Giornale delle Giudicarie novembre 2021

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Giudi iudicarie

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NOVEMBRE 2021 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 19 - NOVEMBRE 2021- N. 11 - MENSILE

L’EDITORIALE

Alla ricerca di un compromesso accettabile di Adelino Amistadi

Con le elezioni amministrative delle prime settimane di ottobre è tornata a movimentarsi la situazione politica del nostro Paese. Credo quindi sia opportuno parlarne per fare un po’ di chiarezza. In questi giorni abbiamo assistito ad un giro vorticoso di posizioni e di recriminazioni. C’è chi gioisce per la vittoria, chi cerca di minimizzare la sconfitta, chi dichiara d’aver vinto, come spesso accade, anche dopo aver perso il governo delle principali città d’Italia, e chi esulta convinto che ormai sia evidente un cambiamento di rotta della nostra politica. Le cose non sono così semplici. Di certo il centrodestra ne esce con una sconfitta non da poco, mentre i vincitori del Pd già alzano la voce persino col Presidente del Consiglio. Questa danza surreale terminerà in febbraio quando si tratterà di eleggere il nuovo Capo dello Stato che ormai è diventata la poltrona più importante e decisiva della Repubblica. Intanto per il presidente Draghi le cose si fanno sempre più difficili. Dovrà utilizzare tutto il suo prestigio cercando di far ragionare i partiti che ormai sparano pretese giornaliere pur di recuperare qualcosa nei sondaggi. A cominciare dai 5Stelle, in pieno sbandamento con la quasi scomparsa del Movimento, per i quali il mantenimento del reddito di cittadinanza è paragonabile all’ossigeno che si dà ad un moribondo. A pag, 10

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

L’approfondimento del Giornale delle Giudicarie

Economia, un salto di qualità possibile

Redditi, giudicariesi più poveri

Alle pagine 4 e 6

EUROPA

Con le motivazioni i risultati sono certi di Paolo Magagnotti

A pagina 21 Cultura

Libri, 4 incontri a Tione

A PAG. 14

Scuola

Enaip, 60 anni, i ricordi A PAGINA 24

ARTE I cieli di Bartolomeo Zeni A pag.Specializzato 23 Centro

Il recente congresso internazionale dei giornalisti europei, svoltosi online nei giorni 15-17 ottobre, e del quale riferiscono in questo numero del nostro Giornale le studentesse del Istituto Guetti, ha confermato le notevoli potenzialità dei giovani in termini di idee e proposte per far crescere il Progetto di unità europea; potenzialità che possono essere efficacemente espresse qualora gli stessi giovani ricevano corrette informazioni e, soprattutto, adeguate motivazioni. A pag. 11

Sanità

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MEMORIA tu sotto Una...e lapide come indagine dormi? A pag. 13

rsonale

Materassi e Reti

A PAGINA 20

Territorio

NOVEMBREMe mese del guanciale eccellenza

SPORT Bolbeno, al via con una nuova convenzione SELLA GIUDICARIE (BONDO) - Tel. 0465.901919 - 339.1388960 A PAG. 26 A pag. 29 ��������������������������������������� - ����������������������

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ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 Viale Mons. D. Perli, 3 - 38079 Tione di Trento (TN)

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Rassegna Stampa

NOVEMBRE 2021

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA OTTOBRE 2021

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Manca l’acqua a Montagne, i vigili del fuoco arrivano con 30 mila litri dalla cisterna - Il paese di Montagne è stato interessato da problemi di carenza idrica. Situazione risolta grazie al lavoro sinergico del locale corpo, dei vigili del fuoco volontari di Ragoli e del corpo permanente da Trento. Dal serbatoio di Ragoli prelevati 30mila litri d’acqua, immessi nell’acquedotto di Montagne. Nei boschi di Stenico l’orso “beffa” il cacciatore e si porta via il cervo abbattuto - La singolare avventura di Armando Diprè durante una battuta in località Sass Grand che porta a Malga Plaz. Al cacciatore, dopo quanto accaduto, è stato comunque conteggiato questo abbattimento, nonostante il cervo non sia mai riuscito a vederlo da vicino A raccontare i fatti è Armando Diprè, da anni cacciatore nella riserva di Stenico. «Ogni anno, in quel posto - racconta Diprè - riesco a cacciare un cervo. Così è successo anche questa volta. Ho preso la mira, ho sparato, e come dovrebbe fare un bravo cacciatore ho aspettato alcune decine di minuti per andare alla ricerca del capo, avvisando mio figlio e mio nipote a questo scopo». Ma quando i due si sono incamminati per andare a vedere il cervo abbattuto, Diprè dall’alto del baito di caccia ha dovuto avvertirli via telefono in fretta e furia che a pochi metri da loro, che non si erano accorti di nulla, c’era un grosso orso, tutt’altro che intimorito dalla presenza umana. «Sarà forse passata mezzora dallo sparo - prosegue Diprè - che l’orso era già sulla carcassa. Forse invece che spaventarsi, ora gli orsi sono talmente confidenti che sanno che quando c’è uno sparo invece di scappare possono trovare cibo gratis». L’acqua Surgiva da Carisolo al G20 di Roma - “È sempre un orgoglio vedere le eccellenze del nostro territorio “esposte” in vetrine internazionali e di notevole importanza” - scrivono dal Comune di Carisolo. “È il caso di acqua Surgiva che dal ghiacciaio dell’Adamello che passando dallo stabilimento di Carisolo, è arrivata sui tavoli del G20 a Roma e che vede riuniti i principali Capi di Stato del mondo.” Oltre ad acqua Surgiva, i leader, hanno potuto brindare anche con gli altri prodotti del Gruppo Lunelli, come i Ferrari Trentodoc, i vini delle Tenute Lunelli e la Cedrata Tassoni presenti nei principali momenti ufficiali dell’evento. Ceis: 35 mila euro di incentivi a 78 studenti delle Giudicarie Esteriori - Nonostante la pandemia non abbia dato la possibilità di organizzare il tradizionale evento in presenza, il Ceis ha rinnovato la sua attenzione concreta a studentesse e studenti del territorio dove agisce nella quotidianità. Giovani che si sono distinti nel proprio per-

corso scolastico: dalla secondaria superiore all’Università. Complessivamente sono stati premiati 78 studentesse e studenti (delle località servite ogni giorno dal Ceis) per un investimento in sapere di 35mila euro. Manuela Baldracchi è la nuova presidente di Italia Nostra - In occasione dell’Assemblea straordinaria della sezione trentina di Italia Nostra, è stato votato il nuovo consiglio direttivo dell’associazione, che rimarrà in carica per tre anni. Al vertice dellaa compagine politica trentina la giudicariese Baldracchi, nata a Pieve di Bono nel 1959. Architetto, è socia di Italia Nostra dal 2006 e dal 2018 della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche. Sono stati eletti inoltre: Viviana Bertolini, Luigi Casanova, Ezio Chini, Salvatore Ferrari, Paolo Mayr, Ettore Sartori, Beppo Toffolon e Silvana Zadra. Anna Turrini di Lardaro ci lascia a soli 57 anni: “Il tuo sorriso, un tesoro da custodire tra le più grandi ricchezze” - Mercoledì 27 ottobre è venuta a mancare Anna Turrini in Pellizzari; viveva a Lardaro e aveva 57 anni. Lascia il marito Maurizio ed i figli Gaja e Joel, la mamma Gisella, le sorelle ed il fratello. Si stringono nell’affetto, partecipando all’immenso dolore di una prematura scomparsa i numerosi familiari ed amici. Anna era originaria di Ponte Arche ma si era trasferita a Lardaro di Sella Giudicarie dopo aver sposato suo marito Maurizio. Dedita alla famiglia così come al lavoro ed alla comunità, Anna ha continuato a lavorare con grande passione in Comune a Pieve di Bono anche nel corso della malattia. In passato si è dedicata al proprio comune come vice sindaco di Lardaro durante il mandato di Werner Bonenti; è stata inoltre segretaria della Pro Loco dell’omonimo comune e volontaria durante gli anni. Muore un’orsa a Ragoli investita da un’auto - Un orso è morto dopo essere stato investito da un’automobile a Ragoli. L’episodio è avvenuto nelle vicinanze del cimitero del paese. L’automobilista, che ha immediatamente contattato la Centrale unica di emergenza 112, ha riferito che l’animale è sbucato improvvisamente in mezzo alla strada, particolarmente stretta in quel punto. Lo schianto è stato dunque inevitabile. Fortunatamente gli occupanti del veicolo non hanno riportato ferite, mentre il mezzo – una berlina - è stata seriamente danneggiato. Sul posto è intervenuta la squadra di emergenza del Corpo forestale Trentino, oltre ai carabinieri e al veterinario che ha constatato il decesso del plantigrado. I primi accertamenti hanno consentito di accertare che l’esemplare morto è una femmina adulta non accompagnata da cuccioli.

2021 Direttore Sanitario: ���������Cristantielli Patrizia

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Finanza pubblica, trovato l’accordo con il governo Si è conclusa l’intesa tra la Provincia autonoma di Trento, congiuntamente con quella di Bolzano, e il governo nazionale sulle partite finanziarie. Oggi la Giunta provinciale in seduta straordinaria ha approvato una delibera, su proposta del presidente della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti che autorizza quest’ultimo a siglare un nuovo accordo con lo Stato, al fine di superare lo schema finanziario collegato all’Accordo di Milano e al Patto di Garanzia rivelatosi troppo rigido anche alla luce della crisi imposta dal Covid. In base all’intesa il bilancio della Provincia autonoma potrà contare su circa 120 milioni di euro in più all’anno. Tenuto conto che l’accordo prevede anche 90 milioni di gettiti arretrati sui giochi, per il 2022 il totale sarà di circa 210 milioni di euro in più. A22, ok della commissione a Roma Via libera della commissione congiunta Trasporti e Ambiente della Camera dei Deputati all’emendamento al decreto infrastrutture che riguarda la concessione A22. L’organismo si è pronunciato sul provvedimento promosso dal governo che apre alla possibilità di esplorare altre strade alternative alla gara o all’affidamento in house per l’aggiudicazione della concessione trentennale. “Si tratta di una notizia estremamente positiva commentano il presidente della Regione e Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti ed il collega altoatesino Arno Kompatscher - che va letta come una tappa di avvicinamento alla meta, in un percorso estremamente lungo e complesso. Aspettiamo con maggiore fiducia pertanto il completamento dell’iter parlamentare nella consapevolezza che il lavoro fatto in questi mesi ha contribuito a rappresentare anche in sede romana le aspettative e le esigenze dei nostri territori che hanno fortemente voluto l’autostrada del Brennero ritenendola fin dall’inizio presidio fondamentale dello sviluppo e del protagonismo delle nostre comunità” Bando Manager, per aderire c’è tempo fino al prossimo 30 novembre C’è tempo fino alle ore 12:00 del 30 novembre per partecipare al “Bando Manager” promosso dalla Provincia tramite la propria società di sistema Trentino Sviluppo. L’iniziativa, finanziata con 1 milione e 500 mila euro, è rivolta alle aziende trentine che intendono assumere manager aziendali specializzati nei campi dell’innovazione, della digitalizzazione e dell’internazionalizzazione. Il contributo concesso sarà pari al 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 60 mila euro su due anni. Tutte le informazioni sui requisiti, gli obblighi e le modalità di partecipazione, oltre al testo integrale del bando, sono consultabili on-line sul sito www.trentinosviluppo.it. “Hidden Trento”, scoprire la Trento del Concilio con una App Un’esperienza immersiva per ritrovarsi proiettati nella Trento del Cinquecento durante i giorni della chiusura dei lavori del Concilio e scoprirla passeggiando accompagnati da una guida virtuale. È possibile grazie al nuovo percorso inse-

rito nella app “Hidden Trento”, messa a punto dall’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler nell’ambito del progetto europeo di ricerca PURE (PUblic REnaissance) e scaricabile gratuitamente dagli store digitali (GooglePlay e AppleStore). Il walking tour, pubblicato sulla app Hidden Trento, dal titolo: “La città del Concilio”, è stato realizzato nel corso del 2021 dal team di ricerca FBK-ISIG coordinato da Massimo Rospocher e formato da Umberto Cecchinato, Alessandro Paris, David Rosenthal, Enrico Valseriati. La guida è il segretario del Concilio Angelo Massarelli, la cui testimonianza costituisce una fonte privilegiata per la storia della città. Attraverso la sua voce si ripercorrono i giorni della chiusura dei lavori del Concilio a Trento, nell’inverno 1563, conoscendo aspetti meno noti della vita quotidiana della città nel Cinquecento. Fruibile in tre lingue (italiano, inglese e tedesco), il tour è articolato in 8 tappe. Inaugurata “Cibo e paesaggio. Riflessi di alcune pratiche alimentari del Trentino” Alle Gallerie di Piedicastello fino al 31 gennaio 2022 una nuova mostra indaga il rapporto fra cibo e paesaggio. L’esposizione è frutto di un progetto di tsm|step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio in collaborazione con Fondazione Museo storico del Trentino. La mostra è visitabile fino al 31 gennaio 2022 da martedì a domenica dalle ore 10.0018.00. L’ingresso è libero, è necessario il green pass. Lotta al cambiamento climatico e attenzione alla montagna, le priorità di Eusalp Una grande sfida che si può vincere. È quella connessa ai temi prioritari di Eusalp - la Strategia europea per la macroregione alpina - così come saranno affrontati dalla Presidenza italiana per il 2022, che sarà guidata congiuntamente dalle Province autonome di Trento e Bolzano. Accanto ai temi centrali indicati per il programma su cui si sta lavorando assieme al governo italiano (la lotta al cambiamento climatico ed il rapporto tra centri e periferia nell’area alpina e perialpina) ce ne sono alcuni che stanno particolarmente a cuore al Trentino. Il focus sul rapporto tra città e valli, il contrasto allo spopolamento della montagna con gli interventi da portare avanti su logistica, connettività, servizi. Oltre al proseguimento degli investimenti nella formazione e nella ricerca per portare nei nostri luoghi alpini le eccellenze e sfruttando il ruolo chiave e cardine del sistema locale dell’istruzione. Questo l’orizzonte tracciato dall’assessore all’istruzione, università e cultura della Provincia di Trento, che ha partecipato assieme al governatore altoatesino all’incontro diplomatico in videoconferenza tra la presidenza francese e la presidenza italiana di Eusalp. Eusalp è una realtà condivisa da 7 Stati, Austria, Italia, Francia, Germania e Slovenia, Svizzera e Liechtenstein, per un totale di 48 regioni popolate da più di 80 milioni di abitanti.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


NOVEMBRE 2021 - pag. Maurizio Fuga

Ribalto Aperto tutti i giorni

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Tavola Rotonda: la ripresa economica

NOVEMBRE 2021

Oreste Bottaro, titolare di Innova Srl

“Occorre rimboccarsi le maniche” Nella speranza che l’emergenza sanitaria si sia conclusa, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua azienda e per il mercato in cui opera? Il nostro settore ed in particolare la nostra azienda, non sono stati fortunatamente penalizzati dalla crisi indotta dai vari lockdown che si sono succeduti. La necessità di riqualificazione energetica degli edifici e quindi dell’utilizzo di sistemi di riscaldamento e climatizzazione (cuore della nostra produzione), non ha avuto una brusca interruzione ma solo un parziale rallentamento. Grazie a rigorose procedure interne volte ad operare in sicurezza, la nostra produzione è sempre proseguita per tutto l’anno, facendo così fronte alle consegne sia in Italia che all’estero. Come accennato, il nostro mercato, legato alla forte spinta di questi ultimi anni verso la riduzione dell’impatto ambientale di sistemi, strutture e prodotti, ha avuto un continuo incremento nelle richieste. La recente introduzione di incentivi per le ristrutturazioni e la riqualificazione degli impianti ha ulteriormente spronato la domanda anche se non mancano aree di criticità dovute alle troppo complesse procedure di attuazione. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una forte crescita di tutto il settore industriale. Innova incrementerà al di sopra del 50 % la propria produzione. Anche l’occupazione cresce proporzionalmente (l’azienda occupa circa 230 persone). Ci sono però i ri-

schi derivati dalla carenza di componenti (in particolare dispositivi elettronici) e di materie prime. Probabilmente gran parte di questo problema è causato da forti speculazioni. Durante il periodo più critico molti materiali sono stati drenati dal mercato in attesa della ripresa che inevitabilmente è arrivata. Chi li ha congelati nei propri magazzini li sta ora rivendendo a prezzi elevatissimi con margini enormi. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? Gli strumenti ed i programmi messi a disposizione dalla Provincia di Trento hanno aiutato e spronato l’azienda a puntare ancora di più sull’innovazione. La ricerca industriale se condotta con professionalità ed attenzione, garantisce il futuro di una realtà industriale e non solo. La Provincia offre un valido affiancamento alle imprese che hanno ben chiaro questo fondamentale concetto. Per quanto ci riguarda, la ricerca è l’aspetto al quale dedichiamo in assoluto più attenzione tanto da aprire una azienda focalizzata solo a questa attività. Lo Stato lo abbiamo sentito un po’ lontano durate il periodo più critico della pandemia, soprattutto per la scarsa chiarezza delle regole e i continui cambiamenti di procedure ai quali siamo stati sottoposti. Rimangono comunque molto valide le iniziative prese da governi precedenti come: “industria

4.0”, credito di imposta sulla ricerca, maggiore flessibilità nei contratti di lavoro. Questi incentivi hanno consentito di consolidare le strutture produttive e di gestione della produzione con il conseguente aumento di redditività. Per il futuro ritengo che sia fondamentale riportare la meritocrazia al centro, come motore di rilancio delle attività economiche ed amministrative. Purtroppo vi sono troppe sacche di inefficienza e di assistenzialismo che potrebbero mettere a grave rischio una solida ripresa. Dobbiamo approfittare di questo buon momento dando il massimo impegno per rendere il nostro futuro più sicuro. Se c’è molto lavoro, come sembra, non possiamo permettere a molte persone di stare con le mani in mano vivendo di assistenza. Occorre “rimboccarsi le maniche”. Quali sono i rischi ancora presenti per la nostra economia locale? In questi mesi ci si offrono veramente tante possibilità di fare un grosso salto di

qualità nell’economia delle nostre valli, un po’ in tutti gli ambiti. Occorre però agire rapidamente, le feste non durano per sempre! agire significa creare progetti e realizzarli ognuno per le proprie competenze: turismo, infrastrutture, industria, urbanistica ecc. La finestra, a mio parere sarà di alcuni anni (forse quattro o cinque) poi i giochi potrebbero finire e se non siamo ben pronti con asset più robusti, possiamo perdere in competitività con altre aree territoriali. Le strutture amministrative devono quindi mettere a punto molto rapidamente i regolamenti, i supporti agli investimenti ed i progetti infrastrutturali per incentivare nuove iniziative imprenditoriali. Tali progetti vanno ben divulgati e comunicati in modo che possano stimolare le iniziative private. Come sempre sostengo, per realizzare rapidamente questi programmi occorre riferirsi a modelli di eccellenza concretizzati in territori simili al nostro. Sul piano strategico quali

sono gli aspetti sui quali punterà la sua azienda nei prossimi anni? Continueremo a lavorare mettendo al centro del nostro impegno e sostegno la ricerca e sviluppo. Per una azienda di medie dimensioni come la nostra (70 mil. di fatturato e più di 200 dipendenti) la competizione è assolutamente globale. Ciò significa confrontarsi con i migliori player del nostro settore. La capacità tecnico scientifica e tecnologica nell’innovazione di prodotto è quindi fondamentale per conservare ed accrescere la competitività sul mercato. In merito alle tecnologie, la nostra specializzazione e quella dei sistemi per il riscaldamento il condizionamento ed il trattamento aria che sfruttano energie rinnovabili. In questo settore sono fondamentali diversi know how tecnico scientifici: termodinamica, fluidodinamica, meccanica strutturale ed elettronica (software ed hardware). Come giudica la situazione del mercato del lavoro a livello locale? Il numero di occupati è in continua crescita per la nostra azienda. Non è certamente facile gestire un così elevato numero di inserimenti sia per la necessità di specializzare i collaboratori che per trovare persone disponibili e predisposte al lavoro in fabbrica. Pur disponendo di un ambiente molto ben organizzato e gestito con estremo rigore a volte si devono affrontare difficoltà nello stabilizzare i rapporti. In Innova lavorano, oltre che tante

persone locali anche molti stranieri. Si conta la presenza di più di 25 nazionalità diverse per un totale di circa 90 lavoratori di origine non Italiana. Da qui ne deriva che sempre di più nel futuro sarà indispensabile una forte presenza nelle industrie (ma non solo) di lavoratori che arrivano da altri paesi. Si rendono quindi indispensabili programmi di integrazione sociale di queste persone (conoscenza della lingua, delle regole di convivenza, presenza delle infrastrutture di accoglienza ecc.). Da sempre ritengo che se ben integrate, donne ed uomini che giungono nel nostro paese per crearsi un futuro, non possono che generare maggiore ricchezza per tutti. Gli Stati Uniti, nazione di immigrati, insegna. Ritengo anche importantissimo un netto miglioramento dei servizi di collocamento al lavoro sia locale che nazionale. Le aziende devono sostanzialmente cercare personale attraverso canali privati (società interinali o conoscenze dirette). Questo rende certamente meno efficace sia la ricerca che l’offerta di lavoro ed in più, determina una non corretta gestione dei sevizi sociali (formazione, supporto al reddito, ecc.) in coerenza con le reali opportunità lavorative. In estrema sintesi, senza un efficiente servizio di collocamento, non si può sapere sino in fondo se i disoccupati potrebbero in realtà trovare la giusta occupazione e diventare quindi una risorsa per la comunità anziché un problema.

Achille Onorati, titolare dell’azienda Onorati Srl

“Potenzialità dell’Autonomia sotto utilizzate” Nella speranza che l’emergenza sanitaria si sia conclusa, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua azienda e per il mercato in cui opera? Il nostro settore non ha risentito in maniera troppo forte dell’emergenza sanitaria, sicuramente in maniera minore rispetto ad altri settori economici, in quanto, operando nell’edilizia che svolge la propria attività prevalentemente all’esterno non abbiamo avuto grosse limitazioni che andassero ad incidere sull’operatività.

In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? Credo che gli interventi messi in campo abbiano aiutato solo parzialmente la ripresa dell’economia. Il vero aiuto per le imprese, e di conseguenza per l’economia nel suo complesso, sarebbe quello di una drastica riduzione della burocrazia. Quali sono i rischi ancora presenti per la nostra economia locale?

Mi devo ripetere, ma come già citato nel punto precedente sono necessari una semplificazione e uno snellimento del sistema lavoro. Un dato su tutti: si lamenta una disoccupazione troppo elevata in Italia, ma in realtà chi lavora sul campo come me nota che le aziende, in quasi tutti i settori, non trovano mano d’opera disponibile. In parte è dovuto ad una difficoltà delle procedure elevata, che la politica dovrebbe mirare a semplificare. Sul piano strategico quali sono gli spetti sui quali

punterà la sua azienda nei prossimi anni? Sempre maggiore qualità nei prodotti e nei servizi con un occhio vigile e attento all’ecosostenibilità aziendale. Credo siano queste le parole chiave del futuro. Come giudica la situazione del mercato del lavoro a livello locale? Credo sia in linea con l’andamento nazionale ma con potenzialità maggiori dovute alla nostra Autonomia che al momento credo però sia sotto utilizzata: si potrebbe insomma fare meglio e fare di più.


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NOVEMBRE 2021

Tavola Rotonda: la ripresa economica

Tiziano Salvaterra, professore universitario ed esperto di economia locale

“Le politiche di Onu ed Europa siano punti di riferimento per le azioni delle amministrazioni locali” Il Covid-19 ha influito su ogni aspetto della nostra vita ed ha stravolto regole, sicurezze, calcoli economici. Quale è il bilancio di questo anno e mezzo, tra i più difficili della nostra storia recente? Prima la crisi economica del 2008 e poi la pandemia hanno messo in evidenza come l’organizzazione mondiale che l’uomo ha costruito nel corso degli ultimi due secoli abbia bisogno di una decisiva rivisitazione. Il sistema nel suo complesso culturale - economico - sociale non riesce più a garantire uguaglianza, benessere diffuso, futuro. Le grandi istituzioni internazionali (ONU in testa) si sono rese conto di questo paradosso e da un decennio hanno avviato due processi strategici. Anzitutto, la filosofia della sostenibilità intesa come “lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”, attraverso la predisposizione, l’approvazione (da parte dell’ONU nel 2015) e l’applicazione dell’Agenda 2030, che individua 17 obiettivi strategici da raggiungere (appunto entro il 2030) per evitare grossi rischi di sopravvivenza

dell’esperienza umana negli anni a venire. Sono obiettivi di interesse generale, alcuni dei quali interessano le nostre comunità, come ad esempio: sradicare la povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo; garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età; garantire un’istruzione di qualità lungo tutto il corso della vita; raggiungere l’uguaglianza di genere ; garantire la disponibilità dell’acqua e l’accesso all’energia; rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili; adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici; rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile. Inoltre, il secondo e decisivo passo è stato fatto dall’Unione Europea con l’approvazione del Recovery Plan, un piano di programmazione strategica dello sviluppo nelle nazioni dell’Unione Europea dotato di una consistenza economica mai vista in precedenza. In Italia il documento ha assunto la denominazione PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il quale traduce gli obiettivi di cui sopra in sei pilastri, attorno ai quali devono girare le politiche nazionali, regionali e locali nei prossimi anni (forse decen-

ni): digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; coesione ed inclusione; salute. Queste due politiche, internazionale la prima ed europea la seconda, dovranno rappresentare anche nelle nostre valli dei punti di riferimento per le azioni delle amministrazioni locali e del sistema economico e sociale, proprio perché non siamo estranei a quanto accade fuori dal nostro territorio. Quali sono i rischi ancora presenti per la nostra economia locale e quali interventi servirebbero per farvi fronte? Il sistema Giudicarie, specie negli ultimi decenni, ha saputo costruire un modello economico sostanzialmente compatibile con l’eco sistema, il territorio e l’ambiente. Vi sono tuttavia alcuni aspetti critici da affrontare specie nel medio – lungo periodo: il calo demografico i cui effetti si faranno sentire per decenni; il rallentamento delle immigrazioni sia dall’Est Europa che dal Nord Africa con una riduzione di mano d’opera specie nelle professioni più umili;

l’uscita dal territorio di una significativa percentuale di laureati. Sono tematiche che impongono un ripensamento dei modelli organizzativi per poter garantire i livelli di vita complessivi attuali: sarà necessario ripensare il contributo di ogni cittadino nella gestione del bene comune. Quali sono le strategie che le imprese locali dovranno affrontare per superare definitivamente la crisi economica che ci ha interessato? La crisi economica e la pandemia sono state vissute in maniera diversa dalle imprese a seconda del settore di attività, delle dimensioni, delle capacità innovative. Gli aspetti che interessano tutto

il sistema giudicariese a mio modo di vedere sono sostanzialmente tre: la professionalità del mondo del lavoro piuttosto limitata rispetto ad altre zone, specie urbane; l’innovazione digitale che in alcune zone delle Giudicarie risulta essere ancora precaria; la trasformazione green di alcuni processi produttivi, di alcune attività nel settore turistico, di alcune pratiche in agricoltura. Forse la carenza maggiore oggi è culturale, che si manifesta nella poca attenzione verso la conoscenza, nella valorizzazione insufficiente delle vocazioni del territorio in logiche di sostenibilità, nelle poche occasioni esistenti per riflettere sul nostro

tempo, anche al fine di aiutare i cittadini al discernimento rispetto ai propri comportamenti. In molte zone del Trentino e delle regioni vicine si sono attivate, anche in periferia, esperienze formative professionalizzanti, nella formazione permanente e nella formazione culturale. Da noi i percorsi formativi sono fermi da decenni, mentre l’attività culturale si è di fatto ristretta a pochi enti. Solo con uno sforzo a livello culturale le nostre valli potranno mantenere la competitività attuale e garantire adeguati livelli della qualità della vita. Il mercato del lavoro segue quanto evidenziato in precedenza. La piena occupazione e la ricerca di personale porta ad una minor attenzione verso la formazione anche nelle nuove generazioni, che vedono la possibilità di avere uno stipendio fin da giovani. Nel breve questo aiuta il sistema a rimanere a galla, ma nel medio - lungo periodo si rischia una carenza di professionalità in un fase in cui nascono sistematicamente nuove professioni tutte ad alta intensità formativa. Ed il sistema senza conoscenza perde in competitività, opportunità e in capacità di governo.

Emanuele Bonafini, titolare del panificio Pistorìa Val Rendena Srl e presidente dell’Associazione Panificatori

“In pandemia perso oltre metà del fatturato”

Nella speranza che l’emergenza sanitaria si sia conclusa, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua azienda e per il mercato in cui opera? I panifici in deroga al blocco delle attività causa la pandemia non hanno mai smesso di produrre pane fresco. Perciò puntualmente il prodotto pane non è mai mancato nelle rivendite e nei negozi di alimentari. Grazie all’associazione panificatori che ha predisposto velocemente un disciplinare di autocontrollo produttivo per i panifici, non è stato perso nemmeno un giorno di lavoro merito sopratutto del costante e professionale impegno di titolari e collaboratori delle nostre aziende. Purtroppo la forte perdita l’abbiamo avuta nella scorsa stagio-

ne invernale, dove le attività ricettive sono rimaste chiuse causando alle nostre aziende, che erano aperte, perdite che sono andate anche oltre il cinquanta per cento del fatturato. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? I panifici che durante l’emergenza sanitaria non sono mai stati chiusi hanno beneficiato di indennizzi statali irrilevanti, quelli provinciali calibrati sul calo del fatturato hanno previsto degli indennizzi più proporzionati, comunque insufficienti a colmare le perdite subite. La ripresa con la speranza di rientrare gradualmente

alla normalità sarà molto lenta, vista anche l’incertezza pandemica che ancora spaventa, mi auguro che Stato, Provincia e Comuni riducano, con delle decisioni anche straordinarie, i prelievi in termini di tasse e tributi locali alle attività economiche, come l’Imis

sugli immobili produttivi ad esempio, così anche per i costi energetici in sensibile aumento, dove il territorio Giudicariese è grande produttore di energia elettrica ma che non ristorna a sufficienza gli insediamenti produttivi locali.

Quali sono i rischi ancora presenti per la nostra economia locale? I rischi per l’economia del nostro territorio sono riferiti in particolare a coloro che hanno attività non esportabili altrove. Quella turistica ad esempio, molto importante grazie al contesto ambientale unico in cui ci troviamo, potrebbe risentire delle ripetitive restrizioni pandemiche emanate dallo Stato, che indurrebbe i turisti, che sono indispensabili anche per tutto l’indotto, a non frequentare le nostre zone. Sul piano strategico quali sono gli spetti sui quali punterà la sua azienda nei prossimi anni? Le attività economiche avranno continuità e sviluppo se investiranno nella cre-

scita tecnologica e professionale. Importanti saranno anche le idee innovative che faranno la differenza se le nuove generazioni di imprenditori sapranno elaborarle e crearle. Come giudica la situazione del mercato del lavoro a livello locale? Tutti i gradi delle nostre scuole provinciali dopo quelle dell’obbligo, comprese le università, non daranno un importante supporto se non si confronteranno con il mondo economico locale. Si rischia che l’evoluzione economica corra più in fretta del mondo formativo/istruttivo e di conseguenza l’impresa debba rivolgersi altrove per cercare i propri collaboratori.


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Politica

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Al centro del documento gli obiettivi a cui tendere nei prossimi anni per assicurare alle nuove generazioni un futuro sostenibile, puntando in sintesi ad un Trentino più “intelligente”, più verde, più connesso, più sociale, più vicino ai cittadini. Nella strategia si ritrovano i principali temi di cui si dibatte anche a livello nazionale e internazionale: i cambiamenti climatici, naturalmente (e quindi le problematiche riguardanti la riduzione delle emissioni, il consumo e la produzione di energia, la gestione sostenibile delle risorse e quant’altro) ma anche il lavoro, la formazione, le nuove povertà, la sicurezza, la salute, l’innovazione digitale e così via. L’adozione della strategia da parte delle Regioni e delle Province autonome è prevista dalla normativa nazionale ed è condizione prioritaria anche per accedere ai programmi e ai relativi finanziamenti europei. L’orizzonte temporale della strategia - 10 anni - rappresenta una opportunità per l’Amministrazione provinciale, normalmente costretta a programmare su cicli più brevi. Si tratta quindi di uno strumento importante per orientare l’attività programmatoria della Provincia autonoma e costituisce al tempo stesso un punto di riferimento per gli enti collegati. Come previsto da una risoluzione approvata dal Consiglio

La sua adozione è condizione necessaria per accedere ai finanziamenti europei

Approvata la strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile È arrivato nelle settimane scorse il via libera della Giunta provinciale, su proposta del vicepresidente e assessore all’ambiente e urbanistica Mario Tonina, alla strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile, documento che interessa in pratica tutte le provinciale lo scorso marzo, verrà predisposta fra l’altro una procedura di valutazione preventiva dei disegni di legge di competenza della Giunta e dei piani settoriali provinciali, in coerenza con i contenuti della strategia provinciale. Non solo: declinare a livello locale gli obiettivi di sostenibilità della strategia per lo sviluppo sostenibile sarà da qui in avanti fondamentale anche per l’accesso ai fondi europei previsti nei rinnovati strumenti della programmazione europea 2021-2027. I contenuti del documento si richiamano agli indirizzi delineatesi in questi anni a livello globale, nella consapevolezza che sfide come quella del cambiamento climatico interessano tutto il pianeta, e che il territorio alpino ne risente

in maniera particolarmente intensa. Il punto di riferimento - per il Trentino così come per le altre realtà regionali - è innanzitutto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015. Sottoscrivendola, i 193 Paesi dell’Onu si sono impegnati a costruire un futuro che assicuri condizioni di vita eque e dignitose per tutti, promuovendo modelli di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Tutti i Paesi membri hanno elaborato poi al loro interno documenti nazionali analoghi. In Italia il Consiglio dei Ministri ha adottato il 2 ottobre 2017 la Strategia Nazionale. Il documento prevedeva fra l’altro che le Regioni e le Province autonome si dotas-

aree strategiche su cui ha competenza la Provincia autonoma di Trento e che declina a livello locale gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. sero a loro volta di una strategia di sviluppo sostenibile, per contribuire in modo coerente alla realizzazione degli obiettivi della Strategia nazionale. In Trentino il percorso è partito a fine 2018. Il documento preliminare è stato approvato il 14 dicembre 2020. La raccolta delle proposte che conteneva si è svolta parallelamente alla definizione delle politiche e degli interventi prioritari al fine di coordinare la SproSS con quanto previsto dai documenti di programmazione strategica e finanziaria provinciale, ma anche con strumenti quali la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di impatto ambientale, il Programma pluriennale della ricerca, la Smart Specialization Strategy e così via. E’ iniziato quindi

un ampio percorso partecipativo, che si è svolto nei primi mesi del 2021 e che ha visto il coinvolgimento della cittadinanza e di tutti i portatori di interesse locali. Il documento finale ha raccolto e integrato le osservazioni dei Dipartimenti provinciali, per arrivare infine alla strategia approvata con delibera dalla Giunta. Per comprendere l’importanza di questa decisione dobbiamo tornare all’Europa. Nel periodo 2021-2027 gli investimenti europei saranno orientati su cinque obiettivi prioritari, che si ritrovano anche nei documenti relativi alle cosiddette “condizioni abilitanti”, quelle da cui dipendono le azioni cofinanziate dalla UE. Gli Stati membri non potranno dichiarare spese relative a specifici obiettivi prima che la condi-

zione abilitante sia soddisfatta. Ciò produce delle ricadute “a cascata” anche sulle realtà regionali. Per questo la Strategia provinciale ha ricondotto i 20 obiettivi di sostenibilità che si è data - in ambiti che vanno dall’agricoltura al turismo, dalla casa alla formazione, dal lavoro alla mobilità e così via - ai 5 obiettivi prioritari della programmazione europea, definendo così le cinque aree prioritarie: Per un Trentino più intelligente; Per un Trentino più verde; Per un Trentino più connesso; Per un Trentino più sociale; Per un Trentino più vicino ai cittadini. L’approvazione della strategia ovviamente si colloca sulla scia di quanto la Provincia ha già fatto negli anni scorsi in tema di sostenibilità e segna al tempo stesso anche l’inizio di un nuovo cammino. In coerenza con quanto previsto per la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, si prevede un aggiornamento triennale anche della strategia provinciale.


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Ufficio stampa | Provincia autonoma di Trento

di Piero De Godenz


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Attualità

NOVEMBRE 2021 Iscrizioni aperte sulla pagina Facebook di Terra del Fuoco Trentino

Riparte il Treno della Memoria Non solo un viaggio, ma un’esperienza didattica e condivisa, una comunità viaggiante in cerca di risposte e pronta a fare domande, accompagnata passo passo dai volontari dell’Associazione Terra del Fuoco Trentino che per la nostra regione si occupa di questo progetto che è nazionale e accompagna giovani da tutta Italia in uno stesso viaggio di apprendimento e attualizzazione di fatti e memorie di un periodo unico nella storia. Il progetto Treno della Memoria mira a creare una rete di giovani che, da testimoni consapevoli di quanto resta degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, si mettano in gioco nella società civile nelle varie forme di impegno verso una cittadinanza attiva e nasce dalla convinzione che la costruzione di una tale cittadinanza attiva e consapevole non possa

di Denise Rocca Dopo lo stop causato dalla pandemia il Treno della Memoria torna a viaggiare. Il progetto che porta ogni anno migliaia di giovani sulle orme della costruzione dei campi di concentramento fino alla visita del complesso di Auschwitz-Birkenau, è pronprescindere dalla conoscenza della Storia e della Memoria dei momenti che hanno cambiato il volto dell’Europa in cui viviamo e dall’ascolto delle testimonianze dei protagonisti di questi cambiamenti. In tal senso non c’è dubbio che i fatti avvenuti ad Auschwitz rappresentino uno snodo fondamentale: seguendo le tracce dei legami e dei contrasti tra le azioni eroiche di chi a questo orrore si oppose con forza e chi invece si nascose nella propria “zona grigia”, ripercorrendo i vicoli del ghetto ebraico e le sale - oggi trasformate in museo - della fabbrica di Schindler di Cracovia verrà composto un quadro stori-

co completo che servirà ai giovani partecipanti a meglio comprendere i fatti e le dinamiche di quel periodo. Il programma, che vede il proprio culmine nella visita dei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau, quest’anno prevede una tappa a Berli-

to a ripartire dal Trentino il 25 febbraio 2022. Si parte da Trento per poi proseguire verso Cracovia dove visitare il ghetto ebraico, la fabbrica di Oscar Schindler, i campi di concentramento e sterminio di Auschwitz - Birkenau.

no prima di giungere a Cracovia, con un programma specifico nella città tedesca per comprendere la Shoah. Il Treno della Memoria è quindi un viaggio articolato, in grado di fare i conti con la necessità di Memoria del passato e un’accresciuta complessità del presen-

te, non quindi un semplice viaggio di sette giorni, ma uno spazio di conoscenza, un’esperienza nella storia e nella memoria guidata da un percorso educativo capace di coniugare attività didattiche, testimonianze dirette della storia, visite ai luoghi della memoria, incontri e laboratori verso la finalità, chiara e condivisa con i partecipanti, di formare nuovi cittadini attivi nel costruire la realtà che li circonda. Al ritorno dal viaggio, i giovani partecipanti saranno chiamati ad essere testimoni e moltiplicatori dell’esperienza vissuta attraverso la “restituzione” nei territori di provenienza dell’esperienza del Treno

e del messaggio che esso vuole lanciare attraverso una varietà di forme espressive scelte dai giovani stessi in un processo guidato con gli accompagnatori. Un gruppo di ragazze giudicariesi che partecipò all’edizione del Treno di qualche anno fa realizzò uno spettacolo teatrale per raccontare ai propri convalligiani cosa era stato per loro il viaggio: da una rappresentazione in valle quello spettacolo è arrivato fino ad essere portato in scena all’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, in occasione della Giornata della Memoria del 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, nel 2015. Le iscrizioni per la prossima edizione del Treno della Memoria sono aperte sulla pagina Facebook di Terra del Fuoco Trentino per il viaggio in partenza il 25 febbraio fino al 4 marzo 2022.

L’EDITORIALE - di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Lo stesso vale per la Lega, anch’essa in crisi per le sberle ricevute in quasi tutte le città, che vede in quota 100 l’albero della salvezza. Ma come sempre Draghi non vuol rompere con nessuno e lavora, con il suo staff, per una efficace mediazione dal minor costo possibile, punta ad un compromesso accettabile per tutti. In quanto al centro destra le cose stanno andando davvero male. Il vertice di metà mese fra Salvini, Berlusconi e la Meloni sembra non sia servito a molto se non a spaccare Forza Italia, metà dei parlamentari berlusconiani minacciano la scissione, non ne vogliono sapere di nazionalisti e leghisti, mandando a quel paese persino il loro fondatore Berlusconi, molto più diplomatico anche perché punta ad una improbabile elezione a Presidente della Repubblica; in questi ultimi giorni sembra che vi sia stato un po’ di amarcord, ma la tenuta non sarà certa. Una situazione neanche troppo seria: dei tre partiti del centro destra i Fratelli d’Italia sono all’opposizione con grinta e convinzione, i berlusconiani sono europeisti e da sempre sostenitori del Governo e il terzo partito, la Lega, sta un po’ al Governo e un po’ all’opposizione. Berlusconi fa da paciere puntando al Quirinale, quanto a Salvini e alla Meloni è un continuo litigare e a rinfacciarsi

Alla ricerca di un compromesso accettabile Avanti così per mancanza di valide alternative. La linea Draghi vince alla amministrative. Partiti condannati ad amarsi

scelte sbagliate e trappole reciproche. La riprova la troviamo nell’audio di Salvini, rubato da un giornalista, durante una riunione della Lega in cui lo si sente chiedere alla Meloni di non “rompere più i cog...” e invece di continuare a rompere le scatole alla Lega, si ricordi che il nemico comune è il Pd. Un’accusa palese di slealtà e spregiudicatezza. Il Pd invece esulta compatto. A Milano, Roma, Bologna, Napoli, e persino a Varese, città natale della Lega, la sinistra ha trionfato. Finiti i festeggiamenti si tratterà di affrontare con prudenza la fase che si apre. Il Pd rimane il principale sostegno del governo Draghi ed è opportuno che continui ad esserlo, lasciando stare la tentazione di andare subito al voto per tentare il bis a livello nazionale. Sarebbe un errore madornale. La priorità di Letta consiste ora nell’assorbire i resti dell’ “esercito” grillino facendone una specie di cor-

rente esterna con il placet di Conte e di Grillo (?). In quanto al governo Draghi, la figura rassicurante del Presidente del Consiglio ha probabilmente contribuito all’esito elettorale. Ora per mancanza di un disegno alternativo, nessuno dei perdenti alle recenti amministrative ha l’interesse o la forza per mettere in crisi l’esecutivo il quale può proseguire la sua rotta, consapevole che le scelte della politica economica saranno cruciali nei prossimi mesi per conso-

lidare la ripresa. Abbiamo dunque patiti condannati ad amarsi. Come vedete le cose sono piuttosto complicate e non facili da seguire. Provo a ricapitolare un po’ il tutto in modo che la situazione risulti più chiara: il centrodestra s’è dimostrato non essere quello schieramento compatto che diceva di essere; a sinistra c’è il Pd soltanto come entità organizzata in partito politico; la frana dei 5 Stelle si conferma inarrestabile; l’elettorato per metà sta a casa e quello che si

reca alle urne è a dir poco fluttuante, cioè si sposta da un partito all’altro con estrema facilità. Perciò tutti i piani sono da rivedere perché tutti i giochi sono da rifare: a destra, a sinistra, ma anche al centro perché prima o poi qualcuno finirà per occupare quel grande vuoto. Magari un partito ispirato a Draghi senza Draghi come già avvenne in Francia con De Gaulle. A destra si dovrà fare i conti con il grande errore di aver cavalcato, un giorno sì e un altro ancora, i temi basati sui novax, nopass, no migranti ecc. ecc. A sinistra il Pd, vincitore di questa tornata, dovrà uscire dal suo isolamento, tornare con i piedi per terra, litigare meno fra di loro, e pensare al suo rapporto con quel che resta dei 5 Stelle. Gli elettori chiamati al voto, anche se con un astensionismo da record, hanno infine dimostrato di gradire la strada intrapresa dall’Italia che pare condurre fuori dalla

palude nella quale la pandemia ha costretto molti settori economici. Come considerazione finale posso aggiungere che alle amministrative appena ultimate hanno avuto la loro importanza anche le candidature presentate dai vari schieramenti, fra i tanti hanno vinto alla grande i candidati meno estremi e che, ancora una volta hanno confermato che nel nostro Paese si vince al centro. Ovvero ha vinto la linea Draghi, nonostante il frastuono propagandistico delle ultime settimane pre-elettorali. Un conto, mi vien da pensare, sono i titoli spesso urlati dalle Tv, tg compresi, e dai giornaloni amici dei partiti, un altro è ciò che pensa la gente ogni mattina nel recarsi al lavoro. Draghi pare essere il miglior interprete di questo sentire che si ritrova anche in chi ora è chiamato ad amministrare città e paesi che han dato loro fiducia. Sperando che sia ben riposta.


Europa

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Con le motivazioni i risultati sono certi di Paolo Magagnotti

Con l’assidua e motivante assistenza di docenti le studentesse hanno voluto conoscere ed approfondire vari aspetti storici ed istituzionali del processo di integrazione europea ed elaborare conseguentemente riflessioni, idee e proposte per un futuro nel quale l’Unione europea possa creare le condizioni di sviluppo e benessere in condizione di pace nella libertà. Collegandosi dall’aula magna con altri giovani riuniti in altri Paesi europei hanno presentato il risultato delle loro riflessioni avviando con gli stessi uno scambio di opinioni e aspettative in maniera assai mirata ed intelligente; uno scambio che hanno accolto come l’avvio di un collegamento da continuare nei mesi a venire. Probabilmente senza le dovute motivazioni offerte a questi giovani per fornire loro conoscenze su fatti storici che non hanno vissuto ma che hanno influenzato e influenzeranno per vari aspetti presente futuro della loro esistenza l’interesse e l’impegno per

Il recente congresso internazionale dei giornalisti europei, svoltosi online nei giorni 15-17 ottobre, e del quale riferiscono in questo numero del nostro Giornale le studentesse del Istituto Guetti, ha confermato le notevoli potenzialità dei giovani in terl’unità europea non sarebbe stato così pregnante. Giovani i quali, al di là del loro personale interesse, hanno deciso che dal prossimo numero del nostro Giornale inizieranno a spiegare ai lettori che cosa sia e che cosa faccia l’Unione europea; sarà un importante contributo per tutta la comunità delle Giudicarie che speriamo sia molto apprezzato. A questi giovani, ai loro docenti e da tutto l’Istituto Guetti un vivo ringraziamento da parte del Giornale della Giudicarie. E’ da augurarsi che questa esemplare esperienza possa generare un effetto moltiplicatore in altre realtà educative. Aspetto importante da sottolineare riguarda tuttavia il significato della motivazione, fiammella importantissima per accendere quel motore che può far partire e portare avanti giovani - ed an-

mini di idee e proposte per far crescere il Progetto di unità europea; potenzialità che possono essere efficacemente espresse qualora le stessi giovani ricevano corrette informazioni e, soprattutto, adeguate motivazioni.

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che diversamente giovani - nell’occuparsi di un Progetto che non è solo un’opportunità, ma una necessità per dare maggiori garanzie di certezza per il futuro dell’Europa. È necessario che tutti i soggetti interessati all’unità europea diventino attori di iniziative o di sostegno a programmi per rendere tutti partecipi di un processo che non è certamente facile in quanto coinvolge popoli con storie, tradizioni, lingue e culture diverse, ma che proprio in queste diversità può trovare anche la sua bellezza. Dopo il fallimento, nel 2005, del progetto di una Costituzione per l’Europa, è stato avviato dalle istituzioni europee un processo di riflessione per meglio comprendere da parte dei cittadini tutti il significato da loro attribuito all’unità europea e raccogliere istanze per favorire una mag-

giore partecipazione. Fra i vari documenti prodotti in tale contesto vi è stata nel 2007 una comunicazione della Commissione europea dal titolo “Comunicare l’Europa in partenariato”. Nel documento la Commissione evidenziava giustamente che informare i cittadini sull’unità europea non è solo compito di Bruxelles ma di tutti i livelli istituzionali e sociali che hanno responsabilità o interesse nel sostenere far avanzare il progetto unitario. Governi nazionali ed istituzioni pubbliche subnazionali, dalle Regioni, alle Province ai Comuni devono pertanto avvertire la responsabilità ad impegnarsi, nell’ambito delle loro possibilità, a promuovere informazione e partecipazione per rapporto all’unità europea. Una partecipazione per la quale non vi sono sempre meccanismi che ne facilitano l’esercizio; possibilità partecipative, tuttavia, ve ne sono o possono essere create. Si tratta di volere, decidere e agire.

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Il Saltaro delle Giudicarie

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Il vostro Saltaro è perplesso, il paradiso offerto dalla Maroca non mi sembra abbia a che fare con il paradiso celeste, mia umile dimora, il paradiso della Maroca è un paradiso piuttosto laico, sede ideale per sodali d’infimo ingegno, scrocconi di mestiere, e buontemponi, che con il freddo che torna tornano anch’essi agli antichi vizi. Son passati dal vino alla grappa, la grappa da più conforto, riscalda e ti riporta alla vita estiva o quasi, dopo due o tre grappe, gli amici mollano il giubbone ed alzano la voce, boriosi, come il giorno della sagra. Miracolosa grappa!! Oggi son convenuti al tavolo meno sgangherato dell’osteria della Maroca: l’Abele, l’imbranato, l’Osvaldo l’alcolizzato, l’Orsolina, donna canina, l’Archimede, il dotto, il Redento conta-balle, e il sindaco (ex) Filippo. Ne verranno altri, ma per la Maroca possono bastare, bevono più loro da soli che un’armata alpina. I sodali son tutti indaffarati, bere grappa non è facile, si deve bere di un colpo, così fa meglio al fisico ed alla mente, cosi dice l’Osvaldo. Ma è l’Orsolina a prendere il comando. Non vede l’ora di confrontarsi con i suoi amici. E’ tutta la settimana che mugugna, pensa, ripensa, ma non ne viene mai a capo: la figlia della sua amica, Rosina, dopo solo tre anni, ha lasciato il marito e se n’è andata con un altro...”ma varda en po’! Roba da matti...” “Cosa vuoi che sia, sono cose che succedono tutti i giorni...” dice l’Abele convinto d’aver detto una cosa saggia. “Ma si, ormai sto mondo l’è tutto un casino....si mettono insieme, qualcuno si sposa, i più convivono...no l’è pu la vita de na volta...” conferma l’Osvaldo. “In effetti è vero, comincia l’Archimede, i matrimoni di oggi durano meno dei fidanzamenti...ci sono morosi che si frequentano anche per dieci quindici anni, prima di sposarsi.

Matrimoni moderni, più veloci dei fidanzamenti Comincia a far freddo, maledetto ottobre, il mese che ci infila nella giacca a vento fino a Pasqua. Non c’è un cane che gira, le donne che fanno la spesa alla cooperativa, i vecchi che vanno in ambulatorio ad aspettare il medico, i pensionati che s’infilano alla posta per la pensione, un mondo bislacco, col freddo che fa sono in pochi ad avere il coraggio di fermarsi a far due chiacchiere, ognuno va per conto suo, ognuno ha fretta di tornare Passano le vacanze insieme, vanno a ballare, fanno l’amore, progettano la nuova cucina, il salotto, litigano. E alla sera ognuno a casa propria….” “ Già, è cosi che funziona, poi vanno finalmente ad abitare nella stessa casa e non funziona più...In capo a pochi mesi sono già separati...” cerca di tirare le somme l’Abele che di queste cose se ne intende. “L’è tutta da ridere, una volta si diceva che il matrimonio entrava in crisi il settimo anno, oggi già al terzo sono in crisi….” dice la sua l’Orsolina. “Amici miei, dite un sacco di cose giuste, ormai il mondo è una trottola che gira all’impazzata dove può succedere di tutto...forse se non ci fossero sempre problemi di soldi, se le persone potessero sposarsi quando vogliono, e non quando possono, la durata media dei matrimoni potrebbe tornare normale...” Parole sagge, parole sante quelle del sindaco Filippo. “Grappa, Maroca, grappa...che le cose si fanno difficili...” urla l’Osvaldo che fin ora ha capito poco e niente. “Ormai gli sposi, continua il sindaco Filippo, sono reciprocamente licenziabili in qualsiasi momento...anche se avevano promesso di farlo durare fin che morte non li separi…. neanche i governi del nostro povero Paese, durano così poco. E’ così, il loro fidanzamento pro-

tratto così a lungo sembra che abbia esaurito tutto quello che avevano da dirsi e da fare….una volta sposati non sanno più che dirsi, non sanno più che fare, ed allora cambiamo, è meglio!” “Mi son dell’avviso che se due sposadi cominciano a progettare acquisti, costruirsi la casa, o cambiare arredamento, può essere una buona terapia, è un po’ tornare alla progettualità sognante di quando s’era fidanzati...” ci prova con un po’ di logica l’Archimede. “Certo, ma se poi subentrano i pannolini da cambiare e i letti da rifare, le immondizie, la polvere in ogni dove, ci prende la noia. Alla fine si arriva a qualche svo-

a casa, ognuno ha le sue cose a cui pensare, c’è ben poco ormai da condividere con gli altri. Tutto sommato, invece, la Maroca, vecchia ostessa dai baffi di miele e dai riccioli stopposi, non si lamenta. I suoi clienti non sgarrano, non hanno casa, non hanno stufe, le stalle di una volta sono in gran parte chiuse, ed allora la vecchia megera se la ride...”Venite, venite dalla Maroca...è da me che troverete il paradiso!”

gliata carezza e un po’ di tenerezza e poco altro. E buona notte! “E allora cosa si può fare per metterci rimedio...” chiede accorata l’Orsolina. “Io son convinto che la ricetta del matrimonio sia un po’ quella dello strudel….dice il sindaco Filippo, si tratta di adattarsi, di mettere un po’ di più, un po’ di meno, un po’ prima, un po’ dopo, e alla fine ci si assesta e tutto va a finir bene…ma! Speriamo che col tempo si accomodino le cose! Un tempo, la prima notte di nozze, gli

sposi afferravano insieme la peretta che pendeva dalla tastiera del letto e insieme spegnevano la luce. Oggi non succede più. Dipenderà dal fatto che ormai nelle camere ci son troppi interruttori…!” La Maroca ha seguito estasiata i ragionamenti dei suoi clienti, gente saggia, non c’è che dire, è proprio vero, il mondo sta andando a rotoli, non ci capisce più niente, la grappa può essere un rimedio? Certo, la Maroca ne è convinta, e si fida ciecamente, prima

d’andare a letto si fa la ricarica di grappa ed il mondo le si fa luminoso, torna quello di una volta, si...la Maroca è sempre più convinta, è la grappa la soluzione di gran parte dei problemi del mondo moderno. Impettita come non mai parte alla carica, con la bottiglia della grappa ancora mezza piena ne versa in abbondanza ai suoi sodali poi rientra in cucina e di nascosto ci da di canna e ne beve la sua parte. Al tavolo nel frattempo l’Osvaldo brinda con gli amici: “Alla salute degli sposi...” “Quelli di una volta...” fa eco l’Abele. “Evviva gli sposi di una volta!” conferma l’Archimede. E la Maroca accanto alla “conomica” li sente, si commuove, guarda la bottiglia, ce n’è ancora, torna a darci di canna….e due lacrimoni le annegano il viso: “Viva gli sposi di una volta...” sussurra piangendo. Poi riprende fiato, si rimette in sesto e torna al lavoro. Il sindaco Filippo brinda con i suoi amici soddisfatto, ogni giorno i ragionamenti al tavolo sono sempre più attuali ed impegnativi. Gran merito della grappa, ne è convinto. E il vostro Saltaro concorda e li saluta. Alla prossima.


Attualità

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La viabilità con Brescia rimane critica

Statale del Caffaro e tunnel Val Vestino, una scelta fra priorità Partiamo da quest’ultimo per ricordare (o raccontare a chi non ne fosse a conoscenza) che con i fondi dei Comuni confinanti (che significa Provincia di Trento) e la partecipazione della Regione Lombardia si progetterà e si realizzerà un tunnel fra la Val Vestino e la valle del Chiese: quasi cinque chilometri ad unica corsia, a senso unico alternato, strada larga quattro metri e mezzo più due marciapiedi da mezzo metro l’uno. Costo iniziale: trentadue milioni di euro. Su quello finale, come insegnano le cose italiane, meglio attendere la chiusura del cantiere. Strada statale. Storia trita e ritrita. Nel 2006 fu inaugurata (per fortuna ogni tanto ci sono le campagne elettorali) la variante che taglia fuori i paesi della valle Sabbia fino al Ponte Re, prima di Nozza. Attendeva da anni, perché era pronta, ma mancavano gli svincoli per prenderla e per lasciarla. Mancavano i soldi per realizzarli. Nel 2008 i presidenti delle Province di Trento e di Brescia firmarono un protocollo d’intesa che prevedeva l’investimento per la Ponte Re-Idro. Settantotto milioni di partenza, centocinquanta in seconda battuta, da investire alla pari fra Trentino e Bresciano. In breve tempo ci si accorse che erano troppi per le esangui casse pubbliche, così i cento milioni per la Ponte Re-Vestone nord sono scomparsi dai radar. Spazio solo per la Vestone nord-Idro, costo cinquantacinque milioni per due tunnel (uno di quasi un chilometro, l’altro per meno di mezzo), due ponti e scavalcamento (finalmente) di Lavenone, una strozzatura degna dell’Italia romana, com’è scritto sulla facciata di una casa a testimoniare un passato inquietante. Ora arriviamo alla nostra affermazione “stride”, perché va spiegata. Pieno rispetto per il tunnel della Val Vestino, nato con l’intenzione di togliere dall’isolamento una popolazione di montagna destinata altrimenti quasi certamente alla scompar-

di Giuliano Beltrami Stride? Ebbene sì, stride la doppia notizia che si è diffusa in ottobre quasi in contemporanea. Mentre il presidente della Comunità montana di valle Sabbia, Gian Maria Flocchini, dichiarava la sua impotenza rispetto

ai tempi di realizzazione dell’appalto per la statale del Caffaro, l’assessore della Regione Trentino Alto Adige Lorenzo Ossanna, rassicurava sul futuro del tunnel Persone-Baitoni. pace dell’economia delle Giudicarie e della sicurezza stradale. Se va bene così...

sa. Parliamo di trecento persone che con la galleria si avvicineranno alla valle del Chiese, riducendo l’emarginazione rispetto ad oggi, che per andare a scuola o al lavoro in valle Sabbia o sulle rive del Garda devono sciropparsi qualche decina di chilometri, e non di autostrada. Ma ci piace evidenziare una questione: si può scegliere fra priorità? E se si deve scegliere, è più prioritario il tratto di statale del Caffaro o il tunnel della val Vestino? Se si deve tracciare una graduatoria da qualche parte bisogna pur partire. Noi partiamo dall’aspetto economico, che naturalmente ha implicazioni sociali. La statale del Caffaro immette su due bacini: quello delle Giudicarie, da Bondone e Storo a Madonna di Campiglio, e quello della valle di Ledro. Sono due bacini che in tutto fanno oltre quarantamila abitanti, con industria, turismo e agricoltura. Sul ponte di Caffaro (ahi, il ponte! Questo è un altro tema spinoso) circola una media di circa settemila veicoli al giorno, un migliaio dei quali rappresentato da mezzi pesanti. Si può tener conto di un dato simile? Adesso una domanda: perché Flocchini racconta la sua impotenza? Perché il tratto interessato dall’appalto è fermo a causa dei ricorsi. Fu vinto da una grossa azienda di Ravenna, la CMC, ma come

costuma in questo mondo complicato partì immediatamente il ricorso dei secondi arrivati. La magistratura ha analizzato la questione e ha accolto il ricorso. Così la trentina Collini Spa si è aggiudicata l’appalto. Con una controindicazione, almeno secondo la stampa bresciana: dal tempo in cui l’appalto è stato fatto il costo delle materie prime è salito alle stelle, perciò l’impresa chiede una rivalutazione dei prezzi. Che la stazione appaltante non ha alcuna intenzione di dare. A questo punto Collini avrebbe minacciato di rinunciare al lavoro. Allora si capisce che in caso di rinuncia la pedina del

gioco dell’oca tornerebbe alla stazione di partenza, e il gioco dovrebbe ripartire. Con buona

Altri nodi da sciogliere Giudicarie, cenerentola della viabilità, come lamentano alcuni? Certo, non si può affermare che negli ultimi anni (se si esclude la variante di Pieve di Bono) siano stati fatti tanti lavori di miglioria. E dire che mezza Giunta provinciale è giudicariese. Promessa la circonvallazione di Pinzolo, rimane in alto mare (almeno per il momento) quella di Ponte Arche. Quanto alla strettoia di Breguzzo, nonostante il milione offerto

dalla Regione Lombardia in cambio di dodici milioni di metri cubi d’acqua (non della Surgiva, ma dell’Adamello), non si muove nulla. E non mancano i malumori per quell’affresco contenuto nella casa Ciolli sulla strettoia, la ragione che impedisce l’abbattimento. E resta irrisolto il nodo Durone. L’anno scorso, in occasione della frana a Ponte Pià, la Trentino Trasporti bloccò i suoi pullman a Ponte Arche: il Lisano era chiuso e il Durone non permette di far passare mezzi pesanti per quel chilometro stretto dopo Zuclo. È vero, a Javrè l’allargamento è stato fatto, mentre nei pressi del ponte sul torrente Balandin, dopo il ponte dei Servi, si sta grattando via la roccia che strappava i teloni dei camion. Ma è sufficiente per accontentarci?


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Territorio

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A novembre “Pagine d’Autunno” con la biblioteca

Una rassegna del mistero A Tione, quattro libri e autori per altrettanti incontri Ad aggiungere, negli incontri in presenza, un’interpretazione musicale alle parole scritte la chitarrista Barbara Dalla Valle e l’arpista Michele Valcanover, della Scuola Musicale delle Giudicarie. Giovedì 4 novembre, per il primo degli incontri programmati, la rassegna ospita Alice Basso, autrice che non ha bisogno di lunghe presentazioni dopo il successo della ghost writer Vani Sarca che migliaia di lettori hanno imparato ad amare. Basso arriva a Tione con un’altra protagonista uscita dalla sua penna, alla sua seconda avventura dal titolo “Il grido della rosa” (Garzanti) . Si tratta di Anita, dattilografa nella Torino del 1935, quando le donne hanno un destino già scritto davanti a loro: diventare mogli, madri e soprattutto vincolate al volere dei loro mariti. Anita vuole invece l’indipendenza e con il lavoro per una rivista di gialli diventa anche un’investigatrice- In questa seconda avventura è alle prese con la morte di Gioia, ragazza madre trovata cadavere nella vil-

Torna con quattro incontri, due on line e due in presenza nella sala polivalente della biblioteca di Tione, la rassegna letteraria “Pagine d’autunno” e lo fa con quattro godibili storie che affrontano altrettanti misteri. Organizzata dalla biblioteca, sostenuta dal Comune di Tione, la rassegna in questa edizione si tinge di giallo, riuscendo con la popolarità di un genere molto amato dal pubblico ad affrontare temi moderni e complessi. Le quattro storie scelte dalle bibliotecarie tionesi spala dei genitori affidatari di suo figlio. Una settimana dopo è la volta di Linda Tugnoli, autrice e regista di documentari, appassionata di giardinaggio, con il suo “L’ordine delle cose” (Nord). Si tratta della seconda indagine del giardiniere Guido, freschissima di stampa, che parte da un pugno di semi ritrovati nella mano di una donna assassinata. Una donna che non è sconosciuta al protagonista Guido, costretto ad affrontare il proprio passato. Un libro che è anche una scoperta dei segreti di piante ed erbe. Lo scrittore Giorgio Scianna, con “Le api non vedono il rosso” (Eianudi), in calendario venerdì 26 novembre, guarda a futuro

ziano dal passato - evocative le atmosfere dell’Italia di fine Ottocento create da Sara Vallefuoco, vivida la Torino degli anni del regime descritta da Alice Basso - al futuro prossimo con le questioni etiche aperte da Giorgio Scianna sulle tecnologie. Si inoltrano nei misteri delle piante con la seconda indagine del giardiniere Guido, uscito dalla penna “verde” della sua autrice, Linda Tugnoli, appassionata anche nella vita di orti e giardini. A dialogare con gli autori la giornalista Denise Rocca.

La scrittrice Sara Vallefuoco affrontando con una storia fin troppo verosimile le domande e i dubbi che

riguardano l’intelligenza artificiale. Il suo è un romanzo nel quale la vicenda

Le elezioni dopo il periodo di commissariamento

Chiara Cimarolli è la nuova sindaca di Bondone Chiara Cimarolli, che prima della gestione commissariale del Comune era assessora uscente, è l nuova sindaca di Bondone. Le 642 anime del piccolo Comune giudicariese nell’estremo lembo sud-occidentale del Trentino si sono presentate al voto permettendo alla lista unica capitanata da Cimarolli di superare abbondantemente il quorum. Alle 17 della domenica di votazioni era infatti già stato toccato il quorum necessario alla elezione, il 50%. Poi alla chiusura delle 21 i dati definitivi: a recarsi alle urne sono stati 383 aventi diritto al voto su 581, ovvero il 65,8%. Un gran bel risultato se si tiene conto che la candidata della lista “Per tutti noi” era unica

e che nella precedente tornata elettorale amministrativa la rilevazione finale non era andata oltre il 53,8%, pari a 319 schede depositate nelle urne dei due seggi. A comporre il consiglio comunale sono quindi Patrick Lorenzi (il più votato con 109 voti), Rosanna Cimarolli, Maurizio Cigalotti, Alex Zaninelli, Francesca Zaninelli, Alessia Tolettini, Erica Foti, Giacomo Valerio, Mirko Cimarolli, Redento Cimarolli e Gaia Colombo. Fra i progetti per il futuro del comune del Chiese della nuova, giovane, sindaca, un’attenzione particolare allo sviluppo dell’economia locale: «Dare una svolta al turismo sia per quanto concerne il versante trentino del

lago d’Idro di nostra competenza sia la adiacente struttura all’Idroland la cui area vanta sicuramente delle potenzialità. Inoltre, tanto supporto e sostegno alla gente ad iniziare dalla procedura utile alla riapertura della farmacia». Dal punto di vista turistico

non è da dimenticare che dal 2018 Bondone è nel Club dei Borghi più Belli d’Italia, e pare proprio che oltre al fronte interno dei servizi alla popolazione (vedi la farmacia per esempio) la nuova giunta voglia puntare sull’attrattività della frazione chiesana.

intima di una famiglia alle prese con un’esposizione mediatica improvvisa e pervasiva si intreccia con e questioni etiche che l’uso dell’intelligenza artificiale apre. La vicenda inizia con un incidente nel quale perde la vita una bambina travolta da un’auto a guida autonoma. Giulio, l’ingegnere che ha progettato l’automobile, da un giorno all’altro viene accusato di omicidio e con il suo processo tutta la sua famiglia si ritrova nel mezzo di un ciclone mediatico e personale senza precedenti. Da una parte la reazione della famiglia di Giulio, dall’altra il processo dove ci si interroga sui confini della responsabilità, individuale e collettiva. Due dimensioni che si intrecciano e Scian-

na esplora con maestria, dipanando la matassa dei sentimenti e delle emozioni di figli adolescenti nei confronti del padre, di una moglie nei confronti del marito e dello stesso Giulio che affronta le conseguenze del proprio lavoro. È un territorio inesplorato quello nel quale si avventura Scianna con un romanzo che ha i ritmi di un thriller e diventa l’occasione per il lettore di iniziare a ragionare sulle ultime frontiere della tecnologia. Chiude la rassegna Sara Vallefuoco che ci proietta nell’Italia di fine Ottocento, alle prese con il brigantaggio, sulle orme di una serie di omicidi che pare inarrestabile. “Neroinchiostro” (Mondadori) racconta un’Italia feroce e superstiziosa nella quale il giovane vicebrigadiere Ghibaudo è impegnato a fermare una scia di sangue e combattere i suoi demoni personali a causa di un segreto inconfessabile. Sia per gli incontri on line che per quelli in presenza è richiesta la prenotazione attraverso i canali della biblioteca (tione@biblio.tn.it o 0465-322018).

Insieme per non fumare più

Il corso a Tione dal 25 ottobre

Il Servizio Dipendenze e Alcologia Centro Alcologia, Antifumo ed Altre Fragilità in collaborazione con Associazione AMA – Auto Mutuo Aiuto di Trento, organizzano il percorso “Insieme per non fumare più”. Smettere di fumare significa fare una scelta importante per sé stessi, la propria famiglia e la propria comunità: si creano Salute e Benessere personale e famigliare, si riducono i costi socio-sanitari per la cura delle malattie fumo correlate e si contribuisce alla salvaguardia del pianeta! Il modello dell’“Auto Mutuo Aiuto” è alla base del percorso: il cambiamento del proprio stile di vita è facilitato dal confronto con gli altri membri del gruppo. Il rinforzo della motivazione personale, l’apprendimento di tecniche e suggerimenti utili anche rispetto ad altri stili di vita e la solidarietà del gruppo rappresentano gli elementi essenziali del percorso. È prevista una prima fase intensiva di tre incontri il 25, 26 e 28 ottobre 2021 dalle ore 17 alle ore 19. Seguiranno due incontri di richiamo il 2 e il 9 novembre 2021 dalle ore 17 alle ore 19. Il corso si terrà alla sala riunioni sopra la Rsa ospedaliera, al terzo piano di via Ospedale a Tione È necessaria l’iscrizione contattando il Centro Alcologia, Antifumo e Altre Fragilità (0465.331521. Eventualmente lasciare messaggio in segreteria con nome cognome e recapito telefonico o scrivere alla mail alcologia.tione@apss.tn.it ). Sarà richiesta l’osservanza delle norme di sicurezza e distanziamento.


Turismo

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Attualità

NOVEMBRE 2021 Venti ettari di terreno e la foto finisce sul National Geographic

ASclemo le vigne biologiche di Lunelli Beh, sono più o meno - si fa per dire - un colosso dell’agricoltura ed economia trentina ed italiana, con possedimenti in Trentino, Umbria e Toscana. Fanno parte del Gruppo Lunelli assieme a Surgiva, alla distelleria Segnana, a Bisol1542 e a Cedral Tassoni, alle stesse Cantine Ferrari con le pregiate “bollicine di montagna” del Metodo Classico Trentodoc e l’ultimissima partnership con Formula 1. E cosa ne pensano i valligiani? Ne pensano di diverse, specialmente trovandoseli alle porte di casa. Di recente la sindaca di Stenico Monica Mattevi ha voluto convocare un’apposita assemblea popolare alla Sala Congressi delle Terme di Comano: alla presenza del titolare dell’Azienda Marcello Lunelli e del direttore Luca Pedron, via libera a domande per esprimere ogni perplessità. Poche titubanze nelle risposte dei due imprenditori che hanno rassicurato il pubblico su più fronti: “Saranno vigne biologiche con trattamenti ecosostenibili come rame e zinco. Stiamo pensando di impiegare mezzi a motore elettrico per ridurre al minimo l’inquinamento, anche quello acustico, e a guida autonoma – qui lo stupore

di Martina Sebastiani “Una ruspa prepara un terreno a 750 metri d’altezza per nuovi vitigni di Pinot Nero e Chardonnay delle Cantine Ferrari a Sclemo di Stenico di Trento.” - è quanto recita la didascalia di una foto di Alessandro Gandolfi. Dove? Niente meno che su National Geographic Italia, edizione marzo 2021. Ed ecco in bella vista, a tutta pagina, su due pagine, la ripresa dall’alto del piccolo borgo ai piedi del Monte Valandro: sembra quasi tenere d’occhio

i lavori in corso nei terreni in primo piano. Una metafora che può far sorridere... forse nemmeno tanto se si pensa alla diffidenza di molti degli abitanti negli ultimi mesi. Un passo indietro: di cosa si tratta? Si tratta di Tenute Lunelli che sceglie di investire in 20 ettari sotto la frazione di Sclemo nel Comune di Stenico per coltivare Chardonnay e Pinot Nero, vini base spumante per Trentodoc. Chi sono le Tenute Lunelli?

Foto di Alessandro Gandolfi di molti. - Si cercano sette collaboratori locali a cui forniremo la formazione necessaria. Non abbiamo

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 19 n° 11 novembre 2021 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Matilde Armani, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Martina Sebastiani, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 3 novembre 2021 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

interesse ad espanderci oltre – hanno tenuto ad aggiungere. - L’ettaraggio necessario è calcolato.”La scelta di investire nella zona del Banale, in effetti, è tutto fuori che casuale, frutto di analisi positive di terreno, esposizione, acqua ecc. Ripetono sempre del

resto: “Uno dei nostri valori, oltre al legame con il territorio, è la continua ricerca di qualità”. “E Sclemo ne deve avere!” - si dice chi è orgoglioso che vini giudicariesi entrino a far parte della prestigiosa collezione Ferrari. Ma a dirla tutta, sì le potenzialità

del territorio in questione, ma sì anche la necessità di coltivare vigne ad altitudini sempre più elevate, complici indubbiamente i cambiamenti climatici. Una tendenza che ha preso piede in Trentino, lo sa bene la stessa Azienda che fino a pochi anni fa non

piantava sopra i 450-500 metri. “Promozione del territorio, opportunità turistiche e lavorative” - aveva commentato da parte sua Monica Mattevi riferendosi insieme anche al progetto dell’Albergo Diffuso a Sclemo. Poche parole che spiegano però il duro impegno dell’amministrazione comunale tra procedure burocratiche, permute ed acquisti necessari per concludere l’affare. Quindi domanda: “Ci sarà mai un’etichetta Castel Stenico?” Risposta: “Domani non si sa, si parla di tempi lunghi prima che il prodotto sia finito e sul mercato, rimane sempre la volontà di esaltare il territorio.” Ma è davvero realistico per Lunelli parlare di un’etichetta, con tutti i suoi costi, per un terreno di 20 ettari? La frase “Tutto è relativo” qui calza a pennello. Venti ettari per il piccolo contadino sono tanti e rischia di sentirsi minacciato da Lunelli; per il colosso sono pochi, da valorizzare a detta sua, ma pur sempre solo una parte di quello che è un impero. Infine, di fronte a dubbi di impatto ambientale, l’immagine positiva per il territorio come quella di una bonifica; oltre a questo, lo spazio dato alla coltivazione della vigna nelle Giudicarie Esteriori dove la biodiversità, diciamocelo, rischia di soffocare in mezzo all’agricoltura intensiva.

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Rubrica salute

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Il peggio può ancora arrivare

Biodiversità e malattie, un legame indissolubile di Gianni Ambrosini - oncologo

Non molto tempo fa quando alzandoci la mattina volgevamo gli occhi al cielo, ci beavamo della natura, guardavamo l’azzurro come una promessa di spettacolo eterno e se pure c’era qualche nuvola o l’aria era fredda e pungente, non c’era il timore della tormenta o del diluvio che avrebbe potuto scatenarsi e sorprenderci nel corso del giorno. La natura sembrava eterna ! Ora non possiamo più negarci che quelle nuvole, quel cielo pieno di pioggia, quel vento che si trasforma in uragano sono trascinati da noi, sono delle creature che noi abbiamo generato e che alimentiamo ogni giorno. “ Siamo noi che modifichiamo l’atmosfera” ogni volta che riscaldiamo il nostro appartamento, ogni volta che mangiamo, ogni volta che usciamo con le nostre macchine, ogni volta che dimentichiamo la nostra piccolezza di fronte alla maestosità della natura. Se annulliamo quella che chiamiamo biodiversità, quando per esempio disboschiamo per creare nuovi pascoli, costringiamo gli animali che lì vivevano a ritirasi in spazi più angusti, a venire a contatto con altri animali e l’incontro comprende anche l’uomo che occupa uno spazio non suo. Il risultato? Si creano quelle situazioni biologi-

Incominciamo ad interessarci alla sorte delle generazioni future. Pensate se le generazioni passate si fossero già giocate tutto. Immaginiamo che sia avvenuto qualcosa che non è “davanti a noi” come una minaccia, ma piuttosto “dietro” coloro che sono già nati. Come non avvertire vergogna, e non solo, per avere reso una situazione irreversibile senza tener conto degli allarmi e degli che complesse che chiamiamo zoonosi da cui può scaturire lo “spillover”, ovvero il trasferimento da un animale all’uomo di un agente causa di una malattia mai presente prima. La natura non è esterna a noi ma noi siamo dentro la natura, ne facciamo parte di diritto e dobbiamo resistere alla tentazione di ignorarne il grido di aiuto. Dobbiamo renderci conto che il peggio può ancora venire e che sarebbe un errore cullarci nell’illusione di potercela fare e farci cogliere completamente impreparati. Fra una settimana a Glasgow inizia la conferenza della Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP 26 (Conferenza delle Parti). Saranno presenti i leader mondiali di 190 paesi, anche se mancheranno i russi e i cinesi. Il momento è straordinario, già a Parigi nel 2015 tutti i paesi della terra concordarono di limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi; si puntò a 1,5 gradi convinti che ogni aumento ulteriore sarebbe stato gravissimo per la salute umana.

A Glasgow si cercherà di aggiornare gli accordi di Parigi. Non c’è più tempo bisogna decidere sul serio, il decennio fino al 2030 è il tempo massimo oltre il quale si potrebbero superare i limiti ambientali. La terra è finita, non possiamo crescere all’infinito; se si vuole mettere un freno all’inquinamento non bisogna inquinare, bisogna rispettare i vincoli che si decidono. Altrimenti bla, bla, bla … Greta Thunberg l’ha ripetuto più volte negli incontri di preparazione a Glasgow tenuti a Milano dai giovani provenienti da tutto il mondo. Bla , Bla, Bla.... non è più il tempo delle parole, bisogna agire !!! Siamo entrati nell’Antropocene, il nuovo rapporto dell’uomo con la Terra; abbiamo usato il petrolio, abbiamo inventato le macchine, abbiamo consumato tutte le risorse possibili di Madre Terra, siamo cresciuti di molti miliardi, abbiamo imparato a curare molte terribili malattie, la vita media è arrivata fino a limiti impensabili. Ma nessuno si è posto il problema che stavamo andando oltre le possibilità di controllo. O meglio quando alcuni ricercatori ne hanno parlato anni fa, sono stati irretiti. Nessuno dava adito all’idea che ci voleva una crescita controllata e un rispetto dell’ambiente che non poteva configurarsi in un generico impegno

avvertimenti che ci sono stati. Oramai c’è accordo sul fatto che la maggior parte delle malattie siano il risultato prevedibile del cibo che si mangia, di come si coltiva in agricoltura, di come si allevano gli animali, di come si altera l’ambiente, di come si distruggono gli equilibri ecologici che hanno retto e si sono sviluppati per milioni di anni.

“biologico”. Quando si è segnalato che il riscaldamento globale della terra era a limiti critici sono insorti anche i negazionisti, eravamo nel 1988. Successivamente sono scese in campo anche le Nazioni Unite negli anni 90 con il Comitato sui Cambiamenti Climatici, non fatti purtroppo, ma solo impegni generici. E’ seguito il protocollo di Kioto, gli accordi già citati di Parigi, abbiamo combattuto contro personaggi come Bolsonaro e Tramp; il primo

ha continuato a deforestare in Amazzonia, l’altro ha negato le evidenze scientifiche disimpegnando l’America dagli accordi presi. La soglia della CO2 è arrivata a oltre 400 parti per milione, gli oceani si stanno acidificando, la desertificazione aumenta, ettari di foreste sono state distrutte per far posto agli allevamenti intensivi, il cibo che arriva ogni giorno sulle nostre tavole è sempre più industriale e meno biologico. Le malattie del “progresso” sono sotto gli occhi di tutti; già anni fa Michael Moss aveva pubblicato uno libro-inchiesta avveniristico in cui evidenziava che eravamo sempre più dolci, grassi e salati. Allora ci viene da chiedere a che serve la scienza, il sapere, la conoscenza se poi non ne teniamo conto e non scansiamo il pericolo? Abbiamo il dovere di credere che possiamo ancora fare qualcosa di importante, che non è ancora troppo tardi e che l’azione collettiva funzionerà sicuramente se saremo capaci di agire con razionalità , con cognizioni di causa di fronte alla conoscenza dei

problemi. E’ imperativo mettere in atto un percorso di cura che ci permetta di guarire magari ripensando l’idea di progresso. Se la guarigione non sarà immediata potremo sempre sperare di alleviare le sofferenze ! Qualcuno ha detto che è pur sempre una forma di cura convivere con i propri mali e io aggiungo che già godere del sollievo ci fa vivere meglio. Ma l’ammalato è la Terra ! Bisogna ricordarsi dell’Ecologia e bisogna ricreare i presupposti della Biodiversità. Bisogna ricordarsi che noi come “umani” apparteniamo ad un mondo naturale con cui dovremmo reimpare a confrontarci e convivere. Non siamo distinti dalla natura ma ne facciamo parte. La definizione di crisi ecologica, la raccomandazione a che il modo di vivere degli umani debba comprendere anche un ritorno alla natura non ci deve far dimenticare che il nostro rapporto con il mondo deve comprendere sia la natura che la cultura. Non possiamo sfuggire ai vincoli della natura che possiamo però gestire con la nostra cultura.

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Azienda sanitaria

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Via alla campagna di vaccinazione antinfluenzale #iomivaccino Il vaccino è comunque indicato per tutte le persone che vogliono evitare di ammalarsi di influenza. La vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente dal Servizio sanitario provinciale a: • medici e personale sanitario di assistenza • persone con più di 60 anni • donne in gravidanza e nel post partum • popolazione a rischio (ma-

È partita ufficialmente la campagna di vaccinazione antinfluenzale: dai primi giorni di novembre è possibile vaccinarsi dal proprio medico o pediatra di famiglia oppure negli ambulatori dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, prenotando attraverso il Cup online. Gli anzialati cronici, familiari di soggetti ad alto rischio, caregiver etc.) • bambini dai sei mesi ai sei anni

ni restano sempre il target prioritario per la vaccinazione antinfluenzale, ma anche nella campagna di quest’anno, come l’anno passato, la vaccinazione sarà gratuita per tutte quelle categorie a rischio di avere complicanze in caso di influenza o maggiormente esposte al virus.

• addetti ai servizi pubblici (forze di polizia e vigili del fuoco) • persone che per motivi di lavoro entrano in contatto

con animali (allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori, veterinari pubblici e privati etc.) • donatori di sangue

• personale dei servizi socioeducativi e dell’infanzia • personale addetto al trasporto pubblico • lavoratori al dettaglio di generi alimentari e della grande distribuzione Le persone fragili, per le quali l’influenza potrebbe costituire un problema di salute serio, possono vaccinarsi in qualsiasi momento della stagione influenzale.

Il vaccino antinfluenzale Quando e dove vaccinarsi L’influenza è una malattia infettiva causata da diversi tipi di virus che si trasmettono, per via aerea, attraverso le goccioline emesse con la tosse o gli starnuti, ma anche attraverso le mani che hanno avuto contatto con secrezioni respiratorie. I virus influenzali circolano soprattutto nella stagione fredda, causando molti casi di malattia, di ricovero e anche di morte. La vaccinazione è, al momento attuale, lo strumento di prevenzione della malattia influenzale più

semplice ed efficace, in grado di difendere l’organismo da un virus che, di anno in anno, può modificare le proprie caratteristiche. Il vaccino è sicuro, ben tollerato e solo raramente provoca effetti collaterali severi. Per sensibilizzare la popolazione l’Ufficio comunicazione dell’Apss e l’Ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento hanno organizzato una campagna di comunicazione. Poster e volantini da stampare sono disponibili sul sito di Apss www.apss.tn.it

Quest’anno le vaccinazioni iniziano a novembre. Il vaccino diventa efficace dopo circa due settimane e i picchi influenzali si verificano di solito tra la fine di dicembre e i primi di febbraio. Per avere informazioni sulla vaccinazione e per la somministrazione del vaccino basta rivolgersi al proprio medico o pediatra di famiglia, oppure prenotare la vaccinazione al Cup online nei centri vaccinali di Apss (https://cup.apss.tn.it/ >preno-

tazione senza ricetta >vaccinazione antinfluenzale >spuntare la categoria di appartenenza > selezionare sede e orario). Nei drive through il vaccino viene somministrato senza scendere dall’auto (è consigliato indossare una maglia a maniche corte). Nelle valli Giudicarie la vaccinazione antinfluenzale viene fatta nel centro vaccinale di Tione, in viale Dante 25.

INFLUENZA? #IOMIVACCINO

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata dal Servizio sanitario provinciale e offerta gratuitamente a determinate categorie di persone. Per informazioni o per vaccinarsi basta rivolgersi al proprio medico o pediatra di famiglia oppure agli ambulatori vaccinali dell’Azienda sanitaria.

PRENOTA IL TUO VACCINO

cup.apss.tn.it PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO


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Territorio

NOVEMBRE 2021 Le Famiglie Fiavè-Cavrasto e Giudicarie hanno votato

Cooperazione, nuove fusioni in valle Questa la notizia. Non senza strascichi polemici sulla stampa quotidiana. Va detto che le due Cooperative fanno parte della pattuglia (abbastanza consistente) che negli ultimi anni ha abbandonato il Consorzio storico di distribuzione della cooperazione trentina (il Sait) per entrare nell’altra rete commerciale: la Dao, che peraltro è una Cooperativa, anche se composta prevalentemente da dettaglianti. Solo negli ultimi anni si è arricchita di Famiglie Cooperative: i transfughi di Sait, che nelle Giudicarie annoverano anche Carisolo e Pelugo. Le polemiche, si diceva. Mat-

di Giuliano Beltrami Venerdì 22 ottobre i soci delle Famiglie Cooperative Giudicarie e Fiavé-Cavrasto hanno deciso: d’ora in poi sarà una Cooperativa unica e si chiamerà Giudicarie don Guetti. Ciò in ossequio alla Cooperativa incorporante (la Giudicarie) ed al fondatore della cooperazione trentina, don Lorenzo Guetti (la Cooperativa di Fiavé fu l’unica presieduta dal sacerdote giudicariese). Venerdì 22 non è esatto, nel senso che i soci hanno votato tia Pederzolli e Crescenzio Zambotti, rispettivamente presidenti dell’incorporante (Giudicarie) e dell’incorporata (Fiavé-Cavrasto) si erano prodotti nella spiegazione dei motivi che stavano alla base della fusione. In particolare Pederzolli aveva difeso il progetto di uscita dal Sait per

entrare in Dao come un’operazione necessaria. Dopo aver spiegato che la fusione serve per “dare una mano a FiavéCavrasto, una Cooperativa piccola che ha pochi sbocchi, con la condivisione di idee e l’intento di dare qualcosa in più alla valle”, Pederzolli si era dedicato all’uscita da

prima, portando le schede nei punti vendita delle Cooperative. Il 22 il rappresentante designato (formula che è in vigore dallo scoppio della pandemia che ha prima vietato poi sconsigliato gli assembramenti) ha aperto le buste e contato i voti. Peraltro pochissimi: 56 su 604 per Fiavé-Cavrasto (con 52 favorevoli e 4 nulle), addirittura meno a Tione e dintorni, dove un contrario ha fatto sapere di non aver apprezzato la scelta. Sait, rivendicando: “Non ce la facevamo più. Le alternative erano due: continuare a tagliare e chiudere o rilanciare. Il cambio ci ha permesso di risanare e di cambiare l’organizzazione”. All’obiezione che Dao ha investito parecchi quattrini nell’operazione, Pederzolli rispondeva: “Però noi

Si rinnova l’amicizia fra Offenberg e Roncone

Una bella giornata di sole autunnale ha favorito l’incontro dei rappresentanti della Comunità di Offenberg, cittadina che sorge nel pieno della Baviera, con la comunità di Roncone con cui da decenni sono gemellati. Un gemellaggio particolarmente sentito dalle due comunità che già hanno maturato esperienze di scambi culturali, feste amicali ed incontri periodici sempre attesi con grande partecipazione. Il gemellaggio è affidato fin dagli inizi a due comitati appositamente nominati dalle amministrazioni comunali: il “Comitato Gemellaggi senza Frontiere” con a capo Agnese Piolini, e il “FreundesKreis” di Offenberg capitanato dall’intrepido Werner. Con l’avvento della pandemia, per forza di cose, l’attività dei

due Comitati si è affievolita, ma con il mese scorso si è voluto celebrare la riconferma del gemellaggio fra i due paesi e la ripresa delle attività relazionali con l’obiettivo di ritornare ai bei tempi passati con un gemellaggio vivo, apprezzato dalle due comunità e pronto a guardare avanti a beneficio soprattutto delle giovani generazioni. Due sono gli eventi che hanno dato il segno della volontà di ricominciare. Il comitato Gemellaggi di Roncone ha voluto segnare l’inizio della ripresa con gli amici tedeschi piantando un salice piangente sulla sponda del lago proprio ove le burrasca di qualche anno fa aveva divelto alcuni salici di stazza già notevole, piazzando una apposita targa a ricordo della bella amicizia che ormai lega le

due comunità, ed altrettanto, dopo qualche giorno, nella ricorrenza del “Tag Der Deutschen Einheit”, è stato piantato un albero anche a in terra tedesca condividendo così la voglia di ritornare alla piena attività dei rispettivi Comitati. La cerimonia della posa dell’ “albero dell’amicizia” si è svolta sulle sponde del lago di Roncone nella mattinata di sabato 2 ottobre alla presenza di una folta rappresentanza del comune di Offenberg con a capo l’impavido presidente del Comitato Werner, ormai un personaggio conosciuto ed amato dall’intera comunità di Roncone, da parte ronconese era presente al gran completo il Comitato con Agnese a dirigere le danze, il Sindaco Bazzoli Franco, l’ex sindaco Amistadi che ha dato inizio al gemellag-

gio una quindicina d’anni fa, e i sindaci che poi si sono succeduti condividendo con lo stesso entusiasmo l’iniziativa transfrontaliera. Una cerimonia condivisa anche con le molte persone presenti e con la musica della Bohemisce Band. Un bel momento che ha voluto sancire e rafforzare l’unione amicale fra le due Comunità che ormai si rinnova da decenni non solo a livello istituzionale, ma soprattutto anche a livello di amicizia e condivisione. Gli ospiti tedeschi hanno a loro volta confermato la convinta adesione al legame che ormai unisce i due paesi, auspicando di poter ritrovare quanto prima la possibilità di condividere assieme cultura, tradizioni ed amicizia nel segno dell’Europa, le basi fondanti del gemellaggio.

ci abbiamo messo del nostro. Oggi siamo una Cooperativa veloce ed efficiente. Lo percepiscono soci e clienti”. Non lo avesse mai detto. Renato Dalpalù (presidente di Sait) ha preso carta e penna e ha riposto (diciamo a muso duro ben sapendo che a Dalpalù questi termini non piaceranno) a Pederzolli. Lo ha fatto con l’esibizione puntigliosa delle cifre relative agli ultimi otto anni, quattro con Dao e i quattro precedenti con Sait. “Dato complessivo 20132020: perdite per 3 milioni e 42.000 euro; 2013-2016 (collaborazione con Sait) perdite per un milione e 217.000 euro; 2017-2020 (con Dao) perdita per un milione e 825.000 euro. Sarebbe andata peggio se nel 2020 non avesse chiuso con un utile di 96.000 euro”. Però... “Utile realizzato grazie alla plusvalenza di 538.000 euro conseguente alla cessione a Dao del negozio di Tione, il gioiello di famiglia, che da solo garantisce circa la metà dei 10,760 milioni di euro dei ricavi del 2020”. Altre stoccate di Renato Dalpalù andavano verso l’efficienza, la velocità, la trasparenza e l’informazione ai soci. Naturalmente non si erano fatte attendere le repliche dei due presidenti. E la vicenda si è chiusa. Breve storia delle fusioni Oggi nelle Giudicarie operano, dopo l’ultima fusione, undici Cooperative di consumo, le Famiglie Cooperative che proprio con il nome mostrano la loro origine cattolica. Un tempo erano molte di più, perché alla prima fondata dal padre della cooperazione don Lorenzo Guetti ne seguirono tante: quasi una per paese. Non furono investiti dalla rivoluzione cooperativa solo i centri più grossi, ma anche villaggi come Brione e Vigo Rendena, Castel Condino e Villa Banale, per citarne alcune. Ognuno aveva il suo negozio, un modo per combattere lo spopolamento. Poi arrivarono gli anni “grassi”, dai Settanta del Ventesimo secolo in poi: gli anni della mobilità. Che significava trasferimento per lavoro degli abitanti dei villaggi a mezza quota nel fondovalle o addirittura in città, ma significava anche evasione. Tradotto:

una comunità che esprimeva negli acquisti un potenziale mille nella civiltà contadina, quando nessuno si muoveva dal paese se non per emigrare lontano, mille rimaneva; nella civiltà industriale e post industriale a fronte di un potenziale mille l’evasione porta a fare acquisti fuori paese per almeno cinquecento. Negli ultimi anni, poi, il fenomeno si è incrementato con la diffusione degli acquisti online. Tutto ciò premesso, a partire dagli anni Ottanta si è diffusa la convinzione che fosse necessario rivedere l’organizzazione. Per farlo si pensò alle fusioni, togliendo pesi dannosi: un direttore per Cooperativa quando ne bastava uno generale; un magazzino per negozio, quando ne sarebbe bastato uno centralizzato, e via razionalizzando. Dei quattro ambiti in cui si suol dividere le Giudicarie il più riottoso alle fusioni è senza dubbio quello rendenero, dove a tutt’oggi rimangono sei delle undici Cooperative giudicariesi: Pinzolo, Caderzone, Strembo, Vigo (rimaste fra le braccia di Sait) più Carisolo e Pelugo, emigrate in Dao. Due (Comano e BrentaPaganella, entrambe targate Sait) sono nelle Giudicarie Esteriori, una (Giudicariedon Guetti, frutto di una serie di fusioni, testimoniate dalla presenza di negozi in tutti i paesi) è nella Busa di Tione. In valle del Chiese (l’ambito più popoloso delle Giudicarie) sono rimaste due sole Famiglie Cooperative: Valle del Chiese, frutto della fusione fra Alto Chiese (che raggruppava sei ex Cooperative, Condino, Pieve di Bono, Bersone, Daone, Castello e Brione) e Storo, Bondone e Darzo, e BondoRoncone, anch’essa frutto di più fusioni, prima fra Bondo e Breguzzo, poi fra Bondo e Roncone. È utile la semplificazione? Certamente la semplificazione è utile, perché crea economie di scala. Tuttavia i problemi della cooperazione di consumo restano consistenti, e spesso si tratta di problemi strutturali. Per capirci, mentre Poli (tanto per fare un esempio) si è sviluppato per poli (scusate il gioco di parole), le Cooperative hanno investito pensando prima di tutto a se stesse, non alla logica di sistema. Perciò ogni Cooperativa si è cercata il proprio polo principale, mettendo lì milionate. Erano stati creati due Consorzi per gestire i supermercati a Tione e a Ponte Arche, ma poi la linea non è stata seguita.


Giudicarie in numeri

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I valligiani sotto la media provinciale

Bilanci di fine anno, i redditi dei giudicariesi di Virginio Amistadi L’Atlante Statistico dei Comuni (http://asc.istat. it/ASC/), è uno strumento on-line che offre un ampio panorama di variabili disponibili prodotte sia dall’Istat che da altri Enti appartenenti al Sistema Statistico Nazionale. Caratteristica peculiare di questa piattaforma è che i dati possono essere aggregati e consultati per diversi ambiti territoriali (Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, Comuni capoluogo) con la possibilità di calcolare gli indicatori direttamente nell’applicazione. In questo numero proponiamo alcuni dati tratti dall’area “Redditi e principali variabili Irpef” dell’Atlante Statistico relativi al reddito delle persone fisiche in Giudicarie per comune e ambito territoriale. Come elementi di confronto sono incluse nell’analisi le città di Trento, Rovereto e Riva del Garda. Le categorie di contribuzione e di reddito presenti nell’applicazione sono varie e complesse. Per comodità di lettura sono state utilizzate solo le variabili “contribuenti con reddito imponibile” e “reddito imponibile”. I dati fanno riferimento all’ultima annualità disponibile (2018). In Giudicarie il reddito medio imponibile risulta pari a 19.893 euro con il valore più alto riscontrato per le Giudicarie Centrali (22.837 euro) ed il più basso nelle Giudicarie Esteriori (18.378 euro) . Il dato risulta inferiore sia alla media provinciale che alla media delle principali città di riferimento. La città di Trento con i suoi 24.307 euro di reddito imponibile medio riporta il valore più elevato. Per agevolare il confronto tra i dati, le ultime colonne in tabella (Tab.A) riportano degli indici i in cui il valore 100 rappresenta il valore di riferimento. L’interpretazione è molto semplice: la parte superiore o inferiore a 100 può essere letta come una differenza percentuale. Il reddito medio imponibile nelle Giudicarie Centrali (Indice= 115) ad esempio supera del 15% la media giudicariese (indice=100).

TAB. A - AMBITI TERRITORIALI E CITTÀ DI RIFERIMENTO: TAB. A - AMBITI E CITTÀ DI RIFERIMENTO: contribuenti con TERRITORIALI reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio contribuenti con TERRITORIALI reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio TAB. A - AMBITI E CITTÀ DI RIFERIMENTO: contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio TAB. A - AMBITI TERRITORIALI E CITTÀ DI reddito RIFERIMENTO:reddito medio contribuenti contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio contribuenti reddito reddito medio Ambito e città con reddito imponibile imponibile Giudicarie Ambito e città con reddito imponibile imponibile Giudicarie contribuenti reddito reddito medio imponibile (euro) (euro) imponibile (euro) (euro) AmbitoCentrali e città con reddito imponibile imponibile Giudicarie Giudicarie 4.475 102.193.784 22.837 115 contribuenti reddito reddito medio imponibile (euro) (euro) Giudicarie Centrali 4.475 102.193.784 22.837 115 Valle del Chiese 10.092 193.021.967 19.126 96 Ambito e città con reddito imponibile imponibile Giudicarie Giudicarie Centrali 4.475 102.193.784 22.837 115 Valle del Chiese 10.092 193.021.967 19.126 96 Esteriori 6.350 116.702.192 18.378 92 imponibile (euro) (euro) Valle del Chiese 10.092 193.021.967 19.126 96 Giudicarie Esteriori 6.350 116.702.192 18.378 92 Rendena 8.054 164.412.391 20.414 103 Giudicarie Centrali 4.475 102.193.784 22.837 115 Esteriori 6.350 116.702.192 18.378 92 Valle Rendena 8.054 164.412.391 20.414 103 Giudicarie 28.971 576.330.334 19.893 100 Valle del Chiese 10.092 193.021.967 19.126 96 Rendena 8.054 164.412.391 20.414 103 Giudicarie 28.971 576.330.334 19.893 100 Giudicarie Esteriori 6.350 116.702.192 18.378 92 Giudicarie 28.971 576.330.334 19.893 100 Riva del Garda 12.888 285.774.377 22.174 Valle Rendena 8.054 164.412.391 20.414 103 Riva del Garda 12.888 285.774.377 22.174 Rovereto 29.326 657.244.215 22.412 Giudicarie 28.971 576.330.334 19.893 100 Riva del Garda 12.888 285.774.377 22.174 Rovereto 29.326 657.244.215 22.412 Trento 87.870 2.135.871.098 24.307 Rovereto di Trento 29.326 657.244.215 22.412 Trento 87.870 2.135.871.098 24.307 Provincia 415.637 8.733.525.085 21.012 Riva del Garda 12.888 285.774.377 22.174 Trento 87.870 2.135.871.098 24.307 Provincia di Trento 415.637 8.733.525.085 21.012 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati 8.733.525.085 Rovereto 29.326 657.244.215 22.412 Provincia di Trento 415.637 21.012 Fonte: elaborati 2.135.871.098 Trento ASC Comuni – Dati87.870 24.307 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati 8.733.525.085 Provincia di Trento 415.637 21.012

- Anno 2018 - Anno 2018 - Anno 2018 - Anno PAT2018 PAT PAT 109 109 91 PAT 109 91 87 91 87 97 109 87 97 95 91 97 95 87 95 106 97 106 107 95 106 107 116 107 116 100 106 116 100 107 100 116 100

TAB. B1 - GIUDICARIE Fonte: ASC Comuni – CENTRALI: Dati elaborati CENTRALI: TAB. B1 - GIUDICARIE contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 CENTRALI: TAB. B1 - GIUDICARIE reddito medioimponibile medio - Anno 2018 contribuenti con reddito contribuenti imponibile, redditoreddito imponibile totale e reddito contribuenti reddito reddito medio Comune con reddito imponibile imponibile TAB. B1 - GIUDICARIE CENTRALI: Comune con reddito imponibile imponibile contribuenti reddito reddito medioimponibile medio - Anno 2018 imponibile reddito (euro) contribuenti con reddito imponibile, imponibile totale (euro) e reddito imponibile (euro) (euro) Comune con reddito imponibile imponibile Borgo Lares 568 12.005.825 21.137 contribuenti reddito reddito medio imponibile (euro) (euro) Borgo di Lares 568 12.005.825 21.137 Tione Trento 2.737 60.165.977 21.982 Comune con reddito imponibile imponibile Borgo Lares 568 12.005.825 21.137 Tione di Trento 2.737 60.165.977 21.982 Tre Ville 1.170 30.021.982 25.660 imponibile (euro) (euro) Tione di Trento 2.737 60.165.977 21.982 Tre Ville 1.170 30.021.982 25.660 Totale 4475 102.193.784 22.837 Borgo Lares 568 12.005.825 21.137 Tre Ville 1.170 30.021.982 25.660 Totale 4475 102.193.784 22.837 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati Tione di Trento 2.737 60.165.977 21.982 Totale 4475 102.193.784 22.837 Fonte: Tre VilleASC Comuni – Dati elaborati 1.170 30.021.982 25.660 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati Totale 4475 102.193.784 22.837 TAB. B2 - VALLE DEL CHIESE: Fonte: ASC Comuni Dati elaboratireddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 TAB. B2 - VALLE DEL–CHIESE: contribuenti con reddito imponibile, contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 TAB. B2 - VALLE DEL CHIESE: reddito medioimponibile medio - Anno 2018 contribuenti con reddito contribuenti imponibile, redditoreddito imponibile totale e reddito contribuenti reddito reddito medio Comune con reddito imponibile imponibile TAB. B2 - VALLE DEL CHIESE: Comune con reddito imponibile imponibile contribuenti reddito reddito medioimponibile medio - Anno 2018 imponibile (euro) (euro) contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile (euro) (euro) Comune con reddito imponibile imponibile Bondone 508 8.712.098 17.150 contribuenti reddito reddito medio imponibile (euro) (euro) Bondone 508 8.712.098 17.150 Borgo Chiese 1.524 30.275.632 19.866 Comune con reddito imponibile imponibile Bondone 508 8.712.098 17.150 Borgo Chiese 1.524 30.275.632 19.866 Castel Condino 181 3.417.892 18.883 imponibile (euro) (euro) Borgo di Chiese 1.524 30.275.632 19.866 Castel Condino 181 3.417.892 18.883 Pieve Bono-Prezzo 1.179 23.281.904 19.747 Bondone 508 8.712.098 17.150 Castel Condino 181 3.417.892 18.883 Pieve di Bono-Prezzo 1.179 23.281.904 19.747 Sella Giudicarie 2.305 43.746.829 18.979 Borgo Chiese 1.524 30.275.632 19.866 Pieve di Bono-Prezzo 1.179 23.281.904 19.747 Sella Giudicarie 2.305 43.746.829 18.979 Storo 3.405 66.670.308 19.580 Castel Condino 181 3.417.892 18.883 Sella Giudicarie 2.305 43.746.829 18.979 Storo 3.405 66.670.308 19.580 Valdaone 990 16.917.304 17.088 Pieve di Bono-Prezzo 1.179 23.281.904 19.747 Storo 3.405 66.670.308 19.580 Valdaone 990 16.917.304 17.088 Totale 10092 193.021.967 19.126 Sella Giudicarie 2.305 43.746.829 18.979 Valdaone 990 16.917.304 17.088 Totale 10092 193.021.967 19.126 Fonte: Storo ASC Comuni – Dati elaborati 3.405 66.670.308 19.580 Totale 10092 193.021.967 19.126 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati Valdaone 990 16.917.304 17.088 Fonte: Totale ASC Comuni – Dati elaborati 10092 193.021.967 19.126 TAB. B3 - GIUDICARIE ESTERIORI: Fonte: ASC Comuni – ESTERIORI: Dati elaboratireddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 TAB. B3 - GIUDICARIE contribuenti con reddito imponibile, contribuenti con reddito imponibile, TAB. B3 - GIUDICARIE ESTERIORI: reddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018 reddito medioimponibile medio - Anno 2018 contribuenti con reddito contribuenti imponibile, redditoreddito imponibile totale e reddito contribuenti reddito reddito medio Comune con reddito imponibile imponibile TAB. B3 - GIUDICARIE ESTERIORI: Comune con reddito imponibile imponibile contribuenti reddito reddito medioimponibile medio - Anno 2018 imponibile (euro) (euro) contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile (euro) (euro) con reddito imponibile imponibile BleggioComune Superiore 1.207 22.263.863 18.446 contribuenti reddito reddito medio imponibile (euro) (euro) Bleggio Superiore 1.207 22.263.863 18.446 Comano Terme 2.173 39.892.109 18.358 Comune con reddito imponibile imponibile Bleggio Superiore 1.207 22.263.863 18.446 Comano Terme 2.173 39.892.109 18.358 Fiavè 791 14.314.557 18.097 imponibile (euro) (euro) Comano Terme 2.173 39.892.109 18.358 FiavèLorenzo 791 14.314.557 18.097 San Dorsino 1.241 21.728.514 17.509 Bleggio Superiore 1.207 22.263.863 18.446 FiavèLorenzo Dorsino 791 14.314.557 18.097 San 1.241 21.728.514 17.509 Stenico 938 18.503.149 19.726 Comano Terme 2.173 39.892.109 18.358 San Lorenzo Dorsino 1.241 21.728.514 17.509 Stenico 938 18.503.149 19.726 Totale 6350 116.702.192 18.378 Fiavè 791 14.314.557 18.097 Stenico 938 18.503.149 19.726 Totale 6350 116.702.192 18.378 Fonte: ASC Dorsino Comuni – Dati elaborati San Lorenzo 1.241 21.728.514 17.509 Totale 6350 116.702.192 18.378 Fonte: Stenico ASC Comuni – Dati elaborati 938 18.503.149 19.726 Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati Totale 6350 116.702.192 18.378 TAB. B4 - VALLE RENDENA: contribuenti con reddito imponibile, reddito imponibile totale e reddito imponibile medio - Anno 2018

Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati Comune Bocenago Caderzone Terme Carisolo Giustino Massimeno Pelugo Pinzolo Porte di Rendena Spiazzo Strembo Totale

contribuenti con reddito imponibile 307 536 764 605 115 314 2.657 1.305 997 454 8054

Fonte: ASC Comuni – Dati elaborati

reddito imponibile (euro) 6.287.133 10.239.443 15.054.752 11.998.180 1.848.474 6.158.592 58.308.272 25.572.769 19.515.856 9.428.920 164.412.391

reddito medio imponibile (euro) 20.479 19.103 19.705 19.832 16.074 19.613 21.945 19.596 19.575 20.769 20.414


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Messaggio promozionale

Fondazione Guetti Il Consorzio Elettrico di Stor


Arte

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Migrazioni d’arte

I maestri dei laghi lombardi in Giudicarie di Giacomo Bonazza

Sono questi gli eredi dei più antichi “magistri com(m)acini” altomedievali, di epoca longobarda, citati nell’Editto del re Rotari del 643, già in quei tempi specializzati nel trattamento della pietra, insistendo su un ambito geografico particolarmente ricco e vario in quanto a materiale da costruzione, e custodi delle tecniche costruttive di tradizione romana. Se di queste ultime, lontane maestranze la memoria tende a sfumare nel mito, non è così per le maestranze dei laghi documentate a partire dal XII secolo, in età romanica, altrimenti declinate più o meno correttamente nelle varianti di “magistri antelami/maestri intelvesi”(della Val d’Intelvi, tra il lago di Como e quello di Lugano), di “maestri campionesi” (da Campione d’Italia sul lago di Lugano) e, appunto, di “maestri comacini”, denominazione che tutte ricomprendeva in nome della comune appartenenza alla grande diocesi di Como che nella sua estensione arrivava a toccare le terre ticinesi e grigionesi. Ed ecco spuntare dal più importante cantiere del romanico italiano, quello del Duomo di Modena iniziato nel 1099, i nomi di Lanfranco, architetto, e di Wiligelmo, strepitoso caposcuola di un nuovo linguaggio scultoreo, probabilmente entrambi originari della diocesi di Como. Qualche decennio dopo è il turno di un altro comasco, Benedetto Antelami della Val d’Intelvi, a firmare i capolavori scultorei ed architettonici del Duomo di Parma e del suo Battistero (11961216), splendido esempio di transizione dal romanico al gotico. Sempre dalla zona intorno al lago di Lugano, dal villaggio di Arogno, oggi in territorio svizzero/ticinese, arriva a Trento su chiamata del principe vescovo Federico Vanga, il progettista del nuovo duomo, l’architetto Adamo, proveniente da una famiglia di maestri muratori. La costruzione della nuova cattedrale comincia nel 1212 per terminare nei primi decen-

È davvero una bella storia quella dei “maestri dei laghi lombardi”, ovvero “maestri comacini” (architetti, capomastri, scultori, scalpellini, stuccatori, muratori), provenienti dalle vallate prealpine racchiuse tra il Lario (lago di Como), il Ceresio (lago di Lugano) ed il Verbano (lago Maggiore),

il territorio compreso tra l’alta Lombardia ed il Canton Ticino, che nelle loro secolari peregrinazioni/migrazioni artistiche fino a confini dell’Europa, approdano pure in Giudicarie, lasciando numerose tracce del loro costruire, soprattutto nel campo dell’edilizia sacra.

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Foto 1: Chiesa di Santa Maria Assunta di Condino Foto 2: Chiesa di San Martino di Zuclo Foto 3: Chiesa di San Martino di Villa Rendena

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dino, un maestro Andrea del lago di Como, che erige una cappella nella vecchia pieve; tra il 1495 ed il 1505 va in porto l’imponente ricostruzione della chiesa di Santa Maria Assunta di Condini del Trecento ad opera dei “maestri campionesi” Egidio e Bonino. La penetrazione dei costruttori lombardi in Giudicarie è attestata compiutamente alla fine del XV secolo, in epoca rinascimentale: del 1480 è l’edificazione della nuova chiesa pievana del Bleggio, sulla chiesa altomedievale, a cura del maestro Pietro da Como, prima della sua ulteriore e definitiva ricostruzione su progetto (1524) di Antonio Gras, architetto di Pellio Superiore, Val d’Intelvi, collaboratore di Antonio Medaglia, anch’esso intelvese, nel cantiere di Santa Maria Maggiore a Trento; tra il 1482 ed il 1484 è registrato a Con-

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no con la sapiente regia progettuale e costruttiva di Albertino Comanedi di Osteno (località in riva al lago di Lugano/provincia di Como), “magistro Albertino murador”, figura di impresario edile a tutto tondo, che annovera nella sua bottega operai comaschi, luganesi e bresciani. Le stesse maestranze comacine, sotto la direzione del Comanedi, si ritrovano nella ricostruzione della chiesa di San Floriano di Storo (1509-1514), di cui abbiamo celebrato lo scorso 6 ottobre i 500 anni dalla sua consacrazione, di San Michele Arcangelo di Darzo, sempre nel primo decennio del Cinquecento, e nella sopraelevazione del campanile della pieve bleggiana di Santa Croce (1505-1507). Originario di Osteno è pure Giovanni Lorenzo Sormani, lo straordinario scultore dei portali rinascimentali delle chiese condinesi di San Rocco e di Santa Maria Assunta (1534-1536). Riferito al portale della pieve condinese annotava monsignor Simone Weber, pioniere degli studi di storia dell’arte nel trentino: “Il portale è considerato dagli intelligenti una delle più belle opere d’arte del trentino. Sta alla piena al-

tezza di ciò che produsse la più nobile arte del Rinascimento in Italia”. Dal lago di Lugano giungono Antonio e Stefano Tessardi che nel 1575 costruiscono il campanile della chiesa di Pagne (San Rocco) a Condino. È però il periodo barocco, l’età della controriforma, che vede intensificarsi anche nella nostra valle la presenza dei cantieri lombardi, gestiti da botteghe familiari multidisciplinari ed autosufficienti, in grado di seguire tutte le fasi della costruzione e della progettazione di un edificio sacro, secondo i dettami del Concilio di Trento. Ancora all’inizio del ‘600 un maestro comacino Giacomo viene incaricato di ricostruire la chiesa di San Barnaba di Bondo; nel 1612 Giacomo e Gabriele Bianchi di Brienno, un piccolo paese che si affaccia sulla riva occidentale del lago di Como, portano a conclusione, con la realizzazione della volta, i lavori di riedificazione della chiesa di San Vigilio di Stenico; di Brienno sono pure Domenico Bianchi che, tra il 1661 ed il 1666, da vita al parziale rifacimento della chiesa di Fiavè, così come Pietro Bianchi che circa un secolo dopo progetta le nuove chiese di San Lorenzo a Pinzolo (17651770), di San Martino a Zuclo (1768 - 1773), di Santa Maria Maddalena a Preore (1783- 1800), di San Nicolò a Carisolo (1751-1754), di San Martino a Villa Rendena (1777-1786), di San Bartolomeo a Larzana/ Montagne (fine ‘700 ca.), con l’ausilio decorativo dei fratelli Francesco ed Antonio Cometti, abilissimi stuccatori oltre che capomastri, provenienti anche loro “dal Lago di Como”. Nel 1765 Francesco Cometti viene incaricato della progettazione della nuova chiesa di San Faustino a Ragoli. A Darzo, tra il 1754 ed il 1769, viene eretta la nuova chiesa di San Giovanni Nepomuceno, su progetto dei comacini Bianchi di Brienno. Il più bel barocco giudicariese si mescola con l’azzurro dei laghi prealpini lombardi!


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Attualità

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È possibile continuare gli studi con un quarto anno, e con il quinto anno CAPES che consente l’accesso all’Università e all’Alta Formazione. Anche per i diplomati nel settore Industria e Artigianato il sistema di formazione professionale trentino consente la prosecuzione degli studi verso la maturità. Inoltre il centro tionese dal 2008 ha avviato l’Alta Formazione Professionale (ITS), che forma figure altamente specializzate nel settore della ristorazione: è un corso biennale ad altissimo livello di cucina e arte bianca che si articola in due indirizzi, l’uno di Cucina italiana, l’altro dedicato all’Alta ristorazione. Insomma, un cambiamento epocale, che ha accompagnato l’evoluzione della società, con attenzione ai bisogni ed alle continue mutazioni delle esigenze del lavoro. Ma torniamo ai 27 ragazzini iscritti al primo anno della scuola professionale, nel 1961. Avevano dai 14 ai 17 anni, provenivano da tutta la valle, in buona parte avevano già iniziato a lavorare, ma furono convinti ad iscriversi per avere una preparazione migliore per un futuro professionale più solido. Furono spesso i parroci a convincerli, e tutti sono sempre stati consapevoli della bontà della scelta. Ci racconta Giacomo Parolari, uno di quei “pionieri”, che tutti loro ricordano ancora oggi con grande rispetto e riconoscenza gli insegnanti, veri educatori oltre che maestri di nozioni e di tecnica: il direttore che insegnava anche italiano, storia e geografia Aldo Ongari, Rino Gallazzini per le materie tecniche e l’officina meccanica, Marianna Salvaterra Moggioli per il tedesco, Sergio Rassega prima, e dal secondo anno Aldo Tonezzer per l’officina elettrica, Fernando Pellegrini per la ginnastica e don Francesco Micheli che faceva l’ora di religione, ed era proprio il sacerdote cappellano a Tione che aveva convinto molti di loro a frequentare la scuola. La sede del primo anno fu ricavata dai locali dell’oratorio, con due sale, l’aula e il laboratorio. Poi ci si trasferì alle ex scuole commerciali, l’attuale sede del Bim del Sarca per le aule, con l’officina meccanica ed elettrica che trovarono sede nel piano interrato delle attuali scuole elementari. I risultati di quei primi tre anni furono assai buoni: 23 si diplomarono in elettromeccanica, due si trasferirono in altra scuola per diventare meccanici, e solo due si ritirarono per tornare a lavorare. Alcuni sono andati fuori

All’inizio erano 27 studenti, oggi sono 400

Sessant’anni di Enaip di Chiara Garroni L’Enaip di Tione ha appena compiuto 60 anni. Lunedì 2 ottobre 1961 infatti prendeva il via la prima lezione, con 27 studenti, del “Corso di orientamento elettromeccanico”. Quella scuola sarebbe diventata negli anni una delle migliori professionali del Trentino, attenta alla formazione, alla vocazione del territorio ed al mercato del lavoro. Attualmente il centro, che conta circa 400 iscritti, a lavorare, in Germania, a Verona, in Lombardia, a Trento, ma la cosa bella è che quei 27 “pionieri” sono sempre rimasti in contatto, affezionati fra loro, ed agli insegnanti che li hanno educati e preparati alla vita. Ogni tanto si incontrano per una rimpatriata, anche se da qualche anno le fila si vanno restringendo. Qualcuno infatti è venuto a mancare, ma la voglia di rivedersi per chi è rimasto è sempre forte. Ricordiamo la cena alla Vecchiarella di Roncone dopo 30 anni, all’albergo Serena di Breguzzo per il 45esimo, ed ancora lì per i 50 anni, dopo la messa commemorativa a Tione per i compagni ed insegnanti nel frattempo deceduti. Memorabili però sono stati i festeggiamenti del 40esimo, il 17 novembre 2001, con la visita guidata dell’Enaip accompagnati da Emilio Salvaterra, da poco succeduto allo storico direttore Daniele Simoni, e pranzo offerto e servito dai camerieri della alberghiera. Quella fu una giornata indimenticabile, piena di ricordi e commozione: si aprì con la visita e la deposizione dei fiori sulla tomba del direttore Ongari al cimitero di Pelugo, poi l’arrivo alla scuola, con il professor Gallazzini che fece l’appello, ed erano presenti ben in 22. C’era anche don Micheli arrivato da Pieve Tesino, dove era parroco. Nel pomeriggio un gruppo di ex alunni andò ad Idro a trovare la professoressa di tedesco Moggioli Salvaterra, là residente. Altro momento di grande emozione fu vissuto il 17 aprile del 2019, quando presso l’auditorium delle superiori, nel corso della premiazione dei migliori studenti Enaip dell’anno 20172018, furono premiati anche i “pionieri” del 1961, invitati per sottolineare come sia for-

te il senso di appartenenza fra i ragazzi di quella scuola. Fu consegnata loro la copia della prima pagella, su pergamena, con la chiamata sul palco uno ad uno dei presenti. Ai professori Tonezzer e Rassega fu donata copia del frontespizio del registro di classe. Li vogliamo

e da due anni vede alla direzione Francesca Rinaldi, forma operatori e tecnici nei settori Industria e Artigianato ed Alberghiero e Ristorazione, con un’offerta articolata in qualifiche che vanno dall’operatore edile con gli indirizzi costruzioni e carpenteria del legno, elettromeccanico, operatore di gastronomia e arte bianca, ed operatore dell’accoglienza e ospitalità. nominare tutti, augurando loro che quella meravigliosa complicità che si è creata fin dal 1961 continui a legarli ancora a lungo: Vito Amadei (Caderzone Terme), Renzo Balduzzi (San Martino Buonalbergo VR), Luigi Bonapace (Pinzolo), Beniamino Bosetti (San

Lorenzo Dorsino), Giulio Cazzolli (Tione), Maurizio Dalbon (Porte di Rendena), Candido Dalponte (Comano Terme), Eugenio Dellaidotti (Trento), Giuliano Fontana (Stenico), Mario Giacomini (Tre Ville), Fiore Paoli (San Lorenzo Dorsino), Giacomo

Parolari (Tione), Gianfranco Rossi (Sella Giudicarie), Alessandro Salvaterra (Tione), Ventura Franco (Tione), Luciano Zanetti (Comano Terme). Alla cerimonia di 2 anni fa erano assenti Fabio Antolini (Tione), Renzo Armani (Huglfuig, Germania), Ivo Bazzoli (Mainz-Kastel, Germania), Renato Rovizzi (Trento), Alvise Sartori (Milano). Ricordati i deceduti Fausto Fedrizzi (Saone), Gianluigi Ferrari (Sella Giudicarie), Corrado Rizzonelli (Concesio, BS), Giorgio Salvaterra (Tione), Giovanni Salvaterra (Tione) e Diego Scalfi (Tre Ville).


Comunità delle Giudicarie “Il Diritto allo studio rappresenta uno dei principali ambiti di intervento per la Comunità delle Giudicarie – informa il Commissario della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini – per sostenere economicamente le famiglie degli studenti costretti a dimorare fuori famiglia per frequentare il corso di studio scelto quando non esiste sul territorio giudicariese. La Comunità ha pubblicato i bandi per assegni di studio e per facilitazioni di viaggio, che rappresentano un efficace aiuto per le famiglie, talvolta tenute a dover pagare costi particolarmente gravosi. Si tratta di un’iniziativa che, oltre ad aiutare le famiglie, specie quelle con i redditi più bassi, riconosce anche il merito degli studenti, perché rivaluta l’impegno di quei ragazzi che acquisiscono buoni risultati nel loro percorso di studi. Sotto il profilo sociale, l’intervento assume un significato ancora più profondo in questa fase in cui, anche i ragazzi, dopo mesi di gravi limitazioni e sacrifici, stanno tentando di tornare ad una condizione di normalità, riappropriandosi della possibilità di frequentare continuativamente gli istituiti formativi. La frequenza della scuola e delle altre persone costituisce infatti un valore irrinunciabile per la crescita professionale e umana dei giovani”. Lo scorso anno la Comunità delle Giudicarie ha accolto 120 domande per un importo com-

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Assegni di Studio: al via le domande di contributo

Sono stati recentemente approvati i bandi per la presentazione delle domande di contributo per sostenere economicamente le famiglie con figli iscritti a scuole superiori fuori delle Giudicaplessivo di contributo di Euro 288.488,00. Gli assegni di studio Si tratta di contributi in denaro che la Comunità eroga agli studenti, che devono uscire dalle Giudicarie per frequentare l’indirizzo di studi prescelto, in quanto non presente sul territorio. Tra i requisiti richiesti, gli studenti devono essere stati promossi al termine dell’anno scolastico precedente e appartenere ad un nucleo familiare la cui situazione reddituale e patrimoniale, sulla base dell’indicatore ICEF, non superi determinati limiti. L’assegno può arrivare fino ad un importo di 3.500,00 €, e viene concesso a sostegno delle spese, con un minimo di 50,00 €, relative a tasse di iscrizione e frequenza, libri di testo, trasporti, mensa, convitto e alloggio. Al fine del riconoscimento delle spese di convitto ed alloggio, deve essere valutata la distanza della scuola dal luogo di residenza, tenuto conto delle obiet-

tive difficoltà di trasporto. Per quanto riguarda invece le spese relative a libri di testo, trasporti e mensa, esse sono riconosciute solamente per la frequenza di percorsi di istruzione non attivati sul territorio provinciale, in quanto esse godono già di importanti agevolazioni nella nostra Provincia. L’assegno è concesso presentando agli uffici della Comunità la dichiarazione ICEF e la documentazione delle spese sostenute ed è determinato tenendo conto, in pari misura, della condizione economica familiare e del merito scolastico. Le facilitazioni di viaggio Le facilitazioni di viaggio sono contributi destinati agli studenti delle superiori e della formazione professionale, nei casi di impossibilità di fruizione del servizio di trasporto pubblico. La facilitazione è ammessa se il percorso non coperto da servizio pubblico è superiore a 2 chilometri e viene concessa sia che il trasporto venga effettua-

rie, che frequentano indirizzi di studio non presenti sul nostro territorio e quindi costretti a dimorare presso convitti o appartamenti privati.

to con i mezzi del genitore, sia a mezzo vettore. I bandi per la concessione dei benefici ed i relativi moduli sono disponibili presso i Comuni delle Giudicarie e il Servizio Istruzione della Comunità delle Giudicarie a Tione, oppure sono scaricabili dal sito web della Comunità https:// www.comunitadellegiudicarie.it/Tematiche/Servizi-perstudenti/Assegni-di-studio. Per fruire di queste opportunità, gli interessati, muniti della “domanda unica 2021” (ICEF), devono completare il modulo raccolta dati, richiedendo un appuntamento telefonico al n. 0465-339512 entro il giorno 12 novembre 2021, al quale seguirà la presentazione e sottoscrizione della domanda anche tramite invio per posta elettronica per ridurre gli spostamenti a seguito dell’emergenza Covid-19. Le domande dovranno essere presentate entro le ore 17.00 di lunedì 15 dicembre 2021.

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Scuola

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Le voci dei nostri studenti

Messaggi dal Congresso internazionale online dei giornalisti europei

Un invito rivolto a tutti i cittadini europei con una particolarissima attenzione ai suggerimenti che verranno dai giovani. Relazioni di esperti internazionali e la partecipazione attiva di giovani studenti di sei Paesi europei – Bulgaria, Francia, Italia, Romania, Spagna e Ungheria – che al congresso hanno portato idee ed aspettative emerse da incontri avuti in precedenza con i loro docenti, hanno sostanziato l’intera prima giornata dei lavori congressuali. Per l’Italia hanno partecipato, seguendo i lavori dall’aula magna, le studentesse e gli studenti della quinta classe del Liceo con indirizzo della montagna dell’”Istituto Guetti” unitamente alle “giornaliste” dell’Istituto che con il coordinamento della prof.ssa Antonella Moratelli sono presenti ogni mese con loro contributi sul “Giornale della Giudicarie”. A noi del Guetti era stato chiesto di seguire i lavori per farne una sintesi.

esto numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al uto degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La ne e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di azioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto ezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo i, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per comunità giudicariese, e oltre. studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile io per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e conomica della loro terra, sulla quale sapranno pure far riflettere i raggi di quegli ti europei e internazionali più ampi verso i quali desiderano proiettare il proprio L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa

I lavori si sono svolti in lingua inglese e seguire tutti i discorsi ci ha messo nella possibilità di esercitare le nostre competenze linguistiche. Vi sono stati anche interventi molto corposi che per esigenze di spazio abbiamo sintetizzato riportando gli aspetti che ci sono sembrati praticamente salienti. Dopo l’apertura dei lavori da parte del presidente dell’associazione Paolo Magagnotti, che ha evidenziato la necessità di riprendere il cammino verso il futuro dell’Europa sulla base dei prin-

I giovani siano energia per il motore europeo

I giovani nel e per il futuro dell’Europa sono stati al centro del 58º congresso internazionale della “European Journalists Association” svoltosi nei giorni 15-16 scorsi. L’associazione, che unisce centinaia di giornalisti di vari Paesi europei, dei Balcani e del Caucaso, aveva promosso l’evento presso l’Università dell’Ovest di Timisoara, partner nell’iniziativa , ma a causa dell’impennata della pandemia nella città romena lo svolgimento ha avuto luogo on-line. Con il titolo “Our Future in Our Homeland Europe” (Il cipi e dei valori che hanno ispirato i padri fondatori del Progetto di unità europea. Sono seguiti messaggi da parte di due discendenti degli stessi padri fondatori. Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista Trentino Alcide De Gasperi, ha invitato l’unità dei popoli europei in spirito di fratellanza e solidarietà. SvenGeorg Adenauer, nipote del cancelliere tedesco Konrad Adenauer, ha concentrato la sua attenzione soprattutto sulla necessità di una maggiore partecipazione dei giovani dell’unione europea ed evidenziato l’esigenza di togliere il voto all’unanimità nel Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato di governo dell’intera Unione; un sistema che consente rappresentante di un unico governo di paralizzare l’intera politica europea. Egli ha inoltre richiamato l’attenzione su alcune delle situazioni critiche più attuali, tra cui quella ambientale, la pandemia e la situazione afgana, aggiungendo che sta

nostro futuro nella nostra patria Europa), il congresso ha articolato il suo programma nel contesto della ”Conferenza sul futuro dell’Europa”, promossa dal Parlamento europeo unitamente alla Commissione europea e al Consiglio dell’Unione allo scopo di raccogliere idee, riflessioni e proposte per ridisegnare l’architettura istituzionale e le politiche dell’Unione europea per i prossimi anni alla luce dell’esperienza fin qui maturate e di fronte alle grandi sfide che ci stanno davanti.

La portavoce del gruppo di studenti del Guetti a noi giovani prendere in mano la situazione e cercare di migliorarla. Per concludere ha detto di sperare di averci influenzati positivamente e che, come diceva suo nonno: “nessun paese euopeo può essere solo”. Gianni Bonvicini, già direttore dell’Istituto affari internazionali di Roma e docente universitario, nel concentrare il suo discorso sulle future generazioni e sul processo di integrazione in alcune delle sue fasi principali, ha evidenziato con forza l’esigenza di compiere con ogni sollecitudine scelte coraggiose e che l’Unione europea deve darsi una so-

lida strategia internazionale, tenendo in considerazione situazioni molto delicate presenti in Paesi dell’est e dei Balcani in generale con i quali sarebbe pericoloso il verificarsi di rottura dei rapporti. Alla domanda di una ragazza di nome Francesca Cristoforetti: “Che tipo di impatto potrebbero avere i giovani? Se decidessimo di proporre qualcosa, le nostre voci verrebbero ascoltate?”, la risposta è stata secca: “Se non ora, quando?”. Vi sono stati interventi concentrati sul pericolo rappresentato della crescita del sovranismo in alcuni Paesi europei, con situazioni che

negano nei fatti è fondamentale principio della solidarietà. Molti politici non ritengono che il problema esista, ma è fondamentale riacquistare comportamenti che diano fiducia nell’ Europa ed essere un esempio per i giovani. Un giovane francese si è interrogato sul fatto se stesse ai media o ai giovani lo spronarci ad informarci sull’Unione, in quanto vi è una scarsa conoscenza, che si aggiunge a un debole senso di appartenenza. Una delle proposte più gettonate è stata quindi quella di spingere i media a fare uno sforzo per cercare di dare un’infarinatura di ciò che rappresenta l’Unione Europea I rappresentanti della Spagna presenti al congresso hanno insistito sul tema dell’ educazione. Secondo loro le stesse persone incaricate di sollecitare i media devono essere giovani per far sentire le nuove generazioni rappresentate e più vicine all’Unione.

Secondo i ragazzi ungheresi c’è un netto distacco del pensiero dei giovani dalla modalità di pensiero della vecchia generazione. Hanno sottolineato che istruirsi e informarsi serva sia l’Europa sia in una visione più ampia del rapportarsi e dell’agire dei giovani, che devono essere aiutati per sviluppare le loro capacità. Su taluni aspetti sono state avvertite posizioni un po’ differenti fra giovani dell’Est e dell’Ovest, il che evidentemente può riflettere diverse situazioni storiche. Dal nostro Istituto abbiamo fatto giungere una voce di profonda convinzione nell’unità europea ed il desiderio di avere nuove esperienze di contatto a confronto fra giovani di Paesi diversi, cosicché noi, giovani, possiamo essere energia per il motore europeo. Gli interventi sono stati tutti di grande rilievo e partecipare a questo evento ci ha fatto sentire importanti e parte di una grande opportunità.

Ricerca e entusiasmante scambio di idee online con giovani di vari Paesi europei Durante il congresso internazionale dell’associazione di giornalisti europei, tenutosi online il 15-16 ottobre 2021, è stato chiesto alla classe quinta del Liceo della montagna del nostro istituto di portare una testimonianza riguardante la visione dei giovani sull’Europa. Abbiamo seguito i nostri compagni nella fase di preparazione e in quella di esposizione e abbiamo visto ragazzi molto impegnati per portare avanti questo progetto, aiutati dai professori Ballardini e Ferrari; i risultati sono stati molto soddisfacenti.. L’intervento durante il con-

gresso è stato il risultato di un lungo processo di preparazione, attraverso varie modalità, tra cui il metodo del World Cafè (che consiste nel lavorare con una modalità cooperativa ad un ambito specifico per poi scambiare le varie visioni con gli altri), videochiamate in meet anche fino a tarda notte. Nella preparazione del discorso il primo passo è stato focalizzare i punti fondamentali del congresso: in particolare la discussione ha avuto come focus gli aspetti positivi e negativi dell’organizzazione politica dell’’UE, i rapporti tra i vari Stati,

l’informazione e la comunicazione, la difesa e l’aspetto significativo dell’unanimità nelle decisioni. Quest’ultimo aspetto è stato quello che più ha interessato gli studenti e quindi il lavoro si è concentrato in questo ambito. Dalle domande che abbiamo rivolto alla classe 5°LSM è emerso che molti studenti di loro si sono sentiti onorati a partecipare e, nonostante le differenze linguistiche e le aspettative di un congresso più formale, grazie alle nuove conoscenze acquisite, si sono sentiti maggiormente cittadini europei. I temi trattati

sono stati molteplici, ma il trattare il problema dell’unanimità come metodo decisionale, li ha portati a riflettere su molti aspetti della politica europea e a porsi questa domanda: “Si può ancora parlare di solidarietà e cooperazione in una realtà dove l’opposizione di un singolo stato può bloccare le decisioni della collettività?” Nel corso del loro intervento si è parlato di come questo tipo di votazione sia un problema per l’Europa; infatti, come esposto da Laura Vender, l’oratrice della 5SM: “L’affermarsi in alcune realtà di movi-

menti e posizioni politiche nazionaliste, ha condotto a sfruttare l’unanimità come mezzo per difendere gli interessi dei singoli Paesi, minando la cooperazione all’interno dell’Unione, riducendola ad un’entità geografica priva dei valori politici e sociali su cui è fondata”. L’intervento della 5SM non si è limitato solo all’esposizione del discorso preparato, ma è continuato con un dibattito tra i giovani dei vari stati, collegati anche loro al congresso, provenienti da Spagna, Ungheria, Bulgaria, Romania, Francia e, naturalmen-

te, la nostra Italia, in cui, Elisa Monfredini ed Emil Bonvecchio, gli altri due rappresentanti della classe, si sono impegnati a porre domande e a rispondere a quelle dei coetanei europei e hanno potuto notare le numerose differenze di pensiero esposte dai giovani all’interno del territorio europeo. La classe ha ammesso che la preparazione è stata impegnativa, ma non è nemmeno pesata troppo, poiché ha portato ad un risultato soddisfacente, come culmine di un progetto coinvolgente e riguardante un tema molto interessante.


Scuola

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Proposte e interventi dei giovani del Guetti dall’Aula magna dopo ricerche, sondaggi e dibattiti sul futuro dell’Europa. Servono meccanismi che impediscano a un solo Paese di bloccare l’intera Unione

Superare i nazionalismi e l’unanimità nel voto del Consiglio europeo Abbiamo discusso a lungo sui problemi che hanno causato la nostra preoccupazione, e dal nostro confronto è emerso che in questo momento l’Europa ha un grande problema: l’unanimità. La votazione unanime in principio è nata come mezzo di unione e solidarietà tra gli Stati fondatori, ma si è poi rivelata essere ciò che frena il progresso e lo sviluppo dell’Unione. Questo meccanismo negli ultimi anni ha indebolito l’Europa, complicando o rendendo impossibile l’attuazione di una serie di fondamentali politiche comuni. Tra queste la politica estera, fiscale e migratoria. Possiamo innanzitutto considerare la situazione dei migranti: negli ultimi anni, l’interesse nazionale di alcuni paesi, ha reso impossibile e difficile un’accoglienza /riassegnazione efficace, efficiente e unitaria, lasciando i singoli stati da soli contro un fenomeno complesso e delicato come i flussi migratori. Per quanto riguarda invece la politica estera vorremmo porre l’attenzione sull’episodio avvenuto lo scorso anno riguardante le sanzioni verso la Bielorussia, in cui, un singolo paese dell’UE, durante la votazione unanime, si è opposto bloccando l’intera procedura. Per di più anche in ambito fiscale si fatica a raggiunge-

L’Unione Europea nasce dalla fusione di alcuni Paesi che dopo le atrocità della guerra si sono uniti per garantire la pace… e ci sono riusciti. Ci sono riusciti grazie a uomini e donne coraggiosi che si sono messi in gioco ed hanno combattuto per assicurare un futuro armonioso ai re una politica comune che promuova l’interesse socioeconomico di tutti gli stati membri, rispettando i valori fondanti dell’Unione europea. Risulta quindi evidente e chiaro che l’unanimità costituisca il motivo principale per cui l’Unione risulta arrancante nel suo cammino di crescita. Oltre alla questione internazionale, l’unanimità ha a che fare anche con le decisioni dei singoli stati. L’affermarsi in alcune realtà di movimenti e posizioni politiche nazionaliste, ha infatti condotto a sfruttare l’unanimità come mezzo per difendere gli interessi dei singoli Paesi, minando la cooperazione all’interno dell’Unione, riducendola ad un’entità geografica priva dei valori politici e sociali su cui è fondata. In conclusione in quanto sia protagonisti che responsabili del destino dell’Unione riteniamo che l’unanimità dovrebbe essere superata, ad esempio sostituendola con un diverso principio di votazione come la maggioranza o la maggioranza qualificata.

cittadini europei. Ed è proprio grazie a questi uomini che oggi viviamo in un’Europa che ci garantisce diritti, pace, istruzione e salute; e siamo riconoscenti per tutto questo, ma proprio perché siamo grati dell’esistenza dell’Unione Europea, siamo molto preoccupati.

Studenti del Guetti

Studenti dell’Ungheria Crediamo che in questo modo sarebbe possibile rimettere al centro/riaffermare i valori che riteniamo essere fondamentali; solidarietà, protezione dei diritti e cooperazione. Siamo consapevoli che il contesto storico sia mutato rispetto agli anni del do-

Idee e aspettative da un sondaggio fra studenti Nei giorni precedenti il congresso dell’associazione dei giornalisti europei abbiamo ricevuto dal prof. Magagnotti un questionario che è stato proposto sia alle classi quinte del Guetti sia agli studenti delle università rumene e bulgare; in una parte del congresso le risposte sono state analizzate e commentate dai giovani presenti. Dalle risposte emergono sia differenze che somiglianze nel pensiero dei giovani intervistati Gran parte degli studenti europei intervistati conosce poco o abbastanza la storia dell’Unione Europea, ma esprimono il desiderio di informarsi meglio e più a fondo riguardo ad essa. Le priorità su cui l’Unione Europea dovrebbe maggiormente impegnarsi si concentrano, per i giovani europei, sul cambiamento climatico, la salute e l’economia. Dalle varie zone proviene la richiesta di abolire l’unanimità nelle decisioni da assumere, anche se in modo diversificato rispetto alla zona geografica. Tutti concordano che l’Europa debba avere una forte difesa formata da tutti gli stati membri. I giovani europei concordano sui vantaggi di appartenere a uno stato membro dell’UE e cioè opportunità di studio all’estero, migliore sicurezza e migliori opportunità di sviluppo. Rispetto al luogo di residenza i giovani europei sentono con maggiore forza la mancanza di libertà di espressione. Analizzare le risposte del questionario ci ha fatto capire che l’informazione e la conoscenza degli aspetti più importanti dell’Unione Europea sono fondamentali per sentirsi davvero cittadini di questa grande realtà politica, sociale ed economica del mondo.

Le Parole dell’Europa A partire dal prossimo numero all’interno delle pagine del Guetti sarà presente una finestra per illustrare di volta in volta il significato di parole e concetti che riguardano l’Europa. Affrontando questo argomento ci siamo accorte che c’è tanta disinformazione, soprattutto tra i giovani, per quanto riguarda le istituzioni europee. Per questo abbiamo imparato che l’aspetto più importante è quello di informarci ed è ciò che vogliamo fare e offrire questa possibilità anche ai nostri lettori. Ad aiutarci in questo inventario delle parole saranno gli studenti della classe terza del Liceo della Montagna che rifletteranno ogni mese su una parola diversa. poguerra, il numero di Stati membri dell’UE si è ampliato e non c’è più la stessa tensione tra di essi, nonostante tutti questi cambiamenti crediamo che questi valori siano ancora validi e condivisi? C’è ancora solidarietà e cooperazione in una realtà dove

l’opposizione di un singolo stato può bloccare le decisioni della collettività?(futuro) Siamo grati di aver avuto l’opportunità di partecipare a questa conferenza e sentirci finalmente parte integrante dell’UE.

La Fondazione “Antonio Megalizzi” per l’unità europea anche con i sogni Durante i nostri incontri di redazione a scuola, in cui abbiamo parlato di Europa, accanto agli interventi del prof. Magagnotti che ci ha aiutato ad entrare in contatto con la storia dell’Unione Europea e ad avvicinare i principali concetti chiave per sentirci sempre più cittadini europei, abbiamo conosciuto anche la figura di Antonio Megalizzi e quindi abbiamo pensato di integrare il nostro lavoro con un approfondimento sulla sua persona e in particolar modo sul suo amore per l’Europa. Abbiamo quindi contattato la dott. Luana Moresco, responsabile della “Fondazione Antonio Megalizzi”, una fondazione nata con l’intento di creare qualcosa di solido che rimanesse nel tempo, in memoria di Antonio Megalizzi, giovane giornalista italiano, appassionato d’Europa, ucciso nel 2018 in una sparatoria a Strasburgo, dove si trovava per intervistare dei componenti del parlamento europeo. Durante l’incontro Luana ci ha raccontato che c’è voluto molto a far nascere la fondazione, perché si è curato ogni dettaglio, proprio come era nel modo di fare di Antonio; inoltre ci si era posti l’obiettivo di unire diversi mondi: quello delle istituzioni, degli enti pubblici, del giornalismo, quello dei giovani, delle persone che hanno amato Antonio e della famiglia, che ricopre un ruolo fondamentale all’interno della fondazione. Antonio era un ragazzo dalle 1000 idee: la radio, l’università, il giornalismo e la comunicazione, la sua passione per l’UE e la cittadinanza attiva, per questo la fondazione si pone come obiettivo quello di portare la storia europea anche tra i giovani, attraverso diversi progetti ispirati agli articoli scritti da Antonio prima di morire. In conclusione della nostra chiacchierata abbiamo chiesto a Luana Moresco quale consiglio si sentirebbe di dare alle nuove generazioni per sentirsi maggiormente parte della comunità europea. La sua risposta è stata chiara: i metodi migliori sono viaggiare e informarsi, imparando così a comprendere e stare a contatto con altre culture e a non rinunciare ai propri sogni. Vorremmo concludere con l’hashtag, utilizzato come motto da Antonio: #myjobisbetterthanyourvacation.


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Messaggio promozionale

Il Brenta Volley si… INNOVA: l’azienda di Storo è il nuovo main sponsor INNOVA è impegnata da oltre quindici anni nell’ideazione e nella realizzazione di sistemi avanzati dedicati al comfort climatico per ogni stagione - per il riscaldamento, la ventilazione e la climatizzazione - guidata dalla passione del team di lavoro guidato da Oreste Bottaro, ideatore visionario e padre di tante innovazioni brevettate, che hanno fatto la storia della climatizzazione residenziale. L’azienda è nata nel 2004 e nell’ultimo decennio ha vissuto una crescita esponenziale, riuscendo a coniugare idealmente competenze tecniche e creatività, tecnologia e design, con l’obiettivo di raggiungere i migliori standard in termini di efficienza energetica e qualità delle prestazioni. Un partner ideale, dunque, per un club che negli anni ha saputo consolidare la propria realtà e che, ora, vuole proseguire nel proprio percorso di crescita e innovarsi, come suggerisce il nome del nuovo main sponsor. Cosa ha spinto INNOVA ad appoggiare una realtà come quella del Brenta Volley? «Abbiamo sempre considerato lo sport come un elemento importante per lo sviluppo del tessuto sociale, un’occasione di crescita etico-morale per i giovani, soprattutto se si tratta di sport competitivo, non solo ludico – spiega Oreste Bottaro, titolare di INNOVA – Lo sport fa in modo che ogni ragazzo metta il proprio impegno per raggiungere un obiettivo di squadra. I più piccoli lo vivono come divertimento, ma nel loro percorso di crescita si dovranno poi confrontare anche con i risultati. Questo tipo di approccio lo deve avere anche l’imprenditore

Dopo due annate difficili, segnate dalla pandemia, tutto il mondo – sportivo e non – sta cercando di ripartire. Lo sta facendo anche il Brenta Volley, che nel 2021 festeggia i trent’anni di attività. Un importante traguardo raggiunto, un bagaglio di esperienza e storia da portare con sé nel prossimo futuro, con tanta

voglia di ripartire. Il club presieduto da Stefano Parolari lo farà con il supporto di un marchio affermato, quello dell’azienda di Storo INNOVA, che ha deciso di legare il proprio nome a quello della società tionese, quest’anno in campo con la nuova denominazione INNOVA Volley Tione. gna lo sport». Una competitività vissuta nel pieno rispetto delle regole. «Sport e vita aziendale hanno molti aspetti in comune – precisa Bottaro In primis la necessità di essere tenaci, di non mollare, di non cedere di fronte a un problema o a un momento difficile. Per arrivare a una vittoria, a un risultato, bisogna passare anche da tante sconfitte, tanto nello sport quanto nel mondo imprenditoriale». INNOVA, come spiegato dal suo titolare, crede nello sport come importante veicolo di comunicazione della propria realtà e dei valori che la guidano. «Crediamo che questa

nell’affrontare i vari aspetti del lavoro in azienda. Impegnarsi e lavorare per raggiungere un traguardo, con onestà e lealtà, come inse-

partnership possa aiutarci a comunicare e veicolare il nostro marchio e i nostri prodotti – conclude Bottaro – Come detto, però,

l’aspetto principale è quello della presenza a livello sociale della nostra realtà aziendale, che ad oggi è forse quella che occupa più persone in valle, circa 230. Comunicare la nostra presenza attraverso eventi e ambiti collaterali, come lo sport, significa dare un messaggio positivo, aiutare l’azienda a legarsi ulteriormente al tessuto sociale della valle. Più la comunità è vicina all’azienda, meglio è, anche per gli scopi aziendali, nell’ottica di una crescita». INNOVA e Brenta Volley sono pronte a iniziare una nuova avventura assieme. Due realtà che, negli anni, hanno saputo crescere e consolidarsi e che guardano avanti con rinnovati stimoli e ambizioni. «Non posso che esprimere grande soddisfazione, siamo onorati di legare il nome della nostra società a quello di un’azienda affermata

e in costante ascesa come Innova – ha commentato il presidente del Brenta Volley Stefano Parolari a margine dell’accordo di sponsorizzazione recentemente siglato – La pandemia ha lasciato uno strascico pesante sull’attività sportiva e ora siamo alle prese con la ripartenza. Sapere di poter contare sul supporto di una realtà come INNOVA ci dà gli stimoli di cui abbiamo bisogno. Anche noi, come suggerisce il nome del nostro nuovo main sponsor, dobbiamo e vogliamo innovarci e rinnovarci, per poterci mettere alle spalle il difficile momento che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, cercando di guardare avanti con entusiasmo e ottimismo».


Attualità

NOVEMBRE 2021 - pag. DA GIOVEDÌ 4 A SABATO 13 NOVEMBRE 2021

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ALA Via Brigata Mantova, 1 ALBIANO Piazza A. Degasperi, 1 ANDALO Via Ponte Lambin, 9 ARCO Via Degasperi, 37 BASELGA DI PINÉ Via C. Battisti, 54 CARISOLO Piazza 2 Maggio, 5 CAVALESE Via Dossi, 18 CAVARENO Via Roma, 79 CAVEDINE Via Don Negri, 24 CAVEDINE Via Roma, 14 CEMBRA Via Calovi, 5

CLES Viale Degasperi, 21/B COGOLO Via Roma, 1 DIMARO Via Tonale, 7 FIAVÈ Piazza S.Sebastiano, 6 FORNACE Via dei Ferari, 3 GODENZO Strada Prov. 213, 52/D LAVARONE Fraz. Chiesa Via Roma, 53 LAVIS Via Matteotti, 8 MADRUZZO Fraz. Calavino MEANO Via della Fornace, 18 MEZZOCORONA Via S. Michele, 8

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Memoria

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Spiaz

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di Aldo Gottardi

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Cooperando Il progetto è supportato dal Polo Edilizia 4.0 di cui fanno parte Associazione Artigiani, CNR, Collegio Geometri, Green Building Council, Ordine Periti industriali, Ance Trento, Confindustria Trento, Cooperazione Trentina, Habitech, Ordine Architetti e Ordine Ingegneri. Il Polo Edilizia 4.0 è una iniziativa condivisa da tutte le principali istituzioni territoriali trentine, per consentire agli operatori locali di innovarsi e affrontare le sfide dei mercati a livello nazionale e internazionale. Lo scopo del Polo è quello di promuovere la ricerca e lo sviluppo di processi innovativi e sostenibili per il settore dell’edilizia. L’Acceleratore Green ha come obiettivo anche quello di favorire sinergie e convergenze tra investitori privati e iniziative innovative favorendo la contaminazione tra il mondo della ricerca e la domanda del mercato, con il supporto di una rete di professionisti, manager, consulenti e servizi costituita dal Polo Edilizia 4.0 e dai suoi associati, ovvero dagli enti e dalle organizzazioni trentine che si occupano a vario titolo di edilizia, tra cui Federazione Trentina della Cooperazione. Un progetto che volge l’attenzione al futuro, quando la grande spinta del superbonus 110 che sta letteralmente congestionando il mercato sarà

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Nasce l’ “Acceleratore Green” per l’edilizia trentina di Alberto Carli Valorizzare startup e progetti imprenditoriali innovativi legati al mondo dell’Edilizia 4.0. Con questo obiettivo sta partendo il progetto “Acceleratore Green”, che mira a costituire un’organizzazione in grado di attrarre, selezionare e supportare nello sviluppo le startup più esaurita. I profondi cambiamenti e l’evoluzione tecnologica dell’ultimo decennio nel settore delle costruzioni impongono un deciso cambio di direzione, un segnale preciso per attivare competitività e grande rinnovamento del settore. Perché senza un forte investimento in innovazione l’edilizia come la si concepisce oggi è destinata a rimanere al palo. Il valore degli investimenti in costruzioni in Provincia di Trento è sceso del 35,6 % in pochi anni, passando dai 2.594 milioni di euro nel 2004 ai 1.671 del 2015 (fonte Cresme, prezzi costanti 2005). Un solo esempio è sufficiente a capire il gap attuale tra manifattura e edilizia: la percentuale di tempo improduttivo della manodo-

pera nell’industria è inferiore al 15%, mentre è superiore al 60% nelle costruzioni

interessanti tra quelle attive nell’edilizia innovativa. Il modello è quello del Polo della Meccatronica, un luogo quindi in cui progetti imprenditoriali, start up e spinte innovative possano dialogare nella cornice dell’edilizia 4.0, quella green e sostenibile. edili. L’ambito di azione del Polo Edilizia 4.0 - ha spiegato l’ingegnere Francesco

Cattaneo, direttore di Habitech e portavoce del Progetto - riguarda tutte le fasi del

ciclo di vita degli edifici e delle infrastrutture urbane: progettazione, costruzione, gestione e riuso, con priorità ai temi dell’Edilizia 4.0: comfort, sicurezza, digitalizzazione, efficienza nell’uso delle risorse. L’infrastruttura, intesa come supporto per le aziende che aderiranno al progetto “Acceleratore Green”, sarà costituita da reti tecnologiche evolute (di comunicazione, accesso a software specialistico e a database), da servizi di consulenza (economica, finanziaria, legale, amministrativa), da servizi di formazione, da servizi logistici (spazi per riunioni, manifestazioni, spazi per il coworking). Il presidente di Polo Edilizia 4.0, Andrea Basso, ha evidenziato come questo acceleratore sarà una novità per tutti non solo a livello trentino ma anche a livello nazionale, dove potranno svilupparsi nuove società e vera innovazione sulla sostenibilità delle costruzioni.


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Messaggio promozionale

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Alla vigilia dell’inverno, le novità più significative si registrano, tuttavia, nel nuovissimo sistema di bigliettazione. Un cambio di passo nel segno del digitale e, soprattutto, attento alle esigenze dello sciatore contemporaneo. La Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta dice così addio al vecchio stagionale e introduce Starpass, la tessera “pay per use” (paghi quanto scii), con sconti progressivi, nella logica “più scii meno paghi” e il prezzo dinamico sui ticket giornalieri e plurigiornalieri acquistabili on line e in anticipo sul sito www.ski.it dallo scorso 21 ottobre. Stagionale addio, arriva “Starpass” Lo stagionale tradizionale, che si pagava in anticipo ed era valido per tutta la stagione a prescindere da quanto si sciava, va in archivio. Al suo posto arriva “Starpass”, tessera di nuova generazione, molto di più di una comune “pay per use” perché assicura una doppia convenienza. “Starpass” si acquista online (www.mypass.ski) o tramite l’app “MyPass”. Associato alla tessera “MyPass Ski” (costo annuale di 10 euro), successivamente alla registrazione si può scegliere se far arrivare “Starpass” a casa oppure ritirarlo presso alcune biglietterie della Skiarea. Una volta giunti agli impianti, con “Starpass” non c’è bisogno di passare alle casse e si può accedere subito ai tornelli. Il primo vantaggio, dunque, è che si paga quanto si scia, a consuntivo. “MyPass”

Meteo permettendo, le prime piste della Skiarea Campiglio apriranno il 27/11

Campiglio e Pinzolo: pronte per tornare in pista! L’inverno si avvicina e la voglia di sci cresce. Dopo lo stop forzato della stagione 2020/2021 a causa dell’emergenza sanitaria, l’interesse di sciatori e ospiti verso il ritorno in pista è alto e le prenotazioni delle vacanze sulla neve ci sono, anche dall’estero. Nella Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta, le società funiviarie di Madonna di Campiglio e Pinzolo si stanno preparando alla riapertura ipotizzata, almeno per le piste a più alta quota, il 27 novembre prossimo (la chiusura sarà invece il 25 aprile 2022). Impianti alregistra quando si comincia a sciare e quando si finisce e fornisce, alla fine di ogni giornata sci, un consuntivo con il tempo sciato e il costo da pagare tramite addebito sulla carta di credito, carta di debito o prepagata. Se si rimane in pista solo due ore, si pagheranno solo due ore e la tariffa addebitata sarà sempre la più conveniente applicata dal comprensorio durante la giornata trascorsa sugli sci. Il secondo vantaggio riguarda, invece, i prezzi. Per cominciare si ha uno sconto garantito fino all’8% durante tutta la stagione invernale (3% a Natale e Capodanno) e per tutte le sciate. Poi, una volta superata la prima soglia di spesa nella Skiarea

l’avanguardia, come la nuova telecabina Fortini-Pradalago che, già pronta lo scorso inverno, comincerà a funzionare in questo e, poi, investimenti costanti nel miglioramento delle piste, nel rinnovo degli impianti e nel potenziamento dei sistemi di innevamento programmato (il bacino di accumulo dell’acqua in località Grual sul Doss del Sabion ne è l’ultimo esempio) fanno sì che la Skiarea sia sempre aggiornata e ai primi posti nelle classifiche di gradimento da parte degli sciatori.

Campiglio sciare sarà scontato dell’80%; infine, raggiunta la seconda soglia, gli impianti di risalita saranno gratuiti. Per i residenti nelle Giudicarie, al momento della registrazione on line, basterà inserire il codice di avviamento postale e successivamente caricare un documento d’identità per accedere alla scontistica riservata come in passato. Il giornaliero e i plurigiornalieri online: più qualità, meno quantità Il prezzo dello skipass giornaliero e plurigiornaliero non è più fisso, ma dinamico, un po’ come i biglietti aerei. Se acquistato in anticipo e online,

avrà un prezzo vantaggioso, scontato fino al 20% (a seconda della stagionalità) rispetto al ticket acquistato sul posto il giorno stesso. Il costo aumenterà mano a mano che si avvicinerà la capienza massima delle piste e degli impianti della Skiarea. Il prezzo migliore include anche l’assicurazione “Skipass Protetto” che rimborserà lo sciatore qualora, all’ultimo momento, dovesse rinunciare alla giornata di sci. I motivi, comprovati, sono contemplati nella polizza assicurativa che include anche il contagio da Sars-Cov2 e la quarantena fiduciaria. Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta ha scelto, in anticipo su tutti, di investire sulla qualità

dell’esperienza sci, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della soddisfazione dell’ospite-sciatore e della sicurezza sulle piste. Il protocollo attualmente in vigore prevede che per accedere agli impianti e alle piste sarà necessaria la Certificazione verde (“Green pass”) Covid-19 e sarà obbligatorio indossare la mascherina chirurgica o superiore (Ffp2) sugli impianti di risalita e negli spazi comuni. La capienza di funivie e seggiovie (con cupole paravento chiuse) sarà ridotta all’80% della capienza massima, mentre le seggiovie aperte potranno avere la capienza del 100%. Altro obbligo sarà il distanziamento di almeno 1 metro. I gestori degli impianti garantiranno la pulizia e la sanificazione sistematiche degli ambienti. Un’ultima novità arriva dal nuovo “Decreto Sport” e riguarda l’assicurazione RC Terzi che diventa obbligatoria per tutti gli sciatori a partire dall’1 gennaio 2022. Lo sciatore dovrà quindi essere in possesso o di una sua polizza privata o, nel caso in cui ne fosse sprovvisto, di una polizza che verrà proposta con tariffa opzionale aggiuntiva da parte delle società funiviarie. Tutti i dettagli, gli aggiornamenti e le modalità per acquistare lo skipass sono disponibili su www.ski.it.


Territorio

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Sicurezza dei pagamenti via internet In occasione del mese della sicurezza informatica, “La Cassa Rurale” è impegnata in una campagna di sensibilizzazione per aumentare i livelli di protezione e consapevolezza della clientela Le frodi più comuni riguardano email contenenti allegati malevoli, inviti a collegarsi a siti-clone attraverso link fraudolenti, o tecniche più strutturate come il “Vishing” (carpire informazioni personali simulando l’intervista da parte di un centralino o di un presunto operatore bancario) e lo “Smishing” (la richiesta di invio di informazioni finanziarie o personali da parte di finti SMS apparentemente provenienti da fonti ufficiali) che, facendo leva sulla fiducia dei clienti verso i servizi di supporto della banca, sono particolarmente insidiose. “Data la crescita del fenomeno - commenta la Presidente Monia Bonenti –“La Cassa Rurale,” in virtù del suo ruolo di sostegno della comunità, si è attivata prontamente avviando una serie di iniziative volte a sensibilizzare soci e clienti sul tema della sicurezza informatica con l’obiettivo di sviluppare una maggior consapevolezza sui potenziali rischi che talvolta si celano dietro quelle che appaiono innocue autorizzazioni per procedere alla navigazione in internet ma anche di fornire strumenti per prevenire e riconoscere i tentativi di frode digitale.” Numerose le azioni messe in campo da “La Cassa Rurale”. Nel corso dell’ultimo mese è stata rivisitata la sezione sicurezza di Inbank e del sito www.lacassarurale.it per informare su come avvengono le truffe attraverso i canali digitali, sono stati inviati oltre 26.000

La presenza sempre incisiva delle tecnologie digitali nella nostra vita quotidiana, sebbene sia portatrice di indiscutibili vantaggi, quali la velocità nel trasferimento delle informazioni, la maggior efficienza in alcuni ambiti lavorativi e la possibilità di accedere in modo autonomo e più agevole ad alcuni servizi come quelli bancari, dall’altro non è scevra da rischi e pericoli connessi principalmente alle truffe digitali. “Nel corso del 2021 nell’intero sistema bancario SMS ai clienti con alcune indicazioni pratiche su come proteggersi dalle truffe ed allestite le filiali con una cartellonistica e materiale divulgativo dedicato. Inoltre è in programma un webinar dal titolo “Attenti a quel Link”!” per il prossimo 24 novembre alle ore 18.00, nel corso del quale saranno fornite alcune regole di base per difendersi dai tentativi di frutta attraverso l’analisi di alcuni casi realmente avvenuti. COME AVVIENE UNA FRODE? Le tecniche di frode evolvono in continuazione e occorre quindi prestare sempre molta attenzione alle comunicazioni online, alle app che si scaricano sullo smartphone, ai QR-code che si inquadrano, ai siti web e social network che si visitano. Le truffe che utilizzano i canali di comunicazione digitali per ottenere dati di accesso e/o informazioni personali prendono il nome di “phishing”. Ecco

si è assistito ad un notevole aumento delle frodi informatiche, fenomeno che prende il nome di “Phishing”, ovvero un tipo di truffa effettuata in Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso (pin, password, ecc..), fingendosi un ente affidabile con l’unico obiettivo di accedere ai dati bancari - evidenzia il Direttore generale de “La Cassa Rurale” Marco Mariotti.

alcune delle tecniche più utilizzate dai frodatori. TELEFONO: Chiamano presentandosi come operatori di banca, assistenti Inbank o funzionari pubblici. Spesso la chiamata arriva da un numero conosciuto e salvato in rubrica. MESSAGGIO: Inviano SMS presentando un problema da risolvere o un’offerta da non perdere, chiedendo di essere ricontattati o di cliccare su un link. Spesso il messaggio arriva da un numero conosciuto e salvato in rubrica. POSTA ELETTRONICA: Inviano e-mail presentando un problema da risolvere o un’offerta da non perdere, chiedendo di essere ricontattati o di cliccare su un link. Spesso il mittente appare molto simile al mittente tipico, con solo piccole differenze. SITI WEB: Creano siti che imitano la grafica dei siti istituzionali per raccogliere in modo fraudolento le credenziali di accesso e per diffondere malware, molto spesso gli indirizzi dei

siti sono simili e con piccole differenze rispetto a quelli ufficiali L’obiettivo del truffatore è avere le tue informazioni personali, i tuoi codici di accesso di Inbank o quelli delle tue carte di pagamento. COME PROTEGGERSI DALLE FRODI DIGITALI? Il modo migliore per proteggersi dalle minacce informatiche è adottare alcune semplici precauzioni: • Non fornire MAI credenziali, PIN e codici di conferma • Non cliccare MAI su link arrivati via email, SMS, chat o social • Proteggere i propri dispositivi e utilizzare siti e store ufficiali ATTENZIONE: La tua Cassa Rurale o un servizio di assistenza NON TI CHIEDERANNO MAI credenziali o codici né via email, né al telefono, né mediante l’invio di link.


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Memoria

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Questo spaventoso elenco, compilato consultando le più svariate fonti, si inscrive nella tradizione storiografica religiosa della “Historia Salutis” (ovvero quella visione della storia che la intende come un graduale cammino dell’umanità, voluto da Dio, verso il Giudizio Universale) e ogni calamità sarebbe dovuta servire come monito all’umanità per fare ammenda dei propri peccati. E queste calamità sono di ogni genere: catastrofi naturali, pestilenze, invasioni di animali e insetti, guerre, deformità animali ed umane, incendi, eventi celesti e molti altri. In mezzo a questi, enormi distruzioni e gigantesche morie di popolazioni e città e paesi quasi del tutto spopolati. Eventi che in molti casi riguardarono anche le Giudicarie, dove secondo le tradizioni locali non solo non mancarono gli eventi calamitosi, ma anche diversi piccoli paesi letteralmente sparirono. Uno dei casi più antichi è il paese di Partenigo (o Personigo o Parzanigo), situato in Val Rendena vicino alla Chiesa di Santo Stefano all’imbocco della Val Genova e che potrebbe essere stato l’originario insediamento che avrebbe dato vita a Carisolo dopo la sua distruzione. Distruzione che secondo diverse fonti tra le quali quella del maestro Tranquillo Giustina sarebbe da attribuire a una o più enormi frane staccatesi dalla montagna soprastante e che avrebbero seppellito il paese durante il X-XI secolo. Sempre per cause ambientali, restando in Val rendena, scomparvero nel corso del Medioevo anche i paesi di Afcè (o Afcei) vicino a Strembo, Arena vicino a Pelugo e si spopolò Saone di Sotto per smottamenti causati dai corsi d’acqua. In tempi più “recenti”, nel 1772, per questa ragione scomparve Mondrone, centro originario del paese di Preore, che sorgeva su un ampio terrazzamento alluvionale completamente eroso dalla Sarca in piena. Tra le tante calamità, anche le guerre hanno avuto il loro peso sullo spopolamento di alcuni centri giudicariesi, in particolare nelle Giudicarie Esteriori. Piuttosto nota, grazie alla ricerca di Graziano Riccadonna, è la storia di Cugredo e Carbuiè, due piccoli centri situati nelle vicinanze di Fiavè. Paesi piccoli ma piuttosto importanti per essere diretti vassalli dei nobili da Campo del vicino ed omonimo Castello, alla fine del XIV secolo si trovarono in mezzo a violenti scontri tra le nobili famiglie locali dei da Campo da un lato e dei Lodron e dei d’Arco dall’altro. Durante questi scontri, spesso veri e propri assalti ai fienili, alle case e ai campi, i due paesi furono letteralmente dati alle fiamme ed abbandonati dalla popolazione. Cugredo sarà ripopolato ma non per molto: all’arrivo della peste del 1630 scomparirà definitivamente. Con questo accenno alla peste si apre uno dei capitoli più dolorosi della storia locale (anche per la sua attualità, in questo periodo), ovvero quello delle epidemie. Le Giudicarie furono effettivamente attraversate e devastate più e più volte dalle grandi epidemie della storia, che causeranno anche la sparizione

Dal libro delle calamità di padre Giangrisostomo Tovazzi gli abitati fantasma

Paesi scomparsi in Giudicarie di Aldo Gottardi “Io prego ora coloro che leggeranno questo libro di non scandalizzarsi a causa di questi sinistri avvenimenti, ma riflettano che le cose che accaddero furono destinate non allo sterminio del nostro popolo ma per il ravvedimento”. Con questa citazione dal libro dei Maccabei termina l’introduzione di un curioso quanto sinistro libro di storia trentina:

la Malographia Tridentina del francescano Padre Giangrisostomo Tovazzi. In quest’opera il Tovazzi elenca, come dice il titolo, una enorme lista cronologica di fatti calamitosi avvenuti in Trentino e regioni limitrofe, elencandoli dall’anno zero (nascita di Cristo) al 1803 (anno di soppressione degli ordini francescani, secondo le leggi napoleoniche).

Iron, paese simbolo della peste in Giudicarie

Resti di edifici di Verzeo, immersi nel bosco di diversi piccoli paesi. Della prima grande epidemia del 1348-1350 narrataci anche dal Boccaccio si fa risalire la ben nota ed impressionante fine del paese di Merlino, tra Praso

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e Daone, che al manifestarsi dei primi casi fu “sigillato” con cordoni sanitari organizzati dai terrorizzati paesi vicini, costringendo gli abitanti che non morivano per la peste a farlo per inedia. Insieme a questo paese, scomparvero in quel periodo anche Prasandone (vicino a Bersone) e nelle Giudicarie Esteriori Contilio (tra Lundo e Comano), Fasano (vicino a Bono) e Gorla (nei pressi della chie-

setta di San Faustino nel Bleggio, vicino a Cavrasto). E’ però nella peste del 1630 che si trovano maggiori e più precise informazioni sui paesi e sulle loro scomparse. In Val Rendena si conoscono ad esempio Canisaga e Verzeo (intorno a Bocenago), quest’ultimo famoso perché vi aveva messo dimora un esponente della famiglia Lodron, poi assassinato dai suoi stessi parenti. All’imbocco della Val Rendena si trovavano poi Bragonego (sopra Villa Rendena) e Marzeniga (o Boceniga, dall’altra parte della valle rispetto a Darè, anch’essi spariti durante questa ondata epidemica. Non scomparì per la peste, o almeno non completamente, il paese di Iron, da sempre considerato il “simbolo” dei paesi fantasma delle Giudicarie. Il suo abbandono infatti, contrariamente alle molte leggende nate nel tempo, sarebbe stato molto graduale e iniziato solo a patire dalla metà del Settecento per motivi economici: la popolazione si sarebbe spostata nei più agevoli paesi a valle, tornando ad Iron solo durante il periodo della fienagione. Furono spopolati invece Cerana (sopra Ragoli), Mellone (o Melon, vicino a Stenico), Saviedo (vicino a Por in Valle del Chiese) e Polsè con Maso (vicino ad Agrone, sempre in Valle del Chiese). Molti dei paesi colpiti dalla peste furono completamente distrutti, dopo il loro abbandono, dagli incendi appiccati dai cosiddetti “nettezzini” nella speranza di purificare gli edifici infettati dalla presenza del morbo. Spesso però non si sceglierà più di riabitare simili lugubri località e i ruderi, in breve tempo, finirono con l’essere dimenticati e inglobati dalla natura. Esistono poi altri piccoli paesi, dei quali si ha notizia nei documenti antichi, che nel corso della storia furono “inglobati” in più grandi centri urbani vicini in espansione. E’ ad esempio il caso di Veuxo (o Viussio) che si trovava nell’attuale parte occidentale di Fiavè. Una lunga (e sinistra) lista di antichi paesi che, per un motivo o per l’altro, finirono con lo scomparire dall’attuale mappa delle Giudicarie. Paesi che si ricordano spesso solo grazie a vecchie tradizioni, al folclore locale o ad indicazioni toponomastiche. Ricordi e testimonianze di molte storie giudicariesi violentemente travolte ed inghiottite dagli eventi più distruttivi della storia.


Territorio Germano, classe 1974, nativo di Capovalle, da 21 anni risiede lassù con la famiglia nella bella conca verde con i prati in fiore che confina con cima Rest e con le montagne della vicina Tombea, dove ci sono fiori endemici unici al mondo. Germano, cresciuto alla scuola di papà Egisto e di mamma Elida, nativa di Magasa, ha imparato l’arte paterna. Non l’ha messa da parte ma quotidianamente svolge l’ attività iniziata dal nonno, poi proseguita dal papà: allevare il bestiame e, da bravo casaro, produrre burro e formaggi di alta qualità. La produzione del suo formaggio segue un disciplinare che Germano ripete quotidianamente. Il formaggio viene prodotto con due mungiture. Il latte munto alla sera viene messo a riposare nel laboratorio in una grande vasca inox piana, per poter togliere meglio la mattina la panna, ad affioramento. La mattina il latte viene scaricato dal basso, e per la differenza di peso specifico, nella bacinella rimane la panna, e il latte tolto, parzialmente scremato , viene messo nella grande caldera. Allo stesso viene aggiunto il latte della mungitura della mattina, questo è intero, e il risultato della cottura del formaggio sarà quindi per una metà di latte scremato e per l’altra metà

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Il formaggio “Tombea” sul tg nazionale di Gianpaolo Capelli Sabato 16 ottobre, su Rai 3 nazionale nel Tg delle 12 è andato in onda lo speciale “persone”, del giornalista Stefano Cangemi di Roma, con l’intervista a Germano Eggiolini nel suo mondo agricolo e caseario a Denai di Magasa. Raccontare del formaggio “Tombea”, vuol dire varcare i confini del Trentino e recarsi nella vicina Valvestino di cui fanno parte i di latte intero. Cottura che prevede che il latte venga portato a 35 gradi, si aggiunge quindi il caglio e si porta il latte a 45 gradi. Prima di passare alla fase successiva si lascia riposare il tutto per 40 minuti e poi si taglia la cagliata. A questo punto il formaggio fresco viene estratto con un panno di lino e posto nelle apposite “fascere”, riempite abbondantemente del formaggio fresco, su cui viene messa una asse con un peso sopra per farne uscire il siero in eccesso. La mattina dopo si passa alla salagione, che dura qualche giorno. Germano produce due forme di media grandezza al giorno. Ognuna richiede l’impiego di un quintale e mezzo di latte. La stagionatura dei formaggi avviene nel-

la cantina di papà Egisto, poco lontano dalla stalla di Germano, sempre a Denai. La cantina ha una umidità costante e una temperatura interna di 15 gradi. Impegnativo anche il lavoro di pulizia e ungitura dei

comuni di Magasa e di Valvestino. Valle che fino al 1934 apparteneva al Trentino e annessa poi a Brescia, anche attualmente per il catasto e la pretura dipende da Riva e Rovereto. Ai tempi del parroco fiavetano don Luigi Festi che dagli anni ‘50 agli anni ‘80 è stato parroco di Magasa, la valle contava molti più abitanti degli attuali trecento.

formaggi fatta con olio di lino. Germano ha formaggi di diversi anni di stagionatura: da un anno fino a cinque anni. Spettacolare quello di un anno, prodotto con la fienagione dell’estate 2020, è

di un colore bello, paglierino pallido, esprime il colore dei fiori contenuti nel fieno che le mucche hanno brucato nei prati di Denai. Le mucche sono di “pezzata rossa”, più adatta ai pascoli di montagna e meno delicata di altre razze. Sono circa una trentina, accudite e controllate in estate dalle figlie di Germano, Sara e Emma e da buon futuro allevatore e casaro anche dal piccolo Egisto, interessato a tutto. La preparazione del burro, avviene con l’aiuto della moglie Rudina e delle figlie Emma e Sara. La panna viene introdotta come una volta in una zangola, non inox, ma in legno: Germano preferisce che il burro venga “montato” alla vecchia maniera. La produzione giornaliera

del burro è di circa 5 chilogrammi. Il burro si differenzia nel suo colore in base alla stagione in cui viene prodotto: più giallo in estate, bianco in inverno. “Tassativamente burro di latte di pezzata rossa con panna fresca ad affioramento: si produce appena tolta la panna, nessun tempo di attesa”, ci tiene ad affermare Germano. Il formaggio “Tombea” da una ventina di anni può fregiarsi del marchio Pat, che tradotto significa: Prodotto agroalimentare del territorio. Proprio a Capovalle è in fase di ultimazione la nuova stalla di Germano, dove pensa di trasferirsi in autunno. I produttori locali del formaggio “Tombea “sono quattro e data la produzione limitata è da considerarsi un prodotto di nicchia. Nella primavera del 2020, Germano Eggiolini, ha vinto il premio Dino Villani, premio della accademia italiana della cucina, battendo formaggi ben più blasonati.

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Parlando giudicariese

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Impellente l’esigenza di riportarle in attività e in auge

La malga, emblema delle Giudicarie di Mario Antolini Musón Da quel periodo persero della loro importanza e centralità sociale le “stalle”, le “cà da mónt”, le “malghe”; passarono in seconda linea i problemi della “Razza Rendena” e dell’intero reparto zootecnico. Dall’incontro di Pinzolo, invece e fortunatamente, è emerso che pure attualmente, e proprio per le Giudicarie, si ripropone la primaria importanza del settore zootecnico specie per rivitalizzare l’alta montagna con la presenza dei vachèr” (gli uomini allevatori) sia per un tuttora possibile fattore economico, ma essenzialmente per assicurare la salvaguardia di territori prativi e boschivi - (il gran “bel verde” delle Giudicarie!) che senza la costante presenza dell’uomo sarebbe impossibile mantenerli nel loro fulgore. Durante il citato incontro si è scritto che sia stata esplicitata ed evidenziata la necessità di dover tuttora parlare di “allevamento bovino” non già come una novità, ma come qualcosa da riscoprire attraverso un profondo scavare affannoso e curioso fra i reperti di un passato che ha lasciato testimonianze indelebili. Infatti, in Giudicarie, i vachér (allevatori) ed i bacàn (contadini) - il classico abbinamento all’allevamento del bestiame con la coltivazione dei campi sono sempre stati di casa e sono vissuti con una dedizione ed una passione che ha dato sostentamento e ragioni esistenziali di vita, per secoli e secoli, a tutte le popolazioni giudicariesi di ogni vallata. L’eccellenza dell’allevamento bovino è stato indubbiamente il pilastro portante sia dell’economia locale che del contesto sociale attraverso usi e costumi del tutto caratteristici e che hanno segnato antropologicamente le popolazioni locali. Alla luce di questa constatazione va visto e riportato in evidenza l’incontro di Pinzolo e la sua rilevanza sociale. Per una sequenza di cause ben note, alle nuove generazioni giudicariesi del Duemila è venuto a mancare l’aggancio vivo e vivace con il passato, dato il non essere

Pur nel chiuso della mia mansarda, ad ormai 101 anni compiuti, sono venuto a conoscenza del convegno di studio sulle “malghe” tenutosi a Pinzolo, con saggi interventi illustrativi da parte di esperti conoscitori delle varie problematiche tuttora da dover prendere in seria ed avveduta considerazione. Si è trattato certamente di un’iniziativa della massima attualità state impegnate a curarsi di conoscere a fondo quegli “Statuti” medioevali - meglio definiti “Regole” - che sono tuttora pregni di norme che riguardano il territorio, l’allevamento bovino, le coltivazioni e la cura dei campi e dei prati, la salvaguardia dei boschi e delle selve, il rispetto del suolo ovunque: dal fondovalle ai declivi montani. Tutto un insieme di norme utili ed adeguate al vivere in comune su uno stesso territorio “goduto in comune”; davvero fonti insostituibili e riguardanti un’economia sudata e povera, ma sufficiente a portare avanti le famiglie sempre numerose sia per numero di figli che di componenti il nucleo familiare. La trasformazione delle tipologie di lavoro manuale dell’ultimo secolo sta sciogliendo la famiglia patriarcale, nella quale la compresenza di tutte le generazioni - dai neonati ai nonni - dava la possibilità di trasmettere a voce (e col fare) quelle peculiarità che erano indissolubilmente legate alla cura ed alla salvaguardia del territorio. In conseguenza di queste deleterie trasformazioni, oggi, sui nostri monti sono quasi del tutto scomparse le “malghe”; le “cà da mónt” sono state trasformate in ville; i “boschi e le selve” sono generalmente lasciate nell’abbandono e nell’incuria; i “campi e i prati” sono stati invasi dall’edilizia di sfruttamento. Certamente è conseguente a queste irrefrenabili e malsane circostanze che l’accezione dei vocaboli “allevamento e agricoltura” è diventata quasi una rarità, ossia un qualcosa da dover riscoprire. Infatti il tesoro da andare a cercare oggi, sta proprio sotto i nostri occhi, sotto i nostri stessi piedi: ossia nei prati, nelle stalle, nei campi, nei boschi cedui, nelle selve di conifere. Una vera “caccia al tesoro” che diventa un imperativo categorico sia

per ragioni di inderogabile sussistenza contro l’imperversare dei prodotti alimentari industriali che stanno minando lo stesso stato di salute di uomini e donne, sia per offrire occupazione a numerosi giovani che sono senza lavoro. Forse l’allevamento e l’agricoltura possono trasformarsi in veri miraggi per numerosi giovani, che sentono un insistente desiderio di non voler rimanere chiusi in un ufficio od in una fabbrica, diventando puri numeri anonimi da soltanto conteggiare; ossia giovani avvolti e quasi travolti dalla voglia di vivere in libertà e di lavorare con le proprie mani. La inveterata sensibilità verso l’agricoltura e l’allevamento del bestiame in Giudicarie, con la meticolosa cura di tutto il territorio sia sul fondovalle che specialmente in montagna, la si può e la si deve riscoprire e trovare nelle pagine delle antiche “Regole” giudicariesi, sulle quali è rimasta documentata la testimonianza e l’esemplificazione del lavoro in stalla e in malga, nonché sono state scritte le esatte indicazioni di ciò che può essere definito “lo spirito” sia dell’allevamento che dell’agricoltura, e che continua ad avere la stessa valenza anche di oggi. Non vi possono

ed assai importante e necessaria, rimettendo in primo piano l’aspetto socio-economico dell’allevamento bovino, caratteristico in maniera emblematica e storica delle Giudicarie. Un settore socio-economico, tuttavia, che era entrato in crisi, in modo particolare, dall’avvento degli impianti idroelettrici, negli anni Cinquanta.

essere iniziative operative senza regole precise e fisse e da osservare, con convinzione, da ciascuno e da tutti. Il territorio deve risultare monitorato da precise indicazione di coltivazione, di sfruttamento, di razionalizzazione in vista del presente e del futuro. Questo è lo “spirito delle Regole”: spirito che non è mai morto e che anche oggi, in modo particolare i legislatori ed i programmatori devono andare a ritrovare per stilare in chiave moderna i provvedimenti giuridici che obbligatoriamente devono essere essenzialmente concepiti con la stessa mentalità e solidità del passato. Quelle norme conservate in pagine esemplari e colpevolmente dimenticate, che erano convincenti dall’essere nate e impostate dal basso, ossia dalla gente del luogo e legate ai propri territori; norme diverse da vallata a vallata, secondo le necessità locali, non solo in Giudicarie, ma in tutto il Trentino. Non erano norme calate d’imperio ed imposte dal Principe Vescovo (1027-1803) o dall’impero austroungarico (1803-1918) ma studiate e raccolte insieme da ciascuna Comunità, con precise indicazioni localizzate ed assunte unanimamente da

ciascuna “communitas” con un assenso preso di comune accodo sulla pubblica piazza o sul sagrato della chiesa. Uno “spirito locale” che diventava adesione e convinzione, e non passiva ubbidienza a leggi burocratiche imposte dall’alto; quindi direttive volontariamente assunte perché riguardavano il territorio e le cose che la gente sentiva di avere sotto i piedi ed a proprio vantaggio. Coinvolgere e convincere tutti gli interessati alla “nuova rivoluzione dell’agricoltura e dell’allevamento” del terzo Millennio vuol senza dubbio dire lo studiare nuove strategie, nuove legislazioni, nuovi regolamenti, nuove tecniche, nuove forme di aggregazione sociale, nuove strategie economiche. Tutto ciò è indubbiamente necessario; ma - da vecchio ultracentenario - vorrei invitare chi lo volesse e lo potesse a rinverdire le radici secolari, ancora capaci di suggere dal vecchio suolo giudicariese una linfa che non ha mai cessato di tenere così produttive le nostre belle vallate. Ma occorre sagacia e tempestività con provvedimenti concreti e attuabili, senza più tergiversare con chiacchiere che già se ne sono dette a sazietà. La parola d’ordine dovrebbe essere la “tempestività”. Personalmente mi sono sentito per più decenni coinvolto nelle problematiche zootecniche. Da questo mio immedesimarmi nel mondo dei “vachèr” ho appreso che le popolazioni giudicariesi hanno la loro ragion d’essere proprio nell’aver scelto l’allevamento bovino come elemento sostanziale delle loro occupazioni ai fini della loro sopravvivenza. Le ragioni scientifiche e antropologiche di questo stato di cose certamente le può dare l’esperto prof. Annibale Salsa, la cui voce già si è fatta sentire più volte e in molte sedi;

ma non so quanto e come sia stata e sia ascoltata; eppure è quanto mai chiara e concretamente indicativa; non va soltanto ascoltata, ma attuata. Io non sono che un povero e superficiale appassionato di storia con un sincero attaccamento alla mia gente, proprio specialmente ai “vachér” coi quali in montagna ho condiviso la compagnia e l’amicizia nei primi anni della mia fanciullezza e che poi ho conosciuto attraverso le mie diverse esperienze di vita. Perciò non so cosa si possa fare e si debba fare. Ma emotivamente e razionalmente percepisco che parlando di allevamento bovino si tratta tuttora di un settore portante per le Giudicarie se si ritiene che i Giudicariesi per nascita, e coloro che scelgono di stabilirsi in Giudicarie, continuino a rimanere legati alla storia e alla geografia locali e, soprattutto, che vogliano e debbano conservare - “salvaguardato e coltivato” - tutto il manto vegetale delle nostre montagne che può essere mantenuto tale unicamente dalla presenza di allevatori col proprio bestiame bovino in alta quota. Mi sento grato, come Giudicariese, ai promotori del Convegno di Pinzolo, augurandomi che non sia che il positivo inizio della “rinascita” del mondo delle stalle, delle cà da mónt e delle malghe e del moltiplicarsi dei vachér dalle caratteristiche accumulate nei secoli, frutto di tanto impegno, di tanta fatica, di tanto ingegno e dovuto al loro assiduo dedicarsi al bene comune, con ricchezza di saggezza e di socialità. Forse le mie non resteranno che nostalgiche chiacchiere al vento e ormai fuori luogo, dettate dalla mia già troppo avanzata vecchiaia. Ma queste convinzioni ormai non me le toglie più nessuno dalla testa. Grazie a queste pagine di avere ancora una volta accolto il mio pensiero e di averlo pubblicato. Auguro ogni bene a quanti si stanno impegnando proprio su queste così delicate ma importantissime, delicate e determinanti problematiche tuttora quanto mai da tenere vive e vitali.


Sport Poi il corridore del team Bahrain-Victorious ha raccontato la sua annata incredibile al pubblico presente al palazzetto polifunzionale di Condino, intervistato dal giornalista Angelo Zambotti e accolto dalle parole dell’assessore provinciale allo sport Roberto Failoni. Il sindaco Giorgio Butterini e l’assessore comunale allo sport Roberto Spada, in sinergia con le associazioni locali, l’iniziativa l’avevano messa in cantiere ancora nel corso dell’estate, quando Colbrelli era già campione italiano, ma non ancora il fuoriclasse applaudito da tutti. Il ciclista, nativo di Desenzano sul Garda ma residente a Casto, centro abitato della Valsabbia che da Condino dista 35 chilometri, nonostante la fama acquisita ha confermato l’impegno preso, mosso dal forte amore per il ciclismo giovanile. Fino a vent’anni fa ha diviso la sua vita fra la scuola, la carriera da ciclista dilettante e il lavoro in fabbrica: «La sveglia suonava ogni mattina alle 5, passavano a prendermi i miei colleghi operai per andare al lavoro perché non avevo ancora la patente. Dopo pranzo, finito il turno, prendevo la bici ed uscivo ad allenarmi. Un giorno sono arrivato a casa e ho detto a mio padre: qui c’è la tuta da operaio e qua quella da corridore, o faccio bene uno o faccio bene l’altro. E lui mi ha risposto: vai pure in bicicletta». Poi con il sorriso al volto, il fuoriclasse scherza: «Sono sincero, se avesse scelto

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Sonny Colbrelli, trionfatore della Parigi Roubaix

Il “Cobra” in visita a Borgo Chiese di Matilde Armani

È partito dall’estrema periferia della Valsabbia, inseguendo sogni e vittorie pedalando a bordo delle due ruote. In carriera ha vinto 34 volte ma ha fatto la bellezza di 75 secondi posti. Molti si sarebbero arresi, lui no. Una lezione di tenacia e di perseveranza quella del ciclista Sonny Colbrelli, campione d’Italia, campione d’Europa e trionfatore tra il fango alla Parigi Roubaix. Il tutto raggiunto all’età di 31 anni ed in soli tre mesi, il riscatto di una vita di sacrifici e di rinunce. Il la tuta da lavoro gli avrei detto di no!». Il suo 2021 da incorniciare è iniziato il 29 aprile con la vittoria nella seconda tappa del Tour de Romandie a cui è seguita l’ottima prestazione al Giro del Delfinato. Poi l’exploit di Imola dove ha conquistato il primo gradino del podio e il titolo di campione italiano, battendo Masnada. Quella maglia tricolore l’ha sfoggiata al Tour de France, dove Sonny non è riuscito però a vincere, ma ha concluso al 3° posto nella classifica a punti e 29° nella classifica scalatori: «Al Tour è mancato il successo di tappa, peccato perché puntavo a vincere con la maglia tricolore addosso». Ad inizio settembre, si rifà mettendo a segno un numero eccezionale al Benelux Tour, primo italiano di sempre a vincere la corsa. Ma non è finita. Il “Cobra” morde ancora e per l’orgoglio

bresciano arriva un seconda maglia, che vale un po’ di più. È quella guadagnata a Trento, agli Europei, con Sonny lesto a beffare in volata l’avversario Evenpoel. «Quella è stata una giornata memorabile – racconta riguardando il video in cui taglia il traguardo alzando le braccia al cielo- Non nascondo l’agitazione iniziale, avevo molti fari puntati addosso ed è stata sicuramente la corsa più

“Cobra” sabato 23 ottobre è stato ospite dell’amministrazione comunale di Borgo Chiese. Dopo una pedalata sulla ciclabile che collega l’abitato di Condino con il vicino comune di Storo, affiancato da un gran numero di minipromesse delle società ciclistiche locali pieni di entusiasmo ed increduli di poter pedalare accanto al loro paladino, tappa al bar Bicigrll in località Bersaglio, gestito dalla cugina Greta Colbrelli, per una merenda in compagnia.

dura di quest’anno. Devo dire che il tifo a bordo strada è riuscito a darmi una carica assurda.». Nel mezzo vanno ricordati il 10° posto nelle Fiandre al Mondiale, il 2° posto alla Coppa Sabatini e il 1° posto al Memorial Pantani. Infine, ultimo ma sicuramente non per importanza, il trionfo sul Velodromo di Roubaix. Un successo strepitoso sul noto pavè francese, un’impresa eroica in

volata che gli ha permesso di spezzare un incantesimo che per l’Italia durava dal 1999, quando a scrivere il proprio nome sull’albo d’oro era stato l’allora campione italiano Andrea Tafi. «Quel giorno è stato un inferno. Le condizioni meteo avverse non hanno aiutato, dovevo restare molto concentrato per evitare di scivolare e cadere come Moscon. Ho bucato ma ho avuto la fortuna di riuscire a rimediare subito grazie al tubeless e di potermela giocare. Quando rivedo le immagini mi vengono ancora i brividi. Ci ho messo un po’ di giorni e forse inizio a rendermene conto solo ora di ciò che ho fatto. La mia vita però rimane quella di sempre, faccio le stesse cose ma solo con il telefono che squilla di più». Una carriera in continua ascesa, da assoluto protagonista, ma la vittoria più importante per il

corridore rimane la propria famiglia, la moglie Adelina e i piccoli Tomaso e Vittoria: «Sto lontano da casa 250-260 giorni all’anno, loro quando possono mi seguono nei miei ritiri in altura. Sapere che stanno bene e che mi aspettano a casa a braccia aperte mi fa correre libero: è un aspetto fondamentale per la mia testa e per il mio lavoro». Il pensiero, ora, è già per il 2022: «Sogno la Milano-Sanremo, il mio obiettivo più grande poi è quello di riconfermarmi ai livelli di questa stagione». Un pomeriggio indimenticabile per i numerosi appassionati di sport e di ciclismo, grandi e piccini, accorsi all’evento che hanno approfittato dell’umiltà e dell’immensa disponibilità del campione per chiedere autografi, fotografie e curiosità ad un ciclista che in Valle del Chiese è stato sempre seguito con particolare simpatia.

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Tutti giù per terra

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Al loop! Al loop! Un esercito di milioni di dipendenti pubblici e privati, al netto dei cocciuti e rispettabilissimi No-Vax, è riemerso dalle proprie catacombe domestiche e come zombi in The Walking Dead è tornato ciondolante ai propri posti di lavoro. Dopo un’interminabile parentesi durata un anno e mezzo, lo smart working attuato causa emergenza covid va in soffitta. O quasi. Per fortuna di tanti, ‘purtroppo’ per altrettanti. Dice ‘per fortuna’ l’impiegato imbolsito da mesi di pratiche istruite in pantofole e pigiama. Spettinato e struccato, passava le giornate a maledire il WiFi ballerino e la stampante da remoto che s’inceppava una volta sì e l’altra pure. Dice ‘purtroppo’ il pendolare di nuovo torchiato da levatacce quotidiane e da decine di chilometri al giorno in macchina o in corriera. Dicono ‘per fortuna’ i ristoratori che tornano a incassare i buoni pasto delle pause pranzo. “Con la fine dello smart working il Pil salirà oltre il 6 per cento” ha vaticinato giorni fa il Ministro Brunetta novello Nostradamus. Il tramezzino delle tredici diventa il settore chiave della ripresa economica. E’ allo studio l’ipotesi della detraibilità sul 730, condizionata al

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

rispetto dei seguenti requisiti: il panino dovrà contenere almeno il 40% di insalata bio e mozzarella con attestato di prestazione energetica. Dicono ‘purtroppo’ tutti coloro che trovavano comoda l’alternanza ‘ferro da stiro – lavoro’. Tra un fascicolo da chiudere e una mail da inviare c’era lo spazio per fare tante altre cose: un giro di lavatrice, panni da stirare, letti da rifare, vetri da pulire. E quando cadeva la connessione si portava fuori il cane a far pipì. Con l’obbligatorietà del Green pass per lavorare, le farmacie ingrassano il fatturato eseguendo tamponi a manetta. Due conti la dicono lunga sul giro d’affari: in Italia le persone senza il certificato verde sono 8 milioni, di cui 3 sono lavoratori. Che necessitano di 1.5 milioni di tamponi al giorno. 10 milioni a settimana. La concorrenza tra farmacie è spietata: in giro è tutto un fiorire di promozioni 3x2, ‘Porta un amico a fare il tampone’, e garanzie ‘soddisfatti o ri-tamponàti’. E se scarichi l’ennesima inutile app partecipi alla lotteria dei tamponi. Primo premio: una cena con Burioni. Più divisivo di uno spaccaciocchi, la questione Green Pass è diventata da tempo

la dominante nelle conversazioni, al bar come sui social, in tv come in famiglia. L’effetto tossico è stato quello di innescare crescenti contrapposizioni sociali, tra individui, tra categorie di lavoratori, tra colleghi stessi. Tesi opposte spesso sostenute da una parte con la ferocia di chi vede negarsi diritti fondamentali (lavoro, libertà personali) che si credevano inviolabili fino a qualche settimana fa, e dall’altra con il disprezzo di chi rimprovera agli altri

egoismi personali e assenza di responsabilità collettiva. Non lasciamoci trascinar giù dalle sabbie mobili dell’integralismo. Rischiano di condurre a una guerra tra poveri. No Vax contro Sì Pass. Dipendenti pubblici contro privati. Padroni contro dipendenti. Insegnanti contro operai. Partite Iva contro statali. Imprenditori contro burocrati. Non deve essere questa la riflessione, ma un’altra. Rispetto vuole rispetto. L’impressione che se ne ri-

cava è quella di una vera e propria battaglia ideologica, una prova di forza muscolare da parte del Governo non più motivata dall’emergenza. Lo dicono i numeri. Siamo fuori dall’emergenza. Oltre l’ 80% di popolazione vaccinata e immunità di gregge raggiunta. Ma non si era detto che era quello l’obiettivo? Contrordine! Qualche virologo, probabilmente nel timore che le luci della ribalta possano spegnersi a breve sul proprio ciuffo

inamidato con l’appretto, ha prontamente tuonato che serve una copertura vaccinale del 100%. Siamo fuori dall’emergenza ma il Governo non se ne accorge, o finge di non accorgersi, perché a taluni, forse, fa comodo così. O forse perché, più probabilmente, siamo entrati tutti (governanti, popolo, mass media) in una sorta di “loop” emergenziale di massa dal quale non siamo più capaci di uscire. Un ciclo ripetitivo e chiuso, quindi molto rassicurante, di prescrizioni e piccoli gesti automatici (metti la mascherina, togli la mascherina, disinfetta le mani, evita contatti, ascolta il bollettino, fatti il segno della croce) ormai radicati, e di conferenze stampa e riunioni di gabinetto, di scalette di telegiornali copia e incolla e talk show monotematici, sempre uguali a sé stessi. Una riproduzione infinita, una ripetizione inesauribile di abitudini diventata la nostra comfort zone, un cerchio eterno che influenza le nostre esistenze senza che neanche ce ne accorgiamo. E che costituisce un limite all’evoluzione personale e collettiva. Una gabbia poco dorata e molto assuefacente. Oppio quotidiano e liturgia ansiogena dai quali rischiamo di non salvarci più.

La disabilità che non ha un nome Una volta , se in una famiglia c’era un componente con delle disabilità, si cercava di averne cura, di supportarlo, di aiutarlo senza ricorrere ad aiuti esterni. Facile: non ce n’erano. Oggi le cose sono molto diverse. C’è più consapevolezza in questa nostra società, ci si rende conto che le famiglie non possono essere lasciate sole, e per questo sono nati centri specializzati, strutture adeguate, cure più efficaci. Una cosa però è fondamentale: la disabilità deve avere un nome. Che sia Sindrome di Down, Autismo, Tossicodipendenza ecc. L’importante è che abbia un nome. Se la disabilità non ha un nome

… ebbene “non esiste”. Se una persona semplicemente soffre di disagio sociale, inadeguatezza, limitatezza dei talenti, difficoltà cognitiva, non trova una sua collocazione. In famiglia soffre, fuori casa soffre, con gli estranei soffre, con i conoscenti soffre. Soffre perché si sente inadeguato alle conversazioni, non capisce le dinamiche delle moderne relazioni, non ha le attitudini al lavoro, al volontariato, o più semplicemente non ce la fa; e allora è solo. E in questo caso le famiglie sono ancora più sole. Non esistono strutture dedicate alle persone che non abbiano una disabilità nominabile. Se sei Down,

e i tuoi genitori invecchiano e non ce la fanno più a prendersi cura di te, c’è una struttura dedicata che ti accoglie e che ti permette di vivere in sicurezza e serenità. E questa è una cosa bellissima. Se hai inciampato in quel mondo oscuro che è la droga, ci sono delle comunità terapeutiche che ti possono aiutare. L’importante è che tu lo voglia. E questa è una cosa meravigliosa visto che tante persone hanno potuto uscire da questo tunnel e sono tornate a fare quello che volevano fare. Se sei molto anziano e la tua famiglia proprio non ce la fa a prendersi cura di te, ci sono le case di riposo. Se invece la

tua mente non ti aiuta a discernere il vero da falso, l’amico dal nemico, il bene dal male, se sei confuso o ansioso o inadeguato, allora una casa oltre quella della tua famiglia non c’è. Ti piacerebbe vivere con persone come te, che a volte si sentono perse, che a volte sono forti, se oggi tu sei forte puoi aiutare quello che ti ha aiutato ieri ma che oggi è in crisi. Diciamocelo sinceramente: il disabile a livello nervoso e cognitivo in famiglia ci sta male. Vede i suoi comportarsi in un modo che non capisce e ancora meno capisce il perché gli venga imposto di vivere come loro. Si sente costretto ad un pensie-

ro che non comprende, a svolgere attività che non ama, a fare “quello che gli dicono” i genitori o i fratelli. Mi piacerebbe che ci fossero delle strutture che accolgano persone così; per un tempo breve ma anche per sempre, se uno lo desidera. Ovvio che realizzare dei posti così ha un costo in denaro molto importante per la società. Ma sarebbe comunque un modo per prendersi cura di “tutti” i componenti delle nostre comunità. Se le nostre casse sono riuscite a trovare i fondi per avere una caserma dei vigili del fuoco ogni 5 chilometri, magari potrebbe trovare i fondi anche per avere una casa protetta ogni 40

chilometri. Se le nostre casse sono riuscite a trovare i fondi per piscine, campi da calcio, piste da sci, palestre, tennis coperti, come può non trovare i soldi necessari ad avere ogni dieci o quindici villaggi una casa dove possano trovare conforto, simpatia e calore i nostri “umani particolari” che hanno bisogno di aiuto? Ma questo non viene fatto e le famiglie devono stringere i denti ed andare avanti con le loro forze. Fino allo sfinimento, fino alla fine. La faccio facile? Può essere. Ma magari… qualcuno potrebbe almeno pensarci su un po’. Antonella Franchini


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

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L’astensionismo, re delle elezioni

Il vero problema che scaturisce lampante dalle recenti votazioni amministrative è l’astensionismo. Più della metà degli aventi diritto al voto è rimasto a casa. Bisognerebbe chiedersi perché tanti elettori hanno preferito non votare, nonostante votare sia un dovere per i cittadini...tu che ne dici? Gli amici del bar Credo che ognuno di noi sia libero di scegliere se andare a votare oppure starsene a casa. Bisogna invece interrogarsi sul perché

più della metà degli aventi diritto al voto si rifiutano di varcare la soglia della cabina elettorale. E’ indubbio che nelle elezioni amministrative di un paio di settimane fa l’elettorato ha dimostrato sfiducia ma soprattutto disaffezione verso la politica in genere e verso i politici in particolare. Votare è un diritto, ma è soprattutto un dovere di ogni cittadino che sia maggiorenne ed è l’unico modo per partecipare alla vita politica del Paese. E’ basilare decidere da che parte stare anche se non si è del tutto convinti, dalle nostre scelte dipende la buona politica che ci aspet-

tiamo. Per questo è importante combattere l’astensionismo e convincere più persone possibile a recarsi a votare. Non votare è un grosso errore, vorrebbe dire lasciare campo libero agli altri, e poi sarebbe inutile lamentarsi se le cose non andassero nel verso giusto. Auspichiamo che i partiti si rendano conto di quanto la gente sia ormai lontana dalla politica attuale e tornino quanto prima sulla strada della serietà e della concretezza, ne va della nostra democrazia, ne va della nostra libertà. Amistadi Adelino

I dipendenti pubblici lavorino di più Caro Adelino, leggiamo ogni giorno che i Comuni sono a corto di personale, così come la Provincia, e allora confrontandomi con un mio amico dipendente pubblico non riesco a capire, con tutto il bisogno che c’è di personale, perché gli statali (comunali, provinciali ecc. ecc.) debbano lavorare solo 36 ore settimanali, basterebbe lavorassero come un normale dipendente privato e avremmo risolto il problema della mancanza di personale, anche perché gli stipendi sono uguali se non superiori a quelli privati. Inoltre la pubblica amministrazione ti garantisce il posto sicuro, il dipendente privato può diventare disoccupato...poi ogni tanto leggiamo di dipendenti statali che si fanno timbrare i cartellini e rimangono a casa a far qualcosa d’altro...proviamo ad immaginare se qualcuno si assentasse dalla fabbrica! Natalino

Beh...è semplice da spiegare. Il proprietario della fabbrica ha tutto l’interesse a controllare i propri dipendenti e punire i lavativi. Il dirigente pubblico molto spesso chiude un occhio perché gli conviene e per il quieto vivere. La classe politica non apre bocca. Sempre a caccia di voti e clientele, asseconda ogni comportamento e buona notte. Debbo però dire, anche per esperienza personale, che la maggior parte dei pubblici dipendenti, almeno qui da noi, fa il suo dovere con scrupolo e passione, ma spesse volte s’appropriano di privilegi occasionali che poi si trasformano in diritti e quindi rimangono acquisiti per sempre. Talvolta i sindacati ci provano a voler “privatizzare” certi privilegi del lavoro pubblico, apriti o cielo, i privilegi non si toccano...e siccome, alla fine, a pagare siamo un po’ tutti noi e i 28 milioni di italiani che pagano le tasse, alla fine le cose rimangono come sono, quando non peggiorano! (a.a.)

Pazzesca Greta! Ho seguito nei giorni scorsi la venuta in Italia di Greta Thunberg in occasione del terzo sciopero globale per il clima, indetto a livello mondiale il 27 settembre scorso. Sono davvero sbigottito da come una ragazzina di 16 anni sia riuscita a mobilitare i grandi della terra sulla questione ambientale...pazzesco! Francesco Greta è senz’altro il personaggio dell’anno. Non che tutti siano entusiasti: è ammirata da alcuni e detestata da altri. Portatrice di un messaggio rivoluzionario di buon senso per molti, agitatrice qualunquista per altri. Una cosa è certa: ha saputo smuovere le coscienze di tanti, provocare prese di posizione, diffondere un sentimento riguardante la tutela del pianeta che si sta espandendo in ogni parte del mondo. Comunque la si giudichi, la giovanissima Greta ha avuto il merito di far rimettere nell’agenda dei grandi del mondo, la questione ambientale. Non sarà lei a cambiare il mondo, ma non credo che sia quello che vuole. Di certo non da sola. E’ una ragazzina di 16 anni, in parte autistica, il che la porterebbe ad isolarsi. Invece sta conducendo una battaglia globale, per qualcuno una benedizioni, per molti una perdita di tempo. Tutto questo, comunque la si pensi, ha dell’incredibile se si considera la sua età e da dove è partita: dalla piazza davanti al Parlamento di Stoccolma (Svezia), dove, appena un anno fa si è inventata lo sciopero per il clima, armata solo di un cartello. E solo un anno dopo eccola all’Onu, dove s’è scagliata contro i rappresentanti di tutte le nazioni per la loro inerzia. Poi ha girato gli stati europei e finalmente in Italia ricevuta da Draghi e Mattarella. Quella di Greta sarà un crociata illusoria contro un’umanità indifferente, o sarà qualcosa destinata a salvare il Pianeta? Lo vedremo nel prossimo futuro. Nel frattempo ci sono milioni di persone che è riuscita, da sola, a trascinare nelle piazze. Il che è già un ottimo segno. (a.a.)

Ci mancano le sale da ballo Finalmente riaprono le discoteche, ma io che sono piuttosto anziano m’aspetto che si riaprano anche le sale da ballo del liscio. Sarebbe un modo per festeggiare la fine della segregazione che ci ha privato per quasi due anni di relazioni sociali, svago e divertimento. Non vedo l’ora di lanciarmi in un vorticoso valzer...a costo di rimetterci la mia salute (non tutta s’intende!), vorrei finalmente tornare alla mia normalità. Pietro Caro amico, non sono più, per una questione d’età, un frequentatore di discoteche e non sono mai stato, anche per scarsa capacità nella danza, un frequentatore di sale da ballo tradizionali. Ma sono d’accordo con lei. Gli anziani, o diversamente giovani, come dir si voglia, hanno pagato un prezzo particolarmente alto al coronavirus. Da tanti punti di vista. E’ giusto che ci sia data la possibilità di riprendersi un po’ di tempo perduto. Di riacquistare la possibilità di relazioni sociali e di serate di svago. Di tornare a coltivare le proprie passioni, tra cui, per molti, c’è anche il ballo. Immagino che per molti dei nostri lettori l’apertura di discoteche e sale da ballo non sia una priorità. Che ci sono problemi ben più importanti da risolvere e che altri sono i settori dell’economia a cui dare priorità. Però anche le piccole cose, le passioni, gli ardori del nostro vivere possono avere altrettanta importanza dopo due anni di chiusura quasi totale. Speriamo in bene. (a.a.)


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