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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

GENNAIO 2019 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

www.giornaledellegiudic a r i e . i t

ANNO 17 - GENNAIO 2019 - N. 1 - MENSILE

EDITORIALE

L’anno che vorremmo di Adelino Amistadi Non vedevo l’ora che arrivasse l’anno nuovo... non ne potevo più: il 2018 non è stato un anno fra i migliori. Abbiamo assistito al cambiamento della politica nazionale e provinciale, al cambiamento della questione immigranti che ancora non si è ben capito come funzioni, al cambiamento del clima con tutte le sue drammatiche conseguenze, e se non bastasse, abbiamo assistito impotenti a tragedie e calamità come da tempo non si conoscevano. Vivere il cambiamento comporta una continua attenzione a quel che potrà succedere, il mondo è confuso ed è difficile interpretarlo in tutta la sua complessità. Radio, Tv, giornali, Media, internet e chi più ne ha più ne metta, te la raccontano ognuno a loro modo, e va a finire che è poi difficile stabilire chi te la racconta giusta. Così uno si stufa di balle e contro balle, si racchiude entro le mura del proprio benessere e chi se ne frega, che gli altri si arrangino. E questo è un modo meschino di vivere, egocentrico, banale, interessato al proprio tornaconto e nulla più. Un modo di vivere che porta alla solitudine, all’isolamento, e infine alla vecchiaia, pregna di ricordi, rimorsi e rassegnazione. A pagina 18

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Le buone azioni che contano

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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Il movimento cooperativo: rinnovarsi pernon sparire Opinioni dei giudicariesi a confronto

Alle pagine 4 e 5

EUROPA

Uniti e forti contro le tentazioni del “gatto” cinese di Paolo Magagnotti

Magica 3Tre,Maltemdanni allo svizzero Yule la vittoria A pagina

Società

Crimini in calo, intervista al capitano Oxilia ALLE PAGINE 6 E 7

Economia

E’iniziata la ripresa A PAGINA 8

ILPERSONAGGIO La vita da romanzo di Marylisa Boni Pag. 12 ARTE Sacri metalli Pag. 24 ECONOMIA La quotidianità delle Alpi a Caderzone Pag. 14

Siamo entrati da poco in un anno nuovo. Ognuno di noi spera che il tempo che verrà sia migliore di quello che abbiamo alle spalle; ci si augura, quantomeno, che non sia peggiore rispetto a momenti positivi che abbiamo vissuto. Ci poniamo magari dei propositi. Ravviviamo magari in noi stessi la speranza in un mondo migliore, dove vi possa essere pace e concordia fra i popoli. Quest’anno, il nostro auspicio per tempi di pace, per il venir meno di tensioni internazionali che purtroppo rischiano di minare stabilità e pace a livello internazionale, per non dire mondiale, dovrà essere più forte che mai. A pagina 15

Politica

Spinelli “Ripensare i contributi pubblici” A PAGINA 10

Territorio

Paesaggio. Servono anche i prati

A PAGINA 17

AGENZIA IMMOBILIARE

BONAPACE & CEREGHINI di Bonapace Nicola & Cereghini Jacopo �������������������������������������������������������� PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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A cura della REDAZIONE

GENNAIO 2019

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA DICEMBRE 2018

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Approvato il progetto esecutivo della caserma pompieri di Condino L’amministrazione di Borgo Chiese ha approvato il progetto esecutivo aggiornato al nuovo prezziario provinciale per la nuova caserma del Corpo dei vigili del fuoco volontari di Condino. Due milioni il costo complessivo della struttura che sorgerà in località Crosetta, fra cui 1.364.343 euro di lavori, 126.983 euro le spese tecniche di progettazione, 133 mila euro le spese di esproprio. Su questa cifra, 1 milione e 80 mila euro è stato concesso come contributo sulla Cassa provinciale Antincendi, altri 287 mila euro sono stati messi a disposizione dal Consorzio Bim del Chiese, 603 mila euro derivano dai canoni aggiuntivi e sono quindi somme a disposizione dell’amministrazione, oggi di Borgo Chiese.

Stenico - Butta i rifiuti dall’auto, il cantoniere lo vede e i vigili fanno la multa da 400 euro - Voleva fare il furbo, ma il caso lo ha punito. Per disfarsi del sacchetto delle immondizie ha pensato di gettarlo dal finestrino dell’auto in corsa. Il sacchetto è finito a lato della strada provinciale che attraversa il Comune di Stenico. Ma l’uomo, residente in zona, non ha fatto i conti con i cantonieri del Servizio gestione strade che hanno visto la scena. Il fatto dunque è stato segnalato alla Polizia locale delle Giudicarie con descrizione accurata del modello di auto e pure del conducente. Quindi l’accertamento è stato esteso alla videosorveglianza presente a Ponte Arche, e le immagini riprese dalla telecamera del varco hanno incastrato l’uomo, identificando il numero di targa dell’auto. Per lui sScatterà una sanzione compresa tra i 106 e i 425 euro. Allarme incendio all’hotel Carlo Magno di Campiglio. Trovati tre focolai in 3 punti diversi dell’albergo L’allarme incendio è scattato in una mattinata di sole, con la maggior parte dei clienti già sulle piste da sci a godersi la giornata. Al «Carlo Magno hotel spa resort» di Madonna di Campiglio, una delle strutture turistiche più grandi della zona, i sensori sono entrati in azione pochi minuti prima delle 11.30: immediato l’intervento del personale con gli estintori, mentre sul posto si sono portati una decina di vigili del fuoco volontari di Madonna di Campiglio con i colleghi di Dimaro, ed i carabinieri di Campiglio. Fortunatamente non sono servite l’autoscala e l’autobotte dei pompieri. Le fiamme sono state subito spente, ma le verifiche sono proseguite fino al tardo pomeriggio con l’arrivo degli specialisti del nucleo investigazioni scientifiche dei carabinieri, data la chiara matrice dolosa dall’incendio, anzi degli incendi: sono tre i punti in cui sono appiccate le fiamme. I focolai si sono sviluppati al piano interrato, dove si trova la lavanderia, e nei corridoi del secondo e del quarto piano. Taglio del nastro a Fiavé per il nuovo Centro Outdoor - La struttura è aperta e utilizzata dal fine settimana di S.Ambrogio, ma l’inaugurazione ufficiale del nuovo Centro Outdoor di Fiavè, realiz-

zato in località Pineta, è arrivata ufficialmente verso la fine di dicembre quando la popolazione e diverse autorità si sono trovate a salutare la nuova opera al servizio di sport e turismo. La palazzina nasce dalle esigenze dei tanti utenti del centro nonché delle società sportive locali, in particolare quelle che si dedicano agli sport invernali, dallo sci di fondo al pattinaggio su ghiaccio e via dicendo, di avere spazi più adeguati: negli anni Novanta era stata fatta una casetta in legno a servizio della pista da ghiaccio dove poter noleggiare i pattini, ormai aveva fatto il suo tempo. Ma non solo, si guarda anche all’estate: «Il centro invernale aveva bisogno di una struttura a servizio più moderna - conferma il sindaco di Fiavè Angelo Zambotti - il nostro obiettivo era quello di riuscire a dare un utilizzo anche estivo a questa palazzina, farne un centro nevralgico per la Pineta visto il numero in aumento di biker e di perosne che frequentano il territorio per escursioni e passeggiate. Il nostro territorio è la porta delle Giudicarie verso e dal Garda, penso che questo possa essere quindi un punto di riferimento per queste attività outdoor nonchè per l’area palafitticola che è proprio qui di fronte». L’investimento per il Centro Outdoor è stato di 330 mila euro. Val Rendena, riaperto il ponte di Strembo È stato riaperto il ponte della circonvallazione Strembo-Caderzone, chiuso dall’agosto 2017 in seguito ad un cedimento strutturale. Per la struttura, inaugurata nel 2005, i lavori sono durati quasi un anno e mezzo. Diversi gli interventi inseriti nell’accordo condiviso dalle parti interessate - Provincia, progettisti, costruttori e direzione lavori - che, in questi mesi, si sono susseguiti. Tra questi, in particolare, la sistemazione dei vincoli di ancoraggio a sud con una struttura in carpenteria metallica. Inoltre è stato fresato e riasfaltato il manto stradale e demolito il bypass realizzato per far defluire il traffico all’esterno degli abitati. A dare il via libera alla riapertura l’esito positivo del test finale effettuato attraverso delle prove di carico monitorate. A Strembo, Caderzone Terme e Bocenago si torna quindi alla normalità.

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Danni da maltempo: approvati criteri e modalità per la concessione di contributi e indennizzi a favore di privati Danni a veicoli, ad immobili adibiti ad abitazione e alle proprietà fondiarie appartenenti a soggetti privati, danni alle attività economiche e di lavoro autonomo, danni alle attività agricole e dell’acquacoltura, danni alle attività dei Consorzi di miglioramento fondiario e dei Consorzi di bonifica: sono i cinque ambiti di intervento del provvedimento, approvato oggi dalla Giunta provinciale, su proposta del presidente Maurizio Fugatti, con cui sono stati approvati criteri e modalità per la concessione di contributi e indennizzi per chi è stato colpito dal maltempo che si è abbattuto sul Trentino alla fine del mese di ottobre. La presentazione delle domande potrà avvenire a partire dal 10 gennaio 2019 e fino al 1 marzo 2019. La modulistica da utilizzare per la presentazione delle domande di contributo sarà resa disponibile sul sito istituzionale della Provincia. Collegata alle norme contenute nella “Variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2019-2021” è stata introdotta tra i criteri anche la possibilità di concedere contributi a favore di soggetti privati che realizzano, sulle rispettive proprietà fondiarie, interventi di sgombero e pulizia per la riqualificazione del decoro urbano e del paesaggio. MoVE -Mobilità verso l’Europa: corsi di lingua e tirocini all’estero Il programma, cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo sociale europeo, dallo Stato italiano e dalla Provincia autonoma di Trento è finalizzato all’innalzamento del livello di istruzione della popolazione adulta e prevede full immersion linguistiche di 2 o 4 settimane; corsi di potenziamento della lingua in alcuni ambiti professionali; tirocini all’estero da 8 fino ad un massimo di 24 settimane in Irlanda, Malta, Regno Unito, Austria o Germania. Lo stanziamento per il 2019 è pari a 1.000.000 di euro, i posti disponibili sono 326 e sono rivolti a persone residenti in provincia di Trento con età compresa tra i 25 e i 55 anni. I dettagli sulle scadenze per la presentazione delle domande di iscrizione al bando sono disponibili sul sito: https://fse.provincia. tn.it. Veicoli Euro 6, la riduzione della tassa automobilistica passa al 24 per cento Al fine di incentivare l’uso di automobili sempre meno inquinanti e considerato i recenti standard delle nuove autovetture, la giunta provinciale ha deciso di ridurre ulteriormente la tassa automobilistica al 24% per le auto della classe Euro 6 a partire dal 2019. Resta invece invariata, la riduzione al 20 per cento per le auto Euro 5, introdotto nel 2012. Dal 2015 tutte le nuove automobile immesse sul mercato europeo ed italiano appartengono alla classe di inquinamento Euro 6. Sulla base di questa motivazione, la giunta provinciale - su proposta del

presidente Maurizio Fugatti - ha deciso di incentivare l’adozione di automezzi sempre meno inquinanti, innalzando la riduzione dal 20 per cento al 24 per cento. Trentino Volley campione del mondo A sei anni di distanza dall’ultima volta la Trentino Diatecx torna a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Mondiale per Club, conquistando il suo quinto titolo iridato di sempre. Lo straordinario e per certi versi inaspettato exploit è arrivato alla Hala Sportowa di Czestochowa, in Polonia, dove i gialloblù hanno superato in finale la Cucine Lube Civitanova grande favorita per il successo alla vigilia. Ma nemmeno i favori del pronostico ed una comunque battagliera formazione marchigiana hanno potuto nulla contro la feroce determinazione della Trentino Volley, capace di completare il suo percorso netto nel torneo polacco con un 31 in finale al termine di una prestazione fantastica in tutti i fondamentali, che ha messo costantemente sotto pressione gli avversari. Sono 119 i nuovi professionisti della montagna abilitati nel 2018 Sono stati consegnati nella Sala Marangonerie del Castello del Buonconsiglio i diplomi ai 119 nuovi “professionisti della montagna”, che hanno conseguito l’abilitazione nel corso del 2018. I diplomati nell’anno 2018 sono: 31 maestri di sci delle discipline alpine di cui 2 provenienti dal Liceo della montagna; 12 maestri di sci dello snowboard; 8 guide alpine, di cui 1 proveniente dal Liceo della montagna; 5 aspiranti guide alpine; 63 accompagnatori di media montagna di cui 13 provenienti dal Liceo della Montagna e 8 dall’Istituto “De Carneri”. Nuove imprese, finanziati 91 progetti Sono 91 le proposte progettuali, per un contributo complessivo di 4 milioni di euro, finanziate a seguito dell’approvazione della graduatoria dell’avviso FESR n. 1/2018 “Nuova imprenditorialità”. Sono state finanziate idee d’impresa espressione di tutti settori produttivi, premiando le proposte attinenti ad almeno una delle quattro aree strategiche di specializzazione intelligente della provincia di Trento (qualità della vita, energia e ambiente, agrifood e meccatronica). I progetti in graduatoria saranno finanziati con una percentuale di contributo sulle spese ammissibili variabile in base al punteggio ottenuto: le migliori proposte in graduatoria hanno ottenuto fino a 75 mila euro, a fronte di una spesa ammissibile massima di 100 mila euro. Sono state presentate 211 domande di finanziamento; 27 non sono state ammesse in quanto non conformi al bando ed 1 è stata ritirata. La commissione di valutazione ha perciò valutato 183 proposte progettuali individuandone 91 finanziabili; le rimanenti 92 non hanno raggiunto i tre punti minimi previsti nel criterio di valutazione relativo alle caratteristiche di innovazione.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


GENNAIO 2019 - pag. Maurizio Fuga

Ribalto

TIONE DI TRENTO—Via Filzi BOLBENO COLTURA MONTAGNE PREORE RAGOLI

TIONE—Via 3 Novembre ZUCLO Salumificio SAONE S A O NE Emporio TIONE CIMEGO

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Primo Piano

GENNAIO 2019

Giudicarie: cooperazione, Proseguono le tavole rotonde del Giornale delle Giudicarie

Mariano Failoni

Armanini Andrea

Giuliano Beltrami

presidente di Coop Incontra

presidente Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella

cooperatore

Le nostre domande

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La cooperazione ha una lunga storia: è ancora attuale o è superata?

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Le Cooperative storiche (Casse Rurali e Famiglie Cooperative) hanno migliaia di soci, che però non sono molto interessati alla vita delle proprie Cooperative: come ravvivare interesse e partecipazione?

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Intercooperazione, parola magica, usata da anni, ma rimane una parola: come passare ai fatti?

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Punti di forza e punti di debolezza della cooperazione giudicariese: ricette e rilancio

La cooperazione sociale in realtà è da poco entrata nell’età adulta. La legge 381 istitutiva delle cooperative sociali risale infatti al 1991. Ed è proprio lo scopo della cooperativa sociale richiamato all’art.1 della legge che fa della cooperazione sociale uno strumento ancora oggi attuale. Recita: “Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso: a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; b) lo svolgimento di attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. In questi tempi di individualismo imperante, di contrapposizioni accese, di identità da difendere, la cooperazione sociale

Ritengo che oggi più che mai, in questo mondo che viaggia velocissimo e che è fortemente caratterizzato dall’individualismo e dalla spersonalizzazione delle relazioni, vi sia un forte bisogno di tornare a cooperare, ovvero a lavorare insieme per un fine comune. Credo che in questo senso la cooperazione sia ancora attuale e possa giovare anche a questa nostra società moderna.

Storia lunga e gloriosa: ha contribuito, nelle sue varie articolazioni (credito, consumo e agricolo da 120 anni, lavoro, sociali, servizi e abitazione da mezzo secolo) allo sviluppo del nostro territorio. E’ ancora attuale, purché nei rami arrivi la linfa delle radici. Detta in altro modo, i soci devono ritrovare protagonismo e partecipazione, quindi senso di appartenenza. Basta con la retorica: ora, come all’inizio, i soci cercano convenienza. La cooperazione deve attrezzarsi per dargliela.

Le cooperative sociali hanno un numero di soci non paragonabili a quello delle Cooperative Storiche. La mia Cooperativa conta un centinaio di soci di diverse categorie con ragioni di adesione diverse: i soci lavoratori, i soci volontari, i soci fruitori e i soci sovventori. Se quindi per una coop di consumo il riferimento è solo al socio consumatore, per la cooperativa sociale la domanda è più complessa. Credo che l’art.1 della nostra legge di riferimento torni utile: dobbiamo accompagnare la crescita di consapevolezza nella base sociale che farsi socio significa dedicare le proprie risorse e le proprie competenze a sviluppare attività e progetti che vanno a vantaggio di tutta la comunità. È sufficiente a stimolare una rinnovata partecipazione? Non lo so, so però che è necessario.

Il rapporto fra socio e cooperativa rimane fondamentale per distinguersi dalle altre forme associative. Solo lavorando per costruire un rapporto di reciprocità si possa favorire il senso di appartenenza. Per fare questo bisogna puntare ad iniziative che valorizzino la partecipazione attiva dei soci e delle comunità. La nostra Cassa ha da tempo attivato una serie di azioni in questo senso. Mi piace fare cenno alla nostra recente iniziativa “InsiemeNoi”: una rassegna di tutte le attività e i progetti, non bancari, che mettiamo in campo per le associazioni, i giovani, le imprese e il territorio. Tutto ciò ha visto il coinvolgimento delle persone che hanno partecipato. Devo ammettere, anche con un po’ di meraviglia, che tutti coloro che abbiamo contattato per portare la propria testimonianza in queste serate si sono resi disponibili con entusiasmo. Quindi il segreto e la vera sfida stanno nel coinvolgimento, rendendo i soci e le comunità protagonisti della propria cooperativa. La parola intercooperazione non è forse solo una parola magica. Di fatto nelle nostre comunità, in ogni famiglia vi sono soci di cooperative di vari settori (credito e consumo in primis).

Nell’ultimo mezzo secolo abbiamo avuto la rivoluzione della mobilità e della comunicazione: ci si sposta per fare acquisti in città e si può lavorare con le banche online. Oltre ad erogare servizi efficienti e convenienti, le Cooperative dovrebbero fare cultura cooperativa e cultura civile, nel senso di convincere la nostra gente a ridurre l’evasione. Fare la spesa in città non conviene, se si valutano costi, tempo e rischi; inoltre impoverisce il nostro territorio.

Non è solo una parola. In questi anni la mia Cooperativa ha potuto sperimentare che è possibile anche passare ai fatti. Quando abbiamo avuto bisogno, abbiamo incontrato il sostegno e la disponibilità delle nostre Casse Rurali e delle nostre Famiglie Cooperative. Senza il loro aiuto non avremmo potuto avviare alcune iniziative molto impegnative sul piano economico. È anche vero però che l’intercooperazione non è uno slogan buono per ogni tempo e di durata infinita. L’intercooperazione va alimentata, praticata e continuamente rinnovata nella quotidianità. È responsabilità di ciascun Cooperatore interrogarsi sulla declinazione che si vuole dare alla parola e favorire le condizioni nel tempo del suo mandato per la sua pratica diffusa. Forza: la presenza di tutte le forme di cooperazione. Debolezza: la difficoltà nel ricambio negli amministratori. A 30 anni dalla fondazione dobbiamo avere il coraggio di ri-dirci cosa intendiamo oggi per comunità, per interesse generale, per promozione umana, per persone svantaggiate. Se il movimento della Cooperazione Sociale non trova il coraggio di tornare a ridiscutere di questi temi e di farlo pubblicamente, allora il rischio di essere superata è molto alto. La Cooperazione sociale ha ragione d’essere infatti solo se si confronta e obbliga la comunità a confrontarsi con i valori del suo dna, quelli che ne hanno accompagnato la genesi. Diversamente rischia di diventare solo un soggetto che gestisce per conto dell’Ente Pubblico servizi di welfare ad un costo inferiore rispetto ad una gestione diretta.

Questo significa che stessi soggetti beneficiano delle azioni di più cooperative. Certo queste azioni potrebbero essere più coordinate ma questo è un tema generale relativo più all’autoreferenzialità. Per quanto riguarda i rapporti fra le varie cooperative sono molte le forme di collaborazione fra la nostra cassa e le cooperative sociale del territorio. Le Giudicarie sono state la terra della cooperazione. Oggi chi ha ereditato questo grande patrimonio e dirige a vario titolo le tante cooperative ha la responsabilità di gestire bene le attività quotidiane guardando al futuro delle nuove generazioni. Solo se i giovani sapranno riconoscere i tratti distintivi del fare cooperazione ci sarà futuro. Per fare questo ci vogliono comportamenti meno autoreferenziali, più investimenti in innovazione, più solidarietà e coerenza. Si tratta di conciliare il lavoro di ogni giorno con una prospettiva che guardi sempre avanti. Don Guetti ha avuto un’idea straordinaria, ma soprattutto fortemente innovativa. Bisogna riuscire a dimostrare che la cooperazione anche oggi è un’idea che risponde alle domande e ai bisogni delle nostre comunità. Si tratta di un cammino costante, a volte faticoso, ma anche di forte responsabilità politica.

Le Cooperative dovrebbero fare rete, che non sigoifica fare cartello. Significa trovare spazi di collaborazione concreta per erogare servizi. La cooperazione ha una presenza capillare sul territorio: deve allenarsi a fornire eccellenza. Certo, deve svestirsi di campanilismi e personalismi, per indossare l’abito dell’impresa. Impresa particolare, perché immersa nella comunità: non dimentichiamo mai che le Cooperative non fanno profitti e che gli utili rimangono a disposizione dell’azienda e quindi del territorio.

La forza è nei numeri. Presente in modo capillare in tutti i settori: credito, consumo, agricolo, lavoro, servizi e sociali. La debolezza è nei numeri: è troppo frammentata. Sta rimediando nel credito con le fusioni che porteranno a tre Casse, sia pure con l’anomalia di aver fatto entrare nel nostro territorio la grande Cassa di Arco. Una eguale politica appare lontana nel consumo e nelle agricole. Queste ultime sono solo due e si parlano, ma se unissero le forze... Ricette? Un grande investimento culturale a regia unica che veda protagoniste insieme tutte le Cooperative per ridare dignità all’idea di cooperazione. Credito e consumo: riorganizzazione per offrire servizi efficienti anche alle piccole e piccolissime comunità. Sociali e lavoro: collaborazione e coprogettazione con le amministrazioni locali per dare possibilità di occupazione alle fasce più deboli.


Primo Piano

GENNAIO 2019 - pag.

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stato attuale e prospettive Emilio Salvaterra

Alberto Carli

Giuseppe Ciaghi

presidente Ascoop Cooperativa

consigliere della Federazione Trentina della Cooperazione

direttore di Cooperazione tra Consumatori

La cooperazione ha una storia molto importante, che ancora oggi conferma l’attualità dei valori a cui da sempre s’ispira: solidarietà, mutualità e partecipazione.In una società complessa e individualista come l’attuale, con un mercato del lavoro che costringe il mondo produttivo ad intraprendere politiche industriali sempre più competitive, è necessario che si sappiano coniugare positivamente le necessità e i bisogni delle persone, a tutti i livelli, sia in termini di servizi che di risorse, con una moderna gestione d’impresa. Questo è il valore aggiunto che deve contraddistinguere il movimento cooperativistico.La cooperativa deve essere un’impresa efficiente e solidale, aperta e democratica, caratterizzata da rapporti interpersonali improntati al confronto leale, all’onestà e alla trasparenza.

Il modello cooperativo è basato sul fatto che l’unione fa la forza. L’idea di cooperazione è molto antica: in Germania mille anni fa vi fu la prima gestione in forma cooperativa di terreni agricoli. Il cooperativismo come movimento politico si è sviluppato all’inizio dell’800 (in Trentino la prima cooperativa fu fondata nel 1890 a Santa Croce nel Bleggio da Don Guetti). Il fattore scatenante fu l’impoverimento di operai, artigiani e agricoltori. La cooperazione fu lo strumento per combattere la povertà, l’usura, l’emigrazione. L’ideale di realtà produttive in cui i lavoratori sono comproprietari, organizzate su base democratica e orientate a generare valore nel senso ampio del termine (non solo profitto, ma anche sviluppo economico e sociale), non è solo attuale, ma straordinariamente moderna.

Penso sia utile distinguere tra cooperazione e società cooperativa. La prima è un movimento, la seconda un modo di vivere, di stare al mondo adottando determinati criteri nel rapportarsi col prossimo, con il mondo del lavoro, con il sistema economico e con l’ambiente. Quanti hanno fatto propri questi criteri hanno dato luogo alla cooperazione, movimento che si basa sulla società cooperativa. La società cooperativa è una società formata da persone desiderose di aiutarsi a vicenda per raggiungere una migliore qualità della vita. Non ha alcuno scopo di lucro e l’utile va investito in iniziative di carattere sociale, a beneficio di tutti e dell’ambiente. Pertanto, non solo è attuale, ma sono convinto sia l’unica a poter dare prospettive ad una società in evidente difficoltà. Purtroppo le regole della società cooperativa non sono mai state applicate del tutto, così come si sarebbe dovuto. Quindi è “superata” alla maniera stessa della nostra Costituzione, dichiarata spesso “superata” senza essere mai stata applicata per intero.

In generale, non penso che l’attività delle cooperative storiche sia poco partecipata. In taluni casi, la disaffezione può essere ricondotta al prevalere di logiche aziendali simili, o in qualche caso uguali, a quelle di una qualsiasi altra azienda. Una condizione spesso indotta da leggi ed esigenze di mercato, a cui è necessario soggiacere per garantire la sopravvivenza della cooperativa stessa. In generale poi, non aiuta la partecipazione alla vita della cooperativa una gestione caratterizzata da un certo distacco fra amministratori e base sociale. Condividere realmente gli obiettivi e coinvolgere i soci nella gestione mi pare ancora una buona ricetta per superare il disinteresse e la scarsa partecipazione.

La partecipazione è la sfida del movimento cooperativo e di tutti i corpi intermedi che rappresentano particolari settori della società. Viviamo in un momento storico in cui l’idea vincente è che bisogna essere pragmatici e risolvere i problemi concreti, non perseguire utopie, ideali. E questo è giusto. Ma la soluzione di un determinato problema senza che sia inserito in una visione finale della società si chiama utilitarismo, e in pratica equivale a una gestione amministrativa senza occuparsi delle idee. Senza gli ideali, le persone si allontanano dalla partecipazione, basta guardare la politica. Serve ritrovare il senso della condivisione tra i soci, ridare forza all’appartenenza e fare una revisione del modello di servizio che sia utile e concorra a mantenere i servizi nelle periferie.

Facendo l’opposto di quanto hanno fatto gli uomini che hanno gestito la Federazione, i Consorzi, certe Cooperative e Casse rurali in questi ultimi anni. Con la comunicazione sulle decisioni e la trasparenza degli atti i soci ritornano a interessarsi. Loro desiderano essere coinvolti e partecipare. A chi gestisce il potere fa però comodo non confrontarsi con loro e lasciarli nel limbo. Lo dico per esperienza diretta. Nominato presidente della F. Cooperativa di Pinzolo stampai un bollettino periodico, in ciclostile, “Due parole in famiglia” col quale informavo tutti i soci di tutto quanto accadeva in cooperativa. Non solo li recuperai, ma destai notevole interesse anche in chi era fuori dalla società.

Non è semplice attuare una reale intercooperazione, anche se è passaggio obbligato per garantire la sopravvivenza, soprattutto in alcuni settori. Le sfide che ci attendono ci costringeranno a ricercare intese, definire strategie e alleanze comuni per operare in modo coordinato e più efficace. Questi sono gli obiettivi e il compito principale che i Cooperatori trentini hanno è inventare soluzioni pratiche legandole a situazioni concrete delle nostre comunità locali, partendo dalla nostra storia, con il nostro patrimonio di conoscenze, per coniugare l’essere impresa e non dimenticare che al centro di tutto c’è la persona con i suoi bisogni e le sue fragilità. Si può favorire solo potenziando l’avvio di processi per far dialogare le diverse realtà cooperative, creando reali occasioni di fare rete. Il mondo cooperativo giudicariese gode ancora di buona salute. Questo non ci esime dall’ampliare le attività e i mercati di riferimento. Dobbiamo essere convinti, lo afferma anche Papa Francesco, che l’economia prodotta dalle cooperative possa essere un elemento risanatore nel mare insidioso dell’economia globale. Serve un impegno di tutti i Cooperatori giudicariesi per riflettere su questo tema che sarà sempre più pressante e centrale, poiché la cooperazione non può rimanere estranea alla globalizzazione economica e sociale. Le cooperative non possono rimanere chiuse in casa o gestire il quotidiano, ma nemmeno uscire come se non fossero cooperative. Occorre avere il coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare sviluppo, giustizia, solidarietà e sicurezza economica.

L’intercooperazione per funzionare ha bisogno di una parola chiave: interesse. Perchè un accordo funzioni, deve esserci un interesse e un vantaggio reciproco. Oggi i soci sono tutti consapevoli del valore aggiunto che l’intercooperazione può generare. Sono le società cooperative e i settori che fanno fatica a trovare le giuste motivazioni per mettere in rete il proprio patrimonio di soci e clienti. Il movimento cooperativo trentino sta definendo un modello che dimostra il ritorno dell’investimento e il nuovo valore che può generare l’intercooperazione sia per le società cooperative, che per i soci e in generale per le nostre comunità. I tempi sono maturi e gli strumenti, compresa la tecnologia ci offrono oggi l’opportunità di passare ai fatti. L’auspicio è che non si perda ancora tempo. Direi costruire le strategie per il futuro basandosi su una cooperazione diffusa e corresponsabilizzata. Dare voce ai settori produttivi della cooperazione, confrontarsi con le esigenze del territorio e dialogare con le altre categorie economiche sono priorità per raccogliere le problematiche di chi lavora e vive le valli, favorendo la valorizzazione delle tipicità, anche in una logica di promozione turistica. L’agire collaborativo, anche attraverso un tavolo di coordinamento cooperativo di valle, che si sta tentando di costituire, può essere un primo livello di analisi e confronto per esprimere valutazioni su specifiche scelte strategiche oltre a identificare ambiti di sviluppo per una crescita territoriale economica e sociale, con positive ripercussioni sull’occupazione soprattutto per i giovani.

In teoria dovrebbe rappresentare un’opportunità straordinaria per il nostro movimento. E in taluni casi si è attuata. Ricordo gli accordi tra Famiglia cooperativa e Cassa rurale a Pinzolo, le iniziative di Coopersviluppo e di Cooperfidi. Purtroppo anche qui talora gli interessi personali, di categoria o di settore, quando non addirittura politici, hanno avuto la meglio sulle iniziative e si è concluso meno di quanto si sarebbe potuto e dovuto.

Sono fuori da questo mondo a livello di amministratore da più di 15 anni. Ho assistito con dispiacere al lento passaggio del mondo del consumo da quello cooperativo a quello dei privati. Ne ho sofferto e ne soffro ancora. Così come non riesco a digerire quanto sta capitando nel mondo delle nostre Casse rurali. Per me molti degli uomini che l’hanno guidata o la stanno guidando sembrano privi di formazione cooperativa, non si ispirano ai valori della società cooperativa, e non agiscono di conseguenza. Le idee viaggiano sulle teste delle persone…quindi. Per me la cooperazione in Giudicarie ha bisogno solo di trovare persone adatte, convinte del credo cooperativo, e il resto verrebbe da sé.


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Attualità

GENNAIO 2019 L’intervista al Capitano dei Carabinieri Andrea Oxilia

In Trentino furti e spaccio Rispetto allo scorso anno, cosa ci può dire del 2018 dal punto di vista del crimine e della sicurezza? Innanzitutto mi sia permesso di ringraziare la redazione dello spazio che, ancora una volta, viene concesso all’Arma dei carabinieri del Trentino in questa testata così famosa nel vostro territorio. L’andamento complessivo dei reati del 2018 in Trentino è in calo. Tale dato però, bisogna essere obiettivi, è assolutamente variabile. Come commentarlo? Affermando che l’attività di prevenzione e repressione che il Comando Provinciale dei carabinieri di Trento, agli ordini del Colonnello Luca Volpi ha posto in essere in questi anni ha sortito gli effetti auspicati. E certamente anche la sinergia con la Procura Distrettuale della Repubblica di Trento è l’elemento fondante di tale risultato. I principali reati cui il Trentino è vessato sono senz’altro i reati contro il patrimonio (specificatamente i furti in abitazione o presso le aziende private) e i reati previsti dalla legge sugli stupefacenti. Non è un caso che il Reparto che comando da ormai più di tre anni, in questo 2018 abbia concluso due maxi-operazioni contro i furti in aziende ed un’operazione contro lo spaccio in città e provincia. La prima attività investigativa chiusa a marzo scorso ha fermato 6 italiani che compivano furti aggravati nelle più diverse aziende private (qui a Trento portarono via più di 300.000 euro in medicinali e antiparassitari veterinari); la seconda ha smantellato una banda di Rom di stanza a Lodi che svuotavano aziende agricole, trafugavano trattori e, così come accaduto a Trento città, si impossessavano di prodotti alimentari, preferibilmente caseari e di prima qualità. Per aiutare la popolazione a difendersi dai reati predatori e per prevenire nei giovani l’incorrere in segnalazioni amministrative o, peggio, in deferimenti penali a causa dell’uso di droghe, l’Arma del Trentino è da anni assiduamente impegnata non solo nel pattugliamento costante dei più popolosi centri come dei più abbarbicati borghi, ma anche in interventi mirati con incontri pubblici in sedi municipali e scuole, con cittadini, studenti, genitori e corpo docenti, per una reale e concreta diffusione

F

ra i bilanci di fine anno non può mancare anche quello delle forze dell’ordine sull’andamento dei reati e sullo stato della sicurezza, reale e percepita dai cittadini. Ha risposto ad alcune domande, in particolare sull’uso di stupefacenti che rimangono una piadei concetti di legalità e prevenzione. Di fatto, sono state ben 83 nell’ultimo anno le conferenze svolte dagli Ufficiali e dai Marescialli nelle strutture per anziani, nelle sedi municipali o negli auditori pubblici per sensibilizzare la cittadinanza su tema-

sessuali su cui abbiamo indagato poiché denunciate nelle nostre caserme. Il nostro impegno a parlare di violenza di genere è pressante. Non vi è conferenza scolastica nella quale non vi sia un approfondimento sul tema. Sono gli stessi docenti a richiederlo,

Il Capitano Andrea OXILIA, veronese di nascita ma trentino (precisamente folgaretano) “di battesimo”, 38 anni, diploma di liceo classico e due lauree (in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza), da settembre 2015 è il Comandante del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trento. E’ cioè il referente delle attività di Polizia Giudiziaria compiute dall’Arma del Trentino presso le Procure della Repubblica di Trento e Rovereto. In questi 15 anni di servizio attivo ha comandato un plotone presso la Compagnia Speciale di Pronto Intervento del Comando Generale dell’Arma dei carabinieri in Roma (dal 2005 al 2007) ed è stato Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia carabinieri di Riva del Garda (dall’ottobre 2008 al settembre 2015), sede quest’ultima che lo ha visto operare e conoscere anche il territorio giudicariese. Nel novembre 2016 è stato encomiato dai sindaci ed ex sindaci del Trentino per la sua vicinanza ai propri concittadini, per la disponibilità espressa alle autorità civili nel compiere la sua professione, per la sua attenzione verso le minoranze linguistiche locali e per l’amore costantemente rivolto al territorio e alla storia della provincia autonoma di Trento di cui è originario. In questo mese di dicembre è stato insignito tiche quali la prevenzione di furti e truffe, gli effetti dannosi provocati dagli abusi di droghe e alcool, violenza di genere e sicurezza. Addirittura un mese fa, a tangibile segno che l’Arma vuole infondere sicurezza e linee guida opportune ad ogni singolo cittadino, sono stato personalmente invitato a parlare ai sagrestani del Trentino, assai interessati a comprendere “come” comportarsi in caso di furti nelle chiese, in caso di truffe agli anziani o in caso di imbrattamenti o vandalismi contro i luoghi di culto cattolici (è triste cronaca recente…). Altro odioso reato è la violenza sessuale, che la legge fa rientrare nella più ampia “violenza di genere”: fenomeno costantemente monitorato dall’Arma territoriale e che ci risulta in lieve calo rispetto all’anno scorso. Ad oggi, nel 2018, sono 31 le violenze

ga per le giovani generazioni, il capitano Andrea Oxilia, comandante del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Trento, già comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile dei carabinieri di Riva del Garda dal settembre 2008 al settembre 2015. qualcosa che, sotto la propria finestra, o alla fermata del bus sotto casa, proprio non convince il cittadino: sia esso un veicolo mai visto prima transitare o posteggiare, sia esso un volto nuovo passeggiare in orari serali sotto casa. I cittadini sono, per noi

dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana non solo per la propria attività di servizio, ma anche

per l’impegno dimostrato negli ultimi dodici anni nella salvaguardia delle lingue minoritarie, in favore particolarmente della promozione, dello studio e della tutela della minoranza linguistica cimbra, veronese e trentina.

convinti, come lo siamo noi carabinieri, che sia indispensabile informare e formare i giovani sulla cultura del vivere secondo legge anche i rapporti con l’altro sesso, oltre che la quotidiana vita. A metà gennaio sarò al Liceo Maffei di Riva del Garda proprio per aderire ad un progetto sulla legalità e sullo studio del tema del “femminicidio” con gli studenti delle classi terze e i loro docenti, veri promotori dell’interessante iniziativa che l’Arma ha immediatamente sposato. Parlando di sicurezza, ci sono dei consigli da dare alla popolazione? I cittadini sono importantissimi occhi vigili sul proprio territorio. Essi sono i protagonisti di quella “sicurezza partecipata”, di cui si sente spesso parlare, e che è rappresentata dall’avvertimento alle Forze dell’Ordine di un

carabinieri, i segnalatori più preziosi di situazioni che poi starà a noi verificare, segnalazioni che devono consegnarci ogni volta essi ne sentano la necessità. Il numero unico dell’emergenza è il 112, che peraltro è sempre stato il numero dei carabinieri. Ecco, ripeto con forza che tale numero va chiamato per affidare ai carabinieri qualsiasi segnalazione, senza temere che sia poco utile o superflua e senza tema di disturbo (come talvolta qualche cittadino ha confessato). Interverremo noi e decideremo noi, con le nostre pattuglie, se sarà il caso di approfondire o addirittura intervenire “chirurgicamente” nell’immediatezza. Lo ripeto ad ogni utile occasione: l’Arma dei Carabinieri del Trentino è dislocata (così come è anche a livello nazionale) capillarmente sul territorio di giurisdizione. Questa

di fatto è la nostra grande forza in termini di presenza e di prossimità ai cittadini. Sei sono le Compagnie carabinieri: Trento, Borgo Valsugana, Cavalese, Cles, Rovereto e Riva del Garda. Settantatre sono le stazioni, che coprono il territorio anche di alcuni comuni riuniti. La capillarità dell’Arma e la prossimità sono la vera nostra forza. La nostra presenza fisica sui ter-

ritori (anche i più impervi e sperduti) è il vero elemento distintivo rispetto a qualsiasi altra forza di polizia. La prevenzione dei reati è garantita dalla nostra presenza e dall’attività di costante contatto con i cittadini e le Istituzioni locali, per recepire anzitempo, con l’orecchio nostro ben poggiato al terreno, le necessità e le opportunità di nostro intervento su specifiche situazioni che potrebbero celare reati. Come ho già riferito, riteniamo che l’intervento nelle scuole sia l’unica vera strada da percorrere per indirizzare i nostri studenti – di ogni età – verso la strada guida della legalità. L’anno scolastico 2016-2017 ha visto la partecipazione dell’Arma nelle scuole della Provincia di Trento in 126 occasioni, con la presenza complessiva di 4.528 studenti, mentre nell’ultimo anno scolastico 2017-2018 sono state 86 le scuole interessate e 6.640 gli studenti frequentatori. In quest’anno scolastico, da poco iniziato, il Comando Provinciale ha già ricevuto numerosissime richieste

per gli interventi. Se vi sono scuole – anche delle Giudicarie – che hanno intenzione di proporre un percorso sulla legalità, possono farsi avanti contattando il Comando Compagnia carabinieri di Riva del Garda, competente per questo territorio. Si legge di importanti operazioni antidroga in tutto il Trentino, ce ne parla? Le principali operazioni antidroga vengono svolte su tutto il territorio provinciale, non solo sulla città capoluogo, indice questo che il problema dello spaccio è “sentito” dalla cittadinanza e proporzionalmente, prontamente represso dall’Arma. L’ultima operazione condotta dal Nucleo Investigativo a Trento città (per l’appunto nominata “Panorama Trènt”), ancora una volta, ha registrato il collegamento tra prostituzione e spaccio di droga e ancora una volta ha evidenziato un collegamento di smercio illegale tra le finitime province di Verona e Brescia con la città capoluogo e tra questa con le valli, più precisamente con spostamenti di soggetti che dalle località periferiche (taluno anche dalle Giudicarie) venivano ad acquistare dosi di eroina e cocaina in città, per poi farne uso personale e di gruppo al rientro in valle. Si trattava di piccoli quantitativi di stupefacenti, è pur vero, ma ha destato il nostro interesse investigativo e “meritato” il nostro mirato intervento, con ben sette arresti. Il Trentino non è differente quindi da altre zone d’Italia in cui il fenomeno dell’utilizzo illecito di sostanze stupefacenti è frequente. Le Giudicarie non sono diverse dal Trentino e dal resto d’Italia. Le Giudicarie sul fronte degli stupefacenti che dati presentano? Come ho già detto, poco sopra e in una intervista a voi resa non più tardi di un anno fa, non esistono zone franche, né in Trentino né altrove. E’ assolutamente sbagliato e rischioso convincersi che si vive in territori non interessati dallo smercio o dall’uso di droghe. Le droghe non sono presenti e facilmente reperibili solo in città, ma come dimostrato dalle indagini, giungono sotto la porta di casa nostra con “normalità”. L’utilizzo di droghe leggere è più diffuso di quanto possa immaginarsi.


Attualità

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L’andamento complessivo dei crimini in provincia è in calo

i reati principali del 2018 Ma a controllare, prevenire e reprimere tale riprovevole condotta (non solo giovanile), ci siamo noi. Non a caso, quest’anno nelle Giudicarie si è conclusa l’operazione Judicarien, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Riva del Garda, al comando

del capitano Marcello Capodiferro. L’attività d’indagine ha smantellato una fiorente attività di spaccio nella vostra valle, ed in particolare nei comuni compresi tra Tione, Sella Giudicarie e Val Daone. In questa area, un sodalizio di uomini e donne di un’età media di circa 25

anni ma anche ragazzi e minorenni, per lo più residenti nella zona, aveva messo in piedi un vero e proprio “business” del traffico della droga. 10 gli arresti, più di un chilo di hashish e tre etti di cocaina sequestrati. Questi i dati obiettivi. Le Giudicarie - storicamen-

te - rappresentano la porta sud occidentale del Trentino, con un’unica direttrice importante che proviene dal bresciano, quindi questa è una valle che può prestarsi ad incursioni e a rapide scorribande. E’ pure vero che i fenomeni delittuosi, per il 2018, non hanno assolutamente registrato trend di crescita, ma si attestano stabili, nella media della provincia di Trento. I cittadini delle valli Giudicarie possono contare sulla presenza di ben 9 stazioni carabinieri. Le nostre stazioni sono la garanzia certa del controllo di queste terre di giorno e di notte e – ciò che per me è maggiormente importante, nella veste che ora ricopro – le nostre stazioni in valle sono un polmone ben ossigenato di notizie investigative che giungono ai competenti comandi superiori dell’Arma per le più oppor-

Matt iale con 2.

tune successive valutazioni. Ecco perché è necessario contattare i carabinieri del luogo in cui si vive per presentare qualsiasi dubbio. Una curiosità: ci racconta la sua passione per le minoranze linguistiche? Il mio impegno persiste nel tenere viva l’attenzione sulla cultura delle nostre “lingue piccole”. Mi lusinga che, tra le motivazioni del conferimento dell’onorificenza a Cavaliere della Repubblica (OMRI), sia stato evidenziato il mio impegno non soltanto per il servizio nell’Arma e per lo Stato, ma anche quello più che decennale verso le minoranze linguistiche (nella fattispecie la minoranza linguistica cimbra dei XIII Comuni Veronesi della Lessinia e la minoranza dei cimbri di Luserna). E’ stato per me motivo di profondo orgoglio

e di alta, concreta attestazione di attenzione delle massime Istituzioni della Repubblica verso un mondo spesso dimenticato (soprattutto nella legislazione regionale veneta) ma vivissimo di poesia e di cultura. Un riconoscimento precedente a questo, di cui sono parimenti orgoglioso, mi era pervenuto a novembre 2016 dagli ex sindaci e sindaci del Trentino. D’altronde questa non è soltanto la Terra per cui mi impegno con tutte le forze, intellettuali e fisiche, nella mia missione, ma è anche la mia Terra d’origine. Ecco perché il mio naturale proposito a mantenere vive le culture locali e il nostro patrimonio linguistico minoritario. I pi Tzimbar un’ I bi helfan mai gareida un’ mai laute! (Trad: sono cimbro e intendo aiutare la mia lingua e la mia gente!).


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Economia

GENNAIO 2019 Ripresa delle aziende giudicariesi grazie ad azioni politiche mirate

Il 2018 un anno di “spinta” Da affrontare subito la questione risorse umane e il problema ambientale di Oreste Bottaro Esaminando la situazione reale dell’economia, non possiamo negare che il 2018 sia stato un anno in cui l’intensificazione degli investimenti, partita già nel 2017, abbia dato i suoi frutti. Le imprese sono tornate ad assumere personale un po’ a tutti i livelli e, soprattutto, hanno incrementato gli investimenti sia in strumentazione e macchinari che Le ragioni di questa nuova situazione, migliore degli anni precedenti, sono certamente da attribuire a molte politiche, sia europee che Italiane. Quelle che hanno mirato all’incentivazione dell’investimento industriale, alla forte riduzione dei tassi d’interesse sui finanziamenti e alla maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro. Le nostre valli hanno un tessuto imprenditoriale sano che, approfittando di questi elementi di spinta e sostegno, è riuscito a lasciarsi alle spalle la crisi degli ultimi anni. L’onda positiva potrebbe ancora continuare se i fattori macroeconomici

e legislativi di cui sopra non verranno a mancare. Ci saranno da affrontare, soprattutto per il nostro territorio, i problemi delle risorse umane: servono più qualificate in maniera specifica, più rispondenti ai bisogni delle aziende. Occorre quindi un incentivo ai giovani nel credere nel lavoro come realizzazione di se stessi e non solo come un mero rifugio in una sicurezza economica. Giovani ambiziosi di fare bene e ciò che loro piace, non che si accontentano di un lavoro che porti a casa uno stipendio ma anche dia loro soddisfazione e realizzazione. Naturalmen-

te, bisogna studiare e sudare per questo. In termini globali l’economia sta vivendo indubbia-

in Ricerca e Sviluppo, voce questa molto importante per il futuro. I segnali di questa “spinta” positiva che ha caratterizzato l’anno appena trascorso sono ben visibili anche sul nostro territorio giudicariese dove si cominciano ancora ad incontrare i “positivi problemi” di reperibilità di personale e di maggiore mobilità dello stesso tra un’azienda e l’altra.

mente un momento i cui risvolti non sono semplici da comprendere. Da un lato la politica restrittiva negli

scambi commerciali potrebbe portare ad un riequilibrio nel commercio estero dei vari paesi, sfavorendo un po’ la Cina e favorendo il mondo occidentale (soprattutto gli Stati Uniti). Non bisogna però trascurare il pericolo rappresentato da una chiusura eccessiva, che inevitabilmente fermerebbe il progresso globale. Lo scambio di tecnologie, e soprattutto di ricerca scientifica di base, è parte fondamentale dell’avanzamento tecnologico complessivo, necessario per migliorare e affrontare il domani. Altro fattore determinante per il nostro futuro è il pro-

blema ambientale. La conversione dei processi produttivi e dei prodotti deve essere straordinaria e su scala globale. A maggior ragione, in questo momento, le chiusure possono portare ad un rallentamento di questo fondamentale cambiamento che p diventato imprescindibile e necessario nel breve termine. Forse è più opportuno discutere sulle regole comuni che creare barriere a suon di dazi. Insomma, luci e ombre, come sempre del resto in economia. Le basi istituzionali, finanziarie e tecnologiche per un sostanziale nuovo sviluppo ci sono, perché costruite con fatica negli anni della crisi che si sta ora superando. Speriamo che non manchi il terreno fertile del giusto tessuto sociale e politico, per non far rinsecchire nuovamente l’albero del progresso.

Decreto energie rinnovabili, il sostegno della Conferenza delle Regioni al Trentino La Conferenza delle Regioni ha espresso a Roma un sostegno unanime alle proposte del Trentino in merito al decreto sulle energie rinnovabili, che, nella versione attuale, penalizzerebbe il settore idroelettrico, ed in particolare il mini idroelettrico. A Roma il Trentino era presente con il vicepresidente, anche assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione, Mario Tonina, che ha partecipato alla Conferenza delle Regioni assieme al collega altoatesino, il vicepresidente Richard Theiner. La Conferenza presieduta da Stefano Bonaccini, ha espresso parere negativo nei confronti del decreto FER 1 “che modifica il sistema di incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili inserendo, tra l’altro, maggiori ostacoli per l’accesso al sistema di sostegno pubblico per il mini-idroelettrico, ovvero per le centraline di piccole dimensioni”. “Abbiamo condiviso la nostra posizione con la Provincia autonoma di Bolzano e la Regione Toscana - spiega Tonina - ma

nonostante sia stata illustrata in modo puntuale e preciso non è stata accolta dal Ministero per lo sviluppo economico. La Conferenza delle Regioni, al contrario, ha compreso la nostra posizione. Pur non essendo vincolante, questo parere negativo nei confronti del decreto non potrà essere ignorato dal Governo”. Le richieste delle due Province autonome possono essere sintetizzate in 3 punti: mantenimento dell’accesso diretto ai sistemi di incentivi per il mini-idroelettrico fino a 250 kW di potenza nominale media annua; tariffa omnicomprensiva per gli impianti fino a 500 kW di potenza nominale anziché fino a 100 kW come previsto nella prima versione del decreto; aumento delle tariffe per le aste ed i registri. “Questi mini impianti in Trentino sono molto importanti – ha sottolineato Tonina - e per questo motivo ci siamo impegnati, a sostenerli, anche sul piano economico. Parliamo di energia pulita, che riteniamo debba avere un futuro”. In una lettera inviata al ministro

Luigi Di Maio l’assessore Tonina aveva riassunto le valutazioni del Trentino sullo schema di decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nella lettera si ribadiva che “la produzione di energia idroelettrica in piccoli impianti diffusi ricopre un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal

punto di vista sociale e in funzione di presidio dell’ambiente grazie al consolidato impegno per un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica locale”. Al contrario, si sottolineava ancora nella lettera, “la proposta di decreto sembra indirizzata ad incentivare in modo massivo i grandi impianti fotovoltaici ed eolici, mentre prevede l’am-

missione agli incentivi per i soli impianti idroelettrico i posti su condotte esistenti e canali di scarico, senza modifica del punto di restituzione. In questa maniera si trascurano a priori gli impianti idroelettrici che utilizzano le acque dei torrenti, determinando in questo modo l’esclusione di impianti – sia nuovi che assoggettati al rinnovo – già autorizzati e concessi, per i quali è già stata pronunciata una positiva valutazione di impatto ambientale ed è stato svolto un lavoro di condivisione con la popolazione locale, anche a fronte della messa in campo di specifici piani di compensazione territoriale”. La lettera si concludeva chiedendo “di rivedere in modo più congruo il sistema delle tariffe incentivate per l’energia idroelettrica (…) e di valutare il reinserimento, ove possibile, del meccanismo dell’accesso diretto al sistema degli incentivi per gli impianti con potenza limitata, al fine di ridurre l’onere burocratico connesso con le procedure autorizzative”.


Lavoro

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Presentato il nuovo rapporto sul lavoro in provincia di Trento

Occupazione in crescita di 1.400 unità nei primi nove mesi del 2018 Nei primi nove mesi del 2018 i dati dell’Istat evidenziano un aumento dell’occupazione pari a 1.400 unità e un calo di 2.900 persone in cerca di lavoro. Anche i dati sulla domanda di lavoro delle imprese mostrano una dinamica di aumento, con le assunzioni che rispetto ai primi nove mesi del 2017 crescono di 15.759 unità e del +14,9%. “Da questo rapporto – ha sottolineato l’assessore Spinelli - emerge il mercato del lavoro che rafforza i buoni segnali dell’anno precedente, con una ulteriore crescita della domanda di lavoro. Ma questa è anche l’occasione per fare alcune riflessioni più generali. I risultati della valutazione comparata che abbiamo condotto, con modalità innovative, evidenziano che l’occupazione femminile è aumentata, fino a 4 punti percentuali, soprattutto per quanto riguarda le donne più giovani. Un impatto positivo si rileva anche nella fascia dei lavoratori fra i 45-54, con una crescita di 2 punti percentuali. La congiuntura economica aiuta, ma dobbiamo ‘spingere’ ulteriormente sui livelli di attivazione, confrontandoci anche con esperienze e metodologie internazionali. La formazione è fondamentale per accrescere la qualità del lavoro, favorire l’adattamento ai nuovi lavori, diminuire i tempi di attesa fra la fine di un percorso lavorativo e l’inizio di un altro. Non sappiamo quali saranno i lavori del futuro ma sappiamo che sarà necessaria l’atttudine all’apprendimento. I Centri dell’impiego rappresentano a loro volta un presidio importante sul territorio ed in particolare nelle nostre valli, e dovranno essere rafforzati anche pensando a task force appositamente formate”. L’andamento dell’economia Secondo l’indagine congiunturale curata dalla CCIAA, i dati dei primi nove mesi del 2018 sono positivi e in crescita rispetto a quelli dello stesso periodo del 2017, già ca-

Nei primi nove mesi del 2018, il mercato del lavoro in Trentino rafforza i buoni segnali dell’anno precedente, con una nuova crescita del numero degli occupati e della domanda di lavoro delle imprese e un forte calo dei disoccupati, che raggiunge nell’ultimo trimestre livelli minimi del 3,1%. A confermarlo è il 33° Rappor-

ratterizzati da indicatori in ripresa. Nel terzo trimestre 2018 si è registrato un leggero rallentamento degli indicatori economici anche se non si evidenzia un punto di svolta in negativo del ciclo economico. Anzi, il dato sugli ordinativi in crescita, seppur moderata, e i giudizi degli imprenditori ancora favorevoli sulla redditività e sulla situazione economica delle loro imprese tra un anno, lasciano ipotizzare un proseguimento del periodo di sviluppo economico su livelli però più modesti rispetto a quelli dei trimestri precedenti. Nel terzo trimestre 2018 il fatturato delle imprese trentine è cresciuto complessivamente del 3,8% su base annua. Contribuiscono alla complessiva dinamica positiva tutti i comparti, mostrando differenziali positivi, con in testa l’estrattivo (+11,3%) che in passato ha subito più degli altri le conseguenze della crisi. Il mercato del lavoro in provincia di Trento nei primi nove mesi del 2018 Sul fronte delle forze di lavoro, l’Istat conferma - per i primi nove mesi di quest’anno - la crescita dell’occupazione accompagnata da un’importante diminuzione delle persone che cercano lavoro. Gli occupati crescono di 1.400 unità su base annua, grazie

alla forte spinta della parte maschile (+2.100) che compensa ampiamente la moderata flessione sul fronte femminile (-700). I disoccupati diminuiscono di 2.900 unità e anche in questo caso la dinamica è migliore per i maschi, la cui flessione delle persone in cerca di lavoro è pari a 1.900 unità. Gli indicatori mostrano un mercato caratterizzato da una partecipazione in leggero calo rispetto a quella di un anno fa, un tasso di occupazione in crescita (+0,5 punti) e il tasso di disoccupazione che cala di oltre un punto percentuale, passando dal 5,8 al 4,7%. Per sesso, il tasso di occupazione maschile, rispetto ai primi nove mesi del 2017, è aumentato di 1,4 punti percentuali e rappresenta il 74,5% della popolazione in età di lavoro (15-64anni). Il tasso di occupazione femminile si colloca al 61,3%, un dato migliore rispetto a quello del Nord Est (60,7%) e lontanissimo dal 49,5% della media italiana. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, quello maschile scende nei nove mesi del 2018 al 4,4%, mentre quello femminile si ferma al 4,9% (nei primi nove mesi del 2017 era invece pari al 5,8% per entrambe le componenti). Il calo del tasso di disoccupazione rispetto ai nove mesi del 2017 è stato sicu-

to sull’occupazione in provincia di Trento, presentato dall’assessore provinciale allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro, Achille Spinelli insieme al presidente dell’Agenzia del Lavoro, Riccardo Salomone. Fra i relatori anche Giulio Zanella, Franco Fraccaroli, Barbara Poggio, Stefano Sacchi, Isabella Speziali.

ramente più forte in Trentino (-1,2 punti) rispetto al Nord-Est (-0,4 punti) e all’Italia (- 0,7 punti). Anche nei primi nove mesi del 2018 il tasso di disoccupazione, pari al 4,7% in provincia di Trento, si conferma più basso rispetto al 5,8% del Nord-Est e al 10,5% nazionale. Tra gennaio e settembre del 2018 le assunzioni sono cresciute di 15.759 unità, per una variazione del +14,9% rispetto ai primi nove mesi del 2017. E’ una crescita importante che ha riguardato tutti i settori, a partire dall’agricoltura (+10.347 unità pari al +73,2%), che dopo la forte caduta della domanda di lavoro dell’anno prima, dovuta alle cattive condizioni climatiche, si riporta sui suoi consueti fabbisogni di personale. La crescita delle assunzioni nei primi nove mesi del 2018 ha interessato anche il settore secondario (+1.351, +8,2%) e il terziario (+4.061 e +5,4%). L’aumento delle assunzioni nel terziario si deve soprattutto alla domanda proveniente dai pubblici esercizi (+2.830 assunzioni), che hanno beneficiato della favorevole stagione invernale, ma anche al commercio (+234), ai servizi alle imprese (+98) e ai rimanenti comparti del settore (+899). Nel secondario, si distinguono le costruzioni, che

dopo anni di continui e forti cali, nei nove mesi del 2018 crescono di 932 assunzioni e del 19,3%. Di 116 è l’aumento dell’estrattivo e di 303 quello del manifatturiero. La maggiore domanda di lavoro complessiva ha portato più benefici per gli uomini, che anche grazie al forte aumento in agricoltura, sono cresciuti di 11.574 (+4.185 le assunzioni femminili). La dinamica in agricoltura spiega soprattutto il perché di un aumento di 10.673 assunzioni per gli stranieri (la gran parte dei quali lascerà il e mercato del lavoro e il territorio locale al termine della raccolta); la crescita per gli italiani è pari a 5.086 unità. Per quanto riguarda le fasce di età sono migliorate tutte: i giovani sotto i 30 anni con +5.966 assunzioni, così come quelli nella fasci intermedia, ma l’incremento più significativo in termini relativi è da attribuire alla componente anziana degli ultra 54enni (+2.796 pari a + 26,4%). Il lavoro a tempo indeterminato cresce di 919 assunzioni per un +13% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima e rappresenta il 6,6% delle assunzioni totali. La stabilità lavorativa, tuttavia, è data anche dai passaggi, all’interno delle stesse aziende, da un lavoro a termine a uno a tempo indeterminato. Tra

gennaio e settembre 2018, confermando un maggiore clima di fiducia delle imprese, le trasformazioni a tempo indeterminato (3.576) crescono per 1.555 unità e del +77% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, tenuto conto del valore nell’economia locale dell’attività turistica e agricola, e trattandosi di nuovi rapporti di lavoro, il peso dei contratti a termine si mantiene preponderante; il lavoro a termine rappresenta, infatti, circa l’89% delle assunzioni delle imprese tra gennaio e settembre del 2018. In particolare, oltre al fortissimo incremento del tempo determinato (utilizzato soprattutto per il lavoro stagionale in agricoltura e anche nel turismo), si riconosce un rafforzamento del lavoro a chiamata che, dopo le forti limitazioni normative intervenute sul fronte dei voucher, ha ripreso vigore giustificando quasi 800 assunzioni in più rispetto ai nove mesi del 2017. Cala invece di 752 assunzioni il lavoro somministrato (calo concentratosi tutto negli ultimi due mesi). Il rimanente 4,0% delle assunzioni sono con apprendistato, e rispetto ai nove mesi del 2017 i giovani assunti con questa tipologia contrattuale sono aumentati di 410 unità e del +9,2%. I dati provenienti dai Centri per l’Impiego mostrano una riduzione del numero di persone in cerca di lavoro. Gli iscritti al 30 settembre 2018 sono 37.727, 1.526 in meno per un 4,0% rispetto a un anno prima. Ciò anche grazie al minor numero di nuovi iscritti che si sono registrati nei nove mesi del nuovo anno: sono 14.830 rispetto ai 16.299 dei primi nove mesi del 2017. Anche l’intervento pubblico sul versante degli ammortizzatori sociali mostra un importante ridimensionamento. Le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate tra gennaio e settembre 2018 per il ramo Industria sono scese a 243.268 (-752.385 ore per un -75,6% su base annua), grazie al minor ricorso delle imprese all’intervento straordinario.


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Politica

GENNAIO 2019 Intervista al nuovo assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli

“Rivedere la logica di assegnazione dei contributi pubblici” Assessore, recentemente ha ricordato il cambiamento epocale avvenuto in Provincia con le ultime elezioni. Come si tradurrà questo cambiamento sulle politiche economiche del Trentino? Si tratta certo di un nuovo scenario, dopo 20 anni di governo del centrosinistra autonomista e penso che questo mutato approccio i cittadini lo ritroveranno anche nei provvedimenti dei prossimi cinque anni. Ciò premesso, va detto che il presidente Fugatti nel corso della campagna elettorale e dopo il suo insediamento non ha espresso un giudizio negativo verso la politica economica della precedente amministrazione provinciale, riconoscendo anche le cose utili fatte. Preferiamo parlare piuttosto di un affinamento, che parte da una verifica seria ed approfondita delle politiche adottate (che abbiamo messo in campo in queste prime settimane di governo) e prevede una successiva opera di miglioramento e di messa in campo di provvedimenti innovativi e magari anche più affini al nostro modo di sentire. Su alcune politiche siamo invece più avanti e la discontinuità si è già avvertita nei fatti, come per la gestione dell’immigrazione, la questione della rotazione dirigenziale di primo livello, necessaria per dare nuova linfa alla Pat, la revisione della cooperazione internazionale e l’introduzione di criteri di formazione delle commissioni nei concorsi pubblici secondo direttrici di maggiore trasparenza ed apertura. Devo dire che all’inizio all’interno della macchina provinciale c’erano un po’ di paura e di preclusione sulla nostra opera, ma già oggi respiriamo un clima diverso, di collaborazione e fiducia. Quali sono le sue priorità per l’economia trentina dei prossimi 5 anni? Le politiche economiche di questa giunta saranno incentrate su una fase di revisione e rilancio di due punti fondamentali: a gennaio apriremo un tavolo tecnico di riforma della legge n°6 del ‘99, ossia la legge unica dell’economia provinciale, che contiene le politiche di incenti-

45 anni, commercialista di Rovereto, Achille Spinelli è l’”uomo dell’economia” della nuova giunta provinciale. Arriva nell’esecutivo chiamato dal presidente Maurizio Fugatti nel ruolo di “assessore tecnico esterno”, dunque non è uomo di partito,

anche se è vicino al sentire della Lega e di Fugatti stesso, che per lui è in primis un amico. A Spinelli sono affidate competenze “pesanti” come sviluppo economico, lavoro e ricerca; ambiti strategici, specie in questo momento storico post-crisi.

ACHILLE SPINELLI. IL CURRICULUM Achille Spinelli, 45 anni, è un commercialista roveretano ed è stato scelto dal presidente Maurizio Fugatti, come previsto dalla normativa provinciale, per il ruolo di assessore esterno, con deleghe allo sviluppo economico, ricerca e lavoro. Competenze importanti ed ampie, che racchiudono a loro volta una serie di rapporti, come quelli con l’estero per favorire l’internazionalizzazione dell’economia trentina, oppure quelli relativi all’azione di Trentino Sviluppo, “motore” di molti investimenti pubblici nella nostra provincia. Spinelli è titolare di uno studio di consulenza commerciale e tributaria a Rovereto, negli anni ha fatto parte di svariati collegi di revisori dei conti, fra cui quello di Itea Spa e di comuni come Rovereto e Mori, oltre ad aver rivestito incarichi in seno all’Ordine provinciale del commercialisti. vo alle imprese trentine. Vogliamo rivedere la logica di assegnazione dei contributi pubblici orientandola maggiormente all’attivazione del sistema economico locale, ossia premiando coloro che seminano “in loco”, garantendo che un’elevata parte degli investimenti ricada sulla filiera locale. L’ottica di fondo è anche quella di incentivare l’impresa che si insedia nei territori periferici e marginali, aiutando le aziende locali che sono anche presidio del territorio. Entro gennaio ho intenzione di aprire gli stati generali della ricerca provinciale. Parteciperanno circa 20 personalità legale al mondo della scienza, dell’accademia e della ricerca. Obiettivo formulare la visione per i prossimi 10/15 anni. Dalla sintesi dei lavori usciranno le principali linee direttive sulle quali la giunta investirà risorse, con l’obiettivo della ricaduta sul tessuto economico nel breve e medio periodo. Saranno identificati 3, massimo 4 comparti della ricerca su cui puntare per concentrare sforzi umani e di risorse finanziarie e per puntare al primato italiano e all’eccellenza internazionale La nuova Giunta ha spesso rimarcato un’attenzione particolare alla infrastrutture. Quanto Le ritiene strategiche per l’economia e in che

direzione procederete in questo campo? Recentemente ho fatto un parallelismo tra le reti di comunicazione dati e quelle di comunicazione viaria, sottolineando quanto entrambe siano fondamentali per il nostro territorio. Vogliamo puntare sulla banda larga, soprattutto per le valli periferiche, rendendo potenzialmente appetibile anche una baita nelle nostre belle vallate attraverso la sua interconnessione con Internet, per poter dare la possibilità di insediare attività innovative, anche dematerializzate. D’altra parte la connessione dei dati si accompagna con la capacità dei territori di attivare una comunicazione fisica, fatta di merci e di persone; in questo senso i lavori pubblici che migliorano la comunicazione sono ritenuti strategici da questa Giunta, penso alla Valdastico, alla revisione della Statale della Valsuga-

na, ma anche all’incentivo della mobilità sostenibile come la diffusione di idrogeno per le vie ferroviarie laterali come Valsugana e Trento-Malè. I recenti dati sull’occupazione segnalano uno scenario positivo per il Trentino, quali sono i se-

gnali all’orizzonte per i prossimi mesi? I dati che ci forniscono i servizi statistici evidenziano che il 2018 ha tenuto bene per quanto riguarda l’occupazione in provincia di Trento (che fa segnare un dato di quasi il 70% di persone occupate) e i dati relativi ai disoc-

cupati, che rappresentano il 3,1% della popolazione (un terzo di quella registrata a livello nazionale). Preoccupa invece un pò il dato degli inattivi, quelli che non lavorano e nemmeno cercano lavoro. Una delle parti forti del programma di governo, che ritengo sia caratterizzante, è la formazione della forza lavoro, che le imprese chiedono da tempo e non si è mai del tutto concretizzata. Serve quindi una revisione dell’Agenzia del lavoro per riportarla alla sua attività fondamentale, ossia “trovare lavoro” formando le persone in modo adeguato, ma soprattutto guardando alle richieste del mercato ed essendo in piena sintonia con le prospettive dell’economia dei prossimi anni. La Giunta ha sottolineato più volte l’attenzione per le periferie. Quali direttrici ha in mente per le politiche economiche per le valli ? In parte ho già risposto; come dicevo, bisogna connettere le periferie, renderle integrate e interconnesse con il capoluogo e fra di esse, valorizzare gli insediamenti produttivi che ci sono ed anche attirarne di nuovi con politiche di incentivo dedicate, e in questo senso anticipo che nella revisione della legge 6/99 ci sarà ampio spazio per questo capitolo. Il tutto tenendo ben presente l’obiettivo di fondo di mantenere la presenza antropica nelle valli valorizzando le attività economiche locali, rendendole maggiormente sostenibili ed attrattive anche in prospettiva, pensando ai giovani. (R.G.)


Attualità

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A 92 anni ricorda a memoria tutte le sue poesie

Domenico Piccardi, il muratore poeta di Adelino Amistadi

D

omenico Piccardi è un uomo qualunque di 92 anni. Originario di Mondello (Varese), paese di montagna come tanti, dopo aver militato con onore negli Alpini, alla ricerca di un posto di lavoro, fu costretto a scendere a Muggiò, Iniziò a lavorare come manovale, ma ben presto, per le sue capacità e per le sue intuizioni, divenne muratore e allora i muratori erano dei veri e propri artisti, sapevano creare, inventare, costruire case intere interpretando i pochi sgorbi dei geometri d’allora. Quel lavorò lo accompagnò per tutta la vita, 45 anni, in cantieri sempre più evoluti. Nonostante il lavoro faticoso, Domenico trovava il tempo di ritornare ogni tanto, dalle sue parti, la montagna era per lui evasione e felicità. In pianura era tutta un’altra vita. Più movimentata, quasi frenetica, una vita anonima fra tante persone anonime, che ti passavano accanto del tutto inDalle mie montagne son dovuto partire ma il mio cuore ha dovuto patire. Sono andato in paesi lontani, ma forse ritornerò un domani. Scende il fiume lentamente verso il mare, continuamente… mi rammento il tempo passato sotto il silenzioso verde immacolato ascoltando il canto dei ruscelli e il canto dei fringuelli… differenti. Ma la sua fibra di uomo coraggioso e testardo lo aiutò a non mollare. Trovò una compagna altrettanto coraggiosa e fece casa e famiglia, ebbero un figlio e Domenico continuò a sognare il suo ritorno sui monti. E così cominciò a frequentare la Valtellina, durante le ferie estive, per risanare le sue memC’è anche la trentina SiWeGO tra le nove startup digitali più innovative d’Italia nel settore della logistica e dei trasporti per il 2018. A sostenerlo è l’Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano nel suo rapporto di fine anno dedicato all’open innovation e presentato in Bovisa. SiWeGO, incubata nell’hub green di Trentino Sviluppo a Rovereto Progetto Manifattura, è una web app (www. siwego.com) – progettata e implementata da un team di 9 persone – che funziona come una sorta di “blablacar delle merci”. «In sintesi – spiega il fondatore Marcello Favalli – la nostra app mette in contatto chi deve spedire un pacco con chi può trasportarlo, perché magari ha già programmato un viaggio nella stessa dire-

bra stanche e rinfrancare la mente. Ma appena giunto alla pensione scelse il Trentino, abbandonò la Valtellina e venne dalle nostre parti. Guardando su una carta geografica recuperata in biblioteca, decise che la Val di Ledro con il suo lago poteva essere il luogo dei suoi sogni. Ma al primo viaggio d’andata, si fermò a Idro per una sosta, gli piacque il lago, il paese, le montagne che lo circondavano, dimenticò la val di Ledro e si fermò in un albergo del posto. Da lì cominciò la sua scoperta delle zone circostanti che lo portarono, su e su, a Pieve di Bono. E a Pieve di Bono decise di fermarsi. Prese casa a Strada e il Piccardi, in poco tempo divenne uno di loro, trovò l’ambiente che cercava, un piccolo paese, con la gente cortese, e circondato da montagne stupende, piene di fascino e di storia. Ad ogni estate il Piccardi, così lo chiamavano ormai tutti in paese, tornava a Strada, s’era fatto molti amici, e aveva con loro visitato tutto quello che c’era da vedere: la val di Daone, il Nozzolo, Boniprati, non c’era zona di montagna che non conoscesse. In quel ben di Dio, Domenico si trovò a meraviglia e dal fascino di quel mondo il suo cuore cominciò a dettare le sue prime poesie. Semplici, La montagna Alta, silenziosa, maestosa, ti attira come fosse una morosa, nel suo immenso silenzio, nel suo verde riposante ti lascia camminare….

in pianura, in un mondo che non era suo, ma a cui si adattò per necessità. Non fu un abbandono facile, Domenico aveva nel cuore il suo mondo, dov’era nato, dove aveva vissuto la sua fanciullezza.

ma pregne di nostalgia, di sentimento e di passione:

re di tristezza. A Strada si fermò per 15 anni, poi gran parte dei suoi amici se n’erano andati, li visitava ogni “Ma dove vai a prendere tutta quest’acqua?” giorno al cimitero, e il Chiese gli rispose: Nasco sulla montagna tra valli e rupi, faceva due lacrime ora sono un piccolo zampillo, e ritornava sulla limpido puro ed arzillo panca in piazza a qui comincia la mia discesa ricordare le belle per la montagna scoscesa. giornate passate in Come un ruscelletto serpeggiante, loro compagnia. cantando, allegro e frizzante, Nel frattempo era con rivoli e cascatelle scomparsa anche la grosse e sempre più belle. moglie, e DomeniScendo sempre, pigro e lentamente. co, sempre più solo E il mio letto diventa più capiente. e triste, abbandonò Ora son più grande, fiume sono, Strada per trasferire non me ne vergogno/perché scendendo piano piano. si a Roncone, ancor Passo sotto ponti, tra paesi, laghi e città. più bello, montaSe però il cielo si oscura gne stupende ed il e altra acqua a me si mistura, suo lago, una vera divento impetuoso, e nella mia corsa perla per la zona. travolgo ogni cosa. Trova un’ottima siPoi, passato il temporale, stemazione presso divento normale l’albergo Ginevra come prima e scorro lentamente fino al mare. dove lo adottano come nonno, circondato da ogni E guardando il fiume Chiese che scor- attenzione, così Domenico passa, orre impetuoso, Domenico osa interro- mai da sei anni, la sua estate in quel di garlo: Roncone. Ormai solo, con la vista che Nella loro semplicità, nelle poesie del sta per andarsene, Domenico conserva Piccardi c’è tutto il suo cuore roman- una mente fresca ed attiva, ricorda a tico e passionale. Dalle sue poesie, memoria le sua quarantina di poesie scritte a mano su di un quaderno che scritte per gran parte in montagna, è ancora custodisce, traspare amore, coccolato un po’ da tutti e si dice onoammirazione, attaccamento, scoperta, rato di passare l’estate a Roncone, e e soprattutto nostalgia per non poterle Roncone è altrettanto onorato di avervivere tutto l’anno, il ritorno al piano lo come ospite. Un ospite importante. è per Domenico, ogni volta, portato-

Con la App trentina SiWeGO spedisci e porti pacchi in sicurezza La “Blablacar” delle merci premiata fra le nove startup digitali più innovative zione». Così facendo, conformemente a quanto suggerito dai dettami della sharing economy, si ottimizzano le risorse disponibili e si riducono l’inquinamento e il traffico stradale. Molteplici sono le opportunità offerte agli utenti, che spaziano dalla possibilità di spedire un pacco-viveri per il

figlio che studia o lavora in un’altra città, alla bicicletta da trasferire nella casa al mare in vista delle vacanze o al pezzo meccanico da far riparare urgentemente. Il tutto senza rinunciare alla sicurezza: similmente a quanto già avviene per servizi di trasporto passeggeri come Uber, infatti, spedizionieri e

trasportatori – siano essi imprese o persone fisiche – devono registrarsi sulla piattaforma attraverso un apposito modulo che raccoglie i loro dati personali e garantisce così trasparenza e tracciabilità. Contestualmente all’acquisto del servizio, il cui prezzo viene concordato tramite

l’app direttamente dalle parti coinvolte, sarà inoltre possibile accedere a una schermata che propone diversi pacchetti assicurativi, a seconda del valore del bene trasportato. In questo modo si scongiurano quindi anche i rischi legati a eventuali smarrimenti o incidenti stradali.


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Attualità

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Ci ha incuriosito così tanto che le abbiamo chiesto di vederla, per raccontare quella che pensavamo essere una delle tante storie di emigrazione, che accomunò molte famiglie giudicariesi, attorno agli anni ’30. In realtà la storia della sua famiglia è molto diversa da quello che avevamo immaginato, ma ugualmente meritevole di esser raccontata perché è interessante, complessa e originale, non meno di Marylisa, un vero ciclone, una delle persone più estroverse e generose che abbiamo mai incontrato. I suoi genitori si conobbero nel ’48, durante la festa di capodanno nell’albergo sotto il castello di Stenico. Era appena finita la guerra, e Romedio Boni notò Francesca Bortolotti, che era nata a Pergine nel ’27, ma che con la famiglia era emigrata qualche tempo prima nel Bleggio. Ciò aveva procurato a lei ed a sua madre grande disagio: passare infatti da Pergine, grande borgo a due passi da Trento, alla campagna del Bleggio, era stato davvero difficile. Francesca era una contabile, concreta e pragmatica voleva sì crearsi una famiglia, ma voleva delle certezze, un avvenire sicuro. Il fidanzamento durò alcuni anni, Romedio andò in Canada per crearsi un futuro solido, e solo quando le cose cominciarono a funzionare chiamò Francesca laggiù, a Toronto, dove si sposarono il 28 febbraio del ’53. Lui prima lavorò nell’edilizia, poi come autista nella compagnia di trasporti canadese; lei divenne contabile in una società giapponese a Toronto. Frequentavano il circolo trentino tirolese di quella città, che non era ancora una metropoli, dove trovarono amici, e dove si stava prospettando una tranquilla vita di lavoro e benessere. Nel ’57 nacque Marylisa, ma dopo 4 mesi dal lieto evento si delineò un grosso problema. I genitori rimasti in Trentino

Nata in Canada, infanzia e giovinezza nel Lomaso, e poi il resto del mondo

La vita da romanzo di Marylisa Boni C

di Chiara Garroni

i sono persone che hanno qualcosa di speciale. Marylisa Boni è una di queste. La sua vita sembra un romanzo, ed uno scrittore potrebbe ricavarne una di quelle saghe familiari che appassionano, commuovono e fanno innamorare della lettura. Noi la abbiamo conosciuta casualmente, in un pubblico incontro, dove si è presentata proponendosi

come insegnante di lingue, inglese, tedesco e spagnolo, che adotta un metodo particolare, innovativo, facile per comunicare, molto diverso dagli altri. Ha detto che è nata a Toronto, e che da una decina d’anni si divide fra il Canada, Santo Domingo dove risiedono i suoi 2 figli naturali (10 li ha adottati), e Godenzo, nella vecchia casa del ‘700 in cui era nato suo padre Romedio nel 1916.

cominciarono ad avere seri problemi di salute, ed andavano accuditi. E così Romedio e Francesca lasciarono il Canada e tornarono in Giudicarie. Aprirono un negozio di confezioni a Ponte Arche, e ricominciarono da capo la loro vita, lavorando assieme ed accudendo con grande dedizione e sacrificio i nonni. Nel ’59 nacque Rinaldo, il fratellino di Marylisa, e per tanti anni la famiglia visse a Godenzo, ed i bambini andarono a scuola come tutti gli altri: asilo a Vigo Lomaso, elementari a Cares, medie a Ponte Arche, magistrali a Trento, Isef a Firenze ed iscrizione a Verona per letteratura tedesca ed inglese per Marylisa, una scuola tecnica per diventare direttore di produzione di programmi televisivi il fratello. Marylisa lavorava come insegnante a Ponte Arche. Sembrava che tutto andasse per il meglio, ma lei è un ciclone, deve sempre fare cose nuove, conoscere gente, imparare e cominciò a pensare al Canada. Era nata a

Toronto, e nonostante ne fosse venuta via a 4 mesi, si propose di conoscere quella grande città. Detto fatto nel 1980 ci andò, si iscrisse all’università, ed iniziò a collaborare con il Provveditorato agli studi: insegnava ai bambini di giorno, agli adulti la sera. Molto attaccata ai suoi genitori, desiderò averli vicini. Nel frattempo i nonni erano morti, e Romedio e Francesca accettarono di tornare a vivere a Toronto, che avevano abbandonato 23 anni prima, con grande rammarico. Dunque a 65 e 54 anni si reinventarono una vita in Canada, e trovarono entrambi lavoro nei centri commerciali che stavano sorgendo come funghi a Toronto in quel periodo. Lui apprezzatissimo vetrinista, grazie al gusto estetico che i canadesi amano e riconoscono negli italiani, lei in negozi di vestiti e borse, sfruttando al meglio tutta l’esperienza che si era fatta nel suo negozio di Ponte Arche. A Marylisa l’insegnamento non bastava, divenne fisioterapista, poi lavorò come interprete nei tribunali, grazie alla sua padronanza dell’inglese, italiano, ed anche spagnolo, che nel frattempo aveva imparato grazie a quello che nell’85 sarebbe diventato suo marito: Carlos Fernando Carrion, nato in Perù, a Toronto prima per studio, poi per lavoro. Ulteriori studi in linguistica ed educazione, Marylisa divenne specialista nel metodo fonetico, che parte dal presupposto che per la lingua basica è sufficiente imparare i verbi, e con i bambini l’insegnamento di questo tipo diventa un gioco, una emozione. Il Consolato Italiano a Toronto la ha eletta nell’88 rappresentante della cul-

tura italiana, ed in questa veste è stata un mese a Perugia per un progetto di collaborazione con la Università per stranieri per condividere gli approcci alle lingue che si applicano in Italia ed in Canada. Nel frattempo ha avuto due figli, Miski Illary e Raymi Kepak, che significano rispettivamente dolce aurora e leader di popolo che resta umile. Entrambi i ragazzi sono laureati, in psicologia clinica la femmina, in ingegneria informatica il maschio. Quando i bambini erano piccoli ci fu un evento che scardinò la vita della famiglia: un rovescio finanziario molto serio, che fece ammalare Marylisa ed il marito, ed in seguito al quale i coniugi si separarono. Lui cadde in depressione ed emigrò in Asia, lei fu colpita da infarto, e rimase in coma 8 mesi. Di quel periodo buio ha solo un ricordo: gli occhi dei suoi bambini che la fissavano a fianco del letto, ed il movimento delle loro ciglia. Guarita, volle godersi i suoi figli al massimo, e li tenne a casa da scuola, applicando l’insegnamento domestico. Il contatto con gli altri bambini c’era il pomeriggio, nei giochi al parco, negli sport, ed in mille attività che Marylisa sapeva inventare sempre. Ora Marylisa ha ereditato la casa del nonno a Godenzo, e ci passa molti mesi, l’estate. Affitta anche una stanza col portale Airbnb, si dedica alle più svariate attività, soprattutto lezioni di lingue. L’inverno lo trascorre a Santo Domingo perché i suoi figli vivono lì, per stare col padre, che nel frattempo si è riavvicinato. Ci sarebbe tanto altro da scrivere, ma ci limitiamo a concludere con le parole di alcuni suoi ospiti Airbnb nella casa di Godenzo: “Marylisa è l’ospite più accogliente che abbia mai incontrato; è incredibile, ci ha trattati come i suoi figli. E’ attenta, amorevole e divertente. Lei è la donna più bella di tutta Italia!


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Per la nuova giunta provinciale le forme associative dei comuni non devono essere obbligatorie, ma rimangono i nodi

“Gestioni associate, un mezzo fallimento” di Giuliano Beltrami L’antefatto 2014: scoppia la febbre delle fusioni fra i Comuni. L’assessore provinciale Carlo Daldoss, il presidente ed il direttore del Consorzio dei Comuni, Paride Gianmoena e Alessandro Ceschi, partecipano ad assemblee popolari per portare il verbo della Provincia. Partono i referendum. Fra il 2014 ed il 2015 i Comuni delle Giudicarie scendono da 39 a 25. E si potrebbe scendere ulteriormente se non fosse che qualcuno si ribella. Non tutte le ciambelle, infatti, escono col buco. Due casi per tutti, nel Chiese e in Rendena. Nel Chiese per una manciata di voti Castel Condino si schiera contro la creazione di Borgo Chiese, insieme a Condino, Cimego e Brione. I tre Comuni saranno costretti a rifare il referendum. In Rendena la fusione fra Caderzone Terme, Strembo e Bocenago salta addirittura per due voti di Bocenago: 92 contro la fusione, 90 a favore. Curiosamente, sia nell’un caso che nell’altro, a far fallire la fusione sono i due Comuni più piccoli. Se a Castello il dibattito era stato molto forte, per Bocenago da più parti viene additato il sindaco Walter Ferrazza come uno dei sostenitori della bocciatura. La febbre delle fusioni por-

tò ad una serie di Comuni dai nomi (possiamo dirlo?) stravaganti: accanto a Borgo Chiese, Pieve di BonoPrezzo, Valdaone e San Lorenzo-Dorsino troviamo Sella Giudicarie, Borgo Lares, Tre Ville, Porte di Rendena. Per quelli rimasti fuori il futuro apparve subito ancora più stravagante. Furono obbligati, infatti, alla gestione associata. Poco importa se, come per Castel Condino, la gestione doveva avvenire con Storo e Bondone, alla distanza di una quindicina di chilometri, con l’ufficio tributi piazzato a Baitoni, che di chilometri da Castello ne dista quasi venti. L’obbligo è l’obbligo e non si discute. L’obbligo era l’obbligo. Com’è noto, il 21 ottobre del 2018 anche in Trentino è cambiato il mondo: la maggioranza di centrosinistra autonomista è stata asfaltata a furor di popolo dal centrodestra a trazione leghista. E venerdì 21 dicembre, esattamente a due mesi dall’elezione, la Giunta ha preso una decisione: le gestioni associate non saranno più obbligatorie. Un bene? Un male? Soddisfatti o insoddisfatti gli amministratori? Le opinioni In Rendena sono due gli ambiti per le gestioni associa-

te: Caderzone-BocenagoStrembo, Spiazzo- Pelugo e Pinzolo-Giustino-Massimeno-Carisolo. Nel primo caso c’è stata una articolazione degli uffici: tributi a Strembo, Ufficio tecnico a Spiazzo, Ragioneria a Caderzone. Nel secondo c’è l’impressione che il progetto sia rimasto sulla carta. Marcello Mosca (primo cittadino di Caderzone Terme) si era battuto (e si batterebbe ancora) per la fusione con Strembo e Bocenago. Andata male, il suo Comune è andato a gestione associata con i due Comuni con cui avrebbe dovuto contrarre matrimonio, più Spiazzo e Pelugo. Gestione a cinque con pregi e difetti, con luci ed ombre: più difetti che pregi, più ombre che luci.

“A dire il vero – commenta Mosca – sul giornalino del mio Comune ho dichiarato che prima della fine del mio mandato vorrei superare la gestione associata”. Andando dove? “O ogni Comune per conto suo, o fusione”. Motivo? Marcello Mosca è uno che non ama prendere le circonvallazioni. Va dritto al centro: “Ci hanno venduto la gestione associata come una forma di risparmio. Non è così: noi abbiamo 32 dipendenti, e risparmieremo solo quando qualcuno andrà in pensione”. Beh, obiettiamo, anche in caso di fusioni. “Già – replica secco – ma con la gestione associata siamo in cinque sindaci e cinque Consigli comunali che tirano per la giacchetta

i collaboratori: fammi questo e fammi quello. L’ho detto anche ai miei quattro colleghi: qui bisogna pensare alla fusione, perché la gestione è un mezzo fallimento”. Stefano Bagozzi (sindaco di Castel Condino) ha il linguaggio più morbido, ma la sostanza non cambia. “La gestione poteva essere un’opportunità - esordisce - perché si potevano trovare specializzazioni, ma non posso negare che esistano criticità. Il personale impazzisce per portare avanti tutte le pratiche. D’altra parte eravamo abituati bene: ci facevamo le nostre cose in casa, e le facevamo bene. Oggi purtroppo la burocrazia è fuori di testa. Qui ci vorrebbe una riforma

importante e coraggiosa: non si può ogni volta che c’è una variazione di spesa, anche minima, impelagarsi sulle carte”. E la gestione? Che facciamo? Bagozzi non ha dubbi: “Credo che tornare per conto nostro sia l’aspirazione dei miei cittadini”. Allora, che futuro attende i nostri Comuni? Nemmeno su questo Stefano Bagozzi ha incertezze: “Centralizzare tutto sul Consorzio Bim per una unione dei servizi vera e propria. Dopotutto il Bim gestisce i nostri soldi”. Più ottimista Angelo Zambotti, giovane sindaco di Fiavé. Nelle Giudicarie Esteriori la gestione associata era partita fra Comano, Bleggio Superiore, Fiavé e Stenico. A settembre 2017 la svolta. Ragioneria e Ufficio tecnico divisi per poli: Fiavé-Bleggio e ComanoStenico. “Sono più favorevole alle collaborazioni che alle fusioni”, confessa Zambotti, che poi precisa: “Le fusioni devono essere omogenee. Con Bleggio la farei subito, l’ho sempre detto, perché siamo due periferie con logiche simili. Fra l’altro la collaborazione era cominciata prima che arrivasse la gestione associata: avevamo la segreteria in comune. Ciò che non va bene è l’obbligatorietà”.


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Economia

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A Caderzone si è parlato della quotidianità dell’economia alpina

Ahimè cittadini, in montagna ci sono anche i mucchi di letame Ideatrice del convegno Luisa Romeri, afferma di aver voluto “affrontare questa tematica, per salvaguardare i beni comuni del territorio, che sono inalienabili dalle comunità e che vanno custodite per le future generazioni. Si dovrà riuscire a coniugarne sviluppo economico e nello stesso tempo salvaguardia, rispettando i limiti imposti dalla natura”. In una sala gremita e introdotto dal saluto dell’assessore del Comune di Caderzone Terme, Flavia Frigotto, il convegno ha registrato gli interventi di Marangela Franch, Geremia Gios, rispettivamente ricercatrice e professore al dipartimento Economia dell’Università, Paolo Coser studioso del turismo locale e Patrizia Pizzini, commercialista operante nel territorio economico giudicariese. L’impegnativo equilibrio tra ecologia e economia, turismo, artigianato, agricoltura e allevamento, che deve far convivere l’uomo e la montagna nel rispetto dell’ambiente e della necessità di farne una possibilità di reddito e vita erano infatti al centro delle domande che gli studenti della IV classe dell’UPT di Tione, hanno posto ad una serie di dodici testimonianze dei protagonisti locali e riportate in un filmato osservabile su Facebook dal titolo “economia alpina sostenibilità.mp4”. In un periodo di progressivo spopolamento della montagna e cambiamento economico, i giovani studenti hanno chiesto ai loro interlocutori: “Perché rimanere a vivere nel nostro territorio montano?” “Quali strade possiamo intraprendere per mantenere vive e in crescita le nostre comunità montane? Quali difficoltà finanziarie e amministrative avete incontrato per portare avanti la vostra idea? Domande essenziali le cui risposte andrebbero poi girate alla classe politica ancora troppo concentrata sulle città al centro della Provincia e distante dai mille problemi che deve affrontare la periferia nelle valli più remote.

di Marco Zulberti “Ahimè cittadini, in montagna ci sono anche i mucchi di letame” è così che potremmo con una battuta riassumere l’interessante incontro sull’economia alpina di Caderzone. Ma andiamo con ordine. Nella suggestiva ambientazione della sala convegni di Palazzo Lodron Bertelli a Caderzone, organizzato

A partire dalla testimonianza di Marina Clerici Masini operante nella zona del Bleggio a Castel Campo, gli interventi si snodano tra esperienze di indirizzo prettamente turistico come quelle di Matteo Martini di operatore nelle agenzie turistiche e Marco Albertini curatore delle attività sportive e svago a cielo aperto (outdoor), di indirizzo alimentare come quelli di Paolo e Flavio Collini di Pinzolo, fondatori del birrificio L’Ors a Pinzolo, Andrea Mattei di Vigo Lomaso con la produzione agricola biologica, e Andrea Collini di Mortaso con l’azienda di coltura e lavorazione prodotti locali, indirizzate all’ospitalità come Matteo Ciaghi che conduce la Casa per le ferie “Prà della Casa” in Val Brenta presso Sant Antonio di Mavignola e alla ristorazione come Antonella Belluti con la locanda “La Itinerande” di Andogno, e infine alle aziende che coniugano agricoltura, ospitalità e ristorazione sullo stile dell’Alto Adige come “La Trisa” dia Manuel Cosi a Giustino, la “Filanda di Boron” di Nicola del Monte a Tione, “La Meta” di Martina Finazzi a Por in Val del Chiese e l’azienda agricola “Stria di Bò” diretta da Mauto Povinelli di Carisolo. Dalle loro testimonianze e dalle domande dei ragazzi ne scaturisce un lavoro importante che segna una

tappa sul calendario della crescita economica giudicariese molto importante che deve assolutamente innescare a livello della comunità un percorso che vada a curare gli aspetti finanziari, fiscali e normativi per favorire le libere attività e la crescita economica. L’insieme di aziende agricole, turismo e accoglienza, produce un mix di sinergie tra recupero e cura del territorio, che favorisce una sommatoria della redditività che permette la vita in montagna. In questo senso sono fondamentali gli interventi della politica e delle comunità locali nel favorire i consorzi di recupero fondiario, e i consorzi irrigui che favoriscono la diffusione capillare dei servizi. Ed è su questo tema che

dal Gruppo Donne Rendena e dal Centro formazione professionale dell’Università Popolare di Tione, coadiuvati dal Comune di Caderzone Terme, sabato primo dicembre si è tenuto un incontro sul tema dello “Sviluppo locale e territorio come bene comune da salvare”.

gli interventi di Mariangela Franch e Geremia Gios hanno toccato gli estremi di questo sviluppo. Quanto è possibile crescere rispettando la natura e quanto è possibile riportare la gente in montagna recuperando i

beni comuni come i prativi, gli arativi, le mille case rurali e le malghe oggi abbandonate e improduttive. Se Mariangela Franch ha rappresentato il punto di vista dei cittadini che osservano la montagna come

un bene intoccabile, simbolo della natura selvaggia e del bello sublime, senza la presenza dell’uomo se non come custode, Geremia Gios, come una trota che cerca di risalire all’incontrario la corrente del tempo ha descritto le sue difficoltà di amministratore del comune di Valarsa varando iniziative per riportare in montagna la vita e cancellando norme amministrative assurde dove per recintare un campo dal costo di zero euro serva un progetto edilizio e tasse per mille. La conclusione è questa: il declino dell’era industriale e la de-statalizzazione dell’economia costringono a recuperare metodi di vita agricola e artigianale in montagna, che oggi possono avvalersi di strumenti tecnologici e materiali, di risparmio energetico e biologico, che i nostri nonni non avevano e che li costringeva a fare la valigia per luoghi remoti e lontani. Se la città immagina la montagna come una cartolina dal bello sublime selvaggio e adrenalinico da osservare su Youtube, da queste interviste e da questo convegno ideato dalle Donne di Rendena e dall’impegno di Luisa Romeri, ritorna il recupero della natura vissuta, del bello antropizzato dalle attività agricole, con i prati e i boschi utilizzati come fonte di reddito, e dove ahimè per i cittadini vi sono anche i mucchi di letame, di legna, di assi e di sabbia e le cacche di mucca in mezzo ai prati.

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Europa

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Uniti e forti contro le tentazioni del “gatto” cinese di Paolo Magagnotti

Al di là di conflitti in essere che stanno insanguinando varie regioni del Pianeta e dei grandi interrogativi che sta sempre ponendo l’epocale fenomeno migratorio, ben lungi dal considerarsi in via di esaurimento, il pericolo che deve tutti allarmarci e responsabilmente porci in posizione reattiva, è rappresentato dal crescente affermarsi di nazionalismi patologici, forieri di pericolosissime involuzioni autoritarie. Nazionalismi egemonici come quelli che si vanno affermando, ad esempio, in Russia ed in Cina, con i due leader nazionali con profilo mentale totalitario di diversa gradazione non riescono a nascondere volontà ed azioni tese a indebolire, fino ad auspicarne la disgregazione, quell’Unione europea che si pone come concorrente indesiderato. Quando il Presidente russo nell’incontro di fine anno con i giornalisti mette in guardia di fronte al pericolo atomico a livello globale non si devono certamente trascurare le sue parole, le quali peraltro vanno anche intese come strategia da spin doctor per deviare l’attenzione da problemi interni. E che dire delle eccentriche iniziative del presidente statunitense, il quale, peraltro, deve confrontarsi con un sistema democratico certamente più robusto rispetto a quelli russo e cinese. Per quanto riguarda la Cina le economie occi-

Siamo entrati da poco in un anno nuovo. Ognuno di noi spera che il tempo che verrà sia migliore di quello che abbiamo alle spalle; ci si augura, quantomeno, che non sia peggiore rispetto a momenti positivi che abbiamo vissuto. Ci poniamo magari dei propositi. Ravviviamo magari in noi stessi la speranza in un dentali non debbono essere troppo naif nel lasciarsi attrarre dall’”economia di mercato socialista” inaugurata nel 1978 da Deng Xiaoping nella convinzione che ”non importa che il gatto sia bianco o nero purché prenda il topo”. Nel fare affari con la Cina l’Occidente, più l’Europa che l’America evidentemente , non deve trascurare la possibilità di essere considerato “topo”. Già l’Africa di fronte ad una grave e irresponsabile eccessiva assenza dell’Occidente è ambito boccone del “gatto” cinese. Si profila pure con sempre maggiore evidenza l’aggravarsi di un circolo vizioso fra richieste di base che non possono trovare risposte nella realtà, e governanti che pur di garantirsi consenso elettorale abbondano in promesse le quali impegnano sistemi economi che non possono reggere. Una situazione che può portare a pericolosissime azionireazioni capaci di minare la stabilità sociale e democratica di un Paese. Si registra una sempre più grave sinergia fra nazionalismo e populismo, la quale non può che portare ad un indebolimento dei sistemi

democratici, con un progressivo mancato rispetto, se non addirittura disprezzo, delle regole; con governanti i quali ritenengono che l’investitura popolare legittimi operare al di sopra della legge. Purtroppo registriamo e avvertiamo pericolosi fatti e segnali di tale involuzione democratica anche nel nostro Paese, in componenti governative. È palese a tutti una tendenza all’esautorazione dell’istituzione simbolo della democrazia, il Parlamento. Parallelismi ed emulazioni le troviamo per rapporto a taluni altri Paesi europei, soprattutto nel Visegrad, con l’Ungheria di Orban capofila. Il principale ba-

mondo migliore, dove vi possa essere pace e concordia fra i popoli. Quest’anno, il nostro auspicio per tempi di pace, per il venir meno di tensioni internazionali che purtroppo rischiano di minare stabilità e pace a livello internazionale, per non dire mondiale, dovrà essere più forte che mai.

luardo contro pericoli che vengono dall’esterno ed attacchi interni è rappresentato da una Unione europea stabile forte. Con il russo Vladimir Putin, il cinese Xi Jinping e l’americano Donal Trump palesemente interessati ad un’Europa divisa per poter stabilire solo rapporti bilaterali con singoli Paesi, a chi, se non agli stessi Stati europei, è richiesto un forte impegno per tenere unita a rafforzare quell’Unione europea che da sola può reggere di fronte ai giganti del mondo? Ora più che mai, di fronte ai pericoli di instabilità internazionale abbiamo bisogno di un’Europa unita è forte, alla quale gli Stati nazionali, rinunciando a

talune ambizioni di sovranità che per il modo con cui vengono poste sono da considerarsi di stampo medievale, devono conferire ulteriori poteri per porre le Istituzioni europee in grado di muoversi con la forza che i tempi richiedono. Sono sempre stato convinto, ed ora lo sono più che mai, che l’Unione europea non abbia solo la responsabilità di occuparsi della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, ma che debba pure svolgere un ruolo molto importante per garantire stabilità e pace a livello internazionale. Pur di fronte a scenari e tempi difficili ed incerti non ci si deve scoraggiare, ma alimentare fiducia

30-31 gennaio 2019

Orario Continuato

Ore 8.30 - 18.30

TIONE - via 3 novembre, 7 - Tel. 0465 321991

nelle forze di ognuno di dare un contributo, seppur piccolo, a che le cose migliorino. Possiamo fare con il voto ma lo dobbiamo fare anche, se non soprattutto, nella società in cui viviamo, partecipando a dibattiti ed animandoli con il nostro concorso. Dobbiamo informarci su che cosa sia la verità delle cose, il che significa pure una grande responsabilità da parte degli organi di informazione. Per sostenere il progetto europeo abbiamo in Europa anche molte risorse giovanili che devono essere valorizzate e poste nelle condizioni di influire adeguatamente nella società. Ne abbiamo avuto una recente tragica testimonianza nei due giovani di Europhonia vittime del terrorismo a Strasburgo, il nostro trentino Antonio Megalizzi e il franco-polacco Bartek Niedzielski: due giovani che con la loro morte hanno donato un importante contributo per alimentare il sogno europeo. Voglio augurarmi che alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del prossimo maggio non vincano le paure alimentate da irresponsabili nazionalisti che prospettano sogni sovranistici ma si affermino la razionalità e la convinzione che solo uniti in un’Europa unità potremmo essere forti e sicuri, anche di fronte alle tentazioni del “gatto”.


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Il Saltaro delle Giudicarie

GENNAIO 2019

Lasciamo agli esperti l’economia, la manovra, le Banche, lo “spread” che ormai imperversano con la frequenza di un fiume in piena in ogni telegiornale che si rispetti. Tralasciamo di occuparci della dolce vita delle nostre “star”, jet-set, cantanti, attori, imbonitori e scavezzacolli, buttiamo via Fabrizio Corona e la Belen che ci hanno davvero stufato ed occupiamoci d’altro. Di cose serie, ad esempio. Almeno così la pensano in paradiso. Il vostro Saltaro, attento osservatore delle cose nostre, è stato colpito dall’analisi presentata al sacro Collegio dei Saltari Italiani in questi giorni, a bilancio della situazione dell’Italia e degli Italiani. Sembra che la questione che più appassiona gli italiani sia ormai il tema dell’ambiente e del suo degrado. Ormai è diffusa l’idea che tutto stia crollando, che per il futuro sarà necessario munirsi di mascherine antismog per ogni tratto percorso a piedi, costruire case di cemento armato con particolari sistemi per evitare crolli e distruzioni, e quanto prima trasferirsi su Marte per poter ricominciare una vita normale. Negli Stati Uniti infatti stanno già pensando al primo sbarco sul Pianeta che più sembra essere simile al nostro. Le parole chiave sembrano essere “allarme!”, “emergenza” e “allerta”. Ma pur concordando su tante delle cose udite al consesso in questione, mi son fatto una mia convinzione, convinzione da vecchio Saltaro che nella sua vita ne ha viste di tutti i colori. Ma davvero le cose sono così cambiate? Davvero il clima, le stagioni, l’evolversi delle precipitazioni è così stravolto rispetto al passato? O non è piuttosto un’ossessione collettiva dovuta a scienziati che ci giocano per ottenerne fama e tornaconto. Io il passato l’ho vissuto e posso essere testimone di mille cose capitate in mille anni. E’ più o meno è sempre stato così. Solo che oggi s’invoca ad ogni occasione l’ “allarme” e l’ “emergenza” per pararsi il culo più che altro, ma le cose si sono sempre svolte più o meno allo stesso modo. Giugno, luglio e agosto fa caldo, magari un po’ più caldo del solito e si lanciano i primi allarmi: emergenza, c’è in corso la desertificazione del pianeta, pericolo di surriscaldamento, buco

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Allarmi e emergenze forse un po’troppo. O no? Lassù nell’empireo celeste sono preoccupati. Sulla terra le cose non vanno per niente bene. Alti e bassi un po’ d’ovunque. E’ il ciclo della vita, ma laggiù, su uno dei più piccoli e rognosi pianeti dell’intero universo, la vita è diventata davvero una poltiglia melensa di sorprese, di tribolazioni, disagi, sembra che ormai non ci sia giorno che non accada qualcosa di spiacevole e i giornali e i social in generale ci danno dentro tanto

dell’ozono...insomma disastro imminente. Poi arriva l’autunno, e da che mondo è mondo, piove. Allerta, emergenza, chiusura delle scuole, dove, come, per non sbagliare chiudiamole tutte, attenti alle dighe e ai ponti, movimentiamo pompieri, protezione civile e magari accendiamo qualche cero in più a San Antonio. Questi pericoli ci sono sempre stati anche per il passato, ma le scuole continuavano ad essere frequentate e la gente sapeva come comportarsi in sicurezza. Oggi poi la Provincia controlla a menadito i flussi delle acque e sa contenere il pericolo nel migliore dei modi senza che Comuni e paesi se ne accorgano. Anche se poi arrivano da ogni parte informazioni di disgrazie e disastri ormai oltre ogni limite. Disastri e disgrazie sempre accaduti e sempre supe-

rati con il buon senso senza per forza creare allarmi eccessivi che di solito provocano gratuitamente anche grandi disagi. Ovviamente dopo l’autunno arriva l’inverno e, guarda caso arriva la neve...Mi

da far credere che siamo, se non alla fine del mondo, di certo nei suoi paraggi. E l’Italia, in particolare, ormai risulta essere una delle protagoniste dell’incasinamento generale che investe il globo terrestre in ogni sua regione. Non parliamo della politica italiana che è di per sé confusa, caotica, in Italia succede sempre così da secoli, passata una buriana ne arriva un’altra e avanti Savoia.

ricordo qualche anno fa quando ridevamo del Meridione e di Roma che con una decina di cm di neve, andavano in tilt e cadevano nel caos più assoluto. Adesso purtroppo siamo diventati come loro. Così

anche con una spruzzata di neve arrivano gli stessi allarmi, stesse emergenze, stesse pretese di immediata pulizia, evitando blocchi del traffico e guai se nessuno interviene... nel frattempo le auto sono state obbligate ad indossare gomme termiche ed antineve...tutto questo ovviamente non ferma chi sale a Campiglio a sciare il sabato e la domenica. Infine arriviamo all’ “allarme” più “allarme” di tutti: le pm 10 polveri sottili. E così se scendi in città c’è il blocco della circolazione delle auto più datate. Cose incredibili, senza senso. Non capisco. Anche le auto datate sono sotto revisione, e durante la revisione vengono misurate le emissioni in atmosfera e dato il nulla osta alla circolazione. O no? Poi quando vai a Trento o sulle autostrade per andare al mare ti trovi in coda a mega camion, di solito dell’est europeo, con scarichi scassati che fumano come le vecchie ciminiere delle acciaierie. Quelli sì che inquinano...per non dire di centinaia di

furgoni, trattori d’ogni anno di immatricolazione, auto scassate che circolano normalmente. E’ giusto? I più fregati sono i giovani e gli anziani che, semplicemente, non possono permettersi di cambiare l’automobile,10-20 mila euro per un’auto nuova non sono alla portata di tutti. Bene...mi sono sfogato. Il vostro Saltaro mai come in questa occasione ha affrontato temi d’attualità e di estrema importanza (si fa per dire!)...ma non è finita . Dovrò ulteriormente indagare se tutto questo eccesso di “allarmismo” significa davvero “emergenza” o se tutto questo non sia diventato un modo semplice per mettersi al riparo da ogni responsabilità, senza più valutare effetti e rischi. Da quel che abbiamo imparato dall’anno appena terminato, riproviamo nel prossimo a riprendere in mano il buon senso evitando lo stress di vivere perennemente con l’ansia dei facili “allarmi” e delle facili “emergenze” e chiediamo agli scienziati fatti e dati sempre più convincenti sulla nostra Terra, che certamente sempre tranquilla non è. I vostro Saltaro è orgoglioso come non mai, ha parlato come un libro stampato. Meditate gente Meditate. Buon 2019 !!!

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Attualità

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Negli anni i rimboschimenti artificiali hanno spesso usato specie non autoctone

Dopo il maltempo, la rinascita passa anche dai prati Un’occasione per riflettere sulla ricostruzione paesaggistico-ambientale futura

A

di Annibale Salsa

oltre due mesi dall’evento che ha sconvolto il patrimonio forestale del Trentino è d’obbligo interrogarsi sugli scenari possibili nell’intento di restituire a questa terra il suo paesaggio identitario. Le competenze tecnico-forestali presenti sul territorio sapranno certamente trovare le soluzioni migliori per ricucire le molte ferite che si sono aperte. Due nodi concettuali dovranno, comunque, essere approfonditi dal momento che la ricostruzione non Rimboschimenti artificiali mediante l’utilizzo di essenze forestali a rapido accrescimento. La parte del leone la facevano le aghifoglie che, in ambiente litoraneo marino, erano rappresentate dal «pinus pinea» (l’iconico pino ad ombrello, italico dominatore dei litorali tosco-laziali) e, nella fascia alto-collinare, dal «pinus pinaster» (o pino marittimo). Ma, fin qui, si trattava di essenze prevalentemente autoctone e, quindi, paesaggisticamente accettabili. I danni maggiori però, sia sotto il profilo estetico che sotto quello ecologico, sono stati prodotti dalla piantumazione di essenze non autoctone le quali hanno profondamente stravolto parecchi ambienti naturali. Massicce immissioni di «pino strobo» o di «abete di Douglas» hanno preso il posto delle latifoglie naturali (roverelle, carpini, frassini). Il sottobosco si è progressivamente impoverito creando le premesse per il diffondersi di incendi e di alluvioni provocate dalla impermeabilizzazione dei soprassuoli. Negli anni compresi fra le due guerre mondiali sono stati realizzati molti rimboschimenti con piante di «pinus nigra», quel pino nero che ha invaso i versanti aridi e che oggi troviamo infestato dalla processionaria. Anche in Trentino possiamo trovarne conferma nelle Marocche di Dro, in Val Lagarina presso i Lavini di Marco ed in tante altre aree del territorio provinciale. Perfino nella sudtirolese Val Venosta, l’arido e steppico Sonnenberg (Monte Sole) - una delle zone più secche delle Alpi con le sue riarse garighe - il pino nero è stato impiegato per imboschire versanti poco idonei alla formazione naturale di boschi. Le moti-

vazioni che venivano addotte per giustificare gli interventi muovevano dall’esigenza di contenere il dissesto idrogeologico dei pendii generato da massicci prelievi di legname, soprattutto nel corso del XIX secolo, a seguito della rapida crescita demografica e dei nuovi bisogni della nascente società industriale. Non possiamo, però, ignorare le argomentazioni di ordine ideologico che hanno contribuito a legittimare le conseguenti scelte politiche. La fine delle «società di antico regime», al cui interno le comunità di montagna si autogovernavano sulla base di «regole» e «statuti» e consolidate esperienze plurisecolari, ha contribuito a rafforzare lo strapotere burocratico dello Stato centrale. La filosofia che lo guidava era, anzitutto, quella di smantellare le antiche pratiche liberamente accettate e condivise. Lo Stato centrale si sostituiva alle comunità autonome

della montagna imponendo una legislazione lontana dalle buone pratiche locali formatesi attraverso prove ed errori. Quella napoleonica, ad esempio, ha condizionato pesantemente la legislazione del nuovo Stato italiano in materia forestale prolungando i suoi effetti anche nel secondo dopoguerra. Fra le due guerre mondiali, in particolare, sono stati realizzati interventi orientati in tale direzione.

è soltanto un problema di ordine tecnico ma, come sempre, anche di ordine culturale. Bisogna far chiarezza, anzitutto, su che cosa si intende per «paesaggio» e per «identità». Senza un’adeguata rivisitazione semantica della cassetta linguistica degli attrezzi (idee, concetti, significati) si rischia di rimanere prigionieri di equivoci e malintesi. Per troppi anni le politiche forestali, a livello nazionale, erano ispirate alla logica dei rimboschimenti artificiali.

Perfino il Club alpino italiano era stato impegnato in questo tipo di operazioni attraverso il coinvolgimento dei soci e delle sezioni sparse sul territorio nazionale. Il principio, sul piano etico, era del tutto comprensibile, ma gli effetti non sono stati conformi alle aspettative. Le «feste degli alberi» assumevano, talvolta, connotazioni marcatamente retoriche. Alcuni anni orsono scrivevo sull’Adige - in chiave pro-

vocatoria - che, a fronte all’avanzata del bosco, forse sarebbe arrivato il momento di sostituire la festa degli alberi con la «festa dei prati». È utile tener presente che i fenomeni naturali e socioculturali vanno storicizzati e relativizzati. Non si possono erigere dogmi come quelli che, in tempi non lontani, giustificavano la formazione di boschi con piante coetanee non autoctone e, quindi, indifese dagli attacchi batterici come sempre accade per le monoculture. Come noto, il criterio della «diseitaneità» (piante di età diversa) è quello più sostenibile dal punto di vista ecologico, oltre che estetico-paesaggistico. Tra i vari interventi di forestazione, quelli prevalenti in area alpina hanno privilegiato il «peccio» (abete rosso) anche a quote con microclimi inadatti alla specie. L’albero di Natale che tutti hanno in mente è l’abete rosso con i suoi festoni

pendenti nonostante che, nei Paesi dove è nata questa tradizione, la pianta di riferimento sia il «Tannenbaum» (avéz, nella parlata trentina), ovvero l’abete bianco evocato da una nota canzone natalizia. Proprio con l’abete bianco, che in natura vive in associazione con il faggio dominante, si sono impiantate abetine allo stato puro. È pur vero che, già in età medievale, alcuni ordini monastici avevano inserito nella loro regola la messa a dimora di abetine (boschi puri di abete bianco) ma, in questi casi, le motivazioni erano spirituali, ascetiche. Ben altre erano, invece, le motivazioni di epoca otto/novecentesca. In questi casi, il rimedio è stato peggiore del male. Il Trentino, rispetto al resto d’Italia, esprime una cultura del bosco decisamente diversa e migliore. Basti pensare alla Val di Fiemme con i boschi di Paneveggio che, nonostante la competenza e cura nella loro gestione, hanno subito gravi danni a causa dell’eccezionalità dell’evento di fine ottobre. In buona parte del Trentino il bosco ha contribuito ad elevare la qualità paesaggistica, oltre che a valorizzare la filiera economica della foresta producendo reddito. Tuttavia, anche da noi non mancano esempi di «coniferamento» spinto che, in zone poco vocate, richiederebbero radicali cambi di coltura. L’avanzata della «boschina» a scapito degli spazi aperti (prati e pascoli) ha cambiato profondamente il paesaggio. Molti vecchi abitanti delle Alpi non riconoscono più il paesaggio della loro giovinezza, punteggiato di prati e campi sui versanti solivi della montagna. Quanto accaduto la sera del 29 ottobre può essere l’occasione per riflettere sulla ricostruzione paesaggistico-ambientale futura, ripensando al riuso possibile degli spazi che si sono violentemente aperti e facendo tesoro degli errori del passato nell’intento di convertire un disastro ambientale in una nuova opportunità.


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Attualità

GENNAIO 2019

L’uso improprio di spray urticante non è un caso isolato

Corinaldo,divertimentoegiovanisottoaccusa di Francesca Cristoforetti Le questioni che si potrebbero sollevare sono tante, ma potremmo partire dalla base, ovvero che eventi pubblici, come concerti o maxi schermi per godersi la partita in piazza, nascono per far divertire, non per far morire. Spruzzare una sostanza come quella contenuta negli spray al peperoncino, il gas OC, è un gesto folle compiuto in questi casi da giovani, che con estrema leggerezza sembrano non rendersi conto delle catastrofiche conseguenze del loro gesto. In Italia, acquistabile a partire dai 16 anni (in altri paesi il commercio di questo prodotto è molto più limitato, in altri ancora vietato), lo spray urticante viene utilizzato anche per compiere rapine, distraendo le persone con il suo getto che a primo impatto dà un senso di soffocamento. È una vera e propria arma, soprattutto se utilizzata in luoghi affolla-

La tragedia avvenuta nella discoteca “Lanterna Azzurra” a Corinaldo, in provincia di Ancona, causata da uno spray al peperoncino spruzzato in mezzo alla folla durante il concerto del cantante Sfera Ebbasta non è da considerare un caso isolato. È forse l’episodio che ha lasciato il segno maggiore. Non è la prima volta che accade, infatti episodi simili si sono già verificati anche durante altri concerti, come

quelli di Ghali, Elisa o ancora Achille Lauro. Stessa cosa a Torino, lo scorso anno in piazza San Carlo durante la finale di Champions League Juventus- Real Madrid. Città diverse, pubblico diverso, eventi differenti: apparentemente non sembrano esserci collegamenti tra i vari episodi, se non i tristi epiloghi causati dalla stessa arma, lo spray urticante, messo in commercio per tutt’altri scopi.

ti, creando spesso panico. Qui si apre un’altra problematica, quella della sicurezza nei locali, riempiti fino all’ultimo centimetro quadrato, superando il limite previsto dalla legge pur di vendere qualche biglietto in più. A gesti insani di ragazzi con evidenti problemi sociali alle spalle, si aggiungono anche le problematiche sul rispetto delle norme di sicurezza che non sempre vengono adottate. Sempre in relazione ai fatti di Corinaldo è stata sollevata un’altra polemica inutile che poneva un punto interrogativo sul genere musicale del cantante in questione. Polemiche senza

alcun fondamento poiché è stato messo in discussione il tipo di divertimento scelto dai giovani, quasi come fosse stata una colpa andare ad un concerto (che piaccia o meno il genere musicale). La voglia di uscire e volersi svagare non può assolutamente essere condannata. Potersi divertire in qualsiasi luogo pubblico senza farsi male dovrebbe essere l’unico punto da considerare, perché divertirsi è legittimo, a qualsiasi età. Divertimento e atti di violenza sono due cose separate. I colpi messi a segno con lo spray urticante non sono tanto una moda, quanto più gesti isolati compiuti purtroppo

con maggiore frequenza a causa di una maggiore circolazione di questo prodotto, che dovrebbe essere utilizzato soltanto per autodifesa. Questa violenza non giustificabile non è stata commessa all’insegna del divertimento, ma come manifestazione di un forte disagio sociale di ragazzi con grandi problematiche alle spalle, che a 15 anni premeditano atti violenti piuttosto che pensare a una serata in compagnia. Attaccare però la categoria dei più giovani creando generalizzazioni e false credenze è sbagliato: la violenza va separata dal divertimento. Qualsiasi persona ha diritto di uscire e svagarsi, così come i gestori dei locali sono obbligati a tutelare coloro che li frequentano, mettendo a disposizione luoghi a norma. Qualsiasi persona ha il diritto di tornare a casa viva dopo un concerto, qualsiasi esso sia.

EDITORIALE di Adelino Amistadi

L’anno che vorremmo Continua dalla Prima Vorrei che il 2019 fosse diverso. Che recuperassimo l’orgoglio del nostro passato, la consapevolezza e la responsabilità che ci ha sempre contraddistinti, la coesione sociale delle nostre comunità e il discernimento di chi sa capire quando le cose funzionano e quando no, quando te la raccontano giusta e quando ti stanno infinocchiando. Sarebbe, questo sì, un vero cambiamento che ci riporterebbe alla serena laboriosità che ha nei secoli caratterizzato la nostra vita di montagna. Vorrei un 2019 libero dalla confusione della politica di oggi, libero dalle tragedie che ormai ci accompagnano settimanalmente, libero da nefandezze che stanno dilagando in ogni parte del paese, un 2019 libero e sereno, che consenta un minimo di riflessione per recuperare il nostro buon senso, la razionalità dei nostri ragionamenti e la saggezza del nostro agire. Un bagaglio di cose che ormai sembrano smarrite nel confuso e frenetico marasma della quotidianità. Ultimamente

lo studio del Censis qualifica gli italiani come un popolo incattivito. Perché? Perché anche la sopportazione ha un limite. Vorremmo finalmente essere sicuri di poter mandare i nostri figli ad un concerto senza vederli ritornare in una bara. Vorremmo esser sicuri di poter attraversare un ponte senza correre il rischio che crolli. Vorremmo che i nostri fiumi non debordassero più durante il maltempo distruggendo interi paesi. Vorremmo poter portare i nostri anziani in ospedale sen-

za dover disturbare le formiche. Vorremmo poter girare le nostre strade senza essere sparati. Vorremmo girare il mondo senza essere rapiti. Vorremmo che Trump la smettesse di sparare cazzate. Vorremmo ottenere una visita medica urgente senza doverla pagare. Vorremmo poter andar in Cassa Rurale senza rischiare che l’intonaco ci cada addosso. Vorremmo poter mandare i nostri bimbi all’asilo senza temere che vengano pestati. Vorremmo che i genitori riprendessero maggior-

mente in mano l’educazione dei propri figli. Vorremmo tornare a stringere la mano ad una persona di colore senza che qualcuno ci insulti. Vorremmo che l’Italia tornasse ad essere il più bel paese d’Europa, bello di fuori e di dentro. Vorrei che gli Italiani tornassero ad essere buoni. E non sarà facile. Il fatto eccezionale ci sta, la tragedia, le catastrofi ambientali possono capitare, ma se diventano ordinaria amministrazione, allora c’è qualcosa che non va. Le leggi, i regolamenti, i divieti ci sono. E tutti sanno, invece, che la discoteca di Ancona ospitava da sempre più gente del dovuto, e che i piloni del ponte di Genova erano usurati, e che gli intonaci crollano se non sono curati. Se non si controlla prima che avvenga la tragedia a cosa servono le regole. A disgrazia avvenuta, rimane lo sconforto. E lo sconforto porta alla sfiducia verso le istituzioni, verso lo Stato. E così gli italiani, sentendosi in balia del vento, diventano cattivi, sale lo scoramento, il pessimismo, fino a giungere al disfattismo. Assistere, impo-

tenti, al niente che funzioni, ci si incazza, una, due, tre volte fino a scoppiare. Così si ritorna nell’incertezza. Fa capolino la paura. Cosa potrà succedere? Se lo Stato, quello del cambiamento, non funzionasse? Allora c’è il rischio, come in Francia, che avanzi il contro Stato. In Francia è guerra continua, duello permanente. Assistiamo a moti rivoluzionari da Paese in conflitto con sé stesso. E noi? Gli Italiani hanno votato il governo del cambiamento, tocca a questo governo fare da diga, forse, al peggio. Non ci sono alibi. Dopo queste considerazioni viene spontaneo chiedere che il prossimo anno ci riporti alla normalità. Che cali l’asprezza delle contrarietà e ritorni la fiducia nelle istituzioni, basilari a difesa della nostra serenità. Non c’è molto tempo. Siamo al limite. Ognuno si prenda le proprie responsabilità e facciamo del 2019 l’anno della riconciliazione, dell’equilibrio e della ripresa convinta della nostra vita nella sicurezza e nella bonarietà dei nostri comportamenti. Auguri di buon Anno. Buon 2019 !!!


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GIUDICARIE 2018 A TEATRO 2019

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giudicarieateatro SALONE DELLE FESTE DI CASTEL CONDINO

TEATRO DI LARIDO BLEGGIO SUPERIORE

PROSA

SABATO 5 GENNAIO 2019 - ORE 21.00

SABATO 16 FEBBRAIO 2019 - ORE 21.00

EstroTeatro

I Punto Gezz

VOGLIO ESSERE INCINTO

DIVERSI DA CHI? TEATRO RAGAZZI

TEATRO ORATORIO PARROCCHIALE DI STORO

TEATRO RAGAZZI

TEATRO PARROCCHIALE DI SPIAZZO

PROSA

DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019 - ORE 17.30

DOMENICA 13 GENNAIO 2019 - ORE 17.30

Teatro Erba matta - I.so Scarl

Compagnia Teatrale Mattioli

IL PIFFERAIO DI HAMELIN

PREZZEMOLINA PALAZZO BERTELLI - SALA MULTIUSO CADERZONE TERME

CINEMA TEATRO PALADOLOMITI DI PINZOLO

PROSA

PROSA

SABATO 23 FEBBRAIO 2019 - ORE 21.00 Nido di Ragno / co-produzione Festival delle Lettere

SABATO 19 GENNAIO 2019 - ORE 21.00

IL CIELO IN UNA PANCIA

Teatro d’Aosta

GIOBBE - STORIA DI UN UOMO SEMPLICE

TEATRO PARROCCHIALE DI RONCONE SELLA GIUDICARIE

TEATRO RAGAZZI

TEATRO COMUNALE DI BERSONE VALDAONE

TEATRO RAGAZZI

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019 - ORE 17.30

DOMENICA 20 GENNAIO 2019 - ORE 17.30

Gruppo Panta Rei

Compagnia Burambò

IL MAGO DI OZ

IL FIORE AZZURRO CENTRO SCOLASTICO DI DARÈ SALA MULTIUSO PORTE DI RENDENA

AUDITORIUM - PALAZZETTO DELLO SPORT DI CARISOLO

PROSA

TEATRO RAGAZZI

DOMENICA 3 MARZO 2019 - ORE 17.30

SABATO 26 GENNAIO 2019 - ORE 21.00

Teatro Erba matta - I.so Scarl

Ippogrifo Produzioni

ALI BABÀ E I QUARANTA LADRONI

TUTTA COLPA DI EVA TEATRO COMUNALE DI SAN LORENZO DORSINO

PALESTRA CENTRO SCOLASTICO DI PIEVE DI BONO-PREZZO

PROSA

SABATO 2 FEBBRAIO 2019 - ORE 21.00

VENERDÌ 8 MARZO 2019 - ORE 21.00

Pantakin Circoteatro con il sostegno di Città Teatro di Riccione

Teatro Stabile di Genova

PROSA

LE PRÉNOM (CENA TRA AMICI)

I MAGGIORDOMI CENTRO POLIVALENTE DI CONDINO - BORGO CHIESE

CENTRO SOCIO CULTURALE DI CIMEGO BORGO CHIESE

PROSA

TEATRO RAGAZZI

DOMENICA 10 MARZO 2019 - ORE 17.30

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2019 - ORE 21.00

Produzione MOMOM

Factory Compagnia Transadriatica

BÙ!

LA BISBETICA DOMATA

CASA MONDRONE DI PREORE TRE VILLE

TEATRO RAGAZZI

SALA COMUNALE DI MASSIMENO

PROSA

GIOVEDÌ 14 MARZO 2019 - ORE 21.00

SABATO 9 FEBBRAIO 2019 - ORE 17.30 Associazione Teatrale Iride

LaQ-Prod in collaborazione con Pupi&Fresedde Teatro di Rifredi e con Festival InEquilibrio - Armunia

STORIE D’ACQUA

INFANZIA FELICE - una fiaba per adulti !INGRESSO BIGLIETTI PROSA! Intero € 10,00 - Ridotto per i giovani fino ai 14 anni € 8,00 !INGRESSO BIGLIETTI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 5,00

!ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI DI PROSA! Ingresso unico € 30,00 !ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 15,00

Comune di Sella Giudicarie

Comune di Bleggio Superiore

Comune di Bondone

Comune di Borgo Chiese

Comune di Caderzone Terme

Comune di Carisolo

Comune di Castel Condino

Comune di Fiavé

Comune di Giustino

Comune di Massimeno

Comune di Pieve di Bono Prezzo

Comune di Pinzolo

Comune di Porte di Rendena

Comune di San Lorenzo Dorsino

Assessorati alla promozione culturale COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE

CIRCUITO TEATRALE TRENTINO

LA RETE PROVINCIALE DELLO SPETTACOLO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Ministero per i beni e le attività culturali

Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo

Comune di Spiazzo

Comune di Storo

Comune di Tione di Trento

Comune di Tre Ville

Comune di Valdaone


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Attualità

GENNAIO 2019

Presentato al Centro Studi Judicaria “La linea rossa”, il primo romanzo di Gianpaolo Antolini

Frammenti di felicità quotidiani di Chiara Garroni

Ricordiamo che con “Il bastone con il puntale di ferro” ha vinto la VI edizione del Premio Giacomo Rosini, concorso internazionale di narrativa per le lingue dell’arco alpino, tenuto a Riva del Garda nel 2011. Ora ha esordito con il suo primo romanzo, che è edito da Edizioni del Faro di Trento ed è già presente nelle librerie. Ecco, in breve, la trama: Giorgio, ragazzo preciso, tranquillo, affidabile e Maurizio, più estroverso, esuberante e spregiudicato, vivono a Milano e si sono conosciuti da bambini sui banchi di scuola. La loro complicità si rafforza alla fine del liceo durante una vacanza a Limone sul Garda, che diviene teatro di giovanili intrecci amorosi. Il corso della vita divide le loro strade dopo gli studi, ma l’amicizia ha creato un legame tanto stretto che nessuna avversità riuscirà a scalfire. Ne dà prova la capacità di aiutarsi reciprocamente nei momenti

Tantissima gente era presente lo scorso 22 dicembre alla presentazione del primo romanzo di Gianpaolo Antolini “La linea rossa” presso il Centro Studi Judicaria di Tione. Gianpaolo Antolini, laureato in Architettura, ha insegnato educazione tecnica per molti anni alle scuole medie. Pensionato da pochi

mesi, ora si può dedicare a tempo pieno alle sue tre passioni: pittura, musica e scrittura. Gianpaolo infatti dipinge da sempre, è corista nel coro Cima Tosa valli Giudicarie, ed è autore di racconti brevi, alcuni dei quali presentati a concorsi letterari provinciali e nazionali.

Gianpaolo Antolini e Alessandro Togni

più difficili, che portano uno di loro fin sull’orlo del baratro. È un romanzo che induce a riflettere sulla quotidianità e a

guardare dentro le piccole cose, dove possiamo trovare frammenti di quella felicità che tutti cerchiamo.

Oltre all’autore, che ha ringraziato tutti quelli che lo hanno aiutato nella stesura, stampa e diffusione del libro, i suoi

familiari ed i numerosi presenti, hanno preso la parola Lorenzo Cazzolli, il presidente del Centro Studi Graziano Riccadonna, ed Alessandro Togni, artefice della copertina, che rappresenta un volto di donna ad occhi chiusi, di grande suggestione e forte interiorità. Tutti hanno sottolineato come la scrittura limpida, sobria e rigorosa rispecchi lo stile pittorico di Antolini, molto dettagliato e chiaro, e come la “linea rossa” del titolo venga intesa come metafora geometrica, ovvero vite che prima o poi si incontrano, come le rette secanti e tangenti rispetto ad una circonferenza. I due protagonisti, Giorgio e Maurizio, alle prese con le loro esperienze con l’altro sesso, vivono

una gioventù densa di aspettative, di sogni, di passioni, di gioie, delusioni ed insicurezze. I personaggi rappresentano le emozioni che muovono la vita di ogni essere umano: amicizia, invidia, malinconia, tristezza, dolore, amore, appagamento, gioia. È un romanzo che porta a riflettere e a guardare dentro le piccole cose, i fatti di tutti i giorni, e che parla soprattutto dell’amicizia e dell’amore, motori preziosi e insostituibili delle nostre esistenze. È stato proiettato anche un trailer curato dalla casa Editrice il Faro, rappresentata da Barbara Ciaghi, che ha evidenziato l’ambientazione milanese del romanzo, con qualche deviazione in montagna e sul lago di Garda. La presentazione è stata allietata dai bei canti del coro Cima Tosa valli Giudicarie diretto da Piergiorgio Bartoli, e da alcuni brani del libro letti da Licia Simoni.

AStoro gli auguri dei neo eletti consiglieri Circa cinquecento le persone che hanno accolto alla struttura E20 di Storo il Vice-Presidente e Assessore all’Urbanistica, Ambiente e Cooperazione Mario Tonina, l’Assessore all’Artigianato, Commercio, Promozione, Sport e Turismo Roberto Failoni e il Consigliere e Presidente della Prima Commissione Mattia Gottardi. Un grande numero di persone che ha partecipato, in festa privata, alla cena a base di castagne e polenta carbonera preparata dai Polenter da Stor. Alla serata di ringraziamento c’era anche il Presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che ha portato un saluto, ringraziando e sottolineando come non sia cosa di tutti i giorni vedere tre esponenti politici, di partiti diversi, festeggiare assieme l’elezione, un fatto che lo rende ancor più felice essendo tutti e tre emanazione della coalizione che lo ha visto

vincere lo scorso 21 ottobre. Dagli interventi dei tre, oltre ai sentiti ringraziamenti e la volontà di incidere nella politica trentina, è emerso anche un segno di unità per le Giudicarie, capaci – in questa nuova legislatura – di portare ben quattro Consiglieri a Trento, i tre di maggioranza e Alex Marini del Movimento 5 Stelle. Un successo sottolineato dallo stesso Presidente Maurizio Fugatti, che - proseguendo nel suo intervento - ha ribadito la volontà della Giunta provinciale di riportare al centro le valli, territori spesso dimenticati negli ultimi anni. In sala, oltre a molti amministratori locali di tutte le Giudicarie, c’erano anche il deputato Diego Binelli, il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini, il padrone di casa Presidente della Pro loco di Storo M2 Nicola Zontini e il presidente di Agri90 Vigilio Giovanelli.


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Al lupo!

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info@bimsarca.tn.it - www.bimsarca.tn.it

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Focus

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Focus animali

Cuccioli e api, gli obblighi burocratici da soddisfare Cani in aumento mentre gli apicoltori in zona sono circa duecento Nelle Giudicarie sono tre i veterinari che se ne occupano, più due tecnici della prevenzione e tre segretarie (di cui una part time). Queste ultime fanno prevalentemente il lavoro burocratico legato all’anagrafe bovina ed ovo-caprina, che è assai complesso, mentre veterinari e tecnici si occupano dei controlli nelle tre aree sopra menzionate. In particolare la sicurezza alimentare e la garanzia dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole è uno degli obiettivi principali del servizio veterinario. Carne, pesce, latte, uova e miele, tutti alimenti di origine animale, devono essere minuziosamente tenuti monitorati per la salute di tutti noi, e degli stessi animali. Il controllo igienicosanitario sugli alimenti di origine animale spazia in tutti i settori: produzione, trasformazione, conservazione, commercializzazione, trasporto, deposito, distribuzione e somministrazione. Si seguono i piani legislativi europei e nazionali, per avere allevamenti indenni dalle malattie tipiche delle singole specie. I controlli sono previsti sugli animali vivi, sulle macellazioni, e sulla qualità dei prodotti. Vediamo nel dettaglio alcuni numeri, fornitici dal responsabile degli uffici locali del servizio veterinario Apss, dottor Giovanni Toller. Nel territorio giudicariese sono registrati e controllati 120 allevamenti bovini da latte per un totale di quasi 8.000 bovini. Oltre 100 da carne ( di cui una decina con un numero elevato di capi e il restante “familiari”, con meno di

S

di Chiara Garroni

eguire uno stile di vita sano ed avere bravi medici ed ospedali efficienti sono le cose a cui tutti pensano quando si parla di salute. Ma c’è un altro aspetto molto importante da considerare su que-

sto tema: la sanità animale, l’igiene degli alimenti di origine animale e quella degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, che sono le tre aree funzionali del servizio veterinario dell’Apss.

10 capi) più 40 “misti” ovvero latte + carne, sempre a carattere “familiare”, per un totale di circa 1.500 capi. I macelli sono due, a Strembo e Roncone, mentre nel Bleggio ce ne sono due per i maiali ed uno per i conigli. Il latte vaccino prodotto viene raccolto da Latte Trento e Casearia Monti Trentini di Grigno, mentre 17 allevamenti lo lavorano direttamente nel proprio caseificio aziendale annesso all’allevamento. Anche le gelaterie, in quanto esercizi che utilizzano latte, sono controllate dal servizio veterinario. Riguardo agli ovi-caprini abbiamo in valle quasi 250 allevamenti per un totale di circa 2.800 animali (anche in questo settore solo una decina sono allevamenti “professionali”, tutti gli altri hanno carattere “familiare”). Il latte caprino prodotto è ritirato in parte da Latte Trento e il restante lavorato da 7 piccoli

su richiesta della Forestale, o verifiche di maltrattamenti. Casi rari, ad esempio qualche segnalazione di pollai mal tenuti, o cani legati con guinzaglio troppo corto, o non accuditi come si dovrebbe. E sui cani c’è da notare un loro aumento. Fino a qualche anno fa si stimava un cane ogni 40 abitanti, oggi il rapporto è molto aumentato; basti pensare che a Storo ci son circa 1.000 cani, a Tione poco più di 500, a Pinzolo 580. Alcuni padroni sono improvvisati, non sanno gestire ed educare il proprio animale. Per non parlare delle specie pericolose, pitbull in primis, purtroppo spesso acquistate da gente totalmente inadeguata a gestirle. In Giudicarie non ci

caseifici aziendali annessi all’allevamento. Esistono 120 allevamenti di suini: 2 “commerciali”, tutti gli altri a carattere familiare. Altro capitolo che occupa parecchie giornate nel periodo estivo è la vigilanza sugli alpeggi: le malghe registrate nel nostro territorio sono oltre 120, di cui 33 con produzione e lavorazione del latte. Per quanto riguarda le pescicolture, la nostra zona è la più ricca del Trentino: sono una quindicina, e normalmente sono effettuati due controlli all’anno, nell’ambito del piano europeo dell’itticoltura. Infine, i controlli per le api: gli apicoltori registrati sono quasi 200, una ventina professionali, gli altri hobbisti. Ma tutti devono registrarsi, qualunque specie “a reddito”, anche a livello amatoriale, deve iscriversi all’anagrafe apposita. Sono effettuati anche interventi sulla fauna selvatica, generalmente

sono canili, e al bisogno si ricorre a quelli di Rovereto e Trento. Ricordiamo che la legge obbliga i proprietari ad iscrivere il proprio cane all’anagrafe canina provinciale: lo scopo è di avere sotto controllo, in tempo reale, tutta la popolazione canina presente sul territorio. Questo sia nell’eventualità della comparsa di malattie trasmissibili, in primis la Rabbia, sia per poter immediatamente contattare il proprietario nel caso di ritrovamento di cani smarriti. Queste le modalità di registrazione: il proprietario di una femmina che partorisca una cucciolata è tenuto a far applicare i microchip ai cuccioli da un veterinario libero professionista o presso il servi-

zio veterinario dell’Apss entro i 2 mesi di età e comunque prima di cederli. Ovviamente all’applicazione del microchip segue contestualmente la registrazione nell’anagrafe canina provinciale. Un microchip non collegato ad un proprietario non serve a nulla! Importante è anche la comunicazione al servizio di eventuali cambi di residenza e, soprattutto, di numero telefonico. In caso di acquisto, cessione o affido da un canile, l’animale deve essere già dotato di microchip e accompagnato da un certificato che ne attesta la proprietà e la registrazione in anagrafe. Con tale certificato, integrato da una dichiarazione di cessione, il nuovo proprietario si deve recare con il cane presso il servizio veterinario dell’Apss per il passaggio di proprietà. Per i cani provenienti dall’estero oltre al documento di cessione è indispensabile anche il Passaporto PET europeo. C’è da sottolineare che l’acquisto di cani provenienti dall’estero, nella maggioranza dei casi, è legata al traffico clandestino di cuccioli, in particolare da paesi dell’est Europa. I prezzi sono molto invitanti, ma comportano maltrattamento degli animali e la diffusione di malattie infettive contagiose. L’acquisto di tali animali ha, anche per l’ignaro acquirente, conseguenze penali.

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Dall

ACI Tione Agenzia Immobiliare Cereghini -Bonapace Agenzia Viaggi Ciclamino Agraria 2000 - Tione Agri90 Storo Albergo Ginevra Albergo Roncone Alpicar officina Alpini Fiavè Am Iniziative - Caderzone Terme Apt Terme di Comano Apt Madonna di Campiglio - Pinzolo-Val Rendena Armani Remigio - Lardaro Armani Arredo Casa Ascoop – Tione di Trento Asilo nido L’isola che non c’è Associazione Artigiani Associazione Culturale Le ombrie Associazione Pescatori Asm Tione Atesina Gas – Lavis Audioklinik - Tione AutoRendena Azienda Elettrica Tione Ballardini Nadia - Tione Bailo Calzature Bauer Spa Beccari Logistica Beikircher Grunland Benetton 012 - Pinzolo Benetton - Tione Biancohome -Ponte Arche BIM del Chiese BIM del Sarca Bios - Pieve di Bono Brenta Volley Eurospar - Tione CAM srl - Trento Capelli Giampaolo Castello del Buon Consiglio Pat

Carnevale di Storo Care Experience Storo Carnevale di Tione Carpenteria Fratelli Ferrari Cedis - Stoto Centro Studi Judicaria - Tione Colorificio Failoni - Tione di Trento Cooperativa L’Ancora Comitato 3Tre Madonna di Campiglio Comune di Bocenago Comune di Tre Ville Comunità delle Giudicarie - Tione Conad Confezioni Casanova Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali Consorzio Turistico Valle del Chiese Coro Brenta Tione Costruzioni Monfredini Livio e Rudi Dental Chiese - Pieve di Bono Dentisti in Croazia Ecofiera di Montagna - Tione Ecomuseo della Valle del Chiese - Condino Edilmarmi - Tione Ediltione – Tione di Trento Editrice Rendena - Tione Elettromedia Unieuro- Zuclo Emilio Cozzio & C. – Spiazzo Rendena Enaip Trentino EscoBim Spa Estetica Katia Estetica Rendena Pinzolo Falk Salotti Famiglia Cooperativa Bondo Famiglia Cooperativa Giudicarie Farco Group Farmacia Stenico Farmacia Zontini Fercasa Tione Ferramenta Fedrizzi

Fondazione Cazzolli Ponte Arche FSA di Albert Ballardini Funivie Pinzolo Spa Gea Studio Dentistico Tione Geometra Buffi Girardini Srl Tione Giardini Moreno Pitture Ines Gioielli Innova Srl Iniziative e Sviluppo Itas Assicurazioni Kiwi Sport Tione La Termoidraulica La Cassa Rurale Giudicarie Paganella Valsabbia Lattonieri Federici - Tione Leonardi HP Lorenzetti abbigliamento sportivo - M. di Campiglio Martinelli Impianti Elettrici - Ponte Arche Mazzacchi Gomme – Condino Melzani sicurezza studio tecnico Mobili Bonenti - Bondo Mobilificio Taffelli - Pieve di Bono Moneghini - Storo - Pinzolo Monfredini Livio e Rudy Nardis Sport Pinzolo Officina Alpicar Tione Ottica Oliana- Tione di Trento Onorati Calcestruzzi – Bleggio Inferiore Panificatori del Trentino Pat/Ass. alla Cultura Pc Copy Piscina di Spiazzo Piscina di Condino Pistoria Val Rendena – Caderzone Terme Plastigomma - Tione di Trento Poker Onoranze Funebri Pretti e Scalfi Prefa Italia - Bolzano Pro Loco Bolbeno

Pro Loco Bocenago Pro Loco di Preore Pro Loco di Storo Pro Loco Zuclo Punto 3 di Alessandro Togni - Tione di Trento Rifugio Casinei Rifugio Trivena - Breguzzo Ristorante Alpino - Breguzzo Ristorante la Contea - Bolbeno Scaia Gioiellerie - Tione/Pinzolo Scaia Ottica - Tione Scuola del Legno di Praso Sirianni Abbigliamento - Tione di Trento Sirianni Floricoltura - Tione Sogap Servizi Ambientali – Preore Snow Sport Pinzolo SportDivision Steldo materiali edili - Tione di Trento Storo Diesel Studio Bonetti Tione Tacatac tione Tecnisan - Tione Terme di Comano Terme Val Rendena Termodolomiti Tessilmonfrì Storo Tomasini Auto Tosi Serramenti Trentino Sviluppo Spa - Rovereto Trentino Office Tione Troticoltori Trentini Astro Ufficio Stampa Pat UPT Tione Viaggi Paoli – Tione di Trento Viviani Carrozzeria Tione Zini Chic Tione 24 ore Val Rendena

Il 9 ottobre incontro con testimonianza per adolescenti, il 12 per adulti

A che gioco giochiamo? L’esperienza del gruppo Azzardo a Tione


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Arte

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E’ commovente pensare al concorso del popolo, distribuito nelle piccole comunità rurali, a far gara per dotare la propria chiesa di argenti di particolare pregio, a fronte di un generalizzato stato di povertà della popolazione stessa. Da Riccomassimo a Comano, da Bondone a Cavrasto, da Pinzolo a Stenico, da Lardaro a Villa Rendena, non c’è chiesa che non custodisca almeno un oggetto liturgico di valore. Per quanto riguarda San Floriano di Storo, San Bartolomeo di Daone, Santa Giustina di Creto, ci troviamo, addirittura, davanti a dei veri e propri piccoli tesori di oreficeria veneziana, spediti dalla laguna alla chiesa natia dagli emigrati chiesani tra ‘600 e ‘700: si pensi, per limitarsi al compendio storese, alle croci astili, ai calici, alle lampade pensili ed ai candelieri che impreziosiscono l’ arredo sacro della parrocchiale; per Daone vale la pena segnalare il bellissimo reliquiario di San Bartolomeo. Ad una bottega veneziana è da imputare pure l’ostensorio raggiato della pieve di Tione, con un elegante angelo a sostenere il ricettacolo circolare sormontato da una formidabile statuetta del Cristo risorto. Se il marchio degli argenti con il leone di San Marco è il più diffuso in Giudicarie, fino a contare oltre 150 suppellettili, sempre all’ area veneto-lombarda si possono ascrivere numerosi manufatti di provenienza veronese e bresciana, questi ultimi siglati dalla leonessa rampante. Di Giovanni Bellavite (1685-1771), orefice attivo a Verona, tra gli esponenti più interessanti del tardo barocco in quella città, basti il ricordo del reliquario della Croce di Santa Croce del Bleggio, un tripudio di forme vegetali e di sinuosa scultura; di autore bresciano, Antonio Lonati, invece, il reliquario custodito a Santo Stefano di Roncone, fine settecento, di sfolgorante virtuosismo plastico. Neppure le nostre valli sono esenti dagli argenti di matrice nordica, irradiati dalla strepitosa manifattura augsburghese, la più qualitativa d’Europa, riferimento imprenscindibile con i suoi modelli di tanta produzione delle botteghe trentine, localizzate tra Trento, Rovereto e Riva del Garda, che esprimeranno a partire dalla metà del XVII secolo fino a tutto il XVIII secolo alcune dinastie di valentissimi orafi, rintacciabili con le loro opere pure in ambito giudicariese. I nomi più eclatanti rimangono quelli di Giuseppe Ignazio

Tesori nelle chiese giudicariesi

Sacri metalli di Giacomo Bonazza Si fa presto a dire “arte minore” riferito allo specifico ambito dell’arte dei metalli e dell’oreficeria, così come si dice pure dell’ebanisteria (arte di lavorare/intarsiare legni pregiati), della lavorazione dei tessuti (tappeti ed arazzi), dei vetri e delle ceramiche: più corretto riportare tutto dentro la definizione di ‘arti applicate’, mettendone in evidenza il prevalente carattere funzionale e decorativo, non per questo meno appetibile dal punto di vista estetico e formale, anche se fuori dalla classi-

ca tripartizione di pittura, scultura ed architettura che connota le cosiddette ‘belle arti’. Nel nostro caso, trattandosi per la maggior parte di arte sacra, direttamente funzionale all’azione liturgica, come lo sono le suppellettili che servono per il culto divino, calici, ostensori, pissidi, reliquari, croci, candelieri, l’elemento estetico ancora di più viene chiamato a materializzare e simbolizzare una bellezza “altra”, difficile da intendersi se non con gli occhi della fede.

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1 1 - Antonio Lonati Reliquiario chiesa di Roncone 2 - Filippo Sola Ostensorio chiesa di Villa Rendena 3 - Giuseppe Ignazio Pruchmayer Ostensorio chiesa di Santa Croce del Bleggio 4 - Oreficeria veneziana Reliquiario di San Bartolomeo Chiesa di Daone foto da “Scultura in Trentino. Il Seicento e il Settecento”di Pat e Università di Trento (2003) Pruchmayer (1722-1796), originario di Linz, e di Cristoforo (1653-1732) e Filippo Sola (1683-1750), cognome italianizzato da Sholler, provenienti da Lipsia, attivi nel “quartiere tedesco” di San Pietro in Trento. Del primo, riconoscibile dal punzone “GIP”, il marchio con le proprie iniziali a paternità dell’opera, le testimonianze giudicariesi ci riconduco-

no ai calici di Bivedo, Cavrasto, Rango e Villa Rendena; ai reliquiari di Agrone, Cologna, Daone e Creto, ma soprattutto all’ostensorio raggiato con tronetto per esposizione eucaristica di Santa Croce, autentico capolavoro di gusto rococò, con la sfarzosità di una fitta ornamentazione a sbalzo e cesello, caratteristiche salienti di una tecnica prodigio-

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sa che ancora oggi suscita la più grande ammirazione. Anche degli argentieri Sola, padre e figlio, altrettanto campioni dell’arte orafa in Trentino, con il punzone di famiglia “CS”, si conservano nelle chiese giudicariesi parecchie testimonianze. E’ grazie alla committenza di Carlo Ferdinando Lodron, ecclesiastico di primo piano sulla scena del Principato Vescovile, che arrivano nei feudi aviti alcuni pezzi davvero pregiati dalla bottega dei Sola: gli ostensori per le chiese di Bondone, Comano e Villa Rendena; le pissidi per la chiese di Riccomassimo, Lodrone, Darzo, Ragoli e Stenico; i calici per le chiese di Bolbeno, Pez e Storo; i reliquiari per le chiese di Javrè e Stenico: una serie di opere rappresentative di un sentire ancora tutto barocco del più anziano Cristoforo affiancato alla sensibilità tardo barocca/rococò del più giovane Filippo, che alla morte del padre, intorno al 1750, entra in sodalizio con lo stesso Pruchmayer. Se il patrimonio sopra descritto è circoscrivibile al diciassettesimo e diciottesimo secolo, i secoli post Concilio di Trento dove trovano sviluppo ed attuazione le nuove istruzioni liturgiche uscite dall’assise tridentina, favorendo in ambito cattolico una produzione esponenziale di apparati sacri di ogni tipo, ciò non vuol dire che anche nei secoli precedenti non si sia dato vita ad un’oggettistica sacra e devozionale di notevole fattura anche in Giudicarie. Ne abbiamo significative tracce nella chiesa di Santa Maria Assunta di Condino dove si conserva una raffinata croce astile di certo Bartolomeo detto Gobbetto, orefice milanese, datata 1479, non dissimile dalle analoghe croci conservate nelle chiese di Javrè e Castel Condino e nella chiesa di San Zeno di Bolbeno dove viene conservato un calice dalle armoniche forme rinascimentali, commisionato dalla nobile famiglia Festi intorno alla metà del cinquecento, ad un orefice Bonfadini Bonfadino originario di Salò.


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Politica Cooperando

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I primi passi del credito cooperativo con Friedrich Wilhelm Raiffeisen

Maurizio Fugatti presidente supera il 40%, per lui 21 consiglieri di cui 13 della Lega

Cooperazione, vale ancora il motto Ribaltone elettorale: un governo “Uno per tutti, tutti per uno”? di centrodestra per la Provincia di Alberto Carli

Un percorso, quello del credito cooperativo, che ha le sue radici storiche nell’idea visionaria del tedesco Friedrich Alle spalle della Lega, con Wilhelm Raiffeisen cui si un risultato moltodi lusinsono recentemente ghiero, la Civica festeggiati Trentina, itrainata 200 anni dal dallasuccesso nascita (1818del 2018) e la di cui Tione azione non si è sindaco Mattia solo limitata ad ispirare la naGottardi e dalla bella afferscita di banche in formaMasè coomazione di Vanessa perativa ma ha dato ad un con l’11,50% e vita Progetto modello cooperazione che Trentinodi che con Mario èTonina ancora evivo e presenteSornel Alessandra tessuto sociale ed economico do Sicheri porta a casa un di molti 10,66%. Paesi. Oggi infatti, ottimo Maluccio ci sonocon al mondo 2 milioni il Pd, il 9,74% dei votie mezzo societàilcooperative (furonodi oltre 21% nel e2013); 1 miliardo milioni di tieneeil200 Patt, con olsoci cooperative, edspicca è protre ildi9% totale, che prio a Raiffeisentrainato che si attria Caderzone, dal buisce lo slogan ancora usato sindaco Marcello Mosca per condefinire il 22%,il modello e resistecoope- norativo, “L’unione la forza”. nostante la LegafastraripanIdee che non sfuggirono a don te - nelle roccaforti storiche Lorenzo Guetti, a cui si deve come Pinzolo (11,15%) l’applicazione del modello comunque a fronte di una raiffeiseniano in trentino e la Lega lanciatissima al 51% costituzione, neldel1892, deldalla presenza candidala cassaFailoni. rurale proprio to prima “di casa” nelle Giudicarie a Quadra, nel Il Movimento 5 Stelle Bleggio. L’impatto di questo non sfonda, fermandosi modello, sua rapida diffual 5,68%lanonostante l’otsione e il successo della cootima affermazione di Alex perazione nei diversi settori di

Il 2019 è un anno storico per la Cooperazione trentina e in particolare per le casse rurali. La Banca d’Italia, con delibera del 18 dicembre scorso, ha disposto Gruppo Bancario CooperaCinquel’iscrizione anni dopo del le scorse provinciali, nelle quativo Centrale Banca” nell’Albo dei Gruppi li il “Cassa centrosinistra autonomista di Ugo Rossi trionfò Bancari, decorrenza dal primo di gennaio 2019. ovunque,con cambia tutto anche in Giudicarie. Con il 59% di preferenze si impone infatti anche nei attività economica, non soloil centrodestra autonomista e 24 comuni giudicariesi inpopolare Germania ma in tuttaMaurizio Euroa guida Fugatti, facendo segnare paaddirittura spinsero i grandi pensatori un punto in più della coalizione a guida dell’Ottocento ade affrontare Patt del 2013 rifilando ben 39 punti percentuali di la distacco questione,al indagando sul competitor Giorgio Tonini suo principale ruolo sociale del movimento cooperativo e sulle ricadute che questo modello di produzione stava alimentando. In Germania fu nel 1867 la prima regolamentazione normativa delle società cooperative, le quali furono definite “società a comunione di beni per fini commerciali”, cioè strutture produttive non alternati- sogni emergenti degli utenti, ve ma interne ed integrate al contemporaneamente, ha domercato capitalista e comple- vuto e deve affrontare le parmentare agli altri modelli di ticolari sfide legate alla loro produzione. In qualsiasi parte specifica natura di organizdel mondo la cooperazione ha zazioni volontarie ed aperte, vissuto e vive gli stessi proble- con controllo democratico a mi delle imprese di capitale: partecipazione economica dei globalizzazione, mutamento soci. Il maggiore sforzo è protecnologico ed organizzativo, babilmente quello di dover necessità di rispondere ai bi- essere competitive pur man-

Cassa Centrale Banca è quindi la prima Capogruppo italiana ad aver raggiunto questo significativo traguardo. Un Gruppo che vede affiliate 85 Banche die al Credito Cooperativo,fermo con una struttura composuo centrosinistra, al 20,62% e alla corsa sta da 11.000 dipendenti, oltre 1.500 pasolitaria di Ugo Rossi e del Patt, al filiali 9,68%.e un Numeri trimonio netto di 6,7 e distanze ancora piùmiliardi marcatedidiEuro. quelle registrate a livello provinciale per queste elezioni. Trentino stiamo eassistendo Elezioni che - confermando le previsioni il sena una profonda riforma del timent o della vigilia - certificano che anche anche credito cooperativo avviata nel nostro comprensorio soffia il vento leghista, con 49/2016,con di il Carroccio che fa segnaredalle uno Legge storicon.29,41%, cui il Gruppo Cassa Centrale l’ottima affermazione di Roberto Failoni. Banca è il risultato a trazione trentina, della Marini, neoa conferma consigliere, storica acapacità della coopespecie Storo, dove si atrazione di credito nel definire testa a oltre il 13%. Male soluzioni organizzative ingli altri partiti nazionali, novative che Italia possono come Forza e anche Fraessered’Italia; modello per altre realtà telli malissimo omologhe.per Oggiilfare banca è l’Unione Trentino molto difficile complesso. che - dopo le escissioni e Le sofferenze delle Tonina imprese l’addio di Mario tenendo la loro natura specifi- -efadelle famiglie sono divensegnare un 1,56% che ca: raggiungimento di risultati segnala tate sofferenze banche, e la finedelle di un’epoeconomici e redditività (come ca, come talipensa sottoposte al rigore se si che solo nel le imprese di capitali) ma an- 2013 dei controlli e all’imposizione il partito di Lorenzo che miglioramento del benes- Dellai di severe norme contare per riportare poteva in sere personale, sociale ed an- Giudicarie gli istituti aisulivelli di solidità un 14,46%. che finanziario dei soci (siano Per patrimoniale che vengono riquanto riguarda le preessi società o persone fisiche) stazioni chiesti da sempre deinormative partiti nei sine della comunità in cui opera- goli più stringenti da regolatori comuni egiudicariesi, no. Oggi con particolare rife- lasempre esigenti. Una riLega più vince praticamenrimento all’Italia e al nostro forma storica quindi, che na-

sce dalla necessità di tutelare i risparmiatori e che segna un nuovo ciclo di sviluppo del credito cooperativo, per afle sfide dei moderni tefrontare ovunque, e stravince a scenari sociali Pinzolo, dove ed fa economici. segnare di Raiffeisen proprio ilParlare picco del 51,40%. Unici in questoinperiodo può quindi comuni cui non è stato poco utile? ilsembrare primo partito sono No, Ste-se consideriamo che la Trenvisione nico, dove Progetto di Raiffeisen consiste nel raftino si conferma primo al forzare trainato nell’uomodallasindafiducia 27,21% necessaria a ottenereBorgo i camco Monica Mattevi; biamenti partendo dall’assunLares dove si impone Cito cheTrentina, ciò che non è realizzavica staccando perProgetto il singoloTrentino; individuo dibile poco allaTione, portatadove di molti. Rieè poi l’effetnell’idea tocorrono Mattiaspesso Gottardi portaraifla feiseniana le parole: Civica Trentina in fiducia, testa. cambiamento, Infine, Castel responsabiliCondino, tà. Il Presidente delTrentiGruppo unico comune in Cassa Banca Giorno doveCentrale a vincere è stata gio Fracalossi, ricorda che Futura 2018, ciaddirittura storica di Raiffeisen all’eredità 54,23%, trainata dalla trasmette la necessità afcandidatura “di casa”di di frontare con coraggio la sfida Remo Andreolli. del cambiamento, con l’obietBuona, infine, l’affluenza tivocomprensorio, di evolvere un sistema nel che sidi banche sul radicate nelle proprie attesta 64,25%, mezcomunità e orgogliose della zo punto sopra quella delstoria, indel un 2013, sistema lepropria provinciali di banche locali autonome sostanzialmente in linea e competitive, con la media organizzate provinciale.in un moderno Gruppo Banca(r.b.) rio Cooperativo Italiano.


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Ambiente

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Dalla parco card al Dolomiti Brenta bike, tutti figli della Cets

Il Parco conferma la Carta Europea del Turismo Sostenibile “Sono orgoglioso di rappresentare il Parco Naturale Adamello Brenta – ha detto in Belgio Matteo Masè – sono convinto che sostenibilità, consapevolezza e ambiente siano le parole chiave del turismo del futuro, per questo è importante far parte di un network internazionale che permetta di valorizzare questi temi. Ringrazio tutti, ma un grazie particolare va ai dipendenti del Parco, perché noi politici passiamo, ma è il loro lavoro quotidiano che permette di raggiungere risultati come questo”. Il lavoro per raggiungere e mantenere questo riconoscimento di levatura internazionale è, in effetti, impegnativo. Il Parco l’ha ottenuto per la prima volta nel 2006, tra i pionieri italiani di questo progetto, rivalidato nel 2012 e ora gli è stato riconfermato fino al

Il Parco Naturale Adamello Brenta ha ottenuto per la terza volta la Carta Europea del Turismo Sostenibile di Europarc Federation. L’annuncio era arrivato a ottobre e la certificazione è stata consegnata nelle mani dell’assessore Matteo Masè e dell’ingegnere Valentina Cunaccia a Bru2022. Ad ogni occasione, sono stati condotti diversi processi partecipativi a cui hanno partecipato ormai centinaia di realtà locali, enti territoriali, associazioni, liberi cittadini con cicli di incontri in tutta l’area del Parco. Dagli incontri sono sempre emerse interessanti idee che hanno permesso di elaborare documenti programmatici molto concreti. Dal 2006 la Carta europea è stata per il Parco uno strumento per creare una fitta rete di relazioni e di attuare idee che poi hanno segnato l’intera offerta turistica del Parco. Sono, per esempio, nati sotto il cappello della Cets i circuiti Dolomiti di Brenta Bike e Trek oppure i

pacchetti “Un’estate da Parco”, la Parco Card e il progetto di partnership imprenditoriale Qualità Parco. L’ultimo Piano d’azione 2018-2022, elaborato con la consulen-

xelles giovedì scorso 29 novembre. Durante la cerimonia solenne che si è tenuta nella prestigiosa sede del Parlamento europeo, erano 19 i parchi d’Europa ad essere premiati, chi per la prima volta, chi per la seconda e solo l’Adamello Brenta per la terza.

za di Natourism, contiene 40 progetti ed è stato sottofirmato il 14 maggio scorso da 18 rappresentanti degli enti che si sono impegnati a condurre la strategia di sviluppo

contenuta nel Piano per i prossimi quattro anni. Nel rapporto conclusivo con cui Europarc ha valutato il Piano, si leggono impressioni molto positive sull’Adamello Brenta: “L’organizzazione e la struttura complessive stanno funzionando bene, con la metodologia della Carta che è ben consolidata nel Parco, sia a livello individuale, sia con gruppi di lavoro tematici e forum regionali. Il comitato di valutazione è stato colpito dal buon sistema di monitoraggio dei flussi dei visitatori, dal sistema di trasporto pubblico organizzato con bus navetta, dal livello di implementazione dei partenariati pubblico-privato e dall’iniziativa Qua-

lità Parco”. Interessante è l’indicazione che Europarc riserva alla presenza degli impianti di risalita che effettivamente caratterizzano l’Adamello Brenta: “Il Comitato ritiene che occorra prestare maggiore attenzione alle potenziali questioni relative alla stazione sciistica (ad esempio, per quanto riguarda la produzione di neve artificiale, creando inquinamento e consumo di acqua). Si dovrebbe prendere in considerazione un possibile piano di compensazione da parte dei visitatori e un impegno futuro con i tour operator”. La Carta Europea è stata utile negli anni a caldeggiare il confronto e il dialogo tra enti talvolta molto distanti, pertanto questa chiosa di Europarc potrebbe davvero essere presa in considerazione per valorizzare un intero territorio che si sta orientando sempre più alla sostenibilità.

Due i percorsi disponibili, uno specifico per le famiglie

Brione in Ciaspole, il via il 28 gennaio Dopo il successo avuto lo scorso gennaio da “Brione in Ciaspole” la Pro Loco del paese propone anche quest’anno una nuova edizione di questo accattivante circuito sportivo attraverso i boschi e i monti innevati del luogo. Domenica 28 gennaio i partecipanti che si raccoglieranno a Brione potranno così “ciaspolare” su due distinti circuiti ampiamente rinnovati nel percorso, il “Family” e un secondo circuito completo per giovani e adulti. “Ambedue questi circuiti avranno inizio e ritorno presso l’edificio dell’ex municipio di Brione - racconta la Presidente della Pro loco di Brione Eleonora Poletti Il percorso completo quest’anno risulta più lungo ma più piano, perché distribuito su tredici chilometri, tutti però con la stessa altimetria e una parte facoltativa che corrisponde al percorso dai Lagasöi al Laven, senza l’attra-

versamento della cima; il “Family” invece, è più breve e adatto a famiglie con bambini piccoli ma passa comunque per luoghi interessanti come un belvedere”. La seconda novità che caratterizza l’edizione 2019 di “Brione inCiaspole” è che a sostenere l’iniziativa quest’anno si è proposto uno sponsor come “La Sportiva” di Ziano di Fiemme, leader mondiale nella produzione di articoli sportivi per l’arrampicata e lo sport di montagna, dagli scarponi da trekking e d’alta quota, alla scarpette d’arrampicata e da running, ad una vasta gamma di abbigliamento sportivo per uomo e donna, presente ora in settanta paesi del mondo. Suo il gadget ricompreso nel costo dell’iscrizione. Iscrizione (20 euro) che fornisce la possibilità di approvvigionarsi durante il percorso presso due distinti punti ristoro (dove si possono

trovare thè caldo, cioccolata, uvetta, biscotti) e un buono per partecipare al pranzo organizzato dalla Pro loco di Brione nella sala all’interno dell’ex casa comunale (costo da versare presso il Consorzio Turistico Valle del Chiese presso Cologna entro il 25 gennaio prossimo). Tra i collaboratori all’iniziativa di quest’anno anche l’Asso-

ciazione Avis di Condino che quest’anno si è proposta di partecipare almeno ad una manifestazione per ogni comunità della Busa di Condino, per cui ha presenziato a Cimego alla Sagra di S. Martino, a Condino, allestendo uno dei presepi sulle fontane, mentre a Castel Condino allestirà una tombola per il paese. L’anno scorso i partecipanti

alla prima edizione di “Brione in Ciaspole” erano stati centoventi; per quest’edizione la Pro Loco di Brione auspica la presenza di un numero ancora maggiore di partecipanti ma, al contempo, che si ripeta il “clima sereno, famigliare e di soddisfazione creatosi tra quanti hanno vissuto la scorsa edizione dell’iniziativa”. “Abbiamo deciso di fare questa manifestazione per valorizzare alcune zone presenti sul territorio locale che meritano di essere maggiormente conosciute; l’anno scorso ci siamo concentrati sulla zona di Malga Rive; quest’anno abbiamo scelto un percorso che tocca punti di belvedere che offrono viste meravigliose sul Lago d’Idro, su tutta la valle del Chiese, sul Brenta e la Val di Ledro. Speriamo questo invogli a partecipare ancora di più” - conclude Eleonora Poletti.(Mariachiara Rizzonelli)


Attualità

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Uccisi dalla follia fondamentalista

Antonio Megalizzi e Barto Orent-Niedzielski due voci del sogno europeo spente dall’odio Il giorno del funerale non c’era spazio all’interno della cattedrale di Trento, nonostante l’inizio fosse previsto per le 14 e 30, già all’una di pomeriggio molte persone aspettavano in silenzio fuori dall’entrata principale in via Verdi. Non ci sono molte parole per descrivere la tristezza nei volti di tutti. Poco prima dell’inizio della funzione si sono presentate le alte cariche dello Stato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, seguiti dalle autorità locali, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta e molti altri esponenti della politica trentina e altoatesina. Più volte sono partiti gli applausi, applausi commossi, sinceri e ricchi di lacrime per una persona che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per un ragazzo che non doveva morire in quel modo. Un ritratto di Antonio non lo posso fare, non lo conoscevo. Dai racconti, dalle lettere lasciate in universi-

di Francesca Cristoforetti L’addio ad Antonio Megalizzi è stato straziante, ma soprattutto ingiusto. Tutte le persone a lui care, così come l’intera comunità trentina, hanno dato l’ultimo saluto al giovane nel Duomo di Trento il 20 dicembre scorso. Un saluto commosso e sentito non soltanto dalla mamma Annama-

tà, dai molteplici articoli di giornale, emerge la figura di Antonio, un ragazzo di 29 anni, che lavorava per Europhonica, un format radiofonico di RadUni, associazione nata per unire radio universitarie italiane, appassionato ed entusiasta. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Verona,

ria, dal papà Domenico, dalla sorella Federica e dalla sua ragazza Luana, da tutti i parenti e gli amici, ma anche da molte persone che non conoscevano direttamente Antonio. Un dolore che è stato condiviso da tutti e che abbiamo sentito vicino. sta a tempo pieno. Europeista convinto, Antonio era andato a Strasburgo, una delle città “cuore” dell’Unione Europea, per seguire l’assemblea plenaria dell’Europarlamento. L’11 dicembre ai mercatini di Strasburgo Megalizzi, chiamato “Mega” dagli amici, non era solo, con lui c’erano anche i colleghi Barto Pedro Orent-Niedzielski, Clara Rita Stevanato e Caterina Moser. Doveva essere un momento di svago, dopo una lunga giornata di lavoro all’Europarlamento. È finita in tragedia non appena l’attentatore Cherif Chekatt ha sparato, uccidendo cinque persone, tra

aveva proseguito con la Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, appassionandosi sempre di più a ciò che gli stava a cuore, ovvero la politica, la radio e l’Europa. Aveva già avuto esperienze lavorative in radio sul territorio, sia come speaker che come giornalista. Aveva un sogno, come molti di noi giovani: diventare giornali-

cui Antonio e l’amico “Bartek”. Barto Pedro OrentNiedzielski di origini franco-polacche, aveva 35 anni e anche lui era attivo nel mondo del giornalismo, in Europhonica e come Antonio, anche lui credeva in ciò che faceva. Nessuna morte di questo genere può essere spiegata e lascia tutti senza fiato. Non bastano parole, articoli e commemorazioni per riportarci in vita chi ci è stato tolto. Erano giovani che credevano in un’Europa migliore, un’Europa con meno barriere, un’Europa più unita. Combattevano per una maggiore integrazione, combattevano contro ciò per cui sono stati uccisi. Antonio e Bartek erano troppo giovani, avevano ancora troppo da offrirci. Speriamo che la loro Europa si realizzi: articoli così non ne voglio più scrivere.

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Salute

GENNAIO 2019 Privati della possibilità di dormire per molto tempo si può anche morire

I gufi e le allodole: il valore del sonno di Gianni Ambrosini Il nostro rapporto col sonno è assolutamente individuale. Ma per far funzionare bene il nostro cervello dobbiamo nutrirlo (cibo), dobbiamo allenarlo ( esperienze), dobbiamo farlo riposare (sonno) dobbiamo renderlo efficiente e collegato con le nostre periferie meccaniche (esercizio fisico). Alla nascita ci viene consegnato già installato e senza garanzia. Ma è l’organo più misterioso del nostro corpo. Assemblato in nove mesi senza alcun giro di prova. Incamera esperienze in continuazione ed è l’organo che cresce di più. Viene guidato dalle istruzioni del Dna, dal cibo, dal sonno e dalle emozioni della mamma. Poi, appena l’individuo viene alla luce, si mette in contatto col mondo e incomincia a modellarsi: toccare, udire, muoversi scatenano miliardi di cellule nervose che crescono di dimensioni, ma non di numero, fino ai vent’anni circa e che ci serviranno per tutta la vita. Si mette in moto quel processo che si chiama “plasticità cerebrale” che non si arresterà mai e che collabora strettamente con i i “ritmi circadiani”. L’ambiente e le relazioni ne determinano la qualità: due gemelli possono diventare molto diversi. Questi “periodi critici” dipendono dalle “cure” che uomini e donne

“Il merlo… cieco… si fa…il nido… di notte “. La voce roca rimbombava nel buio della camera mentre io mi affannavo a coprire l’abat jour per fare meno chiarore. Ma dovevo pur leggere! Mi alzavo prestissimo per ripassare le lezioni del giorno. Mia madre mi ha sempre ripetuto che “Studiare al mattino presto rende il doppio”. Ma cosi disturbavo il sonno dei miei compagni di liceo. Mi rimproveravano che fossi un

dedicano ai loro bambini e che sono cruciali nei primi anni di vita (qualcuno afferma fino ai tre anni ). Ambiente ideale, esperienze giuste, nutrienti naturali, esperienze logiche e non stressanti ; il cervello si nutre e sceglie per crescere il suo cibo “ideale”: se nel salotto di casa Mozart non ci fosse stata una spinetta, Wolfgang sarebbe diventato il genio che conosciamo?. Il cervello lavora e consuma, ma solo glucosio e

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 17 n° 1 gennaio 2019 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 3 gennaio 2019 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

ossigeno, non altro: attenzione al piatto e al bicchiere. Un certo cibo non gli serve, lo disturba e lo intossica e, attenzione, perché a volte ama le cattive abitudini. Quelle che per semplificare si chiamano assuefazioni. Ma non è solo l’alimentazione che ne complica il funzionamento. Pensiamo alla luce elettrica. In natura quando la luce solare diminuisce incomincia la produzione di un ormone che si chiama melatonina: l’ormone del sonno. Per dormire si cerca il buio, gli occhi diventano pesanti, le palpebre si abbassano, la percezione di quello che ci circonda viene inibita, si perde lo stato di coscienza: Il cervello non funziona se è privato del sonno. Se la privazione è continuata nel tempo si può anche morire. Dalle ultime scoperte, il sonno serve per consolidare la memoria di quello che si apprende di continuo. Senza sonno non c’è evoluzione. Il sonno serve anche per far pulizia; l’esempio è quello dell’Alzheimer legato all’accumulo dell’amiloide, una sostanza dannosa per le cellule cerebrali. Se si accumula si dorme di meno. Durante il sonno il cervello lavora, con le moderne tecniche di rilevazione si è visto che le onde della veglia sono le onde Beta, ma quando il ritmo di veglia rallenta

tiratardi e che invece di studiare di giorno rubassi le ore alla notte. Ma sono sempre stato un gufo. Si chiamano così quelli che vanno a letto tardi la sera e che rubano le ore alla notte. Mentre le allodole si addormentano presto, a volte molto presto, molte volte appena cala la luce. Ma che valore ha il sonno per il nostro cervello? E ci sono dei meccanismi biologici che regolano i ritmi del sonno? Non c’è accordo e nessuna spiegazione scientifica che tenga; per la psicanalisi sono la “porta dell’inconscio”. Si sogna in bianco e nero, si sogna a colori, c’è chi li ricorda e chi no. Una delle spiegazioni che ha più credito è che abbiano una funzione nella ristrutturazione e nel consolidamento della memoria. Salutare è il sonnellino pomeridiano di breve durata, la siesta degli spagnoli e l’inemuri dei giapponesi. Come pure studi recenti hanno evidenziato l’importanza della regolarità e del sonno. Sono importanti le ore che si dormono, come e

compaiono le onde Alfa, seguite dalle onde Theta e man mano che il sonno sopravviene compaiono le onde Delta tipiche del sonno profondo. Quando compaiono i movimenti oculari si parla di sonno REM ed è allora che si ha il massimo di attività e si sogna. Ma a cosa servono i sogni?

dove si dorme, ma soprattutto andare a letto e alzarsi sempre alla stessa ora. Si ha un effetto benefico sul metabolismo, sulla pressione e sulle funzioni cardiovascolari in genere. Il nostro cervello è strutturato per apprendere e memorizzare. Quindi per rendere al meglio bisogna nutrirlo di esperienze, ma

in un corpo esercitato a muoversi perché è dimostrato che l’attività aerobica (la corsa, la bicicletta, il nuoto, la camminata veloce) portano effetti benefici. L’attività aerobica continua nel tempo porta ad un aumento della sostanza grigia della corteccia prefrontale, a livello dell’ippocampo e ha un effetto benefico sulla memoria : “Mens sana in corpore sano”. Giusta alimentazione, dormire almeno le otto ore per notte (adolescenti e bambini almeno nove), andare a letto e alzarsi sempre alla stessa ora. Caffè, alcol, cena abbondante interferiscono col sonno; l’esercizio fisico promuove la plasticità cerebrale a tutte le età; si può studiare e imparare una lingua a qualsiasi età. E da ultimo ricordarsi di bere (acqua): una corretta idratazione serve al corretto funzionamento del cervello. Non possiamo non citare i vincitori del premio Nobel per la Medicina del 2017, gli americani Hall, Rosbash e Young che hanno spiegato con le loro scoperte i principi che regolano l’orologio biologico di tutti gli organismi viventi, quello che chiamiamo ritmo circadiano, implicato in tutte le regolazioni fisiologiche e che ci hanno permesso di capire perché si dorme. Il ritmo sonno-veglia è regolato da geni con dei nomi accattivanti (Period, Timeless, Doubletime) che producono delle proteine ( PER, TIM, DBV ) che sincronizzano il il ciclo giorno/notte e che concorrono a determinare l’esatto funzionamento dei nostri ormoni.


Pesca

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La Sarca: una delle mete più gettonate in Europa per la pesca Anche le Giudicarie , nel loro piccolo, non fanno eccezione: il fiume Sarca, lungo il quale sorge gran parte dei nostri paesi, si è rivelato fin da subito una risorsa preziosa e fondamentale non solo per il soddisfacimento dei bisogni primari della vita quotidiana, ma anche per lo sviluppo di attività come l’agricoltura e la pesca, che – prima di diventare disciplina sportiva, come noi oggi la conosciamo – veniva praticata a fini economici e commerciali, come dimostrato da alcuni documenti di età medievale, tra cui spicca una pergamena dell’ XI secolo conservata presso la Fondazione d’Arco di Mantova. Sebbene già all’epoca la pesca fosse sottoposta a regole piuttosto severe – come confermano alcuni articoli degli statuti d’Arco risalenti al XIII secolo - , una vera e propria consapevolezza della necessità di salvaguardare e tutelare gli equilibri dell’ecosistema fluviale cominciò a maturare solo in tempi recenti, all’inizio del XX secolo, quando, nel 1901, il Consiglio Provinciale per l’Agricoltura decise di affidare ad alcuni appassionati della Busa di Tione un apparato di incubazione, con l’obiettivo di ripopolare i corsi d’acqua della zona. Fu questo il primo passo che portò – verso gli anni ’50 – ad affidare in concessione le acque del Sarca a quattro Associazioni Pescatori su base volontaria e poi, nel

L

a vita dell’uomo e la sua storia sono da sempre indissolubilmente legate alla presenza d’acqua: tutte le civiltà più importanti sono nate e fiorite lungo

grandi corsi fluviali, come il Nilo in Egitto, il Fiume Giallo in Cina, il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia, l’Indo nell’India settentrionale.

1983, alla costituzione dell’attuale Associazione Pescatori Alto Sarca (con sede legale e operativa a Tione), che oggi si trova a gestire tra laghi, torrenti e fiume quasi 300 chilometri di acque in un territorio che va sostanzialmente da Ponte Arche a Madonna di Campiglio. L’obiettivo che ha guidato l’attività dell’associazione dal giorno della sua costituzione fino ad oggi è sempre lo stesso: far sì che il fiume Sarca possa rappresentare anche per le generazioni future una risorsa e un fattore di sviluppo così come lo è stato in passato (basti pensare a questo proposito alle

numerose pescicolture che caratterizzano il nostro territorio). Come? In primis, attraverso la salvaguardia dell’ecosistema fluviale e il recupero delle specie storicamente presenti come la trota fario di torrente, la trota marmorata e il temolo, ma anche e soprattutto attraverso la diffusione della cultura del rispetto per l’ambiente, il pesce e l’utilizzo responsabile e consapevole delle risorse. Tutto ciò ha condotto alla nascita di un vero e proprio turismo sostenibile legato alla pesca, capace, da un lato, di portare vantaggi e benefici al nostro territorio (destagionalizzando ad esempio la stagione turistica locale) e, dall’altro, di tutelare allo stesso tempo le risorse ittiche e l’habitat del fiume

attraverso la valorizzazione della pesca “no-kill”. La bontà del lavoro portato avanti dall’Associazione Pescatori Alto Sarca, in collaborazione con il Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali, è certificata dai risultati ottenuti: il Sarca è infatti già oggi la principale meta italiana e una delle più gettonate in Europa per gli amanti della disciplina, al pari di veri e propri “paradisi della pesca” come la Slovenia, l’Austria e la Svezia. Ne è testimonianza il fatto che il nostro territorio ha avuto l’onore di poter ospitare competizioni di prestigio, come il Campionato Europeo (2015) e il Campionato Mondiale (2018) di Pesca a Mosca. Un successo che ha spinto anche altri enti locali ed associazioni a credere

e ad investire in questo progetto. Da segnalare a questo proposito la nascita di una proficua collaborazione con l’APT di Madonna di Campiglio e l’APT Terme di Comano che ha già portato i primi frutti con l’inaugurazione del centro didattico “Acqua Life” a Spiazzo che ospita tra le altre cose la prima scuola permanente di pesca a mosca, un vero e proprio “unicum” in Italia. Insomma, la pesca sembra poter rappresentare ancora oggi, come in passato, un fattore decisivo per lo sviluppo e la crescita delle nostre valli, legata alle straordinarie risorse naturali che abbiamo avuto la fortuna di ereditare e che abbiamo il dovere di salvaguardare e di tutelare.


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Bim del Chiese

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Il Consorzio BIM DEL CHIESE è alla ricerca di personale, ed ha in corso 3 bandi di selezione: 1. COPERTURA DI N. 1 POSTO NEL PROFILO PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO INFORMATICO (CAT. D) A TEMPO DETERMINATO E TEMPO PIENO Deliberazione Assemblea n.86 del 14.12.2018 Un primo tentativo di selezione avviato in autunno, ad ottobre, è andato deserto, solo 1 candidato che ha ritirato la sua candidatura prima della nomina della commissione. E’ richiesta la laurea in informatica/fisica/matematica/ingegneria, o altre specializzazioni, come meglio specificato nel bando. E’ esclusa, al momento, la partecipazione per coloro che hanno il diploma di laurea triennale, c.d. laurea junior, in ragione del fatto che la professionalità ricercata dovrà assumere la Responsabilità del Ufficio Transizione Digitale per tutti i Comuni della Valle del Chiese rientranti nel territorio di competenza del Consorzio BIM del Chiese. Trattasi di un adempimento imposto dal Codice Amministrazione Digitale, il quale impone che la titolarità della responsabilità sia assunta da una figura apicale o con una preparazione compatibile con tale profilo.

SCADENZA DEL BANDO: VENERDI 18 GENNAIO 2019

� Requisiti speciali a) Essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio: � Laurea Magistrale ex D.M. n.270/2004 conseguita in una delle seguenti classi magistrali (LM): Informatica LM18; ingegneria dell’automazione LM25, Ingegneria della sicurezza LM26, Ingegneria delle telecomunicazioni LM27, Ingegneria Elettronica LM29; Ingegneria gestionale LM31; Ingegneria Informatica LM32; Modellistica matematico-fisica per l’ingegneria LM44; Sicurezza Informatica LM66; Fisica LM17; Matematica LM40 � Laurea Specialistica ex D.M. n. 509/1999 conseguita in una delle seguenti classi specialistiche LS: Informatica 23/S; Ingegneria dell’automazione 29/S; Ingegneria delle Telecomunicazioni 30/S; Ingegneria Elettronica 32/S; Modellistica matematicofisica per l’ingegneria 50/S; Fisica 20/S Oppure � Diploma di laurea DL conseguita con il vecchio ordinamento universitario, equiparato con Decreto Interministeriale del 9 luglio 2009 ad una delle lauree specialistiche/magistrali nelle classi sopraindicate. I titoli di studio richiesti devono essere rilasciati da Università riconosciute a norma dell’ordinamento universitario italiano.

2. SELEZIONE PER CREAZIONE GRADUATORIA PER SOSTITUZIONI ED ASSUNZIONE DI N.1 FUNZIONARIO AMMINISTRATIVO, CATEGORIA D, LIVELLO BASE, 1^ POSIZIONE RETRIBUTIVA A TEMPO DETERMINATO E TEMPO PIENO Deliberazione Assemblea Consorziale n. 95 del 28.12.2018 La selezione è avviata per ricercare una professionalità con diploma di laurea da inserire con effetto immediato nella dotazione organica del Consorzio attualmente con contratto a tempo pieno e determinato, in sostituzione di una dipendente di ruolo attualmente in aspettativa per motivi politici.

SCADENZA DEL BANDO VENERDI 25 GENNAIO 2019 ORE 12.00

1. Requisiti speciali: 2. essere in possesso del diploma di laurea di durata almeno triennale in giurisprudenza, economica, economia e commercio, scienze politiche, sociologia, ovvero diplomi di laurea a questi equipollenti ai sensi di legge o diplomi di laurea specialistica o laurea magistrale a questi equivalenti ai sensi del Decreto interministeriale n.509 del 9 luglio 2009 (pubblicato sulla G.U. n. 233/2009);

3. CONCORSO PER SOLI ESAMI PER N. 1 POSTO NEL PROFILO PROFESSIONALE DI ASSISTENTE AMMINISTRATIVO/CONTABILE (CAT. C), CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO ED A TEMPO PIENO Deliberazione Assemblea n. 96 del 28.12.2018, Si ricerca una professionalità anche senza precedente esperienza, con diploma di scuola media superiore, da assumere con contratto a tempo indeterminato ed inserire quindi di ruolo nell’organico del Consorzio. Il concorso consiste in una sola prova orale, un esame a colloquio nel corso del quale si verificherà il livello di preparazione generale su elementi e nozioni di discipline normative applicabili all’attività degli enti locali ed in particolare del Consorzio BIM � Requisiti speciali: a. essere in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado di durata quinquennale. I requisiti di cui al presente articolo devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per presentare domanda di ammissione al presente bando.

Scadenza del bando: giorno VENERDI 08 FEBBRAIO 2019 ore 12.00 Per consultare i relativi avvisi di selezione e di concorso, nonché per scaricare il modulo di domanda, si rinvia al all’albo telematico on-line e sul sito internet del Consorzio http://www.bimchiese.tn.it Per eventuali informazioni inerenti alla presente selezione i concorrenti possono rivolgersi alla segreteria del Consorzio BIM Chiese, Via Oreste Baratieri n.11 a Borgo Chiese, tel.0465/621048 da lunedì a giovedì dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 14,00 alle ore 17,00 e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 12,00

CONSORZIO B.I.M. DEL CHIESE 38083 Borgo Chiese, Via Oreste Baratieri, 11 Partita Iva e Cod. Fisc. 86001190221 Tel. 0465 621048 Fax 0465 621720 – e-mail: info@bimchiese.tn.it pec: bimdelchiesecondino@legalmail.it


Territorio

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“Insieme Noi�: al cone Oltre 1400 soci al nuovo evento della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella

Una nuova mostra a tema per il circolo fotografico

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Parlando giudicariese

GENNAIO 2019

Le Giudicarie riviste in maniera del tutto personale lungo il mio secolo di vita

Dagli anni ’20 al 2018 di Mario Antolini Musón Da quel momento il susseguirsi dei miei quasi dieci decenni. Tento di ripensare (riassumendole) a tutte le trasformazioni che, da decennio in decennio, sono avvenute e che oggi si vedono senza che i più sappiano rendersene conto. Brevissimamente: dalle strade strette e tutte di ghiaia (la gèra) con i sassi che a noi ragazzi servivano per tirarceli per gioco ma che se ti colpivano facevano male… alla viabilità sempre più adeguata ai tempi. Dall’andare tutti a piedi anche da casa alla chiesa e da casa a scuola e persino all’Asilo sempre da soli… al muoversi oggi quasi sempre solo con ogni mezzo meccanico. Dai piccoli paesi che bruciavano in serie perché composti di stalle e fienili di legno e scàndole… agli agglomerati urbani realizzati in ridenti borgate con accresciute abitazioni ristrutturate o costruite ex novo in maniera esponenziale. Dalle numerose stalle un po’ ovunque e con tanto di letamai (le póze) sulle strade… al quasi totale abbandono dell’allevamento del bestiame. Dai mucchi di neve lungo le strade fino a San Giuseppe… all’affanno di oggi di liberarsene al più presto possibile. Dal viaggiare quasi solo a piedi con poche biciclette, rare automobili e motociclette e con i limitati servizi pubblici (le autocorriere dell’Atesina per Trento con quasi 2 ore Tione-Trento e della Belli per Brescia con quasi 5 ore Tione-Brescia)… al costante crescere di ogni mezzo di trasporto privato e allo svilupparsi delle autocorriere di linea. Dai sentieri da percorrere soltanto a piedi… alla attuale ricca rete stradale di montagna. Dalle cà da mónt e dalle malghe fuori mano… agli attuali allevamenti modernizzati. Dalla vita dei boscaioli in montagna… alle guide alpine ed ai maestri di sci sulle piste innevate. Dalla vita operosa e sacrificata dei vachèr e degli emigranti… allo sviluppo artigianale, commerciale, industriale ed alberghiero. Dalle semplici linee dei fili elettrici sui pali di legno e sui quali si allineavano le rondini… alle moderne impalcature in metallo ed alle antenne satellitarie. Dalle piccole scuole disperse in ogni anche più piccolo paesino… all’istituzione dei Centri scolastici, delle Scuo-

Terminati i 54 mesi rievocando la prima guerra mondiale, mi è data cortesemente la possibilità di usufruire di queste colonne per riprendere il discorso di qualche anno fa: il parlare delle Giudicarie che è sempre stato, ed è, il mio ideale, il mio sogno, forse la mia illusione. Sono nato nel

le Medie, Superiori e Professionali. Dai medici condotti sparsi nei paesi e dalla Cassa di Malattia… al nuovo ospedale ed ora all’Unità Sanitaria provinciale. Negli anni Venti/Trenta di quanto avveniva in ambito convalligiano a noi ragazzi giungeva ben poco, ma avevamo insegnanti locali capaci di fornirci notizie di geografia e di storia locale per cui una certa conoscenza del territorio e della storia delle Giudicarie l’avevamo e mi è rimasta impressa. A 12 anni mi mettono in collegio e ritorno a Tione solo nel 1947 a 27 anni ignaro di tutto quello che era avvenuto, nel contempo, in Giudicarie; ed inoltre anche del tutto ignaro pure della seconda guerra mondiale, poiché da me vissuta in Giappone (1939-1947) senza alcun contatto, diretto ed indiretto, con l’Europa; quindi un ritorno a casa del tutto spaesato e, per me, tutto da “ricostruirmi” in tutti i sensi, specie per la parte ambientale e storica. Negli anni Cinquanta trovai la Repubblica italiana ,a col solo mio ricordo della dittatura fascista; trovai la Regione autonoma del Trentino-Alto Adige senza sapere che cosa fosse l’autonomia (dovetti

studiarla in seguito). Trovai i “partiti politici” organizzati, diventati protagonisti della gestione del bene comune; mi è restata in mente la sensazione che la loro determinante presenza, pur necessaria, stava dividendo la gente che, con la libera adesione ad una specifica aggregazione, letteralmente si spaccava anche nei paesi più piccoli iniziando una “lotta politica” segnata da contrapposizioni accese e, a volte, esasperate. Sarà questa - secondo me - la caratteristica sociale di tutto il periodo democratico e che ha inciso sulla mia formazione sociale. Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche, nel 1928 da fanciullo ho quasi personalmente vissuto l’aggregazione dei 64 Comuni austroungarici in soli 17 poiché mio padre fu nominato podestà del Comune d’Arnò con l’unificazione dei Comuni di Bondo e Breguzzo; contemporaneamente, come tionese, vissi la creazione del Comune di Tione di Trento (fino ad allora denominato soltanto Tione) con l’aggregazione dei Comuni di Bolbeno, Zuclo e Saone. I 17 Comuni giudicariesi creati nel 1928 furono: in Rendena Pinzolo, Spiazzo, Strembo, Vigo R., Villa R.; nella Busa: Bondo-

1920, all’inizio del terzo decennio del secolo scorso, subito dopo l’annessione del Trentino all’Italia ma assaporando ancora il sapore del dominio austroungarico da un solo anno cessato, proprio mentre si cercava di adeguarsi alla nuova nazione italiana prepotentemente in mano al fascismo.

Breguzzo, Ràgoli, Tione di Trento; nel Chiese: Condino, Pieve di Bono, Roncone, Storo, Turano (Valvestino fino al 1934); nelle Esteriori: Bleggio, Lomaso, San Lorenzo in Banale, Sténico. Successivamente, negli anni ’50, con l’autonomia regionale e provinciale, i Comuni salirono a 40 e fecero parte, dagli anni ’70, del Comprensorio delle Giudicarie. Attualmente i Comuni sono 22 in conseguenza delle ultime “fusioni”. Al gennaio 2019, le Giudicarie godono di numerosi Enti pubblici a servizio dei ca 37.000 abitanti (alternatisi nel secolo fra i 30 e i 35 mila) che risultano disseminati su una superficie di 1.171 chilometriquadrati. Nel dettaglio: 22 Comuni con 22 sedi municipali e uffici frazionali, 22 consigli comunali e dipendenti e assunzioni varie a centinaia; 1 Comunità delle Giudicarie con sede, assemblea e dipendenti a decine; 2 Bim con sedi, assemblee e diversi dipendenti; 1 Parco con assemblea e dipendenti a decine; 2 Apt e 2 Consorzi turistici con assemblee e svariati dipendenti; vari Enti statali, regionali e provinciali con dipendenti a decine. Quindi oltre 30 istituzioni pubbliche con nu-

merosi addetti che dovrebbero aggirarsi fra i 1500 e i 2000 calcolando gli amministratori, gli impiegati, i dipendenti, i vigili, gli addetti alla raccolta dei rifiuti urbani nonché le assunzioni a tempo per distinti compiti (mi mancano i dati esatti). Un gran numero di persone sostenute dalle finanze comunali, regionali, provinciali e statali. Fin qui l’oggettiva visione dei fatti e delle situazioni che, direttamente od indirettamente, mi hanno personalmente coinvolto, come dai partiti, dall’autonomia, dai Bim, dal Comprensorio e dalla Comunità senza sapere, inizialmente, di che cosa esattamente si trattasse; tuttavia ne sono stato, in parte, partecipe al loro attuarsi dovendomi farmene le ossa. Tenuto conto della mia parentesi (1935-1947) vissuta fuori dalle Giudicarie, prendo il coraggio permettendomi di esternare le mie sensazioni del tutto personali che mi sono rimaste in corpo. Dei miei primi due decenni (1920-1935) ricordo vagamente una maggior compattezza comunitaria anche se i rapporti fra la gente non erano facilitati dalla viabilità e dai mezzi di trasporto. Vi erano le grandi fiere e

mercati che davano il senso del vicino di casa; ma anche un Consorzio dei Comuni degli anni Venti impegnato su problemi idroelettrici e stradali e nella costruzione dell’Ospedale. Negli anni Cinquanta l’intuizione di un operare comune nelle e per le Giudicarie era percepita e sentita anche mediante il crescere e il progressivo affermarsi degli ultimi agglomerati urbani giudicariesi di Ponte delle Arche e di Madonna di Campiglio che stavano dando un nuovo volto al territorio coi due poli termale l’uno e turistico l’altro. Contemporaneamente la nascita del Consorzio dei Comuni giudicariesi sotto la guida di Alfiero Andreolli che ha portato all’istituzione dei due Bim del Sarca e del Chiese e che sembrava carico di promesse unificanti, ravvalorate successivamente dalla istituzione del Comprensorio, ma le speranze di una condivisa identità giudicariese non si attuarono. Penso che anche la litigiosa condotta dei partiti politici abbia impedito un amalgamarsi comunitario giudicariese che non ha mai trovato il giusto terreno di crescita né aperte situazioni di mutua ed aperta aggregazione. L’evidente e velocissimo progresso tecnologico a tutti i livelli è avvenuto ed è in atto anche in Giudicarie, e trova tutte le insiste potenzialità delle genti giudicariesi elevate al massimo esponenziale, ma esse non si trovano “in rete” ossia, in buon dialetto, pare che non riescono “a far gróp”: a trovare, cioè, strade ed autostrade che portino ai possibili traguardi comuni. Le evidenti individualità - sia di Enti che di persone e di settori operativi - impediscono il necessario ed indispensabile accordo/raccordo per le impellenti (ed in ritardo) realizzazioni, che hanno bisogno di imporsi al mondo valorizzando le reali ricchezze ambientali ed umane non ancora debitamente sondate ed “investite” secondo le più avanzate istanze; tuttavia - a mio modesto parere - urge trovare i necessari rapporti a livello comprensoriale per non rimanere ancora una volta travolti dall’isolamento e dalla mancanza di dover e voler “stare ed operare insieme”. - Mi si scusi, ma vivo ancora da “Quell’illuso del Musón”.


Memoria

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La ricostruzione in Valle del Chiese tra delitti e peccati Nonostante questi sgradevoli nei, gli edifici tornarono a rialzarsi, i paesi a ritornare abitati e la vita di tutti i giorni a riprendere il suo corso, interrotto più di cinque anni prima: le attività cooperative, nate e sviluppatesi nell’ultimo decennio dell’Ottocento proprio in Giudicarie ed affossate dal conflitto, rinacquero; gran parte delle attività commerciali pian piano ritornarono a riaffacciarsi sul mercato. Tutto sembrava ritornare alla normalità. O quasi. Nei primi tempi dei lavori, quando tutto era in mano al Genio militare, pare che vi fosse una certa insofferenza da parte dei locali riguardo ad alcune decisioni calate “dall’alto” per la costruzione e restauro delle case e per alcuni comportamenti arroganti dei caporioni delle commissioni militari. Gran parte delle case infatti furono ricostruite utilizzando progetti standard, senza badare alla destinazione d’uso originaria: nei nuovi edifici scomparvero così i tipici solai aperti per l’essicazione del fieno, oppure in molti casi sparirono cortili ed avvolti. Senza contare che praticamente tutte le vie e le strade erano state cambiate di nome dal comando militare già nei primi tempi del dopoguerra, stravolgendo completamente i riferimenti delle popolazioni autoctone. E poi le maestranze provenienti dal Regno d’Italia, molte

di Aldo Gottardi 1919. In Valle del Chiese ormai da parecchi mesi al suono delle artiglierie e delle fucilate si erano sostituiti altri rumori, ugualmente chiassosi ma indicatori stavolta di un nuovo clima di pace e di ripresa della civiltà. Erano iniziati i lavori di ricostruzione dei paesi. Lentamente le silenziose macerie, le rovine e i resti degli apprestamenti difensivi lasciarono il posto a chiassosi cantieri, baracche e a un brulicare di manovalanze che dal Regno d’Italia si riversavano a centinaia nei territori “redenti”. Lavori organizzati e delle quali ex militari che solo fino a pochi mesi prima avevano combattuto i parenti o le stesse persone per le quali ora stavano rimettendo in piedi le abitazioni. In questi momenti era facile che gli animi (sia dei locali che dei lavoranti) si scaldassero e almeno in un caso si giunse alle estreme conseguenze. Praso, sera del 4 aprile 1920: l’osteria gestita da Bernardo Armani era gremita di giovani di Praso e dei paesi limitrofi e di alcuni lavoranti bergamaschi impegnati nei cantieri di ricostruzione che stavano passando lietamente la serata, ognuno sul proprio tavolo, a bere e giocare a carte. Stando alla ricostruzione fatta qualche mese dopo dal giornale “Il Nuovo Trentino”, nel tavolo dei bergamaschi qualcuno pronunciò per scherzo qualche parola in tedesco e tanto bastò perché un altro della tavolata, tale Angelo Nicoli, che durante la guerra aveva perso un occhio, si infervorasse al punto da lanciarsi in insulti al Tirolo e alla sua gente. Queste

parole, dette ad alta voce, arrivarono alle orecchie di alcuni giovani di Praso (alcuni di essi pare fossero reduci imperial-regi) che reagirono con altrettanti insulti, e da li alle mani il passo fu breve. La gazzarra però fu stroncata sul nascere dal gestore che cacciò tutti fuori in strada, dove la rissa si concluse con i giovani di Praso in fuga. Ma la cosa purtroppo non finì li: i locali volevano vendetta per le parole ingiuriose ma soprattutto per la sconfitta subìta. Così, riunitisi in un’altra osteria del paese, organizzarono un agguato

predisposti inizialmente dall’Arma del Genio del Regio Esercito tramite apposite commissioni e che in un secondo momento furono affidati ad amministrazioni civili. Enormi furono gli investimenti e gli aiuti messi in campo dal Regno per la messa in sicurezza e la ricostruzione dei piccoli centri abitati delle Giudicarie e del Trentino, anche se non mancarono in alcuni casi episodi di abusi, inefficienze e lentezze burocratiche o cantieristiche, prontamente segnalati dai vari supervisori e sanzionate.

nei confronti del Nicoli e dei suoi compagni che nel frattempo erano andati a vedersi uno spettacolo di marionette al teatrino allestito vicino all’osteria di Edoardo Filosi. Per questo agguato i congiurati si armarono di randelli e uno di essi, il figlio ventitreenne del Sindaco di Praso Luigi Filosi, si mise in tasca un revolver militare. Raggiunti i bergamaschi al teatro, ne seguì un’altra rissa prima dentro e poi fuori: stavolta furono i lavoranti ad avere la peggio e fuggirono alla vicina osteria del Filosi per medicare colo-

ro che avevano riportato ferite nella colluttazione. Qui attesero che i trentini sciamassero, e una volta che gli avversari se ne furono andati, ritornarono ai loro alloggi. Stavano tutti per oltrepassare la soglia della propria baracca, quando un colpo di pistola squarciò la notte e Angelo Nicoli cadde colpito al fianco, morendo poco dopo. Già il giorno seguente i sospettati furono interrogati dalle autorità e il nome di Luigi Filosi fu riconosciuto come principale accusato dell’assassinio. Sull’esito del processo e sull’eventuale pena comminata al Filosi non ho ancora avuto modo di sapere, ma se riconosciuto colpevole senz’altro sarebbe stata esemplare. Gli episodi di convivenza con gli operai nel periodo 1919-1920 non furono per fortuna sempre così drammatici. Ad esempio, in un simpatico aneddoto riportato dal cimeghese Dario Salsa, l’allora curato di Cimego don Alessandro Bertolasi di Ala si trovò a dover fare i conti con il diffondersi di un

nuovo ed ignoto peccato tra i suoi fedeli, specialmente femminili. A don Bertolasi, a partire da un certo periodo, cominciarono a presentarsi in confessionale parrocchiane facendo ammenda e chiedendo il perdono per aver commesso dei “peccati lombardi”. Cos’erano questi peccati? Il parroco non ne aveva la minima idea ma non poteva compromettere la propria infallibilità, così mentre ai sempre più numerosi fedeli che si presentavano con questi peccati assegnava penitenze arbitrarie, tentò di chiedere lumi ai colleghi religiosi e persino al Vescovo, purtroppo non ricevendo che risposte evasive. La soluzione all’enigma comunque arrivò il giorno in cui si presentò al confessionale la sua perpetua, ammettendo di aver compiuto ben due peccati lombardi in un giorno. Don Bertolasi non si lasciò sfuggire l’occasione e le chiese di specificare. E la perpetua: “Gò dit bàsame i cojoni al marangun e pütana a ‘na galina.” Secondo il racconto di Salsa, pare che da quel momento e per tutto il giorno il parroco non smise di ridere, riuscendo a fatica a far messa quella sera: alle devote donne giudicariesi, quindi, pare fecero tanta impressione le “colorite” espressioni ed intercalari degli operai impegnati nei cantieri (in gran parte lombardi) da creare, senza il bisogno di concili o sinodi ecumenici, un nuovo tipo di peccato.


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Attualità

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Ideatore del Premio Internazionale di Solidarietà Alpina

Assegnato adAngiolino Binelli il premio Marcello Meroni della Solidarietà Il riconoscimento “dedicato a chi in ambito montano riesce ad essere un esempio” vuol ricordare la figura di Marcello Meroni scomparso ad appena 42 anni, una persona straordinaria. Aveva due grandi passioni, coltivate con animo generoso, quella per il suo lavoro di ricercatore all’Università e quella per la montagna. Articolato in quattro sezioni, ambiente, alpinismo, cultura e solidarietà, più una “speciale”, il premio è al suo undicesimo anno. Per la Cultura la giuria ha assegnato la targa a uno scrittore calabrese, che ha fatto conoscere ed amare le bellezze di Sila ed Aspromonte; per l’Ambiente lo ha dato al giovane sindaco di un paese del Piemonte, sperduto sulle montagne ai confini con Lombardia, Liguria ed Emilia, passato in pochi anni da 3.000 abitanti ad appena 90, per gli sforzi e la tenacia profusi nel tentativo di ripopolarlo con iniziative mirate al recupero del suo patrimonio urbanistico e alla valorizzazione del parco naturale

“Angiolino Binelli o ‘la Solidarietà!’”. Così lo ha definito il presidente del Cai Vincenzo Torti venerdì sera a Milano nell’aula magna dell’Università Statale, dove una giuria prestigiosa gli aveva assegnato la Targa del Premio Marcello Meroni per la

Solidarietà, un omaggio alla sua persona e ai suoi ideali, alla sua meritoria attività nel Corpo del Soccorso Alpino della Sat e al Premio Internazionale di Solidarietà Alpina da lui ideato, che il 21 settembre dell’anno prossimo sarà alla sua 48ma edizione.

in cui si trova immerso. Ha poi consegnato la targa dell’Alpinismo ad un rocciatore che si è speso e si spende per far conoscere le suggestioni delle scalate a tanti giovani, e quella della Solidarietà ad Angiolino, scelto fra ben 26 candidati. Con il premio Speciale si è inteso riconoscere i meriti del Gruppo Glaciologico Lombardo impegnato in una missione sulle Ande boliviane tra quelle popolazioni. Moderatore della serata Marco Albino Ferrini, scrittore e giornalista, che, dopo gli interventi del presidente nazionale del Cai, del Rettore dell’Ateneo e di alcuni Amministratori del Comune di Milano, ha presentato le figure degli insigniti, commentato gli audiovisivi di corredo e spiegato le motivazioni delle scelte dentro un’aula affollatissima, dov’erano intervenuti tanta parte del bel

mondo della borghesia meneghina, in particolare quella più sensibile ai problemi della montagna e dell’ambiente. e tante altre persone, anche da lontano. La Targa di Angiolino Binelli, impossibilitato a presenziare, veniva consegnata nelle mani di Giuseppe Ciaghi, vicepresidente del Comitato del Premio Internazionale della Solidarietà Alpina di Pinzolo, a Milano con i colleghi Fabrizia Caola e Luciano Imperadori, con Elena Guella vicepresidente della Sat provinciale e Paolo Querio presidente della Sezione Sat di Pinzolo, Carmelo Genetin della Stazione di Pinzolo del Corpo di Soccorso Alpino e Renzo Maffei in rappresentanza del l’Ana di Pinzolo. Commovente il commiato di Franco, l’anziano padre di Marcello Meroni, che ha espresso tutta la sua perplessità sui tempi cui andiamo incontro, auspicando di rimanere fedeli a certi valori, i soli capaci di orientarci in una società piena di nebbie.

Vigili del fuoco e minatori nel segno di Santa Barbara Un parterre d’autorità d’eccezione, diverse benemerenze consegnate ai volontari più assidui tra i quali il comandante del Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Praso Paolo Aricocchi, testimonianze del mondo minerario e una piacevole serata in compagnia. È questo in sintesi quanto andato in scena lo scorso 15 dicembre presso il Polo della Protezione Civile di Pieve di Bono-Prezzo dove i Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari della busa di Pieve di Bono hanno festeggiato Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco e dei minatori. Cinque i corpi che annualmente si riuniscono in occasione della Santa Patrona: Pieve di Bono (quest’anno corpo organizzatore) e Prezzo per il Comune di Pieve di Bono-Prezzo; Daone, Praso e Bersone per il Comune di Valdaone. Diversamente dai tradizionali ritrovi il Corpo organizzatore, guidato dal giovane comandante Cesare Balduzzi, grazie alla collaborazione messa in campo con l’assessorato

alla cultura del Comune di Pieve di Bono-Prezzo e all’associazione di promozione sociale “La Miniera” di Darzo, ha proposto alcuni momenti diversi dal solito con la serata “Tra Fuoco e Terra”. L’idea è nata grazie alla proposta avanzata dall’associazione “La Miniera” che da ormai alcuni anni cerca, attraverso

molteplici iniziative, di tener viva la fiammella del ricordo della vita in miniera. Il presidente Maurizio Fugatti dopo aver portato il saluto ai volontari e a tutti i presenti ha rimarcato l’importanza del servizio quotidianamente svolto. «Voglio ringraziare - ha commentato Fugatti - tutti i Volontari che ogni giorno offrono il

proprio servizio al servizio della comunità. I Corpi dei Vigili del Fuoco dislocati sul territorio sono una preziosa risorsa che va salvaguardata. “Stiamo lavorando - ha proseguito il presidente - per agevolare l’attività del volontariato pompieristico sollevando il volontario dalle importanti responsabilità presenti oggi.» Anche il vicepresidente Mario Tonina si è complimentato con i corpi presenti. «Il vostro volontariato - ha detto Tonina - raccorda, unisce e dà senso di serenità alla comunità. Attraverso la presenza di tanti giovani si intravede il futuro: è un segno tangibile che il Trentino sa esprimere”. “Vogliamo ringraziare - hanno invece commentato i sindaci - tutti i volontari per la tempestività d’intervento che garantisce sicurezza alla popolazione. È doveroso ricordare il grande impegno profuso nei concitati giorni di maltempo registrati alla fine dello scorso mese di ottobre”. È toccato infine al Comandante Cesare Balduzzi portare il saluto del Corpo

organizzatore. “Santa Barbara - ha esordito Balduzzi - è l’occasione per fortificare la collaborazione e l’affiatamento tra i Corpi. Negli ultimi anni sono stati fatti degli importanti passi in avanti e il servizio offerto ne ha tratto indubbio beneficio. Ringrazio le autorità presenti e tutti i volontari, tra cui l’importante corpo degli allievi, per la disponibilità che quotidianamente riservano alla nostra comunità”. Dopo i saluti di rito c’è stato lo spettacolo a cura dell’associazione “La Miniera” di Darzo con alcuni interventi storico-culturali intervallati da alcuni canti tipici dei Minatori di Darzo. Al termine, dopo un momento conviviale preparato esclusivamente con i prodotti tipici della Valle del Chiese, c’è stata la sfilata degli oltre settanta volontari sulle note di alcuni rappresentanti della Banda Musicale di Pieve di Bono verso la Chiesa Arcipretale di Santa Giustina di Creto dove si è tenuta la Santa Messa officiata da Don Vincenzo Lupoli. (M.M.)


Sport

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A Campiglio notte da brividi per 19.000

La porta stregata consegna la 3Tre allo svizzero Yule Voleva la terza vittoria a Campiglio, Hirscher, ed invece la seconda manche ha sgretolato il suo piano all’altezza della terza porta, dove molti altri hanno trovato lo stesso destino. Tra questi, un paio di minuti prima di Hirscher, il norvegese Henrik Kristofferson era evaporato nello stesso identico punto: anche lui deve rinviare all’anno prossimo il sogno del tris a Campiglio. Una sorta di effetto-domino. Gli statistici non ricordano in tempi recenti uno slalom in cui né Hirscher né Kristofferson siano arrivati in fondo e già questo la dice lunga sull’imprevedibile esito della 65.sima classica trentina. Incredibile – esclama il vincitore Yule – io già stavo esultando per un posto sul podio, mai avrei pensato che potesse verificarsi un colpo di scena di questa portata”. Un svizzero sul gradino più alto del podio in una pro-

La maledizione del “3” scompiglia la notte di uno slalom incredibile regalando emozioni a ripetizione ai 19000 spettatori sul Canalone Miramonti. Lo svizzero Daniel Yule vince la sua prima gara di Coppa del Mondo nello slalom di Campiglio in una seconda manche (tracciata proprio dall’allenatore

elvetico Matteo Joris) da thrilling. Dietro di lui due austriaci, ma non il grande Marcel Hirscher: il secondo posto di Marco Schwarz e il terzo di Michael Matt non compensano la grande delusione dell’uomo che non sbaglia mai ma che stavolta ha sbagliato, eccome.

va di Coppa del Mondo tra i pali stretti non si vedeva dal 2007 (Marc Gini a Reiteralm). Ma le sorprese vengono anche dal basso, non solo dai “boss” del circo bianco. La pista perfetta del Canalone Miramonti – confermatasi un’eccellenza a livello mondiale, grazie alla professionalità di chi la prepara – ha consentito a molti atleti partiti con un pettorale alto nella prima manche di trovare un posto nei primi trenta. Tra questi un superlativo Giuliano Razzoli, il campione olimpico di Vancouver 2010 a Campiglio rinasce dopo tre anni di calvario che lo avevano portato vicino al ritiro. Partito con il pettorale 69, l’azzurro ha chiuso al quinto posto e nel dopo gara è sembrato commosso: “Risalire dopo un periodo così difficile è stato una fatica improba, ma questo risultato mi ripaga di tutti i sacrifici che ho fatto”. Bravi nel complesso gli azzurri con cinque qualificati alla seconda manche e Manfred Moelgg ottimo sesto, proprio a pochi centesimi da Razzoli. Il giovanissimo Alex Vinatzer, che nella prima manche era stato sorprendentemente ottavo e migliore degli italiani, ha sciupato tutto nella seconda uscendo anche lui dalla porta stregata. Pochi rimpianti viceversa per uno Stefano Gross lontano dalla forma ideale, positiva invece la prova di Simon Maurberger.


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Sport

GENNAIO 2019 Da quest’anno un nuovo parcheggio a disposizione della pista di Borgo Lares

Fiaccolata e apertura, alle Coste è subito pienone In tanti appassionati di sci hanno affollato il centro sciistico sin dall’apertura del 15 dicembre. “Un’ottima partenza”; con queste poche parole i vertici della Pro Loco di Bolbeno, da oltre 50 anni ente gestore dell’impianto sciistico alle Coste, esprimono la soddisfazione che aleggia tra tutti gli operatori che operano presso la piccola ma agguerrita skiarea. Fin dalla data di apertura, il 15 dicembre, sono state davvero molte le persone accorse sia per sciare sia

per divertirsi con bob e slittini, sfruttando magari le serate di apertura dell’impianto, tutti i mercoledì e venerdì dalle 18.30 alle 21.00. Ottima affluenza anche durante le vacanze di Natale, durante le quali ai “valligiani” si stanno aggiungendo anche migliaia di turisti, ormai abituati a trovare nel piccolo centro giudicariese un ambiente ideale per la pratica dello sci, in particolare per i più giovani.

La fiaccolata del 30 dicembre, con oltre un migliaio di persone presenti è stata una vera e propria festa di emozioni con i fuochi d’artificio che hanno concluso una serata per i tanti volontari e partecipanti splendida, sotto ogni punto di vista. Un inizio, dunque, coni fiocchi per il miracoloso centro sciistico che quest’anno può contare sul nuovo parcheggio da oltre 80 posti auto posizionato di fronte al Ristorante “La Contea”, su una nuova strada di accesso e su un

locale noleggio sci arricchito di nuovi servizi. Ultima annotazione, non certo per ordine di importanza, riguarda il trend delle iscrizioni all’ormai famoso corso di avviamento allo sci che ha portato lo Sci Club Bolbeno tra le primissime posizioni in Italia quanto a numero di tesserati. Fonti del sodalizio riferiscono di un ottimo trend di iscrizioni,

certamente anche aiutato dal mantenimento a 60 euro della tariffa d’iscrizione e dall’introduzione del corso “Piccole Volpi” rivolto a quei bambini dagli 8 anni in su con alle spalle almeno due corsi sci. Le iscrizioni sono ancora aperte, anche online sul sito dello Sci Club Bolbeno.

Un successo la giornata di porte aperte per il club locale

Tennis Tione, ripartono i corsi per tutte le età È ripartita con tante novità la nuova stagione del tennis a Tione. Il circolo giudicariese ha da poco ricominciato le attività sociali e già si prevedono numeri importanti. Il primo grande cambiamento è stato fatto sulla figura “padre” per gli allievi del Club, ovvero il maestro: a ottobre ha iniziato ufficialmente il percorso d’insegnamento il 21enne condinese Gianni Faustini, istruttore giovane e con tanta voglia di fare. L’obiettivo è quelli di avvicinare nuovi giocatori al tennis, nuovi baby atleti che possano competere a livello provinciale se non oltre. Per la squadra “over”, invece, è ripartita la Coppa Alto Adige Indoor/Suedtirolpolkal Indoor, dove i ragazzi capitanati dal Presidente Fabio Fedrizzi, cercheranno di portare alto il colore rosso/blu in tutta la regione. Il 24 novembre si è inoltre svolta la manifestazione “Tennis Aper-

to”, giornata dedicata ai bambini: quelli della scuola tennis si sono sfidati in un match avvincente e combattuto fino all’ultimo punto come veri campioncini; gli altri bambini non praticanti che hanno

partecipato hanno potuto provare l’emozione del tennis con gli istruttori del circolo. In prima serata sono andate in scena due esibizioni, una tra la piccola under 10 Mariastella Failoni, campionessa

provinciale e atleta dell’AT Darzo, e che saltuariamente si allena presso il club tionese, e Dario Trentini, allievo della Scuola Tennis Tione e secondo classificato al torneo disputato poche ore prima. Caparbio

e tenace, Dario ha sostituito Daniele Faustini (Campione provinciale under 11, impegnato con la rappresentativa Trentina), facendosi grande onore. La seconda esibizione invece ha visto scontrarsi Pietro Pecoraro giocatore della squadra di serie A2 del CT Trento e Shaka Cristellotti, che ha iniziato da poco il suo percorso a Caldaro. Il Tennis Club Tione non si ferma: nel mese di gennaio si disputeranno un torneo vintage con racchette di legno e maglia bianca (presumibilmente sabato 26 gennaio), seguirà poi il classico ed intramontabile torneo sociale ed un torneo rodeo nazionale di terza e quarta categoria. Per chi invece volesse intraprendere questo bellissimo sport durante il periodo invernale e primaverile, ripartono i corsi di tennis e minitennis stagionali dedicati ad adulti, ragazzi e bambini.


Attualità

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Accorpamento dei seggi di Daré eVigo Rendena, le ragioni della decisione Refrigerante R32

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Tutti giù per terra

GENNAIO 2019

Il senso(re) della vita

Progresso fa rima con regresso. Spesso. Concetti separati da un confine precario come quello tra Stati Uniti e Messico. Nozioni che sovente si sovrappongono, si confondono, fino a miscelarsi armonicamente come l’aperol e il prosecco di uno spritz. Ci mancava solo il ‘seggiolino salvabebè’, obbligatorio dal 2019 nelle auto di mamme e papà con bimbi fino a 4 anni. Utile più per Brunetta alle riunioni di Forza Italia (si mormora infatti che spesso l’ex ministro sia stato dimenticato chiuso dentro la sede del partito), che al progresso dell’umanità. Domanda: ma siamo sicuri che un’innovazione di questo genere, che si ingerisce nel rapporto genitore-figlio fastidiosamente come un pelo nella bocca, contribuisca davvero a migliorare le condizioni di vita? Forse azzera un rischio ‘potenziale’, stimato in una percentuale dello zerovirgolazerozero, pari a quella che un artigiano si presenti puntuale all’appuntamento concordato,

Nelle stalle una interminabile schiera di generazioni ha tenuto i filò - cioè vita vissuta in compagnia e arént ai bestiói -, perciò non solo luogo riservato agli animali ma anche luogo comunitario di vita sociale. Ma la stalla, in sé, rimane quella che Papini, nella sua “Storia di Cristo” descrive così: «Gesù è nato in una Stalla. Una Stalla reale è la casa delle Bestie, la prigione delle Bestie che lavorano per l’Uomo. L’antica, povera Stalla dei paesi antichi, dei paesi poveri… La Stalla non è che quattro mura rozze, un lastricato sudicio, un tetto di travi e di lastre. La vera Stalla è buia, sporca, puzzolente: non v’è di pulito che la mangiatoria, dove il padrone ammannisce fieno e biadumi. Questa è la vera Stalla dove Gesù fu partorito…». Nelle nostre stalle la gente vi ha vissuto per secoli ed a me piacerebbe che con l’anno prossimo almeno

ma a quale costo ‘affettivo’ e sociale? Genitori di tutta Italia: SVEGLIATEVI! Quando siete in auto parlate piuttosto ai vostri pargoli e non li dimenticherete. Di rimbecillirvi su Candycrash avrete dopo tutto il tempo in ufficio. In macchina cantate loro una canzoncina. Se la sigletta dei Pokemon è troppo difficile da memorizzare potete sempre darci dentro con il repertorio dei cartoni anni ’80: il vintage va così di moda…. I Puffi (metafora ante litteram degli ‘azzurri’ Berlusconi e Brunetta – oddio! Ancora lui!) o Doràemon (‘…io conosco un grande gatto, sempre allegro e soddisfatto, dalla testa rotondissima..’: era Romano Prodi, e chi seno’??) andranno benissimo vedrete. E se cantare musichette lo trovate poco consono alla vostra postura da genitori ingessati, potete sempre ripiegare su qualcos’altro. Da evitare però la Carrà, Cugini di Campagna e Sferaebbasta: per motivi diversi, rischiate di provocare ben altri traumi

al vostro bebè. Il peso delle responsabilità e della concentrazione, imprese faticosissime quasi quanto salire la cima Coppi su un monopattino. Pur di liberarce-

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

ne preferiamo delegare all’elettronica la gestione e il controllo di pezzi sempre maggiori della nostra elementare esistenza quotidiana. Se le responsabilità ci rendo-

no uomini, lo spurgarci da esse ci rende schiavi. Ma l’umanità la sua scelta l’ha fatta da tempo: schiavi tecnologici tutta la vita! E ci siamo rinchiusi in

una gabbia di ‘bibiiip’ e vibrazioni che ci avvertono di compiere le azioni più disparate: impulsi acustici (seggiolini bebè, sensori di parcheggio, cinture di sicurezza), impulsi visivi e sensoriali. Orologi digitali multitasking che ci impongono cosa mangiare, quanto mangiare, quanto passeggiare e di cosa parlare, cosa pensare e se pensare, anzi non pensate proprio che tanto pensa a tutto lui. Dispositivi imprescindibili come i nei sul viso di Bruno Vespa, congegni dall’altissimo quoziente intellettivo che neanche a un simposio di premi Nobel per la scienza. Possiamo addirittura far l’amore a distanza indossando guanti dotati di sensori che riproducono odore e pelle del partner. Sperando che lei non li confonda indossando per sbaglio quelli del suo amante. E tra un po’, ci scommetto la mia preziosa collezione di lassativi scaduti, inventeranno un gelato al gusto di Sildenafil. Dopo il Fiordilatte ecco il FiordiViagra, e senza ricetta medica!

La lettera di Mario Antolini Muson

Presepio con vachér e filò Carissimo Adelino, so di essere da te capito a pieno e perciò prendo il coraggio per proporti un’idea balzana. Riguarda il

“presepio”. Le Giudicarie sono la terra dei “vachèr” e le nostre vallate sono sempre state piene di stalle in paese, di cà da mónt e di malghe in montagna.

qualche “Presepio” fosse allestito in qualche stalla, in mezzo alle mucche e col bambinello nella mangiatoia (preséf/pardéf) e la gente attorno a fare filò. Questo, per me, sarebbe il “presepio vivente”: far capire e comprender da dove il Natale è partito e non dove è arrivato fra luminarie, statuine e paesaggi artistici. Idea balzana? Lascio a te decidere, che di stalle te ne intendi. Con l’occasione anche un augurio per un 2019 gioiosamente sereno e grazie per aver donato alle Giudicarie il mensile che da anni ci fa compagnia. Un saluto dal Musón.


Opinioni a confronto

Tragedia di Corinaldo, figli lasciati a se stessi

BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

La tragedia di Corinaldo che ha visto morti e feriti in una discoteca per cause ancora tutte da accertare, ha scatenato, com’era prevedibile, un sacco di commenti. I più si chiedono se sia giusto o meno che ragazzi di 14, 15 anni trascorrano gran parte della nottata in discoteca e non a casa con i genitori, o a letto dopo una certa ora, tu che ne pensi? Angela

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Per chi è cresciuto andando a letto “dopo Carosello” credo sia difficile davvero accettare che i propri figli, ancora adolescenti, possano gironzolare, da una discoteca all’altra, tutta la notte con il consenso di mamma e papà. Non occorre essere grandi esperti di locali e di feste al buio per sapere che nella maggior parte dei casi le regole non vengono rispettate, la capienza prevista viene di solito dilatata a sproposito, e durante quelle serate gira e si consuma di tutto. Poi,

com’è successo nella discoteca di Corinaldo, la situazione degenera e la festa si trasforma in tragedia. E il giorno dopo, siamo tutti a chiedersi come possa essere accaduto. Il fatto è che i genitori non sanno più educare i propri figli. Perchè educare i figli richiede fatica, sacrificio, rinunce, e soprattutto impegno. Meglio delegare. Ormai sono la Tv e i Media che dettano legge e ai genitori la cosa va anche bene evitando così di assumersi il compito di dire di “no”, di vietare

le cose esagerate. In quale famiglia non si permette ai bambini di 6-7 anni di stare al computer per pomeriggi interi, addirittura ci sono ragazzi che usano

il tablet anche al ristorante sotto gli occhi indifferenti dei genitori. Almeno non rompono le scatole. Così già da bambini si entra nel mondo degli adulti senza

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averne la consapevolezza e il discernimento opportuno esponendosi a rischi ed insidie talvolta molto pericolose. Educare, dare delle regole di comportamento, dire di “no” è faticoso e difficile. Dopo una giornata di lavoro, stanchi morti, dover poi “combattere” anche con i capricci dei figli non è il massimo, più comodo soprassedere. Assecondare. È la debolezza dei genitori d’oggi, una debolezza comprensibile, ma che alla fine non ripaga, anzi. (a.a.)

Che noia la questione Calendari educativi dei presepi invece di donne nude Anche quest’anno, come succede ormai da qualche tempo, abbiamo assistito alla campagna contro la celebrazione del Natale nelle scuole in alcune delle quali sì è evitato di “fare” il Presepio con la solita scusa di non offendere la sensibilità degli scolari di altre religioni. Adesso mi hanno stufato, ho più l’impressione che certe posizioni di Presidi ed insegnanti a riguardo siano solo alibi per nascondere il proprio rifiuto delle nostre tradizioni e della nostra civiltà. Roberto In effetti questa diatriba, che si ripete ogni anno, ha “stufato” anche me. A mio parere i sostenitori dell’abolizione del Presepio dovrebbero sforzarsi di abbandonare il loro becero integralismo e considerare la cosa anche da un altro punto di vista. Se è vero, ma non credo, che il Presepe in una scuola o in una piazza venga vissuto da

qualcuno come offesa alla sensibilità di chi professa altre religioni o non ne professa alcuna, vorrei ricordare che è altrettanto vero che la sua cancellazione è una evidente violazione della sensibilità della maggior parte di noi ai quali, essendo cristiani, viene negato uno dei momenti più cari della nostra tradizione secolare. Io non so se coloro che sono contro il Presepe nascondano un’avversione al Cristianesimo o alla Chiesa. Credo che certe posizioni derivino da una falsa concezione della laicità della società in cui viviamo. Proprio di questi tempi dove i motivi di contrasto con altre religioni sono all’ordine del giorno, il rispetto delle culture maggioritarie è un buon punto di partenza per un corretto e fruttuoso confronto fra religioni diverse. Cancellare non porta vantaggi a nessuno, impoverisce tutti. E rende più difficile ogni dialogo. Questa è la mia opinione. Adelino Amistadi

Caro Adelino, in questi giorni mi vengono regalati calendari d’ogni sorta. Anche quest’anno i vari editori sembra facciano a gara a chi si spoglia di più, non c’è mese che non riporti una donna nuda, talvolta ho persino vergogna di esporli in negozio. I calendari popolari li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e potrebbero essere un veicolo di coltura e di prevenzione...che so io, una pagina dedicata al fumo che fa male, un mese dedicato al casco obbligatorio per chi va in moto, un altro mese l’obbligo di allacciarsi la cintura in auto, ma anche l’Inno di Mameli per intero che molti neanche conoscono...così avremo il vantaggio di avere tutti i giorni sotto gli occhi qualcosa di utile alla nostra quotidianità... Margherita L’idea non è male, ogni mese lo si potrebbe dedicare qualcosa d’importante, di istruttivo, e di attualità. Ma poi riusciresti ad immaginare la faccia di chi, in certi ambienti, come

caserme, bar, cabine dei Tir, spogliatoi, garage, officine, barbieri, macellerie, è abituato da sempre a sollecitare i propri ormoni con quotidiane considerazioni più o meno lascive sulle le foto dei calendari? Ormai la nostra società ha debordato, ha superato ogni limite. S’è diffuso sempre più il principio che meno si sa e meglio è. L’ignoranza va di moda. Prendiamo la politica: più uno dei nostri usa parolacce, strafalcioni compresi e racconta balle, più la gente lo “apprezza”, siamo finiti in un vicolo vizioso di cui è difficile vederne l’uscita. Quando votiamo, votiamo uno di noi, non uno migliore di noi. L’educazione in genere non è più un valore, figuriamoci l’educazione civica. Credo proprio che i tuoi calendari “educativi” non sarebbero ben accetti nella società d’oggi, non avrebbero mercato. Ma poi, alla fine, i calendari che tu non puoi soffrire, in fin dei conti non fanno male a a nessuno. Facilitano qualche sorriso in più e questo non è male. (a.a.)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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GENNAIO 2019

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