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Prezzo di copertina € 2,20 - agosto-settembre 2013 - Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, C/RM/68/2012

attualità

dossier

fatti

missioni

I missionari OMI a Pozzilli (Is). Parla mons. Salvatore Visco

Ripercorriamo la presenza oblata al Concilio

La “vita nuova” di Beatrice Fazi. Intervista esclusiva

Qui Senegal Qui Uruguay

MISSIONI

RIVISTA MENSILE DI ATTUALITÀ MISSIONARIA

OMI

n. 08/09 AGOSTO-SETTEMBRE 2013

50 anni dopo I Missionari OMI

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al Concilio Vaticano II 23/06/13 10:37


SOMMARIO MISSIONI OMI Rivista mensile di attualità Anno 20 n.8/9 agosto-settembre 2013

attualità

Marsiglia, capitale europea della cultura 2013

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Una presenza poliedrica

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Pagine missionarie

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Notizie in diretta dal mondo oblato

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La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250

di Fabio Ciardi OMI

EDITORE

di Pasquale Castrilli OMI

Provincia d’Italia dei Missionari Oblati di Maria Immacolata Via Egiziaca a Pizzofalcone, 30 80132 Napoli

di Chiara Zappa

news

REDAZIONE

Via dei Prefetti, 34 00186 Roma tel. 06 6880 3436 fax 06 6880 5031 pasquale.castrilli@poste.it

a cura di Elio Filardo OMI

DIRETTORE RESPONSABILE

Pasquale Castrilli

Mgc news

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Una vita nuova

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REDAZIONE

Salvo D’Orto, Elio Filardo, Gianluca Rizzaro, Adriano Titone

fatti

COLLABORATORI

di Angelica Ciccone

Nino Bucca, Claudio Carleo, Fabio Ciardi, Gennaro Cicchese, Angelica Ciccone, Luigi Mariano Guzzo, Thomas Harris, Sergio Natoli, Luca Polello, Claudia Sarubbo, Giovanni Varuni

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Viva Tambicò di Luciano Andreotti

PROGETTO GRAFICO E REALIZZAZIONE

missioni

Elisabetta Delfini STAMPA

Tipolitografia Abilgraph Roma FOTOGRAFIE

Si ringrazia Olycom www.olycom.it

Lettere al direttore

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Storia di storie

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Lettere dai missionari

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Qui Uruguay, Qui Senegal

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UFFICIO ABBONAMENTI

Via dei Prefetti, 34 - 00186 Roma tel 06 9408777 - Valentina Valenzi rivista.misisoni.omi@omi.it Italia (annuale) Estero (via aerea) Di amicizia Sostenitore

I Missionari Oblati di Maria Immacolata al Concilio Vaticano II

17 euro 37 euro 35 euro 65 euro

Da versare su cc p n. 777003 Home Banking: IBAN IT49D0760103200000000777003 intestato a: Missioni OMI - Rivista dei Missionari OMI via Tuscolana, 73 - 00044 Frascati (Roma) Finito di stampare luglio 2013 Reg. trib. Roma n° 564/93 Associata USPI e FESMI www.missioniomi.it www.facebook.com/missioniomi

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dossier

A cinquant’anni di distanza ricordiamo la presenza dei Missionari OMI all’ultimo concilio

di Fabio Ciardi ciardif@gmail.com

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inquant’anni fa il concilio. Per i giovani un evento storico che si perde nella notte dei tempi. Per i vecchi il ricordo vivissimo di un’esperienza sempre presente. “Fu un momento di straordinaria attesa - ha scritto Benedetto XVI il 9 agosto 2012 ricordando quegli anni. - Grandi cose dovevano accadere… aleggiava nell’aria un senso di attesa generale: il cristianesimo, che aveva costruito e plasmato il mondo occidentale, sembrava perdere sempre più la sua forza efficace. Appariva essere diventato stanco e sembrava che il futuro venisse determinato da altri poteri spirituali. Affinché potesse tornare ad essere una forza che modella il domani, Giovanni XXIII aveva convocato il concilio” Appena il papa annunciò che ci sarebbe stato un concilio, si avviò un grande cantiere di lavoro: commissioni, relazioni, studi… Occorrevano persone preparate, che portassero ad esecuzione lo straordinario progetto. Fin dagli inizi i Missionari Oblati di Maria Immacolata si trovarono in prima linea. Nella più im-

Conciglio

Si svolse in quattro sessioni, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di GIOVANNI XXIII e PAOLO VI. Promulgò quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti. Il Concilio ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo e ultimo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi del mondo per discutere di argomenti riguardanti la vita della chiesa cattolica. Il concilio ecumenico è una riunione solenne di tutti i vescovi della cristianità per definire argomenti

Vaticano II

controversi di fede o indicare orientamenti generali di morale. L’etimologia dell’aggettivo “ecumenico” lo riconduce al greco ecumene, “(l’intero) mondo abitato”. Il numero e l’autorità dei concili varia a seconda delle chiese cristiane. La chiesa cattolica, oltre ai concili del primo millennio del cristianesimo, avvenuti prima del grande scisma, considera ecumenici anche quelli convocati, nel secondo millennio, dalla sola chiesa cattolica (senza la partecipazione della chiesa ortodossa e delle chiese appartenenti alla Riforma protestante).

Una foto dei vescovi oblati al Concilio Vaticano II scattata alla Casa generalizia OMI il 21 novembre 1962

DOSSIER

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portante delle commissioni preparatorie, quella teologica, il papa chiamò p. Marcel Bélanger, vice rettore dell’Università di Ottawa e l’italiano p. Emanuele Doronzo, professore di teologia dogmatica all’Università Cattolica d’America a Washington, autore di una monumentale somma teologica. Altri Oblati furono nominati alla Commissione delle missioni: p. Johannes Rommerskirchen, bibliotecario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, p. André Seumois, professore all’Ateneo di Propaganda, p. Armand Reuter, direttore generale degli studi. Ulteriori commissioni, come quella dell’Apostolato dei Laici e dei Religiosi, videro presto la presenza di altri Oblati come p. Peter Pillai, superiore del Collegio St-Joseph di Colombo nello Sri Lanka, p. André Guay, procuratore generale presso la Santa Sede, p. Nikolaus Kowalsky, archivista della Sacra Congregazione di Propaganda, p. Michel Leclercq, p. Léo Laberge, p. Armand Reuter, p. Joseph Rousseau. Il “colpo grosso” fu l’inaspettata nomina del superiore generale, p. Leo Deschâteletes, a padre conciliare, accanto ai vescovi. Nell’ottobre 1962 l’Agenzia Romana Oblati di Maria Immacolata (A.R.O.M.I.) scriveva in

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UNA FOTO PER PENSARE

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una foto per pensare

L’attes a

Come un'alba silenziosa scruta le verità in un sospiro lento del tempo tra certezza e speranza

foto Alessandro Milella, alessandro.milella@alice.it testo Claudia Sarubbo, claudia.sarubbo@yahoo.it

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editoriale di Pasquale Castrilli OMI pasquale.castrilli@poste.it

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OMI

Sapienza e speranza

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attualità

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fatti

missioni

I missionari OMI a Pozzilli (Is). Parla mons. Salvatore Visco

Ripercorriamo la presenza oblata al Concilio

La “vita nuova” di Beatrice Fazi. Intervista esclusiva

Qui Senegal Qui Uruguay

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RIVISTA MENSILE DI ATTUALITÀ MISSIONARIA

OMI

n. 08/09 AGOSTO-SETTEMBRE 2013

50 anni dopo I Missionari OMI

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al Concilio Vaticano II

n evento straordinario e ricco di sapienza e speranza. Il Concilio Vaticano II è stato, per la chiesa cattolica, momento di rinnovamento, revisione, conferma e tanto altro. Quando papa Giovanni XXII lo annunciò il 25 gennaio 1959, tre mesi dopo la sua elezione, provocò consensi, ma anche parecchie perplessità soprattutto in coloro che non ne vedevano la necessità e che avevano giudicato Giovanni XXII un papa moderato che non avrebbe certamente mosso nulla. Eppure tra il 1962 e il 1965 il Concilio intravide nuovi significati e frontiere per la vita cristiana nella modernità, contenuti che cinquant’anni dopo stentano, a volte, a trovare spazio nella teologia e nella prassi della chiesa. A quell’evento parteciparono anche Missionari Oblati di Maria Immacolata di diverse nazioni e tra questi p. Leo Deschâteletes, allora superiore generale della congregazione fondata nel 1816 da S. Eugenio de Mazenod. Questo numero estivo di Missioni OMI consente di conoscere un po’ di più quell’evento dall’angolazione, se così possiamo dire, “oblata”. P. Fabio Ciardi ha preparato per noi un articolo che ripercorre la partecipazione e il lavoro degli Oblati impegnati a vari livelli in quegli anni. Inutile dire che il Concilio impresse in ciascun obla-

to partecipante un marchio indelebile che plasmò cuore e azione. Siamo a qualche mese dalla fine dell’Anno della fede che papa Benedetto XVI indisse proprio per commemorare il cinquantesimo anniversario del Vaticano II. In questo anno in tutta la cattolicità si sono svolti incontri, dibattiti, simposi, celebrazioni eucaristiche e veglie di preghiera per trovare e ritrovare, per certi versi, lo spirito autentico e originario del Concilio. Nell’enciclica Novo Millennio Ineunte (n.57) papa Giovanni Paolo II aveva definito il Concilio “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX”. “In esso - scriveva - ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”. Un riferimento certo, il Concilio, anche per tutto mondo missionario che ha sviluppato con attenzione, in questi cinquant’anni, temi ed esperienze sul campo nei settori dell’annuncio del Vangelo in un mondo secolarizzato, del dialogo interreligioso, delle chiese locali, della missionarietà di tutto il popolo di Dio, della promozione umana. Nel 1990 la lettera enciclica Redemptoris Missio fece il punto su questi temi a venticinque anni dal Concilio. I tempi sembrano maturi per una nuova sintesi missionaria a cinquant’anni di distanza. n

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lettere al direttore

Le opere della fede Con questo titolo si è svolta la giornata “Mission Day”, che da tre anni chiude l’anno della comunità apostolica dei Missionari Oblati di Passirano (Bs). Eravamo circa 120, provenienti dai luoghi dove la comunità ha svolto il suo ministero in questi anni: Pavia, Milano, Novara, Vercelli, Brescia e Bergamo. I laici della famiglia oblata hanno assicurato la preparazione e l’organizzazione. Il tempo splendido ha permesso di vivere una giornata di fraternità e ringraziamento, proprio nella solennità della SS. Trinità. Abbiamo contemplato prima di tutto la fede del

MISSIONI Figlio di Dio nell’uomo. Dio ama questo nostro mondo, il segno massimo è il dono del suo Figlio, questa è la vera opera di Dio. Gesù con la sua fede nell’uomo ha sperimentato le stesse difficoltà che anche noi viviamo nella nostra fede. Ma questo non lo ha fermato. La nostra fede in lui diventa reale solo quando si manifesta nelle opere. Abbiamo passato in rassegna le opere della fede che insieme abbiamo vissuto: Le missioni popolari, con tutto quello che comportano, ma le opere della fede si sono anche manifestate in modo particolare nella partecipazione al progetto della scuola di S. Giuseppe a Mansabà, nella missione di Farim in Guinea-Bissau. L’attenzione alla missione all’estero da sempre caratterizza la comunità di Passirano e quindi sollecita

OMI

le comunità parrocchiali nelle quali celebra la missione popolare ad essere solidali con le missioni estere. In questo modo il “cuore” si dilata sul mondo. La gioia di tutti era grande perché tra noi c’erano i volontari del GRIMM (Gruppo di impegno missionario, ndr), i volontari della comunità, che nel mese di gennaiomarzo 2013, hanno lavorato per costruire la scuola. Ci siamo resi conto insieme di quanta solidarietà è presente nella nostra gente. Una solidarietà che coinvolge il tempo, i progetti e anche il denaro. Tutto ciò che è stato donato è quantificabile e ammonta a 57.600 euro, senza contare il materiale inviato nei due container: viveri, medicinali, vestiario, macchine per la falegnameria e agricole… Nella celebrazione dell’Eucaristia in onore della SS. Trinità, siamo stati condotti a contemplare da dove sgorga questa solidarietà, generosità, volontariato, in una parola queste opere della fede. Noi portiamo impressa l’immagine di Dio che è comunione e relazione. Se viviamo secondo questa immagine siamo chiamati a rigenerare i fratelli, ad avere misericordia e salvarli, ad operare secondo giustizia

e verità. Così viviamo in noi la presenza del Padre creatore, del Figlio Redentore, dello Spirito Santo che ci santifica e ci manifesta la verità. Tra tutti c’era la voglia di comunicare e tutta la giornata è stata una occasione per tessere delle relazioni più profonde. La presenza di un buon gruppo di ragazzi e giovani, oltre che allietare con i canti, apriva il cuore alla speranza di un futuro migliore. Una piccola processione, attraverso il viale delle rose, ci ha portati ai piedi della Vergine Immacolata. Siamo stati invitati a rinnovare il nostro “sì” a Dio, ponendolo nel “sì” della Vergine che ha mostrato al mondo l’opera di Dio: Gesù. Così ,come individui, coppie e bambini, giovani, siamo passati davanti ai piedi della Vergine, in un silenzio esterno impressionante, che faceva da sfondo alle parole del cuore. Con umiltà, sapendo che alla fede e all’amore non c’è mai limite, possiamo cogliere l’invito del maestro: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”(Mt.5,16) Marcellino Sgarbossa OMI Passirano (Bs)

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La vera felicità Mi trovo in carcere da quasi 4 anni e, sulla carta, mi rimarrebbero da scontarne altri 15. Ho fatto sempre di tutto per sfruttare al meglio il tempo passato qui, ma avevo sempre un vuoto nel cuore. Di preciso non sapevo, nemmeno, cosa mi mancasse. Ero sicuro, però, che ciò che cercavo si trovava al di fuori di queste mura. Un giorno di qualche mese fa guardavo la televisione nella mia cella. Era tardissimo, tutti dormivano. Trovai, finalmente, qualcosa che attirò la mia attenzione. Avevo pensato che si trattasse di qualche film documentario, perché parlava di Africa e di tutto ciò che la rappresenta. Sono sceso dalla branda, mi sono avvicinato e ho guardato tutto il programma a volume bassissimo per non infastidire i miei compagni. Quella notte avevo visto cose che non credevo fossero cosi impressionanti. Si trattava di vita difficile, di famiglie disperate, di bambini di diversa età con malattie, di situazioni che nel XXI secolo, se uno non le vede non ci crede che possano essere vere. Più guardavo e più capivo cosa mi mancasse. Mi mancava la felicità. Ma non sapevo come e cosa fare

L’ingresso del carcere di Cosenza

per averla. Avevo capito che, solo facendo sorridere una di quelle persone, avrei potuto sorridere pienamente anche io. Mi ero fissato un obiettivo. Volevo aiutare uno di quei bambini a distanza, la sua famiglia e magari la sua comunità. Dal giorno seguente ho cominciato a domandare a tutti se conoscevano qualche associazione di volontariato da poter contattare. Ho domandato al cappellano del carcere, agli assistenti volontari, al pastore. Mi portarono diversi depliant e senza perdere tempo un giorno cominciai a scrivere a diverse associazioni. Ma le risposte non arrivavano. La mia attesa fu ripagata con una consistente busta che mi arrivò quando le speranze erano svanite. Appena finii di leggere chi fosse il mittente, mi rimbalzò il cuore nel petto. Non trovavo parole per dire

ai miei compagni da chi avessi ricevuto la lettera. Mi tremavano le mani mentre l’aprivo. Conteneva tante carte, varie informazioni sulle adozioni a distanza. Trovai una specie di documento con una fotografia di un bambino. Scoppiai in lacrime. Quel bambino nella foto, stava in posizione sull’attenti come se qualcuno glielo avesse ordinato. Su un lato erano scritti tutti i suoi dati. Ero emozionatissimo, la mia vita da quel momento cominciava ad avere più senso. Nella busta c’erano anche i bollettini postali con i quali avrei dovuto versare la somma prestabilita. Mentre li avevo trovati, sono tornato per un po’ nel mondo reale, perché, guardando quella foto immaginavo quel bambino sorridere, lo immaginavo a scuola con un quaderno, una penna e una mia foto. Tornando alla realtà

cominciavo a preoccuparmi di come avrei potuto effettuare quel versamento, perché essendo in carcere, non pensavo potessi farlo. Carta e penna alla mano ho scritto subito al direttore con una richiesta scritta di poter effettuare mensilmente un versamento per sostenere un bambino a distanza. Temevo sarebbero seguiti altri lunghi giorni di attesa, ma con mia sorpresa non fu così. Dopo due giorni fui autorizzato e il terzo giorno fu fatto anche il primo versamento. A quel punto sentivo pano piano riempirsi il mio cuore. Quel vuoto di prima scompariva. Perché mi trovo in carcere? Ho tolto la vita ad una persona, un ragazzo, ma questa è un’altra storia. Sono stato molto male dentro, per tutto questo tempo. Mi sentivo in debito con Dio, mi sentivo in debito con il mondo, mi sentivo in debito con una madre. Così ho deciso di dare, se non proprio la vita, almeno una vita più serena ad una creatura di Dio, ad un bambino. Questo non farà di me un santo; non potrei forse mai esserlo, ma mi piacerebbe tanto essere una scintilla, una piccola speranza per chi speranza non ha. Radu Diaconu Cosenza

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attualità

Una presenza poliedrica

Intervista a mons. Salvatore Visco sulla nuova residenza oblata di Pozzilli, in Molise

di Pasquale Castrilli OMI pasquale.castrilli@poste.it

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na nuova sede oblata è stata aperta in Molise, nella diocesi di Isernia-Venafro, nell’autunno 2012. Ma già tre anni fa p. Rino Prevedoni OMI affiancava l’anziano parroco di Pozzilli, località in collina alle porte di Venafro. Come nasce questa presenza dei Missionari OMI? Con quali presupposti e finalità? Ne parliamo con mons. Salvatore Visco, attualmente amministratore apostolico della diocesi che ha retto per circa sei anni. Mons. Visco, come mai ha pensato di richiedere ai Missionari Oblati di Maria Immacolata una comunità nella sua diocesi? La diocesi di Isernia-Venafro soffre da anni di endemica mancanza di presbiteri. Naturalmente la crisi di vocazioni con la quale ormai quasi tutte le chiese locali sono chiamate a confrontarsi,

C’è molto da fare, e i Missionari Oblati da noi non staranno a riposo non ha potuto che aggravare la situazione. Da quando sono venuto in diocesi ho domandato a diversi Istituti religiosi di diritto pontificio di aiutarci per sostenere e far crescere la fede attraverso lo specifico delle singole Congregazioni. I Missionari Oblati di Maria Immacolata, rispondendo con generosità alla mia richiesta, sono venuti a testimoniare quello che sono: “missionari”.

Quando e come ha conosciuto i Missionari OMI? Conosco i Missionari Oblati da quando ero piccolissimo. Gli OMI vennero per una missione popolare nella mia parrocchia di Maria SS. Desolata in Bagnoli, quartiere della città di Napoli ma appartenente alla diocesi di Pozzuoli. La guidava il compianto p. Carmelo Conti Guglia ed io andavo a tutte le catechesi, sia quelle per gli uomini con mio padre - che quelle per le donne - con mia madre - e restavo affascinato da quell’uomo dalla voce potente che non aveva bisogno del microfono per farsi ascoltare. Entrato nel seminario minore di Pozzuoli, diversi missionari venivano a parlarci delle loro esperienze; tra loro proprio un Oblato di cui non ricordo il nome, ma resta nella mente il volto, mi colpì quando raccontava le sue avven-

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attualità

Pagine

“Missionarie”

Nel 1973 venne fondata la EMI. La piccola casa editrice seppe riempire uno spazio culturale prima vuoto. Parlano i testimoni di ieri e di oggi

di Chiara Zappa

H

a fatto conoscere al pubblico i volti dei grandi protagonisti della chiesa, del mondo missionario, delle religioni. Ha anticipato l’attenzione di massa su temi caldi come la giustizia e la pace, la salvaguardia del creato, i nuovi stili di vita, il dialogo tra le fedi. Di più: negli scritti dei pionieri e anticipatori della sua avventura, per prima diede voce ai popoli di quello che allora veniva chiamato «il terzo mondo», e riuscì a focalizzare i riflettori mediatici su di esso, sulle sue emergenze - la fame, l’anelito all’indipendenza - e soprattutto sulle sue ricchezze. L’EMI, Editrice missionaria italiana, ne ha fatta di strada negli ultimi quarant’anni.

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Editrice Missionaria

La EMI è una casa editrice missionaria di proprietà di quindici istituti italiani maschili e femminili che svolgono attività anche fuori dell’Italia. Sono: MISSIONARI COMBONIANI MISSIONARI DELLA CONSOLATA PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE (PIME) MISSIONARI SAVERIANI SOCIETÀ DELLE MISSIONI AFRICANE (SMA) MISSIONARIE DI NOSTRA SIGNORA DEGLI APOSTOLI

Italiana

A sinistra, Lorenzo Fazzini, attuale direttore dell’Editrice missionaria italiana. Nelle altre immagini alcuni momenti della vita della EMI

L’unione fa la forza Ad aprile questa vitale espressione degli istituti ad gentes italiani ha festeggiato l’anniversario di quell’esperimento che - era il 1973 - vide in prima fila comboniani, missionari della Consolata, Pime e saveriani. L’idea era ridare slancio a una proposta culturale avviata negli anni ‘50 da alcuni membri dei quattro istituti, le cui case editrici avevano cominciato a curare insieme una collana di teologia della missione e una per la conoscenza dei popoli. «In quegli anni si viveva un entusiasmo missionario oggi inimmaginabile», ricorda p. Piero Gheddo del Pime, tra i promotori di quella primissima iniziativa insieme al saveriano Walter Gardini. «In quel clima, favorito da tre encicliche, la Evangelii praecones, la Fidei donum di Pio XII e la Princeps pastorum di Giovanni XXIII, nacquero anche la Federazione della stampa missionaria italiana (Fesmi), i primi congressi del laicato

MISSIONARIE COMBONIANE MISSIONARI D’AFRICA (Padri Bianchi) MISSIONARI VERBITI MISSIONARIE DELLA CONSOLATA MISSIONARIE SECOLARI COMBONIANE COMUNITÀ REDEMPTOR HOMINIS MISSIONARIE DELL’IMMACOLATA MISSIONARIE DI MARIA (Saveriane) SEGRETARIATO UNITARIO PER LE MISSIONI DEI CAPPUCCINI

Non vogliamo solo raccontare noi stessi ma cerchiamo di dialogare missionario italiano, l’équipe di visitatori missionari dei seminari italiani - continua padre Gheddo - e, ancora, assistemmo alla partenza dei primi sacerdoti fidei donum, nel 1957 e alla nascita delle “Settimane di studi missionari” dell’università Cattolica, nel 1960». A metà degli anni ‘60, tuttavia, le pubblicazioni unitarie degli istituti missionari cominciarono, per varie ragioni, a languire. Fu allora che entrò in gioco un giovane comboniano, p. Ottavio Raimondo, che nel ’67 era stato assegnato dai suoi superiori alla casa editrice Nigrizia. Padre Raimondo riuscì a vincere lo scetticismo degli altri missionari coinvolti nell’edizione delle due collane comuni, per fare un tentativo nuovo: «Nel 1973 i quattro Istitu-

ti maschili decisero di congelare per quattro anni le rispettive editrici, per farle confluire tutte nell’EMI, senza però che ancora avesse una personalità giuridica», racconta p. Ottavio, che sarebbe poi diventato il direttore “storico” dell’editrice missionaria, guidandola per ventun’anni. I primi anni di attività diedero subito frutti positivi, e il 17 novembre 1977 nacque la cooperativa Sermis (Servizio missionario), con lo scopo di dare autonomia giuridica all’EMI, la cui sede fu fissata a Bologna, e tenere aperta la porta ad altre iniziative in campo culturale (come sarebbe successo nel 1997, con la nascita dell’agenzia Misna).

Le intuizioni «Le nostre intuizioni, in origine, furono due», spiega p. Ottavio. «Da una parte, gli Istituiti si resero conto che per incidere nella realtà italiana, portando sul territorio l’idea della missione, dell’alterità, della diversità, era necessario unirsi, sia per ottimizzare le energie sia per ovviare a una certa autoreferenzialità di ognuno. Dall’altra, l’EMI diede spazio alle voci delle giovani chiese del Sud del mondo. Traducevamo i documenti delle Conferenze episcopali. Ricordo che

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dossier

I Missionari Oblati di Maria Immacolata al Concilio Vaticano II A cinquant’anni di distanza ricordiamo la presenza dei Missionari OMI all’ultimo concilio

di Fabio Ciardi ciardif@gmail.com

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inquant’anni fa il concilio. Per i giovani un evento storico che si perde nella notte dei tempi. Per i vecchi il ricordo vivissimo di un’esperienza sempre presente. “Fu un momento di straordinaria attesa - ha scritto Benedetto XVI il 9 agosto 2012 ricordando quegli anni. - Grandi cose dovevano accadere… aleggiava nell’aria un senso di attesa generale: il cristianesimo, che aveva costruito e plasmato il mondo occidentale, sembrava perdere sempre più la sua forza efficace. Appariva essere diventato stanco e sembrava che il futuro venisse determinato da altri poteri spirituali. Affinché potesse tornare ad essere una forza che modella il domani, Giovanni XXIII aveva convocato il concilio” Appena il papa annunciò che ci sarebbe stato un concilio, si avviò un grande cantiere di lavoro: commissioni, relazioni, studi… Occorrevano persone preparate, che portassero ad esecuzione lo straordinario progetto. Fin dagli inizi i Missionari Oblati di Maria Immacolata si trovarono in prima linea. Nella più im-

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Conciglio

Si svolse in quattro sessioni, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di GIOVANNI XXIII e PAOLO VI. Promulgò quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti. Il Concilio ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo e ultimo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi del mondo per discutere di argomenti riguardanti la vita della chiesa cattolica. Il concilio ecumenico è una riunione solenne di tutti i vescovi della cristianità per definire argomenti

Vaticano II

controversi di fede o indicare orientamenti generali di morale. L’etimologia dell’aggettivo “ecumenico” lo riconduce al greco ecumene, “(l’intero) mondo abitato”. Il numero e l’autorità dei concili varia a seconda delle chiese cristiane. La chiesa cattolica, oltre ai concili del primo millennio del cristianesimo, avvenuti prima del grande scisma, considera ecumenici anche quelli convocati, nel secondo millennio, dalla sola chiesa cattolica (senza la partecipazione della chiesa ortodossa e delle chiese appartenenti alla Riforma protestante).

Una foto dei vescovi oblati al Concilio Vaticano II scattata alla Casa generalizia OMI il 21 novembre 1962

portante delle commissioni preparatorie, quella teologica, il papa chiamò p. Marcel Bélanger, vice rettore dell’Università di Ottawa e l’italiano p. Emanuele Doronzo, professore di teologia dogmatica all’Università Cattolica d’America a Washington, autore di una monumentale somma teologica. Altri Oblati furono nominati alla Commissione delle missioni: p. Johannes Rommerskirchen, bibliotecario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, p. André Seumois, professore all’Ateneo di Propaganda, p. Armand Reuter, direttore generale degli studi. Ulteriori commissioni, come quella dell’Apostolato dei Laici e dei Religiosi, videro presto la presenza di altri Oblati come p. Peter Pillai, superiore del Collegio St-Joseph di Colombo nello Sri Lanka, p. André Guay, procuratore generale presso la Santa Sede, p. Nikolaus Kowalsky, archivista della Sacra Congregazione di Propaganda, p. Michel Leclercq, p. Léo Laberge, p. Armand Reuter, p. Joseph Rousseau. Il “colpo grosso” fu l’inaspettata nomina del superiore generale, p. Leo Deschâteletes, a padre conciliare, accanto ai vescovi. Nell’ottobre 1962 l’Agenzia Romana Oblati di Maria Immacolata (A.R.O.M.I.) scriveva in

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news

Notizie in diretta dal mondo oblato messaggi e notizie dalle missioni a cura di Elio Filardo OMI eliofilardo@omimissio.net

Polonia

XXX Giornata ecumenica di Koden´

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al 24 al 26 maggio 2013 il santuario di Nostra Signora Koden´ska, Regina della Podlasia, Madre dell’unità ha ospitato la XXX Giornata ecumenica di Koden´. Presenti cristiani romano-cattolici, cattolici di rito orientale, ortodossi e protestanti della chiesa cristiana evangelica e della chiesa cristiana della riforma. L’incontro ha seguito uno schema ormai fisso da molti anni iniziando l’ultimo fine settimana di maggio con la serata dedicata alla tradizione protestante. A seguire il sabato, suddiviso in due parti assegnate rispettivamente alla tradizione cattolica latina ed a quella orientale rappresentata dalla chiesa ortodossa, per concludere, dopo la liturgia domenicale, con un pic-nic ecumenico. All’inizio dell’incontro di quest’anno p. Bernard Briks OMI, superiore della comunità oblata di Koden´, ha accolto i partecipanti riuniti in cappella. Ha letto i saluti di p. Ryszard Szmydki OMI, superiore provinciale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, che ha ricordato la sua partecipazione ai primi tre incontri di Koden´ ed ha auspicato “che lo Spirito Santo dia a tutti il dono di un momento gioioso di preghiera e la speranza incrollabile nell’amore del

UruguayOrdinazione diaconale di Hector Ortega

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ella cappella oblata di S. Giuseppe lavoratore, domenica 5 maggio ad Autódromo, un quartiere di Ciudad del Plata, Hector Ortega OMI è stato ordinato diacono. Tutti gli Oblati della delegazione dell’Uruguay hanno partecipato alla celebrazione presieduta dal vescovo di San José de Mayo, Arturo Fajardo. Presenti anche p. Jorge Techera della ex parrocchia

oblata di Casabo, p. Luis Farielo della parrocchia di Barra de Santa Lucia ed il diacono Luis Casi, appartenente alla parrocchia oblata di San Rafael. Hanno preso parte al rito di ordinazione persone provenienti da Libertad, Ciudad del Plata, Montevideo, Tacuarembó, Tarariras, i genitori e i fratelli di Hector venuti dal Paraguay. Infatti, pur appartenendo alla delegazione dell’Uruguay, Hector ha origini

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Indonesia

VENTESIMO COMPLEANNO DELLA PROVINCIA

Padre che ci avvicina alla piena comunione voluta da Gesù Cristo”. Tra gli ospiti di quest’anno anche il pastore della chiesa cristiana evangelica, Andrew Jeziernicki. Durante la tavola rotonda di sabato, Wojciech Kuleczka, pastore della chiesa cristiana della riforma si è soffermato sul tema del “culto”, mentre nella seconda parte Jacek Słaby, della chiesa cristiana evangelica, ha cercato di rispondere alla domanda: “Che cosa è la fede?”. Le Giornate ecumeniche di Koden´ sono nate dopo l’incontro dei giovani di Taizé svoltosi a Parigi nel 1982. Un anno dopo, p. Andrzej Madej OMI ha promosso le prime giornate e da allora, gli organizzatori sono sempre i Missionari Oblati di Maria Immacolata di Koden´. Nel corso degli anni migliaia di persone associate a varie comunità cristiane sono passate da questo luogo, specialmente molti giovani attirati dal carattere concreto degli incontri, meno marcati da complessi aspetti teorici e da problematiche teologiche. Infatti, le Giornate ecumeniche di Koden´ hanno lo scopo di riunire i cristiani per pregare insieme, per conoscersi e per stabilire relazioni cordiali tra loro. (fonte: koden.com.pl)

paraguaiane ed attualmente è in stage presso la parrocchia di San Rafael al Cerro. Hector, dopo la celebrazione, ha ringraziato quanti lo hanno incoraggiato nella decisione di seguire la via della consacrazione missionaria. (fonte: Boletín mensual, Caminemos juntos)

La Provincia di Indonesia dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, il 21 maggio scorso ha celebrato il suo ventesimo compleanno, perché nello stesso giorno del 1993, nella cappella delle suore di S. Carlo Borromeo a Yogyakarta, p. Marcello Zago OMI erigeva la Provincia di Indonesia. Questo passaggio storico è frutto di un’esperienza missionaria iniziata con l’arrivo dei primi missionari australiani nella diocesi di Purwokerto, nello Java Central, il 25 ottobre del 1971. Nel 1972 Patrick Moroney, David Shelton, Patrick Slattery e John Kevin Casey hanno cominciato a lavorare nella diocesi di Purwokerto e nel 1975 nell’arcidiocesi di Jakarta. Pochi anni dopo, nel 1982, a Yogyakarta gli Oblati hanno aperto lo scolasticato e nel 1985 il noviziato. In seguito, arrivarono in Indonesia anche gli Oblati francesi espulsi dal Laos. Si stabilirono nella diocesi di Sintang, Kalimantan West (Bornéo), il 25 gennaio 1977. Successivamente gli Oblati iniziarono il loro apostolato attraversando boschi e discendendo i fiumi in cerca di anime desiderose di incontrare il Signore. Gli ultimi a mettere piede in Indonesia sono stati gli Oblati italiani, anch’essi espulsi dal Laos. Il 25 aprile 1977 si stabilirono nella

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Cecilia (Firenze)

Alessio

da membro del movimento. Nico. Ascoltare le esperienze di chi mi ha preceduto nel cammino, mi ha fatto rendere conto di come Dio stia lavorando nella mia vita. Sento forte l’invito quotidiano a vivere nell’Amore. Silvia. Il percorso mi vede oggi tra i giovani-adulti, in una fase in cui si presentano scelte importanti per le quali ho bisogno di trovare un sostegno nella comunità e,

Davide

a livello personale, di fidarmi pienamente di Dio. Cecilia. Non penso esista un vero e proprio punto di arrivo. L’essere lì per me è stata la riconferma del mio quotidiano e costante “sì” a Dio, anche quando il mondo mi diceva altro. Cosa hai ricevuto e cosa pensi - e speri - di aver donato all’interno dell’MGC?

Claudia

Alessio. Penso di aver ricevuto un aiuto importante per affrontare la vita con le sue crisi. Spero di aver fatto la mia parte nel formare una famiglia unita. Laura. Ho ricevuto l’entusiasmo di chi ha rinnovato nella sua vita il ‘si’ al Vangelo. Credo di aver donato ascolto. Claudia. Ricevuto: la consapevolezza di essere in grado di amare me stessa e gli altri.

Verónica, Nacho e José Luis al 25° dell’MGC

È stata un’esperienza bella condividere tre giorni con duecento giovani italiani che ci hanno accolto in modo eccellente. Questi giorni sono stati

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per noi un regalo sotto molti aspetti. Ci siamo incontrati per un unico motivo molto più grande di qualsiasi difficoltà: vivere un’esperienza forte di Dio. Abbiamo sperimentato il grande amore di Dio in ognuna delle persone con le quali abbiamo vissuto “fino in fondo” l’anniversario del movimento oblato dei giovani in Italia. Per noi, abituati a meno gente, aver vissuto questi giorni con duecento persone unite da un ideale comune, come l’amore per Gesù

Cristo e per i tutti i fratelli, alla luce del carisma oblato di S. Eugenio, è stato un regalo che ci siamo portati in Spagna con l’unico proposito di poter trasmettere tutto quello che abbiamo vissuto ai nostri giovani e adolescenti di Aluche (parrocchia oblata a Madrid, ndr) e della Spagna, perché un giorno possano avere questo “regalo” anche qui. Come ci dicevano in molti: “preghiamo per voi con la speranza che tra qualche anno si possa celebrare la stessa cosa in Spagna in unione con le due realtà dell’unica Provincia oblata mediterranea di cui facciamo parte”. Sentiamo una gioia immensa che ci fa ripensare la nostra vita di fede: come vogliamo vivere la nostra


mgc news

Michele

Silvia (Calabria)

Donato: quello che sono senza risparmiarmi. Davide. Il movimento è stato parte del mio cambiamento, penso di aver ricevuto tanto: nella crescita cristiana, nell’atteggiamento di accoglienza e interesse verso l’altro e nella testimonianza della fede. Spero di aver donato un pò di me. Giovanni. Nel cammino MGC ho ricevuto delle amicizie profonde

fede, come trasmettere questa gioia, questa esperienza nelle nostre realtà più vicine: con la famiglia, gli amici, a scuola e nella stessa comunità parrocchiale. Portiamo nel cuore molti esempi di vita, vecchie conoscenze ritrovate e infinite nuove amicizie e varie comunità che siamo sicuri ci porteranno nelle loro preghiere, desiderando che questa esperienza che abbiamo vissuto e sentito, presto inizi in Spagna. Con l’intercessione dei beati martiri oblati possa trasmettersi ai giovani, e che questi possano rispondere generosamente a questa chiamata. José Luis, Nacho e Vero (Spagna)

Giovanni

fondate sul comune cammino verso Dio. La testimonianza di chi cammina come me mi fa sentire di non essere solo. Ho donato all’MGC, soprattutto nella mia zona, tutto me stesso, mettendolo ai primi posti della scala delle priorità. Cecilia (Me). Penso di aver ricevuto il dono della famiglia oblata, della comunità. Far parte di questa grande famiglia è un dono bellissimo. Spero di essere riuscita a trasmettere la passione per il movimento e l’amore per Gesù. Michele. La voglia di farne parte fino in fondo. Al movimento devo davvero tanto! Credo di aver ricevuto soprattutto la capacità di sfruttare al meglio e per gli altri, tutte le cose belle che oggi so di avere anche io, e che solo l’MGC ti tira fuori. Nell’oggi, e per il futuro, quali finalità deve darsi il movimento? Laura. L’MGC dovrebbe sforzarsi di essere promotore di progetti caritatevoli che mettano in discussione la nostra vita scomodandola. In questo modo possiamo essere fedeli all’eredità di S. Eugenio.

Cecilia (Messina)

Giovanni. Il cammino MGC deve anzitutto formare buoni cristiani e aiutare noi giovani nel discernimento. Il mezzo con cui fare ciò è la missione, che è la peculiarità che contraddistingue il nostro carisma. Cecilia (Me). Rendere Cristo più “accessibile” a tutti, coinvolgendo e attraendo sempre più giovani verso Gesù. Nico. La sfida più grande è l’annuncio di una vita che, vissuta e radicata nel Vangelo, può raggiungere la sua realizzazione piena. Maria. Rafforzare i rapporti tra quelli che già fanno parte del movimento e consentire ai nuovi di lasciarsi affascinare dal clima di familiarità. Silvia. Credo che il movimento, oggi e in futuro, debba fortificarsi sempre più ricentrandosi continuamente in Cristo e nella preghiera; non perdere mai di vista il cuore che dà senso a tutto. Cecilia. Mi ha colpito ciò che p. Fabio Ciardi ha ribadito più volte durante il suo intervento: dobbiamo eccellere nel mondo laico, essere infiammati d’amore per Gesù. n

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fatti

Una vita

nuova

Il buio dentro e l’esperienza della misericordia di Dio. La testimonianza di Beatrice Fazi, l’incontro con Cristo che fa desiderare solo cose belle

di Angelica Ciccone angelica.ciccone@gmail.com

S

orriso dirompente, allegria e volto familiare per il grande pubblico. Attrice di cinema e teatro, i suoi ruoli più celebri sono quelli televisivi di Melina Catapano, la colf di Un medico in famiglia, e di Dora nella fiction Il restauratore. Ma Beatrice Fazi è anche una donna che ha avuto un’intensa esperienza di riscoperta della fede, che l’ha portata a percorrere un cammino verso una più autentica scelta di Dio. Accanto alla sua vita di moglie, madre di tre figli e attrice, attualmente è anche vicepresidente di Ol3, movimento di radicale ispirazione cristiana e laboratorio di politica e socialità che vuole tradurre in azione il “voi non vi rassegnerete” affidato ai giovani da Giovanni Paolo II a Tor Vergata (Roma).alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2000.

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don Fabio Rosini

Direttore del Servizio per le vocazioni della diocesi di Roma, è molto conosciuto per aver iniziato il progetto di Catechesi su I Dieci Comandamenti, diffusosi a macchia d’olio in tutta Italia. «Sin dall’inizio, ossia nel 1993, - dice don Rosini - gli incontri sui dieci comandamenti hanno avuto il fine primario di introdurre i giovani al discernimento sulla Volontà di Dio, e consentire loro di imparare a prendersi “la parte migliore”, intesa come la propria vocazione. Questo è, appunto, il senso degli incontri sui dieci comandamenti come vengono organizzati a cura dell’Ufficio per il servizio alle vocazioni». A fianco la homepage di lapartemigliore.org

chi è

Beatrice, com’è avvenuto il tuo primo incontro con la fede? Sono nata in una famiglia cattolica che per molti anni mi ha educato alla fede dandomi anche i sacramenti, facendomi fare il battesimo e la prima comunione. Poi i miei genitori hanno subìto la catechesi del mondo e ad un certo punto sono entrati in crisi, si sono separati e anch’io ho smesso di frequentare la parrocchia e mi sono allontanata. Quindi si può dire che per me c’è stato perlopiù un ritorno alla fede. Dopo essere partita da Salerno, la mia città natale, essere arrivata a Roma e aver vissuto qui per un po’ di anni, sono tornata alla chiesa, a cercare Cristo, perché ero scontenta delle esperienze che avevo fatto. Questa libertà che avevo tanto cercato, questa emancipazione dalla chiesa e dai comandamenti che avevo voluto vivere, in realtà mi aveva lasciata con un vuoto. È stato il bisogno di trovare un senso alla mia vita che mi ha portato poi a tornare alla chiesa. Dopo la proposta di alcune mie amiche di ascoltare delle catechesi, sono andata alla parrocchia di S. Maria Goretti, dove c’era don Fabio Rosini che teneva un ciclo di catechesi sui dieci comandamenti. Mi sono confessata

con lui e ho capito che la mia posizione era abbastanza “irregolare” per quelle che erano le “regole” che la chiesa dettava. Invece di reagire scandalizzandomi, ho accettato di obbedire e non comunicarmi, perché convivevo con il mio attuale marito, che era soltanto il mio fidanzato, ero incinta... insomma ero messa male! Eppure mi sono sentita accolta in quella confessione e in quell’invito ad ascoltare le catechesi e così ho cominciato a frequentare assiduamente la chiesa. Tutte le domeniche la messa, poi queste catechesi che si facevano una volta a settimana... ho cominciato un percorso e una relazione con Dio che mia ha cambiato la vita. È stato proprio un alimentare la fede, perché la fede non può essere alimentata senza l’ascolto della Parola e della predicazione.

Sono tornata alla chiesa, a cercare Cristo, perché ero scontenta

“La fede che si rende operosa per mezzo della carità - scrive Benedetto XVI citando le Scritture - diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo” (Porta Fidei 6). In che modo questo incontro con Dio ha cambiato concretamente la tua vita? Prima di tutto ridandomi la speranza,

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fatti

Viva Tambicò L’inaugurazione del tredicesimo dispensario del progetto Alìn’li. Il racconto dell’assessore del comune di Grottaferrata di Luciano Andreotti

A

rriviamo a Tambicò da Farim con due Toyota pickup sulle quali è divisa la delegazione ufficiale per l’inaugurazione del nuovo dispensario sanitario. È l’ultimo di tredici dispensari del progetto di cooperazione allo sviluppo denominato Alìn’li (parola creola che significa “eccomi”) che tredici comuni dei castelli romani e prenestini hanno realizzato attraverso il coordinamento dell’omonima comunità montana. Farim è un centro della regione nord orientale dell’OIO in Guinea-Bissau, un tempo elegante presidio portoghese ed attualmente, retaggio del colonialismo, uno dei tanti poverissimi centri dell’Africa subequatoriale; Tambicò è un piccolo villaggio immerso nella foresta. La delegazione è composta dai rappresentanti della XI comunità montana, capofila del progetto, dal comune di Grottaferrata (Rm) che ha adottato il dispensario del villaggio di Tambicò e dai missionari OMI, p. Carlo Andolfi e fr. Benoit Diouf dal Senegal, impegnati nella relativa gestione.

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Pillole

È uno Stato dell’Africa Occidentale ed è una delle più piccole nazioni dell’Africa continentale. Confina col Senegal a nord, con la Guinea a sud e a est e con l’Oceano Atlantico ad ovest. Al largo della capitale, Bissau, è situato l’arcipelago delle isole Bijagos, centinaia di isole di varie dimensioni, molte delle quali disabitate. Precedentemente colonia portoghese con il nome di Guinea Portoghese, la Guinea-Bissau proclamò l’indipendenza dal Portogallo il 24 settembre 1973 (poi riconosciuta il 10 settembre 1974). Al nome originario fu aggiunto quello della capitale Bissau per impedire

guinea-bissau

la confusione con il vicino stato della Guinea, ex colonia francese. Linguea ufficiale Capitale Forma di governo Indipendenza Ingresso nell’ONU Superficie totale Superficie delle acque Popolazione totale Densità Tasso di crescita

PORTOGHESE BISSAU (197.610 AB. / 1991) GIUNTA MILITARE DAL PORTOGALLO NEL 1974 DAL 1974 36.120 KM² 12 % 1.515.224 AB. (2012) 45 AB./KM² 1,971% (2012)

Tambicò

Per il viaggio si sceglie il tragitto diretto, ma più lungo, una pista mal ridotta di 70 km che attraversa una foresta di anacardi, unica risorsa della GuineaBissau. L’alternativa, più veloce e tranquilla, è la pista principale che passa per Mansabà, però bisogna attraversare il rio Cacheu con una specie di traghetto: troppo complicato. In alcuni tratti la pista assomiglia più al letto di un ruscello che a una strada, ai lati ogni tanto compare qualche mini villaggio o singole capanne di agricoltori o allevatori di bovini, capretti e maiali: le vecchie capanne sono circolari con mattoni di terra e paglia per tetto, le nuove sono rettangolari con tetto a padiglione o a capanna, in legno e lamiera. Ad un bivio la pista procede diritta A fianco, l’inaugurazione del dispensario di Tambicò; in apertura l’incontro con la gente di Tambicò, nello spazio allestito per l’importante occasione

gli abitanti di Tambicò intonano un canto di benvenuto e ringraziamento verso il confine con il Senegal, girando a destra, si prosegue per Tambicò: all’incrocio una “barriera” formata da un filo di spago e stracci imita una dogana, alcune donne in uniforme (le mogli dei militari…) esigono il dazio. P. Carlo prova a spiegare che siamo in Quaresima, una stagione di penitenza e povertà, ma poi è costretto a lasciare qualche franco. Si continua quindi per Tambicò attraverso la foresta di ana-

cardi sempre più fitta, anche se a tratti compare un inizio di deforestazione. Dietro uno striscione, grande quanto la pista c’è tutto il villaggio. In perfetta scala anagrafica tutti gli abitanti di Tambicò, disposti su due file, intonano un assordante canto di benvenuto e ringraziamento, capiamo soltanto la parola “Obrigado, obrigado Senor”, il grazie in portoghese. Il corteo cambia senso di marcia e senza smettere di cantare, si dirige verso il villaggio, ormai è una festa, i nostri delegati sono stupiti e spunta qualche lacrima di commozione. Tutti gli abitanti si vogliono presentare dal più piccolo, agli anziani con i volti scavati, le tuniche ricamate e i cappellini colorati. Tutti tendono la mano tutti vogliono un contatto, tutti aprono un sorriso. È difficile resistere, ci sentiamo… come non ci siamo mai sentiti. Hanno preparato il comitato d’onore con le sedie disposte ad arco sotto gli alberi, al riparo dai quaranta gradi al

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lettere dai missionari

MISSIONI

OMI

La luce di Cristo

P. Domenico Rodighero, OMI

Abbiamo iniziato il catechismo dei ragazzi che si preparano alla comunione e alla cresima. È un mese di corso intensivo che rende i pochi locali della parrocchia un vero e proprio campo di battaglia. Nei momenti di pausa i ragazzi si scatenano, corrono dappertutto, si arrampicano sulle poche piante che abbiamo e giocano senza badare alla temperatura che raggiunge, talvolta, i quaranta gradi. Dà gioia rendersi conto che qualche famiglia ancora sente il bisogno di educare i figli nella fede. In fondo Bangkok non è molto diversa dalle nostre città secolarizzate dove le relazioni si consumano con un messaggio e le tensioni si scatenano con un tweet. E poi i rifugiati. Anche oggi una donna congolese con un bambino in braccio si è presentata in parrocchia, era mezzogiorno, stavamo mangiando: «Siediti, come ti chiami?», «Helen», «e il bambino?», «Andrew!» «perché sei qui in Tailandia?»; «sono venuti in casa mia, al villaggio, cercavano mio marito, volevano ucciderlo, ma per fortuna non c’era e hanno preso me»; «di cosa hai bisogno?»; «non ho soldi,

non ho da mangiare, puoi aiutarmi»; ho preso un piatto anche per lei e poi un po’ di soldi. Tra qualche giorno ritornerà! Quanto poco si può fare per questi “poveri cristi”. Per fortuna anche la veglia di Pasqua è arrivata e mentre entravo in chiesa con il cero acceso, pesante e scivoloso nelle mani sudate per il gran caldo, non potevo non pensare che Gesù è davvero l’unica speranza, l’unica luce per noi. La follia della sua proposta è davvero buona notizia per noi rissosi e scontenti. Mentre salivo gli scalini del presbiterio, con il cero in mano, vedevo entrare nella chiesa buia tutte quelle fiammelle luminose e mi venivano in mente le parole di due uomini delusi e disperati: «Resta con noi Signore perché si fa sera e il giorno già volge al declino». La sua piccola luce sarà sempre la nostra speranza, anche nelle situazioni più difficili. Domenico Rodighiero OMI Thailandia

Una direzione “oblata” La città di Firenze fornisce l’esempio della comunità ucraina che ha celebrato il suo decimo anniversario realizzando una splendida

iconostasi bizantina per la chiesa de santi Simone e Giuda. L’opera, di notevole pregio artistico, è ora parte integrante del patrimonio della diocesi. Le città capaci di avviare un clima favorevole al confronto sono quelle che, ovviamente, ne traggono più immediato vantaggio in termini di patrimonio culturale, nonché di tradizione cristiana. La Giornata mondiale nel capoluogo toscano riflette l’impronta missionaria della regia “oblata” di p. Stefano Messina OMI: dalla messa in più lingue, animata dalle varie comunità, al pranzo multietnico di condivisione delle tradizioni gastronomiche internazionali, fino alla festa incontro all’auditorio della “Calza”. “Festa”, ma anche “dialogo” per confrontarsi sui temi dell’immigrazione. Associazioni assistenziali quali: Caritas, Agisjf, Comunità di Sant’Egidio unanimemente dichiarano che il processo di integrazione oggi è più difficile che mai a causa della crisi economica. Non si può certo negare agli Enti Pubblici il diritto di regolare i flussi migratori secondo le politiche ad essi

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