Giornale delle Giudicarie agosto 2022

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Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 20 - AGOSTO 2022- N. 8- MENSILE

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Una formazione di buon governo con istanze progressiste È andata come non avremmo voluto. Ci eravamo augurati, come quasi tutto gli italiani, che il Governo di unità nazionale continuasse il suo non facile cammino e invece ha prevalso il misero interesse di parte, il richiamo del voto, l’illusione di poter superare gli enormi problemi che ci affiggono senza la fatica, la competenza, il rigore e la serietà che Mario Draghi ha messo in campo in questi mesi. E così ci siamo avviati a una campagna elettorale in piena estate. E già se ne vedono di tutti colori. Si fa per dire. Tra le tante dichiarazioni e immagini trasmesse attraverso le reti tv, quella che ha suscitato non poca indignazione, non solo fra i cattolici, ma in tutte le persone che non hanno ancora smarrito il buon senso, è stata quella di un Salvini, con alle spalle una serie di immagini sacre, come se si trattasse di un negozio in Piazza del Duomo a Milano. Indignazione perché una misera e scellerata campagna elettorale, da parte di un personaggio che ha dimostrato di maneggiare il potere senza un minimo di coerenza con l’agire cristiano (basta ricordare la triste vicenda dei migranti bloccati in mare in condizioni disumane…non iniziare ritenendo che gli italiani, in prevalenza cattolici, si lascino influenzare da sacrileghe montature finalizzate solo per carpire la buona fede dei credenti: buona fede sì, ma sciocchi a tal punto no!! Se cominciamo così chissà cos’altro ci dobbiamo aspettare da questa campagna elettorale. A pag, 20

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...per la crescita del nostro territorio

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Ambiente e clima, siamo ai tempi supplementari

Focus Clima alle pagine 4, 5 e 6

EUROPA di Paolo Magagnotti

E io, che cosa faccio?

Governo, elezioni il 25 settembre. L’analisi dei parlamentari Binelli e Rossini Attualità

I 70 anni del soccorso alpino

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Scuola

Maturandi, due le lodi al Guetti

ALLE PAGINE 14 E 15

TRUFFE Una mano arriva dall’arbitro bancario Centro A pag.Specializzato 10

La crisi di governo determinata nel nostro Paese in un Parlamento che ha deciso di porre fine all’esperienza di un esecutivo guidato da una personalità che oltre all’indiscussa competenza si poneva nei confronti dell’Italia e del mondo intero con un grande patrimonio di stima e reputazione, ha aperto nuovi interrogativi soprattutto sul nostro prossimo futuro. Certo, si è trattato di un fatto verificatosi in un paese democratico, e voluto all’interno di istituzioni che hanno agito democraticamente attraverso un voto conferito legittimamente a rappresentanti eletti. A pagina 13

Riforme

mB mobili BONENTI Le Comunità di Valle in

ATTUALITÀ I bambini ...eintumarcia percome la pace A pag. 14 dormi?

mano ai sindaci

Materassi e Reti

A PAGINA 6

Attualità

Presentato il nuovo Piano provinciale dei rifiuti

RUBRICA Relax Come eravamo + alzapersona A pag. 31 A PAG. 8 SELLA GIUDICARIE (BONDO) - Tel. 0465.901919 - 339.1388960

ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 GIOVANI InPrendi, sei giovani per sei idee d’azienda A pag 17 Artigiani Dipendenti Familiari

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A cura della REDAZIONE

AGOSTO 2022

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA LUGLIO 2022

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Francesca Stenghel è Miss Val Rendena 2022 Sabato 30 luglio, presso una Piazza Carera gremita di pubblico, a Pinzolo, grazie alla collaborazione della Proloco con Sandro Ducoli e tutto il suo staff, del Comune e della Apt, hanno sfilato, 17 candidate, presentate dalla consueta raffinatezza di Sonia Leonardi, per contendersi il titolo di Miss Val Rendena e il pass per le Finali Regionali di Miss Italia 2022. Sul podio per accedere alle Finali Regionali del Trenino Alto Adige, sono salite le 6 ragazze più votate per tentare la scalata al titolo di Miss Italia 2022. La vincitrice, Miss Val Rendena, incoronata dal presidente di Giuria Rainhold Dalmazzo è stata la biondissima diciottenne Francesca Stenghel. Studentessa di Pergine Valsugana, ha una grande passione per lo sport, infatti, pratica pattinaggio artistico sul ghiaccio e danza. A Stenico e Comano Terme arriva la fibra ottica per oltre 3 mila unità immobiliari. Presentati i lavori Oltre 3 mila tra famiglie e imprese dei Comuni di Stenico e Comano Terme possono contare sulla connessione ad internet in fibra ottica e beneficiare così dei servizi di ultima generazione. La disponibilità della rete ultraveloce nelle vallate del Trentino è il risultato del progetto Banda ultra larga (Bul) che vede la sinergia tra Open Fiber (società aggiudicataria del bando nazionale) e la Provincia autonoma di Trento, con il supporto del Consorzio dei Comuni Trentini e la società pubblica di sistema Trentino Digitale. E’ grazie al progetto Bul che la rete in fibra ottica arriverà nelle “aree bianche”, ovvero a fallimento di mercato. L’iter dei lavori e, soprattutto, le opportunità per aziende e famiglie sono state illustrate in occasione dell’incontro tenuto presso la sala consiliare del Comune di Stenico. Erano presenti Monica Mattevi (sindaco del Comune di Stenico) e Mauro Buratti (assessore del Comune di Comano Terme); i responsabili Open Fiber per il Trentino, Federico Cariali e Alessandro Guariglia; e per Trentino Digitale Fabrizio Benuzzi. I lavori per la portare la fibra ottica a Comano Terme e a Stenico hanno in parte sfruttato le infrastrutture già presenti sul territorio. La sinergia ha consentito di contenere gli scavi, a beneficio di una limitazione dei costi e dei disagi da parte dei residenti, e di accorciare i tempi di realizzazione dell’opera. Complessivamente, 802 proprietà immobiliari del Comune di Stenico e 2.208 del Comune di Comano Terme sono state raggiunte dal servizio FTTH, ovvero dalla fibra ottica che arriva fino alla porta dell’abitazione o dell’ufficio. L’Uomo Probo a Annibale Salsa. La cerimonia all’Edicola Sacra del Cacciatore Per il ventennale dell’Edicola Sacra del Cacciatore si sono

mobilitati il Comune di San Lorenzo in Banale e l’associazione Ars Venandi, che hanno organizzato una festa in montagna al bassorilievo realizzato da don Luciano Carnessali e inaugurato nei pressi del rifugio al Cacciatore nel 2002, un anno prima della sua scomparsa avvenuta nel 2003. Per l’occasione è stato anche conferito l’annuale “Premio Uomo Probo”, a cura di Ars Venandi col patrocinio comunale di San Lorenzo Dorsino: quest’anno è toccato ad Annibale Salsa, uomo di montagna e studioso della stessa, nonché già presidente del CAI e soprattutto grande amante del Brenta. La cerimonia è stata accompagnata dalle note del coro “Cima d’Ambiez”. “Nodo di storie”, aperto lo stallone di Trivena e dei sentieri dedicati alla storia e alla cultura del territorio Lo stallone di Trivena, in val di Breguzzo, è oggi un “Nodo di storie”. L’edificio tradizionale, in passato lo stallone della malga, è stato riconvertito al fine di ospitare oggetti, installazioni, foto, testimonianze scritte e quant’altro possa servire a “raccontare” la storia della val di Breguzzo. Una storia fatta di lavoro, di cave e miniere, di acqua, di natura, di pascoli e animali, ma anche di una guerra che ha lasciato i suoi segni ancora visibilissimi, sentieri, teleferiche, trincee, e oggetti appartenuti ai soldati. L’inaugurazione del “Nodo di storie”, e la presentazione degli interventi fatti su alcuni sentieri Sat per renderli perfettamente “leggibili” a chi li percorre, e che esplorano altrettanti aspetti della valle, in particolare “Orizzonti liberi” e “Passi nella storia”, si è tenuta sabato 30 luglio e vi hanno partecipato i rappresentanti dei diversi soggetti che hanno contribuito a tagliare questo importante traguardo: il Parco Naturale Adamello Brenta, il Comune di Sella Giudicarie, la Provincia autonoma di Trento e numerosi attori territoriali, a

partire dalla scuola primaria di Bondo e Breguzzo e dalla sua cooperativa scolastica “Che scoperta Plumplumer”. HA allietato l’evento il Coro Cima Ucia. Cerimonia per i Lupi di Toscana, la Corte dei Conti condanna il sindaco di Castel Condino Dopo una ventina di mesi è arrivata a Castel Condino la giustizia contabile, che chiede al sindaco Stefano Bagozzi 6.000 euro per danno erariale e colpa grave. Quella castellana è una comunità vivace dove su due punti non si transige: la banda e i fanti. Nel corpo musicale (che ha festeggiato il secolo nel 2020) sono rappresentate praticamente tutte le famiglie. Quanto ai fanti, sono i Lupi di Toscana, che nella Grande Guerra entrarono con l’esercito italiano e combatterono sull’altopiano di Boniprati, dove un ristorante è intitolato a loro. Tre anni fa il Comune decise di onorare con un evento l’amicizia con i fanti Lupi di Toscana. Come accade in una piccola comunità, all’evento fu dato un taglio collettivo. Si partì con due pullman (si può dire mezzo paese) e con la banda per due giorni ricreativi sì, ma soprattutto solenni: incontro alla caserma dei fanti di Firenze, gagliardetti, medaglie, discorsi ufficiali, fiato alle trombe. Insomma, tutto ciò che si fa in simili occasioni. Il Comune decise di intervenire con un contributo di 6.700 euro per aiutare i partecipanti all’uscita. «Non dovevi spendere soldi pubblici per questa manifestazione!», si è sentito dire nella sostanza Bagozzi, il quale ha avuto un bello spiegare che la scelta del Comune suggellava un rapporto di lunghissima data con un Corpo dello Stato. L’unica cosa che ottenne fu l’abbattimento della multa da 6.700 a 6.000 euro, perché le targhe sono state concesse.

Tragedia in Marmolada, il crollo di un seracco uccide 11 alpinisti Il 3 luglio, a seguito del distacco del seracco dalla calotta sommitale del ghiacciaio della Marmolada, sotto Punta Rocca, una valanga di neve, ghiaccio e roccia, che nel suo passaggio di circa due chilometri lungo il versante trentino ha coinvolto anche il percorso della via normale, ha travolto delle cordate. L’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 è arrivato intorno alle 13.45. I soccorsi della Protezione civile del Trentino sono scattati immediatamente: sono stati impiegati sei elicotteri, personale del Soccorso alpino e speleologico con le unità cinofile, Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza provenienti anche dalle vicine province di Bolzano, Belluno e Venezia. Le vittime, dopo giorni di ricerche, sono state 11. Una dote finanziaria per l’indipendenza dei giovani Lo strumento, messo in campo tramite l’Agenzia provinciale per la coesione sociale, costituisce una novità nel panorama delle misure a disposizione dei giovani; l’obiettivo è da un lato favorire il processo di indipendenza dei nostri ragazzi, dall’altro sostenere la natalità sul territorio trentino. Nel dettaglio, i residenti in provincia fino a 40 anni di età, con un Icef non superiore a 0,40, che costituiscono un nucleo familiare autonomo, possono chiedere un contributo rivolto all’estinzione di prestiti bancari fino a un massimo di 30 mila euro per la durata di 5 anni; la misura è parzialmente retroattiva con riferimento ai figli nati dopo l’approvazione del provvedimento, per i nuclei familiari che si sono costituiti dal 1° gennaio 2020 in poi. Scuola, via libera all’assunzione di 185 docenti Con il via libera a 15 nuove graduatorie distinte per classe di concorso e grado di istruzione, la Giunta provinciale ha compiuto un passaggio formale fondamentale che porterà all’assunzione a tempo indeterminato di 185 docenti nelle scuole trentine. Si tratta docenti che, a partire dal prossimo anno scolastico, approderanno sulle cattedre delle scuole secondarie di primo e secondo grado e si occuperanno del sostegno di ragazze e ragazzi con bisogni educativi speciali. Scelto il tema della 18° edizione del Festival dell’Economia: “Il futuro del futuro. Le sfide di un mondo nuovo” Dal 25 al 28 maggio 2023 se ne discuterà a Trento con economisti, accademici, Premi Nobel, istituzioni e imprenditori. “Tra pandemia, guerra, emergenza energetica e climatica, sconvolgimento degli equilibri geopolitici mondiali e messa in discussione delle democrazie occidentali, il mondo è cambiato” spiega il Presidente del Comitato Scientifico del Festival dell’economia di Trento Fabio Tamburini, Direttore del Sole 24 Ore. “E anche sul futuro occorre riflettere e confrontarsi per capire quali saranno le linee guida del cambiamento individuando le sfide del nuovo mondo”.

Donazione midollo osseo: raggiunti 10mila potenziali donatori Grande traguardo per il Registro provinciale dei donatori di midollo osseo: in Trentino ad oggi ci sono 10mila potenziali donatori. La tipizzazione dei possibili donatori (la raccolta dei dati genetici indispensabili al trapianto) è stata realizzata dal laboratorio HLA del Servizio trasfusionale dell’ospedale Santa Chiara di Trento, con la preziosa collaborazione dell’Associazione donatori midollo osseo (Admo). Si tratta di un lavoro cominciato nel 1992 e portato avanti con successo. La qualità dell’aria del 2021 La qualità dell’aria in Trentino è positiva; a dirlo è il “Rapporto qualità dell’aria 2021” pubblicato dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente sul proprio sito istituzionale. La rete di monitoraggio della qualità dell’aria gestita da APPA, composta dalle sette stazioni fisse di misura dislocate a Trento Parco Santa Chiara, Trento Via Bolzano, Piana Rotaliana, Borgo Valsugana, Rovereto Largo Posta, Riva del Garda e Monte Gaza, ha registrato infatti per il 2021 una situazione nel complesso buona, analogamente a quanto è avvenuto nel 2020. Nel dettaglio, lo scorso anno sia per biossido di azoto che per le polveri sottili sono stati rispettati i valori, nonostante la ripresa delle attività dopo la pandemia; alcune criticità rimangono solo per l’ozono, inquinante che dipende molto anche dalle condizioni meteorologiche estive. Ucraina, in Trentino continua la mobilitazione con l’accoglienza e la raccolta fondi Continua anche lontano dai riflettori la mobilitazione del Trentino per la solidarietà al popolo ucraino che sta vivendo il dramma della guerra. Stando ai dati aggiornati del Cinformi, sono 2.287 le persone accolte in Trentino provenienti dal Paese interessato dal conflitto, ospitate in 111 comuni (il 32% a Trento). Più di 300 gli sfollati che risultano essere rientrati in patria per motivi diversi; 572 le persone inserite nell’accoglienza provinciale mentre le rimanenti 1.715 sono in una sistemazione autonoma. Stabile la composizione dell’insieme: l’87% degli individui fa parte di 610 nuclei familiari, il 42% sono minori, l’84% dei maggiorenni è di genere femminile e l’età media degli adulti è di 41 anni. L’87% è giunto in Trentino nel mese di marzo 2022, il 10% ad aprile, il 3% tra maggio, giugno e luglio. Per quanto riguarda l’inserimento e l’integrazione scolastica, sono in totale 271 le iscrizioni per il prossimo anno scolastico 2022-2023 previste per gli studenti ucraini arrivati da marzo 2022 in Trentino (nello specifico, 152 iscritti alla primaria, 81 alle scuole medie, 31 alle superiori, 7 alla formazione professionale). Prosegue nel frattempo la raccolta fondi per la popolazione ucraina. Sono 118.959,57 gli euro versati finora sul “Fondo di solidarietà - Emergenza Ucraina 2022”.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Focus: Clima

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“Viviamo un nuovo clima, oltre al riscaldamento è cambiata la circolazione atmosferica” I cambiamenti climatici sono diventati argomento di discussione quotidiano. È giustificato tutto questo interesse? A questa domanda sta già rispondendo il nostro territorio che continua a soffrire per l’estrema siccità che stiamo vivendo e le temperature costantemente e abbondantemente superiori alla media. Penso che l’estate sia una stagione in cui gli effetti del cambiamento climatico siano concretamente tangibili da parte di tutti noi. Queste fasi meteorologiche particolarmente calde e siccitose non sono mai state così durature in passato. Ne sono una dimostrazione gli incendi che stanno interessando diverse zone del Trentino negli ultimi giorni. I ghiacciai hanno un tasso di fusione impressionante, ogni anno si perdono metri di spessore. La tragedia della Marmolada è diretta conseguenza della sofferenza dei nostri ghiacciai, che stanno letteralmente scomparendo sotto ai nostri occhi. Penso che l’interesse verso questo tema così delicato sia più che

Luca Fruner, giovane appassionato fondatore di Meteo Ballino fornisce i dati dell’anno in corso. Appena la metà delle precipitazioni giustificato, anzi necessario se si vuole almeno parzialmente tamponare questa situazione di riscaldamento globale. Sembra davvero che stiamo vivendo un nuovo clima: oltre all’aumento termico in sé, quello che si registra è un vero e proprio cambiamento della circolazione atmosferica, che ci sta conducendo alla scoperta di situazioni inedite (sicuramente non in positivo) per il nostro territorio. Veniamo ai dati. L’ultimo anno è stato particolarmente caldo e asciutto. Può darci i dati delle Giudicarie rispetto al passato? Stiamo vivendo un mese di

luglio estremamente stabile, meteorologicamente parlando, in cui l’anticiclone continua a dominare la Alpi, mantenendo le temperature al di sopra della media e alimentando la drammatica siccità. Ma la siccità è iniziata già otto mesi fa, in particolare nel dicembre 2021, basti pensare che l’ultima volta in cui è piovuto per più di 30 mm in 24 ore è stato il 3 novembre scorso (dati provenienti dalla stazione meteo-climatica di Ballino, Fiavé). Dall’1 gennaio 2022 sono caduti in totale 358,6 mm di pioggia, anche se il valore atteso in questo periodo sarebbe intorno ai 600 mm (dato stimato sulla base

delle rilevazioni delle stazioni di Meteo Ballino e di Meteotrentino), ciò significa che in tutto quest’anno ha piovuto poco più della metà (si spiega la grave siccità in corso). Termicamente questo 2022 si colloca (per ora) molto in alto nella classifica degli anni più caldi: dalle analisi mensili di Meteotrentino emerge che nel primo semestre la temperatura media è stata 1,7°C più alta rispetto alla media storica. Gli unici due mesi che si salvano sono marzo e aprile. Il mese di luglio sta contribuendo ad alzare ulteriormente i valori medi, con frequenti massime over 30°C anche in località montane.

Quale sarà la tendenza per i prossimi anni secondo gli esperti? Gli scenari che ci troviamo di fronte non sono per niente rassicuranti e ci impongono di agire immediatamente, al fine di minimizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro territorio e sulle nostre vite. La tendenza, ormai irreversibile almeno inizialmente, è quella di un aumento costante delle temperature (alcune stime probabilmente fin troppo “gentili” ipotizzano un incremento di “soli” 2°C entro il 2100) e di un estremizzazione sempre più frequente dei fenomeni: dovremo essere in grado di contrastare e convivere con periodi di lunga siccità, eventi intensi come ad esempio piogge torrenziali, raffiche di vento elevate (grandine, ecc), in quanto il caldo funge di fatto da “potenziale” per lo sviluppo di forti temporali. È chiaro che questa non sarà la normalità, ma impareremo ad abituarci finché l’anormale sembrerà normale. La percezione delle persone è già cambiata

rispetto a qualche anno fa: in inverno, ad esempio, basta qualche giorno sottozero o una piccola nevicata per sentir dire che il riscaldamento globale non esiste, quando in realtà i dati raccontano tutt’altro. Quali modifiche porterà la variazione del clima sulle nostre vite e sulle attività economiche locali? Questa è una domanda molto complessa e che probabilmente non trova ancora risposta, poiché la relazione tra i due aspetti non è lineare. Sicuramente dovremo adattarci per riuscire a ridimensionare gli effetti, penso ad esempio alla costruzione di bacini idrici più grandi per fronteggiare la siccità. Per quanto riguarda le attività economiche locali, vedo sempre più in difficoltà il settore dello sci, in quanto le temperature sempre più alte e le stagioni sempre meno nevose metteranno a dura prova gli impianti, che dovranno sopperire alla mancanza di neve naturale.

“Attenzione all’uso di acqua potabile per l’irrigazione, non è sostenibile”

La diminuzione delle precipitazioni nell’ultimo anno ha causato la diminuzione delle sorgenti e la carenza di acqua negli acquedotti. Com’è la situazione in Giudicarie e quali sono le prospettive future? “La situazione per ora non è critica in Giudicarie spiega il presidente di Geas Valter Paoli - al di là di qualche zona particolare. Per gli utilizzi igienico-sanitari acqua ce n’è ancora, il problema che abbiamo notato soprattutto nella prima metà di luglio giorni è che c’è stato un aumento di consumo soprattutto alla sera: significa che ci sono consumi legati ad irrigazione, orti e giardini. I comuni hanno fatto delle ordinanze che limitano questi utilizzi: bisogna capire che se cominciamo a pensare di irrigare i campi di mais con l’acqua potabile la cosa non

La Giudicarie Energia Acqua Servizi (Geas), monitora puntualmente l’uso dell’acqua in valle con un sistema digitalizzato. Per il futuro, un progetto da 90 milioni sul PNRR per contrastare le perdite. è gestibile. L’importante è che la gente sia cosciente che deve utilizzare l’acqua con parsimonia, soprattutto quando parliamo di innaffiare giardini e prati: lì sono i veri consumi se ci riferiamo all’uso di acqua diverso da quello potabile o igienico-sanitario. Tutti dobbiamo fare la nostra parte su questo”. Come funziona ill controllo e quali sono i piani futuri per migliorare l’uso delle risorse idriche? “Utilizziamo da qualche

anno un software - spiega il tecnico Giuliano Santolini - che ci permette di tenere controllati tutti i serbatoi di tutti i comuni e quindi riceviamo degli avvisi immediati se si verificano problemi particolari. Fino ad ora non abbiamo riscontrato grandi problemi, anche se è evidente che le vasche potranno andare in criticità in questa stagione estiva e turistica. Nonostante le Giudicarie non presentino una situazione critica, quello che sta accadendo è un campanello di allarme glo-

bale su quelle che sono le attenzioni che tutti dobbiamo porre sugli acquedotti. La Geas ha proposto un progetto di massima su tutte le zone in cui operiamo per ridurre le perdite andando a

valutarle zona per zona. In previsione, su questo preliminare ci sono 90 milioni di investimento su ricerca perdite e digitalizzazione dei contatori. Con Porte di Rendena e Andalo abbiamo

già finanziato sul PNRR un intervento e ora a settembre si apre una nuova finestra di potenziale finanziamento e speriamo di lavorare con altri comuni.


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“Non esiste percorrere la montagna a rischio zero, dobbiamo accettarlo” Le montagne e l’ambiente sono il patrimonio naturale più importante per le nostre vallate. Ma il loro equilibrio è pesantemente interessato dai cambiamenti climatici. Come è la situazione locale? La situazione negli ultimi anni è veramente precipitata. Le vedrette nel Brenta si stanno esaurendo, i ghiacciai di Adamello-Presanella e Carè Alto, che pure sono più imponenti, stanno soffrendo veramente tanto. Le ragioni principali sono due: l’innevamento in inverno è sempre meno, mentre l’estate, lasciando pure stare quella che stiamo vivendo che è anomala con precipitazioni minime come fu quella del 2003, non piove abbastanza. I ghiacciai in questo momento sono in enorme difficoltà e lo si può constatare anche con un semplice sguardo: sono tutti grigi, sporchi e pieni di detriti, non c’è nemmeno una lingua di neve. Una situazione che abbiamo già visto, ma la “normalità” degli ultimi anni

Egidio Bonapace, guida alpina, fotografa la situazione desolante dei ghiacciai giudicariesi. Un mese in anticipo rispetto al solito Le montagne sono fatte anche per cadere. Soprattutto le Dolomiti. era che una fotografia così triste la si vedesse oltre un mese più tardi rispetto alla fine di luglio. Invece siamo circa quaranta giorni in anticipo rispetto ad una situazione già critica. È un momentaccio per l’ambiente di alta quota. Le alte temperature in montagna, assieme ad altri fattori, determinano spesso un maggior afflusso di alpinisti, cosa di cui si giova l’economia turistica. Ma portano con se anche nuovi pericoli che si aggiungono a quelli insiti in quell’ambiente, come abbiamo visto sulla Marmolada. Come è la situazione sui nostri gruppi dell’Adamello-Presanella e

Si è acceso il dibattito sull’introduzione di divieti per l’accesso alla montagna. Quale è il suo parere?

Dolomiti di Brenta? Le montagne, soprattutto le Dolomiti per la loro costituzione, sono fatte anche, onestamente, per cadere. Ed è un fatto che dobbiamo comprendere e accettare tale e quale. Bisogna entrare nell’ottica che la montagna non può essere percorsa a rischio zero. Mai. E non parlo solo di cammini alpinistici complessi o difficili, parlo di percorrere la montagna anche nelle sue forme più semplici e accessibili. Mi è capitato di fare degli incontri sull’accettazione del rischio e lo riassumerei in una frase: pur prendendo tutte le precauzioni possibili, dall’attrezzatura all’informazione, pur agendo in coerenza con le

proprie capacità, in montagna il rischio di pericoli oggettivi che non sono calcolabili va accettato. Un collasso come quello accaduto sulla Marmolada non era prevedibile: era impensabile riuscire a prevedere un evento di quella portata. Non stiamo parlando qui solo delle valanghe invernali, sulle quali abbiamo delle informazioni: esiste una scala di pericolosità il cui indice più subdolo è il 3 (la scala va da 1 = rischio minimo a 5 =

rischio massimo) perché qui contano l’esperienza e la capacità di leggere il terreno per capire se è un rischio affrontabile o meno, un’esperienza che è propria di accompagnatori e guide alpine. La totale sicurezza, in ogni caso, non esiste. Non c’è nella nostra vita quotidiana, figuriamoci in montagna. L’accettazione del rischio deve essere nella testa di ciascuno di noi ogni volta che decidiamo di salire in montagna.

La montagna è un ambiente libero e tale deve rimanere. Almeno così la penso io. Ognuno deve prendere le precauzioni necessarie e prendersi la propria responsabilità, compresa la consapevolezza che non esiste la sicurezza al 100%. La montagna è l’unico ambiente che già di per sé ti dà l’idea di libertà: non è un caso che sia stata più frequentata nelle ultime due estati con il Covid, perché dà l’idea di essere in un ambiente completamente libero, anche dalla pandemia. Sono venute in montagna anche persone che non ci erano mai andate prima, e ci sono venute anche con attrezzature non idonee. Questo è un altro problema: riuscire a fare informazione su come si frequentano questi luoghi per ridurre il rischio di incidenti. Ma non credo che ci si debba affidare ai divieti.

Dimezzata la produzione di energia da idroelettrico

I cambiamenti climatici portano conseguenze molto concrete. Quanto è diminuita la produzione di energia idroelettrica nell’ultimo anno a causa della siccità? Il CEIS può contare su una produzione propria derivante esclusivamente da fonti rinnovabili. In particolare, il 95% dell’energia autoprodotta utilizza impianti idroelettrici ad acqua fluente. Il restante 5% proviene da fonte solare. Entrambe le fonti sono fortemente dipendenti dalle condizioni climatiche del periodo. Nell’ultimo bimestre del 2021 e nel primo semestre del 2022 a causa della persistente siccità stiamo misurando un calo della produzione da fonte idroelettrica di ca. il 50% rispetto alla media degli ultimi 10 anni. È un record negativo per quanto riguarda la storia delle produzioni della Cooperativa, che costringe CEIS

Il Consorzio Elettrico Industriale di Stenico produce energia derivante esclusivamente da fonti rinnovabili. Il 95% da idroelettrico, il resto da solare. Il presidente del Ceis Dino Vaia e il direttore Gianluca Schiavi fanno il punto su produzione e futuro in un anno di precipitazioni debolissime.

Gianluca Schiavi

ad approvvigionarsi sul mercato libero di grossi quantitativi di energia per soddisfare i fabbisogni dei soci, che, non è ormai una novità, ha raggiunto prezzi straordinariamente elevati e non controllabili. Infatti, a luglio il prezzo di riferimento medio – PUN – si attesta intorno ai 400 €/ MWh, circa 8 volte superiore alla media degli anni dal 2010 al 2020. Allora

si comprende bene come CEIS, che deve acquistare l’energia di integrazione ai prezzi di mercato, generi, in questo momento, benefici economici per i Soci molto più limitati di quelli possibili con valori di produzione che si attestassero intorno alla media storica. Quali strategie avete messo in campo per ga-

rantire una produzione costante di energia, sempre più importante per le famiglie e l’economia locale? Le fonti energetiche rinnovabili, disponibili nel nostro territorio e tradizionalmente utilizzate non sono per loro natura controllabili, quindi sono soggette alle variazioni meteorologiche. Gli unici modi possibili per garanti-

re forniture costanti, a parte l’approvvigionamento sul mercato dell’energia in difetto, sono razionalizzare i consumi e aumentare le fonti di produzione, diversificandole. Quest’ultima strada appare in salita sul nostro territorio, in quanto le fonti idriche ancora da utilizzare, sono marginali. La fonte fotovoltaica, seppure con nuove forme di incentivazione, non sembra essere risolutiva. Nelle Giudicarie Esteriori rimangono infatti spazi limitati per lo sviluppo del fotovoltaico, strada che CEIS sta comunque perseguendo da anni, dapprima con il progetto “fotovoltaico diffuso” ed ora valutando spazi ed opportunità per costruire nuovi impianti con la collaborazione dei propri Soci. In questa situazione, oltre a lavorare sulle scarse opportunità presenti in rete, CEIS sta orientando lo sguardo fuori dal territo-

rio, valutando opportunità presenti sul mercato nazionale per acquisire nuovi impianti di produzione, siano essi idroelettrici, fotovoltaici o eolici. Una fonte ulteriore che potrebbe garantire spazi di crescita sul territorio è quella derivante dallo sfruttamento del biogas generato mediante la digestione anaerobica di materiale organico, in particolare i liquami. Quest’ultima fonte, oltre a garantire la chiusura di un ciclo sostenibile per il territorio, potrebbe sostenere una continuità delle produzioni indipendentemente dall’andamento climatico. Richiede però il coinvolgimento e la condivisione da parte dell’intera comunità che fino ad oggi, per motivazioni differenti, si è dimostrata scettica, nonostante vi siano esempi di efficienza ed efficacia di questi impianti presenti anche nelle nostre valli.


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di Virginio Amistadi

Dal volume “Conoscere il Trentino”, pubblicato a maggio da Ispat, emerge che le Giudicarie sono seconde per utilizzo di acqua fra le Comunità della provincia. Nel mese di maggio 2022 Ispat ha pubblicato la nuova edizione del volume Conoscere il Trentino. Il volume è suddiviso per aree tematiche e riporta informazioni a livello Provinciale e di Comunità di Valle. Le aree trattate riguardano: Territorio e ambiente, Popolazione, Aspetti sociali, Sanità, Istruzione e cultura, Economia, Lavoro, Agricoltura, Industria e Turismo. Iniziando la lettura da Territorio e Ambiente ci è sembrato interessante, vista la scarsità di perturbazioni che caratterizza questo periodo storico, proporre i dati relativi all’utilizzo dell’acqua in Trentino. In tabella sono riportati i volumi d’acqua utilizzabili per Comunità di Valle e per ambito di utilizzo. Non si tratta di quantità effettivamente utilizzate ma di quantità autorizzate sulla base di criteri prestabiliti.

I numeri: l’uso dell’acqua per settori e territori Utilizzo dell’acqua per tipologia d’uso e comunità di valle (2020) (volume annuo derivabile concesso in milioni di mc/a) Tipologia d’uso Comunità di Valle Civile Agricolo Industriale Ittiogenico/ Inneva- Altro Idroelettrico GDI pescicoltura mento (escluse GDI) Val di Fiemme 17,6 0,3 2 10,7 1,5 0,1 141,6 387,4 Primiero 12,9 0,5 0,6 2,3 1 0,8 87,3 661,5 Valsugana e Tesino 21,3 22,6 4,6 65,2 0,2 1,1 416,9 100,4 Alta Valsugana e Bersntol 29 22,6 4,5 23,9 0,1 0,4 117,5 Valle di Cembra 3,8 6,3 0,5 0,1 63,4 Val di Non 17,6 81,2 3 1,4 0,1 0,9 479,6 1.663,40 Valle di Sole 32,3 24,4 3,2 13,7 1 1,3 843,9 124,5 Giudicarie 57,4 17,8 13,4 386 0,7 3,3 361,1 1.635,60 Alto Garda e Ledro 18,7 9,5 39,7 160,9 0,1 135,3 255,3 Vallagarina 40,9 364,5 41,1 18,8 0,2 0,3 205,3 9.056,80 Comun General de Fascia 18 0,1 0,1 0,9 2,5 0,4 180,8 148,6 Altipiani Cimbri 3,7 0,1 0,3 0,6 0,5 10,1 23,7 Rotaliana-Königsberg 4,5 24,8 6,6 1,5 1,1 3,5 Paganella 8,6 3,1 0,2 1,5 0,5 63,9 69,7 Territorio Val d’Adige 42,3 19,4 11,1 0,9 0,1 4,5 76,8 Valle dei Laghi 4,7 10,2 5,5 14,4 49,2 711,2 Provincia 333,2 607,2 136 702,5 8,5 14,8 3.236,20 14.837,90 I dati non si riferiscono alle quantità d’acqua effettivamente utilizzate ma ai valori fissati dai titoli a derivare, classificati come attivi al 31 dicembre. Fonte: Conoscere il Trentino 2022 - TAV. 1.05

Totale 561,1 766,8 632,2 197,9 74,1 2.247,10 1.044,30 2.475,20 619,6 9.728,00 351,5 38,8 41,9 147,4 155 795,2 19.876,20

Per agevolare la lettura, riportiamo una breve legenda dei termini utilizzati per le diverse tipologie di uso dell’acqua: Tipologia utilizzo Civile

Definizione Uso dell’acqua connesso agli acquedotti pubblici o privati (uso potabile, uso domestico, irrigazione aree sportive e verde pubblico, ecc.); Agricolo uso dell’acqua connesso all’agricoltura (irriguo, antibrina, zootecnico, ecc.); Industriale uso dell’acqua connesso all’industria (per processo, per raffreddamento, per lavaggio inerti, ecc.); Ittiogenico/pescicoltura uso dell’acqua connesso all’attività di allevamento di pesci ed alla pesca sportiva; Innevamento uso dell’acqua connesso alla produzione artificiale di neve; Altro usi diversi da quelli sopra elencati; Idroelettrico uso dell’acqua connesso ad impianti di produzione idroelettrica o di forza motrice con potenza di concessione fino a 3 MW; GDI (Grandi Derivazioni Idroelettriche) uso dell’acqua connesso ad impianti di produzione idroelettrica con potenza di concessione superiore a 3 MW. In una ipotetica classifica dell’utilizzo dell’acqua la Comunità di Valle delle Giudicarie si colloca al primo posto per uso civile e Ittiogenico/pescicoltura. A livello complessivo si colloca in seconda posizione. Utilizzo dell’acqua per tipologia d’uso in Giudicarie. Posizione graduatoria per quantità e per ambito di utilizzo Civile Agricolo Industriale Ittiogenico/ Innevamento Altro Idroelettrico GDI Totale pescicoltura (escluse GDI) 1° 8° 3° 1° 5° 2° 4° 3° 2°

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Giudicarie in numeri


TRENTINO TRENTINO BARBECUE TRENTINO BARBECUE BARBECUE Tanto arrosto e poco fumo

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AGOSTO 2022

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Tanto arrosto e poco fumo per l’evento più rovente dell’estate! perTanto l’evento più rovente dell’estate! arrosto e poco fumo per l’evento più rovente dell’estate! Paolo Se

LUGLIO LUGLIO Mercoledì LUGLIO Mercoledì 8 -- 15 1 -Mercoledì 81- -15 22 -- 22 29- 29 1 - 8 - 15 - 22 - 29

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Quattro incontri di sensibilizzazione per la cittadinanza sulla gestione degli ambienti fluviali nelle Giudicarie Esteriori. Con l’aiuto di esperti si è cercato di individuare possibili soluzioni a problemi locali, anche attraverso il confronto con buone pratiche esterne. È questa la proposta estiva dell’associazione “Fare Un Paese”, nata con l’ambizioso (e quanto mai difficile) obiettivo di creare una comunità in sintonia con l’ambiente che la circonda e con una visione di futuro sostenibile e condivisa. Quattro serate, si diceva, a partire dal 6 luglio, supportate dal bando Maniflu: prima per conoscere lo stato dell’arte dei fiumi locali: la Sarca, il Duina, il Dal, il Carera...come stanno? Hanno risposto le esperte dell’APPA (Agenzia provinciale per la protezione dell’Ambiente); poi si è andati a guardare cosa hanno fatto altri territori con i loro fiumi, come hanno conciliato le necessità di sicurezza - pensiamo alle inondazioni di utilizzo dell’acqua - la siccità in corso e i problemi per l’agricoltura e la biodiversità sono sotto gli occhi di tutti e lo sfruttamento idroelettrico è questione di stretta attualità - e le aspirazioni economicoturistiche che si sviluppano attorno ai fiumi. Infine, a settembre, l’invito è ai cittadini a passeggiare lungo i fiumi locali - il Carera in questo caso - con un biologo per scoprire la vita che li anima e per valutare l’impatto antropico sull’ecosistema acquatico, capire insomma quanti danni facciamo nella nostra quotidianità e, soprattutto, come coniugare le necessità degli uomini con quelle dell’ambiente fluviale. Catia Monauni, dell’Appa, ha presentato i dati puntuali sui fiumi che solcano le Giudicarie Esteriori e il Piano di Tutela delle acque, che indica le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico provinciale. L’ultimo Piano è stato adottato in via preliminare a fine 2021. Come stanno, quindi, i nostri fiumi? Alcuni bene, altri meno, il grafico a corredo di questo articolo vi mostra lo stato di salute contemporaneo raffrontato al passato. Guardando al Trentino nel suo complesso, l’acqua è un elemento molto presente nel territorio, sia come fiumi che come laghi: parliamo di 21 laghi, 377 corpi idrici fluviali (tratti di corsi d’acqua) e 22 corpi idrici sotterranei. È proprio per la loro gestione che ogni sei anni la Giunta provinciale approva uno specifico Piano di Tutela delle acque. I corpi idrici a rischio, ha spiegato l’esperta di Appa, sono prevalentemente quelli di fondovalle, dove maggiormente si concentrano le pressioni antropiche: sono particolarmente diffusi in Valle dell’Adige, Val di Non, Valsugana e alcune zone delle Giudicarie

Ambiente

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I fiumi come risorsa, dal benessere all’economia di Denise Rocca

L’associazione “Fare un Paese” di Ponte Arche ha proposto quattro incontri sugli ambienti fluviali per ragionare sullo stato di salute e la gestione dell’acqua elemento simbolo delle Giudicarie Esteriori. La prossima iniziativa il 10 settembre: una passeggiata, accompagnati da un biologo, lungo il Carera.

Esteriori. «Le pressioni antropiche maggiormente diffuse sul territorio - spiegano i tecnici Appa in un documento - sono distinguibili in tre macrocategorie. L’inquinamento puntuale è causato principalmente dagli scarichi in acque superficiali degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane e degli impianti industriali. I maggiori elementi di criticità nel comparto civile sono la presenza di impianti a bassa efficacia di abbattimento degli inquinanti, quali le fosse Imhoff, il mancato sdoppiamento della rete di acque bianche e nere o gli errori di allacciamento, laddove questa sia separata. L’inquinamento diffuso è causato da fonti non imputabili ad una singola origine puntuale. I corpi idrici che possono risentire di questo tipo di inquinamento sono soprattutto quelli adiacenti a zone

agricole intensive, in cui si è riscontrata la presenza di fitofarmaci, e quelli interessati da eccessivo spargimento degli effluenti zootecnici sui terreni, per i quali si riscontrano elevate concentrazioni di nutrienti e sostanza organica. Le problematiche idromorfologiche sono riconducibili sia alla necessità di garantire la sicurezza idraulica di un territorio che, per la sua conformazione, richiede importanti interventi di regimazione, sia al forte sfruttamento a fini idroelettrici, che va a sovrapporsi alle altre esigenze derivatorie sul territorio: hanno un peso rilevante sullo stato dei corpi idrici in particolare per quelli il cui lo stato di qualità è già compromesso a causa della contemporanea presenza di altre tipologie di pressioni». Ci sono esperienze di valo-

rizzazione e riqualificazione dei fiumi, vicine a noi come a Bolzano o Dro, e più lontane come i progetti in Portogallo presentati in occasione della serata di fine luglio da Andrea Menegotto, partner dello studio di paesaggio Proap attivo da oltre 40 anni tra Italia e Portogallo. Parchi, piste ciclabili, belvedere, aree per i bambini e per la socializzazione, grandi scalinate per ammirare il fiume: tutto realizzato dall’uomo per risolvere problemi di sicurezza e gestione dell’acqua. Le idee realizzate in altri luoghi e presentate durante le serate sono state tantissime. A guardarle nel complesso, cercandone il filo rosso che le unisce, si capisce che si tratta sempre, guardando agli obiettivi di progetti anche molto diversi fra loro, di coniugare la risoluzione a problemi di natura pratica - dalle esondazioni,

alla siccità, all’uso a scopo energetico o agricolo dell’acqua fino a quello turistico - con la salvaguardia degli ambienti fluviali che se all’uomo donano benessere e risorse, è da ricordare che non esistono in funzione dell’uomo - come il resto del pianeta peraltro! - ma esistono in se stessi e per la loro vitalità e quella della flora e della fauna che ci vivono. Per questo vanno rispettati e salvaguardati, soprattutto nel momento in cui si sfruttano le risorse idriche o paesaggistiche che possono dare a favore di una popolazione che abita in un dato territorio. «Il paesaggio come un elemento che convive in simbiosi fra l’artificio e la natura» ha detto l’architetto Menegotto. «C’è un paesaggio, quello fluviale, nella vallata delle Esteriori – ribadisce la presidente dell’Associazione fare un Paese Michela

Alimonta - che ha tantissime risorse e l’obiettivo è quello di farle fruttare riavvicinando i paesi ai loro corsi d’acqua, rendendone attrattive e fruibili le rive, facendo dell’acqua un elemento centrale della vita delle comunità, ma il tutto rispettando allo stesso tempo la sua naturalità. È questo che volevamo trasmettere, con delle serate informative e divulgative, ai nostri concittadini. Si può fare. Da altre parti lo si fa già. Pensiamo assieme come vorremmo i fiumi e cosa ci piacerebbe vivere fra dieci o vent’anni. È questo lo spirito con cui è nata l’associazione: informarsi, proporre idee e interloquire con i cittadini e le istituzioni per metterle in pratica. Sul tema dei fiumi, come abbiamo fatto qui, e su tanti altri a partire dalla viabilità».


Riflessioni

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Omne agens agendo perficitur L’Europa unita crea condizioni per favorire, con l’impiego di capacità e forze autonome, lo sviluppo di potenzialità nazionali e personali e non è non va intesa come un bancomat facile.

di Paolo Magagnotti Quando, il 9 maggio 1950, il ministro degli esteri francese, Robert Schuman, pronunciò a Parigi lo storico discorso che accese la scintilla che mise in moto il processo di unificazione europea, egli affermò con forza solamente che l’unità dell’Europa si poteva fare solamente sulla base di una “solidarietà di fatto”. Nel corso dell’intero processo dell’integrazione europea vi è sempre stata una significativa solidarietà fra stati membri anche se, purtroppo, non sono mancati periodi e, in particolare, comportamenti di singoli stati, i quali hanno fatto prevalere l’egoismo nazionale sull’interesse per il bene comune. Va detto peraltro che vari programmi e progetti sostenuti dall’Unione Europea sono stati ispirati e concepiti in modo tale da sollecitare e chiedere l’operato dei singoli stati per realizzare i progetti stessi. L’Unione Europea I mal di pancia della giovane Apt, giusto per parafrasare indegnamente l’opera di Goethe. D’altra parte, Dio sa se l’Apt Madonna di Campiglio soffre di mal di pancia. Così com’è, dalle Alpi alle piramidi (diamine, oggi ci prende il mal di citazioni, per dire dal Brenta al lago d’Idro), è il frutto della riforma voluta da un giudicariese, il pinzolero Roberto Failoni, assurto in men che non si dica al ruolo di assessore provinciale al turismo e voglioso di lasciare un’impronta, se non proprio indelebile, senz’altro profonda. E cosa c’è di più profondo nel turismo trentino che segnare il territorio delle Apt? Le Giudicarie ne sono uscite stravolte. Là dove esistevano i due Consorzi delle Pro Loco (Tione e dintorni e valle del Chiese) ci sono ancora i due Consorzi, ma senza competenze, che sono passate nelle mani dell’Apt Madonna di Campiglio. Dall’altro lato, nelle Giudicarie Esteriori, l’Apt di Comano è stata elitrasportata sulle rive del lago di Garda, ma non in blocco. Dal volo hanno deciso di scendere gli uomini e le donne del Banale, che hanno preferito salire verso l’altopiano della Paganella, con cui si sentono più in sintonia territoriale. Riva è troppo lontana e ha un target di turisti che non subisce il fascino del Banale. Tornando alle Giudicarie Interiori, già qualche discussione sul nome era prevedibile,

adotta i vari provvedimenti legislativi in due forme: il regolamento e la direttiva. Le norme presenti nel regolamento devono essere applicate come tali in tutti negli stati membri; in base alla direttiva gli stati membri debbono raggiungere gli obiettivi in essa ottenuti, utilizzando modalità nazionali proprie, pur nel rispetto di un quadro generale europeo. Nel corso degli anni Ottanta, da parte delle istituzioni europee vi è stata un’abbondante produzione di regolamenti che hanno “infastidito” gli stati membri i quali hanno evidenziato come determinate questioni potevano essere risolte a livello nazionale senza che se ne occupasse Bruxelles. Tale reazione hanno portato a rivedere per vari aspetti i rapporti fra Unione Europea e stati membri. Con il trattato di Maastricht del 1992 è stato inserito, all’articolo 3B, il principio di sussidiarietà, il quale

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Responsabile equilibrio fra Unione europea e Stati membri

come abbiamo già più volte visto nel corso delle precedenti riflessioni di questa parte del nostro giornale, un’entità superiore non deve assumere le funzioni che possono essere assunte da un’entità inferiore, in aiuto della quale, peraltro, la prima deve intervenire quando ve ne sia la necessità. Tale principio è stato ulteriormente rafforzato

in passaggi successivi del processo di unità europea ed ora vi è, entro determinati limiti, una preferenza per la direttiva piuttosto che per il regolamento. Va peraltro sottolineato che gli stati nazionali debbono impegnarsi al massimo per utilizzare al meglio i fondi dell’Unione Europea evitando di voler ricorrere a Bruxelles solamente per

sfuggire a impegni nazionali che comportano particolari sacrifici. Anche nel rapporto fra Unione Europea e stai membri deve esserci il dovuto equilibrio fra sussidiarietà e solidarietà; solamente tale responsabilità può contribuire a garantire l’armonico sviluppo socioeconomico dei singoli Paesi e nelle relazioni che inter-

corrono sul piano politico ed istituzionale all’interno dell’Unione Europea. Non è accettabile, ad esempio, che, come pretendono taluni stati membri dell’Europa orientale, in primis Ungheria e Polonia, si concepisca Bruxelles come un bancomat. L’Unione Europea è innanzitutto un progetto di valori. Valori e principi che pongono alla base soprattutto la democrazia e la dignità dell’uomo. Al riguardo l’Unione deve operare per affermare un altro principio strettamente interconnesso con solidarietà e sussidiarietà, ossia il bene comune, per il quale le pubbliche istituzioni devono creare le condizioni affinché i cittadini, singolarmente o nelle loro aggregazioni sociali, possano valorizzare al meglio le proprie potenzialità, utilizzando in primo luogo autonome capacità e ricorrendo all’aiuto della società solo in termini sussidiari.

Apt riunite, le Giudicarie a pezzi di Giuliano Beltrami

Dopo la riforma, la difficile conciliazione fra il turismo dell’Alta Rendena e quello del Chiese. però la scelta di chiamarla Madonna di Campiglio è stata spiegata con logica ineccepibile: “Il brand che tira a livello internazionale è quello lì. Come vuoi chiamarla? Vorrai mica fare come la Cassa Rurale, che per difetto di fantasia è diventata chilometricamente Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella! Nell’offerta turistica non paga Campiglio Rendena Tione Chiese”. Superato questo primo ostacolo, c’era chi temeva la disparità di trattamento. Quindi i dirigenti dell’Apt (presidente Tullio Serafini in testa) si sono dati un gran da fare per spiegare che l’Azienda è aperta a tutto il territorio con una narrazione intonata all’integrazione, alla valorizzazione di tutte le vallate e via progettando. E sono stati creduti. Fino a quando si è trattato di discutere di soldi e

di eventi. Qui sono cominciati i dolori di pancia. I soldi, anzitutto. Il Bim del Chiese elargisce circa 200mila euro all’anno all’Apt, soldi che servono fra l’altro per pagare il personale passato dal Consorzio all’Azienda ma rimasto nell’ufficio di Cologna: quattro persone. Che nell’anno di grazia 2022 sono rimaste in due per l’uscita di scena delle due dipendenti storiche. Ora il Bim e gli operatori si pongono una domanda: “Cosa abbiamo in cambio per quei 200mila euro? D’accordo il personale, ma ormai è ridotto”. Non sappiamo cosa pensino al Consorzio dei Comuni, e non sappiamo cosa pensino all’Apt, ma sappiamo che nel Chiese (puntato da anni sul turismo rurale) ci sono alcune manifestazioni dedicate proprio alla ruralità ed

all’agroalimentare. Pensiamo a Mondo contadino con il festival del “Formài da mot” di Roncone, al Festival della polenta di Storo, a “Borgo Vino” di Condino, alla “Desmalgada” di Boniprati, alla Festa del pane ancora di Storo... Insomma, ce n’è abbastanza per porsi degli interrogativi. Non è vero: non ce n’è abbastanza. Accanto alle feste “rurali” ci sono altri eventi capaci di far venire dolori: si pensi ai ritiri di calcio. Altro-

ve vengono vissuti come un business: si pensi al Napoli a Dimaro da lustri; e si pensi alle tante squadre di Serie A e B che profumano i giorni estivi di ospiti e residenti. Opportuni o non opportuni? Utili per il turismo del territorio o solo per gli alberghi che ospitano? A questo punto sorge una domanda, che può essere letta come una mega provocazione: fra il Chiese e la Busa di Tione ha senso un investimento turistico? Chiariamo

subito: la risposta è sì. Purché... Purché si riesca ad immaginare quale turismo si vuole. Purché si valorizzi il patrimonio edilizio esistente (quante case sono libere nei centri storici?). Purché si promuova il territorio scegliendo il target giusto: il turista di Campiglio con tutta probabilità non è quello di Bondo o di Cimego. Un’ultima domanda, che può essere vissuta come un’altra provocazione: aveva senso mettere sotto la stessa bandiera luoghi così lontani? E quando diciamo lontani potremmo anche far riferimento ai luoghi fisici (cinquanta chilometri di distanza per una promozione turistica sono tantini), ma ci riferiamo soprattutto al target, brutto termine per parlare di gamma di ospiti a cui “vendere” il territorio. Capiamo le fatiche di Serafini & Co. nel rapportarsi con i valligiani del sud. E capiamo i valligiani del sud a compiere l’identica azione. Prima o poi si capiranno o si dovrà prendere atto che la scelta è stata sbagliata?


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Mancherà anche l’acqua, ma chissenefrega...dalla vecchia Maroca c’è ben altro, c’è vino in abbondanza e il fatto che manchi l’acqua è un vantaggio non da poco, l’annacquamento del vino, abituale nelle ataviche usanze della Maroca, verrà temporaneamente sospeso. Vino in abbondanza, vino di prima qualità: sembra questo il manifesto estivo nell’osteria della Maroca. Ne sono consapevoli i sodali clienti abituali, l’Abele, marito disperato della Teresa, l’Osvaldo caccola, scarso di soldi e d’intelletto, l’Archimede, il saggio, el Pero, bestemmiatore di professione, e il sindaco Filippo, esperto di politica spicciola. “Porca vacca, Teresa, vuoi farci morire, portaci un fiasco come al solito, muoviti che comincia a mancarci il respiro...” azzarda prudente el Pero. “Sarebbe meglio una birra, col caldo che fa, potrebbe rinfrescare la gola e l’anima...” osa dire l’Archimede il saggio. “ La birra è roba da “toderli”, noi abbiamo sempre bevuto vino, e guarda quanto siamo ancora in gamba nonostante l’età, avessimo bevuto birra saremmo mezzi distrutti credi a me...continuiamo con il vino che da sempre ha illuminato le menti migliori del nostro paese, ...io bevo vino...” conferma più che mai deciso l’Abele, il capo cordata del sodalizio. La Maroca in un lampo arredò il vecchio tavolo con fiasco e bicchieri e aprì porte e finestre, la corrente d’aria era l’unico rimedio alla calura che stava trasecolando ogni tentativo di discussione. “Amici miei, questa è una settimana triste...avrete sentito quanto è successo al Governo in quel di Roma, han fatto fuori Mario Draghi, il miglior Presidente del Consiglio da Degasperi in poi...proprio ora che c’è una guerra in atto, il Covid è tornato a rompere le scatole, l’economia sta andando a rotoli e noi? Che facciamo noi? Al solito, da buoni Italiani, ci siamo tagliati le p….con le nostre mani, abbiamo licenziato l’unico personaggio che poteva in qualche modo salvarci dal disastro...” le parole severe del sindaco Filippo bloccarono ogni altro discorso. “Povera Italia, in mano ai soliti sbruffoni...immagino di chi sia la colpa...” dice l’Osvaldo caccola. “Un pò di tutti, Draghi l’aveva voluto il

Il Saltaro

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Illusioni di mezz’estate Presidente Mattarella per far fronte ad un momentaccio della situazione economica e sociale del Paese, doveva governare con un’alleanza ampia e solidale, e tutti a giurare fedeltà, a parte la Meloni con FdI...ma sotto sotto la cosa non era piaciuta a nessuno e fin dai primi giorni è stato tutto un sussulto di pretese, di capricci, di antagonismi e beghe fra leader, Draghi dava fastidio, perché tutto sommato non obbediva a nessuno e procedeva con convinzione tutto dedito al bene dell’Italia. Poi, con l’avvicinarsi della fine della legislatura, cominciarono prudere le mani, cominciarono a volare pretese quanto mai fasulle, tutte cose che allarmarono Draghi...” ha introdotto con garbo il sindaco Filippo. “Eh si… ha cominciato Conte con quei quattro camerieri dei 5S, voleva insegnare a Draghi quale fosse il bene dell’Italia, porca puttana, proprio lui che ne frattempo stava perdendo mezzo partito, ridicolo...” interviene el Pero, il bestemmiatore. “Per non dire della Lega che stava perdendo voti un po’ in tutta Italia, l’abbiamo visto alle ultime amministrative, e così Salvini ha ricominciato con le sue solite menate, immigrati, barconi, tasse...ultimatum eccc. A tal punto che Draghi s’è rotto le scatole, e li ha mandati a farsi benedire dando le dimissioni....uno “choc” per tutto il paese, sindaci , industriali, preti, sindacati, categorie, tutti a pregare Draghi di tornare al suo posto...e quando finalmente si convince di rimanere fino alla fine della legislatura, i birbanti: Conte, l’avvocato di un popolino d’infelici, Salvini, il leader banderuola, e quel patetico di Berlusconi, l’hanno definitivamente fregato, senza metterci la faccia a cominciare da Salvini chè si è dileguato per tutta la giornata, secondo alcuni guidati, ambedue, da una manina di Putin. Avevano mire diverse, e dell’Italia non gliene fregava niente. E cosi siamo in brache di tela...Draghi rimane

per gli affari urgenti fino alle votazioni già fissate per il 25 settembre, e buona notte. E adesso? Si andrà a votare e qui viene il bello!” conclude il sindaco Filippo. “E adesso? Cosa succederà...continua sindaco!”chiede perplesso l’Osvaldo caccola che non ci ha capito niente. “E adesso le cose sono abbastanza semplici. Stando ai sondaggi le prossime elezioni sembrano in mano al centro destra. Lasciamo perdere il Pd che ormai non sa più dove andare, cacciati i 5S ormai in via d’estinzione, sono rimasti soli con qualche appenduncolo di nessuna importanza, e concentriamoci sul centro destra: FdI, Lega e Forza Italia. Tre partiti più o meno alleati con non poche perplessità reciproche. Qualche settimana fa il Berlusca, in un momento di lucidità, a che gli chiedeva se la Meloni potesse diventare presidente del consiglio al posto di Draghi, disse sorridendo: “Non scherziamo…!” il che era tutto dire. Ma la Meloni non molla, io sarò il dopo Draghi, ohibò! Me la vedo la Meloni con i suoi scagnozzi ministri, con La Russa, ministro degli esteri, pronto a spaventare con i suoi dolci lineamenti e la sua voce suadente mezza Europa, e la Santanchè, rifatta a puntino, compresa la bocca e apparecchi vari, a guidare il ministero delle pari opportunità, se a questi personaggi di valore aggiungiamo il pio Salvini che predica

da stanze addobbate di Santi e santini vari, Rosari appesi e crocefissi in esposizione e lui che sotto il tavolo ha il mitra pronto a sparare a chi gli entra in casa, o a lasciare al loro destino, in mezzo al mare, barconi interi di immigrati che scappano dalla fame e dalla guerra, e che vorrebbe fare il ministro degli interni per garantirci sicurezza e creatività, dimenticando che senza quei flussi molti imprenditori avrebbero chiuso i battenti. Ma forse senza più la sua bestia Troisi, potrebbe essere più affidabile, bah! Se fossi io il Signore Dio Nostro, me ne andrei da casa sua con tutta la sua corte di Madonne, santi e beati, non mi sembra una casa di particolari meriti. In quanto alla presenza di Berlusconi nel prossimo governo della Me-

loni, ancora non si sa, potrebbe andare al ministero della Famiglia tanto caro alla Meloni (Dio, Patria e Famiglia), sarebbe un grande esperto, di famiglie ne ha avute tante, avrebbe esperienza, sarebbe un ottimo ministro. Ma sembra che lui aspiri alla Presidenza del Senato, purché non gli si facciano fare discorsi lunghi ed importanti, anche perchè ogni tanto potrebbe perdere il filo, e sarebbero figuracce. Non male come governo, se poi tutti insieme i tre partiti riuscissero nel loro intento di abbandonare l’Europa e magari anche l’Euro, finalmente avrebbero raggiunto lo scopo, basta con l’Europa, noi siamo mediterranei, fratelli di sangue dei libici, dei tunisini, dei marocchini, siamo gente diversa, con buona

pace di Salvini che si vedrebbe inondare la Padania dai suoi fratelli africani tanto detestati per il passato….”. Il sindaco Filippo l’ha tenuta lunga, ma è stato chiaro, i suoi sodali, senza parole, basiti e preoccupati, l’Osvaldo caccola non riesce a digerire la fratellanza con i libici, el Pero, porca rozza, non si vede pascolare le sue vacche aiutato da cammelli a due gobbe, ma che cacchio! L’Abele, don Giovanni, come procederà nella sua seduzione se le donne avranno il viso coperto, ma ancor più come potrà l’Archimede procedere nelle sue conquiste con le donne coperte da scialli e vesti lunghe a dismisura, vuoi mettere le mini gonne...L’avvenire che si prospetta fa davvero paura, i sodali silenziosamente lasciano l’osteria della Maroca, per qualche tempo dovranno meditare su quanto previsto dal sindaco Filippo. Ma davvero le cose finiranno così? A meno che...a meno che? Ameno che gli Italiani non si dimostrino migliori dei politici che li governano e scelgano qualcosa di nuovo... ripensando a Degasperi del dopoguerra, qualcosa di nuovo potrebbe nascere e chissà che ancora una volta le aspettative di Salvini, della Meloni e di quel fichetto disperato di Berlusca non vengano disattese...non si sa mai! Povera Italia...


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Politica

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Crisi di governo, visioni contrapposte Diego Binelli: “Centrodestra unica coalizione che può ambire alla maggioranza in Parlamento” Questo appuntamento elettorale è arrivato precipitosamente in un momento nel quale i cittadini non si aspettavano ribaltamenti di governo. Come mai, con una guerra che coinvolge l’Europa in corso, la crisi energetica che ne deriva, il PNRR, le incertezze della pandemia e la crisi climatica che sta diventando sempre più drammaticamente evidente - solo per citare alcune delle grosse partite che il Paese si trova ad affrontare in questo momento - si è arrivati alla fine del governo Draghi? La nascita del governo Draghi fu responsabilmente sostenuta dalla quasi totalità dei partiti, che decisero di mettere da parte temi divisivi nell’esclusivo interesse dei cittadini italiani, con lo scopo quello di sopperire alle incapacità del governo Conte II. Verso metà giugno diversi parlamentari del Movimento 5 stelle con a capo il ministro Di Maio, nel bel mezzo di una crisi pandemica aggravata dalla guerra in Ucraina, hanno pensato bene di “spaccare” il proprio movimento per creare un nuovo gruppo parlamentare, atto irresponsabile che ha dato un primo “scossone” alla coalizione di governo. Successivamente il PD ha proposto in aula provvedimenti sulla liberalizzazione delle droghe (cannabis) e sulla concessione della cittadinanza (ius scholae), argomenti evidentemente “divisivi”; il PD era consapevole che ciò avrebbe creato ulteriori frizioni. L’ultimo episodio che ha contribuito alla caduta del governo Draghi, fu la mancata votazione della fiducia al Dl Aiuti da parte del M5s, sancendo di fatto l’uscita dello stesso dalla maggioranza. Parte della responsabilità fu del PD che volle inserire nel decreto una norma sul termovalorizzatore di Roma, misura questa contestata dal M5s. La causa delle dimissioni del presidente Draghi sono tutte quindi da imputare alle forzature di PD e M5s. Nelle giornate successive la Lega, con grande senso di responsabilità, ha chiesto la prosecuzione del go-

verno Draghi purché il M5s non ne facesse più parte, avendo dimostrato la propria inaffidabilità ed irresponsabilità, ed alla condizione che vi fosse una revisione della squadra di governo. Questa proposta non è stata presa in considerazione. Preso atto che il governo non avrebbe potuto proseguire se non con ulteriori forzature da parte di PD e M5s, è emersa la consapevolezza che, per non dover assistere a certi teatrini per altri otto mesi, nell’interesse del Paese fosse meglio dare voce agli italiani. Si vota il prossimo 25 settembre, con il Rosatellum, una legge elettorale che piace poco ma ormai non si può più cambiare. Quali logiche e trattative fra i partiti sta creando il meccanismo di funzionamento della legge elettorale? L’attuale legge elettorale avrebbe bisogno di correttivi in senso maggioritario per garantire a chi vince le elezioni di poter governare. Nel 2018 infatti il centrodestra vinse

di Denise Rocca

I parlamentari giudicariesi Diego Binelli (Lega) ed Emanuela Rossini (Gruppo misto) all’indomani della caduta del governo Draghi ne commentano la fine e guardano agli scenari elettorali.

le elezioni politiche ma, causa questa legge voluta dalla sinistra, non ebbe i numeri sufficienti per una maggioranza parlamentare. Il centrodestra si presenterà unito all’appuntamento elettorale del 25 settembre con candidati condivisi sull’intero territorio nazionale ed un programma elettorale unico per tutta la coalizione. Quella del centrodestra, con la Lega come forza trainante, è l’unica coalizione che può dare al Paese un governo che rispetti il volere popolare. La sinistra sta cercando di unirsi, non per affinità politiche o programmatiche, ma unicamente per impedire al centrodestra di poter governare. Per questo esprimo un accurato appello ai cittadini ad un voto utile: se non si vuole tornare ai governi non eletti degli ultimi 10 anni, l’unico modo è quello di sostenere la Lega ed il centrodestra, la sola coalizione che può ambire ad ottenere una maggioranza in parlamento ed avere così la forza di rispettare gli impegni elettorali.

Questo appuntamento elettorale è arrivato precipitosamente in un momento nel quale i cittadini non si aspettavano ribaltamenti di governo. Come mai, con una guerra che coinvolge l’Europa in corso, la crisi energetica che ne deriva, il PNRR, le incertezze della pandemia e la crisi climatica che sta diventando sempre più drammaticamente evidente - solo per citare alcune delle grosse partite che il Paese si trova ad affrontare in questo momento - si è arrivati alla fine del governo Draghi? Far cadere il governo da parte dei 5stelle e del centrodestra è stata una irresponsabilità enorme. Quel governo era nato su un patto tra le forze politiche e su un programma che stavamo portando a termine. Dovevamo mettere in sicurezza entro marzo 2023 le regole per l’attuazione del PNRR e le riforme necessarie per ricevere finanziamenti importanti. Ora tutto questo è in bilico. Non era un governo ‘politico’ ma di salvezza nazionale che, a mio parere, ha quasi un valore

Emanuela Rossini: “Con meno parlamentari va alzata la qualità e cultura delle persone elette”

maggiore. Concentrandosi sulle cose da fare, infatti, eravamo riusciti a trovare mediazioni su tutti gli atti, anche sulla riforma giustizia, a dialogare con tutte le categorie e i Comuni, a riunire tutti i governatori di colore politico diverso attorno alle priorità dei loro territori. Qui in Trentino e Alto Adige il governo Draghi ha dato molto e riconosciuto la credibilità della nostra autonomia. Una cosa certamente è vera: i partiti più populisti erano in sofferenza perché temevano di vedersi scavalcati dalla serietà e da un modo di fare politica che non urla, ma che fa. Con Draghi si era finalmente preso in mano il Paese, si facevano i decreti attuativi delle riforme, con quella credibilità internazionale che in autunno ci avrebbe aiutato a negoziare sul nostro debito pubblico e le riforniture di gas. Per me il 20 luglio, con la mancata fiducia al governo, una parte del parlamento ha perso credibilità, soprattutto chi per ben due volte in questa legislatura ha fatto cadere il proprio governo e i propri ministri.

Si vota il prossimo 25 settembre, con il Rosatellum, una legge elettorale che piace poco ma ormai non si può più cambiare. Quali logiche e trattative fra i partiti sta creando il meccanismo di funzionamento della legge elettorale? I tempi strettissimi per preparare liste e coalizioni stanno portando tutte le forze politiche più moderate e democratiche a parlarsi e a riconoscersi. La scelta di voto sarà una scelta tra due visioni molto chiare e diverse di società e Paese: tra chi vuole disunire l’Europa, proponendo alleanze ambigue con la Russia e chi vuole tenere l’Italia al centro dell’Europa. Questo è molto evidente e l’ho visto chiaramente in parlamento. La scelta che io farò sarà per quella coalizione di forze politiche che si stanno unendo, di ampio spettro, dal centro, con esperienze anche civiche, fino al centro-sinistra, tutte impegnate a portare avanti il ‘metodo’ Draghi, il Pnrr, le riforme per modernizzare il Paese. Mi sono battuta per 4 anni a tenere alta l’attenzione sui giovani, su chi è fragile, sul terzo settore, sugli investimenti per la montagna, sulla semplificazione di oneri per le imprese, sul ruolo e la credibilità dell’Italia in Europa perché ricade su tutte le nostre imprese e gli investitori nel nostro Paese. C’è un’assoluta necessità di proseguire con una politica fondata su una visione concreta dei problemi e degli impegni internazionali, con persone in parlamento preparate ed equilibrate. Sopratutto in un parlamento ridotto nel numero dei parlamentari. Con una rappresentanza più bassa dei territori va alzata la qualità e cultura delle persone che vi entrano. È necessario poi affrontare i grandi temi delle tasse e del lavoro, sopratutto per i giovani che hanno meno tutele, e non fare propaganda. Sento la responsabilità, qui in Trentino e a livello nazionale, di spendermi per non affidare il governo del Paese a velleitarismi e personalismi oggi molto rischiosi.


Europa

di Paolo Magagnotti

La crisi di governo determinata nel nostro Paese in un Parlamento che ha deciso di porre fine all’esperienza di un esecutivo guidato da una personalità che oltre all’indiscussa competenza si poneva nei confronti dell’Italia e del mondo intero con un grande patrimonio di stima e reputazione, ha aperto nuovi interrogativi soprattutto sul nostro prossimo futuro. Certo, si è trattato di un fatto verificatosi in un paese democratico, e voluto all’interno di istituzioni che hanno agito democraticamente attraverso un voto conferito legittimamente a rappresentanti eletti. Una decisone, pertanto, che va rispettata anche se non condivisa. Il prossimo 25 settembre andremo al voto e il nuovo Parlamento eletto voterà un nuovo governo. La campagna elettorale già in corso si sta caratterizzando più che per contenuti proposti in maniera chiara agli elettori, da attacchi di uno contro l’altro. Singoli politici e partiti affermano che il loro unico obiettivo è quello di perseguire il bene e l’interesse dei cittadini italiani. Credo che ogni persona di buon senso ritenga non necessario che un rappresentante del popolo debba confermare la volontà di operare nell’interesse del popolo. Per quale altro motivo andiamo ad eleggere parlamentari, consiglieri regionali o comunali se non quello di avere nelle istituzioni persone che operano per il bene dei cittadini? Avvertiamo, purtroppo, una preoccupante disaffezione nei confronti del voto con una partecipazione eletto-

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E io, che cosa faccio? Siamo in campagna elettorale, molti sono i politici che si affrettano a dichiarare che loro unica preoccupazione è l’interesse degli italiani. Ma per quale altro motivo dovremmo eleggere il Parlamento? Ognuno di noi dovrebbe cercare di smascherare mistificazioni e fare qualcosa per migliorare la politica. rale ben lontana dai tempi in cui l’Italia era chiamata a ricostruire e rafforzare la democrazia dopo esperienze che tale valore fondamentale di libertà avevano negato. Avvertiamo atteggiamenti e comportamenti di critica generalizzata nei confronti della politica e di una certa indifferenza nell’avere candidature soprattutto per le amministrazioni a livello territoriale. Di fronte a questa situazione chiedo talvolta a me stesso, ed analogo interrogativo mi permetto di porre anche ad altri, che cosa può fare il singolo cittadino per contribuire a favorire una classe politica che sia realmente all’altezza dei tempi e che possa andare oltre gli ampi spazi di pochezza che oggi purtroppo registriamo nel nostro stesso Parlamento, dove oltre ad una vera “responsabilità” manca sovente anche lo stile. Ho seguito personalmente, a motivo del mio lavoro giornalistico all’interno delle

istituzioni della nostra Autonomia, molti dibattiti in Consiglio Regionale ad iniziare dalla seconda metà degli anni Sessanta. C’era evidentemente una chiara distinzione fra maggioranza ed opposizione, ma, quantomeno fino ad un certo periodo, vi era su tutti i fronti una tangibile serietà e responsabilità nel voler far crescere l’autonomia e promuovere per mezzo della stessa lo sviluppo socioeconomico del Trentino e dell’Alto Adige. Rispetto reciproco e stile nei comportamenti interpersonali e nel porre temi e questioni di varia natura hanno caratterizzato un significativo periodo della politica di quei tempi. Ora, ritengo che ognuno di noi debba impegnarsi di andare oltre le legittime critiche che vengono rivolte ai politici e alla politica. Dobbiamo tutti impegnarci, nell’ambito delle nostre capacità e conoscenze, per concorrere alla ricostruzione di un

tessuto sociale che possa essere fonte di consapevolezza generale di ciò che è il bene comune e per andare con coscienza e idee precise all’urna elettorale. Quando vediamo in Parlamento o sentiamo in campagna elettorale politici che snocciolano solamente proposte e richieste per dare soldi a destra e a manca togliendoli dal bilancio dello stato, dobbiamo forse chiederci e chiedere loro quali siano le vie per alimentare le casse dello stato. Quando viene urlato che è necessario fare uno “scostamento di bilancio” per poter dare soldi dobbiamo ricordarci e ricordare a chi magari non ha conoscenza del significato di tale atto che scostamento non significa togliere soldi da una fonte inesauribile, bensì, di fatto, aumentare il debito pubblico che dovrà essere pagato soprattutto dalle nuove generazioni. Come

tutti sappiamo, l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’Italia un’eccezionale massa di miliardi per sostenere la crescita in seguito alla pandemia. Molti politici, nel richiedere finanziamenti attingendo al PNR, trasmettono l’impressione che pensiono al pozzo di San Patrizio. Al riguardo è bene ricordare che sia i contributi a fondo perduto sia i prestiti agevolati derivano da un debito pubblico assunto a livello di Unione Europea da parte di tutti gli stati membri; nel ripagare il “debito europeo”, le istituzioni dell’Unione dovranno inevitabilmente fare i conti in futuro con un bilancio che non potrà con ogni probabilità elargire aiuti come sempre. Se a livello politico l’ambizione alla rielezione porta a irresponsabili promesse, sarebbe auspicabile che fra noi cittadini elettori vi

fosse quel supplemento di responsabile riflessione che possa portarci a privilegiare non chi per accontentarci accanto al soddisfacimento immediato ci lascia gravi oneri futuri. Non dobbiamo, dunque, abbandonarci alla rassegnazione che questa è la politica e noi non possiamo fare niente. Quando ci troviamo con altre persone a parlare della situazione politica, più che scambiarci sentimenti di delusione e caricare la conversazione di legittime critiche, dovremmo porci in atteggiamento positivo. Dovremmo scambiarci idee, opinioni e proposte costruttive cercando di trasmetterle, per quanto possibile, a chi dovrà rappresentarci nelle istituzioni o utilizzare, quantomeno, la sintesi delle nostre riflessioni per orientare le nostre scelte verso coloro che, in coerenza con nostre convinzioni e visioni di principio, riteniamo possano adoperarsi per il bene di tutti nel modo più costruttivo possibile. Se tutto ciò viene qui espresso nell’attuale particolare momento elettorale, ritengo che simile atteggiamento positivo dovrebbe interessare ogni altra circostanza di voto compresa la dimensione europea, la quale assumerà sempre più importanza per il nostro futuro. Cerchiamo pertanto di orientare il nostro modo di porci nei confronti della politica in modo tale che ognuno di noi possa dire, al di là del voto espresso, “anch’io ho fatto qualcosa” per migliorare la politica.


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A luglio si sono conclusi definitivamente gli esami di stato anche all’Istituto d’Istruzione Lorenzo Guetti di Tione. Dopo due anni fortemente segnati dalla didattica a distanza gli alunni sono finalmente riusciti a frequentare l’intero anno in presenza, ponendo fine al loro percorso quinquennale con il ritorno dell’esame di maturità in forma normale. Dopo il tema scritto d’italiano, hanno svolto la seconda prova diversificata in base al proprio indirizzo di studi ed infine, hanno sostenuto l’orale. Risultati sicuramente positivi tra i quali spiccano diversi voti a tre cifre. A risplendere sono innanzitutto le lodi degli impeccabili Povinelli Nicola (Amministrazione Finanza e Marketing) e Vender Laura (Liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna). Ma non solo, tra i neopromossi ci sono ben 15 centini e la bellezza di 25 studenti e studentesse che hanno raggiunto o superato la votazione di 90 su 100. Ora, terminate le fatiche d’esame ed ottenuto il tanto desiderato diploma, ai meritevoli maturati non resta che godersi le vacanze estive in attesa delle scelte future. 5SA (Liceo scientifico sez. A): Albertini Eros 83; Aricocchi Alessia 71; Bazzoli Massimiliano 68; Bonenti Paola 74; Bugna Emma 72; Bugna Simone 95; Caola Alessandro 73; Farina Elisa 94; Federici Giulia 91; Foccoli Sara 95; Freschi Leonardo 88; Mussi Fi-

Scuola

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Maturità, il ritorno dell’esame al pre-pandemia di Matilde Armani

All’Istituto Guetti in quindici hanno raggiunto il 100. A Nicola Povinelli e Laura Vender anche la lode. lippo 83; Pedretti Antonio 91; Valenti Linda 78; Van Craaikamp Michelle 86. 5SB (Liceo scientifico sez. B): Antolini Dario 100; Bella Letizia 83; Bessega Martina 84; Bugna Michele 69; Ceranelli Denise 88; Collizzolli Alice 96; Cominotti Giulia 100; Galante Damiano 62; Malacarne Elena 85; Petrolli Davide 70. 5SM (Liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna): Amistadi Costanza 65; Beatrici Alexis 74; Bernardini Mattia 60; Bertolini Alessandra 93; Bianconcini Paolo Lorenzo 82; Bonvecchio Emil 76; Caola Arianna 84; Chesi Andrea 77; Ferrazza Riccardo 100; Galli Silvia 80; Mantovani Laura 82; Mattarelli Pietro 84; Monfredini Elisa 98; Pedrotti Sofia 100; Pietropoli Mattia 73;

Tessaro Davide 65; Vender Laura 100 e lode; Visconti Luca 86; Zamunaro Francesca 76; Zeni Elia 65. 5APA (Liceo scientifico opzione scienze applicate): Agliardi Gianluca 70; Albertini Veronica 71; Amadei Leonardo 69; Amadei Simone 80; Antolini Federico 85; Antolini Gaia 100; Bertuzzi Nicola 68; Brunelli Edoardo 61; Catturani Lorenzo 100; Chouikh Abdelfattah 65; Cova Alessia 65; Gallo Emanuele 82; Gasperi Nicolò 73; Manente Martina 81; Pizzini Ilaria 75; Polana Federico 76; Righi Gaia 92; Rizza Elisa 84; Salvaterra Katia 100; Sasso Nicolò 82; Zontini Gabriele 84. 5UA (Liceo scienze umane): Amistadi Nicole 89; Antolini Chiara 72; Armanini Camilla 98; Bagattini Maddalena 71; Bordiga

Michela 80; Briani Angelica 90; Cerana Valeria 95; Collizzolli Cristina 100; Cornella Giulia 87; Ferrari Veronica 68; Fiordaliso Aurora 89; Giovanelli Rossella 100; Lorenzi Martina 78; Maffeis Davide 87; Mosna Sara 96; Olivieri Asja 76; Poli Emily 73; Robusti Jenny 80; Salvini Alexa 71. 5LA (Liceo linguistico): Bonapace Martina 74; Buccio Giorgia 79; Bugna Maddalena 98; Caola Federica 95; Capella Aurora 74; Dematte’ Elisabetta 85; Devilli Alessandra 92; Guizzardi Alessandra 82; Maffei Nicole 100; Nicolini Sara 90; Polla Sabrina 68; Rigotti Gioia 100; Sar-

tori Letizia 97; Volcan Marica 100; Walteros Naranjo Tamara Alessa 76; Zadra Mikol 98; Zulberti Elisa 82. 5CA-5TL (Costruzioni, Ambiente e Territorio – Tecnologico, Tecnologia del Legno nelle Costruzioni): Bazzani Daniele 76; Bazzani Dario 72; Berti Alessandro 76; Bianchini David 75; Buso Nicolò 85; Capelli Nicola 68; Elezi Amon 71; Farina Giulian 78; Galante Dario 80; Gottardi Mirko 78; Lise Simona 100; Nespoli Grassi Nicole 62; Ongari Brian 70; Pizzini Valentina 80; Scarazzini Davide 78; Zeddini Yousri 60.

5TRA (Tecnico Economico-Turistico): Armani Giorgia 69; Boffo Martina 78; Chiappani Vanessa 80; Cimarolli Giulia 76; Colotti Noemi 71; Corradi Giorgia 69; Dalbon Anastasia 94; Faustini Sofia 87; Gashi Susan 69; Lodovici Nicole 70, Loranzi Nicol 100; Paisoli Sofia 74; Pasi Ilaria 81; Pignatelli Giuseppe 78; Rossato Michelle 69; Tisi Nicol 64; Trenti Sofia 93; Vaccari Elisa 71; Zanon Nicola 77. 5FMA (Tecnico Economico – Amministrazione finanza e marketing): Ambrosi Alessandro 74; Bertoni Kevin 73; Collini Arianna 64; Cunaccia Gloria 92; Dashi Ilarja 67; Fostini Luca 66; Frigo Giovanna 100; Frullini Lisa 64; Fusi Simona 75; Gasperi Matteo 71; Grotti Samuele 80; Maestri Camilla Nicole 79; Povinelli Luca 98; Povinelli Nicola 100 e lode; Tisi Riccardo 65; Valenti Alessia 67. 5FMS-5IS (Corso serale Amministrazione finanza e marketing): Caliari Marco 92; Gjoreska Klara 90; Maestri Marco 72; Malesardi Roberto 80.

Upt, il direttore Zanlucchi: “Attenzione alla persona” Anche gli studenti dell’Università Popolare Trentina hanno terminato i percorsi triennali, quadriennali e quinquennali. Dopo la pubblicazione delle valutazioni, il Direttore Paolo Zanlucchi ha commentato: «In un anno scolastico davvero particolare e complicato, ritengo importante sottolineare come tutti gli allievi abbiano cercato di dare il massimo e i loro sforzi siano stati molto apprezzati dalle varie Commissioni, a dimostrazione del grande lavoro svolto durante l’anno da docenti e studenti, un lavoro di qualità negli apprendimenti e di attenzione alla persona, che caratterizza il nuovo corso della scuola tionese e che sta già dando i suoi frutti evidenti. E ha poi concluso: «A tutti, studenti e studentesse, i migliori auguri che gli insegnamenti ricevuti e le conoscenze acquisite possano essere le

“Che gli insegnamenti ricevuti e le conoscenze acquisite possano essere le fondamenta su cui costruire il loro futuro personale e professionale” fondamenta su cui costruire il loro futuro personale e professionale». Qualifica triennale OPERATORE AI SERVIZI DI IMPRESA Ben Raiss Iman 73/100, Bouchikhi Iman 67/100, El Ouizi Fatima 82/100, Godinho Fraga Julia 84/100, Mesaj

Anila 60/100, Pellizzari Manuel 78/100, Razkaoui Israa 80/100, Rodiguez Gavilanes Dilan Giancarlo 92/100, Sheraz Aqsa 97/100, Tomczyk Roksana 64/100. Qualifica triennale OPERATORE AI SERVIZI DI VENDITA Bazzoli Emi-

ly 89/100, Ciuffi Valery 71/100, Ghezzi Michelle 100/100, Iacob Giorgiana Minodora 79/100, Picollo Maya 99/100, Tortora Ilaria 87/100, Trenta Vanessa 82/100, Troncoso Soto Yesseny Esther 88/100. IV anno - Tecnico dei servizi amministrativi e con-

tabili Ben Raiss Abdallah 65/100, Ben Raiss Maha 72/100, Fedrizzi Matteo 77/100, Foglio Soraya 93/100, Jahja Sanel 71/100, Jarmouni Wahiba 94/100, Maffei Denise 92/100, Molinari Alessia 100/100, Mussi Roberta 60/100, Pradini Gaia 84/100.

IV anno - Tecnico commerciale delle vendite Beltrami Emily 78/100, Dallape’ Simone 100/100, Donati Tommaso 98/100, Merentitis Latini Aliki Maria 87/100, Onorati Debora 92/100, Smajloska Adila 76/100, Zaninelli Valentina 81/100. V anno - Capes Bazzoli Marika 96/100, Bonapace Jessica 92/100, Brugoni Luca 68/100, Cereghini Veronica 92/100, Coppola Valentina 79/100, Curti Maddalena 61/100, Ferrazza Andrea 92/100, Fusi Lisa 62/100, Martello Matteo 81/100, Moneghini Lorenzo 85/100, Pedretti Chiara 74/100, Pineda Carrion Liz Michaela 64/100, Schulz Zambaldi Angelo 76/100, Vecli Melanie 72/100, Ye Ouyang Alex 92/100, Zanaglio Mattia 75/100, Zontini Davide 78/100.


Scuola Esami conclusi anche per gli studenti e le studentesse del Centro Formazione Professionale Enaip di Tione. Positivi in generale i risultati conseguiti al termine dei vari percorsi triennali, quadriennali e quinquennali. In particolare i complimenti vanno a Pincelli Anna (Qualifica in Operatore di Gastronomia e Arte Bianca) e Stablum Davide del V anno per aver ottenuto il massimo delle valutazioni. Qualifica OPERATORE ELETTROMECCANICO: Ali Raad 61/100, Bagozzi Riccardo 63/100, Bazzani Matteo 60/100, Benini Matteo 70/100, Bonomini Brian 67/100, Bordiga Lorenzo 60/100, Bordiga Nicholas 63/100, Buccio Pietro 66/100, Corelli Daniele 78/100, Didouh Mourad 69/100, Floriani Giuseppe 79/100, Jonuzovski Alden 60/100, Landriscina Giulio 60/100, Leonardi Rosario 62/100, Luzzani Pietro 63/100, Malacarne Davide 76/100, Margonari Gabriele 62/100, Masci Andrea Pietro 73/100, Mazara Francesco 71/100, Melzani Filippo 64/100, Salvadori Erik 72/100, Santoni Sebastian 60/100, Scaglia Mattia 61/100, Shajnoski Muhamed 65/100, Slyusar Alessandro 63/100, Walteros Cano Gaia Elizaberth 78/100. Qualifica OPERATORE DELLA CARPENTERIA IN LEGNO: Alberti Giacomo 74/100, Artini Jacopo 80/100, Guizzardi Daniele 69/100, MiNicola Povinelli con la passione per il violino, che suona da tre anni, e Laura Vender la sportiva che ama lo sci, l’arrampicata, le escursioni in montagna, ma che si dedica anche alla lettura e al pianoforte, che ha imparato a suonare da autodidatta. Cos’hanno in comune? Semplice. Sono i due diplomati con 100 e lode all’Istituto d’Istruzione Lorenzo Guetti di Tione. Il primo, di Carisolo, ha concluso con il massimo dei voti il suo percorso scolastico all’indirizzo Amministrazione Finanza e Marketing. La seconda, di Sant’Antonio di Mavignola ha terminato brillantemente i cinque anni di liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna. NICOLA POVINELLI Come è stata la tua esperienza quinquennale al Guetti? Quasi sempre positiva, fatta eccezione per alcuni casi in cui però ho sempre trovato degli insegnanti pronti a sostenere e aiutare noi studenti. In quest’ultima annata, ho avuto la possibilità di mettermi in gioco come rappresentante degli studenti potendo così conoscere alcuni aspetti inusuali del nostro istituto e determinate situazioni che spesso vengono date per scontate. Una lode che dimostra un

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Enaip, diplomati i professionisti Matilde Armani

Al top Davide Stablum e Anna Pincelli gli unici ad arrivare al massimo dei voti. lic Zlatko 64/100, Mosca Matteo 82/100, Poli Nicola 68/100, Salvadei Giuseppe 61/100, Sartori Giulio 81/100, Scalfi Riccardo 91/100, Terzi Alessandro 60/100, Troggio Flavio 63/100, Vazquez Briones Alessandro 66/100. Qualifica OPERATORE DI GASTRONOMIA E ARTE BIANCA sez. A: Alaimo Ludovica 91/100, Dalbon Matilde 69/100, Maestri Davide 63/100, Malacarne Andrea 61/100, Marchiori Mirko 74/100, Merler Tommaso 73/100, Morandi Laura 64/100, Pincelli Anna 100/100, Riccadonna Federico 83/100, Spellini Roberto 60/100. Sez. B: Bottini Riccardo 61/100, Capelli Daniel 75/100, Cimarelli Sofia 72/100, Maestri Isabel 79/100, Menabue Luca 67/100, Pisoni Gianmarco 64/100, Rizza

Stefano 61/100, Rodigari Carlotta 92/100. Qualifica OPERATORE DELL’ACCOGLIENZA E OSPITALITÁ: Baloska Ivona 65/100, Beatrici Alan 70/100, Bonapace Aurora 70/100, Bosetti Federico 71/100, Coffano Christian 66/100, Cracchiolo Roberto Antonino 71/100, Giacco Sara 70/100, Hernandez Peralta Anyeli Berenice 68/100, Mounir Salah 80/100, Salvadori Leonardo 97/100, Scalvini Michele 65/100, Visentin Yelena 62/100. TECNICO DELL’AUTOMAZIONE INDUSTRIALE: Anastasi Vincenzo Salvatore 89/100, Bouchikhi Ayoub 83/100, Chahizzamane Omar 62/100, Lo Cicero Simone 67/100, Masè Lorenzo 69/100, Mattei Giovanni 82/100, Pelizzari Daniel 60/100, Pelizzari

Davide 66/100, Puzzella Giuseppe 62/100, Velez De Souza Murilo 75/100. TECNICO DI CARPENTERIA EDILE IN LEGNO – sessione in apprendistato: Facchini Federico 74/100, Marini Emiliano 61/100, Pellizzari Brian 68/100. TECNICO DI CUCINA: Bergamaschi Luigi Antonio 71/100, De Pianto Jamey 72/100, Festi Martina 90/100, Filipozzi Luca 92/100, Frontero Manuel 80/100, Geaboc Andrei Ionut 76/100, Grisotto Ylenia 85/100, Lemeti Gabriele

Rodolfo 65/100, Lonardi Sabrina 99/100, Masotto Maddalena 82/100, Pellizzari Carolina 90/100, Proietti Denise 95/100, Racaru Sebastian Costantin 60/100, Salvadei Damiano 68/100, Sergiacomi Arianna 74/100, Sottovia Manuel 66/100, Troggio Lara 62/100, Zambaldi Loris 66/100, Zanetti Rossella 72/100. TECNICO DEI SERVIZI DI SALA E BAR: Bagozzi Giorgia 73/100, Borra Sara 66/100, Collini Giacomo 80/100, Del Barba An-

drea 62/100, Franzoi Mattia 70/100, Gattuso Mirko 67/100, Giacometti Alessia 86/100, Marcantoni Manuel 63/100, Marchi Martina 62/100, Picco William 88/100, Sartori Alessio 74/100, Scandolari Maurizio 69/100, Trentini Steven 79/100. V ANNO SERVIZI PER L’ENOGASTRONOMIA E L’OSPITALITÀ ALBERGHIERA: Alberti Andrea 71/100, Armani Fabio 64/100, Bolognani Ismaele 60/100, Bottamedi Nicola 90/100, Carlini Laura 85/100, Darraji Younes 72/100, Fiorini Sophia 77/100, Giovanelli Alessia 60/100, Grassi Melissa 60/100, Kristo Ania 69/100, Melegari Giacomo 60/100, Pellegrin Sira 91/100, Piazzola Luca 68/100, Polla Andrea 91/100, Poschiavin Giuliana 73/100, Quell’oller Maria 84/100, Scalmazzi Emanuele 69/100, Scalvini Arianna 63/100, Stablum Davide 100/100, Togni Angelo 77/100, Valduga Karen 79/100, Zanetti Valeria 78/100, Zeni Marco 66/100.

Non solo libri per meritarsi una lode impeccabile andamento scolastico. Te lo aspettavi? Come ti sei preparato all’esame? Mi aspettavo un voto alto, ma non la lode. Appena finita la scuola, dopo un paio di giorni di relax, ho iniziato a rivedere e sistemare tutti gli appunti e i quaderni delle varie materie per poi fare una full immersion la settimana prima degli orali. Penso che oltre alla co-

stanza un ingrediente fondamentale sia la curiosità di vo-

Per Nicola Povinelli e Laura Vender, di Carisolo e Sant’Antonio di Mavignola il massimo dei voti. Accanto alla scuola lui suona il violino, lei il pianoforte e fa sport. Nel loro futuro Giurisprudenza alla Bocconi e Biologia ad Innsbruck. E ora? Che cosa ti aspetta? A settembre inizierò a frequentare l’Università. Ho scelto la facoltà di giurisprudenza alla Bocconi di Milano.

ler imparare sempre qualcosa di nuovo.

LAURA VENDER Come è stata la tua esperienza quinquennale al Guetti? Direi che sono stati cinque anni bellissimi in cui ho avuto la possibilità di frequentare una scuola che ha conciliato lo studio di materie che mi interessavano con le mie passioni sportive, permettendomi di trasformare que-

st’ultime in future attività professionali. Una lode che dimostra un impeccabile andamento scolastico. Te lo aspettavi? Come ti sei preparato all’esame? Ero consapevole del fatto che, essendomi impegnata parecchio in questi anni, avrei potuto concludere bene. Ovviamente però, non mi aspettavo di ricevere questo voto. Mi sono preparata studiando e cercando di ri-

passare in modo completo ogni materia. Poi ho pensato a fare del mio meglio. E ora? Che cosa ti aspetta? A settembre e nei mesi successivi dovrò studiare ed andare a sciare per sostenere gli esami di accompagnatrice di media montagna e di allieva maestra di sci. Inoltre mi vorrei iscrivere all’Università di Innsbruck per studiare biologia. Insomma, sarà un autunno intenso!


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Il 14 di luglio ero in vacanza e mi è venuta in mente la presa della Bastiglia, ma sul giornale non c’era nessun accenno. Si sa le rievocazioni si perdono nella memoria e la storia non sempre accompagna il presente. Ma non ho potuto fare a meno di soffermarmi sui dati del Covid-19 dello scorso anno paragonati a quelli di quest’anno, nello stesso giorno, che il giornale riportava: nuovi casi 1.391 contro 37.756 di quest’anno, morti 7 contro 127, ricoverati in terapia intensiva 161 contro 360, ricoverati totali 9.450 contro 1.134, tasso di positività 0,97% contro 20,1%. Allora mi sono posto tutta una serie di domande, la prima delle quali è forse la più importante : perché i contagi si moltiplicano e i numeri sono molto più alti di quando il virus seminava paura e morte? La risposta o le risposte sono molteplici. La prima che considero è che è stata sbagliata la comunicazione. C’è chi dice che Omicron non crea grossi problemi, che è come una banale influenza, via ... liberi tutti. Anche e soprattutto i politici sono ben contenti di dare messaggi tranquillizzanti. La gente non vuol sentir parlare di virus, di guerra, di inflazione. E c’è invece chi affronta le cose con raziocinio e con scienza e non sottovaluta il problema. Omicron non ha dato fin’ora una grossa pressione sugli ospedali e sulla Rianimazione, ma rappresenta pur sempre un problema. Il 60% dei ricoverati per altre patologie, si scoprono SARS-CoV2 positivi perché fanno il tampone, ma non hanno sintomi importanti. Un altro 20% circa ha sintomi lievi e potrebbe essere curato a domicilio, ma non c’è assistenza sufficiente e finisce in ospedale. Poi c’è un altro 20% che ha invece bisogno di cure specifiche perché affetto da altre malattie importanti e l’essere positivo a SARS-Cov-2 può diventare un grave rischio.

Rubrica Salute

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Covid. La storia continua, arriveranno nuove varianti di Gianni Ambrosini

Più tranquilli con Omicron? “No”, risponde il dottor Ambrosini. “Con l’incremento dei contagi possono comparire delle complicanze non come quelle della prima e seconda ondata, ma comunque difficili da gestire nei soggetti a rischio”. Quindi si può convivere con l’infezione da SARS-CoV-2 ma bisogna curare la malattia Covid-19. Bisogna avere molto chiaro che un soggetto “anziano” o “fragile” va protetto con le precauzioni che troppo presto abbiamo abbandonato per un grave difetto di comunicazione. Ci viene da chiedere, ma se la variante Omicron è più infettante ma meno aggressiva possiamo stare più tranquilli per il futuro? Assolutamente no! Con l’incremento dei contagi possono comparire delle complicanze non come quelle della prima e seconda ondata, ma comunque difficili da gestire nei soggetti a rischio. C’è da considerare che c’è una quasi totale mancanza di prevenzione nei comportamenti. Se vengono abolite le prescrizioni, poi non si deve invocare il buon senso, perché nessuno le mette in pratica. Girare con la mascherina nei luoghi a rischio equivale a essere guardato come un marziano! Va ancora considerato il sommerso che è enorme: tanti sintomatici non fanno il tampone e molti di quelli positivi non lo segnalano. Ma un positivo non più andare in giro a fare l’untore, e purtroppo succede! Come pure vi sono quelli che cercano di infettarsi per ragioni molto difficili da commentare. Il virus in questione è molto piccolo e questo fa sì che muti molto rapidamente. Non si può sperare che la sua evoluzione

vada verso forme più leggere. Se facciamo riferimento alla storia del virus, la variante Delta era più aggressiva di quella inglese e di quella originaria di Wuhan. Poi è arrivata la variante Omicron che è meno aggressiva, ma nessuno può escludere che compaiano varianti più pericolose. Per ridurre il rischio non bisogna far circolare il virus. Ma se aumentano gli infetti aumenta in maniera esponenziale anche il rischio di nuove varianti. Da Natale abbiamo avuto cinque varianti di Omicron, B1, B2, B3, BA4, BA5. Nessuna si è dimostrata particolarmente aggressiva, anche se a febbraio e a marzo vi sono stati problemi respiratori importanti. Poi le cose sono migliorate perché è aumentata l’immunità ibrida fra chi era stato vaccinato e chi aveva avuto

il Covid-19. Ma dalla B2 in poi le altre varianti hanno dimostrato di reinfettare anche chi aveva già avuto Omicron 1 e 2. Come pure si sapeva che Omicron infettava chi aveva avuto Delta ma si sperava che Omicron su Omicron non provocasse reinfezione. Altra considerazione che ci porta a ragionare e ad accettare l’affermazione che non avremo mai l’immunità di gregge, perché le sotto-varianti infettano lo stesso tipo di virus. Una nuova variante di Omicron la BA 275 è stata segnalata in India ma non ancora in Europa. Stando ai dati dell’ISS la variante BA5 è prevalente nel 75% dei casi e la variante BA4 nel 13%. La domanda dell’uomo della strada : ma allora i vaccini non sono serviti ? La risposta è che i vaccini hanno protetto dalla malattia severa, ma

non dall’infezione. Si calcola che i vaccini hanno ridotto di 20 milioni il numero dei morti. Quindi è opportuno e necessario praticare la quarta dose nelle persone fragili e negli anziani. Qualcuno consiglia di aspettare nuovi vaccini aggiornati. Secondo i consigli degli esperti conviene vaccinarsi se sono passati 120 giorni dalla terza dose, perché l’ondata autunnale, che di sicuro ci sarà, potrebbe causare dei gravi problemi. Da considerare anche che è difficile parlare di vaccini aggiornati se in pochi mesi abbiamo avuto cinque varianti. E’ bene accettare l’affermazione che dovremo convivere col SARS-Cov-2; potrebbe diventare un virus banale, ma per ora è solo una speranza. Bisogna accettare il concetto che le malattie si evitano

o se ne riduce la gravità con la prevenzione. E’ prevenzione portare la mascherina nei luoghi chiusi, è prevenzione lavarsi le mani, è prevenzione non dimenticare le norme che avevamo così bene messo in pratica durante il lookdow. E’ assolutamente dimostrato che l’infezione si trasmette con l’aerosolizzazione del virus, bisogna ricordarsene. I contagiati totali in Italia hanno raggiunto quota 20 milioni e sicuramente aumenteranno. Ma attenzione a far passare messaggi non corretti e a spettacolizzare certi atteggiamenti che sembravano oramai obsoleti: la vaccinazione serve perché protegge dalla malattia grave. I sintomi più frequenti dell’infezione sono quelli dell’influenza: naso chiuso che cola, la stanchezza, il malessere generale, il mal di gola, la gola secca, la cefalea, gli starnuti frequenti. Possono accompagnare i dolori muscolari molto fastidiosi, il calo dell’appetito, la tosse, la diarrea, la febbre. La durata di solito della fase acuta: tre o quattro giorni e il tampone va ripetuto dopo 7/10 giorni. Da usare il saturimetro e non sottovalutare i disturbi del respiro. Se faremo nostri i comportamenti corretti sicuramente contribuiremo a dare una mano al sistema sanitario che con fatica sta cercando di organizzare la medicina territoriale.

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Attualità

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Un p di Giuliano Beltrami

Al convegno di Pinzolo del giugno scorso la scom

Bim del Un’iniziativa con la quale il Bim del C


Ambiente

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Il fiume di Giuliano Beltrami

La siccità, l’uso smodato di acqua da parte di agricoltura e

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L’attività agricola è estremamente articolata con innumerevoli possibilità produttive e tra queste troviamo l’ospitalità, attraverso lo strumento dell’agriturismo. In Provincia di Trento è stata approvata una nuova legge e il relativo regolamento che normano questa attività aprendo a nuovi e interessanti orizzonti comuni per due settori centrali nell’economia della nostre comunità, l’agricoltura e il turismo. Sono diverse le novità introdotte dalla nuova legge e relativo regolamento che ampliano di fatto le possibilità per le aziende agricole di aprirsi al settore turistico, dalla valorizzazione dei prodotti tipici locali, apportando alcune deroghe temporanee nell’esercizio dell’attività per aperture e numero di posti, oltre a novità per quanto attiene la somministrazione dei pasti e gli obblighi formativi. Le novità principali che possono essere approfondite sia nel testo di legge che nel relativo regolamento riguardano la classificazione, che prevede che oltre alle camere, possono essere autorizzate le combinazioni camera + soggiorno + bagno e nell’ambito degli appartamenti, possono essere autorizzati anche i monolocali + bagno. Sono state aggiornate le ore previste in merito agli spazi a disposizione e alle attività eseguite nella ricettività. In merito alla somministrazione

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Poi ci si stupisce per la scarsa frequentazione delle urne da parte degli italiani. Senza citare il fallimentare referendum salviniano, le stesse elezioni amministrative hanno avuto più del 50% di astensionisti. La situazione politica in Italia è abbastanza chiara: da una parte c’è la sinistra rappresentata dal Pd alleato più o meno con una serie di partitini quasi del tutto ininfluenti, dall’altra c’è il centrodestra più battagliero che mai, secondo i sondaggi quasi sicuro di assicurarsi il governo del Paese nella prossima legislatura. L’unica perplessità riguarda il fenomeno dell’astensione dal voto, 55 italiani su cento (più o meno) sembra non abbiamo nessuna intenzione di andare a votare. Una parte di questi sono cronici, ci sono sempre stati e sempre ci saranno, però una buona parte di quel 5560% è probabile che non abbia votato perché non

Cooperando

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Quando turismo e agricoltura si sposano di Alberto Carli

Con la nuova legge provinciale si ampliano le possibilità per le aziende agricole di aprirsi al settore turistico sono da rispettare alcune soglie percentuali relativamente ai prodotti alimentari costituiti da materie prime dell’azienda agricola, compresi i prodotti conferiti e poi riacquistati dai soci di società o di cooperative agricole; I prodotti alimentari trentini di altre aziende agricole trentine, o i prodotti alimentari lavorati o trasformati in provincia di Trento. Il regolamento prevede alcune deroghe temporanee nell’esercizio dell’attività per aperture e numero di posti, e sulle attività agrituristiche svolte anche al di fuori dei locali agrituristici, in occasione di fiere, sagre, eventi o manifestazioni promozionali. Sono previsti obblighi formativi per gli operatori agrituristici, di formazione e aggiornamento professionale, assolvibili tramite

l’ottenimento ogni triennio di 30 crediti per le attività agrituristiche che svolgono potenzialmente fino a 1.000 ore annue, e 60 per chi svolge potenzialmente più di 1.000 ore annue. Oltre all’attività agrituristica è prevista la possibilità di esercitare l’enoturismo, per il quale è stato redatto uno specifico regolamento. In estrema sintesi, con alcuni limiti, è possibile per le cantine preparare piatti freddi in accompagnamento alla degustazione di vini. Un settore quindi con ampi margini di sviluppo e crescita, come confermano i dati della stagione estiva in corso. Il binomio tra agricoltura e turismo prospetta agli operatori trentini una stagione estiva e autunnale ricca di stimoli e visitatori. Nicoletta Andreis, presidente dell’Associa-

zione Agriturismo che raccoglie circa 300 strutture distribuite su tutto il territorio provinciale, evidenzia come “I segnali rispetto a prenotazioni e richieste di informazioni sono molto positivi, quasi ovunque. Ora che la pandemia sembra aver mollato un po’ la presa, registriamo un grande ritorno di fiducia da parte dei turisti che hanno voglia di tornare nel nostro territorio. Il nostro settore

è rappresentato in grande parte da strutture medio piccole (7/8 camere mediamente per un Agritur) e per nostra stessa essenza l’accoglienza è spesso familiare, intima e molto legata alla natura circostante: tutti valori che escono paradossalmente rafforzati dall’emergenza Covid19 e che portano molti viaggiatori a scegliere le nostre proposte”. Il settore si aspetta dunque di affrontare

un’estate con numeri in forte ripresa, rispetto a quelli 2020 e 2021. Non solo, la speranza è anche di prolungare a lungo la durata del soggiorno fino alle soglie del Natale, in linea anche con le campagne di Trentino Marketing. Un momento storico dunque molto favorevole per l’agriturismo, con numeri in crescita e con molti operatori interessati a eventuali investimenti.

Una formazione di buon governo con istanze progressiste

sapeva chi votare non riconoscendosi né nella attuale sinistra, né nella destra meloniana, salviniana e berlusconiana. In gran parte si sono sentiti orfani di partito e quindi si sono astenuti. E così, nelle piazze, ma più ancora nei salotti buoni della politica, s’è ricominciato a parlare di un grande centro che sembra essere il partito che manca a buona parte degli astenuti nelle ultime elezioni. Il Grande Centro. Probabilmente avrebbe uno spazio notevole. Nel centrodestra, in continua lotta fra di loro, con litigi più o meno palesi fra i vari leader, non sono pochi quelli che guardano altrove alla ricerca di qualcosa di nuovo. Così come nel centrosinistra. La fusione fra i vari partiti e partitini non è riuscita granché. Lo stare insieme, purtroppo, è più una necessità per so-

pravvivere che una scelta politica. Ormai il ruolo fondamentale che la sinistra ha svolto per anni in difesa dei lavoratori e dei loro diritti l’ha abbandonato in mano ai sindacati, Cgil in particolare, che ormai hanno egemonizzato le politiche del lavoro. Da questo contesto di

cose, nasce l’esigenza di una formazione politica di centro, intesa come casa dei moderati sul modello degasperiano. Un nuovo partito del buon governo e nel contempo anche delle istanze progressiste. Senza particolari agganci alle religioni, ma capace di dialogare e confrontarsi

con tutte le altre espressioni sociali. E’ oggi possibile immaginare una forza politica così fatta, senza nostalgie per il passato o fughe in avanti per il futuro? Ad una simile domanda non è facile rispondere. Sono molti i politici che si richiamano al centro, ma non tutti parlano la

stessa lingua. Più che altro siamo di fronte a balbettii che nascondono più ambizioni personali che vero e convinto impegno di cambiare le cose. Sono convinto che la fuga dai partiti e l’ambizione di costruire qualcosa al centro siano più frutto di disagio politico di chi, alla vigilia delle elezioni, è in cerca di risistemazione. E allora, con quel che sta succedendo, con Draghi che ha fatto le sue scelte, con i 5S in via di estinzione, con la Lega una volta sul pero e una volta sul melo, Forza Italia appesa ad un patetico patriarca raffermo, e la Meloni più che mai pronta a succedere a Draghi (?), le preoccupazioni non sono poche. E il Centro? Credo che dovrà aspettare, peccato! E gli orfani di partito continueranno ad aumentare.


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Sette parroci in tutte le Giudicarie, più altri 15 sacerdoti e 3 diaconi. Numeri non diversi, in proporzione, rispetto alla situazione del clero in tutta la nostra provincia. Le parrocchie invece sono tante, e la gestione delle varie zone pastorali non è affatto semplice, e si deve realizzare in un contesto culturale e religioso molto diverso rispetto al passato quando le tradizioni familiari erano, in grande maggioranza, un tutt’uno col sentire cristiano. Ne abbiamo parlato con don Celestino Riz, vicario zonale delle Giudicarie, e parroco di ben 11 parrocchie, da Lardaro a Ragoli. Sulla pagina Facebook della parrocchia di Tione don Celestino tutte le mattine dal lunedì al sabato mette on line “Il buongiorno con la parola di Dio”: tre minuti di commento al Vangelo del giorno. Ve lo consigliamo, è un buon modo di cominciare la giornata: non fa sonnecchiare, ma apre uno spiraglio di speranza e fiducia. Ne abbiamo davvero bisogno. Ci dica qualcosa di lei. Nato 56 anni fa a Campitello di Fassa, papà bidello e mamma casalinga, con 5 fratelli, coi quali c’era un bell’affiatamento. Delle Elementari ricordo con piacere una maestra che applicava il metodo di don Milani, e non dava voti. Fin da bambino ero curioso di tutto, e andavo bene un po’ in ogni materia. Come maturò la vocazione? Accogliendo un appello del parroco del mio paese, che in-

Attualità

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Con tante parrocchie e pochi sacerdoti, il Vangelo si racconta sui social di Chiara Garroni

Don Celestino Riz è vicario zonale delle Giudicarie e sacerdote di ben 11 parrocchie. Tutte le mattine (tranne la domenica) mette online “Il buongiorno con la parola di Dio”. Tre minuti di commento al Vangelo del giorno vitava a prendere in considerazione la scelta di diventare sacerdote, entrai in Seminario a Trento dove frequentai Medie e Superiori. La vocazione vera arrivò a 18 anni, soprattutto il Vangelo di Marco mi colpì, mi fece scoprire la bellezza della figura di Cristo, e da quella scoperta scaturì la mia scelta definitiva: sarei diventato sacerdote. Nel 1990 presi i voti, e fui mandato ad Ala, dove rimasi 5 anni. Poi dove andò? Poi, in successione, 2 anni a Pergine, quindi 5 anni a Roma all’Università Salesiana, dove conobbi il futuro papa Ratzinger, persona mite e buona, oltre che teologo finissimo e profondo. Tornato in Tren-

tino divenni parroco a Vezzano, per 5 anni, dopodichè conclusi il dottorato e andai a Bardolino per 3 anni presso l’Osservatorio socio-religioso triveneto. Quindi ancora in Trentino, parroco di tutte le parrocchie di Sella Giudicarie, e dall’anno scorso anche di Tione e della Unità pastorale Madonna del Lares. Come è il rapporto fra voi parroci della valle? Con gli altri parroci della valle il contatto è regolare, ci si vede ogni due settimane, tranne d’estate, e gli incontri sono sia spirituali, che di programmazione pastorale, e vengono anche toccate le tematiche sociali, ed economiche che coinvolgono tante famiglie, specie

in quest’ultimo periodo. Come si svolgono i momenti spirituali fra voi parroci? Li chiamiamo “vita con la Parola”, e c’è anche una psicologa che ci aiuta. Da un brano evangelico si parte per condividere le nostre esperienze di vita. Questo ci fa bene, c’è grande armonia fra noi. Anche le inevitabili differenze che ci sono non sono un ostacolo, anzi rafforzano la stima reciproca e la nostra unione sostanziale, e ciò ci rallegra e ci arricchisce. E quali sono in concreto i temi della programmazione pastorale? In questo periodo, dopo il rinnovo dei vari Consigli pastorali, l’attenzione è sul rapporto

con chi si è preso questo impegno, con tutti i collaboratori, e sulla formazione degli adulti. Come riesce a gestire 11 parrocchie? E non a tempo pieno! Insegno anche all’Istituto di Scienze religiose di Trento, e sono referente diocesano per il Sinodo. Rispondendo alla domanda, posso contare su dei validi collaboratori, don Michele e don Agostino, più il diacono Silvio. Il primo ha anche l’impegno di cappellano all’ospedale, ed è lui che visita gli anziani che non possono più uscire di casa. C’è poi anche suor Virginia, e tanti collaboratori laici. Qual è l’aspetto più problematico? Le relazioni frammentate, mi sembra di essere una trottola, che per rimanere in equilibrio deve continuare a girare sempre! Com’è oggi la fede rispetto a quando lei era bambino? Una volta la Chiesa confermava quello che aveva già insegnato la famiglia, ora si arriva alla fede attraverso percorsi lunghi, diversificati, tortuosi, ma è una vera scelta, c’è una maturazione profonda, non è

più solo tradizione. Con così pochi preti, cosa bisogna fare? Coinvolgere la comunità, potremmo dire che deve esserci una pastorale dell’accompagnamento della comunità, intrecci di persone, senso di accoglienza come essere una famiglia. Se non c’è questo, anche mille preti non servirebbero. Qualche atto concreto? Ad esempio nel momento del Battesimo, una vera porta delle Fede, una potenza dello Spirito. E ricordare nelle Messe i nuovi nati, ed essere vicini alle famiglie, e renderle consapevoli che il regno di Dio è qui in mezzo a noi. Siamo santi perché battezzati, non perché siamo “bravi”. La vedo ottimista, è così? No, non mi piace questa parola, l’ottimismo rischia di essere un’illusione. Io sono fiducioso, ed ho speranza. La forza dei cristiani sta nel Vangelo. E dobbiamo avere una visione ampia, è importante. Ad esempio, come diceva Paolo VI, la presa di porta Pia sembrò essere una sciagura per la Chiesa, oggi possiamo dire che fu una provvidenza.

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Attualità Si è svolta domenica 24 luglio 2022 la giornata conclusiva dell’evento “Un caldo abbraccio. Il morbido sentiero più lungo del mondo”. La partenza del sentiero è avvenuta nella splendida cornice di Castel Toblino a quota 250 metri s.l.m. per arrivare ai 1.300 metri del Monte Bondone alla storica Chiesetta degli Alpini. Sono stati stesi quasi 30 km di colorati, bellissimi e morbidi filati tra boschi, prati, campagne, laghi, borghi e luoghi storici. Il via è stato dato dall’assessore provinciale Roberto Failoni con il taglio del nastro. Il percorso è stato suddiviso in chilometri e gestito da gruppi di persone provenienti da ogni parte d’Italia. Alle 13, alla chiesetta degli alpini, è stato srotolato l’ultimo chilometro alla presenza del sindaco di Madruzzo Michele Bortoli, del sindaco di Cavedine David Angeli, del Presidente del BIM Sarca Mincio Garda Giorgio Marchetti, del Presidente APT Garda Dolomiti Silvio Rigatti e del Presidente della Pro Loco Lasino Lagolo Ivo Chistè. Al sentiero è stato inoltre unito un filo rosso per richiamare l’attenzione sul bisogno di solidarietà ver-

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Un caldo abbraccio La sfida: realizzare il morbido sentiero più lungo al mondo. Servono 6 tonnellate di lana per lavorare oltre 9.000 mq che diventeranno, una volta ottenuto il record, oltre 2.500 coperte da donare ai più bisognosi. so l’AVIS che ha chiesto di condividere il progetto “il filo rosso AVIS” con il “Caldo Abbraccio”. A conclusione dell’evento, una grande manifestazione presso il Parco Feste di Lagolo decorato con addobbi a tema, per conoscere le tantissime persone coinvolte nel progetto, per scambiare curiosità ed aneddoti, per

condividere (davanti ad un buon piatto di pasta) un percorso durato oltre due anni e svolto con passione ed entusiasmo. Per sfogliare l’album dei ricordi e per rivolgere un pensiero a chi non vedrà il suo lavoro concluso. L’iniziativa Nel marzo 2020 è nata

l’idea, alla Pro Loco Lasino-Lagolo, di confezionare “la sciarpa più lunga al mondo” collegandola ad un progetto denominato “un caldo abbraccio”. La proposta è sorta durante il primo lockdown, con un semplice volantino e il più collaudato passa parola nel paese di Lasino. Inaspettatamente, il proget-

to ha raggiunto dimensioni impensabili ed ha coinvolto oltre 750 persone ed oltre 50 associazioni. Per le Giudicarie ricordiamo l’attiva partecipazione dell’A.P.S.P. Rosa dei Venti di Condino, del Centro Diurno per Anziani di Tione, del Circolo Pensionati di Montagne e del Gruppo Donne Rurali di Breguzzo oltre a numerose singole persone provenienti da tutto il Comprensorio (Giustino, Tione, San Lorenzo…). Molte regioni del centro/nord si sono alleate in questa originale sfida. Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana con qualche collaboratore anche in Lazio e Campania. Le regole erano poche e semplici: il sentiero poteva essere lavorato ai ferri o all’ uncinetto in lana o cotone, non doveva superare i 30 centimetri di larghezza ed i pezzi potevano essere lunghi da un minimo di 30 ad un mas-

simo di 150 centimetri. Il progetto è rappresentato da tre parole: riuso, solidarietà e record. “Riuso”, perché inizialmente sono stati recuperati i gomitoli dimenticati in casa e si sono disfatti berretti, coperte, maglioni. Ultimate le scorte sono intervenuti artigiani ed industrie che utilizzano lana e cotone e che hanno generosamente donato. “Solidarietà” perché il progetto prevede, una volta ottenuto il record, che il sentiero venga scucito (per questo ogni pezzo deve avere una lunghezza massima di 150 cm) e confezionate tantissime coperte da donare a chi ne ha bisogno in Italia o all’Estero. “Record” si spiega da solo: si punta al guinness. Servono 6 tonnellate di lana per lavorare oltre 9.000 mq. che diventeranno oltre 2.500 coperte per le quali servirà ancora moltissima partecipazione e disponibilità. Laura Stefenelli


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Territorio

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I gloriosi 70 anni del soccorso alpino di Mariachiara Rizzonelli

Nato dall’iniziativa di Cornelio Collini Pipot, Clemente Maffei Gueret e Angiolino Binelli. Quella di Pinzolo, fondata nel 1952, fu la prima stazione operativa di Soccorso Alpino in Italia.

Sabato 9 agosto, alle 21, il Soccorso Alpino di Pinzolo in collaborazione con i volontari del 118 Trasporto infermi, simulando un intervento in parete per soccorrere una cordata di alpinisti in arrampicata, terrà una dimostrazione dal vivo di recupero e calata di un infortunato dal Campanile della Chiesa di S. Lorenzo. Si tratta di una delle iniziative organizzate in ricordo del settantesimo di fondazione del Soccorso Alpino Italiano - che ha avuto i suoi esordi proprio a Pinzolo - partite lo scorso mese di luglio con l’inaugurazione di una bella e frequentata mostra esposta presso la sala del Paladolomiti dal titolo “Aiutare a tornare”. “Ora chiusasi in quel di Pinzolo ma Itinerante nelle varie stazioni del Trentino, espone una serie di documenti storici articoli sugli anni e sui personaggi che hanno fatto la storia del soccorso alpino contribuendo a rendere forte il legame ed il sentimento delle nostre comunità verso questa organizzazione di volontariato che fonda la propria esistenza sullo spirito della solidarietà alpina”, commenta a nome della locale stazione il vice capostazione del Soccorso Alpino Matteo Viviani. Ma come è sorta concretamente questa bella associazione? Protagonisti degli inizi del Soccorso Alpino a Pinzolo, si risponde dall’odierna stazione locale, furono alcune leggendarie figure locali come Cornelio Collini Pipot, Clemente Maffei Gueret e Angiolino Binelli. Nel 1952 Collini, infatti, imbattendosi in un incidente nel quale un giovane di Strembo, Giacomo Botteri, aveva perso la vita cadendo in un crepaccio, fece arrivare

l’allarme al paese e raccolse attorno a sé un gruppo di volontari. Attraverso complicate manovre di corde riuscì quindi a farsi calare nel crepaccio e recuperare il corpo del giovane. Completate le manovre pensò che sarebbe stato bene avere un gruppo di volontari preparati per portare aiuto in montagna alle persone in difficoltà. A questo episodio seguì presto l’agonia di tre persone tradite da un lastrone di ghiaccio mentre si rifocillavano sulle morene sovrastanti il rifugio Brentei, fatto che indusse definitivamente Collini,

compagni e soprattutto la direzione dell’allora Sat di Trento sotto Scipio Stenico ad organizzare su basi meno casuali e improvvisate una forma di soccorso in montagna. Clemente Maffei Gueret, guida alpina e alpinista di famose spedizioni extraeuropee, contribuì invece a sviluppare importanti tecniche di soccorso alpino, che lo vedeva intervenire con strumenti ed attrezzature personali, poi in parte donate al gruppo di operatori locali. Angiolino Binelli infine, nominato cavaliere proprio per

la sua dedizione al soccorso e il ruolo chiave nel costituire il Premio Internazionale di solidarietà alpina, recentemente scomparso, ebbe il merito di creare nella sua bottega il primo posto di soccorso stabile e i primi collegamenti radio, rendendo sempre più rapide ed efficaci le comunicazioni per le operazioni di soccorso, garantendo anche le comunicazioni alla rete di rifugi alpini. Quella di Pinzolo, fondata nel 1952, fu la prima stazione operativa di Soccorso Alpino in Italia. Da qui attraverso la Sat e il Cai le

squadre del soccorso alpino espansero le prime operazioni di addestramento ed intervento a tutta la provincia di Trento e quindi a tutto il territorio nazionale (oggi in Trentino ne fanno parte oltre 700 soci, 10.000 in tutta Italia). “Oggi - racconta Viviani - l’ordinamen-

to normativo nazionale del Soccorso Alpino prevede che il soccorso sia inquadrato nell’ordinamento del CAI (legge 91 del 1963) ed inserito nel servizio Nazionale della Protezione Civile (legge 225 del 1992). Il Servizio provinciale Trentino ha sede centrale a Trento ed è orga-

nizzato in 5 aree operative e 33 stazioni locali che operano per più di 1.000 interventi all’anno”. Chi lo desiderasse può diventare socio avendo un’età compresa tra 18 e 45 anni, un buon bagaglio di autonomia alpinistica, una buona conoscenza del territorio montano trentino e partecipando alle selezioni ed al successivo percorso formativo e valutativo. I soci volontari del soccorso una volta ammessi possono seguire un percorso formativo che apre a diversi livelli di operatività. Si va dal ruolo di operatore di base fino a quello di tecnico di elisoccorso (alcune figure professionali come il tecnico di elisoccorso o l’istruttore o la guardia attiva svolgono anche attività di formazione o di operatività permanente retribuita).


Arte

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La lingua viva dell’arte di Giacomo Bonazza

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Tomaso Montanari: “Tra una storia dell’arte oggetto degli addetti ai lavori e la sua trasformazione in uno spot per consumatori esiste la via di una vera formazione di massa alla conoscenza dell’arte”.

Foto 1 - L’articolo 9 della Costituzione Foto 2 - Storia dell’arte nel Trentino di Nicolò Rasmo

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“Insieme sulla via della bellezza!” era la dedica che apponevo sul candido foglio di guardia in capo al volume che raccoglieva i miei primi 23 pezzi di questa rubrica artistica sul Giornale delle Giudicarie. Un augurio di buon cammino, possibilmente condiviso, dentro i territori della bellezza, a partire dalla riscoperta del nostro patrimonio storico-artistico, così poco conosciuto e “camminato”, meritevole di ben altri attraversamenti che non siano quelli del pur legittimo consumo turistico, di sua natura fuggevole ed estemporaneo; nella consapevolezza di una necessaria riappropriazione di alcuni valori non negoziabili, tra i quali appunto la bellezza, diritto di tutti, pena l’inevitabile avanzare di un preoccupante impoverimento culturale, sempre più ostaggio della prevalente visione economicistica ed utilitaristica della vita; la stessa che confonde la valorizzazione con la mercificazione, secondo una strana “visione turistica del mondo” che va per la maggiore anche dalle nostre parti, riempiendo di inutili ed astrusi inglesismi i volantini promozionali delle manifestazioni che rivendicano tutte, senza imbarazzo alcuno, nientemeno che l’ambiziosa titolarità di ‘evento’. “Ma tra una storia dell’arte oggetto degli addetti ai lavori e la sua trasformazione in uno spot per consumatori esiste la via di una vera formazione di massa alla conoscenza dell’arte. È una partita che si vince a scuola, a scuola e ancora a scuola” ci richiama opportunamente un bravo storico dell’arte come Tomaso Montanari, dalle pagine del suo libro “La

seconda ora d’arte” (Einaudi, 2021), sgombrando il campo da ogni equivoco circa il ruolo insostituibile della scuola nell’educazione artistica come fattore di crescita culturale, morale e civile. Scriveva nel 1944 in una famosa lettera al suo collega Giuliano Briganti, il grande storico dell’arte Roberto Longhi: “Ogni italiano dovrebbe imparare la storia dell’arte come una lingua viva fin da bambino se vuole avere coscienza intera della propria nazione”. Un invito ripetutamente disatteso, anzi mortificato dalla scuola italiana, che ancora oggi considera la storia dell’arte come materia cenerentola, accessoria, curricolare solo in alcuni licei, sottraendola al suo specifico compito di raccontare l’importanza del “pensiero in figura” lungo il corso dei secoli, in tutta la sua affascinante varietà espressiva e simbolica, come privilegiata via di umanizzazione e di conoscenza. Di una conoscenza che comporta inevitabilmente impegno e fatica, allo stesso modo come si studia la storia, ma che abbisogna di appassionati divulgatori se si vuole iniziare un vero, democratico, percorso di rieducazione al patrimonio, di pedagogia del patrimonio, indispensabili per capire il contesto in cui viviamo ed essere all’altezza del compito (l’etimologia latina di patrimonio contiene le parole ‘pater’/padre e ‘munus’/compito) di custodire quanto trasmessoci e farne materia di autoelevazione individuale e collettiva. Ancora Montanari: “ Rieducare gli italiani al patrimonio vuol dire tirar fuori dalle persone ciò che in esse è già (dal latino e-ducere: trar fuori). Gli

italiani hanno bisogno di ricominciare a parlare, fin da bambini, la lingua che hanno parlato per secoli meglio di tutti gli altri: la lingua delle immagini, delle forme, delle figure, dei colori...Indurli a dialogare con le opere nei loro contesti, e non i quelle specie di tristi giardini zoologici a pagamento che sono quasi sempre le mostre. Renderli capaci di leggere il palinsesto straordinario di natura, arte e storia che i padri hanno lasciato loro come il più prezioso dei doni... Educare al patrimonio vuol dire liberarsi: riaprire gli occhi, rimettere in moto il corpo, accendere il cervello. Riprendersi una bellezza della quale abbiamo perdute le chiavi, riconquistare una felicità che abbiamo dimenticato”; niente a che fare con una cultura artistica ridotta a mero intrattenimento pseudocolto, svago, passatempo, godimento egoistico, “splendida superfluità”, bensì fattore di crescita morale e sociale (unione di etica ed estetica!) che diventa bellezza civile condivisa, com’è nello spirito della nostra Costituzione e del suo articolo 9, il più originale tra i dodici riferiti ai principi fondamentali. Solo un approccio di questo tipo, che avvia alla faticosa lettura della complessità, dell’interpretazione delle testimonianze materiali ed immateriali che hanno ritmato le stagioni dell’uomo, può alimentare quel senso critico che tanto fa paura a ogni forma di potere. L’esperienza estetica, per sua natura ha il potere, quello sì salutare e terapeutico!, di generare stupore, curiosità, distoglierci dal consueto e dalla ripetizione: un bisogno assieme biologico

e spirituale di autotrascendenza che abbiamo inscritto nel nostro DNA, come ci raccontano gli scienziati della percezione e quella nuova branchia delle neuroscienze che si chiama neuroestetica, alla ricerca mai conclusa dei misteri della mente, intesa non solo nella sua dimensione cognitiva ma anche affettiva ed emozionale. Certo, si rendono necessarie nuove forme di alfabetizzazione alle immagini, di modalità più vivaci, meno noiose di comunicare il nostro patrimonio artistico (dal latino communicare: mettere in comune), senza per questo intraprendere le scorciatoie di banali semplificazioni o della spettacolarizzazione ad ogni costo come si costuma oggi. In tal senso, nell’ambito di una seria divulgazione storico-artistica di base, si pongono i

corsi attivati dall’Università della terza età e del tempo disponibile (Utedt) della Fondazione Franco Demarchi di Trento, una collaudata esperienza di formazione permanente che data ormai oltre quarant’anni, presente pure in territorio giudicariese. Premesso che per imparare non è mai troppo tardi, resta tuttavia il paradosso di vedere più entusiasmo sul volto di tanti adulti che finalmente acquisiscono i primi rudimenti di storia dell’arte, rimpiangendone il ritardo della scoperta, che sul volto di giovani studenti che la dovrebbero coltivare sistematicamente come tra le più amate delle materie scolastiche. Avendo il privilegio e la responsabilità di in-segnare (cioè lasciare il segno) questa disciplina nella predetta università popolare, mi ri-

trovo spesso a condividere i medesimi sentimenti ben descritti dallo stesso Tomaso Montanari in una conversazione su una rivista di cultura contemporanea: “Conosco la luce che si accende in fondo agli occhi dei ragazzi di una scuola di periferia quando stai con loro un giorno intero a parlare di Caravaggio: ci vogliono umiltà, cura e fatica, e la convinzione che tutti, proprio tutti, siamo fatti per amare l’arte. E per prima cosa ci vuole la volontà di amare le persone con cui si parla. Non la volontà di conquistarle come acquirenti di un biglietto, consumatori o clienti, ma proprio come umani. Umani capaci di pensare che fare quattrini non sia l’unico motivo per cui siamo vivi”.


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È di questi giorni la notizia che un uomo ha avuto un incontro ravvicinato con un orso. La conferma è arrivata direttamente dal Servizio Faunistico della Provincia autonoma di Trento che ha ricostruito l’incontro ravvicinato con un’orsa accompagnata da un cucciolo di cui è rimasto involontario protagonista un uomo che si trovava nei boschi di Spormaggiore con il proprio cane (libero, ma a pochi metri dal padrone). Secondo la testimonianza dell’escursionista, dopo l’incontro l’animale ha messo in atto quello che tecnicamente viene definito un falso attacco e successivamente ha inseguito l’uomo per un breve tratto, fino a quando non ha scavalcato la recinzione di un frutteto da dove poi ha raggiunto la sua abitazione. Anche il cane è rincasato in un secondo momento. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei forestali. La presenza di cuccioli accompagnati dalla madre è un fattore che può innescare eventuali falsi attacchi o comportamenti aggressivi in occasione di incontri ravvicinati. Va comunque detto che la maggior parte degli orsi fugge immediatamente dopo avere percepito la presenza umana. Tuttavia è possibile che sorprendere involontariamente un’orsa con uno o più cuccioli a breve distanza (per esempio perché ci si muove velocemente, in silenzio e magari contro vento), pos-

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Incontri con l’orso, le raccomandazioni degli esperti I comportamenti consigliati dal Servizio della Provincia Autonoma di Trento per evitare incontri con l’orso e la mappa dei luoghi dove è stata segnalata la presenza di femmine con cuccioli. sa provocare una reazione improvvisa e automatica di paura da parte dell’animale adulto, volta alla difesa della prole. Per evitare incontri a sorpresa con gli orsi è utile fare del rumore ogni tanto o parlare ad alta voce, soprattutto se si è soli e nel bosco c’è scarsa visibilità. È inoltre importante ricordarsi di tenere il proprio cane al guinzaglio quando ci si muove in zone di presenza del plantigrado. Se il cane è libero c’è infatti il rischio che rincorra un orso, disturbandolo o attaccandolo, e che lo

porti poi verso di noi nel tornare indietro in cerca di protezione. Si ricorda che sul sito Grandicarnivori.provincia.tn.it è disponibile una mappa che permette di conoscere le aree del Trentino in cui è stata segnalata la presenza di femmine di orso accompagnate da cuccioli e una mappa che indica le zone frequentate dagli orsi dotati di radiocollare). Si tratta di uno strumento informativo che può essere utile per avere maggiore consapevolezza su come comportarsi e non un indicatore delle

aree da evitare. Specialmente in queste zone è importante muoversi in modo che la nostra presenza possa essere percepita in anticipo dal plantigrado. Ecco le altre raccomandazioni in caso di incontro con un orso, raccolte nella campagna informativa della Provincia . Avvistamento – Se l’orso non ti ha notato,

torna in silenzio sui tuoi passi senza disturbarlo – Se l’orso ti ha notato, attendi che si allontani prima di proseguire e non inseguirlo nemmeno se sei in auto – Non rimanere mai vicino ad un orso per osservarlo o fotografarlo Incontro – Se l’orso rimane fermo, allontanati senza correre

– Se l’orso si avvicina o si alza sulle zampe posteriori, resta fermo e fai sentire la tua voce senza urlare – Se l’orso attacca, rimani al suolo faccia a terra con le mani sulla nuca In caso di emergenza, chiama il 112, mentre per avvistamenti o danneggiamenti il numero da contattare è il 335.7705966.

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Scuola

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Un Pastore italiano per la comunità tedesca di Würselen Giuliano Beltrami

Ido Pizzini è emigrato da Roncone. La gioventù da operaio, poi gli studi in teologia e l’approdo nella cittadina tedesca. Ci sono persone che, umilmente, senza grandi proclami, diventano personaggi. Prendi Ido Pizzini, ronconese di Germania, partito dal nulla e giunto a ricoprire la carica di pastore della religione protestante in una cittadina occidentale della Germania. Pastore. Non è il prete nostro. O meglio, è il prete nostro con qualche variante. Per esempio, si può sposare. Ido ha messo in pratica questo precetto. Anzi, per essere precisi, lo ha fatto un paio di volte. E ce n’è un’altra: il parroco viene nominato dal vescovo, che lo può sostituire e periodicamente gli cambia sede. Il pastore, invece, viene scelto dalla comunità. Belano le pecore sui prati scoscesi di Paingo. Mi osservano come fossi un alieno. Alcune si infilano nei rovi fino a scomparire, altre si coricano stanche, in alcune piazzole, altre si mettono curiose vicino a massi, a tracce di ruderi per deliziarsi a leccare i sassi. A volte lo scampanellare precede la corsa del piccolo gregge verso il gorgoglio di una piccola fonte. La recinzione elettrica disegna dove può essere o essere giunto il gregge. Un agnellino segue la madre. Di tanto in tanto, le si affianca e succhia. Alcune piante da poco hanno concluso di stendere le loro solenni chiome all’ombra delle quali trovano albergo le pecore più anziane. La vigorosa staccionata posta a valle della strada che porta a Paingo rassicura ogni viandante; un lungo poggio che dalla chiesa di Santo Stefano accompagna alla conca di Paingo. Non sono più i prati di un tempo, sfalciati anche tre volte all’anno, concimati e ripuliti. Destano preoccupazione anche i numerosi alberi, in sofferenza, in buona parte rinsecchiti come si può riscontrare

Dopo aver frequentato la scuola di teologia, Ido si sentiva pronto per affrontare la carriera. Allora ha consultato i giornali per vedere se vi fossero sedi libere. Gli capitò sott’occhio Würselen, cittadina di trentamila abitanti ad una manciata di chilometri da Aachen (Aquisgrana, la città in cui fu incoronato Carlo Magno). Würselen, città di cui fu borgomastro (da noi sarebbe il sindaco) per quindici anni Martin Schultz, socialdemocratico che divenne famoso suo malgrado per essere stato insultato con una impeccabile caduta di stile da Silvio Berlusconi nel bel mezzo di una seduta del Parlamento europeo.

Ido si presentò alla commissione incaricata di scegliere il pastore, e vinse. Con un obiettivo: essere pastore di tutti, ma soprattutto dei poveri. E con un altro obiettivo: non essere come il pastore al quale si era rivolto quando voleva informazioni sulla facoltà di teologia. Partiamo da lontano. Ido (classe 1944) e i suoi fratelli sono rimasti orfani di padre presto. Lui studiava in seminario, perché era ritenuto dal parroco di Roncone un bambino potenzialmente in grado di emergere. Allora funzionava così. I fratelli fecero i “famèi” (i famigli, uomini di fatica) nelle Giudicarie Esteriori, prima di andare in Svizzera e poi in Germania.

Quest’ultima perché con il lavoro in miniera offriva la possibilità di buoni guadagni. Certo, come tutte le miniere, a buono stipendio corrispondeva e corrisponde la questione della sicurezza e delle malattie. Miniera di gesso nella Saar quella scelta dai fratelli Pizzini di Roncone. I quali ad un certo punto decisero di imporre al fratello il trasferimento in Germania. Fu allora che le porte del seminario si aprirono per far uscire il quindicenne, che abbandonò definitivamente (non per sua volontà) gli studi e la carriera ecclesiastica. In Italia e nella Chiesa cattolica apostolica romana, come abbiamo detto sopra. Di sicuro in quel momento

non immaginava che anni dopo avrebbe percorso una carriera parallela. Ma prima avrebbe fatto altre esperienze. Giunto in terra tedesca (la Saar è zona industriale e mineraria nota per carbone e acciaio), quel ragazzo di Roncone non poteva certo continuare con gli studi: i fratelli lavoravano per raggranellare i soldi per vivere, e così doveva fare anche lui. Infatti si fece assumere in una ditta metalmeccanica. “E diventai comunista”, racconta, un po’ scherzando e un po’ sul serio, tenendo fede al detto secondo cui a vent’anni bisogna essere rivoluzionari. Operaio, ma colto. Questo era l’imperativo di Ido, che quando ebbe l’occasione di frequentare le scuole superiori serali lo fece. Dalle cinque alle dieci di sera, dopo le otto ore in fabbrica, andava a scuola. Nelle manifestazioni del Primo Maggio impugnava la bandiera rossa e faceva discorsi infuocati. Tant’è che il giorno in cui raccontò agli amici che avrebbe voluto iscriversi a teologia questi strabuzzarono gli occhi: “Tu? Proprio tu che sei un anticristo?”. “Sì, proprio

io”, rispose senza esitazione. E andò dal pastore per capirne di più. Scrivevamo che Ido aveva un obiettivo: non essere come il pastore al quale si era rivolto. Va spiegata. Arrivò davanti alla casa (la canonica la chiameremmo in Italia) e cercò il campanello, perché la porta era chiusa. Trovò un cartello su cui era scritto che il pastore riceveva chi aveva bisogno di parlargli dalle 18 alle 20 del giovedì. “E prima? E dopo?”, si chiese Ido, che si disse: “Non si può fare così”. E lui non ha fatto così. Memore delle fatiche da emigrante, ha aperto le porte della casa a chiunque e in qualsiasi momento desiderasse qualcosa. Fu così che arrivarono in molti sull’ora di pranzo; fu così che organizzò corsi di lingua italiana; fu così che prestò soldi a chi ne aveva bisogno. Insomma, fu così che esercitò il suo ruolo di pastore, naturalmente arrivando alla fine del mese “lustro”, come si direbbe dalle nostre parti. Senza soldi, ma contento. E con la coscienza di aver fatto tutto il possibile per far stare bene la gente. (G.B.)

Belano le pecore sull’incolto di Paingo di Giovanni Bazzoli

...Alcune si infilano nei rovi fino a scomparire, altre si coricano stanche, in alcune piazzole, altre si mettono curiose vicino a massi, a tracce di ruderi per deliziarsi a leccare i sassi. nei frassini e negli olmi. Frassini, aceri, noci, qualche albero da frutto. Sono spariti, oltre il cimitero, anche i pochi campi ricavati da un faticoso terrazzamento nel corso del XIX secolo. Mai si è osservato un disordine nelle aree prative come di questi tempi. Non ha più alcuna valenza la ricerca di quelle geometrie che un tempo decoravano i prati. Anche i cespuglieti hanno perso protagonismo. Una volta, dove non c’era una

significativa bordura ai cigli delle strade di campagna e montagna, era il cespuglieto che segnava il percorso. Lo sfalcio si concludeva rigorosamente sui margini a monte e a valle dell’appezzamento dei terreni a prato. Non c’era spazio per sviluppi disordinati di vegetazione. I cespugli ed in particolare i noccioleti, i cornioleti ecc. venivano coltivati con attenzione: in autunno si precedeva ad ogni lavoro di pulitu-

ra e diradamento, come fosse un piccolo ceduo. Anche dopo la caduta del fogliame il cespuglio coltivato offre una sua singolare eleganza. I polloni si sviluppavano, si ingrossavano così che le macchie scure degli arbusti si

diradavano ed era facile, anche per i ragazzi, tenere pulite quelle micro foreste. In alcune situazioni non sono i rami dei polloni a rendere confuso lo sviluppo dei cespugli, ma grandi rampicanti tra le quali primeggia in ma-

teria di invasività la Clematis vitalba. Diffusa su tutto il territorio nazionale, questa pianta con comportamento rampicante, sviluppa ramificazioni che arrivano oltre i 20 metri.


Sport

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Innova Volley Tione: Campione Provinciale Under 16 femminile

Innanzitutto la società ha trovato l’appoggio del nuovo e importante Main Sponsor INNOVA Srl (di qui la denominazione societaria di INNOVA Volley Tione) grazie al quale l’attività ha potuto contare sulle necessarie risorse finanziarie. Il nuovo main sponsor e nuovi altri sponsor importanti ci hanno poi consentito di concretizzare la realizzazione delle nuove divise di gioco, blu e rosse come i colori del Comune di Tione. Anche con la presenza di La Cassa Rurale, Itas Assicurazioni – Agenzia di Tione, Girardini Srl e Comune di Tione, tutti i nostri atleti si sono quindi ritrovati a sfoggiare la medesima divisa societaria, elemento importante per favorire un maggiore spirito di unitarietà all’Associazione. E anche con il contributo di “Le Montagnine – Patate del Trentino” abbiamo rinnovato la divisa di allenamento. Altro aspetto importante è stata la disponibilità della nuova Palestra delle Scuole Medie di Tione, una struttura vocata alla pallavolo che abbiamo potuto utilizzare sia per parte dell’attività di allenamento che per tante partite del settore giovanile. Ma la soddisfazione principale è il risultato storico dell’Under 16 femminile che a maggio è riuscita nell’impresa di vincere il Campionato Provinciale Under 16 femminile 2021-2022, al termine di un percorso di vittorie contro avversarie blasonate come Argentario Pallavolo (nei quarti), Torrefranca Volley (semifinale) e Trento Volley (finale). Quest’anno le nostre ragazze si sono superate! Dopo i secondi posti degli scorsi anni nel campionato Under 13 e poi in Under 14, è giunto questo bellissimo risultato che premia il grande lavoro delle allenatrici Quarta Sabrina e Salvaterra Anna e di tutto il gruppo di atlete. L’esperienza ha poi consentito alla squadra di partecipare alle Finali Nazionali Under 16 femminili a Roma a giugno 2022 e di confrontarsi con le vincitrici dei campionati delle altre regioni italiane; li è emersa la consapevolezza di quanto alto sia il livello della pallavolo nazionale dove le squadre che partecipano sono solitamente le giovanili delle società pallavolistiche di Serie A. L’attività sportiva del “post covid” ha visto ripartire alcuni gruppi giovanili nuovi: menzioniamo qui la nuova under 12 femminile con le atlete del 2011 e la nuova under 13 femminile con le annate 2009 – 2010, gruppi giovani ancora in via di formazione

La stagione sportiva da poco terminata ha regalato delle nuove soddisfazioni all’ASD Brenta Volley. che hanno fatto ritornare in palestra tante nuove atlete. Il settore femminile ha poi visto l’ottimo risultato della giovane Under 18 concluso con un buonissimo 6° posto assoluto, la partecipazione al Campionato CSI Under 16 e l’importante salvezza ottenuta dalla serie DF nella sua prima partecipazione ufficiale. Per quanto riguarda la nostra pallavolo maschile, l’attenzione era posta al gruppo della Serie C in parte ringiovanito con i nuovi atleti del vivaio; abbiamo fatto quindi una stagione improntata alla crescita del gruppo sfiorando comunque l’approdo alla Final Four perdendo per pochi punti le gare di play off, e terminando quindi con il 6° posto finale. Soddisfazione anche per il gruppo Under 15 maschile che con un lavoro paziente stiamo crescendo, amalgamando parecchi ragazzi anche di età diverse ma che assieme stanno raggiungendo un livello pallavolistico interessante. Tutto grazie al grande lavoro degli allenatori Franco Zoanetti e Silvio Betta che instancabili, hanno consentito ai ragazzi di trovare spazio anche nel Campionato di 1^ Divisione Maschile. Per l’attività promozionale, una menzione particolare è riservata all’entusiasmo trasmesso alle mini atlete/i dell’S3 Volley da parte degli istruttori D’Aiello Antonio e Gobbi Mauro. Con un gruppetto grintoso e in crescita, rivolto alle annate 2012-2013 e 2014, dopo alcuni mesi di allenamento siamo ritornati ai consueti tornei e raduni di S3 Volley nel corso della primavera. Torniamo quindi a promuovere pallavolo, normative e Covid-19 permettendo! Anticipiamo qui gli intenti per la prossima stagione sportiva: costituzione di una nuova squadra giovanile maschile con le annate 2009-2010 e 2011; consolidamento dei gruppi femminili under 12 e 13 con ragazzine delle annate 2009, 2010 e 2011; ampliamento dei gruppi S3 Volley

per le annate 2012, 2013, 2014 e 2015; spazi anche per le annate 2007 e 2008, sia Maschili che Femminili. Al momento, gli interessati potranno contattarci via e.mail a info@brentavolley. it, via WhatSapp/ Sms al 379/1130913 o 328/4715126: vi richiameremo noi! E per promuovere pallavolo, servono gli allenatori. Siamo quindi alla ricerca di laureandi/laureati in scienze motorie da avvicinare all’attività di allenatore ma anche appassionati che potranno frequentare i corsi appositi previsti dalla Federazione Pallavolo già a settembre 2022, i costi saranno so-

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stenuti dall’ASD Brenta Volley. Si svolgerà il corso (breve) di smart coach (che consente di allenare in S3 Volley e Under 12) e il corso di allievo allenatore (1° livello giovanile). Se interessati contattateci ai recapiti soprariportati. Attendiamo quindi nuovi arrivi, tra gli ATLETI/E e gli ALLENATORI! E per finire un ringraziamento a tutti: ai nostri allenatori, dirigenti, segnapunti, arbitri giovanili; alle nostre ATLETE e ai nostri ATLETI; alle nostre famiglie e alle famiglie dei nostri ATLETI/E; agli SPONSOR e a tutta la comunità che ci ha sostenuto e collaborato con noi!


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“Energia sostenibile: fotovoltaico e cenni sulle comunità energetiche”

Ampia partecipazione, interesse e confronto. Difficile trovare parole diverse per descrivere il riscontro dei cittadini rispetto alle serate informative “Energia sostenibile. Fotovoltaico e cenni sulle comunità energetiche”. Gli appuntamenti organizzati dal Bim Sarca Mincio Garda in collaborazione con il dipartimento Territorio e Trasporti, Ambiente, Energia, Cooperazione della Provincia Autonoma di Trento hanno riscosso grande interesse. A dimostrarlo sono state infatti l’ampia partecipazione del pubblico, la condivisione di proposte e spunti giunti dal pubblico in sala e la crescita delle richieste di informazioni giunte agli uffici del Bim dopo gli incontri. «Siamo molto soddisfatti – sottolinea il presidente dell’ente Giorgio Marchetti – perché siamo convinti che sia importante riuscire a raggiungere le famiglie del nostro ambito ed informarle su quello che possiamo fare assieme anche raccogliendo i loro spunti». A fare da filo conduttore alle sette serate promosse tra le Vallate dell’Alto e del Basso Sarca il Piano Fotovoltaico 2022: «durante questi incontri – aggiunge Marchetti – abbiamo voluto affrontare un tema di stringente attualità come la sostenibilità energetica dando visibilità al bando sul Foto-

Interesse e partecipazione alle serate informative promosse dal Bim Sarca Mincio Garda

voltaico in scadenza il 30 settembre». Un Piano che prevede contributi in conto capitale per l’installazione di pannelli fotovoltaici e batterie di accumulo. Contributi dai 1.500€ ai 4.000€ che vengono concessi annualmente come incentivi per la realizzazione di impianti ad uso domestico. «Abbiamo scelto – prosegue il presidente – di non dare contributi una tantum a fondo perduto, ma di canalizzarli in un qualcosa di strutturale e permettere così un investimento sul futuro. Siamo convinti che sia più importante incentivare le famiglie ad autoprodursi l’energia così da non essere più troppo dipendenti dagli

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 20 Agosto 2022 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Tel: 0465 349020 Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Matilde Armani, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Chiara Garroni, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Martina Sebastiani, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 2 Agosto 2022 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

aumenti del mercato energetico». Un’attività dunque informativa dal punto di vista economico che si è poi allargata alle iniziative normative ed ai bandi portati avanti sul tema a livello provinciale. A fare il punto su questi argomenti è stato il vicepresidente ed assessore provinciale all’Urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina che si è soffermato in particolare sulla semplificazione delle norme urbanistiche/autorizzative approvate dalla PAT per l’installazione degli impianti fotovoltaici. Un passaggio importante per snellire il processo burocratico e garantire un approccio più agevole agli interessati. «Il Trentino – sottolinea Tonina – deve continuare ad essere una provincia apripista in grado di anticipare ed agevolare il futuro anche per quanto riguarda le energie rinnovabili». Infine, non è mancato un approccio marcatamente tecnico grazie alla presenza dell’Agenzia Provinciale per le Risorse Idriche e l’Energia (A.P.R.I.E.) e del Dipartimento Territorio e Trasporti, Ambiente, Energia, Cooperazione della Provincia di Trento che, oltre a garantire una panoramica sulle iniziative e sulle normative vigenti, ha permesso di condividere alcuni cenni su un modello di sostenibilità energetica del futuro: le Comunità energetiche rinnovabili. Un tema quest’ultimo che, a differenza degli interventi destinati alle singole famiglie ed un’unità abitative, mette in rete privati e pubblico per la realizzazione e l’utilizzo di una quantità

di energia destinata a più unità. «L’obbiettivo che ci siamo posti – precisa Marchettiera quello di informare e di incoraggiare la produzione di energia sostenibile in modo quanto più capillare possibile e credo di poter affermare che ci siamo riusciti grazie alla grande disponibilità dimostrata dalle amministrazioni comunali che ci hanno ospitato, dalla Provincia e dalla presenza in sala dei rappresentati di enti quali il CEIS, il CEDIS e il BIM del Chiese». Informare dunque come prerogativa prendendo spunto dall’accordo di programma stipulato il 6 giugno tra Provincia Autonoma di Trento, i quattro Consorzi BIM del Trenti-

no, la Federazione Trentina della Cooperazione e l’Associazione Artigiani del Trentino per il sostegno di iniziative legate appunto alle energie provenienti da fonti rinnovabili. Il Protocollo ha fornito la cornice operativa per sostenere la volontà dei Bim di attivare forme di incentivazione nei confronti delle famiglie trentine al fine di stimolare presso le stesse l’installazione di impianti fotovoltaici e/o sistemi di accumulo, anche in funzione della futura costituzione e diffusione di comunità energetiche rinnovabili in Trentino. Nella stessa occasione, attraverso la FTC è stato inoltre raggiunto un accordo con le Casse Rurali

per offrire un finanziamento specifico alle famiglie sulla spesa residua, a tassi agevolati, che resta in carico alle famiglie. «Questo – conclude Marchetti – è un modo molto efficace per arrivare sul territorio e spiegare quello che il Bim porta avanti. Sicuramente è un impegno, ma i risultati, sia in termini di presenze in sala che in quanto a richieste di informazioni nei giorni successivi ci confermano che è la direzione giusta». Tutti gli appuntamenti hanno anche permesso di dare ai cittadini le informazioni utili a conoscere e possibilmente sfruttare gli incentivi in vigore non solo per la posa di impianti fotovoltaici, ma anche su altre iniziative, quali ad esempio, il Piano Colore, il Piano Acque Piovane e i Mutui agevolati 1^ Casa. Agli incontri, moderati dalla giornalista Jessica Pellegrino, hanno preso parte per il Bim Sarca Mincio Garda il presidente ed il vicepresidente Gianfranco Pederzolli oltre che i presidenti di Vallata: Mauro Chiodega per le serate nell’Alto Sarca e Luca Collotta per quelle del Basso Sarca Ledro.


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Dal 2007 al 2021 il Consorzio Bim Sarca Mincio Garda ha finanziato più di 1700 impianti ed investito ingenti risorse per incentivare l’installazione di pannelli fotovoltaici e batterie di accumulo con una produzione di circa 7.000 7 000.000 7. 000.000 kwh di energia rinnovabile. rinnovabile

VALLATA ALTO SARCA: Andalo – Bleggio Superiore – Bocenago – Borgo Lares- Caderzone Terme – Carisolo – Comano Terme – Fiavè – Giustino – Massimeno – Molveno – Pelugo – Pinzolo – Porte di Rendena – Sella Giudicarie- San Lorenzo Dorsino – Spiazzo – Stenico – Strembo - Tione di Trento – Tre Ville Vallelaghi

€ 11.500 .500 .500 500,00 per singolo impianto fotovoltaico con potenza nominale superiore a 1,5 ,5 kw e fino a 20 Kw collegato alla rete di distribuzione dell’energia

€ 22.500 .500 .500 500,00 per le batterie di accumulo con potenza nominale superiore a 1,5 ,5 kw e fino a 20 kw

VALLATA BASSO SARCA E LEDRO: Arco – Cavedine – Drena – Dro – Ledro – Madruzzo – Nago-Torbole – Riva del Garda – Tenno

€ 750 750,00 per singolo impianto fotovoltaico con potenza nominale superiore a 250 W, comprensivo di regolatore e batterie non collegati alla rete di distribuzione dell’energia elettrica

Per il Piano Fotovoltaico 2022 la domanda di contributo potrà essere consegnata agli uffici consorziali da parte dei RESIDENTI nel territorio del B.I.M. del Sarca Mincio Garda, prima dell’installazione dell’impianto ed entro il 30 SETTEMBRE 2022. La modulistica è scaricabile dal sito www.bimsarca.tn.it ed ulteriori informazioni possono essere richieste presso il CONSORZIO DEI COMUNI DEL B.I.M. SARCA MINCIO GARDA Viale Dante Alighieri n° 46 – 38079 Tione di Trento – tel 0465/321210 int. 1. Prossimamente saranno previste serate informative nelle Vallate


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La notizia di aumenti dei trattamenti economici dei politici ed amministratori fa sempre discutere. Lo è stato anche di recente in occasione dell’aumento, che scatterà peraltro dal primo gennaio 2023, delle indennità dei sindaci trentini. Le polemiche possono anche essere comprensibili, specie in un momento di difficoltà generale della situazione economica. Però, tolta la tara dell’emotività, questi nuovi trattamenti sono giustificabili? E parimenti - visto che siamo in tema - sono comprensibili e motivati anche i trattamenti economici dei consiglieri provinciali? Prima di esprimere qualche valutazione, vediamo in sintesi alcune cifre. I sindaci di Comuni fino a 500 abitanti riceveranno 2.210 euro mensili lordi. Nei comuni fino a 2 mila abitanti l’indennità salirà a 2.747, fino a 5 mila abitanti 4.394, fino a 10 mila abitanti 5.549. Nulla cambierà per i sindaci di Comuni superiori a 10 mila abitanti, tipo Arco e Riva dove il trattamento economico è di 7.461 euro, sempre lordi. Cambierà, invece, per il sindaco di Trento che dal 2024 passerà da un compenso mensile di 9.432 a 10.040 euro. Continuiamo con le cifre riferite però ai consiglieri provinciali: un consigliere provinciale porta a casa al netto delle imposte 5.896 euro mensili, cui si aggiungono 750 euro come rimborsi forfettari, quindi in totale 6.646 euro. Poi ci sono altre voci minori come indennità, trasferte ecc. Non ci sono più i gettoni di presenza per commissioni ma è rimasta

Porto Franco

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I conti in tasca a sindaci e consiglieri

di Ettore Zampiccoli

Ha fatto discutere l’aumento delle indennità ai sindaci trentini, previsto per il 2023. Al di là di emotività e, diciamocelo, un po’ di invidia sociale, i conti tornano o no? comunque una ricca ciliegina sulla torta, ovvero l’indennità di fine legislatura che è un regalino di circa 60/70 mila euro netti. Diversi, ovvero maggiori, sono gli emolumenti per il presidente della Giunta, gli assessori, il presidente del Consiglio e l’ufficio di presidenza. Torniamo ai sindaci. Le cifre esposte sono lorde, sicché significa abbassarle di un 30/40 per cento. Certo c’è Comune e Comune perché un conto è amministrare Massimeno – il più piccoli dei Municipi trentini con 139 abitanti – e un conto è dirigere un Comune di 20 mila abitanti. Probabilmente i piccoli Comuni non esigono una presenza a tempo pieno, al contrario dei maggiori. Che poi al giorno di oggi il concetto di tempo pieno va riletto. Una volta si

intendeva la presenza fisica in ufficio tutti i santi giorni, oggi una parte del lavoro di sindaco può essere svolto a distanza, col computer o con lo smartphone. Tuttavia, grandi o meno grandi, tempo pieno o tempo parziale ci pare che il compenso sia dovuto se non altro per la responsabilità e l’impegno sociale che richiede l’incarico di sindaco, personaggio che – lo ricordiamo – esige sempre di essere a disposizione dei concittadini e risolvere rogne e problemi di ogni genere, spesso imprevedibili e curiosi. Ricordo un sindaco che, non dico il nome ovviamente, un giorno dovette ricevere una signora che insisteva da molto tempo per parlargli. Quando fu seduta davanti al sindaco la signora senza tanti preamboli esclamò: “Sono una puttana

e per questo nessuno vuole aiutarmi, spero che almeno Lei possa darmi una mano “. Il sindaco un paio di mesi dopo riuscì a trovarle un posto di lavoro. La storia non racconta se la signora comunque proseguì o meno nella più antica delle professioni. La piccola citazione per dare un’idea dei mille imprevisti ai quali può trovarsi davanti un primo cittadino. Va tenuto poi conto di un altro aspetto: tanti sindaci lavorano più di tanti consiglieri provinciali. Questo non vuol dire che i consiglieri provinciali non producano – sia ben chiaro – ma alcuni semplici consiglieri – se vogliono – possono limitarsi al minimo, in gergo marinaro si direbbe “alla via così” ovvero partecipazione ai consigli provinciali e alle commissioni, un minimo di documentazione et voilà ecco planare nelle loro tasche gli oltre seimila euro mensili. Se poi un consigliere provinciale fa parte della maggioranza il carico è ancora più leggero perché se deve votare sì o no ad un determinato provvedimento glielo dice il capogruppo, senza che debba spremere le meningi o leggere chissà quali delibere. Ricordo a tal proposito, tanti anni fa, che in

consiglio provinciale a Trento c’era un consigliere, battezzato dai suoi “il bue muto” perché non apriva mai bocca. I bene informati giurano che in una consiliatura non avrebbe mai pronunciato un intervento di un certo peso. Restiamo con l’obiettivo sui consiglieri provinciali. Dal compenso sopra descritto devono togliere la quota destinata al partito che varia da partito a partito. A suo tempo i consiglieri di Forza Italia, tanto per fare un esempio, versavano un dieci per cento. Maggiori, si diceva, erano le percentuali di partiti come il Pd o la Lega. Tolta questa quota il compenso rimane comunque ragguardevole. Ovviamente anche qui siamo in presenza di un metro di giudizio variabile: se il consigliere fa bene il suo lavoro la cifra rimasta pare giustificata, se va in aula per scaldare i banchi un po’ meno. Insomma, anche qui la differenza è costituita dell’impegno e dalla serietà con la quale un consigliere affronta il suo lavoro. Quindi, in definitiva, nessun giudizio negativo, salvo in un caso, ovvero quello del doppio lavoro. In che senso? Ci sono consiglieri provinciali che, prima di essere eletti, erano,

e sono, imprenditori, commercialisti, avvocati, professionisti. Diventati consiglieri continuano, seppur a tempo ridotto, ad occuparsi dei loro affari imprenditoriali? E’ una semplice domanda. L’ipotesi è possibile ed il dubbio c’è, a prescindere dalle dichiarazioni dei redditi personali. Ci vorrebbe una norma che escludesse in modo chiaro la sovrapposizione togliendo ogni ombra di dubbio, cosa peraltro assai difficile. Anche in questo caso siamo di fronte alla coscienza e serietà personale: chi è serio si occuperà a tempo pieno dell’incarico, chi è meno coscienzioso troverà sempre il tempo di gestire al meglio la propria azienda o il proprio ufficio. D’altronde non possiamo pensare di vietare di candidarsi agli imprenditori, agli avvocati, ai piccoli professionisti. Così va il mondo. Ed è anche per questo che su questo scivoloso terreno è rischioso esprimere giudizi rigidi e definitivi. Per questo, parlando dei nostri sindaci, non ci associamo alle ricorrenti critiche, che hanno solo il risultato di aumentare il solco che separa i cittadini dalla politica.

di promozione e sostengo di iniziative finalizzate alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Il bando energia Rinnovabile del Bim del Chiese scade alle ore 12.00 di venerdì 14 ottobre 2022; la domanda può essere presentata tramite PEC

oppure compilata online attraverso il nuovo portale presente sul sito del Consorzio. Sul sito istituzionale del Bim del Chiese (www.bimchiese.tn.it) nell’area bandi di contributo è presente il bando completo nonché la modulistica necessaria per presentare la domanda.

Bim del Chiese: Approvato il bando Energia Rinnovabile Il Consorzio Bim del Chiese ha approvato anche per l’anno 2022 il bando Energia Rinnovabile. Questo importante strumento permette di dare un aiuto concreto alle famiglie finanziando interventi che puntino al risparmio energetico e, specialmente in questo ultimo periodo, anche al risparmio economico. Il bando ricalca quello degli anni precedenti, in quanto è un risultato orami rodato e conosciuto dalla popolazione del bacino imbrifero montano del Chiese, con l’introduzione di piccole novità sul sentito tema del fotovoltaico e dell’accumulo. Gli interventi previsti dal bando sono l’installazione di collettori solari termici, la realizzazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, l’installazione di caldaie a condensazione e generatori di calore a biomassa,

pompe di calore, installazione di impianti di ventilazione con recuperatore e stazioni domestiche di ricarica di veicoli elettrici. Possono fare domanda tutte le persone fisiche che siano titolari di un diritto reale o personale di godimento e titolari della relativa utenza domestica. Il bene oggetto di intervento deve essere di tipo residenziale privato utilizzato come prima casa e ubicata nel bacino del Bim del Chiese e nello specifico nei comuni di: Sella Giudicarie (per i territori riconducibili a Bondo, Roncone e Lardaro), Pieve di BonoPrezzo, Valdaone, Castel Condino, Borgo Chiese, Storo, Bondone e Ledro (per la sola frazione di Tiarno di Sopra). Per ogni intervento sopra elencato è prevista una percentuale massima di contributo concedibile sempre in relazione alla

spesa sostenuta. Il contributo massimo concedibile, in caso di cumulo di più interventi, ammonta a 7.000,00 euro e comunque entro il limite massimo del 90% della spesa sostenuta. Questa importante volontà è stata fortemente portata avanti dalla commissione energia del Consorzio la quale ha portato sul tavolo dell’Assemblea il nuovo bando aggiornato secondo le esigenze d’oggigiorno e successivamente approvato dal Direttivo lo scorso 5 maggio 2022. Il bando Energia Rinnovabile promosso dal Bim del Chiese rientra in un quadro provinciale che vede protagonista ciascun Consorzio Bim per il proprio bacino. In un’ottica di sinergia e collaborazione con il Bim del Sarca-Mincio-Garda, Bim dell’Adige e Bim del

Brenta si è stilato un accordo di programma sottoscritto congiuntamente dall’Associazione Artigiani, dalla Federazione Trentina della Cooperazione e dalla Provincia Autonoma di Trento per la definizione di iniziative concordate e coordinate per l’attuazione di interventi


Territorio

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La Cassa Rurale destina risorse importanti a favore dei progetti condivisi e sostenuti dalla Comunità La Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella promuove il “Bando Fund Raising di Comunità”, una nuova opportunità per gli enti senza scopo di lucro e le associazioni del territorio. Si tratta di un bando sfidante, ma con un obiettivo avvincente: sostenere le associazioni che investono in iniziative di rilievo, condivise dalle comunità locali e in grado di portare valore sul nostro territorio. Il “Bando Fund Raising di comunità” coinvolge quindi tre attori: l’associazione promotrice del progetto, la comunità di riferimento e La Cassa Rurale. Ecco come funziona: 1. L’associazione presenta un progetto importante, in grado di generare un elevato impatto in ambito culturale, turistico e sociale, che deve prevedere una spesa minima di 80.000 euro e promuove una raccolta fondi a sostegno del dell’iniziativa, ponendosi l’obiettivo di raccogliere tra i 10.000 e 20.000 euro. 2. La Comunità partecipa alla raccolta fondi donando risorse a sostegno del progetto e dimostrando in questo modo di condividere l’iniziativa dell’Associazione. Il coinvolgimento della popolazione è un requisito fondamentale per la partecipazione al bando, poiché è prerogativa de La Cassa Rurale, in quanto ente finanziatore, sostenere un’idea che le persone che vivono sul territorio appoggiano e inco-

raggiano. 3. Una volta raggiunto l’obiettivo della raccolta fondi e realizzato il progetto, La Cassa Rurale eroga all’associazione un contributo pari all’importo raccolto tramite la campagna di raccolta fondi (tra i 10.000 e 20.000 euro), raddoppiando in questo modo le risorse donate dalla Comunità e valorizzando così un progetto sostenuto da tutta la popolazione. “Con questo bando La Cassa Rurale intende essere, oltre che ente sostenitore di progetti innovativi, anche stimolo per generare sviluppo territoriale attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva dell’intera Comunità per il perseguimento del Bene Comune – commenta la Presidente Monia Bonenti - Credo che essere parte di una Comunità significhi anche questo, ovvero sentirsi partecipi e legati da un obiettivo comune.” Il regolamento e la modulistica del “Bando Fund Raising di Comunità” sono disponibili sul sito www.lacassarurale.it. Le domande dovranno essere inoltrate entro il prossimo 15 novembre 2022. Per maggiori informazioni o chiarimenti è possibile contattare l’Ufficio Relazioni de La Cassa Rurale all’indirizzo relazioni@lacassarurale. it oppure ai numeri 0465 896510 – 0465 896511.

Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella

Bando Fund Raising di Comunità Raddoppia la tua donazione

Bando per il sostegno di progetti ad elevato impatto in ambito culturale, turistico e sociale.

ASSOCIAZIONE

COMUNITÀ

Promuove il progetto e attiva la campagna di raccolta fondi

LA CASSA RURALE

Sostiene il progetto attraverso le donazioni

Raddoppia la donazione della comunità con un contributo tra € 10.000 e € 20.000

Sono previsti degli incontri di consulenza individuale per un supporto sulle modalità di presentazione della domanda e di realizzazione della campagna di raccolta fondi. Segnala il tuo interesse a partecipare inviando una mail a relazioni@lacassarurale.it entro e non oltre il 17 ottobre 2022.

Termine di presentazione delle domande: 15 novembre 2022 Bando e modulistica sono disponibili sul sito www.lacassarurale.it Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Ufficio Relazioni via mail all’indirizzo relazioni@lacassarurale.it oppure telefonicamente ai numeri 0465 896510 – 896511.

Un patrimonio famigliare di legno


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Sport

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Cesare Maestri, il re europeo della corsa in montagna

Cesare Maestri, classe ‘93 di Bolbeno, è Campione europeo 2022 di Corsa in Montagna. Lo scorso 1 luglio, a El Paso nelle Canarie, 9 km di salita in 44’48’’. Buongiorno Cesare e complimenti! Com’è stato vincere l’oro? E’ un sogno che si avvera! Ma credo lo sia per chiunque indossi la maglia dell’Italia facendo quello che lo appassiona. Questa medaglia è un risultato che mi mancava, lo seguivo specie dopo l’argento agli europei del 2018 e ai mondiali del 2019. Dopo i due anni di stop dovuto alla pandemia, il 2022 sta andando alla grande. Quel giorno, al traguardo, non ho subito realizzato, ci ho messo un attimo, poi inizi a rendertene conto: nei giorni successivi ero proprio contento.

Come ti sei preparato? Non è stata una preparazione perfetta nel senso che in primavera sono stato bloccato per un paio di mesi causa infortunio e non è mai facile per un atleta stare fermo. Appena possibile, ho iniziato comunque a fare allenamenti alternativi in bici. Poi in un attimo, dopo aver ripreso, sono tornato a raggiungere buoni livelli e già a maggio gareggiavo, quindi mi sentivo in forma giusta per l’europeo. La prepara-

di Martina Sebastiani

“Dall’esterno ti vedono l’atleta e pensano ai risultati che ottieni, ma per me prima che l’atleta conta la persona. Amici e famiglia sono per me fondamentali, così come la mia compagna”. zione del resto può essere così, qualcosa può andare storto, basta un problema muscolare o una contrattura. E con la Corsa in Montagna capitano spesso imprevisti, tocca modificare il programma: è importante trovare quindi una linea da seguire, cosa che sono riuscito a fare anche grazie al mio allenatore, Giordano Zanetti di Storo e con l’Atletica Valli Bergamasche Leffe Parlaci di te e di come ti sei avvicinato alla corsa. Sono originario di Bolbeno, sono di casa sulle montagne dove andavo fin da piccolo coi miei genitori. Ai tempi mi divertivo con calcio e bicicletta, e anche a sciare, passione che ho avuto modo di approfondire nel Fondo con lo Sci Club Val Rendena – Javrè. Lo ho praticato a livelli agonistici con buo-

ni risultati fino a 18-19 anni, ho frequentato il Liceo della Montagna al Guetti di Tione per cui ne sono diventato Maestro. E’ lì che ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della corsa! Un po’ per caso forse... Correvo per gli allenamenti e andavo piuttosto bene. Marco Borsari, insegnante dell’istituto, ha visto quel talento che io non sapevo neanche di avere, gli devo molto! Mi consigliava di approfondire con la corsa, il primo anno non l’ho ascoltato molto, dal secondo ho iniziato ad impegnarmi seriamente. E’ stato il mio primo allenatore, mi ha seguito per un solo anno, oggi non c’è più, è mancato per una malattia. Quindi è nato tutto così, mettendo insieme montagna e sport, uno più uno, è venuto naturale e fin da subito non sono mancati i risultati

già a livello Juniores. Oggi questa passione mi dà anche un compenso economico che trova equilibrio con la mia occupazione part time da ingegnere, altro obiettivo a cui ho puntato negli anni. Cosa si dice quindi a casa? Quanto conta l’appoggio dei cari? Dall’esterno ti vedono l’atleta e pensano ai risultati che ottieni, ma per me prima che l’atleta conta la persona. Amici e famiglia sono per me fondamentali, così come la mia compagna. Ti consentono di arrivare alle gare con serenità e quando hai queste cose di contorno, si vede anche nell’atletica. Al contrario, in periodi di stress a casa, ne ho risentito nelle prestazioni. Devo ringraziarli tutti, in particolare i miei genitori e mia sorella, che hanno sempre appog-

giato ciò che mi rendeva felice. Cosa pensi della Corsa in Montagna? Quindici anni fa era uno sport di nicchia, negli ultimi dieci anni ha preso tanta visibilità, c’è tanta gente che oggi la pratica e mi capita spesso di incontrare chi ti racconta di aver fatto qualche stesso trail. L’unica cosa che forse manca è che non è uno sport olimpico, quindi un limite anche sull’indotto economico che gli gira attorno, cosa che penalizza un po’ gli atleti. Comunque è un movimento che sta crescendo, penso che pian piano arriverà anche il resto anche perchè si tratta di uno sport completo al pari di altri dell’atletica. Le emozioni che ti dà, poi, vanno oltre il contesto: io lo pratico prima per passione.

A propososito di passione, un consiglio che daresti a un giovane? Qualche messaggio che ti senti di far passare? Trovo che lo sport, qualsiasi tipo, sia importante per il giovane perchè ti insegna uno stile di vita sano, e ti aiuta a sviluppare certe capacità, come il sacrificio e l’impegno, da applicare quotidianamente. A uno che volesse praticare lo sport a buon livello consiglio di non dimenticare di divertirsi, sempre! Deve essere una passione, non un peso. E’ importante sentire il piacere di allenarsi nella natura e apprezzare quello che stai facendo mentri ti alleni. Progetti per il futuro? A novembre ci sono i mondiali in Thailandia, che sono saltati l’anno scorso, cercherò di arrivarci al meglio. Mi piacerebbe poi sperimentare con la maratona su strada. I miei allenamenti prevedono già, soprattutto in inverno, la preparazione in pianura. E’ il bello della Corsa in Montagna, che richiede tanto la tecnica sui dislivelli che velocità sulle lunghezze, il che può fare la differenza. Vorrei capire i miei limiti in campestre, penso ci sia un ampio margine. Poi chi lo sa che da lì, tra qualche anno, non si possa puntare all’Olimpiade.

Automobilisti, sempre di più non sono in regola con l’assicurazione La Polizia delle Giudicarie ha portato al sequestro di ben 38 veicoli perché sprovvisti di assicurazione nei primi sei mesi del 2022. C’è anche chi è stato vittima di una truffa. Nel primo semestre del 2022 i controlli da parte della Polizia Locale delle Giudicarie di Tione hanno portato al sequestro di ben 38 veicoli perché sprovvisti di assicurazione obbligatoria, oppure sospesi dalla circolazione ed ugualmente circolanti. Già la relazione del Comandante alla con-

ferenza dei Sindaci relativa all’attività del 2021 aveva lasciato gli amministratori dei Comuni convenzionati piuttosto sorpresi e preoccupati, l’anno scorso infatti le auto sequestrate perché non assicurate erano state ben 52.Numeri che sono inevitabilmente destinati a crescere visto

che in concomitanza delle giornate caratterizzate da maggior traffico veicolare e di massimo esodo esti-

vo, aumenterà il traffico ed i dati sconfortanti del 2021 verranno verosimilmente superati. Un’analisi

approfondita del fenomeno, oltre ad evidenziare in alcuni casi la volontà del proprietario di non assicu-

rare il veicolo ed in altri una pericolosa dimenticanza, ha fatto emergere anche il fenomeno in cui l’utente, apparente ignaro e vittima di truffa, si è imbattuto in un falso intermediario assicurativo. La Polizia Locale, che agisce in stretto contatto con gli uffici antifrode delle principali compagnie assicurative nazionali, raccomanda di diffidare dei soggetti che, spacciandosi per broker o collaboratori di agenzie assicurative e facendo leva sulla buona fede dei consumatori, propongono tariffe per RC Auto apparentemente vantaggiose, specialmente se viene proposto il pagamento del premio su una carta prepagata.


Territorio

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A Valdaone va in scena il paraclimbing Nel fine settimana post festa del 2 giugno nella splendida cornice immersa nel verde in località Limes nella Valle di Daone si è svolta una prima edizione di un’ evento molto particolare per il suo genere, il paraclimbing. Non so se tra chi leggerà queste righe c’è qualche esperto d’ arrampicata, ovviamente non sociale, e nemmeno social come va di moda in questi ultimi anni, ma che sicuramente chi conoscerà bene i gradi 5/C 6/B ecc.. saprà anche il sacrificio che ne comporta saper fare questo sport. Che nella maggior parte dei casi si fa su roccia o in parete come si suol dire con dei panorami mozzafiato ma anche su strutture artificiali progettate per simulare con appigli chiamati “ prese” le varie “vie “ per poter salire in alto. E in alto abbiamo rivolto lo sguardo, un po’ anche increduli e allo stesso tempo molto orgogliosi di poter vedere salire su quella struttura che per noi Daonesi È ormai una collaudata e solida realtà del territorio della Valle del Chiese. Da quasi trent’anni, più precisamente dal 1997, valorizza il legno, tra le risorse più imponenti ed importanti della vallata Giudicariese e che rappresenta una materia prima pulita, ecologica e rigenerabile. Stiamo parlando della ditta COM.PI. LEGNO Srl di Condino, oggi frazione del Comune di Borgo Chiese, guidata dall’amministratore Roberto Pizzini. Trattiamo – racconta Roberto - legno di abete, larice e castagno selezionato dopo una naturale essiccazione all’aria. Accanto al commercio di legname da costruzione e falegnameria, negli ultimi anni abbiamo svilup-

musica della fanfara di Pieve di Bono e dal nostro paesano Marco Corradi alla fisarmonica, contornata da un ottimo pasto a base di polenta Carbonera preparato dal gruppo Polenter di Praso. Al termine di tutte le sfide si sono svolte le premiazioni con prodotti locali offerti da Cooperativa Valle del Chiese, Agri90, Macelleria Bazzoli gentilmente donati e consegnati della nostra sindaca Ketty Pellizzari con il presidente di Apt Tullio Serafini e Amistadi Andrea per Bim del Chiese. Orgogliosi di aver presenziato questa manifestazione particolare con una grande standing ovation ai partecipanti che ci insegnano che anche se “la maggior parte dei giorni non ci sono gare” nella vita vincere vuol dire anche saper andare avanti con sacrifici, impegno e con la buona volontà di non arrendersi mai….mai …..mai. Giuliana Orsi

In località Limes la prima edizione della manifestazione. purtroppo ricorda un brutto incidente con una notevole perdita per la comunità ma anche con la perseveranza di dover andare avanti positivamente come ci hanno dato grande esempio questi atleti molto speciali. Vi assicuro che per chi c’ era è stato emozionante stare con il naso all’ in su per vedere come questi atleti seppur con disabilità differenti si sono sfidati nei vari percorsi stabiliti con tanta determinazione e sono stati un grande esempio per tutti noi che spesso ci lamentiamo del nulla nonostante stiamo bene e loro che hanno dovuto rivalutare la vita diversamente, alcuni dopo gravi incidenti altri per malattia, sono stati capaci di dimostrare che nonostante tutto si può fare la differenza se

si ha la buona volontà. E la buona volontà che loro hanno dimostrato li ha portati nella splendida cornice della Valle di Daone , soddisfatti di aver potuto fare una gara che sotto la guida di Fasi , organizzata da Cai Sat Daone e in collaborazione alla Pro loco Daone con il patrocinio del Comune di Valdaone in primis, fortemente sostenuta dall’assessore Juri Corradi, che ha curato gran parte del coordinamento, e con l’ appoggio di molti enti locali come Parco Naturale Adamello Brenta, Hydro Dolomiti Energia, Bim Chiese e la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella. Con la rinnovata APT Madonna di Campiglio si è svolta la terza Tappa di Coppa Italia allietata dalla

Un patrimonio famigliare di legno La storia di COM.PI. LEGNO Srl di Condino pato anche una connessa attività di realizzazione e posa in opera di costruzioni per il giardino. Possiamo fornire a enti pubblici, aziende e privati legno di castagno scortecciato indicato per la realizzazione di recinzioni, scogliere ed ingegneria naturalistica. La nostra attuale atti-

vità è prevalentemente il commercio di legno destinato al settore edile, potremmo dire in continuità con la nostra ascendenza materna che da molte generazioni opera in questo settore. Era infatti l’inizio del ‘900 quando il nonno di mia nonna fondò insieme ai cugini una segheria

a Condino lungo il torrente Chiese. Da allora la lavorazione e la commercializzazione del legno è stata per così dire patrimonio familiare.” L’azienda è nata nel 1997 quando il papà e la mamma di Roberto fondarono la Com. Pi.Legno, specializzandosi nel commercio di segati per edilizia. “L’attività – prosegue Roberto - fino al 2008 crebbe e si rafforzò grazie al lavoro e all’impegno dei miei genitori, ma purtroppo nel 2009 venne a mancare mia madre e questa perdita segnò duramente tutti noi. Ora e già da alcuni anni, siamo mia sorella Giulia ed io, affiancati da nostro padre e dalla sua forte esperienza nel settore del legno, a portare avanti il lavoro di commercio di segati e arredo urbano. Quando

i miei genitori avviarono l’attività, l’edilizia era in pieno sviluppo e si fornivano tantissimi magazzini di materiali edili e altrettante imprese. Da questo comparto giunsero stimoli tali per cui si decise di ampliare la gamma dei prodotti e aggiungere pali in legno per recinzioni di pino, larice e castagno. Da alcuni anni, infatti, ci siamo dedicati anche alla progettazione e posa di attrezzature ludiche, garantendo un ottimo servizio qualità-prezzo. L’idea fu inizialmente vincente, anche se con il passare degli anni il mercato è cambiato, ma la qualità da noi fornita è sempre rimasta invariata e di valore. La convinzione in famiglia è che la soluzione per combattere i tempi duri sia proporre e mantenere un

prodotto ed un servizio di alto livello. Altro ambito in cui lavoriamo, grazie alla passione che mia madre aveva e che ora mia sorella Giulia porta avanti, è quello dell’arredamento e gli accessori etnici. Giulia, infatti, oltre ad occuparsi dell’amministrazione dell’azienda continua a curare questo settore che trova collocazione al nostro interno in uno spazio dedicato aperto al pubblico.” Ultimo aspetto, ma non certo per importanza, la collocazione geografica. “La vicinanza con la Lombardia - conclude Roberto - è un dato positivo perché si tratta di un territorio ricco di imprese ed aziende con le quali collaboriamo. Allo stesso tempo la nostra posizione è svantaggiosa per raggiungere i principali centri di riferimento e questo impatta molto sui costi di trasporto. Ma certamente non dimentichiamo il vero aspetto positivo: viviamo in un ambiente in cui la natura è ancora in buono stato e questo fa sì che la qualità della vita ne possa giovare diversamente che in territori ormai piuttosto inquinati”.


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Parlando giudicariese

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Il meglio delle Giudicarie “Il pane delle sette gróste” di Mario Antolini Musón

“Mi auguro che anche i Giudicariesi di oggi (sia nativi che qui stabilizzati per libera scelta) abbiano la stessa stoffa dei loro antenati in modo da assicurare sia alla nostra compagine sociale che a tutto il territorio il meglio in assoluto, sotto tutti i punti di vista, ed in ogni settore, dai fondovalle alla più alta delle cime”. Nel chiuso della mia nuova magione di Saone non mi giunge che l’eco smorzata della vita giudicariese, ma mi sembra di percepire – nonostante le troppo limitate informazioni a mezzo stampa – che ci sia anche nel nostro comprensorio un certo qual fermento, sia a livello degli Enti pubblici che da parte delle varie comunità, nelle quali il libero volontariato sembra continuamente esplodere in qualcosa di nuovo e di diverso animando un contesto ancora partecipe e che si lascia coinvolgere mantenendo vive e. producenti le migliori tradizioni del passato, nonché con la capacità di carpire il nuovo e procedere tempestivamente verso i necessari cambiamenti in meglio. Indubbiamente, sia la pandemia che la crisi economica si son fatte sentire

anche fra la popolazione giudicariese, soprattutto nel mondo del lavoro con notevoli ripercussioni sul personale stagionale specie nel settore turistico, ma il tutto è stato affrontato con dignità e con capacità volitiva, per cui la vita in ogni nucleo abitativo si è svolta nel segno della tradizione, emblematicamente segnata dall’impegno a “vegnérghen fò”, ossia nel riuscire a trovare le debite soluzioni anche di fronte a qualsiasi genere di difficoltà. Mi piace ricordare e ribadire che è stata questa la caratteristica delle secolari generazioni dei “vachèr” e degli “emigranti” che, in qualsiasi epoca dell’ultimo Millennio, sono sempre riusciti – da soli e in autonomia – a trovare la debita soluzione per trovare quel “pezzo di pane

dalle sette gróste” che era necessario per sopravvivere. Penso che le mie impressioni corrispondano alla realtà dei fatti. Infatti, in Giudicarie, anche ultimamente, non si è vista l’estrema e derelitta povertà vagare per le strade con gente senza fissa dimora, come sta accadendo altrove: Ogni persona è riuscita ad avere un tetto e dei pasti sufficienti, grazie in particolare alle iniziative benefiche che non sono mancate. La solidarietà umana ha trovato spazi e occasioni per sopperire ad eventuali situazioni estreme di disagio e di sbilanciamento. Credo si possa affermare che nelle Giudicarie ci si trova bene e si vive bene, che in tutte e in tutte vi sia tuttora una grande volontà non solo di sopravvivere, ma da vivere al meglio possibile, assai lontano da quell’atmosfera deleteria di abbandono e di superficialità che sembra aleggi in tante altre parti dell’Italia e del Mondo. È evidente che, come sta avvenendo ovunque, ci si sta trovando in una fase di radicali cambiamenti in ogni settore, ma a me piace rimanere convinto che nella accogliente oasi delle Giudicarie, si è installata una catena di generazioni di persone capaci di gestirsi in autonomia, anche senza attendersi niente dagli altri e riuscire a trovare usi e costumi e lavoro per tutti con la propria volontà e con le proprie forze. Credo che, in questa proiezione, non sia necessario che io cerchi di convincere qualcuno: i Giudicariesi costituiscono una popolazione di seri e di impegnati lavoratori che sonno così vuol dire “il meglio”. Al di là di ogni mia perso-

nale considerazione da ormai vecchio barbogio, mi permetto riportare quanto ha saputo e voluto scrivere (perfino battuto a macchina dattilografica) un emigrante giudicariese dando testimonianza di come si possa e si debba affrontare la vita lavorando e con fatica. Lascio che siano le sue parole, anche se scritte non in perfetta grammatica, che si possono trovare in una pubblicazione del Centro Studi di Tione: GREGORIO SCAIA, “Il pane dalle sette gróste” (“Judicaria”, n. 17, maggioagosto 1991). Sono certo che quanto ci ha lasciato scritto questa umile persona di Prezzo nel 1953 a Seattle (Usa) possa diventare il “vangelo dei Giudicariesi” che si sentono impegnati a fare e mantenere le Giudicarie l’oasi più attiva, meglio gestita e più accogliente e più tranquilla del mondo. * «Mi e sommamente grato d’incominciare questa mia storia col volgere un saluto et un auguro a voi tuti letori

e letrici, e spero che acceterete con benevolenza questo mio scrito, e saprete compatire se troverete in esso qualche errori e cosa da biasimare. In questo libro si scrive la storia e la vita, viagi e aventure di Gregorio Scaia, e l’origine dele vechie colonie e nuove colonie dei nostri paesani Trentini dela vale Giudicarie che hanno stabilito in Australia e nele Americhe, Alaska e sula costa del Pacifico, verso la metà del secolo passato. «Credo che questo sia l’unico libro che sia mai stato scrito al giorno d’ogi in riguardo ale nostre colonie cominciate al estero; l’unico e sol motivo di scrivere questo mio libro, e di narare et informare e conservare nel cuore e nela mente dei nostri popoli e dele nostre future generazioni, i lavori, ostacoli e lote che hano dovuto combatere nei viagi di mare e di tera, e sacrefici che hano dovuto afrontare e soportare i nostri Trentini, in qualunque parte del mondo, in paesi sconosciuti così lontani dai paesi nativi, tuto per guadagnare un pezo di pane dale sete croste, così dicevano i nostri poveri avi di una volta. «I nostri paesani Trentini e sempre stata una qualita di gente che bramavano et amavano il lavoro, e che non voltavano mai le spale al pericolo, tuto per darsi al estero a guadagnare quatrini, onde mantenere e soportare i doveri dele loro famiglie; i nostri Trentini più o meno, hano sempre avuto il suo oso da pelare, e sono sempre stati i martiri dele fatiche più grose, e li eroi dei lavori di questo mondo, tuto il motivo perché noi siamo nati in quele povere valate deli Alpi del Tirolo

sempre ornate di neve dieci mesi al anno, e così poveri siamo nati e poveri dovremo morire, diceva un vecchio proverbio dei nostri poveri antenati. «I tirolesi dela nostra valata, e sempre stata gente avesi e soertafi [avvezzi ed assuefatti] ai lavori duri, ancora al tempo prima dela nascita dele ferovie; andavano a piedi in Lombardia, Piemonte e Svisera a fare il segantino, e facevano tuti questi viagi a piedi portando a spale tuti i suoi utensili e ordegni come tanti muli, e lavoravano lunghe ore da stele a stele, e poi in primavera ritornavano a casa sua a lavorare le loro campagne, tuto per caciare [procurarsi] da vivere onde mantenere le loro famiglie». * Questa è sempre stata la salda compagine dei Giudicariesi in ogni epoca; ne sono esempio l’esemplarità dei nuclei urbani e l’equilibrio ambientale. Mi auguro che anche i Giudicariesi di oggi (sia nativi che qui stabilizzati per libera scelta) abbiano la stessa stoffa in modo da assicurare sia alla nostra compagine sociale che a tutto il territorio il meglio in assoluto, sotto tutti i punti di vista, ed in ogni settore, dai fondovalle alla più alta delle cime. Siamone fieri del nostro territori, ma continuiamo a darci da fare - tutti e tutte ensèma e arént - per mantenerlo in perfetto equilibrio ambientale e sociale e costantemente protesi al meglio possibile con la necessaria tempestività. È questo il desiderio e l’assillo maggiorente pregnante dei miei già compiuti 102 anni.


Azienda sanitaria

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Vaccino covid-19: quarta dose per over 60 e fragili con più di 12 anni Chi ha compiuto 60 anni e le persone fragili con più di 12 anni possono accedere da alcune settimane alla cosiddetta quarta dose di vaccino Covid (seconda dose booster di richiamo). Vista l’attuale situazione epidemiologica, un nuovo richiamo vaccinale è fortemente raccomandato per le categorie più a rischio: anziani, chi soffre di patologie o ha una grave disabilità. Per prenotare la nuova somministrazione è fondamentale che siano trascorsi almeno quattro mesi dall’ul-

tima dose. Possono vaccinarsi in Trentino anche i lavoratori stagionali, gli studenti e i turisti. Il consiglio è sempre quello di fissare l’appuntamento attraverso il CUP online per velocizzare le procedure di accettazione al centro vaccinale e quindi ridurre i tempi di attesa. Tutto ciò a vantaggio anche di una migliore programmazione delle agende e delle giornate vaccinali. È comunque sempre possibile accedere ai centri vaccinali senza avere un appuntamen-

to fissato. Raccomandiamo come sempre di portare con sé la tessera sanitaria, il modulo del consenso e la scheda anamnestica già compilati; tutti i moduli per il vaccino anti Covid-19 e le schede informative sono disponibili sul sito dell’Azienda sanitaria: https://www. apss.tn.it/Documenti-e-dati/Modulistica/ Moduli-vaccinazioneanti-Covid-19. È bene rispettare l’orario dell’appuntamento e non arrivare con troppo anticipo (non più di cinque minuti prima).

Il centro vaccinale Tione torna in via Dante Il centro vaccinale di Tione lascia il teatro comunale e torna nella sua sede originaria di via Dante. Per accedere, come sempre, è consigliata la prenotazione al CUP online per evitare attese, agevolare il lavoro del centro e anche per avere l’opportunità di scegliere la tipologia di vaccino. Sarà comunque possibile presentarsi senza appuntamento (nel caso della vaccinazione Covid-19). Gli orari di apertura possono subire variazioni in base alle prenotazioni. Giovedì 4 agosto Giovedì 11 agosto Giovedì 18 agosto Giovedì 25 agosto

VACCINAZIONI ADULTI 8.30-12.00 13.00-15.30 8.30-12.00 13.00-15.30 9.00-12.00 13.00-15.30 9.00-12.00 13.00-15.30

Registro provinciale donatori di midollo osseo: raggiunti 10mila potenziali donatori Grande traguardo per il Registro provinciale dei donatori di midollo osseo: in Trentino ad oggi ci sono 10mila potenziali donatori. La tipizzazione dei possibili donatori (la raccolta dei dati genetici indispensabili al trapianto) è stata realizzata dal laboratorio HLA del Servizio trasfusionale dell’ospedale Santa Chiara di Trento, con la preziosa collaborazione dell’Associazione donatori midollo osseo (Admo). Si tratta di un lavoro cominciato nel 1992 e portato avanti con successo da diversi professionisti. Negli anni il laboratorio ha registrato grandi cambiamenti, adeguandosi ai progressi

scientifici a livello di metodiche e ricevendo importanti riconoscimenti come l’accreditamento presso l’European Federation of Immunogenetics (EFI) nel 2009, che permette di poter esportare i dati del registro provinciale in tutto il mondo. È del 2011 la convenzione fra Admo e Azienda provinciale per i servizi sanitari che ha consentito una grande sinergia tra chi si occupa del reclutamento del donatore e chi ne valuta l’idoneità ed esegue la tipizzazione, necessaria per l’inserimento nel Registro italiano donatori di midollo osseo che ha sede a Genova. Questi ultimi tre anni

di pandemia sono stati particolarmente impegnativi per tutti i laboratori di tipizzazione in Italia, ma a Trento si è riusciti a costruire e mantenere un’esemplare collaborazione con il Registro nazionale. Nel 2021 è arrivato il grande riconoscimento come «Centro donatori con il più alto indice di reclutamento»: 76 potenziali donatori ogni 10mila abitanti tra i 18 e 35 anni di età rispetto alla media nazionale di 22 potenziali donatori ogni 10mila abitanti. La grande generosità dei potenziali donatori di midollo osseo ha permesso di raggiungere un numero elevato di donazioni di cellule staminali, che sono

Riattivato lo sportello CUP dell’ospedale di Tione Per facilitare la prenotazione di visite, prestazioni specialistiche ed esami di diagnostica è stato riattivato lo sportello CUP dell’ospedale di Tione. Si tratta di un’agevolazione per chi ha difficoltà ad utilizzare il CUP online o comunque preferisce prenotare di persona una prestazione, magari cogliendo l’occasione per chiedere maggiori informazioni. Il servizio era stato sospeso durante la pandemia. Su tutto il territorio provinciale gli

sportelli attivi al momento sono sei: due sportelli dedicati Cup si trovano all’ospedale di Borgo Valsugana e al poliambulatorio di Pergine Valsugana e sono aperti dalle 10 alle 12; quattro punti multifunzione (non solo Cup) si trovano invece all’ospedale di Cavalese (dalle 11 alle 14), al poliambulatorio di Predazzo (dalle 10 alle 12), all’ospedale di Tione (dalle 11 alle 14) e al centro sanitario San Giovanni di Mezzolombardo (dalle 11 alle 13).

arrivate a 115 fino ad oggi, mentre altre due sono programmate nei prossimi mesi. Questi numeri permettono al Trentino di raggiungere un indice di donazione effettiva di 1 donazione ogni 87 donatori in-

seriti nel Registro provinciale, anche questo valore di eccellenza a livello nazionale. Il ringraziamento di Apss va innanzitutto ai donatori che hanno reso possibile questo traguardo e ad Admo

Trentino per la preziosa e costante attività di informazione e sensibilizzazione sul tema della donazione di midollo osseo e al coordinamento delle convocazioni dei potenziali donatori.

Come diventare donatori II trapianto di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche che esso contiene, rende possibile la guarigione di gravi malattie: leucemie, talassemia, errori congeniti (immunodeficienze, disordini congeniti) e, più recentemente, anche di alcune tipologie di tumori solidi.La compatibilità tra paziente e donatore si verifica una volta su quattro nell’ambito familiare (fratelli e sorelle), ma diventa molto rara tra individui non consanguinei. Il trapianto di midollo osseo consiste nella sostituzione del midollo osseo malato con cellule staminali emopoietiche sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue. Qualunque persona tra i 18 e i 36 anni con un peso corporeo superiore ai 50 Kg può essere un donatore di cellule staminali emopoietiche, purché sia in buona salute. La disponibilità del donatore resta valida sino al raggiungimento dei 55 anni. Per diventare potenziali donatori di midollo osseo è necessario sottoporsi ad un normale prelievo di sangue, anche non a digiuno, previo appuntamento presso il Laboratorio HLA 0461/904374. In seguito ad un colloquio informativo e dopo aver firmato il consenso informato e quindi l’ade-

sione al Registro italiano donatori di midollo osseo, i risultati della tipizzazione HLA (dati genetici indispensabili al trapianto) vengono inseriti in un archivio informatico e trasferiti attraverso il registro provinciale, al registro nazionale che è a sua volta collegato con i registri internazionali, nell’assoluto rispetto della riservatezza. In caso di riscontro di un primo livello di compatibilità con un paziente in lista d’attesa per un trapianto, il potenziale donatore è richiamato per ulteriori prelievi di sangue necessari per indagini genetiche più approfondite, assicurandogli comunque la possibilità di ritirare il suo consenso in qualunque momento. Il potenziale donatore di midollo osseo è un donatore che diventa tale soltanto nel caso di compatibilità con un paziente. Non si sa quando. Non si sa per chi. La sua disponibilità, gratuita e anonima, non ha limiti geografici. Egli, infatti, entra a far parte dell’insieme dei potenziali donatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla donazione e per diventare donatore: https://www.ibmdr.galliera.it https://www.admotrentino.it/iscrizione.html


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Tutti giù per terra

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Tutti giù per terra

Non è mica pizza e crisi Ha fatto il giro del web la foto che ritrae alcuni turisti giapponesi intenti a ripulire con sacchi e scope il Ponte Sisto a Roma. Uno schiaffo al lassismo italico, una lezione di educazione civica impartita non solo a coloro che sporcano e imbrattano riducendo le nostre meravigliose città a letamai, ma anche a tutti quelli che si lamentano, pontificano, promettono, ma che in concreto nulla fanno. Non basta preoccuparsi, occorre OCCUPARSI. Le parole, per quanto strumenti potentissimi siano, non vanno in giro a raccoglier monnezza. Figuriamoci a differenziarla. Giapponesi grande popolo, per grado di civiltà, garbo, compostezza, educazione, laboriosità, misura. A quelle longitudini gli alunni di ogni ordine e grado, prima di tornare a casa, contribuiscono tutti insieme a tener pulita la propria scuola. E lo fanno come dovere didattico collettivo, educati sin da piccoli al rispetto e alla cura degli spazi comuni come fossero casa loro. Al netto di sporadiche iniziative locali, noi italiani non abbiamo che da imparare. Intanto la Capitale è sta-

ta scossa da altri due eventi epocali: la separazione ufficiale tra Totti e Ilary Blasi (a cui la stampa tridentina ha risposto negli stessi giorni con il solito temperamento da primi della classe, ‘sbattendo’ in prima pagina il divorzio tra Francesco Moser e consorte) e il miracolo collettivo dei 200 netturbini tornati al lavoro e alla vita come tanti Lazzaro, anzi lazzaroni, di colpo guariti dopo il potenziamento delle visite fiscali deciso dal Campidoglio. Ciò è bastato per scatenare le solite contrapposizioni tossiche tra il Nord faticatore e onesto e il Sud malandrino e fancazzista. Il problema italico è culturale, e anche genetico direi, a qualsiasi latitudine del nostro Bel Paese. Ricordiamoci che è l’occasione che rende l’uomo ladro, non la provenienza geografica. Intanto il dramma della Marmolada, oltre a formare nuove leve di glaciologi del web ed espertoni di ingegneria idraulica, ci ha reso consapevoli del problema del global warming. Non sono bastati anni di immagini a documentare gli inesorabili arretramenti dei ghiacciai pe-

Sanità, siamo in un altro mondo Io e mio marito trascorriamo diversi mesi in Trentino e gli altri mesi in Piemonte. In diverse occasioni ci è capitato di usufruire sia di strutture ospedaliere che di quelle amministrative. Non ultima occasione è stata quella di rivolgermi alla struttura sanitaria di Tione per la visita medica per rinnovo patente. Purtroppo avevo fatto dei tentativi nella mia zona di residenza (vicino a Torino) scontrandomi con il caos e con la scortesia (dovuta anche probabilmente ai ritardi per la pandemia…). Poiché, soprattutto in estate, risiedo nelle vicinanze di Pinzolo ho prenotato per la visita medica a Tione dove mi è stato fissato un appuntamento a breve scadenza e mi sono state gentilmente fornite tutte le informazioni. Il giorno dell’appuntamento ho trovato un medico che ha eseguito la visita e mi ha completato immediatamente la pratica dicendomi che avrei ricevuto al mio indirizzo qui in Trentino la patente rinnovata. Non mi sembrava vero!!!! Vi assicuro signori trentini (le mie origini sono di queste zone…) siamo in un altro mondo!!! Grazie Dottore e grazie a chi con Lei collabora!! Silvana Massari

di Massimo Ceccherini Podio

renni (che perenni non sono più) per renderci maggiormente reattivi e fattivi. E allora ci pensa Madre Natura a far la voce

grossa con i suoi gesti esemplari, devastanti e crudeli. Stavolta è toccato alla Montagna urlare e scacciare l’uomo, ospite non più desiderato

perché suo opprimente omicida. Come sempre, abbiam bisogno di morti e distruzione per prender piena coscienza di uno stato

emergenziale, a ciò non bastando gli ammonimenti di scienziati, studiosi e persone avvedute. Ricordate Greta Thunberg, bullizzata per mesi da una certa stampa e da una certa politica? Anche l’odio inquina, non solo l’ignoranza. Il biennio Covid è servito da tappeto sotto il quale continuare a nascondere problemi planetari enormi. E da tirar fuori all’occorrenza: ottimo strumento di ‘distrazione di massa’, di nuovo avanza nelle gerarchie dei palinsesti tv, un sorpasso dopo l’altro, per tagliare il traguardo della prima serata e riconquistare la vetta della classifica dei trend topic. E ritornano gli appelli alla quarta, quinta e decima dose. Deja-vù, tutto già visto. D’altronde pare che la guerra in Ucraina abbia già stufato le masse. Mai viste tante crisi tutte insieme, c’è l’imbarazzo della scelta. Di cosa vogliamo parlare stasera? Della crisi climatica o politica? Stai soffrendo la crisi energetica? Prenditi un Polase, e se la crisi idrica ha svuotato i laghi possiamo sempre riempirli di coca cola. Che poi l’italiano medio, tanto resiliente e parecchio fatalista, è affascinato da questioni più prosaiche. Di questi tempi gli tocca fare i conti con ben altre faccende: gli effetti della pizza di Briatore sull’inflazione e il tiro al piccione contro i Maneskin.

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Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Una politica sempre più incomprensibile

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Animali in abbandono, l’irresponsabilità dell’estate

Caro Adelino che ne pensi di quel che successo a metà mese con la caduta del governo Draghi? Con i miei amici siamo rimasti basiti, non ci sembrava possibile… Marco Il giorno della rinuncia di Draghi a continuare nel suo ruolo di Presidente del Consiglio è stata una giornata triste perché è emersa non solo l’immagine di un governo in crisi, bensì, peggio ancora, l’immagine di una intera classe politica in totale confusione. Abbiamo visto un Parlamento che è riuscito nell’impresa di ignorare una gran parte della società civile che negli ultimi giorni aveva chiesto in mille modi, un po’ da tutta Italia, con appelli e raccolta di firme di Sindaci, Associazioni delle più svariate categorie, gente comune, di non staccare la spina al governo presieduto da Draghi. Così Lega, Forza Italia e M5S hanno voltato le spalle a Mario Draghi che aveva osato, nel suo discorso al Senato, ribadire alcuni punti fermi, gli unici che avrebbero permesso

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ad un governo di unità nazionale, di andare avanti, ovvero: no agli ultimatum, e quindi no ai ricatti dei singoli partiti. Il premier non poteva essere più chiaro nel precisare il perimetro entro il quale avrebbe continuato il suo governo per i prossimi sei mesi, fino alla scadenza della legislatura. Non ha voluto venir incontro alle capricciose richieste dei singoli leaders, ai personalismi, alle richieste provocatorie. E così i partiti l’hanno punito. E siamo, il giorno stesso, entrati in campagna elettorale che si concluderà il 25 settembre. Ma questo non è il problema che più preoccupa, il problema vero è la confusione dentro cui agisce e sgomita la classe dirigente che ha dimo-

strato ancora una volta la sua incapacità di affrontare con dignità e competenza i problemi che affliggono il Paese. Dal campo largo della sinistra progressista ormai sfasciato, all’alleanza del centrodestra già in fibrillazione, non ci sono idee e progetti politici nuovi, si ha la netta sensazione che le forze politiche attualmente già in campagna elettorale, non abbiano chiaro l’obiettivo verso cui portare il Paese. Un obiettivo concreto, che non guardi agli interessi del singolo partito. Ma il tornaconto dell’Italia. Speriamo che prima del voto qualcosa si chiarisca e permetta all’elettore di fare la sua scelta consapevole e responsabile. E che Dio ce la mandi buona….(a.a.)

E siamo alle solite. Arriva l’estate, la gente va in vacanza, e sono in molti ad abbandonare i propri animali, c’è gente che se ne sbarazza come fossero pupazzi da lasciare sul ciglio di una strada. Non sembrerebbe, ma anche da noi, nei nostri paesi, non sono pochi quelli che si dimenticano dei loro cani e dei loro gatti e se ne vanno in giro per il mondo tranquillamente… Marco Caro amico, hai mille ragioni. In Italia abbandonare gli animali è reato, eppure c’è chi lo fa, senza tanti scrupoli, ogni anno. La scelta di avere animali in casa dev’essere una scelta responsabile e convinta. Abbandonarli è un atto disumano e di grande inciviltà, oltre che pericoloso, che può causare incidenti stradali, talvolta anche mortali. Dice l’art. 727 del Codice Civile: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natu-

Le mascherine, che confusione! La confusione regna sovrana. Quando si gira per il paese, o si frequentano locali come bar, ristoranti, negozi c’è chi indossa ancora la mascherina e chi no, in Chiesa la domenica hanno quasi tutti la mascherina, io non me la metto più, mi sono stufata, posso? Mara Allora. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Il Consiglio dei Ministri del 15 giugno scorso ha stabilito la proroga al 30 settembre 2022 dell’obbligo per l’uso delle mascherine solo sui mezzi pubblici di trasporto (corriere, treni, ecc) esclusi gli aerei, nelle Rsa e nelle strutture sanitarie. Così mi hanno precisato gli esperti a cui mi sono rivolto. Per tutto il resto ci si affida al buon senso e comunque si raccomanda attenzione anche perché l’ultima variante Omicron si fa sentire con sempre più frequenza. I contagi sono in netto rialzo. Purtroppo il virus se ne frega delle normative del Ministero e quindi è consigliabile, senza farne una questione maniacale, continuare ad usare le

mascherine nei luoghi più frequentati e quindi più idonei alla diffusione dei virus. L’emergenza da virus non è purtroppo terminata, anche se il virus, grazie ai vaccini, ha effetti meno incisivi e comunque ha una carica virale più bassa. Il Covid può manifestarsi con un semplice raffreddore e qualche linea di febbre, ma anche in modo più violento con forte mal di gola e tosse. Detto questo tutti noi siamo chiamati ad essere responsabili, ed attrezzarsi con mascherina è sempre opportuno, soprattutto in certe occasioni. Così viene raccomandato da chi se ne intende, io non faccio che riportare le loro raccomandazioni. (a.a.)

ra e produttive di gravi sofferenze”. Così dice la legge. Io sarei ancor più severo, chi trascura i propri animali domestici arrivando fino all’abbandono, li punirei inserendoli nei servizi sociali, dando loro il compito di ripulire le strade dalle feci ed altro che si trovano abbondanti in molte delle nostre strade riservate alle passeggiate. Insomma, tenere a casa animali domestici, compresi i volatili, è un sacrificio, lo so, ma bisogna esserne consapevoli, altrimenti è meglio lasciar perdere. Questo è il mio pensiero. (a.a.)

Elezioni, tutto già deciso? Ciao Adelino, abbiamo buttato all’aria il governo Draghi l’unico governo che pote condurci alla fine della legislatura con competenza, serietà e concretezza. E adesso cosa succederà? Gli italiani sono schifati dei politici e della politica, tant’è vero che il maggior partito è quello dell’astensione come abbiamo constatato con le recenti amministrative. Sembra che ciano già i vincitori, il centrodestra sembra non avere rivali, tu che ne dici? Mario Cominciamo col dire che io non ho grandi capacità di leggere il futuro. Posso solo dire la mia. Io starei attento a dare per scontato l’esito del voto. La elezioni si svolgeranno il 25 settembre, mancano meno di due mesi e sono molte le cose da

mettere a posto, in ambedue gli schieramenti. E con i tempi così stretti è fondamentale non commettere errori. Una seconda considerazione: da come è cominciata la campagna elettorale credo che purtroppo siamo alle solite, sarà una campagna elettorale contro qualcuno e non per qualcosa. Tanto per capirci, ci troveremo di fronte a tanti partiti, a tanti leader, che chiederanno i voti agli italiani non per realizzare un certo programma di governo condiviso con gli alleati, ma solo per impedire che qualcun altro vinca le lezioni. Scene già viste tante volte per il passato e che sono all’origine di tutti i nostri guai. Una terza considerazione riguarda la caduta del governo Draghi, di questo grand’uomo prestato alla politica, la sua uscita di scena toglie ai partiti ogni alibi. Qualcuno

cerca ancora di rimanere attaccato alla cosi detta “agenda Draghi”, ma questa agenda senza il suo ideatore e garante rimane un semplice slogan. Questa volta, qualsiasi schieramento vinca le elezioni del 25 settembre, dovrà dimostrare di saper guidare il Paese e accompagnarlo in una fase particolarmente difficile, piena di incognite e di rischi come quella che stiamo vivendo. Chiusa la parentesi Draghi non ci sarà più un’altra riserva a cui rivolgersi per togliere le castagne dal fuoco e provare a riportarci sulla retta via. La carta migliore, per credibilità internazionale, competenza, carisma, ce la siamo giocata in malo modo. Le cose potevano finire meglio, ma ormai il capitolo è chiuso, bisogna andare avanti. La palla torna nelle mani dei partiti. Tocchiamo ferro! (a.a.)


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