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Le buone azioni che contano Le buone azioni per la crescita del nostro territorio

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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

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iornale delle

SETTEMBRE 2020 - pag.

EDITORIALE

Referendum per il taglio dei parlamentari Adelino Amistadi

Fra tre settimane circa, il 20 e 21 settembre, si svolgeranno le elezioni comunali che interesseranno i 158 comuni della nostra Provincia. Una data importante che metterà fine al periodo frenetico ed inquieto, tipico di ogni tornata elettorale. Ma non sono molti a sapere che negli stessi giorni ci aspetta un altro importante appuntamento elettorale, quasi dimenticato, inserito com’è nella contesa elettorale comunale. Si, perché il 20 e il 21 settembre gli elettori italiani, e quindi anche noi, saremo chiamati alle urne per confermare o meno la riforma costituzionale fortemente voluta dal Movimento 5Stelle, approvata dalle Camere nell’ottobre del 2019, e che riduce non di poco il numero dei deputati e dei senatori del nostro Parlamento. Si tratta del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari in cui dovremo esprimerci sull’approvazione o meno della legge di revisione costituzionale dell’ ottobre 2019. Questo il quesito previsto su cui dovremo esprimere il nostro consenso o la nostra contrarietà: - Approvate il testo di legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 12 ottobre 2019 ? A pagina 4

Le buone azioni che contano

Le buone azioni per la crescita ������� ����������� del nostro territorio ������� ����������� ����������� ����� Le buone azioni ����������� �������

Mensile di informazione e di approfondimento

che danno valore

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ANNO 18 - SETTEMBRE 2020- N. 8 - MENSILE

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Elezioni, doppio voto per sindaci e referendum

A pagina 8 e seguenti

Scuola, si riparte distanziati. L’augurio dei dirigenti ai ragazzi

EUROPA

Oltre la ripresa del dopo Covid di Paolo Magagnotti Il mondo intero sta brancolando alla ricerca di una base sicura lungo la via di un futuro incerto. Un maledetto virus ha fatto venir meno quasi nottetempo certezze alle quali pensavamo di essere saldamente ancorati. Paesi che dopo essere riusciti ad uscire dal lockdown hanno dovuto fare, quantomeno parzialmente, marcia indietro.

A pagg. 14 e 15 Parlando Giudicariese

Musòn, Comunità da risuscitare A PAGINA 36

Cooperazione

Simoni presidente di Federcoop A PAGINA 24

A pagina 6

Attualità

mB mobili BONENTI

TURISMO Le Giudicarie in numeri Centro A pag.Specializzato 28 LA LETTERA. Utetd ...e tu in pericolo come A pag. 38 dormi?

Rsm

Materassi e Reti

A PAGINA 9

Scuola

PROMOZIONE

SETTEMBRE !!! SOCIETÀ Adolescenti e difficoltà PREZZI SCONTATI TUTTO IL MESE sociali. A pag. 18 A PAG. 6 SELLA GIUDICARIE (BONDO) - Tel. 0465.901919 - 339.1388960

As

ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 GIOVANI InPrendi, sei giovani per sei idee d’azienda A pag 17

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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SETTEMBRE 2020

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA AGOSTO 2020

A cura della REDAZIONE

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Il libro di Elisa Polla: “Li föli da la nòna cuntàdi ‘ndai filò”

Storie d’altri tempi Una nuova pubblicazione a cura del Centro Studi Judicaria arricchisce il panorama delle ricerche storico-antropologiche in Giudicarie. Si tratta della nuova opera di Elisa Polla “Li föli da la nòna cuntàdi ‘ndai filò” nella quale l’autrice ha raccolto il risultato delle ricerche sul passato delle nostre nonne e dei nostri nonni, sugli usi, i riti e le tradizioni di un mondo contadino ormai scomparso, che ha caratterizzato i paesi delle Giudicarie nella prima metà del Novecento, fino agli anni Sessanta. L’operazione prende spunto dalla ricerca antropologica che Elisa ha effettuato per la sua tesi di laurea all’Università degli studi di Verona: “Dal naturale al sintetico – Il costume e il vestito, elementi di cultura e messaggio sociale nelle Giudicarie da fine Ottocento a metà Novecento”. Il volume contiene i testi dei filò più significativi con temi diversi che l’autrice ha scritto e interpretato con il suo gruppo culturale “Le Castellane - La Cumpagnìa dal Castel”. La rappresentazione del filò si propone di far rivivere l’atmosfera di un tempo passato. Non si tratta di una rappresentazione meramente folcloristica, di una sfilata di costumi, di una esibizione di oggetti e attrezzi con intenti nostalgici, di una

manifestazione di pura esteriorità, come succede spesso con gruppi che non hanno nessun riferimento alla nostra storia. Il filò intende far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, aspetti della vita sociale e delle famiglie, il lavoro agricolo e artigianale e l’emigrazione, i riti e le tradizioni nei nostri paesi nella prima metà del secolo scorso, con una particolare attenzione al ruolo delle donne in quella società ormai tramontata, che vive solo nei ricordi dei più anziani. La prima serata di presentazione si è svolta il 26 agosto a Pinzolo alla Casa della Cultura, la prossima è in programma sabato 12 settembre ad ore 20.30 alla Casa della Comunità delle Giudicarie a Tione. Un’occasione stuzzicante per meditare sulle difficoltà che i nostri avi hanno incontrato e sulle quali hanno costruito nel tempo i fondamenti di quella “cultura” che è necessario conservare: la collaborazione, l’uso rispettoso del nostro territorio e l’amministrazione collettiva dello stesso, una volontà coriacea di affrontare le difficoltà con il lavoro e con i sacrifici, lavorando la terra o emigrando, la solidarietà che caratterizzava la famiglia patriarcale e in generale la comunità dei paesi.

RICERCA PERSONALE Per il potenziamento del proprio organico la Società ricerca personale per le seguenti posizioni: PERITO ELETTROTECNICO/ELETTRONICO o ELETTRICISTA con esperienza nella mansione Inviare dettagliato Curriculum Vitae – entro il 30 settembre 2020 – al seguente indirizzo email: risorseumane@funiviepinzolo.it

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Covid-19, tampone obbligatorio per chi rientra da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Stop alle discoteche Nuova ordinanza del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che fa seguito a quella emanata dal Ministero della Salute, con la quale si prevede che le persone che rientrano sul territorio nazionale dopo aver soggiornato, nei 14 giorni precedenti, in Croazia, Grecia, Malta e Spagna hanno l’obbligo di sottoporsi a tampone al loro arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, o all’Azienda provinciale per i servizi sanitari entro 48 ore dal rientro. Inoltre, è vietato ballare anche negli spazi comuni delle strutture ricettive, delle spiagge libere o in altri luoghi aperti al pubblico. Non sono vietati gli spettacoli dal vivo, come, ad esempio, i concerti o l’attività dei disc-jockey, ma che questi debbano svolgersi nel rispetto del distanziamento sociale previsto dall’apposito protocollo di sicurezza e, ovviamente, senza che il pubblico che assiste possa mettersi a ballare. Sull’utilizzo della mascherina, va chiarito che l’ordinanza ne prevede l’obbligo all’aperto, dalle 18.00 alle ore 6.00, ma solamente se le caratteristiche fisiche del luogo in cui ci si trova, ad esempio una piccola piazza od una via, possano determinare il formarsi di assembramenti, anche di natura spontanea e occasionale. Le disposizioni valgono fino al 7 settembre. Elezioni, a Trento in 8 per il posto di sindaco Diciannove liste, 714 aspiranti consiglieri e 8 candidati si contenderanno il posto di sindaco del capoluogo trentino al posto di Alessandro Andreatta che ha deciso di non ripresentarsi per un terzo mandato. A raccogliere la sua eredità riunendo attorno a sé tutto il centrosinistra c’è Franco Ianeselli, già segretario della Cgil: per lui 7 liste con 271 persone in supporto. In quanto a liste presentate, il candidato Andrea Merler (Lega Salvini Trentino) che all’ultimo, il 24 luglio scorso, ha sostituito Andrea Baracetti come candidato del centrodestra appoggiato anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia, ne ha presentate 4, con 160 candidati. E poi Marcello Carli, candidato di Udc, Agire e una lista civica per un totale di 112 aspiranti consiglieri che sono scesi in campo con lui. Gli altri candidati hanno una lista a supporto: sono Filippo Degasperi per Onda Civica Trentino, Carmen Martini per il Movimento Cinque Stelle, Giuliano Pantano per “Rifondazione comunista Altra Trento”, Silvia Zanetti con la civica “Si può fare!” e Franco Bruno con la civica “La Catena”. Approvate le linee guida per l’educazione civica nelle scuole trentine È previsto un docente coordinatore, che tiene le fila dell’attività didattica e valutativa. Il monte ore minimo da dedicare all’attività è fissato in 33 ore annue. Ecco un breve elenco, non esaustivo, degli ambiti tematici afferenti alla materia: conoscenza dell’organizzazione politica, economica e sociale del proprio paese, dell’Europa e della propria comunità locale; problematiche

ambientali, capacità comunicativa, educazione alla salute, al benessere, al volontariato; Costituzione, diritto, conoscenza delle istituzioni autonomistiche e delle minoranze presenti sul nostro territorio; cittadinanza digitale; sviluppo sostenibile; alfabetizzazione finanziaria. Le istituzioni scolastiche hanno facoltà di scegliere se individuare un ambito disciplinare oppure far assumere la co-titolarità dell’insegnamento a tutti i docenti del consiglio di classe. Patenti di guida in scadenza: nuove proroghe Nuove proroghe per le patenti di guida in scadenza, secondo quando stabilito dalla circolare del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2020. Le patenti scadute tra il 31 gennaio e il 31 maggio 2020 sono prorogate fino al 31 dicembre 2020, quelle scadute o in scadenza tra il 1° giugno e 31 agosto 2020 sono prorogate per sette mesi successivi alla scadenza indicata sulla patente, mentre quelle in scadenza tra il 1°settembre e il 31 dicembre 2020 sono prorogate fino al 31 dicembre 2020. Medicina a Trento: il Ministero dà il via libera all’attivazione del corso di studio Dopo il parere positivo dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca sul progetto del nuovo corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, passaggio necessario per l’apertura delle procedure di selezione per l’ammissione di studenti e studentesse, oggi il Ministero dell’Università e della Ricerca ha apposto il proprio sigillo. Il corso di studio in Medicina e Chirurgia si potrà attivare già a settembre: date e contenuti dei bandi di ammissione per l’anno accademico 2020-2021 sono stati fissati da un decreto ministeriale. Bonus vacanze per i trentini, approvati i criteri e le modalità di concessione Il bonus vacanze in Trentino è rivolto alle persone residenti in provincia di Trento, che soggiornano presso strutture ricettive localizzate sul territorio provinciale. Il periodo preso in considerazione va dal primo luglio al 30 novembre 2020. E’ quanto prevedono i criteri e le modalità di presentazione della domanda e concessione dell’incentivo approvati oggi dalla Giunta provinciale. L’importo è determinato in 50 euro a persona pagante per un soggiorno minimo di tre notti continuative e in 100 euro per un soggiorno minimo di sette notti e non può essere comunque superiore alla spesa sostenuta. Può essere concesso anche più volte allo stesso soggetto. La domanda viene presentata dall’intestatario della documentazione fiscale (fattura o ricevuta) rilasciata dalla struttura ricettiva presso la quale è stato effettuato il soggiorno, anche se riguarda più persone. Ad esempio, se una famiglia di 4 unità soggiorna in un hotel, sarà l’intestatario del documento fiscale a presentare la domanda per tutti i componenti del nucleo familiare.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


SETTEMBRE 2020 - pag. Maurizio Fuga

Ribalto

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Politica

SETTEMBRE 2020

Si vota anche per il referendum sul taglio dei Parlamentari

Si tratta del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, previsto per la primavera scorsa e spostato a settembre a causa dell’emergenza sanitaria sul coronavirus, in cui dovremo esprimerci sull’approvazione o meno della legge di revisione costituzionale dell’ ottobre 2019. Questo il quesito previsto su cui dovremo esprimere il nostro consenso o la nostra contrarietà: - Approvate il testo di legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 12 ottobre 2019 ? La nuova legge prevede il taglio del 36,5% dei componenti entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 i seggi alla Camera, da 315 a 200 i seggi degli eletti al Senato. E’ stata approvata da entrambe le Camere a maggioranza assoluta, e non con i due terzi del Parlamento, per cui un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo, che, va precisato, non prevede alcun raggiungimento di un quorum. In che consiste la modifica costituzionale in discussione: l’art. 1 riduce il numero dei deputati da 630 a 400. Il numero dei deputati eletti all’Estero è stato ridotto da 12 a 8. L’art. 2 prevede che il numero dei

Fra tre settimane circa, il m’è nella contesa elettodi Adelino Amistadi 20 e 21 settembre, si svolrale comunale. Si, perché geranno le elezioni comunali che interesseranno i 158 il 20 e il 21 settembre gli elettori italiani, e quindi anche comuni della nostra provincia. Una data importante noi, saremo chiamati alle urne per confermare o meno che metterà fine al periodo frenetico ed inquieto, tipico la riforma costituzionale fortemente voluta dal Movidi ogni tornata elettorale. Ma non sono molti a sapere mento 5Stelle, approvata dalle Camere nell’ottobre del che negli stessi giorni ci aspetta un altro importante ap- 2019, e che riduce non di poco il numero dei deputati e puntamento elettorale, quasi dimenticato, inserito co- dei senatori del nostro Parlamento. senatori passi da 315 a 200. I senatori assegnati ad ogni regione si abbassano da 7 a 3. Nel nuovo testo le nostre due Province Autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle regioni del resto d’Italia, e si sono assicurate 3 senatori a testa. L’art. 3 riguarda i senatori a vita che non dovranno essere più di 5. L’art. 4 infine disciplina l’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Una legge concisa, ma travolgente per certi versi, Camera e Senato vengono ridotti di un buon terzo dei loro componenti ed è stata votata, con più o meno convinzione, a grandissima maggioranza. L’hanno votata accanto al M5S che l’ha proposta, la Lega, il Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia viva, e anche la Südtiroler Volkspartei. In pratica tutti i maggiori partiti che sembrano intenzionati a confermare le ragioni del loro voto dando le stesse indicazioni agli elettori che parteciperanno alla consultazione. Non è facile il confronto con altri Stati. L’Italia con 60 milioni d’abitanti circa ha una Camera composta da 630 deputai e 315 senatori. Gli USA con 300 milioni circa

istituzioni.

di abitanti ha una Camera di 435 deputati e 100 senatori. La vicina Germania ha un senato (Bundesrat) di 69 membri. Comunque l’Italia, prima della legge in discussione, era al secondo posto per numero di parlamentari dell’intera Europa, dopo il Regno Unito che ne ha 1442.

Sono numeri che parlano chiaro. Da anni ci si lamenta di un numero eccessivo di parlamentari che comporta costi e spesse volte poca produttività. La riforma oggetto del referendum può davvero essere l’inizio di una gestione meno pletorica con meno sprechi e più efficienza delle nostre

Come sempre accade, soprattutto in Italia, non tutti concordano sulla nuova legge che siamo chiamati a confermare. I pro sono molti, ma sono altrettanti i contro. I Cinque Stelle insistono nel rimarcare la riduzione dei costi. Oggi le Camere ci costato circa 850 milioni di euro, con la nuova legge avremo un risparmio di un centinaio di milioni. Non pochi. Così il presidente Conte si è espresso su twitter: “E’ una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre istituzioni. Per l’Italia è una giornata storica.” In effetti non sono pochi quelli che ritengono che il taglio dei parlamentari porterebbe sicuramente ad una maggior efficienza nel

funzionamento delle due Camere. La riforma è, in questo senso, un modo per snellire le procedure istituzionali e l’approvazione delle leggi. In poche parole, con meno parlamentari perditempo, ci sarebbero meno emendamenti e più operatività. Senza contare che la riduzione del numero dei rappresentanti potrebbe essere un modo per diminuire il numero dei partiti, rendendo cosi i governi più stabili. I contro ribattono che la riduzione dei costi sarebbe irrisoria, lo 0,007% della spesa pubblica dello Stato, ma nel contempo vedrebbero sminuita la rappresentanza del territorio. Per pochi soldi risparmiati verrebbe lesa la democrazia che ha bisogno di uomini che la difendano e la diffondano, e si rinuncerebbe in questo modo ad una maggior rappresentanza, fondamentale per un Paese come l’Italia, per un centinaio di milioni. In effetti sarà indispensabile una nuova legge che, se venisse confermato il taglio dei parlamentari, possa garantire una effettiva e corretta rappresentatività territoriale. Senza dimenticare le esigenze di presenza e di stabilità delle forze politiche. Sia di maggioranza che di minoranza. Le cose sono nelle nostre mani, andiamo a votare, comunque la pensiamo, e speriamo che si faccia tutto a fin di bene, nostro e dei nostri figli.


Tavola Rotonda: Comuni in Giudicarie

SETTEMBRE 2020 - pag.

Il sindaco Claudio Pucci lascia il passo a Borgo Chiese

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ÂŤIl pse di post Covid? Dopo un periodo veramente dif-

Alberto Iori, sindaco di Bleggio Superiore

ÂŤLe Co


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Europa

SETTEMBRE 2020

Mentre migliaia e migliaia di persone piangono parenti e amici ai quali il coronavirus ha tolto la vita, tutti siamo impegnati nella ricostruzione di una quotidianità che, per quanto possibile, ci consenta di riprendere la nostra vita di sempre, anche se siamo convinti che, se non tutto, poco sarà come prima. Le pubbliche istituzioni ad ogni livello di responsabilità studiano, cercano, analizzano e si impegnano a dar vita a iniziative per una molto difficile ripresa socioeconomica. Dobbiamo avere la speranza ed esprimere l’augurio che di fronte a un dramma che tutti ha travolto vi sia a livello politico la maggiore unità possibile per rimettere in piedi un’ economia così duramente piegata. Ciò evidentemente senza chiedere tutto alla mano pubblica, ma anche nell’esprimere da parte di ognuno, nell’ambito delle proprie possibilità, un piccolo o grande contributo che possa essere attivo contributo di riattivazione delle energie per lo sviluppo. In questi tempi il dibattito politico lo vediamo quasi esclusivamente concentrato sui mezzi finanziari che servono per ridare fiato all’economia. Più che mai servono idee supportate da soldi. Soldi che scarseggiano e per avere i quali soprattutto il nostro Paese può e potrà contare sull’Unione europea. Quell’Unione europea che pur fra incertezze e biasimevoli comportamenti all’inizio della pandemia alla fine ha dimostrato di esserci e di non

Oltre la ripresa del dopo Covid di Paolo Magagnotti Il mondo intero sta brancolando alla ricerca di una base sicura lungo la via di un futuro incerto. Un maledetto virus ha fatto venir meno quasi nottetempo certezze alle quali pensavamo di essere saldamente ancorati. Paesi che dopo essere riusciti ad uscire dal lockdown hanno dovuto fare, quantomeno parzialmente, marcia indietro. lasciare sole le comunità fortemente colpite. Vogliamo augurarci che questi mezzi provenienti in vario modo da tutti i contribuenti dei Paesi membri dell’Unione europea siano impiegati correttamente per produrre effetti positivi. Gli organi competenti, soprattutto la Corte dei conti dell’Unione, dovranno accuratamente controllare che gli aiuti siano impiegati nel rispetto delle norme e per i fini per i quali sono stati concessi. Se in questo momento l’ impegno prioritario di pubbliche istituzioni e altri soggetti che ne hanno la disponibilità e possibilità deve essere rivolto a ”rimettersi in piedi”, sarebbe un errore non prendere nella dovuta considerazione riflessioni, analisi, idee e progetti per il futuro, per ciò che ci aspetta quando sarà possibile ritornare ad una nuova normalità; ciò tenendo

pure ben presente fatti, situazioni ed eventi che fin d’ora scuotono e posso rendere zoppicante la ripresa. E qui voglio portare il discorso sul futuro dell’Unione europea, senza la quale nessun Paese del Vecchio continente potrà pensare di uscire dalla crisi e proseguire autonomamente il percorso verso il futuro. Pur considerando che nei Paesi dell’Unione, soprattutto quelli maggiormente colpiti dal Covid-19, fra i quali purtroppo è in prima fila l’Italia, la maggior parte delle forze politiche ed economiche, e

Paesi che, come l’Italia, dopo lunghi giorni di sofferenza per un’ inedita limitazione delle libertà di movimento ritenevano, o quantomeno speravano di riprendere un percorso di vita quasi normale si trovano ad affrontare nuove curve e talvolta anche tornanti molto impegnativi. Una strada, comunque, sempre in salita.

tante risorse culturali, sono impegnate nella ripresa, non manca indubbiamente la disponibilità energie intellettuali e di altri mondi che possono impegnarsi nell’elaborare e proporre idee e soluzioni per adeguare l’architettura istituzionale del Progetto europeo a nuovi scenari europei e mondiali. Troppe sono le urgenze preoccupanti che ogni giorno si palesano e per rapportarsi con le quali serve un’Unione europea all’altezza delle situazioni che le si presentano. Pensiamo solamente a quello che sta avvenendo in questi

Ospedal

giorni in Bielorussia ed anche all’interno della nostra Unione, con l’inquietante assalto di forze estremiste e neonaziste al palazzo di Berlino del Bundestag, cuore della democrazia della Repubblica federale di Germania. Su un più esteso scacchiere internazionale grossi interrogativi sono posti dagli sviluppi in Russia, in Cina e nel Medio Oriente, senza trascurare ciò che osserviamo negli Stati Uniti d’America. E poi il fenomeno migratorio. Dobbiamo inoltre essere coscienti del fatto che l’Europa deve pensare più concretamente ad una propria difesa militare, che non potrà essere disgiunta da una reale ed efficace politica estera comune che vada oltre la sua attuale debolezza. E poi il grande problema della “trasformazione verde” dell’intero Pianeta. Pur considerando la validità di ideali e di principi senza tempo dobbiamo ugualmente

pensare a nuove prospettive ed accanto alle nuove sfide si possono certamente considerare anche nuovi potenziali di sviluppo. Valutazioni e riflessioni che devono interessare anche il prossimo decennio. Dovremo vedere fino a che punto gli Stati membri potranno e vorranno avere in futuro una condivisione del debito pubblico. Sarà necessario trovare intese su riforme che se da una parte possono riguardare solamente un singolo Paese per altro verso dovranno avere una dimensione europea. Non è possibile trascurare il fatto che nel dibattito sulle conseguenze del coronavirus i cosiddetti cinque Paesi “frugali” hanno dovuto confrontarsi in maniera inedita con il motore franco-tedesco. L’abbandono del Regno unito non ha avuto e non avrà solamente conseguenze di carattere economico ma anche un impatto molto importante che interessa la sicurezza ed altri aspetti geostrategici. Certo è che qualunque sia la nuova ristrutturazione del Progetto europeo imperativa sarà la necessità di avere un’ Unione europea forte e non in balia dei pericolosissimi sovranismi dei giorni nostri.

Le due proposte dei consiglieri giudicariesi Vanessa Masè e Alex Marini

Dall’1 al 13 settembre 2020

PASSATA VELLUTATA VALFRUTTA 700 g _______________

MELE ROYAL GALA PERCORSO QUALITA’ CONAD _______________

0, 99

€/kg 0,84 anzichè €/kg 1,84

TEROLDEGO ROTALIANO DOC CAVIT 750 ml _______________

-29%

BURRO PERI 250 g ________

-54%

0, 59

€ 2,65

€/kg

€ 1,29

1, 89 €

€ 4,98

€/kg 7,56 anzichè €/kg 10,60

-40%

2, 99 €

€/L 3,99 anzichè €/L 6,64

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Elezioni comunali

SETTEMBRE 2020

I Comuni giudicariesi interessati all’appuntamento elettorale sono 24; entro i tempi previsti sono state depositate sia le candidature dei Sindaci che le liste dei candidati consiglieri, e ormai sono un po’ tutti in piena bagarre elettorale. E’ comunque un avvenimento non da poco, le elezioni sono sempre tappe importanti per il proseguo della nostra vita democratica, sociale e comunitaria. Scegliere i Sindaci e i nuovi consiglieri che gestiranno il governo delle nostre comunità è un diritto oltre che un preciso dovere, è un momento di partecipazione essenziale per la democrazia anche nei nostri piccoli paesi di montagna. L’invito è ,quindi, quello d’andare a votare, tutti; l’assenteismo è un modo sleale di lavarsene le mani, è come gettare la spugna: è nel momento in cui diciamo che sono tutti uguali, tutti ladri, tanto non cambierà niente, che lasciamo campo libero ai disonesti e ai corrotti. E’ importante affrontare il voto con coscienza e lungimiranza, non dimenticando mai che le elezioni comunali sono quelle che più incideranno sulla nostra vita quotidiana. Molto di più di quelle provinciali e nazionali. Le elezioni del 2021 settembre sono quelle che ci toccano più da vicino, che entrano nelle nostre case, che ci accompagnano nel nostro lavoro, nei nostri affari, nel nostro quotidiano e quindi vanno affrontate con responsabilità e con scrupolo. Scelte affrettate e a cuor leggero, sull’onda delle emozioni, dei facili slogan, delle ripicche personali e dei rancori politici, non portano da nessuna parte, anzi, possono vanificare un’intera consiliatura. Teniamo sempre presente che le persone che risulteranno elette saranno poi quelle che decideranno per noi, sceglieranno per noi, ci rappresenteranno ad ogni livello e da loro dipenderà il buon nome e l’autorevolezza del nostro paese, il buon andamento dei servizi comunali, l’equilibrato sviluppo della comunità, in definitiva la qualità della vita nostra e della nostra famiglia. Ecco perché il voto dovrà essere meditato, consapevole e motivato. Una scelta ponderata non potrà fare a meno di vagliare con attenzione le proposte dei vari concorrenti ed in particolare:

Vuoi fare pubblicità sul Giornale delle Giudicarie?

Il 20 e 21 settembre l’appuntamento con le elezioni comunali

Alvoto,conresponsabilitàesperanza di Adelino Amistadi Il 20 e il 21 settembre, fra qualche settimana, dunque, saremo chiamati a rinnovare le nostre Amministrazioni Comunali. Di solito era un appuntamento primaverile, ma con il lockdown di mezzo s’è dovuto cambiare data adeguandosi al decreto del Governo che negli stessi giorni il programma, il candidato Sindaco e la lista dei papabili consiglieri. La prima cosa da valutare sono i programmi di legislatura che saranno già arrivati nelle vostre case. Dal programma elettorale spesse volte già si può intuire la caratura di chi lo propone. Diffidiamo da programmi esagerati, enfatici, senza buon senso, apprezziamo invece proposte migliorative della qualità della vita dei cittadini, piuttosto che sparate tanto per colpire senza possibilità di realizzo e di altrettanta sicura utilità. Un programma dev’essere il più possibile chiaro, comprensibile, realizzabile ed innovativo, il che è già segno di trasparenza e di una buona visione del futuro della propria comunità Di certo, senza voler snobbare nessuno, la figura dominante, prevalente, delle elezioni comunali è quella del Sindaco ed è su di lui, sulla sua scelta, sul significato del suo impegno, del suo ruolo quale custode del territorio, della cultura e dell’identità della sua gente, e sulla responsabilità civica dei suoi comportamenti, che vorrei fare alcune considerazioni attingendo dalla mia esperienza personale e dalla lunga frequentazione con i sindaci ed ex-sindaci d’ogni parte del Trentino. In realtà il Sindaco è un personaggio centrale di tutti i comuni che in Trentino sono ormai ridotti a 154. In esso si rispecchia e fa sintesi l’animo montanaro, la sua dirittura morale, l’onorabilità dell’intera sua cittadinanza. I Sindaci sono in qualche modo “persone speciali” che sono scelti dalla propria comunità per le loro capacità e qualità

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ha indetto le elezioni regionali in gran parte d’Italia. Diversamente non si poteva fare anche perché alle elezioni comunali di settembre è abbinato il referendum confermativo, a livello nazionale, sul taglio dei Parlamentari, di cui il nostro giornale se ne occupa in altra pagina. chiedetevi “Affiderei i miei soldi e i miei averi per solo sei mesi a quel candidato Sindaco perchè me li conservi?” Se la risposta nel vostro intimo è sì, allora l’uomo è affidabile, ma se la risposta fosse “...non gli darei neanche la capra per la corda...”, allora lasciate perdere, quello non è una buona scelta.

amministrative e comportamentali. In Giudicarie abbiamo da sempre un’ottima tradizione in fatto di Sindaci eletti, a dimostrazione che la nostra gente sa fare scelte giuste senza farsi incantare da imbonitori e fanfaroni. La nostra storia dimostra che senza buoni Sindaci sul campo, lo sviluppo ed il futuro di una comunità può essere compromesso. Anche se ultimamente l’indifferenza, il disinteresse per la politica e per l’impegno amministrativo per il proprio paese stia facendo correre, anche in Giudicarie, rischi non da poco. Basti pensare che nelle nostre valli Giudicarie su 24 Comuni che votano abbiamo 11 Comuni con due o più candidati, uno, Bondone, addirittura in attesa di commissariamento per assenza di candidati, e gli altri 12 con un’unica lista ed un unico candidato sindaco. Scegliere il Sindaco è un compito di estrema responsabilità. Bisogna conoscere i candidati, pesarli, valutarli per quello che hanno fatto o per quello che promettono di fare, informarsi sulle loro attitudini, sulla loro onestà, sul cerchio più o meno magico che li circonda. Ogni paese sotto i tre mila abitanti ha a disposizione due o più liste, ognuna delle quali è legata

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N. 8 EMBRE 2020ANNO 18 - SETT

EDITORIALE

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Chiedi al tuo commercialista come ottenerlo e ne circa, il 20 Fra tre settima svolgeranno le 21 settembre, si ali che interesseelezioni comun i della nostra ranno i 158 comun importante data Provincia. Una freo period al che metterà fine o, tipico di ogni netico ed inquiet Ma non sono tornata elettorale. negli stessi che molti a sapere un altro imporgiorni ci aspetta o elettorale, tante appuntament inserito coquasi dimenticato, elettorale coa contes m’è nella il 20 e il 21 munale. Si, perché i italiani, e settembre gli elettor saremo chiaquindi anche noi, confermare per mati alle urne a costituzionale o meno la riform Movimendal fortemente voluta dalle Calle, approvata

ad un candidato Sindaco. Chi riceverà anche un solo voto in più rispetto agli altri concorrenti, sarà eletto Sindaco. In questa tornata elettorale ci sono paesi con una sola lista, in tal caso,comunque vadano le elezioni, se andrà a votare la maggioranza degli aventi diritto al voto, il Sindaco parte già eletto, si tratterà di scegliere i consiglieri che l’accompagneranno. Nei paesi sopra i tre mila abitanti, Tione (che non vota), Pinzolo e Storo, ci possono essere candidati Sindaci con più liste d’appoggio e se almeno una lista non raggiungerà il 51%, bisognerà poi ricorrere al ballottaggio che quest’anno è previsto per il 4 ottobre. Queste le diverse modalità di votazione. Ovvio che, entrati in cabina, la prima scelta da fare è quella del Sindaco. Il Sindaco è il responsabile dell’Amministrazione comunale, nel bene e nel male, sarà lui il punto di riferimento della comunità, a lui faranno capo gli uffici comunali, gli impiegati, ma soprattutto il funzionamento democratico del Comune nelle sue varie istituzioni: Giunta, Consiglio, Commissione edilizia ecc. ecc. per cui la sua scelta è determinante e prioritaria. Ma quali sono le buone qualità di un Sindaco? Innanzi tutto l’onestà, quindi la disponibilità, la trasparenza, il disinteresse personale, la conoscenza profonda del paese e dei suoi problemi, l’attitudine ad ascoltare, il sapersi mantenere super partes, la concretezza, il coraggio e la capacità di decidere, in breve un buon Sindaco deve essere, per quanto possibile, carismatico.

gli arruffoni, i faccendieri, potrebbero riservare brutte sorprese. Ma nel dubbio, tornate alle vecchie usanze e

di Paolo Magagnotti

o alla sta brancoland la Il mondo intero base sicura lungo ricerca di una incerto. Un malevia di un futuro venir meno quasi fatto pendetto virus ha ze alle quali certez empo nottet saldamente ancosavamo di essere riusciti essere dopo dovurati. Paesi che lockdown hanno ad uscire dal lmente, omeno parzia to fare, quant ro. marcia indiet

A pagg. 14 e 15

A pagina 6

La disponibilità e il disinteresse personale: fare il Sindaco richiede tempo e impegno, ormai, nei Comuni più consistenti, lo si deve fare a tempo pieno , chi pensa di poterlo fare a sbalzi si sbaglia di grosso, a meno che il Sindaco in questione sia un Sindaco di rappresentanza e il vero Sindaco lo faccia magari un altro con più tempo. Ma non sarebbe il massimo della correttezza. Chi poi pensasse di fare il Sindaco per coltivare qualche interesse personale, o solo per incassare gli oltre tre mila euro di indennità dei Comuni più consistenti, è ovvio, sarebbe vergognosamente fuori strada. E’ evidente che sono molti gli interessi che girano in una Amministrazione Comunale, vedi il PGR, gli appalti, la progettazione, i servizi, le clientele, le assunzioni familistiche, chi pensa a queste cose verrà prima o poi smascherato e rischierà una pessima figura, candidati di questo stampo meglio lasciarli perdere. La concretezza, il coraggio, e la capacità di decidere: i problemi che si debbono affrontare giornalmente in un comune richiedono quasi sempre risposte immediate, efficienti e risolutive. Un’Amministrazione logorroica e mai decisa sulle cose da fare è un po’ come una fabbrica in cui il direttore non sapesse che pesci pigliare, è destinata al fallimento. E, nonostante sia auspicabile un forte ed omogeneo lavoro di gruppo, le decisioni delicate e più urgenti ricadono inesorabilmente sulla figura del Sindaco che, appunto, deve essere concreto, coraggioso ed in grado di assumersi tutte le proprie responsabilità che non sono solo di natura etica, ma talvolta anche penali e personali. Il Sindaco, una volta eletto, diventa il Sindaco di tutti e non solo di chi lo ha eletto. Deve garantire imparzialità,

equidistanza, moderazione, abbandonando ogni eccesso di parte magari emerso in campagna elettorale. La maggior preoccupazione di un Sindaco deve essere quella di mantenere nella comunità un clima di reciproca comprensione, di orgogliosa compartecipazione all’attività delle associazioni, tutte, che devono essere rispettate, aiutate ed incentivate quale dono prezioso della collettività. La peggior iattura che possa capitare in una comunità è perseverare in un clima di rottura, di ostilità esasperata, che impedisce ogni forma di collaborazione e che porta l’Amministrazione al ristagno di ogni attività, al boicottaggio di ogni iniziativa, con danno di tutti, anche di quelli che il danno l’hanno provocato. Secondo gli studiosi, è questa una delle forme più ovvie di stupidità. La scelta dei consiglieri. Un ulteriore compito dell’elettore, scelto il Sindaco con la crocetta sul nome del prescelto, è quello di scegliere i suoi collaboratori nelle lista a lui legata. Non si può votare il Sindaco e poi scegliere i consiglieri in liste diverse da quelle che lo appoggiano, in tal caso la scheda verrà annullata. Le preferenze sono due, non di più, e la scelta richiede le avvertenze enunciate per il Sindaco. Da loro si richiede onestà, competenza, tempo disponibile, attaccamento al paese e apertura mentale. Chiudo con un accenno alle donne e ai giovani: le donne sono particolarmente utili in un Consiglio Comunale, hanno sensibilità diverse e particolari in molti ambiti per cui la loro presenza risulta sempre preziosa. M anche i giovani che portano freschezza d’idee e larghezza di vedute, un mix di competenze, quote rosa e giovani possono essere garanzia di una buona e proficua legislatura. Abbiamo così esaurito alcuni semplici consigli per i nostri conterranei nell’impegnativa scelta elettorale che ci vedrà coinvolti verso la fine di settembre. Se vi sarà servita ne saremo orgogliosi, se risulterà superflua, vi chiediamo scusa, ma in appuntamenti così importanti meglio abbondare piuttosto che lasciare gli elettori nelle difficoltà comprensibili di una scelta basilare per il proseguo della nostra vita comunitaria.


Elezioni comunali

SETTEMBRE 2020 - pag.

Bocenago, Ferrazza vs Riccadonna

CADERZONE TERME

INSIEME PER BOCENAGO

CANDIDATO SINDACO MARCELLO MOSCA

Fulvio Bonafini 1959 Giuliana Boroni 1968 Riccardo Boroni 1964 Rosanna Boroni 1954 Elisa Cima 1995 Maurizio Fantato 1968 Giorgio Fostini 1941 Epifanio Renato Fedrizzi 1953 Valentina Marzoli 1990 Silvana Riccadonna 1962 Serena Rizzo 1972 Bruno Tisi 1963

CANDIDATO SINDACO WALTER FERRAZZA

PORTE DI RENDENA

PASSATO PRESENTE FUTURO BOCENAGO

CANDIDATO SINDACO LUCA RICCADONNA

CANDIDATO SINDACO ALESSANDRO GIACOMINI

LISTA CIVICA PER MASSIMENO

LISTA NUOVI ORIZZONTI

Ferrazza Giorgio 1957 Polli Cristian 1979 Zanin Marcello 1942 Frizzi Henry 1965 Contrini Massimo 1966 Beltrami Ramon Daniel 1995 Maestranzi in Giacomini Marcella 1962 Travanini Luigi 1946 Beltrami Sisto 1945 Polli in Gosetti Floren 1963 Zanotti in Zannicolò Loredana 1955

Baselli Silvia 1988, Beltrami Alessandro 1992 Beltrami Virgilio 1963 Binelli Sandra 1970 Cozzini Davide 1994 Finetti Emanuela 1977 Frizzi Mattia 1997 Gasperi Antonio 1961 Lambri Francesca 1974 Maestri Elia 1999 Polli Paolo 1970

CANDIDATO SINDACO NORMAN MASÈ

Giustino, Maestranzi contro Masè GIUSTINO INSIEME

CANDIDATO SINDACO ENRICO PELLEGRINI

Alberti Davide 1971 Alberti Mauro “gabana” 1953 Boroni Alberto 1955 Bognolo George Stephen 1961 Fostini Silvano 1952 Franzelli Chiara 1985 Marras Moreno 1978 Moratelli Marcella 1953 Morganti Mara 1953 Natale Martina 1984 Riccadonna Alfonso 1984 Riccadonna Gilberto 1959

AMassimeno, Giacomini e Masè

GENTE COMUNE Flavio Frigotto 1970 Sara Masè 1980 Silvia Pederzolli Giovanazzi 1993 Tiziano Amadei 1982 Paolo Mosca “Bunny” 1960 Lorenzo Polla 1980 Marco Polla 1964 Martino Polla 2001 Thomas Sartori 1975

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CANDIDATO SINDACO JOSEPH MASÈ

Fabrizia Chistè Simone Cocco Alessandro Gottardi Angelo Maestranzi Erica Maestranzi Silvano Maestranzi Andrea Masè Milena Masè Jessica Ongari Francesca Rodigari Livio Salvaterra Marco Tisi

UNITI PER GIUSTINO

CANDIDATO SINDACO DANIELE MAESTRANZI

Cristian Armani Loretta Cozzini Mattia Dei Cas Lorenzo Maestranzi Roberta Maestranzi Gianluigi Masè Roberto Masè Sergio Masè Linda Pellegrini Luigia Polla Arrigo Tisi

AStrembo, scontro tra assessori IDENTITÀ CONDIVISE Cantonati Massimo Chiappani Nicola Chiappani Paola Dalbon Walter Dallavalle Federico Defranceschi Giuseppe Dorna Paolo Faoro Giuliana Fioroni Fernanda Giordani Thomas Stefani Alessio Valentini Alberto Valentini Daria Viviani Ugo

STREMBO, NUOVI ORIZZONTI:

CANDIDATO SINDACO MANUEL DINO GRITTI

Eminia Biffi (57 anni) Mauro Masè (40 anni) Manrico Moschetti (51 anni) Donatella Sartori (49 anni) Mario Sartori Ligi (65 anni) Raffaela Masè (68 anni) Monica Zandonai (42 anni) Moreno Cunaccia (29 anni) Matteo Catturani (21 anni) Ivan De Cunto (27 anni) Giuseppe Cervi (57 anni) Ruggero Righi (58 anni).

PER STREMBO

CANDIDATO SINDACO SANDRO DUCOLI

Eleonora Bullo (1996) Elena Fantoma (1996) Eleonora Francesca Giustarini (1979) Marilena Masè (1967) Franco Bernardi (1958) Alessio Botteri (1984) Cav. Domenico Bruno (1939) Alfonso Fantoma (1950) Elvio Alessandro Masè (1965) Gianni Valerio (1975)


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Elezioni comunali

SETTEMBRE 2020

CARISOLO

CANDIDATO SINDACO ARTURO POVINELLI

APelugo di nuovo Galli e Chiodega CANDIDATO SINDACO STEFANO PIETRO GALLI

COMUNITÀ REALE

UNITI PER PELUGO

Daniele Bertini Simone Bonenti Riccardo Campidelli Elsa Nodari Sara Ongari Paola Pietropoli Andrea Pollini Sandra Povinelli Giuliana Salvaterra Marco Sandri Marcello Scarazzini Alba Chiodega

Brunelli Claudia (1985) Campidelli Luca (1997) Chiodega Gabriel (1999) Chiodega Paola (1970) Delvai Franco (1964) Ferrari Graziano (1968) Franchini Claudio (1970) Masè Cinzia (1977) Motter Matteo (1982) Pollini Gianpiero (1977) Pollini Sonia (1957) Zoanetti Angela Emilia (1963)

CANDIDATO SINDACO MAURO CHIODEGA

AValdaone Bugna sfida Pellizzari PER CARISOLO Cesare Beltrami Mariano Bertarelli Michela Collini Thomas Collini Rina Fioroni Monica Maestri Richard Maestri Mauro Povinelli Fabio Sicheri Riccardo Vanzo

SPIAZZO

CANDIDATO SINDACO BARBARA CHESI

CANDIDATO SINDACO KETTY PELLIZZARI

CIVICA VALDAONE Baldracchi Nadia, 1971 Brisaghella Matteo, 1981 Bugna Lener, 1950 Bugna Igor, 1971 Bugna Alberto, 1986 Bugna Mara, 1974 Campregher Anita, 1966 Colotti Ezio, 1966 Corradi Juri, 1987 Filosi Riccardo, 1989 Filosi Eugenio, 1952 Gasparini Vania, 1990 Ghezzi Debora, 1994 Mazzacchi Carlo, 1986 Pellizzari Alan, 1980

Una battaglia tra Bazzoli a Sella Giudicarie

CANDIDATO SINDACO FRANCO BAZZOLI

COSTRUIRE COMUNITÀ Bianchi Luigi 1948 Amistadi Andrea 1996 Salvadori Frank 1970 Mussi Luca 1992 Andreoli Davide 1998 Pandolfi Davide 1992 Bonazza Valerio 1954 Mazzocchi Amedeo 1996 Valenti Massimo 1963 Molinari Katia 1972 Molinari Susan 1985 Bonenti Ilaria 1994 Maurina Alessia 1981 Pellizzari Gaja 1994 Ghezzi Piero 1981

Borgo Chiese LISTA CIVICA SPIAZZO Albertini Luca 1973 Alimonta Raffaele 1974 Bonafini Amanda 1970 Chesi Daniela 1960 Collini Matteo 1992 Cozzio Albino 1969 Cozzio Fabrizio 1984 Frioli Maria Rosanna 1973 Gut Alberto 1949 Lorenzi Alessandro 1982 Lorenzi Mauro 1974 Lorenzi Sergio 1965 Martini Matteo 1986 Masè Paola 1971

CANDIDATO SINDACO VIRGINIO BUGNA

AVANTI PER VALDAONE Bontempelli Giorgio, 1987 Lolli Elda, 1987 Bugna Fabrizio, 1985 Pellizzari Giorgio, 1964 Panelatti Alessandro, 1980 Nicolini Elisa, 1961 Ghezzi Teresa, 1975 Mosca Cristian, 1975 Nicolini Aldo, 1949 Colotti Daniel, 1988 Filosi Bruna, 1970 Gregori Andrea, 1984 Brisaghella Giada, 1998 Panelatti Massimo, 1977 Aricocchi Bruno 1967

CANDIDATO SINDACO GIORGIO BUTTERINI

INTESA COMUNE Daniela Berti, 1994 Nicola Bianchini, 1991 Raffaele Bordiga, 1999 Michele Faccini, 1989 Corrado Mazzocchi, 1964 Eleonora Poletti, 1992 Michele Poletti, 1987 Silvia Poletti, 1978 Claudio Radoani, 1985 Gianluca Rosa, 1988 Maristella Salvadori, 1978 Roberto Spada, 1963 Gianni Vicari, 1970 Alessandra Zulberti, 1980

CANDIDATO SINDACO IVAN BAZZOLI

FUTURO INSIEME Mussi Francesca 1979 Mussi Anna Linda 1960 Bonazza Illari 1984 Frank Silvana 1963 Olivieri Elenoire 1998 Rossi Nicola 1989 Giovannini Adriano 1976 Bazzoli Ilario 1984 Salvadori Sergio 1968 Bonenti Giuseppe 1964 Rubinelli Walter 1959 Bonazza Sandro 1976 Facchini Marco 1986 Bonenti Corrado (Cochi) 1967 Bazzoli Alessandro (Sandrin)

Castel Condino INSIEME AI CASTELLANI

CANDIDATO SINDACO STEFANO BAGOZZI

Bagozzi Armando 1946 Bagozzi Fabio 1981 Bagozzi Giada 1992 Bagozzi Gianni 1968 Bagozzi Fabrizio 1971 Mascheri Daniela 1983 Valenti Nicole 1991 Pozzi Ivan 1965 Schivalocchi Mauro 1982 Tarolli Mattia 1994


Elezioni comunali BORGO LARES

CANDIDATO SINDACO GIORGIO MARCHETTI

SETTEMBRE 2020 - pag.

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AStoro Settimo Scaglia e Nicola Zontini CANDIDATO SINDACO SETTIMO SCAGLIA

PROGETTO 2000 Andrea Bolandini, 2001 Cinzia Bordiga, 1978 Giovanni Cassanelli, 1959 Andrea Cipolla, 1980 Gabriel Cortella, 1989 Luciana Ferretti, 1970 Monica Ferretti, 1977 Giuseppe Antonio Gallo, 1974 Francesco Giacomolli, 1953 Adriano Grassi, 1965 Moreno Rigacci, 1998 Massimo Sabbalini, 1959 Mariano Scaglia, 1981 Pietro Uboldi, 1954

CANDIDATO SINDACO NICOLA ZONTINI

CRESCERE INSIEME Massimiliano Luzzani (50) Annarella Bernardi (57) Claudio Cortella (41) Edoardo Ferrari (35) Giovanni Giacomolli (55) Vincenzo Gioffrè (66) Nicoletta Giovanelli (50) Anna Grassi (55) Elisa Lombardi (39) Michela Malcotti (47) Lorenzo Melzani (23) Alessandro Mora (26) Fabia Pelanda (23) Francesco Romele (27) Andrea Simoni (23)

FARE Riccardo Giovanelli (43) Dennis Bazzani (47) Sonia Beltrami (56) Mariella Bonomini (56) Dylan Briani (26) Claudia Ferretti (33) Marzia Ferretti (67) Omar Lucchini (50) Adriano Malcotti (51) Marziano Maratti (68) Michela Marini (19) Giuseppe Mezzi (46) Andrea Piccinelli (25) Claudio Poletti (28)

AComanoTerme Parisi sfida Zambotti ORIZZONTI COMUNI Mario Artini 1986; Roberto Bertolini 1981; Silvia Chemotti 1981; Diego Chiodega 1960; Matteo Collizzolli 1995; Silvana Collizzolli 1986; Barbara Maffeis 1993; Francesca Marchetti 1983; Silvia Odorizzi 1994; Giacomo Povinelli 1996; Matteo Rivani 1981.

TRE VILLE

CANDIDATO SINDACO MATTEO LEONARDI

CANDIDATO SINDACO CINZIA PARISI

LEGA-SALVINI PREMIER Sergio Manuel Binelli 1989; Luca Brena 1973; Mariano Festi 1949; Giancarlo Crosina 1952; Michele Salvaterra 1969; Renzo Andreolli 1968; Vincenzo Pedone 1967; Rossella Luccioni 1983; Angela Di Domizio 1979; Alessia Baroldi 1981; Debora Brunelli 1971; Jessica Riccadonna 1981.

CANDIDATO SINDACO FABIO ZAMBOTTI

INSIEME PER COMANO T. Giulia Pederzolli 1989; Laura del Maffeo 1974; Alberto Masè 1966; Achille Onorati 1961; Michele Francescotti 1947; Cinzia Iori 1973; Chiara Guetti 1967; Alessandro Riccadonna 1982; Mauro Buratti 1987; Davide Fusari 1987; Franco Bellotti 1981; Chiara Pirola 1991; Elisabetta Doniselli 1957; Gioele Andreolli 1997.

San Lorenzo Dorsino, Rigotti vs Sottovia CANDIDATO SINDACO ANDREA SOTTOVIA

LAVORIAMO PER SAN LORENZO DORSINO Antonello Appoloni 1971 Francesco Brunelli 1995 Roberto Contrini 1979 Elena Cornella 1987 Manuel Cornella 1968 Maria Elena Positello 1990 Anna Rocca 1997 Sara Appoloni 1997 Alberto Bosetti 1988 Italo Bosetti 1968 Samuel Cornella 1981 Aldo Daldoss 1959 Valentina Mattioli 1975 Luca Mengon 1976 Romina Orlandi 1974

CANDIDATO SINDACO ILARIA RIGOTTI

IL BORGO CHE VORREI Veronica Bissa, 1983 Franco Bosetti, 1951 Ivan Bosetti, 1978 Sem Calvetti, 1970 Anna Cornella, 1996 Nico Floriani, 1986 Giacomo Flori, 1997 Marco Libera, 1981 Rudi Margonari, 1987 Alice Nogler, 1994 Jessica Orlandi, 1996 Gabriele Sottovia, 1998 Luisa Rauzi, 1958 Gianfranco Rigotti, 1953

A Fiavè una sfida al femminile PERCORSO COMUNE Claudio Castellani 1971 Daniela Braghini 1983 Andrea Fedrizzi 1981 Aldo Giovanella 1964 Biagio Leonardi 1970 Daniele Leonardi 1985 Mattia Malacarne 1986 Paolo Pangrazzi 1988 Daniele Paoli 1988 Rosella Pretti 1964 Michela Simoni 1969 Stefano Simoni 1986 Angela Zambaldi 1983 Mario Zanetti 1991

CANDIDATO SINDACO ALOISI NICOLETTA

RINNOVIAMO CON VOI FIAVÈ Baroldi Bernardo Calvetti Luca Dipre’ Cianna Gianna Floriani Paolo Fruner Lucio Lorenzi Stefano Marri Alberto Martini Franca Nicolini Cinzia Selleri Alexandra Zambotti Arianna Zambotti Ronnie (Giandon) Zanini Christian Zanoni Francesca

CANDIDATO SINDACO EDDY CALIARI

FIAVÈ TRA DOLOMITI E GARDA Luca Bronzini, 1962 Davide Buratti, 1981 Maria Pia Calza, 1959 Stefano Carloni, 1985 Oscar Cherotti, 1988 Giansanto Farina, 1959 Nicola Festi, 1987 Lorena Fruner, 1988 Ruggero Giannetti, 1952 Michele Giordani, 1979 Agata Onorati, 2000 Elisa Parisi, 1993 Mauro Sartori, 1988 Anna Lisa Zambotti, 1956 Cristiano Zambotti, 1966


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Elezioni comunali

SETTEMBRE 2020

STENICO

CANDIDATO SINDACO MATTEVI

STENICO ATTIVA Danilo Rigotti, 1954 Mirko Failoni, 1997 Maria Fedrizzi 1976 Floro Bressi 1961 Giorgio Zappacosta 1960 Angelica Aldrighetti, 1993 Luca Armanini 1985 Simone Nicolli, 1986 Simone Litterini, 1996 Daniele Albertini, 1998 Francesca Badolato, 1993 Gianluca Bellotti, 1988 Arianna Ladini, 1994 Alessio Rimmaudo, 1991

PIEVE DI BONO PREZZO

CANDIDATO SINDACO ATTILIO MAESTRI

I giovani sono mosche bianche

Pochi candidati, nonostante i comuni siano più grandi di Giuliano Beltrami Venti settembre: non abbonda elettori che si recheranno alle comunali giudicariesi. In metà candidato sindaco. In uno (che Primo: le dimensioni troppo piccole non c’entrano più. Metà dei Comuni “monolista” sono frutto di fusione, quindi teoricamente dovrebbero pescare in bacini più ampi dei tempi passati. Secondo: in quasi tutti i Comuni ad unico candidato sindaco si presenta l’uscente. Ergo, niente ricambio. E bisogna dire che alcuni (sia pure una minoranza netta) sono ben oltre il primo mandato e pure oltre il secondo. Partendo da queste semplici osservazioni cosa si deduce? Ovvietà. Che c’è poca voglia di mettersi in gioco per entrare nella pubblica amministrazione. A dire il vero la questione vale anche per altri ruoli pubblici o parapubblici come le Pro Loco o le organizzazioni sportive e culturali. Si sente dire spesso: “Sono sempre i soliti a tirare la carretta”. Va detto, peraltro, che chi appoggia le terga sulla poltrona di sindaco non lo fa per puro spirito di volontariato: come contropartita ha una remunerazione, che non è proprio l’obolo di San Francesco. Anzi, ci sono sindaci che mantengono il loro lavoro e percepiscono (a giusto indennizzo dell’opera fornita alla comunità) l’indennità di carica. E allora, perché non c’è voglia di sedersi su quella benedetta (o maledetta) poltrona? E soprattutto, perché non si vedono giovani all’orizzonte? Anche là dove i sin-

la possibilità di scelta per gli urne per rinnovare i consigli Comuni si presenterà un solo non è nemmeno il più piccolo) daci uscenti hanno abbandonato (Borgo Chiese, Spiazzo, Bleggio Superiore, per citarne tre) i subentranti non sono proprio di primo pelo. Diciamo che non sono giovani. Il discorso ci porterebbe lontanissimo se volessimo parlare del rapporto dei giovani con la comunità. E rischieremmo di dire cose già ampiamente risapute. Come, ad esempio, che capita certamente più spesso rispetto ad un tempo che i giovani (chiamiamole le eccellenze) vadano a studiare fuori (non fuori Giudicarie, ma fuori Trentino e talvolta fuori Italia) e poi non avvertano nessuno stimolo a rientrare. Ma alcuni fattori vanno comunque sottolineati. Il rapporto difficile con la politica. Da anni la politica (e quando diciamo politica intendiamo anche quella piccola nei nostri Comuni) è litigiosa. Ricordiamo con una certa nostalgia le discussioni pesanti di qualche decennio fa fra sindaco e minoranza, con finale sportivo: tutti al bar a berci su un bicchiere. Oggi (salvo eccezioni luminose) ci si guarda in cagnesco e finita la seduta si scelgono bar diversi per rilassarsi. Allora non è raro udire la frase: “Chi me lo fa fare di andare a litigare?”. Schiavi della burocrazia. Quando la politica è debole vince la burocrazia. Per la serie, i sindaci vanno, i dirigenti restano. Questo per dire che chi vara leggi e rego-

lamenti negli ultimi anni si è tutelato a dismisura. Oggi per prendere una decisione ci vuole un atto di responsabilità che pochi si assumono, per paura di trovare lungo il cammino una denuncia, un esposto o semplicemente un attacco sulla stampa. E allora rimbomba nuovamente la frase: “Chi me lo fa fare?”. Tutti alibi? Può essere. Al fondo c’è sicuramente una terza ragione, accanto alla litigiosità ed alla burocrazia. È venuto meno il senso della comunità. Quanti sono disponibili a spendere il loro tem-

po per il proprio paese? Non certo il professionista, che guadagna di più a fare il proprio mestiere. Non certo il giovane in cerca di fare carriera. Di questo passo si lascerà spazio al pensionato, a colui che è in cerca di risolvere qualche interessuccio personale e a colui (o colei, intendiamoci, ché le pari opportunità ci sono anche qua) che ha intenzione di prepararsi il terreno per una carriera politica all’ombra del Bondone o magari addirittura del Cupolone (è già accaduto!). Scenario triste? Già!

Bleggio Sup. CANDIDATO SINDACO FLAVIO RICCADONNA

ATTIVIAMO BLEGGIO Alessandra Benedetti 1992; Aldo Bonazza 1996; Massimo Caldera 1971; Mauro Caldera 1985; Giada Crosina 1995; Micaela Crosina 1976; Adele Devilli 1982; Giorgio Farina 1957; Patrizia Fenice 1970; Emilio Formaini 1951; Giordano Iori 1972; Marilena Luchesa 1985; Maria Rosj Parisi 1983; Mattia Tosi 1987.

A Pinzolo Cereghini corre da solo PINZOLO INSIEME CON VOI

IMPEGNO PER LA PIEVE Baldracchi Luigi 1951 Boldrini Celestino 1952 Bugna Luciano 1957 Cosi Costantino 1965 Dras Monica 1973 Franceschetti Paolo (Tola) 1962 Gilardoni Damiano 1978 Gnosini Bruno 1978 Maestri Mafalda 1962 Maestri Marcella 2000 Pesenti Francesca 1999 Rota Sergio 1967 Vianello Enrico 1973

sarà il deserto, che aprirà le porte al commissariamento. Evidentemente si impone qualche riflessione. Non abbiamo pretese sociologico-politiche, perciò ci limitiamo a mettere lì qualche spunto.

CANDIDATO SINDACO MICHELE CEREGHINI

Tiziana Ballardini (1964); Diego Binelli “Tisor” (1972); Maura Binelli “Lucin” (1974); Andrea Bonapace “Buzin” (1991); Maurizio Caola (1987); Cesare Cominotti (1965); Giuseppe Corradini (1973); Federico Cunaccia (1995); Ruggero Fostini (1995); Elisa Gargioni (1984); Massimo Imperadori (1976); Alessio Maffei (1998); Chiara Maturi (1989); Isidoro Pedretti (1968); Massimo Pradini (1976); Laura Rossini (1964).

CAMPIGLIO INSIEME Albert Ballardini (1964); Monica Bonomini (1967); Alfredo Bruschi (1953); Luca Busignani (1996); Giulia Cirillo (1992); Ilaria Collini (1987); Luca D’Acquisto (1994); Dario De Marco (1962); Marco Maffei (1991); Martina Marcora “Vidi Brigot” (1988); Valeria Murri (1976); Gianluca Paoli Binelli (1985); Francesca Papa (1983); Francesco Stefani (1972); Giovanni Tremendi (1971); Diego Valentini (1954); Luca Vidi (1976); Mario Zanon (1957).


Elezioni comunali

SETTEMBRE 2020 - pag.

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Elezioni comunali e responsabilità degli amministratori

E’spessoilpoliticocheallontanadallapolitica Assessore, a poche settimane dalle elezioni comunali, in Trentino come girano le cose? «Le liste sono tutte presentate e ora i candidati si stanno proponendo al loro elettorato. Quest’anno purtroppo la campagna elettorale sarà soprattutto sui social a causa dell’emergenza Covid-19. Temo infatti che le liste presenti sul nostro territorio non riusciranno in molti casi a trovare gli spazi necessari a garantire il distanziamento delle persone per i tradizionali dibattiti che rappresentavano un bel momento di politica e di partecipazione popolare. Si ritornerà indietro negli anni, quando la fiducia delle persone si andava a chiederla casa per casa, anche se bisogna notare che i mass media hanno contribuito a creare una psicosi, la quale ha generato una sfiducia collettiva: il prossimo viene visto come un potenziale pericolo in grado di introdurre nei nostri nuclei famigliari una malattia. Questo certamente non può che limitare e frustrare la partecipazione attiva di tutti. Rischia di incollarci agli schermi televisivi e al web per sondare idee e pensieri che i candidati propongono, privandoci della conoscenza e del confronto Come tutti gli anni l’Assemblea Annuale dei Soci, oltre che a rispondere a precise norme di legge quali l’approvazione del bilancio dell’esercizio appena concluso, è l’occasione per fare il punto sull’andamento non solo economico, ma soprattutto sociale della cooperativa che conta ben 280 lavoratori dipendenti e tra questi l’adesione di ben 114 soci lavoratori. Completano la compagine sociale la presenta di 11 soci sovventori della società. Ricordiamo che la mission della cooperativa è quella di dare ai propri soci un lavoro il più possibile sicuro e remunerativo. Per raggiungere questo importante obiettivo, la cooperativa già da più di un decennio, alle tradizionali attività delle pulizie civili e della gestione dei lavoratori socialmente utili (progettone), ha affiancato nuove attività a maggiore contenuto tecnologico, ma che soprattutto necessitano di personale con elevate competenze, e che proprio per questo hanno permesso una continuità dei lavori nonché una maggiore redditività aziendale. Inoltre Ascoop con la propria operatività ha quindi superato i confini della piccola realtà locale, affermandosi ormai come importante partner in grado di gestire servizi su tutto il territorio

Fra qualche settimana migliaia di trentini andranno alle urne per eleggere nei loro territori comunali sindaci e consiglieri. Negli stessi giorni si è chiamati ad esprimersi sulla norma costituzionale relativa alla diminuzione dei parlamentari. Nella preparazione delle liste sono state spesso registrate difficoltà nell’avere la disponibilità di candidati. In molti comuni vi è un’ unica lista. Si deve purtroppo registrare una personale diretto. Un impoverimento di non poco conto che riduce la politica a solo slogan e selfie». A quanto sembra in gran parte della Provincia il governare il proprio paese non è fra le cose che più interessano le giovani generazioni: in Trentino sono 55 i comuni con un unico candidato sindaco su 158, nelle Giudicarie su 24 comuni, ne abbiamo 11 con due o più liste, uno addirittura in attesa di commissario, e gli altri 12 con un unico candidato sindaco. Quali sono le motivazioni di tanta disaffezione dalla politica? «Non credo che i giovani siano sfiduciati nei confronti della politica, li vedo invece molto attenti ai temi. Basti guardare le liste presentate in molti Comuni per trovare al loro intorno tantissimi giovani (anche appena diventati maggiorenni) che vogliono dare il loro con-

tributo per rendere migliore il loro Comune. È invece vero che la mancanza di fiducia nei confronti della politica colpisce maggiormente la fascia dai 3040 anni in su. Oggi ad allontanare il cittadino dalla politica è spesso il politico. C’è un grande disinteresse che è figlio della delusione. Delusione per come la politica viene interpretata, impoverendola di credibilità. Un tempo la Politica (con la “P” maiuscola) aveva un valore, oggi è ridotta a mero strumento per incantare e ingannare. Un politico vale quanto la sua parola. Questo purtroppo è il sentire comune e non è un caso che in molti non vogliano essere associati o si vergognino di essere riconducibili ai simboli politici tradizionali preferendo scendere in campo con liste civiche» Forse che oggi amministrare anche un piccolo paese è sempre più impegnativo e per certi versi anche pericolo-

pervasiva burocrazia che demotiva i cittadini nell’assunzione di responsabilità comunali; ciò soprattutto per quanto riguarda i sindaci. Vi sono situazioni che pongono qualche preoccupazione per rapporto a quelle che da sempre sono le cellule della democrazia, i nostri Comuni. Su queste tematiche abbiamo sentito l’assessore regionale competente in materia di enti locali, Claudio Cia. so, la burocrazia sembra che ormai abbia preso il sopravvento e norme e regole impediscano il governo del buon senso anche nelle più piccole comunità, forse non sarebbe ora di metterci rimedio? «Nell’ultimo decennio le amministrazioni comunali hanno dovuto fare i conti con il costante calo delle risorse, mentre le incombenze sono aumentate, facendo crescere notevolmente il peso dell’amministrazione quotidiana. Vien da dire che oggi fare il sindaco è da masochisti a causa delle innumerevoli responsabilità e la quasi totale assenza di tutele. Condizioni che espongono costantemente ad affrontare i problemi amministrativi con la spada di Damocle sulla testa e il portafoglio sempre in mano per far fronte a querele ed esposti alla procura. Un brutto vivere. Dobbiamo renderci conto che il rafforzamento della nostra Autonomia, passa inevitabilmente

dall’efficienza dell’attività amministrativa, che è garantita sul territorio proprio da quei sindaci che fanno di tutto, tra numerose difficoltà burocratiche e il concreto rischio di dover passare il tempo in tribunale. Come Assessore regionale mi sono adoperato per un maggiore riconoscimento dell’attività degli amministratori, certo questo non è sufficiente fintanto che non si riuscirà a creare le condizioni per alleggerire questo fardello e per introdurre delle tutele per i tanti che con onestà e trasparenza amministrano i nostri territori». Infine vuol dirci due parole anche sul referendum confermativo per la riduzione del numero dei Parlamentari abbinato alle elezioni comunali ma snobbato da stampa e media quasi non avesse alcun valore politico? «Il disegno di legge costituzionale è volto a ridurre il numero

dei parlamentari: i deputati passeranno da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Ragionieristicamente parlando, assieme al numero di poltrone viene tagliata anche la spesa, ma è altrettanto vero che, autonomisticamente parlando – se vincesse il “Sì” - , dalla prossima legislatura il Trentino-Alto Adige conterebbe di più. Infatti se alla Camera il rapporto tra quella che viene chiamata “la pattuglia autonomista” e il totale dei deputati rimane pressoché invariato (da 11/630 a 7/400), al Senato le nostre forze e i nostri voti “peseranno” di più (da 7/315 a 6/200). Ciò significa che il Trentino-Alto Adige avrà più forza contrattuale, permettendoci di guadagnare credito da spendere nel momento in cui ci saranno da rivendicare maggiori competenze per la nostra Autonomia. Alla luce della maggiore importanza assunta dai nostri parlamentari, diventa ancora più fondamentale il ruolo dei cittadini trentini che nel futuro prossimo dovranno riflettere con grande attenzione su chi mandare a Roma: dovranno essere persone non solo preparate, ma anche con un forte senso di tutela e rafforzamento della nostra Autonomia». (A.A.)

Ascoop, una realtà che fattura 6 milioni di euro e che dà lavoro a 280 dipendenti Il 15 luglio, presso la sala riunioni Carlo Eligio Valentini di Borgo Lares, si è tenuta la tradizionale Assemblea annuale dei soci della Cooperativa Ascoop. Naturalmente a causa dello stato di emergenza causato dalla pandemia Covid 19, l’Assemblea si è tenuta per mez-

zo del Rappresentante Designato nel completo rispetto delle linee di condotta emanate dal governo. Infatti alla riunione erano presenti di persona esclusivamente i componenti il Consiglio di Amministrazione ed i funzionari della Federazione Trentina della Cooperazione.

SERVIZI OFFERTI: - Pulizia e disinfezione ambienti civili e industriali - Sanificazione ambienti civili, industriali e comunità: - Contact center per enti pubblici e privati; - Front e back office enti pubblici e privati; - Sorveglianza non armata edifici pubblici e privati - Reception immobili industriali e comunità; - Manutenzione impianti edifici pubblici - Manutenzione del verde pubblico - Gestione di lavoratori socialmente utili; provinciale e nazionale. Solo per fare qualche esempio, Ascoop ha avviato l’attività di sanificazione con una apposita squadra e di fornitura di postazioni per la sanificazione. Ascoop è partner dell’Università di Trento (tramite Opera Universitaria) per la gestione dei servizi di portineria e manutenzione delle Residenze Universitarie nonché della completa gestione, anche organizzativa, del Centro Sportivo Universitario di Sanbapòlis. Ascoop è anche

partner dell’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari per la gestione di parte del Centro Unico Prenotazione (con sede del contact center proprio nella sede di Borgo Lares), della gestione degli sportelli aperti al pubblico della stessa APSS per la quale svolge anche importanti lavori di back office. Sempre in ambito impianti sportivi è partner dell’ASIS, ente del Comune di Trento che gestisce la stragrande maggioranza degli impianti sportivi della città.

Proprio per questo i numeri economici della società sono stati in continuo aumento e tanto per dare alcune unità di misura, il fatturato del 2019 ha superato 6,5 milioni di euro con un incremento del 5% rispetto all’esercizio precedente. Anche l’attivo patrimoniale ha registrato un incremento del 5,2 % rispetto all’anno precedente. Tutti questi valori, con la buona gestione e la lungimiranza degli amministratori, hanno permesso di raggiungere il patrimonio

netto, la vera ricchezza della cooperativa, di 3,6 milioni di euro. Purtroppo la pandemia Covid si è fatta sentire anche in Ascoop. La cooperativa ha comunque reagito con gli strumenti che le sono più consoni. Intanto nessun collaboratore è stato licenziato e se alcune attività hanno subito un rallentamento se non una completa sospensione, molte altre hanno continuato ad operare. E questo grazie alla completa disponibilità degli operatori,

alcuni dei quali hanno lavorato in smart working. Solo un terzo circa del personale è stato messo in cassa integrazione e a questi la Cooperativa ne ha sempre anticipato la totale liquidazione, superando così di fatto i disagi che sarebbero derivati dalla ritardata liquidazione da parte dell’INPS. E anche per prepararsi ai futuri progetti la cooperativa, con l’approvazione dell’assemblea, si è dotata di un ulteriore strumento approvando il nuovo regolamento dei soci sovventori nonché l’emissione di 8.000 azioni di sovvenzione per un valore di 200.000 euro. Tali azioni potranno essere acquisite dai soci della cooperativa che così incrementeranno il capitale della società permettendole di finanziare nuovi progetti che saranno indispensabili per perseguire il principale obiettivo della cooperativa: garantire ai propri soci un lavoro continuativo ed alle migliori condizioni economiche possibili.


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SETTEMBRE 2020

Tavola Rotonda: scuola in Giudicarie

Paolo Zanlucchi, nuovo direttore del Centro formazione Professionale-Upt di Tione

“Gettare le basi per un nuovo cantiere pedagogico” Con quali certezze riparte la scuola che dirige a settembre? Premesso che per il sottoscritto il prossimo anno scolastico rappresenterà un nuovo inizio nella direzione del CFP- UPT di Tione dopo tanti anni a Trento e Rovereto, quindi mi viene spontaneo dire che la prima certezza è l’entusiasmo di intraprendere un nuovo percorso professionale ed umano. Oltre a ciò credo che l’unica certezza che abbiamo è che abbiamo vissuto e stiamo vivendo un periodo storico eccezionale e che la scuola dovrà fare fronte a questo tempo in maniera altrettanto eccezionale a partire da una revisione dell’approccio didattico. Dallo scorso marzo in poi è finita una certa “routine” nel fare scuola e ne dobbiamo fare tesoro, la certezza che ho è che tutti noi operatori della scuola dobbiamo rivedere, ripensare, in profondità le ragioni del nostro quotidiano fare scuola e di conseguenza le nostre prassi didattiche e soprattutto educative. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori del nuovo anno scolastico? Oltre alle difficoltà logistiche e alle prescrizioni in materia di misure di prevenzione e di protezione, dell’organizzazione interna su come evitare gli

assembramenti e rispettare il distanziamento fisico durante le lezioni, gli spostamenti sui corridoi dalle aule ai laboratori, i momenti di sport e di ricreazione, vi sarà soprattutto, ritengo, uno sforzo supplementare nel riprendere l’attività in presenza dopo tanti mesi di lontananza fisica da scuola. Credo che, almeno all’inizio, vi sarà bisogno di un nuovo “rodaggio” da parte di allievi e docenti, oggi in gran parte turbati dal mutare di buona parte dei nostri punti di riferimento ordinari. Il primo periodo del nuovo anno scolastico dovrà servire a ristabilire la relazione in presenza, ma contemporaneamente a guardarla e viverla con occhi nuovi, a vivere la relazione stessa fra allievi e docenti e fra pari diversamente ma con grande intensità, a recuperare e pure a progredire. Ci tengo a ribadire che ci si prospetta, in primis, una straordinaria sfida educativa e confido nella capacità di rinascita della scuola perché i nostri giovani hanno avuto modo di comprendere quanto il rapporto quotidiano con i docenti sia fondamentale per la loro crescita umana, culturale e professionale, nulla potrà più essere dato per scontato. Ai ragazzi che hanno chiuso l’anno in didattica a distanza e si apprestano ad iniziarne un altro con tante incertezze,

cosa direbbe? Come per ogni nuovo inizio gli aspetti emotivi coinvolti possono essere vari, da quelli più positivi come la gioia di ritrovare i vecchi amici, la curiosità di affrontare nuove sfide, a quelli più negativi, il tutto poi estremizzato dal lungo periodo di assenza dalle lezioni in presenza. Ai ragazzi direi, anzi dirò, che tutti noi, loro in prima battuta, hanno dato tanto nei mesi più duri dell’emergenza, ma ora servono responsabilità e consapevolezza da parte di tutti. Il momento più complesso è quello del nuovo inizio a scuola; è di questi giorni, infatti, la notizia dell’abbassamento dell’età media dei contagiati, dovuto anche al poco rispetto delle regole di prevenzione dal Covid da parte dei giovani. Rispettare le norme di sicurezza ogni giorno sarà l’impegno e la grande sfida per tutelare la nostra salute e quella degli altri: è importante farlo per non disperdere i sacrifici di questi mesi. Ha scritto Albert Einstein che “Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.” Resto comunque sempre fiducioso nella capacità di rinascita della scuola perché i nostri giovani sono portatori di speranza per il futuro e credo che proprio questo periodo di separazione forzata dalla scuola abbia dato la consapevolezza a molti dei no-

stri ragazzi che quello trascorso a scuola è un tempo eccezionale e perciò esso stesso richiede di condividerne le regole. In caso di una seconda ondata di contagi, la sua scuola, al di là delle decisioni che verranno prese a livello centrale, è pronta a proseguire con una didattica in presenza? E se dovesse attivare la didattica a distanza, come si attiverà? Per quanto riguarda la prima domanda, la risposta è positiva, nel senso che la nostra sede, oltre naturalmente a prevedere tutti i dispositivi previsti dalle varie disposizioni nazionali e provinciali, ha gli spazi adeguati per poter rispondere in maniera efficace ed adeguata alle esigenze didattiche e di sicurezza per i nostri allievi, i docenti e tutto il personale. La didattica in presenza è insostituibile, per il valore formativo che deriva dallo stesso ambiente scolastico, ma in caso di eventuale futura chiusura delle scuole, rispetto a marzo oggi siamo pronti ad implementare fin da subito la Didattica a Distanza. L’esperienza dei mesi scorsi certamente sarà un punto fermo dal quale ripartire, le dotazioni tecnologiche della scuola sono all’altezza e già ora possiamo affermare che tutti i nostri studenti potranno seguire le lezioni a distanza, anche perché la scuola si impegna

a fornire i propri computer a tutti quegli allievi che ne faranno richiesta, nessuno resterà indietro. Gli stessi docenti hanno mostrato grande professionalità e voglia di mettersi in gioco in una situazione eccezionale e di quell’esperienza faremo tesoro. É interessante evidenziare il fatto che la didattica a distanza ha prodotto anche effetti positivi ed interessanti dal punto di vista didattico-educativo, in quanto una parte degli studenti ha avuto maggiore spigliatezza e un rendimento migliore dietro ad uno schermo; anche questo ci deve fare riflettere. Sia in presenza che a distanza, comunque, le tecnologie e le piattaforme devono sempre più essere considerate non un semplice sussidio o strumento per l’insegnamento, ma una vera e propria esperienza di apprendimento per lo studente, in cui può essere valorizzata la sua motivazione ad apprendere, la sua curiosità. Insegnanti e genitori, il mondo degli adulti che si occupano dell’educazione delle nuove generazioni. Come li assiste oggi la scuola davanti alla sfida che pone il Coronavirus? Credo che mai come in questo periodo sia necessario rinsaldare quel patto educativo fra scuola e famiglia, lavorando

per il bene di nostri ragazzi nella stessa direzione, attraverso un gioco di squadra che possa vedere protagonista attiva anche la famiglia. Ritengo fondamentale un costante dialogo e confronto fra docenti e famiglia per condividere e sostenere le indicazioni della scuola, in un clima di positiva collaborazione, al fine di garantire lo svolgimento in sicurezza di tutte le attività scolastiche: in prima battuta preoccupandosi dello stato di salute del proprio figlio prima di farlo andare a scuola, in questa delicata fase di rientro c’è bisogno di responsabilità e consapevolezza da parte di tutti. La scuola ha il compito, in particolare in questo momento di forte disorientamento, di mettere l’allievo nelle condizioni di far propri gli stimoli dell’ambiente, di selezionarli, di ordinarli, di verificarli e di supportare e accompagnare le famiglie nella gestione di questi nuovi scenari. L’auspicio è di assistere ad un maggior dialogo fra genitori e docenti, ad un’espansione degli spazi di reciproco ascolto, sia attraverso i rappresentanti di classe che in forma diretta. Utilizzando una metafora, mi piace concludere questa riflessione ribadendo che questo è il tempo opportuno per gettare le basi per un nuovo cantiere pedagogico.

Francesca Rinaldi, direttore dell’Enaip di Tione

“Lavorare per favorire il senso di responsabilità civile e cittadinanza attiva per superare la sfida del Covid” Con quali certezze riparte la scuola che dirige a settembre? L’obiettivo prioritario per la nostra scuola rimane quello di garantire la formazione, in sicurezza, a tutti i nostri studenti. In questa direzione stiamo lavorando per favorire la piena applicazione del Piano Operativo dell’Istruzione approvato dalla giunta provinciale a luglio nel quale vengono indicate le azioni da intraprendere per l’avvio dell’anno formativo in sicurezza. Durante i mesi estivi abbiamo svolto una ricognizione degli spazi scolastici per accertarci che in tutte le classi venisse garantito il distanziamento secondo le indicazioni date dalle linee guida e al fine di evitare gli assembramenti

abbiamo pianificato una nuova logistica per differenziare ingressi ed uscite. Ad oggi però possiamo fare delle ipotesi, sarà poi necessario valutare la situazione dei contagi a ridosso della ripartenza per riadattare il piano alle eventuali modifiche necessarie. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori del nuovo anno scolastico? In questi mesi abbiamo analizzato più volte i diversi scenari che ci potremmo trovare ad affrontare con la ripartenza e quali le difficoltà che ci potremmo trovare a vivere con l’avvio del nuovo anno formativo. Sicuramente gli studenti troveranno una scuola diversa rispetto a quella che avevano lasciato a marzo. Dovranno abituarsi rapida-

mente a un nuovo modo di utilizzare gli spazi comuni, dovranno essere responsabili nell’uso delle mascherine e nel rispetto del distanziamento fisico durante l’ingresso a scuola o in mensa e dovranno essere rigorosi nell’osservare le nuove prescrizioni che regoleranno la vita scolastica. Per fare in modo che questo avvenga sarà necessario puntare ancora di più sul rappor-

to scuola-famiglia in modo tale che da alleati si possano affrontare serenamente le criticità che si presenteranno di volta in volta. In caso di una seconda ondata di contagi, la sua scuola, al di là delle decisioni che verranno prese a livello centrale, è pronta a proseguire con una didattica in presenza? E se dovesse atti-

vare la didattica a distanza, come di attiverà? A fronte di una nuova ondata di contagi gli elementi da tenere in considerazione saranno i parametri del distanziamento fisico e la presenza dei mezzi di trasporto. A fronte di tutto ciò la scuola potrà organizzarsi con l’impiego anche della didattica a distanza, così come fatto durante il periodo di lockdown e con un’eventuale riorganizzazione del tempo scuola. Per quanto concerne la didattica a distanza, ci stiamo organizzando con corsi di formazione rivolti ai docenti sia per l’impiego di tutte le funzionalità della piattaforma informatica adottata da Enaip Trentino che sulle metodologie didattiche da utilizzare sia nelle lezioni sincrone

che asincrone. Insegnanti e genitori, il mondo degli adulti che si occupano dell’educazione delle nuove generazioni. Come li assiste oggi la scuola davanti alla sfida che pone il Coronavirus? Compito fondamentale della scuola reputo sia quello di fornire gli strumenti necessari per una crescita culturale, psicologica ma anche sociale di ogni individuo. Pertanto sarà necessario, soprattutto quest’anno, lavorare per favorire il senso di responsabilità civile e cittadinanza attiva che oggi più che mai rappresentano i valori fondamentali indispensabili per superare la sfida che il Coronavirus ha imposto a tutti noi.


Tavola Rotonda: scuola in Giudicarie

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Alessandro Fabris, dirigente dell’Istituto Guetti

“Dovremo prepararci a gestire l’incertezza di situazioni sanitarie da affrontare caso per caso” Con quali certezze riparte la scuola che dirige a settembre? Intanto già poter ripartire con la presenza degli studenti e dei docenti a scuola è una grande gioia. Ogni classe avrà un’aula dedicata dove sono garantiti i distanziamenti previsti, la possibilità di arieggiare i locali e la presenza dei dispositivi di protezione individuale e di igienizzazione. Possiamo inoltre contare sulle grandi professionalità presenti sia come docenti che come personale amministrativo e tecnico senza dimenticare il fondamentale contribuito delle collaboratrici e dei collaboratori scolastici. Non c’è dubbio che dovremo fare un grande sforzo di collaborazione con il quale studenti e famiglie dovranno contribuire per dotare di senso di responsabilità tutte le azioni che avranno luogo nel contesto scolastico, e permettere dunque di rispettare le indicazioni in materia di prevenzione del contagio da Covid. Inutile nascondere che vi sono anche elementi di incertezza, direttamente riconducibili ai futuri scenari epidemiologici e ai provvedimenti che le autorità sanitarie e scolastiche prenderanno qualora la situazione dovesse mutare. Devo comunque dire che l’Istituto Guetti è attrezzato per supportare gli studenti anche nel caso

infausto di cambiamenti delle indicazioni riguardanti la didattica in presenza, facendo tesoro di quello che ha funzionato e di quello che non ha funzionato durante il periodo di didattica a distanza. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori del nuovo anno scolastico? Una scuola è un’organizzazione estremamente complessa e il lavoro di tutto il personale nei diversi campi è molto delicato e sempre sotto i riflettori già in condizioni normali, dovendo rapportarsi con un ambito così cruciale per la crescita individuale e collettiva come la formazione delle nuove generazioni. Forse la maggiore difficoltà sarà proprio per docenti, presidi e per tutto il resto del personale quella di conciliare le responsabilità formative con l’aggiuntivo carico emotivo e burocratico che la gestione dell’emergenza sanitaria comporta, garantendo la medesima efficacia di azione. L’altro lato della medaglia è rappresentato dalle condizioni certamente “ingessate” in cui dovranno vivere la scuola gli studenti, con limitazioni nel movimento interno all’istituto e la necessità di evitare gli assembramenti. Pensiamo ad esempio a momenti come la ricreazione, l’abitudine all’utilizzo dell’aula

ristoro, le particolari precauzioni per l’utilizzo degli spogliatoi e della palestra, dei laboratori. Per finire dovremo prepararci a gestire l’incertezza di situazioni sanitarie che probabilmente dovranno essere a volte affrontate caso per caso, con l’inevitabile grado di logorio che ne potrebbe conseguire. Ai ragazzi che hanno chiuso l’anno in didattica a distanza e si apprestano ad iniziarne un altro con tante incertezze, cosa direbbe? Ai ragazzi darò un caloroso bentornati o benvenuti a chi entrerà al Guetti nelle classi prime. Sono convinto che pur con le difficoltà concrete del periodo di lockdown, che non dimentichiamo ha portato anche per i ragazzi in alcuni casi dolore e vero disagio, ciò che le studentesse e gli studenti porteranno

con loro come insegnamento sarà di quanto valore abbiano i rapporti che si fanno crescere frequentando quotidianamente la scuola. Quindi le parole d’ordine saranno di rimboccarsi le maniche per recuperare ciò che non si è potuto fare al meglio da marzo a giugno, di coltivare le relazioni con i compagni e con gli insegnanti per sentirsi più forti, motivati e consapevoli per affrontare, tra le innumerevoli soddisfazioni, anche le difficoltà che la vita porrà loro di fronte, che siano o meno legate al Covid. Mi sento di fare anche un invito personale agli studenti: come successo durante la scorsa primavera, i vostri docenti e il vostro preside sono sempre in ascolto e disponibili per un consiglio, un chiarimento, un aiuto. In caso di una seconda ondata

di contagi, la sua scuola, al di là delle decisioni che verranno prese a livello centrale, è pronta a proseguire con una didattica in presenza? E se dovesse attivare la didattica a distanza, come di attiverà? Durante l’estate abbiamo fatto un enorme lavoro di pianificazione e di realizzazione di interventi legati alla sicurezza sanitaria. Dovremo per quest’anno sospendere l’utilizzo delle aule come aule disciplinari per limitare al massimo gli spostamenti degli studenti all’interno dell’istituto. Siamo comunque pronti a iniziare l’anno scolastico con la didattica in presenza per tutte le classi e per tutto l’orario curricolare. A partire dal primo settembre avvieremo un confronto interno con tutti i docenti per ridefinire un piano B e anche un piano C nel caso si prospettassero situazioni che prevedano un ritorno parziale o totale alla didattica a distanza. Certamente anche se tutto dovesse andare per il meglio, cosa che ovviamente mi auguro con tutto il cuore, e che non fosse necessario fare dei passi indietro rispetto alla didattica in presenza, quest’anno scolastico diverse attività progettuali o di recupero potranno essere svolte a distanza, in particolar modo quelle che prevedono attività con studenti di diversi gruppi classe.

Insegnanti e genitori, il mondo degli adulti che si occupano dell’educazione delle nuove generazioni. Come li assiste oggi la scuola davanti alla sfida che pone il Coronavirus? Quando parliamo di famiglie e docenti, limitandoci solo al Guetti parliamo di migliaia di persone ciascuna delle quali con una propria sensibilità, una propria visione del mondo, propri principi e priorità. La scuola si trova a dover dare risposte credibili e autorevoli in un campo che le compete solo fino ad un certo punto, ovvero quello della sicurezza sanitaria. La migliore forma di assistenza potrà essere quella di una comunicazione efficace a tutti gli attori del mondo scolastico, che sappia coniugare il rispetto delle prescrizioni di sicurezza, il senso di appartenenza ad un’organizzazione complessa e lo spirito del tempo che stiamo vivendo, nel quale ognuno ha la legittima aspirazione a vivere la scuola come un luogo nel quale sentirsi al sicuro e a proprio agio. La miglior cosa che potremo fare come scuola sarà prenderci in carico tutte le situazioni che si presenteranno o che ci verranno segnalate, avendo come unica e forte motivazione lo spirito di servizio.

Renato Paoli, dirigente dell’Istituto comprensivo Giudicarie Esteriori

“Ai ragazzi auguro di saper cogliere eventuali difficoltà come preziose occasioni di crescita” Con quali certezze riparte la scuola che dirige a settembre? Non parlerei di certezze. L’incertezza è la cifra che caratterizza questo periodo storico e la scuola non ne è esente. Tuttavia ciò che stiamo cercando di garantire è la ripresa delle attività didattiche il 14 settembre in piena sicurezza, garantendo il distanziamento fisico e predisponendo le misure necessarie a contenere il contagio. Certo l’organizzazione sarà diversa rispetto a quella ordinaria, ma ciò che per noi è prioritario è permettere ai ragazzi di riprendere con regolarità il percorso scolastico, consentendo loro di riallacciare i naturali legami con compagni e insegnanti, che sono il vero motore dell’apprendimento. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori del nuovo anno scolastico? Innazitutto non sarà facile rendere “naturale” il rispetto dei protocol-

li, in particolare il distanziamento, soprattutto per i più piccoli. Sono tuttavia convinto che i bambini e i ragazzi sapranno essere all’altezza del senso di responsabilità che è loro richiesto. Fondamentale sarà il grado di collaborazione delle famiglie, che mi auguro sarà elevato. Una delle maggiori difficoltà sarà la gestione di eventuali casi di positività individuati dall’ASL all’interno delle classi: ancora non sappiamo se si dovrà o meno predisporre la quarantena e chi sarà eventualmente interessato al provvedimento. Ai ragazzi che hanno chiuso l’anno in didattica a distanza e si apprestano ad iniziarne un altro con tante incertezze, cosa direbbe? Di avere fiducia nelle loro personali capacità di ripresa, di guardare con spirito positivo alla loro scuola e di saper cogliere le eventuali difficoltà che dovessero ripresentarsi come preziose occasioni di crescita.

In caso di una seconda ondata di contagi, la sua scuola, al di là delle decisioni che verranno prese a livello centrale, è pronta a proseguire con una didattica in presenza? E se dovesse attivare la didat-

tica a distanza, come si attiverà? Stiamo predisponendo tutte le misure organizzative proprio per garantire la didattica in presenza. Certo non sarà demandata alla singola scuola la scelta di un nuovo lockdown. Se dovesse però ripresentarsi la necessità di riattivare la DAD, l’esperienza dei mesi scorsi ha consentito a tutta la comunità scolastica - alunni, insegnanti, genitori, personale di segreteria - di migliorare la conoscenza degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Abbiamo anche aumentato il numero di dispositivi per far fronte ad eventuali emergenze. Siamo riusciti ad affrontare immediatamente l’emergenza inaspettata nella primavera scorsa, siamo pronti ad affrontare con maggior consapevolezza e più efficacia una eventuale ripresa della didattica a distanza.

Insegnanti e genitori, il mondo degli adulti che si occupano dell’educazione delle nuove generazioni. Come li assiste oggi la scuola davanti alla sfida che pone il Coronavirus? E’ fondamentale creare una sinergia tra gli adulti che hanno il compito di sostenere i bambini e gli adolescenti ad affrontare questo difficile momento. Bisogna avere consapevolezza che i ragazzi, in questa cruciale fase della loro crescita, hanno bisogno di indicazioni chiare e di messaggi non contradditori. Condividere con i docenti e i genitori le linee guida per la gestione dell’emergenza è quindi il passo fondamentale. Certo non è facile, in un contesto dominato, come si diceva, dall’incertezza, ma è un obiettivo che la scuola deve avere ben presente e non perdere di vista.


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Così mi sono avvicinato con tutta la prudenza possibile all’Alighiero la Volpe, un omone dalle misure debordanti, sul quintale e venti, che se ne stava poggiato ad un larice robusto, bestemmiando e sacramentando oltre ogni limite. Che succede volpone? Così preferiva essere chiamato, l’Alighiero proprio non gli andava giù, un nome maledetto, glielo aveva affibbiato suo padre, vecchio fascista, per compiacere Mussolini. “Sono incazzato nero, hai letto i giornali? El Salvini la butà per aria la Lega Nord e el l’ha trasformada en “La Lega per Salvini premier”, roba da macc, la vecchia Lega, la mia Lega, quela dell’Umberto Bossi le stada liquidada...” “Eh già...hai ragione, i vecchi simboli ormai sono spariti, però...” “Però cosa…, porca vacca (e cerco di tradurre un dialetto urlato quasi incomprensibile!)...non è solo un cambio di simboli, ma di identità. Madonna santa, dov’è finito il carroccio, lo spadone di Alberto da Giussano, non si faranno più i raduni annuali nella piana di Pontida, né le cerimonie con l’ampolla contenente le acque del fiume Po...me piaseva appendere lenzuola con tanto di “Roma Ladrona” o “Forza Etna! Quella era politica, allora se parlava di secessione: via il Nord dal Sud, via i taliani che lavora da quei che ciacera...meio nar con i tedeschi, con le minoranze delle nostre montagne….” “Non te par di esagerare vecchio mio?” oso interloquire. “ Ma che esagerare, quello che volevamo era un altro mondo, come el diseva Miglio, grande uomo, l’Italia bisogna dividerla in tre regioni: nord, centro e sud, magari confederate ma ognuna per conto proprio, quel l’era el me sogno...anca perché noi siamo diversi e bene ci rappresentava il Bossi con i suoi modi spicci e l’abbigliamento (ah le canottiere!) da uomo del nord. Quella l’era la Lega, miga quella roba che la mess ensema el Salvini, tutta piena de romani e de siciliani….Quello passato si che era un mondo. L’Umberto l’era un mondo. E noi, lo seguivamo perché la Roma ladrona la si poteva solo odiare, se penso che sono morti un sacco di piemontesi per portarla via al Papa, l’era meio che rimanesse fuori dalle palle, c’era tutto da guadagnare...Noi si che eravamo negazionisti, ma miga del virus, dell’Italia, per

Il Saltaro delle Giudicarie

Una lega salviniana e romana, alla faccia di Bossi Mai mi era capitato di vedere l’Alighiero, detto la Volpe non tanto per la sua furbizia quanto piuttosto per la sua dabbenaggine, così imbronciato, incazzato nero, vagare senza meta sulle montagne delle nostre valli. Che c’è, che ti è successo? Stai bene? È il compito del

dio! Noi abbiamo radici diverse, siamo celti, saremo talvolta anche sbruffoni, ma siamo romantici, ci piace pensare ad Asterix e più ancora ad Obelix, come nostri progenitori.”

“Vedo che sei addolorato e ti capisco...il tuo sogno è finito in questi giorni, ma Salvini è più furbo di voi, quello mica va in giro con l’ampolla delle acque del Po, quello se ne va

vostro Saltaro controllare i malintenzionati, tarpare le ali ai furfanti, denunciare gli arruffoni, ma non solo, talvolta ci tocca anche consolare gli afflitti, rincuorare gli infelici, gli affranti, i poveri cristi alla ricerca di risposte che non si sanno dare.

a spasso con rosari e madonne...” “Lasa star...Anche noi avevamo la Pivetti che a quei tempi l’era vergine, la diseva, e che l’era devota alla Madonna e era un po’ l’ala mariana

della Lega, con lo spadino per signorine, e poi sappiamo tutti com’è andata a finire...l’è lì lì per nar en preson...con quella storia delle mascherine, delle fuori serie ecc. ecc. El deve star attento el Salvini a no scherzar massa con la roba de la ciesa, che el va a finir mal! L’Umberto si che l’era en figo bestiale, lui come tutti noi l’”aveva duro”, oh sì! Abbiamo sempre avuto le palle! Me ricordo che ai congressi l’Umberto el vendeva le mutandine perché “da noi, noi leghisti, le nostre donne ce le …, non vogliamo la fecondazione artificiale”. E le leghiste a urlare estasiate. Ma te lo immagini se Bossi avesse detto che apriva la Lega alla Calabria o alla Sicilia? Gli avrebbero sparato. Ma purtroppo, fu nel pieno della sua performance che gli è arrivato un coccolone di quelli micidiali, ictus? Mah! Mesi di coma, l’Umberto ce la fa, l’Umberto non ce la fa. Ora Salvini ha capovolto tutto: ha buttato tutto al macero, tutto in vacca e fa la Lega di sé stesso, nazionalista e sovranista, e via il carroccio, e vaffanculo Alberto da Giussano, e vaffanculo Pontida, cosa ca...o vuol fare? Ma la Lega è questa? L’identità settentrionale è stata svenduta per sostituirla con l’odio per gli immigranti, per l’Islam, per l’Euro e l’Europa, a difesa dell’ “italianità”, e come ho già dit, le ampolle pagane con l’acqua del Po hanno lasciato il posto, un po’ farisaicamente a rosari, presepi e vangeli. Scopiazzando Trump si riempie la bocca di “Italians First” (prima gli italiani), sai che trovata, via gli africani, ma non Balottelli che parla bresciano e lui fa finta

d’essere daltonico. E magari va a spasso con i fascisti che cantavano, nei tempi di gloria, faccetta nera sarai romana e per bandiera tu c’avrai quella italiana. Faccetta nera, italiana ? Cosi la pensava Mussolini. Oggi c’è di peggio...” L’Alighiero ormai ci ha preso gusto, parla alla grande in buon italiano, e le cose che dice si sente che gli escono dal cuore, ma mica ha finito: “E adesso? La Lega dell’Umberto rimarrà un grande sogno che mai potrà essere realizzato, un monumento funebre a ricordo di noi, poveri illusi, che credevamo di essere diversi, e siamo diversi, ma purtroppo fra di noi sono comparsi personaggi peggio di quelli da cui volevamo allontanarci, è così che capita in Italia c’è sempre qualcuno che tradisce...” “E allora?” insisto per chiudere. “ E allora, ha ragione il vecchio Umberto, quello ha fiuto e le cose le dice giuste: occhio alla Giorgia, la Meloni tanto per intenderci, quella si sta sganciando dal nazionalismo di Salvini, quella va per conto suo, vuoi vedere che pensa di proporsi quale lady Thatcher italiana, ci sta provando e non vorrei che le riuscisse...allora il Matteo, dopo aver buttato il carroccio al macero, finirà in un centro d’accoglienza a fare il cane da guardia ai migranti ...voi pensatela come volete, ma io rimango quello di sempre, un vecchio “nordista”, deluso e sconquassato, ma sempre più convinto che abbiamo perso tutti una grande occasione….peccato!” Allibito, basito, stupefatto per i ragionamenti per niente banali dell’Alighiero, vecchio volpone, passo il messaggio a chi può interessare anche se a me, imparziale mediatore delle cose altrui, non resta che sorridere e passare oltre, non avendo altro da dire.

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Economia

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In un mondo in cui le parole ci girano intorno in un vortice che ne annulla il senso, Mario Draghi si è conquistato l’autorevolezza che lo contraddistinuge proprio per quelle parole, e decisioni (per questo il coraggio citato nel discorso dello scorso anno) che devono essere prese dalla classe dirigente di qualsiasi Paese tra cui la nostra stessa nazione. Un concetto questo della decisione, e del coraggio di seminare il futuro, che è stato ripetuto anche nel discorso di Rimini, dove il centro dell’intervento era quello dell’attenzione che deve essere rivolta al futuro dei giovani, dei nostri giovani. E per seminare il futuro si deve decidere, non rinviare, coraggiosamente scegliere su quale percorso avviare anche il nostro Paese pensando e cercando una strada sostenibile sulla quale avviare le nuove generazioni. Scegliere nell’incertezza paralizzante dovuta alla pandemia che si può vincere solo indifferenza che l’impegno etico che non si ferma nonostante i problemi, anzi prende vigore. Tutte le crisi superate negli ultimi anni a partire da quella finanziaria del 2009, passando dal debito sovrano e per quella dell’Euro nel 2012 sono state superate dal non volersi farsi intimorire. Ma in questa particolare crisi la teoria dei sussidi, anche se necessaria, quando finirà se si continuerà a non decidere niente lascerà i nostri giovani privi di formazione pro-

I moniti di Mario Draghi alla classe politica di Marco Zulberti Nell’ultimo anno Mario Draghi si è concesso solo due importanti interventi: il primo dal titolo “Conoscenza, coraggio, Umiltà”, tenuto l’11 ottobre 2019 all’Università Cattolica di Milano poche settimane prima di lasciare la Presidenza della Banca Centrale Europea e il secondo “Seminare il futuro” nella giornata di martedì 18 agosto in occasione delfessionale e di reddito. Non possiamo lasciare i giovani senza speranza nonostante questa enorme incertezza che avvolge il mondo per la pandemia. La scelta si basa sulla comprensione di quali settori avranno, dopo questo cambiamento, ancora un futuro. Ma se la politica economica aggiungerà incertezza all’incertezza non avremo alcuna crescita. Si deve avere il coraggio di cambiare le cose che non si ha il coraggio di cambiare. La contrazione economica registrata dai principali Paesi a causa della pandemia è paragonabile a quella registrata durante la Seconda Guerra Mondiale. Per questo si deve ricostruire insieme. Interi settori sono stati chiusi o resi non operativi. Disoccupazione. Chiusura del-

le scuole. Limitazione della libertà di spostamento. Sono tutti elementi che aumenteranno le diseguaglianze nella società con i livelli del debito che sono cresciuti a livelli mai visti dal periodo bellico. Se i sussidi sono stati inevitabili, all’inizio, oggi si deve dire che con i sussi-

l’apertura del 41° Meeting di Rimini, organizzato dal prof. Vittadini da sempre anima del movimento di Comunione e Liberazione. Tra questi due interventi vi sono stati quasi dieci mesi di silenzio che qualifica la qualità più spiccata di Mario Draghi che è la misura e il peso costante dato alle parole e anche ai silenzi.

di non si costruisce futuro. Flessibilità e pragmatismo sono quindi ora necessari per impostare la ricostruzione. Scegliere, decidere, impostare il futuro per dare una speranza alle nuove generazioni. Tutte le regole che erano state imposte durante le precedenti crisi sono state

sospese lasciando mani libere sia ai critici del sistema europeo che da chi non se ne occupava. Ora la situazione è quella di un sistema destabilizzato dalla pandemia che deve trovare necessariamente un nuovo assetto, una nuova sostenibilità nel tempo. Senza l’Euro oggi dove sarebbe il tasso d’interesse? La lira negli anni senza politica e controllo del debito vide il tasso d’interesse passare dal 5% al 21% e perdere il 50% del suo valore. Per questo occorre pensarci subito come successe nel 1943 con Alcide De Gasperi – ricordato da Draghi – con una capacità di visione che oggi appare non esserci. Si deve ricordare che il debito rimarrà alto per molti anni e per questo sarà sottoscritto da investitori che vedran-

no come debito sostenibile, debito buono. Se invece il debito verrà percepito come debito cattivo allora il quadro di riferimento diventa incerto non solo sul quadro economico interno ma anche per gli investitori esteri. Per questo i tassi d’interesse molto bassi non devono illudere. Anche il rimbalzo della ripresa potrà diventare vera ripresa solo se il quadro degli investimenti diventerà sostenibile. Sanità, ambiente, cambiamenti climatici, informatizzazione del lavoro che frenerà gli spostamenti. Il lungo periodo si deve pertanto affrontare immediatamente, senza indugi e con coraggio, tutti insieme per dare ai giovani capacità, formazione, educazione e speranza. Ricordiamo che il debito accumulato oggi si scaricherà proprio questi giovani. Privare i giovani del futuro è una delle forme più gravi di disuguaglianza. E fare debito cattivo ne è una causa. Anche l’inazione, il non decidere, sono pertanto responsabili. Speriamo che la politica comprenda.

Il Vicepresidente Mario Tonina presenta i nuovi contributi per la ristrutturazione La Provincia autonoma di Trento incentiva la diagnosi dei condomini anche se non si eseguono i lavori. Se invece si interviene, la Provincia contribuisce alla spesa dell’amministratore condominiale. Sono le due novità principali del provvedimento approvato recentemente dalla Giunta, su indicazione del Vicepresidente e Assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione, Mario Tonina che spiega: «Abbiamo deciso di modificare gli incentivi previsti relativi all’azione ‘Il tuo condominio green’, per ampliare la conoscenza dello stato energetico e sismico del patrimonio edilizio trentino, favorendo lo svolgimento delle diagnosi energetiche e dello stato di salute dell’edificio, anche nel caso in cui non si prosegua con la realizzazione dei lavori. Ciò potrebbe accadere ad esempio nel caso in cui dalla diagnosi non risulti possibile migliorare di 2 classi energetiche l’edificio o ridurre il suo rischio sismico, come richiesto dalla disciplina statale del Superbonus 110%. Qualora invece si prosegua con i lavori, oltre al Superbonus e alle diverse agevolazioni fiscali già in vigore che includono anche le spese tecniche, si potrà richiedere alla Provincia un contributo a copertura delle spese per gli oneri straordinari dell’amministratore condominiale che ad oggi non sono ammesse a contributo; si tratta

Superbonus 110%, novità per i condomini

riteniamo di un riconoscimento del ruolo centrale di questa figura nella concreta attuazione degli interventi». Il Superbonus 110% è un’iniziativa fondamentale non solo per il suo impatto economico e occupazionale, dal momento che favorisce gli operatori locali del settore strategico dell’edilizia, ma anche perché va nella direzione della sostenibilità e del risparmio energetico. Il patrimonio edilizio trentino, conta più di 137.000 immobili solo ad uso residenziale, costruiti prevalentemente tra il 1946 e il 1990 -. Si tratta quindi di un patrimonio che richiede interventi di efficientamento. Le diagnosi energetiche saranno un importante supporto alle scelte di pianificazione della Provincia. I lavori preparatori al nuovo Piano Energetico Ambientale Provinciale 2021-2030 mettono in evidenza come sia strategico un radicale intervento di riqualifica-

zione energetica dei nostri edifici con un impatto notevole in termini di investimento sul nostro territorio”. Il Superbonus 110% - varato dal governo nazionale – va in questa direzione, dando la possibilità di riqualificare energeticamente la propria abitazione nonché di ridurne il rischio sismico de-

traendo l’intera spesa, comprese le spese tecniche, nel caso in cui l’intervento consegua un salto di due classi energetiche ed un miglioramento statico. Ai fini del riconoscimento del contributo, le diagnosi energetiche su edifici in comuni del Trentino ricadenti nella zona sismica 3 dovranno essere accompagnate anche dalla

diagnosi sullo stato di salute sotto il profilo del rischio sismico. Il Superbonus 110% prevede poi la possibilità di scegliere, anziché l’utilizzo diretto della detrazione spettante, un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, oppure la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. A decorrere dal 3 novembre 2020, sarà quindi possibile presentare, presso l’Agenzia provinciale per l’incentivazione delle attività economiche, le domande di agevolazione relative alla diagnosi energetica, allo stato di salute e agli oneri straordinari per l’amministratore. Sul portale provinciale dell’energia www. infoenergia.provincia.tn.it si può trovare un quadro aggiornato delle agevolazioni. Enzo Ballardini


Economia

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Geasuro euro Sempre piĂš ampi i servizi della societĂ in house di Giuliano Beltrami

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Rubrica salute

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Molte sono le categorie a rischio; in genere gli operatori di aiuto a tutti i livelli, ma più in generale, più esposti sono i medici, gli infermieri, gli assistenti sociali, gli psicologi. Il benessere dell’operatore, la sua qualità di vita, la sua soddisfazione lavorativa non fanno più parte del suo quotidiano; con un neologismo il disagio prevale e la persona va in burnout; si brucia, scoppia, si logora, si svuota, non trova più le risorse per continuare nel suo lavoro. Il termine burnout è stato introdotto nel 1974 da H.J.Freudenbengher, che utilizzò tale espressione per definire un quadro sintomatico che si era manifestato in operatori sanitari particolarmente esposti allo stress. La definizione più completa l’ha data la Maslach due anni dopo, definendo il burnout come “la perdita di interesse per la gente con cui si lavora, conseguente ad uno stress da eccesso di lavoro e la conseguente modalità trattare i pazienti in modo meccanico e distaccato”. Ancora più completa la definizione del Cherniss: “Il burnout è un ritiro psicologico da un lavoro insoddisfacente con perdita di entusiasmo, di interesse e di senso di responsabilità per la propria attività e per il proprio ruolo professionale”. Negli anni si è giunti ad una maggiore definizione del concetto di burnout con l’aiuto di questionari utilizzati anche in professioni diverse da quelle sanitarie, come insegnanti, avvocati e poliziotti. Perlman e Hartman hanno inserito nella definizione come risposta allo stress lavorativo tre componenti specifiche : l’esaurimento fisico-emotivo, la diminuita produttività lavorativa, la depersonalizzazione. Yayaratne e Tripodi consigliano che il ter-

Personale sanitario a rischio con il Covid

Burnout, la fatica del lavoro di assistenza di Gianni Ambrosini ...“Era molto sicuro di sé e lo dimostrava ad ogni occasione e a volte si fermava ad osservare come se aspettasse la ricompensa per quello che aveva fatto. Ma era molto più colpito dall’eroismo di chi lottava ogni giorno per far si che le cose andassero meglio e cambiassero un po’ alla volta...”(J.K. Kolaus) Nella nostra società si fa sempre più pressante la richiesta di servizi e di prestazioni non solo materiali ma sopratutto per costruire “relazioni di aiuto” in grado di offrire ascolto, accomine venga riferito alla situazione di relazione interpersonale, che implichi un rapporto affettivamente significativo, al di la dell’aspetto organizzativo. Il burnout è quindi “ una risposta allo stress di un lavoro in cui il processo relazionale è in primo piano”. I sintomi del burnout possono essere : l’esaurimento fisico, il senso di fatica, sintomi psicosomatici i più diversi come mal di testa, gastriti, dolori vaghi, ansia; disturbi di tipo psicologico come il senso di colpa, il senso di fallimento, l’indifferenza, l’isolamento e il ritiro, la rabbia e il risentimento, l’alterazione del tono dell’umore. Possono insorgere comportamenti aspecifici come l’uso di farmaci, l’abuso di alcool, conflitti fa-

miliari e coniugali. La caratteristica specifica del burnout rispetto ad altre forme di stress riguarda il rapporto interpersonale con l’utente, che perde la proprietà di relazione di aiuto e diventa solo una relazione di servizio. I comportamenti lavorativi si impoveriscono, vi è la perdita dei sentimenti positivi, la perdita delle motivazioni, dell’entusiasmo e del senso di responsabilità. Sono generalmente più colpite le donne, i giovani ricchi di ideali e gli adulti di mezza età. Anche la personalità gioca il suo ruolo: soggetti empatici, sensibili, idealisti, magari ansiosi e introversi con elevata percezione di sé, che tendono ad identificarsi con l’altro e che abbiano un atteggiamento

glienza, consulenze, prima ancora delle terapie. Tutto questo porta a mettere in gioco non solo le professionalità individuali ma anche e sopratutto le capacità che riguardano la persona nella sua integrità. Le tensioni, le difficoltà operative spesso invadono la sfera personale e fungendo da fattori di stress mettono a repentaglio la stessa salute dell’operatore che entra in cortocircuito e non è più capace di aiutare se stesso prima ancora degli altri.

personale nel confronto della malattia o del bisogno dell’utente. Riguardo al lavoro e alla sua organizzazione vanno tenute in conto l’ambiente e le caratteristiche,i turni, le responsabilità, l’organizzazione, l’autonomia di gestione, le gerarchie, la burocratizzazione, la partecipazione decisionale. Da non dimenticare quando l’organizzazione del lavoro non risponde al bisogno di crescita dell’individuo nel facilitarne la formazione, l’aggiornamento e l’attenzione, nell’evitare la noia e la routine. I cambiamenti sociali nel modo di pensare e di comportarsi possono anch’essi generare confusione, a cui sui aggiungono le contraddizioni ideologiche delle scelte politiche che hanno portato

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alla contrazione della spesa per l’educazione, la sanità e l’assistenza e i tentativi di riforma dei servizi per adeguarli alla richiesta sempre più crescente di risposte più adeguate ai bisogni sociosanitari. Ogni malato cerca il suo dottor Kildere che lo possa salvare o un ospedale modello dove tutta la gente guarisce. Il burnout è anche un fenomeno culturalmente indotto dalla realtà sociale, che riguarda in modo specifico il singolo lavoratore, che perde il rapporto con l’utente, la struttura dove lavora e la comunità, che lo identifica come il depositario delle soluzioni più efficaci. L’estrema specializzazione e l’organizzazione sanitaria favoriscono a volte la frammentazione del rappor-

to facendo emergere le difese emozionali dell’individuo che non si sente più all’altezza. La presenza del burnout in un operatore ne riduce la qualità privata e professionale, ne abbassa la qualità delle prestazioni professionali e fa scadere il servizio prestato. Perciò il fenomeno deve essere tenuto in grande considerazione da parte degli operatori, ma sopratutto da parte di chi organizza e gestisce i servizi e anche dall’utenza su cui ricadono le conseguenze. Bisogna ricordasi che il burnout è dovuto ad un’azione complessa di vari fattori politici, sociali, individuali, lavorativi che vanno sempre valutati in un ottica di prevenzione dello stress.

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Azienda sanitaria

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Indagine sieroprevalenza: a settembre si ripetono i test sierologici Attraverso il prelievo del sangue è stato possibile stimare la presenza degli anticorpi al virus Sars-Cov-2 nella popolazione di tutte le età sopra i 10 anni, per età e per sesso. A settembre è previsto il secondo prelievo che consentirà di fare ulteriori valutazioni sui comportamenti degli anticorpi IgG. Ad essere testati, questa volta, saranno solo coloro che hanno avuto un esito positivo al primo prelievo, dunque solo coloro che sono venuti in contatto con il virus e hanno sviluppato gli anticorpi. L’obiettivo è sostanzialmente quello di «misurare» la persistenza degli anticorpi nel tempo. È fondamentale, anche in questo secondo step, la collaborazione della popolazione. A maggio i cittadini hanno partecipato in maniera convinta all’indagine: per la buona riuscita dello stu-

Non hanno carattere diagnostico e non danno una patente di immunità, ma sono fondamentali per comprendere la dimensione dell’epidemia di Covid-19 sul territorio e identificare dei sintomi non evidenti (oppure clinicamente non rilevanti) associati all’infezione da SarsCoV-2. Parliamo dei test sierologici effettuati lo scorso maggio sulla popolazione di Borgo

dio in generale è stato importante raccogliere il maggior numero possibile di test. L’adesione ai prelievi di maggio è stata molto alta sia a Borgo Chiese (75%) sia a Pieve di Bono-Prezzo (85%). I test effettuati sono stati rispettivamente 1365 e 1129, a cui vanno aggiunti i 575 e 407 tamponi (effet-

Chiese e Pieve di Bono-Prezzo – due dei cinque comuni maggiormente colpiti dal coronavirus – nell’ambito dell’indagine di sieroprevalenza realizzata dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari in accordo con la Provincia autonoma di Trento e la supervisione dell’Istituto superiore di sanità, che ha analizzato i campioni raccolti.

tuati nei casi in cui ci sono stati dei sintomi), per una percentuale di positivi al tampone del 3,48 e del 3,44. In sintesi, e questo è il dato importante ai fini dell’indagine di siero prevalenza, il 21% della popolazione di Borgo Chiese e quasi il 18% della popolazione di Pieve di Bono-Prezzo ha sviluppato gli anticorpi al virus Sars-CoV-2. Da qui riparte la seconda fase dell’indagine, con il prelievo ai soli positivi: 285 persone a Borgo Chiese e 200 a Pieve di Bono. I dati raccolti nella prima fase hanno permesso di correlare al meglio i dati sierologici con sintomatologia, positività al tampone, ed eventuale presenza di cluster localizzati. Con i prelievi di settembre potranno essere fatte ulteriori valutazioni sulla persistenza degli anticorpi nei soggetti risultati positivi.

Vaccinazione antinfluenzale: anticipata la campagna Mai come quest’anno la vaccinazione antinfluenzale è considerata cruciale. In vista dell’autunno e della possibile co-circolazione del virus Sars-Cov2 e di quello dell’influenza diventa fondamentale vaccinarsi per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, visti anche i sintomi simili tra Covid-19 e influenza. Occorre dunque da un lato controllare l’influenza e dall’altro evitare che i contagi si «sovrappongano» ad un’eventuale seconda ondata di coronavirus. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti e a rischio e si riducono gli accessi al pronto soccorso. In quest’ottica la campagna di vaccinazione antinfluenzale quest’anno partirà in anticipo rispetto al solito (metà ottobre) e si focalizzerà su alcuni target (anziani, bambini, operatori sanitari e personale dei servizi educativi). La gratuità del vaccino è stata estesa quindi ad una platea più ampia. Quest’anno il vaccino sarà gratuito per chi ha più di 60 anni (prima era 65 anni), per i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni,

per le donne in gravidanza sia nel periodo pre sia nel post partum (prima era solo per il secondo e terzo trimestre) e per gli addetti ai servizi pubblici di primario interesse. In quest’ultima categoria sono compresi come sempre i medici, il personale sanitario e di assistenza, le forze di polizia e i vigili del fuoco, a cui si aggiungono – quest’anno – il personale dei servizi socio-educativi, dei servizi dell’infanzia e della scuola, il personale del trasporto pubblico, il personale in servizio presso la grande distribuzione e il dettaglio di generi alimentari e più in generale le altre categorie socialmente utili. La vaccinazione è ovviamente garantita per tutte le patologie a rischio, i malati cronici (compresi i familiari e i contatti) e le persone che lavorano a contatto con animali. L’obiettivo è raggiungere una copertura vaccinale del 75%. Per avere informazioni e per vaccinarsi basta rivolgersi al proprio medico o pediatra di famiglia oppure recarsi agli ambulatori vaccinali dell’azienda sanitaria.


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Turismo

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I territori più piccoli e di nicchia a rischio sparizione

Turismo, riforma per giganti Ridisegnare vuol dire anche costruire un nuovo schema. Sopra le Apt (o accanto, ognuno scelga l’ipotesi che gli piace) è previsto un numero di “agenzie” collegate con Trentino Marketing per la regia rispetto alla promozione. Tornando al disegno tracciato sulla carta. Perché abolire i Consorzi, rimasti in verità pochi rispetto alla rete creata negli anni Ottanta? Perché la Provincia richiede che tutte le entità turistiche debbano trovare risorse economiche provenienti dal privato pari al 51% del bilancio. Chi è sotto non può stare in piedi, ed è facile pensare che i Consorzi (figli di territori “minori”) non riescano a trovare risorse per essere autosufficienti. Ora ci poniamo una domanda (se ci è concesso) sotto forma di battutaccia: non è che la montagna ha partorito il topolino? Forse no. Tuttavia... All’atto della discussione in Consiglio provinciale, si è passati di mediazione in mediazione fra maggioranza e opposizione, con una scelta condivisa: sospendere le decisioni relative alle aggregazioni delle Apt fino al 2022, così da lasciare il tempo ai riottosi di trovare i soldi per andare avanti da soli. Va da sé che se non si troveranno, il disegno originario di Failoni si realizzerà. Per entrare nel dettaglio, l’assessore aveva previsto aggregazioni “ardite” come la val di Sole e la val di Non, due valli che non hanno apprezzato e che notoriamente possono contare su lobby potenti. Un’altra aggregazione non apprezzata riguardava la valle di Ledro, che insieme alle Giudicarie

di Giuliano Beltrami Ridisegnare il territorio sul piano turistico. Questo si propone la riforma provinciale avanzata dall’assessore giudicariese Roberto Failoni ed approvata quest’estate. Ridisegnare significa tracciare nuove linee sulla carta. Ecco dunque che le Giudicarie passeranno da due Apt (Campiglio-Pinzolo-Rendena e Comano-Dolomiti di Brenta) e due Consorzi delle Pro Loco Esteriori dovrebbe finire fra le braccia di Riva del Garda. Insomma, per il momento è arrivata la sospensione, che comprende pure l’Apt pinetana, la quale invece non era contraria ad essere aggregata. Il temporeggiamento non riguarda i Consorzi turistici, che verranno aggregati alle Apt. Così dal primo gennaio le Giudicarie Interiori (Chiese, Busa e Rendena) convivranno in un unico ambito turistico. Tutti d’accordo? Non proprio. In particolare il basso Chiese si sente troppo distante da Campiglio, sia sul piano dei chilometri, sia soprattutto per quanto concerne la vocazione turistica, ammesso (sia detto senza intenti polemici) che la zona abbia una vocazione turistica. Il basso Chiese (da Condino al lago d’Idro, per capirci) ha un turismo estivo fatto di famiglie. Da qui si è alzata qualche voce per chiedere di essere aggregati alla valle di Ledro, vicina, anzi, confinante, e ruotante attorno al proprio lago. Un po’ di pazienza: in fondo (come dice la legge) basta attendere un anno per decidere un eventuale cambiamento. Sempre che ci siano i numeri e le volontà. Il gigantismo paga? Mi concedo una breve riflessione senza pretese, semplice-

mente da persona che vive nel territorio del Chiese. La Provincia ha disegnato un quadro complesso, secondo cui dal lago d’Idro a Campo Carlomagno ci sarà una unica regia turistica. Ma siamo sicuri che sia una scelta meditata? Cerco di spiegarmi con una metafora. Ma prima il contesto. Ponte Caffaro-Campo Carlomagno: 63,4 chilometri costellati da paesi più o meno grandi circondati da bellezze naturali (valli e vallette, pascoli e malghe, laghetti e ghiacciai) e da opere dell’uomo (chiese, fortificazioni, musei, castelli). Insomma, un patrimonio da visitare e da godere. La metafora. Tutti questi gioielli (grandi e piccoli, preziosi e di valore meno intenso) sono contenuti in una grande cassaforte: il bacino dell’Apt. Ha senso tenerli tutti insieme o è più funzionale dividerli in contenitori diversi? Mantenendo tutti i gioielli in una unica grande cassaforte si corre un rischio: i più preziosi sono in bella vista, mentre gli altri vengono inevitabilmente nascosti. Per cercare di essere più chiaro, il Chiese e la Busa di Tione non possono competere con l’alta Rendena, perciò rischiano di essere l’ultima ruota del carro in un ambito in cui per logica verrà promossa con ordine di priorità l’alta Rendena. Anche

(Giudicarie Centrali e Valle del Chiese) ad una unica Apt da Campiglio al lago d’Idro, che comprende la Busa di Tione e la Valle del Chiese, mentre il territorio delle Giudicarie Esteriori verrà smembrato: tutti con il Garda tranne San Lorenzo-Dorsino, che verrà aggregato all’altopiano della Paganella. Ma su questo torneremo. perché, diciamolo, chi può contribuire al 51% delle risorse da spendere: l’alta Rendena o le valli meridionali? Quando si dice che in Consiglio di Amministrazione siederà un rappresentante degli ex Consorzi si pronuncia una frase ipocrita: sarà (mi scuso se la frase appare pesante) la classica foglia di fico per coprire la vergogna. Meglio il piccolo scrigno nel quale mettere i gioielli che piacciono agli ospiti abituati a scegliere queste zone, anche se non sono diamanti preziosi. Amo ripetere una frase che pronuncio da una trentina d’anni: il Chiese dovrebbe trasformarsi da corridoio verso le stazioni turistiche nobili a sala da pranzo e camera da letto. Ogni tanto mi dico: è significativo che la stia pronunciando da trent’anni. Vuol dire che non è cambiato molto. Prenderne atto non è il segno di un fallimento, ma un atto di realismo. Il Chiese e la Busa di Tione hanno una loro clientela turistica e un bacino in cui cercarla. Facciano il passo secondo la propria gamba e rivendichino la loro dignità. Identità giudicariese Smembramento. Questa sembra la parola d’ordine dettata da “Mamma Provincia” per le Giudicarie nel progetto turistico della riforma Failoni.

Il disegno infatti incoraggia i movimenti centrifughi: se Comano viene messo col Garda, allora San Lorenzo va con la Paganella; se il Chiese viene collocato con Campiglio, allora Storo va con Ledro. E l’unitarietà delle Giudicarie? Ma esiste una unitarietà delle Giudicarie o è solo retorica di inguaribili romantici? C’è un humus comune o esistono tanti piccoli contadi, ognuno per conto suo?Ora va detto che a minacciare l’unitarietà giudicariese non è solo la Giunta provinciale a trazione leghista. La memoria corre a qualche anno fa, quando (in occasione della nascita delle Comunità di Valle) la Rendena voleva la sua piccola Comunità. E fra i propugnatori (non va dimenticato) c’era pure chi con una piccola capriola poi sarebbe diventato amministratore della Comunità giudicariese. Ora più che di spinte centrifughe abbiamo bisogno di rivendicare una unitarietà nuova, nel senso di rivendicare servizi per tante comunità con la “c” minuscola sprofondate in un territorio ampio ma con una sua esistenza che affonda le radici nella storia. Ci sono vallate in Trentino capaci di rivendicare, e di ottenere, servizi pubblici moderni. Lo hanno fatto perché i rappresentanti delle istituzioni locali hanno sapu-

to essere uniti nelle richieste e nelle rivendicazioni.Questo, se mi è concesso, è uno dei punti deboli dei giudicariesi. In questi anni abbiamo perso una parte dei servizi ospedalieri, non abbiamo migliorato la viabilità né verso Trento, né verso Brescia, giusto per citare due nodi delicati. E i sindaci dov’erano? Vero, hanno partecipato agli incontri con gli assessori provinciali; qualcuno ha pure alzato la voce; ma poi tutto è finito nell’ambito del fair play istituzionale. Mai un colpo d’ala: che so, un viaggio in Provincia per consegnare le chiavi dei Comuni e le fasce tricolori, un programma comune concreto. Certo, non saranno solo le strade comode a caratterizzare una comunità, anche se il nostro comprensorio è sicuramente il peggio servito, con ritardi clamorosi. Ci sono anche le strade, come l’ospedale, l’occupazione, i servizi per le persone deboli, la cultura, la tenuta dell’ambiente e del territorio, la digitalizzazione. Ragionare in termini unitari significa riuscire a ragionare per il futuro. Vogliamo che i nostri figli e nipoti non fuggano verso mete più accoglienti, ma vivano ancora qua? Allora non credo ci sia molto tempo da perdere. Per usare una metafora musicale, una grande orchestra può suonare sinfonie che un violino da solo (per quanto virtuoso) non è in grado di eseguire. Se ogni sindaco, ogni presidente di associazione culturale o turistica, ogni operatore sociale guarda dentro il suo orto senza curarsi del panorama generale, beh, allora, abbiamo già perso.

PORTO FRANCO / Chi l’avrebbe mai detto?

Il bonus ed i tre consiglieri provinciali Insomma i famosi bonus. I giornali hanno scritto ampiamente sulle cifre da loro percepite. Quando sono stati “scoperti” ognuno ha tentato di trovare una giustificazione: ho un’azienda da sostenere, ho dipendenti ecc. Poi hanno promesso di restituire il tutto ed Olivi, vicepresidente del Consiglio provinciale, ha dato le dimissioni dall’incarico (peraltro resta comunque consigliere provinciale). Le ha date dopo aver tentato in tutto e per tutto – attraverso lunghe interviste – di giustificare un comportamento che non è

di Ettore Zampiccoli Ivano Job ( Lega ), Alessandro Olivi ( Pd ), Lorenzo Ossanna ( Patt ) : ricordiamoli bene questi tre nomi perché grazie a loro il Trentino si è messo al pari di tante altre regioni italiane, mandando in tilt il mito o la favola della superiorità etica di certo illegale ma comunque biasimevole e politicamente non tollerabile. Tra le molte dichiarazioni rilasciate i tre suddetti non hanno però spiegato alla gente che ognuno di loro prende netti al mese 5.500 euro e alla fine legislatura avrà una buona uscita di circa 50 mila euro. Nel caso di Olivi poi il discorso è ancora più grave perché

chi ha l’Autonomia. Sono i tre consiglieri provinciali che hanno chiesto ed ottenuto i benefici che a man salva Governo e Provincia hanno immesso sul mercato per contenere gli effetti devastanti del Covid-19 su imprese e lavoratori. l’avvocato di Folgaria ha alle spalle due legislature che, secondo un giornale, gli hanno fruttato circa 900 mila euro ed è vicepresidente del Consiglio provinciale con relativa indennità. Quindi non muoiono di fame e forse resta loro sicuramente qualche spicciolo per soccorrere le relative aziende. Credo che i giornali e gli elettori li abbiano già giudicati. In

un paese “normale” – come diceva D’Alema –ovvero un paese dove la politica si accompagna anche ad un forte senso etico ( la Germania ad esempio ) lor signori sarebbero già stati congedati. In Italia e in Trentino invece tutto scorre e alla fine fin i furbetti se la cavano sempre e in Consiglio provinciale continueremo a sentirli predicare ed impartire lezioni ai cittadini. Un’ultima osservazione: dei tre uno è della Lega, uno del Pd, uno del Patt cioè rappresentano sia maggioranza che opposizione. Come dire…todos caballeros


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Cooperando

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l’assemblea della Federazione del 31 luglio, nelle prime interviste ha tenuto a ricordare le sue “umili” origini. A Montagne le opportunità di lavoro erano assenti e il papà Silvio si traferisce a Madonna di Campiglio in cerca di fortuna: una breve esperienza come autista di autocorriera e poi una vita a lavorare sugli impianti di risalita per la società Funivie Campiglio, dove è rimasto fino alla pensione, che il destino non gli ha consentito di godere a lungo. Una famiglia con i piedi per terra, abituata a fare il passo secondo la gamba, a sognare, sì, ma non troppo: soprattutto lavorare. Roberto si fa conoscere presto in valle, dalla sua famiglia ha mutuato un carattere gentile e i modi garbati, la capacità di ascoltare e capire anche le ragioni degli altri, e di perderci ore su un problema finché non si trova una soluzione. Entra in molti consigli di amministrazione come sindaco, via via più importanti, fino al salto da amministratore in Cassa Rurale, quella di Pinzolo che presiede per sedici anni, finché l’istituto cambia nome ed entra nel vortice delle fusioni. Storia recente. Nel frattempo si è fatto le ossa in cooperazione da sindaco della Famiglia cooperativa di Pinzolo, e a Trento nelle società di sistema della cooperazione, Cooperfidi, (grazie ad una felice intuizione di Dino Scalfi), Fondo Comune, Phoenix, finché nel 2013 arriva la proposta di fare il presidente di Promocoop Trentina spa, la società che gestisce il fondo mutualistico della cooperazione. La cortesia diventa un tratto distintivo del suo carattere, così come la capacità di mediazione. “Ma alla fine si decide, comunque”, tiene a precisare a chi lo richiama al decisionismo. Così è: il suo metodo piace, i risultati lo premiano, e la sua leadership all’interno del mondo cooperativo cresce. Lo scorso anno spunta il suo nome tra i possibili candidati a sostituire Renato Dalpalù alla presidenza di Sait. E viene eletto con una robusta maggioranza che consolida la coesione della cooperazione di consumo. Appena cominciato il percorso nel consorzio della cooperazione di consumo, ecco di nuovo il suo nome: stavolta per la presidenza della Federazione. Un nome che mette d’accordo 23 rappresentanti “di peso” nel sistema cooperativo, presidenti di consorzi e cooperative, molti ex consiglieri, che si erano polarizzati su due nomi

A 59 anni, dalla rurale di Pinzolo a Federcoop

RobertoSimonialverticedellaCooperazione di Alberto Carli Roberto Simoni, 59 anni, rendenero “doc”, è il nuovo presidente della Cooperazione Trentina. Originario di Montagne, ha vissuto a lungo a Madonna di Campiglio con la famiglia, prima di trasferirsi a Pinzolo, dove vive tutt’ora e dove ha avviato, quasi trent’anni fa, dopo il diploma di ragioniere e l’abilitazione professionale, uno studio di commercialista

che si è sviluppato negli anni e che oggi prosegue la propria attivata grazie alla capacità professionale della figlia Alessia, commercialista pure lei. In Val Rendena torna ogni sera, anche se ormai le sue attività lo portano quasi sempre fuori. La sua è una storia personale e professionale che vale la pena raccontare prima di parlare di cooperazione. Appena eletto, nel-

anziché uno unitario. Così anche stavolta Roberto Simoni è il candidato ideale, quello che unisce anziché dividere, che tratta con rispetto gli avversari, stimato da molti, “gentile ma deciso”, quando occorre. I soci della Federazione hanno apprezzato e l’hanno eletto al primo turno, senza ballottaggio. Così è arrivato al sesto piano di via Segantini. Simoni, emozionato, sorpreso da questo risultato? Entrambe le cose. Se mi avessero detto tre mesi fa che sarei diventato presidente della Federazione ci avrei riso sopra. E invece… Ha avuto poco meno di un mese per ambientarsi, e poi il primo consiglio con le nomine dei vice e dell’esecutivo, all’unanimità. Sorpreso anche di questo? Devo dire che sono molto soddisfatto dall’entusiasmo che ho trovato nel cda, la voglia di lasciarsi alle spalle un periodo di divisioni e di condividere un percorso che guarda al futuro, nel rispetto delle idee di tutti. Da questo punto di vista le delibere di nomina dei Vice e del Comitato Esecutivo assunte all’unanimità è un segnale molto importante che segna un nuovo corso improntato ad una ritrovata unità e condivisione delle scelte. Lei ha dichiarato fin da subito che non farà rivoluzioni, e forse anche per questo è stato eletto. Esatto. Penso che per la Federazione ci sia bisogno, adesso, di un po’ di pace. Non voglio giudicare il periodo passato, anche se la parte finale del percorso l’ho vissuta anch’io.

Sono convinto però che un presidente della Federazione abbia il dovere di ascoltare, capire, condividere tutto quanto si può, perché ogni divisione corrisponde ad una lacerazione nel tessuto cooperativo, uno squarcio che poi impiega molto tempo a ricucirsi. Unire è molto più difficile che dividere. Non si può essere d’accordo su tutto, ma è sbagliato innamorarsi della propria idea. Occorre perseguirla, promuoverla, ma anche adattarla alla realtà. Spesso il risultato finale è migliore delle premesse iniziali. Una persona abituata ai conti deve per forza essere concreta. La mia professione mi porta a vedere il lato molto tangibile di una impresa, questo è innegabile. Tuttavia, la cooperazione è un sistema di imprese molto singolare, perché una cooperativa è chiamata a garantire la sostenibilità economica, ma nello stesso tempo perseguire una finalità sociale, attenzione al territorio e alla propria comunità. Non è mai facile tenere in equilibrio queste dimensioni. Lei ha proposto Italo Monfredini come vicepresidente

vicario, ovvero espressione della cooperazione sociale. Quale significato dà a questa nomina? Senza nulla togliere alla capacità del precedente vicario, Germano Preghenella del settore produzione lavoro, puntare su un uomo del sociale significa anche attribuire a questo settore una forte rilevanza strategica. Il tema del welfare abbiamo visto quanto ricorra in questi mesi di emergenza epidemia. Occorre reinventare un nuovo sistema di assistenza, andare incontro con strumenti nuovi alle tante emergenze della nostra società, che il Covid non ha fatto altro che accentuare. Ma non voglio stabilire priorità: ogni settore della cooperazione è fondamentale per lo sviluppo del Trentino. Penso alla centralità del credito, al ruolo del consumo soprattutto per avvicinare le periferie, alla risorsa dell’agricoltura, che garantisce reddito e vivibilità alle nostre valli e montagne, e ancora alle tante cooperative di lavoratori nella produzione e nei servizi, dall’edilizia all’informatica, dall’ambiente alla manutenzione e pulizie. Tutte cooperative e consorzi

che sembrano cavarsela bene da soli (o quasi). Quindi qual è il ruolo della Federazione? Ritengo che la Federazione abbia ancora un ruolo importante da svolgere, riconosciuto anche da coloro che hanno strutture e dimensioni rilevanti: è quello di garantire la funzionalità di un sistema, sviluppare rete, relazioni con le altre realtà economiche e istituzionali del Trentino, presidiare l’attività sindacale a difesa e sostegno delle proprie socie e dell’intero movimento della cooperazione trentina. .Questo è un compito piuttosto recente, che si affianca alla tradizionale funzione della vigilanza, della consulenza alle imprese, della tutela e promozione dei valori e principi cooperativi. Abbiamo una macchina organizzativa che funziona già molto bene. La struttura ha mostrato molta vitalità e capacità anche in questi mesi di lockdown e di assenza di cda. Occorre sempre più orientarla allo sviluppo e all’innovazione Il miglior modo di tutelare le nostre imprese cooperative è quello di affiancarle i processi di modernizzazione e aggiornamento, creare i presupposti e costruire strumenti affinché ogni singola cooperativa, grande o piccola che sia, si senta parte di un sistema, una unica “famiglia” orientata a obiettivi e interessi comuni, pur nella diversità e autonomia funzionale e organizzativa. Abbiamo bisogno di continuare a sviluppare molte relazioni con le istituzioni pubbliche, in particolar modo con la Provincia autonoma nelle sue varie declinazioni, con le altre organizzazioni imprenditoriali, con il mondo della ricerca e università. La cooperazione è un interlocu-

e 45 Oltr i di ann e nza i er e o u t esp l a lità a u ! q izio serv

tore forte e credibile per chiunque abbia a cuore lo sviluppo della nostra terra. Siamo portatori di valori e competenze che non serve sbandierare, ma che pratichiamo ogni giorno. Una risorsa per il Trentino… Fermiamoci qui. Intanto da dove partirebbe? Dalla formazione, per cominciare. Assolutamente strategica, a tutti i livelli, sia per migliorare le competenze tecniche, sia per creare classe dirigente, amministratori consapevoli, capaci e motivati. E poi dai giovani, che si portano dentro il concetto stesso di innovazione e di cambiamento. Il nostro presente e il nostro futuro. Per coinvolgerli occorre un piano speciale, e un atteggiamento che vada oltre le dichiarazioni, partendo da una analisi dettagliata della situazione attuale e cercando di elaborare una progettualità a medio termine che permetta di raggiungere, stimolare e coinvolgere le nuove generazioni, in un processo di graduale avvicinamento alle tematiche del movimento trentino della cooperazione. Quale sarà la partita più spinosa nell’immediato? Quella del credito, senza dubbio. Perché si è fatta la riforma del credito cooperativo che probabilmente ha salvato le nostre Casse Rurali, rendendole protagoniste in un sistema bancario ormai gestito da giganti e governato a livello non più italiano ma europeo. Con un certo orgoglio, possiamo dire che il Trentino ha svolto un ruolo da protagonista a livello nazionale. Adesso occorre dimostrare che le nostre Casse hanno cambiato faccia ma non cuore nei confronti delle nostre comunità delle famiglie e delle imprese, specie le piccole e medie, che alle Rurali si rivolgono per sviluppare i loro progetti imprenditoriali e di vita sociale e lavorativa.

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Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella e Cassa Rurale Adamello

Da subito insieme a favore di associazioni, soci e giovani

140.000 EURO A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI DEL TERRITORIO PER IL SOSTEGNO DI INVESTIMENTI MATERIALI E PROGETTI IN AMBITO FORMATIVO CULTURALE E SOCIALE. Aperti i due bandi per favorire l’ideazione e sostenere la realizzazione di iniziative da parte di associazioni ed enti di volontariato che operano sul territorio di competenza delle due Casse. Il bando per il sostegno di investimenti materiali intende finanziare opere di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, storico ed ambientale, la costruzione, valorizzazione e ristrutturazione di edifici e l’acquisto di materiali, attrezzature e automezzi strettamente connessi all’attività dei soggetti richiedenti. Saranno valutate le domande per investimenti di importo preventivato compreso tra Euro 3.000 ed Euro 80.000. Saranno

Nell’attesa dell’avvio formale della fusione (dal 1 ottobre) le due Casse Rurali delle Giudicarie si stanno già muovendo come un’unica realtà promuovendo insieme alcuselezionate 15 domande tra quelle ricevute, che potranno ricevere un contributo fino ad un massimo di Euro 5.000. Il secondo bando è finalizzato a sostenere progetti sia in ambito formativo - culturale, come percorsi formativi, attività educative ed iniziative culturali nei settori delle arti visive, musica, cinema, storia e cultura locale, sia in ambito sociale con iniziative a favore di persone bisognose o svantaggiate e relative alla conciliazione dei tempi lavoro famiglia. Saranno ammessi al bando i progetti che prevedano una spesa minima di 3.000 €. Il contributo erogato dalla Cassa per ogni singolo progetto non potrà essere superiore a 8.000 € e potrà coprire al massimo

Prendiilvolo day, 8^ edizione

Torna anche per il 2020 il Prendiilvolo Day, la giornata riservata ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 32 anni residenti nella zona di competenza delle due Casse Rurali con l’obiettivo di creare un’occasione di conoscenza reciproca in un contesto informale offrendo ai ragazzi alcuni spunti di riflessione su tematiche utili alla formazione delle proprie competenze. La meta quest’anno è il Breg Adventure Park, il Parco Avventura più grande del Trentino situato in Val di Breguzzo, alle porte del Parco Naturale Adamello Brenta. Qui i partecipanti affronteranno emozionanti percorsi sospesi nell’aria tra tronchi, teleferiche mozzafiato, passerelle e ponti tibetani e verranno coinvolti in un avvincente percorso di Orienteering. Tutte le attività saranno accompagnate da un tema “filo conduttore”, quello dell’Intelligen-

ne iniziative che dimostrano la volontà della nuova Cassa di continuare ad operare secondo una logica di vicinanza e sostegno al territorio.

za emotiva: scopo della giornata è infatti anche quello di esercitare questo aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. I partecipanti potranno tastare con mano gli impatti che l’intelligenza emotiva può avere sulle performance individuali e di gruppo e affrontare, attraverso attività pratiche e riflessioni individuali e di gruppo, alcuni aspetti

che influenzano le loro prestazioni e che possono essere gestiti grazie all’intelligenza emotiva (es: ansia, stress, motivazione). Due le date: il 12 e 13 settembre e 100 i posti disponibili (50 per ogni data). Per partecipare è necessario compilare l’apposito form sul sito www.prendiilvolo.it entro il prossimo 7 settembre. In caso di richieste superiori ai posti disponibili sarà data priorità a soci e clienti delle due Casse Rurali.

il 60% dei costi complessivi sostenuti. Al fine di supportare tutte le realtà che intendono aderire a questo secondo bando la Cassa Rurale ha inoltre previsto la possibilità di un incontro individuale con dei professionisti esperti in progettazione, per una consulenza sul progetto ed una verifica delle modalità di stesura della domanda. Gli incontri si terranno venerdì 4 settembre: le associazioni interessate a partecipare potranno iscriversi compilando il form disponibile su www.lacassarurale.it e www.cr-adamello.it entro e non oltre il 31 agosto 2020. Regolamento e modulistica relativi ai due bandi sono disponibili sul sito internet della Cassa Rurale www.lacassarurale. it e www.cr-adamello. it. Le domande dovranno essere presentate entro il 18/09/2020.

La Cassa dei bambini

La Cassa dei bambini è l’iniziativa riservata ai figli e ai nipoti dei soci delle due Casse Rurali, con l’obiettivo di offrire loro una giornata in famiglia scoprendo le bellezze del territorio della nuova Cassa Rurale. La Cassa dei Bambini 2020 sarà itinerante: le restrizioni sugli assembramenti non consentono infatti di organizzare come gli scorsi anni un unico evento e per questo le due Casse hanno pensato di coinvolgere alcune realtà del territorio che organizzano autonomamente attività per i bambini. Fino al 30 settembre tutti i bambini figli o nipoti di soci fino ai 13 anni compiuti, potranno usufruire di un BUONO OMAGGIO per 11 attività: il Giocabosco di Gavardo (Bs); il Parco delle fucine e ferrate di Casto (Bs); le Miniere di Darzo (Tn); il Jungle Canyioning di Storo (Tn); il

Breg Adventure Park di Breguzzo (Tn); la Pesca al laghetto “Il Salmerino Alpino” di Vigo Rendena (Tn); il Palaghiaccio di Pinzolo (Tn); la scuderia Ranch Fiore di Comano Terme (Tn); il Villaggino di Comano Terme (Tn); il Forest Park di Milveno (Tn); il Parco Faunistico di Spormaggiore (Tn). Per partecipare è necessario iscriversi agli sportelli delle due Casse, ritirare il li-

brettino contenente la mappa ed i buoni. I partecipanti, per ogni attività svolta, potranno richiedere il relativo timbro da apporre sul libretto: i bambini che avranno guadagnato almeno 3 timbri, riconsegnando la mappa alla loro filiale, riceveranno un regalino. Tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili su www.lacassarurale.it e www.cr-adamello.it.


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Le Giudicarie in numeri

Parco veicolare e rapporto con la popolazione residente per Comune, Ambito, Comunità di Valle e Provincia. Anno 2018 Parco veicolare 2018 Parco veicolare rapportato alla popolazione

Giudicariesi in automobile a cura di Virginio Amistadi

Terminata l’estate e gli spostamenti turistici, il traffico in Giudicarie rimane sempre sostenuto. Quanti sono i veicoli immatricolati in possesso dei giudicariesi? I dati più aggiornati risalgono al 2018 e riportano la presenza di 32.120 veicoli registrati al Pubblico registro automobilistico. Si tratta di un rapporto di 8,6 veicoli per ogni 10 persone residenti. Il dato risulta inferiore a quello provinciale in cui i veicoli registrati sono superiori alla popolazione residente con un rapporto di 14,9 veicoli per ogni 10 persone residenti. La diffusione di autovetture evidenzia di nuovo un rapporto superiore alla popolazione a livello trentino con 11,5 autovetture ogni 10 persone residenti. In Giudicarie il rapporto è di 6,3 autovetture ogni 10 persone residenti. I motocicli sono decisamente meno diffusi con un rapporto di 0,9 ogni 10 persone residenti in Giudicarie e 1,2 ogni 10 persone residenti in Trentino.

Popolazione Veicoli Autovetture Motocicli 2018 Totale Borgo Lares 710 750 448 58 Tione di Trento 3.635 2.999 2.203 293 Tre Ville 1.418 1.331 935 172 Giudicarie Centrali 5.763 5.080 3.586 523 Bondone 667 526 380 61 Borgo Chiese 2.015 1.735 1.193 159 Castel Condino 231 220 147 26 Pieve di Bono-Prezzo 1.442 1.234 909 112 Sella Giudicarie 2.946 2.584 1.853 286 Storo 4.596 4.132 2.811 498 Valdaone 1.177 1.038 715 94 Valle del Chiese 13.074 11.469 8.008 1.236 Bleggio Superiore 1.573 1.272 974 145 Comano Terme 2.964 2.328 1.760 242 Fiavè 1.088 933 724 75 San Lorenzo Dorsino 1.562 1.392 995 156 Stenico 1.186 1.051 811 121 Giudicarie Esteriori 8.373 6.976 5.264 739 Bocenago 393 354 250 57 Caderzone Terme 669 610 422 108 Carisolo 965 743 554 63 Giustino 725 607 444 84 Massimeno 134 105 81 14 Pelugo 391 351 263 47 Pinzolo 3.045 2.762 2.075 284 Porte di Rendena 1.807 1.475 1.121 136 Spiazzo 1.260 1.077 820 139 Strembo 562 511 360 69 Valle rendena 9.951 8.595 6.390 1.001 Giudicarie 37.161 32.120 23.248 3.499 Provicia di Trento 539.898 803.163 623.533 62.153 Fonte: ASC Atlante Statistico dei Comuni (http://asc.istat.it/asc_BL/)

Veicoli ogni 10 persone 10,6 8,3 9,4 8,8 7,9 8,6 9,5 8,6 8,8 9,0 8,8 8,8 8,1 7,9 8,6 8,9 8,9 8,3 9,0 9,1 7,7 8,4 7,8 9,0 9,1 8,2 8,5 9,1 8,6 8,6 14,9

Autovetture Motocicli ogni 10 persone ogni 10 persone 6,3 0,8 6,1 0,8 6,6 1,2 6,2 0,9 5,7 0,9 5,9 0,8 6,4 1,1 6,3 0,8 6,3 1,0 6,1 1,1 6,1 0,8 6,1 0,9 6,2 0,9 5,9 0,8 6,7 0,7 6,4 1,0 6,8 1,0 6,3 0,9 6,4 1,5 6,3 1,6 5,7 0,7 6,1 1,2 6,0 1,0 6,7 1,2 6,8 0,9 6,2 0,8 6,5 1,1 6,4 1,2 6,4 1,0 6,3 0,9 11,5 1,2

Il vice-campione del mondo di corsa in montagna ha migliorato il tempo più veloce conosciuto

Cesare Maestri con Francesco Puppi: una Tosa da record Da Campiglio alla cima e ritorno in 3 ore, 28 minuti e 26 secondi Il percorso ha visto lo start in piazza Sissi a Madonna di Campiglio alle 8.30, ha proseguito in direzione Vallesinella, salita al rifugio Casinei e Brentei, in un tempo record di 50 minuti circa. I due mountain runners hanno poi proseguito fino alla Bocca di Brenta a 2.552 m, hanno raggiunto il rifugio Tosa Pedrotti, fino all’attacco poco sotto la cima dove le guide alpine Gianni Canale ed Alessandro Beltrami hanno allestito la parete per la scalata finale. Cesare Maestri e Francesco Puppi sono arrivati in Cima Tosa alle 10.30, segnando la Campiglio FKT (Fastest Known Time). Ritorno in discesa in meno di 1 h e 30 minuti per tagliare il traguardo poco prima delle 12. L’impresa dal nome “Come Noi Like Us”, nata durante il lockdown, è stata un’esplorazione del lato più libero e spontaneo dell’outdoor e del-

L’impresa è stata scritta il 18 luglio scorso nelle Dolomiti di Brenta. 3.173 m di altitudine. 2.100 m il dislivello. 32 i km. Un percorso con tratti tecnici, difficili, su ogni tipo di superficie (#anysurfaceavailable): asfalto, roccia, sentiero, neve. Un’impresa che ha dell’incredibile, ma che i due atleti Nike Trail, Cesare Maestri e il compagno azzurro Francesco Puppi hanno sfidato segnando in 3 ore 28 minuti e 26 secondi la FKT (Fa-

stest Known Time, il miglior tempo conosciuto) da Madonna di Campiglio alla Cima Tosa e ritorno. Cesare Maestri, ricordiamo, è un giovane ingegnere ambientale di Bolbeno (Borgo Lares) con una grandissima passione per la corsa in montagna della quale è uno degli interpreti migliori al mondo, tanto la conquistare, lo scorso autunno in Patagonia, il titolo di vicecampione del globo terrestre. lo sport in montagna, ideata e organizzata dai due atleti. Ad accogliere Cesare Maestri, il “runner delle Dolomiti”, dopo il taglio del traguardo, l’altro Cesare Maestri, il “ragno delle Dolomiti”. Un incontro emozionante tra il grande alpinista consacrato dalla storia e la medaglia d’argento mondiale di corsa in montagna. “Sono sempre stato orgoglioso di portare il nome del grande alpinista Cesare Maestri, ed oggi più che mai sono felice di condividere questo momento con lui”, il commento del giovane Maestri. Presenti, all’arrivo,

anche il presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena Tullio Serafini e il direttore Matteo Bonapace, che hanno sostenuto l’iniziativa in partnership con Nike. L’impresa del 18 luglio è stata anche un modo, da parte dei due giovani Azzurri, per raccontare al pubblico più o meno esperto della corsa in montagna, le caratteristiche e il fascino di questo sport che, oltre ad essere una sfida con se stessi, è un’attività outdoor a contatto con la bellezza naturale delle terre alte.


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Cittadini residenti nel territorio della Comunità dai 6 ai 18 anni compiuti nell’anno 2020 che si iscriveranno alla Scuola Musicale Giudicarie per l’anno scolastico 2020/2021. Il limite di età è elevato a 40 anni per i cittadini disabili. Che cosa è

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La borsa di studio è un contributo in denaro, in base ai requisiti dei richiedenti, concesso dalla Comunità delle Giudicarie per l’iscrizione alla Scuola Musicale Giudicarie per l’anno scolastico 2020/2021. Come fare a partecipare al bando

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1. Compilare gli appositi moduli di domanda reperibili sul sito della Comunità delle Giudicarie e della Scuola Musicale Giudicarie. 2. Far pervenire la domanda alla Comunità delle Giudicarie entro e non oltre le ore 12.00 di lunedì 27 luglio 2020. La domanda dovrà pervenire tramite mail (cinzia.caliari@comunitadellegiudicarie.it) oppure potrà essere consegnata direttamente agli uffici della Comunità previo appuntamento (tel. 0465/339507).

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Gli uffici della Comunità sono a disposizione per ulteriori informazioni: da lunedì al giovedì dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.00 e il venerdì dalle 9.00 alle 12.00 – tel. 0465/339507 – cinzia.caliari@comunitadellegiudicarie.it. Tione di Trento, 10 giugno 2020

L’Assessore per le politiche sociali Michela Simoni


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Scuola

SETTEMBRE 2020

Romeo Collini è il nuovo dirigente dell’Istituto Comprensivo del Chiese Nominato quest’estate al posto dell’uscente dirigente Fabrizio Pizzini, che con il 31 agosto entra in pensione, Collini nei giorni scorsi ha avuto modo di incontrarlo assieme alla struttura per un confronto e una raccolta di informazioni relativi al contesto scolastico: «Fin da subito l’Istituto comprensivo del Chiese mi è sembrato una scuola inclusiva che dialoga con il territorio e con le realtà sociali e culturali presenti nella zona. Sono sicuro che questo senso di comunità che si respira al suo interno potrà favorire gli aspetti relazionali tra tutti gli attori della scuola, con conseguenze dirette anche sul rendimento e la motivazione degli studenti». Dopo una prima ricognizione nei vari plessi scolastici dell’Istituto condotta in compagnia dei relativi referenti, il neo dirigente, che inizia il suo mandato nel difficile periodo di riavvio delle scuole in fase di pandemia da Covid-19, rileva una particolare complessità del contesto scolastico attuale, legata soprattutto a problemi di carattere logistico e di organizzazione del tempo scuola (per garantire la ripresa delle

di Mariachiara Rizzonelli Trentanove anni, giudicariese residente a Madonna di Campiglio, laureato in Lettere moderne all’Università di Trento, da tredici anni insegnante presso l’Istituto di Istruzione “Lorenzo Guetti” di Tione, da sei collaboratore del dirigente e referen-

te dell’indirizzo Liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna dello stesso istituto, questi i tratti salienti della figura del nuovo dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo del Chiese “Don Lorenzo Milani” Romeo Collini. I numeri dell’Istituto Comprensivo del Chiese ”Don Lorenzo Milani” • plessi scolastici: 6 (Lodrone, 2 Storo, Condino, 2 Pieve di Bono) • alunni: 480 della scuola primaria + 346 della scuola secondaria di primo grado • docenti: 120 • personale Ata: personale amministrativo 8 + collaboratori scolastici 23

attività didattiche con la presenza degli studenti si dovranno adottare una serie di nuove misure organizzative e di prevenzione). Collini, che intende avere da subito un quadro chiaro circa le azioni da mettere in campo, si dice tuttavia

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 18 n° 9 settembre 2020 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Alfio Ghezzi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 2 settembre 2020 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

rassicurato dal fatto di aver trovato una struttura organizzativa in parte già predisposta dal dirigente uscente e dal suo staff: «Nei giorni che precedono l’inizio delle attività didattiche cercherò di concentrarmi soprattutto sui profili di sicurezza richiesti per garantire il rientro in aula degli studenti e l’adozione del necessario distanziamento fisico. Per raggiungere questo obiettivo, l’azione sinergica di tutto il personale della scuola si rivelerà fondamentale e diventerà la principale leva strategica» ribadisce. Affrontate le dinamiche per garantire la sicurezza della salute di studenti e dipendenti all’interno dell’Istituto del Chiese, chiediamo quindi a Collini, quando di fatto a parere suo pensa che una scuola riesca a funzionare al suo meglio? «Direi che una scuola deve possedere prima di tutto i requisiti in termini di qualità architettonica e di sicurezza, spazi laboratoriali, arredi e dotazioni tecnologiche che consentano una didattica innovativa e la personalizzazione degli apprendimenti, necessari per assicurare l’inclusione scolastica e il successo formativo di tutti. Ritengo però che per una scuola di

Il saluto del già dirigente Fabrizio Pizzini «Le mie considerazioni come dirigente si riassumono nel Grazie e (permettetemelo) alla tanta commozione che lo accompagna. Il mio servizio nella scuola è cominciato proprio a Storo il 1 ottobre 1982. Qui si conclude il 31 agosto 2020. Sono certo di aver ottenuto molto di più di quanto posso aver dato a ciascuno e a tutti. Mi restano splendidi ricordi di lavoro, di amicizia, di sintonia con tanti ragazzi che ora incontro uomini e donne, mamme e papà (di altri nostri ragazzi) nei nostri paesi. A tutti, a questi ragazzi, alla struttura dell’Istituto e degli altri Istituti che mi hanno ospitato, alla Scuola trentina ed alla Scuola PUBBLICA ben richiamata dalla nostra Costituzione: grazie».

P. Bisti

qualità sono solo gli insegnanti che possono fare la differenza; più ancora delle attrezzature innovative servono docenti motivati e preparati, in grado di coinvolgere i propri studenti e trasmettere loro la passione e l’interesse per il sapere», risponde convinto il neo dirigente che vuole rassicurare le famiglie dell’istituto che si accinge a dirigere sul fatto che la scuola farà di tutto per essere loro vicina, così come agli studenti, che cercherà di mettere al centro dei processi di apprendimento. «Ciò in concreto - sottolinea Colliini - avverrà se si instaurerà un gioco di squadra tra famiglie, studenti ed insegnanti, fondamentale per affrontare le sfide che il nuovo anno scolastico riserverà». Questo il suo saluto finale: «A tutti, indistintamente, giunga il mio augurio che il nuovo anno sia ricco di opportunità formative e culturali e che ci permetta di creare un ambiente di lavoro sereno, rispettoso dei principi, delle regole, dei ruoli esistenti, favorendo la crescita di ciascuno. Un augurio particolare va a tutti gli alunni che rientreranno a scuola dopo i tre mesi di didattica a distanza e quelli di vacanza estiva. Invito loro ad essere curiosi di apprendere e scoprire, ad impegnarsi con continuità, facendosi guidare, ascoltando e seguendo gli insegnamenti dei docenti. Porgo infine un sincero ringraziamento al dirigente scolastico uscente, Fabrizio Pizzini, per avermi accolto e presentato all’interno di questa comunità scolastica».


Alimentazione

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Per gli anziani fondamentali le vitamine del gruppo B

Cervello e alimentazione di Dario Beltramolli In questo senso potremmo dire che nascere in una famiglia amorevole è forse la fortuna più grande che ciascuno di noi possa avere. Gli esperti dicono che la sostanza grigia del nostro cervello è costituita da 86 miliardi di neuroni ed è in grado di eseguire 38 miliardi di operazioni al secondo, consumando solo 15 watt l’ora, l’equivalente di una lampadina da comodino. Mentre i neuroni trasmettono con velocità di “soli” 120 metri al secondo, i computer ricordano tutto con una velocità molto superiore, pari a quella della luce. Ogni anno raddoppiano la loro potenza di calcolo, tanto che nel 2045 un pc come quelli presenti nelle nostre case avrà probabilmente raggiunto le capacità di calcolo dell’intera umanità messa assieme. Alcuni ricorderanno la famosa sfida di scacchi tra Kasparov e il computer della Ibm Deep Blue, avvenuta verso la fine degli anni ‘90. Mentre il campione russo aveva una temperatura corporea costante e un consumo di soli 20 watt/ora, il pc ne consumò migliaia e furono necessari molti ventilatori per

La mente umana nasce da un numero impressionante di connessioni (sinapsi) e rappresenta uno dei misteri più grandi dell’universo. Tutto quello che impariamo, ogni sentimento che viviamo in prima persona, si traduce in nuovi circuiti, in nuove reti che tracciano l’identità di ciascuno di noi. Alcune informazioni si rafforzano, altre svaniscono perdendo importanza. A differenza raffreddare un sistema che appariva incandescente. Il consumo dei pc è enormemente maggiore perché l’analisi di migliaia di algoritmi per ogni minima azione comporta un forte dispendio di energia (per la cronaca, alla fine a vincere fu il computer). Nonostante il limite dell’invecchiamento, un cervello allenato può avere buone prestazioni per tutta la vita. L’alimentazione è fondamentale per mantenerlo in salute e allontanare la demenza. Le cellule cerebrali vivono di zucchero, il carburante del nostro pensiero. Il regime alimentare odierno tuttavia è inondato di zuccheri raffinati che favoriscono uno stato infiammatorio negativo anche per i neuroni. Qualunque zucchero semplice, sia di canna o da succhi di frutta, integrale o meno, marmellata o miele, pane bianco o patate, bevande zero o altro, se consumato in eccesso incrementa

R. Kiaulehn

troppo velocemente la glicemia. I cibi industriali provocano un rialzo immediato degli zuccheri nel sangue favorendo una condizione alla base del diabete di tipo 2: la resistenza all’insulina.

dei geni che ci vengono dati dalla madre e dal padre al momento della nascita e che non possiamo cambiare, il cervello si costruisce e modifica in base all’esperienza della vita: il grande motore di questo continuo cambiamento sono le emozioni: il batticuore che rende viva l’esistenza, perché tutto quello che ci emoziona lascia tracce che non potremmo mai dimenticare.

Più in generale, mangiare troppo significa produrre radicali liberi che accelerano l’invecchiamento non solo dei neuroni, ma anche dei vasi sanguigni già portati all’irrigidimento, con i problemi

vascolari che tutti conosciamo. Molto importanti per la salute del sistema nervoso dell’anziano (ma anche per combattere le anemie) sono le vitamine del gruppo B, in particolare la B12, l’acido folico o B9, la tiamina o B1. È stato dimostrato che gli anziani con più alte concentrazioni di vitamina B12, perché consumatori abituali di latticini, uova, pesce e carne, hanno migliori funzioni mnemoniche. Naturalmente, l’efficienza del cervello non dipende solo dal potere dello zucchero. Nel 26esimo Canto dell’Inferno, Ulisse pronuncia la celebre terzina dantesca: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Come a dire è il desiderio di conoscenza a porre il pensiero umano al vertice del Creato. Con qualche buon consiglio nutrizionale, potremmo aggiungere noi.


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SETTEMBRE 2020

lo sfalcio del maggengo


Arte

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Visitata e apprezzata da un pubblico numeroso, ha raccontato le storie degli allevatori che in un tempo lontano (prima del 1960) hanno alpeggiato non solo a Malga Calvera, ma anche sulle vicine malghe Rosa e Praino. C’erano tutti i volti dei malgari di una volta: quelli che non ci sono più, alcuni dei quali scomparsi di recente, e quelli che oggi sono i narratori della vita trascorsa in malga, una vita aspra, povera e difficile, che il tempo ha reso un ricordo più dolce. Nella mostra “Noi dell’alpe” sono stati rappresentati tutti i malgari, e le malgare, appartenenti alle frazioni del Comune di Porte di Rendena (Vigo Rendena, Darè, Javrè, Villa Rendena e Verdesina) che hanno vissuto una parte della loro vita in malga. Un racconto corale disegnato nei volti dei malgari che non ci sono più, ritratti in grandi foto a colori installate all’esterno dello stallone, e in quelli tuttora viventi inseriti all’interno, in un suggestivo percorso accompagnato dal suono dei campanacci delle mucche che hanno ceduto una parte della stalla all’esposizione. Infine, in un documentario, presentato e rimasto visibile a Casa Cüs durante l’estate, sono state raccolte le testimonianze di chi la vita in malga l’ha vissuto da protagonista. Ricordi felici, per alcuni, di un tempo in cui si era contenti del poco che si aveva. Un tempo di fatica e poche soddisfazioni per altri. Un video da guardare e riguardare, voci da ascoltare e riascoltare, memorie da fissare nella men-

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Il percorso espositivo è stato allestito a Malga Calvera dalla Pro loco di Vigo Rendena

“Noi dell’alpe”: gli allevatori del passato in mostra Nata dal costante attivismo e dall’attenzione verso il territorio e la memoria da parte della Pro loco di Vigo Rendena; progettata, nei contenuti, nel percorso di ricerca e nell’articolazione tra la parte espositiva e la raccolta di testimonianze attraverso la narrazione video da Roberta Bonazza e Luciano Stoffella ( documentario), la te. Le affermazioni degli intervistati, alcune delle quali presentiamo di seguito, appaiono come delle pillole di saggezza. Angelo Valentini: “Ho iniziato a 9 anni nel 1942 alla malga Praino. Andavamo con le bestie, sole o pioggia era uguale. Nel 1950, a 17 anni, ero io che facevo il formaggio. Finito il militare sono andato a San Michele a fare la scuola di casaro. Ho bei ricordi dell’alpeggio”. Teodora Pouli: “Ho iniziato a 14 anni a lavorare nei campi. Ho smesso dopo che ne ho compiuti 84. la vita allora era faticosa, non c’era niente. Dicono che adesso c’è crisi? Non l’hanno mai provata la vera crisi”. Bruna Bonapace: “Ricordo che da bambina, insieme a mia sorella, raggiungevo il papà all’alpeggio per portargli le provviste. Quando mi sono sposata ho sempre aiutato mio marito Silvio con il fieno e le

mucche. Le donne lavoravano tanto”. Giuseppe Bepo Gasperi: “Ho iniziato a 13 anni. Ricordo che alla Calvèra io e il Clemente Cisin dormivamo sul Pian della Paghèra in una baracca di legno sulle felci. Poi sono andato a San Michele a fare la scuola di casaro. Avevo già la pratica e la grammatica è stata più facile”. Salvatore Chiappani: “Sono

mostra “Noi dell’alpe” è stata visitabile dal 19 luglio al 30 agosto. Dove? Lungo un emozionante percorso indoor e outdoor tra lo stallone e il pascolo di quell’alpeggio, concentrato di bellezza paesaggistica, che è Malga Calvera (1650 m slm), aggrappata alle pendici del Carè Alto.

sempre stato sui monti di Vigo fin da bambino. Ricordo che una volta, avrò avuto 4 anni, sono sceso in paese a cercare mia mamma. Aveva piovuto e per trovarmi hanno seguito le piccole impronte sul sentiero. Ancora adesso ho le mie mucche nella stalla”. Quinto Dalbon: “Nel 1940 sono rimasto senza mamma, avevo 8 anni. La vita era difficile. Nel 1946 ero alla malga

Calvera insieme al Sistilio di Vigo, il Gilio Sbèrsa di Verdesina e il Pero di Ragoli. Sempre con le lacrime agli occhi. Appena ho trovato un altro lavoro me ne sono andato”. Antonio Scarazzini: “Mi sono sempre interessato di storia. Dalla prima malga in Val di Fumo nel 1942, Vigo è passato a Madonna di Campiglio alle Malghette e poi al Pian dele Bore dove hanno costruito la malga Calvera. Un gran lavoro di dissodamento e taglio degli alberi”. Carmelo Sauda: “Ho iniziato nel 1951 in malga. Mi ricordo un giorno di luglio con Renato Gottardi che siamo partiti con le bestie e c’erano 40 gradi. D’improvviso si è messo a grandinare e in un quarto d’ora era tutto bianco. Avevamo paura per le bestie, ma le abbiamo riportate tutte alle stalla”. Renzo Scarazzini: “A mungere a mano non è uno scherzo, bisogna avere esperienza. Io ero

il più svelto. A volte mi facevano male le mani, ma il lavoro allora era tanto e andavi avanti. Le mucche le conoscevo tutte per nome”. Elio Valentini, l’attuale malgaro a Malga Calvera: “Da anni carico la Malga Calvèra con le bestie. Il mondo dell’alpeggio è cambiato. Adesso contano i grandi numeri di bestiame. I vecchi che avevano passione per la malga e andavano anche con poche mucche al pascolo non ci sono più. Io a 17 anni avevo già la mia stalla”. La mostra “Noi dell’alpe” è stata promossa dalla Pro loco di Vigo Rendena in collaborazione con l’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena - Festival Mistero dei monti, il Comune di Porte di Rendena, la Comunità delle Giudicarie, l’Asuc di Vigo Rendena, la Fondazione Caritro, la Cassa Rurale Adamello Brenta e il Bim del Sarca. (AV)

Una serata all’insegna della bellezza della cultura con il critico d’arte presentato da Giuseppe Ciaghi La stupenda giornata ha permesso a 350 persone sedute a distanza di stare all’aperto ad ammirare direttamente il famoso affresco così ben rappresentato dalle comparse del Filò della Val Rendena (Regia di Brunetto Binelli). Erano presenti tra le autorità, l’assessore al Turismo Roberto Failoni e il Presidente dell’Apt Tullio Serafini. La presentazione dell’evento è stata affidata a Giuseppe Ciaghi, che non volendo “rubare tempo” a Sgarbi, ne ha lodato la vasta cultura e la profonda sensibilità nell’interpretare le opere d’arte. «Io - ha esordito Ciaghi - nel mio libro ho solo descritto questa chiesa, ma Lui è in grado di fare collegamenti che io non conosco e può andare oltre: «È come un cipresso con la punta verso l’alto...». «Ciaghi è stato troppo buono nei miei confronti» ha detto Vittorio Sgarbi prima di iniziare con la sua voce plateale ad illustrare gli affreschi delle chiese della Val Rendena. Evidenziando le particolarità e mettendo in risalto il valore artistico e culturale con vari richiami alla scuola veneta e lombarda alla quale si erano ispirati i pittori itineranti per poi soffermarsi magistralmente sull’affresco della Danza dei morti «il cui primo insegnamento, specie in que-

Sgarbi a Pinzolo, affascinato dal Ballo della morte

Alle ore 18 dell’8 agosto scorso si è tenuto a Pinzolo un incontro con Vittorio Sgarbi davanti alla Chiesa di San Vigilio per trattare il tema dell’arte dei Baschenis in Val Rendena. Già in giornata, accompagnato dal Professor Ciaghi, Sgarbi ha visitato tutte le chiese sta emergenza del coronavirus è di far capire il significato della morte e della nostra precarietà». “Per più di due mesi – ha spiegato Sgarbi – abbiamo vissuto nella paura della morte, quella morte consacrata molto bene qui, nel fregio della chiesa di San Vigilio e forse in questo dipinto, contestualizzato nel periodo storico nel quale è stato realizzato, raccontata con meno paura”. Insomma, per usare le stesse parole del presidente del Mart: “La morte è parte della vita, anche Cristo è colpito a morte. La morte è democratica. La morte è normale. È per tutti”. «Ora - ha poi continuato Sgarbi - noi siamo qui da

questa parte (fuori dalle mura del cimitero che limitano la Chiesa di San Vigilio) ma domani saremo lì, dall’altra parte e qui, al nostro posto ci saranno altre persone!»Per rendere tutto più visibile e più teatrale è stato allestito

della valle dove i pittori itineranti di Averara hanno lasciato le loro tracce per poi fermarsi solennemente alla chiesa di San Vigilio dove è rappresentata la Danza Macabra, il “ballo della morte” capolavoro di Simone Baschenis.

un mega schermo dove comparivano simultaneamente Sgarbi e il susseguirsi degli affreschi. “L’opera artistica – ha sottolineato Sgarbi riferendosi ‘al Ballo della morte’ – è esempio di una pittura didascalica

che richiama il nostro destino, dà il senso della penitenza e della preghiera. Il testo che l’accompagna è di un grande poeta che ha parlato a gente che non sapeva leggere. Sono storie di un teatro in montagna con note, se riportate al presente, jazz e rap. Nei mesi scorsi siamo stati veramente davanti a una danza macabra, speriamo di essercela lasciata alle spalle e di riprendere la danza della vita”. Poi Vittorio ha raccontato come da adolescente i suoi genitori lo portavano in vacanza a Madonna di Campiglio e immancabilmente gli facevano ammirare l’affresco già famoso allora il cui impatto a quell’età fu mol-

to forte. Così ha proseguito prendendo in considerazione tutti i personaggi della Danza svelandone i particolari e le caratteristiche nei dettagli più reconditi. Con voce potente ha declamato i famosi versi evidenziando l’aspetto didascalico, sottolineando sfumature e forza poetica. A fare da cornice le rocce dolomitiche baciate dal sole crepuscolare a ricordo di una giornata che rimarrà storica ad insegna della vera bellezza e monito a mantenere viva una cultura custodita e tramandata da secoli. Il discorso pieno di eloquenza e forza espressiva si è concluso umanamente con un caloroso abbraccio di Sgarbi al «caro collega Ciaghi» e con l’auspico di ritrovarsi ancora a confrontarsi sulle bellezze e l’umanità che la cultura e l’arte sono in grado di regalare a chi le sa cogliere.


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Arte

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Le belle storie dei santi patroni tra arte e leggenda

Sagre d’estate in Giudicarie di Giacomo Bonazza Oltre trenta le parrocchie dedicate al mistero dell’Assunzione nella nostra diocesi, ben quattro in Giudicarie: le pievi di Condino, Banale (Tavodo), Tione e la chiesa di Javrè. È pur vero che la proclamazione del dogma dell’Assunzione è solo del 1950 (Pio XII), e che fino a tutto il Medioevo non troviamo questa specificazione accanto alla dedicazione più generica e classica di Santa Maria, ma fin dagli antichi concili ecumenici di Efeso (431 d.C.) e Calcedonia (451 d.C.), la Madonna è in assoluto la star più gettonata dell’urbe cristiana, anche dalle nostre parti. Quattro le parrocchie (San Lorenzo in Banale, Vigo Lomaso, Pinzolo, Vigo Rendena) intitolate a san Lorenzo (Huesca, 225 - Roma,10 agosto 258), il diacono spagnolo nato sulle falde dei Pirenei, nella regione dell’Aragona, brutalmente martirizzato a Roma durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano proprio la notte delle stelle cadenti, chiamate altrimenti “lacrime di san Lorenzo”. È interessante notare che il martire Lorenzo, con le sue quattro intitolazioni, affianca la Vergine Maria in questa singolare leadership agiografica in terra giudicariese, dove insistono 57 ambiti parrocchiali. Dopo di loro, a pari merito con tre patronati: san Martino di Tours, l’“apostolo delle Gallie”del IV secolo, (Zuclo, Cimego, Villa Rendena); san Bartolomeo apostolo (Montagne, Daone, Brione); sant’Antonio Abate, il grande asceta del deserto egiziano del IIIIV secolo (Agrone, Bivedo, Sant’Antonio di Mavignola); una globalizzazione del culto e della santità che anticipa di molto quella economica di oggi, legando Oriente e Occidente in un medesimo afflato spirituale. Un santo estivo, altrettanto caro ai giudicariesi, è da considerarsi Giuliano l’Ospitaliere, festeggiato il 31 agosto come patrono della città di Macerata, mentre a Caderzone Terme è il protagonista della sagra dell’ultima domenica di luglio. La sua storia, o leggenda che sia, pur non trovando riscontro nel Martirologio Romano, che dal Cinquecento costituisce la base per la formulazione dei calendari liturgici della Chiesa Cattolica, è profondamente radicata nell’immaginario collettivo della nostra valle. Ne sono testimonianza la chiesetta a lui

Estate, tempo di sagre paesane, quest’anno ahimè decurtate del loro momento saliente, la tradizionale processione con la statua del patrono, una ritualità antica che merita forse una maggiore riscoperta nei suoi contenuti, a partire dalla conoscenza dello stesso protagonista oggetto di venerazione e di culto. Venuto meno, per ovvi motivi, il contorno folkloristico della festa, rimane l’opportunità di concentrarsi sulla figu-

ra del santo patrono, sulla sua vita, sul suo messaggio spirituale e sulla sua raffigurazione attraverso i secoli. Pure in Giudicarie, come in tutta la diocesi di Trento, la sagra principe è quella dell’Assunta, anche se non sempre la festa del 15 agosto coincide con l’intitolazione della parrocchia, com’è nel caso di Roncone, trattandosi di una ricorrenza particolarmente favorevole per la sua collocazione nell’estate contadina.

la variante agiografica che identifica in una località sopra il paese di Caderzone, presso i laghi di San Giuliano, il luogo dell’espiazione del santo cavaliere, dopo l’orrendo parricidio erroneamente consumato. La vicenda nota, collocabile intorno al IV/VI ? secolo e ambientata in un indefinito ambiente nordico, divulgata a partire dal 1200, in piena cività cavalleresca, è appunto quella del santo di nobili origini che uccide i propri genitori nel suo talamo nunziale, scambiandoli per la moglie adultera ed il suo amante, ignorando la generosa disponibilità che aveva mosso la consorte ad offrire

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e dei viandanti da una sponda all’altra del fiume Potenza, che scorre nelle Marche, nel territorio di Macerata, dopo essere approdato con l’amata moglie in territorio italiano. La leggenda vuole che durante una traversata del fiume un lebbroso stia precipitando nelle acque cadendo dalla sua barca e lui, incurante del pericolo, gli porga la sua mano per salvarlo: quell’ uomo è il Signore che ne certifica l’avvenuto e definitivo ravvedimento. La trasposizione della storia di Giuliano in salsa rendenera e la sua appropriazione agiografica da parte di quelle povere popolazioni montanare, diventando simbolo

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1 - Pieve di Santa Maria Assunta di Condino, ancona Assunzione della Vergine (1538-1576), Maffeo e Andrea Olivieri

dolomitiche più profonde. La tragedia cambia lo scenario ed il movente che non è più l’accecante gelosia: Giuliano è nativo di un villaggio della Rendena, sulle rive della Sarca, e vive con i genitori in una casa ai bordi del bosco. Nella notte scambia gli inermi congiunti che tornano a casa per due briganti, facendone atroce scempio, accorgendosi solo all’indomani del terribile misfatto. Disperato, inizia il suo eremitaggio sui monti impervi all’ombra dei ghiacciai dell’Adamello e Presanella, proprio nella zona oggi identificata dai laghi che portano il suo nome e lassù si prodiga fino alla fine della sua vita nel confortare materialmente, moralmente e spiritualmente tutti coloro che passano di lì. Alla sua morte, in pieno inverno, sulla sua tomba fioriscono le rose; è in quel punto che viene eretta la cappella che ancora oggi possiamo ammirare. Giuliano diventa il protettore contro i pericoli del viaggio, il procacciatore di un buon albergo, a cui rivolgersi con una speciale orazione: il “Paternostro di San Giuliano”. La sua effigie si diffonde in Trentino soprattutto in età gotica, confondendo due tipologie iconografiche, quella del cavaliere con la spada, il nostro, e quella di un altro san Giuliano, quello di Cilicia, venerato a Rimini, martirizzato nell’epoca delle persecuzioni, gettato in mare in un sacco

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2 - Pinzolo, statua di San Lorenzo 3 - Duomo di Trento, Monte da Bologna, Storie di San Giuliano (1350-1360) 4 - Caderzone, Laghi di San Giuliano con l’omonima Cappella

dedicata a Villa del Bleggio, con i lacerti baschenesiani di fine ‘400 (Angelo Baschenis con i nipoti Giovanni e Battista?), che raccontano la

vita del santo, memori degli affreschi più famosi trecenteschi della Cattedrale di San Vigilio attribuiti a tale Monte da Bologna, ma soprattutto

il loro letto ai suoceri. Da qui parte il suo percorso di sincero pentimento dedicato all’accoglienza dei poveri ed al traghettamento dei pellegrini

di protezione e ospitalità in quei luoghi particolarmente ostici e perigliosi, dimostra quanto la devozione del santo era penetrata fin nelle valli

pieno di serpi. Quest’ultimo è raffigurato nella cappella di San Martino nel Castello di Stenico.


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Parlando giudicariese

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A 100 anni compiuti un insistente pungolo

“Comunità!”: concetto da risuscitare? Fa specie l’indifferenza di troppi concittadini che o non si impegnano personalmente per il proprio contesto sociale o che perfino di astengono di partecipare alle libere ma doverose elezioni/scelte dei propri rappresentanti. Tornano in mente i periodi (dal 1100 al 1800) durante i quali, in qualche comunità, i gestori della cosa pubblica si alternavano obbligatoriamente da famiglia a famiglia! Forse non sono bene informato, ma nel chiuso della mia mansarda non mi è ancora giunta una chiara testimonianza in merito all’impegno che si dovrebbe prendere nel saper, nel dover e nel voler fermamente “fare comunità”, ossia ad impegnarsi direttamente e concretamente (fattivamente) nell’interessarsi dei cittadini in quanto persone da raggruppare in maniera sostanziale ed evidente per vivacizzare i paesi che sembrano stiano spegnando le luci della “solidarietà comune” e del “saper vivere ed agire insieme”. Forse sto diventando, magari, anche noioso nel continuare a battere il chiodo del “fàr gróp” ma ormai non riuscirò più a togliermi dalla mente l’idea che il vero e possibile “bene comune” dei nostri centri abitati sta tuttora soltanto nel riuscire a comporre quello spirito di “unione sociale” che ha caratterizzato i secoli durante i quali i Giudicariesi hanno saputo costruire e realizzare e trasformare un territorio aspro, sassoso e montuoso in un paradiso terrestre oggi ospitale, esemplare ed encomiabile. Mi rincresce constatare che specie le ultime generazioni siano private dall’avere a disposizione, e fra le mani e sotto gli occhi, gli antichi Statuti che il Medioevo ci ha tramandati. Delle vere e reali e palabili “Carte di Regola” che sostanziavano un “vivere insieme” considerato essenziale sia per salvaguardare il territorio, ma ancora di più per salvaguardare la compattezza delle singole “communitates” come depositarie della salvaguardia dei beni comuni nel vivere in conviviabilità. Nelle scuole si fanno conoscere i Romani, gli Esquimesi, le popolazioni degli altri Continenti lasciando che le nuove generazioni, invece,

di Mario Antolini Musón Gli strani mesi di questo allarmante e traballante 2020 ci hanno già portato all’autunno, al momento in parte caratterizzato dall’impegno di quasi tutte le popolazioni giudicariesi allarmate e sospese in vista del rinnovo degli Amministratori pubblici che si non conoscano i propri vicini di casa. Anche i nostri liceali che ne sanno degli abitanti di Bìnio, di Fàvrio, di Andògno, di Pimónt, di Pór, di Brióne? Se non ci si conosce vicendevolmente di persona come si riuscirà a “fare comunità”, ossia a saper e poter “vivere insieme” proiettati congiuntamente verso le stesse finalità sociali ed economiche? Da “separati in casa” non si mantiene i piedi una famiglia! Così per la “comunità”. Mi sono inoltrato nello studio in internet sul tema della “Comunità” e mi sono perso fra le fitte pagine dei filosofi che disquisiscono sul significato di un vocabolo che fa perno sulla preposizione “CON” quale elemento sostanziale e costitutivo del significato del termine stesso. Mi spiace dover limitarmi a riportare quanto trovo scritto, ma lo trovo troppo sostanziale ed esplicativo per non prenderlo nella debita considerazione, anche perché del vocabolo “comunità” si abusa un po’ troppo senza conoscerne l’intrinseca validità essenziale. Dice il testo filosofico consultato: «ESSERE COMUNITÀ. Un ruolo diverso gioca la “comunità” nel pensiero della razionalità operativa e della filosofia. In questa prospettiva la “comunità” pensata dopo l’umanesimo e al di là dell’umano, è intesa come ciò che riguarda costitutivamente il suo essere e non soltanto la presenza dell’uomo legato indissolubilmente al concetto di “comunità sociale”. La “comunità” deve essere pensata come il problema cruciale dell’esistenza, in particolare deve essere pensato fino in fondo il “CON”; tale prefisso indicherebbe l’essenza dell’essere in quanto “co-esistenza”, ossia l’essere-con, ma non nel senso che il “con” si aggiunge all’essere, quanto, piuttosto, “nell’essere-con è l CON a fare l’essere; in pratica il CON “è al cuore dell’essere”. Quindi il CON indica che il cuore dell’essere “comunità” è il cuore dell’essere comunità e che la sua esistenza è INSIEME». Discorso un po’ astruso e

sono proposti per la gestione del “bene comune” su mandato elettorale dei propri concittadini. Lodevole l’impegno ed i propositi elettorali impostati nei programmi elettorali circa i “servizi” da porre in atto per soddisfare i “bisogni” dei singoli contesti sociali.

Pimont - Foto di Floriano Menapace

non facile; tuttavia sento doverosamente di farne il debito riferimento per far comprendere che ci si trova con in mano un vocabolo dall’intrinseco valore, realizzando il quale si dovrebbe giungere all’apice della “convivenza civile comunitaria”. In sostanza l’analisi critica del termine dà ragione alla mentalità dei nostri Avi, i quali avevano concretamente capito che nel far vivere fra di loro lo spirito della “communitas” stava realmente la possibilità di riuscire a “vivere insieme” con beneficio di ciascuno e di tutti, nella perfetta conservazione (gestione) del territorio goduto in comune: quindi, “comunitaria” la parte economica, “comunitaria” la parte sociale: “vita in comune” quale equivalenza di “insieme”: un avverbio dal valore incommensurabile. Sempre attraverso i testi consultati è emersa una particolarità che mi era sempre sfuggita, ossia che il “riuscire a fare comunità” nel vero senso del termine è cosa “assai rara e difficile”, poiché giocano a favore del concetto di “insieme” la convivenza fra concittadini su uno stesso territorio, la realtà del possesso comune (proprietà collettiva), la responsabilità della gestione in comune. Trovare queste tre componenti vive e vitali all’interno dei cittadini (già definiti “vicini” e poi “censiti”) si è fatta cosa rara

poiché gli enti pubblici non se ne sono mai curati non ritenendolo un loro compito precipuo e responsabile. Invece al tempo delle “Regole” l’assemblea di tutti i “vicini” era obbligatoria e chi non vi partecipava perdeva i diritti ed i benefici degli “usi civici”, poiché coloro che ne erano i beneficiari dovevano responsabilmente diventare individualmente partecipi della conduzione dei beni comuni, ossia dovevano essere “partecipi” della “communitas” e non credersi partecipi (come attualmente) soltanto con l’iscrizione all’elenco dei residenti con tutti i doveri (sempre reclamati) senza essere partecipi dei “doveri” da osservare giorno per giorno come sta avvenendo

dal momento (1803) che le “Regole” sono state (banalmente) considerate carta straccia. Si sta continuando su questa impostazione? Una “comunità” è tale se va vissuta e partecipata, e non la si mette in piedi con un pezzo di carta che non vale niente perché non dice niente e del quale nessuno ne conosce la reale valenza sociale ed operativa. Risolta in Municipio la prativa amministrativa della “residenza”, ci si trova in un paese del tutto sconosciuto, fra persone che non si conoscono fra di loro; per le strade e le piazze ci si sfiora ma neanche ci si saluta; coloro che si incontrano neppure si sa chi siano e che cosa facciano. Si giunge in Municipio, si riceve un pezzo di carta e

si diventa cittadini con tutti i diritti immaginabili, ma non si viene avvertiti che ci si trova in quel dato paese, cittadini di una diversa identità sociale, obbligati ad osservare le abitudini del luogo che dovrebbero essere ben definite e precisate secondo lo “statuto comunale” che dovrebbe essere aggiornato e rispondente agli antichi documenti del luogo in cui ci si trova. Invece nulla di tutto questo. I consigli comunali sono e rimangono vuoti poiché non si parla mai delle “cose di casa”, ma ci si perde nelle beghe fra maggioranza e minoranza, si perde tempo su quisquiglie di poco conto, e mai di ciò che costituisce il patrimonio territoriale ed umano dell’ambito amministrativo. Della popolazione del paese non ce se ne cura quasi mai. Spiace il dirlo ma è più che palese il disacco fra gli enti pubblici e la popolazione delle Giudicarie; si crede di amministrare in nome della popolazione, ma della “comunità paesana” non si sente la voce nei Municipi, anche perché la stessa “gente” sta un po’ troppo lontana dal Municipio e dagli apparati amministrativi. Chiedo scusa se sono uscito un po’ troppo dalle righe, ma credo si sia compresa la mia buona intenzione di richiamare me stesso ed i Giudicariesi nel saper valorizzare la “comunità” come intesa dagli Avi quale vera ragion d’essere per far rivivere il bello e il buono delle nostre Sette Pievi, ricche di valori storici da saper e voler RINVERDIRE. Il mio sogno da vecchio ultracentenario… Grazie a chi avrà la pazienza e la cortesia di leggermi.


Lettere

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Una cultura della paura, a molti altri pericoli non si bada

Orso, un errore Ormai anzianotto, avevo rinunciato alla montagna impegnativa, ( roccia e ghiaccio ), limitandomi a cime facili, e passeggiate nei boschi. Ora non faccio più neppure quelle: ho paura di trovarmi tra un’ orsa da una parte e i suoi cuccioli dall’ altra, o d’ incontrare qualche orso maschio di malumore. Non c’è molto da aggiungere a quanto da voi scritto sull’argomento nel vostro più recente numero, parafrasando Talleyrand si può dire che la ripopolazione dell’orso in una zona così antropizzata come la nostra, è peggio di un delitto: è un errore. G. Miglio

Se serve va bene anche l’abbattimento Il progetto orso a mio avviso, sta sfuggendo di mano. Parlo da persona che ha avuto un incontro ravvicinato, e non molto simpatico, con un orso. Secondo me andrebbe regolarizzato il piano orso, e in caso servisse passare ad un piano di abbattimento. L’orso non ha predatori quindi se lasciato andare diventa un pericolo per tutti. Io fra poco divento papà e vorrei passare delle serate tranquille nei boschi o in campagna senza la paura di incontrarlo. Sarebbe doveroso da parte della Provincia prendere provvedimenti in difesa del uomo e di quelle povere bestie, come asini, pecore, ecc.. che vengono lasciati agonizzanti dopo gli attacchi da parte di orsi. Chiedo agli animalisti, gli asini o qualsiasi altra bestia sono inferiori ad un orso? È facile parlare quando il problema è di altri. Resterò sempre in difesa del uomo e degli allevatori prima di qualsiasi altro essere. Gianluca Bellotti

Sempre sul chivalà Sono nata nel 1941 a Milano dove sono cresciuta. Assolti i nostri doveri di genitori e raggiunta l’età pensionabile, mio marito ed io siamo venuti ad abitare a Strembo quasi vent’anni fa e siamo ormai residenti. Questa decisione è stata presa per stanchezza di città con tutto quello che ne consegue e desiderio di natura, di spazi aperti e libertà di movimento senza dover subire puzze e caotici traffici. Ci siamo ritrovati, da camminatori appassionati quali eravamo, ad andare nei boschi con le orecchie attente ad ogni fruscio, sempre sul chivala’, impossibile ormai godere del normale e piacevole brusio del bosco, sempre con il cuore sospeso... Almeno a Milano era tutto chiaro, non nascosto.... rumori e puzze e si poteva stare tranquilli! Ely Ferrari

Cento sono troppi Credo che 100 orsi in metà Trentino siano troppi. Spostarli può essere una soluzione, ma magari si crea lo stesso problema in un altro posto tra qualche anno. Non so se la sterilizzazione di alcuni esemplari può essere utile. Agli animalisti farei fare un bel campeggio (10/15 giorni) su qualche montagna del Trentino occidentale, faranno sonni tranquilli? Franco Zeni

Buongiorno, leggo con piacere, a pagina 10 del vs. giornale, l’invito ai lettori ad esprimere opinioni sulla presenza dell’orso nelle nostre montagne. Sono di Milano, lì sono nato e lì ho sempre vissuto, ma quando 43 anni fa ho sposato una trentina doc, più volte all’anno e tutte le estati, frequento queste montagne, in particolare quando vengo nella seconda casa di mia moglie, nelle Giudicarie Esteriori, dove lì è nata e ha vissuto da bambina. Ho seguito fin dall’inizio il “Progetto Ursus” in quanto, nonostante nella mia vita lavorativa ho fatto il bancario, non mi ha mai abbandonato una certa sensibilità ambientale, il rispetto della natura, mantenendo sempre l’attenzione per trovare e vivere soluzioni per un mondo più equilibrato e sostenibile. E così penso che anche la presenza dell’orso, premesso che esisteva nelle nostre Alpi molto prima che l’uomo incominciasse a frequentarle, abbia la sua importanza, a garanzia della continuità di vita di tutto il mondo animale e vegetale presente, rendendo le nostre montagne un bel esempio di equilibrio ecologico e ambientale. Mi risulta, per esempio, che in alcune zone delle Alpi, vivono troppi cervi, creando problemi anche alla vegetazione, ecco, in questo caso, essendo l’orso un loro predatore, la sua presenza favorirebbe la risoluzione del problema. Insomma, ogni animale ha la sua funzione, e quando si interrompe la catena alimentare, ahimè, le conseguenza negative non mancano. Ma lascerei queste considerazioni agli esperti, agli etologi, a tutti i laureati in scienze ambientali, mentre preferisco riflettere sul tema della “paura”

un sentimento comune a tutti noi, a prescindere dal nostro carattere e dalla nostra cultura. È possibile quindi riflettere sulla “cultura della paura”? Siamo consapevoli e realistici di quando bisogna avere paura ? L’orso, per esempio, può far paura? È pericoloso? Io rispondo di sì, anzi, se non conosciamo le regole quando ci troviamo di fronte a lui, senza dubbio è ancora più pericoloso. Ma siamo coscienti dei possibili e più probabili incidenti che ci possono capitare inconsapevolmente quando andiamo in montagna? E forse anche più pericolosi dell’orso? Per

esempio un fulmine che colpisce il tuo corpo, un morso di una vipera o una puntura di una vespa (pochi giorni fa l’ex portiere del Trento è morto per questo), un ramo che ti cade in testa in un momento di forte vento, una caduta accidentale da un sentiero, o semplicemente perdersi in montagna causa nebbia improvvisa. Nonostante questi pericoli la gente continua ad andare in montagna, anche dove l’orso non c’è. Il pericolo è un qualcosa che è sempre presente nella nostra vita, ad alcuni pericoli ci siamo abituati molto bene, quindi nessuno propone (nemmeno io,

se è per questo) l’abolizione dell’automobile che inquina e causa danni all’ambiente provocando migliaia di morti all’anno per incidenti stradali (abbiamo sempre paura quando saliamo in macchina?), ma qualcuno vorrebbe l’abolizione dell’orso nelle nostre Alpi, animale meno pericoloso di altre situazioni reali nella nostra società odierna e che considero, per me, un valore aggiunto al Trentino oltre che una opportunità turistica per il bel territorio che continuerò sempre a frequentare. Antonio De Gradi

A che serve? Questa domanda, me là sono posta più volte in tutti questi ormai decenni che all’interno dei nostri boschi e sulle nostre montagne c’è l’orso, ma una risposta ben precisa non sono riuscita ad averla. Mio nonno Salvatore, padre di mia madre una lunga vita trascorsa come casaro sulle malghe della Val Rendena, a proposito dell’orso raccontava sempre ai suoi figli, che lui il vero orso quello proprio autoctono non l’ha visto veramente mai, trovava magari una pecora o una capra aggredita o addirittura mangiate, oppure vedeva le sue tracce e i suoi escrementi quello si, anche più volte, ma vederlo di persona proprio no. E allora io mi chiedo anche, se qua da noi in Trentino l’orso tradizionale un tempo era un’animale totalmente selvaggio perché allora reintrodurre sul nostro territorio un numero così cospicuo di orsi, che poi ogni anno si riproducono inesorabilmente? Non era sufficiente prendere 2 o 3 orsi sterilizzarli metterli in una riserva naturale bella spaziosa, anche di alcuni chilometri, recintata e lasciarli lì? Come attrazione tipica del nostro Trentino, sia per i turisti che per i residenti, come lo era fino a non molti anni fa l’orso Charlie, al santuario di San Romedio. Adesso con tutti questi orsi in giro per i nostri

boschi, la nostra gente quando si reca nel bosco, ha letteralmente paura d’incontrare l’orso, non si sente proprio più sicura di farsi una bella, tranquilla e soprattutto rilassante passeggiata per il bosco, ma continua a guardarsi alle proprie spalle con timore, vi sembra giusto questo semplicemente per l’orso? E dopo tutte le sue svariate aggressioni sull’uomo anche piuttosto feroci, qua all’interno delle nostre zone, che in parecchi casi le “vittime” hanno dovuto ricorrere alle cure sanitarie, cosa si aspetta per porvi rimedio, che ci scappi proprio il morto? Per poi piangere sul latte versato? No, io non sono assolutamente d’accordo e do pienamente ragione a quel malgaro della Val di Fiemme sentito attraverso il gazzettino della nostra regione, verso i primi giorni d’agosto, il quale oltre a denunciare i troppi capi di bestiame aggrediti e massacrati dall’orso, denunciava soprattutto la sua grande paura di trovarsi l’orso davanti magari alle 4 del mattino, con queste testuali parole. “Bisognerebbe portaglielo giù a Roma davanti al ministro dell’ambiente e dell’agricoltura, per vedere se dopo averlo visto così proprio da vicino, rimarrà ancora della sua stessa idea e cioè che l’orso va salvaguardato sempre e comunque”. Mariagrazia Fusari

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La poesia del tempo che non torna più

Sono nato nel ’72, l’anno di ‘Piazza Grande’, ‘Quel piccolo grande amore’ e ‘Montagne verdi’. Canzoni tutte premonitrici per me, in un modo o nell’altro. L’ultima per esempio. Dopo 26 anni sarei scappato dall’afa e dallo sconforto foggiano per acquietarmi in Trentino. Ma tutto ha un prezzo, e quindi niente più panorami a perdita d’occhio. Intorno a me solo montagne. Nel ‘72 i cinema davano ‘Arancia meccanica’. Le famiglie cenavano davanti alla tv con il ‘Pinocchio’ di Comencini, ma io ero nato da appena 8 giorni e rimandai la visione alla replica di dieci anni dopo. Di quel magico sceneggiato ricordo il terrore vero negli occhi di mia sorella bambina mentre l’orribile pescecane inseguiva il burattino che annaspava senza scampo nell’acqua. E la musichetta di flauto in sottofondo incalzava e terrificava. Io, da fratellino diavoletto, me la ridevo sotto i baffi che ancora non avevo, e godevo nel vedere la sorellina strillare e piangere lacrimoni grossi come noci. Quell’estate Pablito Rossi si tramutò in Superman e diventammo campioni del mondo. Io corsi non so quante volte su e giù per il corridoio imitando l’urlo di Tardelli. Brividi infiniti. Durante il catechismo, il senso di colpa cristiano instillatomi mi convinse a tentare la carriera di chierichetto. Ricordo l’odore acre della sacrestia, un misto di incenso e vecchiume, e l’armadio strapieno di paramenti liturgici. L’espe-

rienza durò poco e dopo un paio di messe mal servite mi licenziai. I miei pomeriggi in casa li passavo disegnando e inventando giochi, mentre mia mamma ricamava fiori e ondine su lenzuola da corredo. Quanta poesia in quegli ornamenti di cotone colorato, in quella stoffa che odorava di fresco e cartamodelli delle riviste

Rakam. I primi turbamenti erotici esplosero con le commediucce scollacciate anni 70. Avevo piena soddisfazione dei miei rapporti amorosi con la Fenech e la Carati che, ora infermiere ora professoresse, si concedevano sempre alle mie fantasie di ragazzino brufoloso. Di lì a poco però, il mio animo di adolescente ro-

mantico e sensibile si sarebbe schiantato per la prima volta contro la stronzaggine concreta di certe donnine. Non so perché, ma nel tempo avevo maturato la convinzione che il mostrarmi gentile, disponibile, comprensivo e soprattutto innamorato potesse essere apprezzato in qualche misura, o quantomeno non passare inosservato.

Tutti giù per terra Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

Era l’8 marzo. La tipa mi piaceva da morire, e quella mattina mi presentai a lei con un mazzo di mimose e i miei migliori occhi dolci. E invece la perfida, apprendista suffragetta, mi attaccò un pippone di mezz’ora dandomi del maschilista e fallocratico, annientando senza pietà ogni mio sogno di felicità con lei. Gettai il mazzo di fiori in un bidone

dei rifiuti. Piansi. E mentre piangevo realizzavo che quella mia stramaledetta anima romantica, da quel momento e per tutti gli anni a venire, sarebbe stata la mia inesorabile condanna. Contrariamente ai miei coetanei ho sempre avuto congenito il senso dell’ineluttabile, della tragedia che incombe, della vulnerabilità, il senso del ‘finito’, della vanità effimera di cui nutriamo le nostre esistenze. Una sensibilità spiccatissima che all’inizio credevo dono, ma che presto si sarebbe rivelata amarissimo, eterno castigo tra le pene del quotidiano. Spesso il mal di vivere ho incontrato, sentendomi non di rado fuori tempo, fuori luogo, fuori spazio. Fuori tutto, come negli spot della Poltronesofà. Ognuno di noi è un romanzo a sé. Rileggendolo ci troveremo pagine di felicità e di tristezza, momenti straordinari e imprese ardite, dolori, fallimenti. Perché non occorre mica cercare un senso alla vita. Basterebbe riconoscerne la Poesia che riposa silenziosa in ogni pezzettino minuscolo della nostra esistenza, e sforzarci di conservarla intatta nei nostri cuori, nutrirla, accudirla. Quella Poesia che ci invita a riflettere su ciò che siamo, che ogni giorno ci esorta a cercar di diventare persone sempre migliori. Perché la Verità è che non andiamo da nessuna parte. Siamo diretti verso il nulla. E’ proprio vero. Tutto è vanità e un inseguire il vento.


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Caro Adelino, sembrava che ormai i nomi di coloro, soprattutto politici, che hanno richiesto il bonus di 600 euro destinato unicamente a chi vive in stato di povertà a causa del coronavirus dovessero essere svelati e portati in piazza per un pubblico ludibrio, ma, come al solito, s’è tutto bloccato, alcuni hanno confessato, ma un sacco d’altri: sindaci, consiglieri provinciali, consiglieri regionali un po’ di tutt’Italia e di tutti i partiti, tutte persone che, certo, non fanno parte della categoria dei bisognosi, resteranno segretati e tutto passerà come se nulla fosse… Definirli furbetti, è troppo poco: io li definirei speculatori senza dignità. La colpa sarà anche di chi ha concesso il bonus in quanto avrebbero dovuto effettuare i dovuti controlli, vedi Inps o Agenzia delle Entrate, anche se basta un buon commercialista e qualche amico al posto giusto è facile che chi controlla diventi

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Bonus Covid ai politici, una vergogna

cieco, capita! Poi ci sono quelli come me a cui non viene concessa nessuna proroga, nessun sconto, costretto a pagare tutto, altrimenti ti vengono pignorati anche i lacci delle scarpe. Una classe politica la nostra, una parte per fortuna, che dimostra di essere attaccata al potere e ai soldi, che si prende gioco dei cittadini che votano, deridendoli, umiliandoli e raggirandoli anche di fronte a drammi epocali, come quelli che stiamo vivendo. Che figura di m…! E poi si mette in galera chi ruba un pezzo di formaggio al supermercato e si marchia a vita chi non paga due rate del mutuo…. Accaparrarsi 600 miseri euro solo perché un bravo commercialista sa fare i giochi di prestigio e non farli pervenire a chi ne ha effettivamente bisogno, la dice lunga sulla serietà del nostro Paese: da nord a sud l’onestà rimane solo una bella parola. Questi pochi soldi destinati a

Politici come il chewing gum, non lasciano niente di buono Sono indignato, più guardo la Tv e più mi rendo conto che siamo in mano ad una ghenga di personaggi politici incapaci, che cambiano opinione un giorno sì e l’altro anche, che quando parlano sanno dire solo sciocchezze e poco che possa interessare i cittadini...sono un po’ come il “chewing gum”, passano e ripassano tra i denti e non lasciano niente di buono… Franco Chi ha una propria identità, personale o politica, può confrontarsi con altri, può discuterne, può cambiare opinione, può farla cambiare a chi ha di fronte, perchè è impostato su precisi convincimenti: educativi, culturali, professionali, ideologici ecc. Chi invece non ha personalità propria somiglia a una bandiera al vento: è pronto ad andare ovunque e per qualunque ragione. Non avere identità politica vuol dire non essere affidabile, non saper confrontarsi mantenendo il proprio punto di vista senza disponibilità a cambiare, essere “zucchi” insomma. D’altronde come si fa a cambiare qualcosa che non c’è? Questo è il motivo per cui non è vero che i politici sono tutti eguali: non lo sono perché alcuni hanno una loro identità, più o meno condivisibile, mentre altri, non avendone, sono come il “chewing gum”. Il “chewing gum” è la gomma americana che in bocca assume le forme più strane a seconda della masticazione, fino a quando non si decida di sputarla e rinnovarla. I politici del “chewing gum” sono i più pericolosi: normalmente oltre ad essere facilmente manipolabili, delle banderuole, sono esperti in opinioni farlocche, vanesie, vere e proprie stupidaggini: sembrano sapere tutto di tutto e il non sapere niente di niente. Ecco quando ci si imbatte in questi personaggi bisogna stare molto attenti perché non promettono niente di buono, e sono pronti a promettere di tutto; non sono capaci di fare niente, ma sono pronti a fare qualunque cosa. Inaffidabili ed inutili! Soprattutto in politica!! (a.a.)

chi vive il dramma della miseria, sono soldi dei cittadini anche di quelli morti soffocati dal virus... Vergogna!! E intanto i leader dei partiti di cui fanno parte questi “furbetti” propongono per i loro iscritti una sospensione, mantenendo il posto e la paga, aspettando che l’indignazione nazionale passi... Per queste persone ci vorrebbe

ben altro, dovrebbero essere prese a calci in c…, e invece se la caveranno con le scuse più becere e a noi, poveri e modesti cittadini, non rimarrà che pagare le loro sontuose paghe come sempre e chi s’è visto s’è visto! Un amico al bar (...incazzato nero!)

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Concordo alla grande, amico mio. Con questa vicenda dei bonus alle partite Iva finiti nelle tasche dei parlamentari e di altri numerosi politici d’ogni sorta si è toccato il fondo del ridicolo. E’ incredibile vedere come soltanto per seicento miseri euro queste persone con stipendi da migliaia di euro al mese non abbiano esitato a mettere in imbarazzo un’istituzione come il Parlamento, che per com’è ridotto non aveva bisogno di ulteriori umiliazioni. Esistono parole per definire queste persone, e non dovremo aver paura, abbiamo tutti il diritto di pronunciarle: farabutti! Anzi no...c’è di meglio: str….i! Sarà una parola volgare, ma quando ci vuole, ci vuole. Adelino Amistadi

Genitori e nonni, Giovani e Covid, poca attenzione ruoli diversi Adelino ascolta: io sono d’avviso che i nonni non devono sostituire mamma e papà, dovrebbero evitare di voler imporre ai nipoti regole atte alla crescita. Lo ritengo uno sconfinamento di ruolo non opportuno, una sorta di competizione con i genitori a cui tocca la quotidiana educazione dei propri figli...ai nonni spetta raccontare la storia, anche quella familiare, con gli usi e costumi di tanti anni fa, il valore della famiglia e dei suoi legami, ma i genitori sono i pilastri fondamentali della crescita e della formazione educativa dei loro figli. Erica

Ho 58 anni e ho due figli che hanno superato brillantemente gli esami di maturità e mi hanno chiesto di poter andare al mare da soli. E io ho acconsentito: è giusto che facciano anche esperienze diverse. Però sono preoccupato. Le cose che loro amano di più credo siano quelle più rischiose: stare con gli amici in gruppi, prendere il sole su spiagge troppo frequentate ma soprattutto ballare in discoteca. Io raccomando loro di mettere le mascherine sempre , ma pare che pochissimi ragazzi la usino e i miei figli non sono diversi dagli altri. Io insisto nel far loro presente i pericoli a cui possono andare incontro, ma talvolta temo di esagerare. Enzo

I due ruoli sono distinti né credo possano entrare in collisione. Per la mia esperienza posso tranquillamente affermare che ai genitori tocca il ruolo di educatori sempre e comunque, la gestione dei figli e l’educazione al rispetto delle regole. I nonni rappresentano la saggezza, hanno la pazienza dell’ascolto, parlano poco e quando lo fanno sanno dare ai bimbi consigli utili e rassicuranti. Genitori e nonni fanno parte della stessa famiglia, si completano gli uni con gli altri. Purtroppo non sempre la vita consente di averli tutti assieme. Ma sono preziosi sia i primi che i secondi. (a.a.)

Caro amico, non esageri per niente, le tue paure son più che giustificate visto che il numero dei contagi è ricominciato a crescere in Italia come in Europa, per non parlare del resto del mondo dove l’emergenza è al massimo. Se non vogliamo vivere un altro drammatico periodo di lockdown dobbiamo seguire le misure di sicurezze. Se può rasserenarti in questi giorni sono state chiuse anche le discoteche con decreto governativo, ma comunque il pericolo può celarsi anche in albergo ed in qualsiasi altro posto. Queste sono le cose che devi dire ai tuoi figli, mi sembrano ottimi argomenti per convincerli. (a.a.)


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40

SETTEMBRE 2020

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