Focus Storia n. 158 - Dicembre 2019

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Storia SCOPRIRE IL PASSATO, CAPIRE IL PRESENTE

n°158

MENSILE – Austria, Belgio, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna � 8 - MC, Côte d’Azur € 8,10 - Germania � 12,00 - Svizzera CHF 10,80 - Svizzera Canton Ticino CHF 10,40 - USA $ 11,50

dicembre

24 ottobre 79 d.C. Il Vesuvio seppellisce uomini e cose, consegnandoci intatto lo spaccato di una città romana e di quei tragici momenti

Quel giorno a

Pompei

16 NOVEMBRE 2019 - MENSILE � 4,90 IN ITALIA

Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona

IL VELENO

L’ARMA PREFERITA PER FAR FUORI I NEMICI SCOMODI

TERRORE NERO

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA: UN CALVARIO ANCHE GIUDIZIARIO

ATENE DEL NORD CRISTINA DI SVEZIA, LA REGINA CHE RISVEGLIÒ STOCCOLMA


Dicembre 2019

focusstoria.it

Storia

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otto la violenza del Vesuvio, morivano, in modo orribile, uomini, donne, bambini. Più di mille le vite bruciate, quattro le città sparite sotto una coltre di cenere e lapilli. Cinema e letteratura hanno fatto rivivere più volte la Pompei predistruzione. Ora tocca a noi di Focus Storia: vi racconteremo l’ultimo giorno di vita di un oste, di uno schiavo, di una matrona. Ci faremo accompagnare dagli archeologi più accreditati fra le rovine della città. Faremo il punto col direttore del sito sullo stato di conservazione e sul futuro di Pompei. Ripercorreremo – storia nella storia – le tappe che hanno portato al disvelamento della città dopo secoli di nulla. Ma, soprattutto, attingeremo a piene mani alla incredibile mole di informazioni che Pompei, con la sua fine improvvisa, ci ha lasciato. La città vesuviana è un libro aperto sull’antichità romana, sui suoi costumi, sulle sue debolezze, sulla vita quotidiana e su quella politica e artistica. Un tesoro inestimabile per gli storici e per il mondo intero. Anche per quei turisti che spesso dimenticano di essere in un luogo magico e delicato. Emanuela Cruciano caporedattore

RUBRICHE 4 FLASHBACK

6 LA PAGINA DEI LETTORI

8 NOVITÀ & SCOPERTE

11 TECNOVINTAGE 12 MICROSTORIA 14 UNA GIORNATA DA... 16 CHI L’HA INVENTATO? 78 DOMANDE E RISPOSTE 80 MONDI PARALLELI 112 AGENDA

BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

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In un quadro dell’800, relax a Pompei, prima dell’eruzione.

CI TROVI ANCHE SU:

In copertina: l’eruzione del 79 d.C. ricostruita.

IN PIÙ... COSTUME 18 L’arma invisibile

Il veleno? Lo strumento del delitto perfetto.

DIETRO LE QUINTE 24 Sul set con

Michelangelo

Com’è nato il nuovo film sul genio del Rinascimento.

GUERRA 26 Eroi involontari

Gli animali sfruttati sui campi di battaglia, dall’antichità a oggi.

QUEL GIORNO A POMPEI 34 60

C’era vita a Pompei

Istantanea di un’epoca

Nel cuore pulsante di Pompei con una guida d’eccezione.

Oggi Pompei è un libro aperto su usi e costumi dei Romani.

42 Per non perdersi

64 Enigmi (ancora)

La pianta degli scavi del Parco Archeologico di Pompei.

Di Pompei non sappiamo ancora tutto...

tra le antiche mura

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Quando il Vesuvio impazzì

Abbiamo ricostruito le ultime ore di sei abitanti della città.

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Risorta dalle sue ceneri

Gli scavi iniziarono nel 1748, ma non tutto filò sempre liscio...

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Sorvegliata speciale

Intervista a Massimo Osanna direttore del Parco Archeologico di Pompei.

senza risposta

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Le 3 perle cancellate dal Vesuvio Anche Ercolano, Stabia e Oplontis furono distrutte.

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Anche i muri parlano

Fatti di cronaca, sesso e politica, visti attraverso affreschi e graffiti.

GUERRA 84 Midway

A decidere il conflitto nel Pacifico fu la prima battaglia navale combattuta da forze aeree.

86 LaPERSONAGGI prima

detective della Grande Mela La storia di Isabella Goodwin.

ATTUALITÀ 92 Popolo senza

terra

All’origine della “questione curda”.

96 DeARTEChirico

Una retrospettiva su uno dei protagonisti del Novecento.

102 LaANNIVERSARI strage impunita

Cinquant’anni fa l’attentato di Piazza Fontana, a Milano.

GRANDE TEMA 106 L’Atene del Nord

Nel ’600, Stoccolma divenne uno dei centri della cultura europea. 3

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L’esecuzione di lady Jane Grey, quadro di Paul Delaroche del 1833. SCIENZA E BUFALE TERRA

ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

Quando è nato il terrapiattismo? Domanda posta da Emanuela, Milano.

L’

Perché il regno di Jane Grey durò solo 9 giorni?

Domanda posta da Antonella, Lodi. causa di una contesa, tra cattolici e anglicani, per il titolo di Regina d’Inghilterra. Nel 1553, tre giorni dopo la morte del re Edoardo VI, salì al trono lady Jane Grey, cugina del sovrano defunto. La sua proclamazione era frutto delle spregiudicate manovre politiche del duca di Northumberland, John Dudley, suocero di Jane. Dudley aveva convinto il giovane Edoardo VI a nominare sua erede la nuora, di fede anglicana, scavalcando di fatto la sorellastra Maria, prima in ordine di successione. La cattolicissima Maria, figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, non perse tempo e rivendicò immediatamente i suoi diritti: secondo le volontà del padre, il trono spettava a lei. Nove giorni dopo l’incoronazione Maria, forte anche del sostegno popolare, depose Jane Grey e la fece arrestare insieme al marito Guilford Dudley. John Dudley fu decapitato subito. Dopo otto mesi nella Torre di Londra, anche i due giovani prigionieri fecero la stessa fine: Jane, che quel trono in fondo nemmeno lo voleva, aveva solo 17 anni. Emilio Vitaliano

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I Vichinghi arrivarono anche in America (qui a Terranova) nel X secolo.

MEDIOEVO GENTE DEL NORD

Che lingua parlavano i Vichinghi? Domanda posta da Cristina, Napoli.

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Vichinghi parlavano la lingua norrena, di ceppo germanico, diffusa in tutta la Scandinavia. Del resto il popolo vissuto in quelle aree tra l’VIII e il XIV secolo e da lì diffusosi fino in Islanda, Gran Bretagna, Normandia, Mediterraneo, Russia, Grecia e anche altrove, si chiamava appunto norreno (termine derivato dalla parola che indica il nord), mentre i “Vichinghi” in senso stretto erano solo gli abitanti delle coste. Il norreno era strettamente imparentato con le lingue della Germania Settentrionale e con esse c’era la possibilità di comprendersi facilmente. La reciproca comprensione c’era anche fra norreno e anglo-sassone, l’antico inglese. Inoltre i norreni avevano elementi in comune anche con le popolazioni e le lingue finniche e baltiche. Aldo Bacci

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INGHILTERRA TRONO SCOMODO

idea che il nostro Pianeta non sia un globo ma un disco piatto risale alla metà del XIX secolo. In particolare all’opera dell’inglese Samuel Birley Rowbotham, un curioso personaggio, inventore e scrittore autodidatta, nonché sedicente medico, che si appassionò al tema osservando la superficie di un canale rettilineo non lontano da Cambridge. La sua, sbrigativa, considerazione era: se l’acqua non si incurva seguendo la forma del Pianeta, significa che la Terra è piatta. Lo stesso vale per l’orizzonte, che appare come una linea retta senza segni di curvatura. Come sottolinea Gianluca Ranzini, astrofisico e giornalista di Focus, nel suo libro Perché dicono che la Terra è piatta (Centauria), anche le foto della Terra dallo spazio realizzate dai satelliti non hanno fatto vacillare le convinzioni dei terrapiattisti, che considerano le missioni spaziali un clamoroso falso. Anzi, queste rientrerebbero in una cospirazione a grande scala, ordita da “poteri forti” e “massoneria”, che intende nascondere la verità un po’ su tutto, in particolare sui temi della Achille Prudenzi scienza.

Secondo Samuel Birley Rowbotham (1816-1884, a destra), la Terra è un disco piatto (sopra). 79

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L’ARMA

COSTUME

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INVISIBILE

Troppo popolare

La morte di Germanico (15 a.C.-19 d.C) in un quadro del Seicento. Germanico, figlio adottivo dell’imperatore Tiberio, morì fra grandi sofferenze senza una causa precisa: il sospetto è che sia stato avvelenato da Pisone, uomo di Tiberio. 18

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Il veleno è lo strumento del delitto perfetto: garantisce discrezione e rende difficile risalire al mandante. Nelle corti imperiali romane tolse di mezzo più di un personaggio scomodo. E nell’Italia di Elisa Venco del Rinascimento fece stragi.

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EROI involontari

GUERRA

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di Maria Leonarda Leone

L’uomo ha sempre sfruttato gli animali, anche sui campi di battaglia. Dall’antichità ai conflitti più recenti.

A sinistra Conan, addestratissimo cane-soldato rimasto ferito durante il raid contro il leader dell’Isis Al Baghdadi. A destra, un cane portaordini impiegato sul fronte nella Grande guerra salta sopra una trincea per consegnare un messaggio.

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Cani con la medaglia H

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u Park Lane, una delle grandi vie che costeggiano Hyde Park, a Londra, due muli in bronzo trasportano il loro pesante carico attraverso un immaginario campo di battaglia. Davanti a loro, un lungo fregio, scolpito nel calcare bianco in memoria di tutti gli animali che persero la vita partecipando alla Prima guerra mondiale, ricorda: “Non hanno avuto scelta”. E così è stato, oltre che per cavalli e muli, da sempre sfruttati per i trasporti, anche per molti altri animali, chiamati a dare il loro contributo sui campi di battaglia, • dall’antichità a oggi.

a rischiato la vita, lo scorso ottobre, braccando il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi: sguinzagliata da uno dei Rambo della Delta Force americana durante il raid statunitense nella provincia di Idlib (Siria), questa femmina di pastore belga ha infatti inseguito il super ricercato nel suo nascondiglio, fino al tunnel senza uscita in cui l’uomo si è fatto esplodere. Il presidente Trump ha twittato la foto dell’eroico quattrozampe, ma non fatevi ingannare da quegli occhioni dolci: «Zero Bark Thirty», che secondo fonti non ufficiali si chiamerebbe Conan, è un addestratissimo cane-soldato dell’unità speciale K9. Uno degli innumerevoli fedelissimi amici dell’uomo trascinati in guerra dai loro umani già secoli fa. I grossi molossi assiri e babilonesi, quelli in forza nell’esercito persiano di Ciro il Grande (VI secolo a.C.) e in quello macedone di Alessandro Magno (IV secolo a.C.), i mastini dei Celti che accolsero i legionari di Giulio Cesare in Britannia (55 a.C.) e il “canis pugnax” romano venivano tutti addestrati per combattere come feroci guerrieri. Solo l’invenzione della polvere da sparo li relegò nelle retrovie, come ausiliari, portaordini e soccorritori, ma anche così molti si guadagnarono la fama di eroi. Stubby, per esempio: questo pitbull terrier con la coda mozzata, ex randagio di Boston, nel corso della Grande guerra si guadagnò sul campo il grado di sergente e diverse medaglie. Tra le sue imprese: aver catturato una spia tedesca e aver salvato i commilitoni del 102° reggimento di fanteria americano da una serie di attacchi con il gas mostarda, di cui riconosceva l’odore in larghissimo anticipo.


BRIDGEMAN IMAGES

Soldati tedeschi con un mulo dotato di maschera antigas come loro (1916). Sul fronte montano i muli furono indispensabili per il trasporto di provviste e obici.

Equini in trincea A lessandro Magno era legatissimo al suo Bucefalo; Marengo prese il proprio nome dalla battaglia attraverso la quale condusse incolume il suo cavaliere, Napoleone Bonaparte; il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia non volle staccarsi neppure durante l’esilio dal suo Favorito, con

cui aveva combattuto durante i moti del 1848. I cavalli, e i loro cugini muli, sono stati da sempre gli animali da guerra per eccellenza: i primi andarono in battaglia già 4mila anni fa, per tirare i carri delle antiche popolazioni mediorientali. Protagonista di cariche

travolgenti e prode compagno di valorosi condottieri, con l’impiego delle moderne e più letali armi da fuoco il cavallo finì per andare a far compagnia a muli e asini come bestia da soma e da tiro. Si stima che quasi dieci milioni di questi animali fossero arruolati su vari fronti durante il primo conflitto

mondiale, ma in quel caso ben più utile di loro si rivelò il mulo: instancabile compagno di cordata degli alpini sul fronte italiano, poteva trasportare fino a 150 kg di carico. Per questo, fin dalla metà del Settecento, ha fatto parte dei reparti speciali in dotazione a tutti gi eserciti. 27

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PRIMO PIANO

C’ERA VITA A

POMPEI

La città che faticosamente ha rivisto la luce dopo duemila anni, pulsa ancora di vita. Ci addentriamo nelle sue vie, con una guida d’eccezione. di Carmelo Caruso


Per Giove

Il Tempio di Giove (sotto in una ricostruzione e a destra quel che resta oggi) dominava la parte settentrionale del Foro. In un secondo momento venne trasformato in Capitolium, tempio dedicato alla Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva).

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ALTAIR4 MULTIMEDIA ROMA ALTAIR4.IT (2)

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asciare Pompei. Fuggire una volta per tutte! E poi, del resto, il coraggio non mi è mai mancato. Il mio nome è Celsino Faustus. Sono un liberto ma rimango pur sempre uno schiavo. Schiavo della famiglia di Tito Popilio. La libertà me la sono guadagnata salvandolo dalla rissa scoppiata a teatro. Proprio quella che ci è costata la messa al bando. Mi sono preso al posto suo la coltellata. Poco importa. Sono rimasto in vita. Mi dicono che sono liberato, liberto appunto. Ma è vera libertà dover provvedere ai bisogni della sua casa? È libertà dovergli rimanere sottomesso? Da un mese la terra trema, il vulcano si è incattivito. Oggi è il 15 ottobre. La città da giorni sembra impazzita. Le urla di buoi e cavalli si alzano fino al cielo. Dal porto non vedo altro che navi che si allontanano. Il fuoco se dimora in qualche luogo è sicuramente nei corpi degli abitanti prima ancora che nella pancia del Vesuvio. I nostri vicini di via Stabiana hanno deciso di partire. Il mio padrone non vuole saperne. Dice che il monte si sfogherà e che alla fine tornerà quel solito monte che ci fa ombra d’estate e ci riscalda d’inverno. Ragiona di raccolti e semine. Che la sorte se lo porti! La catastrofe non lo spaventa. Se solo potessi andare via, magari a Roma, lasciare queste campagne di cavoli e cavoli… Se solo potessi… ma poi perché no? Basterebbe una scossa più violenta dell’altra, il timore e il terrore. Scappare via nel tumulto, abbandonare tutto e tutti. Al diavolo la riconoscenza, le leggi di quest’impero. Basterebbe un attimo brevissimo per terremotare una vita. Un istante e si potrebbe anche dimenticare  Pompei…».

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PRIMO PIANO

Loro che erano

Buona parte degli abitanti di Pompei morì durante l’eruzione. Abbiamo ricostruito le ultime ore di sei di loro. di Maria Leonarda Leone

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In diretta

DISEGNI DI A.MOLINO

l Sole appena spuntato illumina via via le strade, le case e le piazze di Pompei. I riflessi dei suoi raggi guizzano sull’acqua che le donne hanno cominciato ad attingere dalle fontane. Bottegai e negozianti aprono i battenti dei loro locali e sistemano le merci fin sul marciapiede, dove ambulanti, sfaccendati e mendicanti hanno già conquistato un po’ di spazio per le loro attività. Dagli ingressi delle domus cola un rivolo d’acqua, segno che gli schiavi hanno cominciato le pulizie giornaliere. Intanto a porta Ercolano si stanno raggruppando i calessieri in attesa di clienti, mentre i massicci carri da carico trainati da muli e pieni di prodotti agricoli si muovono rumorosi sul lastricato di basalto, lungo i solchi tracciati da migliaia di altre ruote nel corso degli anni. Le strade si fanno sempre più animate, la città brulica di vita. Pompei si prepara a vivere • un’altra giornata. L’ultima.

Nel disegno, Tito Suedio Clemente, tribuno imperiale a Pompei, vede l’eruzione dalla baia di Napoli: non si conoscono esattamente i suoi spostamenti ma si sa che non morì quel giorno. L’anno dopo lasciò infatti la firma sul piede della statua di Memnone a Tebe (Egitto) dov’era stato inviato come praefectus castrorum.


lì quel giorno

IL TRIBUNO IMPERIALE

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asciava Pompei a malincuore. Il tribuno Tito Suedio Clemente si era trasferito lì qualche anno prima, con l’incarico dell’imperatore Vespasiano di sistemare il catasto della città. Aveva ridefinito confini, tracciato una nuova mappa delle proprietà e vigilato perché nessuno approfittasse delle ricostruzioni seguite al terremoto del 62 d.C. per allargarsi a spese dello Stato. Certo, era stata dura, ma amicizie e doni non gli erano mancati: non ultima quell’anfora di pregiatissimo Clodaianum invecchiato tre anni, regalo di Publio Clodius Speratus. Salì sulla liburna, il vento gonfiò le vele e la barca da guerra si mosse verso Capo Miseno, nella baia di Napoli. Era l’alba, ma gli uccelli non cantavano. Ultimo sguardo. Quando sbarcò, alcune ore dopo, il mare era mosso. Una scossa di terremoto lo fece quasi cadere dal molo e allora la vide: un’impressionante colonna di fumo a ridosso di Pompei. Suedio notò che si faceva man mano più scura e illuminata da lampi di fuoco. La sera le scosse diventarono più frequenti, l’aria si riempì di cenere e il mare cominciò a ritirarsi dalla costa: così, nel cuore della notte, il tribuno fuggì. A piedi, insieme a una folla attonita e piangente, mentre i pesci rimanevano in secca sulla spiaggia, a soffocare.


POPOLO SENZA TERRA

ATTUALITÀ

All’origine della “questione curda” e delle dinamiche storiche che da secoli costringono i curdi a un’esistenza precaria e sventurata.

CORBIS VIA GETTY IMAGES

di Riccardo Michelucci

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SULLE MONTAGNE. Dall’antichità il popolo curdo vive sparso in una vasta area montagnosa del Vicino e Medio Oriente divisa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran, un territorio di frontiera ricco di risorse naturali situato ai margini di quattro mondi culturali, etnici e politici da sempre in conflitto tra loro: arabi, Persiani, turchi e russi. I curdi sono in maggioranza musulmani sunniti  ma hanno caratteristiche culturali

MONDADORI PORTFOLIO/AKG

MONDADORI PORTFOLIO/AKG

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Combattenti e civili

Battaglia fra curdi ed esercito persiano nel XVI secolo, in una litografia. Sopra, un curdo del Nord dell’Iraq di religione yazida (1930 ca.) e una donna curdo-iraniana nel 1896. Sotto a destra, una mappa del territorio curdo nel 1682, del cartografo Alain Manneson Mallet.

on abbiamo amici, solo le montagne”, recita un antico proverbio curdo, che si riferisce al drammatico destino di un popolo la cui storia è segnata da illusioni, delusioni e tradimenti. Un popolo di circa 35 milioni di persone che non è mai riuscito a fondare uno Stato indipendente, perché ogni tentativo si è infranto contro le esigenze geopolitiche delle grandi potenze. Lo schema “usati e abbandonati” si è appena ripetuto. Sebbene la loro lotta sia stata determinante per liberare il Nordest della Siria dalle forze dell’Isis, con il ritiro delle truppe Usa dal confine della Siria il presidente americano Trump ha di fatto dato il via libera all’offensiva turca nel Kurdistan siriano, finalizzata ad allontanare i curdi dalla frontiera. È, questo, l’ultimo di una serie di tradimenti iniziati con la caduta dell’Impero ottomano. La fine della Prima guerra mondiale inaugurò infatti un secolo di sventure per i curdi. Ma tutta la loro storia è costellata di massacri e persecuzioni.