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ANNO 19 - OTTOBRE 2021- N. 10 - MENSILE

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L’EDITORIALE

L’approfondimento del Giornale delle Giudicarie

Troppe donne vittime di un’ignoranza atavica

Cultura, oltre la tradizione

Volevo scrivere, come al solito di politica, con la Lega di Salvini sempre più in collisione con i suoi governatori, così di Letta del Pd che sembra non saper più che pesci pigliare. E la Meloni con i suoi Fratelli d’Italia, che comincia a frenare, e del Berlusca tutto preso dalla propria ricostruzione psico-fisica per essere pronto per il Quirinale. Avrei dovuto scrivere ancora del dibattito importante sui vaccini obbligatori, sui Green Pass a tutto campo e sulle resistenze insensate dei no vax e compagnia. Ma questo mese vorrei affrontare un argomento delicato e spesso ignorato dai media. Di certe cose non ci occupiamo fino a quando non si verificano anche vicino a noi e quindi sia impossibile ignorarle. In queste ultime settimane sono avvenuti una serie di tragici fatti: è di pochi giorni fa il bambino gettato dal poggiolo, e ancora è di questo mese tutta una serie di femminicidi che si sono susseguiti un po’ in tutta Italia. E così non possiamo non parlarne per evitare di far passare il sospetto che ormai in Italia ci si è abituati. Abituati a questi delitti atroci, a questa violenza verso donne deboli ed indifese. Abituati all’idea che tocchi al maschio esercitare il possesso e il sopruso nei confronti della propria compagna o moglie. No! Non ci siamo abituati. Non possiamo e non vogliamo abituarci. A pag, 10

Alle pagine 4 e 6

Green pass, le novità

EUROPA

Per essere europeisti di Paolo Magagnotti

A pagina 14 Sport

Sci d’erba, giudicariesi al top

A PAG. 32

Attualità

Territorio, i nuovi parroci A PAGINA 20

ARTE I cieli di Bartolomeo Zeni A pag. 23 MEMORIA Una lapide sotto indagine A pag. 13 SPORT Bolbeno, al via con una nuova convenzione A pag. 29

Qualche tempo fa mentre stavo parlando di Europa con un esponente politico avente importanti responsabilità istituzionali ad un certo punto mi sentii dire “io sono un europeista fino in fondo”. Per me, trovarmi con una persona di profonde convinzioni europeiste è sempre motivo di soddisfazione. Proseguendo nel colloquio mi resi purtroppo conto che il mio interlocutore, pur conoscendo certamente che eravamo in un’Europa nella quale vi erano stati e continuavano a esistere processi di unificazione, poco o niente conosceva dei principali fatti storici che avevano determinato l’avvio e l’evoluzione del processo di integrazione europea e dell’attuale assetto istituzionale. A pag. 11

Sanità

Ospedale di Tione, manca personale A PAGINA 20

Territorio

Mercato Contadino, prodotti d’eccellenza

A PAG. 26

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di Adelino Amistadi

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ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 Viale Mons. D. Perli, 3 - 38079 Tione di Trento (TN)

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GIOVANI InPrendi, sei giovani per sei idee d’azienda A pag 17

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Rassegna Stampa

OTTOBRE 2021

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA SETTEMBRE 2021

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Rarissimo avvistamento in Giudicarie: grifone fotografato a 80 m - Un avvistamento particolarissimo quello capitato al guardiacaccia dell’Associazione Cacciatori Trentini Gabriele Fedrigotti alla Forcella Bregaìn, nella Riserva di Caccia di San Lorenzo in Banale. E’ avvenuto giovedì 9 settembre. “Era il mio giorno di vigilanza in Val Ambiez e salivo da località Prada – racconta Fedrigotti. – Giunto alla Forcella Bragaìn mi sono fermato per cercare qualche camoscio col cannocchiale quando, lungo il profilo della montagna, ho visto l’animale contro il cielo. Era a distanza di un chilometro circa, appollaiato su una roccia. All’inizio non ero certo se fosse un grifone o un gipeto.” Si trattava proprio di un esemplare di grifone. (Martina Sebastiani) Bilancio positivo per Ecofiera Food Experience 2021: i prodotti locali diventano protagonisti e uniscono il territorio Si è chiusa la 21^ edizione di Ecofiera a Tione di Trento, tenutasi sabato 25 e domenica 26 settembrenella quale è stato proposto un format sperimentale che ha dimostrato di essere gradito sia al pubblico che agli espositori. Un evento che si è proposto con una veste completamente nuova diventando food experience e il cui trait d’union è stata una selezione dei prodotti esposti attraverso la ricerca di qualità. Festa dei volontari ambulanzieri di Storo per i 40 anni di attività e l’inaugurazione della nuova sede - Festa doppia per l’Associazione Servizio Volontari Ambulanza di Storo. Il sodalizio, guidato dal presidente Franco Berti, ha infatti celebrato i primi 40 anni di attività e, contestualmente, l’inaugurazione della nuova sede in via dei Veneziani, di fronte alle Caserme dei Vigili del fuoco volontari e dei Carabinieri. La Dolomitica Brenta Bike 2022 sarà Uci Mtb Marathon Masters World Championships - L’8ª edizione della Dolomitica Brenta Bike, in calendario il 26 Giugno 2022, sarà Uci Mtb Marathon Masters World Championship e assegnerà le maglie iridate di questa disciplina, inserendo Pinzolo tra le destinazioni scelte dall’Uci (Unione ciclistica internazionale) per ospitare gli appuntamenti mondiali di ciclismo e mountain bike del prossimo anno. Al via la Convenzione 2021-2022 tra il Parco Fluviale della Sarca e il Parco Naturale Adamello Brenta - Proseguendo sulla strada avviata nello scorso triennio della collaborazione nel campo dell’educazione ambientale, Parco Flu

viale Sarca e Parco Naturale Adamello Brenta rilanciano, aumentando e diversificando le attività in programma. Lunedì 27 settembre, a Tione, è stata siglata dai rappresentati del Parco Naturale e del Bim Sarca – ente capofila del Parco fluviale - la convenzione che apre la strada alla realizzazione di nuovi progetti e iniziative di educazione ambientale e valorizzazione culturale. Parliamo di iniziative culturali rivolte al mondo della scuola, ai residenti e agli ospiti delle aree protette con il coinvolgimento diretto del mondo dell’associazionismo locale. La collaborazione ha l’obiettivo di valorizzare le potenzialità presenti nelle diverse realtà coinvolte, mettendo in sinergia l’uso delle competenze e degli strumenti di cui ciascuna dispone. “Gestione delle malghe e degli alpeggi in Trentino”, in un convegno a Pinzolo opportunità e criticità - “La gestione delle malghe e degli alpeggi in Trentino, tra opportunità e criticità”, questo il titolo del convegno che si è tenuto a Pinzolo. Organizzato e sostenuto dall’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio con il coinvolgimento e il fattivo supporto dell’Unione Allevatori Val Rendena e la collaborazione del Comune di Pinzolo, della Pro Loco di Pinzolo e dell’Associazione Giovenche Val Rendena, l’appuntamento ha trattato tematiche di grande attualità per tutte le realtà economiche interessate alla montagna. Il messaggio uscito dal convegno è stato chiaro: in Trentino vanno garantiti gli allevatori locali, vanno messi in campo reali strumenti di valorizzazione. No a finti pascoli sugli alpeggi, l’equilibrio del territorio necessità di una particolare attenzione per permettere agli agricoltori e ai numerosi allevatori di convivere condividendo al meglio le risorse naturali disponibili.

2021 Direttore Sanitario: ���������Cristantielli Patrizia

Accesso ai servizi pubblici online: dal 30 settembre è in pensione la “security card” Il 30 settembre 2021 è stato l’ultimo giorno di utilizzo della “security card”, uno dei sistemi di accesso ai servizi pubblici online. La “security card” era stata introdotta per facilitare la consultazione, soprattutto in mobilità, dei servizi senza la necessità di avere in dotazione il lettore di smart card o un computer configurato. Da tempo l’accesso raccomandato ai servizi digitali della pubblica amministrazione trentina passa attraverso sistemi più moderni e sicuri, quali l’Identità digitale (Spid), la carta di identità elettronica (Cie) o la tessera sanitaria attivata ai servizi (Cns/Cps). Da inizio 2021 gli accessi ai servizi pubblici online con la security card sono stati 343 mila, da parte di circa 24 mila trentini, su un totale di 2 milioni di accessi. Nello stesso periodo, il sistema Spid ha registrato 1,12 milioni di accessi, seguito dalla tessera sanitaria con 378 mila utilizzi. Da qui il consiglio ai 24 mila utenti trentini, che ancora usano la “security card”, di passare a Spid, nuovo standard nazionale. Persone in esecuzione penale e donne vittime di violenza: ecco i bandi per l’affidamento dei servizi Dal 21 settembre al 25 ottobre 2021 si potrà presentare domanda per partecipare ai bandi relativi all’affidamento dei servizi in materia di inclusione sociale delle persone in esecuzione penale e di tutela delle donne vittime di violenza. Lo ha stabilito la Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, dettando le linee guida per l’affidamento di questi servizi, in scadenza al prossimo 31 dicembre 2021; proprio a fine anno scadrà anche il percorso previsto per le domande di autorizzazione e di accreditamento definitivi ad operare in ambito socio-assistenziale. Il Trentino per la famiglia: presentato il rapporto sulle politiche familiari La famiglia, nonostante la curva della denatalità, le difficoltà legate alla crisi economica e alla pandemia, l’invecchiamento della popolazione e i numeri ridotti delle giovani generazioni, è ancora un pilastro per la società trentina. I dati presentati ieri, pur evidenziando trasformazioni significative dell’istituto familiare, hanno mostrato una sorprendente controtendenza del nostro territorio su alcuni aspetti. Ad esempio, per quanto riguarda la composizione delle famiglie, il Trentino rispetto ad altri territori ha visto crescere i nuclei con tre e più figli negli ultimi 10 anni; oltre la metà delle famiglie si dice soddisfatta per la propria situazione economica e gli indicatori del benessere familiare, oltre quello economico, mostrano che la qualità della vita familiare nel nostro territorio è ampiamente cresciuta nel tempo. Voucher culturale: musica, cinema e teatro “in formato famiglia” Il “Voucher culturale” è un progetto della Provincia autonoma di Trento, promosso dall’Agenzia per la coesione sociale, la famiglia e la natalità, su impulso dell’as-

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

sessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Prevede l’assegnazione di un contributo a favore dei figli minorenni delle famiglie in difficoltà economica e delle famiglie numerose beneficiarie della quota B1) dell’Assegno Unico Provinciale aventi determinati requisiti, per la fruizione di servizi culturali (musica, cinema, teatro e filodrammatiche) nel periodo 2021/2022. L’iniziativa nasce dalla volontà della Provincia autonoma di Trento di contribuire ad aiutare le famiglie in difficoltà a sostenere i costi di frequenza dei propri figli a corsi in ambito culturale (musica, bande, cori) e l’accesso al cinema e agli spettacoli teatrali. Le famiglie possono presentare domanda dal 15 settembre 2021 al 20 ottobre 2021. Referendum biodistretto, bassa l’affluenza Chiusi i seggi alle ore 22 di domenica 26 settembre, l’affluenza alle urne registrata in Trentino per il referendum sul biodistretto è stata pari al 15,58 per cento, insufficiente pertanto per validare il risultato del referendum propositivo per l’istituzione di un Biodistretto provinciale. Su 437.113 aventi diritto, sono andati a votare 68.081 cittadini, di cui 31.185 maschi e 36.896 femmine. Il Comune con l’affluenza maggiore è stato quello di Cavizzana (38,16%). Quello con la minor affluenza invece Sporminore (5,07%). Al via il Festival dello Sport. Dal 7 ottobre Il Festival dello Sport di Trento, in programma dal 7 al 10 ottobre sul tema “L’attimo vincente” ha aperto nonostante le imitazioni nei posti per la pandemia. Organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del CONI e del Comitato Italiano Paralimpico, il Festival, che vede la presenza di circa 200 ospiti, dopo l’edizione del 2020 a porte chiuse, riapre le sale e i teatri della città al grande pubblico. È possibile accedere sul sito www.ilfestivaldellosport.it per prenotare il proprio posto per l’evento desiderato. PAT e CONI Trentino: nasce il Distretto famiglia per lo sport La Provincia autonoma di Trento, per il tramite dell’Agenzia per la coesione sociale, la famiglia e la natalità, tiene a battesimo la nascita di uno speciale Distretto famiglia, quello dello “Sport”. Obiettivo dell’Accordo che verrà sottoscritto tra l’ente provinciale e il CONI è di promuovere iniziative e progetti per incentivare l’avvicinamento delle famiglie alla pratica sportiva e per creare nuove sinergie tra le Associazioni sportive presenti sul territorio provinciale. Tra i progetti già promossi dall’Agenzia per la famiglia: il “Voucher sportivo per le famiglie”, un contributo alle famiglie in difficoltà economica, e la promozione tariffaria “Ski Family in Trentino”, che prevede al solo costo dello skipass adulto di un genitore, la gratuità di accesso agli impianti sciistici per tutti i figli fino alla maggiore età.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Tavola Rotonda: la cultura in Giudicarie

Gianni Poletti, storico, già presidente dell’Associazione “Il Chiese”

“Dannoso il taglia e incolla di manifestazioni” Quando parliamo di cultura, che cosa intendiamo secondo lei in un contesto come quello giudicariese? In Giudicarie, ma anche in altre valli trentine, il cappello della cultura è messo su tante, troppe iniziative, e si fa di ogni erba un fascio, perché affermare che una proposta è culturale sembra sottintendere che essa si basa su volontariato puro e non ha secondi fini. Troviamo così in un unico calderone attività che riguardano la formazione, la storia e le tradizioni locali, azioni dirette a sostenere l’identità di paese e di valle, persino le feste paesane, eventi musicali, teatrali e anche artistici, intrattenimenti folcloristici, manifestazioni destinate principalmente al divertimento ed altro ancora. Molto sta legittimamente sotto il cappello della cultura, ma qualcosa è spacciato per culturale in modo indebito, anche se - lo voglio precisare - io contesto la riduzione della cultura solamente alla ricostruzione della nostra storia. Dove si eccelle e dove in-

vece si è carenti in ambito culturale in valle? In un panorama sostanzialmente vivace e ricco come quello giudicariese, è importante chiarire il concetto di cultura. Essa è formazione della persona, di tutta la persona, quindi esige una dimensione dialogica e sociale, implica protagonismo ma anche coinvolgimento. Molte iniziative sono funzionali prima di tutto a chi le promuove e si contano gli spettatori per giudicarne la riuscita. È necessario andare oltre. Occorre distinguere tra cultura e promozione culturale. La prima può essere coltivata anche in “torri d’avorio” individuali, in spazi di solitudine disconnessi dalla realtà quotidiana. La promozione culturale invece - di essa presumo voglia trattare questo giornale - ha bisogno ineludibilmente del confronto col qui ed ora, deve mirare all’apprendimento da parte degli altri. Così che, ad esempio, la ricerca e l’approfondimento scientifico della storia localizzata deve accompagnarsi con iniziative di divulgazione e, se

possibile, anche di produzione e ri-produzione. Se è vero che c’è apprendimento solo se c’è emozione, la promozione culturale deve creare emozioni. In questo senso è scarsamente culturale ciò che è celebrativo. Certamente l’emozione può essere suscitata anche in contesti ripetitivi, perché cultura è anche far circolare idee e notizie, però occorre farlo con qualche riferimento alla situazione presente e locale.

Spesso l’offerta culturale locale si basa sulla tradizione. Come innovare e, provocatoriamente, come uscire dalla sola logica della manifestazione enogastronomica che tanto va di moda? Le manifestazioni enogastronomiche vanno bene perché, tra l’altro, creano socializzazione e rinsaldano le appartenenze. A volte promuovono anche appartenenze che superano i campanili. Ma esse non bastano.

È diffuso un brutto difetto nelle nostre iniziative “culturali”: quello della scopiazzatura, del voler scimmiottare la città, trascurando lo specifico che distingue il nostro territorio e la sua storia. Occorre allora abbandonare il sistema del “taglia e incolla”, assai frequente peraltro nella scrittura dei notiziari, dei libri di paese e degli opuscoli che celebrano anniversari di istituzioni e associazioni. Questo vizio non provoca chissà che danni, perché pochi leggono: libri e giornali patiscono la fame come le immagini sacre che ornano strade, case e fienili. È più dannoso il “taglia e incolla” che si vede in manifestazioni che sono spesso trapiantate nei paesi senza alcun adeguamento al contesto. Siamo gente ricca di fantasia, ma non sempre lo dimostriamo. Quali azioni potrebbero intraprendere i Comuni e la Provincia per sostenere la cultura? È scontato affermare il dovere di Comuni e Provincia nel sostenere le iniziative

di promozione culturale. Negli ultimi trent’anni si è assistito a un progressivo calo dei loro interventi. Ma fare questo non è sufficiente. Gran parte delle Giudicarie vive in subalternità economica. Per superarla non basta fare ponti d’oro alle aziende che arrivano da fuori. Occorre superare la subalternità culturale che mantiene quella economica. Questo avviene soprattutto se lavoriamo sulla formazione scolastica dei giovani. Il problema però rimane se poi molti di loro, una volta conseguita la laurea o la specializzazione, scappano via. È in questa direzione che devono investire le pubbliche amministrazioni. Ma una persona non può da sola trovare la ricetta per bloccare il cortocircuito per cui va benissimo aumentare il tasso di scolarità superiore, ma che giovamento viene alla nostra terra se poi tanti diplomati e laureati vanno in città, quando non all’estero? Su questa situazione è urgente fare qualche pensata di gruppo. Ne va del nostro futuro.

Loreta Failoni, presidente del Coordinamento Teatrale Trentino

“La scuola è il luogo dove la cultura getta le basi” Quando parliamo di cultura, che cosa intendiamo, secondo lei in un contesto come quello giudicariese? Quando parliamo di cultura dobbiamo fare attenzione a non ridurre il concetto alla cultura in senso antropologico, cioè all’insieme delle usanze, delle abitudini e dei costumi, i modi di pensare, di agire, i manufatti e i materiali tipici di una civiltà o di un popolo i cui membri apprendono per soddisfare i bisogni di sopravvivenza. La cultura in senso generale è per me l’insieme degli strumenti e dei mezzi che noi abbiamo a disposizione per comprendere e interpretare la realtà, migliorare la vita capendone le dinamiche intrinseche. Quindi è ciò che ci consente di vivere attivamente nel proprio tempo e concorrere alla formazione del senso civico.

Dove si eccelle e dove si è carenti in ambito culturale in valle? La scuola, di ogni ordine e grado, è sicuramente il luogo dove la cultura getta le basi, in Giudicarie, è da considerarsi ad un livello ottimo. Il sistema bibliotecario è altrettanto importante ed organizzato in modo da fornire quegli strumenti che riteniamo indispensabili per la crescita culturale delle persone. Anche il variegato e radicato mondo delle associazioni di volontariato, (partendo da eccellenze come il Centro Studi Judicaria), offre una gamma di occasioni di arricchimento culturale. Talvolta però manca un raccordo tra le realtà che sicuramente potrebbe ampliare e rafforzare progetti, messaggi e l’offerta culturale più in generale.

input allo sviluppo turistico. Sicuramente il cibo è da considerarsi ambasciatore della cultura e della valorizzazione materiale di un territorio ma renderlo esclusivo messaggero di cultura appare quanto mai riduttivo.

Spesso l’offerta culturale locale si basa sulla tradizione. Come innovare e, provocatoriamente, come uscire dalla sola logica della manifesta-

zione enogastronomica che tanto va di moda? Nel corso degli anni abbiamo assistito ad uno sviluppo esponenziale di eventi di questo tipo ri-

conducibile, a mio avviso, a una serie di di fattori sociali ed economici e che racchiude certamente un potenziale per la promozione dei territori e un

Quali azioni potrebbero intraprendere i Comuni e la Provincia per sostenere la cultura? E’ importante che le istituzioni pubbliche condividano il concetto della cultura come pilastro fondamentale della sviluppo di un territorio. Quindi operino per favorire, sostenere e, dove necessario, creare luoghi e occasioni di crescita favorendo le esperienze più significative e formative senza disperdere risorse.


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Tavola Rotonda: la cultura in Giudicarie

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Quando parliamo di cultura, che cosa intendiamo secondo lei in un contesto come quello giudicariese? Penso che, in un contesto come il nostro, la cultura non sia costituita solo da una serie di nozioni acquisite nel corso degli studi o della vita, ma sia anche quello che ci porta ad essere consapevoli di ciò che c’è attorno a noi e che contribuiamo, almeno in parte, a far accadere. La cultura è un qualche cosa di radicato nel cuore della gente, nel suo sentire, nel suo trasformare in azione e in presenza l’amore che avverte in sè. Per i propri simili. Per il bene comune. Per la terra in cui vive. La cultura è conoscere il nome delle piante, dei monti, le tradizioni e la storia del proprio territorio. Conoscere la gente che ci abita. I nomi delle vie ed i toponimi. Le storie di paese. Le leggende della valle. Qualsiasi iniziativa che promuova la socializzazione o crei momenti di aggregazione è cultura. Questo particolare momento ne ha ricordato la valenza e l’importanza. Sicuramente vivere nella parte fortunata del mondo e di questa parte fortunata essere tra i privilegiati, aiuta in tutto questo, ma ci vogliono consapevolezza e tenacia perché questa fortuna non sia vanificata Nelle Giudicarie ci sono molte persone che hanno voglia di condividere la loro cultura ed il loro amore per il proprio territorio e spesso arricchiscono, con il loro sapere, le nostre iniziative. Quando parliamo di cultura, che cosa intendiamo secondo lei in un contesto come quello giudicariese? La cultura ha una proprietà fondamentale molto rara e poco conosciuta: più viene suddivisa e messa in comune con molte persone, meno si impoverisce. In senso generale il ruolo della cultura tende ad essere considerato come un problema circoscritto, complementare ma non necessario ai settori produttivi, di cui si possono occupare alcuni addetti, un po’ come succede per la scuola. Va invece recuperato, poiché la funzione dei saperi che non producono profitto o utili è quella di educare alla cura dello spirito e alla crescita sociale e civile delle persone. Questo impone un’assunzione di responsabilità da parte di ognuno di noi. Il contesto giudicariese, secondo me, è sensibile all’aspetto culturale e lo dimostra l’idea (rivoluzionaria negli anni’80) del BIM del Sarca e del BIM del Chiese di creare un ente che per statuto si occupasse di conoscere e valorizzare il territorio: nel 1982 nacque infatti il Centro Studi Judicaria. Ma esistono anche gli Ecomusei, il parco Adamello Brenta, il parco fluviale Sarca, oltre ad una fitta rete di associazioni che si occupano di moltissimi temi, rispecchiando l’ampia gamma di significati della parola “cultura”. Dove si eccelle e dove invece

Carmela Bresciani, presidente dell’Ecomuseo della Judicaria

“La cultura è qualcosa di radicato nel cuore della gente” La voglia di mettersi in gioco per il proprio territorio la riscontriamo in tutte le fasce d’età e ci sorprende sempre per la semplicità e la naturalezza con cui ci viene regalata Dove si eccelle e dove invece si è carenti in ambito culturale in valle? C’è un bel fermento in valle, tante cose stanno prendendo forma. Alcune, come il Parco Archeo Natura di Fiavè hanno già preso una gran bella forma. L’ambito unico con l’APT del Garda, ad esempio, credo sia arrivato al momento giusto perché c’è voglia di cambiamento ed il territorio è pronto per una nuova sfida, ne ha bisogno. C’è voglia di rinnovare e di rinnovarsi, di guardare con occhi diversi il potenziale, non solo turistico, dell’intero territorio. Dobbiamo solo crederci ed essere parte attiva, costruttiva e critica di questo percorso. Eccelliamo sicuramente nel numero di associazioni che, promuovendo varie iniziative, contribuiscono ad arricchire l’offerta culturale sia per i loca-

li che per i turisti. Le attività proposte spaziano dalla valorizzazione dei beni artistici alle buone pratiche da applicare in agricoltura, dalle camminate con scrittori locali alla giornata ecologica, dalla valorizzazione dei prodotti locali (marroni, patate, noci e ciuiga) alle sfide sportive… Ogni Comune dispone di un teatro fruibile da tutte le associazioni, ma nel territorio giudicariese non c’è una struttura che possa ospitare un numero elevato di persone. Questa carenza impedisce il realizzarsi di un certo tipo di eventi. Spesso l’offerta culturale locale si basa sulla tradizione. Come innovare e, provocatoriamente, come uscire dalla sola logica della manifestazione enogastronomica che tanto va di moda? Credo di poter affermare che ne siamo usciti da tempo o meglio non ci siamo mai inciampati. Contribuiamo, molto volentieri e con orgoglio, alla promozione dei prodotti locali o delle sagre, ma sempre tenendo

avere cittadini sensibili e rispettosi dell’ambiente.

presente quella che è la nostra filosofia, ovvero la valorizzazione e la promozione del territorio in tutte le sue forme ed in tutta la sua bellezza. Nelle nostre attività, dalla passeggiata al convegno, al laboratorio, allo spettacolo, il territorio e le persone rimangono al centro dell’iniziativa. Quest’anno siamo stati coinvolti nella riapertura del Convento di Campo, che ha permesso una serie di innovazioni: innanzitutto ci siamo messi in gioco come direttivo dell’Ecomuseo della Judicaria con una performance che aveva come tema i Beni Comuni, all’interno del festival Rural Commons. Nelle settimane

successive il Convento ha poi ospitato spettacoli ed è stato luogo in cui la cultura ha trovato vari canali di espressione, grazie anche al contributo di una rete di associazioni. Fondamentale per innovarsi è allargare lo sguardo verso il mondo esterno. Diamo molta importanza anche al coinvolgimento delle scuole (primarie e secondarie), grazie alla collaborazione con le insegnanti proponiamo percorsi a tema ed uscite sul territorio per avvinare anche i più piccoli alle tematiche ecomuseali, il valore dell’acqua, la storia del territorio, i riconoscimenti Unesco. Rivolgendoci anche alle nuove generazioni continueremo ad

Quali azioni potrebbero intraprendere i Comuni e la Provincia per sostenere la cultura? Innanzitutto, ci darebbero un grande aiuto continuando a sostenerci, non solo economicamente, ma anche e soprattutto condividendo e coinvolgendoci in progetti ed iniziative. Una più efficace comunicazione servirebbe ad avvicinare ed a migliorare il dialogo tra amministrazioni e comunità. Un’azione che porterebbe ad un risparmio molto importante e significativo di risorse umane e di tempo sarebbe la riduzione della burocrazia e della modulistica. Nel pieno rispetto delle regole, ma forse qualche “passaggio di carte” potrebbe essere, se non proprio tolto del tutto, almeno semplificato. Sarebbe importante anche se si facessero carico di divulgare, in modo più capillare, l’elenco dei bandi o dei corsi di formazione utili alle associazioni o ai singoli cittadini attraverso incontri o serate informative.

Gabriella Maines, vicepresidente del Centro Studi Judicaria

“Manca un’orchestrazione che metta insieme più voci” si è carenti in ambito culturale in valle? Si eccelle nella quantità e spesso anche nella qualità delle associazioni. Posso fare l’esempio del paese dove abito, Stenico, che oltre al castello e al Parco Adamello Brenta presenta molte realtà di spessore che si basano sul volontariato: la raccolta etnografica permanente “Par ieri” che ha organizzato anche una mostra temporanea sui giochi del passato, il piccolo ma fornitissimo museo privato di Luigi Sicheri, due dinamici gruppi culturali, uno dei quali valorizza la poesia dialettale e da anni propone con successo un concorso letterario nazionale sul poeta Giovanni Battista Sicheri, il percorso artistico nella natura BAS fruibile da tutti, con statue e installazioni in legno, oltre al coro, alle associazioni legate alla parrocchia, alla Sat … Una realtà variegata e ricca che è presente in tutte le Giudicarie, in forme diverse e complementari. La cultura è ben rappresentata nell’editoria, nell’arte, nella

ricerca storica e ambientale anche grazie all’attività di Judicaria che lavora con la scuola, con i musei e con i suoi studi e la rivista copre zona per zona, trattando molti temi culturali e coinvolgendo in ogni numero una o due associazioni. Cosa manca invece? La consapevolezza di questa fortunata abbondanza e soprattutto un discorso unitario, un’orchestrazione che metta insieme più voci che da sole hanno scarsa valenza in quanto l’eccessiva frammentarietà dei gruppi rischia di sprecare energie e risorse: accostare le specifiche peculiarità permette di lavorare insieme, per fare esercizio di integrazione, di reciprocità. Un altro problema riguarda la difficoltà di rinnovamento generazionale: è sempre più difficile trovare giovani motivati e che si lascino coinvolgere, ma ci sono. Spesso l’offerta culturale locale si basa sulla tradizione: come innovare e, provocatoriamente, come uscire dalla

sola logica della manifestazione enogastronomica che tanto va di moda? Il cibo, in quanto bene comune, dà un forte senso di identità. Ma in certi casi si ha l’impressione che la nostra società abbia necessità di queste abbuffate estive per poi incrementare tutte le offerte invernali di diete e palestre varie. Il consumismo è maestro nel creare bisogni ambivalenti e nel correre a soddisfarli. Per questo sono scettica anche nei confronti di sfilate, rievocazioni, mercatini che si richiamano alla tradizione, ma spesso la travisano e la usano strumentalmente. Come uscire dalla logica che utilizza la tradizione solo per fini utilitaristici? Con la conoscenza, innanzitutto, studiando e indagando, poi con l’assunzione di altri punti di vista, allargando gli orizzonti, aprendosi alle esperienze di altre culture. Pure in questo caso è fondamentale l’apporto dei giovani, poiché servono idee originali. Inoltre credo sia tempo di guardare al futuro, nel senso di una

ricerca di rinnovamento ecologico, anche culinario, dove lo spreco e la creazione di residuo siano ridotti ai minimi termini e dove il nutrimento sia visto con più rispetto delle risorse. Quali azioni potrebbero intraprendere i Comuni e la Provincia per sostenere la cultura? Dovrebbero, innanzitutto, capire e far capire che essi stessi sono (o dovrebbero essere) cultura. Che per questo le loro scelte non devono avere un riscontro immediato in termini di gradimento, ma in prospettiva. Il ragionamento vale anche per l’associazionismo culturale che non può essere mantenuto con piccoli contributi annui che permettono solo attività frammentate. Gli enti pubblici dovrebbero motivare e incentivare le associazioni, coinvolgendole in progetti ampi e coraggiosi, creando percorsi che permettano la loro crescita. Ad esempio la priorità che più fa presa sui giovani e che coinvolge noi tutti e la stessa so-

pravvivenza del nostro territorio riguarda il problema ambientale che necessita di decisioni efficaci sia in campo agricolo che turistico, riformulando con onestà i concetti stessi di biologico e di sostenibile. Questo potrebbe essere uno dei temi da cui partire per coinvolgere e stimolare il volontariato culturale. Per quanto riguarda la problematica del sostegno economico alle associazioni culturali del territorio, condivido l’idea che vada superato il finanziamento a pioggia, in favore di una programmazione che le “costringa” a collaborare su temi propositivi e non contingenti o meramente ricreativi e che dia quindi più valore alle attività e di conseguenza al sostegno pubblico.


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Territorio

OTTOBRE 2021

Chiara Cimarolli unica candidata Sindaco

Elezioni Comunali a Bondone-Baitoni Il Comune posto al confine con la provincia di Brescia è inserito tra i borghi più belli d’Italia per Bondone e bandiera blu per la spiaggia Porto Camarelle di Baitoni sul lago d’Idro. Nel programma amministrativo un punto in particolare è quello relativo alla valorizzazione di Castel San Giovanni con la realizzare di un allestimento permanente in collaborazione con il Muse di Trento. Per quanto riguarda il comparto turistico il programma prevede di implementare maggiormente il prodotto estivo per riuscire a offrire opportunità lavorative. “C’è inoltre molto lavoro da fare, prosegue la candidata sindaca, per promuovere e regolamentare l’attività del volo e del surf, oltre che valorizzare e sviluppare l’area Idro-

Il 10 ottobre si svolgeranno le elezioni Comunali di Bondone-Baitoni dopo il periodo di commissariamento in seguito alla mancata presentazione di liste nella scorsa tornata elettorale dell’autunno 2020.

land e attrezzare un’area camper. Per le famiglie è previsto un bonus per le nuove na-

scite, contributi e agevolazioni per la fruizione di servizi ricreativi, culturali e sportivi per i giovani e la

Si presenterà alle urne un’unica lista di ispirazione civica “Per tutti noi” con candidata Sindaca Chiara Cimarolli, Assessore uscente prima della gestione commissariale di Carlo Bertini.

valorizzazione del Punto lettura ed inoltre l’istituzione di una Consulta che collabori con l’ammini-

strazione nell’ambito delle politiche giovanili. Per la fascia più anziana della popolazione, il pro-

gramma della candidata Sindaca propone di garantire alla cittadinanza un sostegno e un accompagnamento anche nei mesi invernali, considerato che attualmente da dicembre ad aprile il servizio viene sospeso”. Per le associazioni si valuterà un intervento di ristrutturazione e riqualificazione della struttura ex scuole elementari, ed inoltre c’è l’idea, concreta, di demolire e ricostruire una nuova caserma per i vigili del fuoco. Infine c’è il progetto di aprire a Bondone, così come a Baitoni, l’Ufficio relazioni con il pubblico, in determinati giorni e orari. Essendoci un’unica lista le elezioni saranno valide se il 10 ottobre si recherà alle urne almeno il 50% dei votanti.

ERRATA CORRIGE: Sul numero di settembre del Giornale delle Giudicarie abbiamo fatto un errore nella pubblicazione dell’articolo sulla caccia di Nicola Beccari. Scusandoci con l’interessato per la svista, pubblichiamo di seguito il testo corretto. La Redazione

Nicola Beccari, consigliere nell’associazione cacciatori per Busa e Giudicarie Esteriori

“Sono rari i giovani che decidono di diventare cacciatori. Serve un’educazione ecologica” Quale è la situazione nella zona che rappresenta dal punto di vista ambientale e naturalistico? Alla base di una pacifica convivenza fra fauna e uomo vi è il rispetto e la conoscenza. Per convivere in pace con il mondo animale è fondamentale conoscere il comportamento e le abitudini della fauna selvatica. I cacciatori ricoprono in tal senso un ruolo importante quali veicolatori di informazioni precise, data la loro conoscenza puntuale dell’ambiente montano. Il territorio che rappresento è stato da sempre caratterizzato fortunatamente da una significativa salvaguardia dell’ambiente in quanto non sono presenti attività economiche che comportano un forte impatto da un punto di vista naturalistico. Per quanto riguarda la fauna locale negli ultimi anni si è registrato un sensibile aumento delle popolazioni di camosci in alta quota e di cervi ad altitudini meno elevate, a discapito però dei caprioli che sono

in costante calo. Ogni anno la caccia da alcuni viene molto criticata, ci spieghi quale è secondo lei il ruolo del cacciatore ai nostri tempi? Non è affatto idea di pochi che il cacciatore altri non sia che una persona con il fucile in mano, pronta ad abbattere qualunque cosa si muova, ma calandosi nella realtà della pratica venatoria tale teoria è facilmente confutabile in quanto il cacciatore è tra i frequentatori della montagna maggiormente conoscitori e rispettosi di essa e dei suoi abitanti. Al contrario dei tempi passati in cui la caccia assolveva il fondamentale compito di reperimento del cibo, al giorno d’oggi il ruolo essenziale del cacciatore è quello di controllare le popolazioni di animali che abitualmente popolano i nostri territori bilanciando al contempo la preservazione del patrimonio faunistico da un lato e la necessità di garantire

il mantenimento di un ecosistema quanto più equilibrato possibile, così da evitare che alte densità di animali causino danni all’ambiente. Il cacciatore è una fondamentale sentinella della montagna, sempre pronto a segnalare agli Organi preposti, qualunque anomalia riscontri. Negli ultimi vent’anni come è cambiata la platea interessata alla caccia nella sua zona? Ad oggi si sta perdendo la tradizione venatoria che ha da sempre caratterizzato le nostre valli e rispetto a vent’anni fa, sono rari i giovani che decidono di diventare cacciatori senza avere di qualche famigliare anziano a guidarli. C’è bisogno di educazione ambientale e di consapevolezza ecologica già a livello scolastico per diffondere una visione allargata dell’ambiente naturale già a partire dai giovani. Solamente attraverso il confronto, il dialogo costruttivo e lo sviluppo di processi parteci-

stione razionale e selettiva della caccia è un servizio importante da cui ne trae beneficio l’intero ecosistema.

pativi all’interno delle nostre comunità si possono superare quelli che sono gli scetticismi, i dubbi, le preoccupazioni che vi sono nella popolazione. Un ruolo centrale d’informazione circa l’attività venatoria potrebbe ricoprirlo l’Associazione Cacciatori Trentini, la quale ha tra le proprie finalità tra l’altro, la promozione degli interventi finalizzati al miglioramento del patrimonio faunistico provinciale e degli ambienti naturali e allo sviluppo d’iniziative di carattere ecologico e culturale.

Rispetto ad altre zone del Trentino e d’Italia, come è la convivenza fra fauna e uomo sul territorio? La caccia gioca un ruolo decisivo quando si parla di gestione faunistica. Ritengo sia fondamentale da un lato assicurare equilibrio e convivenza tra le diverse specie selvatiche e dall’altro tenere a debita distanza dai centri urbani gli animali che possono rappresentare un rischio per la sicurezza stradale, oltre che causare ingenti danni alle coltivazioni agricole. Una ge-

Cosa pensa della reintroduzione dell’orso nelle nostre vallate? A partire dalla reintroduzione dell’orso, il loro numero è aumento in maniera notevole soprattutto negli ultimi anni. La Provincia ha cercato, attraverso il lavoro delle squadre di monitoraggio, di intervenire qualora il comportamento dell’orso dovesse causare problemi in termini di pubblica sicurezza. Nonostante l’impegno profuso dall’ente provinciale, ritengo che sia giunto il momento per una nuova programmazione delle misure di convivenza tra orso e popolazione e di intervento, anche attivo, sui soggetti cosiddetti problematici, in considerazione anche del fatto che le politiche di rifusione dei danni arrecati dai plantigradi hanno purtroppo evidenziato non pochi limiti.


OTTOBRE 2021 - pag. MAX SIRENA MEO SACCHETTI VANESSA FERRARI MONICA CONTRAFATTO

LaJURY rifl CHECHI GREGORIO PALTRINIERI MARTINA CAIRONI RUGGERO TITA ALESSIA ORRO AMBRA SABATINI DANIELE GAROZZO DIANA BACOSI NICOLA VENTOLA EDI ORIOLI ORIOLILILIAN LILIAN THURAM CARLTON MYERS VALENTINA RODINI FEDERICO PELLEGRINO DICK FOSBURY IVAN BASSO ABRAHAM CONYEDO LUNA ROSSA ALBERTO CONTADOR LUIGI SAMELE MARCO MATERAZZI LEdi FARFALLE FARFALLELEONARDO ANTONIO CASSANO SAMUEL ETO’O ETO’OLE LEONARDOFRECCE LEONARDO FRECCE TRICOLORI Piero De Godenz BEATRICE PARROCCHIALE ANDREA DOVIZIOSO DINO MENEGHIN LUCILLA BOARI ELIA VIVIANI GIULIA TERZI DOROTHEA WIERER FRANCO CAUSIO SOFIA GOGGIA STEFANO TONUT CECILIA ZANDALASINI FILIPPO GANNA JOSEFA IDEM GIANLUCA VIALLI SIMONE ALESSIO FRANCESCO BAGNAIA GIACOMO AGOSTINI BORIS DIAW JACK MILLER MILLERALBERTO ALBERTO TOMBA TOMBAVITO VITO DELL’AQUILA GIOVANNI MALAGÒ ROBERTO MANCINI SIMONE MORO STEFANO PIOLI GIANCARLO ANTOGNONI STÉPHANE PETERHANSEL BEBE VIO RICCARDO PITTIS MARIA CENTRACCHIO MARCELL JACOBS MARTINA CESARINI GIUSEPPE MAROTTA LUIGI BUSÀ MICHELA MOIOLI GIANMARCO TAMBERI ANDREA BARZAGLI JESSICA ROSSI FAUSTO DESALU URBANO CAIRO GIUSEPPE VICINO ONEY TAPIA LORENZO PATTA ODETTE GIUFFRIDA ELISA DI FRANCISCA DOMINIK PARIS FEDERICA CAPPELLETTI NIRMAL PURJA MAX BIAGGI ALESSANDRO MIRESSI PAOLO DAL PINO POGAČARSIMONE SIMONE BARLAAM MASSIMO STANO FRANCESCA PORCELLATO TADEJ POGAČAR LUCA PANCALLI SINISA MIHAJLOVIC VIVIANA BOTTARO CHRISTIAN VIERI GIAN PAOLO MONTALI ZVONIMIR BOBAN CAROLINA KOSTNER MASSIMILIANO ROSOLINO VALERIJ BORZOV GIOVANNI ALLEVI MATTEO CASTALDO SIMONA QUADARELLA DEBORAH COMPAGNONI MANFREDI RIZZA JAVIER TEBAS THOMAS TUCHEL PIETRO WILLY RUTA JAVIER SOTOMAYOR ARRIGO SACCHI ANTONELLA PALMISANO PALMISANOMARCELLO MARCELLO LIPPI MAURO NESPOLI FILIPPO TORTU FRANCESCA PICCININI ANTONIO CABRINI WALTER ZENGA GRAVINAMARCO MARCO BELINELLI MARCO DI COSTANZO IRMA TESTA MATTEO LODO GABRIELE GRAVINA STEFANO OPPO DAVIDE MAZZANTI LUDOVICA MANTOVANI MARGHERITA GRANBASSI LELE ADANI CATERINA BANTI NICOLÒ MARTINENGHI MARTA BASSINO ADAM ONDRA BRUNO ROSETTI ALESSIA GENNARI ROLAND FISCHNALLER ANNA DANESI

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Cooperando

OTTOBRE 2021

Servizi di interesse economico generale (SIEG), avviso per le manifestazioni di interesse di Alberto Carli I negozi di montagna del Trentino offrono alla popolazione un ampio ventaglio di servizi e in seguito all’azione svolta dalla Provincia di Trento possono ora fregiarsi della qualifica europea di Servizi di interesse economico generale- SIEG. I criteri generali che devono possedere sono stati fissati della Legge n. 18 del 2016 e è del 2018 il primo accordo firmato fra Provincia di Trento e una Famiglia Cooperativa trentina, facendo ancora una volta del Trentino un territorio apripista in Italia. I piccoli negozi di vicinato, dal punto di vista puramente aziendale e reddituale non sono appetibili, infatti durante gli anni la loro gestione è stata sempre più affidata

Le imprese che gestiscono esercizi commerciali di dettaglio di generi alimentari e di prima necessità e operano in zone montane hanno tempo fino alle ore 12.00 del 2 novembre 2021 per manifestare l’interesse allo svolgimento di servizi di interesse economico generale. La

Provincia autonoma di Trento può infatti affidare alle imprese che gestiscono esercizi commerciali di dettaglio di generi alimentari e di prima necessità, situati in particolari località, lo svolgimento di servizi di interesse economico generale (SIEG).

alla Cooperazione di consumo e gli imprenditori privati e le grandi catene distributive non si sono mai dimostrati interessati alla loro gestione. Ma nel periodo che stiamo vivendo, la valenza commerciale e sociale di questi presidi delle nostre comunità si è rivelata in tutta la sua importanza, anche nel ruolo determinante di contribuire al contenimento dell’epidemia, consentendo ai cittadini di rimanere a casa e disporre di un negozio di prossimità. I negozi dislocati nelle zone di montagna non sono infatti solamente

attività economiche, da valutare unicamente alla stregua di parametri di redditività. Sono un vero e proprio presidio sociale, uno degli spazi di vita quotidiana delle comunità che risiedono lontane dai grandi centri. Sono una scommessa sul futuro di intere aree e una risposta al rischio di spopolamento della montagna. Una risposta anche all’arretramento di alcuni servizi come, ad esempio, la posta o lo sportello bancario. E’ di fine settembre la pubblicazione del nuovo Avviso alle imprese che gestisco-

no esercizi commerciali di dettaglio di generi alimentari e di prima necessità e operano in zone montane, che hanno tempo fino alle ore 12.00 del 2 novembre 2021 per manifestare l’interesse allo svolgimento di servizi di interesse economico generale. La Provincia autonoma di Trento può infatti affidare alle imprese che gestiscono esercizi commerciali di dettaglio di generi alimentari e di prima necessità, situati in particolari località, lo svolgimento di servizi di interesse economico generale (SIEG). A fronte dello svolgimento dei servizi, l’impresa potrà richiedere e ottenere dalla Provincia un aiuto a compensazione dei costi sostenuti.

L’EDITORIALE - di Adelino Amistadi

Troppe donne vittime di un’ignoranza atavica

Continua dalla Prima E così ci siamo sentiti in dovere di scrivere di un argomento su cui troppe volte abbiamo sorvolato. Nel mese di settembre ci sono stati una decina di femminicidi anche vicini alla nostra terra, nel Veneto e nel Bresciano, ma anche il Trentino non è esente da simili tragiche vicende. Basta leggere i giornali dell’estate. Senza contare che ove non si arriva al femminicidio c’è tutto un elenco di violenze, maltrattamenti, riduzioni della libertà, e tentativi d’omicidio che continuano con grande frequenza nella società. C’è qualcosa che non funziona nella nostra società se continuano a consumarsi drammi simili, se la violenza rimane l’arma principale per tanti maschi. C’è evidentemente un problema culturale, la convinzione ancora diffusa che al maschio sia concesso ciò che, normalmente, in un paese civile non dovrebbe neanche essere pensato. Noi maschi che proviamo vergogna per il fatto che uno di noi abbia così ferocemente colpito la sua

donna, non c’entriamo per nulla, ben inteso, ma basta questo? No, non basta! Dobbiamo anche noi metterci la faccia e dire basta perché non è e non può essere solo una questione che riguarda le donne. É evidente che riguarda tutti, ciascuno di noi. E voi donne dovete saperlo, dovete sentire che noi siamo al vostro fianco. Non dovete sentirvi sole. L’ambiente domestico è spesso il luogo ideale per questi drammi che arrivano ai giornali troppo tardi, quando ormai il dramma s’è compiuto. Sono diversi i fattori che possono portare a simili delitti, si può dedurre che, allo stato attuale, non si è ancora compreso il ruolo della donna: l’uomo si trova a disagio di fronte a questi cambiamenti. C’è poi il modello della famiglia tradizionale che sta andando in crisi, c’è una sempre più accentuata immaturità nel vivere i rapporti di coppia: spesso il tradimento non viene accettato, così come la fine di una relazione. Si parla di delitti passionali che niente hanno a che fare con il vero amo-

re. Che poi qualcuno dica che la donna “ se l’è cercata” perché più spavalda dell’usuale, e magari abituata a vestirsi in modo provocante, si confina con l’idiozia, eppure ancora molti ci credono, pur non ammettendolo apertamente. A ben pensarci, il femminicidio e la violenza sulle donne non sono altro che la conseguenza di una società retrograda, patriarcale e maschilista incapace di concepire la donna come essere autonomo e pensante, e non più succube del volere dei padri o dei mariti. Oggi, quello che era il vecchio “sesso debole” è scomparso e le donne stanno vivendo un

grande momento di riscatto e di riscoperta del proprio ruolo in un mondo che sta cambiando con la velocità della luce. Oggi, per fortuna, la donna può decidere di costruirsi il futuro che vuole: può sognare una vita diversa da quella che un tempo le sarebbe stata imposta, può uscire con le amiche quando più le aggrada e può aspirare anche a cariche ambite nel settore pubblico. Scoprire di poter essere se stessa e non ciò che gli altri vogliono che sia è forse il momento più importante nella vita di una donna: non più schiave di una routine e di un modo di pensare che attribuiva all’uomo l’ultima decisione su tutto.

L’uomo ha sempre vissuto in un clima di generale onnipotenza: ora che la donna può farsi valere in famiglia, che conta davvero molto, non solo come casalinga o come moglie, ma anche come lavoratrice, le vecchie ruggini di una volta riemergono nelle menti più fragili ed incolte: la gelosia di un uomo che non accetta di essere lasciato o che dubita della fedeltà della propria donna, la forza e la brutalità con cui lo stesso uomo impone le proprie ragioni nell’ambito famigliare, i divieti e le minacce palesi e non, tutto il mondo degli uomini cresciuti in un certo modo, è sul punto di crollare e, prima di farlo,

purtroppo porta con sé la donna, colpevole soltanto di desiderare una vita diversa. Purtroppo non c’è molto da fare, non ci sono antidoti particolari, è questione di evoluzione culturale in ogni ambito sociale, siamo bene avviati, ma ci saranno sempre ambiti di ignoranza e di analfabetismo sociale in cui continueranno i femminicidi. Forse non sarebbe male tornare a quelli che la Chiesa propone ancora come i corsi per i fidanzati. Non risolverebbero di certo la questione inerente ai femminicidi, ma possono essere un momento di riflessione di cosa significa amare una persona e viverci assieme e questo tanto dal punto di vista psicologico, ma anche giuridico. Potrebbe essere una buona cosa. Quel che è certo è che la società, tutta, deve maturare, ma il clima culturale e sociale non cambia da solo, ha bisogno di passi concreti. Le donne ne hanno fatti molti. Ora è tempo di noi maschi. Di fronte a tanto sangue non possiamo tacere e far finta che il dramma non ci riguardi.


Europa

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Per essere europeisti di Paolo Magagnotti Probabilmente non si trattava di un caso isolato, e riflettei un po’ sulla preparazione in materia europea di un legislatore che deve confrontarsi quasi ogni giorno su politiche derivanti direttamente o indirettamente da atti europei. Al di là di questo ricordo, penso a molte persone in termini generali che, se non nella loro quotidianità ma di certo di quando in quando, parlando di Europa non hanno coscienza di che cosa sia realmente questo straordinario progetto che ci ha garantito oltre 70 anni di pace ed ha contribuito significativamente a promuovere il nostro benessere. Ma che cos’è l’Unione europea se non l’insieme di popoli coscienti e convinti della necessità di essere uniti con spirito di solidarietà e fratellanza in un processo che dia le maggiori garanzie possibili per vivere in pace, sicurezza, stabilità e benessere? L’Europa siamo noi. Noi cittadini che dobbiamo contribuire con pensiero ed azioni alla co-

Qualche tempo fa mentre stavo parlando di Europa con un esponente politico avente importanti responsabilità istituzionali ad un certo punto mi sentii dire “io sono un europeista fino in fondo”. Per me, trovarmi con una persona di profonde convinzioni europeiste è sempre motivo di soddisfazione. Proseguendo nel colloquio mi resi purtroppo conto che il

mio interlocutore, pur conoscendo certamente che eravamo in un’Europa nella quale vi erano stati e continuavano a esistere processi di unificazione, poco o niente conosceva dei principali fatti storici che avevano determinato l’avvio e l’evoluzione del processo di integrazione europea e dell’attuale assetto istituzionale.

struzione, ancora incompleta in molte sue parti, di un edificio comune. Ciò nulla toglie evidentemente all’identità, o alle identità in cui desideriamo riconoscerci. Noi, ad esempio, in

nel vero senso della parola, impegnandoci in primo luogo a conoscere e capire il processo di unità europea. Non siamo indubbiamente difronte a un processo facile; si tratta di una

questa nostra bella terra ricca di storia possiamo continuare certamente ad essere trentini, rimanere italiani e diventare tutti europei. Cerchiamo pertanto di essere europeisti

I C S I U T I T S O S E I H C C E V LE TUE O T T E T A D FINESTRE

unità che mette assieme molte diversità storiche, culturali, linguistiche e di tradizioni giuridiche. Ma mai scoraggiarsi di fronte alle diversità, nelle quali dobbiamo saper cogliere i

molti aspetti di bellezza in esse contenuti. Considerando peraltro che il Progetto europeo rappresenta ormai componente importante della nostra quotidianità e che non è pensabile un futuro nel nostro Continente dove primeggino gli Stati nazionali senza una realtà politico-istituzionale che li riunisce. Certamente non si chiede ad ognuno di avere sull’Europa una preparazione universitaria. Tuttavia, facciamo in modo che sia più attuale che mai il messaggio che Alcide De Gasperi rivolgeva agli italiani settant’anni fa: “Parliamo, scriviamo, insistiamo, non lasciamo un istante di respiro; che l’Europa rimanga l’argomento del giorno”. Se questo era l’invito che in tempi così lontani ci rivolgeva il nostro Grande Statista, non è forse il caso che oggi, di fronte alle crescenti incertezze sull’orizzonte del nostro futuro, facciamo tesoro delle sue parole? Anche questo serve per essere europeisti.

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Il Saltaro delle Giudicarie

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Santi del Paradiso perdonate il vostro devotissimo Saltaro delle Giudicarie che ancora una volta esce dai binari della buona condotta e dalle regole del nostro ufficio. Non che abbia fatto granchè di grave, miei santi Protettori, ho solo riportato il mese scorso una delle solite “filippiche” del sindaco (ex) Filippo credendo di far bene essendo il sindaco Filippo un uomo probo, saggio, di grande esperienza, che quando parla sa quel che dice, e quel che dice non serve solo a chi lo ascolta, ma anche a chi lo legge, magari, sul Giornale delle Giudicarie. A dir il vero i sindaco Filippo s’è lasciato un po’ andare parlando di cani e del rapporto tra cani e padroni, lo ha fatto come al solito, coerente con il carattere della nostra gente giudicariese, parlando schietto, sincero come l’acqua di fonte, aprendo bocca e cuore perché ne escano parole opportune ed efficaci. Come Saltaro avrei voluto (dovuto) frenarlo conoscendo la delicatezza del tema e la permalosità che caratterizza i “padroni” di cani quando si parla della loro bestiola del cuore, ma non l’ho fatto, anche perché, sotto sotto, concordavo con quanto diceva. Parlava con convinzione e con il sorriso sulla bocca, così come fa di solito chi sa di stare dalla parte della ragione. Non mi sembrava che il suo dire fosse un “florilegio” di banalità, superficialità e luoghi comuni

Il saggio sindaco Filippo Buongiorno, solitamente leggo con piacere gli articoli del “Saltaro” perché vi ho spesso trovato una certa sagacia, arguzia e finanche una buona dose di intelligente sarcasmo ma devo purtroppo constatare che l’articolo dal titolo “vita da cani” (ma è il solito Saltaro che l’ha scritto?) è un florilegio di banalità, superficialità, luoghi comuni e denota inoltre una non conoscenza, eufemismo, della materia. tipici di chi non conosce la “materia”, e così l’ho lasciato andare. E mi dispiace che al nostro gentile lettore la cosa non sia andata giù. Ne approfitto per fare chiarezza. Ovvio che ci siano cani e cani e padroni e padroni, di razza e caratteri diversi. Ci sono i cani “eroici” indispensabili per la nostra quotidianità, vedi i cani-guida per i non vedenti, i cani di compagnia per le persone in solitudine, i cani poliziotti, i cani anti-droga, i cani da guardia, i cani pastori, i cani da slavine , perché no?, i cani da caccia, cani amici e colleghi dell’uomo che di certo non potrebbe farne a meno nel proprio lavoro. I loro padroni li trattano con affetto, ma ognuno al proprio posto, li nutrono bene, e lo accuccia, di solito nel canile debitamente attrezzato. Poi ci sono i

cani “fighetti”, quelli che non piacciono al sindaco Filippo. Sono cani d’ogni razza e d’ogni dimensione, scelti più per apparire che per amore canino, il più delle volte lo stesso padrone non sa neanche esattamente di che razza siano, ma ne va fiero perché cani come suo in paese e nei d’intorni non ce

A volte avventurasi in terreni poco praticati e che, piaccia o non piaccia, afferiscono direttamente alla sensibilità e ai sentimenti degli individui può risultare “pericoloso” e soprattutto esiste il rischio concreto di produrre mediocri, per non dire pessimi, risultati come è il caso dell’articolo in questione. Cordiali Saluti Michele Borgonzi

ne sono. Vuoi dire !! Ce ne sono alcuni che son al confine dall’essere gatti, difficili da distinguere, che neanche passeggiano, ma sono tenuti in braccio dal padrone/padrona come fosse un figlioletto appena nato. E i loro padroni sono altrettanto “fighi” che si pavoneggiano a passeggio col loro cane che li strapazza di qua e di là come dei burattini. E il rapporto quasi viscerale che s’è formato fra cani e padroni, (papà e mamma mai cosi amorevoli!) nonché il trattamento ormai di moda, è diventato consuetudine. Questo in sostanza è il pensiero del sindaco Filippo. E devo dire che su molte delle cose, dette dal sindaco, mi trovo d’accordo. Nel mio consueto vagabondare nei cieli delle Giudicarie non c’e angolo che mi sia estraneo: strade, stradine, sentieri, nonché marciapiedi, piazzole e angoli di quiete e vi assi-

curo che non c’è una pezza di terreno dove non ci siano i segni del passaggio di cani “fighetti”. Ne sono testimonianza sicure le cachette lasciate sulla carreggiata, cachette di mille colori, lasciate lì, dove sono cadute dall’ano canino, quasi a marcare il territorio, e non c’è padrona e ancor meno padroni, salvo poche eccezioni, che si sprechino nel raccoglierle nell’apposito sacchetto per poi inserirle nei cestini appositi distribuiti un po’ dovunque. Oddio...i padroni di tali cani sono in gran parte convinti che la cachetta del loro cane sia qualcosa di straordinario, così come il cane che l’ha fatta, roba esotica, addirittura profumata, la cachetta dei loro cani è un po’ come la “zeta” di Zorro, il cane “fighetto” dove passa lascia il segno. Se non altro sotto le scarpe del malcapitato disattento. Solo i ragazzi e le

ragazze, e ne va loro gran merito, si dedicano con educazione alle cachette dei loro cani e fanno quel che devono fare, ma gli adulti maschi e femmine ben se ne guardano, il cane va bene, amarlo come un figlio, bene, non poter vivere senza, va bene, ma occuparsi della loro cachetta, mica sono “merdaioli”, no, non se ne parli neanche. Su quanto detto posso prestare giuramento se i Santi dell’alto dei Cieli me lo chiederanno. E intanto lasciamo che il mondo vada come sta andando, non certo per il meglio, ma c’è ben poco da fare se anche le “filippiche” del sindaco Filippo vengono contestate mandando a monte tanto buon senso e tanta avvedutezza. E così, santi Protettori, ho sbagliato davvero nel riportare tali e quali le parole del sindaco Filippo? Non credo, è il mio mestiere, guardare, controllare, sentire il vocio della gente e riportare le cose inutili per soprassedere e le cose utili per poterle riprendere e condividerle. Il vostro Saltaro ha a cuore la nostra storia, le nostre costumanze, che potranno essere anche superate, ma che non potranno mai essere ridotte a ridicole espressioni di frivolezze e di presunzione, non certo caratteristiche peculiari del nostro lignaggio di donne e uomini delle Giudicarie.


Memoria

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Tre vittime civili, dubbi sulla paternità della granata assassina

Roncone, una lapide sotto indagine di Aldo Gottardi Le Giudicarie non furono estranee a questa diffusione di monumenti, lapidi ed altre forme di memoria “calate dall’alto”, funzionali all’affermazione degli ideali irredentistico-nazionalisti: numerosi sono infatti i monumenti a ricordo di soldati “morti costretti a pugnare per l’oppressore” (ovvero l’Impero austro-ungarico) oppure “morti invocando l’Italia (o la redenzione)”, in contrapposizione a coloro che, scelta la fuga in Italia per arruolarsi e combattere contro l’Impero, caddero “morti per la patria”. Una vera e propria “guerra” combattuta sul piano della memoria collettiva dei propri caduti, per il cui approfondimento si rimanda alla recente ricerca a cura di Maddalena Pellizzari “Memorie della Grande Guerra. Censimento dei monumenti ai caduti nelle Giudicarie”, edito dal Centro Studi Judicaria nel 2019. Al di là dei monumenti ai caduti, si diceva, furono apposti nell’immediato dopoguerra anche lapidi a ricordo di civili morti per cause belliche, che purtroppo in Giudicarie non mancarono. In maggioranza queste lapidi sorsero durante gli anni Venti ed è curioso notare come, anche in questi manufatti, la “battaglia ideologica” non si fosse fermata. Un esempio interessante anche se forse poco noto si trova a Roncone, a fianco dell’entrata del Municipio. Qui si trova una lapide commemorativa in marmo, recante la data del 17 giugno 1920, che ricorda un drammatico fatto avvenuto esattamente due anni prima, nel 1918 a guerra ancora in corso. Un fatto ricordato dalle parole incise: “17 giugno 1918. Qui cadevano colpiti a morte da proditoria granata austriaca Mussi Giustina, Mussi Antonio, Amistadi Giuseppe. Roncone per ricordare l’esecrando misfatto a pietosa memoria nel 2° anniversario dell’eccidio questa pietra consacra. 17 giugno 1920”. Vittime innocenti stroncate dall’esplosione di una granata. Sulle prime questa lapide, che in origine era collocata all’entrata della scuola del paese ed in un secondo momento spostata nella posizione attuale, ci porta alla mente dolorosi

La Grande Guerra, ovunque in ogni paese e in ogni comunità, ha lasciato tragiche testimonianze del suo passaggio, siano esse vestigia di infrastrutture o fortificazioni oppure le lapidi e i monumenti a ricordo dei caduti e delle vittime civili. Questi ultimi, da “semplici” manufatti voluti dalla poparagoni con quanto purtroppo successe anche in altre aree del fronte della Grande Guerra. Tuttavia, analizzando attentamente il testo inciso, si capisce che c’è qualcosa di poco chiaro, in particolare sulla “paternità” del proiettile assassino. Fu austriaco? Chi conosce le vicende del fronte gudicariese durante la Grande Guerra sa che la maggior parte delle bocche da fuoco austriache si trovavano schierate sulla la linea dei forti di Lardaro od appostate sui rilievi circostanti, orientate verso sud, verso il nemico. Non vi erano artiglierie pesanti posizionate alle spalle di Roncone, che avrebbero potuto inavvertitamente sbagliare il tiro. Anche l’ipotesi di un incidente in un deposito di munizioni non convince, in quanto esistevano appositi magazzini all’esterno dei paesi. Forse un colpo da contraerea che, fatto cilecca il congegno a tempo per la detonazione prestabilita, sia precipitato a terra? Forse troppo remota come possibilità (anche se di esempi simili, fortunatamente meno truculenti, ne sono stati scoperti personalmente alcuni nelle Giudicarie Esteriori). E se fosse stato italiano il colpo? Già da tempo la tradizione popolare tendeva a smentire l’iscrizione della lapide, facendola rientrare nella già citata tradizione delle iscrizioni irredentiste. Infatti, altre testimonianze si uniscono a rafforzare questa seconda ipotesi. La prima, Don Donato Perli di Tione, che nel suo diario evidenzia come, a partire dalla primavera del 1918, proiettili italiani iniziarono a cadere sui paesi di Lardaro, Roncone, Bondo e Breguzzo (più qualcuno arrivato anche ad esplodere sulle pareti della Bastìa, a Tione). A fargli eco è il parroco di Breguzzo Don Silvio Degara, che nella sua “Cronaca di Breguzzo” scrive: “venne frattanto la primavera del 1918 ed un giorno si sente dire che nella campagna attorno al lago di Roncone sono arrivate due granate, nessuno vuol credere naturalmente che un bel giorno non venga-

polazione per ricordare i propri defunti, a partire dal dopoguerra hanno vissuto una nuova diffusione diventando veri e propri oggetti propagandistici per veicolare nuove narrazioni ideologiche, specie in un’area come quella trentina che conobbe il passaggio da una nazione ad un’altra. nella primavera dell’ultimo anno di guerra gran parte delle artiglierie di grosso calibro italiane furono spostate in posizioni più avanzate, per bombardare la retrovia austriaca e danneggiare così i magazzini e le vie di comunicazione per le prime linee. Si legge infatti, nella pagina del 16 giugno che “la 362° Batteria di Cima Rive ha continuato durante la notte le raffiche saltuarie su Roncone”, continuando poi con informazioni su traini in postazioni avanzate di altri grossi pezzi di artiglieria. Forse durante questi tiri di “disturbo”, una granata andò a uccidere i tre sventurati civili, probabilmente lavoratori militarizzati, ricordati anche in un passaggio del diario del militarizzato Stefano

no anche a finir vicine (a Breguzzo N.d.R.). A Roncone arrivavano già da parecchio tempo (…).”. Ma la testimonianza più importante, che conferma l’osservazione dei due curati, arriva grazie allo spulcio di documenti di parte italiana, conservati presso il Museo della Grande Guerra di Bersone. Nel “Diario storico-militare del bimestre giugnoluglio 1918” realizzato dal 52° Raggruppamento d’assedio operativo nella bassa Valle del Chiese, si legge chiaramente come

Costantini di Roncone: “seppi nel luglio da Maria Facchinelli la tragica morte del mio amico e compagno di lavoro Amistadi Giuseppe, ucciso da una granata assieme a Mussi Giustina e Mussi Antonio Fester.” Anche qui non è indicata la provenienza della granata, se italiana o austriaca, ma tutti gli indizi fanno propendere per la tesi del colpo italiano. Se questo fosse vero, dunque, la lapide di Roncone rappresenterebbe uno dei tanti esempi di manipolazione della storia in un’ottica nazionalista (in questo caso piuttosto evidente) figli del periodo del primo dopoguerra nelle aree ex asburgiche. Ringrazio l’amico ed appassionato di storia locale Samuel Bonapace, che a seguito di attenta ricerca privata, ha ritrovato e messo alla mia conoscenza le pagine del “Diario storico-militare” del 52° Raggruppamento d’assedio.


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Attualità

OTTOBRE 2021

Come si fa per ricevere il Green Pass? La certificazione verde COVID-19 viene rilasciata qualora si realizzi uno di questi presupposti: 1) Avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo. La validità è di 12 mesi a far data dal completamento del ciclo vaccinale (seconda dose o dose unica). 2) Avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, prima dose di vaccino. La validità parte dal 15° giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale. 3) Avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2. La validità è di 6 mesi a far data dall’avvenuta guarigione. 4) Effettuazione di test antigenico rapido o molecolare (quest’ultimo anche su campione salivare) con esito negativo al virus SARS-CoV-2. La validità è di 48 ore (72 ore in alcune Regioni) dall’esecuzione del test. Nei primi tre casi, la validità del green pass cessa qualora, nel periodo di vigenza dello stesso, l’interessato sia identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2. Quando serve il green pass? Tale obbligo, che non si applica ai soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della Salute, è stato disposto in ambito lavorativo: • dal 6 agosto 2021, a carico dei dipendenti, per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione; • dal 1° settembre 2021, a carico di tutto il personale scolastico del sistema nazionale di istruzione e universitario; • dal 15 ottobre 2021, a carico del personale delle amministrazioni pubbliche, ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro, nell’ambito del territorio nazionale, in cui il predetto personale svolge l’attività lavorativa; • dal 15 ottobre 2021, a carico di tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, anche sulla base di contratti esterni, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni per il cui personale vige l’obbligo della certificazione; • dal 15 ottobre 2021, a carico di chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato; Quali sono le sanzioni per il lavoratore, del settore privato, che accede al luogo di lavoro senza il green pass? È prevista la sospensione dalla prestazione lavorativa per il lavoratore che non è in possesso della certifica-

Servirà anche per la stagione turistica invernale

Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori Obbligo vaccinale e obbligo di possedere e di esibire il Green pass sul lavoro. Sono i due strumenti adottati dal Governo per arginare la diffusione della pandemia da Covid-19 e consentire lo svolgimento in sicurezza delle attività lavorative ed economiche fino al 31 dicembre 2021, data di cessazione dello stato di emergenza se non ci saranno ulteriori proroghe.. Data la complessità della normativa è il caso di evidenziare alcune casistiche che devono essere affrontate da parte dei datori di lavoro, dei lavoratori

e dei cittadini, tenendo presente che la situazione è in progress e che nelle prossime settimane ci saranno ulteriori novità. Il Green pass sta entrando prepotentemente nelle nostre vite. Secondo gli auspici del Governo ciò permetterà di escludere le chiusure di molte attività produttive come, purtroppo, è successo lo scorso autunno e questo comporterà una continuità e stabilità dei rapporti di lavoro e delle retribuzioni e un regime di vita che si avvicinerà alla normalità pre Covid-.19.

zione verde (oppure qualora sia scaduta). La sospensione è attiva fino alla presentazione del Green pass e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021. Nel periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato. L’inadempimento, comunque, non avrà riflessi sulla conservazione del rapporto di lavoro, che è assicurata. Infine, l’accesso ai luoghi di lavoro, in violazione all’obbligo di possesso del Green pass, comporterà anche una sanzione pecuniaria amministrativa da 600 a 1.500 euro. Senza, con ciò, escludere eventuali conseguenze disciplinari, secondo le previsioni contrattuali di settore. Quali sono le sanzioni per il datore di lavoro che non effettua i dovuti controlli circa il possesso, da parte dei lavoratori, del green pass? La mancata verifica o la mancata adozione delle misure organizzative, previste entro il 15 ottobre 2021, comporterà, per il datore di lavoro, una sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro, che in caso di reiterata violazione sarà raddoppiata. Le sanzioni verranno irrogate dal Prefetto, il quale si avvarrà delle Forze di polizia, del personale ispettivo dell’azienda sanitaria locale e dell’Ispettorato del lavoro. Il blocco della prestazione lavorativa, in caso di assenza del green pass, è previsto anche per i dipendenti pubblici? Sì, ma cambiano le sanzioni, in particolare quelle riferite alla sospensione dall’attività lavorativa. In particolare, il lavoratore che non sarà in possesso della certificazione verde (oppure qualora sia scaduta) verrà considerato assente ingiustificato. Dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro verrà so-

speso fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021. Durante il periodo di assenza e di sospensione il lavoratore non sarà retribuito, ma, comunque, non vi potranno essere conseguenze disciplinari né, tantomeno, il lavoratore potrà essere licenziato. Come avverrà la verifica del green pass da parte del datore di lavoro? La certificazione verde COVID-19, sia essa cartacea che digitale, ha un codice a barre bidimensionale (QR code) che identifica il codice univoco alfanumerico. La verifica dovrà avvenire tramite l’applicazione VerificaC19. L’interessato, su richiesta del verificatore, dovrà esibire un documento di identità in corso di validità, ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dall’App. La verifica va effettuata dal

datore di lavoro o da un suo delegato, formalmente nominato. La nomina deve essere completa delle necessarie istruzioni all’esercizio dell’attività di verifica. In caso di accesso, ai locali aziendali, da parte di altri lavoratori per attività in appalto, il controllo potrà avvenire da parte dell’azienda committente o direttamente dell’impresa appaltatrice. Per alcune particolari categorie di lavoratori la legge prevede direttamente l’obbligo della vaccinazione proprio per la delicatezza della professione svolta. In particolare tale obbligo è richiesto per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali. La vaccinazione costituisce requisito essenziale per

l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati. Dal 10 ottobre, e fino al 31 dicembre 2021, l’obbligo vaccinale sarà esteso a tutti i soggetti, anche esterni, che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture suindicate. Qualora non fosse possibile l’assegnazione a mansioni diverse, il lavoratore verrà sospeso dall’attività lavorativa e dalla relativa retribuzione. La sospensione durerà fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al 31 dicembre 2021. Green pass per la stagione turistica invernale È stato firmato il protocollo per la riapertura dei comprensori sciistici e l’utilizzo degli impianti di risalita in vista della stagione 2021/22, con il fine di garantire sia la sicurezza dei lavoratori, sia quella degli utenti. L’obiettivo è quello di evita-

re l’eccessivo affollamento degli appassionati attraverso regole e comportamenti virtuosi. Lo skipass, come sempre personale e non cedibile, viene rilasciato ai possessori di green pass. Sono esclusi dall’obbligo del pass i minori di 12 anni. Si cercherà di vendere online gli skipass per evitare affollamenti e all’interno dell’area sciistica dovranno essere creati dei percorsi che garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro. I percorsi dovranno essere tracciati e opportunamente segnalati per l’accesso alle biglietterie e agli impianti di risalita, utilizzando, dove possibile, corsie distinte di entrata e uscita. Le informazioni di percorso e tutte le misure di prevenzione del contagio dovranno essere adeguatamente segnalate mediante l’ausilio di apposita segnaletica e cartellonistica. Il personale dovrà regolare i flussi per ridurre gli assembramenti mentre nelle biglietterie dovranno essere presenti schermi protettivi/separazioni fisiche tra operatore e cliente favorendo modalità di pagamento elettroniche. Il personale addetto all’accoglienza e/o all’avvio degli impianti dovrà indossare mascherine chirurgiche o superiori (FFP2). Dispenser con soluzione disinfettante per l’igiene delle mani saranno collocati negli spazi comuni e sugli impianti di risalita. Nell’arco della giornata si dovrà provvedere alla sanificazione degli ambienti con la disinfezione a fine giornata. Per quanto riguarda il contingentamento sulle seggiovie è prevista la portata al 100% con uso obbligatorio della mascherina chirurgica o superiore ma la portata scende all’80% con la chiusura delle cupole paravento. Le funivie viaggeranno all’80% della capacità con obbligo di mascherina chirurgica o superiore. Solo in caso di emergenza è consentito la discesa a valle in funivia con riempimento al 100%. Inoltre funivie e cabinovie dovranno avere i finestrini aperti. Per finire in tutti gli ambienti al chiuso e nella fase di imbarco, anche all’aperto e durante le fasi di trasporto è vietato consumare alimenti, bevande e fumare. (e.b.)


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Attualità

OTTOBRE 2021 Stanziati dalla giunta provinciale

Quasi 10 milioni per impianti sportivi Sette progetti per interventi nelle Giudicarie “Sono complessivamente 31 le domande di contributo accolte, informa una nota del competente assessorato,presentate entro fine 2020 dalle associazioni sportive, che consentiranno un’ulteriore crescita del movimento sportivo del Trentino. 7 di queste 31 provengono da associazioni sportive delle Giudicarie. I contributi provinciali – pari al 75% della spesa ammessa – sostengono la valorizzazione degli impianti sportivi di molteplici discipline, spaziando da calcio, tennis e atletica fino agli sport invernali e al motociclismo. Il finanziamento dei 31 interventi garantisce, inoltre, di promuovere gli investimenti su tutto il territorio trentino. Le domande che riguardano le Giudicarie sono le seguenti: 1. Borgo Chiese – USD Castel Cimego – Calcio – Adeguamento dell’illuminazione e della recinzione esterna del campo sportivo con realizzazione VMC spogliatoi e ampliamento del deposito esterno. 2. Comano Terme – Tennis Club Bleggio ASD – Tennis – Riqualificazione area sportiva. 3. Pinzolo – ASD Bocciofila Pinzolo – Bocce – Realizzazione di una nuova

La promozione dello sport, una delle priorità programmatiche della Provincia, passa anche attraverso la possibilità di usufruire di impianti funzionali, moderni e sicuri. Da questa considerazione prende spunto la delibera n. 1540 del 17 settembre approvata dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore al commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni che stanzia 9.675.825 euro per la costruzione, la ristrutturazione, l’ampliamento ed in generale il miglioramento delle strutture sportive di carattere locale. copertura permanente sui campi da bocce del Centro Sportivo di Pinzolo. 4. Pinzolo – Tennis Club Campiglio – Tennis – Realizzazione di un nuovo campo scoperto da Padel in loc. Conca Verde a Madonna di Campiglio. 5. Spiazzo – ACD Pinzolo Valrendena – Calcio – Realizzazione di un nuovo campo in erba sintetica per calcio a sette e ristrutturazione dell’edificio esistente degli spogliatoi. 6. Storo – Associazione Tennis Darzo – Tennis – Intervento di ristrutturazione ed efficientamento energetico dei manufatti del centro sportivo polivalente, realizzazione di un nuovo campo da padel coperto a Darzo. 7. Tione di Trento – Tennis Club Tione – Tennis – Ampliamento del centro sportivo Circolo Tennis Tione.

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 19 n° 10 ottobre 2021 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 30settembre 2021 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

La Giunta Provinciale Foto Ufficio Stampa Pat

Valdaone, interventi sulla strada Daone-Bersone “Si prospetta una collaborazione fattiva tra la Provincia Autonoma di Trento ed il Comune di Valdaone per la sistemazione della strada provinciale 27, nel tratto che collega l’abitato di Daone e quello di Bersone”. Questo recita il comunicato della Provincia a seguito di un incontro fra il presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti e la sindaca di Valdaone Ketty Pellizzari, cui hanno partecipato il dirigente generale dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche Mario Monaco ed il sostituto direttore del Servizio opere stradali e ferroviarie Carlo Benigni. Che i pochi chilometri della strada che sale da Bersone a Daone abbiano bisogno di interventi di miglioria lo dicono tutti quelli che vi passano. È una strada tortuosetta, e i tornanti che si incontrano lungo il tracciato sono molto stretti. In alcuni tratti,

poi, delle murature ai lati dell’arteria versano in condizioni precarie: lo ammettono i tecnici provinciali, i quali sostengono che si tratta di “una situazione che risulta problematica non solo per la popolazione locale che si sposta sul territorio per usufruire dei diversi servizi, ma soprattutto per gli autisti dei mezzi pesanti e per gli ospiti provenienti dalla Lombardia”. Al termine dell’incontro hanno affermato (confermando il giudizio di chi passa) che “il traffico in alcuni orari della giornata appare sostenuto, perciò i veicoli devono continuamente fare manovra o retromarcia nei pochi slarghi per riuscire a passare in doppio senso”. “L’obiettivo delle Amministrazioni provinciale e comunale - hanno commentato i partecipanti all’incontro - è quello di allargare, in particolare nei punti più critici, la sede

stradale attraverso la realizzazione di opere di contenimento e sostegno a monte e a valle della strada”. Il presidente della Provincia e la sindaca si sono dichiarati d’accordo rispetto all’importanza di migliorare la viabilità e dunque la vivibilità dei paesi. La sindaca ha detto di più: “Il Comune si dichiara disponibile a investire le risorse economiche dell’avanzo di amministrazione per la realizzazione di opere che sono ritenute strategiche per la comunità locale”. Fin qua i “desiderata”. Ora, come sempre, occorrerà attendere i tempi di esecuzione. Però già il fatto che la situazione sia stata presa in considerazione fa tirare un sospiro di sollievo alle comunità locali. E sicuramente anche ai turisti che da Pieve di Bono salgono verso la Valle di Daone e le vette del Parco Adamello Brenta. (G.B.)

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Rubrica salute

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L’interazione fra uomo e ambiente è inevitabile

La scienza va avanti di Gianni Ambrosini - oncologo Nel 1918 la formazione dei medici era ancora disomogenea, l’assistenza sanitaria era sconosciuta e fornita da associazioni di beneficenza, gli antibiotici erano ancora da inventare e si poteva fare relativamente poco in termini di cura. Restava solo la religione come fonte di conforto. Si sopravviveva e la morte era un ospite regolare. A distanza di cento anni fermiamoci un attimo a riflettere … il concetto di “salute” è veramente un’espressione compiuta e definita che valuta tutto il progresso della scienza in termini di “guadagno di vita”. L’acqua potabile, gli antibiotici e i vaccini hanno veramente fatto la differenza. Stiamo venendo fuori dalla Pandemia e le valutazioni tecniche lo dimostrano. Abbiamo oggi a disposizione delle tecnologie, a tutti i livelli, che ci danno delle possibilità infinite in tempi molto rapidi. Possiamo veramente essere orgogliosi di come l’homo sapiens si è evoluto e riesce a padroneggiare le sfide del presente e del futuro. Ma c’è un ma: la scienza presuppone applicazione e rispetto perché costa fatica e sacrificio e ogni volta che compie dei passi in avanti dovremmo attrezzarci culturalmente per capirne l’importanza. Ci sono valutazioni di esperti che dimostrano che in futuro esiste la possibilità di confrontarsi con altre

La pandemia di “Spagnola” fece un numero enorme di morti, anche se i sintomi clinici non erano molto diversi da quelli di una normale influenza: mal di testa, mal di gola e febbre. Vittime illustri tantissime, come pure le testimonianze; ma quella più toccante è il quadro di Egon Schiele al museo del Belvedere di Vienna. Schiele , pittore della secessione viennese come Klimt e pandemie: tutto dipende da quando un determinato ceppo virale acquisterà la possibilità di contagiare gli umani. È tutto legato alle mutazioni che si acquisiscono nel tempo; le varianti che ne derivano possono rendere un ceppo più vantaggioso di altri nel generare discendenti e quindi essere più infettivo; il pericolo è sempre legato al fatto che potrebbe comparire un ceppo a cui nessuno è stato mai esposto. Le cause che potrebbero contribuire a regolarne l’infettività sono molteplici: siamo appena entrati nell’epoca biologica dell’Antropocene che definisce l’impatto dell’umanità con la terra, le tracce che le auto, le armi nucleari, l’inquinamento in generale, la cosi detta modernità lasciano sul pianeta. Non ne vogliamo tenere conto? Il nostro futuro è al di la di ogni immaginazione! Il pianeta è molto più interconnesso, gli umani si spostano rapidamente e così i germi che li accompagnano. La sorveglianza è migliore che in passato, la comprensione dei fenomeni è più rapida, gli interventi più decisivi, abbiamo i vaccini ma la po-

polazione dell’intero pianeta è invecchiata e bisogna pensare e programmare in termini globali. Il sistema immunitario è più debole anche se ha una memoria reattiva più strutturata che non dimentica gli incontri precedenti con altri virus. Cruciale investire per ottenere risultati tangibil : avere operatori sanitari motivati e informati, avere sistemi di sorveglianza molto efficaci, avere reti di laboratori interconnessi, coinvolgere le comunità. Gli operatori sanitari onorano il loro impegno anche a costo della propria vita; la differenza la fa anche un’utenza informata e collaborativa. “È risaputo che qualsiasi tipo di contagio si diffonde in una comunità in base alla struttura delle relazioni sociali”. Esiste il “paradosso dell’amicizia”, quella convinzione che i nostri amici abbiano più amici di noi, che se applicata alle pandemie potrebbe permetterci di individuare il picco precoce di incidenza in una comunità e mettere in atto una migliore strategia di contenimento: sempre attraverso i vaccini. Non abbiamo purtroppo un vaccino universale (facciamo l’esempio dell’influenza) e sappiamo che ogni anno dobbiamo aggiornare il vaccino dell’anno precedente che nel caso dell’influenza è la parte attorcigliata che si chiama H, che è quella che cambia. La stessa tecnologia è stata usata per il coronavirus : non viene iniettata col vaccino il virus intero ma solo la parte che usa come chiavistello per entrare nelle cellule , la proteina Spike.

Kokoschka, ci ha lasciato un quadro incompiuto, intitolato “La famiglia”, in cui sono ritratti lui, la moglie Edith e il loro figlioletto. Una famiglia che così com’è nel dipinto non è mai esistita. Edith incinta di sei mesi del loro primogenito, morì il 28 ottobre. Schiele morì tre giorni dopo anche lui di Spagnola: il 31 ottobre del 1918, mentre dipingeva la tela. Aveva solo 28 anni.

In caso di pandemia le autorità sanitarie e di governo mettono in atto delle strategie di contenimento sperimentate in precedenza che sono sempre la quarantena, il divieto di raduni di massa e le mascherine. Il problema è come essere sicuri che la gente rispetti le regole. E se è dimostrato che l’unica protezione che funziona è il vaccino, perché non abbiamo a tutt’oggi altre terapie scientificamente valide, come fare a convincere le persone a farsi vaccinare? L’esperienza insegna che in genere le persone sono poco propense ad accettare misure sanitarie obbligatorie. E che le prescrizioni vengono accettate quando dipendono

da decisioni e scelte individuali. Quindi bisogna Informare nel tentativo di Convincere. La natura e i rischi connessi alla malattia non vanno taciuti o minimizzati. Come pure la funzione dei media ha un ruolo fondamentale : la minimizzazione del pericolo o la negazione o l’alterazione dei fatti non funziona! “L’informazione deve essere accurata con obiettività e tempismo”. Per costruire la fiducia serve tempo! I motivi per cui a volte la gente ignora i consigli ha meccanismi complessi. Minimizzare il pericolo è fuorviante, porta a sfiducia perché non suffragato dalla realtà che a volte è peggiore di quanto riferito. Provocare

altrimenti la “nausea da apocalisse“ può portare alla non accettazione di quanto viene proposto, perché spinge ad una sofferenza che viene vissuta come una condanna. La memoria e la valutazione delle esperienze personali ha bisogno di tempo per formarsi. Ha bisogno di ripassare e di rivivere i dettagli degli eventi. La memoria rielabora in modo individuale le storie collettive e per raffermare nel proprio io una fotografia reale dell’accaduto ha bisogno di tempo. E’ così che si spiegano gli atteggiamenti di gruppo che il più delle volte sono dettati dalla paura e dalla cattiva informazione. Ma soprattutto dalla mancata conoscenza dei processi reali che il nostro corpo mette in atto di continuo per mantenerci in buona salute e che la scienza, quella vera e non propagandata dai talk show, contribuisce di continuo a sostenere con le sue scoperte. Se qualcosa di molto piccolo, non visibile ad occhio nudo, entra nel nostro corpo e ci infetta bisogna capire che non è opera del demonio ma che è un’interazione che ci sarà sempre fra l’uomo e l’ambiente.

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Azienda sanitaria

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Vaccinazioni nelle Giudicarie: copertura al 71% Nella fascia 40-49 anni sono il 75% i giudicariesi che hanno completato il ciclo vaccinale, mentre nella fascia 30-39 siamo al 69% e in quella 20-29 siamo al 76%. Tra i giovanissimi (12-19 anni) i vaccinati sono il 62%. Lo sforzo maggiore in questa fase della campagna vaccinale andrà concentrato soprattutto sulle fasce dei più giovani. Proprio in quest’ottica sono stati organizzati

I giudicariesi hanno colto l’importanza della vaccinazione anti Covid-19 e si sono vaccinati con convinzione. Lo dicono i dati della copertura vaccinale, che vedono le Valli Giudicarie tra le zone più virtuose del Trentino, con il 71% della popolazione generale già vaccinata. In tutta la provincia di Trento siamo al a settembre, e saranno ripetuti ad ottobre, diversi open day al centro vaccinale di Trento sud (drive through San Vincenzo) ed è stata lanciata l’iniziativa del camper vaccinale itinerante per le valli del Trentino. L’ope-

razione camper nasce proprio per dare un ulteriore impulso alla campagna vaccinale, con l’obiettivo di raggiungere non tanto gli irriducibili del no, ma gli indecisi, persone che vorrebbero vaccinarsi ma hanno ancora

Vaccinazione Covid-19: terza dose per ultra fragili e over 80 Da fine settembre le persone ultra fragili e con più di 80 anni possono prenotare la terza dose del vaccino anti Covid-19 al Cup online dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari attraverso le rispettive «card» di riferimento. Come per la prima e seconda dose gli ultra fragili ricevono un sms di invito per prenotare al Cup online. Attenzione alle tempistiche: gli ultra fragili possono prenotare il vaccino almeno 28 giorni dopo la seconda dose, mentre gli over 80 (nati nel 1941 o negli anni precedenti) devono attendere almeno sei mesi dall’ultima dose. La terza dose può essere prenotata in qualsiasi centro vaccinale del territorio e non necessariamente dove sono state fatte le prime due. Gli over 80 possono fare la terza dose anche dal proprio me-

dico di medicina generale, se aderisce alla campagna vaccinale. Può prenotare la vaccinazione anche chi ha contratto il Covid e ha concluso il ciclo vaccinale con una sola dose. Rientra nella categoria degli ultra fragili: • chi soffre di una patologia immunodepressiva, • chi assume farmaci che deprimono il sistema immunitario, • i soggetti trapiantati o in attesa di trapianto, • i malati oncologici, • chi ha una patologia rara, • chi fa il trattamento di dialisi peritoneale. Per la terza dose di altre categorie (operatori sanitari, Rsa, etc.) si attendono le indicazioni del Ministero.

69%, considerando anche la fascia della popolazione da 0 a 12 al momento non vaccinabile. Nel dettaglio, la copertura vaccinale nelle fasce più fragili e anziane delle Valli Giudicarie è ottima: siamo al 99% per gli over 80, al 95% nella fascia 70-79 anni, all’85% per quella 60-69 e all’81% per quella dai 50 ai 59 anni.

qualche remora. Assistenti sanitarie, medici e infermieri ogni giorno sono nelle piazze, in occasione di fiere e mercati, per cercare di chiarire i dubbi e le perplessità delle persone che ancora non si sono vaccinate. Molti poi decidono di vaccinarsi sul posto. L’iniziativa è organizzata dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e gli Ordini e i Collegi delle professione sanitarie e il supporto delle varie amministrazioni locali che ospitano il camper nelle piazze. Ad ottobre il camper vaccinale fa tappa anche nelle Valli Giudicarie: il 4 ottobre è a Comano e San Lorenzo Dorsino e il 16 a Spiazzo.

Dove fare i tamponi antigenici in farmacia Sono tre le farmacie delle Valli Giudicarie che effettuano tamponi antigenici rapidi su prescrizione medica a carico del Servizio sanitario provinciale e come prestazione a carico del cittadino (per necessità di Green pass, viaggio, lavoro etc.). Si tratta di farmacie convenzionate con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari che fanno tamponi antigenici rapidi a prezzi calmierati: 15 euro per gli adulti e 8 euro per i minori. Nel dettaglio le farmacie sono: • farmacia Comano (Comano) • farmacie Magafarma (Fiavè) solo libera professione • farmacia Stenico (Stenico)

IL TRENTINO SI VACCINA

I vaccini proteggono la nostra salute, ci permettono di vivere con serenità le nostre passioni e di progettare il futuro. È questo il messaggio lanciato dalla nuova campagna di comunicazione a sostegno della vaccinazione anti Covid-19, realizzata dall’Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Nei manifesti vengono rappresentati alcuni momenti di vita come lo sport, lo studio e la maternità, che la pandemia ha messo in discussione, ma che ora, proprio grazie ai vaccini, possiamo

tornare a vivere in tranquillità. La campagna ricorda l’efficacia dimostrata dai vaccini nel prevenire l’infezione, l’ospedalizzazione e il decesso e quanto sia importante il vaccino per le donne in gravidanza, come evidenziato dalle associazioni nazionali di Ginecologia e Ostetricia. Si ribadisce, inoltre, che i vaccini utilizzati non sono ancora in fase sperimentale, ma che hanno completato tutti i passaggi previsti dalle normative, questo grazie ad una mobilitazione a livello mondiale senza precedenti.

Proteggi la tua salute Costruisci il tuo futuro PRENOTA IL TUO VACCINO

I vaccini sono sicuri per le donne in gravidanza e anche per l’allattamento. Non esistono controindicazioni alla vaccinazione diverse dal resto della popolazione e il vaccino non incide sulla fertilità. Al contrario, il Covid-19 può rivelarsi una malattia potenzialmente molto grave se contratta in gravidanza.

cup.apss.tn.it PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Ufficio stampa | Provincia autonoma di Trento

Nuova campagna di comunicazione a sostegno della vaccinazione anti Covid-19


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Territorio

OTTOBRE 2021 Dopo il pensionamento di Dipede, due facenti funzioni

Ospedale di Tione, manca personale Questo il tenore di un comunicato dell’Azienda sanitaria nei giorni attorno a Ferragosto. Cos’era successo? La vicenda è nota. Un paziente non vaccinato era stato trasferito da un altro ospedale a Tione. Dopo qualche giorno è risultato positivo al tampone e, quel che è peggio, ha contagiato il suo compagno di camera, insieme a quattro sanitari. Risultato: focolaio e reparto chiuso per qualche giorno, finché la situazione si è normalizzata. Facile immaginare l’apprensione degli altri pazienti e dei familiari, costretti a non entrare per visitare i malati. Sfortuna. I colpi di scena. Abbiamo mentito: nessun colpo di scena. In realtà si vive una situazione difficile da tempo. Da quanto ci si lamenta per la mancanza di personale? In un certo senso la questione è esplosa in estate. Il primo

di Giuliano Beltrami L’ospedale di Tione è sempre nell’occhio del ciclone, giusto per fare rima. L’estate appena trascorsa si è caratterizzata per qualche episodio sfortunato con l’aggiunta di qualche colpo di scena. Insomma, tanto per cambiare, il nosocomio dei giudicariesi ha fatto parlare di sé, e non per raccontare storie edificanti. luglio, infatti, è andato in pensione il direttore Egidio Dipede. L’Azienda sanitaria non ha nominato nessuno al suo posto. O meglio, ha chiesto al più anziano, Donato Donati, di diventare facente funzione, il che significa affiancare al lavoro quotidiano (già faticoso di suo) nel reparto di medicina e nel pronto soccorso anche quello di direttore. Donati ha accettato fino al 9 settembre, quando ha pensato di averne fin sopra i capelli. E così ha mollato. L’Azienda è corsa ai ripari (si fa per dire) nominando un altro facente funzioni: Agostino Cividini, che nel gruppo di medici viene poco dopo Donati in

termini di anzianità. E per ora la girandola è finita. Ma il problema del personale esiste ancora: infatti nel reparto di medicina interna mancano tre medici, due usciti per frequentare un corso di specializzazione e mai rimpiazzati,

La sfortuna per prima. “In queste ore tre operatori sanitari (un infermiere e due operatori socio sanitari) e quattro pazienti ricoverati nelle stesse stanze del reparto di medicina dell’ospedale di Tione sono risultati positivi al Covid-19 e sono stati individuati applicando i protocolli in uso nel Servizio ospedaliero provinciale”.

e il direttore. La questione direttori, peraltro, non è solo un male tionese, perché mancano anche a Trento e Cavalese. Si può definire una sanità allo sbando? Magari non è il caso di essere così drastici, ma certo ormai i

I danni non li paga più la Provincia

Stop agli indennizzi negli incidenti con gli orsi La questione degli orsi in Trentino fa sempre notizia ed è occasione di polemica. Ultima in ordine di tempo la modifica operata dalla Provincia alla norma che prevedeva indennizzi nel caso di incidenti stradali con gli orsi. In futuro varrà la regola come per ungulati e altra fauna selvatica, e non si avrà diritto al alcun indennizzo. Quindi fate attenzione, se percorrete le strade delle Giudicarie o qualunque altra strada dove non è infrequente l’attraversamento da parte di orsi. Perché la Provincia ha deciso di eliminare l’indennizzo dei danni provocati dall’investimento dell’orso bruno. Per gli ultimi incidenti (scontri anche con la motocicletta), gli indennizzi ci saranno, per i prossimi incidenti i danni saranno a carico degli sfortunati automobilisti. Secondo la Provincia la questione, a suo modo, di “par condicio”: se uno si scontra con un cervo o un

capriolo, deve arrangiarsi; se si scontra con un orso, poteva, fino ad ora, beneficiare della copertura della Provincia. Stop. Fine del “privilegio” ursino «Non si giustifica un trattamento differenziato fra l’orso bruno e la restante fauna selvatica per la quale non è previsto alcun indennizzo» ha spiegato l’assessora Giulia Zanotelli, illustrando alla giunta il contenuto della delibera, poi approvata, che modifica i criteri di indennizzo per i danni provocati dai grandi carnivori (orso

bruno, lupo e lince) e di concessione dei contributi per la realizzazione delle misure di prevenzione. L’assessora ha inoltre ricordato che «le compagnie assicurative offrono, ormai da tempo, polizze di costo contenuto, che sollevano l’assicurato dal rischio del danno da investimento di animali, senza distinzione di specie». La decisione non è stata presa molto bene in zona. Da più parti si vuole far sapere all’Assessore Zanotelli che la sua “par condicio” è proprio fuori luogo. Nel

caso di ungulati si tratta di animali che vivono da sempre sul nostro territorio e, nel caso dei caprioli, i danni molte volte sono di modesta entità. Nel caso dell’orso si tratta di un progetto di ripopolamento avviato dalla Provincia che ha reintrodotto la specie in zona e quindi dovrebbe anche assumersi le responsabilità nel caso di incidenti che, data la mole degli animali, causano gravi danni alle automobili, sperando che non vi siano mai danni alle persone. Il fatto che le compagnie di assicurazione offrano polizze che coprono questi danni corrisponde al vero, ma il costo non è proprio modesto ed obbliga numerosi cittadini ad accollarsi costi ulteriori rispetto, ad esempio, agli abitanti del capoluogo. Più che una “par condicio” è una vera e propria presa in giro a detta di molti Giudicariesi che hanno la fortuna di abitare nei luoghi abitati e preferiti dagli orsi. (R.G.)

problemi dell’Azienda sanitaria saltano fuori quotidianamente, senza voler citare casi drammatici come quello della povera dottoressa ginecologa emiliana scomparsa mesi fa. E senza citare i balbettamenti nella sostituzione del direttore generale che ha rassegnato le dimissioni. Tornando a Tione, sono anni che si parla dell’ospedale, delle sue difficoltà, senza trovare soluzioni. Nel mese di settembre sono ripresi i lavori per il miglioramento del reparto di ortopedia, ma a dispetto dei termini dati dall’assessorato provinciale alla salute i tempi sono sforati. E ci raccontano che a

muoversi è sempre stato prima di tutto il personale, che al proprio ospedale tiene. Domanda: al di là dei proclami, ci tengono con altrettanta dedizione gli amministratori locali e i nostri rappresentanti in Provincia? E’ una domanda che si fa il popolo, che amerà pure tagliare la realtà con l’accetta, ma vede quel che accade e tira le somme. Intanto hanno chiuso il punto nascite, dichiarando in un protocollo d’intesa del 2016 che avrebbero potenziato ortopedia, appunto. Ma non è successo. Diciamo che non è ancora successo. Le Giudicarie meriterebbero maggiore attenzione, visto che 37.000 abitanti (e le migliaia di turisti che d’estate e d’inverno frequentano il nostro territorio) non sono cittadini di serie B, ma sono cittadini come gli altri.

Salutano le Giudicarie don Lupoli, don Murari e don Zuin

Nuovi parroci in valle, le decisioni del vescovo Il vescovo Lauro ha annunciato ad inizio estate i nuovi incarichi e gli spostamenti dei parroci, consueti ogni anni all’interno della diocesi. Arrivato l’autunno è tempo che l’avvicendamento die parroci si compia. Anche per e Giudicarie ci sono diversi cambiamenti. A Villa Rendena è arrivato come collaboratore pastorale monsignor Agostino Valentini, precedentemente parroco a Mezzocorona e Roverè della Luna, mentre il nuovo parroco delle unità pastorali “Sacra Famiglia” (Brione, Castel Condino, Condino, Cimego) e “Madonna delle Grazie” (Pieve di Bono, Agrone, Bersone, Daone, Praso, Prezzo) al posto di don Vincenzo Lupoli sarà don Luigi Mezzi, prima impegnato a Brentonico. Per don Lupoli l’impegno con una delle novità introdotte del vescovo: sarà infatti un animatore vocazionale, responsabile di comunità propedeutica ed educatore in seminario. Anche Madonna di Campiglio e S.Antonio di Mavignola salutano il loro parroco: don Romeo Zuin andrà infatti ad occuparsi di Fierozzo S. Felice, Fierozzo S. Francesco, Frassilongo, Mala, Palù del Fersina, Roveda, S. Orsola mentre i campigliani saluteranno l’arrivo di don Samuele Monegatti, già vicaario parrocchiale di Mezzolombardo. A Tione, don Ferdinando Murari si trasferirà a Mori, dove sarà impegnato come collaboratore pastorale, mentre nella borgata giudicariese e all’Unità pastorale “Madonna del Lares” (Bolbeno, Montagne, Preore, Ragoli, Saone, Zuclo) ha ampliato il suo lavoro don Celestino Riz, attuale parroco di Bondo, Breguzzo, Lardaro e Roncone. A Tione, come collaboratore pastorale, è arrivato don Michele Canestrini, già in Giudicarie come collaboratore pastorale a Cimego.


Giudicarie in numeri

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Evoluzione della Presenza straniera in Trentino e in Giudicarie 1988 - 2020 di Virginio Amistadi

Nella sezione dati on-line del sito dell’Istituto di Statistica della Provincia di Trento (http://www. statistica.provincia. tn.it/dati_online/) oltre all’Annuario Statistico sempre aggiornato, sono elencati dei dataset dedicati a tematiche specifiche come l’Annuario del Turismo o di approfondimento come le Serie Storiche. All’interno delle Serie Storiche vengono riproposte alcune tabelle dell’Annuario Statistico in una prospettiva di evoluzione temporale dei fenomeni osservati. La parte relativa alla Popolazione è quella che meglio si presta ad una prima lettura in quanto i dati proposti sono quantitativi per anno. Le serie storiche presenti sono ricostruite secondo diversi criteri e hanno diverse estensioni temporali. I dati dei censimenti vanno ad esempio dal 1921 al 2011, gli andamenti della popolazione dal 1973 al 2019, gli indicatori sintetici dal 1981 al 2019. Il dato relativo alla popolazione residente straniera è disponibile a partire dal 1988 ed è molto interessante come spaccato dell’evoluzione della presenza straniera stabile all’interno della comunità trentina. Dalla fine degli anni ’80 ad oggi l’incidenza degli stranieri residenti è passata dall’ 0,3% del 1988 al 8,6% del 2020. L’incidenza è raddoppiata ogni quinquennio tra il 1988 e il 2008 per poi stabilizzarsi sui valori attuali. L’incidenza maggiore si è riscontrata nel periodo 2010-2015.

Tab A. Andamento della popolazione residente, Incidenza % stranieri residenti su popolazione totale, permessi di soggiorno a cittadini extracomunitari, acquisizioni di cittadinanza italiana. Provincia di Trento (1988-2020) Anno Popolazione Popolazione Incidenza % Permessi di sogAcquisizioni di cittaresidente residente straniera stranieri residenti giorno a cittadini dinanza italiana su popolazione totale extracomunitari 1988 446.030 1.496 0,3% 1993 456.977 5.625 1,2% 1998 469.887 10.394 2,2% 185 2003 490.829 23.489 4,8% 299 2008 519.800 42.577 8,2% 19.822 926 2009 524.826 46.044 8,8% 27.059 855 2010 529.457 48.622 9,2% 28.956 1.244 2011 524.877 45.880 8,7% 30.174 1.119 2012 530.308 48.710 9,2% 30.787 1.244 2013 536.237 50.833 9,5% 29.994 1.784 2014 537.416 50.104 9,3% 30.238 2.056 2015 538.223 48.466 9,0% 30.160 3.292 2016 538.604 46.456 8,6% 29.720 3.461 2017 539.898 46.929 8,7% 28.957 1.916 2018 543.721 46.507 8,6% 29.455 1.552 2019 545.425 47.007 8,6% 29.259 1.642 2020 542.739 46.576 8,6% 2.062 In tabella (Tab A) sono riportati, per completezza, anche il numero di Permessi di soggiorno rilasciati a cittadini extracomunitari per anno di rilevazione e le Acquisizioni di cittadinanza italiana. Ricordiamo che il permesso di soggiorno per i cittadini extra europei è vincolante per l’ottenimento della residenza. Nel 2019 in Provincia di Trento ne sono stati rilasciati 29.259. Dal 1998 ad oggi le acquisizioni di cittadinanza italiana in Provincia di Trento sono state 23.637 Come di consueto i dati giudicariesi (Tab B) confermano tendenzialmente le dinamiche provinciali con dati di incidenza comunque inferiori. Lasciando da parte i valori percentuali, è impressionante pensare come nel 1988 la presenza straniera stabile nelle Valli Giudicarie fosse rappresentata da sole 98 persone.

Tab A. Andamento della popolazione residente e incidenza % stranieri residenti su popolazione totale. Valli Giudicarie (1988-2020) Anno Popolazione residente Popolazione residente Incidenza % stranieri resistraniera denti su popolazione totale 1988 33.541 98 0,3% 1993 34.183 404 1,2% 1998 35.045 706 2,0% 2003 35.945 1.516 4,2% 2008 37.382 2.673 7,2% 2009 37.550 2.911 7,8% 2010 37.698 3.076 8,2% 2011 37.413 2.955 7,9% 2012 37.450 3.047 8,1% 2013 37.635 3.122 8,3% 2014 37.542 3.006 8,0% 2015 37.473 2.871 7,7% 2016 37.335 2.639 7,1% 2017 37.161 2.498 6,7% 2018 37.186 2.423 6,5% 2019 37.119 2.372 6,4% 2020 37.031 2.311 6,2% Fonte: ispat – Serie Storiche – Dati elaborati


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Messaggio promozionale

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Arte

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Da Darzo a Pinzolo attraverso i cieli di Bartolomeo Zeni di Giacomo Bonazza Di questi tempi, dove la disillusione regna sovrana, quello sguardo si è di molto abbassato ed “il credente di oggi deve accettare il vuoto delle rappresentazioni relative all’aldilà”, come scrive lo storico francese Jean Delumeau nel suo splendido libro “Quel che resta del paradiso”. Ciò non toglie che venga meno l’ammirazione per una stagione spirituale ed artistica, forse un po’ lontana dalla nostra sensibilità, ma sempre esemplare nel suo sforzo di mostrare l’indicibile con grande tensione, vitalità ed energia. Unico problema per noi contemporanei districarsi fra quell’effluvio di immagini, di personaggi sospesi, di figure lievitanti, di complesse simbologie ed allegorie cristiane che componevano allora una scenografia viva e palpitante, comprensibile anche dalle persone meno colte, oggi ridotta spesso a muto teatro di un pantheon sconosciuto, funzionale ad un approccio meramente estetico com’è oramai di tante chiese trasformate in museo. Tra i cieli più smaglianti di epoca barocca, è giusto menzionare quello del ‘nostro’ Andrea Pozzo, umile quanto immenso artista di origini trentine, mago dell’illusione prospettica, fratello gesuita, che sulle volte della Chiesa di Sant’Ignazio di Roma dipinge una grandiosa “Apoteosi di Sant’Ignazio”(1685), turbinosa sinfonia colorata in onore del fondatore della Compagnia di Gesù, eroe della fede. Ma il barocco non è soltanto Roma; il suo linguaggio, messaggero delle verità cattoliche in antitesi alla dottrina luterana, si diffonde rapidamente in tutta Europa e arriva pure, declinato in toni certamente meno eclatanti e qualitativi rispetto ai grandi centri propulsori della Controriforma, ad inaugurare un nuovo modo di costruire e decorare le chiese anche nelle valli più remote come la nostra. Nel Settecento assistiamo in Giudicarie ad un vero e proprio boom dell’edilizia ecclesiastica; spuntano nuovi edifici sacri in ogni dove e quelli antichi, completamente ristrutturati, si ammantano dei nuovi rivestimenti barocchi.

“Il principale oggetto dei soffitti barocchi è il cielo”: così viene sintetizzato uno dei tratti più caratteristici dell’iconografia religiosa, e non solo, di questa età artistica tra Seicento e Settecento, che dello “sguardo che si innalza” fino a scoperchiare illusoriamente i tetti per aprire varchi celesti, ne permea le raffigu-

razioni più ardite e rutilanti; ancora più quando si tratta di visioni mistiche, di soggetto trinitario, di assunzioni mariane o di santi, di famosi episodi biblici: un tripudio che tutti vorrebbe sottrarre alla pesantezza del mondo terreno e risucchiare verso altezze paradisiache.

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1. Chiesa San Giovanni Nepomuceno-Darzo. Particolare 2. Pinzolo, Chiesa di San Lorenzo - Bartolomeo Zeni 3. Ragoli, Chiesa di San Faustino lo evolvere dagli stilemi barocchi a quelli neoclassici. Da quel importante retroterra parte l’avventura del pittore che nasce a Bardolino nel 1740, per approdare a Riva del Garda con la sua bottega alla

Progettisti, capomastri, muratori e stuccatori provengono per la maggior parte dalla zona dei laghi lombardi, come nel caso delle tre chiese giudicariesi prese in oggetto in questo contributo, indagate peraltro non direttamente sotto il profilo architettonico ma sotto quello pittorico, avendo tutte ospitato, sulle proprie volte e negli spazi presbiterali, i maestosi affreschi di Bartolomeo Zeni, degno rappresentante della prestigiosa scuola pittorica veronese, quella della famosa Accademia di Pittura, più tardi Accademia Cignaroli, che influenzerà lungo tutto il XVIII secolo il panorama artistico trentino, facendo-

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fine degli anni ‘60 del Settecento, dopo il suo matrimonio ivi contratto. Del 1769 l’intervento decorativo dello Zeni nella nuova chiesa curaziale di Darzo intitolata al santo presbitero boemo Giovanni Nepomuceno (di Nepomuk - città della Boemia occidentale), proprio in quei decenni innalzato all’onore degli altari (1729), pur collocandosi il suo martirio nel Trecento (gettato incatenato dal Ponte Carlo nella Moldava a Praga per essersi rifiutato di rivelare al re Venceslao IV quanto detto in confessione dalla regina), diffondendosi rapidamente il suo culto e la sua iconografia nei territori asburgici, divenendo patrono dell’esercito imperiale austriaco, ma soprattutto venerato dal popolo in quanto protettore dei ponti e dai rischi delle acque, oltre che come martire del sigillo confessionale. Davvero splendido il San Giovanni Nepomuceno in gloria, sulle volte darzesi, che ascende in un cielo luminoso, trasportato sulle nubi dagli angeli, con le braccia spalancate a chiedere l’intercessione di un Cristo con la croce ancora più su nell’empireo celeste che sfuma dall’azzurro all’oro. Stesse visioni di avvolgente e fluttuante bellezza, di sapore tiepolesco, quelle della Santissima Trinità

sulla volta del presbiterio e l’apparizione di San Michele Arcangelo in un turbine di luce, protagonista dell’ultimo ritaglio di cielo dipinto sul soffitto della navata. A scendere con lo sguardo il martirio di San Vigilio nella lunetta del presbiterio, ricco di pathos drammatico, e la sontuosa pala dietro l’altare maggiore decorato a commesso marmoreo (“pittura di pietra”) degli altaristi bresciani Puegnago (1750). Nella tela, di accademica e classica compostezza, il patrono di Darzo è effigiato insieme a San Luigi Gonzaga e la Madonna in trono. Se gli affreschi di Darzo rappresentano gli esiti più squillanti della pittura di Bartolomeo Zeni in territorio giudicariese, di non meno qualità artistica possono considerarsi gli interventi del pittore bardolinese ad impreziosire le chiese di San Faustino di Ragoli e San Lorenzo di Pinzolo, anch’esse edificate ex novo da maestranze lombarde dopo la metà del Settecento. In entrambe ritorna il tema del Trionfo della Santissima Trinità, soggetto molto ricorrente e scenografico dell’iconografia barocca, dovuto pure alla diffusione delle confraternite devote a questo grande mistero dopo il Concilio di Trento. Il cielo trinitario di Pinzolo (1770), con San Lorenzo ed altri santi in adorazione, si staglia sul magnifico altare maggiore di influenza guariniana (1694) dei Rangheri, celebri altaristi barocchi veronesi, acquistato dalla comunità pinzolera in quel di Verona nel 1835, prelevandolo dalla chiesa di Sant’Eufemia; quello di Ragoli (1770/1783) aleggia sull’altrettanto spettacolare altare maggiore in marmi policromi (fine’700) del rezzatese Andrea Filippini. Sulle volte delle due campate della navata ragolese Bartolomeo Zeni mette in scena pure, con straordinaria abilità prospettica, due grandiosi medaglioni biblici con le storie veterotestamentarie della Caduta della Manna e del Pane di Elia, temi privilegiati dell’arte controriformistica che prefigurano il dono del Pane eucaristico.


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Attualità

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Il lavoro fotografico diAttilio Zontini, “El Nani” di Gianpaolo Capelli Attilio Zontini, classe 1953, nasce a Storo e la sua vita lavorativa l’ha trascorsa in fabbrica nella borgata natia.La sua passione per la fotografia nasce ancora alle elementari, da scolaro, quando con una macchina fotografica in plastica da poche lire, rice-

vuta in dono a Santa Lucia, si divertiva a fotografare i compagni di classe. Negli anni le sue macchine fotografiche saranno sostituite da modelli sempre più evoluti che gli permettono scatti sempre più belli ed esclusivi.

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Messaggio promozionale Invece è possibile (l’esperienza degli ultimi anni insegna che è possibile, anzi, bisognerebbe dire che è necessario) passare dalla raccolta al recupero, al riciclo e finalmente al riuso. Nelle Giudicarie operano parecchi centri di raccolta materiale. Li conosciamo tutti, perché quando dobbiamo liberarci di rifiuti più o meno ingombranti li carichiamo in macchina e andiamo. Certo, c’è anche chi si comporta scorrettamente (e diciamolo, un po’ vigliaccamente) e scarica lungo la strada di montagna, in un prato, sull’argine del fiume. Ma per fortuna si tratta di minoranze, sia pure fastidiose. Tornando ai Crm, in ognuno è stato ricavato uno spazio per consentire alla gente di consegnare tutto ciò che ritiene possa essere riutilizzato. Si crea in tal modo una sorta di filiera che va nella logica della cosiddetta economia circolare, ossia materiale che viene recuperato e rimesso in circolo. Come detto nel volantino della Cooperativa, a Tione, in via Fabbrica, zona industriale, è stato utilizzato un capannone, là dove (sia detto per i locali) un tempo operava la ditta Monfredini. E’ uno spazio grande nel quale sono stati stipati, dopo essere stati catalogati, pu-

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Recupero, riciclo, riuso: a Tione la proposta virtuosa di Coop Lavoro “Mobili / Giocattoli / Biciclette / Libri / Oggettistica / Complementi di arredo. Vieni a trovarci in Via Fabbrica 86 (zona Industriale) Tione di Trento. Spazio espositivo riuso. Siamo aperti tutti i giovedì dalle 14.00 alle 18.00”. Questo il tenore del volantino diffuso dalla Cooperativa sociale Lavoro. Per informazioni: telefono, +39 3427140774; email: negoziocr eativo@cooplavoro.net. Tutto qua? Niente affatto: tutto da scoprire. Ma partiamo da lon-

liti e sanificati, i prodotti che meritano di avere una seconda vita, dopo aver perso la prima sotto i colpi della cultura (parola grossa, diciamo sottocultura) dell’”usa e getta”. L’attività della Cooperativa sta sì nella logica dell’economia circolare, ma ha pure un altro obiettivo: creare occupazione. Per ora sono state impiegate tre persone part time. In futuro potrebbero aprirsi nuove strade, per esempio per i riparatori. COME FUNZIONA? La Cooperativa raccoglie ciò che è recuperabile dai Centri raccolta materiale e, come detto, ripulisce, sanifica, cataloga ed espone nel capannone di Tione. Il giovedì dalle 14 alle 18 ognuno può recarsi

allo spazio espositivo, vedere, valutare ed eventualmente portare a casa. Nel caso di un oggetto grande (poniamo un armadio) la Cooperativa, dietro una quota irrisoria, si impegna a portarlo a casa dell’acquirente. Ma non è l’unica strada quella dei Crm. Il martedì pomeriggio, fra le 14,30 e

tano: dalla società consumista nella quale viviamo, dominata dalla pubblicità televisiva. “Comperate questo oggetto”, “Regalate quest’altro”, “Avete visto questa nuova cucina? Venite e provatela! Con uno sconto del 30% è come regalata”. E avanti così. Come va a finire? Male. Prima si compera, poi si getta fra i rifiuti materiale che potrebbe tranquillamente continuare a svolgere il suo mestiere. Ma si crede che non serva più. Invece non è vero.

le 17,30, il centro espositivo è aperto per chi volesse consegnare direttamente il materiale invece di portarlo al Centro raccolta materiali. COSA TROVIAMO? Entriamo nel capannone di Tione. Basta fare un giretto per rendersi conto che si può trovare proprio di

tutto, dagli oggetti di ogni giorno ben allineati sugli scaffali ai libri. E ti chiedi: quante storie potrebbero raccontare questi oggetti? Storie di vita, malinconiche e allegre. Certo, quando getti nel Centro raccolta un servizio di tazzine o uno di piatti significa che sono diventati ingombranti. Mettendola sul piano romantico, potremmo immaginare storie di famiglie: potremmo entrare nelle case. Ecco i portavivande, le anfore, barattoli e vasi di fiori senza fiori, bricchi per il latte e il tè. E i mobili? Non mancano nemmeno quelli: tavolini, sedie da giardino, poltroncine, divani, credenze, specchi di ogni dimensione. Un altro aspetto di costume: i giochi. Quando i

bambini crescono si gettano i divertimenti infantili: sci, bob, passeggini, cavalli a dondolo, bocce. E li ritroviamo qui nel capannone. Un colpo al cuore viene dato ai bibliofili dalla quantità di volumi sottratti al Centro raccolta materiali ed accatastati su tavoli e scaffali. Qualche migliaio di libri di ogni qualità: dal noir alla saggistica, dalla letteratura classica italiana a quella straniera, dalle riviste locali alla Bibbia, e fermiamoci. Per non parlare dei quadri e delle stampe. A proposito di storie, immagini che qualcuno di questi quadri sia stato un regalo finito fra i rifiuti. Dalla felicità alla malinconia. Ma può sempre rivivere.

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Territorio

OTTOBRE 2021 A Tione continua per tutto ottobre, ogni sabato

Mercato Contadino, un’occasione di incontro consumatori-produttori È ormai noto a tutti che il consumo di prodotti freschissimi di stagione contribuisce ad una alimentazione sana e varia, fondamentale per la salute di noi tutti. Quest’anno il mercato contadino ha visto la partecipazione di 11 produttori locali con proposte di alta qualità biologica e sostenibile. L’iniziativa è stata fin dall’inizio fortemente sostenuta dal Comune di Tione, ed è stata organizzata in collaborazione con Coldiretti Trentino e, da quest’anno, anche con l’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio e la Pro Loco di Tione. Folta è stata la rappresentanza delle autorità locali il giorno dell’inaugurazione a metà giugno, con la presenza del sindaco di Tione Eugenio Antolini, il vicesindaco Roberto Zamboni e l’assessore alle attività economiche e commercio Mario Failoni che ha seguito con particolare coinvolgimento il mercato contadino fin dal primo anno. C’erano anche

di Chiara Garroni Fino a tutto ottobre, presso la piazza in centro paese a fianco del municipio a Tione, prosegue il “Mercato Contadino di Campagna Amica”. Dalle 8.30 alle 12.30 del sabato si possono trovare gustose specialità appartenenti alla filiera corta tra le quali tanti tipi ortaggi, piccoli frutti, formaggi, salmerini, confetture, miele e cosmetici. L’iniziativa, inaugurata a metà giugno e giunta alla

Elio Gabardi per Coldiretti Trentino, Daniele Bertolini in rappresentanza di Apt Madonna di Campiglio, e Mattia Gottardi, assessore agli Enti locali della Provincia di Trento. Le ragaz-

ze in costume folkloristico ed il concerto della classe di ottoni della scuola musicale delle Giudicarie hanno contribuito a creare un’atmosfera di festa, di voglia di ripartenza e di ottimismo

ottava edizione, ha riscosso un grande successo, ed è stata vissuta dalla gente del luogo ma anche dai turisti, come un momento settimanale di incontro con i coltivatori locali, agricoltori associati al “Mercato di Campagna Amica”, e quindi vincolati ad un disciplinare che garantisce la qualità del prodotto, che deve rispettare la filiera corta.

nel futuro. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato grande soddisfazione nei confronti dell’evento, l’ottima collaborazione tra gli organizzatori che crea un clima attrattivo nei confron-

ti del mercato e la possibilità di rinnovarsi ad ogni edizione. Evidenziato anche l’aspetto del territorio del nuovo ambito turistico, che va da Madonna di Campiglio fino al lago di Idro, legato ai prodotti della terra e agli eventi che si legano a ciò, da giugno all’autunno. Si può dire che il mercato è diventato un appuntamento fisso del sabato mattina per residenti e turisti, attratti innanzitutto dalla qualità della merce, ma anche dalla consapevolezza di come sia importante il valore della piccola produzione. Non è grandissimo, ma comunque è molto assortito e permette di fare la base della spesa familiare per tutta la settimana. A garantire i consumatori è il marchio Campagna Amica di Coldiretti,

con disciplinari rigorosi che permettono l’elevata qualità. Infatti i produttori sono controllati e devono essere a filiera corta. Per i turisti si può affermare che una vacanza non è completa senza l’immersione nella vita quotidiana nei luoghi e nelle loro tradizioni più significative, e il mercato contadino è stata l’occasione per scegliere i migliori prodotti del territorio e per conoscere le persone che lo costruiscono e lo custodiscono con cura. Per tutti, i prodotti sulle bancarelle coi loro profumi e colori raccontano le storie di chi si dedica, ogni giorno, con fatica e passione alla loro produzione. Approfittiamo tutti, ancora per il mese d’ottobre, di questa eccellenza del nostro territorio.

Gli investimenti per una migliore sostenibilità ambientale

Mazzotti Romualdo Spa, conversione a metano degli impianti di Borgo Lares Effettuata la conversione a metano dell’impianto produttivo Mazzotti a Borgo Lares: su impulso dell’assessore provinciale all’ambiente e d’intesa tecnica con Appa, al fine di ottenere una migliore compatibilità ambientale nella produzione di conglomerati bitumosi, l’impianto da ieri ha abbandonato definitivamente l’impiego di olio combustibile BTZ e gasolio, passando appunto al metano. La Mazzotti Rumualdo Spa – storica ditta sul territorio anche per tipologia di produzione in Trentino – interpellata per analizzare la situazione nel novembre 2020, a seguito di alcune segnalazioni della popolazione per presenza di odori sgradevoli potenzialmente riconducibili alle attività di produzione di asfalti, pur nel rispetto delle norme che ha sempre garantito e alle

quali non ha mai derogato, ha sin da subito manifestato la disponibilità a collaborare con l’Amministrazione provinciale. In breve tempo è stata quindi trovata una rapida soluzione, investendo sull’impianto per favorire la sostenibilità dell’attività in termini ambientali, economici e sociali. L’intervento ha previsto la conversione a metano dell’alimentazione di due bruciatori a olio combustibile dell’impianto di essiccazione dell’inerte e dell’impianto termico per il mantenimento in temperatura del bitume ed il preriscaldo dell’olio combustibile, la realizzazione di una cabina di riduzione e contabilizzazione del gas e di una rete interna di distribuzione. Dal 23 agosto 2021, quindi, data dello switch del combustibile utilizzato, si hanno migliori prestazioni

ambientali dell’impianto, in materia di emissioni in atmosfera e anche odorigene, rispetto alla situazione precedente. Per questo aspetto era stata anche precedentemente data, da parte dell’assessore provinciale all’ambiente, risposta ad

una interrogazione consiliare in merito alle misure di prevenzione dall’inquinamento nelle frazioni di Saone, Preore e Zuclo. Da evidenziare il carattere di volontarietà dell’investimento da parte dell’azienda: ad oggi, infatti, non

risultano adottati provvedimenti che abbiano obbligato la ditta Mazzotti ad operare la conversione del combustibile; sia la normativa statale, sia la corrispondente normativa provinciale consentono attualmente l’impiego di olio combusti-

bile a basso tenore di zolfo (BTZ) negli impianti per la produzione di conglomerati bituminosi. Dal punto di vista più strettamente ambientale, sulla base di consolidati dati di letteratura, è possibile affermare che il metano tra i combustibili fossili è quello che produce minori emissioni in atmosfera per i principali inquinanti (particolato PM10, ossidi di azoto, monossido di carbonio ed anidride solforosa, oltre che anidride carbonica) e che lo stesso, a differenza dell’olio combustibile, presenta caratteristiche compositive sostanzialmente costanti, il che agevola la regolazione del processo produttivo e del regime dei bruciatori garantendo in questo modo anche una combustione più efficiente ed efficace nel tempo.


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Inn

L’Amministratore Unico di INNOVA srl Oreste Bottaro con il dg di MediocreditoTAA Diego Pellizzari

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Alimentazione

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Il metabolismo nel corso della vita Questi valori, ecco la prima novità, valgono indistintamente per uomini e donne, a parità di massa magra (il peso dato dai soli muscoli). Quindi non è vero che le donne hanno un metabolismo più lento degli uomini. La seconda novità è che non è vero che il calo dei consumi basali avviene a partire dai 40 anni, ma dai 60. È nella terza età che i consumi basali calano progressivamente sino al 20% in meno in un ottantenne. Perché allora durante l’età adulta, se il consumo fisso non cambia, si assiste ad un aumento medio di quasi un chilo di peso corporeo all’anno? La risposta sta nei piccoli o grandi cambiamenti che ciascuno di noi fa rispetto all’attività fisica e alle abitudini alimentari. Si tende a diventare sempre più sedentari e ad amare i piaceri della tavola. Il secondo studio riguarda la Dieta Mediterranea, con alcuni approfondimenti in particolare sulle abitudini vegane. Lo studio conferma un calo del rischio del 45% per malattie delle coronarie (infarto cardiaco) e il 28% per l’ictus cerebrale. Il fulcro della questione è la capacità dell’alimentazione mediterranea di ridurre lo stato infiammatorio complessivo dell’organismo. Particolarmente utili sono le noci, che tra l’altro tendono

di Dario Beltramolli Tra gli studi riguardanti l’alimentazione pubblicati nel corso di quest’anno, due sono particolarmente significativi. Il primo è lo studio Duke, che raccoglie i dati di 6500 persone sparse in tutto il mondo, in un arco temporale di 40 anni, e si è concentrato su come cambia il metabolismo basale nel corso della vita. Basale significa la spesa fissa che dobbiamo garantire per respirare, pensare, far battere il cuore, mantenere una temperature di 36° C ed è pari al 70% del totale delle calorie che consumiamo ad abbassare anche il colesterolo. Ma anche 5-6 pezzi di mandorle e nocciole hanno altrettanta importanza. Un poco ridimensionato risulta anche il pesce, notoriamente ricco di acidi grassi essenziali, gli omega 3, che resta indicato 100 grammi 2-3 volte a settimana, eccetto i crostacei che non sono consigliati. Rimangono sconsigliate le carni, soprattutto quelle processate e ogni tipo di bibita zuccherata, anche light. Una spia dell’infiammazione del nostro corpo è rappresentata da due esami del sangue molto comuni. L’acido urico, che aumenta non solo con l’eccesso proteico, ma anche e soprattutto con l’eccesso di frutta, succhi di frutta e bevande zuccherate, che possono scatenare attacchi acuti di gotta. E la proteina C reattiva (PCR), abitualmente utilizzata per valutare le infezioni acute, che nei soggetti “cronicamente infiammati” risulta leggermente ma costantemente

Da noi a metà autunno le montagne si offrono solitamente imbiancate. Verso Natale quel manto candido raggiunge il fondovalle coprendo ogni cosa. Sotto di esso e nella moltitudine di anfratti da cui è incisa la nostra montagna svernano animali e piante. Taluni convivono con questo singolare ospite bianco procurandosi, con eroiche strategie, i nutrienti necessari. Altri entrano in un lungo e singolare sonno, conosciuto come letargo. Anche la vegetazione ha diverse stratagemmi per sopravvivere alle insidie dell’inverno. Le perule, foglie con funzione protettiva, coccolano in un intimo abbraccio le gemme di molte piante legnose, altre si perpetuano producendo e disseminando abbondante semente, altre ancora interrando parzialmente o totalmente tuberi-bulbi e rizomi. Il silenzio dell’inverno montano è interrotto a tratti dallo scroscio della neve che si scarica dalle chiome più folte degli alberi, dall’icrinatura delle croste di ghiaccio, dal rumore cupo delle valanghe. Nelle radure dei boschi o nei prati un intrecciarsi di orme di caprioli, cervi, cinghiali, faine, gatto selvatico, lupi, scoiattoli, lepri e talvolta l’orso. Il nostro è un territorio assai particolare con un clima noto come continentale. Ad esso è legata una precisa

un poco sopra la norma. Chi presenta una PCR anche solo leggermente aumentata, senza avere infezioni o malattie reumatiche in atto, ha maggiori rischi di ictus e infarto cardiaco. Questo aspetto si evidenzia in particolare nei soggetti obesi. Gli alimenti con caratteristiche antinfiammatorie sono i vegetali a foglia verde e quelli giallo-arancio, le carote, i peperoni gialli e le zucche, la frutta, ma anche in linea generale una tazza di tè e 2-3 caffè giornalieri sono considerati benéfici.

ogni giorno. Il consumo energetico di base nella vita dell’uomo si può dividere in 4 fasi: 1. Il primo anno di vita, dove il consumo è massimo, ed è doppio rispetto a quello di un adulto. 2. Dal secondo al ventesimo anno, in cui si evidenzia un rallentamento graduale del 3% ogni anno. 3. L’età adulta, dai 20 ai 60 anni, dove c’è una sostanziale stabilità dei consumi. 4. Infine la Terza Età, con un progressivo calo dei consumi di circa l’1% all’anno.

Rispetto a quanto detto, i vegani sembrerebbero avere indubbi vantaggi. Ma anche nell’alimentazione vegana (il 2,4% della popolazione italiana secondo EURISPES 2021, pari ad un milione e 440 mila persone) si nasconde qualche insidia. Ad esempio alcuni cibi, come il sèitan, che è un concentrato di glutine utilizzato per migliorare l’apporto proteico nei vegani, sembra associarsi ad un aumento della celiachia evidenziato negli ultimi anni. Molti vegani inoltre utilizzano cibi veg tra-

sformati. Chi vuole approcciarsi al veganismo dovrebbe innanzitutto imparare a leggere bene le etichette quando si fa la spesa. Trasformare verdure e tofu in modo che assomiglino a cibi tradizionali è una strategia di mercato, ma significa spesso trovarsi nel piatto qualità nutrizionale nel complesso scadente. Per dare sapore e anche consistenza, si utilizzano addensanti, coloranti e olii che danno solidità a temperature ambiente come quello di colza, palma o cocco, ricchi di acidi grassi saturi. Inoltre, per rendere più gustoso il prodotto vegano si aggiungono zuccheri semplici e sale. Naturalmente per mangiare sano serve tempo per cucinare. Non tutti i vegani si preparano zuppe fresche e polpette di ceci. Qualunque sia lo stile adottato rimane comune il problema dell’effetto sulla glicemia dei cereali raffinati, il pane bianco 00 e le patate in primis, i succhi di frutta che sono veg ma non

hanno nulla a che vedere con un frutto intero vero e proprio e gli snack industriali vegani, pieni di zuccheri e grassi. La pandemia ha reso ancor più evidente quanto la capacità dell’uomo di resistere alle malattie dipenda dell’efficienza del sistema immunitario. Il 70-80% delle cellule immunitarie del corpo si trova proprio nell’intestino e costituisce il cosiddetto GALT (tessuto linfoide associato all’intestino), un vero e proprio apparato di straordinaria importanza. L’efficienza di quest’attività dipende dalla varietà e dalla qualità dei nutrienti che introduciamo con il cibo. Non possiamo dimenticare che il nostro futuro dipende essenzialmente da come sapremo produrre cibo vegetale, limitando il più possibile quello animale. Anche se convertire questo sistema, nella pratica, è molto difficile, ognuno di noi può condizionare ed orientare l’industria alimentare. Si dice che l’indifferenza, il nostro silenzio sulle cose che contano, causa più danni dell’odio. In questo caso, la sensibilità delle giovani generazioni fa ben sperare: sono proprio i bambini, sensibilizzati sin dall’asilo alle tematiche ambientali ed alimentari, ad insegnare spesso agli adulti ad essere più consapevoli delle loro scelte.

Le peculiarità dei nostri territori montani suddivisione delle stagioni. Dal rigido inverno si passa alla fresca primavera, quindi ad una calda estate e a seguire a un pittoresco autunno. Le precipitazioni, intese come il trasferimento dell’acqua dall’atmosfera al suolo, sono abbondanti, diversificate e note come: pioggia-neve-grandine-brina e rugiada. Ma non sono finite le peculiarità dei nostri monti che hanno condizionato i nostri padri contadini e reso particolarmente interessanti flora e fauna nostrane. Si tratta della complessa orografia, dei considerevoli dislivelli che in alcuni casi raggiungono e oltrepassano i 2000 m/sm e non ultima delle mutevoli esposizione dei versanti. Al millenario lavorio dei fenomeni climatici testè ricordati si debbono aggiungere poi le modificazioni indotte ai territori dalle più o meno felici interazione tra natura e cultura,

tra uomo e paesaggi. Tre sono allora i protagonisti che hanno reso desiderabile la nostra montagna: la sua orografia, il suo clima e la già ricordata interazione tra uomo e natura. A rendere ulteriormente composita la già complessa organizzazione degli habitat montani è la loro mutabilità. Quando in valle la primavera svela le sue nuove vite, sull’alpe la neve alimenta ancora qualche rigagnolo d’acqua. Nella calda estate sull’alpe,

nelle vallecole nivali, i margini della neve ingrigita dalle polveri portate dai venti del sud, si decorano di soldanelle. Emblema di una imminente primavera. Tanti altri potrebbero essere i segni di questo misterioso e naturale mutare. Ad essi vanno aggiunti quelli impressi ai territori montani dalle attività agricole. Dal bosco al prato, dal bosco al pascolo, dal prato al bosco, dal ceduo alla fustaia e viceversa. Altre trasforma-

zioni interessano le fonti idriche. Fra queste spiccano l’allestimento di punti di raccolta dell’acqua, onde offrirla come luoghi di abbeveraggio e/o di ristoro, l’imbrigliamento di corsi d’acqua, la razionale gestione della vegetazione arborea e arbustiva lungo gli argini, l’edificazione di piccoli o grandi cascinali (cà da mót) l’eliminazione di massi erratici e interventi di livellamento. Giovanni Bazzoli


Attualità Facciamo un accordo, e noi vi mettiamo a disposizione la pista con impianto di risalita a prezzi scontati”. Il resto è venuto da sé, anche se il Comune ci ha messo sicuramente del suo. Sia come sia, a oggi i Comuni convenzionati con la pista di Bolbeno sono ben 42, e non sono solo giudicariesi, e nemmeno solo trentini. Arrivano dal bresciano, dal mantovano e dal veronese. Nei 28 anni della convenzione (dati forniti da Marchetti), sono stati valutati oltre otto milioni di passaggi. C’è un dato da rimarcare, suffragato dal Servizio Impianti a fune e dalla Federazione sport invernali. Riguarda la pratica dello sci fra i giovanissimi nella nostra provincia. Secondo tali dati solo il 6-7% dei bambini pratica questa disciplina tipicamente montana. Marchetti va oltre: “Secondo i nostri conti, usa la pista di Bolbeno un terzo degli utenti delle scuole elementari che imparano a sciare in Trentino. Mediamente imparano a sciare sulla nostra pista circa 1.200 bambini all’anno”. La convenzione. Quella che verrà firmata quest’anno non sarà quinquennale, ma per sei anni e prevede un costo per la tessera stagionale di poco superiore agli attuali 200 euro a utente. Nel prezzo sono inclusi il corso di sci ed il

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Sei anni di validità, 42 i Comuni coinvolti

Bolbeno, la stagione riparte con una nuova convenzione di Giuliano Beltrami

Con grande disprezzo per la scaramanzia (sia detto con ironia) il sindaco di Borgo Lares Giorgio Marchetti ha scelto venerdì 17 per presentare ufficialmente la nuova convenzione per l’utilizzo della sciovia di Bolbeno: venerdì 17 settembre 2021. Si può essere contrari o favorevoli all’impianto della Busa di Tione, ma presenta nunoleggio dell’attrezzatura. Quest’anno, inoltre, si conferma la giornata gratuita (trasporto compreso) alle scuole materne che hanno sede nei Comuni convenzionati, mentre il pasto è offerto dal ristorante La Contea, che sta proprio ai piedi della pista. La convenzione attuale è stata firmata cinque anni fa e la prossima scadrà nel 2027. In pratica le tariffe cambieranno di poco in undici anni. E ci sono pure i ristorni a fine anno. Nella convenzione si dice che il Comune di Borgo Lares incassa le quote versate dagli altri Comuni e le gira al gestore della pista, ossia alla Pro Loco di Bolbeno,

la quale entro il 31 luglio di ogni anno stende il rendiconto sull’andamento e rimborsa le eventuali quote eccedenti. Finora i dirigenti di Comune e Pro Loco garantiscono di aver sempre rimborsato qualcosa. Quest’anno, per capirci, si rimborserà una quota vicina all’8% del versato. Il miracolo di Bolbeno Il miracolo della pista di Bolbeno: mezzo chilometro di lunghezza e novanta metri di dislivello, dai 690 ai 600 metri sul livello del mare, definita orgogliosamente la “pista più bassa d’Italia”. Esattamente vent’anni fa si guadagnò il suo bel quarto d’ora di

meri straordinari. Avvicinamento allo sci e allenamenti dei bambini. Con questa filosofia il Comune (allora di Bolbeno) nel 1993 contattò le Amministrazioni comunali limitrofe (quelle della Busa) per offrire l’impianto Alle Coste con una riflessione: “Non serve andare a Pinzolo o a Campiglio per imparare a sciare. fama perché vennero nientemeno che da Madonna di Campiglio ad elemosinare la neve. Era un anno poco incline a far cadere fiocchi. Allora (altri tempi!) gli industriali dello sci di Campiglio dovettero affidarsi agli “artigiani” per avere qualche camionata di neve. E perché a Bolbeno ce n’era, mentre a Campiglio scarseggiava? Lo abbiamo detto: altri tempi. A Bolbeno c’erano già nove cannoni che sparavano neve artificiale grazie ad una temperatura che salva le stagioni invernali, a differenza di molti altri impianti a bassa quota, che in questi anni sono stati destinati all’oblio ed alla chiusura.

Il futuro “Ampliamento e rinnovamento tecnologico dell’area sciabile di Borgo Lares”. Questa la dicitura ufficiale del progetto che prevede un costo attorno ai quattro milioni di euro. Impensabili da trovare solo dal Comune, che si è attivato con Trentino Sviluppo, convincendola a tirare fuori un paio di milioni. Per gli altri due interverranno il Bim del Sarca (un milioncino); il resto dal Comune e dalla Pro Loco. E’ stata Trentino Sviluppo a volere la partecipazione della Pro Loco, per avere la garanzia che una volta realizzato l’impianto qualcuno

partecipi alla gara per la gestione. Secondo il progetto è da realizzare una seggiovia quadriposto da 1.600 persone/ora (che affiancherà lo skilift esistente); verrà allungata la pista, in modo da superare i 200 metri di dislivello, così da poterla omologare per lo slalom gigante allievi e ragazzi, oltre a dare un percorso accettabile sia per l’allenamento che per la gara. Occorre dire che non tutti hanno apprezzato l’investimento. I protezionisti hanno fatto quadrato contro questa scelta, motivando la contrarietà con l’impatto ambientale, il deterioramento del territorio, la quota troppo bassa, il consumo dell’acqua. Tutti motivi rigettati da Marchetti e soci, che non sono abituati a fermarsi.


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Memoria

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Spiaz

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di Aldo Gottardi

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Porto Franco

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L’Unesco-mania colpisce ancora Ora un gruppetto di amministratori delle zone di Brentonico e Alto Garda vorrebbe avviare la pratica per chiedere che il monte Baldo venga “protetto” dall’Unesco. Il motivo? La flora che, secondo alcuni, sarebbe unica al mondo ( boh? ). Incuriositi siamo andati a verificare che cosa dà effettivamente l’Unesco a questi siti che diventano “Patrimonio dell’umanità”. Questa organizzazione ha un bilancio annuale di 780 milioni di dollari. Ne spende circa 200 per fini legati all’educazione e va bene. Altri 320 milioni li usa per mantenere uffici e personali, ovvero quasi il 50 per cento serve a sorreggere non i siti ma sé stessa. Tanto per avere un’idea: l’organizzazione Save the Children per le sedi ed il personale spende il 4 per cento del suo bilancio. E allora viene in mente uno spassoso brano di Leo Longanesi, giornalista e scrittore irriverente,

di Ettore Zampiccoli Vittorio Sgarbi l’ha definita una macchina mangia soldi. Parliamo dell’Unesco, l’organizzazione mondiale per l’educazione, la scienza e la cultura, quella che, dietro pagamento, assegna il titolo di Patrimonio dell’umanità a siti, luoghi o edifici di valore storico e artistico. In Trentino da un po’ di tempo a questa parte è scopche negli anni ’50 era stato invitato a visitare la sede Unesco di Parigi. Dopo la visita scrisse (riassumo) : il problema più importante dei dirigenti incontrati era quello di scegliere a quale convegno partecipare e dove. Lo Stato italiano a questa macchina mangia soldi negli ultimi dieci anni ha versato oltre 120 milioni di dollari. Pensate quante cose avrebbe potuto fare per la salvaguardia e la valorizzazione dei siti culturali. E l’Unesco quanto spende per i siti culturali patrimoni dell’umanità sparsi nel mondo? Spende 30 milioni all’anno, ovvero il 3 per cento del suo bilancio. Penso che su queste cifre

dovrebbe meditare chi propone nuove adesioni, tipo quella del monte Baldo. Anche perché la candidatura non costa poco: circa 500 mila euro. Son soldi pubblici – è vero – ma un minimo di etica politica dovrebbe far riflettere sull’opportunità di spendere parecchio per avere una medaglietta da mettersi al petto. Anche perché – ed

piata l’Unesco mania, ovvero la voglia di avere il timbro “Patrimonio dell’umanità “. Così è stato anni fa per le Dolomiti, che hanno costituito la loro Fondazione, della quale diremo poi. Poi c’è stato chi ha pensato ai muretti a secco della nostre campagne come possibile Patrimonio dell’umanità, chi invece vorrebbe proporre i vigneti a terrazza della valle di Cembra.

è stato dimostrato da ricerche- il fatto di fregiarsi del titolo “Patrimonio dell’umanità” non è che porti chissà quali vantaggi in termini di arrivi e presenze di turisti o di visibilità. Forse il Trentino dovrebbe averne abbastanza della Fondazione Dolomiti, nata dieci anni fa, e molti si chiedono ancora a che scopo. In tutti questi anni

non ha certo contribuito a risolvere i problemi delle Dolomiti, che sono l’antropizzazione ed il traffico. Però – e leggetevi sul sito della Fondazione la voce “amministrazione trasparente” - ha distribuito in questi dieci anni consulenze urbi et orbi, compresi ex dirigenti della Provincia, ex dirigenti della Rai di Stato e l’Accademia della mon-

tagna. Sì è vero svolge attività di informazione e sensibilizzazione delle scuole, organizza anche eventi, ma sono attività che potrebbero essere svolte benissimo da Apt o altri enti, senza creare doppioni inutili. Insomma non vale la pena mantenere queste organizzazioni/carrozzoni. E allora ecco una proposta. Se qualche amministratore trentino pensa all’Unesco per valorizzare un proprio sito faccia così: si autoproclami Patrimonio dell’umanità, con tanto di festa e tam tam mediatico. Lasci perdere l’Unesco e i suoi funzionari. Così almeno avrà risparmiato un bel po’ di quattrini, che sono pur sempre pubblici ovvero dei cittadini e quindi meriterebbero rispetto. A meno che questi amministratori solerti per avere un giorno di gloria non ci mettano gli schei di tasca propria. Ma questa ultima ipotesi penso sia proprio difficile.

Il Brenta Volley torna sottorete Il Brenta Volley torna sottorete. Dopo aver sfiorato la promozione in serie B con la squadra maschile, sfumata al tie-break nella finale playoff persa al cospetto della quotata formazione di Trentino Volley, la società presieduta da Stefano Parolari è pronta a vivere una nuova stagione, con il focus puntato sulla cura del vivaio, la principale mission del club tionese, che nella scorsa annata ha partecipato al numero record di dieci campionati, ottenendo ottimi risultati. A fianco delle squadre “maggiori”, ovvero alla serie D femminile e alla serie C maschile, si sviluppa l’ampia attività giovanile, aperta a tutti i nati tra il 2014 e il 2007. L’obiettivo è quello di formare ragazzi che possano realizzarsi nella loro passione sportiva e, al tempo stesso, vivere un’esperienza che va anche al di là del campo e dell’aspetto agonistico. L’attività si svolgerà dalla fine del mese di settembre 2021 al termine del mese di maggio 2022. Per i più piccoli, ovvero per i nati tra il 2012 e il 2014,

c’è il Progetto Minivolley S3, che sarà seguito dall’allenatore Antonio D’Aiello e si svilupperà su tre appuntamenti settimanali, nelle giornate di martedì e giovedì (dalle 18.30 alle 20 alla palestra dell’Istituto Don Guetti di Tione) e in quella di sabato (10-11.30 alla palestra comunale di Spiazzo). A tutti i nuovi iscritti, che potranno scegliere se prendere parte a uno o più appuntamenti settimanali, verrà dato in regalo un pallone personale. Assieme al Progetto Minivolley, proseguirà l’attività delle squadre under 12, under 13 e under 15. Il gruppo under 12 maschile, allenato da Giulia

Failoni, si allenerà il lunedì e il mercoledì dalle 18.30 alle 20 nella rinnovata palestra delle scuole medie di Tione, mentre il gruppo femminile classe 2011 – seguito da Sabrina Quarta – si ritroverà il martedì e il giovedì dalle 17.30 alle 19 (rispettivamente alla palestra delle scuole elementari di Darè e di Borgo Lares). Le ragazze nate nel 2009 e nel 2010, a loro volta, saranno allenate da Luigi Borromeo e sosteranno tre sessioni di training a settimana, dalle 18.30 alle 20.30 il lunedì (alle scuole elementari di Borgo Lares), il martedì e il giovedì (nella palestra dell’Istituto Don Guetti a Tione).

Tre anche le giornate di allenamento per le atlete classe 2007 e 2008, che si ritroveranno assieme all’allenatrice Sabrina Quarta il lunedì e il mercoledì dalle 18 alle 20 sul campo della palestra dell’Istituto Don Guetti di Tione e il venerdì dalle 17.30 alle 19.30 alla palestra delle scuole medie di Spiazzo. La squadra under 15 maschile, che vedrà impegnati i ragazzi nati nel 2007, 2008 e 2009, sarà allenata da Franco Zoanetti e si ritroverà in pa-

lestra (sempre alle scuole medie di Tione) il martedì e il giovedì dalle 18.30 alle 20.30 e il venerdì dalle 19 alle 21. Per maggiori info consultare il sito web della società www. brentavolley.it. L’attività riprenderà dopo la non facile stagione 2020/2021 che, nonostante i problemi legati alla pandemia, non ha mancato di regalare grandi soddisfazioni ai colori del Brenta Volley. Dopo aver fatto segnare il numero record di circa 200 giocatori tesserati nel-

l’annata 2019/2020, la società tionese è ripartita partecipando a 10 campionati (primato assoluto per il club), con 2000 ore complessive in palestra tra partite casalinghe e allenamenti. Come anticipato, la squadra maggiore maschile ha sfiorato la vittoria nel campionato di serie C, chiuso al secondo posto, risultato centrato anche dalla under 15 femminile alle finali del campionato provinciale di categoria. Sono salite sul podio anche le formazioni under 13, under 15 e under 17 maschili, tutte classificatesi al terzo posto. A conferma del grande interesse rivolto al settore giovanile, l’80% dei tesserati del Brenta Volley nella stagione passata aveva un’età inferiore ai 18 anni, con il coinvolgimento dell’intero territorio delle Valli Giudicarie. A fianco dei giocatori tionesi (il 31% del totale), ci sono infatti i tanti giovani pallavolisti provenienti dagli altri paesi della Busa, dalla Val Rendena (oltre un 30%), dalla Valle del Chiese e dalle Giudicarie Esteriori.


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Sport

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Si tratta di un gruppo di giovani talentuosi, cresciuti in questi anni nello staff del Comitato Trentino e della nazionale, del quale l’allenatore Roberto Parisi riveste un duplice ruolo. In primis il ventenne di Madonna di Campiglio Filippo Zamboni che ha dimostrato di essere in questo momento il re incontrastato dello slalom speciale, vincendo sia il titolo junior sia quello assoluto, lasciandosi alle spalle atleti decisamente più esperti. Per lui il Mondiale ceco ha poi regalato un argento in supercombinata e un bronzo in superG della categoria junior. L’alfiere del Campiglio Ski Team, sempre sulle stesse piste della Repubblica Ceca, si era messo al collo un bronzo nell’edizione 2019 dei campionati mondiali junior, nella specialità del superG. Una medaglia d’oro è poi giunta dal giovanissimo Andrea Iori, alfiere dell’Agonistica Campiglio Val Rendena. Il ragazzo di Bleggio Inferiore, al suo primo anno nella categoria junior, all’età di soli 16 anni ha messo tutti in fila nel superG della categoria junior, dimostrando grandissime doti di scorrevolezza oltre ad una grande determinazione. E pure nella gara assoluta della stessa specialità ha chiuso in quinta posizione, non lontano dalla zona medaglie. Per la ventenne di Porte Rendena Ambra Gasperi la gioia è arrivata proprio nell’ultima giornata di gare, quando è riuscita ad ottenere un bronzo in Supercombinata della categoria junior, in una rassegna iridata che per lei

Dall’inizio del 2020 è stato un “calcio a singhiozzo” con la ripartenza della stagione 2020-2021 che fu stoppata dopo una manciata di giornate a causa della terza ondata. Con l’efficacia della campagna vaccinale e le misure sanitarie imposte dalle autorità competenti si è quindi potuti ritornare nel rettangolo verde che tanto emoziona migliaia di persone a metà estate. E così tutti i calciatori delle Giudicarie hanno preparato, dopo mesi di astinenza, il borsone, si sono infilati gli scarpini ed hanno ripreso a correre. In questi giorni entriamo quindi nel vivo del girone di andata iniziato, a seconda della categoria e dopo le prime fatiche di Coppa, tra fine agosto ed inizio settembre. In questi mesi di stop alcune cose sono cambiate, alcune squadre sono sparite ed alcune si sono fuse tra di loro. Necessaria quindi una ricognizione prima di immergersi nuovamente (parlando di Calcio a 11) nelle domeniche pomeriggio trascorse “alle Rotte di Comano”, “al Pineta di Pinzolo, a “Sesena di Tione”, “in riva all’Adana a Creto”, al “Bettega di Condino” o al “Grilli di Storo”. Eccellenza Così come l’anno scor-

Protagonisti i giudicariesi Filippo Zamboni, Ambra Gasperi e Andrea Iori

Sci d’erba, ai mondiali fioccano le medaglie

La disciplina dello sci d’erba negli ultimi anni ha sempre regalato grandi soddisfazioni ai colori del Comitato Trentino della Fisi, basti pensare alle numerose medaglie che ogni anno vengono conquistate ai campionati italiani di specialità e categoria, ma i risultati ottenuti dai giovani sciatori trentini convocati ai Campionati Mondiali Assoluti e Junior andati in scena la scorsa settimana a Stitna Nad Vlari, in Repubblica Ceca, hanno davvero del sorprendente. Il bottino parla in maniera ine-

sembrava stregata, considerando che è caduta nella seconda manche dello slalom, dopo che era in testa a metà gara e considerando un quarto posto nella supercombinata assoluta

e ben 6 posti nelle altre gare disputate. Rassegna trionfale anche per il roveretano dello Ski Team Alpe Cimbra Daniele Buio, che ha ottenuto un argento nello slalom gigante

quivocabile: 7 le medaglie complessive, delle quali 6 nelle gare junior e 1 nella gara assoluta, ma soprattutto 3 medaglie d’oro, 2 d’argento e 2 di bronzo. I protagonisti sono 4 giovani sciatori di indubbio talento, che nel pomeriggio sono stati premiati presso Sala Rusconi a Trento dal presidente di Fisi del Trentino Tiziano Mellarini, assieme alla presidente del Coni provinciale Paola Mora e all’assessore all’artigiano, commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni.

junior e settimo nella stessa gara valida anche per la categoria assoluta. Per lui si tratta della seconda medaglia iridata under 21, visto che nel 2018 si era piazzato terzo in slalom a Monte Campione. Le gare dei Campionati Mondiali Junior avevano validità anche per la classifica generale della Coppa del Mondo Junior oltre a tutte le gare Fis, dove sono giunti ulteriori successi. Filippo Zamboni ha infatti vinto il titolo 2021, davanti a Daniele Buio, con Andrea Iori quarto e pure in campo femminile Ambra Gasperi ha vinto la Coppa Finale, con Federica Libardi al quarto posto. Da ricordare inoltre che Zamboni si è piazzato al secondo posto nella classifica di Coppa del Mondo

assoluta di slalom speciale. «Era doveroso prevedere questo momento celebrativo – ha evidenziato il presidente di Fisi Trentino Tiziano Mellarini – per dei ragazzi che hanno portato in alto i colori del nostro territorio e che grazie al lavoro svolto prima negli sci club, quindi in Comitato Trentino ed ora in nazionale, raggiungendo il punto più alto con medaglie esaltanti». Gli ha fatto eco Paola Mora del Coni provinciale: «È un’estate fantastica per lo sport italiano. Queste medaglie hanno poi un significato rilevante, se consideriamo che sono state ottenute da atleti giovani, che hanno sposato lo sport ad altre abitudini, celebrando

fra le altre cose uno sport che non ha un’importante cassa di risonanza. Queste sono le vittorie più belle». In chiusura l’assessore Roberto Failoni ha ribadito il valore dello sport giovanile: «Come Provincia in questi anni abbiamo dimostrato sempre una particolare vicinanza all’attività di base, agli sci club, al Comitato Trentino. Premiare giovani che hanno seguito questo percorso per me è un motivo di orgoglio e la testimonianza che i progetti che abbiamo impostato stando dando i frutti, sperando di risolvere una delle problematiche più evidenti, ovvero il rapporto con la scuola. Ci stiamo lavorando e speriamo di concretizzare a breve una significativa collaborazione». (R.G.)

Torna il calcio locale di Marco Maestri “Abbiamo riportato la Chiesa al centro del Villaggio.” Con questa celebre frase il telecronista di Sky Sport Fabio Caressa ha festeggiato (assieme ad una nazione intera) il gol di Federico Chiesa (appunto, Chiesa) negli ottavi di finale di Euro 2020. Oggi invece potremmo dire “Abbiamo riportato il calcio dilettantistico al censo l’unica rappresentanza giudicariese nel massimo campionato regionale sarà il Comano Terme Fiavè. Il sodalizio delle Giudicarie Esteriori è tra le compagini storiche del torneo che vede sfidarsi le formazioni trentine e quelle altoatesine. Grazie alla solidità della società termale ed un rinnovamento della rosa costante di anno in anno Mister Luca Celia è alla ricerca di una tranquilla salvezza per proseguire l’ottimo cammino degli ultimi anni. Promozione Nel massimo torneo Provinciale troviamo una delle sorprese più grosse (e inaspettate) che il periodo di pausa sopra citato ha portato con sé. In terra Storese infatti è andata in porto la fusione tra la Settaurense ed il Calciochiese che ora,

anche grazie al supporto dell’amministrazione comunale, sono riuniti sotto l’unico storico drappo della Settaurense. Un’operazione condotta sotto traccia dagli addetti ai lavori con il nuovo sodalizio, presieduto da Ferruccio Moneghini (ex Presidente del Calciochiese) e guidato da mister Paolo Ferretti (ex allenatore del Calciochiese), che punta ad un campionato di vertice. L’altra squadra giudicariese inserita nel girone di Promozione è il Pinzolo Valrendena con Mister Dario Zimelli che, dopo aver rinforzato la rosa con alcuni elementi di categoria (tra i quali i due fratelli Mariotti), punta ad una salvezza senza troppi patemi d’animo. Prima categoria Il girone A di Prima Catego-

tro del Villaggio.” Villaggio inteso come centri sportivi Giudicariesi (e Trentini in generale), piazze e bar. Le squadre dilettantistiche (dall’eccellenza alla seconda categoria, passando per calcio A5 ed Amatori) sono finalmente ritornate in campo dopo la lunga pausa, causa pandemia, datata ottobre 2020. ria è quello in cui sono raggruppate il maggior numero di compagini giudicariesi. Da diversi anni è il girone più combattuto dei tre raggruppamenti formati dalla Federazione e vede ai nastri partenza ben sei compagini giudicariesi. Tra le favorite del raggruppamento, oltre alla Ledrense e salvo stravolgimenti di fronte da parte delle compagini della Città di Trento, troviamo la Condinese di Mister Fabio Berardi che, grazie alla storica ossatura puntellata da un paio di innesti (in primis il centrocampista Giorgio Franceschetti in arrivo da Pieve di Bono) punta con fermezza al salto di categoria. Cercheranno invece di rimanere nella parte alta del raggruppamento, recitando il ruolo di outsider, Calcio Bleggio, Pieve di Bono e Tione. I bleggiani, guidati

da Mister Fabio Bellotti, hanno rafforzato la rosa con alcuni innesti di categoria (il portiere Thomas Lorenzi su tutti in uscita dal Comano Terme Fiavè); il Tione invece, dopo aver confermato Mister Ribaga Loris alla guida tecnica, ha aggiunto al gruppo l’estro di Mirko Polla, attaccante in arrivo da Pinzolo. Scendendo invece in Valle del Chiese troviamo l’Alta Giudicarie che quest’anno può contare sui goal di bomber Foued Ben Abdallah, navigato attaccante con alle spalle decine e decine di reti in Eccellenza e Promozione. Il Pieve di Bono si è invece affidato all’esperienza di Mister Marco Ballini (un ritorno il suo sulla panchina biancoviola dopo i positivi anni d’inizio 2000) e all’innesto di qualche elemento che

darà man forte al gruppo storico. Un autentica rivoluzione invece quella operata dal Castelcimego che ha messo a disposizione di Mister Alessandro Ariassi una rosa in gran parte rinnovata dagli innesti in arrivo dalla Settaurense. Seconda categoria Cinque infine le compagini giudicariesi inserite nel girone A di seconda categoria, raggruppamento che non prevede retrocessioni. Le due rendenesi (Carisolo e 3P ValRendena), la Virtus Giudicariese (che raggruppa i ragazzi dei Comuni di Tre Ville, Borgo Lares e Tione di Trento) e le “giudicariesi-bresciane” Bagolino e Caffarese. Quest’ultima, guidata da Mister Saverio Luciani dopo i tre anni trascorsi a Pieve di Bono, punta ad essere una delle antagoniste principale del Riva del Garda che, vista la profondità e la qualità della rosa allestita, sembra poter disputare un campionato a sé.


Territorio

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La Cassa Rurale… opportunità di crescita, conoscenza e scambio per tutte le età La nona edizione del Prendiilvolo Day si è svolta venerdì 10 e sabato 11 settembre coinvolgendo 70 ragazzi del nostro territorio tra i 18 e i 32 anni in un tour in e-bike sulle Dolomiti di Madonna di Campiglio. Grazie al workshop con Ami F. di Cassa Centrale Banca, una vera divulgatrice di educazione finanziaria conosciutissima su Instagram come @pecuniami, i ragazzi hanno potuto inoltre partecipare ad un laboratorio di approfondimento sull’educazione finanziaria, imparando il valore di una gestione intelligente dei loro risparmi! Il Prendiilvolo Day è anche un’occasione per i partecipanti di conoscersi e confrontarsi con altri ragazzi provenienti da tutte le zone in cui opera La Cassa Rurale. Visita il sito www.prendiilvolo.it per vedere la photogallery del Prendiilvolo Day 2021!

La Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella continua a lavorare per offrire al territorio in cui opera opportunità di crescita, conoscenza e scambio. “Negli ultimi mesi ci siamo impegnati per ideare iniziative in grado di creare valore sul territorio e che potessero coinvolgere i nostri soci e clienti di tutte le fasce d’età. – commenta la Presidente Monia Bonenti” – Durante il periodo estivo abbiamo organizzato per i nostri giovani un’uscita sulle

Dolomiti di Brenta, dove i ragazzi hanno avuto l’occasione di partecipare ad un laboratorio di approfondimento sull’educazione finanziaria, abbiamo inoltre realizzato due iniziative dedicate a soci e figli di soci volte a favorire la conoscenza del territorio in cui viviamo con l’obiettivo di promuoverlo, valorizzarlo e farlo apprezzare, e infine abbiamo proposto a bambini, ragazzi e adulti di ogni età un’iniziativa formativa con lo scopo di incentivare l’apprendimento della lingua inglese.”

Ha riscosso un gran successo La Cassa dei Bambini on Tour, l’iniziativa rivolta a figli e nipoti di soci fino ai 13 anni con l’obiettivo di offrire loro una giornata in famiglia scoprendo le attività e le attrazioni che offre il nostro territorio: un’occasione per ricordarci che spesso non serve spostarsi molto per godersi una giornata diversa con i bambini, all’insegna della spensieratezza e immersi nella natura! Durante l’estate ben 757 soci hanno richiesto per 1365 bambini il libretto de “La Cassa dei Bambini” contenente i 15 buoni omaggio per visitare le 15 attività del nostro territorio coinvolte nell’iniziativa. Per ogni attività svolta è stata consegnata ai bambini una monetina adesiva: tutti coloro che hanno guadagnato e incollato sulla mappa almeno 3 monetine, possono riportare il libretto in Cassa Rurale entro il 31/10/2021 e…riceveranno un omaggino!

Ti piacerebbe partecipare in futuro ai corsi InEnglish? Segnala il tuo interesse inviando una mail a relazioni@lacassarurale.it. Le iniziative che La Cassa mette in campo sono tantissime! Invitiamo dunque tutti i nostri soci e clienti a monitorare i nostri siti www.lacassarurale.it e www.prendiilvolo. it e a seguire le nostre pagine Facebook “La Cassa Rurale” e Instagram @prendiilvolo per rimanere sempre aggiornati sulle novità!

Passaggiando è l’iniziativa riservata ai soci de La Cassa Rurale che hanno partecipato all’Assemblea Generale 2021. Grazie a questa iniziativa, alla quale hanno aderito più di un terzo degli aventi diritto, molti soci hanno avuto la possibilità di conoscere luoghi, cultura e tradizioni del nostro territorio, visitando siti di interesse paesaggistico e culturale presenti sul nostro territorio che spesso, pur abitando in zona, non avevano mai avuto occasione di vedere. Con l’organizzazione di iniziative come Passaggiando e La Cassa dei bambini La Cassa Rurale rinnova il suo impegno per sostenere le attività che sono state duramente colpite dall’emergenza sanitaria: “L’obiettivo è quello di incentivare il turismo locale e stimolare l’indotto di tutte quelle attività che operano in questo settore, come bar, ristoranti e attività commerciali in genere” - aggiunge la Presidente.

INEUROPE! VIAGGIA, APPRENDI E CRESCI Sei un giovane con tanta voglia di viaggiare e scoprire il mondo che ci circonda? Ti piacerebbe poterlo fare a costo zero e tornare con lo “Youthpass”, il certificato europeo che convalida l’esperienza di apprendimento e le competenze che hai acquisito durante il tuo soggiorno?

Dal 28 giugno al 17 settembre 2021 si è svolta la terza edizione di InEnglish, che ha visto lo svolgimento di 6 corsi di inglese online della durata di 2 settimane ciascuno tenuti dai docenti madrelingua inglese della scuola British Study Centres di Londra. L’iniziativa, che si rivolgeva a bambini, ragazzi e adulti di ogni età, ha

visto la partecipazione di 85 iscritti, di cui 21 bambini tra gli 8 e i 12 anni, 25 ragazzi tra i 13 e i 16 anni, 20 ragazzi tra i 17 e i 30 anni e 19 adulti con più di 30 anni. Il 93% dei partecipanti sono soci e figli di soci de La Cassa Rurale che hanno colto al volo l’opportunità di frequentare un corso di lingua straniera altamente qualificato ad un prezzo vantaggioso.

Allora scopri InEurope, l’iniziativa che ti permette di viaggiare in tutta sicurezza, conoscere altre culture, acquisire competenze trasversali utili alla tua formazione e sviluppare competenze professionali e linguistiche volte a favorire il tuo ingresso al mondo del lavoro! Finlandia, Spagna, Danimarca, Georgia, Estonia e tante altre mete disponibili! Scopri di più! Visita la sezione news del sito www.prendiilvolo.it:


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IL TRENTINO SI VACCINA

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO


Messaggio promozionale Invece di parlare di cifre (accennate perché comunque sono il sale del bilancio di qualsiasi istituzione), il presidente Claudio Cortella ha illustrato all’Assemblea la sua filosofia, parlando prima di tutto di metodo e valorizzando parole come “prudenza e pulizia contabile per rendere il bilancio più leggibile e trasparente”. In linea teorica “il rendiconto deve avvicinarsi allo zero: infatti “gli uffici dovrebbero incassare e spendere quanto previsto”. L’avvicinarsi delle due cifre è un segno di amministrazione corretta. Venendo alle cifre, e quindi al rendiconto 2020, chiude a 634.000 euro, con 434.000 euro di avanzo di amministrazione, 131.000 dei quali vengono utilizzati; restano disponibili in assestamento circa 300.000 euro. Fra l’altro vanno pagati alcuni impegni assai arretrati, assunti e non onorati: le quote a Federbim, l’associazione dei Bim. Curiosità: essendo in mora, il presidente non ha nemmeno potuto partecipare all’elezione del giudicariese Gianfranco Pederzolli alla presidenza nazionale. Da versare pure i fondi per il terremoto dell’Abruzzo, promessi

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Bim del Chiese

“Prudenza e pulizia contabile per rendere il bilancio più leggibile e trasparente” Lo hanno fatto anche gli altri Consorzi Bim, perché la legge consente ai Comuni sotto i 5.000 abitanti (cui i Consorzi Bim sono assimilabili) di non predisporre il bilancio consolidato. Così anche il Consorzio che raggruppa i sette Comuni del Chiese (Storo, Sella Giudicarie, Borgo Chiee non versati. Fra le novità da sottolineare in questo mandato c’è la contrazione dei tempi di liquidazione, scesi dai due-tre mesi del passato a 45 giorni. “Quest’anno abbiamo deciso di indicare dei cassetti specifici andando a destinare e vincolare somme determinate”, spiega il presidente, che ha arricchito le parole con esempi: accantonato il trattamento di fine rapporto di 73.000 euro per i lavoratori; creato un fondo crediti di dubbia esigibilità (200.000 euro per recuperare crediti con più di tre anni, principalmente legati al Progetto legno); infine il fondo pluriennale vincolato per raccogliere gli impegni assunti durante

l’anno ma rinviati all’anno successivo passa da 2 milioni e 800.000 euro del 2019 a 3 milioni e 600.000, “ponendo giustamente un vincolo di prudenza su fondi dei quali non potremmo comunque disporre”. Il Bim in cifre. “Patrimonio di circa 12 milioni di euro al netto dei debiti,

se, Pieve di Bono-Prezzo, Valdaone, Bondone e Castel Condino) più Ledro, nell’ultima Assemblea, ha fatto la scelta di non predisporre, appunto, il bilancio consolidato. Diamo solo la notizia, senza avere la pretesa di entrare nelle tecnicalità.

che ammontano a 7,5 milioni (trasferimenti ai comuni che non incidono sul patrimonio e popolano il fondo cassa di 9 milioni). Nel bilancio mancano purtroppo le immobilizzazioni materiali (scrivanie, arredi) perché ad oggi manca un inventario aggiornato”.

In conclusione Cortella aggiorna l’assemblea rispetto ai rapporti EscoGeas, le due società “in house” dei comuni giudicariesi. “Stiamo cercando di costruire una proposta da sottoporre ai sindaci perché le due società (che faranno una rete di impresa) si accreditino ufficialmente come stazione appaltante”. A breve se ne dovrebbe sapere di più. Andrea Amistadi (membro del direttivo) affronta il tema comunicazione, chiedendo se sia il caso di creare una commissione ad hoc. Se ne riparlerà: il dibattito è aperto. Su richiesta del sindaco di Pieve di Bono-Prezzo Attilio Maestri Cortella spiega che per la transizione digitale (tema che

ha portato nella scorsa consiliatura alla rottura fra Comuni, con lo strappo della convenzione di Storo, Bondone e Castel Condino) si sta approfondendo la questione, anche perché hanno chiesto di convenzionarsi con il Bim del Chiese una decina fra altri Bim e Comuni fuori dal bacino del Chiese. Infine l’Assemblea ha salutato Carlo Bertini, giunto al capolinea come commissario straordinario di Bondone. Infatti il più meridionale dei Comuni giudicariesi ha trovato un gruppo di volonterosi, capitanati dalla giovane Chiara Cimarolli, che in ottobre hanno portato Bondone e Baitoni alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale. Salutando, Bertini ha sottolineato l’importanza che il Bim e i Comuni si attivino per affiancare chi si sta battendo per le sorti del fiume Chiese e del lago d’Idro.

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Parlando giudicariese

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Da “San Barnaba” di Bondo un monito universale

Le Giudicarie collegate col mondo di Mario Antolini Musón Le Giudicarie, attraverso i secoli, sono rimaste collegate col mondo soprattutto dall’aver dovuto subire l’atavica necessaria emigrazione che ha sparpagliato i Giudicariesi in ogni angolo del globo; e proprio dagli emigranti è stato portato in Giudicarie il soffio del mondo, l’appartenenza all’umanità. Per questo sono convinto che il “sentirsi il mondo addosso”, ossia il sentirsi parte viva del mondo, è un’intrinseca necessità dell’umanità e, pertanto, una ricchezza da apprezzare e da mantenere viva, specie attraverso le iniziative culturali come, appunto, quella sopracitata di Bondo. La mostra di Bondo si è accesa con un dipinto di Vigilio Bonenti che si richiamava all’ultimo assalto al parlamento americano di poco tempo fa, e si è conclusa con un affresco dello stesso autore che richiama l’attuale evolversi del dramma dell’Afghanistan nel secondo semestre del 2021. Per vari mesi, dal luglio al settembre, anche i Giudicariesi hanno potuto sentire “il mondo in casa”, soprattutto il mondo sofferente, le popolazioni travolte e vittime dalle vicende di guerra un po’ ovunque. Di fronte all’attuale eccezionale e tragica situazione universale, proprio a Bondo è stato allestito un apparato scenico, concepito e fatto allestire su concezione di Roberta Bonazza unitamente ad Elio Dalponte e Raffaele Rocco, avvalendosi di artistiche fotografie di Fabio Bucciarelli commentate da testi del giornalista Raffaele Crocco, e con il supporto di Vigilio Bonenti.

Sotto l’ammassarsi sulle mie spalle dei numerosi giorni, che mi sento assai soddisfatto d’averli potuti trascorrere in gran parte in Giudicarie e coi Giudicariesi, in questi mesi autunnali mi sento spontaneamente spinto ad augurarmi che, riguardo alle vicende del 2021, le Giudicarie possano rimanere segnate e ricordate nel tempo in modo particolare dalla “mostra” allestita nella vetusta navata del-

Tutto un insieme equilibrato da solerte sensibilità, per rendere visibile e quasi palpabile, nel pieno degli anni Venti del terzo Millennio, la tuttora evidente presenza nel mondo di un vero e proprio “inferno”, ma all’aperto e sparso sulla superficie del globo terrestre, visibile quasi palpabile da ciascuno, ma non già un “inferno” relegato nelle bolge sotterranee immaginate dal sommo poeta, bensì sotto gli occhi di chi sa guardare e rendersene conto con adeguata sensibilità. Quindi un “inferno” quasi palpitante ma effettivamente penetrante fra le carni degli umani che sta attuandosi su ogni zolla del globo terrestre, avvolgendo ed attanagliando uomini e donne dalle fiamme della sofferenza atroce conseguente alla ignominia di novelli “demoni” fattisi ostinati carnefici, veri colpevoli delle sofferenze crudeli da affliggere persino non già

alpicar

ai soli eventuali colpevoli, bensì persino a chi, pur innocente, si venga a trovare fra le spire di un “inferno” che ha travalicato i confini poetici soltanto immaginati dal sommo poeta e da questi ristretto alle sue bolge nelle quali aveva descritti rinchiusi e colpiti soltanto i malvagi ed i peccatori considerati “colpevoli” così da diventare dei “dannati”.

la chiesetta di San Barbara a Bondo. Un’iniziativa dall’insolita denominazione “L’inferno del nostro tempo”, ricollegandosi esplicitamente alla commemorazione centenaria di Dante che, a proposito degli “inferi”, aveva lasciato scritto la famosa terzina: «Per me si va nella città dolente / per me si va nell’eterno dolore / per me si va tra la perduta gente».

Riportandomi alla mostra in San Barnaba mi viene da rilevare che, entrati nella raccolta navata, in cui aleggia un’atmosfera di raccolto silenzio che avvolge il visitatore, ci si trova davanti alle mute e silenti, ma quanto mai eloquenti immagini fotografiche del Bucciarelli che obbligano ad essere attratti dagli occhi spalancati di orrore e di pianto dei

bambini, dallo scoppio degli ordigni, dallo sfasciarsi degli edifici, dal cielo tinto di rosso sangue, dalle corsie degli ospedali con malati feriti e piagati, dal terrore che si sente impegnato a creare ed a mantener vivo il delirante “inferno”. E poi sui muri le documentazioni scritte, e sul pavimento le cartine geografiche con la possibilità di spostarsi da continente a continente e, nella vecchia sagrestia, la modernità di un video con immagini e suoni capaci di acuire sensazioni e sentimenti già allertati e sollecitati dalla vista di quanto esposto nella campata. E, quale tocco in più, un ordigno inesploso della prima guerra mondiale e, sull’altare, una copia della “Commedia” di Dante, ed una significativa vecchia penna intinta nel calamaio ad inchiostro. Ma vi è ancora un’altra vecchia sacrestia nella quale, oltre la sequenza degli scritti e immagini

che ripropongono le aree di guerra ancora in corso, si erge al centro un’installazione piramidale che rappresenta la montagna del “Purgatorio” immaginato da Dante come riposante e quasi gioioso vestibolo che si apre all’eterno riscatto, il fine ultimo dell’uomo: il “Paradiso”. In quella navata si entra con leggerezza ammantati dalla propria normale e quasi distensiva superficialità che solitamente fa prendere quel che c’è senza farsene una vera ragione; ma da quella navata - «se… sei un “uomo” ; se… sei una “donna”» - si esce trascinati dall’immaginazione e fortemente emozionati come dopo la assorbita lettura delle pagine con le quali Dante sa descrivere quell’immaginato suo “inferno” che ha impressionato e sta ancora impressionando il mondo. Da San Barnaba di Bondo si esce sentendosi l’“inferno” addosso, quasi credendo di essere passati nell’“inferno”, o addirittura di sentirsi all’“inferno”. Pertanto… Anche in un angolo sperduto delle Giudicarie è scintillato un richiamo di così universale valore non puramente culturale: il “bello” e il “buono” hanno le proprie radici anche là dove regnano la quiete ed i silenzi lontani dal chiasso d’un contesto sociale travagliato dall’ossessionante scoppio delle guerre e dei dirompenti e disordinati assembramenti. Il mondo nelle Giudicarie e le Giudicarie nel mondo: un asserto di vita sociale da non certo trascurare ma da dover e saper vivere da uomini e donne “in gamba” sotto tutti i punti di vista.


La lettera

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Tutti giù per terra

OTTOBRE 2021

Bollette e balletti (della politica) Nella classifica dei nostri peggiori incubi, si piazza di sicuro sul podio il caro bollette. E a partire da ottobre l’incubo è diventato realtà. Le compagnie energetiche hanno deciso di brindare al ritorno alla (quasi) normalità aumentando le bollette di luce e gas del 40%. Una batosta sui bilanci di famiglie e imprese già logorati da mesi di chiusure forzate, perdite finanziarie e ristori e sostegni al sapore di brodini sciapi. Altro che caviale e champagne. L’economia è ripartita, meglio del previsto come afferma il marketing della politica nostrana. Bisogna pagare dazio. Per una famiglia media si calcola un aumento della spesa di oltre 250 euro l’anno. Un salasso formidabile che segue la ritrovata libertà sociale e consumistica, e mentre la politica torna a dibattere vacuamente su tariffe calmierate e tassazione del settore energetico. Un aumento così imponente del costo dell’energia, dopo il calo dei prezzi nei mesi della piena pandemia, non ha precedenti. Il cosiddetto effetto rebound che vige in ambito medico, l’inasprimento che segue l’interruzione, l’economia che rimbalza e martella duro su portafogli e zebedei e che induce a chiederci: non è che davvero si stava meglio quando si stava peggio? Ma no dai, non scherziamo. A proposito di economia: in ambito provinciale, la giunta Fugatti ha detto addio alla storica partnership con La-

terza Editore annunciando che le prossime edizioni del Festival dell’Economia di Trento saranno affidate al gruppo Il Sole24 Ore (leggasi Confindustria). Questo nonostante la manifestazione, una delle più rilevanti kermesse culturali nazionali, anno dopo anno abbia registrato straordinari e crescenti successi, tra cui l’aver prodotto ricavi dell’indotto doppi o tripli rispetto alle spese sostenute, aver portato a Trento premi Nobel, ministri e intellettuali rinomati, aver garantito pluralismo di idee e attenzione mediatica mondiale. Squadra che vince non si cambia? A quanto pare non è sempre vero, soprattutto quando regole, arbitri e pallone li decide la politica. E così la Provincia a trazione leghista maschera in modo goffo, spacciandola per rinnovamento, quella che è a tutti gli effetti una scelta politica: dare una bella botta all’eredità del centrosinistra. Ma il rischio grosso è un altro: Trento rischia di perdere l’organizzazione del Festival. Torino in primis ha già avanzato la sua temibilissima candidatura. Riparte il paese e ripartono i comuni. In 1.349 di questi si è tornati a votare. Il più piccolo è Morterone in provincia Lecco, solo 26 aventi diritto su 34 abitanti. Il più grande, Roma. Ma anche Milano, Napoli, Torino e Bologna. Anche a ‘sto giro, scorrendo le liste dei candidati, si scorgevano nomi di personaggi

vip più o meno illustri nel tentativo di riciclarsi dopo un passato fatto di applausi e visibilità. La politica, come da prassi, chiede soccorso a esponenti della società civile, meglio ancora se ex sportivi, ex comici, ex calciatori, ex modelle. Tutto serve per raccattare i voti di tifosi, fan e simpatizzanti. Portano freschezza ed entusiasmo al servizio della politica attiva, dicono. Intendono dare un contributo per la città che amano, dicono. Ma il sospetto (forte e fondato) è

Giovani vecchi... Caro Adelino, siamo quasi coetanei, giovani vecchi tanto per intenderci, che affrontano ogni giorni i guai causati dall’esser vecchio. Ci saranno anche i lati belli della vecchiaia, come dice qualcuno, io non ne vedo molti e mi da un gran fastidio quando provo a dire a qualcuno che mi fa male la schiena, mi sento rispondere: “Alla tua età? Cosa vuoi che sia?”. Quasi che avere qualche dolore fisico ad una certa età sia un dono del Signore. Francesco “Nonni e anziani non sono avanzi, ne scarti da buttare. Essi ci hanno custoditi lungo il cammino della crescita, ora tocca a noi custodire la loro vita”. E mica le ho dette io, ma le ha pronunciate Papa Francesco nell’omelia della Messa nella Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani. E poi ha aggiunto: “Oggi c’è bisogno di una nuova alleanza tra giovani e anziani, di condividere il tesoro comune della vita, di sognare insieme, di superare i conflitti tra generazioni per preparare il futuro di tutti”. Credo, amico mio, che la maggior parte delle persone la pensi come il Papa con la convinzione che la terza età non deve essere tollerata, ma dev’essere rispettata e sostenuta. Ma tocca a noi, giovani vecchi, trovare la forza e l’amor proprio di farsi rispettare. Oggi si può avere 80 anni e vivere con serenità e con il sorriso sulle labbra, sempre che ci sia un pizzico di salute. Le possibilità di socializzare con gli anziani sono innumerevoli e da loro può solo scaturire saggezza, esperienza e lungimiranza. Poi, è vero, ci può sempre scappare qualche acciacco fisico, ma bisogna metterlo in conto. Un’automobile con 250-300 mila chilometri è chiaro che ha bisogno di maggiori pause per la manutenzione. (a.a.)

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

che siano loro ad aver bisogno della politica e dei suoi riflettori. Tra i candidati di Torino c’era l’ex Righeira (‘Vamos a la playa o-o-o-o-o’ ) Stefano Righi. A Milano c’era Gianni Bugno, ex campione di ciclismo e il giornalista Vittorio Feltri, noto più per le sue esternazioni provocatorie e politicamente scorrette che per la qualità dei suoi scritti. A Roma, a sostegno della sindaca uscente Virginia Raggi correva l’ex Miss Italia Na-

dia Bengala. Il PD ha sfruttato l’appeal calcistico della Capitale candidando Ubaldo Righetti, campione d’Italia nella Roma 1983. L’ex comico Pippo Franco ha invece sostenuto il candidato sindaco del centrodestra Michetti. C’è da sperare almeno che a un naso così importante non passi inavvertito il fetore delle immondizie che invadono l’Urbe, vergogna secolare che macchia la Bellezza senza tempo di una città unica. Nelle liste in appoggio a Michetti c’erano anche Sergio

Japino, coreografo e compagno storico della Carrà, l’attore Enrico Montesano e l’ex soubrette Regina Profeta. Curiosa la storia di quest’ultima: ex ballerina del Cacao Meravigliao ed ex massaggiatrice personale di Bertolaso, coinvolta e poi assolta nella vicenda giudiziaria del Salaria Sport Village. Oggi la donna è madre di un ragazzo disabile e in caso di sua elezione ha promesso di impegnarsi a tutela dei meno fortunati. A Napoli, la città che ha reso santo Diego Maradona, si è presentato il fratello Hugo. Campagna elettorale con annessa sceneggiata napulitana: il figlio del Pibe de Oro, Diego Armando junior, ha infatti diffidato lo zio dall’usare l’immagine del padre per scopi pubblicitari. Infine il Covid. Per la tornata elettorale è stato diramato un protocollo che prevede obbligo di mascherina, gel e sanificazione delle matite. Ma niente obbligo per i votanti di mostrare il Green Pass. Evidentemente studi scientifici hanno dimostrato che all’interno dei seggi elettorali il virus non può circolare, probabilmente confuso e felice delle non sempre coerenti decisioni ministeriali. Il perché non ce l’hanno spiegato o l’hanno spiegato male. Bastava dire la verità. E cioè che la disaffezione degli elettori verso la politica è tanta e che obbligare i votanti al Green Pass sarebbe stata la mazzata finale.

Afghanistan, un dramma Senti Amistadi, è da tutto il mese che seguo le vicende afghane, più ne sento e più rabbrividisco, tu che ne pensi? Daniele Caro amico, seguire le vicende afghane mi addolora quanto te. Ogni giorno che passa c’è sempre qualcosa di tragicamente nuovo. Con povere anime che si nascondono, soffrono, hanno paura, e, se snidate, uccise impietosamente. Che ti debbo dire, gli Stati Uniti mi stanno deludendo. Anche stavolta, molto più che nel Vietnam, gli Usa hanno commesso un sacco di errori. Non hanno combinato nulla quand’erano sul territorio e poi, senza un minimo di strategia e programma, se ne sono andati, quasi avessero fretta di mostrare al mondo che erano lì per caso. Per l’America una disfatta politica, morale, internazionale. D’altronde cosa ci si può aspettare da un Paese che è ritornato, dopo la novità Obama, a proporre e votare Presidenti vecchi, bolsi, senza idee a parte quella di farsi vedere e sparare cazzate al vento. Io ho visitato in lungo e in largo gli Stati Uniti e ho potuto apprezzare ovunque orgoglio d’essere americani, voglia di futuro, concretezza e molta fiducia nelle istituzioni. Ma a quanto pare, poi, alle elezioni presidenziali, si presentano ormai solo tromboni senza fiato. L’America dovrà quanto prima voltare pagina, se continuerà nelle sue manifestazioni di bullismo per poi concluderle come in Afghanistan, il suo prestigio, la sua influenza internazionale, ma anche la fiducia dell’Europa nel suo alleato da sempre, sarà sempre meno. Fino a scomparire. (a.a)


Opinioni a confronto

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Reddito di cittadinanza, fuori le alternative

BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Buon pomeriggio mi scuso se intervengo sulla questione “reddito di cittadinanza” ma ho appena letto la botta e risposta dell’ultimo “il Giornale delle Giudicarie” e vorrei dire la mia al riguardo. Leggendo la sua risposta mi dispiace dirlo ma da Lei è uscita la parte del vecchio Democristiano che era, visto che ha criticato tutto ma soluzioni nessuna e poi non si è chiesto forse che la colpa non sia solo di chi percepisce questo reddito? Ma forse anche di chi ha bisogno di lavoratori ma dandogli paghe da fame ben al di sotto del reddito stesso che a quanto pare non è poi così alto come certe persone dicono e per quanto riguarda le mancate assunzioni non sarà forse pure colpa anche di chi le assunzioni le fa??? Ma chiaramente guai ad attaccare gli imprenditori, si fa prima a fare la guerra a chi ne ha bisogno, mi sembra di sentir parlare Salvini. Chiaramente come tutte le cose nuove possono essere migliorate ma da qui ad abolirlo forse bisognerebbe pensarci sopra a meno che Lei non dia una soluzione, ma percorribile senza troppi ma e troppi se. Grassi Alvaro

OTTOBRE 2021 - pag.

Gentile lettore, debbo dirle che dalla sua lettera non mi risultano parole che mi facciano cambiare opinione. Io non ho detto che si debba abolire il reddito di cittadinanza, ho semplicemente detto che va rivisto e lo si deve riportare all’impostazione originale. È inutile nascondersi dietro questioni ideologiche, è ormai evidente a tutti, anche ai suoi più accesi sostenitori, che il reddito di cittadinanza non ha funzionato. Non ha abolito la povertà, né tanto meno ha assolto la sua funzione fondamentale: aiutare i disoccupati a fronteggiare i mesi senza sa-

lario e prepararli a trovare un altro lavoro. Tutto questo non è nemmeno iniziato, né hanno funzionato le migliaia di “navigator” che se ne dovevano occupare, né hanno funzionato i centri per l’occupazione impastati come sono dalla burocrazia e dall’inefficienza. E allora bisogna cambiare rapidamente. Così com’è il reddito di cittadinanza tradisce la sua natura e la sua finalità. Il problema è che il reddito di cittadinanza non raggiunge nessuno degli obiettivi per il quale, almeno a parole, era stato approvato. Si è sempre affermato che non è una misura

assistenziale, si è sempre detto che era funzionale per la ricerca del lavoro. Ma questo non è avvenuto. Ce lo confermano i dati della Caritas: stando agli ultimi dati Inps, i percettori del reddito di cittadinanza sono 3,7 milioni di italiani, di cui il 36 %, per buona parte persone singole, hanno beneficiato del sostegno statale senza averne i requisiti, mentre il 56% dei poveri, soprattutto famiglie numerose, non ne hanno usufruito, e solo il 15% s’è cercato una collocazione lavorativa. Com’è possibile? La totale mancanza di severi controlli prima e dopo

hanno portato la situazione allo sfascio. Ma ancor meglio di me, come siano andate le cose ce le può spiegare Salvo Pappalardo, responsabile delle attività Caritas di Catania, in una sua recente intervista: “Ho constatato io stesso che la maggior parte delle persone che recepiscono il reddito di cittadinanza preferiscono utilizzarlo non per comprare beni di prima necessità ma per soddisfare altri tipi di esigenze o vizi, per poi consumare un pasto caldo alle nostre mense...posso testimoniare che ci sono purtroppo molti “falsi poveri” che ne beneficiano cosi come numerose famiglie benestanti...di certo non posso affermare che abbia ridotto il livello di povertà...l’unica verità è che il reddito di cittadinanza ha agevolato tutti coloro che non hanno mai avuto voglia di lavorare e ne stanno approfittando.” Credo che basti. Da buon Democristiano credo di averle dato tutte le risposte richieste. Salvo impicciarmi in coinvolgimenti strani (imprenditori, Salvini ecc.) che poco hanno a che fare con la situazione fattuale di questa drammatica situazione. Adelino Amistadi

Caritas e Giudicarie Solidali in sostegno alle famiglie Recentemente, in una cornice di rara bellezza, un prato circondato da una mista fustaia di abete, larice e pino silvestre, al centro del prato si erge un magnifico cascinale, proprio qui prima di dare il via ad un gustoso pranzetto preparato con arte da Franca e Elio, e ad una gigante polenta magistralmente “trisata” da Carlo e Giacomo, sono stati esposti in modo dettagliato le molteplici attività di Caritas e Giudicarie Solidali. Non potevamo esimerci da osservare il lavoro prezioso delle Caritas diocesane in Italia, sapendo i danni anche economici provocati dalla pandemia. Coloro che si sono visti costretti a bussare per la prima volta alle porte delle varie Caritas hanno raggiunto in soli sette mesi il 24,4%, pari a 132.717 persone, e la maggioranza di queste, il 60,4%, sono italiani equamente divisi tra uomini e donne. Dopo qua-

si due anni di Covid si sono rivolte alle Caritas 453.731 nuovi poveri. Per quanto riguarda la nostra zona, tempo addietro definita una tra le più ricche del nostro ricco trentino, definizione oggi assai sbagliata, possiamo certificare che nel 2020 abbiamo distribuito 1.145 borse spesa autorizzate dai Servizi Sociali e 1.768 borse di prodotti “freschi” dalla raccolta anti spreco. Rileviamo un sostanzioso contributo della Cassa Rurale, dal Comune di Tione e uno dei Lions Rendena per completare il pagamento del nuovo furgone ed acquisto viveri. Sono state accolte le tre domande che abbiamo presentato alla Diocesi di Trento, il Fondo Speranza per tre famiglie che causa Covid hanno perso il lavoro. Sono state accolte alcune nostre domande nel progetto Video chiama Video per alcuni ragazzi delle nostre famiglie iscritti alle medie o alle elemen-

tari. Ringraziamo la gente del nostro territorio per la sensibilità dimostrata per le offerte di pieni di gasolio al furgone, pacchi natalizi e offerte in denaro. Il nostro Centro di Ascolto (cedas) rivolto a coloro che si trovano in gravi difficoltà economiche anche per causa di salute, è stato contattato da 20 famiglie. Tutti possono rivolgersi nel momento del bisogno contattando il

numero 338-3745923 Silvio. Il servizio di raccolta e distribuzione indumenti è attivo tutti i mercoledì dalle 14 alle 15,30 per la raccolta indumenti usati, puliti ed in buon stato ed il 2° e 4° giovedì del mese –sempre dalle 14 alle 15,30- per la distribuzione degli stessi. Durante il 2020 il servizio è stato chiuso –causa pandemia- parecchie settimane e comunque ha raccolto of-

ferte per 1400,00 euro. Gli interessati al reparto abiti possono rivolgersi al numero 370-3461555. Possiamo affermare che nella nostra zona Caritas e Giudicarie Solidali fanno possibile e a volte pure l’ impossibile per rispondere ai bisogni vecchi e nuovi delle famiglie in difficoltà. Cogliamo l’occasione per ricordare un amico recentemente scomparso - Bruno Masè - che nella sua vita ha saputo dare lustro a Caritas trentina. Fondatore e animatore fino a poco tempo fa di Trentino Solidale, che proprio quest’anno compie il ventesimo anno di età. Un personaggio disposto a donare ai bisognosi sempre, anche se qualcuno avesse approfittato della sua bontà. Certamente ora sarà insieme a Gesù con coloro che hanno fatto della carità il loro moto di vita. Chiediamo a lui di aiutarci e di intercedere per noi. Contribuiamo anche noi alla sostenibilità ambientale

con la lotta allo spreco e consentite un momento di orgoglio: Noi operiamo con il volontariato, non abbiamo dipendenti, non retribuiamo nessuno neppure con il rimborso spese. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Ultima cosa. Visto che il parroco pro tempore di Tione è il presidente di Caritas, proprio in questi giorni ci sarà l’avvicendamento: Don Fernando per motivi di salute ci lascia, non ringrazieremo mai a sufficienza un uomo campione di bontà, semplicità, concretezza ed essenzialità: al suo posto estenderà la sua zona Don Celestino oggi parroco dell’Unità Pastorale Cristo Acqua viva, e dal 6 settembre anche parroco di Tione e dell’Unità Pastorale Madonna del Lares. A lui e al suo collaboratore Don Michele un caloroso benvenuto e il più sincero augurio di proficua missione. Giovanni Bazzoli


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