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festival internazionale di musica antica xx. edizione


di festival internazionale di musica antica

pietro busca direttore artistico


Antiqua è un progetto di

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Comune di Gassino Torinese

Comune di San Raffaele Cimena

Partner culturali

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Comune di Perosa Canavese

Comune di Scarmagno

Comune di Romano Canavese

Comune di Settimo Torinese

Comune di San Mauro Torinese

Comune di Trausella


traguardi

Il 29 maggio del 2015 a Settimo Torinese prende il via la ventesima edizione di Antiqua, la rassegna di musica antica organizzata dall’Accademia del Ricercare che nel corso del tempo ha saputo conquistare un pubblico sempre più numeroso e fedele e l’attenzione della stampa specializzata, fino a diventare una delle rassegne del genere più importanti e apprezzate a livello nazionale. A proposito di questo nuovo esaltante viaggio alla scoperta del repertorio preromantico, il direttore artistico della rassegna Pietro Busca ha recentemente dichiarato: «Nel 1995, quando abbiamo presentato la prima edizione di Antiqua, nessuno di noi avrebbe pensato che oggi ci saremmo trovati a festeggiarne la ventesima edizione, un traguardo straordinariamente prestigioso, anche in considerazione della grave crisi che colpisce da anni tutto il mondo. Vent’anni fa ci eravamo proposti l’obiettivo di favorire la diffusione presso il grande pubblico di opere e di compositori caduti nell’oblio da tempo tramite concerti tenuti dall’Accademia del Ricercare e da alcuni dei migliori ensemble di strumenti originali sia italiani sia stranieri. Una “ricetta” semplice ma efficace, che continuiamo a portare avanti ancora oggi, potendo contare sull’appoggio del folto pubblico che ci segue fedelmente, di molti organi di stampa locali e nazionali e delle istituzioni e degli sponsor privati che continuano a stare al nostro fianco anche in una congiuntura economica così difficile. Proprio in considerazione dei tempi difficili che stiamo vivendo, abbiamo deciso di portare avanti la politica dei concerti gratuiti, perché tutti – a partire dal sottoscritto e dal nostro presidente Claudia Ferrero – siamo fermamente convinti del fatto che la cultura debba essere alla portata del pubblico più vasto possibile, prime tra tutte le famiglie, e non prerogativa esclusiva di una élite ristretta. Mi piace poi sottolineare il fatto che le opere che presentiamo non costituiscono solo un fatto culturale di alto livello, ma esprimono anche una profonda gioia e un incontenibile ottimismo, beni di cui oggi nessuno può fare a meno».


calendario 29.05

settimo torinese

Vivaldi a Dresda Accademia del Ricercare

6.06

romano canaVese

La serva padrona Accademia del Ricercare

12.06

san raffaele cimena

La teatralità del Seicento musicale europeo

19.06

san mauro torinese

Ghirlanda Sacra I Musici di Santa Pelagia

20.06

romano canaVese

F.J. Haydn Trii per flauto, violoncello e fortepiano

26.06

san mauro torinese

Vivaldi: vero o falso? Accademia Hermans

27.06

gassino torinese

La lezione corelliana I Solisti dell’Accademia

28.06

trausella • replica

La lezione corelliana I Solisti dell’Accademia

4.07

romano canaVese

Mistero e Dramma Festina Lente

5.07

trausella • replica

F.J. Haydn Trii per flauto, violoncello e fortepiano


26.07 - 2.08 corso internazionale di musica antica

10.07

romano canaVese

Un virtuoso dimenticato Ensemble Les Nations

26.07

romano canaVese

The Complete(d) Triosonatas Project Tripla Concordia

27.07

romano canaVese

L’arte di improvvisare Sergio Ciomei

27.07

romano canaVese

LDP Workshop Luca De Paolis

27.07

romano canaVese

Amore o pazzia Marina Bartoli soprano

30.07

scarmagno

Nello stile italiano o nello stile francese?

31.07

perosa canaVese

J.S. Bach e G.Fr. Haendel La sfida mancata

1.08

romano canaVese

Musedita Alessandro Bares

1.08

romano canaVese

Dal salmò al clarinetto barocco Ettore Losini, Massimiliano Simonetti

2.08

romano canaVese

Concerto di chiusura


concerti


VenerDì

29.05

cHiesa Di san VincenZo settimo torinese ore 21.15

ViValdi a dresda

Influenza italiana alla corte tedesca

Johann Friedrich Fasch (1688-1758) Concerto a 2 flauti traversieri, archi e continuo in re maggiore Allegro, Andante, Allegro Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto per flauto diritto, archi e continuo in do minore RV 441 Allegro non molto, Largo, [Allegro] Antonio Vivaldi Concerto per flauto traversiere, archi e continuo in re maggiore “Il Gardellino” Allegro, Cantabile, Allegro Antonio Vivaldi Concerto per flautino, archi e continuo in do maggiore RV 443 Allegro, Largo, Allegro molto Johann David Heinichen (1683-1729) Concerto a 4 flauti diritti, archi e continuo in do maggiore Allegro, Pastorella, Adagio, Allegro assai

Accademia del Ricercare Germana Busca traversiere e flauto diritto Lorenzo cavasanti flauti diritti manueL staropoLi traversiere e flauti diritti Federico vitaLone flauto diritto maurizio cadossi, vittoria panato violini eLena saccomandi viola antonio FantinuoLi violoncello Federico BaGnasco violone uGo nastrucci tiorba cLaudia Ferrero cembalo pietro Busca concertazione


A partire dall’inizio del XVI secolo lo splendore artistico di Venezia attirò un gran numero di musicisti da ogni parte d’Europa, alcuni dei quali vi si stabilirono per tutta la vita, come Adrian Willaert, che ricoprì la carica di maestro di cappella della Basilica di San Marco dal 1527 al 1562, mentre molti altri, come Heinrich Schütz, vi trascorsero solo qualche mese per studiare con i maestri più famosi e fare poi ritorno in patria, portando con sé un’eco dello stile italiano. Nel 1716 nella città lagunare giunse Johann Georg Pisendel, un violinista tedesco inviato dal principe elettore di Sassonia Federico Augusto, desideroso di rendere sempre più splendida la formazione musicale della sua corte. Nel corso del suo soggiorno veneziano, Pisendel ebbe la possibilità di conoscere Antonio Vivaldi, di cui divenne prima allievo e poi amico. Oltre ad approfondire le sue conoscenze dello stile italiano, Pisendel fece letteralmente incetta di manoscritti non solo del Prete Rosso, ma anche di molti compositori contemporanei come Tomaso Albinoni e Benedetto Marcello, che portò con sé a Dresda, dove sono custoditi ancora oggi. Questo rapporto di amicizia contribuì a creare un legame molto profondo tra Vivaldi e la città tedesca, che oggi è ricordato dalla storia della musica per le numerose bellissime opere che vide creare. Questo concerto presenta tre dei lavori per flauto più famosi del compositore veneziano, il Concerto per flautino RV 443, il Concerto per flauto dolce RV 441, un’opera dai toni intensamente drammatici che riserva allo strumento solista una parte di incredibile virtuosismo, e il Concerto per flauto traversiere RV 428, un lavoro dai contenuti più brillanti, nel quale il flauto esegue in maniera molto realistica il canto del cardellino, incarnando uno degli aspetti più caratteristici dell’estetica barocca, vale a dire l’imitazione della natura.

Tra i numerosi compositori che operarono alla corte di Dresda nei primi decenni del XVIII secolo meritano di essere citati Johann Friedrich Fasch, un contemporaneo di Bach che trascorse gran parte della sua carriera nella città periferica di Zerbst, dove ricoprì per 35 anni il posto di Kapellmeister, e Johann David Heinichen, un autore molto innovativo e dotato di una spiccata personalità, la cui figura continua però a rimanere relegata nell’ombra. Come Pisendel, anche Heinichen si recò a Venezia, dove appena arrivato cercò di far rappresentare un’opera, un tentativo che non andò a buon fine e che lo spinse a fare causa agli impresari del teatro, ottenendo un risarcimento di ben 1600 ducati. Questa vittoria contribuì a renderlo sempre più famoso tra il raffinato pubblico della Serenissima, al punto da spingere Federico Augusto a portarlo con sé a Dresda, dove oltre a condurre un’intensa attività compositiva, scrisse un importante trattato di basso continuo e diede lezioni a Pisendel e a Quantz, prima di venire stroncato nel 1729 dalla tubercolosi a soli 46 anni di età. Il Concerto per quattro flauti dolci in programma rivela tutte le caratteristiche principali del suo stile, tra cui una meravigliosa vena melodica, una brillante vitalità ritmica, una straordinaria ricchezza timbrica e il costante desiderio di stupire il pubblico con spunti innovativi e sorprendenti.


sabato

6.06

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

la serVa padrona Intermezzo in due parti

Libretto di Gennarantonio Federico Musica di Giovanni Battista Draghi detto Pergolesi Il 28 agosto 1733 nel Teatro San Bartolomeo di Napoli venne messa in scena per la prima volta La serva di padrona, intermezzo di Gennaro Antonio Federico con musica del ventitreenne Giovanni Battista Pergolesi, che oggi molti studiosi considerano la prima opera buffa della storia. A distanza di quasi tre secoli, sembra quasi incredibile che il centro di quella memorabile serata fosse non la spassosa storia di Uberto e Serpina ma Il prigionier superbo dello stesso Pergolesi, un’opera seria oggi quasi del tutto dimenticata, a cui La serva padrona doveva servire – come d’abitudine in quel periodo – come diversivo buffo. In realtà, la riuscitissima caratterizzazione dei due

mauro BorGioni Uberto Laura LanFranchi Serpina GianLuiGi GhirinGheLLi Vespone enrico Bernardi regia arte nova allestimento

Accademia del Ricercare maurizio cadossi, vittoria panato, eFix puLeo violini I raFFaeLLo neGri, danieLa Godio, siLvia coLLi violini II eLena saccomandi viola antonio FantinuoLi violoncello Federico BaGnasco contrabbasso uGo nastrucci tiorba e chitarra barocca cLaudia Ferrero cembalo pietro Busca direzione


personaggi, i meravigliosi spunti melodici e l’irresistibile piglio teatrale del compositore jesino contribuirono a dare a quest’opera in miniatura un successo clamoroso non solo in Italia, ma anche all’estero, come dimostra il fatto che da una sua rappresentazione parigina ebbe origine nel 1752 la Querelle des Bouffons, la disputa che vide gli estimatori della tragédie-lyrique francese di Lully e di Rameau opporsi alla più moderna e “realistica” opera buffa italiana, che tra i suoi sostenitori poteva contare anche Jean-Jacques Rousseau. Da allora, La serva padrona non è mai uscita dal grande repertorio operistico, per la gioia sia del pubblico sia dei cantanti che nel corso del tempo hanno vestito i panni dei due protagonisti.

La vicenda si svolge nell’anticamera della casa di Uberto, un uomo già anziano che nutre una tenera passione per Serpina, la furba cameriera che lo ha messo nel mirino dichiaratamente per sistemarsi e diventare una volta per tutte padrona. Uberto si è appena alzato e il fatto di non trovare la colazione pronta lo mette di malumore, un fastidio che cresce a dismisura di fronte ai toni altezzosi e superbi della ragazza, che anzi gli rinfaccia di non apprezzare adeguatamente le sue premure. Esasperato, Uberto le comunica che si è deciso a prendere moglie, in modo da non doversi più occupare degli affari domestici. A questo scopo ordina al servitore Vespone di andare alla ricerca di una donna disposta a impalmarlo, scatenando un vivace litigio con Serpina, che prima gli impedisce di uscire e poi gli chiede senza mezzi termini di scegliere lei, ottenendo un secco rifiuto. Preoccupata di vedersi soffiare il patrimonio sotto il naso, Serpina si mette d’accordo con Vespone, chiedendogli di travestirsi da Capitan Tempesta, un rude soldato che la avrebbe chiesta in moglie. Questa notizia coglie completamente di contropiede Uberto, che – pur ostentando una certa indifferenza – si lascia sfuggire di provare un certo dispiacere nel vedere la sua serva partire per altri lidi. Resasi conto che il merlo è ormai quasi in trappola, la servetta abbandona di colpo ogni tracotanza, chiedendo perdono delle passate bizze e proponendo di fargli incontrare il suo futuro marito. Di fronte a un Uberto preso da mille pensieri, compare così Vespone in uniforme militare che – attraverso la bocca di Serpina, per non farsi riconoscere – chiede al vecchio una dote di 4000 scudi, senza la quale non solo avrebbe mandato a monte le nozze, ma avrebbe obbligato lui a portare all’altare Serpina. A Uberto non resta che sposare Serpina, una prospettiva tutt’altro che odiosa, visto che non tarda a perdonare Vespone dell’inganno. Su tutti brilla la felicità di Serpina, che ha finalmente coronato il sogno di vivere da padrona. Per l’amore ci sarà tempo...


VenerDĂŹ

12.06

cHiesa Di san raffaele arcangelo san raffaele cimena ore 21.15

la teatralitĂ del seicento musicale europeo

Diego Ortiz (1510 o 1525-1570) Recercada segonda sobre Doulce memoire Marco Uccellini (1603 o 1610-1680) Triosonata op. 4 La Prosperina John Baldwin (1560-1615) Coockow A Browning Isabella Leonarda (1620-1704) Sonata Duodecima Henry Purcell (1659-1695) Two in one upon a Ground

Christopher Tye (1525-1572) Sit fast Giovanni Paolo Cima (1570-1622) Sonata in sol Tarquinio Merula (1595-1665) Canzon Balletto detto Eccardo Marco Uccellini Aria quinta sopra la Bergamasca Johann Vierdanck (1605-1646) La sua Gagliarda in la Capriccio n. 19 in sol

Allievi del Corso Internazionale di Musica Antica 2014 Johanna KLoppert, JuLian dodaJ flauti diritti Francesco motta tiorba

Con la partecipazione dei docenti manueL staropoLi flauti diritti massimo sartori viola da gamba cLaudia Ferrero cembalo


Questo concerto segna l’esordio ad Antiqua di Johanna Kloppert e Julian Dodaj, allievi di Gudrun Heyens presso la Folkwang Universität der Kunste di Duisburg-Essen, e di Francesco Motta, studente presso la Civica Scuola di Musica di Milano, distintisi al Corso Internazionale di Musica Antica del 2014. Il 6 ottobre del 1600 nella fastosa cornice di Palazzo Pitti venne rappresentata per la prima volta l’Euridice del poeta Ottavio Rinuccini con musica di Jacopo Peri, oggi considerata – probabilmente a torto, visto che qualche tempo prima era stata presentata la Dafne dello stesso Peri – il primo melodramma della storia della musica. Questo evento ebbe una risonanza straordinaria nell’Italia barocca, da un lato stimolando i compositori a cimentarsi con questo nuovissimo genere – nel 1607 a Mantova fu messo in scena il primo melodramma tuttora in repertorio, l’Orfeo di Claudio Monteverdi – e dall’altro facendo nascere nel pubblico dell’epoca il gusto per uno stile che fosse in grado di rappresentare episodi della mitologia classica, eventi della storia antica e – più in generale – vicende legate ai sentimenti e alle passioni umane. Ben presto questa esigenza si trasmise anche al repertorio strumentale, che dalle danze e dai brani dal carattere prevalentemente astratto in auge in epoca rinascimentale iniziò a ispirarsi in maniera sempre più evidente ai fatti naturali e alle passioni umane, dando vita in alcuni casi a brani dal carattere onomatopeico come il Capriccio stravagante di Carlo Farina. Da questa svolta “teatrale” derivarono alcuni dei più grandi capolavori strumentali della letteratura barocca, primi tra tutti i celebri concerti vivaldiani con il titolo, come La notte, L’amoroso, L’inquietudine e Il cardellino. Questo sempre più urgente bisogno di rappresentatività ebbe come conseguenza lo sviluppo della teoria degli affetti, una sorta di codice musicale già utilizzato nel corso del XVI secolo con cui i compositori miravano a toccare il cuore del pubblico. Il programma di questo concerto delinea un parzialissimo spaccato delle teatralità barocca applicata all’ambito strumentale, partendo cronologicamente dagli inglesi Christopher Tye e John Baldwin, quest’ultimo autore di Coockow, imitazione del verso del cuculo, un topos barocco che tra il XVII e il XVIIII fece numerosi proseliti in tutta Europa, tra cui Georg Friedrich Händel. La prima metà del XVII secolo è rappresentata dall’organista milanese Giovanni Paolo Cima e da Tarquinio Merula, uno dei compositori di musica strumentale più originali del suo tempo, che operò soprattutto nelle città di Cremona e di Bergamo. Alla generazione successiva appartengono invece Marco Uccellini, violinista di eccelso talento di cui ci sono pervenuti oltre 300 lavori dalla scrittura molto innovativa, ai quali si ispirarono anche Heinrich Ignaz Franz Biber e Johann Heinrich Schmelzer, e la “musa novarese” Isabella Leonarda, una monaca che si dedicò con pari profitto alla produzione strumentale e alle opere sacre. L’autore più proiettato verso il futuro è Henry Purcell, significativamente ribattezzato dai suoi connazionali Orpheus Britannicus, che seppe fare coesistere genialmente gli stili italiano e francese dando vita a un idioma veramente inglese.


VenerDì

19.06

cHiesa Di santa maria in pulcHeraDa san mauro torinese ore 21.15

Ghirlanda sacra

Arie sacre veneziane del XVII secolo

Andrea Gabrieli (1533-1585) Ricercare in primo tono per organo Claudio Monteverdi (1565-1647) Salve Regina Currite populi Andrea Gabrieli Ricercare arioso II Giovanni Rovetta (1596-1668) O Maria quampulchra es Alessandro Grandi (1590–1630) Quampulchra es spetiosa Cantabo Domino Dario Castello (1590-1658 ca.) Sonata Quarta a doi, Sopran e Trombon overo violeta Exultate Deo

Giovanni Pozzo (fl. 1620) Veni Sancte Spiritus Andrea Gabrieli Canzon francese detta Martin Menoit per organo Francesco Usper (1561-1641) Vulnerasti cormeum Biagio Marini (1594–1663) La Orlandina, sinfonia per violino o cornetto e basso se piace Francesco Cavalli (1602–1676) Cantate Domino

I Musici di Santa Pelagia annaLisa mazzoni contralto aLessandro Baudino tenore andrea inGhisciano cornetto nicoLa BroveLLi violoncello maurizio Fornero organo


Nella seconda metà del XVI secolo il Concilio di Trento (1545-1563) non provvide solo a definire la riforma della chiesa cattolica in opposizione alla sempre maggiore affermazione delle dottrine calvinista e luterana, ma ebbe profonde ripercussioni anche sulla musica sacra. In particolare, l’assise dei porporati stabilì che dalla liturgia venissero escluse tutte le opere basate su temi di ispirazione profana e quelle caratterizzate da una scrittura troppo complessa, per far sì che i loro contenuti potessero essere compresi dai fedeli senza eccessive difficoltà. Sotto questo aspetto la discussione raggiunse toni molto accesi tra coloro che difendevano a oltranza lo stile ornato portato a vette di vertiginosa bellezza da autori come Josquin Desprez, i fautori del ritorno alla purezza del gregoriano e quanti addirittura auspicavano celebrazioni del tutto prive di musica, una controversia che venne risolta da Giovanni Pierluigi da Palestrina, che con la meravigliosa Missa Papae Marcelli riuscì a convincere il papa e i padri conciliari che era possibile creare un repertorio del tutto nuovo in grado di soddisfare le esigenze controriformistiche. Ovviamente il capolavoro di Palestrina non poteva bastare per fare fronte alle ardite innovazioni che i compositori luterani stavano portando avanti in ambito liturgico e che nella prima metà del XVII secolo avrebbero raggiunto livelli di assoluta eccellenza pur tra le devastazioni della Guerra dei Trent’Anni grazie a Heinrich Schütz. In particolare, i compositori cattolici iniziarono ben presto ad adottare lo stile monofonico, creando il genere del mottetto a voce sola con basso continuo, i cui prodromi si possono vedere in nuce nei Cento concerti ecclesiastici di Lodovico da Viadana pubblicati nel 1602. Nel 1625 a Venezia venne pubblicata Ghirlanda Sacra, un’antologia di opere sacre di diversi autori messa insieme da Leonardo Simonetti, un castrato che prestava servizio presso la Basilica di San Marco. Non si tratta quindi di un’opera originale, ma di una pubblicazione che raccoglie le diverse forme sacre in auge in quell’epoca e che costituisce una fonte di inestimabile valore per farsi un’idea del genere di musica con cui veniva accompagnata la liturgia. Inoltre La Ghirlanda Sacra ha il merito di avere tramandato diverse opere di grande interesse, tra cui l’Exultate Deo di Dario Castello, compositore per il resto conosciuto solo per la sua produzione orchestrale e sulla cui vita i musicologi non sono ancora riusciti a fare sufficiente luce. Il programma di questo concerto presenta una vasta antologia della raccolta, accostando autori molto noti come Claudio Monteverdi e Alessandro Grandi ad altri oggi virtualmente sconosciuti come Giovanni Pozzo e Francesco Usper, alternando le opere vocali con una serie di pagine organistiche e di brani per cornetto, trombone e basso continuo di Andrea Gabrieli – zio del più noto Giovanni, maestro tra gli altri di Schütz – e Biagio Marini.


sabato

20.06

Domenica

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

5.07

cHiesa Di Di san grato trausella ore 18.00

Franz Joseph Haydn

trii per Flauto, Violoncello e Fortepiano

Trio in re maggiore Hob. XV:16 Allegro, Andantino pi첫 tosto allegretto, Vivace assai Trio in fa maggiore Hob. XV:17 Allegro, Finale. Tempo di menuetto Trio in sol maggiore Hob. XV:15 Allegro, Andante, Finale. Allegro moderato

mattia LaureLLa flauto antonio FantinuoLi violoncello mario steFano tonda fortepiano


Verso la metà del XVIII secolo nei principali paesi europei si verificò un’evoluzione sociale che nel giro di pochi decenni condusse alla Rivoluzione francese e all’affermazione di un mondo del tutto nuovo. Tra i principali eventi che determinarono questa svolta epocale vi fu la rapida ascesa della borghesia, che diede un forte impulso ai commerci e al processo di industrializzazione. Una volta raggiunto il benessere, questi nuovi ricchi cercarono di accreditarsi anche sotto il profilo culturale, con lo scopo di porsi sullo stesso piano della nobiltà e di candidarsi a nuova classe dominante. Per questo motivi molti dei borghesi più abbienti iniziarono a volgere la loro attenzione all’arte e a dedicarsi attivamente alla musica. Questi Liebhaber iniziarono così a commissionare ai principali compositori dell’epoca un numero sempre maggiore di opere da eseguire nei loro salotti, un po’ per il proprio piacere e un po’ per sfoggiare il loro talento con gli amici. Tra le opere più richieste vi erano le sonate per pianoforte “con l’accompagnamento” di violino o flauto e violoncello, lavori dalla scrittura quasi sempre non troppo impegnativa, nei quali la parte del leone toccava al pianoforte, con gli altri due strumenti chiamati a ricoprire un ruolo molto subordinato. Nel corso della sua carriera Franz Joseph Haydn compose 45 trii, una quindicina all’inizio della sua lunga permanenza alla corte di Esterháza e gli altri nell’ultima fase della sua parabola creativa, poco prima e durante i suoi due trionfali viaggi a Londra. I primi presentano una struttura in soli due movimenti e uno sviluppo tematico decisamente limitato, con il violoncello che si limita spesso a raddoppiare la linea del basso eseguita dalla mano sinistra del pianista. I tre trii presentati in questo concerto appartengono invece al secondo gruppo e sono caratterizzati da una scrittura molto più complessa che – pur mantenendosi in un’ottica squisitamente salottiera – rivela una maggiore elaborazione formale, con una predominanza meno netta del pianoforte e la ricerca di un dialogo più serrato tra i tre strumenti, che talvolta sembra preludere ai non di molto successivi capolavori beethoveniani. Sotto il profilo dell’organico, questi trii vennero concepiti da Haydn su richiesta dell’editore inglese John Baird per flauto traversiere o violino, violoncello e clavicembalo o fortepiano, anche se la loro scrittura fa pensare che il compositore di Rohrau abbia pensato al secondo più che al primo. Questa libertà di organico si spiega con motivi prettamente commerciali, in quanto le case editrici dell’epoca cercavano di massimizzare le vendite con lavori eseguibili da più strumenti, un’abitudine – in parte mutuata dal periodo barocco – che proseguì ancora per un pezzo, come dimostrano il Trio op. 11 di Beethoven, destinato indifferentemente al violino o al clarinetto, e le due Sonate op. 120 di Johannes Brahms, eseguibili con il clarinetto o la viola. In ogni caso, si tratta di opere di gradevolissimo ascolto, con movimenti veloci brillanti e molto vivaci e Andanti dai toni cantabili e dolcemente sognanti, che alcuni studiosi hanno eletto a modello ideale per repertorio cameristico dell’ultima fase del Classicismo viennese.


VenerDĂŹ

26.06

cHiesa Di santa maria in pulcHeraDa san mauro torinese ore 21.15

ViValdi: Vero o Falso?

Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto in sol maggiore per traversiere, archi e continuo RV 102 Allegro, Adagio, Vivace, Arietta Sonata a tre op. 1 n. 8 per due violini e continuo RV 64 Preludio (Largo), Corrente (Allegro), Grave, Giga (Allegro) Johann Sebastian Bach* (1685-1750) Concerto BWV 978 dal concerto per violino RV 310 di Antonio Vivaldi Allegro, Largo, Allegro Concerto in re maggiore per traversiere, archi e continuo RV 84 Allegro, Andante, Allegro Sonata III per violoncello e continuo RV 43 Largo, Allegro, Largo, Allegro Concerto in re maggiore per traversiere, archi e continuo RV 89 Allegro assai, Cantabile andante e poco vivace, Allegro

Accademia Hermans FaBio ceccareLLi flauto YaYoi masuda, sara montani violini aLessandra montani violoncello FaBio cioFini cembalo


Antonio Vivaldi è sicuramente uno dei musicisti barocchi più conosciuti ai giorni nostri, ma la sua fama era ampiamente riconosciuta in tutta Europa anche mentre era in vita. Lo testimonia l’enorme quantità di manoscritti presenti nelle biblioteche del vecchio continente che lungamente hanno impegnato i musicologi per distinguere le composizioni originali da quelle dubbie o false. Il Concerto RV 102, conservato nella biblioteca dell’Università di Lund (Svezia), anche se riporta nel frontespizio “Par Vivaldi”, non è sicuramente una composizione di Vivaldi. È probabilmente un’opera galante con una struttura di tempi che non compare mai nelle opere di Vivaldi, mentre è molto utilizzata da alcuni compositori tedeschi. Tra i manoscritti di Torino sono le dodici Sonate a tre op. 1 (1705), probabilmente le più antiche composizioni originali vivaldiane che ci sono pervenute. Sulla struttura formale ereditata da Corelli, quattro tempi con un preludio e tre danze, si iniziano già a vedere i tratti caratteristici della sua forte personalità. Sicuramente originali sono i concerti per violino e archi utilizzati da Johann Sebastian Bach per appropriarli al clavicembalo e all’organo. Composizione originale è il Concerto RV 84, anche se da molti catalogato come sonata per la sua esigua strumentazione, che presenta tutte le caratteristiche del concerto vivaldiano ed è testimone del suo gusto per un impiego virtuosistico e del flauto traversiere. Nel 1740 Le Clerc di Parigi stampa le sei sonate per violoncello che racchiudono una perfetta sintesi tra lo stile da camera e da chiesa, la struttura formale corelliana e lo stile di Vivaldi. Il Concerto RV 89 (conservato a Stoccolma) è sicuramente una buona imitazione dello stile italiano operata da un flautista-compositore nordeuropeo ma, sia l’utilizzo dell’Andante poco vivace sia l’eccessiva presenza dei violini insieme ai Solo del flauto tradiscono una evidente lontananza dalla scrittura di Antonio Vivaldi. Fabio Ceccarelli


sabato

27.06

Domenica

cHiesa Dello spirito santo gassino torinese ore 21.15

la lezione corelliana

28.06

cHiesa Di Di san grato trausella ore 18.00

Allievi e compositori coevi di Arcangelo Corelli

Arcangelo Corelli (1653-1713) Ciaccona Georg Philipp Telemann (1681-1767) Triosonata in re minore TWV 42:d10 Allegro, Adagio, Allegro, Presto Arcangelo Corelli Sonata op. 5 n. 10 Preludio, Corrente, Sarabanda, Giga Jean-Marie Leclair (1697-1764) Deuxiéme Récréation op. 8 Chaccone Georg Philipp Telemann Triosonata in si minore dalle Corellisierende Sonaten Grave, Vivace, Adagio, Presto Arcangelo Corelli Follia Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto in fa maggiore Allegro, Largo, Allegro

I Solisti dell’Accademia Lorenzo cavasanti flauti diritti e traversiere vittoria panato violino antonio FantinuoLi violoncello uGo nastrucci tiorba cLaudia Ferrero cembalo


Arcangelo Corelli rappresenta sotto molti aspetti un unicum nella storia della musica barocca. Tanto per iniziare, a differenza di molti altri autori suoi contemporanei che condussero una vita frenetica in diverse città europee, il compositore di Fusignano trascorse la maggior parte della sua carriera a Roma, dove poté elaborare con tutta tranquillità il suo raffinatissimo stile. In secondo luogo, Corelli non compose centinaia di opere a getto continuo come Vivaldi, Bach o Händel, ma solo sei raccolte di opere a stampa (e un ristrettissimo gruppo di lavori pervenutici in forma manoscritta), che cesellò instancabilmente per anni per conferire loro l’inarrivabile perfezione formale che viene riconosciuta ancora oggi. Per finire, il nome di Corelli non cadde immediatamente nell’oblio subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1713 all’età di 60 anni, ma le sue opere vennero considerate un imprescindibile modello di stile in ogni parte d’Europa, anche grazie ai numerosi compositori come Francesco Geminiani che portarono il verbo corelliano nelle città più alla moda del Vecchio Continente. In particolare, in Inghilterra il concerto grosso di Corelli continuò a godere una inopinata fortuna fino alla fine del XVIII secolo, quando in tutta Europa si erano diffuse le più moderne opere di Haydn e Mozart. Il programma di questo concerto propone uno degli infiniti itinerari possibili in questo ambito repertoriale, abbinando alcune delle opere più famose di Corelli, come la Ciaccona della Sonata op. 2 n. 2 e la travolgente Follia, a una serie di brani particolarmente significativi dei moltissimi compositori che risentirono in maniera più o meno evidente della sua influenza. Ovviamente, trattandosi di autori dotati di una spiccata personalità, ognuno reinterpretò il modello corelliano secondo la propria cultura e la propria sensibilità, come si può facilmente notare ascoltando le due eleganti Sonates corellisantes di Georg Philipp Telemann, la coinvolgente verve della Chaconne di Jean-Marie Leclair, compositore francese che seppe far coesistere in maniera molto convincente lo stile del suo paese con gli elementi italiani appresi non solo da Corelli ma anche dal suo maestro Giovanni Battista Somis e da Pietro Antonio Locatelli, e il gradevolissimo concerto vivaldiano. Oggi il ricordo di questo virtuoso di sommo talento e raffinatissimo compositore non è affidato solo alle sue opere, ma anche a Franco Battiato che lo ha scelto come exemplum di bellezza nel distico finale della sua canzone del 2009 Inneres Auge, vista come via di salvezza dai mali del contesto politico italiano: La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito. Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato mi basta una sonata di Corelli, perché mi meravigli del creato!


sabato

4.07

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

mistero e dramma

Officium Defunctorum a 6 voci

Thomas Luis de Victoria (1548-1661) Introitum Officium Defunctorum: Requiem æternam a 6 voci Kyrie, Christe, Kyrie Officium Defunctorum a 6 voci Oratio Epistola: Lectio Episolae beati Pauli ad Thessalon

Offertorium Officium Defunctorum: Domine Iesu Christe a 6 voci

Graduale Officium Defunctorum: Requiem æternam a 6 voci

Prefatio Per omnia secula saeculorum (gregoriano)

Tracto Absolve Domine (gregoriano)

Sanctus et Benedictus Officium Defunctorum a 6 voci

Sequentia Dies irae, dies illa (gregoriano)

Agnus Dei Officium Defunctorum a 6 voci

Festina Lente aLessandro carmiGnani canto I matteo piGato canto II andres montiLLa acuero alto riccardo pisani tenore david maria GentiLe baritono michaL JanczaK basso Luca pietropaoLi cornetto dario saLerno trombone aLessandro LattaruLo violone aLessandro aLBenGa organo micheLe GasBarro direzione

Communio Officium Defunctorum: Lux æterna a 6 voci Finem Libera me Domine (gregoriano) Officium Defunctorum: Versa est in luctum a 6 voci


Molti tendono a fare finire l’esaltante stagione del Rinascimento musicale con il 1594, anno in cui terminarono la loro parabola umana e artistica Giovanni Pierluigi da Palestrina e Orlando di Lasso. A ben vedere, questa data convenzionale andrebbe però posposta al 1611, anno della scomparsa di Tomás Luis Victoria, compositore di respiro europeo, purtroppo ancora troppo poco considerato nel nostro paese. Eppure, Victoria rimase sempre profondamente legato all’Italia e in particolare a Roma, dove si stabilì giovanissimo per studiare nel da poco inaugurato Collegio Germanico e poi assumerne un incarico di insegnamento. Dopo aver ricevuto gli ordini minori ed essere entrato a far parte della Congregazione dell’Oratorio di san Filippo Neri, Victoria decise di fare ritorno in patria, per portare avanti in serenità una vita equamente divisa tra musica e preghiera. Favorevolmente colpito dal grande talento di questo compositore trentacinquenne – che nel 1583 gli aveva dedicato i suoi due libri di messe – l’imperatore di Spagna Filippo II gli concesse il posto di cappellano di sua sorella, Maria d’Asburgo, figlia di Carlo V e moglie di Massimiliano II, che dopo essere rimasta vedova si era ritirata con la figlia Margherita nel Monasterio de las Descalzas de Santa Clara di Madrid. Il 26 febbraio del 1603 Maria morì e tre giorni più tardi venne sepolta nel chiostro del convento con una cerimonia adeguatamente sobria al luogo in cui aveva trascorso gli ultimi vent’anni della sua esistenza terrena. Questo semplicissimo rito non poteva però bastare per onorare la memoria di un’imperatrice, per cui due mesi più tardi nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Madrid si tenne una solenne celebrazione che ebbe inizio il 22 aprile con i Vespri, proseguì nella notte con il Mattutino e le Lodi e culminò il mattino successivo con una commovente Messa per i defunti, alla presenza dell’imperatore, della principessa Margherita e di tutti i personaggi più potenti e influenti della corte spagnola. A Victoria venne ovviamente affidato l’incarico di occuparsi dell’aspetto musicale. Per questo evento della massima importanza, il compositore spagnolo decise di non fare eseguire il Requiem a quattro voci che aveva dato alle stampe a Roma nel 1583, ma compose ex novo una monumentale opera a sei voci (SSATTB), che sarebbe diventata uno dei più grandi capolavori funebri della storia della musica, degna sotto l’aspetto dell’intensità espressiva e della sincera profondità del cordoglio di stare sullo stesso piano dei capolavori successivi – e stilisticamente molto diversi – di Mozart e di Brahms.


VenerDì

10.07

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

un Virtuoso dimenticato

Benedetto Re (XVII sec.) Tulerunt Dominum per voce, cornetto, trombone e continuo Giovanni Battista Riccio (XVI-XVII sec.) La Savolda per cornetto e continuo Claudio Monteverdi (1567–1643) Pulchra es per voce, cornetto e continuo

Giovanni Felice Sances (1600-1679) Lagrimosa beltà per voce, cornetto e continuo

Girolamo Frescobaldi Sonata VI per trombone e continuo

Sigismondo d’India (1582–1629) Intenerite voi per voce e continuo

Rosa Giacinta Badalla (1597–1681) O serene pupille per voce e continuo Bernardo Storace (XVII sec.) La Monica per tastiera

Galeazzo Sabbatini (1597–1662) Udite o selve per due voci e continuo Giovanni Pierluigi da Palestrina, Andrea Inghisciano Vestiva i colli per cornetto e continuo Giovanni Felice Sances Pianto di Maria per voce e continuo Tarquinio Merula (1595-1665) Gaudeamus omnes per cornetto, voce e continuo

Ensemble Les Nations Lia seraFini soprano andrea inGhisciano cornetto david Yacus trombone maria Luisa BaLdassari organo e cembalo


Degli strumenti a fiato il più eccellente è il Cornetto per imitar la voce humana più degli altri stromenti. Questo stromento si adopera piano et forte, et ogni sorta di Tuono, si come fa la voce. Questa frase tratta dal trattato sulle diminuzioni di Girolamo Della Casa dimostra l’altissima considerazione in cui era tenuto il cornetto nell’ultima gloriosa stagione del Rinascimento e nei primi decenni del Barocco, prima di venire soppiantato da altri strumenti più moderni. Grazie alla brillantezza del suo timbro e alle sue risorse virtuosistiche, il cornetto seppe distinguersi sia nel repertorio sacro – quasi sempre in associazione con i tromboni – sia in ambito profano, grazie alla sua straordinaria capacità di creare atmosfere sensuali e intrise di una sfrenata lascivia. Un simile campione di versatilità riuscì ad accendere la fantasia di un gran numero di compositori, dando vita a una produzione tanto vasta quanto suggestiva, che tratteggia un affascinante ritratto di una fase estremamente creativa della storia della musica, spesso ricca di spunti stravaganti che continuano a conquistare invincibilmente una larga parte del pubblico odierno. Questo concerto conduce alla scoperta di quella vastissima galassia che è il repertorio per cornetto fiorito tra il XVI e il XVII secolo, che comprende stelle tanto affascinanti quanto virtualmente sconosciute, illuminate dagli astri di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Girolamo Frescobaldi e Claudio Monteverdi. Il programma si apre in maniera estremamente suggestiva con il Tulerunt Dominum di Benedetto Re, un autore attivo presso la Cattedrale di Pavia nei primi anni del XVII secolo, di cui ci sono pervenute pochissime notizie di carattere biografico. Tuttora immerso nell’oblio è anche Giovanni Battista Riccio, autore di tre raccolte di opere strumentali pubblicate a Venezia, la cui sonata La Savolda precede Pulchra es amica mea, una delle pagine più famose del Vespro della Beata Vergine di Monteverdi. A un’epoca più tarda appartiene invece la monaca benedettina Rosa Giacinta Badalla, che nel 1684 pubblicò a Venezia una raccolta di mottetti a voce sola di cui fa parte O serene pupille, incastonata tra una sonata per trombone di Frescobaldi e La Monica di Bernardo Storace, che ricoprì la carica di vice maestro di cappella presso il senato di Messina. Compositore degno di essere riscoperto ai massimi livelli è il romano Giovanni Felice Sances, presente con un brano profano per voce e cornetto e un altro sacro per voce e basso continuo, che dimostrano il suo altissimo magistero in ambito vocale, frutto di una fortunata carriera da cantante. Queste due pagine sono inframmezzate dai toni amorosi intrisi di vaghi sentori arcadici di Intenerite voi del palermitano Sigismondo D’India e di Udite o selve di Galeazzo Sabbatini, compositore pesarese autore anche di un noto trattato strumentale. Dopo la brillante trascrizione per cornetto del madrigale a cinque voci di Palestrina Vestiva i colli e le campagne intorno, il concerto si chiude con il vivace Gaudeamus omnes del compositore originario di Busseto Tarquinio Merula, che vede il soprano e il cornetto dare vita a una meravigliosa gara di virtuosismo, dalla quale escono vincitori solo gli ascoltatori.


Domenica

26.07

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

Johann Sebastian Bach

the complete(d) triosonatas project

Triosonata in do minore BWV 1029 per due flauti contralti e continuo Vivace, Adagio, Allegro Triosonata in sol maggiore BWV 1027 (1039) per due flauti di voce e continuo Adagio, Allegro ma non tanto, Andante, Allegro moderato Partita in re minore BWV 997 per flauto e cembalo Preludio, Sarabanda, Giga, Double Triosonata in re minore BWV 527 flauto soprano, flauto contralto, flauto basso (*) e continuo Andante, Adagio e dolce, Vivace Triosonata in fa maggiore BWV 1028 per due flauti contralti e continuo Adagio, Allegro, Andante, Allegro Il programma di questo concerto dal titolo apparentemente misterioso è stato concepito in una calda serata della scorsa estate, durante il Corso Internazionale di Musica Antica di Romano Canavese. Tra musicisti capita spesso di scambiarsi opinioni e di porre le basi per futuri concerti insieme, ma in questo caso i flautisti Walter van Hauwe e Lorenzo Cavasanti e il cembalista Sergio Ciomei si sono spinti molto oltre la semplice elaborazione di un programma interessante sotto il profilo storico e di gradevole ascolto, ponendosi l’obiettivo di trascrivere per due flauti e basso continuo due delle tre sonate per viola da gamba BWV 1027-1029 di Johann Sebastian Bach. Tripla Concordia WaLter van hauWe, Lorenzo cavasanti flauti diritti caroLine Boersma violoncello serGio ciomei cembalo manueL staropoLi flauto basso (*)


Due perché alla terza – la Sonata in sol maggiore BWV 1027 – aveva già provveduto a suo tempo lo stesso Cantor lipsiense scrivendo la Sonata in sol maggiore BWV 1039, un brano che gli appassionati della grande cameristica barocca conoscono molto bene. In questo modo, l’ensemble Tripla Concordia – che come sempre vede la partecipazione della violoncellista Caroline Boersma – presenta tutte (“complete”) le trascrizioni delle sonate per viola da gamba, che sono state realizzate (“completed”) dai suoi componenti. Questa la spiegazione di un titolo dal sapore deliziosamente barocco. Di fronte a questa proposta qualcuno potrebbe se non proprio scandalizzarsi almeno storcere il naso. In fondo – potrebbe obiettare – l’approccio filologico prevede di eseguire le opere composte prima del periodo romantico nella maniera più aderente possibile alle intenzioni dell’autore, evitando il malvezzo di quelle licenze esecutive che nella prima metà del secolo scorso avevano fatto perdere le fattezze originali – e in alcuni casi addirittura l’identità – a molti capolavori della letteratura barocca. Diciamo subito che non si tratta di un’argomentazione peregrina, perché la licenza esecutiva può facilmente tradursi in un vero e proprio abuso, il rischio che corrono tutti i musicisti ogni volta che devono compiere scelte interpretative di ampia portata. Nel caso in questione va però detto che per tutta la sua carriera Bach fu un formidabile trascrittore, a partire dai suoi anni di studio e di apprendistato – quando “appropriò” al clavicembalo e all’organo parecchi concerti per violino di Vivaldi e di altri maestri veneziani – fino alla piena maturità. Inoltre, come il suo coetaneo Georg Friedrich Händel, il creatore della Passione secondo Matteo riutilizzò spesso idee melodiche in opere diverse, senza peraltro perdere mai nulla in termini di originalità. Per finire, va sottolineato che Bach fu uno dei primi compositori a poter essere definiti veramente universali, come dimostra il fatto che le sue opere “rendono” molto bene anche su strumenti diversi da quelli per cui erano stati concepiti. Certo, anche prima di lui non erano mancati autori di opere in grado di essere eseguite indifferentemente su strumenti diversi – come Dario Castello e Giovanni Battista Fontana, autori di sonate che possono essere suonate con archi o con strumenti a fiato – ma Bach ha saputo superare tutti con lavori come l’Arte della fuga, che qualche anno fa è stata registrata da un consort di quattro sax (!) rivelando la stessa sublime bellezza – e addirittura qualche sfumature in più (ascoltare per credere!). Non ci troviamo quindi di fronte a una desacralizzazione di opere di quello che molti – compreso il sottoscritto – considerano il più geniale protagonista della storia della musica, ma di un devoto omaggio alla sua arte inarrivabile da parte di tre musicisti che ai suoi capolavori hanno dedicato gran parte della loro vita e che ogni volta che li eseguono continuano a provare la stessa invincibile emozione della prima volta.


luneDì

27.07

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 21.15

amore o pazzia

Alessandro Stradella (1639–1682) Toccata in la minore Cantata: Lontananza e gelosia Barbara Strozzi (1619–1677) È pazzo il mio core Alessandro Scarlatti (1660–1725) Sonata in re minore per violoncello e continuo Toccata: Partite sopra la follia Antonio Vivaldi (1678–1741) Allor che lo sguardo Alessandro Stradella Adorata libertà È pazzia l’innamorarsi Tarquinio Merula (1595–1665) Canzonetta sopra la nanna Benedetto Marcello (1686–1739) Sonata in sol maggiore per violoncello e continuo Chiacona Antonio Vivaldi Amor, hai vinto

marina BartoLi soprano aLessandro paLmeri violoncello cLaudio astronio cembalo


La musica e l’amore sono indissolubilmente legati da millenni, dai suggestivi brani eseguiti dagli auleti e dai citaredi dell’antica Grecia, fino alle sdolcinate melodie delle boy band di oggi che fanno impazzire milioni di adolescenti in tutto il mondo. Grazie alla sua capacità di andare direttamente al cuore degli ascoltatori, la musica è senza dubbio l’arte che ha saputo incarnare meglio le variegate sfumature della passione amorosa, spaziando dalla trepida delicatezza con cui inizia a manifestarsi un nuovo sentimento, alla piena felicità della condivisione dell’amore e al delirio dei sensi. In ogni caso, nel corso dei secoli la musica non si è limitata a esaltare le multiformi manifestazioni del rapporto tra un uomo e una donna – comprese le sue degenerazioni, come il sospetto, la gelosia e la violenza spinta fino al parossismo (basti pensare all’Otello di Giuseppe Verdi, capolavoro insuperato del genere) – ma anche altri aspetti dell’animo umano, come la devozione per Dio (in questo caso non si può non pensare alle opere di santa Ildegarda di Bingen) e alla sublime tenerezza che si può provare per un figlio appena nato, come si dirà più avanti. Il programma di questo concerto si apre nel nome di Alessandro Stradella, compositore originario di Nepi tanto geniale quanto tormentato, che venne ucciso nel 1682 in una taverna di Genova a 43 anni di età. Il fatto che il suo efferato assassinio sia stato dovuto a una questione legata a una donna rende Stradella il punto di partenza ideale per il nostro excursus sull’amore. Dopo la Toccata in la minore, un brano originale e dai toni spiccatamente teatrali, la cantata Lontananza e gelosia esprime i due sentimenti legati all’assenza dell’amata, ossia la soffusa nostalgia e l’ansia divorante legata al timore dell’infedeltà. In taluni casi questi mali dell’anima possono addirittura fare desiderare di sfuggire per sempre alle insidie dell’amore, in modo da condurre una vita più sicura e serena, per quanto più vacua e triste, come cercano di convincerci – per la verità in maniera non del tutto convincente – le cantate dello stesso Stradella Adorata libertà e È pazzia l’innamorarsi. Il fatto che sperimentando l’amore si possa uscire di senno lo aveva già scoperto prima di Stradella Barbara Strozzi, figlia – forse illegittima – del celebre poeta veneziano Giulio Strozzi e tra le compositrici più famose dell’epoca barocca, che nell’aria a voce sola dell’op. VIII È pazzo il mio core dimostra di possedere un’intensità espressiva che trova pochi rivali tra i suoi contemporanei e che la colloca tra i più autorevoli eredi della seconda prattica del divino Claudio Monteverdi. Questa esplosione di emotività trova un ideale contraltare nella Canzonetta sopra la nanna di Tarquinio Merula, struggente ninna nanna cantata da Maria Vergine a Gesù Bambino, che nei suoi toni ipnotici prefigura con impressionante realismo i dolori che il Salvatore avrebbe dovuto patire tre decenni più tardi durante la sua Passione. Dopo le sonate per violoncello di Alessandro Scarlatti e di Benedetto Marcello, si passa a due delle cantate più famose di Antonio Vivaldi, Allor che lo sguardo e la celeberrima Amor, hai vinto, considerate tra i capolavori più emblematici della vocalità profana italiana della prima metà del XVIII secolo.


gioVeDì

30.07

cHiesa Di san micHele arcangelo scarmagno ore 21.15

nello stile italiano o nello stile Francese?

François Couperin (1668–1733) La Piemontoise Arcangelo Corelli (1656–1713) Triosonata per due flauti e continuo Marin Marais (1656-1728) Pieces en Trio Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto da camera Jean-Baptiste Lully (1632-1687) Passacaille dall’Armide

manueL staropoLi flauto e oboe barocco Federico vitaLone, Luca ventimiGLia flauti vittoria panato, Federico GuGLieLmo violini noeLia reverte reche viola da gamba danieLe Bovo violoncello uGo nastrucci tiorba cLaudia Ferrero cembalo


Nella serata del primo agosto del 1752 il clima già afoso di Parigi venne ulteriormente riscaldato da quella che sarebbe passata alla storia della musica come Querelle des Bouffons, una disputa senza esclusione di colpi tra gli estimatori dell’opera buffa italiana e i fautori della gloriosa tradizione francese, che in quegli anni era rappresentata dalle tragédie-lyrique di Jean-Philippe Rameau. In particolare, i primi – che potevano annoverare sul supporto di autorevoli maîtres-à-penser come gli Enciclopedisti e Jean-Jacques Rousseau – esaltavano la brillantezza e la spiccata teatralità della Serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, mentre i secondi – oltre a voler respingere il baldanzoso assalto degli invasori italiani – miravano a preservare la raffinatezza verbosa e ridondante ma ormai piuttosto agée di opere che nel corso del tempo erano diventare una delle principali icone del Grand Siècle francese. Questa polemica – che per la cronaca alla fine vide prevalere il gusto italiano – non era però il primo motivo di attrito tra le scuole musicali italiana e francese, punta dell’iceberg di una rivalità che è giunta fino ai giorni nostri investendo non solo la sfera artistica ma quasi tutti i campi, primi tra tutti il vino e la moda, per non parlare del calcio. In precedenza la contesa si era concentrata soprattutto sul repertorio strumentale, con una reciproca diffidenza che in non pochi casi diede origine a vere liste di proscrizione, come ebbe suo malgrado a sperimentare anche un gigante come Marc-Antoine Charpentier, che per aver studiato a Roma con Giacomo Carissimi dovette superare molte difficoltà, prima di raggiungere un pieno successo. Uno dei compositori che si prodigarono concretamente per fare coesistere i due stili, coltivandoli entrambi con pari profitto fu François Couperin, clavicembalista di eccelso talento, che nel 1724 scrisse Le Parnasse ou l’apothéose de Corelli, sincero omaggio al compositore di Fusignano scomparso undici anni prima che continuava a essere considerato il maestro indiscusso della sonata a tre e del concerto grosso, e Les goûts réunis, opere di straordinaria raffinatezza in cui si concentra il meglio del meglio degli stili italiano e francese. Nello stesso anno venne data alle stampe anche Les Nations, una raccolta di opere composte da una triosonata e una suite dedicate alle quattro nazioni più importanti dell’Europa dell’epoca, La Française, L’Espagnole, L’Impériale e La Piémontaise. A questo campione di sportività francese e a Marin Marais – autore riemerso improvvisamente dalle nebbie del tempo nel 1991 grazie al fortunatissimo film Tous les matins du monde – rispondono da par loro per il Belpaese Corelli e Antonio Vivaldi, degni alfieri di quel Barocco italiano che all’inizio del XVIII secolo si affermò come modello imprescindibile in tutti i paesi europei – fatta ovviamente eccezione per la Francia – mentre come conclusione del concerto è stata scelta con un pizzico di malizia la Passacaglia dell’Armida di Jean-Baptiste Lully, massimo esponente dello stile transalpino durante il regno del Re Sole, ma nato a Firenze nel 1632 con l’italianissimo nome di Giovanni Battista Lulli. Questo per dire che non sempre le cose sono semplici come possono sembrare a prima vista.


VenerDĂŹ

31.07

cHiesa Di santa maria assunta perosa canaVese ore 21.15

J.S. Bach e G.Fr. Haendel

la sFida mancata

Georg Friedrich Haendel (1685-1759) Sonata per flauto, violino e continuo in si minore Johann Sebastian Bach (1685-1750) Triosonata per flauto, violino e continuo Aria: Exurientes dal Magnificat Georg Friedrich Haendel Sonata per flauto diritto, violino e continuo in fa maggiore Aria: Lascia ch’io Pianga Johann Sebastian Bach Fughe da Die Kunst der Fuge per quattro flauti diritti Georg Friedrich Haendel Sonata per due flauti diritti e continuo in la minore

susanne Geist, teodora tommasi flauti diritti vittoria panato violino danieLe Bovo violoncello uGo nastrucci tiorba cLaudia Ferrero cembalo Lorenzo cavasanti flauto diritto e maestro di concerto


Quando si parla dei più grandi protagonisti della storia – siano essi condottieri, pittori, poeti, compositori o calciatori – c’è sempre qualcuno che dice sospirando: «Eh, di personaggi di questa levatura ne nasce sì e no uno al secolo». Questo insopportabile luogo comune viene clamorosamente smentito da Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach, che videro la luce a soli 26 giorni di distanza l’uno dall’altro, per la precisione il 23 febbraio e il 21 marzo del 1685, per giunta in due località, Halle e Eisenach, separate tra loro da appena 187 chilometri. E se proprio volessimo infierire sugli appassionati di frasi fatte, ci basterebbe aggiungere che il 26 ottobre dello stesso anno a Napoli nella famiglia di Alessandro Scarlatti nacque Domenico, futuro fenomeno della tastiera e altro grande protagonista dell’ultima fase del Barocco europeo, ma in questo caso sarà sufficiente concentrare la nostra attenzione sui primi due. Questa sbalorditiva contiguità temporale e geografica viene però smentita dalle scelte che i due compositori compirono nel corso delle loro carriere. In primo luogo, se Bach non uscì mai dai confini della Germania protestante, trascorrendo la maggior parte della sua vita a Köthen e a Lipsia, Händel non esitò a trasferirsi prima in Italia e poi a Londra, una delle città più cosmopolite dell’Europa di quegli anni. Sotto il profilo artistico, poi, Bach si dedicò con passione e grande profitto all’organo e al repertorio sacro, mentre Händel si affermò soprattutto in ambito operistico, ricavandone fama, onori e ricchezza, prerogative che durante la sua esistenza terrena il sommo Cantor lipsiense non riuscì mai a raggiungere. Per finire, Bach sentì sicuramente parlare di Händel e delle sue opere, mentre quest’ultimo rimase quasi certamente all’oscuro dell’arte del suo coetaneo. Oggi questi compositori vengono comunemente ritenuti i Dioscuri del Barocco maturo, entrambi sublimi nonostante la grande diversità dei loro stili, profondamente introverso e sinceramente religioso quello di Bach e brillante, teatrale e a tratti addirittura frivolo quello di Händel. Ci troviamo quindi di fronte a un Giano bifronte – se vogliamo proseguire con le suggestioni mitologiche – o alle due diverse anime del repertorio barocco, che fin dal primo ascolto si rivelano perfettamente complementari, perché non è possibile capire i tesori della musica della prima metà del XVIII secolo senza conoscere le opere di entrambi e parimenti non è nemmeno concepibile amare l’uno senza considerare l’altro. Pur limitandosi all’ambito cameristico, questo concerto consente di apprezzare la straordinaria varietà dell’ispirazione di questi compositori, spaziando dai toni delicatamente assorti dell’Esurientes implevit bonis del Magnificat di Bach – un gioiello di devozione concepito in origine per contralto e due flauti traversieri – all’atmosfera nobilmente larmoyante della celeberrima aria Lascia ch’io pianga del Rinaldo – prima opera messa in scena a Londra dal grande compositore di Halle – per giungere al carattere speculativo dei brani tratti dall’Arte della fuga bachiana, insuperabile coronamento di una delle epoche più feconde e creative della storia della musica.


Domenica

2.08

cHiesa Di santa marta romano canaVese ore 20.00

concerto di chiusura

Corso Internazionale di Musica Antica

Suite di danze per consort rinascimentale Con la partecipazioni degli allievi del corso di Danza storica G.Ph. Telemann (1681-1767) Ciaccona in fa minore per due flauti, archi e continuo H. Schein (1586-1630) Suite strumentale per fiati ed archi G.Fr. Haendel (1685-1759) Concerto per organo, due flauti diritti, archi e continuo J.S. Bach (1685–1750) Es ist nichts Gesundes an meinem Leibe Cantata per soli, coro e orchestra BWV 25

roBerto BaLconi canto Federico GuGLieLmo violino danieLe Bovo violoncello noeLia reverte reche viola da gamba Lorenzo cavasanti flauto diritto massimiLiano Limonetti clarinetto barocco uGo nastrucci tiorba e chitarra barocca cLaudio astronio organo cLaudia Ferrero cembalo aLessandro preontemoLi danza storica manueL staropoLi direzione


Da qualche edizione a questa parte Antiqua saluta il suo pubblico e gli dà appuntamento all’anno successivo con il concerto di chiusura del Corso Internazionale di Musica Antica, un’iniziativa che anno dopo anno ha acquisito una rilevanza sempre maggiore, fino a diventare un imperdibile punto di riferimento per molti studenti provenienti da ogni parte d’Europa (e non solo…), che vi trovano insegnanti di livello assoluto e un clima accogliente e piacevolmente informale. Come sempre il programma abbraccia un ambito temporale e strumentale quanto mai vasto, per mettere in luce il talento di flautisti e violinisti, cembalisti e gambisti, suonatori di cromorni e cornamuse rinascimentali e cantanti, per tacere degli allievi del corso di danza storica, che da qualche anno a questa parte ha preso pianta stabile a Romano Canavese. Per il pubblico questa varietà di repertorio si traduce immediatamente in una vera e propria festa, consentendo di ascoltare brani noti accanto a pagine virtualmente sconosciute. Quest’anno il programma abbina una suite per archi e strumenti a fiato del grande maestro rinascimentale Hermann Schein – un nome molto conosciuto da chi segue da tempo l’Accademia del Ricercare, che al compositore tedesco ha dedicato il disco Banchetto musicale, pubblicato dalla casa discografica milanese Stradivarius – ai lavori dei tre numi tutelari del Barocco tedesco, Georg Philipp Telemann, Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach. Dopo la Ciaccona per due flauti e archi di Telemann verrà eseguito uno dei concerti per organo che Händel eseguiva abitualmente tra un atto e l’altro dei suoi oratori e che spinsero il celebre teorico e compositore Johann Mattheson a dichiarare «Si può dire che Händel, nello specifico, non sia facilmente superato da nessuno nella sua bravura all’organo, se non forse da Bach di Lipsia». Un giudizio decisamente lusinghiero se si pensa che venne espresso da un uomo noto – e temuto – per la sua severità e che trova conferma nello sbrigliato virtuosismo di questo concerto. In ogni caso, il pezzo forte di questo concerto è costituito sicuramente dalla Cantata Es ist nichts Gesundes an meinem Leibe BWV 25, un’opera per la quattordicesima domenica dopo la festa della Trinità scritta da Bach nell’agosto del 1723, all’inizio del suo impiego come Thomaskantor a Lipsia in sostituzione di Johann Kuhnau, scomparso l’anno precedente. Il Vangelo del giorno riguardava il miracolo della guarigione dei dieci lebbrosi, che Bach e l’autore dei versi – probabilmente Johann Jacob Rombach – paragonarono alla redenzione degli uomini dalla schiavitù del peccato per mezzo del sacrificio di Cristo. Il tema della malattia viene affrontato con grande intensità fin dal coro iniziale, che esprime una dolente riflessione sul senso del dolore nel mondo, sviluppato con grande drammaticità nelle arie del basso e del soprano e infine sublimato nei toni festosi e quasi danzanti del corale conclusivo, che eleva al cielo l’incrollabile fede di un Uomo che sia nell’arte sia nella vita seppe elevarsi infinitamente al di sopra dei propri limiti terreni.


interpreti


accademia hermans L’Accademia Hermans nasce nel 2000 per volontà del suo direttore Fabio Ciofini che, ha coinvolto, travolgendoli con il suo entusiasmo e il suo amore per la musica antica, giovani strumentisti e cantanti desiderosi di approfondire questo repertorio e la relativa prassi esecutiva. Da allora è iniziato un percorso che ha portato l’Accademia e i suoi componenti, formatisi nelle più importanti scuole europee, ad ottenere sempre maggiori consensi nel panorama concertistico italiano ed internazionale e a collaborare con cantanti e strumentisti di acclamata fama quali Enrico Gatti, Marcello Gatti, Gloria Banditelli, Sergio Foresti, Mario Cecchetti, Mirko Guadagnini, Roberta Invernizzi, Bart Van Oort, Roberta Mameli e altri. L’Accademia Hermans ha registrato per Bongiovanni i Sei Concerti Armonici di Unico Willem Van Wassenaer in collaborazione con l’Orfeo Ensemble di Spoleto sull’edizione critica del Prof. Albert Dunning; per Tactus ha inciso le Sinfonie e i Concerti d’organo di Gaetano Valeri in collaborazione con l’organista Luca Scandali. Per la Bottega Discantica è stato pubblicato nel 2006 il CD Il più misero amante registrato nella sala degli affreschi di Palazzo Castelli di Polino (TR), nel 2008 un CD su A. Vivaldi (Gloria, Stabat Mater e Dixit Dominus).

A giugno 2009 è uscito un CD monografico su G.Ph. Telemann (concerti per vari strumenti) registrato all’interno del Festival “Parco in… Musica 2007” presso l’Abbazia di San Pietro in Valle di Ferentillo (TR). Del 2011 è il CD Requiem di W. Mozart registrato presso la chiesa di Solomeo (PG), Mozart - Concerti K.466 e K.467 con Bart Van Oort prodotto dalla Fondazione Cucinelli ed edito da Bottega Discantica è stato giudicato “eccezionale” (5 stelle) dalla rivista Musica. Nel mese di luglio 2012, per Brilliant Classic, l’Accademia ha registrato gli Scherzi Musicali dell’Abbate Agostino Steffani (XVII sec), presentati in concerto per il Bolzano Festival. L’Accademia Hermans da alcuni anni svolge un’intensa attività di promozione della musica antica sul territorio umbro, organizzando corsi, registrando CD in luoghi storici (palazzi e Chiese) e curando la direzione artistica di due festival: “Parco in… Musica” nei luoghi storici della Valnerina e “Musica e Musei” nei principali musei della provincia. Ha tenuto concerti per le più prestigiose associazioni e Festival di Musica Antica in Italia e all’estero (Spagna, Olanda e Stati Uniti). Collabora costantemente con il Festival Villa Solomei ed è Orchestra residente del Teatro Cucinelli a Solomeo di Corciano (PG).


cLaudio astronio Claudio Astronio è un musicista eclettico: è clavicembalista e organista e direttore d’orchestra. Dirige in particolare l’ensemble su strumenti storici Harmonices Mundi ed è invitato regolarmente a prestigiosi festival in Europa, Stati Uniti, Giappone e Canada. Ha suonato e condotto con musicisti come Emma Kirkby, Max Van Egmond, Dan Laurin, Gemma Bertagnolli, Susanne Ryden, Yuri Bashmet e Gustav Leonhardt. Ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive in tutto il mondo: le sue numerose incisioni hanno ricevuto diversi premi internazionali da parte di riviste come Musica, CD Classica, Amadeus, Musica, Classic Voice, Alte Musik Aktuelle, Diapason, Repertoire, Le monde de la musique (Choc, luglio 2001), El Paìs, Ritmo, Diverdi, Goldberg, Continuo e Fanfare e Gramophone. Nel 2007 debutta come direttore d’opera con l’Orfeo e Euridice di Gluck, prodotto da Ravenna Festival e con la regia di Graham Vick ed in seguito con una versione teatrale della Matthäus-Passion, in un progetto di danza con il coreografo Ismael Ivo e con la compagnia di danza londinese di Henty Oguike. Dopo il successo internazionale delle registrazioni dei concerti per clavicembalo di Wilhelm Friedemann Bach e l’Oratorio

di San Giovanni Battista di Alessandro Stradella (“Questa potrebbe essere la migliore registrazione di data di un lavoro vocale di Stradella” New Olde, USA), ha recentemente pubblicato per Brilliant Classics le arie italiane degli stessi autori, insieme a Susanne Ryden, Martin Oro e Lisandro Abadie, che hanno ottenuto il riconoscimento di CD del mese dalla rivista Musica, e i duetti con Emma Kirkby e Sergio Foresti. Dal 2012 è direttore principale dell’orchestra giovanile Theresia, con cui esegue soprattutto il repertorio sinfonico classico e pre-romantico su strumenti antichi. Tra i suoi interessi musicali ci sono anche il jazz e la musica pop. Recentemente ha pubblicato con la cantante jazz Maria Pia de Vito, Michel Godard e Paolo Fresu il CD Coplas a lo divino, un incontro tra musica antica e improvvisazione. Ha tenuto masterclass a Tokyo, all’Oberlin Conservatory e altre accademie in Europa, USA, Giappone. Attualmente insegna Musica da camera e Clavicembalo presso il Conservatorio “A. Scontrino” di Trapani. È socio fondatore e direttore artistico del festival di musica antica Antiqua di Bolzano.


roBerto BaLconi Roberto Balconi, milanese, ha studiato canto nella sua città e in Inghilterra. Il suo repertorio, spaziando dalla musica medievale alla contemporanea, si concentra sul periodo barocco, di cui ha approfondito gli studi e la tecnica, affermandosi come uno dei maggiori e più raffinati interpreti internazionali delle opere di Monteverdi e Handel, delle cantate di Bach, del repertorio cameristico italiano del sei e settecento. Si è esibito nei maggiori teatri e festival di musica antica mondiali con, tra gli altri, The English Baroque Soloists, Il Giardino Armonico, Il Complesso Barocco, The Consort of Musicke, Venice Baroque Orchestra, Concerto Italiano, Europa Galante, sotto la guida di direttori quali J. E. Gardiner, I. Fischer, G. Noseda, G. Leonhardt, M. Minkowski, A. Demarchi, O. Dantone, R. Alessandrini. Da anni affianca all’attività vocale quella di direttore, nella cui veste ha curato, tra le altre, l’esecuzione di Ariodante, Alceste, La Resurrezione, Chandos Anthems di Handel; i mottetti di Bach; gli Stabat Mater di D. Scarlatti, Pergolesi e Vivaldi; Le sette ultime parole di Cristo di Haydn; Dido & Aeneas di Purcell; La serva padrona di Pergolesi, l’opera Les deux chasseurs et la laitière di Duni in prima esecuzione e registrazione moderne. Ha registrato per DG Archiv, Virgin Classics, Harmonia Mundi

France, Opus 111, Glossa, Naxos e altre case discografiche, e per numerose emittenti radiofoniche e televisive.

maria Luisa BaLdassarri Maria Luisa Baldassari, diplomata in pianoforte, clavicembalo, Paleografia e Filologia musicale; svolge duplice attività di esecuzione e ricerca nel campo musicologico; perfezionatasi con Gordon Murray e Bob van Asperen, è stata inoltre finalista al concorso nazionale di esecuzione cembalistica tenutosi a Bologna nell’ottobre 1987. Attualmente è direttore dell’ensemble Les Nations con il quale ha effettuato incisioni per la RAI e registrato tre CD di musiche sacre vocali e strumentali. In qualità di solista e con diverse formazioni orchestrali e cameristiche è stata invitata in vari festival italiani, e in Grecia, Austria, Francia, Brasile, USA, Canada Ha collaborato con solisti


marina BartoLi di chiara fama (M. Larrieu, C. Rossi, A. Griminelli, B. Dickey, etc.). Ha inciso per le case discografiche Echo, Tactus, Rivo Alto, Nuova Era ed EMI. Ha tenuto diverse conferenze e conferenzeconcerti, in particolare sulla musica clavicembalistica francese e sulla musica sacra del ’600 italiano, collabora a pubblicazioni di storiografia musicale (in particolare con la Nuova Rivista Musicale Italiana) e realizza edizioni critiche per la casa editrice Ut Orpheus. È docente di clavicembalo al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, dove segue la programmazione riguardante il repertorio antico e presidente dell’Associazione cembalo organistica Collegium Musicum Classense, per la quale dirige la rassegna di musica sacra “I luoghi dello spirito”. È stata direttrice al cembalo di numerose produzioni concertistiche e sceniche: in particolare ha diretto, nell’estate ’99, diverse rappresentazioni di Euridice di Jacopo Peri, considerata la prima opera mai composta, commissionatale dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Nata a Mantova, si è accostata alla musica attraverso lo studio del pianoforte. Dopo essersi diplomata in Canto presso il Conservatorio di Padova ed aver vinto diverse Borse di studio (Fondazione G. Cini, GAI [Giovani Artisti Italiani], Fondazione Rotary), ha perfezionato i suoi studi presso la Schola Cantorum di Basilea (Fortbildungsstudium “Barok-Klassik” sotto la guida di Gerd Türk ed Evelyn Tubb) e presso la Hochschule für Musik und Theater di Zurigo (Fortbildungsstudium “Lied und Oratorium” sotto la guida di Kathrin Graf). Successivamente ha preso parte ad una masterclass tenuta da Mariella Devia a Verona ed ha studiato a Salisburgo con Barbara Bonney. Appassionata di teatro corporeo, ha seguito corsi di mimo/maschera (Larven, Quelli di Grock, Familie Flöz. Dal 2003 ha tenuto concerti in Italia (Festival Barocco di Viterbo, Società del Quartetto di Milano, Festival Monteverdi di Cremona, Sagra Musicale Malatestiana di Rimini, Roma Festival Barocco) oltreché in Svizzera, Irlanda, Turchia, Francia, Romania, Austria, Spagna e soprattutto Germania (Philharmonie di Colonia, Gothare Konzerte e Internationale Händel Festspiele di Göttingen, Staatskapelle e Philharmonie di Berlino, Internationales


caroLine Boersma Kammermusikfestival di Lipsia, Bachtage di Würzburg). Ha inoltre cantato in Canada, Israele e Giappone. In scena è stata: Agnesina ne L’inimico delle donne di B. Galuppi (Internationale Barocktage Stift di Melk), Ippolita nell’Ercole sul Termodonte di A. Vivaldi (Festival dei due Mondi di Spoleto), Alinda/Oronte/ Arpago ne L’incoronazione di Dario di A. Vivaldi (Opéra di Nizza), Fortuna, Allegrezza e Venere ne Il Giustino di G. Legrenzi (Rokokotheater di Schwetzingen), Dirindina ne La Dirindina di D. Scarlatti (Festival Settembre Musica di Torino), Tullia nell’Ottone in villa di A. Vivaldi (Teatro Olimpico di Vicenza), Arianna ne Il Giustino di G.Legrenzi (Grand Théatre di Lussemburgo), Lucio ne Il finto turco di N.Piccinni (Teatro Olimpico di Vicenza) e Ramiro nell’Artemisia di F. Cavalli (KunstFestSpiele Herrenhausen di Hannover). Ha cantato sotto la direzione di molti celebri direttori (Gustav Leonhardt, Claudio Scimone, Philippe Herreweghe, Alan Curtis, Mario Brunello, Bob Van Asperen, Giovanni Sollima, Thomas Hengelbrock, Stefano Montanari, Ingo Metzmacher) e collabora con vari gruppi ed orchestre su strumenti storici (La Risonanza, Accademia Bizantina, La Venexiana, L’Arte dell’Arco, Il Complesso Barocco).

Caroline Boersma, dopo il diploma al Sweelinck Conservatorium Amsterdam sotto la guida di Anner Bijlsma, ha fatto parte dell’Orchestra Sinfonica di S. Cecilia a Roma e successivamente di varie orchestre da camera (Roma, Torino, Vienna). Ha collaborato con gli ensemble Ars Antiqua Austria (direttore Gunar Letzbor), Aglàia (Cinzia Barbagelata), La Veneziana (Claudio Cavina), Kees Boeke Trio. Con la Wiener Akademie ha effettuato tournee in Giappone, Ungheria, Austria, Germania, Repubblica Ceca. Come membro stabile dell’ensemble Tripla Concordia, specializzato nell’esecuzione della musica del ’600 e ’700, ha registrato con le case discografiche: Nuova Era, Dynamic, Philarmonia, Stradivarius e Cantus (Spagna). Recentemente ha fondato Alma Tèssara, ensemble formato da piano-trio e voce, il quale si rivolge prevalentemente al repertorio cameristico, dal XVIII al XXI secolo, dedicando particolare attenzione alla produzione di donne compositrici.


mauro BorGioni Ha studiato canto al Conservatorio di Perugia per poi specializzarsi nella vocalità antica e nel canto barocco presso la Scuola Civica di Milano e al Conservatorio di Cesena. Si esibisce come solista con un repertorio che spazia dal madrigale alla cantata, dall’oratorio all’opera, prendendo parte a varie produzioni lavorando con La Venexiana, Il Canto di Orfeo, Cantar Lontano, Concerto Italiano, Coro della Radio Svizzera, laVerdi Barocca, Orchestra da Camera di Mantova, I Turchini, Academia Montis Regalis, La Stagione Armonica, Accademia Hermans, Odecathon, Micrologus. Collabora con importanti direttori e musicisti tra cui Claudio Cavina, Gianluca Capuano, Rinaldo Alessandrini, Marco Mencoboni, Diego Fasolis, Leonardo G. Alarcon, Antonio Florio, Corrado Rovaris, Johnatan Webb, Michele Campanella, Chiara Banchini, Lorenzo Ghielmi, Sergio Balestracci. Ha interpretato Apollo ne L’Orfeo (Festival di Santander), Giove ne Il ritorno di Ulisse in patria (Cité de la Musique di Parigi; Tage Alte Musik Regensburg, Concertgebouw di Amsterdam, Musikfest Stuttgart) e Mercurio/ Familiari ne L’Incoronazione di Poppea (Sinfonia en Perigord, MITO Milano); il Testo ne Il Combattimento di C. Monteverdi

(Citè de la Musique di Parigi), Pastore e Caronte ne L’Euridice di Giulio Caccini (Altemusik Innsbruck), Il Damone di Alessandro Stradella (Segni Barocchi, Foligno), Mondo e Consiglio ne Rappresentatione di Anima et Corpo di E. de’ Cavalieri (Copenaghen Renaissance Music Festival), Aeneas in Dido & Aeneas di Purcell (Teatro Bonci di Cesena, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Verdi di Gorizia), Don Roberto ne La Stanza Terrena di A. Miari (Teatro Comunale di Belluno), The Traveller in Curlew River di Benjamin Britten (Sagra Musicale Umbra). Inoltre ha preso parte a diversi allestimenti tra cui Festa Monteverdiana, spettacolo con la regia di Pierluigi Pizzi; Myth, opera del coreografo belga/marocchino Sidi Larbi Cherkaoui (produzione congiunta di Toneelhuis di Anversa, Theatre de la Ville di Parigi, Saddler’s Theatre di Londra, Art Foundation di Ottawa, Fondazione Musica per Roma) con l’ensemble Micrologus; La Fabula d’Orpheo, rappresentazione sul testo del Poliziano, prodotta da Fondation Royaumont e Ensemble Lucidarium. Ha inciso per le etichette discografiche Zig-Zag Territoires, Alpha-Prod, Bongiovanni, Dynamic, Elucevanlestelle Records, Stradivarius, K617, Glossa, ORF, Arcana e Ricercar.


danieLe Bovo Quando sono nato nel 1974, i Beatles avevano già smesso di suonare insieme da qualche anno, situazione che mi ha reso zoppo sin da subito nel mio cammino musicale. Infatti, ringrazio i miei genitori per aver provato a farmi imparare il violoncello con il metodo Suzuki, poi in Conservatorio a Torino per finire (si fa per dire) con la Hochschule di Leipzig in terra teutonica. Il ritorno dalla Germania mi ha però insegnato che viaggiare in autostrada sulla corsia di destra è possibile, così come segnalare l’uscita dalle rotatorie con l’indicatore di direzione destro può essere una buona abitudine. C’è gente che giurerebbe d’avermi visto in eventi mediatici con gruppi come Queen, Deep Purple, Eurythmics, oppure artisti come Luciano Pavarotti, Josè Carreras, Lionel Richie, Joe Cocker, George Michael, BB King, Sting, Bono, Eric Clapton, James Brown, Barry White. In effetti la fisica quantistica è ormai una realtà (ma cos’è poi la realtà, tanto per rimanere nella quantistica). Ora mi spaccio per uno che suona il violoncello barocco e sto preparando i filmini delle vacanze a Leipzig nella Thomaskirche, ad Amsterdam nel Concertgebouw, poi Musikverein Vienna, Capilla Real Madrid, WDRPhilharmonie Konzertsaal Köln, Al Bustan Beirut, Auditorium

Roma, Barbican Londra, Tonhalle Zurigo, Carnegie Hall New York, Disney Hall (LA Phil) Los Angeles. La compagnia durante queste vacanze è sempre stata piacevole. Ho viaggiato con tour-operator come I Sontatori della Gioiosa Marca, Concerto de’ Cavalieri, Leipziger Concert perché in questi casi è giusto non badare a spese; secondariamente, come potrei dimenticare quella volta in USA con Katy e Marielle (il nome di mia mamma) Labeque, oppure a spasso per l’Europa con M. Kožená, ma anche con G. Carmignola e V. Mullova, E. Kirkby, C. Bartoli, M. Custer, V. Genaux, A. Netrebko, M. Radulescu, P. Németh, G. Leonhardt, J.C. Malgoire, S. Preston, A. Marcon, J. van Himmersel. Ho da poco finito di rinnovare il mio guardaroba e per questo devo molto ai consigli dei colleghi della Venice Baroque Orchestra con i quali ho passato indimenticabili pomeriggi in giro a far shopping, ma oltre a ciò devo confessare che dopo più di trent’anni di musica continuo ancora a divertirmi quando suono; sì, perché alla fine, fare questo lavoro senza divertirsi è ben più frustrante e pesante che fare l’operaio e, poiché provengo da una famiglia di operai che dopo il lavoro si dilettavano con la musica, so bene quanto valore abbia questa mia vita fatta di vacanze.


Germana Busca Nata a Torino nel 1971, si è diplomata nel 1992 presso il Conservatorio “G. Verdi” della sua città in flauto traverso e nel 1996 in didattica della musica ottenendo il punteggio massimo di 10/10. Successivamente si è diplomata in prepolifonia e canto Gregoriano sotto la guida del maestro Fulvio Rampi con il quale ha, in seguito, collaborato come corista in diverse stagioni concertistiche. Docente di flauto traverso e orchestra presso l’Istituto “L. Sinigaglia” di Chivasso da oltre un decennio insegna all’Istituto Musicale di Settimo Torinese. Tuttora è aggiornatrice SIEM per i corsi di aggiornamento organizzati dalla regione Piemonte a Torino e Cuneo. Svolge attività artistica in varie formazioni cameristiche, con il Trio Harmonia ha ottenuto il primo premio assoluto al Concorso Europeo Città di Moncalieri. Si è specializzata nella prassi educativa della musica antica studiando la traversa rinascimentale con F. Mongiardino e il traversiere Barocco unitamente al flauto dritto e travesiere il maestro Lorenzo Cavasanti. Offre inoltre la sua collaborazione a diversi gruppi di musica antica sia in qualità di orchestrale che di solista quali: Camerata musicale Mistà, gli ensemble Affetti musicali, i gruppi vocali De Labyrintho, il Consortium Carissimi, l’orchestra barocca

vicentina Musica e in special modo l’Accademia del Ricercare con la quale vanta una considerevole attività discografica (una decina di incisioni) e la partecipazione alle più importanti rassegne e festival italiani ed europei. Inoltre fa parte dell’ensemble Ariel Harmoniae con il quale si è specializzata nella esecuzione del repertorio medioevale con strumenti originali. Ha collaborato e collabora con l’orchestra nazionale della RAI per le produzioni di Settembre in Musica.


Lorenzo cavasanti Vanta un’attività concertistica di oltre 400 concerti in qualità di solista, ospite dei maggiori festivals nazionali ed internazionali quali BBC Proms di Londra, Musica e Poesia a San Maurizio di Milano (in collaborazione con la Società del Quartetto), Festwochen der Alten Musik di Innsbruck, Festival internazionale di Musica Antica di Urbino, Festival Internacional de Musica Antiqua in Daroca. Ha inoltre suonato per famose istituzioni musicali quali la Cité de la Musique di Parigi, l’Accademia Filarmonica Romana, gli Amici della Musica di Firenze, l’Ente Concerti di Pesaro, l’Accademia Filarmonica di Verona, gli Amici della Musica di Vicenza, l’Accademia Filarmonica di Messina, la GOG di Genova. Inoltre ha suonato, sempre come solista, alla Royal Albert Hall di Londra e alla Konzerthaus di Vienna. Lorenzo Cavasanti è membro fondatore di Tripla Concordia e del Quadro Janas; collabora inoltre regolarmente con Le Musiche Nove, l’Accademia del Ricercare, Europa Galante, Le Concert des Nations , i Sonatori della Gioiosa Marca, l’Accademia Bizantina, Il Falcone, l’Academia De Li Musici, l’Accademia Strumentale Italiana e, oltre a preziose collaborazioni con artisti come D. Oberlinger, G. Antonini, M. Steger, K. Boeke, R. Dick, S. Kermess, I. Bostrige,

R. Invernizzi, A. Rasi e direttori del calibro di R. Muti, F. Brüggen, O. Dantone, J. Savall, P. Busca, F.M. Bressan, F. Biondi ed A. De Marchi. Dal 1990 è particolarmente impegnato nella produzione discografica con il gruppo Tripla Concordia. Per tali attività ha ricevuto particolari riconoscimenti dalla critica internazionale: nel 1991 la rivista Diapason ha così recensito il CD Canzoni, Fantasie e Sonate dedicato a Frescobaldi, Selma, Fontana e Castello: parmi les plus belles réalisations consacrées au répertoire instrumental italien du baroque naissant. Nel 1998 l’album su J.S. Bach e G.Ph. Telemann edito da Cantus ha avuto numerosi riconoscimenti tra cui il Diapason d’Or, “R” de Racomandé da parte della rivista Repertoire, Magistral (The Record Geijutsu) ed il giudizio Tecnica Perfetta da parte della rivista Alte Musik. Nel Novembre del 1999 La rivista Audio Review ha scelto il suo CD con l’integrale delle Triosonate di G.Ph. Telemann per flauto, violino e continuo (Philarmonia) come CD del mese. L’etichetta Virgin Classics ha pubblicato nel 2000 i concerti La Notte e La Tempesta di Mare di Vivaldi e le Cantate BWV 55 e 82 di Bach dove svolge il ruolo di flauto dolce e traversiere solista accompagnato dall’orchestra Europa Galante diretta da Fabio Biondi (Diapason D’Or).


FaBio ceccareLLi

serGio ciomei

Diplomato in Flauto moderno nel 1986 a Terni con il maestro F. Chirivì, Fabio Ceccarelli si è poi diplomato, con Marcello Gatti al Biennio Accademico di II livello presso il Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Vicenza con il massimo dei voti e la lode. Per la musica antica, ha frequentato Masterclass di musica da camera ed orchestra barocca con i maestri S. Kuijken, M. Hugget, P. Grazzi, S. Balestracci e Ton Koopmann ed ha vinto il primo Concorso di Musica Antica del Conservatorio di Vicenza 2007. È solista dell’Accademia barocca W. Hermans con la quale si è esibito in importanti Festival in Italia e in USA ed ha inciso per la casa discografica Bottega Discantica di Milano. Insegna Flauto nella Scuola Comunale di Musica e Danza “A. Onofri” di Spoleto ed è Direttore della Scuola di Musica di Arrone (TR). È ideatore e Direttore Artistico del Festival di Musica Antica “Parco in… Musica” in Umbria.

Sergio Ciomei è nato a Genova nel 1965. Si è diplomato in pianoforte nel 1984 con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida di Franco Trabucco. Si è in seguito perfezionato con Muriel Chemin, Piero Rattalino e András Schiff. Vincitore di numerosi concorsi pianistici, nel 1991 si è aggiudicato il secondo premio al concorso “Mozart” del Mozarteum di Salisburgo. Parallelamente all’attività pianistica, si è perfezionato in clavicembalo con C. Rousset e J.W. Jansen e in fortepiano con Andreas Staier e Laura Alvini. Dal 1989 al 1994 è stato assistente di Frans Brüggen e Kees Boeke ai corsi di musica barocca indetti dall’Accademia Chigiana di Siena. Svolge un’intensa attività concertistica in tutto il mondo come solista di pianoforte e clavicembalo, con il suo ensemble Tripla Concordia (fondato nel 2005) e con alcuni complessi di musica barocca (Il Giardino Armonico, Europa Galante, La Musiche Nove, La Scintilla) ospite di importanti istituzioni musicali quali Philharmonie di Berlino, Grand Théâtre di Ginevra, Wigmore Hall e Royal Albert Hall di Londra, Musikverein di Vienna, Auditorium Nacional di Madrid, Concertgebouw di Amsterdam, Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, Teatro Universidad di Santiago del Cile, festival di Bad Kissingen, Martigny, “Antiqua”


antonio FantinuoLi di Genova, e Halle. Dal 1999 di dedica anche alla direzione d’orchestra soprattutto nel repertorio barocco eseguito su strumenti originali. Dal 2001 collabora con il mezzosoprano Cecilia Bartoli con concerti in tutto il mondo. Nel 2004 sono stati protagonisti di una serie di concerti negli Stati Uniti e in Russia (Dorothy Chandler Pavillon e Grande Sala del Conservatorio di Mosca). Recentemente ha iniziato una proficua collaborazione con l’Orchestra da Camera di Basilea che ha portato anche all’incisione di Affetti Barocchi per Sony Classical con Marjana Mijanovic e una tournée europea con Sol Gabetta e Marjana Mijanovic. Registra per le etichette Nuova Era, Opus 111, Dynamic, Cantus, Stradivarius, EMI-Virgin, Sony conseguendo numerosi premi della critica internazionale. La sua incisione delle Sonate di Mozart per fortepiano e violino è stata premiata in Giappone come una delle più belle registrazioni “mozartiane” (Ontomo Guide for best Chamber Music).

Antonio Fantinuoli, nato a Genova nel 1961, ha iniziato lo studio del violoncello a 22 anni diplomandosi in breve tempo al Conservatorio di Alessandria con Marco Guidarini. Nel 1988 ha iniziato a collaborare con l’Orchestra della RAI di Torino. Appassionato di musica antica studia violoncello barocco come autodidatta e nel 1989 inizia a lavorare con Jordi Savall. Nel 1990 assieme a Fabio Biondi ed ad altri collaboratori fonda Europa Galante, uno dei principali gruppi italiani dediti alla musica antica. Con questa orchestra ha suonato nei principali teatri del mondo. In ottobre tornerà a New York nella prestigiosa Carnegie Hall. In quegli anni conosce e frequenta Christophe Coin con il quale approfondisce lo studio della prassi esecutiva. Ha al suo attivo concerti in tutto il mondo e numerose registrazioni fra le quali tutte le registrazioni con Europa Galante, i Concerti Brandeburghesi e le Suites di Bach con Jordi Savall.


cLaudia Ferrero Claudia Ferrero si è diplomata in Pianoforte, Musica Corale e Direzione di Coro, Prepolifonia presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino ed in Clavicembalo presso il Conservatorio “N. Paganini” di Genova, dove si è anche laureata con 110 e lode in Tastiere Storiche. Ha frequentato inoltre i corsi presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, ottenendo il Diploma in Clavicembalo e Basso Continuo, e si è successivamente perfezionata con Edoardo Bellotti, Bob Van Asperen, Pierre Hantai. Fin dalla fondazione è membro dell’Accademia del Ricercare, con la quale ha partecipato in Italia e in Europa alle più prestigiose rassegne e festival di musica antica, riscotendo ovunque consensi di pubblico e critica. Ha preso parte ad oltre 600 concerti, sia in formazioni cameristiche in qualità di clavicembalista, corista e come direttore di coro. Ha registrato numerosi CD per prestigiose etichette quali CPO, Stradivarius, Decca, Brilliant, Tactus. Come clavicembalista ha collaborato con artisti ed ensemble di fama internazionale quali Tripla Concordia, Collegium pro Musica, Orfei Farnesiani, Templum Musicae, Venice Virtuoso Ensemble, Camerata Mistà, Il Diletto musicale, Il Concerto delle Dame. In

veste di corista ha inciso un Cd per le ed. Paoline con il Maestro F. Rampi sul repertorio gregoriano. In qualità di direttrice di coro ha invece diretto il Vocalis Concentus ed il Coro dell’Università di Torino (dalla formazione al 2003) con la pubblicazione del CD Anno Domini 2000 presentato durante le celebrazioni universitarie in occasione dell’Anno Giubilare. Parallelamente all’attività artistica, si è specializzata nella didattica, tenendo corsi e seminari per insegnanti di scuola materna ed elementare sulla didattica e lo strumentario infantile. Nel 1996, fonda con altri soci, L’Istituto Musicale dell’Accademia del Ricercare, oggi convenzionato con il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara. Sempre a livello didattico ha curato la strumentazione per il CD For Children dei Piccoli Cantori di Torino. Dal oltre dieci anni è docente di Clavicembalo e Basso Continuo nel Corso Internazionale di Musica Antica organizzato dall’Accademia del Ricercare e collabora nell’allestimento della stagione Antiqua. Docente di ruolo per il pianoforte nelle Scuole Medie ad Indirizzo Musicale, ha prestato servizio anche al Liceo Musicale di Novara e di Aosta.


Festina Lente Festina Lente, fondata e diretta da Michele Gasbarro, opera nel campo della musica antica italiana rinascimentale e barocca. Intento primario è recuperare e presentare al pubblico, preziosi inediti musicali di scuola italiana del ‘500 e ‘600. Negli ultimi anni l’attenzione è stata rivolta alla produzione policorale sacra concepita per le grandi celebrazioni della Chiesa cattolica, rinvenuta nei principali archivi capitolari delle grandi basiliche. Il senso “prospettico” della polifonia rinascimentale è amplificata da organici multipli, ed esaltata, nelle esecuzioni, dal continuo movimento dei complessi vocali-strumentali nello spazio esecutivo. In una ricerca di massimo rigore storico, le composizioni vengono presentate in ricostruzioni liturgico-musicali, secondo le solennità dei riti sacri romani del ‘600, in un inscindibile rapporto di musica, azione e parola, nel rispetto dello spettacolo barocco. Ai numerosi concerti e prime esecuzioni moderne si affianca un’attività discografica. Alla pubblicazione di una messa senese a due cori di F. Bianciardi per la Nuova Fonit Cetra, si affianca quella della messa a due cori Ave Regina di T. L. da Victoria che ha ricevuto il “Goldberg” dall’omonima rivista internazionale di musica antica e l’assegnazione dello “Choc”

e dei “Cinque Diapason” rispettivamente dalle prestigiose riviste francesi Le Monde de la Musique e Diapason, e la Messa per la Notte del S. Natale di A. Scarlatti a 9 voci, due violini e basso continuo per Stradivarius. Di prossima pubblicazione un disco dedicato ai 27 Responsori di Felice Anerio e la Messa a tre cori di Ruggero Giovannelli registrate nel corso della manifestazione ‘Inedita’ conclusasi nel dicembre 2012 e finanziata con un Progetto Speciale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Festina Lente è organizzatrice, dal 2004, del Roma Festival Barocco.


maurizio Fornero Maurizio Fornero si è diplomato in Organo e Composizione Organistica, Pianoforte e Clavicembalo presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino e successivamente laureato con lode in Clavicembalo. Nel 1992 è giunto, come unico rappresentante italiano, alle finali dell’European Organ Festival di Bolton (Gran Bretagna). Perfezionandosi nell’esecuzione filologica del repertorio antico, svolge da anni un’intensa attività concertistica come solista nonché in formazioni cameristiche che lo ha portato ad esibirsi in festival nazionali ed internazionali di musica antica e barocca tra cui Musica en Catedral di Astorga (Spagna), Van Vlaanderen di Bruges (Belgio), Festival Internazionale dell’Aia e di Utrecht (Olanda), L’altro Suono-Unione Musicale di Torino, Festival Monteverdiano di Cremona, Settembre Musica di Torino, Bologna Festival. Ha partecipato a numerose esecuzioni in diretta radiofonica su radio Nazionali (Rai Radio Tre, Rai Filodiffusione) ed Europee (Radio 3 Nazionale Belgio, Radio Classica Spagna). Collabora come organista e cembalista con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Teatro Regio di Torino, L’Academia Montis Regalis, l’Accademia Corale Ruggero Maghini e il

gruppo vocale Daltrocanto. Ha inciso per le case discografiche Stradivarius, Opus 111, Niccolò, Syrius numerosi CD di musiche di compositori del XVI, XVII e XVIII secolo. Fondatore dell’ensemble strumentale I Musici di Santa Pelagia, ha inciso, in coproduzione con l’ensemble vocale Festina Lente di Roma, la Messa per il SS. Natale di Alessandro Scarlatti ed ultimamente l’Oratorio Santa Pelagia di Alessandro Stradella (Stradivarius), entrambe inedite. Docente di pratica del Basso Continuo presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino nel 2006 e nel 2009, attualmente ricopre la carica di Direttore della Scuola Comunale di Musica di Mondovì.


micheLe GasBarro

GianLuiGi GhirinGheLLi

Diplomato in pianoforte e direzione di coro, ha al suo attivo numerosi concerti in Italia ed all’estero. Già collaboratore dell’Accademia Nazionale di Danza, maestro sostituto presso il Teatro dell’Opera di Roma, è docente di direzione di coro presso i Conservatori italiani. Si occupa da diversi anni di musica antica, in qualità di ricercatore ed esecutore, partecipando come direttore ad importanti festival, rassegne e stagioni musicali. Si è occupato del recupero di inediti musicali di area romana, trascrivendo le messe in doppio coro e numerosi mottetti di G. Allegri, messa e vespri di F. Cavalli, Responsori di Natale di A. Stabile, messe di G. Animuccia, G. Corsi, B. Graziani, salmi e messe policorali di R. Giovannelli, Felice Anerio, e l’intero corpus delle messe policorali a 16 e 17 voci di Paolo Petti, etc. Ha fondato l’Ensemble Festina Lente di cui è direttore artistico e direttore musicale. È l’ideatore di tutte le iniziative culturali ed artistiche dell’Ensemble. Le trascrizioni musicali ed i suoi lavori scientifici sono pubblicati dalla casa editrice Carisch. È ideatore e direttore artistico del Roma Festival Barocco.

Controtenore nato a Torino, inizia giovanissimo lo studio del canto con il maestro Roberto Goitre nei Piccoli Cantori RAI di Torino. Nel 1982 entra a far parte della Corale Universitaria diretta da G. Acciai e successivamente da D. Tabbia con il quale inizia lo studio e l’approfondimento della prassi interpretativa della musica sacra e profana del rinascimento. Ha studiato da controtenore alla Scuola Civica di Musica di Milano dove si è specializzato nell’interpretazione della musica del periodo barocco con Cristina Miatello, e Claudio Cavina. Ha collaborato con J. Savall, A. Curtis, S. Vartolo, P. Da Col, S. Balestracci, F. Biondi, L. Picotti, O. Dantone D. Tabbia, P. Busca, M. Longhini, B. Dickey, R. Ischer, W. Merz, P. Pandolfo, R. Lislevand. Svolge attività concertistica in Italia e all’estero e ha partecipato come solista a numerose prime esecuzioni moderne di opere barocche, madrigalesche e programmi di musica sacra ad importanti rassegne europee - tra cui Festival della Chaise Dieu, Festival Van Vlanderen di Anversa, Onde Muziek Utrecht, Musica Barocca di Salonicco, Festival di Montreux, Festival de Musica Espanola de Madrid, Festival Internacional de Musica de Galicia, Festival Internacional de Musica y Danza de Granada, Europaische Kirchenmusik


Federico GuGLieLmo di Swabischgmund, Festival del Teatro Acadèmico de Gil Vincente di Coimbra, Festival de Mùsica Sacra de Tenerife, Festival de Musique Ancienne de Rebeauville, Festival de Musique et Renaissance di Parigi Ecouen - e in Italia al Festival Malatestiano di Rimini, Settembre Musica, Unione Musicale, e Tempus Paschale di Torino, Musica e Poesia in San Maurizio, e Società del Quartetto di Milano, Ravenna Festival, Il Canto delle Pietre, Sagra Musicale Umbra, Feste Musicali del Teatro Comunale di Bologna, Teatro Regio di Torino, Teatro Belllini di Caltanissetta Amici della Musica di Firenze, Festival Lodoviciano di Viadana, Concerti Sala Greppi di Bergamo. Nel 1999 è stato invitato a tenere alcuni concerti in Svizzera nell’ambito del Werkstatt für Alte Musik organizzato dalla Schola Cantorum di Basilea. Nel 2003 ha vinto con l’Ensamble Odhecaton il Diapason D’or de la Musique e Disco dell’Anno con il CD De Passione. Nel 2004 ha inciso la colonna sonora di un progetto cinematografico in collaborazione con l’Università e il Museo del Cinema di Torino. Nel 2006 ha cantato come solista al Teatro Regio di Torino nell’opera Aqua di W. Merz.

Primo violino di spalla di The Academy of Ancient Music di Christopher Hogwood, nonchè direttore dell’ensemble L’Arte dell’Arco, invitato come solista al Vivaldi Festival a capo della Handel & Haydn Society di Boston, ha vinto alcuni tra i maggiori concorsi nazionali (Vittorio Veneto) ed internazionali di violino e musica da camera. La sua ricca discografia, che conta più di 50 di titoli per Denon, Deutsche Harmonia Mundi/ BMG Classics, Chandos, Dynamic, Stradivarius, Pavane, Tactus, Velut Luna ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali dalla critica specializzata (Gramophone, Diapason, Fono Forum, Fanfare, Cd Classica). È stato solista nei concerti per violino di Bach, sotto la direzione di G. Leonhardt ed in una delle prime letture storicamente informate del concerto di Beethoven con C. Hogwood. Animatore di programmi dedicati al virtuosismo violinistico italiano di Corelli, Vivaldi, Tartini, Geminiani, Veracini e Locatelli con il gruppo con strumenti d’epoca L’Arte dell’Arco da lui fondato nel 1994, apprezza molto anche le contaminazioni culturali dirigendo e suonando regolarmente con The Academy of Ancient Music, The Handel & Haydn Society di Boston e numerosissimi gruppi italiani ed europei. Primo Premio al Concorso Internazionale


Laura LanFranchi “Vittorio Gui” del 1991 si è anche laureato al concorso nazionale di violino di Vittorio Veneto e agli internazionali di musica da camera di Londra, Parigi, Toronto. Dalla Carnegie Hall di New York al Grosses Musikverein di Vienna, dalla Suntory Hall di Tokyo ai festival di Bergen, Istanbul, Potsdam e delle Canarie dalla Società del Quartetto di Milano al Teatro Colon di Buenos Aires, in questi venti anni di attività Federico Guglielmo si è esibito un migliaio di volte in tutti i maggiori centri musicali del mondo ed ha realizzato più di cento incisioni (Denon, BMG, Deutsche Hamonia Mundi, Chandos, CPO, ASV, etc.) come solista e camerista. Diplomato a 18 anni al Conservatorio di Venezia si è poi perfezionato in violino con S. Accardo, V. Spivakov e I. Stern, in musica da camera con membri dei Quartetti Amadeus, La Salle, del Trio di Trieste e del Trio BeauxArts, in direzione d’orchestra con G. Gelmetti, mentre di C. Hogwood ne ha seguito la passione per il repertorio antico. È titolare della cattedra di Musica d’insieme per archi al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze e tiene masterclass di violino barocco in Italia ed all’estero. Suona un violino con montatura barocca di Bernardus Calcanius (Genova, 1710) ed un violino di Gennaro Gagliano (Napoli, 1757).

Diplomata a pieni voti in Canto e Musica vocale da camera presso il Conservatorio di Mantova, ha vinto numerosi concorsi tra cui quello di musica vocale da camera “Città di Conegliano Veneto”. Ha seguito corsi di perfezionamento sulla vocalità mozartiana e monteverdiana con il soprano Graziella Sciutti e il tenore Nigel Rogers presso l’Accademia di Villecroze en Provence. Si è quindi occupata prevalentemente di musica sacra barocca e cameristica e si è esibita come solista in numerose occasioni: Gloria e Beatus Vir di A. Vivaldi (Chiesa delle Grazie di Brescia), Magnificat di T. Albinoni, Salmo 49 di B. Marcello, Synfonia Pytagoras di T. Fortmann (Teatro della Laguna di Orbetello), Gloria, Beatus Vir e madrigali di C. Monteverdi (Chappelle S. Victor a Villecroze), Carmina Burana di C. Orff (Teatro Sociale di Mantova), Missa Brevis di Z. Kodaly, Messe Basse di G. Fauré (Teatro Regio di Torino), Jephte di G. Carissimi (Ensemble Arte e Musica), Messa per il Santissimo Natale di A. Scarlatti (Festina Lente). Ha inciso musiche di Paccini per Eridania, l’opera Memet di Sammartini per Dynamic e un doppio CD di madrigali di F.M. Marini per Roda Viva. Lavora stabilmente da 11 anni nel coro del Teatro Regio di Torino e collabora spesso con il Coro Filarmonico della Scala. Nell’ambito


mattia LaureLLa piemontese canta in tre gruppi di musica barocca: Collegio Musicale, Musici di Santa Pelagia e Vox Libera, diretti rispettivamente da Adriano Gaglianello, Maurizio Fornero e Dario Tabbia. Con questi gruppi si è esibita da solista e in formazione cantando: Magnificat di T. Alinoni, Messa a 4 voci, Missa Dolorosa e Stabat Mater di A. Caldara, Missa Sancti Joannis de Deo di J. Haydn, Litanie Lauretane KV 109 e Missa Brevis KV 65 di W.A. Mozart, O Praise the Lord with One Consent HWV 250, I will magnify thee HWV 250 di G.Fr. Handel, La Barca e Il Festino di A. Banchieri, Laetatum Sum e Magnificat di A. Scarlatti, Selva Morale e Spirituale di C. Monteverdi, O magnum misterium di Palestrina, Tenebre Responsories di L. da Victoria, in festival quali: Unione Musicale Torino, Regie Sinfonie, Antiqua, Armonie sul Lago ad Orta, Filarmonica di Saluzzo, Laudes Paschales, Cori a Palazzo di Mantova, Kalendamaia, Invaghite Note, Ravenna Festival. Nel Luglio 2010 con il coro del Teatro Regio di Torino ha cantato in una tournée in Cina (Shanghai) e Giappone (Tokyo, Yokohama) sotto la direzione di Gianandrea Noseda.

Dopo aver intrapreso gli studi di flauto traverso, Mattia Laurella si dedica al flauto traversiere, diplomandosi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino con Francesca Odling e studiando parallelamente alla Civica Scuola di Musica di Milano con Marcello Gatti. Successivamente si è perfezionato con Barthold Kuijken, Marco Brolli, Fiorella Andriani, Karl Kaiser e Claire Genewein, ha studiato flauto diritto con Manuel Staropoli e Lorenzo Cavasanti ed ha seguito lezioni con Kees Boeke, Sigiswald Kuijken, Emilia Fadini e Sergio Ciomei. Orientato sul repertorio classico ed orchestrale, ha partecipato a seminari di orchestra presso l’Anton Bruckner Privat Universität di Linz, l’Ensemble-Akademie Freiburg e la Jeune Orchestre Atlantique (JOA). Suona con l’Orchester Le Phénix di Zurigo, l’orchestra laVerdi Barocca, I Musici di Santa Pelagia e l’Accademia del Ricercare ed ha collaborato con Il Giardino Armonico, Divino Sospiro, Accademia degli Astrusi, Academia Montis Regalis, Ensemble il Falcone, Atalanta Fugiens, Milano Classica, l’orchestra giovanile della Pietà de’ Turchini, Accademia del Santo Spirito, Collegio Musicale Italiano ed Ensemble Stile Galante. Porta avanti dei progetti cameristici con l’ensemble Arbor Dianae, con


Les nations i cembalisti Matteo Pasqualini e Gianluca Rovelli e con il pianista Mario Tonda. Con queste formazioni ha suonato per festival ed istituzioni come MITO SettembreMusica, Bolzano Festival Bozen, Settimane Barocche, Les Baroquiales, l’Accademia Filarmonica di Verona, il Théâtre du Châtelet di Parigi, la Fundação Calouste Gulbenkian di Lisbona ed ha inciso per Dynamic, Decca ed Harmonia Mundi. Ha partecipato inoltre a produzioni contemporanee e sperimentali, approfondendo in particolare i linguaggi della musica elettronica e curando il progetto En Avant assieme al collettivo Superbudda di Torino. Scrive per Soundwall e Polkadot ed ha collaborato con la redazione berlinese di Resident Advisor.

L’ensemble Les Nations è presente da alcuni anni sulla scena musicale italiana; nato con l’intento di approfondire il repertorio barocco italiano ha in seguito esteso i suoi interessi al repertorio rinascimentale, su solide basi di ricerca filologica che però non trascura l’aspetto spettacolare. Il gruppo ha registrato per radio RAI 3, ha partecipato a numerose rassegne e festival musicali in diverse città italiane (Bolzano Festival, Festival del concorso internazionale Guido d’Arezzo, MITO) ed è stato invitato a festival musicali in Grecia e Francia; su commissione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha allestito Euridice di Jacopo Peri, che ha avuto diverse repliche in vari luoghi storici del Veneto nell’estate 1999 con notevole successo di pubblico. La stessa opera è stata commissionata di recente dal prestigioso festival MITO 2008. Nell’ottobre 1997 l’ensemble ha inciso il primo compact, dedicato alle musiche sacre del compositore mantovano/ veronese B. Tromboncino per la casa discografica Tactus. La registrazione è stata modellata sulla pratica vocale e strumentale del primo Rinascimento, in particolare nel Nord Italia e a Venezia. Un nuovo CD dedicato alla musica profana di Tromboncino è uscito nel 2001; nel 2002 è stata pubblicata invece una


massimiLiano Limonetti registrazione di composizioni sacre e profane del polifonista Costanzo Porta. Dal 2005 inizia invece la ricerca sull’oratorio emiliano romagnolo di fine ‘600, che ha prodotto finora 5 titoli: il primo anno è uscito il CD che contiene l’oratorio di Giovanni Paolo Colonna Il Transito di S. Giuseppe, inedito conservato alla biblioteca Estense di Modena, trascritto per l’occasione. Nel 2008 è uscito un altro oratorio inedito, San Sigismondo re di Borgogna, del compositore bolognese Domenico Gabrielli e nel 2011 l’ultima produzione ha visto eseguire e registrare il Mosè di Giacomo Antonio Perti. In uscita nel 2014 Gionata di Antonio Pio e Assalonne di G.P. Colonna, mentre il lavoro proseguirà con il Giona di G.B. Bassani. I suoi componenti hanno al proprio attivo ampie esperienze musicali come solisti, docenti in conservatori e corsi di perfezionamento musicale. “Con le sue sonorità (Les Nations) ci ha riportato a un epoca più felice…” [K.Papadakis, Rethimnika Nea, Creta]. “L’Ensemble Les Nations è riuscito felicemente a far concordare codici stilistici e codici di ascolto…” [Il Resto del Carlino] “Il festino del Giovedì grasso eseguito dall’Ensemble Les Nations… un appuntamento imperdibile” [La Nazione] “An interpretation full of grace...” [Early Music America]

Diplomatosi in clarinetto presso il Conservatorio di Novara con Roberto Catto, ha frequentato il triennio di perfezionamento con Thomas Friedli presso l’Accademia Internazionale “L. Perosi” di Biella. In duo con il pianista Matteo Corda ha conseguito il Diploma in Musica da Camera sotto la guida di Pier Narciso Masi presso l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Si è inoltre perfezionato con F. Meloni, D. Brlek e A. Travaglini. Ha ottenuto premi in vari concorsi sia da solista che in formazione cameristica tra cui: I Premio al Concorso Internazionale “Rovere d’Oro” di Imperia e I Premio Assoluto al Concorso Europeo di Moncalieri. Ha collaborato come orchestrale e come solista con varie orchestre sinfoniche tra cui: Giovanile Europea “Spazio Musica” di Orvieto, “G. Verdi” di Milano, Sinfonica Giovanile del Piemonte, Università Statale di Milano, Teatro “Coccia” di Novara. Si è esibito per importanti istituzioni e festival tra cui: Yamaha Musica Italia, Università di Parigi, Piemonte in Musica, Gioventù Musicale d’Italia, Forum Austriaco di Cultura di Milano. Nel 2004 ha effettuato una tournée in Sudamerica con l’ensemble vocale-strumentale dell’Università di Ancona. Nel 2007 ha iniziato lo studio dei clarinetti storici del ‘700


i musici di santa peLaGia (chalumeau, barocco e classico) con Rocco Carbonara e Luca Lucchetta; da questa esperienza è seguita la collaborazione con l’Orchestra dell’Accademia “Litta” di Milano, l’Orchestra Barocca Camerata di Atene e con l’Orchestra Barocca di Patras (Grecia) in qualità di primo clarinetto, nell’esecuzione dell’opera Alceste di Gluck presso il Teatro Megaron di Atene. È membro del Trio Grenser, formazione con strumenti storici, con il quale si è esibito nel 2010 presso la Sala Berio del Konzerthaus di Vienna, nella stagione di musica antica Resonanzen. Nel 2000 frequenta il corso biennale di direzione d’orchestra con Vram Tchiftchian, ottenendo il diploma di merito. Nel 2002 dirige, in prima nazionale in allestimento completo, Origini, cantata asimmetrica per solisti, cori e orchestra del compositore Nicola Campogrande, su libretto di Dario Voltolini. Nel 2003 debutta come direttore d’opera presso il Teatro Mancinelli di Orvieto, durante il laboratorio lirico “Spazio Musica”, dirigendo La cambiale di matrimonio di G. Rossini e partecipando inoltre come maestro collaboratore nell’opera Gianni Schicchi di G. Puccini.

L’associazione culturale I Musici di Santa Pelagia nasce a Torino nel 2001 con l’obiettivo statutario di valorizzare, attraverso manifestazioni concertistiche e produzioni discografiche, composizioni inedite e sconosciute del periodo tardo rinascimentale e barocco utilizzando criteri filologici rifacendosi alla prassi esecutiva dell’epoca. Accanto al repertorio di autori noti nel panorama musicale seisettecentesco, il gruppo infatti attua una ricerca di musiche inedite privilegiando così composizioni rare e di grande pregio artistico. Di particolare rilievo le prime esecuzioni moderne del Ballet du Temple de la Paix di Jean Baptiste Lully con la direzione di Barthold Kujieken, l’Oratorio Santa Pelagia di Alessandro Stradella, la Messa a tre voci per sua Altezza Reale Carlo Amedeo di Savoia di M. Cazzati. I Musici di Santa Pelagia hanno partecipato a numerose rassegne musicali e a manifestazioni di risonanza internazionale sia in Italia che all’estero tra le quali il Roma Festival Barocco, Les concerts a Saint Germain (Ginevra), Mille anni di Musica Italiana (Madrid) ottenendo ampi consensi di pubblico e critica. Di rilevanza internazionale sono state le prime incisioni della Messa per il SS. Natale del 1707 di Alessandro Scarlatti (2004) e l’Oratorio Santa Pelagia di Alessandro Stradella (2007). L’edizione


curata dalla casa discografica Stradivarius di Milano ha riscosso ampi consensi di pubblica e critica evidenziata dai numerosi apprezzamenti su riviste specifiche di musica antica e barocca (Orfeo, Amadeus, Classic Voice). Dall’anno 2008 hanno iniziato uno studio monografico sul violoncellista astigiano Carlo Graziani, artista protagonista nelle principali corti europee nella seconda metà del XVIII secolo. Il lavoro prevede l’incisione integrale del corpus musicale del compositore piemontese e l’edizione in stampa moderna.

uGo nastrucci Ugo Nastrucci, milanese, ha studiato composizione con Irlando Danieli e Giacomo Manzoni presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, conseguendone il diploma. Contemporaneamente ha studiato chitarra classica con Massimo Lonardi, dedicandosi in seguito agli strumenti antichi a corde pizzicate: ha frequentato il corso di liuto tenuto da Paolo Cherici presso il Conservatorio di Milano, perfezionandosi ai seminari di Hopkinson Smith. Ha approfondito gli studi di direzione d’orchestra

con Simone Fontanelli, dedicandosi alla direzione di importanti lavori del periodo preromantico. Come liutista e tiorbista ha al suo attivo una intensa attività solistica e collaborazioni con varie formazioni di musica antica fra cui Il Conserto Vago, Lo Scrigno d’Orfeo, Europa Galante, Ensemble ArteMusica, la Capella Leopoldina di Graz, l’Alessandro Stradella Consort, l’Ensemble Zefiro, I Barocchisti, l’Accademia del Ricercare. Ha partecipato a numerose registrazioni discografiche, radiofoniche e televisive (RAI, ZDF, ORF, Radio France), ha tenuto concerti presso importanti istituzioni italiane ed in Francia, Svizzera, Austria, Germania, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Croazia, Stati Uniti. È autore delle musiche di scena di vari lavori teatrali e di composizioni orchestrali, corali e cameristiche. Insegna Teoria e Composizione presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “F. Vittadini” di Pavia, di cui è stato direttore dal 1996 al 2000.


aLessandro paLmieri Alessandro Palmieri si è formato alla scuola violoncellistica palermitana, frequentando in seguito diversi corsi di alto perfezionamento. Ha tenuto concerti in qualità di primo violoncello e da solista in Europa, Russia, Canada, Stati Uniti, Argentina, Cile, Uruguay, Israele, Giappone per conto di prestigiose istituzioni musicali quali Festival Internazionale di musica contemporanea di Varsavia, Festival Internazionale di Bacau, Amici della Musica, Nuova Consonanza (Roma), Teatro Massimo di Palermo, Festival Scarlatti, Teatro Comunale di Bologna, Festival di Palermo sul Novecento, Radiotelevisione Rumena, Blumental Festival di Tel Aviv, CIDIM - Nuove Carriere di Roma, Festival Internazionale di San Pietroburgo, Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale, New York University, Bologna Festival, Bimhuis di Amsterdam, l’Ateneo Navarro di Pamplona, Auditorio Nacional de Madrid, Festival Vancouver, Festival Innsbruck, Teatre des Champs Elysees, I concerti del Quirinale, Radiotre RAI. Ha collaborato stabilmente con l’orchestra da camera Gli Armonici e con lo Zephir Ensemble, con il quale ha realizzato un interessante percorso rivolto alla musica del Novecento con numerose prime esecuzioni assolute. Si è avvicinato al repertorio

barocco con strumenti originali, frequentando i corsi della Fondazione Cini di Venezia e collaborando con vari ensemble di musica antica. Ha fondato Il Ricercar Continuo, ensemble dedito al repertorio barocco per strumenti bassi. Ha preso parte al Progetto Vivaldi in collaborazione con l’Istituto per i Beni Musicali del Piemonte e la casa discografica Naive che prevede l’incisione dei manoscritti vivaldiani conservati alla Biblioteca Nazionale di Torino. Nel giugno 2009 è stato invitato a ricoprire il ruolo di primo violoncello nell’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado. Dal novembre 2009 è primo violoncello solista dell’orchestra barocca Cipango Consort di Tokyo. Ha inciso per le etichette Tactus, Florentia Musicae, Stradivarius, Symphonia, Amadeus, Opus 111, Naive, ZigZag, Hyperion, Deutch Grammofone. È regolarmente invitato a tenere seminari di violoncello barocco e stages di formazione presso Istituzioni musicali italiane ed estere. Tra i suoi strumenti, un prezioso bassetto romano annoverato tra gli strumenti dell’orchestra di Arcangelo Corelli.


vittoria panato Vittoria Panato ha iniziato lo studio del violino con il Maestro Ghirardelli, ottenendo in seguito il diploma con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Novara e il diploma di perfezionamento presso l`Accademia Internazionale “L. Perosi” di Biella, sotto la guida di Corrado Romano. Diplomata in Musicoterapia, ha inoltre conseguito con lode il Diploma Accademico di secondo livello in Musica da Camera, presso il Conservatorio di Parma, sotto la guida di P. Maurizzi, e in Discipline musicali a indirizzo interpretativo presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia. Ha seguito corsi di perfezionamento in violino,musica da camera e prassi esecutiva barocca con docenti di fama internazionale quali V. Brodski, R. Ranfaldi, M. Rizzi, E. Casazza, U.Nastrucci e N. Robinson. Svolge attivita` concertistica in diverse formazioni cameristiche, occupandosi in particolare del repertorio barocco e del Novecento, collaborando con musicisti quali F. Renard, C. Lootgieter, A. Orsi, D. Mingolla, Accademia del Ricercare. Vanta svariate collaborazioni orchestrali, fra le quali: Orchestra del Teatro “La Fenice” di Venezia, del Teatro Comunale di Bologna, del Teatro Regio di Torino, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, del Teatro

Regio di Parma. Ha lavorato presso il Conservatorio di Musica “G.F. Ghedini” di Cuneo, il Conservatorio di Mantova, gli Istituti Superiori di Studi musicali di Reggio Emilia e di Modena e Carpi, sia come ricercatrice nell’ambito della didattica per bambini e ragazzi, sia come docente per le attività laboratoriali di musica d’insieme e propedeutica

noeLia reverte reche Nata a Almería, in Spagna nel 1981, Noelia Reverte Reche collabora regolarmente con importanti gruppi italiani di musica antica tra cui Il Giardino Armonico (Giovanni Antonini), Accademia Bizantina (Ottavio Dantone) e La Divina Armonia (Lorenzo Ghielmi), con la quale si è esibita in alcuni dei festival più prestigiosi d’Europa. Si esibisce regolarmente con laVerdi Barocca di Milano (Gianluca Capuano), il Coro Costanzo Porta (Antonio Greco), la Capella de Ministresrs (Carles Magraner), l’Accademia Arcadia (Alessandra Rossi), l’Accademia del Ricercare (Pietro Busca), e Triacamusicale (Mara Colombo). Prima di iniziare viola da gamba, Noelia si è laureata con lode in chitarra classica, nel 2002 e ha ricevuto una borsa di studio


massimo sartori della Fondazione Antonio Gala per giovani artisti (Cordoba, Spagna), dandole la possibilità di esibirsi come solista in concerti importanti, tra cui spettacoli al Teatro Liceu di Barcellona e il Grand Theatre di Cordoba. Dal 2004, Noelia si dedica interamente alla viola da gamba, studiando sotto la guida di Leonardo Luckert, Alfredo Barrales e Fahmi Alqhai. Nel 2008 si è trasferita a Milano per approfondire i suoi studi con il maestro Rodney Prada alla Scuola Civica di Milano, dove si è laureata nel 2011. In seguito ha seguito un corso di specializzazione di studio in viola da gamba con il M Vittorio Ghielmi presso il Conservatorio L. Marenzio di Brescia. Nel 2011 in tour Noelia Mosca con clavicembalista Anna Kuchina, eseguendo sonate di J.S. Bach per viola da gamba e clavicembalo. Nello stesso anno ha fondato l’ensemble, Il Caleidoscopio, insieme barocco violinista Lathika Vithanage e barocca arpista Flora Papadopoulos, dedicata alla presentazione dei programmi in conformità con le pratiche storiche dei loro strumenti. Insegna al Corso Internazionale di Musica Antica dell’Accademia del Ricercare e per il Gaudete! Festival. Ha effettuato registrazioni con il gruppo Accordone (Guido Morini e Marco Beasley) per Arcana e con Il Rossignolo (Ottaviano Tenerani) per Sony.

Eclettico polistrumentista, Massimo Sartori ha intrapreso lo studio del flauto diritto con Lorenzo Cavasanti e più di recente della viola da gamba con Guido Balestracci. Si è lauretao im viola da gamba presso il Conservatorio “Giuseppe Vedi” di Torino.Si è specializzato nell’esecuzione della musica medievale, rinascimentale e barocca partecipando a masterclasses tenute, fra gli altri, da A. Bernardini, S. Bragetti, J. Tyson, K. Boeke e W. van Hauwe. Collabora con varie formazioni con le quali ha effettuato numerose registrazioni discografiche (Stradivarius, Tactus, Nuova Carisch, Brambus Records) ed è stato ospite di significative rassegne musicali in Italia e all’estero. Ha preso parte, in qualità di musicista, ad alcune rappresentazioni teatrali sotto la regia di E. Fenoglio e F. Urban. Come flautista è stato scritturato da RAI 3 per alcune produzioni televisive. Dal 1991 fa parte del Cantovivo, gruppo torinese presente da oltre venticinque anni nei più importanti circuiti del folk europeo. Ha effettuato numerosi concerti in Italia, Francia, Svizzera, Austria, Belgio, Olanda, Germania, Spagna, Portogallo e a Cuba. È docente di musica e svolge una intensa attività concertistica.


Lia seraFini Rivolge da subito una particolare dedizione al repertorio vocale antico, diventando una tra le soliste più apprezzate e richieste nel repertorio classico e barocco. Ha il piacere di lavorare con Maestri che hanno fatto la storia della musica antica, tra i quali: Jordi Savall, R. Alessandrini, M. Mencoboni D. Fasolis, O. Dantone, A. Florio, S. Vartolo, A. Curtis, R. Clementic. Collabora con il pianista Antonio Tessoni con il quale approfondisce lo studio e l’esecuzione del repertorio della musica vocale da camera, e con Ensemble vocali e strumentali di grande prestigio. È inoltre interprete esperta di Oratorio classico e barocco. È stata dunque ospite dei più importanti festival e teatri italiani, europei e americani. Per citare solo i più recenti: Teatro Olimpico di Roma e di Vicenza, Auditorium di Castel Sant’Elmo a Napoli, Usher Hall di Edinbourgh, Auditorium di Madrid, Catedral de Murcia, Iglesia de San Miguel a Cuenca, Chaise-Dieu, Citè de la Musique a Parigi, Festival d’Ambronay, Temple Protestant de Lyon, Festival Oudemuziek a Utrecht, Sé de Lisboa, Misteria Paschalia Krakow, Wiener Konzerthaus a Vienna, e infine Rose Theater del Lincoln Center a New York. Dopo avere interpretato il ruolo di Amore nell’Orfeo ed Euridice di Gluck, ha cantato in diversi allestimenti di opere barocche

tra le quali ricordiamo: Orfeo, L’incoronazione di Poppea e Il ritorno di Ulisse in patria di C. Monteverdi, L’Euridice di Peri, e Il mondo alla roversa di Galuppi il cui disco live è risultato nel 2004 vincitore del Premio Internazionale A. Vivaldi indetto dalla fondazione Cini (dir. Diego Fasolis). È stata protagonista di rare opere di G.Fr. Haendel, e precisamente: Acis and Galatea, Alceste, Apollo e Daphne, Clori Tirsi e Fileno, Aci, Galatea e Polifemo, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno. Ha effettuato registrazioni radiofoniche in tutta Europa. Suoi interventi sono apparsi nelle riviste Orfeo e Amadeus. Ha inciso dischi per le case discografiche Astrée, Dynamic, Brilliant, Rainbow, Sarx Rds., Symphonia, Stradivarius, Tactus, Chandos, Cypress, Naxos, Opus 111, Naive, e il DVD live dell’opera Orfeo di C. Monteverdi diretta da J. Savall, ottenendo riconoscimenti e segnalazioni sia in ambito italiano che internazionale. Tiene corsi presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza.


manueL staropoLi Dopo il diploma in Flauto Dolce al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste con S. Casaccia ed in Flauto Traversiere al Conservatorio “G. Verdi” di Torino con F. Odling, Manuel Staropoli ha seguito masterclass con Kees Boeke, Walter Van Hauwe e Barthold Kuijken. Ha collaborato inoltre con flautisti e artisti di fama internazionale quali Dorothee Oberlinger, Maurice Steger, Gudrun Heyens, Dan Laurin, Pamela Thorby, Christophe Rousset. Ha studiato anche Oboe barocco con G. Caviglia e P. Faldi. Si è esibito come solista, in formazioni cameristiche e orchestre, in oltre 600 concerti in Italia e all’estero partecipando a importanti rassegne concertistiche e festival internazionali (Festival van Vlaanderen, Teatro Alla Scala di Milano) e per gli Istituti italiani di cultura all’estero (Londra, Amburgo, Wolfsburg, Madrid, Bratislava). Solista dell’Accademia del Ricercare, collabora con I Sonatori della Gioiosa Marca, l’Orchestra Montis Regalis, Collegium Pro Musica, l’Orchestra barocca e l’orchestra sinfonica “La Verdi”. In qualità di flautista e compositore ha partecipato alle registrazioni di tutti i CD dei Rhapsody of Fire distribuiti in tutto il mondo. Ha inciso per le case discografiche Sony, Stradivarius, Tactus, Amadeus, Brilliant Classic, Dinamic.

Con le incisioni Vivaldi, Sonate a Tre e R. de Visée, La Musique de la Chambre du Roy - Vol. 1 si è aggiudicato 5 stelle sulla rivista Diapason, mentre si ha ottenuto il Diapason D’or con l’incisione Il flauto Veneziano per l’etichetta Sony, collaborando con Dorothee Oberlinger. Ha scritto sulle riviste di musica antica Orfeo e CD Classics e dal 2007 si occupa della rubrica intitolata “Flauto Dolce & Dintorni” sulla rivista trimestrale per Flauto FaLaUt. Ha tenuto Masterclass e seminari sul flauto dolce, il traversiere e l’interpretazione della musica antica presso la MusikHockschule di Mannheim e Duisburg-Essen (Germania), Royal Academy of Music di Londra, presso la Muzička akademija di Zagabria (Croazia), presso l’Università “Béla-Bartòk” di Miskolc (Ungheria) e presso la Musikschule di St Georgen im Attergau (Salisburgo, Austria). Dal 2005 è direttore del Corso Internazionale di Musica Antica di Romano Canavese (TO), il quale da svariati anni ospita docenti tra i più qualificati nel panorama della musica antica. È stato docente presso i Conservatorii “A. Steffani” di Castelfranco Veneto (TV) e “A. Pedrollo” di Vicenza, collabora stabilmente con il Conservatorio di Genova “N. Paganini” ed attualmente insegna presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari.


mario steFano tonda Si diploma in pianoforte presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino sotto la guida di Annamaria Cigoli. Vincitore di concorsi nazionali ed internazionali, tra cui il Concorso Internazionale “Città di Pisa” ed il Premio “Rovere d’Oro”, intraprende la pratica del clavicembalo con Ottavio Dantone, per proseguire gli studi in cembalo e fortepiano con Emilia Fadini ed ottenere infine, con il massimo dei voti, il Diploma Accademico Superiore in Tastiere Storiche presso il Conservatorio di Torino sotto la guida di Giorgio Tabacco. Parallelamente agli studi accademici prende parte a corsi tenuti da Kenneth Gilbert, Pierre Hantai, Jos van Immerseel, Andreas Staier, Bart van Oort, seguendo infine i corsi di fortepiano di Malcolm Bilson in Europa e negli Stati Uniti. Tiene regolarmente concerti in importanti stagioni musicali, esibendosi al clavicembalo e al fortepiano sia come solista sia con strumentisti e direttori d’orchestra quali Vadim Brodsky, Marco Fornaciari, Berislav Skenderovic. Collabora regolarmente con l’Orchestra Sinfonica di Roma con la quale ha eseguito, sotto la direzione di Lior Shambadal, il Quinto Concerto Brandeburghese di Johann Sebastian Bach e, sotto la direzione di Francesco La Vecchia, la Sonata da Camera per Clavicembalo e

dieci Strumenti di Goffredo Petrassi e le due Suite con clavicembalo dalle Antiche Arie e Danze di Ottorino Respighi. Ha inciso per etichette discografiche quali Naxos e Brilliant Classic; per Tactus Records ha recentemente realizzato al fortepiano il CD Giacinto & Vincenzo Calderara e la musica tastieristica sabauda del XVIII secolo, accolto dalla critica discografica con deciso entusiasmo: «il vetusto segno musicale è stato vivificato in suono dalla moderna ‘galanteria’ di Mario Tonda. Leggerezza, ampia varietà di tocco e fraseggio, bel suono, ma soprattutto cantabilità sono le cifre che contraddistinguono una lettura viva sì, ma non nervosa, equilibrata, ma non distaccata, per nulla scontata» (Musica); «Tonda gives convincing accounts of the works, and at all times his playing is clean and tidy» (Early Music Review). Ha pubblicato inoltre articoli e saggi su riviste specializzate quali Informazione Organistica e Philomusica (rivista del dipartimento di Scienze Musicologiche dell’Università di Pavia). È laureato cum laude presso la Facoltà di Musicologia dell’Università degli Studi di Pavia con una tesi dedicata allo studio e all’edizione critica dell’Intavolatura de Cimbalo del 1576 di Antonio Valente.


WaLter van hauWe Walter van Hauwe, considerato tra i migliori e più esperti esecutori del suo strumento, da molto tempo si occupa della tradizionale letteratura del flauto dolce non solo come solista ma anche come membro dell’ensemble Quadro Hotteterre (1969 insieme a Kees Boeke) e Little Consort (1979). Ha suonato sia il flauto dolce che il traverso in molte performance e registrazioni con Nicolaus Harnoncourt , Gustav Leonhardt e Frans Brüggen. Nel 1971 è stato cofondatore, insieme a Frans Brüggen e Kees Boeke, del controverso e sperimentale ensemble di flauti dolci Sour Cream. Le scoperte effettuate con questo ensemble sulle tecniche flautistiche e l’interpretazione di una grande varietà di stili musicali (che coprono un periodo di oltre sei secoli) sono convogliate in un metodo professionale diviso in tre volumi: The Modern Recorder Player, edito da Schott e tradotto in diverse lingue. La sua affinità con la letteratura contemporanea si è sviluppata nel corso degli anni e ha ispirato molti compositori come Franco Donatoni e Isang Yun, a scrivere musica per il flauto dolce. Grazie ad una breve ma intensa collaborazione con i giapponesi Keiko Abe e poi con la Maarten Altena Ensemble, specializzato in musica contemporanea improvvisata con forti influenze jazz-

sperimentale, van Hauwe ha sviluppato un grande interesse per l’improvvisazione. Come insegnante, Walter van Hauwe ha lavorato presso il Conservatorio di Amsterdam dal 1971, dove ha ricevuto molti studenti provenienti da tutto il mondo e viene spesso invitato a tenere master class di interpretazione per quasi ogni stile di musica, in particolare per la musica contemporanea. In tale veste collabora con Nobuko Imai, Seiji Ozawa, The Aurelia Quartett e molti altri. Nel 2001, van Hauwe è stato responsabile per la programmazione e la registrazione del ciclo dedicato a J.S. Bach durante il famoso Saito Kinen Festival di Matsumoto in Giappone. Dal 1988 van Hauwe cura il più dettagliato catalogo sulla musica contemporanea per flauto dolce, contenente circa 3400 titoli (fino a 40 campi di informazioni per ogni titolo) che possono essere consultate visitando blokfluit.org, insieme al catalogo del repertorio storico “Recorder Repertoire”, catalogando la musica originale dal XVI secolo fino al 1900. Nel 2002 van Hauwe ricevuto il prestigioso premio olandese “Prins Bernard Music Award”. Ha registrato per Telefunken Das Alte Werk, Vanguard, Columbia-Denon, RCA, CBS, su Attacca e Channel Classics / Moeck Verlag e per Channel Classics.


luoghi chiesa di santa marta romano canaVese

La Chiesa di Santa Marta si trova all’interno del ricetto ed è adiacente alla torre porta sud. Fino al 1843 era l’antica parrocchiale del borgo, intitolata a San Pietro. Dopo la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, assunse il titolo di Santa Marta, ad uso dell’omonima confraternita. La chiesa di San Pietro viene menzionata per la prima volta in documenti risalenti all’inizio del 1200. Le sue origini sono romaniche, ma l’assetto attuale risale per la maggior parte all’epoca barocca. La struttura originaria venne ampliata, inglobando parti della cinta muraria dell’antico ricetto e addossando la chiesa alla torre porta a sud, di cui la parte più antica fu sopraelevata e utilizzata come campanile, poi crollato. Il piccolo campanile attuale a forma triangolare risale all’epoca barocca. La chiesa presenta tre navate irregolari di ampiezza disuguale, chiuse da un abside rettangoare.

chiesa di san raFFaeLe arcanGeLo san raffaele cimena

Costruita nel 1726 come grandioso ampliamento di una piccola cappella risalente al 1594, e nuovamente ampliata nel 1902, la Chiesa di San Raffaele Arcangelo è di stile barocco piemontese, attenuato dalla semplicità e dall’armonia nella composizione delle varie parti. Nel 1967 la facciata è stata abbellita con un mosaico raffigurante San Raffaele Arcangelo che accompagna il figlio di Tobia. L’interno è molto unitario, raccolto e di largo respiro nell’unica navata, sulla quale si aprono due cappelle laterali che, unite alla navata stessa da quattro pilastri d’angolo, smussate da ripetute modanature, identificano un ampio spazio coperto da una cupola ellittica. Di particolare interesse sono le icone dipinte a tempera su di una parete facente parte della cappella del XVI secolo.

chiesa di san micheLe arcanGeLo scarmagno

L’odierna parrocchiale risale al 1815 ed è caratterizzata da tre meridiane sulla torre campanaria. L’antica chiesa parrocchiale, quella esistente prima di quella odierna, anteriore al 1500, venne demolita quasi completamente, ed al medesimo posto, l’anno 1815 si poneva e benediceva la prima pietra fondamentale dell’attuale chiesa parrocchiale. Sulle tre facciate del campanile, ad Est, Sud ed Ovest sono state ripristinate le tre grandi meridiane ad ore francesi, originariamente costruite, probabilmente insieme al campanile stesso intorno al 1860-70, per regolare periodicamente l’orologio meccanico.


conFraternita deLLo spirito santo gassino torinese

La Chiesa della Confraternita dello Spirito Santo, dalla curiosa e altissima cupola, domina il punto più alto dell’abitato e caratterizza il paesaggio del territorio circostante. Secondo una tradizione locale, la costruzione fu opera degli stessi architetti che eressero la Basilica di Superga. La facciata in mattoni rustici è curvilinea, concava ai lati, convessa al centro. Gli architetti e i costruttori vollero guadagnare in altezza ciò che non poterono ottenere in pianta a causa dello scarso spazio a disposizione. Ne risultò un edificio originale con la facciata esterna addossata al tamburo dell’altissima cupola. La chiesa è a pianta ottagonale e sulle pareti spiccano otto finestroni ovali con cappelli barocchi. La strana cupola è formata da otto spicchi, situati a 33 metri di altezza dalla base; dall’anello terminale della cupola si diparte il cupolino o lanterna, dalle quattro finestrelle sagomate ad arco, che si innalza a 40 metri dal suolo.

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L’Abbazia di San Mauro di Pulcherada (antico nome romano dell’attuale San Mauro Torinese) sorse probabilmente durante gli anni della dominazione franca (773-875). Il primo documento che menziona l’Abbazia di Pulcherada è il diploma di fondazione del monastero di Spigno, ad opera di Anselmo I, marchese di Saluzzo. Tale documento porta la data del 4 maggio 991 e da esso risulterebbe che l’Abbazia di Pulcherada era stata precedentemente distrutta da mali homines, cioè i Saraceni, i quali nel 937, nel 951 e nel 954, scendendo dalla Valsusa, fecero incursioni nel Torinese, saccheggiando Susa e Torino e distruggendo l’antico monastero di San Mauro, coi suoi castelli di Pulcherada, Matingo, Albareto e Sambuceto (Sambuy). L’abbazia fu ricostruita in più fasi, sia su impulso del marchese Anselmo, che nel 991 la cita appunto nel diploma ricordato, sia nei secoli undicesimo e dodicesimo. Il complesso subì rimaneggiamenti nei secoli XIII e XIV.


corso

Dal 26 luglio al 2 agosto 2015 a Romano Canavese si terrà la diciassettesima edizione del Corso Internazionale di Musica Antica organizzato dall’Accademia del Ricercare e diretto da Manuel Staropoli, una delle iniziative di formazione nel campo del repertorio preromantico più apprezzate del panorama musicale italiano. Quest’anno il Corso si ripresenta con parecchie novità, tra cui molti docenti di grande prestigio e nuovi corsi, che allargano ulteriormente la già vasta offerta formativa degli anni precedenti. Rispetto all’edizione del 2014 verranno infatti attivati i corsi di oboe barocco e di clarinetto (chalumeau), tenuti rispettivamente da Paolo Faldi – uno dei più grandi solisti italiani di questo strumento presenti in Italia – e Massimiliano Limonetti, e vi saranno due imperdibili masterclass tenute da solisti del calibro di Walter van Hauwe e Carsten Eckert. Come in passato, oltre alle lezioni individuali gli allievi possono frequentare i corsi collettivi di consort rinascimentale, di musica da camera e di improvvisazione di ensemble vocale, che consentono di vivere un’esperienza più completa sotto l’aspetto formativo e di creare un clima vivace e cordiale. Va poi sottolineato il fatto che il Corso di Romano non si pone finalità esclusivamente didattiche, ma si apre a prospettive eminentemente pratiche, in quanto agli allievi di maggiore talento verrà offerta la possibilità di tenere concerti e di fare parte di ensemble di strumenti originali, primi passi per dare inizio a una luminosa carriera nel magico mondo della musica.

WaLter van hauWe, carsten ecKert masterclass di flauto diritto Lorenzo cavasanti, manueL staropoLi flauto diritto e traversiere paoLo FaLdi oboe barocco massimiLiano Limonetti clarinetto barocco roBerto BaLconi canto Federico GuGLieLmo violino barocco danieLe Bovo violoncello barocco noeLia reverte reche viola da gamba uGo nastrucci tiorba e chitarra barocca cLaudio astronio cembalo cLaudia Ferrero cembalo e continuo aLessandro preontemoLi danza storica


Parallelamente al Corso Internazionale di Musica Antica dal 27 luglio al 1° agosto a Romano Canavese si terrà un appuntamento analogo riservato ai ragazzi e alle ragazze più giovani che non si accontentano di studiare uno strumento, ma vogliono avvicinarsi al repertorio preromantico con copie di strumenti originali e nel rispetto della prassi esecutiva sei-settecentesca. Si tratta di un progetto estremamente innovativo, che consente ai musicisti in erba di scoprire fin da subito le sonorità più autentiche delle opere di Bach e di Vivaldi e di imparare un approccio esecutivo che i loro “colleghi” più maturi hanno appreso in età assai più avanzata. Questo Corso è tenuto da un gruppo di musiciste già affermate ma abituate a lavorare con allievi molto giovani utilizzando un approccio didattico che riesce a far coesistere armoniosamente un assoluto rigore con una grande piacevolezza. Il 1 agosto il Corso si chiuderà con il concerto finale degli allievi nella Chiesa di Santa Marta, un appuntamento di grande richiamo sia per i genitori e gli amici dei ragazzi e delle ragazze sia per il numeroso pubblico che affolla tutti i concerti in programma a Romano Canavese.

vittoria panato violino antonio FantinuoLi violoncello Germana Busca flauto traverso e traversiere Luisa Busca pianoforte e cembalo Gino Borio chitarra e liuto aLessandro Bucchieri percussioni


conferenze L’arte di improvvisare a cura di Sergio Ciomei

Un importante valore estetico della prassi esecutiva storica è costituito dalla ricerca della varietà, che anticamente comprendeva le tecniche di completamento della traccia scritta attraverso l’improvvisazione o mediante fioriture e abbellimenti. Diversamente da come oggi si tende a pensarli, al tempo si trattava di fattori costitutivi dell’espressione musicale e dell’essenza stessa dell’opera. Tutti gli autori ne invocano un uso consapevole e appropriato, richiedono assiduità nello studio e affinamento del gusto in modo che, se ben adoperati, facciano “spicar l’armonia qua e là come tante gioie scintillanti”, come annotava nel 1698 Georg Muffat nella prefazione del Florilegium. Comprendere l’arte dell’improvvisazione è quindi di estrema importanta per l’interprete sia per quanto riguarda l’ornamentazione in stile che per la realizzazione del basso continuo.

Ldp WorKshop

a cura di Luca De Paolis Il costruttore aquilano propone agli allievi dei corsi di flauto diritto due workshop pratici sulla lavorazione e la manutenzione dello strumento. Un primo corso di base riguarda la manutenzione ordinaria del flauto diritto ed è finalizzato a fornire indicazioni sull’intonazione e sul revoicing, le modifiche del blocco, l’aggiustamento della foratura del flauto. Un secondo corso di livello avanzato comprende invece un’esperienza pratica di lavorazione del voicing, del labium e del blocco di un flauto soprano.


Da ormai diversi anni Antiqua propone, all’interno della settimana del Corso Internazionale di Musica Antica, una serie di appuntamenti con interpreti, editori e costruttori di strumenti, per completare l’offerta culturale rivolta sia agli allievi del Corso, quanto al pubblico dei concerti. In occasione di questa edizione, il ciclo di incontri è mirato a studiare il rapporto tra scrittura ed esecuzione, oltre che ad approfondire alcuni aspetti relativi alla costruzione e allo sviluppo organologico degli strumenti musicali.

musedita

a cura di Alessandro Bares Musedita è una casa editrice indipendente con sede ad Albese con Cassano, in provincia di Como. Il suo titolare e direttore artistico è Alessandro Bares, musicista professionista dedito allo studio della musica barocca dal 1990, anno in cui ha intrapreso lo studio del violino barocco al Centre de Musique Ancienne di Ginevra e della musicologia alla Scuola di Paleografia e Filologia Musicale di Cremona. Musedita pubblica opere inedite dei secoli XVII e XVIII secondo un approccio fedele all’originale.

daL saLmò aL cLarinetto Barocco

a cura di Ettore Losini e Massimiliano Limonetti Il costruttore Ettore Losini e l’interprete Massimiliano Limonetti ripercorrono l’evoluzione del clarinetto, a partire dal suo predecessore più vicino, lo chalumeau, le cui origini posso essere individuate tra il X e XI secolo. Il frutto del perfezionamento dello chalumeau, sarà un nuovo strumento chiamato clarinetto, la cui invenzione viene attribuita a Johann Christoph Denner alla fine del XVII secolo.


AccAdemiA europeA VillA Bossi Bizzi strumenti storici A tAstierA via Carlo Bossi, 33 21020 Bodio Lomnago (VA) +39.0332.969059 www.bizzi.com www.accademiavillabossi.com


lucA de pAolis piazza Aia di Pile, 9 67100 L’Aquila (AQ) +39.347.3327349 info@ldpflautidolci.net www.ldpflautidolci.net


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accademia del ricercare

comunicazione

L’Accademia del Ricercare è un’associazione culturale senza scopo di lucro. Fondata nel 1989, si occupa della riscoperta, dello studio e della diffusione del repertorio musicale dei secoli XV e XVIII eseguito su strumenti storici. L’associazione è parte del ciruito REMA (Réseau Européen de Musique Ancienne), concepito per mettere in rete le realtà europee operanti nel campo della musica antica.

Giovanni Tasso note di sala Debora Bocchiardo ufficio stampa Koyaanisqatsi Collective layout

Claudia Ferrero presidente Pietro Busca direttore artistico

fondazione arte nova

La Fondazione nasce nel 2011 a Romano Canavese, con lo scopo di promuovere e diffondere le arti visive, in particolare art nouveau ed arte contemporanea, la musica classica e la scienza. Opera senza fini di lucro nel territorio del Canavese, organizzando, in collaborazione con altre istituzioni, manifestazioni artistiche e di diffusione culturale. Giorgio Lorenzon presidente Cristina Ariagno direttore

photo credits

Emanuele Aliprandi Andrea Francesco Berni Giuseppe Bruno Alice Carrier Francesco Pecchia Mark Powers Jeremy Sale Nadia Seccareccia

ringraziamenti

Si ringraziano per la preziosa collaborazione alla realizzazione di Antiqua 2015: Oscar Ferrero, Francesco Zappia, Sara Spinato, Delia Zambon, Stefania Lampugnaghi Bertone, le famiglie Bozzola, Laini, Montrucchio, Manconi, i volontari della Fondazione Arte Nova e Liuteria Canavesana.


Antiqua 2015  

Festival internazionale di musica antica

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