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Giudi iudicarie

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GENNAIO 2014 - pag.

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Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 13- N. 1 GENNAIO 2014 - Mensile

EDITORIALE

L’anno che verrà di Adelino Amistadi Finalmente il 2013 è finito. Non ne sono per niente dispiaciuto. Anzi, non vedevo l’ora che finisse con tutti i guai che ci ha riservato. La crisi continua ad imperversare, la povertà aumenta, lavoro non ce n’è, non vediamo lumicini in fondo al tunnel, ma un paio di cose importanti hanno segnato l’anno che abbiamo appena salutato e che, se non altro, ci fanno sperare che qualcosa potrà cambiare nell’anno che è appena iniziato: la fine del berlusconismo inteso non solo come epoca politica, ma soprattutto come fenomeno sociale e di costume. Le sue battute sulle donne, le sue “serate” a fin di bene(?), le sue pagliacciate in ogni parte del mondo, hanno reso ridicola l’Italia ad ogni latitudine, ma la cosa peggiore è stata la sua ostentata e continua negazione della crisi che ha portato l’Italia ad un passo dal baratro, tant’è che si sono resi necessari alcuni interventi economici pesanti, ma indispensabili per salvare il salvabile. Con lui sobrietà, competenza, rigore, serietà, meritocrazia, principi fondamentali per ogni Paese normale, per anni, sono stati sottesi alla ragione dell’apparire che doveva sempre prevalere sull’essere, della bellezza che contava più della capacità, docilità e subordinazione erano i confini di una politica confusa e pacchiana. Mi auguro non ci siano ritorni di fiamma. La commedia berlusconiana è finalmente chiusa. Segue a pagina 5

La via stretta del Pnab tra Serodoli e bilancio Il Parco Naturale Adamello-Brenta deve decidere in merito alla delicata vicenda dell’allargamento delle piste

A Pagina 4

L’Anfass “cerca” casa Servono 800mila € per il nuovo edificio

Ospedale, solo 176 nascite nel 2013 Alle pagg. 6-7 Sindaci in campo per cambiare la Comunità CULTURA

A pagina 5

Da metà dicembre Attilio Maestri, primo cittadino di Pieve di Bono, è il nuovo presidente della Conferenza dei Sindaci delle Giudicarie. Sostituisce Giuseppe Bonenti, sindaco di Bondo e dimissionario, anche a fronte di alcune riunioni nelle quale il numero dei colleghi è stato decisamente basso. Specchio della situazione di incertezza in

Ragoli guarda alle proprie radici. “Mnemosine”, i luoghi raccontano l’identità del paese A pag 13

Una Cavezzo bis per i disabili del luogo. Riusciranno i genitori della fondazione “Leonia Piovanelli e Maria Roberta Pellegrini” di Tione a bissare la gara di solidarietà dei comuni giudicariesi che, lo scorso anno, ha contribuito a realizzare una scuola per un comu-

ne terremotato dell’Emilia? A pag. 12

«Protagonisti a X-Factor»

A pagina 15

Sono i giudicariesi Avanti e ‘ndre

CULTURA

cui si dibatte la Conferenza dei sindaci nell’attuale assetto istituzionale della Comunità di Valle.

Vedute inedite delle Esteriori Dagli schizzi a matita di Johanna von Isser Grossrubatscher A pagina 22

I fratelli Crippa A Preore una Filobastia coi fiocchi vanno di corsa

A pagina 24

35 anni di recitazione e di aggregazione I due ragazzi di Montagne, bronzo agli europei puntano a grandi ������������������������������� risultati ���������������������������

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Rassegna Stampa

GENNAIO 2014

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA DICEMBRE 2013

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA Ragoli - Una nuova stalla per due novelli sposi. Ora potranno fare le cose in grande. Con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, Servizio Agricoltura, potranno realizzare una nuova stalla per l’allevamento delle loro capre. Beneficiari: Enrico Leonardi e Laura Masciocchi (titolare dell’azienda), sposi novelli (si sono uniti in matrimonio il 7 dicembre scorso), abitanti a Pez, piccola frazione di Ragoli, allevatori e nello stesso tempo casari del latte prodotto dai loro animali. Oggi allevano 90 capi, in un tunnel zootecnico realizzato dietro casa: troppi per una conduzione familiare efficace. Ecco allora l’esigenza di una nuova struttura, la stalla appunto, che il Servizio Agricoltura ha voluto sostenere con apposito contributo. Preore-Montagne-Ragoli- Sostituito il dimissionario Luca Cerana con Gioacchino Castellani. L’assemblea generale della Comunità delle Regole di Spinale e Manez ha proceduto alla surroga del dimissionario Luca Cerana che, eletto nel Comitato amministrativo nel corso dell’assemblea inaugurale di legislatura aveva subito dopo rassegnato le dimissioni per protesta contro la mancata elezione a presidente. Al suo posto è stato nominato Gioachino Castellani, terzo degli eletti nel gruppo guidato da Zeffirino Castellani e settimo fra i quattordici eletti di Ragoli. Caderzone - Guardia forestale abbatte femmina di capriolo. Denunciato dai colleghi della stazione di Tione. Dovrà pagare una sanzione amministrativa. Adriano Polla, Guardia forestale di Caderzone, 56 anni, in forza alla stazione di Tione, è stato denunciato dai colleghi per l’abbattimento di una femmina di capriolo. “Nessun risvolto penale, ma una semplice sanzione amministrativa” – si affrettano a spiegare dall’Ispettorato Distrettuale della Guardia Forestale di Tione, dove il Polla è in forza da circa venti anni. Nell’ufficio dove lavora confermano l’accaduto. Ma riconducono il fatto ad un semplice scivolone. Un fatto che, pur rientrando nella casistica del bracconaggio - si risolverà con una sanzione pecuniaria e in alcune limitazioni per la prossima stagione venatoria. Fiavè- Pronti partenza via. A Fiavè tutti in pista: un anello ghiacciato di 300 m ospita sfide sui kart. Un anello ghiacciato di circa 300 metri ricavato nella zona Pineta di Fiavè dove c’è il campo da calcio. È questo il campo pratica per chi vuole cimentarsi con i kart preparati con ruote chiodate per garantire una buona aderenza sul fondo ghiacciato. Così da Madonna di Campiglio dove il laghetto ghiacciato ogni anno ospitava la kermesse della Ferrari e della Ducati con i piloti di formula uno e moto gp impegnati in una sfida emozionante su kart preparati ad hoc, la sfida sui

piccoli mezzi si è trasferita a Fiavè. Non più i grandi campioni alla guida, ma tutti coloro che vorranno provare l’ebbrezza di guidare in condizioni estreme. Storo - Inquinamento dell’aria, dati allarmanti. Valori simili a quelli registrati in zone limitrofe ad un autostrada. Una cinquantina circa, le persone presenti alla serata informativa sulla campagna di monitoraggio della qualità dell’aria. L’amministrazione comunale in collaborazione con l’APPA (agenzia provinciale protezione ambiente) ha dato una chiara visione della situazione in cui si trova il comune della Valle del Chiese. Fino al 25 novembre la situazione non sembrava preoccupante, ma da lì in poi, a causa dell’alta pressione che si è protratta per parecchi giorni, i dati sono diventati allarmanti. Tutti gli inquinanti hanno raddoppiato i loro livelli, tanto da poterli paragonare a quelli registrati vicino ad un’autostrada. Cinque gli agenti inquinanti presi in esame, ma quello di maggior impatto è il particolato. Val Rendena - Pinzolo e Campiglio da Record! 30 dicembre 2013, giornata da record per la Funivie Pinzolo Spa, che ha fatto registrare un +10% rispetto al record dello scorso anno, toccando quasi quota 8mila persone e per Madonna di Campiglio con oltre 20mila ingressi. Bene anche il Collegamento Pinzolo Campiglio che ha superato i 2mila passaggi, 1500 verso la Perla delle Dolomiti e 500 verso Pinzolo. Carisolo- Sventata rapina a Carisolo. Dario Polli, gestore del ristorante pizzeria l’Antica Segheria, mette in fuga i ladri riuscendo ad innestare l’allarme di casa. I malviventi prima lo percuotono, poi lo minacciano e lo feriscono con un coltello poi sono costretti alla fuga dall’arrivo dei carabinieri. Fiavè - “Universiade ad emissioni zero” con il contributo del Comune di Fiavé. Amministrazione comunale in prima linea per salvaguardare l’ambiente: 18mila kg di CO2 in meno, per compensare le inevitabili emissioni che ha comportato l’evento delle Universiadi. Pur non essendo una delle sedi dei giochi, ha condiviso gli obiettivi di sostenibilità della manifestazione e gli aspetti di educazione dei giovani studenti verso le tematiche energetiche ed ambientali. Il Comune di Fiavé, in perfetta coerenza con l’adesione al Patto dei Sindaci e con il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), fornisce il proprio contributo alla “compensazione” delle emissioni dell’Universiade e, più in generale, al traguardo “Trentino Zero Emission”, imposto dalla Legge Provinciale n. 19/2013 (riduzione delle emissioni provinciali di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e del 90% entro il 2050)

3-Tre, Coppa Europa, un test importante per le discipline veloci di Coppa del Mondo Il tempo ha concesso di poter disputare due delle quattro gare previste per la Coppa Europa. A Madonna di Campiglio saltati i due SuperG per nebbia, ma concluse le due libere. A vincere sulla Pancugolo Miramonti gli svizzeri Nils Mani e Marc Gisin. Primo tra gli azzurri Paolo Pangrazzi. Un importante test per le discipline veloci che lancia Campiglio alla caccia delle gare veloci di Coppa del Mondo.

Marc Gisin - Foto Matteo Ciaghi

I cattivi pensieri

Provincia – Trentino primo per qualità della vita – La provincia di Trento torna in vetta alla classifica sulla “Qualità della vita” nelle province italiane. Lo dice la ricerca annuale del quotidiano “Il Sole 24 ore” che ha rilevato ottimi risultati (sei sono le macro-aree indagate e 36 gli indicatori utilizzati per arrivare alla pagella finale) riguardo alla ricerca, il tasso di sportività, la giustizia. Il Trentino si classifica al primo posto anche nella macro-sezione “Affari e lavoro”, piazzandosi bene in tutti i sotto-indicatori, come ad esempio il 17° posto nella propensione ad investire o il nono nella graduatoria dei fallimenti, “solo” 10,69 per 1.000 aziende, contro una media nazionale di 19 per 1.000. Primo posto anche per numero di start-up inProvincia – Trentino, frena l’inflazione – Continua a calare l’inflazione in Trentino. Nel mese di novembre è cresciuta solo dello 0,5% rispetto al novembre del 2012, un dato che ha portato il tasso medio annuale sull’1,3%. Trento – Torna alla luce una Chiesa misteriosa – Importante scoperta nella zona del conservatorio “Bonporti”, nel capoluogo trentino. Durante i lavori di realizzazione di sottoservizi gli operai hanno riportato alla luce i resti di una Chiesa di centinaia di anni fa, ritrovamenti che sono in linea con quelli della “Tridentum” romana. I resti sono attualmente oggetto di studi. Provincia – Commissione dei 12, dentro Dellai e Penasa – Le nuove nomine operate dal Ministro per gli affari regionali Graziano del Rio hanno introdotto nella Commissione dei 12, organismo di raccordo delle province di Trento e Bolzano per l’attuazione dello Statuto, i nuovi componenti Lorenzo Dellai, Gianclaudio Bressa, Brunhilde Platzer, Daniel Alfreider e Franca Penasa, che si aggiungono ai nominativi della precedente legislatura. Esce Mario Malossini, già presidente della Commissione. Provincia – Not, il Tar boccia l’appalto – Tegola giudiziaria sul Nuovo ospedale trentino, con il Tar che a metà dicembre ha dichiarato illegittima la commissione tecni-

di Eta Zeta

I sindaci sono scontenti della Comunità di Valle. Analisi un po’ freudiana. Visto che loro stessi sono la Comunità. Nell’ultima assemblea di Tione, su trentanove, ne erano rappresentati solo sedici. Che facciamo? Li mandiamo in analisi? O gli spieghiamo che sarebbe opportuno che si diano una mossa?

novative, 15,93 ogni 10.000 giovani.Parlando invece di servizi, ambiente e salute il Trentino fa segnare un ottimo secondo posto nella “pagella ecologica - indice Legambiente”, un quinto sulla velocità della giustizia con rapporto del 52,43% di cause evase su nuove e pendenti e un 11° riguardo alla presenza di asili nido.È da sottolineare il secondo posto

dietro Bolzano per numero di volontari ogni 1.000 abitanti, ben 194,7 e l’indice di sportività della popolazione, il primo a livello nazionale. Tra le eccellenze locali alle quali il quotidiano economico dedica un focus ci sono anche la Diatec Trentino, squadra vincente del volley internazionale e le Universiadi, un “fiore (blu) all’occhiello”.

ca che ha valutato le proposte di partecipazione alla maxi gara in project financing. La decisione del Tribunale amministrativo regionale, che ha accolto alcuni dei ricorsi presentati sull’appalto di costruzione del nuovo ospedale farà inevitabilmente slittare di diversi mesi l’inizio dell’opera. Rovereto – La Meccatronica muove i primi passi – Inaugurazione, giovedì 12 dicembre, per il Polo della Meccatronica di Rovereto. Quasi 20 mila metri quadrati di superficie complessiva, tre piani, 389 giorni per realizzarlo. L’edificio, realizzato dalla ditta Collini Lavori, che ha potuto contare su una cordata di 29 aziende locali (anche giudicariesi, come l’Ediltione) ed oltre 130 operai impegnati sul cantiere, è costato 20 milioni 389 mila euro e rappresenta la prima tessera del mosaico che sta trasformando il Polo Tecnologico di Rovereto, tra i più longevi Business Innovation Center italiani, in una innovativa piattaforma produttiva orientata alla meccatronica. Primo a trasferirsi nel nuovo edificio produttivo è stato il Bonfiglioli Mechatronic Reasearch, il centro di ricerca della multinazionale emiliana nato a Rovereto nel 2011 e che oggi dà lavoro a 20 persone. Altre sei aziende meccatroniche, attualmente ospitate nel Polo Tecnologico di via Zeni, sono pronte a trasferirsi nei nuovi spazi. Tra loro Carl Zeiss, specializzata nella progettazione di sistemi ottici di precisione, e il Centro Ricerche Ducati Trento. Provincia – Agritur, presenze a +14% - A quaranta anni dall’approvazione della prima legge provinciale a sostegno dell’agriturismo il set-

tore presenta dati positivi e di buone prospettive. Nell’estate 2013 il comparto ha fatto registrare un +11% di arrivi e del 14% delle presenze, con 400 strutture. Nel 2003 erano solo 121. Provincia – L’export dà ossigeno ai fatturati – Il fatturato delle aziende trentine è aumentato nel terzo trimestre del 2013 del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2012. Dati incoraggianti che dipendono però quasi esclusivamente dalla crescita dell’export, che fa segnare un +10,3%. Provincia – Universiadi, importante vetrina mediatica - È calato il sipario sulla 26ª Winter Universiade Trentino 2013, con migliaia di accreditati provenienti da 61 paesi. Un grande evento, il maggiore mai ospitato nella storia del Trentino. Una importantissima vetrina internazionale per le eccellenze provinciali, grazie alle immagini del territorio mandate in onda sui network televisivi dei quasi 70 paesi al mondo nei quali sono state trasmesse le gare. Numeri importanti, basti pensare che sono stati quasi 14 milioni gli spettatori che hanno seguito da tutta Europa le competizioni delle giornate di apertura di questo grande evento. La rete tv Eurosport ha svelato le cifre, secondo cui durante le prime sei giornate (dal 10 al 15 dicembre) il numero di spettatori si è infatti triplicato rispetto all’edizione di Erzurum del 2011. Le emittenti Eurosport e Eurosport 2 hanno infatti registrato la cifra da record di 14 milioni di telespettatori europei durante Trentino 2013, per 31 ore di trasmissione televisiva, rispetto ai 4 milioni durante Erzurum 2011 su una copertura di 15 ore.


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Primo Piano

GENNAIO 2014

Parco, lo stretto passaggio tra Serodoli e tagli al bilancio Il parere del Pnab diventa strategico per la realizzazione di nuove piste a Campiglio. Intanto la spending review si fa sentire sulle attività dell’Ente All’interno del Pd, nella Comunità delle Giudicarie, figure di spicco hanno espresso il loro dissenso, da ultimo in un’assemblea dove per una volta non è mancato il pubblico: un pubblico accorso per esprimere il dissenso all’ampliamento delle piste da sci in località Serodoli. Vincenzo Zubani, lunga carriera nell’amministrazione tionese, ha detto i suoi no e infine rassegnato le dimissioni, Ilaria Pedrini, capogruppo Pd, pure ha spiegato il suo no a Serodoli. Il Parco Adamello Brenta dopo una posizione prudente, ha sciolto gli indugi e dichiarato apertamente la sua contrarietà, totale, al progetto, nonostante in chiusura di anno il Comitato di Gestione del Parco abbia approvato il documento di intesa con la Comunità delle Giudicarie che concede il via libera all’approfondimento tecnico di Agenda 21 sul nodo dell’ampliamento delle piste da sci campigliane in località Serodoli. L’ultima parola, rimane comunque al Parco e ad oggi il “no” è decisamente più quotato. L’approvazione del documento arriva dopo altri due passaggi: la perplessità espressa dal Parco, unico assieme ad Italia Nostra ad esprimerla, all’interno del tavolo di lavoro che redigeva la bozza preliminare al Piano Territoriale e il successivo parere formale, anch’esso negativo, della giunta del Pnab che ribadiva la sua forte criticità sull’intervento. “Ci si è espressi chiaramente su Serodoli con due delibere - ha voluto sottolineare il presidente del Parco Antonio Caola – e la posizione del parco è contraria. La Comunità, a sue spese, ha deciso di chiedere un approfondimento scegliendo di sua iniziativa Agenda 21, il Parco non ha avuto nessun ruolo nella scelta. Nel momento in cui arriverà il documento verrà letto e valutato”. Insomma, scontata l’approvazione del testo d’intesa per cortesia istituzionale e rispetto della volontà di approfondimento dell’ente Comunità di Valle, ma i vertici del Parco sono stati chiarissimi sulla propria valutazione. A sostegno anche la Sat, che boccia il documento di intesa e ribadisce un altro no a Serodoli: “ci piacerebbe che la Comunità di Valle tenesse più in considerazione le valutazioni del Parco, come si fa

di Denise Rocca Serodoli: il fronte del No si allarga. L’Osservatorio spontaneo sul rispetto dell’ambiente nella Provincia Autonoma di Trento ha lanciato una petizione online su Avaaz. org, popolare sito web che sostiene la democrazia dal

basso permettendo a chiunque di inserire una petizione e farla girare in cerca di approvazione: traguardo 500 firme raggiunto in 24ore. Mentre scriviamo, la petizione ha raggiunto i 1787 firmatari.

I 2.700 metri dei Serodoli

con Agenda 21 – ha dichiarato il rappresentante Sat nell’assemblea del Parco Ascanio Zocchi - Il vero consulente per la Comunità di Valle sia il Parco”. Serodoli e Montagnoli: gemelli diversi. Montagnoli e Serodoli, questioni di ambiente e di economia. Accomunate dalla geografia - che le pone entrambe in area campigliana - e dalle parti scese in campo a confrontarsi su fronti opposti – pro e contro l’ulteriore sviluppo sciistico – le due questioni si sono intrecciate nel dibattito pubblico dell’ultimo anno. Il via libera del Parco Adamello Brenta, dato a malincuore, al bacino di stoccaggio dell’acqua destinata all’innevamento delle piste campigliane è il preludio di un via libera anche alla costruzione di nuovi impianti a Serodoli? La domanda, vista la riluttanza del Parco ma il sì forzato che ne è comunque uscito su Montagnoli a fronte del via libera provinciale e l’approvazione degli enti locali e della Comunità delle Regole di Spinale e Manez, è legittima. A fare dei distinguo nelle due questioni ci sono soprattutto ragioni tecniche, che al momento della decisione su Serodoli faranno la differenza. “Nessun collegamento fra Montagnoli e Serodoli – afferma il direttore del Parco Adamello Brenta Roberto Zoanetti – che sono tecnicamente molto diverse per due ragioni non di poco conto: anzitutto il bacino di Montagnoli solo

per il 40% era nel territorio del Parco, inoltre è in un’area dove interventi destinati allo sci erano previsti e possibili. Serodoli, invece, fin da quando si iniziò a parlare di Parco nel ‘67 è un’area considerata estranea a qualsiasi ipotesi di ampliamento sciistico”. Anche l’anima politica del parco, nelle vesti del suo presidente Antonio Caola, dopo mesi di prudenza, ha abbracciato una posizione ben ancorata sul “no”. “Si sono presi per tempo questa volta” ha commentato qualche ambientalista. Ma soprattutto si è andati oltre la questione ambientale, per porsi quella economica: “su Serodoli in due delibere esprimiamo chiaramente la nostra contrarietà alla possibilità di realizzare nuove piste perché l’area è da salvaguardare per il valore ambientale che ha – ha specificato Caola - ma anche da un punto di vista turistico: oggi lo sci è un grande traino economico, e mi auguro un futuro sempre roseo, dobbiamo però lasciare anche ad altri la possibilità di vivere il territorio e la montagna in maniera diversa”. Oltre tecnica e competenze, è lo sguardo sul futuro che fa di Serodoli e Montagnoli due gemelli diversi: stesso ambiente, ma sviluppi economici diversi, per certi versi opposti. Montagnoli serve un turismo fortemente incentrato sullo sci, ancora pilastro inamovibile dell’economia della Val Rendena, migliora l’oggi. Ma un no alla trasformazione di Serodoli in pendio per lo

sci è il salvaguardare un futuro nel quale lo sviluppo di un’economia alternativa allo sfruttamento sciistico non sia la solita nicchia per pochi alla quale è facile opporre la forza economica di un’industria, quella sciistica, che ha avuto decenni per svilupparsi ed entrare nelle abitudini turistiche. “Su Serodoli, rispetto all’esito di Montagnoli, sono più ottimista – commenta Vincenzo Zubani, ambientalista di lungo corso e dimissionario dall’assemblea della Comunità delle Giudicarie proprio per questa vicenda - sono più pessimista sulle scelte a monte, cioè il fatto che un’amministrazione si ponga nell’ottica di continuare a pensare ad un futuro sempre improntato sugli sci. E’ il porre la possibilità stessa di fare un’altra pista in un’area come Serodoli che è sbagliato”. Serodoli e Montagnoli, quindi, questioni ambientali, ma questioni soprattutto di sviluppo economico, per un binomio, quello ambiente ed

Il lago di Valagola

economia, che appare anacronistico continuare a scindere e porre su sponde opposte. Spending review: Quanto costa tagliare? Non solo Serodoli nella riunione di fine anno del Comitato di Gestione del Parco Adamello Brenta, da far tornare ci sono i bilanci dell’ente che soffrono i tagli ai trasferimenti provinciali: -12,82% per le spese di funzionamento - in termini assoluti si passa dal milione e 405mila euro del 2013 al milione e 225mila euro del 2014 - e -20% sulla spesa per gli investimenti - si passa cioè da 2 milioni e 30mila euro a 1 milione e 624mila per il prossimo anno - tagli che si riflettono poi nelle iniziative messe in campo nel Programma annuale di Gestione (Pag). “A rischio è la vita del Parco” ha lanciato l’allarme il presidente Antonio Caola nella presentazione del bilancio previsionale 2014. Un bilancio che pareggia a poco più di 6 milioni di euro,ma le

cifre sono chiare: nel 2010 il Pag aveva una dotazione di 3.747.000 euro, diminuiti a 3.200.000 nel 2013 e ulteriormente declassati a 2.270.000 euro per il 2014. “Per la prima volta nella storia del Parco – ha proseguito nella sua relazione il presidente Caola – si prefigura una drastica riduzione delle capacità operative dell’ente”. In concreto, se le cifre rimangono queste, ci sarà una riduzione dei livelli occupazionali: vengono contenute del 10% le giornate di lavoro degli operai impegnati nelle manutenzioni e degli operatori della Didattica, del 50% vengono ridotte anche le giornate lavorative della novantina di stagionali, in prevalenza studenti, assunti nel periodo estivo per la gestione della mobilità e dei parcheggi. Ci sarà quindi da ingegnarsi nell’aumentare l’autofinanziamento che nel 2013 ha fatto segnare un +4% rispetto all’anno precedente, per la cifra di 850mila euro, e per il 2014 le previsioni auspicano un milione di euro di fondi reperiti autonomamente. Delle 10 aree di intervento nelle quali è diviso il Pag, la più ricca è quella dedicata alla “Mobilità sostenibile” con 1.164.700 euro, comunque insufficiente per garantirne la copertura: l’ambito comprende la mobilità alternativa in senso stretto di Val Genova, Vallesinella, Ritort e Val di Tovel, e gli investimenti per il mantenimento dei sentieri, compresi il Dolomiti di Brenta Trek e Bike. All’Educaizone ambientale vanno 711mila euro, 72mila euro al comparto “Green Economy e cambiamenti climatici” e 64.250 euro alla “Comunicazione”. Rimangono senza portafoglio nel 2014 la voce “Coordinamento generale e reti” e la “pianificazione”, e sono fortemente ridotte le voci “Conservazione della biodiversità e del paesaggio” - nella quale verranno realizzati due soli interventi, un ponte stradale in Val di Tovel e una passerella in Val Genova – e “Ricerca scientifica e monitoraggi”: stop allo studio delle masse glaciologiche e alla collaborazione con il museo di Rovereto per i monitoraggi floristici, sono state ridotte a 7 mesi le borse di studio in campo faunistico.


Politica

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«Enti locali, i prossimi sei mesi saranno strategici»

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Parla Attilio Maestri, neo presidente della Conferenza dei Sindaci delle Giudicarie: «Dobbiamo essere protagonisti della riforma istituzionale. Formuleremo proposte alla Provincia per migliorare la riforma delle Comunità» di Roberto Bertolini Da metà dicembre Attilio ni nelle quale il numero dei Maestri, primo cittadino di Pieve di Bono, è il nuovo colleghi è stato decisamente basso. Specchio della presidente della Conferenza dei Sindaci delle Giudi- situazione di incertezza in cui si dibatte la Conferencarie. Sostituisce Giuseppe Bonenti, sindaco di Bon- za dei sindaci nell’attuale assetto istituzionale della do e dimissionario, anche a fronte di alcune riunio- Comunità di Valle. Un ibrido che non si capisce bene che competenze abbia, se esecutive, di indirizzo generale, consultive o che altro. Anche questo è stato tema di discussione nel primo incontro dei sindaci giudicariesi con il neo assessore provinciale con delega alla Riforma delle comunità Daldoss

e sarà certamente – stando agli indirizzi programmatici della Giunta guidata da Ugo Rossi – uno dei punti qualificanti di quella che viene già chiamata “riforma della Riforma”, attesa per giugno. Tutte questioni che la Conferenza dei sindaci affronterà nel suo interno. Ne è cosciente il neo presidente

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Attilio Maestri e sa che proprio da questo organismo dovranno arrivare impulsi importanti alla Provincia in merito al nuovo assetto istituzionale delle autonomie locali. “Ritengo – spiega il primo cittadino di Pieve di Bono – che i prossimi sei mesi saranno cruciali per quanto riguarda le sorti della riforma istituzionale, visto che si vorrà arrivare alle elezioni del 2015 con la riforma emendata. Che le Comunità, specie quelle molto estese come le Giudicarie, non possano funzionare con l’attuale assetto penso l’abbiano capito un po’ tutti, così come c’è la volontà da parte della Provincia di modificare la normativa in tempi rapidi”. Come si inserisce la Conferenza dei Sindaci in questa dinamica di cambiamento? Abbiamo la responsabilità a mio modo di vedere di essere interlocutori propositivi nei confronti della Provincia. Nel nostro ruolo abbiamo sperimentato in prima persona quali sono le pecche dell’attuale normativa e, attraverso il confronto interno, stiamo cercando i giusti correttivi. Questa attività di proposizione e di confronto con la Pat dovremo esercitarla con forza e compattezza nei prossimi mesi. E’ quanto ho chiesto ai miei colleghi quando mi è stata chiesta la disponibilità di guidare la conferenza dei sindaci, cioè un comune impegno a lavorare su una proposta forte che sappia imprimere alla Comunità un cambio di passo decisivo. Qual è stata la risposta dei suoi colleghi? Intanto li ringrazio di avere pensato a me per questo ruolo di responsabilità e per il sostegno e la fiducia che hanno indirizzato alla mia persona (Maestri è stato votato all’unanimità da 33 sindaci presenti sui 39 giudicariesi, ndr). Poi per il fatto di avere compreso l’importanza della sfida che ho prospettato loro, ossia di essere davvero protagonisti, attraverso un impegno forte, dei prossimi mesi cruciali per le sorti della riforma.

L’alternativa a questa responsabilizzazione è quella della marginalizzazione e delle soluzioni imposte dall’alto, come nelle Regioni ordinarie d’altra parte è stato già fatto dal 2012 con accorpamenti forzosi di comuni in agglomerati da 5000 abitanti. A proposito di marginalizzazione. Si dice che uno dei motivi di malcontento dei sindaci è il loro sentirsi marginali rispetto alla Comunità. E’ vero? In primis va detto che quando parliamo di sindaci dobbiamo riferirci non a loro come persone, ma alla rappresentanza che essi hanno del proprio comune. Dunque parliamo di comuni, ed è vero che nell’attuale architettura della Comunità essi sono un po’ messi da parte. Soprattutto è troppo farraginoso il rapporto tra Conferenza, Assemblea e Giunta della Comunità, il che crea meccanismi lenti, per non parlare della dimensione

Attilio Maestri

del corpo assembleare, di oltre 100 componenti, sproporzionato per un territorio come il nostro. Da qui occorre partire per cambiare. E poi? Quali sono le altre proposte che porterete all’attenzione della Provincia? Innanzitutto va chiarito il ruolo della Comunità di Valle. Se è un ombrello che aiuta i comuni a favorire la gestione di servizi associati e gestisce quelli chiaramente sovra comunali (rifiuti, scuola, servizi sociali) va bene, se diventa uno strumento per esautorare i comuni, direi di no. Però noi sindaci abbiamo il dovere

La Conferenza dei Sindaci delle Giudicarie a Tione

di dare un’alternativa credibile, ossia proporre percorsi di aggregazione dei comuni ragionate che partano dai servizi associati per arrivare poi a coinvolgere consigli e giunte comunali. Nella Valle del Chiese, ad esempio, questo progetto c’è già e prevede un assetto finale a 4 comuni. Sarebbe bene fare un ragionamento di medio periodo che vada in questo senso esteso a tutte le Giudicarie. Serve però un gesto di responsabilità di tutti. Nel senso? E’ chiaro che i sindaci sono in prima linea e deve nascere proprio dagli amministratori la proposta e la disponibilità al cambiamento e al superamento dei campanili. Detto questo serve, a partire dagli amministratori, alla Provincia, ai dipendenti pubblici, una presa d’atto che il mondo è cambiato e che se vogliamo costruire qualcosa di più sostenibile e che dia risposte ai cittadini anche in futuro occorre fare tutti un passo indietro non nascondendosi dietro rendite di posizione.


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Sanità

GENNAIO 2014

La diatriba, che ha interessato i due primari, aggiunge poi altri motivi di preoccupazione, per il sostegno di un punto nascite i cui dati sono tutt’altro che rassicuranti. L’argomento rimane in tema. E ruota attorno ad una delibera provinciale che in pratica vieta, o comunque sconsiglia, i parti cesarei nelle strutture periferiche meno attrezzate. Una direttiva che, se applicata alla lettera, porterebbe il numero dei parti annui di poco sopra al 100, dal momento che, nel 2013, i parti cesarei registrati nel capoluogo giudicariese sono stati 41. Del resto che il punto nascite di Tione sia l’anello più debole di tutta la catena provinciale, non è una novità di oggi. Il quadro sintetico dei dati diramati a fine anno dall’ufficio stampa della Sanità Trentina conferma che il reparto di ostetricia tionese è il fanalino di coda delle strutture neonatali trentine. Su 4.687 nati in provincia lo scorso anno, nemmeno il 4% sono stati registrati a Tione. 2.240 risultano al S. Chiara di Trento, 1.043 a Rovereto, 482 a Cles, 481 ad Arco, 263 a Cavalese e solo 178 a Tione. Un numero così esiguo da essere lontano anni luce dai 500 parti considerati dal Ministero della Sanità come il limite per un reparto nascite sufficientemente sicuro. Standard, addirittura a distanza siderale dalle 1.000 nascite richieste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Del resto che rispetto alle altre strutture provinciali il reparto non abbia più grandi possibilità di recupero lo dimostra anche il grafico degli ultimi vent’anni, di cui il 2013 rappresenta il gradino più basso. Talmente basso da essere inferiore a quei 195 parti totalizzati nel 1994, notoriamente uno degli anni horribilis della natalità in Trentino. Da quell’anno però il numero dei bebè venuti alla luce si era stabilizzato sopra i duecento, con punte massime nel 2007 (289) e nel 2008 (304), per poi ridiscendere gradualmente fino al minimo odierno. Finora, da parte dei responsabili della Sanità trentina, bisogna dire che sono sempre state smentite le voci di depoten-

La cicogna vola via?

Ostetricia a rischio. Nel 2013 parti ancora in calo a quota 178, il 10% in meno rispetto al 2012 di Ettore Zini E di che altro dovremmo parlare. Se non di ospedale di Tione. Soprattutto dopo la notizia, nemmeno tanto nuova, che, a Tione, le nascite sono in calo anche quest’anno. E, ancor più, dopo le polemiche sui parti cesarei programmati tra l’ex primario di ginecologia Marco Ioppi e il dott. Arne Luehwink, primario di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Arco. Due notizie che, ziamento. Ancor più quelle che davano addirittura per spacciata l’ostetricia locale. Alla logica dei numeri hanno sempre fatto da contrappeso la distanza dal centro e le scomodità di un territorio complesso e disagiato. Il fatto stesso però che mai il punto nascite di Tione abbia potuto contare su un organico completo (per coprire la turistica ci si avvale di medici a scavalco o di professionisti esterni) , non depone però a favore di chi esclude a priori che il reparto possa fare la fine che ha fatto Borgo nel 2007, quando, con un provvedimento tranchant fu deciso di chiudere definitivamente quel reparto. Purtroppo, per Tione, l’arrivo di un nuovo responsabile Francesco Capobianco che ha sostituito l’ex primario a scavalco con Rovereto, Marco Ioppi, coincide anche con un drastico calo delle nascite. E di nuovo si affacciano i dubbi per il mantenimento della struttura. Per ora, anche facendo leva sulla peculiarità della nostra autonomia, il punto nascite è stato salvato. Ma in futuro? Anche sui posti letto disponibili dell’ospedale, per anni, erano state date sperticate garanzie di mantenimento dello status quo. Ma dei circa 130 negli anni ‘90, ora se ne contano sono solo 66. Un gioco al

messe assieme, riportano alla ribalta la precarietà dei punti nascita periferici, di cui Tione è la Cenerentola del Trentino. Per quanto riguarda il numero di nascite si è raggiunto il minimo storico. Solo 178, a fronte delle 198 del 2012. Un dato troppo basso perché non si possano nutrire timori per un suo depotenziamento. Se non, come si vocifera da tempo, di una sua chiusura.

ribasso, a scapito del territorio e della popolazione locale, che ci riporta agli anni ‘30, quando il nosocomio da sanatorio era stato adibito tutto a ospedale mandamentale al servizio

dell’utenza giudicariese. E che purtroppo ricorda quanto, in tempi di crisi, sia facile privare il territorio di servizi indispensabili - senza peraltro ottenere grandi risparmi economici. Lo

abbiamo già sperimentato con il Tribunale. E, pur facendo tutti gli scongiuri del caso, è molto probabile che dovremo subirlo anche per il punto nascite: oggi, dobbiamo esserne consci - alla

luce dei numeri - “fortezza” meno difendibile di prima. “La cicogna vola via”, era il titolo di un articolo di tanti anni fa. Adoperiamoci, comunque, perché non spieghi le ali.

Nascite Tione: al minimo storico Nessun vagito ha rotto il silenzio della sala parto dell’ospedale di Tione nelle prime ore del 2014. L’ultimo nato del 2013 (Mattia Serafini, venuto alla luce alle 21,15 della sera di Capodanno) era il bambino numero 178 che ha allietato le stanze all’ultimo piano della locale maternità. Ma la vera notizia è che, mai prima d’ora, il numero di nati nel reparto di ostetricia del nosocomio tionese era sceso a livelli così bassi. Centosettantotto i parti registrati durante i dodici mesi trascorsi. Esattamente il 10% in meno dell’anno precedente, quanto i bebè registrati erano stati 198. Ma, soprattutto un trend negativo che non accenna a dare segni di inversione. E che mette a rischio il mantenimento della struttura, per cui, già da anni non si nutrivano grandi speranze di poterla tenere in vita. Per risalire a un numero di nascite così avaro, bisogna risalire fino al 1994, quando i bambini dati alla luce, avevano rotto, al ribasso, la soglia psicologica dei 200 parti. Da tempo, la media dei nascituri, nella sala parto al terzo piano dell’ospedale, viaggiava attorno alle duecento unità. Solo nel 2008, era riuscita riguadagnare quota 300 (304 i nati in quell’anno). Ma, subito dopo, l’andamento è tornato a scendere, con un calo medio di 20 bambini ogni dodici mesi. 236 nel 2010, 222 nel 2011, 198 nel 2012. Fino al minimo storico dell’anno appena trascorso. Ottantanove maschietti e ottantanove femminucce in tutto, di cui quarantatre extracomunitari (24% la percentuale di bambini dati alla luce da mamme straniere, seconda solo al 25,8% del S. Chiara). Troppo pochi per credere che la Sanità trentina possa supportare un reparto che non raggiunge nemmeno un terzo del minimo consentito dagli standard

del Ministero. Tanto più, che com’è noto, Tione, a parte le problematiche legate all’organico, non dispone nemmeno di un servizio di pediatria H24, già, di per se, una discriminante per molte mamme più orientate verso altre sale parto della provincia. Della precarietà del punto nascite di Tione se ne parla già da tempo. L’argomento è stato uno dei punti cardine dei quattro incontri con la popolazione organizzati sul territorio dalla Comunità di Valle e dalla Sanità locale. Lì era emersa la necessità di fare leva sulle future mamme per limitare l’esodo verso altri centri. Anche per arrestare la crescente “esterofilia” delle partorienti giudicariesi che ha quasi eguagliato il numero di nascite in loco. Lo dimostra il fatto che, dagli ultimi dati a disposizione, mediamente in Giudicarie nascono circa 270/280 bambini. Il che sta significare che più del 30% delle donne in gravidanza si rivolge ad altri istituti, anche di fuori provincia. L’8 gennaio è attesa a Tione la responsabile della Sanità Donata Borgonovo Re. In quell’incontro, organizzato proprio in ambito ospedaliero, sarà difficile che ci si possa esimere dal prendere in esame la criticità di un punto nascite che veleggia, ai limiti della sostenibilità. La nuova assessora, interpellata sull’argomento, ha anticipato che eventuali decisioni in merito dovranno essere maturate di comune accordo con le istituzioni locali e gli operatori, tenuto conto anche delle esigenze della popolazione, ma che comunque, al primo posto, viene sempre la salute della mamma e del bambino. Argomenti già sentiti. Che suonano come una sentenza scontata. Alla cui applicazione, non si sa, quanto potranno influire contrarietà e determinazione locale. (e.z.)


Sanità

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Ospedale di Tione, i lavori infiniti

Dovevano terminare a fine dicembre, ma la struttura è ancora un cantiere aperto

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Nosocomio, la “Fabbrica del Duomo” Dal 2008 lavori in corso

di Ettore Zini

E già che siamo in tema di ospedale, forse è il caso che si riparli della storia infinita dei lavori in corso. Anche questa volta disattesi. L’ammodernamento interno dell’ala nord deve essere ancora ultimato. Mentre all’esterno la struttura è imbragata da una selva di ponteggi, propedeutici ai sostegni antisismici di cui deve essere dotato l’edificio, in base alla legge Bindi del 1997. Sono anni che la struttura ospedaliera di Tione è un cantiere a cielo aperto. Tra gradonate da adibire a parcheggio, piazzole per elicotteri, ristrutturazioni interne e sostegni a prevenzione dei terremoti, si stanno spendendo più di 26 milioni (il nuovo ospedale di Mezzolombardo è stato appaltato per 23,5). In lire, più di 50 miliardi. Senza peraltro che si ostenti fretta a portare a compimento l’opera. Sono anni, non giorni, che alcuni ambulatori trovano posto in Le assicurazioni date, a più riprese, dai piani alti della Sanità trentina, vengono poi clamorosamente smentite da delibere tipo quella sui punti nascita, che non aiutano a tranquillizzare. Chi potrà vietare, in futuro, che le sforbiciate ai bilanci provinciali, non procurino altre mutilazioni? Qui, di florido, c’è solo il business edilizio. Che, però sembra viaggiare su binari diversi rispetto alle esigenze della struttura e dei pazienti. Business edilizio o ospedaliero? Ci chiedevamo - non senza ragione - mesi or sono. Per la logistica e le ristrutturazioni, in pochi anni a Tione la politica sanitaria provinciale non ha lesinato finanziamenti. A scapito, però, del personale sanitario e dei servizi. Un orientamento che va esattamente nella direzione opposta delle esigenze di un

ospedale che serve un bacino d’utenza di 37 mila persone, con punte da 52/54 mila, durante i mesi turistici. Gli ultimi dati disponibili dicono che, a Tione in un anno, gli accessi alla prima accoglienza sono stati quasi

container posticci, assolutamente inadatti a ospitare in eterno i servizi a cui sono stati adibiti. Sono anni che i cantieri occupano i cortili del nosocomio. Per tutto il 2012 i lavori all’ala nord, sono stati sospesi per un anno, senza che nessuno si sia preoccupato di quello stop prolungato. Il guaio è che, mentre il “contenitore” è oggetto di infinite e costose cure (5 milioni per i parcheggi, diciassette e mezzo per l’imbragatura antisismica, due per l’elisoccorso, ecc.), per il “contenuto” – vale a dire il personale e i servizi ospedalieri – è normale tirare la cinghia. Il rischio è di disporre di una scatola lucida fuori, e sempre più vuota dentro. In pochi anni, il numero di posti letto complessivi è stato dimezzato. E anche i rimasti, rischiano, altre limature. Le voci che si rincorrono sugli ospedali di periferia, del resto, non sono confortanti.

dodicimila mila. In passato l’assemblea della Comunità di Valle ha votato all’unanimità una mozione, in cui si sollecitavano maggiori attenzioni verso la sanità locale. Ma, non appena viene abbassata la guardia, si tor-

nano a rosicchiare servizi e competenze. Una lenta emorragia. Che, inevitabilmente, porta al depauperamento di una struttura che andrebbe, invece, difesa con le unghie e con i denti. sector2011@libero.it

Un cantiere che dura da 12 anni La riorganizzazione del 2° lotto del presidio ospedaliero di Tione ha origini lontane . Parte addirittura dal 19 gennaio 2001, quando il progetto ottiene la conformità urbanistica della Provincia. Il 21 dicembre 2005 sono approvati gli esecutivi. Mentre per l’aggiudicazione dell’appalto bisogna attendere fino al 16 aprile 2008. Data d’inizio dei lavori. Se lo aggiudicano un pool di aziende composto da ATI CS Busi, dalla Costruzioni Rossaro di Tione (che recentemente si è aggiudicata l’appalto dell’ospedale di Mezzolombardo) e da Artetecnoimpianti. L’importo complessivo è di 17.500.000 euro. Comprende l’ammodernamento dell’ala nord, la costruzione di tralicci antisismici in grado di sostenere la struttura anche in caso di forti scosse telluriche, più costi accessori. Le opere di ammodernamento delle strutture interne, per cui c’è maggior necessità per

l’ottimizzazione dei reparti, sono le più urgenti. Ma, i lavori si arenano per sopraggiunte difficoltà economiche di una delle aziende appaltatrici: la Busi. Per più di un anno, dal novembre 2010 al gennaio 2013, il cantiere rimane fermo. Poi, anche grazie alle sollecitazioni della stampa, i lavori riprendono. In pratica ci sono da ultimare le ristrutturazioni interne dei locali del 1°, 2° e 3° piano. Più i locali del seminterrato. Nonostante le assicurazioni date dai responsabili della Provincia e della Sanità, al 31 dicembre, gli spazi destinati ai posti letto e agli ambulatori sono ancora da ultimare. Intanto molti ambulatori sono ospitati in container metallici esterni che assediano il nosocomio. Container affittati dall’Azienda Sanitaria, all’indomani dell’inizio dei lavori, di cui più volte il personale sanitario ha lamentato l’inadeguatezza, soprattutto nei mesi più freddi. (e.z.)

I container-ambulatori nei piazzali dell’ospedale

Nei mesi scorsi, l’ex assessore alla sanità Rossi aveva garantito che entro il 31 dicembre l’ala nord dell’ospedale di Tione sarebbe stata ultimata. L’aveva detto nell’ultimo incontro programmato con il territorio, dall’assessorato alle politiche sociali della Comunità di Valle. In quell’occasione, Rossi e il direttore dell’APSS Luciano Flor avevano assicurato che la riorganizzazione della vecchia ala, sarebbe stata completata. “Si sta procedendo alle rifiniture - avevano precisato - ma entro l’anno l’ala sarà consegnata”. Il trentun dodici è arrivato. Ma, i botti di capodanno non hanno salutato la fine lavori. L’ammodernamento interno di uno dei corpi principali della struttura, dove attendono di trovare posto i letti e gli ambulatori di medicina e chirurgia, deve essere ancora ultimato. Ne, è stato possibile sapere quando i locali saranno a disposizione dei sanitari. L’ingegner Claudio Cortelletti, direttore dell’area tecnica, esclude però che i lavori siano ancora in alto mare. “Ritardi tecnici – dice – che dovrebbero essere risolti entro i primi tre o quattro mesi del 2014”. Ma, garanzie precise non ce ne sono. “Anche perché – aggiunge – bisognerà vedere nei prossimi mesi come sarà possibile ottimizzare i lavori, anche in considerazione delle condizioni atmosferiche”. Una dichiarazione che lascia alquanto perplessi, in quanto, il riordino riguarda i padiglioni interni, che nulla hanno a che fare con l’imbragatura antisismica che interessa tutto il nosocomio. Ma, che dà l’esatta misura delle lungaggini che, da anni, paralizzano la struttura, dal 2008 assediata da gru, silos e ponteggi. C’è, è vero, un lotto di lavori che interessa la parte esterna. E’ quello di pertinenza all���imbragatura antisismica, finanziata in base alla legge Bindi del 1997, che però non ha niente a che vedere con la ristrutturazione interna, di cui era sta garantita l’agibilità entro fine anno. “Fabbrica del Duomo” è l’appellativo dato all’appalto che, da urgente quale era considerato, per dare maggior funzionalità ai reparti, si sta rivelando un puzzle infinito. “Per quanto ne so – dice il direttore dell’APPSS Luciano Flor – non mi risultano intoppi burocratici o di finanziamento, quindi il problema, eventualmente, è da addebitare all’impresa costruttrice, anche se va ricordato che lì abbiamo avuto a che fare con il fallimento di una delle ditte appaltatrici, e quindi aggiornare l’appalto, secondo le assurde procedure esistenti”. La storia di questo cantiere infinito è nota. Più volte ce ne siamo occupati, anche in occasione delle lamentele del personale medico e paramedico, costretto - da quando sono iniziati i lavori - ad accogliere i pazienti in container esterni, diventati ora una componente fissa dell’ospedale. L’auspicio dei dipendenti della struttura è che presto i locali possano essere messi a disposizione dell’utenza. Ma, le lungaggini, tollerate finora, non depongono a favore di una data certa. (e.z)


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Economia

GENNAIO 2014

Un patto sociale tra generazioni

È anche in Trentino la strada obbligata per uscire dalla crisi di Marco Zulberti

L’esordio di Rossi come nuovo Presidente della Provincia Autonomia di Trento con un programma centrato sul futuro dei giovani proiettati nell’innovazione, se da una parte raccoglie il plauso quasi automatico della popolazione trentina, dall’altra solleva subito l’interrogativo sul come si può E’ indubbio che in Trentino, dove gli occupati sono meno della metà della popolazione residente, 230.000 su 530.000, offrire lavoro ai giovani appare ancora possibile, visti gli indici di occupazione ancora sotto la media europea, non solo in settori tradizionali come quelli del turismo, dell’agricoltura e della green economy, ma anche nell’innovazione, quando per innovazione si intendono settori come quelli dell’energia, dei trasporti, del risparmio energetico, delle telecomunicazioni, che sono rimasti indietro perché ancora legati al consumo di petrolio, che oggi con costi quadruplicati rispetto a dieci anni fa impone un ripensamento. E allora per condurre i giovani all’occupazione in questi settori, come si auspica Rossi, in qualità nuovo presidente della Provincia Auto-

noma di Trento, è necessario un vero e proprio patto sociale tra generazioni. Le generazioni del baby boom nati tra gli anni cinquanta e sessanta che hanno goduto di tutto il benessere della crescita economica di questi decenni e che si apprestano ad andare in pensione devono forzatamente cedere una parte delle

oggi puntare sui giovani con una massa monetaria e un reddito disponibile che a causa del debito pubblico rimarranno in contrazione anche nei prossimi anni, soprattutto di fronte a un drammatico calo dei giovani assunti con contratto a tempo indeterminato.

loro conquiste economiche, sia in termini di reddito che previdenziali per far accedere le nuove generazioni. Quando il governo Monti varò la riforma previdenziale annunciata con la voce rotta dalla commozione del ministro Fornero, il paese accettò con rassegnazione il drastico allungamento dell’età lavo-

rativa, necessario all’Italia, per uscire da disastro economico a cui aveva condotta la classe politica, economica e imprenditoriale, che ha guidato il paese negli ultimi vent’anni. Nei vari scontri del governo con il sindacato per l’errata valutazione del numero degli esodati, che variava nelle stime governative da quelle di sindacato di centinaia di migliaia di lavoratori, qualche analista avanzò il dubbio che il prolungamento dell’età pensionabile dei dipendenti del pubblico impiego avrebbe solo aumentato i costi e aumentato ancora di più il debito per il blocco del ricambio dei dipendenti. E’ ancora presente nella memoria del paese come nel 2012 nonostante le riforme fatte in extremis dal governo Monti, il debito continuava a salire. La risposta era chiara. In presenza di sovrabbon-

Franklin Delano Roosevelt

danza di personale e di tassi di burocrazia e inefficienza, è più costoso mantenere al lavoro un dipendente pubblico che mandarlo in pensione. La recente decisione di abbuonare dieci anni ai dipendenti delle forze armate e mandarli in prepensionamento fonda su questo presupposto l’inversione di rotta rispetto alla riforma della Fornero. Ma questo vale anche per altri settori. E’ possibile immaginare muratori, operai alla trafila, o in fonderia, meccanici, falegnami, camerieri, ma anche impiegati allo sportello, docenti, maestri, di sessantasette anni con 42 anni di contributi? E’ giusto scaricare sulle generazioni più vecchie, la crisi generata dalla classe politica, e nel contempo condannare alla disoccupazione e alla precarietà quelle più giovani? Siccome le domande sono tutte retoriche, la riposta è: “sicuramente no”. Si deve anche aggiungere che il bilancio previdenziale, se il numero dei lavoratori che contribuiscono alla continuità del fondo pensionistico cala, rischia di andare in crisi e di erogare pensioni di

importo sempre più basso. E allora tornando al programma di Rossi come è possibile, dimostrando di non voler cadere nella retorica populista, dare occupazione ai giovani senza coinvolgere in questo un grande patto sociale le generazioni più vecchie, le parti sociali, i sindacati e l’intera economia locale nel rinunciare ad una parte dei diritti acquisiti a favore di un ingresso nel mondo del lavoro delle generazioni più giovani? Nel 1933 Roosevelt in cento giorni salvò gli Stati Uniti dalla recessione del 1929 con quattro Atti contemporanei su redditi, banche, occupazione e distribuzione delle ricchezze. Il Trentino oggi ha nelle sue mani lo strumento potentissimo dell’Autonomia: che lo utilizzi per introdurre regole sulla distribuzione dei redditi, sui costi dell’energia (non si capisce perché oggi le società di servizi di pubblica utilità siano le uniche a fare utili), per un ritorno all’equo canone, per una calmiere del costo degli immobili, dando forma veramente ad un patto sociale tra le generazioni.

Inaugurato a Pieve di Bono domenica 15 dicembre

Il Polo della Protezione civile è realtà Il nuovo Polo della Protezione civile di Pieve di Bono è oggi una realtà significativa per la Valle del Chiese. Inaugurata il 15 dicembre, la struttura, realizzata in località “Al Ben”, diventerà punto di riferimento per tutta la zona del medio Chiese e importante presidio per la sicurezza pubblica. Un Polo funzionale e moderno, realizzato in acciaio e legno delle dimensioni di 90 metri di lunghezza e circa 15 di larghezza. L’opera è stata realizzata dalla ditta Edil Costruzioni di Lonigo di Vicenza, i lavori sono durati un anno e mezzo e sono costati 3 milioni e mezzo di euro, di cui la metà a carico della Provincia. Nei nuovi locali troveranno spazio, oltre ai Vigili del Fuoco di Pieve di Bono, un corpo dinamico composto da 22 unità più otto allievi e 4 onorari, anche il Soccorso alpino e la stazione della forestale. Presente alla cerimonia di inaugurazione l’assessore provinciale alla Protezione civile Tiziano Mellarini, assieme al consigliere provinciale Mario Tonina, al sindaco Attilio Maestri, all’ispettore distrettuale delle Giudicarie Gianpietro Amadei e al comandante dei Vigili

del Fuoco di Pieve di Bono, Fabrizio Poletti. Tutti hanno sottolineato come questa costruzione valorizzi il forte spirito di volontariato che ispira l’azione della protezione civile trentina, dei vigili del fuoco, un mondo di impegno che è un modello organizzativo che si è fatto apprezzare in tutta Italia, specie nelle ultime emergenze, a partire dal terremoto a L’Aquila, gli incendi in Sardegna, fino al arrivare al recente terremoto in Emilia del maggio 2012. A tagliare simbolicamente il nastro è stato un veterano del corpo dei Vigili del Fuoco di Pieve di Bono, Aldo Tagliaferri, 85 primavere e comandante dei pompieri di Creto dal 1965 al 1978. Poi la festa della patrona dei Vigili del fuoco Santa Barbara, in compagnia del corpo bandistico locale. Infine, a rimarcare i valori che stanno dietro l’appartenenza ad un corpo come quello el Vigili del Fuoco, sono stati premiati Guido Scaia, Sandro Corradi e Roberto Filosi per 30 anni di attività, Paolo Aricocchi ed Egidio Filosi per 25 anni di attività nonché Luca Sartori e Alfredo Armani per 20 anni. (r.b.)


Economia

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Intervista al presidente e al vicepresidente della Cassa Rurale Giudicarie-Valsabbia-Paganella

«Dallacrisisiescerecuperandofiducia» Possiamo finalmente ritenerci fuori dal tunnel? La crisi economica è ormai alle spalle? “Da un lato i segnali anticipatori della situazione economica indicano che anche nel nostro paese nei prossimi mesi si dovrebbe ritornare ad una crescita positiva dell’economia. Tuttavia noi riteniamo necessario escludere l’illusione che tutto possa ritornare come prima”. Più precisamente cosa emerge dal vostro punto di vista? Per le banche, la raccolta da clientela italiana è sostanzialmente ferma da 3 anni e ciò è sicuramente la conseguenza del calo del reddito disponibile delle famiglie. Va peraltro evidenziato come le banche grandi hanno sempre raccolto molti fondi (per finanziare imprese e famiglie) anche dall’estero (banche e istituzioni finanziarie) e che questa forma di raccolta ha subito una drastica diminuzione dal 2011 ed è ancora in trend negativo. Funziona così anche per le nostre casse rurali? Questo fenomeno non riguarda naturalmente le piccole banche che non raccolgono fondi all’estero come la nostra Cassa

Sono ormai trascorsi 5 anni dall’inizio della crisi finanziaria che per molti versi ha costituito la premessa per l’inizio del ciclo economico negativo che ha colpito particolarmente l’economia europea e quella italiana. Per meglio fare il punto della situazione abbiamo voluto incontrare Andrea Armanini e Luca Martinelli, rispettivamente presidente e Rurale che sta vedendo nel 2013 un buon recupero della raccolta, ben superiore allo scorso anno. Si sente tanto parlare dell’importante ruolo svolto dalla Banca Centrale Europea a favore delle banche. Di cosa si tratta? La Banca Centrale Europea ha attivato una serie di iniziative a sostegno della liquidità delle banche che hanno potuto dall’inizio del 2012 attingere a finanziamenti a basso costo direttamente dalla Banca Centrale Europea. Questo ha portato a 2 risultati: un riequilibrio della liquidità per le banche grandi e la possibilità per tutte le banche di utilizzare questi fondi per riacquistare una parte dei titoli di Stato italiani che erano in mano agli investitori stranieri. Con questa operazione il debito pubblico italiano in mano agli stranieri è passato da oltre 40%

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del 2011 al 30% attuale, contribuendo a diminuire il cosiddetto spread sui titoli di stato italiano, passato da novembre 2011 a novembre 2013 dal 575 a 235 punti. Con questa possibilità tutte le banche italiane hanno potuto anche beneficiare del differenziale di rendimento e sostenere i margini dei propri bilanci. Questo come influisce sui tassi di interesse, sulla crisi e sui bilanci delle banche? L’azione della Banca Centrale Europea ha prodotto una riduzione drastica dei tassi di interesse, portando il tasso di riferimento Euribor ai minimi storici dello 0,20% (media euribor 3 mesi 2013) con un impatto violento nella cosiddetta forbice dei tassi applicata dalle banche (passata da più di 3 punti del 2007 a meno di 2 punti media 2013). Nel concreto cosa significa? In altri termini è come se fosse venuto meno un terzo dei ricavi delle banche italiane. A questo importante fenomeno di riduzione dei margini le banche italiane si trovano a dover far fronte anche alla crescita delle cosiddette sofferenze bancarie, che comportano la necessità di spesare la parte non recuperabile dei crediti per i quali si deve agire per il recupero del credito con le azioni legali. Alla luce di ciò, quali sono le considerazioni che come Cassa Rurale state facendo? Il quadro schematico sopra tracciato è tutt’ora in evoluzione e possiamo affermare che per tutte le banche italiane il sostegno della Banca Centrale presieduta da Mario Draghi è ancora molto importante, almeno sino a quando le condizioni della crisi economica non invertiranno convintamente al bello. In Italia in particolare ci troviamo quindi ad “attraversare un guado”, con una situazione economica condizionata dalla necessità di una

vicepresidente della Cassa Rurale Giudicarie-ValsabbiaPaganella, ai quali abbiamo rivolto alcune domande. In particolare, grazie alla loro disponibilità, abbiamo riflettuto su alcuni aspetti della situazione finanziaria delle banche italiane, che spesso vengono individuate come uniche responsabili della crisi in atto. stabilità politica che possa favorire la prevista ripresa, allentando ulteriormente la tensione sui tassi dei titoli di stato italiano. (Lo spread fino al 2011 è stato attorno ai 100 punti base). E la Banca Centrale Europea come prevedete si comporterà nel prossimo anno? La Banca Centrale Europea ha garantito il proprio sostegno al sistema finanziario sino a giugno del 2015. Nel corso dei prossimi mesi si dovrebbe capire se queste misure potranno favorire una reale e concreta ripresa o se, invece sarà necessario un ulterio-

re sostegno finanziario da parte della Banca Centrale Europea in particolare ai paese periferici dell’Europa. In conclusione possiamo ipotizzare che, come avvenuto negli Stati Uniti, l’azione straordinaria della Banca Centrale Europea possa agevolare le banche ponendo gli Istituti grandi (in Italia le prime 5 banche rappresentano oltre i tre quarti dei prestiti erogati) in una condizione di tranquilla liquidità; se si confermeranno i segnali anticipatori della ripresa è probabile che le banche debbano riconsiderare opportuno e conveniente

prestare i soldi alle famiglie ed alle imprese piuttosto che acquistare titoli di stato (cosa che si è resa indispensabile per le sorti del nostro Paese). Ma in questo complesso e delicato contesto, come intendete muovervi come Cassa Rurale? Il nostro Consiglio di Amministrazione a fine dicembre ha deliberato di mettere a disposizione sul 2014 le medesime risorse finanziarie del 2013, al fine di sostenere opportunamente le famiglie e le imprese del nostro territorio. Vogliamo continuare ad investire per la nostra gente, a tutto tondo. Non dimentichiamoci poi che nel corso del 2013 abbiamo speso oltre 450 mila euro per i soci, i giovani, le associazioni e le nostre comunità. Così continueremo a fare anche nel 2014. (r.gdg)

Esteriori, inaugurato il nuovo asilo nido La struttura è sita nelle ex-scuole di Comighello e ospiterà 34 bambini

Ha aperto i battenti già a settembre il nuovo asilo nido delle Giudicarie Esteriori, anche se l’inaugurazione ufficiale è stata in dicembre. Ricavato nelle ex scuole di Comighello, il nido è stato visitato dai sindaci, dal vicepresidente della Comunità delle Giudicarie Piergiorgio Ferrari, dal consigliere provinciale Mario Tonina e dal parroco Don Gilio per la benedizione. Il nido è in un volume nuovo aggiunto all’edificio già esistente, nel quale, come previsto dalla legge, ci sono 9 mq di spazio interno e 16 mq di spazio in giardino per ognuno dei 45 bambini che la struttura è in grado di ospitare. Un salto notevole dai 16 che il nido provvisorio istituito a Ponte Arche riusciva a garantire. Al momento i piccoli ospiti sono 28, diventeranno 34 con la finestra di entrata prevista a gennaio. Eppure voci, pianti e risate nei corridoi dell’ex scuola di Comighello sono molte di più, grazie alla

presenza nel ristrutturato edificio della materna di Santa Croce, ospitata nella struttura con un accordo fra i due comuni di Comano Terme e Bleggio Superiore. “Una sinergia proficua – ha spiegato il sindaco di Comano Terme Livio Caldera – visto che è la materna a fornire i pasti anche all’asilo nido e Bleggio Superiore riesce a svolgere i lavori di ristrutturazione alla propria struttura”. Il percorso del nido è iniziato nel 2007, quando furono, non a caso, due donne ad interessarsi perché il servizio venisse offerto per le Esteriori, il sindaco di Stenico Monica Mattevi e l’assessore di Comano Terme Micaela Bailo. Costata 1 milione e 95mila euro, dei quali 931mila coperti da contributo provinciale, la struttura è dotata di pannelli fotovoltaici (100mila euro di investimento per tutta la scuola) e serve tutte le Esteriori. (d.r.)


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Nella noia del tempo lento a passare come la fame, quella mi accende la televisione che neanche vede, orba com’è, strano attrezzo dell’epoca moderna di cui non faccio uso essendo la mia dimora nell’empireo celeste. L’ho vista talvolta, nei primi tempi, ricordo il Mike Bongiorno con “Lascia e raddoppia”, simpatico con quella Eddy Campagnoli che mi sembrava una brava ragazza, e Corrado e Enzo Tortora, tutte persone simpatiche e per bene. M’era piaciuta allora! Ma non ora...porca vacca! L’ho guardata attentamente per un paio di giorni, notte e giorno, per farmene un’idea, non l’avessi mai fatto tanto è stato il disgusto che mi ha bloccato lo stomaco e tutte le attività defecali ed urinarie; ma com’è possibile che le genti giudicariesi siano in balia di simili balordi personaggi, uno più ignorante dell’altro, donne e uomini di uno zoo di bestie umane il cui unico merito è di esporre alla pubblica goduria tette e culi e nient’altro, e con tali requisiti pontificano come avessero una laurea in legge, non sapevo che i bei muscoli di un giovanotto bisex e qualche culo portassero nelle nostre case tanta intelligenza, tanto sapere, poveri noi. Sono incazzato, eleverò quanto prima le debite proteste nell’alto dei cieli. Che blocchi il buon Dio le antenne, abbatta i satelliti, annebbi i monitor, recuperi la decenza persa, a che servono le grandi scoperte? A distruggere l’intelletto umano. Meglio vivere nelle caverne dove ognuno aveva a che fare con il proprio cervello che gli permetteva di essere libero e di trovare soluzioni alla propria vita. La televisione, così come l’ho vista, avvilisce, rimbambisce, non si salva nessuno. Fa schifo. E’ piena di programmi fasulli, anche quelli scientifici, pieni di teorie strampalate per far colpo, sono anch’essi dei truffaldini, più le sparano grosse e più fanno ascolto e allora giù ad inventarne di cotte e di crude....e noi, inebetiti

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

«Abbasso la televisione!» Tra pornografia, le notizie superficiali dei Tg, i dibattiti sterili sulla politica Pieno d’acciacchi il vostro vetusto ma sempre attuale Saltaro, ha passato gli ultimi giorni dell’anno ospite dell’Orsolina, donna asprigna, ma dal cuore immenso. Nella sua cucina antica ho assaporato aromi d’altri tempi, odori ormai dimenticati, confusi dai profumi usati dall’Orsolina, dopo aversi lavato l’anima ed il corpo, comprati per l’occasione in cooperativa. Deve aver sba-

dalla curiosità, ad ascoltarli come se leggessero il Vangelo, anzi di più, il Vangelo a Messa la domenica, si e no che l’ascoltiamo! Per non parlare dei dibattiti sulla vita “reale”, quattro pollastre con la bocca, seno e pancia rifatte, che ci dicono quel che è giusto e quel che è sbagliato, loro, che la vita reale la passano da un night club all’altro, e che niente o poco sanno delle difficoltà di ogni giorno, dell’allevare i figli, dei problemi fra genitori, delle mamme in difficoltà e dei padri disoccupati, molte di loro hanno figli da padri diversi che neanche si ricordano chi siano veramente. Gli uomini poi fanno, a dir poco, la figura dei tromboni. Di solito nean-

che sanno parlare l’italiano, se la cavano in romanesco, dicendo un sacco di “fregnacce”. E quelli dovrebbero essere coloro che tengono compagnia agli italiani nel tempo libero, quelli non li vorrebbero neanche in un circo malandato, forse a governare gli animali, ma probabilmente non saprebbero fare neanche quello. Se poi per caso vi imbattete in “Uomini e donne”, che per me suonerebbe meglio come “Babbuini e signore in libertà (si fa per dire!)”, potreste assistere al massimo della insipienza e della stupidità. Qualcuno ha proposto di proibire in Tv la violenza e la pornografia? Condivido in pieno e con me è d’accordo ogni persona dignitosa di questo mondo. Il problema è

gliato qualcosa, ne sono certo, non mi sembrano profumi di particolare pregio, mi richiamano la cottura di cavolfiori, cavoli capussi, ed altre mangerie, ma l’Orsolina garantisce che quelli sono profumi di Parigi. D’altronde io non me ne intendo granché ed accetto il suo dire, anche se rimango convinto che ci siano di mezzo cavoli e verze in abbondanza.

che persone dignitose ne esistono sempre meno anche in Giudicarie. Per non dire dei Telegiornali, in particolari quelli berlusconiani, tutte notizie di poco conto con il solito governo che non fa niente, le tasse che non calano, le imprese che chiudono, quasi avessero l’ordine dall’ex Cav. di scoraggiare gli italiani, poi tutta una serie di disgrazie, rapimenti e stupri; vallo a spiegare alle bambine cosa siano gli stupri, o il “sesso orale” che con tanta disinvoltura se ne parla a tutte le ore del giorno e della notte. Per non parlare dello sfilare a proposito ed a sproposito di donnine mezze nude che cambiamo moroso due volte al giorno purché sia un calciatore ricco sfondato o un politico specializ-

zato in ruberie, e giovinastri straniti, dall’ambiguo sesso, sembra che se non si è un po’ ambiguo in Tv non si è accettati, la Tv è di per sé ambiguità. Bell’esempio di modelli proposti alla nostra gioventù, tette e culo per le ragazze, calciatore o gigolò per i ragazzi, queste le professioni per il futuro! Ormai la verità è diffusa dalla televisione. Nulla di ciò che esiste è vero se non l’ha detto la televisione. Sono i media che hanno creato i no-global, che hanno moltiplicato i lanciatori di sassi sulle autostrade, che incitano (inconsciamente) allo stupro, che fanno apparire la violenza come normalità, che scoraggiano od esaltano le malefatte dei politici a seconda della parte in cui militano. Se ne parlassero di meno, il clima dell’illegalità in Italia sarebbe diverso. E’ un vero e proprio stillicidio di violenza e catastrofismo che nella cronaca di tutti i giorni, dà un’immagine nera e negativa della nostra terra vista sempre con la lente del pessimismo. Evviva gli “Avanti e ‘ndrè” che se non altro han portato una testimonianza diversa in Tv, hanno riportato sul grande schermo le nostre canzoni di ieri, con lo spirito dei nostri padri, con l’umore e l’ironia tipica della nostra gente, per un quarto d’ora la Tv sembrava più nostra, più normale, ma poi sono spariti, immaginarsi, non

avevano nè culo nè tette, e per di più, vestiti com’erano, non facevano gola a nessuno, ma quanto sono stati bravi. Pensate che li richiamino? Giammai! Se non come animali strani da far vedere in uno zoo di animali normali. Per loro! Ma quel che più mi fa incazzare è che poi alla fine la colpa di questa Tv “sporcheria” siamo ancora noi, babboni che la guardiamo. La Tv è una azienda come un’altra, vende quel che piace alla gente, bello o brutto che sia. Fra un programma serio di storia o di scienze od altro che non fa ascolti, ed uno del tutto sbragato e povero di spirito e d’intelletto che fa ascolti con le sue culettine che gironzolano, è certo che la Tv manda in onda il secondo. Allora siamo noi i polli da spennare. Ma se questo vale per le Tv di Berlusconi che l’ha voluta a sua immagine e somiglianza, non dovrebbe valere per le Tv di Stato, un servizio pubblico pagato da tutti noi, quello almeno dovrebbe rispettare la decenza. Ma la decenza nel nostro Paese è sparita con la dignità, con l’amor proprio, con la rispettabilità e l’orgoglio, ormai la nostra società è impregnata di indifferenza, di menefreghismo, siamo diventati abulici, pigri, narcotizzati dall’effimero, assuefatti ad un tepore ipnotico che è il prodotto finale delle televisioni, se ormai siamo così irreparabilmente tarati, se siamo noi la causa del nostro male , cavoli nostri! Che il nuovo anno porti consigli, e il vostro Saltaro mai più guarderà la televisione! Parola! Provateci anche voi....!


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Attualità

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L’intento è di costruire una struttura protetta. La futura casa di questi sfortunati ragazzi che, oggi grazie a cure e alle migliori condizioni di vita, hanno aspettative di vita di gran lunga superiori a quelle di un tempo. Per questi ragazzi, afflitti da disabilità gravi (sei in tutto, per ora, ma altri potrebbero averne bisogno) si vuole realizzare una struttura protetta, di cui esistono: un progetto, un terreno su cui costruirla, e parte dei finanziamenti già stanziati dalla Provincia. L’ubicazione è a Tione, in via Fabio Filzi. Il costo dell’immobile è di 4.200.000 euro. Una delibera provinciale ne ha messo a disposizione tre quarti (3.400.000 circa), con un sussidio a fondo perduto del 75%. All’appello mancano però 800 mila euro. Una cifra troppo rilevante, perché se ne possano far carico le famiglie . Per cui, l’associazione “Piovanelli-Pellegrini”, che lavora a contatto di gomito con la locale Anfass , ha deciso di bussare alla porta di comuni ed enti locali. Sulla falsa riga di quanto fatto per Cavezzo. Si spera in una gara di solidarietà che permetta di realizzare il progetto predisposto dagli architetti Marzoli e Fusari. Un complesso a due piani, capace di ospitare, in piena autonomia, i disabili gravi che in futuro non potranno più avere il sostegno delle famiglie. “Sarebbe un peccato – hanno spiegato il presidente dell’ente morale Luigi Battocchi e il vice Mirco Pellegrini - che i soldi stanziati dovessero tornare alla Provincia”. Nell’ul-

Un aiuto peri giovani con disabilità La Fondazione Leonia Piovanelli “cerca” fondi per la casa destinata ai portatori di handicap di Ettore Zini Una Cavezzo bis per i disabili del luogo. Riusciranno i genitori della fondazione “Leonia Piovanelli e Maria Roberta Pellegrini” di Tione a bissare la gara di solidarietà dei comuni giudicariesi che, lo scorso anno, ha contribuito a realizzare una scuola per un comune terremotato dell’Emilia? Loro, ovviamente, si augurano di si. Anche se, di questi tempi, far scucire 800 mila euro ai comuni, seppur tima seduta dell’anno, il direttivo dell’associazione, di cui fanno parte una trentina di familiari, è stato ricevuto dalla Conferenza dei sindaci. Ai responsabili delle amministrazioni e ai Bim di Sarca e Chiese è stata avanzata la richiesta di coprire la somma restante: quel residuo 25%, non compreso nel contributo Pat. “Sappiamo che la situazione economica – ha spiegato Luigi Battocchi – non è delle migliori, nemmeno per gli enti locali. Ma, vista la valenza sociale del progetto, chiediamo di trovare il modo di coprire la parte mancante del finanziamento”. Le prime reazioni sono state positive. Alcuni sindaci, Tione in prima fila, hanno già dato la loro disponibilità. Ora però c’è da presentare un dettagliato piano di intervento. I comuni,

per una causa nobilissima come il “Dopo di noi”, non sia facile. Ma, sarebbe un vero peccato deludere le aspettative di chi è preoccupato per il futuro dei loro figli. Figli con gravi disabilità. Gestiti oggi in famiglia, con l’aiuto della locale Anfass. Ma, domani? Chi si prenderà cura di loro? E, soprattutto, dove alloggeranno, Giacché i genitori non sono destinati a durare in eterno?

si sa, sono alle prese con i bilanci rigidi. I capitoli di spesa sono già destinati. I

genitori del “Dopo di noi”, però, sono fiduciosi. L’importante è che si facciano

Il rendering del futuro centro per l’Anfass

le delibere. Poi, se ci sarà da attendere, pazienza. Con Cavezzo, si sono di-

mostrati generosi. Ora si aspettano che lo siano anche per la loro gente.

Sono ventisette, i disabili gestiti dal “Centro”

“Fondazione” eAnfass, in sinergia Alla Fondazione Piovanelli-Pellegrini il compito di mettere a disposizione le strutture. Alla locale Anfass, l’organizzazione e la gestione dei servizi per i ragazzi disabili e subnormali giudicariesi. Ventisette in tutto. Di cui sei gravi. Quasi tutti in carrozzella, e con patologie importanti, per cui i genitori hanno chiesto il sostegno per il “Dopo di noi”, e la realizzazione della struttura per cui la Provincia ha stanziato un contributo importante. Ma, non sufficiente a coprire tutti i costi. Gli altri fanno parte di tre gruppi distinti: uno, di dieci ragazzi, piuttosto autonomi che svolgono piccole attività manuali ed esercizi per la cura della persona nel locale centro Anfass di Tione, dalle 8 del mattino alle 16 del pomeriggio. Più un secondo gruppo di cinque, con minori autonomie che svolgono attività più contenute, sempre affiancati da un operatore.

Infine un altro gruppo di sei, molto più autosufficienti, che trovano occupazione nel Laboratorio Sociale di viale Dante. Destinato a trovare posto nella nuova struttura di via Filzi, dove sono appunto previsti spazi per la piccola falegnameria e il laboratorio dove vengono realizzati lavoretti in conto terzi. Per i ragazzi senza genitori e per dare sollievo alle famiglie per brevi periodi (è il caso di malattia o assenza momentanea), l’Anfass gestisce a Tione anche una comunità alloggio dove, per brevi periodi, alcuni ragazzi (sette) possono essere ospitati anche la notte. A mancare però è una struttura protetta che possa ospitare a tempo pieno quei disabili destinati in futuro a sopravvivere ai loro famigliari. Il grande cruccio di quei genitori che vorrebbero veder realizzato il sogno di una casa d’accoglienza per i loro figli. (e.z.)

La giornata premia chi si è distinto durante il percorso formativo

Giornata dell’eccellenza per l’Enaip di Tione Nove studenti dell’Enaip di Tione sono stati premiati, mercoledì 18 dicembre, nell’ambito della Giornata dell’Eccellenza, una manifestazione istituita da anni dall’istituto professionale tionese, per premiare chi si è distinto durante il percorso formativo. I festeggiati, a cui è stata consegnato un orologio e un assegno di 200 euro ciascuno, sono: Marco Giuliani (100/100) di San Lorenzo in Banale, operatore alle lavorazioni meccaniche; Mirko Masiero (96/100) di Darzo di Storo operatore professionale edile ad indirizzo costruzioni; Mirco Foglio (92/100) di Ponte Caffaro- Bagolino operatore professionale edile ad indirizzo costruzioni; Stefano Aldrighetti 890/100) di Stenico operatore professionale edile ad indirizzo carpenteria in legno; Simone Pini 8100/100) di Carisolo ope-

I ragazzi dell’Enaip premiati

ratore ai servizi di cucina; Irene Ghezzo (96/100) di Stenico operatore ai servizi sala bar; Andrea Cassinelli (98/100) di Storo diploma tecnico per l’automazione; Heidi Iagher (97/100) di Tonadico diploma tecnico di cucina e della ristorazione; Andrea Nesler (92/100) di Bolzano diploma tecnico edile di carpenteria del legno. La cerimonia è avvenuta nell’auditorium Lorenzo Guetti alla presenza di famigliari, autorità e degli studenti del centro. Il premio è stato patrocinato dalla Cassa Rurale Adamello Brenta. “Un punto di partenza per ulteriori successi” ha detto il direttore del Centro di Formazione Professionale Enaip, Emilio Salvaterra. Per l’assegnazione dei nove attestati si è tenuto conto dell’intero iter scolastico dei premiati. (e.z.)


Attualità

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Nel percorso “Mnemosine” i luoghi raccontano l’identità di questo paese

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Ragoli guarda alle proprie radici E’ uno sguardo attento alle rimanenze del passato, di luoghi ormai invisibili che dietro alle case e ai muri di oggi si celano ancora testimoni di eventi e della storia delle persone che ci abitarono per lungo tempo o vi passarono solo per un attimo fugace. Persone che dietro di sè hanno lasciato l’ombra della loro impronta a formare il carattere del paese. E’ quest’ombra che è stata catturata in una serie di racconti creati con il materiale recuperato da archivi e interviste, racconti che verranno posizionati in luoghi chiave del paese di Ragoli su un’apposita cartelonistica creata dalla grafica Anna Dematté ed accompagnati da alcune note di carattere storico. Un percorso a piedi fatto di parole e ricordi che chi vorrà potrà seguire a partire dal Campanile delle Regole dove una mappa guiderà locali e ospiti ad incamminarsi per le vie lastricate di porfido della Ragoli di oggi, sotto le scarpe i ciottoli della Ragoli di ieri. Le storie, è ai bambini per primi che si raccontano. Così Rosella e Roberta hanno passato un pomeriggio con i bimbi delle scuole primarie di Ragoli, Preore e Montagne a narrare di alpeggi, di emigrazione, della Guerra. Ognuno dei bimbi ha già scelto il proprio racconto e al rientro dalle vacanze di Natale si metteranno all’opera per trasformare le parole in disegni, per la mostra che in primavera inaugurerà ufficialmente il progetto. Nei disegni compariranno i regolieri che al suonare delle campane accorrevano al campanile delle Regole per la riunione, e chi non c’era per discutere delle questioni pubbliche andava multato. La Ragoli laboriosa della polveriera, della filanda e del caseificio. Quella delle donne al telaio di Casa Dro, popolari Penelope in attesa di sposi e figli lontani. Quella del botanico Giovanni Serafini e del maestro Gianbattista Giacomini. La Ragoli dei Berc, che dalla loro grande casa partirono attratti da una nave per l’America, un paese nel paese tanto erano numerosi. Partirono lasciando speranze e tristezze trattenute oggi nelle stanze vuote della grande casa di Ragoli. E ancora le fontane e la fabbrica dei carri, le case signorili dei notai, la cava di marmo nero. Personaggi scomparsi,

di Denise Rocca A Mnemosine, l’antica divinità greca della memoria, si è dedicata l’assessore alla cultura del comune di Ragoli Rosella Pretti che continua il suo mandato all’insegna dell’omonimo progetto culturale per recuperare e salvaguardare la memoria del paese e, con essa, quei luoghi cambiati, che vivono nelle lettere, nei libri e nella memoria dei vecchi, la cui ombra si proietta però lunga nella Ragoli odierna per for-

frammenti di storie che ne formano l’identità collettiva. Mnemosine continua, nella collaborazione con la curatrice di eventi Roberta Bonazza, in un nuovo progetto dal nome “PerRagoli. Un paese racconta”: storia di luoghi, persone e del tempo che scorre.

giare i caratteri e le usanze della memoria collettiva del paese e anche dei bambini che quel tempo non l’hanno vissuto, se non nelle storie

dei nonni e in quelle che fra poco compariranno nel borgo di Ragoli a segnare l’esistenza passata di luoghi e persone mai sparite del tutto.

Il Calendario 2014 per la Grande Guerra a Cimego

La direzione del Gruppo Culturale “Quatar sorele” è orgogliosa di annunciare che durante le festività natalizie di quest’anno verrà consegnato ad ogni famiglia il calendario del 2014 dedicato alla Grande Guerra del 1914-1918 che tanti drammi e lutti a portato al paese di Cimego. L’iniziativa vuol riportare alla memoria alcuni momenti di storia di quei drammatici eventi di cento anni fa. Nei prossimi quattro anni il Gruppo intende organizzare, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e le altre associazioni di Cimego, come la Pro Loco, la Banda Musicale, il gruppo Alpini, i Vigili del Fuoco, come l’Eco-Museo della Val del Chiese, eventi, convegni, proiezioni di film, mostre fotografiche e evocazioni storiche, che possano far rivivere quel lungo drammatico evento che ha colpito i nostri nonni, familiari e paesani di un secolo fa. Per fare questo vogliamo lanciare subito un primo invito a tutta la popolazione, anche giudicariese, nel raccogliere tutto quanto può far ancora ricordare la guerra come fotografie e lettere, o anche solo ricordi da registrare, in modo da poter magari anche nel 2015 fare un secondo e un terzo calendario, o magari anche un libro che ricordi la Grande Guerra del 1914 - 1918. Il Presidente unitamente a tutto il Gruppo Culturale dedica a tutta la popolazione di Cimego e a tutte le comunità delle Giudicarie che furono in qualche modo colpite dalla Grande Guerra gli auguri di un Felice Anno Nuovo nel centenario della sua memoria. Chi fosse interessato al Calendario si rivolga agli uffici comunali di Cimego. (m.z.)


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Attualità

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Il Consorzio irriguo di Pelugo a rischio estinzione Dubbi sul rinnovo della concessione se entro marzo non saranno rieletti gli organi statutari

Sono quindi plausibili le preoccupazioni degli ex membri dell’ultimo direttivo che lanciano un appello, affinché ci si confronti sull’utilità di non lasciar andare una derivazione che, tra qualche anno, i censiti potrebbero pentirsi di non aver tenuto in vita. Quello in questione è il Consorzio irriguo di miglioramento fondiario di Pelugo, iscritto al n. 134 dei consorzi irrigui della Provincia di Trento. E’ attivo da 4 dicembre del 1958. E annovera 190 soci di Pelugo, Vigo Rendena e Borzago. Un tempo era linfa vitale per l’intera piana di agricola lambita dal rio Bedù. Ma, con il progressivo abbandono dell’agricoltura (ora in zona operano non più di due insediamenti agricoli di rilievo), anche quel getto di acqua cristallina derivata dal corso d’acqua che scende dalle pendici dell’Adamello, non è più considerato indispensabile. Prova ne è che, da circa dieci anni, il direttivo di quel consorzio è ridotto allo stato vegetativo. E che dallo scorso 20 settembre, i suoi organi statutari, sono stati commissariati dalla Provincia. In attesa che qualcuno

di Ettore Zini Ha ancora senso mantenere in vita un consorzio irriguo? E se sì, perché soci e amministrazioni non si danno le mani di torno? Il vecchio Consorzio Irriguo di Pelugo, dopo oltre mezzo secolo di vita, rischia l’estinzione. Se

entro marzo, i centonovanta soci non si attiveranno rieleggere gli organi statutari, anche la concessione di quei 90 litri d’acqua il secondo, rilasciata a suo tempo dalla Provincia, è destinata ad essere soppressa.

Il rio Bedù di Pelugo da cui deriva l’acqua del Consorzio

non decida di riprenderne in mano le redini. Da quella data, a eseguire le pratiche di ordinaria amministrazione è il commissario Giulio Bazzanella. E, se entro marzo, i soci non saranno in grado di eleggere un nuovo consiglio di amministrazione, anche il consorzio non avrà più ragione di essere. E la concessione dovrà es-

sere restituita alla Provincia. Su questa eventualità si interrogano i membri dell’ultimo esecutivo, e lanciano un appello perché ciò non accada. “Sarebbe un vero peccato – dice l’ex presidente Nicola Campidelli – che, i cittadini non cogliessero l’opportunità di mantenere in vita una concessione, attiva da 55 anni.

Al nostro interno non c’è ricambio. E, i soci sembrano disinteressati a un’attività di cui domani potremmo pentirci di non essere stati capaci di sostenere”. Fino al 1989, anno in cui una devastante alluvione scardinò tutte le opere di presa, con la furia del torrente Bedù che oltre ad allagare campi e prati, spazzò via anche il

ponte sulla statale per Campiglio, il Consorzio irriguo di Pelugo resse al progressivo abbandono dei campi. L’economia della valle, più vocata al turismo, e meno all’agricoltura, ha subito un graduale cambiamento. Per cui, quella roggia che irrigava i 60 ettari della Piana attorno all’antica chiesetta di Pelugo (60,4 dice la concessione), è diventata anno dopo anno, meno indispensabile. Fino ad agosto, grazie ad un pugno di volenterosi, il consorzio è rimasto in piedi. “Ma, ora – spiega l’ex segretario Stefano Ongari – la Provincia ha varato norme più stringenti, e perché la concessione possa essere mantenuta, deve essere attiva, non solo sulla carta”. Per questo, Gilio Lorenzi, Nicola Campidelli, e Stefano Ongari, lanciano un appello: “Se perdiamo la concessione, non sarà più possibile riaverla. Quindi: carissimi soci, svegliatevi. Se entro marzo, non ci

sarà un direttivo e un piano di ripristino, addio concessioni.”. Oggi - spiegano – forse non se ne ravvisa la necessità. Ma, in futuro potrebbero essere vitali per l’economia della zona. Basta vedere - si osserva come in alcuni territori del Trentino si siano riscoperte o inventate nuove coltivazioni. Il mondo è in continua evoluzione. E, tra qualche tempo, ci si potrebbe pentire di non aver fatto il necessario per rientrare nei parametri dei piani di concessione dell’acqua pubblica. Senza pensare, che, una volta dismessa, la licenza potrebbe essere chiesta da altri, per altri scopi. Pinzolo, docet. Spiegano. Da qui, l’invito anche al Comune, finora tiepido sulla vicenda, ad attivarsi, per un impegno collettivo”. Entro gennaio, anticipano, indiranno un’assemblea. L’augurio è che il Consorzio irriguo di miglioramento fondiario di Pelugo, iscritto nei 270 consorzi di primo grado della Federazione Provinciale dei Consorzi, ridiventi motivo di interesse. E che entro i prossimi mesi si parli di rilancio. Non di chiusura.


Attualità Ma torniamo indietro di qualche mese, all’inizio di questa avventura. E a raccontarcela è Oscar: “Era quasi un anno fa, e stavamo tornando da un concerto che avevamo fatto a Carisolo. Avevamo fatto una bella serata, e dopo che Dario è tornato a casa, mi son messo al computer e ho pensato ‘ma si valà, perchè no!’ e ho compilato l’iscrizione a X-Factor. E’ stata una cosa pensata e fatta proprio li in quel momento, fatta tanto per ridere: anche la descrizione richiesta nel modulo l’ho compilata come un curriculum, del tipo ‘...e suoniamo fisarmoniche, tamburello e tamburo a pedale...’. Mai più ci chiameranno, pensavo, e difatti ho informato il Dario della cosa e ci abbiamo riso su.” E invece... “E invece ci hanno chiamati!” Sempre Oscar: “Appena ho letto la mail di risposta, ho chiamato subito Dario per dirgli così: ‘Dario, ti ricordi l’iscrizione che avevo fatto quella notte ad X-Factor?’ ‘Si..’ ‘Ecco, ci hanno preso!’. Non ci credevamo ancora, ma...Ora che siamo in ballo, balliamo! Anzi, suoniamo!” E li come si è svolto il tutto? E’ stato quello che abbiamo visto tutti alla televisione? Adesso risponde Dario: “ll’inizio no. Prima delle audizioni, che è quello che hanno fatto vedere in tv, ci sono stati i pre casting, dove eravamo in tantissimi. Era il 25 maggio a Milano, uno dei luoghi delle audizioni per il nord Italia, e in quella giornata non abbiamo visto i giudici ‘ufficiali’. Siccome eravamo migliaia, avevano sistemato decine di camerini dove ognuno di noi aspiranti doveva entrare ed esibirsi davanti a un paio di persone dello staff che filmavano la performance e poi la inviavano ai veri e propri giudici che selezionavano quelle più adatte al programma. Dopo qualche tempo la chiamata: eravamo stati presi per le audizioni ufficiali! Per quell’occasione avevamo organizzato un pullman per noi e i nostri fan della zona, che da Roncone ci ha portati a Milano, dove tra gli applausi e il tifo del pubblico abbiamo preso quattro

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“Avanti E ‘ndre” protagonisti a X-Factor

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Il duo folk della Valle del Chiese di scena nella popolare trasmissione televisiva

L

di Aldo Gottardi

a notizia ha già fatto il giro delle Valli più e più volte: gli Avanti E ‘ndre sono diventati i veri protagonisti di questa settima edizione di X-Factor Italia. Al famosissimo programma di talent scouting hanno partecipato infatti anche i due suo-

natori della Val del Chiese, attirando fin dalla prima puntata le simpatie dei giudici e del pubblico grazie alla loro simpatia e genuinità, continuando poi, a sorpresa, come protagonisti del programma “Dietro le quinte” X-Tra Factor.

Gli avanti e ndrè con Elio delle Storie Tese

si!...E Mika ha indossato la nostra maglietta!” E poi? ... “Dopo le audizioni abbiamo partecipato al ‘Boot Camp’, nel quale ci hanno eliminato. Ma grazie al ripescaggio tramite televoto siamo ritornati, e da li siamo diventati ospiti fissi di Xtra Factor, il programma di contorno all’X-Factor, dove vengono presentati i giudici, i dietro le quinte e i contenuti speciali dell’intero programma. E’ stato

PROSSIMI CONCERTI: 6 gennaio Spormaggiore, festa della Befana 9 gennaio Pinzolo, Trofeo Danilo Re 17 gennaio Sant’Antonio di Mavignola, sagra Sant’Antonio Abate 24 gennaio Pavia, CLUB HOUSE Per altre informazioni: www.avantiendre.it divertentissimo, soprattutto lavorare con Matteo Bordone (il presentatore), Vera Spadini (l’inviata sempre con noi in ogni puntata) e Rocco Tanica (paroliere e membro degli Elio e Le

Gli avanti e ndrè con Mika

Storie Tese, oltre che conduttore di Xtra Factor): in ogni puntata dovevamo fare delle sfide musicali, dove noi pescavamo il brano da riarrangiare tra tre opzioni contenute in buste nascoste. Due canzoni erano sempre brani tradizionali alpini, e uno era una canzone pop... e noi sceglievamo sempre la musica pop.” Ma sempre in modo casuale? ...“Assolutamente! Assicuro a tutti che niente era preparato: eravamo sempre in diretta!”. E i giudici veri e propri? Li avete conosciuti da vicino? ...“Li abbiamo conosciuti, si!! Dopo il programma, Mika ed Elio ci cercavano per suonare e cantare con lo staff. Ci avevano visti nelle prime puntate a far festa con il gruppo dei nostri amici e membri della produzione fuori dal teatro, con musica, formaggio, salami, birra e vino...e volevano anche

loro lo stesso trattamento! La Ventura e Morgan erano più riservati, ma non snob. Erano tutti delle bravissime persone, ma Mika ed Elio ci avevano presi più in simpatia e volevano divertirsi con noi ogni fine puntata!” “E’ stato divertentissimo quando abbiamo suonato a otto mani le nostre fisarmoniche con Elio e Mika in coppia con noi, mentre indossavano i nostri cappelli!!” “E anche quando Mika ci ha chiamati per suonare alla festa a sorpresa per sua mamma, organizzata nella sua villa di Milano!! Noi eravamo praticamente la ‘sorpresa’, finendo poi per cantarle una serenata in ginocchio.

E poi tutti assieme a giocare a tombola...” “E’ stato bellissimo, anche perché ci si sentiva tutti alla pari, ci trattavamo tutti allo stesso modo, in amicizia...” Che progetti ora? Questa esperienza ha lasciato qualcosa, oltre a bellissimi ricordi? ...“L’esperienza a XFactor ci ha fatto conoscere anche fuori dalle nostre Valli, e ce ne stiamo accorgendo dalle richieste di concerti che adesso ci vengono anche da fuori Trentino (ad esempio per una festa a Monza su richiesta di Nils Hartmann in persona, direttore per l’Italia di Sky Cinema e Sky Uno). Noi però restiamo sempre gli stessi ed affrontiamo con lo stesso spirito ogni avventura che ci si presenta. A noi piace far festa e far fare festa. Questo è l’importante!” “Per il futuro abbiamo in progetto l’incisione di un nuovo inedito, che dovrebbe uscire a gennaio, grazie all’aiuto e alla disponibilità di Gaetano Cappa (vocal coach di Morgan all’ X-Factor), che ci ha messo a disposizione il suo studio di registrazione a Bardolino. Ci piace vedere che il lavoro che abbiamo fatto fino adesso, con l’aiuto di tutti quelli che ci vogliono bene e ci seguono, ci ha portati fino a questo punto!” Un punto di arrivo spettacolare per il gruppo, nato “ufficialmente” nella primavera del 2011 in quel di Roncone, e che pare ci riserverà ancora molte sorprese! La soddisfazione e i complimenti non sono mancati in questo periodo del post X-Factor, ma è bene dire ancora una volta ‘Bravi!’ a questi due ragazzi, che tra amicizia, risate, spontaneità e sempre col sorriso sulle labbra, faranno a lungo parlare di sé.

Il commento del giudice Elio durante la performance del duo giudicariese


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La legge di stabilità è la nostra instabilità

Porto Franco

L’Italia verso il disastro finale? Ma nel dissesto generale del Paese per il Trentino ci potrebbe essere una soluzione B? Chi abbia seguito un po’ i giornali dei giorni scorsi ha avuto modo di rendersi conto quanto sia debole questo Governo e quanto sia ormai inquietante la corsa dei vari ministri per metter toppe e rattoppi ad un sistema finanziario e burocratico, che forse è alla vigilia dello sfascio finale. Una cosa è certa: la legge di stabilità in effetti si traduce nella nostra instabilità, l’instabilità di larghi strati della popolazione sulla quale pesa una crisi economica sempre più difficile e grave. E’ una legge che di fatto costerà agli italiani nel 2014 più di due miliardi di tasse vere e occulte, che ai lavoratori porterà ben pochi vantaggi (si parla – udite, udite ! - di un aumento, attraverso il famoso cuneo fiscale, di ben quindici/venti euro al mese), che bloccherà per tre anni le pensioni sopra i duemila euro. E’ una legge che – come ha detto la Confindustria – non apre di fatto alcuna prospettiva di ripresa. In compenso

Il premier Letta con il ministro dell’economia Saccomanni

di Ettore Zampiccoli L’approvazione della cosiddetta legge di stabilità, che si traduce in una grande manovra finanziaria per far tornare i conti dello Stato, è stata una vera e propria commedia. Ordini, contrordini, decreti inseriti nella manovra e poi velocemente ritirati, assalto alla la legge che voleva abolire le Province si è tradotta in una vera pagliacciata. Le Province rimarranno e le assemblee legislative saranno composte dai sindaci, che per tale incarico non saranno pagati. Ma resteranno comunque sul gobbone dei contribuenti tutti i costi della burocrazia e del funzionamento dell’ente ( uffici, palazzi, trasferte ecc.). Le indennità dei politici romani rimarranno di fatto immutate ( avranno una perdita di poco più di 500 euro al mese). Intoccabili i privilegi delle caste burocratiche : il segretario generale della Regione Sicilia prende più di 600 mila euro all’anno e non parliamo del personale del Parlamento, dove un usciere

diligenza con emendamenti proposti dalla maggioranza per accontentare clientele e lobbyes. E’ dovuto intervenire perfino il Capo dello Stato per far ritirare e riscrivere il decreto “Salva Roma”, che raccoglieva spese e istanze assolutamente scandalose.

ha compensi che i nostri giovani laureati si sognano. Intoccabili gli emolumenti dei dirigenti dei grandi apparati delle banche e dello Stato, a partire dal presidente dell’Inps per arrivare ad Alitalia e compagnia bella. Intoccabili pure i privilegi degli enti cosiddetti inutili, che continuano a vivere e pesare sullo Stato. Intoccabili i compensi folli dei vari conduttori Rai ( a Fabio Fazio oltre 5 milioni di euro in tre anni ) ecc. ecc. In questa situazione da basso impero irrompe Matteo Renzi. Riuscirà il nostro eroe a toccare il sistema politico che sta mandando l’Italia alla malora? Nessuno oggettivamente può saperlo ora. Certo che da qualche prima sventa-

gliata di idee e propositi non promette niente di buono. La disoccupazione dei giovani sta aumentando, le partite iva e le piccole e medie industria chiudono a raffica e Matteo Renzi promette solennemente che tra i primi problemi da affrontare ci sta lo “jus solis”, ovvero il diritto dei figli degli emigrati che nascono in Italia di avere immediatamente la cittadinanza italiana. Questi sono i tempi, queste le raffiche di vento che arrivano da Roma. Nessuna meraviglia poi se oltre un terzo degli italiani, intervistati da un noto istituto nazionale, dichiara che per risolvere la crisi italiana ci vorrebbe una rivoluzione e una frangia sempre più ampia si spinge più in là auspicando un uomo forte che spazzi via l’insipienza e la prepotenza delle caste politiche e burocratiche che gestiscono il potere romano. Beh, non sottovalutiamo questi rischi. Le proteste dei “forconi” vanno in questa direzione. E’ la volontà e la rabbia di migliaia di italiani che vogliono spazzare via le varie caste, dai partiti ai sindacati, responsabili di questo dissesto. Non a caso Giuseppe De Rita, presidente del Censis, proprio qualche giorno fa ha ammonito i politici facendo presente che ormai siamo al limite di rottura dell’equilibrio democratico.

E in questo panorama come se la caverà il Trentino e come se la caverà la sua autonomia? Non passa giorno che i giornali non ci raccontino dei tentativi o comunque delle ferme intenzione del Governo di tagliarci un bel po’ di fondi e di risorse. Noi speriamo che Rossi & C abbiano la forza di rivendicare i diritti ed i patti sottoscritti da Trento ( e dal Sudtirolo con alle spalle l’Austria ) con Roma. Ma il problema non è solo il rispetto dei patti. Il problema è di capire se il dissesto generale nel quale il Paese si sta indirizzando alla fine non trascini nel baratro economico e sociale anche il Trentino. Come insegnano i grandi strateghi di grandi imprese e organizzazioni nell’ipotesi di scenari difficili e incontrollabili si deve sempre pensare ad una via d’uscita, ad una soluzione B, che permetta di salvare il salvabile. E per il Trentino quale potrebbe essere la soluzione B a fronte del crollo del sistema italiano? Tanti in Trentino lo pensano ma pochi lo dicono. Il piano B potrebbe essere quello di pensare ad una forma di distacco del Trentino dall’Italia con un’autonomia totalmente integrale con modalità istituzionali e di rappresentanza tutte da studiare e definire. In Alto Adige – come ben si sa – ci pensano già da tempo avendo come obiettivo l’autodeterminazione, che di fatto si tradurrebbe in un’uscita dall’Italia ed un ritorno alla vecchia cornice tirolese e austriaca. Noi non auspichiamo una soluzione simile ma se la

frittata romana dovesse essere completa diciamo che dovremo tenerci ben stretti gli altoatesini e capire quali potrebbero le comuni vie di uscita. Autonomia integrale? Autodeterminazione? Ipotesi di confederazione con il Sudtirolo ed il Nord Tirolo? Sicuramente molti bolleranno queste ipotesi come soluzioni antistoriche, antieuropee ed impercorribili. Peraltro nell’Europa orientale la Slovacchia si è staccata pacificamente dalla Cechia. La Catalogna punta a tappe forzate verso il divorzio da Madrid. Ricordiamo che nella storia nulla è definitivo ed immutabile. E’ caduto il Muro il Berlino perché non potrebbero cadere altri tabù? Siamo a cento anni dalla prima guerra mondiale, che portò i trentini più nolenti che volenti nell’orbita italiana. Ma non bisogna mai dimenticare, a questo proposito, quello che disse il ministro Salandra alla vedova di Cesare Battisti incontrandola a Roma dopo la fine del conflitto. Salandra, nel corso di un colloquio, ascoltò la vedova di Battisti e poi, congedandola, disse quel che pensava : “Certo che avevate ben poca voglia di essere redenti lassù”. Si riferiva ovviamente ai trentini, alla stragrande maggioranza di quei trentini che purtroppo avevano subito le scelte di Battisti. La vedova Battisti – raccontano gli storici – rimase turbata ma questo, sia detto con grande rispetto per Battisti, non cambia la realtà di allora.


Cooperando

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Questo modello può diventare un punto di riferimento anche in questo importante comparto

La forma cooperativa a supporto dello sviluppo turistico di Alberto Carli

Una veduta di Pinzolo nell’abito invernale

A fine 2013 si è tenuta la VI edizione che tra le varie testimonianze ha visto anche quella della Federazione della Cooperazione Trentina. BITAC raggruppa tutti quegli operatori turistici che hanno scelto la forma della cooperativa per lavorare nei rispettivi ambiti: alberghi, tour operator, cooperative agricole, ecc... Vi si trovano quindi realtà anche molto diverse tra loro, ma nella maggior parte dei casi accomunate dalla volontà di proporre un turismo che non sia solo visita dei luoghi ma anche incontro con le persone e quindi in senso più ampio immersione totale in un territorio, con una particolare attenzione a tutte le forme di turismo responsabile e sostenibile. il Sottosegretario al Turismo, Simonetta Giordani intervenendo alla manifestazione ha dichiarato: “Assistiamo ormai da anni ad una crescita costante ed espo-

nenziale dei flussi turistici internazionali. È una domanda di arte, cultura e bellezza che non possiamo lasciarci sfuggire: per intercettarla dobbiamo puntare sulla capacità di fare sistema, sull’innovazione e sulla qualità dell’offerta. La cooperazione in questa strategia può svolgere un ruolo importante, non soltanto perché sostenendo i valori dell’inclusione, dell’arricchimento culturale e della sostenibilità, definisce un modello di offerta originale ed evoluto, ma anche perché puntando sul legame col territorio e sul pieno coinvolgimento delle comunità locali, è l’espressione evidente e tangibile della straordinaria, diffusa ricchezza del nostro Paese”. Le esperienze di cooperative nel settore del turismo realizzate in aree di montagna, dove il turismo è senza dubbio uno dei settori con maggiore margine di sviluppo, soprattutto se vie-

La Borsa Italiana del turismo Cooperativo e Associativo (BITAC) ha come obiettivo quello di promuovere il turismo cooperativo nelle sue varie esperienze, accrescendo la conoscenza delle opportunità che la cooperazione offre in termini di capacità di aggregazione di piccoli operatori e di ne opportunamente coordinato con politiche di valorizzazione delle risorse ambientali e culturali è un tema di grande attualità, strategico oltre che per il territorio anche per il movimento cooperativo stesso. Le nostre montagne sono un immenso patrimonio ambientale, naturale e culturale, che può essere ancor più valorizzato se si riesce ad attuare il passaggio da una concezione statica di queste ricchezze ad una concezione dinamica, che immagini un uso polifunzionale del territorio, da attuarsi attraverso la creazione di strutture di coordinamento tra risorse di diverso tipo, anche informatiche, per realizzare un turismo che possa spaziare da itinerari culturali, a itinerari naturalisticoambientali e a itinerari sportivi. In Trentino e in Giudicarie in particolare, l’adesione a forme consortili è elevata e a prescin-

dere dalle finalità ciò indica che questa forma di aggregazione è presente in maniera diffusa sul territorio e gli si riconosce una certa importanza e utilità. Tuttavia le principali funzioni riconosciute a questi tipi di aggregazioni sono limitate a quelle di natura commerciale e promozionale. Una nuova forma di specializzazione o di competenza dei consorzi o di nuove forme cooperative potrebbe dare risposte anche ad esigenze di tipo operativo , nella risoluzione di problemi di natura gestionale che incidono in modo particolare in termini di costi sulle attività. Ad esempio per ottimizzare i costi legati all’energia (sull’esperienza dei Consorzi Elettrici), al personale delle strutture ricettive per i servizi ai piani o di sala , ai prodotti per la pulizia. Le prospettive di consolidamento e di ampliamento della

sviluppo di proposte originali. La BITAC è una manifestazione creata dalle componenti turistiche delle tre principali centrali cooperative italiane per promuovere la conoscenza e la collaborazione tra le imprese e favorire la commercializzazione dell’offerta turistica cooperativa.

presenza cooperativa in campo turistico, le stesse esperienze di sviluppo di cooperazione tra operatori all’interno degli stessi comparti e le iniziative a livello di cooperazione territoriale, possono trovare proprio nella forma consortile e/o cooperativa un vantaggio competitivo sostanziale. Non tanto per elementi di efficienza o professionalità che ovviamente sono conseguibili anche attraverso altre forme giuridiche, quanto grazie alla articolazione multi-settoriale del movimento cooperativo trentino che è fortemente diffuso sul territorio ma anche fortemente integrato sotto il profilo della rappresentanza, dell’approccio strategico alle problematiche dello sviluppo aziendale e settoriale, della fornitura di supporto e assistenza ai propri associati. E’ ormai condiviso che le dinamiche del

mercato turistico spingono i sistemi turistici locali a fornire risposte organiche e orientate alla domanda di vacanza e tempo libero ma anche a ricercare forme di più intensa collaborazione e integrazione con gli altri settori ai fini di un più equilibrato e qualificato uso del territorio e delle sue risorse. Una esigenza quindi di concertazione intersettoriale dove la programmazione dello sviluppo avviene a livello locale e trasversalmente alle problematiche dei singoli comparti (credito, agricoltura, consumo, lavoro e sociale). Una attività che richiede confronto ed elaborazione progettuale oltre che una regia, per mobilitare uomini, idee, risorse finanziarie, relazioni, al fine di perseguire e sviluppare soluzioni organizzativamente e economicamente sostenibili per l’intera Comunità.

PonteArche eredita un patrimonio La Signora - con la S maiuscola dicono in tanti e non solo all’indomani di un gesto di grandissima generosità - ha lasciato al comune la casa paterna, uno stabile con cinque appartamenti e un sesto da sistemare a Ponte Arche, situato di fronte alla farmacia comunale dietro all’officina meccanica, da riservare alle famiglie bisognose, oltre a un terreno fabbricabile da destinarsi alla costruzione di un asilo nido, lei che figli non ne aveva ma sempre aveva avuto un’estrema attenzione per la comunità. Il testamento è datato maggio 2011, nel frattempo l’asilo nido a Comano Terme è arrivato ma il desiderio di Raffaella verrà esaudito: “si troverà la formula giusta perché il lascito trovi il suo compimento seguendo le volontà di Raffaella – spiega il sindaco di Comano Terme Livio Caldera – Valuteremo le diverse opzioni permesse dalla legge una volta convalidata l’accettazione del lascito”. Unica richiesta della signora l’apposizio-

Anche al Comune di Comano Terme una parte del lascito di Raffaella Rigotti. Un gesto in controtendenza: attaccamento al suo paese e spiazzante fiducia verso le istituzioni Raffaella Rigotti

di Denise Rocca Un’esistenza curiosamente legata al paese di Ponte Arche, quella di Raffaella Rigotti in Cazzolli che alla località delle Esteriori ha voluto lasciare un segno tangibile del suo passaggio e anche del suo affetto per il paese che le ha dato i natali. Una cospicua eredità - i frutti del lavoro di tutta una ne di una targa sulla casa natia in ricordo suo e delle sorelle Liliana e Bruna, scomparse la prima appena quindicenne e la seconda qualche anno fa. Raffaella ha pensato anche alla parrocchia di Ponte Arche lasciando 250mila euro per l’ampliamento della chiesa del paese. Un desiderio e una decisione che hanno radici lontane: la signora chiarisce infatti nelle sue ultime volontà che il lascito per l’ampliamento della chiesa era condiviso anche dal marito Renzo, deceduto pochi anni fa. Ora andrà completato l’iter burocratico dell’accettazione dell’eredità, poi alla parrocchia spetterà il compito di portare a compimento il desiderio di Raffaella per una chiesa della quale da

tempo e da molte parti si richiedono lavori di ampliamento e ristrutturazione. Davanti ad un gesto più unico che raro è facile trovare parole positive per una persona, ma nel caso di Raffaella Rigotti non sono parole di circostanza. “Una vera signora – racconta Micaela Bailo, come conoscente stretta più che come assessore comunale - molto sensibile soprattutto alla propria comunità e in particolare a Ponte Arche. Ricordo che si commosse quando passò il referendum per l’unione dei comuni”. Proprio per il referendum Raffaella fu uno dei testimonial per il “sì” comparsi su uno dei volantini fatti, lei che era nata nella parte lomasina

vita vissuta in anni in cui il risparmio e la laboriosità erano caratteristiche salienti delle popolazioni trentine lasciata al Comune di Comano Terme e alla parrocchia di Ponte Arche con un destinazione ben precisa la cui realizzazione toccherà ora ai posteri, dei quali Raffaella, scomparsa il 21 ottobre 2013, si è fidata. di Ponte Arche e in quella bleggiana si era trasferita dopo il matrimonio. Una pontearchese doc, fra i pochi della sua generazione nati nella giovane località giudicariese, imparò il mestiere di magliaia dalla madre Rosa e fu una dei pionieri del commercio di Ponte Arche quando con il marito Renzo rilevò il negozio di alimentari e tabacchi in piazza mercato. Grande lettrice, era lei ad occuparsi della selezione di libri per i suoi clienti. E si dedicò molto anche alla Chiesa, proprio lei è fra i fondatori che 32 anni fa crearono il gruppo Anni d’Argento. Chi la conosceva non è affatto stupito all’indomani della notizia del lascito: “Lo diceva spesso

che aveva pensato a tutto – racconta Maria Apolloni, amica d’infanzia e di una vita intera – pensava alla chiesa, ai bambini, alle persone in difficoltà e al suo paese. Lo ha fatto in vita e con questo ultimo gesto lo ha ribadito”. Amici e compaesani raccontano di una famiglia che della generosità ha fatto uno stile di vita: dalla partecipazione volontaria ad associazioni e iniziative, grandi o piccole, che ci fosse da fare le pulizie o organizzare ritrovi per centinaia di persone poco importava, fino all’aiuto concreto, anche in vita, a famiglie particolarmente bisognose. Un aiuto mai ostentato, difeso e custodito con il rigore e l’umiltà dei benefattori di altri tem-

pi, tanto che oggi in pochi, intimi amici ricordano che una mano discreta si era fatta avanti quando i tempi si facevano duri per qualcuno. E un gran carattere, ricordano della signora i compagni di una vita. “Solare e ciarliera – racconta Maria – una compagnona con la quale ricordo le serate, da ragazze, in Val d’Algone, quando si andava qualche giorno d’estate al rifugio Ghedina. Le passeggiate per boschi e monti, le serate a cantare o ballare in compagnia. Piaceri semplici, della vita di una volta, ma che ricordo con una gioia e un allegria difficili da raccontare”. Con loro un gruppetto di amici affiatati, alcuni oggi non ci sono più, altri sono andati ad abitare lontano ma non mancano di farsi sentire, tutti sono accorsi quando il 13 maggio del 2012 l’elicottero del 118 si portò via Raffaella, colpita da un grave aneurisma che segnò poi l’ultimo anno e mezzo della sua vita.


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Arte

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Hermann: arte tra talento e sensibilità Nella retrospettiva del Centro studi Judicaria dedicata all’artista storese c’è tutto il suo mondo di fantasia e intuizione

E proprio dentro le sue indagini estetiche massivamente espresse con innumerevoli tecniche e produzioni sperimentali si ritrova il grande e profondo interesse per un processo di trasformazione del visibile, che non contempli esclusivamente la porzione del reale in quanto reale ma, indirizzi il nostro sguardo e la nostra psicologia verso elementi esteriori fatti di punti, linee, superfici e volumi, dinamicamente in azione per divenire qualcosa d’oltre, più lontano e a tratti indescrivibile. La qualità artistica di Hermann è sempre apparsa manifesta e subitamente esplicita già dalle composizioni progettuali elaborate con disegni risolti mediante linee poste in essere quasi in maniera intuitiva, dentro grovigli caotici e labirintici, come se l’intento fosse quello di restituire complessità alle scene stilizzate di un mondo inteso in forma di “cantiere delle idee”. Le sue brevi linee così posizionate evocano impalcature provvisorie, moduli sopra i quali potersi muovere, salire e passeggiare per trovare nuovi punti d’osservazione. Sono il leit-motiv della sua curiosità intellettuale, il segno distintivo di una ricerca progressiva verso la quale ha indirizzato tutte le sue facoltà al fine dell’invenzione. In questa intelaiatura ascensionale risolta con tratti positivi e/o negativi, si è sempre verificata una condizione completamente scevra da contesti disordinati, anzi! Ad osservare con attenzione, si comprende quanto la tensione delle forme e delle linee non si verifichi se

di Alessandro Togni Una teoria della conoscenza sensibile. Così definirei nella sua interezza la manifestazione artistica di Hermann, comprendendo in questa affermazione non solo il profondo influsso formale da lui apportato alla visione

Presentazione della mostra, il tavolo dei relatori

per immagini interpretate, ma anche il contributo di espansione percettiva per ultraimmagini che attraverso le sue invenzioni grafiche, pittoriche, scultoree è riuscito a determinare.

Presentazione della mostra, la sala

La mostra allestita nella sala Expo del Centro Studi Judicaria

non rimanendo in un contesto entropico di estrazione decisamente razionale e se una componente risulta percepibile a prima vista questa è relativa all’utilizzo delle spazialità, nella loro densità segnica o nella loro presenza vuota, come se la questione importan-

te fosse esclusivamente la loro relazione, nel perfetto equilibrio. Lo spazio, occupato dalla forma visibile mai lasciata nella sua naturalezza ma sempre indicata nella sua trasposizione stilizzata, quasi al limite per divenire materia astratta, sembra

contenere non solo gli elementi “terrestri”, ma anche animarsi dentro una condizione antigravitazionale dove sono contenuti gli innumerevoli segni come fossero in sospensione. Strutture segniche, pattern seriali che si manifestano come organismi scaturiti

dalla mente di un artista non solo disposto a considerare gli elementi dell’animo umano ma anche a perseguire indagini per il superamento delle frontiere della realtà. Una specie di intelligenza quella di Hermann, capace di assecondare arte e

scienza, in un moto evolutivo reso possibile mediante una volontà di ricerca prossima al design; mentre si contempla la parte interiore del proprio essere, unitamente si osserva anche la funzione delle cose, intuendo la meccanica dell’universo. E’ nel rapporto fra bianco e nero, in questa condizione neoclassica di concezione Sublime, nella sintesi esclusivamente mentale che, Hermann, trova soluzione pratica, disponendo per una ulteriore comprensione delle leggi fisiche. Eppure la sua forma espressiva non appare così distante dalle affermazioni sognanti di Juan Mirò, ed ancora più vicine sembrano le ipotesi interpretative redatte da Paul Klee. In questo senso, a tratti, sembra emergere anche una linfa favolistica, indicata principalmente nell’impiego evanescente delle liquide trasparenze dell’acquerello. E alla stessa maniera appare anche il trasporto emozionale e lirico, pure se le opere di Hermann non sembrano voler facilitare la rappresentazione di contesti narrativi espliciti. La sua arte quindi appare anche disposta a rappresentare le personali condizioni dell’inconscio, svela il suo trasporto sentimentale, indugia sulla sua figura poetica, mentre la componente di organizzazione e di controllo rimane in disparte. Una mente biunivoca quella di Hermann, in viaggio dentro le “geometrie dei passaggi superiori”, rivolta con intensità e senza pregiudizio all’arte e alla scienza per approssimarsi sempre più attraverso l’esperienza alla comprensione del mondo.


Attualità

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“Ci muoviamo per chi non si può muovere”

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Lo slogan del comitato per Fulvio Cimarolli nato in Valle del Chiese riaccende l’attenzione sulla situazione dei malati di Sla di Arianna Foglio Ci muoviamo per chi non si può muovere” non è solo uno slogan di speranza, ma un atto concreto di solidarietà. Un motto che tre mesi fa ha portato alla nascita del Comitato per Fulvio Cimarolli, il quarantunenne di Bondone campione di snowboard colpito nel 2011 da SLA. Parenti e amici (Luca Averoldi e William Bresciani i due fondatori)

Fulvio Cimarolli

Sul blog si possono trovare tutte le informazioni per chi volesse dare il proprio contributo, tantissime infatti, le iniziative realizzate che hanno mobilitato i sentimenti di migliaia di persone, corse in aiuto dello snowborder. Numerosi gli eventi organizzati, cene di beneficenza e partite di calcio, ma non solo, vendita di calendari, magliette e un conto corrente attivo per i versamenti. Tutto il ricavato è ovviamente destinato al Comitato. La SLA (sclerosi laterale amiotrofica) è una grave

patologia che non ha ancora né una terapia concreta di guarigione, né un trattamento che possa portare miglioramenti ai malati. La speranza di Fulvio adesso è verso Israele, uno dei paesi in cui il trapianto di cellule staminali è concesso e la ricerca continua ad avanzare. Il fiducioso viaggio è confermato per la prima settimana di Gennaio, appena arrivato in Israele, farà il prelievo di cellule staminali e se il risultato sarà positivo, le cure verranno fatte in Svizzera. In Italia, il metodo stami-

na sta diventando una lotta continua tra la speranza dei malati e la “chiusura” del Servizio Sanitario Nazionale. Ha avuto infatti la bocciatura ufficiale per la sperimentazione, il presunto metodo terapeutico proposto dalla fondazione stamina di Davide Vannoni. Da una parte, chi pensa che la decisione del ministro della Salute Lorenzin voglia evitare che l’Italia autorizzi sperimentazioni che possono lasciare dubbi sui requisiti di trasparenza ed efficacia e finanziate con denaro pubblico, dall’altra,

i parenti dei malati, che lottano per dimostrare i reali miglioramenti in chi ha usato il metodo stamina e scendono in piazza e fanno sentire la sofferenza di chi ha bisogno di fatti e cure concrete, non di parole. La decisione del Tar del Lazio che ha disposto la revisione della procedura di valutazione del metodo stamina, bocciando di fatto la commissione ha ridato speranza ai sostenitori del metodo, spostando ulteriormente i paletti. Ad oggi i malati possono far affidamento solo all’estero, sperando

hanno creato una ONLUS con lo scopo di raccogliere fondi, necessari a coprire le costose spese di cura e permettergli di eseguire il trapianto di cellule staminali all’estero. Il comitato pro Fulvio si è fatto conoscere rapidamente grazie al web e all’aiuto di un gruppo Facebook, a lui dedicato, che ha raccolto in poco tempo oltre 1500 adesioni. che la ricerca proceda positivamente e in fretta anche in Italia. La SLA è un male sempre più diffuso, non possiamo dimenticare l’ex calciatore Stefano Borgonovo, morto pochi mesi fa, e la sua accanita battaglia contro una malattia che toglie la capacità di muoversi ma non quella di lottare. La mente resta vigile in un corpo che resta immobile. Non distogliere l’attenzione su questi fatti di cronaca e dare vita a movimenti solidali è forse l’unico modo possibile per dare voce a chi voce non ha

più, e per cercare di spronare di continuo il nostro governo a finanziare la ricerca. Fulvio è stato uno degli snowborder freestyler più talentuosi della scena italiana tanto da meritarsi nel 2010 la copertina di Snowborder Magazine e tanta stima in tutto il trentino. La sorella Loretta è agguerrita e impegnata anche verso il futuro e spiega “Se mio fratello avrà la fortuna di stare meglio, l’associazione e il ricavato andranno avanti comunque in aiuto della ricerca e dei malati”.

Oliana festeggia 20 anni a Tione

L’ottica, una tradizione di famiglia Ha compiuto 20 anni, il 14 dicembre, il negozio di Tione della famiglia Oliana. Un compleanno che è l’occasione per ricordare una tradizione famigliare lunga oltre A dire il vero, si iniziò con gli orologi a Pieve di Bono. Fu il bisnonno dell’attuale capostipite Celestino Oliana, oltre un secolo fa, ad avviare l’attività imprenditoriale della famiglia mettendosi in un mestiere peculiare e a suo modo romantico agli occhi contemporanei: si occupava di orologi da campanile. Fu suo figlio, che evidentemente ereditò la passione per meccanismi e marchingegni, ad aprire nei primi del ‘900 un negozio dedicato alla fotografia, lo stesso che Aladino Oliana ed Elisabetta Girardini, genitori di Celestino, ereditarono e portarono avanti facendolo prosperare soprattutto negli anni ‘50, anni d’oro per l’arte fotografica: Aladino, per ricordare un episodio su tutti, fu il fotografo ufficiale dei lavori per la costruzione della diga in Val di Daone, e la famiglia già al tempo era molto conosciuta nella zona. Arrivarono poi gli anni ‘70 e toccò ad un altro erede della famiglia Oliana ereditare il testimone per scrivere il suo pezzo di storia all’interno della tradizione imprenditoriale famigliare, così

Celestino Oliana, figlio di Aladino ed Elisabetta, introdusse un’altra novità in famiglia, l’ottica. Celestino si era infatti diplomato nel ‘67 come Ottico – Optometrista all’Istituto ACOFIS di Milano, al tempo il titolo di studio più elevato che esistesse nel campo, e portò nell’attività di famiglia quello che aveva appreso. Lo affiancò, negli anni ‘80, la moglie Francesca, anche lei ottica-optometrista diplomata nella stessa scuola. Oggi i due capostipiti sono ancora le colonne del business famigliare, ma come da buona tradizione le due figlie Patrizia ed Aurora sono entrate in negozio, una a

un secolo, avviata prima che la famiglia cominciasse ad occuparsi di fotografia e di ottica, ambiti nei quali oggi è ben conosciuta in Giudicarie.

Tione e una a Pieve di Bono. E come i genitori, forti di una tradizione solida, si sono specializzate nel mestiere: Patrizia si è laureata in ottica e optometria all’Università Bicocca di Milano e successivamente anche in Ortottica ed Assistenza in Oftalmologia, simile il percorso di Aurora, la figlia minore, che pure si è laureata in Ottica e Optometria alla Bicocca. E le novità che la nuova generazione di Oliana stanno portando avanti invero già da qualche anno sono proprio legate alle due figlie: Aurora, specializzata in contattologia, si occupa di disturbi visivi particolari e anche di lenti a contatto notturne, studiate per rallentare il peggioramento di diversi problemi ottici in particolare nel periodo dell’adolescenza quando al pari della crescita anche le difficoltà visive aumentano. Patrizia si occupa di riabilitazione visiva per bambini, partendo dal nesso fra le capacità visive e l’apprendimento, molto più significativo di quello che comunemente si crede. L’augurio per l’anniversario? “Che l’attività duri un altro secolo – ci dice Aurora - e prosegua come ha fatto fino ad ora nelle generazioni”.


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Attualità

GENNAIO 2014

«L’associazione - spiega il presidente di Amot Roberto Conci - nasce dall’esigenza di creare una grande e forte sinergia in grado di far fronte alle problematiche comuni che possono presentarsi e di dar forma ad una piattaforma informativa capillare sul territorio senza dimenticare la possibilità di nuove strategie commerciali» perchè «la grande migrazione dal cartaceo al web è iniziata da tempo e sarà un fenomeno inarrestabile e repentino». Segno tangibile dell’interesse, e della migrazione in atto, anche l’attenzione che le televisioni locali hanno iniziato ad avere per questi nuovi prodotti editoriali. Sia Trentino Tv che Rttr hanno infatti iniziato a mettere nella loro rassegna stampa giornaliera anche articoli presi da Giudicarie.com, da Lavalsugana.it, da Lavocedeltrentino.it, ecc... «Ritengo - continua Roberto

Il quotidiano online delle Giudicarie entrato a far parte di Amot

Giudicarie.com, oltre un milione di pagine viste in un anno Dal web alla TV: in rassegna stampa su Rttr e TrentinoTV

Oltre un milione di pagine viste nel 2013, con la prospettiva per il 2014 di una grande crescita. «Il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento per l’informazione in Giudicarie e di aggiungere una voce nuova a quelle già esistenti. Una voce che possa parlare ogni giorno dei problemi e dei fatti delle nostre valli, una voce che Conci - che questo passo sia una vera e propria svolta per quanto riguarda l’informazione online, alla quale viene ora riconosciuto il grande valore etico e sociale nella comunità trentina. Vengono così pre-

miati gli sforzi delle decine di collaboratori che con poche risorse e molta passione offrono un contributo divulgativo importante, competente, veloce e dinamico su tutto il territorio».

possa raccontare le Giudicarie». A parlare Matteo Ciaghi, direttore responsabile di Giudicarie.com il quotidiano online delle Giudicarie da poco entrato a far parte di Amot, l’Associazione Media Online Trentini che riunisce una decina di giornali locali che hanno scelto internet come canale privilegiato per diffondere le proprie notizie. Ma tornando a Giudicarie. com, quali i numeri e quali le prospettive? «Per quanto riguarda i numeri crediamo di poter arrivare ad avere 5mila visitatori unici al giorno – afferma Ciaghi-. È un traguar-

do ambizioso ma se il trend di crescita si manterrà simile a quello registrato negli ultimi mesi sarà possibile raggiungerlo. Per quanto riguarda le prospettive... Ogni giorno se ne aprono di nuove, con

nuovi collaboratori e nuove idee. L’ultima idea nata con il 2014 è di ripartire dalla terra e da chi ama la terra. Abbiamo pensato di rivolgere la nostra attenzione verso chi produce, ed in particolare verso i piccoli produttori agricoli e gli allevatori che non solo ci “regalano” dei prodotti sani e genuini ma che svolgono un’azione di presidio del territorio fondamentale. Ogni settimana proporremo una realtà produttiva territoriale presentandola, cercando di dare tutte le informazioni utili ai giudicariesi. Un modo per ringraziare chi ha dedicato e dedica il proprio tempo a far germogliare la terra, e allo stesso tempo per informare i cittadini dei prodotti che la nostra terra, grazie all’impegno e la dedizione di queste persone, ci offre, nella speranza che domanda e offerta possano incontrarsi con soddisfazione reciproca». (r.b.)

Decennale peril circolo anziani di Roncone Domenica primo dicembre è stata una giornata di festa per il Circolo pensionati di Roncone, che si sono ritrovati presso l’Albergo Genzianella per celebrare il decennale di fondazione e nel contempo rinnovare le cariche sociali. Più di ottanta i convitati, con in testa la presidente Lodovica Amistadi; erano presenti il sindaco Erminio Rizzonelli, l’assessore di competenza signora Lia Filosi e l’ex sindaco e fondatore del Circolo Adelino Amistadi che, invitato dalla Presidente, ha preso per primo la parola. Amistadi ha ricordato il faticoso iter burocratico e finanziario che ha permesso la costruzione della Casa Aperta per gli anziani, oggi pienamente funzionante, un vero gioiello d’accoglienza gestita dal Comune in

compartecipazione con la Comunità di Valle, struttura che ha permesso negli anni il ritrovarsi dei pensionati nel loro tempo libero e per le più svariate attività. Fu proprio per far fronte a queste nuove esigenze che si costituì, dieci anni fa, il Circolo Pensionati che sotto la guida di Lodovica è diventato una vera fucina di attività estremamente interessanti che coinvolgono i cento e più associati del Circolo. Un modo di passare il tempo rendendosi utili e nel contempo rivivere emozioni da tempo dimenticate. In particolare, il Coro che ha coinvolto una ventina di soci e che periodicamente porta le sue canzoni in ogni parte della valle, le frequentazioni di manifestazioni artistiche e teatrali nel capoluogo, la gita sociale, e l’organizzazione a livello

locale dell’Università della Terza Età. Adelino Amistadi ha espresso la sua soddisfazione per le realizzazioni andate in porto nel migliore dei modi e ha ringraziato l’Amministrazione co-

munale invitandola a restare sempre accanto ai Pensionati di Roncone a cui l’intera Comunità deve rispetto e gratitudine. Il sindaco Rizzonelli intervenuto a sua volta, sì è compia-

Foto di gruppo per gli anziani di Roncone

ciuto per la buona riuscita della festa, ha garantito che l’Amministrazione Comunale continuerà ad essere vicina al Circolo ed ha auspicato che lo stesso continui nella sua attività, cercando nuovi modi di stare insieme e altre iniziative che potrebbero interessare la storia, la cultura e la vita stessa della comunità ronconese. Dopo un ottimo pranzo il Coro del circolo ha voluto regalare ai presenti alcuni brani di canti tradizionali molto apprezzati. Il tutto sotto la regia stretta della presidente Lodovica appena riconfermata all’unanimità e con lei sono stati eletti nel direttivo: Santorum Nora, Sauda Bruna, Valenti Ida, Amistadi Elida, Rizzonelli Egidio, Mussi Elia, Bazzoli Rita, e Fioroni Etienne.

Nella Festa del ringraziamento contadino

I trattori sfilano aVilla Rendena La manifestazione, voluta dall’amministrazione comunale nella persona del suo assessore al turismo Mauro Collini, ha visto la collaborazione della locale pro loco, del comitato San Martino, dell’associazione Velaja, con la regia del Consorzio Turistico pro loco Val Rendena, che hanno contribuito alla riuscita della festa. “Ogni anno nel nostro paese viene organizzata la festa di San Martino” ha detto l’assessore Collini “ma quest’anno volevamo dare un impronta legata al territorio, far partecipare chi si occupa e si cura della nostra terra durate tutto l’anno, ovvero i nostri agricoltori, e quale

Villa Rendena ha ospitato la prima edizione della “Festa del ringraziamento contadino e Benedizione dei trattori” nell’ambito della tradizionale festa di San Martino

patrono del paese. All’evento hanno partecipato molti contadini e agricoltori con una cinquantina di trattori provenienti da tutta la Val Rendena e dai paesi vicini. modo migliore se non quello di farli partecipare con i loro mezzi da lavoro? Così abbiamo deciso di ampliare la festa integrandola con la benedizione dei trattori e dei prodotti della terra. La partecipazione è stata superiore alle aspettative, circa un migliaio di persone, e veder arrivare la fila dei trattori è stato sinceramente emozionante”. La giornata è iniziata con la santa messa e processione, accompagnata dal corpo musicale di Vigo-Dare, che si è fermata nel piazzale della chiesa dove erano sta-

ti parcheggiati i trattori, per permettere al parroco benedirli. A mezzogiorno il pranzo a base di trippa in brodo, piatto tradizionale del periodo autunnale, e canederli preparati dal comitato della “Festa del Canederlo. La giornata è proseguita con l’apertura dei mercatini che esponevano i prodotti tipici, con la distribuzione di castagne, vin brulè, the e ricchi premi ad estrazione. Il momento più significativo è stato la sfilata dei trattori, dove si confrontavano i mezzi più nuovi e moderni con i trattori storici, in una gara dalla quale tutti uscivano vincitori. (r.b.)


Rubrica legale

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Sopraelevazioni e gronde. Quando i lavori creano attriti con i vicini

Costruzioni,occhioalledistanze Uno di questi ultimi, infatti, risultava avere anzitempo realizzato parte della falda del proprio tetto a ridosso della copertura del mio cliente, risultando la predetta falda all’interno della linea d’aria di proprietà di quest’ultimo. Per rispondere compiutamente al quesito va analizzato da un lato quale sia la normativa da applicare nel caso in esame rispetto alle distanze tra le costruzioni e dall’altro la concreta fattibilità dell’opera di innalzamento della copertura, in considerazione dell’esistenza del manufatto del vicino (falda del tetto). Quanto al primo aspetto risulta di particolare rilevanza la circostanza per cui gli edifici in oggetto risultano in aderenza. In tali fattispecie, infatti, il Legislatore ha previsto una particolare deroga in tema di distanze tra le costruzioni. In particolare l’art. 877 Cod. Civile prevede che “il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a

Si è recentemente recato presso il mio studio un cliente che chiedeva spiegazioni in merito alla normativa applicabile in tema di distanze tra le costruzioni. Mi riferiva di essere proprietario di un immobile sito all’interno di una contrada di paese che, per due lati, risultava in completa aderenza con i due edifici confiquella preesistente”. Applicando tale principio alle sopraelevazioni, si rinvengono in giurisprudenza numerose pronunce che ammettono l’innalzamento dell’immobile esistente laddove tale elevazione prosegua sulla linea del muro preesistente e già posto in aderenza con il corpo di fabbrica del vicino. Recentemente la Suprema Corte di Cassazione si è trovata a dover dirimere una controversia simile a quella oggi in esame, statuendo come segue: “in tema di distanze nelle costruzioni, quando due fabbricati sono in aderenza, il proprietario di uno di essi non può dolersi della costruzione da parte del proprietario dell’altro di un muro sul confine, al di sopra del fabbricato, (…) essendo in tali casi legittima la sopraelevazione effettuata in aderenza sopra la verticale della costruzione

preesistente” (Cass. Civ. n. 7183/2012) Condizione indispensabile per l’applicazione di tale principio è la sussistenza di un’aderenza tra i fabbricati (non devono esservi intercapedini tra i due corpi di fabbrica) i quali non debbono porsi in mero appoggio tra di loro. Le costruzioni devono quindi essere indipendenti senza che l’una funga da sostegno all’altra. Inoltre, nel caso sottoposto al mio esame, trattavasi di un mero consolidamento del cordolo del tetto (non una vera e propria sopraelevazione) diretto a migliorarne l’isolamento termico ed acustico. Sotto tale profilo il Legislatore ha previsto che per gli edifici esistenti, sui quali si intendono realizzare interventi di riqualificazione energetica che comportano maggiori spessori degli elementi di copertura, è pre-

nanti.Il cliente aveva intenzione di ristrutturare il proprio immobile adibendo a nuovo appartamento quello che fino a quel momento era stato adibito a soffitta; con conseguente innalzamento del tetto. Si chiedeva quali fossero gli accorgimenti da mettere in atto in particolar modo rispetto ai vicini. vista – laddove il risparmio energetico sia superiore alla soglia prevista per legge - la deroga alle normative nazionali e locali sulle distanze minime tra edifici e dalle strade, da verificarsi caso per caso (cfr d.lgs. n. 56/2010). Ad ogni buon conto, va detto che la predetta possibilità di sopraelevare in aderenza verrebbe comunque limitata dall’eventuale sussistenza di un’apertura sul muro del vicino (luce e/o veduta). Quanto, invece, al secondo aspetto (la sussistenza del manufatto altrui) va detto che, seppure l’odierna interpretazione giurisprudenziale consentirebbe in linea di principio la realizzazione dell’opera in progetto, per il mio cliente, risultava di fatto impossibile la sua concreta esecuzione, in considerazione del fatto che esisteva un elemento (falda del tetto del vicino) che impediva l’innal-

zamento della copertura. Tale realizzazione (falda altrui), che nel caso da me esaminato risultava essere stata posta in essere in assenza di un valido titolo giuridico, segnatamente di un diritto di servitù, risultava del tutto illegittima. Per poter rimuovere tale manufatto il Codice Civile prevede la facoltà di avvalersi sia della tutela possessoria, che in concreto è volta ad ottenere un provvedimento d’urgenza, sia dell’azione di merito posta a difesa della proprietà. La prima è peraltro esperibile nel termine massimo di un anno dalla scoperta del perpetrato spoglio (quindi entro l’anno dalla realizzazione della falda), la seconda – detta actio negatoria servitutis non soggiace a tale termine ed è diretta a far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa.

Effetto pratico di quest’ultima azione è quello di far accertare l’inesistenza di un titolo al mantenimento della gronda al di sopra della proprietà altrui nonché di ottenere la condanna alla sua rimozione oltre che al risarcimento dei danni all’uopo patiti. Ovviamente la controparte, colui che ha realizzato l’opera, nel costituirsi nell’eventuale giudizio così radicato, potrebbe spiegare domanda riconvenzionale al fine di far accertare l’intervenuta usucapione della servitù di gronda; usucapione che potrebbe essere riconosciuta solo allorquando venisse dimostrato che la gronda in oggetto esiste in tale forma da oltre vent’anni. In assenza di una sentenza ovvero di un accordo con il vicino, non sarà possibile procedere autonomamente alla rimozione della gronda, pur se di fatto impedisce la realizzazione di un’opera che sarebbe consentita per legge. Avv. Francesca Zanoni – Fiavé - http://avvocatofrancescazanoni.wordpress.com/

Grande successo per il Presepe vivente di Condino Lo straordinario evento della Natività, la riproduzione degli antichi mestieri e le suggestioni dell’antica città romana, animata da legionari, gladiatori, musicisti e spettacoli storici con più di centocinquanta figuranti. Il paese di Condino, con le sue sette contrade, domenica 29 dicembre si è trasformato per evocare la nascita di Gesù, tramite la manifestazione “2013 anni fa”, in quello che è il più grande Presepe “vivente” del Trentino.

150 figuranti e oltre 50 collaboratori hanno animato il centro storico della borgata, con le classiche figure del Presepe, insieme a scuderie e arene animate da legionari, gladiatori, figure di corte, musici e artisti, per un vero e proprio viaggio nel tempo. Ma soprattutto tantissima gente che ha affollato le strade del borgo della Valle del Chiese, fra cui anche tanti turisti accorsi per vivere qualcosa di magico. Un’iniziativa significativa promos-

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sa dal Comune di Condino e resa possibile grazie al lavoro e alla collaborazione di tante associazioni e tanti volotn ari del luogo. Fino al 6 gennaio 2014, inoltre, il centro del paese ha evocato tutti i giorni il meraviglioso evento della nascita di Gesù, con le numerose fontane che si trasformano in presepi: piccoli capolavori artistici che proiettano la Sacra Famiglia in ambienti suggestivi. (r.b.)


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Cultura

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Johanna Maximiliana Grossrubatscher, figlia di Johann Caspar e Maria Josefa Zollner, nasce il 27 dicembre 1802 a Novacella, nei pressi di Bressanone, dove il padre è amministratore dell’Abbazia dei Canonici Agostiniani. Qualche anno dopo avuto un importante impiego statale, Johann Caspar Grossrubatscher si trasferisce a Merano dove si stabilisce con la famiglia. Ancora adolescente Johanna dimostra una grande predisposizione per l’arte figurativa e viene affidata all’insegnamento di Jakob Ulrich Pirchstaller e Giuseppe Kapeller. I primi disegni di castelli che si conoscono risalgono al 1818 quando non aveva ancora sedici anni e da allora, dapprima seguendo il padre trasferito a Feldkirch e poi, seguendo il marito dopo il matrimonio, ritrae un numero incredibile di castelli e paesaggi, spaziando dal Basso Garda al Baden-Württemberg, dalla Val Sabbia alla Valsugana, dal Liechtenstein al Voralberg, fino allo sbocco della Valle dell’Inn. Il 30 agosto 1828 sposa il meranese, trapiantato a Parcines, Johann Rochus Isser von Gaudententhurn impiegato come aggiunto al Giudizio di Riva del Garda dal quale in seguito avrà ben otto figli e, conseguentemente, si stabilisce nella città benacense prendendo il doppio nome di Isser-Grossrubatscher. Inizia qui il suo periodo trentino che durerà fino al 1850; al seguito del marito, soggetto a frequenti spostamenti da una pretura all’altra, l’anno successivo è a Lavis e nell’autunno del 1831, dopo la nomina dell’Isser a giudice distrettuale, si trasferisce a Stenico prendendo dimora nell’appartamento riservato al giudice nella Casa del Giudizio che, prima del 1834 quando passò in castello, era ospitata nella casa Zorzi sulla piazza di Prè all’inizio della strada per Seo, in pratica dove oggi c’è il piccolo supermercato. Alla partenza da Stenico avvenuta nel 1834 gli Isser dimorano, prima a Pergine e quindi a Cavalese dove rimangono per 15 anni fino al 1850. Promosso vicecapo procuratore giudiziale, Johann Isser viene trasferito ad Innsbruck dove si stabilisce con la famiglia e dove muore nel 1863. Dopo la morte del marito, Johanna è accolta nella famiglia della figlia Alma che ha sposato Hermann Reinhart von Thurnfels e Ferklehen e risiede a Varna di Bressanone, ma dopo qualche anno ritorna ad Innsbruck, dove muore il 25 maggio 1880 ed è tumulata nella tomba di famiglia dei Reinhart nel Cimitero Ovest della città oenipontana. Come detto, l’opera omnia della Isser Grossrubatscher conta una gran mole di disegni, circa un mezzo migliaio, aventi per soggetto principale i castelli, disegnati a matita con rara maestria e accuratezza di

Vedute inedite delle Esteriori

Dagli schizzi a matita di Johanna von Isser Grossrubatscher una visione ottocentesca della nostra terra ne con la sua chiesetta dallo svettante campanile; dietro, ci danno l’immagine dei vari castelli nella prima metà delun po’ offuscato, quasi fosl’Ottocento, ma anche per le vedute d’insieme che contengose velato dall’ombra di una no e fissano lo sconosciuto paesaggio dell’epoca, quando la nuvola passeggera, appare fotografia non aveva ancora emesso i primi vagiti. Cillà, mentre lo sfondo è occupato dall’imponente mole che, sotto pressione, consen- di Castel Stenico. Anche qui, tivano all’acqua del Rio Bian- a ben guardare, non mancano co di raggiungere la piazza i particolari: sotto al casteldel paese sita ad una quota lo si vede il solitario maso, di qualche metro superiore. oggi casa Todeschini, menNel secondo disegno abbia- tre alla destra, la moltitudine mo una veduta del castello degli aguzzi tetti di paglia di Stenico da un’angolazione dell’antico capoluogo delle mai vista prima d’ora. Siamo Giudicarie appare offuscata sempre nel novembre 1831 e dall’ombra del maniero. il maniero è ritratto dal lato Il terzo disegno è del 12 giua valle quando la Casa del gno del 1932 e fissa un’altro Giudizio non era ancora stata paesaggio per noi totalmencostruita. Ecco quindi che tra te inedito che va da Promeil Castel Nuovo e il Palazzo ghin a Moline con la dorsale di Levante si vede il merla- Ghez-Dion a fare da sfondo; mai osservata a tutt’oggi. A to muro di cinta che solo nel da questo abbiamo estratto partire dal basso si vede il 1833/’34 verrà inglobato nel un particolare interessantisponte Pià, che permetteva ai nuovo edificio della Pretura e simo (part. 5) che ci mostra bleggiani di oltrepassare il dietro ai merli si intravvede il castel Mani, un tempo imSarca, tanto per salire a Ste- la copertura lignea del pas- portante maniero al pari di nico per la via dei Mulini, saggio che collegava i due castel Stenico, tanto da essequanto per andare in Algone palazzi. In basso a sinistra re al centro della metà pieve per la scoscesa via dell’Albe- accanto alla grande casa co- di Banale, appunto quella ra che si congiungeva in alto perta a paglia si vede la casa verso castel Mani. Il maniecon l’antica strada delle Sas- nuova dei Sicheri Cangi, ro oggetto nei secoli di conse il cui inizio si nota subito dove in gioventù visse il poe- tese tra i d’Arco, da Campo dopo il primo mulino, quello ta Giambattista Sicheri. e Lodron, più volte dannegdei Sicheri Cangi. Salendo, La seconda veduta, anch’essa giato e ricostruito, è certo sono disegnate varie costru- inedita, è dell’aprile 1832 e già in rovina, ma non tanto zioni in prevalenza mulini, ritrae da meridione il Bleggio da impedirci di indovinarma anche folloni, una con- Inferiore con il meraviglioso ne le forme originali. Altro particolare interessantissimo perché totalmente inedito è la sottostante Rocchetta della Muda dove si esigeva il dazio per il passaggio sulla strada detta Traversara che proveniva da Andalo e dalla Val di Non. Infine prendiamo in considerazione un’altra veduta, quella di Castel Spine, eseguita nel luglio 1832, disegno noto nella versione definitiva in punta d’argento o nella più conosciuta versione su acciaio di Thomas Allom, ma importante per la definizione dei particolari. Di Part. 6 Part. 5 questa riportiamo un ritaglio ceria e una fucina; difficile sfondo di Stenico e del Va- (part. 6) che ritrae la pieve individuarne tutti proprietari, landro: anche da questa ab- di Lomaso e il villaggio di di sicuro in quel periodo vi biamo estratto due particola- Vigo con le sue case dai tetlavoravano Gedeone Siche- ri: il castello di Restor (part. ti coperti a paglia. L’antico ri, negli edifici di metà valle 3) e l’interessante sfondo complesso pievano è in fase sul Rio Cugol, i Todeschini verso Stenico (part. 4). Nel di restauro iniziato nel 1828 nel mulino e conceria che si primo disegno vediamo le e il campanile conserva anscorgono un poco più in alto rovine dell’antico castello di cora la svettante punta che sul Rio Maléa e, negli edifici Restor teatro di aspre contese sarà di lì a poco demolita. ancora più sopra, i Ferrari ai tra i d’Arco e i Lodron. Più Ne fa fede lo strano soppalquali subentrarono succes- volte danneggiato e più volte co ligneo allestito nel cimitesivamente gli Armanini che restaurato dai conti d’Arco, ro nel quale sono state sistefurono gli ultimi mugnai di nel 1793 appare in buono sta- mate le campane; in seguito Stenico. In alto al centro si to in un disegno dell’Urbario il campanile sarà abbassato nota il ponte del Pilastro sul della Giurisdizione di Restor, unificando la cella campaRio Cugol che per la prima ma subito dopo viene distrut- naria e per qualche tempo volta vediamo coperto e sot- to, forse da un incendio e vie- rimarrà privo della caratterito di questo si scorge il tetto ne smantellato per ricavarne stica cuspide, rifatta in tempi del mulino Girardi che aveva materiale da costruzione per recenti. poco sopra la fucina Scalfi. i villaggi circostanti. Ecco È quindi grazie alla matita Il ponte sul Cugol munito di come si presenta agli occhi della valente Burgenzeichuna copertura di legno è no- di Johanna che lo ritrae con nerin se oggi possiamo amminato spesso negli antichi discreta precisione. Nel se- mirare alcuni dei più bei paedocumenti e su questa coper- condo particolare, invece, saggi delle nostre Giudicarie tura erano posti i “canoni”, i si vede in primo piano il ri- come si tovavano nei primi tubi di larice dell’acquedotto dente villaggio di Tignero- decenni dell’Ottocento.

di Ennio Lappi La chiamavano Burgenzeichnerin, la disegnatrice dei castelli, la bella signora che, immortalando con la sua matita le vestigia dei molti manieri che sorgevano qua e là nelle contrade tirolesi, ci ha lasciato quasi 500 disegni, preziosi perché

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Part. 2

Part. 3

Part. 4

particolari, ma anche pregevolissime vedute di luoghi notevoli, preziosissime per gli studiosi di oggi, quando l’usura del tempo ed il progresso hanno cancellato molte di quelle antiche vestigia e soprattutto gli ambienti che le circondavano. Ma a noi interessa il periodo trentino, quando Johanna viaggiò in lungo e in largo le nostre valli ritraendo ben 76 castelli, e per noi giudicariesi sono particolarmente preziosi, in quanto inediti, alcuni schizzi che ritraggono le Giudicarie Esteriori nel periodo in cui l’artista vive a Stenico. Va precisato che i disegni proposti sono gli schizzi che in seguito dovevano essere riportati in “bella copia” sugli originali oggi conservati al Ferdinandeum di Innsbruck che sono ben

conosciuti perché oggetto di varie pubblicazioni. Questi schizzi non riportano le scene che arricchiscono le opere definitive e conosciute, ma sono molto più precisi nel disegno e ricchi di particolari per noi estremamente interessanti. Ecco quindi che nel novembre del 1831, dalla sponda bleggiana della Forra della Scaletta, la signora Isser ritrae il paesaggio che va dalle Masere di Stenico alla costa che scende dietro al cimitero. Questo disegno, come quello seguente di Restor è totalmente inedito perché le relative opere definitive non furono realizzate. Per comodità abbiamo estrapolato due particolari: la valle dei Mulini (part. 1) e il castello (part. 2). Nel primo abbiamo la più antica rappresentazione della zona,


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OPERA DI PIERLUIGI DALMASO

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Buon Anno

e un ringraziamento a chi ci segue e a chi ci sostiene

SPONSOR 2013 Abbigliamento Bonomi - Pinzolo ACI Tione ACI Pinzolo Agenzia Viaggi Eridio - Storo Agenzia Ballardini - Tione di Trento Agnoli Luigi - Tione di Trento Agraria 2000 - Tione Agritur il Favo - Villa Rendena Alpi Legno - Tiarno di Sopra Alpha /Beta - Ponte Arche Alte Quote - S. A. di Mavignola Apt Madonna di Campiglio - Pinzolo-Val Rendena Apt Terme di Comano Armani Remigio - Lardaro Ascoop – Tione di Trento Asm Tione Atesina Gas – Lavis Autorendena - Villa Rendena Avis Giudicarie Bailo - Stenico Banca Valsabbina - Storo Bauer Benetton 012 - Pinzolo Benetton - Tione BIM del Chiese BIM del Sarca Bios - Pieve di Bono BM Elettronica - Cimego Botteri Carni - Strembo Castello del Buon Consiglio Pat Capelli - Condino Carnevale di Storo Carnevale di Tione Cartiere di Carmignano – Condino Casanova Abbigliamento - Breguzzo Cassa Rurale Adamello Brenta – Tione di Trento Centro Studi Judicaria - Tione Ceresa Geometra Egidio Civico 09 - Pinzolo

Colorificio Failoni - Tione di Trento Commercianti Tione Ucas - Commercianti di Pinzolo Comune di Tione di Trento Comunità delle Giudicarie - Tione Conad Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali Consorzio Turistico Valle del Chiese Costruzione Valentini Immobiliare Adamello Cunaccia Bruno - Strembo Dentisti in Croazia Ecofiera di Montagna - Tione Ecomuseo della Valle del Chiese - Condino Edilmarmi - Tione Ediltione – Tione di Trento Effepierre Benetton - Pinzolo Elettromedia - Zuclo Emilio Cozzio & C. – Spiazzo Rendena Famiglia Cooperativa Giudicarie Federazione Allevatori Trento Festa dell’Agricoltura Dasindo Ferramenta Fedrizzi - Ponte Arche Foi Carpenteria - Bondone Foi Serramenti Geometra Amico, collegio geometri TN Gelateria Basin - Pieve di Bono Gyform - Vigo Rendena Ghezzi Mobili - Bondo Hella Brunico - Bolzano Hotel Aurora Cimego Hotel Ferrari Pinzolo Idea Guida - Tione Ille Prefabbricati - Pieve di bono Imp. Valentini Sergio - Iavrè Iniziative Sviluppo Spa Iniziative Am - Caderzone Istituto Scuole Superiori l. Guetti Itas Assicurazioni Judicaria Lata - Comano Terme

La Valsabbina 1898 – Banca di Storo Lavori in Corso - Roncone La Cassa Rurale Giudicarie Paganella Valsabbia Legno Case spa - Condino Masè Termoimpianti – Strembo Massimo dr. Passafiume Dentista - Strembo Martinelli Impianti Elettrici - Ponte Arche Mazzacchi Gomme – Condino Mazzotti Romualdo – Tione di Trento Mercatì de l’or Mobili Bonenti - Bondo Mobilificio Taffelli - Pieve di Bono Moda Emmezeta- Zuclo Monfredini Fausto – Tione di Trento Monfredini Livio e Rudy Nardis Sport Pinzolo Officina Pollini/Chiodega - Madonna di Campiglio Ottica Ghirardini - Tione di Trento Ottica Oliana- Tione di Trento Onorati Calcestruzzi – Bleggio Inferiore Panificatori del Trentino Paissan & Partners Trento Pasticceria Dolce Peccato - Storo Pat/Ass. all’Agricoltura, Commercio e Turismo Pat/Ass. alla Cultura Pederzolli Mattia Piscina San Lorenzo in Banale Pistoria Val Rendena – Caderzone Terme Pittori Giardini Moreno Plastigomma - Tione di Trento Prefab - Bolzano Pretti e Scalfi – Tione di Trento Pro Loco Bolbeno Pro Loco di Preore Punto 3 di Alessandro Togni - Tione di Trento MV Quality - Pergine Valsugana Rifugio Agostini Rifugio Brentei Rifugio Carè Alto Rifugio Casinei

Rifugio Mandron Rifugio Val di Fumo Rifugio Trivena - Breguzzo Rifugio Stoppani al Grostè Rifugio Stella Alpina Ristorante Alpino - Breguzzo Ristorante al Sole - Saone Ristorante la Contea - Bolbeno Ristorante Mildas - Pinzolo Ristorante Passo Durone Salumificio Parisi Scaia Gioiellerie - Tione/Pinzolo Scaia Ottica - Tione Scaia Alimentari - Prezzo Scuola del Legno di Praso Sirianni Abbigliamento - Tione di Trento Sirianni Floricoltura - Tione Sogap Servizi Ambientali – Preore Speed Rock Sport Division - Tione/Storo Stedile Gioielleria - Madonna di Campiglio Steldo materiali edili - Tione di Trento Studio dentistico dr. Zeni - Sarche Studio Busatti Breguzzo Studio OPdontoiatrico dr- Bonetti - Ponte Arche Studio Simeoni Osvaldo Studio tecnico Gnutti Tardivo e Poli arredamenti - Pinzolo Terme di Comano Tomasini Auto – Zuclo Trentino Sviluppo Spa - Rovereto Trekking dell’Adamello Troticoltori Trentini Ufficio Stampa Pat UPT Tione Viaggi Paoli – Tione di Trento Viviani Carrozzeria Tione 24h Val Rendena MTB - Strembo


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GENNAIO 2014

Avere una filodrammatica in un paese è come avere una fucina di formazione e di animazione. Infatti presuppone un gruppo di persone che devono ritrovarsi in sintonia ed immergersi in una trasformazione scenica che è strettamente legata alla vita: ogni attore deve trasformarsi in una persona reale, che passa tutti i giorni per strada, che vive la quotidianità al meglio si sè. Non si tratta soltanto di studiare la parte e di provare e riprovare la messa in scena: è dover saper vivere la propria parte, e questo comporta dominio di sè, appropriarsi del meglio delle persone rappresentate, vuol dire diventare e farsi uomini e donne tutte di un pezzo. Quindi, per forza di cose, i componenti di una filodrammatica rappresentano, in seno alla comunità del paese, dei cittadini esemplari che sanno vivere intensamente l’afflato con il proprio prossimo. Certamente il Volontariato nella Filodrammatica costituisce un elemento di crescita e di particolare interesse per il proprio paese. Di riflesso l’animazione di una comunità attraverso la serie delle commedie, per di più in dialetto o locale o trentino, che accresce quella trasmissione delle tradizioni più forti per una cultura locale che deve mantenersi per far sì che il meglio delle generazioni si prolunghi nei tempi della storia, portando con sè quegli elementi

A Preore una “Filobastia” coi fiocchi 35 anni di recitazione e di aggregazione per il sodalizio giudicariese di Mario Antolini Muson Preore è sempre stato nella storia delle Giudicarie un centro di pubblico interesse, per cui figura nelle cronache dei secoli viene spesso ricordato come punto di riferimento sotto vari aspetti e per singole pregnanti iniziative ed attività. Oggi lo si vuole ricordare per i suoi 35 anni della fondazione della di comportamento e di moralità che restano alla base della vita del passato. Non è certo il caso di elencare tutta la troppo lunga serie delle rappresentazioni messe in scena dalla Filobastia: molti testi con titoli da brividi che hanno richiesto non solo grande impegno ma anche rara capacità di interpretazione; centinaia e centinaia le “uscite” per portare il loro messaggio anche in altre regioni ed in altre contrade. Negli appunti che mi sono procurato per ricordare questo magnifico gruppo si ripetono i nomi di Mario Paletti, purtroppo recentemente scomparso, quale fondatore e primo regista della filodrammatica; quindi Silvio Maier quale artefice e perno fondamentale del-

“Filobastia”: ossia la filodrammatica che ha alle spalle gli atti della sua attuale fondazione ufficiale nel 1978, basata su un filo conduttore che la comunità ha sempre coltivato con iniziative teatrali e ricreative che si sono alternate specie nei primi decenni del secondo dopoguerra.

Filodrammatiche giudicariesi Dal nuovissimo volume di GIGI CONA, Teatro per idea: protagonisti nell’effimero . Viaggio nel teatro amatoriale trentino dal 1900 al 2010, edito nel 2013 per i tipi del >Centro Stampa e Duplicazioni della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, si ha l’elenco aggiornato delle filodrammatiche giudicariesi, che si ritiene opportuno ricordare:

ORARI DI APERTURA

Dal lunedì al venerdì 8.30-12.30 /15.00 -18.30 sabato 9.00 - 12.00

Tione di Trento (TN) via M. Donato Perli,25 Tel/fax: 0465 326366 cell: 3319149883 www.ideaguida.it info@ideaguida.it

“La Busier” di Praso - “Filofior” di Bondo. - “Gruppo Teatrale Colturale” di Por (Pieve di Bono). - “El Grotel” di Condino. - “I Coquadar” di Storo. - “Tra na roba e l’altra” di Cavrasto. - “Filobastia” di Preore. - “San Vigilio” di Sténico. - “Dolomiti” di San Lorenzo in Banale”. - “I Filodrammatici” di Giustino. - “Filò da la Val Rendena” di Pinzolo.

Cultura l’istituzione e delle singole attività, senza dimenticare l’animatore del gruppo Giulio Cazzolli: due vere colone portanti della istituzione. Gli autori più rappresentati Adriana Zardini, Gigi Cona e Antonio Dalpiaz. Nel gruppo in continua crescita si trovano sia artisti veterani che nuove leve; in una continua ricerca verso il miglioramento artistico hanno contribuito nomi quali Bruno Vanzo, Maura Pettorruso e Jacopo Roccabruna, attuale regista. Piace, in particolare, riportare quanto è stato scritto sulla figura di Silvio Maier: «Non voleva mai salire sul palco a farci vedere come fare per tirare fuori da ognuno di noi quello che riuscivamo a far uscire, ma ha avuto molta pazienza con tutti ed è riuscito a vedere raggiunte le sue fatiche; il suo stile registico ha dato grande impronta alla Filobastia ed ha formato molti componenti del gruppo. Per questo verrà sempre ringraziato». Altra testimonianza quella per Giulio Cazzolli: «Per tutti è “él Nòno”. Sempre pronto a qualsiasi richiesta e sempre pronto a “brontolàr”, ma paradossalmente il più portatore sano di giovialità all’interno del gruppo. Infatti grazie a lui vi è sempre stata armonia e divertimento; la sua pedina fondamentale è stata l’introduzione di una “cena al més”, a turno fra tutti i componenti, per rendere più vitale la forza di “essere compagnia”». Ho trovato scritto: «Tutto questo, ed oltre, è la Filobastia: un gruppo di persone che vivono teatralmente e teatralmente raccontano la vita». Una gran bella definizione intendendo il teatro - nella sua essenzialità culturale e sociale - la rappresentazione esemplare del modo di vivere per trasportarlo in se stessi e crescere di conseguenza.


Attualità

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La pallavolo giudicariese ricorda Stefano Armani

Il 5 gennaio la palestra di Tione ha ospitato un quadrangolare in memoria di un amico scomparso, protagonista della vita sportiva e associazionistica tionese Alla manifestazione hanno partecipato l’A.S.D. Brenta Volley, l’A.D. Volley Valle dei Laghi, Shop Center Vals. CR Pergine e il Volano Volley. Una festa di sport che, al di là del significato squisitamente sportivo, aveva lo scopo di ricordare attraverso lo sport che ha sempre amato un personaggio che ha dato tanto al mondo dell’associazionismo locale. Con questa manifestazione Tione ha voluto rendere merito a un uomo che ha avuto, sia nello sport sia nella vita sociale della comunità, una presenza costante e fattiva. Come la maggior parte dei ragazzi, iniziò a giocare a calcio militando in diverse squadre giudicariesi e ha militato nel Corpo dei vigili del fuoco volontari di Tione per circa 25 anni. All’inizio degli anni ‘80,

A distanza di poco più di un anno dalla scomparsa di Stefano Armani, l’A. S.D. Brenta Volley, in collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Tione di Trento ed un

gruppo di amici, ha organizzato, in sua memoria, il giorno 5 gennaio un Torneo di pallavolo femminile under 16 , presso il palazzetto delle Scuole Superiori.

Squadra del campionato 97-98 con Alberto Tomba: in piedi da sx: Stefano Armani, Manuela Schito, Patrizia Filagrana,Sara Festi, Alberto Tomba, Michela Lorandi, Tatiana Pintarelli, Giada Pisoni in basso da sx: Luisa Ferrari, Marta Bonomi, Roberta Armani, Anna Salvaterra

quando la polisportiva Atletica Giudicarie sotto la presidenza del segretario comunale Mario Leonardi iniziò l’attività della pallavolo, Stefano, che era divenuto padre di Roberta, in considerazione che, eccezione dello sci, a quei tempi non esistevano sport praticati dalle ragazze, abbandonò il calcio. Con l’amico Piero Bertolini, si dedicò anima e corpo alla pallavolo e alla costituzione dell’Associazione Giudicarie Volley, che, presidente Carlo Bonomi, continuò l’attività fino al 2003. In questo ventennio, la Giudicarie Volley crebbe fino ad avere più di 160 atlete provenienti dai paesi della Busa, dalla Val Rendena e dalla val del Chiese. I risultati agonistici portano le ragazze di Stefano Armani in piedi da sx Stefano Armani, Manuela Schito, Patrizia Filagrana,Sara Festi, Michela Lorandi, Tatiana Pintarelli, Giada Pisoni fino alla serie B nazionale. in basso da sx: Luisa Ferrari, Roberta Armani, Marta Bonomi, Anna Salvaterra

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Nel 2001 per opportunità logistica delocalizzò la sua ditta e proseguì l’attività di allenatore a Volano. Stefano con le sue atlete è sempre stato non solo l’allenatore, ma il confidente e l’amico, burbero e impulsivo, a volte eccessivo in qualche sua manifestazione, ma sempre disponibile e generoso, doti che lo contraddistinsero nel suo carattere. Il suo impegno civico lo portò a diventare assessore del comune di Tione e, anche in quella Giunta, si distinse per le sue scelte propositive. Fu ideatore e fautore, tra l’altro, di quell’”Ecofiera di montagna” che tuttora sta ottenendo grande successo. Gli impegni, a causa della crisi economica, negli ultimi tempi lo avevano allontanato sia dallo sport sia dalla vita politica.

CONSORZIO B.I.M. del CHIESE

sviluppo, valorizzazione e sostegno del territorio Iniziativa “Più bella la tua casa – più bello il tuo paese” contributi per l’abbattimento degli interessi dei mutui relativi agli interventi di abbellimento urbano – scadenza: 30 aprile 2014

Borse di studio e premi di laurea magistrale a favore di studenti universitari residenti nella Valle del Chiese per l’ Anno Accademico 2012/2013 – scadenza: 25 marzo 2014

Bando agricoltura - Contributi relativi agli interventi per favorire e promuovere il recupero del territorio in Valle del Chiese – scadenza: 21 gennaio 2014

Info: Consorzio B.I.M. del Chiese - Via O. Baratieri, 11- Condino (TN) Tel. 0465.621048 – Fax 621720 e-mail: bimchiese@bimchiese.tn.it – segreteria@bimchiese.tn.it pec: bimdelchiesecondino@legalmail.it


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Il personaggio

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Paolo Battocchi, giudicariese di nascita, presidente di Fondazione Caritro, spiega perchè questa società investe 6 milioni l’anno per la crescita sociale

Paolo Battocchi

La Fondazione bancaria, nata nei primi ‘90 sulla spinta della legge Amato, gestisce un patrimonio di 400 milioni di euro e si occupa – secondo la normativa vigente e il proprio statuto - di promuovere dello sviluppo economico e sociale e sostenere i settori della ricerca scientifica e tecnologica, educazione, istruzione, formazione e cultura. «Si tratta di un ruolo molto importante a livello di promozione sociale e di sostegno all’innovazione e alla produzione di idee – spiega Battocchi - Dalla sua nascita ad oggi Fondazione Caritro ha investito sul territorio circa 100 milioni di euro ed il trend attuale è di circa 6 milioni l’anno». Su quali ambiti e con quali budget vi muovete? La normativa che disciplina l’attività delle Fondazioni bancarie (D.Lgs. 153/1999) prescrive che questi soggetti scelgano gli ambiti sui quali operare nella propria azione di supporto del territorio. La Cari-

tro ha scelto ricerca, istruzione, cultura e sociale, destinando a ciascuno di questi ambiti un budget e finanziando i progetti attraverso due canali: da una una parte valutando attraverso una commissione di esperti i singoli progetti che ci vengono proposti, dall’altra attraverso bandi specifici con i quali diamo impulso ai vari settori. Un impegno importante, ancor più significativo oggi, nella congiuntura economica. Certamente, proprio a causa della crisi la Fondazione ha rivisto le priorità di sostegno, concentrando più risorse sull’ambito degli interventi destinati al sociale, per supportare tutte le situazioni di disagio e di difficoltà che si sono venute a creare, Per fare un esempio, per il 2013 abbiamo messo a disposizione con uno specifico bando che è scaduto il 1° dicembre, 250.000 euro a favore di associazioni che lavorano nel sociale, che danno supporto alle persone in difficoltà tramite alimenti, fondi di solidarietà

«Una realtà che lavora per il territorio»

D

di Roberto Bertolini

al mese di maggio di quest’anno è un giudicariese a guidare la Fondazione Cassa Rurale Trento e Rovereto (Caritro). Paolo Battocchi, classe ‘44, come dice chiaramente il cognome, è un tionese e giudicariese. Di nascita, però, perché sin da giovane le esperienze lavorative lo hanno strappato dalle Giudicarie e dal ‘79 e che diano accoglienza ai senza tetto, un problema sentito soprattutto in città. Si tratta di un aiuto importante che monitoriamo costantemente per evitare che vada disperso o che sia mal utilizzato. Un impegno che continuerà anche nel 2014? Sì, e anzi posso dire, anche se non è ancora stato ufficializzato, che nel 2014 questo impegno sarà ancora potenziato e dovrebbe arrivare a 400.000 euro, confermando l’attenzione per le situazioni di disagio che la crisi sta accentuando e che sicuramente si riproporranno anche per l’anno prossimo. L’idea è quella di rafforzare la collaborazione con gli assistenti sociali, creare reti di solidarietà e favorire l’inclusione sociale

anche con progetti come quello che stiamo portando avanti con il Decanato, per favorire il microcredito garantito. Sempre per il 2014 parte anche un bando di sostegno alla attività culturali Si tratta di un primo bando quadrimestrale 2014 che premia idee, progetti e attività in ambito culturale che è rivolto a tutte le realtà di volontariato culturale. I progetti presentati nel contesto di questo bando dovranno dunque dimostrare di promuovere la conoscenza, l’approfondimento, la valorizzazione e il dibattito di tematiche culturali, sociali e di attualità, agevolandone l’ampia divulgazione. Il budget complessivo è di 90.000 euro e la scadenza per le domande è per

risiede a Mori. Negli anni si è occupato di tutto, e sempre in ruoli di vertice. A partire dalla Marangoni di Rovereto, di cui è stato dapprima dipendente e poi, dal ‘95 al 2001 amministratore delegato, prima di passare al settore pubblico, dal 2001 al 2009 presidente di Trentino Servizi (poi Dolomiti Energia) e Set. Fino al 2013, anno in cui diventa presidente della Fondazione Caritro. il 15 gennaio 2014. Come spiegherebbe l’attività di Fondazione Caritro a chi non ne avesse mai sentito parlare? La premessa è che nei primi anni ‘90 sulla scorta della legge Amato in Italia si è assistito allo scorporo da parte delle tante banche e casse di risparmio dell’attività propriamente di “banca” da quella di “supporto” e sostengo alla crescita del territorio. Furono così create da una parte delle Spa con finalità di raccolta e dall’altra le Fondazioni, che hanno in buona sostanza un capitale da amministrare attraverso investimenti e – con i profitti creati – reinvestire gli utili sulla comunità in cui agiscono (la legge Tremonti stabilisce nel 90% la quota da

utilizzare all’interno della regione di appartenenza, ndr.). Allo stesso modo la Cassa di risparmio di Trento e Rovereto attuò questa separazione creando la Fondazione Caritro. Da allora sono stati investiti sul territorio più di 100 milioni di euro. E la sua esperienza nei primi sette mesi alla guida della Fondazione? Un impegno forte che si sviluppa lungo due filoni. Il primo è quello della scelta degli investimenti che ci permettono di mantenere ed incrementare il capitale alla base della Fondazione (400 milioni di euro); il secondo è appunto quello di individuare azioni e progetti utili al territorio e alla comunità, come da statuto Caritro.


Cultura

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Personaggi e lavori che che vanno ricordati

La storia diAda, “carbonera” della Valvestino di Mario Antolini Muson

In Giudicarie, in un pomeriggio del dicembre 2013: mi trovo a considerare il fatto che nelle nostre comunità vengono continuamente a mancare dei nostri compagni di viaggio, ma, purtroppo, sulle pagine dei giornali i loro nomi non vengono ricordati neppure nei necrologi sui quotidiani, poiché Alla “povera gente” - la cosiddetta “gente comune” - non si fa caso per un complesso di circostanze pur comprensibili e plausibili, ma che qualche volta dovrebbero e potrebbero essere superate. Ed è proprio quello che vorrei fare oggi, da queste colonne de “Il Giornale delle Giudicarie” alle quali chiedo cortesemente di pubblicare il ricordo incancellabile di una umile persona che è passata tra noi, a Tione, distribuendo solo la sua vitalità e la sua “buona cera”, facendo soltanto del bene a quanti ha potuto avvicinare. Una semplice e povera donna che, appena sposata, era giunta dalla Valvestino (antica terra giudicariese) nelle nostre zone della Busa di Tione, della Rendena e della Val di Non seguendo il marito “carbonér”. Lo aveva seguito lungo i pendii dei monti, in quelle tipiche baracche nei boschi dove i carbonai trascorrevano lunghi periodi per lavoro, vivendo in prima persona avventurose e sofferte vicende, nell’accettazione umile e silenziosa di quell’infinita serie di difficoltà che hanno caratterizzato l’esistenza secolare dei carbonai. Ed in quei lunghi mesi di lavoro e di permanenza nei boschi, ed in quelle baracche, quel-

la giovane donna ha avuto i propri figli in impensabili e disagiate condizioni di montagna, oggi inimmaginabili. Credo di essere nel giusto nel considerare quei parti inenarrabili come delle vere ferite rimaste per sempre vive nella sua carne di giovane donna obbligata ad affrontare situazioni di assoluto disagio senza mai lamentarsi e senza mai esternarle con sensi di rammarico per ciò che aveva dolorosamente vissuto. Poi, ultimata la necessità di raccogliere carbone secondo la secolare tradizione, ecco prospettarsi per gli esuli valvestinesi la possibilità di una modestissima dimora fissa a Tione, coi figli che potevano frequentare regolarmente le scuole, ed il definitivo formarsi della famiglia, pur fra continue difficoltà, persino con la morte prematura del marito ancora in giovane età. Ma la sua adamantina ragione di vita, assunta da tradizioni di sacrificio e di dedizione assoluta alla famiglia, ha dato a quella giovane donna il coraggio e la forza di affrontare qualsiasi ostacolo, sempre con il sorriso sulle labbra, sempre dedita con passione alla famiglia, sempre disponibile a chiunque avesse bisogno di lei. Ebbe la soddisfazione di formare una gran bella famiglia, mentre nella comunità

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 12 3 n° 1 - gennaio 2014 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Claudia Brunelli, Alberto Carli, Arianna Foglio, Alessandro Togni, Andrea Tomasini, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 3 gennaio 2014 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

coloro che scrivono si soffermano soltanto a menzionare le vittime di incidenti e disgrazie o ad elogiare coloro che sono ritenute persone “notabili”, come i pubblici amministratori o i personaggi ritenuti tali per specifiche affermazioni nella cultura, nel volontariato o nella società. di Tione stava acquistando stima ed affetti, grazie alla sua generosa ed attiva presenza e aperta disponibilità. Una donna che ha fatto “solo il suo dovere di sposa e di

madre”, aperta alla vita della propria comunità cittadina; proprio per questo non possiamo dimenticarla specialmente pensando che l’èra na pòra carbonèra de Valvestìn

Una vecchia carbonaia

dinanzi alla quale mi sento di dovermi levare tanto di cappello e ringraziarla per essere stata con noi e per quanto ci ha saputo donare senza mai nulla chiedere per

sè. Si chiamava Ada Iseppi, ma per i Tionesi e per tanti altri Giudicariesi che l’hanno conosciuta e stimata è stata, resta e resterà soltanto “la Ada”.


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Sport

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Bolbeno ha festeggiato mezzo secolo di storia Una storia iniziata nel 1963 e che si arricchisce di nuovi capitoli

Oggi l’unico investimento turistico della Busa di Tione. 1963-2013: dieci lustri di vita attiva, con collaborazione energica di tutte le associazioni del paese. Dopo settimane preparazione, il fondo ha raggiunto la consistenza giusta. Quel giusto mix di compattezza e scivolosità che permette di garantire la tenuta della pista anche in caso di innalzamento delle temperature. Ed ecco dunque , che si è alzato il sipario dell’edizione numero cinquanta. “Una stagione che ci auguriamo ricca di soddisfazioni come l’ultima” dice il presidente della Pro Loco Roberto Marchetti. Ma che segna anche un traguardo molto significativo. Di cui è d’obbligo ripercorrerne le tappe più salienti. Dalle origini, fino ai giorni nostri. Da quel lontano 1963, quando per arrivare in quota ci si poteva affidare ad uno sgangherato, ma funzionante skilift

di Ettore Zini In pista da cinquant’anni. Sabato 14 dicembre è partita la stagione sciistica per “Le Coste di Bolbeno”. L’appuntamento era per le ore 13.00 precise. A quell’ora, le ruote dello skilift hanno scarrucolato il

primo sciatore in quota. Ed è in quel preciso momento che è stata stappata la bottiglia del cinquantesimo anno di attività. Mezzo secolo di storia. Che racchiude la vita dell’impianto sciistico di Bolbeno.

L’impianto di Bolbeno agli albori

di recupero (era stato smontato a Madonna di Campiglio, e da vecchio rottame qual’era considerato sulle nevi della Perla delle Dolomiti, era diventato il motore trainante di una nuova stazione sciistica a bassa quota). Ai diciotto cannoni spara neve di oggi, che garantiscono la fruibilità della pista anche in stagioni povere di precipitazioni, come quelle che hanno caratterizzato stagioni avarissime a cavalo degli anni ottanta e novanta. Oggi Bolbeno, grazie ad un impianto quasi tutto automatizzato, non teme i capricci del tempo. E con puntualità cronometrica ogni anno a una settimana dal Natale è in grado di offrire un pendio perfettamente livellato. Pronto ad ospitare soprattutto i ragazzi degli istituti scolastici dei cinquanta comuni convenzionati. Si, perché nel frattempo l’impianto sciistico di Bolbeno si è specializza-

Bolbeno, dagli sci di legno ai tapis roulant Nel 1987 il mitico parallelo notturno con due fuoriclasse come Gustav Thoeni e Piero Gross. Anche quest’anno Bolbeno, dopo i repentini sbalzi di temperatura di dicembre, può affrontare l’inverno grazie al modernissimo impianto di innevamento artificiale. Diciotto bocche spara neve, di cui dieci completamente automatizzate, che ad ogni inizio stagione assicurano il perfetto livellamento del pendio. Non è sempre stato così. Ne mai quella microscopica stazione sciistica a bassa quota (“la pista più bassa d’Italia”, uno dei suoi mantra ) aveva raggiunto un così alto grado di autonomia. Negli anni ottanta, per esempio, proprio per effetto delle scarse precipitazioni, i suoi impianti hanno rischiato di chiudere. Oggi è un rinomato campo scuola, a cui si affidano gli istituti primari di numerosi comuni. E’ da prima degli anni Venti, però, che su quel pendio hanno cominciato a cimentarsi i primi sciatori. Avevano pantaloni alla zuava e sci in legno. E nei ricordi di alcuni ci sono le “adunate sciistiche” del Fascio, che non si limitava solo a saggi ginnici nelle piazze dei paesi. Quelle giornate sulla neve

sono impresse anche nei ricordi di Fedele Marchetti. Uno dei pionieri di quel pendio. Uno dei primi a insegnare alle nuove leve, come destreggiarsi con sci e bastoncini. Con ogni discesa seguita da un faticoso ritorno in quota “a scaletta”, guadagnando il pendio a piccoli e faticosissimi passi. Nonostante le fatiche, però, ad ogni inverno l’ebbrezza di quella discesa a due passi da casa, è diventata sempre più contagiosa. Fino all’inaugurazione del primo skilift, residuo di un impianto smontato a Madonna di Campiglio, nel 1963. Quell’anno le“Coste di Bolbeno”si affacciano ufficialmente alla ribalta sciistica. Tre anni dopo la Giunta provinciale di allora finanzia alcuni skilift a fondovalle. Ne vengono costruiti di nuovi a Roncone, Spiazzo, Fiavè, e Bolbeno. Quasi tutti si perdono per strada. Bolbeno è uno dei pochi a resistere. Anno dopo anno, si guadagna uno spazio di nicchia: diventa il campo scuola della valle. Aggrega e convenziona numerosi comuni. Oggi addirittura 50, come gli anni di attività. Qui vengono a cimen-

tarsi negli sport della neve, anche alunni di scuole extraregionali, come Vestone, Anfo e Malcesine.. D’inverno la pista un tripudio di discesisti in erba e genitori. Gli istruttori sono della Scuola di sci Rainalter di Campiglio. Allo sci Club locale, che ha soppiantato l’estinto “Soreghina” di Tione, e alla locale Pro Loco, gestori degli impianti, il riconoscimento è unanime. Qui, ogni anno, vengono iniziati alle tecniche dello sci molti potenziali campioni. La pista vive anche grazie a una politica di prezzi molto contenuta. Uno stagionale costa meno di 60 euro. C’è anche un tapis roulant per i più piccoli. E non è infrequente incontrarvi sciatori provetti. La sua storia è ricca di aneddoti. C’è anche chi ricorda gli anni in cui, da Bolbeno, partirono camion di neve per Campiglio e Andalo. E chi, oltre a un campionato nazionale di sci d’erba nel 1987, rammenta il mitico parallelo notturno, con due fuoriclasse dello sci, come Gustav Thoeni e Piero Gross. Era il 1981. E tra i pali c’era pure il cugino di Thoeni,

Roland. Cinquemila persone hanno potuto assistere ad un duello memorabile. Quei tempi sono lontani. Ma, la piccola pista - ribattezzata “Bolbenolandia”- non ha perso in fascino e funzionalità. Anche all’avvio della stagione numero cinquanta, in molti non hanno voluto mancare all’appuntamento. (e.z.)

to. Da dicembre fino a marzo a utilizzare quella pista sono i bambini delle scuole, che qui hanno trovato l’ambiente adatto ad apprendere i primi rudimenti sugli sci. I numeri del resto parlano da soli. Da suo “parterre”, ogni anno, vengono iniziati, in media 500 potenziali piccoli Tomba. Sono più di 1.000 le tessere stagionali staccate, 180 mila i passaggi sullo skilift, 40 i collaboratori, 7 i dipendenti stagionali. Nel 2012, quaranta piccoli atleti sono passati all’agonistica. A iscriversi al suo sci club non sono solo le scuole trentine. Ma anche alcuni comuni bresciani e veronesi si sono convertiti al campo scuola di “Bolbenolandia”. I cui servizi sono cresciuti a dismisura, ed oltre all’impianto di risalita di una pista, molto più lunga e tecnica di quella iniziale, vanta un modernissimo noleggio sci, e di un reparto sciolinatura da far invidia alle più attrezzate stazioni dell’arco alpino. “Oggi grazie agli sforzi e alla collaborazione di tutti – dice Mario Collizzolli, uno dei più accaniti sostenitori della società – siamo riusciti ad offrire un impianto d’avanguardia che ci permette di guardare con fiducia al futuro”. Ed è proprio l’immediato futuro che ha in serbo ancora grandi novità per Bolbeno. Nei progetti immediati c’è l’illuminazione della pista (300 mila euro già finanziati dalla Provincia). E, altra grande novità, una vasca di accumulo di 200 metri cubi d’acqua (anche questo già finanziato dalla Pat) dal non indifferente costo di 729.000 euro. La cui realizzazione servirà a concentrare la produzione di neve artificiale nei giorni utili all’utilizzo dell’impianto.

L’impianto di Bolbeno agli albori


Sport

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I fratelli Crippa vanno di corsa I ragazzi di Montagne, bronzo con la nazionale agli Europei Juniores. Il sogno? Le Olimpiadi Yemen e Neka Crippa

Una vita raccontata tranquillamente, con i suoi pro e i suoi contro, senza lo sguardo a volte erroneamente pietoso di chi parla di Africa seguendo un immaginario non sempre accurato. Non c’è nessuna recriminazione nei due fratelli Crippa, né per questa vita che ha portato un grande benessere se paragonato a prima, ma anche qualche obbligo in più, come la scuola, per la quale nessuno dei due ha mai avuto grande trasporto. E nemmeno per la vita che tenevano nel loro paese di origine dove sono tornati più volte in visita, l’ultima in autunno. L’unico difetto di Montagne e della loro vita trentina: il freddo, e la neve. Ecco, di quelli farebbero volentieri a meno. Per il resto, tutto ok: Neka e Yeman sono due ragazzi solari, immersi nella realtà che vivono oggi fatta anche di telefonini

di Denise Rocca E’ difficile stare loro dietro, in pista e anche fuori. Yemaneberhan e Nekagenet Crippa, diciassette e diciannove anni, Yeman e Neka per gli amici italiani, arrivati dall’Etiopia a ricongiungersi ai fratelli già adottati dalla famiglia Crippa di Montagne, inanellano successi uno dietro l’altro. Il primo, il più grande, lo raccontano come fosse una quisquilia: “ci sentiamo italiani – spiegano – a e creste bionde come i campioni del pallone, con un gran talento per la corsa che hanno avuto la fortuna di scoprire e la bravura di coltivare. La vita da sportivo? “Non è pesante – spiega Yeman – è piena, ci alleniamo, prima andavamo a scuola adesso invece abbiamo finito, poi siamo liberi. Le uscite con gli amici ci sono, non prima delle gare però”. Alza le spalle con nonchalance: “E’ bello”. I due stanno esplorando diverse distanze dell’atletica alla quale si dedicano a tempo pieno

dopo aver concluso entrambi il triennio alla scuola alberghiera. Le speranze e i sogni per il futuro sono grandi – “una medaglia alle Olimpiadi” - per chi è già più di una promessa. Amano correre? Ora si, ma non è stato amore a prima vista: il colpo di fulmine fu per il calcio, per entrambi. “Qualche anno fa – spiegano – se ci avessero chiesto di scegliere avremmo scelto il calcio”. Ma il talento naturale per l’atletica ha vinto sul divertimento collettivo di un pallone fra i piedi: facile per

A Pinzolo, scialpinistica e raduno in notturna

tutti gli effetti. Siamo venuti qui e ci troviamo bene con tutti, nessun problema di integrazione o altro, semplicemente questa è la normalità adesso e stiamo benissimo”. Mica poco, arrivare ragazzi dall’Etiopia dove la vita era tutta un’altra: aiutavano nei campi e a badare agli animali, si andava a scuola quando si riusciva, c’era anche tanto gioco con gli amici nelle lunghe giornate africane. i due ragazzi di origine etiope primeggiare nell’atletica, ammesso che facile si possa dire per chi corre chilometri su chilometri tutti i giorni per allenarsi; inebriante riconoscere di aver individuato il proprio talento quando la vittoria arriva a ripagare ogni giro di pista e allenamento, tagliare il traguardo davanti a tutti, le braccia al cielo. Così atletica è stata, per entrambi. Yeman e Neka non smettono di migliorare, il grande passaggio sarà lasciare i Juniores per salire di categoria, passaggio al

quale il diciannovenne Neka si sta preparando: “So che i primi anni sarà dura – racconta – perché si è abituati a certi risultati che poi difficilmente arrivano subito con atleti più grandi che già sono lì da qualche anno. Mi sto allenando mentalmente per prepararmi”. Sportivi che ammirate? “Mario Balotelli – risposta ancora una volta all’unisono – perché è forte e sa farsi valere”. Ma ci sono anche i campioni della storia dell’atletica. L’ultimo successo sportivo, agli Europei Juniores di Cross

a Belgrado dove erano entrambi nella squadra italiana che ha conquistato il bronzo nella competizione internazionale: Yeman si è piazzato settimo dietro a sei atleti più vecchi di due anni, e a questa età 24 mesi contano parecchio per forza ed esperienza, Neka 26esimo. Proprio Neka è il campione mondiale juniores di corsa in montagna in carica, titolo che ha conquistato ai Mondiali di Krynica-Zdròj, in Polonia, pochi mesi fa. Corrono e vincono, i due fratelli in forza alla Gs Valsugana Trentino, lanciati nel mondo dell’atletica dal compianto Marco Borsari, con la maglia dell’Atletica Valchiese, sono ora seguiti dall’ex mezzofondista Massimo Pegoretti. A noi il tifo, per due giudicariesi di cui sentiremo parlare parecchio nel prossimo futuro.

Ad Chiese Nuoto propone tante attività, dai corsi all’hydro bike, alla riabilitazione in acqua

Tutto pronto per il Nuoto e molto di più memorialToni Masè a Condino Una Vertical dal Tulot al Doss del Sabion

La Val Rendena lancia, ancora una volta, una bella iniziativa rivolta agli amanti dello sci d’alpinismo grazie all’impegno di AlpinGoVal Rendena, un’associazione sportiva che da anni ha saputo far crescere la passione per la montagna e per lo sci alpinismo. Il 16 gennaio si disputerà in notturna al chiaro di luna sulle nevi di Pinzolo la Vertical Tulot Doss - Trofeo Toni Masè Gara individuale FISI Vertical Race con partenza dalla telecabina della Pista Tulot fino al Doss del Sabion sulla ripidissima Dolomitica, e raduno amatoriale per tutti (appassionati scialpinisti, famiglie, bambini) con partenza da malga Cioca e arrivo al Doss del Sabion per un comodo tracciato alla portata di (quasi) tutti. Una gara che si preannuncia molto partecipata che gli organizzatori hanno voluto dedicare a Toni Masè, un uomo che ha

creduto fortemente nello sviluppo della sua terra e che ha investito forze ed energie come presidente delle Funivie Pinzolo Spa per migliorare l’area sciabile di Pinzolo arrivando a consegnare il collegamento Pinzolo-Campiglio. Sono passati solo 3 anni da

quando Toni Masè inaugurò la pista Dolomitica e l’impianto della Tulot, ma sembra un’eternità. Ci piace pensare che una ulteriore valorizzazione del territorio, nel segno dello sport, riparta proprio da lì, dalla Tulot e dalla Dolomitica. (m.c.)

Dal nuoto, all’acqua-gym, all’hydrobike, alla riabilitazione. L’attività dell’Associazione Dilettantistica Chiese Nuoto spazia lungo tutto ciò che si può La lunghezza e la profondità ridotte e la temperatura dell’acqua sempre qualche grado più alta rispetto ai 27°C delle vasche classiche, si prestano benissimo ai corsi di acquaticità per i neonati da 0 a 3 anni, ai corsi di avviamento al nuoto per i bambini della scuola materna e ai corsi di nuoto per i ragazzi delle scuole elementari e medie. Anche l’acqua-gym è un’attività ormai consolidata: vi è una buona partecipazione ai corsi e i numerosi iscritti dimostrano di apprezzare questo tipo di ginnastica efficace e a-traumatica. Da diversi anni inoltre sono attivi corsi di ginnastica in acqua per la terza età, per i ragazzi della cooperativa Bucaneve e per le donne operate al seno. Oltre a queste attività l’Associazione Chiese Nuoto, nata nel 2002 e composta da 14 istruttori di cui 3 allenatori, propone corsi di nuoto per adulti e, novità di questi anni, corsi Master per amatori. Questi ultimi sono rivolti a ragazzi ex agonisti ma anche ad adulti che si allenano 2 volte in settimana partecipando al campionato C.S.I. Anche il settore riabilitativo è in continua espansione. Attualmente la nostra piscina accoglie ospiti dell’RSA di Condino e di Storo. Inoltre anche gli utenti singoli che hanno subito traumi o interventi e che sono seguiti dal servizio di fisioterapia dell’RSA di Condino, possono usufruire della riabilitazione in acqua. Dal 2006 è iniziata l’attività “Propaganda”

fare nell’acqua della piscina di Condino, punto di riferimento per l’attività natatoria e ludica in Valle del Chiese, ma non solo.

rivolta ad allievi non agonisti delle società affiliate FIN. I ragazzi che fanno parte della Propaganda sono 45, provengono dalla Val del Chiese e dalla Val Sabbia, hanno un’età compresa tra i 6 e i 15 anni, si allenano 2 volte alla settimana (un allenamento nella piscina comunale di Condino e uno nella piscina di Idro) partecipando a gare regionali FIN. Grazie alla Propaganda molti giovani atleti hanno avuto modo di crescere e migliorare. In particolare 7 ragazze attualmente svolgono attività agonistica in collaborazione con la Società Amici Nuoto di Riva del Garda con ottimi risultati. A Condino è in costruzione il nuovo impianto natatorio di Valle che usufruirà del teleriscaldamento dell’acqua fornito dalla Cartiera e che darà ulteriore impulso all’attività di questo sodalizio.


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La posta

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Tra giusto riconoscimento di situazioni di fatto e quelli che sono più realisti… del re

LA POSTA

vilgiat@yahoo.it

Sui diritti civili siamo sempre su uno stretto crinale

Caro Francesco, la tua lettera è giunta in tempo per rendermi indigesto il pranzo di Natale. L’ave-

vo letta anch’io, ma mi sembrava una delle solite sparate dei soliti buontemponi e non ci ho fatto caso. Poi ho appreso che già alcuni Consigli Comunali di grandi città stanno dibattendo la proposta e che quanto prima verrà portata in Parlamento. Io non sono un sociologo, Dio me ne scampi, né un tuttologo, categorie oggi di gran moda. Ti dico il mio parere col buon senso antico del mondo da cui provengo. Numerare i genitori per non chiamarli con il loro nome (madre e padre), non so se elimini le discriminazioni sessuali, ma di certo elimina la normale intelligenza. Mi spiego. Perché un essere venga al mondo ci vogliono un maschio e una femmina che diventano padre e madre della creatura. Questo è

da sempre. Non ci sono alternative, anche le innovazioni della scienza prevedono comunque un incrocio tra un elemento maschile e uno femminile. Tra gli esseri umani, ma anche tra gli animali o nel mondo vegetale. Dunque un padre è un padre e una madre è una madre. E cancellare queste definizioni penso sia pura stupidità. Riconoscere che esistono altre aggregazio-

Gli amici del Bar tornano all’attacco ed io non posso che ascoltarli. Sotto Natale, fra i tanti discorsi, di crisi, disoccupazione, sperperi, tasse da pagare, Imu, rifiuti e balzelli vari, c’è chi se l’è presa con le prostitute e il dibattito natalizio (si fa per dire!) si è accalorato sulla legge Merlin e sulla sua abolizione così come chiedono molti parlamentari con proposte di legge, già depositate, che entreranno agli inizi del prossimo anno in discussione. Considerandomi, ad una certa ora, più saggio di loro, sono stato richiesto di un parere. Allora. Per quel che so, le iniziative parlamentari

in corso fanno tornare alla ribalta la questione della prostituzione, fenomeno che con la legge Merlin del 1958 sembrava superato, ma che invece è in pieno sviluppo, aggravato da un sistema malavitoso che usa donne e bambine, provenienti da ogni parte del mondo, come schiave sulle nostre strade. Togliere le lucciole dai marciapiedi, metterle in luoghi sicuri, garantirne la salute e l’incolumità, riaprire le case “chiuse” e far pagare loro le tasse, sembra l’obiettivo dichiarato dalle proposte in corso. Anche se la legge Merlin, chiudendo le “case” perseguiva un obiettivo giu-

sto (sottrarre le prostitute al racket della criminalità), di fatto oggi le donne sono molto più sfruttate in strada di quanto non lo fossero nelle “case”. Quella intrapresa dal Parlamento ( in specie fra i partiti di centrodestra) è una battaglia non solo a salvaguardia del decoro delle città, ma innanzi tutto a tutela delle ragazze e contro l’ipocrisia di chi si gira dall’altra parte facendo finta che il problema non esista. Esiste ed è drammatico. Senza contare, anche se marginale rispetto al problema, che il far riemergere il fiume di denaro in nero che gira attorno al fenome-

Caro Adelino, qualche tempo fa avevo letto sui giornali una notizia che a me sembrava una scemenza, ma sotto Natale ho avuto l’occasione di parlarne con altri e non tutti condividevano il mio parere. Si tratta della trovata dei soliti intellettualoidi che propongono di sostituire nei moduli scolastici e negli atti comunali le parole “padre” e “madre” con genitore 1° e 2° per non urtare la sensibilità delle coppie omosessuali. Dello stesso parere sembra essersi espressa anche la presidente della Camera dei Deputati. Roba dell’altro mondo! Tu che ne dici? Francesco

Sciopero generale, arma da “vecchio” sindacato ni fra persone, con tutti i loro diritti, diverse dalla famiglia naturale uomo e donna, è invece un altro discorso che potrà essere approfondito, l’Italia in proposito è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma lasciamo stare i numeri 1° e 2° che, con la maternità e con la paternità, c’entrano come i cavoli a merenda. Adelino Amistadi

Ragioniamo con responsabilità sul tema della prostituzione no, il più delle volte in mano a farabutti, farebbe molto bene alle casse dello Stato. Così si ragiona in gran parte degli stati europei di provata civiltà. Cari amici, ho dato, come promesso, il mio contributo, ma discussioni del genere facciamole in altri periodi, magari a carnevale, vi prego! (a.a.)

Egr. sig. Amistadi, finalmente qualcosa si muove nei Sindacati. Lo sciopero generale non basta più, non tutela e costa troppo, lo ha detto la Camusso, segretaria generale della Cgil. Forse un po’ in ritardo, ma mi sembra positivo che se ne cominci a parlare. Forse è tempo di ripensare allo strapotere dei sindacati...siamo sicuri che siano così necessari in questo periodo di crisi?Fin’ora si sono distinti per la difesa strenua degli occupati, soprattutto nel pubblico, e per il poco interesse per tutte le altre povertà. Luigi Concordo. Che lo sciopero generale fosse ormai qualcosa di stantio, usato più per prove di forza riguardanti la politica, che per la difesa del lavoro, era chiaro da tempo. L’ha detto Susanna Camusso, persona intelligente, ma immagino non le sarà stato facile ammetterlo. Tutto sommato è stato come infrangere un tabù e mettere in discussione un totem della storia sindacale italiana, e della Cgil in particolare. Ma le parole della Camusso, per quanto importanti, devono ora essere completate. Se lo sciopero generale non basta più, quali sono le armi che un sindacato moderno dovrà poter usare per svolgere il suo compito? Il parallelismo con la politica e con i politici è ancora opportuno e conveniente? Non sarebbe meglio che si concentrasse sul lavoro e sull’occupazione, piuttosto che sui privilegi di chi un lavoro lo ha già e ben retribuito? Queste ed altre sono le domande a cui la Camusso dovrà prima o poi dare risposte chiare e convincenti. (a.a.)

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La posta Ormai sono trascorsi i giorni sufficienti per “ammortizzare” i risultati elettorali delle recenti elezioni provinciali. Ciò nonostante, vuoi per la stagione invernale che consente maggior respiro agli addetti ai lavori quotidiani di campagna, vuoi perché, bene o male ho trascorso la parte migliore della mia esistenza terrena ad occuparmi di cose pubbliche tra sindaco di Lomaso ed altro ancora, sta di fatto che nelle mie ormai rare frequentazioni pubbliche, sono sempre sollecitato, mio malgrado, dagli amici o presunti tali, ad esprimere la mia opinione su quanto emerso per l’appunto dalle ultime consultazioni elettorali provinciali, in modo particolare per quanto riguarda le Giudicarie. Pur con riluttanza, seppur di facciata poiché mi rendo conto che nonostante tutto la passione per queste “ cose “ mi è rimasta intatta, mi faccio coinvolgere e mi trovo ad esprimere, come

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Elezioni, una riflessione a “bocce ferme”

mi appartiene, le opinioni personali in modo estremamente diretto, al punto tante volte di mettere in imbarazzo i miei occasionali interlocutori. Ebbene, ho assistito al dibattito scaturito a seguito degli stessi risultati ed al fatto che le Giudicarie siano riuscite ad esprimere un solo consigliere provinciale, Mario Tonina, dovuto, a detta dei più, dall’enorme frammentazione di liste e candidati, che hanno determinato la riduzione della rappresentanza locale sugli “ scranni “ del Consiglio provinciale, rappresentando ciò quale evento estremamente negativo.

Da giudicariese, ragionando in termini prettamente campanilistici e di rappresentanza numerica, potrei condividere tale analisi, anzi la renderei ulteriormente peggiorativa, dal momento in cui, dati alla mano, l’elezione di Tonina

è avvenuta, per sua fortuna, grazie al consenso ricevuto in ambiti territoriali esterni alle Giudicarie, altrimenti, per il consenso ottenuto “in patria”, il suo obbiettivo sarebbe stato ingiustamente vanificato e le Giudicarie intere sareb-

bero rimaste senza rappresentanti! Se però mi soffermo in un’analisi diversa, mi trovo profondamente su posizioni in antitesi rispetto alle citate posizioni negative! Infatti credo che le Giudicarie di fronte a “mamma Provincia”, sia-

Aveva ragione De Gaulle Riguardo all’articolo di Amistadi sul numero di dicembre, è molto interessante ma penso che manchi di una logica conclusione. Cioè è ovvio che manchino degli accordi sulle questioni citate quando da Verdesina a Campiglio (residenti circa 10000 persone) ci sono ben 12 comuni! In barba alla revisione di spesa! Aveva ragione De Gaulle quando, intervistato da Montanelli disse “l’Italia non è un paese povero,e ‘un povero Paese“. Da un italiano deluso .cordiali saluti Alberto Lambertini Tione. Alberto Lambertini

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no comunque sufficientemente rappresentate, a livello Istituzionale, dalla Comunità di Valle, e ciò indipendentemente dalla consistenza numerica della propria rappresentanza sui banchi del Consiglio provinciale! Inoltre, parafrasando un detto assai comune, non tutto il male vien per nuocere! Infatti per quanto riguarda le Giudicarie – pur non avendolo votato - ritengo che l’avvenuta elezione di Tonina rappresenta quanto di più positivo, che nessuno potesse sperare! Infatti, oltre al fatto di poter contare su un proprio rappresentante in Consiglio provinciale, le Giudicarie esteriori, in modo particolare, potranno affrontare un auspicato ricambio ai vertici dei vari Enti o Consorzi, precedentemente ed “ossessivamente” occupati dallo Stesso. Roberto Sansoni Poia – Comano Terme 29/12/2013

EDITORIALE

L’anno che verrà Continua dalla Prima La seconda considerazione riguarda il cambio generazionale che sta avvenendo in quasi tutti i grandi partiti. Arrivano i quarantenni. Matteo Renzi ha rottamato gran parte del vecchio (PCI) PD, portando alla ribalta personaggi del tutto nuovi ed affidabili. Il PDL s’è spaccato con Angelino Alfano che ha lasciato solo il suo povero (?) vecchio mentore Berlusconi, espulso dal Senato, per fondare un nuovo partito, il NCD, Nuovo Centro Destra, che responsabilmente cerca di dare una mano ad andare avanti con il governo. Perfino la Lega ha voluto un quarantenne al comando, Matteo Salvini, che fin’ora s’è fatto solo notare quale attivo sodale del disfattismo grillino e berlusconiano. Infine Letta, presidente del Consiglio, che potrà piacere o meno, con i suoi ministri, con i suoi tecnici, ma il suo governo, così come il governo Monti, è stato generato dalla necessità dovuta all’insipienza ed alla dissennatezza dei personaggi politici precedenti, oggi ancora pateticamente presenti ed esagitati in

tv e sulle piazze sempre meno gremite: che ci facevano nel governo per anni e anni i Maroni e i Calderoli di turno, i Bondi, i Brunetta, le Gelmini, Santanchè ecc. ecc.? Andavano a cena ad Arcore e per sistemarsi il corpo e l’anima e buona notte... Ma con quest’anno, si dovrebbe incominciare a respirare aria nuova. Tornando alla normalità, potrà tornare la politica normale, quella vera, in grado di riavvicinare i cittadini mediante nuove forme di partecipazione elettorali e sociali. Dovrebbe cambiare quanto prima la legge elettorale ridando alla gente possibilità di scelta. Dovremo avere risultati elettorali definitivi senza più incorrere nella disastrosa situazione dell’ultima tornata. Basta larghe intese, basta governi in balia da ricattatori d’ogni risma. Dovrebbero diminuire i parlamentari e i loro privilegi, dovrebbero sparire enti inutili e spese ignobili, dovrebbero rimettere in sesto una macchina burocratica sempre più parassitaria, dovrebbero riprendere in mano la Giustizia che ormai fa acqua da tutte le parti, dovrebbero riportarci con dignità in

una Europa civile e protesa verso il futuro, da protagonisti, e non da burattini. Questo dovrebbe riservarci il 2014. Per lo meno è quello che promettono i quarantenni saliti sulla tolda del comando. Ci si può credere? Proviamoci. Nonostante le forze sfasciste ed estremiste del tanto meglio quanto peggio, come M5S, Lega, Sel, Berlusca e forconi vari, alla responsabilità ed all’impegno di tutti non c’è alternativa. Quest’anno abbiamo l’ultima chance, le ultime speranze per iniziare l’uscita da una crisi da guerra mondiale, tocca ad ognuno di noi fare la propria parte. Più o meno lo stesso sguardo speranzoso è rivolto alla nostra Provincia che ha appena iniziato la legislatura. Presidente nuovo, assessori in gran parte rinnovati, consiglio ancora pregno, purtroppo, dei soliti noti. Le aspettative sono molte anche se tarpate dalle continue rivelazioni sullo stato di salute delle finanze della Provincia, che fino a qualche mese fa, prima delle elezioni era ottimo, a sentire i nostri politici, ma che ora sembra essere diventato all’improv-

viso disperato. Che qualcuno abbia bleffato? Che non si sapesse ancor prima di ottobre come stavano effettivamente le cose? Tant’è che oggi non passa giorno che non si venga a sapere che la borsa della Provincia è lustra come un pomolo d’ottone. Non c’è più una lira in cassa, né per quest’anno né per i prossimi anni, i bilanci della Pat sono tutti condizionati dalle spese del passato caricate sugli anni a venire. Sono già stati tagliati gran parte dei lavori pubblici, niente più interventi su scuole e caserme, niente più assunzioni(?), ridotto il progettone, le uniche cose che sembrano dure da ridurre sono i costi della politica, per quelli c’è sempre un tesoretto a parte. Se effettivamente le cose stanno così, allora il compito della nuova Giunta è ancor più gravoso e responsabile. Dovrà, innanzi tutto, chiedersi l’origine di tanti guai e cambiare immediatamente registro. Il presidente Rossi ha già dato qualche segno di discontinuità. Ma occorre di più. Ricominciare da capo, caro presidente, nuove facce, nuovi dirigenti, nuovi modi di pensare il futuro, passi di-

versi nell’azione di governo. Niente paura e molto coraggio. Con la vecchia politica che ci ha ridotto in questo stato bisogna troncare, basta cesarismo presuntuoso, basta spese pazze, basta sogni da strapazzo, basta burocrazia servile, basta losche figure che girano per il palazzo, prevalga concretezza, pulizia, trasparenza e onestà, meritocrazia, diritti, e soprattutto doveri, nient’altro, per lo meno se andremo a fondo sapremo perchè e con chi. Solo ricominciando da capo potremo riprendere a sperare, anche se i monumenti alla vanità ed alla insipienza del recente passato, rimarranno imperituri nei secoli a testimoniare lo spreco degli anni delle vacche grasse e a ricordarci i carichi di debiti che ci affliggeranno negli anni delle vacche magre che ci aspettano. Ognuno faccia il suo esame di coscienza e dandoci la mano in segno di solidarietà e di compartecipazione proviamo tutti insieme a ricominciare da capo. Buon Anno. Adelino Amistadi


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