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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

GIUGNO 2019 - pag.

EDITORIALE

Comunità di ieri e solitudine di oggi di Adelino Amistadi Avrei dovuto scrivere sulle elezioni europee appena concluse, ma mi rimaneva troppo poco tempo per pensare, per valutarne l’esito e trarne le possibili immediate conseguenze e le prospettive future. Per non essere superficiale e giocare troppo di fantasia ho preferito rimandare l’appuntamento al mese prossimo. E mi scuso. Vorrei invece occuparmi, in questa occasione, di rapporti umani, o meglio di come i rapporti umani in una comunità come la nostra stiano pian piano scomparendo. Anzi, sono in gran parte spariti se non si entra nella sfera professionale o lavorativa. C’erano una volta, in ogni paese, contadini che vendevano latticini, i calzolai che riparavano scarpe, gli ortolani con la loro verdura, i negozi di ferramenta, i macellai, sarti e sartine che sapevano rimettere in sesto ogni tipo di vestito, fornai che ti attendevano ogni mattina con le ultime malignità. La piazza del paese era il centro della vita paesana dove ci si incontrava, si incrociava lo sguardo con una persona desiderata, ci si scambiavano le notizie buone e cattive in circolazione, e magari si esagerava nei pettegolezzi, bisognava stare attenti che non t’arrivasse un pallone in faccia dato che per i ragazzi la piazza era lo stadio per i loro giochi, ci si invitava a prendere un caffè o un bicchiere di vino, nascevano le amicizie. Oggi le nostre piazze sono desolatamente vuote. Gran parte dei negozi sono spariti e altri sono destinati a sparire presto. A pagina 14

Le buone azioni che contano

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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 17 - GIUGNO 2019 - N. 6 - MENSILE

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Stati Generali della montagna: le periferie escono dall’ombra

Alle pagine 4 e 5

EUROPA

L’Unione continuerà a esistere e resistere di Paolo Magagnotti Il sovranismo non è riuscito a innescare un processo per scardinare l’impianto di base del Progetto di unità europea. Le recenti elezioni hanno espresso un Parlamento europeo con una significativa maggioranza di partiti a favore dell’Unione. Pur essendo venuta meno la tradizionale maggioranza fortemente europeista composta da popolari e socialisti democratici vi è una nuova maggioranza che con l’apporto di liberali e verdi non consentirà di far svanire il sogno europeo. A pagina 9

Salute

L’epoca delle dipendenze

A PAGINA 13

Famiglie

Compiti delle vacanze, rispondono gli esperti A PAGINA 19

SOCIETÀ Addio ad Anna Pironi Pag. 11 Centro Specializzato

Il personaggio

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TERRITORIO Ceis, 600mila euro �...e tu di utili come Pag. 34

dormi?

Materassi e Reti

ALLE PAGINE 12 E 13

PROMOZIONE Associazioni

“RINNOVO” PREZZI SCONTATI SU MATERASSI E RETI EXPO

SPORT L’Alta Giudicarie femminile sogna la A Pag. 35

A PAGINA 21

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GIUGNO 2019

A cura della REDAZIONE

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA MAGGIO 2019

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Madonna di Campiglio, via libera della Pat al rinnovo degli impianti dei Fortini e della storica Nube d’Oro. La giunta provinciale ha dato il suo consenso al progetto di Funivie Madonna di Campiglio per la sistemazione di due piste da sci e la sostituzione di due impianti di risalita. In particolare sono previste la realizzazione di un nuovo tratto di pista da sci, circa 150 metri, a congiunzione di due tracciati esistenti, e la sistemazione della storica pista da sci “Nube d’Argento”. Per quanto riguarda la parte impianti, la società funivia investirà nella nuova seggiovia a sei posti, pensionando la storica seggiovia biposto “Malga Montagnoli - Monte Spinale (Nube d’oro)”. Una telecabina a 10 posti sostituirà l’attuale quadriposto “Fortini - Pradalago”. L’intervento più importante è quello del nuovo impianto “Fortini - Pradalago”, grazie al quale saranno ridistribuiti i flussi degli sciatori. Il progetto prevede lo spostamento, rispetto all’attuale collocazione, della stazione di valle della nuova telecabina Fortini – Pradalago, sul lato opposto della strada statale 239. La Banda Sociale di Tione compie 170 anni. Grande festa con una mostra fotografica diffusa per un traguardo importante La Banda Sociale di Tione compie 170 anni e per dirla in maniera un po’ desueta sono ben 34 lustri di attività concertistica. L’anno di nascita ufficiale è infatti il 1849. Per festeggiare un traguardo così importante e significativo si è pensato di coinvolgere l’intera cittadinanza della borgata tionese con l’allestimento di una Mostra Fotografica ‘diffusa’ ossia l’esposizione nelle vetrine, di tutte le realtà commerciali, di fotografie storiche della Banda Sociale. È stato anche coniato un simpatico logo dell’anniversario di questi 170 anni. Il Faro si è riacceso. L’associazione del Chiese ha una nuova casa. A distanza di quattro mesi da quella tragica notte di fuoco di venerdì 25 gennaio, l’associazione onlus “Il Faro” ha riaperto i battenti. Grazie al grandissimo lavoro dei moltissimi volontari, si è svolta l’inaugurazione del nuovo magazzino dell’usato della Valle del Chiese. Nel gennaio scorso un vasto incendio ha rovinato la struttura del capannone sito nella zona industriale sud dell’abitato di Condino, frazione del Comune di Borgo Chiese, ed in gestione all’associazione collegata all’Operazione Mato Grosso, che da diversi anni

sostiene vari progetti a supporto delle persone bisognose nel mondo ed in particolare in America Latina. Le fiamme hanno in poco tempo mandato in fumo tutta la mercanzia li stipata. Dopo un primo momento di scoraggiamento, i volontari dell’associazione si sono immediatamente attivati per ripartire. «La solidarietà mostrata in quel tragico frangente - commentano i referenti dell’associazione - ancor più la necessità dei volontari che operano in America latina (e nelle altre missioni) i quali contano sul sostegno economico dell’Associazione, hanno spinto tutti i componenti a cercare subito una nuova sede per riprendere l’attività» Si coltivava la marijuana a casa in un armadio-serra riscaldato: scoperto dai Carabinieri. I carabinieri di Carisolo hanno arrestato una persona per detenzione di arma clandestina «con matricola abrasa» e per la coltivazione, all’interno del proprio domicilio, di marijuana. I carabinieri nella mattinata di ieri hanno perquisito l’abitazione di un autotrasportatore 49enne. In cantina hanno trovato una vera e propria serra, fatta con un armadio di tessuto con illuminazione e areazione, appositamente preparata per la coltivazione di piante di marijuana. Nella cantina c’erano anche una pipa ad acqua di vetro ed un ulteriore contenitore in vetro contenente pezzi di stelo e foglie di marijuana. Nel corso del controllo i militari hanno rinvenuto anche una pistola revolver cal. 32 con marca, modello e matricola abrasa, occultata in un panno di cotone. Ponte arche, il Don Pedro accede alla fase finale di “Upvivium” Il ristorante Don Pedro di Ponte Arche-Comano Terme vince il concorso enogastronomico indetto da “Upvivium” nell’ambito della Biosfera gastronomica a Km 0, piazzandosi davanti a un pool agguerrito di contendenti dell’area della biosfera UNESCO Alti Ledrensi- Judicaria. Il verdetto, scaturito dalla gara svoltasi all’Istituto di Alta Formazione di Tione tra i ristoranti partecipanti all’Edizione 2018/2019 del Contest Gastronomico Upvivium, pone la seguente classifica: primo posto per Don Pedro di Ponte Arche con “L’abbraccio caldo della Mamma””, secondo posto per Albergo Maggiorina di Bezzecca con “Colori e sapori di Ledro”, terzo posto per Hotel San Lorenzo di San Lorenzo in Banale con “Tradizioni moderne”.

Grandi carnivori: chiesta una nuova proposta di gestione Il Presidente della Provincia autonoma di Trento ha scritto il 22 maggio scorso al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in merito alla gestione dei grandi carnivori. Il Presidente, facendo seguito all’incontro avuto con il Ministro lo scorso 17 gennaio 2019, chiede l’apertura di una nuova fase di gestione della presenza della specie, al fine di far evolvere ulteriormente l’approccio gestionale dei grandi carnivori e di fornire risposte efficaci e tempestive alle popolazioni locali interessate. Fra le necessità portate all’attenzione del Ministro, anche il caso dell’orso maschio denominato M49 che, nonostante tutte le attività di prevenzione e di dissuasione messe in campo, continua a manifestare un comportamento fortemente problematico. “Odiatore” sui social, si dimette Ivan Cristoforetti Il capo di gabinetto presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Provincia di Trento Ivan Cristoforetti ha presentato le proprie dimissioni dall’incarico quando una serie di post sul suo account twitter, sessisti e razzisti, da vero “hater”, sono stati portati a conoscenza dell’opinione pubblica da parte del sito di informazione “Il Dolomiti”. Mercatone Uno fallita, dipendenti lo scoprono online Il tribunale di Milano ha dichiarato fallita la Mercatone Uno, catena di arredamento di fascia bassa: i 55 negozi dell’azienda sono stati chiusi e 1.800 lavoratori lasciati a casa dall’oggi al domani. Molti l’hanno scoperto online, altri la mattina quando si sono recati al lavoro e hanno trovato tutto sbarrato. Al via la campgna “Not in my planet”. Obiettivo, ridurre la plastica “Not in my Planet - Non nel mio pianeta” è una campagna di sensibilizzazione e azione sul tema dei rifiuti plastici promossa dall’Agenzia per la Depurazione della Provincia autonoma di Trento, avviata nell’aprile del 2019 e in sviluppo nei prossimi mesi con un programma di iniziative ed eventi. L’obiettivo di “Not in my Planet” riguarda più livelli: da un lato si vuole dare una risposta al tema globale dell’emergenza rifiuti plastici, sempre più preoccupante e sentito dalla popolazione per le sue conseguenze sulla salute del pianeta e dei suoi abitanti. Dall’altro, a livello locale, si punta ad incidere sul comportamento della popolazione in Trentino in materia di rifiuti: se è vero che siamo una provincia virtuosa riguardo al tema della raccolta differenziata, con risultati entusiasmanti negli ultimi anni, c’è ancora molta strada da fare sulla produzione di rifiuti pro-capite, rimasta sostanzialmente invariata nel tempo, e sulla qualità della raccolta differenziata stessa, troppo spesso “inquinata” da procedure non corrette. Cambi residenza, il pediatra rimane Se una famiglia con bambini cambia la propria residenza in un ambito limitrofo, potrà ora scegliere di mantenere il proprio pediatra, se ovviamente la decisione è condivisa dal medico stesso. E’ questa la sostanza dell’Accordo sottoscritto il 27 marzo presso il Dipartimento Salute con il Comitato provinciale dei medici pediatri di libera scelta e recepito dalla giunta provinciale a metà maggio.

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Trasporto pubblico, i biglietti si comperano con una nuova App Una grande novità digitale è in arrivo per i pendolari della provincia. Grazie alla collaborazione tra Trentino Trasporti e A-Tono, i biglietti di bus e treno si possono acquistare da oggi anche attraverso l’applicazione DropTicket, che si aggiunge alla già attiva App OpenMove. Nell’app sono disponibili i titoli di viaggio relativi ai servizi urbani (corsa semplice e giornalieri) di Trento, Rovereto, Alto Garda e Pergine e ai servizi extraurbani su gomma e ferro della Ferrovia del Brennero (fino a Borghetto, Mezzocorona e stazione di Ora), Ferrovia della Valsugana (fino a Primolano) e Ferrovia Trento Malè Mezzana. Al costo dei titoli digitali acquistati con applicazioni viene applicato uno sconto del 10% rispetto ai biglietti ordinari. Gli utenti possono acquistare in modo semplice e veloce i biglietti con DropTicket pagando tramite carte di credito e DropPay. Per convalidare ogni titolo di viaggio, ricevuto direttamente nell’app a pochi istanti dall’acquisto, è necessaria l’obliterazione a bordo tramite QR Code o NFC. Si ricorda che DropTicket, disponibile gratuitamente su Apple Store (iOS) e Google Play (Android), non chiede ai suoi utenti di effettuare alcuna registrazione (si accede all’app senza login) né impone costi extra per l’attivazione o rinnovo del servizio. All’Università di Trento l’Istituto di Scienze della Sicurezza L’Università di Trento ha lanciato l’Istituto di Scienze della Sicurezza, un progetto unico in Italia e tra i primi in Europa per affrontare le sfide della sicurezza e rispondere a bisogni reali di istituzioni, aziende, cittadinanza. Parte del piano strategico dell’Università 2017/2021, è un grande laboratorio che riunisce oltre 70 docenti di 10 dipartimenti e centri dell’Ateneo. Il progetto si sviluppa sulla base di un approccio fortemente multi/interdisciplinare alla sicurezza e alle sue sfide globali crescenti. In Europa è uno dei primi laboratori di questo tipo assieme a un istituto (Institute of Security and Crime Sciences) di Londra. Mentre in Italia non esiste alcuna esperienza di ricerca e formazione così avanzata che raccoglie tutte le discipline scientifiche rappresentate nell’Istituto (diritto, criminologia, sociologia, psicologia, statistica, matematica, scienze dell’informazione, ingegneria, economia, biologia, studi internazionali, scienze ambientali e altre). «Vogliamo investire sulla razionalità, sulla robustezza della scienza, sulla ricerca di qualità per capire e poi intervenire, per fornire risposte ai bisogni del Paese nei più disparati campi della sicurezza» ha dichiarato Andrea Di Nicola, referente del progetto. Le chiavi? Analisi dei dati, approfondimento delle cause e approccio multi/interdisciplinare per strategie di lungo periodo. Alla conferenza di lancio si è discusso con nomi di primo piano di tutela del made in Italy e della proprietà intellettuale; sicurezza nella città del futuro; cyber security e sicurezza nazionale; rischio idrogeologico e sismico di strutture e infrastrutture; criminalità organizzata nazionale e transnazionale. Ogni sessione ha approfondito le risposte che le scienze della sicurezza possono dare a bisogni specifici.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Primo Piano

GIUGNO 2019

Agli Stati Generali Istruzione, Le nostre domande

Iniziativa lanciata dalla nuova Giunta provinciale, ricordiamo che gli Stati Generali della Montagna hanno lo scopo di far emergere temi e progetti da sviluppare nella legislatura, proposti direttamente dalle vallate e dalle città del Trentino e individuati attraverso una fase partecipativa estesa a tutti gli attori territoriali. Si è giunti in questi giorni alle fasi finali dell’ascolto del territorio, un percorso che ha implicato il coinvolgimento di circa 250 stakeholder locali nelle discussioni e analisi dei bisogni della vallata. Dopo aver sentito obiettivi, finalità e stato dell’arte della situazione dai rappresentanti dei tavoli dedicati a “Servizi alla Persona e Sicurezza”, “Infrastrutture e Politiche Energetiche” e “Governance istituzionale” sul numero di maggio, il Giornale delle Giudicarie prosegue anche su questo numero le sue interviste ai protagonisti territoriali dei Tavoli, andando a sentire i rappresentanti degli ultimi tre gruppi di lavoro, dedicati a “Istruzione, cultura e politiche giovanili”, “Paesaggio, Ambiente e Territorio” e “Sviluppo economico e Coesione sociale”. Dall’attenzione alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, alla tutela e valorizzazione delle acque, gli investimenti relativi alla mobilità sostenibile e la riduzione della produzione di rifiuti sono stati declinati nel tavolo dedicato all’ambiente sulla realtà giudicariese, per capire cosa è fattibile, migliorabile e auspicabile per il futuro del territorio che oltre a essere risorsa imprescindibile per tutti, in Trentino è il punto focale dell’economia turistica e con essa vanno cercati punti di incontro ed equilibrio. Il tavolo dedicato alle politiche giovanili, quello più orientato al futuro probabilmente chiamato a capire oggi quali saranno le competenze che i bimbi contemporanei dovranno avere quando saranno diventati giovani donne e giovani uomini. Da una parte fra gli obiettivi emersi c’è quello di consolidare, integrare e riqualificare l’offerta di istruzione e formazione in Giudicarie e l’integrazione Scuola-Territorio, attraverso l’attivazione di percorsi formativi su qualifiche e specializzazioni che rispondano puntualmente alla domanda del mondo del lavoro locale.ì Per le politiche giovanili l’azione individuata si riferisce alla creazione di una piattaforma per far incontrare le opportunità occupazionali in Giudicarie con le risorse professionali che vengono dai giovani, in collaborazione con l’Agenzia del Lavoro. E, infine, un tavolo che è trasversale al lavoro degli altri e ha ripreso istanze che sono state evidenziate anche da altri rappresentani è quello dedicato allo Sviluppo economico: si è tornato a parlare della necessità di nuove e più efficienti infrastrutture viabilistiche e telematiche, oltre alla rete del metano. Fra le proposte concrete, la necessità di istituire un ufficio dedicato che si occupi di analisi numeriche e statistiche rispetto all’economia di valle.

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Il Presidente Fugatti ha lanciato all’inizio della legislatura gli Stati Generali della Montagna. Ritiene siano lo strumento giusto per affrontare i problemi che interessano le Valli e le aree periferiche del Trentino?

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Come valuta la situazione socio-economica e quali sono le principali problematiche che interessano le Giudicarie?

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Rispetto alla tematica per la quale è stato nominato referente nell’ambito dello specifico Tavolo di Lavoro, quali sono gli obiettivi principali che sono stati individuati?

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E le principali azioni per raggiungerli?

Dopo la riunione plenaria di Comano Terme che vedrà riuniti tutti i territori, quali sono i suoi suggerimenti perché quanto auspicato venga poi concretamente attuato?

Joseph Masè Presidente del Parco Adamello Brenta e rappresentante nel tavolo “Paesaggio, Ambiente e Territorio”

Il percorso partecipativo promosso dal Presidente Fugatti dimostra una grande attenzione dell’attuale politica provinciale verso le Valli e, a mio avviso, va molto apprezzato. Da troppo tempo era in atto una politica provinciale Trentocentrica che penalizzava molto i territori periferici. Le Giudicarie negli ultimi anni hanno percepito una Provincia molto lontana, concentrata sulle necessità dei grandi centri e poco attenta alle esigenze dei valligiani ed incapace di mettere in campo misure concrete per evitare lo spopolamento della montagna. In un simile contesto è evidente che gli Stati Generali della Montagna, intesi come operazione di ascolto e di recepimento delle istanze di chi il territorio periferico lo amministra e lo vive, va sicuramente nella giusta direzione. E’ evidente che se paragonata al resto dell’Italia, la situazione socio-economica della Giudicarie è più che soddisfacente. La nostra Autonomia insieme a politiche territoriali lungimiranti hanno evitato lo spopolamento delle nostre Valli ed anche acconsentito un certo benessere, sia sociale che economico. Negli ultimi anni, però, la disattenzione verso le Giudicarie ha generato diverse problematiche. Individuo tre priorità: sanità, mobilità e istruzione. E’ necessario intervenire sulla sanità, garantendo un ospedale, un pronto soccorso e reparti efficienti. In tema di mobilità sono improcrastinabili importanti interventi strutturali finalizzati a togliere il traffico dai centri abitati, si pensi alla circonvallazione di Pinzolo e di Comano. Infine, non certo per importanza, l’istruzione. Un giovane valligiano deve avere le stesse opportunità di studio di uno cittadino. Vanno quindi attivati nuovi indirizzi di istruzione all’Istituto Guetti. Dal Tavolo Paesaggio, Ambiente e Territorio sono emersi diversi obiettivi, tutti accomunati da una visione di fondo: le future azioni devono rispettare il nostro patrimonio naturale e preservare la nostra identità. In quest’ottica i principali obiettivi emersi sono quelli di evitare sfruttamenti irreversibili del territorio; di limitare il consumo del suolo con nuove costruzioni; di conservare e tutelare la biodiversità, gli ecosistemi e le acque; di sviluppare e incentivare le attività economiche sostenibili; di mantenere gli elementi caratteristici ed identificativi del paesaggio inteso come cultura storica delle Giudicarie (boschi, pascoli, prati, campi); di aumentare la coscienza e la conoscenza del territorio e del patrimonio naturale.

La parola chiave di ogni azione è “sostenibilità”, intesa quale politica del territorio che consenta a noi di vivere appieno le nostre valli, ma senza comprometterle per le future generazioni. Tra le principali azioni vi sono quelle di incentivare in maniera concreta il recupero dei volumi esistenti, sia a fini abitativi che produttivi, attraverso l’introduzione di agevolazioni economiche e normative; la predisposizione di un piano territoriale per la sostenibilità delle attività economiche ed incentivi per coloro che seguono le buone pratiche; la predisposizione di un piano per la sostenibilità delle attività economiche; l’introduzione di un piano locale di gestione dell’acqua; la pianificazione di campagne di educazione ambientale, rivolte non solo ai giovani, ma anche agli adulti, e di sensibilizzazione per la riduzione dei consumi e contro gli sprechi dell’acqua. Nuovi modelli per la gestione dei rifiuti (porta a porta) e per la mobilità (intermodalità). Dai svariati territori e tavoli arriveranno istanze molto diverse tra loro, talvolta confliggenti. Spetterà alla Giunta provinciale dapprima sapere fare sintesi tra i numerosi temi emersi e poi attuare le proposte che siano realmente in grado di evitare lo spopolamento della montagna e favorire lo sviluppo socio-economico delle valli trentine. Da parte mia non ho dubbi sul fatto che una classe politica seria ed accorta, come mi auguro sia quella che oggi ci governa, debba partire da una “visione” di territorio e non dalla tentazione di accontentare tutti pur di raccogliere consensi. Una “visione” che attraverso temi, obiettivi ed azioni concrete tracci il miglior futuro che si possa auspicare per le future generazioni e che non potrà in alcun modo prescindere dall’incondizionato rispetto per il nostro immenso patrimonio naturale.


Primo Piano

GIUGNO 2019 - pag.

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Sviluppo economico e Ambiente Claudio Nicolussi Direttore del CFP UPT di Tione di Trento, rappresentante nel tavolo “Istruzione, cultura e politiche giovanili”

Monia Bonenti

Presidente della Cassa Rurale Adamello Brenta. Rappresentante nel tavolo “Sviluppo economico e Coesione sociale”

Ritengo che un momento di confronto e di discussione con i “mondi vitali” locali sulle problematiche che interessano un territorio, sia una condizione imprescindibile per chi deve prendere decisioni strategiche nei vari settori che compongono il “sistema Trentino”. Sono palesi le differenze sociali ed economiche che caratterizzano le varie componenti della nostra provincia e raccordarle per renderle efficaci non è una cosa semplice: facile, invece, è cadere in proposte generaliste che portano a sfavorire alcune aree rispetto ad altre o in alternativa proporre soluzioni puntuali per risolvere criticità, magari comuni ad alcuni settori, ma che non possono essere estese alla globalità delle zone interessate.

Ritengo che l’attività di ascolto con le comunità sia sempre da considerarsi un momento di assoluta importanza, è l’unico modo per entrare in contatto con i bisogni e i problemi di chi vive in prima persona il territorio e individuare soluzioni e risposte che possano indirizzare quei problemi e proporre delle soluzione su misura per il territorio e le persone che lo vivono.

L’economia locale è caratterizzata da una diversificazione produttiva marcata ed alle discrete performance delle piccole imprese che trovano nelle caratteristiche dell’ambiente e del territorio il proprio vantaggio competitivo. Certo che un ritorno a condizioni di redditività migliore, viste le difficoltà degli ultimi anni, sembra non facilmente ottenibile se non in tempi decisamente più lenti e con interventi strutturali significativi e non solo con azioni estemporanee. Gli aspetti sociali, legati indissolubilmente con quanto sopra descritto, non possono che trovare beneficio da un rafforzamento delle strutture di “supporto sociale”, comunque già presenti con una buona dotazione sia pubblica che privata (Terzo settore), per contrastare le varie forme di devianza/fragilità che stanno emergendo.

Quando si parla di “sviluppo economico” si fa riferimento all’attività dell’uomo di utilizzo delle risorse naturali per la produzione e distribuzione della ricchezza. Dal tavolo è emerso come le Giudicarie rappresentino un territorio con importanti potenzialità sia per la collocazione geografica sia per le risorse naturali rappresentate dall’ambiente. Da qui la necessità di potenziare, migliorare e manutenere le infrastrutture viarie, espandere la fibra ottica e completare le opere di metanizzazione

L’offerta legata all’Istruzione e Formazione necessita di essere consolidata ed integrata procedendo nel contempo ad una riqualificazione dei percorsi formativi, che abbiano come obiettivo lo sviluppo di competenze trasversali e specifiche al passo con i cambiamenti legati ai processi globalizzanti e di internazionalizzazione della società. Il sistema appare capace di realizzare un processo di modernizzazione equilibrato che consenta un impatto positivo sul contesto economico, ambientale e sociale. Il sostegno ad attività a favore delle famiglie e dei giovani, sia sotto l’aspetto culturale, che ricreativo, ma anche sportivo vanno poi a completare un’offerta legata al cosiddetto “benessere sociale” che deve necessariamente essere coordinata e veicolata anche con strumenti comunicativi innovativi.

Per quanto riguarda il turismo, volano dell’economia giudicariese è emersa la necessità di sviluppare un piano di promozione più coordinato che sia in grado di promuovere l’intero territorio delle giudicarie sviluppando sinergie tra i vari ambiti della comunità. Inoltre, potenziare i servizi di trasporto che garantiscono i collegamenti con le regioni vicine ed infine ampliare il demanio sciistico all’interno di un progetto complessivo di valorizzazione del territorio: come già avvenuto con il bacino Montagnoli. E’ stato evidenziato inoltre come sia necessario potenziare l’integrazione tra agricoltura e turismo creando un circuito di promozione e vendita di prodotti locali in grado non solo di valorizzare il territorio con tutte le sue peculiarità agro-alimentari legate alle stagioni ma anche di sviluppare un turismo destagionalizzato in periodi quali l’autunno e la primavera.

Al Decisore Politico Centrale spetta l’attivazione di nuovi percorsi formativi e di istruzione, anche di riqualificazione per adulti, il consolidamento dei quarti anni di Diploma delle Formazione Professionale che portano al lavoro o alla maturità ed all’Alta Formazione, la stabilizzazione delle risorse per le iniziative culturali (in particolare teatrali), e le attività a favore dei giovani (Piani Giovani in primis). Ma la regia dell’attuazione sul territorio delle varie iniziative e l’implementazione delle stesse deve essere locale, al fine di consentire un’integrazione fra i vari ambiti collegando e gestendo direttamente gli aspetti formativi, le proposte sportive e culturali in tutte le loro forme e sfaccettature, coniugando quindi gli indirizzi generali alle specificità giudicariesi.

Lo sviluppo economico di un territorio non può prescindere dalla formazione. Ecco quindi come sia emersa forte la necessità di potenziare l’attività di formazione erogata dalle scuole aumentando e consolidando i percorsi di alta formazione e nello stesso tempo sviluppando percorsi di avvicinamento tra imprese e scuola al fine di definire percorsi di formazione specifici all’interno della programmazione scolastica che garantiscano la creazione delle professionalità richieste dalle imprese che insistono sul territorio giudicariese. In tale ambito è stato richiesto di sostenere l’avvio di un FAB-LAB ovvero un laboratorio tecnologico a servizio della scuola e delle aziende.

Il lavoro svolto e che ha portato a stilare una serie di obiettivi ed azioni da concretizzare, affinché non rimanga un mero esercizio letterario, dovrà essere affinato definendo priorità, coperture finanziarie, soggetti attuatori e fasi di monitoraggio dell’attuazione delle attività e dei progetti. Necessario diviene quindi la rivisitazione del sistema delle regole, con una robusta sburocratizzazione, che consenta maggiore flessibilità nell’attuazione delle iniziative senza però derogare ad un controllo in itinere e finale delle proposte attuate. Auspico, infine, che questo periodo di ascolto delle “voci” dei territori trentini non si esaurisca, ma che diventi una buona prassi di coinvolgimento periodico dei veri protagonisti che operano quotidianamente nella società e nell’economia trentina.

Il tavolo di sviluppo economico ha richiesto infine l’istituzione di un ufficio che si occupi di analisi dei dati e formi statistiche a fondamento per risolvere ed evidenziare debolezze e bisogni espressi dal territorio. Un elemento questo trasversale ad ogni azione da effettuare, che fornisca i dati base sui quali muoversi per analizzare in maniera approfondita il territorio


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Politica

GIUGNO 2019

È entrata in consiglio provinciale con Civica Trentina dopo la scomparsa di Rodolfo Borga

Vanessa Masè, fra caccia e famiglia Istanze ambientali e politiche di conciliazione i suoi impegni

Consigliere, come ha vissuto questo “salto” in consiglio provinciale? Le prime settimane confesso di averle vissute con una certa pesantezza del cuore, considerato il mio subentro in seguito alla scomparsa dello stimato Rodolfo Borga. Poi naturalmente si è fatta spazio l’esigenza di cominciare a lavorare sui temi, di raccogliere le istanze delle persone e di individuare un ambito politico in cui ritagliare l’adeguato spazio per il nostro movimento in Consiglio provinciale, oltre a quanto sta facendo in Giunta il collega Gottardi. La Presidenza della Prima Commissione [ndr. Le cui competenze sono autonomia, forma di governo, organizzazione provinciale, programmazione, finanza provinciale e locale, patrimonio, enti locali] mi sta dando l’opportunità di occuparmi di temi importanti, e, ognuno nei propri ruoli, possiamo presidiare insieme con efficacia tutta quella che potremmo definire la “filiera politica degli enti locali”. Quali sono i principali obiettivi che si pone per questa legislatura? L’azione politica, per essere efficace, ritengo debba innanzitutto avere dei principi guida ispiratori, a cui si leghino poi le proposte concrete. Frequentando l’ambiente da tanti anni ormai, ho imparato che i cittadini hanno bisogno innanzitutto di un interlocutore politico attento e non superficiale, che si spenda per cercare soluzioni, le quali, nel caso non siano individuabili, non debbano essere nutrite da

Da sempre interessata di politica, dopo la delusione dell’elezione sfumata per pochissimo nel 2013, Vanessa Masè non si è persa d’animo. E, negli ultimi 5 anni, ha cambiato vita e lavoro ma quella passione è rimasta intatta e l’ha portata in consiglio provincia-

le nelle file della Civica Trentina. Oggi la 38enne di Strembo porta nella politica trentina le tematiche che da sempre ha coltivato, dall’attenzione all’ambiente, alla sensibilità per le esigenze delle mamme e delle famiglie, alla passione di sempre: la caccia.

false speranze che si giustificano solo elettoralmente. Obiettivo fondamentale per me quindi è fare una Politica seria, equilibrata, non autoreferenziale e in ascolto. Si è spesa molto già in campagna elettorale per portare all’attenzione i diritti delle neo mamme. Come intende proseguire questo impegno? [sorride…] beh innanzitutto con la testimonianza: la gravidanza in Aula è un richiamo costante al fatto che il ruolo della donna come madre, moglie, lavoratrice non è un concetto astratto, un tema da agenda politica; la famiglia è una realtà su cui dobbiamo investire con coraggio. Servizi efficienti e garantiti, in tutti i territori e per tutte le fasce d’età, ritengo siano la migliore risposta. Per quanto concerne l’azione politica, recentemente è stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale una mia proposta che impegna il Governo nazionale ad adottare politiche fiscali che consentano, in particolar modo alle piccole imprese, di far fronte agli oneri derivanti dai costi della maternità, attualmente parzialmente a carico delle stesse, tutelando così le mamme lavoratrici nel mantenimento del posto di lavoro. Garantire servizi e stabilità, e contemporaneamente aiutare le imprese a gestire

territorio, non solo all’interno dei nostri ambiti scolastici, ma anche promuovendo collaborazioni e canali di accesso presso altri istituti. Diamo la possibilità ai nostri ragazzi di scegliere di dare futuro alle nostri valli rimamendoci ma anche realizzandosi professionalmente. le maternità è a mio avviso il modo vincente per sostenere ed incentivare la natalità. Sto poi lavorando ad alcune altre iniziative che però, impattando in maniera anche significativa sul bilancio, necessitano di un percorso di elaborazione e condivisione con la Giunta che necessita di una certa tempistica. Lei fa parte della folta squadra giudicariese in Consiglio: quali ritiene essere le priorità per il nostro territorio? Le Giudicarie sono un territorio complesso e variegato, con macro problemi che si trascinano da anni e che necessitano di risposte e scelte precise non più rinviabili. Impossibile quindi non citare la viabilità – rifinanziamento dell’intervento per realizzare la circonvallazione di Pinzolo e almeno pianificazione puntuale della sistemazione delle direttrici verso Brescia e verso Trento – e il grande tema dell’ospedale di Tione. Ma c’è molto altro, come scatu-

rito anche dall’ottimo lavoro fatto dal nostro territorio in occasione degli Stati Generali della Montagna. Penso innanzitutto alla fondamentale partita del rinnovo delle concessioni idroelettriche, con la conferma dei canoni ambientali e canoni aggiuntivi e con il riconoscimento di maggiori quote azionarie ai territori produttori, per valorizzare così il “petrolio ecologico” delle Giudicarie. Poi, incentivare ulteriormente la sinergia turismo e agricoltura in maniera coordinata e dinamica perché riesca a dare risultati importanti, sia in termini economici che di presidio del territorio, producendo un’offerta turistica che sappia inserirsi e completare i nostri cavalli di battaglia anche in termini di stagionalità. Inoltre, una sfida da affrontare con visione ed intelligenza, ritengo sia quella, all’interno della fondamentale integrazione scuola/ mondo produttivo, di riuscire ad individuare e a favorire la formazione delle professionalità necessarie al nostro

Il suo collega di partito Gottardi sta lavorando nelle vesti di assessore per una nuova governance degli enti locali: come vede il futuro assetto di comuni e comunità? Lei è di Strembo, come vede la possibile fusione con Caderzone (e Bocenago)? La proposta a cui il collega Gottardi sta lavorando trovo sia una grande opportunità che viene data ai territori: viene ribaltato il concetto di riforma istituzionale che, anziché essere calato dall’alto con tutte le storture cui abbiamo assistito negli ultimi anni, parte dalle esigenze reali, concrete e consapevoli di chi poi deve amministrare, interfacciandosi direttamente coi cittadini e il loro bisogno – da noi ancora forte – di sentire le Istituzioni vive ed efficaci. Ritengo sia proprio questo concetto la chiave di volta per capire la direzione verso cui andare: nei casi in cui fusione, gestione associata, Comunità creano distanza e disservizio allora non sono il percorso corret-

to e ben venga una marcia indietro su questo. Se invece rappresentano esempi di amministrazione efficace, di largo respiro oltre il campanilismo, di volontà condivisa e rispettata allora invece che continuino il percorso intrapreso. Infine la caccia: da sempre la sua passione, ora che è in consiglio pensa di lavorare anche su questo settore che conosce molto bene? Ovviamente. Ho già avuto modo di esprimere con orgoglio in Aula il mio attaccamento a questo modo di vivere la tradizione e la montagna. Ma vorrei anche trasmettere l’equilibrio con cui vivo questa tematica, e quella ambientale in generale: l’ambiente è il nostro più grande patrimonio, non solo perché è obiettivamente risorsa economica, ma perché esso è insieme passato, presente e futuro del nostro abitare la Terra. Sono convinta sia possibile attuare politiche che lo preservino pur facendocelo vivere, in cui la salvaguardia possa coesistere con lo sviluppo delle attività antropiche. Sono contraria ad ingessare i territori, e contestualmente mi oppongo alla loro svendita. La mediazione tra la conservazione spinta e l’utilizzo indiscriminato non è semplice da perseguire, e dipende molto anche dalla buona volontà, intelligenza e concretezza di coloro che portano avanti tale mediazione nei vari tavoli di dibattito decisionale, ma le difficoltà, per quel che mi riguarda, non sono mai un alibi per il non impegnarsi.


GIUGNO 2019 - pag. Si smette di lavorare prima, ma si percepisce meno

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Elezioni Europee

GIUGNO 2019

I democratici hanno Trento, le valli sono verde Carroccio

Europee: vola la Lega, crolla il M5s, si rialza il Pd Alle Europee il Carroccio ha primeggiato a livello nazionale e ha fatto un exploit di nota rispetto all’ultimo appuntamento con l’Europa raccogliendo il 33,34% dei consensi quando nelle Europee del 2014 si era fermata al 6%. In Trentino ha fatto il pieno nelle valli, nelle cosiddette periferie, dove i richiami leghisti ad una politica eccessivamente Trentocentrica e l’”abbandono” dei governi precedenti ha trovato terreno fertile e consensi. Discorso diverso dalla città di Trento dove il Pd, che a ottobre è uscito con le ossa

Nessun trentino è stato eletto per il Parlamento europeo, questa è la notizia peggiore che, per il rapporto politico-istituzionale con l’EU, la provincia poteva avere dalle Elezioni europee: a Strasburgo e Bruxelles, dove si discutono e decidono questioni che interessano anche la nostra Autonomia, non ci sarà nessun presidio trentino. Al di là delle fedi politiche è un pessimo risultato. rotte e in queste europee si è attestato ad un dignitoso 27%, ha sconfitto Salvini e compagni: i democratici sono cresciuti rispetto alle ultime provinciali dal 21,62% al 27,84%, in assoluto guardando ai singoli voti hanno sfondato quota 60mila preferenze passando da 59.218 a 63.498, il can-

didato Michele Nicoletti ha superato le 27mila preferenze. Un dato, questo appeal dei democratici nei centri urbani, che si vede anche nel resto d’Italia: il Pd è stato il più votato anche a Torino, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Roma. Da notare in questo senso che Torino e Roma hanno due sindache

Guardando ai partiti, la Lega ha consolidato il suo predominio sul territorio dopo le elezioni di ottobre che hanno rotto gli schemi portando il centrodestra a sconfiggere pesantemente il centrosinistra il quale, coalizzato, (come non è stato per le elezioni provinciali di ottobre) fino ad allora era sempre riuscito a battere i rivali. M5s ed anche qui si nota il tofno che, rispertto all’alleato di governo, ha fatto invece il Movimento di Grillo, Casaleggio e Di Maio. Il M5s è uscito dalle Europee mogio: si è fermato a livello nazionale al 17,07% e rispetto alle politiche ha rovesciato, in negativo, i rapporti di forza con l’alleato di gover-

no e in più ha subito il sorpasso da parte del Pd allargato di Nicola Zingaretti, che invece ha ottenuto il 22,70% delle preferenze. Il Partito di Casaleggio ne esce ridimensionato anche al Sud, dove storicamente è sempre stato più forte, e dimezza i voti anche se il meridione rimane la parte del Belpaese che

più ama i grillini. Nel centrodestra Forza Italia arriva all’8,79%, facendo peggio sia delle Europee di cinque anni fa dove aveva preso il doppio dei voti (16,83%) sia rispetto alle ultime politiche dove era arrivata al 14%. Guardando ancora più a destra, Fratelli d’Italia arriva al 6,46%, facendo meglio di cinque anni fa mentre i Verdi che nel resto dell’Unione Europea hanno avuto risultati buoni in Italia non hanno nemmeno raggiunto il quorum fermandosi al 2,29%. (D.R.)

TUTTI I VOTI NEI PAESI DELLE GIUDICARIE Lega

PD

M5S

SVP

Forza Italia

Fratelli d’Italia

+ Europa

Europa Verde

La Sinistra

Partito Comunista

Partito Animalista

Casapound Italia

Popolari per L’Italia

Bleggio Superiore

267 37,7%

187 26,45%

62 8,77%

53 7,50%

25 3,54%

43 6,08%

20 2,83%

21 2,97%

10 1,41%

2 0,28%

2 0,28%

1 0,14%

11 1,56%

Bocenago

119 56,67%

24 11,43%

13 6,19

14 6,67

21 10%

10 4,76%

4 1,90%

1 0,48%

3 1,43%

0

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0

0

Bondone

205 60,29%

44 12,94%

21 6,18%

10 2,94%

17 5,00%

24 7,06%

7 2,06%

3 0,88%

1 0,29%

0

0

1 0,29%

4 1,18%

Borgo Chiese

455 50,95%

198 22,17%

65 7,28%

22 2,46%

38 4,26%

34 3,81

18 2,02%

21 2,35%

4 0,45%

4 0,45%

3 0,34%

3 0,34%

21 2,35%

Borgo Lares

166 44,99%

64 17,34%

19 5,15%

42 11,38%

19 5,15%

19 5,15%

10 2,71%

8 2,17%

8 2,17%

4 1,08%

0

2 0,54%

5 1,36%

Caderzone Terme

134 41,74%

59 18,38%

12 3,74%

58 18,07%

18 5,61%

11 3,43%

9 2,80%

9 2,80%

2 0,62%

1 0,31%

1 0,31%

0

7 2,18%

Carisolo

229 53,88%

66 15,53%

15 3,53%

30 7,06%

28 6,59%

21 4,94%

16 3,76%

9 2,12%

0

1 0,24%

0

2 0,47%

7 1,65%

Castel Condino

34 25,37%

31 23,13%

22 16,42%

1 0,75%

4 2,99%

21 15,67%

0

4 2,99%

1 0,75%

0

0

0

16 11,94%

Comano Terme

449 37,51%

298 24,90%

110 9,19%

86 7,18%

41 3,43%

76 6,35%

48 4,01%

45 3,76%

10 0,84%

7 0,58%

9 0,75%

4 0,33%

5 0,42%

Fiavè

192 37,35%

147 28,60%

32 6,23%

42 8,17%

35 6,81%

20 3,89%

14 2,72%

15 2,92%

7 1,36%

0

3 0,58%

2 0,39%

5 0,97%

Giustino

200 55,56%

61 16,94%

20 5,56%

23 6,39%

18 5,00%

22 6,11%

5 1,39%

8 2,22%

1 0,28%

0

1 0,28%

0

1 0,28%

Massimeno

43 55,13%

11 14,10%

3 3,85%

1 1,28%

4 5,13%

3 3,85%

0

1 1,28%

0

0

1 1,28%

1 1,28%

1 1,28%

Pelugo

94 49,74%

35 18,52%

7 3,70%

17 8,99%

12 6,35%

16 8,47%

4 2,12%

1 0,53%

0

0

1 0,53%

0

2 1,06%

Pieve di Bono Prezzo

300 43,10%

178 25,57%

59 8,48%

33 4,74%

31 4,45%

38 5,46%

14 2,01%

12 1,72%

10 1,44%

3 0,43%

10 0,29%

5 0,72%

7 1,01%

Pinzolo

787 53,87%

201 13,76%

69 4,72%

1 06 7,26%

130 8,90%

82 5,61%

36 2,46%

25 1,71%

5 0,34%

3 0,21%

4 0,27%

0

10 0,68%

Porte di Rendena

369 50,14%

148 20,11%

57 7,74%

47 6,39%

32 4,35%

43 5,84%

11 1,49%

8 1,09%

3 0,49%

1 0,14%

4 0,54%

4 0,54%

5 0,68%

San Lorenzo Dorsino

294 37,84%

171 22,01%

59 7,59%

85 10,94%

35 4,50%

39 5,02%

11 1,42%

31 3,99%

17 2,19%

4 0,51%

1 0,13%

3 0,39%

13 1,67%

Sella Giudicarie

603 44,47%

281 20,72%

94 6,93%

128 9,44%

63 4,65%

72 5,31%

21 1,55%

38 2,80%

12 0,88%

6 0,44%

3 0,22%

3 0,22%

17 1,25%

Spiazzo

276 50,27%

114 20,77%

25 4,55%

26 4,74%

43 7,83%

30 5,46%

11 2,00%

12 2,19%

1 0,18%

0

2 0,36%

1 0,18%

3 0,55%

Stenico

194 36,19%

128 23,88%

45 8,40%

64 11,94%

36 6,72%

16 2,99%

6 1,12%

17 3,17%

5 0,93%

2 0,37%

2 0,37%

2 0,37%

7 1,310,18%

Storo

1027 47,99%

414 19,35%

269 12,57%

54 2,52%

89 4,16%

115 5,37%

50 2,34%

45 2,10%

16 0,75%

8 0,37%

10 0,47%

10 0,47%

25 1,17%

Strembo

135 48,21%

52 18,57%

11 3,93%

20 7,14%

16 5,71%

15 5,36%

9 3,21%

10 3,57%

1 0,36%

0

2 0,71%

2 0,71%

3 1,07%

Tione di Trento

852 44,31%

410 21,32%

150 7,80%

124 6,45%

116 6,03%

83 4,32%

60 3,12%

67 3,48%

17 0,88%

5 0,26%

8 0,42%

9 0,47%

9 0,47%

Tre Ville

274 37,69%

182 25,03%

60 8,25%

63 8,67%

35 4,81%

34 4,68%

22 3,03%

20 2,75%

7 0,96%

3 0,41%

5 0,69%

5 0,69%

11 1,51%

Valdaone

309 54,69%

121 21,42%

30 5,31%

29 5,13%

24 4,25%

20 3,54%

8 1,42%

6 1,06%

4 0,71%

0

0

2 0,35%

8 1,42%


Elezioni europee Di fronte agli interrogativi che molti si sono certamente posti, alla fine è stata significativa la quota di coloro che non se la sono sentita di bocciare il Progetto europeo come idea ed ideale ed hanno preferito dare fiducia a chi lo vuol portare avanti con determinazione, senza dare credito alle forze che lo hanno radicalmente messo in discussione. Il cammino europeo nei prossimi mesi e anni della legislatura non sarà certamente facile ma ciò non deve scoraggiare perché nulla è mai stato facile nell’Europa delle tante diversità. Diversità che se da una parte costituiscono una ricchezza del Vecchio continente dall’altra parte richiedono attenta riflessione, prudenza nella determinazione, dialogo, tanto dialogo e non pugni sul tavolo, compromesso dignitoso e positivo quando necessario; se si rinunciasse a tale pur faticoso impegno per lasciar prevalere la miope visione del sovranismo nazionalista la storia dei prossimi anni potrebbe emettere una sentenza senza possibilità d’appello a scapito delle future generazioni. L’Unione europea non è semplicemente un’opportunità ma una necessità senza alternative per poter offrire agli europei speranza di pace, stabilità, sicurezza e vita in quel benessere che, a parte le difficoltà degli ultimi anni determinate da una crisi economica e finanziaria generatasi in America e di cui gli europei hanno subito le maggiori conseguenze, l’Unione ci ha per-

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Dopo le elezioni europee

L’Unione continuerà a esistere e resistere Essendoci più attori che dovranno trovare intese ed accordi per l’assegnazione di importanti incarichi, per il proseguimento dell’attività legislativa e per modifiche ed integrazioni all’impianto istituzionale che il passare del tempo, l’esperienza ed eventi epocali rendono necessaria potranno esserci trattative più impegnatimesso. Fin dal Secondo dopoguerra, dai tempi dei governi De Gasperi l’Italia è sempre stata sul fronte avanzato nel sostenere il progetto di integrazione europea. Ora, per la prima volta, il nostro Paese ha assunto un indirizzo politico contrassegnato da una forte deviazione da tale linea. Nelle trattative con gli altri partner europei e augurabile che da parte di Roma vi sia un costruttivo approccio dialogante; l’alternativa sarebbe una marginalizzazione dannosa per l’Italia e non utile per l’unità europea. Una cosa è certa. Qualunque sia l’atteggiamento dell’Italia e di altri Paesi UE con maggioranze politiche o con significative forze sovraniste il processo di unità europea proseguirà in termini di sempre maggiore integrazione: con o senza sovranisti. Pensare oggi al rafforzamento delle sovranità nazionali a scapito di una maggiore integrazione europea significa, anche senza pensare alle tragedie

umane provocate nel passato dai nazionalismi, condannare i Paesi interessati ad essere “vittime” delle attuali o emergenti potenze mondiali, con conseguenze imprevedibili, ma certamente molto negative, per i cittadini interessati. Dopo i recenti risultati elettorali, che cosa possiamo prevedere per il prossimo futuro dell’Unione europea? Tento, sulla base delle mie conoscenze della storia e dell’impianto istituzionale dell’Unione, una prospettiva. Le attuali sette Istituzioni europee operano in base al trattato di Lisbona, approvato nel 2007 e entrato in vigore nel 2009; in verità sono due trattati sottoscritti a Lisbona: il trattato sull’Unione europea, che fissa le basi e i principali indirizzi del Progetto europeo e il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nel quale sono precisate le competenze e si organizza il funzionamento dell’Unione in base al quale l’Unione

ve ma certamente nel segno di un avanzamento il più unitario possibile. Tuttavia, pur essendo uscita dalle urne una maggioranza pro integrazione, sarà necessario tener conto che da un’analisi del voto nel vari Paesi dell’Unione emerge una certa incertezza degli elettori in merito all’Unione europea. può e deve operare. Per procedere alle necessarie modifiche dei Trattati serve unanimità da parte dei Paesi dell’Unione: così hanno voluto Governi nazionali sostenuti da maggioranze parlamentari che hanno ratificato i trattati o, secondo l’ordinamento giuridico dei singoli Stati, da referendum popolari. Considerando che nel Parlamento europeo e a livello di Governi nazionali vi sono forze politiche con posizioni alquanto diverse, se non opposte rispetto all’unità europea - c’è chi vuole più e chi vuole meno integrazione – sarà improbabile, se non impossibile, realizzare convergenze su un punto comune per modificare i trattati. Visto che vi è una maggioranza favorevole ad una maggiore integrazione sarà possibile procedere su tale linea su due fronti: a trattati invariati o all’infuori dei trattati. In base all’art. 20 del Trattato sull’Unione europea(versione conso-

lidata) “gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle competenze non esclusive dell’Unione possono far ricorso alle sue istituzioni ed esercitare tali competenze…” Gli Stati che non intendono partecipare al gruppo di partenza possono chiedere in ogni momento di unirsi allo stesso e , a certe condizioni, essere accettati. Per la partenza serve un numero minimo di 9 Sati, certamente non difficile da trovare. Altra possibilità, di fatto già sperimentata in passato, può configurarsi in un gruppo di Stati dell’Unione europea che autonomamente, all’infuori dei trattati, decidono di portare avanti certe linee o determinati progetti per essere poi, quando se ne creeranno le condizioni, essere inseriti nei trattati. Le due opzioni non sono certamente le più auspicabili; meglio sarebbe naturalmente che tutti gli Stati procedessero assieme verso una maggiore integrazione

la quale, alla luce dei risultati raggiunti fino ad ora e dell’esperienza realizzata, potrebbe anche prevedere il ritorno agli Stati nazionali di talune competenze ora riservate all’Unione. Certo sarà che gli Stati determinati a rafforzare il processo di integrazione non sia non si adageranno sulle involutive posizione sovraniste. Uno scenario che potrebbe realisticamente prospettarsi in termini generali è quello di proseguire nel processo di integrazione con la “High Politics” dell’Unione europea, riservando agli Stati nazionali la “Low Lolitics”. Assolutamente fondamentale sarebbe fissare saldamente in capo all’Unione europea linee fondamentali della “High Politics”: la difesa, sula base di un “Defence Compact”, con un ministro europeo della la difesa; il governo dell’economia, con un ministro europeo dell’economia; rafforzamento del ruolo dell’Alto rappresentante per la politica estera di sicurezza. Tuttavia, con qualunque scelta che sarà fatta nei prossimi l’Union e europea continuerà ad esistere e resistere: per garantire pace nella libertà e benessere ai popoli europei.

I PARTITI PIÙ VOTATI IN ITALIA E IN TRENTINO

LEGA SALVINI PREMIER

PARTITO DEMOCRATICO

MOVIMENTO 5 STELLE

FORZA ITALIA

FRATELLI D’ITALIA

+EUROPA

EUROPA VERDE

9.153.638 VOTI 34,33% IN TRENTINO 95.182 VOTI 37,74%

6.050.351 VOTI 22,69% IN TRENTINO 63.580 VOTI 25,21%

4.552.527 VOTI 17,07% IN TRENTINO 21.987 VOTI 8,72%

2.344.465 VOTI 8.79% IN TRENTINO 13.362 VOTI 5,30%

1.723.232 VOTI 6,93% IN TRENTINO 12.729 VOTI 5,05%

822.764 VOTI 3,09% IN TRENTINO 7812 VOTI 3,10%

609.678 VOTI 2,29% IN TRENTINO 10.413 VOTI 4,13%

LA SINISTRA

PARTITO COMUNISTA

PARTITO ANIMALISTA

SVP

POPOLO DELLA FAMIGLIA

CASAPOUND ITALIA

POPOLARI PER L’ITALIA

465.092 VOTI 1,74% IN TRENTINO 4.019 VOTI 1,59%

234.232 VOTI 0,88% IN TRENTINO 1224 VOTI 0,49%

159.344 VOTI 0,60 IN TRENTINO 1.412 VOTI 0,56%

141.353 VOTI 0.53% IN TRENTINO 16.436 VOTI 6.35%

113.875 0,43%

88.724 VOTI 0,33% IN TRENTINO 915 VOTI 0,36%

79.951 VOTI 0,30 IN TRENTINO 1.143 VOTI 0,45%

VOTI

IN TRENTINO 899 VOTI 0,36%


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Politica

GIUGNO 2019

Roberto Zamboni, campione di preferenze, sarà il suo vice

Comunali Tione, Antolini sindaco Tante preferenze agli uscenti, è aperta la partita per la giunta

«È vero che la scorsa sera si era già arrivati a superare il quorum - commenta il neo sindaco Antolini mentre si reca in comune a visionare i risultati nel dettaglio e raccoglie già i primi complimenti della popolazione - ma poi quello che conta quando si amministra è il gruppo, avere una bella squadra fa la differenza quindi io ho aspettato con trepidazione i risultati. Credo sia andata molto bene, sono molto contento». Se il risultato era di facile previsione, meno lo è stato lo spoglio dei voti: per un pareggio fra due candidati nel numero dei voti – Luca Dorna e Mirko Sforza, entrambi a 71 preferenze - al seggio si è rimasti fino alle 22 con l’ufficializzazione del risultato elettorale bloccata da riconteggi e verifiche della normativa per capire a chi spettasse il posto in consiglio comunale. Alla fine, a Luca Dorna, per il miglior posizionamento

Eugenio Antolini è diventato sindaco di Tione già alle 19 di domenica sera, quando l’affluenza alle urne del comune di Tione aveva toccato quota 55%, tanto bastava ad eleggere il nuovo primo cittadino davanti alla mancanza di oppositori elettorali, un’affluenza alle

urne che si è infine attestata al 71,09%, circa quattro punti percentuali in meno rispetto alle ultime consultazioni dove però c’erano altri due candidati sindaci. Con lui, alla fine, è stato quasi il 92% dei votanti: gli altri hanno depositato scheda bianca o nulla nell’urna.

IL CONSIGLIO ROBERTO ZAMBONI 327 voti DANIELE BERTASO 174 MARIO FAILONI 167 MIRELLA GIRARDINI 155 GIANMARCO FIORONI 139 MARIA RITA ALTERIO 130 ROMINA PAROLARI 122 ALBERTO ARMANI 118 LUCA SCALFI 98 FERRUCCIO SALVATERRA 93 ROBERTO STEFANI 93 MATTIA PEDERZOLLI 86 KARYN SANTONI 78 FRANCESCO SALVATERRA 77 LUCA DORNA 71 LUCA TOMASI 58 NICOLA ROSSARO 52 nella lista. Campione di preferenze, come fu anche nella tornata del 2015, è Roberto Zamboni, assessore uscente con competenze su Sport, Patrimonio, Istruzione e Sicurezza. Allora prese 344

voti, oggi sono qualcuno in meno, sono 327 ma poco importa, per lui una riconferma dagli elettori che gli vale la poltrona di vicesindaco. Anche gli altri assessori uscenti, tutti ricandidati, se la sono cavata bene e

figurano fra i candidati più votati: Mario Failoni, assessore uscente ad Attività economiche e produttive, Turismo e Bilancio porta a casa 167 preferenze, anche lui come il collega Zamboni in flessione di una venti-

na di voti rispetto al 2015; le loro colleghe donne invece, migliorano entrambe il loro risultato elettorale rispetto alla scorsa tornata, infatti Mirella Girardini, assessore alle Politiche familiari e sociali, Lavoro e Comunicazione passa da 146 agli odierni 155 voti, mentre la collega Romina Parolari, assessore uscente a Cultura, Salute, Politiche giovanili e Ambiente fa un bel balzo passando dalle 78 preferenze del 2015 alle 122 di questa volta. Il secondo più votato nei quattro seggi tionesi è stato Daniele Bertaso, che già nel 2015 aveva fatto un bel risultato con i suoi 118 voti, scegliendo poi di non fare il consigliere ma di andare alla presidenza della municipalizzata Asm, e migliora ancora con un exploit di

174 preferenze. Fra le due liste di supporto ad Antolini è stato un testa a testa: solo 24 i voti di differenza alla fine, con “Insieme per Tione” ovvero la compagine storica del neo sindaco, a prevalere con 893 preferenze incamerate, contro le 869 di “Punto su Tione”. Se il posto di vicesindaco a Zamboni è cosa scontata vista la combinazione di esperienza e voti dei cittadini, il resto della giunta è meno scontato, anche perché tutti gli assessori uscenti hanno fatto bene in termini di preferenze: c’è da capire se Antolini prediligerà la continuità assoluta riproponendo la giunta uscente o si sceglierà di rinnovare inserendo qualcuno fra i nomi nuovi che alle urne hanno incamerato voti, come Gianmarco Fioroni, votato 139 volte, Maria Rita Alterio che ha incamerato 130 preferenze o Alberto Armani con i suoi 118 voti. D.R.

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Addio ad Anna Pironi

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Porto Franco

GIUGNO 2019

Sulle cause è presto detto: Trento è la capitale della burocrazia trentina e qui si concentrano tutti gli uffici a cominciare da quelli della Provincia per arrivare ai vari enti e Soggetti controllati dalla Provincia. Ma attenzione, non è solo un problema di fisicità e di spazi: dietro tutti questi uffici emblematicamente c’è un potere “trentocentrico”, che significa gestione di competenze, controllo socio economico del territorio, obbligo per chi sta in periferia di arrivare a Trento col cappello in mano – come si diceva una volta. Il problema è complesso e non di oggi. Lo aveva già presente Bruno Kessler quando predicava il concetto di città diffusa e volle un Piano urbanistico firmato da Samonà per evitare lo spopolamento delle valli e l’urbanizzazione incontrollata sulla città di Trento. Col tempo poi l’economia turistica ha salvato parecchi territori ma non ha evitato la concentrazione di burocrazia e potere nella città del Concilio. Per alleggerire la concentrazione del potere ( e quindi anche degli uffici ) si è provato poi con i comprensori, che hanno fornito servizi ma non hanno intaccato il potere del centro. Successivamente le Comunità di valle, peraltro svuotate di reali competenze e quindi risolte in un mezzo fallimento. Questo per dire che il problema della concentrazione del potere politico e decisionale di fatto, dopo 40/50 anni di discussioni, resta immutato e di difficile soluzione. In attesa che

Se tutte le strade portano a Trento di Ettore Zampiccoli

Ho fatto una prova: un bel mattino sono partito da Trento diretto a Riva del Garda alle ore 7.30 circa. Sulla corsia a me opposta, quella che porta a Trento, c’era una fila ininterrotta di auto, centinaia e centinaia di mezzi che viaggiavano verso il capoluogo, qualche chilometro di intasamento. E’ la gente che ogni giorno si sposta dalla periferia al centro per ragioni di lavoro. La stessa cosa qualcuno lo affronti in modo serio, noi vorremmo più semplicemente avanzare qualche riflessione sulla concentrazione burocratica, quella riferita esclusivamente agli uffici e al relativo personale. E’ un problema che merita attenzione perché – se va avanti così – tra qualche anno ci troveremo con duecentomila abitanti circa concentrati sull’asse che va da Mezzocorona ad Ala. La valle dell’Adige diverrà così di fatto una “città lineare” che esigerà servizi, strutture ed infrastrutture adeguate e che ridurrà di molto lo spazio fisico del paesaggio e dell’ambiente. Non solo ma così configurandosi avrà depredato in primis le valli provocando perdite di risorse umane, culturali ed economiche. Nelle valli rimarranno

tanti turisti ma pochi residenti. Emblematico – se vogliamo – è il caso di Madonna di Campiglio : 800 residenti ma in inverno ed estate migliaia di turisti. Quanti? Esattamente nessuno lo può sapere perché, al di là dei posti alberghieri ed extralberghieri, dove far di conto sarebbe facile, oggi con gli affitti brevi o turistici, tipo Airbnb ed altre piattaforme simili, nessuno ha il controllo sulle effettive presenze. Uno ha una stanzetta e l’affitta e chi è visto e si è visto. A Trento già oggi ci sono sui vari siti, che promuovono i cosiddetti appartamenti turistici, circa 330 stanze, gran parte delle quali né censite né denunciate. E’ il nuovo turismo che avanza: il turismo dei divani e della stanzetta più o meno vivibile, quello del turista che

vale per la Valsugana, Rovereto e la zona rotaliana e valle di Non. Quanti mezzi entrano ogni giorno a Trento provenienti dalle valli vicine? Sicuramente ci saranno dati aggiornati. Certamente siamo nell’ordine di qualche decina di migliaia. Qualche giorno fa Simone Casalini sul Corriere del Trentino poneva questo problema, analizzandone cause e possibili rimedi. – secondo una ricerca dell’università di Venezia – spende 25 euro al giorno. Auguri agli albergatori. Ma torniamo alla concentrazione burocratica di Trento. Anche se questo non potrà magari intaccare l’aspetto politico, ci chiediamo perché la Provincia non cominci a decentrare i propri uffici (e quindi personale ), cioè a delocalizzare per usare un termine di moda. Faccio un esempio. In Emilia Romagna la sede legale dell’Apt promozione è sì a Bologna ma tutti gli uffici e relativo personale sono a Rimini. E in Trentino perché la sede della Trentino Marketing e dell’assessorato al turismo non potrebbero essere a Riva o Arco o comunque nella “busa”, area turistica per eccellenza. E qualcuno vuole

spiegare perché l’assessorato all’industria e al lavoro non potrebbe essere a Rovereto, vista la vocazione di questa area, o l’assessorato all’agricoltura a Mezzolombardo o Mezzocorona. E tante agenzie che oggi hanno sede a Trento non potrebbero essere dislocate a Levico, tanto per fare un nome, o a Tione e così via? Sarebbe una rivoluzione burocratica che magari all’inizio potrebbe provocare qualche disagio ma che sicuramente porterebbe un vantaggio per le aree periferiche, un miglioramento della qualità della vita per decine di lavoratori pubblici non più obbligati a fare ogni giorno 100/150chilometri per raggiungere il posto di lavoro, nuove opportunità di lavoro per le aree periferiche con la creazione di crescita so-

ciale e culturale. Certo all’inizio qualche problema ci sarà perché si tratterà di rimescolare il personale, ma si può, sempre che non si mettano di mezzo i sindacati. Qualcuno obietterà: ma così si impoverisce Trento, che perderebbe sicuramente delle entrate ( parcheggi, affitti, ristorazione ecc.). Sì perderebbe la presenza fisica di qualche migliaio di dipendenti, ma potrebbe essere l’occasione per un miglioramento della qualità della vita dei residenti e soprattutto una occasione per qualificare meglio altre vocazioni della città ( città turistica, città universitaria, città della ricerca scientifica e medica ecc. ). Quindi meno dipendenti pubblici, più turisti, più ricercatori, più studenti universitari. Il cambio di target vale la candela. E soprattutto potrebbe portare più di vita nelle aree periferiche. C ‘è da augurarsi che gli Stati generali della montagna, promossi dalla Giunta provinciale, consentano anche un approfondimento di questo aspetto. O almeno aprano una discussione.

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Salute Si tratta di alterazioni del comportamento che nascono da piccole abitudini e lentamente si organizzano in modo esagerato e pervasivo fino ad occupare interamente il nostro vivere. Gli esempi più noti sono il gioco patologico, i disturbi della nutrizione (in particolare la bulimia), la dipendenza da sostanze stupefacenti e dall’uso incontrollato dello smartphone; raccontano di un disagio crescente dove l’assenza del contatto fisico (favorito dalle nuove tecnologie che ci impediscono di avere desideri autentici) e più di ogni altra cosa dell’ascolto empatico, creano risposte comportamentali che non sono altro che il tentativo disperato di attaccarsi a qualcosa. Se mancano l’ascolto e la condivisione, infatti, il piacere verrà cercato in altro modo. Una fragilità di fondo, questa, che ha alla base una sofferenza non di poco conto. Per entrare più nel dettaglio, nel nostro cervello esistono circuiti per così dire più antichi, responsabili non solo delle funzioni di conservazione della specie (individuare il cibo, difendersi fuggendo o attaccando, riprodursi, urlare in situazioni di paura) ma anche dei comportamenti generati dalle emozioni legate a questi istinti primordiali. Sono i circuiti che nel loro insieme costituiscono il sistema limbico, al cui interno un ruolo chiave è svolto dell’amigdala, una formazione molto piccola (letteralmente “mandorla”) che è il nostro radar per qualsiasi minaccia. Essa genera risposte rabbiose d’impulso, comportamenti ansiosi e disturbanti, emozioni che hanno alla base ricordi di esperienze pregresse ben incise nel DNA dell’uomo. Per fortuna però, esistono

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Alla base dei disturbi, anche alimentari, la mancanza di ascolto empatico

L’epoca delle dipendenze, la meditazione per combatterle Dario Beltramolli* Tra le molte definizioni pazienti che seguo per del nostro tempo un poproblematiche alimentasto di diritto spetta alle dipendenze. È anche - o so- ri e di peso corporeo ha un’alimentazione che non prattutto - l’epoca delle dipendenze. È l’epoca in cui riesce a controllare: per questo motivo anche i diil sentimento del vuoto è una presenza asfissiante e sturbi della nutrizione rientrano a pieno titolo nelle insopportabile per molte persone. Circa il 30% dei dipendenze patologiche. aree più evolute che raccolgono questi dati: la più nota è la corteccia prefrontale, un sistema in grado di elaborare le emozioni provenienti dall’amigdala e decidere che risposta dare. È in quest’area del cervello che si origina la consapevolezza delle azioni e dei processi decisionali. Ed è quest’area che tiene a bada la forza istintiva e pulsionale dell’amigdala. Le recenti scoperte del funzionamento di questi circuiti neuronali hanno permesso di sviluppare una tecnica chiamata DBS (deep brain stimulation o stimolazione cerebrale profonda), che utilizza in modo mirato elettrodi per stimolare aree specifiche del cervello. L’utilizzo più noto è quello nella malattia di Parkinson (anche nella nostra provincia sono stati trattati alcuni pazienti con buoni risultati), ma i campi di applicazione sonno innumerevoli. La ricerca si concentra per ora sui casi gravi di depressione, del dolore cronico, dei disturbi

ossessivi compulsivi resistenti alle terapie mediche, delle gravi cefalee. Nei prossimi anni questa tecnica si allargherà anche alle malattie autoimmuni. Qualunque sia il disagio affettivo alla base delle dipendenze, molte delle quali hanno radici familiari più profonde del mare, sappiamo che quando partecipiamo emotivamente a qualcosa che abbia per noi uno scopo mettiamo a tacere il rimuginìo continuo alimentato dalla paura; l’attenzione che poniamo ai bisogni dell’Altro tiene lontano il pensiero dal male di vivere e dalla sua continua e disturbante narrazione, che si scrive e riscrive come la trama di un film che però è sempre lo stesso. Gli antichi sapevano che proprio qui è nascosta la felicità degli esseri umani. Il pensiero ripetitivo (quello che non risolve mai i problemi e da cui non si riesce a liberarsi) ha enormi ripercussioni sulla salute di ciascuno di noi; questi

tratti alterati ricadono sul corpo che non può rimanerne escluso: la scienza lo ha dimostrato. Per fare solo qualche esempio, la frequenza media del cuore aumenta, così come gli atti respiratori (uno o due atti in più al minuto si traducono in oltre un milione di atti in più in un anno); l’infiammazione del nostro organismo aumenta e si attivano degli ormoni dello stress come il cortisolo, che favoriscono l’insorgenza del diabete, della psoriasi e

degli eczemi, della cefalea, dell’asma, dell’ipertensione e dell’arteriosclerosi, situazioni che nel complesso accelerano l’invecchiamento del corpo tanto quanto quello della nostra mente. Al lettore che pazientemente è giunto fin qui vorrei dire che altrettanto importante è un filone di ricerca sul ruolo delle tecniche di meditazione (la più conosciuta è la mindfulness sulla quale esistono migliaia di articoli scientifici!), che

si sono dimostrate utili nel ridurre l’infiammazione e persino nel rallentare l’invecchiamento cellulare, e buona alternativa alle cure mediche del dolore cronico e ai classici approcci alle dipendenze. L’Occidente sta studiando gli effetti di queste antiche tecniche orientali e si è accorto che chi adotta nel proprio stile di vita la meditazione, anche per pochi minuti al giorno, ha una maggior inclinazione all’ascolto e a fare del bene, non teme il futuro e la solitudine. In una parola, è più felice. In questo caso, la scienza non solo si è avvicinata alla cultura dell’Amore cristiano, ma anche – e ancor prima – al pensiero di Platone (“la testa si apre quando si apre il cuore”) e a quello di Aristotele (la comunicazione con l’Altro porta alla felicità, il principale scopo della vita dell’uomo). *Medico Nutrizionista Specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione Clinica Già Direttore Sanitario Comunità Terapeutica Disturbi del Comportamento Alimentare di Trento d.beltramolli@gmail. com


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Arte

GIUGNO 2019

“Incursioni & Illuminazioni” sull’arte delle Giudicarie Presentato il libro di Giacomo Bonazza pubblicato dal Giornale delle Giudicarie

Oreste Bottaro, Presidente dell’Associazione che edita il Giornale, ha voluto complimentarsi con l’autore invitando a leggere questa nuova pubblicazione che “ci prepara ad uno straordinario arricchimento – vivremo momenti impensati ed impensabili, rimpiangendo di non avere intrapreso prima questo percorso”. Ringraziamenti all’autore sono giunti anche da Paolo Magagnotti, giornalista e direttore del Giornale delle Giudicarie, che ha sottolineato la funzione sociale e culturale del Giornale e l’importanza e l’attualità dell’informazione locale. Completa e dettagliata la presentazione di Alessandro Togni, critico d’arte, che si è soffermato particolarmente sulle questioni estetiche e patrimoniali dell’arte in Giudicarie rimarcando in maniera precisa le funzioni in ordine formale, strutturale e sociologico, aggiungendo anche alcune riflessioni relative agli artisti moderni e all’arte contemporanea. Ed infine l’intervento di Giacomo Bonazza, un uragano di entusiasmo che lascia il pubblico a bocca

di Enzo Ballardini La sala del Centro Studi Judicaria strapiena a testimoniare l’attesa per la presentazione di questo nuovo libro sui tesori d’arte giudicariese. Una pubblicazione nata quasi per caso dalla rubrica sull’arte che

il Giornale delle Giudicarie ha affidato a Giacomo Bonazza da oltre un anno e mezzo, e che mese dopo mese ha svelato una ricchezza culturale ed artistica sorprendente. se. Non solo Baschenis, i famosi artisti di Averara che arricchirono le nostre Chiese con magnifici affreschi, il volume spazia dalle Giudicarie Esteriori romaniche agli altari “Bre-

sciani”, dall’arte raffinata di Carlo Bononi alle opere dell’acrh. di Dasindo Giovanni Maria Filppi, ed ancora Lorenzo Haili il “Bernini” della Val Rendena a Lucillo Grassi, pittore e incisore Storese a Lea Botteri. Per arrivare ai più recenti artisti Carlo Sartori e Luciano Carnessali… e molti altri ancora. Il volume è in vendita presso le cartolibrerie di Tione.

aperta. In pochi minuti riesce a snocciolare una serie infinita di storie nascoste dal tempo, illustra la vita e le opere di artisti che hanno arricchito le Giudicarie provenendo da tutta Italia e con maestri e discepoli famosi in tutta la nazione. Date, aneddoti, legami, circostanze, dettagli, particolari, che vengono svelati al pubblico e che contribuiscono ad accendere un faro sull’arte giudicarie-

EDITORIALE di Adelino Amistadi

Comunità di ieri e solitudine di oggi Continua dalla Prima La modernità assassina dei centri commerciali e recentemente anche degli acquisti on-line sempre più diffusi sta riducendo la nostra quotidianità al solito tran tran fatto di noia e di monotonia. E i rapporti umani si stanno riducendo a semplici cenni di capo e a sorrisi di facciata, senza calore e senza senso. Hanno ragione gli esperti nel dare l’allarme. Le persone sono sempre più sole. Che rapporto puoi avere con un carrello, con alimentari di cui ormai non sai nulla? Dov’è finito lo scambio di battute con i vari bottegai sempre pronti a darti una mano se ne avevi bisogno? Guardate la gente nei centri commerciali. Nessuno esiste, sono persone che si muovono come zombie tra confezioni ed imballaggi. Se poi vai a prenderti un caffè ti troverai circondato da gente d’ogni età indaffarata nell’inviare sms,

controllare Facebook, godersi i più stravaganti twitter in circolazione. L’ossessione di essere continuamente aggiornato, annulla il presente, ti impedisce di vivere e ti ritrovi in continua attesa. O sei nel passato o sei nel futuro. E così la spontaneità, la serenità di una mattinata diventa un lusso che solo le persone ancora libere si possono

permettere. Ti accorgi che non sei nessuno per gli altri e gli altri non sono niente per te. Per conoscere e parlare con una persona, agli incontri diretti fatti di sguardi, odori, percezioni, parole e scambi di pensieri, si preferiscono ormai sempre più le chat, Facebook, Twitter e sms. Questa sarà anche modernità, ma vuoi mettere lo sguardo

vivo, il contatto fisico, la percezione di come l’altro si muove, gesticola, come ti guarda? Senza ironie o simulazioni. E’ finita l’era in cui ogni persona in un paese era “qualcuno”, perché sapeva fare, sapeva dire, sapeva in qualche modo emergere, e nel suo modo di vivere era un protagonista. Oggi è il tempo dei figuranti. Delle comparse. Dei copia-incolla. Il mio massimo divertimento, anche oggi, è di andare in un bar di paese e di stare con la gente come me, semplice e genuina. Bastano un paio di giorni e hai fatto amicizia con tutti. Vivi le emozioni, le gioie e più spesso i drammi e li condividi. Per molti di noi, ormai, non serve più programmare la giornata, l’importante è poter controllare ogni cinque minuti la “mail” e poter vagare nel mare di “internet”alla ricerca di un mondo che non sarà mai nostro. E la sera ti ritrovi

sul divano con gli occhi fissi sul televisore, magari dimenticandoti di chi hai accanto. E’ la Tv, ormai, l’ancora di salvezza per le coppie in crisi, che non hanno più niente da dirsi. Oggi è così la vita e domani potrebbe essere ancora peggio. Non resta che l’amarezza di non esser altro che un accessorio del consumo, come consumatori, elettori, amanti di programmi televisivi, sempre e comunque spettatori. Quanto erano meglio i racconti di mia madre nei filò serali nella stalla di famiglia. Se questo è il futuro possiamo ben capire il perché di tante malattie e disagi dovuti alla solitudine, alla vacuità della nostra esistenza, all’indifferenza che ci circonda, alla dispersione del nostro essere che si perde in spazi troppo grandi per essere goduti. Che qualcuno inventi al più presto qualcosa per farci ritornare umani.


AttualitĂ

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Il V di Mariachiara Rizzonelli

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Il Saltaro delle Giudicarie

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gente non va più nei boschi, ha paura, i boschi che sono la bellezza dei nostri monti, dove siamo nati, dove abbiamo fatto i primi passi, dove siamo cresciuti andando alla ricerca di funghi, mirtilli e lamponi, oggi ci sono negati perché “prima di noi” ci sono gli orsi...” dice con rabbia l’Abele. “Altro che “prima gli Italiani”, da noi vengono prima gli orsi, a loro è concesso tutto, sbranare animali, assaltare pollai, distruggere alveari, ferire le persone, per ora, cosa si aspetta, che sbranino anche qualche nostro compaesano per fare qualcosa?” insiste l’Alvise rosso di rabbia e di indignazione. Ma è ancora l’Eusebio a dettare legge: “ Ha ragione Grillo, non c’è modo migliore del suo slogan per denunciare una situazione insostenibile. Vaffa in…agli orsi, a tutti gli orsi indistintamente, vaffa in... a chi li ha introdotti, vaffa in… a chi li ha protetti…, vaffa in… a chi non riesce a controllarli…, vaffa in...a chi crede che siano un’attrattiva turistica di gran pregio, vaffa in … a chi non vuol riportarli in Croazia da dove provengono, vaffa in… a tutti i politici di ieri e di oggi che parlano, parlano e non decidono niente e cosi hanno cambiato la vita di noi montanari...” è la sentenza finale dell’Archimede che sa parlare con saggezza come pochi che continua: “ Per forza i politici non intervengono... hanno paura di quattro fighetti di città che si dicono amici degli animali, non di tutti s’intende, ma dell’orso sì...che belli...abituati come sono a dormire con l’orsacchiotto di peluche fra le gambe fin dall’asilo, e allora guai a toccare gli orsi...per loro gli animali sono sacri, non tutti, se poi l’orso sbrana un asinello, un vitello, o magari anche un montanaro, non ci si preoccupa più di tanto, quelli sono animali di serie C, compreso l’uomo, ma l’orso no, è un animale d’elite, come la tartaruga, i canguri ecc. ecc., guai a chi lo tocca! Ma adesso spero che le cose siano cambiate anche in Provincia, che finalmente affrontino il problema, chiediamo solo che sul nostro territorio, sui nostri monti, si possa dire con orgoglio. “prima i trentini”, così come va di moda, e gli orsi tornino

Che dilemma! Prima gli orsi o i trentini? Burrasca in cielo e in terra, tuoni fulmini e saette e che Dio ce la mandi buona! La tensione nell’osteria della Maroca la si può prendere per mano e scagliarla verso l’universo intero. L’Eusebio è fuori dai gangheri, sarà la tarda ora, sarà qualche goccio in più del buon vinello della Maroca, sarà che non è la prima volta che gli capita, è giunta l’ora di dire basta: “Ne ho piene le palle degli orsi che girano indisturbati sui nostri monti sbranando e riducendo a brandelli tutto quel che trovano. L’autunno scorso mi hanno devastato l’alveare e l’altro ieri mi ha sventrato una manza al

a casa loro…rimpatriamoli! E non lasciamoci intenerire dai quattro orsacchiotti che gironzolano sulle nostre

strade, poverini, così carini, smarriti, senza protezione... col cacchio! L’anno prossimo saranno anche loro or-

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pascolo, non ne posso più, altro che storie, mi prendo un fucile e l’aspetto, se arriva gli sparo...legittima difesa!” “ Hai cento ragioni, hai sentito quel che ha combinato la settimana scorsa? Ha devastato un’altra manzetta nelle nostre valli e anche due asini, un maschio e femmina gravida, per fortuna che sono riusciti a salvare l’asinello con l’aiuto di un veterinario, ora l’asinello sta bene, ma quel maledetto orso scappando sembra abbia urlato: - Ingrassatemelo per bene, torno in primavera…” aggiunge l’Alvise. “Una roba scandalosa...questa storia dell’orso deve finire...la

sacci pronti a colpire, a sbranare… si salvi chi può!” Anche Matteo Salvini da bambino era così carino, tenero, un bamboccione, chi avrebbe immaginato che sarebbe diventato l’omone che è oggi, padrone dell’Italia e presto padrone d’Europa? Ma questa è un’altra storia. Anche perché sotto sotto è un buon cristiano, tutto Chiesa e famiglie (?), magari non va a messa, tira giù qualche moccolo, ma lui il rosario se lo porta in tasca, un po’ come i Crociati antichi, la croce e la spada, ma lui s’è innovato, per lui c’è il rosario e il mitra. Il rosario per pregare la Madonna che gli conceda una buona mira e il mitra per essere al passo con i tempi. Ha fatto intendere di essere pronto

ad organizzare una nuova crociata contro gli islamici, per difendere le radici cristiane d’Europa, al grido “Dio lo vuole”, un po’ come fece a suo tempo Goffredo di Buglione, storico Duce della Prima Crociata, fuori gli islamici dall’Europa. Con un minimo di pudore ha evitato di urlare “Gott mit uns” come avrebbe voluto, ma ha chiamato a protezione i Santi Protettori d’Europa che più o meno la pensano come lui (si fa per dire!). Tutte queste cose si sono colte nel suo lungo discorso in piazza duomo a Milano che ha concluso con qualche frecciatina irriverente al Papa, suo nemico dichiarato, ma affidandosi con convinzione (?) al Cuore Immacolato di Maria perché protegga il suo

partito per vincere alla grande le elezioni europee. La cosa sembra essere rimasta indigesta alla Madonnina dall’alto del Duomo, ultime notizie ci dicono che è stata presa da una forte allergia e sono in corso visite specialistiche per capirne le cause e trovare i rimedi. E’ da un po’ di tempo che negli ambienti della Lega girano voci sconvolgenti. Salvini sembra che non possa più soffrire papa Bergoglio, troppo buonista, troppo aperto, che sta rompendo non poco con la sua accoglienza ai negri, e allora sta pensando a qualcosa di grande. Ha letto che non è molto la storia di Enrico VIII d’Inghilterra, fu lui a provocare lo scisma anglicano, si separò dalla Chiesa di Roma, e con gran parte del suo popolo andò per conto suo auto-nominandosi capo della Chiesa anglicana. Anche oggi a capo di quella Chiesa c’è la regina Elisabetta. Comodo no? Perchè non fare così anche in Italia, una Chiesa Salvinista, da non confondere con la chiesa Calvinista che vale come il due di coppe, non sarebbe male, il Papa continuerebbe con quei quattro superstiti che gli rimarrebbero e lui, Salvini, con tutti gli Italiani, raggiungerebbe l’apice della gloria, eternandosi al potere in cielo, in terra e in mare. Di certo non potrebbe essere chiamato Papa, ma potrebbe andar bene “papone”, dato che “papino” non non sarebbe consono alla sua statura. Borghezio ne sarebbe il suo vice, Di Maio gli farebbe da chierichetto così com’è uso, e potrebbe riscoprire la Isoardi per le pubbliche relazioni. La cosa è allo stato embrionale, ma molti leghisti sono sempre più convinti che sia fattibile. Non ci sarebbero più rompiballe, si acquisterebbero meriti in Paradiso, la cristianità in Europa sarebbe salva, e l’Islam definitivamente sconfitto. Una chiesa Salvinista cambierebbe la storia per il bene nostro e dei nostri figli. Questo è quanto si è letto fra le righe nel discorso di Milano, dopo le elezioni trionfali probabilmente scopriranno le carte e per noi poveri cristiani spaesati avremo una greppia rinnovata e rinsaldata su cui fare affidamento. Per morire di disperazione… Parole sante, parole del vostro Saltaro.


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Economia

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Un osservatorio economico per l’autogoverno delle comunità montane Partire dai dati reali per fare politiche mirate

Nel pieno della crisi dei debiti pubblici e della riduzione delle risorse finanziarie le singole Comunità saranno in futuro sempre più chiamate ad avere un ruolo, prima tenuto dalla Provincia, nella gestione del proprio territorio rivendicando quanto richiesto a gran voce dai territori più periferici, come testimonia quest’importante iniziativa degli Stati Generali della Montagna. L’espansione dei mercati telematici e delle reti della grande distribuzione e dei centri commerciali hanno colpito, praticamente cancellato, la filiera corta che un tempo metteva sul mercato i prodotti locali sottraendo reddito, e di conseguenza economia, ai territori. Malghe, case rurali, case in vendita e paesi semi deserti si osservano in tutto il Trentino, soprattutto meridionale. Ma per favorire la crescita economica dei territori, dei paesi e alpeggi più lontani, si deve riproporre e ricalcare quello schema secolare articolato che era già presente all’interno dei singoli principati vescovili di Trento e Bressanone, quando al loro interno esistevano autonomie più piccole locali come ad esempio la Magnifica Comunità di Fiemme, le Regole di Spinale e Manez, o su modello dell’enclave esentata dalla tassazione come è stata la Val del Chiese sotto il dominio veneto nel 1500, o

di Marco Zulberti La profonda trasformazione che sta attraversando l’economia della montagna sulla scia della crisi finanziaria mondiale caratterizzata da una profonda crisi monetaria e dall’evidente invadenza di quella la comunità Ladina in Alta Val Badia. Uno schema organico di autonomie a cui ci si deve ispirare ancora oggi si ritrova nel sistema cantonale delle regioni montane come la Svizzera, l’Austria o la Baviera, che sono tra le regioni più ricche al mondo. È necessaria pertanto una riforma dell’autonomia locale di valle, che si deve innestare all’interno dell’economia autonoma provinciale di Trento recuperando in alcuni servizi come trasporti, energia e sanità, anche quella regionale con l’Alto Adige. Una sorta di rapporto tra le istituzioni che possa dare vita ad una economia di scala per tutta la regione anche ai livelli più bassi, abbassando i costi dei servizi essenziali, abbassando la tassazione in modo progressivo inserendo coefficienti che seguano i concetti di altitudine e distanza dai centri di Valle e dai capoluoghi principali. In un periodo di bassa crescita economica e tassi bassi per i paesi più indebitati e per i territori svantaggiati, come la montagna, da clima, distanza, alta tassazione, costi di fabbricazione e di produzione, questa riforma è necessaria per invertire la rotta che lo stato centrale italiano ha decisa-

mente fallito fin dalla sua fondazione. È sotto gli occhi di tutti l’abbandono degli Appennini o delle stesse Alpi piemontesi e Lombarde. La lezione dell’Autonomia Trentina e Valdostana è quella che l’Italia rinascerà se sarà in grado di far ripartire la vita economica in montagna. Il disastro delle gestione centralizzata romana dei territori montani è al varo del giudizio della storia. Le lotte delle comunità trentine per non cedere le malghe al demanio statale ideato dal fascismo (strano, vero, che il fascismo abbia inventato la proprietà assoluta dello Stato?) se le ricordano solo i vecchi amministratori come i podestà che hanno ideato il sistema delle Asuc per non cedere le proprietà delle comunità allo Stato centrale. Associazioni importantissime ora ridotte a semplici istitu-

globale, impone un serio ripensamento nel governo economico delle singole Comunità che devono assumersi la responsabilità di orientarla localmente come da una “cabina di regia”.

zioni nominative con scarsa ricaduta economica perché svuotate di competenze dal legislatore regionale. I consorzi irrigui e i consorzi di miglioramento fondiario invece dovranno diventare i principali artefici della produzione agricola, vinicola e casearia, riportando il lavoro sui territori anche più distanti e recuperando non solo la filiera corta ma anche puntando all’esportazione grazie alla qualità riconosciuta di molti prodotti alimentari trentini. Si deve ritornare a un microcircuito locale, favorendo un cambiamento nelle normative troppo restrittive nella commercializzazione delle derrate alimentare e paradossalmente troppo libera, invece, nell’uso degli anti crittogamici e antiparassitari nocivi alla salute. Ma senza una conoscenza dei trend dei singoli compar-

ti come si fa a indirizzare correttamente investimenti, aiuti e tassazione? Quali sono i settori che crescono? Quali recedono? Quali hanno un futuro? Quali creano reddito e quanto? Quali sono a debito e quanto sostenibile? Ecco la sostanza della mia proposta agli Stati generali della montagna. Per amministrare un’economia si dev’essere in grado di conoscere i dati economici del proprio territorio a partire dai vari ambiti territoriali amministrativi e settori produttivi che vanno dall’occupazione per settore, al prodotto, alla tassazione, ai trasferimenti pubblici, all’indebitamento medio, agli investimenti pubblici e privati, alla massa monetaria circolante, fino al rapporto con il mondo del credito. V’è necessità che la Comunità possa indirizzare localmente verso i settori in crescita: è assurdo continuare a costruire caserme dei pompieri, case della salute, ricoveri e spogliatoi o centri sportivi quando la gente ha bisogno di trattori e di dare una base alla crescita delle famiglie e alla ripresa della natalità. Il metodo dei paesi anglosassoni e tedeschi di collezionare dati sta infatti diventano un modello per

la crescita economica degli stati evoluti. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, Svizzera e Germania vengono elaborate statistiche per quasi ogni aspetto dell’economia e della popolazione. Da notare come questi paesi siano tutti stati federali con un’altissima autonomia per ogni regione. La crisi attuale colpisce i paesi mediterranei come Italia, Francia, Spagna: ricordiamo il caso della Catalogna che rivendica un autonomia federale che rimanga comunque all’interno dell’Europa. Il fatto è che per governare la propria economia la si deve conoscere in modo che ogni regione possa sapere dove indirizzare i propri investimenti e i propri aiuti e dove tagliare la spesa. Per questo in una fase in cui il progressivo indebolimento dello stato obbligherà il settore amministrativo pubblico ad avere sempre più bisogno del credito privato per investire sul territorio, come avviene nel modello svizzero con il credito cantonale, o in Germania con le Landsbank partecipate dalle istituzioni locali come comuni, enti e società, è necessario che la classe dirigente, imprenditoriale, amministrativa e politica possa contare su una informazione economica precisa e puntuale per indirizzare o tagliare risorse e investimenti.

Gea, in autunno uno studio polispecialistico Recentemente al Dott. Elio Minetti, responsabile della direzione sanitaria del Centro (che ha un’altra sede a Milano), è stata conferita una cattedra di insegnamento per il Master Universitario Internazionale di Chirurgia Orale all’Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari: un grande riconoscimento per il suo impegno professionale e una garanzia di qualità per le attività degli studi di Tione di Trento e di Milano. Il Centro

Il Centro Medico Odontoiatrico Gea dei Dottori Andrea ed Elio Minetti compie 26 anni di attività a Tione di Trento. Nella sede della palazzina in via del Foro 8 offre esperienza e professionalità ai propri clienti all’interno dei circa 250 mq suddivisi in tre sale operative odontoiatriche e una sala chirurgica odontoiatrica, due sale di sterilizzazione e due studi medici. Tutte le zone Medico Odontoiatrico Gea, che proseguirà tutte le sue attività in campo odontoiatrico, ospiterà nei propri locali uno Studio Medico Polispecialistico dagli inizi di settembre 2019. Tale studio poli-

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Scuola

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Estate e compiti delle vacanze, rispondono gli esperti Graduare con sensibilità il diritto–dovere di ogni studente Tocca all’insegnante, coordinandosi anche con il Consiglio di classe, trovare linee comuni rispetto alle richieste da rivolgere ai ragazzi. Come non esiste la malattia, ma esiste l’ammalato e tocca al medico (mi sia concessa questa similitudine) proporre la terapia più adeguata al singolo caso, occorre modulare i carichi, gli impegni e le richieste rivolte al singolo o a tutta la classe. Certo, il compito può indirizzarsi in vari modi: dal semplice esercizio, alla lettura di un libro (anche del giornale, di una rivista di storia), alla partecipazione ad una conferenza culturale in biblioteca, ad un concerto, alla proiezione di un film, ad una mostra: il cittadino cresce non solo con il teorema di Pitagora, ma come attivo protagonista della società che lo accompagna nella crescita. Di questi compiti, forse più impegnativi di quelli “scritti”, i genitori e gli adulti educatori dovrebbero farsi carico. Al docente il dovere deontologico delle “sostenibilità del

di Mariachiara Rizzonelli L’argomento “compiti delle vacanze” è fra i maggiori motivi di scontro insegnanti – genitori e tema che popola le discussioni famigliari all’arrivo delle vacanze estive. «Non penso che i docenti si accaniscano con i loro alunni - spiega il dirigente dell’Istituto comprensivo del Chiese

Fabrizio Pizzini - compete all’insegnante graduare con sensibilità il diritto–dovere di ogni studente a rapportarsi con le proposte didattiche del docente. Non esiste per i compiti un “vademecum”, né un protocollo standard a livello di Rete scuole C8 o Provinciali.

compito assegnato” e ricercarne e verificarne in classe la ricaduta, per un bagaglio di competenze spendibili come cittadino». Come affrontare i compiti con animo sereno e il miglior atteggiamento possibile? L’abbiamo chiesto alla dottoressa Manuela Filosi, psicologa e psicoterapeuta che collabora con l’Istituto di Istruzione “Lorenzo Guetti” di Tione e altre scuole delle Giudicarie.

possano essere, ma vede quel momento come l’inizio del suo periodo di vacanza. In questo momento il pensiero dei compiti dovrebbe essere marginale. Deve infatti iniziare un periodo di riposo per gli studenti che deve durare almeno fino a qualche settimana prima dell’inizio della scuola o, per gli studenti con qualche problema, almeno fino alla metà di luglio. È un errore volerli fare tutti subito.

dell’anno. Lo stress è vissuto però quasi più dai genitori che in anche questa stagione comunque lavorano e devono organizzare la giornata a figli in modo che siano impegnati in attività sportive o ludiche e faticano quindi a far svolgere loro anche i compiti estivi. In realtà la mia esperienza è che i maestri alla fine non sono così severi nella correzione dei compiti delle vacanze come si pensa.

Qual è il giusto atteggiamento da tenere nel momento in cui si ritirano i compiti estivi? L’animo dovrebbe essere quello di chi ha concluso ormai il suo lavoro scolastico in quell’anno scolastico e ne vede i risultati, buoni o qualche volta meno buoni che

Sono più i ragazzi a mal tollerarli o i genitori? I bambini all’inizio sono generalmente talmente immersi nel clima di vacanza che non se ne preoccupano molto; certo nel momento in cui si accingono a svolgerli fanno fatica perché i ritmi in estate sono diversi da quelli nel resto

Nota che sia diverso il carico di compiti estivi per le scuole elementari, le medie e le superiori? Paradossalmente si danno meno compiti alle superiori, forse perché questi studenti in estate si organizzano lavorando o comunque fanno degli stage. Alle elementari e alle

medie il carico a volte è un po’ eccessivo, soprattutto nel caso dei compiti scritti. L’ideale sarebbe che gli studenti di questo grado facessero un ripasso delle materie principali prima di tornare a scuola, allenando soprattutto la lettura e affiancando attività culturali diverse come la visita ad una città con i genitori o attività esperienziali all’aria aperta, facendo un tipo di formazione comunque importante nella vita di un bambino. Dovrebbero, possibilmente, essere calibrati sulle capacità individuali? Affrontare tutto il libro dei compiti per le vacanze per i bambini con difficoltà è spesso un aggravio maggiore; sarebbe forse meglio se l’insegnante potesse preparare loro

alcuni esercizi specifici per potenziare le proprie capacità di apprendimento. Come rendere il momento dei compiti delle vacanze meno stressante? Come genitori occorre cercare di trovare momenti e spazi più piacevoli in cui farli svolgere ai figli. Magari in giardino o al ritorno da una passeggiata sotto l’ombrellone in spiaggia, lavorando solo un paio d’ore. Ogni figlio poi ha momenti diversi nella giornata in cui è maggiormente disponibile a fare i compiti. Potendo è bene affiancare i più piccoli nel lavoro; leggere assieme un libro può dar luogo a bei momenti in famiglia. Si può anche approfittare delle situazioni che si vivono, contando magari assieme le conchiglie o i sassolini raccolti lungo la strada. Se invece il momento dei compiti diventa terreno di scontro si può richiedere ad un figura esterna, un cugino più grande o un amico, o ad una associazione di affiancare il proprio figlio in questa attività.


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Salute

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Prima volta ad un italiano che lavora in Italia. E’ tra i primi dieci migliori immunologi al mondo

Il Premio Pezcoller ad Alberto Mantovani

Quanti viaggi “verso l’ignoto” iniziano ogni giorno accompagnati solo dalle proprie convinzioni? A pensarci bene bisogna crederci ogni volta che “si parte.” Ma il capitano è sempre uno solo, che perso nell’intimo dei suoi pensieri e confortato dalla sua cultura, decide di esplorare. Immagino il professore Alessio Pezcoller, che nel chiuso della sua stanza in ospedale avrà ricreato il “percorso del suo sogno” ogni volta che alla fine di una giornata di lavoro doveva confrontarsi con qualche sconfitta e come sempre succede nella vita di noi medici, credere fermamente che la scienza, il progresso della scienza in un futuro non lontano avrebbe fornito le soluzioni allora inimmaginabili. E quando è iniziato il viaggio del professore Alberto Mantovani, il premiato di quest’anno, che lascia la sua Milano appena laureato chiedendosi “Cosa farò da grande“? In certi momenti si prova solo solitudine e le decisioni sono dettate dalle occasioni che vengono vissute come momenti che possono cambiare tutto: “Devo farlo e perché nessuno ci ha mai pensato”? Credo che, anche se in tempi diversi, sia andata così per tutti loro. Alessio Pezcoller nasce a Rovereto nel 1896, si laurea a Firenze e subito dopo va a Milano dove incontra il prof. Donati, uno dei migliori chirurghi dell’epoca e suo maestro. Per effetto delle leggi razziali Donati è costretto a lasciare l’Italia

C

di Gianni Ambrosini - oncologo

inquecento anni fa, il 20 settembre del 1519, Ferdinando Magellano salpò da Sanlucar de Barrameda in Spagna per raggiungere l’oriente viaggiando per occidente. Non era solo un’idea, era

e così il prof. Pezcoller nel 1937 decide di tornare in Trentino e accettare la carica di primario chirurgo presso l’ospedale Santa Chiara di Trento. Resterà a Trento per tutta la vita, vivendo sempre in ospedale, senza sposarsi, promovendo la ricerca e sognando la sua Fondazione, che grazie alla sua perseve-

ranza vedrà la luce negli anni Ottanta. Alberto Mantovani va in Inghilterra negli anni Settanta, lavora nei laboratori di Peter Alexander e Bob Evans e si appassiona allo studio del sistema immunitario e al rapporto fra i macrofagi e il sistema infiammatorio. Torna in Italia nel 1979 e va al Mario Negri,

anche il sogno di un uomo di coraggio che si affidava alle conoscenze del tempo per andare oltre, verso l’ignoto.

poi dal 2005 è all’Humanitas di Milano come Direttore scientifico e presidente della Fondazione Humanitas per la ricerca. Proseguendo nei suoi studi sviluppa un’ipotesi diversa da quelle correnti e scopre che i macrofagi (globuli bianchi che in condizioni normali intervengono per primi contro le infezioni), in certe situazioni, come se fossero condizionati dall’ambiente, invece di difendere l’organismo dal cancro passano al nemico diventando “poliziotti corrotti”. L’infiammazione che, normalmente rappresenta il primo meccanismo di difesa contro le infezioni,nel cancro svolge un ruolo opposto: ne favorisce la crescita. Un cambiamento di paradigma difficilmente accettabile dalla comunità scientifica. I Macrofagi infatti hanno la funzione di poliziotti nell’ambito del sistema immunitario, si comportano proprio come guardiani che sorvegliano il territorio di loro competenza: ogni volta che c’è un’invasione di estranei intervengono e “processano

gli intrusi”. Mantovani quando presentava i suoi dati ai convegni era totalmente contro corrente. Si sentiva, sono parole sue: “Come nell’Onda di Hokusai, (un quadro dei suoi preferiti), una piccola barca che affronta una gigantesca muraglia d’acqua con un pizzico di incoscienza”. Ha usato questa immagine anche durante il suo discorso alla cerimonia di premiazione tenutasi al teatro Sociale di Trento l’11 maggio scorso. Come pure non ha dimenticato come noi piccoli mortali “saliamo sulle spalle dei giganti” per progredire nel nostro vivere quotidiano, a intendere che i giganti sono quelle persone vissute prima di noi che hanno fatto grande l’umanità o anche le persone (mi piace pensarlo) che vivono con noi e condividono con noi le vittorie e le sconfitte … i collaboratori, le mogli, i figli, gli amici. E forte e severo è stato il suo dire quando da immunologo, fra i primi dieci più importanti e più citati del mondo, ha ribadito l’importanza del vaccini. I premiati della fondazione Pezcoller sono tutti scienziati di fama mondiale, come pure la commissione giudicatrice è formata da persone di primordine, che a vario titolo rappresentano l’eccellenza scientifica mondiale. A conferma di ciò va il fatto che quattro premiati dalla Fondazione hanno vinto successivamente il premio Nobel con le stesse motivazioni del Pezcoller: P. Nurse Pezcoller 1995, Nobel 2001; E. Blackburn Pezcoller 2001, Nobel 2009; M.R. Capecchi Pezcoller 2003, Nobel 2007; J. Allison Pezcoller 2015, Nobel 2018. E che altri 3 premi Nobel hanno fatto parte dei comitati di selezione (G. Elion, K. zur Hausen e C. Greider) e H. Varmus, Nobel nel 1989, ha tenuto la lezione di apertura del 30° simposio Pezcoller nel 2018. Prima di scrivere della Fondazione Pezcoller ho voluto incontrare Enzo Galligioni attuale Presidente della Fondazione e Oncologo di fama, col quale ho condiviso forse gli anni più belli della nostra specialità per i progressi scientifici e gli approcci innovativi di

cura. Mi ha reso partecipe dell’evoluzione storica della Fondazione da quando il prof. Pezcoller aveva voluto come presidente del comitato scientifico il prof. Veronesi; al primo premiato Vincent Devita nel 1988, per noi oncologi il padre della terapia dei linfomi, il sig. MOPP (è la sigla di una terapia molto efficace). A quando il dr. Jos Bernardi, uno dei past president, col suo piccolo stand era sempre presente ai congressi in giro per il mondo e accanto ai colossi dell’industria compariva lo striscione con la scritta Fondazione Pezcoller – Trento. E alla svolta col prof. Enrico Mihich, un istriano laureatosi a Milano ed emigrato in America, direttore del Rosewel Park di Buffalo che chiamato a presiedere il comitato scientifico internazionale, crea l’alleanza nel 1997 fra la Fondazione e la AACR (American Association for Cancer Researc ). Da allora la dizione corretta diventa Pezcoller Foundation –AACR International Award for Cancer Research. Ho chiesto a Galligioni “come immagina il futuro della Fondazione”? Mi ha confermato del coinvolgimento sempre più attivo della città di Trento e del Trentino che non fanno mai mancare la loro vicinanza alla Fondazione, prova ne siano le donazioni anche cospicue che vanno ad aggiungersi al lascito iniziale del prof. Pezcoller. E a livello personalissimo si è definito un “Pensionato felice”, perché anche se ha chiuso con la clinica continua ad interessarsi a livello prestigioso della Ricerca oncologica. Concludo: l’immunoterapia, il premio ad Alberto Mantovani lo evidenzia, credo che si possa a buon diritto affiancare come “quarta sorella” alla Chirurgia, alla Radioterapia e alla Chemioterapia. E da ultimo, ancora le parole del premiato: “Voglio continuare a vivere in un paese dove una persona che si ammala di cancro non deve preoccuparsi del costo della terapia. In un paese, quale è oggi l’Italia, dove la sopravvivenza media dei malati di cancro è superiore alla media europea. Io lo chiamo il Miracolo Italiano alla base del quale c’è la forte dedizione del personale negli ospedali, l’esistenza di un sistema sanitario nazionale e una buona ricerca”.


Messaggio pubblicitario Dal 2017, il successo delle edizioni tenute presso i centri termali di Comano e Val Rendena ha portato all’estensione della manifestazione a tutto il territorio provinciale con il coinvolgimento dell’Associazione delle Terme del Trentino; nelle precedenti edizioni, la Giornata delle Terme Aperte era stata dedicata alla diagnosi precoce ed alla prevenzione delle malattie respiratorie (2017) e alla Sindrome Metabolica (2018), con dei risultati soddisfacenti, sia come partecipazione di pubblico, che come casistica riscontrata. Per il 2019 l’argomento proposto dal Comitato Scientifico dell’Associazione, composto dai Direttori Sanitari delle Terme, è la diagnosi e la prevenzione delle malattie renali. L’iniziativa “Previeni le malattie renali” è organizzata per sabato 22 giugno presso le Terme Val Rendena e domenica 23 giugno presso le Terme di Comano e pone l’attenzione sulla salute e sulla necessità di condurre uno stile di vita sano per valutare e prevenire l’insorgere dell’insufficienza renale. L’iniziativa oltre alla collaborazione della Comunità delle Giudicarie e dei BIM di Sarca e Chiese vede anche il Patrocinio dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trento e dell’Associazione Provinciale degli Amici della Nefrologia

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Giornata provinciale Terme Aperte: previeni le malattie renali

I

n arrivo a giugno la nuova edizione della manifestazione Giornata delle Terme Aperte, un appuntamento che vede impegnati i centri termali giudicariesi, sostenuti dalla Comunità delle Giudicarie e dai BIM di Sarca e Chiese. Un

(A.P.A.N.) L’intento della Giornata è, quindi, non solo quello di diagnosticare precocemente la malattia, ma anche di prevenirla attraverso valutazioni clinico-strumentali, educazione ed informazione. Dagli ultimi decenni il numero di persone affette da malattie renali è in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione di malattie croniche

come l’obesità, l’ipertensione e il diabete. Le persone affette da forme iniziali di insufficienza renale sono numerose, ma inizialmente non ne sono consapevoli in quanto i sintomi si manifestano quando è troppo tardi e bisogna ricorrere a terapie come dialisi e trapianti. Per questo motivo le malattie renali non possono essere sottovalutate in quanto oltre a causare ipertensione, aumentano anche il rischio di

weekend dedicato alla prevenzione e alla diffusione delle buone pratiche per la salute, durante il quale si offre ai residenti la possibilità di effettuare dei check up gratuiti per la diagnosi precoce delle problematiche affrontate.

patologie cardiovascolari. La giornata Terme Aperte, a differenza dei comuni test di screening rivolti a determinate categorie di individui già considerati a rischio, è rivolta a tutti i cittadini residenti in Trentino a partire dai 18 anni di età che abbiano a cuore la propria salute e vogliano ricevere informazioni o chiarimenti per migliorare le proprie abitudini. Nel corso della giornata sarà possibile fare il

punto sul proprio stato di salute e sulle proprie abitudini alimentari e di vita, attraverso un controllo medico gratuito. Per diagnosticare precocemente l’insufficienza renale basta un esame delle urine e la misurazione della pressione arteriosa. Per questo motivo il check up gratuito di quest’anno consisterà in - calcolo del BMI - misurazione della circonferenza vita e dell’altezza

- rilevazione del peso corporeo - misurazione della pressione arteriosa - analisi delle urine con Multistix. In caso di parametri anomali o di situazioni di rischio, le rilevazioni effettuate saranno commentate dallo staff medico che consiglierà eventuali terapie o approfondimenti. Per ricevere maggiori informazioni e prenotare i check up gratuiti è possibile contattare le Terme di Comano (tel. 0465 701277) o le Terme Val Rendena , Borgo Salute (tel. 0465 806069). E’ ormai assodato che la prevenzione di queste malattie inizia da ognuno di noi; infatti per ridurre la possibilità di contrarre una malattia renale basta migliorare le nostre abitudini mantenendosi attivi e in forma, mangiando sano e tenendo sotto controllo il proprio peso, bevendo in abbondanza, evitando alcool, fumo e l’abuso di farmaci: adottiamo un stile di vita sano!


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Attualità

GIUGNO 2019

La proposta è ricomprendere le fattorie didattiche in attività agrituristica

Gli agriturismi chiedono la revisione della legge di settore Sono 500 le strutture in Trentino per 4.900 posti letto. Nel 2018 +10% di arrivi e presenze

Siamo convinti che all’interno dell’attività agricola trentina tutte le aziende abbiano la possibilità di condurre delle visite all’interno delle loro aziende, per far conoscere i prodotti e poter far conoscere anche la realtà agricola delle aziende, ma fare attività didattica però è qualcosa di un po’ più complesso», dice il Presidente Cosi, «prima, nel 2015 la legge era così, l’attività della fattoria didattica era attività agrituristica. Questa nostra volontà di definirla in questa maniera è un modo per ridare qualità all’interno della proposta della fattoria didattica». I dati riportati da Agriturismo Trentino indicano che a fine 2018 sono stati contati 498 agriturismi, 20 in più rispetto al 2017 che ne contava 478. Degli agriturismi trentini, 99 offrono solo servizio di ristorazione, 237 offrono solo servizio di accoglienza, 109 accoglienza e ristorazione, 346 solo servizio di accoglienza e 208 solo servizio di ristorazione. 146 sono invece

di Francesca Cristoforetti

T

ra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea dell’Associazione Agriturismo Trentino, tenutasi il 13 maggio al Sait Liberty Gross a Trento, sono comparse anche alcune proposte per una sostanziale revisione della legge agrituristica. Ciò che si propone è una revisione legislativa che ha come le strutture che offrono servizi di fattoria didattica e 168 quelle che offrono degustazione dei prodotti aziendali. Nel 2018, vengono contati 346 Agritur con pernottamento per un totale di circa 4.900 posti letto. Considerevole è anche il numero di turisti che, come il numero delle strutture, è aumentato: dal 2017 al 2018 si è verificato un incremento del 10,9 % in arrivi (125.000) e del 10,1 % in presenze (394.000). «Nelle attività agrituristiche da noi si è sentita un po’ meno la crisi - spiega Cosi - siamo riusciti a gestirla meglio. Si è sentita più a livello macro che micro. Anzi noi abbiamo avuto delle crescite, anche dal punto di vista degli operatori. Siamo fortunatamente un’anomalia positiva.Abbiamo

visto negli ultimi anni un avvicinamento del turista straniero, il che significa che l’Agritur lavora in maniera internazionale, non lavora più solo con il turismo di prossimità». Infatti il 42/44% degli arrivi proviene dall’estero, in prevalenza sono turisti tedeschi, circa il 65%,

obiettivo l’innalzamento del livello qualitativo delle strutture turistiche, come conferma Manuel Cosi, Presidente dell’Associazione Agriturismo Trentino: «Noi abbiamo proposto delle istanze, una in particolare è legata al fatto di riprendere all’interno del sistema agrituristico l’attività di fattoria didattica.

seguiti da olandesi, circa 17% e austriaci al terzo posto con il 18% circa». La carta vincente? «Penso il fatto che il nostro turismo è fatto di “emozioni” legate alla parte agricola – spiega Cosi -. Il turista, che io chiamo “ospite”, vuole un turismo alternativo,

non quello dei grandi numeri, ma qualcosa di più personalizzato. Noi all’interno delle nostre aziende proponiamo questo tipo di stile di vacanza, la cosiddetta vacanza slow, tagliata a misura e personalizzata». Sempre riguardo alle richieste per la revisione della legge, continua Manuel Cosi, «chiediamo che venga valutata con attenzione l’attività, che vengano ricavati all’interno della legge le opportune verifiche anche sotto il punto di vista della qualità delle strutture. Una delle azioni che vorremmo mettere in atto è verificare e far crescere in maniera più importante la classificazione delle nostre aziende, che già in parte è stata fatta, aiutando le aziende

che sono già in attività e quelle che partiranno, con un sistema dove ci sia prima un’azione di formazione e crescita, e poi una parte di controllo finanziario». I numeri del settore sono in crescita, e Cosi avanza le richieste alla giunta provinciale «Chiediamo un aiuto, non dal punto di vista economico, ma nell’avere la possibilità di agire con azioni di pre-controllo e valutazione della classificazione modificata, andando sempre a valorizzare quella qualità della parte agricola che noi abbiamo all’interno delle aziende. Vogliamo delle aziende agricole che prendano in considerazione come attività multifunzionale la parte agrituristica». Oltre al rafforzamento delle alleanze territoriali, quindi le collaborazioni con attività alberghiere e di ristorazione sul territorio nella nuova legge si proporrà anche di far nascere un’ulteriore collaborazione con i prodotti delle attività artigianali produttive, i cui prodotti non vengono ancora riconosciuti come un prodotto trentino agricolo.

Tutto pronto per la Forte Corno Run 29 GIUGNO ISCRIZIONI ONLINE SU wedosport.net fino al 20 GIUGNO

M O N T A G N A I N

ta) che ospita la Forte Corno Run sabato 29 Giugno durante i tre giorni di festa della mitica Sagra di San Pietro. Atleti, vi aspettiamo numerosi sulla linea di partenza; ma aspettiamo anche voi tifosi coi campanacci ad incoraggiare i corridori al Forte Corno! #fortecornorun #followthepath.

VALDAONE - PRASO

Iscriversi è facile e veloce basta connettersi al sito www.wedosport.net, c’è tempo fino al 20 giugno. A tutti i partecipanti sarà consegnato un fornito pacco gara e ricchi premi ad estrazione verranno sorteggiati al termine della competizione. Come l’anno passato, preziosa è stata la collaborazione con la Pro Loco di Praso (da poco rinnova-

C O R S A

Questo tuttavia non ha impedito a numerosissimi atleti di provare e riprovare il tracciato in vista della competizione, colorando il bosco con le loro magliette sgargianti. Il percorso si articola in 8km con 400 m di dislivello positivo; parte dal sagrato della piazza di Praso passa da Sevror per poi arrampicarsi sul sentiero a gradini che porta fino al Forte Corno; di qui comincia un allegro saliscendi che segue un sentiero nel bosco con un passaggio suggestivo tra le mura della leggendaria Bastia, antica abitazione contadina; si ridiscende poi verso l’abitato seguendo una strada sterrata, infine quando si pensa di essere ormai giunti al traguardo si trova l’ultima salita “quella del Castel”. Forti dell’entusiasmo e del successo avuto lo scorso anno il numero massimo di partecipanti è stato aumentato da 100 a 150.

rimboccati le maniche per sistemare i danni che i temporali e il forte vento dello scorso autunno hanno causato al percorso della gara, ma con la supervisione del custode forestale comunale di Valdaone tutto è tornato come nuovo…o quasi.

FORTE CORNO RUN

Giugno è alle porte e anche se quest’anno il caldo e l’estate si fan desiderare, in quel di Praso fervono i preparativi per la seconda edizione della Forte Corno Run. Già da un paio di mesi gli organizzatori con i loro fedelissimi aiutanti si son


Comunità delle Giudicarie

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Chiusa la prima fase degli Stati Generali della Montagna in Giudicarie L’analisi del coordinatore Giorgio Butterini Giorgio Butterini, presidente della Comunità di Valle, ha coordinato tutte le attività, che complessivamente si sono protratte per quasi due mesi e hanno coinvolto decine di stakeholder, in rappresentanza di altrettante organizzazioni territoriali. È lui a tracciare un bilancio dell’articolato percorso: “Ritengo che alcuni numeri rappresentino significativamente la portata di questo processo, che ha richiesto grandi impegno ed energie. Complessivamente, abbiamo invitato ai 6 tavoli costituiti circa 250 Giudicariesi, buona parte dei quali ha colto l’opportunità, partecipando attivamente alle sessioni di lavoro; 40 i temi individuati, da cui sono scaturiti 85 obiettivi e 140 azioni concrete: cifre che dimostrano notevole fermento a livello propositivo e progettuale. Registro con soddisfazione che anche la fase di partecipazione attiva da parte della popolazione, chiamata ad esprimersi attraverso gli strumenti web, ha portato alla presentazione di ulteriori istanze e suggerimenti”. Ora ritiene che questo impegnativo lavoro di analisi e

La riunione “plenaria” che si è svolta lo scorso 20 maggio presso la comunità delle Giudicarie, ha sancito la conclusione di quella che potremmo definire la “fase locale” degli Stati Generali della Montagna; sintesi possa portare effettivi e soprattutto tangibili benefici al nostro ambito? “Desidero innanzitutto puntualizzare che solo una minima parte delle azioni individuate è demandata esclusivamente alla Provincia. In queste settimane ho sentito persone definire gli Stati generali come un momento in cui i territori hanno colto l’occasione per presentare la “lista della spesa”; non è stato così o perlomeno non qui. Il raggiungimento di molti obiettivi è demandato principalmente alla capacità del territorio di agire in maniera coordinata e armonica; detto questo, naturalmente tutte le strategie di crescita e miglioramento non possono prescindere in Trentino dalla legittimazione della Provincia, che costituisce un riferimento fondamentale in ogni settore. Al di là delle questioni specifiche emerse nei Tavoli, gli Stati generali hanno costituito un’opportunità di metodo:

molti stakeholder, durante le riunioni, hanno espresso apprezzamento per il “format” adottato in Giudicarie, orientato verso una partecipazione attiva di tutte le categorie istituzionali, sociali ed economiche, poste finalmente nella condizione di dialogare in una modalità criticamente costruttiva e paritetica. È banale dire che auspico non si sia trattato di un mero esercizio di teoria o estetica politica e che ora ci aspettiamo una pianificazione all’insegna del

ora le tesi elaborate dai quindici ambiti territoriali verranno presentate e discusse nella “due giorni” indetta dalla Provincia a Comano Terme e programmata per i prossimi 14 e 15 giugno.

pragmatismo, della sobrietà e soprattutto della concretezza.”. Se dovesse evidenziare un’azione per settore, tra le tante emerse nei singoli gruppi di lavoro, quali sceglierebbe? “Le questioni nevralgiche emerse sono veramente numerose e tutte degne di considerazione, ma personalmente, per quel che riguarda le infrastrutture, indicherei le circonvallazioni di Comano e Pinzolo e il mantenimento

degli attuali canoni idroelettrici, risorse irrinunciabili per i nostri comuni; rispetto alla sfera sociale, l’individuazione di modelli innovativi per far fronte all’invecchiamento della popolazione, che non potrà essere ospitata solo nelle case di riposo; in riferimento alla governance, il mantenimento di un ente sovracomunale di raccordo politico e istituzionale, ma che continui a ricoprire anche una funzione specifica sotto il profilo socio-economico, anche attraverso l’istituzione di un ufficio che si occupi di elaborare dati numerici, utili per la pianificazione degli investimenti e delle future linee di sviluppo; per quel che concerne l’ambiente, credo che la vera sfida dell’uomo contemporaneo sia quella di consegnare un mondo vivibile alle future generazioni: dovremo moltiplicare gli sforzi per la preservazione del nostro habitat che, fortunatamente, conserva standard qualitativi

elevati ma che richiede politiche rigorose, a partire dalla tutela della risorsa più importante ovvero l’acqua; sul piano culturale, qualificare sempre di più la nostre scuole superiori, facendo aderire i percorsi scolastici al mondo del lavoro e quindi alle reali esigenze delle aziende locali; per quel che concerne lo sviluppo economico, incentivare al massimo il turismo, nella duplice consapevolezza che l’ambiente costituisce il bene primario, ma anche che le infrastrutture rappresentano componenti fondamentali per mantenere alta la competitività del nostro ambito. E non credo che queste due prerogative debbano necessariamente essere considerate inconciliabili. Mi si consenta, infine, di evidenziare un tema trasversale, emerso in tutti i tavoli di lavoro: da ogni parte si è levato un grido di allarme verso una burocrazia che, ad ogni livello, sta paralizzando il sistema. La richiesta di “ reale semplificazione delle procedure” può essere considerata, in termini assoluti, il comune denominatore degli Stati generali della montagna”. R.G.

Dolomiti e Garda più vicine con il Servizio BiciBus +Trek 2019

Ritorna per l’estate il servizio che consente a turisti e residenti di godere delle ciclabili e dei moltissimi percorsi del Trentino Occidentale. Dalla val di Sole alle Terme di Comano, dalla Paganella al Garda, da Ledro alla val del Chiese

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Il servizio sarà in funzione artirà sabato 15 giugno il servizio di bicon numerose corse giornacibus che riguarda tutto il Trentino Ocliere fino al 15 settembre. La cidentale con ben 6 linee tutte in coincicomplessa organizzazione è denza tra loro: Dimaro- Madonna di Campiglio stata possibile attraverso la proficua collaborazione tra la Comunità delle Giudicanumerosi enti pubblici, Apt rie, dei Comuni e Consorzi e Consorzi turistici, la Co- BIM del Sarca e del Chiese. munità ed i Comuni delle Un servizio cha anno dopo Giudicarie, i Consorzi BIM anno è sempre più apprezdel Sarca e del Chiese, l’Apt zato dai turisti ma anche dai Terme di Comano - Dolo- residenti,– conferma l’asmiti di Brenta, l’Apt Ma- sessore competente della donna di Campiglio Pinzolo Comunità delle Giudicarie, Val Rendena, l’Apt Valle di Walter Ferrazza. – In cinSole, il Consorzio Turistico que anni abbiamo assistito Val di Ledro, l’Apt Trento- al triplicarsi dei bikers che Monte Bondone-Valle dei lo utilizzano e siamo giunLaghi, l’Apt Dolomiti di ti a quasi 10.000 biglietti Il servizio è strutturato su Brenta - Paganella”. staccati. E le prospettive per tutti i giorni della settimana «Il servizio di BiciBus parte il turismo legato alla bici per la Val di Sole fino a Coanche per questa estate gra- sono positive con previsio- mano Terme, mentre per le zie alla collaborazione degli ni di aumento anche per il altre tratte il servizio coprirà enti turistici interessati, del- futuro”. cinque giorni la settimana,

- Carisolo; Terme di Comano - Tione - Carisolo; Sarche - Terme di Comano - Andalo; Terme di Comano – Torbole; Ampola - Pieve di Ledro - Riva del Garda.

dal mercoledì alla domenica, come evidenziato nel depliant informativo. Con meno di 15 euro si riesce a percorrere l’intera tratta da Dimaro a Torbole, anche se

l’utilizzo del bici bus avviene normalmente solo per limitate tratte di collegamento tra le piste ciclabili. Inoltre, il servizio sarà gratuito per coloro che sono in possesso delle card turistiche emesse dalle Apt degli ambiti interessati. I biglietti per utilizzare il servizio saranno rilasciati a bordo del bici bus e sarà possibile effettuare la prenotazione del servizio tramite le Apt ed i Consorzi per il Turismo. Questo servizio si integra con il progetto “Turismo Giudicarie 2020” che in

questi anni ha investito numerose risorse per il turismo outdoor e per l’utilizzo della bicicletta, non solo a beneficio dei turisti ma anche dei residenti delle varie zone, offrendo nuove e maggiori occasioni di muoversi all’interno del territorio della Comunità, sia per ragioni di lavoro ma anche per stimolare la visita ai luoghi di interesse turistico diffusi nelle Giudicarie e non sempre adeguatamente conosciuti da chi abita in altra zona del nostro ampio territorio. Informazioni su orari, costi e modalità di servizio si possono trovare sul sito delle Apt, dei Consorzi i Turistici interessati e della Comunità delle Giudicarie (www.comunitadellegiudicarie.it).


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Arte

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La stessa bellezza eterea che promana dagli angeli “salvati” del Tevini, la ritroviamo pari passo nel dispiegamento angelico messo in parete da Adolfo Mattielli per il suo straordinario Giudizio Universale sulla controfacciata della Parrocchiale ottocentesca di Sant’Andrea a Breguzzo, dove una schiera di ineffabili esseri alati diversamente affaccendati, dettano il ritmo di quella grandiosa composizione davvero unica nel panorama chiesastico locale. È il 1946, all’indomani della tragedia del secondo conflitto mondiale, quando la popolazione dell’abitato sulle sponde dell’Arnò, “in riconoscenza a Dio per la protezione del paese e dei soldati nella guerra 1940-45”, commissiona l’intera decorazione dell’edificio di ispirazione romanico-lombarda, eretto ancora tra il 1860 e il 1863 su progetto dell’imperial regio architetto goriziano Leopoldo de Claricini, al pittore soavese Adolfo Mattielli (1883-1966), già reduce da altre imprese decorative in Trentino, su tutte quella della chiesa dei Salesiani di Trento (1939). Si rinsalda di nuovo il legame speciale che connette Breguzzo, per misteriosa coincidenza, al territorio veronese, che vede tra i precedenti illustri l’appartenenza del villaggio giudicariese alla piccola isola immunitaria “in Judicaria Summa Laganensis”, proprietà del Capitolo del Duomo di Verona ancora prima dell’anno Mille, e la quasi certa paternità della seicentesca pala con i santi Andrea,Vigilio e la Vergine col Bambino, da ricondursi sempre ad un ambito artistico veronese, vicino alla cerchia del grande Felice Brusasorzi. Quando Mattielli giunge a Breguzzo, a 63 anni, è un artista affermato: alle sue spalle una carriera importante, dalla formazione giovanile all’Accademia Cignaroli, fucina storica dei talenti artistici veronesi, alla partecipazione alle Biennali di Venezia tra gli anni dieci e venti del Novecento, i prestigiosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, fino alla svolta “religiosa” del 1924, dove inizia la sua avventura di frescante itinerante che lo porterà ad affrescare oltre cinquanta chiese tra

L’opera di Adolfo Mattielli a Breguzzo

Il Giudizio Universale per la gente semplice di Giacomo Bonazza Si diceva, qualche rubrica fa, di Matteo Tevini affrescatore di più chiese in Giudicarie, compresa quella di Ponte Arche, per la quale temevamo la totale demolizione in seguito al progetto di riedificazione voluto per ampliarne la capienza, e la relativa scomparsa delle preziosa pittura absidale (metà anni ‘30), uno stuolo di angeli oranti in candide vesti, a sostenere un mantello

regale, dentro il quale era posizionata la statua lignea di Maria Ausiliatrice. Pericolo per fortuna sventato: l’abside con i suoi angeli sarà salvata ed inglobata nel nuovo tempio, mantenendo in essere un frammento di memoria spirituale ma anche artistica, di un certo valore, seppure legata ad un patrimonio iconografico e devozionale apparentemente datato.

1 - Adolfo Mattielli (1883 - 1966) 2- Chiesa di Sant’Andrea di Breguzzo: Giudizio Universale ( Studio Fotografico Lucio Tonina) 3- Giudizio Universale: particolare

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il 1925 ed il 1960, perlopiù in area triveneta. Un percorso parallelo a quello di Carlo Donati, dove la tensione spirituale prende il sopravvento ed il virtuosismo tecnico si inchina umilmente e misticamente alle Verità più alte: “ Come i nostri affrescatori di pareti, di chiese e di conventi non avevano fatto altro che illustrare gli insegnamenti dell’Antico e Nuovo Testamento anche agli analfabeti, così con la mia pittura intendo narrare e commuovere con semplicità di cuore e di mente per rendermi leggibile a tutti...E’ da osservare subito che, nel suo pacato aspet-

to, la mia pittura è piena di certezza nella sua semplicità incisiva. Io voglio essere un serio costruttore che mira alla pittura solida e spiritualmente perpetua, a una pittura non solo pensata, ma, soprattutto, sentita e ben ragionata. Sono veneto e mi sento vicino allo spirito degli antichi veneziani che erano nobili nella loro profondità coloristica , convincenti e senza trucchi...La mia arte, più che appartenere alla storia della pittura, ritengo appartenga a quella del sentimento...E poi sono convinto che per chi è sincero con se stesso, se è veramente artista, ciò che

produce di fortemente sentito non può mai essere fuori del suo tempo”. Parole che sono un vero e proprio manifesto di un artista che non teme ricollegarsi ai grandi maestri del passato se questo serve a far transitare la sua visione spirituale delle cose. “Al giorno d’oggi è audacia ritornare alle caratteristiche tradizionali in antitesi ad ogni influsso straniero di facile stravaganza”. In questo senso il progetto figurativo per il Giudizio Universale di Breguzzo, che riprende, nella sua classica impostazione e vastità, altri “Giudizi” più famosi ed esteticamente inarrivabili, non per questo “superiori” quanto a pathos religioso; anzi, immettendovi un tratto di gentilezza e di dolcezza del tutto inedite a mitigare una scenografia tradizionalmente iper-drammatica, dove perfino il Belzebù planante con il tridente sulla anime dannate non è poi così pauroso. Un grande, maestoso racconto, quello del Mattielli, che vuole elevare più che muovere a contrizione, con i suoi angeli fluttuanti a trasportare amorevolmente verso il cielo i corpi dei resuscitati, appena usciti dai sepolcri spalancati ed il possente Cristo giudice dal profilo severo ma mai terribile. Il Giudizio Universale di Breguzzo è di poco posteriore a quello dipinto dal pittore veronese, tra il 1943 e il 1944, sulla volta del duomo di San Matteo di Asiago, a coprire una superficie di circa 600 metri quadri, una poderosa e sfolgorante visione in forma di pittura che solo un occhio mistico può intuire e rappresentare. A Breguzzo ricordano ancora la gente prodigarsi a fornire all’artista le uova fresche da utilizzare come base per la tempera adatta all’affresco; e come il Mattielli scegliesse tra i volti contadini dei paesani i modelli per i suoi personaggi biblici, secondo un approccio realistico e poetico allo stesso tempo. Da qualche anno la comunità di Breguzzo, tramite l’impegno del locale gruppo culturale, si è rimessa sulle tracce del suo “Michelangelo”, annodando una simpatica e produttiva amicizia con la comunità di Soave, nel ricordo comune dell’eccellente artista, ma ancora prima dell’uomo generoso e profondo.


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Fondazione guetti di Alberto Carli

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Turismo

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L’11 aprile scorso rinnovato il Cda di Apt Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena

L’auspicio di Tullio Serafini: un Cda forte e coeso Riconfermata la vicepresidente Cecilia Maffei Quali sono i rapporti con il territorio e i relativi enti? Come intende gestirli? I rapporti con gli enti territoriali che si occupano di turismo sono improntati alla collaborazione. Il percorso di condivisione continuerà e, se possibile, sarà ulteriormente rafforzato. Parlo della collaborazione, ad esempio, con i comuni, ai quali si chiede un importante sforzo nel dotare le nostre località e il nostro territorio di quelle infrastrutture ormai necessarie per poter competere con altre destinazioni e garantire quindi maggiori servizi e migliorare l’offerta dei prodotti turistici di qualità; le pro loco dell’ambito per proseguire e migliorare il lavoro di condivisione e coordinamento nella gestione delle tante strutture sportive e delle innumerevoli iniziative di animazione turistica; con l’assessorato provinciale al turismo e Trentino Marketing; con le Apt di prossimità quali la Val di Sole e Garda Trentino. Con quest’ultimo ambito si guarda a nuovi mercati esteri e a un lavoro di partnership con iniziative comuni in grado di avvicinare quelli che sono due tra i territori più apprezzati e conosciuti del Trentino. Con i player Funivie Madonna di Campiglio e Funivie Pinzolo, con le quali è necessario e indispensabile alimentare un’intensa e proficua collaborazione volta a condividere e rafforzare, insieme al comparto ricettivo e commerciale, strategie

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ullio Serafini è il nuovo presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena, succede ad Adriano Alimonta. Eletto nel rinnovato Consiglio di Amministrazione l’11 aprile scorso, è stato nominato presidente durante il Cda del successivo 19 aprile. Molti

Chi è Tullio Serafini Arriva da una lunga esperienza amministrativa maturata nell’ente pubblico come assessore e vicesindaco prima del Comune di Ragoli e poi di Tre Ville. Ha fatto parte del Consiglio di amministrazione di Apt anche nei sei anni passati e dal 2013 al 2016 ha operato all’interno del Comitato esecutivo. Figlio di gestori di rifugi, ex albergatore, è maestro di sci e presidente della locale Commissione valanghe.

e azioni comuni di promo-commercializzazione e comunicazione del nostro territorio. Con il Parco Naturale Adamello Brenta è di poche settimane fa la sottoscrizione di una convenzione generale attraverso la quale i due enti (Pnab e Apt) si riconoscono reciprocamente, si stabiliscono iniziative comuni e regole per attuare le attività previste. E naturalmente con gli operatori privati che sono espressione concreta dei nostri prodotti turistici: da chi offre i pernottamenti a chi gestisce i servizi, le attività e le esperienze sportive, gastronomiche, culturali, dello shopping. Esperienze concrete e particolari in corso e che si prevedono in questa direzione? Sono molte le iniziative che l’Azienda per il Turismo organizza, sostiene e promuove. Ricordo, ad esempio, il supporto nella promozione della razza Rendena Presidio Slow Food che ci consentirà di lavorare, insieme ad altre esperienze di qualità, sulla nostra autenticità e valorizzazione dei prodotti locali; il progetto “Dolomiti Natural Wellness” iniziato circa un anno fa e che vede oggi l’adesione di più di 30 hotel di tutto l’ambito.

i nuovi nomi presenti in Cda, mentre Cecilia Maffei, albergatrice di Pinzolo, è stata riconfermata vicepresidente iniziando il suo terzo mandato. Abbiamo chiesto al neopresidente Serafini quali sono le idee e le prospettive con le quali si sta approcciando all’incarico affidatogli.

IL NUOVO CDA Valeria Alessio (commercianti Campiglio), Cecilia Maffei (consorzio operatori Pinzolo-Val Rendena), Christian Armani (albergatori Campiglio - S. A. di Mavignola), Diego Durini (comparto extra-alberghiero), Bruno Felicetti (Funivie Campiglio), Roberto Serafini (Funivie Pinzolo), Andrea Sini (associazione Scuole di sci), Matteo Amadei (consorzio per il turismo Pinzolo-Val Rendena), Francesco Ballardini (commercianti Campiglio), Giulia Collini (albergatori Campiglio - S.A. di Mavignola), Francesco Gatta (albergatori Campiglio - S.A. di Mavignola), Daniele Maestri (consorzio per il turismo Pinzolo-Val Rendena), Martina Marcora (commercianti Campiglio), Stefano Maturi (consorzio per il turismo Pinzolo-Val Rendena), Andrea Pedretti (consorzio per il turismo Pinzolo-Val Rendena). Durante l’estate, anche per far conoscere meglio sul territorio questa iniziativa, è prevista la partecipazione gratuita alle attività dei

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residenti in Val Rendena. Spesso si dimentica che ogni residente che parla bene dei nostri servizi perché li ha provati diventa un importante testimonial della sua stessa località, quella in cui vive e lavora ogni giorno. Poi, il nuovo prodotto “Turismo avventura” che sta vedendo la partecipazione attiva, da protagonisti, dei vari erogatori di servizi (dalle guide alpine agli accompagnatori di territorio, alle associazioni di horse trekking e fishing fino al parapendio e altre) che stanno lavorando allo sviluppo del progetto insieme ad Apt e per i quali si sta valutando la possibilità di individuare un’unica sede. Per ultimo il Premio “Talento turismo”, finalizzato a stimolare i giovani

studenti a proporre nuove idee sul turismo. Presentato ai dirigenti degli istituti d’istruzione di Tione (Istituto d’Istruzione “L. Guetti”, Cfp Upt ed Enaip) e accolto con entusiasmo, entrerà in una fase più concreta i prossimi mesi. Il Piano di marketing operativo 2019, articolato in prodotti e mercati, per l’impostazione datagli è uno strumento di programmazione nuovo per Apt. Quali le prospettive? L’intenzione è quella di proseguire con il Piano operativo di marketing che ha tracciato il solco e caratterizzato l’anno 2019, mentre già stiamo cominciando a lavorare a quello del 2020. Il Piano si fonda sui seguenti capisaldi: favorire una maggiore internazionalizzazione, assecondare l’esigenza di Italian life style da parte degli ospiti stranieri, mettere a frutto l’immenso patrimonio di dati sui clienti che è stato costruito da Apt nel tempo, rispondere in modo sempre più concreto all’esigenza di sostenibilità. Nuove collaborazioni e iniziative di co-marketing in vista? Prosegue la partnership pluriennale con Audi, mentre quella con Ferrari si sta

ulteriormente ampliando verso Surgiva nell’ambito del progetto “Dolomiti Natural Wellness”. Un’altra collaborazione importante è quella con Montura mentre è stata approvata nel nostro primo Cda la collaborazione con Enel X, anche qui sui temi della sostenibilità nell’ambito della mobilità elettrica. I dati sull’inverno? Si può già fare un bilancio sul lavoro svolto nell’ultima stagione per lo sci alpinismo, considerato un vero e proprio prodotto turistico? L’inverno 2018-19 ha confermato i dati delle stagioni molto positive degli ultimi anni (700.000 presenze alberghiere, ma i dati non sono ancora definitivi). In collaborazione con le Funivie di Madonna di Campiglio e le amministrazioni comunali, l’Apt ha avviato e sostenuto un progetto dedicato ai tanti appassionati dello sci alpinismo e alla sua evoluzione verso lo ski fitness, identificando dei percorsi serali riservati e praticabili in massima sicurezza. L’interesse di Apt è quello di migliorare ulteriormente la proposta dando la possibilità anche di giorno e in situazione di scarso innevamento di poter usufruire in massima sicurezza i questi percorsi. L’augurio che rivolge al nuovo Cda? Che questo nuovo cammino sia all’insegna della collaborazione, della serietà, serenità e necessaria lealtà. Sono estremamente convinto del valore e dell’importanza che l’attività dell’Apt svolge quotidianamente sul territorio e consapevole del patrimonio professionale, umano e di competenze in possesso di chi giornalmente garantisce impegno e lavoro al suo interno. Abbiamo la responsabilità di tutelare un patrimonio immensamente prezioso, che ci ha garantito negli anni lavoro e benessere. Dobbiamo sentirci moralmente e responsabilmente in obbligo di riconoscenza


Cooperando

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Intervista al direttore Alessandro Ceschi

Cooperazione, il futuro è digitale Si lavora a intercooperazione, una piazza virtuale in cui scambiare valori e servizi

Quale è lo stato di salute della Federazione? Lo stato di salute è buono e “solido”, sia dal punto di vista economico e finanziario (chiudiamo l’esercizio 2018 con un buon risultato), ma soprattutto per la qualità del nostro personale. La Federazione è al centro dell’attenzione anche dei mezzi di informazione per motivi che riguardano la gestione “politica”, e si tende a tacere su chi invece è impegnato ogni giorno nella relazione “tecnica” con le nostre associate, una maggioranza silenziosa che “fa” la Federazione dal punto di vista operativo. Anche nelle turbolenze di questo periodo, come in altri passati, la qualità della consulenza e l’assistenza tecnica non sono mai venute meno. Il motore gira al massimo grazie a competenza, costanza, passione per il proprio lavoro. Questo è un valore che mi fa dire che lo stato di salute è molto buono. La riorganizzazione della struttura ha visto tra le altre cose, la cessione del ramo del credito e con essa circa 30 addetti a Cassa Centrale Banca, ma questo oltre a una riduzione dei costi coincide con una riduzione delle entrate sia relativamente ai servizi, oltre che delle quote associative della casse rurali che nel tempo si sono ridotte di numero. Può darci qualche dato rispetto a questa cessione e a come intende controbilanciare l’impatto in termini di ri-

di Alberto Carli Direttore Ceschi, sono trascorsi due anni da quando ha preso in mano le redini della Federazione Trentina, quali sono gli aspetti su cui si è concentrata la sua direzione? E quali i cambiamenti che lei ritiene significativi rispetto al passato? Premetto che non sono un fanatico del cambiamento a tutti i costi. La Federazione è una “macchina” complessa e delicata, che ha bisogno di evolvere continuamente senza strappi o fughe in avanti che rischierebbero di isolarla dai suoi stessi interlocutori. Abbiamo lavorato con grande prudenza per modellare l’organizzazione sull’esigenza di fornire ai nostri soci e

duzione delle entrate che la federazione ha o avrà in futuro? Naturalmente i servizi diretti alle Casse Rurali non li facciamo (quasi) più, essendo ora in capo a Cassa Centrale Banca. Abbiamo fatto fronte al drastico calo delle entrate (solo le quote associative del credito sono diminuite del 70% in tre anni), oltre che con il passaggio a Ccb di una trentina di nostri collaboratori - risorsa importante per la capogruppo - anche con un piano di prepensionamenti ”soft”, grazie all’istituzione dell’ente bilaterale Ebicre, che rappresenta un elemento di innovazione a livello nazionale.

Nello stesso tempo abbiamo potenziato la struttura della consulenza per gli altri settori cooperativi, e stiamo lavorando in collaborazione con Cassa Centrale per l’implementazione di alcuni servizi di tipo amministrativo anche per la capogruppo. Con le Casse Rurali e Ccb è aperto il dialogo per la costruzione di nuovi servizi, in particolare sfruttando la potenzialità del digitale, soprattutto ove questo permetta la relazione con altri settori della cooperazione e più in generale con la comunità trentina. Abbiamo superato il primo importante passaggio della riforma del credito, ora possiamo guardare al futuro con

clienti servizi innovativi e di qualità, nei tempi, modalità e costi compatibili con le loro aspettative. Su questo fronte, la scelta di accorpare la maggior parte dei servizi in una unica grande area risponde proprio all’esigenza di presentare la nostra consulenza in maniera unitaria e integrata. La Federazione, peraltro, sappiamo che non fornisce “solo” servizi. La rappresentanza politica, tutela sindacale, vigilanza sono funzioni che cerchiamo di presidiare con la stessa attenzione che poniamo nel fornire ai nostri soci risposte adeguate qualsiasi siano le richieste.

maggiore serenità rispetto a un paio d’anni fa, sapendo però che non possiamo permetterci di abbassare la guardia sui servizi alle nostre associate, anche le Casse Rurali. Quali sono le priorità della struttura federale? E quali i servizi a valore su cui punta per il futuro? Siamo impegnati su molti fronti, sia sull’organizzazione interna, sia sulla struttura dei servizi da offrire ai nostri clienti, di cui ho già detto. Ma se dovessi indicare una priorità su cui investire per il futuro, questa è sicuramente la piattaforma digitale di intercooperazione che stiamo costruendo per mettere in

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relazione domanda e offerta di beni e servizi. È un progetto importante che mette in comunicazione tutti i settori della cooperazione, una sorta di piazza virtuale in cui scambiare valori e servizi. La piattaforma è una autostrada digitale, basata sul web, che intercetta però bisogni reali, persone fisiche, scambi concreti, servizi. Pensiamo di mettere in relazione i nostri soci, le coo-

perative ed eventuali fornitori esterni utilizzando una modalità comune. Abbiamo una comunità, quella dei nostri soci, i servizi e i prodotti (quelli delle nostre cooperative), i sistemi di pagamento (garantiti dalle nostre Casse rurali, utilizzando anche sistemi innovativi). Dalla loro interrelazione possono nascere davvero progetti straordinari. Il sistema, con la regìa della Federazione, può trovare in questa piattaforma il rilancio dell’intercooperazione in chiave di reciprocità. L’esempio di etika, la bolletta solidale ideata dalla cooperazione trentina (Federazione, Sait, Casse Rurali, Consolida, Rete) con Dolomiti energia, può farci capire quale sia la potenzialità di questa proposta, che abbina il vantaggio individuale (risparmio sulla bolletta) e il benessere collettivo, come l’attenzione all’ambiente, e quindi al nostro futuro (energia rinnovabile) e solidarietà verso i più deboli (progetti sociali generati da una quota di bolletta). Ecco, immaginiamoci questo modello replicato e fatto evolvere nei servizi di welfare e nei prodotti generati dalla cooperazione trentina per la propria comunità di soci e clienti. Ha potenzialità fortissime.

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 17 n° 6 giugno 2019 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Alfio Ghezzi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti, Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 2 giugno 2019 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129


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E un caffè, è sembrato il modo più accogliente per farlo. Così ha aperto il 1 giugno, alle 11, la Caffetteria Incontra, a Tione, nell’edificio che ospita il centro diurno della comunità alloggio in quelli che una volta erano gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Si è ancora nel pieno dei lavori per sistemare tutto, mancano gli ultimi dettagli e l’entusiasmo nella cooperativa tionese è coinvolgente. «La Caffetteria vuole essere un luogo che è specchio della nostra cultura inclusiva, un posto dove fare comunità, ma anche un posto che parla di chi siamo e della nostra cultura - spiega Mariano Fai-loni, presidente di Incontra -. Rappresenta per noi un luogo dove le persone si possono incontrare, scambiare idee e prendersi del tempo per socializzare e stare bene. È un posto dove prendere una boccata di ossigeno nel corso della giornata per ripartire con energia». Altro particolare di questo caffè un po’ speciale: non ci saranno bevande alcoliche alla Caffetteria Incontra, una scelta coerente con il lavoro della cooperativa

Ha aperto a Tione la Caffetteria Incontra

Un caffè per l’inclusione Bandito l’alcol, valorizzati i prodotti localissimi di Denise Rocca Un aperitivo per iniziare una nuova avventura con la comunità: ha aperto i battenti il 1 giugno il Caffè Incontra di Tione, dell’omonima cooperativa. Perché c’è un mondo intero e perlopiù sconosciuto disponibile dietro al più quotidiano dei gesti, bere una tazzina di caffè. È la scom-

messa e la sfida che la cooperativa Incontra di Tione ha messo in campo pensando di aprire una caffetteria dove possa trovare occupazione chi è più fragile, dove la comunità possa incontrare chi ha più difficoltà ad inserirsi nel mondo di oggi.

sul territorio. «Offriremo prodotti di qualità e molto variegati – spiega Failoni - per fare in modo che la scelta di non vendere bevande alcoliche non incida troppo sui bilanci e anche perché attraverso i prodotti vogliamo portare avanti anche un po’ i nostri valori e quel progetto di comunità che abbiamo in testa. Ai nostri fornitori, per quanto possiamo locali visto che l’idea è quella dell’integrazione, noi non proponiamo solo un contratto ma chiediamo la par-

tecipazione ad un progetto che vuole trasmettere un messaggio, ovvero che la ricchezza di una comunità è il risultato di chi contribuisce a investire sul nostro territorio. Per questo chiediamo a chi intende partecipare a questa iniziativa di dare la disponibilità sia a promuovere la Caffetteria sia a collaborare con la Cooperativa Incontra nel proporre momenti di degusta-zione dei loro prodotti e di promozione di stili di vita e di consumo sani». Quindi ci sono

Il Coro Brenta vola in Russia È volato in Russia il Coro Brenta di Tione, compagine di una trentina di elementi che padroneggia le strade e i palchi d’Europa e del mondo da diversi anni. Infatti nel 1989 la corale tionese era già andata a New York e in Canada, nel 2014 a San Francisco, e poi sono arrivate anche Praga, Sofia, Budapest, Londra. Mancava solo la grande Russia e quest’anno, in occasione del ponte del 25 aprile, il viaggio verso est è finalmente arrivato. «La trasferta è stata molto positiva per tutti noi – spiega, appena rientrato in patria, il presidente Flavio Salvaterra – l’abbiamo organizzata in collaborazione con l’Associazione “Amiderus” (Associazione Amici Della Russia) di Padova che si occupa d’iniziative culturali tra i due Paesi ed è stato un incontro fra due culture lontane e diverse ma unite nel canto e nell’amicizia. Sia a Mosca che a San Pietroburgo il pubblico e coloro che ci hanno ospitato sono rimasti entusiasti del nostro modo di cantare e dai nostri canti». Quattro giorni di visite culturali alle bellezze del paese ma so-

la cooperativa, la comunità intera e i suoi membri più fragili e a loro si aggiunge l’Istituto CFP Enaip Alberghiero di Tione di Trento. La collaborazione con la scuola si è concretizzata in un accordo di partnership che prevede il supporto da parte di esperti dell’Enaip per l’elaborazione dei prodotti della Caffetteria che sarà anche il luogo dove gli alunni dell’istituto alberghiero potranno svolgere tirocini e rafforzare le competenze apprese a scuola. «Un contesto – concludono dalla cooperativa Incontra - dove anche chi necessita di uno spazio protetto per sperimentare le proprie competenze lavorative potrà trovare accoglienza».

Il Guetti sulle orme di Darwin A Tenerife la settimana scientifica per gli studenti

prattutto di scambio musicale: a Mosca il coro ha incontrato la delegazione dell’associazione Amici Della Russia e il Coro dell’Accademia Statale Gnessin al Dipartimento del Canto Corale della capitale russa, nella prestigiosa Sala Minore del Canto, dove le due corali hanno tenuto un concerto congiunto. «Un gruppo di giovani artisti - racconta Salvaterra - che cercano di portare a conoscenza la

tradizione popolare russa mediante una rappresentazione teatrale abbinata ai canti». I cantanti trentini hanno incontrato il direttore del Dipartimento del Canto, la Prof.ssa Marina V. Medvedeva dell’Accademia Statale della Musica Gnessin e il rettore, la professoressa Galina V. Maiarovskaia. A San Pietroburgo un altro incontro e scambio prezioso, quello con l’Accademia Musicale

“Tutti” al Museo Statale A. Suvorov dove il Coro Brenta e il suo maestro Leone Pellegrini si sono esibiti fianco a fianco con la corale locale diretta da Natalia Pantiusheva. «Quest’ultimo di San Pietroburgo era un coro polifonico - spiega il presidente Salvaterra - anche qui molto giovani, ma con una grande professionalità vocale».

Chi l’ha detto che tutte le lezioni si debbano tenere in aula? È questo lo spirito con il quale la prima settimana scientifica del Guetti si è svolta a Tenerife. Quest’anno, infatti, la classe quarta del Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate dell’Istituto d’Istruzione Lorenzo Guetti di Tione di Trento ha dato risposta a questo quesito sperimentando la valenza didattica di un percorso naturalistico multidisciplinare. La “settimana scientifica”, questo il nome dato al progetto, si è tenuta a Tenerife (Isole Canarie) dove sono stati indagati gli aspetti geologici, vulcanologici, ecologici, biogeografici ed antropologici dell’isola. La meta scelta è un laboratorio a cielo aperto e qui gli alunni si sono trovati a “vivere” le scienze naturali osservando ciò che altrimenti sarebbe rimasto legato ad un libro di testo, un filmato o ad una presentazione. Ispirato dal viaggio di Charles Darwin, che con il brigantino Beagle fece scalo nell’isola di Tenerife nel 1832, il progetto si fonda su una metodologia laboratoriale che consente di porre l’attenzione sull’intreccio delle diverse componenti dell’ambiente naturale. Gli studenti hanno infatti partecipato ad un trekking nel suggestivo Parco nazionale del Teide, hanno potuto studiare, a bordo di un’autentica goletta portoghese, vita e abitudini dei cetacei dell’arcipelago subtropicale spagnolo, hanno scrutato le stelle ed i pianeti del limpido cielo canadiense, sotto la guida del noto esperto starlight José Antonio Paris Fraga, hanno indagato la storia dell’antico popolo dei Guanci, hanno visitato il Palmetum di Santa Cruz (Jardìn Botanico). Visto il gradimento di tutti i partecipanti e il pieno raggiungimento delle sue finalità didattiche, la settimana scientifica si avvia a diventare una parte importante del curricolo e dell’offerta formativa del Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate dell’Istituto tionese.


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GIUGNO 2019 Andrea Bagattini succede a Giampiero Amedei

Vigili del fuoco, nuovo ispettore distrettuale

Bagattini, che è dottore Agronomo e Forestale, proviene da una famiglia dove il papà Silvano ha al suo attivo quarant’anni di attività come pompiere effettivo del Corpo di Condino, di cui quindici come comandante nel periodo immediatamente precedente la nomina del figlio Andrea. L’aria di caserma Andrea l’ha respirata ancora in gioventù: «Ricordo quando ancora da ragazzo lo seguivo nelle gare internazionali di CTIF in Austria o in Alto Adige; allora non c’era il nucleo allievi, ma questo mondo già mi attirava». Il nuovo Ispettore distrettuale dei vigili del fuoco volontari delle Gudicarie, benché piuttosto giovane - è nato nel 1979 -, vanta un percorso personale all’interno di questo corpo già di grande esperienza. Entrato a farne parte quasi vent’anni fa, dopo essere stato tra il 2000 e il 2005 vigile semplice, nel

Lo scorso martedì 7 maggio l’assemblea dei comandanti dei corpi dei Vigili del Fuoco Volontari del Distretto delle Giudicarie ha eletto Andrea Bagattini, allora comandante del corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Condino, nuovo Ispettore di riferimento. L’elezione di

quinquennio successivo è divenuto magazziniere e infine dal 2010 comandante appunto del Corpo

di Condino e rappresentante dei corpi di Condino, Cimego, Brione e Castel Condino in seno al

Bagattini, decisa praticamente all’unanimità dai trentaquattro comandanti presenti in assemblea, è l’esito di un ampio percorso di ascolto dei corpi del territorio voluto nei mesi scorsi dalla stessa assemblea per giungere ad una designazione largamente condivisa.

direttivo dell’Unione distrettuale locale. Ragione per cui Andrea Bagattini ha ben presente il tipo

di impegno e le questioni da affrontare come nuovo Ispettore Distrettuale. Assieme all’unione distrettuale dovrà infatti fungere da tramite tra i trentasette corpi del territorio (quasi 1200 vigili del fuoco e più di 200 allievi) e la Provincia di Trento, coordinando anche la gestione delle attrezzature del distretto, due autoscale, una piattaforma aerea, tre laboratori per gli autorespiratori e tre pinze idrauliche, dislocate presso le sedi degli stessi corpi. Ciò che in questo momento sta più a cuore a Bagattini è però sicuramente la formazione dei vigili del fuoco: «Siamo chiamati sempre più a fare interventi molto particolari per tipo di rischio e pericolo; anche le esi-

genze della popolazione sono cambiate. Occorre avere quindi una formazione strutturata, cosa che può proteggere anche dal punto di vista giuridico». Altro obiettivo importante per Bagattini è tenere unito e compatto l’intero Distretto dei Vigili del Fuoco delle Giudicarie, che è piuttosto grande e presenta aree dal punto di vista economico-sociale diverse tra loro, con molti riflessi anche sul tipo di interventistica da effettuare. Il suo augurio ai corpi locali? Diventare come Vigili del Fuoco Volontari sempre più affidabili agli occhi della popolazione locale, obiettivo da raggiungere tramite una stretta collaborazione tra i vari corpi sul territorio. «Personalmente offro la mia massima disponibilità ad ascoltare le esigenze di tutti i comandanti dei corpi locali». M.R.

Una nuova giovanissima compagnia teatrale a Roncone

Tutto esaurito per il debutto del “Flér”

Grazie ad un giovanissimo gruppo di “attori nostrani” da qualche settimana a Roncone è tornato di moda “El flér” (dal vocabolario del dialetto ronconese) usato un tempo come flagello, serviva per battere i cereali, i fagioli, le fave. Questa volta però non si tratta di un arnese ma di un gruppo di giovani ragazzi che, dopo diversi mesi di lavoro, si sono messi sul palco: nessuna attinenza e nessun richiamo con il mondo del teatro, della recitazione, dell’associazionismo. Non si vuole nemmeno trovare un aggancio forzato, semplicemente “TE.AM. El Flér” è un’estrapolazione dal titolo di una breve commedia risalente al 2012. Tutto ha inizio nel 2011 quando un gruppo di ragazzi adolescenti, grazie ad una delle molteplici attività proposte dall’Oratorio di Roncone, si ritrova ad allestire una recita tratta

da una commedia dialettale della cabarettista trentina Loredana Cont. Il loro affiatamento e la loro freschezza portano ad inscenare negli anni a seguire “Se ghe vorìa en flér” e “Nar e Vignir”, scritte appositamente per loro e in dialetto di Roncone. A febbraio 2019 si realizza il progetto del TE.AM. El Flér attraverso la formale costituzione di un’Associazione Culturale, in cui “TE. AM.” ha una doppia valenza: significato di “gruppo” in inglese e acronimo di “TEatro AMatoriale” e”El Flér” è riferimento al primo dei lavori inscenati. A fine del 2018 quei 12 giovani attori si ritrovano e decidono di rimettersi in gioco. Nasce l’idea de “El flér”, un’associazione Culturale che attraverso il coinvolgimento di ragazzi della comunità, per mezzo della recitazione come forma di comunicazione, mira alla diffusione

dell’arte del teatro, alla riscoperta di vicende di ieri e di oggi del territorio, alla valorizzazione del dialetto locale, alla rivalutazione di usanze, di modi di dire e modi di fare che rischiano di andare perduti. A fine febbraio 2019 l’allestimento di una nuova commedia è coinciso con il percorso per il riconoscimento giuridico dell’Associazione che si è dotata di uno statuto e che è retta da un Consiglio Direttivo presieduto da Cristiano Oliana. Il debutto del

TE.AM. “El Flér” è avvenuto lo scorso sabato 11 maggio presso il Teatro Parrocchiale di Roncone con la commedia “Parer e non eser” scritto appositamente per loro da Federica Pizzini; è la vicenda di una famiglia di paese alle prese con l’intraprendenza del capo-famiglia, imprenditore del nuovo “jet-set”. Insomma una vicenda con spunti sia per sorridere che per riflettere. «Abbiamo preparato il tutto – affermano i componenti del consiglio direttivo –nei

fine settimana (gran parte dei ragazzi sono studenti universitari fuori sede), dedicandosi “in proprio” alla semplice scenografia ed al reperimento dei costumi di scena presso parenti ed amici. Anche la regia inizialmente è stata “fatta in casa”, mentre nelle settimane prima del debutto ci siamo affidati all’esperienza di Silvio Maier. TE.AM. El Flér è partito col “botto” con il debutto che ha fatto registrare il tutto esaurito. Alla prima del TE.AM. El Flér erano presenti anche il Sindaco di Sella Giudicarie Franco Bazzoli che ha voluto portare il saluto dell’Amministrazione comunale ed il Presidente di Co.F.As. (Associazione filodrammatiche trentine) Gino Tarter. L’associazione è quindi cosi composta da: Cristiano Oliana (Presidente), Maddalena Bonazza (Vice Presidente), Luca Bazzoli e Fabiano

Vettori (consiglieri). Gli attori sono invece: Amistadi Ilaria, Bazzoli Isabel, Bazzoli Luca, Bertoni Arianna, Bonazza Maddalena, Corradi Astrid, Dall’era Aaron, Mussi Michele, Mussi Miriam, Succetti Valerio, Vettori Fabiano seguiti dall’equipe tecnica composta da Mussi Filippo, Oliana Cristiano, Succetti Simone. «Prevediamo – concludono i referenti della giovane associazione – una replica entro fine maggio presso l’APSP Padre Odone Nicolini di Pieve di Bono-Prezzo in favore degli Ospiti delle APSP delle Giudicarie per poi fare ritorno sul palco del teatro di Roncone, sabato 08 giugno, in occasione della terza festa dell’Unità Pastorale Acqua Viva mentre per l’autunno abbiamo l’obiettivo di portare “Parer e no eser” presso i teatri delle Giudicarie ed in altre piazze del Trentino. (M.M.)


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La Giudicarie Valsabbia Paganella sostiene l’apprendimento di lingue straniere Convinta dell’importanza che assume per i nostri giovani la conoscenza delle lingue, requisito ormai imprescindibile per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, la Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella è da sempre impegnata a promuovere iniziative che diano quentare un corso di lingua straniera in Italia o all’estero. Un’iniziativa che viene promossa ormai da anni: dal 2003 sino ad oggi sono stati 2666 coloro che hanno beneficiato di tali incentivi, con un investimento totale da parte della Cassa di 589.000 euro. L’agevolazione è destinata ai soci ed ai figli dei soci con meno di 27 anni, studenti o neolaureati in cerca di prima occupazione che abbiano frequentato un corso di lingua straniera in Italia o all’estero nel periodo compreso tra il 01/11/2018 e il 30/09/2019. L’incentivo viene riconosciuto a fronte della frequenza di un corso di lingua straniera (all’estero o in Italia) che abbia durata minima di 5 giorni. Il regolamento prevede l’erogazione di incentivi anche in

caso di partecipazione al programma Erasmus o progetti simili

ai giovani del nostro territorio l’opportunità di frequentare un corso di lingua straniera. Anche quest’anno infatti viene promosso il “Bando Incentivi”, attraverso il quale la Cassa intende sostenere i giovani che investono sulla propria formazione decidendo di freo alla frequenza di un anno di scuola superiore all’estero. L’impor-

to dell’incentivo varia in basse alla meta (se in Italia o all’estero),

centive for languages

Impara a dire “VIAGGIARE” in tutte le lingue del mondo

Aperto il bando per la richiesta di incentivo a fronte della frequenza di un corso di lingua straniera in Italia o all'estero

InPrendi, al via il bando. Per i progetti di Start up 15mila euro InPrendi, il progetto per favorire l’imprenditorialità giovanile nelle Giudicarie e sostenuto dalla Comunità e dalle Casse Rurali delle Giudicarie, entra ora nel vivo. Dopo il percorso formativo che ha visto la partecipazione di 16 giovani, tocca ora al concorso di idee volto a selezionare le 3 migliori idee da trasformare in vere e proprie attività. L’iniziativa si rivolge a giovani di età compresa tra i 18 d i 35 anni, residenti nel territorio delle Giudicarie oppure non residenti, ma che abbiano l’intenzione di avviare l’attività nelle Giudicarie. I vincitori del concorso potranno usufruire di un contributo a fondo perduto di € 5.000 per sostenere i costi d’avviamento dell’idea d’impresa; un percorso di accompagnamento svolto dai professionisti di Impact Hub Trentino della durata di 6 mesi, finalizzato all’apprendere tutti gli strumenti per implementare e sviluppare la propria idea d’impresa; un finanziamento per un massimo di € 10.000 a tasso zero da parte della Cassa Rurale che opera nel medesimo territorio di riferimento della neo impresa. Le candidature dovranno essere inviate dal 15 maggio al 14 giugno compilando l’apposito form sul sito bit-ly/InPrendi . Tutte le informazioni ed il bando sono disponibili sul sito della Comunità delle Giudicarie e di tutte le Casse Rurali aderenti all’iniziativa.

Termine per la presentazione 30 settembre 2019 Regolamento e modulistica scaricabili su

www.prendiilvolo.it

alla durata del corso e alle spese sostenute (costi di iscrizione al corso e costi di viaggio). Il regolamento per la presentazione della domanda è disponibile e scaricabile dal sito www.prendiilvolo. it. Le domande po-

tranno essere inoltrate compilando il form sul sito www.prendiilvolo. it oppure compilando il modulo cartaceo (scaricabile dal sito www. prendiilvolo.it) da consegnare al proprio sportello di riferimento o inviare a relazioni

Bikers al via il 30 giugno a Pinzolo. I volontari stanno sistemando il tracciato dopo la tempesta Vaia

Dolomitica, gara e attenzione al territorio

I tanti volontari della Dolomitica Brenta Bike, sono impegnati da settimane, anche in stretta collaborazione con il Comune di Pinzolo, in una operazione straordinaria che ha preso il nome di “Dolomitica Trail Care” per il ripristino dei sentieri stravolti dai numerosi alberi abbattuti a causa dell’eccezionale maltempo che nell’ottobre scorso ha messo in ginocchio il territorio trentino. Da una situazione calamitosa, è nato un progetto stra-ordinario: i professionisti volontari che ordinariamente sono coinvolti in una attività di trail care in preparazione della gara, quest’anno sono stati chiamati ad un impegno eccezionale. Da settimane infatti, appena il disgelo lo ha permesso, stanno lavorando alacremente al ripristino dei sentieri interessati dai percorsi di gara, con il taglio degli alberi caduti e la conseguente pulizia dei tracciati. È nato così un vero e proprio pro-

Dolomitica Brenta Bike (la sesta edizione è in programma per il 30 giugno prossimo a Pinzolo) non è solo una gara di mtb dal forte potenziale, sia dal punto di vista agonistico, che dal punto di vista ambientale, ma è un progetto per il getto, “Dolomitica Trail Care”: una serie di azioni, soprattutto promozionali e di comunicazione, per sensibilizzare tutti, non solo i bikers, sul valore del rispetto e della salvaguardia dei nostri sentieri. La gara così, diventa “soltanto” la motivazione per guardare più in alto, per guardare oltre, per dare un senso ancora più profondo all’impegno di un tessuto comunitario intriso di volontariato che si vuole prendere cura responsabilmente del bene comune. In questo caso, l’ambiente. La salvaguardia del territorio viene comunicata con la stessa passione che queste persone hanno per la mtb, perché non ci sarebbe mountain bike senza sentieri, perché i sentieri sono cosa nostra oltre che cosa di tutti e

la loro salvaguardia, la loro cura, sono un dovere sociale. Il 30 giugno prossimo ci sarà la gara. Tutti i sentieri interessati saranno stati ripristinati. Con sacrificio, ma con tanto amore. Ecco perché sarà tutto ancora più bello.

territorio che crede fortemente nello sport come linguaggio universale per comunicare altri valori, come il rispetto per l’ambiente, il volontariato, l’impegno sociale, la salvaguardia del bene comune.

La 6a edizione della Dolomitica Brenta Bike è senza dubbio una delle più belle competizioni mtb dal punto di vista paesaggistico di tutto il Nord Italia e delle Dolomiti Patrimonio UNESCO. Si parte da Pinzolo e si interpretano trac-

ciati spettacolari tra i boschi del Brenta di Madonna di Campiglio. Due sono i percorsi. Il Marathon di 62 km e 2.400 m di dislivello è il percorso che porta sulle vette dolomitiche, con un inedito passaggio, per quanto riguarda l’ambito di Madonna di Campiglio, al Lago Montagnoli, mentre viene riproposto, tra quelli più suggestivi, quello nell’area Monte Spinale. Per chi non sceglie il Marathon, ci sono il Race, di 31 km e 1.200 m di dislivello, il percorso veloce con passaggio a Madonna di Campiglio, e il Ride, lo stesso percorso Race ma dedicato a chi vuole godersi le bellezze naturali. E ovviamente la DoloMini della vigilia, dedicata ai più piccoli, nel cuore di Pinzolo.


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Parlando giudicariese

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Un inconsueto aspetto del passato che si ripercuote sul presente

Non posso produrre spiegazioni scientifiche (perché non sono e non mi reputo un “esperto” ) ma mi sono sincero e razionalmente onesto nel manifestare delle semplici convinzioni frutto di oltre settant’anni di vita in Giudicarie per le Giudicarie e con e per i Giudicariesi. Durante i miei già molti decenni, nel consultare i volumi che tramandano fino ad oggi gli Statuti medioevali (meglio denominati Regola) che le nostre popolazioni Giudicariesi (e Trentine) si sono dati nei secoli, ho sempre trovata la parola “forestiero” che mi ha colpito ed incuriosito, ma che non ho mai trovata elaborata come tale e non so se e da chi e quando sia stata analizzata storicamente. Con la massima delicatezza vorrei riportare alla luce un così estemporaneo fenomeno sociale e culturale perché - per esperienza - lo sento tuttora vivo nella società attuale del Duemila. Credo, in premessa, opportuno rilevare che nei documenti, che fanno da piedestallo a queste mie righe, sono contenute le norme di vita quotidiana, regole spicciole di interesse amministrativo che tengono a disciplinare fin nei minimi particolari l’organizzazione interna anche delle più piccole comunità; ossia Regole e Statuti che consacrano e codificano consuetudini radicate nei secoli, e dalle quali emerge la saggezza della gente di montagna. Pertanto il trovare nelle Regole numerosissimi articoli in cui si trova l’espressione “niuna

“Il forestiero”: un elemento storico negli Statuti di Mario Antolini Musón Sempre grato a questa testata che accoglie e pubblica le mie riflessioni mensili sulle Giudicarie. Questo mese, però, mi permetto di invitare il cortese Lettore a non “offendersi” o ad avere delle perplessità se nelle mie impressioni ed espressioni troverà un alcunché di non conpersona sì terriera che come forestiera” vuol dire che “il forestiero” faceva parte della comunità e che vi si inseriva accolto ed accettato dalla compagine sociale, che era essenzialmente composta dai nativi, denominati “vicini”; tuttavia fra il “vicino” e il “forestiero” vi era una differenza di partecipazione sociale anche se con il diritto per ambedue i componenti di residenza in comune. Ne trovo la conferma nel libro della Regola di Sténico , in cui si legge: «I “vicìni” erano le persone originarie di un villaggio; godevano dei diritti della comunità e ne sopportavano gli oneri. I “forestieri” (per lo più artigiani, bottegai, famigli di famiglie agiate) erano coloro che non godevano del diritto di “vicinìa” perché oriundi di altri villaggi o provenienti da altre località lontane; non beneficiavano degli stessi diritti dei “vicìni” e, tra l’altro, non potevano partecipare alle obbligatorie assemblee della Regola». Assai rilevante ciò che nello stesso volume si precisa: «La comunità concedeva la “vicinìa” molto raramente e per una certa somma, ma solo quando si trovava in difficoltà economiche». Poi col 1803 l’arrivo dei napoleonici il Principato vescovile di Trento fu soppresso e Regole e Statuti (che

erano state resi giuridicamente validi dal sigillo del Principato) furono aboliti dichiarandoli addirittura, malauguratamente. Della “carta straccia”, per cui giuridicamente parlando non esistettero differenza fra cittadini nativi e cittadini forestieri. Il secolare arrivo dei “forestieri” che volevano fermarsi ed insediarsi nelle località giudicariese, tuttavia, fu davvero un fenomeno antico e lo si riscontra anche in certi cognomi che si distinguono nettamente da quelli che sono tradizionalmente presenti nei nostri paesi. A me sembra, però, che la distinzione fra “vicìni” e “forestieri” abbia lasciato

divisibile. Tuttavia posso affermare che tutto quello che ho creduto opportuno di esporre è soltanto frutto di una lunga vita immersa su documenti e vissuta a diretto contatto con gran parte delle popolazioni delle Giudicarie in ogni vallata.

traccia di generazione in generazione, poiché pure durante il secolo ventesimo io ho constatato come, pure a scuola, fra i ragazzi si usava disprezzare ed isolare i “venuti da fuori” non lasciandoli neppure giocare con l’apostrofarli: «Ti te sé forèst». Personalmente ho assistito ad una scena fra gente cosiddetta altolocata che ad una persona giunta a Tione da un paese della valle gli è stata rinfacciata l’amara frase: «A ti te mànca la scòrza de Tió’». Il “venuto da fuori”, credo in quasi tutti i paesi, si è sempre piuttosto rimarcato, apertamente o indirettamente. Ne ho avuto una conferma durante le lezioni all’Università della Terza Età, quando mi piaceva sollecitare i miei “discenti” a raccontarmi ed a scrivere sulla loro vita. Mi sono rivolto in maniera particolare alle donne giunte in Giudicarie “da fuori”, qui giunte da giovani spose; più d’una mi ha confessato che hanno dovuto subire le pene dell’in-

ferno per farsi accettare e per riuscire ad inserirsi sia nella propria famiglia che nella comunità del paese. E questo - dobbiamo riconoscerlo come retaggio antropologico - è palese in quella nostra rilevante “chiusura” che mi sembra tipica della nostra gente. In effetti non siamo contro nessuno, certo mai stati razzisti, ma siamo “ritrosi”, chiusi in noi stessi e chi si vuole o si deve integrare deve fare i primi di persona; noi non corriamo loro incontro e non apriamo le porte a nessuno. Se la persona venuta da fuori si fa avanti la si accetta di buon cuore; se essa bussa alla porta l’apriamo. Ma noi verso chi giunge non gli corriamo incontro e non prendiamo alcuna iniziativa per dargli una mano ad integrarsi; lasciamo che i nuovi venuti si sforzino da soli. Anche ultimamente ho incontrato persone che consideravo pienamente inserite nelle nostre comunità, ed invece mi hanno assicurato che, pur essendo in valle da decenni, si sentivano considerate ancora “da fuori” e ben poche porte, pur in tanti anni, le sono state aperte. Ho trovato scolari, ora fatti adulti ed anziani, tuttora amareggiati da come sono stati trattati a scuola sia dai loro compagni che addirittura da qualche insensibile insegnate. Tutte queste considerazioni mi sono permesso di esternarle pubblicamente grazie a questa testata che è specificatamente finalizzata a migliorare la nostra gente e la nostra comunità comprensoriale. Mi permetto credere che non basti esaltare le nostre eccel-

lenze e i nostri meriti (che certamente non mancano), ma credo pure opportuno credere che per “andare avanti” si debbano scovare e mettere in luce anche le lacune, le ombre e le sfumature per saperle superare e diradare così da giungere al meglio, al perfettibile. Ammettiamolo con razionale onestà e sincerità: noi Giudicariesi, in generale, siamo poco ospitali e se non si sta attenti si corre il rischio di infirmare gli stessi movimenti turistici, su cui si punta per salvare la nostra economia. Infatti per essere e sentirsi ospitali non bastano le specifiche strutture destinate all’ospitalità turistica: il vero senso dell’ospitalità, a livello umano, la devono sentire e fare le persone (a tutti i livelli) con adeguati atteggiamenti e comportamenti che dovrebbero scaturire dalla propria sensibilità e da una personale convinzione razionale della mente e del cuore. I profughi Per quanto riguarda i profughi di quest’ultimo periodo storico, si tratta di un discorso a parte e non ha nulla in comune col “forestiero” dei secoli scorsi, i quali volontariamente si recavano nelle Giudicarie o per motivi di lavoro e di occupazione o di congiungimento coniugale. I profughi di oggi (spesso senza un lavoro in mano e privi di mezzi economici) vengono “accolti” e la loro integrazione deve avvenire attraverso provvedimenti giuridici che, potenzialmente, dovrebbero trovare dei condizionamenti sociali adatti all’eventuale loro possibilità di insediarsi non solo temporaneamente ma pure in maniera permanente nelle nostre comunità. Il come non è stato ancora trovato né dalle autorità né localmente.


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Cultura

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Il Simonino in Giudicarie di Aldo Gottardi Già di per sé questo altare ha una storia molto affascinante alle spalle, se non fosse per un altro dettaglio che ci narra di una vicenda altrettanto drammatica. Tra le molte figure scolpite che lo “abitano” ce n’è una, in alto alla sinistra di chi guarda, che raffigura un bambino vestito con una tunica dorata e uno scudo recante “strani” simboli e che porta una curiosa “sciarpa” porpora attorno al collo. Chi è questo Santo? A questa domanda difficilmente sapranno rispondere i più giovani, anche se prima del 1965 questa figura era assai famosa e godeva, proprio qui in Trentino, di un grande seguito e importanza devozionale: si tratta di San Simone da Trento o San Simonino. L’idea di parlarne in questo numero, appena dopo la Pasqua, non è casuale perché la storia del Simonino ebbe luogo proprio nella settimana pasquale del 1475 nella Trento del Principe Vescovo Giovanni Hinderbach. Il 24 marzo di quell’anno, infatti, il conciapelli Andreas Lomferdorm denunciò alle autorità cittadine la scomparsa di suo figlio Simone, di appena due anni e mezzo. Le ricerche furono immediatamente avviate ma fin da subito il sospettato principale fu la locale comunità ebraica, composta da tre grandi famiglie facenti capo rispettivamente a Samuele di

Entrando nella Chiesa Parrocchiale di Tione e sedendosi nelle prime bancate di fronte all’altare maggiore si ha l’occasione non solo di assistere alla funzione religiosa più “da vicino”, ma anche di vedere sulla sinistra uno dei più antichi altari della chiesa: l’altare ligneo di San Rocco. Quest’opera, realizzata nel 1515 dal maestro bresciano Maffeo Olivieri, nasceva come ex voto della comunità tionese afflitBonaventura da Norimberga, Angelo di Salomone da Verona e Tobia di Giordano da Magdeburgo (in tutto circa una trentina di persone), che viveva tra l’attuale incrocio tra via Manci e via San Pietro (dove ora c’è Palazzo Salvadori un tempo vi era la Sinagoga) e piazza della Mostra. Gli ebrei nel Medioevo erano infatti oggetto non solo di discriminazione sociale e religiosa ma divenivano il capro espiatorio di ogni disgrazia o calamità, dalle epidemie agli assassinii, avvalendosi sia di pretesti “religiosi” (secondo la tradizione furono gli ebrei ad accusare e a far mettere a morte Cristo) sia di pretesti “socioeconomici” (una delle poche attività consentite agli ebrei era l’usura, proibita ai cristiani: caso vuole che questi lavori fossero estremamente remunerativi e che facessero attirare, per invidia o per morosità dei pagamenti, l’odio della popolazione cristiana). Tra le tante, vi era anche la pretestuosa accusa di “omicidio rituale” ovvero il rapimento e l’assassinio di bambini cristiani in oscure e perver-

se cerimonie nelle quali si raccoglieva poi il sangue delle vittime per mescolarlo al vino e all’impasto del pane azzimo per festeggiare la Pesach, la Pasqua ebraica. Tuttavia il 25 marzo, giorno delle perquisizioni, non fu trovato nulla. Solo il giorno dopo, domenica, furono gli stessi ebrei a trovare il cadavere del piccolo in un canale adiacente alla Sinagoga, nonché abitazione di Samuele, e sempre gli stessi avvertirono subito le autorità. Ma la situazione precipitò: la comunità ebraica trentina fu subito accusata di aver ucciso il piccolo Simone proprio

ta da una epidemia di peste che ben presto divenne oggetto di pellegrinaggi e devozione anche da parte di altre comunità vicine (ne è un esempio il quadro votivo conservato nella canonica di Tione dove si vedono gli abitanti di Breguzzo in processione dal paese verso l’altare, che all’epoca era situato in una propria cappella, con sullo sfondo i malati deposti in grandi “ceste”).

durante uno di questi omicidi rituali e attraverso spaventose torture, durante gli interrogatori, furono strappate agli accusati le confessioni che i giudici volevano sentirsi dire. A nulla valsero le proteste dello stesso papa Sisto IV, che da Roma non solo vietò il culto del piccolo Simone, ma avviò subito un’inchiesta sulla legittimità di questo processo inviando un proprio emissario a Trento, il domenicano Battista de Giudici. Senza però aspettare il suo arrivo avevano già avuto luogo molte esecuzioni tramite roghi in piazza del Duomo e si stavano

avviando altri violenti interrogatori contro gli ultimi sospettati maschi e le donne della comunità ebraica. Come se non bastasse, a pochi giorni dal suo arrivo, il de Giudici fu costretto ad allontanarsi dalla città perché incontrò non solo un clima di fanatismo da parte del popolo verso il piccolo martire, ma soprattutto una “pericolosa” ostilità della corte vescovile riguardo alle sue ricerche. Ben presto il culto del piccolo Simone, ormai diventato uno dei Santi protettori della città tridentina, si diffuse velocemente in tutto il nord Italia e la figura del piccolo martire divenne per molto tempo soggetto comune nell’iconografia sacra. Anche nelle nostre valli se ne può trovare traccia: non solo a Tione infatti, ma anche a Bono del Bleggio in un affresco della scuola dei Baschenis nella Chiesa di San Felice da Nola e in un altro dipinto murario nella Chiesa dell’Annunciazione di Lodrone è rappresentato il Simonino con i suoi attributi di martire, ovvero la “sciarpa” che in realtà era il cappio che sarebbe servi-

to a strangolarlo, lo scudo recante gli strumenti del suo martirio (pinze, coltelli medici e spilloni) e le ferite infertegli durante il supplizio. Solo nella seconda metà del Novecento, grazie a nuovi studi storici sulla vicenda eseguiti in primis da Mons. Iginio Rogger, fu possibile togliere il velo di ipocrisia che la ammantava e mostrare uno dei più agghiaccianti casi di antisemitismo della nostra regione: questo porterà nel 1965 all’abolizione del culto del Simonino da parte dell’allora arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi. Questa vicenda ha rappresentato una pagina buia nella storia della nostra regione e più in generale nella storia dei rapporti tra comunità cristiana ed ebraica. E non da ultimo ci ha dimostrato la capacità dei potenti (in questo caso del Principe Vescovo Hinderbach) di far leva sul fanatismo e sulla credulità popolare per trarre benefici personali: infatti gran parte della società trentina, compresa la curia vescovile, era debitrice verso i banchieri ebrei. Con la messa a morte dei proprietari non solo i debiti erano spariti, ma grazie all’appropriazione dei loro beni furono possibili nuovi lavori di ampliamento ed abbellimento del Castello del Buonconsiglio, residenza vescovile.

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Sport

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Dal 28 al 30 giugno nelle Esteriori

Ciclismo, tre giorni Comano Dolomiti Il lungo fine settimana riservato alle promesse delle due ruote verrà aperto venerdì sera dalla prima edizione della «Notturna delle Terme di Comano». Gli atleti si confronteranno a Ponte Arche su un percorso di 850 metri disegnato in via Cesare Battisti, noto agli appassionati per aver ospitato negli scorsi tre anni gli arrivi delle gare tricolori: qui la sinergia con «Giovediamo» dell’Associazione Commercianti Comano Valle Salus regalerà una serata di sport e di festa. La manifestazione sarà aperta ai giovani talenti dalle categorie G4, G5, G6, Esordienti e Allievi, sia al maschile che al femminile, chiamati a sfidarsi in spettacolari corse a punti: per Allievi, Esordienti donne e Allieve, oltre al podio di giornata, saranno in palio anche i primi punti per la classifica generale della Tre Giorni, nonché le maglie di lea-

A pochi giorni dal via, è praticamente definito il programma della «Tre Giorni Comano Dolomiti», il weekend internazionale di ciclismo giovanile che da venerdì 28 a domenica 30 giugno proseguirà nelle Giudicarie Esteriori la positiva esperienza del triennio legato ai Campionati Italiani delle Terme di Comano. La rassegna, organizzata da un giovane Comitato comprendente Società Cider da difendere nelle due prove successive. Sabato pomeriggio, invece, a tenere banco sarà una prova contro il tempo, con le promesse del ciclismo che si confronteranno nella seconda CronoBleggio, gara che è già stata testata nello scorso ottobre e che ha ricevuto tanti apprezzamenti. Per Allievi e Allieve il percorso sarà il medesimo del 2018 e avrà uno sviluppo di 5 chilometri. La partenza verrà data dal Municipio di Bleggio Superiore a Santa Croce: a seguire ci saranno la salita verso Bivedo, i passaggi da Larido e Marazzone, la discesa da Cavaione a

Cavrasto, l’impegnativa ascesa tra il paese dipinto di Balbido e, dulcis in fundo, il suggestivo arrivo sotto i portici di Rango. La novità di quest’anno è

clistica Storo, Comano Bike e altre realtà locali, proporrà un tris di appuntamenti riservati alle categorie Giovanissimi, Esordienti e Allievi, con una gara tipo pista in orario serale, una prova a cronometro e, in chiusura, una gara su strada: per un altro weekend, quindi, la Valle delle Terme di Comano tornerà ad essere la capitale del pedale giovanile. l’apertura della manifestazione anche alle categorie Esordienti maschi e donne, che copriranno la distanza di 4 chilometri: una volta arrivati a Cavaione, si diri-

Dal 28 al 30 giugno nelle Esteriori

geranno subito verso Rango. Altra gradita proposta a coronamento del sabato ciclistico trentino sarà il momento enogastronomico promosso dall’Associazio-

ne Valorizzazione Rango: dopo le premiazioni sulla fontana della caratteristica piazza, in un’atmosfera di festa i volontari del Borgo prepareranno una gustosa polenta per rendere ancora più indimenticabile la giornata. A chiudere il programma della Tre Giorni, domenica 30 giugno, saranno le tre corse in linea del primo Gran Premio Palafitte di Fiavé. Alle 9.30 scatteranno gli Allievi, nel pomeriggio (alle 14.30 e alle 16) sarà poi la volta di Esordienti donne e Allieve: per tutti partenza e arrivo sarà allestito a Fiavé, toccando anche i limitrofi territori di Bleggio Superiore e Comano Terme. Anche in questo caso non mancheranno le collaborazioni con le associazioni locali come Alpini, Gruppo Giovani e Pro Loco che cureranno gli aspetti gastronomici e ricreativi.

Ciclismo, tre giorni Comano Dolomiti


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Territorio

GIUGNO 2019 Prosegue l’iter per l’allungamento della pista

Centro sci Borgo Lares, 217mila passaggi e 750 bimbi ai corsi Ecco di seguito alcuni tra i dati più significativi esposti durante la serata: 217mila i passaggi sulla sciovia grazie ai quali il Centro Sci Bolbeno-Borgo Lares si conferma uno degli impianti sciistici più utilizzati dell’intera Provincia autonoma di Trento; 750 i bambini iscritti ai corsi di sci organizzati dallo Sci Club Bolbeno; oltre 1.500 abbonamenti stagionali staccati; oltre 1.000 kit completi per lo sci noleggiati stagionalmente a dimostrazione che la politica intrapresa – quella di mettere a disposizione dell’utenza materiali nuovi e delle migliori marche continua a dare i suoi frutti; oltre trenta scuole materne dei comuni convenziona-

Oltre 200 persone hanno partecipato alla tradizionale cena di fine stagione del Centro Sci “Le Coste”. Una stagione che ha fatto segnare numeri da record che sono valsi i complimenti delle tante autorità presenti. La serata, come tradizione impone, rap-

ti, per un totale di 2.000 bambini, hanno beneficiato della giornata gratuita sul campo scuola Bolbenolan-

dia, avendo a disposizione anche il pullman per i trasporti con costi a carico della gestione. Per il quar-

presentava un momento di ringraziamento per tutti coloro che si impegnano per il buon funzionamento del Centro Sci, oltre che occasione per fornire i dati più significativi della stagione invernale appena conclusasi ma anche per svelare strategie future. to anno consecutivo grazie alla collaborazione del Ristorante La Contea è stato offerto il pasto a tutti i bambini e ai loro insegnanti; è stata infine superata quota 40 per i comuni convenzionati per una popolazione complessivamente coinvolta di oltre 120.000 persone. Il sindaco di Borgo Lares Giorgio Marchetti al termine della serata ha elencato le opere realizzate lo scorso anno, ovvero la nuova bretella stradale e il nuovo parcheggio e ha annunciato i lavori già appaltati per la

prossima stagione come lo spostamento del palo dell’illuminazione e del cannone che attualmente sono al centro della pista di allenamento. Momento clou della serata è stata l’illustrazione dello stato dell’arte per quanto riguarda il progetto di allungamento della pista e dell’installazione della seggiovia quadriposto che ha trovato il parere favorevole di tutti i servizi provinciali finora coinvolti. L’obiettivo è quello di offrire un servizio completo in particolare alla clientela

“master” e agonisti che negli ultimi anni, in particolare dopo il completamento dell’impianto di illuminazione serale, hanno dimostrato sempre di più di gradire il piccolo Centro Sci. Al termine della serata sono stati ringraziati i tantissimi volontari che ogni anno e a vario titolo si impegnano per l’attività del Centro Sci. Un sentito grazie è andato anche a tutti gli sponsor e tutti i comuni convenzionati e un grande plauso è andato alla vera anima del Centro Sci Borgo Lares, l’intramontabile Mario Collizzolli, premiato e applaudito per la straordinaria attività ultracinquantennale dedicata alla Pro Loco di Bolbeno.

Un padiglione dell’Expo di Milano per promuovere i prodotti dellaValle del Chiese Finito l’Expo e smantellati gli stand, i ledrensi si comperarono il padiglione. Un paio d’anni dopo fece la sua comparsa nella valle del Chiese, e precisamente a Storo. Prima di continuare la storia occorre dire che la parte più meridionale delle Giudicarie, ed in particolare il basso Chiese, è l’area a maggiore tradizione industriale. Fra Storo e Cimego, infatti, c’è una concentrazione di piccole e medie aziende, principalmente metalmeccaniche, ma con irruzioni interessanti anche nell’innovazione tecnologica, capaci di intrattenere rapporti con il resto del mondo. Questa precisazione era necessaria prima di entrare nel merito del padiglione Austria. Come si diceva, un paio d’anni dopo aver mostrato al mondo le bellezze di Vienna e del Tirolo, il padiglione arrivò nel Chiese. Virtualmente: nella pratica, come dimostra la storia che stiamo raccontando, non è ancora arrivato. A portarcelo è stato Oreste Bottaro, uno degli imprenditori di quella innovazione tecnologica di cui parlavamo prima: è titolare della Innova, azienda insediata a Storo da tre anni (prima era a Pieve di Bono) dove produce impianti per il riscaldamento ed il raffreddamento degli edifici, pompe di calore, scambiatori e simili.

di Giuliano Beltrami Ricordate l’Expo di Milano? Catturò centinaia di migliaia di visitatori di tutto il mondo nel 2015. Molti anche i nostri valligiani che lo visitarono, chi in privato, chi per organizzazione di scuole, Casse Rurali ed associazioni. Vanno ricordate due date: 2 ottobre e 30 novembre 2017. Il 2 ottobre Oreste Bottaro parlò agli Opportunity Days, incontri voluti dall’assessore comunale di Storo allo sviluppo economico Stefano Poletti con l’obiettivo di stimolare l’imprenditorialità. “Che dite - lanciò Bottaro - se quel padiglione fosse rimontato qui? Potrebbe diventare spazio promozionale in cui le aziende potrebbero esporre i propri prodotti, e poi si potrebbe ricavare una sala per organizzare momenti di formazione ed incontri”. “Perché no?”, disse subito Poletti. “Perché no?”, aggiunsero alcuni imprenditori. I primi ad entrare nel padiglione (sempre virtualmente) furono, accanto alla Innova, le ledrensi Sintec Home ed Eco-Holz, le storesi Ecoenerg, Poncial, StoroDiesel e Salvadori Costruzioni. Il 30 novembre i firmatari della proposta inviarono una lettera a Trentino Sviluppo per chiedere che l’agenzia provinciale si facesse carico dell’acquisto. Anche Poletti si mosse per sponsorizzare l’acquisto, investendo della questione sia

l’allora assessore provinciale allo sviluppo economico Alessandro Olivi, sia Trentino Sviluppo. Sembrava che l’iniziativa si fosse avviata sui binari giusti. Infatti la Trentino Sviluppo emanò un bando e decise di investire 300.000 euro per l’acquisto del padiglione. Trovò pure lo spazio per sistemarlo nella zona industriale di Storo. Nel bando si parlava dell’importanza di dare visibilità ai prodotti ed ai servizi delle aziende locali dentro uno spazio condiviso, dell’utilità di organizzare eventi aziendali a favore di clienti, fornitori e personale, della positività di corsi di formazione e conferenze, dell’opportunità di creare un punto di riferimento per la condivisione di risorse e competenze, e via indorando. Abbiamo detto “sembrava”. Sì, perché ad un certo punto sono scomparsi i soldi, e pure la superficie per piazzare il padiglione. Volatilizzati. Né Poletti, né Bottaro si capacitano. Hanno semplicemente ricevuto una lettera in cui venivano informati della marcia indietro.

Ebbene, fra le decine di padiglioni in rappresentanza dei vari Stati ce n’era uno capace di attirare l’attenzione di un’azienda ledrense, Sintec-Home: il padiglione dell’Austria. Elegante, raffinato (in legno) ed evocativo dell’ambiente dei nostri vicini: conteneva perfino le piante.

PERCHE’ UN PADIGLIONE?

Oreste Bottaro, titolare della Innova, che con oltre un centinaio di addetti è fra le industrie più grosse della zona, avverte il bisogno di strutture di accoglienza per chi viene da lontano. “Per la nostra zona vale ancora di più questa esigenza, perché chi viene a visitare le aziende deve fare spostamenti non trascurabili. E non è trascurabile nemmeno l’esigenza di fare incontri, convention con agenti, clienti, fornitori per presentare i nostri prodotti. L’incontro è molto più efficace della comunicazione istituzionale: il cliente deve vedere dove sei”. Per comunicazione istituzionale Bottaro intende pubblicità e marketing, che le piccole aziende non sempre possono permettersi. Qui nasce l’esigenza di uno spazio condiviso. “Per esporre i prodotti - sottolinea l’imprenditore - ma anche per convention, come dicevo, con un auditorium di 70, 80, 100 persone. Consideriamo che il padiglione ha una superficie di circa 400 metri quadrati”. Una domanda ci solletica la lingua: considerati gli svantaggi, perché un imprenditore si piazza, e rimane, quassù? “Le motivazioni sono complesse - risponde Oreste Bottaro - ma si possono sintetizzare con il radicamento al territorio. Qui ci si può radicare anche venendo da fuori: non esistono solo i turisti, ma anche chi vuole vivere qui. Poi, nella ricerca di personale, fermo restando la difficoltà a trovare manodopera specializzata, per le figure da far crescere in azienda sono migliori le prospettive qui che in altre aree dove la concorrenza è forte. Comunque a me piace abitare qui, coltivo rapporti personali e sociali che mi piacciono”. La conclusione di Bottaro è chiara e con il sorriso sulle labbra: “Anche gli imprenditori hanno un’anima”.


Territorio

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Degustazioni, shopping serale e spettacoli per tutta l’estate

I giovedì in festa delle Giudicarie Esteriori Arriva anche il cinema all’aperto La novità di quest’anno sono i quattro appuntamenti con il cinema all’aperto, dedicati a bambini e adulti: pellicole scelte in collaborazione con il Coordinamento teatrale provinciale per ritrovare anche nei paesi dove i cinema sono spariti da tempo la gioia di sedersi assieme davanti al grande schermo, sognare ed emozionarsi con il magico mondo dei fratelli Lumière. Per una volta sotto casa, con il privilegio di un cielo stellato sopra la testa e senza doversi spostare verso il capoluogo. Ma se questa è la novità dell’edizione 2019, torna-

Il fine settimana a Ponte Arche (ma anche, a sorpresa, negli altri borghi della vallata) inizia di giovedì. Torna infatti a partire dal 20 giugno la

manifestazione “Giovèdiamo” organizzata dai commercianti della vallata incastonata fra le montagne che vanta l’acqua delle Terme di Comano.

no i punti fermi di un’iniziativa che sa riscuotere grande successo di pubblico: buon cibo, shopping serale e spettacoli. Giovèdiamo sarà infatti una grande manifestazione di valle, con i negozi aperti e degustazioni di prodotti del territorio, per vivere le località in spensieratezza e fare al contempo un percorso godereccio fra i negozi locali e i suoi prodotti. Si inizia il 20 giugno alla passerella sul Sarca a

Ponte Arche, località che concentrerà la maggior parte dei giovedì festanti delle Esteriori, per continuare ogni settimana fino al 12 settembre. Il 27 giugno e l’11 luglio la centrale via Cesare Battisti a Ponte Arche si trasformerà in una grande area pedonale, come le vie del passeggio cittadino, dove assaggiare prelibatezze del territorio e prendersi il tempo di fare qualche spesa serale con gli amici, assistere ad uno show e ascoltare della buona musica, stupire i bambini con gli spettacoli pensati apposta per loro.

ASSOCIAZIONE

C O M M E RC I A N T I C OMA NO VA LLE SA LU S

COMUNE DI COMANO TERME

O G N I G I OV E D Ì U N P E RC O RS O I T I N E R A N T E A L L A S C O P E RTA D E L L E AT T I V I T À C O M M E RC I A L I E D E I P RO D U T TO R I D E L L E G I U D I CA R I E E ST E R I O R I .

A N CHE P ER QU ES T ‘ES TATE 2 0 1 9 TO RN A N O G L I AP P U N TAM EN T I D EL G IO V ED IAM O, CO N D U E GR A N D I N O VI TÀ: S ER ATE CO N CI N EMA A L L’ A P ER TO E V IA CES A R E BAT TI S TI CHIU S A AL T R A FF ICO. D U R A N TE T U T TA L A MAN I FES TA Z IO N E I N EG O Z I R I MAR R A N N O A P ER T I E CI ACCO M PAG N ER À CU CIN A IT IN ER A N T E.

PROGRAMMA 20

GIUGNO

27

GIUGNO

04

LUGLIO

Passerella sul Sarca PONTE ARCHE

Via C.Battisti PONTE ARCHE

Parco delle Terme PONTE ARCHE

estivo 11

18 25

VI A C. BAT TISTI PEDONALE

C I N E M A A L L’A P E RTO E N T R ATA L IB E R A

01

AGOSTO

29

AGOSTO

LUGLIO

08

AGOSTO

05

SETTEMBRE

LUGLIO

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AGOSTO

12

SETTEMBRE

LUGLIO

Via C.Battisti PONTE ARCHE

Piazza Mercato PONTE ARCHE

S.LORENZO IN BANALE

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Tutti giù per terra

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Chi mi ama mi segua (su Instagram) Genio e creatività umana sono come le ultime tariffe dei cellulari: senza limiti. Soprattutto quando si tratta di sbarcare il lunario. E se il lavoro non c’è, allora l’uomo, in particolar modo l’UOMO ITALICO, non si scoraggia, non si deprime ma provvede a crearlo inventandosi nuovi mestieri. Professioni spesso buffe e bizzarre, tutte sicuramente frutto di menti ispirate e smart. Noi italiani, ce lo riconosce il mondo intero, siamo campioni nell’arte di arrangiarci. Ingegnosi e mai domi disoccupati hanno inventato negli anni i mestieri più disparati: dal lustrascarpe al commercio di magliette con la cintura di sicurezza stampata sul davanti (per aggirare il nuovo – all’epoca - sgradito sistema di sicurezza), dal cantante di serenate all’accompagnatore dell’anziano che ritira la pensione, dal codista (colui che fa la fila al posto tuo) al reggitore di ombrello altrui in caso di pioggia. Persino il prenotatore di parcheggio che di prima mattina si reca ad occuparne uno che vi servirà una volta giunti sul posto.

E lo fa per pochi euro, ma c’è sempre il pericolo che qualcuno nel frattempo gli offra di più. Con l’avvento del digitale e il radicarsi nella quotidianità dei social network (YouTube, Facebook e Instagram su tutti), hanno preso piede in brevissimo tempo ulteriori nuovi mestieri dalle definizioni e dall’appeal senz’altro più accattivante: lo YouTuber, il digital pr, il food blogger, il fashion blogger, l’influencer. Baldi giovani e deliziose donzelle accomunati da ambizione, esuberanza e carisma, capaci di “influenzare” con i loro video milioni di followers orientandone comportamenti, acquisti e tendenze in fatto di moda, turismo, gaming, sport, cucina. Professioni capaci di garantire alle star di maggior successo guadagni milionari attraverso sponsor, pubblicità e numero di visualizzazioni oltre a una enorme popolarità soprattutto tra i più giovani. Altro che star del cinema e della tv. Un selfie fatto con CiccioGamer89 o Favij vale molto più di uno con la De Filippi o con Verdone. ‘O tempora! O mores!’ di-

Struggenti i video e le fotografie che lo mostrano, nella clinica veterinaria, pieno di bende, ma ancora pronto a scodinzolare festoso se qualcuno si avvicina per richiamare la sua attenzione fischiettando e tentando di accarezzarlo. Si attacca alla vita e dimostra di conservare ancora, nonostante tutto, la fiducia verso l’uomo. Purtroppo, come lui, tanti animali sono vittime di violenze inenarrabili: le cifre parlano di oltre 15.000 casi annui di cani e gatti torturati, una piaga vergognosa. A volte, la crudeltà umana, che sia rivolta ad animali o persone, non ha limiti. Con sempre maggiore frequenza, i telegiornali mostrano video di vessazioni commesse da operatori sanitari in ospizi, in case di cura per disabili ed ammalati, oltre che da insegnanti in asili e scuole elementari. Si resta attoniti ed increduli, ci si chiede cosa possa spingere un essere, per così dire “umano”, ad accanirsi con questa violenza e con questo sadismo sulle creature che sono più indifese e che hanno possibilità di reazione scarse o nulle. Anzi, lo sappiamo bene: l’accanimento è diretto più che mai agli indifesi proprio perché scarse o nulle sono le loro possibilità di reazione. E’ l’apoteosi della vigliaccheria. Pensiamo ad un anziano ricove-

cevano i latini. Ogni tempo hai i suoi costumi, ogni epoca ha la sua arte e i suoi influencer: in passato erano Leopardi e Baudelaire, Mascagni e Verdi, Mazzini e Cassius Clay, la Montessori e Gagarin. Personalità dirompenti le cui idee, opere e imprese hanno infiammato i cuori di generazioni

di ragazzi, elevandosi a modelli di riferimento. Oggi tocca alla Ferragni, St3pny e Ilvostrocarodexter. E allora facciamoceli andar bene questi tempi e questi interpreti, approfondiamo la questione e scopriamo che alcuni di questi, additati spesso come semplici idioti trasversalmente va-

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

cui, non sono mica poi tanto tonti e sprovveduti. Anzi. Nelle loro (brevi) biografie sono citate lauree e master; alcuni hanno addirittura messo su vere e proprie aziende che danno lavoro a diversi giovani. Imprenditori digitali belli e vincenti (e quindi molto invidiati) e dall’investimento minimo:

il costo di un dominio internet e di una buona macchina fotografica. Che poi nel guazzabuglio del web trovino posto anche tanti imbecilli patentati che si atteggiano a guru è fisiologico: accade per tutte le categorie, medici, insegnanti, avvocati, preti. La prestigiosa rivista americana Forbes poche settimane fa ha inserito Trento tra ‘le 5 incredibili città italiane’ da visitare assolutamente. Un grande riconoscimento di cui andare fieri. Pertanto, ‘followers’ di Trento e provincia! Per qualche ora, staccate gli occhi dallo smartphone, disintossicatevi dallo streaming compulsivo, purificatevi dal video sharing. Uscite di casa, passeggiate, alzate la testa, aprite lo sguardo e godete. E’ tutto a chilometro zero. Ammirate scorci, chiese, parchi, fontane e palazzi del nostro capoluogo e del nostro meraviglioso territorio tutto. Affinché la Bellezza che ci circonda, spesso ignorata, diventi almeno per un giorno il nostro più potente influencer.

La vita e la rabbia

A Sassari, un povero cagnolino è stato trovato agonizzante sul ciglio di una strada, torturato da qualche aguzzino che, dopo averlo legato, lo ha sottoposto a sevizie con il fuoco. Fortunatamente, ora sta ricevendo le cure del caso, ha rischiato la cecità ed è certa

la perdita dei padiglioni auricolari. Ci si augura che il futuro gli riservi una persona buona che lo adotti e lo riempia dell’affetto e delle coccole che non ha ancora veramente conosciuto.

rato perché malato e invalido, magari senza alcun parente od amico che vada a trovarlo e possa così accorgersi che qualcosa non va. Le giornate di questo paziente dipendono interamente dalle persone che dovrebbero curarlo ed accudirlo (vengono pagati per questo e quasi sempre hanno anche studiato per esercitare questo

no, gli trasmettono insofferenza, rabbia ed odio, insieme alle parole urlate e taglienti. Nessuno a cui poter denunciare, davanti a sé solo la prospettiva di finire i propri ultimi giorni in questo incubo di sofferenza, magari dopo una vita che, già di per sé, può non essere stata serena. Per non parlare dei bambini vittime di violenze negli asili: traumi e ferite interiori che resteranno per tutta la loro vita, quando nella fragile psiche di un bimbo basta un niente per imprimersi a fuoco e durare a lungo. Chi sono gli individui che si rendono responsabili di questi atti e che non conoscono nemmeno il puro concetto di “pietas”, prima ancora che di bontà ed altruismo? Quali sono le voragini interiori che provocano le loro azioni indicibili?

lavoro), è completamente nelle loro mani. Quelle mani che, anziché aiutarlo e magari, ogni tanto, fargli anche una carezza accompagnata da una parola buona, gesti che avrebbero la possibilità di illuminare un po’ le interminabili ore dei suoi giorni e delle sue notti: invece, quelle mani lo strattonano, lo percuoto-

Sorge un dubbio. Al di là delle patologie psichiatriche vere e proprie, il detonatore può essere una rabbia profonda, sorda ed irrazionale: persone che hanno avuto delusioni, frustrazioni, la cui vita non sta andando o non è andata come sperato, incanalano questa energia negativa e velenosa contro esseri che ricordano loro la vita, la debolezza, la fragilità, la dipendenza, il bisogno di accudimento, la necessità di attenzione ed amore. Una sorta di vendetta, di desiderio di rivalsa assurda, vigliacca e completamente irrazionale che spinge a provocare il male e la sofferenza agli altri perché, a propria volta ed in qualche modo, si è stati feriti, offesi, Mila Manfredi


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Ehi Adelino, non ti sembra che Papa Francesco sia troppo schierato politicamente? Credo siano in molti a pensarla così… Non credi che sia questo il motivo delle chiese sempre più vuote? Gli amici del Bar A me Papa Bergoglio piace molto, né credo che abbia simpatie politiche particolari. Fa il Papa e lo fa bene. Parla in modo semplice e diretto, non usa la diplomazia e non si nasconde dietro giri di parole. Poi è chiaro che da Papa è

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Papa schierato, e le chiese si svuotano. O no? contro ogni mancanza di sensibilità umana, è vicino alle sofferenze dei migranti, implora solidarietà e vicinanza a chi soffre e a chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni, è la sua missione, non può fare altro. Ci mancherebbe che il Papa che predica amore per il prossimo, carità e generosità verso gli altri, come dice il Vangelo, fosse d’accordo con i porti chiusi, con la non accoglienza e, tutto sommato, fosse insensibile alle centinaia di poveri diavoli che giornalmente annegano nel Mediter-

raneo. Questo Papa fa il Papa e proprio perché non fa il politico e non è molto diplomatico, talvolta quando parla sembra fuori luogo. Ma è un grande Papa, io ne sono più che mai convinto. In quanto alle chiese semi vuote, non credo dipenda dalla sua azione pastorale, già con Benedetto XVI le frequentazioni delle chiese erano sempre più in calo. Il problema sta tutto nel disinteresse sempre più evidente per il sacro e per la Chiesa nella società d’oggi, soprattutto in Italia. Ormai il paga-

nesimo sembra avanzare inesorabile, le nostre nuove divinità sono il consumismo, il denaro, l’egoismo, e le mode effimere che hanno distrutto i valori della nostra civiltà, la civiltà dei nostri avi, senza crearne di nuovi. Siamo in balia del vento. Ma non è la prima volta che accade nella Chiesa, ma con il recupero del buon senso e della serenità di pensiero, tornerà presto a quello che è sempre stata. Il binario giusto per l’intera umanità. Adelino Amistadi

Tornano i grembiulini neri Salviamo i libri di carta Caro Adelino, sembra che il Governo abbia in programma di introdurre di nuovo l’obbligo del grembiule nelle scuole primarie. A me sembra una sciocchezza. Non mi sembra una buona idea, e a te? Maria Ho provato a chiedere a qualche ragazzino che passa ogni giorno davanti a casa mia cosa ne pensasse, le risposte sono state tutte negative. Non ne vogliono sapere. Sono passati i tempi in cui si andava a scuola con il grembiulino nero. Che ricordi, anch’io l’ho indossato nei primi due o tre anni di elementari. Allora era molto utile a fini pratici. Non per altro. La maestra ci insegnava a scrivere con il pennino intinto di inchiostro, e ricordo quante macchie, nel fare le prime aste, facevo sul quaderno e probabilmente anche fuori. E cosi il grembiule proteggeva ogni altra parte del nostro misero vestiario dalle macchie d’inchiostro. Oggi non c’è più questa

esigenza. Si è detto: “Un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina.” Sarà anche vero, ma da sempre non è l’abito che fa il monaco. I problemi della scuola sono ben altri. (a.a.)

Caro amico, sono più o meno della tua stessa età, e come te, ho sempre avuto la passione di leggere libri d’ogni sorta. Ne ho la casa piena, ma ormai non li legge più nessuno. Forse per pigrizia, forse perché ci sono mille altri modi per tenersi informati. Mi da fastidio quando qualcuno mi dice che i libri cartacei non servono più perché si possono leggere su internet senza fatica. Sembra che ormai, quei pochi che ancora leggono, preferiscano leggere Manzoni, Dante o il Boccaccio sul tablet e buona notte. Spero che la modernità non ci porti a perdere le radici della nostra storia e della nostra civiltà e che i giovani, presi da input sempre più frenetici, ritrovino un po’ di tempo per tornare al piacere della lettura. Io, sui libri, ho passato le ore più serene e più intense della mia vita. Francesco Ciao, io sono dell’avviso che oggi non è che si legga di meno, anzi, solo che è difficile capire cosa si

legge e come si legge. Basta vedere quel che succede in treno, sul tram, sulle corriere che ci portano a Trento, fino a qualche tempo fa tutti avevano in mano un giornale o un libro, oggi, soprattutto i giovani, ma neanche tanto, hanno in mano il telefonino o il tablet. E leggono di tutto: email, blog, Facebook e mille altre diavolerie. Da come si comportano, li vedo ansiosi, facili alla distrazione, fanno girare le dita con velocità e nervosismo, di certo non hanno nostalgia di un bel libro. Non c’è niente di male, intendiamoci. E per i giovani è normale che sia così. Nel frattempo le biblioteche sono sempre più disertate. Forse sono ancora i giornali che possono bloccare quest’irruzione di modernità. E il nostro Giornale, fra le tante altre cose, si propone di offrire, ogni tanto, ancora qualche occasione di buona lettura. E’ la nostra missione, fino ad ora funziona, speriamo di fare sempre meglio. (a.a.)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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