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Olea prima omnium arborum est.

“L’ulivo è il primo tra tutti gli alberi.”

Così scriveva Columella nel I secolo

d.C. nel suo trattato De re rustica.

Secondo lui, nessun altro albero era più utile. L’ulivo era il migliore. Era il re.

Una leggenda dice che fu la dea Atena a piantare il primo olivo in Attica. Voleva vincere una sfida con Poseidone, dio del mare. Chi avesse fatto il dono più prezioso, avrebbe dato il nome alla nuova città. Atena fece nascere l’olivo dalla terra e vinse la sfida. Così la città prese il nome di Atene. L’olivo divenne simbolo di pace.

L’olio d’oliva fa parte della vita mediterranea da secoli. Gli olivi crescevano già da millenni nel Medio Oriente, ma furono i Greci a portarli in tutto il Mediterraneo occidentale. All’inizio usavano l’olio per il corpo e per fare luce. I Romani iniziarono a usarlo anche in cucina e in medicina. Scoprirono le sue proprietà curative e benefiche.

Oggi, più dei due terzi dell’olio d’oliva viene prodotto nei paesi del Mediterraneo. L’Italia è il secondo produttore al mondo, dopo la Spagna, ma è il primo per consumo. L’olio d’oliva è un pilastro della dieta mediterranea, insieme a pane, verdure, frutta e vino. L’olivicoltura è ancora oggi un’attività importante e rappresenta un elemento culturale, sociale e gastronomico.

In Italia, coltivare olivi è spesso una tradizione di famiglia che si tramanda da generazioni.

Oggi ci sono oltre 400.000 oliveti familiari, curati nel tempo libero, con passione. Non servono tanto per guadagnare, quanto per affetto e per tenere viva la tradizione. Per molti contadini, l’oliveto è un simbolo di appartenenza: alla propria terra, alla famiglia e alla comunità.

L’olivo dà forma anche al paesaggio, soprattutto nel Sud Italia e in Puglia.

Gli ulivi secolari tra Monopoli, Fasano e Ostuni hanno grande valore culturale ed economico.

A nord di Bari, tra Corato, Bitonto e le Murge, si trovano i cultivar pugliesi più pregiati. In queste zone gli olivi crescono in mezzo a campi coltivati e pascoli. Il paesaggio è agricolo ma anche naturale.

I cinque S della dimora degli ulivi: Solitudine

Silenzio Siccità

Sassi

Sole

L’olivo è un albero sempreverde ben adatto al clima secco mediterraneo che si caratterizza per la sua longevità, vivacità e grande resistenza a condizioni sfavorevoli.

L’olivo coltivato cresce solitamente con un grande tronco centrale che, negli alberi più vecchi, assume la caratteristica forma nodosa e contorta, oppure come una struttura a più tronchi, simile a un cespuglio.

Alla base del tronco spuntano spesso dei polloni. Questo aiuta la pianta a sopravvivere.

L’olivo resiste a eventi difficili e può vivere per secoli. Per questo è simbolo di forza e resistenza.

Le foglie dell’olivo sono strette, allungate e di colore verde-argento. Hanno il dorso chiaro e la parte superiore più scura. La loro forma e struttura aiutano la pianta a trattenere l’acqua e resistere al sole forte.

L’olivo cresce quasi da solo. Ha bisogno di pochi lavori: potatura, concimazione e irrigazione se serve. La coltivazione è ancora tradizionale.

Sulle colline si costruiscono muretti a secco per sostenere i terrazzamenti. Questi muretti sono simbolo del paesaggio pugliese.

Gli oliveti moderni rispettano l’ambiente e il territorio.

Le cure maggiori si danno all’oliveto prima della primavera. In estate si fanno lavori di mantenimento.

Il momento più importante arriva in autunno, con la raccolta. Si fa tra ottobre e dicembre, quando le olive cambiano colore. Una volta, la raccolta era fatta a mano da tutta la famiglia. Oggi si usano macchine che scuotono l’albero. Le olive cadono su reti o teli stesi a terra.

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