Mirano Magazine marzo 2015

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Suppl. a «Guida Casa» - Autorizzazione Tribunale di Venezia N. 1219 del 13/03/1996 - Distribuz. gratuita Direttore responsabile: Laura Colognesi - Coordinatore redazionale: Paolo Leandri - Segretario di redazione: PAOLO TREVISANATO - tel. 041.430036 Associazione ricreativa senza scopo di lucro “Mirano al Pozzo” - Via Giudecca, 26/6 - 30035 Mirano (Ve)

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Il Summer Festival torna in grande stile

Campane tornate più belle

pagg. 01 e 03

Il Premio “Fungo d’oro” pag. 09

pag. 12

EDITORIALE

GLI AUGURI DI “BUONA PASQUA” DALLA REDAZIONE In occasione della Pasqua 2015 tutta la Redazione di “Mirano Magazine” augura ai lettori, agli inserzionisti pubblicitari, ai simpatizzanti e a tutta la comunità i più sinceri auguri che ciascuno riesca a realizzare le proprie aspettative di vita. Nonostante il perdurare di una crisi che non è solo economica, ma anche sociale, culturale e politica, il comprensorio comunale miranese sta dimostrando di avere al proprio interno una molteplicità di fermenti che rende il territorio attivo e dinamico, di possedere una ricca presenza di associazioni di volontariato, di essere una realtà tutto sommato benestante per quanto riguarda il reddito pro capite. Va inoltre sottolineato che il nostro territorio è ricco anche dal punto di vista storico-culturale soprattutto grazie all’attività artistica dei “Tipolo”, alla presenza di numerose ville e di parchi simbolo di un’antica tradizione che non deve andare persa, e ai rinomati ristoranti in grado di offrire ai turisti la prelibatezza di una genuina produzione nostrana.

A fronte di tutto questo però non bisogna sottovalutare la persistenza di aspetti problematici, non ultimo quello dei costi proibitivi delle abitazioni, a causa dei quali molti giovani, per formare una famiglia, sono costretti ad emigrare, o la precaria situazione di persone che con lo stipendio o la pensione a fatica riescono ad arrivare a fine mese per il costo troppo gravoso anche dei generi di prima necessità, oppure la difficile situazione della Casa di Riposo “Mariutto” che richiede non soluzioni “di parte”, ma che mettano al primo posto il rispetto, il benessere e la dignità delle persone anziane. L’augurio della Redazione allora non può che essere un auspicio perché possano essere attuate tutte le opportunità atte a migliorare la vita dei cittadini, con una particolare attenzione rivolta ai più “deboli”, in modo che i miranesi sappiano superare i propri particolarismi e si sentano una “comunità” aperta e attenta a tutto ciò che può rendere la loro città sempre più a misura d’uomo. Paolo Leandri

IL SUMMER FESTIVAL TORNA IN GRANDE STILE

I grandi concerti con le migliori cover del panorama nazionale e internazionale, ma anche i cartoni animati per i bambini e le esibizioni delle migliori scuole di ballo del Miranese. Sta prendendo forma il Summer Festival 2015, l’associazione Volare ha già fatto pervenire all’amministrazione comunale un programma dettagliato

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della manifestazione. Probabilmente si partirà il 3 luglio e l'appuntamento animerà Mirano fino alla fine del mese. Non mancheranno le sorprese e le serate da tutto esaurito. Nell’area degli impianti sportivi di via Matteotti sarà riproposto ancora una volta un evento estivo in grande stile, la mac-

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DOTT.SSA MONICA MION: ECCELLENZE MIRANESI pag. 51

L’ESODO DAL MIRANESE DEI NOSTRI BRAVI RAGAZZI pag. 50

MIRANESI NEL MONDO pagg. 38 e 50

china organizzativa si è già messa in moto e il presidente Paolo Favaretto punta molto sul tasto dei giovani: “Per noi è importante proporre qualcosa per i giovani per trattenerli qui a Mirano – dichiara Favaretto – e vorrei sottolineare che qui non ci sono mai stati episodi di alcol, droghe o eccessi vari. Al Summer Festival i ragazzi

COME RISPARMIARE SUL PREZZO DEL CARBURANTE

continua a pag. 03

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“La Professione unita alla Passione” ......diffidate dalle imitazioni...... Seguici su facebook e cerca... Studiopfm...

BUONA PASQUA

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marzo 2015 Editore: Supplemento a “Guida Casa” Registrazione al Tribunale di Venezia N.1219 del 13/03/1996 Direttore responsabile: Laura Colognesi Coordinatore redazionale: Paolo Leandri Segretario di redazione: Paolo Trevisanato Tel.041/430036 miranomagazineweb@gmail.com

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In questo numero di marzo 2015 Editoriale

pag. 1

L’Expo a Mirano

pag. 5

Marzo, mese per le donne

pag. 6

Musica... che emozione!

pag. 7

Crisi economica e volontariato

pag. 8

Nuovo padiglione alla Mariutto

pag. 8

La scuola negli anni sessanta

pag. 10

Marketing & Comunicazioni: Giorgio Pesce miranoalpozzo@gmail.com

Sara Campesan alla Casa delle Muse pag. 19 Oscar de Gaspari, l’ultimo libro

pag. 19

Direzione e Amministrazione: ASD Mirano al Pozzo miranoalpozzo@gmail.com

Storia dei Bersaglieri

pag. 21

Ecologia

pag. 22

Elena Doria neolaureata

pag. 27

Vetrego, ladri in casa

pag. 33

Prodotti tipici del triveneto

pag. 33

Sergio Vittorio Masaro

pag. 34

Meteo Mirano

pag. 37

Stampa: Centro Servizi Editoriali S.r.l. Grisignano – Vicenza

Mirano Al Pozzo

pag. 45

Micronido ad indirizzo musicale

pag. 47

Periodico Mirano Magazine: Distribuzione Gratuita

Cloud computing

pag. 47

Mauritius

pag. 48

Dai Laghi Masuri… a Vetrego

pag. 51

Mangiare e bere da Gino

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vengono, cantano, si divertono e tornano a casa. Senza contare un secondo aspetto sociale molto positivo: diamo lavoro a fornitori e altre ditte esterne”. Negli ultimi mesi il Comune di Mirano e gli organizzatori del Summer Festival hanno dovuto fronteggiare anche la protesta di un gruppo di residenti, ma per questo aspetto Favaretto ha già

la soluzione: “Sarà un Summer Festival più breve, di minor impatto sonoro e rivolto maggiormente a bambini e famiglie”, ha annunciato a fine febbraio. Le cover band rappresenteranno sempre il piatto forte del weekend, ma nei primi giorni della settimana il Summer ospiterà anche animazioni per bambini ed esibizioni delle scuole di ballo. Molti contatti sono già stati avviati, entro maggio tutto sarà messo a punto. L’edizione 2015 sarà la nona: negli anni il Summer Festival è cresciuto continuamente consacrandosi come uno dei principali eventi estivi di tutta la provincia di Venezia. A Mirano infatti nelle ultime edizioni sono arrivati migliaia di giovani, non solo dal Miranese e dalla Riviera del Brenta, ma anche dal Padovano

e da tutto l’hinterland mestrino. Arriveranno anche quest’anno, per cantare a squarciagola le canzoni di Ligabue, U2, Queen, Max Pezzali, Jovanotti e molti altri artisti di grande richiamo. E il prossimo anno cosa succederà? “Siamo disposti a valutare altre zone” ha sempre detto Favaretto. L’attenzione è soprattutto per il parco urbano di via Porara, di proprietà della società autostradale Cav. Anche il Comune di Mirano vedrebbe di buon occhio questa soluzione, il dialogo con Cav è già stato avviato. Tra quelle collinette Favaretto desidera allestire molti chioschetti colorati coinvolgendo anche gli altri locali miranesi, per proporre una manifestazione sempre più grande, una manifestazione in grado di festeggiare degnamente il decimo anno del Summer Festival. Sarà necessario utilizzare un terreno privato portando la ghiaia necessaria per realizzare un ampio parcheggio, ma ci sarà un anno intero per valutare la soluzione migliore. Il 2016 è ancora lontano, intanto si pensa a quest’estate: gli organizzatori vogliono stupire ancora e regalare momenti di grande divertimento: gli ingredienti ci sono. Paolo Trevisanato

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L’Expo a Mirano con “I colori del gusto nella Terra dei Tiepolo” Il 2015 segnerà per Mirano dei significativi passi avanti nel campo del turismo e, più in generale, della promozione delle peculiarità del suo territorio. Questo, infatti, sarà l’anno dell’Expo di Milano, ma anche della declinazione veneziana della manifestazione, che rappresenta un’importante vetrina per far conoscere la nostra terra, la sua bellezza e le sue caratteristiche paesaggistiche, artistiche ed enogastronomiche. Per questo obiettivo potremo contare sul progetto “I Colori del Gusto nella Terra dei Tiepolo. Itinerari tra corsi d’acqua, mulini e risorgive”, che, approvato dal Comitato Expo Venezia, vede Mirano come capofila. Il progetto punta a riorganizzare e valorizzare le risorse dei sette comuni del Miranese in termini di ricettività, ristorazione, prodotti agroalimentari, beni culturali, ambientali e storici. Gli strumenti a disposizione saranno guide cartacee, applicazioni per smartphone e tablet, eventi speciali nel corso del 2015. Mirano e il Miranese, dunque, possono diventare sempre più un’importante meta del turismo

detto slow, ‘lento’, quello cioè che punta sulla qualità, sulla scoperta del territorio senza fretta, attraverso mezzi ed esperienze alternative, più vicine allo spirito del luogo che si va a conoscere: bicicletta e passeggiate; arte, cultura e ed eccellenze nel cibo. Qualità e benessere nell’esperienza turistica, come quelle che caratterizzano la vita quotidiana nella nostra terra, ricca di servizi e attrattive. Un ulteriore impulso in questo senso è di recente giunto dalla Regione Veneto, che ha stanziato finanziamenti per due progetti che aiuteranno a sviluppare l’industria turistica nella nostra Città e nei centri vicini. Il primo progetto è “Interventi mirati al miglioramento dei parchi storici Belvedere-XXV Aprile e Villa Giustinian Morosini”, che beneficerà di 340.000 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche nell’area e per l’installazione di nuova segnaletica (orientamento, segnalazioni di pericolo), con particolare attenzione alle necessità di non vedenti e audiolesi. Grazie a questi fondamentali interventi, villa

Giustinian Morosini potrà fungere anche da attrezzata sede espositiva. Spazi, quelli dei parchi e della villa, che potranno essere messi a disposizione anche in occasione dell’Expo. Il secondo intervento della Regione è il finanziamento di 369.875 euro per il progetto pilota “Mirano: cultura, shopping ed enogastronomia”, presentato dal Comune di Mirano in collaborazione con Confcommercio imprese per l’Italia del Miranese e Confesercenti di Venezia, nell’ambito dell’individuazione dei nuovi Distretti del Commercio ai sensi dell’art. 8 della legge regionale n. 50/2012. Sono previsti sia interventi strutturali, che riguardano l’accessibilità e l’arredo urbano (ad esempio si ipotizza di realizzare uno spazio polifunzionale nella corte di Villa Errera), sia interventi di promozione del distretto del commercio (ad esempio azioni che riguardano il marketing urbano e territoriale, veicolati dalle presenze culturali e dalle eccellenze territoriali del distretto) e di miglioramento dei servizi legati all’accoglienza turistica. L’area interessata è quella

del centro storico allargato, da via Mariutto a via Gramsci, da via Vittoria a via Cavin di Sala. L’operazione è finalizzata a creare una rete di cittadini e imprese per accrescere l’attrattività del territorio. Tra i partner ci sono anche Pro Loco Mirano, Ascom Servizi,CNA, CGIA, CIA, Coldiretti, Filarmonica di Mirano e altri. Grazie a questi interventi Mirano potrà crescere in qualità e competitività nel turismo, uno dei settori più crescita nel Paese e in grado di offrire possibilità di sviluppo e impiego.

Maria Rosa Pavanello Sindaca di Mirano

Le politiche per i giovani, lo sport, la casa e il lavoro Crisi e disoccupazione: Avviato il “Progetto Lavoro” Nel corso del mese di dicembre 2014 ha preso avvio il «Progetto lavoro» (come da delibera di Giunta Comunale n. 148 del 27/08/2014): sette disoccupati miranesi, quattro italiani, tre stranieri, sono stati assunti dalla cooperativa Consorzio Insieme per conto del Comune, per svolgere lavori di sorveglianza dei parcheggi e pulizia di piazze e parchi. Il progetto è nato dall’impegno del piano di zona marginalità dell’Ulss 13 e mi ha visto come Assessore competente fin da subito impe-

gnato, al fine di dare risposte concrete ai nostri concittadini che si trovano ad affrontare la crisi e la disoccupazione. Questo progetto, che comprende altri Comuni, ha avuto il finanziamento oltre che dei singoli Comuni, dove Mirano ha cofinanziato il progetto con 13845,06 euro, anche della Regione Veneto, delle Caritas diocesane di Padova e Treviso, territorialmente competenti per i diversi comuni oltre al contributo della Fondazione Riviera Miranese. Mirano è stato il primo a partire; i disoccupati lavoreranno per cinque mesi per 16/18 ore settimanali da lunedì a

venerdì: cinque sorveglieranno i parcheggi, due garantiranno la pulizia della piazza, delle vie e dei parchi. È un progetto molto valido, ed è l’unico che ci consente di dare risposta sia alle esigenze di impiego per i sempre più disoccupati e famiglie in crisi, sia alle richieste sacrosante di decoro e sicurezza della città e dei parcheggi in particolare. “Impianto sportivo PATTINODROMO di Scaltenigo”

Con la determina n. 716 del 01/10/2014 ad oggetto “LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE E MESSA A NORMA DEL PATTINODROMO COMUNALE - 1° LOTTO: PISTA – APPROVAZIONE PROGETTO DEFINITIVO - ESECUTIVO E DETERMINAZIONE A CONTRARRE” l’Amministrazione Comunale ha voluto dare un forte segnale alla realtà sportiva e sociale di Scaltenigo, garantendo 130000 euro di finanziamento per l’adeguamento della struttura sportiva comunale. I lavori per l’ottanta per cento risultano essere già conclusi, mentre il restante sarà terminato come da progettazione ad aprile 2015. Come Amministrazione abbiamo voluto dare dei segnali forti a tutto il mondo dello sport Miranese, anche in questo periodo di grosse difficoltà economiche, a testimonianza dell'impegno che tutti mettiamo a sostegno dell'attività sportiva, che per noi ha forte importanza e significativi risvolti anche a livello sociale. Abbiamo scelto di dare questo segnale partendo da una storica società del nostro territorio, tra le più titolate in Italia e al mondo, quale è il GSS Scaltenigo, nel quale gareggiano atleti del calibro di Daniel

Niero ed Erika Zanetti, arrivati a essere campioni del mondo. Abbiamo fatto tutto il possibile per garantire un impianto all’altezza, come faremo tutto il possibile in futuro per sostenere anche le altre società e gli altri sport della nostra Città. Siamo orgogliosi quindi di comunicare che ospiteremo la gara Gran Prix Nazionale del 30 e 31 maggio su una pista completamente rinnovata, dove fra l’altro quest’anno ospiteremo altri importantissimi eventi: il 17 maggio i Campionati Regionali Veneto e a settembre i Campionati Italiani. “Impianto sportivo STADIO Comunale di Campocroce” Nel corso del mese di ottobre 2014, l’Amministrazione Comunale ha provveduto ad affidare i lavori per la fornitura delle sedute per la tribuna del campo calcio di Campocroce, ed il completamento dei lavori delle opere di impermeabilizzazione pedonabile di gradoni in calcestruzzo armato della tribuna stadio campo calcio di Campocroce, oltre ad aver ampliato l’illuminazione dello stesso impianto, al fine di mantenerne l’agibilità e rendere più efficiente la struttura. L’investimento di 50000 euro persegue l’obiettivo anticipato che ci siamo imposti, di garantire sempre un impianto all’altezza del nome di Mirano e delle nostre società sportive, come faremo tutto il possibile in futuro per sostenere anche le altre società e gli altri sport della nostra Città, sia la società sportiva Atletica Libertas Mirano (adeguamento della pista di atletica) sia l’US Zianigo Calcio e tante altre. Ci tengo a sottolineare che interventi sono stati fatti anche sia all’interno della Piscina Comunale che della palestra Azzolini di Via Villafranca.

Cristian Zara Assessore alle politiche per i giovani, lo sport, la casa e il lavoro Comune di Mirano


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MARZO, TUTTO UN MESE PER LE DONNE La giornata dell’8 marzo, che è nata dalla commemorazione di un evento tragico e non è una festa come negli ultimi anni si intende, anche quest’anno è stata il punto di avvio di un mese interamente dedicato alle attività culturali delle donne. Poiché l’aumento di femminicidi è una preoccupazione ormai generalizzata non solo tra le donne ma anche tra gli organi istituzionali, si è iniziato con un convegno sulla violenza domestica dedicato alla memoria di una avvocata miranese di recente scomparsa, Margherita Tonolo. E’ stato organizzato dalla Camera Penale degli avvocati del Miranese e della Riviera del Brenta. Grande interesse ha riscosso la giornata sulla salute e sul benessere femminile, promossa domenica 8 marzo dall’A.Ulss 13 e dall’associazione Cuore Amico; in piazza Martiri è stato allestito uno stand informativo sulla prevenzione cardiovascolare femmi-

nile con particolare riguardo al periodo della menopausa. Nel pomeriggio è andato in scena uno spettacolo al teatro Belvedere dal trasparente titolo “Donne di venerdì”. L’8 marzo è per l’ampio territorio del miranese una giornata da celebrarsi insieme; infatti a Noale, che è capofila della Commissione Intercomunale Pari Opportunità del Miranese, sono stati raccolti i prodotti dei laboratori attivati in ciascun comune con il titolo “Appese a un filo”, forma ormai diffusa di arte partecipata. Per preparare questa giornata la Commissione di Mirano aveva invitato tutte e tutti sabato 28 febbraio in piazza Martiri. Inoltre ogni venerdì del mese, nell’auditorium “Madre Teresa di Calcutta” in Corte Errera, si sono svolte presentazioni di libri, a cura della Biblioteca comunale, che avevano per oggetto la storia, l’antropologia, la poesia, la spiritualità femminile. L’iniziativa era intitolata “Donne e libri in

corte”. Anche la stagione teatrale ha visto per marzo due spettacoli a protagonismo femminile. Nel primo, “Regina Madre”, in scena Milena Vukotic, attrice versatile e brillante in un testo di spiazzante attualità. Nel secondo, “Svergognata”, una attrice del contemporaneo teatro sperimentale, Antonella Questa, ha raccontato attraverso il linguaggio comico quanto la schiavitù dell’immagine e desiderabilità sociale ci distraggano dalle vere potenzialità sopite in ognuno di noi. Dal 15 marzo al 12 aprile nella Casa delle Muse, presso la Barchessa Giustinian Morosini “XXV Aprile”, è allestita la mostra “Librarsi” dedicata all’artista veneziana Sara Campesan, le cui opere si ispirano ai testi di Virginia Wolf. Tale nutrito calendario è stato organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la

Commissione Pari Opportunità e con la Consulta della Cultura. All’energia e alla passione delle donne impegnate in questi campi va il merito di conservare, di anno in anno, la memoria e la storia femminile e di dare una cifra culturale ad una data che rischia di scivolare nel consumismo e nella banalità ripetitiva. Renata Cibin delegata comunale alla Cultura e alle Pari Opportunità

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MIRANO CENTRO: proponiamo in vendita porzione di bifamiliare dalle ampie metrature; disposta su più livelli si compone di: ingresso, ampia zona giorno con cucina abitabile, ripostiglio, bagno, terrazzo al piano terra; al piano primo due camere da letto, cameretta/studio, due bagni e poggiolo. Taverna di 20 q, garage, magazzino e scoperto privato. Cl. D Euro 350000 Rif 821 SANTA MARIA DI SALA: CASELLE; proponiamo in vendita appartamento al piano terra dalle generose dimensioni: ingresso, soggiorno con angolo cottura di 37 mq; disimpegno; due camere matrimoniali; bagno; garage e due posti auto scoperti. Scoperto privato di 130 mq. Ottima opportunità. Cl. D Euro 118000 Rif 871 MIRANO: Via Porara, appartamento nuovo composto da: ampio soggiorno con angolo cottura di mq 30 circa, due camere, ampio disimpegno, bagno, garage, scoperto privato di 270 mq. Cl. B Euro 169000 Rif 873 MIRANO ZIANIGO: in nuovo zona residenziale proponiamo in vendita mini appartamento posto al piano terra. L’immobile si compone di: ingresso, soggiorno con angolo cottura, bagno, disimpegno, garage e posto auto. Cl C. Euro 80000. Rif 666 M I R A N O : Zianigo; in tranquilla zona residenziale, proponiamo in vendita appartamento in duplex dalle generose dimensioni. Si compone di: ingresso, ampio soggiorno, cucinino, tre camere da letto, due bagni, poggiolo e garage di 21 mq. Cl. D Euro 129000 Rif 881

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Novità fiscali 2015 "Semplice e Veloce" Da Sblocca Italia e Legge di Stabilità sono arrivate semplificazioni procedurali per i lavori, quali accorpamento o suddivisione di immobili. Prorogate per l'anno le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni e del 65% per l'efficientamento. Ecco tutti i vantaggi. La casa, il tuo mondo. È dove sei cresciuto. Dove sei diventato indipendente. È dove hai messo tutto te stesso. Per questo, se devi fare dei lavori, non rimandare. Meglio Approfittare delle agevolazioni consentite dal Governo. Per intervenire e modificare gli edifici e gli appartamenti, oggi con le novità introdotte dallo "Sblocca Italia" (Legge 11 novembre 2014, n. 164) sono state semplificate alcune procedure e abbattuti alcuni costi, previsti dall’attuale norma: Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) Cosa puoi fare oggi in modo più semplice? Puoi ristrutturare il tuo appartamento: rinnovare e sostituire alcune parti, come l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti, realizzare e migliorare i servizi igienico-sanitari e tecnologici. Puoi dividere un alloggio grande in due più piccoli, o puoi unire alloggi contigui (sia sullo stesso piano che su piani differenti) per realizzarne uno più grande, potrai modificare così la superficie della tua abitazione secondo le nuove esigenze familiari. Tra le opere consentite è anche possibile rinnovare e sostituire parti strutturali degli edifici, come scale pilastri travi muri portanti e altro, ma se sono previsti questi tipi di interventi le procedure saranno differenti. Mi raccomando non puoi modificare la volumetria complessiva degli edifici e non puoi modificare la destinazione d’uso, per esempio non puoi far diventare una casa un ufficio o altro. Per ulteriori approfondimenti vai sul sito della regione e del comune. Come fare? Per dividere o unire gli appartamenti, si possono fare i lavori senza dover ottenere alcun permesso da parte del comune. Sarà necessario, prima di dare inizio ai lavori, trasmettere al comune, anche semplicemente per via telematica senza recarsi negli uffici, la Comunicazione di Inizio Lavori, la così detta CIL, accompagnata da un' osserverazione di un tecnico abilitato alla professione . Ricordati che se tra i vari interventi che dovrai fare nell’appartamento sono previste opere che riguardano le parti strutturali non si potrà utilizzare la CIL e si dovrà utilizzare il modulo di

Segnalazione Certificata di Inizio Attività, la così detta SCIA. I moduli per la CIL e la SCIA li potrai reperire presso gli uffici tecnici del comune e in alcuni comuni potrai anche scaricarli dal sito. Quali documenti allegare? I documenti che dovranno essere trasmessi all'amministrazione comunale sono: • elaborato progettuale, cioè i disegni che fanno vedere le modifica dell’alloggio; • comunicazione di inizio dei lavori asseverata, cioè sottoscritta da un professionista tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori siano coerenti con le regole e i piani approvati e che siano compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico nell'edilizia e che i lavori non interessano le parti strutturali dell'edificio. • dati che identificano l'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori, che dovranno essere contenuti nella comunicazione di inizio lavori. Quando i lavori saranno ultimati si potrà inviare al comune anche una comunicazione di fine lavori. Questa comunicazione è valida ai fini dell’dell’ aggiornamento delle variazioni catastali (art 17 primo comma lettera b) dell’ art 17 regio decreto 13 aprile 1939 n. 652)e obbliga l'amministrazione comunale a inoltrare tempestivamente e direttamente la documentazione ai competenti uffici dell'Agenzia delle entrate. Ricordati che se tra gli interventi che dovrai fare nell’appartamento sono previste opere che riguardano le parti strutturali si dovrà utilizzare il modulo SCIA. L’ elenco dei documenti e le modulistiche sono reperibili presso gli uffici tecnici o il sito web del comune. Quali costi? Con lo Sblocca Italia per i lavori di frazionamento o accorpamento degli appartamenti i costi sugli oneri da pagare al comuni sono sostanzialmente diminuiti. Dovranno essere pagati solo nel caso in cui le trasformazioni effettuate determinano un aumento della superficie calpestabile dell’ appartamento che genera una erogazioni maggiore di servizi da parte dell’amministrazione

comunale, il così detto “carico urbanistico” (necessità di più acqua, più fognatura, più parcheggi……). I costi da pagare sono quantificati, comunque, solo rispetto alle opere di urbanizzazione, il costo di costruzione non dovrà essere pagato. Il calcolo degli oneri da pagare sarà quantificato dal comune secondo determinate tabelle parametriche deliberate dall’ amministrazione comunale. Le norme Art. 3 del Testo Unico n. 380/201: b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell'ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l'originaria destinazione d'uso; Art 6 c. 2 del testo Unico n. 380/201: 2. Nel rispetto dei medesimi presupposti di cui al comma 1, previa comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio dei lavori da parte dell’interessato all’amministrazione comunale, possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo i seguenti interventi: a) gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), ivi compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio; Art 6, cc. 4 e 5 del testo Unico n. 380/201: 4. Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettere a) ed e-bis), l'interessato trasmette all'amministrazione comunale l'elaborato progettuale e la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché che sono compatibili con la normativa in materia sismica e

con quella sul rendimento energetico nell'edilizia e che non vi è interessamento delle parti strutturali dell'edificio; la comunicazione contiene, altresì, i dati identificativi dell'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori. 5. Riguardo agli interventi di cui al comma 2, la comunicazione di inizio dei lavori , laddove integrata con la comunicazione di fine dei lavori. è valida anche ai fini di cui all'articolo 17, primo comma, lettera b), del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, ed è tempestivamente inoltrata da parte dell'amministrazione comunale ai competenti uffici dell'Agenzia delle entrate. Art. 17. del Regio Decreto-Legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249 : “Accertamento generale, dei fabbricati urbani, rivalutazione del relativo reddito e formazione del

nuovo catasto edilizio urbano.” Il nuovo catasto edilizio urbano e' conservato e tenuto al corrente, in modo continuo ed anche con verificazioni periodiche, allo scopo di tenere in evidenza per ciascun Comune o porzione di Comune, le mutazioni che avvengono: a) rispetto alla persona del proprietario o del possessore di beni nonche' rispetto alla persona che gode di diritti reali sui beni stessi; b) nello stato dei beni, per quanto riguarda la consistenza e l'attribuzione della categoria e della classe. Art. 17 del Testo Unico n. 380/201: 4. Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato, nonché per gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'articolo 6, comma 2, lettera a), qualora comportanti aumento del carico urbanistico, il contributo di costruzione è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione, purché ne derivi un aumento della superficie calpestabile.

Scantamburlo Alberto

Musica ... che emozione! Sabato 28 febbraio la Parrocchia di San Leopoldo Mandic ha ospitato il concerto dell'Orchestra del "Concentus Musicus Patavinus" deretta dal M° Stefano Corrò: una cosa insolita, per noi miranesi, abituati a vederlo alla direzione della

Filarmonica di Mirano, ma questo appuntamento ha coronato un sogno dopo un percorso, un itinerario di studi intrapreso da tempo con il raggiungimento del diploma di direzione d'orchestra. Ricco il programma presen-

tato, dedicato a due grandi della musica classica come Mozart e Beethoven. Di Mozart molto toccante il concerto per clarinetto e orchestra KV622 con il solista M° Martino Pavan. Impegnativa la sinfonia n° 8 di Beetho-

ven che il M° Corrò ha completamente diretto a memoria. Un repertorio accolto con entusiasmo e interminabili applausi da un pubblico numerosissimo ed attento. Tra i componenti dell'orchestra, il più giovane (16 anni) il 2° violino, Sebastiano Corrò, figlio di Stefano. Sebastiano collabora già da tempo con il papà come percussionista nella Filarmonica di Mirano. Attualmente frequenta il 2° livello preaccademico al Conservatorio di PD e fa parte dell'Orchestra "I POLLI(CI)NI come violinista; si diletta anche con gruppi amatoriali come batterista spaziando dal classico al rock con una facilità sorprendente. Frequenta inoltre l'Istituto Salesiano San Marco nel settore grafica e comunicazione, dove il mese scorso è stato premiato con la

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CRISI ECONOMICA E VOLONTARIATO Continua ad imperversare la crisi economica e continua senza sosta l’afflusso dei nostri cittadini allo sportello sociale, con richieste di aiuto per perdita del lavoro, perdita dell’alloggio, insolvenza di pagamenti (tasse, bollette, ticket sanitari, ecc…). Dobbiamo constatare che non si vedono quei timidi segnali di ripresa che i mass media ci proclamano ogni giorno, dato che lo spread è sotto i cento punti, anzi rileviamo che mai si era verificata una congiuntura e una situazione così critica come quella di adesso; ogni giorno per un caso che risolviamo al servizio, ne registriamo subito cinque di nuovi con problematiche economico-sociali gravi e sempre più complesse. Ma noi non ci perdiamo d’animo e continuiamo a lavorare con fiducia, sostenuti: 1) dall’Amministrazione e 2) dalle tante associazioni e privati, che con i loro aiuti generosi e gratuiti, rendono molti servizi che altrimenti non sarebbero a disposizione dei cittadini. Riguardo l’Amministrazione

speriamo che nelle pieghe del bilancio si trovino quelle risorse indispensabili a garantire il mantenimento dei servizi, perché per ora il sociale deve subire il taglio drastico di tutti i contributi (oltre 35.000 € !) i quali non sono “appaltati” come succede per altre attività del bilancio. Non sta a noi continuare a protestare per i vincoli posti dal Patto di stabilità ma dovremmo cominciare a decidere (e sarà una scelta politica!) se concedere il contributo ad una famiglia con minori o anziani indigenti, piuttosto che falciare l’erba, tagliare una siepe o organizzare uno spettacolo! Come assessore alle politiche sociali posso dire che continua il lavoro generoso e disinteressato delle associazioni di volontariato e di molti privati, a favore dei nostri concittadini in difficoltà. Se la crisi ha cambiato le sorti economiche di tante famiglie, per contro il senso di generosità verso di loro è molto cresciuto e possiamo dire a voce alta che non c’è proprio crisi nel volontariato; e come dice Don Dino Pistolato “l’altruismo è nel nostro

Dna e la nostra gente qui nel nordest si contraddistingue per il profondo spirito di solidarietà”. Concludiamo affermando che la crisi ha aumentato la voglia di aiutare il prossimo. In un certo senso questa situazione ci ha arricchiti di nuovi valori, ci ha permesso di distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo, ci ha fatto riflettere tutti sui bisogni reali dell’individuo. Il volontariato in questi tempi difficili svolge un ruolo importantissimo; è un “capitale sociale” che fa crescere la fiducia tra le persone, e favorisce le relazioni interpersonali, che tiene legata la Comunità. L’azione gratuita del volontario permette di garantire servizi alla popolazione fragile (anziani, disabili, poveri, bambini, …) che gli enti locali non potrebbero più sostenere. È per me molto gratificante vedere arrivare in ufficio qualche signore pensionato che si offre di pagare la bolletta del gas, della luce ad una famiglia in difficoltà o la signora che offre il suo aiuto per acquistare testi o mantenere

gli studi di qualche bravo giovane. Ma ancora di più ci inorgoglisce la rete che si crea tra le categorie più deboli e le associazioni (Caritas, Croce Rossa, Scout, Cesvitem, Avid, ecc) o privati che accompagnano a fare la spesa, ad una visita medica, o vanno a fare compagnia o si interessano di presentare documentazioni per chi non è in grado di farlo da solo.

Annamaria Tomaello Vicesindaco e assessore alle politiche socialie alle attività economiche e produttive

Nuovo padiglione alla Casa di riposo Mariutto Dopo anni di attesa, alla Casa di riposo Mariutto inizieranno i lavori per la realizzazione di un nuovo padiglione, intervento necessario sia per adeguare le strutture dell’ente alle normative in vigore, che per rilanciare la storica casa di riposto che da sempre gode di grande considerazione e riconoscimento nel territorio. Indubbiamente per questo risultato occorre riconoscerne il merito al Presidente dr. Vincenzo Rossi che ha saputo superare diverse difficoltà finanziarie e burocratiche. Per contro a questa importante novità si sono purtroppo manifestate tensioni all’interno dell’ente tra gli organi di indirizzo politico, di amministrazione-gestione ed il personale dipendente. La contesa parte dalle indicazioni prescrittive

espresse il 18 giugno 2014 dall’attuale Collegio dei Revisori che solo adesso ha segnalato errori ed omissioni procedurali nella quantificazione storica del fondo di produttività del personale erogando, sembra, maggiori importi ai dipendenti. A seguito di questa segnalazione, l’Ente Mariutto ha commissionato la ridefinizione del fondo storico ad una società esterna che ha quantificato le maggiori risorse erogate ai dipendenti dal 2009 ad oggi. Se la materia è certamente complessa, è altrettanto vero che l’onere e la relativa responsabilità di quantificare nel tempo il fondo produttività del personale compete unicamente all’Ente. Inoltre, detto questo, l’auspicio è che il Consiglio di Amministrazione, al quale compe-

tono le funzioni di indirizzo politico – amministrativo dell’Ente e la verifica dell’attività amministrativa e gestionale svolta, intervenga quanto prima per “governare” una problematica di cui lo stesso organo ne è funzionalmente responsabile scongiurando che le conseguenze ricadano irrimediabilmente e in modo estremamente pesante sui dipendenti che non hanno alcuna responsabilità amministrativa-gestionale sugli errori fatti in passato dall’Ente, ai quali invece tutti riconoscono grande professionalità e competenza nel servizio agli ospiti che costituisce il valore aggiunto del Mariutto. L’auspicio che si proceda quanto prima ad una rivalutazione della questione prende forza dalla carenza di informa-

zioni disponibili relative alla quantificazione storica del fondo, considerando che la stessa ditta incaricata alla ricostruzione storica riferisce che “dall’analisi della documentazione a disposizione risulta che non esiste alcun atto formale di costituzione del fondo per le risorse decentrate dal 1998 in poi”. Altro dubbio in merito all’operato deriva dall’attivazione dei recuperi ai dipendenti pur non sussistendo “il caso di accertato superamento dei vincoli finanziari da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti, del Dipartimento della funzione pubblica o del Ministero dell’economia e delle finanze” come prevede il Testo Unico sul pubblico impiego. Giorgio Babato

OSTARIA NOVA Vi aspettiamo per condividere e gustare le nostre specialità La famiglia Libralesso vi augura BUON APPETITO e una BUONA PASQUA!


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CAMPANE TORNATE PIÙ BELLE Campane, tornate più belle sulla torre vedova e muta, tutte insieme come sorelle, felice ogni cuor vi saluta: o campane alfin ritornate, suonate, suonate, suonate! Un Angelo vide pietoso come triste il nostro Natale senza il suono vostro gioioso: spiegando le rapide ale, dal cielo a Mirano i concenti recava pei bronzi frementi. Come fiori su agile stelo, eccovi ancora aeree e canore a cantare nel libero cielo, trasvolando, gloria al Signore: voce date a tutte le cose e pace, o campane armoniose! Campana di Santa MARIA, la saluti intatta e gloriosa, la chiami la Vergine pia al vivere umano pietoso: a pregarla tu svegli l'aurora, trattieni del dì l'ultima ora. O cara campana dei Morti, sacra all'umana tristezza, tu l'agonie nostre conforti del ciel con la dolce certezza: è bello dormire al tuo suono che culla e implora perdono. Tu che piangi il Fiore Caduto sui campi di lotta e di gloria, IOSEPHA, non vada perduto il Sangue, la Loro Memoria: a un patto persuadici eterno: mai più scorra sangue fraterno! E tu che all'umana fatica sei sacra, su l'aspra sirena prevalga la voce tua amica, che rende più dolce la pena: o MICHELA, dona vittoria al lavoro e fulgida gloria. E quando sul piano fiorente la cupa tempesta s'affaccia, nel turbine irrompi fremente, disperdi l'oscura minaccia: a chi spera e suda nei campi per i figli il pane non manchi. Tu che porti un nome sì pio, devota di Cristo all'Atleta, della Chiesa santa di Dio le glorie, PIA, cantaci lieta: i trionfi canta sul male della Chiesa bella, immortale. Campana, che chiami i bambini a udire il verbo che inciela, ricordi che solo ai piccini i segreti suoi Cristo rivela rifulga sul nostro sentiero, ANGELA, la luce del Vero. Nell’ore più dolci e più sole gli Angeli a Voi vengon furtivi, sussurando arcane parole da ridire ai morti e ai vivi, chiedendo di gioie e di lutti da narrare al padre di tutti. Campane, sospese nel cielo a raccogliere gocce di stelle, squarciate agli uomini il velo che esilia le cose più belle: a ognuno insegnate il bel volo che lo strappi al viscido suolo. Campane suonate, cantate! dall'inoffesa azzurrità sull'umana rissa versate l'onda santa della bontà: scandendo le rapide ore, dite: "Solo resta l'Amore!" Soc. Prof. dott. G. Pelloso

Cronistoria del nuovo concerto 18 Ottobre 1959 Alla presenza dei Fabbriceri, l'Arciprete D. Marcello Conte firma il contratto per la rifusione delle 5 vecchie campane, concerto in Re b. con la privilegiata e premiata Fonderia di Campane Ditta Francesco Ing. De Poli di Vittorio Veneto. Il nuovo concerto sarà più solenne e più pesante: in Do Maggiore. 19 Novembre Le vecchie campane vengono rimosse dalla Torre Campanaria, dopo 137 anni dalla loro consacrazione e installazione. Nel medesimo giorno sono consegnate alla Fonderia di Vittorio Veneto. Pesano esattamente Kg. 4563. 25 Novembre Dieci persone Miranesi compreso l'Arciprete presenziano alla nascita del nuovo concerto. Vittorio Veneto Fonderia De Poli ore 17,45. 7 Dicembre A Vittorio Veneto, il nostro nuovo Organista Prof. Luigi Celeghin, collauda il Concerto, ottimamente riuscito. Le Campane arrivano a Mirano aspettate e accolte con giubilo dalla popolazione e vengono installate vicino al campanile, per la cerimonia della consacrazione. Pesano complessivamente Kg. 5430.5 9 Dicembre Ore 15.30 S. L. Mons. Antonio Mistrorigo, Vescovo di Treviso, consacra il nuovo concerto presenti numerosi Sacerdoti, la Giunta Comunale al completo, le autorità, le associazioni Cattoliche e Civiche con le loro bandiere, e una vera folla di popolo. Tutti seguono con interesse, con attenzione e commozione il sacro rito. Con brevi ed efficaci parole Mons. Vescovo loda la concordia e la fede dei Miranesi, illustra il significato delle campane e la cerimonia della consacrazione , che è come il battesimo e la cresima di una creatura; incita tutti i fedeli a cogliere la voce delle campane che, a seconda delle circostanze, ha significati diversi; sprona a fare della propria vita una perenne armonia a lode di Dio e al bene dei propri fratelli. 11 Dicembre Angelina - Pia Liberale - Michela - Giuseppina - Maria Concetta Assunta Regina, salgono lentamente e maestosamente la superba mole campanaria. Fra qualche giorno inizieranno la loro dolce e vibrante canzone di lode, di gloria al Signore, di invito alla pace, alla gioia e alla preghiera. 25 Dicembre Alleluja. Il nuovo concerto elettrificato viene ufficialmente inaugurato. La voce delle nuove campane fa eco al canto degli Angeli e ripete a tutti: "Pace, Pace agli uomini di buona volontà".

LE CAMPANE secondo le leggi e prescrizioni della Chiesa e le tradizioni cristiane Da secoli le Campane fanno parte del tempio e ne sono quasi la voce esterna. Esse servono a chiamare i fedeli alle sacre funzioni, ad esortarli alla preghiera, in determinate ore del giorno e in varie occasioni: per i defunti, per i moribondi, nel temporale, nell'incendio ecc. Il Pontificale romano fa pregare il Vescovo che "dappertutto, ovunque penetra il suono delle campane, sia lungi la potenza del maligno insidiatore, il terrore degli spiriti infernali, l'impeto della procella, il cadere dei fulmini, lo sterminio del temporale, l'inondazione dell'uragano; e che tutti i fedeli appena ne percepiscono il suono, tocchi da spirito di pietà, corrano tra le braccia della loro santa madre la Chiesa, per cantare, nella comunione dei santi, le lodi a Dio ed invitare con la sincera loro devozione i cori degli angeli a benedire con essi Gesù Cristo nostro Signore. Le Campane devono essere benedette o consacrate dal Vescovo, sono dotazione della Chiesa, la quale ne è legittima proprietaria ed essendo cose sacre "res sacrae" non possono, senza l'autorizzazione dell'Ordinario, legittima consuetudine o caso di necessità, essere suonate per motivi o scopi profani. La Campana Maggiore deve essere suonata, all'aurora, al mezzogiorno e alla sera per la recita dell'Angelus. Nell'estate dopo un'ora di notte, nell'inverno dopo due ore, si suona la campana "pro serotina oratione defunctis" per la preghiera serale per i morti. Sarà Giuseppina a ricordare questo dovere ai fedeli miranesi e ridestare, coi suoi mesti rintocchi, il ricordo di tante persone care, che ci hanno preceduto nel sonno della pace. In ogni Venerdì alle ore 15 alcuni rintocchi della Maria ricorderanno ai Cristiani che in quell'ora è morto Cristo N. Signore in Croce. Si devono suonare le campane al Sanctus, e all'elevazione delle Messe solenni cantate, alle benedizioni e processioni solenni col Santissimo, al canto del Te Deum e Veni Creator al Gloria di Natale, Pasqua e Pentecoste, all’arrivo in Parrocchia del Vescovo. Con le campane si darà, alla sera, il segno della festa seguente. Le virtù e gli effetti della campana benedetta sono raccolti in due versi: Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum, defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro. (Lodo il Dio vero chiamo il popolo fedele - riunisco il clero - piango i morti - allontano la peste onoro le feste). L'Arciprete don Marcello Conte Maria - Concepta - Assunta Regina Nota musicale : DO Peso KG. 1938 Immagini scolpite: Madonna col Bambino, Madonna Assunta Madonna del Rosario, Madonna Immacolata. Scritte:

Ave Maria. Fidelibus novo concentu laetantibus sit Nomen omem In Nativitate Domini MCMLIX. Traduzione: Ave Maria. Ai fedeli Miranesi, festanti per il nuovo concerto, il nome di Maria sia di lieto auspicio. Natale del Signore 1959. Padrini: Lino e Regina Coin Campana di Santa Maria, La saluti Intatta e Gloriosa La chiami la Vergine Pia al vivere umano pietosa. A pregarLa tu svegli l'aurora, trattieni del dì l'ultima ora. IOSEEHA (Giuseppina) (Campana dei Morti) Nota musicale: RE Peso KG. 1328 Immagini scolpite: S. Giuseppe patrono dei moribondi, Crocifisso con pie donne, Angelo con un caduto in guerra. Scritte: Laudo Deum verum! - Congrego Clerum - Plebem voco Defunctos piango - Nimbum fugo - Festaque honoro. Traduzione: Lodo il Dio vero - raduno i Sacerdoti - chiamo i Fedeli piango i morti - fugo le tempeste - onoro le feste. In Te Domino speravi - non confundar in aeternum: Signore, ho sperato in Te; non sarò confuso in eterno. Militibus omnium bellorum pro Patria mortuis: Ai Soldati di tutte le guerre, morti per la Patria. ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI. Presidente : Venezian Prof. Antonio NATALE DEL SIGNORE 1959 Ioannes XXIII P. M. Antonius Mistrorigo Episc. Tarvisinus. Marcellus Conte Archip. Miranensis. Pace eterna alle anime dei caduti in guerra e morti nel Signore. O cara Campana dei Morti sacra all'umana tristezza tu l'agonie nostre conforti del ciel con la dolce certezza, è bello dormire al tuo suono che culla e implora perdono. Tu che piangi il Fiore Caduto sui campi di lotta e di gloria, IOSEPHA, non vada perduto il Sangue, la Loro Memoria; a un patto persuadici eterno; mai più scorra sangue fraterno. MICHAELA (Michela) (Campana del lavoro) suonerà alle ore 9 e 17 Di ogni giorno Nota musicale : MI Peso KG. 909 Immagini scolpite: S. Michele Arcangelo - S. Sebastiano - S. Marco Evangelista S. Augusta - S. Giovanni Evangelista Stemma del Comune di Mirano Scritte: Sante Michael Arcangele, exaudi vocem populi tui eumque protege et erto in labore requies - in

aestu temperies - in fletu solatium Traduzione: S. Michele Arcangelo, ascolta la voce del tuo popolo, proteggilo, sii nella fatica riposo, nell'ardore refrigerio, nel pianto sollievo. Soli Deo honor et gloria. A Dio solo onore e gloria. Amministrazione Comunale di Mirano Sindaco: Donà Dott. Mariano. E tu che a l'umana fatica sei sacra, su l'aspra sirena prevalga la voce tua amica che rende più dolce la pena; o Michela, dona vittoria al lavoro e fulgida gloria. E quando sul piano fiorente la cupa tempesta s'affaccia, nel turbine irrompi fremente, disperdi l'oscura minaccia; a chi spera e suda nei campi per i figli il pane non manchi. PIA LIBERALIS (Pia Liberale) Nota musicale: FA Peso KG. 728 Immagine scolpite: S. Pio X - S. Liberale S. Antonio di Padova S. Giovanni Battista. Scritte: SANCTI P.P. X AC LIBERALIS patrocinio muniti corda, voces et opera ad caelestia diringantur. Traduzione: Col patrocinio di S. PIO X e di S. Liberale i nostri cuori, le nostre voci e le nostre opere si dirigano verso il cielo. Ecce Crucem Domini, fugite partes adversae Ecco la Croce del Signore, cose avverse, nemici, fuggite. Associazioni di Azione Cattolica e famiglie cristiane Miranesi Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani - A.C.L.I. Tu che porti un nome sì pio devota di Cristo all'Atleta della Chiesa santa di Dio le glorie, Pia, cantaci lieta; i trionfi canta sul male della Chiesa bella, immortale. ANGELA (Campana dei fanciulli) suonerà per la Dottrina Cristiana Nota musicale: SOL Peso KG. 527,5 Immagini scolpite: Angelo Custode con bambino S. Giorgio S. Antonio Abate - Ostensorio. Scritte: Laudate Pueri Dominum. Sinite parvulos venire ad me. Sitientes venite ad aquas. Traduzione: Fanciulli, lodate il Signore. Lasciate che ì fanciulli vengano a me. Assetati, venite alla fonte dell'acqua viva. Padrini: Perale Comm. Domenico e Fanciulli Dottrina Cristiana Campana che chiami i bambini a udire il il verbo che inciela, ricordi che solo ai piccini i segreti suoi Cristo rivela; rifulga sul nostro sentiero, Angela, la luce del vero!


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C.M.C.COLORIFICIO CASTALDELLO: Magic la cura di bellezza per le superfici della tua casa Sole, pioggia e smog sono da sempre ritenute le principali cause del degrado delle superfici costituenti i materiali impiegati nelle finiture degli edifici, dalle case ai complessi residenziali, siano essi appartamenti, residence o quant'altro. Portoni d'ingresso, serramenti quali finestre o balconi, avvolgibili in PVC o alluminio vanno manutenzionati con frequenza al fine di evitare spiacevoli opere di riverniciatura a volte molto onerose. Da C.m.c.colorificio Castaldello arriva il nuovo Brand Magic: una linea di prodotti dedicata alla

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Continua il nostro viaggio negli anni sessanta

La scuola negli anni sessanta Abbiamo iniziato le elementari a metà anni cinquanta. La diversità tra la mia quinta elementare dell’anno scolastico 1959 – 1960 e quella di mia figlia Irene, trentacinque anni dopo, è abissale. Evidenzia due stili di vita, di cultura ed etica distanti tra loro anni luce. In quegli anni del primo dopoguerra era presente un unico maestro, depositario di tutto il sapere trasmissibile al ragazzo e titolare di ogni diritto. Soprattutto quello di punire anche fisicamente, gli alunni più turbolenti. Ma per meglio calarci in quella lontanissima realtà, entriamo simbolicamente nella scuola elementare di Mirano. Fredde aule accoglievano le scolaresche composte mediamente da 20 a 30 bambini. Tutti rigorosamente vestiti con grembiule nero, colletto bianco rigido e fiocco azzurro (se maschio), rosa se femmina. Fiocco che doveva essere ben confezionato in quanto elemento di valutazione non solo dell’alunno ma anche della famiglia di provenienza del bambino da far istruire. Oggi può far sorridere, ma il “sette in condotta” era condizionato dalla qualità del fiocco. Alle pareti dell’aula, l’immancabile carta geografica dell’Italia dalle regioni diversamente colorate ed il planisfero del mondo con i vari Stati o protettorati che allora si chiamavano Congo Belga, Tanganica, Rio de Oro, Siam, Rhodesia, Niassa. Completavano le pareti le foto di Giovanni Gronchi e Papa Pacelli. I banchi erano grezze sculture in legno in monoblocco a due posti. Scanalati orizzontalmente per ospitare penne, colori e matite, presentavano ai lati ampi fori destinati a contenere le boccette dell’inchiostro nero o blu. Infatti, si scriveva con pennino (il campanile) montabile su canotto (la biro non era ancora arrivata e solo i più fortunati potevano disporre della stilografica). L’imponente lavagna mobile troneggiava su tutto. Simbolo di insegnamento quando il Maestro scriveva. Di angoscia per le interrogazioni. Di terrore quando si segnalavano i buoni e i cattivi. Di punizione quando si andava dietro la lavagna, apoteosi della penultima vergogna (l’ultima era la cacciata fuori dall’aula.) Sussidiario che disciplinava tutte le materie, libro di lettura, quaderni piccoli con copertina rigorosamente nera e l’immancabile tabella pitagorica e carta assorbente in finale completavano la dotazione dello stesso quaderno. Che

ovviamente poteva essere a righe o quadretti, differenziati a seconda del ciclo di scuola. Rigide cartelle in cuoio ben spigolate, all’occorrenza usabili come arma di offesa-difesa, ospitavano tutta l’attrezzatura scolastica. L’insegnamento ricevuto era completo nelle sue parti essenziali. In prima e seconda elementare si iniziava con le aste, specie di piccoli segmenti intersecanti che abitualmente seguivano la quadret-

tatura dei quaderni, per poi passare all’insegnamento della sola scrittura e lettura. Mentre a partire dal terzo anno si iniziava lo studio di tutto il resto: matematica, equivalenze e problemi in primis. A seguire storia, geografia e scienze. Con la letteratura imposta attraverso tante poesie da imparare a memoria. E la micidiale aritmetica. Chi potrà mai dimenticare l’angoscioso problema di quanto tempo la vasca di determinate dimensioni impiega a riempirsi se due

rubinetti gettano acqua per cinque litri al minuto? Il voto. Allora fioccavano numeri che andavano dal quattro al dieci. E le bocciature alle elementari erano tutt’altro che eccezioni. Subite dalle famiglie ben consapevoli che l’autorità responsabile del verdetto non era in alcun modo contestabile. Al contrario, era un giudizio utilissimo per preparare l’alunno a decidere se affrontare o meno gli studi successivi. Congediamoci ora dalle elementari per prendere visione delle secondarie inferiori. Queste si articolavano su tre modelli: le medie (con l’odiato latino), le industriali, le commerciali. Già la loro definizione chiariva l’indirizzo professionale che le stesse offrivano. Solo ristrette elites sceglievano le medie, previo un difficile e selettivo esame di ammissione, che sarebbe stato abolito nel 1961. La maggior parte degli alunni licenziati dalle elementari optava per industriali e commerciali. Scuole indispensabili per trovare da subito il lavoro da operaio o piccolo commerciante o impiegato. Siamo negli anni del miracolo economico (1958 – 1963) ed esistevano infinite possibilità di trovare lavoro nelle fabbriche e uffici. Il titolo di studio, il pezzo di carta, aveva un’enorme importanza. La scuola secondaria inferiore degli anni sessanta era comunque dura ed estremamente selettiva. Carneficine di bocciati a giugno e settembre. Pochi i promossi. Bravo e fortunato chi completava le secondarie, articolate su tre anni scolastici, con una sola bocciatura. Poi, nel 1963, con la riforma scolastica adottata dal quarto governo Fanfani, l’istruzione secondaria sarebbe stata unificata e la scuola dell’obbligo elevata fino ai 14 anni. Resta il fatto che gli studi superiori erano destinati molto spesso ai soli maschi provenienti da famiglie che desideravano affrancarsi da una condizione sociale di evidente inferiorità. Ai maschi cui in futuro era destinato il ruolo di capofamiglia, si riservava una corsia di

studi preferenziali. La ragazza, troppo spesso destinata al ruolo di moglie, madre e casalinga, non aveva le stesse opportunità di studio. Aggiungo che era disdicevole, per una donna, trovare occupazione remunerata: mancava agli obblighi morali di vestale della casa che millenni di storia della famiglia le aveva da sempre assegnato. Diamo ora uno sguardo alla scuola del 2015. Autorità spesso contestata. Se si boccia occorre subito contattare un avvocato. Telefonini ovunque. Disordine e maleducazione sia dei bambini ma soprattutto dei genitori che spesso non accettano l’evidente realtà di avere un figlio imbecille. Media televisivi invadenti che di fatto azzerano i valori del sapere che ancora conservano le caratteristiche dell’educazione più tradizionale. Alla maturità 2013 – 2014 i giovani pronti per l’università hanno sfiorato il 93%. Troppo bravi gli studenti di oggi o estremamente zucconi quelli di cinquant’anni fa? Resta il fatto che nessuno di loro conosce brani a memoria dei Sepolcri di Ugo Foscolo. Oggi lo studio non è più quello mnemonico e selettivo di una volta. E l’ignoranza dilaga, ben contraffatta dagli smart Phone, Ipad internet, facebook, selfie. Certo, si dice spesso che sarà la vita a selezionare il bravo giovane dall’imbecille. Ma anche questa affermazione è opinabile, tenendo conto del tasso di corruzione presente nel nostro Paese. E se si affronta questa corruzione con una scuola permissiva, iper garantista e con programmi che non tengono conto dei valori della classicità storica, le difficoltà del ragazzo saranno ingigantite. Dipendesse da me introdurrei obbligatoriamente, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, lo studio del latino e della filosofia. Il seme della cultura sotto la neve dell’indifferenza sociale e valori dell’effimero, potrebbe germogliare per tutta la vita.

Oscar de Gaspari (continua) Nel prossimo numero: letture


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Il Premio "Fungo d'oro" assegnato quest'anno a Silvano Pizzardo e a Marco Bollato.

Agenzia principale di Noale/Mirano

Rappresentanti Procuratori BERNARDI SILVANO E MARCATO PIERPAOLO SAS

Via della Bova, 4 30033 Noale (VE) Tel. e Fax 041.4433933

L'occasione dei 36 anni di attività, e non sono pochi, trascorsi all'insegna della ricerca e dello studio sugli aspetti naturalistici e micologici, ci ha fatto riscoprire e rafforzare anche il valore dell'Amicizia e il gusto dello stare insieme. Il nostro valore, modesto ma rilevante, ha interessato e sta interessando migliaia di persone che seguono attentamente non solo le Mostre che facciamo nell'arco dell'anno, i Corsi di Micologia, le serate con le "ERBE", gli incontri con le Scuole e le moltissime serate naturalistiche, ma anche gli incontri del lunedì sera egregiamente condotti dai componenti il Comitato di Studio. Noi, come Associazione, portiamo un nome illustre, quello di "Giacomo Bresadola", chiamato il "Prete dei funghi" e riconosciuto come il più grande dei Micologi Italiani, vero pilastro mondiale della scienza Micologica. Dopo la cena sociale di sabato 7 marzo, u. s. che si è svolta presso il Ristorante "La Cicala" di Cappelletta di Noale (VE), è seguita la consegna dell'annuale Premio "Il Fungo d'oro" assegnato a persone che si sono adoperate per la salvaguardia dell’Ambiente e in particolar modo alla Micologia. All'incontro conviviale hanno aderito 130 persone tra Soci e simpatizzanti, tra cui la V. Sindaca di Mirano Annamaria Tomaello, in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale di Mirano, il V. Presidente della Pro Loco di Mirano, Silvestro Zecchianato, e molte altre autorità. Qest'anno i Premi sono stati assegnati a Silvano Pizzardo di Rovigo, promotore e coordinatore della "Federazione Gruppi Veneti" -"F.G.V.", che raggruppa 25 Associazioni della Regione Veneto e all'arch. Marco Bollato, di S. Maria di Sala, componente il Ns. Consiglio direttivo, che si è distinto per la Sua abilità nel disegno sui funghi. Paolo Trevisanato

Via Barche, 16 30035 Mirano (VE) Tel. e Fax 041.430656

E-mail: noale-mirano@agenzie.generali.it

Da sinistra a destra: Camoli Adriano, Pizzardo Silvano (premiato), Trevisanato Paolo, Arch. Bozzato Marco (premiato)


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Mostra dell’artista Sara Campesan alla Casa delle Muse Domenica 15 Marzo è stata inaugurata alla Casa delle Muse, presso la barchessa Giustinian Morosini “XXV Aprile” di Mirano, la 5ª monografia a cura di Vittoria Surian, questa volta dedicata a Sara Campesan. La mostra è promossa dal Comune di Mirano in collaborazione con l’Associazione Culturale Riviere. La critica Patrizia Castagnoli firma il saggio nella pubblicazione che accompagna la mostra. L’artista è nata a Mestre nel 1924 (!) dove tutt’ora vive e lavora. Nel suo lavoro dallo stile rigorosamente geometrico, concettuale e immaginifico è costante la presenza della spirale che «è una struttura - spiega Campesan che mi serve a organizzare qualsiasi altro pensiero, poiché è un elemento continuo: l’ho utilizzata in forme pittoriche, materiche e grafiche». La mostra succinta ma intensa evidenzia due periodi salienti del periodo di Campesan: il 1980 e il 2000. Negli anni ’80 l’autrice utilizza molto il materiale cartaceo per le sue composizioni e scomposizioni e trova una felice realizzazione nell’espressione del libro d’artista. Ha catturato in questa forma di volta in volta i viaggi, le fiabe, i

segni musicali, le opere letterarie e la vita stessa di scrittrici e scrittori. Un esempio è l’opera esposta in mostra Virginia Woolf – Itinerario (bio)grafico del 1982, diventato un multiplo nel 1987 e che ha dato il via alla collezione Artemisia dell’Editrice Eidos. Una geometria che, animata dal colore, trasforma in segno icastico gli stati d’animo e gli scogli essenziali della vita della scrittrice inglese. Le due opere esposte Segno-Suono/Sonetto e Madrigale di Gaspara Stampa sono un collage serigrafico, omaggio dell’artista alla poetessa veneziana del ‘500. Del 2003-2004 sono le due grandi opere Ombraluce e Burka. La prima fa parte delle ricerche su colore-lucemovimento; la seconda – Burka – interpreta il tema della misoginia: l’opera realizzata nel 2003 ma purtroppo di argomento ancora attuale e tragico è formata da triple spirali nere sovrapposte, coniuga concettualmente un segno denso, che lascia poco spazio alla campitura bianca, con l’energia vitale che continua a scorrere da quelle minime fessure aperte verso l’esterno. Fessure che permettono il fluire della vita nonostante tutto, anche nel clau-

strofobico spazio imposto alle donne. La parte terminale delle spirali dalla forma a punta acuminata drammatizza ulteriormente l’opera, traducendo così l’aggressività e la schiavitù insite nel Burka. «E’ un onore per l’Amministrazione Comunale poter ospitare alcune opere della nota artista Sara Campesan nella

Casa delle Muse, luogo fisico e spirituale della creatività femminile, nato dalla volontà di abbellire, con generosità e gentilezza, il nostro paesaggio umano», ha dichiarato la delegata alla Cultura Renata Cibin. La mostra sarà aperta fino al 12 aprile al sabato e domenica con orario 15.00 17.30, ingresso libero.

Da Casacorba a Misurina È in libreria l’ultima fatica letteraria di Oscar de Gaspari, il nostro fedele “memorialista” degli anni sessanta. In “Da Casacorba a Misurina” – Piazza editore - Oscar de Gaspari non ci parla del passato, ma del 2014 appena trascorso. Descrive, attraverso 175 capitoli di costume, cultura, cronaca, economia, politica, quanto avvenuto in Cadore e nella Marca trevigiana lungo tutto un anno piuttosto impegnativo per le Istituzioni. Eroismi e viltà, cose belle e brutte, intelligenti e assurde, scorrono attraverso la penna dell’autore, commentate non con la presunzione di chi vuole imporre certezze, quanto piuttosto per seminare dubbi, raccogliere opinioni, stimo-

lare critiche. L’intero Cadore, che potrà interessare tanti miranesi ospiti abituali di quella bellissima località turistica, e la Marca trevigiana si prestano magnificamente a precise analisi di grande attualità anche se riferite in altri contesti provinciali concorrendo analoghe circostanze. Ma siamo sicuri che il raddoppio dell’ospedale di Treviso serva davvero? E quella pedemontana tanto devastante per la natura porterà davvero sviluppo? Cortina merita i mondiali 2019 di sci? Facciamo bene a pubblicizzare le milionarie vincite all’enalotto? Le secchiate d’acqua gelida in testa per sostenere la lotta alla Sla meritano attenzione?

Tante domande che Oscar de Gaspari pone non solo a trevigiani e bellunesi, ma all’intero Veneto ed alla nostra società più vicina proprio per evitare che errori ed assurdità consumati in Cadore e nella Marca non abbiano a ripetersi anche in altre località del veneziano. Lo stile è quello che ben conosciamo. Periodo breve. Semplice. Sottilmente ironico. Sempre rispettoso dell’opinione dei lettori al cui imperio questo antico bancario prestato alle lettere, si inchina doverosamente. Il libro di De Gaspari è disponibile presso la cartolibreria Bertoldo di Mirano.

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STORIA DEI BERSAGLIERI La nascita dei Bersaglieri è dovuta ad unadelle più spiccate personalità militari del nostro Risorgimento: Alessandro Ferrero della Marmora. Grande conoscitore d’armi e fermamente deciso ad ottenere un miglioramento dell’Esercito del Regno di Sardegna, propose la costituzione di un Corpo, diverso dagli altri, in grado di operare ad altissima competenza e con tecniche particolari; una truppa in grado di mostrarsi impetuosa, irruente e difficilmente individuabile. Fu il 18 giugno 1836 che un decreto autorizzava la costituzione di un Corpo di “Bersaglieri” formato da due compagnie comandate da un maggiore (lo stesso La Marmora, promosso per l’occasione). Un reparto tanto diverso non poteva che essere dotato anche di un’idonea e particolare uniforme. Sorprendente novità era un insolito cappello piumato che non trovava riscontro presso nessun’altra specialità delle forze armate in tutta Europa. Su di esso troneggiava il “piumetto”che indubbiamente è stato e resta tuttora il particolare più noto e caratteristico di questi soldati. Il battesimo dei Bersaglieri in combattimento fu brillantissimo. Avvenne 1’8 aprile 1848, nel corso della Prima Guerra d’Indipendenza, nella battaglia di Goito. TRADIZIONI DEL CORPO DEI BERSAGLIERI Ogni popolo, ogni corpo sociale ha le sue tradizioni, che si sono venute formando nel corso del tempo, talora dei secoli, e che si tramandano di generazione in generazione. Sono punti di riferimento, elementi di riconoscimento, segni di appartenenza. Uomini veri, dal 1836 sempre presenti dove maggiore sia la richiesta di sacrificio e di generosità, in guerra e in pace, anche tra i Bersaglieri, nei quasi due secoli della loro storia, si sono venute consolidando innumerevoli pratiche tradizionali, che rinviano inscindibilmente al Corpo e ogni italiano impara a conoscere fin da bambino. Vediamone alcune. La Bandiera Il Tricolore d’Italia, dove il verde rappresenta il colore delle nostre pianure, il bianco la neve delle nostre cime e il rosso il sangue dei nostri Caduti, fu adottato per la prima volta dal Regno di Sardegna, per ordine del re Carlo Alberto nel 1848. Rappresenta l’immagine più alta del concetto di Patria. Affidato soltanto ai Reggimenti, i Bersaglieri non poterono averla, in quanto ordinati al massimo in Battaglioni. Neppure quando, nel 1871, furono anch’essi ordinati in Reggimenti, poterono averla, forse perché per le sue notevoli dimensioni impediva all’alfiere di sfilare di corsa alla testa del Reggimento. Fu solo nel 1938 che fu consegnata anche ai fanti di La Marmora, ma in formato “ridotto”. Non viene però portata come in fanteria, ma, sia che l’alfiere sfili di passo che di corsa, viene impugnata con la mano destra all’asta e inclinata in avanti con il puntale all’altezza del fianco in modo da sventolare in alto ed essere visibile da lontano da tutto il reparto che segue. Il Labaro In quanto, come abbiamo visto, dapprima i Bersaglieri erano ordinati al massimo in Battaglioni, la Bandiera venne sostituita dal Labaro, di colore cremisi, Più comodo nella corsa, che veniva portato reclinato in avanti con il puntale all’altezza del fianco. Anche quando, il 19 ottobre 1920, anche ai Bersaglieri fu consegnato il Tricolore, esso veniva portato sotto forma di labaro, e non di bandiera. Fu solo il 7 giugno 1938 che esso lasciò il posto alla Bandiera, ma in formato ridotto. Oggi il Labaro è segno distintivo di ogni sezione bersaglieri in congedo. Il Cappello Piumato È l’emblema per eccellenza del Corpo, simbolo di una tradizione senza macchia. Basso, nero, tondo, viene portato inclinato sul capo verso il lato destro, in maniera tale da coprire a metà il sopracciglio. La tesa larga permetteva di ripararsi dalla pioggia e dal sole. Il primo cappello portava all’interno una cupoletta in ferro per proteggere il capo dai colpi di sciabola dei cavalieri nemici. Il piumetto era inizialmente costituito di penne di gallo cedrone per la truppa e di struzzo verdastre per gli ufficiali. Successivamente questi ultimi le abbandonarono per adottare quelle della truppa. Aveva diversi scopi pratici: offrire un’ulteriore protezione ai raggi del sole; riparare l’occhio destro del tiratore dalla luce permettendogli una mira più agevole; fornire alternativamente un certo mimetismo o intimorire il nemico all’atto dell’assalto. Il Numero sul Cappello Piumato

Gli ufficiali e sottufficiali portano per sempre il numero del primo Reggimento di assegnazione, ad eccezione dei Comandanti di Reggimento che assumono e conservano quello del Reggimento comandato. Il Fregio È forgiato di metallo color oro, e applicato sulla parte frontale del cappello. Rappresenta una granata su cui brucia la fiamma dalle sette lingue inclinate, fuggenti, che resiste al vento senza mai spegnersi, a simboleggiare la tenace resistenza e nello stesso tempo lo slancio del soldato proteso all’assalto; è sinonimo di truppa scelta. Due fucili incrociati rappresentano l’appartenenza all’arma di fanteria, mentre il corno da cacciatore illustra la natura di unità leggera. Il fregio sintetizza, quindi, il concetto di Bersagliere: corpo di truppe scelte di fanteria leggera. Nella parte centrale è riportato il numero (pulce) che indica il Reggimento di appartenenza. Il Colore Cremisi È il colore caratteristico dei Bersaglieri. All’inizio veniva usato nelle mostreggiature e nelle filettature delle prime giubbe di panno azzurro-nero indossate dalla truppa e sul colletto, spalline, manopole e bande degli ufficiali. Oggi caratterizza solo le fiamme portate sul colletto. Le Fiamme Cremisi Costituiscono uno dei simboli di maggior vanto dei Bersaglieri. Oggi le fiamme sono molto più piccole di quelle che si applicavano sulla giubba a collo rovesciato (1871) e che erano rappresentate da due lingue molto sottili e allungate, da congiungersi quasi dietro il colletto. Il Cordone Verde Facendo un giro attorno al collo ricade sulla destra del Bersagliere. Inizialmente indossato per sostenere la fraschetta della polvere da sparo (posizionata nella tasca all’altezza del fianco destro), le trombette e i corni, oggi, in seguito anche all’adozione delle cartucce complete, è indossato con l’uniforme da parata. Il Fez Di colore cremisi, con un cordoncino non più lungo di 30 cm. tale da permettere al fiocco o alla ricciolina blu che vi sono legati di dondolare da una spalla all’altra al rapido passo del Bersagliere. In origine i Bersaglieri portavano un berrettino di maglia di color grigio-turchino con un fiocco rosso che poteva essere portato sotto il cappello (Schakos). Nel 1855, durante la Guerra di Crimea, gli Zuavi, reparti speciali del Corpo di spedizione francese, impressionati dal valore dei Bersaglieri, cogliendo l’occasione dal fatto che l’affondamento di una nave li aveva lasciati privi di nuove divise. offrirono in segno di ammirazione il loro copricapi, che avevano a loro volta ricavato da quelli in uso presso alcuni paesi arabi e popoli musulmani. Da allora è rimasto in dotazione ai Bersaglieri quale copricapo di fatica, divenendone, dopo il cappello piumato, un altro emblema di orgoglio e distinzione. I Guanti Neri Segno di distinzione e signorilità, vennero adottati nel 1839, tre anni dopo la fondazione del Corpo, in sostituzione di quelli bianchi che non si adattavano alla divisa scura e oltretutto rovinavano le caratteristiche mimetiche che l’uniforme del bersagliere doveva avere sul campo. Furono preferiti ad altri di colore blu scuro come la divisa perché questi ultimi perdevano il colore. È pura fantasia, quindi, che il colore nero rappresenti un segno di lutto per la morte di La Marmora, o di Cavour, o addirittura per una Bandiera perduta nel 1849. La Sciabola Con l’elsa dorata e pomo rappresentante una testa di leone, nel 1850 sostituì quelle con elsa a pomo del 1836. In seguito, nel 1856, memori dell’esperienza della Campagna di Crimea, la lama fu modificata rendendola ricurva, a guisa di scimitarra turca, perché i fendenti risultavano più efficaci. La dragona non viene mai portata, ad indicare che un Bersagliere non aveva bisogno di legare la sciabola perché questa non sarebbe mai stata persa. Viene portata sguainata con il taglio appoggiato sulla spalla. Oggi è di pertinenza della divisa da parata degli ufficiali. La Bicicletta Fu introdotta nel 1894 per dare ai Bersaglieri una maggiore mobilità, e scomparve dalla dotazione nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Simbolo appartenente alla storia e alla tradizione cremisi, la sua

memoria è legata soprattutto ai Bersaglieri Ciclisti della Prima Guerra Mondiale. Chiamata affettuosamente “carriola”, aveva gomme piene e ruota fissa per cui bisognava pedalare sempre, anche in discesa, ed era pieghevole per poter essere spalleggiata durante gli assalti. Sulla canna portava una sacca a forma di cartella e si differenziava in diversi modelli: per fuciliere, per mitragliatore, per porta munizioni e per ufficiali provvista di campanelli e freni a bacchetta. Poteva pesare dai 25 ai 50 kg. La Fanfara È da quando i Bersaglieri il 1° luglio 1836 uscirono per la prima volta dalla Caserma Ceppi di Torino, luogo che vide la loro nascita, che si ebbe coscienza di quanto fosse inconcepibile l’idea di una loro sfilata senza la Fanfara in testa. L’atto costitutivo del 18 giugno 1836 sanciva infatti la presenza di 13 trombette e un caporale trombettiere per ogni compagnia. Dopo le prime riunioni dei trombettieri per l’addestramento musicale si sentì l’esigenza di costituire una Fanfara di battaglione che poi rappresentò un reparto a sé. Le compagnie intanto continuarono a disporre di propri trombettieri. In inquadramento ed in battaglia aveva una posizione ed un compito ben precisi: dodici bersaglieri con la carabina sulla spalla sinistra e corni da caccia sulla destra, marciavano suonando una marcia allegra e vivace con la quale incitavano a correre sempre più veloce e a mondare dalla mente e dal corpo i momenti di maggior stanchezza. Sia la Fanfara che i trombettieri suonando hanno sempre tenuto la tromba rivolta in alto, posizione che dà un tono di maggiore vivacità così come lo danno i segnali di caserma suonati con ritmo celere diversi dalla cadenza usata in altri Corpi. Il Canto Nel pensiero di La Marmora, era momento di letizia, serenità ed allegria, elementi indispensabili perché un Bersagliere potesse bene operare. I Fanti Piumati hanno infatti un repertorio vastissimo di canti, tanto che si dice dispongano di un Canzoniere di mille canzoni. Il Decalogo del Bersagliere Il primo insegnamento morale per il neocostituito Corpo dei Bersaglieri sorse con il Decalogo dettato da Alessandro La Marmora. Esso fu poi più volte ritoccato in varie versioni, modernizzandolo e adattandolo ai mutamenti politico-istituzionali, ma rimase sempre come la sacra tavola della legge. Lo riportiamo nella sua versione originale. 1) Obbedienza – 2) Rispetto – 3) Conoscenza assoluta della propria carabina – 4) Molto esercizio di tiro – 5) Ginnastica di ogni genere fino alla frenesia – 6) Cameratismo – 7) Sentimento della Famiglia – 8) Amore al Re – 9) Amore alla Patria – 10) Fiducia in se stesso sino alla presunzione. I BERSAGLIERI DI MIRANO - 55 ANNI di STORIA Nel 1959 nasce la sezione Bersaglieri a Mirano. Oggi la Sezione conta 45 Iscritti ed è una delle Sezioni più numerose ed attive della Provincia di Venezia, retta dal Presidente Luigi Vecchiato, coadiuvata dal Consiglio Direttivo. Partecipa attivamente a tutte le manifestazioni ufficiali, quali i Raduni Nazionali, negli ultimi anni sono numerose le partecipazioni che hanno visto protagonisti i Bersaglieri di Mirano ai raduni di -Latina -Salerno-Asti e per l’anno 2015 a Rimini - Ha partecipato, inoltre ai numerosi raduni Regionali e Provinciali. La Sezione è presente alle varie ricorrenze promosse dalle Autorità civili e militari del territorio, quali: la ricorrenza del 17 Marzo , per la celebrazione dell’Unità D’Italia, la ricorrenza del 25 Aprile, festa della Liberazione; il 2 Giugno, festa della Repubblica Italiana ed il 4 Novembre, Festa delle Forze Armate. I Bersaglieri di Mirano si dedicano inoltre a coadiuvare l’associazione Nazionale Sclerosi Multipla, con la presenza in tutto territorio sia comunali del circondario, per la raccolta di fondi per la ricerca e cura di questa grave malattia. La Sede dell’Associazione Bersaglieri si trova presso la Villa Giustinian Morosini, a Mirano in Via Mariutto - gli iscritti si incontrano periodicamente ogni ultimo venerdì di ogni mese. Per chi fosse interessato ad iscriversi e partecipare alla vita della Sezione, il costo della tessera annuale è di € 18,00 - maggiori informazioni saranno fornite dal Presidente Luigi Vecchiato, tel. 347/3649179. I Bersaglieri di Mirano Vi aspettano numerosi al saluto bersaglieresco HURRA-HURRA-HURRA - e augurano ai lettori BUONA PASQUA.


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ECOLOGIA Associazione Micologica Bresadola - Gruppo Amici Micologi Mirano La raccolta di un bel cesto di funghi, per deliziare la nostra mensa, la gita domenicale; la necessità di rifugiarsi in luoghi isolati, alla ricerca di un po' di quiete, per calmare i nervi dal continuo logoramento della vita quotidiana. Il bisogno di purificare i polmoni con un po' di ossigeno "PULITO". Oppure, semplicemente, per ammirare la bellezza della natura, ci portano inevitabilmente nel "bosco". È un patrimonio di inestimabile valore che piano piano, o per sete di guadagno o per ignoranza, va scomparendo. Ci permettiamo di dare alcuni consigli, che serviranno al duplice scopo di mantenere inalterato l'equilibrio ecologico, quindi di continuare negli anni la raccolta di funghi, e non incorrere alla chiusura al pubblico l'accesso nei boschi (come già avvenuto in alcune zone). 1) Non si calpestano o distruggono i funghi che non si raccolgono per mangiarli o studiarli: questi sono necessari al ciclo biologico, potrebbero servire a qualche altro studioso o cercatore, sono spesso decorativi ed è un peccato che altri non li possano vedere. Ricordiamo che persino gli animali distruggono solo ciò che serve loro come cibo. Il fungo non raccolto è utilissimo al bosco.

Nido Integrato “S.Bernardetta” di Scaltenigo: iscrizioni 2015-2016 ancora aperte Si informano i genitori che le iscrizioni del Nido Integrato “S. Bernardetta” per l’anno scolastico 2015/2016 sono ancora APERTE!!! Le educatrici attendono i genitori (e nonni) per informazioni e iscrizioni ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 9 e dalle 13 alle 15. E’ possibile comunque contattarle anche telefonicamente allo 041 436052 o via posta elettronica all’indirizzo maternascaltenigo@libero.it

(nella foto, la stanza dei giochi del Nido)

Eternità Tu, di là che dormi dopo una giornata così così, io qui con nostra figlia a sbocconcellare croissants alla crema in tacito accordo: un pezzo a lei, uno a me. Dietro, alle mie spalle, il giardino dell’Eden. È un momento di pura eternità tanto perfetto che sembra rubato all’Essere. Penso: se mettendo insieme momento di eternità su momento di eternità, si può sperare di arrivare ad inventare un’eternità qui sulla terra. Adriana Zennaro

2) Quando si trova un fungo calpestato o rovinato da qualcuno che lo ha colto per errore, si controlli che sia con le lamelle o i tuboli rivolti verso il terreno, in modo da poter meglio svolgere le proprie funzioni di riproduttori. Se le lamelle o i tuboli sono rivolti verso l'alto, girate il cappello e mettetelo nella posizione prima descritta. 3) Quando ci si reca nei boschi e si portano cibo e bevande, ci si preoccupi di avere anche dietro un recipiente per riporre i rifiuti. Si possono lasciare nel bosco solo quei resti commestibili (croste di formaggio, tozzi di pane, ecc.) che gli animali non aspetteranno molto a consumare. È infatti un vero peccato vedere magnifici luoghi che, essendo vicini alle grandi città, sono diventati impraticabili con il sottobosco che sparisce sotto la cartaccia o altri oggetti. 4) Quando si debbono raccogliere funghi che non si conoscono, per farli vedere ai centri di controllo, non si prenda tutta la colonia, ma solo i due o tre esemplari indispensabili in diversi stadi di sviluppo. 5) Non si raccolgono più funghi di quanti servano; sarebbe un peccato gettarli nella pattumiera quando invece, lasciati nel loro ambiente, avrebbero potuto riprodursi o essere raccolti da altri amatori. 6) Lo stesso discorso fatto per i funghi vale anche per qualsiasi altro frutto del bosco: non raccogliamo

senza motivo fiori, erbe, frutti selvatici. Erbe e frutti commestibili o medicinali vanno asportati con i dovuti accorgimenti per non rovinare irrimediabilmente le piante. 7) Se si vede un cucciolo selvatico (in particolare un capriolo o un cerbiatto) NON LO SI TOCCHI, o se lo si è accarezzato istintivamente lo si porti alle guardie forestali, altrimenti morirà perché la madre, sentendo l'odore dell'uomo sul suo piccolo, lo abbandonerà. 8) Non si devono rimuovere troppo gli strati del sottobosco (foglie secche ecc.) né il terreno, per non distruggere il micelio. Chi, allo scopo di trovare "galletti" o "marzuoli" o altri funghi che spesso si trovano nascosti o interrati, rastrella il terreno, è un nemico della natura oltre che dei funghi. 9) I funghi vanno raccolti facendo attenzione a non estirpare troppo terriccio, per non rovinare il micelio. Rispettare queste regole (e farle rispettare dai propri amici e compagni) vuol dire contribuire ad avere boschi migliori e funghi abbondanti. Paolo Trevisanato GRUPPO AMICI MICOLOGI MIRANO Via P. Vernese, 4/1 - 30035 MIRANO Tel. 041.430036 - Cell. 3483431191

Note su Scaltenigo Scaltenigo è la frazione di Mirano che conserva la propria chiesa, almeno esternamente, nella forma originale, sia pure con qualche inevitabile trasformazione. Scaltenigo diede i natali a Giacomo da Scaltenigo, eroico difensore del castello di Stigliano contro le milizie veneziane, tradito e ucciso nel 1405 dai suoi stessi padroni, i Carraresi, forse in un tentativo di recedere a compromessi con la Repubblica di San Marco. A Scaltenigo aveva possedimenti terrieri e una villa, durante la Repubblica di Venezia, la nobile famiglia dei Pizzamano che diede alla Serenissima numerosi ed eroici «capitani da mar»; ricordiamo l'ultimo coraggioso comandante il porto del Lido, Domenico Pizzamano, che nel maggio del 1797 ebbe l'ardire di prendere a cannonate dal forte di Sant'Andrea la goletta napoleonica; proprio quando il pusillanime governo decretava la fine della Repubblica. La chiesa arcipretale dedicata ai Santi Pietro e Paolo a Scaltenigo è un edificio trecentesco di forme gotiche, con un bel protiro che, elegante nelle sue esili arcate, ripara il portale della facciata avvicinando nel contempo la chiesa al suo slanciato e coevo campanile. Anticamente essa fu retta anche dai monaci benedettini; delle costruzioni conventuali, che sorgevano a nord-ovest, rimane traccia anche in un bassorilievo collocato sulla facciata di una moderna costruzione sita nel luogo medesimo. Il blocco chiesa-campanile, fino agli inizi di questo secolo, doveva apparire più serrato dato che sul sagrato e sul fianco destro del sacro edificio si estendeva il cimitero, racchiuso da un basso muretto di cinta verso la strada. Una delle ultime lapidi sepolcrali rimaste in sito, a ridosso della chiesa, è della fine dell'Ottocento.

È vero che una situazione analoga esisteva anche a Mirano, ma il complesso sacro di Scaltenigo doveva conservare quel fascino e quel mistero che ancora traspare da quei rari nuclei chiesastici medioevali rimasti tuttora su qualche altura veneta, carichi di leggenda e di un alone di superstizione. L'interno della chiesa subì notevoli trasformazioni nel Cinquecento e nel Settecento. La pala dell'altare maggiore è un dipinto ad olio su tela di scuola veneziana del Cinquecento e raffigura «Il Redentore che appare ai Santi Pietro e Paolo»; assai deturpato dal tempo e da ridipinture grossolane, in un recente restauro (1971) ha rivelato una bellezza formale insospettata e tutto il suo splendore coloristico. Benché in questo dipinto confluiscano varie tendenze pittoriche il colore ricorda Tiziano, al Veronese sembra ispirarsi la parte superiore, mentre bonifacesche sono le figure ai lati - il risultato è indubbiamente molto bello. Per una certa analogia con la pala documentata dell'altare maggiore della chiesa di Noale dipinta nel 1573, l'opera deve essere attribuita al padovano Damiano Mazza, discepolo del Tiziano influenzato però anche dal Veronese e dal Tintoretto; operoso nella seconda metà del Cinquecento. Di questo artista, che nella sua opera più nota, «Il ratto di Ganimede» della National Gallery di Londra, dimostrò tale bravura da farla credere «per le sue squisitezze del Tiziano» (Ridolfi), ben poco sappiamo, se non che «morì nei più begli anni suoi». Sulla destra dell'ingresso principale è conservato un riquadro d'affresco, staccato esternamente, con la figurazione della «Madonna col bambino e le Sante Caterina e Lucia»; in alto reca la seguente scritta: «Questo lavorrio ha fatto fare Dona Bartolomea Delmaisto Marano - 1481 adi 20

marzo». Si tratta di un'opera popolaresca, ma non priva di un certo fascino. Sul soffitto della chiesa, in un grande riquadro centrale, è raffigurata ad affresco «La Gloria dei Santi Pietro e Paolo», protettori della parrocchia, mentre ai quattro angoli, in spicchi triangolari, sono dipinti gli Evangelisti. La bella decorazione pittorica è da ritenersi opera molto tarda di Giandomenico Tiepolo, il quale deve averla eseguita dopo il soffitto della chiesa di Zianigo e servendosi abbondantemente di collaboratori. Su questa attribuzione concorda Camillo Semenzato, mentre per Francesco Valcanover il soffitto è di Francesco Fontebasso. L'affresco, tutto dominato da toni chiari e caldi, con una grafia nervosa che modella le figure, rimane comunque una testimonianza molto importante della pittura veneziana del Settecento. Sull'altare di destra, dono di una nobile Pizzamano, sotto ad una tela con «La Madonna e Santi» di un minore padovano del Seicento, è conservata dentro un cofanetto una piccola e stupenda scultura marmorea, opera probabile di Antonio Gai (Venezia 1686 - 1769), con la figurazione della «Pietà»; un vero gioiello di modellato. La preziosa opera proviene dall'oratorio di una villa vicina. Egualmente del Gai sono le belle statue in marmo che adornano l'altare maggiore, con le raffigurazioni dei Santi Pietro e Paolo. Queste due sculture sono state rese note di recente da don Antonio Niero e pubblicate anche da C. Semenzato nel suo volume sulla scultura veneta del Seicento e del Settecento. Nelle sacristia si conserva una icona greca trecentesca con la figurazione della «Madonna», un vero piccolo gioiello su tavola. Clauco Benito Tiozzo


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“L’espressione dell’anima, preghiere in musica nell’800” Concerto a Campocroce Nella chiesa di Campocroce da circa un anno è stato portato a termine un importante lavoro di restauro e rivalutazione dell’organo a canne. Intervento resosi necessario anche per le condizioni precarie in cui si trovava lo strumento. Tre giovani musicisti di Campocroce, ossia l’organista Marco Milan e i soprani Valeria Causin e Chiara Milan, hanno voluto organizzare un interessante concerto per far finalmente sentire ed apprezzare sia l’organo ora in piena efficienza che le voci ed i suoni di artisti di Campocroce e zone limitrofe. Sabato 6 dicembre 2014, presso la chiesa parrocchiale, sì è quindi tenuto un concerto di musica classica incentrato sulla musica italiana dell’800. Più in particolare, si è curato l’aspetto della preghiera in musica nei melodrammi, nelle romanze da salotto e nelle composizioni sacre, intervallando a questi una selezione di pezzi strumentali di carattere operistico. Scopo del concerto la raccolta di fondi per contribuire alle spese del restauro dell’organo che ha consentito di potenziare e migliorare lo strumento rendendolo adatto sia all’accompagnamento musicale della liturgia che al repertorio concertistico. Gli artisti che si sono esibiti durante la serata sono per la maggior parte del Miranese e zone limitrofe e sono i soprani Valeria Causin e Chiara Milan, il mezzosporano Valentina Carraro, il tenore Stefano Favaro, il flautista Manuel Pesce e l’organista Marco Milan. La serata è stata presentata da Maria Giovanna Simbula, cantante e attrice trevigiana. Il concerto ha seguito lo schema di una classica rappresentazione operistica: l’overture iniziale con una sonata di Donizetti per organo e flauto a cui sono seguite delle romanze di Tosti , brani di Verdi tratti da “Forza del Destino” e dalla “Messa da Requiem”, il

Salve Regina di Puccini, l’Ave Maria di Mascagni tratta dal suo celebre intermezzo della Cavalleria Rusticana, e brani di Rossini dalla sua “Petite Messe solenelle” e dal “Mosè in Egitto”. Alla parte cantata è stata affiancata una selezione di brani strumentali come intermezzo tra le varie parti del concerto dove si è potuto valorizzare la potenzialità dell’organo re-

staurato attraverso una sonata ed il “grande offertorio” di Donizetti ed un brano organistico sulle melodie di Rigoletto di G. Verdi. Ottima è stata l’affluenza di pubblico e grande l’apprezzamento per la realizzazione di questa serata a cui ha preso parte anche una rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Mirano.

CARO GIANNI

CONTINUA L’ONDA DI FURTI NELLE CASE

Caro Gianni, queste poche ma sentite righe per ricordarti anche quest’anno con affetto e simpatia. Ti abbiamo sempre stimato per il tuo amore nei confronti della natura e la tua dedizione alla salvaguardia dell’ambiente. Eri un esperto di erbe medicinali, un mondo che tu giorno per giorno esploravi e conoscevi con la tua viva curiosità, elargendo a tutti consigli per il meglio e uso adeguato. Caro Gianni, hai speso bene il tuo tempo anche nel difendere con gli ideali democratici le necessità e le aspirazioni della comunità miranese, in cui traspariva il tuo desiderio di giustizia, di armonia e di pace. Vogliamo ricordarti sempre così, tenace e coraggioso, lo stesso coraggio con cui hai lottato per vincere la battaglia della tua vita sostenuto dalla tua amata Angelina. Con affetto, dal “Gruppo Amici Micologi Mirano” e dai tanti amici che ti hanno apprezzato.

Colpite nella notte di lunedì 2 marzo alcune abitazioni di Via Scaltenigo e Via Viasana a Mirano. La tecnica è stata quella di sfruttare l’orario notturno entrando nelle abitazioni sollevando una tapparella, e praticando un piccolo foro all’altezza della maniglia della finestra per aprirla con un attrezzo comune. L’operazione dura pochi minuti perché l’obiettivo è quello di arraffare rapidamente portafogli, cellulari e oggetti di valore. Gli sfortunati cittadini vittime di queste vergognose visite sono impauriti. I furti sono avvenuti mentre dormivano e quindi il pensiero va nelle eventuali reazioni di questi loschi personaggi se fossero stati scoperti. La paura aumenta e aumenta anche il senso di abbandono e di insicurezza che la mancanza di controlli o della giusta pena provoca. Tanta amarezza anche dopo la denuncia alle autorità competenti. I carabinieri e la Polizia Locale lamentano che il fenomeno è dovuto principalmente alla scarsità di personale e all’aumento dei delinquenti quasi tutti di nazionalità straniera. Gli stessi consigliano comunque di far presente in maniera pressante all’amministrazione locale il bisogno di maggior sicurezza e nel frattempo di dotarsi di accorgimenti e soluzioni pratiche semplici ma essenziali. Se siete stati vittima di furti, controllate se vi mancano delle chiavi di casa e/o dell’auto. Fotografate i gioielli e gli oggetti di valore per un eventuale riconoscimento in caso di ritrovamento Dotatevi di soluzioni tecnologiche con antifurti di nuova generazione. Non sottovalutate il fenomeno e cambiate le abitudini facendo attenzione a dove conservate i vostri beni. Giorgio Pesce

L’Osteria dalla Pierina augura Buona Pasqua “Schiette” in guazzetto con le castraure Parmigiana di capesante e caciocavallo Ostriche arrostite con parmentier di patata Riso nero integrale con zuppetta di gallinella di mare, scampi e asparagi Lasagnetta gratinata con alici, pomodorini, taggiasche al finocchietto Bianco di branzino con passata di zucchine agrodolce e ortaggi canditi Spuma di mascarpone e pistacchi con fragole marinate nel bracchetto

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La Coccolateria A Mirano La magia del cioccolato Coccolateria di Giorgio Libralesso via Bastia Fuori, 1 - 30035 Mirano - Tel. 041 5700390 - Cell. 334 6088749 www.coccolateria.it - coccolateria@libero.it Quando arrivi a Mirano, in via Bastia Fuori 1, non puoi non fermarti presso la Coccolateria. Con grande soddisfazione potrai gustare tutti i prodotti del cioccolato: dolci, cioccolatini, creme, torte e bevande. I titolari sono distributori autorizzati di fave di cacao, prodotte da Casa Franceschi e importate da Solocacao, provenienti dal Venezuela e riconosciute a livello mondiale per le particolari caratteristiche organolettiche. Se conosci la storia del cacao e le sue proprietà riguardanti la salute dell'uomo, la sua assunzione te lo farà diventare come un cibo familiare e ricercato, specie se gustato presso la

I S T I T U T O

Coccolateria. Il cioccolato è un elemento derivato dai semi dell'albero del cacao. La pianta del cacao è apparsa già nel 6000 a.C., nei territori di Rio delle Amazzoni. I popoli Maya e Atzechi lo coltivavano già nel 1000 a.C.. E' arrivata in Europa con la scoperta delle Americhe e in Italia nel 1600. Dall'antichità ad oggi il cioccolato è sempre stato considerato e gustato come prodotto squisito per le sue sopraffine qualità, favorevoli anche alla salute dell'uomo. La bevanda di cioccolato era ritenuta bevanda degli dei e riservata ai re e ai nobili. Presso alcuni popoli i semi di cacao

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B E L L E Z Z A

erano offerti, assieme all'incenso, come preghiera alle divinità ed erano usati come moneta di scambio. Ancor oggi gli studi scientifici considerano le proprietà del cacao e del cioccolato. Il cioccolato fondente fa bene al cuore, riduce la pressione del sangue, fa diminuire la depressione, aumenta il desiderio sessuale. Stimolando il rilascio di endorfine, è in grado di aumentare il buon umore. La Coccolateria di Mirano, in via Bastia Fuori 1, ti invita a constatare la veridicità di quanto fin qui affermato e raccontato. Paolo Trevisanato

Piazza Aldo Moro, 44 30035 MIRANO (VE) Tel. e Fax 041.5701517 l_estetica@outlook.it L’Estetica di Martina Raciti


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Elena Doria, neolaureata in “Storia delle Arti” Il 9 febbraio 2015, presso l’Università di Ca’ Foscari di Venezia, la dott.ssa arch. Elena Doria ha brillantemente discusso la Tesi di Dottorato di Ricerca in “Storia delle Arti” (Scuola dottorale interateneo di Ca’ Foscari - Istituto Universitario di Architettura di Venezia - Università di

Piatti salutisti di Gio'

A Mirano è stato riaperto il Ristorante Pizzeria "Ai Molini". I titolari Paolo e Giovanna, dalla loro affermata professionalità, hanno ripreso la conduzione del locale. Sicuramente ritornerà ad essere apprezzata e gustata la tradizionale loro buona cucina.

Verona), dal titolo: Venezia “semi-capitale”. La teoria sugli “stabilimenti pubblici” e il caso dell’Orto Botanico (1806-1887). Tutor: Prof. Guido Vittorio Zucconi. Il caso emblematico dell’Orto Botanico di Venezia, stabilimento pubblico e centro di attrazione della

città tra le dominazioni francese, asburgiche e l’Unità d’Italia, contribuisce a far luce sulla ridefinizione del rango istituzionale, amministrativo e simbolico di un’idea di Venezia “semi-capitale”, tra le premesse di una “più grande Venezia” contemporanea.

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Vetrego: ladri in casa e preservativi davanti al cimitero Negli ultimi numeri del Giornalino paesano “EVVIVA VETREGO”, sono stati pubblicati 4 furti, di cui tre con i proprietari in casa. Ecco i racconti dei diretti interessati: VIA VETREGO CENTRO: «Sono un giovane paesano. Ero in casa, ore 17.30, e mi trovavo al 2° piano. Ho udito dei rumori provenire dal piano terra e perciò ho acceso la luce delle scale per scendere giù a vedere cosa

stava succedendo. Giunto in cucina, ho intuito subito che erano dei ladri che stavano scappando dallo stesso balcone, situato a nord, appena scardinato dopo aver tagliato la rete del giardino che confina con il campo da calcio. Allora sono corso fuori ma la mia auto era già stata rubata; fortunatamente, alcuni giorni dopo è stata trovata abbandonata ad Asseggiano. Sono comunque contento, poiché non so cosa mi sarebbe capitato di grave se mi fossi trovato faccia a faccia con i ladri quando sono sceso al piano terra». VIA CA’ REZZONICO: “Siamo una famiglia di mezza età. Eravamo usciti in auto e, purtroppo, nelle case vicine nessuno era in casa. I

ladri hanno scassinato il balcone al piano terra, è scattato l’allarme ma sono comunque entrati in casa per tacitarlo spaccando la centralina d’allarme. Hanno rovistato in una stanza ma non hanno trovato nulla e sono scappati in tutta fretta, poiché la sirena esterna suonava anche con la centralina rotta. E già la terza volta”. VIA SAN SILVESTRO: “Siamo una giovane famiglia venuta ad abitare a Vetrego da un anno. Erano le 21,30 quando i miei due cani si sono messi ad abbaiare. Sono uscito a vedere di cosa si trattava ma, improvvisamente, mi sono trovato di fronte tre ladri. Con gran spavento, ho gridato: “Andate via! Adesso chiamo i

Carabinieri!”. Per fortuna erano dei giovani stranieri e mi hanno risposto: “No! Non chiamare nessuno! Non ti facciamo del male e andiamo subito via!”. Infatti sono subito scappati di corsa”. Oltre ai Furti, è successo anche questo fatto: Un compaesano telefona al Comitato di Vetrego e segnala una cosa scandalosa e vergognosa, e precisamente che ci sono numerosi preservativi sul parcheggio dinanzi al Cimitero. Interviene subito il segretario Giuseppe Vesco, il quale si reca sul posto, scatta delle foto e le invia al Comandante Stefano Sorato della Polizia Locale chiedendo un sopralluogo fotogra-

fico. Le invia anche al Comandante dei Carabinieri, Maresciallo Leonardo Mirto, chiedendogli di far effettuare dei “controlli notturni”, affinché quel luogo antistante il Cimitero non venga di nuovo profanato da degli individui incivili e sudici, i cui genitori hanno fallito il proprio compito educativo.

I PRODOTTI TIPICI DEL TRIVENETO NEL TEMPO Per quanto possa apparire paradossale, fino a qualche anno fa non esisteva una definizione europea di “prodotto tipico”. (…) la risoluzione fu presa in base a una serie di "considerando", di cui il principale era "che la promozione di prodotti di qualità aventi determinate caratteristiche può rappresentare una carta vincente per il mondo rurale, in particolare nelle zone svantaggiate o periferiche, in quanto garantirebbe, da un lato, il miglioramento dei redditi degli agricoltori e favorirebbe, dall'altro, la permanenza della popolazione rurale nelle zone suddette". I caratteri evolutivi della tipicità hanno poi avuto modo di ostentarsi, in questi recentissimi anni, a proposito di un volatile – l'oca – collegato alla tradizione alimentare giudaica che così fortemente arricchisce la base gastronomica delle Venezie. Da sempre, da quando ghetto è stato ghetto, l'oca ha avuto nei confronti del maiale, per la comunità israelitica, una chiara funzione di supplenza; toccante il vertice in quelli che il grande Antonello Pessot da Palmanova chiama ancor oggi "i salami dI nonna Sara": pura carne d'oca insaccata dopo macellazione rituale, gemelli di quelli che nella lomellina Mortara – altra capitale della salumeria ebraica – hanno ricevuto il nome dì ecumenici perché atti ad essere consumati, senza tabù, da tutti i credenti delle tre religioni monoteistiche: cristiani, ebrei, musulmani. (…) Colle dovute prudenze si dovrebbe dunque parlare del sistema alimentare veneto tradizionale come di un modello fortemente ispirato ai paesi nordici: anche perché non contraddetto da quanto si registra nel Trentino o nel Friuli-Venezia Giulia, sicché la propensione al consumo carneo - almeno nella fantasia degli operatori gastronomici che nei secoli elaborarono la tipicità - unisce tutto il Triveneto. Se è lecito addentrarsi in un ambito scientificamente difficoltoso come quello della psicologia popolare, la deificazione delle polente preparate dalle varie Rosaure ai vari Arlecchini rappresenta l'esternazione lecita del desiderio, quella che nessun padrone può impedire al proprio servitore, mentre la carne è il desiderio inconscio, peccaminoso perché al di là dello stretto necessario. Di questo inno alla carne la manifestazione più evidente è rappresentata dalla salumeria equina, così fiorente nell'entroterra lagunare attorno a Saonara (Padova): coscia affumicata, salame, sa-

lamelle, salsiccia, soppressa e speck di cavallo, cotechino di puledro, salame di asino e sfilacci di equino sono le specialità incluse nell'Elenco dei prodotti tradizionali. (…) È anche vero però che la gallina di Polverara è diventata un mito che ha superato il tabù del coniglio, assente fino alla fine dell'Ottocento dalle campagne i cui contadini non sapevano né allevarli né cacciarli. Questa variazione carnea, contraddetta dai limitati mezzi per soddisfarla, se non verso gli animali da cortile, non significa indifferenza per le verdure. Chi ha mangiato radicchi e fagioli sa quello che vogliamo dire. E l'elenco riporta dieci varietà di patate, nove di asparagi, sette di castagne e marroni, cinque di ciliegie e radicchi; per tacere del carciofo violetto di Sant'Erasmo, in piena laguna (..:). E infine le giuggiole, con il loro brodo: memorie di un tempo in cui questi frutti venivano conservati per l'inverno e principalmente consumati dalle donne a filò, ossia dalle filatrici che avevano continuamente bisogno di saliva per tirare il filo da avvolgere sulla rocca. Il pane si è inserito nell'evoluzione dei tempi. Ortensio Lando celebrava il padovano come il migliore d'Italia. Probabilmente non tutti condividerebbero oggi un siffatto giudizio, come si legge nelle nomenclature dei pani censiti da Alessandro Pericle Ninni nella metà dell'Ottocento (…) Molto alla moda, anche per le imitazioni fattene un po' in tutta la penisola, è il cosiddetto formaio embriago, o ebro del Piave. La sua origine daterebbe dall'autunno 1917. quando i contadini, di fronte al dilagare dell'esercito austro-ungarico, per evitare che i formaggi divenissero preda di guerra li gettarono nelle botti ancora ribollenti di mosto e vino nuovo. (…) Al di là di questo folclore va ricordato che la pratica di immergere il formaggio nel mosto è antichissima. (…) Un interrogativo è suggerito dalla denominazione “sarde in suòr”. Trattasi di una semplice caduta intervocalica, e quindi di una sarda in sapore, o non piuttosto di un adattamento del tedesco sauer, cioè acido, aspro, agrodolce? Forse le due cose insieme. Numerose sono le testimonianze viticole relative ai colli Euganei e al padovano, dove, intorno all'anno Mille esistevano vigneti fin dentro le mura cittadine. Nel Codice Diplomatico Padovano si legge che erano ceduti i terreni purché fossero

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piantate viti nelle zone limitrofe alle paludi dì Chioggia e nelle isole di Venezia. Sappiamo inoltre che nell'attuale piazza San Marco si trovava un vigneto e che in un altro documento (riportato in appendice al Codice Diplomatico Padovano) vi è traccia di un vigneto in Murano. E altrettanto dicasi per il Friuli e il Trentino. Ma dopo l'anno Mille i cambiamenti politici, sociali e culturali coinvolgono anche la viticoltura. Con l'aumento delle disponibilità il vino era diventato anche una forma di evasione e così i consumi ripresero fatalmente ad aumentare. Della maggiore diffusione delle colture sono espressione tutti i contatti di eufitenusi, pastinato, affitto, colonia parziaria nei quali era generalizzato l'obbligo di piantare vigne. Secondo Gloria, nel secolo XII, nei poderi del padovano non vi era una viticoltura promiscua; piuttosto un parte delle aziende si piantava a biada, una a prato e una a vigneto, e vi era l'obbligo di piantare un campo di viti per ogni venti nel piano; erano a vigneti anche parte delle sabbie di Chioggia... E della estensione e importanza della viticoltura sono ancora testimoni i vari Statuti urbani (nei quali venivano per la prima volta codificate leggi locali), nei quali è evidente quanto la vite, la sua coltivazione e il vino condizionassero gran parte del modo di vivere e di agire di queste popola-

zioni. Ricordiamone alcuni: quelli di Conegliano (1282), Treviso (1313) Bassano (1259), ecc. Nasceva così tutta una terminologia specifica, che permane nei vari dialetti; anche la letteratura agricola si interessava alla vite e fra tutti gli gli scriptores agriculturae va ricordato Pier de' Crescenzi che nel suo Opus ruralium commodorum (fine 1200) descrive alcune varietà e, fra queste, la nostra Garganega. (…) Nel Quattro-Cinquecento i vini avevano ancora una buona reputazione, anche se vi era qualche ambiguità. In Venezia si distinguevano, per esempio, i vini navigata (quelli importati e soprattutto le classiche Malvasie) e le acquarole prodotte nel retroterra. A Venezia le Malvasie avevano davvero una posizione importantissima, come dimostra il fatto che, per antonomasia, Malvasie erano i locali dove si mesceva e si serviva vini. Fra’ Leonardo Alberti, bolognese, esaltava le bellezze dei colli Fuganei coperti di belle vigne e con "finissimi vini" e per la zona di Treviso parlava dei "perfettissimi vini dal nobile Castello di Conegliano che è abbondante delle cose per il vivere dell'huomo!". I vini inoltre erano ricordati dagli ambasciatori veneti nelle loro famose relazioni. Corrado Barberis


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SERGIO VITTORIO MASARO, UN PROTAGONISTA MIRANESE. Il 6 marzo 2015 è morto Sergio Vittorio Masaro, uno dei principali protagonisti politici miranesi del secondo dopoguerra. Sergio Vittorio era nato a Caorliega di Campocroce di Mirano il 7 giugno 1922 da una famiglia socialista e antifascista. Suo papà Carlo (1891) era stato segretario del Partito Socialista prima del fascismo e nel dopoguerra consigliere comunale di Mirano con la prima Amministrazione democratica guidata dal Sindaco comunista Tullio Morgante dal 1946 al 1952. Dal 1946 agli anni Ottanta, Sergio condivise, con il fratello “partigiano combattente” Luigi Argeo (1926-2008) futuro Consigliere Provinciale e Vice Sindaco (1970-80), gli ideali e l’impegno politico e amministrativo nelle istituzioni di Mirano in rappresentanza del Partito Comunista Italiano. Partito del quale lui fu, per moltissimi anni, segretario della locale sezione. Fu eletto ininterrottamente Consigliere Comunale dal 1951 al 1975 per il gruppo del PCI. Ricoprì inoltre per un quindicennio, prima della istituzione delle ASL (legge 833/1978), la carica di Consigliere del Consiglio di Amministrazione dell'allora Ospedale Civile di Mirano. In quest’ultima veste nel 1969 ebbe un ruolo attivo per l’approvazione del progetto dell’architetto Giancarlo De Carlo del nuovo ospedale. La sua vita lavorativa fu piena di soddisfazioni professionali, ma subì anche delle discriminazioni per le sue scelte politico-sindacali. Come amava raccontare con orgoglio (nel 2013 concesse in merito anche cinque brevi interviste alla Lega Miranese dello SPI CGIL, vedere in basso i link nel sito www.memoro.org ) da giovane studiò da “computista commerciale”, ma come primo impiego fu assunto, nel 1938, quale apprendista operaio alla società telefonica veneta (Telve). Lavorò lì per circa tre anni, diventando un elettrotecnico specialista inviato a installare i primi centralini telefonici semi automatici. Nel 1941 subì la sua prima discriminazione nell’ambiente di lavoro. Fu licenziato in tronco dalla società telefonica su esplicita richiesta del Partito Nazionale Fascista perché non partecipava alla lezioni premilitari. Subito dopo il licenziamento fu chiamato alle armi nella classe del 1922 e assegnato all’arma del Genio. Da soldato si specializzò in telescriventi a Ivrea e dopo alterne destinazioni fu destinato a Roma come geniere addetto al «Treno comando di Stato Maggiore Esercito», un treno pieno di telescriventi che stazionava nella zona di Bracciano. Dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 fu furiere al Distretto Militare di Mestre per il Regio Esercito, che lui ricordava però come «un covo di antifascisti!» Nel 1944 patì, come tutta la sua famiglia, sia il dramma del grave ferimento da parte della Guardia Nazionale Fascista del fratello Argeo, che la successiva rappresaglia. I fascisti incendiarono la loro abitazione, l’osteria e il piccolo negozio di alimentari, vollero così punire la famiglia Masaro e metterla sul lastrico per dare un esempio a tutta la popolazione. E’ un fatto che segnò profondamente la storia antifascista del Miranese. Nel 1947 fu assunto («in virtù delle leggi per ex combattenti», come amava precisare), come impiegato contabile, tecnico amministrativo, all’acciaieria ILVA di Marghera (la futura Italsider). Tra le sue prime scelte fu quella di aderire alla CGIL, sindacato al quale confermò, per quasi 70 anni, la sua iscrizione. Nel 1956-1957, si candidò come rappresentante della CGIL impiegati nella elezione della Commissione Interna. Non fu eletto per un solo voto e l’azienda pensò bene di trasferirlo subito all’ILVA di Piombino. Qui, nel 1960, a seguito della sua adesione ad uno sciopero per il contratto di lavoro, fu punito una seconda volta con il trasferimento immediato (il giorno dopo!) alla ILVA Italsider di Bagnoli (Napoli). Successivamente lavorò per un periodo anche

io, leggo.

presso la nuova acciaieria di Taranto. Rientrato a Marghera nel 1970 divenne il capo del Servizio Amministrativo che ebbe l’onere di meccanizzare la contabilità dello stabilimento, il primo passo per la successiva informatizzazione. Fu sempre apprezzato per il suo lavoro, ma continuò a essere comunque in qualche modo discriminato per le sue idee politiche nell’evoluzione della carriera ... Nel 1980 ebbe una gratificazione pubblica: dopo essere andato in pensione, fu insignito dal Presidente della Repubblica della «Stella al merito del lavoro» con titolo di «Maestro del lavoro». Aderì subito alla Federazione provinciale dei Maestri del Lavoro di Venezia e partecipò alla attività della stessa con continuità trenta cinquennale. Si può dire che non si ritirò mai completamente a vita privata. Il suo senso civico, la passione politica, il desiderio di partecipazione democratica alla vita sociale lo stimolarono fino alle ultime sue settimane di vita. Era sempre informato, curioso di capire l’evoluzione della società, costantemente polemico per le ingiustizie che quotidianamente emergevano dai giornali e dai libri che leggeva e chiosava per gli incontri con gli amici. Era un custode attento delle esperienze che maturò nella sua lunga vita: dalle scelte antifasciste della sua famiglia e in particolare di suo fratello Argeo, all’impegno profuso per cambiare la società secondo i valori fondamentali di: libertà, giustizia e uguaglianza sociale. Questi ideali furono i suoi punti fermi. A conferma di ciò, dopo lo scioglimento del PCI, partecipò ad assemblee e dibattiti dei partiti di sinistra comprese le più recenti elezioni “Primarie del PD o di coalizione”. L’ANPI, che lo annoverava come sostenitore e iscritto, nel 70° anniversario della fucilazione dei Martiri di Mirano, gli consegnò un riconoscimento particolare per il suo esempio di democratico e antifascista. Per completare le informazioni, per ascoltare dalla sua voce gli episodi più significativi, questi sono i cinque link della intervista del 2013: 1) http://www.memoro.org/it/Da-operaio-a-contabile_10560.html 2) http://www.memoro.org/it/Guerra-e-discriminazione_10570.html 3) http://www.memoro.org/it/Contabile--ma-anche-tecnico_10565.html , 4) http://www.memoro.org/it/Un-trasferimento-improvviso_10566.html 5) http://www.memoro.org/it/Mai-dirigente_10571.html (Renato Vecchiato – ANPI Mirano) 13 marzo 2015

Paura a Scaltenigo per gli argini del Lusore Da un po' di tempo molti cittadini che abitano nei pressi del Lusore ci comunicano la loro preoccupazione osservando la situazione dei suoi argini. Poco più di un mese fa il comitato Viabilità Sicura di Scaltenigo e Ballò si è attivato parlando con il geometra Cazzin del Consorzio Acque Risorgive e con il Dr. Silvestri responsabile dell' Ufficio Ambiente del comune di Mirano, segnalando lo stato degli argini del Lusore erosi dalle tane delle nutrie. Questi animali sono una specie alloctona provenienti dal Nord America, nulla a che fare quindi con il nostro ecosistema. Importati e allevati in Italia per lo loro pelliccia, sono stati liberati da incursioni negli allevamenti da parte di animalisti e da allevatori stessi riscontrato il basso reddito che producevano. Si sono propagati lungo i nostri fiumi trovando un ambiente consono prolificando a dismisura, creando problemi all'agricoltura e sopratutto alla sicurezza dei fiumi provato, purtroppo, che il loro continuo scavare indebolisce le strutture di contenimento. Fino al 14 giugno 2014,le nutrie erano considerate specie protetta, se il loro numero superava la soglia del rischio si doveva far intervenire la polizia provinciale per catturarle. Da quella data il Ministero della Salute e dell'Agricoltura le ha declassate a specie nociva ed infestante. Attualmente la conduzione di questo problema non è più onere della provincia ma è stata affidata (proprio nei

giorni della nostra segnalazione) all'Ufficio Ambiente del nostro comune nella persona del Dr Silvestri. Al tempo il geometra Cazzin in un Suo pronto sopralluogo ha constatato la pericolosità della situazione e ci ha informati di aver provveduto a confermare al Dr. Silvestri la veridicità di quanto da noi segnalato. Il Dr. Silvestri si è rivolto alla VERITAS per un preventivo d'intervento. Si poteva a questo punto ben sperare, ma la frase successiva è stata sconfortante:"Un preventivo va bene, ma si sa che non ci sono soldi." Da allora ad oggi le nutrie hanno continuato a scavare peggiorando la situazione producendo sempre più voragini e non solo, anche un tratto di argine è franato. Anche l'assessore Giuseppe Salviato (che ringraziamo), messo al corrente del problema ha sentito subito il geometra Cazzin poichè il Consorzio Acque Risorgive è l'unico ente responsabile ed autorizzato alla cura e manutenzione dei nostri corsi d'acqua. Da questi l'assicurazione che la situazione è sotto controllo: la frana è monitorata. Queste parole purtroppo negli ultimi anni si sono sentite troppe volte e sempre prima di gravi irreversibili problemi. I cittadini di Scaltenigo hanno paura e chiedono al Consorzio di intervenire prontamente, almeno che, i nostri tecnici .non ci confermino pubblicamente che non esiste rischio prendendosi però la responsabilità di questa affermazione. Da parte nostra li invitiamo ad effettuare un ulteriore attento controllo dato l'aggravarsi dello stato di pericolosità. Chiediamo cortesemente di essere contattati, provvederemo a farli accompagnare da chi per paura da tempo sta monitorando questo problema. In attesa di un cortese pronto riscontro, con i più distinti saluti Per Il Comitato Viabilità Sicura La portavoce Cagnin Ivana


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Franco Cavaliere e famiglia Vi augurano Buona Pasqua


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L’impegno sociale e ambientale della “Gardin Piante” La Gardin Piante ha sede a Villanova di Camposampiero e si occupa di realizzazione e manutenzione di giardini per il settore pubblico e privato. Fondata negli anni Sessanta da Remo Gardin, l’azienda ha dimostrato un continuo e crescente interesse ad approfondire le tematiche legate al verde e all’ambiente. Nel 1986 è stato inaugurato il garden center a Santa Maria di Sala, un ampio vivaio che occupa una superficie di circa 100.000 mq. Dal 2011 l'azienda è gestita dai figli Monica, Mirco, Elena Gardin e dal genero Matteo Bano, i quali, pur mantenendo viva la tradizione familiare, stanno ampliando gli orizzonti dell'azienda, attraverso anche l'impegno sociale e ambientale.

L'azienda è stata infatti la prima impresa veneta a partecipare alla Campagna di Noino.org – Uomini contro la Violenza sulle Donne. Si tratta di una campagna sociale e network di uomini che non solo si prendono la responsabilità di dire "No" alla violenza contro le donne, chiaramente e in pubblico, ma si impegnano a coinvolgere il maggior numero di uomini possibile. Nata a Bologna nel 2011, Noino.org si è rapidamente estesa in tutto il territorio nazionale e l'8 marzo dello scorso anno ha ricevuto la Targa di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica, consegnata dal Presidente Napolitano. Dal 2012, la Gardin Piante partecipa attivamente alla campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne attraverso le

adesioni individuali e di gruppo al network, la pubblicizzazione della campagna sui propri strumenti internet, l'organizzazione di convegni e, infine, diverse raccolte fondi avvenute durante il 2013 e il 2014 a favore della Casa sicura del Centro Anti-Violenza di Mestre; la quarta edizione è stata organizzato lo scorso sabato 7 e domenica 8 marzo, in occasione della tradizionale Festa della Donna. Per Gardin Piante, il progetto riveste particolare rilevanza in quanto il personale è in maggior parte maschile e, in questo senso, può essere una testimonianza ancora più efficace verso la componente maschile della popolazione. Sul fronte ambientale, sono in corso di valutazione l'applicazione delle tecniche di lotta bio-

logica presso il negozio e vivaio grazie all’inserimento di predatori e prodotti naturali che non siano dannosi alle coltivazioni e all’uomo nel pieno rispetto dell’ambiente. La Gardin Piante ha però deciso di dare un passo ulteriore in questa direzione, portando all’attenzione anche dei bambini alcuni temi ambientali, con il desiderio di stimolare nei ragazzi lo sviluppo di una coscienza ambientale e favorire così una relazione più virtuosa con l'ambiente circostante, nella speranza che la sensibilizzazione degli studenti possa favorirne la tutela e conservazione nel futuro. L'azienda ha così deciso nel 2013 di dar vita ai “Laboratori Verdi”, un progetto gratuito che coinvolse nella sua prima edizione 380 ragazzi delle scuole elemen-

tari di Santa Maria di Sala e che, grazie al grande successo dell'iniziativa, si è estesa lo scorso anno alle scuole elementari dei comuni di Villanova, Borgoricco, Vigonza e S. Maria di Sala per un totale di circa un migliaio di studenti. Per il prossimo futuro è in programma la seconda edizione della Giornata della Terra, una celebrazione dedicata all'ambiente e alla salvaguardia del pianeta che si tiene ogni anno intorno al 22 aprile e ad oggi coinvolge 175 paesi. La giornata rappresenta un'occasione preziosa per i ragazzi per poter aumentare la conoscenza e la consapevolezza dell'importanza dei temi ambientali attraverso i divertenti laboratori didattici che si vengono organizzati presso il Garden Center a S. Maria di Sala.

TRADIZIONE E GENUINITÀ ALL’OSTERIA BALLARIN Non c’è nessuno a Miano che non conosca e apprezzi il menù dell’osteria Ballarin in Via Porara, 2: piatti semplici ma saporiti e genuini, con l'impiego quasi esclusivo dei prodotti stagionali del territorio. Cortesia e professionalità caratterizzano la famiglia che gestisce il locale, con Andrea ai fornelli e sua moglie Marina in sala e al bar, con il prezioso aiuto della mamma Maria e del papà Emilio nel consigliare i vini e nel proporre la degustazione dell’ampia offerta di cicheti. Il servizio di pranzo e cena è svolto in due ampie sale, arredate con mobili antichi e paioli di rame appesi ai muri: si può iniziare con soppressa fatta in casa e polenta, frittate con le morchelle, o misto marinato e sarde in saor. Quindi si passa ai primi che consentono di scegliere tra: tagliatelle con il ragù d’anatra, gnocchi con pancetta e funghi, risotto a la sbiraglia (fegatini e frammenti di carne di gallina), o con verdure di stagione e spaghettini alla busera. I secondi non sono da meno: trippa alla parmigiana, coniglio, oca arrosto con ripieno, o

baccalà nelle versioni mantecato, in umido e alla vicentina. Per finire, il dessert: panna cotta, crema catalana o crostata ai frutti di bosco. Per quanto riguarda i vini non c’è che l’imbarazzo della scelta: oltre a quelli sfusi, si può scegliere tra numerose etichette, prevalentemente regionali, servite anche a bicchiere. Ma l’osteria Ballarin è anche luogo di incontro per serate conviviali a tema, come ad esempio quelle dedicate ai funghi in ottobre e alla “festa dell’oca” in novembre o per una chiacchierata tra amici davanti a un bel piatto assortito di cicheti. È giustamente meritata quindi la popolarità di cui gode il locale, la più vecchia osteria di Mirano, che ha iniziato la sua attività nel secolo scorso come fiaschetteria, usufruendo di alcuni spazi del dismesso albergo Erico vicino centro storico. Per ulteriori informazioni, telefonare allo 041 431500. Paolo Leandri

Associazione Micologica "Bresadola" – Gruppo AMICI MICOLOGI MIRANO

ATTENTI AI FUNGHI CHE RACCOGLIETE Ogni anno, nella sola Italia, si registrano circa 40.000 casi di intossicazione da funghi ed almeno una decina di decessi dovuti ad eccessiva fiducia in se stessi, leggerezza e una buona dose di incoscienza. Ecco allora alcuni consigli per la prevenzione dagli avvelenamenti: - evitare la raccolta indiscriminata di tutti i funghi rinvenuti, poiché solo alcune specie risultano essere eduli; - i funghi vanno raccolti interi e non in stato di alterazione(ammuffiti, fradici, ecc.) ; - i funghi raccolti si trasportano in contenitori rigidi e aerati (es.

cestini di vimini) che consentono l'ulteriore disseminazione delle spore, inoltre si evitano fenomeni di compressione e di fermentazione; - non raccogliere i funghi in aree sospette d'inquinamento (come ad es. discariche, lungo arterie stradali, ecc.) - non fidarsi di presunti 'esperti', ma far controllare tutti i funghi raccolti dagli Ispettori Micologi dell'As1 o presso il Gruppo "Amici Micologi Mirano". Consigli per il consumo: - non esistono metodi empirici (quali le prove con l'aglio, monete d'argento) per verificare se

un fungo sia edule o velenoso; - la cottura, l'essicazione o altri sistemi non servono a svelenire i funghi mortali (Amanite Phalloides, A. Verna, A. Virosa, Lepiote specie e Cortinarius orellanus e altri): le tossine sono termostabili e quindi non perdono la loro tossicità; - tutti i funghi vanno mangiati ben cotti, da crudi essi sono scarsamente digeribili, se non addirittura velenosi (il comune 'chiodino' Armillaria mellea è tossico se non è effettuata una prebollitura di almeno 15 di minuti prima della cottura definitiva) perché contiene tossine

termolabili le quali si degradano alla cottura; - non si devono somministrare i funghi ai bambini, a donne in stato di gravidanza o persone che presentano intolleranza a particolari farmaci o disturbi allo stomaco, al fegato ed al pancreass senza il consenso del medico. Per chi acquista funghi freschi spontanei presso un esercizio di vendita: - prima dell’acquisto, verificare che la cassetta o l'involucro contenente i funghi siano muniti di un'etichetta attestante l'avvenuto controllo micologico da parte degli Ispettori Micologi Asl, deputati per legge al controllo;

- nel caso non sia presente il cartellino di controllo, si consiglia di non acquistare il prodotto e di segnalare il fatto agli organi preposti al controllo (Asl, N.A.S. ecc.) Che cosa fare in caso d'avvelenamento da funghi: - se, dopo aver consumato dei funghi, insorgono disturbi, recarsi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso; - portare tutti gli avanzi dei funghi disponibili, compresi quelli gettati in pattumiera, utili ai fini del riconoscimento: non tentare "terapie" autonome. IL PRESIDENTE Paolo Trevisanato

La Fioreria Le Fate del Bosco è situata a Mirano, dove troverete fiori freschi e piante di ogni tipo per tutte le occasioni. L'attenzione alle sfumature e ai colori unita ad una sapiente cura nella scelta dei particolari, rendono uniche ed eleganti le decorazioni che il personale realizzerà per voi con fiori semplici o pregiati e per tutte le occasioni, dalle piccole cene ai ricevimenti più importanti ai matrimoni. La Fioreria Le Fate Del Bosco realizza, secondo i vostri gusti e le vostre esigenze, stupendi omaggi floreali, bouquet, centro tavola, addobbi per cerimonie ma anche bouquet da sposa, composizioni floreali, addobbi ed allestimenti floreali per banchetti, congressi e chiese nonché corone ed allestimenti floreali funebri e cuscini di fiori. Il negozio propone una vastissima scelta di fiori recisi, piante ornamentali da appartamento, piante per ufficio e artificiali; realizza per le vostre occasioni speciali bomboniere personalizzate anche con vetri di Murano ed offre un servizio di consegna a domicilio.


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E’ arrivata la Primavera Meteorologica, cominciata il 1 Marzo 2015, che ci sta portando gradualmente verso giornate sempre più lunghe e miti. Il sole tramonta sempre tardi fino al 21 di giugno che sancisce il solstizio d'estate. Con il solstizio d'estate abbiamo la durata massima di ore di giorno. Per il cambio delle abitudini quotidiane una buona spinta ci sarà con il cambio orario, che si avrà l’ultima Domenica del mese, vale a dire Domenica 29 Marzo. In tale data, precisamente la notte del 29, alle 2.00, do-

vremo spostare l’orologio avanti di un’ora. Daremo così il benvenuto all’ora legale, che subentrerà all’ora solare attualmente in vigore. Il cambio orario è stato istituito con l’obiettivo del risparmio energetico. L’ora legale non può ovviamente aumentare le ore di luce disponibili, ma solo indurre un maggiore sfruttamento delle ore di luce e conseguentemente un minore utilizzo dell’energia elettrica. Cambiano le giornate, cambia il clima e si ini-

zia una nuova stagione, ecco perché può essere utile essere informati. Si sta affermando sempre di più il sito delle previsioni metereologiche di Mirano. Un servizio attivo grazie all’attività di volontariato di Maurizio Foffano (esperto informatico) e Giorgio Pesce; ideatore del progetto "Privilege Card", la tessera consegnata a tutte le famiglie della città per godere di agevolazioni in diverse attività commerciali. Da qualche mese si lavora a questa nuova idea coinvolgendo sempre più persone. Prossimamente verranno pubblicate informazioni locali e generali su tema in collaborazione con esperti del territorio. Si punta prevalentemente alle immagini del nostro Comune di Mirano e come preannunciato sono già

stati allacciati contatti con alcuni commercianti per piazzare altre telecamere (webcam) a Mirano (per esempio in piazza Martiri, in via Gramsci e in via Galilei) ma anche a Maerne, Spinea e in altre zone del Miranese. Per migliorare il servizio, i due ideatori stanno cercando sponsorizzazioni per incrementare le attrezza-

ture e la visibilità con una offerta lancio molto molto conveniente. Sul sito ci saranno i link ad altri siti che mostrano in tempo reale le immagini di decine di località veneziane. Le previsioni meteo e le informazioni generali sono invece pubblicate grazie alla concessione da parte di alcuni portali professionali.

Giorgio Pesce e Maurizio Foffano

La visita pastorale del Vescovo Gianfranco Agostino Gardin alle comunità parrocchiali di Mirano Si è svolta dal sei all’quindici febbraio scorso la visita pastorale del Vescovo della Diocesi di Treviso Gianfranco Agostino Gardin alle nostre comunità parrocchiali del Comune di Mirano. L’incontro è iniziato con una solenne celebrazione nel duomo di “S. Michele” nel centro storico, alla presenza dei parroci delle sette parrocchie e dei fedeli accorsi per partecipare ad un evento di straordinaria importanza. Il rito è stato accompagnato dai cori unificati di tutte e sette le comunità parrocchiali, in un’atmosfera di profondo raccoglimento. Scopo della visita del Vescovo, oltre ad avere un contatto diretto con le realtà ecclesiali locali, è stato quello di rafforzare soprattutto tra i collaboratori parrocchiali quello spirito di unità e di fraternità che consente di affrontare con fiducia le problematiche vissute quotidianamente. Così sono state presentate le relazioni degli operatori della “Caritas”, della “Ca-

techesi”, della “Pastorale famigliare” e della “Pastorale giovanile”. Alla fine della visita, il Vescovo Gardin ha riunito i rappresentanti dei Consigli Pastorali delle sette comunità miranesi per uno scambio di pareri sulle osservazioni che erano emerse nei giorni precedenti e per cercare di dare una risposta alle domande che gli erano state formulate. Ad esempio, uno dei punti sicuramente più impegnativi è stato quello riguardante “la famiglia” che, come si legge dalla relazione, «in questi tempi soffre e vacilla anche per futili motivi, inoltre la crisi economica non aiuta (…). Ci preoccupa il calo di cristiani impegnati nel servizio in parrocchia e ci chiediamo quale sia il modo efficace per rapportarci alle nuove generazioni. (…) Il futuro lo vorremmo improntato in una collaborazione corresponsabile e gratuita tra clero e laici delle nostre comunità, donandoci soli-

darietà reciproca. Siamo consapevoli che la vocazione della parrocchia è quella di uscire dal proprio nucleo ristretto, e divenire missionaria avvicinando nei loro ambienti coloro che vivono ai margini della Chiesa, in particolare i giovani; vorremmo superare problemi e stanchezze e trasformarli in sollecitudine verso i lontani». Anche la realtà giovanile ha bisogno di stimoli e di orientamenti, in quanto, si legge, «i giovani, in maniera autonoma, non hanno volontà propositiva nell'essere coinvolti in iniziative parrocchiali: i valori della società odierna sono cambiati, e non sempre coincidono con quelli professati dal Vangelo. I ragazzi hanno bisogno di prendere d'esempio punti di riferimento con i giusti valori». C’è stato, quindi, pieno accordo nel riconoscere che è urgente dare alla società un'immagine più aperta e accogliente della parrocchia. È impor-

tante allora che le comunità parrocchiali offrano alla popolazione, e ai giovani in modo particolare, occasioni sempre più motivanti di dialogo, di confronto e di collaborazione, così da favorire una crescita culturale e religiosa in controcorrente rispetto al pensiero di massa, capace di decidere in autonomia il cammino di crescita personale da realizzare. Paolo Leandri


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Miranesi nel mondo: Alberto Mondi a Seul Sentiamo spesso parlare del fenomeno dei giovani italiani obbligati a cercar fortuna all’estero. Il motivo principale è, a detta di molti, riconducibile alla realtà italiana sempre meno “accogliente” con chi si affaccia alle soglie della vita adulta. E Mirano non è certo esente da questo fenomeno e decine sono gli esempi di “emigranti moderni”. Fortunatamente grazie ai social e ai sistemi moderni di comunicazione (Facebook, WhatsApp, Skype…) e alla moltiplicazione delle opportunità di viaggio “low cost”, le distanze non sono più incolmabili come una volta… Noi proviamo ad iniziare un virtuale giro del mondo che ci porta alla conoscenza di chi da Mirano è partito (e ogni tanto ci ritorna) ed è arrivato da qualche altra parte del mondo stabilendo là il proprio centro della vita lavorativa e/o affettiva. Raccogliamo le loro storie con semplicità cercando di comprendere i motivi della partenza, per apprezzare l’incredibile varietà dei casi della vita, e anche per capire se e quanto delle radici miranesi rimane dentro a queste persone. La prima tappa del nostro tour ci porta a Seul, capitale della Corea del Sud, dove troviamo Alberto Mondi giovane miranese che ci racconta la sua esperienza negli ultimi anni e gli inattesi sviluppi che ha preso proprio in questi mesi. Alberto, innanzitutto, raccontaci brevemente chi sei e cosa hai fatto a Mirano… Sono nato a Mirano 31 anni fa. Miranese di nascita e di formazione: elementari alle “Francesco Petrarca” quando ancora era di fronte alle poste, le medie alle “Giuseppe Mazzini”, Liceo Scientifico “Ettore Majorana”… Fuori da scuola: tanto Patronato tra ping-pong, calcetto balilla e qualche partita di Street Fighter (quando c’era grana…) e militanza calcistica tra U.S. Miranese e U.S. Campocroce. Poi dopo il liceo, l’università di Lingue Orientali a Venezia e l’ingresso nella vita da piazza miranese. Adesso fisicamente dove abiti? Adesso vivo con mia moglie a Songpa-gu, un quartiere di Seoul in Corea del Sud. E lavoro a Gangnam, la zona di Seoul diventata famosa in tutto il mondo per l’omonima canzone “Gangnam Style”: adesso ho una dozzina di milioni di abitanti in più intorno rispetto a quando ero a Mirano… Raccontaci della partenza: quando hai deciso di partire: quali le spinte e quali i timori? Sono partito subito dopo la laurea, sette anni fa. Avevo fatto l’ultimo anno di universita’ in Cina a Dalian studiando giusto il necessario e viaggiando il più possibile (così come avevo fatto durante le superiori e l’università…). Con una laurea in lingua e cultura cinese mi è sembrato naturale ripartire il prima possibile per l’Asia. Così sono salito su un treno per Budapest, da lì a Kiev, poi a Mosca e poi quattro o cinque città russe dove passa la Transiberiana: Novosibirsk, Irkutsk, Ulan Ude, Khabarovsk, Vladivostok. Poi dal porto di Zarubina ho preso una nave per Sokcho, in Corea del Sud, dopo più di un mese di viaggio. Volevo stare due o tre mesi in Corea e poi tornare in Cina, ma invece dopo sette anni sono ancora qua… Scegliere di partire non è stato difficile. Avevo 23 anni e la consapevolezza che a quell’età si possono “sprecare” un paio di anni per provare a far cose che non si sa dove porteranno. In più avevo alle spalle tanti viaggi in Italia e Europa e otto mesi in Cina che mi avevano caricato di voglia di vedere un pò più di mondo. A Mirano ho lasciato una bellissima famiglia e tantissimi amici meravigliosi che mi sono stati d’aiuto per tenere duro durante i momenti piu’ difficili da superare. All’arrivo, che accoglienza hai ricevuto? Quali le prime sensazioni? I primi tre mesi di Corea sono stati terribili. Sono arri-

vato a giugno e mi aspettavo di passare un’estate in stile italiano o come avevo fatto in Cina, viaggiando qua e là e conoscendo gente. Ignoravo il fatto che in Corea l’estate fosse la stagione dei monsoni, che quando va bene significa qualche acquazzone di tanto in tanto o per una o due settimane, ma quando è un brutto anno significa pioggia torrenziale e nubifragi per tutta l’estate… L’anno del mio arrivo il signore delle pioggie è stato particolarmente generoso e ho passato tre mesi in una città della campagna coreana senza parlare ne’ coreano ne’ inglese e senza conoscere praticamente nessuno: da depressione! In quei mesi però ho imparato l’alfabeto coreano e le basi della lingua, che mi sono poi servite per imparare a parlare il coreano come si deve e differenziarmi dalla maggior parte degli stranieri che vivono qui che in coreano sanno a malapena ordinare una birra. L’accoglienza ricevuta dai coreani incontrati sia agli inizi che durante tutti gli anni vissuti qui è stata invece eccezionale. Sono un popolo fantastico: lavoratore, pacifico, cordiale. E’ il paese più sicuro e con il minor tasso di delinquenza al mondo. Poi io penso di averci messo del mio cercando sempre di adattarmi a situazioni “scomode” per uno straniero e cercando sempre di comprendere e rispettare la cultura, gi usi e costumi del paese. Una cosa che sembra scontata e semplice detta a parole, ma non lo è quando ci si trova a scontrarsi in continuazione con una forma mentis differente alla nostra. E lo ribadisce il fatto che lo sport preferito di molti stranieri che vivono qui sia lamentarsi.... Che lavori hai fatto? Cosa stai facendo adesso? Dopo aver fatto un tirocinio nell’Ambasciata Italiana e un master di due anni in un’università coreana ho poi trovato lavoro prima in un istituto di ricerca, poi sono stato assunto dalla multinazionale della birra SAB Miller per lanciare la Peroni Nastro Azzurro in Corea. Da un anno e mezzo sono passato a FIAT, che adesso si chiama FCA, come capo zona per tutti i concessionari della parte occidentale del paese. Vendo Jeep e Chrysler sopratutto, ma anche una cinquantina di FIAT 500 al mese... Poi dallo scorso luglio, grazie al proprietario di un locale a cui vendevo la Peroni, ho cominciato quasi per gioco a fare un programma TV. Un talk-show che si chiama “Non Summit” o “Abnormal Summit” tradotto in inglese (il titolo in coreano e’ un gioco di parole intraducibile in una lingua europea) dove undici stranieri discutono di vari temi di attualità parlando in coreano. Ho cominciato senza contratto ne’ niente, visto che anche i produttori del programma, trasmesso da un canale televisivo minore, non si aspettavano di durare piu’ di qualche mese. Invece e’ stato un successo incredibile. E da lì sono cominciate interviste, radio, altri programmi TV, spot pubblicitari....quanto basta per avermi fatto passare gli scorsi mesi praticamente senza un giorno di riposo tra il lavoro in FIAT e la vita da personaggio pubblico. Lo scorso febbraio poi ho cominciato un programma di viaggi che si intitola “My Friend’s Home”. E’ un programma in cui visitiamo i paesi natali dei vari partecipanti stranieri di “Abnormal Summit”. Sono stato in Cina e c’e’ in programma di andare in Belgio e in Nepal. E poi forse, se il programma va bene, un giorno mostreremo alla Corea del Sud anche Mirano... (NdR: Alberto non lo specifica ma attualmente sono oltre 263 mila i suoi followers su Instagram e più di 13 mila quelli su Twitter…) A questo punto qual è il tuo bilancio? Il bilancio finora è sicuramente positivo. Ovviamente non è tutto perfetto come per la vita di ogni persona. Al momento sono felice e soddisfatto per il lavoro ma non ho praticamente alcun tempo per me e per mia moglie, e questa è una questione che dovrò risolvere al più presto. Le due cose che mi rendono piu’ felice e sodddisfatto se

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guardo ai sette anni passati qui sono sicuramente tutte le persone meravigliose che ho incontrato, sia coreani che stranieri e italiani, e tutte le esperienze vissute che non avrei potuto fare se fossi rimasto in Italia (anche se ovviamente avrei potuto fare esperienze diverse e altrettanto belle anche a Mirano) Di difficoltà ovviamente ce ne sono e ce ne sono state. Soprattutto all’inizio quando non c’erano soldi e dovevo arrangiarmi come potevo in tutto, dalla casa al cibo. Anche aver messo da parte il necesssario per potermi sposare non è stato facile. Durante quel periodo ho vissuto in una stanza di due metri per tre, con un’unica finestrella minuscola ed un letto duro come un asse di legno. Ci tornavo solo la sera tardi tanto per dormirci e poi stavo tutto il giorno fuori. In Corea inoltre si lavora tantissimo. Quando vendevo birra lavoravo dalle 9,30 del mattino a mezzanotte l’una di notte quasi ogni giorno. E spesso avevo eventi o feste a cui presenziare nel fine settimana. In FIAT anche le ore di lavoro sono sempre tante, tanto che molte interviste o pubblicità, riguardanti l’altra attività, le ho girate di notte dopo il lavoro. Torni a Mirano ogni tanto? Torno a Mirano almeno una volta all’anno, di solito in febbraio o settembre che sono i periodi in cui si celebrano le maggiori festività coreane ed è più semplice prendersi le ferie. 3 cartoline che ti vengono in mente pensando a te a Mirano e dintorni… Quando penso a Mirano mi vengono sicuramente in mente tutte le serate in piazza e le notti sotto i portici a chiacccherare con gli amici prima di andare a letto. Mi vengono in mente le partite di calcio o calcetto nei vari campetti disseminati qua e la’, in via Don Minzoni, in via Belluno, alla Dante e ovviamente quello in Patronato. E poi mi vengono in mente la campagne andando verso Campocroce, le stradine di sassi da fare in bicicletta attorniato solo dagli alberi e i campi di grano, da dove guardare il tramonto da soli in silenzio. Cosa che a Seoul non si può neanche immaginare… Parliamo del futuro….dove ti vedi tra qualche anno? Prevedi un ritorno? Non so se tornerò mai in Italia o a Mirano. Certo mi piacerebbe, soprattutto per mia moglie e sopratutto per passare nuovamente del tempo con le amicizie piu’ care e vicino alla mia famiglia. Di certo c’è che ovunque vada il cuore e’ sempre miranese. Ti senti di dire qualcosa ai giovani miranesi? Ai giovani miranesi vorrei dire che siamo nati e viviamo in un paese bellissimo, sia se confrontato con il resto d’Italia che con altri paesi altre nazioni. E’ nostro dovere conoscerene la storia e la cultura, mantenere e proteggere ciò che c’è di buono e ammirabile e cercare di cambiare ciò che non va. Piu diventerete cittadini del mondo e più le vostre radici saranno importanti e vi sosterranno ovunque andiate e qualunque cosa farete. Buona continuazione Alberto! Alessandro Bertoldo

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In ricordo di Tito Carraro Tito Carraro, Miranese classe 1938, da alcuni mesi ci ha lasciato; ma è come se fosse ancora tra noi, perché vive nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto e apprezzato per la sua cordialità, il suo corriso, la sua serenità e la sua professionalità. Tutti lo ricordiamo; allegro, solare, disponibile, il cuore pieno di lealtà e bontà d'animo. È stato un imprenditore di successo, proprietario di un'azienda che conta una trentina di dipendenti e che produce componenti metallici di alta precisione per alcuni dei marchi di lampade più prestigiose. Era molto stimato e particolarmente amato nel Miranese e negli altri luoghi che frequentava, perché era forte in lui il desiderio di condividere i sentimenti, i progetti, i sogni che

coltivava non solo con la sua famiglia, ma anche con tutti i suoi amici e conoscenti. Cercava sempre occasioni per stare assieme, per far festa in compagnia con quanti erano a lui vicini. Amava la montagna e quasi tutti i fine settimana frequentava le località di Stabie e di Lentiai. Era attratto dalla affascinante bellezza delle cime, dalla serenità trasmessa dai prati in fiore e dai silenzi e dai colori dei boschi. Sul Col Moscher, a suo ricordo, i familiari hanno posto una stele di pietra. Ma anche a Mirano continueremo a ricordarlo per le sue doti di imprenditore, ma soprattutto per le sue qualità di uomo e amico. Paolo Trevisanato

Il negozio di Angelo Coi, la boutique della bici

m i r a n o

Il negozio “da Coi” in via Via Cavin di Sala, 36, a Mirano è uno degli esercizi più rinomati della città, ormai un nome “storico” nell’attività commerciale del paese, iniziata nel lontano 1961 da Angelo Coi per dare concretezza alla sua passione per le biciclette e i veicoli a motore. Gli chiediamo di raccontarci qualche ricordo. «Ho iniziato a lavorare nel 1952 in un'officina di riparazioni cicli e moto in centro a Mirano dalla Ditta "Comelato Guglielmo" dove è nata la mia passione per le moto e le biciclette. Qui sono rimasto fino a giugno del 1961 quando, spinto dalla voglia di creare qualcosa di mio, ho aperto la mia prima "bottega" in via Bastia Fuori, nel luglio dello stesso anno». Sig. Angelo, la sua bottega però non ha avuto un’unica sede. «No. Infatti dovetti chiudere per il servizio militare; ma riaprii subito dopo il mio ritorno nel 1964 in via Vittoria. Questa bottega rimase aperta fino a marzo del 1970 quando mi sono trasferito definitivamente dove si trova tuttora il negozio, in via Cavin di Sala, al numero 36.» Ormai sono più di cinquant'anni che il suo negozio è un punto di riferimento per tutto il miranese: in che cosa consiste l’attività? «Siamo concessionari della Piaggio fin dal 1974 e nel 1977 siamo stati i migliori venditori di ciclomotori della provincia di Venezia. Nel 1980 siamo invece stati i migliori venditori Vespa sempre della provincia di Venezia. Per anni sono stato un componente dell'UC Mirano ciclismo perché il nostro negozio è sempre stato anche un negozio di biciclette con i marchi storici Bianchi, Dei, Bottecchia, Atala e molti altri». Ora, dopo tanti anni di lavoro svolto con passione e competeza, Angelo ha lasciato la guida del suo negozio ai figli Gianni e Flavia che da sempre lo hanno affiancato nella gestione. Paolo Leandri

Continuano i nostri appuntamenti settimanali anche nel periodo primaveril-estivo:

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Tanti auguri di Buona Pasqua


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e ringraziano gli amici delle aziende:

Leonardo Buzzo

per il sostegno che ci hanno dato in questo anno sportivo. GRAZIE!


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DIETRO LE QUINTE DEL “POZZO”

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l termine ‘Dietro le quinte’ evoca sempre un immaginario di persone e attività che contribuiscono alla buona riuscita di uno spettacolo, un evento o una competizione sportiva. Le persone che lavorano nel Dietro le quinte sono sempre messe nei titoli di coda, richiamate alla fine dello spettacolo e non compaiono mai in prima persona, ma solo con il loro contributo tutte le manifestazioni sportive, le rappresentazioni di spettacolo o gli eventi in genere possono prendere vita ed allietare il pubblico. Anche a Mirano per gestire e far partecipare la propria squadra ad un campionato impegnativo come quello di Serie C2 Regionale di Calcio a 5, diverse persone dedicano il proprio tempo libero e le proprie risorse per il Mirano Al Pozzo, rimanendo ai margini rispetto alle luci della ribalta, all’applauso del pubblico e alle cronache delle partite. Forse per tutti questi motivi bisognerebbe spesso riportare sull’altare questi collaboratori e darne la dovuta importanza, così da valorizzarne l’impegno e i piccoli ma fondamentali gesti che permettono agli allenatori, ai giocatori e agli avversari di trovare un ambiente sportivo accogliente e preparato. In questo ultimo anno, si sono prodigati per il buon esito del campionato, soprattutto Pesce Giorgio (vice presidente), Calzavara Renzo (direttore sportivo), Coletto

Daniele (consigliere) e con meno tempo a disposizione anche Simonato Cesarino e Perissinotto Mauro, tutti coordinati e spronati dall’onnipresente Presidente Favaretto Federico. Tutto questo staff provvede, come tanti dirigenti di altre società, a preparare il materiale sportivo, gonfiando i palloni o lavando le casacche per gli allenamenti (Giorgio provvede anche a lavare le maglie di gara, risparmiando così soldi e tempo alla società), provvede ad aprire e chiudere la palestra, gestendo gli spazi con le altre società miranesi che

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utilizzano le stesse strutture e prima delle partite, sistema tutto il perimetro di gioco e gli spogliatoi, così da accogliere avversari, pubblico ed i propri beniamini nella ‘Casa’ del ‘Pozzo’, quale è diventata da 3 anni, la palestra ‘Majorana’ dell’omonimo Liceo miranese. I compiti dello staff di dirigenti, però, non si limita alla sistemazione fisica dei materiali o delle attrezzature, ma si dipanano nel corso della stagione sportiva, partecipando a riunioni ed incontri presso la Federazione di competenza e

presso l’Ufficio Sport del comune di Mirano, mantenendo rapporti di rispetto e di cortesia con le autorità scolastiche che ci ospitano, con le altre società miranesi e con quelle avversarie, creando un clima familiare, al quale i nostri atleti possano ispirarsi e sentirsi partecipi di una storia ventennale ma molto attuale. Fare sport, quindi, non è solo correre, sudare o dare calci ad un pallone, ma in un ambito pur sempre dilettantistico, è frutto di un’organizzazione coesa e volenterosa, che si prodiga per dare modo ad allenatori e giocatori di mettere in campo le proprie doti, così da gioire tutti assieme nei momenti positivi e allo stesso tempo stringersi tutti assieme nei momenti più difficili della vita sportiva e non. Mirano Al Pozzo è tutto questo e molto di più e personalmente sono molto orgoglioso di avere uno staff così dedito e preparato, che pur lavorando ‘Dietro le quinte’ è assoluto protagonista dei meriti di questa società. Nel mese di Aprile, infine, si conclude il campionato di Calcio a 5 serie C2, 20142015, dove il Mirano Al Pozzo sta ben figurando, mantenendosi in zona play off, per tentare il salto di categoria e provare a scrivere nuove pagine gioiose nella storia della nostra società. Il Presidente Federico Favaretto


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PRIMAVERA E ALLERGIE: COME PREVENIRE I SINTOMI PARTENDO DALLA NOTTE. In questo periodo dell’anno circa 5 milioni di italiani soffre di occhi rossi, starnuti e difficoltà a respirare. Colpa della primavera che ogni anno rende la vita difficile al popolo degli allergici, che tra antistaminici e fazzoletti non riesce a godersi una delle stagioni più belle dell’anno. A volte però possono bastare anche solo dei piccoli accorgimenti per ridurre i sintomi dell’allergia, la quale il più delle volte non è causata solo da pollini e fioriture stagionali, ma anche e soprattutto dagli acari della polvere, i quali non si concentrano solo in un particolare periodo dell’anno ma, se non ci dimostriamo attenti ed esigenti (in termini di qualità del riposo notturno), possono farci compagnia per molti periodi dell’anno, non soltanto in estate.

Per chi soffre di allergie, è importantissimo prestare particolare attenzione alla cura della camera da letto, luogo in cui si trascorre molto tempo. Oltre al classico consiglio di mantenere la stanza pulita ed arieggiata è consigliato l’utilizzo di materassi anallergici e antiacaro come ad esempio i materassi in memory. É fondamentale che materassi e cuscini utilizzati siano dotati di imbottitura di fibra anallergica su entrambi i lati e che siano rivestiti con tessuti traspiranti, privi di materiali di provenienza animale o vegetale come lana, piume o cotone. Il rivestimento ideale è dotato di particolari fibre d'argento in grado di minimizzare la formazione di acari e di batteri ai minimi termini; l'argento è usato anche in ambito medicale sempre con la stessa funzione e

ricordiamo che le posate in argento sono rinomate per la loro capacità esser antibatteriche!! Ad oggi l'evoluzione ha portato a creare un particolare tipo di memory schiumato con l'argento evitando dall'interno del materasso la proliferazione di questi maledetti insetti microscopici. Queste attenzioni unite all'utilizzo di coprimaterassi e copriguanciali con trattamenti anallergici ci aiutano a passare notti più rilassate ed iniziare la giornata al meglio! Un altro accorgimento importante è quello di mantenere gli animali il più possibile lontano dal materasso e dalla camera da letto. Infatti nel caso in cui si possiedono cani o gatti, questi devono essere tenuti alla larga dai letti, almeno nei periodi in cui l’allergia si fa sentire di più, perchè gli acari e il polline si attaccano ai

peli dei nostri cuccioli ed in questo modo vengono trasportati in giro per la casa.

MICRONIDO A INDIRIZZO MUSICALE Il Micronido a indirizzo musicale DO.RE.MI. opera in Salzano (VE) dal 2001 allo scopo di assicurare al bambino e alla famiglia, nel rispetto della loro identità sociale, naturale e religiosa, un ambiente educativo particolare che ha come obiettivo la creazione di condizioni positive di crescita e di sviluppo. È universalmente riconosciuta l'importanza della musica nella formazione del bambino. Infatti è sempre più diffusa l'opinione che l'età migliore per iniziare un percorso di avvicinamento alla musica sia quella neonatale.

Inoltre, sempre dalla ricerca scientifica, si apprende che l'attitudine musicale si sviluppa in modo particolare nei primi tre anni mediante l'assorbimento di stimoli musicali di qualità. Alla luce di quanto sopra, riveste fondamentale importanza il fatto che il bambino possa vivere i suoi primi anni di vita in un ambiente come il DO.RE.MI. in cui le educatrici si muovono liberamente nella musica, cantando per lui in modo "espressivo e naturale" e lasciandolo libero di partecipare con spontanei mo-

vimenti ugualmente "espressivi e naturali". Così operando, i bambini cresceranno particolarmente armonici e coordinati e saranno in grado di affrontare percorsi pedagogici e didattici che spalancano finestre aperte sul mondo. Il DO.RE.MI. accoglie tutti i bambini di età compresa tra i 6 e 36 mesi, dispone di personale educativo preparato e con esperienza, di un ampio giardino, di ambienti luminosi, salubri e funzionali che garantiscono la serenità e la sicurezza dei bambini.

SERVER REMOTI E SOLUZIONI GESTIONALI CLOUD COMPUTING: LA TECNOLOGIA CHE TI EVOLVE

Per cloud computing si intende l'insieme di risorse hardware, di utility software e del software applicativo e gestionale, che fornisce un determinato set di funzionalità fruibili mediante l'uso della rete internet. Il termine inglese cloud computing (nuvola informatica) indica un insieme di tecnologie che permettono, tipicamente sotto forma di un servizio offerto da un provider al cliente, di

memorizzare/archiviare e/o elaborare dati grazie all'utilizzo di risorse hardware/software distribuite in rete. In sostanza si tratta di dotarsi di un server remoto in aggiunta o sostituzione del server aziendale interno. Queste tecnologie sono viste come una maggiore evoluzione offerta dalla rete Internet e grazie ad essa il cloud computing permette agli utenti collegati di svolgere alcune delle mansioni. Possono, ad esempio, utilizzare software installati sul server remoto anziché sul proprio computer, condividere dati ed informazioni in qualunque momento e luogo raggiungibile dalla grande rete senza confini geografici. Le attività più richieste, oltre alla classica gestione aziendale (Magazzino, fatturazione, contabilità, ecc. ) sono la

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“Si ha quasi l’idea che Mauritius sia stata creata prima del Paradiso e che quest’ultimo sia stato copiato da Mauritius”, così scriveva nei suoi taccuini Mark Twain. In effetti, spiagge bianche, mare cristallino, laghi, torrenti, foreste, fiori, frutta e sole sono gli ingredienti per far pensare ad un Eden terreno. Passano gli anni ma Mauritius continua ad essere una delle mete tropicali più affascinanti, dove trascorrere una vacanza all’insegna del relax oziando nelle sue splendide spiagge di sabbia simile al borotalco o alternando escursioni verso l’interno, alla scoperta di paesaggi incantevoli e delle sue ricche tradizioni. Mauritius è una specie di società delle nazioni in miniatura: in

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MAURITIUS

1865 chilometri quadrati convivono pacificamente Indiani, Creoli, Cinesi, Franco-Mauriziani e altre etnie; si parlano 11 lingue diverse e si praticano almeno 40 culti: la religione più diffusa, comunque, è l’induismo. Tutto ciò fa sì che Mauritius venga spesso citata come esempio di armonia religiosa e razziale. Geograficamente si trova in mezzo alle tiepide acque dell’Oceano Indiano, all’altezza del Tropico del Capricorno, tra Africa e India, a circa 800 chilometri dal Madagascar. È un’isola di origine vulcanica circondata da una grande barriera corallina. I suoi 330 chilometri di costa sono bordati da circa 100 chilometri di spiagge formate da ban-

chi corallini, mentre l’interno è occupato da alcune catene montuose e da un grande altipiano centrale cosparso di laghi e crateri estinti ed è attraversato da fiumi e torrenti che danno vita ad un susseguirsi di cascate molto coreografiche. Il cuore turistico dell’isola è a nord. Grand Baie è stata la prima zona a essere consacrata al turismo ed è la meta preferita per chi predilige una vacanza movimentata: resort attrezzati, numerosi ristoranti, bar, discoteche. Anche nella parte est ci sono diverse strutture turistiche, il pezzo forte e l’Ile aux Cerfs, un isolotto sabbioso raggiungibile in barca. La parte più selvaggia dell’isola è il sud-est dove si aprono scenari spettacolari. La

maggior parte della zona è adibita alla coltivazione della canna da zucchero ed ha una rigogliosa foresta. La costa ovest, infine, è quella caratterizzata da affascinanti contrasti naturali. Spicca per la sua bellezza la penisola di Le Morne con la sua striscia di sabbia ininterrotta per 4 chilometri. Risalendo a nord, ci si imbatte prima nelle terre multicolori di Chamarel, cioè una serie di collinette rocciose e ondulate che gli agenti atmosferici hanno striato di rosso, giallo, verde e azzurro; e poi nel distretto di Rivière Noire ricco di bellezze paesaggistiche. Per conoscere la vera anima di quest’isola bisogna non perdere il mercato della capitale Port Louis.

Come si vede, dunque, Mauritius offre varie possibilità di scelta per trascorrere al meglio la propria vacanza. Ma la sua migliore caratteristica rimane quell’originale melting pot in salsa mauriziana che è alla base del delizioso savoir-faire dei suoi abitanti. Rudy De Pol

UN TORNEO DI CALCIO E DI SOLIDARIETÀ 7° MEMORIAL “ENRICO MASO” Si svolgerà sabato 4 Aprile 2015 a partire dalle ore 14.30 fino alle ore 17.00 circa, l’annuale torneo quadrangolare di calcio "7° Memorial Enrico Maso", categoria Esordienti a 11, presso gli impianti sportivi di via Matteotti a Mirano. Hanno dato la loro adesione, dimostrando una sensibilità all'evento, le società sportive calcio A.s.d. Ambrosiana Trebaseleghe, A.s.d. Gambarare Mira, U.s.d. Miranese e Polisportiva S. Pio X Mirano. Nelle diverse edizioni della manifestazione sportiva, la prima svolta nel dicembre 2008 tra gli ex compagni di scuola, calcio e amici di Enrico, hanno

partecipato numerose squadre calcistiche venete, categoria Esordienti: Cittadella, Udinese, Vicenza, Robeganese Fulgor Salzano, S. Marco Stigliano, S. Pio X Mirano, Borbiago, USD Miranese, Rio San Martino, Spinea. Grazie alla generosità dei partecipanti, in tutte queste edizioni sono stati raccolti complessivamente più di 7.000,00 euro. Il torneo organizzato dalla società sportiva USD Miranese, patrocinato dal Comune di Mirano, in collaborazione con i genitori di Enrico, ha un duplice scopo: ricordare il giovane atleta scomparso nel 2008 all'età di 12 anni a causa di un linfoma, e racco-

gliere fondi da destinare alla Fondazione Città della Speranza di Padova per sostenere la ricerca e le cure nel campo dell'oncoematologia infantile. La Fondazione Città della Speranza, nata nel 1994, per opera di alcuni imprenditori locali, di cittadini vari e volontari, ha avuto sin dall’inizio tra i suoi obiettivi la realizzazione della nuova clinica di Oncoematologia Pediatrica e il sostegno della ricerca sulle neoplasie infantili. Nel 1996 è stato realizzato, presso la Clinica Pediatrica dell’Ospedale di Padova un nuovo reparto per la cura delle leucemie infantili, mentre nel 1998 sono

stati realizzati il nuovo Day Hospital e i Laboratori di ricerca, nel 2002 il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico. L’8 giugno 2012, è stata inaugurata la torre, opera nata con il contributo non solo di donazioni private ma anche di varie istituzioni pubbliche (Comune Padova, Provincia di Padova e Regione del Veneto), che ospiterà i laboratori dell’Istituto di ricerca Pediatrica Città della Speranza, quale più grande centro di ricerca europeo sulle malattie infantili. Come ogni anno, durante le partite della manifestazione, sarà possibile fare una donazione a favore della Fondazione Città della Speranza.

ADS Pallacanestro Mirano: Torneo amichevole femminile “Prima squadra 1970” In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, la ADS Pallacanestro Mirano, con il contributo delle appartenenti alla prima squadra costituitasi nel 1970 - pochi mesi prima della fondazione della Società - lancia un’iniziativa volta a promuovere, secondo una lunga tradizione, lo sport femminile miranese: la prima edizione del Torneo amichevole “Prima squadra 1970”, riservato alla categoria delle “Gazzelle”, le giovanissime atlete nate negli anni 2004-20052006. La fondazione della “Società Pallacanestro Mirano” si deve,

nel 1970, a un gruppo di genitori che desiderava offrire alle proprie figlie, attraverso la pratica di uno sport di gruppo, oltre che un’attività sana e divertente, anche un’esperienza formativa ed educativa, preziosa per il corpo e per la mente. Le donne ebbero anche allora un grande ruolo, sia per la loro nutrita presenza istituzionale, come socie fondatrici e consigliere della neonata Società, sia per il loro intenso lavoro organizzativo e logistico. Laura Sacchi Masaro, in particolare, portò a Mirano l’amore per la pallacanestro, giocata in gioventù, e diede il suo indispen-

sabile e fattivo apporto, coadiuvata dalle altre consigliere Alice Bortoletti, Elena Herzog ed Evelina Vianello - così come da tutte le altre madri e da tanti papà. Lo sport della pallacanestro nacque dunque a Mirano con una squadra di ragazze, guidate con passione da un allenatore venticinquenne, Alberto Mainardi, la cui encomiabile attività è sempre stata imperniata nella formazione di nuove leve del basket femminile italiano. In quella prima squadra rivelò il suo talento, fra le altre, Paola Bortoletti, atleta dalla brillante e lunghissima carriera sportiva

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in Serie A. Questa tradizione eccellente è poi proseguita negli anni, portando a giocare ai massimi livelli molte ragazze, senza per questo tradire lo spirito iniziale della Società che si è dimostrata sempre attenta, oltre che agli aspetti agonistici, a offrire ai giovani tutti un’attività sana, divertente e utile allo sviluppo psicofisico. Le componenti di quella prima squadra, grate di quella bella esperienza, gioiosa e formativa, e consapevoli della preziosa opportunità offerta loro in un’epoca in cui il paese veniva trasformato in centro urbano

ricco di servizi, verde pubblico, attività culturali e sportive, si sono ritrovate oggi intorno all’idea di ricordare quanto fecero i loro genitori, promuovendo a loro volta lo sport della pallacanestro fra le ragazze. Nasce così l’idea di sostenere e dare il proprio nome, quello di “Prima squadra 1970”, a un torneo distrettuale riservato alle giovanissime leve del basket femminile, da tenersi a Mirano Martedì 2 Giugno 2015.


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Il dialogo interculturale per una maggiore consapevolezza dei problemi del sottosviluppo e delle cause dei flussi migratori È iniziato in questi giorni, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri, un nuovo progetto promosso dall’Ente Nazionale dei Giuseppini del Murialdo (ENGIM), a cui ha aderito anche il Centro Sviluppo Terzo Mondo (Ce.Svi.Te.M.), rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori italiane dal titolo: «Nuove finestre sul mondo. Cooperazione allo sviluppo e immigrazione» L’obiettivo è quello di «favorire il dialogo interculturale e la convivenza solidale tra cittadini del mondo attraverso una maggiore consapevolezza dei problemi del sottosviluppo e delle cause dei flussi migratori». Per questo è necessario sensibilizzare i giovani su queste tematiche attraverso percorsi didattici volti a una corretta informazione e al superamento di pregiudizi e discriminazioni. Sono diversi anche nella nostra Provincia, soprattutto nel Miranese, gli Istituti che partecipano all’iniziativa attraverso alcuni incontri in cui, oltre alla presentazione delle finalità del progetto, sono in programma la proiezione del cortometraggio “Noi e gli altri” del regista Max Nardari e l’incontro con testimoni che presentano la situazione socio-economica del loro Paese di provenienza e spiegano le cause che li hanno costretti a fuggire in Italia. È un dato di fatto del resto che gli attuali processi migratori costituiscono un fenomeno complesso e problematico che avviene su scala mondiale e richiede una riflessione sia dal punto di vista delle cause che delle conseguenze. È comprensibile infatti che l’arrivo improvviso di barconi con mi-

gliaia di “disperati” possa creare una reazione istintiva di rifiuto. Ma le migrazioni non possono essere fermate da slogan e paure: esse vanno invece affrontate e governate razionalmente, cercando di comprenderne la complessità e riflettendo sul fatto che i fenomeni migratori dipendono dalla diseguale distribuzione della ricchezza e dall’aumento della popolazione dei paesi più poveri, mentre assistiamo alla contemporanea diminuzione della natalità nei paesi più ricchi, come dimostrano le proiezioni delle Nazioni Unite (Word Population Prospect dell’ONU 2013). Per il 2050 si calcola infatti una Terra con circa 9 miliardi di persone, in cui cresce la percentuale di popolazione africana (+8,4% rispetto al 2000) e si contrae ulteriormente la percentuale della popolazione europea (– 4,3% rispetto al 2000): la popolazione africana passerà così dagli attuali 1,1 miliardi a 2,4 miliardi, con età media intorno ai 20 anni (contro i 29-30 di quella mondiale e i 43 dell’UE) e con 700 milioni di persone in età lavorativa. A tutto questo bisogna aggiungere, tra le motivazioni più frequenti che spingono così tante persone ad abbandonare il loro Paese, quelle di natura politica (oltre 51 milioni di persone fuggono da dittature, persecuzioni, soprusi, guerre, genocidi, pulizia etnica, intolleranza religiosa) ed economica (fuga da un’estrema povertà): oggi circa 3 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno e un miliardo di queste soffre la fame. Quindi, se è comprensibile che ondate massicce di immigrati creino difficoltà di ordine sociale al Paese che li acco-

glie (fenomeni di intolleranza, costi dei centri di accoglienza, ecc.), è altrettanto vero che i problemi possono essere affrontati e gestiti al meglio solo attraverso politiche comunitarie con interventi di cooperazione allo sviluppo che possano limitare i fenomeni migratori in quei Paesi da cui nascono e creare, nel tempo, le condizioni favorevoli per un rientro degli immigrati in patria. In effetti l’aspetto su cui oggi si insiste con particolare attenzione è proprio la cooperazione, che significa operare insieme ad altri per raggiungere un obiettivo comune: quello di creare le condizioni necessarie per lo sviluppo umano, sociale, economico e duraturo di un paese generalmente riconosciuto come in “via di sviluppo”. Per questo nella “Dichiarazione del Millennio” delle Nazioni Unite del 2000 sono stati enunciati gli obiettivi generali delle politiche di cooperazione allo sviluppo: si tratta di 8 finalità che 191 Stati, ricchi e poveri, membri dell’ONU, si sono impegnati a raggiungere entro il 2015, attraverso un impegno reciproco, a fare ciò che è necessario per costruire un mondo più sicuro, più prospero e più equo per tutti. Gli 8 punti di sviluppo del millennio riguardano: 1. Sradicare la povertà estrema e la fame – 2. Rendere universale l’istruzione primaria – 3. Ridurre la mortalità infantile – 4. Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne – 5. Migliorare la salute materna – 6. Combattere l’HIV/AIDS, la malaria e le altre malattie – 7. Garantire la sostenibilità ambientale – 8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. Solo quando questi obiettivi

saranno raggiunti, ci troveremo in una società multiculturale dove tutti potranno dare il loro contributo per lo sviluppo globale e da cui saranno eliminati termini quali “profugo” o “rifugiato politico”. In Italia l’Ente che si occupa degli emigranti è il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), una Onlus, costituitasi nel 1990: il suo obiettivo è la difesa dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, per l’affermarsi di un sistema integrato ed efficiente che si sviluppi nelle diverse fasi dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’eventuale ritorno assistito nel Paese di origine, in attuazione dei principi stabiliti dal sistema internazionale dei diritti umani, dalla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951 e della recente normativa comunitaria. Quindi le attività più significative del CIR sono: l’assistenza diretta alla persona, l’orientamento legale, il supporto sociale, la cura e riabilitazione di rifugiati sopravvissuti a tortura, l’informazione e formazione, la promozione del diritto di asilo. Anche i giovani possono collaborare attraverso il volontariato nel Servizio Civile Nazionale (SCN) o nel Servizio Volontario Europeo (SVE) al fine di migliorare le condizioni di vita delle persone in difficoltà e promuovere la cultura della solidarietà e della pace.

Auguri nonna Elvira Nonna Elvira Danesin ha raggiunto la bella età di 104 anni, festeggiata dal figlio, dai nipoti e dai tantissimi amici e conoscenti. Nata a Martellago, ma residente a Mirano da molti anni, la sig.ra Elvira fa parte della Associazione “Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra”, essendo rimasta vedova a soli 33 anni del marito Domenico Michieletto, disperso in Croazia nella Seconda Guerra Mondiale. Alla sig.ra Danesin giungano gli auguri più sinceri anche da parte della Redazione e dei lettori di “Mirano Magazine”.

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Miranesi nel mondo: Michele Gallana a Valencia La seconda tappa del nostro giro alla ricerca dei Miranesi nel mondo ci riporta in Europa, a Valencia, dove ormai da parecchi anni si è trasferito Michele Gallana (nella foto con la sua splendida famiglia in una recente gita veneziana). La sua esperienza all’estero inizia, come in molti altri casi, durante il periodo universitario attraverso il progetto Erasmus ma poi, col passare del tempo, si trasforma in una scelta di vita, affettiva e professionale, che ha finito per portare un po’ di miranesità nella terza città spagnola. Di seguito il suo racconto: Michele, innanzitutto, carta d’identità e percorso scolastico italiano… Sono nato a Mirano 40 anni fa. Alle Superiori ho frequentato l'”8 marzo” e mi sono diplomato in ragioneria. Mi sono poi iscritto alla facoltà di Lingue e letterature straniere di Venezia. La tua attuale situazione familiare e “logistica”? Ora vivo a Valencia e sono sposato con María José. Abbiamo 3 figli: Hugo che ha poco più di 3 anni e Claudia e Carlota, gemelle, che hanno 14 mesi. Quando e come hai deciso di partire? Cosa ti ha spinto? Sono partito nel ‘96 nell’ambito del progetto Erasmus. L'idea di partire viene dall'ambiente universitario: amici che hanno provato l'esperienza mi "contagiano" e mi trasmettono la voglia di provare. In quel momento gli esami e il rendimento universitario erano buoni e non avevo cose che mi trattenessero a Mirano: la scelta di provarci è stata data proprio da questo. Vivevo un buon momento accademico e personale, quindi il decidere di partire era più una sfida personale per provare a realizzare in un altro posto quello che avevo raggiunto nel mio paese. Cosa lasciavi? A Mirano lasciavo la famiglia e molti amici. Però ero convinto che ne avrei trovati altri e conosciuto nuovi posti e nuove realtà. L'idea era partire e, qualora mi fossi trovato bene, fermarmi per un periodo indeterminato. Come hai vissuto l’accoglienza al momento dell’arrivo?

L'accoglienza all'arrivo è stata buona; venivo principalmente a studiare... La città era ed è non troppo grande (800 mila abitanti circa) e non troppo caotica; inoltre il clima è stupendo, mentre la gente amichevole. Avevo conosciuto qualche amico degli amici che erano stati a Valencia in un precedente Erasmus e questo mi è stato d’aiuto specie nei primissimi giorni dopo il mio arrivo. E poi com’è andata? Per un po’ di anni ho continuato a presentarmi agli esami dell'università, mentre contemporaneamente lavoravo come cameriere o responsabile in un gruppo di ristoranti italiani nel centro storico a Valencia. Nel 2001 ho aperto un’enoteca con altri soci. I primi anni sono stati difficili, poi però il locale ha cominciato a funzionare bene e la soddisfazione professionale è stata molta anche se, per lo stesso motivo, ho dovuto abbandonare gli studi di lingue per passare a corsi relativi al settore alberghiero: corsi di sommelier, scuola di enologia…Questo mi ha portato a provare più seriamente il cammino dell'enologia e nel 2006 abbiamo venduto l'enoteca. I miei soci hanno continuato l'attività in un altro locale più grande e io ho iniziato a lavorare come aiuto enologo, dopo aver conseguito il diploma della scuola di enologia, in cantine nelle colline fuori Valencia. La crisi poi mi ha fatto di nuovo tornare al settore alberghiero. Nel 2011 ho aperto un altro piccolo ristorante “El tap i altres terres” (“il tappo e altre terre”) che ho tenuto fino al 2014 e ho venduto con la nascita delle gemelle. Dopo tutti questi anni, riesci a fare un bilancio della tua esperienza? In linea generale il bilancio è più che positivo: tante le esperienze fatte e le persone conosciute fino ad ora, e, ovviamente, soprattutto la famiglia stupenda che abbiamo costruito. Poche le delusioni o rimpianti: il non aver finito gli studi è una piccola spina che rimane. La cosa di cui si sente di più la mancanza penso siano gli amici di sempre visto che di solito il contatto con la famiglia si mantiene sempre mentre è più difficile quello con gli amici e conoscenti. Che legami ti rimangono con Mirano?

Il rapporto con Mirano rimane vivissimo. Fino a prima della nascita dei bambini cercavo di tornare 3-4 volte l'anno. Adesso mi risulta un po’ più difficile tornare con tanta frequenza. Come dicevo prima, i legami che rimangono sono quello della famiglia e degli amici di sempre. Se chiudi gli occhi quali sono le prime immagini di Mirano che ti vengono in mente… Le immagini di Mirano che mi vengono in mente sono quelle della Fiera e della Festa dell'Oca; dell'aperitivo all'Ostricaro, dove puoi trovare sempre qualcuno che non vedi da anni; le sere di autunno e inverno con la nebbia… Dove ti vedi tra qualche anno? Prevedi un ritorno? Le previsioni per un eventuale ritorno sono un po’ difficili da fare però. ...mai dire mai. Forse in futuro sarà un’opzione da considerare ma per ora è più facile immaginarsi qui. Grazie Michele della tua disponibilità a raccontarti…ci si vede in piazza dalle parti dell’Ostricaro. Per tutto il resto… buena suerte! Alessandro Bertoldo

L’esodo dal miranese dei nostri bravi ragazzi uel “benedetto pezzo di carta” tanto sudato sia dagli studenti che dalle famiglie oggi ha un peso sociale importante. Sacrifici che durano anni si orientano ad un investimento fuori dai territori tradizionali. Ogni anno in circa cinquemila lasciano l'Italia per essere assunti da aziende straniere. Sono ingegneri, medici, biologi, architetti e molti diplomati. In poco tempo è quasi triplicato in numero dei giovani laureati italiani che hanno lasciato il nostro Bel Paese verso mete più appetibili, mentre è diminuita l'emigrazione italiana classica, quella fatta di lavoratori con la licenza media inferiore. Anche nel miranese si percepisce questo esodo, almeno il 60% dei nostri giovani trova lavoro all’estero, nella maggioranza Europa; Inghilterra, Germania, Spagna, Svezia e Francia sono le mete più richieste, ma anche gli Stati Uniti d’America, sud dell’America e Australia assorbono i nostri bravi ragazzi. Una piccola percentuale, 15%, vengono impiegati nelle aziende di famiglia che nel miranese trovano ancora spazio per attività industriali e artigianali storiche e ben consolidate. Il rimanente 5% si dividono nelle provincie italiane mentre il re-

stante 20% resta ancorato nel nostro territorio perché si accontentano di attività non corrispondenti alla specializzazione e alle aspettative economiche. Diverse sono le motivazioni dei nostri giovani che lasciano famiglia e amici per trovare fortuna all’estero con un impatto emotivo e sociale di grande peso. Le famiglie soffrono e anche se l’obiettivo è il bene dei figli, indubbiamente i genitori che culturalmente hanno il desiderio della famiglia unita e vicina, si vedono sgretolare questo sogno. Qualche anno fa andava di moda l'espressione "cervelli in fuga", oggi il fenomeno ha raggiunto un livello tale che si può parlare quasi di un esodo. Le statistiche rilevano che uno studente su quattro, una volta ottenuto quel “benedetto pezzo di carta” fa le valigie, molti di questi con un biglietto di sola andata. Il fatto che dopo il titolo di studio un giovane senta l'esigenza di completare il proprio percorso formativo o fare un'esperienza di lavoro all'estero non è, di per sé, un male, ma fa parte della cosiddetta “brain circulation”, ovvero lo scambio culturale di giovani altamente formati che avviene in tutti i paesi sviluppati. Il

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problema non sono tanto le partenze, che sono in linea con il resto d'Europa, quanto l'assenza di progetti per l’occupazione in Italia dei giovani che saranno la nostra futura classe dirigente o di sviluppo tecnico scientifico per il nostro benessere. Qualcuno sta via un anno per un master o un'esperienza formativa di alto livello per pochi mesi. In molti casi, queste brillanti menti, danno un contributo fondamentale all'attività tecnologica o scientifica dei paesi che li hanno in qualche modo adottati. Nell'ultimo anno ci sono state scoperte e brevetti depositati all'estero dai ricercatori italiani sia come autori principali o che hanno collaborato in qualità di membri nei vari team di ricerca. Non dimentichiamo che la mancata positiva allocazione del fattore fondamentale produttivo del lavoro, sia manuale sia intellettuale, induce alla perdita di valori enormi che si sommano negli anni e che possono produrre il drastico impoverimento di un territorio e di un paese. Se osserviamo oggi Mirano e i comuni limitrofi che negli anni hanno visto realtà di eccellenza mondiale crescere e svilupparsi, le aziende rimaste si sono ridimensionate con la conseguente e logica

“fuga” per la ricerca di occupazione fuori dalle nostre imprese. Termino queste riflessioni ricordando che se non fosse per il periodo di crisi, i pesanti disagi dovuti a difficoltà economiche e ambientamenti procurate alle persone costrette ad andarsene a cercar fortuna in altri luoghi, alle famiglie, amici e parenti che vivono amaramente queste scelte, mi viene da pensare che ci siano comunque dei possibili effetti positivi sia di arricchimento culturale di chi si sposta, ma anche un fenomeno di “mescolamento sociale culturale” delle popolazioni. Questa mobilità globale che sicuramente bene fa alla conoscenza reciproca nel “mondo” ha una prospettiva di benessere per una nuova condizione generale di pace e sviluppo mondiale da non sottovalutare. Ci dovremmo abituare. Maurizio Foffano. IT manager Tecnosoft


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Dai Laghi Masuri (Polonia)… a Vetrego Puntata pasquale

Don Pietro Mozzato

Come al solito questo articolo si snoda in due parti: la prima riguarda Vetrego, mentre la seconda la squadra di calcio amatoriale del Gornik. Trovandoci nel periodo pasquale, il Parroco di Vetrego, don Pietro Mozzato, ha inviato al Gornik una lettera che di seguito riportiamo integralmente: “La vita è tanto bella…come viene! Sono salito sul primo scalino del piano 88 della mia vita. E’ una fortuna, un dono che accetto con gioia ed infinita gratitudine. Per me la vita è stata un tappeto di rose, con poche spine, ma proprio poche… E’ sempre stato il mio programma di vita rendere felice ogni persona che incontro: quella col gruppo amatoriale del Gornik (in particolare col suo Presidente) è stata uno dei più riusciti. Raccogliere professionisti, esercenti, artigiani per passare serate serene a giocare a calcio come amatori e poi con mogli e amici concludere la giornata cantando davanti ad un piatto di spaghetti, dopo una giornata di onesto lavoro…è una benedizione del Signore! Benvenuti a Vetrego, un piccolo paesello ricco di grande cordialità. Me lo auguro per tanti anni ancora… per arrivare a 100 anni ne manca una bella dozzina! Con affetto Don Pietro Mozzato, Parroco di Vetrego” Queste le testuali parole del Reverendo a cui anche tutto il nostro gruppo rinnova i più sentiti auguri per l’88° compleanno e per una serena Pasqua. Passiamo ora alla nostra squadra, la cui notorietà si sta sempre più espandendo e parliamo del calcio praticato da noi amatori polacchi. Una breve considerazione appare necessaria: questo sport stimola la collaborazione con i compagni di gioco e sviluppa, forse più che altre discipline sportive, un forte senso di “appartenenza al gruppo-squadra”. In questo sport si possono esaltare anche le abilità individuali e di indipendenza, tutte qualità volte al raggiungimento di un obiettivo comune. Non ci devono però essere atteggiamenti divistici da parte di giocatori anche in sem-

plici partite amatoriali! Come anticipato nel numero precedente, parliamo del reparto difensivo, ricordando che tutti i nomi che verranno citati sono, come sempre, di pura fantasia (…per la privacy!!!). Del portiere si è già disquisito in altre edizioni, ma ora siamo veramente “a cartoni” come si suol dire. Il buon Michele ormai sente il peso dell’età e, pur essendo ancora in gamba, necessita di uno o più rincalzi: quindi AAA cercasi urgentemente portiere (o anche portinaio qualsiasi). Nella nostra squadra è superfluo parlare di difesa “a zona” o “a uomo”. Dato che la prima prevede una grande collaborazione tra giocatori e richiede sintonia e sincronia nei movimenti, non fa proprio al caso nostro… Forse c’è una buona predisposizione per quella “a uomo” disponendo di buoni (!?!) mastini come Ermanno (“scuola Rocco”) e Monty (“scuola Gentile”). Ai lati l’onnipresente Fabio e l’appiccicoso Gino. Reparto difensivo coordinato dai cervelli Maurizio, il pallavolista Ivano e l’inglese Filippo. Per le fasce laterali destra o sinistra nulla da dire per il “Sette polmoni” Fernando, al quale tutto il Gornik invia le più sentite congratulazioni per il recente incarico di Direttore della S.C. Breast Unit – disciplina Chirurgia Generale, citando testualmente dalla motivazione “…il candidato dimostra ottima conoscenza degli aspetti clinici e delle tecniche chirurgiche proprie dell’ambito senologico. Ottima la competenza sugli aspetti gestionali…”. Tutto questo lo dovevamo al nostro caro Gornik, che da anni è in mirabile sintonia con tutto il resto del gruppo. Per concludere infine col calcio, il nostro coach ci sta allenando scrupolosamente e con grande intensità per l’ormai “Torneo dell’Amicizia” che avrà luogo a Vetrego e che sarà accompagnato dalla solita allegria e spensieratezza di intere famiglie. Da non dimenticare poi la famosa kermesse giovanile che si svolgerà come di consueto nel mese di maggio sul famoso “prato verde” di Vlady & c. I minatori-giocatori polacchi augurano a tutti una Felice Pasqua. Silvano Bertoldo Presidente Gornik F.C.

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Mangiare e bere da Gino…dove (non) occorre il palato sopraffino! Visto l’enorme successo dello “chef de noantri” Gino (per la privacy…), ho pensato di instaurare una piccola rubrica culinaria con ricette che sono proprio per tutti, esperti o meno di cucina. Per l’appunto queste ricette sono adatte anche a quegli uomini (e sono più di quanto si immagini!) che hanno l’hobby della gastronomia e che talvolta si sostituiscono alla donna in cucina, un po’ per divertirsi, un po’ per curiosità e un po’ per difendersi dalla noia dei soliti piatti. Questa volta presentiamo una ricetta prettamente polacca, ideata ed elaborata dallo staff “Gornik”. Coda di rospo in porchetta Ingredienti per 6 persone 1 coda di rospo grande prezzemolo q.b. uno spicchio d’aglio 6/7 fette di pane da toast 8 alici sotto sale qualche cappero sotto sale 20 scalogni olio extra vergine di oliva zucchero di canna, sale e pepe q.b. spago da cucina Procedimento: Togliere dalla coda di rospo la pelle e la lisca centrale senza dividere il pesce (magari farlo fare al pescivendolo). Tritare grossolanamente a coltello pane, prezzemolo, aglio, alici (che avremo pulite e spinate), capperi (che avremo sciacquato). Aggiungere l’olio e creare una farcia che metteremo all’interno della coda di rospo e

che andremo a legare a mo’ di porchetta con lo spago da cucina. Tagliare lo scalogno in 3-4 pezzettoni. Disporre la coda di rospo in una teglia da forno unta di olio assieme allo scalogno, un filo d’olio, sale e pepe e sopra lo scalogno una spolverata di zucchero di canna. Infornare per circa 50 minuti a 180 gradi. Sfornare, togliere lo spago e servire a fette con guarnizione di scalogno. Arrivederci alla prossima portata e buon appetito da…GINO, con la collaborazione di Silvano Bertoldo

Dott.ssa Monica Mion: eccellenze miranesi

La Famiglia di Enzo Majorca con il supporto dell’Associazione Sportiva FERREASUB di Monza , dell’Istituto TETHYS onlus di Milano, della FIPSAS, della Societa’ TEMC DEOX di Milano, della Societa’ ZERODIVE di Milano e di ASSOSUB, istituisce un premio con l’obiettivo di ricordare la figura di Rossana Majorca, prematuramente scomparsa il 6 gennaio 2005 e con il fine di promuovere in giovani donne l’avanzamento delle conoscenze e della ricerca nell’ambito della biologia marina e nella salvaguardia del mare. Quest’anno, questo ambito riconoscimento di carattere nazionale è stato assegnato alla Dottoressa Monica Mion di Zianigo di Mi-

rano (VE) laureata in Biologia Marina presso l’Università degli Studi di Padova con la tesi dal titolo: " Distribuzione spazio-temporale delle catture commerciali nelle acque della Regione Veneto ed implicazioni gestionali per la pesca " La cerimonia di assegnazione del Premio è avvenuta in occasione dell’EUDI Show 2015, domenica 8 Marzo 2015 presso la Bologna Fiere. Il Premio ha ottenuto nel 2015 l'alto Patrocinio della Marina Militare Italiana. Indubbiamente un riconoscimento importante a livello personale, ma di grande orgoglio territoriale che si aggiunge alle eccellenze miranesi.


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COME RISPARMIARE SUL PREZZO DEL CARBURANTE Con questi semplici consigli si può risparmiare fino al 40% del carburante per l'auto equivalente a circa 300 euro l'anno Risparmiare benzina è molto importante non solo per ridurre le spese, ma anche per prestare attenzione alla sostenibilità ambientale. Il fatto di risparmiare sui carburanti dovrebbe rientrare all’interno di una strategia ecoresponsabile, che va inquadrata nell’ambito dei comportamenti ecosostenibili della vita quotidiana. Ci sono vari metodi da applicare per risparmiare benzina: mantenere una guida ecocompatibile, ricorrere alle varie possibilità di mobilità sostenibile e usufruire dei distributori low cost. I CONSIGLI PER IL GUIDATORE 1. Regolare il proprio stile di guida. Ad incidere sul risparmio del carburante è sicuramente il nostro stile di guida: preferire una guida fluida e lineare, oltre a salvare la vostra vita, vi permette di ottenere un risparmio pari al 30% della spesa annua. Questo significa premere sull'acceleratore in maniera graduale viaggiando sempre ad una velocità moderata evitando decelerazioni brusche, così da non far andare su di giri il motore inutilmente. Vi consigliamo di impostare una velocità di crociera da mantenere il più a lungo possibile, controllandola per i primi chilometri ed evitando sgasate e partenze a razzo (una delle cause maggiori di spreco del carburante). 2. Scegliere la marcia giusta. Uno dei primi rudimenti che vengono insegnati a scuola guida è quello che la macchina è dotata di cinque marce, allora perchè non utilizzarle tutte? Ricordate infatti, una delle regole base per risparmiare benzina è quella di passare al momento opportuno alla marcia superiore. Le marce andrebbero regolate in modo da mantenersi tra i 1600 ed i 1800 giri al minuto, in questo modo il consumo cala del 20% circa, sembra infatti che mantenere basso il numero di giri del motore è una delle abitudini di guida più efficaci per risparmiare sul consumo di carburante. Attenzione: non viaggiate troppo giù di giri altrimenti otterrete l’effetto contrario. 3. Non correre, e in autostrada usare le marce alte. In autostrada bisognerebbe evitare di correre troppo, perché il motore utilizzerebbe una maggiore quantità di benzina e inquinerebbe di più. Mettere quando possibile delle marce alte riduce il consumo di carburante e quindi le emissioni di CO2. 4. Anticipare il traffico. Un ottimo modo per evitare frenate e partenze che sprecano maggiore carburante è sempre quello di anticipare il traffico che abbiamo davanti, analizzando continua-

mente la situazione e cercando di evitare di frenare all’ultimo minuto. 5. Usa il navigatore. Secondo uno studio Navteq l’impiego del navigatore satellitare può ridurre le percorrenze annuali medie di un automobilista di circa 2.500 chilometri l’anno, consentendo una riduzione dei consumi di carburante del 12%, pari a un risparmio di denaro di oltre 400 euro l’anno. Inoltre alcuni produttori (per primo Garmin) hanno messo in commercio software che assistono l’automobilista nella scelta di mete eco (EcoRoute), valutano lo stile di guida (Driving Challenge) facendo comparire una fogliolina verde sul display per indicare l’ecosostenibilità della nostra guida. Per facilitare la vita di chi ha scelto un carburante meno inquinante, c’è anche una funzione con tutti distributori di metano e GPL d’Italia. 6. Non frenare. Ovviamente, non è un invito a guidare come negli autoscontro, ma a pensare che ogni volta che si frena tutta l’energia cinetica accumulata si dissipa – e poi la si deve pure riguadagnare consumando! Tre casi esemplificativi. Uno, prendi esempio dai camion in autostrada, che pur con le loro dieci e più marce tendono a mantenere il loro placido passo, evitando inutili accelerate e frenate. Due, non attaccarsi mai al sedere dell’auto davanti, nemmeno se si ha fretta e il guidatore davanti è una “vecchietta rimbambita”: la necessaria e nervosa sequenza sincopata di accelerate e frenate è molto dispendiosa. Parallelamente, fregarsene di quelli che ti si appiccicano al sedere: ti tallonerebbero anche sfondando di 100 all’ora i limiti di velocità. Tre: per rallentare è bene prendere l’abitudine di usare il freno motore, ovvero l’effetto frenante del motore per inerzia che si nota quando si solleva l’acceleratore: in rilascio si taglia l’afflusso di carburante. Rallentando poi non mettere in folle, perché un motore in folle gira e continua a consumare. 7. Spegnere il motore durante le soste prolungate. Quante volte ci capita di incontrare quel semaforo che sembra durare un'infinità? Evitate assolutamente di rimanere in sosta con il motore acceso, questa pratica rappresenta infatti una delle principali cause del consumo di carburante, spegnendo il motore riuscirete a risparmiare fino al 30% per cento. Ovviamente questa regola vale anche quando vi trovate nel bel mezzo di un ingorgo, sembra un'osservazione banale ma quando la vettura è ferma non serve tenere il motore acceso.

8. Una manutenzione corretta dell'automobile. Tenere sotto controllo lo stato di funzionamento della propria vettura, effettuando una manutenzione periodica, rappresenta uno dei segreti per contenere il consumo di carburante. Fondamentale badare alla pressione dei pneumatici, basandovi sul valore prescritto all'interno del libretto dell'auto, regolate la pressione considerando che dei pneumatici sgonfi hanno un maggiore attrito con l’asfalto agendo come elemento frenante al moto della vettura. E' buona norma controllare questi valori almeno ogni due settimane, ricordando di dare un'occhiata anche alla convergenza dell'auto dal gommista. A contribuire al consumo del carburante anche avere un filtro dell'aria intasato o l'olio lubrificante troppo vecchio entrambe infatti comportano uno sforzo maggiore al motore consumando un 10-15% in più sul totale. Cercate quindi di pianificare un check up della vettura ogni anno recandovi nella autofficina di fiducia. 9. Evitare di caricare la macchina. Spesso scambiamo il portabagagli dell'auto con uno sgabuzzino infilandoci oggetti inutili che incrementano solo il peso della vettura. Dovete pensare invece che ogni chilo in meno vi farà risparmiare molti euro in carburante. Maggiore è il peso portato, maggiore è il consumo di benzina, quindi smontate porta-pacchi e porta-sci che penalizzano fortemente l’aerodinamicità dell’automobile, riposizionarli al bisogno al massimo vi farà solamente sprecare qualche minuto. Lo stesso vale per il numero di persone a bordo: evitando di portare passeggeri al di fuori di quelli previsti otterrete un vantaggio economico che può arrivare perfino al 30%. 10. Togliere accessori inutili. Inoltre quando non serve è sempre opportuno togliere il portapacchi ed evitare accessori capaci di penalizzare il corretto movimento dell’automobile. Così potremo ridurre anche del 10% le emissioni, perché ridurremo la resistenza dell’aria. 11. Non abusare del climatizzatore. Il climatizzatore rappresenta sicuramente una grande invenzione pronta a donarci un po' di sollievo in macchina durante la stagione estiva, ma sappiate che il suo utilizzo comporta un aumento di consumo del carburante del 20%. E' necessario quindi non abusarne troppo, evitando di preferirlo al classico finestrino o al tettuccio apribile. 12. Spegni il climatizzatore negli ultimi due minuti. Per arrivare a 18 gradi nel-

l’abitacolo quando fuori ce ne sono 10 il consumo aumenta di circa il 16% per un motore benzina, e di circa il 20% per un motore Diesel. Percentuali testate su strada, che possono raddoppiare durante la circolazione in città. Certo, è impensabile non usare mai il condizionatore. D’estate, proviamo a rallentare, abbassare tutti i finestrini e godiamoci la brezza. D’inverno basta usarlo il 10% in meno, ovvero - facendo un viaggio di venti minuti, spegnerlo già gli ultimi due minuti. 13. Fa’ il pieno di sera. D’inverno è ininfluente, ma d’estate e nei mesi caldi quella pur minima dispersione dovuta all’evaporazione della benzina o del gasolio dalla pompa al serbatoio può arrivare all’1% in aerosol (velenosi), a causa del calore. Se si può, evitiamo di fare il pieno all’una del pomeriggio d’agosto: meglio la sera. I DISTRIBUTORI LOW COST 14. Distributori senza marchio. Bisogna fare attenzione anche a quali distributori si ricorre per fare benzina. In particolare sono da tenere in considerazione i distributori senza marchio. Si tratta di pompe di benzina che fanno capo a piccoli imprenditori, i quali gestiscono soltanto pochi impianti distribuiti nel territorio locale. Il fatto che l’impianto è gestito autonomamente permette anche di avere dei costi più snelli, anche perché non ci sono spese legate alle grandi campagne di promozione. Tra l’altro i piccoli imprenditori intervengono anche sul margine lordo del costo dei carburanti, consentendo ai consumatori di risparmiare. Considerando un consumo di 100 litri al mese il risparmio può arrivare a 70 euro annui. Giorgio Pesce

MIRANO AL POZZO CALCIO A 5 FEMMINILE Le Galline in fuga seconde in classifica nella “Tutto campo cup” MIRANO – Era il 2008 quando un gruppo di ragazze senza alcuna esperienza con il pallone si riunì per lanciare una sfida ai propri fidanzati: la classica partita maschi contro femmine. Un match che non è mai avvenuto, ma che ha dato il via a una vera e propria squadra di calcio a 5 che ha iniziato a fare davvero sul serio. Per questa stagione, infatti, le “GIF - Galline in fuga” – questo il nome della squadra – partecipano al “tutto campo cup”, campionato Csain di Padova. E alla sedicesima giornata di campionato, mantengono stretto il terzo posto in classifica. “Il gruppo coeso è la nostra arma vincente - sottolinea Il capitano, Martina Mazzuccato -. Siamo una squadra autofinanziata, che ogni anno lotta per trovare spazi pubblici, che si autoregola e gestisce”. “Dopo anni di impegno e dedizione, finalmente stiamo diventando una realtà conosciuta e apprezzata nel calcio a 5 femminile” aggiunge Elena Bortolato, giocatrice e ora vice allenatore e dirigente. Unico “intruso” maschile nel team è l’allenatore, Andrea

Dazzara, che fin dall’inizio ha offerto le proprie competenze tecniche per trasformare un gruppo di ragazze che rincorrono un pallone in una squadra vincente: “Le ragazze nel corso degli anni sono cresciute moltissimo – spiega - e hanno dimostrato che con un po’ di impegno è possibile diventare brave tanto quanto i propri fidanzati!”.

A due partite dalla fine del campionato è certo il passaggio ai play off! Ottimo risultato, garantito da ben 11 vittorie. Dopo gli inizi nel campetto parrocchiale di Crea, a Spinea - dove hanno conquistato il loro primo tifoso ed estimatore, il responsabile del campo Rocco Spano -, ora le GIF fanno parte dell'Associazione Sportiva “Mirano Al Pozzo”; si allenano a Mirano, nella palestra dell'istituto tecnico 8 Marzo (martedì e giovedì alle 21.00) e giocano presso la palestra del liceo scientifico Majorana (alle 21.30 a venerdì alterni). Da quest’anno hanno anche alcuni sponsor, l’azienda “Ca’ San Vito Vini”, il pub “Boombastic” e l'osteria “Porca Vacca”, che hanno deciso di investire su questo ambizioso progetto sportivo. Nella foto la rosa al completo durante l'evento offerto dall'azienda vinicola “Ca’ San Vito Vini”. Per informazioni andreadazzara@libero.it, www.tuttocampo.it/Veneto/TuttocampoCup/GironeAFemminilePadova


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