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rivista periodica a cura del museo storico in trento, www.museostorico.it - info@museostorico.it

Comune di Trento

anno settimo

numero sedici

aprile 2005

NUMERO SPECIALE in occasione della mostra “Trento si racconta”

Le memorie della città e il ruolo del Museo storico: intervista ad Alberto Pacher Ritratti di famiglia di Emanuela Renzetti Corpi della scuola di Quinto Antonelli Lavoro/lavori di Rodolfo Taiani Esperienze di guerra di Giuseppe Ferrandi Riti e cerimonie di Emanuela Renzetti Tempi liberi di Elena Tonezzer Città e memoria: le proposte didattiche del Laboratorio di formazione storica di Cristina Pasolli Nel presentare al lettore questo numero speciale di “AltreStorie” mi sembra opportuno ricordare l’occasione da cui esso nacque. L’anno scorso il Comune di Trento lanciò un progetto di raccolta di immagini e testimonianze relative alla storia e alle memorie della città. Protagonisti di questo progetto sono stati innanzitutto singoli cittadini che hanno deciso di consegnare i loro preziosi “ricordi” insieme al mondo associazionistico che anima la vita culturale dei quartieri e dei sobborghi. Anche le istituzioni hanno svolto un ruo-

lo importante: alcune come prestatrici dei loro archivi fotografici, altre, quelle culturali come la Biblioteca comunale e il nostro Museo, come “luoghi” deputati alla conservazione delle fonti, infine le Circoscrizioni, che si sono dimostrate particolarmente attive. L’augurio è che il Progetto possa proseguire e diventare, come auspicato dal Sindaco nell’intervista che

pubblichiamo, uno strumento strategico per la costruzione della memoria della città. Abbiamo scelto di costruire questo numero come supporto alla lettura della mostra “Trento si racconta” e, in generale, come occasione per documentare le finalità e le potenzialità di questo progetto. In questa ottica abbiamo chiesto dei brevi testi libe-

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ramente ispirati alla visione del materiale fotografico raccolto, organizzando la lettura in sei argomenti che poi corrispondono alle sezioni della mostra: dai ritratti di famiglia al mondo del lavoro, dalle guerre ai rituali civili e religiosi, dalla scuola e dalla formazione alle pratiche del tempo libero. Nessuna pretesa di completezza, tanto meno nella selezione di immagini che abbiamo scelto di pubblicare, ma l’intento di “restituire” alla città ciò che i nostri donatori hanno deciso di condividere [g. f.].


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Le memorie della città e il ruolo del Museo storico: intervista ad Alberto Pacher

Ferrandi: Grazie alla collaborazione tra il Comune di Trento e il Museo storico l’anno scorso è stata realizzata la mostra “Trento, immagini e memorie”, che ha avuto un grande successo di pubblico. Contestualmente è stato lanciato il Progetto memoria per la città, ora la mostra “Trento si racconta” che restituisce alla città il patrimonio di immagini e di testimonianze donate dai cittadini. Il tutto accompagnato dal fiorire di iniziative e di pubblicazioni legate al recupero della memoria della città, dei suoi quartieri, dei suoi sobborghi. Quali riflessioni si sente di fare partendo dal rapporto che a Trento si è instaurato tra “costruzione della memoria” e rafforzamento dell’identità e del senso di appartenenza alla città? Pacher: La prima cosa da dire è che non è casuale che l’idea di recupero della memoria sia sorta in questa fase di cambiamenti della città, e sia sorta in diversi quartieri e sobborghi contemporaneamente. Questo è molto importante perché non si tratta di una coincidenza. Ad esempio Gardolo è stata attraversata negli ultimi anni da importanti trasformazioni urbanistiche, e lo stesso si può dire per Trento sud che ha subito e subirà grossi cambiamenti (il piano Busquet), ma ciò vale in eguale misura per sobborghi interessati a profondi mutamenti sociali e urbani. Mi sembra evidente, questo vale per ognuno di noi, che quando si vivono fasi di grandi cambiamenti sentiamo il bisogno di crearci dei “punti di ancoraggio”. Alle

città, intese come aggregazioni di uomini, succede che più è intensa la percezione del cambiamento, più si avverte il bisogno di tracciare il percorso storico entro cui questo cambiamento si colloca. Questa è l’identità, che non è altro che la percezione di sé nel variare del tempo. E’ una definizione che vale anche per le città che hanno bisogno di sapere come erano, in che modo e perché sono diventate quello che sono. Per questo io sono un sostenitore di tutte le iniziative di questo tipo, di recupero della memoria, dalla raccolta delle fonti orali alla raccolta di materiale visivo. Inoltre il recupero della memoria fa vivere in maniera più intensa il senso di appartenenza alla comunità, ci ricorda la vita urbana che abbiamo vissuto. Non c’è nient’altro che crei aggregazione come la condivisione della storia comune. Siccome è in atto un grande cambiamento, si sente molto l’attaccamento a ciò che è memoria. Ferrandi: Parlavamo prima del Progetto memoria per la città e della straordinaria risposta data dalla cittadinanza e dall’universo associazionistico. Si tratta di un migliaio di fotografie, di oggetti, di testimonianze. Di un conferimento di patrimoni privati al pubblico che ricorda in qualche modo l’origine della formazione delle raccolte civiche, dei Musei. Come Sindaco della città, ma anche come Presidente del Museo, cosa Le suggerisce questo successo? Pacher: Si tratta di una conferma di come sia ancora molto diffusa la percezione della città intesa come comunità cittadina, come un bene collettivo e non come bene pubblico. Lo interpreto come un atto d’amore nei confronti

di Trento così come mi sembra altrettanto significativo che negli ultimi cinque anni si sono avuti due casi di donazione da parte di privati di grandi patrimoni alla comunità. E’ accaduto a Meano e a Roncafort. Questi atti di liberalità, che non avvenivano da anni, sono molto significativi perché provano che la città pur attraversata da profondi cambiamenti ha mantenuto una forte coesione sociale. Ferrandi: Provo a fare l’avvocato del diavolo: non c’è il rischio che investire sulla memoria e ragionare sulla nostra identità storica, venga frainteso o non capito da cittadini che provengono da altre parti d’Italia o dal mondo o sia addirittura rifiutato dai più giovani? Pacher: Per quanto riguarda i nuovi cittadini, queste iniziative possono essere loro di grande aiuto per conoscere meglio la loro nuova città, dove vivono e lavorano. Anche ai ragazzi, ai quali inizialmente queste iniziative possono sembrare regressive, può successivamente scattare la consapevolezza che questo sia un modo di appropriarsi della città. E’ un modo per farli sentire protagonisti e fruitori principali del futuro della città. Ferrandi: Su questo aspetto abbiamo come Museo un’importante conferma: l’adesione ai percorsi dedicati al rapporto tra il fiume e la città e alla Trento fascista. Stiamo inoltre progettando altre attività con l’intento di trasformare lo spazio urbano in un laboratorio di formazione storica. Pacher: E’ un dato incoraggiante. E’ la conferma che bisogna trovare il modo giusto di proporre il rapporto con la nostra storia. In fondo a tutti loro piace sbirciare le vecchie foto di famiglia, quindi


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potrebbe esserci da parte loro anche un grande interesse alla storia della città, alla lettura delle varie stratificazioni che la compongono. Insisto su questo punto perché i giovani fruiscono già della città, e lo fanno in un modo creativo, non tradizionale e non sempre ortodosso, appropriandosi di spazi e così declinando una loro idea di città. Ferrandi: C’è un altro fattore che vorrei sottolineare: mi riferisco alla risorsa costituita dal tessuto associativo che si muove su canali di assoluto volontariato e che stimola e aiuta le istituzioni nella raccolta e nella valorizzazione della memoria. Pacher: Al di là della specificità dell’associazionismo storico-culturale, indispensabile per l’operazione strategica che abbiamo avviato, ritengo che la propensione al volontariato sia effettivamente la più importante risorsa della città, e si esplicita in innumerevoli settori e iniziative. Sono convinto che se la città è come è lo si deve a questo protagonismo capace di produrre competenze, disponibilità, passione civile. Ferrandi: Come ritieni che questa rete di associazionismo possa essere sostenuta e aiutata? Ritieni che il Museo storico possa proporsi in questo contesto come “casa della storia e della memoria cittadina”, un centro che eroga servizi culturali, un luogo di confronto tra esperienze di studio e di ricerca, un punto di riferimento per coloro che si impegnano nella conservazione della memoria? Pacher: La strada che ha iniziato a imboccare il Museo mi sembra sia questa: oltre a confermare e rinnovare la propria vocazione istituzionale, con i suoi 82 anni di storia

e con l’essere propriamente museo, esso sia sempre di più un centro di servizi culturali a disposizione di coloro che lo vogliono utilizzare. Il volontariato è molto delicato perché si basa sulla disponibilità individuale delle persone, l’unica strada percorribile nei confronti del volontariato è mettere loro a disposizione degli strumenti e un ventaglio di competenze specifiche. Ferrandi: Per il Museo storico, al di là dell’ipotesi di trasformazione in Fondazione prevista nella proposta di legge provinciale elaborata da Margherita Cogo, sta prendendo sempre più forma l’idea di costruire un percorso museale dedicato in modo specifico alla storia della città. Questo progetto si rapporta necessariamente ad altri “fronti” relativi alla memoria, mi riferisco in particolare alla Michelin, ma potrei anche citare il versante delle trasformazioni urbanistiche e il recupero con finalità espositive della “città fortezza”… Pacher: Nei nuovi scenari che si stanno aprendo per il Museo questo progetto memoria cittadino e la relativa funzione di “racconto” della storia della città è molto importante. Si tratta di fare una riflessione approfondita su spazi, risorse e soluzioni espositive. Più in generale mi sembra importante ragionare su una rete di “luoghi” che però abbiano un percorso di lettura unitario e comunque integrato, con una sede museale “centrale” dedicata esplicitamente alla storia della città e al raccordo con i vari “luoghi della memoria”. Solo così questi ultimi non rischiano di diventare luoghi della nostalgia, privi di contestualizzazione, incapaci di suscitare interesse e riflessioni. (a cura di Veronica Nicolini)

Abbiamo composto questo numero nei giorni in cui si è interrotto tragicamente il silenzio sulla sorte di un nostro amico e collaboratore, Riccardo Pegoretti. Non troviamo parole adeguate per dire ciò che proviamo. Permetteteci di ricordarlo dedicandogli questo numero speciale di “Altre Storie” che racconta una città che oggi non può più beneficiare della sua intelligenza, della sua umanità, delle sue passioni.


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Ritratti di famiglia di

Quando si comincia a curiosare tra le immagini di questa sezione, Emanuela Renzetti a prescindere dall’ordine che mentalmente si attribuisce ad esse o alla selezione che gli occhi operano, si può guardarle con un certo interesse, con partecipazione o con stupore, ma assai diffi-

cilmente con distacco. Il solo fatto che, di primo acchito, questa raccolta solleciti a decifrare l’anonimato delle persone raffigurate, esclude qualsiasi sentimento di estraneità. Si è progressivamente attratti dalle loro storie sconosciute, dal senso che ha potuto avere per alcune famiglie essere ri-

tratte in un certo modo, oppure dal perché siano stati scelti determinati soggetti o specifiche pose, o ancora da quale occasione o speciale avvenimento sia stata suggerita la foto. Poco dopo che le si fissa, ci si ritrova presi in ostinate indagini per individuare paesi, ormai radicalmente trasfor-


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mati e ci si sorprende a scandagliare particolari in cerca di possibili datazioni. Subito dopo, però, il pensiero prende a vagare tra quesiti culturali o sociali di altro spessore: la dif-

ferente sensibilità nei confronti dell’infanzia da un secolo all’altro, o la diversa attenzione per la donna, il mutamento della struttura familiare a partire dalla famiglia estesa di un

tempo, il variare del numero dei figli, il ruolo degli anziani che cambia, l’importanza dei gruppi di “pari” e degli amici, l’evoluzione dei mezzi di trasporto, delle abitazioni e delle strade. Si è attratti da inevitabili confronti tra passato e presente. I ritratti di famiglia che sembrano più antichi propongono genitori che hanno attorno cinque figli, ma nei gruppi più numerosi è impossibile dire quanti siano; l’espressione di quei padri, ognuno con l’ultimo nato tra le braccia, e delle madri attorniate dalla prole è seria, grave. Poi, col tempo appare il sorriso e i fratelli si fotografano anche soli, anzi, si ritrae anche un unico figlio associandolo a un nuovo orgoglio paterno la divisa, la motocicletta, un grosso pesce pescato. Tante immagini ritraggono persone di fronte ai capitelli, possibile che ovunque c’era uno slargo ce ne fosse uno? Quelle case sempre più rare a vedersi, pronte a ospitare il mais da


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seccare al sole, sono cornice a grappoli di ragazzi e adulti che quasi sempre scelgono la propria abitazione come sfondo. Gli interni, troppo scuri, non sono penetrabili, vi si ricorre solo negli studi fotografici. La famiglia si fa ritrarre all’aperto, così, in paese o in campagna, spuntano i vecchi

attrezzi, ma qua e là si scorge anche un paesaggio profondamente mutato, alberi, colture e con questi, lavori, economie che non esistono più. Come le fontane, o quei muri di pietra o un certo tipo di propaganda politica, anche quelli scomparsi. Poi c’è il contrasto: tra la città e la campagna, o tra i

bambini senza scarpe e vestiti a nuovo per la prima comunione, oppure tra gli abiti degli adulti da lavoro e da festa, o ancora, tra le automobili e persino tra gli animali; tutte le differenze sono capaci se non di raccontare interamente la storia di ieri, di suggerirci percorsi per ripensarla.


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Corpi della scuola di Quinto Antonelli

Le fotografie scolastiche sono, di solito, molto formali: classi e gruppi in posa a tramandare il ricordo di un’esperienza collettiva. Raramente si aprono alla vita della scuola e quando succede è per mostrare l’esemplarità dell’iniziativa o del dettaglio didattico. Insomma o fanno memoria di vite condivise o fanno propaganda. Questo è l’intento, perché poi sprigionano, a ben vedere, una complessa serie di segnali capace di illuminare, brevemente, luoghi e condizioni del costume educativo. Una fotografia della seconda classe di Gardolo mette in fila 66 bambini (a fatica stanno dentro l’inquadratura) infagot-

tati come piccoli carcerati in abiti da grandi. Tanti con una sola maestra. Ma il punctum che colpisce sono le teste rapate per igiene preventiva, misura profilattica contro i pidocchi. Così ci pungono le tracce di miseria che si leggono sul viso dei bambini del primo dopoguerra, in posa con la bandiera del Regno d’Italia, simbolo della recente annessione, sulla soglia di aule che sembrano e sono tuguri. Le fotografie della scuola fascista con i balilla e piccole italiane, le coreografie e i saggi ginnici, sono più note: rimandano alla carnevalizzazione tragica dell’infanzia, alla scuola-caserma, alla pedagogia autoritaria del “credere, obbe-

dire, combattere”. Tra queste spicca un interno con bambini intenti ad ascoltare la radio posata sulla cattedra: sappiamo dalla storia che le tramissioni non funzioneranno mai a dovere, ma è lì a testimoniare la modernità del regime. Tra fascismo e dopoguerra, assumono una speciale rilevanza le immagini dei bambini dell’asilo Tambosi di Trento. Al di qua della foto-ricordo, disegnano uno spazio religioso (le aule dominate dall’immagine del Sacro Cuore, la grotta della Madonna, le manine giunte), da dove non è estranea l’idea della sacralità dell’infanzia (si vedano le processioni cittadine con con i bambini angioletti provvisti di ali). Ma rappresentano so-


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prattutto, con piglio programmatico, un universo educativo sereno, silenzioso e ordinato secondo il metodo agazziano: l’aula e i lavoretti con la carta e altri materiali strutturati; i lavori dell’orto; le bambine che tolgono la polvere; i giochi maschili e femminili; la pulizia personale; la preparazione dei tavoli; la recita di fronte ai genitori ed alle autorità; l’aiuto reciproco. Una lunga sequenza per rappresentare un piccolo mondo in formazione. Il secondo dopoguerra è poco testimoniato: colpiscono come sempre i giovani degli anni Cinquanta, ragazzi che sono uomini fatti (giacca, cravatta, viso pulito, capelli corti). In attesa della rivolta e poi delle mode giovanili.


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Lavoro/lavori di Rodolfo Taiani

Non c’è tema forse come quello del lavoro che possa suscitare l’interesse di chi scorre una raccolta eterogenea di fotografie. Il lavoro, infatti, è esperienza comune alla gran parte delle persone, momento nel quale si esercita non solo un’abilità manuale o intellettuale, ma anche la capacità fisica e psicologica di attendere ad una macchina, di sottostare ai ritmi vorticosi imposti da una catena di montaggio o dagli obiettivi di produzione di un’azienda. Se nelle situazioni di qualche laboratorio artigianale o di ambienti esterni, si coglie fuggevolmente il momento di una giornata lavorativa uguale a tante altre, di cui protagonista è comunque il lavoratore, nelle foto di fabbrica l’attimo catturato comprende raramente la dimensione umana. Nello spazio industriale, quando ripreso, la presenza


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dell’uomo è marginale, se non affatto assente, e la finalità principale appare quella di documentare l’estensione dello spazio stesso e la «grandiosità» delle macchine in esso alloggiate. Domina così un’irreale sensazione di sospensione nel tempo e nell’azione e solo l’immaginazione o l’esperienza di quanti hanno vissuto la realtà del lavoro in fabbrica riesce a «risentire» il frastuono del funzionamento a pieno regime, gli odori e l’atmosfera di un ambiente pulsante. Ed è proprio la complessa articolazione della dimensione lavoro che le foto che vorrebbero documentarla non riescono ad offrire e non certo a causa solo dei limiti intrinseci del mezzo utilizzato. La raffigurazione non dà conto di fattori importanti quali la fatica e i sentimenti connessi, «alleggerendo» così la composizione. E allora che immagine del lavoro trasmettono queste foto? Forse quella meno autentica, dove la nostalgia per un indistinto passato prevale fino a distogliere l’attenzione da ciò che un più attento esame storico aiuterebbe a far emergere: l’apparente serenità suggerita dall’ordine della scena ritratta o dal sorriso di una persona aiuta, infatti, a mimetizzare condizioni esistenziali che spesso nella storia del lavoro si sono coniugate a ancora si coniugano con povertà e sfruttamento. Così, il lavoro, come luogo fisico e come soggetto unificante e qualificante di un’intera categoria di persone, o è sottinteso, con l’esibizione davanti all’obiettivo dello strumento con cui si opera, oppure scompare definitivamente nel caso in cui gli oggetti della ripresa siano l’interno delle fabbriche, i macchinari o i prodotti finiti senza la ‘poco estetica’ presenza di chi occupa quotidianamente quegli spazi.


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Esperienze di guerra di Giuseppe Ferrandi

Mescolare immagini fotografiche della prima e della seconda guerra mondiale è un’operazione opinabile e storiograficamente discutibile. Sicuramente è una mescolanza che non facilita

la lettura, ma che si presenta non priva di interesse. Le fotografie proposte sono tra loro legate dal fatto che qualcuno, in molti casi rimasto anonimo, decise di ritrarre un soggetto rappresentativo di quelle straordinarie e catastrofiche

esperienze che vanno sotto il nome di guerre mondiali. Successivamente qualcun’altro ha conservato il negativo o la copia fino a quando quella immagine è confluita, insieme ad altre centinaia di foto, nell’archivio virtuale del progetto


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memoria per la città. L’insieme anche disordinato di quelle immagini non ha ovviamente la pretesa di rappresentare la portata di quella duplice esperienza di guerra e tanto meno “unificare” due eventi che per la loro drammaticità e per la loro importanza epocale rappresentano momenti fondamentali (e quindi distinti) della storia del Novecento. La diversità tra le due guerre è rafforzata dalla diversa memoria che esse hanno prodotto, memoria ufficiale – si pensi all’elaborazione del mito della Grande guerra a differenza della parziale rimozione attuata nei confronti del 1940-45 – e specialmente memoria popolare, che registra i due conflitti in modo radicalmente diverso. Tale diversità è ulteriormente

alimentata dal riferimento al “microcosmo” della città di Trento e dei suoi sobborghi. Tra la prima e la seconda è infatti la fattualità della guerra in città che cambia, pur essendo ambedue terribilmente moderne e totali. Si pensi all’esperienza dei profughi che a partire dal 1915 lasciarono Trento e i suoi dintorni per trasferirsi in varie località dell’Impero; e si confronti tale esperienza con quella delle migliaia di deportati e di prigionieri della seconda guerra mondiale, ma anche agli sfollati che dalle zone più a rischio di bombardamento furono obbligati a cercare riparo altrove. Si pensi a Trento che si attrezzava a divenire inespugnabile “città fortezza”. Una città


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occupata fino al 3 novembre 1918 da un’intera guarnigione, dove anche alcune chiese divennero magazzini per usi militari. A Trento la guerra ritorna poco più di venti anni dopo: l’ora delle adunate e della mobilitazione obbligatoria. Si parte per la guerra voluta dal fascismo a fianco di Hitler. Dalla stazione ferroviaria passano le tradotte così come nel 1914 erano partiti i treni per la Galizia. La città è comunque militarmente importante: vi passano le principali vie di comunicazione tra la Germania e l’Italia. Diventa teatro di guerra nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 e anche pochi giorni prima, il 2 settembre, quando

le fortezze volanti sventrarono il quartiere della Portela. Il 13 marzo del 1944 fu la volta del secondo raid anglo-americano. Sono guerre tecnologicamente diverse. Guerre che allargano inesorabilmente i loro effetti ai civili. Se un accostamento è possibile lo si può rilevare cogliendo le similitudini nei ritratti dei singoli combattenti o nelle foto di gruppo: cambiano ovviamente le divise, le bandiere, i simboli. Si possono comunque immaginare i pensieri e i sentimenti dei protagonisti ritratti: entusiasmi, disillusioni, paure, su tutto la percezione che una lacerazione individuale e collettiva si sta consumando.


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Riti e cerimonie di

Il ritrovarsi in piazza e per strada in occasione di cerimonie Emanuela Renzetti pubbliche civili o religiose nelle ricorrenze festive, militari, sacre o profane è descritto da queste immagini. Qui la nostra attenzione si può volgere alla folla, al suo modo uniforme di essere, quanto alla ricerca del personaggio principale. Tuttavia, anche di fronte a una processione o a una manifestazione politica si può indagare la differenza, sia entro il contesto che si osserva, sia pensando a comparazioni. E’ proprio vero che la folla è tutta uguale e partecipa nello stesso modo? Quali sono le diversità che si possono cogliere da

una fotografia? Innanzitutto ci sono gli attori, sono coloro vestiti in altro modo, tutti uguali, distinguibili, comprimari della scena assieme ai protagonisti; possono essere i membri di una confraternita, le autorità, i militari, i figli della lupa, i balilla, quanti innalzano un cartello, chi indossa un costume, persino chi è mascherato; poi ci sono le comparse, diverse, anche se distinguibili, in abiti quotidiani, meno prossimi ai protagonisti e agli altri attori, ma dotati di un ruolo importante quanto il loro, e infine c’è il pubblico, chi aspetta il corteo, chi guarda da più lontano, chi partecipa con lo specifico ruolo di attendere gli altri, pregare con gli altri,

applaudire. Curioso verificare che la fotografia immobilizzi tutte queste differenti figure e ce le proponga in un unico sguardo che mai altrimenti potremmo avere. E’ facile rendersi conto che il ruolo femminile entro una processione è attivo mentre durante una cerimonia civile è di mera comparsa, salvo le tristi eccezioni che riguardano le commemorazioni di caduti e quindi le vedove e le madri dei decorati. E’ invece più complesso stabilire come gli uomini, sempre e ovunque presenti, sfumino la propria partecipazione. Dando per scontato che la sfera del pubblico appartiene loro, si rischia di sottovalutarne le diverse presenze: c’è


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chi, quando il volto è scoperto, non tradisce emozioni ma c’è anche chi sembra pervaso dallo slancio patriottico in occasioni meno eccezionali, c’è chi è compreso dell’importanza del momento e chi semplicemente ne gioisce. Vicini al palco, sotto le bandiere, sui nuovi mezzi di trasporto, accanto alla gigantesca fusione, al seguito di un feretro, di una statua o dell’eucaristia comuni cittadini, militari, pompieri offrono le proprie emozioni all’obbiettivo; brindano, inaugurano, ascoltano discorsi, s’immobilizzano nel saluto,


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sďŹ lano e i loro corpi danno senso alla scena. Eppure, la misura di questo signiďŹ care ci dice quanto quel modo sia distante dal nostro, quanto sia diverso il partecipare di ieri da quello di oggi. Al di lĂ della festa, persino i bambini raccontano questa distanza, ordinati, fermi, disposti dagli adulti a disegnare la rappresentazione, si piegano docili al controllo, alla compostezza e solo il carnevale, allora, comunica davvero la rottura dei canoni per tutti.


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Tempi liberi di Elena Tonezzer

L’idea di tempo libero e lo sport sono talmente diffusi nel nostro modo di pensare da considerarli da sempre parte della vita delle persone. Così però non è. Solo nel corso del XIX sec., la nascita dell’industria e la crescita degli abitanti delle città hanno fatto sì che parte del tempo della settimana si trovasse “liberato” dal lavoro e non occupato da attività religiose o legate alla vita di campagna. Come nel resto dell’Europa, anche se con qualche decennio di ritardo, il tempo libero in Trentino offre lo spazio a pratiche mai viste prima, quelle sportive ma non solo. Le associazioni sportive, come la SAT

(1872) o la Fed. Ginnastica del Trentino (1885) e il Veloce Club Trento (1887), cercano di coinvolgere la popolazione delle città e delle vallate in gite naturalistiche, gare, dimostrazioni acrobatiche. Dal sapore spesso irredentista, queste società erano oggetto dell’attenzione della polizia austriaca, che non trascurava neppure le associazioni musicali, che portavano le loro note a rallegrare le merende e i brindisi d’onore delle manifestazioni sportive. Una presenza notevole ebbe il mandolino; nel 1896 viene fondato il Circolo Mandolinistico Trentino, che diventa con la Banda Cittadina il complesso musicale più seguito. La diffusione del calcio av-

viene più tardi che nel Regno d’Italia, solo nel 1906 si ha notizia della prima partita giocata nel capoluogo. Nelle feste vigiliane del 1913 questo gioco riesce a diventare protagonista delle pagine dei giornali locali: la finale vede in piazza Fiera ben 4.000 spettatori! Una delle cause di questo ritardo, fu la pratica del gioco del pallone con il bracciale, che soprattutto nelle piazze dei centri minori – la squadra più temibile era di Aldeno – continuava a raccogliere un pubblico caloroso: una tradizione che in Vallagarina è continuata, sostituendo il bracciale con il tamburello, fino ai nostri giorni. Durante il fascismo il tempo libero è invaso dai rituali del


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regime, tanto forse da scomparire: i saggi ginnici, le manifestazioni, le parate, riempiono di politica ogni attimo della giornata di ognuno. Completamente diverso sarĂ lo spirito della domenica del boom economico, quando la

gita diventa un rito capace di segnare lo status delle famiglie. Per Trento, è il Bondone a fornire il teatro dove mostrare il benessere che lentamente si sta diffondendo, a proporre passatempi che stanno per diventare di massa.


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Abbiamo chiesto alle circoscrizioni cittadine e alle associazioni culturali che si occupano di storia e memoria di presentare i loro progetti e le principali pubblicazioni che hanno per oggetto la storia della città e dei suoi sobborghi. In base alle informazioni che pervenute sono state redatte queste schede. Si premette che tale presentazione non ha pretese di esaustività in quanto molti sono i progetti e le attività che le circoscrizioni e le associazioni realizzano. La redazione di AltreStorie si impegna ad informare su altre iniziative e proposte che le saranno segnalate in futuro e che sono sfuggite involontariamente a questa prima ricognizione. a cura di Matteo Gentilini e Cristina Pasolli

CIRCOSCRIZIONE DI GARDOLO Centro civico: piazzale Lionello Groff 2, tel. 0461/ 990227, fax 0461/ 961241, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La circoscrizione di Gardolo ha realizzato nel mese di dicembre 2001 una mostra fotografica intitolata “ Gardolo…immagini di ieri da fine ‘800 a metà ‘900 ” il cui catalogo è stato pubblicato nel dicembre 2004; sono da ricordare le preziose collaborazioni del Circolo anziani e pensionati “Il Caminetto”, della locale sezione Alpini e dell’Associazione culturale “Il Gruppo” di Roncafort . ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL GRUPPO”

Recapito: Roncafort, Via Caproni 15 e-mail: ilgruppo_roncafort@yahoo.it L’Associazione “Il Gruppo” è nata a Roncafort di Gardolo nel 1987. Nel 1997 è stata realizzata la mostra “Cose d’altri tempi”; un’esposizione di “cose” di una volta. Nel 2002 è stata allestita una seconda mostra di carattere storico-fotografico riguardante il periodo 1900-1950. Anche in questa occasione l’obiettivo era quello di sensibilizzare le nuove generazioni e coinvolgere gli anziani nella ricostruzione della memoria storica del proprio paese. CIRCOSCRIZIONE DI MEANO Centro civico: via delle Sugarine 26, tel. 0461/ 990365,

fax 0461/ 956448, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Nell’agosto 1998 è stato pubblicato il volume “Sulla Via Claudia Augusta Altinate”. Il testo ripercorre le tappe dell’antica via romana, filo conduttore di ricordi, di memorie storiche che legano comunità diverse per lingua e tradizione. Nel maggio 2004 è avvenuta la pubblicazione del volume “La chiesa di San Martino di Gazzadina: dal restauro all’indagine storico – archeologica”. CIRCOSCRIZIONE DEL BONDONE Centro civico: Sopramonte, piazza Centrale 137, tel. 0461/866112, fax 0461/866640, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. GRUPPO “LA REGOLA” – CADINE Recapito: strada di Cadine, 31 – 38070 Cadine (Trento); Tel. 0461/865589; fax. 0461/868507 e-mail: laregola_cadine@yahoo.it Attivo dal 1979, il Gruppo “La Regola” ha posto al centro delle sue attività la storia di Cadine e del suo territorio. Nel 1980 è stata allestita la prima di nove mostre fotografiche che hanno avuto come oggetto aspetti specifici della vita della comunità. Un’altra pubblicazione relativa alla memoria storica è il volume “Cadine: uomo e ambiente nella storia”. CIRCOSCRIZIONE DI SARDAGNA Centro civico: civ. 114, tel. 0461/980237, fax 0461/981979, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La Circoscrizione ha sostenuto la pubblicazione, nel maggio 2004, del volume

“Sardagna nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918. Il diario del Parroco don Giuseppe Amech” curato dall’Ass. “Alto Sasso”.

ASSOCIAZIONE CULTURALE “ALTO SASSO” Gruppo di ricerche storiche e recupero delle tradizioni locali. Referente: Gioia Tentori, tel. 0461/983537 L’associazione culturale “Alto Sasso” ha come principale obbiettivo quello di recuperare una memoria del passato. A partire da tale intento è stata realizzata la mostra fotografica “Sardagna un tempo – immagini dal passato”. I diari scritti da don Amech, primo parroco di Sardagna nel periodo della Grande Guerra 1914 – 1918 sono oggetto della pubblicazione “Sardagna nella Prima Guerra Mondiale 1914 – 1918 .Il diario del Parroco don Giuseppe Amech”. CIRCOSCRIZIONE DI RAVINA – ROMAGNANO Centro civico: Ravina, via Val Gola 2, tel. 0461/923336, fax 0461/923491, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DELL’ARGENTARIO Centro civico: Cognola, via Ponte Alto 2/2, tel. 0461/234080, fax 0461/986697, sede del Consiglio circoscrizionale e


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del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DI POVO Centro civico: via Salè 1, tel. 0461/810241, fax 0461/811476, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CLUB INTERASSOCIATIVO “TUTTAPOVO” www.tuttapovo.it Il Club Interassociativo “Tuttapovo” nasce nel 1994 con lo scopo di raccordare tutte le associazioni che svolgono la loro attività nel sobborgo. L’Ass. è editrice del periodico “Tuttapovo”; inoltre ha pubblicato testi dedicati alla memoria storica e culturale, tra i quali sono: “Il Rosario Mariano nella vita di Povo”; “Cento anni di Cooperazione a Povo 1896 – 1996”; “La Scuola dell’infanzia di Povo compie cent’anni”; “Quando Povo era Comune. Storia e cronaca di una comunità dal 1850 al 1926”; la videocassetta “La festa del Rosario a Povo”.

CIRCOSCRIZIONE DI MATTARELLO Centro civico: via Guido Poli 4, tel. 0461/945423, fax 0461/944720, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Nel 1998 la Circoscrizione di Mattarello ha sostenuto la pubblicazione “La Banda di Mattarello (1898 – 1998). Storia – Cronaca – Immagini”; attraverso la storia della banda del paese dalla sua fondazione ai giorni nostri, si ripercorrono

gli avvenimenti della comunità. Il medesimo obbiettivo ispira il volume “Storie di cento anni di storia. Mattarello 1900 – 1999”. CIRCOSCRIZIONE DI VILLAZZANO Centro civico: via della Villa 6 (Villa de Mersi), tel. 0461/ 920175, fax 0461/ 920408, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. La Circoscrizione di Villazzano ha sostenuto la pubblicazione di numerosi testi relativi al tema della memoria storica e della sua conservazione fra i quali si segnalano: ”Il monte Celva” a cura della Azienda Forestale di Trento e Sopramonte; “Immagini di Villazzano” a cura del Circolo Culturale di Villazzano. CIRCOSCRIZIONE DI OLTREFERSINA Centro civico: Trento, via Clarina 2/1, tel. 0461/934575, fax 0461/397847, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. Fra le iniziative promosse si segnala la pubblicazione dell’interessante testo fotografico “Come siamo cambiati. Ovvero quando la fotografia è testimonianza del tempo” in cui si presenta il tema del mutamento degli spazi cittadini. CIRCOSCRIZIONE DI SAN GIUSEPPE – SANTA CHIARA Centro civico: Trento, via Perini 2/1, tel. 0461/ 934124, fax 0461/935778, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione. CIRCOSCRIZIONE DEL CENTRO STORICO – PIEDICASTELLO Centro civico: Trento, corso Buonarroti 45, tel. 0461/824143, fax 0461/828955, sede del Consiglio circoscrizionale e del presidente della Circoscrizione.

Si ringraziano per aver aderito al Progetto memoria mettendo a disposizione il proprio materiale fotografico: Fiorenzo Amorth Ferrucio Bianchini Giuliano Biondani Rodolfo Conta Carla Degasperi Miorelli Magda Delaini Raspadori Mario De Manincor Stefano Demjen Rita Depedri Marcella Dolzani Claudio Dorigatti Gemma Facchinelli Guido Fedel Giuseppina Ferrari Roberto Franceschini Nicola Frontuto Alessandra Gabrielli Lucia Gadotti Francesco Garbellotti Giancarlo Giovannini Daniela Iachemet Donatella Lenzi Borzaga Franco Menapace Rossella Menestrina Lorenzo Nainer Franco Niato Sergio Nichelatti Bruna Nicoli Sergio Ognibeni Angelo Peterlini Luciano e Pio Pontalti Laura Pontillo Livio Pranzelores Ezio Rizzi Ezio Tomasi Andrea Tombini Sofia Zanolli Moser Marco Zorzi Associazione Culturale “Alto Sasso” - Sardagna Associazione Culturale “Il Gruppo” - Gardolo Gruppo “La Regola” - Cadine Circoscrizione di Meano Genio Civile di Trento Scuola Materna A. Tambosi – Trento


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Città e memoria: le proposte didattiche del Laboratorio di formazione storica di Cristina Pasolli

Quante volte ci capita di correre per le vie della città! Una città che vediamo ogni giorno, che diciamo spesso di conoscere come le nostre tasche; eppure, ci sono angoli, spazi di essa, la cui storia ci è sconosciuta. Chi mai, ad esempio, si è accorto, camminando per vicolo S. Maria Maddalena, che proprio lì, dove mette i piedi, è presente il simbolo di un passato non poi così lontano? Sui “tombini” di questo vicolo troviamo infatti il segno del fascio lit-

za, la stazione, il vicolo: sono tutti piccoli tasselli, tracce che rimandano ad una realtà ormai passata, ad un’immagine o meglio a una memoria, in continuo cambiamento ed evoluzione, della nostra città. Ed è proprio questa memoria che il Laboratorio di formazione del Museo storico in Trento (guidato da Nicoletta Pontalti e Luigi Dappiano) tenta di recuperare, ricostruire e proporre agli studenti di scuola media e superiore, attraverso due percorsi cittadini: “Per le strade di Trento: il periodo fascista”; “Trento a fine 800’: alla ricerca di un fiume perduto”. Altri percorsi analoghi sono inoltre

lievo al legame esistente tra i segni della storia presenti sul territorio e i corrispondenti documenti scritti e iconografici riportati in un fascicolo a parte. I percorsi prevedono due momenti distinti: il primo si svolge per le vie della città con la guida di un esperto del Laboratorio, il secondo in classe con la guida dell’insegnante. Il percorso inizia con la presentazione da parte dell’esperto delle finalità di questa attività (l’uso del territorio come fonte per la storia e la memoria) e delle modalità di lavoro. Viene poi distribuito a ciascuno studente un fascicolo in cui si trovano riprodotti

torio, simbolo per eccellenza del regime fascista. Molte volte, poi, ci capita di vedere gruppi di ragazzi che si danno appuntamento in quella che chiamano “piazza Italia” ma che in realtà è ufficialmente piazza Cesare Battisti; eppure da pochi viene chiamata in tal modo. Ebbene sì, anche i segni apparentemente più insignificanti possono essere storia, o meglio possono contribuire a costruire la memoria di un avvenimento. Il tombino, la piaz-

in cantiere. L’obiettivo di questi percorsi è quello di condurre gli studenti a utilizzare le fonti architettoniche, urbanistiche, paesistiche per costruire nuove conoscenze e competenze storiche. La città non è più vista come un’unica omogenea estensione di palazzi, ma risulta essere il prodotto di una graduale stratificazione di edifici e simboli avvenuto nel corso della storia. Durante i percorsi viene dato inoltre particolare valore e ri-

documenti di diversa tipologia (foto d’epoca, testi narrativi, stampe, testimonianze ecc.), che ripropongono i temi affrontati nelle varie tappe del percorso cittadino. Il fascicolo contiene anche alcune schede - guida che gli studenti utilizzeranno in classe per ricapitolare quanto appreso durante la prima fase dell’attività. Il percorso “Per le strade di Trento. Il periodo fascista” verte su alcuni luoghi e spazi della città, oggetto di cambiamenti e di trasformazioni, a


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volte anche radicali, operate dal fascismo tra il 1930 e 1940. L’osservazione e l’analisi di strutture urbanistiche e architettoniche quali la stazione ferroviaria, piazza Cesare Battisti, il Mausoleo, l’ex Casa Littoria a piazza Venezia, le scuole Raffaelo Sanzio, conduce gli studenti a riflettere sulle modalità con le quali il fascismo organizzò la propria visibilità, trasformando questi luoghi in simbolo del suo potere. Il percorso “Trento a fine 800’: alla ricerca di un fiume perduto” è finalizzato a ricostruire le trasformazioni indotte sulla fisionomia di Trento dalla deviazione del fiume Adige avvenuta nel 1858. L’itinerario si snoda lungo alcuni luoghi dove un tempo scorrevano le acque del fiume ora perduto: il ponte di San Lorenzo, Torre Vanga, i giardini di piazza Dante, i vicoli del Vo’ e dell’Adige, Torre Verde con il borgo di San Martino. I documenti contenuti nel fascicolo forniscono ulteriori informazioni sulla funzione di questi luoghi e del fiume stesso prima e dopo la deviazione. Nel corso dell’attività gli studenti sono condotti a riflettere sulle informazioni che ricavano sia dall’osservazione diretta sia dall’analisi di mappe, fotografie, litografie, testi narrativi contenuti nel fascicolo. Le informazioni saranno poi rielaborate e approfondite in classe nell’ambito del curricolo disciplinare. Prende forma, in tal modo, un dialogo tra l’esperto, l’insegnante e gli studenti, dialogo che diventa strumento per una ricostruzione della memoria della città, da diversi punti di vista.


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INFOMUSEO «Archivio trentino: rivista di studi sull’età moderna e contemporanea»: disponibile il n. 2/2004 È disponibile il numero 2/2004 di «Archivio trentino», rivista semestrale del Museo storico in Trento, che ospita in particolare alcune delle relazioni presentate al convegno di studi «Archivi sanitari: il futuro del nostro passato» organizzato a Trento il 31 ottobre 2003 dall’Associazione nazionale archivistica italiana-Sezione Trentino-Alto Adige in collaborazione con il Museo storico in Trento, la Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e l’Università degli studi di Trento. Di seguito l’indice dei saggi pubblicati: Andrea Giorgi, Gli archivi sanitari italiani: un bilancio a venticinque anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale Micaela Procaccia, Gli archivi sanitari fra passato e futuro: la selezione, la classificazione, l’archiviazione Anna Guastalla, Il futuro dell’archivistica sanitaria in Trentino: i progetti in corso Roberta Giovanna Arcaini, Gli archivi sanitari-ospedalieri in provincia di Trento: esperienze della Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento Severino Vareschi, L’«ammiranda» inferma: Maria Domenica Lazzeri di Capriana (1815-1848) e il movimento cattolico ultramontano

Nuove acquisizioni della biblioteca: un accordo con l’Azienda provinciale sanitaria per il deposito di volumi L’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento ha firmato un accordo con il Museo storico in Trento per la concessione in comodato di 327 volumi appartenuti alla Biblioteca del Medico provinciale di Trento e di circa ottocento volumi di proprietà del Distretto di Trento e Valle dei Laghi di argomento prevalentemente giuridico, economico, finanziario, medico-legale, medico-sociale e sociale-assistenziale. I libri coprono un arco di tempo compreso fra il 1920 e il 1970 circa. Non appena concluso il lavoro di catalogazione potrà così essere messo a disposizione degli studiosi un fondo bibliografico di notevole interesse per la storia dell’assistenza e della sanità.

del sec. XIX Sergio Benvenuti, La rivista della Legione Trentina Luca Ciancio, Giovanni Battista Trener promotore degli studi ambientali e del protezionismo: note in margine a un cinquantenario Emanuele Del Medico, Tradizionalismo cattolico: il paradigma veronese Alessandro Ferioli, La cartamoneta di Katzenau: commerci e uso del denaro nel Lager degli irredentisti Lorenzo Gardumi, «Ben scavato vecchia talpa!»: Democrazia proletaria del Trentino e l’autonomia Maurizio Gentilini – Paolo Pombeni – Elena Tonezzer, Alcide De Gasperi: un primo bilancio delle attività promosse in occasione del cinquantesimo anniversario della morte Tommaso Baldo – Vincenzo Calì – Lorenzo Gardumi – Giuseppe Pantozzi – Rodolfo Taiani, Recensioni e note critiche. «Archivio trentino» (due numeri all’anno) è inviato gratuitamente a tutti i soci del Museo, ma può essere ricevuto in abbonamento al costo annuo di € 30,00 per l’Italia o € 40,00 per l’estero. La quota può essere versata sul ccp 13953385 intestato a Museo storico in Trento, via Torre d’Augusto 35/41, 38100 Trento. Costo del singolo fascicolo e/o arretrato € 20,00.

Museo storico e utenti: un nuovo strumento per la qualità dei servizi

In allegato al precedente numero di «AltreStorie» è stato distribuito anche il testo della «Carta dei servizi del Museo storico in Trento» entrato in vigore a partire dall’1 gennaio 2005. Si tratta di uno strumento pensato ed elaborato per consentire una migliore organizzazione interna dei servizi, ma soprattutto per definire i diversi piani di relazione che il Museo intende instaurare con la propria utenza. Il tutto per migliorare ed accrescere la qualità dei servizi offerti dal Museo stesso al pubblico che sempre più numeroso si rivolge alle sue strutture.


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INFOMUSEO Racconti e testimonianze degli esuli istriani, fiumani e dalmati: una prossima pubblicazione del Museo storico Il Museo storico in Trento ha in corso di pubblicazione un volume a cura di Elena Tonezzer che raccoglie principalmente i contributi presentati al seminario “Un progetto memoria per il Trentino: racconti e testimonianze degli esuli istriani, fiumani e dalmati”, svoltosi a Trento presso la sede del Museo storico in Trento il 23 maggio 2003. In quell’occasione si è presentata una prima opportunità di dare voce e corpo ad una piccola parte di un fenomeno ampio, che ha interessato più di 300.000 italiani che hanno lasciato per sempre le loro case, le loro vie, i profumi che avevano conosciuto nell’infanzia e nella giovinezza. Alcune centinaia di questi 300.000 partiti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia sono arrivati anche in Trentino, molti di più in Alto Adige. Il tentativo del Museo storico e dei suoi ricercatori, è stato quello di guardare e ascoltare alcuni testimoni, le loro fotografie e le loro memorie, togliendoli dallo stato di “invisibilità” in cui hanno vissuto per molti anni. Un’operazione che vuole dare dignità alla loro storia umana e alla loro memoria all’interno di un più ampio processo di conoscenza che sta avviandosi nei confronti delle esperienze dei vinti del secondo dopoguerra, anche a livello storiografico nazionale e internazionale.

Conferimento a mons. Iginio Rogger dell’Associazione onoraria alla Società del Museo storico in Trento Giovedì 17 marzo 2005, a conclusione dell’Assemblea ordinaria dei soci del Museo storico in Trento, è stata conferita a mons. Iginio Rogger l’associazione onoraria alla Società del Museo storico in Trento. Si è voluto in questo modo rendere pubblico ringraziamento per l’importante contributo dato dal prof. Rogger in tanti anni di appassoniata e partecipata ricerca alla comprensione di eventi storici che hanno investito anche la terra trentina. In occasione del conferimento dell’associazione onoraria, mons. Iginio Rogger ha svolto un intervento sull’applicazione dell’accordo DegasperiGruber.

Centro di documentazione sull’emigrazione trentina. Il 13 dicembre scorso l’Assessore provinciale all’Emigrazione Iva Berasi e il Direttore del Museo storico in Trento Giuseppe Ferrandi hanno sottoscritto un accordo quadro per la costituzione del Centro di documentazione sulla storia dell’emigrazione trentina come nuova sezione del Museo. Il Centro potrà essere punto di riferimento per tutti coloro che vorranno sottoporre testimonianze e documenti (lettere, diari, testimonianze di vita) relativi alla storia dell’emigrazione trentina. Inoltre promuoverà attività di studio e di ricerca, organizzerà eventi culturali, seminari e convegni tesi a valorizzare il patrimonio di memoria sull’emigrazione, curerà la pubblicazione di studi e ricerche. L’Assessore Iva Berasi nel presentare l’iniziativa ha sottolineato come essa sia anche un omaggio alla grande epopea dell’emigrazione e un doveroso riconoscimento ai tanti emigrati che, pur andando all’estero, hanno dato un aiuto importante allo sviluppo del Trentino.

Via Torre d’Augusto, 35/41 38100 TRENTO Tel. 0461.230482 Fax 0461.237418 info@museostorico.it www.museostorico.it

ALTRESTORIE Periodico di informazione. Direttore responsabile: Sergio Benvenuti Comitato di redazione: Giuseppe Ferrandi, Patrizia Marchesoni, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani Hanno collaborato: Quinto Antonelli, Matteo Gentilini, Cristina Pasolli, Emanuela Renzetti, Elena Tonezzer Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1132 ISSN 1720-6812. Progetto grafico: Graficomp – Pergine (TN) Per ricevere la rivista o gli arretrati, fino ad esaurimento, inoltrare richiesta al Museo storico in Trento.


Comune di Trento

Palazzo Geremia Trento, via Belenzani 20 18 marzo - 24 aprile 2005

Trento si racconta Frammenti di immagini e di storie della città

Palazzo Geremia Trento, via Belenzani 20

18 marzo - 24 aprile 2005 orario di visita: da martedì a domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00 ingresso libero

18 marzo, ore 18.00 Apertura della mostra con intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio

Durante la Mostra appuntamento con I venerdì a Palazzo Geremia:

organizzazione della mostra a cura del Museo storico in Trento coordinamento Servizio Gabinetto e Pubbliche Relazioni del Comune di Trento -

vanda Giovannini Museo storico in Trento Matteo Gentilini

1 aprile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00 intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio 22 aprile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00 intrattenimento musicale e degustazione vini della Concilio

collaborazioni

Quinto Antonelli Giuseppe Ferrandi Patrizia Marchesoni Veronica Nicolini Massimo Nicolussi Cristina Pasolli Alessandro Pedrotti Rodolfo Taiani Caterina Tomasi Elena Tonezzer progetto di allestimento

Studio bbs - Claudio Battisti, Marco Brunelli, Massimo Scartezzini progetto grafico

Graficomp - Pergine (TN) coordinamento tecnico

Gianni Thiella

collaborazione tecnica

Squadra allestimento logistica e arredi del Comune di Trento

Per informazioni e prenotazioni: INFOMUSEO Museo storico in Trento - via Torre d’Augusto, 35/41 tel. 0461.230482 email:info@museostorico.it - www.museostorico.it

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Questo numero speciale di AltreStorie è costruito come supporto alla mostra "Trento si racconta" e, in generale, come occasione per document...

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