacemente coordinata dal giornalista Piero Maenza, due eminenti personaggi sono stati designati a ricevere il riconoscimento simboleggiato da una scultura realizzata dal maestro Orazio Grasso, socio dell’Unione, una vela stilizzata che rappresenta la proiezione dei giovani verso il futuro. Il premio è stato assegnato al Rettore dell’Università degli Studi Catania, Giacomo Pignataro, con la seguente motivazione illustrata dal socio prof. Alfredo Petralia: “Per il sostegno che negli anni l’Università di Catania ha riservato alle iniziative culturali dell’Unione Exallievi don Bosco della Salette, sostegno significativo anche come gesto di sensibile attenzione verso la parte della città, così marginalizzata, in cui l’Unione opera”; il Magnifico Rettore, nel ringraziare per il riconoscimento, ha ulteriormente sottolineato la sensibilità dell’ateneo catanese e sua personale nei confronti dell’impegno che mira a valorizzare e promuovere le periferie dove il volontariato svolge una attività fondamentale. Il premio è stato altresì assegnato a Vincenzo Isaia, già Vice presidente fondatore dell’Unione recentemente scomparso, che tanto e fattivamente si è prodigato per la crescita sociale e culturale del quartiere, e non solo, con la motivazione “In segno di riconoscimento per il generoso e appassionato

Premio “Quartiere vivo” al Magnifico Rettore dell’Università di Catania.

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Catania - Salette


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impegno e per la testimonianza dedicati nel corso della intera sua vita per l’affermazione degli alti valori umani ed etici appresi alla Salette alla scuola di Don Bosco”: la motivazione è stata efficacemente illustrata dal dott. Orazio D’Antoni, anch’egli socio dell’Unione, mentre le molteplici attività svolte nell’oratorio negli anni della giovinezza da Enzo Isaia sono state rievocate con tono appassionato e commosso da don Gino D’Amico, già presente alla Salette fin dai primi anni dell’insediamento dei Salesiani nel quartiere. Attraverso un intervento video l’attore Gilberto Idonea, primo personaggio insignito del Premio Quartiere Vivo nel 2009 e “figlio” della periferia sud di Catania, ha offerto la sua testimonianza in ricordo dell’amico Enzo Isaia; riferendosi quindi al prof. Giacomo Pignataro ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’Università anche per il suo ruolo in sostegno delle “periferie”. È seguita una breve cerimonia nel corso della quale Taisia Messina, in rappresentanza dell’Unione di cui è tesoriera, ha consegnato la “targa speciale quartiere vivo 2015” a don Felice Bongiorno, salesiano che opera nel Centro di Formazione Professionale dell’Opera Salesiana “S. Cuore” di CataniaBarriera. Don Felice è delegato ispettoriale di Comunicazione Sociale e dell’Associazione CGS, direttore responsabile del Notiziario “Insieme” dell’Ispettoria Salesiana Sicula, docente di informatica e nuove tecnologie, esperto di comunicazione multimediale. Fin dalla fondazione segue e sostiene le iniziative dell’Unione, con la seguente motivazione: “Per aver messo a disposizione dell’Unione Exallievi Don Bosco della Salette la sua professionalità come foto-video-maker Foto di gruppo: dei ragazi premiati.

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contribuendo efficacemente alla documentazione e comunicazione delle iniziative dell’Unione stessa”. In una atmosfera di festa gioiosa ha quindi avuto luogo l’assegnazione degli “Attestati di studio” ai giovani meritevoli da parte della Vicepresidente Gex Miriam Pace. Sono stati menzionati Marika Zito, Carmen Finocchiaro, Ariana Hutanu, Dario Belluso, Carmelo Longo, Lucia Agata Zappalà, Clementina Maria Berti, Agata Marchi, Francesco Puglisi, Giulia Zappalà, Francesco Anastasi, Luana Sanfilippo, Selenia Russo, Rosy Spampinato, Isma’El Gurrieri Brancati, Angelo Salamone, Maria Grazia Pellegrino, Noemi Di Benedetto, Desirée Bonnici, Massimo Roggio, Lucy D’Agata, Graziano Richichi, Chiara Stefania Condorelli, Francesco Scarcella, Salvatore Di Venuto. Si tratta di giovani oratoriani della Salette, dell’oratorio San Giovanni Paolo II di Librino, di allievi delle scuole salesiane di Formazione professionale e di alcune scuole pubbliche del quartiere. Le incentivazioni e i premi sono stati offerti dal quotidiano di Catania “La Sicilia”, dal Teatro Stabile di Catania, dall’Istituto Comprensivo San Domenico Savio di San Gregorio di Catania, dalle associazioni Ente Fauna Siciliana e Sud&Dintorni, dalla Cavallotto Librerie e dalla libreria Bonaccorso, da privati. Particolarmente significativa è stata la premiazione per il concorso per i migliori componimenti dal titolo “Racconta come vorresti il tuo quartiere” riservato agli alunni delle scuole medie che hanno espresso in modo sorprendentemente “maturo” la loro visione del quartiere e dei suoi problemi come anche dei suoi profondi valori umani. Il Teatro Stabile di Catania, come ogni anno, a conclusione della manifestazione ha offerto una esibizione, molto apprezzata dal pubblico presente, tratta dallo spettacolo “Il giardino dei ciliegi” di Checov, che ha visto sul palco i promettenti giovani allievi della prestigiosa Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro”. Un cocktail per gli intervenuti ha chiuso l’incontro. Irene Pac e Insieme


Pasqua e la festa del patrono

Paese che vai, tradizione pasquale che trovi. Mi scrive un amico e manda foto della Scinnenza, un dramma settecentesco del Centro Sicilia (San Cataldo e Caltanissetta), ma anche di altre parti della Sicilia. Nella vicina Canicattì ed anche nella nostra parrocchia di Maria Ausiliatrice, persiste l’usanza di preparare gli altari per la Settimana Santa in modo variegato ma significativo, mettendo sempre insieme il messaggio biblico in relazione ai temi attuali che travagliano il mondo; non per niente il Papa Francesco ha voluto dare una testimonianza significativa ai tanti drammi degli ultimi, con il nuovo cardinale di Agrigento, S. Em. Francesco Montenegro. Gli amici di Modica illustrano le tradizioni pasquali con la splendida cornice delle chiese barocche, che già di per sé sono una lode di Dio. Da Palermo si insiste soprattutto sull’impegno “sociale” della Comunità Ecclesiale in questo periodo di Pasqua: risurrezione di Cristo, risurrezione dell’uomo, del povero e dell’emarginato. I cortei storici e le rappresentazioni sacre non mancano in tanti nostri paesi e non mancano a Randazzo, paese medioevale per eccellenza. Ma assieme alle rappresentazioni storiche il nostro Oratorio Salesiano, portato avanti quotidianamente con impegno da cooperatori ed ex allievi con l’assistenza spirituale assicurata dall’Ispettoria Salesiana, promuove conferenze e incontri di preghie-

ra, che volentieri le televisioni locali mandano in onda parecchie volte. Così è stato in preparazione del Natale e così continua nella Quaresima e Pasqua. Anche San Gregorio di Catania ha le sue proprie tradizioni, che hanno il cuore e la sede presso il nostro glorioso istituto ed oratorio salesiano. Cortei storici, drammi sacri, liturgie attente e ben preparate. Per la parte teatrale, la nostra Compagnia CGS Arcobaleno, fa intervenire in quello che possono, anche i giovani ospiti stranieri e italiani delle nostre strutture. E sempre con questi giovani, abbiamo organizzato “l’Oratorio dei Popoli”, incontri e gare sportive tra diversi gruppi delle Comunità giovanili della zona; attività che si svolgono nel periodo pasquale e primaverile. Come molti di noi sanno, il Lunedì di Pasqua vede anche la celebrazione della festa patronale di San Gregorio Magno. Potrebbe sembrare una cosa quantomeno “strana”, ma i vari parroci succedutisi e gli stessi Vescovi, si sono adoperati perché anche durante la festa del santo patrono rimanesse al centro dell’attenzione, nostro Signore Gesù Cristo risuscitato. Ed è in questo senso che si stanno concretizzando delle idee per mantenere il livello di festa popolare, dando maggiormente risalto all’aspetto pasquale. don Biagio Tringale

D i o ce s i d i A c i r e a l e : C o n v e g n o g i ov an i e d e d u ca t o r i

Oratori/Convegno itinerante tra Randazzo, Mascali e San Giovanni Bosco per riaffermare la proposta educativa Quest’anno il convegno dei giovani e degli educatori, il secondo, si è svolto in maniera itinerante: sono stati toccati due differenti luoghi della diocesi, per permettere alle comunità parrocchiali di partecipare all’incontro più vicino. Il convegno si è svolto pertanto nell’oratorio salesiano S. Basilio di Randazzo, animato dai giovani della parrocchia Sacro Cuore e nella chiesa S. Giovanni Bosco in Acireale, unica parrocchia dedicata al santo protettore della gioventù in tutta la Diocesi. Numerosa la presenza degli educatori in entrambi gli incontri. Particolarmente apprezzato l’intervento dell’ospite d’eccezione: don Luca Ramello, docente, direttore della pastorale giovanile di Torino e del Piemonte, membro del CDV di Torino e assistente dei giovani di Azione Cattolica. Insieme

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Catania - San Gregorio


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Salesiani di Messina

Bicentenario della nascita di Don Bosco

Anche a Messina si da inizio al Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, Padre e Maestro dei Giovani e fondatore della Famiglia Salesiana nel mondo. In occasione della festività liturgica, la Consulta di Famiglia Salesiana e del Movimento Giovanile Salesiano hanno predisposto un intenso programma di festeggiamenti e iniziative per dare inizio a questo speciale anno giubilare, in cui si ricordano i duecento anni della nascita del Santo dei Giovani (18152015). Sarà un anno intenso che vedrà impegnati i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice e l'intera Famiglia Salesiana di Messina nel far conoscere e riscoprire la figura di don Bosco non solo dal punto di visto storico, ma anche spirituale ed educativo. Da più di cento anni Don Bosco è presente a Messina con i suoi figli e le sue figlie e meritevole è stata l'opera spirituale, educativa, assistenziale e formativa da essi condotta a vantaggio dei giovani poveri e abbandonati di Messina.

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Oggi i Salesiani sono presenti nella città dello Stretto con tre case: l'Istituto Teologico San Tommaso, facoltà teologia aggregata all'Università Pontificia Salesiana di Roma; l'Opera Salesiana San Matteo, parrocchia e oratorio del quartiere popolare di Giostra; e l'Istituto San Domenico Savio, con Oratorio e la Scuola Elementare. Le suore salesiane coordinano le attività dell'Istituto Don Bosco, con Scuola materna, media e superiore (nei diversi indirizzi) e l'Oratorio; e l'Istituto Maria Ausiliatrice di Valle degli Angeli, con Oratorio e assistenza delle suore anziane e ammalate. Queste le iniziative a livello zonale, coordinate dal coordinatore della consulta, Prof. Ninì Cubeta, e dai delegati zonali del Movimento Giovanile Salesiano, Don Arnaldo Riggi e Sr. Ermelinda Ardita: 28 Gennaio 2015, ore 20.30 - Teatro dell'Oratorio Salesiano San Matteo (Giostra): Avvio del Bicentenario da parte del Superiore dei Salesiani di Sicilia e dalla Superiora delle Salesiane di Sicilia - Presentazione del Musical "noi...magnifica gente" della Compagnia degli Orattori, alla presenza delle autorità civili e religiose. 29 Gennaio 2015, ore 18.30 - Istituto Don Bosco (via Brescia) Presentazione della Strenna 2015 (linee educative) del Rettor Maggiore dei Salesiani, da parte della Superiora delle Salesiane di Sicilia, Sr. Anna Razionale. 30 Gennaio 2015, ore 20.30 - Concattedrale del Ss.mo Salvatore (Salesiani Savio): Grande Veglia di Preghiera dei Giovani a Don Bosco. A seguire momento di fraternità e festa, con la premiazione del concorso "auguri a Don Bosco". 31 Gennaio 2015, ore 10.00 - Cattedrale di Messina: Solenne Concelebrazione Eucaristica per le scuole di Messina, presieduta dall'Arcivescovo Metropolita Mons. Calogero La Piana. Da: Chiesa e Fedeli, IMGPress, 19-01-2015. Insieme


Gruppo famiglie

Il Gruppo Famiglie del “Domenico Savio” di Messina (Gruppo Famiglie Savio) ha ripreso il cammino di formazione che era iniziato due anni fa. L’anno scorso abbiamo fatto un solo incontro, per motivi vari, ma quest’anno siamo ripartiti a pieno ritmo. L’esperienza precedente è stata forte e, insieme a mio marito Massimiliano, abbiamo deciso di continuare ad organizzare questo cammino, per noi stessi e per altre coppie che sentono il bisogno di “crescere” e “far crescere il matrimonio”. Il nostro invito è stato accolto da amici, salesiani cooperatori, genitori di alunni della scuola, colleghi di lavoro. La nostra paura era che, dopo il primo incontro, in cui eravamo tanti, ci saremmo ritrovati in pochi; ci siamo affidati a don Bosco e così non è stato; una buona parte ha mantenuto l’impegno e ha partecipato attivamente. Le famiglie che prendono parte ai nostri incontri sono eterogenee: da giovani coppie con figli piccoli a coppie “anziane” con nipotini. Ci incontriamo una volta al mese, il sabato o la domenica pomeriggio; gli incontri

sono tenuti da don Gianni Russo; mentre i nostri figli giocano, colorano con le ragazze più grandi, noi coppie stiamo insieme ad ascoltare, a riflettere e a confrontarci sul nostro quotidiano. La tematica comune, trattata sotto diversi aspetti è: Relazioni nella famiglia, dalla relazione della coppia alla relazione con i figli, con i “vicini”, nella quotidianità. Le problematiche che scaturiscono sono maggiormente legate alla preoccupazione per i figli, il dialogo che dobbiamo impostare con loro e le influenze esterne. Ci si ritrova solitamente una volta al mese; nell’ultimo incontro è previsto un ritiro di un’intera giornata. I nostri incontri iniziano con un momento di preghiera, cui segue la relazione di don Gianni, intercalato da qualche domanda e, a seguire, il dibattito. Spesso si concludono con un momento di convivialità e fraternità, dove ci si ritrova a parlare tra di noi in modo non formale e ci si conosce meglio. È una splendida esperienza di famiglie nello stile di Don Bosco. Ros anna e Massimiliano Pa na rello

Open Day della scuola e dell’oratorio Offrire ai ragazzi e ai genitori una molteplicità di servizi per una maturazione globale della persona umana. È questo che si propone da sempre la scuola paritaria S. Domenico Savio, che in occasione del Bicentenario di S. Giovanni Bosco ha organizzato l’Open Day della scuola e dell’oratorio “Savio”. Un’occasione importante per grandi e piccini che hanno potuto apprezzare sia gli ampi spazi che i proInsieme

getti curriculari per la scuola dell’infanzia, con sezione “Primavera” e per quella primaria. Il Savio, che si ispira alla creatività e alla fecondità del carisma di Don Bosco e della sua tradizione educativa, scolastica e professionale, nel compiere questo servizio educativo risponde ai bisogni degli allievi. La coordinatrice didattica è Olga De Leo, il presidente della cooperativa

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DALLE CASE SALESIANE

Messina - Savio


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che gestisce il Savio è don Umberto Romeo. Come ha sottolineato il direttore della comunità educativa del Savio, don Giovanni Russo, “la bellezza del nostro metodo educativo è basato sull’incontro tra persone. Non trascuriamo le tecniche innovative, valorizziamo le risorse personali del bambino e della sua unicità, attraverso il Sistema Preventivo di Don Bosco, basato sul rapporto di benevolenza. La casa salesiana – ha aggiunto don Russo – è impostata su quello che Don Bosco chiamava lo spirito di famiglia e i grandi devono amare anche le cose che amano i ragazzi. L’originalità di questa scuola è che l’educazione anche culturale non si esplica solo

tra i banchi, proprio perché offriamo tantispunti educativi che, grazie alle nostre strutture, si manifestano in teatro, danza, associazioni […]. La scuola, dotata di aule ampie, luminose e climatizzate offre agli alunni un laboratorio d’informatica, palestra, sala danza, sala riunioni, sala multimediale con Lim e videoproiettore, una sala giochi, una sala feste, tre cortili all’aperto, una sala adibita a servizio mensa e un cine-teatro. Dunque una giornata in allegria in cui è stato possibile assistere a lezioni aperte, a laboratori creativi e a un viaggio in libreria con Minnie e Topolino. L a u r a Si m on c in i Da: Gazzetta del Sud, 25 gennaio 2015.

Il bruco insegna a masticare l’inglese Hanno messo in scena la rappresentazione recitando in lingua inglese, facendo anche attenzione alla dizione. No, non si tratta di una compagnia di attori professionisti, bensì dei trentotto alunni della scuola dell’infanzia dell’istituto “Domenico Savio”, che hanno interpretato il capolavoro per bambini “The very hungry caterpillar”. I piccoli grandi “attori”, che hanno un’età compresa tra i trentasei mesi ed i cinque anni, hanno stupito il folto pubblico portando

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in scena una recita che ha preso spunto dal libro illustrato sul piccolo bruco “Mai sazio”, che prima di diventare una farfalla va alla costante ricerca di cibo. Ripercorrendo il cammino del piccolo animaletto affamato, i bambini hanno potuto approfondire le basilari conoscenze del campo dell’alimentazione, con particolare riferimento alla frutta. Ma soprattutto, nell’ambito dell’interessante progetto, realizzato in poco più di un mese ed in lingua originale, i piccoli studenti Insieme


Spirito di famiglia nell’esperienza scolastica Nello specifico della nostra scuola, la S. Domenico Savio di Messina, soprattutto per genitori come noi che da un decennio ne condividono le sorti, l’esperienza scolastica è un luogo – come voleva Don Bosco – dove si vive lo spirito di famiglia. Nonostante lo spirito salesiano abbia consentito l’intrecciarsi di relazioni amicali anche al di fuori della scuola, rincontrare genitori e alunni nel contesto dell’Istituto, dei suoi cortili e dei suoi sorrisi, rappresenta francamente un’emozionante frangente. Sulla scia di questa condivisione, ogni anno, spontaneamente, si celebrano eventi festosi, con un minimo di organizzazione: buffet con varie leccornie preparate dalle mamme, diverse bevande, alcuni tavoli e qualche decorazione. Insieme

Ciò che conta è lo spirito con cui ci si ritrova per corridoi e cortili a salutare o intrattenersi con volti conosciuti e sorridenti. Persino, può far meraviglia, quei pochi e sempiterni incontentabili, sono trascinati nel vortice di allegria contagiosa sprizzata in primo luogo dai bambini che non si chiedono come mai possano correre e schiamazzare sotto gli occhi clementi di

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Messina - Savio: Un originale spettacolo con i bambini della scuola.

hanno potuto avere un primo e divertente approccio con la lingua inglese. E alla fine, si sono meritati l’ovazione generale ottenuta al termine dell’originale spettacolo. Orgogliosa la coordinatrice del progetto Anna Rita Scimone: “ i bambini hanno partecipato all’iniziativa con grande entusiasmo – ha detto la docente. È stata un’esperienza nuova per loro ma anche per noi ed è risultata molto formativa. È stata molto importante per avvicinarli alla lingua inglese, utilizzando un metodo ludico adatto alla loro età”. “Dietro un lavoro che può sembrare a prima vista “piccolo” – ha spiegato la direttrice didattica Olga De Leo – c’è tanta fatica. Gli alunni sono stati bravissimi. Ed anche le insegnanti”. Grande soddisfazione per il team di docenti che ha collaborato all’iniziativa: Marcella Francilla, che ha durato la dizione, Maria Grazia Rinaldi e Sonia Cardile. Dei coloratissimi costumi si è occupata Giovanna Musicò. Lilly La Fauci


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educatori e genitori. La festa di Don Bosco, ad esempio, è stato un giorno speciale, con i cortili stracolmi di persone. Ognuno tiene d’occhio il proprio figliolo, ma tutti cooperano per mantenere allegro il clima. Quest’anno la nostra scuola ha visto nei vari eventi l’impegno del nuovo direttore, Don Gianni Russo, che si é subito fatto apprezzare da tutti i genitori per la sua amabilità e cortesia. Fa veramente piacere, dal punto di vista di noi genitori, notare ed apprezzare come i nostri figli, grazie al metodo educativo salesiano in auge presso la nostra scuola, sappiano relazionarsi con gli adulti, siano maestre di altre classi o genitori di altri bambini, con una padronanza non comune. Tale attitudine, che si apprende con l’ostinata frequentazione delle attività della scuola, di questa scuola, segnerà per l’avvenire i nostri figli consentendo loro una sicura facilitazione nei rapporti umani che intratterranno nel corso della loro vita. La giornata inizia come di consueto con

un momento di preghiera. Nei giorni normali questo impiega una decina di minuti nel cortile o, in caso di maltempo, in palestra. Nei giorni speciali, invece, si svolge una funzione religiosa nell’attigua chiesa, alla quale è possibile accedere direttamente dalla scuola. Durante la Santa Messa i bambini occupano i primi banchi e, divisi per classi, partecipano attivamente. L’omelia è infatti dialogico-didattica. In alcuni casi si pratica anche la benedizione di oggetti simbolici di uso quotidiano a scuola. In men che non si dica, al termine delle funzioni religiose, un gruppetto di mamme allestisce un buffet in uno dei corridoi della scuola, mentre un drappello di papà trasporta casse di bevande preventivamente refrigerate in uno dei congelatori messi a disposizione dall’Oratorio. Così allegramente i genitori, i bambini, molti nonni, gli insegnanti, i sacerdoti e il personale ausiliario si intrattengono complimentandosi vicendevolmente per questo o quel manicaretto. I bambini assaggiano tutto spingendo i compagni ad assaporare le pietanze conosciute e più familiari. È una gara senza concorrenti e senza vincitori perché in un batter d’occhi si contano solo briciole. Alla fine, tutto riposto e raccolto, ci si saluta con un consueto “ciao, a domani”. Perché, anche se nessuno ci bada più, è vero che tutti i genitori del Savio siano amici. Avv. Vincent J. Molina e Lara Cortese

Don Bosco e la “voglia di famiglia”

Ecco un altro segreto per crescere e maturare: non dimenticare la lingua della propria madre; il che significa non strappare le radici dalle quali provieni; anzi, coltivarle quelle radici perché è da lì che può continuare a passare la vita. Don Bosco aveva perso il padre da piccolo... Fu talmente segnato da questa esperienza che, quando pensò ad una istituzione educativa per i suoi ragazzi non volle altro nome che quello di ‘casa’ e definì lo spirito che avrebbe dovuto improntarla con la definizione di ‘spirito di famiglia’.

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17° Master in Bioetica e Sessuologia

Il 7 novembre scorso sono iniziate le lezioni relative al XVII Master in “Bioetica e Sessuologia”, presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina ed in collaborazione con l’Istituto di Bioetica della Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” dell’Università Cattolica del “S. Cuore” di Roma e con Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina. Il Direttore del Master è il prof. Giovanni Russo, Ordinario di Bioetica presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina e Direttore della Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia. Il Master è indirizzato a Medici, Biologi, Infermieri, Ostetrici, Farmacisti, Amministratori della Sanità, Medici Veterinari, Giuristi, Filosofi, Teologi, Umanisti e Operatori Sociali ed è spendibile come ECM per i Medici e il Personale Sanitario e per l’Educazione Continua di Giuristi, Biologi, Veterinari. Ma le finalità del master sono più ampie: formare figure professionali in campo bioetico e sessuologico, professionisti della “Consultazione Bioetica” (Bioethics Consultation) a servizio della famiglia, dei giova-

ni, di enti sanitari, dei Consultori familiari, della scuola, del volontariato sociale, fornire un’abilitazione bio-giuridica, bio-medica, socio-aziendale e scolastico-didattica. I 40 iscritti, in un percorso formativo della durata di due anni, approfondiranno 4 aree tematiche di grande attualità: bioetica, sessuologica, abilitazione gestionale (stages e tirocini), area teologica. Il gruppo degli studenti è variegato sia per le competenze professionali che per le convinzioni personali e religiose (due evangelici); ciò costituisce un segno di apertura al dialogo, da parte degli organizzatori del Master, nonché di arricchimento reciproco per i partecipanti. Le tematiche già trattate, in questi primi 4 mesi, riguardano la Bioetica Fondamentale e Generale, la Pedofilia, gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), la Trapiantologia, l’Economia Sanitaria, l’Eutanasia. Gli studenti sono stati anche coinvolti nella lettura e recensione di un testo di Bioetica Sociale. Da metà marzo a metà giugno prossimi saranno effettuate le prime verifiche scritte. Do t t . G ia ng a e t a n o D’ A l e o

Al San Tommaso: Due monumenti a Don Bosco Anche il San Tommaso di Messina quest’anno ha festeggiato Don Bosco, sebbene per farlo con gli studenti e i docenti dell’Istituto Teologico sia stato necessario spostare la data dopo la conclusione della sessione invernale di esami, al 12 febbraio 2015. L’occasione è stata particolarmente apprezzata da quanti vivono e respirano nel nostro ambiente il clima fraterno e familiare salesiano, e da parte dei tanti che condividono con i salesiani la sensibilità e la missione educativa. Alle ore 10,30 tutta la comunità accademica riunita dinanzi all’ingresso principale dell’Istituto ha accolto festosamente l’Arcivescovo Mons. Calogero La Piana, il quale ha benedetto il nuovo monumento a Don Bosco che è stato posizionato nel giardino, ed è stato svelato insieme dal Direttore Don Franco Di Natale, dal Preside Don Giuseppe Cassaro, e dal patriarca dei Salesiani di Sicilia, Don Vincenzo La Mantia. Don Franco Di Natale ha rivolto calorose parole a docenti e studenti, facendo percepire viva e palpitante la presenza di Don Bosco in mezzo ai presenti, ed ha sottolineato come quello di bronzo sia solo il primo monumento che la comunità salesiana del San Tommaso desidera innalzare durante quest’anno bicentenario della nascita di Don Bosco. Il secondo sarà un monumento vivo di persone, e sarà la costituzione del nucleo nascente dei Salesiani Cooperatori del San Tommaso. Subito dopo nella chiesa dell’Istituto è stata celebrata la S. Messa in onore di Don Bosco, partecipata da docenti, studenti, personale ausiliario e amici del San Tommaso, e presieduta da S. Ecc. Mons. Calogero La Piana, il quale ha indicato Don Bosco come modello di autentica umanità e missionario dei giovani. Insieme

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Messina - San Tommaso


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Messina - Barcellona P.G.

“Insieme è bello”

Un’ondata di gioia nel Palatenda dell’Oratorio Salesiano

“Insieme è bello”: un’ondata di gioia nel palatenda dell’Oratorio salesiano. Un’ondata di gioia ha invaso ieri il palatenda dell’Oratorio salesiano di Barcellona P G in occasione dell’evento “Insieme è bello”. Dopo l’inaugurazione della Mostra dedicata alle immaginette su don Bosco e alla sua opera, ha infatti preso il via la festa dedicata ai giovani, organizzata in collaborazione con la Pastorale giovanile ecclesiale della città. La serata, presentata da alcuni animatori dell’oratorio, è iniziata con i balli del gruppo “Le amiche di Grazia”. Successivamente l’intervento di padre Giuseppe Currò, incaricato della Pastorale, e di don Luigi Perrelli ha dato il via alle esibizioni. L’atmosfera è stata riscaldata dalla “Jupas band” della Gifra, seguita dal coinvolgente intervento dello psicologo Carmelo Impera, che, rivolgendosi ai giovani, li ha coinvolti in una riflessione sul valore della vita, portando la sua testimonianza e invitandoli ad uscire dalle proprie comunità, a

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farsi esempio per i coetanei che, a differenza loro, non hanno ancora conosciuto la gioia derivante da una fiducia piena in Dio. Immediatamente si è tornati a ballare con l’esibizione della Don Bosco Dance e del gruppo di animazione salesiana. Si sono poi succeduti sul palco i rappresentanti delle diverse parrocchie che hanno aderito all’evento: il gruppo di Merì guidato da Padre Antonio, il gruppo della parrocchia di Portosalvo, il gruppo musicale dell’Oratorio salesiano accompagnato dalle voci bianche dei bambini del coro, i giovani dell’Oratorio FMA. Una serata, come ha affermato don Perrelli, dedicata alla bellezza di essere giovani e di poter avere dei sogni, ore trascorse all’insegna della gioia, quella stessa che San Giovanni Bosco cercava di trasmettere ai propri giovani, dicendo sempre loro di avere un unico desiderio, quello di vederli felici nel tempo e nell’eternità. La mostra sulle immagini di Don Bosco apre i festeggiamenti all’oratorio di Barcellona. Una mostra, ideata da don Santino Russo, ha aperto la settimana di festeggiamenti dedicati a San Giovanni Bosco, che avrà come punto di riferimento l’oratorio salesiano “San Michele Arcangelo”, tra momenti ricreativi con i giovani e appuntamenti con la riflessione sull’opera del Santo più amato dagli adolescenti. L’esposizione delle immaginette di Don Bosco potrà essere ammirata per tutta la settimana fino a sabato 31 gennaio, giornata in cui ricorre la festa dedicata al Santo, di cui quest’anno si celebra il bicentenario della nascita. Nell’intervista video che segue, il direttore Don Luigi Perrelli e Don Santino Russo spiegano le motivazioni della mostra e ricordano gli appuntamenti dedicati a Don Bosco P e tr onilla Bo nav ita Da: 24 Live, 25 gennaio 2015. Insieme


palermo - ranchibile

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LIBERAmente istruzione e Formazione Professionale

Un momento per formare e informare Pr og ra mm a 27 febbraio 2015, ore 17, al teatro del Don Bosco Ranchibile, in via Libertà a Palermo, l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche (AGeSC), l’Associazione Italiana Genitori (AGe) e il Forum delle Associazioni Familiari organizzano l’incontro “LIBERAmente per i giovani. Scuole: istruzione e formazione professionale cattolica”. Il convegno, organizzato nell’ambito del Festival della Città Educativa, vuol essere un momento pubblico di formazione e informazione per genitori, docenti, istituzioni e media: per una cultura della parità e della sussidiarietà libera da pregiudizi e incomprensioni; per la conoscenza dell’identità e del servizio della scuola cattolica a Palermo; per rilanciare le sinergie con il territorio, l’intero sistema scolastico e la Chiesa. Intervengono: Maria Grazia Colombo, responsabile scuola del Forum nazionale Associazioni Familiari; Roberto Gontero, presidente nazionale dell’AGeSC; Fabrizio Azzolini, presidente nazionale AGe; Francesco Bianchini, presidente regionale del Forum Ass. Familiari; Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca; Luigi Berlinguer, già ministro all’Istruzione; mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale; Dario Nicoli, docente di Sociologia Economica e dell’Organizzazione Università Cattolica del Sacro Cuore; Francesco Punzo, responsabile CISS sede di Palermo. Insieme

Libertà di educazione e scuola: spunti dal convegno al “Don Bosco Ranchibile” di Palermo (2 marzo 2015) – L’associazionismo è ancora in vita: anche in un periodo in cui il riferimento dei politici è il cittadino isolato che possiede dei tasti di voto come ad un quiz e a cui rimane in mano soltanto un telecomando. Ed è ancora in vita perché c’è ancora qualcuno che rischia un giudizio, che sostiene una tesi e che prova a ragionarne insieme a interlocutori differenti e di diversa estrazione. Questa nostra osservazione proviene dal convegno “LIBERA…mente per i giovani” organizzato il 27 febbraio dall’AGeSC, Associazione Genitori Scuole Cattoliche, presso l’istituto salesiano “Don Bosco” di Palermo e che ha coinvolto nella realizzazione anche l’Associazione Italiana Genitori, il Forum delle Associazioni Familiari, l’Ufficio Diocesano di Pastorale della Educazione e della Scuola e Università e diverse organizzazioni afferenti alle scuole paritarie di Palermo. Il “pluralismo educativo” e l’affermazione di una “autonomia scolastica virtuosa”, è su questi temi che centra il proprio breve intervento telefonico Luigi Berlinguer, ed è un peccato non abbia potuto partecipare al dialogo a causa della febbre. “Nelle scuole si deve vivere l’ambizione di diventare sempre migliori”, così conclude il suo intervento. “Noi siamo qui per affermare un’esperienza di vita scolastica che ha diritto di esi-

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stere” afferma Maria Grazia Colombo del direttivo Forum Associazioni Familiari e già presidente dell’AGESC. E continua “poiché il diritto/dovere di educare e istruire i propri figli è dei genitori prima che dello Stato”, per questo essi hanno il diritto di scegliere il luogo che ritengono più adeguato a tale scopo. E finché lo Stato non si adopera per agevolare tale scelta non esisterà il “pluralismo educativo” che rientra nei canoni costituzionali. La parola dunque all’esponente palermitano del PD più vicino al governo nazionale: l’on. Davide Faraone, odierno sottosegretario al MIUR. Il quale ribadisce la centralità del tema della “scuola” nell’azione del governo e anche lui sottolinea l’intenzione di “spingere al massimo l’autonomia scolastica”, incluso il rapporto tra scuola e imprese, ma rinvia in una prospettiva di lungo periodo la possibilità di offrire strumenti operativi efficaci al fine di perseguire il già citato aspetto del “pluralismo educativo”. Interessante anche il contributo del prof. Dario Nicoli, docente di Sociologia al-

la Università Cattolica del Sacro Cuore, che mette in evidenza come lo scopo scolastico nel nostro contesto debba diventare quello di “creare cittadini capaci di reagire in modo creativo alle più imprevedibili situazioni” e per far questo servono insegnanti con una “qualità d’accesso al cuore dei ragazzi” per superare quell’ “opzione scettica” che sempre di più si va affermando nella nostra cultura e quindi nelle teste dei nostri ragazzi. Infine è stata data la parola a S.E. mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, che ha voluto focalizzare il suo intervento su una nota della C.E.I. dedicata alle scuole cattoliche e pubblicata la scorsa estate. “Risorsa educativa per la comunità”, così s’intitola la nota che, dopo aver fotografato lo stato attuale “ancora lontano dalla parità scolastica realmente attualizzata”, esorta a una più decisa collaborazione tra diocesi e scuole cattoliche, al fine di una presenza attiva all’interno del processo formativo dell’intera società civile. Da: SicilyPresent.it

Mo ns. Pe nn is i a l Con ve g no “ LI BERAm en te pe r i g i ov an i: L a scu o la è a l ser vi z io di t u t ti . “In una stagione caratterizzata da una crisi culturale, morale, sociale ed economica, – ha sottolineato il Vescovo di Morreale – la scuola cattolica, in dialogo e collaborazione con la scuola statale, vuole essere, insieme con le famiglie e le comunità cristiane, un luogo credibile, nel quale i cristiani sappiano costruire relazioni di vicinanza e sostegno alle giovani generazioni, rispondendo alla loro domanda di significato e di rapporti umani autentici”. “La ‘buona scuola’, – ancora Mons. Pennisi – prima ancora che un progetto politico, è un diritto umano fondamentale che deve essere garantito a tutti e assolto non perché una scuola si qualifica ‘statale’ o ‘paritaria’, ma perché è ‘buona’, cioè eroga un servizio di qualità”. Non solo: “La libertà di scelta educativa è una ‘condizione’ di fondo, che oltre a garantire l’esercizio di un diritto umano fondamentale promuove e stimola un processo innovativo dell’intero sistema d’istruzione e formazione stabilendo tra la scuola statale e paritaria una sana emulazione, un positivo confronto, una costruttiva collaborazione nell’interesse generale e prioritario degli alunni e delle loro famiglie”. [...] “La scuola cattolica è nata per porsi al servizio di tutti, in particolare verso le categorie socialmente svantaggiate, e deve continuare a esercitare il suo servizio come testimonianza dell’impegno di tutta la comunità ecclesiale nella realizzazione del quotidiano compito educativo e della costante attenzione ai più deboli”. In tale direzione “non può essere dimenticato il prezioso contributo offerto anche dalla formazione professionale d’ispirazione cristiana”.

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Solenne apertura del Bicentenario

Ragusa celebra i 200 anni di Don Bosco momento (che purtroppo dura da anni) di Solenne apertura del Bicentenario - Ogcrisi. gi alle ore 18,30 la messa nella chiesa di MaRischiando di mettere sulla strada centiria Ausiliatrice. Nel bicentenario della nascita di Don naia di ragazzi desiderosi di imparare un Bosco, che ricorre quest’qnno, la Congregamestiere e di prepararsi un futuro, per il catzione salesiana e tutti i movimenti ad essa letivo funzionamento della macchina amminigati, hanno messo al centro strativa e politica della nostra della loro riflessione e attività Regione. La congregazione la figura del “Padre e maestro Questi giovani dei centri salesiana ricorda della gioventù”. popolari, emarginati, poveri la figura del “PaIeri a Ragusa, nella Chiesa come li chiamava Don Bosco dre e maestro del“pericolanti” sono stati e sono di Santa Maria Ausiliatrice, alle ore 18,30 si è tenuta la soal centro dell’attività educativa la gioventù polenne concelebrazione eucaridi Don Bosco e dei suoi figli. nendo al centro stica a conclusione di un inLa cultura “dello scarto”, codell’attenzione la tenso programma iniziato dome la definisce Papa Franceriscoperta della menica 18 gennaio con la presco, non può e non deve sacrivita e il ruolo di ficare questi giovani ai giochi sentazione della strenna del Rettor Maggiore “Come Don politici ed economici di alcu“Buoni cristianie e ni, di pochi. Bosco, Con i giovan e Per i onesti cittadini”. È necessario un sussulto giovani”, di Don Franco Di Natale, e poi proseguito per delle coscienze - ha concluso Don Terrana - di tutti gli onesti per mettere tutta la settimana, a partire da martedì scoral centro dell’economia e della politica la so, con le celebrazioni eucaristiche fino a vepersona e i suoi diritti, in particolare quella nerdì. dei giovani”. “La festa di Don Bosco – ha detto Padre Paolo Terrana – quest’anno non vuole esseDa: La Sicilia, Michelangelo Farinaccio. re semplicemente celebrativa di un fatto storico legato ad una data, ma deve assumere un significato esistenziale, ecclesiale e civile. Riscoprire la vita, l’opera ed il messaggio che Don Bosco ha dato all’umanità con tutto ciò che egli ha fatto e scritto. L’azione di Dio che agisce nel tempo e nello spazio suscitando doni e carismi particolari nella Chiesa, dinanzi ad urgenze e necessità particolari e che continuano poi nella vita della Chiesa universale. Il detto di Don Bosco “Buoni cristiani e onesti cittadini” non è un puro slogan, ma un progetto che Don Bosco ha realizzato in tutte le sue opere: scuole, oratori, convitti, scuole professionali. E vorrei richiamare l’attenzione proprio su queste ultime, le scuole professionali che stanno vivendo un Insieme

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Ragusa


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Manouba - Tunisia

Cosa si dice in Tunisia?

Diario di bordo del viaggio di Don Pippo Ruta 15-18 marzo 2015 Tante cose... alcune belle, altre preoccupanti! Sono arrivato a Tunisi alle ore 18,30 del 15 marzo c.a. dopo essere partito da Catania alle 12.55 con scalo a Roma Fiumicino. A prendermi all’aeroporto è venuto il Direttore di Manouba, Don Domenico Paternò. Un po’ di attesa per prelevare la valigia magica (piena di palloni per i ragazzi, di salumi e formaggio grana per i confratelli... altri doni, in più il regalo per la prossima Pasqua, le

Da sinistra: R. Lionelli, d. D. Paternò, d. G. Ruta, d. J. Paszenda.

icone dei quattro evangelisti da collocare nella cappellina) e poi via! in auto verso Manouba dove ci attendono Roberto e Don Jacek. Dopo la preghiera dei Vespri, abbiamo fatto cena in compagnia del confratello Jean Marie Petitclerc, noto pedagogista francese, in quei giorni in Tunisia dove ha tenuto un corso di aggiornamento per i docenti delle scuole salesiane di Manouba, la nostra scuola, e di Menzel Bourguiba, diretta e animata dalle FMA. Nei giorni 16 am e pm e 17 am ho partecipato per la prima volta all’Assemblea Generale della COSMADT (Conference des Superieur(e)s Majeur(e)s et Delegue(e)s de Tunisie) che raduna tutti i Superiori e le Superiore delle Congregazioni presenti in terra tunisina. Eravamo ospiti delle Suore Servantes du Seigneur, vicino alla Cattedrale e all’Arcivescovado. Ha partecipato ai lavori S.E. Mons. Ilario Antoniazzi, Arcivescovo di Tunisi, presente per quasi tutto il tempo,

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il quale ha mostrato viva gratitudine per il grande apporto dei religiosi e delle religiose alla Chiesa che é in Tunisi. Sono stati affrontati argomenti pertinenti la comunità ecclesiale tunisina e la presenza della vita consacrata in quella terra. Con piacere ho potuto rilevare tanto apprezzamento per il lavoro che svolgono i nostri confratelli tramite la scuola e l’oratorio (patronage) a Manouba; c’è anche aria d’attesa per la presa in carico della scuola ESL (Ecole Secondaire Livre) di Tunisi finora diretta e animata dai PP. Marianisti. L’Arcivescovo ha letto il messaggio del Nunzio Apostolico, assente per impegni sopraggiunti. Subito dopo è stato proiettato un PowerPoint sulla presenza dei Religiosi e delle Religiose nella nazione tunisina e una sequenza di slides con le sfide che le varie comunità religiose vedono attuali in questo momento storico. La relazione di S.E. Mons. Antoniazzi è stato un invito a non perdere la memoria di coloro che hanno lavorato in Tunisia. Ha fatto riferimento alla recente visita ad limina vissuta dai vescovi del Maghreb. Oltre allo stile conviviale di Papa Francesco, Mons. Antoniazzi è stato colpito dalla conoscenza che il S. Padre ha mostrato di avere della problematica dell’Africa del Nord. Richiamando i tre obiettivi indicati dal Papa in occasione dell’Anno della Vita consacrata (guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza), ha poi ri-

Omaggio a d. Pippo da parte dei ragazzi della scuola e dell’oratorio.

Insieme


Insieme

Alexandre, Provinciale dei PP. Marianisti, Fr. Bertrand Bougé, attuale Direttore della ESL, Don Domenico Paternò, Direttore di Manouba, oltre al sottoscritto. Dopo l’incontro preparatorio del pomeriggio precedente, si sono evidenziati i vari punti in merito ai tempi, alle modalità e alle condizioni del passaggio di direzione e animazione della ESL dai PP. Marianisti, che svolgono il loro servizio da più di cento anni in questa rinomata e benemerita istituzione educativa, ai SDB, dopo il benestare di massima del Rettor Maggiore e del Consiglio Generale. L’attentato terroristico ai turisti in visita al Museo del Bardo ha oscurato il mio soggiorno e ha creato un po’ di apprensione nei confratelli e tra i familiari. Non tanto e non solo per l’Ispettore (tanto, se ne fa un altro...!) ma per i confratelli rimasti lí. Soprat-

Da sinistra: P. Jean M. Petitclerc, P. J. Alamot, d. D. Paternò, R. Lionelli, d. G. Ruta, d. J. Paszenda.

tutto abbiamo provato rammarico e dolore per le vittime dell’attentato e per il clima di preoccupazione che si registra tra la popolazione tunisina e per alcuni luoghi che appaiono nel mirino dei terroristi, quali le istituzioni educative e i luoghi di interesse culturale. È difficile determinare le ripercussioni che si avranno, mentre si spera che a questo atto non ne seguano altri. Una preghiera è d’obbligo per la pace nel mondo, per la nazione tunisina e per la Chiesa “piccolo gregge” e “resto d’Israele” che vive e spera in quella terra benedetta, dove hanno testimoniato il Cristo grandi santi come san Cipriano, santa Felicita e santa Perpetua e il più grande tra i Padri latini, sant’Agostino d’Ippona. Rimane il messaggio di quest’ultimo, citato dal documento Serviteurs de l’espérance: «Pour nous vivre, c’est aimer». do n Pi p po Ru ta

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DALLE CASE SALESIANE

proposto i motivi di fede per continuare a lavorare in Tunisia. Ha manifestato tutta la sua stima per i religiosi e le religiose definendoli “pionieri nella vigna del Signore” e dichiarandoli parte integrante della Chiesa (in alcune zone costituiscono, infatti, l’unica presenza cristiana), testimoni pronti a mostrare il volto buono e benevolo del Cristo nel contesto musulmano. Ha, poi, fatto riferimento ad alcuni problemi in concreto come quello del patrimonio immobiliare di alcune opere che appare dubbio e di cui non si possiede la documentazione sufficiente per stabilire il diritto di proprietà. Dopo l’intervallo, il Vicario Generale, P. Nicolas Lhernould, ha presentato il recente documento della Conférence Episcopale de la Région Nord de l’Afrique (CERNA) Serviteurs de l’espérance. L’Église Catholique au Maghreb aujourd’hui (2014) e ha offerto un sintetico e puntuale ragguaglio sulla situazione politica tunisina e sulle ripercussioni sulla comunità ecclesiale. É stato presentato anche il progetto formativo del Centro Diocesano di Studi e il programma del Corso sistematico di islamologia e lingua araba. Si è preso in esame lo Statuto della COSMADT a cui sono state apportate delle modifiche. Si è proceduto, in ultimo, ad eleggere il Presidente (confermato il P. Eddie Alexandre dei Marinisti), la Vicepresidente (eletta sr. Anna Pasturczak delle Figlie della Carità) e i due Membri del Direttivo (sr. Maria Rohrer, FMA, e P. Silvio Moreno dell’Istituto del Verbo Incarnato). Con il pranzo insieme si è concluso l’incontro. In vista dell’accoglienza della Scuola ESL ho incontrato il 17 pomeriggio, dalle ore 14 alle 16,30, p. Eddie Alexandre e fr. Bertrand Bougé per reperire maggiori informazioni circa la comunità scolastica e le condizioni di carattere giuridico, economico e organizzativo, in particolare notizie circa la sua fisionomia educativa e didattica. L’indomani, il 18, si è tenuto l’incontro in Arcivescovado, dalle ore 9.30 alle 11.00, presenti S.E. Mons. Ilario Antoniazzi, Arcivescovo di Tunisi, P. Nicolas Lhernould, Vicario Generale, P. Jawad Alamat, Direttore del Dipartimento Scuola della Diocesi, P. Eddie


GUARDANDO ALTROVE

Guardando Altrove U nive rs ità di Catani a Aula Magna Ret torato Il Card. Tarcisio Bertone pr es enta il s uo l ib ro La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato è il libro che viene presentato a Catania, il 16 gennaio 2015, presso l’Aula Magna del Rettorato in Piazza Università. Il libro, pubblicato da LEV (Libreria Editrice Vaticana), riunisce interventi, discorsi e scritti del cardinale Tarcisio Bertone nel suo servizio di segretario di Stato (20062013). Intervengono: il cardinale Tarcisio Bertone, già segretario di Stato vaticano, Vincenzo Buonomo, ordinario di Diritto internazionale presso la Pontificia Università Lateranense e curatore della pubblicazione e Giacomo Pignataro, Magnifico Rettore dell’Università di Catania. Coordina Rosario Sapienza, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e docente di Diritto inter-

Libreria Editrice Vaticana: Vecchio e nuovo testamento in latin o e italian o La Bibbia bilingue, latino e italiano, presentata ufficialmente a Roma il 26 gennaio 2015, pur non essendo pensata specificamente per le famiglie, è però «molto fruibile, grazie alle note e agli accorgimenti particolari che abbiamo usato proprio per venire incontro alle esigenze di un pubblico di appassionati». «Abbiamo pensato soprattutto a quanti – ha detto Don Costa, direttore della LEV, in unn’intervista a “Famiglia Cristiana” – volevano accostarsi alla Bibbia con un testo che si riferisce al latino, cioè che richiamasse la lingua dei Padri. È una Bibbia bilingue latino-italiano con testi allineati per cui è possibile leggere rigo su rigo. Dietro c’è un grande lavoro realizzato da monsignor Fortunato Frezza, un grande biblista,

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Da sinistra: V. Buonomo, Card. T. Bertone, G. Pignataro, R. Sapienza.

nazionale ed europeo presso l’Università di Catania. Con quest’opera il cardinale Tarcisio Bertone consegna a coloro che sono impegnati nel servizio diplomatico della Santa Sede, e non solo, abbondanti riflessioni sulle principali questioni che riguardano la vita delle Comunità delle Nazioni e toccano da vicino le aspirazioni più profonde della famiglia umana: la pace, lo sviluppo, i diritti umani, la libertà religiosa, l’integrazione sovranazionale”.

curatore dell’opera, e da padre Edmondo Caruana, che ha coordinato la parte editoriale». Avere una Bibbia bilingue per noi è certamente una risposta a stimoli di vari studiosi, lettori, cultori di scienze bibliche, Don Giuseppe Costa ma anche un modo per riaffermare la nostra identità istituzionale. È la prima del genere che pubblichiamo, mentre in passato, nel 2008, avevamo partecipato, con l’American Bible Society, a una Bibbia greca, latina, inglese, francese e spagnola. Insieme


È stato questo il filo conduttore dell’intenso e ricco programma svolto a Modica (Ragusa) a ricordo dell’VIII anniversario della nascita in cielo del Servo di Dio Nino Baglieri. Un primo momento è stato il collegamento con l’emittente radiofonica Radio Maria durante l’ora di spiritualità. Oltre che pregare, è stato possibile offrire la testimonianza di Nino in tutta l’Italia, facendolo conoscere e portando il suo messaggio di vita a quelle persone che avevano bisogno di una parola di conforto e di speranza. Il secondo momento è stata la Via Crucis sui luoghi dove Nino ha vissuto: la casa natale, la “casa delle tenebre”, in cui Nino visse i suoi lunghi dieci anni di disperazione; “la casa della luce”, meta di tanti pellegrini, dove si trova la sua cameretta con tutti i suoi ricordi personali, e in particolare il suo letto pieno di foto, maglioni, cappelli… segno delle grazie chieste per intercessione di Nino. Il terzo appuntamento, caratterizzato dallo slogan “Che bello averti conosciuto”, ha visto la testimonianza di Padre Aldo Modica e Padre Salvatore Cerruto, entrambi amici di Nino e importanti per la sua formazione spirituale. Padre Aldo fu la persona che il venerdì Santo del 1978 verso le 16.00, insieme ad un gruppo di giovani del Rinnovamento dello Spirito Santo, andò da Nino, su richiesta della mamma Peppina, ed invocò su di lui la potenza dello Spirito Santo. Nino nei suoi iscritti afferma: “Dopo qualche minuto, sotto l’imposizione delle mani, sentii un grande calore in tutto il corpo, un grande formicolio, come una forza nuova entrare in me, una forza rigeneratrice, una forza Viva e qualcosa di vecchio uscire. È stata un’effusione d’Amore e di Vita ed in quell’istante ho accettato la Croce”. Don Salvatore invece è stato uno di quei giovani che conobbe Nino in una fase particolare Insieme

della sua vita. Nino diede il suo contributo al discernimento del giovane Salvatore, che da sacerdote diventerà suo confessore. Don Salvatore ricorda che ogni volta che si trovava a Modica insieme a Mons. Giuseppe Malandrino, allora vescovo diocesano, era d’obbligo e doveroso andare a trovare Nino; e lui li accoglieva sempre a braccia aperte. Un quarto momento è stato la presentazione del film sulla vita di Nino, con la proiezione di un piccolo trailer a cura del C.G.S Life di Biancavilla e la testimonianza dei personaggi principali che vi hanno partecipato. Infine il 2 Marzo, memoria della nascita al cielo di Nino, c’è stata la solenne celebrazione Eucaristica presieduta dal Modicano Mons. Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina, anch’egli amico di Nino. Inoltre è disponibile una nuova edizione tascabile del libro sul Servo di Dio dal titolo “Non ti conoscevamo ma ci hai conquistati. I giovani parlano di Nino Baglieri”, scritto da don Michelangelo Spallina, Segretario Ispettoriale ISI, pubblicato nel 2013. La nuova edizione snellita e aggiornata si intitola “Nino Baglieri il mio sì al Signore. Un testimone gioioso di Dio per i giovani”. Da: ANS - Modica, 4 marzo 2015.

I l C ar d. Ro drí g u ez Mar adi ag a: “acqua e i giene sono u n d i r i t t o u ma no u ni v er s al e ” Durante il suo messaggio in onore del Bicentenario della nascita di Don Bosco, presso la sede delle Nazioni Unite a New York, il cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, SDB, ha lanciato un fervente appello a tutelare il diritto umano all’acqua e all’igiene di base, per evitare la morte di milioni di persone. Riportiamo di seguito alcuni estratti del suo messaggio – pubblicato dal quotidiano honduregno “La Tribuna” – che parla anche del ruolo profetico necessario in ogni società, ruolo che Don Bosco incarnò nel suo tempo.

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GUARDANDO ALTROVE

N e l b ic e nt e na r io de l la nas c i t a di Don Bosco esaltiamo la santità salesiana n e l l a f i g u r a d e l S e r vo d i D i o Ni no Bagli eri ne l suo VIII anni versari o


GUARDANDO ALTROVE

C’è an cora bi so gn o di pro f et i Le persone profetiche sono capaci di leggere i segni dei tempi e poi di alzare la loro voce per sfidare la comunità ad affrontare le sfide che hanno visto. Il nostro mondo è diventato un posto migliore ogni volta che la comunità profetica si è riunita per vedere più chiaramente la sua comune, sebbene diversificata responsabilità del progresso di tutti. Una di queste persone profetiche era San Giovanni Bosco (...). In risposta alla forte povertà del suo tempo, alla mancanza di protezione nelle nuove industrie non regolamentate create dalla rivoluzione industriale e allo sfruttamento dei giovani lavoratori, si dedicò al miglioramento delle prospettive per i giovani di vivere una vita felice e produttiva. (…) In una nota del Forum Economico Mondiale, uscita all’inizio di quest’anno, 900 esperti hanno determinato che la crisi dell’acqua dolce era il maggior rischio individuale di fronte al mondo di oggi. La scarsità mondiale di acqua dolce minaccia la salute pubblica, tocca la produzione alimentare, approfondisce l’impatto della povertà, aumenta il rischio di conflitti all’interno e tra le comunità e amplifica gli effetti della crisi climatica. Le Nazioni Unite hanno lanciato per quest’anno un’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile che rappresenta un’occasione per fare i cambiamenti che pongono le esigenze delle comunità emarginate e vulnerabili al primo posto. Acqua e igiene devono essere riconosciuti a livello nazionale e internazionale come un diritto umano. (...). I governi devono adempiere al loro obbligo di garantire un uso sostenibile ed un’equa distribuzione delle forniture di acqua dolce del mondo, se vogliamo formare la crescente minaccia di siccità e carenza di acqua. La buona notizia è che queste tragedie possono essere evitate se si prendono le decisioni corrette. (...). Per rispondere al bisogno di acqua pulita e sicura, essenziale per la vita, è stata trasformata una parte essenzia-

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le del lavoro dei Salesiani in alcune delle zone più remote delle loro missioni. (...). Brasile, Cambogia, Etiopia e India sono alcuni esempi di questo lavoro per fornire acqua pulita. Da: ANS - New York, 9 marzo 2015.

A r ge nt i na - L e t t er a d el Pap a al l a p ri m a p a rr o c c h i a “ v i l l e r a ” ded icata a Don Bosco Papa Francesco ha inviato un messaggio alla comunità della parrocchia “San Juan Bosco” che verrà ufficialmente inaugurata domenica prossima, 22 marzo, e che avrà cura pastorale dei residenti dei quartieri-baraccopoli La Cárcova, 13 de Julio, Curita e Independencia. Il Pontefice ha espresso la speranza che questa parrocchia “faccia del bene a tutti” e ha sottolineato che porta il nome del Fondatore dei Salesiani, perché Don Bosco “ha lavorato tanto con i bambini e i giovani”. “La parrocchia porta il nome di San Giovanni Bosco, nel secondo centenario della sua nascita, semplicemente perché Don Bosco ha lavorato tanto con i bambini e i giovani e una delle dimensioni più forti di questa parrocchia saranno i bambini e i giovani. Per aiutarli ad integrarsi, a condurre una vita dignitosa, felice; perché siano felici e abbiano un lavoro e possano formare una famiglia” scrive il Papa nel suo messaggio. “Mi auguro che questa parrocchia faccia del bene a tutti voi. Prego per voi, perché possiate andare avanti, prego per il parroco, prego per tutti coloro che collaborano all’interno di essa. Vi benedico tutti, a tutti voi, a tutti i collaboratori, a tutti; e vi chiedo per favore di pregare per me” ha aggiunto. Il parroco a cui è stata assegnata la parrocchia, don José María “Pepe” Di Paola, amico di vecchia data di Jorge Mario Bergoglio, ha confidato alla “Agencia Informativa Católica Argentina” che si tratta della “prima parrocchia villera (cioè situata in una villa miseria, una baraccopoli, NdR), dedicata a Don Bosco”. Da: ANS - Buenos Aires, 17 marzo 2015. Insieme


O mel ia p er i l f uner a le di Don Pasquale Pirrone Messina, 3 febbraio 2015 Don Pasquale Pirrone nacque a Messina il 3 gennaio 1941 da papà Felice e da mamma Caterina Brunetto, primogenito di due fratelli, Gianni e Domenico. Frequentò la Scuola media al “Domenico Savio” della sua città natale e il ginnasio presso l’Aspirantato di Pedara entrando in contatto con Don Bosco e il suo spirito. Fu un amore a prima vista, sentendo immediatamente la chiamata del Signore a farsi salesiano. Iniziò il noviziato il 15 agosto 1956 e lo terminò il 16 agosto 1957 con la prima professione tra i Salesiani di Don Bosco. Dopo aver completato gli studi classici nel 1960, conseguì l’anno successivo anche il diploma magistrale, presso l’Istituto “Regina Elena” di Acireale. Compì il tirocinio, presso il Collegio di Modica per un anno, e per due anni presso il Collegio di Marsala, testimone dell’immane tragedia presso lo Stagnone in cui persero la vita il compagno tirocinante Vincenzo Sagona e 16 ragazzi dell’Istituto, quel fatidico 1 maggio 1964. Dal settembre di quell’anno sino al 1968, compì gli studi presso il “San Tommaso” di Messina. In quegli anni di formazione ricevette i ministeri del lettorato e dell’accolitato, per essere infine ordinato diacono il 27 luglio 1967 e presbitero il 4 gennaio 1968. Esaminando le sue domande, in cui si fa riferimento al Concilio in atto e alla sua chiusura, stupisce che non vi sia alcun riferimento ai ragazzi e ai giovani, ma si esplicita sempre di più e in modo più deciso la volontà di donare tutta la vita al Signore. Tra tutte le domande conservate in Archivio, è opportuno evidenziare la richiesta di ammissione al sacerdozio che così recita: «Rev.mo Signor DiInsieme

rettore, è con grande trepidazione e fiducia che le rivolgo la mia domanda di ammissione alla Sacra Ordinazione Sacerdotale. Forse mai, come adesso, ho sentito la mia meschinità, la mia indegnità e lo scrivere questa domanda sarebbe certamente presunzione se non avessi la fiduciosa e consolante certezza nella bontà del Signore, che si serve spesso di povere creature per i suoi meravigliosi disegni. La Vergine Immacolata, nelle cui mani oggi depongo la mia domanda, che corona tanti sogni, tante aspirazioni e che comporta la mia più totale donazione a Cristo, la presenti al suo Figlio, Unico ed eterno Sacerdote, e per le Sue mani la mia domanda sia meno indegna; ed è a Lei, la Tutta Pura, che chiedo che mi aiuti a fare di me un “alter Cristus” il più somigliante possibile al Suo Eterno Figlio. Con tanta fiducia di essere esaudito, Signor Direttore, mi accompagni anche lei, con le sue preghiere, all’altare del Signore. Dev.mo diac. Pirrone Pasquale» (8 dicembre 1967). I giudizi e le osservazioni di coloro che ne hanno curato la formazione rilevano la sua salute precaria ma nello stesso tempo resistenza alla fatica, capacità discrete nello studio ma un forte impegno, forme di iniziale pigrizia compensate da una decisa donazione agli altri e da quel cuore oratoriano che si palesa in modo speciale alle porte del presbiterato. Si dichiara inoltre che è «sereno, gioviale e molto servizievole». Don Vittorio Costanzo che ha condiviso con lui diversi anni, sin dalla giovinezza, così si esprime: «Pasquale era un anno avanti a me fin dall’aspirantato a Pedara. Ci siamo sempre trovati insieme nelle varie tappe della formazione salesiana e sacerdotale. Era un componente indispensabile della nostra orchestrina in teologia al S. Tommaso con il suo sassofono. Pasquale è stato un modello di salesiano tutto dedito a Dio e ai giovani. Sacerdote di profonda interiorità, ha lavorato per i giovani più difficili e abbandonati. Altri confratelli potranno testimoniare sul suo lavoro per i “Ragazzi Don Bosco”. A me piace ricordarlo umile, sorridente e sempre impegnato». Ai confratelli e ai ragazzi, al di là delle prime impressioni, apparirà sempre con il suo carattere e temperamento, affine ai linea-

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menti di Don Bosco e coerente ai tratti caratteristici del carisma salesiano. La sua attività educativa e pastorale, intensa e significativa, dopo gli studi teologici, iniziò nei collegi di Caltagirone (1968-1972) e di San Gregorio di Catania (1972-1975) come Consigliere, incaricato della disciplina, tra i ragazzi più poveri e pericolanti. Così si distinse in lui la stoffa dell’educatore paterno secondo lo stile di Don Bosco e si rese visibile l’immagine del Cristo “buon pastore” che con fermezza e dedizione conduce le pecorelle a lui affidate. Negli anni 1969-1971 trova il tempo per proseguire gli studi di specializzazione e conseguire il 25 giugno del ‘71, la Licenza in Teologia presso l’Università Pontificia Lateranense di Roma. Chiamato a dirigere nel 1975 la Casa di San Cataldo “Fascianella” dopo alcune settimane non resse l’incarico e chiese di interrompere il servizio richiestogli. Il Verbale della Seduta del Consiglio ispettoriale del 6 settembre di quell’anno riporta in sintesi quanto accadde: «L’Ispettore […] comunica la non poco lieta notizia che il Direttore eletto per San Cataldo Don Pasquale Pirrone, dopo tante lacrime, notti insonni, resistenze e qualche remissività, ha deciso che non sente affatto il coraggio e la volontà di assumere la grave responsabilità della Direzione. Ed allora si è discusso a lungo tra i Consiglieri, prospettando nomi e alternative per uscire dall’impasse […]». Don Pasquale se aveva chiesto di essere risollevato dall’incarico, continuò ad essere salesiano obbediente a quanto risultasse essere la volontà di Dio. Venne così inviato, per un anno (1975-1976), in realtà per alcuni mesi, a Pedara come economo fino al 1 febbraio del ’76, data in cui fu trasferito a Cibali per una nuova missione di frontiera. Il 12 marzo del ’76 conseguì nel frattempo ad Acireale l’abilitazione in Lettere. Dopo il buio, sorse un tempo di luce. Il periodo più fecondo per Don Pasquale è senza ombra di dubbio quello trascorso nella Casa di Cibali (1976-1985) come responsabile dei ragazzi a rischio, meglio detti “Ragazzi Don Bosco”. E’ un decennio che segnerà la vita di Don Pasquale e che in tanti ricordiamo, tanto che si diceva indifferentemente “Ragazzi di Don Bosco” e “Ragazzi di Don Pirrone” o detto alla catanese, come i suoi ra-

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gazzi lo chiamavano, “Don Pirone”. Di questo periodo riferisce Don Gaetano Fiandaca, fedele collaboratore in quest’opera meritoria: «Con Don Pirrone abbiamo vissuto insieme diversi periodi della nostra vita salesiana. Il periodo più caratteristico è stato senza dubbio quello trascorso con i ragazzi Don Bosco a Cibali-San Francesco di Sales. Lì, in quella esperienza con quei ragazzi che tanti chiamavano “i ragazzi di Don Pirrone”, ho potuto scoprire il vero salesiano col cuore di Don Bosco. Un salesiano che ci sapeva fare con quei tipi, a volte poco controllabili per il loro carattere focoso e irruente, ma, tutto sommato, ben disposti a farsi aiutare. Usava il “pugno chiuso” e nello stesso tempo la “mano aperta” pronta ad accogliere e ad aiutare i più bisognosi. Di questo i ragazzi se ne accorgevano immediatamente, tanto che quando ci si incontrava con questi ragazzi, ormai ex allievi e papà di famiglia, ricordando Don Pirrone dicevano: “Era severo, ma ni vuleva beni”. Un’altra caratteristica era la sua sicurezza e serenità che infondeva in quelli che collaboravano con lui. Con Don Pirrone presente, tutto andava bene e anche noi ci sentivamo più sicuri in questo lavoro educativo, spesso difficoltoso. La generosità di animo e il fare discreto lo distingueva ovunque andasse e con tutti quelli che incontrava. Don Pirrone è stato, per tutti quelli che lo hanno avvicinato, un salesiano di grande rispetto e un esempio da imitare per la sua correttezza e gentilezza di animo». Anche Don Biagio Amata che in quegli anni era Preside al Liceo di Cibali, così riporta quegli inizi e l’atmosfera che ivi si respirava non sempre facile e non immediatamente accogliente: «Ritengo mio dovere esporre, da testimone fin dalla prima ora, il lavoro e il sacrificio e la gioia apostolica di don Pirrone, quando venne a Cibali, per iniziare [prima con Don Polizzi e poi] con don Fiandaca l’esperienza tutta salesiana di accogliere i ragazzi a rischio dei quartieri più popolari di Catania. Gli ambienti del liceo furono aperti e adattati per tale presenza di mao mao, come vennero subito etichettati, ma bastarono pochi mesi perché anche i liceisti familiarizzassero con loro e don Nicoletti potesse addirittura condurli in gita a Roma dal Papa e dal Presidente della Repubblica. La presenza e Insieme


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sto. Da salesiano dava tutta la sua vita a Cristo e ai ragazzi più sfortunati con grande umiltà. Mi ha insegnato con il suo esempio a non trascurare la preghiera con la scusa dell’impegno, ad essere sempre presente in mezzo ai ragazzi difficili, senza essere “sbirro” ma fratello più grande, a dialogare con i ragazzi sapendo cogliere in loro il bene e le qualità che una vita violenta aveva spesso nascosto e impedito. E come dimenticare la sua capacità di ascolto delle madri di questi ragazzi, spesso sole a portare avanti famiglie numerose, oppure la sua comprensione verso i padri e i fratelli maggiori che sovente avevano già alle spalle anni di galera... E mi ha insegnato che la nostra vocazione si vive tutti i giorni nel quotidiano, nello spendere ora per ora la vita con e per i ragazzi. E non ricordo di averlo mai visto arrabbiato, scoraggiato, ma sempre allegro e sorridente anche nei momenti difficili che non mancavano. Si rattristava solo quando veniva a sapere che questo o quel ragazzo di 16 o 17 anni era stato arrestato, o era morto in qualche incidente. Li andava anche a trovare quando erano “dentro”. Ringrazio Dio di aver conosciuto questo confratello che mi ha rafforzato con la sua testimonianza che ancora oggi mi sostiene nel cammino […]». Nel 1985 ebbe termine questo servizio speciale di Don Pirrone tra i Ragazzi Don Bosco. Dopo due anni a Catania Salette (19851987), fu trasferito nella sua Messina, al “San Luigi” (1987-2011) con diverse mansioni: prima consigliere e insegnante della Scuola Media fino alla chiusura dell’attività, poi Vicario (2004-2005) ed Economo (2005-2007), e infine Direttore (2007-2011). Anche se meno appariscente, Don Pasquale continuò la sua vita di dedizione alla comunità e ai confratelli, trovando anche il tempo per assistere la mamma. Con la chiusura del “San Luigi” e il trasferimento dei confratelli anziani e ammalati da Pedara a Casa “Mamma Margherita” presso il “San Tommaso”, a Don Pasquale viene chiesto di dirigere e animare l’accoglienza dei confratelli, sebbene già fossero state riscontrante le avvisaglie di un male incurabile. Nonostante ciò, fino all’ultimo volle restare a prestare il suo servizio, spendendosi per i confratelli ammalati. Questi ultimi mesi della sua esistenza sono stati particolarmente duri e segnati dalla sofferenza. Sebbene ac-

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assistenza amorevole e paterna di don Pirrone fu esemplare anche quando l’inevitabile scontro dei docenti con ragazzi non abituati alla disciplina creò momenti incresciosi con ricorso al pronto soccorso. Ma proprio allora fu manifesta la riconoscenza di giovani, ritenuti incapaci di affetto, che seppero difendere i loro insegnanti e addossarsi tutta la responsabilità dell’accaduto. E potrei continuare con il suo lavoro per educarli a recitare, a festeggiare cristianamente gli eventi del calendario, ma forse nessuna parola può descrivere il clima salesiano creato in casa anche tra i confratelli meno sensibili o timorosi per tale iniziativa». Poliedrica e ricca di eventi fu quell’esperienza che il volume commemorativo di Cibali per il 120 anni di fondazione ha cercato di ricostruire, riprendere e rievocare. Numerosi sono gli aneddoti che richiamano i tanti volti di salesiani, collaboratori e ragazzi che si sono avvicendanti. Indimenticabili i mesi estivi trascorsi all’Auxilium sull’Etna e alla Plaia Don Bosco che costituivano per tanti giovani confratelli preziose opportunità di affiancamento e di apprendistato educativo salesiano. Così ne parla Don Domenico Paternò: «La mia vocazione salesiana ha avuto la grazia nei primi anni di consacrazione di incontrarlo e lavorare con lui in due estati il 1979 e il 1980 all’allora rifugio Auxilium sull’Etna. Lo conoscevo in quanto anche lui messinese, ma lavorare salesianamente con lui è stata una esperienza che mi ha segnato positivamente e che ancora oggi porto nitidamente nel cuore. Nei ragazzi tunisini più poveri di oggi rivedo i “ragazzi di don Pirrone” nuova denominazione dei ragazzi don Bosco di Cibali. Ricordo vivamente la sua dedizione a quei ragazzi, tutti segnati dal crimine o dall’appartenere comunque a famiglie profondamente dissestate, ragazzi che lui sapeva amare con dolcezza e fermezza al tempo stesso. Era buono ma non buonista; i ragazzi, che pure lo temevano, però lo amavano e da lui accettavano anche la disciplina perché sapevano che era tutto per loro. E lui faceva tutto questo senza alcun protagonismo, semplice ed umile figlio di Don Bosco. Oggi lo avrebbero intervistato, gli avrebbero chiesto di rilasciare dichiarazioni e messo in evidenza, ma lui era alieno da tutto que-


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compagnato e curato amorevolmente dai confratelli e dalle Sisters of Mary Ausiliatrix, che talora hanno assistito impotenti al suo dolore, il suo calvario è stato duro ed esigente al seguito di Cristo che lo ha chiamato sin da ragazzo a seguirlo più da vicino e lo ha voluto partecipe fino in fondo della Sua Pasqua. Se il nome di una persona denota l’identità, l’essenza, il destino e la missione, Don “Pasquale” è una ripresentazione della morte e risurrezione di Colui ci ha amati e ha dato se stesso per noi, “fino all’ultimo respiro” – per dirla con Don Bosco. La sua vita terrena si è conclusa la sera del 3 febbraio, per continuare nel paradiso salesiano dove Don Bosco attende i suoi figli e i suoi ragazzi.

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O mel ia pe r il f uner ale d el Si g. G ius e p pe M an gi a pa ne Palermo, 11 febbraio 2015 La liturgia che celebriamo oggi, memoriale della Pasqua del Signore, mistero di sofferenza e di gloria, di morte e di resurrezione è un’esperienza forte e un appello pressante rivolto a ciascuno di noi a lasciarci conquistare da questo Dio che si rivela esigente per quanti rispondono alla sua chiamata, ma nello stesso tempo si manifesta compassionevole per quanti si affidano alla sua tenerezza di Padre. La morte non è l’ultima parola ma solo la penultima. Il cammino quaresimale è l’opportunità che il Signore Gesù ci offre per seguirlo sulla via che porta al Calvario e al Giardino della risurrezione. La parola di Dio che è stata appena proclamata è lampada ai nostri passi e ci invita al coraggio e alla speranza perché Dio non abbandona mai, è fedele e mantiene le sue promesse. Ci sentiamo interpellati da quanto ci dice il Libro del Siracide: «Considerate le generazioni passate e riflettete: chi

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ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?» (Sir 2,10). Nel dare una risposta, siamo anticipati in questo cammino da tanti testimoni della fede e da tante persone care che «ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace» (Canone Romano). Giorno 9, di questo mese di marzo 2015, alle 22,30, il nostro confratello Sig. Giuseppe Mangiapane, ha anticipato il giorno di Pasqua, raggiungendo Colui che lo ha chiamato per nome ad essere uomo, cristiano e battezzato, consacrato salesiano coadiutore tra i figli di Don Bosco. Non sfugga a noi, pellegrini della fede, quanto sia breve la vita dell’uomo e quanto infinita sia la bontà di Dio per ogni creatura. Beato chi si abbandona in Lui: «Gettiamoci nelle mani del Signore e non in quelle degli uomini; – ci esorta la Parola di Dio – poiché come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia» (Sir 2,18). In questo anno dedicato da Papa Francesco alla vita consacrata e in cui ricorre anche il bicentenario della nascita di Don Bosco, questo evento di dolore che crea un distacco ma, nello stesso tempo, un legame nuovo, più profondo, perché eterno e definitivo, ci porta a considerare lo stuolo di tanti salesiani coadiutori che hanno arricchito nella semplicità e nella quotidianità la storia della Congregazione e della nostra Ispettoria. Con il Sig. Mangiapane si stacca un'altra perla preziosa da questa terra per radicarsi nel cielo. Nell’ottica della fede pasquale, crediamo che la vocazione del salesiano coadiutore non sia in estinzione, ma che potrà rinascere per richiamare la profezia “laicale” di appartenere fondamentalmente allo stesso popolo di Dio, che è la Chiesa, e di esprimere pienamente il carisma di Don Bosco, esorcizzando ogni forma di clericalismo, richiamando i valori più genuini e originali della semplicità evangelica e salesiana: «Il salesiano coadiutore – così recitano le Costituzioni salesiane – porta in tutti i campi educativi e pastorali il valore proprio della sua laicità, che lo rende in modo specifico testimone del Regno di Dio nel mondo, vicino ai giovani e alle realtà del lavoro» (Cost. SDB, art. 45). In questo articolo s’iscrive il senso dell’esperienza del confratello Insieme


Se uno mi vuole servire, mi segua… (Gv 12,26) Il Sig. Giuseppe Mangiapane nacque il 26 giugno del 1931, a Cammarata, una cittadina in provincia di Agrigento, che pur non essendovi un’opera dei Salesiani di Don Bosco ha dato tante e belle vocazioni alla Congregazione, grazie all’amore della gente per Don Bosco e per Maria Ausiliatrice, resa quasi palpabile dalla presenza delle FMA, sin dal lontano 1920. Papà Gaetano e mamma Mariangela Panepinto educarono i figli in modo semplice e onesto, conducendo una vita di lavoro sacrificato e favorendo la chiamata del Signore di due di loro, nonostante le necessità e le ristrettezze familiari. In questo focolare domestico non solo Giuseppe, ma anche il fratello Francesco, più giovane di lui di tre anni, deceduto nel 2007, scelse di stare con Don Bosco, entrambi come confratelli coadiutori, distinguendosi per quelle virtù proprie della laicità e della salesianità. Lasciati i lavori dei campi e la famiglia, il Sig. Giuseppe seguì l’esempio del fratello più piccolo, Francesco, partito nel 1953, e dei tanti salesiani cammaratesi, chiedendo di entrare in Congregazione. Fu inviato a S. Agata di Militello per un periodo di aspirantato nel 1956. Il Direttore, Don Francesco Madonia esprime su di lui questo parere: «Entrò in questa casa il giorno 22 ottobre 1956 e per il tempo che vi rimase fu occupato in lavori vari di dispensiere, guardarobiere, provveditore. Durante questo periodo: Salute ottima, molto capace nel disbrigo degli affari e molto interessato. Condotta esemplare sia per la freInsieme

quenza ai sacramenti sia nelle pratiche di pietà» (S. Agata M. 14 luglio 1957). La sua domanda di ammissione è semplice, diretta e stringata. Merita di essere ricordata: «Io sottoscritto Mangiapane Giuseppe, Aspirante salesiano, dopo aver provato e conosciuto la vita della Società Salesiana, dopo aver chiesto il parere del mio confessore chiedo di essere ammesso al noviziato, per far parte un giorno della suddetta società che tanto amo». Da sottolineare: «che tanto amo». Nella successive domande manifesterà gli stessi sentimenti e le stesse intenzioni, in particolare – sono le sue parole – «aver la gioia di appartenere anch’io alla grande famiglia del nostro padre D. Bosco». Sotto la guida del Maestro Don Pietro Ferrero, fece il Noviziato a San Gregorio di Catania, dal 15 agosto 1957. Studiò insieme ad altri giovani Don Bosco e le Costituzioni salesiane, emettendo al termine dell’anno formativo la prima professione il 16 agosto 1958. Di quegli anni è memore Don Vittorio Costanzo, Ispettore emerito della Sicilia e missionario in Madagascar che, presentando le sue condoglianze alla famiglia e alla nostra Ispettoria, così scrive: «Era mio compagno di Noviziato. Di noi Novizi era il più anziano; a precederlo nella casa del Padre sono stati il compianto Vincenzo Sagona, nel tragico evento di Marsala, del 1 Maggio 1964 e, più recentemente, nel 2006 Giovanni Cravotta. Avevo avuto la gioia di rivederlo nel mese di giugno scorso; mi faceva sempre grande festa nel rivedermi». La vita salesiana del Sig. Mangiapane continuò a Sant’Agata di Militello (ME) come addetto alla campagna e provveditore fino al 1961, da dove venne trasferito con le stesse mansioni a Gela Opera Aldisio. Il 24 maggio del ’63 chiese ed ottenne di anticipare di un anno la professione perpetua, che emise il 15 agosto del 1963 a San Gregorio (CT). Da quel momento non lasciò mai Don Bosco e l’amata Congregazione, nonostante difficoltà e sofferenze. Dal 1964 al 1968 l’obbedienza lo chiama al “Santa Chiara” di Palermo, la città dove presterà il suo servizio fino alla morte, con due periodi lunghi e intensi prima al “Gesù Adolescente” (1968-1999), poi al “Don Bosco” Ranchibile (1999-2015).

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DA RICORDARE

Giuseppe a cui oggi diamo il nostro saluto ed esprimiamo il nostro grazie. In particolare, è stato il Vangelo di Giovanni a richiamarci la dinamica del chicco di frumento che mentre costituisce la profezia della passione del Signore, di riflesso, ripresenta l’esperienza che il Sig. Mangiapane ha vissuto in questo periodo della vita segnato dalla sofferenza e dal completamento a ciò che manca della passione di Cristo (cfr. Col 1,24). Noi crediamo che, alla luce della Pasqua, nessuno e nulla cade nel vuoto e nel nulla, ma tutti e tutto viene attratto e conquistato da Gesù, il Cristo, Vivente in eterno.


DA RICORDARE

Stupisce la semplicità e l’ordinarietà di questo nostro confratello. Il suo primo profilo che troviamo nell’Archivio ispettoriale per l’ammissione alla prima professione recita così: «Salute buona – pietà sentita -– carattere serio, alquanto irascibile ma senza strascichi: laborioso e giudizioso - di poche parole e posato – capacità intellettuali stentate, ma di discreto senso pratico – factotum». I tratti della sua personalità e della sua attività sono tutte contenute lì e ravvisabili fino agli ultimi istanti di vita. Chi lo ha conosciuto e gli è stato accanto, lungo il corso degli anni, ha riconosciuto in lui la stoffa di un grande lavoratore, capace di sacrificio, esigente con se stesso e con gli altri, sensibile e delicato verso il personale laico impiegato nelle Case dove ha lavorato, desideroso di avere buoni rapporti con tutti: confratelli, adulti e giovani. Andando a fondo del suo essere, non era avvezzo a manifestare i sentimenti più profondi e lo spirito di fede che lo contraddistinguevano. Lo faceva solo di rado e con alcuni. Era sempre puntuale e presente alla vita di preghiera comunitaria, nonostante la febbrile attività e le numerose adempienze. Un particolare di vita cristiana vissuta era la sua sensibilità verso i poveri. In questi ultimi anni, i confratelli notavano particolare passione nel preparare viveri e occorrenti vari per gli abbienti che bussavano alla porta della Comunità del Ranchibile. Nonostante la stanchezza di una giornata, egli non si tirava indietro di fronte a chi chiedeva perché nel bisogno. Sintetizza così la personalità del Sig. Mangiapane il suo compagno di Noviziato, Don Vittorio Costanzo: «Giuseppe è stato sempre un grande lavoratore, ma anche un salesiano di grande fede. Era uomo di preghiera e forte nella sua vocazione. Desidero anche sottolineare la sua disponibilità nell’ubbidienza». … e d ove s o n o io , là s ar à a n ch e i l m i o s er vi tore (Gv 12,26) Se siamo spiazzati di fronte all’enigma della sofferenza e della morte, il mistero della Pasqua del Signore che celebriamo in questa liturgia e in questo tempo di quaresima, insieme ai riflessi che ci vengono dalla vita del confratello che ha raggiunto la patria del Cie-

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lo e a quelli che cogliamo nella nostra povera esistenza, oggi, la nostra fiducia e la nostra speranza non possono venir meno. Mi ha confidato un confratello che in questo ultimo mese, il Sig. Mangiapane ripeteva sempre l’espressione «Aiutami!». Chi lo circondava e si prendeva cura di lui era persuaso che chiedesse un sostegno fisico e anche affettivo da parte di confratelli e parenti. Il significato e il senso dell’invocazione è stato chiaro quando nelle ultime ore della sua vita terrena, spossato dalla sofferenza, volgendo lo sguardo al Crocifisso, ha esclamato confidenzialmente: «Aiutami! Ti sei dimenticato di me?», quasi un’eco dell’espressione riportata dall’evangelista Luca: «Ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno!» (Lc 23,42). Testimonianza di una vita interiore semplice, immediata e diretta verso Colui che lo ha chiamato alla vita e alla sua sequela, e che adesso lo ha accolto tra le sue braccia. Ci sentiamo totalmente presi e compresi dal Crocifisso Risuscitato che, nonostante il peso dei nostri peccati, ci fa un’incoraggiante promessa: «quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Crediamo che il nostro confratello Giuseppe sia stato attratto e accolto dal Signore Risorto e che tutte le sofferenze passate non siano più paragonabili alla gloria a cui per grazia di Dio sia stato ammesso (cfr. Rm 8,18). Insieme alla Chiesa, sposa del Cristo, con la preghiera appassionata di Chiara d’Assisi, affidiamo al Risorto l’anima del nostro fratello Giuseppe: «Attirami a te, o Celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumo. Correrò senza stancarmi, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante. Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbraccerà deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca. E in questa comunione ti parlerò dei miei fratelli». D on Pipp o Ruta

R ic ord ia mo i fa mil iar i d e funti d e i c o n f r at e l l i : il cognato di don L. Di Gregorio, il cognato di don A. Calabrò, la sorella di don G. Zammuto, il papà di don B. Sapienza, la sorella di don S. Mangiapane senior. Insieme


La celebrazione del Bicentenario della nascita di Don Bosco è occasione favorevole per approfondire e diffondere la sua esperienza spirituale, fiorita in ricchissimi e diversissimi frutti di santità. Per questo don Pierluigi Cameroni, Postulatore generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, ha curato una significativa pubblicazione di 320 pagine, “Come stelle nel cielo. Figure di santità in compagnia di Don Bosco”, nella quale presenta 166 membri glorificati o candidati alla santità: 9 santi, 117 beati, 12 venerabili, 28 servi di Dio. “Da Don Bosco ad oggi riconosciamo una tradizione di santità a cui merita dare attenzione perché incarnazione del carisma che da lui ha avuto origine e si è espresso in una pluralità di stati di vita e di forme” spiega don Cameroni. “Si tratta di uomini e donne, giovani e adulti, consacrati e laici, vescovi e missionari che in contesti storici, culturali, sociali diversi nel tempo e nello spazio hanno fatto brillare di luce singolare il carisma salesiano”. [...] Scrive nella prefazione il cardinale Angelo Amato, SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: “La pedagogia della santità, vissuta nella gioia, è la profezia più attuale del Santo della gioventù... I Santi sono persone viventi nella Gerusalemme celeste che la Provvidenza ha posto, come stelle nel cielo, per il nostro retto orientamento verso il bene, il vero, il bello. Conosciamo i nostri santi e imitiamoli”.


Notiziario Aprile 2015  

Insieme Aprile 2015