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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

FEBBRAIO 2018 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

www.giornaledellegiudic a r i e . i t

ANNO 16 - FEBBRAIO 2018 - N. 2 - MENSILE

EDITORIALE

4 marzo: voterò chi promette meno di Adelino Amistadi

I miei amici lo sanno, è da tempo che mi dichiaro “orfano politico” perché da tempo non riesco a trovare un partito degno di fiducia. Non è la prima volta che mi capita. Rimasi politicamente “orfano” già nei primi anni novanta con la scomparsa dei vecchi partiti ed in particolare della Democrazia Cristiana in cui avevo militato fin da ragazzo diventandone uno degli esponenti più riconosciuti in ambito giudicariese. Allora ci rimasi male, molto male. Tutto un mondo in cui avevo creduto ciecamente m’era crollato addosso. Non avevo più riferimenti, mi trovavo coinvolto in un maremoto fastidioso fatto di mormorazioni, insinuazioni, maldicenze, ne fui disgustato a tal punto che giurai a me stesso che mai e poi mai mi sarei ancora occupato di politica, qualunque fosse la “nuova politica”. Continuai a fare l’amministratore con ancora più passione, ma con la politica avevo chiuso. Mi proclamai politicamente “orfano” e scelsi di ritirarmi nell’orfanatrofio dell’oblio e del rasserenamento interiore. Debbo dire che fui più volte contattato per un’adozione privilegiata in svariate e nuove famiglie (partiti), ma la mia risposta fu e si mantenne sempre negativa. All’inizio del nuovo secolo cedetti ad un nuovo invito. Un po’ perché ormai in pace con me stesso, un po’ perché credevo che gli ideali per cui m’ero battuto per tanto tempo, fossero ritornati in campo ed avessero bisogno anche della mia testimonianza. Dopo poco tempo mi ritrovai corpo estraneo in un cerchio magico, blindato e spocchioso, che niente aveva a che fare con la passione politica che mi aveva sempre accompagnato. A pagina 8

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Le buone azioni che contano

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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Terme di Comano: benessere al Ght e restyling del comparto cura

I lavori al Grand Hotel sono iniziati. Presentato il preliminare per la ristrutturazione dello stabilimento di cura

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EUROPA

Sacchetti di plastica e bugie italiane di Paolo Magagnotti Se non bastassero le frequenti accuse di politici italiani contro Bruxelles reo di danneggiare la nostra economia con l’Euro e penalizzarci in vari altri modi, ora anche i sacchetti di plastica con cui andiamo a comprare la frutta sono entrati nell’elenco dei misfatti dell’”Europa”! Nei giorni scorsi sembrava che fossimo vicini ad una rivoluzione quando per portare a casa dal supermercato arance e insalata alla cassa in aggiunta al costo del prodotto ci venivano aggiunti dei centesimi per pagare il sottile sacchetto di plastica contenente frutta e verdura. E di chi è la colpa? A pagina 11

Politica

Lo scenario trentino nelle elezioni nazionali

A PAGINA 6

Territorio

Sarca e Duina sotto analisi ALLE PAGINE 14 E 15

SALUTE Sole, donna di Campiglio amicoM anemico Pag. 24

OREN ORE ORENZETTI

SOCIETÀ Le vacanze dei giudicariesi Pag. 12 ARTE Romaniche Giudicarie S K IPag. R E N T I N22 G & SKI SERVICE A

Cultu

Ch

Madonna di Campiglio

A PAGINA 14

Ciclismo

Italian E N J O Y Y O U R L U X U RY

SHOPPING

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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Rassegna Stampa

FEBBRAIO 2018

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA GENNAIO 2018

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA Valle del Chiese Da Roncone a Ponte Caffaro in meno di un mese di furti e tentativi di furto ne avevano messi a segno e progettati più di una decina. Ma alla fine hanno avuto la peggio. I carabinieri di stanza a Pieve di Bono hanno arrestato due albanesi pluripregiudicati rispettivamente di 29 e 25 anni, dopo un inseguimento conclusosi in terra bresciana sulla strada che porta a Bagolino. Dopo le formalità di rito e gli avvisi al PM di turno della Procura di Brescia, gli arrestati sono stati condotti presso la casa circondariale di Canton MombelDa questo numero inizia la collaborazione con il vignettista locale lo a disposizione del Massimo Ceccherini che ringraziamo PM e del GIP, avendo numerosi precedenti specifici e ha percorso la Tulot Audi quattro voce entrava quasi quotidianadovendo rispondere di furto ag- (2.600 metri di lunghezza, oltre mente nelle case di giudicariesi gravato in concorso. 900 metri di dislivello, pendenze e valsabbini attraverso Radio che raggiungono il 69%) e i suoi GB1. Bolbeno - Voluntas, le perso- muri da brivido in 31’.49’’.6. ne sono comunità, incontro Centro Sci Bolbeno Borgo Ladel volontariato in Giudicarie Pelugo - Ci ha lasciato Luana res: è ancora record di iscritti - Le comunità giovanili delle Revelli. Negli anni 80 era una ai corsi di sci - Nuovo record Giudicarie si sono unite per dare delle voci note a Radio GB1 - storico dei frequentatissimi corvita ad una serata per diffondere Le Giudicarie piangono Luana si sci organizzati dallo Sci Club le conoscenze sul volontariato Revelli, che si è spenta all’ospe- Bolbeno presso il Centro Sci locale. Nello specifico, le as- dale di Tione a 53 anni a causa Bolbeno Borgo Lares. Ben 640 sociazioni Giovane Judicaria, dell’aggravarsi delle sue condi- bambini fra i 5 e i 10 anni stanno Giovane Rendena e ProLoco di zioni. Lascia il marito Osvaldo imparando a sciare alle “Coste” Darzo, hanno coinvolto relatori e la figlia Valerie. Luana negli di Bolbeno prese letteralmente con lunga esperienza in progetti anni 80 si era fatta conoscere e d’assalto dai piccoli sciatori in di volontariato per comprende- apprezzare per il fatto che la sua erba. re la motivazione dell’esistenza del movimento del volontariato locale e quali sono le sue aspettative future. Alla serata hanno partecipato Giuliano Beltrami, Modesto PoFUNIVIE MADONNA DI CAMPIGLIO S.p.A. vinelli, Giovanni Rinaldi, Fabio Zambotti, Giorgio Marchetti. RICERCA PERSONALE PERSONALE L’evento Voluntas è stato un moRICERCA mento di riflessione su cosa ha Per il potenziamento del proprio organico la Società portato la comunità delle Giudiricerca personale per le seguenti posizioni: carie a sviluppare decine, se non centinaia, di entità di volontaria- Contabilità e bilancio to e quali sono le dinamiche che Laurea in economia e commercio. permetteranno loro di sopravviPreferibile esperienza in società di revisione o studi di vere alle criticità future. commercialisti Pinzolo - Patrick Facchini, re - Ufficio tecnico della Pinzolo Vertical Up - La Laurea quinquennale in ingegneria meccanica. terza edizione del “Madonna di Preferibile esperienza nel campo di società di esercizio Campiglio-Pinzolo Vertical Up”, o costruzione di impianti a fune seconda prova del tour internazionale iniziato a Hinterstoder e con prossima tappa in Val Gardena, ha incoronato il suo re: Patrick Facchini (La Sportiva Team), forte runner trentino di Roncone che già lo scorso anno aveva dimostrato il suo valore con un brillante secondo posto a Pinzolo e una splendida vittoria nella prova del tour a Kitzbühel. Facchini

- Ufficio informatica Laurea in ingegneria informatica. - Ufficio gestione lavori Geometra esperto in disegno con Autocad. Preferibile esperienza in imprese di costruzione

Inviare dettagliato Curriculum Vitae al seguente indirizzo mail: direzione@funiviecampiglio.it

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

14 febbraio, buon San Valentino a tutti gli innamorati! Crollo degli appalti aggiudicati. Nel 2017, -27%, 240 milioni in meno Cala il numero di appalti pubblici assegnato alle aziende in Trentino nel 2017. Secondo i dati dell’Osservatorio sui lavori pubblici della Provincia, sono stati quasi 700 in meno i contratti di forniture, servizi e lavori aggiudicati rispetto all’intero 2016. Nei dodici mesi del 2017, infatti, in totale sono risultati poco più di 1780 complessivamente i bandi di Provincia, Comuni e degli altri enti e società pubbliche trentine arrivate nelle mani delle società che hanno concorso. L’anno precedente erano stati 2.459: il calo di 675 appalti aggiudicati vale, in termini percentuali, il 27,3%. Se si analizza il numero di appalti e il loro andamento sulla base del valore a base d’asta, infatti, il calo più consistente in termini di bandi aggiudicati risulta essere nell’ambito dei piccoli appalti, quelli tra 40.000 e 150.000 euro di valore. In questo caso, il numero di appalti è sceso da poco più di 1.600 a circa 1.110. La riduzione in questo caso è di circa il 31%. La riduzione percentuale più importante riguarda, invece, gli appalti più grandi, quelli che superano i 5 milioni di euro che sono stati aggiudicati in sei casi nel corso del 2017 contro i 24 del 2016. Giù di quasi un quarto anche il numero di appalti tra il milione e i 5 milioni di euro (-24%), scende di circa il 20% invece il numero di appalti tra 150.000 e 500.000 euro e del 12% quelli tra 500.000 e 1 milione di euro. Internet pericoloso: adescamento minori, carte di credito clonate e cyberstalking «Criminalità informatica» declinata alla pedopornografia: è l’emergenza che sta affrontando la polizia postale del Trentino Alto Adige. Il bilancio 2017 evidenzia un allarme minori: 4 persone sono state arrestate

per adescamento di ragazzini attraverso i social, un uomo residente in provincia è finito in cella per pedopornografia on line. Sono state 28 le persone denunciate per reati contro la persona commessi attraverso la «rete», dalla diffamazione al cyberstalking, dal trattamento illecito di dati personali alla sostituzione di persona. Per le truffe sull’e-commerce e l’indebito utilizzo di carte di credito sono state 110; 360 le segnalazioni ricevute da parte dei cittadini. Nel 2017, la polizia postale è stata protagonista di 221 incontri nelle scuole della regione. Tra studenti, docenti e genitori sono state coinvolte 32.000 persone. La morte dell’orsa KJ2 non è reato Non ci sono responsabilità penali per l’uccisione dell’orsa KJ2. Secondo la procura, i forestali intervenuti il 12 agosto dell’anno scorso alle pendici del Cornetto per abbattere l’animale agirono a fronte di un «pericolo concreto, non attuale ma serio e non controllabile con azioni alternative». All’indomani dell’abbattimento di KJ2 il procuratore capo Marco Gallina aveva aperto un’inchiesta, a carico di ignoti,sulla base di numerosi esposti presentati da privati cittadini e da associazioni animaliste. Con accenti diversi, tutti puntavano il dito contro l’abbattimento dell’orsa e la mancata cattura. Il procuratore Gallina, a conclusione delle indagini, ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto per la morte dell’orsa. Il caso giudiziario, però, non finisce qui. Le dieci e forse più associazioni che hanno presentato esposti faranno opposizione. Evasione: 75 milioni recuperati dal fisco. L’imponibile sommerso trentino è pari a 1,9 miliardi L’anno scorso l’ Agenzia delle Entrate ha recuperato in Trenti-

no imposte non pagate per circa 67 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti i 7,3 milioni di «maggiori diritti accertati», il recupero da frodi fiscali internazionali dell’ Agenzia delle Dogane . In tutto quasi 75 milioni, rispetto ai 67 dell’anno precedente, quando le Entrate avevano superato i 60 milioni e le Dogane erano a circa 7, con un incremento del 10%. Negli ultimi tre anni l’azione antievasione ha permesso di incassare quasi 200 milioni di tasse non pagate, a cui va aggiunto il recupero delle Dogane. Ma l’evasione fiscale in Trentino è più alta. Secondo l’Ufficio studi della Cgia , l’Associazione Artigiani di Mestre, che si basa sui dati Istat resi noti lo scorso ottobre e riferiti al 2015, l’economia sommersa in Trentino vale 1,9 miliardi, di cui più di 800 milioni è l’imponibile non dichiarato dalle imprese. Quante siano le imposte evase dipende da quali aliquote si applicano. Per la Cgia si potrebbe arrivare a oltre 1 miliardo, di cui 450 milioni circa di evasione fiscale delle imprese. A livello nazionale nel 2015 l’economia non osservata è stimata in circa 208 miliardi, il 12,6% del Pil, ed è in calo di 5 miliardi sull’anno precedente. Di essa, 93 miliardi è la sotto dichiarazione dei risultati economici delle imprese (-6%), 77 miliardi è il valore del lavoro irregolare, 37 miliardi il valore delle attività illegali. In Trentino, secondo l’elaborazione della Cgia, l’economia non osservata vale 1.940 milioni, l’11,5% del Pil, di cui 821 milioni di sottodichiarazioni delle imprese, 754 milioni di lavoro non regolare, 365 milioni di fitti in nero, mance e attività illegali. A Bolzano, per confronto, l’economia non osservata si attesta a 2 miliardi 77 milioni, con un peso maggiore del lavoro irregolare. L’incidenza è comunque ai livelli più bassi tra le regioni.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


Attualità

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Punto di partenza per gli ambiti meno sviluppati turisticamente potrebbe essere la fusione dei Consorzi di Chiese e Tione

In valle un turismo in cerca di strategia La realtà Turisticamente (secondo i canoni creati poco meno di quarant’anni fa dall’allora assessore provinciale (esplosivo) al turismo Mario Malossini, il territorio giudicariese può essere diviso in due: turismo maggiore (Rendena, in particolare l’alta valle, ed Esteriori, in particolare il territorio che ruota attorno alle Terme) e minore (il resto: bassa Rendena, Busa di Tione e valle del Chiese). Se le zone di turismo maggiore viaggiano (magari fra alti e bassi) con un loro trend, più difficile è la situazione per le altre. Scartando nella nostra analisi la Rendena, proviamo a focalizzarci sulla Busa e sul Chiese, guidate da due Consorzi di Pro Loco: Giudicarie Centrali e Valle del Chiese, appunto, quest’ultimo nato esattamente dieci anni fa dalla fusione di due Consorzi di valle. Molti erano convinti che il passo successivo alla fusione dei due organismi chiesani fosse la fusione fra Chiese e Busa. Non è accaduto, e questo (sia detto senza il timore di offendere) è un fallimento politico. Per anni Daniele Bertolini (dinamico ristoratore di Montagne con interessi imprenditoriali diffusi fra Bolbeno e l’alta Rendena) ha messo in agenda la fusione. Per anni il suo dirimpettaio, Massimo Valenti, a parole ha risposto di essere d’accordo. All’atto pratico non è successo niente. O molto poco. Di chi la responsabilità?

T

di Giuliano Beltrami

urismo: quale futuro? Le Giudicarie possono avere un futuro turistico? La domanda può apparire fuori dalla storia, considerate le centinaia di migliaia di arrivi e presenze intorno alle montagne ed agli impianti

I numeri Se Tione ha una sua stabilità (negativa), nel senso che gli alberghi di un tempo sono tutti chiusi ed il capoluogo giudicariese è diventato un centro commerciale, nel Chiese qualche esercizio ha chiuso: l’anno scorso La Rocca di Roncone, quest’anno il Borgo Antico di Condino. C’è anche chi scommette, come l’Albergo Italia di Pieve di Bono (il “Borèl”, per chiamarlo com’è conosciuto), che ha deciso coraggiosamente di investire; in compenso, proprio nella pieve, abbiamo due iniziative paralizzate, a testimo-

sciistici dell’alta Rendena ed alle Terme di Comano. Ma le Giudicarie non sono solo Madonna di Campiglio, Pinzolo, Carisolo e Comano, Spinale e Grostè, rifugi e ferrate. C’è un territorio in cerca di identità.

niare che quando i Comuni vogliono diventare imprenditori spesso si complicano la vita. Così l’ostello di Pieve di Bono non riesce ad aprire i battenti, mentre l’albergo “Vecchia Segheria” della val Daone cambierà (parzialmente o totalmente?) destinazione d’uso, essendo chiuso da tempo dopo alcune esperienze negative. C’è spazio per uno sviluppo? E quali strategie usare per convincere che le bellezze naturali di questo fazzoletto di terra sono meritevoli di visite? Ma qualcuno ha pensato a strategie? Soldi, in particolare nel Chiese, ne sono stati investiti molti fin dai tempi del Programma Leader (seconda metà degli anni Novanta) e del Patto Territoriale (primi anni del terzo millennio). Il Bim guidato da Adelino Amistadi spinse in maniera decisa, a volte perfino frenetica, verso un turismo rurale, parola d’ordine che qualche anno dopo sarebbe stata ripresa dal direttore del Consorzio Fabio Sacco. Poi Sacco se n’è andato a dirigere l’Apt della val di Sole ed il Chiese (ci si passi la franchezza) si è dato al calcio. Gli investimenti di eccellenza riguardano i ritiri di precampionato. Nulla contro il Pisa e i suoi tifosi, senz’altro “calienti”. Ma è sufficiente per dire

che si sta realizzando una promozione per il Chiese? Sono sufficienti i mercatini di Natale (peraltro, diciamolo, arrivati tardi, e si sa, chi tardi arriva...) per mobilitare turisti? E’ sufficiente “Trentino Food Festival” con le varie manifestazioni gastronomiche, agroalimentari e agricole? Abbiamo nominato alcune iniziative, per dire che ci si sta dando da fare. La domanda, semmai, è se si stia andando nella direzione giusta. Di certo finanziamenti ne vengono pompati tanti: dal Bim del Chiese, dalla Provincia, dalla Comunità di Valle, dai singoli comuni. Allora dov’è il problema? Già, dov’è il problema? L’impressione è che non ci si stia mettendo troppo la testa. Ricette non ne abbiamo, e intanto il malumore anche fra gli operatori aumenta. Operatori, va detto anche questo, che non sempre ci hanno messo la testa nemmeno loro. E allora? Se ci è concesso, sarebbe opportuna l’apertura di un dibattito sul tema: dibattito serio, non tanto per muovere la bocca. Sul tappeto alcune priorità: fusione fra i due Consorzi, per razionalizzare le forze e gli sforzi; scelte definitive e chiare sul tipo di turista da cercare e quindi sul tipo di promozione da fare; coinvolgimento degli attori nevralgici nelle strategie (Comuni per le scelte urbanistiche, proprietari di appartamenti per andare oltre la ricettività alberghiera, albergatori per una partecipazione più attiva, istituti di credito per supportare le scelte). Perché investire va bene, ma sapere come investire è meglio. L’impressione è che manchi una regia: qualcuno capace di mettere attorno ad un tavolo (seriamente, ci piace sottolineare, non come un rito fatto di incontri e chiacchiere, ma di fatti) un gruppo di volonterosi e convinti che per dare un futuro ai nostri figli e nipoti in queste valli si debba cominciare a costruire un presente. Tutto ciò premesso, i due Consorzi turistici, che dovrebbero essere gli enti pensanti, sono in fase di cambiamento: infatti i due presidenti sono in scadenza, salvo colpi di scena. Valenti, per esempio, era già scaduto l’anno scorso, ma gli si è dato un anno di proroga. Chi li sostituirà? E soprattutto come li sostituirà?


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Attualità

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Terme di Comano, Bugoloni ha presentato le sue dimissioni Le opzioni per l’Assemblea: nuova figura presidenziale o amministratore delegato di Denise Rocca

LO SFOGO DEL PRESIDENTE DIMISSIONARIO Beniamino Bugoloni, presidente dimissionario delle Terme di Comano, da sempre estremamente ligio al suo ruolo e allergico a dialogare con la stampa, preferendo lasciare questo compito all’Assemblea termale, all’indomani del suo addio all’azienda ha dePer poter usare quei fondi c’è bisogno che la Provincia faccia una delibera di modifica e che i consigli comunali recepiscano questa modifica. Altrimenti siamo bloccati”. Il cambio auspicato dal Consiglio di amministrazione è quello di sistemare, per quanto necessario, l’immobile abbandonato della Sibilla Cumana per spostare lì in maniera definitiva gli uffici amministrativi dell’azienda e in forma provvisoria – e questo è il nodo della questione – bagni e inalazioni, le attività principali dell’azienda consorziale, per permettere i lavori di riqualificazione dello stabilimento di cura. Il Cda ha deliberato, l’assemblea dei sindaci è d’accordo, ma manca il parere provinciale che permetta di procedere passando in tutti e cinque i consigli comunali della vallata per rettificare la cosa. “Sono due anni che chiediamo di poter andare avanti – prosegue Bugoloni, tutta la passione e l’entusiasmo per il suo incarico nella voce – e ora abbiamo in ballo le progettazioni ma siamo costretti a fermare tutto perché non possiamo rischiare di mettere fondi e fare cose che non sono passate al vaglio provinciale e non sappiamo quindi effettivamente quali risorse possono andare dove”. Il punto è che l’ultima delibera provinciale in merito al finanziamento provinciale prevede solo l’acquisto della Sibilla Cumana, e non dei lavori al suo interno o l’utilizzo per l’azienda stessa, ma un project financing per l’uso della struttura in altro modo. Project financing che si era profilato ad un certo punto, ma senza arrivare a conclusione. Il programma di avanzamento per la riqualificazione del comparto termale prevede però gli uffici amministrativi dell’azienda e un paio di piani che, una volta finito l’uso temporaneo al posto dello stabilimento termale per permetterne la ristrutturazione,

sarebbero potuti essere destinati ad altre attività collettive o dell’azienda stessa. Il nodo è politico, non tecnico, ma la politica non si decide. “Ancora un anno e mezzo fa abbiamo spiegato questo programma all’assessore provinciale – spiega Bugoloni - e a questo punto siamo fermi. Non posso prendermi colpe sui mancati avanzamenti che non sono mie perché non arrivano risposte in tempi ragionevoli”. Peraltro, se c’era un problema di viabilità nell’uso della Sibilla Cumana, questo si risolverà con l’attuazione del nuovo Accordo di programma siglato con la Comunità delle Giudicarie e deliberato dalla Provincia: la previsione è quella di portare la strada lungo l’argine della Sarca in modo da togliere il traffico dalla Sibilla Cumana e far rientrare lo stabile all’interno del complesso termale. I passi che potevano essere fatti, insomma, dall’azienda sono stati fatti, e due anni per sciogliere un nodo politico hanno esasperato il presidente che parla di “mancanza di collaborazione della Provincia nei confronti delle Terme e del comparto turistico di valle”. L’altra questione che ha portato alle dimissioni del presidente è il rapporto con l’Apt locale: in sostanza, l’azienda termale, dall’approvazione della legge Madia, è soggetta al controllo della Corte dei Conti e la destinazione dei fondi deve seguire un iter giustificativo conforme: ovvero, non si possono più destinare fondi all’Apt perché vengano usati genericamente per la località turistica, ma ogni spesa richiede una complessa giustificazione giuridica coerente. Quindi Bugoloni vorrebbe potenziare il personale dell’azienda con quelle risorse e non “distribuirle” sulla base di passate consuetudini. Indicazione del consiglio di amministrazione che l’assemblea termale non ha seguito ed è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.

ciso di fare un’eccezione alla regola e spiegare le sue motivazioni. “Stiamo aspettando da due anni una delibera della Provincia – spiega - che modifichi il piano di investimenti, lasciando inalterate le cifre, si badi bene, non abbiamo chiesto più fondi ma semplicemente un cambio nella programmazione degli investimenti.

LE OPZIONI A DISPOSIZIONE DELL’ASSEMBLEA TERMALE L’Assemblea Consorziale Terme di Comano ha diffuso in una nota ufficiale i ringraziamenti al presidente dimissionario, ma anche una

avrebbe redatto il testo definitivo di delibera da portare in approvazione nei diversi Consigli comunali e poi in Giunta provinciale”. Ecco il nodo: in sostanza una bozza di testo dell’accordo da portare in Provincia dove-

specifica sulla motivazione principale per cui Bugoloni ha deciso di lasciare il suo posto, ovvero il ritardo nel via libera sulla riscrittura del piano di investimenti: “L’Azienda – scrivono i sindaci che formano l’Assemblea - ha lavorato e sta lavorando alla revisione degli obiettivi strategici del Piano di investimenti con l’elaborazione di studi di fattibilità al fine di quantificare con maggior precisione possibile i capitoli di spesa. A conferma di ciò la stretta collaborazione con I’Osservatorio del paesaggio trentino che ha permesso di delineare le scelte paesaggistico-architettoniche più adeguate allo sviluppo del compendio termale. I componenti dell’Assemblea avevano concordato che, poiché si rendeva necessario rivedere l’Accordo di programma, la prima estensione dello stesso sarebbe stata realizzata a cura dell’Azienda termale, che aveva dato la disponibilità in occasione di un incontro tenutosi nel corso del 2017 con il Servizio Turismo della Provincia. Solo in seguito il Servizio Turismo

va essere stilata dai vertici amministrativi e legali dell’azienda consorziale stessa per essere approvata dai consigli e inviata in Provincia, e questa bozza ad oggi non c’è ancora, quindi i il malessere del presidente è da indirizzarsi non alla Provincia, a sua volta in attesa, ma a chi quella bozza doveva scriverla. L’assemblea si premura di sottolineare che “c’è sempre stata massima sintonia con la Provincia, sia con l’assessore Dallapiccola che con il Servizio turismo”. Infine, un attestato di stima verso il presidente Bugoloni: “ doveroso ringraziarlo per il prezioso lavoro svolto in questo biennio – dicono i sindaci delle Giudicarie Esteriori - Il quotidiano impegno dedicato all’azienda e lo stretto rapporto di fiducia e collaborazione instaurato con il personale ha permesso di definire e avviare numerosi progetti sia per ciò che concerne la riorganizzazione aziendale sia per l’avvio dei lavori di realizzazione del Piano di investimenti”. Inoltre: “Non è mai mancata la fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio di Am-

ministrazione; in particolar modo il Presidente dell’Assemblea Iori che ha lavorato fianco a fianco con Bugoloni durante il suo mandato, lo ringrazia per la proficua e costruttiva collaborazione avuta in questi due anni”. Quindi ora che succede? Ora ‘azienda consorziale fa i conti con i tempi: la stagione turistica inizierà, come da tradizione, a ridosso della Pasqua, quindi quest’anno ufficialmente il 28 marzo, significa che i tempi utili per integrare l’attuale consiglio direttivo – che rimane normalmente operativo, visto che si è dimesso il presidente, ma non c’è stata alcuna sfiducia di Cda – sono piuttosto brevi. “L’operatività quotidiana è garantita – garantisce il presidente dell’assemblea termale, e suo portavoce, Alberto Iori - sia dal presidente uscente che si è reso disponibile per portare avanti la quotidianità dell’azienda, sia dal Cda che rimane in carica. Saremo molto veloci nella decisione, perché il contesto lo richiede, ma non siamo assolutamente in panne e, anzi, siamo in pieno lavoro con tante cose

sul tavolo da realizzare”. Le scelte disponibili per l’Assemblea sono due: da una parte riproporre la formula attuale della governance termale, ovvero un presidente con Cda e un direttore, dall’altra la possibilità, inserita nello statuto termale in occasione dell’ultima modifica approvata da tutti i consigli comunali, di introdurre la figura dell’amministratore delegato. Al tempo, quando l’idea di una nuova forma di gestione come quella dell’amministratore delegato fu introdotta, in molti pensavano alla figura di Roberto Filippi, membro del Cda termale e direttore della Cassa Rurale don Guetti, oggi quella possibilità però è da escludere secondo il diretto interessato: “Personalmente non sono a disposizione in questo momento come amministratore delegato – spiega infatti Filippi – perché non avrei il tempo di dedicarmi considerando gli impegni attuali del mio lavoro”. Mentre scriviamo, i sindaci hanno in programma una riunione nella quale arrivare alla ricomposizione dei vertici.


Attualità

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Il Grand Hotel Terme specializzato nel benessere

Una piscina interno/esterno collegata ad una nuova, moderna, Spa a servizio di tutto il comparto termale “L’idea – spiega il presidente dell’Assemblea termale Alberto Iori, sindaco di Bleggio Superiore - è quella di riqualificare l’offerta della struttura e andare nella direzione di avere un hotel del benessere: si mira ad aumentare l’offerta dell’albergo ma anche la qualità dell’intero comparto turistico locale offrendo un centro che al momento a Ponte Arche non c’è, utilizzando anche quegli spazi che oggi sono occupati dal mini stabilimento termale interno al Ght e in futuro, con i lavori allo stabilimento principale, non serviranno più visto che quest’ultimo coprirà anche la stagione invernale”. I lavori sono previsti in due parti. Un primo lotto, che dovrebbe ultimarsi entro giugno in modo da avere la piscina conclusa entro il picco della stagione estiva, che prevede la realizzazione della nuova piscina – in parte interna e in parte esterna E’ completa la progettazione preliminare per la ristrutturazione dello stabilimento di cura delle Terme di Comano. Preliminare che è già stato costruito con un impegnativo lavoro di ascolto del personale e tiene conto dei vari aspetti in gioco, da quello strettamente sanitario alle valutazioni architettoniche e di promozione. In questa fase è stato anche coinvolto l’Osservatorio del Paesaggio. Vista la grande attesa per il rinnovo dello stabilimento di cura, core business dell’azienda giudicariese, abbiamo chiesto qualche anticipazione al presidente dell’Assemblea termale Alberto Iori. Quale è la filosofia dietro a questo intervento di riqualificazione? E’ un progetto già piuttosto dettagliato come avevamo chiesto ai progettisti per essere il più veloci possibile. Che sia un edificio nuovo, efficiente dal punto di vista energetico e del rispetto dell’ambiente, esteticamente gradevole sono le basi, quello che però vorremmo far capire è che non è solo una questione di muri ed edifici. Certamente stiamo riqualificando uno stabile che ha una quarantina di anni, ma soprattutto stiamo tracciando la visione e

di Denise Rocca Due progetti (e finanziamenti) separati, ma parte di un’unica strategia di rilancio delle Terme di Comano. Da una parte i lavori al Grand Hotel Terme per potenziarne le strutture dedicate al benessere – dalla piscina esterna ad una Spa tutta nuova – dall’altra i lavori di riqualificazione dello stabilimento di cura e con essi la Sibilla

– e delle sistemazioni esterne. Un secondo lotto, i cui lavori riprenderanno a re-

gime dopo il picco turistico estivo, che invece riguarda la parte interna, ovvero la

Cumana e il vecchio albergo. I primi sostenuti con 2 milioni di euro messi in campo dall’azienda termale, i secondi parte dell’ormai ben noto finanziamento di 24 milioni di euro concesso dalla Provincia di Trento. I primi a partire, sono stati nelle settimane scorse i lavori al Grande Hotel Terme.

sistemazione e trasformazione del centro benessere: nell’interrato attuale del

Ght, utilizzando spazi che sono oggi in parte autorimessa, in parte locali accessori e in parte i locali del mini stabilimento termale usato per le cure in inverno, verrà realizzato un centro benessere che servirà non solo l’albergo ma tutto il comparto termale. “Faremo delle modifiche all’ingresso e verrà creata anche una piccola reception in modo che ci sia indipendenza dall’hotel – spiega Iori – per fornire a tutto il comparto un centro benessere di un certo livello aperto a tutti gli ospiti della località”. I lavori edili sono stati affidati ad una ditta locale, la Ediltione, mentre sono stati

già aggiudicati i lavori per la formazione delle piscine, che saranno in acciaio inox, ad una ditta austriaca specializzata in questo settore. La progettazione esecutiva e la direzione lavori sono affidate all’architetto Bianchetti: progettista che, a suo tempo, era in cordata con il giapponese Kitagawara, architetto che aveva vinto la gara per il centro benessere del comparto termale. Tempi, e progetti, passati: è stata infatti stralciata l’idea di un centro benessere da posizionare nello stabilimento termale e con essa quindi il progetto dell’architetto giapponese Kitagawara. Da qui, la procedura di mediazione che ha portato Bianchetti ad occuparsi del progetto di questo centro benessere, identica procedura che ha interessato l’architetto di Ponte Arche Claudio Salizzoni al quale è stata affidata la cura della sicurezza del cantiere.

Presentato il preliminare perla ristrutturazione dello stabilimento di cura Iori: “Rappresenta la visione e il concetto di terme dei prossimi vent’anni” il concetto delle terme per i prossimi vent’anni: questo è il grande lavoro che c’è dietro e il concetto che poi le scelte architettoniche dovranno esprimere. Abbiamo pensato ad una struttura che guardi al benessere in maniera ampia, valorizzi dal punto di vista curativo anche il fatto di essere inserita in un ambiente naturale come quello che abbiamo, tenga conto delle sperimentazioni che abbiamo messo in campo per creare ambienti e spazi dedicati, in particolare ai bambini. Si parla anche di cambiamenti nel marketing termale... Sarà sempre più verso le Terme, pur continuando a lavorare in collaborazione con Apt. Il tentativo è quello di essere più incisivi e diretti per il nostro pro-

dotto. E’ fondamentale fare promozione di prodotti che le persone richiedono e sentono necessari per il proprio benessere, l’innovazione sta anche nel costruire questo percorso in modo tale che tutto il piano investimenti non sia solo una riqualificazione di un edificio ma un cambio di concezione nei confronti dell’ospite per cercare di essere i più ospitali e incisivi dal punto di vista curativo. Ci faccia qualche esempio, per capire meglio All’interno dei percorsi nello stabilimento ci sono varie innovazioni. Una delle quali è il tentativo di rendere meno ospedaliero il reparto, quindi nell’ambito del bagno termale abbinato alla fototerapia si cerca di creare dei percorsi esclusivi nei quali i curandi vi-

vranno un’esperienza che è sì curativa ma anche di benessere. Dei percorsi che accompagnino l’ospite ad un benessere non puramente incentrato sulla patologia ma anche di relax e piacere. Un’altra attenzione, sempre in quest’ottica, è quella di

posizionare i bagni termali orientandoli verso l’esterno, in modo che il curando possa beneficiare non solo delle proprietà dell’acqua, ma anche delle proprietà benefiche della bellezza naturale che abbiamo la fortuna di avere, del verde e delle

montagne, del contesto unico nel quale le terme sono inserite e che fino ad oggi non è stato particolarmente valorizzato nella cura perché la sensibilità del tempo in cui lo stabilimento è stato costruito era evidentemente diversa.


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Politica

FEBBRAIO 2018

Alle urne il 4 marzo

Ecco i candidati alle politiche Le Giudicarie, con Vallagarina e Alto Garda, formano un unico collegio

Il cambio di casacca – che ha destato un certo scalpore e qualche malumore nei forzisti della prima ora - in direzione dei berlusconiani segue quello di pochi giorni prima di Manuela Bottamedi, consigliera provinciale già transitata nel Movimento 5 Stelle, nel Patt, nel Gruppo Misto e in Energie per l’Italia e fa parte della strategia della coordinatrice Michaela Biancofiore per rafforzare il centrodestra trentino. Nella sfida Mellarini-Conzatti, sempre al Senato, ci sarà la sociologa Cinzia Boniatti per il Movimento 5 Stelle, poi Ezio Viglietti di Liberi e Uguali, Alessia Conforto (Potere al Popolo), Doranna Meneghelli di Casa Pound, Emiliano Fumaneri (Popolo della Famiglia) e Vincenzo Mazzamauro di Valore Umano. I vari partiti esprimono poi un solo nome sul proporzionale al Senato: da Giampiero Passamani in quota Civica Popolare al redivivo Maurizio Perego per Forza Italia, fino a Lucia Coppola in quota Insieme. La certezza è che per la presenza massiccia dell’SVp in Alto Adige l’unico con reali possibilità di elezione è Dieter Steger, già assessore provinciale della Sudtiroler Volkspartei. Per il collegio della Camera saranno invece in corsa per il centrodestra Vanessa Cattoi, per il centrosinistra autonomista Michele Nicoletti, deputato uscente, Matteo Perini per il Movimento 5 Stelle, Giuliano Pantano per Potere al Popolo, Giulia Pilloni per Casapound e Annalisa Foletti per Liberi e Uguali, Milena Carozzo per Popolo della Famigliae Massimo Taddei per Valore Umano) Questo per quanto riguarda la parte uninominale, ossia quella che riguarda il collegio Giudicarie-Alto Garda-Vallagarina. Sulle liste proporzionali (valide dunque per tutta la regione), vi sono due giudicariesi che con diverse probabilità possono ambire alla carica di deputato, entrambi di Pinzolo. Praticamente sicura dell’elezione è Emanuela Rossini, linguista e operatrice culturale, seconda nella lista SVP-Patt e – conti alla mano – con un piede già in parlamento.

Le liste per le elezioni politiche del 4 marzo sono state depositate ufficialmente nella giornata di lunedì 29 gennaio. Candidature che per le Giudicarie (che, insieme ad Alto Garda e Vallagarina compongono un unico collegio) propongono tra i momenti di maggiore interesse la sfida tra l’assessore provinciale dell’Upt

Tiziano Mellarini (in lizza per il centrosinistra-autonomista e Sudtiroler Volkspartei) e l’ex-segretaria dell’Upt Donatella Conzatti, che ha lasciato il partito pochi giorni prima della presentazione delle liste ed è approdata con una trattativa lampo alla corte di Silvio Berlusconi e dunque sarà l’alfiere di Forza Italia e del centrodestra. COLLEGIO UNINOMINALE DI ROVERETO

CAMERA

Vanessa Cattoi (Centrodestra-Lega) Annalisa Foletti (Liberi e Uguali) Giuliano Pantano (Potere al Popolo) Matteo Perini (Movimento 5 Stelle) Giulia Pilloni (Casa Pound Italia) Michele Nicoletti (Centrosinistra) Milena Carozzo (Popolo della Famiglia) Massimo Taddei (Valore Umano) Vanessa Cattoi - Centrodestra

Matteo Perini - M5S

Michele Nicoletti - Centrosinistra

COLLEGIO UNINOMINALE DI ROVERETO

SENATO

Cinzia Boniatti (Movimento 5 Stelle) Alessia Conforto (Potere al Popolo) Donatella Conzatti (CD-Forza Italia) Tiziano Mellarini (Centrosinistra-Upt) Doranna Meneghelli (Casa Pound Italia) Ezio Viglietti (Liberi e Uguali) Emiliano Fumaneri (Popolo della Famiglia) Vincenzo Mazzamauro (Valore Umano) Cinzia Boniatti - M5S

Donatella Conzatti - Centrodestra

Meno certo il passaggio in parlamento per Diego Binelli, assessore comunale a Pinzolo e segretario della Lega Nord per le Giudicarie che dovrà sperare in un’ottima affermazione del suo partito per ambire al seggio, che la Lega si contende al proporzionale con Forza Italia e Pd, dato per certo quello spettante al Movimento 5 Stelle. Tra i nomi in lizza nella parte proporzionale troviamo nel campo del centrosinistra autonomista capolista per il Pd Elisa Filippi, mentre Lorenzo Dellai oltre correre sull’uninominale alla Camera nel col-

legio della Valsugana sarà capolista della neonata Civica Popolare di Beatrice Lorenzin; infine SvPPatt schierano al primo posto Manfred Shullian, con Emanuela Rossini al secondo. Per il centrodestra detto di Diego Binelli capolista della Lega Nord, troviamo Michaela Biancofiore in testa alla lista di Forza Italia e Alessandro Urzì per quella di Fdi. Per il Movimento 5 Stelle, in testa alla lista c’è Riccardo Fraccaro, che correrà anche nell’uninominale in Valsugana in una sfida accesa con Dellai e Maurizio Fugatti (Lega Nord).

LISTINI PROPORZIONALI REGIONALI AL SENATO DELLA REPUBBLICA Patt-Svp: Dieter Steger Insieme: Lucia Coppola Partito Democratico: Silvano Baratta +Europa con Emma Bonino: Achille Chiomento Civica Popolare: Giampiero Passamani Lega: Martina Loss Fratelli D’Italia: Michele Rolli Liberi e Uguali: Gianni Bodini Casa Pound Italia: Maurizio Puglisi Ghizzi Movimento 5 Stelle: Cristiano Zanella Potere al Popolo: Lidia Menapace Forza Italia: Maurizio Perego Popolo della Famiglia: Giovanna Arminio Valore Umano: Michele Angelo Narracci

Tiziano Mellarini - Centrosinistra

Listini proporzionali regionali alla Camera dei Deputati Movimento 5 Stelle: Riccardo Fraccaro Aurea Jara Mario D’Alterio Verena Weiner

LISTE COLLEGATE AL CENTRODESTRA

LISTE COLLEGATE AL CENTROSINISTRA

Lega Nord: Diego Binelli Stefania Segnana Filippo Maturi Tiziana Piccolo

Patt-Svp: Manfred Schullian Emanuela Rossini Florian Mussner Angelika Wiedmer

Forza Italia: Michaela Biancofiore Maurizio Carrara Alessandra Lenzi Cristian Zanetti

PD: Elisa Filippi Mauro de Pascalis Aneta Ngucaj Paolo Serra

Fratelli d’Italia: Alessandro Urzì Marika Poletti Marco Galateo Patrizia Strano

Insieme: Alessandro Bertinazzo Renza Bollettin Barbagli Paolo De Uffici Ilda Sangalli Riedmiller

Noi per l’Italia: Giusy Librizzi Vincenzo Serpico Stefania Cito Nicola Lageder

+Europa con Emma Bonino: Elena Dondio Fabio Valcanover Donatella Trevisan Stefano Oggiano

Popolo della Famiglia: Berardo Taddei Milena Carozzo Johann Gruber Romana Cordova

Civica Popolare: Lorenzo Dellai Eleonora Angeli Andrea Casolari Stefania Longhi

Valore Umano: Hansjorg Kofler Michela Parise Arturo Mazzoni Fikreta Pilipovic

Casa Pound Italia: Lia Venere Andrea Bonazza Alessia Greco Matteo Negri Potere al Popolo: Daniela Tonolli Marco Tessadri Federica Costanzo Michelangelo Zanghi Liberi e Uguali: Norbert Lantschner Angioletta Maino Luca Modena Giulia Motta Zanin


Politica

FEBBRAIO 2018 - pag.

GIUDICARIE A T E AT R O

2017 2018

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Come si vota Spettacoli in programma da dicembre 2017 a marzo 2018

20 GENNAIO 2018 ore 21.00

domenica

Tangram Teatro

BANCHE - UN LADRO IN CASA

Prosa

di Fabrizio Coniglio con la collaborazione drammaturgica di Bebo Storti e Stefano Masciarelli - diretto e interpretato da Bebo Storti, Stefano Masciarelli e Fabrizio Coniglio

domenica

I Burattini di Luciano Gottardi

PENTOLINA, PENTOLETTA, PENTOLACCIA di e con Luciano Gottardi

Teatro Ragazzi

CENTRO POLIVALENTE DI CONDINO - BORGO CHIESE

24 GENNAIO 2018 ore 21.00

Produzione Teatro de Gli Incamminati e Teatro di Roma - Teatro Nazionale in collaborazione con Overlord Teatro e col patrocinio della Fondazione Giorgio Perlasca

PERLASCA - IL CORAGGIO DI DIRE NO scritto e interpretato da Alessandro Albertin a cura di Michela Ottolini

26 GENNAIO 2018 ore 21.00

MARGHERITA HACK - una stella infinita

2 FEBBRAIO 2018

LA MIA ILIADE di e con Andrea Castelli

AUDITORIUM - PALAZZETTO DELLO SPORT DI CARISOLO

domenica

Accademia Perduta Romagna Teatri

LA GALLINELLA ROSSA

Teatro Ragazzi

di Danilo Conti e Antonella Piroli con Danilo Conti

LA DIVINA COMMEDIOLA

Comune di Borgo Chiese

Comune di Bleggio Superiore

Comune di Carisolo

Comune di Castel Condino

Comune di Fiavé

Comune di Giustino

Comune di Massimeno

Giulia Pont

TI LASCIO PERCHÉ HO FINITO L’OSSITOCINA

TEATRO COMUNALE DI BERSONE - VALDAONE

18 MARZO 2018

Fondazione Aida

CAMILLA GIORGIO E IL DRAGO Una leggenda per chi ama e rispetta la natura

LA RETE PROVINCIALE DELLO SPETTACOLO

Teatro Ragazzi

con Gioele Peccenini e Stefania Carlesso musiche originali di Ugo Moro - drammaturgia e regia di Pino Costalunga

!INGRESSO BIGLIETTI PROSA! Intero € 8,00 - Ridotto per i giovani fino ai 14 anni € 6,00 !INGRESSO BIGLIETTI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 4,00

Comune di Pieve di Bono - Prezzo

Comune di Pinzolo

Comune di San Lorenzo Dorsino

CIRCUITO TEATRALE TRENTINO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Prosa

di e con Giulia Pont regia di Francesca Lo Bue - disegno luci Luca Carbone

Assessorati alla promozione culturale

COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE

Prosa

reading de l’Inferno tratto dalla Divina Commedia di Ciro Alighieri con Giobbe Covatta

ore 17.30

!ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI DI PROSA! Ingresso unico € 25,00 !ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 12,00

Teatro Ragazzi

Papero srl

ore 21.00

11 FEBBRAIO 2018 ore 17.30

drammaturgia e regia di Monica Mattioli e Monica Parmagnani con Alice Bossi e Monica Mattioli

10 MARZO 2018

Prosa

Prosa

CENTRO SOCIO CULTURALE DI CIMEGO - BORGO CHIESE

sabato

Trento Spettacoli srl

ore 21.00

domenica

UN AMICO ACCANTO

ore 21.00

TEATRO DI LARIDO - BLEGGIO SUPERIORE

venerdì

MAMMA A CARICO - MIA FIGLIA HA NOVANT’ANNI Compagnia Teatrale Mattioli

9 MARZO 2018

scritto e diretto da Ivana Ferri con Laura Curino - montaggio immagini di Gianni De Matteis

Gianna Coletti

CINEMA TEATRO PALADOLOMITI DI PINZOLO

venerdì Prosa

riduzione e adattamento Pino Costalunga e Pino Loperfido con Andrea Dellai, Silvia Rizzi e Jacopo Zera - musiche interpretate dalla Scuola Musicale SMAG di Trento - regia di Pino Costalunga

Teatro Ragazzi

TEATRO ORATORIO PARROCCHIALE DI STORO

ore 17.30

Tangram Teatro

GIAN BURRASCA

di e con Gianna Coletti regia di Gabriele Scotti

4 MARZO 2018

Prosa

TEATRO COMUNALE DI SAN LORENZO DORSINO

venerdì

25 FEBBRAIO 2018

domenica

Fondazione Aida

PALESTRA CENTRO SCOLASTICO DI PIEVE DI BONO - PREZZO

ore 18.00

ore 17.30

mercoledì

24 FEBBRAIO 2018 ore 20.30

SALA COMUNALE DI MASSIMENO

21 GENNAIO 2018

CASA MONDRONE DI PREORE - TRE VILLE

sabato

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo

Comune di Sella Giudicarie

Comune di Storo

Comune di Comune di Tione di Trento Tre Ville

Comune di Valdaone

Publistampa Arti grafiche / Pergine Valsugana

TEATRO ORATORIO PARROCCHIALE DI STORO

sabato


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Attualità

FEBBRAIO 2018

L’offerta arriva da Metan Alpi, azienda torinese che ha realizzato il teleriscaldamento a Sestriere

Proposta metano perlaVal Rendena Oltre a tutti i sindaci della Rendena e a molti consiglieri comunali, alla serata erano presenti la Provincia autonoma di Trento, rappresentata dall’Assessore alle infrastrutture e all’ambiente, Mauro Gilmozzi e dal consigliere provinciale Mario Tonina, accompagnati dal Dirigente Sandro Rigotti, la Comunità delle Giudicarie, il BIM del Sarca, la GEAS e alcuni amministratori della Val di Sole, questi ultimi interessati ad un potenziale sviluppo dell’anello. La discussione ha così affrontato anche possibilità e limiti posti dalle normative vigenti e si è spinta a delineare uno scenario complessivo di sviluppo della Val Rendena. Il progetto di metanizzazione, illustrato dall’ingegnere Andrea Chiaves, titolare di Metan Alpi, prevede tre azioni principali che l’azienda sarebbe disposta a condurre a proprie spese: la realizzazione di un metanodotto principale di trasporto del gas naturale da Tione fino a Madonna di Campiglio, della

Gli amministratori della Rendena hanno aderito in maniera massiccia all’invito del Comune di Pinzolo di cominciare a ragionare insieme sul progetto proposto da Metan Alpi per la metanizzazione della Val Rendena. Società torinese, nata alla fine degli anni ’80, Metan Alpi ha portato nel 1993 il teleriscaldamento a Sestriere lunghezza di circa 30 km, chiamato “feeder”; la realizzazione di due centrali di teleriscaldamento e cogenerazione (con cui si produce anche energia elettrica), uno nei comuni di Pinzolo, Carisolo, Giustino, e il secondo a Madonna di Campiglio, alimentati dal feeder; la predisposizione degli stacchi del gasdotto per l’alimentazione delle reti di distribuzione del gas naturale dei comuni sui quali passa il feeder. Una volta sul posto, l’azienda si proporrebbe di realizzare anche le reti di distribuzione del gas naturale nei centri abitati, compatibilmente con le normative e le disposizioni che verranno messe in gara da parte della Provincia per la distribuzione. La Provincia, infatti, è proprio

in questo momento impegnata per espletare la gara che fornirà il gestore unico del gas per l’intero ambito Trentino. A questo punto, uno dei temi posti proprio all’Assessore Gilmozzi è stato quello di poter sfruttare questa occasione per posare con un unico intervento nei tessuti urbani nei paesi della Rendena le tubazioni del gas, del teleriscaldamento e, all’occorrenza, di fibra ottica. La condizione posta dalla azienda è il loro vero driver: loro sarebbero disposti a eseguire il progetto solo a patto che possano realizzare il teleriscaldamento a Pinzolo e Madonna di Campiglio. Così il progetto reggerebbe anche dal punto di vista finanziario e non andrebbe in contrasto con la distribu-

e attualmente distribuisce il metano nell’area della Val di Susa e nell’Alta Valle Chisone. Recentemente ha manifestato interesse a replicare l’esperienza di Sestriere a Pinzolo e Madonna di Campiglio e si è ripresentata così l’occasione per rilanciare una questione ferma da anni. zione del metano. Per chiarire, il teleriscaldamento è un sistema di trasporto del calore negli edifici attraverso il passaggio di acqua calda nelle tubature ed uno scambiatore di calore che viene installato per ogni utenza. L’acqua calda è prodotta dalle centrali termoelettriche alimentate dal metano. L’interesse da parte della Rendena c’è e lo hanno dimostrato la grande partecipazione degli amministratori ma soprattutto il riconoscimento di un’opportunità che si è percepito chiaro negli interventi di Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo, di Enrico Pellegrini, sindaco di Porte di Rendena, di Arturo Povinelli, sindaco di Carisolo, di Gianfranco Pederzolli, presidente del Bim del Sarca.

Particolarmente chiaro è stato l’intervento di Walter Paoli, Presidente di GEAS e testimone degli anni in cui il metano è stato portato da Pieve di Bono fino a Tione. “Mi sembra di sognare - ha commentato Paoli, snocciolando poi numeri che hanno fatto breccia nel pubblico - Ho calcolato che i 2.500 utenti che, da Pieve di Bono a Tione, utilizzano 5 milioni di mc di gas, risparmiano circa 700 euro all’anno netti. In più, portare il metano ha significato dare lavoro a imprese e artigiani locali con un indotto che ho quantificato in 15 milioni di euro”. I vantaggi non sarebbero unicamente economici, ma ci sarebbero ricadute considerevoli a livello ambientale: si parla del 75% di emissioni di

anidride carbonica in meno rispetto al gasolio e zero produzione di polveri. Tra l’altro, si ridurrebbe dalle strade il traffico di autocarri per il trasporto del gasolio e il conseguente inquinamento da scarico. Dati affatto trascurabili per una valle che fa dell’ambiente il traino del proprio turismo e che si fregia di essere area protetta. Tra gli aspetti favorevoli al progetto, vi è stata l’intuizione di inserire nel Fondo strategico della Comunità delle Giudicarie il potenziamento del feeder del Chiese durante i lavori della variante di Pieve di Bono, presupposto fondamentale per coprire qualsiasi futuro fabbisogno della Rendena. Il tema è oggi sul tavolo. I sindaci si sono dati appuntamento a breve per valutare la bontà della proposta ed eventualmente predisporre un documento condiviso per manifestare alla Provincia l’interesse alla metanizzazione e formalizzare poi a Metan Alpi la volontà di concretizzare il progetto.

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

4 marzo: voterò chi promette meno

Continua dalla Prima Prevalse il mio animo libero e ne uscii con sollievo, il pensiero libero vale molto di più di qualsiasi prebenda. Non me ne sono mai pentito. Debbo dire che poi ho continuato a votare da quelle parti, più per amicizia che per convinzione, ma il disgusto per la nuova politica, così come l’avevo vissuta, continuò, costringendomi alla fine a tornare “orfano”, non più adottabile. Decisione dura. Confermata proprio in questi ultimi giorni seguendo l’inizio e il successivo incalzare della campagna elettorale per il 4 marzo. E così mi riassumo: sono pur sempre appassionato, ma nel contempo disgustato, alla fine dei conti fortemente annoiato. Appena c’è un partito che mi pare dica qualcosa di sensato, subito salta fuori ogni sorta di porcheria. Per non parlare di come sta svolgendosi la campagna elettorale. Scontri a base di accuse, slogan, battutacce, minacce, tutta roba che al mio paese qualche tempo fa la si risolveva prendendosi a cazzotti. E bugie, tante bugie, enormi, spudorate, sparate sperando che la gente non ricordi il passato e puntando sulla sua dabbenaggine. Ed è proprio per questo che vado su tutte le furie: è evidente che i nuovi politici ci credono tutti dei citrulli, pronti per essere abbindolati, e impiegano gran parte del loro tempo per prenderci scientificamente per il “naso”. E’ così, non c’è niente da fare. L’insufficienza dell’offerta politica attualmente in campo è sotto gli oc-

chi di tutti, si cerca di fare breccia nell’elettorato con promesse d’ogni tipo, le più allettanti, tutte, e dico tutte, assolutamente irrealizzabili, sia quelle di destra che quelle di sinistra lasciando da parte quelle dei 5Ms che cambiano un giorno sì e l’altro sì. Ma chi, anche il più gonzo degli Italiani, potrebbe mai credere che, all’indomani delle elezioni, dalla crisi in cui siamo vissuti in questi ultimi anni, come per incanto ci si ritrovi in una sorta di paradiso terrestre, dove chi frequenta le Università non pagherà più tasse, chi possiede il televisore non pagherà più il canone, chi ha problemi dentali, si ritroverà una dentiera nuova, gratis, a carico dello Stato, chi cerca lavoro non dovrà più preoccuparsi, arriverà l’assegno della bella vita, per non dire della chiusura delle frontiere, l’abbandono in mare degli immigranti, taglieranno di una buona metà le tasse, magari non si dovrà versare neppure più l’obolo quando ci si recherà in chiesa a Messa la domenica. Un mondo da sballo, evviva le elezioni. Peccato che le cose siano un po’ diverse. E’ stato calcolato che per realizzare quanto viene promesso occorrerebbero circa 200 miliardi di euro extra all’anno, impossibili da trovare, ma chi se ne frega, alla gente piace sentire queste cose, poi, una volta eletti quel che sarà, sarà… ma si sa che i politici vivono di promesse che, spesso e volentieri, dimenticano in fretta dopo essere stati eletti. Fa parte del gioco. Ma quest’anno il

gioco ha superato ogni limite, è diventato a dir poco vergognoso, si sta esagerando e siamo solo agli inizi. E nessuno che ci dica qualcosa sul come intende portare avanti l’Italia con tutte le sue traversie, nessuno che si occupi del bene comune che sta alla base della politica seria. Ed è compito precipuo della politica individuare la soluzione migliore dei problemi di tutti, impegnarsi per trovare soluzioni: alla disoccupazione, all’ambiente, alla salute, al welfare, all’istruzione, l’equità fiscale, la difesa dei beni pubblici, impegnarsi per garantire sicurezza, rinfrancare le nuove generazioni, riorganizzare i servizi elementari, ridare serenità alle famiglie ed assistenza agli anziani, ridare a tutti gli Italiani fiducia e speranza per un futuro adeguato alle nostre aspettative e ritornare ad essere l’Italia del benessere, della bellezza, dell’arte e della cultura, invidiata in tutto il mondo. Spero che prima del 4 marzo, qualcosa cambi, qualcuno rinsavisca, anche se non nutro grandi speranze. Rimarrò orfano, ma un orfano che continuerà a votare com’è mio dovere, anche se i partiti ce la mettono tutta per farmi astenere. Non ho ancora deciso, ma di certo non voterò gli urlatori seriali, i gradassi, i boriosi e millantatori, mi danno fastidio, non sono affidabili. Così come non voterò dilettanti più o meno analfabeti, impreparati e vacui, con le chiacchiere e poco altro non si va da nessuna parte (Roma docet!).

Ma non voterò nemmeno l’ambiguo passato che ritorna rifatto e ritoccato in tutte le sue parti. Li abbiamo già conosciuti, un pluridecorato (si fa per dire!) attorniato da una masnada di arrivisti in cerca di poltrone. E non voterò, di certo, quei quattro comunisti grugnosi alla ricerca di improbabili rivalse. Ma voterò, ve l’assicuro, l’astenersi lo considero masochista, ne sono convinto, non avremo poi alcun diritto di lamentarci. E’ come tagliarsele per fa dispetto

alla moglie. Votare rimane una delle poche opportunità per cambiare, non dobbiamo snobbarla. L’importante è votare liberi, con coscienza, lasciar perdere le scempiaggini e votare pensando al nostro futuro, alle nostre famiglie, alla nostra terra. E’ così che alla fine voterò anch’io e vi faccio anche una confidenza, voi votate chi volete, io voterò quel politico che avrà il coraggio di promettere di meno. Secondo me quello è il più serio.


FEBBRAIO 2018 - pag.

Geremia Gio

Una

info@bimsarca.tn.it - www.bimsarca.tn.it

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Economia

FEBBRAIO 2018

Non regalate Bitcoin a San Valentino

Il crollo del 40% delle “quotazioni”, sarebbe meglio dire valore, di questo mezzo di pagamento permette finalmente di aprire la misteriosa scatola di questa prima vera divinità di questo tempo dove l’umanità sembra aver perso ogni collegamento con la realtà, per affidarsi a questa sorta di prima divinità virtuale grazie alla tecnologia. Per comprendere come il “Bitcoin” sia solo un indice di una quantità di massa monetaria senza un’economia reale che la sostiene, senza un tasso d’interesse, senza un mercato valutario che ne fissi il valore, si deve partire dall’immagine che tutti noi abbiamo di Paperon de Paperoni, quando si tuffava nel suo mare di liquidità, ben custodito in una sorta di Empire Building forziere di cui controlla accuratamente il livello ogni giorno. Quel livello è il valore del “Bitcoin”, che corrisponde al semplice risultato della somma, valutata secondo per secondo, in basse alla quantità mondiale che viene versato dentro quel contenitore tecnologico di valuta proveniente da ogni paese del mondo, quindi dall’Euro, dal Dollaro americano, dallo Yen giapponese dallo Yuan cinese, dal Franco Svizzero, dalla Sterlina Inglese, più tutte le altre monete del mondo comprese quelle a più alta svalutazione come

di Marco Zulberti

C

ome nasce, e si sviluppa, una gigantesca fake news, che conquista l’intero universo grazie allo strapotere dei media coniugati con la tecnologia e la finanza? Oggi si dice “fintech”: lo sta dimostrando in questa fase di straordinaria carenza di liquidità mondiale il continuo occuparsi da parte dei media e dell’informazione, del “Bitcoin”, la prima e più famosa “kriptovalu-

il rublo russo, la lira turca o il bolivar venezuelano. Il processo è semplicissimo: la trasformazione di una quota di valore monetario in quella di un “codice binario” chiamato HEX composto da una lunga sequenza di bit generata da un sistema tecnologico chiamato “blockchain”, letteralmente “catena che blocca”, che blocca gli hackers, e quindi ne garantisce l’identificazione senza il rischio di essere clonato o piratato. Questa sequenza di bit, corrisponde al valore delle somme trasferite dal

nostro conto in Euro nel Bitcoin e può essere caricata su un conto, che si apre con modalità abbastanza complesse ma che poi ne garantisce l’anonimato, oppure su delle carte di credito apposite lette da appositi Bancomat dedicati. Tutto questo con costi di transazione elevati, perché dobbiamo considerare anche il movimento dei cambi valutari che si muovono ogni giorno. Se osserviamo lo stesso valore del Bitcoin in Euro o in Dollari americani è diverso, il primo vale circa 12.852 e l’altro 14.482

ta”, progettata inizialmente come mezzo universale di pagamento dell’e-commerce, il commercio on-line - quello senza confini e senza regole che sta distruggendo la millenaria rete commerciale delle attività economiche umane – ed ora diventata la chimera per un potenziale arricchimento per tutti, anche chi non conosce nulla di economia e finanza.

(mentre sto scrivendo il pezzo). Punto. Il Bitcoin è il livello di quanta massa monetaria entra ed esce dal famoso contenitore immaginato e frutto di fantasia di Paperon de Paperoni, e di volta in volta convertito nelle centinaia di valute di tutto il mondo. Tutto qua. O no? No, perché tra le fake news che accompagnano il Bitcoin è che ha, come il deposito che domina Topolinia, un livello massimo stabilito dalla limitatezza del codice binario stesso. Siccome il denaro trasformato è definito con una

lunga sequenza di “bit” è previsto un tetto massimo di valuta che può essere trasformata in bitcoin. Nel 2010 si prevedeva il raggiungimento del massimo nel 2014. A questa velocità probabilmente si saturerà molto prima. Una volta che il deposito del Bitcoin sarà utilizzato tutto, che tutti i codici saranno utilizzati, più nessuno potrà crearne di nuovi e dovrà mettersi in fila per attendere di crearne altri. Ma perché tutto il mondo dovrebbe utilizzare solo il Bitcoin, non direi acquistare, per effettuare transazioni commerciali anonime? E non utilizzare altre “kriptovalute” come Ethereum, Ripple, Litecoin, (ce ne sono ormai più di cento vedi sito https://coinmarketcap.com/)? Ecco perché anche definire il Bitcoin una valuta è una pericolosa fake news. Una valuta non ha limiti di crescita perché limiterebbe l’espansione economica dell’area che la utilizza. Tutto il mondo si sta forse trasformando in individui misteriosi che intessono scambi commerciali anonimi di natura non trasparen-

te? Il quesito ha un suo lato oscuro che non può convivere con una società democratica. Ecco perché, come molti cominciano a comprendere, il lato positivo del Bitcoin rappresentato dalla difesa della privacy, che piace molto alla parte più anarchica della società, si fonda nella catena di controllo dei “Blockchain”, che è il vero punto di forza emerso con il “Bticoin”. La rete di controllo e autenticazione dei “codici” in cui sono trasferiti i valori è utilizzabile in molti altri campi soprattutto se gestiti tramite l’intelligenza artificiale (https://ai-blockchain. com/) come nel mercato immobiliare, nei media e nel campo della salute, dove le potenzialità sono in fase di rapidissima evoluzione. In assenza di norme e di leggi che definiscano e mettano a regime questo strumento tecnologico innovativo sì, ma per ora alquanto travisato che non ha nulla a che vedere con l’investimento finanziario - e qui si deve essere molto chiari perché dietro non c’è alcuna economia, alcun interesse o “bene” collettivo - il Bitcoin va visto come un’ulteriore evoluzione tecnologica generata dalla rete se viene messo sotto controllo, ma che si può trasformare anche in una grande illusione, nella vera unica divinità in un mondo di robot.

La lettera di un giudicariese

Questione di puntini sulle i: Javrè o Iavrè Spett. Redazione del Giornale delle Giudicarie Si è letto in questi giorni, da locandine esposte, l’invito fatto dall’Amministrazione comunale di partecipare al dibattito di come si scrive “Javrè”. Premesso che sono secoli che quella frazione porta quel nome, premesso che gli studiosi abbiamo tutto il diritto di risalire alle origini e all’etimologia della parola in questione, premesso che alla stragrande maggioranza della popolazione poco importa del problema in quanto non porta nessun beneficio se Javrè scrive con la J o con la I,

quello che lascia attoniti è il fatto che vengano invitati da questa Amministrazione esponenti della Sovraintendenza ai Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento per discutere cosa? Se invece i componenti di questa Amministrazione fossero più presenti e più attenti alla quotidianità dei problemi esistenti, farebbero cosa più utile. Ad esempio per citarne qualcuno di questi problemi: la pista ciclabile è e sarà inagibile fino a disgelo avvenuto, con buona pace dimolte persone che la frequentano, di far rispettare ai padroni dei cani e dei cavalli la legge sulla raccolta

degli escrementi, la rimozione dei cumuli di neve dai punti nevralgici (come isole ecologiche ecc.), di far rispettare ai proprietari di veicoli le zone non adibite a parcheggio, la pavimentazione nelle frazioni di Darè, ed altro ancora. Spero di non offendere nessuno, ma se per cultura si intende cercare cose frivole, siamo messi molto male. La Cultura, a mio modo di vedere (per qualcuno sicuramente sbagliato) è un bagaglio personale che può essere sicuramente migliorato da organi preposti come la SCUOLA, o come dal comportamento di persone capaci e veramente preparate.

Pe finire, dal momento che in questi ultimi anni sono nate tante associazioni culturali……trovo deprimente e anche offensivo il fatto che questi

paladini della cultura considerino la gran parte della popolazione “ignorante” quando invece… Leo, Darè


Europa

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Sacchetti di plastica e bugie italiane

Nel 1994, nel perseguire una politica contro l’inquinamento ambientale l’Unione europea ha adottato una “direttiva” avente lo scopo di “prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi sull’ambiente”. Che cosa è una direttiva europea? Si tratta di un atto legislativo che stabilisce un obiettivo che i Paesi dell’Unione europea devono realizzare; spetta ai singoli Paesi definire, attraverso disposizioni nazionali, come tali obiettivi vadano raggiunti. Altro atto legislativo è il “regolamento”, il quale, per converso, deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell’intera Unione europea. Benché le borse di plastica costituiscano un imballaggio ai sensi di tale direttiva, essa non contempla misure specifiche sull’utilizzo di tali borse. Non si è trattato di una dimenticanza; da allora ed in seguito l’utilizzo di tali borse ha visto un notevole incremento che ha indotto la Commissione europea a promuovere una nuova e più specifica normativa. Ne è conseguita una direttiva del 29 aprile 2015 modificativa della direttiva del 1994 ed approvata dal Consiglio dell’Unione europea (composto da un ministro per ogni Stato membro) e dal Parlamento, riguardante “la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”, borse, appunto, che, nella versione “ultraleggera”, vengono usate anche per frutta e verdura. Nel promuovere l’iniziativa la Commissione europea ha costatato che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), …rappresentano la grande maggioranza delle borse di plastica utilizzate nell’Unione”, e pertanto “sono riutilizzate meno frequentemente rispetto a borse di spessore superiore”; ne consegue che “le borse di plastica in materiale leggero diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a

S

di Paolo Magagnotti

e non bastassero le frequenti accuse di politici italiani contro Bruxelles reo di danneggiare la nostra economia con l’Euro e penalizzarci in vari altri modi, ora anche i sacchetti di plastica con cui andiamo a comprare la frutta sono entrati nell’elenco dei misfatti dell’”Europa”! Nei giorni scorsi sembrava che fossimo vicini ad una rivoluzione quando per portare a casa dal supermercato arance e insalata alla

causa del loro peso leggero”. La direttiva europea raccomanda innanzitutto che gli Stati Membri, unitamente alla Commissione europea incoraggino attivamente “campagne di informazione e di sensibilizzazione sull’impatto ambientale nocivo dell’utilizzo eccessivo di borse di plastica in materiale leggero”; ciò nella convinzione che “i programmi di sensibilizzazione per i consumatori in generale e i programmi educativi per i bambini possono svolgere un ruolo importante nella riduzione dell’utilizzo di borse di plastica”. Gli Stati membri sono inoltre chiamati ad adottare le misure necessarie per conseguire sul loro territorio una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. E’ ben vero che la direttiva, allo scopo di responsabilizzare i consumatori prevede l’ adozione di “strumenti atti ad assi-

curare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o

cassa in aggiunta al costo del prodotto ci venivano aggiunti dei centesimi per pagare il sottile sacchetto di plastica contenente frutta e verdura. E di chi è la colpa? Per taluni politici nazionali, ed anche nostrani, non vi è dubbio: responsabile è l’Europa, ossia di quell’Unione europea che sempre condiziona gli interessi nazionali. Ma le cose per questi maledetti sacchetti stanno proprio così? Vediamolo.

prodotti”. Tuttavia, nello stesso punto si precisa che la disposizione può essere disattesa qualora “siano attuati altri strumenti di pari efficacia”,

aggiungendo che” le borse di plastica in materiale ultraleggero [di norma utilizzate per frutta e verdura] possono essere escluse da tali misure”.

Ad ulteriore precisazione la norma europea chiarisce che “gli Stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi ove necessario per scopi igienici oppure se il loro uso previene la produzione di rifiuti alimentari”. La previsione del pagamento delle borse è stata contemplata, ma non imposta senza alternative, per responsabilizzare i consumatori. Mi pare che la logica della direttiva europea sia stata ispirata e elaborata, oltre che per la doverosa responsabilità di tutelare l’ambiente, da criteri di buon senso. Agli Stati membri è stata lasciata significativa disponibilità di applicazione. Se da parte italiana si è preferita la via semplice, ed in certa misura utile per le casse dello Stato, del pagamento obbligatorio da parte dei consumatori, non si può incolpare l’Unione europea. Non so se si sia trattato di mancanza di fantasia, di speculazione o di negligenza. Non si può tuttavia dire che la soluzione del pagamento scelta dall’Italia sia stata solo imposizione europea.


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Arte

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Il nostro Novecento: Lucillo Grassi, umiltà e grandezza dell’arte Per il pittore di Storo prima Venezia e poi lo sbarco ad Ellis Island Due esposizioni apparentemente scollegate fra di loro, a una prima lettura, se non il comun denominatore di alcuni elementi biografici e temporali, troppo pochi per lasciar presagire altre, ben più profonde affinità elettive e consonanze spirituali. Lo sguardo di Garbari è lo stesso di quello buono e mite di Lucillo Grassi, dove appunto “kalòs kai agathòs” (classiche categorie greche del bello e del buono) diventano sapiente coincidenza fra dimensione etica e quella estetica. Entrambi fanno parte, giovanissimi, del manipolo di artisti trentini nella Venezia tra gli anni ‘10 e ‘20 del Novecento, ai tempi della rivoluzione capesarina, quando pure i “nostri” contribuiscono a scuotere “le fondamenta della montagna pittura e scultura italiana”, attardata su modelli di un accademismo consunto e celebrativo. Lucillo Grassi, negli anni veneziani, dopo essersi formato alla scuola dei vari Ciardi, Tito e Brugnoli, illustri docenti di quella accademia e aver respirato le novità provenienti dalla Francia e dalle Secessioni tedesche, si lega in amicizia privilegiata con Roberto Iras Baldessari, con Umberto Moggioli e il suo cenacolo buranese: probabilmente c’è anche lui sulla barca che periodicamente salpa dalle Fondamenta Nuove con a bordo gli squattrinati studenti trentini verso la piccola isola lagunare, dove li attende la polenta fumante della “siora Anna”, la dolce e malinconica moglie di Moggioli. Sarà un bastimento, invece, pochi anni dopo, nel 1922, a sbarcarlo su un altro isolotto, Ellis Island, nella baia di New York, dove inizierà, a ventisette anni, la sua avventura americana procuratagli dal compaesano Silvio Bernardi, punto di riferimento della comunità degli emigrati storesi nella Grande Mela. In questo contesto la sua prima importante committenza legata all’arte sacra, l’affresco del catino absidale della chiesa neoromanica di San Domenico nel Bronx (1925-26), dove la predilezione per quel tipo di pittura al servizio delle verità cristiane, diverrà

di Giacomo Bonazza

“Tullio Garbari. Lo sguardo severo della bontà” titolava la pregevole mostra organizzata dal Museo Diocesano Tridentino nel 2007, con protagonista il grande artista perginese morto prematuramente a Parigi nel 1931. Nello stesso anno, in piena estate, la mostra anto-

logica “Lucillo Grassi (1895-1971), pittore e incisore storese tra l’Italia e l’America” presso la Casa della Cultura di Storo, primo, doveroso omaggio dei borghigiani chiesani al loro pittore, dopo la sua scomparsa nel lontano New Jersey all’inizio degli anni ‘70.

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1. Italiani a New York (1939) - Proprietà Comune di Storo 2. Autoritratto (1950_1955) - Proprietà Mart 3. Maria Regina Pacis con il bambino (1949) - Chiesa della Regina Pacis, Monopoli (Ba)

2 una costante, quasi una missione, anche nei decenni successivi, senza paura di apparire troppo didascalico o chiesastico, mosso solamente da un autentico sentimento religioso. Ritorna il parallelismo con Tullio Garbari, ”l’angelo in borghese”, altrettanto propugnatore “di un’arte

moderna riconciliata con Dio”, sulla scia della grande tradizione medievale, aldilà delle e mode effimere e delle avanguardie senz’anima. Anche Lucillo Grassi sceglie la via di un certo realismo pittorico, non disgiunto, però, da un tratto elegiaco, di raffinato e silenzioso pathos

che rinveniamo via via nei paesaggi, nei ritratti, nelle decorazioni di prestigiosi edifici, non solo religiosi, a cui viene chiamato come dipendente di ditte specializzate della metropoli. Niente da spartire con la chiassosa, quanto geniale, esuberanza del conterraneo Fortunato Depero che proprio nel suo primo approdo newyorchese del 1928, alla conquista futurista dell’America, progetto poi tristemente deluso, troverà ad ospitarlo il mite artista di Storo, di tutt’altra indole e ambizioni. Basta comparare due opere come la celebre “Grattacieli e tunnel” del 1930 di Depe-

ro (propr. Mart) e “Italiani a New York” di Lucillo Grassi del 1939 (proprietà Comune di Storo) per rilevarne l’opposto universo mentale e stilistico: di là il rutilante, irrefrenabile dinamismo della megalopoli “che sale”, di qua il quieto, domestico rituale dell’ascolto radiofonico di una trasmissione proveniente dalla patria fascista, che sembra non esaltare più di tanto gli astanti, in silente contemplazione di un paesaggio urbano davvero straordinario nella sua geometrica compostezza e nelle sue tinte dalle tonalità smorzate; un altro modo, per l’artista giudicariese,

di esprimere la sua avversione ai clamori ideologici e cercare nella poesia del quotidiano le ragioni del suo procedere espressivo. E’ a partire da questa umiltà, nella consapevolezza dei suoi mezzi tecnici e di farsi mediatore attraverso le immagini di un messaggio di altissimo significato spirituale, che Lucillo Grassi, dopo il ritorno in Italia nel 1939 e fino al 1955, anno del rientro definitivo negli Stati Uniti, si dedica alla decorazione di numerose chiese tra Trentino - Chiesa di Tiarno di Sopra (1939); Parrocchiale nuova di San Giacomo a Grigno (1946/1947); Chiesa di San Leonardo a Castelnuovo (1947) - e regioni del Sud - Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi a Brindisi (1942); Santuario di Maria SS. della Catena a Laurignano, nei pressi di Cosenza (1942/1943); Chiesa della Regina Pacis di Monopoli in Puglia (1950/1952). Di tutte, la sua “Cappella Sistina”, rimarrà il santuario mariano calabrese. Le committenze meridionali sono grazie all’aiuto del fratello Iginio, ingegnere del Comune di Brindisi, e il mecenatismo dei Padri Passionisti che intravedono nello schivo artista trentino una personalità di raro spessore morale ed intellettuale. Sono proprio questi ultimi a tracciarne il profilo più vero, opportunamente raccolto nella imperdibile monografia di Paola Pizzamano del 2009: “ Di bell’aspetto, di pochissime parole, di un contegno e di una educazione finissimi... Di una modestia eccezionale non fece mai trapelare la sua formidabile cultura artistica. Assiduo studioso di arte conosceva profondamente tutte le tendenze artistiche delle diverse scuole di arte sacra e profana...” “ Il Prof. Grassi chiese dunque appena un terzo del giusto compenso che gli spettava. Da ciò si vede chiaro che egli ha lavorato non per sete di guadagno ma per vero amore dell’arte. E’ certamente un’eccezione più unica che rara incontrare tali uomini onesti in questi tempi, in cui la febbre del guadagno tocca il colmo...”.


Sanità

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Tonina: “ Non è possibile pensare che per un reparto di ortopedia importante come questo passino due anni”

Ortopedia di Tione: troppi ritardi per il trasferimento “Il 26 aprile 2016 è stato sottoscritto dal Presidente della Comunità Butterini - in condivisione con i Sindaci - dall’assessore Zeni e dall’Azienda Sanitaria, un Protocollo per il rilancio dell’ospedale di Tione - ha esordito Tonina - tra le priorità e anche al fine di adeguare nell’ospedale di Tione la capacità di presa in carico dei bisogni di salute della popolazione di riferimento, si evidenziava la necessità di rinforzare le capacità di risposta alla domanda di prestazioni a maggiore impatto e frequenza. In particolare veniva sottolineata la necessità di dare risposte alla domanda connessa alle patologie di carattere traumatologico, vista la collocazione della struttura in un territorio a spiccata vocazione turistica legata agli sport invernali. Proprio per questo era stato condiviso il potenziamento di Ortopedia e traumatologia, previsto il completamento della dotazione strumentale a supporto di tale attività, oltre al

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Zeni: “A maggio muoveremo gli studi medici, poi il reparto”

l protocollo d’intesa sull’Ospedale di Tione di aprile 2016 prevedeva un adeguamento e potenziamento del reparto di ortopedia dell’ospedale giudicariese. L’assessore competente ricorda l’imprevisto delle verifiche statiche ai soffitti e annuncia per maggio il trasferimento degli studi medici. Poi il reparto. Nel Consiglio provinciale di gennaio il consigliere provinciale trasferimento del reparto nell’area ristrutturata di recente”. Tonina ha evidenziato come sia stata data attuazione a tutto ciò che era stato chiesto con il Protocollo ad eccezione del trasferimento del reparto, previsto per settembre 2016. Vista anche l’elevata incidenza di ricorsi alla struttura ospedaliera di Tione legati ad incidenti in montagna e in particolare all’U.O. di Ortopedia e traumatologia, Tonina ha chiesto all’assessore competente le ragioni del mancato trasferimento di Ortopedia all’interno della struttura ospedaliera, e i tempi previsti perché venga effettuato. Concludendo il suo intervento ha anche ribadito: “Non si capisce per quale ra-

gione non sia avvenuto ancora il trasferimento dato che i lavori sono terminati”. Rispondendo, l’assessore provinciale alla

Mario Tonina ha presentato una Question dal titolo: “Trasferimento dell’U.O. di Ortopedia all’interno dell’ospedale di Tione” con la quale ha chiesto con forza che venga data completa attuazione al Protocollo di intesa in materia di sanità per la struttura ospedaliera locale che prevedeva l’adeguamento ed il potenziamento dell’intero ospedale e del reparto di Ortopedia in particolare.

sanità Luca Zeni ha spiegato che il ritardo è dovuto ad una serie di interventi inizialmente non previsti che nel frattempo

si è reso necessario eseguire, in particolare le verifiche statiche sui soffitti e la relativa messa in sicurezza e ha fatto presente inoltre che sono continuati i lavori di ristrutturazione che hanno portato al completamento dei lavori del Pronto Soccorso e della cucina. “I ritardi - ha concluso Zeni - sono dunque avvenuti a causa dei problemi sopracitati. Entro la fine del mese di maggio prossimo è previsto il trasferimento degli studi medici e, in seguito, del reparto”. La replica di Tonina: “ Credo che in politica, quando si firmano determinati documenti e si prendono degli impegni, gli stessi, vanno mantenuti; io le ho sempre riconosciuto quando questo è stato

fatto, ma nel caso in questione, non è possibile pensare che per un reparto di ortopedia importante come quello di Tione passino due anni. I lavori sono terminati. C’è qualcosa che non funziona”. Il consigliere giudicariese ha poi ricordato che tutto il territorio, compresi la Comunità di Valle e i BIM, hanno investito risorse a favore dell’ospedale di Tione e che è stato, anche da lui, sempre ribadito che l’ambito da potenziare fosse Ortopedia, non a caso una delle priorità del Protocollo. Il consigliere ha poi concluso ricordando che l’attività ortopedica a Tione comprende, tra l’altro, anche il centro traumatologico di Campiglio che, in una logica di sistema, è parte funzionale dell’attività ortopedica dell’ospedale di Tione e ribadisce il suo impegno nel vigilare affinché quanto stabilito nel Protocollo venga attuato e non venga ulteriormente depotenziata la struttura ospedaliera della comunità giudicariese.

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Primo Piano

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Viaggio alla scoperta del pianeta liquido nelle Giudicarie Esteriori

Lo stato di salute Il progetto Pesci fuor d’acqua A

Prendiamo spunto da un convegno svoltosi recentemente a Comano Terme, conclusione di un ciclo di incontri attivi e originali che avevano lo scopo di verificare l’impatto dell’uomo sul territorio. Fabio Parisi, presidente dell’associazione che ha organizzato il progetto, risponde con disponibilità ai nostri quesiti. Innanzitutto chi è Giovane Judicaria, l’associazione che si è fatta carico di queste attività? Giovane Judicaria è una realtà associativa sostenuta da ragazzi e ragazze delle Giudicarie Esteriori e ha sede a Comano Terme. Lo scopo dell’associazione è la valorizzazione del territorio, della cultura e delle comunità delle valli Giudicarie. Il principio fondante è che lo sviluppo del territorio parte dalla consapevolezza condivisa. Perciò noi ci stiamo attivando per far conoscere le peculiarità del territorio alla comunità stessa che lo abita. E avete scelto il tema “acqua” Certamente. Il progetto aveva lo scopo di sensibilizzare decine di ragazzi sull’impatto delle nostre azioni sugli ambienti fluviali e lacustri e di far loro rendere conto di come sia importante l’attuazione di politiche di conservazione delle stesse. E quindi cos’hanno combinato i “pesci fuor d’acqua”? L’iniziativa, realizzata grazie all’intervento del Parco Fluviale del Sarca e del Ceis, si è articolata in una serie di visite attive presso ambienti acquatici, mirate a far conoscere il mondo seminascosto della risorsa più importante: al lago Lambin per uno snorkelling finalizzato all’osservazione e alla pulizia dello specchio d’acqua, una seconda alla forra del Limarò, una terza al torrente Duina, certamente il corso d’acqua più a rischio delle nostre valli a causa della presenza di molte aziende zootecniche. E, per concludere, la serata con il dottor

Marco Cantonati sulla situazione delle acque correnti locali.

Il dottor Marco Cantonati è responsabile di un gruppo di ricerca presso il MUSE. È esperto di ambienti acquatici e ha curato il capitolo omonimo nel volume La Sarca, luogo delle diversità. Ha due grandi pregi: chiarezza e competenza. Ed è piacevole conversare dragando, è il caso di dirlo, una notevole quantità di argomenti. Proviamo a identificare quelli che possono stimolare la curiosità dei lettori. Ad esempio, davvero dobbiamo preoccuparci del torrente Duina? Siamo in presenza di un caso Sarno, il fiume più inquinato d’Europa? Ma no. Non vorrei preoccupare la gente. Vero che il Duina rappresenta uno dei torrenti nel peggiore stato di tutta la zona. Se prendiamo i dati odierni e li mettiamo a confronto con i valori confrontabili rilevati negli anni 70, si può notare che alcuni indicatori di inquinamento da fertilizzanti (per esempio i nitrati) sono aumentati, pur rimanendo ampiamente al di sotto del limite di legge per l’acqua potabile. Allora c’erano meno controlli, meno sensibilità e, soprattutto, meno depuratori, ma ora le stalle sono più grandi, gli allevamenti più intensivi; la situazione è ancora sotto controllo, anche in riferimento al contenuto di fitofarmaci e metalli. Tengo a ringraziare la dott.ssa Chiara Defrancesco, già direttore U.O. APPA di Trento per avermi aiutato nel non facile reperimento dei dati relativi agli anni 1975/1978. E la Sarca? Com’è il suo stato di salute? Nel bacino della Sarca, l’impatto fondamentale sugli ambienti acquatici si è avuto con la profonda modificazione del regime idrologico del fiume a seguito della prima realizzazione del sistema idroelettrico dell’alto Sarca (tra il 1951 e il 1960) e soprattutto a causa della successiva attivazione del sistema di

sfruttamento idroelettrico del basso Sarca attraverso la realizzazione e la messa in funzione (nel 1962) della centrale di Torbole. Il sistema di sfruttamento idroelettrico agisce sul fiume a tre livelli: le captazioni di acqua riducono drasticamente le portate di magra rispetto ai loro valori naturali; l’invaso artificiale di Ponte Pià blocca il flusso dei sedimenti e altera frequenza e intensità delle piene ordinarie; l’opera ha inoltre eliminato un tratto di forra, creando tuttavia al contempo ambienti di ripari di un certo interesse. Per decenni, l’impatto più significativo è stata la

riduzione delle portate di magra, di tale entità da lasciare vari tratti di fiume completamente in secca. Il rilascio dalle opere di presa dei Deflussi Minimi Vitali, inizialmente quantificati in 2 l/s per km2 di bacino idrografico, sta mostrando i suoi effetti benefici. Per contro, ha reso più evidenti gli impatti idro-morfologici dell’invaso di Ponte Pià. Alterazione del regime delle piene ordinarie (su tutto il corso del fiume, a eccezione di alcuni tratti iniziali come la Sarca di Genova), interruzione della continuità longitudinale (nei tratti di alta Sarca con briglie) e interruzione del flusso di sedimenti (sul tratto medio e basso, a valle di Ponte Pià), determinano l’annullamento di tutte quelle dinamiche morfologiche così importanti per l’ambiente acquatico. L’alto corso, in

di Enrico Gasperi

cqua. Più che banale forse è scontato. Difficile che un semplice gesto come quello di aprire il rubinetto di casa ci faccia comprendere ogni volta la ricchezza di quanto esce scorrendo in un flusso fresco, trasparente, gradevole nel gusto e nella sua purezza quasi eccessiva. La sorpresa resta, talvolta, nel turista che frequenta le nostre terre, abituato alle acque clorate e ai pacchi di bottiglie in PET di cosiddetta “naturale”, che magari ritrova anche, trasportata in elicottero o in teleferica, in cima a un rifugio dopo un viaggio a ritroso di centinaia di chilometri. Nell’intento di visitare il fenomeno “acque” nel nostro territorio, iniziamo con una prima carrellata generale sullo stato di salute, cui seguiranno approfondimenti su geologia, flora, fauna, economia, uomo. Acqua sono i ghiacciai, i laghi, i fiumi e i torrenti, le sorgenti, le vie sotterranee, una forra spettacolare, le torbiere. Acqua è la neve, principale motore dell’economia locale, o energia idroelettrica, altro grande elemento di ricchezza di cui la nostra terra è esportatrice netta, ma anche agricoltura, itticoltura, attività ricreative. proprietà dei terreni che attraversano. Le acque provenienti da rocce granitiche e tonalitiche, a causa soprattutto della scarsissima solubilità della roccia, hanno un pH (scala di misura dell’acidità, neutralità, alcalinità di un’acqua) molto basso. Quelle zone sono più a rischio, soprattutto in caso di piogge acide. Diversa la situazione del Brenta, dove le rocce carbonatiche arricchiscono l’acqua dotandola di un potere tampone superiore, come avesse un sistema immunitario più forte.

particolare la Val Genova, non presenta segni degni di nota di inquinamento organico, le sue acque sono molto pure. Qual è o quali sono, invece, i punti più critici per l’inquinamento? Dal risultato dei monitoraggi condotti dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA), uno dei punti deboli è proprio dopo l’immissione del Duina, nel quale si sono riscontrati valori di fosforo superiori alla media. La colpa è soprattutto di concimi e fertilizzanti, importante sarebbe spargerli solo in stagioni e in periodi senza pioggia intensa. Ottimale, ma di difficile realizzazione, sarebbe avere sempre fasce di rispetto vegetate attorno al torrente. Avvicinandosi al lago di Garda, nel basso corso della Sarca,

alle condizioni non buone dell’acqua all’uscita della forra del Limarò, si aggiungono fonti di inquinamento puntuale (pescicolture, nuclei abitati, scarichi di zone industriali, allevamenti intensivi, acque di dilavamento di diffuse superfici agricole). Tuttavia, depuratori all’avanguardia e collegati in rete sono in grado di reagire a carichi imprevisti di inquinamento organico da trattare. Altra cosa che non sapevo: la presenza di una certa quantità di minerali essenziali, quali calcio e magnesio è in grado di contrastare l’acidità delle piogge e altri inquinanti a trasporto atmosferico diffuso, quindi un’acqua troppo pura e acidula rischia di essere facilmente “aggredita”? Le acque assumono le

Poche cose ci affascinano come alcuni laghetti alpini. Ma quanto valgono davvero, al di là della soddisfazione visiva? I laghi d’alta quota forniscono importanti servizi ecosistemici che spaziano dalla fornitura di risorse (in particolare acqua per svariati usi) ad aspetti turistici e ricreativi. I bacini lacustri collocati al di sopra del limite della vegetazione arborea sono ambienti spesso tuttora scarsamente conosciuti che possono ospitare organismi di particolare interesse (forme locali o relitti glaciali). Su alcuni di essi ci siamo soffermati con analisi approfondite, come nel caso del lago Nero di Cornisello, caratterizzato da acque con alcalinità e mineralizzazione ridottissime. Quando parlavi della fauna ittica, mi ha colpito la querelle sull’origine


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Dal progetto della Giovane Judicaria all’analisi di Marco Cantonati del Muse

di Sarca e Duina

dei pesci dei laghi alpini. Autoctoni, profughi o volontari forzati? Non è servito prendere l’impronta delle pinne dei salmerini. La storia nasce perché l’imperatore Massimiliano I adorava cacciare e pescare e non era bello che arrivasse a un laghetto restando a mani vuote e allora, siamo nel ‘500, erano stati seminati pesci un po’ in tutti i laghi alpini del Tirolo, in realtà anche per dare la possibilità a chi si fermava su quelle quote di potersi procurare cibo con facilità anche dai laghi Ma hanno ragione anche quelli che parlano di relitti glaciali. La specie si sarebbe diffusa nei reticoli idrografici instauratisi dopo l’ultima glaciazione e, al ritiro dei ghiacci (fra 10.000 e 12.000 anni fa), le popolazioni dei laghi delle Alpi sarebbero rimaste “intrappolate” e isolate, con possibilità di andare incontro a processi evolutivi locali. Recenti ricerche, basate in particolare su evidenze di genetica molecolare, hanno mostrato che in Trentino sono presenti sia popolamenti molto simili a quelli austriaci (quasi sicuramente derivati da immissioni effettuate in epoca storica) che popolazioni con caratteristiche genetiche originali (verosimilmente relitti glaciali). In ambedue i casi, per ragioni naturalistiche o culturali, i popolamenti di salmerino alpino dei laghi di alta montagna del Baci-

no della Sarca rappresentano elementi di sicuro interesse e meritano non solo salvaguardia ma anche interventi di tutela attiva (il Parco Naturale AdamelloBrenta ha in effetti attivato un Progetto salmerino nel 2006). Popolamenti di salmerino alpino sono presenti (o perlomeno erano segnalati) in numerosi laghi del Bacino della Sarca: Valbona, Vacarsa, S. Giuliano, Garzoné, Nero di Cornisello, Nambino, Ritorto, Sero-

doli, Molveno. In alcuni di questi l’immissione del salmerino di fonte di origine nordamericana ha quasi portato alla scomparsa degli originali popolamenti di salmerino alpino. Il salmerino di fonte infatti è più vorace, aggressivo, e presenta una dieta più differenziata. Le sorgenti e la sorgente di Comano Di norma sono ambienti molto piccoli (sola eccezione da noi la sorgente

del Rio Bianco), spesso nascosti, ma ospitano una diversità notevole di specie (alghe e invertebrati). C’è un catasto provinciale che le elenca , era liberamente consultabile ma dopo i problemi legati al terrorismo è stato oscurato per motivi di interesse pubblico. Quella di Comano è un’acqua bicarbonato calcica abbastanza normale (oligominerale), ma sorprendentemente efficace contro psoriasi e dermatite atopica, fatto che ha permesso l’importante sviluppo dell’attività termale. L’acqua esce a una temperatura di 27 gradi: si scalda perché scende in profondità (gradiente geotermico) e resta intrappolata da strati argillosi e poi risale fino alla

sorgente portandosi dietro questo calore. Cosa sono esattamente le torbiere? Le torbiere sono ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua a bassa temperatura. In esse si sviluppa una vegetazione con briofite (muschi) e piante erbacee. L’impoverimento in ossigeno dell’acqua causato dall’ambiente limoso con scarsa circolazione dell’acqua, le basse temperature e la presenza di importanti quantitativi di composti tannici e di sostanze acide limitano l’attività dei batteri che naturalmente degradano la sostanza organica della vegetazione. Il materiale vegetale tende quindi pro-

gressivamente ad accumularsi in strati dando origine alla torba. Non sempre si dà il giusto valore alle torbiere: esse offrono risorse e materiali (acqua potabile, foraggio per il bestiame, piccoli frutti - per esempio camemoro -, canne, torba come combustibile e per l’orticoltura), sequestro del carbonio (le torbiere sono il più importante comparto di scorta terrestre del carbonio sul pianeta), mitigazione delle piene, controllo dell’erosione, archivi paleoecologici e archeologici (grazie a composti chimici vari, resti di organismi, manufatti ecc. che si conservano negli strati di torba), conservazione della biodiversità. Nell’alto bacino della Sarca le torbiere d’alta quota sono numerose. Parecchie, in particolare quelle “nascoste” in piccole convalli del Parco Naturale Adamello-Brenta raggiungibili solo a piedi, con ore di cammino, sono ben preservate e con elevata integrità ecologica e valore naturalistico. Abbiamo appreso anche di un disastro sfiorato. Ai tempi della grande epopea della costruzione degli impianti idroelettrici è successo un fatto di cronaca che molti non conoscono: il cedimento della soglia del lago di Serodoli nel 1954 Poteva essere veramente un disastro. Squadre di operai stavano apprestando un cunicolo per inserire tubature sul fondo del lago Serodoli quando la caverna iniziò a filtrare acqua dal soffitto e a scricchiolare. Gli operai furono evacuati in tempo. La volta cedette, la massa d’acqua scese rovinosamente fino a Nambino (dietro e sopra il rifugio si vede ancora il materiale ) riempiendolo di detriti, i gestori sentito il boato iniziale riuscirono a mettersi al riparo; fortunatamente la sponda di Nambino resse, altrimenti l’inondazione avrebbe avuto effetti terribili; una grande quantità di acqua proseguì comunque la sua corsa arrivando al paese di Campiglio, allagandolo e creando qualche danno e crollo di strutture Alcune famiglie dovettero abbandonare le case ma non ci fu, per fortuna, nessuna vittima.


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Salute

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Nella maggior parte dei casi la manovra riesce e ci salva la vita. Quando qualcosa “va di traverso” , si dice così nel gergo comune, la tosse insistente cerca di far espellere il corpo estraneo, quasi sempre qualcosa di alimentare. Poi la tosse si esaurisce. E’ pericoloso dare pacche sulle spalle, si rischia di far progredire il corpo estraneo ancora più in profondità. Subentra la cianosi ( non arriva più ossigeno ai polmoni ), allora servono le manovre di rianimazione cardiopolmonare. L’abbiamo presa un po’ alla larga perché nel precedente articolo ci eravamo soffermati sulla masticazione e sul bolo alimentare. Sull’importanza di mangiare piano, di masticare bene e lentamente. Ora introduciamo un elemento nuovo che è quello della “progressione” che il cibo fa quando imbocca la strada dell’esofago per arrivare fino allo stomaco. La via è obbligata ed è una sola; se si sbaglia le conseguenze possono essere anche molto gravi. Ma la “ Manovra” la conoscono tutti i sanitari e in caso di necessità la sanno mettere in pratica. L’importante è non farsi prendere dal panico. Le persone a rischio sono gli anziani e i bambini. Pensate per mettere in funzione l’atto della deglutizione utilizziamo 28 muscoli diversi; quindi può succedere che qualcosa vada storto. Se il problema si ripete ci sono degli specialisti ( logopedisti ) che possono valutare e quantificare il rischio e suggerire gli opportuni provvedimenti da prendere. Quindi ora parliamo della deglutizione, la progressione e il tragitto che compie il bolo alimentare per arrivare dalla bocca allo stomaco. La lingua sensibilissima alle più piccole particelle di cibo lo raccoglie e facendosi aiutare dal la muscolatura del faringe chiude tutte le vie di fuga, le corde vocali si chiudono e l’epiglottide si abbassa a chiudere la trachea. La via è ora obbligata, il tutto succede in pochi secondi e il bolo scivola delicatamente dentro l’esofago. D’ora in poi non possiamo più arrestare la progressione, la muscolatura liscia si comporta come un millepiedi che si allarga e si stringe fino a quando il cibo proveniente dalla bocca

Il bolo alimentare pericoloso soprattutto per bambini e anziani

La Manovra di Heimlich e la progressione del cibo di Gianni Ambrosini - oncologo

Il 18 dicembre del 2016 H. Heimlich ci ha lasciati. Era un medico americano, un chirurgo che nel 1974 era diventato famoso per aver pubblicato su JAMA ( Journal of the American Medical Association ) un editoriale dove spiegava come intervenire nel caso si fosse verificata un’ostruzione acuta delle vie respiratorie. Da allora non entra nello stomaco. La parte inferiore dell’esofago possiede una valvola che si apre per pochi secondi, una volta che il bolo è passato si richiude a scatto. Lo stomaco ha una strana conformazione finalizzata alla sua funzione: ha un lato più corto quasi verticale e uno ricurvo più ampio in continuo movimento tumultuoso. Accoglie tutto quello che arriva, non rifiuta niente e dirige la digestione in base alla consistenza del cibo. I liquidi non si fermano per molto, scivolano via rapidamente e passano nell’intestino tenue attraverso un’altra valvola situata in fondo alla stomaco, mentre una fetta di carne può innescare un movimento di digestione che dura alcune ore. Abbiamo semplificato tutta la descrizione del processo che vi assicuro è molto complesso, ora riprendiamo alcuni concetti base che spiegano come tutto in natura è finalizzato al raggiungimento e allo sviluppo di certe funzioni. Prendiamo l’esofago: è una formazione elastica, larga due o tre cm che si adatta a tutto quello che passa al suo interno. Ci saremmo aspettati che raggiungesse lo stomaco per la via più breve. Invece non è cosi, gli gira intorno e lo raggiunge dal lato destro, più in basso del suo apice. Il motivo c’è: pensate alla pressione che esercitiamo ogni volta che facciamo uno sforzo che coinvolge i

muscoli dell’addome, tipo quando solleviamo dei pesi o quando andiamo in montagna con uno zaino pesante sulle spalle. Se l’incontro fra l’esofago e lo stomaco avvenisse in modo termino-terminale vomiteremmo

si chiama “Manovra di Heimlich”, un intervento molto semplice che consiste nel provocare una compressione violenta nella parte alta dell’addome, dal davanti verso dietro e dal basso verso l’alto ponendosi alle spalle dell’interessato con le mani posizionate a coppa nella regione più alta dell’addome. Si può ripetere più volte.

in continuazione. Invece questo non succede proprio per come sono collegati. Inoltre l’esofago viene mantenuto in posizione da legamenti fibrosi che arrivano alla colonna. Per cui se ci sediamo in posizione corretta, con la schiena dritta, specie dopo un pasto non si rischia il rigurgito o detta meglio il reflusso gastrico.

Se ora ci dedichiamo alla conoscenza dello stomaco scopriamo alcune cose che ci sorprendono. Intanto non è nella posizione che noi crediamo che sia. E’ molto più in alto, sotto le costole. Scopriamo inoltre che sullo stomaco poggiano i polmoni e il cuore e i loro rapporti di vicinanza possono spiegare molti disturbi ai quali qual-

che volta non sappiamo dare risposta. C’è una sindrome ( si chiama così una situazione in cui ci sono molti disturbi, con variabili soggettive ), la Sindrome di Roemheld, che è dovuta all’eccesso di aria nel fondo gastrico. Lo stomaco si distende in modo esagerato e provoca un sollevamento del diaframma che a sua volta spinge in alto il cuore. Si generano di conseguenza dei disturbi legati all’attivazione di riflessi gastro-cardiaci: dolori al torace, difficoltà a respirare, ansia, sensazioni di svenimento, palpitazioni, nausea. Non c’è nessuna patologia cardiaca e la terapia consiste nell’eliminare le cattive abitudini (mangiare troppo, mangiare in fretta, fumare, fare uso eccessivo di alcol, obesità) e soprattutto non farsi prendere dal panico quando compaiono i sintomi. Queste sono solo alcune delle suggestioni che coinvolgono il nostro sistema digerente. La parte più interessante e redditizia per noi viene d’ora in avanti e riguarda l’intestino tenue. Fin’ora la bocca, l’esofago e lo stomaco hanno fatto il lavoro di manovalanza, hanno preparato quello che abbiamo mangiato alla digestione e soprattutto all’assorbimento. Ma è l’intestino tenue che in maniera molto selettiva fa pulizia e completa l’opera scegliendo per noi tutto quello che ci serve e ci fa bene e scartando le scorie che a livello dell’intestino crasso andranno a interagire con il Microbiota ( i batteri che ognuno di noi possiede individualmente ) e che condizionano moltissime funzioni biologiche, non ultimo il nostro sistema immunitario. Di tutto questo però parleremo in altre prossime occasioni.


Turismo

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Su modello di Vacanze in Baita, anche le Ca’ da Mont della Busa in rete

Turisti cercansi per Tione L’idea lanciata prima di Natale. Ad oggi otto le adesioni, ma sei sono appartamenti in paese di Chiara Garroni L’assessore al commercio di Tione Mario Failoni cerca strumenti realizzabili nel concreto a Tione sul fronte del turismo e una strada è quella di proporre anche qui le “Vacanze in baita”, ma non si esclude di arrivare ad un mix fra case da mont ed appartamenti in paese, senza escludere i pochi B&B esistenti. E proprio questo mix al momento è l’ipotesi che appare più probabile da realizzare. Infatti tra dicembre e gennaio i tionesi che si sono detti interessati a mettere a disposizione la loro casa sono stati otto, e di questi due soli han la casa in montagna, gli altri hanno appartamenti in paese. La regia potrebbe essere affidata al Consorzio turistico, che fin dall’inizio si è reso disponibile a partecipare al progetto. Le idee

Da anni a Tione non c’è un albergo, né presumibilmente ci sarà nel breve termine, ma ci sono molte case sfitte, soprattutto in montagna. Per questo l’amministrazione si è orientata a sondare la possono tante: magari si potrebbe offrire non solo la casa in affitto, ma anche servizi collegati, come la spesa a domicilio, le pulizie, l’accompagnamento in gite montane, l’affitto di mountain bike, suggerimenti per il tempo libero, visita alle terme della zona, a qualche luogo artistico. Ma facciamo un passo indietro a quando il progetto è iniziato. Dopo una fase iniziale di confronto con gli operatori del settore, la scorsa primavera è stato commissionato a Natourism, società che si occupa di turismo sostenibile, un lavoro di analisi per capire quali siano lo stato attuale e lo sviluppo potenziale

per Tione. Per illustrare il progetto, e sondare l’eventuale disponibilità dei proprietari di mettere in rete appartamenti e case ad uso turistico, dove un soggetto terzo si possa occupare

sibilità di dar vita ad un progetto di ospitalità diffusa, secondo il modello delle “Vacanze in baita”, associazione che opera soprattutto nella zona della Valsugana.

della loro gestione, si è tenuto un pubblico incontro il 4 dicembre scorso in municipio. Nonostante un ritardo nella distribuzione postale, per il quale molti tionesi hanno ricevuto

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l’invito alla serata dopo che essa si era svolta, tanti si sono presentati all’incontro. Hanno così potuto ascoltare l’esperienza delle “Vacanze in baita” dalla voce del segretario dell’associazione, Raffaele Murari, le considerazioni di Maura Gasperi di Natourism, e il dirigente del servizio turismo della Provincia Romano Stanchina. “Vacanze in baita” è nata nel 2010, dallo scioglimento della Leader scarl, cooperativa che nel 1996 utilizzò i finanziamenti del progetto Leader per ristrutturare vecchi masi e fienili nell’iniziativa “La montagna abitata”. Si partì con sei baite, arrivarono i primi turisti che scoprirono le bellezze di un territorio un po’ ai margini rispetto alle località montane più famose e modaiole. L’iniziativa negli anni si è ampliata, ed ora sono 68 le baite affiliate, con circa 365 posti letto. Trenta sono aperte tutto

l’anno. I turisti accolti nell’ultimo anno sono stati oltre 34 mila, ed oltre alla Valsugana sono interessate le zone della Vigolana e Pinè, la Val dei Mocheni, il Primiero, le Val di Non e Sole. Nel 2012 la Provincia ha riconosciuto il disciplinare della attività e lo ha elevato a “Club di prodotto”. Ciò significa alta qualità di strutture e di ospitalità. Fra le caratteristiche richieste: la casa deve essere fuori paese, ad almeno 800 m di altitudine, costruita di sasso e legno, non superare i due piani ed essere circondata da prato o bosco. Requisiti facoltativi sono la facile accessibilità, la vicinanza di un negozio di alimentari, pavimenti in legno, travi a vista, riscaldamento e accessibilità ai portatori di handicap. Naturalmente è tutto in rete: il sito www. vacanzeinbaita.com promuove l’offerta, e si sono registrati più di centomila visitatori, il 93% dei quali sono italiani. Anche a Tione occorrono buoni livelli qualitativi: una casa con mobili vecchi, stoviglie raffazzonate e biancheria scadente non attireranno certamente i turisti. Inoltre è di vitale importanza la gestione su Internet, cosa che richiede capacità specifiche e buona visione gestionale. L’auspicio dell’amministrazione tionese è che nelle prossime settimane si riesca a partire con il progetto così che anche Tione possa offrire ospitalità ai turisti che cercano un ambiente lontano dai rumori e dall’inquinamento delle città.


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Memoria

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I giovani Carnevalò, le maschere tionesi proibite dal Principe Vescovo di Trento

Le curiose tradizioni del carnevale tionese di Aldo Gottardi E’ il caso dell’usanza tionese dei cosiddetti “Carnevalò”. Oggi scomparsi, questi erano un gruppo di giovani del paese che si radunavano l’ultimo Giovedì di Carnevale e che, vestiti di stracci, se ne andavano in giro esibendosi in scherzi e lazzi ai danni dei passanti per avere da loro un’offerta in denaro o in cibo (per qualche verso, abbastanza simili ai Maschér di Bagolino). Lo scopo di queste “pacifiche ruberie” sarebbe stato quello di organizzare per l’Ultimo di Carnevale una cena per i poveri del paese ma presto i giovani Carnevalò, o alterati dai fumi dell’alcol o sedotti dalla possibilità di guadagni facili, si fecero prendere la mano: dapprima sempre più insistenti ed osceni, questi Carnevalò finirono poi con l’estorcere con la forza e con le armi denaro ai passanti o a penetrare indebitamente in abitazioni private per prelevare quello di cui avevano bisogno per poi dedicarsi a “ogni sorta di illecito tripudio e sfrenato libertinaggio”. Questo è quanto scrisse Gianandrea Comini, parroco di Tione dal 1781 al 1808 (riportatoci da Guido Boni in “Tione e le Giudicarie”). Esagerò forse nel descrivere i modi dei giovani tionesi mascherati? Travisò qualche scherzo dei Carnevalò? Questo purtroppo non lo sappiamo, ma sappiamo però che il 20 gennaio 1784 il Principe Vescovo di Trento Pietro Vigilio Thun in persona vietò con apposito proclama questa usanza, pena una multa di 100 talleri e la prigione. La sentenza vescovile servì a moderare i toni delle turbolente maschere tionesi, ma i Carnevalò però non scomparvero: li ritroviamo, infatti, ancora nei primi decenni del Novecento nelle memorie di Romeo Dorna, stavolta molto più pacifici e dediti unicamente all’andare per osterie a bere vino a sbafo che i gestori compiacenti offrivano loro. Questi gruppi erano come un tempo vestiti di stracci e

Il “Carnevale di Tione” è un’istituzione, una ricorrenza che ormai fa parte della tradizione e della storia con l’immancabile polenta e salame in piazza, il Carnevale dei Popi e dei Putei, la grande sfilata dei carri e le serate di festa. La manifestazione è sempre stata fedele a sé stessa, eppure in passato esistevano curiose tradizioni proprie del Carnevale oggi

guidati da un capo, “che el neva dinanc con en basto’ e tacà con ten spac lonc na vesciga de manz sgionfada e con quel arnese lì el bastoneva la gent che l’incontrava. I feva passar tutte le osterie del paes e en generale i osti i ghe offriva da bever gratis e così i feva na grant bala”. Esisteva anche una sorta di “versione per i più piccoli” dei Carnevalò, ovviamente in toni molto più pacati. I bimbi tionesi, vestiti dalle loro mamme o nonne con abiti vecchi, stracci colorati e frangette di tessuto, correvano in giro per i rioni del paese fermandosi a ogni bottega e stalla per ricevere farina e burro: si trattava dei Giubianei, che con il ricavato di questa loro que-

stua si facevano preparare gli gnocchi dalle donne di casa. Durante la loro sfilata attraverso i rioni di Tione, i piccoli Giubianei cantavano la famosa canzone del Carnevale su Noè, il gran patriarca salvato dall’arca, che inventò la deliziosa bevanda ottenuta dall’uva: Viva Noè! Gran patriarca Salvato nell’arca Sapete il perché? Perché fu l’autore Di un simil liquore Che allegri ci fa Ah! Ah! Ah! Ah! Bevevano i nostri padri Bevevano le nostre madri E noi che figli siamo Beviam, beviam, beviamo!

scomparse. Tione e il Carnevale sono legati da una storia plurisecolare e in passato, come oggi, la festività era adeguatamente condita, oltre che da cibo, balli e canti, anche da vino e alcolici e sebbene il costume del Carnevale esalti la follia, l’ebbrezza e il grottesco, non era raro che talvolta si superasse il consentito con esiti inquietanti.

Del bianco moscatel, Del nero marzemin, Se ne avessi un botticello Vorria veder la fin! E quanch che la quaresima El carneval l’é nà… Polenta e cospettoni Allor se mangerà! Durante la grande sfilata delle maschere e dei carri vi era la distribuzione di polenta e salame (quando non erano bigoi con le sardelle o gnocchi al burro) che originariamente e fino ai primi decenni del

Novecento avveniva in piazza a Brevine. Tutti gli abitanti del rione partecipavano alla preparazione del cibo, sistemavano il palco, allestivano i festoni e all’occorrenza spalavano la neve dalla piazza tutti insieme tra scherzi, risate e vin brulè offerto loro dagli osti per rifocillarsi e scaldarsi. E poi lo spettacolo più grande, la sfilata delle maschere e dei carri, molti dei quali sono entrati nella leggenda e nel folclore di Tione. Ad esempio il gruppo mascherato dei ci-

nesi, dei romani ed il carro della Società delle Nazioni del Carnevale del 1935 (in piena era fascista e all’indomani delle sanzioni contro l’avventura coloniale italiana in Etiopia), dove i diplomatici erano rappresentati da maiali che, “intervistati”, venivano fatti strillare e questi versi erano poi “tradotti” dallo speaker. Oppure, una delle più famose, i fratelli siamesi (fatto dal “Geno” e da Tobia Cazzolli), vestiti con una tunica che lasciava fuori solo le teste e le braccia e messi schiena contro schiena a cavallo di un asino. Tobia, seduto dietro e con in mano una zuppiera di gnocchi al burro, ne passava di tanto in tanto una mestolata al “fratello” Geno non prima di averla “insaporita” passandola sotto la coda dell’asino, tra il delirio di ilarità generale. Erede di un passato ricco di storia e di tradizione, il Carnevale tionese, con il migliorare della condizione sociale ed economica del paese, divenne sempre più elaborato e ricco di maschere, spettacoli, intrattenimenti, fino a farlo diventare uno degli appuntamenti fissi del calendario giudicariese.


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In

Sono 192 le macchinette presenti sul territorio

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Carnevale

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Sabato 10 il FesTione, il 13 la sfilata dei carri allegorici

Al Gran Carnevale di Tione arriva Lucio Gardin Verranno aperte le iscrizioni per le mascherine alle 13.30 in piazza Guido Boni in Brevine e alle 14.30 partirà la sfilata verso il Palatennis dove a tutte le mascherine verra consegnato un regalo e verranno premiate da un’apposita giuria le 3 mascherine degne di maggiore nota oltre ai gruppi mascherati dei più piccoli che si esibiranno durante il pomeriggio. Nella serata di sabato 10 febbraio, a partire dalle 20.30, al Palatennis di Tione ci sarà la terza edizione del FesTione di Carnevale con i super ospiti Edmmaro, giovane DJ rivelazione del 2017 e Vise, vocalist della serata e cantante disco d’oro con canzoni come “Voglio tornare negli anni novanta”, “Una tribù che balla”, “ Con una 500”, “Fanno bam”. Durante la serata si esibiranno anche i DJ Carl G e Stefano Fedrizzi. Alle 23 verrà estratto l’ordine di partenza dei gruppi mascherati e dei carri che sfileranno il martedì grasso.

Anche questo anno il comitato carnevale giudicariese di tione gia da mesi è al lavoro per poter organizzare al meglio le tre giornate che caratterizzeranno il “Gran carnevale giudicariese 2018”.si comincerà nella serata di giovedì 8 febbraio, dalle 18, nel rinnovato Parco Ville con la seconda edizione de “La chiavata” nella quale il sindaco Mattia Gottardi consegnerà le

chiavi del paese di Tione alla regina del carnevale. Si passeranno un paio d’ore all’insegna della musica e dell’allegria e verranno distribuiti grostoi, the caldo e brulé per tutti gratuitamente. Sabato 10 febbraio di sarà la 22esima edizione del Carnevale dei popi e putei manifestazione a cui il comitato tiene in maniera particolare visto che è dedicata ai più piccoli.

parteciperanno alla manifestazione pomeridiana e al primo classificato dei carri allegorici verrà assegnato, altra novità, il “Trofeo Gran Carnevale Giudicariese” un premio che verrà riconsegnato di anno in anno dal carro vincitore al comitato. Quando la stessa compagine vincerà per tre volte di fila il Gran Carnevale Giudicariese potrà tenere per sempre il trofeo da mostrare con orgoglio ai posteri. Non mancherà il Premio Giullare che verrà consegnato a chi, tra carri e gruppi, realizzerà la satira più divertente. Nei prossimi giorni il comitato decorerà il viale centrale del paese con bandiere e nastri colorati per rendere la manifestazione ancora più allegra e iniziare ad entrare nell’atmosfera carnevalesca. Infine, il comitato tionese dopo tutto questo lavoro spera in un grande favore a colui che negli ultimi due anni non è stato magnanimo nei suoi confronti: il tempo!

ORARIO APERTURA AL PUBBLICO UFFICI e SPORTELLO CONTRATTI Lunedí, Martedì, Giovedì e Venerdí: dalle ore 08.00 alle ore 12.20 - chiuso il pomeriggio Mercoledì: dalle ore 08.00 alle ore 12.20 e dalle 13.24 alle 17.00

E siamo arrivati a martedì 13 febbraio, il momento clou della manifestazione: la sfilata del Gran Carnevale Giudicariese! Carri e gruppi mascherati partiranno da via pinzolo e sfileranno lungo il viale del paese di Tione guidati dalla regina del carnevale che avrà al suo seguito la giuria,i polenter e la banda sociale di Tione. I carri e i gruppi giungeranno in piazza Cesare

Battisti dove si esibiranno e verranno valutati dai mitici giurati imparruccati dal balcone della scuola musicale. Novità delle novità, quest’anno sul nostro famosissimo poggiolo in qualità di presentatore della manifestazione, ci sarà il noto comico trentino Lucio Gardin. Durante la manifestazione come da tradizione nella festa tionese verrà distribuita a titolo gratuito “la polenta e salam”. Finite le

esibizioni in piazza, ci sarà un’ altra grande novità “La slargata”: festa pre-serale nel rinnovato Parco Ville di Tione con musica, dj e fornitissimo spaccio bar. Nella serata di martedi 13 febbraio, dalle ore 20.30 ci sarà la seconda festa serale con DJ e musica a 360 gradi e anche qui non mancherà il super ospite: il vocalist Andrea David! Alle 23 si svolgeranno le premiazioni dei carri e dei gruppi che

ORARIO APERTURA AL PUBBLICO SPORTELLO CONTRATTI E INFORMAZIONI Lunedí, Martedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdí: dalle ore 08.00 alle ore 12.00 - chiuso il pomeriggio

mercato tutelato:

.800 99 00 78.

mercato libero:

.800 03 00 30.


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Per la 51esima edizione in un libro cinquant’anni di burle

Il Gran Carnevale di Storo al via con un migliaio di figuranti Il 13 e il 17 febbraio gli spettacoli dei carri In tema di primati e quindi di numeri certamente insoliti, se non unici, il primo riguarda l’appuntamento di apertura del 51. Gran carnevale di Storo: alla sfilata di giovedì 8 febbraio nel centro storico di Storo parteciperanno ben 499 bambini accompagnati da sessanta adulti (maestre e personale di appoggio) delle scuole dell’infanzia e delle elementari locali e di Bondone. Un divertente serpentone capace di animare le vie centrali della borgata nato due anni fa e che, come spiega Diego Coser, presidente della Scuola d’Infanzia di Storo “è oggi inserita ufficialmente nel programma didattico delle scuole di Storo e Bondone”. E certamente insolito per le sue dimensioni è anche libro dedicato alla storia dei primi 50 anni del Carnevale che dal 1967 attira migliaia di curiosi in quest’angolo della Valle del Chiese. Sarà l’Auditorium dell’Oratorio ad ospitare la sera di mercoledì 7 (ore 20) la presentazione ufficiale di quello che è già stato definito il tomo dell’allegria per le sue 480 pagine e la bellezza di 1.400 foto. In gran parte frutto del contributo di Juri Corradi e Gerardo Sai ma anche della generosità delle famiglie di Storo che hanno fornito al Comitato di redazione un piccolo tesoro di immagini. Uno spaccato delle vicende sociali della borgata poi servito a Giuliano Beltrami per realizzare il filo conduttore narrativo di questa maestosa opera sostenuta dalla Regione Trentino Alto Adige|Suedtirol, dall’assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento con l’assessore Tiziano Mellarini, dal Comune di Storo, dal Bim, dalla Comunità di Valle, dal Cedis e dalla Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella. Il tomo è frutto della caparbietà della Pro Loco di Storo M2 e del suo presidente Nicola Zontini, con Beatrice Mezzi a rivestire i panni dell’insostituibile tessitrice, stavolta non

Saranno i bambini delle scuole d’infanzia e delle elementari ad aprire il Gran Carnevale di Storo 2018, il tradizionale appuntamento della Valle del Chiese divenuto in 51 anni il più grande e storico del Trentino. I carri costruiti ogni anno dai volontari sono talmente grandi da impedirne il passaggio nelle vie del centro storico di Storo tanto da costringere la Pro Loco di

della tela quanto del lavoro di raccolta della documentazione che punta a fissare anche per il futuro quel momento degli ultimi 50 anni dedicato all’allegria e al divertimento fanciullesco perché, come dicevano i latini, Semel in anno licet insanire (Una volta all’anno è lecito impazzire). E chi dal 1967 ha avuto la fortuna di assistere da spettatore alla manifestazione lo sa benissimo. Anche la 51.a edizione non sarà da meno. Il programma 2018 propone come secondo momento ufficiale la sfilata in centro a Storo di domenica 11 febbraio dedicata ai giovani che

si concluderà a StoroE20 con l’aperitivo serale a cui seguirà la festa dedicata alla musica latino-americana. In tema di musica e spettacolo il momento clou, di fatto la festa di apertura, sarà invece quello di sabato 10 febbraio quando StoroE20 ospiterà l’esibizione di Angemi ed anche una serie di altri ospiti legati alla musica degli anni ’90. “A chiudere il Gran Carnevale 2018 saranno i due attesi appuntamenti con i carri - spiega Nicola Zontini -: di martedì 13 con la prima sfilata statica che vedrà la presenza di una decina di carri in lizza per Trofeo Mati Quadrati e quello fi-

StoroM2 a decidere di posizionarli in un circuito allestito alla periferia della borgata dove è il pubblico a sfilare per godersi lo spettacolo proposto da venti gigantesche macchine animate da nientemeno che 1.000 figuranti. Il programma spazia da giovedì 8 a sabato 17 febbraio.(Info: www.visitchiese.it e www.prolocostorom2.it).

nale di sabato17 febbraio che va oltre il tradizionale traguardo del Mercoledì delle Ceneri. Ed è questo un “ulteriore primato” che ci contraddistingue. Anche sabato sera ci sarà la premiazione del miglior carro cui sarà assegnato il Trofeo Gran Carnevale di Storo. Tutte le serate (sabato10, domenica 11, martedì 13 e sabato 17 - ndr) saranno ospitate a Storo E20 con inizio alle 21 mentre tutte le sfilate (giovedì 8, domenica 11, martedì 13 e sabato 17 ndr) inizieranno alle ore 14.00. La presentazione del nostro libro è invece prevista mercoledì 7 febbraio all’auditorium dell’Oratorio a Storo con inizio alle ore 20.00”. Insomma, il divertimento in Valle del Chiese anche quest’anno è servito.

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Il Saltaro delle Giudicarie

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Non c’è nazione nel mondo intero che sappia incasinarsi la vita politica come l’Italia, ed ogni elezione sembra un carosello di cavalli stanchi, più asini che cavalli, e molti pony di poco conto che ritentano ad ogni tornata di rimanere sulla nave dei privilegi, delle poltrone e delle favolose indennità. Non che sia necessario essere scienziati per proporsi candidati, per il passato, ad ogni aspirante si richiedeva un minimo di “curricula”, studi adeguati, esperienze amministrative, onestà manifesta, fedina pulita e tanta passione, oggi, a quanto risulta dalle ricerche delle agenzie celesti, basta una faccia da tola, faccia di bronzo, per capirci, sfrontatezza, leccaculismo, pelo sullo stomaco e cauta predisposizione allo sbracamento etico e valoriale. “Ehi, vuoi candidare? Ma nooo, non ci ho mai pensato...Dai che se ti va bene può essere la tua fortuna! Ok, ci provo...” E’ così che nascono i nuovi eroi, senza passione, senza preparazione, si sentono subito gli Andreotti della situazione. Altri bidoni nascono dall’esercito dei portaborse, gente particolare che, partendo dallo sfogliare il giornale del proprio tutor, riferendogli con precisione quante volte è stato nominato, va poi a finire in consiglio comunale del suo piccolo comune e infine candidato fra i più prestigiosi di una lista qualsiasi. Il sapere politico, unico requisito che dovrebbe contraddistinguere la carriera dei nostri attuali eroi, diventa un inutile bagaglio, pesante e scomodo, anche perché comporta intelligenza, impegno e buona volontà. Così il risultato è la cialtroneria quotidiana, che diventa eccellenza in un mondo di mediocri auto nominati esperti. Con l’Italia sempre più giù, giù, giù, fino quasi all’inferno a causa di questa cialtroneria sempre più specializzata e moderna. A tal punto da allarmare ogni angolo del cielo: non sia mai che l’Italia dei Santi, la sede dei Papi, il centro della Cristianità, finisca in mano a Satana ed

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Una perfetta bussola per disorientarci Lassù, nel più alto dei cieli c’è agitazione sul come vanno le cose in Italia. Nessuno ne capisce niente, compresi i santi Patroni, San Francesco e la santa Caterina, non sanno che dire. Sono stati chiamati a consulto i saggi della politica di ieri, Andreotti, tanto per dire, con Fanfani, Piccoli e compagnia bella, niente da fare, i tempi moderni non sono solo indecifrabili per le diaboliche macchine e macchinine ( computer, telefonini, I pad, smartphone, ecc…) che ormai governano la vita quotidiana, ma ancor più confuse risultano le azioni umane.

ai suoi proseliti, giammai!, bisogna fare qualcosa. Intanto facciamo il punto sulla situazione attuale, dicono dall’alto. Siamo in tema d’elezioni, si voterà il 4 marzo, si stanno compilando le liste e ne succedono di tutti i colori. Dopo il Mattarellum, legge elettorale proposta dall’on. Matarella prima della sua Presidenza, e dopo il Porcellum, legge elettorale pensata, ideata dall’on. Calderoli, fatta a sua immagine e somiglianza, in marzo voteremo con il Rosatellum, la nuova legge votata da poco dal Parlamento. Come sia questo benedetto Rosatellum non lo sa nessuno, è incasinato come solo i nostri politici sanno fare, mah!, al popolo toccherà votare senza chiedersi tanto il perché e

il per come, popolo bue! In ogni caso tutto è come sempre, il solito copione, con la novità dei 5 Stelle, che già sembrano aver perso la bussola. Vediamo un po’ la situazione, tanto per orientarci. I 5 Stelle, appunto, un movimento nato da un vaff...culo, di grillina memoria,che sembrava voler cambiare il mondo. Ma dietro “el Grillo” non n’è venuto fuori quasi niente. Una truppa di uomini e donne adagiati nel loro dolce far niente che si affidano ad un angelo consolatore, Giggino Di Maio, gran cultore della lingua italiana e della geografia mondiale, che da cittadino, prima, non ora, faceva lo studente immagino fuori corso, ed oggi elevato agli altari al

pari del suo conterraneo san Gennaro. Sarà il loro candidato premier e la speranza dei buontemponi italici affascinati dal vaff ..culo a tutto il mondo. Ultimamente sembra essersi spenta la loro voglia di cambiare l’Italia , stanno bene così come sono, sta bene la Raggi a Roma (?) e la Appendino a Torino, (?), perché cambiare? S’è stufato persino Grillo, ha capito che da quella truppa che ha portato in Parlamento non è venuto fuori niente di buono, e sembra li abbia mandati a quel paese. A liste presentate troviamo peraltro qualche nome noto e con un CV: ma che compatibilità potrà esserci con chi non ha mai avutro una vera professione. Nemmeno gli dei potranno essere d’aiuto. Il PD ha perso tanti pezzi, nella tradizione litigiosa e polemicamente aggressiva della cosiddetta sinistra italiana. Il partito ha perso molte facce, tutto sommato inutili, che però non ha sostituito in modo conveniente. Renzi, che poteva rappresentare il nuovo, si è infiacchito, s’è un po’ spento, e già si è omologato ai vecchi politicanti della commedia italiana. Per salvarsi, probabilmente. L’hanno fregato quei due dentini in vista pronti a mordere e quel naso all’insù da saputello. La cosiddetta destra è un minestrone dagli ingre-

dienti più indigesti. Salvini blatera, affabula, sparla di tutto e di tutti, vuol insegnare ad essere Papa anche a Papa Francesco, dopo aver sparlato dei meridionali (...e quante ne ha dette, d’ogni colore, offese comprese!) e di Roma ladrona negli anni scorsi, adesso sembra che a Roma ci stia proprio bene. Ma con quale faccia si presenti al sud a chiedere voti, nessuno ancora riesce a spiegarselo. Con la stessa faccia con cui ha percepito e sta percependo lo stipendio di parlamentare europeo, senza mai essere presente a Bruxelles, perché è contro l’Europa dice, ma non gli fanno schifo i 20 mila euro, circa, al mese, che l’Europa gli dà senza quasi mai vederlo al lavoro. Così è, in Italia accade anche questo! Con Salvini vivacchia anche la Meloni, donna alla finestra a farsi ammirare, ma c’è poco da ammirare, donna dalle nostalgie antiche, poco utile al centro destra e inutile all’Italia. A tenere insieme tutta la ghenga del centrodestra, rimane il solito Berlusconi, incartapecorito dal lifting e dalle balle sulle quali s’attorciglia, servito dai soliti cavalier serventi con a capo il capitano di ventura Renato Brunetta. Col suo sorriso costato milioni, l’ex cavaliere di Arcore, racconta sempre le stesse cose, così da vent’anni, senza cambiare una virgola e ogni tanto aggiunge qualche panzana in più. Il suo chiodo fisso è ancora la “rivoluzione liberale”, senza sapere cosa sia, nel passato i risultati sono finiti in una bolla di sapone. A chi gli chiede perché tutte le promesse d’allora e di adesso non le abbia realizzate negli anni in cui disponeva di potere illimitato, racconta che è stata colpa degli alleati che non l’hanno seguito. Oibò! Gli alleati di allora si chiamavano Lega, Meloni, La Russa e &, cioè gli stessi di oggi. Infine, come contorno, cento altri partitini come Liberi e Uguali, l’archivio storico di quattro comunisti d’altri tempi, e Civica Popolare, nuovo partito di Dellai Lorenzin, pardon, di Dellai Lorenzo e Beatrice Lorenzin, Casini Pier-

ferdi, Giuseppe De Mita ecc., operazione patetica, in perfetto stile Tarolli, che contribuirà non poco a far sparire il Trentino dalla politica nazionale, con l’autonomia sempre più a rischio. Se le cose stanno davvero così, non c’è speranza, niente maggioranza, niente stabilità e si tornerà a votare. L’Italia rimarrà nella confusione politico amministrativa più nera. Senza via d’uscita. Questo è certo! Insomma, la desolazione è infinita, il magone e la tristezza sta invadendo l’intero Empireo dove ormai regna la preoccupazione e tante perplessità sul cosa fare. “Occorre urgentemente un Tavolo per discutere il da farsi...” chiede l’Andreotti, democristiano, “Meglio una tavola rotonda per poter esplorare le tematiche complesse della situazione...” dice Craxi, che, convertitosi all’ultimo, ha ripreso a far politica nell’alto dei cieli, “Io sono per una dittatura...bisogna usare la forza se vogliamo ottenere qualcosa...se vogliamo sconfiggere la mafia, la camorra, le baby gang di Napoli, mettere agli ai lavori forzati gli evasori, e finalmente avere uno stato governato da pochi, impegnati, onesti e appassionati politici...”dice sorprendendo un po’ tutti il vecchio Scelba che conosce a menadito le maniere forti. “Facciamo un forum dove inviteremo tutti i Santi del Paradiso, esperti di tutto il mondo, professori, suore e sacrestani di ogni parte della terra ed insieme troveremo la soluzione al problema Italia...”concluse san Francesco, come al solito, caritatevole e generoso, cosmico di cuore e di mente. E tutti se ne andarono alla chetichella. Solo il vostro Saltaro che ha assistito silente all’evento, s’è guardato attorno perplesso, convinto che così doveva andare, non poteva andare diversamente, in perfetto stile italiano, quando non si sa cosa fare, non c’è che una tavola rotonda, un tavolo di lavoro, un “forum”, perché tutto rimanga come prima. Nei secoli dei secoli. Amen.


Associazioni

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Oggi ci sono anche le sezioni giovanili: i Fringuelli del Brenta e il Presanella Youth Choir

Da un riparo di fortuna, sotto una bufera, nacque 71 anni fa il Coro Presanella Leo Monfredini il primo maestro. Luca Cereghini e Massimo Caola i vertici attuali Ogni coro ha la propria storia da raccontare, ma non avendo lo spazio adeguato per raccontare quella di ognuno, ci fermeremo alla zona giudicariese con il Coro Presanella, che in primavera compirà ben 71 anni. Era il 1947 ed erano passati solo due anni dalla fine della seconda Guerra Mondiale, quando in Val Rendena nacque il Coro Presanella. La leggenda narra che, durante una bufera, un gruppo di scalatori per ripararsi dalle intemperie, si rifugiò in un bivacco alle pendici della Cima da cui il coro prende il nome. Per passare il tempo il gruppo iniziò ad intonare canzoni popolari e da quel momento la loro voce non si fermò più, proseguendo fino alla fondazione di un coro vero e proprio, grazie anche al prezioso aiuto del primo maestro, nonché uno dei fondatori, Leo Monfredini. Con tanta passione e dedizione, il Coro Presanella portò i suoi canti popolari anche fuori dal territorio locale, con alcune trasferte che vanno ricordate: il concorso corale a Merano nel 1949, la prima trasferta in aereo a Londra nel 1978, la prima oltreoceano negli Stati Uniti nel 2001 e, ancora, una seconda volta nel 2011, così come a Londra di nuovo nel

di Francesca Cristoforetti

L

a montagna è da sempre fonte ispiratrice per l’uomo e il canto è una forma d’arte che ha saputo rappresentare appieno l’emozione che soltanto le alte vette sapevano suscitare nel cuore di coloro che le hanno amate. I cori di

2016. Momenti importanti sono stati anche i concerti in Vaticano e al Quirinale nel 2004, seguiti l’anno successivo dal concerto alla Camera. Da ricordare che i concerti dal 1962 al 1966 si svolsero solamente con 6 coristi, mentre nel 1967 ci fu la ripresa di 30 elementi. Nel corso

del tempo sono stati portati avanti molti nuovi progetti, tra cui l’incisione del primo cd nel 2001 e recentemente il progetto “Vocalità” iniziato nel 2016, ma che proseguirà fino al 2019. Nel Coro Presanella ogni componente è importante, a partire da coloro che hanno contribuito alla

montagna in Trentino sono nati proprio da questi sentimenti che ancora oggi vengono espressi attraverso una tradizione corale tramandata per anni con la stessa passione, di generazione in generazione.

sua fondazione e arrivando a chi ancora oggi porta avanti il nome del Coro con impegno. Tra le personalità di spicco sono sicuramente da citare Leo Monfredini, maestro dal 1947 al 1960 e Paolo Bruti, maestro per 34 anni. Non vanno dimenticati poi Luca Cereghini, attuale presidente in carica dal 1994 e Massimo Caola, maestro in carica dal 2007, che si occupano del coro con lo stessa passione di allora. Inoltre è da sottolineare l’importanza della forza motrice del gruppo, ovvero i coristi stessi, che in media si aggirano intorno alla trentina (33 attualmente), tutti provenienti dall’alta Val Rendena.

Credendo molto nelle future generazioni, il coro ha dedicato due sezioni ai più “piccoli”: il coro a voci bianche “Fringuelli del Brenta”, dai 6 ai 14 anni e il coro giovanile “Presanella Youth Choir”, a partire dai 15 anni. I cori di montagna e i loro canti popolari vanno valorizzati nel giusto modo anche attraverso determinate condizioni che non devono essere sottovalutate: per potersi esibire e rendere al meglio il proprio

operato si deve partire dal silenzio e dall’acustica, elementi fondamentali sia per chi canta che per chi ascolta. La premura e l’attenzione alle loro esigenze deve essere la prerogativa essenziale per chi organizza eventi che li coinvolge. Perché dietro ad un coro non c’è solo un patrimonio culturale da preservare, ma si nascondono anche tanta passione, dedizione e professionalità.


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Sport

FEBBRAIO 2018

Sfida ai lettori appassionati di pallone

I mitici calciatori della Condinese Il 10 novembre del 1946 fu la Condinese a vincere la Prima Coppa Giudicariese È a questa identità mitica che si riferiscono le foto ritrovate nell’album di ricordi della famiglia di Sergio Zulberti, figlio di Eliseo sarto militare e nipote di Savino Zulberti, Remo Zulberti e Giuseppe Zulberti, il famoso “Bepi da le Porte”, storici avventori della Val del Chiese che tra gli anni Venti e i Novanta hanno gestito più locande tra Cimego e Condino, come il Bar “Alla Pesa”, il mitico Albergo Alpino (l’American Dancing del Fernardo che tutti ricordando) e la locanda “Alle Porte”, la “Ca del Diaol”, dove sono nati mio padre Renzo Zulberti, storico commerciante di carni, e lo scrivente. Il compianto Sergio Zulberti, nato a Cimego nel 1935, residente da decenni a Livorno dove si era trasferito con il padre Eliseo, prima di morire nel 2013 mi ha chiamato al suo capezzale e consegnato un racconto mitico della vita

di Marco Zulberti Amare la storia della propria valle, amare la storia della propria comunità, amare il conoscere la gente del proprio paese, può sembrare un esercizio di nostalgia, un poco semplicistico, alla classe politica modernista e cosmopolita, quella della “open society” (che non comprendo cosa vuol dire dopo aver studiato gli statuti delle comunità montante),

dei ragazzi di Cimego e Condino “Schizzi sul Chiese” (che intendiamo pubblicare) e un album di

foto storiche della famiglia tra le quali ho trovato due fotografie che ora intendo proporre sul nostro Gior-

che non impiega molto a bollare in pessimo modo la storia e non comprende come il trovarsi alla sagra di Sant’Antonio, festeggiata il 17 gennaio per mangiare la polenta con il salame, non è ancora fortunatamente una colpa “nazionalista” da parte di una classe politica “democratica”, lontana dalla cultura montana.

nale della Giudicarie, per stimolare la memoria della gente di Condino e di Cimego, sulla mitica squadra

della Condinese che il 10 novembre del 1946 vinse la Prima Coppa Giudicariese sul campo di Calcio

di Condino. Le due fotografie ritraggono la squadra con i dirigenti allora della Condinese e i giocatori tra i quali si riconosce in prima fila al centro il volto sorridente di Celestino Zulberti, considerato non solo il bomber del campionato, ma anche il “don Giovanni” nostrano, che innamorava le ragazze con il suo piede destro che andava a segno nella rete degli avversari, trafitti anche dal suo sguardo magnetico e dal sorriso angelico. Lascio ai miei compaesani di Condino, Cimego e Le Porte, riconoscere i volti di questa mitica squadra e ci diamo appuntamento nei prossimi numeri per svelare i nomi di questa umanità perduta, di questa comunità senza uguali oggi, che trova nelle foto del passato la ricerca di una identità che la “memoria” corta della politica che pensa solo a se stessa, ha dimenticato.

Nove edizioni peri il calendario del Team Volley C8 di Storo

Cibo, salute e sport: le ragazze della pallavolo in posa www.bmgroup.info

Comune di BORGO CHIESE

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info@teamvolleyc8.it

GUALDI Officina meccanica Stampi ed Attrezzerie Lavorazioni CAD CAM / CNC GUALDI ROBERTO & C. snc Via Roma, 119/A - 38083 BORGO CHIESE TN Tel. 0465 621110 - Fax 0465 622284 E-mail: gualdistampi@gualdistampi.it

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www.facebook.com/TeamVolleyC8Storo Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Chiese www.bimchiese.tn.it

Si ringrazia l’Agritur La Polentera per la gentile ______concessione della location per le foto del calendario AGRITUR

Storo Tn tel. 0465 297111 www.lapolentera.it

www.comunitadellegiudicarie.it More than Paper

Stabilimento di Condino

mare il mangiare bene, lo sport e la valorizzazione di alcuni dei prodotti naturali tipici della Valle del Chiese e dell’intero Trentino tra i quali l’immancabile farina gialla di Storo. Il sodalizio storese, che come richiama il nome (C8 era la sigla del comprensorio Giudicariese poi sostituito dalla Comunità delle Giudicarie) è ormai un team stori-

co e l’unico che offre la possibilità di praticare pallavolo alle comunità dei comuni di Storo, Borgo Chiese, D L M M G V S D L M M G V S D L Pieve di 5Bono-Prezzo e Sella Giu1 2 3 4 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 dicarie, presenta diverse squadre: Serie C femminile, Serie D femminile, prima divisione maschile, terza under 16 femR I Sdivisione TORANTE P Ifemminile, ZZERIA minile, under 14 femminile e under 13 femminile. L’associazione ha

www.facebook.com/TeamVolleyC8Storo info@teamvolleyc8.it

voluto annunciare il calendario per

il 2018 lanciando, attraverso la proLuglio pria pagina facebook, alcuni spunti:

M M G V S D L M M G V S D L M Idea…dopo 3 riunioni e 2 cene in 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 pizzeria; Tema…dopo 4 riunioni e 3 cene in osteria; Modelle…12 ore di casting con 25 atlete per 7 pose; Location…Agritur “La Polentera” di Storo; Fotografo…Costantino Briani; Pose…112 scatti per ogni

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foto definitiva; Backstage…..divertentissimo; Pazienta….q.b. (quanto basta). «Si tratta – commenta il presidente dell’associazione sportiva Ferretti – di un’iniziativa che portiamo avanti da ormai diversi anni. Ogni anno cerchiamo di abbinare le nostre “modelle amatoriali” ad un tema diverso. Un tema che sia accattivante e piacevole. Attraverso il nostro calendario – conclude Ferretti – vogliamo anche dar risalto ai nostri sponsor, senza i quali sarebbe difficile portare avanti le nostre attività quotidiane.» Il calendario 2018 dunque, oltre che essere uno strumento utile per il suo fine, rappresenta ancora una volta un’ottima intuizione del “Team Volley C8” che, grazie alla naturalezza e alla semplicità delle immagini, vuole innanzitutto comunicare l’importanza del saper abbinare il mangiare bene, lo sport e la valorizzazione dei prodotti tipici locali. Insomma un importante testimonianza per la sport locale. Marco Maestri

brianimage.it

Comune di PIEVE di BONO PREZZO

Comune di STORO

brianimage.it

Nove edizioni per il calendario del team Volley C8 di Storo: “Volley&Cibo&Salute” accompagnerà tutti i sostenitori del sodalizio storese mese per mese. Un calendario emozionante dove le bravissime atlete e, sicuramente, anche belle e simpatiche, sono in posa con temi diversi e non strettamente collegati con il mondo del volley. Il calendario, presentato nei giorni scorsi, è giunta alla nona edizione. L’anno scorso il tema scelto era stato “pallavolo e mamme”. Una scelta che ha incuriosito non poco i sostenitori del sodalizio storese i quali hanno potuto ammirare le mamme, che hanno indossato o, in alcuni casi, indossano tuttora, la maglia del Team Volley C8. Quest’anno invece le “modelle amatoriali” accolgono il nuovo anno con la consueta simpatia ed eleganza abbinata al buon cibo. Per il 2018 quindi la storica società Giudicariese ha voluto puntare appunto su volley, cibo e salute. Un mix perfetto che ha il preciso obiettivo di sapere amalga-


Attualità

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Le linee guida del progetto del Bim del Sarca

Il Cammino di San Vili, un’opportunità turistica Cento chilometri di sentieri da Madonna di Campiglio a Trento

Questo Progetto nasce per iniziativa del Parco Fluviale della Sarca che, in collaborazione con la SAT – Società Alpinisti Tridentini – le Aziende per il Turismo di Campiglio, Pinzolo Val Rendena, Terme di Comano - Dolomiti di Brenta, Trento-Monte Bondone-Valle dei Laghi e il consorzio turistico Giudicarie Centrali, con la volontà di valorizzare il proprio territorio e le genti che lo abitano. La scelta di puntare sul cammino di San Vili in quanto itinerario di lunga percorrenza, si fonda sul trend positivo che il turismo lento, quello appunto dei cammini, sta avendo in questi ultimi anni a livello internazionale. Un trend che, si è già visto altrove, è capace di divenire un motore di sviluppo locale in grado di creare un prodotto turistico unico in questi territori. Obiettivi del Progetto “Cammino di San Vili” Gli obiettivi generali del Progetto sono: ▪ promuovere il territorio e la cultura locale: ambiente, vocazioni, peculiarità ed attività; ▪ promuovere quelle attività economiche e sociali che agevolano la possibilità dei cittadini di rimanere all’interno del territorio; ▪ promuovere la filiera corta ed i prodotti locali, nella consapevolezza che costituiscono un volano per lo sviluppo locale e sono un’attrazione turistica; ▪ favorire uno sviluppo turistico attento e rispettoso del territorio; ▪ consolidare e promuovere una tipologia di accoglienza ed ospitalità attenta ai temi della sostenibilità, del recupero della dimensione locale, dell’autenticità dell’esperienza; ▪ stimolare la creazione di nuovi servizi in linea con i principi sopra elencati, con attenzione al fatto che tali servizi siano, in primo luogo, di utilità per chi vive in questi territori. Linee guida dell’accoglienza lungo il Cammino di San Vili L’accoglienza turistica è un complesso di attenzioni e di valore aggiunto che supera la semplice prestazione del servizio di ospitalità e che fa sì che l’ospite e il visitatore vivano la totalità del territo-

Il Cammino di San Vili collega Madonna di Campiglio a Trento lungo sentieri, forestali e strade minori, sulle orme del leggendario itinerario di evangelizzazione compiuto da San Vigilio nel IV secolo d.c. in Trentino. Il tracciato, circa 100 km, può essere percorso a piedi o in bicicletta: in 5 tappe per i camminatori, in 2 per i ciclisti. Attraversa le zone della Rendena, Giudicarie,

rio, entrando positivamente a contatto con la gente che lo abita. Alla base di una buona accoglienza c’è un mix di empatia e professionalità. I principi che guidano chi aderisce al Progetto Cammino di San Vili sono: ▪ conoscenza del territorio nei suoi aspetti generali: risorse ambientali, culturali, sociali; ▪ conoscenza, valorizzazione e promozione dei prodotti locali (agricoli, artigianali, enogastronomici); ▪ conoscenza del calendario delle principali iniziative turistiche del proprio territorio per proporle al cliente; ▪ conoscenza delle informazioni logistiche necessarie alla pianificazione della tappa successiva del Cammino (servizi, contatti, informazioni meteo di base, notizie utili, siti di riferimento per altre informazioni). Cosa si fa per rendere un cammino turistico? Un sentiero/cammino può creare economia se alla base ci sono - Un itinerario e una storia - Un inizio e una fine con tappe definite ma flessibili - una rete che abbia o Una condivisione di obiettivi o Un’organizzazione che coordina il tutto e è chiaro chi fa che cosa o Un gruppo di persone/ aziende che ci credono ed hanno passione e che offrono vitto e alloggio e servizi - accordi con chi si occupa

Banale, Valle dei Laghi e la città di Trento, meta finale. La sua particolarità è offrire a chi lo percorre una visuale diversa su zone turisticamente famose; il Cammino si snoda su piccole strade e sentieri minori, regalando panoramiche e scorci inediti su paesaggi e piccoli borghi. i rendeneri mi sono addosso”… e la montagna si aprì e il vescovo si salvò. Ma la volta successiva mentre stava predicando in riva alla Sarca a Spiazzo Rendena, venne colpito da pani duri e precipitò nel fiume. Fu ritrovato a Tione (1692 fino al 1695), qualche km più a valle, dove anche lì, come per Spiazzo (1541), nei secoli a seguire fu eretta un piccola chiesa. Sempre la leggenda narra che il nome del paese di Mortaso – luogo dove fu martirizzato – deriva dalla frase che delle donne dissero detto quando lo videro morto… dissero “è morto, taci”. Pensato in tempi in cui

della promo-commercializzazione / tour operator specializzati (ass. compagnia dei cammini) Il sentiero di San Vili è un cammino che parte da Madonna di Campiglio con le Dolomiti di Brenta, patrimonio dell’UNESCO, attraversa la Val Rendena e i suoi prati, la zona del Banale con il castello di Stenico e il borgo di San Lorenzo, uno dei borghi più belli d’Italia, la Valle dei Laghi con il lago di Toblino e il suo castello e giù giù fino a Trento. Il sentiero è stato ideato dalla SAT Società degli Alpinisti Tridentini a fine degli anni 80 per valorizzare il forte legame, che in Trentino abbiamo, per la montagna, quella aspra dura ma anche per questo affascinante, quella montagna abitata e costellata di piccoli paesi e di genti

che presidiano il territori. Perché Madonna di Campiglio e Trento? Perché a MdC nel 1872 fu fondata la SAT e quindi questo luogo ha un significato profondo e Trento; perché la città capoluogo dove nel duomo vi sono i resti mortali di San Vigilio, patrono della città. Come tutti cammini di lunga percorrenza anche il San Vili ha la sua storia. La leggenda narra infatti che nei primi del 400 il vescovo Vigilio fosse arrivato nella pagana val Rendena per evangelizzare la popolazione e per più volte è stato cacciato in malo modo. In una riuscì a fuggire perché mentre stava scappando, nei pressi di Trento, sempre narra la leggenda che davanti allo sbarramento della montagna il vescovo Vigilio pronuncio la frase “apriti a crozzo che

il turismo lento e il turismo dei cammini non era ancora una tipologia di vacanza, il sentiero è sempre stato percorso soprattutto da gruppi spontanei di camminatori. Una delle prime ad organizzare viaggi a piedi sul sentiero è stato Laura Ciaghi dell’associazione Compagni dei cammini. Negli ultimi anni il Parco Fluviale della Sarca ha voluto valorizzare questo sentiero di lunga percorrenza ed è nato quindi un progetto che vede il coinvolgimento di una 20ina di strutture ricettive situate lungo il sentiero; realtà che offrono la possibilità di lavare e asciugare i panni, l’alloggio e un pasto caldo ma soprattutto l’accoglienza. La rete che si sta costruendo oggi dopo tanti anni di turismo non organizzato ha l’obiettivo di far scoprire al

viaggiatore persone e luoghi del Trentino che seppur turistici presentano angoli poco antropizzati e sconosciuti ai più. Nello specifico il cammino si fa in 5 giorni con tappe da 20 km circa e con dislivelli fattibili … pensate che si passa dai 1500 mt slm di Madonna di Campiglio ai 200 di Trento passando per i piccoli paesi che costellano la Val Rendena – la valle che separa le Dolomiti – di roccia dolomia - dalla Presanella – di roccia granitica, massiccio dal quale nasce il fiume Sarca o come diciamo noi LA Sarca, il principale immissario del Lago di Garda. Fiume lungo il quale è nata la rete di area protetta Parco Fluviale della Sarca. Stiamo realizzando anche il S.Vili bike – 100 km da farsi in 2 giorni, che segue il sentiero a piedi con qualche piccola variante per garantire la sicurezza dei ciclisti. Il sentiero può essere percorso da aprile a ottobre; in inverno e autunno è un po’ più difficoltoso a causa della neve (quando c’è) e delle basse temperature che lo rendono poco praticabile. Il vero valore del sentiero di San Vili non sono solo i paesaggi ma le comunità che si incontrano. Le zone di Tione e del Banale legate alla natura, alle tradizioni agricole, alla riscoperta di prodotti locali come la ciuiga – salame con carne di maiale e rapa; presidio slow food. Territori costellati da piccole perle come l’abitato di Iron – paese abbandonato con la peste del 1630; Stenico con il suo castello - uno dei pochi ancora presenti in questa parte del Trentino e poi ancora i paesi di Deggia e Moline che sono andati spopolandosi dopo che è stata costruita la strada di transito per raggiungere Trento a metà dell’800. Infine la zona della Valle dei Laghi con lo splendido lago Toblino, i selvaggi laghi di Lamar per arrivare così a Trento, capoluogo della provincia e città che accoglie le spoglie mortali del vescovo Viglio morto il 26 giugno del 405 d.c. Lungo il cammino sono molte le chiese dedicate al Santo, una delle più famose è quella di Pinzolo con la danza macabra da Simone Baschenis nel 1539. Il dipinto rappresenta l’ineluttabilità della morte che “accoglie tutti” ricchi e poveri, giovani e vecchi, re, duchi e vescovi.


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Attualità

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Risultato: il senso di appartenenza alla propria Cooperativa è venuto meno. Questi sono i problemi affrontati dalla cooperazione tradizionale (credito e consumo in particolare), anche nelle Giudicarie. Non a caso stiamo assistendo a fenomeni impensabili fino a qualche anno fa: fuga delle Famiglie Cooperative dal Sait (Giudicarie, Carisolo, Pelugo) e fusione fra Casse Rurali (Giudicarie Valsabbia Paganella va con Saone, Don Guetti è fra le braccia di Alto Garda, Pinzolo, Val Rendena e Adamello Brenta ragionano di unione). Intendiamoci, ci fu tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso una stagione delle fusioni, sia nel credito che nel consumo, ma poi si arrestò. Oggi, perlomeno nel credito, viene ritenuta necessaria una ripresa dei matrimoni per riuscire a stare in piedi in un mercato difficile. Questo accade nelle Cooperative che possiamo definire storiche: quelle, per capirci, che hanno radici profonde nel territorio. Molte Casse Rurali e Famiglie Cooperative hanno fatto sentire i primi vagiti sul finire dell’Ottocento ed all’inizio del Novecento, quando un tal don Lorenzo Guetti (imitato da altri parroci come monsignor Regensburger, don Beltrami, don Martinelli, e potremmo continuare) lanciò la sua scommessa per sconfiggere la povertà. La strada era tracciata, e fu percorsa, con alterne fortune, fino ai giorni nostri. Certo, nei decenni passati sono fallite Casse Rurali, si sono riorganizzate Famiglie Cooperative, hanno chiuso Caseifici sociali. Ma il tessuto ha retto proprio per le radici che lo ancorano al territorio. Reggerà ancora? E per quanto? Sfere di cristallo non ne abbiamo. Di sicuro possiamo affermare (rischiando di dire una banalità) che tutte le organizzazioni viaggiano sulle gambe delle persone: se camminano male... La nuova cooperazione Le Cooperative storiche nacquero in un tempo in cui la povertà si misurava sul numero di persone che ogni anno lasciavano paese, casa ed affetti per cer-

Nel 2018 Il Bucaneve e L’Ancora danno vita a Incontra. Sono 130 i dipendenti della nuova realtà sociale

Cooperative: l’imperativo delle fusioni di Giuliano Beltrami

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e mille facce della cooperazione: un movimento sociale ed economico, capace di coinvolgere in quasi 130 anni di vita decine di migliaia di persone sul territorio trentino. Non gode più del vento in poppa come un tempo: d’altronde la società è cambiata. Se fino a quarant’anni care un pizzico di fortuna dopo viaggi interminabili. In un secolo il mondo si è capovolto, non serve ricordarlo. Basti pensare che le nostre valli sono passate da terre di emigrazione a mete di immigrazione: la gente non scappa più, riceve visite e richieste di soggiorno. Per carità, c’è ancora chi scappa, ma non più con il “prosàc” sulle spalle, magari nella terza classe di un bastimento, bensì con la valigetta di cuoio, la laurea in tasca ed un mestiere

dell’Anffas. All’inizio degli anni novanta nacque, sempre a Tione, L’Ancora, che aveva individuato nel mondo giovanile un “buco” da chiudere. A metà degli anni Novanta da Il Bucaneve si staccò un petalo: un gruppo di ragazzi di buona volontà fondò quella che oggi è conosciuta come Dinamicoop, Cooperativa di produzione-lavoro specializzata principalmente nell’edilizia. Nel terzo millennio, come si diceva, si è assistito ad una sorta di esplosione.

I NUMERI Decine di Cooperative, centinaia di lavoratori, migliaia di soci. Ecco i numeri della cooperazione aderente alla Federazione in Giudicarie al 31 dicembre 2017, divisi nei settori tradizionali. Credito: 6 Cooperative, 271 lavoratori, 18.378 soci. Consumo: 12 Cooperative, 380 lavoratori, 13.475 soci. Agricole: 2 Cooperative, 14 lavoratori, 208 soci. Lavoro: 5 Cooperative, 344 lavoratori, 587 soci. Sociali: 9 Cooperative, 436 lavoratori, 392 soci. Servizio: 4 Cooperative, 49 lavoratori, 7.237 soci. Abitazione: 3 Cooperative, 0 lavoratori, 117 soci. qualificato. “Tutto bene”, si dirà. Non proprio. Le povertà esistono ancora. Sono differenti rispetto alle povertà della civiltà contadina. Sono le nuove povertà. In

una società fortemente competitiva a soccombere sono i più deboli: chi ha un handicap, una difficoltà relazionale, un problema psichico, psicologico o psichiatrico.

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fa il negozio della Famiglia Cooperativa o lo sportello della Cassa Rurale erano l’unico riferimento per una piccola comunità statica, oggi la concorrenza si è fatta vigorosa e la gente si muove senza problemi, uscendo tranquillamente dal territorio per cercare “buone occasioni”.

Insomma, chi non regge i ritmi di una “vita ultra veloce”. Che spazio hanno costoro? Ecco che, a partire dagli anni Settanta, anche nelle Giudicarie si è diffuso (prima lentamente, poi esplodendo) il fenomeno della cooperazione sociale e di lavoro: quella che veniva chiamata, negli anni in cui nasceva, la cooperazione della nuova frontiera”. La prima a nascere, nel 1979, fu Ascoop, a Tione, grazie ad un gruppo di soci che videro nel settore dei servizi un possibile sviluppo. Pochi anni dopo, nel 1987, nasceva a Storo Il Bucaneve, con uno scopo completamente diverso: dare opportunità di integrazione alle persone con un handicap grave. Ricordiamo che a Tione in quel settore operava già da qualche tempo una sezione

Sono nate in seno al mondo Ascoop due Cooperative sociali: Assistenza (di servizio) e Lavoro, per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Contemporaneamente nasceva a Roncone Lavori in corso, con lo stesso obiettivo della Lavoro. A guidare le rispettive cordate sono nati due Consorzi: Judicaria (oggi Abacoop3) per Ascoop, Assistenza e Lavoro (che nel frattempo ha accolto Alpicoop di Pinzolo), e Impresa Solidale per Il Bucaneve, L’Ancora e Lavori in corso. A parte queste sottigliezze organizzative, ad impressionare sono i numeri espressi dalle realtà citate, numeri ignorati dall’immaginario collettivo. Infatti quando si pensa all’economia e all’occupazione viene in mente la fabbrica, oppure le grandi

strutture pubbliche (case di riposo, ospedali, Provincia, sedi municipali). Invece c’è anche altro: centinaia di persone poco visibili o addirittura invisibili. La fusione: messaggio per il mondo cooperativo Martedì 23 gennaio 2018. E’ finita un’epoca e ne è cominciata un’altra. Nella sede di Breguzzo (là dove un tempo c’era il municipio) due Assemblee straordinarie hanno sancito la nascita di una nuova Cooperativa. Si chiama “Incontra” ed è il frutto della fusione fra due società a loro modo storiche della cooperazione sociale giudicariese: Il Bucaneve (nata a Storo nel 1987) e L’Ancora, nata a Tione all’inizio degli anni Novanta. La prima si occupa di accogliere persone con handicap grave (nei centri diurni di Storo e Larido) e persone con problemi psichici e di emarginazione adulta a Bersone, dove gestisce pure una comunità alloggio. La seconda spazia in vari campi, dall’iniziale intervento per i minori a rischio all’animazione in generale per bambini, dalla formazione alla consulenza psicologica, all’accompagnamento ai disoccupati ed agli apprendisti. Un messaggio lanciato al territorio ed al resto della cooperazione che dice: “Unirsi si può”. Fusione per semplificare, per razionalizzare, per svolgere servizi sempre più efficienti, qualificanti e qualificati. Non sono slogan. La nuova Cooperativa raccoglie un’eredità, o meglio, continua un’attività impegnativa, a partire dalla scuola (seguendo i bambini in difficoltà) per finire con i centri di accoglienza. La nuova Cooperativa avrà qualcosa come 130 dipendenti per seguire alcune centinaia di utenti: 230 direttamente, più alcune decine nelle consulenze, tanto da toccare quota 300, non contando gli utenti dell’animazione sul territorio. Incontra avrà un fatturato che supera i tre milioni e mezzo di euro ed un patrimonio superiore al milione.


La ricetta

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Laura Sc

PUBBLICITÀ ELETTORALE Il Giornale delle Giudicarie dichiara la propria disponibilità a pubblicare messaggi politici a pagamento delle Elezioni Regionali e Politiche del 4 marzo 2018, e che tali messaggi potranno essere pubblicati secondo le regole, i criteri e le condizioni esposti sul sito internet del Giornale delle Giudicarie: www.giornaledellegiudicarie.it Tutti i messaggi elettorali dovranno indicare il soggetto politico committente e dovranno recare la dicitura: “Messaggio politico elettorale” in conformità con la legge che regolamenta la vendita degli spazi pubblicitari per propaganda elettorale e nel rispetto delle delibere adottate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni della Repubblica Italiana. Ai sensi del provvedimento del Garante si precisa: 1. Spazi pubblicitari offerti a tutti i Partiti - Movimenti Politici. 2. Periodo regolamentato per le pubblicazioni sino a 24 ore prima del giorno della consultazione. 3. Pagamento anticipato 4. Condizioni temporali di partecipazione Spazi: cinque giorni prima della pubblicazione - Materiale: tre giorni prima della pubblicazione. Le richieste dovranno essere indirizzate a: sponsorgdg@yahoo.it - Tel. 3356628973


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Salute

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A Tione Luigi Fontana, docente dell’Università di Brescia e della St. Louis University di Washngton

La scienza della longevità Ridurre del 25% le calorie assunte normalmente

Come possiamo ridurre lo stress, migliorare la qualità del sonno e potenziare la nostra intelligenza emotiva, intuitiva e creativa? Quest’anno a presentare il relatore e guidare la serata è stato invitato il dott. Luigi Battaia, ex Primario del Reparto medicina generale all’Ospedale di Tione, che ha stimolato il relatore con interessanti domande sulle tematiche più importanti. Fontana ha colpito il pubblico spiegando, confermata da rigorosi studi scientifici, che si può vivere a lungo, fino a cento anni, senza ammalarsi e con una buona qualità della vita. Ma non c’è da illudersi, c’è il rovescio della medaglia. Per raggiungere questo auspicato traguardo bisogna rispettare comportamenti e regole alimentari che richiedono impegno e sacrificio. Il professore Fontana ha sostenuto che il sistema sanitario attuale è più incentrato sulla cura delle malattie ed investe poco in prevenzione. Invece di attuare iniziative che prevengano le cause delle malattie, i medici si limitano a prescrivere sempre più farmaci, quando le malattie si sono già sviluppate. Patologie quali l’obesità, l’ipertensione, le cardiopatie, l’ictus e anche il cancro molte volte sono il risultato di stili di vita scorretti. I parametri da tenere sott’occhio, ha precisato il dott. Battaia e ha illustrato il professore Fontana, non sono il frutto di opinioni ma sono il risultato di studi e sperimentazioni

di Enzo Ballardini Si è ripetuto anche quest’anno il tutto esaurito all’auditorium dell’Istituto Guetti di Tione per la serata organizzata dalla Cassa Rurale di Tione dal titolo “La scienza della longevità”. L’incontro introdotto dalla presidente della rurale Monia Bonenti ha avuto un relatore d’eccezione il professore Luigi Fontana, uno dei massimi esperti a livello mondiale in questo campo. Fontana ha pubblicato lo scorso anno il libro “La grande Via” con il professore Franco Berrino, altro esperto di fama internazionale. Il libro che ha avuto un grande successo, affronta alcune questioni molto attuali: Quali sono i segreti della longevità? Quali mezzi abbiamo a disposizione per mantenerci sani, creativi e felici? scientifiche. Il primo fattore molto semplice da valutare è la circonferenza vita; per essere tranquilli deve essere minore di 94 cm. per gli uomini e 80 cm. per le donne. I centimetri in più sono rappresentati dal grasso addominale che è un fattore di rischio per la nostra salute. Secondo fattore di rischio, il livello di colesterolo: il limite per la normalità è fissato in 200 mg/dl complessivi, tenendo comunque conto della divisione tra LDL e HDL. Terzo fattore di rischio la pressione arteriosa: con livelli superiori a 120/75 cominciano i primi rischi per il cuore e vanno via via crescendo secondo una linea progressiva. Quarto indicatore è la glicemia, considerata normale sotto il livello di 100 mg/dl, ma che Fontana consiglia ancora ad un livello inferiore. Infine altri parametri meno conosciuti quali la proteina C-reattiva, l’insulinemia, l’IGF -1 e lo spessore delle carotidi. La combinazione di questi fattori, quando i valori sono superiori ai parametri consiglia-

ti, comporta un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari o tumorali in maniera esponenziale. Da questi dati scaturisce la ricetta del professore Fontana: è necessario in generale mangiare di meno e diminuire mediamente del 25% le calorie che introduciamo. Questo si può fare riducendo l’apporto calorico di tutti i pasti oppure, suggerisce, mangiare a cena per due volte alla settimana solo verdure. Incalzato dalle domande l’esperto ha confermato che oggi consumiamo troppa carne: il consiglio è quello di ridurne il consumo, ma non di eliminarla dalla dieta come fanno, per esempio, coloro che seguono un regime alimentare vegano, in quanto ci sarebbero gravi carenze nell’assunzione della vitamina B12 che è importante per la nostra salute. Analogo discorso per la riduzione degli zuccheri che troviamo in abbondanza in molti preparati e che possono creare gravi problemi alla nostra salute, facili-

CHI È LUIGI FONTANA Luigi Fontana è un medico e scienziato internazionalmente riconosciuto, considerato come uno dei massimi esperti mondiali nel campo della nutrizione e degli stili di vita nel promuovere la longevità in salute. I risultati dei suoi studi clinici pionieristici sugli effetti della restrizione calorica sono stati pubblicati nelle più prestigiose riviste scientifiche e hanno aperto una nuova area nel campo della ricerca nutrizionale che promette grandi potenzialità nell’ambito della prevenzione delle malattie croniche e nel rallentamento dei processi d’invecchiamento. E’ professore ordinario di Medicina e Scienze nutrizionali presso l’Università di Brescia e la Washington University di St. Louis (USA), dove co-dirige il Programma di longevità e salute. Ha ricevuto alcuni dei massimi premi internazionali nel campo biogerontologico.

tando l’insorgere di numerose patologie. Le regole da seguire secondo il professore si possono riassumere nello slogan: “Colazione da Re, pranzo da Principe, cena da povero”, concentrando quindi l’assunzione degli alimenti con una abbondante colazione, un pranzo regolare ed una cena molto leggera. Un segreto che ama ripetere sempre: “Aalzarsi da tavola prima di avvertire quella sensazione piacevole di pancia piena, un piccolo sacrificio ma che avrà riflessi sicuramente positivi per la salute”. Ma non c’è solo l’alimentazione per creare le condizioni di benessere per la nostra salute. L’attività fisica regolare è il segreto per prevenire numerosissime patologie cardiocircolatorie e per avere un beneficio a tutti i livelli compreso quello psicologico. Un movimento che deve essere, se possibile, giornaliero o almeno a giorni alterni. Per chi lavora comunque anche un’attività fisica settimanale è comunque sufficiente per avere benefici. Ognuno dovrà individuare l’attività che meglio si presta alla sua età, alle condizioni di salute e alle sue preferenze, con un controllo medico periodico per chi ama le prestazioni competitive. Anche per i più anziani ci sono semplici movimenti che si possono fare in casa e che contribuiscono a mantenere la massa muscolare, la flessibilità della postura e ad avviare positivi processi per il benessere del corpo.


Attualità “Con orgoglio ripristiniamo questa struttura - ha spiegato il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini – E’ stata una scelta dettata dalla necessità di riordinare il servizio che, strutturandosi come Corpo, esalta il proprio prestigio ma, soprattutto, può assumere maggior qualità nella sua organizzazione, senza alcun costo per il Comune.”. Le competenze, infatti, rimangono invariate, ma, rispetto al servizio, il Corpo è dotato di maggiore autonomia dal punto di vista organizzativo e amministrativo, potendo fare riferimento ad un comandante. Il comandante, incaricato con decreto sindacale, è Filippo Paoli, 33 anni, di Tione, laureato in Scienze Politiche, dipendente del Comune di Tione dal 2006. Paoli ha svolto il ruolo di Vice Comandante del Corpo di Polizia Locale delle Giudicarie dal 2012 fino ai primi di dicembre dello scorso anno, quando è passato in posizione di comando al Comune di Pinzolo. Chi lo affiancherà, in qualità di Vice Comandante, sarà Chiara Grazioli, dipendente del Comune di Pinzolo da una quindicina d’anni. Dal 2012 è lei che ha retto il Servizio di Polizia Locale come coordinatore degli agenti con

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Si tratta di una riorganizzazione funzionale

E’ nato il corpo di polizia di Pinzolo Comandante Filippo Paoli, vice Chiara Grazioli

Il conferimento degli incarichi di Comandante e di Vice Comandante del Corpo di Polizia Locale del Comune di Pinzolo ha perfezionato l’istituzione di questa nuova organizzazione nata il 1° gennaio. Non si tratta di una novità per Pinzolo che è stato,

invece, uno dei primi comuni in Trentino ad istituire il Corpo di Polizia Locale sul finire degli anni ‘70 mantenendolo fino al 2012, quando l’allora Comandante, Loreto Leone, ha raggiunto l’età della pensione.

il ruolo di Ispettore. “Con la nomina di queste due figure - prosegue Cereghini - abbiamo voluto gratificare queste due professionalità che crediamo siano all’altezza di condurre il servizio con efficienza. In questa operazione di ripristino del Corpo, si è prestata molta attenzione alle risorse umane coinvolte e alla loro dignità professionale”. Il Corpo si struttura su una

L’aumento delle uscite di strada anomale dipende in gran parte dalla distrazione per l’uso del cellulare: lo spiga la Polizia municipale e questa è forse la novità maggiore degli ultimi anni sulle strade. E non solo c’è chi telefona, c’è anche chi manda messaggi e usa i social: 10 secondi di distrazione a 50 km/ora diventano 140 metri di strada percorsi alla cieca, detto così si capisce meglio la pericolosità di inviare un whattsApp o postare un aggiornamento del proprio stato sul proprio profilo Facebook. Diversi studi dimostrano che il rischio di incidente per chi usa il cellulare mentre guida è 4 volte superiore rispetto a chi non lo fa, e 3 incidenti su 4 vengono causati da distrazione. La sanzione è attualmente di 161 euro, più la decurtazione di 5 punti dalla patente. Non è facile cogliere sul fatto chi trasgredisce: capigliature o abbigliamento particolare, vetri oscurati possono occultare il telefono, e in tanti lo lanciano via alla vista di una pattuglia. Sul territorio giudicariese ci provano, assieme ad una miriade di altri compiti, uomini e donne della Polizia municipale. Sono in tutto 24 gli agenti di polizia locale in ruolo che lavorano nel territorio giudicariese, più 8 stagionali d’estate, e 12 in inverno, concentrati nell’alta Rendena. E’ un lavoro che, come molti altri, è cambiato parecchio nel tempo. Quello che veniva chiamato vigile urbano, presente solo nei paesi più grandi delle Giudicarie, è ora un agente della polizia locale, a cui sono affidate numerose mansioni che spaziano dal controllo del traffico ed infortunistica stradale alle attività di polizia giudiziaria, dalla vigilanza nei mercati all’educazione stradale nelle scuole, al servizio a manifestazioni di vario genere. C’è una grande mole di lavoro, che non appare nei dati ufficiali, di ascolto

pianta organica di 15 addetti, coperta al momento da 7 agenti a tempo indeterminato e rafforzata da 12 addetti a tempo determinato durante la stagione invernale e da 6 operatori a tempo determinato durante la stagione estiva. L’azione del Corpo è indirizzata soprattutto ad occuparsi di funzioni di polizia giudiziaria e alla massima copertura del territorio. “Il nodo fondamentale del-

l’alta Rendena è la viabilità - conferma il Comandante Paoli - soprattutto in periodi di massima affluenza turistica, come in questa stagione, gli operatori sono impegnati quotidianamente sulle strade. L’obiettivo che vorrei raggiungere è quello di ritagliare margini tali da poter garantire più controlli straordinari del territorio con pattuglie, anche notturne e nel fine settimana, finalizzati altresì alla prevenzione dei furti in abitazione e alla repressione di qualsiasi tipo di illecito, ovviamente in collaborazione con i Carabinieri”.

I numeri delle Polizie municipali giudicariesi

Guidatori sempre più distratti, colpa dei cellulari Stop efficace ai trasgressori su revisioni, assicurazioni e fermi amministrativi

per i motivi più vari e a volte futili. Ad esempio nel corso dell’ultima nevicata di dicembre il telefono degli uffici tionesi è stato subissato di chiamate di gente che si lamentava che il vicino di casa gli buttasse la neve nel proprio cortile, o che lo spazzaneve chiudesse con la neve il proprio ingresso, e non quello del vicino. Il personale è suddiviso in tre corpi: Giudicarie (Esteriori, busa di Tione e bassa Rendena fino a Bocenago e Caderzone, ma non Strembo), Valle del Chiese, da Breguzzo in giù fino al confine lombardo, e Pinzolo, istituito di nuovo dal primo gennaio 2018, che prevede convenzioni per il servizio anche a Carisolo, Giustino e Strembo. L’organico risente molto della stagionalità: in alta Rendena, infatti, oltre ai 7 dipendenti di ruolo, sotto la guida del comandante Filippo Paoli, si contano 12 agenti stagionali in inverno e 6 d’estate. In Valle del Chiese ce ne sono 7 oltre al comandante Stefano Bertuzzi, ed un amministrativo, a Tione col comandante Carlo Marchiori vi sono 7 agenti di ruolo, 2 stagionali e 2 amministrativi part time. Il sistema di rilevamento targa system, utilizzato dai corpi del

Chiese e Giudicarie, ha dato ottimi risultati: nel biennio 16-17 nel Chiese sono state scovate 55 auto non assicurate, 30 con fermo amministrativo, e 230 non revisionate. Nell’anno appena concluso 30 gli incidenti rilevati, di cui 21 con feriti. I punti critici sono la strada della val d’Ampola in estate, a causa dei tantissimi motociclisti, e la statale del Caffaro in inverno. Nella zona centrale delle Giudicarie sono stati 37 i sinistri, con 42 feriti, 99 le infrazioni di eccesso di velocità, 28 auto senza assicurazione, 23 circolavano anche

se in fermo amministrativo, e 244 non erano state revisionate. I conducenti alla guida nonostante la patente sospesa sono stati 8, in stato di ebbrezza 7, sotto effetto di droghe 2. In 17 sono stati sanzionati per l’uso del telefonino, e questa è una tendenza purtroppo in crescita. Anche a Pinzolo, fra le dotazioni in uso alla Polizia locale, c’è una telecamera mobile, Targha 193, per i controlli immediati su assicurazione, revisione e veicoli rubati. Sono in dotazione anche un etilometro, 4 precursori per lo stato preliminare di ebbrez-

za e un autovelox. Nel 2017 sono stati rilevati 24 incidenti, poco più di 2300 le multe comminate, in gran parte per divieto di sosta, mentre 36 sono stati i verbali per violazione di regolamenti comunali (rifiuti, accattonaggio) e 23 le informative di reato all’autorità giudiziaria. C’è poi, fra le attività delle polizie municipali, anche le ore di servizio alle varie manifestazioni organizzate sul territorio: sul territorio di Pinzolo lo scorso anno sono state oltre 474, più altre 241 per le iniziative di supporto alla presenza della squadra di calcio della Roma in estate. A Tione e dintorni ben 91 sono state le manifestazioni nel 2017, per oltre 750 ore, fra cui i mercatini di Rango, i campionati italiani di ciclismo giovanile, gare di sci a Bolbeno, sagra della ciuiga, ecofiera e carnevale di Tione. Molto ampia è infine l’attività educativa nelle scuole, dall’asilo alle superiori. Per avere un filo diretto con le polizie municipali, si possono consultare i profili Facebook e Twitter (ne sono dotati Tione e la Valle del Chiese) dove trovare informazioni generali, avvisi di incidenti e chiusure di strade. Chiara Garroni


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Rubrica Legale

FEBBRAIO 2018 L’avvocato risponde

Ridotto l’assegno di mantenimento per l’ex coniuge: dovuto solo in casi di indigenza Buongiorno, posso confermare che grazie ad una recente sentenza sono radicalmente mutate le considerazioni che il Giudice svolge in caso di richiesta di mantenimento nel divorzio da parte del coniuge meno abbiente. Infatti, la Corte di Cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 11504 depositata il 10 maggio 2017, ha cambiato il proprio orientamento in materia di assegno divorzile. Con una svolta epocale, la Corte lega il diritto al mantenimento nel divorzio, al presupposto della non autosufficienza economica del coniuge più debole, ritenendo non più attuale, nell’ambito dei mutamenti economico-so-

Buongiorno Avv. Gottardi, ho sentito in tv che sono cambiate le regole per l’assegno di mantenimento ciali, il riferimento alla continuazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio. È stato quindi individuato un nuovo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi/impossibilità oggettiva di procurarseli, quello dell’indipendenza economica del richiedente. Viene quindi valutato il “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto all’indipendenza o autosufficienza economica. La Cassazione elenca in maniera specifica gli indici dai quali desumere l’autosufficienza: il possesso di redditi di qual-

siasi natura; il possesso di beni patrimoniali mobiliari o immobiliari; la capacità e possibilità effettive di lavoro personale; la disponibilità di una casa di abitazione. L’onere della prova della mancanza degli adeguati mezzi o dei

del coniuge nel divorzio, vorrei saperne di più. Grazie mille, M.

motivi oggettivi per poterseli procurare, graverà sulla parte richiedente l’assegno, che dovrà dimostrare la circostanza con “tempestive, rituali e pertinenti” allegazioni e deduzioni. L’altro coniuge potrà opporre quindi ad

una richiesta di mantenimento in sede di divorzio la situazione patrimoniale della controparte chiedendo la revoca di assegni precedentemente riconosciuti in sede di separazione, anche se di recente pronuncia. Nello stesso tempo, potrà richiedere la restituzione di quanto versato sino al momento del divorzio. In sostanza, la Suprema Corte afferma che il coniuge che richiede il mantenimento, qualora sia in grado di lavorare o sia proprietario ad esempio di un immobile ove vivere e quindi di reperire con la propria attività o patrimonio quel reddito

necessario a mantenersi non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, ad esempio era disoccupato o svolgeva mansioni casalinghe. Un altro aspetto molto rilevante è che ora l’onere della prova relativo alle necessità di ottenere il mantenimento ricadono sul coniuge che ne fa richiesta, mentre in precedente vigeva il concetto del “tenore di vita” tenuto in costanza di matrimonio quale rifePer approfondire o per fissare un colloquio su questo o su altri temi l’avv. Mattia Gottardi riceve presso il suo Studio in Tione di Trento, via N. Sauro

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Cultura

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Giada Sundas si racconta: “Le mamme ribelli non hanno paura”

In un libro la maternità senza filtri Giada Sundas si racconta: “Le mamme ribelli non hanno paura” Ammetterlo, suggerisce Sundas, giovane mamma ventiquattrenne è da mamme ribelli, ma ti fa affrontare le cose con la giusta dose di umiltà. “Questo libro parla di noi. Parla di te, di papà ma soprattutto di me. Parla degli errori che ho commesso nel mio tempo di prova. Parla del nostro incontro, parla della mia crescita, parla del giorno in cui sono diventata grande”, queste le parole, fra le altre, scritte da Sundas nell’introduzione di questo libro che è da guardare più come una confessione personale che un trattato di pedagogia. Un libro che parte dai primi momenti della gravidanza per arrivare al compimento del secondo anno di Mya, figlia amatissima che nasce e cresce tranquilla nonostante il senso di inadeguatezza di una mamma alla sua prima esperienza. È affrontando il proprio ruolo giorno per giorno che

di Mariachiara Rizzonelli

U

n libro per giovani mamme. Ma anche per mamme ormai mature che non hanno mai dimenticato quello che è loro successo. Una sorta di sceneggiatura per film sull’inizio della vita dentro di sé, il sapore dolce e amaro del sentirsene Giada riesce a fare il suo percorso personale. Certo le forze le vengono anche grazie ad un compagno molto cooperante e una cerchia di parenti e amici che la amano per quella che è. Ma è soprattutto il grande senso dell’humor che le fa superare le ansie che si abbattono su di lei, lo stesso che mette nel trascrivere tutte le vicende e le emozioni di vissute dai primi giorni di gravidanza, al parto, ai primi anni di vita di Mya: “Le prime settimane di gravidanza sono l’applicazione pratica della punizione divina sul genere uteroide. Lo stomaco si sgancia dalla sua tensostruttura e inizia ad andarsene in giro per il corpo eseguendo numeri degni

della migliore esibizione di Yuri Chechi, assumi un colorito alla pistacchio di Bronte e trascorri più tempo in orizzontale che verticale, tanto che sulle lenzuola rimane impressa indelebilmente la tua sindone”. L’ironia ritorna an-

mano a mano responsabili e la capacità di prendere con umorismo la cosa. Le mamme lo sanno: la maternità ti cambia davvero la vita in ogni senso. E a volte, nonostante la voglia di mettercela tutta ti senti impreparata.

che nel racconto della vita di famiglia nei primi due anni di vita di Mya. Quando ha otto mesi Mya cade improvvisamente dal divano battendo la testa e Giada, anche se sembra non vi sia nulla di grave, va in panico e chiama pediatria

all’ospedale. “È sonnolenta?”, le chiede una dottoressa. Giada risponde: “No, non lo è mai stata, ma se mi dice che potrebbe essere un effetto collaterale, la faccio cadere ancora”. Quando Giada esclude poi altri gravi sintomi la dotto-

MeTe da leggere

ressa la rassicura. Alla sua domanda finale: “Ah. C’è qualcos’altro che dovrei sapere?”, la dottoressa risponde decisa: “Nessuno lo dice, ma succede quasi a tutti”. Tutto questo e altro ancora è il nuovo romanzo autobiografico di Giada Sundas “Le mamme ribelli non hanno paura”, un libro che fa emozionare e ridere allo steso tempo, nato dal racconto degli stessi accadimenti, senza peli sulla lingua, fatto da Giada Sundas inizialmente su una pagina Facebook, che oramai ha superato i diciottomila follower, e quindi trasferiti su carta dall’editore Garzanti nello scorso mese di maggio (Sundas collabora anche con il blog Leostickers che ha ulteriormente ampliato il pubblico che la segue). Il 2 febbraio l’autrice è a Condino (in municipio), per un incontro pubblico di presentazione del suo libro organizzato dalla biblioteca.

Rubrica mensile a cura di viale Dante, Tione

ITALIANO AL VOLO CON IL METODO ANALOGICO. Nuovi strumenti per valorizzare le reali potenzialità dei bambini Il prossimo 7 aprile al Centro MeTe di Tione, si terrà un corso di formazione per insegnanti su un nuovo modo di fare scuola: il Metodo Analogico di Camillo Bortolato, insegnante, pedagogista, ricercatore e ideatore di un cambiamento nella didattica che in poco tempo ha riscosso un grandissimo successo tra insegnanti, genitori e bambini. Ne abbiamo parlato con Mariarosa Fornasier collaboratrice di Camillo Bortolato che condurrà questo percorso formativo. Da dove nasce questo metodo e come si sviluppa? “Il metodo nasce dalle intuizioni di un maestro che ha creduto nelle capacità innate dei bambini e ha riconosciuto loro una rilevante parte di responsabilità nel percorso di apprendimento. Sviluppando una didattica snella che non frantuma il sapere ma propone un percorso che segue una “gradualità concentrica”, questo approccio permette agli alunni di sviluppare una libertà di approfondimento secondo tempi, modalità ed interessi personali, offrendo proposte interessanti che attivano curiosità e stimolano l’apprendimento. È una didattica che evita troppe

intermediazioni linguistiche che rallentano e raffreddano il normale processo di conoscenza dei bambini." In origine il metodo era focalizzato sull’apprendimento della matematica con strumenti rivolti al calcolo mentale. Quali supporti sono stati invece creati per l’avvicinamento alla lettura e alla scrittura dei bambini? “Tre anni fa è stato realizzato il materiale per l’avvio alla lettura dedicato alla scuola dell’infanzia per avvalorare l’idea che i bambini possono imparare a leggere anche da soli se supportati da strumenti adeguati. “Primi voli in lettura” e “L’abecedario murale” sono diventati molto presto strumenti molto usati con risultati che stupiscono e conquistano insegnanti e genitori. Nei successivi due anni, a grande richiesta, sono nate due nuove e proposte rivoluzionarie: “Italiano in prima con il metodo analogico” e “Italiano in classe seconda”. Prende inoltre vita una “saga” che vede come protagonista un pettirosso di nome Pitti. Il libro di lettura cambia veste e diventa un piccolo romanzo da portare sempre con sé. In seconda elementare arriva la Gatta Luna a rendere tutto più avventuroso con l’aggiunta di 20 storie ispirate alla

tradizione popolare. Nei diversi testi vengono curati in modo particolare la grafica delle lettere, presentate con “immagini gancio” che permettono di apprendere mediante metafore e analogie, e la disposizione del testo per aiutare tutti i bambini nella lettura. La scrittura e la grammatica sono agevolate dall’uso di alcune strisce che diventano il punto di partenza e il punto di arrivo. Ogni bambino ha la libertà di procedere secondo le proprie possibilità senza rischiare di sentirsi inadeguato. Le verifiche e i controlli sono limitati per evitare inutili preoccupazioni negli alunni che sono in fase di apprendimento e hanno tempi e modi diversi”. Come si svolgerà la giornata del 7 aprile? “Saranno 6 ore (dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.30) di approfondimento teorico e pratico del metodo ricorrendo a video che stigmatizzano l’uso dei vari strumenti didattici. La proposta si concentrerà sull’uso del Metodo Analogico in ambito linguistico nelle classi 1° e 2° della scuola primaria. A tutti i partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione al corso.

I posti sono limitati per garantire la qualità dell’offerta formativa. Info e iscrizioni su www.conmetepuoi.it oppure scrivendo a info@conmetepuoi.it. Il metodo analogico è una scelta di gioia e di luce per chi crede nella capacità intuitive dei bambini e in un modo diverso di fare scuola. È la “via del cuore” che ha bisogno di una grande condivisione di finalità e di pochissime parole.

www.conmetepuoi.it - info@conmetepuoi.it - facebook/conMeTepuoi


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Cooperando

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Monete complementari: un fenomeno in crescita In Italia il circuito di maggior successo è il Sardex Il sistema è accettato su base volontaria e contribuisce ad accentuare l’aspetto identitario all’interno della comunità in cui è usato. E’ come avvalersi dei vantaggi di una tessera associativa. La moneta non rappresenta una riserva di valore, cioè non può essere risparmiata ma solo spesa all’interno del circuito di imprese che vi aderiscono. I vantaggi sono diversi. Dal punto di vista finanziario, permettono acquisti di merci e servizi anche in assenza di liquidità. E’ possibile comperare beni e servizi vendendo i propri, anche in un tempo successivo, ad altri aderenti il circuito. Si tratta a tutti gli effetti di un pagamento posticipato e a tasso zero, in quanto non c’è approvvigionamento di capitali sul mercato. Aumenta quindi la capacità di investimento dell’azienda, diminuendo il ricorso all’indebitamento. Altri vantaggi in termini di marketing sono rappresentati dalla possibilità per le imprese di accedere ad un nuovo mercato formato dagli aderenti il circuito stesso, mentre in termini di ricadute sociali, tali strumenti incoraggiano ad

di Alberto Carli Le monete complementari sono strumenti con cui è possibile scambiare beni e servizi affiancando il denaro ufficiale (rispetto al quale sono complementari). Sono accettate su base volontaria e questo accentua il loro aspetto identitario all’interno della comunità in cui sono usate. Le monete complementari offrono diversi vantaggi alle aziende che fanno parte del loro circuito e potrebbero rappresentare un’opportunità anche per il movimento cooperativo in generale e per le banche di credito cooperativo in particolare. Scambiarsi beni e servizi con la valuta complementare, senza contanti, in alternativa al denaro ufficiale. E’ questa la finalità delle monete complementari. acquistare e spendere localmente, innescando lo stesso meccanismo virtuoso del radicamento territoriale del Credito Cooperativo. Certo tali modalità non sono prive di rischi, essendo infatti una leva finanziaria, potenzia gli aspetti positivi ma se mal gestita, crea un indebitamento produttivo che l’azienda dovrà fronteggiare. Per questo è necessario che il circuito di scambi sia gestito da mediatori specializzati con elevate professionalità, soprattutto nella gestione del rischio e di valutazione delle imprese. Nel credito cooperativo quindi, l’uso della valuta complementare trova diverse possibilità di applicazione. Il loro utilizzo può

rappresentare una nuova frontiera nello scambio cooperativo e in particolare del ruolo delle BCC che aderiscono a tali circuiti. Primo fra tutti la maggiore cono-

scenza dei partner commerciali, nuovi clienti e nuovi mercati potrebbero anche essere un’altra opportunità. Esistono già esempi consolidati sia in Europa che in

Italia. Il caso più importante di moneta complementare è la WIRBank. Si tratta della banca svizzera, fondata nel 1934 che si avvale del sistema valutario del WIR. Questa banca è nata come risposta alla crisi del ’29 e oggi ha 9 filiali e 200 dipendenti. La circolazione della moneta non è mai cartacea, esiste solo a livello di carta di credito, assegni, moduli bancari e internet banking. In Italia il circuito di maggior successo è il Sardex. Esso è organizzato come un tipico portale di scambio merci su base locale, in quanto agli aderenti si richiede la residenza dell’impresa in Sardegna. L’acquisto e la

vendita di beni avvengono attraverso i crediti Sardex. Sono ben 3150 le imprese iscritte a questo circuito con un giro d’affari che può’ essere paragonato al 0,5% del prodotto interno lordo della Sardegna. Il recente accordo tra Sardex e Banca Etica ha consentito di estendere agli appartenenti al circuito, le condizioni vantaggiose relativamente a prestiti e altri servizi finanziari, quali il micro credito o il crowdfunding, offerti da Banca Etica. Un sistema insomma in crescita e con grande potenziale soprattutto per fornire ulteriori vantaggi a soci, clienti e dipendenti del Credito Cooperativo.

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 16 n° 2 febbraio 2018 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca

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Attualità

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Cassa rurale Giudicarie Valsabbia Paganella: avviati i percorsi di formazione 2018 Da sempre attenta a cogliere i bisogni del territorio in cui opera, la Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella rinnova anche per il 2018 il suo impegno per la formazione delle imprese e dei giovani. Dopo l’esperienza di InBusiness nel 2017, ha preso il via a gennaio InBusiness Plus, con la partecipazione di 20 imprenditori che nel 2017 avevano già preso parte al percorso base. InBusiness è un percorso di formazione che permette ad imprenditori e manager di addentrarsi nei contenuti tipici di un business plan toccando i temi della valutazione economica, organizzativa e finanziaria della propria impresa passando attraverso la pianificazione strategica del business. Nella versione Plus sono invece affrontati i temi della leadership, della gestione dei collaboratori, della organizzazione aziendale e della gestione attiva del cliente. Obiettivo della Cassa è quello di sostenere le imprese del proprio territorio

a tutto tondo “Riteniamo opportuno supportare le nostre aziende non solo finanziariamente, ma offrire loro anche opportunità per accrescere le competenze di imprenditori e collaboratori ed acquisire così gli strumenti necessari per far fronte alle sfide che il mercato oggi impone”, precisa il Direttore Donati. Oltre all’ edizione in corso ne è già prevista una prossima in autunno ed è in cantiere anche una versione da rivolgere specificatamente agli operatori del turismo. L’attenzione formativa della Cassa Rurale non si limita alle imprese già avviate, ma anche alle potenziali imprese. Con InPrendi, un progetto sostenuto insieme alla Comunità ed alle altre Casse Rurali delle Giudicarie, si è infatti concluso a gennaio un percorso

formativo che ha visto la partecipazione di 35 giovani Giudicariesi con l’idea di avviare un’attività in proprio in svariati ambiti: turismo, servizi alla persona, consulenza e design. L’obiettivo? Fornire ai giovani partecipanti le conoscenze di base per capire come muoversi per l’avvio d’impresa , come redigere un business plan oltre ad alcune conoscenze di base sui temi del controllo di gestione, della comunicazione e del marketing. “Siamo convinti che la formazione delle persone sia una delle leve principali per favorire lo sviluppo economico del nostro territorio – ribadisce Andrea Armanini – per questo la nostra Cassa intende impegnarsi in questo senso ideando e supportando iniziative che si muovono in questa direzione”

Inprendi: aperto il bando per il concorso di idee. 15.000 euro per 3 progetti Start Up Si sono aperti i termini per la partecipazione al concorso volto a selezionare le 3 migliori idee da trasformare in vere e proprie attività. L’iniziativa si rivolge a giovani di età compresa tra i 18 d i 35 anni, residenti nel territorio delle Giudicarie oppure non residenti, ma che abbiano l’intenzione di avviare l’attività nelle Giudicarie. I vincitori del concorso potranno usufruire di un contributo a fondo perduto di € 5.000 per sostenere i costi d’avviamento dell’idea d’impresa; un percorso di accompagnamento svolto dai professionisti di Impact Hub Trentino della durata di 6 mesi, finalizzato all’apprendere tutti gli strumenti per implementare e sviluppare la propria idea d’impresa; un finanziamento per un massimo di € 10.000 a tasso zero da parte della Cassa Rurale che opera nel medesimo territorio di riferimento della neo impresa. Le candidature dovranno essere inviate dal 5 al 25 febbraio compilando l’apposito form sul sito bit-ly/InPrendi . Tutte le informazioni ed il bando sono disponibili sul sito della Comunità delle Giudicarie e di tutte le Casse Rurali aderenti all’iniziativa.


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Centenario Grande Guerra

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Guerra 1914-18 mese per mese - Febbraio 1918

Nelle cronache un mese di “silenzio” ma la guerra continua Sul fronte italo-austriaco la storica “Beffa di Bùccari” Una considerazione che oggi - 2018 - suona con accenti assai diversi, ma che pure può essere valutata in considerazione dei tanti “volontari” che si sacrificarono nel primo conflitto mondiale del quale stiamo rielaborando il primo centenario, anche su queste colonne. Il susseguirsi delle vicende storiche del mese di febbraio di cent’anni fa non si sofferma che su sporadici episodi di combattimento; tuttavia anche quando le cronache non si attivano, sui fronti si continua a combattere ed a morire. In succinto le date più salenti che son riuscito a raccogliere dal poco materiale a mia disposizione. 1 febbraio 1918. - Moskwa. La Russia rivoluzionaria adotta il calendario Gregoriano. 2 febbraio. - Fronte italo-austriaco. Guerra delle mine. Botta e risposta austriaca con mine sul Dente italiano in Pasubio. Il botta e risposta prosegue ulteriormente con altri poderosi botti fino al 13 febbraio; e ancora il 5 marzo fino all’apocalisse del 24 marzo con l’esplosione di 500 quintali di polvere sul Dante italiano. 8 febbraio. - Imperi centrali. Mentre i negoziati con i bolscevichi rimangono in stallo, gli Imperi centrali lanciano sul fronte orientale l’«operazione Faustschlag»: Austriaci e Tedeschi avanzano per molti chilometri catturando Minsk, Kiev, gran parte dell’Ucraina, la Livonia e l’Estonia. 9 febbraio - Imperi centrali. Gli Imperi centrali siglano a Brest-Litovsk un trattato di pace separato con la Repubblica Popolare Ucraina, che diventa di fatto un protettorato tedesco. - Da un quotidiano di Trento: «9 febbraio. Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Ucraina firmano il primo trattato di pace dall’inizio del conflitto». 10-11 febbraio. - Fronte italiano. La beffa di Bùccari. L’azione svoltasi nella notte sull’11 febbraio 1918, passò alla storia

di Mario Antolini Musón Giunti al quarto anno di guerra già qualche lampo di pace si sta intravedendo nel cielo ancora coperto da nuove di battaglie e di contrasti sui vari e molteplici fronti. Quanto suonano amare - e quasi inconcepibili - le pagine che Fergusson, già più volte citato, che dedica nel capitolo “L’istinto di morte: perché gli uomini combattono”. Lo scrittore - quasi per trovare una ragione del massacro che da oltre tre anni insanguina il globo terrestre - riporta una citazione di

come la beffa di Bùccari, e fu annoverata dagli storici “tra le imprese più audaci” del conflitto con una “influenza morale incalcolabile”, anche se purtroppo “sterile di risultati materiali”. Al comando di Costanzo Ciano, all’azione parteciparono i M.A.S. 96 (al comando di Rizzo con a bordo Gabriele D’Annunzio), 95 e 94, rimorchiati ciascuno da una torpediniera e con la protezione di unità leggere. Dopo quattordici ore di navigazione, alle 22 del 10 febbraio, i tre M.A.S. iniziarono il loro pericoloso trasferimento dalla zona compresa tra l’isola di Cherso e la costa istriana sino alla baia di Bùccari dove, secondo le informazioni dello spionaggio, sostavano unità nemiche sia mercantili sia militari. L’audacia dell’impresa trova ragione di essere nel percorso di 50 miglia

tra le maglie della difesa costiera nemica, anche se l’attacco non riuscì, dato che i siluri lanciati dalle 3 motosiluranti si impigliarono nelle reti che erano a protezione dei piroscafi alla fonda. Le unità italiane riuscirono successivamente a riguadagnare il largo tra l’incredulità dei posti di vedetta austriaci che non credettero possi-

Martin van Creveld: «La guerra, anziché essere solo un mezzo, è molto spesso considerata un fine: un’attività assai attraente per la quale non si può trovare un sostituto adeguato. Solo la guerra offre all’uomo l’opportunità di impiegare tutte le sue facoltà, rischiando tutto e mettendo alla prova il suo valore supremo contro un nemico forte come lui stesso. Per quanto sgradevole, il vero motivo per cui esistono le guerre è che agli uomini piace combatterle».

bile che unità italiane fossero entrate fino in fondo al porto, e che non reagirono con le armi ritenendo dovesse trattarsi di naviglio austriaco. Dal punto di vista propriamente operativo, emerse un elemento importante dalla scorreria dei M.A.S.; a Bùccari le facili smagliature ed il mancato coordinamento del sistema di vigilanza

costiero austriaco che finiva per prestare il fianco all’intraprendenza dei marinai italiani sempre più audaci. L’impresa di Bùccari ebbe poi una grande risonanza, in una guerra in cui gli aspetti psicologici cominciavano ad avere un preciso rilievo, anche per la partecipazione diretta di Gabriele D’Annunzio, che abilmente orchestrò i risvolti propagandistici dell’azione e che lasciò in mare, davanti alla costa nemica, tre bottiglie ornate di nastri tricolori recanti un satirico messaggio così concepito: «In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia, che si ridono d’ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l’inosabile. E un

buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia». L’episodio navale ispirerà Gabriele D’Annunzio a scrivere la “Canzone della beffa di Bùccari”. 15 - 16 febbraio. - Fronte orientale. Battaglia di Rarańcza: i reparti polacchi dell’esercito austro-ungarico di stanza in Bucovina si ribellano e forzano la linea del fronte per unirsi ai loro compatrioti dell’esercito russo, appena insorti contro il regime bolscevico. 16 febbraio. - Lituania. La Lituania si dichiara indipendente. 18 febbraio. - Fronte orientale. Visto lo stallo nei negoziati con i bolscevichi, gli Imperi centrali lanciano sul fronte orientale l’operazione Faustschlag: davanti a una resistenza trascurabile gli austro-tedeschi avanzano per molti chilometri, catturando Minsk, Kiev, gran parte dell’Ucraina, la Livonia e l’Estonia. 24 febbraio. - Fronte settentrionale. L’Estonia si proclama indipendente dalla Russia. 27 febbraio. - Fronte orientale. Arrivo a Roma della missione finlandese del riconoscimento dello Stato da parte dele potenze dell’Intesa. Non sempre nelle pagine dei libri vi è tutta la guerra; tutti gli eventi, tutte le battaglie, tutti i morti: vicende e persone che non riescono a trovare una adeguata postura sui pennini o sui tasti di chi si impegna a “ricordare” scrivendo; tuttavia come si fa a ricordare tutto ciò che è avvenuto di sanguinoso, e tutti i morti, i feriti, i prigionieri ed i dispersi e di che della guerra ne ha subito le conseguenze? Purtroppo anche al povero cronista di queste pagine non è dato di far sentire quanto si è combattuto e sofferto in quel lontano febbraio 1918 di cent’anni fa. È un vero dispiacere.


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Febbraio 1918 - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Austroungarici e Italiani si preparano allo scontro Illusori lampeggiamenti di pace non convincono gli stanchi abitanti Viene ordinata anche l’evacuazione di Pradibondo e di Bondo. I cannoneggiamenti italiani si fanno più precisi ed insistenti. Si teme che gli aerei italiani possano sganciare anche bombe a gas. La vita continua male. Le necessità militari si fanno pressanti. Ennesima requisizione di fieno. Anche la miseria avanza. Si teme l’insorgere di malattie epidemiche». Nelle pagine del general Tullio Marchetti vi è la descrizione dei movimenti delle truppe sia italiane che austriache sui due rispettivi fronti. Nel gennaio 1918 erano giunti primi aeri sul campo di aviazione voluto, nel 1917, dall’Austriaungheria sulla piana del Lomaso. Della situazione giudicariese - in piena attualità - se ne fanno voce le sempre interessanti, avvincenti ed aggiornate pagine del Perli, nelle quali si sente la stanchezza dei troppi mesi di guerra e l’ansia della sospirata pace. 6 febbraio 1918. - Dai giornali della Germania sappiamo, che in Italia la cloaca massonico-liberale va sprigionando contro il Vaticano un’onda di odio infernale e minaccioso accusando il papa d’essere stato la causa - (una delle solite diversive anticlericali ci voleva per salvare l’onore d’Italia)! - colle sue proposte di pace, delle vigliaccherie dei soldati italiani all’Isonzo e delle rispettive fatali conseguenze per l’Italia. I giornali cattolici versano in condizioni politiche e poliziesche tali da non poter nemmeno prendere le giuste difese del Papa. Queste notizie tristissime pare sieno confermate da una lettera del papa stesso ai vescovi Bavaresi. 12 febbraio. - Ieri il telegrafo ci portò la pace colla neo-repubblica dell’Ucraina, ed oggi ci annunziò che nell’odierna (10 febbraio) seduta della Commissione in Brest-Litowsk il presidente della delegazione russa partecipò che la Russia, rinunciando a un formale trattato di pace, dichiara cessato lo stato di guerra e ordina la imme-

A

di Mario Antolini Musón

lberto Mognaschi (già più volte citato) mi offre le parole più opportune per riportarci a cent’anni fa; scrive: «L’inizio del 1918, sul fronte giudicariese, è caratterizzato dal potenziamento delle artiglierie delle due parti: austriaca diata smobilitazione completa di tutte le forze russe, e per le ulteriori trattative di pace Trotzki accennò alla via degli abboccamenti diretti fra i Governi interessati e a mezzo delle commissioni della Quadruplice che si trovano a Pietroburgo. / Che importa, però, far la pace coi nemici esterni se lo Stato e tutti i fattori cointeressati non frenano la guerra di Venere, che piglia nelle sue reti nefande giovani e vecchi, avvelena la vita pubblica e privata, profana il santuario della famiglia e trascina inesorabilmente in rovina i nostri popoli? / L’annunzio della pace colla Russia fu qui accolto con piacere universale sì, ma non con entusiasmo sia perché la popolazione è troppo stanca della guerra ed è, altresì, annoiata di sentirsi ripetere e lusingare invano dalle promesse come dalle speranze deluse di pace; e, quindi, accolse anche questa notizia non senza scetticismo, sia perché temono che i prigionieri che ritornassero di là fuori verrebbero mandati di nuovo al fronte, sia anche perché dalla pace colla sola Russia la popolazione non s’attende soddisfacenti vantaggi quali essa li pretenderebbe dopo il suo lungo martirio. 14 febbraio. - Dai giornali tedeschi rilevo, che nel corso di un anno (dal febbraio 1917 in qua) i sottomarini affondarono 5 milioni di tonnellate - registro lordo - di navi nemiche per un approssimativo capitale di 9 miliardi e mezzo di marchi non contandovi il valore delle merci perdute, che potrebbe valutarsi ad almeno 24 miliardi di marchi. E dal principio della guerra ad oggi 9½ milioni di tonnellate! / Nei tempi futuri chiunque, o per tradizione o da scritti, udisse racconti di fattacci feroci commessi sui prigionieri nel corso della guerra attuale sui

fronti o in qualsiasi stato belligerante, per quanto possano sembrare esagerati e impossibili nella civilissima Europa, si persuada pure che non sono favole, ma storia genuina, confermata da tutti i soldati che ritornano a casa, specie dai prigionieri russi, ed anche da altri pubblici testimoni degni di tutta fede. Le crudeltà però non sono roba soltanto dei fronti. 20 febbraio. - Gl’Italiani ogni tanto bombardano Roncone, perché vi vedono qualche movimento militare. Però delle circa 160 bombe (da centimetri 15) ivi gettate finora non causarono alle case danni straordinari, né ferirono mai persone. Quindi o gli’Italiani o le loro bombe sono ancora galantuomini. In questi giorni una bomba da 15 penetrata in una camera dove trovavasi in quel momento una donna non è scoppiata. / La Germania alle vaghe e subdole

e italiana. Gli Austriaci armano i forti di Lardaro con cannoni a lunga gittata che riescono a colpire Storo e dintorni; gli Italiani possono disporre di potentissimi pezzi da 305 millimetri che riescono a prendere di infilata la sella di Bondo.

dichiarazioni del Troscki, dichiarò cessato l’armistizio e iniziò la sua avanzata a Dünnaburg. In Russia regnano la guerra civile e la rivoluzione. Quale la sorte dei nostri prigionieri? / Nel parlamento di Vienna i Polacchi, gli Czechi e gli Iugoslavi minano l’esistenza dell’Austria; vedremo se

i Tedeschi piegheranno la loro cervice e si rassegneranno a lasciar fare all’Austria una Confederazione di Stati o Cantoni sul modello della Svizzera. 21 febbraio. - Arriva la notizia portata dai giornali, che i Commissari del popolo di Pietroburgo si arresero a discrezione della Germania rassegnandosi alla pace colla stessa. La Svezia lavora a tutt’uomo a tutelare e rimpatriare i nostri prigionieri in Russia. Quei nell’Ucraina sono già in viaggio verso il fronte. I Finlandesi invocano l’aiuto degli Svedesi contro le crudelissime sevizie perpetrate colà dai soldati rossi dei Bolsevicki. Carità socialista! 28 febbraio. - Oggi, dopo un mese e mezzo di una temperatura quasi primaverile, incominciò a piovere. / Di questi giorni a Bucarest si raccolsero i delegati della Quadruplice e della Rumenia per trattare la pace con quest’ultima. I Germanici s’impossessarono di Raval e continuarono verso Pietroburgo dove arriveranno se i Bolsevicki non li arresteranno col firmare tantosto le condizioni di pace presentate in forma di ultimatum dalla Germania. / Quest’anno a Tione e

Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...

nei vicini paesi la fame non attecchì in virtù del granoturco e dei fagiuoli prodotti qui l’anno scorso. Mancano invece i grassi. La fame si fa sentire specialmente nella Rendena improduttiva di grani. / In questi giorni ho potuto metter le mani su d’un pezzetto di dado di sapone (7 cm. x 7) da bucato venuto dal Friuli italiano, e lo pagai corone 10; una saponetta ordinaria corone 6. Amarezza, fame, disagi con qualche illusoria e saltuaria vampata di pace, ma il cammino dell’insana tragedia non sembra certamente finire presto: occorreranno ancora una decina di mesi, durante i quali le sofferenze ed i morti segnaleranno un terribile crescendo di cui la storia dei libri - purtroppo - non ne sa tenere conto: nei volumi stampati a iosa si trascrivono i “numeri”e le date ma restano fredde e mute testimonianze e gli studenti e coloro che leggono non sanno provare nessuna emozione e non saranno mai capaci di “introitare” il lancinante dolore della sofferenza, della fame e del distacco dalla vita con la morte crudele e tragica per colpa di una baionetta, di una fucilata, di una scheggia di granata o di un colpo di cannone, o di una valanga o di chissà quale mortale circostanza. Ricordare, conoscere e commemorare, il più delle volte non è “rivivere”; eppure lo dovrebbe e potrebbe essere.


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Sport

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L’Azienda per il Turismo in testa alla cordata impegnata nel rilancio della struttura sportiva

Nuovo impulso al Centro fondo Campo All’Us Carisolo è stata affidata la gestione delle piste per il fondo a Madonna di Campiglio Ventidue i chilometri disponibili per lo sci di fondo: dalla pista baby (3 km) per i primi passi sugli sci stretti alla pista test (0,5 km), ancora una facile. Per i più bravi e gli atleti, ci sono invece la sprint (6,2 km, 515 m di dislivello) di media difficoltà e la pista World Cup (8,5 km, 165 m di dislivello) omologata dalla Fis per ospitare competizioni di Coppa del Mondo. Il tutto immerso in un paesaggio straordinario: boschi di abeti e luminose radure che si aprono sulle Dolomiti di Brenta e la Pietra Grande. È uno sport, lo sci di fondo, che mantiene stabile il numero degli appassionati (305.000 i praticanti in Italia) e da qualche tempo, inoltre, comincia ad essere riscoperto in virtù dei benefici che ha sul benessere del fisico: è infatti un toccasana per il cuore, la circolazione e i muscoli. “L’obiettivo dell’Azienda per il Turismo – spiega il presidente Adriano Alimonta – è preciso: ritornare a dare valore a quello che è stato uno dei più grandi teatri dello sci nordico. Il Centro di Campo Carlo Magno in passato è stato infatti prestigiosa location di gare di Coppa del Mondo di sci di fondo e degli allenamenti di grandi campioni e campionesse di questa disciplina sportiva. L’Azienda per il Turismo si è presa in carico il ri-

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na cordata di enti e associazioni che stanno lavorando per raggiungere obiettivi comuni, un team di persone motivate e una regia ben definita con a capo l’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena. Queste le basi del progetto di rilancio del Centro fondo Campo Carlo Magno a Madonna di Campiglio che, dopo la “prova generale” della stagione 2016/2017, si è definitivamente concretizzato nell’inverno in corso. L’obiettivo è quello di rilanciare la struttura dedicata alla pratica dello sci nordico e del biathlon, con annesso bar-ristorante (il “Ristoro di Carlo Magno), che in passato è stata palcoscenico di grandi eventi, anche internazionali, e preferita sede di allenamento da parte di indimenticabili campioni quali Manuela Di Centa, Stefania Belmondo, Gabriella Paruzzi e Giorgio Di Centa.

lancio di questa esperienza che può contare, inoltre, su un valore aggiunto molto importante: l’essere inserita in un ambiente naturale suggestivo”. Così, dopo un primo anno di sperimenta-

zione, l’Azienda per il Turismo, che ha firmato, con i proprietari degli anelli per il fondo e del bar-ristorante, un contratto di concessione di 6 anni rinnovabili per altri 6, ha affidato la

gestione del Centro a fidati partner in base a specifiche competenze, in primis l’Us Carisolo che, occupandosi già da anni della pista di fondo “Frassanida”, ha portato la sua esperienza

anche a Madonna di Campiglio curando, ora, anche i tracciati per il fondo di Madonna di Campiglio. A seguire la parte di insegnamento dello sci nordico è invece la Scuola Italiana sci di fondo Malghette, con il suo team di preparati maestri e maestre, mentre il “Ristoro di Carlo Magno” è condotto da Massimo Zamboni e dal suo staff. “Ci stiamo impegnando nel rilancio del Centro – aggiunge Alimonta – in un clima di rinnovata fiducia e con un occhio di riguardo anche all’aspetto sociale. L’intento è di presentare ai turisti una struttura di qualità, ma anche di avvicinare i giovani alla pratica dello sci nordico e del biathlon”. “Si sta lavorando bene, tutti insieme – aggiunge il presidente dell’Us Carisolo Walter Maestri – e nel programma di lavoro delle future stagioni sono previsti anche eventi e gare. Il prossimo inverno porteremo a Campiglio un titolo italiano. La pista, che è omologata per ospitare anche gare di Coppa del Mondo, lo merita”. Una proposta di attività sportiva ben organizzata rivolta ai turisti, dunque, ma

anche ai residenti e con un occhio di riguardo all’agonismo. Proprio in riferimento a questo aspetto, in Val Rendena è attiva una squadra di giovani talentuosi fondisti: 50, tra bambini e ragazzi, seguiti da un pool di maestri specializzati con l’istruttore Igor Maestri, poi Richard Maestri, Valentina Caola, Carmela Caola e Cesare Maestri, il giovane campione di corsa in montagna. L’esperienza del vivaio giovanile, cresciuta anche grazie alla felice collaborazione con lo Sci club Val Rendena-Javrè fondo presieduto da Maurizio Simoni, accomuna tutta la realtà del fondo attiva in Val Rendena nel valorizzare e far crescere lo sci lo sci nordico tra i più giovani. Due i nomi che si stanno facendo strada in questo momento: Giovanni Caola, azzurro della Nazionale under 20 di sci di fondo, e Michele Valerio che è ormai pronto a compiere il salto di qualità e a raggiungere nuovi importanti traguardi. Il progetto di rilancio del Centro fondo Campo Carlo Magno vede la collaborazione anche dei comuni di Pinzolo e Tre Ville e delle Funivie Madonna di Campiglio. Qui Madonna di Campiglio Il Centro fondo di Campo Carlo Magno è aperto dalle 8.30 alle 17.00. L’ingresso giornaliero è di 7,00 euro, il pomeridiano a partire dalle 14.00 di 5,00 euro. Per gli over 70 e gli under 14 l’ingresso è gratuito (info: 331 4011270). La Scuola sci di fondo Malghette (0465 441633) propone, inoltre, i “Family snow days”: presentando il coupon dell’iniziativa, le famiglie avranno ingressi agevolati alle piste da fondo, il noleggio gratuito dell’attrezzatura per i bambini e i ragazzi sotto i 14 anni, lo sconto del 50% sul noleggio dell’attrezzatura per i genitori o ragazzi con più di 14 anni e lo sconto del 50% sulla lezione di gruppo. Qui Carisolo L’accesso all’anello unico di Carisolo, lungo 3 chilometri e dotato di illuminazione, è gratuito. Si scia dalle 9.00 del mattino alle 21.00 della sera. Numerosi i corsi e le iniziative che vengono organizzati (info: 333 1859681). (A.V.)


Attualità

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La famiglia Cantonati è originaria di Villa Rendena

Alla Cristallo il titolo di Gelateria dell’Anno A premiare la delizia nostrana la rivista di settore Lux, nell’ambito del premio “Food & Drink Awards 2017” La ricetta segreta che è valsa a Erwin Cantonati – originario della Val Rendena, di Villa Rendena per essere precisi, ma il gelato di vende meglio a Riva del Garda e lì si è trasferito per la sua attività - il vertice della classifica è la cara, vecchia e intramontabile genuinità: niente conservanti e coloranti o additivi chimici nei gelati prodotti alla Cristallo, e tutto quello che si può viene preso in Italia o nei luoghi di eccellenza dai quali un ingrediente proviene, come la vaniglia dal Madagascar e il mango dall’India. Prima di trasferirsi a Rivs del Garda, quindici anni fa, Cantonati ha lavorato per decenni a Vienna, per poi tornare più vicino alla sua Val Rendena e il mestiere lo ha imparato a

Un premio arrivato di sorpresa, ma una gran bella sorpresa. E’ il titolo di Gelateria dell’Anno assegnato alla “Cristallo” di Riva del Garda dalla rivista britannica del settore “Lux”, nell’ambito del premio “Food contatto con pubblici diversi, un’esperienza che gli ha dato oggi la marcia in più per essere premiato.

Non è un caso che il lungo servizio che la rivista trimestrale dedica alla Cristallo, reginetta dell’anno

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& Drink Awards 2017”. Una cosa seria: all’insaputa dei titolari, la rivista manda i propri ispettori a testare, e tastare in questo caso, il prodotto offerto, c’è anche il verdetto del pubblico ottenuto con dei questionari. nel mondo dei gelati, loda l’attenzione al cliente e la scelta di materie prime fresche e di alta qualità che il

locale propone. Peraltro, non di solo gelato si vive (e si vince, qui è il caso di dirlo): infatti il locale di Cantonati propone anche aperitivi e pasti veloci, colazioni e spuntini. Tutto gestito in famiglia: Erwin e la moglie Sandra hanno cinque figli - Dominik, Nicole, Fabian, Gabriel e Raphael – e nell’attività di famiglia aiutano anche nonna Elda e la cognata Claudia, oltre ad un affiatato gruppo di dipendenti. Fra i premi annunciati sulla prestigiosa rivista, si spazia da ristoranti a pasticcerie, lunge bar e club,

proposte di ogni tipologia dell’ambito “cibo e bevande” sparsi per tutto il mondo: la Cristallo di Riva del Garda si trova quindi a fianco di locali di Melbourne, Mykonos, Londra e mezzo mondo. “Facciamo il nostro lavoro meglio che possiamo – spiega Erwin, per il quale il riconoscimento è arrivato di sorpresa – e cerchiamo di rimanere al passo con i tempi in tutti gli aspetti. Nella mia personale esperienza quello che davvero le persone ricordano sono la gentilezza e il sorriso, e capiscono se davvero hai a cuore il loro benessere e i loro bisogni. Questo è quello che facciamo: oggi la gentilezza è sottovalutata ma per noi resta importantissima”.

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Sport

FEBBRAIO 2018 Aquafitness e Oltrenuoto completano l’offerta classica

Area 51 tutti in acqua Corsi per il pubblico e di salvamento

L’Associazione sportiva Area 51 si presenta per il 2018 con tante attività per tutti, sempre seguendo la propria filosofia legata alla didattica e cultura della sicurezza in acqua a 360 gradi: lezioni, corsi e divertimento per tutte le età e le esigenze. Fedele a questo programma, l’Associazione proseguirà la proposta di allenamenti per le squadre agonistiche e preagonistiche nelle due piscine in gestione a Spiazzo e a San Lorenzo in Banale, che ad ora contano circa 70 iscritti per il periodo ottobremaggio in 2-5 allenamenti settimanali in base all’età e alle capacità in acqua. Ci sarà anche “Oltrenuoto”, una interessante iniziativa composta da diverse attività parallele al nuoto come il salvamento, la subacquea, il nuoto pinnato, l’autosicurezza e la pallanuoto, prevista nel periodo da ottobre

a maggio. Più specialistico invece è il corso di abilitazione per assistenti bagnanti che si svolge ogni anno in estate per l’ottenimento del brevetto di bagnino di salvataggio riconosciuto dalla FIN (Federazione Italiana Nuoto). Continuano i collaudatissimi corsi di salvamento e autoprotezione pensati per i ragazzi delle scuole di Pinzolo e Campiglio: svolti dagli esperti di Area 51, si compongono di lezioni teoriche in classe e lezioni pratiche in piscina. All’interno di questo progetto sarà prevista nel mese di maggio una giornata al lago di Roncone con diverse attività e utilizzo di attrezzature con consegna finale di attestati. L’Associazione Area 51 da anni ha in gestione dal Comune di Spiazzo la piscina comunale garantendo corsi di nuoto per asili e scuole, corsi nuoto per bambini,

ragazzi ed adulti, fitness, hydrobike, acquagym e una importante sinergia con la struttura di Neuropsichiatria dell’Ospedale di Tione con percorsi terapeutici e riabilitativi per bambini e ragazzi.

Altra interessante collaborazione dell’Associazione è quella con le Terme di Caderzone per le quali si organizzano corsi di acquagym dedicati, corsi pre parto e corsi “cuccioli in acqua” per

neonati. In estate le attività si allargano ulteriormente con i parchi acquatici (piscine, giochi d’acqua e gonfiabili) allestiti a Roncone vicino al lago, a Pinzolo in Pineta e a Bolbeno all’ester-

no del ristorante la Contea dove si svolgono corsi di acquaticità ed eventi ricreativi. Inoltre l’Associazione Area 51 vanta una partecipazione pluriennale alle proposte del programma estivo “Virtuosamente Assieme” organizzato dalla squadra di calcio Virtus Giudicariese. Oggi l’Associazione Area 51 può contare su molti soci e collaboratori, tra i quali oltre trenta sono istruttori, assistenti ai bagnanti e personale qualificato sempre disponibile ad ogni esigenza. Per ogni informazione su corsi, attività e progetti futuri i contatti sono Michele (3421068784) ed Adriano (3498490398) oppure ci si può rivolgere all’indirizzo mail asdarea51@yahoo.it. Per restare sempre aggiornati, è disponibile anche la pagina ufficiale su Facebook Area51.

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Si comunica che la vasca chiude 30 min. prima dell’orario di chiusura


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Caro Adelino, mi reco talvolta in città, un paio di volte al mese, non di più, ed ogni volta resto indignato per l’assoluta mancanza di parcheggi liberi, ci sono strisce blu ovunque, o paghi, o l’auto la lasci a Cadine e scendi in città in autostop. Eppure ho letto che c’è stata una sentenza della Cassazione che ha stabilito che un congruo numero di parcheggi gratuiti sia indispensabile per il buon funzionamento del sistema viabilistico di una città. Credo che oltretutto sia una questione di buon senso… Lucio

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Troppi parcheggi a pagamento Certo, ma il buon senso, ultimamente, soprattutto nell’ambito della burocrazia, è ormai una parola in disuso, totalmente dimenticata. Sembra che la giustificazione per i parcheggi a pagamento sia la solita: dovendo pagare, la gente non userà più le automobili, e farà sempre più ricorso ai servizi di trasporto urbano, evitando intasamenti, smog, ecc...ecc...Il che non è vero come dimostrano varie ricerche in proposito. Ultimamente poi in quel di Trento sono stati in molti a lamentarsi, troppa gente che arriva giornalmente in città, vie intasate e code in-

sopportabili, Trento, agli occhi dei suoi lamentosi abitanti, sembra essere diventata invivibile. Allora proviamo a spiegare la cosa. Da qualche anno assistiamo ad un accentramento di uffici pubblici, competenze, agenzie periferiche, persino i servizi sanitari ormai sono conglobati a Trento per gran parte, è ovvio quindi che il numero delle persone che scendono a Trento giornalmente sia aumentato non di poco e aumenterà sempre più in futuro, forse questo era sfuggito ai nostri lungimiranti amministratori. Naturalmente per risparmiare, hanno detto, ma

senza voler esser eccessivamente malizioso, ho l’impressione che tutta l’operazione sia stata solo un espediente economico studiato e voluto per favorire una città che stava per diventare un mortuorio: più gente arriva, più lavoreranno i commercianti, i ristoranti, i negozi, gli albergatori, aumenterà l’occupazione, e la città tornerà a sorridere. Fatta la legge trovato l’inganno! Chi se ne frega dei disagi causati ai valligiani, a quelli più lontani, alle partorienti in elicottero, ai disabili in autoambulanza, l’importante è che Trento ritorni ricca e benestante.

E quando una comunità è ricca e benestante, si sente in diritto di lamentarsi e chiedere che si intervenga per alleviarne i disagi. Ovvio, con i soldi di tutti, anche nostri. Ed allora ecco i parcheggi blu, a pagamento. Chi viene in città, paghi, altrimenti prenda la corriera. La corriera...si...il mantra del futuro! Così sembra pensarla la nostra elite (si fa per dire!) politico-amministrativa. Io aggiungerei tre piccoli dettagli. Primo: un automobilista paga la tassa di circolazione, se la paga gli sia consentito di circolare. E per circolare deve poter parcheggiare. Secondo:

La politica sembra un varietà televisivo

Una volta il mondo della politica veniva considerato un mondo magari grigio, melenso, tedioso, ma i personaggi della politica d’allora erano considerati persone serie. La potevano pensare anche diversamente, ma tutto sommato il loro comportamento era equilibrato. Ora il mondo politico sembra sempre più un varietà televisivo, non ci sono differenze. Vedere l’exploit di un comico o di certi politici è quasi la stessa cosa… Un vecchio democristiano Ehi...il mondo cambia e cambiano i comportamenti e i modi d’essere. La società non è im-

mutabile. Oggi in politica entrano un po’ tutti, giovani, meno giovani e giovani vecchi. E in parte la cosa non è male. Così la visione della società dovrebbe essere più aperta e più completa. Ma purtroppo, spesso, scendono in lizza anche improvvisatori e dilettanti allo sbaraglio che non sono sempre garanzia di buon governo, anzi. Le persone serie esistono oggi come ieri. Forse la vecchia politica garantiva la presenza di personaggi che partivano dal Consiglio Comunale o dal volontariato organizzato per poi giungere in Parlamento. Era così assicurato un minimo di competenza e di esperienza. Oggi taluni pretesi politici hanno si e no amministrato la bocciofila, eppure se

la menano alla grande e si dichiarano pronti a governare l’Italia. La vecchia politica purtroppo ha chiuso portandosi dietro le tare tipiche della politica: clientelismo e corruzione. La politica d’oggi non smette mai di stupire, non solo si è appropriata delle tare della vecchia politica, ma ne ha aggiunte altre anche peggiori. Fra un mese avremo le elezioni e così come stanno andando le cose, ne vedremo delle belle. Con ogni probabilità dovremo tornare alle urne per rivotare. Questo, per lo meno, con la vecchia politica, non era mai successo. Speriamo che il 4 marzo succeda un miracolo e si torni ad essere un Paese normale. E di normalità, ne avremmo davvero bisogno. (a.a.)

Movimento cinque stelle: vincitore per demeriti altrui Egr. Amistadi, a me sembra che il Movimento 5 Stelle sia bastonato con grande veemenza sia dalla destra che dalla sinistra: Ma ho l’impressione che si faccia il loro gioco, alla fine saranno i bastonatori ad uscirne becchi e bastonati… Alberto Parliamoci chiaro. Fin’ora il M5S quando ha conquistato la guida di una grande

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città, non è che abbia fatto una gran figura. Prima a Roma ha sfiorato il ridicolo, ma anche a Torino le cose non vanno meglio, addirittura si sono dimessi in blocco i revisori dei conti per le difficoltà riscontrate nel fare il loro lavoro. Di certo se le stesse cose fossero capitate in qualche altra città, Di Maio e compagni avrebbero scatenato un putiferio. A Roma la sindaca Raggi è riuscita a far rimpiangere le

amministrazioni precedenti, il che è tutto dire. Ciò non toglie che il M5s il 4 marzo possa avere un buon risul-

tato, e per capirci, non tanto per i suoi meriti, quanto per i demeriti delle forze politiche che hanno governato

negli ultimi anni. Io sono convinto che gli altri partiti non dovrebbero rincorrere le stramberie di Di Maio e Co.: c’è poco da guadagnarci, alzare i toni e raccontare bugie giorno e notte, per stare alla pari, potrà portare qualche titolo sui giornali e magari qualche comparsata in televisione, ma alla lunga, gli elettori sapranno scegliere il loglio dal grano... almeno lo spero! (a.a.)

la tariffa sia congrua, non un salasso. Terzo: e comunque in ogni zona devono essere previsti parcheggi gratuiti alternativi, magari in aree meno centrali o meno comode. E’ inaccettabile che l’unica possibilità di parcheggiare sia quella di pagare. La verità è che sulle strisce blu molte amministrazioni comunali, compresa Trento, riescono a crearsi un tesoretto di non poco conto. E così anch’io, quando scendo in città, e cerco un improbabile parcheggio, mi sento doppiamente becco e bastonato. Adelino Amistadi

Amistadi senti questa Ho avuto modo di vedere quanti e quali simboli di partito vengono depositati in questi giorni in vista della tornata elettorale. Da anni si parla dell’esigenza di avere meno schieramenti possibili per favorire la governabilità. Invece ci troviamo di fronte ad un casino di simboli. Roba da non credere…. Aldo Ormai il periodo elettorale è come un circo, se ne vedono di tutti i colori, e appaiono movimenti e i partiti che mai nessuno aveva sentito nominare. Incuriosito dalla tua domanda ho fatto una piccola ricerca: ho trovato il Movimento mamme nel mondo, i Forconi d’Italia, il Grande Nord che rivaleggia con la Lega, i 10 Volte Meglio, che puntano tutto sull’autostima, il Sacro Romano Impero liberale e cattolico, la Catena che unisce i commercianti ecc...ecc... Ci sono davvero elenchi di nomi impossibili. Che sia una questione di passione politica? Ma va la...è solo voglia di visibilità di qualche buontempone, che consapevole di non avere progetti né di avere una base elettorale, gioca alle elezioni, non si sa mai. E’ la parte un po’ farsesca del voto. E intanto si disperdono così migliaia di voti che se, invece, fossero usati per votare partiti reali e in lizza per vincere, potrebbero addirittura spostare gli equilibri. E’ giusto impegnarsi per cambiare la politica, ma confondere il periodo elettorale con il periodo di carnevale, è ridicolo e dannoso per tutti, soprattutto per il Paese. (a.a.)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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FEBBRAIO 2018

Giornale delle giudicarie febbraio 2018 definitivo  

giornale delle giudicarie febbraio 2018

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