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Giudi iudicarie

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MAGGIO 2015 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 13- MAGGIO 2015- N. 5 - MENSILE

EDITORIALE

I sindaci e le elezioni del 10 maggio

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Comunali, candidati in calo del 35% Le nuove normative e il distacco dalla politica fra le cause. Al voto in 15 paesi delle Giudicarie

Da pag. 4 a pag. 10

Turchia fra “in” e “out” di Paolo Magagnotti

Nella seconda metà dello scorso mese di aprile sono stato invitato per una settimana a tenere conferenze sull’Europa ed il futuro dell’Unione europea in Università della Turchia ad Ankara ed Izmit. Mi sono trovato davanti a docenti universitari, studenti, diplomatici e giornalisti. Ho avuto inoltre modo di parlare con i responsabili di associazioni di giornalisti ed operatori economici italiani in questo Paese di oltre 75 milioni di abitanti. Continua a pagina 16

Stanziati oltre 16 milioni per completare la rete

Comunità, maxi-piano perle ciclabili A pagina 8

Quel collegamento Valvestino torna in Trento-Tione Trentino? Il Consiglio regionale lombardo dà l’ok

Tra il 1916 e il 1918, una lunghissima linea teleferica che collegava Trento con la località Corè, poco dopo Tione, poteva garantire rifornimenti continui alle truppe stanziate nella Valle del Chiese e in Val Rendena, senza soffrire i capricci di una all’epoca insufficiente ed inaffidabile rete stradale, spesso resa inagibile da frane e neve.

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FONDATO NEL 2002

di Adelino Amistadi Il 10 maggio saremo chiamati a rinnovare le nostre Amministrazioni Comunali. Per la prima volta e contrariamente al passato saranno solo 15 i Comuni giudicariesi interessati all’appuntamento elettorale perché i 18 mancanti sono da mesi impegnati in progetti di fusione che dovrebbero concludersi entro la prossima primavera. Comunque sia, in 15 comuni si è in pieno battage elettorale e la sera del 10 maggio sapremo chi saranno i nuovi amministratori per il quinquennio che verrà. Non è cosa da poco, le elezioni sono sempre tappe importanti per il proseguo della nostra vita sociale e comunitaria. Scegliere i Sindaci e i nuovi consiglieri che gestiranno il governo delle nostre comunità è un diritto oltre che un preciso dovere, è un momento di partecipazione essenziale per la democrazia anche nei nostri piccoli paesi di montagna. Continua a pag. 15

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A PAGINA 37

Tra trilinguismo e settimana corta

La scuola che verrà

A PAGINA 22

LAVORO Jobs act, impulso al lavoro A pag. 11 CICLISMO Il Giro d’Italia torna a Campiglio (16 anni dopo) A pag. 34 PALLAVOLO Roberto Festi, una favola appena cominciata A pag. 35

I dati sulle presenze premiano la Rendena

Turismo, ottimo inverno

A PAGINA 3

25 anni di agricoltura

Agri ‘90 festeggia il quarto di secolo A PAGINA 24


pag.

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Rassegna Stampa

MAGGIO 2015

RASSEGNA STAMPA APRILE 2015

A cura della REDAZIONE

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA Ragoli - Presentato il bilancio di previsione 2015 che sfiora i 5 milioni e 600mila euro - Il bilancio di previsione del Comune di Ragoli, pareggia sulle cifra di 5 milioni e 580mila euro. Una cifra consistente, seconda solo, nella “Busa”, a quella del Comune di Tione. Sulla base delle cifre del conto economico preventivo, si può dire che Ragoli è un Comune ricco, per lo meno che non è un Comune povero. Questo anche grazie agli introiti derivanti dalla frazione di Palù a Madonna di Campiglio (Ragoli seconda parte). Tione - Il Mercato contadino s’insedia in via definitiva. Da giugno a settembre avrà cadenza settimanale - Diventa definitivo il mercato contadino di Tione. Dopo il periodo sperimentale, la giunta comunale ha provveduto ad affidare la gestione del mercato settimanale di prodotti della terra alla Coldiretti di Trento. La convenzione, con tanto di disciplinare, è triennale per gli anni 2015-2016 e 2017. La manifestazione si svolgerà lungo il viale Dante con cadenza settimanale, nella giornata di sabato dalle 8 alle 12,30, da giugno fino a settembre. Campo Lomaso- Denunciati in cinque per ricettazione - Durante uno dei numerosi servizi di controllo del territorio predisposti per contrastare il fenomeno dei furti perpetrati all’interno di strutture pubbliche nelle Giudicarie Esteriori, è stata rinvenuta da Militari della Stazione Carabinieri di Ponte Arche, all’in-

terno di una abitazione situata nella frazione Campo Lomaso di Comano Terme, attrezzatura risultata rubata in danno del Comune di Fiavé nel mese di febbraio 2015. Gli accertamenti condotti hanno consentito di attribuire la detenzione della refurtiva in capo ad una, ventinovenne, deferita alla Procura della Repubblica di Trento per il reato di ricettazione Storo - Sulle ali della Libertà - Annuale ritrovo all’Idroland di Baitoni, per una giornata all’aria aperta tra buone vecchie abitudini e novità. Come sempre ci sono state esposizioni di opere d’arte di diversi generi (quadri, sculture, fotografie, vetro riciclato...) ed estemporanee di pittura e scultura. “Amnesty”, “Emergency”, “Matogrosso”, “Save the children” e “Salviamo il lago” hanno partecipato con le loro bancarelle per divulgare il loro operato e raccogliere fondi per le diverse cause. Giudicarie - a disposizione degli ultrassessantacinquenni fondi straordinari per l’edilizia abitativa - Edilizia in crisi? Ecco che arriva la Comunità delle Giudicarie a sopperire alle manchevolezze della Provincia con un contributo casa straordinario per gli ultra sessantacinquenni della valle. A disposizione ci sono 350.000 euro. Frutto di un avanzo sulla L.P. 16/90 degli anni passati. I finanziamenti potranno coprire interventi fino a 30.000 euro, con un contributo a piè di lista che può arrivare anche al 90% a seconda dei punteggi che il richiedente può raggiungere

10 maggio, auguri a tutte le mamme Il 10 maggio, ossia la seconda domenica del mese, si festeggia la Festa della Mamma. Auguri a tutte le mamme, di tutte le età. Si tratta di una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo, celebrata in onore della maternità e dell’importanza del ruolo sociale della mamma, specie nella società italiana, anche se si festeggia in tutto il mondo, seppur in date diverse. La festa della mamma è nata in Italia a metà degli anni cinquanta: nel 1956, Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, la seconda domenica di maggio del 1956, al Teatro Zeni. Poi l’anno fu Don Otello Migliosi a proporre una celebrazione della mamma puntando sul suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale. Il 18 dicembre 1958 lo stesso Zaccari presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente ad ottenere l’istituzione della festa della mamma e così la festa si radicò in tutta Italia: inizialmente la data era fissata all’otto maggio; solo a partire dal 2000 è diventata gradualmente una festa mobile, celebrata la seconda domenica di maggio.

Provincia – Fondi europei, 220 milioni per il Trentino - Da sempre fra le prime regioni in Italia ad utilizzare i Fondi europei, il Trentino ha approvato recentemente le linee strategiche per i Programmi operativi 2014-2020 del Fondo sociale europeoFse e del Fondo europeo di sviluppo regionale-Fesr, che valgono rispettivamente 110 e 108 milioni di euro, provenienti dalle risorse Ue della politica di coesione (50%), dallo Stato italiano (35%) e dalla stessa Provincia autonoma (15%). Rispetto al passato, la programmazione 2020 concentra le risorse su un numero minore di obiettivi strategici. Al centro delle azioni programmate i temi dello sviluppo e della coesione sociale, declinati attraverso interventi riguardanti ad esempio la ricerca e sviluppo (voci che da sole assorbono quasi il 50% delle risorse a disposizione del Trentino), il sostegno alla nascita di nuova imprenditorialità, ma anche il trilinguismo e i giovani. Trentino – Anfass, 50 anni di storia - Festa di compleanno festeggiata a fine marzo presso la Sala Stampa della Provincia, per i cinquant’anni di attività dell’ANFFAS. “Voi siete la testimonianza che i cittadini consapevoli, quando si muovono assieme, con passione ma anche con competenza, riescono ad arrivare sui problemi prima delle istituzioni!” Con queste parole il presidente della Provincia ha accolto il presidente di ANFFAS Trentino Luciano Enderle, che era accompagnato da Massimiliano Deflorian, direttore generale e da alcuni operatori, genitori e ragazzi. Tutto è iniziato dentro ad una lavanderia di Trento quando due ex compagne di scuola si sono ritrovate casualmente, dopo essersi perse di vista per diversi anni, scoprendo di condividere la stessa preoccupazione: la nascita di un figlio con disabilità. Era il 1965. Da quel momento, attraverso il passa parola, poche persone, accomunate dallo stesso problema, senza particolari mezzi ma dotate di infinito coraggio e determinazione,

si sono rimboccate le maniche per costruire un futuro diverso per i propri figli con disabilità intellettiva. A quell’epoca vergogna e rassegnazione costringevano le famiglie ad un isolamento forzato, anche in Trentino. Fu dal pensiero progressista e quasi utopico di quel gruppo di genitori trentini che venne seminato un germe che ancora oggi rende importante Anffas Trentino, dal 2003 associazione autonoma rispetto alla sede nazionale. Qui c’è la consapevolezza che le famiglie possono contare le une sulle altre, sostenersi a vicenda e camminare assieme, perché è l’unione a fare una vera forza! Trentino – Francesca Neri, ciak in Piazza Duomo - “È la prima volta che giro un film a Trento, ritrovarmi nei luoghi dove sono nata è una sensazione molto particolare. Mi sto confrontando con la realtà di una città che è molto cambiata da quando sono partita, in questo senso credo che Trentino Film Commission stia funzionando al meglio perché permette di valorizzare un territorio ancora abbastanza inedito per il cinema, nonostante le numerose produzioni di questi ultimi anni”. Sono state queste le parole di Francesca Neri, interprete femminile di “The habit of beauty”. Nei primi giorni di aprile, grazie al supporto di Trentino Film Commission, sono state girate alcune scene fra Rovereto e Trento, nella cinquecentesca Villa Margon, ai laghi di Lamar e di Loppio, nonché a Passo Sella. Il film diretto da Mirko Pincelli, che vede fra gli interpreti anche Remo Girone, Noel Clarke e Nico Mirallegro, si svolge fra la nostra provincia e Londra e racconta il destino di una coppia che si trova a dover affrontare il lutto per la perdita del figlio. Trentino – Essere in Europa - Il progetto “Essere in Europa” frutto della collaborazione fra diversi soggetti, si propone di avvicinare la comunità trentina alla realtà ed alle attuali sfide dell’Unione europea, offren-

I cattivi pensieri ����������������� � ����� ���������������������������������� ��������� ��������

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do, in particolare ai giovani cittadini della provincia, un percorso di formazione e visite alle Istituzioni comunitarie. Nell’ambito di questo progetto, 70 ragazzi trentini, hanno recentemente svolto due percorsi paralleli e due viaggi di studio (uno a Bruxelles e a Bonn alla Casa museo dedicata a Konrad Adenauer, l’altro a Bruxelles e Metz alla casa di Robert Schuman) presentandoli poi a metà aprile alle Istituzioni provinciali. Provincia – Banda Ultra larga, 67 milioni - Il Trentino dispone della più capillare infrastruttura in fibra ottica d’Italia. Sono circa 1100 km che hanno permesso di garantire connessioni ultraveloci a uffici pubblici, ospedali e ad oltre 2000 aziende delle maggiori aree industriali. Ma ora la Provincia punta ad un altro ambizioso traguardo: realizzare entro il 2019 le condizioni per parlare veramente di “montagna digitale” garantendo connettività a 100 mega a chi usa internet per lavoro (aziende di ogni settore e liberi professionisti) ed alle scuole e ad almeno 30 mega (ma il traguardo finale sarà a 50 Mbps) alle famiglie. Per far questo sono stati stanziati oltre 67 milioni di euro Pieve Tesino – Al Museo Casa De Gasperi - A pochi passi dal Parlamento europeo, nella prestigiosa cornice della Solvay Library nel parco Leopold di Bruxelles, il Museo Casa De Gasperi di Pieve Tesino, gestito dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, è stato insignito del riconoscimento “Marchio del patrimonio europeo” dell’Unione europea (primo museo in Italia). L’obiettivo del “Marchio del patrimonio europeo” consiste nel mettere in evidenza tale patrimonio al fine di rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini all’Unione e il dialogo tra le culture. Inoltre, in particolare grazie al turismo culturale, il patrimonio riveste un ruolo importante nello sviluppo economico delle regioni europee che trarranno vantaggio dalla sua valorizzazione.

di Eta Zeta

ELEZIONI/1 Comunali. C’è chi ha preso un sol voto alle passate elezioni. E si ricandida. Eccesso di autostima? O, inconfessata voglia di dare il COLPO del CONIGLIO alla propria lista? **** ELEZIONI/2 Defezioni. Sono sempre più i cittadini freddi di fronte alla politica. I sindaci chiedono il quorum zero. Se va avanti così, prima o poi, dovranno votarsi tra di loro.


Attualità

Turismo, ottimo inverno in Rendena

MAGGIO 2015 - pag.

Stagione record per le Funivie di Madonna di Campiglio: +10% Normalmente i confronti si fanno anno su anno o poco più, ma è interessante andare a rivedere anche i dati delle presenze alberghiere di 10 anni fa, quando l’economia viveva una stagione certamente più felice, il settore immobiliare faceva da traino a un benessere più stabile e concedeva possibilità di svago e vacanza a strati più larghi della popolazione. Ebbene: la migliorata capacità di attrazione di molte strutture, connessa agli investimenti che hanno consentito il rinnovo e l’adattamento alle variate esigenze e la più efficiente organizzazione commerciale e di direzione di Apt, associazioni di categoria e impiantisti, hanno permesso di ottenere, nonostante tutto, numeri in crescita, confermando che il settore è ancora più cruciale, prima fonte diretta di occupazione della valle e delle zone

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limitrofe. In soldoni: dieci anni fa gli stranieri erano (presenze alberghiere) il 24% del poco più di mezzo milione di presenze turistiche in Val Rendena. Nell’inverno 2014/15 sono diventati il 42% dei 620.000 pernottamenti. La presenza degli italiani è rimasta, invece, pressoché costante. Sommando i totali aggregati si ottiene un numero a doppia cifra, +15%, ma si intuisce facilmente l’importanza dei mercati al di fuori dei nostri confini. L’ultimo inverno è stato confortante. I numeri degli incrementi, rispetto all’inverno precedente, sono risicati, ma si deve considerare che la parola crisi è un deterrente

Madonna di Campiglio

di Enrico Gasperi

rmai abituati, a volte rassegnati, a nuotare in una palude grigia dove le onde dense della crisi finiscono non solo per togliere la visuale del futuro, ma anche a ingrigire la percezione del presente, la prima analisi dei dati globali sulla stagione del turismo

invernale lascia intravvedere invece, per fortuna, qualche sprazzo di azzurro sullo sfondo e dimostra che gli sforzi degli operatori locali sono stati evidentemente ben mirati, nonostante le difficoltà atmosferiche che hanno condizionato pesantemente il periodo natalizio.

Doss del Sabion

continuo e che alcuni mercati (come il consistente serbatoio russo e dei suoi stati satelliti) hanno avuto problemi anche di tipo politico. La crescita, comunque, c’è stata, +5% di italiani e +1% di stranieri (questo dato al netto del -20% dei turisti provenienti dall’area russa!), per un comples-

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sivo +3,5% totale, incremento che darebbe soddisfazione a qualsiasi partito politico il giorno delle elezioni. Sul fronte degli impianti, il dato finale è positivo, ma differenti sono i risultati maturati dalle funivie di Pinzolo e di Madonna di Campiglio,

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per cause ben precise e questa volta non dipendenti dalla crisi economica, ma dai capricci del tempo. Pinzolo ha sofferto la mancanza di neve e il dicembre caldo. Gli impianti sono stati aperti soltanto il 18 dicembre, con poche piste agibili: Natale è passato sotto tono con un numero di accessi drammaticamente basso rispetto alle aspettative e ai confronti con gli anni precedenti. Le nevicate di metà gennaio hanno permesso di recuperare una seconda parte di stagione estremamente positiva, ma il dato finale indica però, ancora, un segno negativo, -4% rispetto al 2013/14. Pinzolo conta comunque di ridurre la

differenza già con la stagione estiva, grazie anche alla nuova pista da downhill per mountain bike realizzata con il sostegno economico di Comunità di Valle e APT. Allo stesso modo, a dimostrazione di quanto le nevicate e la possibilità di ottenere neve programmata siano fattori altrettanto decisivi rispetto alla promozione e alla qualità degli impianti e dell’offerta complessiva, gli impianti di Madonna di Campiglio hanno vissuto la loro stagione record. Già l’anno scorso si erano avuti i migliori risultati di sempre; quest’anno, grazie all’apertura del Grostè a fine novembre, all’effetto trainante della 3Tre e alla possibilità di avere un Natale con tutte le piste agibili, la società ha ottenuto il miglior risultato assoluto di tutto l’arco alpino e un sensazionale +10% rispetto all’ultima stagione.

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Speciale Elezioni Comunali

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Comunali, candidati in calo del 35% Le nuove norme e altre cause ridimensionano il numero di liste e candidati. Al voto 15 comuni delle Giudicarie Meno liste, meno candidati. Un discorso che si può ampliare anche al numero complessivo di liste e di candidati. A fronte della “carica dei 1.200”, così titolò il Giornale delle Giudicarie di maggio 2010, questa volta saranno solamente 509. Considerando solo i 15 comuni dove si voterà, nel 2010 furono ben 781 i candidati in lizza, mentre in questa tornata saranno 509, con un vistoso calo del 35%. Le cause. Un calo di certo molto ampio e che è imputabile sostanzialmente a due fattori. Il primo, di tipo strutturale, attiene al fatto che nell’ambito delle recenti leggi di riforma provinciali e regionali che si sono susseguite nell’ottica del riassetto degli enti locali finalizzata anche alla spending review, è stata approvata la legge regionale N° 1 del 5 febbraio 2013 che prevede uno “sfoltimento” riguardo alla composizione di consigli e giunte. In particolare i comuni sotto i 1.000 abitanti (sono 93 in Trentino) passano da 15 a 12 consiglieri e la giunta da 5 a 3 componenti; quelli da 1.001 a 3.000 confermano i 15 consiglieri; quelli sopra i 3.000 (22 comuni, in Giudicarie Pinzolo, Tione, Storo) passano da 20 a 18 consiglieri e le giunte da 7 a 5 componenti. Tenendo conto di questa riduzione cambiano anche parallelamente i componenti massimi e minimi delle singole liste (9-12; 11-15; 1318). Il secondo fattore è meno legato alle leggi e più al segno dei tempi, che propongono un crescente disimpegno riguardo alla gestione della cosa pubblica, così come è facile percepire dalle parole di alcuni promotori delle liste per le comunali che in molti casi non sono riusciti a completare tutte le caselle per mancanza di volontari. Senza dimenticare il fenomeno “candidato unico”, che in questa tornata assume dimensioni particolari, in tutto il Trentino. Un esempio su tutti, il comune di Predazzo, in Valle di Fiemme: nel 2010 furono 5 i candidati sindaci, con una decina di liste a supporto. Oggi c’è un solo candidato sindaco, con due liste. Analogo discorso lo si può fare per i principali comuni giudicariesi, soprattutto per Storo e Pinzolo. Nel comune della Valle del Chiese nel 2010 furono 4 i candidati sindaci con 9 liste in campo; analogamente a Pinzolo furono 4 i canidati alla carica

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unque l’attesa è finita. La campagna elettorale è agli sgoccioli e domenica 10 maggio, dalle 7 alle 21 la parola passerà alle urne per questa tornata di amministrative così atipica. Atipica perché saranno solamente 15 i comuni giudicarie-

di primo cittadino, con 6 liste a sostegno. Il rischio astensione e il quorum. Sempre compreso nel secondo fattore c’è l’allontanamento generale dei cittadini dalla partecipazione elettorale. Premesso che per

quanto riguarda le consultazioni comunali dove c’è capillarità di candidati e la conoscenza diretta degli stessi le dinamiche sono un po’ diverse, va rilevato che dal 2010 al 2015 la percentuale di votanti nelle varie consultazioni è andata sempre

si interessati al voto, effetto dei processi di fusione già avvenuti o in corso. Fatto sta che saranno per il nostro compresorio elezioni più che dimezzate, se pensiamo che nel 2010 furono 38 i comuni ad andare alle urne. calando. Un trend nazionale, che comunque non ha risparmiato il Trentino e neppure le Giudicarie. Basti pensare che alle Provinciali del 2013 l’affluenza alle urne fu del 62,82%, in calo del 10% rispetto al 73,13 del 2008 (in Giudicarie 63,75% contro

74,21%); che tra le elezioni politiche del 2008 e quelle del 2013 si sono persi a livello nazionale 5 punti percentuali di votanti (in Trentino 4 punti, dall’84 all’80%); che nell’ultimo test, alle Europee del maggio 2014 la percentuale di votanti ha toccato il

minimo storico del 58,69%, in calo di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2009. Motivi che fanno suonare qualche campanello d’allarme per gli amministratori: specie nei paesi che si presenteranno con un’unica lista occorre infatti riuscire a mobilitare i cittadini perché vadano a votare. La prospettiva, qualora non si superasse il 50% degli aventi diritto al voto, è quella del commissariamento.

Storo, 3 candidati in campo CANDIDATO SINDACO GIUSI TONINI

Erica Bondoni Luca Butchiewitz Daniele Cominotti Lara Gelmini Stefania Giacometti Francesco Giacomolli Alvise Manzoni Fabio Marini Ivano Marotto Luca Mezzi Sara Moneghini Stefano Poletti Angelo Rasi Igor Sembinelli Maria Trica Federica Zanetti Matteo Zanetti Maurizio Zontini

AUTONOMIA PER IL FUTURO Loretta Cavalli Domenico Gino Lucchini Angelo Faes Ersilia Ghezzi Narciso Marini Simona Foglio Dennis Beltrami Gianmarco Luzzani Serena Bugna Giovanni Cassanelli Gianluca Tonini Fabiano Uboldi Daniele Tarolli Adriano Grassi

Angela Nadia Armanini Romina Cimarolli Marta Coser Laura Danieli Sabrina Grassi Laura Lombardi Umberto Armanini Said Azza Oreste Beltramolli Michele Bettazza Luigi Maurizio Brunello Marco Cominotti Gabriele Coser Silvan Grassi Salvatore Moneghini Paolo Pasi Jacopo Scalmazzini Lodovico Zontini

CANDIDATO SINDACO VIGILIO GIOVANELLI

CANDIDATO SINDACO LUCA TURINELLI IMPEGNO COMUNE

PATTO DEMOCRATICO

LISTA CRESCERE INSIEME

FARE

Claudio Cortella Gaia Beltrami Bruna Bernardi Cristian Bonomini Ugo Bonomini Cristian Candioli Gianni Carettoni Adriana Cortella Irene Donati Stefano Fiorino Giovanni Giacomolli Franz Grassi Mariangela Grassi Giuseppe Mezzi Guido Poli Gigliola Scalmazzi Alessandro Maria Tonini Giuseppe Tonini

Marino Cosi Edoardo Ferrari Lucia Festa Dario Giovanelli Riccardo Giovanelli Flavio Grassi Omar Lucchini Giovanna Maestri Adriano Malcotti Michela Malcotti Eleonora Marini Giampiero Marini Alessandro Mora Lucia Papaleoni Andrea Piccinelli Francesco Romele Michela Siard Giovanni Zocchi


Speciale elezioni comunali Cominciamo dai ritorni, ossia dagli ex sindaci che si ripropongono. Nel 2010 ci fu la prima tornata elettorale nella quale diversi primi cittadini “storici” furono costretti a non ricandidarsi per raggiunto limite di tre mandati. Dunque, dopo essere stati fermi una legislatura ci si chiedeva quanti sarebbero tornati alla carica. Causa fusioni in corso, diciamo pochi. Gli unici sono Diego Tisi, a Carisolo e Albino Dellaidotti a San Lorenzo-Dorsino. Ed è curioso che proprio il suo antagonista, Walter Berghi, sia un altro ex-sindaco, oltre che già presidente delle Terme di Comano. Storo, colpi di scena. Il comune dove non sono mancati colpi di scena e polemiche, al solito, è stato Storo. A partire dal ritorno in campo di Vigilio Giovanelli, che, inizialmente orientato a lasciare, successivamente sollecitato da più parti di andare avanti, ha ritrovato la consueta verve e ha presentato prima di tutti le due liste, fra l’altro le più “giovani” in termini d’età media. Dal canto suo Luca Turinelli, partito con largo anticipo, può contare su una lista civica e su una civica mista-Patt, “Autonomia per il futuro” che Turinelli definisce “una proposta trasversale, frutto dell’incontro tra esperienze distinte e percorsi politici diversi”. Chi ha fatto davvero harakiri è stato ancora una volta il Partito Democratico. Certi di succedere a Giovanelli e poi subìta la scelta di ricandidarsi del primo cittadino, i Pd hanno indicato in Giusi Tonini il candidato sindaco, preferendo presentarsi alle urne da soli. Poi succede il finimondo, con Ennio Colò, storico esponente del Pd storese e uno dei firmatari della lista, che sbatte la porta ritirando appunto la firma, dimettendosi inoltre dal Circolo e dal ruolo di Coordinatore di Valle. Il motivo del contrasto è l’aver appreso che Salvatore Moneghini, assessore del Comune di Storo sostenuto dal Partito Democratico, non ha versato al Partito la percentuale dell’indennità di carica a suo tempo sottoscritta. L’altro motivo è il rimproverare a Moneghini il fatto di non avere preso abbastanza le distanze dall’amministrazione Giovanelli (di cui, ricordiamo, il Pd fa parte fino a fine legislatura) “per contraddistinguere e caratterizzare la presenza e l’azione del Pd in Comune per trasparenza, legalità e correttezza, divenuta nel tempo silenzio assenso alla macchina del consenso e dei piaceri”.

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“Dentro” le elezioni comunali Ex sindaci di ritorno, polemiche interne al Pd e comuni con una sola lista. Ecco il panorama delle prossime amministrative

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ra i nomi sono ufficiali e, dopo alcune settimane di toto-sindaci e fantasie elettorali, l’analisi sulle prossime comunali può ora

Pinzolo, sei liste. Tre liste per ciascun contendente a Pinzolo, da una parte il sindaco uscente, William Bonomi, dall’altra Michele Cereghini. Per entrambi c’è una lista campigliana di appoggio, essendo questa una frazione importante (in termini soprattutto economici) capace di far pendere

l’esito delle elezioni a favore di questo o quel candidato. Tione, candidati giovani. A Tione, il capoluogo delle Giudicarie, troviamo la sfida fra due giovani candidati sindaci. Il sindaco uscente Mattia Gottardi, 35 anni, e Alessandro Rognoni, 26, senza dimenticare il terzo

basarsi sui dati reali. Detto del calo drastico di candidati vi sono alcune realtà ed alcune particolarità che vanno segnalate. candidato in lizza, Michele Malacarne, esponente della lista della frazione di Saone, 44 anni. Al di là del dato anagrafico, Gottardi si presenta con le due liste civiche di appoggio Insieme per Tione e Punto su Tione, con 36 candidati in appoggio; con Rognoni due liste, Insieme per l’alternativa e Tione e Saone domani, e

28 candidati; con Malacarne la lista Civitas Saone. Comano Terme. Nel capoluogo delle Esteriori vi sarà l’unica lista che si presenta con il nome di un partito (se si eccettua la lista del Pd a Storo, che si chiamerà Patto Democratico), ossia quella a sostegno del candidato sindaco Julian Col-

lini, firmata Lega Nord. Fra le altre curiosità da sottolineare, ci sono i paesi con una lista unica. Massimeno torna alla tradizionale lista unica, così come Giustino, dove si conferma il trend delle ultime tre elezioni. A Stenico lista unica con Monica Mattevi candidata: un unicum, in un paese dove solitamente il confronto politico è sempre stato molto frizzante e acceso.

Tione, candidati giovani CANDIDATO SINDACO: MICHELE MALACARNE

Battitori Christian Buganza Chiara Chemolli Emanuela Laguzzi Sergio Luzzi Edoardo Luzzi Sonia Malacarne Alberto Marchiori Angelo Marchiori Damiano Marchiori Fabio Marchiori Giuseppe Marchiori Massimiliano Michele Scalfi Giuliano Scalfi Marta

CANDIDATO SINDACO MATTIA GOTTARDI

CANDIDATO SINDACO ALESSANDRO ROGNONI INSIEME PER L’ALTERNATIVA Accili Adriano Valenti Nicolina Morelli Gianni Camera Giuseppe Sufali Maradona Ceso Alessandro Gervasoni Emanuele Bolpagni Tatiana Di Gioia Mario Mastrorilli Alessandro Molinari Giuliana Scorta Asahar Togni Andrea Valentini Alessandro

CIVITAS SAONE

TIONE E SAONE DOMANI

INSIEME PER TIONE

PUNTO SU TIONE

Scandolari Giovanna Pironi Anna Zecchi Ruggero Bazzoli Alessia Bolpagni Pier Giorgio Artedia Alessandra Matino Francesco De Giorgi Valeria Piazza Christian Venturini Renata Fratea Giuseppe Pellegrino Lucia Calfa Vittorio Gattuso Cristina

Antolini Eugenio Armani Alberto Ballardini Carlo Ballardini Giovanni Bertocci Carla Dorna Luca Failoni Mario Ferrari Manuela Foti Manuela Loria Maria Wanda In Bonetti Osele Federica Pedretti Renata Perottino Pietro Salvaterra Elisa Scalfi Luca Simonelli Luisa Valentini Mario Ventura Matteo

Antolini Federico Antolini Roberto Bertaso Daniele Bonomi Arrigo Carnessali Federica Codeghini Annalisa Cornella Maria Elena Ferrazza Simone Girardini Mirella Iseppi Maurizio Marchiori Simone Masè Michele Parolari Romina Pedrazzolli Pietro Ripa Antonella Rossaro Nicola Stefani Roberto Zamboni Roberto


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Speciale Elezioni Comunali

MAGGIO 2015

MASSIMENO

Pinzolo, Cereghini vs Bonomi

CANDIDATO SINDACO ENRICO BELTRAMI

NUOVI ORIZZONTI Polli Gianni Monfredini Franca Polli Eda Polli Paolo Trenti Elisabetta Polli Franco Beltrami Simon Beltrami Virgilio Gasperi Antonio Baselli Silvia Fasoli Matteo

GIUSTINO

CANDIDATO SINDACO MICHELE CEREGHINI

PATT CIVICA NUOVE IDEE

Bianchi Maria (Cristina) Binelli Gianluca Caola Maurizio Capponi Sonia Carli Sergio Gargioni Elisa Lorenzetti Marco Maturi Chiara Maturi Corrado (Grapot) Maturi Daniele (Carnera) Maturi Floriano (Cilenu) Pradini Massimo Salvadori Ivan Savinelli Paola Vidi Luca

Bertolini Daniele Campigotto Matteo Caola Ivan (Siurin) Cereghini Luca (Livarot) Collini Denise Cunaccia Bruna (Varal) Maffei Fabio (Serio) Maffei Renzo (Sisti) Marini Angelo Masè Marilena Maturi Giorgio (Paparot) Maturi Michele (Negol) Maturi Pio (Pladun) Pradini Ido Tommasini Davide

CANDIDATO SINDACO WILLIAM BONOMI

INSIEME CON VOI

CAMPIGLIO INSIEME

GUARDIAMO AVANTI

Binelli Diego (Tisor) Binelli Sandra Bruti Tomaso Cereghini Giorgio Collini Patrick Cominotti Cesare Corradini Giuseppe Cunaccia Emanuele Failoni Roberto Ferrari Carola (Stivalin) Fostini Giorgio Gallucci Augusto Lorenzetti Paolo Maestri Michela Maffei Cecilia Pedretti Isidoro

Ballardini Albert Biaudet Ali Alan Nicholas Bonomini Monica Bruschi Alfredo Collini Ilaria Carambia Marcello Collini Nicola D’Acquisto Luca De Marco Dario Maffei Teresa (Gueret) Pedergnana Luca Quagli Maria Lina Ramponi Daniela Stefani Francesco Zanolini Elena

Bertoni Rudy Binelli Anita Bonapace Daniele Caola Luciano (Filizot) Caola Sabrina Cereghini Luciano (Paolot) Collini Davide Collini Filippo Collini Margherita Lucchini Manuel Maestranzi Giacomo Moser Nadia Ratiu Adelina Claudia Sebastiani Francesco Tedeschi Rosanna Tisi Arrigo

CANDIDATO SINDACO JOSEPH MASÈ

COMUNITÀ SVILUPPO CIVICA PER CAMPIGLIO Alberti Alberto Fausto Bonapace Marco Detassis Sahra Lorenzi Michele Luconi Franco (Bisti) Masè Luisa Maturi Luciano Minelli Walter Nespoli Fabrizio Oberosler Alberto Papa Roberto Vidi Claudio Vidi Valter Zulberti Katia

Pelugo, sfida Galli - Chiodega

PROGETTO COMUNE Chistè Fabrizia Cozzini Clelia Maestranzi Angelo Maestranzi Silvano Masè Norman Masè Sergio Piva Alessandro Poli Guido Rodigari Francesca Turri Carmen Viviani Massimo

RINNOVAMENTO INSIEME

CANDIDATO SINDACO MAURO CHIODEGA

UNITI PER PELUGO GUARDANDO AL FUTURO

COMUNITÀ REALE PELUGO

Zoanetti Angela Emilia Ferrari Graziano Chiodega Paola Franchini Claudio Pollini Gianpiero Stefani Luisa Motter Matteo Brunelli Claudia Locatelli Alessandra Bonenti Graziana Chiodega Debora

Bertini Chiara Bondi Sonia Bosetti Rina Campidelli Riccardo Cavalleri Margherita Chiodega Alba Nodari Giambattista Ongari Alberto Oss Gianluca Pietropoli Paola Pollini Andrea Povinelli Sandra Clementina

CANDIDATO SINDACO STEFANO PIETRO GALLI


Speciale elezioni comunali SPIAZZO

CANDIDATO SINDACO MICHELE ONGARI

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Carisolo, il ritorno di Tisi? In campo anche l’ex sindaco che sfida il primo cittadino uscente Arturo Povinelli

GRUPPO 2010 Alberti Sonia Bonapace Erika Bonzani Silvia Borsari Roberto Bresciani Chiara Capelli Angelo Casagrande Francesca Collini Nicola Collini Riccardo (Mondin) Cozzio Lorenzo Frigo Rudj Lorenzi Simone Terzi Michele Tisi Gioacchino Villi Rino

MAGGIO 2015 - pag.

CANDIDATO SINDACO DIEGO TISI

CARISOLO IERI OGGI DOMANI

PER CARISOLO

Beltrami Francesco Bonapace Dario Collini Michela Gargioni Francesca Nella Emanuela Olivieri Fabio Povinelli Mario Povinelli Rudi Ronchini Emanuele Sparapan Bruno Valerio Mauro

Beltrami Cesare Collini Thomas Maestri Monica Maestri Richard Maturi Serafina Nella Edda Nella Giuditta Pedretti Daniele Rambaldini Ivano Salvadei Dennjs Zambotti Patrizio

CANDIDATO SINDACO ARTURO POVINELLI

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Speciale Elezioni Comunali

MAGGIO 2015

STENICO

CANDIDATO SINDACO MONICA MATTEVI

Partita a due a Comano Terme Unica lista “di partito” in campo in Giudicarie quella della Lega Nord

UNITI PER STENICO Albertini Chiara Armanini Luca Bressi Floro Fedrizzi Maria Ferrari Steven Litterini Egidio Litterini Maurizio Morelli Mirco Nicolli Erica Parisi Cinzia Ratti Annora Salmi Giuliano Sicheri Cristian Zambanini Manuel Zappacosta Giustino (Giorgio)

CANDIDATO SINDACO FABIO ZAMBOTTI

COMANO TERME FUTURA

LEGA NORD

Dalponte Roberta Del Maffeo Laura Gusmerotti Laura Pederzolli Giulia Ricca Silvia Berlanda Omar Bombarda Roberto Buratti Simone Giongo Christian Malacarne Cristian Masè Alberto Parisi Antonio Sansoni Daniel Zanoni Stefano

Rio Piercandido Francescotti Michele Festi Mariano Brena Luca Crosina Giancarlo Cervi Giuseppe Parisi Cinzia Casagrande Luigi Lauto Daniela Romano Mario Sottini Maria Grazia

CANDIDATO SINDACO JULIAN COLLINI

San Lorenzo Dorsino due ex sindaci in campo

CON I PIEDI PER TERRA

LE DIECI VILLE

CANDIDATO SINDACO ALBINO DELLAIDOTTI

Coati Sonia Cornella Luigi Cornella Samuel Daldoss Aldo Degiampietro Piera Donati Ruben Flori Luca Forti Maira Margonari Rudi Orlandi Davide Orlandi Denise Rigotti Federica Rigotti Ilaria Rigotti Michele Tomasi Moreno

CANDIDATO SINDACO WALTER BERGHI

Bosetti Annika Bosetti Elio Bosetti Ivan Brunelli Fabrizio Contrini Roberto Cornella Alessandra Cornella Manuel Dellaidotti Dino Elmi Simone Gionghi Laura Libera Marco Mattioli Valentina Michela Orlandi Giulia Paoli Ivan


Speciale elezioni comunali Si vota domenica 10 maggio, dalle 7 alle 21 Elezioni 2015: Si voterà dunque domenica 10 maggio con i seggi che saranno aperti dalle ore 7 alle ore 21. Per accedere alla votazione occorre presentarsi in seno al seggio muniti di documento di identificazione e di tessera elettorale (per coloro che l’abbiano smarrita è possibile richiedere un attestato sostitutivo presso gli uffici comunali). Lo spoglio delle schede e la proclamazione dei vincitori avverrà non appena chiuse le operazioni di voto. Si ricorda che è possibile votare il candidato sindaco barrando il nome del candidato, oppure barrando il nome di una lista a lui collegata, oppure esprimendo sino a due preferenze scrivendo nome e cognome dei candidati consiglieri negli appositi spazi. In seguito all’approvazione della legge regionale N° 1 del 5 febbraio 2013 la composizione dei comuni sotto i 1.000 abitanti (sono 93 in Trentino) passa da 15 a 12 consiglieri e la giunta da 5 a 3 componenti; quelli da 1.001 a 3.000 confermano i 15 consiglieri; quelli sopra i 3.000 (22 comuni, in Giudicarie Pinzolo, Tione, Storo) passano da 20 a 18 consiglieri e le giunte da 7 a 5 componenti. In questo modo si ridimensionano anche parallelamente i componenti massimi e minimi delle singole liste (9-12; 11-15; 13-18).

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Zambotti sfida Aloisi a Fiavè Testa a testa nel comune delle Palafitte

CANDIDATO SINDACO NICOLETTA ALOISI

RINNOVIAMO CON VOI

FIAVÈ NELLE GIUDICARIE

Baroldi Bernardo Benetti Mauro Ceschi Gianluca De Albuquerque Cristina Dipré Cianna (Gianna) Foradori Danilo Fruner Lucio Lorenzi Gianluca Lorenzi Martina Martini Franca Nicolini Cinzia Tonini Pietro Zanini Cinzia Zanoni Francesca Zucchelli Andrea

Bagatoli Michela Baroldi Paolo Berti Mattia Caliari Eddy Carloni Stefano Farina Gian Santo Gagliardi Arianna Giordani Michele Giuliani Daniela Guetti Michele Levri Costantino Malacarne Agnese Rasini Thea Martina Tokenike Zanini Romeo Zuffranieri Claudia

CANDIDATO SINDACO ANGELO ZAMBOTTI

ABleggio Superiore Caldera - Iori

CANDIDATO SINDACO MASSIMO CALDERA

GIOVANI IN AZIONE

IDEA BLEGGIO

Comai Denise Iori Federica Farina Lorena Devilli Adele Benedetti Alessandra Farina Mara Caldera Elide Bosetti Stefano Tosi Mattia Beatrici Ivan Riccadonna Andrea Coppin Alberto Caldera Mauro Fenice Guido Monelli Massimo

Tosi Sabrina Dalfior Samuel Caldera Mirco Brochetti Rodolfo Brena Stefano Corradi Giorgio Brunelli Silvano Serafini Erica Berti Francesca Brunelli Daniela Riccadonna Giorgia Francescotti Marco Berti Gianluca Caliari Nicola Luchesa Nicola

CANDIDATO SINDACO ALBERTO IORI


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Speciale Elezioni Comunali

MAGGIO 2015

CASTEL CONDINO

CANDIDATO SINDACO BAGOZZI STEFANO

Due liste a Valdaone Nel nuovo comune nato da Praso, Bersone e Daone INSIEME PER VALDAONE

CIVICA VALDAONE

LISTA CIVICA INSIEME Armani Irma Bagozzi Armando Bagozzi Fabio Bagozzi Renato Bagozzi Tiziano Mascheri Daniela Pizzini Corrado Pozzi Ivan Tarolli Maurizio Tarolli Romina Valenti Nicole

CANDIDATO SINDACO KETTY PELLIZZARI

Ambrosini Giovanni (Gianni) Armani Mauro Baldracchi Nadia Bugna Alberto Bugna Elisa Bugna Igor Bugna Jessica Busetti Pierangelo Colotti Ezio Filosi Francesca Filosi Luca Nicolini Severino Panelatti Roberto Pellizzari Alan Pellizzari Maddalena

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CANDIDATO SINDACO ALESSANDRO PANELATTI

Aliprandi Gian Tomaso Baroldi Anna Bugna Franco Bugna Pasquina Bugna Virginio Capelli Giampaolo Gregori Andrea Losa Loris Losa Maria Assunta Panelatti Massimo Zaninelli Vittorino

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Lavoro

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Viaggio all’interno delle nuove regole sull’occupazione varate dal governo Renzi

Jobs act, una spinta al lavoro? Dagli sgravi per le assunzioni ai nuovi contratti a tutele crescenti: tutto quello che c’è da sapere Un corteo contro il Jobs act

La prima novità prevede delle tutele crescenti in tema di licenziamento, per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato, commisurate all’anzianità di servizio. In soldoni, si esclude per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione nel posto di lavoro e si prevede il riconoscimento al lavoratore di un’indennità pari a due mensilità dell’ultima retribuzione globale per ogni anno di servizio prestato. In tutti i casi, tale indennizzo non potrà mai essere inferiore a 4 mensilità e superiore a 24. Tale normativa si applica a tutte le tipologie di lavoratori del settore privato (operai, impiegati, quadri…), assunti con contrat-

di Tiziano Amistadi* Da quanto se ne sta parlando, dovrebbe essere la panacea per i mali dell’Italia. Almeno per quanto riguarda il mercato del lavoro. Ma cos’è il Jobs Act? In breve con Jobs Act si intende quella legge che delega il governo Renzi ad apportare alcuto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto e a prescindere dalla dimensione dell’impresa datrice di lavoro. In altre parole le regole previste dal Jobs Act si applicano per i contratti stipulati dal 07 Marzo 2015, mentre quelli sottoscritti antecedentemente seguono le vecchie regole. Nel caso di trasformazione di contratti stipulati a termine in contratti a tempo indeterminato, valgono le regole in vigore al momento della trasformazione.

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Tuttavia, il diritto alla reintegrazione resta per i licenziamenti nulli e discriminatori e per specifici casi di licenziamento disciplinare ingiustificato. Questo significa che nei casi di licenziamento effettuati per ragioni o di credo politico o religioso, appartenenza o partecipazione sindacale, razziali, di lingua, di sesso, di handicap, di età, di orientamento sessuale, di convinzioni personali e simili, oppure effettuati per matrimonio, gravidanza o perché intimati in forma orale è possibile ottenere dal giudice la reintegrazione al proprio posto di lavoro. In questi casi, il lavoratore, oltre alla reintegrazione nel posto di lavoro, ha diritto al risarcimento del danno subito, stabilito in un’indennità commisurata all’ultima retribuzione di riferimento, per il periodo dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione. In ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità, determinate sulla base dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto. In alternativa, il lavoratore può rinunciare alla reintegrazione nel posto di lavoro, ottenendo in cambio un’indennità pari a quindici mensilità, sempre determinate sulla base dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto. Affinché questi diritti possano essere fatti valere, il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla comunicazione in forma scritta dello stesso. La seconda novità è quella relativa all’introduzione di una nuova fattispecie di indennità di disoccupazione, detta Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione sociale per l’impiego. Brevemente, a decorrere dal 1° maggio 2015 per tutti gli eventi di disoccupazione

ne riforme nel mondo del lavoro attraverso dei decreti attuativi. I primi due, relativi ai discussi contratti a tutele crescenti e alle nuove indennità di disoccupazione, sono entrati in vigore da poco più di un mese.

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti

involontaria sarà erogato questo nuova sussidio, di cui i destinatari sono tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che perdono involontariamente l’occupazione. Rispetto alla indennità che la Naspi va a sostituire, la vecchia Aspi, cambiano le modalità d’accesso, il calcolo del indennità e la durata della stessa. L’accesso alla Naspi è garantito a chi contemporaneamente è disoccupato, vanta contributi per almeno 13 settimane nei 4 anni che precedono la perdita del lavoro, e possono far valere 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. L’ammontare della Naspi si ottiene sommando gli imponibili previdenziali degli ultimi 4 anni, dividendo il risultato per le settimane di contribuzione e moltiplicando il tutto per 4,33. Se l’importo che si ottiene è pari o inferiore a 1.195 euro, l’indennità sarà il 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche

il 25% della differenza. Il massimo ottenibile non potrà mai superare i 1300 euro mensili. La Naspi diminuisce del 3% mensile a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione. Il beneficio sarà corrisposto per un numero di settimane pari alla metà di quelle coperte da contribuzione negli ultimi 4 anni (2 anni al massimo ridotti a un anno e mezzo dal 2017). Un’altra novità, forse la più rilevante rispetto all’istituto precedente, è l’obbligo per chi ne usufruisce di riqualificarsi, partecipando a corsi di formazione organizzati dai centri dell’impiego, con il fine di riproporsi più preparati sul mercato del lavoro. Per ricevere tale sussidio bisogna presentare apposita domanda all’Inps entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Interessante è la possibilità per chi, trovatosi disoccupato, volesse mettersi in proprio, intraprendendo una nuova attività impren-

ditoriale o sottoscrivendo una quota di capitale sociale di una cooperativa. Questi, con apposita istanza, possono richiedere all’Inps l’anticipo, in unica soluzione, dell’intera Naspi spettante. Infine, per chi ha fruito interamente della Naspi e ancora fosse disoccupato e si trova in una condizione economica di bisogno, valutata in base all’Isee, il decreto introduce un altro assegno, denominato Asdi. Il Governo con lo slogan “L’Italia riparte”, ha trionfalmente diffuso i dati relativi all’aumento del contratto ai tempi indeterminato nei primi due mesi dell’anno, che secondo quanto affermato dal mistero competente sono cresciuti del 38,5%. Merito del Jobs Act? Naturalmente no, visto che i dati sbandierati riguardano solamente i mesi di gennaio e febbraio, mentre i primi decreti attuativi sono in vigore a partire da Marzo. Tali risultati si spiegano presumibilmente con un’altra novità. La Legge di Stabilità 2015, con decorrenza 1° gennaio 2015, ha introdotto, al fine di promuovere la stabilizzazione del lavoro, un esonero contributivo triennale per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato, abbinandolo ad una parallela riduzione del peso dell’IRAP. Entro Giugno, il Governo dovrebbe emanare gli ultimi decreti attuativi, relativi alla semplificazione delle procedure in materia di lavoro e sull’Agenzia per l’attività ispettiva. Per allora saranno disponibili anche i dati relativi ai primi mesi di applicazione delle novità di cui abbiamo parlato e solo allora capiremo se gli interventi hanno davvero modificato qualcosa nel mercato del lavoro o se il Jobs Act non è altro che il solito palliativo. *Dottore commercialistaRevisore legale


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Economia

MAGGIO 2015 L’ex-locomotiva dell’economia è ferma su un binario morto

Edilizia, la luce in fondo al tunnel ancora non si vede Oggi la grande locomotiva dell’edilizia, da sempre vero elemento trainante dell’economia (in Giudicarie su 1.239 piccole imprese artigiane, 559 sono edilizia-dipendenti), si sta avviando verso un binario morto. Gli ultimi sbuffi stanno portando con sé decine di situazioni fallimentari. Aziende, anche importanti, con ragguardevoli pedigree alle spalle, chiudono. E si portano dietro tantissimi piccoli artigiani che, a cantieri ultimati, attendono inutilmente di essere pagati. La situazione dell’intero comparto edilizio, lo abbiamo già scritto anche nel numero scorso, è grave in tutt’Italia. In Giudicarie, però, sta assumendo toni drammatici. Con tantissime imprese che, non solo sono senza lavoro, ma non vedono spiragli per il futuro. Ad avere maggior consapevolezza di una realtà che non accenna a raddrizzarsi, oggi ci sono anche i progettisti, a loro volta investiti da una crisi senza uguali. Anche la loro funzione di procacciatori di lavoro per costruttori, muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici, falegnami e via dicendo, sta venendo meno. Sen-

di Ettore Zini

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al 2000 al 2005, quando il mercato immobiliare tirava a più non posso, nessuno ipotizzava anche lontanamente l’attuale crisi edilizia. “Allora – rammentano con grande rimpianto alcuni immobiliaristi della zona – bastava avere appartamenti da vendere. Il mercato era all’apice. E gli stessi costruttori sembravano presi da una smania irrefrenabile di alimentare la fame di case. Molti di loro si sono indebitati a più non posso con gli istituti bancari, illudendosi che le richieste del mercato non potessero finire mai”.

za progetti non si fanno case. Né si ristrutturano immobili. Quindi, la loro voce, in questo particolare frangente, è oltremodo significativa. “I progetti, purtroppo, latitano. E, senza progetti il futuro è nero: nerissimo”. Lo dice l’ingegner Massimo Dalbon di Tione, uno dei più quotati delle Giudicarie. Il suo studio sforna progetti e calcoli statici da quasi quarant’anni. Di momenti bui ne ha visti passare sotto i ponti. L’edilizia, croce e delizia dell’economia non solo nostrana, in tanti anni ha subito alti e bassi. “Mai però – dice – come in questo momento”. “Oggi, gli studi tecnici chiudono. O, nella migliore delle ipotesi, si ridimensionano. Chi aveva due o tre dipendenti, quando va bene, ne tiene uno. E, in molti casi, a tenere in piedi gli studi tecnici, rimangono solo i titolari. Mentre, quei tecnici che prima costituivano l’ossatura portante dello studio, sono

Manifestazione dell’Ance a Bari

costretti a riciclarsi in altre attività”. Il quadro insomma, allegro non è. E se lo dice uno dei professionisti più autorevoli della Valle, c’è davvero da crederci. “E non è il solito piagnisteo degli anni passati” – dice Candido Ghezzi di Daone, ex presidente degli artigiani, titolare

ORARI DI APERTURA

di una delle imprese storiche del Chiese. “Oggi, chi lavora nell’edilizia ha davanti un muro. Di appalti non se ne vede l’ombra. E quei pochi vengono aggiudicati con ribassi insostenibili. Che non hanno alcuna attinenza con i costi reali”. “C’è chi pur di accaparrarsi un’opera pratica sconti del 30 e del 40%”. A

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queste condizioni - dice Ghezzi – fare impresa è diventato impossibile. E, come se non bastasse, chi chiude trascina con sé altre aziende”. Una catena di Sant’Antonio che brucia risorse. E che chiude ogni speranza di futuro a tante famiglie che campano sul mattone. Una realtà inimmaginabile solo qualche anno or sono, sta cozzando duramente contro chi vede la ripresa dietro l’angolo. La mancanza di opere edili (il calo, secondo l’Ordine degli Ingegneri raggiunge anche il 40/50%, ma c’è chi ipotizza mancanze di commesse ancora più vistose) ha un denominatore comune: dalla bassa val del Chiese, fin su, in alta Rendena. Dove mai si erano visti tanti cartelli con scritto “vendesi”, e un mercato immobiliare alla paralisi. I motivi, non sono una novità per nessuno. A dare il colpo di grazia, oltre ai privati che non investono più e alla strozzatura del credito da parte delle banche, sono le grandi e piccole opere stralciate dalla Provincia e altri lavori progettati, di cui s’è persa traccia per mancanza di fondi. Una per tutte la circonvallazione di Pinzolo.

“Si aggiunga – dice l’ingegner Dalbon - che parte delle modeste opere finanziabili sono progettate e dirette dalla Comunità e dai Comuni”. In più, anche le domande di contributo per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa hanno subito un crollo verticale. Esplicativo è il numero delle domande presentare in Giudicarie nel 2015: da quasi mille nel 2014, a cinquanta. “Il fatto preoccupante – spiegano gli addetti ai lavori – è che nei Comuni non ci sono richieste di Concessioni edilizie. I progetti da autorizzare si contano sulle dita di una mano, e le opere in ballo sono di poco conto. Situazione che non ha riscontri in passato”. Per avere conferme, basta interpellare gli Uffici tecnici comunali. “A Tione per esempio – dice il geometra Floriani – la situazione ricalca né più né meno quella dello scorso anno. Progetti pochi. E, in massima parte ristrutturazioni”. Un dato concreto di come stanno andando le cose viene sempre dal Comune di Tione. Fino a pochi anni fa, gli introiti annuali di oneri di urbanizzazione si aggiravano mediamente sui 200 mila euro. Oggi, quando va bene, a mala pena se ne introitano 20 mila. Del resto – avvertono molti progettisti - ciò che vale per gli studi tecnici, vale anche per le aziende di costruzioni, molte delle quali hanno ridotto il personale all’osso, in attesa di una ripresa che chissà se arriverà”. Altro che arcobaleni all’orizzonte. L’edilizia, da sempre grande corroborante dell’economia locale, sta battendo in testa. I cantieri sono fermi. E, a meno che non si riescano a dare degli stimoli al comparto con il recupero dei centri storici o forti iniezioni di denaro da parte dell’Ente pubblico, la vecchia e ormai obsoleta locomotiva dell’edilizia, difficilmente potrà uscire dal binario morto in cui s’è cacciata.


Economia Sapere che le difficoltà ci sono anche qui, anche se era nell’aria dall’ottobre scorso quando una prima trattativa sindacale era stata avviata, lascia amareggiati gli operatori del settore. Siamo ancora a parlare di crisi – edilizia, in questo caso – e delle difficoltà di un settore che traina - perchè alle imprese che crollano vanno dietro i piccoli artigiani – e che gli analisti usano per capire una contemporaneità difficile: se non si vende o ristruttura o costruisce significa che la gente ha poco nelle tasche da spendere, che operatori commerciali e turistici fanno fatica ad investire. E in tutto questo, c’è il lavoro: che non c’è per i giovani, che sparisce per i cinquantenni nati in un mondo dove non si immaginava che potesse scomparire da un giorno all’altro quando ancora si è troppo distanti dalla pensione. Alla Rossaro, ma è simile la storia di altre ditte locali e conosciute che stanno per intraprendere la procedura o l’hanno già fatto, il problema è di tipo finanziario e di liquidità: è il settore immobiliare ad essere in gravi

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La Rossaro Costruzioni, azienda storica di Tione, sta ricorrendo al concordato preventivo

Un altro duro colpo al settore di Denise Rocca

S

embra di voler tenere un triste conto che alimenta paura e sconforto, ma la cronaca, che serve soprattutto a sapere e agire, impone di raccontare che anche la Rossaro Costruzioni è in un momento di difficoltà, tanto che sta ricorrendo alla procedura di concordato preventivo. La procedura di concordato

difficoltà e questo va ad aggiungersi alla scarsità di commissioni pubbliche e private nel settore. D’altronde i dati nazionali dicono che la spesa per opere pubbliche è scesa nel 2014 dello 5,1% in valori reali rispetto al 2013, e scenderà di un altro 4,3% quest’anno. Dal 2008 al 2014 la spesa si è quasi dimezzata (-48,1%). Per il 2015 l’Ance (Associa-

A sentire certe storie di chi ha vissuto buona parte del secolo scorso, viene da pensare che le generazioni più recenti non avranno cose così interessanti e pregnanti da raccontare ai posteri. Saranno stati i due conflitti mondiali così ravvicinati – anche se chi li ha vissuti obbietterebbe che sarebbe stato molto meglio avere qualche aneddoto in meno da raccontare ma vivere in tempo di pace – o il miracolo del boom economico e di un’epoca tutta da ricostruire le cui emozioni, oggi, fra crisi economica e crisi politica, sono difficili persino da immaginare per i giovani. Ma certe vite hanno lasciato un segno che appare molto più difficile per i giovani contemporanei lasciare. E’ il caso di Geremia Giordani, 100 anni lo scorso 14 aprile e un’esistenza i cui capisaldi coincidono con le date delle guerre e si intreccia con quella di un paese di fondovalle, sviluppatosi in pochi anni. La Masera Tabacchi, l’Hotel Plaza, il nuovo centro del Sait: in tre edifici si potrebbe scrivere tutta la breve storia del borgo Ponte Arche. E legato a doppio filo con queste mura c’è Geremia Giordani come titolare dell’omonima impresa fondata dal padre, Battista Giordani, nel 1904. Geremia, circondato lo scorso 14 aprile dall’affetto dei famigliari

zione Nazionale Costruttori Edilizi) prevede un altro -2,4%, con un nuovo tonfo dell’8,8% nella nuova costruzione residenziale (-66% in sette anni) e del 3% nel non residenziale privato, con una prosecuzione del buon momento del recupero, ma su dati troppo modesti per essere in grado di fare da locomotiva (+2% nel 2015, dal 2008 al 2015 +21%). Nessuna ripresa anche nelle opere pubbliche: -

alla Rossaro è un colpo anche per l’immaginario, giudicariese e trentino: è una delle più vecchie imprese del Trentino Alto Adige, nasce nel 1925 come Impresa Costruzioni Edili Tione e nel ‘48 viene rilevata dalla famiglia tionese, prima con Tullio Rossaro e poi, nel 1977 dai quattro figli. 4,3% si ipotizza. Numeri che impattano sul lavoro, nella fattispecie della Rossaro Costruzioni dei 42 fra dipendenti e operai che l’impresa impiega attualmente 12 - 6 impiegati e 6 operai - confluiranno in una nuova entità nella quale è stato trasferito uno dei rami d’azienda. Sarà la nuova compagnia a proseguire con i due cantieri attualmente aperti in Val d’Aosta e a Vipiteno. Secondo l’accordo siglato con

le sigle sindacali Cgil Fillea e Cisl Filca a garanzia dei lavoratori qualunque assunzione della nuova ditta dovrà privilegiare prima i dipendenti in cassa integrazione. Due anni di ammortizzatori sociali che non sono certo poco in questo momento storico – i giovani con i loro contratti inesistenti o pieni di buchi e cavilli se li sognano – ma la domanda di tutti è semrpe quella: “Mi ascoltano spiegare cosa av-

verrà da domani – spiega Stefano Pisetta, rappresentante sindacale della Cisl Filca – le garanzie che abbiamo ottenuto e le possibilità che ci sono, ma la domanda, alla fine, è sempre Quando tornerò a lavorare?”. Nel giro di un mese dovrebbe partire un altro cantiere, che permetterà di riassumere altri lavoratori in cassa integrazione, ma le speranze sono riposte nella partenza dei lavori all’ospedale di Mezzolombardo, previsti secondo le ultime notizie per il prossimo anno, poiché è proprio la ditta Rossaro ad aver vinto l’appalto per i lavori al nosocomio che sono però in stallo.

100 anni di edilizia Il secolo di Geremia Giordani, impresario, testimone di un’epoca

per un traguardo non da tutti, prese in mano l’impresa di famiglia nel 1945, dopo essere rimasto ferito in guerra dove era stato mandato da giovane militare di leva. Nel 1915, quando già l’Italia era alle armi, era nato, poi si è ritrovato soldato nella seconda guerra mondiale e a prendere le redini dell’impresa di famiglia in quel 1945 che segnò la fine del conflitto. In mezzo un’infanzia non dissimile dagli altri in quegli anni di lavoro e cinghia tirate: a 14 anni le maestre invitarono la famiglia a farlo proseguire negli studi, ma la crisi degli anni Trenta non lo permise e lavorò come muratore e manovale col padre. Le scuole serali per diventare geometra le frequentò però più tardi e si diplomò nel febbraio del’44. Pure da soldato mise a frutto le sue abilità in un’opera che ancora oggi ricorda con affetto: a Salice d’Ulzio con i suoi commilitoni costruì

Geremia Giordani festeggiato per i 100 anni

una chiesetta in onore dei Caduti della Divisione Superga, alla quale era aggregato. Poi finì il conflitto, scomparve il padre e Geremia iniziò ad occuparsi dell’impresa con la quale costruì i principali edifici che segnano oggi la località di Ponte Arche. Pure sindaco di Ponte Arche ad un certo punto è stato. Gli auguri per il secolo di vita, glieli hanno voluti fare in anteprima gli alpini di Lomaso, con il capogruppo Andrea Marini, consegnandogli una targa di ringraziamento per essere stato fra i fondatori del gruppo e reduce di guerra. Con la famiglia Giordani che si è riunita poche settimane fa con Geremia, idealmente ha festeggiato una comunità intera per una di quelle personalità che hanno segnato, urbanisticamente ma anche umanamente, il presente della località delle Giuicarie Esteriori Denise Rocca


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Il Trentino ha una vecchia tradizione di bevitori, per il passato erano giustificati dai lavori usuranti e sfiancanti che i nostri nonni dovevano sopportare, e un goccio di vino tirava su il morale ed aiutava ad andare avanti, poi c’era il freddo cane d’inverno e solo la grappa nostrana dava un minimo di conforto, ma adesso, che non lavora più nessuno, che abbiamo il riscaldamento anche nei cessi, condividendo la storiella che si cantava per il passato “Bevevano i nostri padri, bevevano le nostre madri, e noi che figli siam, beviam, beviam, beviam...” manteniamo il vizio, anzi di più, sbrachiamo oltre ogni limite. Si, perché oggi a bere più di tutti sono i ragazzi fin dalla giovane età, e le ragazze, chi l’avrebbe mai detto, fanno concorrenza ai giovanotti, ed il sabato notte è normale trovare ragazzi e ragazze che neanche più si reggono in, piedi che cercano di trovare la strada per tornare a casa. Con il rischio di guidare e finire fuori strada, facendo male a se stessi e agli altri. E tutti a chiedersi il perché. Psicologi, psichiatri, esperti, dottori, tuttologi sentenziano le cose più strane: i nostri giovani sono frustrati perché non trovano lavoro e allora bevono, sono depressi e allora bevono, sono disadattati e allora bevono, la politica fa schifo e allora bevono, vedono ritornare sulla scena locale personaggi di cui ci si era liberati e allora bevono, hanno perso la “morosa” e allora bevono, devono dimenticare di vivere in un mondo degenerato e allora bevono, un modo facile di dimenticare il mondo e i suoi problemi. Eh la vita! Una volta era troppo dura e adesso è troppo complicata, non c’è rimedio, si continuerà a bere e che Dio ce la mandi buona. Ma almeno una volta si beveva vino, del nostro, di quello che “faceva sangue”, e per lo meno guadagnavano i nostri cantinieri, adesso si bevono gli intrugli più strampalati importati da tutto il mondo e a guadagnarci sono gli altri. Il vostro Saltaro che ne ha visto di tutti i colori in cielo ed in terra non sa più che pesci pigliare e si raccomanda ai Santi Protettori perché diano una mano ai nostri giovani ad uscire dalle “strace” in cui si stanno cacciando.

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Penso ai nostri santi bevitori e all’inferno quelli della telecabina Evviva! Prosit! Cin cin! In Trentino abbiamo un sacco di cose di cui andare fieri, laghi stupendi, montagne tesoro dell’Umanità, bellissimi alberghi, ristoranti, produciamo le migliori mele del mondo, e i vini fra i più pregiati di Vinitaly. Abbiamo una solandra che sta sfiorando la luna, e giovani scienziati in tutte le università italiane, europee e di altri continenti, abbiamo grandi centri di ricerca, abbiamo San Michele, la Stiano in guardia i genitori e gli educatori, non calino le brache, si, perché è accertato che l’alcool fa gli stessi danni della droga, se non peggio, e mi fa rabbia il mio amico quando me la racconta: “Sai, mio figlio è un bravo ragazzo, sta tutto il giorno sul canapè, non fuma, non va a donne, non si droga, solo il sabato sera ne beve un goccio di più...talvolta esagera...ma gli fa bene, lo vedo contento...” “Proprio un bravo ragazzo... sull’orlo del precipizio!” mi verrebbe da dirgli, ma quello mi toglierebbe il saluto per i prossimi vent’anni. Eh sì, questi sono i problemi dei giovani d’oggi, e non solo dei giovani, qui c’è di mezzo la salute che va a farsi fottere, è una questione sanitaria, ma purtroppo la sanità in Provincia sappiamo in che mani sia, e non abbiamo speranze, ci riempiranno di parole, convegni e congressi, chiacchiere e prevenzione, e poco altro. Invece servono interventi efficaci, regole severe sulla distribuzione, educazione nelle scuole e nelle famiglie, altro che balle! A meno che la nostra assessora, molto sensibile, non organizzi una corriera che giri il territorio il sabato sera a raccogliere gli ubriachi per portarli a Trento, lì c’è aria buona, si respira aria virtuosa, ci sono anche i conigli, lì potrebbero averne grande giovamento, sarebbe un’opera meritoria, delegare a Trento i problemi sanitari è quanto si sta chiedendo a gran voce, in nome della modernità e di lungimiranza (?).

O forse dobbiamo pensare che i bevitori siano tutti santi? Qui nell’Empireo si parla anche di questo, e vi è chi propone un’assoluzione comunitaria invocando le aure parole del grande austriaco Joseph Roth che nella sua opera autobiografica “La leggenda del santo bevitore”, uscita postuma nel 1939, si proietta nell’ultima lucidità di un unico e apparentemente inutile vuoto. Ma qui nelle alte quote si parla anche d’altro e si alimenta fiducia. Si ricorda che fin dai tempi di Aristotele tutte le funeste previsioni sulle future generazioni sono state smentite da giovani che hanno saputo dar forza risorse coraggiose prescrivere diritto anche sulle righe storte. Qui nell’Empireo siamo tutti d’accordo nel far convergere

Collina di Povo, abbiamo il Muse ed il Mart, abbiamo eccellenze in ogni campo: ma, secondo dati appena pubblicati, siamo fra i più tignosi bevitori d’Italia, fra quelli che consumano più alcool, fra quelli che la sera “dondolano” tanto per capirci. Ci batte l’Alto Adige, ma noi teniamo il passo, siamo anche noi una banda di santi bevitori, santi si fa per dire, perché l’alcolismo è una malattia tra le peggiori.

le nostre migliori energie per aiutare, come soggetti della sussidiarietà, chi dovrà disegnare e realizzare il futuro dell’umanità. Però, come parlo bene quando devo affrontare cose serie! Talvolta stupisco anche me stesso. E’ molto meno seria la storia dell’informazione bislacca dei primi giorni d’aprile su di un noto quotidiano locale: udite, udite... “DA BOLBENO A PINZOLO IN TELECABINA”, questo era il titolo con il sottotitolo: “Progetto di mobilità alternativa, via al primo stralcio: oltre allo sci anche il trasporto scolastico. E fermerà pure all’Ospedale.” E giù tanto di articolo, anche ben fatto, a spiegare che l’impianto era già stato finanziato per intero dalla Comunità Europea

e che si sarebbe partiti entro l’estate con il primo lotto. Di quel progetto ne erano a conoscenza tutti i nostri maggiorenti, la Presidente della Comunità, assessori, sindaci della zona, il consigliere Tonina, tutti tenuti al silenzio fino all’ufficializzazione da parte della Provincia. La cosa ha fatto colpo, anche se a molti lettori l’impresa sembrava eccessiva, ma dalla Provincia c’è da aspettarsi di tutto, anche le cose più balzane. Hanno trillato i telefoni dei politici, dei sindaci, tutti a chiedere informazioni, hanno intasato persino il centralino della Provincia, hanno chiesto conto anche a me lassù nell’Empireo celeste, non si capiva come una tale operazione fosse sfuggita all’attenzione del cielo. Il marasma creato da tale

notizia ha superato i confini e se ne parlava con invidia ed ammirazione anche nella vicina bresciana. Il giornale era serio, uno dei nostri più affidabili, la notizia non poteva che essere vera. L’euforia crebbe per tutta la giornata, non si parlava d’altro. Poi finalmente cominciò a trapelare la verità: si trattava di un pesce d’aprile, tutte balle, una bufala, una presa in giro. Niente di vero. Ci sarebbe da sorridere, in fondo un pesce d’aprile è simpatico, quando è fatto con acume. Peccato che quel pesce d’aprile non sia stato apprezzato per niente come prodotto intelligente, ma come una sciocchezza bella e buona, una presa in giro della nostra gente e della nostra terra. Chi sia la mente illuminata, che l ‘abbia progettata, scritta e fatta pubblicare ancora non si sa, se ne sta ben nascosto, ma stupisce che un giornale serio l’abbia ospitata, irridendo la nostra gente: alle Giudicarie si può fare di tutto, tanto quelli sono mosci, hanno perso le palle, sono degli ingenui, dei poveri montanari, zoticoni, guarda quante fregature si sono presi senza accorgersene: l’ospedale sfasciato, la strada per Brescia cancellata per altri trent’anni, la circonvallazione di Pinzolo che sparisce, quella di Comano che non si farà mai, opere pubbliche in ogni comune finanziate e poi sconfessate, questa notizia, anche se non vera, li terrà tranquilli per un po’, passerà un anno prima che se ne accorgano che era un pesce d’aprile. Grazie, grazie della stima! Grazie per la maleducazione, per la non buona informazione, per sciocca trovata. E vadano all’inferno il furbetto che ci ha preso in giro, chi l’ha aiutato, e chi l’ha pubblicata. Le Giudicarie sentitamente ringraziano.

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Attualità

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Austria e Italia: due sistemi universitari diversi

Oltre Brennero particolare attenzione alla pratica Ma in realtà questo è stato solo uno dei primi ostacoli. Prima di tutto l’Università di Innsbruck comprende 16 facoltà e 78 dipartimenti, ovvero i diversi settori di studio. Moltissimi studenti, anzi la maggior parte, frequentano più di un corso di laurea, in media due o tre, e spesso corsi che non sono nemmeno affini, ma totalmente diversi. Alcuni studenti austriaci, ad esempio, frequentano contemporaneamente lettere ed economia, altri addirittura anche medicina. Questo sarebbe impensabile in Italia, considerando sia la mole di studio di un solo corso di laurea, sia il costo di ogni facoltà. Abituata alla “maniera italiana”, inizialmente non riuscivo in nessun modo a comprendere come fosse possibile. Bisogna precisare innanzitutto che l’abbinamento di più indirizzi avviene principalmente con le materie umanistiche.

Innsbruck

di Francesca Cristoforetti Nonostante la vicinanza tra i due Paesi e i trascorsi storici, una delle grandi differenze che ho potuto riscontrare fin da subito tra Italia e Austria in ambito universitario, è stata la grande diversità del concetto di studio. Non ho ovviamente molta esperienza con l’università italiana, ma ho studiato per anni a Trento e Nella Phililogisch-kulturwissenschaftliche Fakultät, ovvero la facoltà delle principali materie umanistiche (studi filologico-letterari), i corsi di laurea sono molto specifici ed è spesso quasi inevitabile scegliere più di un indirizzo, se si vuole avere una formazione più completa. Facendo riferimento principalmente alle facoltà umanistiche, quasi tutti gli indirizzi storicoletterari in Austria, trattano solo materie strettamente inerenti e necessarie al proprio corso. È difficile quindi paragonare due metodi di studio completamente diversi tra loro. In generale se in Italia l’approccio è molto più teorico e lo studio è molto più mnemonico, basato su nozio-

ni, regole e tanta teoria, in Austria, ma in generale all’estero, si tende ad avere un approccio molto più pratico, più applicato alla realtà. In questo caso è opportuno citare le materie scientifiche, come l’Università austriaca di medicina, dove già dal primo anno si deve assistere alla dissezione dei cadaveri, o ad Economia, dove gli esami sono divisi in teoria e pratica applicata. Anche nelle materie umanistiche, per definizione molto meno pratiche e più teoriche, molte lezioni e molti corsi si focalizzano ad esempio esclusivamente sull’analisi e la comprensione dei testi per gli studi letterari, oppure sul metodo

posso dire di aver fatto fatica ad abituarmi ad un altro sistema. Avendo iniziato a studiare a Innsbruck da ottobre dello scorso anno, ed essendo di madrelingua italiana, ho indirizzato fin da subito tutte le mie energie, il mio tempo e le mie preoccupazioni al tedesco, lingua che conoscevo solo a livello scolastico. storiografico e la lettura delle fonti, per quelli che scelgono l’indirizzo storico. Inoltre anche i docenti non conducono una lezione frontale, ma cercano in tutti i modi di far partecipare gli studenti in maniera attiva, anche se si trovano di fronte a classi con più di cento persone. Un’altra capacità che viene sviluppata molto di più all’estero piuttosto che in Italia, dove viene concepito uno studio molto più individuale, è quella di imparare a lavorare in gruppo. Molti esami infatti consistono nell’esposizione di un determinato argomento o tema davanti alla classe, insieme ad alcuni colleghi. Sembra banale, ma

se non si è mai stati abituati a condividere il proprio lavoro, se non solo con sé stessi, inizialmente può risultare davvero difficile sapersi gestire anche in base ai ritmi dei compagni. Se in Italia poi i libri sono il fondamento delle lezioni, in Austria la questione è totalmente diversa: i libri infatti diventano solo un punto d’appoggio. Ciò che i professori pretendono è attenzione a quello che viene detto durante la lezione e nella maggior parte dei corsi il materiale viene messo poi a disposizione sul sito dell’università. Non si studiano quindi interi libri, ma più che altro concetti. L’altro importante motivo già accennato per cui gli studenti

possono frequentare diversi corsi di laurea, è di natura economica: in Italia sarebbe impossibile frequentare più università, innanzitutto perché ogni ateneo ha un suo costo, e non indifferente. In Austria invece l’istruzione universitaria costa circa 32 Euro annuali, indipendentemente dal numero dei corsi di laurea che si intende frequentare. Con questo non intendo assolutamente elogiare l’università austriaca piuttosto che screditare quella italiana. Penso infatti che ci siano molte lacune e molti lati positivi sia nell’una che nell’altra. Ciò che si può dire con sicurezza è che sono semplicemente diverse. Certo, qualche approfondimento culturale in più per quanto riguarda l’università austriaca e un’università italiana un po’ meno onerosa, non guasterebbero.

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Quando il nostro Giornale arriverà nelle vostre case, ognuno di voi avrà probabilmente già fatto le proprie scelte. Immagino sarete stati tempestati da lettere, volantini, inviti, messaggi sms, programmi e programmini, avrete riscoperto le parentele più lontane, vecchie morose, amicizie perse nel tempo, piaceri e ripicche che si erano dimenticate. L’unico consiglio possibile è quello di andare a votare, tutti, l’assenteismo sarebbe una “ferita” alla democrazia, sarebbe come gettare la spugna: nel momento in cui diciamo che sono tutti uguali, che pensano solo ai fatti loro, lasciamo il campo libero a deviazioni che possono minare i migliori valori della nostra società. E’ importante affrontare il voto con coscienza e lungimiranza, ricordandosi sempre che le elezioni comunali sono quelle che più incideranno sulla nostra vita di tutti i giorni. Molto di più di quelle nazionali e provinciali, le elezioni del 10 maggio sono quelle che ci toccano più da vicino, che entrano nelle nostre case, che ci accompagnano nel nostro agire quotidiano e quindi vanno affrontate con responsabilità e con scrupolo. Scelte affrettate e a cuor leggero, sull’onda delle emozioni, dei facili slogan, delle ripicche personali o dei rancori politici, non portano da nessuna parte, anzi, possono vanificare un’intera legislatura. Non bisogna mai dimenticare che le persone che risulteranno elette saranno poi quelle che decideranno per noi, sceglieranno per noi, ci rappresenteranno ad ogni livello e da loro dipenderà il buon nome del nostro paese, il buon andamento dei servizi comunali, l’equilibrato sviluppo della comunità, in definitiva la qualità della vita nostra

I sindaci e le elezioni di maggio e della nostra famiglia. Ecco perché il voto dovrà essere meditato, consapevole e motivato. Tre sono gli elementi da valutare: il Programma, il candidato Sindaco e la lista dei papabili Consiglieri. Senza voler snobbare la scelta del Programma e dei Consiglieri che dovranno accompagnare il Sindaco per l’intera legislatura, concedetemi di ragionare con voi, in maniera semplice, sulla figura del Sindaco, sulla sua scelta, sul significato del suo impegno, del suo ruolo, quale custode del territorio, della cultura e dell’identità della sua comunità, sulla responsabilità civica dei suoi comportamenti. Ho attinto dalla mia esperienza personale e dalla lunga frequentazione con sindaci di ogni parte del Trentino. In realtà il Sindaco è una figura centrale dei più di duecento comuni del Trentino, in esso si rispecchia e fa sintesi l’animo montanaro, la sua dirittura morale, l’onorabilità dell’intera sua cittadinanza. I Sindaci sono in qualche modo persone speciali che sono scelte dalla propria comunità per le loro capacità e qualità morali e comportamentali, per fortuna i cittadini non eleggono sindaci i farabutti, i poveri di spirito, gli arrivisti, anche se talvolta si presentano candidati con una faccia tosta incredibile. In Giudicarie abbiamo un’ottima tradizione in fatto di Sindaci eletti, a dimostrazione che la nostra gente sa fare le scelte giuste senza farsi incantare da imbonitori e fanfaroni. La nostra storia dimostra che senza buoni Sindaci sul

campo, lo sviluppo e il futuro di una comunità può essere compromesso. Scegliere il Sindaco è quindi un compito di estrema responsabilità, bisogna cercar di conoscere i vari candidati, pesarli, informarsi sulle loro attitudini, sulle loro capacità lavorative, sulla loro onestà riconosciuta, non dimenticando che se si sbaglia la scelta, quella rimarrà una iattura per la comunità per cinque anni con tutte le conseguenze del caso. Il Sindaco eletto sarà per l’intera legislatura il personaggio al centro della vita sociale e comunitaria: sarà il responsabile nel bene e nel male dell’amministrazione comunale, a lui faranno riferimento gli uffici comunali, gli impiegati, ma soprattutto il funzionamento democratico del Comune nelle sue varie articolazioni: Giunta, Consiglio, Commissione Edilizia, VV.FF. ecc. ecc. Sarà il perno della convivenza paesana, il verificatore del buon andamento della vita quotidiana, custode degli e costumi e delle tradizioni, talvolta animatore culturale, imprenditore del territorio, pianificatore dello sviluppo, operatore sociale e garante della sicurezza delle persone e del patrimonio comunale, uomo della conciliazione e manutentore delle strutture ed infrastrutture comunali. Il Sindaco rappresenta appieno la sua comunità, ne interpreta i bisogni, parla con i propri cittadini nel bene e nel male, si fa carico di ogni traversia che possa interessare il paese. Un Sindaco deve essere un uomo coraggioso, dovrà affrontare oneri e grane d’ogni sorta, risolvere problemi, non

aspettarsi né onori né riconoscenza, sulla sua testa pesano per la durata di tutto il mandato, responsabilità d’ogni genere, comprese responsabilità penali oltre che amministrative, deve avere le spalle forti e talvolta sfidare anche l’impopolarità. Soprattutto nelle nostre comunità montane, spesso ancora legate a vecchi schemi, il Sindaco dev’essere aperto, dinamico, attento ad ogni occasione di crescita, deve essere a suo modo “rivoluzionario” nel proporre traguardi e perseguirli col buon senso e la tenacia del vero montanaro. Deve infine saper dialogare con tutti perché dev’essere il Sindaco di tutti, proprio di tutti, anche delle minoranze che lo avversano, magari con posizioni più pretestuose che altro, o di quei cittadini che si presentano ad ogni ora del giorno e della notte con lagnanze, lamentele, o richieste non sempre giustificate. Il Sindaco deve essere Sindaco 24 ore su 24, una vera e propria missione al servizio della propria gente e della propria comunità. Missione che richiede pazienza, probità, e competenza, tenacia ed avvedutezza economica e politica. Purtroppo, invece, è facile essere attratti anche in Comune dalla moda dei “manager”. Lo slogan “sindaci-manager”, nasconde non pochi pericoli. E’ facile fare il manager con i soldi degli altri. Certamente un Sindaco deve avere dinamismo e capacità organizzative, ma non bisogna mai dimenticare che si spendono soldi pubblici. Facendo il Sindaco in un paese dei nostri, a contatto con i contribuenti, ci si rende

conto di come quei soldi siano frutto non soltanto del lavoro di tanta gente, spesso di sacrifici e di rinunce. La garanzia migliore sta nell’agire in base al buon senso del buon padre di famiglia, rispettoso delle regole, ma puntando sempre alla concretezza ed alla utilità degli interventi. Ho cercato di delineare la figura del Sindaco in un paese di montagna, quale dovrebbe essere (...e io non sempre lo sono stato...) per garantire sicurezza e futuro alla comunità, la scelta quindi del candidato Sindaco deve farsi prioritariamente su candidati che per conoscenza personale o per esperienze esplicate in altre attività (Volontariato, ProLoco, Associazioni ecc. ecc.) abbiano dimostrato attaccamento alla propria terra e spiccate attitudini alla disponibilità ed al servizio del proprio paese, e non sbaglierete. Di mio posso sicuramente affermare che fare il Sindaco (ma anche l’amministratore comunale) è una grande opportunità personale, è una scuola di vita e soprattutto di valori perché insegna a conoscerli, a praticarli, a custodirli, nonché una scuola di politica vera, intesa come servizio disinteressato alla propria comunità, infine una grande pratica di passioni e sentimenti che avvicinano alla gente più di chiunque altra esperienza, che arricchisce, che matura, che ti da il senso pieno del compimento del proprio dovere, in barba a chi troppe volte descrive gli amministratori, la classe politica del territorio, come degli incapaci, incompetenti, inaffidabili ed arroganti.


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Europa

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La Turchia fa parte da molti anni di importanti sistemi internazionali. È membro fondatore delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione per la copertura economica e lo sviluppo (OCSE), del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione per la sicurezza la cooperazione in Europa (OSCE) e della Nato. Per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, la Turchia ha firmato un trattato di associazione con la Comunità economica europea nel 1963, nel 1995 ha sottoscritto un accordo doganale, dal 1999 è Paese candidato e nel 2005 sono iniziati negoziati per l’adesione all’Unione Europea. I negoziati procedono con estrema lentezza, dovuta non solo alla complessità dei capitoli che devono essere esaminate ma anche al fatto di aver avuto pause dovute al non rispetto da parte turca di norme fondamentali dell’Unione. Da noi ed in molte altre parti dell’Unione europea ci si pone spesso l’interrogativo sulla opportunità o meno che questo grande Paese a stragrande maggioranza musulmana possa o non possa entrare a far parte dell’Unione europea. Gli interrogativi nascono non solo dal fatto che l’intero Paese non sia dal punto di vista storico interamente parte dell’Europa, ma soprattutto dalla diversità religiosa. Si ritiene incompatibile la convivenza nell’Unione europea fra una così estesa realtà musulmana e Paesi con forti tradizioni cristiane. Rispetto ad un mio precedente viaggio di studio in Turchia nel maggio del 2004, ho potuto chiaramente costatare come il processo di laicizzazione avviato data Atatürk non rappresenti una priorità nel Paese, mentre l’Islam sta prendendo sempre più piede. In questa terra islamica abbiamo testimonianze e simboli di enorme significato cristiano, fra cui, nella regione di Efeso, la tomba di San Giovanni Evangelista e la casa in cui si ritiene abbia vissuto la madre di Gesù dopo la crocefissione del figlio. Il luogo dove si ritiene vi sia la tomba dell’Evangelista non è certamente conservato in termini degni della figura e del significato del discepolo di Cristo. Diversa è la cura riservata alla “Casa della Vergine Maria”, quotidianamente visitata da molti cristiani provenienti dalle varie parti del mondo. Osservando aspetti e momenti di vita quotidiana si notano certamente, soprattutto nella parte occidentale, costumi rapportabili ad uno standard europeo. Ciononostante l’identificazione fra Stato e religione, pur non formale,

L’Unione Europea di fronte all’allargamento

Turchia fra “in” e “out” CONTINUA DALLA PRIMA clamata nel 1923 ed il cui primo di Paolo Magagnotti Geograficamente la Turchia è presidente, considerato fondaun ponte fra Europa ed Asia, con la sua parte occiden- tore del nuovo Stato fu Atatürk (suo vero nome Ghazi tale (ex Tracia con centro principale Costantinopoli, ora Mustafa Kemal ) che l’anno successivo abolì il califfato Istanbul) ritenuta parte europea e la rimanente parte e avviò un processo di laicizzazione dello Stato, promuoorientale (Asia Minore, ora Anatolia) asiatica. vendo poi l’abolizione del diritto canonico islamico; nel La Turchia che conosciamo oggi è una Repubblica pro- 1928 fece introdurre nel Paese dell’alfabeto latino. sembra contribuire sempre più all’identificazione di identità nazionale. Tale linea si avverte nelle stesse Università pubbliche, nelle quali l’ultima parola per la nomina del rettore spetta al capo dello Stato. Questo passo è fortemente influenzato e determinato dal presidente della Repubblica e già Primo Ministro per molti anni Recep Tayyip Erdoğan, il quale vuole per il futuro del Paese una repubblica presidenziale con poteri superiori al presidente degli Stati Uniti d’America. Tale tema fa parte della campagna elettorale in corso in previsione del rinnovo del Parlamento nazionale previsto per le 7 giugno, con il leader del partito di maggioranza “Giustizia e Sviluppo – AKP) che governa il paese dal 2002 e fa capo allo stesso presidente della Repubblica attivo su vari fronti nella speranza di avere un’Assemblea le-

Istanbul

gislativa con i numeri per cambiare la Costituzione secondo i suoi desideri. I più recenti sondaggi condotti da un istituto indipendente danno l’AKP ancora qualche punto sotto il 50%. Seguono a ruota il più laico Partito Popolare Repubblicano (CHP) con il 23-25 % che stacca di alcuni punti il Partito Movi-

mento Nazionale (MHP) posto su marcate posizioni di destra. Lotta con tutte le forze per entrare in Parlamento Democratico Popolare (HDP), rappresentante del popolo curdo in Turchia. La soglia di sbarramento per essere rappresentanti nell’assemblea legislativa è infatti incredibilmente posta al 10%. Nelle precedenti consulta-

zioni il partito aveva mancato l’obiettivo per soli 0,2 punti percentuali. La consistenza demografica del Paese e la sua posizione geografica strategica anche per la sicurezza europea pongono l’Unione Europea di fronte a scelte non facili qualora la componente religiosa dovesse portare a scelte di esclusione.

E’ pure necessario considerare che in questo momento il Paese, con un presidente della Repubblica determinato a raggiungere i suoi obiettivi attribuendo a sé anche ruoli non propri, sta rafforzando alleanze con Paesi asiatici limitrofi - l’ultimo significativo accordo di collaborazione economica è stato siglato pochi giorni fa il legislativo Kazakistan - e con una Russia guidata da Putin. La partecipazione turca all’Unione europea non fa parte di quelle questioni che possono essere semplicemente liquidate con un sì o con un no senza riflettere profondamente sulle conseguenze che tale decisione, compresa l’esclusione, potrebbe comportare. Le Istituzioni europee sono certamente coscienti di tale realtà ed è da augurarsi che l’estrema attenzione e prudenza con cui si portano avanti i negoziati di adesione consentano di giungere ad un punto in cui anche alla popolazione occidentale siano presentati elementi di valutazione che possano portare ad una scelta che, sia in od out, possa essere fatta con una convinzione.

PENSIERI SENZA TEMPO - A cura di PAOLO MAGAGNOTTI

Alcide De Gasperi disse:

“Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me… Per mesi e mesi ho atteso invano di potervi esprimere in una sintesi generale il pensiero dell’Italia sulle condizioni della sua pace , ed oggi ancora comparendo qui nella veste di ex nemico, veste che non fu mai quella del popolo italiano… ho fatto uno sforzo per contenere il sentimento e dominare la parola onde sia palese che siamo lungi dal voler intralciare ma intendiamo costruttivamente favorire la vostra opera, in quanto contribuisca ad un assetto più giusto del mondo”. (Così, De Gasperi, iniziò il suo intervento il 10 agosto 1946 alla conferenza di pace di Parigi davanti ai

“Guai a quella concezione politica, secondo la quale tutto il male si trova da una parte e tutto il bene dall’altra”. (Bruxelles, 20 novembre 1948).

rappresentanti vincitori della Seconda guerra mondiale che non gli riservrono, umiliandolo, nemmeno un cenno di applauso; solo il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America gli diede la mano).

“Vi parlo da italiano: come un italiano che non è mai stato prima di ora in questo Paese, ma che ha sempre fermamente creduto nei principi su cui si fonda la democrazia americana. Le mie parole sono l’eco dello spirito di una civiltà antica e millenaria e che voi ben conoscete”. (Forum di Cleveland (USA), 13 gennaio 1997. In occasione del suo primo viaggio in America per chiedere aiuti per l’Italia messa in ginocchio dalla guerra e ridare dignità al Paese).

“Noi non ci lasciamo andare alla deriva perché non rappresentiamo un partito e nemmeno soltanto una nazione, ma siamo una civiltà in marcia e le ragioni della civiltà non tollerano né soste né abdicazioni”. (Bruxelles, 20 novembre 1948). “Al popolo sovrano non bastano le virtù della obbedienza e della disciplina; esso deve anche avere il senso della responsabilità di governo, il sentimento della solidarietà e della comunità, la forza morale di auto-

limitare le proprie libertà in confronto dei diritti altrui e l’energia di non abusare delle istituzioni democratiche per interessi di parte o di classe”. (Bruxelles, 20 novembre 1948).

“Dobbiamo intanto incominciare a parlare più lingue in Italia. Questa è una necessità tra le altre”. (Roma, Istituto per il commercio estero, 9 giugno 1949. Discorso “Agli italiani perché ricerchino le vie dell’Europa”.


Attualità

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Nell’annuale assemblea dell’Apt affrontati i principali temi dell’offerta turistica locale

Essere coesi, essere autentici e fare sistema per migliorare l’operatività turistica Nella fase iniziale dell’incontro condotto dal direttore di Radio Dolomiti Corrado Tononi è intervenuto il vicedirettore dell’Azienda per il Turismo Matteo Bonapace che ha illustrato al numeroso pubblico presente le aree funzionali nelle quali è suddivisa Apt – direzione, segreteria, amministrazione, informazione, eventi, commerciale e comunicazione-marketing – e le relative attività svolte prima di passare la parola a Tito Giovannini, direttore Media & Advertising rights-InFront Sports&Media, azienda che si occupa della gestione degli aspetti televisivi e pubblicitari di grandi eventi tra i quali la 3Tre vista, il 22 dicembre scorso, da un pubblico di quasi 60 milioni di telespettatori sparsi in tutto il mondo. “In passato – ha detto Giovannini – Campiglio, con la Coppa del Mondo tolta dai calendari, aveva perso qualcosa, ma ora la vedo al massimo del suo splendore. Da quando la 3Tre è ritornata nel circuito osservo un aumento di valore e qualità organizzativi. Ora tutti dicono che l’appuntamento deve rimanere e questo è grazie al lavoro di tutti voi. Osservo, inoltre, che dietro al Comitato organizzatore c’è una grande coesione e questa deve rimanere perché le località coese riescono a trasmettere all’esterno qualità organizzativa. La 3Tre ha fatto la storia dello sci e questo valore è riproposto in tutto il mondo ogni anno. Per questo motivo, tutti, nessuno escluso, devono sentirsi identificati con il grande evento, che sia la Coppa del Mondo di sci o altro”. Secondo Franco Brevini, docente dell’Università di Bergamo-Dipartimento di Lettere e Filosofia, “l’immagine di Campiglio è invece quella di una stazione sciistica elegante del dopoguerra, mentre la Campiglio asburgica è un’operazione di marketing che non ha agganci concreti con questo passato del quale rimane abbastanza poco. Il centro non è storico, piuttosto moderno, è una delle più esclusive stazioni invernali del dopoguerra, una Cortina delle Alpi centrali. Dietro Campiglio c’è l’Italia del miracolo economico, lo sci nella sua variabile elegante. Osservando la località – ha aggiunto – mi vengono in mente alcuni problemi, come la distanza tra il paese e il Brenta e la necessità di creare un legame

S

i è tenuta a Campiglio la conferenza pubblica sul turismo organizzata dall’Apt Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena Spa e divisa in due sezioni – “Visti da lontano. Come ci vedono gli altri” e “Visti da vicino. Come ci vediamo noi” – che ha messo a confronto una pluralità di voci, punti di vista e riflessioni sulla destinazione turistica ai piedi delle Dolomiti di Brenta. L’incontro, ideato dal presidente dell’Azienda Marco Masè in concomitanza con l’assemblea annuale di approvazione del bilancio (chiusosi in sostanziale pareggio nella cifra di 3 milio-

ni e 600mila euro), ha fatto emergere generali apprezzamenti sulla località da parte dei relatori intervenuti con l’invito ad una maggiore coesione, autenticità e capacità di fare sistema come parole d’ordine per migliorare l’operatività turistica della destinazione. Anche i grandi eventi sono stati indicati come molto importanti per diffondere il brand in tutto al mondo, ma ancora di più è stato il marketing esperienziale ad emergere, dalle parole del direttore di Audi Italia Fabrizio Longo, come mezzo che fa la differenza nell’attirare clienti verso un prodotto.

Matteo Bonapace vicedirettore Apt Madonna di Campiglio

tra eleganza e montagna, tra sci e trekking, magari valorizzando le “Dolomiti del silenzio” (il Brenta, in quanto lontano dalla viabilità, non subisce il problema dei rumori) ed esaltando la “Via delle Bocchette”, una realtà unica, come “Grand Canyon italiano”. L’Azienda per il Turismo, inoltre, ha presentato un primo video con i principali eventi svolti sul territorio durante l’anno da diversi enti e un secondo video inviato dal Canada dal direttore di Apt Giancarlo Cescatti che sta partecipando al Mountain Travel Symposium, uno dei più importanti workshop al mondo di incontro tra offerta e domanda turistica. A seguire, Marco Brotto Rizzo, esperto di marketing turistico e critico enogastronomico, ha invitato a guardare oltre lo sci per ampliare le stagioni turistiche. L’esperto ha inoltre sostenuto che “non bisogna concentrarsi troppo sull’offerta, ma piuttosto interrogarsi sul percorso che il cliente fa incontrando la stazione turistica. È difficile capire l’identità di Campiglio e ho la sensazione che le sue potenzialità siano state capite più da Audi che dai locali”. Poi, Daniele Dezulian, vice presidente del Consorzio Impianti a fune Val di Fassa e Carezza, ha affermato che Campiglio è il benchmark di riferimento per le stazioni sciistiche del Dolomiti Superski che guardano come esempio all’organizzazione

“industriale” degli impianti funiviari e delle piste di campigliani. A seguire l’atteso intervento di Fabrizio Longo, direttore di Audi Italia che collabora con Campiglio, Pinzolo e la Val Rendena da due anni. “Amo e vivo la montagna – ha detto – e conosco la Val Rendena dagli anni Sessanta. La comunicazione in senso convenzionale riesce fino ad un certo punto, la differenza è l’esperienza che riesco a far fare al mio cliente, un’esperienza non di prodotto, ma di meta-prodotto. Noi portiamo i nostri clienti a vivere un’emozione a Madonna di Campiglio, località scelta non da Audi Italia, ma direttamente dalla casa madre tedesca. Attraverso eventi e iniziative abbiamo attivato delle esperienze per non parlare con i nostri clienti solo di tecnologia, ma per esprimere un senso di appartenenza il più ampio possibile”. Longo ha quindi annunciato che il video girato a Campiglio con protagonista Gino Burrini sarà tradotto e distribuito in tutti i mercati dove la casa l’azienda automobilistica è presente. Mario Malossini, consulente per lo sviluppo turistico, è intervenuto sul percorso che negli anni Ottanta ha portato alla creazione delle aziende per il turismo con l’obiettivo di “far partire un’idea di sviluppo turistico che in trent’anni, da prerogativa di pochi, è diventata una prospettiva che abbraccia tutto il Trentino”, mentre Roberta Penso, Assessore al Turismo e Cultura del Comune

di Cervia Milano Marittima, in conclusione, ha ricordato la pluriennale collaborazione di co-marketing e recipro-

ca promozione esistenti con Campiglio, Pinzolo e la Val Rendena arricchitasi di iniziative negli ultimi tempi.

Alla conferenza è intervenuto anche l’assessore provinciale Michele Dallapiccola che, rivolgendosi agli albergatori e operatori turistici ha affermato: “A malincuore, ma per mantenere risorse nella promozione, che sono risorse dedicate a voi perché rimangono sul territorio, la Provincia ha dovuto introdurre la tassa di soggiorno”. Dall’assessore l’invito a riconoscere il ruolo dell’Azienda per il Turismo e a collaborare positivamente anche con l’Ente provinciale. Nella seconda parte, precisamente nella sezione “Visti da vicino. Come ci vediamo noi”, dopo l’introduzione del Sindaco di Ragoli Matteo Leonardi, protagonisti sono stati i candidati Sindaco del Comune di Pinzolo William Bonomi e Michele Cereghini che hanno espresso, in pochi minuti, alcune idee sul futuro turistico di Pinzolo, Sant’Antonio di Mavignola e Madonna di Campiglio.

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Cooperando

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Il Trentino e le sue eccellenze alla kermesse internazionale dal 1 maggio

Expo 2015: al via la più grande esposizione mondiale sull’alimentazione e la nutrizione Il Trentino possiede elementi distintivi e di pregio che potranno consentirci di cogliere al meglio questa grande opportunità; In primis le Dolomiti, come destinazione turistica e area naturalistica dove si mantengono le biodiversità tipiche dell’area alpina recentemente riconosciute “Patrimonio naturale dell’umanità” dall’Unesco. Non a caso Piazzetta Trentino, all’interno dell’Expo, si presenta con tre lastre di dolomia alte più di sette metri, che sicuramente riusciranno ad attrarre, ma anche stupire ed emozionare il visitatore. Oltre alle Dolomiti, altro elemento distintivo del nostro territorio è la Ricerca: l’importante attività dei nostri Centri di ricerca volano per l’innovazione e la crescita competitiva del territorio; Infine, naturalmente i prodotti dell’agricoltura. La sfida da cogliere sarà quella di presentare il Trentino e i suoi prodotti enogastronomici attraverso un piano di promozione territoriale che

È

iniziata il 1 Maggio vetrina mondiale che ofdi Alberto Carli e durerà fino al 31 frirà a tutti la possibilità Ottobre 2015 Expo Milano 2015, con oltre 20 di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e milioni di visitatori attesi, sarà il più grande evento scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Una gastronomica di ogni Paese. consenta di far emergere le straordinarie potenzialità della nostra terra e dei nostri prodotti, assieme alla cura e alla continua ricerca di innovazione che caratterizzano il sistema produttivo, la tutela del paesaggio e la salvaguardia della biodiversità. Del resto lo sappiamo bene, il nostro territorio spazia dal lago alla montagna, dal clima mediterraneo a quello alpino. Qui convivono, e si intrecciano, la cultura dell’ulivo e quella dell’alpeggio. Un luogo ricco di corsi d’acqua, di foreste e di prati, ma anche di ambienti più caldi, mediterranei, dove si trovano diversi tipi di prodotti. L’obiettivo è quindi quello di creare occasioni concrete di promozione e sviluppo internazionale per gli attori economici, scien-

tifico-tecnologici e culturali del territorio, rafforzando la conoscenza e la riconoscibilità dell’offerta territoriale e turistica trentina sui mercati internazionali. Delle nostre Giudicarie non possiamo fare a meno di citare la Spressa e

la Ciuìga del Banale (Presidio Slow Food), due produzioni tipiche Giudicariesi che sicuramente costituiscono quel Trentino da far conoscere, da promuovere. La Spressa è prodotta soprattutto in Val Rendena e in parte all’interno

del Parco Naturale Adamello-Brenta. E’ uno dei più antichi formaggi della montagna alpina e dal 26 gennaio 2004 può fregiarsi dell’iscrizione nel Registro delle Denominazioni di Origine protetta, che ne tutela la qualità all’interno

Ceis, più di un milione di utile In attesa di trasferirsi nella nuova sede il Consorzio cresce. Il direttore Ravagni ai saluti A poche settimane dal compleanno del 15 maggio e dalla prevista inaugurazione della ristrutturata sede di Ponte Arche, il Consorzio Elettrico di Stenico presenta i numeri della sua attività e cambia la governance. Saluta infatti il direttore Dario Ravagni, in pensione dal primo maggio dopo 15 anni al servizio del Ceis e parecchi traguardi raggiunti in un’azienda che lascia in salute, e il progetto è quello di avere una maggiore vicinanza fra l’organo esecutivo e quello amministrativo introducendo la figura unica dell’amministratore delegato. Nei fatti, sarebbe l’attuale presidente Roberto Gusmerotti a tenere le redini del Consorzio come amministratore delegato, una struttura gestionale che lo stesso Ravagni, proveniente da una lunga esperienza in Enel dove i numeri di utenza e bacino erano ben superiori rispetto alle piccole Giudicarie Esteriori, ha sponsorizzato: “Con la crescita che hanno fatto le varie persone in questi anni – ha spiegato e il rispetto vicendevole che

Roberto Gusmerotti c’è fra gli operativi, penso che questo modello di governance possa funzionare, senza inserire una ulteriore figura che allontani organo amministrativo ed esecutivo”. Governance a parte, i soci – in aumento di una cinquantina di unità, hanno raggiunto quota 3473 - si sono visti presentare bilanci con il segno più: l’esercizio 2014 si è chiuso con un patrimonio netto di 18 milioni e 310.564 euro, ammortamenti per 816.349 euro e un utile di 1 milione 374.232 euro al netto delle imposte, generato principalmente dalla produzione di energia elettrica immessa

in rete e destinata all’autoconsumo, che ha raggiunto i 25.925.848 kWh. La centrale idroelettrica di Ponte Pià ne ha prodotto la grande maggioranza, 24.684.885 kWh, e poi ci sono gli impianti fotovoltaici “Sol de Ise”, “Caseificio Fiavè”, “Magazzino Dasindo”, “S. Giuliano” e “Pensilina sede”. Per questa produzione, gli incentivi dei Certificati Verdi sono stati di 1 milione 254.506 euro, come incentivi per la ricostruzione della centrale avvenuta nel 2004, e altri 452mila euro provenienti dal Conto energia relativo agli impianti fotovoltaici. Secondo le stime del consorzio, le ricadute sui soci in termini di risparmi ipotizzati nel caso in cui invece che dal consorzio avessero dovuto comperare energia dal mercato ammontano a 1 milione e 459.119 euro. Il presidente del Ceis Roberto Gusmerotti, nella sua relazione ai soci ha dato anche uno sguardo al mercato nazionale: continua, come già si vedeva negli scorsi anni la riduzione complessiva dei consumi, nel 2014 le

stime parlano di un -3.2%. Una dinamica negativa che riguarda tutti i settori: quello industriale (- 4.5%), il domestico (-3.6%), il terziario (-1.3%) e l’agricoltura (4.2%). Il Belpaese si alimenta con produzione propria per l’86,6% della domanda di energia elettrica, di questa il 65% è di origine termoelettrica, sfiora invece il 35% la produzione da fonti pulite come idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico. Nelle Giudicarie Esteriori il

fabbisogno di energia è leggermente diminuito nel 2014, di uno 0,38%, in linea con il dato nazionale. Fra i nuovi lavori portati avanti dal Consorzio è terminata nel luglio scorso la centralina idroelettrica “Le Mase”, di proprietà del Comune di S.Lorenzo Dorsino, installata sui ramali degli acquedotti “Laone” e “Bolognina” per un costo di circa 200mila euro da parte dell’amministrazione comunale. Denise Rocca

dei confini nazionali e dell’Europa. In passato la Spressa era sostanzialmente un prodotto ‘residuale’, i contadini e i casari cercavano di ricavare dal latte la maggiore quantità possibile di burro, ben pagato dal mercato locale. Ciò che rimaneva era utilizzato per la produzione di un formaggio povero, il cui consumo era riservato quasi esclusivamente alla famiglia del contadino. La denominazione “Spressa” deriva dalla voce dialettale “spress”, ossia la massa rappresa spremuta. Anche la storia delle ciuighe del Banale è la storia dell’estrema povertà nei secoli passati del territorio delle Giudicarie, dove le famiglie che allevavano un maiale vendevano le parti migliori e usavano quelle meno nobili, con l’aggiunta di una parte di rape, per realizzare le ciuighe. A distanza di 150 anni, si è conservata questa usanza ma, nella preparazione, oggi si usano anche le parti migliori del maiale e una percentuale inferiore di rape. Questi, insieme agli altri prodotti agroalimentari trentini certificati dal Marchio “Qualità Trentino” e da marchi di garanzia che testimoniano genuinità e salubrità degli ambienti e dei processi di coltivazione e di lavorazione, come il marchio Denominazione di Origine Protetta – DOP, che contraddistingue la Mela della Val di Non, la Susina di Dro, i formaggi Trentingrana, e il Puzzone di Moena, l’Olio Extravergine del Garda Trentino; Il marchio Indicazione Geografica Protetta – IGP per la Trota e il Salmerino e le produzioni locali riconosciute “Presidio Slow Food”, rappresentano il Trentino da far conoscere per cogliere tutte le opportunità offerte da questa grande vetrina e sostenere il comparto economico, agricolo e delle imprese locali.


L’azienda

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Il mobilificio Grassi spegne 50 candeline Compleanno a base di show cooking: cucina creativa e la torta si fa al vapore

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ezzo secolo di bellezza e armoniosità, di stanze arredate per accogliere e stupire, tutte fatte a misura di padroni di casa. Ad aprire l’attività è stato Vigilio Grassi, oggi la porta avanti il figlio Luciano, cresciuto in negozio: il mobilificio Grassi di Lodrone si rinnova nell’anno dell’anniversario di fondazione cambiando la veste web e grafica, ma riscoprendo le radici di un’attività famigliare. Cinquant’anni da festeggiare con gli amici di sempre e quelli futuri: l’azienda festeggia il mezzo secolo di vita e lo fa con un pomeriggio di porte aperte nel proprio show room di Lodrone accogliendo gli chef della popolare azienda di elettrodomestici Miele. La tradizione di un lavoro avviato dal capofamiglia, la qualità di collaboratori cresciuti in azienda e fornitori di prestigio: la Miele con i suoi chef presenterà il nuovo forno a vapore dell’azienda, in un’attività simpatica e conviviale, e per il mobilificio Grassi sarà l’occasione di accogliere il pubblico nei suoi spazi con uno show cooking moderno e un po’ speciale. Una cucina sana ed equilibrata, dalla pasta al pesce ai dolci, da fare in poco tempo con una nuova tecnologia: gesti semplici e importanti, da imparare dagli artigiani di fiducia del mobilificio Grassi che in linea con la sua filosofia

coniuga tradizione e modernità e l’attenzione per elettrodomestici e mobili di qualità e hi-tech. Personalizzare arredi e fare prodotti a misura di proprietario, una maniera semplice ed

efficiente di arredare la propria casa. La falegnameria interna e il servizio “chiavi in mano” offerto dalla famiglia Grassi garantiscono un arredo ottimizzato, originale e da ottenere senza

preoccupazioni partendo dal progetto su carta fino ad arrivare al montaggio mobili, grazie ad Andrea ed Elga, assistenti esperti e cordiali, e ad una squadra di artigiani di fiducia. Sabato 9 maggio, dalle 15 alle 19, il mobilificio Grassi vi aspetta per un pomeriggio di cucina, cose buone e sane, tradizione e modernità.

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Attualità

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Slot, che shock! Lo Stato al servizio del vizio? Pronto entro l’estate un decreto legge che cancella le limitazioni poste dagli enti locali a difesa di scuole e luoghi “sensibili” di Ettore Zini Slot che spot. Titolavamo due anni or sono, quando, doverosamente abbiamo dedicato un ampio servizio alla terza industria italiana che preleva dalle tasche dei cittadini più sprovveduti migliaia di euro: lo Stato sponsor di uno dei provvedimenti più truffaldini

Il Governo proclama di voler dare il colpo di grazia alle macchinette rovina famiglie che infestano anche gli angoli più remoti dei piccoli centri urbani. In realtà, la sua preoccupazione maggiore è far tornare i conti delle sue Casse, di cui slot e affini rappresentano una delle voci più importanti. Talmente importanti, da essere irrinunciabili, e da indurre gli organi di governo a far carte false, pur di non rinunciare a tutto quel ben di Dio, “sotratto” subdolamente ai cittadini più ingenui. Ecco cosa dice il nuovo decreto legislativo sui giochi d’azzardo. Dice innanzitutto che i sindaci perderanno la possibilità di limitare l’uso delle slot machines, nei bar e nelle sale gioco. “Naturalmente, discuteremo con gli amministratori locali per trovare un accordo — minimizza Pier Paolo Baretta, il sottosegretario all’Economia, da cui prende nome il decreto — ma l’obiettivo è avere regole omogenee su tutto il territorio nazionale. Altrimenti, si rischia di alimentare il gioco in nero che per definizione sfugge a qualsiasi controllo, fiscale o di legalità”. Che cosa significhi una dichiarazione di questo tipo, nonostante gli enunciati di facciata, è facile da immaginare. In pratica, se il Decreto sarà approvato senza modifiche (la sua approvazione è attesa entro l’estate), e per ora non ci sono segnali in tal senso, decadranno tutte le leggi regionali e centinaia di ordinamenti comunali che avevano tentato di arginare il dilagare del gioco d’azzardo diffuso a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. L’Italia trasformata in una grande Las Vegas a cielo aperto, dove i cittadini sono “liberi” di farsi prosciugare il portafoglio per rimpinguare le smunte casse dello Stato, svuotate da anni di ruberie e gestioni allegre di classi politiche imbelli. Evviva! Anche il nuovo corso della politica no-

strana poco si discosta dall’operato dei suoi predecessori. I Governi Berlusconi avevano spalancato porte e portoni al dilagare delle sale da gioco in ogni locale pubblico dello Stivale: un’inusitata regalia alle lobby del vizio che, in Parlamento hanno potentissimi Santi protettori. Il Governo Renzi, mirabilia giri di vite a piè sospinto. In realtà, come nella più classica delle saghe gattopardiane, fa sì che “tutto cambi, perché nulla cambi”. Siccome le nuove norme non dicono nulla sulle distanze dai luoghi sensibili, sulla regolazione degli orari d’apertura e sugli incentivi fiscali, ne consegue che tredici leggi regionali e centinaia di ordinamenti comunali che, rappresentano 40 milioni di italiani, dovranno decadere e adeguarsi alla “riserva statale”. Tradotto: tutte le Regioni e i Comuni che hanno tentato di arginare il fenomeno, seppur con provvedimenti all’acqua di rose, come distanze sensibili e provvedimenti fiscali, li avranno emanati invano. Ubi maior, minor cessat. Dunque, i regolamenti regionali dovranno adeguarsi alla Legge dello Stato. Sulle slot, secondo i calcoli dell’agenzia specializzata Agipro, il decreto farebbe salire il prelievo fiscale dal 13,1% al 15,6%. “Alla fine — dice ancora il sottosegretario Baretta — tra calo del numero delle macchinette e aumento della tassazione il gettito per le casse dello Stato dovrebbe rimanere più o meno stabile”. Ecco l’obiettivo di chi ci governa. Far sì che gli introiti del vizio rimangano immutati. Tre saranno le regole che dovranno essere rispettate su tutto il territorio nazionale. La prima: vanno limitate nei bar e nelle tabaccherie, dove ce ne può essere una ogni sette metri quadri e comunque non più di sei. La seconda: vanno eliminate da locali come cinema, ristoranti, alberghi e circoli privati, a

meno che non richiedano una specifica licenza sui giochi di cui oggi non hanno bisogno (e infatti sono arrivate persino nelle lavanderie). La terza: vanno concentrate nelle cosiddette gaming hall: sale gioco di almeno 50 metri quadri, con una macchinetta ogni tre metri quadri e il controllo di una persona. Tra i punti criticati anche la sostituzione delle vecchie slot machine con le videolottery: “Il sottosegretario Baretta annuncia che vuole togliere dal mercato migliaia di slot machines. Ma c’è un trucco. Verranno sostituite con apparecchi analoghi alle ancor più dannose e pericolose Videolottery-Vlt. Le VLT sono quelle sulle quali più di tutte puntano le mafie per il riciclaggio di denaro sporco. Ebbene all’articolo 12 della bozza data in mano alle lobby del gioco d’azzardo il governo non si accinge a togliere le slot machines, ma a sostituirle con apparecchi analoghi alle videolottery. E all’articolo 14 le autorizzazioni per installare slot machines automaticamente si rendono valide anche per le videolottery. Nel giro di due anni, quasi tutte le Regioni italiane, a eccezione di Valle d’Aosta, Veneto, Marche, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna, si erano dotate di una legge per contrastare il fenomeno del Gioco d’azzardo e i suoi danni economici e sociali sui territori. Leggi che,

oltre a incentivi fiscali agli esercizi commerciali senza slot, stabilivano distanze dai luoghi come scuole, ospedali, centri di aggregazione. E, proprio con queste leggi, si stava conoscendo, per la prima volta dopo vent’anni, la possibilità di mettere un argine alla piaga del gioco. Il Trentino Alto Adige, per esempio, in materia è uno dei più attivi. E anche centinaia di Comuni sono oggi in prima linea nel contrasto al fenomeno con ordinamenti che limi-

mai perpetrati ai danni del popolino. Oggi, alla luce del nuovo decreto Barretta, la versione ben poco si discosta dai precedenti. Slot: che shock. È l’esclamazione più benevola che abbiamo trovato, dopo averne letto attentamente il testo. tano gli orari di apertura e ostacolano l’attivazione di nuove sale. Ebbene, tutto questo, se il testo del decreto fiscale previsto dalla Legge delega non cambierà, sarà spazzato via come neve al sole. Lo denuncia l’Associazione Movimento No Slot. Ma, se ne rende conto anche il cittadino avveduto, che non riesce a capacitarsi del danno che lo Stato arreca ai suoi concittadini. La dimostrazione sta nell’art. 14 della Legge delega, dove si vorrebbero “garantire regole traspa-

renti e uniformi sull’intero territorio nazionale in materia di titoli abilitativi all’esercizio dell’offerta di gioco”. Dove in definitiva, però, non si fa altro che vanificare quanto di buono Regioni e Comuni avevano deliberato in materia. Ecco dunque servita, su un succulento piatto di portata, l’ennesima polpetta avvelenata che fa finta di tutelare le famiglie degli italiani. Ma che, in ultima analisi, spalleggia il vizio con la Ragion (di cassa) di Stato. sector2011@libero.it

Pochi, in Giudicarie come in Trentino, i locali “deslotizzati” Non ce ne vogliano titolari di bar, tabaccherie e locali pubblici del nostro territorio. Siamo ben consapevoli quanta fetta di reddito producano quegli aggeggi mangiasoldi dislocati in ogni dove. Per molti, di questi tempi, sono diventati un compendio importante dell’economia aziendale. Ma, a scapito di chi? E con che danno a chi s’illude ogni giorno di più di poter risollevare suoi bilanci, buttandosi a capofitto nel gioco d’azzardo? Basta leggere i resoconti di un’Italia e di un Trentino invischiati nella rete dell’illusione, per rendersi conto della china intrapresa da una Società sempre più debole: afflosciata su modelli illusori e insostenibili. Quanto quei denari possano essere importanti nell’economia di un bar o di un locale pubblico, lo abbiamo potuto toccare con mano in occasione del nuovo appalto di locazione del bar Stazione delle autocorriere di Tio-

ne. Il Comune, proprietario dell’immobile, ha vietato le slot al suo interno. E l’affitto mensile è crollato da 5.000 euro a 2.000. Una discesa verticale, imputabile in gran parte all’assenza delle macchinette mangia soldi: ingannevoli tintinnii che, il più delle volte, sottendono drammi famigliari indicibili, con persone incapaci di comprendere che alla lunga il banco vince sempre. Ora, a nessuno si chiede di sopperire alle manchevolezze di uno Stato matrigno, incapace di vedere più in là della punta del naso (prima o poi i guadagni arraffati con il gioco dovranno essere spesi per la cura di un esercito di ludopatici). Ma, ci sia consentito di tessere un grande elogio a quei pochissimi esercenti che, al guadagno, hanno anteposto la salute (e la serenità) della loro clientela. A tutti coloro che nei loro ambienti hanno saputo porre il cartello “Locale deslotizzato”, va il nostro plauso. Che, siamo certi, sarà condiviso da quanti sono impegnati senza quartiere nella dura battaglia di contrasto al dilagare della dipendenza dal gioco. Gente dabbene, che pur consapevole che ognuno è artefice delle proprie fortune e che nessuno obbliga le persone che ogni giorno s’illudono di poter piegare a proprio vantaggio le ali della fortuna - sono impegnate a contrastare il dilagare di un vizio, incoraggiato purtroppo da uno Stato opportunista, incapace di rendersi conto del danno arrecato soprattutto alle categorie più deboli e indifese. (e.z.) Vecchio proverbio giudicariese: “Chi dal gioco attende soccorso, prima o poi mostra le balle come l’orso”.


Attualità

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I Paperon de’Paperoni delle Giudicarie A Storo il primato dell’Irpef comprensoriale, davanti pure alla Val Rendena

Grazie al cielo dunque, non solo piagnistei e gente in ambasce, per via di una crisi che non accenna ad allentare i morsi. Qualcuno che non ha di che lamentarsi a fine mese, c’è. E, nonostante i venti di recessione stiano angustiando più di un capofamiglia (sono moltissime le persone che dicono di arrivare a fine mese col fiatone), in tutto il Trentino sta aumentando impercettibilmente la ricchezza ai fini della dichiarazione dei redditi. Le statistiche parlano di un risicato 1,3%. Ma, il segno è più. E dice che più di 2.000 famiglie non sono obbligate a fare i conti della spesa con il bilancino del farmacista. I numeri, e anche questa è una novità, sono positivi pure per quanto riguarda i poveri, giacché - lo rileva il fisco – stando a quanto denunciato in “cartella”, sono calati di 4.000 unità. Lo scorso anno in Trentino quanti hanno dichiarato, da zero a 10 mila euro, erano 117.000. Quest’anno: 113.000. In Provincia di Trento - come in Giudicarie - l’entrata media lorda più diffusa tra i contribuenti è quella compresa tra i 15.000 e i 26.000 euro lordi l’anno. Il numero di dichiarazioni comprese tra queste due cifre è pari a più di 136 mila: quasi un terzo del totale. La media, in percentuale, ha gli stessi riscontri nelle nostre valli, dove però chi denuncia redditi così bassi sono 8.260 contribuenti: quasi un quarto del totale. Dopo Trento, che di over 120 mila ne annovera 1.035, c’è Rovereto con 217 Paperoni. Mentre

Non sarà quel fiume di desono contati 2.419 nell’ultidi Ettore Zini naro in cui lo zio di Paperima denuncia dei redditi. Di no era solito nuotare nei suoi forzieri. Ma, 120 mila euro questi, 108 sono giudicariesi, ripartiti quasi equamente nei l’anno, sono pur sempre una bella sommetta che permette comuni più popolosi. I numeri, del resto, sono esplicativi: di togliersi qualche sfizio. In Trentino, nonostante la crisi, quasi trenta li troviamo a Tione, seguiti da Pinzolo e da i Paperon de Paperoni con redditi superiori a quella cifra Storo che peraltro - oltre ad essere il comune più popoloso sono più di 2.400. Anzi, per essere precisi, in un anno il - è quello, con 61 milioni Irperf denunciati, che produce loro numero è aumentato di 32: dai 2.387 del 2013, se ne più reddito nell’intera asta comprensoriale. al terzo posto, c’è Riva del Garda con 112. In Giudicarie, per eguagliare tanta manna, bisogna sommare tutti i paesi della valle. Così si scopre che, nell’intero comprensorio, i big della denuncia dei redditi sono 108: 28 a Tione, 25 a Pinzolo, 14 a Storo, 8 a Comano Terme, 6 a Stenico e Spiazzo, 5 a Ragoli e 4 a Pieve di Bono, Bleggio Superiore, S. Lorenzo in Banale e Bocenago. Complessivamente i 28.984 contribuenti delle Valli del Chiese, Rendena, Busa di Tione e Giudicarie Esteriori hanno un reddito di 530.569.630 euro. In media una ricchezza pro capite di 18.305.835 euro. Ed è spulciando tra questi dati, pubblicati dal Ministero delle Finanze, che si scopre che nelle Giudicarie, il paese più ricco è Storo, con 61.859.346 euro lordi dichiarati ai fini Irpef dai suoi 3.451 contribuenti (media 17.925 euro pro capite). Al secondo posto c’è Tione, regno del terziario pubblico: 57.213.859 euro, con 2.692 contribuenti (media a persona 21.253 euro). Subito dopo viene Pinzolo, con 53.717.401 euro e 2.794 contribuenti (media 19.225). Al quarto posto, Bleggio Superiore con 20.236.553 euro di redditi complessivi con 1.243 contribuenti. All’ultimo posto

REDDITI IRPEF 2013 COMUNE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39

BERSONE BLEGGIO SUP. BOCENAGO BOLBENO BONDO BONDONE BREGUZZO BRIONE CADERZONE TERME CARISOLO CASTEL CONDINO CIMEGO COMANO TERME CONDINO DAONE DARE' DORSINO FIAVE' GIUSTINO LARDARO MASSIMENO MONTAGNE PELUGO PIEVE DI BONO PINZOLO PRASO PREORE PREZZO RAGOLI RONCONE SAN LORENZO IN BANALE SPIAZZO STENICO STORO STREMBO TIONE DI TRENTO VIGO RENDENA VILLA RENDENA ZUCLO

CONTRINUENTI Numero 234 1.243 329 283 283 517 462 109 514 770 182 318 2.204 1.121 463 189 328 813 604 173 95 199 291 1.060 2.794 267 337 162 699 1.127 887 1.005 931 3.451 424 2.692 369 782 273

IMPONIBILE Reddito 4.112.941 20.326.553 5.985.253 5.631.611 9.775.970 7.753.528 9.156.112 1.878.594 9.047.587 13.590.551 3.315.223 5.886.314 39.549.370 19.973.033 8.252.300 3.581.481 5.511.201 14.036.386 10.182.845 2.741.999 1.312.257 3.559.211 5.321.379 19.423.077 53.717.401 4.555.400 6.399.829 2.614.376 12.864.879 19.961.220 14.910.144 18.127.164 15.963.183 61.859.346 7.593.649 57.213.859 6.670.502 13.249.785 4.964.117

28.984

530.569.630

Reddito Compl. Reddito Compl. da 0 a 10.000 oltre 120.000 57 396 4 112 4 79 166 161 111 33 132 248 45 72 670 8 317 122 50 84 224 169 58 34 66 87 268 4 834 25 72 80 45 208 5 315 270 4 296 6 294 6 967 14 124 620 28 92 225 57 8.260

108

c’è Massimeno: 1.312.257 di redditi denunciati da 95 contribuenti, dove la media scende a 13.810 euro a denuncia. Storo, con le sue industrie zoppicanti (ma dove la gente non disdegna di coltivare anche la terra), dunque, in termini di produzione di ricchezza personale, supera notevolmente il Polo turistico di Pinzolo e Madonna di Campiglio. Un dato che, a prima vista, lascia perplessi, visto che il primato dell’economia della Valle è sempre stato assegnato all’Alta Rendena, presentata sempre come “la vera locomotiva trainante di tutto il bacino giudicariese”. Ma non per il fisco. A rigor di cartella esattoriale, però, le sorprese non finiscono qui. Da un’analisi per zona, si scopre che la Valle più ricca è il Chiese. I suoi 9.029 contribuenti denunciano in totale 181.269.433 euro. Il che vuol dire che circa un terzo di tutti i redditi delle Giudicarie sono denunciati nei 15 comuni dell’asta chiesana. A ruota segue la “ricca” Rendena, con 148.379.854 euro e 8.166 contribuenti. Al terzo posto ci sono le Gudicarie Esteriori con 110.269.837 euro. Qui, i contribuenti sono 6.406, e la parte del leone la gioca Comano Terme con 39.549.370 euro. Infine, fanalino di coda, c’è il Polo del terziario incuneato nella Busa di Tione. I 4.483 contribuenti, in gran parte dipendenti pubblici, denunciano complessivamente 90.633.506 euro. In media 20.217.155 euro pro capite l’anno.

“EXPONIAMOCI – 1° marcia del volontariato sociale” Le Coop sociali “Il Bucaneve”,“L’Ancora” e “Lavori in corso” e l’Associazione “Comunità Handicap”, dedicano il 2015 al volontariato

Domenica 7 giugno giungerà a conclusione un anno di eventi culturali, ricreativi, musicali e teatrali, andati sotto il titolo di “Io voglio fare”. Si è trattato di un programma dedicato dal volontariato al volontariato. In altre parole, le Cooperative sociali “Il Bucaneve”, “L’Ancora” e “Lavori in corso” e l’Associazione “Comunità Handicap”, che sono impegnate da molto tempo nel campo sociale sul territorio giudicariese, hanno deciso di dedicare l’anno che va dal giugno del 2014 al giugno del 2015 al volontariato. Volontariato, bene prezioso, soprattutto in un tempo in cui le risorse pubbliche sono in drastica

diminuzione. Volontariato come forma di impegno in favore dei più deboli, di coloro che hanno bisogno di aiuto. “Io voglio fare” voleva e vuole essere un modo per sensibilizzare la comunità rispetto alla necessità di volontari. Il Trentino è noto per le sue migliaia di volontari che animano un esercito di associazioni. Ma a parere degli organizzatori di “Io voglio fare” si deve fare di più. L’anno si concluderà, come detto, il 7 giugno con “Exponiamoci – prima marcia del volontariato sociale”, una manifestazione il cui nome si gioca sull’assonanza con “Expo”, ma evidenzia la necessità di esporsi, di spendersi in

prima persona per gli altri. Il 7 giugno è in programma una marcia del volontariato, a cui, a livello organizzativo, hanno aderito già molte associazioni e realtà del privato sociale giudicariese, tra cui A.S.I., Auser, Avulls, Comunità Murialdo, Laboratorio Sociale, L.I.L.T., MORE, Robin Hood, Speranza di Vita … . Tre i punti di partenza, al mattino: Roncone, Spiazzo e passo del Durone. I tre cortei convergeranno su Tione, dove è previsto il pranzo comunitario presso l’ex campo sportivo (vicino all’oratorio). Nel pomeriggio avrà luogo un convegno sul presente e sul futuro del volontariato: un dibattito

moderato da Don Ivan Maffeis (ex direttore di Vita Trentina), con l’intervento di esponenti sia provinciali che locali del mondo del volontariato sociale, sportivo e turistico. Ci sarà inoltre la possibilità di visitare alcuni stand informativi curati dalle numerose realtà organizzatrici, un modo per rendersi più visibili verso l’esterno, per far conoscere alla comunità il proprio operato e la propria mission e perché no, reperire magari qualche nuovo volontario attratto dal poter dedicare qualche ora della propria vita a favore delle persone più svantaggiate (anziani, stranieri, disabili, giovani con

disagio, ammalati …). Abbiamo detto all’inizio che domenica 7 giugno si concluderà il programma. Naturalmente non è il punto d’arrivo, ma in un certo senso il punto di partenza per un nuovo impegno, con l’auspicio degli organizzatori “che sempre più persone si avvicinino alle nostre realtà, che per operare hanno bisogno di volontari”. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Tione e dalla Comunità delle Giudicarie, è aperta a tutti: anzi i promotori auspicano che la presenza di persone “esterne” che non fanno parte del giro delle realtà organizzatrici, siano numerose!


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Scuola

MAGGIO 2015

In area trentina si decide quindi di essere più cauti, lasciando per ora il tempo agli istituti superiori di valutare l’applicabilità o meno di questa nuova razionalizzazione della didattica, che oltre a lasciare maggiore tempo libero agli studenti, potrebbe portare notevoli risparmi economici agli istituti stessi. Da una precedente proposta di stabilire l’anno scolastico 2016/2017 per l’introduzione della settimana corta nelle scuole trentine, si è scelto un prudente passo indietro per lasciare ai singoli istituti il tempo di confrontare le varie idee ed opinioni in seno al proprio organico, per valutare eventuali ricadute, positive e non, di questa prospettiva. Ne abbiamo parlato con la dirigente dell’Istituto Comprensivo Lorenzo Guetti di Tione di Trento, dott.ssa Tiziana Gulli, che ci ha fornito il suo punto di vista sulla questione. Ben consapevole dell’ampia area geografica interessata dall’Istituto Guetti, la dott.ssa Gulli trova la proposta della settimana corta «da ponderare attentamente, sia tra il corpo docenti sia tra le famiglie degli studenti. Se da un lato i benefici economici sarebbero notevoli grazie ad una nuova gestione dei tempi, dall’altro non dobbiamo dimenticare che l’obiettivo principale di ogni nostra scelta in tal

La dirigente Gulli: «Decisione da ponderare attentamente»

Superiori: arriva la settimana corta? di Aldo Gottardi Si è fatto un gran parlare in questi mesi dell’idea di rivoluzionare l’orario scolastico superiore trentino, con l’introduzione della cosiddetta “settimana corta”, ovvero la concentrazione delle lezioni su cinque giorni settimanali invece degli attuali sei. Già attivata per molte scuole medie e primarie, si prospettava come naturale evoluzione di estenderla anche agli istituti superiori, come è stato fatto in Alto Adige, pur con alcune lamentele da parte dei genitori che sono arrivati a ricorrere al TAR.

senso è garantire il miglior apprendimento e condizioni di studio agli studenti: attorno a loro deve infatti ruotare l’analisi di questa proposta, che deve essere necessariamente approfondita. Ora che è stato lasciato più tempo ed autonomia agli Istituti superiori per valutare le possibilità della settimana corta, si potrà disporre della tranquillità e serenità adatte per analizzare la questione, con i

suoi pro e i suoi contro. Come Istituto Guetti non abbiamo ancora stabilito nulla, proprio perché è importante contestualizzare la scelta della settimana corta in base all’Istituto: le esigenze di una scuola superiore con sede a Trento saranno infatti diverse da quelle che abbiamo noi del Guetti, e un tale cambiamento di orario porterebbe senz’altro esiti e problematiche diverse.

Nel nostro caso, dobbiamo tener presenti due fattori: i trasporti (in città ci sono autobus urbani che garantiscono collegamenti ogni venti minuti circa, mentre qui possiamo contare solo su autobus almeno ogni ora) e il servizio mensa (non sappiamo ancora se il nostro servizio mensa, più i bar o ristoranti di Tione potranno garantire in modo ottimale pasti per circa 900 studenti al giorno). Sono fattori che dobbiamo tenere presenti, nel caso che si prenda seriamente in considerazione l’introduzione della settimana breve anche al Guetti. Torno a sottolineare, in chiusura, che l’elemento centrale deve e dovrà sempre essere lo studente, nel soddisfacimento del suo percorso scolastico».

Anche in Rendena si discute sulla proposta di lezioni di 5 giorni

Settimana corta, scelta di qualità? La riunione di mercoledì 15 aprile presso la direzione dell’Istituto Comprensivo Val Rendena, guidato dal prof. Fabrizio Pizzini, alla quale hanno partecipato le rappresentanze dei docenti e dei genitori (Consulta e Consiglio dell’Istituzione), aveva uno scopo molto importante: pianificare il futuro della Proprio quest’ultima esigenza è stata considerata attentamente. Ormai la società è improntata sulla settimana lavorativa di cinque giorni e, nella maggioranza dei casi, la possibilità di passare il week end assieme ai figli è per i genitori è un’esigenza pressante, una scelta necessaria non soltanto per il valore educativo, ma anche e soprattutto uno dei rari e preziosi momenti per “fare” famiglia”, godendo della reciproca compagnia e, perché no, facendo anche i compiti assieme. Certo, di fronte a ogni cambiamento è normale che la reazione sia di diffidenza o di sospetto, è difficile lasciare la via dettata dall’abitudine, in questi ultimi tempi

sono state anche diffuse informazioni inesatte. Il Dirigente e i rappresentanti hanno invece valutato con attenzione e professionalità tutti gli aspetti, le esperienze in casa altrui (in molte scuole del Trentino e in tutte quelle dell’Alto Adige la settimana corta è realtà da qualche anno, come in molti stati europei, ad eccezione di Portogallo e Grecia) e soprattutto la positiva situazione di Madonna di Campiglio, unica realtà della valle ad avere da anni adottato (con grande successo e unanime soddisfazione dell’utenza) il modello della settimana corta. I problemi da risolvere sono complessi, alcuni pratici e legati al servizio mensa e ai traspor-

scuola in valle e valutare attentamente l’ipotesi di razionalizzare le lezioni su 5 giorni settimanali, in modo da anticipare future linee guida e governare autonomamente il cambiamento, valorizzando, in un’ottica di qualità e di servizio, quanto la scuola può mettere a disposizione di ragazzi e famiglie. ti, mentre le perplessità degli studenti sono soprattutto legate al numero dei pomeriggi da passare sui banchi per ottenere in cambio l’intera giornata del sabato. Nel primo caso i contatti saranno a livello istituzionale e si prevede di avere i piani entro poche settimane, mentre nel secondo la variazione sarebbe minima: due pomeriggi al posto dell’unico attuale. Ma sono da valutare anche interessanti alternative, che potrebbero portare all’eliminazione dei pomeriggi fissi o alla concentrazione degli stessi in un’unica settimana in periodi prefissati: questa settimana, molto densa di impegni all’interno dell’edificio scolastico, sarebbe libera

da carichi a livello di prove scritte in classe e di studio a casa. Dalle esperienze riportate un’idea molto attraente, da approfondire e magari introdurre in un secondo momento. La seconda alternativa, uovo (e allo stesso tempo gallina) di Colombo, sarebbe quella di allungare la durata dell’anno scolastico. In ogni caso, su questo tema, sarà organizzata a breve una serata informativa, cui seguirà un sondaggio che esporrà il ventaglio delle possibilità: dal mantenimento dell’attuale organizzazione su sei mattine più un pomeriggio a varie ipotesi per distribuire le ore su soli 5 giorni. Enrico Gasperi

Trilinguismo, i docenti frenano Nel documento dell’Istituto Comprensivo Giudicarie esteriori le perplessità degli insegnanti sul metodo Clil di Francesco Brunelli “Forniamo ai nostri ragazzi le chiavi per il loro futuro con il trilinguismo” recita uno slogan scelto dalla Provincia Autonoma di Trento nel comunicare l’entrata in vigore del Piano Scuola “Trentino Trilingue”. Il progetto dovrebbe entrare in vigore nel 2020, ma la sua sperimentazione inizierà molto prima. Questo sistema didattico, basato sul metodo CLIL (Content and Language Integrated Learning, ovvero sull’insegnamento e sull’apprendimento delle diverse conoscenze in lingua straniera, in tal caso inglese e tedesco), costerà circa 36 milioni di euro. Il piano coprirà ogni fascia di età, dall’asilo nido alle scuole superiori. Il protocollo d’intesa firmato dal presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi ed il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, prevede che il Trentino faccia da apripista a questo progetto. La nostra scuola non è nuova al fungere da laboratorio per progetti nazionali, anche a quelli che hanno avuto ben poco successo. Ed è questa una delle criticità che l’assemblea del Collegio Docenti dell’Istituto Comprensivo Giudicarie Esteriori ha voluto evidenziare con un documento approvato all’unanimità dagli insegnanti presenti alla riunione. In esso, i firmatari mettono in luce sia le problematiche pedagogico-didattiche che quelle occupazionali, oltre all’avanzare alcune proposte. “Pur riconoscendo il valore della conoscenza delle lingue comunitarie” recita il documento “ci troviamo in disaccordo con l’imposizione a scuole e famiglie del Protocollo d’intesa per lo sviluppo delle lingue”. Secondo i docenti la riforma “riduce la qualità dei contenuti disciplinari (a causa del monte ore insufficiente per le materie curricolari di base)” oltre a sottovalutare “l’importanza della conoscenza fondante dell’italiano.” Vengono inoltre messi in rilievo gli ottimi risultati della scuola trentina in termini di valutazione INVALSI e di apprezzamento dell’OCSE, in contrasto all’assenza di “risultati e dati scientifici e statistici che fondino la validità del progetto trilingue”. Altre problematiche riguarderebbero “l’assenza di informazioni sulle modalità di valutazione”, il “ridimensionamento dei curricola, da noi appena modificati, in vista dell’insegnamento con metodologia CLIL” e “la riduzione del monte ore disciplinare”. Inoltre la riforma potrebbe portare alla “perdita di cattedre, con aumento della precarietà”, visto che essa comporterà la formazione di nuovi insegnanti specializzati, i quali potrebbero subentrare ai più anziani. L’organo collegiale ha anche avanzato numerose proposte per ovviare alle preoccupazioni emerse; si parla di soluzioni da applicare nell’orario scolastico quotidiano di classe. Le ipotesi in campo spaziano dall’introduzione di “due ore settimanali di CLIL da inserire nelle attuali ore opzionali facoltative, con auspicabile co-docenza” all’eventuale “ampliamento dell’orario scolastico obbligatorio”. Il tutto nel rispetto di una società “aperta e cosmopolita”, che impone l’apprendimento delle lingue comunitarie.


Turismo

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Nell’assemblea annuale del Consorzio turistico della Valle del Chiese il presidente Valenti sottolinea il ruolo delle pro loco

«Volontariato strategico per questo ambito» «Il bilancio dell’anno 2014 – afferma Valenti, malgrado le avverse condizioni meteorologiche che non hanno certamente agevolato la buona riuscita di alcune attività programmate, è ampiamente positivo. Infatti, dopo il cambiamento ai vertici dirigenziali che ha visto l’uscita di Fabio Sacco, direttore del Consorzio nel triennio dal 2012 al 2014, è stato intrapreso un percorso professionale diverso. Possiamo ritenerci un ambito agevolato e avvantaggiato – prosegue Valenti – vista la grande attenzione del Consorzio B.I.M del Chiese, che da ormai diversi anni si dimostra particolarmente sensibile verso lo sviluppo turistico del territorio della Valle del Chiese. Una grande “spalla destra” quindi che, preso atto della volontà politica provinciale di ridurre – anche in prospettiva, i finanziamenti pubblici, vede nel Consorzio B.I.M. del Chiese una grande risorsa su cui fare riferimento.» Il presidente Valenti ha poi concluso il suo intervento rimarcando l’importanza del volontariato per lo sviluppo turistico della zona. Successivamente è stato presentato il piano promozionale per l’anno 2015 e le sue linee guida di sviluppo, incentrate sul nuovo pay–off “Trentino Autentico”. Autentico in quanto vero pur nella sua semplicità, dove l’incontro con il territorio e le persone che lo abitano vuole entrare direttamente in contatto con l’essenza più reale della

di Marco Maestri Lunedì 30 marzo si è Turistico Valle del Chietenuta l’annuale asse” Massimo Valenti, il semblea ordinaria del Consorzio Turistico del- quale ha ripercorso gli appuntamenti promola Valle del Chiese. L’incontro è stato aperto zionali e le attività salienti effettuate lo scorso dall’intervento del Presidente del “Consorzio anno.

La sede del Consorzio turisitico a Cologna

valle. La campagna di comunicazione è strutturata attraverso azioni online (potenziamento del sito web visitchiese.it, blog tour funzionali a generare “rumore” sui sociale network), offline (flyer cartacei) e di marketing interno (azioni di comunicazioni verso l’ospite ma anche verso il territorio). Il sito sarà il canale principale sulla quale ricadranno tutte le azioni di promozione. Grande

spazio sarà riservato alle iniziative “Viziamo il palato” e “Facciamo festa”, legate al tema enogastronomico e al mondo dell’associazionismo. Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche il Presidente del Consorzio dei Comuni del B.I.M. del Chiese Giorgio Butterini. Poi è intervenuto il responsabile dell’Ecomuseo, che ha ribadito il pieno sostegno al progetto illustrato con l’obiettivo comune di valorizzare al meglio il patrimonio locale in una logica di coinvolgimento dei soggetti istituzionali, associativi ed economici che animano il territorio.

Dopo 18 anni di attività addio al celebre locale di Pieve di Bono

L’Excalibur Pub chiude i battenti

Era il 1997, quando Moreno Cimarolli e Rosanna Scaia aprirono l’“Excalibur Pub”. Dopo diciotto anni purtroppo l’avventura dell’”Ex”, cosi chiamato da chi lo frequentava quotidianamente, è finita. «Abbiamo deciso di chiudere – afferma Moreno – perché i costi di gestione, affitto e spese fisse in primis, non sono più sostenibili. Purtroppo la prolungata crisi che ha colpito anche le nostre zone porta anche a questo e la difficile scelta di terminare l’attività è stata presa adesso, mentre la situazione non è ancora critica, anticipando un momento che probabilmente sarebbe stato inevitabile più avanti». Moreno oltre alla grande cordia-

lità e disponibilità con i clienti, ha trasmesso e condiviso fin da subito con alcuni di essi anche la grande passione per le freccette; infatti, fin dal settembre 1997,

pochi mesi dopo l’apertura del pub, ha costituito un gruppo che, con riferimento all’”Excalibur”, ha partecipato a molti tornei provinciali, regionali e nazionali, raggiungendo traguardi straordinari e restando ai vertici per diversi anni. «La scelta – prosegue Moreno – è stata difficile. Diciotto anni sono tanti e abbiamo molti bei ricordi per quanto fatto in questo locale e per la gente che lo ha frequentato.» «Negli ultimi giorni – conclude Moreno – abbiamo avuto accanto tantissima gente che ci ha dimostrato tanto affetto e questa è una grandissima gioia, una sorta di riconoscimento dell’aver fatto qualcosa di buono.» La festa di chiusura

si è svolta il 19 aprile 2015 in compagnia della band “Piume d’Equino”; in un Pub gremito, ha risuonato per l’ultima volta la musica rock che per anni ha accompagnato moltissime persone mentre in compagnia si gustavano una birra magistralmente spinata, con cura quasi maniacale, da Neno e Rosy. Probabilmente in molte persone sarà risuonato il ritornello di una canzone che ha fatto la storia del rock mondiale, “The show must go on”, ovvero “lo spettacolo deve (e doveva) continuare” ma, quando non ci sono più le condizioni, purtroppo, anche le cose belle hanno una fine. (m.m.)

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Attualità

MAGGIO 2015

Un quarto di secolo per la cooperativa agricola Agri ‘90

“Oro di Storo”: il “miracolo” compie 25 anni V

enticinque. Tante sono le candeline che il presidente di Agri 90 Vigilio Giovanelli e i suoi collaboratori spegneranno prossimamente. E come ha avuto modo di dire nell’ul-

Già, perché un quarto di secolo fa, quando un gruppetto di produttori (principalmente piccoli) di granoturco (in particolare della valle del Chiese, ma non mancavano persone del resto delle Giudicarie) decideva di fondare Agri 90, la produzione dell’”oro di Storo” aveva toccato il livello più basso che si potesse immaginare: appena 300 quintali ad annata. D’altronde fra gli anni Settanta e gli Ottanta, quando nel basso Chiese è esplosa l’industrializzazione e i capannoni fiorivano come rose in un giardino, il pensiero più diffuso era per la fabbrica, luogo sicuro che alla fine del mese ti porta in tasca lo stipendio, un mese all’anno ti manda in ferie e il fine settimana ti permette di riposare. Tutto il contrario della campagna, che è legata alle bizze del tempo, non consente (se hai capi di bestiame) di allontanarti nemmeno un giorno e non è per niente sicuro con il reddito. Così la pensavano dalle parti di Storo, ed è così che hanno abbandonato progressivamente l’agricoltura. Non a caso quando Giovanelli & C. pensarono alla Cooperativa ci fu più di un paesano che pronosticò miserie. “Ma

perché vi imbarcate nella Cooperativa? Non sapete che l’agricoltura è roba da poveri? Non vi ha in-

segnato niente la storia dei nostri vecchi, che dovettero emigrare in America per sfamarsi?”.

tima Assemblea il presidente, “non è tanto l’aver raggiunto questo traguardo a colpirci positivamente, ma lo stato di salute con cui la Cooperativa ci arriva. Come si vede, frasi poco incoraggianti, che però non hanno scoraggiato il manipolo di agricoltori

guidato da Giovanelli, che alla lunga ha avuto ragione. Intanto si è trasformato da manipolo in vero e

Tanti amici, a partire da Edoardo Rastelli La Cooperativa ha potuto contare in questi venticinque anni su molti amici. Prima di tutto i mass media: Agri 90, e quindi la farina, ha bucato tutti gli schermi delle trasmissioni più gettonate a livello nazionale, da “Melaverde” a “Linea verde”, da “Geo 6 Geo” a “Sereno variabile”, per citarne solo quattro. E dappertutto è stato successo immediato. “D’altra parte - come dice il presidente con il suo slogan preferito - quando la conosci, la farina di Storo non la molli più”. Un altro amico particolare è stato il Consorzio Bim del Chiese, che quando era presieduto da Adelino Amistadi, sul finire degli anni Novanta, si accordò con l’università

Edoardo raspelli a Storo

di Padova per studiare la tipizzazione del mais. In altre parole, con il passare dei decenni il seme si era imbastardito: si trattava di riportarlo alle caratteristiche iniziali. Poi ci sono gli amici per “convenienza”. Lo diciamo

come battuta per spiegare che la farina di Storo è diventata un’occasione di reddito. Ed è per questo che i suoi produttori sono aumentati nel corso degli anni. Basti pensare che la Cooperativa distribuisce ogni anno circa un milione

e mezzo di euro ai produttori che conferiscono il granoturco. Questa è ricchezza sonante che viene portata sul territorio ed è il miglior veicolo per avvicinare sempre nuovi produttori. Oggi la Cooperativa è ben patrimonializzata, ha una sede nuova e funzionale, lavora non solo con il grano nostrano, ma anche con i piccoli frutti e con le patate (queste ultime in collaborazione con la Co.P.A.G. per la rotazione del granoturco). Opera con la serenità di chi ha i piedi ben piantati per terra, ma la testa alta e lo sguardo verso orizzonti lontani. Sono i migliori presupposti per affrontare i prossimi venticinque anni, verso il mezzo secolo di vita.

proprio reggimento. Oggi i soci di Agri 90 sono circa 130, sono sparsi su tutto il territorio giudicariese e del gruppo fanno parte una ventina di aziende professionali, ossia che traggono il loro reddito esclusivamente o quasi dall’agricoltura. La produzione del granoturco è passata da 300 a 13.000 quintali negli anni di grazia e la farina gialla di Storo è richiesta da tutto il territorio dell’Italia Settentrionale. Prodotto di nicchia, sia chiaro: lo trovi nella gastronomia dei supermercati e nei ristoranti più “in”, ma ciò non toglie che l’anno scorso la Cooperativa sia rimasta sprovvista verso fine estate. Questo, fra l’altro, a togliere ogni pezza d’appoggio alle voci maliziose che periodicamente escono sulla dubbia provenienza del grano. Un giorno ci fu perfino chi si azzardò a scrivere che la Cooperativa andava a prendere il granoturco in Romania. I dirigenti di Agri 90 seguono alla lettera il dettato del poeta: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. La costanza, la determinazione e l’umiltà hanno premiato: il miracolo si è realizzato. La farina gialla di Storo è una realtà vera.

Quest’anno l’appuntamento si è tenuto ai piedi del Monte Melino nel Comune di Prezzo

ABonipratilamanovracollettivadeiVigilidella“Conca” Oltre 80 volontari, tra cui anche qualche rappresentante femminile, hanno dato vita domenica 12 aprile alla manovra collettiva dei Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari di Prezzo, Pieve di Bono, Bersone, Praso e Daone che prevedeva la simulazione dello spegnimento di un incendio boschivo. Si tratta di un evento collaudato, essendo ormai qualche anno che i corpi operanti nella Pieve (che hanno mantenuto la loro autonomia anche dopo i processi di aggregazione che hanno portato alla nascita dei nuovi comuni di Valdaone, già attivo, e Pieve di BonoPrezzo che avrà decorrenza dal 1 gennaio 2016) lo organizzano, a rotazione, con l’obiettivo comune di mi-

gliorare il proprio bagaglio di conoscenza e di collaborazione. L’esercitazione, come detto, ha cadenza annuale e, mentre nel 2014 è toccato al corpo di Pieve di Bono, con l’uscita che era stata programmata presso la centrale idroelettrica e al bacino artificiale adiacente al villaggio di Prosanavalle, in questa occasione l’organizzazione era in capo al corpo dei vigili del fuoco volontari di Prezzo. Il teatro delle operazioni scelto per l’occasione è stata la zona che parte a Località Lodra, vicina alla più nota Località Boniprati, e arriva in cima al Monte Melino nel territorio di competenza del suddetto corpo. La manovra, iniziata alle ore 08.30 circa,

si è svolta sotto il coordinamento del comandante del corpo organizzatore Paolo Maestri, ed ha avuto una durata di circa 4 ore. Insieme ai vigili del fuoco volontari, dato che la simulazione prevedeva lo spegnimento di un incendio boschivo è intervenuto, a supporto, anche il personale del Corpo Forestale della sezione di

Pieve di Bono, con i custodi del consorzio Boschivo intercomunale. Sul posto, oltre a tutti i mezzi e attrezzature necessari per il regolare svolgimento della manovra, sono state posizionate anche tre vasche di accumulo d’acqua in dotazione ai corpi, che venivano continuamente rifornite con le autobotti dei corpi di Pie-

ve di Bono e Daone. «L’evento – afferma il comandante Paolo Maestri – è sicuramente un momento formativo importante e serve per migliorare la tempistica, l’intesa, la sintonia e per cementare ulteriormente lo spirito di squadra, elemento fondamentale per qualsiasi corpo dei vigili del fuoco volontari.» In diverse uscite si verifica la necessità di operare a corpi congiunti in quanto l’emergenza richiede un impiego di persone e mezzi che un singolo corpo non riesce a garantire. L’esercitazione si è poi conclusa presso il rifugio “Lupi di Toscana” a Boniprati dove i comandanti dei cinque corpi e della Stazione Forestale hanno condiviso, in un breefing conclusivo con i sindaci di

Prezzo e Pieve di Bono, gli aspetti tecnici e le eventuali criticità emerse nella mattinata e, infine, assieme a tutti i partecipanti hanno potuto degustare le pietanze tipiche della rinomata cucina. Un ringraziamento speciale – conclude Maestri – va, oltre che a tutti coloro che hanno partecipato all’evento, a Iuri Corradi che si è reso disponibile a immortalare con diverse fotografie i vari momenti della manovra – fornendo ai corpi un ricordo importante da conservare nelle singole caserme, quale utile strumento di lavoro oltre che come ulteriore testimonianza della grandissima passione e coesione tra i vari corpi.» Marco Maestri


Attualità

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“La Büsier” di Praso alla ricerca di nuovi collaboratori per la visita guidata ai forti

Allariscopertadeifortidelleguerremondiali I due forti, oggetto negli ultimi anni di importanti lavori di recupero, restauro e messa in sicurezza, in cui i comuni assieme alla Provincia hanno creduto e investito, sono situati tra l’abitato di Praso e quello di Lardaro; con forte Cariola, situato sull’altro versante, nel comune di Pieve di Bono, hanno avuto un ruolo fondamentale durante la prima guerra mondiale, in quanto costituivano, assieme agli ormai scomparsi forti Revegler e Danzolino, lo “sbarramento di Lardaro” che l’impero austroungarico volle realizzare per intensificare la sicurezza e il controllo della via di comunicazione che, attraverso la Valle del Chiese, lo collegava al Regno d’Italia. I cinque forti vennero in gran parte distrutti, non dalla furia bellica della “Grande Guerra”, ma negli anni successivi per recuperarne i pregiati materiali con

N

di Marco Maestri

egli ultimi due anni l’associazione di promozione sociale filodrammatica “La Büsier” di Praso, in collaborazione con i comuni di Praso e Lardaro, ha

sviluppato un progetto inteso a valorizzare l’importanza che Forte Corno e Forte Larino hanno rivestito nelle vicende storiche di inizio secolo scorso.

Forte Corno

cui erano stati costruiti; da questa opera di demolizione si sono salvati, dando la possibilità di un recupero a fini storico-culturali, i soli Forte Corno e Forte Larino che, dopo i citati lavori, sono stati riaperti ai visitatori riscontrando un notevole interesse. “Inizialmente, il progetto – affermano i

Un silenzio che fa rumore. Un silenzio che induce a riflettere davanti ai suicidi che, purtroppo, si registrano in maniera assai frequente presso il Pont dei Servi, ponte d’accesso alla zona del Banale per chi proviene da Sarche. Per evidenziare la problematica e promuovere soluzioni a tali drammi è stata costituita l’Associazione Culturale Officina dei Sogni, guidata dal determinato Pietro Amorth Frieri, in prima linea nell’organizzare eventi e manifestazioni che attirino l’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori locali su questa triste realtà. Proprio il silenzio è stato il fulcro della “Marcia Silenziosa” organizzata dall’associazione nel pomeriggio di sabato 11 aprile. Non serve strepitare e sbraitare per farsi sentire su tematiche tanto delicate. E infatti il corteo, partito nel soleggiato pomeriggio dal parcheggio davanti al Comune di Comano Terme, a Ponte Arche, e sviluppatosi via via fino a giungere al Doss da Servi,

rappresentanti de “La Büsier” di Praso - ha puntato a coinvolgere e rendere partecipi le persone del paese, in modo che possano conoscere e approfondire la nostra storia ma anche che riprendano a vivere e apprezzare questi luoghi, diventandone i principali promotori. Si è avuto un riscontro in-

Forte Larino

sperato; tanti i partecipanti alle serate e anche le disponibilità ad avviare il percorso per diventare guide “non professioniste”; una ventina, tutte della zona, le persone che hanno partecipato a diverse serate mirate all’apprendimento degli argomenti storici fondamentali e così nell’estate 2014 si è

potuto organizzare un primo calendario di aperture fisse nei quattro fine settimana di luglio, tutti i giorni nel mese di agosto, per concludere con i primi due fine settimana di settembre. Inoltre, in occasione delle iniziative legate al centenario della “Grande Guerra”, in entrambi i forti si sono tenute

manifestazioni che hanno riscontrato grande successo, registrando circa 1500 ingressi a Forte Corno e 1200 a forte Larino.” Quest’anno il progetto viene riproposto con l’intento di migliorare ed ottimizzare quanto fatto finora. Nel mese di marzo la filodrammatica ha organizzato una serata, a cui hanno partecipato in molti, per trovare nuovi accompagnatori che possano guidare nell’ormai imminente stagione estiva, i visitatori alla scoperta dei Forti Corno e Larino e da quest’anno, in collaborazione con il Comune di Pieve di Bono, anche Forte Cariola, nel quale è stato ricavato un percorso di visita, e Castel Romano i cui lavori di recupero sono ormai terminati. Ulteriori informazioni si possono avere contattando il numero 346 – 3236193 o l’indirizzo mail info@busier.it.

Sentito corteo in memoria dei suicidi presso il Ponte dei Servi

Sfila il ricordo delle persone scomparse

teatro suo malgrado di tali spiacevoli vicende, non si è profuso in urla e slogan, ma ha saggiamente scelto di non esprimersi sonoramente, quasi a rimarcare il silenzio di chi non c’è più. Davanti a tutti, un ampio striscione bianco, senza alcun tipo di scritta provocatoria, volto anche questo a fungere da collegamento con l’impossibilità di parlare delle vittime di drammi umani interiori, ma anche per sottolineare il disinteresse di amministratori e gente comune. In corteo tanta gente comune, parenti e amici di chi ha compiuto un gesto estremo, volti noti della politica locale, religiosi, membri di associazioni di volontariato. Una

marcia, dunque apartitica e apolitica, un corteo trasversale e rispettoso, che ha smosso coscienze e interesse generale. Molti dei partecipanti sono venuti a conoscenza di come il Trentino abbia il tasso di

suicidi più alto di due punti percentuale rispetto al resto d’Italia (8% contro il 6%, come del resto tutto il Nord rispetto al Sud), e anche del fatto che le Giudicarie abbiano questo triste primato all’interno

della provincia. Toccante, poi, la tappa finale della marcia (resa possibile anche grazie all’ottimo servizio della Polizia Locale): davanti al Crocifisso di pietra antistante il ponte è stato posto un mazzo di fiori e ciascuno ha recitato dentro di sé una preghiera o comunque rievocato un ricordo. Come forma di aiuto, sulle ringhiere del ponte sono stati inoltre affissi alcuni cartelli con recapiti e frasi da leggere per chi si dovesse trovare in tale situazione, visto che i progetti di reti e/o altri interventi strutturali non vengono presi in considerazione dalle amministrazioni locali. Francesco Brunelli


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Cultura

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Feldseilbahn N°8: la teleferica delle Giudicarie ai tempi della Grande Guerra

Quella lunga via aerea fraTrento eTione Non è però uno scherzo che, 100 anni fa, in piena guerra mondiale, un’idea del genere fu realizzata e messa in attività dall’esercito austro-ungarico: tra il 1916 e il 1918, una lunghissima linea teleferica che collegava Trento con la località Corè, poco dopo Tione, poteva garantire rifornimenti continui alle truppe stanziate nella Valle del Chiese e in Val Rendena, senza soffrire i capricci di una all’epoca insufficiente ed inaffidabile rete stradale, spesso resa inagibile da frane e neve. Un lavoro di ricerca sulla teleferica era già stato fatto qualche anno fa da Luigi Bailo e da Ennio Lappi, che potevano contare anche da alcune testimonianze orali riguardo al grande impianto. Tuttavia molto ancora c’era da sapere su questo ardito sistema di trasporto, e ancora troppa poca memoria sopravviveva della sua esistenza. Grazie a recenti studi che ho potuto svolgere per la mia tesi di laurea specialistica tra archivi locali, provinciali e austriaci, nuovi elementi e dettagli sono emersi, portando nuovamente la luce su un aspetto poco conosciuto della storia della Grande Guerra nelle nostre valli. Costruita in seguito allo Seilbahnbauprogramm del 1916/1917 (ovvero l’ordinanza militare che prevedeva una massiccia costruzione di impianti a filo su ogni fronte, per automatizzare i trasporti logistici), la Feldseilbahn N°8 (come fu denominata) aveva la sua partenza nell’attuale deposito dei treni della stazione di Trento che all’epoca era incluso in una immensa area sorvegliata di quasi dodicimila metri quadrati adibita al deposito, scarico e carico dei treni e allo smistamento delle merci verso i vari fronti (chiamata Seilbahnszeugsdepot). Si trattava di un sistema campale militare scomponibile di modello tedesco Bleichert M 150 (fino a Sarche) e M 100 (da Sarche fino a Corè), con un funzionamento a moto continuo come gli odierni skilift o seggiovie. Era azionata da un motore Deutz a benzina da 35 cv di potenza (per M 150; 25 cv per l’M 100) collegato a una ruota di circa 2 metri di diametro, che dava il

C

Valle Rendena, presenome “Pesce di Aldo Gottardi d’Aprile” giortando anche un piano nalistico di quest’anno, in molti avranno del progetto e una mappa del tragitto della linea. letto della proposta di collegare con la funivia Uno scherzo simpatico, prontamente smascheral’impianto sciistico delle Coste di Bolbeno con to dall’eccezionalità della notizia in sé e, non da gli impianti di Campiglio, passando per tutta la ultima, dalla data.

Il percorso della teleferica

chinari per evitare precoci usure). Tuttavia la teleferica era afflitta da frequenti guasti e una certa lentezza nel ripararli (che sottolineavano una grave carenza di materiali in seno all’esercito austro-ungarico), e soprattutto dal problema dei furti che le popolazioni residenti lungo il tragitto compivano verso i sacchi che vedevano scorrere ogni giorno qualche

Base dell’arrivo a Corè

Teleferica al Limarò. Sullo sfondo Maso Limarò (cortesia di Ennio Lappi)

moto alla linea. Per sopportare il peso dei carrelli, e per mantenere sempre la corretta tensione del cavo, alla ruota gemella posizionata alla stazione di arrivo della linea era sistemato un ingegnoso sistema che permetteva di scorrere avanti e indietro la ruota stessa, con l’aiuto di un dinamometro e ingranaggi (Spannschlitte): in tal modo la fune diventava allo stesso tempo traente e portante, risparmiando notevolmente sul materiale da utilizzare e nei tempi di installazione. Nel lungo tragitto da Trento a Corè, a causa della conformazione del territorio e per le esigenze strutturali proprie della teleferica, si approntarono numerose stazioni di scam-

bio, che servivano a mantenere il cavo alla corretta tensione e permettevano alla linea di cambiare direzione; in queste stazioni il personale (composto da territoriali o soldati inadatti al ruolo di prima linea e prigionieri di guerra) si occupava della manutenzione del tratto e del carico/ scarico dei carrelli. Lungo il percorso si trovavano quattro grandi stazioni di stoccaggio e di scambio (a Vezzano, dove era presente il comando della sezione teleferista; a Sarche, dove vicino alla stazione della teleferica partiva la ferrovia che portava al lago di Garda; a Ponte Arche; a Tione, dove anche qui vicino era presente una piccola ferrovia a scartamento ridotto di 2 km che arrivava fino ad alcuni magazzi-

ni in località Trentin). Di alcune di queste stazioni rimane ancora oggi parte della struttura come a Vigolo Baselga, a Vezzano, al Limarò e a Corè. Dai registri dell’epoca si evince che la portata media si aggirava sulle 60 tonnellate su circa 10 ore di lavoro (era consigliato di dedicare almeno 6 ore di riposo giornaliere ai mac-

metro sopra le loro teste (non esistono dati quantitativi sull’entità dei furti, per poterne capire la reale ampiezza, ma osservando i frequenti aneddoti su queste “imprese”, bisogna credere che non fossero una rarità). Un completamento della linea troppo tardivo (a Tione fu installata agli inizi di agosto del 1918), unito a difetti congeni-

ti riguardo alla lentezza e difficoltà di manutenzione, resero ininfluente questa enorme opera meccanica nelle sorti del conflitto. E già i primi giorni dopo la fine delle ostilità l’intera linea fu smantellata e le componenti in metallo ancora utili furono requisite dall’esercito italiano. Così come le vestigia di questo lungo impianto, anche la sua memoria nelle popolazioni dei paesi attraversati si fece sempre più eterea col passare degli anni. Ottenere informazioni su questo impianto logistico non è stato però semplice, in quanto le testimonianze di essa sono quasi del tutto scomparse nei paesi una volta attraversati dalla linea. Per quanto riguarda i documenti emessi dall’apparato militare, invece, in grandi ed importanti archivi (come, tra gli altri, il Kriegsarchiv di Vienna e il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto) ho potuto trovare numerose fonti sotto forma di dispacci, progetti, mappe e fotografie che mi hanno permesso di rendere il più accurata possibile la mia ricerca. Senza dimenticare il grande apporto datomi dagli studiosi di storia locale, che da anni lavorano per “salvare il passato” nelle nostre valli. Come accennato, non è stato facile reperire notizie in ambito locale sulla teleferica Trento-Corè, siano fonti fotografiche o altre testimonianze. A tal proposito rivolgiamo ai lettori un appello: prego chiunque possa aiutare ad aggiungere altri tasselli a questa ricerca di contattare la redazione. Grazie a tutti.


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L’iniziativa

Redazionale La Cassa Rurale

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Rubrica legale

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La nuova procedura - pensata per le categorie non soggette a fallimento - permette al debitore di ripartire dopo le difficoltà economiche

Composizione della crisi da indebitamento La procedura di composizione della crisi si sostanzia in un procedimento giudiziale con il quale si chiede al Presidente del Tribunale competente, previa verifica dei requisiti richiesti per legge, di nominare un professionista che curi la proposta di accordo con i creditori ovvero il piano di rientro del debito. L’accordo, per concretizzarsi, necessita del voto favorevole dei titolari di almeno il 60% dei crediti. Le procedure si differenziano a seconda che la richiesta sia avanzata da un consumatore ovvero dalle altre categorie di debitori. Infatti, mentre il linea generale è necessario un accordo tra debitore e creditori di ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti sulla base di un piano proposto dal debitore medesimo, per i consumatori è previsto un piano di rientro senza che per ciò sia necessario il previo accordo con i creditori. In questo secondo caso il piano può essere omologato (cioè reso efficace) sulla sola base della valutazione del Tribunale, a nulla rilevando l’eventuale opposizione dei creditori. Sia la proposta di accordo di

di Avv. Francesca Zanoni Con recenti modifiche legislative è stato previsto che i soggetti che si trovino in costante squilibrio economico tra debiti contratti e patrimonio proprio, così da determinare l’impossibilità di onorare le obbligazioni assunte, possono accedere alle procedure di ristrutturazione dei debiti sia il piano del consumatore non comportano necessariamente la liquidazione integrale del patrimonio del debitore. L’accordo, come il piano del consumatore, comporta che il debitore possa esser ammesso a pagare i propri debiti anche in misura non integrale, a determinate condizioni e purché rispetti gli impegni assunti con l’accordo. Per soddisfare i creditori – secondo le previsioni dell’accordo – il debitore può provvedere in qualsiasi modo anche con una cessione di crediti futuri (si pensi alla cessione di parte dello stipendio). Occorre però che il debitore dia conto di tutta la propria consistenza patrimoniale e che indichi un piano di rientro realizzabile dando prova (proprio in ragione della consistenza del suo patrimonio) della fattibilità della composizione della crisi nei termini proposti.

Il tutto potrebbe anche essere condizionato a garanzie prestate da terzi. In questo caso i garanti devono dare il loro consenso scritto con l’indicazione precisa dei redditi o dei beni che mettono a disposizione. Una volta depositata la richiesta inizia un procedimento teso a verificare se sussistono le condizioni per l’omologazione (cioè il provvedimento giudiziale che rende vincolante l’accordo o il piano per tutti i

composizione della crisi da sovra-indebitamento. Tali soggetti sono unicamente i debitori non soggetti al fallimento e quindi ad esempio i piccoli imprenditori, i professionisti ed anche i privati in genere (come i consumatori).

creditori). Con la proposta di accordo il Tribunale indica determinate forme di pubblicità in modo da porlo a conoscenza dei creditori che devono esprimere il consenso. Il Tribunale provvede poi a richiedere l’interpello di tutti i creditori e occorre, come detto, che vi sia il consenso del 60% dell’ammontare dei crediti affinché l’accordo venga siglato. Diversamente, il piano del con-

sumatore è più semplice; ma comporta comunque la convocazione dei creditori per la loro audizione, ma non per la raccolta di voto o del consenso. L’omologa del piano avviene solo ove: sia idoneo ad assicurare il pagamento dei crediti che devono necessariamente essere soddisfatti (es. impignorabili); sia escluso che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di potervi adempiere; si escluso che il consumatore abbia colposamente determinato il proprio sovraindebitamento. I creditori non consenzienti (questo vale per entrambe le procedure) possono sollevare delle contestazioni circa la convenienza dell’accordo o del piano proposto dal consumatore. Il Giudice provvede all’omologazione solo se ritiene che il credito di chi solleva la contestazione possa essere soddisfatto dall’esecuzione

dell’accordo o del piano in misura non inferiore a quella che deriverebbe dalla liquidazione dell’intero patrimonio del debitore. Gli effetti dell’accordo o della omologazione del piano possono cessare per varie ragioni, ed in alcuni casi la conseguenza prevista è quella dell’automatica conversione della procedura di composizione della crisi nella più grave procedura di liquidazione dei beni del debitore. I principali casi in cui è prevista la predetta conversione sono: quando il debitore non esegue integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze previste i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza ed assistenza obbligatoria. Altro caso di conversione della procedura si ha quando risultino compiuti atti diretti a frodare le ragioni dei creditori, oppure quando con dolo o con colpa grave il debitore ha aumentato o diminuito il passivo o sottratta una parte dell’attivo del suo patrimonio. Avv. Francesca Zanoni – Ponte Arche/Arco (TN) https://avvocatofrancescazanoni.wordpress.com/


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Arte A seguire la mia personale presentazione per sottolineare l’importanza dell’arte nel mondo contemporaneo, al fine di restituire possibilità di relazione fra le parti attraverso la conoscenza filtrata dall’educazione. La comunicazione in particolare intesa come operazione capace di affinare elementi utili all’evoluzione, superamento delle diatribe spesso indicate dal sistema tradizionale dell’arte che sembra ancora prigioniero della divisione “artisti famosi” / “artisti sconosciuti”, come se questa differenza fosse il solco, la trincea alla quale ci affidiamo per comprendere quando l’opera possiede o non possiede intrinseche qualità.

MAGGIO 2015 - pag. La mostra a Palazzo Trentini con le opere di Luigi Bosetti, Ada Parisi e Pierluigi Dalmaso

Autentico Trentino di Alessandro Togni Nelle prestigiose sale di Palazzo Trentini di Via Manci a Trento, dal 20 marzo all’11 aprile 2015 si è tenuta una importante esposizione d’arte figurativa con gli artisti Luigi Bosetti di Ponte Arche, la compianta Ada Parisi di Ranzo di Vezzano e Pierluigi Dalmaso di Terlago. Numerosissimo il pubblico intervenuto all’inaugurazione, al quale si sono

aggiunti con il loro saluto il consigliere provinciale Mario Tonina, di origine giudicariese e il presidente del Centro Studi Judicaria professor Graziano Riccadonna. Coinvolgente ed apprezzata anche la recitazione dal vivo della lirica “Omagio al pitor”, inedita in dialetto trentino della stimata e brava poetessa Lina Faes di Fraveggio.

Ogni soggettività artistica contiene invece le doti per una riorganizzazione cognitiva alla quale dob-

biamo dare fiducia a prescindere dalle “famosità”, dagli stili riconosciuti, dalle abitudinarietà. I nostri tre artisti osservati attraverso la lente della “totalità d’arte”, come te-

stimoni della “Kunstwollen”, ovvero la volontà d’arte di un popolo, sono degnamente rappresentanti di una disposizione alla percezione dell’arte ed alla sua manifestazione

che noi tutti conserviamo interiormente fin dall’alba delle nostre esistenze. Una iconografia dai “caratteri inattuali” quella di Bosetti, di Parisi e di Dalmaso alla quale ho affida-

to per l’occasione l’onere di smobilitare i canoni percettivi ai quali siamo irrimediabilmente abituati, alla quale ho chiesto di discostarsi dalla modernità acquisita che osserva

soltanto in forma superficiale senza indagare sulle ripercussioni del pensiero d’arte mentre non considera la sua sostanza di relatività. Ada Parisi (1957-2013) nella sua arte di origine popolare sembra istituire forme e contenuti disponendo per un abbandono della contemporaneità. Le sue qualità poetiche provengono dal “Pittoresco”, si esprimono nella purezza del visibile dove il sentimento viene corroborato da condizioni di innocenza e meraviglia. La sua è una partecipazione nostalgica dove in forma di messaggio emergono flussi del ricordo, per una rappresentazione di perenne infanzia emozionale, di idillio delle Alpi. E’ quindi la sua visione nostalgica la manifestazione di una Natura rigenerante, dove per “inattuale” possiamo intendere tutte le implicazioni dovute ad una “teoria estetica del Bene”, la disciplina dell’anima che nei giorni della nostra attualità appare ai più superata. Luigi Bosetti (1943) ri-

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percorre le istanze del “Sublime” dove la Natura è vista come luogo tragico dell’esistenza dove si rifugia il filosofo, regno della solitudine dove vive l’artista. Le sue lontane panoramiche di montagna sono attraversate da nuvole foriere di venti di bufera e nelle vaste lande spesso scorticate dal respiro dei ghiacciai si odono i brontolii della terra. Al genere classico del paesaggio viene attribuito un clima minaccioso al quale nascosta appartiene anche l’anima degli eroi. Lo Sturm und Drang emerge dentro sciabolate di colore a volte selvaggiamente disposte ed in lotta sopra la superficie, reclamando intensità espressiva e istantaneità anticlassica. E’, insomma, una pittura turbinosa da intendere “inattuale” per la sua disposizione al singolare, rabbiosamente avversa a tutte le “social”/socialità richieste dalle odierne comunicazione “in rete”. Pierluigi Dalmaso (1951) sembra immerso in un credo per la montagna e per la sua gente che considera la pittura come la strategia possibile per un recupero dell’emozionale smarrito. Il suo gesto considera la memoria in primo luogo ed attraverso una espressione maestosa cerca di ritrovare le qualità per una narrazione realistica in ripresa delle azioni della vita dei padri. Rispetto per le cose di allora, vocazione a ricostruire flussi temporali fra passato e presente, quasi dovessimo cancellare i confini che, come il tempo, ci obbligano ad andare soltanto in avanti, in una sola direzione. La sua pittura si definisce come il personale gesto di affettuosità da intendere come una carezza, il tocco voluto per intervenire in forma di restauro nei confronti dell’anima e il “divertissement” sublime, il gioco, che sembra esprimersi quasi si trattasse di una necessità. Una pittura nel segno della saggezza, “inattuale” come un pensiero profondo in un mondo di superficialità. Ada Parisi alla quale va il nostro ricordo per la bellezza del suo animo semplice e la gentilezza che in vita ci ha saputo regalare; Luigi Bosetti pittore sì, ma che in Giudicarie riconosciamo primariamente come un maestro della fotografia; Pierluigi Dalmaso che negli anni ha saputo costruirsi e condividere una realtà pittorica carica di pathos. Tre artisti puliti e sinceri che meritano il successo di questa esposizione trentina.


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Centenario Grande Guerra

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Il presidente Usa Wilson diffida la Germania dal proseguire la guerra sottomarina e concede sostegni economici alle nazioni dell’Intesa. 9 maggio. Inizia la seconda battaglia dell’Artois: massiccia offensiva anglo-francese contro le difese tedesche a occidente, conclusasi poi il 24 giugno seguente con solo scarsi guadagni territoriali. 23 maggio. L’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria. I Russi liberano la città di Van, occupata dagli insorti armeni, dall’assedio degli Ottomani. 24 maggio. Le truppe italiane attraversano il confine austriaco in Trentino e in Friuli. La flotta austro-ungarica bombarda Ancona e altre località lungo la costa adriatica dell’Italia. 31 maggio. Londra è bombardata per la prima volta da un dirigibile tedesco. L’entrata in guerra del’Italia, anche in questa visione globale del conflitto mondiale, reclama l’opportunità di restringere l’orizzonte di guerra alla specifica situazione italiana, anche se la belligeranza continua a rimanere estesa in tutta Europa e pure negli altri Continenti. Allo specifico settore d’indagine va detto che le cronache italiane di quel maggio - rimaste segnate a lettere indelebili dal “24 maggio”- vengono così riassunte. 5 maggio. Discorso di Gabriele D’Annunzio a sostegno dell’intervento italiano in guerra. 7 maggio. Il primo ministro italiano Sonnino dice che se la Camera non approva l’intervento in guerra, il governo si dimetterà. 8 maggio. Voto del Parlamento contrario all’ingresso in guerra. Vittorio Emanuele III dichiara di voler abdicare. 12 maggio. 320 deputati e più di 100 senatori esprimono solidarietà a Giolitti

Guerra 1914-1918 “mese per mese” - Maggio 1915

Anche per l’Italia è l’ora di entrare nel conflitto Il 24 maggio 1915 l’inizio del “massacro” anche per gli Italiani

Il mese di maggio del 1915 grande attacco austrodi Mario Antolini Muson segna l’acuirsi dei combattitedesco contro il fronte menti sui vari fronti già in ebollizione con tutta russo in Galizia. 3 maggio. L’Italia denuncia la la loro crudezza di battaglie inenarrabili. Ma il Triplice Alleanza. 6-8 maggio. Seconda batta3 maggio l’Italia denuncia la “Triplice Alleanza” glia di Krithia: nuova offensiva anglo-francese e si prepara ad entrare quanto prima in guerra sul fronte di Gallipoli, bloccata dagli Ottomani. andando ad allearsi ai Grandi Imperi centrali. 7 maggio. Il sommergibile tedesco U-20 silura il Ma nel contempo prosegue la serie delle batta- transatlantico RMS Lusitania, e nel suo affondaglie e degli avvenimenti che la fredda cronolo- mento muoiono 128 cittadini statunitensi; il gogia rimasta negli archivi principali così annota. verno degli Stati Uniti, ancora neutrali, protesta 1º maggio. Inizia l’offensiva di Gorlice-Tarnów: con i Tedeschi. 8 maggio.

violentemente attaccato per le sue convinzioni neutralistiche. 14 maggio. Gabriele D’Annunzio accusa Giolitti di tradimento della patria. 16 maggio. A Bologna un congresso congiunto del Psi e della

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 13 n° 5 maggio 2015 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Claudia Brunelli, Francesco Brunelli, Alberto Carli, Umberto Fedrizzi , Enrico Gasperi, Marc o Maestri, Elisa Pasquazzo, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 24 aprile 2015 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

Cgdl riconferma la fedeltà dei socialisti italiani agli ideali pacifisti. 19 maggio. Manifestazione nazionale contro l’intervento. 18 maggio. L’Austria presenta all’Italia le ultime proposte per la ripresa delle trattative diplomatiche. 21 maggio. A larghissima maggioranza la Camera accorda i pieni poteri al governo in vista della guerra. Giolitti, consapevole che la sua linea è stata sconfitta, non partecipa alla votazione avendo lasciata Roma il 18 maggio. 22 maggio. Pro-

clamata la mobilitazione generale dell’esercito della Marina. Luigi Cadorna nominato comandante supremo. 23 maggio. L’Italia dichiara guerra all’Austria. 24 maggio. L’esercito varca il confine orientale in direzione dell’Isonzo. Per dare valore al ricordo storico per l’Italia di questo “maggio 1915” – proprio nella ricorrenza del centenario - si crede opportuno e doveroso riportare anche il testo della “Dichiarazione di guerra dell’Italia

all’Austria Ungheria”: «Il 23 maggio 1915 il Duca D’Avarna, ambasciatore d’Italia a Vienna, presentava al Ministro degli Esteri austroungarico la seguente dichiarazione di guerra: “Secondo le istruzioni ricevute da S.M. il re suo augusto sovrano, il sottoscritto ha l’onore di partecipare a S.E. il Ministro degli Esteri d’Austria-Ungheria la seguente dichiarazione : Già il 4 del mese di maggio vennero comunicati al Governo Imperiale e Reale i motivi per i quali l’Italia, fiduciose del suo buon diritto ha considerato decaduto il trattato d’Alleanza con l’AustriaUngheria, che fu violato dal Governo Imperiale e Reale, lo ha dichiarato per l’avvenire nullo e senza effetto ed ha ripreso la sua libertà d’azione. Il Governo del Re, fermamente deciso di assicurare con tutti i mezzi a sua disposizione la difesa dei diritti e degli interessi italiani, non trascurerà il suo dovere di prendere contro qualunque minaccia presente e futura quelle misure che vengano imposte dagli avvenimen-

ti per realizzare le aspirazioni nazionali”. S. M. il Re dichiara che l’Italia si considera in istato di guerra con l’Austria-Ungheria da domani. Il sottoscritto ha l’onore di comunicare nello stesso tempo a S. E. il Ministro degli Esteri Austro-Ungarico che i passaporti vengano oggi consegnati all’Ambasciatore Imperiale e Reale a Roma. Sarà grato se vorrà provvedere a fargli consegnare i suoi». Il primo proclama del re Vittorio Emanuele alle truppe combattenti: «Soldati di terra e di mare! L’ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata. Seguendo l’esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il comando supremo delle forze di terra e di mare, con sicura fede nella vittoria, che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire. Il nemico che vi accingete a combattere è agguerrito e degno di voi. Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell’arte, egli vi opporrà tenace resistenza; ma il vostro indomito slancio saprà di certo superarla. Soldati ! A voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra. A voi la gloria di compiere, finalmente, l’opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri». Dal Gran Quartiere Generale, 24 maggio 1915. VITTORIO EMANUELE


Centenario Grande Guerra

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Maggio 1915 – Le ripercussioni in Giudicarie e nel Trentino

L’entrata in guerra dell’Italia coinvolge ilTrentino Nelle Giudicarie il “fronte occidentale” con forti e trincee Nell’ambito, invece, delle ripercussioni in Trentino e in Giudicarie della “guerra mondiale” il mese di maggio riporta una serie di specifici aspetti rimasti così nella cronologia del tempo. Maggio 1915. Incominciano nel Trentino gli internamenti dei sospetti politici (per irredentismo) e il grande esodo dei profughi dalle zone interessate alle attività militari. 15 maggio. Vengono sospese per decreto le pubblicazioni del quotidiano “Alto Adige”. 20 maggio. A Trento le autorità austriache deliberano la destituzione del podestà Vittorio Zippel con l’accusa di attività irredentistiche, lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina di Adolfo de Bertolini ad amministratore ufficioso della città. In Giudicarie i gendarmi austriaci si ritirano del Posto di Confine di Ponte Càffaro; anche gli Uffici pubblici vengono trasferiti dietro la linea fortificata di Lardaro. 23 maggio. Il Capitanato di Tione dirama ai Comuni l’avviso: “Al Comandante Supremo Militare fu demandata la facoltà di emanare ordini in materia di amministrazione politica”. 24 maggio. Iniziano le ostilità dell’Italia contro l’Austria-Ungheria. L’esercito italiano occupa, nella Valle del Chiese, Condino e la destra di Val Daone; ugualmente occupa altri paesi nella Val d’Adige, in Vallarsa, in Valsugana: territori facenti parte del Trentino soggetto all’Austria. 27 maggio. Le truppe italiane entrano ad Ala. Il Ministero delle guerra italiano dispone che gli “irredenti” possono essere arruolati, quali volontari, nell’esercito italiano. 28 maggio. Parte da Mattarello il primo treno con 1352 profughi. 30 maggio. Le truppe italiane entrano a Cortina d’Ampezzo. 20-31 maggio. Giunge l’ordine di evacuazione da parte austriaca per la popolazione civile dislocata sulla linea dei combattimenti. Seguendo, invece, l’iniziata traccia del diario di mons. Perli, nel mese in oggetto, si trovano le seguenti annotazioni. 2 Maggio. Tedeschi e Austriaci aprirono ieri l’offensiva in Galizia contro i Russi su d’un fronte di 150 chilometri facendo 150.000 prigionieri. Fu un assalto improvviso, terrorizzante e micidiabilissimo. 10 Maggio. Oggi furono chiamati

Nelle prime settimane del mese di maggio del 1915 anche nel Trentino si respira ormai “aria di guerra” facendosi sempre più evidente un’atmosfera che presagiva, in Italia, l’affermarsi degli “intervenisti” a favore di una guerra tra Italia e Austria-Ungheria. Per le Giudicarie è il momento dell’intensificarsi dell’allestimento del “Fronte Occidente austroungarico” con i “forti” di Lardaro nella Valle del Chiese e le “trincee/baraccamenti” in Adamello: una guerra quasi a sé stante (la poi definita “Guerra Bianca”)

che non viene trattata in questa “rubrica mensile”, la quale - per determinante scelta programmatica - si limita alla “globalità” della Prima Guerra Mondiale, per cui mi auguro che altri possano e sappiano seguire - nel centenario- anche vicende altrettanto affascinanti che hanno particolarità che non rientrano nel lavoro che mi sono ripromesso, così come non rientra in questa mia serie mensile la trattazione della guerra italo austriaca; altro argomento che merita una trattazione autonoma. tre l’entrata in guerra dell’Italia si ripercuote in Giudicarie con le operazioni militari in Valle del Chiese e nella Rendena/Adamello, il dramma dei profughi si fa strada nel nella parte meridionale delle Giudicarie occidentali, come ne troviamo descritte le cronache in un volume della collana “PassatoPresente” pubblicata da “Il Chiese” di Storo, dalla quale prendo le annotazioni che seguono e che riproducono la cronaca lasciata da un padre cappuccino del Convento di Condino: «Il giorno 24 maggio 1915 gli eserciti italiani oltrepassarono i confini dell’Austria (…).

Valle del Chiese - Baracca Prima Guerra mondiale

alle armi per telegrafo le classi degli anni 1873-1875 tenuti abili nell’assestamento degli 11 aprile p. p.. 18 Maggio. Tedeschi e Austriaci continuano la cacciata dei Russi dalla Galizia. La posizione fra Austria e Italia è a tal punto, che le nostre truppe sono già appostate al confine. La popolazione è costernata per le temute devastazioni nei paesi di confine, e mettono mobili eccetera al sicuro negli avvolti. Gli imperiali regi ufficiali ebbero ordine di fare altrettanto con gli atti ufficiali. Oggi qui si tiene la leva delle classi 1865 incluse 1872 e 1897; Tione su 124 ne diede abili 50.(…). 19 maggio. Il temporale è prossimo alla tempesta! Il “Corriere della Sera” tempo fa stampava: «L’Austria è in agonia; questo è il momento opportuno per scrivere la più bella pagina di storia d’Italia». Furono sospesi i due giornali “Il Trentino” e “L’Alto Adige”; sopravvive “Il Risveglio tridentino” divenuto organo ufficiale dell’imperiale regia Fortezza di Trento; questo ci porta qualche scarsa notizia degli avvenimenti. Le lettere bisogna consegnarle alla posta aperte o prima di

arrivare alla loro destinazione passano alla censura d’Innsbruck: quindi ritardi straordinari. Dai paesi del Condinese arrivano a frotte i bestiami grossi e sono raccolti a qualche modo nelle praterie di Tione dove la fanno da padroni liberissimi in mezzo all’erba. 23 maggio. Ci siamo! Oggi, festa della Pentecoste, il telegrafo ci annuncia l’ultimatum dell’Italia all’Austria, o cederle subito il Tirolo fino al Brenner, Trieste, il Litorale eccetera, o la guerra. - Noto che mesi or sono la Germania mandò a Roma quale suo ambasciatore il contee Bilow, diplomatico di prima forza, in aiuto di quello austriaco, e che ambedue laggiù seppero di ben trattare e contrattare da tener a bada fin qui l’Italia perché intanto l’Austria potesse armare sufficientemente il confine. L’Italia si è accorta di ciò soltanto quando il conte Tisza nel parlamento di Budapest l’ha pubblicato mesi dopo. Noto ancora che a Vienna l’atto *** dell’ambasciatore Averna italiano, nel suo ritorno in Italia, lasciò detto che la guerra per l’Italia non era che una passeggiata breve. Ieri sera arrivarono qui 600 tiratori di

bersaglio (Standschützen) dalla Chiusa. Ve n’erano dai 15 ai 70 anni! Questa mattina s’accostarono ai Sacramenti. 27 Maggio. Oggi arrivarono dal Voralberg 300 Standschützen, e si recarono subito in chiesa a recitare il Santo Rosario. La Madonna li ritorni presto sani e contenti alle loro famiglie. Le autorità politiche sgombrarono in fretta i paesi della valle di Ledro, e ne mandarono la popolazione in Moravia e Boemia, così pure quei di Riva, Arco e Dro, parte dei quali si è ricoverata nei paesi del Banale e Lomaso. Quei di Condino, Storo Lodrone furono interessati dall’Italia assieme a quel reverendo clero, parte del quale fu mandato a Torino e parte a Firenze. 28 Maggio. Oggi furono sospese anche qui le scuole perché non era più possibile tener quieti i nervi della scolaresca: tutti erano agitatissimi per gli straordinari avvenimenti. Riparti italiani incominciarono a varcare il confine, ma si trovarono tosto arrestati dalle granate austriache. Il rombo dei primi colpi di cannone fece rabbrividire il sangue della popolazione tionese. Fin qui don Perli, ma men-

Con un’azione improvvisa entrarono nelle Giudicarie, lungo il Chiese, occupando Bondone, Darzo e Storo e le alture circostanti. Il 29 maggio, alle ore 11 e mezza antimeridiane, arrivarono a Condino, già sgombrato dagli Austriaci ritiratisi ai forti di Lardaro. (…) La sera del giorno 5 giugno l’autorità militare bandì l’ordine che entro lo spazio di sole due ore tutti gli abitanti di Condino e Brione sgombrassero i paesi. Povera gente di Condino e di Brione! Doveva essa entro il raggio di tempo così breve abbandonare il paese nativo, le proprie case, retaggio dei loro padri e perciò tanto care, tutti i mobili ad uso delle famiglie, le campagne ormai coltivate e quindi veder svanito il frutto dei loro sudori e portarsi in “terram longiquam”, ossia in terra lontanissima, con solo quel po’ di roba che ognuno, tra la confusione e lo spavento, poté imballare e caricarsi sulle spalle!». Il frate che scrive, continua: «L’orologio di quel 5 giugno segna le ore 5 pomeridiane; era un sabato. Noi frati del convento, pure fatti evacuare, giunti sulla strada maestra che da Condino porta a Ponte Càffaro, ci siamo imbattuti nel popolo di Condino, che disperatamente fuggiva verso i paesi meridionali. In quel momento si vedeva

rappresentata al vero una scena delle più strazianti: sembrava proprio un finimondo. Eranvi donne piangenti che portavano i loro figlioletti sulle braccia; i più grandicelli si tenevano attaccati con le loro mani alle gonne della mamma. I vecchi viaggiavano sorretti dal caval di San Francesco. Molti poveri disgraziati, zoppi, gobbi, mezzo cretini, di cui il paese di Condino non difettava, si trascinavano per la via come era loro possibile. Eranvi carretti tirati a mano da qualche donna delle più robuste o da qualche giovinotto, carichi di mobilia, e su questa stava coricato qualche povero infermo o vecchio incapace di camminare. Frammischiati alla gente vi erano gli animali domestici: pecore, capre, maiali, mucche eccetera, che di quando in quando deviavano e scorrevano per i campi e per i prati fiancheggianti la strada, e davano tanto da lavorare specialmente ai ragazzi per metterli al loro posto». Da altri documenti di quel doloroso esodo si hanno altri particolari: «Qualche gruppo di Condino e Brione rimasero in loco, furono però i gruppi più sfortunati perché sopravvissero in stato di estremo disagio materiale. Per gli altri le tappe percorse da tutti i profughi consistettero in tre soste: Brescia fu la prima, dove i profughi furono ospitati a gruppi ad ondate successive nel Castello. Poi Novara, Alessandria e Cuneo divennero la seconda e intermedia tappa: in queste città i vari gruppi furono ospitati per pochissimi giorni in vari Istituti. La meta finale divenne una delle tante località piemontesi che divennero la loro residenza per tutto il periodo bellico. Ma l’umiliazione maggiore fu non solo l’essere considerati inizialmente dei “diversi”, ossia austroungarici e nemici, ma persino gente malvagia e soprattutto spie. L’ostilità nei loro confronti era palese e fu molto difficile mutarla in accoglienza ed in amicizia. Si aggiungano la difficoltà di essere senza vestiti, senza mobilia, senza attrezzi, senza niente di niente; anche senza vitto e senza denaro». A cura di Mario Antolini Musón.


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Sport

MAGGIO 2015

Il Giro d’Italia atteso in Val Rendena 16 anni dopo lo storico arrivo di Pantani del 1999 la Corsa Rosa torna a Campiglio

Quest’anno, a Madonna di Campiglio, a Pinzolo e in Val Rendena la primavera si colora di rosa, un rosa speciale, amato, seguito e atteso, quello del “Giro d’Italia”, e l’estate gioca d’anticipo presentando, il 24 e 26 maggio, due specialissime tappe d’alta montagna della “Corsa rosa”. Domenica 24, la quindicesima tappa con partenza da Marostica e arrivo a Madonna di Campiglio (165 km, 3.900 m di dislivello) sullo spettacolare belvedere di Patascoss dopo aver affrontato, negli ultimi chilometri, il gran premio della montagna di Passo Daone, la successiva discesa tecnica verso Spiazzo Rendena e la salita lungo i tornanti verso la meta che sedici anni fa vide Marco Pantani solitario al traguardo. Poi, lunedì 25, il giorno di pausa riservato alla carovana del “Giro” sarà accompagnato da tante occasioni speciali dedicate agli spettatori. Infine, martedì 26, partenza da Pinzolo per la sedicesima tappa con arrivo ad Aprica (tappa di 177 km) e passaggio al mitico gran premio della montagna sul Mortirolo. Da segnare in agenda anche un altro importante appuntamento per chi ama il ciclismo, la “Gran fondo Giro d’Italia Mortirolo” in programma domenica 17 maggio sullo stesso tracciato, da Pinzolo ad Aprica, che i professionisti affronteranno nove giorni dopo animando una delle giornate più atte-

I

l 24 e 26 maggio 2015, a sedici anni dal mai dimenticato arrivo con vittoria di Marco Pantani a Madonna di Campiglio, il “Giro d’Italia” (9-31 maggio) ritorna ai piedi delle Dolomiti di Brenta con, la quarta domenica di maggio, lo spettacolare arrivo della carovana proveniente da Marostica a Patascoss (arrivo previsto verso le 17.00) e la ripartenza, martedì, da Pinzolo (alle 11.40 da piazza San Giacomo) destinazione Aprica con passaggio al Mortirolo. In mezzo, lunedì, una giornata di pausa atletica, ma

se del “Giro” del Bel Paese 2015. Le due tappe “rendenesi” e dolomitiche nel cuore identitario dell’alta montagna italiana fanno parte di quattro complessive prove con arrivo in salita, insieme a quelle con traguardo Cervinia (tappa 19) e Sestriere (tappa 20), alla vigilia dell’arrivo a Milano. Il “Giro” pedala anche per i più piccoli con la “Gazzetta Cycling Cup”, la staffetta a squadre per miniatleti in mountain bike che si svolgerà a Pinzolo sabato 23 maggio.

con tante possibilità, per ospiti e accompagnatori, di divertirsi, vivere e scoprire il territorio. Per tutti e tre i giorni, a Madonna di Campiglio e a Pinzolo, gli impianti di risalita saranno aperti e il pubblico al seguito della “Corsa rosa” potrà non solo raggiungere Patascoss in seggiovia dal centro della “Perla delle Dolomiti” o in telecabina dal Colarin, ma anche salire con comodità in quota per godersi la vista delle nostre montagne gioiello, Dolomiti di Brenta e Adamello-Presanella, in tutta la loro bellezza. La speciale apertura degli impianti di risalita prevede, invece, le telecabine “Spinale” e “5 Laghi” aperte il 23, 24 e 25 maggio dalle 8.30 alle 12.50 e dalle 14.00 alle 17.20. La telecabina “Pinzolo Campiglio Express” (tratto Colarin Patascoss) aperta il 23 e 25 maggio dalle 8.30 alle 12.50 e dalle 14.00 alle 17.20 e il 24 maggio con orario continuato dalle 8.30 alle 19.00. Infine, la seggiovia “Miramonti” sarà aperta il 24 maggio con orario continuato dalle 8.30 alle 19.00.

La tappa Marostica-Madonna di Campiglio La tappa sarà molto impegnativa. Partenza da Marostica, quindi si supererà la piana che conduce ai piedi dell’Altopiano di Asiago, attraverso Breganze e Thiene. Si risalirà la Valdastico fino a entrare in Trentino nei pressi del Passo del Sommo che si scalerà quasi per intero, per scendere poi, attraverso La Fricca (gran premio della montagna) e Vigolo Vattaro, su Trento. La corsa raggiungerà quindi le Terme di Comano per portarsi all’imbocco della Val Rendena, dove devierà verso i piccoli abitati di Preore e Binio e scalerà per la prima volta il Passo Daone (gran premio della montagna); seguirà una discesa tecnica per raggiungere Pinzolo, dove inizierà la salita finale verso Madonna di Campiglio e infine Patascoss.

Dolomitica Brenta Bike: due mesi al via

A Pinzolo il 21 giugno si pedala a suon di Rock e Pop. Molte le novità a partire dai percorsi di 82 km e di 45 km Sulle montagne del Trentino la neve comincia a lasciare spazio al verde dell’erba e ai colori delle fioriture, segno che per i bikers è tempo di tornare a pedalare anche alle quote più elevate. Fra due mesi esatti, domenica 21 giugno, la Dolomitica Brenta Bike di Pinzolo scriverà il secondo capitolo della sua storia e, dopo l’entusiasmante debutto dello scorso anno, sugli sterrati della Val Rendena lo show sarà assicurato. La gara è la terza tappa del circuito “Trentino MTB presented by crankbrothers” che fra pochi giorni prenderà il via dalla Val di Non e terrà impegnati i bikers sino ad ottobre in ogni angolo del Trentino con sei entusiasmanti gare. Per quanto riguarda la Dolomitica Brenta Bike la scaletta del comitato organizzatore prevede i due percorsi “pop” e “rock”

fra Pinzolo, Madonna di Campiglio e gli spettacolari off road delle Dolomiti di Brenta. Rispetto allo scorso anno sono state apportate delle modifiche ai tracciati che renderanno la Dolomitica Brenta Bike ancor più divertente e piacevole per tutti i bikers. L’itinerario “pop”, rinnovato rispetto alla scorsa edizione, misura 45 km e 1550 metri di dislivello e dopo i primi chilometri di riscaldamento si inerpica verso Malga Plan, Malga Movlina per poi scollinare a Passo Bandalors e rientrare a Pinzolo transitando dal Lago di Valagola e Sant’Antonio di Mavignola. L’itinerario rock, da 82 km e 3000 metri di dislivello, si adatta a chi ama un sound più deciso fatto di salite impegnative e discese tecniche. Quest’anno, infatti, la scalata ai 2261 metri del rifugio Graffer, ascesa regina del “rock”, verrà ravvivata

dall’intermezzo del Monte Spinale, mentre in prossimità di Campo Carlo Magno si transiterà anche da Malga Vigo. Inoltre, nelle fasi iniziali di entrambi i tracciati sono stati eliminati dei chilometri di asfalto con la gara che, superato Giustino, raggiungerà Caderzone e Strembo su di un veloce sterrato. Le iscrizioni alla Dolomitica Brenta Bike sono aperte e sino al 31 maggio la quota rimarrà bloccata a 35 Euro con i bikers che, oltre al posto in griglia, riceveranno un pacco gara di qualità in cui trovano spazio prodotti Inkospor, WD-40, un gambale OXEEGO Full Leg Recovery e un buono sconto del 20% su prossimi acquisti OXEEGO. Domenica 21 giugno, infine, le strade di Pinzolo si animeranno anche con i bikers in erba della DoloMini, la staffetta pro-

mozionale a squadre organizzata in collaborazione con la Scuola di Mountain Bike Adamello Brenta. La mountain bike rappresenta quindi uno dei modi migliori per vivere le Dolomiti di Brenta e in occasione della bike marathon del 21 giugno l’ApT Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena offre vantaggiosi pacchetti vacanza da una o due notti comprensivi di pernottamento, prima colazione, iscrizione alla gara e libero accesso al percorso Pump Track di Spiazzo Rendena. Per le informazioni sulle proposte vacanza basta accedere al sito www.campigliodolomiti.it scegliendo la sezione “appuntamenti bike 2015”, dove si trovano anche i links per godersi la Val Rendena e le Dolomiti di Brenta in sella alla propria bici. Info: www.dolomiticabike.com


Sport

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Il giovane di Por vola nel volley professionistico in A2 con la maglia del Tuscania Volley

Roberto Festi, una favola appena cominciata

Incominciò quindi ad allenarsi duramente con notevoli sacrifici, anche per la famiglia, perché questo comportava la necessità di recarsi a Trento più volta alla settimana e contemporaneamente studiare a Tione. Successivamente decide di continuare gli studi a Trento per poter dedicarsi meglio ad entrambe le attività e nel 2011, quando gli studi son terminati, decide di dedicarsi esclusivamente alla pallavolo. In questi anni Roberto ha compiuto un grande salto di qualità, conquistandosi una posizione pressoché inamovibile nel campionato di B2 disputato con la Trentino Volley. Nel 2013, a diciannove anni, Roberto riceve una proposta difficilmente rifiutabile, in quanto affermarsi e giocare con continuità a Trento è un’impresa ardua per un ragazzo giovane con poca esperienza e quindi, in comune accordo con la società, decide di maturare e crescere andando a giocare con più continuità in un’altra squadra. La chiamata, visti gli ottimi risultati, arriva dalla serie A2, dal profondo sud del nostro paese, a Corigliano Calabro, con la società Caffè Aiello. Il secondo anno le proposte aumentano e

T

di Marco Maestri

utto è iniziato quasi per scherzo, grazie (o alla scusa) della sua altezza, oltre due metri, e alla sua possente corporatura. Aveva quattordici anni Roberto quando, grazie al papà Sergio e all’amico del padre Michele Perri, purtroppo scompar-

Roberto, dopo averle valutate attentamente, firma con i laziali della Tuscania Volley, squadra neopromossa in A2. Qui Roberto, a differenza del primo anno passato in Calabria, dove fatica ad affermarsi, si ritaglia un

posto da titolare inamovibile. Ora, a stagione conclusa, lo abbiamo incontrato per capire quali sono le sue prospettive per il futuro. Quest’anno, avendo già conosciuto il torneo, hai

so, iniziò a praticare la pallavolo. Quando si verificò questa possibilità Roberto la colse al volo, anche perché la chiamata non veniva da una squadra qualsiasi, ma bensì dalla Trentino Volley di Trento che in quegli anni vinceva ovunque, in Italia e nel mondo.

conquistato con determinazione la maglia da titolare. Come valuti l’esperienza in terra laziale? A differenza del primo anno, dove ho dovuto abituarmi ai ritmi della categoria, ho potuto giocare con regolarità e sicuramente il bilancio è più che positivo. Ho trovato un ambiente ottimo dove ho potuto ambientarmi velocemente ed esprimere tutte le mie potenzialità.

La prossima stagione che farai? Ci sono possibilità di restare a Tuscania o hai già altre proposte? L’anno prossimo vedremo. Adesso ho qualche mese per riflettere e valutare le varie proposte che ho ricevuto. Non è da escludere che continui l’esperienza cominciata l’anno scorso. Ma ci penseremo nei prossimi mesi. Per il momento penso solo ad allenarmi al meglio per poter ricominciare alla grande.

Quali sono i segreti e i pilastri fondamentali per poter riuscire ad arrivare e restare al livello attuale? Potrei riassumere tutto in tre parole: sacrificio, mentalità e passione. Se una persona vuole restare a questi livelli deve assolutamente avere questi tre fattori fondamentali. Senza questi non si va da nessuna parte. A tal proposito mi preme ringraziare, oltre che mio papà Sergio e tutta la mia famiglia, un caro amico che mi ha spinto fino qui, Michele Perri, che purtroppo è scomparso un paio d’anni fa. Il tuo cartellino è ancora della Trentino Volley, speri un giorno di poter giocare nella squadra che ti ha lanciato nel mondo professionistico e che ha vinto tutto? Sarei bugiardo se dicessi di no. Qualsiasi giocatore vorrebbe giocare a Trento, in quanto la società è seria e lotti per i massimi traguardi. Ma per il momento non ci penso. Il mio obiettivo primario è giocare, migliorare giorno dopo giorno e divertirmi. Giocare a Trento resta comunque il mio sogno più grande.

12-14 giugno, 24 ore val Rendena: una grande festa dello sport Il Comitato organizzatore, capitanato da Fabrizio Polla, è già al lavoro da tempo per preparare la tredicesima edizione della 24ore Val Rendena che torna, dopo 2 anni, nella location storica, il parco comunale di Strembo con 2 percorsi distinti, su Bocenago quello della mountain bike e su Caderzone Terme quello della corsa. Tante le novità proposte partendo dal venerdì sera con la festa di benvenuto, cucina tipica con polenta salamella e formaggio, musica dal vivo e la presentazione ufficiale delle 16 finaliste al concorso Miss Val Rendena 2015.

Il sabato alle ore 12:00 inizieranno le diverse prove di durata, 24ore mtb Val Rendena memorial Giorgio Ducoli aperta sia ai solitari che alle squadre da 4 ed 8 elementi valevole come campionato tricolore, la 6ore mtb Val Rendena memorial Tiziano Polla, valevole per il circuito Triveneto mtb Endurance, la 24ore Running sempre per solitari e team da 4 o 8 atleti e la 24ore Volley trofeo La Bottega che Cercavi a 16 squadre. Nel pomeriggio invece saranno i piccoli ad essere protagonisti con il torneo di calcetto ad invito memorial Fulvio Schergna organizzato dalla Scuola Calcio Val

Rendena e la mini 24ore organizzata dai maestri di mountain bike della Scuola Adamello Brenta. La serata del sabato sarà dedicata alla bellezza con la finale nazionale di Miss Val Rendena per proseguire con lo Student Party. Verranno predisposti appositi spazi sia per gli atleti che per le ditte del settore che potranno esporre e vendere direttamente i propri articoli sia agli iscritti che ai visitatori non tralasciando eventuali partecipazioni di Aziende con prodotti tipici Trentini grazie alle quali verranno preparati i pacchi gara dati in omaggio a tutti i concorrenti iscritti.

Durante le 3 giornate non si parlerà esclusivamente di sport, ma verrà data visibilità alle associazioni legate al mondo della solidarietà quali ADMO Trentino, Associazione un Cerotto sul Cuore e SLA Trentina. Collaborazioni importanti con i corpi volontari dei vigili del fuoco e le Pro Loco di Bocenago, Caderzone Terme e Strembo, le Associazione Carabinieri in congedo e trasporto Infermi di Pinzolo. Tutte le informazioni, regolamenti delle singole prove e modulistica si possono trovare su www.24hvalrendena.it infoline 3200872807


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Attualità

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La Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella ad Expo Milano 2015

Oltre 1200 soci all’evento dell’anno con la Cassa rurale A tanto sono arrivate le richieste raccolte nel corso del mese di marzo presso gli sportelli della Cassa Rurale che ha scelto come tema per tutte le iniziative sociali di quest’anno proprio l’Expo di Milano dando così ai propri soci l’opportunità di prendere parte a quella che si prospetta come la più importante manifestazione internazionale del 2015. Un successo auspicato, ma non certo preventivato se si considera che, inizialmente, i biglietti messi a disposizione erano 750, molti meno rispetto a quelli effettivamente richiesti. “La risposta che abbiamo ricevuto ci ha confermato la forte attenzione e curiosità verso questo evento e ha sottolineato la bontà della nostra scelta. Per questo il Consiglio di Amministrazione ha deciso di aumentare il proprio impegno e confermare a tutti i richiedenti la partecipazione all’Esposizione Universale”. Expo Milano 2015 è l’evento che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre e che sarà dedicato al tema della nutrizione dell’uomo e del pianeta. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” sarà il filo

conduttore degli eventi e dei padiglioni espositivi. Ma sarà anche il denominatore comune delle riflessioni a cui l’organizzazione, i Paesi partecipanti e i visitatori stessi saranno chiamati a prendere parte. Milano si appresta, così, a diventare una vetrina mondiale in cui gli espositori metteranno in mostra il meglio della propria tradizione gastronomica, delle proprie produzioni e delle più avanzate tecnologie in campo agroalimentare. Ma Milano sarà anche una piattaforma di confronto per trovare soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione e della salvaguardia del Pianeta. E un luogo animato da eventi artistici e musicali, spettacoli, laboratori creativi. “Con Milano anche l’Italia avrà l’occasione di mettere in mostra quelle che sono le sue bellezze, peculiarità e caratteristiche. Tutto il meglio del nostro Paese – dalla buona cucina alle bellezze artistiche passando per il paesaggio e la cultura – sarà concentrato in questa grande città e noi avremo l’occasione di accompagnare i nostri soci, clienti, giovani e scuole a questo appuntamento”.

di “Passaggiando Expo Over 65” (162 persone). Il 19 settembre toccherà, invece, agli iscritti a “Passaggiando Expo Socio” che saranno 395. Si terrà, invece, sabato 29 agosto il “Prendiilvolo Day”, giunto quest’anno alla 3^ edizione, e dedicato a 100 giovani del proprio territorio dai 18 ai 32 anni (gratuito per i soci e con una quota minima di partecipazione per clienti e non clienti) Tutte le info per i giovani interessati sono disponibili sul sito www.prendiilvolo.it.

Diverse le opportunità promosse dalla Cassa Rurale, che si accolla totalmente i costi per trasporto, ingresso, guide e pasto per i soci, con una compartecipazione minima per gli accompagnatori (40 Euro). Saranno tre le edizioni di “Pas-

saggiando”. La prima, lunedì 1 giugno, è il “Passaggiando Expo Family”, dedicato a famiglie con figli (231 iscritti). Si passa poi al 19 giugno quando a Milano andranno i partecipanti di “Passaggiando Expo Socio Fedele” (441 aderenti) e

Infine la Cassa Rurale ha coinvolto tutte le scuole del proprio territorio prevedendo un biglietto gratis per 1000 studenti: una classe per ogni plesso scolastico del proprio territorio e 3 classi per ognuno degli istituti superiori potranno ricevere gratuitamente i biglietti d’ingresso. Saranno, infine, organizzate delle serate informative in preparazione alla visita che saranno comunque aperte a tutti soci e clienti. Complessivamente la Cassa Rurale porterà all’evento dell’anno 2200 soci, clienti e giovani.

MagasaeValvestino.“Ritorno”piùvicino Il Consiglio regionale lombardo dà il via libera alla cessione al Trentino dei due comuni bresciani un tempo parte delle Giudicarie Mozione passata con 45 voti favorevoli e 12 astensioni, tutte del PD, unico partito scettico in materia. Che, anzi, non ha perso occasione di criticare duramente l’operato della Regione, sulle politiche a sostegno delle piccole comunità montane. “ Invece di provvedere a un vero piano di sostegno – ha detto il loro capogruppo Gianantonio Girelli - si è preferito assecondare la loro scelta di andare altrove”. Con la pronuncia della Regione Lombardia, Valvestino e Magasa, due micro comuni che assieme raggiungono a mala pena i 350 abitanti (212 Valvestino con le frazioni Armo, Bollone, Moerna, Persone e Turano, e 144 Magasa con la sola frazione Cadria) possono davvero sperare in un passaggio definitivo alla Provincia autonoma di Trento. L’ultima parola spetta ora al Parlamento di Roma. Ma, ormai non dovrebbero più esserci ostacoli per far sì che i due comuni montani, un tempo

di Ettore Zini Per Valvestino e Magasa, i due comuni bresciani che da anni anelano di ritornare sotto il Trentino, è quasi fatta. La tanto agognata “fuga” verso la terra promessa trentina ha strappato un altro importante sì al Consiglio Regionale della Lombardia. Dopo il via libera ottenuto il 18 maggio 2010 dalla Regione Trentino-Alto Adige, il 14 aprile scorso anche il Consiglio della Regione Lombardia ha approvato la mozione presentata dal capogruppo della Lega Nord, Fabio Rolfi, che sollecitava la Regione a intervenire nei confronti del Parlamento e del Governo per l’approvazione di una legge che metta il “sigillo” definitivo al passaggio dei due comuni dalla Provincia di Brescia a quella di Trento. parte integrante della Pieve di Condino, possano ritornare sotto l’egida trentina. Storicamente, infatti, è un ritorno: i loro legami documentati con il Trentino risalgono al XII secolo, quando nell’agosto del 1185, Enrico d’Appiano fu costretto a vendere al Vescovo di Trento, Alberto I, tutti i beni posseduti nelle Giudicarie, ad eccezione del feudo di Valvestino. I loro territori restarono sotto il dominio dei Conti di Lodron fino

al 1826, per passare sotto l’amministrazione asburgica fino al 1918. Dopo la fine del Primo conflitto mondiale il territorio della Provincia di Trento, compresa la Val Vestino, divenne parte del Regno d’Italia. Solo nel 1934 Benito Mussolini impose l’annessione a Brescia, ma i due Comuni hanno fatto parte dell’Arcidiocesi di Trento fino al 1964. Ed è curioso come Magasa e Valvestino, confinanti a nord con la valle del Chiese, pur fa-

Una veduta di Valvestino

cendo parte della provincia di Brescia dal punto di vista politico-amministrativo, ancora oggi ricadono sotto la giurisdizione civile e penale e tavolare del Tribunale in Rovereto (nell’ambito della Corte di Appello di Trento). I due comuni appartengono inoltre alla competenza degli uffici catastale e tavolare di Riva del Garda, così come i comuni di Casotto (poi unificato con quello di Valdastico) e Pedemonte (parte della provincia di

Vicenza) rimangono tuttora sotto la competenza tavolare e catastale di Trento. Ciò che si appresterebbero a fare le due realtà amministrative bresciane, altro non sarebbe quindi che un ritorno in Patria, dopo più di ottant’anni di “esilio”. Nel 2005 hanno aderito all’associazione “Comuni confinanti” al fine di sensibilizzare le autorità regionali lombarde sui problemi economici dei piccoli comuni montani. Nel 2008,

tramite referendum costituzionale approvato dalla popolazione, hanno chiesto ufficialmente l’annessione al Trentino-Alto Adige, rivendicando un’ex appartenenza millenaria alla città di Trento. L’altro ieri hanno finalmente ottenuto il via libera anche dalla Regione Lombardia. Adesso spetta al Parlamento varare una legge ad hoc, per l’agognato rientro.


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Opinioni a confronto

MAGGIO 2015

LA POSTA

vilgiat@yahoo.it

Caro Adelino, siamo il solito gruppo di amici che si ritrovano al bar per passare un po’ il tempo, nel parlare delle cose di tutti i giorni, all’uscita del GdG, ci piace commentare la tua posta. Non sempre siamo d’accordo con le tue opinioni, ma apprezziamo la serenità con cui scrivi e la saggezza delle tue considerazioni. Conoscendo il tuo carattere tutto ronconese, riteniamo che l’età ti abbia rabbonito. Non è mai troppo tardi. Vorremmo conoscere il tuo parere su di un argomento molto discusso sui giornali in questi giorni e cioè la storia del trilinguismo che il presidente Rossi vuole introdurre nelle nostre scuole fin dall’asilo, a noi sembra una buona cosa e non ca-

La conoscenza delle lingue sarà una risorsa in più per i nostri giovani e il loro futuro

Trilinguismo, giusta la scelta della Provincia piamo i genitori che si stanno organizzando contro, non è un po’ come andare contro il tempo? Gli amici del bar Cari amici, innanzitutto non mi sono affatto rabbonito, anche perché non sono mai stato cattivo d’animo, sono sempre stato e lo sono tuttora franco e sincero nelle cose che dico. Ho le mie convinzioni, coltivo i miei pensieri e li esprimo senza malizia e senza particolari timori. E’ sempre stato il mio modo d’essere, forse se talvolta avessi taciuto e mi fossi adeguato all’andazzo, avrei avuto qualche guaio in meno. Per

quanto riguarda l’argomento in questione, sono anch’io della vostra idea. Credo che la proposta del presidente Rossi sia intelligente, ma soprattutto lungimirante. E ve lo dice uno orgoglioso di aver girato il mondo intero, dalle Americhe all’Australia, alla Nuova Zelanda, dall’Inghilterra alla Turchia, dalla Germania al Portogallo, dalla Scozia all’Irlanda, fino alla lontana Svezia, e non vi dico le difficoltà incontrate nel confrontarmi con le persone e con le autorità che parlavano tutte correttamente l’inglese tranne il sottoscritto che biascicava solo quel po’ di tedesco imparato a scuola. Oggi il mondo gira, la

globalizzazione avanza inesorabile, i contatti con gli stranieri sono sempre più frequenti, gli intrecci commerciali delle nostre aziende con altri paesi sono sempre più corposi, l’uso quotidiano del computer e dei suoi marchingegni obbliga ad assuefarsi ad ogni tipo di inglesismi, e la stessa nostra parlata è sempre più inquinata da parole esterofile, anche troppo. Un mio amico mi ha raccontato a mò di barzelletta un fatto che gli era capitato a Milano volendo entrare in Hotel con una certa fretta, di fronte ad una porta con l’indicazione “push”, anziché spingere ha tirato l’anta ed è sbattuto. Volenti o nolenti, pur essendo

consapevoli che la nostra lingua è bellissima, dobbiamo ammettere che senza l’inglese, oggi, non si va da nessuna parte, provate a pensare come sarà fra vent’anni, quando i nostri figli o i nostri nipoti gireranno il mondo come fosse la “via dall’ort”, il non conoscere le lingue sarebbe un gravissimo “handicap” (sic!) che li potrebbe frenare nella loro carriera o nel loro lavoro. L’inglese, credetemi, è ormai una lingua universale e come tale è ormai necessaria per la nostra vita e per il nostro futuro. Ottimo quindi insegnarla già alle elementari, o all’asilo, i bambini la impareranno con molta facilità. Qualche dubbio mi rimane per

la lingua tedesca. Quella può essere utile per la nostra vicinanza con il mondo tedesco, ma l’economia viaggia su di un treno anglofono, non cè niente da fare. Quindi non capisco i genitori che sono contrari al trilinguismo, avranno le loro ragioni, non le conosco, ma a me, come a voi, sembra che stiano impegnandosi in una battaglia di retroguardia. Permettiamo ai nostri figli di studiare le lingue, daremo loro un importante strumento per farsi strada nella società di oggi ed ancor più nel mondo di domani. Adelino Amistadi

Immigrazione peggio ancora della dov’è l’Europa? cattiva politica Il qualunquismo è

Egr. Amistadi, le elezioni comunali sono alle porte e siamo tutti impegnati nel sostenere i nostri candidati. Anch’io mi do da fare, ma sono delusa e sconsolata, non so spiegarmene la ragione, ma trovo un sacco di gente che che non vuol saperne di politica e di elezioni e mi dicono chiaro e tondo che loro a votare non ci vanno, che i politici, anche gli amministratori locali, sono tutti disonesti, sono tutti uguali, che fanno solo i loro interessi e quindi si arrangino. A nulla vale che io cerchi di spiegare che le elezioni comunali sono un’altra cosa rispetto alla politica nazionale, sembra che siano diventati analfabeti. Che devo fare? Lucia Cara Lucia, ti capisco. Oggi la politica è la cosa che meno interessa gli Italiani, compresi i Trentini. Non ne vogliono più sapere, vivono nell’incoscienza del delegare senza prendersi responsabilità. E non vanno più a votare. Purtroppo questo menefreghismo politico ci si ritorce contro lasciando scegliere a chi magari ha interessi da difendere o favori da chiedere. Il non partecipare alle cose della comunità e della terra in cui viviamo, è la peggiore delle

scelte e comporta conseguenze negative di cui non avremo più diritto di lamentarci. Se ti serve come tonico ti riporto una poesia, che calza a pennello, del grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, mica uno qualsiasi. Forse se la fai leggere agli scettici più accaniti, potrebbe contribuire a riportarli alla ragione ed a compiere il loro dovere: Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, né s’importa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è così somaro che si vanta e si gonfia il petto dicendo che odia la politica. Non sa l’imbecille che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il bambino abbandonato, l’assaltante, il peggiore di tutti banditi che è il politico imbroglione, il mafioso corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali. Bertolt Brecht

Egr. Amistadi, anche oggi i giornali sono pieni di barconi colmi di immigrati che affondano con centinaia di morti. Ne parlano tutti, nei bar, nei negozi, la gente non sa più cosa pensare. Ma cosa si fa per metterci rimedio? Sono tragedie inumane e continue. Ho l’impressione che se ne parli, ma in concreto non si faccia niente. Ormai tutti sanno che l’Italia non è in grado da sola a far fronte a quest’immane tragedia che non sembra aver mai fine. Ma perchè non si pensa a fare qualcosa invece di piangere e girarsi dall’altra parte? Giuseppe Caro Giuseppe, non sai quanti sono quelli che si rivolgono a me per avere una risposta. E’ il tema del momento che lascia tutti mortificati ed impotenti. Quando succedono queste cose rimaniamo tutti scossi, non c’è dubbio. Il problema è che poi, passata la bufera, come dice lei, tutti tornano a gi-

rarsi dall’altra parte e far finta di niente. E mi fa arrabbiare l’Europa, che è sempre attenta quando si parla di economia, di soldi, di spread, di deficit, di tassi d’interessi, e quando si tratta di salvare vite umane, sembra un problema che non la riguardi, né vuole prendere in considerazione almeno l’idea di affrontare tutti insieme questo tipo di drammatici problemi. Ha ragione chi parla di un’ Europa degli egoismi e non certo quella dell’accoglienza a della solidarietà. Noi Italiani avremo anche mille difetti, ma in queste situazioni facciamo appieno e doverosamente la nostra parte. Non saprei cosa consigliare in effetti, non è il mio mestiere, ma credo che serva un’azione energica sulle istituzioni europee perchè si rendano conto che non può essere solo un nostro problema, ma un problema che prima o poi riguarderà tutti e allora sarà troppo tardi. Renzi vada a Bruxelles e batta i pugni sul tavolo. Quando vuole lo sa fare. (a.a.)


La posta L’argomento “fusioni dei comuni” è di estrema attualità, e direi che lo è specialmente nelle Giudicarie. E la conferma di questo interesse la troviamo anche dalla lettura di questo giornale che – giustamente - ha messo questo tema su tutte le prime pagine dei numeri pubblicati quest’anno. Mi permetto quindi anch’io di fare alcune riflessioni. In Giudicarie nel 2009 c’erano 40 Comuni, siamo passati a 39 nel 2010 con la costituzione del comune di Comano Terme (che con Ledro ha fatto da scuola e “cavia” per altri) e nel 2015 si scenderà a 35 con i nuovi comuni di Valdaone, S-Lorenzo-Dorsino e Pieve di Bono-Prezzo e potrebbero scendere a 22 nel 2016 se i progetti di fusione in cantiere - che vedono coinvolti 18 comuni - avessero il via libera dal voto referendario previsto (non ancora ufficialmente) per il prossimo 7 giugno. Nel totale i comuni giudicariesi coinvolti sono, o sono stati 27!! pari ad oltre il 67% del numero totale dei comuni di partenza. Già questo dato una qualche riflessione ci spinge a farla. Ritengo che a fronte di questi numeri l’idea delle fusioni non possa essere liquidata come l’idea balzana di qualche sparuto amministratore. Si tratta invece di una consapevole e responsabile presa d’atto da parte di moltissimi amministratori di una situazione che

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L’intervento

Fusioni, siamo sulla strada giusta è radicalmente cambiata rispetto al passato e che richiede – per un passaggio che è sicuramente di portata storica per le nostre genti- il coraggio del cambiamento per unire le forze. Un tempo i nostri paesi avevano un’economia esclusivamente di tipo agricolo, la quale - per sopravvivere - doveva aggrapparsi (alle volte anche in maniera egoistica) al proprio territorio (vedi pascoli e boschi) impedendo in maniera decisa qualsiasi possibile interferenza sui suoi siti di “foresti”. Ora si deve difendere il territorio ma con motivazioni diverse e quindi si deve fare sinergia con altre realtà – ovviamente - in aree omogenee. E ritengo che tutti i progetti di fusione proposti abbiano queste caratteristiche di omogeneità. Sarei il primo a dire no a progetti di fusione che proponessero aggregazioni casuali senza un preciso legame territoriale. In quasi tutti i casi le fusioni proposte non fanno che sancire amministrativamente un unione di fatto che la società civile (vedi: bande, cori, casse rurali, famiglie cooperative,

società sportive, culturali e associazioni varie) ed anche le parrocchie hanno da tempo consolidato. La difesa del territorio sarà più incisiva ed efficace con comuni più strutturati e più forti i quali – ne sono certo - avranno certamente più peso “politico” quali interlocutori degli enti superiori (vedi Comunità o Provincia). In questi giorni capita spesso di scambiare pareri sull’argomento fusione. Ho trovato parecchio consenso e ho trovato ovviamente anche delle posizioni contrarie. Le motivazioni che gli oppositori alle fusioni portano possono essere sostanzialmente riassunte in: 1) operazioni affrettate, 2) svendita dell’identità dei “vecchi” comuni, 3) i nomi fantasiosi dei nuovi comuni, 4) assenza di risparmi. Per quanto riguarda l’accusa di “operazioni affrettate” devo precisare che – nel progetto che mi coinvolge direttamente con il nuovo comune di Sella Giudicare – i quattro comuni coinvolti hanno fatto i primi incontri cinque anni fa. Con più o meno entusiasmo. Si

“vecchi” Comuni, che diventeranno frazioni del nuovo Comune. Io non abiterò a “Sella Giudicarie “ ma a Roncone. E così per gli altri paesi. Quando vado a Lodrone non dico vado a Storo (che è il Comune) e così per Javrè (Villa Rendena), Creto (Pieve di Bono), Cadine (Trento) e tanti altri paesi (trasformati in frazioni) che manterranno e accresceranno la loro storia e la tramanderanno magari accresciuta. Già adesso all’interno dei comuni attualmente esistenti possiamo trovare specificità frazionali molto marcate (a Roncone vediamo Fontanedo, Tagnè, Pradibondo ecc.) che coltivano la loro originalità e giustamente la difendono. Sono peculiarità che le fusioni non disperderanno, anzi potranno stimolare ulteriormente.

parlava principalmente di gestioni associate con ipotesi di eventuali fusioni. Comunque la trattativa è sempre rimasta in piedi. La recente legge provinciale che obbliga alla gestione associata (con un bacino di 5000 abitanti) di tutti i servizi comunali quale alternativa alle fusioni ha spinto le quattro amministrazioni di Bondo, Breguzzo, Lardaro e Roncone ad accelerare (un percorso già ampiamente avviato) sulla strada della fusione. Soluzione ritenuta ottimale anche alla luce degli evidenti disagi che le gestioni associate potrebbero portare ai cittadini.Per quanto riguarda la svendita delle identità dei vecchi comuni vorrei ripetere quanto ho già detto con una lettera all’Adige di qualche giorno fa in risposta ad un articolo di Franco de Battaglia: Nell’articolo si parlava di una “svendita” dell’identità dei vecchi Comuni partendo dalla scelta dei nomi per i nuovi Comuni. Non è assolutamente vero perché il nome dei nuovi comuni è solo un contenitore ove all’interno la sostanza è costituita dalle specificità dei

Altra motivazione portata dal fronte del NO è quella legata ai nuovi nomi dati ai comuni che si intendono costituire. Mi sembra un falso problema che nasconde magari la volontà di qualcuno di aggrapparsi al “problema” nome per motiva-

re la contrarietà al progetto altrimenti senza altre argomentazioni. Non era certamente facile trovare nomi con precisi toponimi di riferimento e magari la fantasia non è stata vivissima ma molti di quelli che ora si lamentano per i nomi trovati non hanno fatto niente per portare il loro contributo. Qualcuno dice che i risparmi sbandierati con le fusioni in realtà non ci saranno. Non mi soffermo su questo argomento perché dovrei dilungarmi troppo. Sono comunque convinto che i risparmi ci saranno. E comunque sono certo che –a parità di costo- avremo servizi migliori. Ultima mia considerazione: ho riscontrato che vari dipendenti comunali dei paesi coinvolti nei progetti di fusione si sono manifestati in maniera decisamente contraria. Speriamo che ciò non sia dovuto ad una difesa della propria posizione piuttosto che del bene collettivo della comunità. Walter Pizzini RONCONE (TN)

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Gdg maggio2015  

Giornale delle giudicarie maggio

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