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Numero 60

Nèura Magazine

Speciale Natale 2013 - Capodanno 2014

Non È Una Rivista d’Arte

Natale con l’arte Critico, ergo sum Sandro De Alexandris in anteprima

“Fiato d’artista”

Visioni su carta

#Jankowski, Fumai e Domin01 #Alfredo Jaar a Torino #Parole, parole al Centro Pecci di Milano

Il dono dei magi

Maria Concetta Malorzo, Alberelli di Natale: vetrofusione con inserti policromi

Nèurastenie 19 dicembre 2013 8 gennaio 2014: #MerryXmas Immagine del logo: 1 Cristiano Baricelli, Ictus (2005)


Copyright © Nèura 2013 In redazione: Anna Castellari, Silvia Colombo, Sonia Cosco, Roberto Rizzente. Hanno collaborato a questo numero: Lucia Valcepina, Riccardo Zelatore. Iscrizione al Registro delle pubblicazioni periodiche del Tribunale di Milano n. 277 del 9/9/2013 | ISSN 2283-7027 Direttore responsabile: Roberto Rizzente | Editore: Associazione Nèura Nessuna parte o contenuto di questa pubblicazione può essere duplicata, riprodotta, trasmessa, alterata o archiviata in alcun modo senza preventiva autorizzazione degli autori. Impaginazione a cura di Anna Castellari. Logo di copertina: ©Cristiano Baricelli, Ictus, 2005.

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Indice

Editoriale | NATALE CON L’ARTE

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Critico, ergo sum | Lo stupore del minimo | di Riccardo Zelatore

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“Fiato d’artista” | Gli archivi torinesi di Alfredo Jaar di Roberto Rizzente

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“Fiato d’artista” | Trasparente poesia. I vetri d’arte di Maria Concetta Malorzo | di Silvia Colombo

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Visioni su carta | Il dono dei magi. Una fiaba per Natale di Anna Castellari

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“Fiato d’artista” | Christian Jankowski, Chiara Fumai e Domin01 - di Sonia Cosco

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“Fiato d’artista” | Quante PAROLE al Centro Pecci di Milano! di Silvia Colombo

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Nèurastenie | #MERRYCHRISTMAS | di Anna Castellari

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Editoriale. Natale con l’arte

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bbene, è tempo di ulteriori traguardi e – si sa, con la fine di un anno solare questa operazione è d’obbligo – di bilanci. Abbiamo compiuto ancora qualche piccolo passo in avanti, lanciandoci oltre la soglia del duemillesimo fan sulla pagina facebook e continuando a crescere, in parallelo, anche sugli altri social network. Oltre al mondo virtuale, però, abbiamo fatto irruzione anche in quello reale, con una piccola mostra presso il circolo The Family di Albizzate, dove vi abbiamo proposto le CancellAzioni di Morso Collettivo, i fioRIuso di Daniele Brivio e il video Wallpaper di Nu de dos Arte. I buoni propositi, per il 2014, prevedono che si continui seguendo questa medesima ambivalenza – una doppia vita, attraverso gli scritti e l’organizzazione di incontri reali, dove poterci conoscere e chiacchierare a proposito delle arti contemporanee e oltre.

dappertutto, ovunque vi troverete. Ci piace immaginarvi in montagna, mentre ci sfogliate al caldo e fuori nevica, oppure in città, intenti a seguire i nostri consigli espositivi, che non mancano mai. Ora, però, veniamo più direttamente al punto e parliamo di che cosa troverete in quello che potete considerare il nostro regalo di Natale. Se siete in partenza per la montagna, o di passaggio per Torino, vi consigliamo di andare a visitare la mostra che la Fondazione Merz dedica ad Alfredo Jaar e alle rivoluzioni anni sessanta e settanta. Toni sovversivi, dunque, così come la curatela, affidata alla condannata Claudia Gioia, che spaziano dallo stesso Jaar a Mario Merz, da Gerard Richter a Joseph Kosuth.

La seconda tappa è di natura totalmente diversa, quasi opposta (anche geograficamente), e a tema decisamente più Prima degli auguri, però, vogliamo festivo: vi portiamo con noi nel laboratorio lasciarvi – come avevamo fatto la scorsa della maestra vetraia Maria Concetta estate – con un numero speciale in pdf Malorzo, a Brindisi. L’artista si occupa da scaricare, portare con voi e leggere di splendide vetrofusioni – ecosostenibili, 4


oltretutto – a partire da bottiglie e materiali momento si tiene la collettiva Parole, di riciclo: il risultato sono creazioni d’arte e parole, parole... Arte nell’epoca d’artigianato in pezzi unici. della comunicazione. Una mostra per riflettere, ma anche per addentrarsi Il terzo, invece, è un suggerimento: un in un luogo interessante sia dal punto di libro, si sa, è sempre un ottimo regalo vista del contesto – la suggestiva zona di Natale... Ed ecco che, nella nostra dei navigli –, sia dell’attività che svolge. rubrica Visioni su carta, vi parliamo de I saluti, questa volta, sono compito Il dono dei magi, scritto da O. Henry, della rubrica Critico, ergo sum, a cura illustrato da Ofra Amit ed edito da di Riccardo Zelatore, che ci svela in orecchio acerbo. Le immagini, a corredo anteprima alcuni dei contenuti del libro di una storia per tutti, dagli otto anni di prossima pubblicazione, dedicato in su, sono eseguite – in acrilico con all’artista Sandro De Alexandris. Se inserti materici e collage su tela o carta siete interessati, dunque, nei prossimi – dall’illustratrice israeliana secondo mesi non dimenticate di controllare tra uno stile favolistico e magico. Perché in gli scaffali delle librerie! questo periodo (quasi) tutto è concesso: soprattutto sognare un po’. Infine (la vera fine di questo corposo editoriale) spetta, come sempre, ai Altri due sono i “Fiato d’artista” per chi, nostri suggerimenti tematici che vi invece, ha scelto di rimanere in città: regaliamo ogni settimana, sperando di siamo stati e vi raccontiamo la mostra fornirvi spunti interessanti per le vostre Magic Numbers, alla Fondazione del gite, per i vostri viaggi, presenti e futuri. Monte di Bologna, tesa a indagare i Le Nèurastenie di questo numero rapporti che si celano dietro al binomio speciale non possono che essere un “arte-magia” attraverso le opere del augurio, perciò #MerryXmas. tedesco Christian Jankowski. Un saluto e un sincero augurio di E, a proposito di racconti, narrazioni e buone feste dalla Nèuraredazione, ci linguaggio, vi consigliamo una visita ri-leggiamo a partire dal 9 gennaio al Museo Pecci Milano, dove al 2014! 5


Annotazioni d’Arte (2008). Foto di Thomas Libiszewski 6


Critico, ergo sum

Lo stupore del minimo

di Riccardo Zelatore

All’inizio dell’anno prossimo diamo finalmente alla stampa un volume di duecentoventiquattro pagine edito da Umberto Allemandi & C. a cui si sta lavorando da un po’ di tempo. In anteprima un estratto introduttivo per iniziare a capire di cosa si tratta. 7


Sandro De Alexandris. Foto di Thomas Libiszewski

I

l movente di progetti come questo va cercato tra le passioni di pochi. È un qualcosa che ha a che vedere con il piacere della lettura e che Franco Moretti qualche tempo fa ha definito, con eleganza, «una passione tranquilla». In realtà Moretti si riferiva a un genere letterario particolare, il romanzo, ma il suo è un ossimoro attraente e mi piace prenderlo a prestito. Raccolte di carteggi, appunti, conversazioni, testimonianze dirette, mi hanno sempre incuriosito e affascinato. Sovente ho pensato che simili estratti potevano risultare interessanti e fonte 8

di conoscenza non solo per studiosi, collezionisti e appassionati d’arte. Questo libro non vuole essere l’autobiografia di Sandro De Alexandris, ma raccoglie suggestioni fissate dall’autore a tavolino, di tanto in tanto. Un rituale mite che perdura, a intermittenza, preciso e mai trascurato, da circa cinquant’anni. Questi scritti mettono in fila le tessere del suo lavoro, senza una particolare retorica emotiva, ma con amorevole cura. Mi sono parsi una soglia di accesso privilegiata all’universo creativo dell’artista torinese.


Il punto non è raccontare la storia personale di un pittore, ma cogliere le minime mutazioni che la sua ricerca ha maturato negli anni, gli interrogativi, gli stimoli e le fragilità di un uomo che ha fatto della pittura la sua missione e il suo rifugio.
Un percorso complesso e stratificato, in bilico tra poesia e storia, autocritica e memoria, più affine a una ricerca filosofica (anche se tale non intende essere mai) volta a indagare il rapporto dell’uomo (l’artista) con le vicende del (suo) mondo. Sequenze di pensieri che subiscono una costante maturazione, parallelamente allo sviluppo della ricerca linguistico espressiva.
Anzi, sono frammenti che precedono il lavoro, sono le domande che l’artista si pone come analisi, chiarimento e controprova del passo evolutivo appena intuito o, anche solo, immaginato. Una sorta di cartina di tornasole, esame di coscienza preventivo a verifica che la realizzazione possa seguire e mantenere un senso compiuto. Non è tanto un’interpretazione rivolta al potenziale pubblico quanto a se stesso. Una proiezione anticipata, che potrebbe persino superare quanto poi effettivamente realizzato. Questo mi preme chiarire. Non è un diario personale in senso stretto. Compaiono pause, anche lunghe, tra un periodo e l’altro. De Alexandris non vuole raccontare in termini didascalici e teorici il suo lavoro, né licenziare

Laminati plastici e vernici acriliche Archivio De Alexandris

una dichiarazione di poetica. Alle volte è accaduto, ma solo in occasione della stesura di alcuni testi di presentazione, quando i pensieri sono stati riordinati dall’artista per poter armonizzare in misura più regolare.
Questi scritti, a differenza di quanto è successo per suoi predecessori e colleghi, non affrontano l’esperienza artistica mettendola a confronto con i problemi più strettamente sociali del periodo, non vogliono creare sodalizi o assumere posizioni critiche tra espressione estetica e realtà economico politica. Semmai, si concentrano sugli aspetti metodologici della ricerca, sul loro sviluppo temporale e particolare attenzione è dedicata al verificare l’aderenza tra pensiero e opera, alla concezione individuale, o ancor meglio, personale del fare arte. 9


Graz 1969 Museum Joanneum Archivio De Alexandris

Un rigore di metodo, come lo ha definito Giovanni Maria Accame, che ci ritorna riflessioni, analisi introspettive, volontà di perseguire le componenti primarie del fare pittura, di appropriarsi in forma cosciente di una pratica data per superata da tempo, che tuttavia si 10

ripresenta quotidianamente nella sua vitalità e nella sua indispensabilità. Questa antologia si fa osservatorio in presa diretta, attento ai significati che accompagnano l’evolversi della ricerca di De Alexandris e documenta quanto impegno e responsabilità si possono


trovare in una dimensione che è parallela rispetto all’opera ma, non per questo, da essa disgiunta.
Ancora, per scelta critica e completezza, si è convenuto sull’opportunità di inserire in questo volume anche quegli scritti, pur limitati, già pubblicati in precedenti iniziative editoriali e i dialoghi con Francesco Poli, Claudio Cerritelli e Angela Madesani.
 Altrimenti, il libro indugia su frammenti, suggestioni derivate dalla letteratura e dalla poesia, domande, oblii. Che aiutano tuttavia a capire quanti momenti di vita possono essere contenuti in un segno che attraversa la tela, un foglio bianco, nell’inseguire la luce o ascoltare il silenzio, nell’ossessiva ma pacata ricerca di poche tracce dipinte.
Per riguardo filologico ed

esegesi partecipata il libro propone un saggio introduttivo di Gianni Contessi che sottolinea la dimensione progettuale del lavoro di De Alexandris. Una sezione iconografica è stata inserita per meglio comprendere, periodo dopo periodo, la convergenza tra espressione pittorica e riflessione intellettuale.
Rimane il piacere sottile di assistere alle trasformazioni di un artista, di un uomo e del suo lavoro. Vederlo cambiare, vivere, diventare altro. Un modo prezioso per farsi un’idea di quanto possa fluire sotto la superficie di un’opera d’arte.

Annotazioni d’Arte 2008, Foto di Thomas Libiszewski

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Alfredo Jaar, M’illumino d’immenso (2009) 12


“Fiato d’artista”

Gli archivi torinesi di Alfredo Jaar

di Roberto Rizzente

Lo scorso novembre, a New York, il popolare Balloon Dog di Jeff Koons, nella versione arancione, è stato venduto da Christie’s per 58,4 milioni di dollari, stabilendo il nuovo record per un artista vivente. Non è un caso isolato: se andiamo a spulciare i listini dell’arte, notiamo che tra i primi posti figurano artisti, da Damien Hirst a Takashi Murakami fino a Maurizio Cattelan, che hanno fatto del kitsch e del neopop il proprio marchio di fabbrica. In chiave spesso ludica, e tendenzialmente disimpegnata.

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Alfredo Jaar Opus 1981. Andante desesperato 1981

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otrebbe sembrare quindi anacronistica e anche pretestuosa la mostra, tutta politica, che la Fondazione Merz dedica ad Alfredo Jaar (1956) e le rivoluzioni degli anni ‘60 e ‘70. Specialmente considerando che, chi la cura, è Claudia Gioia, condannata a ventisette anni di carcere per l’omicidio del generale Licio Giorgieri e il ferimento dell’economista Da Empoli. 14

Una figura scomoda, per molti portata avanti, come gli ex brigatisti Renato Bandoli e Giovanni Senzani, da una classe dirigente incapace di accettare il giudizio della Storia. Perché è cambiato, nel frattempo, il mondo. È crollato il Muro, e tutti quelli che guardavano al comunismo come alla via di fuga dall’allora incipiente società dei consumi si sono trovati a combattere con la povertà, la corruzione o, peggio, la privazione delle libertà fondamentali.


Come in Russia, le ex repubbliche dell’Asia Centrale. La Cina, persino. Tanto da giustificare le parole dello storico francese François Furet che ha parlato, a proposito del comunismo, di ‘miraggio collettivo’. Fedele al moto dei tempi anche il mondo della cultura non ha potuto che rinnovarsi. Il pensiero debole di Gianni Vattimo in Italia e di Jean-François Lyotard in Francia, a proposito delle ‘Grandi narrazioni’, hanno, implicitamente, fatto a pezzi il culto per le ideologie, piuttosto individuando nella libera soggettività la via maestra per costruire un’ipotesi di futuro. Aperta al prossimo, certo, e senz’altro etica, ma

svincolata da un orizzonte collettivo fondante, sia pure laico e politico. D’altro canto, però, c’è anche da dire che la mostra di Torino non si presenta con prosopopea. Non ha, cioè, la pretesa di rappresentare una verità. Al contrario, le utopie di quegli anni vengono analizzate per il tramite dell’oggi, grazie alla memoria. È un quaderno in fieri, piuttosto, l’amarcord di una generazione che quei tempi ha amato e che ora si è fermata a riflettere. Magari rinsaldando le ragioni di un’arte impegnata. Contro il kitsch imperante. Quello di Koons, ad esempio. Non si spiega altrimenti la grande

Alfredo Jaar, Cultura = Capitale (2012) 15


installazione di Alfredo Jaar che dà il titolo alla mostra, un universo fatto di 150 tonnellate di vetro, con al centro una scritta, al neon: Abbiamo amato tanto la rivoluzione (2013). Non c’è, nell’opera, una direzione, non una via di fuga: i detriti invadono la Palazzina della Fondazione, a un passo dal Coccodrillo Fibonacci (1969) di Mario Merz e l’Opus 1981. Andante Desesperato (1981), ancora di Jaar. Perché il passato è ovunque, ingombra la memoria e impregna il presente.

2009), Ungaretti (A.Jaar, M’illumino d’immenso, 2009) e Wittgenstein (J.Kosuth, Wittgenstein’s Color, 1989), con i loro tentativi di rifondare il linguaggio. Le opere che hanno fatto la Storia (Luis Cammitzer, Coca-Cola Bottle filled with a Coca-Coca Bottle, 1973; Mario Merz, Sciopero generale azione politica relativa proclamata relativamente all’arte, 1970) e quelle che la Storia l’hanno attraversata, a mo’ di testimonianza (Nancy Spero, Torture in Chile, 1975).

Così, pure, le massime, le documentazioni fotografiche o le icone dei tanti leader. Accatastate le une alle altre, come fossimo al Musée de l’Homme. Dove mancano le gerarchie e le immagini si susseguono. Senza linee di convergenza e punti a capo. Ovunque, liberamente aggettanti nello spazio. Come delle isole di pensiero, portate a galla dai corsi e ricorsi della Storia, tessere di un alfabeto che sta a ognuno completare, ricombinando e ripopolando gli accostamenti. Con fantasia, pazienza calligrafica e infinito senso critico.

Che si creda o meno alle ideologie, questa mostra, più che del manifesto programmatico, ha, dunque, le ambizioni dell’archivio. È una gigantesca, spassionata summa di esperienze, un’enciclopedia – per usare un termine di moda – che sta a ognuno attraversare e liberamente interpretare. A patto di considerare la cultura, oggi, per quello che è: un capitale. Contro l’omologazione e per la partecipazione attiva alla vita sociale. Come l’opera del 2012 di Jaar, Cultura=Capitale, è, parafrasando Marx, lì a dimostrare.

Scopriamo, così, il Mao di Gerhard Richter del 1968 e il Che fare? (1969) di Mario Merz. E poi ancora Gramsci (A.Jaar, Gramsci (Drawings), 2009), Pasolini (A.Jaar, The Ashes of Pasolini,

Alfredo Jaar – Abbiamo amato tanto la rivoluzione Fondazione Merz Torino, via Limone 24 fino al 2 febbraio 2014fionemerz.

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Alfredo Jaar, Opus 1981. Andante Desesperato (1981)

Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivuluzione (2013) Foto: Andrea Rossetti 17


Maria Concetta Malorzo, Alberelli di Natale: vetrofusione con inserti policromi 18


“Fiato d’artista”

Trasparente poesia. I vetri d’arte di Maria Concetta Malorzo di Lucia Valcepina

Nel laboratorio brindisino della maestra vetraia Maria Concetta Malorzo, ci si prepara al Natale con alberelli luminosi, forme e volute che racchiudono in sé sapienza artigiana ed estro d’artista. 19


Maria Concetta Malorzo, Vetrofusione e riciclo bottiglie Campari con vetri policromi 20


A

creativo fatto di visioni, giochi, sinuose onde e voli dell’immaginazione. Vetro mosso da vibranti vobbiamo incontrato Maria lute, a ricordo degli elementi natuConcetta Malorzo in una recente rali e vegetali, forme e barlumi che mostra presso L’Archivolto Events richiamano la luminosa e variopinta di Milano dedicata alla tradizio- armonia dei sogni. ne pugliese. In quel caso, abbiamo scoperto come il vetro possa essere Ecco come l’artista racconta l’oririciclato e reinterpretato in preziose gine della sua scelta e l’innamoraopere di design. Oggi visitiamo il la- mento per l’arte vetraia: «Fatidico boratorio, collocato nel cuore del- un viaggio a Zurigo: la visita alla la città di Brindisi, dove l’artista si chiesa dell’abbazia di Fraumünster e prepara al Natale tra alberelli di ve- l’ammirazione delle vetrate di Marc tro e magiche trasparenze. Fucina Chagall. Viaggiare è stato, ed è tutcreativa concepita come «crocevia tora per me, un viatico di conoscendi riflessioni, salotto di pensieri, of- za imprescindibile. Prima a Firenze ficina di intenti». per seguire un corso di formazione sulla decorazione del vetro, poi È in questo spazio che il vetro pare l’esperienza umana e didattica alla catturare l’ispirazione artistica, gli Escuela del Centro Nacional del spunti poetici e le mille suggestioni, Vidrio a Barcellona. Qui si spalanpercettive ed emotive, della città sul ca un panorama di potenzialità cremare, come ci svela Maria Concetta: ative illimitato e la possibilità di una «Il mare mi ispira: lo scintillio lu- nuova crescita culturale, attraverminoso che si riverbera in superfi- so il confronto con studenti e articie, la trasparenza autentica, l’opa- giani provenienti da tutto il mondo lescenza discontinua, l’alternarsi di (…)». cristallino, lattescente, alabastrino, opaco e nuovamente limpido, lu- Da quel giorno Maria Concetta afficente e brillante. Caratteristiche che na la conoscenza della lavorazione ritrovo nella magia primordiale del artistica tradizionale e contemporavetro, materia solida che fondo in li- nea, amplia e arricchisce la sua proquido e cristallizzo in un’onda stati- duzione e, dopo l’iniziale creazione ca, in una risacca immota». di complementi d’arredo decorati a freddo, approfondisce metodoloIl vetro, materia duttile e plasmabi- gie e tecniche (Tiffany e Grisaglia) le, in grado di assorbire luci e atmo- che le consentono di modellasfere e, al tempo stesso, di rifran- re e decorare la materia con libergerle, contiene ed emana un mondo tà espressiva. La sua formazione va 21


ad abbracciare anche la tradizione muranese, i metodi di soffiatura del vetro, la tecnica murrina, si affaccia al panorama internazionale grazie alla lezione del maestro australiano Giles Bettison presso la Creative Glass School di Zurigo.

tradizione che, tuttavia, la maestra vetraia non conserva gelosamente nel suo laboratorio, ma traduce in progetti didattici: numerosi i corsi di formazione professionale in arti applicate sia nella scuola pubblica che in istituti privati. L’intento è esplicito: far conoscere l’artigianaIl vetro diviene così l’ambiente idea- to artistico e aprire la strada a nuole per ricreare emozioni, in quel co- ve professioni. stante dialogo tra la fragilità della materia e la sua malleabilità, la ca- Parallelamente, una particolare atpacità di accogliere ed evocare sug- tenzione all’ambiente e al recupero gestioni e stati d’animo. Ma con- di materie prime ha portato Maria temporaneamente ai progetti perso- Concetta a percorrere la strada del nali e all’affinamento delle moltepli- riciclo per ricreare mondi di incanci competenze, in questi anni Maria tata poesia. Oltre alla collaborazione Concetta persegue tenacemente un con la Facoltà di Economia dell’Uniobiettivo e lo realizza: un laborato- versità del Salento di Lecce, è iderio artigiano e artistico a Brindisi, atrice e curatrice di progetti volti a tecnicamente attrezzato per la fu- trasformare bottiglie e scarti di lasione del vetro, le lavorazioni spe- vorazione in opere d’arte e design. cifiche, la preparazione dei disegni, l’assemblaggio delle vetrate e Oggi Maria Concetta è Vice dei complementi d’arredo. «…con Presidente Nazionale CNA Artistico, Regionale CNA una piccola postazione multimedia- Presidente Artistico, Presidente CIF Comitato le che mi tenga in contatto con il reImprenditoria Femminile della sto del mondo» aggiunge. Camera di Commercio di Brindisi e E così ci addentriamo tra i suoi so- Consigliere Camerale alla Camera di gni di vetro, esplorando la loro ge- Commercio di Brindisi; suo preciso nesi. Scopriamo la sapiente e rara obiettivo è quello di creare un polo tecnica del Venedego®, appre- formativo artigianale di alto profisa da Maria Concetta direttamente lo che attragga studenti da tutto il dal suo ideatore, il maestro Silvano mondo. Zamburlin: arte che consente, grazie a calibratissime fasi di lavorazio- Ecco cosa ci dice a proposito: ne, di fondere, in un’armonia di li«Vorrei… una fornace per la soffianee, vuoti e pieni, il cristallo con le tura del vetro a Brindisi alimentata pietre e i metalli preziosi. Sapere e 22


Maria Concetta Malorzo, Vetrofusione e argento 23


da combustibile naturale, la fondazione di una scuola internazionale di alta formazione in arti applicate con docenze di prestigio (…) e un’area collegiale e laboratoriale per l’accoglienza degli studenti, un distretto produttivo e di promozione dell’artigianato artistico, una pianificazione commerciale capillare e di comunicazione che venda e promuova con efficacia l’artigianato brindisino nel mondo con un marchio che lo identifichi per origine, qualità e bellezza». Augurando a Maria Concetta di poter realizzare il suo ambizioso progetto d’arte e cultura, la lasciamo ai suoi preparativi natalizi, nel suo laboratorio, nel cuore di Brindisi, «tra volte a crociera e cielo».

Maria Concetta Malorzo Laboratorio Vetri d’Arte Largo San Paolo, Brindisi Sito. www.artistadelvetro.com

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Maria Concetta Malorzo, Vetrofusione e riciclo bottiglie Campari con vetri policromi 25


Visioni su carta

Il dono dei magi. Una fiaba per Natale di Anna Castellari Se c’è qualcosa di cui l’uomo d’oggi ha bisogno, di questi tempi incerti e futili, è la concretezza. Sembra proprio fatta apposta per queste “esigenze” la fiaba metropolitana di O. Henry Il dono dei magi, illustrata da Ofra Amit, un dono perfetto per chi amiamo, edito in Italia da orecchio acerbo.

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S

i apre lentamente, dolcemente, con le grazie delle font che abilmente, come sempre, i grafici di orecchio acerbo sanno maneggiare e posizionare accuratamente, che emozionano e narrano storie intrinsecamente. Questa è la storia di Della, premurosa e innamorata moglie di Jim, che vive con il marito nelle ristrettezze della metropoli, New York, in un indefinito tempo passato – forse negli anni venti, a ridosso di una crisi che viene ricordata come un’anticipazione di quella odierna? Della si mette in testa di voler regalare al suo amore un oggetto prezioso, degno di lui; ma non ha soldi a sufficienza. Così, decide di sacrificare la sua dote più bella e ammirata: i capelli. Il resto della storia vorremmo che lo scopriste da voi, perché è narrata con la leggerezza e la sapienza dei grandi scrittori classici. Quello che rimane è una straordinaria e piacevole sorpresa, in questo volume di una quarantina di pagine: il tocco classicheggiante, eppure estremamente contemporaneo, dell’illustratrice. Come in uno scatto poetico à la Francesca Woodman, infatti, Ofra Amit, artista israeliana che, oltre all’illustrazione per ragazzi, lavora anche come scenografa nei teatri, riesce a cogliere i dettagli più significativi della storia. 28

Basti pensare alla malinconia celata degli occhi di Della in una delle prime illustrazioni, quando piange seduta nella sua casa, in una posa intima – le gambe piegate in su sul divano – e un taglio del disegno che arriva fin sotto gli occhi, quasi in segno di rispetto nei confronti del pudore della protagonista, un pudore che tende a nascondere le piccole grandi ansie vissute nel suo quotidiano. Ugualmente, anche il marito Jim, verso la fine della storia, si stende familiarmente sul divano con le braccia piegate dietro la nuca, e allo stesso modo vediamo solo una parte del suo corpo. Sembra di essere lì, di aver selezionato noi stessi quell’immagine incompleta… con colori caldi e rétrò, l’autrice delle illustrazioni ci trasporta in un altro tempo, viene incontro al nostro gusto contemporaneo a base di fotografie ingiallite, lascia intravedere la grana pellicolare, quella che il tempo sa mettere e che nessun instagram d’oggi potrà mai imitare. Amit è una perfetta interprete di questa storia dai risvolti romantici e delicati. Racconta teneramente attimi di intimità tra i due protagonisti, Della e Jim, quasi fossimo al cinema. La meteorologia si fonde nel sentimento della protagonista in una delle scene in cui si mette davanti alla finestra, e in controluce sembra riflettere i fiocchi di neve che scendono.


Titolo originale The Gift of the Magi di O. Henry (William Sydney Porter), 1905 © 2013 Ofra Amit (illustrazioni) © 2013 orecchio acerbo s.r.l. | viale Aurelio Saffi, 54 · 00152 Roma

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“I Magi, come sapete, erano uomini saggi – uomini incredibilmente saggi – che portarono doni al Bambino nella mangiatoia. Furono loro a inventare l’arte di fare i regali a Natale. Dato che erano saggi, non c’è dubbio che anche i loro regali fossero saggi, e probabilmente era possibile scambiarli, nel caso ve ne fossero stati due uguali. Io vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due ingenui bambini che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti quelli che fanno doni, quei due furono i più saggi. Dovunque e sempre, sono loro i più saggi.” (Il dono dei Magi, orecchio acerbo, Roma 2013, p. 47).

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“Fiato d’artista”

Christian Jankowski, Chiara Fumai e Domin01 di Sonia Cosco 32


Christian Jankowski, Chiara Fumai e Domin01. Dentro il natale delle nostre città, la creatività pulsa e resiste alle stucchevoli atmosfere da Jingle Bells. Tre alternative molto sopra le righe, per un’arte che più contemporanea di così non si può, tra trucchi da David Copperfield, sinistri esorcismi e sperimentazioni collettive. De gustibus non dispuntandum est... 33


suo cilindro mondi illusori, come il mago l’artista illude e ipnotizza il suo pubblico. In un gioco di metamorfosi, Jankowski diventa una colomba e la stessa sorte tocca al direttore del museo che diventa un barboncino. Ma l’incantesimo non è solo autoreferenziale e nel terzo lavoro dell’artista è il pubblico stesso a diventare un gregge di pecore. Gli inquietanti cartomanti delle televisioni locali diventano Christian Jankowski Telemistica (1999) i protagonisti del video in cui l’artista fa predire loro il successo dei suoi nuovi lavori. Performance, installazione, video, ci troviamo di fronte a un ibrido dell’arte on fatevi ingannare dal titolo. contemporanea, che fa arte, ma forse Di magico in senso natalizio c’è davvero soprattutto meta-arte che ha però il potere poco in Magic Numbers, mostra di di coinvolgere le persone che vengono Christian Jankowski (aperta fino al letteralmente reclutate dall’artista. Siano 16 febbraio 2014), organizzata dalla maghi, passanti o manager di fondazioni Fondazione del Monte di Bologna e bancarie. Ravenna in collaborazione con il MAMbo Ancora performance e ancora trucchi - Museo d’Arte Moderna di Bologna e da prestigiatori, con Chiara Fumai, curata da Gianfranco Maraniello e Maura vincitrice del Premio Furla 2013, Pozzati. che dopo la sua partecipazione a

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Jankowski è noto da tempo per le sue lucide analisi dei rapporti tra cultura alta e cultura pop, per le sue provocazioni e installazioni video in cui, usando materiale televisivo, indica le pericolose derive della società mediatica in cui viviamo. La mostra che vedrà come location la sede della Fondazione del Monte, presenta quattro significativi lavori dell’artista tedesco, realizzati tra il 1996 e il 2002. Ma il cuore dell’evento è la proiezione di Magic Numbers, video realizzato per l’occasione. Come il prestidigitatore, l’artista manipola la realtà per estrarre dal 34

dOCUMENTA(13), inaugura la sua prima personale a Palazzo Gallery (Brescia). Con With Love from $inister la giovane artista presenta i suoi alter ego, la miss Hyde, ciò che non è lei e che la possiede durante le sue performance. Di creature che si nutrono della creatività di Fumai ce n’è tante: Zalumma Agra, silenziosa bellezza circassa, Eusapia Palladino, cameriera pugliese analfabeta, la guida terrorista che spiega col linguaggio dei segni i messaggi dei dipinti della veneziana Fondazione Querini Stampalia (Premio Furla 2013). C’è spazio anche per gli uomini: il barone Julius Evola,


dadaista, occultista, maschilista e filosofo italiano e l’illusionista Harry Houdini, convertitosi al socialismo anarchico dopo l’incontro col fantasma di Rosa Luxemburg. Insomma Palazzo Gallery sarà infestato da spiriti inquieti, come inquieta è la parola ‘$inister’.

mostre di artisti contemporanei, Michele Cannaò direttore e ideatore del Mud Museum presenterà Domino01, il percorso pittorico ideato da Vittorio Ferri nel 2008 ed esposto alla 54°Biennale di Venezia.
Lo suggerisce la parola stessa, Domino01 è un’opera che inizia e non finisce, che passa di mano in Sarà un Natale fuori dagli schemi anche mano, che raccoglie opere di Togo, presso il museo del Fango, il Mud Sara Montani, Cannaò, Alvaro, Ignazio Museum, che inaugura la nuova sede a Moncada, Augusto Sciacca, Susan Post, Pero (Milano) in cui sono esposte opere Alberto Venditti e Sonja Aeschlimann. e attività promosse dal museo nell’ambito Un percorso in cui l’ispirazione insegue dell’Expo 2015 i cui temi sono Memoria, l’ispirazione per dare vita a un’opera Sregolatezza e Disciplina. multiforme. In occasione dell’inaugurazione del nuovo spazio che da marzo 2014 a maggio 2015 ospiterà mensilmente Il Museo del Fango di Milano

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Paolo Canevari, Home Sweet Home (2002/2010) Stampa fotografica su PVC Courtesy l’artista e Galleria Stein, Milano


“Fiato d’artista”

Quante PAROLE al Centro Pecci di Milano! di Silvia Colombo

Talvolta, è vero, rimaniamo senza parole. Ma nella maggior parte dei casi sentiamo sempre il bisogno di dire, di comunicare qualcosa – a voce, tramite e-mail, per iscritto... Il Museo Pecci Milano, con la mostra Parole, parole, parole... Arte nell’epoca della comunicazione, ci mette di fronte a ciò che le opere d’arte hanno da riferirci, talvolta sussurrando, talaltra gridando.

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Julian Schnabel, Ri de Pomme (1988) Olio e gesso su telone Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato Donazione di Pontoglio S.p.A. 38


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a pausa natalizia si avvicina, ma Milano non si ferma, perlomeno non il suo circuito artistico. E se già vi trovate immersi in una passeggiata lungo i navigli illuminati a festa, vi consigliamo di imbattervi non troppo casualmente nel Museo Pecci Milano – su Ripa di Porta Ticinese –, il distaccamento di quel centro espositivo pratese che, per sua vocazione, sin dall’apertura, tanto spazio ha dedicato all’arte contemporanea, da Jannis Kounellis a Daniel Spoerri.

Al momento, e fino ai primi dei 2014, il Pecci meneghino apre (gratuitamente) le sale a una rassegna collettiva piuttosto interessante, incentrata sul tema della parola e della comunicazione in ambito artistico. “Cosa ci sarà mai di nuovo?” – penseranno alcuni, memori di una vasta esposizione che il Mart, tra il 2007 e il 2008, dedicò al medesimo soggetto (“La parola nell’arte”, per l’appunto).

Maurizio Nannucci, Mind (2005). Neon Courtesy l’artista e Galleria Fumagalli, Milano.

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Massimo Uberti, Se ti muovi non ti prendono (per Pinot Gallizio, 2006). Neon Courtesy l’artista e Spazioborgogno

Innanzitutto il taglio temporale, giacché l’esposizione non intende tracciare un percorso cronologico attraverso il Novecento, ma focalizzarsi su un frangente più contemporaneo, riferendosi a opere che appartengono a un arco di tempo più limitato – dal 1959 a oggi. In secondo luogo lo spessore dei lavori in mostra, raccolti grazie al contributo di collezionisti privati, artisti, ma anche con il sostegno dello Spazio Borgogno. Ritroviamo, perciò, nomi più “storicizzati” come Vincenzo Agnetti, Mimmo Rotella 40

e l’immancabile Alighiero Boetti, presenze internazionali come Barbara Kruger e David Tremlett, esponenti delle ricerche verbovisuali tra cui Emilio Isgrò e Ben Vautier, ma anche artisti contemporanei, da Shirin Neshat sino a Guido Peruz. Infine la voglia di percepire un messaggio artistico sempre attuale, attraverso un segno grafico primordiale, la parola – scritta, cancellata, rinnegata, urlata. La disparità degli esiti emerge dall’osservazione di un’immagine


come Home sweet home (2002/2010) di Paolo Canevari: riproduzione fotografica di un bunker militare, ormai dismesso e diroccato, risalente alla seconda guerra mondiale, sulla costa frontale al Marocco; oggi è uno dei primi “segni materiali” che il migrante incontra, approdando nel nostro Paese – inutile, forse, sarebbe spiegare l’ironia di quella scritta didascalica che inneggia a una quantomai evanescente “casa dolce casa”. Dalla fugace apparizione di un neon, Mind di Maurizio Nannucci, che domina la sala espositiva in considerazione delle sue dimensioni imponenti e dei riflessi verdastri che si ripercuotono tutt’attorno. Così come dalla contemplazione della tela di Julian Schnabel, Ri de pomme (1988), opera monumentale caratterizzata da una tavolozza limitata ai toni del grigio, del nero e del blu-viola, dove la parola si fa timidamente spazio attraverso una congerie di segni indecifrabili. Dunque, qualunque sia il messaggio nella bottiglia lanciato dall’artista, vale la pena coglierlo e, soprattutto, cercare di leggerlo, decifrandolo secondo codici che diverranno progressivamente sempre più naturali. Parole, parole, parole... Arte nell’epoca della comunicazione Milano, Museo Pecci Fino all’11 gennaio 2014 Orari. martedì-sabato 15-19 | chiuso i giorni festivi Ingresso libero sito web. www.centropecci.it

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Arnaldo Chierichetti, Il primo negozio, Š Arnaldo Chierichetti. In mostra a Milano a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine fino al 13 febbraio 2014


Nèurastenie n. 44: #MerryChristmas di Anna Castellari

Sono tantissime, quest’anno, le iniziative che vedono l’arte contemporanea protagonista in città italiane, da nord a sud. Noi ne abbiamo selezionate alcune tra le più interessanti.


#Firenze Per la Galleria degli Uffizi della città toscana, questo è decisamente l’anno del contemporaneo. Se la Sala delle Reali Poste ospita una rassegna che si ripete già da qualche anno, i Mai Visti, l’ex chiesa di San Pier Scheraggio accoglie un video-autoritratto dell’artista statunitense Bill Viola. Si chiama, appunto, Self Portrait, ed è visitabile gratuitamente fino al 22 dicembre. DOVE E QUANDO Firenze, ex chiesa di San Pier Scheraggio

INFO E CONTATTI Orari. da martedì a domenica, ore 10.00 - 17.00 Ingresso libero Informazioni. info@amicidegliuffizi.it

#Napoli Alla Galleria Casamadre della città partenopea, Mimmo Paladino presenta alcune opere da Eduardo Cicelyn, non esente da polemiche. La mostra ha inaugurato il 21 novembre scorso. “Le sue opere,” scrivono sul sito della Galleria “pur essendo figurative e simboliche, perciò comunicative e allusive, evocano significati e contenuti senza mai svelarne la provenienza o il destino, solo esprimendone l’ombra, le maschere o la traccia archetipica.” DOVE E QUANDO Napoli, Galleria Casamadre fino al 31 gennaio 2014 INFO E CONTATTI www.lacasamadre.it 44


#Arezzo Sono strappi d’artista quelli presentati alla Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, appartenenti alla mano di Jacques Villeglé, artista nouveau réaliste che si occupa di décollages d’affiches negli anni sessanta, per arrivare ad altri lavori dedicati alla memoria di Dante o dell’Aretino. Con un’opera di Amedeo Modigliani. DOVE E QUANDO Torino, Palazzo Reale Fino al 9 settembre 2013 INFO E CONTATTI Orari. da giovedì a domenica (11.00-13.00 / 16.00-20.00) Ingresso libero Informazioni. 0575.377508

#Prato Ritorniamo in Toscana, nella cittadina purtroppo nota per essere la capitale del tessile con manodopera cinese, per scoprire che non mancano altre iniziative, come “Prato Natale in arte 2013”, organizzata dal Centro Studi e documentazioni sulle arti visive. Scultura, grafica, pittura, fotografia: tutti i media sono oggetto dell’indagine di questa mostra immensa, che coinvolge ben centoquaranta artisti dell’area toscana. La curatela è del giornalista Fabrizio Borghini, in collaborazione con Daniela Pronestì e Roberta Fiorini. 45


DOVE E QUANDO Prato, Spazio polivalente di via San Giorgio 25 INFO E CONTATTI Orari. tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 Ingresso libero sito web. www.pratoreporter.it

#Bologna Bologna, si sa, è una città che sembra costruita apposta per i bambini. Tra libri illustrati, con una delle prime librerie per ragazzi in Italia, e arte per i bambini, c’è l’imbarazzo della scelta. Segnaliamo, tra le innumerevoli attività del MAMbo, il giovedì sotto l’albero di oggi, 19 dicembre, alle 17. DOVE E QUANDO Bologna, MAMbo INFO E CONTATTI Ingresso. € 5 a partecipante sito web. www.mambo-bologna.org/eventi/evento-1263/

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Nèura60  

Nèura Magazine - Natale con l'arte 19 dicembre 2013-8 gennaio 2014

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