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Giudi iudicarie

il

iornale delle

OTTOBRE 2020 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 18 - OTTOBRE 2020- N. 8 - MENSILE

EDITORIALE

Il “Capitano” perde pezzi della sua compagnia Adelino Amistadi Tiriamo il fiato. Le due giornate elettorali del 20-21 settembre sono terminate. Mentre da noi in Trentino abbiamo avuto le elezioni comunali che tutto sommato non hanno portato cambiamenti significativi (vedi le pagine dedicate), a livello nazionale la tenzone è stata molto più tesa e pregna di aspettative che potevano creare instabilità governativa e cambio della guardia, a cominciare dal referendum sul taglio dei parlamentari che, votato in Parlamento dalla quasi totalità dei partiti e dei parlamentari, con il referendum veniva rimesso in discussione, e vedi, vedi dagli stessi onorevoli che l’avevano votato. Che centri la paura di perdere la poltrona? Ovvio che sì! Ma la forte affluenza ed il risultato di gran lunga a favore del sì hanno dimostrato come gli italiani, restii di solito a votare per le scelte politiche, quando c’è da esprimersi contro il Palazzo non hanno dubbi e a votare ci vanno più che volentieri. L’umore dei cittadini è ancora fortemente improntato ad un sentimento anti-Casta ed i politici farebbero bene a non dimenticarlo. Questo il risultato referendario: i Sì al 69,64%, i No al 30,36% : questi i risultati definitivi che hanno confermato la riforma costituzionale ed approvato quindi la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e quella dei senatori da 315 a 200, una sforbiciata del 36%. A pagina 18

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Elezioni, vince centrosinistra a Trento

Speciale comunali, tutti i sindaci e i nuovi consigli giudicariesi

A pagina 4 e seguenti

Coronavirus, inverno preoccupante per il mondo del sociale

EUROPA

Una politica di buon vicinato di Paolo Magagnotti

A pagg. 14 e 15 Viabilità in Giudicarie

Una pioggia di lavori

A PAGINA 13

Sport

Crippa vola, doppio record italiano A PAGINA 37

TURISMO Le Giudicarie in numeri A pag. 28

Avere un vicino di casa con cui si va d’accordo e con il quale è possibile collaborare nell’interesse reciproco è sempre buona cosa. È sulla base di questo elementare principio che l’Unione europea ha avviato da tempo e sostiene una “politica di vicinato”. In base all’articolo 8 del trattato sull’Unione europea “l’Unione sviluppa con i Paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”. A pagina 17

Attualità

Rsm

LA ��������������������� LETTERA. Utetd in pericolo ������������������������������������������������� Scuola A pag. 38 ����������������������������������������������

A PAGINA 9

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As

SOCIETÀ Adolescenti e difficoltà sociali. ������������������������������������������������� ������������������������������ A pag. 18

A PAG. 6

ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 GIOVANI InPrendi, sei giovani per sei idee d’azienda A pag 17

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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A cura della REDAZIONE

OTTOBRE 2020

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA SETTEMBRE 2020

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA

Al Centro Studi Judicaria la mostra di Paolo Dalponte Sarà inaugurata domenica 4 ottobre alle ore 17.00 nelle Sale Expo del Centro Studi Judicaria, la Mostra d’Arte dell’illustratore e umorista Paolo Dalponte. InterIl vescovo Lauro Tisi a Tione per commemorare le vittime del Covid: un omaggio ai defunti e un segno di conforto ai cari La celebrazione è stata tenuta nel cimitero di Tione il 13 settembre, in ricordo delle vittime del Covid. A officiare la Santa Messa sia il vescovo Lauro Tisi, che il diacono Silvio Maier e don Fernando. Sono stati commemorati i cari venuti a mancare causa la pandemia: un numero tristemente alto, si parla di quasi una trentina di persone. I nomi sono stati proclamati uno ad uno, in segno di ricordo e saluto. La celebrazione è stata rivolta forse e soprattutto anche ai parenti, come rispetto del dolore delle loro perdite, non compiutamente espresso durante la quarantena. La commemorazione è stata quindi un omaggio ai defunti, ma anche un segno di conforto ai cari. “Deve essere stato desolante e lacerante non poterli vedere in alcun modo durante i ricoveri in ospedale ha detto il vescovo – nemmeno una carezza a sfiorare il volto di chi si trovava in terapia intensiva, l’unica mano ‘amica’ in quei tremendi momenti quella di medici, infermieri, operatori sanitari. E oggi siamo qui a ricordare, con le lacrime agli occhi, quanti purtroppo non sono più fra noi”. Recuperati resti di un caduto della Grande Guerra sull’Adamello al Crozzon di Lares - I ghiacciai del Trentino hanno restituito la salma di un altro soldato deceduto durante la Prima guerra mondiale. L’intervento di recupero è avvenuto nei pressi del Crozzon di Lares nel gruppo dell’Adamello a 3.150 metri di altitudine. Anche in questo caso il ritrovamento si deve alla segnalazione di due alpinisti che hanno notato nel ghiaccio la presenza di resti umani e allertato la stazione dei Carabinieri di Carisolo. I tecnici dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza provinciale per i beni culturali, insieme al Comandante

verranno a presentare l’artista, Graziano Riccadonna pres. del CSJ ed Elisabetta Doniselli. L’orario d’apertura della Mostra, che rimarrà aperta fino a domenica 11 ottobre, sarà dalle 16.00 alle 19.00 tutti i giorni. L’ingresso è libero. della locale stazione dei Carabinieri e ad un componente della Commissione storico culturale della SAT, accompagnati da una guida alpina, hanno effettuato il prelievo del corpo, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni. Dopo un primo inventario e catalogazione effettuati sul sito, i resti sono stati trasferiti a valle per essere sottoposti ad esame autoptico da parte di un anatomopatologo allo scopo di ricostruire il profilo biologico della salma. I reperti, dopo i necessari accertamenti volti a verificare la presenza di ulteriori elementi utili ai fini di una possibile identificazione del caduto, saranno affidati ai restauratori della Soprintendenza. Mondo Contadino, i «malgari di domani» premiati con le loro mucche - Il Tradizionale appuntamento con Mondo Contadino@Latte in festa, storica vetrina della ruralità e della produzione agro-zootecnica della Valle del Chiese, ha concluso a Sella Giudicarie la prima edizione del Festival del Formai da Mont. La novità 2020 della Valle del Chiese è andata in archivio con un successo organizzativo e di degustazioni insperato grazie ai menu proposti dai 10 ristoranti di Sella Giudicarie (Carlone, Trivena, Roncone, Ginevra, Genzianella, Pont’Arnò, Miramonti, Miravalle, Trento e L’Angolo della Pizza) e alla ricca produzione casearia delle cinque malghe locali: Malga Avalina, Malga Lodranega, Malga Stabol Fres, Malga D’Arnò e Malga Cengledino. Protagoniste sono state le Campionesse bovine: per la Razza Bruna sono Bandera di Adriano Fioroni e Flica dell’Azienda Agricola Falda mentre tra le Frisone Miri e Cinzia di Thomas Valenti. Nella Gara conduttori Junior Mirko Valenti Mirko (con Fabi) e Alessio Fioroni con Sally (hanno primeggiato nella Categoria inferiore ai 10 anni) mentre Damiano Valenti (con Rocca) e Vittoria Valenti Vittoria (con Martina) sono risultati i migliori nella Categoria superiore ai 10 anni.

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Ugo Rossi a processo per l’uccisione dell’orsa KJ2 È andato in aula lunedì 28 settembre Ugo Rossi, per il processo che lo vede imputato, insieme all’ex dirigente del Servizio foreste e fauna Maurizio Zanin, per la morte di KJ2, l’orsa abbattuta il 12 agosto 2017 sulle pendici del Cornetto. Il pubblico ministero Marco Gallina aveva chiesto due volte l’archiviazione del procedimento penale, convinto che, quando gli agenti forestali intervennero per abbattere l’orsa, già responsabile di due gravi aggressioni ai danni dell’uomo, lo fecero a fronte di «un pericolo concreto, non attuale ma serio e non controllabile con azioni alternative» ed agirono dunque per uno «stato di necessità», dopo che per giorni la squadra aveva tentato invano di catturare l’animale. Una conclusione che era stata contesta dalle associazioni animaliste. A novembre dello scorso anno, il gip Marco La Ganga, aveva infine ordinato alla procura di formulare l’imputazione coatta nei confronti dell’ex governatore e del dirigente, ritenendo che la decisione di uccidere il plantigrado sia stata presa senza valutare la possibilità di catturare l’orsa e collocarla in cattività. Ora, dunque, sarà un giudice a stabilire se Rossi, difeso dall’avvocato Nicola Stolfi e Zanin, difeso dall’avvocato Roberto Bertuol, siano o meno colpevoli del reato di uccisione di animale. Accusa che la difesa ha sempre respinto, evidenziando che, vista la pericolosità di KJ2, l’uccisione fosse l’unica via percorribile per non mettere in pericolo la sicurezza delle persone. Ricorso della Provincia contro la fusione delle rurali giudicariesi La Provincia di Trento ha deliberato un ricorso contro la fusione, decisa un anno fa e operativa dal 1 ottobre, fra le Casse Rurali Giudicarie Valsabbia Paganella e Adamello. Venerdì 25 settembre la giunta del presidente Maurizio Fugatti, in una riunione dove erano assenti erano assenti tutti e tre gli assessori giudicariesi - MarioTonina, Roberto Failoni e Mattia Gottardi - ha adottato la seguente delibera: «Impugnazione avanti il Tribunale di Trento per l’accertamento e la dichiarazione di illegittimità della deliberazione di fusione assunta da Cassa rurale Adamello e del conseguente atto di fusione adottato dalle due casse rurali - Affidamento della rappresentanza e della difesa della Provincia autonoma di Trento agli avvocati Nicolò Pedrazzoli, Sabrina Azzolini e Monica Manica dell’Avvocatura della Provincia». Nellla delibera si legge la motivazione del ricorso: «L’Amministrazione provinciale ritiene che, in mancanza del parere provinciale sulla fusione, l’operazione sia stata condotta in violazione dell’articolo 3 delle medesime Norme di attuazione, il quale prescrive che, sul progetto di fusione tra aziende di credito una delle quali non abbia carattere regionale, sia acquisito il parere della Provincia». Fra le due, è la Giudicrie Valsabbia Paganella a non avere carattere regionale poiché il 20% degli sportelli è fuori dal Trentino.

Imis: esenzione in arrivo per edifici utilizzati a scopo turistico, culturale e ricreativo La giunta provinciale, su proposta dell’assessore agli enti locali, ha approvato in via preliminare un disegno di legge che prevede l’esenzione dall’imposta Immobiliare semplice (Imis) per il periodo d’imposta 2020, per i fabbricati del settore turistico, ma anche per cinema, sale da ballo, centri termali e quant’altro. Queste categorie di edifici già beneficiavano di una riduzione dell’Imis pari al 50%, stabilita dalla legge 6/2020. La nuova disposizione trasforma di fatto la riduzione in esenzione, andando quindi a coprire l’importo totale della tassazione. La manovra comporta un potenziale minor gettito di circa 25,6 milioni di Euro. La parte più rilevante di tale onere finanziario viene coperta con trasferimento da parte dello Stato Domeniche di negozi chiusi, il Tar accoglie il ricorso contro la Provincia Il Tar ha accolto il ricorso di due consorzi commerciali contro la decisione della giunta provinciale di vietare l’apertura domenicale dei negozi ad eccezione delle zone turistiche. L’esecutivo ha pertanto dato mandato alle strutture tecniche di analizzare l’ordinanza riservandosi di assumere a breve una decisione, tenuto in ogni caso conto che sulla validità della legge provinciale 4/2020 si attende la pronuncia della Corte Costituzionale Contributi al Terzo Settore, c’è il bando Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale hanno tempo fino al 30 ottobre 2020 per presentare domande di contributo per la realizzazione di attività di interesse generale. La giunta provinciale, ha approvato il bando, il cui importo previsto è di 898.704 euro, per progetti che si devono concludere entro il 31 dicembre 2021, in base all’Accordo di programma con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Le risorse previste, assegnati dal Ministero alla Provincia, sono pari a 898.704 euro. Dal 9 ottobre l’edizione 2020 del Festival dello Sport Il Festival dello Sport 2020, organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con la collaborazione di Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del Coni e del Comitato Italiano Paralimpico, si svolgerà quest’anno, in formato Digilive, dal 9 all’11 ottobre e avrà come titolo We are the champions. In totale, saranno più di cento i grandi ospiti che rappresenteranno il mondo dello sport in quasi ogni sua disciplina sui palchi reali e virtuali di Milano, del Trentino e non solo. Parte degli eventi in programma potrà essere seguita anche dal vivo, con ingressi limitati, nelle due location milanesi, la Sala Buzzati, da sempre cuore de La Gazzetta dello Sport, e il Piccolo Teatro Strehler. Per partecipare sarà necessario accreditarsi sul sito ilfestivaldellosport.it.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Elezioni comunali

OTTOBRE 2020

Vince la continuità, prevalgono i sindaci riconfermati

Amministrative, in Giudicarie percentuali di voto alte A Sella Giudicarie dove gli animi erano impegnatissimi durante la campagna elettorale il sindaco uscente Franco Bazzoli ha vinto con distacco arrivando al 62,81% rispetto allo sfidante della Lega Ivan Bazzoli che si è fermato al 37,19%. A Valdaone àketty Pellizzari con il 53,27% dei voti sconfigge Virginio Bugna in un’altra campagna elettorale dove i veleni non sono mancati. A Storo, nell’altra sfida doppia della Valle del Chiese, Nicola Zontini è addirittura arrivato all’84% di voti in suo favore, c’è da dire che lo sfidante Settimo Scaglia ha creato una lista all’ultimo e le probabilità di riuscita contro la corazzata di Zontini non ci sono mai davvero state. È nei comuni di Giustino e San Lorenzo Dorsino dove la sfida si è risolta per un pugno di voti, letteralmente, che si sono consumate le lotte più serrate: solo 5 preferenze separano, a Giustino, il sindaco uscente Joseph Masè dal suo sfidante che gli succederà sulla poltrona di primo cittadino Daniele Maestranzi, e solo due voti hanno garantito ad

In Giudicarie ha prevalso la continuità con il passato: dove c’erano sindaci uscenti, nella grande maggioranza dei casi sono stati rieletti. Un fenomeno che ha interessato anche il resto del Trentino. Effetto Covid, viene da dire: un po’ per la visibilità minore e la ridotta possibilità di incontrare gli elettori che i nuovi e gli sfidanti hanno avuto a causa delle restrizioni su assembramenti, comizi e incontri generate

dalla misure per il contenimento del contagio; un po’ perché ai sindaci uscenti si è riconosciuto il merito di aver gestito la pandemia mettendo in campo servizi straordinari. In molti comuni, lo avevamo scritto anche nella fase pre-elettorale si è faticato a trovare candidati e le liste uniche sono state davvero tante. Ma qualche brivido e qualche sfida calda c’è stata anche in Giudicarie.

Ilaria Rigotti il posto di sindaca a San Lorenzo Dorsino contro Andrea Sottovia. Elezioni sul filo di lana che hanno scaldato una tornata di

anche se le percentuali finali non sono state così vicine. A Fiavè Nicoletta Aloisi torna ad essere la sindaca del paese dopo la parentesi dei cinque anni

amministrativa piuttosto sonnecchiosa. Il risultato era incerto, ed è stata battaglia vera, anche a Fiavè, Bocenago, Strembo, Massimeno e Pelugo,

di Angelo Zambotti. La maggioranza che ha sostenuto Zambotti questa volta non ha trovato lo spunto giusto per sostenere Eddy Caliari, asses-

sora uscente e candidata al posto di Zambotti. Aloisi ha convinto di più e il 52,38% dei fiavetani l’ha preferita rispetto alla maggioranza uscente che, salvo Zambotti, si ripresentava. A Strembo la sfida “fratricida” fra i due assessori uscenti è finita decisamente a favore di Manuel Gritti che ha raccolto il 61,35% dei consensi rispetto al suo ex collega di giunta Sandro Ducoli. A Bocenago riconferma per Walter Ferrazza che prevale sul suo giovane sfidante per trenta voti che lo spingono al 55,10% rispetto al 44,90% di Luca Riccadonna che, alla sua prima esperienza amministrativa, ha messo in campo un bella sfida. A Pelugo si confermano gli schieramenti uscenti con il sindaco Mauro Chiodega che prevale sulla lista di Stefano Pietro Galli, che già era all’opposizione negli ultimi cinque anni. A Massimeno, il più piccolo comune del Trentino è Norman Masè ad aver prevalso su Alessandro Giacomini con un margine importante, racimolando il 67,57% delle preferenze.


Tavola Rotonda: Comuni in Giudicarie

OTTOBRE 2020 - pag.

Il sindaco Claudio Pucci lascia il passo a Borgo Chiese

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Elezioni comunai

OTTOBRE 2020

AFFLUENZA 79,83% (80,8% - NEL 2015)

CADERZONE TERME

SINDACO: MAURO CHIODEGA

Mauro Chiodega 62,08%

AFFLUENZA 70,28%

GALLI STEFANO PIETRO 37,92%

(79,54% - NEL 2015)

SINDACO MARCELLO MOSCA

A Pelugo riconfermato Chiodega

AFFLUENZA 78,49% (61,91% - NEL 2015)

Daniele Maestranzi 50,50%

347

POLLA LORENZO FRIGOTTO FLAVIA PEDERZOLLI GIOV. SILVIA AMADEI TIZIANO POLLA MARTINO POLLA MARCO MASE’ SARA SARTORI THOMAS MOSCA PAOLO (Bunny)

94 91 61 61 58 51 44 29 23

PORTE DI RENDENA

JOSEPH MASÈ 49,50%

AFFLUENZA 78,07% (76,17% - NEL 2015)

AFFLUENZA 60,50%

GRITTI

MANUEL DINO

SINDACO ENRICO PELLEGRINI

61,35%

SANDRO DUCOLI 38,65%

AFFLUENZA 78,08% (64,75% - NEL 2015) IDENTITÀ CONDIVISE 791 DALLAVALLE FEDERICO CHIAPPANI PAOLA DALBON WALTER CHIAPPANI NICOLA CANTONATI MASSIMO VALENTINI DARIA DORNA PAOLO FIORONI FERNANDA VALENTINI ALBERTO VIVIANI UGO STEFANI ALESSIO GIORDANI THOMAS DEFRANCESCHI GIUSEPPE FAORO GIULIANA

139 122 117 93 87 81 78 69 63 60 46 42 35 33

COMUNITÀ REALE PELUGO 102

CAMPIDELLI LUCA CHIODEGA PAOLA POLLINI SONIA CHIODEGA GABRIEL POLLINI GIANPIERO ZOANETTI ANGELA DELVAI FRANCO MOTTER MATTEO FERRARI GRAZIANO MASÈ CINZIA BRUNELLI CLAUDIA FRANCHINI CLAUDIO

56 51 43 24 24 24 23 14 11 8 6 4

CAMPIDELLI RICCARDO BERTINI DANIELE BONENTI SIMONE POVINELLI SANDRA SALVATERRA GIULIANA ONGARI SARA PIETROPOLI PAOLA SANDRI MARCO SCARAZZINI MARCELLO CHIODEGA ALBA POLLINI ANDREA NODARI ELSA

41 23 20 16 13 12 10 8 8 4 3 1

UNITI PER GIUSTINO 251

GIUSTINO INSIEME 246

MAESTRANZI LORENZO COZZINI LORETTA MASÈ SERGIO ARMANI CRISTIAN MAESTRANZI ROBERTA TISI ARRIGO DEI CAS MATTIA MASÈ ROBERTO MASÈ GIANLUIGI PELLEGRINI LINDA POLLA LUIGIA

RODIGARI FRANCESCA COCCO SIMONE MAESTRANZI SILVANO GOTTARDI ALESSANDRO MAESTRANZI ANGELO MASÈ ANDREA SALVATERRA LIVIO CHISTÈ FABRIZIA MAESTRANZI ERICA TISI MARCO MASÈ MILENA ONGARI JESSICA

57 54 54 51 41 29 24 24 16 13 9

56 52 42 38 36 27 27 25 25 20 15 15

Strembo: Gritti prevale su Ducoli

SINDACO: GRITTI MANUEL DINO

(57,78% - NEL 2015)

167

Giustino: Maestranzi disarciona Masè

SINDACO: DANIELE MAESTRANZI GENTE COMUNE

UNITI PER PELUGO

STREMBO NUOVI ORIZZONTI 227

PER STREMBO

143

MASÈ MAURO SARTORI DONATELLA CATTURANI MATTEO RIGHI RUGGERO MOSCHETTI MANRICO BIFFI ERMINIA MASÈ RAFFAELA CUNACCIA MORENO SARTORI MARIO CERVI GIUSEPPE DE CUNTO IVAN ZANDONAI MONICA

BOTTERI ALESSIO VALERIO GIANNI FANTOMA ALFONSO MASÈ ELVIO ALESSANDRO FANTOMA ELENA BULLO ELEONORA BRUNO DOMENICO MASÈ MARILENA GIUSTARINI ELEONORA F. BERNARDI FRANCO

45 26 22 22 20 11 10 8 5 1

60 46 36 34 29 25 24 23 23 17 13 7

A Massimeno vince Norman Masè

SINDACO: NORMAN MASÈ

Norman Masè 67,57% Aessandro Giacomini 32,43%

NUOVI ORIZZONTI

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LISTA CIVICA PER MASSIMENO 36

BELTRAMI ALESSANDRO BINELLI SANDRA BELTRAMI VIRGILIO COZZINI DAVIDE BASELLI SILVIA GASPERI ANTONIO POLLI PAOLO (Barbapero) FINETTI EMANUELA FRIZZI MATTIA (Nervo) LAMBRI FRANCESCA MAESTRI ELIA

42 19 16 13 13 11 8 7 5 1 0

FERRAZZA GIORGIO 18 POLLI CRISTIAN 9 ZANIN MARCELLO 8 FRIZZI HENRY 7 TRAVANINI LUIGI 5 POLLI in GOSETTI FLOREN 4 CONTRINI MASSIMO 3 BELTRAMI RAMON DANIEL 2 MAESTRANZI MARCELLA 2 ZANOTTI LOREDANA 1 BELTRAMI SISTO 0


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Elezioni comunali

OTTOBRE 2020

AFFLUENZA 85,43%

CARISOLO

(80,06% - NEL 2015)

AFFLUENZA 52,95%

ABocenago Ferrazza rieletto sindaco

SINDACO: WALTER FERRAZZA

Walter Ferrazza 55,10%

(67,72% - NEL 2015)

SINDACO ARTURO POVINELLI

RICCADONNA LUCA 44,90%

AFFLUENZA 76,12% (73,92% - NEL 2015)

MAESTRI RICHARD BELTRAMI CESARE POVINELLI MAURO VANZO RICCARDO SICHERI FABIO BERTARELLI MARIANO MAESTRI MONICA COLLINI MICHELA COLLINI THOMAS FIORONI RINA

Ketty Pellizzari 53,27%

399 108 84 67 66 61 45 45 37 30 27

VIRGINIO BUGNA 46,73%

AFFLUENZA 75,38%

SPIAZZO AFFLUENZA 59,69%

(77,34% - NEL 2015)

Franco Bazzoli

SINDACO BARBARA CHESI

62,81%

IVAN BAZZOLI 37,19%

AFFLUENZA 71,12% (79,72% - NEL 2015) LISTA CIVICA SPIAZZO 597 LORENZI ALESSANDRO MASÈ PAOLA LORENZI SERGIO FRIOLI MARIA ROSANNA COLLINI MATTEO ALIMONTA RAFFAELE MARTINI MATTEO BONAFINI AMANDA LORENZI MAURO GUT ALBERTO CHESI DANIELA ALBERTINI LUCA COZZIO ALBINO COZZIO FABRIZIO

181 126 90 85 57 47 39 37 35 33 31 24 20 17

ALBERTI MAURO (Gabana) MORGANTI MARA RICCADONNA ALFONSO FOSTINI SILVANO BOGNOLO GEORGE S. ALBERTI DAVIDE BORONI ALBERTO MARRAS MORENO MORATELLI MARCELLA FRANZELLI CHIARA NATALE MARTINA RICCADONNA GILBERTO

43 30 26 20 19 18 18 13 12 9 9 5

LISTA CIVICA VALDAONE 440 CORRADI JURI BALDRACCHI NADIA BUGNA LENER FILOSI RICCARDO PELLIZZARI ALAN COLOTTI EZIO BUGNA ALBERTO MAZZACCHI CARLO FILOSI EUGENIO GHEZZI DEBORA GASPARINI VANIA BRISAGHELLA MATTEO BUGNA IGOR CAMPREGHER ANITA BUGNA MARA

85 72 68 68 63 60 51 39 31 29 28 27 27 26 17

AVANTI PER VALDAONE 386

BONTEMPELLI GIORGIO 111 BUGNA FABRIZIO 70 GHEZZI TERESA 58 PELLIZZARI GIORGIO 55 NICOLINI ALDO 50 LOLLI ELDA 47 COLOTTI DANIEL 46 FILOSI BRUNA 31 PANELATTI ALESSANDRO 29 MOSCA CRISTIAN 25 ARICOCCHI BRUNO 25 GREGORI ANDREA21 PANELATTI MASSIMO 19 NICOLINI ELISA 18 BRISAGHELLA GIADA 13

Sella Giudicarie rielegge Franco Bazzoli

SINDACO: FRANCO BAZZOLI

(54,75% - NEL 2015)

RIZZO SERENA 45 BORONI GIULIANA 40 BORONI RICCARDO 40 RICCADONNA SILVANA 37 TISI BRUNO 28 FEDRIZZI EPIFANIO RENATO 20 FANTATO MAURIZIO 17 FOSTINI GIORGIO 17 BONAFINI FULVIO 11 MARZOLI VALENTINA 10 CIMA ELISA 7 BORONI ROSANNA 2

PASSATO PRESENTE FUTURO BOCENAGO 132

Valdaone riconferma Ketty Pellizzari

SINDACO: KETTY PELLIZZARI PER CARISOLO

INSIEME PER BOCENAGO 162

COSTRUIRE COMUNITA’ 1228 BONAZZA VALERIO MUSSI LUCA VALENTI MASSIMO MOLINARI SUSAN AMISTADI ANDREA BIANCHI LUIGI BRUNO MAZZOCCHI AMEDEO SALVADORI FRANK ANDREOLI DAVIDE PANDOLFI DAVIDE MAURINA ALESSIA PELLIZZARI GAJA BONENTI ILARIA MOLINARI KATIA GHEZZI PIERO

238 177 152 136 124 120 110 109 101 96 79 64 62 59 44

FUTURO INSIEME 727 BONENTI GIUSEPPE BONAZZA SANDRO RUBINELLI WALTER MUSSI FRANCESCA BAZZOLI ILARIO BONAZZA ILLARI GIOVANNINI ADRIANO FRANK SILVANA ROSSI NICOLA MUSSI ANNA LINDA SALVADORI SERGIO FACCHINI MARCO BONENTI CORRADO BAZZOLI ALESSANDRO OLIVIERI ELENOIRE

157 150 102 98 96 85 62 59 51 50 49 34 32 29 25

Pinzolo sostiene Michele Cereghini

SINDACO: MICHELE CEREGHINI

INSIEME CON VOI 59,42%

COMINOTTI CESARE 212 IMPERADORI MASSIMO 155 CORRADINI GIUSEPPE 138 BONAPACE ANDREA (Buzìn) 134 PEDRETTI ISIDORO 128 ROSSINI LAURA 128 BINELLI DIEGO (Tìsor) 113 BALLARDINI TIZIANA 93 CUNACCIA FEDERICO 89 MAFFEI ALESSIO 87 BINELLI MAURA (Lucin) 72 CAOLA MAURIZIO 58 PRADINI MASSIMO 43 FOSTINI RUGGERO 38 GARGIONI ELISA 33 MATURI CHIARA 11

CAMPIGLIO INSIEME 40,58%C BALLARDINI ALBERT VIDI LUCA VALENTINI DIEGO ZANON MARIO BONOMINI MONICA COLLINI ILARIA MAFFEI MARCO PAOLI BINELLI GIANLUCA MARCORA MARTINA CIRILLO GIULIA PAPA FRANCESCA BUSIGNANI LUCA STEFANI FRANCESCO D’ACQUISTO LUCA TREMENDI GIOVANNI MURRI VALERIA

297 161 134 113 103 76 48 45 42 22 20 19 15 12 11 9


OTTOBRE 2020 - pag.

9


pag.

10

AFFLUENZA 69,06%

STENICO AFFLUENZA 53,32%

(74,76% - NEL 2015)

NICOLA ZONTINI 84,00%

SINDACO MONICA MATTEVI

SETTIMO SCAGLIA 16,00%

AFFLUENZA 64,99% (63,56% - NEL 2015)

FAILONI MIRKO RIGOTTI DANILO BELLOTTI GIANLUCA ALBERTINI DANIELE BRESSI FLORO LITTERINI SIMONE NICOLLI SIMONE ZAPPACOSTA GIUSTINO FEDRIZZI MARIA RIMMAUDO ALESSIO BADOLATO FRANCESCA LADINI ARIANNA ALDRIGHETTI ANGELICA ARMANINI LUCA

Plebiscito per Zontini a Storo

SINDACO: NICOLA ZONTINI

(55,11% - NEL 2015)

STENICO ATTIVA

Elezioni comunali

OTTOBRE 2020

567

AFFLUENZA 58,84%

CINZIA PARISI 18,19%

(72,27% - NEL 2015)

ILARIA RIGOTTI

SINDACO FLAVIO RICCADONNA

50,10%

ANDREA SOTTOVIA 49,90%

AFFLUENZA 77,74% ATTIVIAMO BLEGGIO 707 CALDERA MASSIMO 153 PARISI MARIA ROSJ 115 TOSI MATTIA 91 BENEDETTI ALESSANDRA 76 LUCHESA MARILENA 67 CROSINA GIADA 60 CALDERA MAURO 54 FENICE PATRIZIA 51 FORMAINI EMILIO 50 FARINA GIORGIO 48 DEVILLI ADELE 47 IORI GIORDANO 30 BONAZZA ALDO 27 CROSINA MICAELA 23

PROGETTO 2000

LUZZANI MASSIMILIANO MELZANI LORENZO GIOVANELLI NICOLETTA CORTELLA CLAUDIO LOMBARDI ELISA ROMELE FRANCESCO MALCOTTI MICHELA GIACOMOLLI GIOVANNI PELANDA FABIA SIMONI ANDREA MORA ALESSANDRO GIOFRÈ VINCENZO GRASSI ANNA ANGELA BERNARDI ANNARELLA FERRARI EDOARDO

GIACOMOLLI FRANCESCO 58 GALLO GIUSEPPE ANTONIO 38 FERRETTI LUCIANA 29 UBOLDI PIETRO 27 CASSANELLI GIOVANNI 25 CIPOLLA ANDREA 24 BOLANDINI ANDREA 18 CORTELLA GABRIEL 15 SABBALINI MASSIMO 15 FERRETTI MONICA 14 BORDIGA CINZIA 11 RIGACCI MORENO 11 GRASSI ADRIANO 7 SCAGLIA MARIANO 4

164 137 129 108 95 78 60 54 52 47 42 34 32 29 23

326

INSIEME PER COMANO T. 1237

LEGA SALVINI TRENTINO 275

BURATTI MAURO 227 GUETTI CHIARA 181 ONORATI ACHILLE 172 PEDERZOLLI GIULIA 154 BELLOTTI FRANCO 141 FUSARI DAVIDE 110 PIROLA CHIARA 102 IORI CINZIA 96 ANDREOLLI GIOELE 83 DONISELLI ELISABETTA 80 DEL MAFFEO LAURA 72 MASE’ ALBERTO 58 RICCADONNA ALESSANDRO 54 FRANCESCOTTI MICHELE 34

BRENA LUCA BAROLDI ALESSIA SALVATERRA MICHELE BINELLI SERGIO MANUEL BRUNELLI DEBORA LUCCIONI ROSSELLA PEDONE VINCENZO RICCADONNA JESSICA ANDREOLLI RENZO FESTI MARIANO CROSINA GIANCARLO DI DOMIZIO ANGELA

56 34 24 19 15 15 13 12 11 11 6 2

SanLorenzo Dorsino: passa Rigotti

SINDACO: ILARIA RIGOTTI

(75,85% - NEL 2015)

214 153 137 135 102 101 92 82 59 55 45 42 32 23

CRESCERE INSIEME 772

Comano Terme incorona Zambotti FABIO ZAMBOTTI 81,81%

AFFLUENZA 68,00%

891

GIOVANELLI RICCARDO MALCOTTI ADRIANO FERRETTI MARZIA POLETTI CLAUDIO LUCCHINI OMAR FERRETTI CLAUDIA BONOMINI MARIELLA BELTRAMI SONIA BAZZANI DENNIS MARATTI MARZIANO BRIANI DYLAN PICCINELLI ANDREA MEZZI GIUSEPPE MARINI MICHELA

SINDACO: FABIO ZAMBOTTI

101 97 77 63 62 61 51 50 49 49 36 34 30 25

BLEGGIO SUPERIORE

FARE

IL BORGO CHE VORREI LIBERA MARCO CORNELLA ANNA MARGONARI RUDI BISSA VERONICA FLORI GIACOMO RIGOTTI GIANFRANCO BOSETTI FRANCO BOSETTI IVAN FLORIANI NICO ORLANDI JESSICA RAUZI LUISA SOTTOVIA GABRIELE CALVETTI SEM NOGLER ALICE

519 166 99 84 83 72 52 50 42 31 28 24 15 13 12

LAVORIAMO PER S.LORENZO DORSINO A. SOTTOVIA SINDACO 517 BOSETTI ALBERTO 141 CORNELLA SAMUEL 92 CORNELLA MANUEL 65 MATTIOLI VALENTINA M. 63 APPOLONI ANTONELLO 56 BRUNELLI FRANCESCO 56 APPOLONI SARA 47 DALDOSS ALDO 47 MENGON LUCA 43 CONTRINI ROBERTO 31 BOSETTI ITALO 30 ROCCA ANNA 13 ORLANDI ROMINA 12 CORNELLA ELENA 10 POSITELLO MARIA ELENA 10

A Fiavè torna Nicoletta Aloisi

SINDACO: NICOLETTA ALOISI

NICOLETTA ALOISI 52,38% EDDY CALIARI 47,62%

RINNOVIAMO CON VOI 352 ZANONI FRANCESCA NICOLINI CINZIA FRUNER LUCIO ZAMBOTTI RONNIE CALVETTI LUCA DIPRÈ CIANNA (Gianna) ZANINI CHRISTIAN ZAMBOTTI ARIANNA MARTINI FRANCA MARRI ALBERTO LORENZI STEFANO BAROLDI BERNARDO FLORIANI PAOLO SELLERI ALEXANDRA

64 52 44 42 39 31 30 29 23 18 17 15 14 3

FIAVE’ TRA DOLOMITI E GARDA 320 GIANNETTI RUGGERO FARINA GIAN SANTO CHEROTTI OSCAR CALZA MARIA PIA FRUNER LORENA BRONZINI LUCA CARLONI STEFANO FESTI NICOLA BURATTI DAVIDE GIORDANI MICHELE SARTORI MAURO ZAMBOTTI ANNA LISA ONORATI AGATA PARISI ELISA ZAMBOTTI CRISTIANO

59 50 47 44 42 41 40 39 38 28 18 18 17 11 11


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pag.

12

Elezioni comunali

OTTOBRE 2020

BORGO LARES

CASTEL CONDINO

AFFLUENZA 65,22%

AFFLUENZA 61,50%

(71,79% - NEL 2015)

(67,30% - NEL 2015)

SINDACO GIORGIO MARCHETTI

Nel capoluogo Franco Ianeselli sindaco al primo turno

SINDACO STEFANO BAGOZZI

Il centrosinistra rialza la testa in Trentino Rovereto, Arco e Riva al ballottaggio. A Pergine Oss Emer stravince di Denise Rocca Franco Ianeselli è il nuovo sindaco di Trento, al primo turno e raccogliendo più preferenze di quanto fece il suo predecessore Alessandro Andreatta, cinque anni fa, prima del cappotto leghista alle ultime provinciali. Ianeselli, ex segretario della Cgil, ha saputo racco-

ORIZZONTI COMUNI

CHEMOTTI SILVIA BERTOLINI ROBERTO MAFFEIS BARBARA ODORIZZI SILVIA MARCHETTI FRANCESCA COLLIZZOLLI SILVANA CHIODEGA DIEGO RIVANI MATTEO ARTINI MARIO POVINELLI GIACOMO COLLIZZOLLI MATTEO

351

76 70 45 45 42 38 33 32 28 27 17

INSIEME AI CASTELLANI BAGOZZI GIANNI BAGOZZI FABRIZIO BAGOZZI ARMANDO BAGOZZI GIADA TAROLLI MATTIA MASCHERI DANIELA POZZI IVAN VALENTI NICOLE SCHIVALOCCHI MAURO BAGOZZI FABIO

34 23 19 18 17 13 13 12 12 10

TRE VILLE

PIEVE DI BONO PREZZO

AFFLUENZA 67,93%

AFFLUENZA 58,93%

(64,01% - NEL 2015)

(75,74% - NEL 2015)

SINDACO MATTEO LEONARDI

SINDACO ATTILIO MAESTRI

Che Ianeselli fosse favorito era nell’aria, che ce la facesse al primo turno, con oltre trentamila voti di differenza rispetto al suo immediato sfidante e con più del 54% delle preferenze al primo turno non era previsto. Ma è stata la ciliegina su un torta che al centrosinistra stavolta è venuta bene. Il consiglio comunale del capoluogo è un mix di volti nuovi e ritorni. Tra i volti nuovi c’è Andreas Fernandez di Europa Verde Trento, giovane vicepresidente della coop sociale Villa Sant’Ignazio e i quattro consiglieri di Insieme per Trento con l’exploit del notaio Paolo Piccoli, dell’avvocata Monica Baggia (ex Pd, ex presidente di Trentino Trasporti), della maratoneta Anna Raffaelli e di Francesca Fiori, coordinatrice del Centro servizi volontariato. Una delle novità in campo era la lista Azione-Unione, che ottiene due seggi: quello di Chiara Maule, già assessora esterna all’innovazione, e Renato Tomasi. Per il Patt, la sorpresa è Alberto Pedrotti, il giovane presidente della Circoscrizione di Sardagna, le conferme sono gli assessori uscenti Roberto Stanchina, per il quale nelle consultazioni post elezioni pare ci sia pronto l’incarico di vicesindaco, e Tiziano Uez .

Trento Futura, passata da 5 a 3 consiglieri, riporta in consiglio l’assessore alla cultura uscente Corrado Bungaro e sarà rappresentata da due volti nuovi: Paolo Zanella, coordinatore infermieristico in Geriatria al Santa Chiara, super votato, e Stefano Bertoldi, direttore della Casa Hospice Cima Verde. Con +TrentoViva tornano in consiglio Salvatore Panetta e l’ex assessore comunale Andrea Robol. Fra le fila del centrodestra la prima assente di lusso è Forza Italia, che non avrà consiglieri.L’ex Cristian Zanetti infatti è stato rieletto ma con Fratelli d’Italia, assieme a Pino Urbani. La lista del candidato Andrea Merler, Trento Unita, conferma Fabrizio Guastamacchia, ex di Civica Trentina, porta in consiglio Eleonara Angeli, già consigliera con l’Upt nella consiliatura 2009-2015, e l’architetto Piergiorgio Frachetti (ex Patt). La Lega Salvini Trentino riconferma Vittorio Bridi. Il più votato per il Carroccio è il consigliere provinciale Devid Moranduzzo che ha già annunciato si terrà l’incarico in Provincia garantendo così il ripescaggio di Bruna Giuliani, madre del segretario provinciale della Lega Mirko Bisesti. I volti nuovi sono quelli di Alessandro Saltori di

gliere attorno a sé molto presto il consenso delle forze di centrosinistra che lo hanno supportato compatte fin da subito. Nel centrodestra si è scelto un candidato, dopo tanti patemi d’animo e divisioni, prima del coronavirus e dopo la pandemia si è cambiato tutto.

Meano, di Daniele Demattè, marito della consigliera provinciale Katia Rossato. Ritorna anche Giuseppe Filippin che è già stato in passato consigliere comunale e provinciale. Restano senza consiglieri il Movimento 5 Stelle che anche a trento conferma la debacle subita a livello nazionale, Rifondazione Comunista, l’Udc, La Catena e Agire dove nemmeno il consigliere provinciale Claudio Cia ce l’ha fatta. A Rovereto, seconda città del Trentino, si conferma invece la tradizione del ballottaggio nonostante un buon partenza per il sindaco uscente Francesco Valduga che per un po’ i primi dati elettorali avevano dato molto vicino a quel 50% più uno che lo avrebbe fatto rieleggere al primo turno. Alla fine Valduga è arrivato al 48%, il

suo sfidante Andrea Zambelli lo rincorre al 31% e il 4 ottobre i cittadini ritornano ad esprimersi. Anche a Riva del Garda è ballottaggio fra il primo cittadino uscente Adalberto Mosaner, sostenuto dalla coalizione di centrosinistra con la costola autonomista di Mario Caproni, e la leader leghista del centrodestra Cristina Santi. A dividerli meno di quanto era nelle previsioni: solo 163 voti assoluti, poco meno di due punti percentuali (34,7 per Mosaner, 32,8 per Cristina Santi). Nella vicina Arco 3.276 voti (34,40%) il sindaco uscente Alessandro Betta (centrosinistra) sfiderà al ballottaggio l’avvocato Giacomo Bernardi, arrivato secondo con il 23,50% e 2.238 voti complessivi. Fuori, per un manciata di voti (78), Chiara Parisi, a capo della coalizione ambientalista, che ha raccolto 2.160 voti (22,68%), ben al di sopra di ogni pronostico. A Pergine Oss Emer arriva al 60% e si riconferma sindaco. A Mori e Ala pure vince la continuità, con Stefano Barozzi del centrosinistra e Claudio Soini che ha invece fatto una scelta di civismo rompendo l’alleanza con il Pd con cui ha governato negli ultimi cinque anni riconfermati al primo turono.

ABorgo Chiese torna Giorgio Butterini

PERCORSO COMUNE 782 FEDRIZZI ANDREA PRETTI ROSELLA MALACARNE MATTIA BRAGHINI DANIELA PANGRAZZI PAOLO PAOLI DANIELE SIMONI MICHELA LEONARDI DANIELE LEONARDI BIAGIO GIOVANELLA ALDO SIMONI STEFANO CASTELLANI CLAUDIO ZAMBALDI ANGELA ZANETTI MARIO

142 135 126 95 81 79 70 68 60 57 48 47 43 28

IMPEGNO PER LA PIEVE 669 ROTA SERGIO GNOSINI BRUNO BOLDRINI CELESTINO COSI COSTANTINO MAESTRI MAFALDA FRANCESCHETTI PAOLO DRAS MONICA MAESTRI MARCELLA BUGNA LUCIANO BALDRACCHI LUIGI PESENTI FRANCESCA GILARDONI DAMIANO VIANELLO ENRICO

186 113 101 90 82 80 74 69 65 59 41 34 19

SINDACO: GIORGIO BUTTERINI

AFFLUENZA

67,68%

(79,57% - NEL 2015)

INTESA COMUNE

1060

SPADA ROBERTO ZULBERTI ALESSANDRA POLETTI MICHELE FACCINI MICHELE VICARI GIANNI RADOANI CLAUDIO SALVADORI MARISTELLA POLETTI SILVIA ROSA GIANLUCA POLETTI ELEONORA BIANCHINI NICOLA BORDIGA RAFFAELE MAZZOCCHI CORRADO BERTI DANIELA

217 198 181 177 133 110 105 87 82 77 59 52 46 43


Attualità

OTTOBRE 2020 - pag.

13

Inserita a debito, in attesa dei fondi europei per la ripresa, la variante di Comano Terme

Viabilità, pioggia di lavori sulle strade giudicariesi Finanziate la circonvallazione di Pinzolo e la galleria di Ponte Pià È già molto più di quanto si è visto negli ultimi anni, ma la ciliegina sulla torta insperata (ma, attenzione, questa è a debito per ora) anche la variante di Comano Terme. Tanta grazia non si era mai vista, la presenza in giunta di tre giudicariesi deve aver presentato il caso, grave, delle condizioni della viabilità locale, in maniera abbastanza convincente da iniziare a vedere dei passi avanti. “A seguito di risorse importanti di cui possiamo disporre anche per le conseguenze sanitarie che ci sono state nei mesi scorsi legate alla pandemia - spiega il vicepresidente della Provincia Mario Tonina - possiamo vedere concretizzati dei progetti importanti che c’erano già e di cui i territori chiedevano la realizzazione ma anche per mancanza di risorse non si era mai riusciti a portare avanti fino al cantiere”. La circonvallazione di Pinzolo era stata inserita dalla giunta in carica in assestamento di bilancio a fine anno scorso, gli altri interventi sono invece arrivati con il documento di programmazione settoriale

Sembra che in questo 2020, per altri versi molto difficile, sia davvero arrivato anche il momento della viabilità giudicariese, dopo anni di lamentele e con dei collegamenti che sono obiettivamente fra i peggiori del territorio provinciale. La Provincia ha inserito in bilancio fra le opere finanziate la variante di Pinzolo, del comparto viabilità che vale per gli anni 2020-2022, e con i suoi aggiornamenti più recenti, fino alle misure legate al Covid. Si è pescato da diverse parti per mettere risorse sulla viabilità della vallata. L’11 settembre scorso, il documento di programmazione settoriale del comparto viabilità della Provincia è stato ulteriormente aggiornato e nella tabella approvata con delibera del presidente Maurizio Fugatti, la giunta provinciale ha dato l’ok ad una nuova pianificazione di interventi prevedendo lo stanziamento di risorse aggiuntive per 83 milioni di euro. Fra queste opere sono stati inclusi interventi che erano stati sospesi nelle precedenti programmazioni in attesa di reperire le risorse, ma che risultano essere in avanzato stato di progettazione e che quindi si prestano a

una rapida realizzazione. Opere che, nel ragionamento della giunta provinciale, permettono di migliorare i collegamenti viari ma anche, essendo avanti nella progettazione e quindi velocemente cantierabili, all’esigenza economica di sostenere le imprese del territorio. È proprio fra questi lavori che compare anche l’adeguamento della galleria di Ponte Pia. “Le gallerie sono un risultato storico per tutte le Giudicarie,

mettendo sul piatto 80 milioni di euro e qualche spicciolo, l’adeguamento della galleria di Ponte Pià, per 25 milioni di euro, la sistemazione della strada nel tratto San Lorenzo - Molveno con 3,6 milioni e 1,4 milioni di euro per l’allargamento della strada provinciale del tratto verso Lundo.

erano ferme dal 2003 – spiega l’assessore Mattia Gottardi - la variante di Pinzolo e quella di Comano sono essenziali per il comparto turistico delle due località. Chiaro che la soddisfazione è tanta nel vedere questi progetti diventare finalmente realtà”. La variante di Comano Terme è un discorso diverso, ferma alla progettazione preliminare, ma già vederla comparire nei piani provinciali fra le opere da

finanziare con debito fa sperare tutto il comparto del turismo locale che su una viabilità alternativa conta per poter fare un balzo di qualità e benessere. La circonvallazione di Comano Terme è finanziata a debito: ovvero, il consiglio provinciale ha approvato 300 milioni di euro di investimenti in tre anni e fra questi 80 milioni sono destinati proprio alla variante di Comano. Ora è un percorso da costruire, ben più lungo rispetto alla variante di Pinzolo per cui la progettazione esecutiva è in corso, ma che la circonvallazione di Comano non sia stata depennata dal prossimo decennio, come appariva fino a pochi mesi fa, è una buona notizia. Tanto che si sta ragionando di dirottare i 6 milioni di euro che erano stati previsti per l’allargamento della strada della Selva - quella che sul co-

mune di Stenico ha permesso di bypassre l’abitato di Ponte Arche nelle chiusure estive e rappresentava un tamponamento temporaneo rispetto alla realizzazione della variante - per completare il tratto di ciclabile dopo l’ultima galleria del Limarò nel collegamento verso Sarche. Tratto che diventa strategico visto che il il collegamento fra il paese di Sarche e la ciclabile ricavata dalla vecchia strada verrà realizzato nei prossimi mesi. “Credo che tutti questi interventi - spiega l’assessore Roberto Failoni - siano importanti perché le Giudicarie vanno guardate nella loro completezza: dalla circonvallazione di Comano che ha avuto un primo finanziamento, alla variante di Pinzolo che lo abbiamo visto anche questa estate quanto è indispensabile e con le gallerie andiamo a migliorare sia la viabilità che la sicurezza della ciclabile. Importante è che non si scherzi sulle tempistiche che verranno date, saremo molto vigili su questo perché le opere sono improcrastinabili dopo tanti anni che si attende”.

Giovenche in sfilata: la Reginetta 2020 è Tato Emanuela Andrea Collini, presidente del Comitato organizzatore dell’atteso evento settembrino, e Manuel Cosi, presidente degli allevatori rendenesi e dell’Anare (Associazione nazionale Allevatori bovini di razza Rendena) hanno portato avanti la linea di “esserci”. In modo diverso, ma esserci. Così, ieri, in versione più tecnica e meno folkloristica delle precedenti edizioni, “Giovenche di razza Rendena” ha animato le vie di Pinzolo, “conquistando”, per la festa degli allevatori, il concorso dei giovani conduttori e la fase finale dell’elezione della “Reginetta” tenutisi in serata, il palcoscenico della centralissima piazza San Giacomo. Al mattino, invece, come di consueto, le giovenche e gli allevatori (tra loro tanti giovani e anche ragazze) si sono radunati nei prati accanto alla chiesa di San Vigilio per sfilare, davanti all’esperto Dario Tonietto,

“L’importante è crederci”, si afferma spesso prima di affrontare una sfida, di vita, lavoro o altro, che sia impossibile o quantomeno difficile nelle premesse. Così devono essersi detti gli allevatori e le allevatrici

della Val Rendena quando è arrivato il momento di decidere se organizzare oppure annullare, a causa dell’emergenza sanitaria, la tredicesima edizione di “Giovenche di razza Rendena – sfilata e dintorni”.

nell’apposito ring (ingresso consentito solo agli addetti ai lavori), e dare vita alla prima fase di selezione divisa in categorie. Nel pomeriggio, la sfilata, meno colorata e animata del solito, ma comunque in grado di suscitare l’apprezzamento e l’interesse di ospiti e residenti. Tra le 150 “Rendene” selezionate, sabato sera, dopo le attente valutazioni tecniche dell’esperto, è stata incoronata “Reginetta 2020” la giovenca Tato Emanuela dell’Azienda agricola Maurizio e Roberto Polla di Caderzone Terme, fattoria che si è aggiudicata il titolo anche lo scorso anno, nel 2017, 2009 e 2006. L’annuale appuntamento di incontro e confronto tra allevatori, che riprende quella che per sessant’anni è stata la fiera di San Michele (29 settembre), si è puntualmente svolto, anche nel 2020, pur con le dovute limitazioni e cautele.


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OTTOBRE 2020

Tavola Rotonda: sociale in Giudicarie Claudia Morelli parla di Anffas Tione

“Mancano protocolli perla persona con disabilità che vive al proprio domicilio e contrae il Covid” Quali conseguenze ha portato il Covid nel settore sociale, in particolare per gli utenti che ad esso si riferiscono La chiusura dei Centri diurni ha messo a durissima prova le famiglie che si sono ritrovate all’improvviso a dover provvedere da soli alle esigenze dei loro figli . E questo, specie per le famiglie con un solo genitore/familiare e per le situazioni di profonda gravità, è stato spesso un impegno al di sopra delle loro possibilità. La forte esigenza di inclusione e di relazione dei nostri ragazzi ha lasciato spazio all’isolamento con ripercussioni sul loro benessere psico-fisico anche per la sospensione degli interventi educativi e riabilitativi. Per gli utenti delle Comunità alloggio l’impatto della chiusura verso l’esterno è stato, possiamo dire, mitigato dal vivere in gruppo con una ricchezza di relazioni che ha sostenuto le loro giornate e con la possibilità di proseguire con le attività loro dedicate. Il dramma si è però manifestato in diversi Centri di Anffas con le prime situazioni di positività al Covid

che hanno inevitabilmente portato alla ulteriori suddivisione in gruppi degli utenti. Per la Comunità alloggio di Tione la differenza l’hanno fatta gli operatori che hanno scelto di condividere con i ragazzi isolamento e quarantena vivendo all’interno del Centro. Un sacrificio che ha pagato in termini di qualità: gli ospiti, assistiti dagli operatori e curati anche dal personale infermieristico di Anffas, hanno respirato serenità e sicurezza. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori di questo autunno-inverno nel quale è atteso un ritorno di casi di Covid e una potenziale confusione con l’influenza, almeno all’inizio? Già dalla riapertura dei Centri diurni dopo il lockdown è stato nettamente privilegiato l’aspetto del distanziamento e della compartimentazione nell’ottica di ridurre il più possibile i rischi da contatto, questo anche riguardo agli operatori che, nei limiti del possibile, rimangono stabili nei diversi gruppi. Vi è da dire che gli ospiti delle nostre Comunità, e normalmente anche i fre-

quentatori dei Centri diurni, sono vaccinati contro l’influenza stagionale e questo aiuta abbastanza nel contenimento delle malattie invernali. L’aspetto che preoccupa maggiormente è sempre quello della” tenuta” del familiare che segue la persona con disabilità; spesso sono situazioni monoparentali con familiari anziani esposti ai rischi connessi ad un eventuale contagio. Ed in caso di bisogno per l’assistenza alla persona con disabilità che vive al proprio domicilio e contrae il Covid non sono previste nell’organizzazione del sistema socio-sanitario strut-

ture apposite con personale preparato per la disabilità. La comunicazione con le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale non può essere improvvisata pena un aggravamento del quadro generale. Che scenari avete immaginato per fornire il vostro servizio a seconda dei diversi gradi di gravità di diffusione del coronavirus? Anffas ha prontamente costituito, già a Febbraio, un gruppo di lavoro sull’emergenza Covid-19 deputato ad osservare l’andamento globale e territoriale dell’epidemia ed elaborare

delle azioni concrete per la riduzione del rischio di contagio, sennonché protocolli operativi in caso di utenti/operatori positivi. I protocolli, distribuiti e diffusi alle famiglie e al personale, sono stati costantemente aggiornati durante tutta l’epidemia; ancora oggi vi sono delle procedure anti-contagio e di gestione dei casi sospetti/conclamati. Le procedure spaziano dalla predisposizione di strutture ad hoc per l’accoglienza di utenti positivi o in quarantena, la predisposizione di spazi dedicati al personale al fine di consentire un allontanamento volontario dal proprio domicilio così da ridurre il rischio di contagio in famiglia. Anffas Trentino ha dei contatti solidi e duratori con il resto dell’associazionismo locale e nazionale, confrontarsi costantemente con realtà che, prima di noi, hanno dovuto mettere in campo risorse ed energia nella gestione dell’emergenza ci ha aiutato a ipotizzare una serie di scenari, dai più rosei ai meno ottimistici, per poter adeguare in modo coerente la direzione del nostro operato.

La pandemia ha determinato tanti cambiamenti, qualcuno anche positivo nel suo settore? Nelle esperienze di vita anche se difficili è d’obbligo trovare un insegnamento che giustifichi ciò che abbiamo sofferto. Come famigliare rilevo che si è riscoperto il valore dell’appartenenza ad Anffas, come gruppo di famiglie. Quest’unione ha sviluppato confronti e supporto reciproco con possibilità di sostegno anche da parte dei nostri psicologi e pedagogisti nella cura dei ragazzi. Quanto all’utilizzo degli strumenti informatici la necessità ha coinvolto un po’ tutti in questo frangente. Quanto agli ospiti anch’essi hanno usufruito degli strumenti informatici sperimentando nuove modalità di relazione con l’utilizzo di tablet e smartphone per le videochiamate ai familiari ed agli amici ed anche - nel mio caso - per la frequenza di lezioni on line, ad esempio di musica. Un progresso indubbiamente accelerato dall’emergenza Covid che ha evidenziato in parecchi casi buone capacità di adattamento dei nostri ospiti con l’acquisizione di nuove competenze.

Il presidente di Coop Assistenza Tiziano Colotti

«La richiesta di assistenza sarà differente e mutevole» Quali conseguenze ha portato il Covid nel settore sociale, in particolare per gli utenti che ad esso si riferiscono? L’emergenza determinata dal Coronavirus ha destrutturato la quotidianità: il venir meno delle peculiarità che sempre hanno garantito continuità assistenziale e sicurezza nell’individuo, unitamente all’ incertezza della durata dello stato di emergenza (e ritorno alla normalità), hanno generato un clima di forte stress vissuto da tutta la popolazione, in particolar modo dalla fascia più fragile nonché più a rischio, gli anziani. Nell’assistito soventi sono stati gli episodi di isolamento sociale, aumento del senso di abbandono, stress, ansia e depressione; nonché solitudine in mancanza di

relazioni significative di sostegno e cura. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori di questo autunno-inverno nel quale è atteso un ritorno di casi di Covid ed una potenziale confusione con l’influenza, almeno all’inizio? Purtroppo, avvicinandoci alla stagione invernale, si assisterà al consueto aumento dei sintomi influenzali nella popolazione, con le conseguenti difficoltà nella presa incarico/gestione dei servizi di assistenza domiciliare, poiché gran parte dei sintomi esperiti coincidono con quelli correlati al Covid19 inseriti nella Scheda Triage. All’insorgenza della sintomatologia indicata il servizio verrà rivalutato secondo criteri che ne definiscono

l’indifferibilità, per cui necessario sarà proseguire il servizio con idonei dispositivi di protezione, o sospendere la frequenza fino ad esito negativo del tam-

pone. In entrambi i casi comunque elevato sarà il disagio vissuto da utente e caregiver. Che scenari avete imma-

ginato per fornire il vostro servizio a seconda dei diversi gradi di gravità di diffusione del coronavirus? Fondamentale sarà riuscire a rispondere prontamente e correttamente ad una richiesta differente rispetto al passato e mutevole nel tempo; determinante risulterà pertanto proseguire con il confronto ed il lavoro sinergico fra tutti gli attori sociali coinvolti, che ponga sempre al centro focale l’utenza in un senso ora più ampio, delineando un piano operativo comune che risponda al bisogno nel rispetto di nuove misure di sicurezza. L’intervento assistenziale è implementato con procedure create ad hoc per la fase emergenziale e standardizzate, che ne definiscono le modalità operative ed i dpi

specifici da utilizzare per garantire la salvaguardia della salute: del singolo gruppo famiglia (utente e nucleo familiare) oggetto di intervento, della collettività (comunità in cui il nucleo familiare è inserito) e dell’operatore stesso. La pandemia ha determinato tanti cambiamenti, qualcuno anche positivo nel suo settore? La pandemia ha sicuramente cambiato il modo di pensare, a noi stessi, ai nostri cari, alla nostra comunità, ed al nostro lavoro; ma operando nell’assistenza domiciliare non ha nel modo più assoluto portato beneficio bensì, al contrario, ha causato difficoltà ancora maggiori ad un’utenza che già prima dello stato emergenziale necessitava di aiuto.


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Michela Fioroni, responsabile del Servizio sociale della Comunità delle Giudicarie

“Oggi più attrezzati a rispondere ai diversi scenari” Quali conseguenze ha portato il Covid nel settore sociale, in particolare per gli utenti che ad esso si riferiscono? La pandemia ha avuto molte ripercussioni in ambito sociale. Nel periodo di chiusura totale, oltre alla preoccupazione per la salute, l’impegno costante è stato quello di non lasciare sole le persone più fragili; in una situazione imprevedibile si sono inventati nuovi modi di agire e si sono create collaborazioni tra servizi, amministrazioni comunali e volontari. Si sono cercate soluzioni veloci e sicure per situazioni che non potevano aspettare. I contraccolpi a cui assistiamo tuttora sono evidenti in molti ambiti: difficoltà economiche per la perdita o diminuzione del lavoro, aumento del carico assistenziale per familiari disabili o anziani da accudire, nuove fragilità di tipo relazionale per assenza di contatti o per convivenze forzate senza aiuti esterni. Per ripartire si sono riorganizzati completamente i servizi. Il privato socia-

le ha riordinato le proprie attività per assicurare la maggior tutela possibile: lavori in piccoli gruppi stabili, monitoraggio delle condizioni di salute, uso di tutti i dispositivi di protezione raccomandati. Le assistenti sociali hanno ricominciato ad incontrare le persone con al garanzia della sicurezza reciproca. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori di questo autunno-inverno nel quale è atteso un ritorno di casi di Covid e una potenziale confusione con l’influenza, almeno all’inizio? La preoccupazione per la fascia di persone più fragile della nostra comunità è ancora alta. Questo ci rende vigili nel monitorare i nostri servizi e agire con tempestività. L’aumento di nuovi focolai e casi a cui assistiamo (anche se finora non nel nostro territorio) ci pone di fronte a scenari che non vorremmo rivivere. L’impegno congiunto con il privato sociale è quello di agire quotidianamente secondo i piani che sono

stati elaborati per scongiurare per quanto possibile una diffusione del virus tra i nostri anziani, disabili e ragazzi. Questo mi auguro possa evitare una nuova chiusura dei servizi. Come è più che prevedibile e naturale inizieranno i malanni invernali e sarà fondamentale la collaborazione con il servizio sanitario al fine di individuare in modo tempestivo i casi di positività sia per proteggere gli altri ma anche per accorciare l’isolamento di situazioni incerte con sintomi lievi, che può essere pesante e faticoso per le famiglie coinvolte, soprat-

tutto se bisognose di assistenza. Che scenari avete immaginato per fornire il vostro servizio a seconda dei diversi gradi di gravità di diffusione del coronavirus? Rispetto al periodo terribile del lockdown, dove l’incertezza e la paura erano sovrane, abbiamo il vantaggio di essere più pronti e attrezzati. Sia il servizio sociale che il privato sociale continueranno a rispettare i protocolli di sicurezza per ridurre al minimo i possibili contagi qualora dovessero presen-

tarsi. Le assistenti sociali si attengono a comportamenti tali da garantire la necessaria tutela reciproca, ridurre di conseguenza le proprie assenze dal lavoro e non creare disservizi per le persone. Qualora sia necessario dover rimanere a casa per la cura dei propri familiari, abbiamo testato e sperimentato la possibilità di essere comunque presenti attraverso lo smart working. L’obiettivo è quello di riuscire a prestare aiuto e supporto alle persone anche nei diversi scenari che potranno presentarsi. Stiamo anche organizzandoci nel caso dovessero ripresentarsi focolai o numeri tali da dover ripristinare il numero di telefono #iorestoacasa per rispondere alle persone in quarantena con necessità primarie (pacchi viveri, raccolta immondizie ecc). La pandemia ha determinato tanti cambiamenti, qualcuno anche positivo nel suo settore? Non è facile, pensando a quello che si è vissuto, cogliere il lato positivo di

questo periodo: è forse ancora un po’ presto. Credo però che anche dalle esperienze più faticose e dolorose possano nascere e svilupparsi delle cose positive. Questo è una specie di dogma per il servizio sociale, ce lo insegnano e dimostrano le persone che affianchiamo in alcuni momenti difficili della loro vita. Da questa pandemia sicuramente abbiamo imparato a trovare risposte creative, fuori dagli schemi, mantenendo al contempo la professionalità necessaria: ci ha spinto ad inventarci e reinventarci per garantire quello che questa situazione ha compromesso più di tutto, la relazione, la vicinanza alle persone. Ha fatto emergere in modo importante la necessità di collaborazione sul nostro territorio tra tutti i settori (sociale, sanitario, educativo, ecc) per il benessere della nostra comunità; sta a noi tutti adesso non sperperare questo insegnamento e lavorare affinché possa attecchire, germogliare e crescere.

Fabio, Francesca e Bruno, animatori della casa di riposo di Spiazzo

“Alla tutela della salute, affiancare sempre l’importanza del benessere del residente” Quali conseguenze ha portato il Covid nel settore sociale, in particolare per gli utenti che ad esso si riferiscono? Un nostro ospite è solito riferire “Questo virus l’è na gran bruta bestia”. In questa frase ci stanno davvero tutte le difficoltà che gli ospiti della struttura portano con sé in questo periodo. Nei loro occhi compare in particolare la forte nostalgia dei propri affetti, la mancanza di fisicità e, a volte, un senso di grande impotenza, la privazione di momenti sociali comuni significativi ( quali gli spazi religiosi consueti all’interno della struttura, le feste, le aggregazioni del territorio, e la presenza del prezioso aiuto del volontariato) che predomina su ogni cosa, oltre anche alla difficoltà di comprendere norme sanitarie rigide e neces-

sarie di distanziamento sociale obbligato. Quali immagina saranno le difficoltà maggiori di questo autunno-inverno nel quale è atteso un ritorno di casi di Covid e una potenziale confusione con l’influenza, almeno all’inizio?

Le difficoltà maggiori saranno sempre quelle per i residenti e per i famigliari della struttura che dovranno pagare ancora una volta il prezzo più difficile di questo momento. La stagione più rigida impedirà poi l’accesso al giardino della casa, importante sostegno nel periodo estivo che permette-

va anche una vicinanza visiva seppur lontana con le famiglie, momento di incontro offerto che andava a sommarsi allo spazio settimanale programmato con i parenti nella visita presso la sala dedicata. Che scenari avete immaginato per fornire il vostro

servizio a seconda dei diversi gradi di gravità di diffusione del coronavirus? In questo periodo difficile si è cercato sempre anche nei giorni più duri di trasmettere positività e vicinanza ai nostri residenti volendo ridimensionare in veste serena i momenti più pesanti nei loro confronti e assicurando sempre loro, nel miglior modo possibile, sostegno ed affetto nella giornata. Ecco questa sarà ancora la priorità principale del servizio: assieme alla tutela della salute, affiancare sempre l’importanza del benessere del residente anche nelle situazioni complicate che si potrebbero ancora purtroppo ripresentare. La pandemia ha determinato tanti cambiamenti, qualcuno anche positivo nel suo

settore? E’ difficile parlare di cambiamenti positivi in un contesto così drammatico. Forse, la presa di coscienza di tutti noi professionisti di quanto la vita diventa rapidamente fragile e difficilmente prevedibile in certe circostanze, ci ha fatto di nuovo apprezzare l’importanza del momento, la qualità dei piccoli gesti quotidiani, il valore dell’espressione dello sguardo come intesa, partecipazione e forte vicinanza. Ora più che mai l’empatia e la prossimità nei sentimenti e nelle emozioni, diventa nei confronti delle persone che ci sono state affidate e nelle relazioni interpersonali, di fondamentale importanza ed assume un valore aggiunto prioritario e davvero qualificante.


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Il Saltaro delle Giudicarie

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I nostri politici mica sono come noi poveri mortali, loro sono da sempre immunizzati, l’aria del Parlamento fa miracoli, hanno superato nei secoli l’epatite alcolica diffusa, le droghe, ed altre cento porcherie, per loro il covid-19 è poca roba. Tutt’al più serve per andare sui giornali a farsi compatire. Poverini i nostri politici, con tutto il lavoro che sono chiamati a fare, c’è anche il virus a distrarli! Ma di solito passano oltre, intrepidi, anche perché non hanno nessuna intenzione di morire, non vogliono andarsene, per loro il paradiso è sulla terra, dove trovano un luogo in cui star meglio che nelle loro ville principesche un po’ in tutt’Italia, coccolati e adulati da ogni genere di leccapiedi? Anche perché non è che il Paradiso celeste sia loro garantito. Nonostante le preghiere e le raccomandazioni, lassù non c’è niente da fare. Bene che vada dovranno sostare per qualche secolo in purgatorio, sono troppe le cose da farsi perdonare dal buon Dio. Lassù non si compra nessuno. Il Paradiso non è l’Italia. Lassù ci va solo chi lo merita, e i politici, in gran parte, non sono graditi. Oddio, ci sono fra di loro anche persone per bene, ma sono in netta minoranza. Le statistiche divine segnano un gradimento del 5-6% degli attuali politici. Non di più. Il che è tutto dire. Oh, certo, i nostri sono ben consci della loro situazione e intanto rimandano la loro dipartita in tutti i modi poi si vedrà. A dar loro coraggio e speranza è arrivata l’ultima genialata del Berlusca. Oddio, ne ha dette tante, una più o una meno….ma l’ultima è molto interessante, riguarda appunto l’ora della dipartita. Lui non ci pensa neanche, dice che abbiamo mezzi e ricerche capaci di prolungare la vita ben oltre il secolo, oltre i cento anni: “Se la durata media della vita è stata di poco superiore ai vent’anni sino all’Ottocento, di quarant’anni all’inizio del Novecento, ed è arrivata oggi a ottant’anni, perché non si può davvero arrivare in un futuro prossimo a centovent’anni vissuti in buona salute?” Questo grazie alla medicina, al DNA e con l’uso delle cellule staminali. “La vita è un dono che ciascuno di noi deve saper spendere virtuosamente e intensamente”. Che è un po’ quello che da cinquant’anni fa il Berlusca, senza badare a spese, e senza particolari problemi di coscienza. Per lui non sarà comunque un problema arrivare a centovent’anni; auguriamogli tanta salute! Però, a ben pensarci, per noi poveri mortali, alla fine non è che ci piacerebbe molto vivere così a lungo. La prospetti-

Aspirazioni immortali e delusioni terrene La gente ne ha piene le palle della casta. Lo ha confermato alla grande i recente referendum. Quando si tratta di dare addosso ai politici il popolo accorre convinto. Quasi all’unanimità gli Italiani hanno tagliato il numero dei Parlamentari. A dir il vero avrebbero voluto

va di vedere i nostri politici arrivare fino a 120 anni è inquietante. Se poi i politici fossero tutti come il Berlusca sarebbero guai grossi per l’Italia intera. Questo è il ragionamento niente male del sindaco Filippo. “Personalmente penso che allungare l’aspettativa di vita sia controproducente e non ci sia niente da guadagnare. Ma ci pensate se accadesse veramente…!!! Quante tasse saremo obbligati a pagare? Senza contare che il limite dell’età pensionabile arriverebbe a cent’anni. Adesso almeno quando si va in pensione, se riesci a goderti vent’anni di riposo (magari con una pensione da fame) è già una buona cosa, immaginatevi ritrovarvi a 120 anni a godervi la pensione spendendola per cateteri e bombole d’ossigeno...” dice la sua l’Abele seduto con i suoi sodali al solito tavolo nell’osteria della Maroca. Ha ascoltato il sindaco Filippo e non ha

nessuna intenzione di seguire il Berlusca nelle sue stramberie. “Già… in politica poi ci vuole un sano ricambio, giovani rampanti capaci di dare una svolta a questa povera Italia, non dei vecchietti che per dare il loro voto in Parlamento appoggiano la dentiera sul pulsante. E purtroppo non occorre neanche aspettare il futuro che dice il Berlusca, purtroppo il nostro Parlamento è vecchio di suo e, come il pesce, è da tempo che ha cominciato a puzzare...”. Conclude l’Osvaldo Caccola che come al solito la mette sempre in politica. A questo punto interviene Ezio la Volpe, stranamente silenzioso da troppo tempo, intento nei suoi pensieri costantemente impuri: “E le donne, cosa ne faremmo delle donne oltre i cent’anni? Già dopo i sessanta cominciano ad arrugarsi come un campo arato di fresco, immaginatevi a cent’anni… avrebbero valli e monti un po’ dovunque

tagliar loro anche la lingua ed altre parti sensibili del corpo, ma sarà per la prossima volta. Si sperava che il covid-19 facesse una adeguata selezione, niente da fare, anche il covid-19 di fronte alla casta china il capo e torna in Cina.

come la carta topografica del Trentino...” Ezio la Volpe è fatto così, quello che pensa lo dice e punto. “Non ti preoccupare, Volpe, le donne sanno sempre come cavarsela, un vestitino alla moda, qualche ritocchino chirurgico, le donne fanno sempre la loro bella figura...” conferma l’Archimede. “Fermi, interviene il

Lingia, con le pretese da don Giovanni sempre alla ricerca della preda da spalmare, sono tornato ieri dal mare, e vi spiego io come se la cavano le donne... non vi dico del covid-19 e dei distanziamenti che mi hanno reso la vita impossibile, le donne se la cavano fregandoti… quando sosti in albergo per il rinfresco pomeridiano, è da dio, vedersi sfilare davanti donne d’ogni età… io di solito mi concentro sulle over 40-50, data la mia età, con quella mi piacerebbe …con quella no... viste così quasi quasi sono tutte promosse, la percentuale delle candidate per un po’ d’intimità varia dal 70-80%, ma poi quando le stesse donne le ritrovi in spiaggia, neanche più le riconosci e la percentuale cala ad un misero 10-15%, e con fatica anche con queste poche...” Il Lingia è ormai un fiume in piena, cerca di recuperare buon umore dopo le delusioni patite negli ultimi tempi. Probabilmente è proprio l’abbigliamento che fa la differenza, una donna vestita ha la possibilità di insaccare la cellulite nei collant o nei yeans, ma quand’è spogliata in spiaggia, è tutta un’altra cosa, solo indossare un paio di zeppe alte da loro un minimo di slancio, per il resto è tutto esposto al naturale... Me le sono guardate bene, me le sono classificate: c’è la donna Ferrari da corsa, larga di posteriore per evitare di derapare in curva, c’è la donna ramo secco,

che mi ricorda la mantide religiosa, quella che uccide il maschio dopo l’accoppiamento, c’è poi la tardona rigorosamente in topless che fa scappare persino le zanzare, e infine la donna elefante che quando si muove mette in pericolo tutta la zona d’intorno...e poi tutta una serie di altre tipologie che non vi dico per non farvi andare di traverso il buon vino della Maroca…, una delusione dopo l’altra, basta mare, basta sofferenze...basta frustrazioni, meglio la montagna, poche ma buone...Credete a me, le donne sui cent’anni sarebbero ancora peggio, donne da ospizio, meglio rimanere come siamo, al diavolo il Berlusca, questa è la mia opinione...” “Lingia sei sempre il solito, ti ho detto mille volte che l’aspetto fisico delle persone non conta nulla, il corpo è solo un involucro e il suo valore è dato dal contenuto...e la donna in quanto a contenuto, a dispetto di tante battute e barzellette, si è spesso dimostrata superiore all’uomo per sensibilità, spirito pratico e capacità... E checchè ne dicano i “mascoli”, in nessun uomo al mondo è possibile trovare la loro grazia e la loro delicatezza. Tenetevele care, ed anche nei solchi cutanei che appaiono nell’autunno della vita vedremo scorrere solo rivoli di quel grande amore e di quella ricchezza interiore di cui il mondo non può farne a meno...” Queste sono le considerazioni del vostro Saltaro per concludere una discussione estremamente interessante al tavola dell’osteria della Maroca. Meditate gente, meditate.

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Europa

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Una politica di buon vicinato A tal fine sono previste varie iniziative: “L’Unione può concludere accordi specifici con i Paesi interessati. Detti accordi possono comportare diritti e obblighi reciproci, e la possibilità di condurre azioni in comune. La loro attuazione è oggetto di una concertazione periodica”. Spesse volte i Paesi interessati registrano limiti sul piano dello stato di diritto e delle condizioni economiche. È previsto che l’Unione possa intervenire anche con aiuti economici per aiutare situazioni particolari nei Paesi con cui è stato deciso di stabilire rapporti di vicinato. Gli aiuti sono tuttavia condizionati rispetto di principi e valori ritenuti fondamentali dall’Unione europea, fra i quali assumono particolare importanza la democrazia i diritti umani, lo Stato di diritto, il buon governo, e impegno per una funzionante e corretta economia di mercato. Se in passato, sulla base di accordi stipulati fra la Comunità europea dei primi anni del processo di integrazione europea aiuti venivano

di Paolo Magagnotti Avere un vicino di casa con cui si va d’accordo e con il quale è possibile collaborare nell’interesse reciproco è sempre buona cosa. È sulla base di questo elementare principio che l’Unione europea ha avviato da tempo e sostiene una “politica di vicinato”. In base all’articolo 8 concessi, soprattutto in Paesi africani, prescindendo dal rispetto di determinati principi, attualmente su tale piano le Istituzioni europee sono molto più rigide: non solo per la necessità di voler avere rapporti di collaborazione con sistemi democratici ma anche per “ forzare” i Paesi coinvolti a crescere e svilupparsi sulla base di principi fondamentali che abbiano a fondamento il rispetto della dignità umana e sui quali si incarnano altri valori, quali la democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto. Nell’ambito dei rapporti istituiti e che si stanno sviluppando sulla base della politica di vicinato fondamentale per l’Unione europea è un principio introdotto in maniera stringente negli ultimi tempi, “more for more”, ossia io ti concedo maggiori

aiuti a fronte di un tuo maggiore impegno. Attualmente la politica di vicinato dell’Unione europea interessa sedici Paesi dell’area caucasica ed Europa orientale, del Nord Africa e

del trattato sull’Unione europea “l’Unione sviluppa con i Paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”.

Medio Oriente: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina. La Commissione europea e il

Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sono le due realtà che seguono particolarmente da vicino la promozione e il controllo per rapporto alla politica di vicinato. In più occasioni il Parlamento europeo ha espresso indirizzi e formulato valutazioni in materia; nel marzo del 2019 ha approvato una risoluzione sulla situazione dopo la primavera araba riguardante prospettive future per il Medio oriente e il Nord Africa. Per quanto riguarda l’area africana e mediorientale, se da una parte viene riconosciuto che vi sono stati alcuni progressi in termini di democrazia, dall’altra parte sono stati lamentati limiti e carenze piuttosto gravi, con la precisa richiesta di intraprendere con sollecitudine riforme democratiche, sociali ed economiche. Purtroppo

si registra spesso che le carenze sono alquanto gravi e di fronte alle stesse l’Unione europea è in grado di fare ben poco. Per rimanere ad alcuni aspetti attuali di questi giorni avvertiamo, ad esempio, gravissimi limiti in materia di giustizia in Egitto per rapporto a cittadini sia italiani sia egiziani. Abbiamo avuto lo scoppio, di fatto, di un nuovo, grave conflitto nella regione del Nagorno Karabakh, dove la prepotenza dell’Azerbaigian contro gli armeni dell’area non lascia ragionevoli spazi di trattative con l’Armenia. Un limite nelle possibilità di intervento dell’Unione europea in queste ed analoghe situazioni sta anche nel suo ridotto potere in materia di politica estera. Evidentemente, se gli Stati membri riconoscessero o concedessero maggiori poteri all’Unione negli abiti della difesa della politica estera, sarebbe probabilmente possibile registrare interventi più incisivi da parte della stessa. E questo, nell’interesse di tutti.

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Sanità

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Ospedale di Tione, la denuncia del sindacato

“Mancano medici e infermieri per le misure anti Covid” di Denise Rocca La stima del sindacato è che manchino 16 operatori fra infermieri e medici per fronteggiare le disposizioni anti-Covid e mantenere l’operatività dell’ospedale di Tione. L’azienda sanitaria si sta organizzando, come richiesto anche dalle direttive nazionali, per la gestione di un potenziale incremento dei casi di Covid in autunno e inverno, ma il sindacato degli infermieri evidenzia le criticità di questo processo legate al mancato incremento di risorse. «Prendo spunto da quanto si sta pensando di attuare a Tione, ma il problema riguarda tutti i presidi ospedalieri - sottolinea Fabio Lavagnino, rappresentante sindacale di Nursing Up - si dovrà procedere nel creare percorsi di gestione separata per i pazienti che accedono nei Pronti soccorsi come già avvenuto in passato, in modo da avere percor-

L’Italia sta reggendo la recrudescenza del Coronavirus in questo autunno nel quale il Regno Unito sta per rientrare in lockdown e i casi aumentano con numeri importanti sia in Francia che in Spagna. L’italia regge, ma il sistema sanitario si prepara ad un ritorno di casi. In questo quadro geenrale, si alza la voce degli operatori si Covid e altri non Covid evitando di diffondere la malattia all’interno degli ospedali. Il nocciolo del problema è che nei mesi di emergenza, in marzo e aprile il personale è stato recuperato chiudendo tutte quelle attività non urgenti come la sala operatoria, gli ambulatori e i reparti chirurgici. Oggi l’intenzione manifestata dalla Provincia e dall’azienda sanitaria è quella di lasciare comunque aperte tutte queste attività ordinarie. Ne consegue, quindi, che mancheranno medici, infermieri e personale di supporto in quanto il personale in servizio oggi è appena sufficiente a garantire le attività di routine di un presidio ospedalie-

ro». Secondo il sindacato, guardando ad un esempio concreto come l’ospedale di Tione, i numeri del personale aggiuntivo che servirebbero per mantenere in contemporanea

del settore sanitario trentino, in particolare quelli degli ospedali periferici: c’è preoccupazione per gli organici, per gli spazi, per la sicurezza di chi lavora in prima fila e dal culmine della pandemia nei mesi di marzo e aprile deve ancora recuperare le ore straordinarie e la fatica di quei lunghi mesi.

sia l’assistenza ordinaria che i percorsi e le attività straordinarie legate al contenimento del coronavirus sono di un minimo di 8 infermieri e altrettanti operatori di supporto in più ri-

spetto agli attuali presenti nella dotazione organica dell’ospedale giudicariese. «Nursing up come sindacato dei professionisti sanitari - specifica il sindacalista Lavagnino - ha più volte scritto e chiesto a questa giunta e all’assessora Segnana un confronto, siamo scesi in piazza il 4 settembre a Trento e manifesteremo anche a livello nazionale a Roma per continuare a denunciare la mancanza di risposte sulla carenza degli organici e sul giusto riconoscimento economico dei sanitari. Se si vuole dare, e mantenere, ai cittadini un servizio sanitario in sicurezza bisogna investire sul personale, molti dei nostri professionisti stanno

ancora vivendo sulla loro pelle un senso di inquietudine per quello che è stata la pandemia, hanno ferie arretrate riferite al 2019 ancora da fruire e un monte ore straordinarie che difficilmente recupereranno». L’intervento chiesto alla giunta provinciale e all’azienda sanitaria è urgente: «Non c’è più tempo - incalzano da Nursing Up - servono nuovo personale e riconoscimento per tutti quei professionisti che tanto hanno dato e che ancora stanno dando per garantire la salute di tutti». È anche delle promesse elettorali che si chiede conto: « Fino ad oggi - conclude Lavagnino - questa Provincia cosa ha fatto per potenziare gli ospedali di valle, a parte i proclami? Perché nonostante fossero note le indicazioni nazionali non si è provveduto in tempo a trovare il personale necessario?».

Editoriale - di Adelino Amistadi

Molto più complessa la situazione riguardante il turno elettorale riguardante le elezioni regionali. Erano 7 le regioni chiamate al voto: Val d’Aosta, Veneto, Marche, Toscana, Puglia e Campania. E l’esito non era per niente scontato. Anche se Salvini della Lega s’era lasciato andare convinto di vincere 7 a 0, le cose non sono andate così, anzi. Oggi, con gli esiti confermati, non si è ancora capito chi abbia vinto e chi no. Come sempre, ad ogni elezione, hanno vinto tutti, nessuno che ammette d’aver perso. È sempre stato così, non è facile ammettere la sconfitta. Ad occhio, con la mia esperienza, visti i risultati potrei dire che non ci sono stati grandi vincitori, solo qualche buon risultato e qualche débâcle, ma niente trionfalismi. È finita 3 a 3, ma è difficile definirlo un pareggio. La destra s’aspettava ben altro. Ma questo risultato con quello del referendum costituzionale, sembra portare verso acque più tranquille le sorti del governo Conte e dell’alleanza giallorosa che lo sostiene. Almeno sembra. Ed è proprio il premier Conte, insieme al segretario del Pd Zingaretti, uno dei pochi che può brindare per i risultati di questa giornata elettorale. Il Pd infatti ha sì perso nelle Marche, ma ha vinto alla grande in Campania con l’osso duro che più duro non si può De Luca, nelle Puglie con Emiliano, in Toscana con Giani, tutto sommato meglio del previsto.

Il “Capitano” perde pezzi della sua compagnia Non può, invece, brindare la destra con Matteo Salvini. Per consolidare la propria leadership nel centro destra aveva infatti immaginato di portare a buon termine l’operazione già tentata e fallita in Emilia Romagna provando a vincere in Toscana, una delle storiche roccaforti rosse. Ma alla fine la candidata della Lega ha fatto la stessa fine della sua collega emiliana, e ha vinto il sessantenne Giani, compagno d’antico lignaggio. Ha vinto alla grande in Veneto, ma non tanto la Lega di Salvini, quanto la lista di Zaia che ha trionfato sconquassando la lista dell’amico Matteo. Corrono voci che Zaia intenda spodestare il Capitano e sono in molti che se lo augurano. Anche perché la débâcle più insidiosa di Salvini avviene nel sud Italia dove non è riuscito a sfondare confermando che la Lega fatica molto ad affermarsi nel meridione, sembra proprio che il sogno salviniano di una lega nazionale debba essere definitivamente riposto ne cassetto. Intanto Giorgia Meloni lavora per cercare di fare le scarpe al

Capitano leghista, ma anche per lei la strada è piuttosto ostica. E ben vero che il suo candidato Acquaroli ha conquistato le Marche dopo 25 anni di ininterrotto dominio della sinistra, ma in Puglia il suo candidato, Fitto, ha incassato una sconfitta non da poco da parte di Emiliano. Ma date le circostanze, la sfida a distanza con Giorgia Meloni appare anch’essa una mezza sconfitta di Salvini. Sull’altro fronte invece si canta vittoria: il M5s per il risultato del referendum, il Pd per l’esito politico della consultazione. In realtà, nel complesso, si tratta per entrambi di una vittoria a metà. Quella del sì al referendum è una vittoria dei cinquestelle, ed è una vittoria ottenuta con grinta e con convinzione, contro tutto e tutti, tuttavia il responso delle urne è stato a dir poco disastroso per quanto riguarda il voto politico, tanto da oscurare la stessa vittoria referendaria. Né molto bene sono andate le cose in Liguria dove il M5s s’era alleato con il Pd per battere Toti, ex Forza Italia, e anche lì le cose sono andate

male, Toti ha stravinto da solo. Ma anche nelle altre regioni dove correvano da soli hanno avuto risultati irrilevanti, E nel partito (stellato) sembra si avvicini una poco salutare resa dei conti. In casa Pd, invece, da come si erano messe le cose, Nicola Zingaretti può legittimamente dichiararsi soddisfatto. E’ vero che perde le Marche, ma era previsto. E per come s’era messa, il segretario Pd può davvero festeggiare. Anche perché dove il Pd ha vinto, ha vinto da solo. Ha vinto contro il centrodestra, ma anche contro i 5Stelle perché quasi ovunque i pentastellati avevano presentato propri candidati. E ciò aggiunge peso politico al risultato dei democratici. Totalmente sconfitti ne escono gli ex grandi della politica italiana: Forza Italia ormai senza bussola e senza eredi designati che sta tirando le cuoia, a parte qualche sussulto, un po’ dovunque e l’Italia Viva di Matteo Renzi totalmente insignificante, più che un’Italia viva, un’Italia morta. Così come le ambizioni del nuovo che avanza l’europar-

lamentare Calenda sono appassite, quasi del tutto irrecuperabili. Da questo breve e schematico riassunto della tornata elettorale della settimana scorsa ne esce evidente la voglia di stabilità che scaturisce dalle urne. Non è in vista nessuna spallata al governo sempre sul pezzo nella lotta all’epidemia ancora in corso, ma dopo il referendum sarà più che mai impegnato a portare a compimento la riforma costituzionale. Bisognerà imbastire una nuova legge elettorale come pure rimettere a posto l’intelaiatura istituzionale: tutte cose complesse e molto delicate che richiedono compattezza politica e chiarezza di idee. Senza dimenticare la più importante di tutte le questioni: la gestione del Recovery Fund. Nei prossimi mesi il Governo avrà occasioni importanti per dimostrare la propria solidità e la propria capacità di rimettere il Paese sui binari della ripresa e del ritorno ad una vita normale e serena. Speriamo in bene.


Economia

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Rubrica salute

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La poliomielite è una malattia infettiva causata da un virus appartenete alla famiglia degli Enterovirus. Ne esistono tre tipi 1, 2, 3 e l’infezione avviene per trasmissione oro-fecale. Il virus entra nell’orofaringe e raggiunge l’intestino tenue e quando si è instaurata l’infezione raggiunge il sistema nervoso centrale attraverso il torrente circolatorio. Il periodo di incubazione varia da pochi a molti giorni e i sintomi possono essere minimi o manifestarsi con stanchezza, febbre, mal di testa, dolori vaghi. I virus distruggono le cellule nervose , nello specifico i neuroni motori, per cui ne deriva un deficit a carico dei muscoli con una manifestazione clinica che si chiama “paralisi flaccida”. Possono essere colpiti tutti i distretti del corpo, di frequente sono interessati solo gli arti inferiori. Già nel 1840 J. Heine l’aveva descritta come malattia e K. Landsteiner ne aveva identificato l’agente infettante nel 1908. Ma la malattia era nota anche al tempo degli Egizi; mentre nel secolo scorso vi furono episodi di grave diffusione in Australia e Nuova Zelanda e nel 1952 negli USA causò più di 3000 morti e 20.000 casi di paralisi. Le cose cominciarono a cambiare negli anni 50, quando si introdusse il primo vaccino : H. Koprosky vaccinò tra il 1958 e il 60 migliaia di bambini nel Congo Belga e in Polonia. Il vaccino successivamente utilizzato dal 55 in poi fu il Salk, dopo due dosi si sviluppano anticorpi protettivi nel 90% dei casi e dopo tre dosi l’immunità è permanente nel 99% dei casi contro tutti e tre i tipi di virus. Il vaccino che è stato utilizzato in modo massivo a livello mondiale dal 1962 è però il Sabin, perche si somministra per via orale, perché è poco costoso, perché una singola dose produce immunità verso tutti e tre i sottotipi, perché tre dosi producono immunità permanente nel 95% dei casi. L’Italia è stata dichiarata ufficialmente “polio-free” il 21 giugno del 2002, l’ultimo caso di

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il continente libero dalla malattia

L’Africa ha sconfitto la poliomielite di Gianni Ambrosini

“… Filomena era una bimba vivace, dagli occhi azzurri e dai capelli crespi e biondi. Non era mai ferma e amava portare i gattini, quando erano ancora piccoli, nelle tasche del grembiule. L’avresti detta normale ma era quando correpoliomielite si è avuto nel 1982. Il 25 agosto scorso l’OMS ha dato una notizia che ritengo straordinaria. Le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus direttore dell’OMS sono state : “ è una grande giornata per i miei fratelli e le mie sorelle africane, questo è uno dei più grandi risultati della salute pubblica , che dimostra che con la scienza e la solidarietà possiamo sconfiggere i virus e salvare vite umane”. La ARCC ( Africa Regional Certification Commission ) a cui nel 1988 era stato affidato il compito di controllo della campagna di vaccinazione ha certificato che più del 95% della popolazione era stata vaccinata e che la Nigeria e il Camerun gli ultimi paesi ad essere dichiarati “poliofree” il 19 di luglio scorso, non avevano più avuto casi di polio negli ultimi tre anni. Solo nel 1988 nella sola Africa s’erano avuti ben 70.000 casi di poliomielite e 350.000 nel mondo. La campagna vaccinale ha portato a risultati strabilianti se è vero che gli unici paesi dove il polio virus è ancora attivo sono solo l’Afganistan con 29 casi e il Pakistan con 58 casi nel 2020. Le Americhe sono poilio-free dal 1994, le Regioni del Pacifico dal 2000, l’Europa dal 2002,

il sud-Est Asiatico dal 2014. Se si completasse il programma mondiale di eradicazione del virus sarebbe la seconda malattia a scomparire dopo il vaiolo estinto dal 1980 : “il vaiolo non esiste più nel mondo”. I risultati ottenuti in Africa sono dovuti alla Global Polio Eradication Initiative (GPEI ). Nel 1996 i capi di stato riuniti a Yaoundè, sostenuti da Nelson

va allargava le braccia e faceva come un saltello per compensare la mancanza di forza nella gamba destra. Aveva avuto la poliomielite quando aveva quattro anni e la gamba non aveva più ripreso il tono muscolare …” (J.P. Armour)

Mandela, si impegnarono nella lotta all’eradicazione della malattia. Fu lanciata la campagna Kick Polio Out of Africa che ha salvato, si calcola, 1,8 milioni di bambini dalla paralisi e che è stata particolarmente difficile in alcuni paesi come la Nigeria per motivi religiosi e politici. La campagna è costata 17 miliardi di dollari e sono state distribuite 9 miliardi di dosi

di vaccino orale, mentre l’eradicazione del vaiolo costò 280 milioni. La situazione non è però del tutto sotto controllo e va continuamente presidiata perché se diminuiscono le vaccinazioni per problemi legati alla politica, alle guerre , alle emergenze socio economiche o a problemi culturali la malattia può di nuovo emergere e diventare difficile da controllare. Ne è

un esempio la Siria dove sono diminuite le vaccinazioni e sono peggiorate le condizioni igieniche a causa della guerra e vi sono stati di conseguenza nuovi casi di polio. Le competenze acquisite per l’eradicazione della polio e i risultati ottenuti sono un esempio prezioso di come sia possibile procedere sulla stessa giusta strada quando si segue la via della scienza e si persegue la ricerca del risultato migliore. Una battaglia ancora aperta, che stiamo solo ora imparando a combattere è quella legata al controllo del Covid19. Problemi culturali, economici e politici ne stanno complicando la gestione e il controllo ottimale. Ci auguriamo che quando ottenuto per la polio possa servire da guida e da monito. I progressi della scienza non sono né facili né immediati e vanno sempre riconosciute le competenze dei veramente esperti. Le malattie sono difficilmente eliminabili e rappresentano quasi sempre uno dei modi con cui l’uomo entra in rapporto con la natura. Uno degli strumenti di controllo di questo rapporto è rappresentato dallo sviluppo dei vaccini che permette alla fine di allargare e di gestire meglio la nostra nicchia ecologica.

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Porto Franco

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La politica a tempo (quasi) pieno di Ettore Zampiccoli Se il presidente del Consiglio, Walter Kaswalder, ordinasse una piccola indagine scoprirebbe certamente che altri consiglieri sono impegnatissimi sul fronte del business privato trovando modalità per rendere il loro lavoro “privato” compatibile con l’attività amministrativa e legislativa, propria delle funzione di consigliere provinciale o regionale. Per carità tutto lecito, non c’è che dire almeno fino a quando non ci sarà una norma che renderà più vincolante il tempo pieno, quello di consigliere provinciale nel caso specifico. Però sul piano dell’etica politica qualche domanda o perplessità resta. A un qualsiasi dipendente, privato o pubblico che sia e che abbia un contratto a tempo pieno, sarebbe permesso di svolgere contemporaneamente e pubblicamente altre attività? Lo dubitiamo. Crediamo che questa prassi

“Noi siamo quel che mangiamo”, dicono i filosofi dell’alimentazione. “Siamo quel che gettiamo”, rispondono i teorici della salvaguardia dell’ambiente. Probabilmente hanno ragione entrambi. Certo, oggi (in vista di un domani poco roseo) il problema più delicato riguarda ciò che gettiamo: i rifiuti. Milioni di tonnellate di rifiuti di ogni tipo, dai metalli alla carta, dagli alimenti (sì, anche quelli, e tanti!) alle plastiche, fino (addirittura) alle carte di famiglia. Una bestialità? Chi si occupa di rifiuti, nella dozzina di centri raccolta materiali delle Giudicarie, ne ha viste di tutti i colori. Ed è vero: nei rifiuti spesso c’è la storia delle famiglie. Una storia ignorata, perché capita un fatto curioso. Sono molti i teorici del “non si butta via niente”, salvo poi, quando capita di fare le grandi pulizie delle soffitte, oppure in occasione di un trasloco, beh, allora ci si libera di ciò che si ritiene inutile. E nell’inutile, ahinoi, cascano dentro anche documenti delicati. “Un giorno – ci racconta un operatore – entra al crm una persona che deve gettare merce. Getto un occhio su un fascio di carte e vedo la data dei primi anni del secolo scorso. La

Ivano Job (Lega), Alessandro Olivi (Pd), Lorenzo Ossana (Patt): sono questi i tre consiglieri provinciali che qualche mese fa avevano chiesto ed ottenuto un bonus - uno dei tanti bonus distribuiti in funzione anti Covid - a sostegno delle rispettive aziende. Una volta “scoperti” i tre consiglieri hanno fatto marcia indietro restituendo o dando in beneficenza le somme percepite. Insomma ci hanno dovrebbe valere anche per i consiglieri, a meno che il loro lavoro legislativo sia talmente modesto da consentire di avere ampi spazi nella giornata e nella settimana per dedicarsi anche agli affari privati. Ci rendiamo conto che il problema è complesso e delicato (non lo hanno risolto nemmeno a livello nazionale !). È evidente che una persona che viene eletta in Consiglio provinciale non può chiudere le attività professionali svolte fino a quel momento o le aziende gestite. Però ci possono essere modalità e strumenti utili per obbligare un consigliere eletto a dedicarsi a tempo pieno al lavoro legislativo, senza

che questo diventi un optional o una integrazione del lavoro e delle attività professionali o aziendali svolte sino al momento

messo una “pezza” e quindi capitolo chiuso. Ma questa vicenda ha evidenziato un aspetto, che forse ai più sfugge. Ci sono consiglieri provinciali e regionali – il riferimento non è necessariamente ai tre sopracitati – che svolgono sì il loro ruolo in Provincia ma contemporaneamente non perdono di vista le loro aziende o il loro ufficio professionale.

della sua nomina. È solo una questione di etica politica. Lo stesso discorso vale

anche per parecchi sindaci della Provincia. I sindaci, con le normative attuali, hanno diritto ad esercitare il mandato con tempo

pieno ed ovviamente con relativa indennità, che non è trascurabile. Invece accade che qualche sindaco, dipendente di un’azienda privata o pubblica che sia, anziché prendersi di fatto un periodo di aspettativa percepisca da una parte l’indennità piena e peraltro continui a lavorare, salvo prendersi - quando necessario - quel tot di ore per esercitare il ruolo di sindaco in Comune. E che cosa succede in pratica? Per essere chiari un esempio: se il sindaco dell’azienda X in un mese si è preso dieci ore di permesso, l’azienda chiede al Comune di rimborsare il costo delle dieci ore. Quindi il Comune paga l’indennità del sindaco ma al tempo stesso deve rimborsare l’azienda per le dieci ore di assenza del dipendente/ sindaco. Come dire che il postino suona sempre due volte. Tutto lecito di certo, ma anche in questo caso l’etica politica non va un po’ a farsi benedire?

La quesitone rifiuti è sempre più attuale, si pensi alle mascherine

Parola d’ordine riuso

faccio notare alla persona. Torno dopo qualche minuto e stava leggendo: aveva trovato le lettere di un avo che stava per gettare”. Ora la situazione si aggrava. Si pensi alle milionate di mascherine che finiranno in discarica. Senza pensare (ma invece bisognerebbe pensarci, eccome!) a quelle che finiscono per strada, nei prati, sulle spiagge, in mare e in montagna. “Se in Italia – commentava una operatrice del settore – un allievo (uno solo) per classe gettasse le sue mascherine per terra, alla fine dell’anno scolastico avremmo 68 milioni di mascherine, ossia di plastiche, polimeri”, e ci fermiamo qua. Conclusione banale di tutto questo ragionamento in tre parti. Anzitutto bisognerebbe produrre meno rifiuti. Impresa drammatica, se consideriamo solo gli imballaggi della distribuzione. Ci siamo sempre chiesti perché perfino le confezioni di farmaci siano avvolte da plasti-

che, carte e cartoncini in abbondanza. Per secondo occorrerebbe riciclare ordinatamente. Troppo spesso ce ne freghiamo del modo in cui gettiamo nei cassonetti la merce. Nei cassonetti o fuori, perché non è raro trovare fuori dal bidone in un’isola ecologica merce accatastata. Per terzo occorre avviarsi seriamente sulla strada del riuso. IL RIUSO. C’è chi si sta attrezzando anche nelle Giudicarie. La “LAVORO” Società Cooperativa Sociale con sede sul territorio di Borgo Lares, svolge per con-

to della Comunità delle Giudicarie, in base ad una convenzione, la “gestione della rete integrata di centri del riuso all’interno dei Centri di Raccolta della Comunità”, per dirla con i termini ufficiali. Tanto per capirci, gli addetti della Cooperativa operano nei centri per il riuso che stanno dentro i crm, raccogliendo il materiale che può essere riutilizzato. Lo portano nella zona di Tione, dov’è stato attrezzato un ampio spazio di magazzinaggio, selezione ed esposizione. La vendita, poi, avviene nel negozio in viale Dante, sempre a Tione.

L’intento, come spiegano in Cooperativa, è di “raccogliere più oggetti destinati al riuso e offrire una scelta più varia e di qualità a potenziali acquirenti”. Il lavoro è distinto in fasi precise: il ritiro della merce, il trasporto nel magazzino, il deposito (dove i beni vengono inventariati e stimati in qualità e valore), il trattamento. Gli oggetti più piccoli vengono ripuliti e portati al “Centro di Recupero Creativo (così si chiama il negozio), dove vengono esposti e venduti. I loro compagni più grandi (mobili, elettrodomestici, biciclette, reti metalliche, cornici, libri) dopo essere stati sistemati, se non danneggiati irrimediabilmente, vengono messi in esposizione nel magazzino a disposizione degli acquirenti. E ce ne sono acquirenti? Certo che sì. Per capirci, l’anno scorso sono stati venduti nel negozio più di 2.000 pezzi, mentre il magazzino ne contiene più di 1.000. E il flusso conti-

nua. Basta una visitina per trovare veramente di tutto, dalle tazzine del caffè alle tazze da tè, dai servizi di piatti a quelli di bicchieri (magari se ne rompe uno e si getta tutto il servizio), dalle anfore ai barattoli di tutti i tipi e dimensioni. Insomma, ogni oggetto che potrebbe venire utile in casa, ma che noi, figli dello spreco, gettiamo. Per non parlare dei giochi per bambini, delle paia di sci e dei passeggini. E i libri? Il popolo italiano è noto per la sua idiosincrasia rispetto alla lettura. A giudicare dalle centinaia di volumi stoccati nel magazzino, c’è anche l’idiosincrasia a tenerli. A colpire c’è pure l’arte: tanto inutile da finire nel centro raccolta. Vero, non tutti i quadri sono opere d’arte. Ma gettarli nelle immondizie... Verrebbe da concludere che oltre ad essere spreconi siamo anche poco attenti alle cose belle. Giuliano Beltrami


Attualità

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Gianluca Leone, 48 anni di Pinzolo, è stato ordinato sacerdote il 12 settembre in Duomo a Trento

“Buon cammino”, don Gianluca!

L’arcivescovo Lauro Tisi: “Non c’è alcuna possibilità di vita se non si stringe la mano agli altri” L’attesa Santa Messa, precedentemente programmata a giugno e poi posticipata a causa della pandemia, è una giubilo dei cuori, per i due protagonisti, le loro famiglie (per don Gianluca, in prima fila, ci sono l’emozionato papà Loreto, le sorelle Alessia e Valeria, i nipoti e numerosi parenti), gli amici, la Chiesa e i sacerdoti trentini, le persone di fede. Il momento che segna l’accesso al ministero sacerdotale e la conclusione del percorso culturale e spirituale che l’ha preceduto, si materializza quando l’arcivescovo Lauro Tisi, attraverso il rito dell’imposizione delle mani, ordina presbiteri Gianluca Leone e Devis Bamhakl. Da questo momento sono due nuovi sacerdoti che completano la rosa degli attuali 281 preti diocesani. La loro età media è di 72,3 anni, 6 sono i nominati da quando monsignor Tisi è arcivescovo di Trento (2016). Tre, invece, sono i nuovi “aspiranti” sacerdoti entrati in seminario quest’anno. “La messe è molta e gli operai pochi (Matteo 9,37)”, esordisce monsignor Tisi nella sua omelia. “Questa affermazione, al contrario di quanto si pensa – prosegue l’arcivescovo – non è un grido d’allarme. La parola “messe” evoca gioia, raccolto, festa. Dio guarda con fiducia, speranza e positività alla storia umana”. È un giorno speciale, il 12 settembre, per don Gianluca e don Devis. Un rito che definisce un prima, il cammino sul quale si è costruita la loro scelta spirituale, e un dopo. Quando il loro passo varcherà il portone della Cattedrale di San Vigilio, inizieranno un nuovo cammino con una missione da compiere, nel nome di Dio e per il bene degli altri, ribadita, nei suoi contenuti inderogabili, anche dall’arcivescovo originario di Giustino. “Se, per un attimo, ci portiamo alle prime drammatiche settimane della pandemia, dobbiamo ammettere di aver fat-

di Alberta Voltolini È un sabato di sole di fine estate. In calendario, il 12 settembre 2020. Dal Duomo di Trento risuona la gioia di una celebrazione dal profondo significato religioso, rituale e della fede. È il giorno dell’ordinazione presbiteriale di Gianlu-

HA DETTO! Di seguito alcuni pensieri che don Gianluca Leone ha espresso nel corso delle interviste rilasciate alla vigilia dell’ordinazione e in occasione delle prime omelie. STUPORE. Il filo conduttore del mio percorso è sempre stato il lasciarmi stupire dagli incontri, dalle testimonianze, dalla ricerca del buono e del bello che vedo in ogni persona che ho incontrato, una ricerca che riconduce a Dio. CONTINUITÀ. Leggo la mia scelta in continuità con il mio passato, mettendomi a disposizione della nostra Chiesa locale della quale mi sono sempre sentito parte, accudito ed accompagnato anche in questi giorni. Tante testimonianza delle comunità in cui ho vissuto, dei famigliari, dei miei genitori mi hanno trasmesso una fede vissuta e li ringrazio per questo. BIBBIA. Studiando teologia, ancora prima di entrare in Seminario, mi sono presto accorto che la Bibbia ha un forte legame con la vita quotidiana. Questo aspetto mi ha affascinato molto ed è stato un motivo forte per cui ho intrapreso questo percorso di studi. CHIESA. Vedo una Chiesa che cammina con tutti, accogliente e aperta, attenta soprattutto agli ultimi, ai poveri e ai giovani, sull’esempio concreto di Gesù. La Chiesa è una grande famiglia nella quale ognuno può dare, donare. Cerchiamo tutti qualcosa di grande, che possiamo denominare Dio. VOCAZIONE. La vocazione è una risposta, un sì a mettersi a disposizione degli altri nella Chiesa e per la Chiesa.

Foto Mariapia Bonapace

Don Gianluca -

to reale esperienza della bellezza della solidarietà, della gratuità, del dono della vita. Cari Devis e Gianluca questa è “l’energia ricevuta da Dio” che in questo momento viene affidata alla vostra intelligenza, al vostro cuore, alle vostre mani. Al centro dell’Eucarestia, non dimenticatelo mai, non siete voi, ma la comunità. Essa, plasmata dallo Spirito, genera amore, gioia, pace, bontà, compassione, mitezza e, soprattutto, comunione. La cartina tornasole dell’autenticità del prete, oltre all’essere figlio della Parola e ser-

ca Leone di Pinzolo (parrocchia S. Lorenzo) e Devis Bamhakl, ex poliziotto di Moena (parrocchia S. Vigilio). Entrambi 48enni, sia l’uno che l’altro sono testimoni di una vocazione scoperta e accolta in età adulta.

fa, la “virata” verso una visione spirituale dell’esistenza passa per lo studio e l’approfondimento che si traducono, l’11 maggio 2012, con la seconda laurea, in Scienze Religiose, conseguita presso il Centro per le scienze religiose (Cssr)-Fondazione Bruno Kessler di Trento con il massimo dei voti discutendo la tesi “Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Il significato della salvezza in Luca 19, 1-10” con relatore il professore Lorenzo Zani. Per anni è corrispondente dalla Val Rendena per il quotidiano “l’Adige” e il settimanale diocesano “Vita Trentina”. Conclusa con convinzione e determinazione la “prova” del seminario diocesano, l’8 dicembre 2019 è ordinato diacono nella chiesa di Santa Maria Maggiore e il 12 settembre 2020 sacerdote presso il Duomo di Trento. Il giorno dopo, a Pinzolo, celebra la sua prima Santa Messa e quindi parte per l’Abruzzo e raggiunge Paganica (duramente colpito dal terremoto del 6 aprile 2009),

Foto Mariapia Bonapace

vo dell’Eucarestia, è la sua ricerca costante della comunione e della fraternità”. La vocazione di Gianluca Leone germoglia nella quotidianità del vivere e delle persone conosciuta nell’ambito del sociale, dove ha operato come educatore, e della scuola come insegnante di religione (7 anni presso le scuole superiori e professionali di Tione di Trento). Fin da giovanissimo è scout Agesci, poi svolge volontariato all’interno dell’Operazione Mato Grosso (Omg) ed è attivo anche nell’ambito dell’al-

A Paganica - cortesia Goffredo Palmerini

pinismo giovanile della Sat. Tutti tasselli che, nel tempo, si rivelano passi verso un disegno più grande. Gianluca Leone nasce a Roma e all’età di 5 anni si trasferisce, con mamma Franca (mancata nel 2014) e papà Loreto (una carriera

di comandante della Polizia locale nel centro della Val Rendena), a Pinzolo, il paese che i nonni materni avevano lasciato per svolgere l’attività di arrotini in Emilia Romagna. Nel 1998 si laurea in pedagogia all’Università di Bologna. Poi, qualche anno

il paese degli avi paterni e del papà Loreto Leone, dove celebra la “prima” Santa Messa abruzzese, all’interno della chiesa degli Angeli Custodi. Don Gianluca si prende ora cura della parrocchia di Cles in Val di Non.


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Cooperando

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L’obiettivo comune era di creare un marchio sotto il quale comprendere e commercializzare i prodotti coltivati in valle. Un’avventura che inizia con tanto entusiasmo e altrettante incertezze con la messa in commercio del primo prodotto tipico, appunto, la farina gialla da polenta. La scommessa darà ragione alla Cooperativa Agri 90 e a tutti gli agricoltori coinvolti, in quanto la farina di granoturco del “Nostrano di Storo” diverrà negli anni seguenti un simbolo, un prodotto di nicchia. Oggi l’”Oro di Storo”, come è stato soprannominato, trova successo e apprezzamento anche negli ambienti dell’alta cucina italiana e straniera. In 30 anni sono cambiate molte cose ma la produzione di granoturco “Nostrano di Storo” ha vissuto un continuo processo di crescita; La produzione, ci dice il direttore Arturo Donati, nel giro di poco più di un quarto di secolo è passata da trecento a oltre quindicimila quintali e le superfici destinate alla coltivazione del cereale sono aumentate in modo considerevole sia attraverso il recupero di terreni destinati altrimenti a diventare bosco, sia grazie al progetto di rotazione con le patate, realizzato con la Copag di Dasindo nelle Giudicarie Esteriori. Un progetto

L’ultimo investimento, un nuovo mulino

La Cooperativa Agri 90 cresce di Alberto Carli L’attività di Agri 90 inizia nel giugno 1991, con sede presso la struttura del mulino di proprietà della Famiglia Cooperativa di Storo. Un rapporto tra Agri 90 e la Famiglia Cooperativa di fondamentale importanza, che consentì alla neonata cooperativa agricola di concentrarsi sul miglioramento delle tecniche di coltivazione, conservazione oltre che di distribuzione e importante perché, oltre ad aumentare la quantità di superfici, agevola la pratica della rotazione tra granoturco e patate, e offre anche nuove importanti opportunità di sinergia tra le due realtà cooperative giudicariesi. Nei terreni meno vocati alla coltivazioni del prezioso tubero giudicariese si è inserito la coltivazione del frumento tenero e successivamente la coltura intercalare del grano saraceno. Ma i progetti della cooperativa e dal suo storico presidente Vigilio Giovanelli non sono certo esauriti anzi, al positivo andamento dei bilanci, si associa da una parte lo sviluppo della

politica commerciale che punta ora la Lombardia e il Piemonte, zone alpine vocate al consumo di polenta, e dall’altra lo sviluppo di nuovi prodotti. Oltre le già note gallette di granoturco Nostrano rigorosamente senza glutine, oggi troviamo la farina

commercializzazione della farina gialla di Storo e alla Famiglia Cooperativa, di sfruttare il mulino e curare progetti di divulgazione sui prodotti locali. Anche le locali banche di credito cooperativo furono della partita, finanziando l’operazione con un mutuo agevolato. Quello che oggi si definirebbe un bell’esempio di intercooperazione.

di frumento (farina bianca di Storo tipo 1), quella di saraceno introdotta nel 2019 e un nuovo prodotto, la recente nuova focaccia, creata unendo materie di primissima qualità come la farina bianca di Storo prodotta da Agri’90 e l’olio extravergine di Oliva 46°

Parallelo dell’Agraria di Riva del Garda. Da ricordare altro prodotto molto apprezzato, la polenta di Storo a fette, prodotto già cotto solamente da riscaldare con piastra o microonde, anch’esso senza glutine e senza conservanti. Altri prodotti sono allo studio ma restano per ora “top secret” mentre è ormai visibile il nuovo capannone che sta sorgendo vicino alla sede storica della cooperativa. Un investimento di 1,2 milioni di euro per la lavorazione della farina bianca e degli altri cereali. La nuova linea di produzione consentirà la netta separazione tra l’unità di lavorazione

dell’oro di Storo (granella di Nostrano) dalle altre lavorazioni, in modo da evitare contaminazioni, così da rimanere gluten free. La dieta senza glutine infatti, è al momento l’unica terapia disponibile per curare la celiachia. Ed oltre all’esclusione dei cereali contenenti glutine, dei prodotti da questi derivati (pasta, pane, biscotti, ecc.) e di tutti quegli alimenti che contengono glutine tra gli ingredienti, è necessario escludere anche piccoli quantitativi di glutine che possono essere presenti a causa delle cosiddette “contaminazioni accidentali”. Con il nuovo capannone quindi verrà raggiunto un duplice obiettivo: consentire un aumento della produzione e rispettare il meticoloso protocollo adottato da Agri90 nella lavorazione dei prodotti, a garanzia della qualità degli stessi.

Riconoscimenti a Lukas Forer e al Soccorso Alpino di Pinzolo e Campiglio

SolidarietàAlpina, premiata Teresina Monegatti, simbolo dei rifugisti “custodi della montagna”

Nell’edizione del 49° Premio internazionale della Solidarietà alpina, tenuta al Paladolomiti di Pinzolo, è stata premiata Teresina Monegatti Casanova di Pejo, la “Signora” del rifugio Sat Mantova al Vioz (3.535 m slm). Durante la consueta cerimonia, Monegatti Casanova ha ricevuto la Targa d’argento ed è stata eletta a simbolo dei rifugisti delle Alpi e di tutte le terre alte del mondo. Indispensabili figure nel contesto montano: non solo rifugisti, ma oltre. Come è emerso dai numerosi interventi che si sono susseguiti, sono veri e propri custodi della montagna, in prima linea nel fornire agli ospiti le indicazioni su come vivere correttamente l’alta quota e, soprattutto, come vuole lo spirito del Premio fondato dal cavaliere Angiolino Binelli, per dare un supporto fondamentale alle operazioni di soccorso. In passato, ma anche oggi, è spesso il rifugista a chiamare per primo i soccorsi e ad aprire le porte della propria struttura per met-

tersi a disposizione, aiutare, accogliere. La premiata. Teresina Monegatti Casanova, che da 58 anni gestisce il rifugio Mantova al Vioz con la sua famiglia, ha definito la Targa d’argento “del tutto inaspettata” e racchiuso, in poche ma chiare parole, la sua vita sulle vette: “Sono state stagioni difficili, ma nello stesso tempo ricche di soddisfazioni, incontri, amicizie, solidarietà”. Nel consegnare la Targa, Angiolino Binelli ha invece sottolineato lo spirito del Premio, ovvero “dare voce a chi, in silenzio e senza clamore, mette a rischio la propria vita per salvare quella degli altri”. “Noi soccorritori – ha detto Binelli – conosciamo bene il valore umano e morale della vita, come lo conoscono i familiari che dopo aver perso un loro caro devono affrontare un vuoto incolmabile”. La motivazione. “Teresina Monegatti - risulta scritto nella motivazione del Premio - è esemplare figura di gestore di rifugio alpino, una vita gene-

La sua prima preoccupazione era che i componenti della sua squadra tornassero a casa sani e salvi. Il nostro impegno è grande, talvolta pericoloso e di fronte anche a questa tragedia mi sento come un nuovo membro nella famiglia della solidarietà”.

rosa di fatiche e di sacrifici sul rifugio Mantova al Viòz, al servizio con la famiglia degli amanti della montagna e di quanti avessero avuto bisogno di aiuto”. Con questa scelta il Comitato ha inteso riconoscere a tutta la categoria dei gestori di rifugio l’importanza del loro ruolo e della loro opera nei confronti di quanti frequentano la montagna: custodi dell’ambiente, consiglieri preziosi, vigili sentinelle, di giorno e di notte, sempre a disposizione, sempre pronti a soccorrere chi si trovi in difficoltà. La medaglia d’oro. La Medaglia d’Oro, coniata ogni anno alla memoria di chi ha perso

la vita in operazioni di soccorso, è stata consegnata alla moglie e ai figli di Lukas Forer, 43 anni, capo della stazione di Soccorso alpino di Campo Tures, scomparso il 6 giugno scorso in un tragico incidente durante un’esercitazione. La vicenda, che ha colpito molto il mondo della montagna e non solo, è ritornata con il suo carico di tragicità e dolore nella parole pronunciate da Ernst Winkler, presidente del Bergrettung Südtirol (Soccorso alpino Alto Adige). “Lukas Forer – ha dichiarato Winkles – ha lasciato un grande vuoto nella sua famiglia e nel Soccorso alpino. Aveva un grande senso di responsabilità ed era molto prudente.

Un soccorso particolare. Su segnalazione della guida alpina campigliana Pio Ferrari, è stato consegnato un riconoscimento alle stazioni del Soccorso alpino di Pinzolo e Madonna di Campiglio per il difficile intervento che il 6 agosto 2019 hanno effettuato permettendo di salvare due alpinisti intrappolati tra la roccia e il ghiaccio nella parte finale della discesa dal Crozzon di Brenta. In quell’occasione, il rifugio Brentei gestito dalla famiglia Leonardi, con Michele e Gabriele in particolare, si è messo a disposizione dei soccorritori. In quella notte d’agosto, tempestata da lampi e fulmini, ad intervenire sulle Dolomiti di Brenta sono stati, per Pinzolo: Nicola Binelli, Diego Maffei,

Flavio Maffei, Matteo Viviani, Roberto Armanini, Simone Maestri e Alex Salvadori. Per Campiglio è invece intervenuto Mattia Fedrizzi. A ricevere la targa da Carmelo Genetin sono stati oggi il capostazione Simone Maestri (Pinzolo) e Marco Collini in rappresentanza della stazione del Soccorso alpino di Madonna di Campiglio. Emanuele Cunaccia, comandante dei Vigili del Fuoco Volontari di Campiglio, ha ricevuto la targa per la sua squadra che, mentre i soccorritori alpini salivano a piedi verso la base del Crozzon di Brenta, ha posizionato una fotocellula a malga Fevri per illuminare la parete dell’intervento. Per Ferrari è stato uno degli interventi più complessi avvenuti in Brenta negli ultimi sessant’anni, mentre Simone Maestri ha dedicato il riconoscimento “a tutti gli operatori e soccorritori alpini che tutti i giorni si assumono rischi anche molto importanti. Molte altre situazioni meriterebbero la stessa riconoscenza”.


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Economia

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Ecobonus 110%, un’opportunità Il meccanismo non è semplice da applicare per gli innumerevoli provvedimenti da seguire. Cercheremo di fare un po’ di chiarezza nella complessità normativa riportando alcuni semplici concetti che andranno poi approfonditi con l’ausilio di consulenti specifici. A chi è rivolto Il provvedimento dell’Ecobonus 110% trova applicazione ai condomìni, intesi come edifici con più unità immobiliari purchè di proprietari diversi, alle persone fisiche purchè non esercitanti attività di impresa, agli istituti autonomi case popolari (ITEA), alle cooperative di abitazione, alle organizzazioni di utilità sociale ed alle società sportive per lavori su spogliatoi. Non trova applicazione per abitazioni di lusso, ville e castelli ma è applicabile anche alle seconde case. Il Sismabonus risulta applicabile anche ad aziende per gli edifici situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3. Non è applicabile per edifici in zona 4 che per le Giudicarie è costituita dalla Val Rendena e dal Comune di Tre Ville. Quale è il limite temporale per realizzare gli interventi I lavori devono essere pagati dal 1 luglio 2020 a fine 2021. Gli interventi ammissibili Per l’Ecobonus requisito indispensabile è che si cambi la caldaia oppure si isolino le superfici non vetrate dell’edificio (per almeno il 25%), interventi questi definiti trainanti ai quali possono essere aggiunti (trainati) la so-

I

n questi giorni si sente parlare di agevolazioni per interventi di efficientamento energetico e strutturale di edifici con contribuzioni per la realizzazione di interventi a costo zero. Si tratta di interventi per il ri-

sparmio energetico, e la riduzione del rischio sismico con la possibilità di recuperare il 110 per cento della spesa a compensazione della propria IRPEF in 5 anni. Interventi definiti Superbonus110%.

stituzione dei serramenti, la posa dei pannelli solari, pompe di calore, pannelli fotovoltaici, batterie di accumulo, sistemi di automazione dell’edificio, caldaie a biomassa nelle zone non metanizzate, schermature solari, microcogeneratori purchè si giunga ad un miglioramento di almeno due classi energetiche valutate sulla classificazione statale oppure di una, qualora si parta da una classe inferiore alla massima. Per il Sismabonus sono agevolabili interventi di miglioramento della resistenza sismica dell’edificio.

5 anni. In alternativa le ditte coinvolte possono effettuare uno sconto in fattura ed utilizzare tale sconto come detrazione sulle loro tasse in misura pari al 110% dello sconto oppure si può cedere il credito sempre del 110% a banche, finanziarie o società ottenendo una remunerazione che puo’ coprire la spesa.

Quali sono i limiti di spesa Sono contenuti in un apposito decreto di agosto che contiene sia la spesa massima sia la spesa ammissibile per ogni tipo di intervento oltre a tutta la modulistica da presentare. Non riportiamo tutta

Quando non è applicabile Non si accede all’ecobonus del 110% qualora l’edificio con più unità immobiliari sia in comproprietà tra più persone fisiche o dello stesso proprietario oppure quando edifici a schiera abbiano

Quali i passi da fare Vincolante è verificare il miglioramento di due classi energetiche tramite la redazione di un Attestato di Prestazione Energetica ante intervento ed uno post.

la casistica ma per il cappotto di una casa unifamiliare la spesa massima è di 50.000 €uro con limite di 150 €/mq. e 230 €/mq. per l’isolamento del tetto. Rimandiamo al decreto per tutte le altre

casistiche. Come si utilizzano le agevolazioni Le spese sostenute si possono recuperare sulle tasse in misura pari al 110% degli importi di fattura in

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Il Ruolo delle banche Le banche si sono attivate per ritirare il credito finanziando il 100% del costo dell’intervento. L’utente dovrà sostenere i costi del finanziamento a tassi correnti. I vantaggi per i cittadini, imprese e Stato. Il cittadino si vede rinnovato il proprio immobile a costi pressoché nulli, gli artigiani si ritrovano una notevole mole di lavoro mentre lo Stato potrà rendicontare alla Comunità Europea i risparmi nelle emissioni in atmosfera. Gli interventi della Provincia La Provincia Autonoma di Trento ha previsto agevolazioni per le diagnosi energetiche e lo stato di salute dei condomini pari al 50% degli importi ammissibili. Questo qualora non si proceda ad attivare la procedura del Superbonus 110%. Qualora si accedesse all’incentivo statale la Provincia remunera le sole spese per il compenso dell’amministratore condominiale cui spetta l’onere di seguire in parte l’iter procedurale.

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in comune gli accessi ai singoli edifici. Gli edifici non devono avere abusi edilizi e irregolarità catastali. Non è applicabile se nei 10 anni precedenti è stato utilizzato il recupero fiscale del 65% per l’efficientamento energetico e non sono agevolabili più di due interventi per ogni persona fisica. La casistica è particolarmente ricca di combinazioni che è indispensabile affidarsi a professionisti del settore con competenze energetiche per definire la possibilità degli interventi.

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Territorio

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È nata la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella Dal 1 ottobre le due Casse Rurali delle Giudicarie, Adamello e Giudicarie Valsabbia Paganella, sono ufficialmente diventate un’unica realtà. I soci delle due Casse, lo scorso luglio, avevano approvato a larga maggioranza

Decorrenza ufficiale della fusione 1 ottobre, ma l’integrazione delle due Casse dal punto di vista tecnico sarà effettiva dal 26 ottobre. Questo percorso di fusione giungerà a termine con l’Assemblea Generale dei soci che si terrà a dicembre e che avrà il compito di eleggere il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale della nuova Cassa Rurale.

Consiglio di Amministrazione dell’incorporante (la Giudicarie Valsabbia Paganella) guidato da Andrea Armanini ha cooptato quattro amministratori della consorella: Monia Bonenti, Fabrizia Caola, Lorenzo Cozzio e Luigi Olivieri.

Nel cosiddetto periodo transitorio, che va dal 1 ottobre fino alla assemblea elettiva, il

L’assemblea dei soci di dicembre sarà preceduta dalle Assemblee Territoriali nelle quali

il progetto di fusione. Lo scorso 11 settembre i due Presidenti, Fabrizia Caola e Andrea Armanini, hanno formalizzato l’unione con la firma dell’atto di fusione alla presenza del notaio Gregori Tiziano.

i soci saranno chiamati ad indicare i candidati del proprio territorio, i membri dei Gruppi Operativi Locali e la presentazione del Bilancio Sociale. Il Consiglio di Amministrazione della Cassa sta valutando varie opzioni per favorire la partecipazione dei soci. L’ipotesi è quelle di assemblee miste che prevedano sia la possibilità di presenziare fisicamente per i soci meno avvezzi all’utilizzo degli strumenti digitali, che la possibilità di partecipare in videoconferenza.

La Cassa Rurale e il Superbonus 110%: un’opportunità da cogliere per il nostro territorio La Cassa Rurale riconosce l’importanza delle novità introdotte con il DECRETO RILANCIO a favore degli interventi di riqualificazione energetica e antisismica, sia per gli impatti positivi che essi possono avere sull’ambiente, (minor inquinamento, migliore qualità della vita e risparmio di risorse energetiche) sia per gli effetti sull’economia del nostro territorio attraverso il coinvolgimento delle imprese locali con un conseguente effetto positivo sull’occupazione. Pertanto la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella, nuova Cassa Rurale nata dalla fusione della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella con la Cassa Rurale Adamello, intende sostenere e incentivare l’accesso da parte di soci e clienti alle opportunità previste dal Decreto Rilancio, offrendo principalmente 3 servizi: a) CONSULENZA INERENTE LE TEMATICHE FISCALI: la Cassa Rurale si avvarrà di esperti in consulenza fiscale per le fasi di valutazione preliminare a favore del beneficiario del credito d’imposta, il rilascio del Visto di conformità e la trasmissione della comunicazione dell’opzione per la cessione del credito. b) SERVIZIO DI CESSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA: la Cassa Rurale è disponibile ad acquisire il credito d’imposta di soci e clienti - sia pri-

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SUPERBONUS vati che imprese - con la possibilità di prenotare sin da subito gli importi previsti per i lavori. c) SOLUZIONI FINANZIARIE MIRATE: la Cassa Rurale sosterrà soci e clienti mettendo a disposizione formule di finanziamento volte a soddisfare i bisogni di liquidità necessari per il pagamento dei lavori, in attesa del rientro delle somme a seguito della cessione del credito o del recupero attraverso la detrazione fiscale annuale. In particolare sono disponibili apposite soluzioni quali forme di mutuo o affidamenti in conto corrente adattabili alle varie esigenze. Gli sportelli e gli operatori della Cassa Rurale sono disponibili per chiarimenti. Per informazioni scrivere a supportocommerciale@lacas sarurale.it.

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Le Giudicarie in numeri

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Studenti in movimento sul territorio trentino a cura di Virginio Amistadi La riapertura delle scuole ci dà l’occasione per riprendere alcuni dati già utilizzati in un numero precedente in una prospettiva più estesa rispetto al solo ambito giudicariese. Prendendo in considerazione solo gli studenti iscritti ai livelli di istruzione successivi alla scuola primaria, tipicamente più coinvolti in spostamenti extra comunali, possiamo comprendere l’impatto del sistema scolastico sulla logistica dei trasporti del territorio trentino e l’indotto generato dal rientro a scuola del personale che tra insegnanti e ATA supera le 9.000 unità.

Comunità di Valle

ISCRITTI AL SISTEMA SCOLASTICO TRENTINO PER COMUNITÀ DI VALLE. (AS. 2018/2019) Iscritti allaScuola media Iscritti alla Scuola media Iscritti alla Formazione Iscritti alla Università di inferiore superiore professionale di base Trento

Territorio Val d’Adige 3.904 8.296 Vallagarina 2.885 4.593 Alto Garda e Ledro 1.639 1.819 Alta Valsugana e Bersntol 1.649 1.245 Val di Non 1.157 1.672 Giudicarie 1.143 941 Rotaliana-Königsberg 918 1.192 Valsugana e Tesino 763 837 Val di Fiemme 562 747 Comun General de Fascia 323 398 Primiero 313 262 Valle di Sole 419 Valle di Cembra 308 Valle dei Laghi 280 Paganella 146 Altipiani Cimbri 127 Provincia 16.536 22.002 Fonte: Dati aggregati CAP VI Istruzione http://www.statweb.provincia.tn.it/annuario

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1.994 1.419 633 672 321 480 332 236 210 84 153 6.534

1.783 890 414 660 419 325 316 285 109 72 70 111 108 123 59 46 5.790

Totale 15.977 9.787 4.505 4.226 3.569 2.889 2.758 2.121 1.628 793 729 683 416 403 205 173 50.862


Comunità delle Giudicarie Come sempre gli alunni e gli studenti frequentanti le attività pomeridiane potranno accedere alle mense organizzate dalla Comunità; si tratta di un servizio delicato, a maggior ragione per questo anno scolastico, per garantire un’alimentazione equilibrata dei ragazzi ed anche per i numeri di rilievo che caratterizzano le Giudicarie: oltre 300.000 pasti all’anno forniti nelle 25 mense gestite dalla Comunità per dare risposta a più di 2.900 famiglie. La novità di quest’anno è rappresentata dalla nuova organizzazione per garantire il distanziamento degli studenti nella lotta contro il Coronavirus. Il servizio non sarà stravolto come sembrava inizialmente con la fornitura dei packet lunch, ovvero delle porzioni monodose nei contenitori di plastica termo sigillati, ma avverrà con le stesse caratteristiche qualitative degli scorsi anni, con la differenza che nelle mense potranno accedere la metà degli studenti per garantire il distanziamento di sicurezza. Il servizio verrà quindi organizzato su più turni per dare la possibilità a tutti gli studenti di fruire del pasto. Solamente per la scuola elementare di Condino, ospitata presso il Palazzo Belli a causa dell’inagibilità della struttura scolastica, il servizio avverrà in classe attraverso l’uso di appositi vassoi. Per quanto riguarda l’attività svolta nelle 25 mense giudicariesi, anche per quest’anno viene prestata particolare attenzione alla qualità e alla salubrità del menù proposto che predilige l’utilizzo di prodotti biologici e del territorio trentino, così da garantire ai ragazzi giudicariesi un’alimentazione sana e rispettosa delle loro esigenze. Il prezzo massimo è rimasto inalterato in 4,10 euro a carico delle famiglie, ridotto a seconda del calcolo dell’Icef e del numero dei figli frequen-

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Distanziamento e organizzazione su più turni per garantire la sicurezza degli studenti e la stessa qualità delle pietanze

Riparte il servizio per le mense scolastiche

Con l’inizio dell’anno scolastico riaprono le 25 mense gestite dalla Comunità delle Giudicarie che erogano complessivamente circa 300.000 pasti l’anno ad alunni e studenti Sono riprese lunedì 14 settembre, le lezioni scolastiche per gli oltre 4.000 studenti iscritti agli Istituti giudicariesi. Dopo l’interruzione delle normali lezioni a marzo il nuovo anno scolastico è iniziato

tanti la mensa. La gestione, come accade da diversi anni, sarà garantita dalla Cooperativa Risto 3 di Trento, che si è aggiudicata l’appalto triennale concluso nell’autunno 2015, con la possibilità di proroga per altri tre anni e cioè fino al 2021. Quest’anno verrà richiesto alle 70 tra cuoche, aiuto cuoche e inservienti della

Risto 3 un impegno particolare per organizzare il servizio su più turni e per la sanificazione degli ambienti durante il servizio e al termine. Il costo del pasto a carico della Comunità è fissato in Euro 4,68 + IVA per gli alunni delle Scuole elementari e medie e di Euro 5,80 + IVA per gli studenti della Formazione pro-

con l’applicazione di tutte le norme e procedure per la lotta alla diffusione del Covid-19 che prevedono tra l’altro il distanziamento degli alunni, l’uso della mascherina, la sanificazione degli ambienti.

fessionali (Enaip e Upt). I maggiori costi dovuti al Covid-19 sono stati calcolati in circa 50 centesimi + IVA a pasto. Negli ultimi anni la Comunità delle Giudicarie ha cercato di migliorare la qualità del servizio sia per quanto riguarda i prodotti che le modalità di erogazione. La percentuale di prodotti biologici sarà me-

diamente del 30-35% relativamente all’utilizzo di frutta, verdura, carne, pesce, pasta, riso, patate, formaggio, latte, uova, olio extravergine, ecc., mentre saranno del 40% i prodotti IGP e DOP. Inoltre, le carni bovine e le trote proverranno tutte da allevamenti trentini; così come di origine trentina sarà anche la maggior parte di frutta e verdura fresca, tutto il latte, i formaggi e lo yogurt. All’interno del progetto di educazione alimentare, che ha come obiettivo quello di sostenere stili di vita corretti mediante una sana alimentazione, la Cooperativa Risto3 si impegna ad effettuare un servizio particolarmente ricco e vario, assicurando la massima salubrità dei cibi, così da evitare soffritti, margarine, grassi e prodotti confezionati. Particolare attenzione verrà riservata ai ragazzi che hanno qualche intolleranza alimentare o che hanno bisogno di una dieta individualizzata. Oltre all’appalto principale gestito dalla ditta Risto 3, la Comunità affida il servizio ad altri soggetti:

all’Associazione Amici dell’Asilo di Campiglio per i pasti per gli studenti del Centro scolastico di Campiglio, alla Pensione Serena di Breguzzo per gli studenti dell’Istituto Guetti che frequentanti il Liceo della Montagna e sono ospitati presso quel convitto e, da quest’anno, l’Albergo Condino per gli studenti della sezione staccata di Condino dell’Enaip non più ospitati presso la scuola elementare, dichiarata inagibile. Per quanto riguarda le modalità di pagamento del servizio sono rimaste inalterate rispetto agli anni scorsi con l’aggiunta della possibilità di usufruire deI nuovo sistema PAGO-PA che amplia le possibilità anche attraverso sistemi di pagamento digitali. Sul sito web della Comunità – www.comunitadellegiudicarie.it – si può accedere allo sportello “Mensa online” che permette di verificare i propri dati e di interagire con la Comunità in modo veloce ed efficiente. Per ogni informazione si rendesse necessaria, l’Ufficio Istruzione della Comunità delle Giudicarie è a disposizione degli utenti ai seguenti recapiti: tel. 0465/33950912, e-mail istruzione@co munitadellegiudicarie.it.

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Le voci dei nostri studenti

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itorna con l’avvio della scuola lo spazio che il Giornale delle Giudicarie riserva alle ragazze dell’Istituto Guetti. Guidate dalla professoressa Antonella Moratelli le studentesse hanno creato una piccola redazione in mese classe che ogni mese ci manda i suoi conesto numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni una sua intera pagina al buto degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La tributi. E in questo inizio di anno scolastico lo fa con il granone e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di buonsenso dei alla azioni, conoscenze,de riflessioni e proposte che essigiovani, potranno offrire. Vi è faccia nell’Istituto di chi tanto li ha criticezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo cati per essere andati a ballare nelle discoteche aperte dagli ti, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per “adultissimi”, è il caso di dirlo vista l’età anagrafica, politici. a comunità giudicariese, e oltre. li studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile Sugli autobus, che di fatto viaggiano come prima della panzio per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e distanziamento noni raggi si riesce economica della lorodemia, terra, sulla il quale sapranno pure far riflettere di quegli a tenere. D’altronde la nti europei e internazionali più ampi verso i quali desiderano proiettare il proprio capienza è praticamente la stessa, le fermate sono le stesse, . L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa gli orari pure. Ce lo scrivono chiaramente, le ragazze: protocolli rigidi e ben organizzati nel perimetro della scuola, dove pur di rispettare le regole in un momento straordinario della storia umana riducono le occasioni di socialità che pure sono parte integrante del processo educativo.

Scuola

Il paradosso di scuole e autobus

Ma qualcosa andava sacrificato per riuscire ad essere in classe ed evitare un ritorno alla didattica a distanza. Ecco il buon senso dei giovani che hanno visto l’ovvio, criticato a voce alta da pochi sparuti le cui voci sono cadute nel silenzio completo di chi di trasporti e di politica si occupa. E ce lo hanno scritto: la scuola con serietà e tante difficoltà ha affrontato la questione pandemia, i

Procotolli a scuola, ma fuori le regole sono lasche Parola chiave per descrivere il nostro ritorno: mutato, o anche diverso, vario, differente e altri paroloni a me sconosciuti. Ora si vive sotto regole ben più severe di quelle a cui eravamo abituati l’anno scorso: mascherina obbligatoria sia fuori da scuola che in classe, quando ci si alza dal banco, se si deve andare in bagno o addirittura se si deve buttare qualcosa nel cestino. Ascoltando diverse opinioni e sensazioni, queste regole stanno strette a moltissimi degli studenti, molti si lamentano del fatto di non poter più girare per le classi durante la ricreazione o altri semplicemente perché non vogliono sopportare i loro compagni per tutta la mattina. C’è però una cosa che mi sfugge: all’entrata molti sono attenti alle norme di sicurezza per proteggere loro stessi e anche gli altri, ma appena suona la campanella che annuncia la fine della giornata sembra che tutto ciò che ci hanno imposto, venga dimenticato in poco tempo: alle fermate ci sono molti assembramenti, in aggiunta anche persone che non indossano la mascherina, e nessuno si preoccupa delle conseguenze che questi piccole, ma importanti

azioni possano portare. La mia speranza è che tutto prosegua con tranquillità, che piano piano le nostre giornate a scuola assumano le caratteristiche della normalità e della serenità degli anni precedenti e che la paura sia solo quella di una verifica o di un’interrogazione in cui magari sei poco preparato e non la paura di incontrare o avvicinare qualche compagno in più. Eloisa Tisi

Parola chiave, responsabilità Dopo circa sei mesi dalla chiusura, finalmente il 14 settembre 2020 le scuole hanno riaperto. Quest’anno il rientro è stato molto particolare visto che con sé ha portato molte nuove regole da rispettare, ecco perché la parola fondamentale da seguire sarà “responsabilità”. Questa responsabilità inizia fin dal mattino, con l’obbligo di portare la mascherina sull’autobus, durante la tratta dalla fermata all’edificio scolastico e nei pressi di questo. Purtroppo il distanziamento che viene rispettato a scuola non viene rispettato sugli autobus, visto che lì siamo tutti vicini e la distanza di un metro l’uno dall’altro è impossibile da rispettare. Arrivati a scuola, divisi per classe, entriamo a gruppi da diverse entrate per evitare l’assembramento sia all’entrata che all’uscita; ogni mattina bisogna misurare la febbre con degli appositi rilevatori della temperatura e igienizzarsi le mani con l’apposito gel. Una volta giunti in classe prendiamo posto al nostro banco, distanziato di un metro da quelli dei compagni, e due dall’insegnan-

te e finalmente può togliere la mascherina. L’aula rimarrà unica durante tutto l’anno e la modalità delle aule disciplinari, che ci dava l’opportunità di muoverci per la scuola ad ogni cambio di ora, per quest’anno è stata accantonata in attesa di tempi migliori, quando potremo nuovamente vivere la nostra scuola in tutti i suoi spazi e attività. Piano piano comunque tutto sta iniziando a ripartire e questa nuova partenza sta portando con sé la felicità di rivedere i compagni, la voglia di iniziare al meglio, la speranza che tutto possa andare bene, ma anche il costante pensiero di dover rispettare tutte le regole, compresa anche la preoccupazione che, nell’eventualità di un caso positivo, saranno prese le debite decisioni dettate dall’Azienda sanitaria. La cosa migliore che tutti noi possiamo fare per evitare che ciò accada è quella rispettare le regole per riuscire a contenere il diffondersi del virus e, di conseguenza,continuare a rimanere a scuola in presenza e non tornare alla Dad. Anna Floriani

trasporti sono come prima. E sulle corriere si è tutti attaccati uno all’altro. In sei mesi di tempo non si è riusciti a mettere qualche corsa in più che permetta di tenere il distanziamento, non solo nelle città dove gli studenti non hanno un trasporto pubblico dedicato, ma nemmeno in una vallata dove le corriere in certi orari trasportano solo studenti e sono strapiene da vent’anni.

La grande paura è che finisca tutto subito

Il 14 settembre è stato il mio ultimo primo giorno di scuola all’Istituto Guetti di Tione. Un quinto anno cominciato tra percorsi e ingressi separati, misurazione della temperatura corporea all’entrata dell’istituto, igienizzazione delle mani con gli appositi gel e mascherine a coprire il sorriso sul volto di ciascuno. Delle procedure assolutamente strane, fuori dal normale, che nessuno si sarebbe mai immaginato di dover adottare, ma pensate per ridurre al minimo il rischio per gli studenti e alle quali ci si dovrà ben presto abituare. Tutto pian piano è ripartito, tra entusiasmo, voglia di rivedersi, incertezze, contraddizioni, speranze e timori. Un anno scolastico che ha preso il via dopo sei mesi dall’ultima lezione in presenza. Sarà tutto indubbiamente diverso dal solito. Sarà un anno difficile, richiederà impegno non solo nello studio, ma anche nel rispetto delle regole per contrastare il contagio da Coronavirus. Ricreazioni in classe, niente distributori automatici, zaini provvisti del nuovo inconsueto kit anti-covid, banchi distanziati e proibiti gli scambi di materiale didattico. Un mix

di emozioni difficili da delineare, condizionato in modo particolare dai momenti bui e dolorosi vissuti in piena emergenza sanitaria. Sono felice di essere tornata in classe, ma anche preoccupata, perché come tutti non so a cosa si andrà incontro. La più grande paura non sarà solo quella per la maturità, ma anche che finisca tutto subito. Senza dubbio ognuno apprezzerà più che mai il significato e il valore della scuola, compresi a fondo solamente dopo mesi di lockdown. Matilde Armani

Sui trasporti impossibile mantenere le distanze, si vanifica lo sforzo fatto a scuola Il 14 settembre noi studenti di tutta Italia siamo potuti tornare a frequentare la vera scuola, quella in presenza. Ovviamente non abbiamo potuto ricominciare come se niente fosse successo, ma abbiamo dovuto prendere delle precauzioni, tra queste la mascherina nella struttura e nei pressi di questa, con la possibilità di toglierla in classe quando siamo seduti al nostro banco; la frequente disinfezione delle mani e delle superfici con cui entriamo in contatto e la rilevazione della temperatura all’ingresso a scuola. L’emozione principale di questi primi giorni è la gioia di essere tornati a vivere la scuola con i suoi contatti e con l’aspetto umano che da sempre la caratterizza. Nostra compagna di banco monoposto... un po’ di paura, certo, ma piuttosto della didattica a distanza ci va bene questa sorta di compromesso!

Qualche problema in più si pone invece con i trasporti, sui quali purtroppo, a meno di non voler tornare a casa a piedi, è pressoché impossibile mantenere le distanze, visto che i ragazzi sono sempre tantissimi e non sono stati aggiunti autobus. Il massimo che possiamo fare in questo caso è confidare sull’obbligo della mascherina durante tutta la tratta e anche alle fermate che, nonostante siano all’aperto sono comunque luoghi di assembramento in cui è difficile stare a un metro dagli altri. Il sovraffollamento dei trasporti è davvero un problema, perché vanifica tutti gli sforzi che facciamo a scuola, compreso quello di fare ricreazione nelle nostre aule con il divieto di andare a trovare i nostri amici delle altre classi! Alba Pellizzari


Territorio

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All’inizio della stagione venatoria 800 doppiette ferme al palo causa Covid

Cacciatori in attesa dello sblocco del porto d’armi di Denise Rocca

Mentre già dal 15 agosto, nelle riserve dove sono presenti - come Dorsino, San Lorenzo, Seo e Stenico - è stata aperta la stagione venatoria dei mufloni. La caccia al cervo si è aperta per una settimana e poi interrotta per il sopraggiungere dell’affascinante periodo degli amori, capace di attirare anche diversi turisti in zona per ascoltare il bramito dei cervi maschi. UN fenomeno pericoloso legato agli amori è l’aumento degli investimenti: “Ci sono tanti investimenti in questo periodo - spiega Achille Onorati, rettore della sezione di Bleggio Inferiore - la maggior parte sono proprio di maschi di cervo adulto, proprio perché siamo nel periodo degli amori e i cervi maschi si spostano tantissimo in cerca delle femmine, ritrovandosi molto più spesso del solito sulle strade, con tutte le conseguenze che conosciamo». Dal 12 ottobre, le doppiette potranno tornare a caccire anche il cervo. A

All’inizio della stagione venatoria, la prima domenica di settembre, c’erano quasi 800 rinnovi di porto d’armi fermi in questura, rallentati a causa delle riduzioni di orario negli uffici per il Covid. La situazione si è parzialmente sbloccata nei giorni successivi ma anche in questo ottobre rimangono alcune centinaia di cacciatori in attesa del porto d’armi. Per tutti gli

altri la caccia è iniziata: è amore o odio, si sa, non ci sono vie di mezzo. In Giudicarie le specie animali sono in numero stabile secondo i censimenti, solo nel caso del gallo cedrone c’è stata una diminuzione e, di conseguenza, una diminuzione anche dei prelievi possibili. La caccia al gallo forcello ha aperto i battenti il 1 ottobre.

parte la questione del porto d’armi, la caccia non ha certo problemi di mantenimento delle distanze e in questo senso, come molte altre attività outdoor, non ha subito modifiche drastiche a causa delle misure di contenimento del coronavirus. A differenza della maggior parte del territorio nazionale, in Trentino Alto Adige vige un sistema venatorio di tipo riservistico, in cui ogni cittadino ha la possibilità di esercitare la caccia nel comune di residenza, indipendentemente dal possesso fondiario. Nel territorio della provincia di Bolzano ci sono 145 Riserve di Diritto, che corrispondono a circa l’82% della superficie provinciale, a cui si aggiungono 51

riserve di caccia private, pari al 2% del territorio altoatesino (in queste ultime l’esercizio della caccia è riservato al proprietario terriero, che ha però anche la possibilità di concederlo in affitto). Il territorio della provincia di Trento è invece suddiviso in 209 Riserve di Caccia Comunali di Diritto e per le Giudicarie sono da contare una media di una trentina di cacciatori per riserve, in prevalenza maschi ma con un certo apporto anche della popolazione femminile che negli ultimi anni si è avvicinata a questa disciplina, i giovani sono spesso “figli d’arte” e la passione l’hanno ereditata in casa, tramandata da padri e nonni.

Riapriamo Passo Tremalzo e le Giudicarie Durante quest’estate sono ripassato a Passo Tremalzo, una delle località turistiche dell’antica Judicaria, oggi Val di Ledro, più rinomate e belle del Trentino occidentale ai confini con la Lombardia, tanto è vero che negli anni sessanta, settanta e ottanta era una meta sia estiva che invernale per migliaia di turisti e dove furono fatti iniziali investimenti immobiliari e sciistici. Una meta che per altitudine e panorami sul lago di Garda, sul Monte Altissimo e sul Gruppo Adamello non ha nulla da invidiare alle decine dei già famosi noti passi tra il Trentino e l’Alto Adige. Per la popolazione del Basso Chiese, Val di Ledro, Riva del Garda e Basso Sarca era diventata una località, dove trascorrere una giornata in alta quota per mangiare e passeggiare e per i più decisi valicare Passo Tremalzo per scendere a Tremosine e sul Lago di Garda, in una delle più belle e spettacolari traversate. un’attrattiva turistica che aveva importanti ricadute economiche e occupazionali sull’intera area. Quando la stazione lavorava a pieno ritmo c’erano tre ristoranti attivi, tra cui un vero e proprio albergo, una serie

di complessi residenziali ed esercizi commerciali. La stazione montana che era stata anche un’importante area sede del CAI, il Club Alpino Italiano, con una vera e propria imponente costruzione autonoma, segno e dell’importanza che aveva avuto prima e durante la Grande Guerra per la sua posizione esattamente sul confine con l’Austria che divenne teatro di guerra del fronte tra il monte Cadria, il monte Sperone e Riva del Garda. Trasformarla in un museo della guerra ’15’18 come il museo al passo Fedaia potrebbe essere un iniziativa con importanti ricadute. La decadenza è iniziata alla fine degli anni Novanta quando di fronte alla necessità di rinnovare gli impianti sciistici con una nuova gestione e manutenzione della strada che scende a Tremosine e Limone, li stessi comuni locali non trovarono un accordo, lasciati soli anche dall’indifferenza delle autorità provinciali, orientate esclusivamente verso alle grandi stazioni ai confini con l’Alto Adige. Il mancato rinnovo degli impianti e i sempre più stringenti regolamenti paesaggistici hanno così via via

reso sempre più difficoltosa la manutenzione e il passaggio dei veicoli sul passo, diradando sempre più la presenza turistica soprattutto lombarda e tedesca. Oggi andando a Tremalzo che rimane una stazione montana di una bellezza naturale sublime, attenzione naturale perché dissodata e usata dall’uomo per millenni, si apre una visione di alberghi e appartamenti chiusi quando non abbandonati e in parte diroccati, la casa del CAI che sta perdendo le ante alle finestre. Le due strade che scendono a passo Nota e Tremosine una vietata e l’altra impraticabile dalle autombile con il fatto che in pieno agosto di vedere pochissimi turisti in un luogo strategico. Allora viene in mente la recente costruzione del ponte tibetano ad Arco, opera che possiamo definire come ultimo miglio e che offre al turista i panorami che possono essere visti, attraversati, percorsi, grazie opere come appunto i ponti tibetani, ma anche piccole cremagliere e funivie, compreso l’ultimo chilometro finale nella piccola località per salire a castelli ristrutturati, seguendo le indicazioni dell’urbanistica tedesca, uscendo dal-

l’esagerata considerazione del reperto archeologico, o cascate e punti panoramici creando flussi turistici e diffuso reddito e benessere, oltre che tassazione per i bilanci provinciali. E’ una tendenza verso cui si stanno orientando tutti i paesi turistici del mondo, vincendo le reazioni esagerate degli ambientalisti e dell’urbanistica, che mette mille regole per riparare il tetto di una malga o di una casa rurale che poi cadono, mentre autorizza laghi artificiali per l’innevamento e piste di down hill. Il governo del territorio Trentino, sembra aver voluto impostare un modello di economia di scala influenzato dal modello padano basato sull’accentramento d’imprese e servizi, che in montagna finiscono con il creare delle periferie mentre in Alto Adige, anche per effetto del trilinguismo, nessun ambito anche nei territori più periferici, è stato abbandonato. Il Trentino turistico era partito con centinaia di piccoli skilift e tutte le montagne erano piene anche di gente locale. Tremalzo era tra queste e aveva attirato folle di primi sciatori e molti ristoranti e alberghi che

oggi operano sono nati in quel periodo grazie alla libera iniziativa e alle norme urbanistiche che in quegli anni erano molto più razionali. E se oggi abbiamo la montagna parzialmente recuperata lo si deve a quel periodo quando molti iniziarono a ristrutturare le case “da mont” creando un forte indotto economico per imprese, idraulici, elettricisti, falegnami e mobilieri. Molti avevano la casa più bella al monte che non in paese. Oggi nelle Giudicarie, come a Tremalzo, un buon 30% per cento dei ristoranti di allora è stato chiuso indicando proprio l’abbandono di un’area strategica che collega la Lombardia al Trentino. Ecco perché partendo dalla situazione di abbandono in cui si trova Passo Tremalzo, si deve ripensare a tutta la grande area delle Valli Giudicarie che geograficamente comprendeva Val di Ledro e Basso Sarca, e non sempre solo della Rendena, a partire da nuove regole per riaprire il Passo Tremalzo alla circolazione, e agli aiuti per il ripristino di minima attività sciistica per la Valle distante sia da Pinzolo che da Andalo.

Per le Giudicarie i collegamenti con Val di Ledro per Riva del Garda, con Val Vestino per Salò e con Brescia via Valle Sabbia hanno un’importanza economico strategica decisiva per l’intero Trentino, che a Trento non hanno mai compreso. Basti pensare al vecchio progetto ferroviario di fine ‘800, sistema di trasposto su cui sta puntando la Svizzera anche per la valle più remota con costi che sono un terzo dei nostri. Forse dovremmo dire alla casta dei tecnici di rivedere norme, procedure e costi di progettazione e realizzazione. Se pensiamo a come la Provincia di Bolzano ha collegato i comuni tedeschi di Proves con l’Alto Adige, e a quanto siano incapaci gli stessi rendeneri di comprendere un collegamento dignitoso del Basso Chiese con la vecchia Val Vestino trentina e la Val di Ledro, comprendiamo l’abbandono non solo di Tremalzo, ma di tutta l’area giudicariese, dovuta alla miopia strategica della vecchi classe politica nei confronti di questa area geografica strategica e naturalmente bellissima. Marco Zulberti


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Società

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La struttura di via del Foro fu adattata alle esigenze con fondi propri, contributi da Enti e donazioni private, e venne data in comodato ad Anfass per lo svolgimento delle varie attività di assistenza e cura con personale qualificato. Contestualmente partì anche il laboratorio sociale che ha anche finalità formativo-professionali. Le richieste in continuo aumento di assistenza, la creazione della comunità alloggio per dare sollievo alle famiglie e la realizzazione degli spazi per attività ludiche ha obbligato a pensare ad un ampliamento del Centro. Ci dice il presidente Luigi Battocchi, assieme al suo vice Piergiorgio Ferrari, che la finalità perseguita nel progetto della nuova struttura è triplice: dare più spazi con più confort, assicurare i genitori che i loro figli avranno un posto sicuro in cui stare un domani che loro non potranno più prendersene cura (progetto “dopo di noi”), e agevolare gli operatori con attrezzature che facilitano il loro lavoro. Nel 2012 l’allora presidente della Provincia Dellai assicurò un contributo per la nuova struttura, ed in seguito a ciò si decise di procedere. L’incarico per redigere il progetto fu affidato all’ingegner Ignazio Fusari e all’architetto Aldo Marzoli. Il progetto iniziale, di 4,2 milioni, è stato assai ridimensionato per questioni economiche; quello definitivo poi realizzato è di 2,6 milioni, finanziati al 75% dalla Provincia, ma è comunque molto razionale e ricco di servizi. C’è un grande garage interrato, con ingresso lungo il confine con il supermercato Conad, da cui parte un tunnel che porta ai vari reparti e laboratori. Sottoterra anche i vari locali di servizio e la centrale termica. Gli ascensori possono ospitare anche una lettiga. Al piano terra su via Filzi trova posto il bello spazio in

Inaugurata la nuova struttura del Centro Leonia Piovanelli e Roberta Pellegrini

Il Dopo di Noi a Tione è realtà di Chiara Garroni

In questo orribile 2020 una cosa davvero bella in Giudicarie si è realizzata: è stata ultimata la nuova struttura del Centro Leonia Piovanelli e Maria Roberta Pellegrini attigua e collegata alla attuale sede gestita dall’Anfass a Tione. L’inaugurazione si è tenuta sabato 12 settembre con molte autorità, famicui si sposterà il laboratorio sociale, in cui si costruiscono e vendono oggetti artigianali in legno, attualmente ospitato nei locali dietro l’Erba voglio. Verso sud una grande stanza polivalente, con tante vetrate che si aprono sul prato che potrà esser utilizzato nelle giornate di sole. Porte gialle per i bagni, azzurre per le stanze, verdi per i locali delle attività diurne e del refettorio, sono state scelte da progettisti specializzati per i bisogni dei ragazzi che frequentano questo tipo di strutture. Al primo piano quattro stanze con otto posti letto per disabili gravi, locali per il personale, refettorio e veranda. Tutto il piano è attraversato da una sorta di binario sul soffitto che permette tramite una imbragatura apposita, di trasportare agevolmente i disabili in ogni punto della casa, fin dentro la vasca attrezzata del bagno. Il secondo piano ha tutte le predisposizioni tecnologiche pronte, ma al momento è al grezzo. Ogni piano è poco più di 300 metri quadrati. L’iter del progetto è stato

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 18 n° 10 ottobre 2020 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Alfio Ghezzi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 31 settembre 2020 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

molto complesso, i problemi da risolvere sono stati tantissimi, e ci si potrebbe scrivere un romanzo. Diciamo solo che nel 2014 sembrò che tutto dovesse bloccarsi, quando l’allora assessore Borgonovo Re mise in dubbio la bontà e necessità dell’intervento, e consigliò di dirottare eventuali risorse su altri progetti. Il consigliere Mario Tonina con una interrogazione spiegò come fosse necessaria per il territorio la struttura, e come fosse in fase avanzata il progetto, con contributo già confermato, e col supporto di vari Enti locali. Il presidente Rossi chiese il ridimensionamento del progetto e la conseguente riduzione delle spese, che fu concordata con la collaborazione dell’ingegner De Col della Provincia, e che portò alla cifra di 2,6 milioni. Non si contano i viaggi a Trento del consiglio direttivo e dei tecnici, e nel luglio del 2015 la Pat confermò il contributo in 1 milione 958 mila euro, pari al 75% dell’intero importo. C’è poi stata la fase delicata degli appalti, con l’incarico ad una commissione tecnica esterna, lo scorporo in 4 diversi appalti (opere edili, ter-

glie e ragazzi, in un clima di gioia e soddisfazione nonostante le misure di distanziamento anticovid. L’associazione nacque nell’83, in seguito al lascito della famiglia Piovanelli, che lo vincolava a contribuire all’assistenza dei minorati residenti in Giudicarie.

moidraulica, opere elettriche e serramenti), più direzione lavori affidata all’ingegner Valter Paoli. Il consiglio direttivo ha deciso di invitare alle gare d’appalto solo ditte residenti in Giudicarie. Nel luglio 2016 iniziano i lavori, e subito ci sono intoppi e necessità di piccole varianti, oltre alla realizzazione di alcuni interventi provvisori per permettere la continuità della attività dei ragazzi che frequentano il centro gestito dall’Anfass. Ora il lavoro è finito e la struttura è stata inaugurata, ma ancora c’è tanto da fare. Mancano i mobili, e quel 25 % di spesa che non mette la Provincia va comunque pagato. Hanno contribuito la Comunità di Valle, i Bim di Sarca e Chiese, ed i Comuni si sono impegnati a dare un contributo, proporzionale ai propri abitanti. Dato che la associazione Piovanelli Pellegrini non gestisce direttamente la struttura, deve pagare l’Imu sull’immobile; ci sembra che ciò dimostri che le cose legali non sempre sono logiche e giuste, ma tant’è. Non essendo comunque coperta tutta la cifra, i componenti della

direzione dovranno fare un mutuo presso le banche. Sarebbe bello che la generosità dei giudicariesi si facesse sentire anche in questo frangente, come contributo ad

una struttura che rende davvero civile un territorio. L’iban del Centro Leonia Piovanelli e Maria Roberta Pellegrini è IT 69T08024 3566 000 000 4022283.

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Attualità Soprattutto ho provato un’attrazione istintiva per questo predicatore visionario, carismatico, avvolto dal mistero”, queste le parole della scrittrice Alessandra Sebastiani per introdurre al pubblico il suo nuovo romanzo dal titolo “Anime ribelli. Dolcino e Margareta al rogo”. Presentato al Palazzo delle Poste a Trento nell’ambito della manifestazione “Atlas Curae” lo scorso 19 settembre, Il libro, edito dall’editore trentino Reverdito, ha come protagonisti due giovani, Marcello ed Eloisa, che fungono da tramite, vivendo nell’epoca contemporanea e al tempo delle crociate, combattute non solo in Terrasanta ma anche in Europa contro i Valdesi e i Catari come contro i Dolciniani (“Ma di questi ultimi si parla assai meno; se Umberto Eco non ne avesse parlato ne “Il nome della rosa” penso che sarebbero ancora sconosciuti ai più. Eppure la predicazione di Dolcino influenzò una vasta area dell’Italia del Nord e anticipò valori e ideali tipici dell’Età moderna”). Tra le figure ricordate anche Margareta Boninsegna di Arco, di nobili origini e bellissima, che fuggì dal dal convento dov’era educata per seguire Dolcino, divenendo un’abile guerrigliera, e molto amata da Dolcino, rimase a lui fede-

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Il romanzo di Alessandra Sebastiani presentato a Trento

Le anime ribelli legate a Fra Dolcino di Mariachiara Rizzonelli “Il Medioevo per me risulta carico di stimoli, un’epoca di passioni intense, fervore religioso, ma anche, dopo il Mille, innovazioni tecnologiche, incontro/scontro tra civiltà diverse, prosperità, le fino all’ultimo anche se avrebbe potuto sfuggire il rogo. La trama del romanzo si snoda così tra passato e presente partendo dal fatto che in una classe dell’Istituto Marie Curie una professoressa di storia vuole trasmettere ai propri alunni alcune nozioni sull’epoca dei Comuni nel Nord Italia, ma soprattutto coinvolgere nella ricerca storica e nel porsi delle domande. Le vicende di questi alunni, apparentemente spensierati ma anche preda dei dubbi adolescenziali sul senso della vita, si intrecciano quindi con quelle di altri giovani vissuti nella Biella medioevale, in uno scenario di scontri armati su cime montuose, caccia

espansione urbanistica, sviluppo dell’arte. Sono stata mossa dalla curiosità di ricercare su un argomento che è anche di storia locale, di vedere i luoghi, partendo da Cimego fino a Biella e alle montagne su cui combatterono. alle streghe ma anche di prospere città, botteghe artigiane, palazzi nobiliari e grandi abbazie. “Volevo che Dolcino e Margareta, ma anche il fabbro Alberto da Cimego e la moglie Bianca, accusata di stregoneria, uomini e donne realmente vissuti ma dimenticati dai libri di storia, fossero un richiamo nel presente per la fedeltà ai principi in cui credevano. Credo che certi valori possano essere considerati universali; uno tra questi è il coraggio, inteso non come imprudenza ma come forza di lasciarsi alle spalle tutto, anche una vita comoda e privilegiata, per ricercare qualcosa che si ritiene importante anche se

ha molte incognite, come nel caso delle protagoniste femminili del romanzo”, commenta Alessandra Sebastiani. Alessandra Sebastiani è nata a Trento nel 1958. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico in questa città e aver conseguito la laurea in Lettere e Filosofia all’Università a Bologna, ha insegnato per oltre trent’anni Letteratura italiana e Storia negli Istituti Superiori d’indirizzo tecnico, informatico o linguistico. Da sempre amante della narrativa e della saggistica su argomenti storici, filosofici e scientifici, ha dedicato al suo primo romanzo due anni di ricerche e lavoro.

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Premio Solidarietà alpina


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Due testimonianze artistiche di assoluto pregio, di periodi diversi, a raccontare del medesimo patrocinio, senza soverchie preoccupazioni circa la sovrapposizione delle identità biografiche delle sante, frutto di una complessa e secolare confusione ancora oggi ostica a dirimersi. Il fatto che la festa patronale di Pieve di Bono venga celebrata il 7 ottobre, memoria liturgica della martire padovana che proprio in quel giorno del 304 d.C., durante le persecuzioni dioclezianee, viene arrestata e messa a morte nella sua città, sembrerebbe deporre a favore della prevalenza di quel culto anche in terra giudicariese, attestato fin dall’età longobarda, non potendosi comunque escludere una sua irradiazione ancora più precoce in alcuni territori dell’Italia settentrionale. La magnifica tela del Lazzarini, dalla pennellata chiara e levigata, quindi, non fa che confermare la pista padovana della patrona, in continuità con altri capolavori di analogo soggetto a firma di eccelsi autori, tra i quali Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Jacopo Tintoretto, Giovan Battista Tiepolo, allievo quest’ultimo dello stesso Lazzarini, e, su tutti, Paolo Veronese con il suo grandioso Martirio di Santa Giustina eseguito per i monaci benedettini della Basilica padovana dove è conservato il corpo della santa. Gli affreschi tardo-gotici dell’antica abside pievana raccontano, però, un’altra storia, di un altra Giustina, che si dispiega sulle due pareti laterali in dieci sequenze di esuberante vitalità cromatica, seppure di ancor timide profondità spaziali, anticipatrici di Rinascimento, dove al centro delle scene spicca il biancore accecante delle vesti della protagonista, una fiera giovane di Antiochia convertitasi con la sua famiglia al cristianesimo, vittima anche lei per la sua fede delle truci angherie di Diocleziano, fino alla morte per decapitazione nel 302 d.C., negli stessi anni del martirio padovano; una strana coincidenza temporale che certamente ha contribuito ad ingenerare un possibile fraintendimento agiografico. Il compagno di avventura e di sventura della Giustina antiochena è Cipriano, ben individuabile nel ciclo di Creto, che dopo una vita al servizio del male attraverso la pratica delle arti magiche occulte, attratto dalla bellezza spirituale della giovane concittadina, si converte egli stesso, diventando in seguito vescovo di Antiochia, condividendo il triste epilogo di Giustina. La tradizione

Giustina di Padova o Giustina d’Antiochia?

Arte

Un rebus secolare a Pieve di Bono di Giacomo Bonazza

Giustina di Padova o Giustina d’Antiochia? Il dilemma si ripropone anche nel caso di Creto, dove nella stessa chiesa pievana, convivono due tipologie iconografiche che da sempre alimentano una affascinante ambiguità: quella della grande pala (1716) di Gregorio Lazzarini, esponente di spicco della pittura veneziana settecentesca, posta sull’altare maggiore, con la santa patavina, pugnale nel petto (l’attributo ricorrente del suo martirio), in mistico e tenerissimo slancio verso il Bambino

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Gesù in grembo alla Madonna, sotto lo sguardo vigile ed un po’accigliato di san Giovannino; e quella riferita alle “Storie di Santa Giustina e Cipriano”, opera di metà Quattrocento di matrice veneto-lombarda, su probabile commissione lodroniana, che decora le pareti della cappella nord, già spazio absidale della chiesa medievale, riprendendo la leggendaria vicenda dei due martiri antiocheni, ambientata in Asia minore, l’odierna Turchia.

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1 - Pieve di Bono, Chiesa di S. Giustina, abside chiesa medievale/parete meridionale: “Storie di santa Giustina e san Cipriano”, 1450 ca., Pittori lombardi 2 - Pieve di Bono, parete meridionale dell’abside della chiesa medievale: Martirio di santa Giustina, 1450 ca., Pittori lombardi 3 - Pieve di Bono, Chiesa di S. Giustina, altare maggiore: Pala di santa Giustina, 1716, Gregorio Lazzarini 4 - Fontanedo, Chiesa dei Santi Cipriano e Giustina: “Madonna in trono con Bambino, san Cipriano, san Rocco, santa Giustina, San Gregorio Magno”, 1521, Gaspare Rotaldo

vuole che i corpi straziati dei due martiri approdino poi da Antiochia a Roma e lì pietosamente sepolti da una certa Rufina. Il rilancio del loro culto avviene attorno all’anno Mille, quando le loro reliquie vengono traslate da Roma a Piacenza, sostituendo l’antica venerazione della santa padovana, con quella della nuova Giustina ed il suo corpo santo. Giustina d’Antiochia diventa co-patrona

di Piacenza, le sue spoglie deposte in un’urna dentro la cattedrale e la sua festa fissata il 26 settembre. Da qui parte la fortuna iconografica legata alla santa piacentina che si estenderà fino alla pieve giudicariese, dando vita al secolare equivoco che ancora oggi arrovella i più autorevoli studiosi di agiografia. Fatta salva la data del 7 ottobre, che conferma il patronato di Giustina di Padova anche

per Pieve di Bono, nondimeno i fedeli della parrocchia chiesana devono volgere lo sguardo verso Piacenza per recuperare le suggestioni che hanno sollecitato lo straordinario racconto colorato che custodiscono. Le raffigurazioni di Giustina e Cipriano ritornano pure in quel di Roncone e di Fontanedo, facendo parte queste comunità fino a quasi tutto il Quattrocento della “plebs Boni”, subordinate alla chiesa matrice di Creto. Anche in questo caso persiste un’ambiguità di fondo rispetto all’identità dei santi effigiati, che, comunque, dovrebbe risolversi a favore dei due martiri antiocheni. Entrambi compaiono nella serie dei medaglioni affrescati (1936) da Matteo Tevini sulla volta della chiesa di San Stefano a Roncone riportanti i santi patroni: san Cipriano con un copricapo di foggia orientale, rimanda alla sua provenienza, anche se questo non basta per esimerlo da una possibile confusione con il Cipriano di Cartagine, dello stesso periodo, grande Padre della Chiesa, dalla biografia molto più certificata. La dedicazione della chiesa di Fontanedo ai santi Cipriano e Giustina, suffragata dalla festa patronale del 26 settembre, in linea con la tradizione piacentina, è a sua volta impreziosita dalla originale pala (1521) incastonata nell’ancona seicentesca, raffigurante la Madonna con Bambino e i ss. Cipriano, Rocco, Giustina e Gregorio Magno, di Gaspare Rotaldo, buon pittore veronese dimorante a Riva del Garda, già autore sul finire del Quattrocento di notevoli affreschi nelle chiese di San Rocco di Volano e di Caneve d’Arco, tra resistenze tardogotiche ed aperture alla maniera moderna.


Attualità

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Il Bas è diventato così una sorta di parco culturale dove l’azione del tempo e della natura modifica l’aspetto delle opere stesse, fino al loro naturale decadimento. L’edizione 2020, causa Covid, è stata rimandata all’anno prossimo, ma l’itinerario che ormai è diventato una vera galleria d’arte contemporanea, perfettamente integrata nella natura, è stato visitato e percorso da tanti turisti anche quest’anno. La prima edizione di Bosco Arte Stenico si è svolta nel 2013 con la partecipazione di una trentina di artisti suddivisi in due categorie: opere di scultura su tronchi riposizionati ed installazioni di “land art”. Quest’ultima è una un’espressione artistica che “usa” la natura, come pietre, tronchi, alberi, muschio, terra, per generare nuove forme e nuovi significati. A causa degli agenti atmosferici che intervengono, queste opere non durano nel tempo. Finora si sono svolte sette edizioni con temi ogni anno diversi: i rifugi, gli equilibri, i mostri, l’acqua, gli animali, il femminile, il sù. Poco più di cento gli artisti che nel tempo hanno partecipato, provenienti da tutta Europa, Canada, Russia, Turchia. E al momento sono circa cento anche le opere lungo il percorso. Gli artisti vengono selezionati in base al bozzetto che inviano e ven-

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Bas, torna dopo il Covid il concorso artistico Passeggiano nel bosco sopra Stenico un fotografo, un artista ed un’insegnante. Non è l’inizio di una barzelletta, ma è così che è nata l’idea di valorizzare il miglior punto panoramico sul castello. E’ l’autunno 2011, e Maurizio Corradi, Paolo Dalponte ed Elisabetta Doniselli iniziano a conce-

pire un progetto culturale che comprenda bellezza, storia ed immagine. Questo luogo diventerà la sede di BoscoArteStenico (Bas), un concorso tra artisti visivi, scultori e creatori di installazioni di land art, che utilizza solo materiale naturale per un uso responsabile del territorio.

gono poi ospitati a carico dell’associazione BAS a Stenico, per l’intera durata della manifestazione, nella settimana tra giugno e luglio. Anche se l’edizione quest’anno non c’è stata, non sono mancati i visitatori, che anzi sono stati particolarmente numerosi, dato che l’itinerario può essere percorso sempre. Proprio la consapevolezza che le opere si deteriorano a causa degli agenti atmosferici ha dato la spinta ad andare a vedere quelle che ancora si trovano in buone condizioni. Per i gruppi si prenota la visita, con accompagnatori culturali locali, o presso l’Azienda

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turistica di Comano (0465 702626), o al numero del Bas 3388549818. Finora la media delle visite è stata di circa 27 mila annue. Nella zona ad ovest l’itinerario confina con l’area natura Rio Bianco, del Parco Adamello Brenta, dunque in una sola uscita si può visitare anche questa, e il tutto è accompagnato dallo splendido paesaggio del castello di Stenico e della piana di Bleggio e Lomaso. Si può infine raggiungere il Castello, per completare al meglio la conoscenza di Stenico e la sua ricchezza che spazia fra arte, cultura e natura. L’associazione Bosco Arte Stenico

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condivide con la Riserva Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria un progetto denominato “BAS&CO tutti insieme nelle biosfere in the world”. L’obiettivo è trovare delle realtà internazionali affini al BAS con le quali potersi connettere e confrontare. Gli artisti interessati a partecipare all’edizione 2021, dovranno far pervenire i bozzetti delle loro opere entro il 28 febbraio del prossimo anno. Il bando è pubblicato sul sito www.boscoartestenico.eu. Il tema sarà “la metamorfosi”, vista come cambiamento di una cosa in un’altra, cambiamento di forma, di funzione, delle nuove tecnologie che hanno modificato radicalmente il nostro concetto di tempo e di spazio, di lavoro e dei rapporti umani. E, naturalmente, dello sconvolgimento di questi mesi, che nessuno aveva immaginato potesse accadere. (C.G.)


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Parlando giudicariese

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Gli ultimi due centri abitati che completano le Giudicarie

Ponte delle Arche – Madonna di Campiglio Nelle due località preesistevano delle singolari attività di carattere piuttosto privato. Alla confluenza della Sarca col Duina erano stati insediati dei “Bagni”, oggi Terme di Comano, che risultano documentati fin dall’antichità, ma che, nei primi decenni del 1800, furono acquistati da un “benefattore” che ne iniziò lo sfruttamento industriale donandone i benefìci alle tre Pievi del Banale, del Bleggio e del Banale; tuttavia al momento dell’insediamento di Ponte delle Arche non erano che un’oasi a se stante distaccata da qualsiasi centro abitato. Così a Madonna di Campiglio dove degli ordini religiosi avevano predisposto un “Ospizio/Ostello” quale rifugio e sostegno alle genti che passavano per il passo di Campo Carlomagno che unisce le Giudicarie con la Val di Sole. Anche in questa località, al momento degli inizi del periodo turistico, l’Ospizio non era che un edificio a sé stante ben lontano dai centri abitati della Val Rendena. Delle due specifiche attività operative già ne è stata pubblicata la storia: di Ponte delle Arche da Severino Riccadonna e di Madonna di Campiglio da Paolo Luconi Bisti. Nel testo che segue mi limito a prendere inconsiderazione degli aspetti antropologici relativi alla singolarità di ambedue gli insediamenti umani. Preme precisare il fatto che i due “paesi” non potranno mai essere eretti a Comuni autonomi, poiché privi di Comune catastale, che in Giudicarie sono già definiti nei 91 catasti che, per legge, sono e restano inamovibili. I Comuni amministrativi possono subire fusioni o distacchi a seconda della volontà politica del tempo, tenendo presente che al loro interno i Communi catastali devono rimanere confinanti fra loro ma integri nella loro legalità intoccabile. Ponte delle Arche Dalla seconda metà del secolo decimonono, a Ponte delle Arche iniziarono a scendere dal Bleggio, dal Lomaso e dal Banale i primi artigiani e commercianti, con officine e botteghe, alle quali, quasi subito, iniziarono ad aggiungersi installazioni alberghiere con imprenditori giunti pure dalle Giudicarie Interiori e da altrove. Ognuno vi giungeva per sole finalità economiche e non certo per scopi aggregativi; anzi, spesso, in evidente

di Mario Antolini Musón Tutti i nuclei abitati delle Giudicarie (borgate, paesi, frazioni) hanno trovato insediamento storico nel corso dei secoli anteriori al 1800. Soltanto Ponte delle Arche e Madonna di Campiglio hanno iniziato il loro progressivo insediamento urbano nella seconda metà del secolo decimonono, e precisamente: il primo nel 1852, appena ultimata la carrozzabile Sarche-Tione,

concorrenza. Va subito rilevato che coloro che vi giungevano si trovavano a costruire i propri fabbricati e ad operare su un territorio, amministrativamente e catastalmente, già legalmente strutturato in seguito alla presenza nei secoli precedenti del Principato vescovile e, nel secolo XIX, dall’essere aggregato all’impero austroungarico; conseguentemente i nuovi arrivati, in costante successione, si insediavano sui Comuni catastali di Càres, Campo Lomaso, Comano, Comighello, Sténico e Villa Banale nell’ambito dei Comuni amministrativi di Bleggio Inferiore e di Sténico. Infatti nella “Guida del Trentino” di Ottone Brentari del 1880 l’autore scrive: «Il Comune di Bleggio Inferiore con sede a Comighello (con 97 abitanti, 45 case e scuola) è formato dai paesi: Càres (con 195 abitanti comprese le case Alle Arche alle quali è assai vicino), Cillà, Comighèllo, Bòno, Duvrédo, Sèsto, Tignerone, Villa». Ecclesiasticamente la parrocchia era unica e faceva centro alla Pieve di Santa Croce. Nel 1909, Cesare Battisti annota: «Dista un chilometro da Comano la località alle Arche, che è il punto di partenza per due magnifici altopiani del Lomaso e del Bleggio e quello del Banale. Le Arche (abitanti 66, case 12) sono l’emporio commerciale di questi due circondari e costituiscono, coi loro buoni alberghi, una succursale dello stabilimento delle Terme di Comano. Le Arche fanno parte del Comune del Bleggio Inferiore». Dal 1852, in solo mezzo secolo

era avvenuto un notevole sviluppo edilizio con conseguente crescita della popolazione in loco, ma senza costituire un vero e proprio contesto urbanistico ancora privo, giuridicamente, di un riconoscimento da parte dell’Ente pubblico. Durante il secolo XX (e fino ad oggi) lo sviluppo edilizio continuerà in maniera del tutto eccezionale ma non riuscirà a trovare una propria identità giuridica strutturale. I nati in loco di seconda e terza generazione attualmente sono numerosi, tanto che le stesse sedi scolastiche del territorio sono state installate nell’abitato e la stessa sede municipale da Comighello è stata trasferita a Ponte delle Arche, come se ne sono rese indispensabili la Famiglia Cooperativa, la cassa Rurale ed altri enti bancari ed ogni tipo di servizi pubblici e privati. Per la stessa delimitazione dell’attuale parrocchia si sono dovuti “spaccare” i confini della precedente molto più ampia e segnarne gli attuali confini con la conseguente erezione della chiesa parrocchiale negli anni Trenta del secolo scorso. Conseguentemente, si è ora alla ricerca di “fare comunità”, ossia di dare una identità ad un’aggregazione di persone che alle spalle hanno delle generazioni nate e vissute altrove e qui giunte senza la capacità e la precisa volontà di costituire un’aggregazione umana basata sugli stessi principi e animata da identiche finalità. Quindi emerge la difficoltà di convergere verso una “unità di sentire e di operare”, come altrettanta difficoltà si presenta nel necessario inserimento

con la prima costruzione di un “alloggio e stallo” per il cambio dei cavalli alle carrozze; e il secondo nel 1872 con l’arrivo dalla Val Rendena di Giambattista Righi di Strembo, che trasformò l’antico “Ospizio” in una stazione turistica che, dopo la sua improvvisa morte nel 1875, passò nelle mani di F. G. Oesterreicher di nazionalità austriaca.

nel contesto di tutto l’insieme delle Giudicarie Esteriori che, per tradizione, risultano il prodotto di popolazioni generalmente rurali e che, attualmente, si scontrano con ben altre esigenze sia economiche che sociali. Resta indubbia l’asserzione del Battisti: «Le Arche sono l’emporio commerciale del circondario»; ossia sono diventate il volano economico e sociale di tutto l’ambito delle Esteriori, e necessità vuole che se ne debba tenere conto. Le conseguenze da individuare e da perseguire sono nella logica delle cose. Madonna di Campiglio Identica sequenza di avvenimenti lo si è avuto a Madonna di Campiglio, dove, man mano che si sviluppava il fenomeno turistico è iniziato l’arrivo alla spicciolata di singole individualità a cercare un proprio spazio di affermazione strettamente economica indipendentemente da una possibile ed eventuale aggregazione umana. Pure qui la identica situazione di Ponte Arche: il territorio era già amministrato come Comune catastale di Pinzolo e del Comune catastale di Ràgoli II.a parte, per cui le innegabili difficoltà di tipo amministrativo che sfociarono nelle aspre diatribe (negli anni Cinquanta) fra Pinzolo e Ràgoli, di cui fu protagonista il sindaco Guardini di Ràgoli, acuite dalla presenza delle Regole di Spinale e Manéz (pure con sede a Ràgoli), per cui tuttora, giuridicamente, gestiscono le sorti amministrative di Madonna di Campiglio le amministrazioni dei Comuni di Pinzolo e di Tre Ville.

A parte questa non indifferente particolarità che impedisce alle popolazioni locali di giungere ad una autonoma istituzione comunale, restano le conseguenze del fenomeno migratorio che hanno portato in loco gente da ogni dove, per cui si è sempre avuto difficoltà a rapportarsi a livello sia individuale che sociale; situazione di vero disagio sociale che ha caratterizzato costantemente lo sviluppo insediativo ed edilizio piuttosto caotico anche a causa della situazione ammnistrativa che aveva le proprie sedi assai lontane: a Pinzolo (a oltre 20 chilometri) ed a Ragoli (a quasi 50 chilometri). La popolazione considerata locale ha stentato assai ad insediarsi tanto che il Battisti, nel 1909, scrive: «Campiglio è il soggiorno estivo prediletto dell’aristocrazia e della ricca borghesia tedesca, per quanto ospiti una clientela cosmopolita». Nessun altro accenno ad una eventuale presenza urbana nel senso di “paese organizzato”; tuttavia va rilevato che, già allora, per tutti i servizi necessari ad un turismo di elité, dalle Giudicarie avevano iniziato a trasferirsi e ad insediarsi a Campiglio varie famiglie che furono le prime a dare vita al nuovo centro abitato. Tuttavia i più sostanziosi flussi migratori che diedero vita al nuovo agglomerato urbano iniziarono dopo l’aggregazione del Trentino al Regno d’Italia ed in particolar modo dopo gli anni Cinquanta del secolo scorso con l’installazione degli impianti funiviari e l’avvio delle stagioni sciistiche. Fu un vero boom che portò Campi-

glio all’attenzione del mondo. Nel contempo lo sviluppo edilizio si espanse in maniera piuttosto disordinata a causa della mancanza di una gestione amministrativa unitaria, mentre, nel contempo, confluivano e si insediavano tutte le altre attività così da formare un “paese” vero e proprio con tutti i servizi necessari. Le famiglie stabilizzate divennero dei “residenti” a tutti gli effetti, e così iniziarono le generazioni dei Campigliesi a pieno titolo, nati, vissuti e rimasti a Campiglio. Tanto è vero che il Gorfer nel 1975 poteva scrivere: «Madonna di Campiglio, abitanti 736; frazione del Comune di Pinzolo e del Comune di Ràgoli; attrezzature alberghiere, ricettive, turistiche, sportive; centro di sport invernali; impianti seggioviari e funiviari; stadio del ghiaccio con pista olimpionica; casa FISICONI; Azienda Autonoma di Soggiorno. È una tra le più note, frequentate e attrezzate concentrazioni turistiche delle Alpi italiane». E dal 1975 ad oggi altri passi di notevole importanza sono stati ulteriormente fatti, cosicché si è giunti al dunque, così come a Ponte Arche: ossia con il pressante ed urgente bisogno di una propria identità, di uno “spirito di comunità” che faccia sentire come i due ultimi paesi delle Giudicarie siano diventati due importanti ed ormai determinanti volani economici con riflessi, diretti ed indiretti, su tutto il comprensorio. Ambedue hanno alle spalle infinite diversità di provenienza dei pionieri, che ora devono trovare omogenea visione di intenti verso realizzazioni non più impostate sullo spirito di divisione e di concorrenza, ma potenzialmente dirette verso un’unica méta: l’unità/identità dei Campigliesi a difesa di una autonomia, che non potrà essere giuridicamente legalizzata, ma che assolutamente deve avere un’intrinseca potenzialità di affermazione sociale ed economica con benèfica ripercussione su tutte le Giudicarie. Non posso assicurare che questo mio esposto sia scientificamente esatto, e storicamente esatto; tuttavia è steso “col cuore” nel senso che mi auguro davvero che i due “Centri abitati” presi in considerazione abbiano ad avere la posizione che meritano per le intrinseche potenzialità umane e sociali di cui sono più che ricche.


Sport

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Crippa in una settimana batte i tempi di Totò Antibo e Gennaro Di Napoli

Yeman, il frantuma record di Francesca Cristoforetti Ci eravamo sentiti lo scorso anno dopo i mondiali di Doha, dove avevi raggiunto un ottavo posto nei 10 000 metri con 27:10.76, conquistando non soltanto il record italiano ma anche quello europeo. Quest’anno altri titoli importanti.

Un 2020 ricco di soddisfazioni per Yeman Crippa, il corridore giudicariese mezzofondista 23enne che nonostante il lockdown dovuto al Covid-19 è riuscito a battere il record italiano in due gare diverse a distanza di una settimana circa l’una dall’altra. 8 settembre: al Golden Spike di Ostrava Crippa frantuma, dopo ben 30 anni, il record italiano di Totò Antibo sui 5000 metri con 13:02.26, arri-

glio. Poi adesso abbiamo anche un anno in più, avendole spostate, questo è il mio obiettivo e soprattutto cercare di arrivare il più avanti possibile.

Ultimo risultato proprio ieri a Roma al Golden Gala con un record italiano nei 3000 metri e giusto 10 giorni fa anche sui 5000 metri a Ostrava. Ti saresti aspettato questi due record? Ti dico la verità, era da un po’ che ci provavo quindi prima o poi doveva arrivare, magari non quest’anno vista la situazione del lockdown che ci ha fatti allenare un po’ meno, non me l’aspettavo proprio quest’anno e invece alla fine è andata meglio del previsto. Psicologicamente e fisicamente eri pronto per queste ultime gare? Sì, dagli allenamenti che facevo ero pronto fisicamente e comunque anche mentalmente. Poi da lì a trasformare l’allenamento in gara e fare il record italiano sicuramente non è così automatico. Non ero convinto per quello che era successo quest’anno con il lockdown, ci siamo allenati meno quindi se non ero riuscito l’anno scorso che mi allenavo bene, pensavo che quest’anno sarebbe stato più difficile. Cosa significano in questo momento questi nuovi risultati per te? Sono ancora più convinto che sto lavorando bene, anche se la strada è ancora lunga. Queste sono delle tappe di passaggio che mi fanno capire che sto crescendo. Sono soddisfatto di aver chiuso la stagione così, con gli obiettivi che mi ero prefissato quest’anno. Nonostante le chiusure degli impianti sportivi a causa del Covid, come sei riuscito ad affrontare il lockdown? Sei riuscito comunque ad allenarti? L’ho affrontata sicuramente non troppo bene come tutti, poi da sportivo fino ad una certo punto siamo riusciti ad allenarci, con l’autorizzazione andavo nei campi a porte chiuse, ad esempio in Val di Cembra. Ho vissuto un anno

vando al terzo gradino del podio dopo l’ugandese Jakob Kiplimo e l’etiope Selemon Barega. 17 settembre: Crippa ottiene al Golden Gala “Pietro Mennea” all’Olimpico di Roma il quarto posto dopo Kiplimo, Ingebrigtsen e McSweyn nella specialità dei 3000 metri chiudendo con 7:38.27, battendo così nuovamente il record italiano del 1996 di Gennaro Di Napoli.

Visti anche gli ultimi risultati, ti stai avvicinando sempre di più ad essere ciò che si definisce un “campione”. Ti senti cambiato anche solo rispetto allo scorso anno? Sicuramente atleticamente sto crescendo e lo noto anch’io, però sono rimasto sempre la stessa persona, non mi sento cambiato. Sono migliorato, ma fa parte del progetto e sto crescendo di anno in anno. diverso, soprattutto sono stato più a casa, dove mi sono allenato molto anche con il Tapis roulant. Con il mio allenatore non riuscivamo a vederci perché non si poteva però siamo sempre rimasti in contatto. Con le norme vigenti riguardo il contenimento del contagio anche gli spazi dedicati allo sport hanno subito grandi cambiamenti, a partire dalla presenza fisica dei tifosi. Fare gare senza il pubblico com’è? Molto più brutto perché non senti proprio il tifo che c’è normalmente. Quando ho corso all’Olimpico, vedere uno stadio così grande e tutto vuoto mi ha fatto un po’ di tristezza. Però dobbiamo farlo. La differenza però si sente proprio. Altre gare in programma in questo periodo? Io con la gara dei 3000 metri che ho fatto giovedì ho chiuso la mia stagione, adesso ho tre settimane di pausa e poi per il 2020 si sono concluse le gare. Adesso un po’ di relax, poi ricomincerò per la preparazione per Tokyo. Ti avevo sentito lo scorso anno e il tuo obiettivo erano le Olimpiadi. Lo sono ancora o il tuo obiettivo adesso è cambiato? Ancora puntare alle Olimpiadi e prepararle al me-

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Tutti giù per terra

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Non ti conosco mascherina

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

Li vedi passeggiare in paese immersi nella desolazione più assoluta, e neanche un altro bipede nel raggio di due chilometri. Tipo scenario post atomico, o peggio, tipo la domenica a Tione. E li vedi con l’indispensabile mascherina ben tirata su a coprir fosse nasali e rime buccali, come direbbe non il Poeta ma l’indefessa ministra Azzolina. Comportamento diligente, prudente certo, non c’è che dire, e rispettoso anzichenò. Poi quegli stessi personaggi, in solitudine ligissimi alla regola, quando li vedi fermarsi a parlar con qualcuno….taaaaaac!… dopo tre nanosecondi giù la mascherina ad aerosolizzarsi a vicenda a meno di trenta centimetri… Niente, non riescono a resistere all’impulso irrefrenabile. Un atto di default, un vero e proprio riflesso condizionato, incontrollabile. Al pari di quello che coglie Salvini quando ha a tiro uno smartphone e una piazza. Il selfie gli viene in automatico. C’erano una volta le Buone Maniere, quell’insieme di norme comportamentali espressione concreta del rispetto per sé stessi e per gli altri. Si fa fatica a ritrovarle oggi, in questa giungla di prevaricazioni, egocentrismi, indifferenze e scostumatezze che è la Quotidianità. La buona creanza è passata di moda da un pezzo, a tavola come sui tram, al cinema come nell’uso del cellulare. Il Galateo, libro indispensabile per la prosecuzione

della specie (al pari della Bibbia e del Kamasutra), suggerisce ancora oggi ai signori che indossano il cappello di toglierlo sempre in presenza di una signora e ogni volta sia richiesto in segno di rispetto. In chiesa per esempio, in ascensore o in ambiente privato. Og-

gigiorno nelle occasioni di ‘incontri sociali’ anziché levarci il cappello ci leviamo la mascherina. Che sia la riscoperta, in modalità ignorante, delle buone maniere? Il ritorno in auge di codici d’uso galanti e desueti? Più semplicemente: l’at-

to diffuso di abbassare la mascherina proprio nelle situazioni in cui tenerla su è la prova tangibile del trionfo di un certo tipo di stupidità. E’ la stupidità più subdola e pericolosa. Quella che ci fa galleggiare con la mente intorpidita nell’errata convinzione che

Distribuzione del Giornale delle Giudicarie

L’impegno di chi opera all’interno del Giornale delle Giudicarie è forte, molto forte. Abbiamo una redazione composta da più di trenta eroici collaboratori, tutti volontari, che producono, da quasi vent’anni, un Giornale atteso ed apprezzato in tutte le Giudicarie ed invidiato da tutte le valli limitrofe. Com’è noto, il nostro Giornale viene distribuito gratuitamente a tutte le circa sedicimila famiglie giudicariesi. La distribuzione, quindi, del GdG, è fondamentale: a poco servirebbe fare un prodotto anche eccezionale se poi non arrivasse puntuale nelle vostre case. Dal 2002, anno di fondazione, e per un quindicina d’anni il giornale veniva spedito con le Poste. Questo garantiva una buonissima copertura del territorio, ma poi le Poste hanno tagliato il servizio e così siamo stati costretti a pensare diversamente. Ci siamo così rivolti alla Cooperativa del Lavoro di Tione che si è assunta l’incarico di sostituire

le Poste nel compito per noi basilare. La Cooperativa fa un ottimo lavoro, garantisce la copertura scrupolosa delle zone abitate, ma talvolta non si coprono la case sparse, o nuove famiglie che si insediano, o case particolarmente lontane dall’abitato. Di questo ci dispiace e con la Cooperativa cerchiamo comunque di dare risposta a chi ci scrive lamentandosi d’essere dimenticati, ma non sempre riusciamo a metterci rimedio. Così, per facilitare le cose, alla fine della distribuzione mensile, depositiamo presso le Famiglie Cooperative dei paesi alcune copie che possono essere prelevate da chi, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a raggiungere. In questo modo crediamo di poter completare il nostro lavoro di distribuzione, noi ce la mettiamo tutta, ma se ci fossero comunque altri disguidi, le vostre segnalazioni sono sempre gradite al indirizzo di posta elettronica redazionegdg@yahoo.it

le peggio cose possano succedere solo agli altri, e mai a sé stessi. Riflettiamo cacchio! Se il virus è stato capace di aggredire nientepopodimeno che Berlusconi (alla faccia del negazionismo estivo del suo medico personale dott. Zangrillo), e i marchesi

del Grillo del Billionaire (‘…noi semo noi e voi nun siete un cazzo!’), allora potrebbe colpire davvero anche noi. Che non abbiamo né il mantello di Superman né il fattore rigenerante di Wolverine. Pericolo virus, ma non solo. Per non parlare delle vittime di tanti incidenti stradali. Irresponsabili che guidano con gli occhi sulla diretta Facebook o nonostante tassi alcolemici alla Superciuk.... ‘No tranquilli, ho tutto sotto controllo…’: dichiarazione di ostentato machismo che si traduce in autocertificazione di imbecillità. E allora attenti gente! Non abbassiamo mai la guardia! Non minimizziamo i rischi. Teniamo comportamenti virtuosi. Ergiamoci a esempi di responsabilità per i nostri figli. Educhiamoli a tenersi lontani dai guai. Convinciamoli ad evitar le bravate. Perché quei ragazzi che cadono dai balconi degli alberghi durante le gite scolastiche, che saltano sui treni in corsa, che fanno risse per una sigaretta negata e poi magari ci scappa il morto, quei ragazzi che si impasticcano dicendo cosa vuoi che sia, e quelli che danno fiducia a uno dei mille orchi conosciuti in Rete, beh…. quelli non sono figli di qualcun altro. Sono figli di tutti noi. Figli fragili e senza guida di una generazione di pseudo-adulti spesso troppo disattenti, troppo pigri, a volte troppo complici e maledettamente troppo, troppo poco genitori.

Quanto ci costano gli orsi? Per quale motivo in molti paesi dell est Europa i “cugini” degli orsi attualmente stanziali da noi, vengono venduti ai cacciatori e noi rischiamo la galera anche sui soggetti problematici. Perché la SAT invece di occuparsi dei sentieri prende posizione sui grandi carnivori? Perché i signori animalisti non si preoccupano del benessere degli animali in alpeggio e negli allevamenti? Certo la mia asina sventrata a pochi giorni dal parto non fa notizia. Chiudiamo i punti nascita, piangiamo sulle finanze della regione, ma quanto ci costa rincorrere gli orsi? Per fortuna siamo in una regione virtuosa. Non sono assolutamente d’accordo e tra qualche anno quando saranno un numero incontrollabile? Sono un ex alpinista e socio SAT da 50 anni, che ci pensa prima di fare escursioni al mattino presto ed alla sera. Ugo Lorenzi


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Mi ha fatto piacere che sull’orso e sulle sue avventure sul nostro territorio si sia aperto un dibattito che ha coinvolto numerose persone delle nostre valli. Vorrei che la vostra collaborazione continuasse anche perché gli orsi continuano nella loro opera intimidatoria con continue vicende di sbranamenti di pecore e bovini e ferite e spaventi ad esseri umani. Purtroppo la presenza dei grandi predatori (orsi, ma anche lupi) è un male insidioso per la nostra gente con il quale non è né giusto né possibile convivere. Oggi uomini e donne dei monti subiscono ed hanno difficoltà ad aderire ad imposizioni fatte da animalisti di città che dei monti conoscono poco o niente. Nel frattempo gli orsi sono in continuo aumento e la paura per gli amanti del bosco ormai è diventata irreversibile. Ormai sembra che la società pensi più alla libertà predatoria di lupi ed orsi che al

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Orso, per i giudicariesi un problema

loro contenimento. La protezione di cui godono è scandalosa e insulta il nostro passato di allevatori di bestiame, facendo ormai piazza pulita del patrimonio agro-pastorale e culturale tramandatoci dai nostri nonni. Patrimonio e civiltà messi a rischio da un Progetto Europeo Live Ursus che ormai ha travalicato i confini della convenienza (e della decenza) e sta mettendo a forte rischio la vita degli animali allevati e dei loro custodi nonchè la presenza preziosa di villeggianti in cerca di serenità e dell’aria ristoratrice dei nostri boschi. È tempo e ora che i politici e i cittadini si rendano conto che il problema degli orsi e dei grandi predatori in generale colpisce al cuore l’allevamento e la pastorizia, nonchè la proposta turistica della montagna, mutilando ulteriormente la nostra economia già in grosse difficoltà per la crisi in cui siamo immersi da ormai parecchi

Belle vignette! Era un po’ che volevo complimentarmi con Massimo Ceccherini, l’autore delle vignette che ogni mese portano un po’ di amenità nella mia famiglia...scrive anche molto bene, ma le sue vignette sono incomparabili, complimenti a lui e a voi che l’avete trovato… Agnese Sono pienamente delle sua opinione. Le vignette di Massimo sono davvero da gustare da ogni punto di vista: per l’intelligenza della proposta sempre sul pezzo, per la sagacia del contenuto, per la grafica davvero professionale e per il sorriso che ogni mese porta in tutte le famiglie delle Giudicarie. La sua è una collaborazione generosa e davvero preziosa, è uno dei trenta e più eroici collaboratori che tengono vivo e vegeto il nostro giornale da quasi vent’anni, di certo meriterebbero giornali con più diffusione del nostro, ne siamo consapevoli, ma noi ce lo teniamo stretto, tutt’al più potremmo raddoppiare la paga…!?!?!? (a.a.)

Pieve di Bono, ciclabile mal tenuta Ho percorso ieri la ciclabile di recente costruzione tra Creto e Agrone, e l’ho trovata in stato indecente: sterco di cavalli sul percorso, rifiuti cartacei e plastici ai lati, cestino per le immondizie pieno. Mi chiedo perché si fa una ciclabile e non la si mantiene in stato decente, non parliamo poi di consentirne l’ accesso ai cavalli! Distinti saluti G. Miglio

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mesi. Sono palesi e sconcertanti le contraddizioni di partiti politici e associazioni ambientaliste, che si proclamano interessati alla difesa dell’economia di montagna , per poi schierarsi in

difesa di orsi e lupi divoratori di animali domestici allevati con fatica e passione, nonché pericolosi ospiti dei nostri boschi a scapito di ogni altra presenza. Difesa sconsiderata, segno e

frutto di grande ignoranza della questione, prigionieri come siamo di un falso benessere che ci fa più affettati di quel che effettivamente siamo. Serve una più ampia presa di coscienza della gravità dello scontro in atto. Scontro da affrontare uniti, sorretti dalla convinzione di essere nel giusto, di avere dalla nostra parte la forza della ragione. Uniti difenderemo, con le unghie e con i denti, il lavoro dei nostri contadini e la libertà dei nostri conterranei di riprendere possesso dei nostri boschi, per noi luogo di sollievo e di serena meditazione. Dobbiamo respingere con fermezza ogni forma di iniqua ed impossibile convivenza, convivenza richiesta e diffusa da gente-bene ( si fa per dire!) che non ha mai visto ne allevato neanche una capra. A buon intenditor poche parole. Adelino Amistadi

Coronavirus, tenere Senza reddito di cittadinanza, perduto alta la guardia Caro Amistadi, sono un percettore del reddito di cittadinanza. Sono invalido al 80% per lavori usuranti. Vorrei poter lavorare, ma non ne sono ormai più capace. Se non ci fosse il reddito di cittadinanza non so come farei a sopravvivere…. Un amico del bar

Io sono dell’avviso che le persone in difficoltà vanno sempre aiutate, non ci sono dubbi. E per fortuna il sistema assistenziale italiano è fra i migliori al mondo. Certo, tutto si può migliorare, ma finora, anche in un periodo di grande difficoltà come quello attuale, ha funzionato e bene. Quindi è giusto che le persone come lei possano essere aiutate, le agevolazioni assistenziali e di welfare non mancano. Ne siamo lieti. Ma, purtroppo, il reddito di cittadinanza ha dato sì una mano a diverse famiglie e a molte persone sfortunate, ma sono molti, molti, quelli che ne hanno approfittato: furbi e furbastri, truffatori, fra cui mafiosi, delinquenti e persino la famiglia dei fratelli picchiatori in prigione in seguito dell’omicidio del povero Willy. Facce toste che vivono serenamente sul canapè a spese della collettività. E’ questo l’aspetto che irrita i cittadini. Dal punto di vista delle politiche del sostegno alle famiglie, pur partendo da un principio sacrosanto, il reddito di cittadinanza si sta rivelando un mezzo fallimento. Quindi, è necessario quanto prima cambiare il sistema, non certo l’obbiettivo. (a.a.)

Caro Adelino, ho l’impressione che anche noi trentini siamo un popolo di indisciplinati e che stiamo sottovalutando la protezione anti-virus. Sono poche le persone che indossano le mascherine, si organizzano mostre e fiere senza alcuna protezione, sembra quasi che il peggio sia passato. Ma non è così. Siamo nel bel mezzo di una contaminazione di ritorno che potrebbe riservarci anche tragiche sorprese… Mario Alcune considerazioni. Hai ragione, purtroppo, i giovani non sempre sono rispettosi delle regole. Gli adulti, tutto sommato sono molto più responsabili. Ma non dobbiamo sottovalutare la situazione, le precauzioni devono essere osservate altrimenti ricadiamo nell’incubo della passata primavera. I contagi sono in aumento e il Trentino è fra le provincie più colpite. D’altronde non mi pare che il sacrificio e il disagio di indossare le mascherine nei luoghi dovuti sia cosi insopportabile e intollerabile. E allora atteniamoci con scrupolo alle norme suggerite dalle autorità. Non sono un medico né uno scienziato, ma penso che sia da sciocchi correre rischi inutili. Per sé e per gli altri. (a.a.)


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