Giornale delle Giudicarie dicembre 2021

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Turismo, si spera nella stagione invernale

L’EDITORIALE

Verso il Natale aspettando il Presidente

Alle pagine 4 e 6

Non si fa che parlare in Tv e sui giornali dell’andamento del covid che sta tornado impetuoso con la quarta ondata. Quale possa essere il Natale di quest’anno è difficile da prevedere. Ognuno dice la sua, esperti, virologi, no Vax, stregoni, filosofi, ciarlatani e la confusione a riguardo si ingigantisce sempre più. Quello che è certo è che pur con il rischio che qualche regione nelle prossime settimane cambi colore, le feste torneranno ad essere più vicine alla normalità rispetto a quelle dell’anno scorso. Secondo gli esperti, quelli veri, il fattore fondamentale che farà la differenza sono i vaccini, affiancati dall’obbligo del green pass che permetteranno una maggiore socialità e, con cautela, la ripresa di qualche viaggio, entro i confini s’intende. Continua a Pagina 8

EUROPA

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Con peisti di Paolo Magagnotti Il recente congresso internazionale dei giornioni. A pag. 11

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Cultura

Risvegliare i sonnambuli

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di Paolo Magagnotti

Non smetterò mai, finché avrò fiato, di parlare e scrivere di Europa, cercando di convincere chiunque sulla necessità di esprimere tutte le forze possibili per sostenere l’unità delle Nazioni e dei popoli europei.

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Ospedale

Matteo Riccadonna direttore A PAGINA 13

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LARIFLESSIONE Don Celestino Riz: «A Natale, scegliere la via della gratuità» A pag. 8

Attualità

Baldracchi presidente di Italia Nostra

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Rassegna Stampa

DICEMBRE 2021

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA NOVEMBRE 2021

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA A Borgo Lares una giornata di festa, per rinsaldare e fortificare il comune spirito cavalleresco. - È questo l’evento tenutosi nei giorni scorsi ed a cui hanno partecipato tutti coloro che sono stati insigniti del titolo di Cavaliere d’Italia. La giornata di festa, proposta ed organizzata dal Cav. Gilbero Artini di Zuclo (Comune di Borgo Lares) delegato per le Valli Giudicarie della sezione provinciale di Trento “Cavalieri d’Italia”, si è tenuta nella suggestiva location della “Madonna del Lares”, nel territorio comunale del comune di Borgo Lares. Il programma della giornata ha visto il ritrovo dei Cavalieri a metà mattina con la santa messa celebrata nella Chiesetta della “Madonna del Lares” da Don Marcello Farina. Presente al momento religioso anche il Cav. Ufficiale Berghi ed il Commissario Zambaldi in rappresentanza della sezione provinciale di Trento. I partecipanti si sono successivamente spostati al vicino ristorante “La Contea” dove hanno pranzato in compagnia trascorrendo così alcune ore assieme rinsaldando lo spirito cavalleresco.

E’ di 4.500 metri cubi il volume di roccia fatto esplodere sopra la statale del Caffaro - È avvenuta secondo le previsioni la demolizione controllata con esplosivo della parete rocciosa, in corrispondenza della curva al km 102,800 della Statale del Caffaro, nel comune di Comano Terme. L’intervento ha interessato circa 4.500 metri cubi di roccia ed è servito a consolidare e riprofilare il versante roccioso immediatamente a monte della sede viaria. Sarà realizzato anche un ampliamento della piattaforma stradale, per migliorare la sicurezza e la fluidità della circolazione con riferimento in particolare al transito di autobus, autotreni ed autoarticolati. Funivie Pinzolo: “Il bilancio 20/21 è lo specchio della pandemia, ma si pensa al futuro” - Si è tenuta al Paladolomiti l’assemblea annuale delle Funivie Pinzolo che ha approvato il bilancio d’esercizio relativo all’estate 2020 e all’inverno 2020/2021. Il disavanzo è di -115.524 euro mitigato dai ristori che dovrebbero essere

accreditati a breve e dalla sospensione degli ammortamenti. Sono stati posticipati tutti gli investimenti non necessari, ma si confida nella ripresa e nel tornare a guardare avanti con la sostituzione, nel 2023, della seggiovia quadriposto che porta al Doss del Sabion. Consegnato il marchio “Qualità Parco” a 18 imprese trentine. La cerimonia alle Cantine Ferrari di Ravina - 47 è il numero totale delle aziende riconosciute con il marchio “Carta Europea del Turismo Sostenibile – Qualità Parco”; 18 sono quelle che hanno rinnovato, o conseguito per la prima volta, l’attestazione, con una cerimonia tenutasi alle cantine Ferrari di Ravina, presenti il presidente del Parco Naturale Adamello Brenta Walter Ferrazza, gli assessori provinciali all’urbanistica e ambiente Mario Tonina e al turismo Roberto Failoni, e il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.

2021 Direttore Sanitario: ���������Cristantielli Patrizia

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Violenza sulle donne, il report per il Trentino La situazione relativa alla violenza sulle donne in Trentino è simile a quella delle altre regioni italiane. Per quanto riguarda i dati riferiti all’anno 2020 si registra una contrazione delle denunce rispetto gli anni passati e un drastico calo nei procedimenti di ammonimento: se nel 2014 si registrava un totale di 910 eventi, di cui 722 denunce e 188 ammonimenti, nel 2020 il dato complessivo è sceso a 475 di cui 391 denunce e 84 procedimenti di ammonimento. Dal punto di vista dell’incidenza sulla popolazione femminile si registrano 2,5 casi ogni 1.000 donne, tenendo come riferimento il numero complessivo di donne tra i 16 e i 64 anni in Trentino al 1° gennaio 2020 pari a 169.314. Drammatica poi la relazione fra la vittima e il presunto autore: nel 39,4% si tratta del partner e nel 24% dei casi dell’ex partner. Ispra: gli orsi pericolosi vanno trattati come tali Gli orsi pericolosi vanno trattati come tali e per essi occorre considerare azioni come la rimozione, la captivazione permanente o l’abbattimento, oltre che la cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio. Lo evidenzia l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nella sua risposta alla Provincia autonoma in relazione alla sentenza del Consiglio di Stato del 3 novembre scorso su M57, nella quale i giudici amministrativi hanno invitato l’amministrazione provinciale a “valutare la liberazione dell’orso con radiocollare”. Giunta provinciale, cambiano le deleghe agli assessori Dal presidente Fugatti vengono trasferite all’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli le deleghe per: i sistemi informativi e di telecomunicazione, il coordinamento degli interventi di semplificazine dell’attività amministrativa, le espropriazioni per pubblica utilità, gli interventi sull’Interporto; la riforma della pubblica amministrazione provinciale. Sempre all’assessore Spinelli passano dall’assessore alla salute Stefania Segnana inoltre le deleghe in materia di: interventi in materia di conciliazione famiglia-Lavoro mediante i fondi strutturali dell’Unione europea (ovvero i buoni di servizio). Dal presidente Fugatti all’assessore agli enti locali, che aggiunge anche la denominazione di trasporti e mobilità, Mattia Gottardi vanno le deleghe su trasporti di interesse provinciale, comprese le funzioni delegate dallo Stato in materia, il piano della mobilità e i porti lacuali, escluse però le linee funiviarie e gli impianti a fune mentre rimangono peraltro riservate al presidente Fugatti le infrastrutture connesse alla viabilità alla mobilità e ai trasporti. Infine, la delega per i rapporti con il Consiglio provinciale passa dall’assessore Gottardi al vicepresidente Mario Tonina. Aperta a Palazzo delle Albere la mostra “Il Viaggio Meraviglioso. Tra Scienza e Filosofia”

Aperta a Palazzo delle Albere la mostra “Il Viaggio Meraviglioso. Tra Scienza e Filosofia”. Ideata dal presidente del MUSE Stefano Zecchi, sarà visitabile dal 20 novembre 2021 al 5 giugno 2022. Il rapporto tra scienza e filosofia affrontato attraverso un percorso espositivo multimediale, tra luci, musica, immagini, personaggi e voci. Una narrazione immersiva rappresentata, attraverso testi teatrali, proiezioni di video all’interno di una scenografia suggestiva che scandisce i capitoli della trama, dal mito alla scienza contemporanea. Un viaggio nel tempo illuminato da bellezza, amore, pensiero. Nuovo portale e nuova app TreC+ È a disposizione gratuitamente di tutti gli iscritti al sistema sanitario provinciale la nuova piattaforma TreC+, sviluppata grazie al contributo di medici e cittadini. Rappresenterà l’unico punto di accesso ai servizi digitali dell’Azienda sanitaria. Una seconda vita per i mozziconi di sigaretta, ci pensa una start-up trentina Nata nel 2019 dal “vizio” per il fumo dei due fondatori, Marco Fimognari e Nicola Bonetti, la startup, unica nel suo genere in Italia, gestisce il servizio di stoccaggio, raccolta e riciclo delle sigarette attraverso oltre 500 Smokers Point installati in centri commerciali, imprese e comuni, da Trento a Ragusa. Dai marciapiedi delle nostre città, dove vengono spesso incautamente gettate, alla montatura dell’occhiale o al manico di un ombrello: è questa la “seconda vita” che hanno avuto 2 milioni di mozziconi di sigarette grazie a Re-cig, nel primo anno di attività. La startup innovativa, insediata a Rovereto in Progetto Manifattura, ha brevettato infatti un innovativo sistema che intercetta in appositi “smokers point” metallici le “cicche” delle sigarette, le stocca in appositi contenitori e le smembra, separando carta, tabacco e filtro. Quest’ultimo viene appositamente trattato e ritrasformato in acetato di cellulosa, un prodotto plastico adatto a diverse attività produttive. Tra gli impieghi più comuni, quello nell’occhialeria, nella stampa 3D e nella produzione di manici per gli ombrelli. Trasporti: la nuova carta scalare disponibile nelle 250 tabaccherie abilitate del Trentino La nuova carta scalare anonima è disponibile, oltre che presso le biglietterie di Trentino Trasporti e Trenitalia, anche nelle 250 rivendite tabacchi aderenti ai servizi PuntoLis. E’ disponibile in formato COP (Chip On Paper), ovvero su carta al cui interno è inserito un microprocessore contenente un piccolo borsellino ricaricabile. E’ valida su tutti i servizi urbani ed extraurbani della Provincia Autonoma di Trento: servizi urbani di Trento, Rovereto, Alto Garda e Pergine; funivia Trento-Sardagna; servizi extraurbani su gomma; servizi ferroviari Ferrovia Trento Malè Mezzana e ferrovia Trento Borgo Bassano; servizi ferroviari Trenitalia fino a Primolano, Borghetto e Mezzocorona e stazione di Ora.


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Tavola Rotonda: il turismo invernale

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Tullio Serafini presidente Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio

“Provageneraledisicurezzasullepistesuperata” Nella speranza che l’emergenza sanitaria stia per attenuarsi, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua attività e per il mercato turistico locale? Le ripercussioni sul comparto turistico sono state pesanti, sia dal punto di vista economico che sociale, e hanno coinvolto tutto il sistema montagna, in particolare la “montagna bianca” e tutti i suoi protagonisti - dagli albergatori con i loro collaboratori ai commercianti, dalle società impianti con i dipendenti e le maestranze fino ai maestri di sci e agli operatori della attività collegate - che nell’inverno 2020/2021 non hanno lavorato. Nell’estate 2021 si è registrata una positiva ripresa dei flussi turistici che ha dato una boccata d’ossigeno al comparto. Si stanno inoltre profilando nuovi modi di fare vacanza: per più giorni e anche in periodi non canonici come l’autunno. Questo ci fa ben sperare per una ripresa in grado di stimolare modelli turistici nuovi, più rispettosi verso l’ambiente e durevoli nel tempo.

Siamo alla vigilia di una stagione turistica invernale che sta per avviarsi tra grandi speranze e qualche timore. Quali sono le aspettative? Che previsioni si possono fare per l’arrivo dei turisti dall’estero? Le Funivie di Madonna di Campiglio hanno effettuato un’anteprima di stagione il 20 e 21 novembre testando con attenzione tutte le misure stabilite dai protocolli per garantire la sicurezza degli ospiti/sciatori. È stato messo in campo un notevole sforzo organizzativo e sono state introdotte ulteriori misure prudenziali come il controllo del greenpass a tutti e la limitazione del numero di accessi. La prova generale è stata superata a pieni voti e ci sono le premesse per affrontare in sicurezza la stagione invernale. Certo, c’è bisogno non solo di grande attenzione da parte dei soggetti turistici che operano sul territorio, ma della collaborazione di tutti. Aggiungo che tutta una serie di servizi in versione digitalizzata (skipass con prezzi dinamici, stagionale a consumo, applicazione

da parte della Provincia autonoma di Trento attraverso dei bandi specifici, ma si tratta di ristori e aiuti che permettono di mitigare i debiti accumulati durante i mesi di chiusura tra il primo lockdown di fine inverno/primavera 2020 e la stagione invernale 2020/2021 che non c’è stata. Sia per quanto riguarda le società degli impianti di risalita che gli operatori turistici non si tratta in alcun modo di risorse per nuovi investimenti per il progresso futuro, ma per evitare fallimenti definitivi ed essere in grado di ripartire.

Qoda che trasforma la coda fisica in virtuale assegnando un orario riservato di ingresso agli impianti di risalita, etc.) supportano e agevolano la vacanza sugli sci oltre a garantire una corretta organizzazione generale. Gli ospiti provenienti dall’estero stanno mostrando il consueto interesse per la vacanza sulla neve a Madonna di Campiglio e a Pinzolo, ma gli spostamenti tra uno stato e l’altro

diventano ogni giorno più complicati. È un’incognita. Ci aspettiamo una flessione che ci auguriamo di colmare, in parte, con una crescita di arrivi e presenze da parte dei turisti italiani. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? C’è stato un forte impegno

Sul piano strategico, quali sono gli aspetti sui quali puntare nei prossimi anni a livello di area turistica? Gli obietti sono scritti nero su bianco nel Piano strategico pluriennale che abbiamo approvato la scorsa primavera. Siamo partiti dall’analisi approfondita del presente, con particolare riferimento al prodotto turistico, per tracciare una via che guarda ai prossimi anni. La strategia si fonda su 5 “pilastri” che definiscono l’orientamento della destinazione. Il primo è il

“prodotto-esperienza” che guarda oltre una logica guidata dalla promozione e dà risposte nuove e concrete alla motivazione che spinge l’ospite a soggiornare sul nostro territorio. Poi il “mercato” che non guarda più al target, ma agli interessi e alle esigenze dei singoli turisti. Quindi il “brand”, riconoscibile, in grado di evocare emozioni e legato alle eccellenze del territorio, ma anche capace di valorizzare i luoghi e le sfumature del nuovo ambito armonizzato. Quarto pilastro “governance a geometria variabile”, cioè coinvolgimento di attori specifici da responsabilizzare nello sviluppo e nella progettazione di temi specifici. Ad esempio, l’estate non può prescindere dalla collaborazione con il Parco Naturale Adamello Brenta, le innovazioni che riguardano l’esperienza sci e si propongono di innalzarne la qualità, dalle società impianti. Infine la “vivibilità” aumentata che, in collaborazione con le amministrazioni comunali e gli operatori, stiamo declinando concretamente e in modo sostenibile.

Bruno Felicetti, direttore di Funivie Campiglio

“Per Funivie Campiglio l’anno dei record negativi” Nella speranza che l’emergenza sanitaria stia per attenuarsi, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua attività e per il mercato turistico locale? Per Funivie Madonna di Campiglio l’anno 2020/21 sarà ricordato come l’anno dei record negativi: Ricavi da Skipass -31 milioni di euro EBITDA -24 milioni; perdita d’esercizio -15.5 milioni. La stagione invernale non è mai partita e senza sci le presenze turistiche sono crollate del 95%. La stagione estiva è stata buona sui livelli dell’ultima estate

pre-Covid cosa che va bene per il movimento turistico ma per Funivie incide appena per il 5% del fatturato. Siamo alla vigilia di una stagione turistica invernale che sta per avviarsi tra grandi speranze e qualche timore. Quali sono le aspettative? Che previsioni si possono fare per l’arrivo dei turisti dall’estero? Per quanto riguarda il mercato Italiano abbiamo buone sensazioni con grande interesse e periodi di altissima stagione da quasi tutto esaurito. Sul fronte del mercato estero

abbiamo una situazione a macchia di Leopardo ma dobbiamo calcolare una forte contrazione di arrivi e presenze. Speriamo di contenere la perdita complessiva entro il 2030% rispetto ad una stagione pre-Covid. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? Stiamo aspettando la conferma dei ristori che ci permettono di continuare a pianificare gli investimenti pianificati

prima del Covid cercando di riaprtire entro due anni e ritornare alla pianificazione precedente. Sul piano strategico, quali sono gli aspetti sui quali puntare nei prossimi anni a livello di area turistica? Abbiamo introdotto importanti innovazioni a livello di politiche di prezzo e commerciali, in prospettiva grazie al prezzo dinamico degli skipass dovremmo ridurre i picchi stagionali e garantire maggiore qualità più omogenea nel corso dell’intera stagione. Meno quantità più qualità


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Paolo Zanlucchi, direttore di Upt Tione

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Francesca Rinaldi, direttrice Cfp-Enaip di Tione

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Tavola Rotonda: il turismo invernale Marco Masè, albergatore

“In pericolo i futuri investimenti” Nella speranza che l’emergenza sanitaria stia per attenuarsi, quale è il bilancio di questo anno e mezzo per la sua attività e per il mercato turistico locale? Purtroppo si pensava che con il vaccino l’emergenza fosse superata, mentre i dati degli ultimi giorni, soprattutto in alcuni mercati esteri e alcune regioni italiane, fanno pensare che dovremo “convivere” con questo problema ancora per un po’. Per la mia attività è mancato nell’ultimo anno circa il 70% del fatturato, nonostante sia l’estate 2020 che la 2021 siano state positive sia in termini di presenze che di fatturato. Ciò conferma quanto sia comunque imprescindibile la stagione invernale. Siamo alla vigilia di una stagione turistica invernale che sta per avviarsi tra grandi speranze

e qualche timore. Quali sono le aspettative? Che previsioni si possono fare per l’arrivo dei turisti dall’estero? Navighiamo a vista ormai. Il mercato Italia è abbastanza vivace e di sicuro l’arrivo della prima neve sta aiutando a spingere sugli indecisi. L’estero è più complicato, alcuni mercati sono ancora chiusi: Europa dell’Est causa vaccino Sputnik non riconosciuto e alto numero di contagi; lungo raggio causa difficoltà e incertezza di viaggio; altri paesi europei vanno un po’ a singhiozzo. Credo che difficilmente faremo una stagione simile alle ultime pre-covid. Ma ad ogni modo se si può lavorare è già un passo avanti rispetto allo scorso anno. Realisticamente significa di nuovo pensare a limitare i danni. Unico dato positivo, almeno in rapporto a zone turistiche vicine, è il fatto

di avere storicamente una maggiore presenza di ospiti individuali, che ora sono maggiormente propensi a viaggiare, rispetto al turismo organizzato, italiano ma soprattutto straniero, che in passato ha fatto grandi numeri ma oggi resta ancora al palo. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le imprese per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? Credo che gli interventi statali e della Provincia attivati fino ad ora abbiano aiutato e potranno aiutare le imprese soprattutto a spalmare sui prossimi anni i grossi deficit subiti nel periodo del lockdown. Altro discorso riguarda i futuri investimenti, perchè non tutti avranno le risorse per pagare i debiti già in essere e farne altri per investire. Le imprese del ricettivo

hanno immobilizzazioni di capitale importanti. Sul piano strategico, quali sono gli aspetti sui quali puntare nei prossimi

anni a livello di area turistica? La mia azienda ha iniziato un percorso di sostenibilità ambientale, sociale ed economica (ISO 21401) e

questo progetto sarà al centro dei miei investimenti futuri. Già qualche anno fa, alla fine del mio mandato alla guida della locale ApT (giugno 2016), avevo proposto al nuovo CdA un progetto di mappatura di quanto “green” fosse la nostra Valle, perché nonostante ci fossero molti esempi virtuosi (Alberghi, Funivie, Comuni, Parco, ecc..), non esisteva - e non esiste tuttora, se non forse attraverso il Piano Strategico di Apt appena sdoganato - una visione d’insieme che valorizzasse l’esistente e fosse da stimolo a nuove iniziative. Nel 2016 potevamo essere all’avanguardia, almeno in Italia, oggi siamo ancora in tempo ma non possiamo più permetterci di stare a guardare, perché altre destinazioni si stanno muovendo con investimenti importanti (Olimpiadi 2026).

Patrick Collini, presidente della Pro loco di Pinzolo

“Per il volontariato serve abbassare la soglia del 30% di autofinanziamento” Nella speranza che l’emergenza sanitaria stia per attenuarsi, quale è il bilancio che può fare di questo anno e mezzo per un’associazione di volontariato come la Pro loco? Diciamo subito che è stato un anno molto difficile, soprattutto il periodo invernale che è stato caratterizzato dal blocco totale dell’attività turistica nella nostra zona. Nelle due estati, invece, la nostra associazione è stata molto impegnata nell’attività di intrattenimento e animazione del paese. Gran parte degli eventi in piazza si sono svolti in modo quasi normale, ovviamente nel pieno rispetto delle norme anti covid. Abbiamo collaborato con l’Amministrazione comunale di Pinzolo e con altre associazioni per l’organizzazione di alcuni eventi anche al coperto, con numero ridotto di spettatori e controllo del green pass. Grazie all’impegno di tutti siamo riusciti ad

animare Pinzolo in estate, anche in periodo covid, con spettacoli per adulti e bambini, musica, incontri culturali ed eventi gastronomici che hanno visto una buona partecipazione di turisti e locali. Durante l’inverno, invece, abbiamo svolto solo attività mirate ai residenti e soprattutto ai bambini, ripensandole in modo da poterle realizzare nonostante le limitazioni (come la Santa Lucia a casa dei bambini). Siamo alla vigilia di una stagione turistica invernale che sta per avviarsi tra grandi speranze e qualche timore. Quali sono le aspettative? Per l’imminente stagione invernale siamo ottimisti, o almeno moderatamente ottimisti. Il successo della campagna vaccinale e l’obbligo del green pass stanno contenendo la diffusione della pandemia e crediamo che i turisti, soprattutto italiani, torneranno a frequen-

tare anche quest’inverno la nostra zona. Stiamo lavorando intensamente per l’organizzazione di una serie di eventi e manifestazioni che animeranno il nostro paese per tutta la stagione invernale. Il titolo sarà: “L’inverno è Pinzolo” e vedrà il coinvolgimento degli esercenti locali. E la risposta e la collaborazione degli operatori di tutte le categorie sono state decisamente positive. Ad esempio, il kit addobbi, un tappeto e un albero di na-

tale, sono stati prenotati da quasi ottanta esercizi. In che misura gli interventi dello Stato e della Provincia hanno aiutato e potranno aiutare le realtà che si occupano di animazione turistica, ci passi il termine, per i prossimi anni e lo sviluppo futuro? Abbiamo presentato domanda di contributo alla Provincia, non sappiamo ancora l’ammontare. L’Amministrazione comu-

nale di Pinzolo ci è stata molto vicina in questo periodo e ci ha supportato in questo momento di difficoltà anche per le associazioni di volontariato. Per realtà come la nostra che in stagione turistica ha programmi praticamente ogni giorno e quasi sempre gratuiti per intrattenere sia i turisti che i locali, sarebbe opportuno abbassare la soglia del 30% dell’autofinanziamento, altrimenti abbiamo difficoltà a proporre così tante manifestazioni. Sarebbe importante avere un intervento più mirato per investimenti per l’acquisto di attrezzature e agevolazioni da parte statale nel pagamento della SIAE che per noi è un costo esorbitante. Quali sono secondo lei gli aspetti sui quali puntare nei prossimi anni per realtà come le Pro loco nel loro ruolo di supporto all’accoglienza? La collaborazione tra as-

sociazioni e Pro Loco del territorio, la sinergia con l’Azienda di promozione turistica e con le amministrazioni comunali ritengo sia indispensabile per qualificare l’offerta di accoglienza turistica. Per farlo è estremamente importante allargare la base sociale. Per questo stiamo lavorando ad un maggiore coinvolgimento dei giovani e anche dei nostri più affezionati ospiti. Molto positiva è la risposta delle altre associazioni, con le quali collaboriamo da anni e con le quali cercheremo operare in modo ancora più costruttivo. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che in modo o nell’altro ci danno una mano. Altro aspetto che abbiamo intenzione di curare sempre di più è la qualità degli spettacoli offerti al pubblico, il richiamo alle tradizioni locali e la valorizzazione del settore agricolo e dei prodotti tipici della nostra zona.


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Walter Maestri, presidente A.D. Unione Sportiva Carisolo

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Editoriale

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così: Cosa significa “senso religioso delle festività del Natale”? Cosa può davvero interessare ai lettori? Le feste natalizie non si sono ormai ridotte per lo più a un avvenimento commerciale? Con un semplice articolo posso veramente aiutare qualcuno a riflettere seriamente su questo evento che ha cambiato la storia dell’umanità? Ebbene, vorrei rispondere alle domande più “profonde”, con le prime, quelle “egoistiche”! Ho tempo? Ecco questa è una questione fondamentale dei nostri tempi nostri. Il tempo sembra non bastare mai, il tempo corre troppo veloce, non abbiamo mai tempo, non posso perder tempo, basta arrivare appena in tempo… Eppure, proprio Dio ha perso tempo per noi, anzi, è entrato nel nostro tempo e si è fatto storia! Forse la sua famiglia è arrivata fuori tempo massimo a Betlemme, quando ormai tutti gli alloggi erano già occupati, eppure Lui è arrivato nel tempo, ed è nato. Il Natale celebra il Mistero dell’Incarnazione: l’Eternità (lì sì c’è tempo per tutti!) si è fatta Evento! Spazio temporale limitato. Quando l’evangelista Giovanni afferma che: “Il Verbo si fece carne” intende dire proprio questo. Ciò che è oltre il

A Natale, scegliere la via della gratuità di Don Celestino Riz * “…come è consueto il Giornale delle Giudicarie pubblica nel mese di dicembre una riflessione sul senso religioso della festività del Natale. Con la presente siamo quindi a chiederLe gentilmente se volesse inviarci un articolo…”. Leggendo l’invito, tempo, e potrebbe bastare a se stesso, ora è dentro le vicende, la carne, il limite temporale degli uomini. La vita del Salvatore è stata limitata, non ha risolto tutti i problemi, non è stata sufficiente per fare tutto. Credo che il Natale possa farci riscoprire il senso del tempo: non ci basterà mai il tempo per rispondere a tutte le esigenze e i desideri della nostra vita. Accettare il limite, come Dio ha fatto accettando di farsi uomo. Vivere affascinati dall’Eternità che ha assunto la dimensione precaria del tempo, ci può davvero aiutare a relativizzare la nostra mancanza di tempo e a vivere quindi con più serenità e distensione.

Mi chiedo ancora: servirà qualcosa proporre delle riflessioni scritte sul Natale? Chi può essere davvero interessato a leggere e pensare, quando ormai i più sono abituati a dialogare tramite video e immagini? Le tecnologie multimediali hanno una presa più efficace e una fruizione più estesa rispetto alla carta stampata. Probabilmente chi leggerà sarà solo quella fascia di persone ancora sensibile alla cultura dello scritto. Anche rispetto a questo mi piace pensare a Dio che nello scegliere di venire in mezzo a noi non guarda l’efficienza o il mezzo più conveniente per persuadere le persone. Ha deciso di nascere in una regione

subito mentalmente mi sono posto alcune domande: alcune più “egoistiche” riguardano: Ho tempo? Servirà a qualcosa? Posso rifiutare? O forse non è opportuno e devo pur scrivere qualcosa? Altre domande, forse più “profonde”, le posso riassumere

ai margini dell’impero, in un piccolo villaggio, in una famiglia normale. Non ha scelto mezzi “potenti”, ma ha percorso la via dell’umiltà, dei piccoli passi, del seme

che cresce. Natale vuol dire anche questo. Staccarci dalla nostra cultura efficentista e funzionale dove tutto è calcolato per ottenere il massimo. Accogliere la gra-

tuità esige di uscire dalla logica che tutto deve essere fatto per ottenere qualcosa. Dio è entrato nella storia per perdere tutto e non per conquistare. Anche il ricorso a un mezzo come la carta stampata, divenuto meno efficace, ci ricorda nuovamente il valore delle cose semplici e genuine. Sono stato invitato e non mi sono sentito obbligato a scrivere queste poche righe. Nessuno a Natale ci obbligherà ad accogliere questo evento, ma possiamo con libertà fermarci e prender tempo. Possiamo scegliere la via della gratuità e gioire semplicemente, perché questo nostro Dio Eterno si è fatto storia ed è entrato nel limite del tempo. Si è fatto gratuità in un Bambino, senza pretendere niente né imporci nulla. Buon Natale. *Vicario zonale delle Giudicarie

L’EDITORIALE - di Adelino Amistadi Continua dalla Prima Nonostante l’aumento dei contagi in tutta Europa, l’Italia è tra le nazioni europee e nel mondo messe meglio e questo fa sperare che, con tutte le cautele del caso, potremo passare delle Feste un po’ meno complicate e potremo superare l’inverno in modo adeguato. Speriamo. Nel frattempo la politica è entrata in un periodo di grande inquietudine per un altro evento che potrebbe scompigliare molte cose del nostro futuro politico e sociale. Nel febbraio 2022 si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica: Mattarella se ne va e bisognerà nominare il sostituto, cosa non facile. Siamo così entrati nel semestre bianco che sa tanto di quiete prima della tempesta, con tutta una serie di potenziali candidati ben attenti ad evitare atteggiamenti sopra le righe per non perdere “chance”. Perfino Silvio Berlusconi è, nelle sue poche uscite, mieloso e zuccheroso come non mai, senza più alcuna traccia di quel sorriso da squalo che, per anni, ha intimidito amici e avversari. Sembra proprio il Giovanni Rana della pubblicità dei ravioli, nel ruolo del nonno mite e giovanile in grado di dispensare buoni consigli a destra e a manca. Il semestre bianco è il periodo che precede l’elezione del Presidente della Repubblica, periodo durante il

Verso un nuovo Natale aspettando il Presidente quale non si possono sciogliere le Camere e terminerà a inizio febbraio, quando i 1.008 grandi elettori saranno chiamati a scegliere il successore di Sergio Mattarella. Per evitare equivoci su chi avrebbe voluto confermalo per almeno qualche anno, Mattarella ha già fatto sapere che non ha nessuna intenzione di restare al Quirinale e che non vede l’ora d’andarsene, s’è fatto persino fotografare mentre era alla ricerca di un appartamento da abitare in quel di Roma. E’ curioso sapere che tutto sommato Mattarella era arrivato ad essere Presidente quasi per caso, con una operazione gestita dal solito Matteo Renzi dopo la bocciatura, da parte del Pd, di Romano Prodi. E quando Matteo Renzi, alla fine dello scorso anno, con l’abituale sfrontatezza, mise in luce le oggettive carenze del governo Conte e riuscì a farlo cadere, dirottò su Draghi, che s’era ritirato a fare il Cincinnato, in Umbria, dopo gli

onori tributatigli dall’intera Europa al termine del suo mandato quale presidente della Bce, quale nuovo Presidente del Consiglio. Non male come scelta, soprattutto nel periodo di eccezionale crisi sanitaria ed economica in cui ci trovavamo, e così Draghi, facendo valere il principio per cui in un mondo di ciechi, anche chi ha un occhio solo è un re, sta governando da fuoriclasse, una vera manna dal cielo per la “governance”

del nostro Paese. Ora non sono pochi i nostri politici che lo vorrebbero al Quirinale, non solo per stima e prestigio, ma più che altro per opportunità, se Draghi andasse al Quirinale, il giorno dopo si andrebbe alle elezioni nazionali, e la destra, soprattutto, potrebbe finalmente ambire alla guida del Paese. Ma con la situazione che ci ritroviamo e con la gestione della Manovra e del Pnrr, essenziali per la ripresa, è verosimile

che Draghi rimanga alla guida del governo fino alle prossime elezioni del 2023, poi si vedrà e così al posto di Mattarella si sta cercando una figura di grande autorevolezza, una figura di garanzia, che sappia sopire le risse quotidiane dei partiti e sappia condurre con sobrietà e fermezza le competenze che la Costituzione gli riserva. I nomi che più o meno si fanno avanti sono molti, Amato, Gianni Letta, Prodi, Rosi Bindi, Paolo Gentiloni, Walter Veltroni, fra i politici, Marta Cartabia e Paola Severino, fra i tecnici, ed altri ancora. C’è chi vorrebbe finalmente una donna Presidente, ma i più propendono per confermare un uomo. I politici che abbiamo citato hanno tutti una storia lunga ed in alcuni casi tribolata, come Giuliano Amato, ottantatreenne, consigliere ombra di Craxi, o Gianni Letta, 86 anni, ispiratore di Berlusconi, zio di Letta segretario del Pd, che sono alla

ricerca del “gerovital” per continuare a vivere. Tutti gli altri sono al lotto. L’unico, però, che finora s’è fatto avanti con simpatica faccia tosta è invece il grande, si fa per dire, Silvio Berlusconi. Se il centro destra rimanesse unito potrebbe garantire a Berlusconi la quasi sua elezione, mancherebbero solo una cinquantina di voti che il Berlusca potrebbe facilmente cercarseli qua e là, insomma le sue possibilità potrebbero essere notevoli, ma proprio in questi ultimi giorni la Meloni ha fatto marcia indietro, lasciando il Berlusca deluso ed amareggiato. C’è chi ha malignato che ad una certa età si diventa infantili, è meglio che abbandoni l’idea. E’ meglio che torni a fare il nonno dei ravioli Rana, è un ruolo che gli si addice molto di più. Sul Colle è auspicabile, piuttosto, che arrivi qualcuno o qualcuna di più giovane, e, come quasi sempre è successo, sarà una sorpresa.


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Attualità

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Il presidente Giorgio Marchetti, supportato dai rappresentanti dei 31 Comuni consorziati, preso atto della situazione di grande difficoltà patita a tutt’oggi dalle RSA a causa di questo terribile virus sotto tutti i punti di vista, compresi i gravi disagi patiti nella gestione degli ospiti anziani e delle forti perdite economiche, ha proposto tale iniziativa volta a dare un aiuto concreto a tali strutture. Il contributo è stato assegnato alle nove case di riposo del B.I.M. Sarca Mincio Garda (tre nella Vallata Alto Sarca e sei nella Vallata Basso Sarca e Ledro per un totale di 747 posti letto) in base alle dimensioni ossia al numero dei posti letto convenzionati con la Provincia di Trento, stabilendo un importo di 1.000 euro a posto letto, con una spesa finanziabile al 90%. Le proposte pervenute e da realizzare nel corso del triennio 2021/2023, sono state preliminarmente valutate e condivise con gli amministratori ed i responsabili delle RSA e riguardano interventi di natura straordinaria (acquisto attrezzature, apparecchiature, automezzi, ecc.) per cui non sono sufficienti le risorse provinciali. La decisione del B.I.M. naturalmente è stata accolta con grande favore, sollievo e gratitudine. L’auspicio è che questo sostegno del B.I.M. possa facilitare il graduale ritorno alla “normalità” al-

Un contributo a fondo perduto su tre anni

Bim del Sarca, 750mila euro per le case di riposo Il Consorzio B.I.M. Sarca Mincio Garda di Tione di Trento (TN) - che si estende da Madonna di Campiglio a Nago-Torbole comprendendo i Comuni della Val Rendena, della Busa di Tione, delle Giudicarie Esteriori, dell’Altopiano della Paganella, del Basso Sarca (Alto Garda e Valle dei Laghi) e Ledro - ha approvato a fine settembre 2021 un Piano straordinameno dal punto di vista della gestione delle case di riposo, certi che la ferita lasciata dal Covid-19 non si rimarginerà tanto presto. Sarà infatti difficile dimenticare le situazioni drammatiche vissute da chi in prima persona ha dovuto affrontare la malattia e la morte dei nostri anziani, così come il dolore dei famigliari che non hanno potuto per un periodo interminabile assistere o stare vicino ai propri casi nei momenti più dolorosi, in cui sono rimasti soli, benché assistiti da medici, infermieri, operatori che si sono spesso sostituiti con grande affetto a figli, fra-

telli e nipoti. Per quanto possibile, quindi, il Consorzio B.I.M. Sarca Mincio Garda vuole riconoscere il grande sforzo ed impegno delle RSA e dare il proprio sostegno a queste strutture ed alle

rio di 747.000 euro da erogare in tre anni (2021/2023) quale contributo in conto capitale a fondo perduto a favore delle case di riposo del territorio per interventi strutturali, acquisto di attrezzature, macchinari, veicoli o altro, in seguito al difficile periodo della pandemia Covid 19 vissuto da tali realtà ormai dai primi mesi del 2020.

persone che vi lavorano che tanto hanno fatto per i nostri anziani, in particolare in questi ultimi due durissimi anni di pandemia. Quando gli amministratori delle case di riposo - dopo gli ospedali

nella fase di prima emergenza Covid, cui i B.I.M. trentini hanno risposto con un contributo di 500.000 euro - hanno sottoposto a questo ente la pesante situazione di crisi patita anche per l’impossibilità di riempire per un lungo periodo i letti lasciati vuoti dalle persone scomparse, con conseguenti problemi di bilancio, ci si è immediatamente attivati per capire quali fossero le esigenze e le priorità. Nel corso dell’estate 2021, previo incontro con le Case di Riposo e gli amministratori B.I.M., sono state trasmesse le proposte di cui si è preso atto, tra cui la crea-

zione di spazi di visita Covid free, l’adeguamento ed il miglioramento delle strutture con nuove apparecchiature ed automezzi per il servizio di accompagnamento degli ospiti oppure per la consegna dei pasti a domicilio. Tutte le iniziative sono state approvate ed il Piano è quindi ora operativo. Con l’occasione è stata sottolineata l’importanza per le nostre Comunità delle case di riposo ed il presidente e tutti gli amministratori del Consorzio B.I.M. Sarca Mincio Garda hanno ribadito quanto fosse doveroso intervenire con un finanziamento straordinario quale riconoscimento e valorizzazione del loro prezioso servizio dopo un periodo davvero pesante. Con l’augurio che il Covid diventi presto un brutto ricordo e si possa guardare con speranza ad un futuro più sereno.


Europa Talvolta, mi interrogo, per scrupolo, su possibili alternative che vedano Stati nazionali percorrere la loro via verso il futuro alzando la sola bandiera della sovranità nazionale. Non sono riuscito, e sono certo che mai riuscirò a trovare la seppur minima motivazione per comprenderne una ragione. Penso in primo luogo a quel valore fondamentale che è la pace; una pace che nel suo passato l’Europa non ha conosciuto per periodi molto lunghi e che noi, dopo due guerre mondiali scoppiate in meno di trent’anni nel cuore dell’Europa, grazie al processo di integrazione europea abbiamo scongiurato per oltre settant’anni. Seppur in termini attenuati rispetto a qualche tempo fa, il sovranismo nazionale sta ancora alimentando, in Europa e nel mondo intero, un pericolosissimo autoritarismo che minaccia la democrazia, la libertà di espressione e altri principi e valori che sono alla base della dignità umana. Forze politiche ed economiche che sovente, talvolta con lo strumentale pretesto della religione, identificano una società con lo Stato e non lo Stato come apparato al servizio della società nelle sue libere articolazioni. Documenti ignorati Mi amareggia e mi preoccupa, purtroppo, pur senza abbandonarmi alla rassegnazione, osservare che di fronte ai grandi mutamenti dei nostri tempi e a sconvolgenti eventi che minano molte nostre certezze, da ultima la pandemia, viviamo in un mondo dove abbondano i sonnambuli. Sonnambuli presenti non solo nella numerosa schiera di governanti concenIl Coro Brenta festeggia quest’anno il suo 75° anno di fondazione, un importante traguardo raggiunto grazie alla passione per il canto popolare trentino di tante persone che si sono avvicendate in questi anni. Il Coro Brenta ha assunto nel tempo all’interno della propria comunità un ruolo di riferimento dal grande valore sociale ed aggregativo, caratterizzato da forti valenze identitarie legate alla nostra tradizione ed al nostro territorio. Un anno iniziato con non poche difficoltà dopo lo stop dovuto al Covid, riducendo l’attività a poche esibizioni ma affrontate sempre con grande entusiasmo amplificato dalla voglia di cantare dopo tanto tempo. Un anno che è stato caratterizzato anche da cambio del maestro, dopo 15 di direzione del maestro Leone Pellegrini subentra il maestro Piergiorgio Romeri. IL coro Brenta ringrazia pubblicamente il maestro

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Risvegliare i sonnambuli di Paolo Magagnotti Non smetterò mai, finché avrò fiato, di parlare e scrivere di Europa, cercando di convincere chiunque sulla necessità di esprimere tutte le forze possibili per sostenere l’unità delle Nazioni e dei popoli europei. Non farò certamente nulla per ostacolare trati più o meno esclusivamente sulla loro rielezione, ma anche fra tutti noi, nella società in generale. Siamo in presenza di molti documenti sottoscritti in pompa magna che pongono al centro diritti degli esseri umani per rapporto a loro valori, tutele e aspirazioni che sono sempre più spesso calpestati o esaltati solo nella retorica da coloro che, pur non toccate direttamente, si sono impegnati per la difesa universale di tali diritti e valori. Anche nel corso dell’anno che sta per concludersi sensibilità umana e sentimenti espressi a parole si sono dileguate nell’inconsistenza e nell’abbandono di chi soffre. Carenze UE Di tale pecca non è purtroppo assente nemmeno quell’Unione europea che ho sempre visto e voglio continuare a vedere come speranza per il nostro futuro; un Unione, purtroppo, nella quale vi sono espressioni e comportamenti che confliggono, talvolta clamorosamente, con principi contenuti nei trattati che gli Stati membri hanno sottoscritto, soprattutto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, che fa parte integrante del trattato

di Lisbona su cui si basa l’architettura istituzionale UE. Mi amareggiano limiti, anche gravi, di quell’ Unione fondata “sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani” e la quale solennemente sostiene che “la dignità umana è inviolabile… e deve essere rispettata e tutelata”. Che tutela e rispetto vengono riservati al popolo dei migranti che fuggono da fame e guerra? Certo, non mancano Stati, fra cui l’Italia, che testimoniano sensibilità concreta; ma molti altri Paesi dell’Unione? E che pensare di fronte alla terribile situazione di questi giorni al confine fra Bielorussia e Polonia? È

chiunque ad esprimere l’opposto, e nei loro confronti continuerò a pormi in rispettoso ascolto o dialettica argomentazione. Una convinzione che nutro fin da giovane studente e che con il passare degli anni è divenuta sempre più adamantina.

triste pensare che governi di Stati dell’Unione abbiano chiesto soldi europei per erigere muri, e che - peggio ancora - qualche esponente istituzionale UE non abbia escluso interventi europei per erigere barriere. Si tratta di limiti gravi, che non debbono tuttavia minare fiducia, speranza e sostegno nei confronti dell’Unione europea, con l’auspicio che gli Stati membri le conferiscano maggiori competenza e poteri decisionali, esigendone una corretta e puntuale applicazione. Coerenza fra Fede e testimonianza Al di là dei governi e delle istituzioni europee, mi sia consentito, come cattolico, di chiedermi se anche all’interno della Chiesa vi sia sempre coerenza fra valori

cristiani e comportamenti nella realtà. Gli accorati appelli di papa Francesco, che non perde occasione per chiedere coerenza fra Fede e testimonianza, non sempre hanno il dovuto seguito. Ciò evidentemente senza negare l’eccezionale generosità e solidarietà che in molte situazioni la Chiesa sa esprimere. Ma come comprendere, ad esempio, il comportamento di governanti nelle cattolicissime Ungheria e Polonia! Che significato ha andare alla Messa della domenica e pregare con il sacerdote che richiama i fedeli a comportarsi secondo il messaggio evangelico “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, e magari nel vedere un mendicante africano all’uscita dalla chiesa dire, o anche solo pensare fra sé e sé che deve andarsene a casa sua; una casa che spesso non ha o che è stata distrutta da una guerra dalla quale è dovuto fuggire. Non so se i cardinali di Budapest e Varsavia abbiano ricordato qualche volta questo messaggio ai rispettivi primi ministri. Non credo che a causa di una Messa mancata per andare a dare a una bambina che

attraverso una barriera di filo spinato chiede disperatamente acqua per sé e per i baby a lei vicini il Padreterno condanni all’inferno. Evitare il dirupo degli eventi Non voglio disturbare le argomentazioni di Christopher Clark su come “I sonnambuli” hanno portato alla Prima guerra mondiale; una riflessione al riguardo non farebbe peraltro male. La storia, magari in forme diverse, può ripetersi; gli esempi non mancano. Gli errori non sono sempre pagati da chi li commette, ma spesso anche da chi viene dopo, il che è somma ingiustizia. Se pensiamo all’ambiente e alle risorse energetiche, per esempio, l’espressione solidarietà, ancora oggi molto di moda, non può rimanere incapsulata nei discorsi o in lunghe relazioni di accademici e organi politici, ma deve essere di sprone per il nostro agire quotidiano. Credo che tutti noi, ognuno di noi, possa e debba, nell’ambito delle proprie possibilità, contribuire a sconfiggere il sonnambulismo, evitando di essere anche noi sonnambuli, senza coscienza del pericolo di svegliarci, troppo tardi, nel dirupo degli eventi che si potevano gestire ma che sono stati ignorati. Con l’augurio che nella serenità del prossimo Natale si trovi anche il tempo per riflettere su questo.

Prestigioso traguardo per la compagine corale tionese

Il Coro Brenta festeggia 75 anni Leone Pellegrini per la passione trasmessa e l’impegno dedicato al coro. Il maestro Piergiorgio Romeri, subentrato agli inizi di quest’anno, non ha perso tempo e dal mese di aprile ha voluto riprendere l’attività corale grazie alla tecnologia (nel periodo non c’era la possibilità di riunirsi causa direttive covid), proponendo scuole di canto da realizzarsi in videoconferenza su piattaforme online specializzate. Con il termine delle restrizioni anti Covid, verso inizio estate, finalmente si è potuto riprendere a fare concerti. Il primo concerto, dove ha visto il debutto alla direzione del coro il maestro

Piergiorgio Romeri, è stato all’apertura delle feste Vigiliane del 18 giugno presso il castello del Buonconsiglio a Trento. Nel corso dell’estate il Coro Brenta ha potuto dar voce nell’immancabile appuntamento canoro

tionese in piazza Cantes e successivamente a Rango in occasione della rassegna “canti nei borghi”. A fine estate il Coro ha avuto l’onore di partecipare alla S. Messa di commiato di don Fernando, dedicandogli le note del-

l’”Ave Maria” e di “In cil e je une stele” per il suo impegno pastorale dimostrato alla nostra comunità, e ha dato il benvenuto al nuovo Decano don Celestino. Siamo così giunti al 20 di novembre e, presso l’auditorium dell’istituto Guetti, si è festeggiato il 75° di fondazione insieme agli amici del Coro Valsella di Borgo Valsugana (TN). La serata è stata animata, nel ruolo di presentatore, dal bravissimo proff. Severino Papaleoni. Per l’occasione è stato realizzato anche un “Fotolibro” che racconta attraverso le immagini la storia del coro dai primi anni del dopoguerra (1946) fino ai giorni nostri (2021).

Durante la serata ne sono stati omaggiati con una copia gli ex presidenti Buffi Dario e Stefenelli Giuseppe ed gli ex maestri Scandolari Giacomo e Leone Pellegrini, non hanno potuto partecipare alla cerimonia il maestro Marco Bronzini, il maestro Alberto Failoni ed il presidente Marco Antolini. Si ingrazia il pubblico intervenuto, tutti coloro che hanno collaborato con il Coro Brenta in tutti questi anni, i vigili volontari del fuoco ed il loro Comandante Daniele Bertaso, la Federazione Cori del Trentino, l’Amministrazione Comunale ed in particolare l’assessore alla cultura dott. ssa Maria Rita Alterio.


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Scommettere su chi andrà al Colle come Presidente è diventato ormai lo sport nazionale, se ne parla nelle sale d’aspetto del medico condotto, dal barbiere, vero esperto di queste cose, in cooperativa, il più gettonato sembra essere Berlusconi, forse per gioco, forse per giocarci, alla gente il Berlusca piacerebbe. Dimentichi del suo passato di patentato donnaiolo e simpatico anfitrione di personaggi di dubbio gusto, la gente lo trova comunque simpatico, è ora di cambiare: basta Presidenti seriosi, con la faccia increspata di rughe ed il sorriso forzato da beccamorto, noi siamo Italiani, mica tedeschi, e i nostri rappresentanti li vogliamo come noi, allegri, spensierati, simpatici e se anche un po’ pasticcioni, niente paura cosi ci rappresentano al meglio. Questi i ragionamenti sensati e pieni di saggezza che stanno tenendo banco al tavolo dei sodali nell’osteria della Maroca. Come al solito l’Abele, l’Orsolina, l’Archimede, il Redento e l’Osvaldo caccola con la regia del sindaco (ex) Filippo sono già nel pieno della discussione. L’Abele stravede per Berlusconi presidente della Repubblica, un uomo scaltro, perfettamente “dentierato”, (e con eventuali dentiere di ricambio), sorriso invitante, voce carezzevole, un passato storico, ha fatto di tutto nella sua vita; l’Abele è informatissimo, s’è fatto ricco come imprenditore, poi come presidente del Consiglio non era niente male, ma poi s’è fatto cacciare per troppa invidia, per gelosia, troppe donne nelle sua vita che lo mettevano in confusione, ma che donne! Una più bella dell’altra! Ha persino avuto qualche problemino (si fa per dire!) con la giustizia, roba da poco: evasione più che altro, vizio che i ricchi hanno da sempre, poi qualche cena elegante e qualche vizietto di troppo, niente in tutto, cose che più o meno abbiamo un po’ tutti sulla coscienza. E adesso si propone come candidato Presidente della Repubblica al posto di Mattarella. Oibò! L’Abele ne è entusiasta. “Sarebbe davvero una gran cosa, il Berlusca al Quirinale cambierebbe il mondo. A cominciare dal personale del Palazzo presidenziale, tutta gente vestita di nero, con facce smorte da far pietà, il Berlusca li manderebbe tutti fuori dai piedi e si circonderebbe di belle donne, minigonne, petto in fuori e sorrisi smaglianti, sarebbe tutto un altro vivere. E i corazzieri? Basta con questi omoni giganti alti due metri che non servono a nulla, rigidi sull’attenti anche nel letto, quando poi vanno a cavallo sono guai per il loro fondo schiena e per i cavalli che ne devono sopportare il peso, mandiamoli a dar la caccia ai mafiosi, grandi e grossi come sono, potrebbero far bene, e il Berlusca, ne sono certo, li sostituirebbe

Rivoluzione rosa al Quirinale o Governo al top per un radioso futuro italiano Ci si avvicina alle feste natalizie con mestizia. Quel maledetto virus è tornato con la terza ondata più ficcante che mai. E si credeva di vedere una luce in fondo al tunnel, è sempre così, ogni qual volta si crede di averla fatta franca ecco che tutto torna come prima: massima cautela nei contatti, vaccinazioni da farsi senza si e senza ma, green pass, mascherine, con altrettante corazziere a cavallo, donne formose, aitanti, e belle cavalle bianche, sistemate per bene per evitare smanie improvvise, un gruppo di amazzoni da far invidia a mezzo mondo…. eh...il Berlusca sì che saprebbe come dare prestigio all’Italia, l’Italia dei fiori, della pizza e delle donne più belle del mondo, altro che balle!” I sodali, sorpresi, concordano, solo l’Archimede sembra abbia qualcosa da dire: “ Concordo, anche a me piace il Berlusca, grande uomo, nel bene e nel male...ma io non lo vedo bene al Quirinale...in fondo i presidenti della Repubblica hanno ben poco da fare, lui, uomo d’azione, si annoierebbe a morte e già è messo male, se poi va in depressione, puoi dargliene di pastiglie, punture e cose varie, s’addormenterebbe col rischio di non risvegliarsi più e sarebbe davvero un gran danno per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero. Io lo vedrei piuttosto come Presidente del Consiglio, al posto di Draghi, magari con Draghi al posto di Mattarella, sarebbe un colpo di fortuna per il nostro Paese….” “Quasi, quasi piace anche a me quest’idea…- irrompe l’Osvaldo caccola -...sono un po’ preoccupato per il governo che potrebbe presentare in Parlamento...” E l’Archimede completa il suo ragionamento: “E’ ovvio che sarà un governo di centro destra con Salvini e la Meloni, e di personaggi all’altezza il centrodestra ne ha a iosa….” Ben detto. Il ragionamento fila e cosi interviene il sindaco(ex)Filippo: “Il Berlusca potrebbe avere le persone migliori al posto giusto, io già me le vedo: come ministro degli Esteri chi meglio della nipote del presidente egiziano Mubarak potrebbe farlo, conosce le lingue a menadito, conosce il mondo, ha frequentato personaggi di spicco un po’ ovunque, sarebbe un ottimo ministro degli Esteri...d’altronde se l’ha fatto Di Maio, perché non potrebbe farlo la Ruby Karima Rubacuori, gran bella ragazza, colta e simpatica, verrebbero da tutta Europa per omaggiarla; all’Economia ci metterei Renato Brunetta, l’unico che ha le spalle robuste per suppor-

tare le crisi economiche che in Italia sono all’ordine del giorno, ottimo elemento; agli Interni ci metterei la Meloni, con tanto potere, da buona madre e da buona cristiana potrebbe far erigere dighe nel Mediterraneo a difesa dei nostri confini, muri in mezzo al mare, a salvaguardia della nostra cristianità e delle nostre tradizioni, finalmente!; l’on. La Russa lo metterei ministro della Difesa, con la faccia che si ritrova vincerebbe una guerra anche da solo, senza fucili; il Ministero dell’Istruzione lo darei ad Emilio Fede per una travolgente rivoluzione culturale; quello dello Sport a Lele Mora, che gli piace tanto giocare; alla Francesca Pascale, per anni fidanzata del Berlusca passata poi nelle grazie di Paola Turci e viceversa, darei il ministero delle Pari Opportunità, credo sia un tema di sua particolare competenza; all’Agricoltura ci metterei la Vittoria Brambilla con i suoi cani compreso il graziosissimo Dudu di Silvio; a capo della Commissione della lotta alla mafia ci metterei Dell’Utri che di mafia ne ha sentito più volte parlare; alla Sanità ci metterei il dott. Zigrillo, famoso virologo televisivo, professore, primario ecc.ecc. a cui affiderei la sanità degli

e la solita tiritera che alla fine rovinerà anche il Natale di quest’anno; speriamo di no, ma non illudiamoci troppo. Intanto i nostri politici hanno ben altro a cui pensare: adesso sono impegnati nel decidere chi sarà chiamato a sostituire il presidente Mattarella, una vera battaglia, con tanti nomi in campo, quasi tutti alla pari, non sarà facile.

italiani, ma ancor più la salute del Berlusca che per il passato ad ogni chiamata del tribunale, veniva preso dall’ansia e subito ricoverato in ospedale, io attrezzerei il palazzo del governo con sale di pronto intervento per ogni evenienza...in quanto al Sottosegretariato alla Presidenza ci metterei l’on. Marta Fascina, attuale fidanzata del Berlusca, 31 anni, che garantirebbe un cheto ed ordinato vivere al Presidente del Consiglio...” “E il Salvi-

ni dove lo mettiamo?” chiede preoccupato il Redento, il leghista che più leghista non ce n’è. “E Salvini lo mandiamo a Bruxelles, li c’è un gran lavoro da fare, bisogna ricominciare daccapo, in compagnia del Borghi, suo illuminato economista, si daranno da fare per ricreare un’Europa delle Nazioni, libera dal giogo americano e dalle insidie franco-tedesche, basta soggezioni e sottomissioni ingrate, l’Italia, erede dell’impero romano,

vuole diventare protagonista della nuova Europa, un’Europa dei Paesi che guardano al futuro, i Paesi dell’avvenire, una nuova Europa con Russia, Polonia, Ungheria, Ucraina, i Paesi slavi dell’Adriatico, Romania e Bulgaria: La nuova sigla europea? “C.U.L.” Club degli Uomini Liberi in un’Europa redenta, emancipata, indipendente e con grandi prospettive per l’avvenire...Borghi è pronto a liquidare l’Euro e tornare alla vecchie lire...” “Ehh... no! Io all’Euro non rinuncio...” sbotta l’Orsolina spavalda, “Non ti preoccupare, la nuova moneta sarà la moneta russa, il rublo con i suoi copechi, garantita dal petrolio e dal gas russo, sarà una moneta intoccabile….Salvini ed il suo amico Borghi faranno un ottimo lavoro e Roma tornerà ad essere capitale del mondo civile, dopo aver abbandonato il mondo barbaro e disumano delle fantascientifiche porcherie americane, inglesi, francesi e tedesche.” Allibiti i sodali al tavolo nell’osteria della Maroca, non possono che concordare, e così brindano alla felicità che ci aspetta se le cose andranno per il verso giusto. Il vostro Saltaro, come al solito neutrale, quasi quasi però, la nuova Europa non gli dispiace...vuoi vedere che le cose andranno come ha detto il Sindaco...Mah! Che il buon Dio protegga l’Italia e gli Italiani!


Sanità

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Bleggiano, 47 anni, raccoglie l’eredità di Egidio Dipede

Tione, Matteo Riccadonna nuovo direttore dell’ospedale Detta così è riduttiva. Infatti significa in realtà che Riccadonna sarà direttore dell’unità complessa che comprende il reparto di medicina, il pronto soccorso, il day hospital e gli ambulatori. E’ certamente giovane con i suoi 47 anni, ed il suo arrivo è stato salutato con ottimismo da molti. Riccadonna, fra l’altro, è attaccato alla sua terra e proprio nelle Giudicarie si è impegnato anche nel mondo della disabilità con l’Associazione di volontariato Comunità Handicap. Non è atteso da un compito facile, vuoi per il ruolo di direttore dell’unità complessa, come si diceva, vuoi perché arriva a sostituire una personalità forte (anche se gestita con i guanti di velluto) come quella di Egidio Dipede, il primario andato in pensione alla fine di giugno. E che non sia un ruolo semplice lo dimostra l’interregno in attesa dell’espletamento del concorso vinto da Riccadonna. L’Azienda sanitaria (in imbarazzo a causa delle continue lamentele, interne ed esterne all’ospedale, provocate dalla mancanza di personale medico) appena Dipede aveva deciso di lasciare (fra l’altro avrebbe potuto andare avanti, ma evidentemente non se l’è sentita in una situazione complicata) aveva incaricato a scavalco il medico più vicino alla pensione presente a medicina: il giudicariese Donato Donati, nato e residente a Darzo, il quale è resistito una sessantina di giorni, fino al 9 settembre, quando ha deciso di gettare la spugna. Ufficialmente motivi personali; in realtà lo

di Giuliano Beltrami Come si dice? Un colpo al cerchio e uno alla botte. Uscendo dai misteri, tanto per cambiare si deve parlare dell’ospedale di Tione. E per una notizia buona ce n’è sempre una meno buona. Però stavolta è d’obbligo (anche per “rimborsare” il nosocomio dei giudicariesi stress alla fine di un periodo martoriato dalla pandemia, culminato in un’emergenza estiva a causa del focolaio procurato da un paziente non vaccinato. Al posto di Donati l’Azienda sanitaria, finita in un “cul de sac”, ha proceduto ad una nuova nomina di facente funzione, nella persona del dottor Agostino Cividini, anch’egli membro del reparto di medicina interna di Tione, poco dietro a Donati in termini di anzianità. Nel frattempo il concorso andava avanti. E si è concluso (come detto) attorno alla metà di novembre. Notizia buona, si è detto. Naturalmente a Riccadonna nessuno chiede di fare miracoli. Arriva dopo due professionisti seri come Luigi Battaia ed Egidio Dipede, i quali hanno dovuto affrontare situazioni non facili. I problemi del personale e delle strutture, notoriamente, non spettano ai medici, ma ai tecnici dell’Azienda sanitaria, mentre i soldi li deve cacciare “Mamma Provincia”. Non resta che attendere le congiunzioni astrali.

stato di salute dell’ospedale di Tione, definendolo letteralmente “in agonia”. Fra tutte le carenze, siccome bisogna pur fare una selezione, Marchiori sceglie i servizi al turismo. Scelta non casuale dato il periodo, con la Rendena che aspetta a braccia aperte le truppe degli sciatori. E l’ospedale che aspetta, con meno entusiasmo, coloro che si fracassano tibie, peroni, femori e clavicole. “Manca la volontà politica di risolvere i problemi”, tuona il segretario del Patt, che nel suo “j’accuse” parla di “organico di un reparto strategico come ortopedia totalmente insufficiente alle esigenze”. Va

di tante “male parole”) fornire per prima la notizia buona. Matteo Riccadonna, quarantasette anni, bleggiano, negli ultimi anni responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Arco, è diventato il nuovo direttore del reparto di medicina dell’ospedale tionese. oltre Marchiori, pronosticando che “Non potrà aprire i battenti il centro traumatologico di Campiglio, filtro in grado di allentare il carico di lavoro in capo all’ospedale di Tione”. Ci sarebbe di peggio. “Si dovrà ricorrere al trasferimento presso altre strutture”, a detta dell’autonomista, che vede “il progressivo ed inesorabile disimpegno nei confronti dell’ospedale, nonostante i bravissimi professionisti che ancora vi lavorano”. E a proposito di bravissimi professionisti, le voci si rincorrono. E quando gli allarmi vengono lanciati, chi li ferma più? L’ultimo racconta che Luigi Romano

(indiscusso primario di ortopedia) non opererebbe più a Tione, ma solo a Cles. Com’è noto, da qualche tempo è primario di tutte e due le unità operative. Altri temi interessano a Marchiori: guardie mediche e reparto dell’ospedale in ritardo per la ristrutturazione. E nella sua nota fulmina i rappresentanti giudicariesi in Giunta provinciale (Mario Tonina, Roberto Failoni e Mattia Gottardi) rei a suo dire di aver dimenticato le battaglie del passato quando sono arrivati nella stanza dei bottoni. Le certezze di Segnana L’assessora alla salute Stefa-

nia Segnana rintuzza gli attacchi di Marchiori, rispondendo punto su punto. “I lavori al terzo piano del corpo C1 sono iniziati lo scorso agosto e si concluderanno entro febbraio del prossimo anno”. Era in programma la conclusione in tempi più rapidi, ma fra imprese impegnate nel superbonus e materie prime irreperibili, oltre che più costose... Rivendica un investimento di 630.000 euro Segnana, “nonostante non esistesse una previsione di questo tipo all’interno della programmazione dell’Azienda sanitaria”. Quanto al centro traumatologico di Campiglio, “l’apertura dell’ambulatorio è prevista per i giorni 7 e 8 dicembre e dal 18 dicembre all’11 aprile dalle 10 alle 18”. Insomma, tutto bene. Fino a prova contraria.

Personale e strutture L’ultimo grido di dolore esce dalle labbra (o meglio, dalla penna) di Simone Marchiori, che da casa sua, a Saone, probabilmente vede l’ospedale, ma lo vede male. Il segretario del Partito autonomista trentino tirolese ha stilato in novembre una nota molto dura a proposito dello

Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...


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Territorio

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Manuela Baldracchi è la nuova presidente della sezione trentina di Italia Nostra

“Collettività significa ognuno di noi” Come è nato il suo impegno in Italia Nostra? Sono in Italia Nostra da quasi vent’anni. Da sempre mi interesso di questioni ambientali e soprattutto di tutela del paesaggio. Sono stata presidente della sezione giudicariese del WWF poco più che ventenne. Una sensibilità che mi porto dietro da sempre e anche il mio lavoro di architetto, se ci pensiamo, non risponde solo alle esigenze del committente ma un professionista sa che è chiamato a rispettare, valorizzare e qualificare anche il territorio in cui opera. Quali sono le priorità ambientali in Trentino al momento? Siamo tanto bravi a dirci che siamo bravi in Trentino e nel settore dell’urbanistica a dire la verità lo siamo stati davvero nella definizione delle norme. Abbiamo ottime leggi, fra cui l’ultima, del 2015 sul governo del territorio che definisce dei punti straordinari: quando parla delle finalità, per esempio, ci dice di promuovere uno sviluppo sostenibile. Nero su bianco, a leggere le norme, si potrebbe pensare di essere in un posto straordinario dove il paesaggio è sicuramente armonico. In realtà queso non succede: manca l’adesione fra la parte teorica e quella pratica. Nel reale, le nostre bellissime leggi vengono Sono tutti noti i volti che lo scorso 13 novembre hanno presentato alla sede staccata di Borgo Chiese la nuova partnership tra l’azienda germanica Mafell, leader nella produzione di macchinari per carpenteria e falegnameria in legno, e il Centro di Formazione Professionale Enaip di Tione, punto di riferimento nella formazione professionale della carpenteria in legno in Provincia di Trento ma che riunisce ragazzi da tutta Italia. «Siamo molto entusiasti nell’intraprendere questo nuovo percorso di collaborazione con Enaip Trentino, supportando una realtà così importante come la scuola di carpenteria di Tione – dichiara David Spanò, responsabile Mafell Italia – donare questi mac-

di Denise Rocca Manuela Baldracchi, originaria di Pieve di Bono anche se vive a Trento, che nella vita si occupa di architettura, è diventata la nuova presidente della sezione trentina della Onlus Italia Nostra. Un interesse per

l’ambiente e il paesaggio che è nato da giovane e accanto ad una carriera lavorativa si è espresso anche nel volontariato, fino a questa presidenza.

dirottate verso un uso diverso, a suon di deroghe dei singoli Comuni, un uso che cerca di dare risposta alle volontà dei singoli invece di guardare alla collettività. Uno dei punti critici sul quale Italia Nostra insisterà molto è quello di arrivare ad un uso del suolo zero in tempi brevi: l’Ue ha dato il limite del 2030, ma noi che siamo territorio montano dobbiamo puntare a tempi molto più rapidi. L’ambientalismo è un freno allo sviluppo, dice chi non vuole sentire parlare di vincoli, cosa risponde? Non è un freno, anzi. Vuol dire, al contrario, avere un’immagine del territorio che vogliamo mantenere e seguire questo proposito con interventi singoli come la riqualificazione del patrimonio esistente e il riutilizzo dei volumi, sia residenziali che, e ce ne sono tanti, produttivi. Se guardiamo alle Giudicarie, penso alla retta di Zuclo a questo proposito: era una zona tutelata, oggi è francamente inguardabile la nuova distesa di capannoni a fianco di altri inutilizzati. Questo tipo di intervento va contro un concetto che è quello di bene comune, altra definizione che trovia-

tà che ha cura del proprio patrimonio ambientale o quella civiltà a cui questi tre esempi possono far pensare? In Giudicarie abbiamo le Carte di Regola più antiche del Trentino e qui troviamo quell’idea di salvaguardia del territorio non come obbligo, perché dobbiamo, ma come impegno, di ogni capofuco. Le Carte di Regola sono testimonianza di una cultura della salvaguardia ben radicata sul territorio che risale addirittura al 1200 ed era la quotidianità fino ai primi decenni del Novecento. Non buttiamola via.

mo nella legge del 2015. Si parla di bene comune e “non rigenerabile”: quando facciamo operazioni così depauperiamo tutta la collettività di qualcosa che non può essere ripristinato. E ricordiamoci che la salvaguardia del paesaggio nn è solo a beneficio del turista, al quale vogliamo fornire edificanti cartoline, ma è prima di tutto per noi che viviamo il paesaggio che è, lo voglio ricordare di nuovo, un bene comune. Visto che abbiamo guar-

dato in Giudicarie, ci sono altri orrori locali? Altri due sicuramente: uno è l’ingresso della tangenziale a Madonna di Campiglio, l’altro è lo svincolo per Praso e Daone. Questi, uniti alla retta di Zuclo, sono tre elementi che sono una spina nel cuore di ogni giudicariese. Si devono certamente fare interventi quando sono necessari, ma ci sono tanti modi di farli. Vede, il paesaggio è una precisa immagine della civiltà che lo produce: noi vogliamo essere una civil-

Guardando al presente, ci sono altri interventi in programma che mettono a rischio il paesaggio? Per esempio, qui vicino c’è da usare molta sensibilità nelle opere previste per le Olimpiadi invernali del 2026: quando ci sono tante risorse e occasioni ci sono altrettanti rischi. Sicuramente c’è da dare risposta alle iniziative previste con le infrastrutture necessarie, ma servono risposte che vadano di pari passo con la delicatezza dell’ambiente in cui verranno inserite. Ci sono, soprattutto nella zona verso la val di Fassa,

Cortina e il Bellunese dei progetti già abbastanza invasivi ai quali è necessario fare attenzione. Che obiettivi vi siete dati come nuovo consiglio direttivo? Anzitutto continuare l’attività svolta, perché io ho accettato questo incarico anche grazie a quanto fatto precedentemente. La sezione trentina è stata fondata nel ‘63, in quegli anni del Dopoguerra e della ricostruzione nei quali non si badava alle questioni di salvaguardia. La sezione trentina è stata molto attenta a portare questo tema oltre al singolo monumento e il centro storico. Nei prossimi anni, vorremmo puntare tantissimo sulla sensibilizzazione e sull’incentivazione del volontariato. La volontà del consiglio direttivo è quella di aprire l’associazione alla partecipazione dei giovani, grazie anche al lavoro di social media manager di una nuova componente del direttivo, e di tante persone che desiderano esprimersi con partecipazione ed entusiasmo a queste tematiche. Tematiche che fino a dieci anni fa venivano un po’ delegate solo alle associazioni ambientaliste, invece oggi mi pare che ci si stia rendendo conto che “collettività” significa “ognuno di noi” e una partecipazione ampia dei cittadini non è più un miraggio.

Mafell regala agli studenti dell’Enaip i macchinari

Nuovi strumenti per nuovi talenti chinari per la formazione di nuovi talenti è per noi motivo di orgoglio e di grande soddisfazione». L’intera gamma di attrezzature per la carpenteria in legno è stata fornita a titolo gratuito alla scuola, consolidando una collaborazione che già da tempo vedeva protagonista la ditta tedesca e l’Enaip di Tione. La partnership si prospetta quindi duratura e sinergica. «Con grande soddisfazione riceviamo l’interesse di Mafell nel percorso di formazione dei nostri studenti di

carpenteria. Sarà sempre più importante avere risorse formate con un reale senso pratico di quello

che è il mondo del lavoro - dichiara il direttore generale di Enaip Trentino Massimo Malossini

– la collaborazione tra mondo della formazione e mondo del lavoro non può che arricchire il perda sinistra: Konrad Frisinghelli (Mafell Italia), Giorgio Butterini (Sindaco di Borgo Chiese), Massimo Malossini (Direttore Generale ENAIP Trentino), Luca Martinelli (rappresentante Ass. ne Artigiani), Francesca Rinaldi (Direttrice CFP ENAIP Tione di Trento), Paolo Dorna (docente), Hans Peter Prantner (docente), Marco Pizzini (docente), David Spanò (Mafell Italia).

corso formativo dei nostri giovani studenti». Le prospettive saranno molto interessanti. «Il mondo del lavoro, oggi come non mai, impone figure professionali di grande specializzazione e competenza. Donando questi macchinari alla Scuola di Carpenteria Enaip di Tione siamo certi di contribuire realmente alla formazione di futuri professionisti in grado di soddisfare la richiesta di fabbisogno lavorativo esistente» conclude David Spanò per Mafell Italia.


Cooperando Presidente Brochetti ci illustra il percorso che ha portato all’aggregazione di cinque cooperative che andranno a operare tramite il nuovo organismo centralizzato di La Trentina? Il progetto di fusione tra le Cooperative ortofrutticole de La Trentina, è partito operativamente circa un anno fa, e si è concluso a fine Novembre, con la consapevolezza di aver compiuto un percorso aggregativo che solo qualche mese fa non era per niente scontato e con la prospettiva di una nuova sfida nella gestione della frutticoltura provinciale. La fusione per incorporazione nella Cooperativa La Trentina delle quattro cooperative: Cooperativa Frutticoltori Alta Valsugana e Levico, Cooperativa 5 Comuni, cooperativa Ortofrutticola Valli del Sarca- Garda Trentino e Cooperativa Agricoltori Singoli Associati, avrà come risultato la formazione di un soggetto organizzato di dimensioni importanti, rappresentando circa 800 soci che operano su circa 1300 ettari sparsi praticamente su tutto il territorio provinciale. Un passo molto importante, avvenuto come conseguenza naturale di una strategia di gestione mirata e specifica, dove l’alleanza con il Consorzio Melinda, sotto il coordinamento di Apot, l’Associazione produttori ortofrutticoli Trentini che rappre-

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La Trentina, nasce il quarto polo nazionale nella produzione di mele di Alberto Carli Svolta storica all’interno del consorzio La Trentina, che si appresta a diventare il quarto polo a livello nazionale nella produzione di mele con 1.000 soci e una produzione media di 60.000 tonnellate di frutta per senta oggi i consorzi Melinda, La Trentina, e la Cooperativa Copag, si è confermata essere la scelta vincente. È dal 2017 infatti che le principali organizzazioni di produttori sul territorio hanno iniziato a lavorare in sinergia mettendo a valore i propri punti di forza per aprirsi a nuove opportunità di crescita, attraverso un sodalizio che si è rivelato non solo funzionale a livello tattico e commerciale, ma anche economicamente proficuo. Una aggregazione necessaria quindi per cogliere le nuove sfide del futuro? Certamente. Quello che il Consiglio di Amministrazione di La Trentina ha proposto con questo percorso aggregativo, è una visione diversa del futuro della frutticoltura trentina, un futuro basato sul-

l’unità gestionale e una maggiore efficienza organizzativa di questo comparto produttivo strategico per il nostro territorio. Lo scopo primario di un organismo centralizzato, così come lo abbiamo studiato e concepito nel corso di questi ultimi anni soprattutto

1.300 ettari coltivati e un fatturato di medio di 35 milioni di euro. Abbiamo incontrato Rodolfo Brochetti, Presidente di CO.P.A.G ( Cooperativa Produttori Agricoli Giudicariesi) e del Consorzio La Trentina. grazie al dialogo tra soci, è quello di migliorare il nostro posizionamento, per cercare di stabilizzare il valore del liquidato. L’ottimizzazione attenta dei costi significa poter concentrare i nostri sforzi sull’innalzamento della qualità produttiva e così poter

raggiungere obiettivi commerciali più soddisfacenti e remunerativi. L’obiettivo primario dell’operazione è quello di garantire una redditività dignitosa del lavoro dei nostri soci e una stabilità delle remunerazioni dei prodotti conferiti alle nostre Cooperative al fine di garantire agli stessi una prospettiva di sviluppo e miglioramento per il futuro. Aggregare in un’unica realtà operativa Cooperative provenienti da territori diversi, con storie e sensibilità differenziate, dimostra sicuramente una maturità non solo degli attuali amministratori delle Cooperative ma anche dei soci produttori che ci hanno seguito in questo percorso, dimostrando in molti casi una sensibilità in grado di anticipare le scelte proposte.

Questo processo di fusione è un passo molto importante per il settore ortofrutticolo trentino, ritiene che possa fungere da stimolo per altri processi aggregativi dentro il settore agricolo? Ora dobbiamo concentrarci sul lavorare cercando di sviluppare dialogo e trasparenza, affinché questo nuovo sistema organizzativo possa diventare la leva principale della nostra crescita. In prospettiva la fusione delle Cooperative associate a La Trentina e la conseguente formazione di una nuova realtà organizzata, deve essere un primo passo per stimolare, all’ interno del mondo ortofrutticolo provinciale, degli ulteriori ragionamenti aggregativi fondamentali per dare agli agricoltori trentini una prospettiva di sviluppo e garantire altresì un reddito dignitoso alle famiglie dei frutticoltori.


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Attualità

DICEMBRE 2021 L’iniziativa del Servizio Salute Mentale Alto Garda, Ledro e Giudicarie

Panchine viola per parlare di gentilezza Il giorno dell’inaugurazione, lo scorso venerdì 12 novembre, erano presenti, insieme a utenti, operatori, familiari, amici e volontari, i rappresentanti delle cariche istituzionali: del Comune di Tione, dell’Azienda Sanitaria e della Cooperativa sociale Mimosa che, in convenzione con APSS, gestisce appunto il SITR nell’ambito di Alto Garda Ledro e Giudicarie, quindi lo stesso Centro Diurno di Tione oltre alla Comunità di Villa Ischia a Riva e gli Appartamenti Protetti. Qui altre panchine viola sono state inaugurate negli stessi giorni. Un momento di rilievo per tutta la Comunità, di inclusione sociale. Frase scontata eppure dovuta, ma che la Gentilezza, tanto come l’inclusione e la lotta allo stigma, non sia un solo giorno ma tutto l’anno. Ma veniamo alla panchina viola, parliamone con la responsabile del Centro Gabriella Conti. Che simbolo è la panchina viola? “La panchina è un luogo concreto di scambio di gentilezza, di condivisione di momenti e di esperienze di vita, nel rispetto e ascolto reciproco. Viene

di Martina Sebastiani In occasione della Giornata mondiale della Gentilezza - riconosciuta in Italia dal 2000 e festeggiata il 13 novembre - anche il Centro di Salute Mentale di Tione - parte del Servizio Salute Mentale Alto Garda, Ledro e Giudicarie - ha voluto festeggiare la ricorrenza per il vero significato e valore di que-

tinta con il colore viola, scelto perchè unione del blu, profondità, e rosso, concretezza, che ben identificano la gentilezza”. Cosa vuol dire davvero gentilezza? “Essere gentili significa

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 19 n° 12 dicembre 2021 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Matilde Armani, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Martina Sebastiani, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 30/11/2021 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

comportarsi in modo da mettere al centro la cura e l’attenzione per gli altri, parole che nell’ambito sanitario non possono che acquisire una sfumatura particolare. Durante le fasi critiche dell’emergenza sanitaria ci sono state molte restrizioni al contatto umano che ci hanno fatto allontanare. Ora serve ricordare che abbiamo questo importante strumento che è la gentilezza.

sta parola, spesso sottovalutata. Avete notato una sedia viola nell’atrio di ingresso dell’Ospedale di Tione? Una panchina dello stesso colore al Centro di Salute Mentale? Sono un simbolo perché si parli di Gentilezza, frutto di un’idea nata da un gruppo di lavoro al Centro.

Pratiche ‘semplici’ come sedersi ed ascoltare al contrario ci fanno avvicinare. La gentilezza dovrebbe diventare un’abitudine sociale diffusa: festeggiare la Giornata mondiale ad essa dedicata è un’occasione per moltiplicare parole e gesti di rispetto e di attenzione verso sé stessi e gli altri”. Come si è arrivati alla panchina viola?

“L’idea è nata da un’attività terapeutica di gruppo al Centro. L’iniziativa della panchina viola ritorna a livello nazionale, come collaborazioni tra amministrazioni locali e territorio, in alcuni casi le scuole. Quindi la si è proposta al Comune, che ha aderito con entusiasmo e supportato il progetto.” “Per la realizzazione pratica è stato fondamentale il contributo di Luca Mu-

race, per mestiere capace restauratore, che ha carteggiato la vecchia panchina scelta portandola al legno grezzo. Ci hanno pensato poi gli ospiti del Centro a tinteggiarla con cura di viola. Un’attività terapeutica che è riuscita a rendere partecipe anche la Comunità”. Quindi la panchina e il territorio. “La panca, dopo la presentazione al pubblico, è stata collocata nello spazio accoglienza del Centro, al servizio di chiunque desideri sedersi. Come le altre panchine a Tione è messa al riparo per l’inverno. E’ proposta dello stesso Comune darle maggiore visibilità in primavera. Seguirà a giugno un’inaugurazione ufficiale, occasione in cui verrà aggiunta, attraverso un Qr Code, una frase per rappresentare il suo significato. Il coinvolgimento della Comunità è importante per essere capiti serve essere ascoltati. L’ultima novità, dal momento che il Comune aderisce a questo percorso di sensibilizzazione, è la nascita di un Assessore alla Gentilezza. In Italia sono già più di 140. Si tratta di una figura, di solito scelta tra i Consiglieri già in carica, che promuove la cultura della gentilezza per generare un cambiamento sociale propositivo”.

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ROBERTO E DANIELA - ANGELO, ROBERTO, DENNIS, FRANCO, PAOLO, CLAUDIO, STEFANO, ALESSANDRO

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Rubrica salute

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I Neuroni Specchio, chiave delle interazioni sociali di Gianni Ambrosini - oncologo Perché solo osservando gli operai, senza essere esperti del lavoro che stavano facendo, capivamo e condividevamo il loro pericolo. Quando incontriamo qualcuno sorridente o corrucciato capiamo subito la differenza fra gioia e dispiacere. Siamo in grado di condividere il gesto di un atleta come se lo stessimo compiendo noi. I Neuroni Specchio hanno fornito per la prima volta alla scienza la spiegazione delle interazioni sociali, dei motivi delle azioni e ci hanno aiutato a capire le azioni compiute da altri individui. La loro storia è tutta italiana e inizia presso l’Università di Parma per merito del prof. Rizzolatti e del suo gruppo di collaboratori. Sono loro che, esperti di Neuroscienze, hanno scoperto i Neuroni Specchio nel cervello di Macaca Nemestrina, una scimmia molto docile con una corrispondenza funzionale fra il suo cervello e quello umano. Una zona particolare della corteccia cerebrale chiamata F5 era implicata nella pianificazione, nella selezione e nella esecuzione delle azioni motorie : azioni come afferrare, strappare e portare oggetti alla bocca. Gli umani compiono ogni giorno milioni di gesti simili. Ma un giorno successe qualcosa : uno dei ricercatori di Parma, in un momento di pausa degli esperimenti, con la scimmia in uno stato di riposo, prese per suo conto qualcosa da un tavolo e sentì una scarica elettrica prodursi nel computer collegato agli elettrodi impiantati nel cervello del Macaca. Un neurone si era

Alcuni giorni fa ero a Merano e in cima al corso dei portici nei pressi della chiesa un camion molto tecnico stava montando una gru. Niente di eccezionale, senonché il pilone di portata era più alto del tetto della chiesa e l’operatore che ne era alla guida comunicava con un altro tecnico a trenta metri di altezza a gesti e non per radio. C’era pericolo, ma l’operaio in cima alla gru si attivato senza che la scimmia partecipasse all’azione. Un neurone si era attivato per percepire l’azione di qualcuno, senza alcuna implicazione motoria. Un neurone motorio si comportava come un neurone sensoriale. Gli esperimenti successivi alle prime osservazioni dimostrarono che un certo neurone in un certo momento può codificare un evento sensoriale, o un atto motorio, o un processo cognitivo. I Neuroni Specchio rispondono anche ai suoni associati alle azioni o quando l’azione è nascosta alla vista. Si attivano inoltre nei processi di imitazione e questo è fondamentale nei processi di apprendimento a incominciare dall’infanzia. Né si può tralasciare la loro importanza in fenomeni come l’empatia, la consapevolezza di sé e il linguaggio. Si attivano quindi non solo quando siamo noi gli attori principali ma anche nell’osservazione degli altri. Ci aiutano a ricostruire nel nostro cervello ciò che le altre persone fanno. Possono spiegare l’imitazione diretta della violenza, come pure di atti elementari come il sorriso, il movimento di una mano, un gesto di cortesia, o inibire azioni compulsive quando magari vediamo qualcuno che le compie. I Neuroni Specchio producono in automatico una simulazione cerebrale delle espressioni altrui e portano ad un ri-

conoscimento implicito di quello che stiamo osservando. Sono inoltre collegati con i centri emozionali del cervello situati in una zona chiamata Amigdala. Questo processo di imitazione che porta al riconoscimento delle emozioni e delle azioni altrui, ha permesso di capire come si sviluppano i meccanismi dell’Empatia che ci porta a gradire di più o di meno le persone che incontriamo quotidianamente e che sono fondamentali nella costruzione dei legami sociali. Il nostro cervello è costruito per “Rispecchiare” e attraverso le operazioni di rispecchiamento comprendiamo quello che provano le altre persone. Un esempio di Empatia è quello che permette alle madri di capire le esigenze del proprio bambino dalla sola osservazione delle espressioni facciali;

muoveva spedito e sicuro e gli astanti nella piazza, circa venti persone, osservavano ammirati, in silenzio. I nostri Neuroni Specchio erano attivati e partecipavano alle azioni del tecnico, quasi invisibile a trenta metri di altezza. Cosa sono i Neuroni Specchio? Sono delle cellule cerebrali che lavorano con noi in tutte le nostre operazioni sociali.

in questi casi si attivano anche dei circuiti supplementari di tipo motorio per pianificare le eventuali sequenze di intervento attivo. Le proprietà di queste cellule possono anche spiegare le imitazioni di comportamenti violenti come pure il rispecchiamento di un sorriso, di un atteggiamento di cortesia, di un gesto finalizzato. Sono stati individuati anche dei Neuroni Specchi chiamati Super che ci impediscono di compiere le azioni in maniere compulsiva tutte le volte che le vediamo compiere agli altri. Fanno

da filtro rispetto ai neuroni specchio classici. Ci avviciniamo al Natale, periodo di compere e di regali e mi viene da citare come siamo indotti a fare delle scelte se a suggerirle sono delle personalità dominanti o immagini precostituite. Esiste il neuromarketing che sfrutta il cosiddetto “ sistema della ricompensa” che spiega cosa succede quando scegliamo e decidiamo cosa comprare. Esiste l’effetto “marca” e il comportamento sociale di “appartenenza al gruppo” che quando nello spot utilizza delle persone note stimola

un più alto livello di identificazione. Le risposte cerebrali rilevate nei sistemi neurali implicate nei comportamenti (sistema della ricompensa), nell’empatia e nell’identificazione (sistema dei Neuroni Specchio) sono gli indicatori più affidabili delle scelte future. Funziona anche la pubblicità negativa utilizzata in politica soprattutto quando i messaggi sono evocativi di possibili disastri; in quelli che hanno già deciso come votare la consapevolezza e la conoscenza viene motivata dal processo di identificazione. Negli indecisi prevale il richiamo alla memoria di situazioni già vissute. I Neuroni Specchio sono cellule cerebrali che hanno chiarito i quesiti che per anni si sono posti le Scienze Umanistiche : sono delle cellule specializzate che ci fanno capire la nostra condizione umana esistenziale e la nostra relazione verso e con gli altri. Non siamo assolutamente soli ma abbiamo invece una struttura cerebrale evolutasi nel tempo che ci porta ad essere in connessione continua con i nostri simili.

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Azienda sanitaria

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Nuovo portale e nuova app TreC+: la porta digitale sulla tua salute Usando un metodo di «autenticazione forte» come SPID o la Carta provinciale dei servizi (e a breve la CIE) si può accedere a tutte le funzionalità di TreC+ (Cartella Clinica del Cittadino): • consultare il proprio FSE - Fascicolo sanitario elettronico (certificazione verde Covid-19, referti medici, risultati delle analisi del sangue, esito dei tamponi Covid-19, etc.) • prenotare le visite specialistiche erogate dal Servizio sanitario provinciale utilizzando la ricetta elettronica fra quelle già presenti nell’applicazione, oppure inserendo direttamente il numero della ricetta stampato sul promemoria; • consultare le ricette farmaceutiche e le ricette specialistiche elettroniche e scaricare il promemoria; • prenotare esami del sangue (o altre prestazioni come l’anagrafe sanitaria) e quindi presentarsi direttamente nei centri prelievo nell’ora e nel giorno prenotati (“salta coda”) • visualizzare il calendario delle prenotazioni con tutti gli appuntamenti riservati tramite il CUP telefonico e online, tramite l’app o il portale TreC+; • gestire la visibilità dei referti e le regole di condivisione dei propri documenti sanitari

Niente più TreC e FasTreC ma un’unica porta di accesso a tutti i servizi digitali dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Da novembre tutti gli iscritti al servizio sanitario provinciale hanno a disposizione la nuova piattaforma TreC+ (disponibile anche in versione app) per prenotare visite, tamponi, vedere referti, ricette farmaceutiche e tanto altro.

• condividere la TreC+ con altre persone di propria fiducia (che sono già utenti del sistema TreC+), e accedere alla TreC+ delle persone di cui ci si prende cura (gestione deleghe) • accedere alle televisite (se prescritte dal medico) collegandosi dall’applicazione mobile o dal portale web; • vedere i pagamenti passati e scaricare le ricevute delle prestazioni effettuate

Non ci saranno più quindi altre applicazioni o sistemi per accedere ai servizi digitali perché tutto è raggruppato in TreC+. Chi usa già l’app TreC_FSE deve solo aggiornarla dagli app store (Android o Apple); chi invece non l’ha mai installata, potrà farlo autonomamente accedendo dal portale web trec.trentinosalute. net seguendo le indicazioni della guida.

• cambiare il medico di famiglia o il pediatra • aggiornare il proprio profilo sanitario (PHR - Personal health record) tenendo nota delle informazioni importanti per la salute, come allergie, intolleranze, malattie, patologie familiari • ricercare farmacie e parafarmacie nella Provincia autonoma di Trento e navigare la mappa per visualizzare dove si trovano

ricercare ambulatori e guardie mediche nella Provincia autonoma di Trento e navigare la mappa • consultare in tempo reale i tempi di attesa al Pronto soccorso degli ospedali trentini Usando invece un metodo di autenticazione «meno forte» (numero tessera sanitaria e codice fiscale) si può accedere solo ad alcune funzioni di TreC+, le stesse che prima

erano in Fast TreC (visualizzare i referti online prodotti dalle strutture del Servizio sanitario provinciale, vedere l’attesa al pronto soccorso degli ospedali provinciali, prenotare un prelievo del sangue, una prestazione specialistica con ricetta elettronica o senza ricetta, un appuntamento all’anagrafe sanitaria, cercare una farmacia, un ambulatorio, ecc..). Anche i non residenti in Provincia, come gli studenti o i turisti iscritti al Servizio sanitario nazionale, potranno quindi scaricare la app e autenticarsi in modalità «leggera» per accedere ad alcune funzionalità di TreC+. TreC+ è frutto di un progetto voluto dal Centro di competenza sulla sanità digitale TrentinoSalute4.0, che ha messo in campo professionalità e organizzazioni dei tre enti (Provincia autonoma di Trento, Azienda provinciale per i servizi sanitari e Fondazione Bruno Kessler). Grazie a TreC+, evoluzione della già ben nota TreC (Cartella Clinica del Cittadino), oggi il Servizio sanitario provinciale può vantare una delle prime piattaforme di servizi online in Italia che accompagna i cittadini dalla nascita alla vecchiaia lungo tutto il percorso di vita, ridisegnando il rapporto cittadino-sanità in ottica digitale.

Terza dose vaccino Covid-19: prenotazioni per gli over 40 Corre la campagna vaccinale con l’apertura della terza dose del vaccino anti Covid-19 ai nati nel 1981 e negli anni precedenti (over 40). È necessario accelerare sul fronte dei richiami (le cosiddette dosi « booster») per mantenere nel tempo un adeguato livello di risposta immunitaria. La vaccinazione rimane lo strumento più efficace per ridurre la circolazione del virus e scongiurare così nuove chiusure e restrizioni per la vita individuale dei cittadini e per le attività economiche e turistiche del nostro territorio. Sulla base delle

ultime disposizioni del Ministero della salute per effettuare la terza dose non sarà necessario aspettare i sei mesi dall’ultima somministrazione. Come sempre la prenotazione va fatta al CUP online: per fissare l’appuntamento in uno dei centri vaccinali dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari basta che siano trascorsi cinque mesi (150 giorni) dall’ultima dose. Ci si può comunque prenotare prima della scadenza dei cinque mesi perché il sistema del CUP online verifica in automatico le date delle dosi precedenti e visualizza le date

prenotabili per il richiamo. Come dose di richiamo («booster») vengono somministrati il vaccino Pfizer oppure metà dose di Moderna. Il richiamo

può essere prenotato in qualsiasi centro vaccinale del territorio e non necessariamente dove sono state fatte le prime due dosi. Le date disponibili

nei vari centri vaccinali possono variare sulla base della progressiva implementazione delle agende . Può prenotare la dose di richiamo anche chi ha contratto il Covid e ha concluso il ciclo vaccinale con una sola dose. In questa fase della campagna vaccinale non è possibile accedere ai centri vaccinali senza prenotazione. Si raccomanda quindi di rispettare l’orario dell’appuntamento e di non presentarsi con troppo anticipo (al massimo cinque minuti prima). Si ricorda come sempre di arrivare all’appuntamento con la tesse-

ra sanitaria e il modulo del consenso e la scheda anamnestica già compilati. Tutti i moduli per il vaccino anti Covid-19 (comprese tutte le schede informative aggiornate relative ai vaccini) sono scaricabili dal sito dell’Azienda sanitaria. La dose di richiamo può essere fatta anche dal proprio medico di medicina generale se aderisce alla campagna vaccinale. Chi ha fatto il primo ciclo vaccinale con il vaccino monodose Janssen può prenotare la dose di richiamo indipendentemente dall’età.


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Territorio

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A circa un anno di distanza dalla prima proiezione, l’11 settembre scorso, il Circolo “dei Voi” di Storo ha dedicato una giornata intera come omaggio all’autrice e al suo libro: “E’ stato un doveroso omaggio a Virginia da parte del suo paese natale – ha affermato Donato Candioli, presidente del Circolo - per la sua opera ventennale in qualità di scrittrice di poesie e racconti, che hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, nonché per questo suo ultimo lavoro, il romanzo ‘Cuore italiano’”. Il cortometraggio, che mantiene lo stesso titolo del romanzo, è stato presentato fuori concorso il 9 settembre 2020 presso l’Italian Pavilion all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia. “Sono solo 20 minuti circa, ma quando l’ho visto per la prima volta mi sono commossa - racconta la scrittrice ancora emozionata - è stato un grande successo, tanto che ora dal cortometraggio si vorrebbe proseguire, forse con la creazione di una serie di puntate”. Hanno interpretato la storia gli attori protagonisti Matteo Carlomagno, (anche produttore), Chiara Tascione e Simone Montedoro, con la produzione di Giovanni Pelliccia e Gianluca Vania Pirazzoli. Il corto è stato girato in diverse zone del Trentino, in particolare a Castel Toblino, alle trincee di Bezzecca,

Virginia Grassi: “ Quando scrivo vivo tutto in prima persona, sono la prima a commuovermi”

“Cuore Italiano” alla Mostra del cinema di Venezia di Francesca Cristoforetti Da Storo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2020: è questo il viaggio di Cuore Italiano, il racconto della scrittrice giudicariese Virgi-

nia Grassi, pubblicato nel 2007 e pluripremiato, che arriva sul grande schermo in un cortometraggio diretto dal giovane regista russo Viacheslav Zakharov.

in Val di Ledro, e tante riprese nella zona antica di Storo. “Oltre ad essere stato accolto positivamente come film fuori concorso alla Mostra di Venezia, è stato presentato anche fuori dall’Italia: in Germania, in America, in India”, racconta Virginia Grassi. La storia inizia durante la prima guerra mondiale, nella trincea di Bezzecca, in Trentino, da una promessa fatta dall’alpino Toni al suo compagno di trincea Tano, soldato proveniente dal Sud Italia: Toni se fosse sopravvissuto avrebbe dovuto consegnare l’organetto, il diario e l’elmo di Tano alla sua famiglia. La promessa sarà portata a termine molti anni dopo da Anna, nipote di Toni, che nel

La misura spera di fare da volano al commercio locale

Buoni pasto in regalo alle famiglie Non è l’unico Tione ad aver deciso di mettere in campo un’iniziativa del genere in questo Natale. Nella borgata giudicariese la Cooperativa lavoro ha consegnato porta a porta i buoni, suddivisi in due voucher da 15 euro ciascuno, ed il Comune provvederà a rimborsare agli operatori economici il valore dei buoni utilizzati nelle loro sedi di attività. C’è allegata anche la lettera del sindaco Eugenio Antolini, che illustra l’iniziativa, evidenziando come l’obiettivo della amministrazione sia quello di dare un aiuto concreto a tutti i cittadini, ed alle imprese, un valido supporto al territorio. Il voucher è nominativo e riporta nome, cognome e codice fiscale; la data di riferimento per la residenza è il 4 ottobre 2021, e per i minorenni è riportato il dato dell’intestatario della scheda familiare. Il buono va usato esclusivamente dalla persona il cui nominativo risulta prestampato sullo stesso. Questo è un particolare che differenzia Tione da tanti altri Comuni che hanno adottato simile provvedimento. Ad esempio Arco, Riva del Garda, Levico terme, ed in Giudicarie Pieve di Bono, Valdaone e Caderzone Terme. In questi Comuni c’è al

di Chiara Garroni E’ un bella iniziativa che aiuta contemporaneamente famiglie e commercianti, e dato che scade a fine dicembre, è diventata anche una spinta agli acquisti di Natale. Stiamo parlando dei buoni spesa di 30 euro elargiti dal Comune di Tione a tutti i residenti, che li potranno utilizzare nei 55 negozi della borgata che hanno aderito all’iniziativa, il cui elenco si trova pubblicato nel sito del Comune.

contrario la possibilità di cedere il proprio buono ad altro residente, o alle associazioni che ne sono state autorizzate. «L’amministrazione tionese - ci dice l’assessore al commercio Mario Failoni - ha voluto cogliere

l’opportunità di elargire 120 mila euro disponibili dopo variazione di bilancio, a tutti, e la speranza è che l’iniziativa funga da volano per i consumi. Nonostante la crisi, Tione resta una realtà commerciale assai importante, con una scelta molto vasta di categorie commerciali». Hanno aderito un po’ tutte le categorie: si va dagli alimentari alle estetiste, dall’abbigliamento alle scarpe, dai gioielli ai libri, dai ristoranti e bar all’erboristeria. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Oltre a questa opportunità, il Comune nei mesi scorsi era venuto incontro ai commercianti, artigiani e agricoltori di vendita diretta, che hanno patito più di altri i problemi economici legati alla pandemia covid, con un contributo comples-

sivo di 60 mila euro, per chi aveva dovuto sopportare la chiusura obbligatoria dei lockdown, un calo di fatturato di almeno il 15% rispetto all’anno precedente, e spese di gestione direttamente collegate al covid, come pulizie e sanificazioni, canoni e bollette per le utenze ecc. In questi giorni sono in atto le verifiche che porteranno presto al ristoro di quanto dovuto a chi ne ha titolo. L’auspicio è che l’ iniziativa dei buoni spesa contribuisca a dare un po’ di spinta agli acquisti natalizi, un piccolo aiuto in un momento in cui crescono l’inflazione, le bollette, le merci più varie (in pratica tutto, tranne stipendi e pensioni), e che almeno quest’anno non si sentano le noiose recriminazioni moralistiche contro i regali. Se ci pensiamo, il primo Natale di regali è stato quello di duemila anni fa, con i pastori ed i Re Magi che portavano i loro doni a Gesù bambino. Dunque doniamo, e chi può permetterselo lo faccia con generosità anche verso chi è stato più sfortunato. E non limitiamoci alle cose, ma cerchiamo di dare attenzione e tempo. Questo non costa nulla, ma di solito è la cosa più apprezzata: buon Natale a tutti.

1968 si reca in Basilicata, dove incontra Gaetano, il nipote di Tano con cui inizierà una storia d’amore ricca di imprevisti. Il romanzo, nato da questo racconto, svilupperà questa storia con altri personaggi fino a coprire quattro generazioni. Una vicenda quindi che intreccia valori quali l’amicizia, l’amore, la fraternità e la solidarietà in un lasso temporale che va dalla Grande Guerra agli anni ’70: “Volevo trasmettere questi valori – sostiene Grassi - io scrivo storie ‘come un tempo’, racconto storie vere che parlano di amore e di sentimenti. Ho continuato poi con la storia, quindi c’è una grande parte che non è presente all’interno del cortometraggio”. Virginia Grassi, 83 anni, è “poetessa e scrittrice, ma assolutamente autodidatta”, come ama definirsi lei. Umiltà e grande passione la contraddistinguono, così come le sue parole che hanno toccato il cuore dei suoi lettori: “Quando scrivo vivo tutto in prima persona, sono la prima a commuovermi – spiega – è un racconto che prende il cuore, per questo è arrivato a tutti i miei lettori. Prima di scrivere per gli altri scrivo innanzitutto per me stessa”. Non a caso nel suo racconto viene menzionata la Basilicata, una seconda casa per la poetessa che a Potenza ha vissuto per ben quarant’anni, per tornare poi adesso definitivamente in Trentino, nella sua Storo: “Il mio cuore è diviso in due, una parte è qui e l’altra è in Basilicata. Però ho sempre avuto una nostalgia molto forte per la mia terra, così la sto valorizzando, è significato tanto far conoscere i miei luoghi”. Poesie e narrativa da sempre hanno accompagnato la vita di Grassi, la cui passione per la scrittura si rivela già ai tempi di scuola, “quando il maestro mi mandava fuori dalla classe perché scrivevo durante la lezione. Ho sempre sentito l’esigenza di scrivere sin da bambina”. A causa del lavoro le sue poesie vengono accantonate e messe da parte per moltissimo tempo, finché all’Università della Terza Età non trova un professore che riconosce il suo valore. Nel 2005 viene pubblicata la sua prima opera “Emozionarsi”, una raccolta di poesie e narrativa. Da quel momento è stato soltanto un successo dopo l’altro, fino all’approdo sul grande schermo.


Giudicarie in numeri

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Imprese, residenti e addetti per settore di attività economica di Virginio Amistadi Il Registro statistico delle imprese attive (Asia) nasce nel 1996 su volontà del Consiglio Europeo. Il Registro include le unità economiche che esercitano arti e professioni nelle attività industriali, commerciali e dei servizi alle imprese e alle famiglie. Il Registro è aggiornato annualmente attraverso un processo di integrazione di informazioni provenienti sia da fonti amministrative, gestite da enti pubblici o da società private sia da fonti statistiche. I fenomeni osservati sono relativi alle principali caratteristiche strutturali delle imprese e alla numerosità dei loro addetti. I dati raccolti per la Provincia Autonoma di Trento sono proposti all’interno dell’annuario statistico online (https:// statweb.provincia.tn.it/ annuario/) all’interno dell’ area Economia. In tabella riportiamo i dati relativi agli addetti per settore di attività economica e comunità di valle in provincia di Trento. Gli addetti alle imprese in Provincia di Trento sono 178.150 concentrati prevalentemente nei settore Commercio e alberghi e Altri servizi. Gli addetti all’industria rappresentano un quinto (20,5%) del totale. Il numero medio di addetti per impresa è di 4,4 unità. Anche in Giudicarie i settori Commercio e alberghi e Altri servizi con i

Tab.1 Numero addetti delle imprese residenti per settore di attività economica e comunità di valle in provincia di Trento – Anno 2019 Comunità di Valle Industria in senso stretto Costruzioni Commercio e alberghi Altri servizi Totale N. Addetti N. Addetti N. Addetti N. Addetti N. Addetti Val di Fiemme 1.516 963 2.356 1.660 6.495 Primiero 352 333 1.402 738 2.825 Valsugana e Tesino 3.446 1.344 2.005 2.118 8.914 Alta Valsugana e Bersntol 2.413 1.607 3.977 4.323 12.320 Valle di Cembra 714 495 460 345 2.013 Val di Non 2.253 1.371 3.874 3.145 10.643 Valle di Sole 475 604 2.369 1.666 5.114 Giudicarie 2.364 1.828 4.176 4.013 12.382 Alto Garda e Ledro 4.397 1.472 5.950 6.129 17.947 Vallagarina 8.384 2.031 5.325 12.021 27.760 Comun General de Fascia 328 469 3.654 1.633 6.084 Altipiani Cimbri 83 168 862 528 1.641 Rotaliana-Königsberg 2.735 954 2.914 2.725 9.328 Paganella 145 236 1.397 491 2.270 Territorio Val d’Adige 6.786 3.201 13.895 27.085 50.967 Valle dei Laghi 219 341 488 401 1.449 Provincia 36.611 17.416 55.103 69.019 178.150 Tab.2 Numero medio di addetti delle imprese residenti per settore di attività economica e comunità di valle in provincia di Trento – Anno 2019 Comunità di Valle Industria in senso stretto Costruzioni Commercio e alberghi Altri servizi Totale N. medio N. medio N. medio N. medio N. medio Val di Fiemme 9,5 2,7 4,3 2,3 3,7 Primiero 4,2 2,9 4,1 2,6 3,4 Valsugana e Tesino 19,9 4,0 4,1 3,6 5,7 Alta Valsugana e Bersntol 7,6 2,6 3,9 2,9 3,6 Valle di Cembra 5,7 2,5 3,0 1,8 3,0 Val di Non 6,6 2,9 4,6 3,0 4,0 Valle di Sole 4,5 2,3 4,2 3,0 3,4 Giudicarie 7,6 3,7 4,4 3,2 4,1 Alto Garda e Ledro 19,0 3,4 4,5 3,4 4,7 Vallagarina 11,1 2,5 3,5 4,2 4,7 Comun General de Fascia 4,5 3,8 5,0 3,8 4,5 Altipiani Cimbri 2,3 2,2 3,8 3,3 3,3 Rotaliana-Königsberg 12,7 3,0 4,7 3,1 4,6 Paganella 5,4 3,4 5,1 2,9 4,2 Territorio Val d’Adige 11,3 3,3 6,0 4,5 5,1 Valle dei Laghi 4,5 2,6 3,2 1,8 2,6 Provincia 10,2 3,0 4,6 3,7 4,4 Fonte: ISPAT Annuario online – Economia TAV. IX.09 | Dati elaborati loro 8.189 addetti rappresentano di nuovo gli ambiti prevalenti (66,1% del totale giudicariese).

Rispetto al dato provinciale spicca il settore Costruzioni che conta 1.828 addetti (14,8% del totale

giudicariese) Il settore industriale con i suoi 2.364 addetti si pone sostanzialmente in

linea con il dato provinciale (19,1% del totale giudicariese) anche se la numerosità media per

impresa risulta significativamente inferiore (7,6 addetti contro 10,2).


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Messaggio promozionale

Fondazione Guetti Il Consorzio Elettrico di Stor


Arte Questa tendenza neoromanica si situa all’interno di una più vasta rivisitazione, spesse volte ridotta a mera imitazione, degli stili architettonici medievali, considerati i più rappresentativi della tradizione nazionale, dalle nostre parti ispirati perlopiù al romanico lombardo del XI° e XII° secolo. In antitesi al cosmopolitismo delle esuberanze barocche seicentesche e del purismo neoclassico di fine ‘700 che guarda all’arte classica greca, si invoca il ritorno alla semplicità delle volumetrie, al valore plastico e formale dei materiali, ad una architettura solida e funzionale, storicamente più in linea con la sensibilità culturale e spirituale delle nostre popolazioni, ancor più del tedescheggiante e troppo decorativo neogotico. L’alfiere del Rundbogenstil (neoromanico) nel Tirolo è l’Imperial Regio Ingegnere/Architetto Leopoldo de Claricini (1812-1888), già ingegnere idraulico, stradale e civile alle dipendenze dello Stato a Innsbruck, Trento, Gorizia e Trieste. Tra il 1839 e il 1877 il de Claricini progetta una ventina di chiese in Trentino, facilmente riconoscibili per la stessa matrice stilistica, dalla chiesa della Natività di San Giovanni Battista di Mezzolombardo (1849) alla chiesa di Santa Maria Assunta di Mezzocorona (1867); dalla chiesa del Redentore di Levico (1871-1876) alla chiesa della Natività di Spormaggiore (1867-1875). Gli interventi giudicariesi dell’architetto goriziano riguardano il progetto per la nuova chiesa di Sant’Andrea a Breguzzo (1862), dallo stile “graziosamente maestoso e maestosamente semplice”, come annota il curato di allora; quello per la ricostruzione della chiesa di San Lorenzo a Vigo Rendena (1872); il progetto del maestoso campanile (72 metri) in granito tonalite della parrocchiale di Pinzolo (1865-1867) ed il progetto dell’altare maggiore per la chiesa di San Giorgio di Castel Condino, a sua volta disegnata (1863-1864) dall’ingegner Carlo Pagnoni di Creto. È davvero strabiliante la rassomiglianza fra le chiese di Breguzzo e Castel Condino (stessa facciata monumentale rinchiusa tra due due lesene angolari, con coronamento ad archetti pensili ciechi, il rosone ed ampio portale), a dimostrazione della stretta collaborazione fra i due professionisti in terra giudicariese. Carlo Pagnoni (1810-1877), figlio del medico di Creto Giovanni Battista, oltre che valente progettista, è un fervente patriota, protagonista con i suoi fratelli delle operazioni dei corpi franchi nel 1848 in Giudicarie, e per questo perse-

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Eclettico ‘800

Chiese ed architetti in Giudicarie di Giacomo Bonazza

Se lo stile barocco connota l’architettura sacra in Giudicarie fino a tutto il Settecento, sia nei nuovi edifici che nei numerosissimi rifacimenti, non è così nel secolo a seguire, soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dove, per le rare chiese costruite ex novo

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nella nostra valle dovute all’espansione demografica di alcune comunità, prevale un modello neoromanico importato dai paesi tedeschi e diffuso nelle province dell’Impero austro-ungarico (Rundbogenstil: stile dell’arco a tutto sesto romanico-rinascimentale). stesso è stato ferito e fatto prigioniero nello scontro del 3 luglio 1866. L’intervento di fine Ottocento (1893-1897) sulla antica Pieve di Tione, dove si modifica in maniera significativa l’assetto originario dell’edificio, rappresenta un altro capitolo importante, anche se problematico, del neoromanico in Giudicarie. È lo stesso architetto varesotto Livio ProvasoliGhirardini (1867-1955) ad esplicitarlo nella relazione accompagnatoria del suo progetto di restauro: “Lo stile scelto tanto per l’interno come per l’esterno è il lombardo ingentilito col toscano medievale, quindi uno stile perfettamente italiano come l’origine della chiesa”. Di nuovo si ragiona, in assoluta buona fede, in termini di ‘restauro stilistico’ e ‘storico’, lasciando foto 1 - Leopoldo de Claricini: chiesa di San Lorenzo di Vigo Rendena foto 2 - Carlo Pagnoni: chiesa di San Giorgio di Castel Condino foto 3 - Luigi Dalla Laita: Chiesa dell’Immacolata e dei Santi Fabiano e Sebastiano di Fiavè foto 4 - Wolfango Pietro Parolari: chiesa di Santa Margherita di Bocenago

guitato e sorvegliato dalla polizia austriaca. Ne risentirà pesantemente la sua attività professionale che comunque è documentata da Pinzolo a Storo dove, negli anni ‘50 dell’Ottocento, il podestà della borgata Francesco Cortella, suo compagno di rivolta, gli commissiona un importante progetto di architettura rurale con la costruzione di nove fontane. Sempre per motivi politici l’ingegnere chiesano ripara a Vestone, fino alla sua morte a Presegno in Val Sabbia. Suo figlio Armando (Armanno) Pagnoni, garibaldino, architetto, tecnico comunale a Bagolino, progetta gratuitamente il Sacrario militare di Monte Suello (1885), sul luogo dove lui

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molta libertà all’interpretazione del restauratore e alle sue valutazioni per eventuali integrazioni ‘in stile’, molto lontani dal concetto di restauro critico-conservativo odierno che rifiuta ogni tipo di integrazione stilistica. Con tutto il rispetto per gli affreschi neoromanici di Angelo Comolli, che accompagnano dignitosamente l’assetto architettonico del Provasoli, ci piace immaginare cosa sarebbe l’interno della chiesa tionese con il ciclo completo degli affreschi di Simone II Baschenis, sacrificato a quella ricostruzione ottocentesca. Neoromanica è pure la chiesa dell’Immacolata e dei Santi Fabiano e Sebastiano di Fiavè, progettata nel 1877 dall’alense Luigi Dalla Laita (1847-1939), in seguito all’abbattimento dell’antico edificio cinquecentesco intitolato ancora al solo San Sebastiano. Si tratta di una prova giovanile dell’artista lagarino, dalla personalità multiforme: insegnante, pittore, progettista, collezionista, ancor oggi ricordato per il Museo Civico a lui intitolato nella sua città natale, custode delle sue collezioni. Di lui si rammentano pure il progetto della chiesa di San Francesco dei Cappuccini di Ala (1890), anch’essa di aspetto neoromanico, e lo straordinario album di acquerelli e disegni compilato nel campo di internamento di Katzenau durante la sua deportazione durante la prima guerra mondiale. Di chiara ispirazione romanica sono l’ampliamento della chiesa di Santa Margherita di Bocenago (1870) con pianta centrale a croce greca e tiburio quadrangolare, ad opera dell’ingegnere-architetto di Seo Wolfango Pietro Parolari (1815-1904), personaggio alquanto singolare, non privo di talento e cultura artistica, coetaneo e compagno di studi di Giovanni Prati, che dopo un lungo soggiorno parigino, torna nella sua valle dove progetta il monumento in pietra dedicato alla Santa Croce sul colle dello Spiazzo (1854-1863) e lo slanciato campanile a pianta quadrangolare della chiesa di Villa Banale (1887).


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Attualità

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Fiato sospeso per la decisione del Ministero

Fiumi e pesca a rischio Messa al bando di trota iridea e salmerino alpino di Vanessa Masè * Tale ruolo però, in queste settimane, è pesantemente messo a rischio per una situazione che a mio avviso non può che essere definita paradossale. Tutta la comunità appassionata dell’arte alieutica è infatti con il fiato sospeso in attesa che il Ministero per la Transizione Ecologica modifichi il decreto che, se il contenuto non viene rivisto, potrebbe di fatto sancire la fine della pesca dilettantistica, penalizzando l’acquacoltura e gli impianti per la pesca sportiva, e pregiudicando la pesca nelle acque interne. Un provvedimento, a mio avviso draconiano, del 2020 infatti ha sancito la messa al bando della trota fario, della trota iridea, del salmerino alpino e del coregone lavarello, e cioè dei salmonidi definiti “non autoctoni”, ma che da oltre un secolo sono oggetto di immissioni e ripopolamenti per la gestione della pesca sportiva dimostrando di essersi inseriti negli ecosistemi fluviali e lacustri senza manifestare caratteristiche di invasività, né eccessiva competizione con le specie indigene, svolgendo altresì un ruolo importantissimo in termini ambientali, socio-economici e sportivi. In tutto ciò va rilevato che, purtroppo, la nostra Autonomia non ha alcuna competenza, ricadendo questa materia interamente in quella dell’Ambiente, prerogativa dello Stato. Per operare tale scelta così restrittiva il legislatore nazionale si è basato su un documento elaborato dall’AIIAD (Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci) dal titolo: “Principi guida riguardanti le immissioni di fauna ittica nelle acque interne italiane”. É giusto sapere che tale documento, che come conseguenza potrebbe provocare, se non adeguatamente corretto, la messa in ginocchio di tutto il settore della pesca dilettantistica interna, è stato discusso (e peraltro complessivamente approvato con soli 23 votanti dei quali: 13 favorevoli, 8 contrari e 2 astenuti) da una associazione ambientalista di diritto privato, che non può certamente considerarsi “terza”, e che ha posto il Millecinquecento come data di riferimento per stabilire se una specie è autoctona oppure no. Della Salmo Trutta, cioè la trota fario, ad esempio si dice che “Seppure possibile, il fatto che l’introduzione di Salmo trutta nel fiume Adige sia avvenuta prima del 1500 non è provato”, definendola quindi alloctona, e pertanto vietandone le immissioni. Ebbene, se lo stesso criterio valesse per i vegetali, nei nostri orti non potremmo più piantare mais, pomodori, patate! Ecco perché la situazione è davvero paradossale, oltre che gravissima in termini di conseguenze, se il ministro Cingolani non deciderà di intervenire. Il mondo trentino della pesca conta su oltre trenta associazioni di pescatori, con circa 10.000 tesserati il cui ruolo, come si diceva all’inizio, è fondamentale per le nostre acque. Infatti, il lavoro svolto attraverso gli incubatoi è un sostegno fondamentale alle popolazioni selvatiche. Oltre ai numerosi progetti di tutela della marmorata (specie autoctona, ma che fatica ad adattarsi a molti dei nostri corsi d’acqua), le migliaia di esemplari di fario e salmerino che si stanno allevando nei 18 impianti ittiogenici provinciali - gestiti appunto dai pescatori - di norma servono a garantire la presenza dei pesci nei fiumi e nei laghi. Questo perché il successo della riproduzione naturale è sempre più aleatorio, ma non certo a causa della pesca o della presenza di specie che i rappresen-

È di questi giorni la notizia che nel nostro territorio sono al via i preparativi per la seconda edizione del Fly Fishing Festival, che tanto successo aveva avuto con la sua prima edizione. Si tratta di un evento significativo sotto molti punti di vista, perché contribuisce ad esaltare la grande bellezza tati della Associazione Italiana Ittiologici di Acqua Dolce vorrebbero definire alloctone! La sopravvivenza delle specie ittiche (e non solo) è decisamente minacciata e condizionata dal generale degrado del fiume: alvei bistrattati, la costruzione di briglie, il mancato rispetto del DMV, l’inquinamento, i violenti fenomeni climatici che determinano

e naturalità delle nostre acque e delle valli meno conosciute, inserendosi in un interessantissimo mercato turistico internazionale, e riconoscendo nel contempo il giusto ruolo che i pescatori hanno sempre svolto nel mantenimento dell’ecosistema fluviale trentino.

piene improvvise e devastanti. E, in termini di pressione, non possiamo non tenere conto della presenza distruttiva di cormorani e aironi, che se non potranno più trovare nei fiumi fario ed iridee in abbondanza – con buona pace dei pescatori – daranno il colpo di grazia alle marmorate rimaste. Di fronte a questo quadro sgradevole ma rea-

listico, tutti auspichiamo che la compattezza del mondo della pesca a livello nazionale, insieme alle rappresentanze politiche regionali e nel nostro caso provinciali, riesca a far modificare questa dissennata decisione. * Vanessa Masè - Consigliere provinciale e Capogruppo de “La Civica”

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Attualità

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I rincari nazionali “calmierati” dal consorzio locale

Aumenti record sull’energia, il Ceis interviene -30% rispetto ai prezzi dell’Autority «Siamo in presenza di un ulteriore incremento del costo delle materie prime - spiega il presidente del CEIS Dino Vaia - più ampio ed imprevedibile del precedente, che continuerà così almeno fino all’inizio del prossimo anno. Poiché l’intervento del governo, di fatto, non aveva effetti per i nostri soci, che però patiscono i rincari generalizzati, ci siamo convinti a questa ulteriore manovra correttiva, dopo quelle messe in atto precedentemente. Infatti il cda, consapevole degli ulteriori costi aggiuntivi in capo alla società, ha proseguito nel cercare di garantire e sostenere i soci in una fase delicata della ripresa per proteggere specie i consumatori più fragili. Accanto all’attenzione alle famiglie in maggiore difficoltà, è ormai evidente l’ampia percentuale di famiglie e

Anche nelle Giudicarie Esteriori, il forte aumento delle quotazioni delle materie prime - in continua crescita da inizio anno per la ripresa delle economie dopo i ribassi dovuti alla pandemia, avrebbe portato ad un aumento di circa il 45% del costo della bolletta eletimprese che, pur essendo “nella media”, fatica a sopportare la quotidianità. È, a maggior ragione, necessario un continuo lavoro di monitoraggio dei prezzi dell’energia e di tutte le opportunità che si dovessero presentare per l’incremento dell’energia auto-prodotta, al fine della riduzione strutturale dei costi energetici». La straordinaria dinamica dei prezzi delle materie prime verso i massimi storici, ancora in forte crescita per la ripresa delle economie dopo i ribassi dovuti alla pandemia, unitamente alle difficoltà nelle filiere di approvvigionamento e le alte quotazioni dei

Il Consorzio BIM del Chiese, come accade ormai da parecchi anni, ha promosso gli incentivi alla frequenza delle scuole “alte” tramite le borse di studio e i premi di laurea. Le borse di studio. Rappresentano il contributo assegnato agli studenti universitari che abbiano raggiunto il numero di crediti definiti dal bando in base all’anno di immatricolazione, tenendo conto dell’indice ISEE. I premi di laurea. Gratificano gli studenti che hanno ottenuto la laurea magistrale conseguendo un voto uguale o maggiore di 106/110. Il bando è uscito nel mese di agosto ed è scaduto il 15 ottobre. Alla resa dei conti il Bim, come annunciano i componenti della Giunta esecutiva Claudio Cortel-

permessi di emissione di CO2, avrebbero portato ad un aumento superiore al 45% della bolletta dell’elettricità. L’Autorità di Regolazione per Energia

trica per il quarto trimestre, se il cda di CEIS non fosse intervenuto di nuovo, con un provvedimento di urgenza per attuare un ulteriore sconto che porta ad una riduzione complessiva del 30% sul prezzo della materia Energia sul prezzo stabilito dall’Authority.

Reti e Ambiente è intervenuta, su sollecitazione del governo nazionale, annullando transitoriamente gli oneri generali di sistema in bolletta, oneri da cui i soci

del CEIS sono già esenti e che quindi non ne avrebbero beneficiato, assorbendo quindi interamente l’impatto dell’aumento della materia energia. In questo contesto, il direttivo del CEIS, che era già intervenuto ritoccando in maniera sostanziale al ribasso il prezzo dell’energia per i propri soci nel terzo trimestre, è nuovamente intervenuto portando al 30% lo sconto sul prezzo dell’energia del quarto trimestre. L’incremento definitivo del totale bolletta, per i Soci del Consorzio, sarà pertanto solamente del 15% ca. rispetto al terzo trimestre del 2021 per la famiglia tipo, men-

tre la differenza rispetto ai non soci sul mercato della maggior tutela continua a registrare per i soci CEIS un risparmio del 20% circa vista anche l’esenzione dagli oneri di sistema di cui già i soci CEIS godono. I due interventi del Consorzio, nel terzo e nel quarto trimestre, hanno liberato risorse a favore delle famiglie delle Giudicarie Esteriori per ca. 350.000 euro, che diventano circa 850.000 euro se sommati al ristorno di luglio e agosto di circa 500.000 euro. A questi risparmi si aggiungono le esenzioni dagli oneri di sistema per l’energia auto-prodotta che per i soci CEIS vale complessivamente un ulteriore risparmio in bolletta di circa 900.000 euro per l’anno 2021 rispetto agli utenti del mercato libero o tutelato.

Bim del Chiese

140 mila euro per Borse di Studio e premi di laurea la, Michele Poletti e Andrea Amistadi, “può tracciare un bilancio nettamente positivo, perché vede un incremento nel corso degli ultimi tre anni dell’importo stanziato dal Consorzio, riflesso di un maggior numero di studenti universitari che hanno richiesto la borsa di studio e di un maggior numero di

laureati che hanno raggiunto un livello di studi magistrale con voto meritevole. Il bando con gli anni si è rodato e ha trovato la sua forza passando da circa 85.000 euro investiti nel 2019 e riferiti all’anno accademico 2017/2018, a 120.000 euro investiti nel 2020 riferiti all’anno accademico 2018/2019, fino ad

arrivare a quest’anno con il bilancio giunto a toccare circa 140.000 euro”. I livelli soddisfacenti sono sintetizzabili nei tre dati seguenti: 78 domande di borse di studio e 19 domande di premi di laurea con ben 10 110 e lode. Un trend in crescita che definisce la positiva ricaduta del bando sul territorio, proprio come sancisce l’articolo 2 dello statuto del Consorzio dei comuni del Chiese, che recita: “Il Consorzio persegue lo scopo di contribuire al progresso economico e sociale della popolazione del territorio del BIM (...)”. Il messaggio positivo sta nell’aumento degli studenti e dei laureati che ne beneficiano. I premi di laurea non devono costituire un arrivo, ma il punto di partenza per un impegno concreto che ciascun neolaureato deve avere nel plasmare il futuro della nostra valle. Il Bim vuole essere promotore e primo sostenitore. Vogliamo anche ripristina-

re in sicurezza la possibilità di far diventare il momento dell’assegnazione delle borse e dei premi un’occasione di incontro per sottolineare con convinzione che il bando non è solo un contributo economico, ma un ringraziamento per il percorso in corso o completato e una chiamata alla costruzione corresponsabile del futuro in modo attivo da parte dei ragazzi e delle ragazze del nostro territorio. Il Consorzio ha deciso di riproporre anche per il 2022 il bando per sottolineare l’importanza del percorso di studi per il progresso e la crescita personale e della comunità, nell’intento di rafforzare il legame tra istruzione e futuro. Questo bando si inserisce nel grande tema dell’istruzione, tema all’interno del quale il Consorzio sta lavorando per individuare insieme alle istituzioni, alle scuole ed alle famiglie uno scenario possibile per il futuro della valle del Chiese.


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Scuola

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Le voci dei nostri studenti

I rappresentanti d’istituto: Nicolò Bertolini, Nicola Povinelli, Laura Ambrosi e Alba Pellizzari

Siete stati eletti rappresentanti degli studenti del nostro Istituto: Come vi trovate a far parte di questo gruppo? Laura: in questo gruppo mi sono trovata molto bene fin da subito. Conoscevo già Nicola e Nicolò e successivamente ho conosciuto anche Alba grazie al suo video di presentazione; inoltre, tutti noi abbiamo delle idee molto simili e quindi riusciamo a confrontarci senza problemi. Alba: io conoscevo gli altri ragazzi di vista, ma dai loro video di presentazione mi sembravano quelli più ideali per svolgere la carica di rappresentante d’Istituto, quindi sono felice del gruppo che si è venuto a creare. Nicola: anche io mi trovo bene con gli altri rappresentanti e sono felice del gruppo che si è creato. Senza ombra di dubbio le idee sono molte e ci impegneremo a portare avanti tutti insieme Nicolò: anche io, come loro, sono felice del gruppo che si sta creando e senza ombra di dubbio mi trovo molto bene con tutti. Questo primo mese è stato tranquillo e non abbiamo avuto problemi, inoltre le idee sono molto simili tra noi e quindi, di conseguenza, riusciamo a trovare un compromesso senza difficoltà

esto numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al uto degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La ne e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di azioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto ezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo i, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per comunità giudicariese, e oltre. studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile io per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e conomica della loro terra, sulla quale sapranno pure far riflettere i raggi di quegli ti europei e internazionali più ampi verso i quali desiderano proiettare il proprio L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa

Se aveste dovuto scrivere uno slogan per la vostra campagna elettorale, quale parola o frase avreste scelto? Laura: se avessi dovuto scrivere uno slogan per la mia elezione, molto probabilmente sarebbe stato: “Per un futuro più florido vota Laura”. Alba: il mio slogan, invece, sarebbe stato: “Per un ritorno alla normalità vota Alba”. Nicola: io penso che il mio slogan sarebbe potuto essere: “Per una scuola diversa vota Nicola”. Nicolò: per il mio slogan, invece, avrei utilizzato: “Per tornare a vivere il Guetti vota Nicolò”. Come vi siete sentiti al momento della “vittoria”? Laura: Soddisfatta e stupita, soprattutto perchè il mio video non era quello che avevo pensato all’inizio e non aveva una qualità molto elevata, quindi non me lo aspettavo… Alba: Anche io stupita, perchè non mi aspettavo che tra tutti quei candidati venissi scelta proprio io, ma soprattutto onorata ed euforica. Nicola: Sicuramente anche io molto contento ed entusiasta e soprattutto sono stato piacevolmente sorpre-

Studenti eletti, entusiasti e motivati

so dal numero di voti a mio favore che non avrei mai immaginato potessero essere così tanti, visto che comunque la mia candidatura era partita più come gioco. Nicolò: Anche io ho provato tutto quello che hanno descritto i miei colleghi, ma la prima emozione che ho provato è stata di smarrimento e agitazione: ho pensato “E adesso?”, temendo di aver suggerito idee irrealizzabili. In quale momento vi siete resi conto della “stupidaggine” (scherzando, s’intende) che avete fatto candidandovi? Laura: Il giorno dopo Alba: Penso che quel giorno debba ancora arrivare, per il momento sono davvero contenta e orgogliosa di poter ricoprire questo ruolo. Nicola: Il giorno del primo incontro, durante il quale non siamo riusciti ad accordarci bene e ci siamo ritrovati la metà di quelli che saremmo dovuti essere. Per fortuna fin dal secondo incontro siamo riusciti a capirci meglio, quindi mi sono ricreduto. Nicolò: Quando mi è arrivato il messaggio: “Sei stato eletto”. A fine mandato, quali complimenti vorresti ricevere dagli studenti? E cosa vorreste lasciare loro? Laura: Vorrei che mi dicessero che ho effettivamente cambiato qualcosa all’interno della scuola e che avessero un buon ricordo di me, mi piacerebbe che prima di andare via gli studenti mi dicessero “grazie per averci rappresentato” Alba: Come per Laura vorrei che mi ricordassero perchè ho fatto un cambiamento positivo per gli studenti e una frase che mi piacerebbe sentire è “Hai realizzato tutto ciò che avevi promesso” Nicola: Vorrei che gli studenti avessero un buon ricordo di me, come io lo ho dei primi rappresentanti che ho avuto quando sono arrivato in questa scuola. Nicolò: Vorrei che sia gli studenti che gli insegnanti si ricordassero del mio contributo come una buona rappresentanza; adesso venire a scuola viene sentito molto come un obbligo, ma vorrei fare in modo che non sia più così

Quando siete arrivati in questa scuola, avreste mai pensato di diventare rappresentanti? Laura: No, in prima e in seconda non prestavo molta attenzione a questa figura, durante le assemblee non ascoltavo molto, ma dopo aver deciso di candidarmi ho capito l’importanza di questa figura, in cui niente è scontato. Alba: Io sì, fin dalla prima mi è interessata questa figura però l’ho sempre vista come un’opzione futura; quest’anno ho capito che era arrivata la mia occasione e ho deciso di candidarmi. Nicola: No, durante il mio percorso scolastico non avevo mai preso in considerazione la figura del rappresentante, perchè non avevo degli esempi così positivi; quindi non avevo mai pensato di diventare rappresentante Nicolò: Come Alba mi sono sempre interessato alla figura del rappresentante, sono stato rappresentante di classe e soprattutto in terza ho visto più da vicino la figura rappresentativa, scoprendo anche “i dietro le quinte” e ho deciso di mettermi in gioco.

Avete presentato la vostra candidatura attraverso un video; tornando indietro, c’è qualcosa della vostra presentazione che cambiereste? Se si, cosa? Laura: sicuramente la qualità del video e magari se avessi saputo il risultato, mi sarei decisamente buttata di più. Alba: mi sarebbe piaciuto aver parlato di obiettivi più completi. Nicola: sinceramente no! Nicolò: Al contrario di Alba, a me sarebbe piaciuto dire di meno rispetto all’ argomento “idee”, magari dire solo le più realizzabili e più semplici o semplicemente averle spiegate meglio perchè non fossero fraintese. Vi sembra che questo ruolo sia troppo pesante da svolgere o riuscite a conciliarlo anche con tutti gli altri impegni che avete? Laura: Per ora sembra abbastanza semplice, abbiamo avuto occasioni subito dopo le elezioni di incontrarci via Meet e speriamo successivamente di trovarci anche in presenza, forse in inverno sarà più complicato… Non neghiamo che serva tanta dedizione Alba: Concordo pienamen-

te con Laura! Nicola: Dal nostro punto di vista come “nuovi arrivati” la situazione sembra sotto controllo, ovviamente siamo consapevoli che nel futuro le sfide saranno tante, ma finchè riusciremo a collaborare insieme e in armonia, non ci saranno problemi. Nicolò: Io concordo con Nicola Come sono stati i mesi da rappresentante finora? Laura: Le prime settimane ero perplessa, soprattutto dopo il primo incontro che è stato più un no che un sì. Fortunatamente dal secondo incontro abbiamo iniziato a lavorare meglio. Alba: Siamo rappresentanti da poche settimane, ma abbiamo fatto molto, tante cose e fatte bene. Nicola: Sicuramente mi sono reso conto che proporre le idee non è semplice. Nicolò: È stato un mese intenso e di confronto, in cui abbiamo capito come funziona il percorso di realizzazione di un’idea. Punti di forza e debolezza del Guetti? Laura: Sicuramente un punto di forza del nostro istituto è la disponibilità

del dirigente, che si è sempre mostrato dalla nostra parte. Un altro punto di forza è il rapporto tra gli studenti, che hanno voglia di fare e di lavorare. Penso anche che il nostro sia un bell’istituto anche a livello di organizzazione. I punti di debolezza sono sicuramente il Covid e i pochi spazi all’aperto. Alba: Anch’io penso che un punto di forza del Guetti sia la disponibilità, non solo del dirigente, ma anche del professor Pucci. Un lato negativo è la lunghezza del percorso di approvazione delle nostre idee, che ci rallenta un po’. Nicola: Dei punti di forza sono la disponibilità del dirigente, ma anche di molti docenti. Anche la struttura interna del nostro istituto è sicuramente un punto di forza, al contrario degli spazi esterni, che vengono sfruttati male. Un altro punto di debolezza è la poca flessibilità. Nicolò: Come hanno detto i miei compagni, sicuramente, un punto di forza è la disponibilità del dirigente, dei docenti e del professor Pucci. Un altro punto di forza è la quantità di studenti, che in realtà può essere anche visto come un punto negativo. Gli studenti sono tutti molto diversi, il che ci dà la possibilità di proporre cose diverse da realizzare. Il lato negativo è che, a causa delle restrizioni dovute al Covid, non ci sono più comunicazione e relazioni sociali. Un altro punto di debolezza sono, come ha detto Nicola, gli spazi poco sfruttati, specialmente quelli all’aperto che sono poco proporzionati rispetto al numero di studenti. Ci è piaciuto avere questo scambio di idee con i nostri compagni rappresentanti. Auguriamo loro di svolgere il loro lavoro in armonia, condividendo idee e progetti per far crescere il Guetti e, per riprendere le loro parole, farlo tornare alla normalità e alla piena attività e ritrovare così la “nostra vecchia, cara scuola”. A tutti i lettori del GdG i nostri migliori auguri di Buon Natale e felice anno nuovo. Anna Floriani, Susanna Vaia, Alba Pellizzari, Sara Nicolini, Sofia Surci, Eloisa Tisi


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Sport

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Un infortunio atroce, arrivato come un fulmine a ciel sereno e che ha di fatto mandato in fumo la stagione che culminerà con le olimpiadi invernali di Pechino dove sarebbe stata una delle frecce azzurre nella discesa libera e nello slalom gigante. Una mazzata per la ventitreenne rendenese proprio dopo l’exploit della scorsa stagione in cui ha sfiorato più volte il podio in Coppa del Mondo, con un quarto e due quinti posti in discesa. Oggi, a distanza di un mese e mezzo da quel dannato giorno, abbiamo incontrato Laura Pirovano per sentire come procede il recupero, com’è il Suo stato emozionale e quali sono le prospettive di rientro all’attività agonistica. Laura, come va? Come procede il recupero postoperazione? Se consideriamo che in questo momento potrei essere in giro per il mondo con gli sci ai piedi gareggiando con le migliori sciatrici del mondo diciamo che potrebbe andare decisamente meglio (ride ndr). Il recupero procede molto bene. Dopo l’operazione avvenuta tre giorni dopo l’infortunio ho subito cominciato con la riabilitazione ed ho già abbandonato le stampelle. Secondo grave infortunio nel giro di pochi anni. Stesso ginocchio ma dinamiche completamente diverse. Cos’hai provato lo scorso 16 ottobre? Ho provato tanta rabbia. Mi stavo allenando alla grande, il fisico rispondeva bene e c’erano tutti i presupposti per poter fare una grande stagione. Poi sappiamo tutti che gli infortuni fanno parte dello sport: noi sciatrici sappiamo che ad ogni discesa esponiamo il nostro fisico a dei rischi ma questa volta, a differenza dell’infortunio di Cortina in cui ero caduta, il ginocchio è saltato quasi dal nulla. È stata dura ma cercherò di uscirne ancora più forte. Peccato però perché quest’anno, oltre alla Coppa del Mondo, ci sono i giochi olimpici di Pechino e guardarli da casa sarà davvero dura.

Pirovano, dopo l’infortunio la ripresa nella sua Spiazzo di Marco Maestri

Talento (tanto talento) e sfortuna (tanta, tantissima sfortuna). Non ci possono essere parole migliori per riassumere finora la carriera di Laura Pirovano, giovane (classe 1997) talentuosa sciatrice rendenese (residente a Spiazzo). Una carriera fin qui importante tanto da arrivare in pianta stabile nella nazionale femminile costellata però da due gravi infortuni l’ulti-

Mettiamo, per quanto possibile, da parte il discorso infortunio. La nazionale italiana in questi ultimi anni è ai vertici mondiali. Com’è il livello della squadra? Siamo una nazionale davvero forte, ricca di talento e di donne con un carattere straordinario. Il livello è alto e ci sono tutti i presupposti per poter fare una grande stagione. Grande stagione, olimpiadi comprese? Sappiamo tutti che le olimpiadi sono un discorso a sé. Ti giochi tutto in una gara unica. Basta una giornata no e tutto va in fumo. Possono esserci anche delle sorprese ma io sono molto fiduciosa e sono sicura che le mie compagne andranno forte. Dovessi scommettere su un nome? Difficile, se non impossi-

bile. Quando hai sciatrici del calibro di Sofia Goggia, Elena Curtoni, Federica Brignone, Marta Bassino o Francesca Marsaglia è difficile fare un nome su tutti. Ognuna di loro può essere protagonista. Torniamo a te. Com’è il ritmo delle tue giornate in questo periodo? Per fortuna ho quasi sempre le giornate praticamente totalmente piene. Quotidianamente scendo a Trento per la riabilitazione e poi, al mio rientro a casa a Spiazzo, alleno la parte superiore del mio corpo. Il ginocchio risponde bene e sono molto ottimista per il prossimo futuro. Non potendo essere in giro per il mondo, a giovarne è il tempo libero. Come lo trascorri? Tra la fisioterapia e l’allenamento il tempo libero non è

mo dei quali proprio alla vigilia della corrente stagione invernale: era il 16 ottobre scorso quando, in una seduta d’allenamento a Soelden (in terra austriaca) ed a pochi giorni dall’opening della nuova stagione, la trentina si è rotta il legamento crociato anteriore del ginocchio destro (lo stesso lesionato nell’infortunio del 2018 sulle nevi di Cortina d’Ampezzo).

poi moltissimo. Nel poco tempo che mi rimane suono il pianoforte e rimango insieme alla mia famiglia che devo ringraziare per tutto il sostegno che mi dà ogni giorno. Buttiamo lo sci oltre l’ostacolo. A quando il rientro? Tutto dipenderà da come il ginocchio risponderà giorno dopo giorno. L’obiettivo è quello di rimettere gli sci ai piedi ad inizio aprile. Vero

che ormai la stagione sarà finita ma non vedo l’ora di tornare a fare la cosa che amo di più nella vita. E poi? Poi inizierà un nuovo capitolo della mia vita con la speranza che la sfortuna mi abbandoni definitivamente. Fintanto che non potrò rimettermi gli sci a piedi per farmi una discesa non mi sentirò completamente libera. Speriamo che questi

mesi di recupero passino in fretta. In queste occasioni è spesso fondamentale, per riprendere, il sostegno delle persone più care. Assolutamente. Voglio ringraziare di cuore la mia famiglia che oltre ad aver fatto e fare tutt’ora degli enormi sacrifici per me si sorbisce i miei cambiamenti d’umore (sono molto lunatica dice ridendo ndr) in questo periodo di alti e bassi. E poi ringrazio di cuore per la vicinanza e il supporto il mio allenatore Luca Rulfi e tutte le mie compagne di squadra che mi fanno sentire parte integrante del gruppo. Insomma Laura, la forza di volontà pare non mancarti e, come tutti gli sportivi, ci sarà il sogno del cassetto. Ehm, ne ho tanti di sogni nel cassetto che con il lavoro e l’impegno spero di riuscire ad avverare. Uno dopo l’altro. Facciamo così, solo a sogno nel cassetto raggiunto, vi dirò “questo era uno di quelli”. Per il momento penso a recuperare al meglio.

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Porto franco In sostanza quel che voleva dire – ed ha detto – Nicoletti è che l’offerta turistica deve essere coerente con quello che si promette e deve rispettare le caratteristiche dell’ambiente e del paesaggio, che sono la vera ricchezza del Trentino turistico. Un paio di esempi : non si può parlare di territorio autentico (in giro per le Alpi e non solo tutti i territori peraltro si autodefiniscono “ autentici ed unici” ) e di difesa del territorio e poi, ogni anno ritrovarsi con un impianto di salita in più e con boschi incerottati da nuove piste ; non si può parlare di sostenibilità e continuare a permettere un’espansione selvaggia di appartamenti turistici, non si può dire basta cemento e poi veder sorgere altri palazzi proprio in centro al paese ( vedi Madonna di Campiglio ).” La vera sfida dei prossimi anni, ad iniziare dalla comunicazione immediata attraverso i social, sarà quella di avvicinare e rendere sempre più coerente il messaggio con il suo contenuto. Il richiamo all’ambiente con la costruzione di un’offerta attenta ai limiti dello sviluppo e dell’organizzazione dei servizio. “L’ambiente e la sostenibilità – ha sottolineato Nicoletti - sono una sfida

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Le Giornate del turismo montano

Turismo fra qualità e quantità di Ettore Zampiccoli Walter Nicoletti, giornalista e conduttore di note rubriche televisive, tra le quali “BuonAgricoltura”, lo ha detto chiaramente: nel turismo c’è bisogno di coerenza, coerenza fra quanto si annuncia e quanto poi in pratica si fa o si decide. Lo ha rimarcato organizzativa per la classe dirigente ed è su questo che saremo misurati e giudicati nei prossimi anni. Se i nostri messaggi non coincideranno con cosa troverà effettivamente il nostro ospite nella sua destinazione, il Trentino perderà l’ultimo valore che lo può ancora contraddistinguere: ovvero il valore della credibilità”. Un grido di allarme, quello di Nicoletti, che ha fatto seguito alle parole altrettanto chiare dell’amministratore unico della Trentino Marketing, dott. Maurizio Rossini, che ha fatto proprie le preoccupazioni che ormai da anni si ingrossano quando si

parla di quantità e qualità del turismo. Nell’estate di quest’anno – ha detto in sostanza Rossini – c’è stato un boom di turisti, mai registrato nemmeno nelle annate d’oro. Ma proprio questo rappresenta un campanello di allarme e pone il Trentino di fronte al quesito: quantità o qualità del turismo. In questi anni ogni pie’ sospinto e in tutti i convegni si sono sempre auspicate scelte di qualità, ma poi di fatto si è proceduto all’incontrario. Rossini ha fornito un paio di cifre significative: in Trentino ci sono circa 500 mila posti letto, il doppio di quelli dell’Alto Adige. Di questi 90 mila si

durante le Giornate del turismo montano, svoltesi di recente a Trento per iniziativa della Confesercenti del Trentino, un appuntamento che di anno in anno offre una bella palestra di idee per quanto riguarda il turismo e non solo. trovano negli alberghi, 80 mila nell’extra alberghiero (campeggi, agritur, rifugi ecc.), quasi 200 mila nelle seconde case e 110 mila in appartamenti turistici. Un numero sproporzionato al territorio che non può generare certo qualità, qualità dell’offerta e dei prezzi. Ma nonostante questo si procede con manica larga: un esempio lampante della scarsa coerenza sta – sempre per fare un esempio – nella legge votata lo scorso anno dal Consiglio provinciale che permetterà a parecchi Comuni di trasformare il dieci per cento del volume edilizio in appartamenti per vacanze: fatti due conti prenderan-

no forma circa 800/1000 nuovi appartamenti. E allora se si vuole alzare l’asticella della qualità è il momento di fare scelte forti non solo a livello di marketing ma anche a livello politico perché certi orientamenti devono passare anche nella regia politica. Pandemia a parte, che prima o poi scomparirà, tutte le ricerche certificano che nei prossimi anni il turismo mondiale è destinato ad un forte aumento. Quel che non mancherà saranno proprio i turisti, che saranno troppi, magari petulanti e con una capacità di spesa bassa. Un esempio? Negli appartamenti offerti a Rovereto e dintorni da Air-

bnb – il colosso degli affitta camere – il costo di un pernottamento può andare da 10 a 15 euro a notte e per persona. Voi capite che questo …povero turista di fatto non si paga nemmeno l’aria che respira. E infatti le ricerche degli esperti dicono che questa tipologia di turisti (quelli che pur di dire sono stato in vacanza si accontentano anche di un divano collocato in qualche triste appartamento) non spende più di 30/40 euro al giorno. Contro i 130-160 di quel che spendono i turisti in albergo. Ecco perché il problema del Trentino turistico, guardando al futuro, non sarà quello di cercare turisti ma di selezionarli, spalmandoli sui mesi meno affollati sempre con attenzione a target con forte capacità di spesa. Una sfida non indifferente.


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Memoria

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Spiaz

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di Aldo Gottardi

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Territorio Ritengo legittimo, anzi doveroso, pormi il problema del perché le nostre belle chiese aperte dall’alba al tramonto, pregiate architetture avvolgenti misteriosi silenzi e angoscianti ombre, fregiate dalla dorature di statue o candelabri, vedano una così scarsa presenza di oranti e non. Recentemente e forse spinto dall’angoscia legata alla pandemia ho scelto di aumentare la frequentazione di quel solenne luogo di preghiera oltre i momenti liturgici. Nel mentre il portone cigolando si richiude e si spegne il cono di luce che ha accompagnato la mia titubante entrata, un lumicino lontano attira la mia attenzione, è una fiammella che arde tremante, in un contenitore vermiglio sul fianco sinistro del tabernacolo. Percorro tutta la chiesa fino a raggiungere quella tremula fiammella. Mi inginocchio. Ecco il tabernacolo. La porta è dorata e bordata da piccole tele impreziosite da pregiati ricami. Li si conserva l’Eucarestia, il Cristo, sotto la forma del pane prodotto da linde farine di frumento. Quel pane e quel vino che in ogni Messa si trasformano nel corpo e nel sangue di Gesù in virtù, della consacrazione operata dal Sacerdote durante la Messa. Sono nel

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La nostra chiesa non solo luogo di liturgie di Giovanni Bazzoli Come per molti miei compaesani, la chiesa è luogo di liturgie alle quali e solo alle quali è legata la mia frequentazione. Messe, vespri, funerali, corone, matrimoni, battesimi, cresime e prime comunioni. Una elencazione di liturgie che ci induce a pensare ad una

intensa frequentazione del “Tempio”. Nulla di tutto questo. L’anno ha 365 giorni e un giorno 24 ore. Se raffrontiamo questi tempi con le liturgie emerge evidente che i tempi di frequentazione sono assai ridotti. Come leggere questo apparente disinteresse?

luogo più importante di una chiesa consacrata. La mia misera persona dista alcuni decimetro dal Cristo. Sono confuso. Mi si sovrappongono immagini e frammenti di preghiere. Recito un Pater, Ave e Gloria. Mi vergogno di tali preghiere. È un pregare mnemonico. Il luogo in cui mi trovo ed il mistero che esso preserva meritano molto di più. Sento forte questa esigenza, tuttavia nulla mi sovviene. Come un uomo che tenta astutamente di sottrarsi allo sguardo di qualcuno, mi allontano fino a raggiungere la prima bancata. Mi siedo, le fiammelle di una decina di candele votive spandono una luce fio-

ca ma che ben illumina l’altare ligneo del Santissimo Sacramento, ora dedicato al Sacro Cuore di Gesù, opera attribuita all’intagliatore ronconese Giambattista Polana. Ma quell’angolo di chiesa non finisce di stupirmi, di interrogarmi, di angosciarmi. Alzo il viso e mi sconvolgono due stazioni della via Crucis: Cristo riceve la croce sulle spalle e Cristo è condannato a morte. Mi inginocchio ma non riesco a pregare. Mi alzo e mi avvicino alle candele votive ed ecco che le loro fiammelle si riflettono nel vetro di una urna custodita sotto il piccolo altare del Sacro cuore di Gesù. Contiene le spoglie mortali di un Santo. Non oso

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andare oltre, ritorno nel banco, mi inginocchio, reclino il capo. Sono partito dal tabernacolo, luogo dove sono conservate le ostie consacrate dopo la celebrazione eucaristica e mi trovo di fronte ad un sepolcro. Il maestoso organo riceve gli ultimi raggi di un sole vespertino. Stranamente anche questo quadro non mi emoziona più di tanto. L’inquietudine e la solitudine mi sono compagne. I miei passi fanno una piccola eco tra i banchi. Mi fermo al centro della chiesa e ruotando su me stesso saluto con un sorriso le immagini dei santi che fanno da cornice. Esco dalla chiesa turbato come sono entrato ripromettendomi di ritornare. Si debbo ritornare, ma non per lasciarmi ammaliare dagli altari lignei o dalle immagini dei Santi, ma per ascoltare i silenzi, per ascoltarmi.

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Sport

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Il Canalone Miramonti torna ad abbracciare il suo pubblico: il 22 dicembre a Campiglio è ancora Night Slalom.

Lo sci sotto i riflettori a Campiglio ANatale è di nuovo 3Tre con il pubblico Campiglio è speciale. Gli atleti lo raccontano da sempre. Lo si capisce quando ci si affaccia per la prima volta al cancelletto. La 3Tre è un oceano di tifo pronto a scortarti lungo l’insidioso pendio e a spingerti verso la gloria. E’ il peso della storia, perché se in 67 edizioni (quella di mercoledì 22 dicembre sarà la numero 68) hanno lasciato il segno i più grandi campioni dello sci, un po’ speciali bisogna esserlo per forza. Al via delle due manche in notturna, alle 17.45 e alle 20.45, è atteso il meglio della specialità. Dal campione in carica e tre volte vincitore Henrik Kristoffersen, alla ricerca di un poker dal sapore di leggenda, al connazionale Sebastian Foss-Solevaag, passando per il vincitore della Coppa del Mondo 2020/21 Alexis Pinturault e per l’elvetico Daniel Yule, quest’ultimo

Fra qualche settimana gli appassionati di sci si troveranno una bella sorpresa sotto l’albero. E’ la 3Tre, che dopo un’edizione a porte chiuse, si appresta a tornare in tutto il suo splendore accogliendo nuovamente gli spettatori sul leggendario Canalone Miramonti. Dopotutto ci sono buoni motivi se la classica di Madonna di Cam-

re nel 2018 e nell’inconsueta edizione dell’Epifania di gennaio 2020. E poi c’è la nuova generazione di atleti che promet-

piglio rappresenta, oltre che uno slalom fra i più difficili e ambiti della Coppa del Mondo, un evento di caratura mondiale. La 3Tre infatti è un’affascinante sintesi fra l’anima mondana della ‘Perla delle Dolomiti’ e l’eccellenza tecnica rappresentata dai fuoriclasse dello slalom.

te di sovvertire le gerarchie proprio nella stagione Olimpica, capitanata dal fenomenale Clement Noel e dal padrone di casa Alex

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Vinatzer, il talentuoso slalomista altoatesino, terzo lo scorso anno, che punta a interrompere il digiuno azzurro a Campiglio. Sembra ieri, da quanto le immagini sono impresse nella memoria, ma è da 16 anni che il Canalone Miramonti attende l’acuto di

un italiano. Nel 2005 fu il grande Giorgio Rocca a scatenare l’entusiasmo di migliaia di persone, in un’altra stagione Olimpica. Quest’anno i tagliandi a disposizione (su www.3trecampiglio.it) saranno poco più di 3000, ma

una corsa è certa: a Campiglio si preannuncia una grande festa. E chissà che sotto l’albero, oltre alla 3Tre con il pubblico, non possa trovare spazio un’altra grande impresa per lo sport italiano. La sfida è ardua ma dopotutto sognare non costa nulla.


Territorio

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Il sostegno de “La Cassa Rurale” al territorio nel 2021

Anche nel 2021 la Cassa Rurale ha riservato grande attenzione al mondo dell’associazionismo ed a tutti quegli enti che operano senza scopo di lucro in ambito sociale. Sono stati infatti ben 5 i bandi attivati: il bando Fund Raising, il bando per il sostegno dell’attività ordinaria, il bando soci solidali, il bando per investimenti materiali ed il bando per progetti in ambito formativo culturale e sociale. Sono stati 438 gli enti e le associazioni di volontariato della nostra zona operativa che la Cassa Rurale ha IL BANDO ATTIVITÀ 2021 Attraverso la partecipazione a questo bando le associazioni hanno potuto inoltrare la richiesta di intervento a sostegno della propria attività scegliendo di presentare la “Domanda semplificata 200 x 200”, rivolta a enti e associazioni meno strutturati con un’attività più limitata, oppure la “Domanda ordinaria attività +” riservata alle associazioni con un’attività strutturata, regolare e continuativa nel corso dell’anno. Sono state 176 le associazioni destinatarie di contributo sulla “Domanda semplificata 200 x 200” che, come previsto dal bando, hanno ricevuto l’importo prestabilito di Euro 200. La “Domanda ordinaria attività +” ha visto invece l’assegnazione di 207.750 euro a 192 associazioni per un importo medio assegnato di 1082 euro per associazione. In totale attraverso il bando attività 2021 la Cassa ha sostenuto 368 associazioni per un totale di 242.450 euro.

sostenuto nel corso del 2021 con contributi di beneficenza ed interventi di sponsorizzazione per un totale di Euro 558.950, confermando così il proprio ruolo di banca di credito cooperativo vicina ed attenta al territorio. “La Cassa Rurale - commenta la Presidente Monia Bonenti - è da sempre orientata a sostenere il tessuto sociale nelle sue diverse manifestazioni, come quelle associative, con l’obiettivo di stimolare una crescita responsabile e sostenibile delle nostre comunità.”

IL BANDO SOCI SOLIDALI In occasione dell’Assemblea dei soci di dicembre 2020, il Consiglio di Amministrazione de La Cassa Rurale aveva definito di devolvere, per ogni socio partecipante, una quota di € 25,00 a sostegno delle realtà socioassistenziali e sanitarie del nostro territorio. La massiccia partecipazione dei soci aveva permesso di costituire un fondo di Euro 169.000. È stato così aperto il Bando Soci Solidali, riservato ad associazioni di primo soccorso ed enti impegnati nell’assistenza socio-sanitaria e in iniziative socio-assistenziali con l’obiettivo di sostenere interventi volti a contrastare situazioni di fragilità sociale. In totale sono stati assegnati 143.000 euro ai 28 enti e associazioni richiedenti con un contributo medio di 5.107 euro.

IL BANDO FUND RAISING L’obiettivo del bando Fund Raising era quello di sostenere progetti volti a generare un positivo ed elevato impatto in ambito culturale, turistico e sociale attraverso la valorizzazione di iniziative per le quali i soggetti richiedenti fossero in grado di attivare un diffuso e significativo coinvolgimento della comunità destinataria (cittadini, associazioni di volontariato e aziende private)tramite la promozione di una raccolta fondi (Fund raising) a sostegno del progetto proposto.La Cassa Rurale ha quindi assegnato all’associazione Miniere Darzo un contributo di Euro 20.000 per il sostegno al progetto di ristrutturazione dell’ex sito minerario di Marìgole con l’obiettivo di renderlo fruibile a fini turistici. Il contributo sarà erogato al termi-

Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella

Bando Fund Raising di Comunità Raddoppia la tua donazione

Bando per il sostegno di progetti ad elevato impatto in ambito culturale, turistico e sociale.

ASSOCIAZIONE

COMUNITÀ

Promuove il progetto e attiva la campagna di raccolta fondi

LA CASSA RURALE

Sostiene il progetto attraverso le donazioni

Raddoppia la donazione della comunità con un contributo tra € 10.000 e € 20.000

Sono previsti degli incontri di consulenza individuale per un supporto sulle modalità di presentazione della domanda e di realizzazione della campagna di raccolta fondi. Segnala il tuo interesse a partecipare inviando una mail a relazioni@lacassarurale.it entro e non oltre il 15/03/2021.

Termine di presentazione delle domande:

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ne dei lavori e solo a fronte della realizzazione di una campagna di raccolta fondi nella comunità di riferimento di pari importo al contributo stanziato. IL BANDO PER INVESTIMENTI MATERIALI Il bando per il sostegno di investimenti materiali si pone l’obiettivo di sostenere enti edassociazioni che intendano effettuare opere di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, storico ed ambientale; costruzione, valorizzazione e ristrutturazione di edifici; acquisto di materiali, attrezzature e automezzi strettamente connessi all’attività dei soggetti richiedenti. Per quest’anno, a fronte di 43 domande presentate, sono state 25 quelle accolte con un investimento totale pari ad Euro 73.500. IL BANDO PER IL SOSTEGNO DI PROGETTI IN AMBITO FORMATIVO CULTURALE E SOCIALE Attraverso questo bando La Cassa Rurale sostiene progetti sia in ambito formativo - culturale, come percorsi formativi, attività educative ed iniziative culturali nei settori delle arti visive, musica, cinema, storia e cultura locale, sia in ambito sociale con iniziative a favore di persone bisognose o svantaggiate e relative alla conciliazione dei tempi lavoro famiglia. Per l’anno 2021 a fronte di 26 progetti presentati, sono stati 17 i progetti selezionati con un intervento totale pari ad euro 80.000.


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Storia giudicariese

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Un episodio particolarmente significativo per la Comunità di Tre Ville e che si è protratto per decenni nel corso del Novecento ma attualmente ancora poco conosciuto. Con questo lavoro lo si vuole riportare ancora alla memoria di tutti e farlo conoscere per la sua importanza e per il suo valore di testimonianza, grazie anche all’apporto iniziale con il gruppo di lavoro formato dal sindaco Matteo Leonardi, Riccardo Guardini, Rosella Pretti, Umberto Fedrizzi e Biagio Leonardi. Il tema trattato è abbastanza delicato ed impegnativo. Documenti ed immagini, fortunatamente numerosi e ritrovati dopo tanto tempo, hanno permesso di ricostruire fin nei minimi dettagli anche le molte e diverse sfumature di quella che è stata la nascita di questa contesa e il suo sviluppo finale. Fonti per le quali si ringraziano il Centro Studi Judicaria di Tione, la Biblioteca Comunale di Pinzolo, l’Ufficio Tecnico del Comune di Tre Ville, gli archivi comunali di Tre Ville e di Pinzolo, l’Archivio Paolo Bisti Luconi, Rodolfo “Rudi” Scalfi Baito, Ennio Lappi, Cesare e Riccardo Guardini e Rosella Pretti. Le immagini, di notevole impatto e di diversi periodi, sono molte ed accompagnano il lettore nel corso dell’opera, facendolo “entrare” idealmente nella storia. Entrando più nel dettaglio dell’opera, la vicenda della Contesa partì ufficialmente nei primi anni Venti e il teatro dello scontro, se vogliamo chiamarlo così, fu la Conca di Campiglio. Dalla fine dell’Ottocento questa zona, da sito d’alpeggio, conoscerà il boom del turismo. Nei primi decenni del Novecento si stavano scoprendo nuove potenzialità di questo piccolo insediamento montano, che pian piano si stava sempre più ingrandendo e sempre più richiamava investimenti e turisti da ogni dove. Ma la data di avvio dei “problemi” fu il 10 settembre 1924. Siamo ormai all’inizio del periodo fascista e in questa data il sottoprefetto di Tione Bettarini inviò al Sindaco di Pinzolo un documento che sarà il punto di partenza di questa contesa e vale la pena Domenica 10 ottobre le autorità civili e religiose, la popolazione di Storo, si sono stretti attorno all’Arcivescovo Monsignor Lauro presente per la santa messa nella chiesa di San Floriano per ricordare i 500 anni della sua consacrazione:1521-2021. Avvenimento preparato con cura durante la settimana precedente, eventi che hanno coinvolto bambini, ragazzi, adulti e anziani della comunità in presenza e a distanza. Sabato sera 9 ottobre appuntamento importante nella chiesa di San Floriano con tutta la comunità per l’incontro storica culturale e musicale. Sono intervenuti l’organista il maestro Saulo Maestranzi e lo storico professore Gianni Poletti di Storo. I sei interventi del professor Poletti sono stati alternati da composizioni diverse per organo suonate dal maestro Maestranzi. Il maestro Saulo ha cercato di esaltare nel migliore dei modi le caratteristiche armoniche dell’organo, restaurato da poco, esaltandone i suoi suoni eseguendo composizione che valorizzano i vari strumenti espressi dallo stesso. Presenti per l’importante avvenimento in rappresentanza del comune l’assessore alla cultura Mariella Bonomini e per il comitato promotore della parrocchia Davide Gelmini. Ecco quanto ha affermato il professor Poletti riguardo al suo intervento: “Ho cercato di raccontare la storia della chiesa di San Floriano

La vicenda iniziata negli anni Venti raccontata in un libro

La contesa su Ragoli, II parte Una “lotta” durata ben 46 anni. Una lunga sequela di atti, provvedimenti, ricorsi, azioni di singoli e di comunità per riaffermare i propri diritti amministrativi. Questa è la contesa su Ragoli II parte, un particolare evento della storia della comunità di Ragoli (e non solo) che è stato oggetto di

di citare: “La giurisdizione su Madonna di Campiglio spetta a codesto Comune (inteso Pinzolo N.d.R.) e gli altri Comuni non vi possiedono che come privati. Pertanto l’emanazione di provvedimento amministrativi, la riscossione delle tasse e tutto quanto riguarda la funzione amministrativa è di stretta esclusiva competenza di codesto Comune.” Poche righe che scateneranno una vera e propria bufera che durerà per decenni. Perché, di fatto, la potestà amministrativa su un determinato territorio, veniva affidata d’ufficio ad un altro Comune. Già all’epoca le comunità di Ragoli e la Comunità delle Regole insorsero contro questo provvedimento, che di fatto non aveva pote-

una sotoscritto. Il risultato di questo lavoro è stato presentato alla popolazione in due occasioni (30 settembre al Palù di Campiglio e 3 ottobre al Comune di Tre Ville). Una ricerca nata dalla volontà di ricordare e salvare dall’oblio un importante episodio del proprio passato.

re di legge. Partiranno proteste, ricorsi, però nulla si riuscirà a fare per via dell’avvento del fascismo che porterà pesanti e limitanti modifiche alle autonomie degli enti locali (come fu ad esempio anche per le Regole di Spinale e Manez). E poi, come se non bastasse, arriverà la guerra. Perciò questa contesa, iniziata nei primi anni Venti, verrà sospesa e soltanto con la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta ecco che questo “problema” verrà riportato alla luce. Iniziò così, insieme a battagliere giunte comunali, una “lotta” con nuove energie e persone (in particolare il Sindaco di Ragoli Lino Guardini) che tenacemente cercheranno di far valere i propri diritti. Non fu sem-

plice e lo si vedrà nel libro. In questa vicenda, come in gran parte di eventi storici, si può effettivamente dire “historia magistra vitae”, in quanto possiamo in effetti imparare qualcosa da questa storia: l’unione fa la forza e nelle situazioni anche disperate come era appunto quella del Comune di Ragoli, abbandonato quasi da tutti dal punto di vista politico, la coesione e la determinazione possono fare la differenza. In certi momenti chiunque avrebbe gettato la spugna, ed invece la tenacia dei singoli, ma soprattutto l’unione della Giunta comunale e della popolazione, hanno portato nuova linfa alla lotta ed incoraggiato gli attori di questa vicenda nel portare avanti quella che era la ricerca della giustizia. In questo periodo, nel quale si tende a dire che il mondo contemporaneo, con la sua velocità, tende ad appiattire un po’ tutto e a rendere tutto più inerte, più insapore, forse questa storia che è di un nostro passato non così tanto remoto, ci può insegnare anche come vivere la comunità, sul senso di appartenenza e sull’importanza del difendere gli interessi collettivi sia come singoli cittadini che come insieme di abitanti.

Storo, i cinquecento anni della chiesa di San Floriano in sei tappe. Nella prima tappa ho parlato di quando la chiesa di San Floriano appare per la prime volta in documenti del 1189. quando 14 uomini e sette famiglie importanti di Storo si riuniscono nella chiesa di San Floriano per spartirsi i beni di Calapino Lodron. Nella seconda tappa ho affrontato i problemi dell’autonomia della chiesa di San Floriano, che è avvenuta solo a metà del 1400, fino allora non aveva un sacerdote stabile e ora riceve il potere di disporre di un proprio sacerdote fisso. Nella terza tappa ho raccontato il fattaccio del 1491 quando i giovani di Storo hanno bruciato vivo il loro cappellano , e di qui il processo davanti al Principe Vescovo che punisce la comunità con l’interdetto. Nella quarta tappa ho raccontato, un po più a lungo, come la chiesa è stata ricostruita e consacrata nel 1521, ricordando come si sono svolti i lavori e le sospensioni per la guerra tra l’Imperatore e Venezia. Nella quinta tappa ho raccontato come la chiesa si è trasformata

Foto di Gerardo Sai nel 600 e 700, con lo spostamento degli altari e la sostituzione degli stessi da quelli in legno a quelli in marmo con l’abbellimento del presbiterio, l’abbandono delle finestre gotiche con l’apertura di grandi finestroni come ci sono oggi. Nella sesta tappa mi sono soffermato sui marmi, sulle tele , e sulle pale degli altari, concludendo

con un accenno alle suppellettili preziose donate dagli emigrati a Venezia. Si può affermare che la chiesa di San Floriano è un grande museo”. È seguito il saluto di benvenuto all’Arcivescovo a nome della comunità da parte del rappresentante del consiglio pastorale Andrea Bonomini, che ha ricordato anche l’ottavo anniversario dell’insediamen-

to quale parroco di don Andrea Fava, guida dell’Unità Pastorale “Madonna dell’Aiuto”. L’omelia di Monsignor Lauro è stata forte e incisiva, accompagnando la lettura del vangelo alla attualità odierna, soffermandosi su questi tempi che hanno stravolto tutto, diradando a tutti i livelli quella socialità che esisteva prima. L’Arcivescovo ha ribenedetta la chiesa di San Floriano assieme ad una copia del crocifisso realizzato dall’artista storese Mario Brugnoni. L’originale del crocifisso donato nel 1934 da Lorenzo Scaglia era stato posto inizialmente nella chiesetta di San Lorenzo al Colle, risale al 1550 ora custodito nella parrocchiale. Alla fine della santa messa c’è stato il saluto del sindaco Nicola Zontini. Prima della benedizione finale don Andrea ha letto la lettera partecipativa di don Renato Tomio che a suo tempo ha fondato l’Unità Pastorale “Madonna dell’Aiuto” e guidato in Val del Chiese la stessa per nove anniGianpaolo Capelli


Territorio

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Il formaggi di Gianpaolo Capelli

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Parlando giudicariese

DICEMBRE 2021

Una secolare e determinante azione comunitaria

La presenza del “clero” nelle Giudicarie di Mario Antolini Musón La tradizione di accogliere ogni nuovo sacerdote in cura d’anime (come si suol dire) con festosa ufficialità e grande partecipazione di popolo è sempre rimasta praticata anche in quelle località in cui, negli ultimi secoli, l’amministrazione comunale è stata gestita da persone laiche e perfino anticlericali. Non sono riuscito a sapere se tale usanza la si pratichi solo per tradizione o se sia giuridicamente prevista. A ben vedere, nella lunghissima ed ininterrotta teoria di preti che si sono succeduti, spiccano figure di ogni tipo: vi si trovano gli zelanti e gli esemplari che hanno saputo fare del gran bene, come altri meno propensi a dedicarsi anima e corpo per i propri fedeli; come vi sono stati ecclesiastici che hanno agito con presunzione e con prepotenza comportandosi da assoluti padroni del proprio gregge e facendo sentire il peso del loro potere morale, lasciando o ricordi di ampia riconoscenza o di amare impressioni. Tuttavia si è trattato (specie nei secoli pima del 1800) delle prime persone che nel contesto sociale giungevano con una certa preparazione formativa e sufficientemente istruite specie quando ancora non esistevano le scuole; pertanto persone assai influenti anche dal punto di vista culturale. Non mancano pubblicazioni relative alla figura di qualche singolo sacerdote, specie di quelli che si sono

Durante il mio pur lungo interessamento per le vicende sociali e storiche delle mie vallate, non ho ancora avuto modo di trovare un’analisi dettagliata e completa sulla secolare presenza del clero cattolico romano in Giudicarie che, secondo me. ha avuto una determinante incidenza su tutte le popolazioni locali, distinti o per attività sociali, o per specifici studi e impegni perfino scientifici. Come non mancano le pubblicazioni di qualche interessante “diario” lasciato negli archivi delle canoniche a perenne memoria. Tuttavia si tratta di pubblicazioni a se stanti che non riescono a dare una visione globale, a livello storico, di una presenza e di una ingerenza di portata storica e sociale. Sotto un altro aspetto è certamente importante considerare la presenza del clero nel proliferare degli edifici sacri, dalle Sette Pievi alle chiese in ogni villaggio prima curazie e poi erette a parrocchie, dai santuari alle cappelle ed ai capitelli sparsi un po’ ovunque. Credo proprio che si debba dare il dovuto merito a degli esimi e solerti sacerdoti nell’essere riusciti a far erigere edifici anche artistici e ad essersi accaparrati numerose ed eccellenti opere d’arte che oggi impreziosiscono il territorio, come le Danze macabre e tante altre tele ed affreschi che costituiscono un patrimonio comunitario che oggi, giuridicamente, risulta in possesso dell’apparato ecclesiastico ma che, concretamene, dovrebbe risultare come patrimonio

inamovibile delle singole comunità locali. Sempre con riferimento al clero, negli ultimi due secoli si deve riconoscere che un don Lorenzo Guetti, povero sconosciuto curato di campagna, con altri numerosi curati e parroci, si è resto artefice del fenomeno della cooperazione, lasciando nella società una eloquente impronta di sana socialità, il cui giudizio storico sta nelle numerosissime pubblicazioni edite e diffuse. Altro capitolo da sondare dovrebbe riguardare i rapporti, sia giuridici che sociali, fra autorità religiosa ed autorità civile sia durante il Principato vescovile (1027-1803), sia durante il dominio austroungarico (1803-1918) e durante l’appartenenza alla nazione italiana, dal 1918 ad oggi. Io non sono riuscito a capire fin dove e come si sia esplicata e si esplichi l’organizzazione ecclesiastica nell’ambito della stessa popolazione che, per i bisogni della quotidianità, viene gestita da Enti pubblici gestiti da laici. A me, per esempio, ha sempre incuriosito e lasciato alquanto perplesso, la constatazione che i curati o parroci non partecipassero mai ai consigli comunali; né ho avuto sentore che via sia-

pur nei più piccoli agglomerati urbani. È storicamente provata la secolare sequenza di sacerdoti sul territorio comprensoriale, dai Priori delle Sette Pievi nel Mille, ai curati lungo il secondo millennio per giungere ai Decani e ai Parroci degli ultimi secoli: una catena ininterrotta. no stati degli incontri obbligatori fra le due componenti, religiosa e civile, per trattare insieme problematiche comuni nel pubblico bene. A me è sempre sembrato più che augurabile il possibile perfetto accordo, fra Chiesa e Comune, nel trattare i problemi che rispondono ai bisogni della stessa gente, che rimane parte integrante sia della “comunità civile” che della “comunità ecclesiastica”. Non si può, d’altra parte, non sottolineare il dato di fatto che, fino a pochi decenni fa, in ogni paese si sentiva (e a volte si temeva) più la presenza egemonica del Prete che non del Capocomune, o del Podestà o del Sindaco! * Sono convinto che il conoscere il meglio possibile la secolare e ininterrotta presenza del clero in Giudicarie, assai nutrita durante i secoli ed attualmente enormemente diminuita, potrebbe essere motivo non solo di pura curiosità ma di reale comprensione sull’essere una popolazioni dalle peculiari caratteristiche che indubbiamente hanno la loro ragion d’essere da un’attiva presenza di coloro che si trovavano

obbligatoriamente sul posto per “incidere” in maniera diretta e determinante alla loro compattezza in nome della religione. Per esperienza, credo proprio che più si conosce meglio si riesce ad impostare il proprio esistere nella convivenza civile e religiosa in maniera più omogenea e più rispondente alle esigenze sia dei singoli che della società. Perciò sono certo che in Giudicarie vi sia ancora qualcuno che possa sondare ed illustrare una situazione che, se meglio conosciuta, non può che risultare positiva anche a livello comprensoriale. A parte qualsiasi altro punto di riferimento io credo che vada riconosciuto il fatto che lo “spirito di comunità”, tipico dei paesi giudicariesi e rimasto testimoniato negli Statuti/Regole medioevali nella vita tradizionale di ogni singolo paese e frazione, sia stato una conseguenza, una vera e propria emanazione dalle “comunità parrocchiali” che si sono formate attorno alle chiese e continuamente animate dalla presenza unificante del sacerdote mediante l’obbligatorio incontro settimanale della “Messa della domenica” e delle “Feste comanda-

te”, nonché l’obbligatorietà, sancita anche nelle Regole, di “andare dietro le Croci”, ossia ai funerali, alle processioni e altre funzioni religiose. Secondo me, sarebbe davvero interessante ed istruttivo il sondare, secondo i canoni sia dell’antropologia che della sociologia, la particolare e singolare presenza del clero cristiano cattolico come elemento coagulante del concetto di “comunità”, che ha fatto sì che un tempo le “comunità” fossero animate in maniera essenziale. mentre attualmente (2021) risultano in fase di allentamento e col pericolo di scomparire. Quale relazione può esserci in Giudicarie fra la secolare presenza più che attiva del Clero e la situazione attuale con una “presenza” che si sta diradando per la mancanza di sacerdoti e con lo “spirito di comunità” che si sta dileguandosi sotto l’imporsi dell’ormai diffuso laicismo? Il giungere a conoscere dettagliatamente e sempre meglio “chi si è” nonché “chi siamo” può essere, senza dubbio, un’intrinseca potenzialità sociale per sentirsi una popolazione omogenea e capace di saper operare insieme per “il bene comune”. Meno si conosce e meno ci si conosce… più difficile si riesce a sentirsi animati dallo “spirito di comunità”: per me la cosa più importante di qualsiasi agglomerato urbano e pure a livello comprensoriale.

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Lettere

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La lettera

L’Enaip di Storo, ricordi di un perito Cambio lavoro, perché ? Ma per lo stipendio, per dirla sinceramente. Al ventenne del tempo, vita da contadino, neodiplomato… lo stipendio, termine sconosciuto fino allora, stava diventando a sorpresa una realtà. Ergo, da tecnico in fabbrica con un lavoro soddisfacente passo a … “insegnante per caso”. Due anni trascorsi all’ENAIP. Paese e ambiente di lavoro: fantastici. Ragazzi provenienti dai paesi in bicicletta, entusiasti, pensando a chi sa mai quale vita migliore. Direttore era il Maestro Remo (Remo Giovanelli). Mi stimava molto (diceva ai colleghi: dovreste vedere come el Perito tiene il registro di classe, ordinato…tutto in stampatello). Di colleghi, in officina, Malcotti e Zanetti, collega pure il Maestro Malfer (insegnava italiano: ce n’era bisogno!). Fiorindo (subito siamo amici a tu per tu), in quanto a collaboratore del Direttore è un ottimo “tuttofare”. Per un po’ di tempo viaggio dal mio

Sfogliando il Giornale delle Giudicarie mi fermo a pagina 24. Dovrei leggere a fondo l’articolo ma lo farò poi. Ho un motivo personale per fare così: sento di appartenere un po’ alla storia della Scuola ENAIP, non propriamente a quella della sede descritta dall’articolo, ma ad una sede precedente, pionieristica, quella di Storo detta l’ENAIP, Ente Nazionale ACLI Istruzione Professionale. Un breve ricordo credo lo meriti. Chiedo scusa per l’autoreferenzialità. Anno 1959. M’ero Paese (Ragoli) in Lambretta (strausata) arredata per l’inverno con parabrezza e manopole protette da pelle di coniglio. Dopo un anno passo all’acquisto di una Bianchina (strausata pure questa) ma identica (orgogliosamente) a quella del dottor Cima, padrone della miniera di barite a Darzo. Pranzo e cena presso la Siora Viola, in compagnia talvolta del Dentista, del Veterinario e di due Professori (Guerra e Chignoli) . In farmacia ..Buongiorno al Dottor Scaglia (detto el Nino dalla Siora Viola), di fama Scrittore e Poeta. Del Parroco don Flabi (Flabbi) ho un ricordo particolare. Che non svelo. Per i ragazzi mensa (gratis ovviamente) al Centrale (dal Danilo): pasta a volontà ! Là telefono pubblico a disposizione.

Rarissimamente ce n’era necessità. Aiutavo talvolta la Siora Viola a far la maionese e, di Storo paese e persone, venivo a conoscenza di storia e costumi. Lei insisteva a chiamarmi el Perito e a darmi del Lei. Ma è della Scuola ENAIP che dovrei dire. La Scuola che, coraggiosamente, pensava al futuro, ad un lavoro per i ragazzi, ad un’occupazione locale per quanto possibile (Sapes, Piccinelli..). E pure all’estero. Avevamo portato tutti i ragazzi in Svizzera alla Sulzer e alla Zellweger . Tecnici dalla Svizzera erano venuti a visitarci…esaminandoci dall’alto in basso. Era la Scuola dei sogni per i ragazzi, ma anche per el Perito, che conclusi due anni di insegnamento decise di

diplomato al Buonarroti (Trento) perito meccanico. A quel tempo era massima la richiesta di tecnici; cercare un poso di lavoro era del tutto superfluo, il lavoro ad un neodiplomato veniva proposto! Facile accettarlo, provarlo e, se non soddisfatti, passare ad altro. Per me, così “andarono le cose”: un mese di lavoro a Rovereto, poi alla Aeromere di Gardolo. Dopo circa 8 mesi di impegno, m’arriva la richiesta ENAIP per insegnante (?) sede di Storo.

cedere ad altre offerte di lavoro. Un bel giorno venne a trovarmi l’amico Daniele Simoni, maestro elementare. Mi domandò se fosse possibile un posto. Presi contatto con il direttore generale Fedrizzi a Trento. Voleva un tecnico….”Ma va bene anche en maestro”, mi disse, per lui ho un posto all’ENAIP di Borgo Valsugana. Oggi, da pensionato ultraottantene, ricordo l’ENAIP di Storo. Ricordo ragazzi, persone e tante storie. Ricordo la sede della scuola, ospite nell’edificio delle elementari e apprendo dalla stampa, con tristezza, che l’edificio verrà demolito. Però, ai tanti che l’hanno frequentato, non sarà possibile “demolire” i propri ricordi.

AVVISO SELEZIONE PUBBLICA PER LA FORMAZIONE DI UNA GRADUATORIA PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO DI PERSONALE NELLA FIGURA PROFESSIONALE DI ASSISTENTE AMMINISTRATIVO/CONTABILE CATEGORIA C - livello BASE – Pos. Retributiva 1^ Le domande dovranno pervenire presso gli uffici amministrativi della Comunità delle Giudicarie in Via P. Gnesotti n. 2 a TIONE DI TRENTO entro e non oltre le ore 12.00 del giorno 14 DICEMBRE 2021. Copia del bando è pubblicata sul sito della Comunità delle Giudicarie – www. comunitadellegiudicarie.it Per ulteriori informazioni rivolgersi presso gli uffici al n. 0465/339555.

Roberto Pretti

Progetto Malghe Aperte 2021


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Tutti giù per terra

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Squid game: la serie tv che tutti vedono e (molti) temono L’idea di passare l’ennesimo Natale in zona gialla fa paura. Preoccupano le conseguenze apocalittiche del global warming. Siamo moderatamente terrorizzati da doppi menti e doppie punte, da cellulite e calvizie precox. Anche la prospettiva di Berlusconi al Quirinale non è che consoli molto. Ma a sentir certi demagoghi e taluni psicologi il vero spauracchio del periodo ha il nome di una serie tv: Squid Game. La serie sudcoreana, trasmessa da Netflix a partire da settembre, è diventata fenomeno planetario non solo commerciale e artistico, visti i numeri record e l’alta qualità del prodotto, ma anche sociale e di costume. Trend topic al pub, sui social, nelle scuole, in famiglia. Tutti ne parlano. Nel bene e (soprattutto) nel male. La trama. Quattrocentocinquantasei persone, donne e uomini strangolati da debiti e disperazione senza via di scampo, accettano di partecipare a una serie di giochi con la promessa di una vincita plurimilionaria. Presto scopriranno di essere finiti dentro un reality-show di sopravvivenza: fallire una prova equivale ad essere eliminati dal gioco. E l’eliminazione viene pagata (letteralmente) con la vita. A ognuna delle 456 vite è stato attribuito lo stesso valore: 100 mln di won coreani, pari a 75.000 euro. Il montepremi verrà assegnato all’unico vincitore, l’unico sopravvissuto ai giochi. 45.600 miliardi di won, oltre 34 milioni di euro. Tutto è in vendita. Anche la propria vita. La serie, senz’altro densa di scene violente e feroci, si innesta nel genere ‘survival game’, sempre apprezzatissimo dal pubblico (leggasi ‘The Hunger Games’ e ‘Battle Royale’) ma neanche troppo

originale nel plot. Allora qual è il segreto di cotanto successo? Lo script eccelso, la fredda e lucidissima analisi della società (alla faccia del buonismo alla melassa in stile Fabio Fazio), l’intensa resa psicologica dei protagonisti, e un’arrapante (per gli occhi) sfilza di sequenze memorabili. Le scene delle prove mortali in primis. Sono ispirate ai più diffusi giochi dell’infanzia, da ‘Un due tre stella!’ (e chi si muove viene impallinato seduta stante) al ‘Tiro alla fune’ (i perdenti precipitano in un baratro). Giochi in cui tutti noi ci siamo adoperati, che solleticano i nostri ricordi, evocando innocenza, serenità, divertimento, purezza. Appare questa la trovata vincente della serie, che tanto seduce e cattura: la rappresentazione in salsa drammatica dell’Inconciliabilità, il contrasto disturbante tra l’apparente atmosfera fiabesca delle scenografie naif in cui i giochi sono ambientati e l’orrore che nelle stesse vi troneggia e che incombe, pronto a travolgere i disgraziati che non ce l’avranno fatta. Angoscioso e commovente, inquietante e patetico. La serie ha spopolato soprattutto tra i teenagers, notoriamente più attratti (e come dar loro torto…) dai contenuti delle piattaforme streaming piuttosto che da ciò che passa il demenziale convento della tv, zeppo di tapiri e di Capitan Ventosa, di risate finte e di claque a comando, degli urlettini isterici di Mario Giordano e di beceri Grandi Fratelli. Ma mi faccia il piacere. In Italia, come sempre succede, non si è fatto attendere lo sfruttamento commerciale del fenomeno in tendenza. Alcuni locali hanno organizzato serate a tema Squid Game proponendo stessi giochi e costumi dei personaggi, con tanto di eliminazioni a colpi di paint

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

Un esempio affatto negativo riconducibile a SQUID GAME che dovrebbe suggerire ai genitori di tenere i figli lontani da film che generano violenza e inganno. ball. Posti limitati, obbligo di prenotazione e, non si sa mai, firma di una liberatoria. Serate tutte sold out, ovvio. Merchandising, gadget e videogiochi ispirati alla serie. E le solite tonnellate di giocattoli illegali sequestrati. Non si son fatte attendere neanche polemiche e ipotesi di censura, interrogazioni parlamentari e petizioni con l’obiettivo di rimuovere la serie dal catalogo italiano di Netflix. Hanno tuonato anche le associazioni di genitori secondo cui Squid Game corrompe l’integrità dei nostri figli e li induce a menarsi tra loro. Come se il problema delle baby gang, del bullismo, del body shaming tra adolescenti sia tutta colpa dei contenuti che passa uno schermo. Come se questi mali non fossero già

Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...

insiti da tempo nel quotidiano sociale. Come se noi adulti fossimo invece immuni da rabbia, impulsi aggressivi e tutte le peggiori dinamiche di specie. E che spesso trasmettiamo ai figli. Proprio noi adulti poi, spesso dispensatori di pessimi esempi, storicamente impegnati a seminar guerre, a esportar democrazia a suon di bombe, a vomitar odio verso l’Altro. Ultimo triste esempio è l’intolleranza feroce tra vax e no-vax. Ritengo che il punto sia un altro e cioè: in tutto questo, i genitori dove sono? Piuttosto che pretendere censure, mamma e papà dovrebbero prendersi del tempo, sottrarre un po’ di energie dai loro trastulli e spiegare ai figli che quello che vedono sullo schermo non è realtà, bensì prodotto artistico, intratteni-

mento, una messa in scena che spesso è riflessione sulla società e sui tempi che viviamo. Squid Game è molto più di una serie tv. E’ brillante metafora del Capitalismo. Della sua voracità e onnipotenza. Uomini disposti a vendere, in senso letterale, la propria vita. Uomini come puledri da corsa in un ippodromo, e al di là del vetro pochi ricconi annoiati in cerca di emozioni forti e di un cavallo su cui scommettere. E’ il divario atavico tra ricchi e poveri, la rappresentazione del mondo fondato sulla disuguaglianza e sull’ingiustizia, in cui hanno qualche speranza di sopravvivere solo i più forti, i più disonesti, i più scaltri. Viviamo in una società in cui sempre meno ci si confronta e

sempre più si compete. Siamo ossessionati dalla performance. Dal risultato. Ovunque è competizione. Sul lavoro, nei rapporti amorosi, nei concorsi pubblici, a scuola, nello sport, nelle code agli uffici postali, ai semafori, alle casse dei supermercati. Sarebbe auspicabile che nelle scuole non si costruissero solo competenze e prestazioni, ma si stimolassero anche dibattiti e libere idee. Un paio di ore a settimana nel calendario scolastico, in cui affrontare argomenti in tendenza tra i ragazzi generando confronti in classe. I ragazzi vanno educati a guardare oltre ciò che appare, oltre le immagini, seppur crude, di uno show. Hanno bisogno di maestri che li prendano per mano, e svelino loro (o meglio ancora, li stimolino a coglierli in autonomia) il significato reale che l’autore intende dare alla propria opera, film, canzone, libro o fumetto che sia. E’ con l’insegnamento alla pratica del filtro critico, con il dialogo, l’attenzione, l’ascolto, i buoni consigli che si fa breccia nella testa dei ragazzi. E ciò è compito dei genitori. Educatori attenti, non complici distratti. Una rete le cui attente maglie devono trattenere nocività e rilasciare insegnamenti. Il modello negativo da combattere allora diventa un altro. Quello di una genitorialità spesso assente, pigra, svogliata, che delega totalmente al parental control di YouTube la propria funzione educativa e di controllo. Una genitorialità che si accuccia sulla propria incapacità e si autoassolve con mille alibi è destinata a fallire. Proprio come qualsiasi tentativo di censura di un prodotto artistico. Una sconfitta per tutti dall’altissimo costo in termini umani, sociali, culturali.


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

DICEMBRE 2021 - pag.

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Occupazioni abusive

vilgiat@yahoo.it

A Roma il signor Ennio, ricoverato per qualche giorno all’ospedale, al suo ritorno trova la sua casa occupata, con tanto di serratura cambiata ed un nome nuovo sul campanello. La giustizia impiega più di un mese per far cacciare l’abusiva che gli lascia l’appartamento derubato e devastato, cosa ne dici ? Gli amici del bar

Cari amici, il caso di Roma da voi citato è davvero vergognoso. E non vorrei capitasse anche da noi, anche se nei nostri paesi non sarebbe facile occupare abusivamente la casa d’altri. Nella casa di Ennio s’era insediata una zingara con la sua figliolanza, l’anziano proprietario ha chiamato i carabinie-

ri che lo invitavano a fare una regolare denuncia per poter avviare la pratica di sgombero. Pazzesco. Poi, per fortuna, il caso è uscito sui giornali con grande enfasi ed ai Tg della sera, e allora è intervenuto un magistrato che ha emesso il provvedimento di sfratto. In pratica ci sono voluti 26 giorni prima che Ennio tor-

L’assessore del comune di Voghera girava per strada con una pistola in tasca e, guarda caso, ha sparato ad un immigrato, non si è ancora capito il perché. Il bello è che questo gentiluomo (si fa per dire!) non è uno qualsiasi, ma è un insegnante di diritto penale della scuola di Polizia. Non so voi, ma io non sarei capace neanche di muovermi con una pistola carica in tasca. Un po’ perché non ne ho mai adoperata una, un po’ perché avrei paura di farmi male, un po’ perché, preso dall’ansia del pistolero mi potrebbe partire un colpo all’insaputa. Ma soprattutto perché ho sempre pensato che la difesa del cittadino spetti allo Stato, solo allo Stato, pur con tutti i suoi limiti e le sue difficoltà. Va bene, posso capire il gioielliere che ha la pistola nel cassetto, essere armato fa un po’ parte del mestiere. Ma un privato cittadino ed ancor peggio un politico che girano con una pistola in tasca sono fuori dal mio mondo. Ormai dall’America abbiamo importato di tutto, ma evitiamo d’importare pistoleri e sceriffi, ne abbiamo anche troppi in casa nostra. (a.a.)

nuto addirittura dopo mesi e in qualche caso anni. Robe da pazzi. E tanto per concludere cosa sarà successo alla zingara occupante? Poco o niente, sarà già pronta per un’altra occupazione. Questo per dire che il singolo cittadino è meno tutelato di qualunque delinquente. Povera Italia. (a.a.)

Natali diversi

Armati di pistola Sui giornali ho letto di quell’assessore comunale leghista di Voghera che ha sparato ad un immigrato sulla strada. A quanto si legge quel signore portava da sempre una pistola in tasca. Poi succedono le tragedie che meno t’aspetti… Tiziano

nasse in casa sua che la poi trovata disastrata. 26 giorni, una vergogna. Se qualcuno occupa una casa d’altri abusivamente minimo è pretendere che la legalità sia ripristinata subito, per decenza, perché è giusto così. Non è possibile far trascorrere 26 giorni. E dire che in altri casi analoghi il recupero della casa è avve-

Festeggiare il Natale nel 2020 non è stato semplice, ci siamo ritrovati a festeggiare al chiuso e ben distanziati, come in tempo di guerra. Non è stato un buon Natale, ma di certo è riuscito a portare un po’ di speranza e serenità a tutte le nostre famiglie. Quest’anno sarà diverso? Paolo E’ un po’ troppo presto per poterti dare una risposta, ma le cose non promettono per niente bene. Rassegniamoci e prepariamoci ad un altro Natale diverso, se sarà necessario. Non facciamoci prendere dalla malinconia pensando ad un Natale complicato, dobbiamo solo cercare di ritrovare il vero senso delle festività natalizie, anche se non sarà facile. L’atmosfera che si respira durante il Natale è la più particolare dell’anno e non c’è covid che la possa disturbare. Per me il Natale resta la festa più bella dell’anno perché è il momento in cui mi ritrovo con tutta la mia famiglia e ne condivido la dolcezza del ritrovarsi tutti assieme. Ma mi rendo conto che oggi il Natale è spesso ridotto ad una festa consumistica dove prevalgono regali, viaggi e cene varie. E’ quasi più importante acquistare regali ben confezionati che riflettere sui motivi spirituali, i riti e le tradizioni secolari. Il Natale comunque, nonostante tutto, conserva ancora un’anima preziosa fatta di valori e di sentimenti, con messaggi di pace e di amore per tutti i popoli della terra. In conclusione, proprio perché torniamo ad essere presi dall’ansia, dallo stress e dallo smarrimento per l’ondata della pandemia che torna a farsi sentire, perdiamo meno tempo per cose che non sono indispensabili e torniamo a concentrarci veramente sulle cose importanti. Cerchiamo di vivere appieno la magia del Natale e rinnoviamo le antiche tradizioni all’interno della nostra casa, della nostra famiglia, dedichiamoci al Presepio, all’albero di natale, al pranzo natalizio con i propri cari, allo scambio d’auguri. Saranno momenti di grande aspettativa nella speranza che quanto prima le cose cambino e si torni alla vita normale. Buon Natale. Adelino Amistadi

Lettera da un giudicariese arrabbiato Buongiorno a tutti, sono un giudicariese arrabbiato..., in questi giorni si fa un gran parlare dell’idea di interrare la ferrovia a Trento con 1.450 milioni di euro; la prima volta che ho sentito questa trovata a dir poco frenetica e fantasiosa, anzi direi da fuori di testa per il costo che avrebbe, mi son chiesto: “ ma chi ha avuto questa bella pensata ?” Ovviamente in 10 o 15 anni di lavori se andrà bene i costi andranno come sempre in Italia al raddoppio. Ci rendiamo conto ad esem-

pio che il parziale completamento del collegamento promesso da circa 30 anni tra le Giudicarie e Brescia (tratto Barghe - Lago d’ Idro per intenderci solo aimè nei progetti .... ) costerebbe alla Pat TN circa 1/29 (un ventinovesimo) ma di questo progetto neanche piu’ si sente parlare ( altro che finanziare gallerie per andare a Brescia come detto da qualcuno che non conosce la geografia del Trentino ovviamente....perchè quella strada non l’ha mai fatta , perchè non sa che è

collegamento vitale per le Giudicarie, proprio perchè neppure lontanamente è servita da alcuna ferrovia come in altre parti della Provincia, e perchè hanno tolto anche le linee dirette delle corriere con Brescia e Milano ormai da tempo. Io capisco che Trento sia importante ma una spesa del genere a cosa servirebbe? a fare il giardinetto in centro? Con 1.450 milioni, con questa montagna di soldi si rifa’ il Trentino e magari anche l’Alto Adige(che non ne ha bisogno...è bello

cosi’). Questo è un progetto a dir poco balzano coi tempi che corrono, visti i danni provocati all’intera economia della Provincia dalla pandemia in corso, o non hanno altro a cui pensare o questi mi vien da dire vogliono interrare la ferrovia a Trento per gli sfizi di qualche ingegnere o architetto.. forse per ipotecare il bilancio del Trentino per i prossimi decenni. Come al solito dove si vuole i soldi si trovano, dove non si vuole non ce

ne sono mai. Le montagne muoiono e le città sempre piene, vedi anche l’accentramento e potenziamento degli ospedali a Trento e Rovereto che rischia di essere .... adesso ancor di piu’, un parziale fallimento, si va dalle chiusure dei tribunali periferici ad altri servizi che nei piccoli paesi non ci sono piu’ , la lontananza dalla città oltre che costosa per i trasferimenti dei valligiani è anche un obiettivo costo maggiore alla possibilità di intraprendere , si pensi anche

agli studenti che vanno all’Università quanto ci costano , i cittadini sono comodi a differenza di chi deve farsi km su strade non certo facili ma a questo non si pensa mai , si continua a spendere per il centro e sempre in prevalenza solo per la città. I valligiani van sempre bene quando c’e’ da votare, poi pero’ le opere vediamo dove le han fatte e dove le vogliono fare........ Cordiali saluti. Silvio Bertoni


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DICEMBRE 2021

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Le buone azioni per la crescita del nostro territorio


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