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Mensile di informazione e di approfondimento

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EDITORIALE

Continua così, continua a stupirci... di Adelino Amistadi Il 13 marzo di quattro anni fa, alle otto di sera, dalla loggia di San Pietro, si affacciò il nuovo Papa. Nessuno lo conosceva, la Tv disse che era un argentino di origini italiane e un po’ tutti rimanemmo sorpresi e curiosi di capire con chi avremmo avuto a che fare negli anni a venire. Dal saluto e dalle sue prime parole si capì subito che si trattava di un papa particolare, che lo Spirito Santo aveva fatto ancora una volta un buon lavoro, e che l’elezione appena avvenuta rappresentava qualcosa di speciale sia per la Chiesa, sia per l’intera umanità. Un papa sudamericano, un papa gesuita, un papa che aveva scelto di chiamarsi semplicemente Francesco come uno dei più grandi santi della Chiesa, dimostrando grande coraggio e sfrontatezza. In questi primi quattro anni di pontificato papa Bergoglio ha mantenuto le promesse, sta scuotendo con forza la Chiesa da troppo tempo anchilosata e le coscienza, non sempre limpide, di tutto il mondo. Francesco ha dimostrato di essere un papa che irrompe nella comunità assopita da valori sempre più inquietanti, che interroga sé stesso, che interroga il credente e il non credente, che sorride a chi lo ama e a chi non lo ama. Anche a costo di suscitare perplessità dentro e fuori del perimetro cattolico. Continua a pag. 4

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ANNO 15 - APRILE 2017 - N. 4 - MENSILE

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

L’acqua resta nei fiumi Sarca e Chiese L’accordo prevede che i comuni rinuncino ad una parte dei canoni

A pagina 5

Appiccato il fuoco alla residenza per stranieri di Roncone

Il Trentino non si fa intimidire di Pierangelo Giovanetti

Alle pagine 27 e 28 Occupazione

Crisi lavoro in Giudicarie

A PAGINA 24

Attualità

L’Europa che verrà A PAGINA 22

POLITICA Riccadonna guida il Consorzio dei comui Pag. 4 COOPERAZIONE Fezzi: Aggiornare le regole e modernizzare il modello. Pag. 16 SANITÀ L’orgoglio ferito delle Rsa giudicariesi A pag. 6

Non sarà qualche imbecille, come coloro che l’altra notte hanno cosparso di benzina il portone di «Casa don Santo» che ospita un gruppo di stranieri a Roncone, a intimorire e infangare la comunità solidale e accogliente delle Giudicarie e del Trentino tutto, impegnato al meglio delle sue possibilità ad affrontare e governare un’emergenza umanitaria epocale. A pagina 28

Turismo

Bilanci ok per gli hotel

A PAGINA 8

Sport

Pirovano d’oro ai mondiali juniores

A PAGINA 35

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973


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Rassegna Stampa

APRILE 2017

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA MARZO 2017

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA

Debora Andreolli

Pinzolo - Nuovo resort ai Campicioi, accordo fra Provincia e Lefay Resort Dolomiti per un investimento privato di 60 milioni di euro - Novità importante in arrivo in Trentino sul fronte dell’offerta turistica di qualità. Provincia autonoma e rappresentanti sindacali hanno siglato un accordo negoziale con Lefay Resort Dolomiti s.r.l. di San Felice del Benaco (Bs). L’accordo riguarda l’investimento programmato dall’impresa della famiglia Leali per la realizzazione di un nuovo resort alberghiero di lusso a Pinzolo, sui terreni dell’area Campicioi. Con 3 milioni di risorse pubbliche vengono attivati investimenti privati per oltre 60 milioni di euro su un progetto che mette al centro la sostenibilità, non solo economica, ma anche ambientale e sociale e che avrà ricadute particolarmente positive sul piano occupazionale, con l’assunzione prevista di un centinaio di dipendenti. Pieve di Bono - Federica De Muzio ed Anna Bugna, due mamme locali, alla guida di Kioostudio l’agenzia di comunicazione nata in Valle del Chiese - È nata poco meno di cinque mesi fa ma vanta un’esperienza trentennale la nuova agenzia di comunicazione “Kioo Studio Srl” di Strada. Le due cose sembrano contrastare ma effettivamente questa nuova realtà locale, al cui timone ci sono due giovani mamme, Federica De Muzio di Creto ed Anna Bugna di Bersone, è nata grazie alla precedente esperienza acquisita dal team tecnico nel periodo lavorativo effettuato presso l’azienda ormai scomparsa Editel che, per anni, ha offerto un ottimo servizio a moltissime realtà economiche trentine ed extra provinciali. «L’idea – affermano De Muzio e Bugna – è quella di poter offrire un servizio di comunicazione adeguato pur essendo situati in una Valle periferica del Trentino. Il nostro principale obiettivo è quello di poter dimostrare che anche se non si è insediati in una Città si può competere sul mercato». Storo - Bilancio positivo per Agri 90. Aumentato di 500mila

euro il valore della produzione che supera quota 3 milioni e mezzo - Agri 90 non solo chiude in attivo (38.321,76 euro)ma nel 2016 ha ridotto i propri impegni bancari da 596.000 a 442.00 mila euro. Nel contempo anche il fenomeno della cosiddetta diabrotica (insetto che intacca le pannocchie) è da considerare sotto controllo seppur ora qualche timore resta per la drosofila. Ad annunciarlo il presidente Vigilio Giovanelli che, ricompattato alla annuale assemblea 75 dei 110 soci complessivamente iscritti nella cooperativa, ha poi sintetizzato i dati di bilancio: “L’aumento del valore della produzione passa da 3 milioni e 56 mila euro a 3 milioni e 531 mila euro. Il riscontro si ha nelle cifre riguardanti il conferimento dei soci il cui importo lievita da un milione e 677.000 a 2 milioni e 171.000 euro”. Soddisfazioni arrivano anche dalla vendita della polenta cotta, 90 quintali venduti nell’arco del 2016, e delle gallette, 18 mila confezioni in soli sei mesi. Ponte Arche, nuova vita per l’ex Masera tabacchi. Iniziati i lavori della biblioteca di valle delle Giudicarie Esteriori - È

terminato il conto alla rovescia per quanto riguarda la costruzione della nuova biblioteca di Ponte Arche, servizio che svolge un’importanza primaria per tutte le Giudicarie Esteriori. Sono infatti iniziati, dopo anni di trattative e colpi di scena i lavori all’ex Masera Tabacchi, scelta come nuova location per il polo bibliotecario di Comano Terme. Sito sul comune catastale di Poia, l’edificio-ora dismesso-è ben visibile agli utenti di via Cesare Battisti, visto che il luogo è corredato da un pannello descrittivo che riporta alcune tracce storiche della costruzione in via di ristrutturazione. Oltre alla porzione adibita a tale scopo, il resto dell’edificio verrà riconvertito a spazi commerciali o abitativi, in modo da ridare lustro al caseggiato che si affaccia sulla via principale del paese. Oltre all’innovazione architettonica, il progetto rappresenta una svolta sociale: la nuova biblioteca non sarà vista come mera “casa del libro”, funzione comunque importante, ma anche come vero e proprio polo culturale, che le Giudicarie Esteriori non possono ancora vantare. Il tutto con una spesa, a carico del Comune, inferiore ai due milioni di euro.

Il Consiglio dei Ministri riconosce alla Provincia le quote variabili 20062009 per 770 milioni - E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di Dpr riguardante gli arretrati spettanti alla Provincia per il periodo 2006-2009, in totale 770 milioni di euro, che verranno corrisposti in tre tranches corrispondenti alle quatto annualità. Nel 2017, quindi, verranno liquidati i crediti relativi alle prime due tranches, nel 2018 e 2019 quelli corrispondenti alle altre 2 tranches. “Non sono soldi nuovi - ha sottolineato il presidente Ugo Rossi - ma la decisione è importante sia perché per la riscossione dei crediti dallo Stato è necessario un atto come questo, sia anche perché testimonia del buon clima dei rapporti fra la Provincia autonoma e il Governo, in particolare con il viceministro Morando, con cui ci stiamo confrontando anche su altri temi analoghi, e che ringraziamo per la collaborazione”. Le quote variabili originariamente erano state istituite con lo scopo di adeguare anno per anno le finanze delle Province autonome al raggiungimento delle proprie finalità e all’esercizio delle proprie funzioni. Tali somme sono venute meno a seguito dell’introduzione delle norme, nel 2009, sul Federalismo fiscale e al conseguente Accordo di Milano, che ha stabilito un meccanismo diverso di finanziamento dell’Autonomia, interamente gestito dalla Provincia. Dal 2018 la voce relativa a questo tipo di arretrati andrà dunque ad esaurirsi. L’approvazione del decreto di oggi consente di confermare il volume complessivo delle entrate iscritte nel Bilancio 2017-2019, che già teneva conto di questi gettiti arretrati. Al Parco Adamello Brenta finanziamenti per oltre 2,8 milioni di euro per il 2017 - La giunta provinciale all’unanimità ha votato la delibera proposta dall’assessore provinciale all’ambiente Mauro Gilmozzi. In particolare, all’ente par-

co sono assegnati circa 2,29 milioni per le spese di funzionamento relative all’esercizio 2017, a cui si sommano altri 71,4 mila euro per maggiori oneri dovuti al rinnovo contrattuale valido per il biennio 2016/2017 e 500 mila euro per le spese di investimento previste nel 2017. Rinnovare insieme le politiche giovanili: l’assesora Sara Ferrari incontra i territori - Rovereto, Comano Terme, Cavalese, Borgo Valsugana, Cles: questi i centri che ospiteranno il calendario di incontri dell’assessora alle politiche giovanili Sara Ferrari, partito lunedì a palazzo Geremia a Trento. A dieci anni dalla prima Legge provinciale sui giovani (5/2007), l’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili ha organizzato sei appuntamenti con i territori. «Viviamo in un tempo in cui anche le condizioni di vita dei giovani cambiano di continuo e rapidamente. Dopo dieci anni di ottimi investimenti – sono le parole dell’assessora Ferrari – è necessario fermarsi, condividere quanto abbiamo realizzato e confrontarci per capire insieme come aggiornare i dispositivi messi in campo finora». E per fare questo è necessario un confronto con i territori, perché ogni revisione parta da presupposti reali e condivisi». L’obiettivo è fare il punto sulle risorse (umane, di know how prima che economiche), dare spazio a idee e novità non per creare nuovi vincoli bensì per fare tutti insieme un passo in più. Ascoltare le comunità in cui i giovani vivono la loro quotidianità, dialogare con loro, osservare quanto si sta realizzando sui territori per capire che cosa è prioritario nel Trentino di oggi, un passaggio imprescindibile per favorire processi sempre più costruttivi. Nasce da qui l’idea di questo percorso che attraversa tutta la Provincia con l’obiettivo di rinvigorire opportunità e così facendo permettere ai nostri ragazzi di sprigionare la loro energia,

capitale prezioso per loro stessi e per tutta la collettività. L’assessora Sara Ferrari sarà accompagnata dallo staff dell’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili, a partire dal dirigente Luciano Malfer; gli incontri prevedono un programma comune: Introduzione; A che punto siamo con le politiche giovanili; I piani giovani; L’alta formazione dei referenti tecnicoorganizzativi; I progetti promossi dall’incarico speciale per le politiche giovanili; Alcuni dati sulla condizione giovanile in provincia di Trento; La nuova legge sui giovani: scenari futuri e piano di lavoro. Borse di studio per i corsi di laurea triennale o specialistica in medicina e chirurgia - L’Opera universitaria ha aperto il bando di concorso per il conferimento di borse di studio, finanziate dalla Provincia autonoma di Trento, a favore di studenti residenti in provincia di Trento e frequentanti, nel corrente anno accademico 2016/2017, corsi di laurea triennale o specialistica biennale delle professioni dell’area sanitaria ovvero il corso di laurea in medicina e chirurgia. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata nel giorno 14 aprile 2017. Le modalità per la presentazione delle domande sono definite nel bando per il conferimento delle borse, approvato dall’Opera Universitaria di Trento, scaricabile dal sito internet www.operauni.tn.it. L’accesso alle borse è legato sia alla valutazione del merito del richiedente che alla condizione economica del nucleo familiare di appartenenza. Per informazioni e comunicazioni relative al bando stesso, i candidati possono rivolgersi allo Sportello Opera Universitaria a Trento (apertura dal lunedì al venerdì, orario 9.30-12.00 e mercoledì anche 14.00-16.00), in via della Malpensada, 140. Oppure i candidati possono rivolgersi, via telefono al seguente numero: 0461-217455.

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.


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Primo Piano

APRILE 2017

Il giudicariese Riccadonna subentra ad Alessandro Ceschi passato alla Federazione delle Cooperative

Marco Riccadonna è il nuovo direttore del Consorzio dei Comuni trentini La sua carriera professionale è molto intensa con diverse esperienze negli Uffici provinciali come funzionario esperto contabile e nelle Amministrazioni comunali nel ruolo di Segretario comunale. Già responsabile dell’Area Consulenza del Consorzio e Consiglio delle autonomie locali, nonché esperto in materia di finanza locale è in servizio presso il Consorzio da circa 15 anni. Il Presidente del Consorzio dei Comuni Paride Gianmoena spiega, in poche parole, la scelta: “Abbiamo scelto una risorsa interna di riconosciute capacità”. La nomina a direttore generale è arrivata per Riccadonna alla fine di un percorso che lo ha visto, nel 2002, entrare alle dipendenze del Consorzio come funzionario assegnato alla Rappresentanza Unitaria dei Comuni. Nel 2007 il CdA del Consorzio gli ha

Marco Riccadonna, giudicariese classe 1974, è il nuovo direttore del Consorzio dei Comuni e succede ad Alessandro Ceschi passato alla direzione della Federazione Trentina della Cooperazione. Una scelta di continuità, interna, che premia l’esperienza maturata da Riccadonna nell’isti-

tuzione. Marco Riccadonna, 43 anni, sposato, risiede oggi a Trento. Il suo percorso formativo include una Laurea in Economia e Commercio ottenuta nel 1999 presso l’Università di Trento, e metre 2002 si è abilitato alle funzioni di Segretario comunale.

assegnato la responsabilità dell’Area Consulenza giuridica e finanziaria della società, nonché dell’Area Consiglio delle autonomie locali: una lunga esperienza all’interno dell’istituzione alla quale si sono aggiunte esperienze dirette del lavoro dei comuni in veste di commissario straordinario dei comuni di Cavalese e Porte di Rendena. “Abbiamo scelto una risorsa interna, – ha affermato il presidente Paride Gianmoena - una persona che, nel corso degli anni di lavoro all’interno della struttura, ha dimostrato serietà e grandi capacità professionali, ma anche

so, garantirà un gioco di squadra, un aspetto che ha sempre contraddistinto la vita del Consorzio”. Una delle sfide future dell’ente che coordina e guida il lavoro congiunto dei comuni trentini è la grande riorganizzazione che segue agli intensi processi di fusione di questi anni, per il rodaggio di cambiamenti molto vicini alla popolazione e particolarmente sentiti dai cittadini. “Il Consorzio dei Comuni Trentini - ha sottolineato ancora il Presidente Gianmoena - è cresciuto notevolmente nell’erogazione di servizi e il Consiglio delle autonomie locali ha un ruolo strategico nel rapporto

Marco Riccadonna

organizzative ed umane. Contiamo molto sulla sua preparazione per affrontare una fase particolar-

mente importante per gli Enti Soci. Marco, insieme alla struttura che ha condiviso questo percor-

con la Provincia. Ambiti che il dottor Riccadonna conosce alla perfezione”. Soddisfazione da parte dei sindaci della vallata: “Orgogliosi che si tratti di un giudicariese che peraltro conosce bene sia per le sue origini ma anche per esperienza lavorativa la realtà amministrativa giudicariese” il primo commento a caldo. “È una sfida che accetto con entusiasmo e grande senso di responsabilità. – ha commentato il neo direttore Marco Riccadonna, all’annuncio della nomina – Ringrazio il CdA per questa notevole occasione di crescita. Il fatto di conoscere a fondo la struttura del Consorzio dei Comuni mi faciliterà nel lavoro, per altro ben condotto in questi 18 anni da Alessandro Ceschi. Il mio sarà un lavoro di squadra, in un organico ben rodato ed efficiente”. (R.G.)

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Papa Francesco s’è dimostrato un incendiario senza paura. Avversato dal fronte tradizionalista per le numerose aperture sulla morale, sui migranti, sulla persistente critica alla società occidentale, ha trovato nemici ovunque che gli hanno teso insidie e tresche d’ogni genere, ma è riuscito a farsi amare da milioni e milioni di persone che lo adorano. Dopo Giovanni Paolo II con lui abbiamo di nuovo un papa che sa smuovere le folle. Un papa diverso da tutti gli altri, non c’è che dire. Abituato a lottare nelle strade difficili dell’Argentina e poco uso ai salotti romani, va diritto alla meta. Francesco avvicina la Chiesa alla gente andando in strada, accarezzando i bambini, parlando con più gente possibile. Con quel suo sorriso sincero sembra volerti venire incontro, a regalarti una parola di conforto, una carezza d’incoraggiamento. Ha tolto, volutamente, ogni pomposità al suo ruolo: nessun orpello superfluo, evita i gioielli, gli anelloni d’altri tempi. E’ un uomo che appare semplice e credo che lo sia veramente. Credo sia spontaneo, ami essere diretto nei gesti e nel parlare sia con il credente, sia con il lai-

Continua così, continua a stupirci... co. Non fa differenze, per lui, siamo tutti uguali, siamo tutti figli di Dio. Mi ha sorpreso quando quest’estate faceva organizzare gite al mare per i numerosi senza tetto romani, quegli stessi che cercava di ospitare nei palazzi del Vaticano in attesa di una sistemazione. Gesti semplici di un uomo che conosce il mondo, la povertà, il dolore quotidiano. Ovunque vada, papa Francesco si fa amare, raccoglie centinaia di migliaia di persone osannanti. Perchè sa comunicare, sa toccare i tasti giusti, rappresenta una novità. Non si limita a predicare il Vangelo, lo vive fra la gente, nelle strade, ovunque. La Chiesa ricca e un po’ falsa, figlia di un passato aureo, fatto di porpore e ori, dimentica dei poveri e dei sofferenti, è lontana anni luce da questo Papa. Non so,

né voglio sapere cos’altro ci stia preparando ancora, ma non c’è dubbio che in questi pochi anni papa Francesco ha portato nella Chiesa cattolica un’ondata di verità e di autenticità che ha scosso le masse in tutto il mondo. Non bisogna però dimenticare che è il Papa e che ha un compito preciso che applica come crede. La religione rimane un dogma ben definito, ma avere un Pastore che ci fa credere in lui e nella forza del Cielo è qualcosa di magnifico. Ogni volta che lo vedo in televisione, mi commuovo: è forte questo papa, scuote i cervelli, sconvolge i sentimenti, ma la sua Chiesa rimane Cattolica più che mai. Non dimentichiamolo. Ottimo bilancio, papa Francesco, continua così, continua a stupirci.


Primo Piano

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La Provincia accetta il volere del territorio e stralcia l’accordo con Hydrodolomiti Energia

Scongiurata la riduzione dei deflussi minimi per la Sarca e il Chiese Per gli enti locali una riduzione di 20mila euro sui canoni percepiti di Denise Rocca Le acque di Chiese e Sarca non le toccherà nessuno. Si è risolto con una mediazione che ha lasciato intatti i maggiori fiumi giudicariesi il braccio di ferro fra amministratori locali e assessorato provinciale sulla questione dei Deflussi Minimi Vitali dei fiumi. L’assessore provinciale Mauro Gilmozzi è arrivato in Giudicarie con due proposte di mediazione sulla quesitone dei Deflussi Minimi Vitali dei fiumi che minacciava di chiedere ancora acqua alla Sarca e al Chiese, e gli amministratori locali hanno scelto quella più salvaguardante per i fiumi. Nessuna riduzione dei livelli delle acque, piuttosto una piccola rinuncia economica a fronte dei vantaggi di avere fiumi in salute per tanti settori, da quello ittico al turismo, che negli anni si sono sviluppati positivamente attorno alle acque e a vantaggio della qualità di vita dei residenti. “Una bella vittoria – commenta Giorgio Butterini, presidente della Comunità di Valle -, perché l’unità delle Giudicarie su questo tema ha portato la giunta provinciale, e va dato atto all’assessore Gilmozzzi di aver ascoltato e di essere stato disposto a fermarsi, a fare un passo indietro. Mai avremo pensato di ottenere tanto, quindi sono contento per il risultato e per il metodo di mediazione che, come nel caso dell’ospedale, ha portato ad un risultato positivo”. L’assessore Mauro Gilmozzi è salito in Giudicarie per un doppio incontro, prima una commissione che era stata formata per portare avanti l’istanza del territorio di non vedere ridotti i rilasci d’acqua nei due fiumi locali in favore di una maggiore produzione idroelettrica da parte di Hydrodolomiti Energia, e poi con una conferenza dei sindaci allargata

anche a rappresentanti dei due Bim del Sarca e del Chiese, del Parco Adamello Brenta, delle associazioni pescatori che per prime si sono mosse sulla questione in autunno, e del Cai. A suo tempo, in novembre, quando il caso Dmv scoppiò, si decise fra le parti di istituire una commissione formata da 4 rappresentanti, uno per ambito giudicariese, il presidente del Pnab, rappresentanti dei due Bim e il presidente e l’assessore all’ambiente della Comunità, ed è questa commissione che ha incontrato l’assessore per prima. Che la proposta fosse di gradimento del territorio si era percepito e la seconda riunione, più ampia, ha confermato che un accordo era fattibile. Le Giudicarie hanno lavorato unite sui Deflussi Minimi Vitali, quell’unità che spesso si invida ad altri territori trentini quando le cose in quelli si ottengono e nelle eternamen-

te divise Giudicarie ci si perde in beghe interne. Questa volta non è stato così, si è lavorato sui due fronti: a novembre 2016 la prima riunione sulla questione, a sollevare l’importanza della cosa le associazioni pescatori locali che hanno sentito le proprie amministrazioni e i sindaci hanno partecipato all’incontro uscendone con il pensiero che quello che si proponeva non fosse un accordo positivo per le Giudicarie e il loro sviluppo. Sul fronte provinciale, intanto, sui Dmv ha avviato un’opera di mediazione il consigliere Mario Tonina: un lungo lavoro sfociato in una question time al consiglio provinciale a inizio marzo. “Si tratta di un tema delicato – ha argomentato il consigliere dell’Upt, guardando già alla rinegoziazione degli accordi per lo sfruttamento idroelettrico, ormai dietro l’angolo - che deve essere condiviso attraverso un confronto serio

con quanti sono a diverso titolo coinvolti. Quello dell’uso delle acque è un tema che va affrontato fin da ora in vista della scadenza delle concessioni e che non deve essere accantonato; dobbiamo anzi cogliere l’occasione per guardare anche più in là del 2020. Ricordiamoci che gli usi che si possono fare delle acque sono diversi; dobbiamo esserne consapevoli e, proprio a questo proposito, va fatto un ragionamento approfondito al fine di fare delle scelte che siano le migliori possibili, sia per la tutela dell’ambiente che per la fruibilità a fini turistici e per lo scopo idroelettrico”. Al di là dei numeri delle riduzioni e delle cifre legate ad esse, la questione delle acque è di approccio al turismo, alla fruibilità e alla qualità di vita di un territorio. “L’acqua è, e sarà, un bene sempre più prezioso – ha concluso Tonina - così come l’am-

biente che caratterizza il Trentino e la nostra logica quindi non può che essere quella di trovare il giusto equilibrio nell’uso delle acque”. Si è infine arrivati alla riunione definitiva, qualche settimana fa, in Comunità delle Giudicarie. L’assessore Mauro Gilmozzi è arrivato ad incontrare i rappresentanti delle amministrazioni e degli enti giudicariesi con due proposte: una prevedeva una riduzione percentuale minore dei rilasci rispetto a quella presentata a novembre, l’altra prevedeva di non intaccare in alcun modo il valore ambientale indennizzando però Hydrodolomiti Energia di una parte dei canoni. La proposta economica è quella di una riduzione complessiva dei canoni per le Valli Giudicarie di 534.000 euro, così suddivisi: 212.196 euro per l’Alto Sarca, 180.688 per il Chiese e 141.416 per il Basso Sarca. Si tratta, stimando con una semplice divi-

sioe senza tenere conto di tutte le dovute proporzioni fra i vari comuni che hanno canoni e quote diverse, di circa 20.000 euro in meno ad ente rispetto ai canoni attualmente percepiti. Di fatto si risparmia l’acqua dei fiumi giudicariesi e si paga un indennizzo – di scarsa incisione sulle casse comunali - alle società idroelettriche che, come previsto nel 2009 quando i Deflussi Minimi Vitali furono alzati ai livelli attuali, avrebbero dovuto avere un ridimensionamento al rialzo dell’acqua a loro disposizione. D’altronde il documento che avevano firmato i sindaci locali e inviato in Provincia all’indomani della paventata riduzione dei Dmv non lasciava spazio ad una trattativa sulla riduzione dei Deflussi Minimi Vitali e, in coerenza con quanto difeso e dichiarato fino ad oggi, la maggioranza dei primi cittadini giudicariesi ha preferito privilegiare l’ambiente rinunciando ad una parte dei canoni ambientali versati da Hydrodolomiti in cambio dello sfruttamento idroelettrico dei fiumi locali. “Abbiamo difeso il principio che l’acqua non va toccata – conclude il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini - però ho richiamato i sindaci ad una considerazione molto oggettiva rispetto a questa piccola rinuncia che ci è chiesta in ragione del fatto che il valore dell’energia è passato da 90 a 42 euro a megawatt, meno della metà rispetto al passato. Penso valga questa piccola rinuncia economica il nostro ambiente”.

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Sanità

APRILE 2017

Da anni attivati progetti di razionalizzazione fra le case di riposo della valle

L’orgoglio ferito delle case di riposo giudicariesi Giovanni Antolini, direttore di Pieve di Bono: “il sistema delle case di riposo è un gioiellino che si vuole buttare all’aria” Anni di lavoro e miglioramenti per creare un gioiellino e ora si vuole buttare tutto all’aria”. Intanto, c’è un problema geografico, nelle vaste Giudcarie, si devono fare sempre i conti con i chilometri: da Pinzolo a Storo, per dire le due case di riposo agli antipodi, ci sono poco meno di una cinquantina di chilometri. Ma ne fanno soprattutto una questione di qualità del servizio, le case di riposo locali: “Per noi è l’efficacia del servizio che deve funzionare – ribadisce Angela Collotta, presidente dell’Apsp di Storo - lavoriamo con persone anziane, psicologicamente e fisicamente più fragili. Vanno accudite in modo personalizzato, l’efficienza che si propone di attuare, non dando per scontato che poi si ottenga, va a detrimento dell’efficacia del servizio. Il servizio che ora è personalizzato sulla base degli ospiti che si hanno e che varia secondo le necessità degli ospiti che ci sono. Se tutto deve essere gestito in un’unica struttura, al di fuori singole strutture che, quindi, diventeranno dei semplici reparti, questo verrà perso. Una delle eccellenze che sono state riconosciute al nostro servizio di assistenza agli anziani si perderà”.

di Denise Rocca C’è amarezza, preoccupazione, e in fondo non si capiscono bene le motivazioni delle scelte che si stanno portando avanti a livello provinciale, fra i vertici delle sei case di riposo locali giudicariesi. “La revisione del welfare non passa solo attra-

verso le Apsp – spiega Giovanni Antolini, direttore dell’Apsp di Pieve di Bono - ma deve essere una rivisitazione che riguarda l’intera compagine dei servizi territoriali. Quelli residenziali e semi-residenziali sono i più efficienti e più efficaci. Perché partire da qui?

La proposta alternativa Riforma del welfare? Sacrosanta, ma non buttando via quello che le case di riposo giudicariesi stanno già facendo da anni. E’ questo, in sintesi, il pensiero dei vertici delle locali Apsp. “Se favorissero invece il lavoro comune delle case di riposo – argomenta Antonio Cozzio, presidente dell’Apsp di Spiazzo – invece di proporre uno sconvolgimento tale, neanche ben declinato nel documento che ci è stato consegnato, si otterrebbero risultati migliori. Per step, se viene favorita la collaborazione tra case di riposo, si potrà anche in futuro arrivare a delle fusioni, per ambito però non creandone una sola”. Dal 2013 le case riposo di Pinzolo, Bleggio Superiore e Spiazzo, anticipando i tempi, hanno avviato un processo di sinergia. Anzitutto, con una formazione: con due docenti della Facoltà di Economia di Trento, Loris Gaio e Paolo Maggioni, si è esplorata la possibilità di mettere in

comune dei servizi e con un lavoro di analisi e discussione durato un anno si è arrivati, nel 2015, ad approvare nei tre consigli di amministrazione il “Progetto per il miglioramento e la razionalizzazione delle attività gestionali” all’interno delle tre case di riposo. In particolare in quattro ambiti: ambito sanitario, amministrativo, direzionale e l’ufficio personale. In questo momento, fra le tre case di riposo c’è già un coordinatore

unico in ambito sanitario, dal punto di vista amministrativo Spiazzo e Pinzolo condividono un solo direttore e nel futuro si punta ad unificarlo anche con Bleggio Superiore, il lavoro sull’istituzione di un unico ufficio acquisti e di un unico ufficio paghe si sta portando avanti. Nel documento approvato si parlava di un triennio, ragionevolmente, per arrivare a realizzare i propositi approvati, e l’iter sta procedendo regolarmente.

Anche nella bassa valle le tre case di riposo della Valle del Chiese hanno attivato strette collaborazioni: da una decina di anni si sono unificati la formazione al personale e il sistema qualità; nel 2008-10 proprio le tre case di Condino, Storo e Pieve di Bono sono state le precorritrici nel fare appalti di esternalizzazione dei servizi congiunti. A fronte di rette che sono fra le più basse in Provincia, si fa-

tica a capire le motivazioni di un cambio che appare, in questa fase di analisi, molto svantaggioso e complesso per una vallata come le Giudicarie che vedrebbe tutto questo sforzo di coordinamento, a fronte di una qualità del servizio offerto riconosciuta sia da sondaggi interni che da certificazioni medio-alta, svanire davanti all’istituzione di un’agenza unica, probabilmente per opportunità geografica a Tione, che si andrebbe a costruire da zero. Perché una riforma in questa direzione, proposta dalla Provincia quindi a fronte di un settore che appare funzionare? “Probabilmente – ipotizza il direttore della Apsp di Pieve di Bono Antolini, in passato dirigente nell’azienda sanitaria – si risponde ad un’esigenza di unificare la governance da parte dell’apparato burocratico provinciale. Così come si è fatto con le Usl: senza dubbio si è semplificato l’apparato burocratico, ma non si può fare la stessa cosa con i servizi alle persone. Il welfare ha bisogno di vicinanza, non di standardizzazione”.

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 15 n° 4 aprile 2017 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Denise Rocca

AVVISO DI SELEZIONE

Comitato di redazione: Matteo Ciaghi, Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Denise Rocca

AVVISO DI SELEZIONE PUBBLICA PER LA COPERTURA DI UN POSTO DI “COLLABORATORE TECNICO AMMINISTRATIVO”

Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Francesco Brunelli, Alberto Carli, Umberto Fedrizzi , Enrico Gasperi, Marco Maestri, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti

Inquadramento secondo il C.C.N.L. Gas Acqua.

Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it

TERMINE DI PRESENTAZIONE DOMANDE ORE 12.00 DEL 21 Aprile 2017

Si richiede: 1. diploma di maturità o di diploma di laurea;

Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it

L’avviso di selezione completo è pubblicato sul sito internet della Società.

Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 31 marzo 2017 da Sie Spa - Trento

Per ritirare l’avviso o per informazioni rivolgersi presso la Giudicarie Spa, Via Stenico 11– Tel. 0465 321066 dal lunedì al venerdì nel seguente orario 8.30-12.00.

Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

Tione di Trento, 04/04/2017 Il Presidente – Luca Scalfi


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Economia

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Bilanci positivi per il settore turistico di Campiglio, Pinzolo e Rendena L’analisi commissionata dalle Casse Rurali di Pinzolo e Adamello Brenta genera una riflessione congiunta da parte degli operatori del settore

A differenza di quanto si potrebbe pensare, nonostante precipitazioni ai minimi storici e temperature sempre ben oltre la media stagionale, il bilancio positivo dell’ultima stagione invernale ha rasserenato gli animi dei molti operatori presenti. Il Presidente della Cassa Rurale di Pinzolo, Roberto Simoni, ha sottolineato l’importanza dell’economia turistica per tutta la valle, mentre la Presidente della Cassa Rurale Adamello Brenta, Monia Bonenti, ha voluto evidenziare il ruolo centrale delle risorse ambientali e la loro valorizzazione per lo sviluppo dell’intera economia locale. Dai dati emerge una situazione sostanzialmente positiva con un consolidamento del trend positivo di questi ultimi anni. Dati che creano fiducia nel futuro in un settore che, nonostante la grave crisi economica degli ultimi anni, può mostrare numeri favorevoli e soprattutto presenta margini di miglioramento che possono essere raggiunti con una strategia comune. Per l’APT Madonna di Campiglio-Pinzolo-Val Rendena, Matteo Bonapace ha illustrato i dati delle presenze nella stagione invernale 2015/16: oltre 670 mila, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente e del 15% nell’ultimo decennio. Se prendiamo in considerazione l’intero anno, l’aumento delle presenze è del 6,2%, rispetto al 2,9% del Trentino. Aumento consistente anche dei

di Enzo Ballardini “C’era una volta la neve” è questo il titolo allarmante che è stato dato all’annuale riunione promossa dalle Casse Rurali di Pinzolo e Adamello Brenta, giunta alla sesta edizione, nel corso della quale sono stati presentati i dati aggiornati del settore turistico in Trentino ed in particolare in Val Ren-

ricavi +4,7% e del margine, +7,6%. Per quanto riguarda la provenienza dei turisti assistiamo ad un aumento degli stranieri che sono oltre il 40% (dieci anni fa erano il 26%). Il dato positivo è che negli ultimi anni aumentano numericamente anche gli italiani che sono un po’ meno del 60% (teniamo conto che 10 anni fa erano il 73% ma con numeri quasi uguali agli attuali circa 400.000 presenze). Dal campione di hotel analizzato in Val Rendena emerge che il tasso di occupazione degli alberghi è inferiore rispetto alla media del Trentino (58% contro il 65% Trentino) ma con dati sicuramente migliori per gli hotel a 4 stelle rispetto alle categorie inferiori (10 punti

dena, Pinzolo e Madonna di Campiglio. Lo studio redatto dalla società Scouting-Finanza per l’impresa, presentato da Alessandro Antoniolli, analista di Cassa Centrale Banca, prende in esame un campione di 354 alberghi degli otto principali ambiti turistici del Trentino. il 45% dell’offerta turistica, ha posto l’accento sulle problematiche che in futuro potrebbero avere ripercussioni negative. Già oggi, a causa del riscaldamento globale, le piste da sci per avere un innevamento minimo di oltre 100 giorni all’anno dovrebbero essere collocate sopra i 1.500 metri, considerando inoltre che per ogni grado di aumento tale limite si innalza di 200 metri. Secondo la docente il mercato dello sci è un mercato maturo e già ora oltre il 40% dei turisti delle località invernali non scia. C’è quindi la necessità

percentuali in più). La professoressa Maria Della Lucia, docente dell’Università di Trento, dopo aver illustrato i dati mon-

diali del turismo legato allo sci, che coinvolge oltre 400 milioni di sciatori e che vede nelle Alpi il maggior mercato mondiale con quasi

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di studiare strategie di sviluppo turistico che non siano basate solo sul modello “total ski”. Queste valutazioni hanno dato il pretesto al direttore delle Funivie di Campiglio, Francesco Bosco, per fornire alcuni dati che confutano la tesi esposta. Secondo Bosco il mercato dello sci gode di un trend positivo e ha ancora un futuro positivo, opinione confermata dai dati del bilancio delle Funivie che negli ultimi otto anni è aumentato di oltre il 30% nonostante la pesantissima crisi che coinvolge l’economia, in particolare quella italiana. In questa stagione invernale i dati sono stati ancora migliori della precedente: in 110 giorni a Campiglio è stato superato il traguardo di 1 milione di primi ingressi agli impianti, nonostante un inverno con scarsissime precipitazioni. La qualità delle piste è stata

ottima in conseguenza degli investimenti effettuati negli anni scorsi, in particolare grazie al laghetto Montagnoli che ha permesso in pochi giorni a dicembre di avere la disponibilità di acqua per un innevamento perfetto. Secondo Bosco: “Al momento attuale alternative vere allo sci non ce ne sono”. Servono al contrario investimenti ulteriori per garantire a Campiglio di rimanere agli stessi livelli qualitativi delle altre stazioni turistiche alpine. Per oltre 50 giorni di quest’inverno sulle piste di Campiglio erano presenti più di 12.000 sciatori, troppi per gli impianti e le piste esistenti. Per garantire condizioni ottimali, senza code e troppe persone, sarà necessario pensare ad un aumento del demanio sciabile. I turisti gradiscono piste sempre più larghe e caroselli sciistici di maggiori dimensioni come si può constatare a livello delle migliori aree turistiche alpine, una questione che secondo Bosco va posta come obiettivo per i prossimi anni se si vuole garantire un futuro a questo settore. Maurizio Rossini, amministratore unico di Trentino Marketing, ha sottolineato con soddisfazione che “i risultati positivi di oggi sono il frutto di quello che è stato fatto negli anni scorsi”. I punti di forza della nostra proposta turistica (ambiente con le Dolomiti patrimonio dell’Umanità e Parco Adamello Brenta ma anche una ski area molto attraente e qualificata), non saranno da soli sufficienti in futuro. Nei prossimi anni saranno tutti gli operatori turistici, in particolare gli albergatori, ad avere un ruolo centrale nel far vivere agli ospiti momenti speciali in un ambiente unico. Le modalità di promozione delle offerte turistiche stanno cambiando radicalmente secondo Rossini. Tutti ormai si affidano allo smart phone e al digitale per decidere le proprie mete. E’ necessario quindi attivare una campagna informativa per far conoscere le nostre destinazioni e le nostre offerte. I social network, facebook e instagram, saranno sempre più importanti per diffondere storie fatte di immagini, filmati ed emozioni che possano attrarre un turista sempre più esigente.


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Attualità

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Il comitato dei proprietari degli appartamenti No tassa ingiusta: «Una patrimoniale iniqua e dannosa. 50 euro a posto letto è una richiesta incomprensibile»

Tassa di Soggiorno in Rendena, un ingiustificato balzello o un’occasione per un rilancio? Alimonta: «Siamo pronti a sederci attorno ad un tavolo con tutti i portatori di interesse per trovare delle scelte condivise per un progetto di promozione e valorizzazione dell’intera valle»

«La Giunta provinciale, previo parere della Comunità delle Giudicarie, - continua il Comitato- su incomprensibile richiesta dell’APT di Madonna di Campiglio, Pinzolo e Val Rendena, e con l’avvvallo delle amministrazioni senza l’ampio confronto necessario, ha deliberato la cifra massima di 50 euro a posto letto, contrariamente a tutte le altre APT del Trentino che sono rimaste a quota 25 euro». Una tassa di soggiorno definita ingiusta, iniqua e dannosa. «Ingiusta perché si tratta di una patrimoniale, non tanto mascherata, che si aggiunge all’IMIS e colpisce indiscriminatamente sia chi affitta sia chi non riesce ad affittare. Iniqua perché non valuta i diversi paesi all’interno della stessa valle, non é uguale alle altre zone turistiche del Trentino e la modalità di calcolo viene notevolmente differenziata tra strutture alberghiere, dove è legata alla presenza, e alloggi turistici

«Con un provvedimento di fine anno, passato quasi sotto silenzio, la Giunta Provinciale ha istituito per l’anno 2017 una sproporzionata tassa di soggiorno per gli appartamenti concessi in locazione ad uso turistico che dove è legata al posto letto, indipendentemente che sia occupato o meno. Dannosa perché la prevedibile diminuzione delle presenze, conseguente all’ aumento degli affitti, rischia di portarci fuori mercato rispetto ad altre zone del Trentino e indirettamente colpisce non solo il settore turistico ma anche quello commerciale». Una scelta sicuramente discutibile quella fatta dalla Pat di introdurre una tassa una tantum sui posti letto degli appartamenti che non può essere chiaramente pagata dal turista come avviene per le strutture alberghiere e che può mettere in difficoltà i proprietari di appartamenti soprattutto della bassa valle. Il dito viene puntato contro Apt e Provincia. Se da Trento l’assessore Dallapiccola

ci tiene a precisare che la scelta di portare da 25 a 50 euro la tassa di soggiorno per posto letto degli alloggi turistici «è stata fatta dall’Apt Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena e condivisa dai comuni della Valle e dalla Comunità delle Giudicarie», da Campiglio il Presidente dell’Apt Adriano Alimonta non si sottrae alle proprie respon-

varia da 25 euro all’anno per posto letto a ben 50 euro». Questa l’opinione del Comitato “No tassa ingiusta” nato a Pinzolo per protestare contro la tassa di soggiorno per gli alloggi turistici in Val Rendena.

sabilità: «Mi rendo conto che chiedere 50 euro possa essere una scelta impopolare e che per alcuni casi sia davvero una cifra importante, ma sono sicuro che se questo contributo e questo sforzo viene rapportato con quello che si può fare per lo sviluppo dell’intera valle, allora, sotto questa luce, può apparire in modo diverso. Con la revisione

della tassa di soggiorno sia degli alberghi, sia degli appartamenti turistici, la nostra Apt, se le presenze alberghiere seguiranno un andamento paragonabile a quello dello scorso anno, potrà avere a disposizione circa 300 mila euro in più: 200mila saranno introitati dagli alberghi, 100mila euro dagli appartamenti. Queste risorse saranno investite in servizi per gli ospiti. Si potrà pensare ad un progetto di sviluppo per tutta la valle ed è anche di questo che vorremmo parlare nell’incontro pubblico del 5 aprile». Alimonta si rende disponibile quindi ad un confronto con il Comitato e con i cittadini che non hanno gradito questa nuova imposta: «Ho rispetto verso il Comitato e verso le richieste che loro stanno portando

avanti. Allo stesso tempo credo che da questa situazione possa nascere qualcosa di importante perché avremmo la possibilità di confrontarci con una parte di operatori turistici con la quale purtroppo fino ad ora siamo riusciti a coinvolgere in modo marginale. Il mio auspicio pertanto è che diventi un’occasione per un confronto proficuo per il futuro…» e lascia intendere che qual ora dovesse emergere che la tassa di soggiorno per gli alloggi turistici fosse sproporzionata si potrà cercarla di correggerla il prossimo anno. Tenendo però presente «che la val Rendena ha bisogno di un rilancio. Con queste risorse aggiuntive si potrebbe dare l’avvio ad un progetto condiviso che riesca a proporre e a diversificare i prodotti offerti dalla Val Rendena in modo deciso e appetibile». Ma per poterlo fare «serve essere tutti compatti e che ognuno faccia la propria parte». M.C.


Attualità

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Crescono del 6% i pacchetti turistici legati al settore ittico

Sarca e Chiese tra pesca e turismo Per il 2017 nuove riserve, book fotografici e promozioni Fare della pesca uno dei principali propulsori del turismo in valle: questo l’obiettivo che, da ormai qualche anno, si sono prefissati Comunità delle Giudicarie, Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali, Apt Madonna di Campiglio-Pinzolo-Val Rendena, Apt Terme di Comano Dolomiti di Brenta, Consorzio Turistico Valle del Chiese, Associazione Pescatori Alto Sarca e Alto Chiese. Da questo punto di vista, i numeri sono incoraggianti, lo confermano i dati della passata stagione: in percentuale il numero di permessi ospite venduti rispetto all’anno precedente (2015) è cresciuto del 7,38%, mentre è del 6% la crescita dei pacchetti turistici offerti ai pescatori che si recano in valle per trascorrere le loro vacanze in compagnia di trote e salmerini. Estremamente gratificante per l’Associazione Pescatori Alto Sarca il dato relativo al numero di soci, in costante aumento (così come per l’Associazione Pescatori Alto Chiese), e al numero di visite del sito internet, più che raddoppiate nel corso del 2016. Particolarmente significativo infine il dato sul numero di permessi “no-kill” venduti durante la passata stagione, che raggiungono addirittura il 60%

di Umberto Fedrizzi

Si è ufficialmente aperta lo scorso 26 febbraio la nuova stagione di pesca sulle rive della Sarca e del Chiese. Una stagione che si preannuncia ricca di novità e di sorprese per i tanti pescatori, locali e non, che ogni anno scelgono le Giudicarie per dedicarsi alla loro passione. E non a torto: la bellezza natu-

del totale (nel 2015, si attestavano attorno al 48%). Un traguardo storico, che fotografa l’evoluzione della pesca nel corso degli ultimi anni: ormai appare chiaro che chi si dedica a questa disciplina lo fa più per passione e per divertimento, che non per portare a casa qualche trota da cucinare. Alla crescita del fenomeno “no-kill” hanno contribuito gli sforzi delle Associazioni Pescatori Alto Sarca ed Alto Chiese, soprattutto attraver-

so l’istituzione di zone pensate solo ed esclusivamente per questa specialità “catch & release”. Il vantaggio è duplice, sia per i pesci, sia per i pescatori: da un lato infatti si mantengono stabili le popolazioni di trote selvatiche, che in questi luoghi possono crescere e riprodursi liberamente; dall’altro si offre ai pescatori a mosca non interessati a fare cestino la possibilità di gettare la lenza in zone molto meno disturbate, dove non

ralistica del territorio, la ricchezza della fauna ittica locale e la qualità dei servizi che ormai da anni vengono offerti ai tanti appassionati fanno della Sarca e del Chiese veri e propri paradisi della pesca, scelti anche per ospitare prestigiosi eventi agonistici internazionali.

mancano esemplari di grossa taglia. Più in generale, le cifre sopra riportate confermano la crescita del fenomeno pesca, anche e soprattutto in chiave turistica. “Basti pensare - ricorda Emilio Fedrizzi, presidente dell’Associazione Pescatori Alto Sarca - che questo movimento genera quasi un milione di euro di indotto sul territorio e non solo tra le strutture convenzionate”. Anche Dino Zocchi, pre-

sidente dell’Associazione Pescatori Alto Chiese, non nasconde la sua soddisfazione per gli importanti traguardi raggiunti: “I numeri parlano chiaro: cominciamo a vedere i risultati di un lavoro che per noi è cominciato tre anni fa e questo ci dà incoraggiamento per proseguire”. Della stessa opinione è Redi Pollini, direttore del Consorzio Turistico: “La stagione passata è stata estremamente positiva e anche la corrente stagione 2017 è iniziata ottimamente”. Per il futuro si punta soprattutto al “mercato” estero, Austria e Germania in primis, attraverso inserzioni promozionali su alcune riviste tedesche di settore. Sempre a fini promozionali verrà pubblicato in questi mesi un book fotografico, da distribuire anche in occasione delle numerose fiere specializzate di settore, sulla pesca in Alto Sarca e Chiese, con l’intento di far conoscere ad un pubblico sempre più vasto di appassionati la bellezza delle Giudicarie e le tante opportunità che offro-

no ai visitatori. Tra le altre cose, nel corso della prossima estate, saranno realizzate lungo l’Alto Sarca due casette per la sosta dei pescatori, che potranno essere utilizzate anche come riparo dalle intemperie. Ma le novità non finiscono qui. L’Associazione Pescatori Alto Sarca ha annunciato l’apertura di due nuove riserve sulla Sarca: Isol, dal ponte di Preore per 800 metri fino alla seconda traversa e Val Genova Alta, per circa 2 km nei pressi del Rifugio Stella Alpina. Anche sul Chiese verranno inaugurate due nuove zone “no-kill”: tra Morandino e Boazzo e tra Boazzo e Bissina. “Importante ricordare - aggiunge Dino Zocchi - gli sforzi fatti per la conservazione della fauna ittica locale. Da questo punto di vista, registriamo ad esempio un ottimo richiamo di temoli per la soddisfazione dei boschisti”. Anche per la stagione 2017 viene infine riproposta l’iniziativa “5+1”, valida per i permessi giornalieri “no-kill”, i permessi riserva e quelli per il lago di Nembia: consegnandone cinque alla sede dell’Associazione Pescatori Alto Sarca, si avrà diritto ad un permesso omaggio. Fra numeri consolidati e tante novità la stagione di pesca giudicariese è iniziata sulle ali dell’entusiasmo.


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Economia

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UnTrentino-AltoAdige da tenere unito Per ricucire il “los von Trient” del 1957 di Silvius Magnano e riportare l’intera regione all’unità che per secoli l’aveva caratterizzata, fino al novembre del 1918, dobbiamo ricorrere non al concetto di patria ma di “heimat”, che significa “la nostra casa”. Concetto che rievoca un territorio regionale unito che non conosceva i nazionalismi, ma la condivisione del lavoro e della fatica del vivere sulla montagna. Trentini che salivano a fare i muratori in Alto Adige e carpentieri, artisti del legno altoatesini, che scendevano a lavorare alle coperture dei tetti nei paesi trentini sono sempre esistiti. Basta leggere i diari dei garibaldini che, nel 1866 attraversando il confine del Caffaro, notarono subito le strane coperture “tirolesi” delle case nell’italiana Val del Chiese,

di Marco Zulberti

Il dibattito innescato da Antonio Scaglia sulla necessità di ritrovare un percorso comune per le province di Trento e Bolzano, all’interno della Regione, recuperando il secolare destino che le ha tenute unite nei secoli, ha innescato una serie di riflessioni importanti sull’effettiva natura della relazione esistente tra la popolazione italiana, tedesca e ladina. per capire come lo scambio artigianale all’interno della regionale fosse intenso. Per comprendere la naturale unità che caratterizza la nostra regione, basta leggere “Il confine”, uno degli ultimi libri di Sebastiano Vassalli, che affascinato dalla nostra terra, aveva ricostruito l’isolamento e lo sradicamento che avevano subito i sud-tirolesi, non solo dall’ideologia fascista, ma anche abbandonati a se stessi dalla stessa Germania nazista. Tra il 1918 e il 1945, la nostra regione ha così subito un tentativo di sradicamento

della nostra cultura montana, che ha colpito anche il Trentino. Pochi ricordano il tentativo di trasferimento anche in Trentino di tutte le proprietà delle comunità, le Asuc, al demanio statale. L’ostracismo contro le cooperative e le stesse bande musicali che sentivano troppo di socialismo di montagna, sostituite dalle fanfare militari e dai gerarchi con i fez. Vassallim con uno sguardo neutro da piemontese di Novara, approfondisce quest’abbandono subito dalle popolazioni tedesca e trentina e rileva come un vero confine, se

Recuperare la storicità sociale, culturale ed economica delle popolazioni del Trentino Alto Adige, vuol dire superare quei nazionalismi con cui nel primo dopoguerra tra il 1918 e il 1945, che ancora oggi riemergono come nel caso della toponomastica italiana, si è diviso in modo innaturale e ideologico una terra che secolarmente era sempre rimasta unita. mai fosse esistito, era da porre al limitare della pianura padana. Una terra nella quale le due popolazioni si sono compenetrate nei secoli, in pace, aiutandosi, l’uno con l’altro, da montanari fieri, orgogliosi ma anche ragionevoli di fronte alla necessità. Riportare le due province a dialogare rafforzando l’istituzione regionale deve essere un imperativo in cui i trentini devono smarcarsi dalle imposizioni della politica nazionale, per appoggiare su alcuni temi, come ad esempio la toponomastica, la popolazione

sud-tirolese. Nello stesso tempo i sud-tirolesi devono forzatamente riconsiderare come i trentini siano da sempre collegati alla loro economia e alla loro cultura. In un mondo in cui le nazioni sono sempre più deboli e gli assetti economici globali premiano i distretti, la nostra regione deve tornare a considerasi come un corpo unico, come un territorio che deve riprendere compattezza. Il tema della toponomastica potrebbe essere il primo di questi passi: nei toponimi si torni a quelli preesistenti al 1914, cancellando quel-

le imposizioni “fantasiose” di Achille Starace. Ma si dovrebbe andare oltre ripristinando i toponimi tedeschi, dove riconosciuti dalla storia, anche in Trentino: Trento era anche Trient. Non solo: i palazzi pubblici anche in Trentino, indicati in tedesco, e infine introdurre il patetino B al termine del corso di studi superiori anche in Trentino. Oltre alla maturità uno studente ottiene anche il patentino di tedesco utile per partecipare ai concorsi pubblici in tutta la regione. Queste possono apparire proposte estreme, ma se osserviamo anche l’emigrazione più recente in Germania dei nostri padri e dei fratelli più grandi, e dove si stanno dirigendo oggi i nostri figli forse qualche apertura in più sulla deriva del Trentino va obbligatoriamente fatta.


Comunità

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Il Bilancio pareggia a quasi 40 milioni di euro

Comunità delle Giudicarie Servizi e investimenti nel Bilancio 2017-19 Oltre 11 milioni di euro gli investimenti programmati nel triennio con i canoni aggiuntivi Rilevanti sono gli interventi nel settore dei servizi sociali, dell’ambiente e gestione dei rifiuti, dell’istruzione, del lavoro ed occupazione, dello sviluppo economico, mobilità e piste ciclabili. In cifre, il documento prevede capitoli di spesa per circa 39 milioni di euro, di cui circa 21,5 milioni destinati alle spese correnti e quasi 11 per quelle in conto capitale. Le voci di maggior peso riguardano la tutela ambientale (circa 8 milioni di euro per la gestione del servizio rifiuti e la discarica di Zuclo) e l’attività socio assistenziale (oltre 7 milioni e 650mila euro, destinati agli interventi di assistenza a domicilio e residenziale e di prevenzione sociale). Per l’assistenza scolastica previsti 2 milioni, con mense ed assegni di studio. “Il bilancio di previsione 2017-19 – sottolinea il Presidente della Comunità di Valle Giorgio Butterini – in piena coerenza con il programma di consigliatura, rappresenta anche un atto di pieno sviluppo e concretizzazione di attività, alla cui programmazione si è lavorato nel primo anno del mandato amministrativo. Essenzialmente quest’anno prenderanno corpo numerosi progetti, tutti volti ad offrire al territorio giudicariese strumenti e opportunità di crescita infrastrutturale, economica e sociale. Il 2017 sarà infatti l’anno di realizzazione delle piste ciclo pedonali; della progettazione degli interventi per il miglioramento della viabilità stradale; della realizzazione delle azioni innovative, contemplate nell’accordo di

S

i è tenuto recentemente il Consiglio della Comunità delle Giudicarie, con l’approvazione di diversi punti all’ordine del giorno fra i quali il più rilevante è il bilancio preventivo 2017-19. Il Bilancio di partnership sottoscritto anche da FBK; del nuovo piano sociale quadriennale; di iniziative dirette a promuovere l’imprenditorialità giovanile e alla valorizzazione del turismo. Ma quello in corso è anche l’anno in cui saremo chiamati ad essere molto presenti e auspicabilmente “protagonisti” in partite di rilevanza strategica per le Giudicarie e i Giudicariesi: dai temi del welfare e della sanità alla riforma delle RSA; dalla discussione sui deflussi minimi vitali ovvero i rilasci d’acqua subordinati alla produzione di energia elettrica, alla destinazione del “fondo strategico”, il budget riservato alle opere pubbliche comunali; dalla valutazione di investimenti di valore nevralgico come la metanizzazione della Rendena e delle Esteriori alle innovazioni nel merito dei sistemi di conferimento e smaltimento dei rifiuti”. Nell’ambito del lavoro e dell’occupazione trovano spazio i progetti relativi all’Intervento 19 per l’occupazione di operai disoccupati in lavori socialmente utili, complessivamente per quasi 350.000 euro con l’assunzione stagionale di una settantina di disoccupati. Importante il progetto con Fbk con l’obiettivo di costituire un “Laboratorio di servizi”, distribuito sul territorio, con tre ambiti di applicazione: nella Scuola, con l’istituzione di sessioni

previsione pareggia a 39 milioni di euro, una cifra che scaturisce dalla gestione dei servizi a favore del territorio nei diversi settori di competenza della Comunità e dalla pianificazione di investimenti straordinari.

La Giunta della Comunità delle Giudicarie

informative e di apprendimento e con la progettazione e l’avvio di un FabLab; nella Comunità di Valle e dei Comuni con l’utilizzo dei più recenti social media per favorire la comunicazione e il confronto con i cittadini, la predisposizione di un progetto di utilizzo delle videoconferenze, la diffusione dell’accesso da remoto per i dipendenti di Comuni e Comunità; nel Mondo economico con lo sviluppo di servizi per le imprese e per gli albergatori in modo da poter ricevere ed erogare servizi puntando sulle nuove tecnologie di comunicazione.

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Il Laboratorio prevede l’uso delle infrastrutture in fibra ottica realizzate da Trentino Network, gestite in prima persona per il mondo della Pubblica Amministrazione e con l’ausilio di operatori di telecomunicazione per quanto concerne le aziende o gli alberghi, per creare i presupposti di connettività in Banda Ultra Larga sulla quale far transitare i servizi sviluppati. Per quanto riguarda gli interventi di sviluppo economico-sociale-culturale, finanziati con i canoni aggiuntivi, è previsto uno stanziamento di 200mila

euro per il progetto “Turismo Giudicarie 2020” che prevede un’azione di marketing turistico per la valorizzazione di tutte le opportunità presenti in Giudicarie, in collaborazione con le ApT e i Consorzi Turistici. Rilevanti anche gli interventi a disposizione della Rete delle Riserve del Chiese e della Sarca e della Biosfera Alpi Ledrensi (130.000 euro annui) per il finanziamento di progetti di tutela e promozione dell’ambiente. Trovano quindi stanziamento 160.000 euro nel settore culturale e sportivo per la valorizzazione

di iniziative sovracomunali promosse dalle associazioni giudicariesi. Per gli interventi riferiti al progetto di completamento dei percorsi ciclopedonali, il Bilancio contempla spese ingenti ammontanti nel triennio a quasi 11milioni di euro, di cui 4 milioni con l’intervento dei Consorzi BIM del Chiese e del Sarca. Sempre in tale settore, anche nel 2017 verrà attivato il servizio di mobilità turistica e bici-bus per la Val Rendena e le Giudicarie Esteriori per il quale è prevista una spesa di circa 100mila euro. Il Bilancio, illustrato tecnicamente da Roberto Tonezzer, è stato approvato con dieci favorevoli e quattro voti di astensione da parte del gruppo di minoranza. Nel Bilancio è stato inserito anche il Fondo strategico territoriale che è stato costituito con il trasferimento da parte dei Comuni degli avanzi non utilizzati al termine dell’anno 2015. I criteri per l’utilizzo e il riparto di tale Fondo, che ammonta a 2,6 milioni di euro, e che sarà destinato a finanziare infrastrutture e opere pubbliche, sono stati già definiti con apposita intesa tra Comunità e Comuni e quindi può essere utilizzato immediatamente. (C.S.)


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Il Saltaro delle Giudicarie

APRILE 2017

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Un Saltaro a tutto campo Ora siamo entrati in primavera, non che le cose siano cambiate di molto, ancora freddo, e i prati sono ancora gialli dalla sete e dall’incuria, ma se i conti non sbagliano, è questione di qualche giorno poi la natura riprenderà il sorriso dei fiori, dei boschi verdeggianti e della gente che finalmente girerà vestita normalmente lasciando negli armadi quei “tabarroni”strampalati che d’inverno ci trasformano un po’ tutti in orsi umani, brutti, impacciati, e che cancellano forme e fattezze anche delle più belle opere del creato, donne o uomini che siano. Ma è d’uopo essere cauti, la prudenza non è mai troppa, e cosi i miei sodali si ritrovano dalla Maroca, ostessa dal sorriso sdentato, ma convincente, ancora intabarrati come andassero a spalar neve. Insieme fanno la loro dignitosa figura e, seduti sui panconi dell’osteria, sono pronti per la consueta bevuta e per la partitella pomeridiana, fatta di improperi, ragionamenti articolati di politica e di cose varie, incazzature, e non poca ironica malizia. Roba da vecchi s’intende, ma briciole di sapienza e di grande esperienza che in un mondo così frivolo e banale possono essere di grande aiuto per dare “sugo” alle loro vite dimenticate. Tra una bestemmia moderata e un’altra di poco conto è l’Abele che introduce la discussione. “Certo che fra febbraio e marzo i nostri politici ne hanno combinate di tutti i colori... non cambiano mai...Guarda quel Barater el voleva far el furbo...el credeva de farla franca...ma coma se fa a far en contratt per verghe i voti dei Schutzen.. neanca en Sicilia i le fa si grose….” “Roba da matti, adesso però s’è pentito e s’ è dato alle opere pie, fa volontariato...perdoniamolo anche noi, poverino, errore di gioventù...” sistema il ragionamento l’Archimede, il saggio che continua: “ Ma! Sono queste le cose che mettono in pericolo l’autonomia...come facciamo a giustificare la nostra diversità, il diritto ad essere autonomi?” Gli amici zittirono, non che avessero capito granchè, l’Archimede ha sempre il vizio di parlare difficile. E così la maestra Camilla

Evviva! Siamo fuori dall’inverno che quest’anno non è stato inverno, poca neve e un freddo cane, neanche i nostri lassù nell’Empireo avessero fatto

prende la parola per chiarire il concetto:“Se poi si legge che anche sui vitalizi si cerca di imbrogliare le carte, tagliamo, tagliamo e poi vien fuori che non s’è tagliato niente o quasi... ma che addirittura i nostri politici si son fatti pagare anche l’assicurazione sulla vita e sugli infortuni, altro che tagliare...anche queste sono brutte cose che ci fanno sempre più assomigliare agli altri... poi se diventeremo come i siculi, perché ci dovrebbero lasciare l’autonomia... secondo me è questione di poco, fra non molto saremo aggregati a Verona o a Brescia e buona notte...” “Bella questa, se ci mettono con Brescia, i bresciani ci portano via anche le formiche...” all’Osvaldo Caccola la cosa non va proprio giù. Il sindaco Filippo, che è appena entrato silente, allora interviene: “Ormai in Provincia non si sa più chi comanda e chi obbedisce, ogni giorno ce n’è una di nuova, lì se la fanno e se la mangiano. Varda con il punto nascite, a Tione è stato tolto, punto e basta. Quando l’han tolto a Cavalese è successo il finimondo, sfilate, sindaci, gente in piazza, tutti a protestare. E quel Zeni, l’assessore, che quasi quasi fa marcia indietro...Che Fiemme sia più importante delle Giudicarie, non mi sembra, forse è colpa nostra che non

abbiamo saputo difendere alla grande le nostre ragioni, son venuti, ci han chiuso il punto nascite e noi, sindaci compresi a raccontarcela, si...forse è giusto... bisogna puntare sulla sicurezza...tutte stupidaggini, se puntare sulla sicurezza è far nascere i nostri figli sugli elicotteri, poveri noi!” “Hai ragione sindaco, in Giudicarie non ci sono più amministratori e gente con i cog...” interviene spudorata l’Orsolina. “Eh già, dicono che ormai in Provincia comandino gli Assessori, i territori rappresentati in Giunta possono godere della massima protezione, quelli senza, cavoli loro... basta vedere, la Val di Non è super protetta, ospedale, strada, ferrovia, contributi a destra e a manca...” si scalda il sindaco Filippo. “Per forza sono i più poveri del Trentino, è apparso ancora in questo giorni sui giornali...”dice l’Osvaldo scoraggiato. “Quella è una bufala colossale, i nonesi sono i più ricchi dell’alta Italia, a Trento sono proprietari di mezza città, ma appaiono senza reddito, poverini, le mele non sono contate nei loro guadagni, eppure la Melinda distribuisce ogni anno centinaia di milioni...si vede che sono talmente poveri che neanche si accorgono dei milioni che ricevono...” sentenzia l’Abele. Sono un po’ tutti eccitati i miei sodali,

un patto con gli sceicchi per farci spendere di più in riscaldamento. Sarebbe un tradimento, ma ormai c’è da aspettarsi di tutto. hanno detto cose importanti, sul loro viso è evidente l’ansia del non sapersi spiegare certe cose. Cosa ci stia a fare il Consiglio Provinciale, non lo si capisce, se è la Giunta che detta legge. Almeno facessero le leggi, poveri consiglieri. Quelle poche proposte gridano vendetta al cielo. L’Archimede è più che mai diretto: “Stanno discutendo della legge sulla parità di genere come fosse la più importante per farci uscire dalla crisi. Poco importa che non ci sia lavoro, che le imprese chiudano, che i cantieri siano bloccati, che siamo sempre più poveri ( a parte i nonesi, s’intende!), non importa quel che dice la gente, adesso è importante modificare la legge elettorale: si possono dare due voti, e se si danno due voti uno dev’essere di genere maschile ed uno femminile. In barba alla democrazia e alla libertà d’espressione di voto….” “Ma chi è che ha avuto questa brillante idea?” chiede l’Abele. E L’Archimede: “Sono le salottiere del Pd, le loro donne con altre, lo scopo è evidente, vogliono favorire la loro rielezione il prossimo anno...è la stessa tiritera della Cogo, ai suoi tempi, in prossimità delle elezioni tirava sempre fuori la storia delle quote rosa... poi, se dovessimo valutare le donne in politica viste fin’ora in Trentino, eccettuate poche eccezioni, che dio ce ne guardi e liberi...” “Speriamo che i contrari, che sono molti, tengano duro...e che almeno il voto rimanga libero e senza condizionamenti!” chiude il sindaco Filippo. La cosa sembrava finisse lì, ognuno mugugnando per proprio conto, ma l’Evaristo, da poco comparso sulla scena, con la faccia biliosa di chi richiede sfogo immediato, prende la parola senza garbo e senza pudore: “Lasciatemi dire, dopo tutte le cose più che giuste che avete detto, a me sta sul gozzo la storia recente di un bambino affidato dal tribunale di Trento a due uomini gay, mi viene il brivido solo a pensarci, quelli non sanno cosa sia la mamma per un bambino...io lo so...mi è mancata nella mia

infanzia e non è stata più la stessa vita...porca miseria, sia chiaro: io non ci sto...è diritto fondamentale di un figlio avere una madre. Poche storie, non ci sono né leggi né sentenze che tengano, per me siamo al limite della perversione...Fecondazione assistita,unioni gay, tutto quello che volete, ma senza una madre un figlio non nasce e non deve vivere. La Costituzione garantisce i diritti di tutti ed in particolare dei più deboli. E la legge deve difenderli. Non violarli. Due genitori maschi, omosessuali, non fanno una mamma. E soprattutto non fanno un fi-

glio. E’ il suo diritto, di lui che non ha chiesto di venire al mondo, che va tutelato, non l’arbitrio di due che si fingono una famiglia senza madre. Egoismo, violenza, crudeltà. Immaginate Gesù con due Giuseppe senza Maria…..” A dir il vero l’Evaristo le cose le ha detto in modo più o meno colorato, intervallate da imprecazioni e maledizioni a destra e a manca, ma il succo era questo, riassunto in breve dal vostro Saltaro. Gran serata, quella di oggi, grandi ragionamenti, pieni di sale e pepe in dose giusta, sempre più orgoglioso dei suoi amici il vostro Saltaro condivide quasi tutto ed invita i suoi conterranei ad opportune riflessioni. Meditate giudicariesi, meditate...

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da circa un anno Poste Italiane ha sospeso la distribuzione tramite Postazone, la tariffa per la spedizione di posta non indirizzata con la quale veniva recapitato, fra gli altri, anche il Giornale delle Giudicarie in tutte le utenze del nostro territorio. Si tratta di un provvedimento che ha creato non pochi problemi per una realtà come la nostra, che basa proprio sulla capillarità e sulla copertura delle Giudicarie, uno dei motivi del suo successo, che dura da 12 anni. Questo non significa certo che il Giornale delle Giudicarie abdichi dal proprio ruolo di informazione locale porta a porta. Come avrete avuto già modo di apprezzare, cambiano, invece, le modalità di spedizione, che sono state affidate ad una cooperativa locale e che avranno comunque bisogno di un po’ di tempo per essere completamente rodate. In ogni caso il Giornale delle Giudicarie continuerà ad essere distribuito in 16.500 a tutte le utenze giudicariesi. Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


Attualità

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L’Ecomuseo e il Consorzio turistico del Chiese diventano un unico ente

L’Unione fa la forza La fusione delle due realtà nell’ottica di gestire meglio il complesso futuro del turismo, della promozione e della valorizzazione culturale della vallata L’Ecomuseo del Chiese, nato nel 2002, da allora ha sempre curato una propria progettazione fortemente radicata sul territorio e sulle sue potenzialità culturali, sviluppandola con attenzione e implementandola in quantità ed in qualità. Il Consorzio Turistico è nato qualche anno dopo, nel 2008, dalla fusione delle due realtà precedenti, il Consorzio Alta Val Giudicarie e il Consorzio del Chiese, anch’esso ampliando e migliorando gradualmente negli anni la sua mission di coordinamento e promozione all’intern di un ambito importante e in crescita nella vallata come quello turistico, una delle sfide più signfiicative per il futuro economico e sociale della Valle del Chiese. Sia l’Ecomuseo che il Consorzio turistico erano impegnati in senso ampio nel mondo del turismo e dell’animazione culturale, ognuno con obiettivi specifici ma convergenti nell’intenzione di creare per ospiti e residenti esperienze di qualità, mettendo in campo e valorizzando le tante risorse ambientali, culturali e sociali che il territorio offre, mettendo dove necessario le basi perchè fossero fonte di attrazione per i potenziali ospiti e fonte di benessere a tutto tondo per i residenti. La possibilità di promuovere unitariamente manifestazioni e attività è apparsa, con il rafforzarsi delle due realtà nel corso del tempo e della loro capacità di incisione sui processi avviati, come un’opportunità per una ulteriore importante crescita. L’idea di unire i due soggetti della vallata era già nell’aria da qualche anno; da tempo, infatti, si ponderava una possibile forma di fusione che potesse moltiplicare la forza propulsiva delle iniziative di stampo culturale e turistico per il territorio della Valle del Chiese. Oggi i tempi si sono rivelati maturi: ai sensi di una norma di legge provinciale gli Ecomusei avrebbero dovuto definirsi come soggetti giuridici con requisiti

L’Ecomuseo della Valle del Chiese e il Consorzio Turistico del Chiese (CT) si stanno fondendo in un unico ente per essere ancora più efficienti ed efficaci nella valorizzazione e promozione delle potenzialità del territorio chiesano. Una novità quella

che interessa due enti dalla spiccata funzioe coordinatrice e di guida che impatterà su tanti attori economici e realtà di volontariato che a vario titolo gravitano attorno al grande mondo del turismo, della cultura e dello sport.

specifici, così da diventare enti autonomi e strutturati, entro il dodici febbraio scorso, muniti dunque di statuti e un complesso di norme che ne regolamentassero il funzionamento, la composizione e tutti quei dettagli in grado di farne realtà complesse e attrezzate ad affrontare il futuro in maniera più solida. Davanti alla contingenza normativa e temporale che si è presentata, i sindaci della Valle del Chiese ed il presidente del B.I.M. del Chiese che sono i fondatori e soci dell’Ecomuseo, hanno riportato in sede di riesame l’idea di arrivare all’unione delle due realtà operanti fino ad oggi in contemporanea sul territorio. L’analisi degli elementi in campo e la loro valutazione hanno condotto Sindaci e presidente del B.I.M. alla decisa maturazione della proposta di assorbimento dell’Ecomuseo nel Consorzio turistico, proposta che è stata in breve tempo consegnata ai responsabili dei due Enti.

Tale proposta, maturata in questo tempo di fusioni (il Chiese è passato in un anno da 14 a 7 comuni) si pone l’obiettivo di evitare la proliferazione di soggetti e di favorire, invece, un accorpamento che permetta di promuovere una visione unitaria della strategia turistica, di animazione e promozionale della vallata, un uso delle risorse economiche mirato e razionale oltre allo sviluppo di dinamiche e processi innovativi al servizio della Valle del Chiese. L’operazione di fusione, con un processo partecipato e condiviso portato avanti nei giusti tempi da entrambe le realtà e dalle amministrazioni locali, è in corso in queste settimane con la deliberazione favorevole dei rispettivi organi direttivi. L’Assemblea del Consorzio turistico, fissata per il 10 aprile, sancirà la conclusione del processo unificatorio. Con soddisfazione dichiarata, tutti gli attori coinvolti hanno condiviso l’obiettivo di creare un contesto in cui siano chiare non solo le finalità progettuali e promozionali nei diversi campi, ma sia anche agevole favorire l’utilizzo delle risorse umane e di know how in una maniera il più possibile efficace. Il personale e le attività dell’Ecomuseo passeranno in toto al Consorzio turistico del Chiese che si strutturerà con una sezione dedicata alle attività ecomuseali, le quali verranno promosse, progettate e realizzate all’interno di un programma unitario che assicurerà unitarietà di visioni e razionalizzazione nell’uso delle risorse presenti. E’ una nuova sfida che la Valle del Chiese si è data. Raggiungere i risultati auspicati e attesi, di maggiore efficacia ed efficienza mantenendo però una qualità elevata come entrambe le entità hanno saputo fare in questi anni, sarà compito di tutti gli attori in campo.

I Comuni della Valle del Chiese, attraverso il Consorzio, mettono in condivisione le giuste risorse per lo sviluppo sociale, economico e culturale del nostro territorio attuato attraverso numerosi progetti: Sovracomunalità, Contributi, Piani di zonizzazione acustica, Certificazioni ambientali, P.R.I.C., P.A.E.S., Progetto Legno, Energie rinnovabili, E.S.C.O. BIM e Comuni del Chiese S.p.A., Centro Studi Judicaria, Consorzio Turistico ed Ecomuseo della Valle del Chiese, Case di riposo, Intervento 19, Fotovoltaici, Agricoltura, Filiera del legno, Piano giovani di zona, Borse di studio, Grest estivi, Sistema bibliotecario di valle, Lavagne LIM, Sport, SGM e Scuole materne.

CONTATTI: Via O. Baratieri, 11 - 38083 Borgo Chiese (TN) - tel. 0465/621048 - fax 0465/621720 segreteria@bimchiese.tn.it - bimchiese@bimchiese.tn.it - www.bimchiese.tn.it


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Cooperazione

APRILE 2017

Il Presidente della Federazione Trentina della Cooperazione scatta una fotografia della Coop trentina a 6 mesi dall’elezione

Mauro Fezzi: in Coop aggiornare le regole e modernizzare il modello A sei mesi dalla sua elezione a presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, che bilancio traccia di questo primo periodo? Quello che penso io vale poco, importanti sono le cose avviate. Sei mesi sono pochi per realizzare qualcosa, perché c’è sempre una prima fase di analisi e conoscenza dell’ambiente dove si lavora, a cui seguono la progettazione e realizzazione. Credo che sul tema della consapevolezza e dell’analisi del contesto siamo a buon punto. Ho maturato la convinzione che il sistema cooperativo sia certamente complesso, ma anche straordinariamente vivo e capace di esprimere idee e fatti di grande spessore. Stiamo cercando di aggiornare le “regole” e modernizzare il modello: su questo c’è un tavolo di lavoro sulla riforma dello Statuto che è molto vicino a licenziare un documento da sottoporre al Consiglio. Abbiamo completato la fase di ricerca del nuovo direttore che si è conclusa con la nomina del dott. Alessandro Ceschi. Sono convinto che, insieme alla struttura, sarà in grado di imprimere il giusto ritmo per un rilancio della Federazione. Ci sono molti dossier aperti, in particolare sul credito e sul consumo. Si procede un passo alla volta cercando di limitare i danni e, con il contributo di tutti, provare a costruire scenari nuovi Dal suo osservatorio di esperienza personale e professionale qual è la sfida del mondo agricolo per i prossimi anni? Verrebbe da dire che se le cose vanno bene, è bene lasciarle andare così. In realtà il mondo agricolo che apparentemente può essere considerato tra i più “conservatori” tra i comparti economici, negli ultimi anni ha subìto una fortissima accelerazione in termini di cambiamento e modernità. L’agricoltura di oggi è molto più attenta di ieri ai bisogni di salute delle persone, di tutela dell’am-

La Cooperazione Trentina sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti. Il più emblematico riguarda il settore del Credito ma anche per il Consumo, l’Agricoltura e il Sociale le sfide che

biente, del benessere degli animali. E la tecnologia è entrata prepotentemente anche nelle aziende agricole. Stiamo assistendo ad un “ritorno alla terra” da parte di molti giovani, in parte perché costretti dalla crisi occupazionale, in larga parte per convinzione, anche grazie ad una solida formazione tecnica fornita in particolare da San Michele. Credo che le sfide per il futuro debbano per forza partire proprio da qui: sostenibilità ambientale, con grande attenzione al biologico, innovazione, attenzione alla persona. L’agricoltura gioca un ruolo fondamentale anche in chiave intersettoriale, soprattutto da noi, terra di montagna, di condizioni difficili ma anche straordinario bacino turistico, dove l’eccellenza e la specificità possono essere valorizzate. In questo contesto sono molto utili tutte le iniziative volte a cogliere le molte opportunità derivanti dalla presenza di tanti ospiti che possono essere ambasciatori dei nostri prodotti verso l’esterno. Cassa Centrale Banca sta chiudendo l’operazione di Capogruppo di rilievo nazionale con l’adesione di oltre cento Casse Rurali e Bcc. Che ruolo avrà in questa riorganizzazione la Federazione Trentina della Cooperazione? E quali saranno le ripercussioni sull’azienda Federazione? Non è ancora possibile rispondere in maniera com-

piuta a questa domanda. È vero peraltro che tutto il mondo del credito cooperativo segue in maniera compatta il percorso avviato dal Cassa Centrale Banca, che pare destinato a conseguire gli obiettivi proposti in maniera molto positiva. Tuttavia rimangono ancora aperti passaggi organizzativi fondamentali per la costruzione del nuovo modello di credito cooperativo. Il ruolo degli enti associativi è uno di questi. Sappiamo per certo, questo sì, che molte funzioni di consulenza e di controllo attualmente in capo alla Federazione dovranno essere esercitate dalla capogruppo. Si aprirà quindi una trattativa con Cassa Centrale Banca per il passaggio dei nostri collaboratori alla capogruppo. Rimane però, a nostro avviso, un ruolo importante della Federazione nei confronti della Casse Rurali in quanto cooperative che fanno parte di un sistema territoriale. Radicate sul territorio, vere e proprie “istituzioni” di servizio alle proprie comunità. Ben venga quindi una capogruppo solida e competitiva in grado di presidiare al meglio la funzione “bancaria” delle nostre Casse Rurali. È garanzia sia per le Casse che, soprattutto, per i soci e clienti. Ma crediamo non possa venire meno nemmeno un sostegno forte della Federazione dal lato più “comunitario”, per non dire sociale, delle nostre banche

si prospettano nel prossimo futuro sono molto significative. A sei mesi dall’elezione a Presidente della Federazione, abbiamo incontrato Mauro Fezzi.

Mauro Fezzi

territoriali. Perché, oltre gli slogan, dovranno continuare a dimostrare di essere efficienti e nello stesso tempo vicine alle proprie comunità. Non riesco ad immaginare il sistema cooperativo trentino senza le Casse Rurali. Come vede il braccio di ferro tra SAIT e DAO, e quali possono essere gli scenari futuri per la cooperazione di consumo? Non vorrei creare eccessive aspettative su questo punto. Parlarsi è sempre un bene, perché Sait e Dao agiscono nello stesso bacino cooperativo, pur nel rispetto dei diversi ruoli e della distintività delle rispettive aziende. Ma non mi aspetto risvolti clamorosi a breve. Piuttosto, è una cosa buona provare a traguardare il futuro in un tempo medio lungo, dove le nostre piccole guerre interne rischiano di sciogliersi in scenari molto diversi dagli attuali. Infatti, occorre sapere che i “concorrenti” non sono i vicini di casa, ma soggetti che arrivano fuori dal

Trentino, gruppi molto organizzati e interessati a fette di mercato facilmente aggredibili nelle zone più popolate e non certo a servire piccole comunità, come fanno invece molto bene le Famiglie Cooperative aderenti a Sait e anche quelle che hanno aderito a Dao, come pure i dettaglianti. Forse su questo qualche ragionamento si può fare. Nel rispetto della concorrenza. Il settore LSSA rappresenta una molteplicità di cooperative molto diverse tra loro. Che ruolo avrà questo settore nel futuro della cooperazione trentina e cosa sta facendo la Federazione per agevolarne lo sviluppo? Se ragioniamo in termini di sviluppo, è chiaro che è lì che dobbiamo guardare. I comparti agricolo, credito e consumo sono ormai maturi e, anzi, sono in corso processi di aggregazione. Le cooperative di produzione e lavoro sono cresciute molto e rappresentano eccellenze nei loro settori. Oggi per

stare sul mercato è necessario avere una buona organizzazione e una solida struttura. Poi c’è tutto il comparto dell’economia “white”, legata al benessere e alla salute delle persone. È in atto una riforma dei modelli di welfare, dal momento che il sistema basato sul sostegno dell’ente pubblico è sempre meno praticabile. Credo che la Cooperazione possa giocare una partita molto importante. E poi l’innovazione. Le cooperative di Ict stanno dialogando tra loro, è presto per parlare di consorzio, tuttavia è importante marciare tutti nella stessa direzione. Credo che in futuro ci sia sempre più bisogno di innovazione tecnologica. Dalle cooperative cosiddette “varie” mi aspetto anche la risposta più convincente in fatto di incremento dell’occupazione e dell’imprenditorialità giovanile. Questo è il campo su cui si misura la cooperazione trentina, soprattutto nei servizi alla prima infanzia e anziani. Quale può essere la via affinché la cooperazione torni a essere espressione di consapevolezza civica e per certi versi “benigna” della nostra autonomia? Di fatto l’approccio cooperativo rappresenta la premessa dell’autogoverno, perché i soci aderiscono volontariamente al modello e attraverso lo stesso affrontano i bisogni della comunità. Bisogni che sono diversi da quelli di ieri. In particolare il terzo settore può rappresentare la strada lungo la quale costruire servizi a fronte dei bisogni del territorio e assieme ad essi garantire nuova occupazione. Lavorare insieme, perché insieme potremo avere anche per il futuro la capacità di creare benessere per tutti attivando le tante energie non solo operative ma anche intellettuali per poter corrispondere alle necessità, che con i moderni mezzi tecnologici possono consentirci di operare anche a favore di altre comunità.


APRILE DA MARTEDÌ 4 A DOMENICA 16 APRILE 20172017 - pag.

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Lago di Roncone: l’abbassamento dell’acqua di oggi e la storia di ieri di Dario Martinelli

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Attualità

APRILE 2017

L’escursione è scesa ad 1.30 m, limite massimo perché nel Chiese possa continuare a scorrere acqua

La battaglia per il lago d’Idro Storia di un lago trasformato in un serbatoio Si pensi, per capirci, alle mega produzioni idroelettriche a nord e agli impianti di irrigazione delle campagne a sud. Di fronte a simili movimentazioni di denaro, cosa possono contare le richieste delle poche migliaia di residenti sulle rive del lago? Così negli ultimi trent’anni sono aumentate le inquietudini, insieme alla consapevolezza di essere sull’orlo del baratro, ossia di rischiare la perdita di una risorsa preziosa come l’ambiente in cui si vive. La storia. Era il 1917, e anche fra queste montagne si vivevano in diretta i problemi che stavano angustiando il mondo: cannoni, soldati, muli, mulattiere, trincee, evacuazione di paesi. Insomma, i rumori, gli odori e il peso della Grande Guerra. Ma si vivevano altri eventi, tutti locali, che avrebbero portato conseguenze per i decenni a venire. Era il 1917 quando il Governo italiano rilasciò una concessione secondo la quale si sarebbe potuto trasformare il lago d’Idro in serbatoio: infatti quel documento consentiva per i futuri settant’anni l’abbassamento del livello del lago (a seconda del bisogno) di ben sette metri verticali: dagli originali 370 metri sul livello del mare a 363. Sette metri verticali significano l’altezza di una casa di due piani. Distruzione calcolata di un equilibrio naturale. Per togliere l’acqua dal solco scavato in milioni di anni (dal Chiese, emissario del lago) in fondo basta una galleria. Quando gli agricoltori avevano bisogno dell’acqua aprivano le paratoie e in men che non si dica il lago scendeva di livello. La regola fu fatta apposta per dare soddisfazione ai contadini che nel basso Bresciano e nell’alto Mantovano usavano (e usano ancora) l’acqua del Chiese in quantità industriale per irrigare le loro campagne. Evidentemente migliaia di agricoltori avevano (e hanno) molto più peso politico-eletto-

di Guliano Beltrami Siamo in un “lago di guai”, per storpiare un luogo comune. Se ne può uscire? Passano gli anni, passano i decenni, ma la domanda rimane sospesa, perché le acque continuano ad essere mosse. I guai sono quelli del lago d’Idro, bacino natu-

rale di origine glaciale trasformato negli ultimi cento anni in un serbatoio artificiale a servizio di interessi che nulla hanno a che vedere con quelli delle popolazioni rivierasche.

rale di un manipolo di abitanti che vivevano di pesca, mentre oggi vorrebbero vivere anche di turismo. Anni cinquanta. Un altro nemico del lago è in agguato, stavolta a nord. L’Italia si sta avviando sulla strada dell’industrializzazione dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale. La fame di energia è tanta, e gli imprenditori idroelettrici sguinzagliano tecnici a scoprire valli e vallette da chiudere con le dighe per ricavare bacini capaci di fornire acqua alle centrali. La Val Daone è ritenuta ideale. Sparisce così la piana di malga Bissina (a 1.900 metri sul mare), come quella di Boazzo, a 1.200. Nella prima si ricava un lago di 60 milioni di metri cubi di capienza, mentre a Boazzo il volume è di quasi 13 milioni di metri cubi. Per banalizzare, se un’autocisterna tiene venti metri cubi di acqua, per svuotare il lago di Bissina ci vorrebbero qualcosa come tre milioni di camion.

1987. Fine della concessione ma non dei guai. Con il passare degli anni molti si resero conto, anche a livello politico, che quella misura dei sette metri era fuori da ogni buonsenso. Però la regola è la regola, e non si tocca. Quando la concessione ebbe termine, le comunità rivierasche cominciarono (prima timidamente, poi sempre più forte) ad alzare la voce. Anche perché gli interessi contrapposti (blocco dell’acqua a nord per riempire i bacini, rapina dell’acqua a

sud per riempire i campi) mettevano sempre più a repentaglio la vita dell’Eridio. Fu allora che cominciarono le trattative e le sperimentazioni. Si passò dalla possibilità di abbassare il lago di due metri e mezzo, poi di tre e mezzo, infine (nel 2002) a 3,25. Risultato: il Chiese (unico emissario del lago) per anni è rimasto orfano del deflusso minimo vitale, che, come dice il termine, significa avere acqua in quantità minima perché un fiume possa vivere.

2007. L’anno della ribellione. Era l’11 gennaio, quando a Idro nacque un presidio popolare di protesta, che durò un mese secco, giorno e notte. Nel frattempo erano partiti (protagoniste prima le Pro Loco, poi l’Associazione Amici della terra) ricorsi al Tribunale superiore delle acque; si intavolavano trattative con il Ministero. Insomma, per descrivere tutto ciò che si è mosso sul lago servirebbe un libro, perciò ci scusiamo per la sintesi estrema.

Un punto, però, non va dimenticato. Un altro nemico era in agguato: il denaro. Al limite meridionale del lago c’è una montagna con una paleofrana, attraversata già da due gallerie: una per scopi idroelettrici (le centrali non sono solo a nord) e una chiamata degli agricoltori. La Regione Lombardia, ponendo un problema di sicurezza, decise di realizzarne una terza. Sicurezza in vista di una ipotetica piena che potrebbe sommergere i paesi. In realtà chi difende il lago paventa un ennesimo inganno per sottrarre acqua in favore degli agricoltori. Inizia l’opposizione, ma la Regione offre in cambio ai Comuni indennizzi milionari in infrastrutture turistiche. Che fare? C’è chi accetta e chi no. Risultato: la galleria si farà. Diametro di nove metri, capace di abbassare nuovamente il livello del lago, costo oltre 30 milioni. Riparte la mobilitazione, anche perché la Provincia di Trento e la Regione lombarda firmano un protocollo d’intesa secondo cui nel 2020 (anno di scadenza delle concessioni idroelettriche) si dovrebbe tornare alla regola del 2002: escursione di 3,25 metri. Conclusione, anzi no. Il bel gesto di Gilmozzi: è vera gloria? L’assessore provinciale ad infrastrutture ed ambiente, Mauro Gilmozzi, dopo la firma dell’accordo con i lombardi, raccoglie l’SOS dei protezionisti, nonché i messaggi che a livello politico lanciano i 5 Stelle che hanno sommerso di interrogazioni il Consiglio provinciale, e scrive al suo collega lombardo per richiamare l’attenzione su un tema. Negli ultimi anni l’escursione è scesa ad un metro e 30 centimetri, limite massimo perché nel Chiese possa continuare a scorrere acqua. Come andrà a finire? Il libro ha certamente bisogno di altre pagine, nella speranza che non siano pagine nere.


Attualità A sei anni dalla fondazione della sezione giudicariese dell’associazione che è diffusa a livello nazionale - il compleanno è ufficialmente a settembre - l’operato di Auser Giudicare mostra numeri sempre in crescita: 1200 interventi nel 2016, per 78.000 km percorsi, con un incremento rispetto al 2015 del 25%. I soci sono 250, anche qui si è verificato un incremento del 10%. L’appello di cui si parlava sopra è ai cittadini, perché diventino nuovi volontari di cui c’è grande bisogno in un’associazione il cui lavoro è “time consuming” cioè richiede molto tempo per essere svolto – pensiamo a cosa vuol dire accompagnare per una visita medica un anziano fino agli ospedali di Trento o Rovereto – e richiede che sia svolto in orari normalmente lavorativi per chi è ancora nella vita attiva, e quindi fa più fatica di altre associazioni a sopperire alla continua carenza di persone che si dedichino agli altri in maniera volontaristica. La novità maggiore presentata nell’ultima assemblea soci dal direttivo è l’acquisto di un automezzo, una novità e un impegno importante per Auser. Il servizio di Auser è gratuito e per tutti: gli attuali 26 volontari dell’associazione, guidata con esube-

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Auser Giudicarie: la forza degli anziani Appelli e novità per l’Auser delle Giudicarie, una delle associazioni giudicariesi che svolgono un intenso lavoro di supporto e appoggio al settore sociale, occupandosi in particolare della farante energia dalla presidente Mirella Carella, hanno bisogno di rinforzi, in particolare per le zone dell’Alta Rendena, di Storo e Ponte Arche, per far fronte alle domande in crescita. “Una più omogenea distribuzione dei volontari nei vari ambiti - ha detto Carella - risponde anche all’esigenza di ridurre le percorrenze dalla residenza del volontario a quella dell’utente e conseguentemente ci permette una significativa riduzione dei costi”. C’è poi una grande novità per l’Auser delle Giudicarie: a fronte dell’aumento della domanda di trasporti attrezzati per quegli utenti con mobilità limitata il direttivo dell’associazione giudicariese ha deciso di dotarsi di un mezzo proprio attrezzato

scia di popolazione anziana i cui numeri sono in crescita e rappresenta una delle più importanti variabili future negli scenari socio-assistenziali del futuro.

La Presidente dell’Auser Giudicarie Mirella Carella

per il trasporto di persone con difficoltà deambulativa, da affiancare a quello messo a disposizione dalla Comunità delle Giudicare alle associazioni locali e che Auser utilizza quattro volte a settimana, con il rinnovo per i prossimi quattro anni da firmare a giorni. La proposta di acquisto è stata inserita nel bilancio

preventivo dell’associazione ed è stata approvata dall’assemblea di ieri. Il costo preventivato è di 27.500 euro, in parte finanziato da 10mila euro a testa messi a disposizione dai due Bim del Sarca e del Chiese, e i restanti 7.500 euro verranno sostenuti dall’associazione stessa con fondi propri. Un bilancio che chiude

in positivo di 14.300 euro, fra l’avanzo di gestione di 8.129 euro e il fondo cassa iniziale di 6.171 euro: il sostegno al lavoro portato avanti dall’associazione è arrivato dai comuni (6.000 euro), 12.940 euro dai due Bim e da un insieme di altri enti, mentre 8.000 euro è l’ammontare delle donazioni private, di cui una in particolare per il servizio che i volontari dell’associazione portano avanti, è stata di 5mila euro. Fra le uscite a bilancio, la voce più significativa è quella del rimborso ai volontari che con il proprio mezzo svolgono il servizio offerto dall’Auser agli anziani della vallata - una voce da circa 17.300 euro. “I volontari Auser non sono super-uomini. - ha detto al presidente Mirena Carella,

riservando uno spazio speciale nella sua relazione all’operato di quegli uomini e donne che mettono a disposizione il proprio tempo - Il volontario Auser è innanzitutto una persona semplice che come tale si offre agli altri nella sua più spiccata autenticità. La semplicità è la qualità più ricercata nel volontario, grazie ad essa egli è più incline all’ascolto e ad un dialogo alla pari. Ogni volontario comunque è un’unicità e come tale ha un proprio modo di offrire la sua disponibilità: vi è il loquace che arricchisce i percorsi e le attese con vivaci conversazioni, il taciturno invece comunica più con le espressioni del viso e i gesti. In ogni modo il volontario Auser è diventato un punto di riferimento per molti anziani e persone in difficoltà, un compagno fidato, colui che consente loro non solo una mobilità assistita ma anche una ritrovata autonomia”. (D.R.)

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Rubrica Legale

APRILE 2017 L’avvocato risponde

Una firma per separarsi La semplificazione legislativa del fine matrimonio Buongiorno, con la riforma introdotta nel 2014 sono stati introdotte nuove modalità di separazione e divorzio: Infatti è ora possibile separarsi davanti a un avvocato con una semplice firma o divorziare con la compilazione di un modulo all’ufficio anagrafe, anche se molte persone ancora non ne sono informate. Il fine della norma è quello di semplificare e gestire in tempi più brevi (oltre che con costi più contenuti) l’iter per porre fine giuridicamente al matrimonio o modificare le condizioni (di separazione e divorzio) già fissate in precedenza dal Giudice. Il primo strumento è offerto dall’art. 6 del decreto che al comma 1 prevede che i coniugi possano rivolgersi ad un avvocato per predisporre una convenzione di negoziazione assistita al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio (nei casi di cui all’art. 3, primo comma, numero 2), lettera b) della l. n. 898/1970),

Buongiorno Avv. Gottardi, qualche tempo fa ho letto che basta una marca da bollo da 16 € per separarsi o divorziare in Municipio…è vero? Ci nonché di modifica delle condizioni di separazione e divorzio. La convenzione di negoziazione assistita – che viene definita come l’accordo “mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia” - deve indicare il termine massimo entro cui l’accordo dovrà essere firmato (in ogni caso non inferiore a un mese), l’oggetto della lite, e va predisposta in forma scritta, a pena di nullità, e conclusa con l’assistenza di un legale. Gli avvocati certificheranno poi l’autenticità delle firme delle parti in calce alla convenzione e trasmetteranno, entro dieci giorni, copia dell’accordo all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto. Dopo tale comunicazione l’accordo produrrà i medesimi effetti di una sentenza giudiziale (ex art. 6, comma 3). Per chi, invece, vuole

optare per una procedura senza l’assistenza di un avvocato, l’art. 12 consente ai coniugi di recarsi direttamente dinanzi all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza (di entrambi, di uno dei due ovvero del comune presso cui è iscritto o trascritto il matrimonio), per dirsi addio senza l’aiuto di un legale, concludendo “un accordo di separazione personale, ovvero, nei casi di cui all’articolo 3, primo comma, numero

sono limitazioni o casi particolari? Grazie mille. Lettera firmata.

2), lettera b), della legge 10 dicembre 1970, n. 898, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”. Anche in questo caso il funzionamento è molto semplice: il Sindaco o un suo delegato riceve le dichiarazioni di ciascu-

na delle parti, secondo le condizioni tra di esse concordate, quindi viene compilato e sottoscritto immediatamente l’accordo che produrrà gli stessi effetti dei provvedimenti giudiziali. In entrambi i casi però le procedure di cui sopra hanno dei limiti piuttosto stringenti ed è possibile attivarle solo: per

CURIOSITÀ DAL MONDO In Massachusetts (USA), i partecipanti a una veglia funebre non possono mangiare più di 3 tramezzini a testa.

Augura alla Spettabile clientela Buona Pasqua.

chi decide di separarsi o divorziare consensualmente cioè con il pieno accordo delle parti su tutti gli aspetti personali e patrimoniali; per chi non ha figli minori, maggiorenni incapaci o economicamente non autosufficienti ovvero figli portatori di handicap grave. Per dirsi addio all’anagrafe, è previsto infine un ulteriore divieto: l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale (nel caso ad esempio della casa familiare, di un’auto, di un conto corrente cointestato, ecc.). In tal caso, l’unica strada possibile è quella della negoziazione assistita davanti al legale o la tradizionale via del Tribunale. Per approfondire o per fissare un colloquio su questo o su altri temi l’avv. Mattia Gottardi riceve presso il suo Studio in Tione di Trento, via N. Sauro n. 2, previo appuntamento, chiamando il numero 0465/324667 oppure 349/2213536 o scrivendo all’indirizzo mgottardi1@yahoo.it


Attualità

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Il “Pozzo dei desideri” trionfa al cinquantesimo Carnevale di Storo

Al secondo posto “La Fonte miracolosa” incentrato su una possibile fonte di reddito locale grazie a nuove opportunità turistiche e al terzo il carro “Non tutte le principesse escono col buco” di Borgo Chiese. Grande ilarità hanno poi suscitato tra il pubblico (stimato in oltre sei-settemila persone) i carri “Lo Schiaccianoci”, “Prot Corn” di Ledro, “Welcome To Miami Beach” e “Co Quadar al Polo Nord”. Tra i gruppi mascherati la vittoria è andata a “Li Banani” davanti a “Le Cocos Quadre’s Band”. Ha invece centrato una incredibile triplete il carro “Salvalo per la tua libertà” del gruppo Sfazè di Roncone, incentrato sull’attuale problematica dell’abbassamento del livello del lago di Roncone e già vincitore quest’anno nelle sfilate di Roncone e Tione. Ha preceduto “Pokemon Go” di Rendena, “Minions sal Dosson” di Ragoli, “Il Mistero dell’acqua perduta” di Bondo

Stavolta il buonumore ha battuto anche il maltempo in una splendida giornata di sole: sabato 11 marzo il Gran Carnevale di Storo 2017 è andato in archivio con il solito successo di pubblico e la tradizionale distribuzione della Polenta e “Up New generation” di Tione. A vincere la classifica dei gruppi mascherati è stato “Vegano infame per te solo salame” del Bleggio. Infine il premio Hermann è andato al carro “La Fonte miracolosa”, con la irridente satira sulle vicende economico-amministrative di Storo. Il Gran finale si è avuto dopo la mezzanotte con le premiazioni dei carri nella nuova struttura StoroE20 voluta dalla Pro Loco. E proprio il suo presidente Nicola Zontini ha espresso tutta la soddisfazione per la perfetta riuscita della cinquantesima edizione del Gran carnevale, nonostante il maltempo ne abbia inizialmente condizionato lo svolgimento tanto da costringere gli organizzatori ad annullare la sfilata

Carbonera. A vincere la cinquantesima edizione è stato il carro “Il pozzo dei desideri” del gruppo storico Mary Poppins, guidato da Flavio Zocchi, che ha proposto un mondo fiabesco con nobili e principesse e molti altri personaggi surreali.

Il carro vincitore, il Pozzo dei desideri

di martedì 28 febbraio e a rinviare quella di sabato 4 marzo. Mai era successo prima, nei 50 anni di storia del Gran Carnevale di Storo, di dover rinviare il gran finale ma come si dice in questi casi al tempo non si

comanda. E, grazie anche al supporto nella comunicazione da parte del Consorzio Turistico valle del Chiese, il Carnevale di Storo si è confermato uno dei più grandi e storici del Trentino. A contendersi la vittoria

sono stati una ventina di carri, con gruppi mascherati capaci di movimentare la bellezza di mille figuranti. Lavori incentrati principalmente su temi di satira locale. E tra i carri dei gruppi storici che hanno storica-

mente animato il Carnevale ha fatto il suo esordio anche un nuovo gruppo di giovani storesi che hanno deciso di mettersi in gioco per la prima volta. Il programma 2017 ha però abbracciato anche i momenti dedicati ai più piccoli e ai ragazzi (con le due sfilate in centro al paese di giovedì 23 e domenica 26 febbraio): un aspetto voluto dalla Pro Loco M2 per perpetuare la tradizione del carnevale a Storo, coinvolgendo sin da subito le nuove generazioni. Ma assieme alla sfilata dei Grandi Carri (lavoro coordinato da Davide Canetti e Luca Comai) non va dimenticato il grande successo riscontrato dalle serate nella nuova struttura StoroE20 voluta dalla Pro Loco. E in attesa del 2018, nei prossimi mesi verrà presentato il libro per ricordare le prime 50 edizioni del Gran Carnevale, patrimonio della Valle del Chiese e dell’intero Trentino. (C.S.)

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Europa

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Va peraltro ricordato, e questo a Roma non è stato richiamato a sufficienza, che il trattato istitutivo della comunità economica europea non ha rappresentato l’avvio del processo di unificazione europea ma una tappa, seppur fondamentale, seguita ad altre iniziative di unificazione e di integrazione europea avviate dal Secondo dopoguerra e che hanno visto fra i grandi protagonisti, entrato nella storia come padre d’Europa, lo statista Trentino Alcide De Gasperi. Mi riferisco al trattato che il 18 aprile 1951 ha istituito, a Parigi, la Comunità europea per il carbone l’acciaio (CECA), conseguenza della storica dichiarazione del 9 maggio 1950 con cui il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose di porre sotto la gestione di un’unica autorità la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio nell’ambito di un progetto aperto ad altri Paesi. Il “Piano Schuman” trovò in De Gasperi uno dei più convinti sostenitori. In seguito vi furono altre trattative tese a costituire una Comunità europea di difesa ed una Comunità politica europea. Fu soprattutto l’iniziativa per la difesa comune europea che vide protagonista De Gasperi, il quale intuì anche nel progetto la base per un’Europa federale. Purtroppo, il Trattato della comunità europea di difesa non venne ratificato dall’Assemblea nazionale francese il 30 agosto 1954, pochi giorni dopo la scomparsa dello Statista trentino. La reazione a tale fallimento portò fortunatamente alla ripresa di nuovi negoziati, sollecitati soprattutto dai tre piccoli paesi del Benelux, e il risultato fu appunto la firma dei Trattati di Roma. Oggi vediamo una fase molto difficile del processo di fondazione europea. Tutti ce ne rendiamo conto. Abbiamo purtroppo assistito in tempi recenti a un miope e ingeneroso atteggiamento da parte di

L’Europa che verrà di Paolo Magagnotti Le celebrazioni svoltesi lo scorso 25 marzo a Roma per ricordare il 60° anniversario della firma del trattato istitutivo della Comunità economica europea -oggi Unione Europea - avvenuta il 25 marzo 1957 in Campidoglio, hanno costituito un momento di orgoglio e di speranza. Orgoglio soprattutto per decenni di pace garantiti in un Contenente che nel corso dei secoli è sempre stato segnato

molti governi nazionali che per coprire debolezze, errori e difficoltà nazionali hanno tentato di trovare nell’Unione Europea un capro espiatorio. Stiamo assistendo tuttora a gravi e preoccupanti fenomeni di populismo e di rigurgiti nazionalistici con pesanti atteggiamenti antieuropeisti estremamente preoccupanti. Preoccupa il fatto che non si sia voluto e si voglia riconoscere che cosa sarebbe stata l’Europa, e la stessa Italia, senza l’Unione Europea. Personalmente non sono molto portato a dire sempre “se” nel fare ipotesi e previsioni di fronte a fatti avvenuti in un certo modo mentre si

auspicavano altri risultati. Ma nella situazione attuale mi sento di chiedere con grande forza in quali condizioni ci troveremmo oggi “se non avessimo avuto Unione Europea”. Certamente in situazioni molto più gravi e preoccupanti rispetto alla non certo facile realtà attuale. Vorrei richiamarmi al titolo della monumentale opera di Christopher Clark “The Sleepwalkers”, con cui ha analizzato “come l’Europa è entrata in guerra nel 1914” per dire che purtroppo in questi ultimi tempi in Europa abbiamo visto, e per taluni aspetti subìto, rappresentanti politici ed istituzionali che sono stati

da guerre e conflitti. Speranza che questa Unione possa continuare a garantire un futuro di pace, stabilità e sviluppo di fronte alle gravi sfide globali di cui ogni giorno avvertiamo, è spesso subiamo, gli effetti. Nel 1957 venne firmato a Roma anche il trattato istitutivo della Comunità europea per l’energia atomica (Euratom), ora integrato nella Unione Europea.

un po’ troppo sonnambuli e abbiamo ancora purtroppo responsabili politici del nostro futuro che sono capi ma non leader, che guardano ma non vedono o, qualora ne siano capaci, pur vedendo fingono di non vedere per perseguire un gioco pericoloso con l’unico interesse rivolto al consenso elettorale e non al futuro nostro e delle generazioni che verranno. Come molte cose di questo mondo l’Unione europea non è perfetta, ma è certamente perfettibile qualora lo si voglia, qualora ci si renda conto che si tratta di un’idea e di un progetto che non ha alternative se non vogliamo evitare il

peggio. Nel sottoscrivere a Roma una dichiarazione congiunta i ventisette capi di Stato o di Governo dei residui ventisette Stati membri dell’Unione Europea dopo la Brexit, hanno riconosciuto che “restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzare e di difendere i nostri interessi e valori comuni” e che “l’Europa è il nostro futuro comune”. Cogliamo questa affermazione come elemento e fatto di speranza, con l’augurio di vedere risultati concreti nel realizzare entro il termine dei dieci anni posti nella dichiarazione dei risultati concreti almeno su alcuni temi fondamentali indicati nella dichiarazione: 1un’Europa sicura…in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente”; 2- “un’Europa prospera e sostenibile… che generi crescita e occupazione”; 3 –“un’Europa sociale…che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno”; 4-“un’Europa più forte sulla scena mondiale”. E’ da augurarsi che le buone volontà espresse a Roma portino anche ad una maggiore unità e solidarietà nell’affrontare quelle „pressioni migratorie crescenti” cui nel documento

si fa riferimento. Le celebrazioni romane si sono svolte un clima di distensione e in condizioni di sicurezza garantita da un enorme schieramento di forze di polizia che ho potuto personalmente constatare partecipando ad alcuni eventi celebrativi e alla “Marcia per l’Europa”, cui ho voluto portare a nome mio personale e di associazioni monopolistiche che rappresento testimonianza in favore del Progetto di unità europea. Certamente non possiamo aspettare che tutto sia fatto dai vertici delle istituzioni europee e dei governi nazionali, anche se a quest’ultimi spetta la prima e maggiore responsabilità di dare concretezza e credibilità all’Unione Europea. Anche tutti i cittadini europei devono fare la loro parte. Cittadini, peraltro, che per poter fare quanto è loro possibile, debbono innanzitutto conoscere che cosa sia, che cosa ha fatto e che cosa possa fare un’Europa unita. Al riguardo, una importante responsabilità spetta ai mezzi di comunicazione. Nel nostro giornale abbiamo cercato da diverso tempo di fornire il nostro modesto contributo e continueremo a farlo anche per il futuro. Dopo le celebrazioni di Roma, che certamente meritano una valutazione complessiva positiva, e a seguito della confermata fiducia nel Progetto europeo unanimemente espressa e sottoscritta nella dichiarazione finale da parte dei capi di Stato e di governo, cui si sono uniti il presidente del Parlamento europeo e della Commissione europea, con l’augurio che le intenzioni seguano i fatti, vogliamo continuare con un supplemento d’impegno nel sostenere questo grande ideale. Oltre a presentare testi di attualità e commento sull’Europa, apriremo fin dal prossimo numero uno spazio nel quale in ogni numero forniremo in sintesi informazioni per offrire ai nostri lettori la possibilità di meglio comprendere il significato e l’importanza di quello che più volte abbiamo definito il più affascinante progetto di unità dei popoli mai visto nella storia dell’umanità. Potremo così contribuire a migliorare l’Europa che verrà.


Attualità

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Nuova identità per il gruppo musicale Artegiovane

PiazzaViva, animazione musicale fra emozioni e pensiero In estate l’evento per festeggiare i 25 anni di attività Sono passati 25 anni e il GMA (nel tempo diventato Gruppo Musicale Artegiovane) continua il suo cammino nel campo dell’arte pedagogica (musica, teatro, video), affrontando tematiche legate al nostro tempo e cercando di coniugare le emozioni che la musica sa dare con la riflessione e il pensiero. Venticinque anni di attività sono tanti: oltre 700 concerti, 9 cd, tanti viaggi in Italia e poi Londra, Parigi, Francoforte, Barcellona, Brasile, Svizzera, i Balcani, Romania, Canarie, Spagna; tanti eventi importanti: il Giubileo del 2000, Loreto nell’incontro dei giovani con Giovanni Paolo II nel 2007, il carcere di Bucarest ma anche Brione, Margone el e piccole località delle nostre valli; il confronto con artisti professionisti come Mariella Nava e Paolicelli, discussioni, liti, gioie, soddisfazioni e anche qualche delusione. Dopo un quarto di secolo è necessario ripensare l’esperienza, trovare nuovi obiettivi, capire il significato di una proposta che vuole intercettare giovani, famiglie, adulti interessati a eventi mu-

Era il 26 dicembre 1991 quando all’Auditorium delle Scuole Superiori di Tione si esibiva per la prima volta il “Gruppo Musicale l’Ancora” (GMA): una

sicali di un certo tipo. E così si è sviluppata una riflessione sul futuro del gruppo e sul modo di proporsi e di confrontarsi con il mondo della musica e del teatro–canzone. Tante le intenzioni per il futuro e si parte da un cambio di nome: il grup-

po diventa “Pizza Viva: animazione musicale fra emozioni e pensiero” nell’intento di collocarsi nel panorama di proposte musicali rivolte a giovani e famiglie. Il programma di quest’anno inizia con una tournée in Romania alla

quindicina di ragazzine, tre musicisti, quattro tecnici che proponevano brani di musica leggera sul tema della donna.

fine di aprile con quattro concerti di cui uno nel carcere di Craiova ed altri presso soggetti ed enti con i quali, da un decennio, si costruiscono, sia in Italia che in Romania, iniziative di confronto e di scambio reciproco. Ci sarà poi a maggio la pri-

ma dello spettacolo teatrale “UTOPIA: il paese delle idee” una rappresentazione che approfondisce l’attualità dell’utopia nella sua accezione di “non ancora”, utilizzando il contributo della musica d’autore italiana ed internazionale, di poeti e sag-

gisti contemporanei che hanno contribuito a dare voce a tematiche che da “utopistiche” sono diventate patrimonio di molti cittadini (la garanzia dei diritti umani, la parità di genere, la libertà,….) o sono impegnati affinché terreni ancora deboli come la pace, l’uguaglianza possano trovare risposte positive nella vita quotidiana delle persone e nelle comunità. In estate sarà proposto il “Concerto d’estate” uno spettacolo che ripercorre 25 anni di attività. Si tratta di un evento agile, da piazza, ma non banale, che narra, canta, racconta e commenta 25 anni di storia italiana (dal 1992, anno di fondazione del gruppo, ai nostri tempi). Nel periodo natalizio sarà ripreso il fortunato recital “Uno sguardo dal presepe “ che ha già avuto oltre 40 repliche. Dimenticavo: se qualcuno è interessato a farsi coinvolgere come cantante, musicista, tecnico, sostenitore si faccia avanti. Sarà il benvenuto. (info@piazzaviva.it oppure 335 6346 618). (T.S)


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Lavoro

APRILE 2017 Aumentano i contratti di apprendistato

Cala la domanda di lavoro in Giudicarie Assunzioni: Giudicarie -1,6%, Trentino +2,4%

Il manifatturiero, fra i settori economici, è quello che fa segnare la dinamica peggiore: sono infatti 285 in meno le assunzioni. Cresce invece di 55 unità la domanda di lavoro in agricoltura e di 63 nel terziario. I dati dell’Agenzia del Lavoro mostrano come il calo delle assunzioni sia stato quasi solo di cittadini stranieri (- 151 e -24 quelle italiane rispetto al 2015), dei giovani fino ai 29 anni e della fascia demografica centrale, mentre aumentano le assunzioni degli ultracinquantenni. Calano anche i contratti a tempo indeterminato, sono stati 436 in meno nel 2016, un dato che è influenzato dalla fine dei vantaggi introdotti dal Jobs Act. Aumentano invece i contratti di apprendistato (+136) che ora è il contratto più vantaggioso per l’assunzione dei giovani dal punto di vista del costo del lavoro per le aziende, e il tempo determinato (+340 assunzioni).

di Denise Rocca

E’ un quadro in chiaroscuro quello del mercato occupazionale odierno e lo è in Giudicare più che nel resto del Trentino perché il dato medio provinciale è migliore rispetto a quello registrato in valle. I dati sono forniti e analizzati da Rosanna Parisi,responsabile del Centro per l’Impiego di Tione, su indagini dell’Osservatorio del mercato del lavoro dell’Agenzia del lavoro.

Il saldo occupazionale - cioè la differenza fra assunzioni e cessazioni lavorative - è ancora negativo con le seconde che preval-

gono sulle prime per 278 unità – ma, finalmente una buona notizia, è migliore rispetto a quello dell’anno prima. Nel 2015 le uscite

Il Cedis istituisce borse di studio Il Consorzio Elettrico di Storo è ancora una volta vicino al territorio

Il CdA ha deciso infatti di istituire delle Borse di studio per Soci e figli di Soci per premiare gli studenti più meritevoli nel corso del loro percorso scolastico per l’anno 2017. Si va infatti dagli studenti delle scuole medie fino a quelli universitari secondo le seguenti regole: Categoria Scuola media Scuola superiore Laurea triennale Laurea specialistica Laurea V. O.

N° 10 10 5 5 5

Votazione minima Ottimo 90/100 100/110 100/110 100/110

Importo 100 200 600 600 1.200

Sono inoltre previsti ulteriori incentivi per il conseguimento della lode o lo svolgimento di una tesi su argomenti inerenti il territorio con un importo massimo di 1.000 €. È stata inoltre stabilita una disponibilità di 2.500,00 € per gli studi all’estero (importo massimo per studente 500,00 € Erasmus o anno delle superiori). Gli interessati possono inoltrare la domanda presso gli uffici del CEDIS.

Nel 2016 la domanda di lavoro in Giudicarie è calata: le assunzioni fanno segnare un 1,6%, cioè 175 assunzioni in meno contro una tendenza che l’anno precedente era positiva facendo segnare un bel +5,5%. Giudicare peggio di altri territori, si diceva: il dato trentino mostra invece un aumento del 2,4% pari a 3080 assunzioni in più rispetto al 2015.

dal mercato del lavoro prevalevano sulle entrate per 504 unità, e quindi rispetto a 12 mesi prima nell’ultimo anno si sono perse 226 po-

sizioni lavorative in meno. Un miglioramento che si è rilevato in tutti e tre i settori economici: “Un dato positivo - sottolinea Parisi - pur nel momento ancora difficile del mercato del lavoro giudicariese”. Altro dato significativo di quelli raccolti a livello provinciale è quello degli iscritti ai Centri per l’impiego, cartina tornasole delle esigenze delle aziende e dei bisogni dei lavoratori: la prima considerazione è che dal 2008 causa la crisi si è registrato un aumento costante degli iscritti in stato di disoccupazione in provincia di Trento che è stato all’incirca del 30%, ma questo trend si è invertito già dal 2015 ed ha portato in Giudicarie nel mese di

novembre a un -2,7% ( 99 iscritti in meno nell’anno). Gli iscritti in Giudicarie a fine novembre 2016 erano 3.507, anche se solo una metà circa è attivamente alla ricerca di un lavoro perché al centro per l’impiego ci si può iscrivere anche per altri servizi. Se si parla di nuovi iscritti, il calo è più marcato (-5% circa), un dato che viene letto da Parisi come molto positivo perché legato al calo delle cessazioni e cioè alle minori perdite di posti di lavoro. “Anche il dato di coloro che sono usciti dalle liste dei disoccupati è molto confortante - spiega Parisi - perché registra un +69,4 % di lavoratori che si sono cancellati perché hanno trovato una nuova occupazione. In questo quadro generale, dopo anni di forte crisi, i dati che riguardano il settore delle costruzioni mostrano un primo timido trend positivo che fa sperare nella fine dell’emorragia di perdita di posti nel settore edilizio”.

Rinnovo del Collegio sindacale del Consorzio Elettrico di Storo Quest’anno nel corso dell’Assemblea del CEDIS, oltre al Consiglio d’Amministrazione, verrà rinnovato anche il Collegio Sindacale composto dal Presidente, due sindaci effettivi e due sindaci supplenti. Per poter essere eletti occorre essere iscritti al registro dei revisori dei conti. Gli interessati, che dovranno comunque disporre anche della eventuale auto-

rizzazione da parte del datore di lavoro ad esercitare tale compito, potranno inviare la loro candidatura, tramite pec, a cedis@pec.cedi.info entro il 14 aprile precisando il ruolo per il quale sono disponibili e allegando un curriculum vitae con segnalazione di eventuali altre esperienze simili.


Attualità

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Oltre 335mila gli italiani volontari nel 2015

Servizio civile: scuola di vita e di lavoro In Trentino si può fare domanda tutto l’anno

Il Sevizio Civile Nazionale (Scn) di fatto è uno strumento giovane, perché è stato istituito ufficialmente nel 2001, anche se nato nel 1972 in alternativa alla leva militare obbligatoria. Il Scn ha quindi vissuto due fasi: la prima come alternativa ad un obbligo statale, mentre la seconda, dopo il 2005, anno in cui è stata sospesa la leva militare, come scelta volontaria. Indirizzato ai giovani tra i 18 e i 28 anni (prima solo fino ai 26), comprese anche le donne, il Servizio Civile propone un percorso formativo e professionale basato sul rispetto

di Francesca Cristoforetti

Non tutte le strade per poter accedere al mondo del lavoro sono uguali e soprattutto non tutte sono semplici. Al compimento dei 18 anni si ha però una possibilità: lo Stato di principi quali la solidarietà, l’utilità sociale e la partecipazione attiva. Gli ambiti in cui spazia sono diversi: si estende ad ambiente, assistenza, educazione e promozione culturale, patrimonio artistico, culturale e protezione civile. In questi ultimi anni il Servizio Civile è cambiato per molti aspetti, cercando di rimanere al passo con i tempi senza però intaccare le proprie finalità: la promozione della solidarietà so-

ciale e la cooperazione, la tutela dei diritti, la partecipazione alla salvaguardia sia dell’ambiente che del patrimonio culturale nazionale, la formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani rimangono i punti fermi del suo programma. È possibile svolgere le specifiche attività del Servizio Civile non solo a livello nazionale, quindi sul territorio italiano, ma anche all’estero: le mete possono essere sia paesi europei che extra-europei,

non comunica soltanto di essere diventati cittadini italiani a pieno titolo tramite la tessera elettorale, ma offre anche la possibilità di partecipare al Sevizio Civile. con una durata massima di 12 mesi. Come riportano i dati del sito nazionale, 35.331 è il numero di volontari avviati in Italia nel 2015, di cui 177 registrati nella Provincia Autonoma di Trento e Bolzano. Con la Riforma del Terzo settore, approvata nel 2016, è stato inoltre introdotto il servizio civile universale, ovvero si è esteso il servizio civile non solo ai cittadini italiani, ma anche agli stranieri regolarmente soggiornanti compresi nella fascia d’età richie-

sta. In Trentino è possibile accedere sia al Servizio Civile Nazionale che a quello universale provinciale (Scup). Innanzitutto il Scup ha l’obiettivo di promuovere le attività del servizio civile in autonomia sul territorio provinciale. Inoltre rispetto a quello nazionale, ha introdotto delle norme per facilitare e velocizzare la partecipazione ai progetti, la presentazione delle domande può avvenire durante il corso di tutto l’anno e la durata

dei progetti è stata liberalizzata, con una durata che varia dai 3 ai 12 mesi. In entrambi i casi la durata massima è quindi di un anno, con una retribuzione mensile di circa 433 euro. Per tenere sotto controllo i bandi e i progetti sul territorio trentino è possibile far riferimento al sito www.serviziocivile.provincia.tn.it, mentre per i bandi nazionali www.serviziocivile.gov. it. Il Servizio Civile non è uno strumento fine a se stesso: oltre a promuovere l’occupazione giovanile e l’educazione e allo sviluppo sociale, forma anche cittadini sia da un punto di vista lavorativo che umano.


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Cultura

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Parchi, lungolago, cortili delle scuole, spuntano ovunque le casette dei libri

Piccole librerie viaggianti Free library all’asilo di Pinzolo

L’idea è partita dagli Stati Uniti, dove Todd Bol ha costruito nel 2010 la prima “Little Free Library”, in ricordo della madre insegnante amante della lettura. In pochi anni, tramite il passaparola, l’idea si è diffusa in tutti gli Stati Uniti e poi in Europa. Con un altro americano, Rick Brooks, ha creato una rete che cataloga e associa tutte quelle esistenti nel mondo (www.littlefreelibrary.org). In Italia il primo esempio risale al giugno 2012, quando l’insegnante Giovanna Iorio ha installato la prima casetta in un parco nel quartiere di Vigna Clara, a Roma. La prima al mondo ad essere promossa da una biblioteca pubblica è stata quella di Corbetta (Mi), e via via si sono diffuse in tutte le regioni. In Trentino la prima, sorta nel settembre 2012, è stata proprio in Giudicarie, nel parco delle Terme di Comano, promossa dal Servizio Biblioteca con il patrocinio delle Terme di Comano e dell’Apt . Realizzata con la consulenza di Elisabetta Parisi dall’artigiano Ruggero De-

L’idea delle Little Free Libraries dall’America in tutto il mondo di Chiara Garroni Si stanno diffondendo anche in Giudicarie le “Little free library”, piccole deliziose casette di legno artigianali piene di libri. Il principio che le regola è molto semplice: “Prendi un libro, lascia un libro”. I libri possono essere paoli, la piccola biblioteca ha come finalità la promozione della lettura e la condivisione del piacere di leggere, oltre alla sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza del libro e della sua libera diffusione. Nelle Giudicarie Esteriori ne sono sorte altre due: una a Fiavè, e una a Larido, rivolte in particolare ai bambini. A Tione è nel parco Saletti, inaugurata nel settembre scorso, nata per iniziativa della Pro loco, che ha voluto così sottolineare l’aspetto culturale della propria attività. La biblioteca di Tione ha offerto i primi libri, la costruzione e decorazione della coloratissima casetta è tutta opera di volontari: Lorenzo ha fatto la struttura, Oreste ha installato il tetto, Alda, Anna e Daniela l’hanno decorata. La presidente della Pro loco, Manuela Ferrari, si dice contenta per il successo dell’ niziativa, provato da un costante ricambio

presi e depositati da chiunque. I luoghi più gettonati per l’installazione di una “Little free library” sono parchi, giardini, spazi comuni, soprattutto vicino ad asili e scuole, per favorire la passione per i libri fin da piccoli.

Free library di Larido

Free library scuole elementari di Pinzolo

Free library di Comano Terme

Free library Scuole Medie di Pinzolo

di libri. A Pinzolo ce ne sono tre. Quella vicino all’asilo è sorta in seguito ad un progetto della Scuola Materna che aveva come tema conduttore il libro, grazie alla maestra Iva Maffei e all’artigiano Ottavio Maturi Grapot. Le altre due, nei pressi delle scuole, sono state costruite dai ragazzi dell’Enaip di Tione, con il legname regalato dal Comune di Pinzolo. Nella Val del Chiese sono state realizzate dal servizio interbibliotecario della valle, che comprende Storo, Bondone, Pieve di Bono-Prezzo, e Sella Giudicarie. L’iniziativa è partita nel 2015 con la realizzazione di quattro casette, una per Storo (da collocare), una per Bondone ( in riva al lago in località Idroland) una a Pieve di Bono (nel parco di fronte alla scuola materna) ed una a Roncone in zona lago. Le quattro casette finora realizzate sono state registrate sul sito ufficiale delle Little Free Library, ed hanno ottenuto un numero di registrazione, al pari di quelle di Ponte Arche e Tione.

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Società

APRILE 2017 - pag.

A far nascere i dissapori che hanno portato alle dimissioni di Povinelli, qualche spesa fatta dal Consorzio senza preavvisare Latte Trento, una reazione da parte dell’ente che sostiene il rilancio della Spressa e di fatto e socio maggioritario del Consorzio, e il pasticcio è arrivato. Si tratta di una spesa promozionale, nel cncreto: “Quello che è successo – spiega il vicepresidente del Consorzio della Spressa Dop Alberto Ferrari – è che come CdA abbiamo deciso di fare una cartellonistica da mettere sulla Tulot, e questa spesa a sentire Latte Trento non è stata condivisa, Povinelli ci spiega che invece sono stati avvertiti...insomma io oggi dico che si può sbagliare, se errore c’è stato, ma nulla della bontà del progetto o dell’impegno di questo CdA per un progetto in cui crediamo tantissimo e per il quale il CdA sta lavorando tanto e a titolo gratuito è messo in discussione”. Tanto si è fatto per la Spressa, fino a queto episodio l’entusiasmo per le basi gettate per il futuro del formaggio Dop giudicariese è stato altissimo: sono arrivate le televisioni, Linea bianca e Striscia la Notizia, la sinergia con le Apt locali, uno sforzo comunicativo non indifferente è stato messo in campo sia nella partecipazione ad eventi locali – la Spressa Rolling – sia di più ampio respiro. Tanto lavoro che oggi il territorio vede messo in discussione e le reazioni, all’indomani delle dimissioni

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Il vice Alberto Ferrari traghetterà il Consorzio all’assemblea

Spressa: si dimette dopo un decennio il presidente Povinelli Sarà Alberto Ferrari, vicepresidente del Consorzio per la Spressa Dop, a traghettare il Consorzio fino all’assemblea soci che non è ancora in calendario ma sarà in primavera. Ferrari subentra, almeno temporaneamente poi in sede di assemblea si vedrà, di Povinelli, sono preoccupate. Da parte del CdA, e in particolare di Ferrari che ora lo guida, si vuole rassicurare che il progetto Spressa va avanti come sempre, dare un segnale chiaro a tutti i soci e i tanti operatori che sul rilancio del prodotto Dop simbolo di una vallata hanno puntato molto e davanti alle dimissioni di un presidente e socio della prim’ora che tantissimo ha creduto e si è speso per esso come Povinelli sono rimasti perplessi. Ferrari ci tiene a lanciare un messaggio positivo e a non ingigantire una vicenda che ha avuto un certo risalto mediatico, e butta acqua sul fuoco: “Latte Trento alla Spressa ci tiene – spiega – non ha certo dimostrato il contrario, pensiamo al caseificio di Giustino che viene tenuto aperto solo per la produzione della nostra

Spressa quando con la nuova sede centrale gli altri vengono spostati. Latte Trento è una grande realtà, non ci si può aspettare che abbia tutta l’attenzione su di noi, ma negli anni quando c’è stata necessità di pareggiare i bilanci non è mai mancata e sarà così ancora, quindi proseguiamo come prima, non ci sono problemi con Trento”. Proviamo a fare un’analisi di cosa è accaduto? “Fondamentalemente un problema di comunicazione – prosegue Ferrari – il Consorzio ha fatto alcune spese e non c’è stata la corretta comunicazione. Si possono fare degli errori, abbiamo fatto tante cose e c’è tanto lavoro dietro la Spressa. Da questa vicenda penso sia nato uno screzio che mi viene da dire è più personale che altro, ma per il Consorzio tutto è rientrato

a Mauro Povinelli, dottore di ricerca sui prodotti caseari e presidente del Consorzio da 10 anni, due mandati completi e un terzo in corso, che ha rassegnato le dimissioni dal Consorzio in maniera burrascosa con Latte Trento. nei ranghi e mai è stata messa in discussione l’importanza del progetto o della Spressa”. L’ormai ex presidente del Consorzio Mauro Povinelli, al centro della vicenda,

rimane socio del Consorzio e dopo la brrasca del momento si limita a poche par ole: “Ho sempre avuto grande fiducia in Alberto Ferrari nelle cui mani ho messo le mie dimis-

sioni – commenta - lui adesso è al timone e ho grande fiducia in quello che può fare. So che abbiamo fatto le cose bene, in regola e senza nulla da nascondere. Quindi sono tranquillo”. L’assemblea del Consorzio sarà un’occasione per i soci di discutere, a mente fredda e calmate le reazioni emotive, sulla vicenda. Denise Rocca

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Attualità

APRILE 2017

L’uomo allerta immediatamente il 112 in pochi minuti arrivano sul posto i Vigili del Fuoco, i quai domano immediatamente l’incendio che stava prendendo ormai la porta e le imposte delle finestre vicine, con il fumo che aveva già riempito i corridoi fin su alle camere dei ragazzi. Sono poi intervenuti gli agenti della Polizia Locale e i Carabinieri di Tione che hanno provveduto a far uscire i migrati, che neanche s’erano accorti di quanto stava succedendo, per poter bonificare i locali cercando in tutti i modi di rasserenare gli scampati e di raccogliere le prime notizie utili alle indagini. Alla fine le cose si sono sistemate abbastanza in fretta, ma l’atto in sé ha lasciato molti interrogativi cui le forze dell’ordine dovranno dare quanto prima risposte. La portata del gesto, così inaspettato e violento, ha lasciato la popolazione di Roncone allibita, incredula e profondamente amareggiata. In effetti l’arrivo dei profughi a Roncone nella primavera del 2015 era stato accolto da movimentazioni talvolta burrascose da parte di buona parte della popolazione, più per il metodo seguito nel comunicare l’arrivo dei migranti alla comunità: fino a qualche giorno prima totalmente all’oscuro, e poi la comunicazione arrivata in un’assemblea di popolo dove ne successero di tutti i colori. Ma poi le

Fuoco ai migranti di “Casa dei Sordomuti” a Roncone

Sdegno e condanna in tutte le Giudicarie per l’attacco ai rifugiati Profondo sdegno e sgomento ha destato in tutte le Giudicarie l’attentato incendiario messo in atto da ignoti la notte del 24 di marzo contro la “Casa don Santo Amistadi” a Roncone, nota come la “Casa dei Sordomuti”, dove da circa poco più di due anni sono ospitati tredici migranti in attesa

di permesso d’asilo. Verso le tre di notte un uomo s’affaccia alla finestra della sua casa per osservare il tempo che fa, stranamente sente odore di bruciato, si guarda attorno, e scopre che la porta della casa sottostante, quella che ospita i migranti, sta bruciando.

cose si sono calmate anche grazie al comportamento sereno e dignitoso dei ragazzi ospiti della Casa che mai, da allora, hanno dato motivo di lamentele o di rimostranze particolari. Anzi, ultimamente avevano intrapreso la conoscenza di alcuni lavori artigianali, hanno fatto esperienze nella saldatura dei metalli, e in lavori gratuiti di falegnameria, accanto all’apprendimento della lingua italiana ed altre attività previste nel piano di lavoro dell’ospitalità migrante. Dopo pochi mesi di presenza, la convivenza con la comunità di Roncone sembrava davvero rodata, serena, senza problemi, problemi che si sono manifestati nella notte del tentativo d’incendio senza segni premonitori. Ora il caso è in mano

alle Forze dell’Ordine, dalle quali si spera di avere quanto prima una

cano di minare la serena convivenza. Il tentativo sembra essere quello di infrangere con la violenza un equilibrio, una progettualità che giorno dopo giorno si traduce in accoglienza, dialogo, incontro, pur tra le difficoltà che inevitabilmente accompagnano questi percorsi. L’episodio di Roncone, come quelli di

A lato proponiamo un’intervista al nostro Adelino Amistadi, che di Roncone è stato sindaco per molti anni e che conosce molto bene la sua comunità.

Il Trentino non si fa intimidire di Pierangelo Giovanetti*

La rabbia del presidente Rossi: “Sono dei deficienti” L’attentato contro i profughi a Roncone ha subito innestato le reazioni più severe da parte delle autorità provinciali e locali. La reazione del presidente della Provincia Rossi è immediata: “C’è un altro episodio spiacevole ad una struttura per i profughi. Peraltro si tratta di una azione che per fortuna ha prodotto danni di modestissima entità. Non posso non stigmatizzare anche se temo di dare troppa importanza a deficienti del genere….” Segue subito dopo un comunicato congiunto del Presidente con l’assessore alla Sanità Zeni che ribadisce la posizione della Provincia: “Si tratta di riprovevoli azioni che cer-

risposta che la comunità locale attende.

Lavarone e Soraga, appare come un’azione vigliacca di chi, consapevole di non avere il sostegno della comunità,cerca di destalbilizzare in modo criminale il cammino dell’accoglienza, trasmettendo un immagine di intolleranza che non appartiene al nostro territori”. Dello stesso avviso Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio Provinciale,: “Dopo Soraga e Lavarone, ora Roncone. Ancora un attentato incendiario, diretto contro stranieri, ospitati in Trentino nel quadro dell’accoglienza offerta ai richiedenti asilo. Va detto con chiarezza che stranieri sono in realtà gli autori di questi gesti anonimi e notturni, stranieri rispetto ai

valori che la nostra terra ha saputo fin qui onorare con le sue istituzioni autonome”.

Continua dalla Prima. I vigliacchi che hanno agito al buio, nascondendosi nella notte per portare a compimento la loro azione meschina, non sono il Trentino. Non fanno parte della storia e dell’identità di un popolo, che ha sperimentato sulla sua pelle l’essere profughi e l’essere migranti. Una terra la nostra che ha nel suo dna la cooperazione mutualistica, come capacità di risolvere insieme i problemi, invece di abbandonarsi alla paura e all’irrazionalità, che hanno armato quei poveretti di tanica di benzina al posto del cervello per pensare. La loro pochezza si dimostra nell’incapacità persino di comprendere la gravità di quanto hanno fatto, emulazione stupida di atti criminosi insensati e ingiustificabili per nessuna ragione, già portati a compimento da pari dementi prima a Soraga e poi a Lavarone nell’autunno scorso. Bene hanno fatto la comunità di Roncone e delle Giudicarie a condannare - senza se e senza ma - l’azione di violenza e intolleranza, che non appartiene a una vallata che ha fatto la sua parte nel cammino di accoglienza di quanti, già sopravvissuti alla morte nel loro Paese e attraversando il Mediterraneo, sono alla ricerca di un futuro di vita. Non saranno atti intimidatori come quello dell’altra notte a Roncone a seminare nelle vallate trentine un clima di odio e di chiusura. Anzi, deve servire da sprone a fare di più, mobilitando le migliori energie sociali, civili ed ecclesiali in questa sfida di civiltà. *Cortesia l’Adige


Attualità Amistadi, cosa sta succedendo a Roncone? Siamo tutti sbigottiti, la notizia di quanto è successo ci ha colti impreparati, non c’erano né sintomi, né segni particolari, ne avvisaglie di rapporti che non funzionassero fra i ragazzi della casa dei Sordomuti e la comunità di Roncone. Agli inizi però le cose non erano andate tanto bene... Si, è vero, ci furono settimane burrascose, eravamo agli inizi del 2015, a Roncone sembrava toccassero i primi migranti, e molti di noi non erano d’accordo. Non tanto per i richiedenti asilo che dovevamo ospitare, quanto per il metodo intrapreso per portarli a Roncone. Bocche cucite da parte di tutti, tutti che smentivano, anche fra coloro che non dovrebbero mai dire bugie, che sono peccato, poi all’improvviso, in un’assemblea infuocata, ci si informa che di lì a pochi giorni sarebbero arrivati una quindicina di migranti, ospitati nella casa “Don Santo Amistadi”, già da mesi prenotata dalla Provincia per l’operazione. Era comprensibile il malumore che esplose in quell’assemblea. Poi ci fu chi ne approfittò per cavalcare il malumore, ci furono raccolte di firme, e si fece venire anche Matteo Salvini della Lega a spiegarci quello che dovevamo fare… E come andò? Ricordo che alla manifestazione in Piazza Dante a Roncone, ad aspettare Salvini non c’era nessuno, solo i quattro sfegatati che si conoscevano, ma la gente normale preferì stare in casa, il problema era nostro e Salvini c’entrava come i cavoli a merenda, così se andò più che mai avvilito. Io c’ero, per curiosità s’intende, e colsi quella piazza vuota come la volontà dei Ronconesi di risolvere i propri problemi in casa, mettendo al bando faccendieri sboccati e volgari che ormai stavano valicando ogni limite di decenza.

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L’intervista ad Adelino Amistadi ex sindaco di Roncone

Una comunità offesa e vicina ai ragazzi Nord, ma di solito, ci si riconosce anche generosità, bontà d’animo, ed altruismo, lo testimonia il numero elevato di missionari e missionarie che abbiamo tutt’ora in giro per il mondo, non saremmo mai capaci di un atto così vile ed ignobile come quello compiuto nei giorni scorsi. Disonora chi la commesso e la comunità da cui proviene…. sono pronto a scommettere che noi non c’entriamo... ne rimarrei profondamente addolorato e vergognoso se alla fine scoprissero che il colpevole è un mio compaesano..no, non ci voglio credere, lì è gente criminale, venuta da fuori, ne sono sicuro. mo un po’ tutti in guardia, c’erano pregiudizi da superare, sospetti da cancellare, perplessi su come sarebbe stata gestita la custodia. Man mano che passavano i mesi se ne parlò sempre meno... tutto sommato non davano nessun fastidio, anzi, erano educati, salutavano con gentilezza, e stavano per i fatti loro, così diceva la gente.

Quindi le cose si acquietarono? Sì anche i più vicini di casa che sembravano i più preoccupati, ammisero che tutto stava procedendo bene, non disturbavano, erano cortesi, dei bravi ragazzi insomma... magari al bar c’era ancora chi faceva qualche battuta, ma veniva zittito in fretta. Il vederli in chiesa la domenica, non tutti, alla Messa e qualcuno alla Comunione,

completò l’opera e nche i più ostinati convennero che l’ospitalità data ai migranti poteva essere motivo d’orgoglio per l’intera comunità.

un clima di incredulità e nel contempo di repulsione: i ronconesi non c’entrano, sono venuti da fuori, è questa la convinzione unanime.

E allora come è potuto accadere un gesto così violento? Questo non lo so, infatti molti ancora a Roncone si chiedono come possa essere avvenuto. In paese c’è

Motivata? Certo, mi creda, noi ronconesi siamo noto per essere talvolta sfrontati, franchi, che dicono pane al pane e vino al vino, ci conoscono un po’ in tutta l’Italia del

E adesso? Adesso andremo avanti come prima, meglio di prima, i nostri ospiti li guarderemo oltre che con rispetto, anche con simpatia...di certo di Roncone si ricorderanno per tutta la vita. Dovunque andranno si ricorderanno per sempre del tentativo di chi ha cercato di arrostirli nella casa che li ospitava... ma anche della vicinanza ricevuta dai ronconesi.

E poi arrivarono i ragazzi. Certo, e non fu una cosa facile accettarli, erava-

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Associazioni

APRILE 2017

La scelta non facile di un nuovo Presidente è ricaduta all’unanimità su Flavio Salvaterra. Già veterano del Coro Brenta vanta ben trentasei anni all’interno dell’associazione poiché vi entrò nel 1979, a soli 16 anni. Flavio ha accettato volentieri la nuova ed importante carica, sostenuto nel nuovo direttivo da alcuni ragazzi, impegnati tutti nel portare avanti una tradizione ben radicata sul nostro territorio. Non nasconde però una certa sorpresa per la notizia riguardo la recente nomina. Parla il nuovo presidente: “Sono felice ed onorato dell’incarico del quale sono stato investito, incarico che intendo proseguire nel solco tracciato dal mio predecessore Pino Stefenelli, che ha ottimamente guidato il Coro Brenta fino ad oggi. Il Coro sarà quindi rivolto al futuro ma tenendo ben presente il suo importante passato, proseguendo in continuità con gli appuntamenti, la passione e le attività che ci hanno permesso di crescere. Per questo vorremmo puntare molto sui giovani, ai quali un

Stefenelli lascia il posto a Flavio Salvaterra

Cambio alla presidenza del Coro Brenta Il 18 giugno 2016 il Coro Brenta ha festeggiato i suoi settant’anni con un grande concorso corale tenutosi a Tione nel quale sono intervenuti ben undici cori trentini. Ora, a meno di un anno da quell’importante anniversario, il coro tionese rinnova quasi totalmente il proprio direttivo. Un cambiamento che riguarda anzitutto la giorno lasciare a mia volta le redini del Coro: voglio rivolgere quindi a coloro

presidenza: dopo un quarantennio, lo storico Presidente Giuseppe “Pino” Stefenelli lascia volontariamente l’incarico, per dare la possibilità ad altri di prendere le redini del gruppo e di continuarne la storia fatta di successi e di passione, permettendo così a un ricambio generazionale di portare aria nuova e nuova energia al Coro. che ne fossero interessati, l’invito di venirci a trovare, a conoscere e perché no, a

far parte del nostro gruppo. Per quanto riguarda i progetti futuri, a breve saremo

impegnati con altri cori nel Concorso Pigarelli, che sarà il “battesimo di fuoco” per

il Coro Brenta con il nuovo direttivo.” Un nuovo direttivo che, oltre al nuovo Presidente Flavio Salvaterra, cambia anche alcuni nomi della direzione: Michele Stefenelli vicepresidente, Felice Cagnati segretario e Marco Perottino consigliere. Il Maestro Leone Pellegrini, supportato dal vice Giacomo Scandolari e il comitato musicale con Maurizio Iseppi e Luca Marchetti. Revisori dei conti sono Giovanni Scandolari e Alberto Bonomi. Aldo Gottardi

L’ultima novità l’animazione con il gruppo Folk di Ledro

Avulss: una presenza sicura per i bisognosi 11.000 ore di servizio gratuito nel 2016 Tempo di bilanci per l’Avulss di Tione: l’Associazione per il Volontariato nelle Unità locali dei Servizi Socio-sanitari ha messo in campo nel 2016 circa 11.000 ore di servizio gratuito, distribuito fra le strutture socio-sanitarie della vallata e gli interventi a domicilio. In ospedale i volontari Avulss sono coloro che danno un’assistenza a tutto tondo a chi è ricoverato in quei momenti in cui i familiari non riescono, per i vari impegni, ad essere presenti, come può essere l’assistenza ai pasti, o per coloro che non hanno cari vicino. Nei centri diurni e nelle Rsa si occupano anche di proporre momenti di animazione, o di fare semplicemente compagnia agli ospiti. “Nelle strutture noi entriamo in punta di piedi e ci mettiamo a disposizione – spiega lo spirito dell’associazione la presidente dell’Avulss di Tione Gianna Pozzan – rispondiamo ai bisogni che le strutture ci indicano”. Fra le iniziative di coordinamento e conoscenza con le altre as-

sociaizioni di volontariato giudicariesi, l’Avulss ha collaborato intensamente, ed è una novità nell’operato dei volontari giudicariesi, con il Gruppo Folk di Ledro i cui componenti a titolo volontario hanno organizzato spettacoli di animazione nelle Rsa e Rsao delle Valli Giudicarie. L’associazione ha aderito anche a “Volontari in Rete”, il coordinamento relativo agli operatori del volontariato socio-assistenziale che opera in valle e alle due edizioni di Exponiamoci, l’iniziativa primaverile finalizzata a trovare nuovi volontari e presentare il mondo del volontariato giudicariese al pubblico. Proprio quello del reclutamento di nuove forze, e quindi nuovi volontari, è un bisogno oggi sempre più impellente per l’associazione: “E’ importante diventare volontari – spiega la presidente Pozzan – si riceve più di quello che si dà, anzitutto. E’ una bella soddisfazione personale. Poi c’è da guardare alla contemporaneità nella quale i bisogni degli

anziani nelle strutture, fra ospedali, Ras e centri diurni, crescono sempre più e con essi le richieste di supporto da parte dei volontari della nsotra associazione. Ci sono più richieste di quelle alle quali riusciamo a far fronte. Qualche forza nuova sarebbe davvero necessaria e ci permetterebbe di rispondere meglio alle esigenze che ci vengono sottoposte”.

Un altro campo portato avanti da Avulss è quello della formazione e della divulgazione: molti i pomeriggi organizzati per i volontari con esperti del settore, incontri ai quali anche il pubblico può partecipare liberamente. “La formazione è chiave per noi – prosegue Pozzan – i nostri volontari vengono formati e hanno molte occasioni di approfondimen-

to che sono aperte anche ai famigliari o a chiunque possa avere un contatto con persone bisognose”. Presso la sede dell’Avulss di Tione, in Via Pinzolo 1, tutti i martedì mattina è aperta la Segreteria/Sportello per coordinare le attività dell’Associazione ma anche ricevere associati, volontari e persone interessate al servizio. In questa sede è disponibile anche una

piccola biblioteca per la consultazione e il prestito. Nel corso dell’assemblea annuale, i presenti hanno votato anche per le cariche associative: è stato riconfermato in toto il consiglio direttivo uscente, presieduto da Gianna Pozzan. Una novità a livello amministrativo è l’introduzione di “vice” o assistenti per i componenti del consiglio: ai consiglieri di esperienza si è deciso di affiancare i nuovi volontari che hanno frequentato il corso base per diventare volontari Avulss, che si è tenuto in dicembre. Fra i prossimi appuntamenti organizzati da Avulss Tione ci sono: l’’8 aprile, alla casa di riposo di Pinzolo, si parlerà di “Approccio ai bisognosi da parte dei volontari”. Mentre il 27 maggio ci sarà un’uscita mariana, al Lago d’Orta, in provincia di Novara, anche questo appuntamento aperto non solo ai volontari ma anche al pubblico che vorrà iscriversi presso la sede di Tione. (D.R.)


Politica

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Ciascuno di loro porta una visione diversa del Partito Democratico che verrà. Al centro della scena, nelle prime battute della campagna, i rapporti con la minoranza interna del Pd, quella dei vari D’Alema e Bersani, poi staccatasi e confluita nel Movimento Democratico e Progressista: per Orlando ed Emiliano, Renzi ha fatto troppo poco per provare a trattenere i fuoriusciti. Dal canto suo l’ex-presidente del Consiglio sostiene che le battaglie dalemiane fossero perlopiù rivendicazioni di visibilità personale, specie dopo che – quale alto rappresentante della politica estera Ue – Renzi preferì a D’Alema la più giovane Federica Mogherini. Corsa a tre, dunque, anche se la vera sfida è tra Renzi e Orlando, espressione della sinistra del partito che non ha però seguito gli “scissionisti”: i sondaggi danno per favorito Renzi attorno al 60%, prevalenza riscontrabile anche nelle firme depositate a supporto della candidatura: l’ex-premier attorno alla sua mozione ha raccolto 37mila firme contro le 18mila di Orlando e le 6mila di Emiliano. Centrale, nelle tesi, è la visione del partito del futuro, e del suo ruolo nel panorama politico italiano. Tolto Emiliano, che appare oggettivamente tagliato fuori dalla vittoria finale, sono diverse le differenze tra le tesi di Renzi e Orlando. Nelle sei pagine della mozione renziana si sottolinea in più passaggi la necessità di rilanciare l’Europa che resta “l’orizzonte strategico” at-

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Domenica 30 aprile i Democratici al voto

Primarie Pd: Renzi contro Orlando. Emiliano l’outsider è lontano Fra 60esimo dei Trattati europei a Roma, Trump, manifestazioni in Russia e terrorismo internazionale, a tenere banco nella scena politica italiana sono le primarie per la segreteria del Partito Democratico. Tre i contendenti in lizza: Matteo Renzi, segretario uscente, traverso una “politica espansiva”, anche se “per molti europei, oggi, l’Unione è diventata il problema, più che la soluzione”. Si rivendicano poi i risultati dei suoi mille giorni di governo, durante i quali il Pil “è passato da negativo (-2) a positivo (+1)” e, grazie al Jobs Act si sono avuti 700mila posti di lavoro”. Più critico Orlando sulle misure del governo Renzi per il lavoro e sulla Buona scuola (pur avendole approvate in Consiglio dei ministri), con l’ex “giovane turco” che si pone come obiettivo primario quello di “unire la sinistra e le forze di centrosinistra contro i populismi” andando “a riconquistare anche il voto degli under 35”. Nella tesi di Renzi si legge poi che il Pd deve essere una forza politica che vuole “costruire una società più giusta, ispirata ai valori di solidarietà, libertà e

Michele Emiliano

uguaglianza”. Dissenso con la tesi di Orlando lo si trova anche sul ruolo del segretario: per Renzi la leadership che si propone per il governo del Paese deve essere la stessa che guida il partito, mentre per Orlando la figura del segretario deve essere diversa da quella del candidato premier. Sintetizzando, la tesi di Renzi “gira” su binari di un partito di centrosinistra, moderno e post-ideologico; Orlando, strizza l’occhio ad

così come Presidente del Consiglio uscente; Andrea Orlando, ministro della Giustizia nella scorsa compagine governativa e confermato nel governo Gentiloni; Michele Emiliano, ex-sindaco di Bari ed ex-magistrato, oggi presidente della Regione Puglia.

Matteo Renzi

una sensibilità maggiormente di sinistra e non a caso guarda al dialogo con i fuoriusciti D’Alema e Bersani (che ricambiano) e ad una possibile alleanza futura con i partiti di sinistra, come Sel e “Campo progressista” di Giuliano Pisapia. Per quanto riguarda i sostenitori delle tesi dei vari contendenti, Renzi gode dell’appoggio di numerosi ministri in primis quello di Graziano Delrio, diversi presidenti di

Andrea Orlando

Regione, consiglieri regionali e sindaci, mentre Orlando ha incassato il prezioso endorsement dell’ex-presidente del Consiglio Enrico Letta. In Trentino. Il congresso nazionale del Pd si riverbera anche a livello locale, seppure sinora senza particolari tensioni. I big del Partito Democratico trentino si schierano in gran parte con Renzi (così come l’andamento delle prime votazioni nelle varie sezioni locali), a partire dal

segretario Italo Gilmozzi, per passare al vicepresidente della Giunta provinciale Alessandro Olivi, all’assessore Luca Zeni, il senatore Giorgio Tonini e buona parte dei consiglieri provinciali Pd, Per Renzi è schierato ed attivo anche Gigi Olivieri, giudicariese membro del coordinamento provinciale del Pd che dall’incontro del Lingotto di Torino ha commentato: «Non c’è stata nessuna scissione nel Pd, solo dei fuoriusciti e credo che la loro dipartita ci farà bene. Anche i comuni cittadini erano stufi di un partito che ne aveva un altro dentro». Peraltro, nemmeno gli stessi cittadini sembrano particolarmente entusiasti di questo nuovo partito Dalemiano: nell’ultimo sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera, il neonato Movimento democratico e progressista del duo D’Alema/Bersani era accreditato di un misero 2,7%; lo stesso sondaggio, però, segnalava per la prima volta il sorpasso del Movimento 5 Stelle sul Pd, 32% contro 26,7%. (R.S.)

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Salute

APRILE 2017

La mozione del consigliere provinciale giudicariese Tonina approvata in aula

Visite dermatologiche convenzionate alle Terme di Comano: ora si può A Comano con l’impegnativa del medico. Tempi di attesa più brevi e un servizio in più sul territorio “In un contesto di sviluppo del sistema termale trentino – sostiene il consigliere Tonina – pare opportuno che un centro altamente specializzato nelle cure dermatologiche come le Terme di Comano possa convenzionarsi con l’Apss per erogare visite specialistiche dermatologiche, garantendo l’accesso a tali prestazioni a tutti gli utenti che ne facciano richiesta presentando l’impegnativa del medico”. Una convenzione che, a regime, contribuirà ad accorciare una tempistica di attesa che si attesta attualmente in circa tre mesi. “Proprio a fronte della numerosa casistica presente alle Terme di Comano” – aggiunge Tonina – “tali visite verranno effettuate da medici specialisti di grande esperienza e si ridurranno, inoltre, le liste di attesa”.

Nel Consiglio provinciale di marzo è stata approvata all’unanimità una mozione proposta dal consigliere provinciale Mario Tonina grazie alla quale, non appena sarà sottoscritta la convenzione, si potranno effettuare visite specialistiche dermatologiche con l’impeIntento della mozione era anche quello di riconoscere a un territorio di periferia, quello giudicariese, la sua specificità e competenza nel settore dermatologico, rendendo concreta la possibilità di non accentrare tutti i servizi nei centri maggiori, ma di decentrarli per garantire un’elevata qualità e una più capillare fruibilità. La sottoscrizione della convenzione permetterà alle Terme di Comano di rafforzare ulteriormente la propria vocazione sanitaria. L’unicità e l’efficacia dei trattamenti, con la sottoscrizione della convenzione proposta dalla mozione Tonina, rafforzano l’identità

del polo termale giudicariese come “centro dermatologico d’eccellenza”. La mozione approvata a marzo è l’ultimo atto po-

gnativa del medico anche presso le Terme di Comano. Ciò significa che quando gli utenti effettueranno la prenotazione attraverso il CUP (Centro unico di prenotazione) con prescrizione medica, potranno scegliere di essere visitati anche presso le Terme di Comano.

litico di diverse iniziative proposte in questi anni dal consigliere Tonina e approvate dal Consiglio provinciale riguardanti le Terme

del Trentino: passaggi che vanno dal favorire la libera fruizione, da parte di tutti i cittadini dell’Euroregione, delle prestazioni termali erogate negli stabilimenti presenti nell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino), alla valorizzazione della biospecificità e delle proprietà terapeutiche delle acque termali attraverso la ricerca scientifica. La struttura di Comano da sempre è impegnata sul fronte degli investimenti in ricerca per valorizzare la risorsa naturale di cui dispone: in questi anni gli studi sulle proprietà chimico-fisiche delle acque termali locali sono confluiti in

lavori scientifici pubblicati su riviste di settore che hanno certificato e rilanciato il ruolo di eccellenza delle Terme di Comano quale centro primario per il trattamento delle malattie della pelle. “Le Terme di Comano sono il volano principale dello sviluppo economico delle Giudicarie esteriori e delle zone vicine – rimarca Tonina – e far crescere e sviluppare le Terme di Comano vuol dire far crescere un’intera valle che ha sempre riconosciuto all’attività termale il ruolo di core business del territorio, ma significa anche valorizzare tutto il comparto termale trentino e l’intero sistema sanitario fornendo nuovi servizi decentrati in un momento storico in cui invece la tendenza dominante è piuttosto l’accentramento”.


Attalità

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Mutualità ordinaria: 120.000 euro a sostegno del territorio La Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella apre i bandi per enti e associazioni “In un momento purtroppo ancora difficile, in cui anche le amministrazioni pubbliche molto spesso sono costrette a ridurre il proprio intervento, crediamo sia importante - e per certi versi necessario - mantenere alta l’attenzione verso quanti, quasi quotidianamente, mettono a disposizione tempo e fatica per il bene comune e la crescita sociale e culturale del territorio, finalità che anche la nostra Cassa persegue e che è un piacere condividere con altri”, prosegue Armanini. Per il finanziamento dei due bandi La Cassa Rurale ha stanziato 120.000 euro, di cui 30.000 euro destinati alle domande presentate secondo la modalità “semplificata” e 90.000 euro per le domande “ordinarie”. La domanda semplificata è destinata a iniziative di utilità sociale rivolte alle comunità del territorio di competenza della Cassa e realizzate attraverso forme di volontariato ed

Si prospettano due interessanti opportunità per gli enti e le associazioni locali. Il Consiglio di Amministrazione della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella ha, infatti, approvato i criteri per l’assegnazione delle risorse a sostegno dell’attività ordinaria del 2017, deliberando l’apertura di due distinti bandi per il finan-

aggregazione. Prevede un contributo massimo di 500 euro che verrà erogato in un’unica tranche. La do-

manda ordinaria, invece, è pensata per le associazioni che svolgono una attività più strutturata e continua-

ziamento di progetti e iniziative. “Anche quest’anno vogliamo essere vicini al territorio ribadendo il nostro impegno a favore del mondo dell’associazionismo e del volontariato e la volontà di continuare a rispondere ai bisogni delle nostre comunità”, spiega Andrea Armanini presidente dell’istituto di credito.

tiva nel corso dell’anno, richiede un maggiore dettaglio nelle informazioni e consente l’assegnazione

di un contributo fino ad un importo massimo di 5 mila euro anche se lo stesso non potrà superare il 30% dell’attività complessiva. L’erogazione del finanziamento, inoltre, avverrà in due tranche (il 70%, al momento dell’approvazione e il 30% dopo la rendicontazione dell’attività). Le associazioni interessate potranno scegliere a quale fonte di finanziamento accedere tenendo presente che nell’arco dell’anno solare sarà possibile inoltrare una sola richiesta di intervento. Anche quest’anno sono stati individuati dei settori di intervento che avranno priorità nella valutazione: istruzione/formazione, cultura, sport dilettantistico, promozione turistica ed economica, assistenza

sociale, iniziative ricreative e di aggregazione. Spazio, dunque, a iniziative formative di tipo extracurriculare, di educazione alla genitorialità o legate alla musica; ma anche ad attività di qualificazione e aggiornamento delle figure professionali, a corsi, dibattiti, conferenze e tavole rotonde. E ancora, rassegne teatrali, festival musicali, concorsi fotografici, mostre, iniziative a favore di persone bisognose, in situazioni di disagio o relative alla conciliazione dei tempi lavoro famiglia. Senza dimenticare manifestazioni aggregative, concerti, attività di protezione civile, gruppi antincendio, vigili del fuoco o dei circoli anziani. Per entrambe le domande il termine di presentazione è fissato in giovedì 27 aprile 2017. La modulistica per accedere al finanziamento è disponibile sul sito internet www.lacassarurale.it. oppure presso ogni sportello de La Cassa Rurale.

Bio, Vegetariano, Vegano e Gluten-Free sbarcano al Conad di Tione

Un angolo di benessere al supermercato A questo proposito Oreste Bonenti, Direttore del supermercato Conad di Tione, ci ha parlato di questo nuovo angolo di salute nel supermercato. “La scelta di dedicare un intero reparto a prodotti bio, vegetariani, vegani e senza glutine nella nostra sede di Tione, grande e centrale con un bacino di utenza molto ampio, vuole andare incontro valle nuove esigenze dei consumatori – spiega il direttore Bonenti - Circa un mese fa abbiamo attuato una ristrutturazione interna e ne è derivata una nuova disposizione degli scaffali, con un grande spazio proprio sulla sinistra dell’entrata principale in via Fabio Filzi.

Il Supermercato Conad di Tione prende di petto le sfide dettate dalle nuove esigenze del mercato alimentare. Negli ultimi anni si è assistito da un lato allo sviluppo e all’imporsi di trend salutisti riguardo all’alimentazione come prodotti bio, vegetariani e vegani, e dall’altro purtroppo alla nascita di nuove intolleranze e allergie alimentari. Per questo, tra salutismo e necessità, la clientela del supermercato del giorno d’oggi è sempre più consapevole, e attenta, a ciò che vuole nel piatto e per questo più esigente tra gli scaffali dei banchi alimentari. Un servizio non semplice quello richiesto dagli alimentari di questi anni, che tuttavia non trova impreparata la filiale Conad di Tione di Trento. Qui infatti, da meno di un mese è stato approntato un vero e proprio reparto dove è possibile trovare prodotti per tutte le esigenze alimentari. E’ proprio questo spazio che abbiamo voluto dedicare a quei prodotti una volta di nicchia ma oggi molto richiesti. In passato, alcuni di que-

sti prodotti erano già presenti negli scaffali, a fianco di quelli più “tradizionali” e rappresentavano in questo modo l’intera linea di determi-

nate marche. Oggi invece, per comodità e praticità ma soprattutto per una loro maggiore visibilità, sono stati sistemati nel nuovo

spazio assieme ad altre marche del settore, sia su scaffali che espositori e con un banco frigo dedicato: in tutto abbiamo ora circa quattrocento

articoli alimentari. Andiamo fieri di questa scelta, peraltro accolta molto bene dai nostri clienti, che da un lato proietta il nostro supermercato nel futuro e lo rende consono alle nuove richieste del mercato e dall’altro rappresenta una napertura della gamma delle nostre offerte per migliorare il servizio alla nostra valle.” Un supermercato che va incontro ai clienti, più vicino alla gente e che sa costantemente reinventarsi. A disposizione di tutti, quindi, le nuove proposte alimentari di “ultima generazione”, indirizzate al salutismo e al benessere. Aldo Gottardi


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Sport

APRILE 2017

Il 25 giugno impresa “Dolomitica”: da Pinzolo al Brenta in mtb Il 25 giugno 2017, a Pinzolo, lo start della gara di mountain bike delle Dolomiti di Brenta. Spettacolare nuovo e unico tracciato per l’impresa sportiva che parte da Pinzolo e sale poi verso le Dolomiti di Brenta per ritornare sul traguardo stabilito nella località turistica rendenese sulla stessa linea della partenza Dalla linea di partenza, in centro a Pinzolo, i bikers seguiranno strade sterrate, sentieri e single track inerpicandosi verso le Dolomiti di Brenta, attraversando i prati del fondovalle, i pascoli di media montagna fino ai paesaggi più scoscesi delle quote più alte. Grande novità per questa edizione è il tracciato di gara che diventa unico, rinnovato rispetto alle edizioni precedenti con meno tratti asfaltati e più passaggi tecnici. Un percorso di 55 km di lunghezza, 2300 m di dislivello positivo, salite e discese inedite. Se nelle scorse edizioni c’erano due percorsi, uno pop e l’altro rock, quest’anno ci sarà dunque un solo tracciato, che già viene definito “soul”. Nuova la partenza con salita verso Prà Rodont, la stazione intermedia di Pinzolo-Doss del Sabion, ai piedi delle maestose Dolomiti di Brenta. Altre le novità avvincenti tra le quali una discesa tec-

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nizia il countdown verso la quarta edizione della Dolomitica Brenta Bike, la competizione di mountain bike con partenza e arrivo a Pinzolo e passaggi spettacolari nelle Dolomiti di Brenta. Nata nel 2014, la Dolomitica ha subito riscosso il

favore degli appassionati delle ruote grasse, grazie agli ingredienti che l’hanno resa unica e affascinante: i percorsi di gara di diversa difficoltà, il livello tecnico, lo scenario naturale che fa da sfondo alla gara. nica su single track verso il ponte sul Sarca in località Cavrados, una nuova salita verso i Masi di Valagola, un single track in salita verso il lago di Valagola e un meraviglioso giro di boa al rifugio Graffer (2.261 m, punto a più alta altitudine del percorso di gara) con cronoscalata a partire dal rifugio Boch (2.085 m), per finire con una lunga discesa tecnica da Madonna di Campiglio fino a Pinzolo. Punti di ristoro, di assistenza e aree tecniche sono dislocate lungo tutto il percorso, per assicurare agli atleti il supporto necessario. Le strade di Pinzolo si animeranno anche con i bikers in erba della “DoloMini”, la staffetta promozionale a squadre organizzata in collaborazione con la scuola

Mtb Adamello Brenta. È possibile iscriversi online fino al 21 giugno. Ci si potrà poi iscrivere durante le giornate del 22, 23, 24 giugno presso l’ufficio gara al PalaDolomiti di Pinzolo e la mattina del 25. La quota promozionale di iscrizione è di 25 € per chi si iscrive prima del 31 marzo 2017, 35 € dal primo aprile fino al 21 giugno, successivamente 40 €. Iscrizioni e informazioni su: http://www.campigliodolomiti.it/dolomiticabike La Dolomitica Brenta Bike fa parte del circuito Trentino MTB, che partirà il 7 maggio con la “ValdiNon Bike” e proseguirà con altre 6 prove: la “Passo Buole Xtreme” (21 maggio), la “100 km dei Forti” (11 giugno), la “Dolomitica Brenta Bike” a Pinzolo (25 giugno), la “Val di Sole Marathon” (16 luglio), la “Vecia Ferrovia della Val de Fiemme” (6 agosto) e la “3TBike” (27 agosto).

L’8 e il 9 luglio bis tricolore per le Terme di Comano

Tornano gli Italiani Esordienti eAllievi di ciclismo Premiati gli sforzi degli organizzatori della Società Ciclistica Storo Grafiche Zorzi, presieduta da Andrea Malcotti, e dell’Apt Terme di Comano Dolomiti di Brenta che si sono visti assegnare nuovamente la rassegna nazionale. «Il nostro territorio è legato al ciclismo fin dai tempi del Giro d’Oro – ha spiegato la presidente dell’Apt Iva Berasi, affiancata dalla direttrice Alessandra Odorizzi – I Campionati Italiani non rappresentano solo un’occasione di richiamo turistico, importante per una realtà come la nostra che punta molto sulle famiglie, ma hanno anche un valore sociale: riescono a unire l’associazionismo di tutta la valle, che si mette in moto per raggiungere un obiettivo

I Campionati Italiani Esordienti e Allievi maschili e femminili di ciclismo su strada per il secondo anno consecutivo – precisamente sabato 8 e dome-

comune». In gara ci saranno le migliori promesse delle due ruote dai 13 ai 16 anni, provenienti da tutti i Comitati regionali

d’Italia. Lo scorso anno al via si presentarono 800 giovani corridori, che si giocarono le sei maglie tricolori in palio, tre al maschile e

nica 9 luglio prossimi - si disputeranno alle Terme di Comano dove porteranno circa tremila persone fra atleti, tecnici, accompagnatori e familiari. altrettante al femminile. Sarà così anche l’8 e il 9 luglio prossimi, con il comitato organizzatore presieduto da Angelo Zambotti già all’opera nell’intento di curare ogni minimo dettaglio e di fare un ulteriore salto di qualità. «L’edizione dello scorso anno ha avuto un successo superiore a ogni aspettativa – ha detto Zambotti – raggiunto grazie all’impegno e alla professionalità messe in campo dalla Società Ciclistica Storo e dall’Apt Terme di Comano Dolomiti di Brenta, capaci di creare una grande sinergia con le realtà del territorio e di dare vita a

un team affiatato che ci ha permesso di ricandidarci e di vederci assegnata la rassegna tricolore anche nel 2017. Abbiamo visto come una manifestazione possa unire e mobilitare una intera valle e centinaia di volontari. Programma e percorsi saranno pressoché i medesimi dell’edizione passata, con la sola differenza che anche le corse riservate agli Allievi prenderanno il via da Fiavé, al pari di quelle riservate agli Esordienti: una scelta legata principalmente alla viabilità». I percorsi di gara interesseranno i territori dei Comuni di Comano Terme, Fiavé,

Bleggio Superiore e Stenico. Già confermata la salita finale del Ponte dei Servi, inserita nel circuito delle Terme, pronta a fare ancora una volta da trampolino di lancio per i pretendenti al titolo. Come accaduto lo scorso anno, anche nel 2017 i Campionati Italiani delle Terme di Comano godranno di una importante anteprima grazie alla terza edizione del Piccolo Giro d’Oro, corsa per Allievi che porterà i concorrenti in gara a confrontarsi su un percorso che ricalcherà in buona parte quello della gara tricolore. L’evento è in programma domenica 25 giugno e rappresenterà un test ideale per i pretendenti alla vittoria ai Campionati Italiani in programma solo due settimane dopo.


Sport

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La diciannovenne di Spiazzo ha trionfato nel Gigante di Åre

Laura Pirovano campionessa del mondo juniores “La cosa più bella? Vedere che i traguardi raggiunti riescono a commuovere anche chi mi aiuta ogni giorno”

C

di Maddalena Collini

i ha già abituati a vederla su podi nazionali e internazionali Laura Pirovano, diciannovenne di Spiazzo Rendena impegnata nei circuiti più impegnativi dello sci alpino con i colori delle Fiamme Gialle. Cresciuta con l’Agonistica Campiglio prima e con lo Sporting Club Campiglio poi, fin dalle categorie giovanili ha dimostrato il suo talento polivalente vincendo in ogni specialità, dallo slalom speciale alla discesa libera, dallo slalom gigante al super gigante, imponendosi anche in grandi occasioni come il Trofeo Topolino ed il Pinocchio Internazionale. A soli diciassette anni veniva promossa in Coppa Europa iniziando fin da subito a raccogliere punti importanti, fino ad arrivare a rappresentare l’Italia agli European Youth Olympic Festival di Malbun (i Giochi Olimpici Giovanili), dove nel gennaio L’anno scorso hai concluso la stagione agonistica mettendo i sigilli al terzo posto nella classifica generale di Coppa Europa, un risultato che ti ha permesso di entrare nella squadra nazionale. Come è iniziata questa avventura (gare, trasferte, allenatori, gruppo)? È iniziato tutto molto bene, mi sono integrata nel gruppo molto presto e gli allenamenti procedevano bene sia sugli sci che atleticamente. Con gli allenatori c’è tanto feeling quindi anche il clima alle gare è buono. Qual è stata la gara del circuito di Coppa Europa che ti ha dato più soddisfazione e quella che invece “ti ha bruciato” di più? Le gare che mi hanno dato più soddisfazioni sono sicuramente quelle in cui ho vinto, in gigante a Kvitfjell e in discesa a Crans Montana. Quelle che mi hanno lasciato più l’amaro in bocca sono state il SuperG di Chatel e la discesa di Davos, non perché siano andate male (altre sono andate molto peggio) ma perché per dei piccoli errori ho buttato via due gare in cui stavo sciando molto bene e

in cui avrei potuto ottenere ottimi risultati. È facile pensare che ogni atleta desideri arrivare al traguardo e vedere il suo tempo in cima alla classifica, immagino che anche tu al cancelletto desideri la vittoria. Ma cosa passa per la tua mente nei cinque minuti prima della partenza? Non passa niente. Sicuramente non puoi stare cinque minuti a pensare a quel che è la gara, altrimenti sale la tensione (per quanto riguarda me). Mi scaldo e penso a quello che sto facendo, mi focalizzo sul presente, magari rido e scherzo anche un po’ ma mantenendo la con-

del 2015 ha conquistato un bellissimo argento nello slalom gigante. Poi sono arrivati la vittoria ai Campionati Italiani Aspiranti e il quarto posto al gigante dei Campionati Italiani Assoluti, davanti a nomi come Lisa Magdalena Agerer, Elena Curtoni, Francesca Marsaglia. Promossa tra le fila del Gruppo Coppa Europa e arruolata nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, ha esordito in Coppa del Mondo nello slalom gigante di Lienz nel dicembre del 2015, guadagnandosi poi il cancelletto all’opening di Soelden dello scorso ottobre e ai successivi appuntamenti di slalom gigante in Austria, Slovenia e Stati Uniti. Laura ci risponde proprio di ritorno da Aspen, dove ha disputato lo slalom gigante delle finali di Coppa del Mondo grazie alla meritatissima vittoria ai Campionati Mondiali Juniores di Åre del 12 marzo scorso. centrazione. Poi, da quando gli scarponi sono allacciati, occhi solo sulla gara. Tra le gare più importanti della tua stagione c’è sicuramente lo slalom gigante di Åre. Quali le difficoltà, le paure, le soddisfazioni. Cosa ti stavi giocando al cancelletto? A cosa pensavi? Ad Åre devo dire che sono stata messa a dura prova. L’anno scorso ai Campionati Mondiali Junior mi sono trovata nella stessa situazione, ero seconda al termine della prima manche. La seconda manche poi non è andata come speravo, la tensione mi ha giocato un brutto scher-

zo. Quindi è stato difficile, perché i fantasmi dell’anno scorso si sono fatti vedere nella mia mente. A dir la verità non so neanche io come ho fatto a non lasciare che mi annebbiassero la testa, però così e stato, quindi ora a casa ho una medaglia bellissima che mi aspetta. La cosa più bella che ti è successa dopo la gara di Åre? La cosa più bella che mi è successa dopo la vittoria è stata vedere la felicità con cui mi hanno abbracciata i miei allenatori, il mio skiman, i miei amici. Sentire per telefono i miei genitori e mio fratello che ancora non ci

credevano. Queste sono cose che mi riempiono di gioia, al di là della vittoria in sè. Vedere che i traguardi raggiunti riescono a commuovere anche chi mi aiuta ogni giorno per provare a raggiungerli. E poi Aspen, le finali di Coppa del Mondo che ti sei guadagnata grazie alla grande prestazione in Svezia. Sto tornando da Aspen in questo esatto momento. Mi sono goduta tutto di questo viaggio, e sono sempre più convinta che noi sciatori facciamo veramente una bella vita. Certamente ci ammazzeremo di fatiche e sacrifici, ma quello che otteniamo

in cambio è una vita che sui banchi di scuola non insegnano. La gara purtroppo non è andata come speravo, complice una prima manche in cui non ho sciato bene dopo l’errore alla sesta porta (proprio come a Sölden, e lì i fantasmi si sono fatti vedere benissimo!). Però questo è lo sci: ti danno un’occasione e devi essere in grado di coglierla al volo al primo colpo. A volte va bene, altre meno. I risultati di questa stagione ti hanno assicurato il posto fisso in Coppa del Mondo in discesa libera la prossima stagione. Quali gli obiettivi? Quelli più vicini, e quelli a lungo termine... Obiettivi non saprei, dico sempre che il mio obiettivo è arrivare a superare quello che credo sia il mio limite perché, in fondo, nessuno ce l’ha veramente un limite. Quindi vedremo! Le discese di Coppa del Mondo sono molto diverse da quelle di Coppa Europa, quindi proverò e staremo a vedere. Sono sicuramente entusiasta e non vedo l’ora di mettermi alla prova.


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Centenario Grande Guerra

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Martedì 4 aprile 1916. Roma. Il ministro della Guerra Vittorio Italico Zupelli, dimissionario dal 16 marzo, viene sostituito con il generale Paolo Morrone. Avvicendamento dovuto ai contrasti e alle tensioni sempre più frequenti tra Cadorna e il primo ministro Salandra. A farne le spese è Zupelli. Cadorna non ammette ingerenze e ne ha ottenuto la sostituzione con il più docile Morrone. - Pietrogrado. Un aristocratico, ufficiale di cavalleria, il generale Aleksej Brusilov, è il nuovo comandante del gruppo di armate russe del settore sud-occidentale del fronte. 5 aprile 1917. Fronte occidentale. Si conclude un massiccio ripiegamento delle forze tedesche sul fronte occidentale, avviato già il 23 febbraio precedente; i Tedeschi arretrano di diversi chilometri fino a portarsi sulle nuove posizioni della “Linea Hindenburg”, accorciando sensibilmente il fronte da difendere. 6 aprile. America del nord. Gli Stati Uniti d’America dichiarano guerra alla Germania. 7 aprile. America centrale. Panama e Cuba dichiarano guerra alla Germania. 9 aprile. Fronte occidentale. Inizia la battaglia di Arras, parte della più ampia “offensiva Nivelle”: grande offensiva delle forze britanniche e dei dominion contro il fronte tedesco a occidente; l’azione continua fino al 16 maggio seguente prima di bloccarsi dopo scarse conquiste territoriali. 12 aprile. Fronte occidentale. Si conclude la battaglia del crinale di Vimy, parte della battaglia di Arras: i reparti canadesi conquistano la strategica altura di Vimy. 14 aprile. Fronte italiano. Un nipote di Garibaldi, il capitano Menotti Garibaldi, riconquista con i suoi uomini Pizzo Serauta, sulle Dolomiti, già preso e poi perduto dagli Italiani. 16 aprile. Fronte occidentale. Inizia la seconda battaglia dell’Aisne, parte della più ampia “offensiva Nivelle”: le forze francesi lanciano un grande attacco contro le posizioni tedesche tra Soissons e Reims, ma l’azione si conclude per il 9 maggio seguente con un sanguinoso insuccesso per gli attaccanti.

Guerra 1914-18 mese per mese - Aprile 1917

AnchegliStatiUnitid’America inguerra Sul fronte occidentale la “Linea Hindenburg”: una sanguinosa strage di Mario Antolini Musón

Il mese di aprile 1917 segna una svolta determinante nel conflitto: anche gli Usa dichiarano guerra alla Germania e le sue truppe giungono in Europa a dar corpo alla “inutile strage” e a diventarne forse l’elemento determinante per la conclusione a favore degli Alleati contro la Germa17 aprile. Fronte italiano. Una mina fa saltare la cima del Col di Lana. Ritornato in mani austriache in novembre, il Col di Lana sarebbe decisivo per il controllo del corridoio che dal Cadore conduce a nord-ovest, verso Trento e Bolzano. Gli Italiani hanno tentato anche in dicembre di riconquistarlo, senza successo. In gennaio hanno deciso di far saltare la cima e hanno cominciato a scavare un tunnel per piazzare l’esplosivo. Alle 23.30 del 17 aprile fanno esplodere una carica di 5 tonnellate di gelignite. Metà del contingente austriaco rimane ucciso dal crollo di circa 10.000 tonnellate di roccia, gli altri 140 soldati sono fatti prigionieri. Il corridoio verso il Trentino resta però negato: gli Austriaci continueranno a controllare la cima vicina del Sief. - Fronte del Caucaso. I Russi conquistano Trebisonda, porto sul Mar Nero. I Turchi l’anno abbandonata da due giorni. 17-20 aprile. Fronte occidentale. Battaglia delle Colline (o “terza battaglia della Champagne”): offensiva francese a occidente, sono conquistate alcune posizioni nella regione della Champagnema al prezzo di forti perdite; primi segni di ammutinamento tra i reparti francesi. 18 aprile. Fronte italiano: Treviso. Prima incursione aerea austriaca nella notte a Treviso, attaccata da idrovolanti in due ondate: la prima intorno alle 23 del 17, la seconda dopo le 2.30 del 18. Quattordici

le bombe sganciate: nove morti e una trentina di feriti. Uno degli aerei, danneggiato dalla contraerea, è costretto ad ammarare a Grado. Catturato il pilota, il velivolo sarà esposto al teatro sociale Eden e visto da oltre 19.000 persone (biglietto di 20 centesimi per entrare). Nel corso della guerra Treviso fu bombardata altre 27 volte. Più di 1.500 le bombe sganciate, 48 i civili uccisi (dal novembre 1917 la città fu in gran parte abbandonata dagli abitanti), solo 300 gli edifici del tutto indenni. - Londra. Alla Camera dei Lord inglese Milner sostiene la necessità del servizio militare universale. - Parigi. La Camera francese approva la legge che autorizza il Governo ad anticipare l’ora legale durante l’estate. - Stati Uniti d’America. Nota degli U.S.A. alla Germania riguardo il caso “Sussex” e sulla politica dei sottomarini in gene-

nia. Non mi piace usare il vocabolo “vittoria” perché ogni conclusione di un conflitto bellico è sempre e solo la conclusione di un “disastro umano”. Comunque, nel “diario” mensile segue il succedersi dei fatti e delle situazioni di questo lontano mese… dimenticato.

rale. - Fronte occidentale. I Francesi respingono a Verdun un nuovo violentissimo attacco tedesco sulla riva destra della Mosa. Creata la squadriglia 124, composta da piloti americani volontari. Verrà ribattezzata l’escadrille La Fayette. - Fronte asiatico ed egiziano. I Russi fanno progressi ad ovest di Erzurum e si impadroniscono di Trebisonda. Contrattacco turco sugli inglesi a circa mezzo chilometro da Sanna-iYat. 19 aprile. Fronte asiatico. La seconda battaglia di Gaza si conclude con una sconfitta per gli Alleati: nonostante l’impiego di gas e carri armati i Britannici non riescono a fare breccia nella linea difensiva ottomana; il fronte della Palestina entra in una situazione di stallo. 22 aprile. Fronte macedone. Inizia la seconda battaglia di Doiran, terminata l’8 maggio seguente: un’offensiva britannica sul fronte macedone è bloccata dai difensori bulgari. 24 aprile. Dublino. Rivolta dei nazionalisti irlandesi contro la Gran Bretagna. Nonostante l’arresto del loro leader, sir Roger Casement gli insorti marciano dal quartier generale di Liberty Hall sul

centro di Dublino e occupano altri punti strategici della città. Proclamano la repubblica e leggono una dichiarazione in cui i Tedeschi sono definiti «valorosi alleati». La rivolta sarà domata in una settimana. Negli scontri moriranno 64 ribelli, 220 civili, 134 soldati e poliziotti. - Kienthal (Svizzera). Seconda Internazionale: non passa la linea di Lenin. La Seconda Internazionale si riunisce per concordare una posizione comune sulla guerra. Fermamente contrari i socialisti francesi e tedeschi, che la considerano una cospirazione capitalistica, vantaggiosa solo per l’industria delle armi e per i diversi imperialismi. A favore, come preludio alla guerra civile che farebbe crollare il capitalismo, l’esule russo Lenin, che però non riesce a convincere gli altri delegati. 26 aprile. Parigi. Patto segreto per la spartizione del Medio Oriente. Accordo segreto tra Londra e Parigi per la spartizione del Medio Oriente. È stato preparato da due diplomatici, Sir Mark Sykes per il Regno Unito e François Georges-Picot per la Francia, e all’ultimo ha avuto l’assenso della Russia (alla quale andranno alcuni distretti

sul Mar Nero e una parte del Kurdistan). Alla Francia è destinato il controllo del litorale siriano e di quello libanese, inclusa la capitale Beirut. La Siria sarà uno Stato arabo sovrano, sotto il protettorato francese. La Gran Bretagna avrà sovranità sulla Mesopotamia del sud, incluse Bassora e Baghdad, e sul porto di Haifa (nella cui baia affluisce il petrolio proveniente dalla Mesopotamia). La Palestina sarà sotto la triplice protezione di Gran Bretagna, Francia e Russia. 27 aprile. Fronte mesopotamico. Lawrence offre oro per rompere l’assedio di Kut. Tre ufficiali inglesi, tra i quali il capitano Thomas Edward Lawrence, offrono ai turchi l’equivalente in oro di un milione di sterline perché la guarnigione britannica sotto assedio a Kut da cinque mesi possa andarsene e portarsi oltre le linee britanniche a sud, con l’impegno di non essere impiegata in future azioni di combattimento contro gli stessi turchi. I turchi rifiutano. Anche gli indiani che fanno parte del contingente britannico di Kut hanno cominciato a mangiare i cavalli (cibo vietato dalla loro religione) e ingoiano oppiacei per calmare la fame. 29 aprile. Fronte mesopotamico. Stremati, gli Inglesi sotto assedio a Kut si arrendono. Dopo 147 giorni di assedio, le forze anglo-indiane di Kut, stremate dalla fame e dalle malattie, si arrendono ai Turchi. Gli uomini del generale Charles Townshend, ora prigionieri, sono circa 11.800. La maggior parte, tranne i 2.500 feriti e malati gravi che ottengono la libertà in cambio del rilascio dello stesso numero di prigionieri turchi, si incammina in un’estenuante marcia verso i campi di prigionia dell’Anatolia. In Gran Bretagna lo sconcerto è grande: la sconfitta in quella che era una campagna lontana e il cui successo sembrava scontato, è vissuta come un’umiliazione.


Centenario Grande Guerra Viene, quindi, drasticamente vietato ogni rapporto tra prigionieri e popolazione civile a scanso di gravi penalità per tutti. Allo scopo di non lasciare adito a dubbi il Capitano di Tione tiene a sottolineare che: “Venendo comprovato che una donna avesse relazione amorosa e sessuale con prigionieri di guerra, l’Autorità politica infliggerà la pena (…) ed oltre a ciò farà pubblicare la relativa sentenza mediante affisso all’albo comunale ed in altro modo usuale nel paese, come la lettura in chiesa”». L’Autore commenta: «Se a Bondo e Breguzzo siano sorti casi del genere, ossia di “illecite relazioni” con prigionieri è certo che sono rimaste nell’ombra». Monsignor Perli è obbligato a riprendere, giorno per giorno, la penna in mano poiché le “cronache di guerra” non sembrano aver fine. La quotidianità locale, le notizie dei soldati al fronte che stanno morendo, gli agganci con giornali ed informazioni generiche, più il cattivo tempo: vi è sempre qualcosa da annotare per far sapere ai posteri. «3 aprile 1917. Finalmente piove, ma la temperatura è rigida, e la neve cede a stento. / In Russia i “sopracciò” (incaricati di sorveglianza) della rivoluzione lavorano ad incanalarla secondo i desideri dell’Intesa; i Socialisti, invece, e il partito dei soldati lavorano per la pace. Austria e Germania, fecero sapere, a mezzo dei rispettivi capiministeri, che esse sono sempre disposte ad una pace senza annessioni e senza compensi. Da senno? / Oggi arrivarono due vagoni di farine: Deo gratias! Nelle due ultime settimane i consumanti ricevettero un etto di farina al dì e per testa! / Per 100 fiorini olandesi oggi una tionese ha ricevuto dalla posta 272 corone austriache. 5 aprile. Francesco (Giuseppe) Andreolli fu Daniele Daniel prigioniero in Russia mi scrive che colà è morto � Nazareno Antolini di Giuseppe Muson, e che pur egli si trova male. / I giornali austriaci riferiscono che uomini politici di professione iniziarono a Vienna il lavoro per la restaurazione economica dell’Austria per dopo la guerra, ma in pari tempo confessano che il garbuglio è tale da essere impossibile di trovare una via che meni alla mela. Del resto bisognerebbe aver presenti le eventualità del futuro. 8 aprile. Pasqua! Ma che brutta festa! Il freddo ostinato e la fame che dominano e tribulano le famiglie, i paesi, i soldati al campo, gli imminenti e intensivi lavori campestri senza le braccia corrispondenti, la previsione di prossimi massacri al fronte… tutto concorre a rendere desolata e mesta la festa dell’Alleluja! / Sotto il peso di queste prove la fede vacilla in tanti, ed è già caduta in molti specialmente nei ragazzi dai 14 ai 17 anni! Recordare Domine, quid acciderit nobis, intuere et respice obbrobrium nostrum (Ricordati, Signore, di ciò che ci è accaduto, vedi ed osserva il nostro obbrobrio”). 12 aprile. Gli Stati Uniti dichia-

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Aprile 1917 - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Il freddo ostinato e la fame dominano Continuano le tristi notizie dei morti al fronte o in prigionia

Fra le note di cronache del mese di aprile 1917 sui quotidiani trentini in mio possesso solo un evento che riguardi il Trentino: «15 aprile. Viene inaugurato il primo tratto della ferrovia della Val di Fiemme tra Ora e Castello». Nelle sue pagine di ricordi di guerra, il più volte citato Mognaschi ci riporta nel pieno della situararono la guerra alla Germania e l’Austria ruppe cogli stessi le sue relazioni diplomatiche. / Al fronte occidentale si diede principio alla lotta. / Gl’Italiani la festa di Pasqua salutarono Roncone con alcune granate. / La neve comincia a prender partenza. / I frumenti autunnali sono quasi tutti periti. / Oggi il telegrafo ci annunziò la morte di � Carlo Andreolli figlio di Guglielmo detto Trota, nato l’anno 1880, avvenuta a Wegscheid presso Linz. Era stato ferito al polmone. 17 aprile. L’imperial regio Comando di Bondo ha messo a disposizione dei contadini buoi e soldati. Per Tione 8 paia di buoi a corone 8, più corone 3 per il soldato guidatore, e ciò per 20 giorni. / Dai 9 al 12 mese corrente fu la settimana dedicata alla raccolta di denaro per un fondo pro vedove ed orfani. Mediante l’interessamento militare furono raccolte in paese corone 3800. / Nel marzo ultimo scorso furono affondate 861.000 tonnellate di navi. / Il freddo fa i suoi ultimi sforzi. / In mancanza di patate quest’anno si farà un’estesa seminagione d’orzo venutoci dalla Kriegsgetreide d’Innsbruck, e si allargherà la coltura del mais. / In Francia battaglie titaniche! 24 aprile. L’offensiva franco-inglese si è infranta anche questa volta. / La rivoluzione russa, nonostante le spavalderie dei socialisti, si è stradata in favore della continuazione della guerra. Che regola le cose là fuori è un Comitato provvisorio fino alla costituzione della costituente. / Oggi si distribuisce mezzo chilo di farina per testa per una settimana. / La neve non ha ancora abbandonato certi viottoli del paese. / Le campagne attendono ancora l’arrivo della vanga. / Invece che i 29 vagoni di patate promesseci per la semina dalla Kriegsgetreide ne arrivarono appena cinque e guaste anche quelle! 26 aprile. Oggi la prima giornata degna della primavera. / Oggi fu eletto il nuovo podestà di Tione: il dottor Leonida Righi, imperial regio Notaio. / Ogni tanto abbiamo una visita degli areoplani italiani. 27 aprile. Oggi Santa Zita,

onomastico della nostra Imperatrice; vi fu un ufficio divino in chiesa coll’intervento delle autorità. / L’epidemia bellica si allarga: Il Brasile e la [Cturia ?] ruppero le loro relazioni colla Germania». Le notizie dei morti citate dal Perli nelle sue pagine, mi riportano ad una pagina degli studenti del Liceo “Don Guetti” di Tione - “Giudicariesi in Russia 1914-1918” - riservata a “Morire in prigionia”: «I treni con i prigionieri austro-ungarici raggiungevano i grandi campi di raccolta. Le condizioni igieniche e sanitarie dei prigionieri costituivano il grande e drammatico problema dei campi, rilevato, sembra inutilmente, anche nelle relazioni della Croce Rossa internazionale. In parecchi baraccamenti erano morti nel giro di un anno più del 50 per cento dei prigionieri. Il giudicariese Ermete Bonapace scriveva nel dopoguerra che, probabilmente, il numero dei trentini morti in Russia come prigionieri superava quello dei caduti in campo di battaglia, aggiungendo: «Comunque questo è certo: che il colera compariva di quando in quando, che tutte le malattie, vecchie e nuove, fecero vittime, e che il lugubre record rimase al tifo esantematico, trasmesso dai pidocchi. In una sola epidemia nel Turkestan 600 Italiani morirono di tale tremendo flagello. In qualche campo di concentramento al mattino una slitta faceva il giro delle baracche per caricarsi dei morti della nottata». È ciò che vede Sebastiano Leonardi di Preore in un campo ai confini

zione bellica; situazione che non va sottovalutata. Annota l’esimio Autore: «Tra i problemi che angustiano l’autorità militare vi è la fraternizzazione fra le popolazioni locali ed i prigionieri; situazione che potrebbe facilitare la loro fuga o, comunque, sovvertire la rigida disciplina militare.

con l’Asia: sei baracche contenevamo dai 6.000 ai 7.000 uomini: «Verso i primi di gennaio vedevi che nelle baracche non erano più il solito movimento e

allegria. Qua e là su quei tavoloni giacevano gli ammalati; a pranzo non si alzavano, poiché voglia di mangiare non ve ne era. Avevano febbre e prega-

vano l’amico vicino che gli volesse portare un po’ d’acqua per calmare un po’ l’arsura causata dalla febbre. Da prima ne morivano 2 o 3 al giorno, poi 5, poi 10i o 12! Venivano spogliati, messi in cassa, caricati su una slitta a 3 o 4 alla volta e condotti in un bosco ove vi era una fossa già scavata, e quivi venivano sotterrati senza che nessuno versasse una lagrima e senza che nessuno gli regalasse una preghiera». Gli studenti del 2017 terminano la pagina così: “Quando Leonardi abbandona il campo, questo è ormai in preda al tifo, una tomba di viventi, un luogo di pene, la città della morte e della desolazione”. È consolante pensare che anche i giovani di oggi si siano avvicinati alle terribili “pagine di guerra” con mente attenta e capacità di carpirne la sostanziale veridicità dei contenuti da portare con sé come esperienza di vita e di studio e di “passare” a qualcuno capace di rendersi conto di ciò che fu… e che potrebbe ripetersi. Mario Antolini Muson


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Attualità

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Chiuso da fine 2016, lo storico hotel fu fondato dalla famiglia Buselli, emigranti di ritorno dall’Australia

L’Emigrante riapre a Zuclo Cristian Maffeis, che lo gestì fin al 2006, torna alle origini

Ha riaperto i battenti, con un’inaugurazione che è diventata una festa di paese, lo storico albergo e ristorante Emigrante di Zuclo. C’erano gli alpini locale a offrire polenta carbonera, e i titolari, naturalmente, che non sono nuovi: si tratta di un ritorno, perchè Cristian Maffeis e la moglie Cinzia si erano già occupati del locale qualche anno fa. Cristian infatti nasce cuoco, dopo diversi anni in giro per il mondo aveva aperto un piccolo ristorante a Madonna di Campiglio, “Al Sarca”, poi l’esperienza dell’Emigrante con la moglie Cinzia, dal 1999 al 2006, che però ad un certo punto assorbiva troppo tempo: “Allora, o tenevo la famiglia o tenevo l’albergo - ricorda - entrambi non ci stavano. Ho salvaguardato la mia famiglia e ho preso il tabacchino, oggi con Cinzia abbiamo voglia di

riprendere l’albergo”. Nella prima gestione l’Emigrante era un hotel famigliare per i mesi estivi e nel resto dell’anno era ampiamente noto e frequentato come mensa operai: oggi invece riapre i battenti anche come ristorante ma prevalentemente per l’attività alberghiera, e punta tanto sull’attività di bar da giorno e di albergo riaprendo e sistemano le 15 stanze (25 posti letto) della strut-

tura. “L’obiettivo - spiega Maffeis - è riportarlo ad essere un albergo a gestione famigliare, accogliente, con una cucina curata, in grado di intercettare la richiesta di ricettività della Busa, i bikers che tanto usano il Durone per passare a Riva del Garda. Zuclo ad un certo punto aveva tre bar aperti, poi l’ultimo a chiudere è stato il Sole, un bar da giorno un po’ manca e spero di ritornare ad esse-

re questo per il paese. Io ci credo molto”. Una strategia di business che lo rende un’attività complementare e non in concorrenza con la vicina Contea, a Bolbeno, di Daniele Bertolini. Anzi, i due pensano bene di collaborare: l’unione fa la forza e se la Contea è un frequentato ristorante-pizzeria a pranzo e cena, ha un pub che i giovani locali amano frequentare soprattutto alla sera, l’Emigrante

invece punta a colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa di alberghi nella Busa di Tione - la borgata giudicariese non ne ha più nemmeno uno - e offrire un luogo di ritrovo per il giorno, attivare collaborazioni sul territorio e fra imprenditori. E’ un animo entusiasta e ottimista quello di Maffeis: “Mi dicono tutti i giorni che sono matto - racconta - ma il mio cassetto dei sogni è pieno e sono disposto

a scommetterci sull’Emigrante, mi piacerebbe riportarlo ai fasti del passato. Prendo un po’ ad esempio i nostri vicini altoatesini: piccole strutture a conduzione famigliare, che sanno diversificare, proporre cose diverse che fanno vivere tutti”. L’Emigrante fu fondato nel 1971 dalla famiglia Buselli, emigranti in Australia rientrati a Zuclo dove fecero della loro esperienza di migranti il nome dell’investimento di una vita: prima i capostipiti, poi le loro figlie hanno reso l’Emigrante un sicuro punto di approdo per la località. Poi qualche alternanza nelle gestioni, la crisi, un periodo difficile e la chiusura nell’autunno 2016, fino ad oggi quando è un altro gestore che fu a suo modo storico per l’Emigrante, Cristian Maffeis a riaprire l’attività. (R.G.)

Continua la fortunata avventura delle Coste di Bolbeno 550 partecipanti al Trofeo Giovanissimi che ha chiuso la stagione

Grazie all’impegno dimostrato da tutti i volontari dello Sci Club Bolbeno, con la collaborazione delle altre associazioni locali (la Pro loco, il Gruppo Alpini e i Vigili del Fuoco), ancora una volta si è potuto organizzare e curare ogni aspetto dell’evento in maniera eccellente, che si è concluso con una splendida cerimonia di premiazione dove ogni partecipante è stato premiato con il diploma e l’ambita coppa, indipendentemente dalla posizione in classifica. Il segreto del successo di una manifestazione che non ha eguali in Italia, sta soprattutto “a monte”, e cioè nella tariffa di soli 60 euro

Un degno epilogo per la stagione dei record: così si può definire la gara di fine corso “Trofeo Giovanissimi” che ha avuto luogo domenica 19 febbraio alle “Coste” di Bolbeno, divenuta ormai un appuntamento imperdibile per tutti, e che si è conclusa con “un successo pieno” spiegano con entusiasmo i volontari della Pro loco di Bolbeno. Infatti 550 piccoli sciatori provenienti da

tutte le Valli Giudicarie e Rendena, dalla Valle dei Laghi, dall’Alto Garda, dalla Valle di Ledro e perfino dalla Valsabbia, si sono riuniti in una splendida giornata di festa alla quale non hanno voluto mancare nemmeno il presidente della Fisi Angelo Dalpez, il consigliere provinciale Mario Tonina e tanti altri rappresentanti delle istituzioni e dei comuni convenzionati. che si pratica da quindici anni ormai a quanti si iscrivono ai corsi sci organizzati dalla Sci Club Bolbeno in collaborazione con la Scuola Italiana Sci Rainalter di Madonna di Campiglio; un modo che permette di avvicinare allo sport centinaia e centinaia di bambini ogni anno, possibile grazie all’impegno di tanti volontari e al sostegno finanziario di numerosi sponsor privati ed enti istituzionali.

La gara ha rappresentato il penultimo di ben 10 appuntamenti sportivi di una stagione iniziata il 17 dicembre e che è proseguita in maniera estremamente positiva con un bel afflusso di sciatori che ha permesso anche quest’anno di superare la soglia dei 200.000 passaggi alla sciovia. Questo anche grazie alla aperture serali del mercoledì e del venerdì (quest’ultimo dedicato agli allenamenti dei cosiddetti sciatori “master”) che tanto gradimento hanno riscontrato, soprattutto da parte dei molti sci club locali che hanno trovato a Borgo Lares un ambiente ideale per la loro preparazione sportiva.


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Il Governo ha cancellato i voucher per evitare abusi. E adesso che succede? Sono uno studente al terzo anno di Economia e Commercio, lavoro saltuariamente in un ristorante in città, soprattutto il sabato e la domenica. Come tanti giovani della mia età, fruisco dei voucher. Il mio rapporto di lavoro è evidentemen-

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Una vittoria del lavoro in nero?

Con i vouchermi sentivo garantito te occasionale, ma mi da l’opportunità di pagarmi alcune spese e di fare esperienza lavorativa. Ora che faccio? Io con i voucher mi sentivo garantito e non capisco perché li abbiano tolti… Uno studente giudicariese

Quello dei voucher è un tema piuttosto spinoso, non facile, ma ti dico subito che sono anch’io perplesso sulla sua abolizione. Personalmente credo, che seppur con qualche difetto che si poteva correggere, i voucher rappresentassero un modo per regolamentare certi piccoli lavori di cui sono in molti ad averne bisogno, ed era un modo intelligente per evi-

tare di lavorare in “nero”. Il voucher è nato per regolamentare, appunto, lavori occasionali e niente ha a che fare con le assunzioni stabili. Forse c’è stato talvolta l’uso improprio dei soliti “furbi”, facilitato dallo scarso controllo. Ma ne beneficiavano, il più delle volte, le imprese familiari, le aziende agricole, le aziende commerciali, che avevano necessità di

lavoratori solo in particolari circostanze o per brevi periodi dell’anno e che non potevano sostenere un’assunzione di un dipendente a pieno regime. Sostanzialmente c’è stata la resa senza condizioni alla CGIL, che minacciava un referendum, da parte di un Governo troppo “gentile”, e a nulla è valso il parere contrario di CISL e UIL, l’Associa-

zione Imprenditori, e mille altre Associazioni di varia estrazione. E’ evidente che il risultato immediato sarà il rilancio del “lavoro nero” togliendo quel minimo di tutela che i voucher garantivano. Così tornerà a trionfare il lavoro sommerso con buona pace della Camusso e dei suoi accoliti. Adelino Amistadi

Lavori ai richiedenti asilo, e i nostri ragazzi? Caro Amistadi, vorrei sottoporti una questione di attualità. Ho letto che ai profughi, anche in Trentino, verrà data l’opportunità di lavorare nei lavori socialmente utili, per aiutarli nell’integrazione e per impegnare ragazzi che altrimenti non saprebbero come

passare le giornate. Ti sembra giusto quando anche tanti nostri ragazzi sono nella stessa condizione e rimangono disoccupati? Franco

Allora, parliamoci chiaro. Se un richiedente asilo o uno straniero, in attesa di regolarizzare la sua posizione, venisse privilegiato nella ricerca di un lavoro, magari anche pagato, per me non sarebbe solo inopportuno, ma sicuramente sbagliato: significherebbe mettere in difficoltà i nostri giovani ed incentivare altri a venire nel

nostro Paese. Diverso è il caso di richiedenti asilo che vengono impiegati gratuitamente in servizi di pubblica utilità o di emergenza, che altrimenti non verrebbero fatti o comunque graverebbero sulle finanze dei nostri Comuni. In questo caso lo vedrei un fatto positivo: i profughi già costano 35 euro al giorno e in questo modo

non tolgono lavoro a nessuno, non costano nulla ai Comuni e lavorare potrebbe facilitare la loro integrazione e distoglierli da altre più pericolose tentazioni. Ad una condizione: a chi si rifiuta di lavorare venga sospesa la sua pratica di riconoscimento, e, se, necessario, venga rispedito al suo Paese.(a.a.)

Legittima difesa Multato per aver o Far West? investito un gatto Ha fatto molto discutere, e se ne discute ancora, la vicenda di quel ristoratore lombardo che ha ucciso un rapinatore che di notte si era introdotto nel suo locale per rapinarlo. Quando succedono queste cose si scatena un putiferio sulla stampa e alla Tv, ne fanno una guerra ideologica tra buoni e cattivi, fra contrari e favorevoli alla difesa “fai da te”. Io non so decidermi da che parte stare. Margherita Cara Margherita, non sono favorevole all’uso indiscriminato delle armi, tipo Far West. In uno stato di diritto dovrebbero pensarci le forze dell’ordine a garantirci la serenità e la sicurezza. Ma evidentemente non possono essere ovunque e in tutte le case, quindi il problema esiste: è lecito difendersi e difendere i propri

cari in caso di introduzione nella propria casa di lestofanti pronti a tutto? In vicende come queste mi viene istintivo sentirmi dalla parte del cittadino che si sente in pericolo e reagisce sparando. Ma mi rendo conto che l’uso delle armi non deve essere l’unica soluzione, anche perché spesso e comunque si finirebbe nei guai, come ultimamente è accaduto in altri casi analoghi. La legge italiana, a quanto ho letto, non essendo un esperto, prevede che la legittima difesa presupponga un pericolo imminente. La cosa non appare molto chiara. In altre parole, se i banditi entrano in una abitazione, il proprietario è legittimato a reagire, difendersi o eventualmente sparare, solo se i malviventi dimostrino concretamente l’intenzione di volerlo colpire. Neppure il fatto che il bandi-

to impugni un’arma è sufficiente a giustificare una reazione armata da parte della vittima della rapina. E’ su questo che credo sia necessario intervenire. Ritengo che la legge attuale vada rivista dato che i tempi sono cambiati e l’apertura indiscriminata delle frontiere insieme ad una giustizia eccessivamente garantista, hanno fatto dell’Italia il Paese preferito dalle bande criminali, organizzate e prive di scrupoli. Bisogna fissare in legge il principio che chi entra in una casa per rubare o compiere altri reati, deve sapere che potrebbe pagarne le conseguenze anche al limite. Non si tratta di trasformare la legittima difesa in un diritto di uccidere, ma di sancire il diritto che chi viene aggredito in casa propria deve poter reagire e difendersi.(a.a.)

In questi giorni ho letto che un automobilista è stato multato per aver investito ed ucciso un gatto sulla strada. Finalmente un buon esempio di civiltà in difesa degli animali. Per tanto tempo gli animali domestici non hanno avuto nessuna protezione, ora sembra che le cose stiano cambiando...che ne dici? Mirco Caro Mirco, comprendo il tuo punto di vista, ma non lo condivido fino in fondo. Non possiamo pensare solo agli animali. Nel caso che racconti la colpa, secondo me, è soprattutto di chi ha lasciato l’animale incustodito facendo correre un pericolo all’incolpevole autista. Un’automobilista può anche farla franca ed uscirne illeso, ma immaginiamo che al posto dell’auto ci fosse

stata una moto che finisce contro un cane o un gatto che incustoditi corrono attraversando la strada. Il pericolo sarebbe stato molto maggiore per il conducente. La moto inchioda, frena, sbanda, e chi guida finisce, ben che vada, all’ospedale. Sono ormai molti, a quel che sento, i casi di morti e feriti per incidenti causati da randagi. Capisco la pietà per gli animali, ma a subirne le

maggiori conseguenze è senz’altro l’investitore. Bene l’incolumità degli animali, ma non scordiamoci degli umani. E dei doveri che hanno i proprietari che dovrebbero custodirli. La custodia attenta dei propri animali è alla base dell’affetto che molti rivendicano per gli animali, il proprietario se ne faccia carico, altrimenti è meglio che se ne liberi. Almeno io la penso così. (a.a.)


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APRILE 2017

Giornale delel giudicarie aprile 2017  

giornale delle Giudicarie aprile 2017

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