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Yearbook 2010/2011 continua la serie dei volumi dedicati al lavoro svolto nel corso di Master in Progettazione di eccellenza per la città storica documentandone l’attività formativa e di ricerca della terza edizione del corso.

Con questo volume si intende ripercorrere ed illustrare i diversi aspetti nei quali il Master ha sviluppato ed articolato, nell’anno accademico 2010/2011, il suo progetto di formazione, di ricerca e di critica: dalla città all’architettura, dalla teoria alla prassi, dalle idee alla realtà. Un approccio metodologico, rigoroso per affrontare la complessità del lavoro svolto, chiarendo le motivazioni culturali che sono alla base dell’attivazione del corso, i contenuti scientifici, didattici e sperimentali che sono stati elaborati e forniti durante il corso, le posizioni culturali su cui è stato fondato il lavoro di formazione e le modalità con cui è stato svolto.

Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, soprattutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanea ed il loro futuro.

ISBN: 978 88 97083 74 0

Il Master si propone come un laboratorio ideale dove ricercare possibili forme di sviluppo e di convivenza, modi per garantire continuità alla città di Napoli, affinché il suo cuore antico non sia più un luogo del degrado e delle emergenze, una realtà da aiutare e sostenere economicamente, ma una risorsa per la città, un modello non solo per Napoli ma per la città europea.

“Occuparsi della città storica significa comprendere che essa non è una parte separata dal resto della città, e che ogni azione progettata ed intrapresa al suo interno può estendere influssi e benefici a tutta la struttura della città nel suo complesso.” 

Benedetto Gravagnuolo


Ferruccio Izzo Vincenzo Corvino Giovanni Multari


Con infinita gratitudine per tutto quanto ci ha insegnato ed ha costruito per la scuola. Il suo pensiero, il suo esempio, le sue opere ed i suoi modi di essere studioso, architetto e docente saranno sempre vivi in noi e permetteranno al Master di continuare quel percorso formativo e culturale da lui voluto, delineato ed avviato con tanta passione e generositĂ .

Yearbook 2010/2011

a

Benedetto Gravagnuolo

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Con infinita gratitudine per tutto quanto ci ha insegnato ed ha costruito per la scuola. Il suo pensiero, il suo esempio, le sue opere ed i suoi modi di essere studioso, architetto e docente saranno sempre vivi in noi e permetteranno al Master di continuare quel percorso formativo e culturale da lui voluto, delineato ed avviato con tanta passione e generositĂ .

Yearbook 2010/2011

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Benedetto Gravagnuolo

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si ringraziano / thanks to

Tutti i docenti, i tutors e gli ospiti italiani e stranieri che con i loro contributi scientifici hanno arricchito e sostenuto il corso di Master; Ambrogio Prezioso, Rodolfo Girardi e Giacinto Grisolia per aver dato concretezza ed incisività al lavoro del Master con la loro esperienza imprenditoriale; Giuseppe Anfuso per le foto tratte dal libro “Napoli dall’alto” Edizioni Lussografica - 2012; Giuseppina Carfora ed Elisabetta Di Prisco per le valide consulenze fornite; Antonietta Paladino, Eleonora Di Vicino e le strutture tecniche amministrative del Dipartimento di Progettazione Urbana ed Urbanistica, oggi confluito nel DiArch - Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” per il loro sostegno. Si ringrazia, inoltre, il Comune di Napoli e l’Assessorato all’Urbanistica nelle persone dell’assessore Luigi De Falco, di Giancarlo Ferulano e Laura Travaglini e la Soprintendenza BAPSAE per Napoli e Provincia per la collaborazione ed il supporto fornito. All the professors, the tutors and the Italian and international guests that enriched and supported the Master course with their contribution; Ambrogio Prezioso, Rodolfo Girardi and Giacinto Grisolia for the concreteness and incisiveness provided during the Master for course through their managerial experience; Giuseppe Anfuso for the photographes taken from “Napoli dall’alto” Edizioni Lussografica - 2012; Giuseppina Carfora and Elisabetta Di Prisco for the valide advices provided; Antonietta Paladino, Eleonora Di Vicino and the whole techno-administrative structure of the Department of Urban Design and Urban Planning, now DiArch - Department of Architeture of the University of Naples ‘Federico II’, for their support. To the Municipality of Naples and the Department of Urban planning in the person of Luigi De Falco, Giancarlo Ferulano and Laura Travaglini and the Soprintendenza BAPSAE per Napoli e Provincia for the cooperation and the support provided.

il Master ha svolto le sue attività nell’ambito del Progetto di AFM Edilizia “CONSTR:ACTION: Alta formazione per il Settore delle Costruzioni”, finanziato dall’Avviso 3/2010 di Fondimpresa. Si ringrazia per il sostegno COINOR - Centro di Servizio di Ateneo, per il coordinamento di progetti speciali e l’innovazione organizzativa.

Università degli Studi di Napoli Federico II Scuola Politecnica e delle scienze di base

DiArch - Dipartimento di Architettura

Ferruccio Izzo Vincenzo Corvino Giovanni Multari


si ringraziano / thanks to

Tutti i docenti, i tutors e gli ospiti italiani e stranieri che con i loro contributi scientifici hanno arricchito e sostenuto il corso di Master; Ambrogio Prezioso, Rodolfo Girardi e Giacinto Grisolia per aver dato concretezza ed incisività al lavoro del Master con la loro esperienza imprenditoriale; Giuseppe Anfuso per le foto tratte dal libro “Napoli dall’alto” Edizioni Lussografica - 2012; Giuseppina Carfora ed Elisabetta Di Prisco per le valide consulenze fornite; Antonietta Paladino, Eleonora Di Vicino e le strutture tecniche amministrative del Dipartimento di Progettazione Urbana ed Urbanistica, oggi confluito nel DiArch - Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” per il loro sostegno. Si ringrazia, inoltre, il Comune di Napoli e l’Assessorato all’Urbanistica nelle persone dell’assessore Luigi De Falco, di Giancarlo Ferulano e Laura Travaglini e la Soprintendenza BAPSAE per Napoli e Provincia per la collaborazione ed il supporto fornito. All the professors, the tutors and the Italian and international guests that enriched and supported the Master course with their contribution; Ambrogio Prezioso, Rodolfo Girardi and Giacinto Grisolia for the concreteness and incisiveness provided during the Master for course through their managerial experience; Giuseppe Anfuso for the photographes taken from “Napoli dall’alto” Edizioni Lussografica - 2012; Giuseppina Carfora and Elisabetta Di Prisco for the valide advices provided; Antonietta Paladino, Eleonora Di Vicino and the whole techno-administrative structure of the Department of Urban Design and Urban Planning, now DiArch - Department of Architeture of the University of Naples ‘Federico II’, for their support. To the Municipality of Naples and the Department of Urban planning in the person of Luigi De Falco, Giancarlo Ferulano and Laura Travaglini and the Soprintendenza BAPSAE per Napoli e Provincia for the cooperation and the support provided.

il Master ha svolto le sue attività nell’ambito del Progetto di AFM Edilizia “CONSTR:ACTION: Alta formazione per il Settore delle Costruzioni”, finanziato dall’Avviso 3/2010 di Fondimpresa. Si ringrazia per il sostegno COINOR - Centro di Servizio di Ateneo, per il coordinamento di progetti speciali e l’innovazione organizzativa.

Università degli Studi di Napoli Federico II Scuola Politecnica e delle scienze di base

DiArch - Dipartimento di Architettura

Ferruccio Izzo Vincenzo Corvino Giovanni Multari


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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Benedetto Gravagnuolo

6

Authors’ note

Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

The Master and the Ancient Centre of Naples

Massimo Marrelli / The Federico II University and the historical city. Luigi De Falco / The reasons of a dialogue: the Master and the Municipality of Naples. Ambrogio Prezioso / Investing in education: a strategy for growth. Rodolfo Girardi / Contractors and education in dialogue. Mario Losasso / The Master in the new Department of Architecture. Nicola Di Battista / Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work. Renato De Fusco / Why a master’s program for the study of the ancient centre? Alberto Izzo / Via dei tribunali: projects for public space. Mimmo Jodice / Visual pollution. Pasquale Persico / Naples: the neighborhoods of the ancient centere and the notion of the regenerative archipelago.

The Ancient Centre: open dialogue

Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Christopher Platt Karl-Heinz Schmitz Jonathan Serginson

08 11 17

Nota degli autori

Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

Il Master e il Centro Antico di Napoli

44 48 50 52

Renato De Fusco / Perché un master nel centro antico? Alberto Izzo / via dei tribunali: progetti per lo spazio pubblico. Mimmo Jodice / Inquinamento visivo. Pasquale Persico / Napoli, i quartieri del centro storico e la nozione di arcipelago rigenerativo.

56 58 60 62 64 66 70

Naples, projects for the Ancient Centre

94

Alberto Calderoni / Research notes. The ancient centre of Naples. Federica Cerami / Photographing the historical centre.

Benedetto Gravagnuolo

Massimo Marrelli / La Federico II e la città antica. Luigi De Falco / Le ragioni di un dialogo: il Master e il Comune di Napoli. Ambrogio Prezioso / Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo. Rodolfo Girardi / Impresa e formazione a confronto. Mario Losasso / Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura. Nicola Di Battista / Studiare architettura oggi in europa. Riflessioni sul lavoro degli studenti.

74

Ferruccio Izzo / Requalify via dei Tribunali. The sense of a research. Pasquale Miano / Recurring themes and strategies for Naples ancient centre: via dei Tribunali. The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures. Vincenzo Corvino / Writing on stone: an occasion in the area of the Polyclinics. San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Urban reconnection and redescovery of the underground. Giovanni Multari / San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square. Giovanni Francesco Frascino / In Sacris › the plan of the sacred space. Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples. Renata Picone / Castel Capuano. The value of the pre-existing.

Premessa

19 25 29 33 34 39

Naples, Culture Forum: education and design

Pasquale Belfiore / An initial assessment of an original experience. Roberto Vanacore / Public space in Naples’ ancient centre. Roberta Amirante / Transitorines and public space: a challenge for the ancient center of Naples. Alessandro Castagnaro / Planned stratification. Gaetano Manfredi / Historic centres of the future: a possible oxymoron. Carla Maria De Feo / From an urban project to a project on architecture.

indice

74 78 84 86 88 92

Il Centro Antico: dialogo aperto Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Christopher Platt Karl-Heinz Schmitz Jonathan Sergison

Napoli, Forum delle Culture: formazione e progetto

Pasquale Belfiore / Un primo bilancio d’una originale esperienza. Roberto Vanacore / Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Roberta Amirante / Temporaneità e spazio pubblico: una sfida per il centro antico di Napoli. Alessandro Castagnaro / La stratificazione provocata. Gaetano Manfredi / Centri storici del futuro: un ossimoro possibile. Carla Maria De Feo / Dal progetto urbano al progetto di architettura.

Napoli, progetti per il Centro Antico

96 100 103 105 119 121 139 141 157 159

Ferruccio Izzo / Riqualificare via dei Tribunali: il senso di una ricerca. Pasquale Miano / Temi e strategie non occasionali per il centro antico di Napoli: il caso di via Tribunali. La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture. › Vincenzo Corvino / Scrivere con le pietre: l’occasione dell’area dei Policlinici. San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo. › Giovanni Multari / San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza. › Giovanni Francesco Frascino / In Sacris › Il dispositivo dello spazio sacro. Castel Capuano. La porta Est per il centro antico di Napoli. › Renata Picone / Castel Capuano. Il valore della preesistenza.

182 184

Alberto Calderoni / Appunti per una ricerca. Il centro antico di Napoli. Federica Cerami / Fotografare il centro storico.


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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Benedetto Gravagnuolo

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Authors’ note

Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

The Master and the Ancient Centre of Naples

Massimo Marrelli / The Federico II University and the historical city. Luigi De Falco / The reasons of a dialogue: the Master and the Municipality of Naples. Ambrogio Prezioso / Investing in education: a strategy for growth. Rodolfo Girardi / Contractors and education in dialogue. Mario Losasso / The Master in the new Department of Architecture. Nicola Di Battista / Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work. Renato De Fusco / Why a master’s program for the study of the ancient centre? Alberto Izzo / Via dei tribunali: projects for public space. Mimmo Jodice / Visual pollution. Pasquale Persico / Naples: the neighborhoods of the ancient centere and the notion of the regenerative archipelago.

The Ancient Centre: open dialogue

Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Christopher Platt Karl-Heinz Schmitz Jonathan Serginson

08 11 17

Nota degli autori

Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

Il Master e il Centro Antico di Napoli

44 48 50 52

Renato De Fusco / Perché un master nel centro antico? Alberto Izzo / via dei tribunali: progetti per lo spazio pubblico. Mimmo Jodice / Inquinamento visivo. Pasquale Persico / Napoli, i quartieri del centro storico e la nozione di arcipelago rigenerativo.

56 58 60 62 64 66 70

Naples, projects for the Ancient Centre

94

Alberto Calderoni / Research notes. The ancient centre of Naples. Federica Cerami / Photographing the historical centre.

Benedetto Gravagnuolo

Massimo Marrelli / La Federico II e la città antica. Luigi De Falco / Le ragioni di un dialogo: il Master e il Comune di Napoli. Ambrogio Prezioso / Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo. Rodolfo Girardi / Impresa e formazione a confronto. Mario Losasso / Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura. Nicola Di Battista / Studiare architettura oggi in europa. Riflessioni sul lavoro degli studenti.

74

Ferruccio Izzo / Requalify via dei Tribunali. The sense of a research. Pasquale Miano / Recurring themes and strategies for Naples ancient centre: via dei Tribunali. The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures. Vincenzo Corvino / Writing on stone: an occasion in the area of the Polyclinics. San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Urban reconnection and redescovery of the underground. Giovanni Multari / San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square. Giovanni Francesco Frascino / In Sacris › the plan of the sacred space. Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples. Renata Picone / Castel Capuano. The value of the pre-existing.

Premessa

19 25 29 33 34 39

Naples, Culture Forum: education and design

Pasquale Belfiore / An initial assessment of an original experience. Roberto Vanacore / Public space in Naples’ ancient centre. Roberta Amirante / Transitorines and public space: a challenge for the ancient center of Naples. Alessandro Castagnaro / Planned stratification. Gaetano Manfredi / Historic centres of the future: a possible oxymoron. Carla Maria De Feo / From an urban project to a project on architecture.

indice

74 78 84 86 88 92

Il Centro Antico: dialogo aperto Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Christopher Platt Karl-Heinz Schmitz Jonathan Sergison

Napoli, Forum delle Culture: formazione e progetto

Pasquale Belfiore / Un primo bilancio d’una originale esperienza. Roberto Vanacore / Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Roberta Amirante / Temporaneità e spazio pubblico: una sfida per il centro antico di Napoli. Alessandro Castagnaro / La stratificazione provocata. Gaetano Manfredi / Centri storici del futuro: un ossimoro possibile. Carla Maria De Feo / Dal progetto urbano al progetto di architettura.

Napoli, progetti per il Centro Antico

96 100 103 105 119 121 139 141 157 159

Ferruccio Izzo / Riqualificare via dei Tribunali: il senso di una ricerca. Pasquale Miano / Temi e strategie non occasionali per il centro antico di Napoli: il caso di via Tribunali. La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture. › Vincenzo Corvino / Scrivere con le pietre: l’occasione dell’area dei Policlinici. San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo. › Giovanni Multari / San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza. › Giovanni Francesco Frascino / In Sacris › Il dispositivo dello spazio sacro. Castel Capuano. La porta Est per il centro antico di Napoli. › Renata Picone / Castel Capuano. Il valore della preesistenza.

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Alberto Calderoni / Appunti per una ricerca. Il centro antico di Napoli. Federica Cerami / Fotografare il centro storico.


premessa

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C

on questo volume si intende ripercorre e il- sia per essere delimitata nei suoi punti estremi lustrare i diversi aspetti nei quali il Master da due capisaldi significativi che sono Port’Alba ha sviluppato ed articolato, nell’anno accade- - a oriente - e l’insieme costituito da Porta Camico 2012/ 2013, il suo progetto di formazione, puana e Castel Capuano sull’area più densa di di ricerca e di critica: dalla città all’architettura, memoria del centro antico e, in quanto tale, più dalla teoria alla prassi, dalle idee alla realtà. Un complessa, che ruota intorno all’agorà della citapproccio metodologico rigoroso per affron- tà fondata dai greci nel V secolo a.C., poi forum tare la complessità del lavoro svolto, chiaren- della civitas romana, attualmente denominata do le motivazioni culturali che sono alla base Piazza San Gaetano. dell’attivazione del corso, i contenuti scientifici, didattici e sperimentali che sono stati elaborati Basti pensare alla risonanza internazionale che e forniti durante il corso, le posizioni culturali su potrebbero avere il recupero e la valorizzazione cui è stato fondato il lavoro di formazione e le delle aree di piazza Miraglia e piazza San Gaemodalità con cui è stato svolto. tano, inanellate dall’antichissimo asse storico. All’interno del volume sono presenti i contributi Incastonate nella facciata della Chiesa di San dei docenti che illustrano le posizioni teoriche e Paolo Maggiore sono ancora preservate due colonne del Tempio dei Dioscuri, sorto nel I secolo d.C. sul sedime di un più antico tempio di età greca, che dominava l’agorà della città di fondazione. Adiacente al Chiostro Grande del Convento di San Paolo Maggiore attendono di essere riportati alla luce la scena e la cavea del Teatro in cui amava esibirsi Nerone. A pochi passi si legge inoltre – nella curva del tracciato viario che interrompe la geometria ippodamea – la linea di base dell’Odeon. Similmente, dalla stessa piazza San Gaetano si può accedere agli scavi ipogei delle antiche botteghe romane custodite al di sotto del Convento medioevale di San Lorenzo. Poche città al mondo possono vantare una così propongono spunti di approfondimento, aspet- complessa stratificazione plurisecolare condenti dubitativi, riflessioni critiche emerse durante sata in un’area densa di affascinanti memorie. il lavoro. II tema didattico, proseguendo la ricerca avviata In linea con gli obiettivi iniziali del Master quel- nelle precedenti edizioni del master, ha riguarlo di operare nell’originaria area di Neapolis, con dato l’elaborazione di un progetto di riqualificainterventi di restauro, recupero, riuso e rivita- zione di aree pubbliche con specifico interesse lizzazione in particolare di un prezioso spazio per l’area destinata all’ospitalità del Forum pubblico, di un patrimonio edilizio e urbano di delle Culture a Napoli. Obiettivo della ricerca rilevanza storico-monumentale. I diversi con- progettuale è quello di ottenere un contributo tributi disciplinari hanno avuto come oggetto critico in grado di avviare un processo dialettico uno dei più significativi luoghi del Centro An- per l’individuazione di una concreta rivitalizzatico di Napoli, coincidente con il nucleo fonda- zione per il Centro Antico. tivo della città di origine greco-romana, quello La ricerca progettuale è stata indirizzata all’apcostituito dal Decumanus Maior. L’area prescel- profondimento delle tecniche di indagine stota, rappresenta la più significativa dell’intero rico-critica sui beni culturali, di progettazione centro, sia per la posizione baricentrica sia per architettonica e strutturale in contesti urbani il valore simbolico assunto dalle origini ad oggi, storici. Il tutto è avvenuto nel quadro di un con-

Decumano maggiore. Decumanus maior.

fronto continuo con il panorama internazionale in ambito comunitario e tutte le attività del corso di master hanno valorizzato un approccio integrato e multidisciplinare ai temi di progetto, privilegiando una continua interrelazione fra lezioni teoriche, esperienze pratiche e verifiche progettuali. La specifica realtà del Centro Antico di Napoli, contraddistinto da un rapporto molto stretto e vitale fra la struttura fisica, il tessuto urbano, l’insieme degli edifici e degli spazi pubblici e le caratteristiche antropologiche, rappresenta una condizione piuttosto rara nei centri storici sia in Italia che all’estero e quindi è stata considerata esemplare per sviluppare metodi e tecniche in un contesto dalla elevata sensibilità e dall’interessante stratificazione storica che vede la compresenza di architetture e spazi civici e domestici, generati in epoche molto distanti tra loro, restituiti in un insieme organico e integrato, operando sulle prospettive di cambiamento e necessario miglioramento. Le attività del corso di Master sono state articolate, secondo quanto già avviato con successo negli anni scorsi, in quattro laboratori, strettamente interrelati fra loro e con, alla guida, il Laboratorio di ricerca progettuale quale centro propulsore. Le attività dei laboratori, nel corso del loro graduale svolgersi, hanno inoltre previsto il contributo, per la risoluzione di specifiche questioni progettuali, di consulenze di alto profilo scientifico, provenienti dal mondo dell’università e della ricerca, delle professioni e dell’imprenditoria. L’opportunità di svolgere il corso di master nell’ambito di un accordo di cooperazione, che riunisce il neo-costituito Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, l’AFM Edilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’Edilizia dell’ANCE) e l’ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), ha permesso di collocare tutte le attività in una logica di concretezza ed attuabilità, prefigurando nuove possibili occasioni di sinergia e partenariato fra l’Università e il mondo del lavoro nel settore dell’edilizia e delle costruzioni. Il modo in cui le

attività si sono svolte durante l’anno ha privilegiato costantemente l’integrazione fra aspetti teorici e aspetti pratici, cercando di ricomporre quella distanza che separa oggi, in molte testimonianze dell’architettura contemporanea, la dimensione e le modalità dell’approfondimento teorico da quelle della verifica progettuale in una specifica realtà urbana. La riduzione di questa distanza fra teoria e prassi - non a beneficio di una coincidenza, bensì di una più stretta complementarietà fra i due momenti della conoscenza, che trovano la loro sintesi nel progetto - e la collocazione di questo impegno all’interno di un percorso di formazione superiore, quale è quello di un corso di master di II livello, può contribuire a ricollocare il nostro lavoro in continuità con i risultati migliori di una fase di grande importanza dell’architettura italiana, che ha prodotto, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, contributi particolarmente significativi. In tale ottica è necessario soprattutto indicare con chiarezza una mission, ovvero un’idea guida che possa trainare il più ampio e complesso recupero del centro storico. Un passo significativo in tale direzione è stato il Protocollo d’Intesa siglato il 20 settembre 2007 dalla Regione Campania, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune e l’Arcidiocesi di Napoli. Nel tracciare gli obiettivi del recupero, restauro e valorizzazione del centro storico di Napoli (Patrimonio Unesco), è stato esplicitamente sottolineato «il rafforzamento del ruolo di Civitas Studiorum» da intendere come «motore di rinascita culturale e di rinnovamento sociale legato alla presenza dei giovani». Riecheggia in tale assunto la tesi sostenuta dal nostro Master fin dal suo già menzionato atto fondativo. Occuparsi della città storica significa infine comprendere che essa non è una parte separata dal resto della città, e che ogni azione progettata ed intrapresa al suo interno può estendere influssi e benefici a tutta la struttura della città nel suo complesso.

T

his volume seeks to retrace and illustrate how the 2011/2012 Master’s programme developed and expressed its task of teaching, research and critical analysis: from the city to architecture, from theory to practice, from idea to reality. The foundation nucleus of Naples’ Greek/Roman city, the Decumanus Maior, was the backbone for learning and design activity that sought to provide a critical/dialectical contribution to the concrete revitalization of the ancient centre as an integral part of the city and, as such, still perfectly able to interact with it. This was the premise, in the Master’s programme, for the restoration, recovery and revitalization of the ancient centre’s precious public space, an architectural and urban heritage site of historical/monumental importance, in particular the specific area designated for hosting the Culture Forum.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Benedetto Gravagnuolo

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on questo volume si intende ripercorre e il- sia per essere delimitata nei suoi punti estremi lustrare i diversi aspetti nei quali il Master da due capisaldi significativi che sono Port’Alba ha sviluppato ed articolato, nell’anno accade- - a oriente - e l’insieme costituito da Porta Camico 2012/ 2013, il suo progetto di formazione, puana e Castel Capuano sull’area più densa di di ricerca e di critica: dalla città all’architettura, memoria del centro antico e, in quanto tale, più dalla teoria alla prassi, dalle idee alla realtà. Un complessa, che ruota intorno all’agorà della citapproccio metodologico rigoroso per affron- tà fondata dai greci nel V secolo a.C., poi forum tare la complessità del lavoro svolto, chiaren- della civitas romana, attualmente denominata do le motivazioni culturali che sono alla base Piazza San Gaetano. dell’attivazione del corso, i contenuti scientifici, didattici e sperimentali che sono stati elaborati Basti pensare alla risonanza internazionale che e forniti durante il corso, le posizioni culturali su potrebbero avere il recupero e la valorizzazione cui è stato fondato il lavoro di formazione e le delle aree di piazza Miraglia e piazza San Gaemodalità con cui è stato svolto. tano, inanellate dall’antichissimo asse storico. All’interno del volume sono presenti i contributi Incastonate nella facciata della Chiesa di San dei docenti che illustrano le posizioni teoriche e Paolo Maggiore sono ancora preservate due colonne del Tempio dei Dioscuri, sorto nel I secolo d.C. sul sedime di un più antico tempio di età greca, che dominava l’agorà della città di fondazione. Adiacente al Chiostro Grande del Convento di San Paolo Maggiore attendono di essere riportati alla luce la scena e la cavea del Teatro in cui amava esibirsi Nerone. A pochi passi si legge inoltre – nella curva del tracciato viario che interrompe la geometria ippodamea – la linea di base dell’Odeon. Similmente, dalla stessa piazza San Gaetano si può accedere agli scavi ipogei delle antiche botteghe romane custodite al di sotto del Convento medioevale di San Lorenzo. Poche città al mondo possono vantare una così propongono spunti di approfondimento, aspet- complessa stratificazione plurisecolare condenti dubitativi, riflessioni critiche emerse durante sata in un’area densa di affascinanti memorie. il lavoro. II tema didattico, proseguendo la ricerca avviata In linea con gli obiettivi iniziali del Master quel- nelle precedenti edizioni del master, ha riguarlo di operare nell’originaria area di Neapolis, con dato l’elaborazione di un progetto di riqualificainterventi di restauro, recupero, riuso e rivita- zione di aree pubbliche con specifico interesse lizzazione in particolare di un prezioso spazio per l’area destinata all’ospitalità del Forum pubblico, di un patrimonio edilizio e urbano di delle Culture a Napoli. Obiettivo della ricerca rilevanza storico-monumentale. I diversi con- progettuale è quello di ottenere un contributo tributi disciplinari hanno avuto come oggetto critico in grado di avviare un processo dialettico uno dei più significativi luoghi del Centro An- per l’individuazione di una concreta rivitalizzatico di Napoli, coincidente con il nucleo fonda- zione per il Centro Antico. tivo della città di origine greco-romana, quello La ricerca progettuale è stata indirizzata all’apcostituito dal Decumanus Maior. L’area prescel- profondimento delle tecniche di indagine stota, rappresenta la più significativa dell’intero rico-critica sui beni culturali, di progettazione centro, sia per la posizione baricentrica sia per architettonica e strutturale in contesti urbani il valore simbolico assunto dalle origini ad oggi, storici. Il tutto è avvenuto nel quadro di un con-

Decumano maggiore. Decumanus maior.

fronto continuo con il panorama internazionale in ambito comunitario e tutte le attività del corso di master hanno valorizzato un approccio integrato e multidisciplinare ai temi di progetto, privilegiando una continua interrelazione fra lezioni teoriche, esperienze pratiche e verifiche progettuali. La specifica realtà del Centro Antico di Napoli, contraddistinto da un rapporto molto stretto e vitale fra la struttura fisica, il tessuto urbano, l’insieme degli edifici e degli spazi pubblici e le caratteristiche antropologiche, rappresenta una condizione piuttosto rara nei centri storici sia in Italia che all’estero e quindi è stata considerata esemplare per sviluppare metodi e tecniche in un contesto dalla elevata sensibilità e dall’interessante stratificazione storica che vede la compresenza di architetture e spazi civici e domestici, generati in epoche molto distanti tra loro, restituiti in un insieme organico e integrato, operando sulle prospettive di cambiamento e necessario miglioramento. Le attività del corso di Master sono state articolate, secondo quanto già avviato con successo negli anni scorsi, in quattro laboratori, strettamente interrelati fra loro e con, alla guida, il Laboratorio di ricerca progettuale quale centro propulsore. Le attività dei laboratori, nel corso del loro graduale svolgersi, hanno inoltre previsto il contributo, per la risoluzione di specifiche questioni progettuali, di consulenze di alto profilo scientifico, provenienti dal mondo dell’università e della ricerca, delle professioni e dell’imprenditoria. L’opportunità di svolgere il corso di master nell’ambito di un accordo di cooperazione, che riunisce il neo-costituito Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, l’AFM Edilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’Edilizia dell’ANCE) e l’ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), ha permesso di collocare tutte le attività in una logica di concretezza ed attuabilità, prefigurando nuove possibili occasioni di sinergia e partenariato fra l’Università e il mondo del lavoro nel settore dell’edilizia e delle costruzioni. Il modo in cui le

attività si sono svolte durante l’anno ha privilegiato costantemente l’integrazione fra aspetti teorici e aspetti pratici, cercando di ricomporre quella distanza che separa oggi, in molte testimonianze dell’architettura contemporanea, la dimensione e le modalità dell’approfondimento teorico da quelle della verifica progettuale in una specifica realtà urbana. La riduzione di questa distanza fra teoria e prassi - non a beneficio di una coincidenza, bensì di una più stretta complementarietà fra i due momenti della conoscenza, che trovano la loro sintesi nel progetto - e la collocazione di questo impegno all’interno di un percorso di formazione superiore, quale è quello di un corso di master di II livello, può contribuire a ricollocare il nostro lavoro in continuità con i risultati migliori di una fase di grande importanza dell’architettura italiana, che ha prodotto, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, contributi particolarmente significativi. In tale ottica è necessario soprattutto indicare con chiarezza una mission, ovvero un’idea guida che possa trainare il più ampio e complesso recupero del centro storico. Un passo significativo in tale direzione è stato il Protocollo d’Intesa siglato il 20 settembre 2007 dalla Regione Campania, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune e l’Arcidiocesi di Napoli. Nel tracciare gli obiettivi del recupero, restauro e valorizzazione del centro storico di Napoli (Patrimonio Unesco), è stato esplicitamente sottolineato «il rafforzamento del ruolo di Civitas Studiorum» da intendere come «motore di rinascita culturale e di rinnovamento sociale legato alla presenza dei giovani». Riecheggia in tale assunto la tesi sostenuta dal nostro Master fin dal suo già menzionato atto fondativo. Occuparsi della città storica significa infine comprendere che essa non è una parte separata dal resto della città, e che ogni azione progettata ed intrapresa al suo interno può estendere influssi e benefici a tutta la struttura della città nel suo complesso.

T

his volume seeks to retrace and illustrate how the 2011/2012 Master’s programme developed and expressed its task of teaching, research and critical analysis: from the city to architecture, from theory to practice, from idea to reality. The foundation nucleus of Naples’ Greek/Roman city, the Decumanus Maior, was the backbone for learning and design activity that sought to provide a critical/dialectical contribution to the concrete revitalization of the ancient centre as an integral part of the city and, as such, still perfectly able to interact with it. This was the premise, in the Master’s programme, for the restoration, recovery and revitalization of the ancient centre’s precious public space, an architectural and urban heritage site of historical/monumental importance, in particular the specific area designated for hosting the Culture Forum.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Benedetto Gravagnuolo

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I

l presente volume continua la serie degli Year Books del Master di Progettazione per la città storica documentando l’attività formativa e di ricerca della terza edizione del corso, svoltasi nell’anno accademico 2010/2011. Il Master si sta sempre più nel tempo strutturando come un luogo di formazione, ricerca e confronto disciplinare sul tema dei centri storici europei e della loro continuità ed integrazione nella contemporaneità e nelle città che si sono sviluppate attorno ad essi. In questo ambito il Centro Antico di Napoli ha assunto un rilievo ed una considerazione specifica come campo di indagine e di sperimentazione progettuale. Napoli, infatti, presenta nel suo Centro Antico una tale vitalità ed una tale ricchezza di condizioni e stratificazioni formatesi nel tempo, di intrecci tra civitas ed urbs e, quindi, di rapporti tra vita, architettura e città da costituire un laboratorio eccezionale in cui studiare, progettare e costruire architettura. Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, sopratutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanee ed il loro futuro. Un laboratorio ideale dove ricercare possibili forme di sviluppo e di convivenza, modi per garantire continuità alla nostra città, affinché il suo cuore antico non sia più un luogo del degrado e delle emergenze, una realtà da aiutare e sostenere economicamente, ma una risorsa per la città, un modello non solo per Napoli ma per la città europea. Ben consapevoli che i fattori di degrado e di impoverimento del Centro Antico non sono semplicemente quelli che possiamo diagnosticare negli edifici, negli spazi pubblici, nelle vie e nelle piazze, ma anche quelle condizioni di esclusione, di marginalizzazione sociale ed economica

T

his volume is the latest in the series of Yearbooks for the Master’s in Design for the Historic City. It documents the educational and research activity of the course’s third edition held during the 2010/11academic year. Over time, the Master’s has been progressively structured as a place for education, research and the meeting of disciplines on the topic of European historic centres and their continuity and integration in the contemporary era and in the cities that have developed around them. In this context, Naples’ ancient centre has taken on particular importance, with specific focus on it as a field of investigation and experimental design.

In fact, Naples’ ancient centre presents such vitality and such a wealth of conditions and stratifications formed over time, interweaving the civitas ed the urbs and, therefore, the relationships among life, architecture and the city that it has become an exceptional laboratory for the study, planning and construction of architecture. The context is a breeding ground of ideas but also of contrasts. It is an ideal space for the exploration of the reciprocal and vital relationships between architecture and the city, their expressions of the community but, especially, strategies for the continuity of that wealth and vitality that the Ancient City has accumulated over time, sustaining architecture, the contemporary city and their future. It is an ideal laboratory for research on possible forms of development and coexistence, on ways of guaranteeing continuity with the city so that its ancient heart is no longer a decayed place of crisis, but a reality to sustain economically, a resource for the city, a model not only for Naples but for all of Europe. We are well aware that the factors of decay and inpoverishment of the Ancient Centre are not simply those that we can diagnose in buildings, public space, streets, and squares, but are also conditions of exclusion, of social and economic marginalisation that isolate the city

Ferruccio Izzo Vincenzo Corvino Giovanni Multari

Yearbook 2010/2011

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nota degli autori

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I

l presente volume continua la serie degli Year Books del Master di Progettazione per la città storica documentando l’attività formativa e di ricerca della terza edizione del corso, svoltasi nell’anno accademico 2010/2011. Il Master si sta sempre più nel tempo strutturando come un luogo di formazione, ricerca e confronto disciplinare sul tema dei centri storici europei e della loro continuità ed integrazione nella contemporaneità e nelle città che si sono sviluppate attorno ad essi. In questo ambito il Centro Antico di Napoli ha assunto un rilievo ed una considerazione specifica come campo di indagine e di sperimentazione progettuale. Napoli, infatti, presenta nel suo Centro Antico una tale vitalità ed una tale ricchezza di condizioni e stratificazioni formatesi nel tempo, di intrecci tra civitas ed urbs e, quindi, di rapporti tra vita, architettura e città da costituire un laboratorio eccezionale in cui studiare, progettare e costruire architettura. Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, sopratutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanee ed il loro futuro. Un laboratorio ideale dove ricercare possibili forme di sviluppo e di convivenza, modi per garantire continuità alla nostra città, affinché il suo cuore antico non sia più un luogo del degrado e delle emergenze, una realtà da aiutare e sostenere economicamente, ma una risorsa per la città, un modello non solo per Napoli ma per la città europea. Ben consapevoli che i fattori di degrado e di impoverimento del Centro Antico non sono semplicemente quelli che possiamo diagnosticare negli edifici, negli spazi pubblici, nelle vie e nelle piazze, ma anche quelle condizioni di esclusione, di marginalizzazione sociale ed economica

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his volume is the latest in the series of Yearbooks for the Master’s in Design for the Historic City. It documents the educational and research activity of the course’s third edition held during the 2010/11academic year. Over time, the Master’s has been progressively structured as a place for education, research and the meeting of disciplines on the topic of European historic centres and their continuity and integration in the contemporary era and in the cities that have developed around them. In this context, Naples’ ancient centre has taken on particular importance, with specific focus on it as a field of investigation and experimental design.

In fact, Naples’ ancient centre presents such vitality and such a wealth of conditions and stratifications formed over time, interweaving the civitas ed the urbs and, therefore, the relationships among life, architecture and the city that it has become an exceptional laboratory for the study, planning and construction of architecture. The context is a breeding ground of ideas but also of contrasts. It is an ideal space for the exploration of the reciprocal and vital relationships between architecture and the city, their expressions of the community but, especially, strategies for the continuity of that wealth and vitality that the Ancient City has accumulated over time, sustaining architecture, the contemporary city and their future. It is an ideal laboratory for research on possible forms of development and coexistence, on ways of guaranteeing continuity with the city so that its ancient heart is no longer a decayed place of crisis, but a reality to sustain economically, a resource for the city, a model not only for Naples but for all of Europe. We are well aware that the factors of decay and inpoverishment of the Ancient Centre are not simply those that we can diagnose in buildings, public space, streets, and squares, but are also conditions of exclusion, of social and economic marginalisation that isolate the city

Ferruccio Izzo Vincenzo Corvino Giovanni Multari

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Napoli presenta nel suo Centro Antico una tale vitalità ed una tale ricchezza di condizioni e stratificazioni formatesi nel tempo, di intrecci tra civitas ed urbs e, quindi, di rapporti tra vita, architettura e città da costituire un laboratorio eccezionale in cui studiare, progettare e costruire architettura. Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, sopratutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanee ed il loro futuro. Naples’ ancient centre presents such vitality and such a wealth of conditions and stratifications formed over time, interweaving the civitas and the urbs, therefore, the relationships among life, architecture and the city that it has become an exceptional laboratory for the study, planning and construction of architecture. The context is a breeding ground of ideas but also of contrasts. It is an ideal space for the exploration of the reciprocal and vital relationships between architecture and the city, their expressions of the community but, especially, strategies for the continuity of that wealth and vitality that the Ancient City has accumulated over time, sustaining architecture, the contemporary city and their future.

che determinano una significativa separazione tra la città nel suo complesso ed il suo nucleo fondativo. Riteniamo che l’architettura può dare un contributo, seppur parziale e limitato alle sue possibilità, che oltre a prendersi cura dei luoghi possa intensificare quantità e qualità delle connessioni fisiche, culturali, economiche, sociali, simboliche tra la città ed il suo Centro Antico, tra la città di oggi e di domani e la sua origine. D’altronde, appare sempre più chiaro che il futuro di Napoli non può essere separato da quello del suo Centro Antico, anzi probabilmente non può che coincidere con la rinascita del Centro Antico. Il Master sta, quindi, cercando di promuovere una riflessione ed offrire un contributo, sopratutto per le nuove generazioni, sui modi per recuperare quella capacità dell’architettura d’imprimere un corso alla realtà incidendo in essa e partecipando ad un più complessivo disegno per continuare la città. Sappiamo bene che le città, come tutte le opere dell’uomo, hanno il loro riscontro nella sua azione, cosciente e politica, ed escludono una crescita naturalistica e spontanea, che rappresenta, quindi, non un’evoluzione ma un fenomeno patologico. Il Master sostiene e promuove un’azione tesa a recuperare tutto quel campo di scelte che dovrebbe essere proprio dell’architettura e, quindi, i suoi strumenti ed il suo corpus disciplinare per riconsiderare la continuità ed opporre alle condizioni patologiche della città una rinnovata cultura capace di costituire un’alternativa di fondo. Comprendiamo, quindi, che oggi perché il nostro lavoro possa avere un senso è necessario sapere mettere in atto una pratica del cambiamento che non può che emergere, a nostro avviso, dalla risoluzione di quello iato tra pensiero, sapere ed esperienza presente sia nelle Università che nell’esercizio della professione. Partendo dalla consapevolezza dell’indissolubile legame tra mezzi e fini e dalla capacità di porsi domande di ordine etico sul nostro lavoro in corso d’opera, il risultato potrà essere sicuramente più valido e far sì che l’espressione

del dato fisico possa trasformarsi in un atto di responsabilità intellettuale. Potremo sostenere una pratica critica che riconosca i limiti stessi dell’architettura, consapevole di poter operare cambiamenti di ben piccola misura e di poter ritrovare le sue uniche potenzialità nella stessa presenza fisica dell’architettura, attraverso cui partecipare del mondo facendo di essa la scena stessa della vita. Il tema della città storica presenta una tale densità e complessità di significati e così vaste implicazioni contestuali da richiedere un programma didattico e di ricerca fondato su un metodo altrettanto complesso ma adeguato alle finalità formative ed al senso ed alle dimensioni delle questioni da affrontare. Un approccio profondamente interdisciplinare ed una struttura didattica, organizzata mediante quattro laboratori di approfondimento tematico strettamente interrelati ed una rete di contributi disciplinari, di conoscenze, di competenze, di punti di vista e di critiche e revisioni alle proposte progettuali, hanno sostenuto ed alimentato il lavoro, stabilendo relazioni fra i diversi progetti e costituendo, infine, una sintesi valida per individuare quelle condizioni essenziali del Centro Antico, nonché le capacità e gli indirizzi per un suo recupero. Così il Master ha insegnato ai giovani architetti la necessità di un lavoro comune e li ha abituati ad un consapevole ed effettivo esercizio della professione. Abbiamo realizzato un’occasione seria, preparata e strutturata di confronto tra docenti ed allievi, nonché di dialogo con le istituzioni locali e di collaborazione con le imprese di costruzione e la realtà imprenditoriale nazionale e napoletana sulla base di un programma di cooperazione scientifica con l’Associazione Formazione Manageriale dell’ANCE e l’Associazione Costruttori Edili di Napoli per l’individuazione e la preparazione di nuove figure professionali in grado di apportare elevato valore aggiunto alle imprese ed al settore delle costruzioni. Si è trattato di un lavoro di ricerca di grande complessità ed impegno che ha già prodotto

from its foundation nucleus. In this perspective, we believe that architecture can make a contribution, albeit partial and limited, not only by caring for places but also by intensifying the quantity and quality of the physical, cultural, economic, social and symbolic connections between the city of today and tomorrow and its origins. Moreover, it seems increasingly clear that Naples’ future cannot be separated from that of its Ancient Centre. Indeed it must coincide with its renaissance. The Master’s program wants to offer a contribution, especially to the new generations, regarding methods of recovering the ability of architecture to influence reality, participating in a fuller design for the continuation of the city. We know very well that the city, like all human works, finds answers in concious and political action, excluding natural and spontaneous growth, which represents not evolution but rather a pathology. The Master’s program supports and promotes action aimed at recovering the field of choices belonging to the architecture discipline - and, thus, its instruments and body of knowledge - to rethink continuity and oppose the pathological conditions of the city with a renewed culture that can become a fundamental alternative. We understand that, to give meaning to our work today, it is necessary to understand how to bring about the change that must emerge, in our opinion, from the resolution of the rifts among thought, knowledge and exprerience that exist in the University and in the professional world. Starting from the knowledge of the indissoluble link between means and ends and from the ability to pose questions regarding the ethical nature of our work, the results could become even more compelling and allow physical expression to become an act of intellectual responsability. We should support critical practice that recognises the very limits of architecture, aware of our ability to make

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_ Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

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Napoli presenta nel suo Centro Antico una tale vitalità ed una tale ricchezza di condizioni e stratificazioni formatesi nel tempo, di intrecci tra civitas ed urbs e, quindi, di rapporti tra vita, architettura e città da costituire un laboratorio eccezionale in cui studiare, progettare e costruire architettura. Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, sopratutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanee ed il loro futuro. Naples’ ancient centre presents such vitality and such a wealth of conditions and stratifications formed over time, interweaving the civitas and the urbs, therefore, the relationships among life, architecture and the city that it has become an exceptional laboratory for the study, planning and construction of architecture. The context is a breeding ground of ideas but also of contrasts. It is an ideal space for the exploration of the reciprocal and vital relationships between architecture and the city, their expressions of the community but, especially, strategies for the continuity of that wealth and vitality that the Ancient City has accumulated over time, sustaining architecture, the contemporary city and their future.

che determinano una significativa separazione tra la città nel suo complesso ed il suo nucleo fondativo. Riteniamo che l’architettura può dare un contributo, seppur parziale e limitato alle sue possibilità, che oltre a prendersi cura dei luoghi possa intensificare quantità e qualità delle connessioni fisiche, culturali, economiche, sociali, simboliche tra la città ed il suo Centro Antico, tra la città di oggi e di domani e la sua origine. D’altronde, appare sempre più chiaro che il futuro di Napoli non può essere separato da quello del suo Centro Antico, anzi probabilmente non può che coincidere con la rinascita del Centro Antico. Il Master sta, quindi, cercando di promuovere una riflessione ed offrire un contributo, sopratutto per le nuove generazioni, sui modi per recuperare quella capacità dell’architettura d’imprimere un corso alla realtà incidendo in essa e partecipando ad un più complessivo disegno per continuare la città. Sappiamo bene che le città, come tutte le opere dell’uomo, hanno il loro riscontro nella sua azione, cosciente e politica, ed escludono una crescita naturalistica e spontanea, che rappresenta, quindi, non un’evoluzione ma un fenomeno patologico. Il Master sostiene e promuove un’azione tesa a recuperare tutto quel campo di scelte che dovrebbe essere proprio dell’architettura e, quindi, i suoi strumenti ed il suo corpus disciplinare per riconsiderare la continuità ed opporre alle condizioni patologiche della città una rinnovata cultura capace di costituire un’alternativa di fondo. Comprendiamo, quindi, che oggi perché il nostro lavoro possa avere un senso è necessario sapere mettere in atto una pratica del cambiamento che non può che emergere, a nostro avviso, dalla risoluzione di quello iato tra pensiero, sapere ed esperienza presente sia nelle Università che nell’esercizio della professione. Partendo dalla consapevolezza dell’indissolubile legame tra mezzi e fini e dalla capacità di porsi domande di ordine etico sul nostro lavoro in corso d’opera, il risultato potrà essere sicuramente più valido e far sì che l’espressione

del dato fisico possa trasformarsi in un atto di responsabilità intellettuale. Potremo sostenere una pratica critica che riconosca i limiti stessi dell’architettura, consapevole di poter operare cambiamenti di ben piccola misura e di poter ritrovare le sue uniche potenzialità nella stessa presenza fisica dell’architettura, attraverso cui partecipare del mondo facendo di essa la scena stessa della vita. Il tema della città storica presenta una tale densità e complessità di significati e così vaste implicazioni contestuali da richiedere un programma didattico e di ricerca fondato su un metodo altrettanto complesso ma adeguato alle finalità formative ed al senso ed alle dimensioni delle questioni da affrontare. Un approccio profondamente interdisciplinare ed una struttura didattica, organizzata mediante quattro laboratori di approfondimento tematico strettamente interrelati ed una rete di contributi disciplinari, di conoscenze, di competenze, di punti di vista e di critiche e revisioni alle proposte progettuali, hanno sostenuto ed alimentato il lavoro, stabilendo relazioni fra i diversi progetti e costituendo, infine, una sintesi valida per individuare quelle condizioni essenziali del Centro Antico, nonché le capacità e gli indirizzi per un suo recupero. Così il Master ha insegnato ai giovani architetti la necessità di un lavoro comune e li ha abituati ad un consapevole ed effettivo esercizio della professione. Abbiamo realizzato un’occasione seria, preparata e strutturata di confronto tra docenti ed allievi, nonché di dialogo con le istituzioni locali e di collaborazione con le imprese di costruzione e la realtà imprenditoriale nazionale e napoletana sulla base di un programma di cooperazione scientifica con l’Associazione Formazione Manageriale dell’ANCE e l’Associazione Costruttori Edili di Napoli per l’individuazione e la preparazione di nuove figure professionali in grado di apportare elevato valore aggiunto alle imprese ed al settore delle costruzioni. Si è trattato di un lavoro di ricerca di grande complessità ed impegno che ha già prodotto

from its foundation nucleus. In this perspective, we believe that architecture can make a contribution, albeit partial and limited, not only by caring for places but also by intensifying the quantity and quality of the physical, cultural, economic, social and symbolic connections between the city of today and tomorrow and its origins. Moreover, it seems increasingly clear that Naples’ future cannot be separated from that of its Ancient Centre. Indeed it must coincide with its renaissance. The Master’s program wants to offer a contribution, especially to the new generations, regarding methods of recovering the ability of architecture to influence reality, participating in a fuller design for the continuation of the city. We know very well that the city, like all human works, finds answers in concious and political action, excluding natural and spontaneous growth, which represents not evolution but rather a pathology. The Master’s program supports and promotes action aimed at recovering the field of choices belonging to the architecture discipline - and, thus, its instruments and body of knowledge - to rethink continuity and oppose the pathological conditions of the city with a renewed culture that can become a fundamental alternative. We understand that, to give meaning to our work today, it is necessary to understand how to bring about the change that must emerge, in our opinion, from the resolution of the rifts among thought, knowledge and exprerience that exist in the University and in the professional world. Starting from the knowledge of the indissoluble link between means and ends and from the ability to pose questions regarding the ethical nature of our work, the results could become even more compelling and allow physical expression to become an act of intellectual responsability. We should support critical practice that recognises the very limits of architecture, aware of our ability to make

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dei risultati significativi in termini di conoscenza e di proposta, pur se trattandosi di sperimentazioni che, data la loro natura, sono ben lontane dall’essere progetti immediatamente realizzabili ma per chiarezza concettuale ed efficacia strategica indicano un’idea di città perseguibile e possono facilmente diventare progetti concreti. Speriamo che una parte degli sforzi investiti siano sedimentati nelle pagine che seguono e possano costituire un patrimonio di esperienze e conoscenze per la reale trasformazione e valorizzazione del Centro Antico di Napoli e per le edizioni del corso che seguiranno. Gli scritti ed i progetti qui raccolti hanno il pregio di costruire nel loro insieme un progetto o almeno di prevedere un progetto, e formativo e di concreta riqualificazione architettonica ed urbana del Centro Antico di Napoli. L’interesse di questa pubblicazione è a nostro avviso nella testimonianza delle relazioni che esistono tra i singoli apporti disciplinari e personali e la ricerca più obiettiva che li accomuna e, sopratutto, nel terreno comune da essi definito nel loro insieme. Quel terreno comune che David Chipperfield ha indagato e sollecitato a riscoprire nella Biennale Architettura 2012 a Venezia. Un tema che ha spinto gli architetti ad interessarsi di nuovo all’espressione fisica delle nostre aspirazioni collettive e di quelle della società ed all’organizzazione della vita individuale e civile. Un invito a considerare la nostra storia comune ed a riflettere sulla natura collaborativa dell’architettura e sullo straordinario potenziale del suo processo collettivo. Un appello, quindi, a ritrovare il senso del nostro fare ed a tornare ad occuparci della città e dell’ambiente per la vita dell’uomo. Un auspicato ritorno alla disciplina, alla teoria e sopratutto alla progettazione ed alla costruzione per l’uomo. Con queste premesse i progetti hanno interessato il recupero di Via dei Tribunali, indagando e rimettendo in opera nella contemporaneità gli spazi pubblici del decumanus maior, e ne hanno verificato la disponibilità ad accogliere alcuni eventi del Forum delle Culture.

small changes and of being able to rediscover the unique potential in architecture’s physical presence through which to participate in the world, making it the backdrop for life.

followed-up to become concrete projects. We hope that some of the efforts are sedimented in the pages of this volume and that they represent the wealth of experience and knowledge for the real transformation and improvement of Naples’ ancient centre and for the course’s successive editions, which we hope will be increasingly stimulating, instructive and effective.

The topic of the historic city bears such dense and complex meanings and such vast contextual implications as to require a teaching and research program based on an equally complex method, suitable for the teaching goals, meanings and dimensions of the questions to be faced. The profoundly interdisciplinary approach comprises a didactic structure organised in four strictly interrelated thematic laboratories, a network of disciplines, knowledge, competencies, points of view, critiques and revisions of design proposals. This structure supports and nourishes the work, establishing relationships between different projects, in the end creating a valid synthesis that identifies the essential conditions of the Ancient Centre, as well as the skills and scenarios essential for its recovery.

In our opinion, this publication is of interest due to the relationships created between the single disciplinary and personal contributions and the more objective research that brings them together, and especially, the common ground they define.

In this way, the Master’s program has taught young architects the necessity of working together, accustoming them to the aware and effective exercise of the profession. We created a serious, prepared and structured opportunity for discussion between teachers and students, as well as dialogue with local institutions and collaboration with the construction sector and national and Neapolitan enterprises based on a program of scientific cooperation with AFM and the Naples Association of Building Contractors in order to identify and prepare new professionals who can provide added value to businesses and to the construction sector. This highly complex task requiring great commitment has already produced significant results in terms of knowledge and proposals though experimentation which, given their nature, are far from being immediately realisable projects; however with their conceptual clarity and strategic effectiveness, they offer ideas for the city that can be

We refer to that common ground that David Chipperfield investigated and invited to be rediscovered during the 2012 Venice Architecture Bienniale: a theme that has driven architects to explore new physical expressions of our collective aspirations and those of society, as well as the organisation of the individual and civic life. It is an invitation to consider our common history and to reflect upon the collaborative nature of architecture and on the extraordinary potential of its collective process. It is an appeal to rediscover the meaning of our actions and to again face the city as a setting for human life. It is a hoped-for return to discipline, theory and especially design and building for humankind. With this premise, the projects in this volume explore the recovery of Via dei Tribunali, investigating and putting into play – within contemporary society - the public spaces of the decumanus maior, including the possibility for hosting some events that will be held during the Culture Forum.

The writings and projects presented have the merit of together representing a project - or at least foreseeing a project - that is both educational for the students and productive for the concrete architectural and urban renewal of Naples’ ancient centre. Yearbook 2010/2011

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dei risultati significativi in termini di conoscenza e di proposta, pur se trattandosi di sperimentazioni che, data la loro natura, sono ben lontane dall’essere progetti immediatamente realizzabili ma per chiarezza concettuale ed efficacia strategica indicano un’idea di città perseguibile e possono facilmente diventare progetti concreti. Speriamo che una parte degli sforzi investiti siano sedimentati nelle pagine che seguono e possano costituire un patrimonio di esperienze e conoscenze per la reale trasformazione e valorizzazione del Centro Antico di Napoli e per le edizioni del corso che seguiranno. Gli scritti ed i progetti qui raccolti hanno il pregio di costruire nel loro insieme un progetto o almeno di prevedere un progetto, e formativo e di concreta riqualificazione architettonica ed urbana del Centro Antico di Napoli. L’interesse di questa pubblicazione è a nostro avviso nella testimonianza delle relazioni che esistono tra i singoli apporti disciplinari e personali e la ricerca più obiettiva che li accomuna e, sopratutto, nel terreno comune da essi definito nel loro insieme. Quel terreno comune che David Chipperfield ha indagato e sollecitato a riscoprire nella Biennale Architettura 2012 a Venezia. Un tema che ha spinto gli architetti ad interessarsi di nuovo all’espressione fisica delle nostre aspirazioni collettive e di quelle della società ed all’organizzazione della vita individuale e civile. Un invito a considerare la nostra storia comune ed a riflettere sulla natura collaborativa dell’architettura e sullo straordinario potenziale del suo processo collettivo. Un appello, quindi, a ritrovare il senso del nostro fare ed a tornare ad occuparci della città e dell’ambiente per la vita dell’uomo. Un auspicato ritorno alla disciplina, alla teoria e sopratutto alla progettazione ed alla costruzione per l’uomo. Con queste premesse i progetti hanno interessato il recupero di Via dei Tribunali, indagando e rimettendo in opera nella contemporaneità gli spazi pubblici del decumanus maior, e ne hanno verificato la disponibilità ad accogliere alcuni eventi del Forum delle Culture.

small changes and of being able to rediscover the unique potential in architecture’s physical presence through which to participate in the world, making it the backdrop for life.

followed-up to become concrete projects. We hope that some of the efforts are sedimented in the pages of this volume and that they represent the wealth of experience and knowledge for the real transformation and improvement of Naples’ ancient centre and for the course’s successive editions, which we hope will be increasingly stimulating, instructive and effective.

The topic of the historic city bears such dense and complex meanings and such vast contextual implications as to require a teaching and research program based on an equally complex method, suitable for the teaching goals, meanings and dimensions of the questions to be faced. The profoundly interdisciplinary approach comprises a didactic structure organised in four strictly interrelated thematic laboratories, a network of disciplines, knowledge, competencies, points of view, critiques and revisions of design proposals. This structure supports and nourishes the work, establishing relationships between different projects, in the end creating a valid synthesis that identifies the essential conditions of the Ancient Centre, as well as the skills and scenarios essential for its recovery.

In our opinion, this publication is of interest due to the relationships created between the single disciplinary and personal contributions and the more objective research that brings them together, and especially, the common ground they define.

In this way, the Master’s program has taught young architects the necessity of working together, accustoming them to the aware and effective exercise of the profession. We created a serious, prepared and structured opportunity for discussion between teachers and students, as well as dialogue with local institutions and collaboration with the construction sector and national and Neapolitan enterprises based on a program of scientific cooperation with AFM and the Naples Association of Building Contractors in order to identify and prepare new professionals who can provide added value to businesses and to the construction sector. This highly complex task requiring great commitment has already produced significant results in terms of knowledge and proposals though experimentation which, given their nature, are far from being immediately realisable projects; however with their conceptual clarity and strategic effectiveness, they offer ideas for the city that can be

We refer to that common ground that David Chipperfield investigated and invited to be rediscovered during the 2012 Venice Architecture Bienniale: a theme that has driven architects to explore new physical expressions of our collective aspirations and those of society, as well as the organisation of the individual and civic life. It is an invitation to consider our common history and to reflect upon the collaborative nature of architecture and on the extraordinary potential of its collective process. It is an appeal to rediscover the meaning of our actions and to again face the city as a setting for human life. It is a hoped-for return to discipline, theory and especially design and building for humankind. With this premise, the projects in this volume explore the recovery of Via dei Tribunali, investigating and putting into play – within contemporary society - the public spaces of the decumanus maior, including the possibility for hosting some events that will be held during the Culture Forum.

The writings and projects presented have the merit of together representing a project - or at least foreseeing a project - that is both educational for the students and productive for the concrete architectural and urban renewal of Naples’ ancient centre. Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

_ Ferruccio Izzo, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari

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Il Master e il centro antico di Napoli /

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foto Alessia Verrua

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Il Master e il centro antico di Napoli /

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foto Alessia Verrua

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Massimo Marrelli

Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II

N

on è un caso che, in questo volume, il contributo introduttivo del Rettore della Federico II vada oltre la formula dei saluti e si avventuri dentro il complesso territorio della città, e addirittura dentro il campo specifico della sua architettura.

Non si tratta di una impropria invasione di campo e soprattutto non si tratta di un tentativo di elusione del ruolo più tradizionale di accompagnamento e valorizzazione di un’esperienza didattica e scientifica di grande rilievo: il Master in Progettazione di eccellenza della città storica ha assunto una posizione di centralità tra le attività che la Federico II dedica alla formazione di terzo livello. Almeno per tre motivi: il primo è la tensione verso una innovativa interdisciplinarietà che valorizza le potenzialità di integrazione che devono connotare l’attività di un grande Ateneo; il secondo è la spinta verso un’internazionalizzazione di alta qualità; il terzo è la volontà di offrire un contributo molto qualificato alla città, alla sua amministrazione, e alle forze imprenditoriali e produttive che lavorano per garantire a Napoli un futuro di livello europeo e internazionale all’altezza delle sue aspirazioni e delle sue potenzialità. Avrei potuto fermarmi qui, se il Master non avesse deciso di mettere al centro del lavoro dei suoi docenti (professori di diverse discipline ma anche professionisti di fama internazionale) e dei suoi discenti (giovani architetti di diversa nazionalità) il ‘corpo di Napoli’, la parte più antica del suo straordinario centro storico, il centro antico greco-romano. È qui che il mio interesse e la mia responsabilità istituzionale non possono che assumere una diversa consistenza: la Federico II vive nel corpo del centro greco-romano, ha un rapporto osmotico con la città antica, con le sue strade, con i suoi spazi, con i suoi elementi, con i suoi monumenti. Li possiede, li occupa,

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foto Angela Palmitessa

li fa vivere con la sua attività istituzionale, li innerva con la vita quotidiana di migliaia di studenti. Il patrimonio della Federico II è parte importante di quello che l’Unesco riconosce come patrimonio dell’umanità: e ne rappresenta una sorta di piccolo catalogo in senso cronologico, in senso tipologico, in senso stilistico, in senso funzionale. Ma la questione più rilevante, sempre a proposito di interesse e di responsabilità, è che il patrimonio della Federico II nel centro antico napoletano rappresenta uno straordinario esempio del modo (o dei mille modi) con cui gli spazi del passato possono vivere nel presente. Un esempio straordinario di una delle caratteristiche più importanti dei ‘monumenti’, che ho imparato frequentando, di tanto in tanto, le aule del Master e i miei colleghi architetti: la loro qualità spaziale aperta e diversificata, la loro disponibilità a essere usati in modi diversi, la loro vocazione a trasformarsi conservando la propria identità e infine la loro capacità di contribuire alla vita dello spazio urbano al quale appartengono. Non sempre, nel passato e nel presente, la Federico II è stata capace di usare accortamente questa straordinaria qualità degli spazi che ha occupato e usato; non sempre le trasformazioni indotte sul corpo della città, e su alcuni dei suoi elementi più fragili, sono state gestite con accortezza; non sempre le positiva contaminazione tra gli spazi collettivi dell’Università e gli spazi pubblici della città è stata perseguita: ma non c’è dubbio che il ‘corpo della città’ e la sua Università abbiano costruito nel tempo un rapporto di grande potenza e di straordinarie potenzialità. È nello svelare e nel lavorare su queste potenzialità che il Master sta offrendo e potrà offrire in futuro un significativo contributo. E in questo

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

La Federico II e la Città Antica. The Federico II University and the historical city.

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Massimo Marrelli

Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II

N

on è un caso che, in questo volume, il contributo introduttivo del Rettore della Federico II vada oltre la formula dei saluti e si avventuri dentro il complesso territorio della città, e addirittura dentro il campo specifico della sua architettura.

Non si tratta di una impropria invasione di campo e soprattutto non si tratta di un tentativo di elusione del ruolo più tradizionale di accompagnamento e valorizzazione di un’esperienza didattica e scientifica di grande rilievo: il Master in Progettazione di eccellenza della città storica ha assunto una posizione di centralità tra le attività che la Federico II dedica alla formazione di terzo livello. Almeno per tre motivi: il primo è la tensione verso una innovativa interdisciplinarietà che valorizza le potenzialità di integrazione che devono connotare l’attività di un grande Ateneo; il secondo è la spinta verso un’internazionalizzazione di alta qualità; il terzo è la volontà di offrire un contributo molto qualificato alla città, alla sua amministrazione, e alle forze imprenditoriali e produttive che lavorano per garantire a Napoli un futuro di livello europeo e internazionale all’altezza delle sue aspirazioni e delle sue potenzialità. Avrei potuto fermarmi qui, se il Master non avesse deciso di mettere al centro del lavoro dei suoi docenti (professori di diverse discipline ma anche professionisti di fama internazionale) e dei suoi discenti (giovani architetti di diversa nazionalità) il ‘corpo di Napoli’, la parte più antica del suo straordinario centro storico, il centro antico greco-romano. È qui che il mio interesse e la mia responsabilità istituzionale non possono che assumere una diversa consistenza: la Federico II vive nel corpo del centro greco-romano, ha un rapporto osmotico con la città antica, con le sue strade, con i suoi spazi, con i suoi elementi, con i suoi monumenti. Li possiede, li occupa,

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foto Angela Palmitessa

li fa vivere con la sua attività istituzionale, li innerva con la vita quotidiana di migliaia di studenti. Il patrimonio della Federico II è parte importante di quello che l’Unesco riconosce come patrimonio dell’umanità: e ne rappresenta una sorta di piccolo catalogo in senso cronologico, in senso tipologico, in senso stilistico, in senso funzionale. Ma la questione più rilevante, sempre a proposito di interesse e di responsabilità, è che il patrimonio della Federico II nel centro antico napoletano rappresenta uno straordinario esempio del modo (o dei mille modi) con cui gli spazi del passato possono vivere nel presente. Un esempio straordinario di una delle caratteristiche più importanti dei ‘monumenti’, che ho imparato frequentando, di tanto in tanto, le aule del Master e i miei colleghi architetti: la loro qualità spaziale aperta e diversificata, la loro disponibilità a essere usati in modi diversi, la loro vocazione a trasformarsi conservando la propria identità e infine la loro capacità di contribuire alla vita dello spazio urbano al quale appartengono. Non sempre, nel passato e nel presente, la Federico II è stata capace di usare accortamente questa straordinaria qualità degli spazi che ha occupato e usato; non sempre le trasformazioni indotte sul corpo della città, e su alcuni dei suoi elementi più fragili, sono state gestite con accortezza; non sempre le positiva contaminazione tra gli spazi collettivi dell’Università e gli spazi pubblici della città è stata perseguita: ma non c’è dubbio che il ‘corpo della città’ e la sua Università abbiano costruito nel tempo un rapporto di grande potenza e di straordinarie potenzialità. È nello svelare e nel lavorare su queste potenzialità che il Master sta offrendo e potrà offrire in futuro un significativo contributo. E in questo

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

La Federico II e la Città Antica. The Federico II University and the historical city.

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foto

Angela Palmitessa

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Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition


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foto

Angela Palmitessa

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Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition


_ Massimo Marrelli

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senso, la volontà di leggere il centro antico di Napoli come una potenziale cittadella universitaria è al tempo stesso un punto di partenza e un punto di arrivo. È un punto di partenza perché consente di riconoscere i singoli elementi del patrimonio universitario (della Federico II, ma anche degli altri Atenei napoletani) e di guardarli in profondità, leggendo la loro diversità e riconoscendo le criticità e le opportunità di cui sono portatori. È un punto di arrivo perché introduce, già in partenza, un progetto, un’idea di struttura, un sistema di connessioni e di integrazioni capace di fare della ‘cittadella universitaria’ uno dei ‘volti’ della città antica. Una classica ipotesi ‘innovativa’, in linea con le logiche che puntano oggi a riscoprire, dentro la città della storia, delle potenzialità – anche funzionali – che la modernità aveva attribuito alle aree di espansione della città moderna. Del resto, se oggi parliamo con tanto favore dei ‘centri commerciali naturali’, perché non dovremmo riscoprire lo straordinario ‘campus naturale’ celato dentro le maglie della città greco-romana?

foto Angela Palmitessa

T

he Federico II university is located in the city’s Greek/Roman centre and has an osmotic relationship with the city, its streets, spaces, elements, and monuments. It possesses them, occupies them, gives them life with its institutional activity. It enlivens them with the daily presence of thousands of students. The heritage of Federico II is an important part of what Unesco has recognized as Heritage of Mankind and it represents a kind of small catalogue - chronologically, typologically, stylistically, and functionally. There is no doubt that the “body of the city” and its university have created a relationship of great strength and extraordinary potential over time. In revealing and leveraging this potential, the Master’s program has offered, and can offer, a significant contribution. In this sense, the desire to interpret Naples’ ancient centre as a potential university citadel is, at the same time, a point of departure as well as arrival.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

La Federico II e la Città Antica / The Federico II University and the historic city

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_ Massimo Marrelli

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senso, la volontà di leggere il centro antico di Napoli come una potenziale cittadella universitaria è al tempo stesso un punto di partenza e un punto di arrivo. È un punto di partenza perché consente di riconoscere i singoli elementi del patrimonio universitario (della Federico II, ma anche degli altri Atenei napoletani) e di guardarli in profondità, leggendo la loro diversità e riconoscendo le criticità e le opportunità di cui sono portatori. È un punto di arrivo perché introduce, già in partenza, un progetto, un’idea di struttura, un sistema di connessioni e di integrazioni capace di fare della ‘cittadella universitaria’ uno dei ‘volti’ della città antica. Una classica ipotesi ‘innovativa’, in linea con le logiche che puntano oggi a riscoprire, dentro la città della storia, delle potenzialità – anche funzionali – che la modernità aveva attribuito alle aree di espansione della città moderna. Del resto, se oggi parliamo con tanto favore dei ‘centri commerciali naturali’, perché non dovremmo riscoprire lo straordinario ‘campus naturale’ celato dentro le maglie della città greco-romana?

foto Angela Palmitessa

T

he Federico II university is located in the city’s Greek/Roman centre and has an osmotic relationship with the city, its streets, spaces, elements, and monuments. It possesses them, occupies them, gives them life with its institutional activity. It enlivens them with the daily presence of thousands of students. The heritage of Federico II is an important part of what Unesco has recognized as Heritage of Mankind and it represents a kind of small catalogue - chronologically, typologically, stylistically, and functionally. There is no doubt that the “body of the city” and its university have created a relationship of great strength and extraordinary potential over time. In revealing and leveraging this potential, the Master’s program has offered, and can offer, a significant contribution. In this sense, the desire to interpret Naples’ ancient centre as a potential university citadel is, at the same time, a point of departure as well as arrival.

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La Federico II e la Città Antica / The Federico II University and the historic city

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Luigi De Falco

Assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli dal 2011 al 2013

24

È

solo per caso che questo mio contributo coincida con i primi due anni dell’esperienza amministrativa per Napoli di Luigi de Magistris sindaco e appena dopo l’anno e undici mesi della mia personale esperienza nella qualità di assessore comunale all’Urbanistica, centro storico sito Unesco, e alle altre deleghe conferitemi dal Sindaco a giugno del 2011. Credo sia utile riepilogare i capisaldi di un’azione difficile, pur durata meno di due anni, tesa a recuperare terreno sul piano di una gestione del territorio in verità assai offuscata da dieci anni di governo della città, che non è stato in grado di produrre lo sviluppo di cui Napoli ha più che mai bisogno. Tra i suoi primi provvedimenti, l’amministrazione de Magistris ha inteso affermare il primato dell’azione pubblica nella pianificazione urbanistica, in controtendenza rispetto a iniziative di legge nazionale e regionale che favorirebbero nuove sanatorie edilizie, la deregolamentazione urbanistica, la revisione dei piani paesaggistici, la riduzione delle aree sottoposte a tutela. La giunta si è espressa con specifici atti deliberativi fatti propri poi pure dal Consiglio comunale (stop al consumo del territorio, il 29.09.2011; primato della pianificazione e no a nuovi condoni e al fermo delle demolizioni degli abusi edilizi, il 29.12.2011). L’azione concreta di recupero della legalità violata sul territorio ha pure innalzato fortemente il numero delle demolizioni di abusi edilizi, mediamente raddoppiando gli interventi di demolizione degli abusi rispetto al lavoro svolto dalle precedenti amministrazioni e, in particolare, eseguendo interventi di rilievo che hanno dimostrato che il Comune è dalla parte di coloro che perseguono l’effettivo e assoluto rispetto delle leggi. È il caso dello storico ‘scheletro dell’Arenella’ che da decenni permaneva in fregio all’uscita Arenella della Tangenziale, quasi oramai un monumento permanente all’ille-

galità, o di intere lottizzazioni nell’area del Parco metropolitano delle colline, di capannoni e interi fabbricati nelle aree a nord della città. Ma in piena coerenza con il disegno di recupero dell’immagine e dei valori del territorio, l’amministrazione ha posto in agenda anche la valorizzazione del centro storico. Sono stati avviati i progetti urbanistici pubblici previsti dal prg: piazza Mercato, il teatro greco, il parco archeologico di piazza Miraglia. L’azione pubblica sui beni storici collettivi vuole anche stimolare proprietari pubblici e privati a intervenire a cascata, per la riqualificazione e valorizzazione della città storica attraverso i restauri conservativi dell’edilizia storica, ma anche con la riqualificazione o la radicale sostituzione degli immobili successivi al 1943, comunemente individuati come la spazzatura edilizia prodotta negli anni peggiori della città. Abbiamo incontrato le municipalità, i cittadini, le imprese, per illustrare a tutti le potenzialità del prg e la possibilità, per i privati, di realizzare attrezzature per i residenti anche nei quartieri storici della città, ricavandone reddito con nuove iniziative di impresa e al contempo fornendo ai cittadini opportunità storicamente negate, quali attrezzature per lo sport (palestre, piscine, campi da gioco all’aperto per il calcio, il tennis e altre attività), asili e ludoteche per l’infanzia, verde per i quartieri. L’attività ha sortito un considerevole incremento delle iniziative in particolare nelle periferie, ma anche preziose integrazioni di attrezzature nel cuore del centro storico, come la piscina in costruzione a santa Chiara con spazi a verde e per l’intrattenimento o le sale per mostre o conferenze nel complesso di santa Patrizia. Pur se andato in fumo, da un anno, il finanziamento europeo di 230 milioni per gli interventi del Grande Programma, il Grande Progetto Centro Storico Unesco, del quale è imminente

I

t is only by chance this contribution coincides with the first two years of the administration of Mayor Luigi de Magistris and one year and eleven months of my personal experience as municipal commissioner for urban life, for the UNESCO site of the ancient centre and for other responsibilities assigned to me by the mayor in June, 2011. I believe that it is useful to summarise the main benchmarks of the difficult activity, even if has lasted less than two years, aimed at the regeneration of the city and the management of its territory, which had been darkened by decades of municipal governments unable to produce the kind of development that the city of Naples needed more than ever. Among its first acts, the de Magistris administration attempted to confirm the primary position of public action in urban planning, in countertendency to national and regional laws which encouraged new building amnesties, urban deregulation, revision of land use plans, and the reduction of protected areas. Concrete action for the recovery of violated legality in the municipality also increased the number of demolitions of illegal constructions significantly. Fully coherent with the plan for recovering the city’s image and values, the administration also placed the revaluation of the Ancient Centre on its agenda. Urban renewal projects in the city plan were initiated: piazza Mercato, the Greek theatre, the piazza Miraglia archaeological park. Public action regarding collective heritage also sought to stimulate public and private owners to intervene, hoping for a domino effect, for the regeneration and renewal of the ancient city through conservative preservation of

la conferma , riconosce almeno 100 milioni per molti importanti interventi: restauri, consolidamenti, recupero di aree archeologiche, riqualificazioni urbane e opere di innovazione tecnologica, anche connessi alla riduzione del traffico avviata con le Ztl. Il Comune ha sviluppato un piano degli interventi cantierabili entro il 2013, auspicando che gli altri soggetti pubblici possano attivarsi per tempo. La politica di valorizzazione avviata per il centro storico dall’amministrazione è senz’altro complementare a quella per la sua tutela. Il Comune ha proposto al Ministero per i beni culturali il riconoscimento dell’interesse pubblico alla tutela dell’area del centro storico, per le ragioni espresse dall’Unesco con la Decisione del 1995. All’interesse mondiale sancito dall’importante organismo internazionale e alla disciplina rigorosa del piano regolatore, il Ministero potrebbe utilmente aggiungere il riconoscimento, anche da parte dello Stato, dell’interesse pubblico nazionale alla tutela del centro storico di Napoli. Il riconoscimento, quanto mai doveroso, assicurerà la più efficace applicazione della disciplina di tutela e valorizzazione prescritta dal prg, attraverso un rigoroso e controllato processo delle trasformazioni possibili nella città storica, garantendo la massima qualità degli interventi e consentendo di imporre opportune prescrizioni migliorative dell’edilizia, nella definizione di migliaia di istanze di condono ancora inevase. Il riconoscimento del Ministero permetterà di arginare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, consentendo la repressione immediata dell’attività irregolare, in applicazione dell’art. 27 DPR n. 380/2001 che permette la demolizione dell’abuso senza l’obbligo di attivare le procedure farraginose previste in aree non vincolate, che potrebbero disporre e attuare gli stessi uffici ministeriali.

foto Alessandra Cavaccini

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Le ragioni di un dialogo: il Master e il Comune di Napoli. The reasons of a dialogue: the Master and the Municipality of Naples.

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Luigi De Falco

Assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli dal 2011 al 2013

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È

solo per caso che questo mio contributo coincida con i primi due anni dell’esperienza amministrativa per Napoli di Luigi de Magistris sindaco e appena dopo l’anno e undici mesi della mia personale esperienza nella qualità di assessore comunale all’Urbanistica, centro storico sito Unesco, e alle altre deleghe conferitemi dal Sindaco a giugno del 2011. Credo sia utile riepilogare i capisaldi di un’azione difficile, pur durata meno di due anni, tesa a recuperare terreno sul piano di una gestione del territorio in verità assai offuscata da dieci anni di governo della città, che non è stato in grado di produrre lo sviluppo di cui Napoli ha più che mai bisogno. Tra i suoi primi provvedimenti, l’amministrazione de Magistris ha inteso affermare il primato dell’azione pubblica nella pianificazione urbanistica, in controtendenza rispetto a iniziative di legge nazionale e regionale che favorirebbero nuove sanatorie edilizie, la deregolamentazione urbanistica, la revisione dei piani paesaggistici, la riduzione delle aree sottoposte a tutela. La giunta si è espressa con specifici atti deliberativi fatti propri poi pure dal Consiglio comunale (stop al consumo del territorio, il 29.09.2011; primato della pianificazione e no a nuovi condoni e al fermo delle demolizioni degli abusi edilizi, il 29.12.2011). L’azione concreta di recupero della legalità violata sul territorio ha pure innalzato fortemente il numero delle demolizioni di abusi edilizi, mediamente raddoppiando gli interventi di demolizione degli abusi rispetto al lavoro svolto dalle precedenti amministrazioni e, in particolare, eseguendo interventi di rilievo che hanno dimostrato che il Comune è dalla parte di coloro che perseguono l’effettivo e assoluto rispetto delle leggi. È il caso dello storico ‘scheletro dell’Arenella’ che da decenni permaneva in fregio all’uscita Arenella della Tangenziale, quasi oramai un monumento permanente all’ille-

galità, o di intere lottizzazioni nell’area del Parco metropolitano delle colline, di capannoni e interi fabbricati nelle aree a nord della città. Ma in piena coerenza con il disegno di recupero dell’immagine e dei valori del territorio, l’amministrazione ha posto in agenda anche la valorizzazione del centro storico. Sono stati avviati i progetti urbanistici pubblici previsti dal prg: piazza Mercato, il teatro greco, il parco archeologico di piazza Miraglia. L’azione pubblica sui beni storici collettivi vuole anche stimolare proprietari pubblici e privati a intervenire a cascata, per la riqualificazione e valorizzazione della città storica attraverso i restauri conservativi dell’edilizia storica, ma anche con la riqualificazione o la radicale sostituzione degli immobili successivi al 1943, comunemente individuati come la spazzatura edilizia prodotta negli anni peggiori della città. Abbiamo incontrato le municipalità, i cittadini, le imprese, per illustrare a tutti le potenzialità del prg e la possibilità, per i privati, di realizzare attrezzature per i residenti anche nei quartieri storici della città, ricavandone reddito con nuove iniziative di impresa e al contempo fornendo ai cittadini opportunità storicamente negate, quali attrezzature per lo sport (palestre, piscine, campi da gioco all’aperto per il calcio, il tennis e altre attività), asili e ludoteche per l’infanzia, verde per i quartieri. L’attività ha sortito un considerevole incremento delle iniziative in particolare nelle periferie, ma anche preziose integrazioni di attrezzature nel cuore del centro storico, come la piscina in costruzione a santa Chiara con spazi a verde e per l’intrattenimento o le sale per mostre o conferenze nel complesso di santa Patrizia. Pur se andato in fumo, da un anno, il finanziamento europeo di 230 milioni per gli interventi del Grande Programma, il Grande Progetto Centro Storico Unesco, del quale è imminente

I

t is only by chance this contribution coincides with the first two years of the administration of Mayor Luigi de Magistris and one year and eleven months of my personal experience as municipal commissioner for urban life, for the UNESCO site of the ancient centre and for other responsibilities assigned to me by the mayor in June, 2011. I believe that it is useful to summarise the main benchmarks of the difficult activity, even if has lasted less than two years, aimed at the regeneration of the city and the management of its territory, which had been darkened by decades of municipal governments unable to produce the kind of development that the city of Naples needed more than ever. Among its first acts, the de Magistris administration attempted to confirm the primary position of public action in urban planning, in countertendency to national and regional laws which encouraged new building amnesties, urban deregulation, revision of land use plans, and the reduction of protected areas. Concrete action for the recovery of violated legality in the municipality also increased the number of demolitions of illegal constructions significantly. Fully coherent with the plan for recovering the city’s image and values, the administration also placed the revaluation of the Ancient Centre on its agenda. Urban renewal projects in the city plan were initiated: piazza Mercato, the Greek theatre, the piazza Miraglia archaeological park. Public action regarding collective heritage also sought to stimulate public and private owners to intervene, hoping for a domino effect, for the regeneration and renewal of the ancient city through conservative preservation of

la conferma , riconosce almeno 100 milioni per molti importanti interventi: restauri, consolidamenti, recupero di aree archeologiche, riqualificazioni urbane e opere di innovazione tecnologica, anche connessi alla riduzione del traffico avviata con le Ztl. Il Comune ha sviluppato un piano degli interventi cantierabili entro il 2013, auspicando che gli altri soggetti pubblici possano attivarsi per tempo. La politica di valorizzazione avviata per il centro storico dall’amministrazione è senz’altro complementare a quella per la sua tutela. Il Comune ha proposto al Ministero per i beni culturali il riconoscimento dell’interesse pubblico alla tutela dell’area del centro storico, per le ragioni espresse dall’Unesco con la Decisione del 1995. All’interesse mondiale sancito dall’importante organismo internazionale e alla disciplina rigorosa del piano regolatore, il Ministero potrebbe utilmente aggiungere il riconoscimento, anche da parte dello Stato, dell’interesse pubblico nazionale alla tutela del centro storico di Napoli. Il riconoscimento, quanto mai doveroso, assicurerà la più efficace applicazione della disciplina di tutela e valorizzazione prescritta dal prg, attraverso un rigoroso e controllato processo delle trasformazioni possibili nella città storica, garantendo la massima qualità degli interventi e consentendo di imporre opportune prescrizioni migliorative dell’edilizia, nella definizione di migliaia di istanze di condono ancora inevase. Il riconoscimento del Ministero permetterà di arginare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, consentendo la repressione immediata dell’attività irregolare, in applicazione dell’art. 27 DPR n. 380/2001 che permette la demolizione dell’abuso senza l’obbligo di attivare le procedure farraginose previste in aree non vincolate, che potrebbero disporre e attuare gli stessi uffici ministeriali.

foto Alessandra Cavaccini

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Le ragioni di un dialogo: il Master e il Comune di Napoli. The reasons of a dialogue: the Master and the Municipality of Naples.

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historic buildings, but also the renewal or radical substitution of buildings dating from after 1943, commonly identified as “waste” building produced during the city’s darkest years. The experience of these months, which produced works by young architects from all over the world, has shed light on the enormous forgotten potential of the ancient centre: archaeological ruins. The experiment went well beyond pure academic exercise. Under the guidance of professors having the most heterogeneous cultural origins, a true team for understanding every component of the project and reaching solutions which “conform” to the complex codes regulating the urban and building transformations in Naples, the young architects produced a catalogue of “feasible” and economically sustainable projects.

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foto Bruna De Palma

La Direzione Regionale del Ministero e la Soprintendenza ai beni paesaggistici hanno manifestato il loro interesse alla proposta di riconoscimento, promuovendo un tavolo di lavoro congiunto con il Comune. La proposta indubbiamente è in netta controtendenza, visto che molte sono, viceversa, le iniziative -di privati ma purtroppo anche di pubbliche amministrazionitendenti a defilarsi dagli obblighi della tutela del paesaggio sanciti dalla Costituzione. Nel quadro delle iniziative di valorizzazione si inserisce, quanto mai opportuno, il laboratorio di progettazione sulle aree ruderali promosso dal Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II. Conosco benissimo l’impegno quarantennale di Alberto Izzo per la valorizzazione della città storica napoletana, da allievo e poi collaboratore convinto di quei laboratori che Izzo con otto generazioni di studenti ha sempre portato avanti per consentire loro di apprendere in questa maniera il mestiere di architetto, fatto

di impegno per la città, per la sua storia, per le popolazioni dei quartieri che, secondo i calcoli dell’attuale piano regolatore, chiedono ben 15 milioni di metri quadrati di spazi per attrezzature necessari per colmare il deficit e raggiungere il livello di dotazioni che la legge definisce ‘minime’ e attribuisce a ciascun abitante. Diritti negati da sempre da una politica dissennata per la città e da una gestione del territorio che hanno messo storicamente in prima fila l’interesse a speculare sulla pelle dei cittadini, occupando e impermeabilizzando suolo, realizzando cementificazioni in ogni luogo possibile e impossibile, negando storia e natura, diritto e cittadinanza. L’esperienza di questi mesi che ha prodotto i lavori di giovani architetti provenienti da ogni parte del mondo, ha messo in luce le enormi potenzialità dimenticate presenti nel centro storico che sono le aree ruderali. La sperimentazione è andata ben oltre la pura esercitazione accademica. Sotto la guida di docenti dalle

provenienze culturali più eterogenee, a definire una vera equipe di riferimento per sviscerare ogni componente del progetto e arrivare alla definizione di soluzioni finalmente ‘conformi’ alle complesse normative che regolamentano le trasformazioni urbanistiche e edilizie a Napoli, i giovani architetti hanno messo a punto un catalogo di interventi ‘fattibili’ ed economicamente sostenibili. L’esperienza dimostra pure che la regola funziona, che essa è garanzia di tutela e al contempo di valorizzazione, che con essa occorre lavorare per perseguire quel modello di città disegnato dal nostro attualissimo prg che troppi ignorano, che moltissimi non hanno neppure letto, nel mentre tantissimi si chiedono ancora quale debba essere il futuro di questa città, inconsapevoli di esservi già dentro, ma con il rischio di inoltrarsi verso pericolosi sentieri di (non) ritorno.

foto Francesco Noviello

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

_ Luigi De Falco

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historic buildings, but also the renewal or radical substitution of buildings dating from after 1943, commonly identified as “waste” building produced during the city’s darkest years. The experience of these months, which produced works by young architects from all over the world, has shed light on the enormous forgotten potential of the ancient centre: archaeological ruins. The experiment went well beyond pure academic exercise. Under the guidance of professors having the most heterogeneous cultural origins, a true team for understanding every component of the project and reaching solutions which “conform” to the complex codes regulating the urban and building transformations in Naples, the young architects produced a catalogue of “feasible” and economically sustainable projects.

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foto Bruna De Palma

La Direzione Regionale del Ministero e la Soprintendenza ai beni paesaggistici hanno manifestato il loro interesse alla proposta di riconoscimento, promuovendo un tavolo di lavoro congiunto con il Comune. La proposta indubbiamente è in netta controtendenza, visto che molte sono, viceversa, le iniziative -di privati ma purtroppo anche di pubbliche amministrazionitendenti a defilarsi dagli obblighi della tutela del paesaggio sanciti dalla Costituzione. Nel quadro delle iniziative di valorizzazione si inserisce, quanto mai opportuno, il laboratorio di progettazione sulle aree ruderali promosso dal Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II. Conosco benissimo l’impegno quarantennale di Alberto Izzo per la valorizzazione della città storica napoletana, da allievo e poi collaboratore convinto di quei laboratori che Izzo con otto generazioni di studenti ha sempre portato avanti per consentire loro di apprendere in questa maniera il mestiere di architetto, fatto

di impegno per la città, per la sua storia, per le popolazioni dei quartieri che, secondo i calcoli dell’attuale piano regolatore, chiedono ben 15 milioni di metri quadrati di spazi per attrezzature necessari per colmare il deficit e raggiungere il livello di dotazioni che la legge definisce ‘minime’ e attribuisce a ciascun abitante. Diritti negati da sempre da una politica dissennata per la città e da una gestione del territorio che hanno messo storicamente in prima fila l’interesse a speculare sulla pelle dei cittadini, occupando e impermeabilizzando suolo, realizzando cementificazioni in ogni luogo possibile e impossibile, negando storia e natura, diritto e cittadinanza. L’esperienza di questi mesi che ha prodotto i lavori di giovani architetti provenienti da ogni parte del mondo, ha messo in luce le enormi potenzialità dimenticate presenti nel centro storico che sono le aree ruderali. La sperimentazione è andata ben oltre la pura esercitazione accademica. Sotto la guida di docenti dalle

provenienze culturali più eterogenee, a definire una vera equipe di riferimento per sviscerare ogni componente del progetto e arrivare alla definizione di soluzioni finalmente ‘conformi’ alle complesse normative che regolamentano le trasformazioni urbanistiche e edilizie a Napoli, i giovani architetti hanno messo a punto un catalogo di interventi ‘fattibili’ ed economicamente sostenibili. L’esperienza dimostra pure che la regola funziona, che essa è garanzia di tutela e al contempo di valorizzazione, che con essa occorre lavorare per perseguire quel modello di città disegnato dal nostro attualissimo prg che troppi ignorano, che moltissimi non hanno neppure letto, nel mentre tantissimi si chiedono ancora quale debba essere il futuro di questa città, inconsapevoli di esservi già dentro, ma con il rischio di inoltrarsi verso pericolosi sentieri di (non) ritorno.

foto Francesco Noviello

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

_ Luigi De Falco

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Ambrogio Prezioso

Presidente AFM Associazione Formazione Manageriale dell’ANCE Vice Presidente ANCE Associazione Nazionale Costruttori Edili

I

l lavoro svolto all’interno dei laboratori del Master di II livello in Progettazione d’eccellenza per la città storica: dalla cultura del recupero alla cultura dell’innovazione ha rappresentato un’occasione preziosa per affrontare in maniera del tutto innovativa tematiche e problematiche inerenti lo sviluppo della nostra città, nello specifico il futuro del suo centro antico, cuore fondativo e immenso giacimento culturale, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. L’accordo di cooperazione tra l’ ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), l’AFMEdilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’ Edilizia dell’ ANCE) e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, giunto ormai al suo terzo anno, è foriero di sinergie e costituisce un ponte tra il mondo accademico e quello delle imprese e delle professioni. Il corso di Master si situa in un particolare momento della formazione, ovvero corrisponde ai primi passi compiuti dai giovani laureati nel mondo della professione. Una realtà che, in quest’epoca di dura crisi, è profondamente cambiata. Oggi le condizioni economiche, politiche e sociali richiedono sempre più un confronto con le vere necessità e spingono a ragionare maggiormente sulla centrale importanza della formazione e su quali risvolti positivi possano nascere dall’investimento sul capitale umano. Formare giovani professionisti affinché siano in grado di proporre nuove idee e progetti efficaci nell’ambito di un più ampio panorama di progettualità necessarie per il centro antico di Napoli: questa la mission principale del Master. Obiettivo specifico di questa edizione è stato definire una metodologia operativa in grado di rigenerare e riqualificare il Decumanus Maximus, via dei Tribunali, alla luce del previsto Forum delle Culture. Partecipare attivamente in un corso universitario altamente professio-

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foto Angela Palmitessa

nalizzante come questo Master è stata per AFM un’occasione concreta per agire, in maniera diretta, nel processo di formazione e, quindi, per relazionarsi con quelli che saranno i progettisti del futuro. Quando pensiamo agli ingegneri e agli architetti quali esperti nel campo della progettazione nella città storica immaginiamo una figura professionale che possieda, oltre all’insieme delle conoscenze, delle competenze e delle abilità di carattere specificamente storico, tecnico, economico, procedurale e progettuale anche quelle capacità gestionali e culturali in grado di guidare e sostenere il processo di realizzazione di un’opera di architettura dall’ideazione alla costruzione e all’uso, includendo l’attitudine a comprendere una serie di ulteriori aspetti riguardanti la propensione a delineare scenari di trasformazione e di riqualificazione della città storica nel suo più ampio complesso culturale, sociale ed economico. Il centro antico di Napoli rappresenta il laboratorio ideale dove poter plasmare una forma mentis adeguata a questa figura professionale. A una chiara impostazione teorica e culturale del Master si contrappone una moltitudine di condizioni differenti e contraddittorie presenti nel centro antico di Napoli, che spingono i giovani allievi-architetti a confrontarsi con realtà fisiche eterogenee e complesse, obbligandoli al dialogo, al confronto e all’interazione, definendo un continuo e fertile terreno dove solo attraverso una vera, profonda e autentica collaborazione è possibile trasformare le criticità in valori e i vincoli in possibilità. Tutto questo si traduce in una flessibilità culturale e professionale necessaria oggi a un giovane architetto o ingegnere che vuole ritagliarsi un proprio spazio all’interno del panorama professionale nazionale ed internazionale. Nell’attuale condizione di degrado del centro antico di Napoli la vera energia per la ‘rinasci-

T

he work produced in the Level II Master’s programme, “Design for the Historic City: from the culture of recovery to the culture of innovation”, has proven to be a valuable opportunity for exploring - in a completely innovative way - the issues and problems inherent in the development of our city and more specifically the future of its ancient centre: its central nucleus and an enormous repository of culture recognised by UNESCO as heritage of mankind. The cooperation agreement between ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), AFM-Edilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’Edilizia dell’ANCE) and the Department of Architecture of the Federico II University of Naples, now in its third year, heralds future synergies and their potential to bridge the academic world and that of businesses and the professions. The Master’s course takes place at a special moment in the education of young graduates who are taking their first steps into the professional world, which, in today’s era of crisis, has changed profoundly. Current economic, political and social conditions require ever-increasing attention to real needs and deeper thinking regarding the central importance of education and the positive consequences of investing in human capital. The mission of the Master’s programme is to form young professionals so that they can propose new and effective ideas and projects within the context of a broader design/planning scenario for Naples’ ancient centre. The specific goal of this edition was to define an operational methodology for the regeneration and revitalization of the Decumanus Maximus, via dei Tribunali, in light of the planned Culture Forum. For AFM, actively participating in a highly professional-

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo. Investing in education: a strategy for growth.

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Ambrogio Prezioso

Presidente AFM Associazione Formazione Manageriale dell’ANCE Vice Presidente ANCE Associazione Nazionale Costruttori Edili

I

l lavoro svolto all’interno dei laboratori del Master di II livello in Progettazione d’eccellenza per la città storica: dalla cultura del recupero alla cultura dell’innovazione ha rappresentato un’occasione preziosa per affrontare in maniera del tutto innovativa tematiche e problematiche inerenti lo sviluppo della nostra città, nello specifico il futuro del suo centro antico, cuore fondativo e immenso giacimento culturale, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. L’accordo di cooperazione tra l’ ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), l’AFMEdilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’ Edilizia dell’ ANCE) e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, giunto ormai al suo terzo anno, è foriero di sinergie e costituisce un ponte tra il mondo accademico e quello delle imprese e delle professioni. Il corso di Master si situa in un particolare momento della formazione, ovvero corrisponde ai primi passi compiuti dai giovani laureati nel mondo della professione. Una realtà che, in quest’epoca di dura crisi, è profondamente cambiata. Oggi le condizioni economiche, politiche e sociali richiedono sempre più un confronto con le vere necessità e spingono a ragionare maggiormente sulla centrale importanza della formazione e su quali risvolti positivi possano nascere dall’investimento sul capitale umano. Formare giovani professionisti affinché siano in grado di proporre nuove idee e progetti efficaci nell’ambito di un più ampio panorama di progettualità necessarie per il centro antico di Napoli: questa la mission principale del Master. Obiettivo specifico di questa edizione è stato definire una metodologia operativa in grado di rigenerare e riqualificare il Decumanus Maximus, via dei Tribunali, alla luce del previsto Forum delle Culture. Partecipare attivamente in un corso universitario altamente professio-

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foto Angela Palmitessa

nalizzante come questo Master è stata per AFM un’occasione concreta per agire, in maniera diretta, nel processo di formazione e, quindi, per relazionarsi con quelli che saranno i progettisti del futuro. Quando pensiamo agli ingegneri e agli architetti quali esperti nel campo della progettazione nella città storica immaginiamo una figura professionale che possieda, oltre all’insieme delle conoscenze, delle competenze e delle abilità di carattere specificamente storico, tecnico, economico, procedurale e progettuale anche quelle capacità gestionali e culturali in grado di guidare e sostenere il processo di realizzazione di un’opera di architettura dall’ideazione alla costruzione e all’uso, includendo l’attitudine a comprendere una serie di ulteriori aspetti riguardanti la propensione a delineare scenari di trasformazione e di riqualificazione della città storica nel suo più ampio complesso culturale, sociale ed economico. Il centro antico di Napoli rappresenta il laboratorio ideale dove poter plasmare una forma mentis adeguata a questa figura professionale. A una chiara impostazione teorica e culturale del Master si contrappone una moltitudine di condizioni differenti e contraddittorie presenti nel centro antico di Napoli, che spingono i giovani allievi-architetti a confrontarsi con realtà fisiche eterogenee e complesse, obbligandoli al dialogo, al confronto e all’interazione, definendo un continuo e fertile terreno dove solo attraverso una vera, profonda e autentica collaborazione è possibile trasformare le criticità in valori e i vincoli in possibilità. Tutto questo si traduce in una flessibilità culturale e professionale necessaria oggi a un giovane architetto o ingegnere che vuole ritagliarsi un proprio spazio all’interno del panorama professionale nazionale ed internazionale. Nell’attuale condizione di degrado del centro antico di Napoli la vera energia per la ‘rinasci-

T

he work produced in the Level II Master’s programme, “Design for the Historic City: from the culture of recovery to the culture of innovation”, has proven to be a valuable opportunity for exploring - in a completely innovative way - the issues and problems inherent in the development of our city and more specifically the future of its ancient centre: its central nucleus and an enormous repository of culture recognised by UNESCO as heritage of mankind. The cooperation agreement between ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoletani), AFM-Edilizia (Associazione Formazione Manageriale per l’Edilizia dell’ANCE) and the Department of Architecture of the Federico II University of Naples, now in its third year, heralds future synergies and their potential to bridge the academic world and that of businesses and the professions. The Master’s course takes place at a special moment in the education of young graduates who are taking their first steps into the professional world, which, in today’s era of crisis, has changed profoundly. Current economic, political and social conditions require ever-increasing attention to real needs and deeper thinking regarding the central importance of education and the positive consequences of investing in human capital. The mission of the Master’s programme is to form young professionals so that they can propose new and effective ideas and projects within the context of a broader design/planning scenario for Naples’ ancient centre. The specific goal of this edition was to define an operational methodology for the regeneration and revitalization of the Decumanus Maximus, via dei Tribunali, in light of the planned Culture Forum. For AFM, actively participating in a highly professional-

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Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo. Investing in education: a strategy for growth.

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ta’ è rappresentata dalle possibilità offerte dal suo immenso patrimonio di ricchezze culturali e architettoniche da utilizzare in termini di investimenti pubblici-privati capaci di riportare attenzione sul cuore pulsante della città di Napoli che, nonostante tutto, è ancora il luogo dove continuano a svolgersi attività antropiche, sociali ed economiche strettamente legate al suo territorio, alle sue vocazioni e, quindi, alla sua storia e alla sua tradizione. Questa necessaria sinergia tra pubblico e privato rappresenta l’unica leva per interrompere l’immobilismo della società civile napoletana e restituire la città al suo futuro. Un futuro che non può che scaturire dal suo glorioso passato, dalla sua riconquista e reinterpretazione nella contemporaneità e da un progetto civico dove crescita economica e culturale siano coniugate insieme grazie a immaginazione e passione collettiva. Bisogna tornare a costruire per la continuità della città e per imparare di nuovo a sentirci parte di una comunità e di una civiltà. I progetti elaborati dagli studenti del Master in questa edizione, come in quelle precedenti, costituiscono un patrimonio da cui partire per avviare questo processo e non dovrebbero essere più ignorati dalle Amministrazioni locali. Come imprenditori siamo pronti a svolgere la nostra parte; con l’ausilio dell’Università saremo supportati anche dalle Istituzioni perché si possa inaugurare finalmente la stagione del fare.

oriented university course like this Master’s was a concrete opportunity for acting directly upon the educational process and therefore, for establishing relationships with the designers of the future. When we think of engineers and architects as experts in the field of the planning and design of the historic city, we imagine professionals who, aside from having specific knowledge and a managerial and cultural skill set, also possess the historical, technical, economic, procedural and planning expertise and abilities that can guide and sustain the architectural design process from project planning to construction and use. This includes the ability to understand otheraspects regarding the delineation of scenarios for the transformation and regeneration of the ancient city within its broader cultural, social and economic context. Naples’ ancient centre is an ideal laboratory for the development of the forma mentis necessary for this professional figure. The clear theoretical and cultural foundation of the Master’s is challenged by the numerous and contradictory conditions found in Naples ancient centre compelling the young student/ architects to confront heterogeneous and complex physical realities, obliging them to discuss and interact, continuously defining fertile terrain where the transformation of critical factors into values and of constraints into opportunities is only possible through true, profound and genuine collaboration. All of this translates into the cultural and professional flexibility necessary for today’s young architect or engineer who wants to define his/her own space on the national and international professional scene. With the current decayed conditions of Naples ancient centre, the real energy for its renaissance can be found in the immense heritage of cultural

_ Ambrogio Prezioso

and architectural wealth that could be deployed through public-private investment to bring attention back to the city’s pulsing heart. Despite everything, the ancient centre is still a place where human, social and economic activities closely connected to the territory and its vocation, history and traditions continue to unfold. This necessary synergy between the public and private sectors is the only leverage that can interrupt the immobility of Neapolitan civic society and restore the city to its future, which must spring from its glorious past - rethinking and reinterpreting it in contemporary terms and from a civic project in which economic and cultural growth become integrated thanks to collective imagination and passion. We must return to construction for the city’s continuity and for once more learning how to feel part of a community and a civilization. The student projects proposed in this edition of the Master’s, as in previous ones, constitute a rich legacy that can trigger this process and should no longer be ignored by the local Administration. As business people, we are ready to do our part. With the help of the University, we will also be supported by the institutions so that a new season of action can finally become possible.

foto a lato Bruna De Palma

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Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo / Investing in education: a strategy for growth

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ta’ è rappresentata dalle possibilità offerte dal suo immenso patrimonio di ricchezze culturali e architettoniche da utilizzare in termini di investimenti pubblici-privati capaci di riportare attenzione sul cuore pulsante della città di Napoli che, nonostante tutto, è ancora il luogo dove continuano a svolgersi attività antropiche, sociali ed economiche strettamente legate al suo territorio, alle sue vocazioni e, quindi, alla sua storia e alla sua tradizione. Questa necessaria sinergia tra pubblico e privato rappresenta l’unica leva per interrompere l’immobilismo della società civile napoletana e restituire la città al suo futuro. Un futuro che non può che scaturire dal suo glorioso passato, dalla sua riconquista e reinterpretazione nella contemporaneità e da un progetto civico dove crescita economica e culturale siano coniugate insieme grazie a immaginazione e passione collettiva. Bisogna tornare a costruire per la continuità della città e per imparare di nuovo a sentirci parte di una comunità e di una civiltà. I progetti elaborati dagli studenti del Master in questa edizione, come in quelle precedenti, costituiscono un patrimonio da cui partire per avviare questo processo e non dovrebbero essere più ignorati dalle Amministrazioni locali. Come imprenditori siamo pronti a svolgere la nostra parte; con l’ausilio dell’Università saremo supportati anche dalle Istituzioni perché si possa inaugurare finalmente la stagione del fare.

oriented university course like this Master’s was a concrete opportunity for acting directly upon the educational process and therefore, for establishing relationships with the designers of the future. When we think of engineers and architects as experts in the field of the planning and design of the historic city, we imagine professionals who, aside from having specific knowledge and a managerial and cultural skill set, also possess the historical, technical, economic, procedural and planning expertise and abilities that can guide and sustain the architectural design process from project planning to construction and use. This includes the ability to understand otheraspects regarding the delineation of scenarios for the transformation and regeneration of the ancient city within its broader cultural, social and economic context. Naples’ ancient centre is an ideal laboratory for the development of the forma mentis necessary for this professional figure. The clear theoretical and cultural foundation of the Master’s is challenged by the numerous and contradictory conditions found in Naples ancient centre compelling the young student/ architects to confront heterogeneous and complex physical realities, obliging them to discuss and interact, continuously defining fertile terrain where the transformation of critical factors into values and of constraints into opportunities is only possible through true, profound and genuine collaboration. All of this translates into the cultural and professional flexibility necessary for today’s young architect or engineer who wants to define his/her own space on the national and international professional scene. With the current decayed conditions of Naples ancient centre, the real energy for its renaissance can be found in the immense heritage of cultural

_ Ambrogio Prezioso

and architectural wealth that could be deployed through public-private investment to bring attention back to the city’s pulsing heart. Despite everything, the ancient centre is still a place where human, social and economic activities closely connected to the territory and its vocation, history and traditions continue to unfold. This necessary synergy between the public and private sectors is the only leverage that can interrupt the immobility of Neapolitan civic society and restore the city to its future, which must spring from its glorious past - rethinking and reinterpreting it in contemporary terms and from a civic project in which economic and cultural growth become integrated thanks to collective imagination and passion. We must return to construction for the city’s continuity and for once more learning how to feel part of a community and a civilization. The student projects proposed in this edition of the Master’s, as in previous ones, constitute a rich legacy that can trigger this process and should no longer be ignored by the local Administration. As business people, we are ready to do our part. With the help of the University, we will also be supported by the institutions so that a new season of action can finally become possible.

foto a lato Bruna De Palma

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Investire nella formazione: una strategia per lo sviluppo / Investing in education: a strategy for growth

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Rodolfo Girardi

presidente ACEN - Associazione Costruttori Edili di Napoli

L

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foto Valeria Civitillo

a cooperazione attuata dall’ACEN nel Master in Progettazione di Eccellenza per la Città Storica, organizzato dal Dipartimento di Progettazione Urbana e Urbanistica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sin dal 2005, testimonia un rapporto ormai consolidato con il Dipartimento di Architettura di Napoli, come confermato dalle numerose iniziative e protocolli di intesa che, negli ultimi anni, hanno mirato a collegare la realtà universitaria napoletana con quella produttiva. Questa si qualifica come una partnership importante al fine di promuovere, nel sistema universitario italiano, l’incremento dell’offerta di attività formative qualificate e idonee a soddisfare le crescenti e differenziate esigenze del settore degli appalti pubblici e dell’edilizia privata. L’intesa è nata per favorire la formazione di profili professionali ‘tagliati’ per le imprese di costruzione e le pubbliche amministrazioni, dotati di alta professionalità e skills dedicate in virtù delle sempre più complesse dinamiche del lavoro, creando così un reale collegamento tra il mondo accademico e quello dell’industria. Il settore delle costruzioni è infatti investito, recentemente più che mai, da provvedimenti normativi che impongono modificazioni generali e attuative ai programmi di intervento, richiedendo pertanto un ammodernamento e rinnovamento del sistema imprenditoriale nel suo complesso, anche ai fini di un adeguamento della realtà nazionale alle istanze europee e mondiali in termini di concorrenza e qualità delle prestazioni. E’ evidente, dunque, la necessità del mondo produttivo di avvalersi di figure professionali specializzate e capaci, formate attraverso una preparazione universitaria più consona all’attività imprenditoriale, con una particolare attenzione ai costi e tempi di realizzazione. Viceversa, il settore imprenditoriale e produttivo non può più prescindere dalle esigenze di sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli interven-

ti, al cui soddisfacimento il mondo universitario ormai da anni mira, attraverso programmi di ricerca e didattica. Il centro storico di Napoli è così stato definito dall’UNESCO: «il sito è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa». Quale miglior luogo, dunque, per esercitarsi e produrre idee sostenibili da sottoporre alla collettività? Il Master in Progettazione di Eccellenza per la Città Storica, grazie a un’articolazione complessa ed esauriente, si qualifica come risposta operativa agli obiettivi di convergenza sopra espressi, proficuo risultato della collaborazione didattica tra ACEN e Dipartimento di Architettura di Napoli. Attraverso la compresenza dei laboratori di ricerca progettuale, storica e artistica e dei laboratori sulla sostenibilità finanziaria e amministrativa delle ipotesi progettuali, si sono infatti definiti gli assetti economici, normativi e procedurali che rendono le ipotesi concretamente attuabili. In un clima critico quale quello odierno, la sostenibilità finanziaria ed economica diventa ancor più necessaria per la realizzabilità degli interventi, ponendosi quale requisito fondamentale e parte integrante degli studi di fattibilità e di convenienza già in fase di programmazione, ma anche in tutte le fasi del processo edilizio, attraverso un approccio sistemico caratterizzato da una valutazione continua di costi, benefici e ricavi. Necessità, questa, ancor più importante se si considera la molteplicità di forme di partenariato pubblico privato che oggi permettono la strutturazione dei processi di trasformazione urbana:

la finanza di progetto, la concessione di lavori, la concessione di beni immobili per la valorizzazione a fini economici, le società a capitale misto pubblico-privato, le società di trasformazione urbana, i fondi immobiliari pubblico-privati, gli accordi urbanistici tra pubblico e privato. Tali riflessioni impongono, quindi, una stretta collaborazione tra gli attori del processo edilizio nella programmazione, progettazione, realizzazione e gestione degli interventi, attraverso un continuo e corretto trasferimento di informazioni e competenze mirato agli obiettivi di qualità edilizia e convenienza delle trasformazioni. Il mio auspicio, pertanto, è che abbiamo realmente offerto agli allievi, sia nella fase delle attività didattiche tradizionali che nei periodi di stage previsti nella fase conclusiva del corso, la possibilità di confrontarsi con le impegnative questioni poste dal mondo del lavoro nel settore specifico dell’edilizia e delle costruzioni.

C

ooperation with ACEN on the Master’s in Design for the Historic City, organised since 2005 by the Department of Urban Planning and Town Planning of Federico II University in Naples, bears testimony to a consolidated relationship with the Naples School of Architecture; a fact also confirmed by the numerous initiatives and agreements that have sought to create bonds with businesses and industry over the last few years. Today more than ever, the construction sector is subject to legislation that imposes general and operative modifications on design projects, thus requiring the modernisation and renewal of the production system as a whole so that the nation can comply with European and global requirements in terms of competition and performance.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Impresa e formazione a confronto. Contractors and education in dialogue.

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Rodolfo Girardi

presidente ACEN - Associazione Costruttori Edili di Napoli

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foto Valeria Civitillo

a cooperazione attuata dall’ACEN nel Master in Progettazione di Eccellenza per la Città Storica, organizzato dal Dipartimento di Progettazione Urbana e Urbanistica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sin dal 2005, testimonia un rapporto ormai consolidato con il Dipartimento di Architettura di Napoli, come confermato dalle numerose iniziative e protocolli di intesa che, negli ultimi anni, hanno mirato a collegare la realtà universitaria napoletana con quella produttiva. Questa si qualifica come una partnership importante al fine di promuovere, nel sistema universitario italiano, l’incremento dell’offerta di attività formative qualificate e idonee a soddisfare le crescenti e differenziate esigenze del settore degli appalti pubblici e dell’edilizia privata. L’intesa è nata per favorire la formazione di profili professionali ‘tagliati’ per le imprese di costruzione e le pubbliche amministrazioni, dotati di alta professionalità e skills dedicate in virtù delle sempre più complesse dinamiche del lavoro, creando così un reale collegamento tra il mondo accademico e quello dell’industria. Il settore delle costruzioni è infatti investito, recentemente più che mai, da provvedimenti normativi che impongono modificazioni generali e attuative ai programmi di intervento, richiedendo pertanto un ammodernamento e rinnovamento del sistema imprenditoriale nel suo complesso, anche ai fini di un adeguamento della realtà nazionale alle istanze europee e mondiali in termini di concorrenza e qualità delle prestazioni. E’ evidente, dunque, la necessità del mondo produttivo di avvalersi di figure professionali specializzate e capaci, formate attraverso una preparazione universitaria più consona all’attività imprenditoriale, con una particolare attenzione ai costi e tempi di realizzazione. Viceversa, il settore imprenditoriale e produttivo non può più prescindere dalle esigenze di sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli interven-

ti, al cui soddisfacimento il mondo universitario ormai da anni mira, attraverso programmi di ricerca e didattica. Il centro storico di Napoli è così stato definito dall’UNESCO: «il sito è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa». Quale miglior luogo, dunque, per esercitarsi e produrre idee sostenibili da sottoporre alla collettività? Il Master in Progettazione di Eccellenza per la Città Storica, grazie a un’articolazione complessa ed esauriente, si qualifica come risposta operativa agli obiettivi di convergenza sopra espressi, proficuo risultato della collaborazione didattica tra ACEN e Dipartimento di Architettura di Napoli. Attraverso la compresenza dei laboratori di ricerca progettuale, storica e artistica e dei laboratori sulla sostenibilità finanziaria e amministrativa delle ipotesi progettuali, si sono infatti definiti gli assetti economici, normativi e procedurali che rendono le ipotesi concretamente attuabili. In un clima critico quale quello odierno, la sostenibilità finanziaria ed economica diventa ancor più necessaria per la realizzabilità degli interventi, ponendosi quale requisito fondamentale e parte integrante degli studi di fattibilità e di convenienza già in fase di programmazione, ma anche in tutte le fasi del processo edilizio, attraverso un approccio sistemico caratterizzato da una valutazione continua di costi, benefici e ricavi. Necessità, questa, ancor più importante se si considera la molteplicità di forme di partenariato pubblico privato che oggi permettono la strutturazione dei processi di trasformazione urbana:

la finanza di progetto, la concessione di lavori, la concessione di beni immobili per la valorizzazione a fini economici, le società a capitale misto pubblico-privato, le società di trasformazione urbana, i fondi immobiliari pubblico-privati, gli accordi urbanistici tra pubblico e privato. Tali riflessioni impongono, quindi, una stretta collaborazione tra gli attori del processo edilizio nella programmazione, progettazione, realizzazione e gestione degli interventi, attraverso un continuo e corretto trasferimento di informazioni e competenze mirato agli obiettivi di qualità edilizia e convenienza delle trasformazioni. Il mio auspicio, pertanto, è che abbiamo realmente offerto agli allievi, sia nella fase delle attività didattiche tradizionali che nei periodi di stage previsti nella fase conclusiva del corso, la possibilità di confrontarsi con le impegnative questioni poste dal mondo del lavoro nel settore specifico dell’edilizia e delle costruzioni.

C

ooperation with ACEN on the Master’s in Design for the Historic City, organised since 2005 by the Department of Urban Planning and Town Planning of Federico II University in Naples, bears testimony to a consolidated relationship with the Naples School of Architecture; a fact also confirmed by the numerous initiatives and agreements that have sought to create bonds with businesses and industry over the last few years. Today more than ever, the construction sector is subject to legislation that imposes general and operative modifications on design projects, thus requiring the modernisation and renewal of the production system as a whole so that the nation can comply with European and global requirements in terms of competition and performance.

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Impresa e formazione a confronto. Contractors and education in dialogue.

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Mario losasso

Direttore del DiArch - Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Napoli Federico II

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L

e trasformazioni indotte dalla recente riforma universitaria hanno visto la nascita del nuovo Dipartimento di Architettura a cui hanno afferito i docenti provenienti da sei Dipartimenti che costituivano, in passato, le Strutture di riferimento della Facoltà di Architettura. La chiusura della Facoltà, avvenuta il 14 febbraio analogamente alle altre Facoltà dell’Ateneo di Napoli Federico II, ha aperto un nuovo scenario in cui si è posta la questione della gestione delle eredità scientifiche e culturali, parti di una lunga storia di grande valenza. Il nuovo Dipartimento di Architettura nasce quindi nel solco della consolidata tradizione didattica e di ricerca nel campo dell’Architettura a Napoli, con il chiaro obiettivo della continuità e della conferma di un forte riferimento scientifico e istituzionale dell’Architettura nell’ambito accademico dell’Ateneo Federico II. La scelta attuata assume un valore operativo e simbolico di salvaguardia da un lato del rapporto con la città e con il territorio e dall’altro dell’identità disciplinare e dei corsi di studio che il Dipartimento ha confermato in tutti i livelli precedentemente attivi nella Facoltà. Pariteticamente ad altri assetti nazionali, la presenza prevalente di docenti dei settori scientifico disciplinari dell’Area dell’Architettura attualizza alcune esperienze multidisciplinari già maturate nei vecchi Dipartimenti, come quella del Dipartimento di Progettazione urbana e di Urbanistica nel cui ambito era nato il Master in Progettazione di eccellenza per la città storica. La nuova struttura dipartimentale ha acquisito in tal modo il carattere multidisciplinare proprio della vecchia Facoltà ed è presumibile che questo vettore si configuri come un punto di forza per avviare capacità di azione in diversi contesti culturali e operativi, adattandosi alle circostanze imposte anche dalle discontinuità, da

partnership variabili e dalle relazioni tra diversi obiettivi. In questi primi mesi dell’esperienza del nuovo Dipartimento si è in una fase di ‘rodaggio’ in cui sarà necessario valorizzare gli apporti specialistici all’interno di proposte più inclusive che favoriscano l’evoluzione verso contenuti più coerenti con la nuova domanda di formazione e con le aspettative del mondo del lavoro. Accanto alla didattica convenzionale, questo aspetto potrà trovare risalto in proposte per una formazione di profili innovativi, in cui avrà sicuramente un ruolo polarizzante la Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, struttura di raccordo con l’Ateneo a cui ha aderito il Dipartimento di Architettura. Si conferma in tal modo uno spazio di lavoro per numerosi settori disciplinari convergenti, secondo una logica in cui il Master ha rappresentato, negli scorsi anni, una struttura pioniera. Tale vocazione potrà essere confermata attraverso azioni che prevedano di mettere in comune più competenze per sviluppare competitività in campi diversi, superando alcune compartimentazioni disciplinari non permeabili e coinvolgendo l’intera struttura dipartimentale nei processi di innovazione didattica e di ricerca. All’interno delle condizioni consolidate dell’insegnamento in architettura, il terzo livello di formazione vede nei Master un elemento di proiezione verso un modello che, inevitabilmente, deve tendere a snellire il percorso formativo di primo e secondo livello aprendo spazi per puntare in maniera ancora più qualificata sul terzo. Il Master in Progettazione di eccellenza per la città storica può candidarsi ad assumere un ruolo esemplare nella rinnovata focalizzazione sulla formazione post laurea, orientata ad assumere più elevati livelli di attrattività e di qualità scientifica e formativa.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura. The Master in the new Department of Architecture.

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foto Angela Palmitessa


Mario losasso

Direttore del DiArch - Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Napoli Federico II

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e trasformazioni indotte dalla recente riforma universitaria hanno visto la nascita del nuovo Dipartimento di Architettura a cui hanno afferito i docenti provenienti da sei Dipartimenti che costituivano, in passato, le Strutture di riferimento della Facoltà di Architettura. La chiusura della Facoltà, avvenuta il 14 febbraio analogamente alle altre Facoltà dell’Ateneo di Napoli Federico II, ha aperto un nuovo scenario in cui si è posta la questione della gestione delle eredità scientifiche e culturali, parti di una lunga storia di grande valenza. Il nuovo Dipartimento di Architettura nasce quindi nel solco della consolidata tradizione didattica e di ricerca nel campo dell’Architettura a Napoli, con il chiaro obiettivo della continuità e della conferma di un forte riferimento scientifico e istituzionale dell’Architettura nell’ambito accademico dell’Ateneo Federico II. La scelta attuata assume un valore operativo e simbolico di salvaguardia da un lato del rapporto con la città e con il territorio e dall’altro dell’identità disciplinare e dei corsi di studio che il Dipartimento ha confermato in tutti i livelli precedentemente attivi nella Facoltà. Pariteticamente ad altri assetti nazionali, la presenza prevalente di docenti dei settori scientifico disciplinari dell’Area dell’Architettura attualizza alcune esperienze multidisciplinari già maturate nei vecchi Dipartimenti, come quella del Dipartimento di Progettazione urbana e di Urbanistica nel cui ambito era nato il Master in Progettazione di eccellenza per la città storica. La nuova struttura dipartimentale ha acquisito in tal modo il carattere multidisciplinare proprio della vecchia Facoltà ed è presumibile che questo vettore si configuri come un punto di forza per avviare capacità di azione in diversi contesti culturali e operativi, adattandosi alle circostanze imposte anche dalle discontinuità, da

partnership variabili e dalle relazioni tra diversi obiettivi. In questi primi mesi dell’esperienza del nuovo Dipartimento si è in una fase di ‘rodaggio’ in cui sarà necessario valorizzare gli apporti specialistici all’interno di proposte più inclusive che favoriscano l’evoluzione verso contenuti più coerenti con la nuova domanda di formazione e con le aspettative del mondo del lavoro. Accanto alla didattica convenzionale, questo aspetto potrà trovare risalto in proposte per una formazione di profili innovativi, in cui avrà sicuramente un ruolo polarizzante la Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, struttura di raccordo con l’Ateneo a cui ha aderito il Dipartimento di Architettura. Si conferma in tal modo uno spazio di lavoro per numerosi settori disciplinari convergenti, secondo una logica in cui il Master ha rappresentato, negli scorsi anni, una struttura pioniera. Tale vocazione potrà essere confermata attraverso azioni che prevedano di mettere in comune più competenze per sviluppare competitività in campi diversi, superando alcune compartimentazioni disciplinari non permeabili e coinvolgendo l’intera struttura dipartimentale nei processi di innovazione didattica e di ricerca. All’interno delle condizioni consolidate dell’insegnamento in architettura, il terzo livello di formazione vede nei Master un elemento di proiezione verso un modello che, inevitabilmente, deve tendere a snellire il percorso formativo di primo e secondo livello aprendo spazi per puntare in maniera ancora più qualificata sul terzo. Il Master in Progettazione di eccellenza per la città storica può candidarsi ad assumere un ruolo esemplare nella rinnovata focalizzazione sulla formazione post laurea, orientata ad assumere più elevati livelli di attrattività e di qualità scientifica e formativa.

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Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura. The Master in the new Department of Architecture.

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foto Angela Palmitessa


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T

Un Master che lavora sul centro antico ribadihe transformations induced by the university sce un valore anche professionalizzante e applireform have seen the establishment of cativo su tale ambito di ricerca, promuovendo le the new Department of Architecture, which scelte architettoniche sul piano dei metodi, dei includes the professors from six departments contenuti e delle competenze al fine di prefigu- that were, in the past, the departments of the rare ricadute concrete per la città. L’intenzione Faculty of Architecture of the University of originaria di sedimentare negli anni conoscen- Naples Federico II. The new department, which ze relative agli interventi sulla città storica rive- is formed with the objective of continuity of ste un obiettivo strategico attraverso cui fare previous experience, includes the Master on del Master una sede di convergenza di saperi “Progettazione d’eccellenza per la città storica”. che si sviluppano in una filiera lunga, dall’area The Master represents a workspace for umanistica e artistica fino a quella tecnica e many disciplines, through actions that delle scienze esatte. involve connecting many skills to develop competitiveness in different research fields. Partendo da questa premessa, costituiscono The Master confirms a proposal for scientific una realtà sempre più attrattiva e qualificante and educational open to the multiplicity of del Master i contributi di importanti progetti- knowledge, in the view of the architectural sti, studiosi e artisti oltre al crescente numero discipline as a crossroads of knowledge of great di contatti con le più rilevanti scuole europee di tradition and cultural depth, significant for the architettura. considerable socio-economic impacts.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura / The Master in the new Department of Architecture

37

Secondo questo profilo, il Master conferma quella che è stata la consolidata matrice dell’offerta formativa della Facoltà di Architettura e quello che si intende ribadire attraverso l’operatività del nuovo Dipartimento di Architettura, promuovendo una proposta scientifica e formativa aperta alla molteplicità dei saperi, nella visione della disciplina architettonica come crocevia di conoscenze di grande tradizione e di grande spessore culturale, centrale per le considerevoli ricadute che essa ha sul piano socioeconomico e ambientale.

foto Marialaura Coscarella


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Un Master che lavora sul centro antico ribadihe transformations induced by the university sce un valore anche professionalizzante e applireform have seen the establishment of cativo su tale ambito di ricerca, promuovendo le the new Department of Architecture, which scelte architettoniche sul piano dei metodi, dei includes the professors from six departments contenuti e delle competenze al fine di prefigu- that were, in the past, the departments of the rare ricadute concrete per la città. L’intenzione Faculty of Architecture of the University of originaria di sedimentare negli anni conoscen- Naples Federico II. The new department, which ze relative agli interventi sulla città storica rive- is formed with the objective of continuity of ste un obiettivo strategico attraverso cui fare previous experience, includes the Master on del Master una sede di convergenza di saperi “Progettazione d’eccellenza per la città storica”. che si sviluppano in una filiera lunga, dall’area The Master represents a workspace for umanistica e artistica fino a quella tecnica e many disciplines, through actions that delle scienze esatte. involve connecting many skills to develop competitiveness in different research fields. Partendo da questa premessa, costituiscono The Master confirms a proposal for scientific una realtà sempre più attrattiva e qualificante and educational open to the multiplicity of del Master i contributi di importanti progetti- knowledge, in the view of the architectural sti, studiosi e artisti oltre al crescente numero discipline as a crossroads of knowledge of great di contatti con le più rilevanti scuole europee di tradition and cultural depth, significant for the architettura. considerable socio-economic impacts.

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Il Master nel nuovo Dipartimento di Architettura / The Master in the new Department of Architecture

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Secondo questo profilo, il Master conferma quella che è stata la consolidata matrice dell’offerta formativa della Facoltà di Architettura e quello che si intende ribadire attraverso l’operatività del nuovo Dipartimento di Architettura, promuovendo una proposta scientifica e formativa aperta alla molteplicità dei saperi, nella visione della disciplina architettonica come crocevia di conoscenze di grande tradizione e di grande spessore culturale, centrale per le considerevoli ricadute che essa ha sul piano socioeconomico e ambientale.

foto Marialaura Coscarella


Nicola Di Battista

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Studiare architettura oggi in Europa. Riflessioni sul lavoro degli studenti. Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work.

V

olendo fare un ragionamento intorno alla disciplina architettonica in Europa e alla sua produzione teorica e pratica degli ultimi anni, la prima cosa che viene da chiedersi è: quale livello di insegnamento è oggi offerto dalle nostre università per la formazione dei giovani architetti? Qualcuno che volesse porsi questa domanda elementare, difficilmente riuscirebbe però a trovare materiali sufficienti per farsi un’idea. In questo campo, come in molti altri della cultura, sono sempre più incerti i parametri da usare per determinare la qualità di quanto si produce, al punto da arrivare anche a dubitare persino del fatto che si possa e che si debba parlare di qualità, a parte quelle di tipo prestazionale definite dai numeri; lì sono tutti d’accordo. Quello che è certo, in particolare nella nostra disciplina, è che questa semplice volontà di conoscenza sembra essere diventata oggi, maledettamente complicata da realizzare. Non riuscendo a spiegare in maniera chiara e comprensibile il nostro ruolo, dentro e fuori della disciplina, siamo diventati sempre di più schiavi dei vari conformismi che il nostro tempo si costruisce, e schiavi anche delle varie superstizioni dettate dalle mode: tecnologiche, ecologiche, nostalgiche, storicistiche, avanguardistiche, che siano. Se allora si vuole vedere lo stato di salute ed il valore di una certa facoltà di architettura, non si pensa più che essi possano scaturire da quanto la scuola produca, da un dibattito serrato rivolto alla produzione e alle capacità dei giovani architetti immessi nel mondo del lavoro. È più semplice aspettare le classifiche di qualche quotidiano nazionale che, in base a precise statistiche quantitativo-prestazionali, stila l’elenco delle scuole migliori. Ora quanto tutto

I

f we want to discuss the architecture discipline and its theoretical and physical products in Europe in recent years, the first thing we might ask is: what kind of preparation are young architects receiving from their universities today? Those asking this elementary question are hard put to find enough material to provide an answer. In this field, as in many others in the cultural realm, the parameters used to determine the quality of what is being produced are increasingly uncertain, almost to the point of creating doubt about whether we can and should speak about quality, above and beyond “performance” which can be defined by numbers – something about which everyone agrees. What is certain, especially in our discipline, is that today, this simple desire to obtain knowledge seems to have become terribly complicated to satisfy. Failing to explain our role within and outside the discipline in clear and understandable terms, we have become increasingly enslaved both to various conformities created in our era as well as to various superstitions dictated by trends – whether technological, ecological, nostalgic, historicist or avant-garde. Then, if we want to examine the health and value of any given school of architecture, we no longer imagine that this evaluation can derive from what the school turns out or from a heated debate about production and the skills of young architects new to the professional world. It is easier to wait for the classifications published by some national newspapers, which rank the best schools according to precise quantitative and performance-related

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Direttore rivista DOMUS

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Nicola Di Battista

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Studiare architettura oggi in Europa. Riflessioni sul lavoro degli studenti. Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work.

V

olendo fare un ragionamento intorno alla disciplina architettonica in Europa e alla sua produzione teorica e pratica degli ultimi anni, la prima cosa che viene da chiedersi è: quale livello di insegnamento è oggi offerto dalle nostre università per la formazione dei giovani architetti? Qualcuno che volesse porsi questa domanda elementare, difficilmente riuscirebbe però a trovare materiali sufficienti per farsi un’idea. In questo campo, come in molti altri della cultura, sono sempre più incerti i parametri da usare per determinare la qualità di quanto si produce, al punto da arrivare anche a dubitare persino del fatto che si possa e che si debba parlare di qualità, a parte quelle di tipo prestazionale definite dai numeri; lì sono tutti d’accordo. Quello che è certo, in particolare nella nostra disciplina, è che questa semplice volontà di conoscenza sembra essere diventata oggi, maledettamente complicata da realizzare. Non riuscendo a spiegare in maniera chiara e comprensibile il nostro ruolo, dentro e fuori della disciplina, siamo diventati sempre di più schiavi dei vari conformismi che il nostro tempo si costruisce, e schiavi anche delle varie superstizioni dettate dalle mode: tecnologiche, ecologiche, nostalgiche, storicistiche, avanguardistiche, che siano. Se allora si vuole vedere lo stato di salute ed il valore di una certa facoltà di architettura, non si pensa più che essi possano scaturire da quanto la scuola produca, da un dibattito serrato rivolto alla produzione e alle capacità dei giovani architetti immessi nel mondo del lavoro. È più semplice aspettare le classifiche di qualche quotidiano nazionale che, in base a precise statistiche quantitativo-prestazionali, stila l’elenco delle scuole migliori. Ora quanto tutto

I

f we want to discuss the architecture discipline and its theoretical and physical products in Europe in recent years, the first thing we might ask is: what kind of preparation are young architects receiving from their universities today? Those asking this elementary question are hard put to find enough material to provide an answer. In this field, as in many others in the cultural realm, the parameters used to determine the quality of what is being produced are increasingly uncertain, almost to the point of creating doubt about whether we can and should speak about quality, above and beyond “performance” which can be defined by numbers – something about which everyone agrees. What is certain, especially in our discipline, is that today, this simple desire to obtain knowledge seems to have become terribly complicated to satisfy. Failing to explain our role within and outside the discipline in clear and understandable terms, we have become increasingly enslaved both to various conformities created in our era as well as to various superstitions dictated by trends – whether technological, ecological, nostalgic, historicist or avant-garde. Then, if we want to examine the health and value of any given school of architecture, we no longer imagine that this evaluation can derive from what the school turns out or from a heated debate about production and the skills of young architects new to the professional world. It is easier to wait for the classifications published by some national newspapers, which rank the best schools according to precise quantitative and performance-related

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Direttore rivista DOMUS

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questo sia paradossale, tutti lo sanno, ne ridono con sufficienza, ma va bene così. I giornali sono soddisfatti, hanno svolto il loro dovere di informare i giovani agli inizi degli anni accademici, sugli orientamenti da prendere. Le scuole che non occupano i primi posti, possono sempre dire che si tratta di classifiche tecniche, che non contano perché dipendono non dalla qualità dell’insegnamento, ma bensì dalle strutture, dai servizi e quant’altro. E si può sempre aspirare a salire in classifica per il prossimo anno. I buoni critici, oramai in via di estinzione, le poche volte che affrontano questo tema, sembrano parlare a vuoto e le loro analisi rimangono in una sorta di aereo limbo, buone solo alla compilazione dei curricula o all’assegnazione di un qualche incarico accademico-istituzionale. Se nonostante tutto ciò, uno volesse comunque cercare di capirci qualcosa, potrebbe cominciare ad esempio a guardarsi intorno, scoprendo magari realtà che sono sotto gli occhi di tutti, ma che più nessuno sembra vedere. Se guardiamo il corpo docente delle nostre tante scuole europee di architettura nella sua interezza, dobbiamo ammettere che di sicuro al mondo non esiste un altro luogo che ne possa vantare uno simile, sia in termini di quantità, sia soprattutto in termini di qualità. Abbiamo tantissimi bravi docenti e tanti bravi architetti, che anche insegnano. Bene. Se guardiamo i tantissimi architetti diplomati dalle nostre scuole e il ruolo che essi hanno assunto, a mano a mano, nel dibattito architettonico contemporaneo internazionale dobbiamo registrare una presenza davvero impressionante, quantomeno in rapporto all’altissimo numero dei nuovi architetti. Bene. Se guardiamo la produzione edilizia che si rea-

lizza oggi, sui nostri territori e nelle nostre città, non si capisce bene però da dove provengano gli autori di questi progetti, che scuole hanno frequentato, che idea hanno del costruire e del vivere contemporaneo. Male. Se guardiamo la pubblicistica specializzata, al primo colpo d’occhio si ha l’impressione di trovarsi di fronte a pubblicazioni che sempre di più assomigliano ad house organ aziendali. Una miriade di pubblicazioni, e questo va bene, ma nate con il solo scopo di pubblicare, perché questo fa bene al mercato. Quindi tante pubblicazioni di settore, ma in quanto ad autorevolezza delle stesse, non possiamo certo rivendicare oggi alcun primato. Male. E gli studenti? E sì, gli studenti, i tantissimi studenti che studiano architettura oggi in Europa, cosa dicono, cosa fanno, cosa vogliono? Quali aspirazioni hanno, quale futuro immaginano, quali sono le loro ambizioni, quali le loro motivazioni. L’insegnamento universitario dovrebbe porsi le stesse questioni, in maniera da non lasciare gli studenti soli a cercare le risposte. La scuola dovrebbe preoccuparsi di più della forma mentis di chi, studiando, acquista sempre più consapevolezza e al momento del diploma di laurea, dopo il corso degli studi, sarà stato messo in grado di rispondere nella maniera più precisa possibile alle domande che abbiamo posto sopra. Ma gli studenti europei di architettura, sono più bravi o meno bravi dei loro colleghi americani, giapponesi, cinesi, indiani e così via? Ovviamente ce ne sono di più bravi e di meno bravi, ma pur senza compilare classifiche a cui non siamo interessati, possiamo dire che di certo il contesto delle nostre

Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work.

scuole e di tutto quanto abbiamo detto fin qui, li rendono comunque diversi. Ora questa diversità anziché essere un valore, come più volte è stato nel passato, capace di mettere in grado i giovani architetti di cercare e dare le migliori risposte possibili ai problemi del loro tempo, in merito all’abitare dell’uomo, sembra da qualche tempo essere diventata un peso, una eredità di cui disfarsi. Così facendo i giovani architetti europei hanno ridotto sempre più l’attenzione sull’oggetto architettonico in se, dimenticando il ‘perché’ e soprattutto ‘per chi’ si progetta. Hanno lasciato ad altri decidere come si possa e come si debba vivere nella nostra contemporaneità. Così facendo i giovani architetti europei hanno cominciato a coltivare l’idea che la nuova architettura dovesse comunque essere qualcosa di assolutamente diverso da tutte le altre che l’hanno preceduta, hanno in poche parole pensato che per andare avanti era meglio rinunciare a quanto altri avessero prodotto prima. A ben vedere oggi possiamo renderci conto che proprio questa rinuncia potrebbe essere fatale al presente e al possibile futuro dell’architettura europea. Un’architettura, quella europea, che anche nei momenti di rottura ha sempre lavorato su un’idea di ‘continuità’, ed è proprio questa idea di continuità nel tempo che le ha permesso di produrre un così immenso patrimonio di soluzioni buone per l’abitare dell’uomo, soluzioni anche molto diverse tra loro. Rinunciare a questa continuità renderebbe oggi l’architetto europeo ‘nudo’ e debole rispetto agli architetti americani, cinesi, indiani, e così via.

statistics. Now we all know how paradoxical this is; we snicker at these publications but that’s the way it is. The newspapers are satisfied; they’ve done their job in informing young people about the possible directions that they can take at the beginning of the academic year. Schools that are not found in the first places can always affirm that these technical rankings don’t count because they don’t depend on the quality of teaching but rather on structures, services and other parameters; and they can always aspire to a higher place in next year’s rankings. The few times that good critics, now in danger of extinction, address this issue, they seem to be talking uselessly; their analyses, hovering in a sort of airborne limbo, serve only for résumés or to help obtain one or another academic or institutional position. If, despite all this, someone still wants to figure it out, they might, for example, look around, perhaps to discover facts that are plain to see but that no one seems to. If we look at the faculty as a whole in European architecture schools, we must certainly admit that there is no other place in the world that can boast a similar academic staff in terms of quantity, but especially in terms of quality. We have many outstanding professors and many talented architects who also teach. Good. If we look at the many architects that have graduated from our schools and the roles they have taken on, gradually, within the international contemporary architectural debate, we must register an impressive presence, at least in relation to the considerable numbers of new architects. Good.

_ Nicola Di Battista

If we look at building activity in our regions we can certainly say that the context of our and cities today, however, it is not clear where schools and everything we have said so far the designers of these projects come from, do make them different. Now, this diversity what schools they went to, what ideas they – rather than a value, as it has been many have about contemporary building and space. times in the past, that can empower young Bad. architects to attempt to provide the best possible answers to the problems regarding When looking at architectural publications, human space of their time – seems to have at first glance we get the impression that we become a burden, a legacy to cast aside. are looking at publications that increasingly In doing so, young European architects have resemble a corporate house organ: a myriad increasingly reduced their attention to the of publications, and this is good, but they architectural object itself, forgetting the are born with the sole purpose of publishing “why” and especially the “for whom” they are because it’s good for the market. Thus, there designing. They left the decision to others are many publications, but as to the weight regarding how we can, and how we should, they carry, today we cannot claim any pre- live in our contemporary world. eminence. Bad. In doing so, young European architects began to cultivate the idea that new architecture And the students? should be something totally different from everything that preceded it. In other words, Oh yes, the students. The many students who they believed that, in order to move forward, it study architecture in Europe today: what do was better to reject what had been produced they say? previously by others. On closer inspection, we realize that this very What do they do? What do they want? What rejection could be fatal to the present and are their aspirations? How do they imagine possibly to the future of European architecture. their future? What are their ambitions? What Even at times of rupture, European motivates them? architecture has always worked on the idea University education should ask these same of “continuity”; and it is the very idea of questions so that students are not left alone continuity over time that has enabled it to to find the answers. Schools should be more produce such an immense wealth of good concerned about the mind-set of those who, solutions for human space, solutions that also by studying, gain increasing awareness and greatly differ from each other. who, at the time of their graduation, will Abandoning this continuity today would strip have been able to answer those questions as European architects bare and weaken them precisely as possible. with respect to American, Chinese, Indian But are European architecture students better architects and so on. or worse than their American, Japanese, Chinese, Indian counterparts? Obviously there are more or less talented students but, without compiling rankings that don’t interest us,

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questo sia paradossale, tutti lo sanno, ne ridono con sufficienza, ma va bene così. I giornali sono soddisfatti, hanno svolto il loro dovere di informare i giovani agli inizi degli anni accademici, sugli orientamenti da prendere. Le scuole che non occupano i primi posti, possono sempre dire che si tratta di classifiche tecniche, che non contano perché dipendono non dalla qualità dell’insegnamento, ma bensì dalle strutture, dai servizi e quant’altro. E si può sempre aspirare a salire in classifica per il prossimo anno. I buoni critici, oramai in via di estinzione, le poche volte che affrontano questo tema, sembrano parlare a vuoto e le loro analisi rimangono in una sorta di aereo limbo, buone solo alla compilazione dei curricula o all’assegnazione di un qualche incarico accademico-istituzionale. Se nonostante tutto ciò, uno volesse comunque cercare di capirci qualcosa, potrebbe cominciare ad esempio a guardarsi intorno, scoprendo magari realtà che sono sotto gli occhi di tutti, ma che più nessuno sembra vedere. Se guardiamo il corpo docente delle nostre tante scuole europee di architettura nella sua interezza, dobbiamo ammettere che di sicuro al mondo non esiste un altro luogo che ne possa vantare uno simile, sia in termini di quantità, sia soprattutto in termini di qualità. Abbiamo tantissimi bravi docenti e tanti bravi architetti, che anche insegnano. Bene. Se guardiamo i tantissimi architetti diplomati dalle nostre scuole e il ruolo che essi hanno assunto, a mano a mano, nel dibattito architettonico contemporaneo internazionale dobbiamo registrare una presenza davvero impressionante, quantomeno in rapporto all’altissimo numero dei nuovi architetti. Bene. Se guardiamo la produzione edilizia che si rea-

lizza oggi, sui nostri territori e nelle nostre città, non si capisce bene però da dove provengano gli autori di questi progetti, che scuole hanno frequentato, che idea hanno del costruire e del vivere contemporaneo. Male. Se guardiamo la pubblicistica specializzata, al primo colpo d’occhio si ha l’impressione di trovarsi di fronte a pubblicazioni che sempre di più assomigliano ad house organ aziendali. Una miriade di pubblicazioni, e questo va bene, ma nate con il solo scopo di pubblicare, perché questo fa bene al mercato. Quindi tante pubblicazioni di settore, ma in quanto ad autorevolezza delle stesse, non possiamo certo rivendicare oggi alcun primato. Male. E gli studenti? E sì, gli studenti, i tantissimi studenti che studiano architettura oggi in Europa, cosa dicono, cosa fanno, cosa vogliono? Quali aspirazioni hanno, quale futuro immaginano, quali sono le loro ambizioni, quali le loro motivazioni. L’insegnamento universitario dovrebbe porsi le stesse questioni, in maniera da non lasciare gli studenti soli a cercare le risposte. La scuola dovrebbe preoccuparsi di più della forma mentis di chi, studiando, acquista sempre più consapevolezza e al momento del diploma di laurea, dopo il corso degli studi, sarà stato messo in grado di rispondere nella maniera più precisa possibile alle domande che abbiamo posto sopra. Ma gli studenti europei di architettura, sono più bravi o meno bravi dei loro colleghi americani, giapponesi, cinesi, indiani e così via? Ovviamente ce ne sono di più bravi e di meno bravi, ma pur senza compilare classifiche a cui non siamo interessati, possiamo dire che di certo il contesto delle nostre

Studying architecture in Europe today. Some thoughts on student work.

scuole e di tutto quanto abbiamo detto fin qui, li rendono comunque diversi. Ora questa diversità anziché essere un valore, come più volte è stato nel passato, capace di mettere in grado i giovani architetti di cercare e dare le migliori risposte possibili ai problemi del loro tempo, in merito all’abitare dell’uomo, sembra da qualche tempo essere diventata un peso, una eredità di cui disfarsi. Così facendo i giovani architetti europei hanno ridotto sempre più l’attenzione sull’oggetto architettonico in se, dimenticando il ‘perché’ e soprattutto ‘per chi’ si progetta. Hanno lasciato ad altri decidere come si possa e come si debba vivere nella nostra contemporaneità. Così facendo i giovani architetti europei hanno cominciato a coltivare l’idea che la nuova architettura dovesse comunque essere qualcosa di assolutamente diverso da tutte le altre che l’hanno preceduta, hanno in poche parole pensato che per andare avanti era meglio rinunciare a quanto altri avessero prodotto prima. A ben vedere oggi possiamo renderci conto che proprio questa rinuncia potrebbe essere fatale al presente e al possibile futuro dell’architettura europea. Un’architettura, quella europea, che anche nei momenti di rottura ha sempre lavorato su un’idea di ‘continuità’, ed è proprio questa idea di continuità nel tempo che le ha permesso di produrre un così immenso patrimonio di soluzioni buone per l’abitare dell’uomo, soluzioni anche molto diverse tra loro. Rinunciare a questa continuità renderebbe oggi l’architetto europeo ‘nudo’ e debole rispetto agli architetti americani, cinesi, indiani, e così via.

statistics. Now we all know how paradoxical this is; we snicker at these publications but that’s the way it is. The newspapers are satisfied; they’ve done their job in informing young people about the possible directions that they can take at the beginning of the academic year. Schools that are not found in the first places can always affirm that these technical rankings don’t count because they don’t depend on the quality of teaching but rather on structures, services and other parameters; and they can always aspire to a higher place in next year’s rankings. The few times that good critics, now in danger of extinction, address this issue, they seem to be talking uselessly; their analyses, hovering in a sort of airborne limbo, serve only for résumés or to help obtain one or another academic or institutional position. If, despite all this, someone still wants to figure it out, they might, for example, look around, perhaps to discover facts that are plain to see but that no one seems to. If we look at the faculty as a whole in European architecture schools, we must certainly admit that there is no other place in the world that can boast a similar academic staff in terms of quantity, but especially in terms of quality. We have many outstanding professors and many talented architects who also teach. Good. If we look at the many architects that have graduated from our schools and the roles they have taken on, gradually, within the international contemporary architectural debate, we must register an impressive presence, at least in relation to the considerable numbers of new architects. Good.

_ Nicola Di Battista

If we look at building activity in our regions we can certainly say that the context of our and cities today, however, it is not clear where schools and everything we have said so far the designers of these projects come from, do make them different. Now, this diversity what schools they went to, what ideas they – rather than a value, as it has been many have about contemporary building and space. times in the past, that can empower young Bad. architects to attempt to provide the best possible answers to the problems regarding When looking at architectural publications, human space of their time – seems to have at first glance we get the impression that we become a burden, a legacy to cast aside. are looking at publications that increasingly In doing so, young European architects have resemble a corporate house organ: a myriad increasingly reduced their attention to the of publications, and this is good, but they architectural object itself, forgetting the are born with the sole purpose of publishing “why” and especially the “for whom” they are because it’s good for the market. Thus, there designing. They left the decision to others are many publications, but as to the weight regarding how we can, and how we should, they carry, today we cannot claim any pre- live in our contemporary world. eminence. Bad. In doing so, young European architects began to cultivate the idea that new architecture And the students? should be something totally different from everything that preceded it. In other words, Oh yes, the students. The many students who they believed that, in order to move forward, it study architecture in Europe today: what do was better to reject what had been produced they say? previously by others. On closer inspection, we realize that this very What do they do? What do they want? What rejection could be fatal to the present and are their aspirations? How do they imagine possibly to the future of European architecture. their future? What are their ambitions? What Even at times of rupture, European motivates them? architecture has always worked on the idea University education should ask these same of “continuity”; and it is the very idea of questions so that students are not left alone continuity over time that has enabled it to to find the answers. Schools should be more produce such an immense wealth of good concerned about the mind-set of those who, solutions for human space, solutions that also by studying, gain increasing awareness and greatly differ from each other. who, at the time of their graduation, will Abandoning this continuity today would strip have been able to answer those questions as European architects bare and weaken them precisely as possible. with respect to American, Chinese, Indian But are European architecture students better architects and so on. or worse than their American, Japanese, Chinese, Indian counterparts? Obviously there are more or less talented students but, without compiling rankings that don’t interest us,

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Studiare architettura oggi in Europa. Riflessioni sul lavoro degli studenti.

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Perché un master nel Centro Antico? Why a master’s program for the study of the ancient centre?

«I

l termine Master – ci ricorda Wikipedia – sembrerebbe essere di diretta derivazione della locuzione latina Magister Navis che in epoca romana era utilizzata per indicare il comandante di una nave oneraria. Per quanto detto la locuzione Master, nel mondo marittimo anglosassone e nei più attenti contesti marittimi internazionali, non viene mai utilizzato quale appellativo. Le più nobili e affermate consuetudini e tradizioni marinare prevedono per la persona in comando di una nave il grado, ovvero l’appellativo, universalmente riconosciuto tra gli uomini di mare, di Captain ovvero Comandante. La locuzione Master è utilizzata esclusivamente per indicare la posizione di comando a bordo di una nave mercantile, ovvero civile, commerciale, scientifica. Per gli usi militari si usa la locuzione Commanding Officer».

Trasferendo il termine dal ruolo di una persona a quella di un’area cittadina, appare anzitutto chiaro che il centro antico di Napoli, la Neapolis greco-romana, ha sotto molti aspetti i requisiti storici, artistici, di costume, ecc., necessari per essere al top dell’intera città. Cosicché risulta legittimo assumerlo come master, ovvero campo di formazione per giovani architetti. Risulta tuttavia quanto meno problematico che le esperienze di costoro si debbano fare entro le linee tracciate da un piano regolatore. E ciò sia perché non possiamo adattarlo alle moderne esigenze (p.e. dell’edilizia di sostituzione), sia perché il master, inteso in senso post-universitario, dovrebbe contenere un grado di libertà e sperimentazione non compatibile con le ‘realistiche’ esigenze di un piano regolatore, con tanto di norme e burocrazia comunale. D’altra parte, lo stesso studio storiografico e progettuale, benché in teoria libero da tali vincoli, comporta comunque una modificazione, sia pure ideale; l’ermeneutica insegna che la sola interpretazione di un fenomeno produce una modificazione nello stesso interprete. Pertanto gli studi degli architetti neo-laureati, che in questi anni più recenti

sono stati redatti, accusano spesso la carenza di una linea di condotta, di un ‘principio-base’ che fosse, per una verso, diversa dalla guida tecnico-amministrativa e, per un altro, distinta dalla mera fantasticheria. Come si vede, realistico o ‘finzionistico’ che sia, l’impegno sul centro antico, impone almeno un’idea sulla sua identificazione morfologica, storica, di destinazione d’uso. Da tempo ho sostenuto che l’area della Neapolis greco-romana, per la sua conservazione e restauro, per la stessa vivibilità non ‘presepiale’ dei residenti, dovesse avere una sua caratteristica dominante da renderla tanto unica quanto funzionale, donde la proposta, sulla base dei precedenti e delle vocazioni del sito, di un Centro antico come cittadella degli studi. In tale espressione non andava visto una sorta di ghetto accademico, in quanto, accanto alle strutture culturali e didattiche, erano previsti tutti quegli altri fattori che ora caratterizzano il centro antico: l’artigianato, il mercato dei libri e della carta, quello alimentare e simili. Quest’idea di un campus nella città antica ha guidato le prime edizioni del Master in Progettazione d’Eccellenza per la Città Storica; dalla Cultura del Recupero alla Cultura dell’Innovazione che, pur con progetti di notevole interesse, non ha prodotto significativi risultati in ordine al tema suddetto. Quale che sia il giudizio sulla serie dei master quivi effettuati resta il problema sulla tematica delle nuove edizioni di questo istituto e soprattutto come pensare lo stesso futuro del centro antico. Ho posto tale problema negli anni in cui partecipai agli studi de Il regno del possibile che considero il meglio delle iniziative urbanistiche avviate a Napoli. In tale conteso formulai il concetto della «Città a mosaico» nato dalla critica allo strumento del PRG. In attesa che gli organi politici e amministrativi diano una risposta alle istanze dei tecnici e degli imprenditori, vanno registrate alcune preoccupazioni manifestate da molti. Chi nutre, e di che genere sono tali preoccupazioni, nel mi-

gliore dei casi motivate dal timore del peggio, viste le negative esperienze fatte dalla nostra città dal dopoguerra ad oggi? C’è chi, avendo a cuore le sorti del patrimonio storico-artistico ma dimenticando che la sopravvivenza di esso dipende proprio da un pronto intervento, da una indispensabile modificazione, teme i ‘vandali in casa’, ‘le mani sulla città’, per citare espressioni che richiamano i tempi della speculazione edilizia di marca laurina; c’è chi, un po’ più vecchio, teme che si ripetano gli sventramenti del periodo fascista; c’è chi, un po’ informato di storia urbanistica locale, teme che tornino i metodi dell’ottocentesco Risanamento - ma qui i pareri già si dividono - e, ad esempio, a cominciare dal sottoscritto, c’è chi pensa: magari fossimo in grado di fare oggi a Napoli quanto fece il Risanamento malgrado i suoi errori. C’è infine il timore che l’eventuale ristrutturazione della città non segua le procedure dell’urbanistica veterorazionalista per cui la fabbricazione di un isolato non si dava senza il piano regolatore cittadino, questo senza quello intercomunale, quindi senza un piano riguardante l’intera regione e via via fino alla pianificazione nazionale. A tutte queste preoccupazioni vanno date risposte rassicuranti, tranne all’ultima; anzi a chi paventa che lo sviluppo di Napoli non avvenga secondo tali procedure bisogna, a mio avviso, rispondere che è addirittura auspicabile che così non accada. E questo perché un tal genere di pianificazione globale e totalizzante non è più credibile, né attuabile: serve solo a mobilitare per anni schiere di economisti, sociologi, urbanisti disinformati, architetti politicizzati nonché politici tutto sommato favorevoli alla conservazione dello status quo, con il risultato che non sarà mossa una pietra e la città antica, storica o metropolitana che sia, andrà definitivamente in malora. Contro una simile cultura del ‘piano’ mi sono soffermato più volte in saggi e articoli di giornali; in particolare, nel mio contributo al volume Il regno del possibile, ho notato: si tratta di rivedere la cultura del ‘progetto’; non un progetto rassegnato ad agire nell’ambito

foto Bruna De Palma

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Perché un master nel Centro Antico? Why a master’s program for the study of the ancient centre?

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l termine Master – ci ricorda Wikipedia – sembrerebbe essere di diretta derivazione della locuzione latina Magister Navis che in epoca romana era utilizzata per indicare il comandante di una nave oneraria. Per quanto detto la locuzione Master, nel mondo marittimo anglosassone e nei più attenti contesti marittimi internazionali, non viene mai utilizzato quale appellativo. Le più nobili e affermate consuetudini e tradizioni marinare prevedono per la persona in comando di una nave il grado, ovvero l’appellativo, universalmente riconosciuto tra gli uomini di mare, di Captain ovvero Comandante. La locuzione Master è utilizzata esclusivamente per indicare la posizione di comando a bordo di una nave mercantile, ovvero civile, commerciale, scientifica. Per gli usi militari si usa la locuzione Commanding Officer».

Trasferendo il termine dal ruolo di una persona a quella di un’area cittadina, appare anzitutto chiaro che il centro antico di Napoli, la Neapolis greco-romana, ha sotto molti aspetti i requisiti storici, artistici, di costume, ecc., necessari per essere al top dell’intera città. Cosicché risulta legittimo assumerlo come master, ovvero campo di formazione per giovani architetti. Risulta tuttavia quanto meno problematico che le esperienze di costoro si debbano fare entro le linee tracciate da un piano regolatore. E ciò sia perché non possiamo adattarlo alle moderne esigenze (p.e. dell’edilizia di sostituzione), sia perché il master, inteso in senso post-universitario, dovrebbe contenere un grado di libertà e sperimentazione non compatibile con le ‘realistiche’ esigenze di un piano regolatore, con tanto di norme e burocrazia comunale. D’altra parte, lo stesso studio storiografico e progettuale, benché in teoria libero da tali vincoli, comporta comunque una modificazione, sia pure ideale; l’ermeneutica insegna che la sola interpretazione di un fenomeno produce una modificazione nello stesso interprete. Pertanto gli studi degli architetti neo-laureati, che in questi anni più recenti

sono stati redatti, accusano spesso la carenza di una linea di condotta, di un ‘principio-base’ che fosse, per una verso, diversa dalla guida tecnico-amministrativa e, per un altro, distinta dalla mera fantasticheria. Come si vede, realistico o ‘finzionistico’ che sia, l’impegno sul centro antico, impone almeno un’idea sulla sua identificazione morfologica, storica, di destinazione d’uso. Da tempo ho sostenuto che l’area della Neapolis greco-romana, per la sua conservazione e restauro, per la stessa vivibilità non ‘presepiale’ dei residenti, dovesse avere una sua caratteristica dominante da renderla tanto unica quanto funzionale, donde la proposta, sulla base dei precedenti e delle vocazioni del sito, di un Centro antico come cittadella degli studi. In tale espressione non andava visto una sorta di ghetto accademico, in quanto, accanto alle strutture culturali e didattiche, erano previsti tutti quegli altri fattori che ora caratterizzano il centro antico: l’artigianato, il mercato dei libri e della carta, quello alimentare e simili. Quest’idea di un campus nella città antica ha guidato le prime edizioni del Master in Progettazione d’Eccellenza per la Città Storica; dalla Cultura del Recupero alla Cultura dell’Innovazione che, pur con progetti di notevole interesse, non ha prodotto significativi risultati in ordine al tema suddetto. Quale che sia il giudizio sulla serie dei master quivi effettuati resta il problema sulla tematica delle nuove edizioni di questo istituto e soprattutto come pensare lo stesso futuro del centro antico. Ho posto tale problema negli anni in cui partecipai agli studi de Il regno del possibile che considero il meglio delle iniziative urbanistiche avviate a Napoli. In tale conteso formulai il concetto della «Città a mosaico» nato dalla critica allo strumento del PRG. In attesa che gli organi politici e amministrativi diano una risposta alle istanze dei tecnici e degli imprenditori, vanno registrate alcune preoccupazioni manifestate da molti. Chi nutre, e di che genere sono tali preoccupazioni, nel mi-

gliore dei casi motivate dal timore del peggio, viste le negative esperienze fatte dalla nostra città dal dopoguerra ad oggi? C’è chi, avendo a cuore le sorti del patrimonio storico-artistico ma dimenticando che la sopravvivenza di esso dipende proprio da un pronto intervento, da una indispensabile modificazione, teme i ‘vandali in casa’, ‘le mani sulla città’, per citare espressioni che richiamano i tempi della speculazione edilizia di marca laurina; c’è chi, un po’ più vecchio, teme che si ripetano gli sventramenti del periodo fascista; c’è chi, un po’ informato di storia urbanistica locale, teme che tornino i metodi dell’ottocentesco Risanamento - ma qui i pareri già si dividono - e, ad esempio, a cominciare dal sottoscritto, c’è chi pensa: magari fossimo in grado di fare oggi a Napoli quanto fece il Risanamento malgrado i suoi errori. C’è infine il timore che l’eventuale ristrutturazione della città non segua le procedure dell’urbanistica veterorazionalista per cui la fabbricazione di un isolato non si dava senza il piano regolatore cittadino, questo senza quello intercomunale, quindi senza un piano riguardante l’intera regione e via via fino alla pianificazione nazionale. A tutte queste preoccupazioni vanno date risposte rassicuranti, tranne all’ultima; anzi a chi paventa che lo sviluppo di Napoli non avvenga secondo tali procedure bisogna, a mio avviso, rispondere che è addirittura auspicabile che così non accada. E questo perché un tal genere di pianificazione globale e totalizzante non è più credibile, né attuabile: serve solo a mobilitare per anni schiere di economisti, sociologi, urbanisti disinformati, architetti politicizzati nonché politici tutto sommato favorevoli alla conservazione dello status quo, con il risultato che non sarà mossa una pietra e la città antica, storica o metropolitana che sia, andrà definitivamente in malora. Contro una simile cultura del ‘piano’ mi sono soffermato più volte in saggi e articoli di giornali; in particolare, nel mio contributo al volume Il regno del possibile, ho notato: si tratta di rivedere la cultura del ‘progetto’; non un progetto rassegnato ad agire nell’ambito

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Perché un master nel centro antico? / Why a master’s program for the study of the ancient centre?

Cosicché, se si conviene sull’opportunità di intervenire procedendo dal particolare al generale, la prima proposta da avanzare - e ormai la questione di Napoli va discussa solo in termini propositivi - è quella di individuare delle aree-campione sulle quali agire direttamente e completamente, dal progetto all’esecuzione. Dette aree non andrebbero necessariamente identificate con i tradizionali quartieri della divisione amministrativa della città, bensì individuate in quanto contengono in nuce la maggior parte dei problemi ricorrenti in molti ambienti dell’organismo urbano: la tutela monumentale, la residenza, il lavoro, la caratterizzazione socio-economica, il traffico, ecc. Si tratterebbe in sostanza di trasferire dal macrocosmo della città tutti i temi e problemi al microcosmo di un’area più limitata, fisicamente percepibile, che pure li contiene in proporzione alla sua scala, per meglio affrontarli e risolverli. Se i risultati di una simile operazione, da effettuarsi in un tempo relativamente breve, certamente prima di un ennesimo, burocratico piano e soprattutto nel vivo della realtà, saranno positivi, quelle aree-campione diventeranno i paradigmi, i modelli, gli esempi per successivi interventi, costituendo le parti del suddetto sistema a mosaico. In caso contrario, se cioè gli interventi effettuati in zone circoscritte non saranno utili ed esportabili ad altre aree urbane, essi non daranno luogo a soluzioni-modello, ma almeno avremo cominciato a sperimenta-

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foto Paolo Corvino

re in corpore vili un possibile miglioramento, avremo risanato un quartiere o parte di esso, senza tuttavia aver sconvolto l’intero organismo urbano. Ma che si debba procedere per parti, prudentemente e a scala architettonica, ove non bastassero altre ragioni, motivazioni culturali, esperienze ormai realizzate - e penso all’IBA di Berlino - ci verrà imposto dal fatto di operare in un organismo attivo, densamente popolato, capace di convivere con un cantiere relativamente modesto e non con uno così vasto da estendersi a tutto il centro storico e magari alla più grande Napoli. Quanto infine ai criteri di scelta e d’intervento in queste aree candidate a diventare i modelli per la ristrutturazione dell’intera città, per essi saranno certamente necessari nuovi studi e aggiornamenti, non dimenticando tuttavia che, a saper leggere la storia di Napoli, ci sono già ricorrenti proposte, soluzioni ‘invarianti’ che si configurano come vere e proprie ‘vocazioni’ dell’organismo urbano. Queste possono essere di varia natura: orografiche, di struttura viaria, di presenze archeologiche, storico-monumentali, di conformazione plano-volumetrica dell’edilizia corrente ecc. Vocazioni possono considerarsi, oltre quelle tangibilmente presenti, anche le altre che fanno capo a teorie o progetti che, redatti in tempi diversi e ricorrenti, costituiscono delle ‘invarianti’ culturali di valore non inferiore all’effettivo stato delle cose. Chi du-

I

have long claimed that, due to its state biterebbe che nella storia della città di Napoli of preservation, the restoration work non vi siano i vari progetti di traforare colline, di collegare meglio il Vomero alla città bas- undertaken and its real habitability, Greek/ Roman Neapolis is so dominant as to be both sa, delle parallele a Toledo, dell’anello viario proposto dal Piano Regolatore del 1958 ecc.? unique and functional. Com’è stato osservato «l’architettura sono le architetture, tutte, quelle realizzate e quelle This consideration lies at the heart of a ideate, e poi i principi, le teorie, tutto questo proposal for the Ancient Centre as a citadel of learning based on previous study and the site’s è l’architettura» (G. Grassi). Non meravigli la nostra insistenza sul termine ‘architettu- intrinsic characteristics. The project aims for ra’ piuttosto che sul termine ‘urbanistica’: fully integrated functionality with features that today characterise the ancient centre: ciò si deve non solo al fatto per cui secondo alcuni autori fra l’architettura degli edifici e craftworks, markets for books and paper goods quella della città non c’è soluzione, ma anche and foodstuffs. e soprattutto all’idea, che condividiamo pienamente, per cui la città va considerata un The search for a methodological foundation is necessary in this context and also constitutes «insieme di pezzi in sé compiuti»; concezione quest’ultima che risulta particolarmente ap- the theme of the new edition of the Master’s propriata al compito di intervenire nei centri program, proceeding from the particular to the general and identifying exemplary areas storici, di ‘costruire nel costruito’. Non è escluso che le forze conservatrici e fre- for direct and complete action. nanti, così caratteristiche in una comunità By working in this manner, the concept of the niente affatto solidale, prevarranno su quelle del rinnovamento e dello sviluppo, con la con- “city as a mosaic” particularly suited to Greek/ seguenza che l’intero programma sarà quan- Roman Neapolis can easily be confirmed. to meno ridimensionato. Ma anche in questo There is no doubt that studies and projects caso la proposta di operare su un microcosmo, for this urban fabric will have to confront una volta attuata, ci fornirà almeno un esem- conservative and inhibitory forces that pio di quello che Napoli poteva essere e non è often prevail over those of renewal and stata. Non è chi non veda come, in queste ul- development - again reaffirming the concept time pagine, l’intero discorso sulla ‘città a mo- of the urban “mosaic” as both the history of saico’ si addica particolarmente alla Neapolis urban and architectural stratification as well greco-romana al tempo stesso rispondendo as the historic, economic and social narrative alla domanda del titolo: Perché un master nel of a community profoundly influenced by its geographic position. centro antico.

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della parzialità ma tale da sostituire al piano deduttivo un ‘sistema’ di progetti che raggiunga la generalità per via induttiva. Detto diversamente, in luogo della logica delle ‘scatole cinesi’, in cui le parti - quartiere, città, regione - stanno l’una dentro l’altra, andrebbe sperimentata la logica del ‘mosaico’, in cui le parti si affiancano tra loro a formare il tutto. Lo schema del mosaico peraltro sembra particolarmente adatto al nostro caso, che non riguarda la costruzione ex-novo di un organismo ma la ristrutturazione e il restauro di un preesistente centro storico.

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Perché un master nel centro antico? / Why a master’s program for the study of the ancient centre?

Cosicché, se si conviene sull’opportunità di intervenire procedendo dal particolare al generale, la prima proposta da avanzare - e ormai la questione di Napoli va discussa solo in termini propositivi - è quella di individuare delle aree-campione sulle quali agire direttamente e completamente, dal progetto all’esecuzione. Dette aree non andrebbero necessariamente identificate con i tradizionali quartieri della divisione amministrativa della città, bensì individuate in quanto contengono in nuce la maggior parte dei problemi ricorrenti in molti ambienti dell’organismo urbano: la tutela monumentale, la residenza, il lavoro, la caratterizzazione socio-economica, il traffico, ecc. Si tratterebbe in sostanza di trasferire dal macrocosmo della città tutti i temi e problemi al microcosmo di un’area più limitata, fisicamente percepibile, che pure li contiene in proporzione alla sua scala, per meglio affrontarli e risolverli. Se i risultati di una simile operazione, da effettuarsi in un tempo relativamente breve, certamente prima di un ennesimo, burocratico piano e soprattutto nel vivo della realtà, saranno positivi, quelle aree-campione diventeranno i paradigmi, i modelli, gli esempi per successivi interventi, costituendo le parti del suddetto sistema a mosaico. In caso contrario, se cioè gli interventi effettuati in zone circoscritte non saranno utili ed esportabili ad altre aree urbane, essi non daranno luogo a soluzioni-modello, ma almeno avremo cominciato a sperimenta-

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foto Paolo Corvino

re in corpore vili un possibile miglioramento, avremo risanato un quartiere o parte di esso, senza tuttavia aver sconvolto l’intero organismo urbano. Ma che si debba procedere per parti, prudentemente e a scala architettonica, ove non bastassero altre ragioni, motivazioni culturali, esperienze ormai realizzate - e penso all’IBA di Berlino - ci verrà imposto dal fatto di operare in un organismo attivo, densamente popolato, capace di convivere con un cantiere relativamente modesto e non con uno così vasto da estendersi a tutto il centro storico e magari alla più grande Napoli. Quanto infine ai criteri di scelta e d’intervento in queste aree candidate a diventare i modelli per la ristrutturazione dell’intera città, per essi saranno certamente necessari nuovi studi e aggiornamenti, non dimenticando tuttavia che, a saper leggere la storia di Napoli, ci sono già ricorrenti proposte, soluzioni ‘invarianti’ che si configurano come vere e proprie ‘vocazioni’ dell’organismo urbano. Queste possono essere di varia natura: orografiche, di struttura viaria, di presenze archeologiche, storico-monumentali, di conformazione plano-volumetrica dell’edilizia corrente ecc. Vocazioni possono considerarsi, oltre quelle tangibilmente presenti, anche le altre che fanno capo a teorie o progetti che, redatti in tempi diversi e ricorrenti, costituiscono delle ‘invarianti’ culturali di valore non inferiore all’effettivo stato delle cose. Chi du-

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have long claimed that, due to its state biterebbe che nella storia della città di Napoli of preservation, the restoration work non vi siano i vari progetti di traforare colline, di collegare meglio il Vomero alla città bas- undertaken and its real habitability, Greek/ Roman Neapolis is so dominant as to be both sa, delle parallele a Toledo, dell’anello viario proposto dal Piano Regolatore del 1958 ecc.? unique and functional. Com’è stato osservato «l’architettura sono le architetture, tutte, quelle realizzate e quelle This consideration lies at the heart of a ideate, e poi i principi, le teorie, tutto questo proposal for the Ancient Centre as a citadel of learning based on previous study and the site’s è l’architettura» (G. Grassi). Non meravigli la nostra insistenza sul termine ‘architettu- intrinsic characteristics. The project aims for ra’ piuttosto che sul termine ‘urbanistica’: fully integrated functionality with features that today characterise the ancient centre: ciò si deve non solo al fatto per cui secondo alcuni autori fra l’architettura degli edifici e craftworks, markets for books and paper goods quella della città non c’è soluzione, ma anche and foodstuffs. e soprattutto all’idea, che condividiamo pienamente, per cui la città va considerata un The search for a methodological foundation is necessary in this context and also constitutes «insieme di pezzi in sé compiuti»; concezione quest’ultima che risulta particolarmente ap- the theme of the new edition of the Master’s propriata al compito di intervenire nei centri program, proceeding from the particular to the general and identifying exemplary areas storici, di ‘costruire nel costruito’. Non è escluso che le forze conservatrici e fre- for direct and complete action. nanti, così caratteristiche in una comunità By working in this manner, the concept of the niente affatto solidale, prevarranno su quelle del rinnovamento e dello sviluppo, con la con- “city as a mosaic” particularly suited to Greek/ seguenza che l’intero programma sarà quan- Roman Neapolis can easily be confirmed. to meno ridimensionato. Ma anche in questo There is no doubt that studies and projects caso la proposta di operare su un microcosmo, for this urban fabric will have to confront una volta attuata, ci fornirà almeno un esem- conservative and inhibitory forces that pio di quello che Napoli poteva essere e non è often prevail over those of renewal and stata. Non è chi non veda come, in queste ul- development - again reaffirming the concept time pagine, l’intero discorso sulla ‘città a mo- of the urban “mosaic” as both the history of saico’ si addica particolarmente alla Neapolis urban and architectural stratification as well greco-romana al tempo stesso rispondendo as the historic, economic and social narrative alla domanda del titolo: Perché un master nel of a community profoundly influenced by its geographic position. centro antico.

Yearbook 2010/2011

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della parzialità ma tale da sostituire al piano deduttivo un ‘sistema’ di progetti che raggiunga la generalità per via induttiva. Detto diversamente, in luogo della logica delle ‘scatole cinesi’, in cui le parti - quartiere, città, regione - stanno l’una dentro l’altra, andrebbe sperimentata la logica del ‘mosaico’, in cui le parti si affiancano tra loro a formare il tutto. Lo schema del mosaico peraltro sembra particolarmente adatto al nostro caso, che non riguarda la costruzione ex-novo di un organismo ma la ristrutturazione e il restauro di un preesistente centro storico.

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L’

edizione 2010/2011 del Master in Progettazione d’eccellenza per la città storica ha messo al centro della sua attenzione lo spazio pubblico del centro antico di Napoli. Il tracciato urbano, la rete degli spazi di connessione, l’articolazione dei vuoti, dei cortili e dei chiostri, è stato il focus su cui si è concentrato il lavoro di ricerca progettuale. Il dialogo con l’Amministrazione Comunale di Napoli, che si è concretizzato anche in uno specifico accordo di cooperazione, ha condotto anche alla scelta di orientare la ricerca progettuale verso l’ipotesi di concepire il centro antico – o meglio un’ampia parte del sistema di spazi pubblici del centro antico – come sede diffusa del Forum Universale delle Culture, che era stato programmato a Napoli nel 2013.

Via dei Tribunali: progetti per lo spazio pubblico. Via dei Tribunali: projects for public space.

Le iniziative legate al Forum hanno compiuto poi – dopo che i progetti elaborati durante il corso erano stati già completati - altri percorsi, e sono diventate oggetto della cronaca politica cittadina di questi mesi. Indipendentemente da questo, il lavoro sullo spazio pubblico del centro antico di Napoli e sulle modalità di una sua possibile riqualificazione ha permesso di sviluppare e consolidare un metodo di insegnamento nel quale teoria e pratica, ricerca storico-critica e progetto di architettura si integrano continuamente in un impegno dialettico progressivo. La feconda sinergia con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli, già sperimentata nelle precedenti edizioni del master e che si è consolidata in quest’ultima edizione, ha avuto un ruolo importante in questo quadro, perché ha condotto

a un confronto – sui metodi e sui contenuti del corso – in cui cultura accademica e cultura imprenditoriale non si considerano antitetiche ma complementari. La possibilità di ospitare a Napoli il Forum delle Culture e la scelta di considerare il centro antico della città come lo scenario principale di un’iniziativa fondata proprio sul valore della coesistenza ci ha condotti a considerare con lucidità come questa parte della città, coincidente con il nucleo fondativo di origine greco-romana, sia proprio un monumento alla coesistenza. Coesistenza di edifici di epoche differenti, di tanti monumenti tutti per qualche motivo eccezionali, di spazi pubblici, di chiostri conventuali e di cortili che si susseguono con una sequenza che non smette mai di sorprendere. I diversi strati della città – intesa sia come manufatto fisico che come sistema di strutture sociali ed economiche – appaiono in tutta la loro evidenza dando forma a una realtà unica al mondo. Il lavoro di ricerca e di progetto sullo spazio pubblico ha considerato l’asse di via Tribunali, da Port’Alba a Castel Capuano, individuando cinque sistemi per i quali sono stati sviluppati progetti di riqualificazione strettamente integrati l’uno con l’altro. Il primo sistema è quello coincidente con l’area di piazza Miraglia, dove convergono lo spazio antistante il Policlinico, la chiesa della Croce di Lucca, la cappella del Pontano, la chiesa e il monastero di Santa Maria Maggiore; in quest’area – dove il grande vuoto risultante dalla demolizione di uno dei tre grandi edifici ospedalieri appare oggi come uno spazio incongruo e fuori scala – si è previsto di collocare un padiglione temporaneo per l’accoglienza concepito come struttura reversibile, una sorta di portale d’accesso al percorso di attraversamento del centro antico. Il secondo sistema è quello corrispondente all’area del complesso di San Paolo Maggiore – che sorge sul sito dell’antico Tempio dei Dioscuri – e di piazza San Gaetano, su cui gravita anche un edificio allo stato di rudere, in vico Maffei. L’area oggetto di intervento, il cui sottosuolo è ricco di significative presenze archeologiche, è il fulcro intorno a cui sono collocate straordinarie emergenze monumentali,

come il convento di San Gregorio Armeno, la chiesa di San Lorenzo, i teatri greco-romani oggi inglobati dall’edilizia successiva. Il progetto si concentra qui prevalentemente sull’ipotesi di recuperare parte degli spazi del complesso di San Paolo Maggiore, da destinare a foresteria e casa dello studente, e il rudere di vico Maffei da ridisegnare come nuovo accesso all’area archeologica che si estende nel sottosuolo. Il terzo sistema comprende la piazza dei Girolamini (o Gerolomini), su cui si affaccia l’omonima chiesa monumentale annessa al convento e, di fronte a questa, la piccola chiesa di Santa Maria della Colonna, attualmente abbandonata. Qui il progetto – prevedendo il restauro e il riuso con finalità congressuali di Santa Maria della Colonna e del chiostro retrostante, la riqualificazione dell’accesso alla chiesa dei Girolamini e un più agile collegamento tra la piazza e il sistema di chiostri del convento – persegue l’obiettivo di innescare un processo di riconnessione e simbiosi tra gli spazi pubblici e i sistemi conventuali presenti. Il quarto sistema corrisponde all’area di piazzetta Riario Sforza, adiacente alla fiancata meridionale del Duomo e delimitata dalla quinte dei palazzi Minutolo e Arcella e dalla facciata monumentale del Pio Monte della Misericordia. Attraverso il restauro e il riuso del palazzo Minutolo – il cui piano terra può essere destinato ad attività pubbliche – e la realizzazione di una ‘architettura effimera’ per un teatro all’aperto, la piazza assume un ruolo-chiave come spazio di sosta lungo il percorso di attraversamento del centro antico. Il quinto sistema, infine, ha il suo fulcro nel Castel Capuano, antica fortezza normanna, e in seguito sede del tribunale. Per il castello il progetto prevede il ruolo di porta di accesso al percorso-centro antico da est, l’utilizzo come spazio pubblico dei quattro cortili esistenti e la realizzazione di un padiglione temporaneo per l’accoglienza ai visitatori del Forum all’interno del cortile del Vaglio Nuovo, alla quota più bassa di piazza De Nicola. In tutto lo svolgimento dei temi di progetto ci ha guidati una consapevolezza: quella di partecipare a un grande impegno collettivo, sostenuto anche dalla responsabilità di dover

consegnare i nostri risultati – chiaramente enunciati ed efficacemente trasmissibili – ad altri, alla comunità scientifica e alla nostra città. Forse oggi, in un tempo in cui la situazione delle città storiche italiane appare talvolta dominata da miopi atteggiamenti di conservatorismo, le nostre proposte per il centro antico di Napoli possono sembrare un po’ ‘audaci’. Tuttavia, sulla base della mia esperienza personale, che mi ha condotto negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso a lottare per difendere qualche mio progetto che allora sembrava eversivo, come la Facoltà Teologica di Capodimonte o l’Hotel Continental sul lungomare di Napoli, so che è di fondamentale importanza proporre ciò che si ritiene necessario, anche se questo non è concorde all’opinione dominante; e poi è importante – come capitò a me in quel tempo – trovare, nelle istituzioni, interlocutori sensibili e lungimiranti capaci di condividere coraggiosamente scelte progettuali non convenzionali, quando sono sostenute da istanze culturali chiaramente motivate. Spero proprio che sensibilità e capacità di guardare lontano non siano virtù del tutto scomparse tra quanti si accosteranno con curiosità ai contenuti di questo volume.

T

he 2010/2011 edition of the Master’s in Design for the Historic City placed public space of Naples’ ancient heart at the center of its attention. Its urban layout, network of connecting spaces, and expression of voids, courtyards and cloisters were the topics of design research. The possibility of hosting the 2013 Culture Forum and the choice of considering the ancient centre as the main setting for an event founded on values of coexistence led us to realize that this part of the city is a true monument to coexistence: of buildings from different eras, of monuments which are each exceptional for some reason, of public spaces, of convent cloisters and courtyards which coexist in a sequence that never ceases to surprise. The research and design work on public space explored the Via Tribunali axis from Port’Alba to Castel Capuano, identifying five systems for which closely integrated regeneration projects were proposed.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Alberto Izzo

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L’

edizione 2010/2011 del Master in Progettazione d’eccellenza per la città storica ha messo al centro della sua attenzione lo spazio pubblico del centro antico di Napoli. Il tracciato urbano, la rete degli spazi di connessione, l’articolazione dei vuoti, dei cortili e dei chiostri, è stato il focus su cui si è concentrato il lavoro di ricerca progettuale. Il dialogo con l’Amministrazione Comunale di Napoli, che si è concretizzato anche in uno specifico accordo di cooperazione, ha condotto anche alla scelta di orientare la ricerca progettuale verso l’ipotesi di concepire il centro antico – o meglio un’ampia parte del sistema di spazi pubblici del centro antico – come sede diffusa del Forum Universale delle Culture, che era stato programmato a Napoli nel 2013.

Via dei Tribunali: progetti per lo spazio pubblico. Via dei Tribunali: projects for public space.

Le iniziative legate al Forum hanno compiuto poi – dopo che i progetti elaborati durante il corso erano stati già completati - altri percorsi, e sono diventate oggetto della cronaca politica cittadina di questi mesi. Indipendentemente da questo, il lavoro sullo spazio pubblico del centro antico di Napoli e sulle modalità di una sua possibile riqualificazione ha permesso di sviluppare e consolidare un metodo di insegnamento nel quale teoria e pratica, ricerca storico-critica e progetto di architettura si integrano continuamente in un impegno dialettico progressivo. La feconda sinergia con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli, già sperimentata nelle precedenti edizioni del master e che si è consolidata in quest’ultima edizione, ha avuto un ruolo importante in questo quadro, perché ha condotto

a un confronto – sui metodi e sui contenuti del corso – in cui cultura accademica e cultura imprenditoriale non si considerano antitetiche ma complementari. La possibilità di ospitare a Napoli il Forum delle Culture e la scelta di considerare il centro antico della città come lo scenario principale di un’iniziativa fondata proprio sul valore della coesistenza ci ha condotti a considerare con lucidità come questa parte della città, coincidente con il nucleo fondativo di origine greco-romana, sia proprio un monumento alla coesistenza. Coesistenza di edifici di epoche differenti, di tanti monumenti tutti per qualche motivo eccezionali, di spazi pubblici, di chiostri conventuali e di cortili che si susseguono con una sequenza che non smette mai di sorprendere. I diversi strati della città – intesa sia come manufatto fisico che come sistema di strutture sociali ed economiche – appaiono in tutta la loro evidenza dando forma a una realtà unica al mondo. Il lavoro di ricerca e di progetto sullo spazio pubblico ha considerato l’asse di via Tribunali, da Port’Alba a Castel Capuano, individuando cinque sistemi per i quali sono stati sviluppati progetti di riqualificazione strettamente integrati l’uno con l’altro. Il primo sistema è quello coincidente con l’area di piazza Miraglia, dove convergono lo spazio antistante il Policlinico, la chiesa della Croce di Lucca, la cappella del Pontano, la chiesa e il monastero di Santa Maria Maggiore; in quest’area – dove il grande vuoto risultante dalla demolizione di uno dei tre grandi edifici ospedalieri appare oggi come uno spazio incongruo e fuori scala – si è previsto di collocare un padiglione temporaneo per l’accoglienza concepito come struttura reversibile, una sorta di portale d’accesso al percorso di attraversamento del centro antico. Il secondo sistema è quello corrispondente all’area del complesso di San Paolo Maggiore – che sorge sul sito dell’antico Tempio dei Dioscuri – e di piazza San Gaetano, su cui gravita anche un edificio allo stato di rudere, in vico Maffei. L’area oggetto di intervento, il cui sottosuolo è ricco di significative presenze archeologiche, è il fulcro intorno a cui sono collocate straordinarie emergenze monumentali,

come il convento di San Gregorio Armeno, la chiesa di San Lorenzo, i teatri greco-romani oggi inglobati dall’edilizia successiva. Il progetto si concentra qui prevalentemente sull’ipotesi di recuperare parte degli spazi del complesso di San Paolo Maggiore, da destinare a foresteria e casa dello studente, e il rudere di vico Maffei da ridisegnare come nuovo accesso all’area archeologica che si estende nel sottosuolo. Il terzo sistema comprende la piazza dei Girolamini (o Gerolomini), su cui si affaccia l’omonima chiesa monumentale annessa al convento e, di fronte a questa, la piccola chiesa di Santa Maria della Colonna, attualmente abbandonata. Qui il progetto – prevedendo il restauro e il riuso con finalità congressuali di Santa Maria della Colonna e del chiostro retrostante, la riqualificazione dell’accesso alla chiesa dei Girolamini e un più agile collegamento tra la piazza e il sistema di chiostri del convento – persegue l’obiettivo di innescare un processo di riconnessione e simbiosi tra gli spazi pubblici e i sistemi conventuali presenti. Il quarto sistema corrisponde all’area di piazzetta Riario Sforza, adiacente alla fiancata meridionale del Duomo e delimitata dalla quinte dei palazzi Minutolo e Arcella e dalla facciata monumentale del Pio Monte della Misericordia. Attraverso il restauro e il riuso del palazzo Minutolo – il cui piano terra può essere destinato ad attività pubbliche – e la realizzazione di una ‘architettura effimera’ per un teatro all’aperto, la piazza assume un ruolo-chiave come spazio di sosta lungo il percorso di attraversamento del centro antico. Il quinto sistema, infine, ha il suo fulcro nel Castel Capuano, antica fortezza normanna, e in seguito sede del tribunale. Per il castello il progetto prevede il ruolo di porta di accesso al percorso-centro antico da est, l’utilizzo come spazio pubblico dei quattro cortili esistenti e la realizzazione di un padiglione temporaneo per l’accoglienza ai visitatori del Forum all’interno del cortile del Vaglio Nuovo, alla quota più bassa di piazza De Nicola. In tutto lo svolgimento dei temi di progetto ci ha guidati una consapevolezza: quella di partecipare a un grande impegno collettivo, sostenuto anche dalla responsabilità di dover

consegnare i nostri risultati – chiaramente enunciati ed efficacemente trasmissibili – ad altri, alla comunità scientifica e alla nostra città. Forse oggi, in un tempo in cui la situazione delle città storiche italiane appare talvolta dominata da miopi atteggiamenti di conservatorismo, le nostre proposte per il centro antico di Napoli possono sembrare un po’ ‘audaci’. Tuttavia, sulla base della mia esperienza personale, che mi ha condotto negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso a lottare per difendere qualche mio progetto che allora sembrava eversivo, come la Facoltà Teologica di Capodimonte o l’Hotel Continental sul lungomare di Napoli, so che è di fondamentale importanza proporre ciò che si ritiene necessario, anche se questo non è concorde all’opinione dominante; e poi è importante – come capitò a me in quel tempo – trovare, nelle istituzioni, interlocutori sensibili e lungimiranti capaci di condividere coraggiosamente scelte progettuali non convenzionali, quando sono sostenute da istanze culturali chiaramente motivate. Spero proprio che sensibilità e capacità di guardare lontano non siano virtù del tutto scomparse tra quanti si accosteranno con curiosità ai contenuti di questo volume.

T

he 2010/2011 edition of the Master’s in Design for the Historic City placed public space of Naples’ ancient heart at the center of its attention. Its urban layout, network of connecting spaces, and expression of voids, courtyards and cloisters were the topics of design research. The possibility of hosting the 2013 Culture Forum and the choice of considering the ancient centre as the main setting for an event founded on values of coexistence led us to realize that this part of the city is a true monument to coexistence: of buildings from different eras, of monuments which are each exceptional for some reason, of public spaces, of convent cloisters and courtyards which coexist in a sequence that never ceases to surprise. The research and design work on public space explored the Via Tribunali axis from Port’Alba to Castel Capuano, identifying five systems for which closely integrated regeneration projects were proposed.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Alberto Izzo

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D

a tempo la parola inquinamento viene usata per indicare le diverse condizioni ambientali: inquinamento biologico, inquinamento atmosferico, inquinamento acustico ecc. ecc. Quasi mai si è pensato di associare il termine alla visione e cioé: inquinamento visivo. Purtroppo questa espressione diventa necessaria, non dimenticando i tanti e molteplici problemi, quando percorriamo le strade del centro antico della nostra città, luogo di ricerca e lavoro degli allievi del Master. Il centro antico di Napoli, così ricco di monumenti e preziose testimonianze: palazzi, chiese, conventi,chiostri, da tempo è invaso da manomissioni e superfetazioni abusive che offendono la storia e la nostra visione dei luoghi. Tutta l’area dei Decumani, tutto il tessuto della

far riflettere la società civile e tutte le autorità preposte alla tutela di questo straordinario patrimonio e sentire la necessità di programmare un intervento certamente difficilissimo ma necessario, sia per bloccare il proseguimento di queste manomissioni sia per recuperare l’originario stato dei luoghi. Ci auguriamo che questo importante lavoro fatto dagli studenti del Master, e notevole per i risultati conseguiti, possa trovare un luogo espositivo. Inoltre pensiamo che queste immagini, unitamente agli analoghi lavori, realizzati nelle precedenti edizioni del Master, possano costituire l’inizio di un archivio fotografico da custodire presso il Dipartimento di Architettura di Napoli o altro archivio della città.

Inquinamento visivo. Visual pollution. città antica, così fittamente ricco di di storia e di bellezza, è deturpato da una quantità enorme di conditionatori d’aria, illuminatori enormi sistemati sulle botteghe, negozi dalle architetture eccessive e invadenti, insegne, tubi esterni per la raccolta delle acque, balconi con verande, cavi elettrici. E le offese al nostro patrimonio proseguono con le scritte, enormi, volgari, stupide, con vernici indelebili, sui marmi, sui bugnati, sui muri dei palazzi storici. Per questo abbiamo scelto di svolgere l’attività didattica del master su questa realtà, offensiva per la città e per chi ci vive. Il lavoro fotografico realizzato dagli allievi testimonia una condizione che non trova eguale in nessun altro centro storico italiano. La speranza é che queste immagini possano

F

or some time, the word pollution has been used to indicate various environmental conditions: biological pollution, atmospheric pollution, noise pollution etc. The term has almost never been used to indicate visual pollution. Unfortunately the expression has become necessary - recalling numerous and diverse problems - when we move through streets of our city’s ancient centre, the site chosen for the research and work of the Master’s students. Naples’ ancient centre is rich in monuments and valuable works: buildings, churches, convents, cloisters. It has been long plagued by the abuses of tampering and superimposition that have offended history and our

perceptions. The entire Decumani area, the ancient city’s urban fabric so abounding in history and beauty, has been disfigured by an enormous amount of air conditioning units, commercial storefront lighting, shops with excessive and invasive architecture, neon signs, exterior water pipes, balconies with verandas, electrical cables. The offense to our heritage continues with graffiti: enormous, vulgar, stupid - indelible paint on marble, dressed stone, on the walls of our historic buildings. It was for this reason that we decided to focus our teaching activity on a situation that is so utterly offensive for the city and its inhabitants. The photographic work undertaken by the

students bears testimony to a condition which has no equal in any other ancient centre in Italy. The hope is that these images compel civil society to reflect and plan for projects - certainly very difficult but of the utmost necessity - to halt this tampering and to recover original conditions. We hope that this important work by the Master’s students, with its noteworthy results, will find a space for their exhibition. Furthermore, we believe that these images, together with similar work carried out in a previous edition of the Master’s programme, can become the first nucleus of a photographic archive to be housed at the Faculty of Architecture in Naples or another city archive. Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Mimmo Jodice

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D

a tempo la parola inquinamento viene usata per indicare le diverse condizioni ambientali: inquinamento biologico, inquinamento atmosferico, inquinamento acustico ecc. ecc. Quasi mai si è pensato di associare il termine alla visione e cioé: inquinamento visivo. Purtroppo questa espressione diventa necessaria, non dimenticando i tanti e molteplici problemi, quando percorriamo le strade del centro antico della nostra città, luogo di ricerca e lavoro degli allievi del Master. Il centro antico di Napoli, così ricco di monumenti e preziose testimonianze: palazzi, chiese, conventi,chiostri, da tempo è invaso da manomissioni e superfetazioni abusive che offendono la storia e la nostra visione dei luoghi. Tutta l’area dei Decumani, tutto il tessuto della

far riflettere la società civile e tutte le autorità preposte alla tutela di questo straordinario patrimonio e sentire la necessità di programmare un intervento certamente difficilissimo ma necessario, sia per bloccare il proseguimento di queste manomissioni sia per recuperare l’originario stato dei luoghi. Ci auguriamo che questo importante lavoro fatto dagli studenti del Master, e notevole per i risultati conseguiti, possa trovare un luogo espositivo. Inoltre pensiamo che queste immagini, unitamente agli analoghi lavori, realizzati nelle precedenti edizioni del Master, possano costituire l’inizio di un archivio fotografico da custodire presso il Dipartimento di Architettura di Napoli o altro archivio della città.

Inquinamento visivo. Visual pollution. città antica, così fittamente ricco di di storia e di bellezza, è deturpato da una quantità enorme di conditionatori d’aria, illuminatori enormi sistemati sulle botteghe, negozi dalle architetture eccessive e invadenti, insegne, tubi esterni per la raccolta delle acque, balconi con verande, cavi elettrici. E le offese al nostro patrimonio proseguono con le scritte, enormi, volgari, stupide, con vernici indelebili, sui marmi, sui bugnati, sui muri dei palazzi storici. Per questo abbiamo scelto di svolgere l’attività didattica del master su questa realtà, offensiva per la città e per chi ci vive. Il lavoro fotografico realizzato dagli allievi testimonia una condizione che non trova eguale in nessun altro centro storico italiano. La speranza é che queste immagini possano

F

or some time, the word pollution has been used to indicate various environmental conditions: biological pollution, atmospheric pollution, noise pollution etc. The term has almost never been used to indicate visual pollution. Unfortunately the expression has become necessary - recalling numerous and diverse problems - when we move through streets of our city’s ancient centre, the site chosen for the research and work of the Master’s students. Naples’ ancient centre is rich in monuments and valuable works: buildings, churches, convents, cloisters. It has been long plagued by the abuses of tampering and superimposition that have offended history and our

perceptions. The entire Decumani area, the ancient city’s urban fabric so abounding in history and beauty, has been disfigured by an enormous amount of air conditioning units, commercial storefront lighting, shops with excessive and invasive architecture, neon signs, exterior water pipes, balconies with verandas, electrical cables. The offense to our heritage continues with graffiti: enormous, vulgar, stupid - indelible paint on marble, dressed stone, on the walls of our historic buildings. It was for this reason that we decided to focus our teaching activity on a situation that is so utterly offensive for the city and its inhabitants. The photographic work undertaken by the

students bears testimony to a condition which has no equal in any other ancient centre in Italy. The hope is that these images compel civil society to reflect and plan for projects - certainly very difficult but of the utmost necessity - to halt this tampering and to recover original conditions. We hope that this important work by the Master’s students, with its noteworthy results, will find a space for their exhibition. Furthermore, we believe that these images, together with similar work carried out in a previous edition of the Master’s programme, can become the first nucleus of a photographic archive to be housed at the Faculty of Architecture in Naples or another city archive. Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Mimmo Jodice

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N

el lavoro di rigenerazioni urbana ed in quello di riqualificazione la sostenibilità sociale prima ancora che quella amministrativa e finanziaria è vitale, riconoscerla superando la logica del progetto è decisiva. Per l’intero centro storico la nozione di arcipelago urbano ha diverse sfaccettature. Non si può delineare pertanto una prospettiva di appartenenza ad un’unica logica di sviluppo (grappolo urbano interconnesso) ma è più facile ricorrere alla nozione di arcipelago virtuoso come immagine di programma. Il possedere proprie effige e stemmi rende inte-

Napoli, i quartieri del centro storico e la nozione di arcipelago rigenerativo. Naples: the neighborhoods of the ancient centre and the notion of the regenerative archipelago.

ressante tentare un rafforzamento della qualità urbana di ogni municipalità o raggruppamento specifico attraverso il riposizionamento della possibile identità aperta che in tal mondo rende attraente il senso dell’abitare e dell’interpretare i temi della città arcipelago generativo. Si tratta di rivisitare il tema degli standard in una prospettiva non standardizzata per aggregare nuovi bisogni e nuove prospettive. Riscrivere la storia della città e del territorio deve diventare narrazione nuova dove la diversità delle storie delle comunità diventa opportunità di valorizzare architetture e forme insediative, dei modi di occupazione e uso del territorio

fino a saper parlare degli abitanti e della loro capacità di costruire nuovi spazi comuni aperti e dare allo spazio urbano un nuovo ruolo contemporaneo. La membrana da immaginare e stimolare come processo di nuova urbanità deve essere percepita come capacità dei singoli quartieri di farsi città, con nuovi dispositivi fisici e spaziali in una nuova visioni di isole, connesse dalla voglia di riconoscersi come appartenenti ad un arcipelago esteso che ha voglia di guardarsi in evoluzione produttiva, sociale e urbana fino a rappresentare una modalità originale di riconnessione territoriale. Una città dai confini culturali e funzionali, riposizionati da una pianificazione debole e creativa ha probabilità più alta di farsi riconoscere come città contemporanea che si avvantaggia della creatività policentrica di imprese famiglie ed istituzioni. Non siamo quindi nella definizione di Detroit città arcipelago, cioè di una città che per effetto della crisi ha visto sparire i tessuti intermedi e sono apparse le isole sconnesse; la geografia e la storia della Napoli dice che è possibile guardare alle connessioni deboli ed a quelle forti per farle diventare tessuto strutturante evitando la costruzione di connessioni artificiose per mappe non condivise. Si tratta di contrapporre l’attuale tendenza del modo di costruire infrastrutture che in effetti favorisce la nascita di enclave urbane, separate dal contesto, e lavorare alla possibilità di costruire nuovi arcipelaghi interconnessi evitando di mitizzare il centro come unica struttura di gravità. Le diverse economie locali devono poter contare anche e sempre sul Capitale Naturale e questo deve essere contabilizzabile negli stock di capitale delle diverse componenti (imprese, Famiglie, Istituzioni). La possibilità di rigenerare il capitale esistente fino all’ipotesi di un potenziale maggiore per le future generazioni garantirebbe il principio di una ecologia profonda presupposto di una rigenerazione e ripartenza sempre possibile (resilienza). Ecco la parola RESILIENZA deve comparire nuovamente nella visione di lungo periodo dello sviluppo sostenibile e questa resilienza deve essere sociale, ambientale e delle imprese.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Pasquale Persico

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Titolo opera Tavolo per Re solo


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el lavoro di rigenerazioni urbana ed in quello di riqualificazione la sostenibilità sociale prima ancora che quella amministrativa e finanziaria è vitale, riconoscerla superando la logica del progetto è decisiva. Per l’intero centro storico la nozione di arcipelago urbano ha diverse sfaccettature. Non si può delineare pertanto una prospettiva di appartenenza ad un’unica logica di sviluppo (grappolo urbano interconnesso) ma è più facile ricorrere alla nozione di arcipelago virtuoso come immagine di programma. Il possedere proprie effige e stemmi rende inte-

Napoli, i quartieri del centro storico e la nozione di arcipelago rigenerativo. Naples: the neighborhoods of the ancient centre and the notion of the regenerative archipelago.

ressante tentare un rafforzamento della qualità urbana di ogni municipalità o raggruppamento specifico attraverso il riposizionamento della possibile identità aperta che in tal mondo rende attraente il senso dell’abitare e dell’interpretare i temi della città arcipelago generativo. Si tratta di rivisitare il tema degli standard in una prospettiva non standardizzata per aggregare nuovi bisogni e nuove prospettive. Riscrivere la storia della città e del territorio deve diventare narrazione nuova dove la diversità delle storie delle comunità diventa opportunità di valorizzare architetture e forme insediative, dei modi di occupazione e uso del territorio

fino a saper parlare degli abitanti e della loro capacità di costruire nuovi spazi comuni aperti e dare allo spazio urbano un nuovo ruolo contemporaneo. La membrana da immaginare e stimolare come processo di nuova urbanità deve essere percepita come capacità dei singoli quartieri di farsi città, con nuovi dispositivi fisici e spaziali in una nuova visioni di isole, connesse dalla voglia di riconoscersi come appartenenti ad un arcipelago esteso che ha voglia di guardarsi in evoluzione produttiva, sociale e urbana fino a rappresentare una modalità originale di riconnessione territoriale. Una città dai confini culturali e funzionali, riposizionati da una pianificazione debole e creativa ha probabilità più alta di farsi riconoscere come città contemporanea che si avvantaggia della creatività policentrica di imprese famiglie ed istituzioni. Non siamo quindi nella definizione di Detroit città arcipelago, cioè di una città che per effetto della crisi ha visto sparire i tessuti intermedi e sono apparse le isole sconnesse; la geografia e la storia della Napoli dice che è possibile guardare alle connessioni deboli ed a quelle forti per farle diventare tessuto strutturante evitando la costruzione di connessioni artificiose per mappe non condivise. Si tratta di contrapporre l’attuale tendenza del modo di costruire infrastrutture che in effetti favorisce la nascita di enclave urbane, separate dal contesto, e lavorare alla possibilità di costruire nuovi arcipelaghi interconnessi evitando di mitizzare il centro come unica struttura di gravità. Le diverse economie locali devono poter contare anche e sempre sul Capitale Naturale e questo deve essere contabilizzabile negli stock di capitale delle diverse componenti (imprese, Famiglie, Istituzioni). La possibilità di rigenerare il capitale esistente fino all’ipotesi di un potenziale maggiore per le future generazioni garantirebbe il principio di una ecologia profonda presupposto di una rigenerazione e ripartenza sempre possibile (resilienza). Ecco la parola RESILIENZA deve comparire nuovamente nella visione di lungo periodo dello sviluppo sostenibile e questa resilienza deve essere sociale, ambientale e delle imprese.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Pasquale Persico

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Titolo opera Tavolo per Re solo


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La crescita di un territorio oltre che dalla sua storia dipende dalla capacità di rappresentazione politica delle esigenze e delle istanze dell’area quartiere che chiede di guadagnare rappresentanza in un periodo in cui le ragioni della finanza stanno mortificando la storia e le funzioni degli enti locali. Un salto organizzativo è necessario e le formule del passato non sono più adeguate; Patti, consorzi, accordi hanno valore se una leadership politica si fa riconoscere come portatrice di un rinnovato rapporto tra organizzazioni rappresentative e democrazia (inclusione). È prioritario costruire una governance strategica allargata anche sul tema della regolamentazione, i piani non possono vivere in una funzione separata dagli altri territori confinanti; un nuovo approccio di riconoscimento reciproco deve nascere anche fuori dall’ipotetico coordimanto di altri enti in sede di approvazione o revisione. Una nuova pianificazione consapevole deve trovare spazio nelle trame della pianificazione esistente fino a trovare vestiti funzionali a maggiore efficacia. La soggettività politica si consolida quando dalla speranza della metamorfosi si passa al riconoscimento dei passi lenti ma decisi sulla strada della rigenerazione, sociale, economica, politica ed amministrativa degli enti locali, che sanno diventare massa critica di soggettività politica. Riunire e discutere, sperimentare protocolli strategici, coordinare uffici e progetti non è esercizio banale ma pratica necessaria a riposizionare le istituzioni a scarsa rappresenta e/o a soggettività debole, Governance interna, esterna ed interistituzionale devono avere una soggettività strategica e la multiscalarità del cambiamento deve essere percepita come appartenenza La città e l’altra città, presenti in ogni quartiere, devono sentirsi protagoniste della nuova politica europea per la città e l’atra città, per il rilancio della produttività globale dell’Europa che come le api solo nelle curve dello sciamo viaggiano a diversa velocità mai nella direzione della nuova città da costruire ed abitare. Le due rappresentazioni raffigurano il vero passaggio culturale in termini di governance. A Parigi i venti e più quartieri-città,

efficacia ed efficienza, anche dei sistemi istituzionali. A ognuno toccherà aprire un laboratorio prima mentale, di spessore. Deve nascere, nella città in transizione, una strutturazione degli spazi in cambiamento: ogni progetto o processo attivato dovrà avere una dimensione culturale nuova con impatto fisico percepibile e qualificato, in termini qualitativi e quantitativi, fino a confermare l’aumentata leadership dell’istituzione comunitaria di riferimento. Essere pervasivi, radicali e rigenerativi significa nuova capacità di essere rabdomanti di un territorio che deve trovare sorgenti e risorgenze dimenticate o inattese, ma significa anche credere alla metamorfosi urbana dell’eredità materiale e immateriale che è la città, infrastruttura complessa da riposizionare nell’area vasta. In definitiva l’Abitare la transizione di cui si parla ha il compito di una costruzione sociale di senso su argomenti chiave a cui abbiamo già fatto cenno ma che devono trovare una chiave di condivisione esplicita.

arrondissement, si rigenerano continuamente e danno vitalità nuova alla città globale a cui Parigi appartiene. Si moltiplicano le attività mercantili, quelle industriali, si rinuncia allo zoning, anche in seguito al processo di deindustrializzazione galoppante a vantaggio di un terziariomanifatturiero ancora in definizione. La Napoli del centro storico deve interpretare la seconda rappresentazione: Aspettando il terzo millennio, opera di Ugo Marano, custodita presso il Museo di Groningen, è del 1987, premiata a Bari nel 1989. Il terzo millennio è arrivato in anticipo rispetto alla capacità delle città di aprirsi all’esterno per inventare nuove identità in cui la governance orizzontale fosse in grado di interpretare il bisogno di efficace pianificazione

Titolo opera Tavolo per Re solo

strategica multi scalare. L’appartenenza a una comunità è fondata su un insieme di esclusioni e inclusioni, e sulla capacità di non costruire pareti tra luoghi della città ma membrane tra luoghi dialoganti. È la comunità con la sua leadership che decide le regole di appartenenza, cercando di adottare regole per disarmare il conflitto. Non esiste un terreno neutro in astratto (spazio pubblico) ma esiste un terreno di confronto e di conflitto dal quale nasce il senso dell’appartenenza. L’epoca in cui alcune nazioni europee si percepivano come centro direzionale del mondo è finita. Le città (le Altre Città) si devono impegnare a concepire progetti aperti, grandangolari, in una prospettiva di missione definita da una visione strategica, per rinnovare

Si tratta di rivisitare il tema degli standard in una prospettiva affatto standardizzata, e forse anche ‘indisciplinata’, per aggregare nuovi bisogni e prospettive. Riscrivere la storia della città e del territorio deve diventare narrazione nuova, nella quale la diversità delle storie delle ‘altre città’ nella città diventa opportunità per valorizzare architetture e forme insediative: una nuova semantica degli spazi comuni aperti, per dare allo spazio urbano un nuovo ruolo contemporaneo. Una città dai confini culturali e funzionali, riposizionati da una pianificazione debole e creativa, ha probabilità più alta di farsi riconoscere come città contemporanea che si avvantaggia della creatività policentrica di imprese, famiglie e istituzioni. Si tratta allora di contrapporre all’attuale tendenza del modo di costruire infrastrutture, che in effetti favorisce la nascita di enclave urbane separate dal contesto, la possibilità di costruire nuovi arcipelaghi interconnessi, evitando di mitizzare il centro o i centri come unica struttura di gravità.

Il concetto di smart city (città resiliente), rivisitato alla luce delle considerazioni proposte, consente di ipotizzare per alcuni spazi urbani (policlinico e ruderi) la creazione di spazi dell’abitare dove la struttura sociale di riferimento dovrà essere il capitale umano con desiderio di mobilità sociale. Investendo su questo capitale umano multi professionale, apprendisti, giovani artisti, giovani architetti, giovani laureati, immigrati, senza tralasciare una grande attenzione al tema femminile, trovano uno spazio temporaneo dell’abitare sviluppando desiderio di investire nuovamente in se stessi e nella città che, in questo modo, diventa rigenerativa e si apre all’esterno nella massima estensione possibile. Ecco, la ricerca di tale base sociale è l’unico presupposto di rigenerazione urbana in cui il processo è più importante del progetto, e dove la finanza di progetto è sostituita da una finanza rigenerativa di città.

T

he rewriting of the history of the city and the territory must become a new narration in which diverse histories of the community become opportunities to rethink architecture and settlement forms and ways of occupying and using the territory as well as to know how to speak of inhabitants and their ability to build shared open space and confer a new contemporary role upon urban space. The “membrane” to imagine and stimulate as a process of new urbanity must be perceived as the ability of single neighborhoods to become “city” using new physical and spatial devices within a vision of “islands” connected by the desire to belong to an extended archipelago and the goal of economic, social and urban evolution, finally achieving an original form of territorial reconnection.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

_ Pasquale Persico

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La crescita di un territorio oltre che dalla sua storia dipende dalla capacità di rappresentazione politica delle esigenze e delle istanze dell’area quartiere che chiede di guadagnare rappresentanza in un periodo in cui le ragioni della finanza stanno mortificando la storia e le funzioni degli enti locali. Un salto organizzativo è necessario e le formule del passato non sono più adeguate; Patti, consorzi, accordi hanno valore se una leadership politica si fa riconoscere come portatrice di un rinnovato rapporto tra organizzazioni rappresentative e democrazia (inclusione). È prioritario costruire una governance strategica allargata anche sul tema della regolamentazione, i piani non possono vivere in una funzione separata dagli altri territori confinanti; un nuovo approccio di riconoscimento reciproco deve nascere anche fuori dall’ipotetico coordimanto di altri enti in sede di approvazione o revisione. Una nuova pianificazione consapevole deve trovare spazio nelle trame della pianificazione esistente fino a trovare vestiti funzionali a maggiore efficacia. La soggettività politica si consolida quando dalla speranza della metamorfosi si passa al riconoscimento dei passi lenti ma decisi sulla strada della rigenerazione, sociale, economica, politica ed amministrativa degli enti locali, che sanno diventare massa critica di soggettività politica. Riunire e discutere, sperimentare protocolli strategici, coordinare uffici e progetti non è esercizio banale ma pratica necessaria a riposizionare le istituzioni a scarsa rappresenta e/o a soggettività debole, Governance interna, esterna ed interistituzionale devono avere una soggettività strategica e la multiscalarità del cambiamento deve essere percepita come appartenenza La città e l’altra città, presenti in ogni quartiere, devono sentirsi protagoniste della nuova politica europea per la città e l’atra città, per il rilancio della produttività globale dell’Europa che come le api solo nelle curve dello sciamo viaggiano a diversa velocità mai nella direzione della nuova città da costruire ed abitare. Le due rappresentazioni raffigurano il vero passaggio culturale in termini di governance. A Parigi i venti e più quartieri-città,

efficacia ed efficienza, anche dei sistemi istituzionali. A ognuno toccherà aprire un laboratorio prima mentale, di spessore. Deve nascere, nella città in transizione, una strutturazione degli spazi in cambiamento: ogni progetto o processo attivato dovrà avere una dimensione culturale nuova con impatto fisico percepibile e qualificato, in termini qualitativi e quantitativi, fino a confermare l’aumentata leadership dell’istituzione comunitaria di riferimento. Essere pervasivi, radicali e rigenerativi significa nuova capacità di essere rabdomanti di un territorio che deve trovare sorgenti e risorgenze dimenticate o inattese, ma significa anche credere alla metamorfosi urbana dell’eredità materiale e immateriale che è la città, infrastruttura complessa da riposizionare nell’area vasta. In definitiva l’Abitare la transizione di cui si parla ha il compito di una costruzione sociale di senso su argomenti chiave a cui abbiamo già fatto cenno ma che devono trovare una chiave di condivisione esplicita.

arrondissement, si rigenerano continuamente e danno vitalità nuova alla città globale a cui Parigi appartiene. Si moltiplicano le attività mercantili, quelle industriali, si rinuncia allo zoning, anche in seguito al processo di deindustrializzazione galoppante a vantaggio di un terziariomanifatturiero ancora in definizione. La Napoli del centro storico deve interpretare la seconda rappresentazione: Aspettando il terzo millennio, opera di Ugo Marano, custodita presso il Museo di Groningen, è del 1987, premiata a Bari nel 1989. Il terzo millennio è arrivato in anticipo rispetto alla capacità delle città di aprirsi all’esterno per inventare nuove identità in cui la governance orizzontale fosse in grado di interpretare il bisogno di efficace pianificazione

Titolo opera Tavolo per Re solo

strategica multi scalare. L’appartenenza a una comunità è fondata su un insieme di esclusioni e inclusioni, e sulla capacità di non costruire pareti tra luoghi della città ma membrane tra luoghi dialoganti. È la comunità con la sua leadership che decide le regole di appartenenza, cercando di adottare regole per disarmare il conflitto. Non esiste un terreno neutro in astratto (spazio pubblico) ma esiste un terreno di confronto e di conflitto dal quale nasce il senso dell’appartenenza. L’epoca in cui alcune nazioni europee si percepivano come centro direzionale del mondo è finita. Le città (le Altre Città) si devono impegnare a concepire progetti aperti, grandangolari, in una prospettiva di missione definita da una visione strategica, per rinnovare

Si tratta di rivisitare il tema degli standard in una prospettiva affatto standardizzata, e forse anche ‘indisciplinata’, per aggregare nuovi bisogni e prospettive. Riscrivere la storia della città e del territorio deve diventare narrazione nuova, nella quale la diversità delle storie delle ‘altre città’ nella città diventa opportunità per valorizzare architetture e forme insediative: una nuova semantica degli spazi comuni aperti, per dare allo spazio urbano un nuovo ruolo contemporaneo. Una città dai confini culturali e funzionali, riposizionati da una pianificazione debole e creativa, ha probabilità più alta di farsi riconoscere come città contemporanea che si avvantaggia della creatività policentrica di imprese, famiglie e istituzioni. Si tratta allora di contrapporre all’attuale tendenza del modo di costruire infrastrutture, che in effetti favorisce la nascita di enclave urbane separate dal contesto, la possibilità di costruire nuovi arcipelaghi interconnessi, evitando di mitizzare il centro o i centri come unica struttura di gravità.

Il concetto di smart city (città resiliente), rivisitato alla luce delle considerazioni proposte, consente di ipotizzare per alcuni spazi urbani (policlinico e ruderi) la creazione di spazi dell’abitare dove la struttura sociale di riferimento dovrà essere il capitale umano con desiderio di mobilità sociale. Investendo su questo capitale umano multi professionale, apprendisti, giovani artisti, giovani architetti, giovani laureati, immigrati, senza tralasciare una grande attenzione al tema femminile, trovano uno spazio temporaneo dell’abitare sviluppando desiderio di investire nuovamente in se stessi e nella città che, in questo modo, diventa rigenerativa e si apre all’esterno nella massima estensione possibile. Ecco, la ricerca di tale base sociale è l’unico presupposto di rigenerazione urbana in cui il processo è più importante del progetto, e dove la finanza di progetto è sostituita da una finanza rigenerativa di città.

T

he rewriting of the history of the city and the territory must become a new narration in which diverse histories of the community become opportunities to rethink architecture and settlement forms and ways of occupying and using the territory as well as to know how to speak of inhabitants and their ability to build shared open space and confer a new contemporary role upon urban space. The “membrane” to imagine and stimulate as a process of new urbanity must be perceived as the ability of single neighborhoods to become “city” using new physical and spatial devices within a vision of “islands” connected by the desire to belong to an extended archipelago and the goal of economic, social and urban evolution, finally achieving an original form of territorial reconnection.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

_ Pasquale Persico

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Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

56

Il Centro Antico: dialogo aperto

57

_ Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Karl-Heinz Schmitz Jonathan Sergison Christopher Platt

foto Angela Palmitessa


Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

56

Il Centro Antico: dialogo aperto

57

_ Alberto Campo Baeza Michael Loudon András Pálffy Karl-Heinz Schmitz Jonathan Sergison Christopher Platt

foto Angela Palmitessa


master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Etsam, Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid/Spagna _

58

Credo che la continuità dell’architettura della città sia un valore fondamentale. Si può certamente “completare” il centro antico, ma occorre buon senso. I believe that the continuity of city architecture is a fundamental value. One may certainly “complete” the ancient centre but it needs common sense. Domanda

Quale lezione l’architettura contemporanea può trarre dal Centro Antico di Napoli per la progettazione dello spazio pubblico?

Risposta

Non conosco abbastanza il Centro Antico di Napoli ma credo che la continuità dell’architettura della città sia un valore fondamentale. Si può certamente “completare” il centro Antico, ma occorre buon senso.

Domanda

Qual’è la sua metodologia di lavoro in luoghi così intrisi di storia, come il Centro Antico di Napoli,

dove le tipologie degli spazi pubblici e di quelli privati sono così chiare e riconoscibili?

Risposta

L’ho fatto tante volte. Gli uffici a Zamora, la mia opera più recente, sono la mia risposta al come costruire un edificio assolutamente contemporaneo nel cuore della città antica. Per ‘rispettare’ la città antica, in continuità con la cattedrale, ho costruito una poderosa scatola fatta di muri di pietra, della stessa pietra della cattedrale. La Biblioteca di Orihuela è un’addizione ad un vecchio palazzo. Anche quest’edificio l’ho costruito con la stessa pietra dell’edificio preesistente.

L’edificio per uffici a Samara in Russia è anch’esso nel centro della città. È progettato riprendendo l’originale ritmo della struttura, aggiungendone una nuova che viene chiusa con scuri fatti di marmo bianco di Carrara. Per fare la Piazza della Cattedrale di Almeria ho ordinato ventiquattro palme in continuità con le colonne della cattedrale. È chiaro, in definitiva, che l’architettura contemporanea può e deve continuare l’architettura della città antica.

Domanda

Come va concepito uno spazio contemporaneo all’interno del tessuto urbano della Città Antica di Napoli?

Risposta

Si deve fare usando la RAGIONE come lo strumento primo dell’architetto. Dedicando una grande quantità di TEMPO. Un lavoro che deve essere RADICALE, nel senso di saper mettere radici. Fatto con il nostro TEMPO PRESENTE, radicato nel TEMPO PASSATO e capace di resistere nel TEMPO FUTURO. Fatto con la mano di MNEMOSINE piuttosto che con quella di MIMESIS.

Question

What lessons can modern architecture take from the Historical Centre of Naples for the planning of public spaces?

Reply

I do not know the historical Centre of Naples well enough but believe that the continuity of city architecture is a fundamental value. One may certainly “complete” the Historical Centre, but it needs common sense.

Question

What is your work method in places so full of history, like the Historical Centre of Naples, where the typologies of public spaces and private spaces are so clear and recognizable?

Reply

I have done this many times. The offices at Zamora, my most recent work, are my reply to how to build an absolutely contemporary building in the heart of an old city. To ‘respect’ the old city, in continuity with the cathedral, I constructed an imposing box made of stone walls, using the same stone of the cathedral. The Library of Orihuela is an addition to an old building. I also constructed this with the same stone as the pre-existing building.

The office building at Samara in Russia is also in the centre of the city. Again, it is planned taking the original rhythm of the structure, adding a new one that is closed off with blinds made of white Carrara marble. To make the Square of the Cathedral of Almeria I positioned twenty-four palm trees in continuity with the columns of the cathedral. It is definitively clear that contemporary architecture can and must continue the architecture of the old city.

Question

How is a contemporary space inside the urban tissue of the Historical Centre of Naples conceived?

Reply

It should be done using REASON as the first instrument of the architect. Dedicating a great deal of TIME A work which must be RADICAL, in the sense of putting down roots. Made with our PRESENT TIME, rooted in PAST TIME and able to resist in FUTURE TIME. Made by the hand of MNEMOSYNE rather than by MIMESIS.

Yearbook 2010/2011

Alberto Campo Baeza

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Etsam, Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid/Spagna _

58

Credo che la continuità dell’architettura della città sia un valore fondamentale. Si può certamente “completare” il centro antico, ma occorre buon senso. I believe that the continuity of city architecture is a fundamental value. One may certainly “complete” the ancient centre but it needs common sense. Domanda

Quale lezione l’architettura contemporanea può trarre dal Centro Antico di Napoli per la progettazione dello spazio pubblico?

Risposta

Non conosco abbastanza il Centro Antico di Napoli ma credo che la continuità dell’architettura della città sia un valore fondamentale. Si può certamente “completare” il centro Antico, ma occorre buon senso.

Domanda

Qual’è la sua metodologia di lavoro in luoghi così intrisi di storia, come il Centro Antico di Napoli,

dove le tipologie degli spazi pubblici e di quelli privati sono così chiare e riconoscibili?

Risposta

L’ho fatto tante volte. Gli uffici a Zamora, la mia opera più recente, sono la mia risposta al come costruire un edificio assolutamente contemporaneo nel cuore della città antica. Per ‘rispettare’ la città antica, in continuità con la cattedrale, ho costruito una poderosa scatola fatta di muri di pietra, della stessa pietra della cattedrale. La Biblioteca di Orihuela è un’addizione ad un vecchio palazzo. Anche quest’edificio l’ho costruito con la stessa pietra dell’edificio preesistente.

L’edificio per uffici a Samara in Russia è anch’esso nel centro della città. È progettato riprendendo l’originale ritmo della struttura, aggiungendone una nuova che viene chiusa con scuri fatti di marmo bianco di Carrara. Per fare la Piazza della Cattedrale di Almeria ho ordinato ventiquattro palme in continuità con le colonne della cattedrale. È chiaro, in definitiva, che l’architettura contemporanea può e deve continuare l’architettura della città antica.

Domanda

Come va concepito uno spazio contemporaneo all’interno del tessuto urbano della Città Antica di Napoli?

Risposta

Si deve fare usando la RAGIONE come lo strumento primo dell’architetto. Dedicando una grande quantità di TEMPO. Un lavoro che deve essere RADICALE, nel senso di saper mettere radici. Fatto con il nostro TEMPO PRESENTE, radicato nel TEMPO PASSATO e capace di resistere nel TEMPO FUTURO. Fatto con la mano di MNEMOSINE piuttosto che con quella di MIMESIS.

Question

What lessons can modern architecture take from the Historical Centre of Naples for the planning of public spaces?

Reply

I do not know the historical Centre of Naples well enough but believe that the continuity of city architecture is a fundamental value. One may certainly “complete” the Historical Centre, but it needs common sense.

Question

What is your work method in places so full of history, like the Historical Centre of Naples, where the typologies of public spaces and private spaces are so clear and recognizable?

Reply

I have done this many times. The offices at Zamora, my most recent work, are my reply to how to build an absolutely contemporary building in the heart of an old city. To ‘respect’ the old city, in continuity with the cathedral, I constructed an imposing box made of stone walls, using the same stone of the cathedral. The Library of Orihuela is an addition to an old building. I also constructed this with the same stone as the pre-existing building.

The office building at Samara in Russia is also in the centre of the city. Again, it is planned taking the original rhythm of the structure, adding a new one that is closed off with blinds made of white Carrara marble. To make the Square of the Cathedral of Almeria I positioned twenty-four palm trees in continuity with the columns of the cathedral. It is definitively clear that contemporary architecture can and must continue the architecture of the old city.

Question

How is a contemporary space inside the urban tissue of the Historical Centre of Naples conceived?

Reply

It should be done using REASON as the first instrument of the architect. Dedicating a great deal of TIME A work which must be RADICAL, in the sense of putting down roots. Made with our PRESENT TIME, rooted in PAST TIME and able to resist in FUTURE TIME. Made by the hand of MNEMOSYNE rather than by MIMESIS.

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Alberto Campo Baeza

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Bauhaus Universität Weimar/Germania _

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Costruire lo spazio contemporaneo all’interno del tessuto preesistente del centro antico di Napoli richiede una comprensione delle contingenze culturali della città. Building contemporary space within the existing fabric of the historic center of Naples demands an understanding of the cultural contingencies of the city. I

l clima mite di Napoli e dei suoi dintorni induce a un atteggiamento nei confronti dello spazio pubblico che solo di recente ha cominciato a essere accettato nel nord Europa. Il fatto che il popolino di Napoli viva effettivamente nella strada e negli spazi che la delimitano e che un cortile possa essere una porta sull’esterno ha delle implicazioni di vasta portata rispetto allo spazio pubblico. L’idea che un ristorante viennese possa, ad esempio, estendersi nella strada nei mesi più caldi è stata generalmente accettata solo negli ultimi quaranta anni. Questo

T

he mild climate of Naples and its surroundings is conducive to an attitude towards public space that has only recently begun to be accepted in northern Europe. The fact that the populace of Naples actually lives in the street and its threshold spaces and that a courtyard can be an outdoor room has far reaching implications in regard to public space. The idea that a Viennese restaurant for example could be extended out into the street during the warmer months has only gained general acceptance in the last forty

tipo di riferimento trans-culturale può essere stimolante per gli architetti di entrambe le regioni. Gli spazi che delimitano la strada e le facciate degli edifici intorno all’area pubblica di Napoli sono particolarmente rilevanti a causa della densità del centro storico e dell’immediata vicinanza con i pedoni che la frequentano. Ciò implica una consapevolezza delle qualità spaziali tangibili e interstiziali dell’architettura stessa. Questa sensibilità nei riguardi della natura architettonica dell’area pubblica dovrebbe essere accompagnata da una comprensione dei prerequisiti climatici dell’edilizia a Napoli senza eccessivo ricorso a soluzioni high-tech. Costruire lo spazio contemporaneo all’interno del tessuto preesistente del centro storico di Napoli richiede anche una comprensione delle contingenze culturali della città. Questa comprensione consente all’architetto di progettare edifici che siano pertinenti senza essere eccessivamente influenzati dal predominio dei precedenti storici. Costruire degli edifici contemporanei nel centro di Napoli non è soltanto una questione di ‘conservazione di monumenti’ o di ‘pianificazione urbana’ ma una questione di architettura intesa come disciplina che crea degli spazi socialmente accettabili che siano abbastanza forti da diventare parte integrante della città antica.

years. This type of cross-cultural reference can be stimulating for architects of both regions. The threshold spaces and facades of the buildings surrounding the public realm in Naples are particularly relevant due to the density of the historic center and its immediate proximity to the pedestrians that use it. This implies an awareness of the haptic and interstitial spacial qualities of the architecture itself. This sensitivity to the architectural nature of the public realm should be combined with an understanding of the climatic prerequisites of building in Naples without overdue reliance on hightech solutions. Building contemporary space within the existing fabric of the historic center of Naples also demands an understanding of the cultural contingencies of the city. This understanding allows the architect to design buildings that are pertinent without being overly awed by the preponderance of historic precedence. Building contemporary buildings in Naples’ center is not just a matter of “monument preservation” or of “city planning” but a question of architecture understood as a discipline that creates socially acceptable spaces that are robust enough to become an integral part of the ancient city.

Yearbook 2010/2011

Michael Loudon

61


master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Bauhaus Universität Weimar/Germania _

60

Costruire lo spazio contemporaneo all’interno del tessuto preesistente del centro antico di Napoli richiede una comprensione delle contingenze culturali della città. Building contemporary space within the existing fabric of the historic center of Naples demands an understanding of the cultural contingencies of the city. I

l clima mite di Napoli e dei suoi dintorni induce a un atteggiamento nei confronti dello spazio pubblico che solo di recente ha cominciato a essere accettato nel nord Europa. Il fatto che il popolino di Napoli viva effettivamente nella strada e negli spazi che la delimitano e che un cortile possa essere una porta sull’esterno ha delle implicazioni di vasta portata rispetto allo spazio pubblico. L’idea che un ristorante viennese possa, ad esempio, estendersi nella strada nei mesi più caldi è stata generalmente accettata solo negli ultimi quaranta anni. Questo

T

he mild climate of Naples and its surroundings is conducive to an attitude towards public space that has only recently begun to be accepted in northern Europe. The fact that the populace of Naples actually lives in the street and its threshold spaces and that a courtyard can be an outdoor room has far reaching implications in regard to public space. The idea that a Viennese restaurant for example could be extended out into the street during the warmer months has only gained general acceptance in the last forty

tipo di riferimento trans-culturale può essere stimolante per gli architetti di entrambe le regioni. Gli spazi che delimitano la strada e le facciate degli edifici intorno all’area pubblica di Napoli sono particolarmente rilevanti a causa della densità del centro storico e dell’immediata vicinanza con i pedoni che la frequentano. Ciò implica una consapevolezza delle qualità spaziali tangibili e interstiziali dell’architettura stessa. Questa sensibilità nei riguardi della natura architettonica dell’area pubblica dovrebbe essere accompagnata da una comprensione dei prerequisiti climatici dell’edilizia a Napoli senza eccessivo ricorso a soluzioni high-tech. Costruire lo spazio contemporaneo all’interno del tessuto preesistente del centro storico di Napoli richiede anche una comprensione delle contingenze culturali della città. Questa comprensione consente all’architetto di progettare edifici che siano pertinenti senza essere eccessivamente influenzati dal predominio dei precedenti storici. Costruire degli edifici contemporanei nel centro di Napoli non è soltanto una questione di ‘conservazione di monumenti’ o di ‘pianificazione urbana’ ma una questione di architettura intesa come disciplina che crea degli spazi socialmente accettabili che siano abbastanza forti da diventare parte integrante della città antica.

years. This type of cross-cultural reference can be stimulating for architects of both regions. The threshold spaces and facades of the buildings surrounding the public realm in Naples are particularly relevant due to the density of the historic center and its immediate proximity to the pedestrians that use it. This implies an awareness of the haptic and interstitial spacial qualities of the architecture itself. This sensitivity to the architectural nature of the public realm should be combined with an understanding of the climatic prerequisites of building in Naples without overdue reliance on hightech solutions. Building contemporary space within the existing fabric of the historic center of Naples also demands an understanding of the cultural contingencies of the city. This understanding allows the architect to design buildings that are pertinent without being overly awed by the preponderance of historic precedence. Building contemporary buildings in Naples’ center is not just a matter of “monument preservation” or of “city planning” but a question of architecture understood as a discipline that creates socially acceptable spaces that are robust enough to become an integral part of the ancient city.

Yearbook 2010/2011

Michael Loudon

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Technische Universität Wien/Austria _

62

Il contrasto è la forza che dà forma alla maggior parte di Napoli. È presente nella città alle scale e ai livelli di percezione più diversi. Contrast is the force that shapes much of Naples. It is present in the city on the most diverse scales and levels of perception. Napoli, memoria e ricordo

L

a città antica di Napoli è come un compendio di differenti stili di vita, classi sociali e relative forme architettoniche che si fondono così naturalmente da rendere impossibile focalizzare l’attenzione su di un bene storico individuale, isolato, essendo essa la somma di parti perfettamente uguali. I suoi diversi strati sono determinati dai differenti usi che se ne fanno, dando vita ad uno spettro estremamente vivido delle contraddittorie forme dell’esistenza che tendono a prosperare negli spazi confinati delle città antiche. La qualità museale degli edifici storici di Napoli è quasi sempre secondaria rispetto al loro uso primario, che li integra brutalmente nella vita quotidiana della città. Nel centro storico garage, appartamenti, bar e ristoranti, uffici, negozietti e botteghe convivono fianco a fianco negli spazi al piano terra. Il principio organizzativo così chiaramente evidente ai piani terra prosegue anche ai livelli superiori. Ciò che caratterizza la città è quindi un tipo specifico di polarità ed eterogeneità che deriva dalle strutture, organizzate in modi differenti, di funzioni economiche e sociali: nonostante la sua notevole presenza storica, Napoli non concepisce sé stessa come un museo.

La suddivisione tra rilevanza storica e uso urbano quotidiano chiaramente non è stata inventata a Napoli, ed è prevalentemente associata al nord Italia. Come notato da Walter Benjamin «Il viaggiatore borghese che giunge a Roma seguendo le opere d’arte che segnano il territorio non sarà felice a Napoli». Il monumento inteso in senso classico non è un concetto valido per Napoli: la sola nozione le è estranea. Al suo posto vi sono i processi complessi che trasformano le differenze e i contrasti in quella visibile vitalità che ha finito per caratterizzare la tradizione e la storia della città. La dimensione storica del suo sviluppo può essere descritta al meglio riportando il saggio Sulla tradizione di Adorno: «Contro la sentenza di obsolescenza si staglia la consapevolezza della sostanza di ciò che rinnova»1. Quello di cui parliamo è quindi un processo continuo, che ha plasmato, nella sua essenza ed in maniera ben visibile, la forma urbana di Napoli, e continua a farlo ancora oggi. Il contrasto è la forza che dà forma alla maggior parte del resto di Napoli. È presente nella città alle scale e ai livelli di percezione più diversi. La struttura alla base della città storica è costituita da un sistema ortogonale definito nell’an-

tichità. Nonostante nel frattempo si siano succedute epoche diverse, ciascuna delle quali ha lasciato il suo segno, la trama urbana fondativa è rimasta intatta. Il contrasto è il principio basilare di organizzazione dello spazio nella città antica, come dimostra chiaramente il soprannome della sua strada principale, Spaccanapoli, che divide la città. All’interno di questo tessuto urbano le strade strette sembrano essere state disegnate con un approccio alquanto minimalista riguardo l’organizzazione dei trasporti. Le sezioni stradali presentano prevalentemente una proporzione di 1:5, con una disposizione dello spazio che pone quasi tutte le strade alla pari, senza quasi stabilire alcuna gerarchia. L’uniformità tematica delle strade viene alleggerita da una variegata sequenza di ingressi, in cui gli alti portali sono in netto contrasto con gli esigui spazi pubblici. Arrivando a misurare anche 8 metri in altezza, questi portali esaudiscono il desiderio di dimensioni imponenti generato dal ristretto contesto urbano. Gli alti archi consentono inoltre alla luce naturale di entrare nelle strade semiscure, che nella maggior parte dei casi sono più strette di quanto siano alti i portali che ne definiscono l’invaso. I portali conducono a corti interne con rampe di scale aperte su di un lato, che enfatizzano ulteriormente l’effetto di contrasto spaziale. L’imponente forma e dimensione della verticalità dell’accesso assegna quasi naturalmente alla corte una funzione pubblica. L’utilizzo di spazi privati per scopi pubblici ancora una volta riflette il principio del contrasto, che non solo pervade l’insieme urbano nella sua interezza, ma lo trasmette agli oggetti isolati al suo interno. La statua del dio Nilo nel centro storico è uno dei simboli della città. Noto anche come corpo di Napoli, la figura distesa è essa stessa una contraddizione, dal momento che la sua testa barbuta appartiene chiaramente ad un uomo, mentre al suo petto allatta un gruppo di bambini: il dio fiume è anche la madre di Napoli. Poco si sa circa le origini di questa antica scultura; la testa barbuta responsabile della sua lampante ambiguità fu aggiunta solo nel 1667. Nonostante gli oggetti possano modificarsi nel corso della storia, essi stessi ed il significato che avevano nel passato sono parte anche del presente. 1 T.W. Adorno, Parva aesthetica, Frankfürt, 1958-67

Naples, Memory and Reminiscence

T

he Old Town of Naples is something of a summary – of different ways of life, social strata, and the related architectural forms, which blend so naturally that it is impossible to draw attention to an individual, isolated historic value, since it is predicated on a sum of perfectly equal parts. Its various layers are defined by their different uses and so give rise to an extremely vivid spectrum of the contradictory forms of existence that tend to thrive in the confined spaces of an old town. The museum quality of Naples’s historic buildings is nearly always secondary to their primary use, which ruthlessly integrates them into the city’s everyday life. In the historic centre, garages, flats, bars and restaurants, offices, penny shops, and workshops rub shoulders in the ground floor spaces. The organizational principle so clearly evident at street level continues in the upper storeys, too. What characterizes the city therefore is a specific type of polarity and heterogeneity deriving from the variously organized structures of social and economic functionality: while having an impressive historic presence, Naples does not conceive of itself as a museum. The segregation between historic significance and urban everyday use was clearly not invented in Naples and is mostly associated with northern Italy. As Walter Benjamin noted: «The bourgeois traveller who has come to Rome by following the art works that mark the way will not be happy in Naples». The classical monument is not a valid concept in Naples; the mere notion is alien to her. In its place are the complex processes that transform difference and contrast into the visible vitality that has come to characterize the city’s tradition and history. The historical dimension of this development is best described by quoting from Adorno’s essay On Tradition: «Against the verdict of obsolescence stands the awareness of the substance of that which renews it». Hence what we are talking about is a permanent process, which has formed the Neapolitan cityscape essentially and very visibly, and continues to do so today. Contrast is the force that shapes

much of the rest of Naples, too. It is present in the city on the most diverse scales and levels of perception. The basic structure of the historic city centre is defined by an orthogonal system laid down in antiquity. Although in the meantime many epochs have passed and left their mark, the fundamental urban pattern has remained unaffected. Contrast is the basic principle of spatial organization in the Old Town, as is clear from the nickname of its main street, Spaccanapoli, the splitter of Naples. Within this urban texture the design of the narrow streets seems to follow a minimalist approach to transport optimization. The streetscapes are mostly oriented on a proportion of 1:5 in a disposition of space that puts nearly all streets on a par, with little sense of hierarchy. The streetscapes’ thematic uniformity is thrown into relief by a variegated sequence of entrance situations in which tall portals form a marked contrast to the meagre public space. Up to eight meters high, these portals fulfil the desire for impressive dimensions that is aroused by the confined urban context. More than that, their soaring arches allow additional light to enter the dim streets, which in most places are narrower than the portals lining them are tall. The portals lead to courtyards with flights of open steps at one end, which further enhances the effect of spatial contrast. The imposing shape and size of the vertical line of access by implication assigns the courtyards a public function. This use of private space for public purposes once again reflects the principle of contrast, which not only pervades the urban ensemble as a whole, but also translates to the individual objects in it. The statue of the river god Nile in the historic centre is one of the symbols of the city. Also known as corpo di Napoli, the body of Naples, the reclining figure is a contradiction in itself, for its bearded head clearly belongs to a man, while at its breast it suckles a group of infants: the river god is hence also the mother of Naples. Little is known of the origins of this antique sculpture; the bearded head responsible for its blatant ambiguity was added in 1667. Although objects may change in the course of history, they and the significance they had in the past are part of the present, too.

Yearbook 2010/2011

András Pálffy

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Technische Universität Wien/Austria _

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Il contrasto è la forza che dà forma alla maggior parte di Napoli. È presente nella città alle scale e ai livelli di percezione più diversi. Contrast is the force that shapes much of Naples. It is present in the city on the most diverse scales and levels of perception. Napoli, memoria e ricordo

L

a città antica di Napoli è come un compendio di differenti stili di vita, classi sociali e relative forme architettoniche che si fondono così naturalmente da rendere impossibile focalizzare l’attenzione su di un bene storico individuale, isolato, essendo essa la somma di parti perfettamente uguali. I suoi diversi strati sono determinati dai differenti usi che se ne fanno, dando vita ad uno spettro estremamente vivido delle contraddittorie forme dell’esistenza che tendono a prosperare negli spazi confinati delle città antiche. La qualità museale degli edifici storici di Napoli è quasi sempre secondaria rispetto al loro uso primario, che li integra brutalmente nella vita quotidiana della città. Nel centro storico garage, appartamenti, bar e ristoranti, uffici, negozietti e botteghe convivono fianco a fianco negli spazi al piano terra. Il principio organizzativo così chiaramente evidente ai piani terra prosegue anche ai livelli superiori. Ciò che caratterizza la città è quindi un tipo specifico di polarità ed eterogeneità che deriva dalle strutture, organizzate in modi differenti, di funzioni economiche e sociali: nonostante la sua notevole presenza storica, Napoli non concepisce sé stessa come un museo.

La suddivisione tra rilevanza storica e uso urbano quotidiano chiaramente non è stata inventata a Napoli, ed è prevalentemente associata al nord Italia. Come notato da Walter Benjamin «Il viaggiatore borghese che giunge a Roma seguendo le opere d’arte che segnano il territorio non sarà felice a Napoli». Il monumento inteso in senso classico non è un concetto valido per Napoli: la sola nozione le è estranea. Al suo posto vi sono i processi complessi che trasformano le differenze e i contrasti in quella visibile vitalità che ha finito per caratterizzare la tradizione e la storia della città. La dimensione storica del suo sviluppo può essere descritta al meglio riportando il saggio Sulla tradizione di Adorno: «Contro la sentenza di obsolescenza si staglia la consapevolezza della sostanza di ciò che rinnova»1. Quello di cui parliamo è quindi un processo continuo, che ha plasmato, nella sua essenza ed in maniera ben visibile, la forma urbana di Napoli, e continua a farlo ancora oggi. Il contrasto è la forza che dà forma alla maggior parte del resto di Napoli. È presente nella città alle scale e ai livelli di percezione più diversi. La struttura alla base della città storica è costituita da un sistema ortogonale definito nell’an-

tichità. Nonostante nel frattempo si siano succedute epoche diverse, ciascuna delle quali ha lasciato il suo segno, la trama urbana fondativa è rimasta intatta. Il contrasto è il principio basilare di organizzazione dello spazio nella città antica, come dimostra chiaramente il soprannome della sua strada principale, Spaccanapoli, che divide la città. All’interno di questo tessuto urbano le strade strette sembrano essere state disegnate con un approccio alquanto minimalista riguardo l’organizzazione dei trasporti. Le sezioni stradali presentano prevalentemente una proporzione di 1:5, con una disposizione dello spazio che pone quasi tutte le strade alla pari, senza quasi stabilire alcuna gerarchia. L’uniformità tematica delle strade viene alleggerita da una variegata sequenza di ingressi, in cui gli alti portali sono in netto contrasto con gli esigui spazi pubblici. Arrivando a misurare anche 8 metri in altezza, questi portali esaudiscono il desiderio di dimensioni imponenti generato dal ristretto contesto urbano. Gli alti archi consentono inoltre alla luce naturale di entrare nelle strade semiscure, che nella maggior parte dei casi sono più strette di quanto siano alti i portali che ne definiscono l’invaso. I portali conducono a corti interne con rampe di scale aperte su di un lato, che enfatizzano ulteriormente l’effetto di contrasto spaziale. L’imponente forma e dimensione della verticalità dell’accesso assegna quasi naturalmente alla corte una funzione pubblica. L’utilizzo di spazi privati per scopi pubblici ancora una volta riflette il principio del contrasto, che non solo pervade l’insieme urbano nella sua interezza, ma lo trasmette agli oggetti isolati al suo interno. La statua del dio Nilo nel centro storico è uno dei simboli della città. Noto anche come corpo di Napoli, la figura distesa è essa stessa una contraddizione, dal momento che la sua testa barbuta appartiene chiaramente ad un uomo, mentre al suo petto allatta un gruppo di bambini: il dio fiume è anche la madre di Napoli. Poco si sa circa le origini di questa antica scultura; la testa barbuta responsabile della sua lampante ambiguità fu aggiunta solo nel 1667. Nonostante gli oggetti possano modificarsi nel corso della storia, essi stessi ed il significato che avevano nel passato sono parte anche del presente. 1 T.W. Adorno, Parva aesthetica, Frankfürt, 1958-67

Naples, Memory and Reminiscence

T

he Old Town of Naples is something of a summary – of different ways of life, social strata, and the related architectural forms, which blend so naturally that it is impossible to draw attention to an individual, isolated historic value, since it is predicated on a sum of perfectly equal parts. Its various layers are defined by their different uses and so give rise to an extremely vivid spectrum of the contradictory forms of existence that tend to thrive in the confined spaces of an old town. The museum quality of Naples’s historic buildings is nearly always secondary to their primary use, which ruthlessly integrates them into the city’s everyday life. In the historic centre, garages, flats, bars and restaurants, offices, penny shops, and workshops rub shoulders in the ground floor spaces. The organizational principle so clearly evident at street level continues in the upper storeys, too. What characterizes the city therefore is a specific type of polarity and heterogeneity deriving from the variously organized structures of social and economic functionality: while having an impressive historic presence, Naples does not conceive of itself as a museum. The segregation between historic significance and urban everyday use was clearly not invented in Naples and is mostly associated with northern Italy. As Walter Benjamin noted: «The bourgeois traveller who has come to Rome by following the art works that mark the way will not be happy in Naples». The classical monument is not a valid concept in Naples; the mere notion is alien to her. In its place are the complex processes that transform difference and contrast into the visible vitality that has come to characterize the city’s tradition and history. The historical dimension of this development is best described by quoting from Adorno’s essay On Tradition: «Against the verdict of obsolescence stands the awareness of the substance of that which renews it». Hence what we are talking about is a permanent process, which has formed the Neapolitan cityscape essentially and very visibly, and continues to do so today. Contrast is the force that shapes

much of the rest of Naples, too. It is present in the city on the most diverse scales and levels of perception. The basic structure of the historic city centre is defined by an orthogonal system laid down in antiquity. Although in the meantime many epochs have passed and left their mark, the fundamental urban pattern has remained unaffected. Contrast is the basic principle of spatial organization in the Old Town, as is clear from the nickname of its main street, Spaccanapoli, the splitter of Naples. Within this urban texture the design of the narrow streets seems to follow a minimalist approach to transport optimization. The streetscapes are mostly oriented on a proportion of 1:5 in a disposition of space that puts nearly all streets on a par, with little sense of hierarchy. The streetscapes’ thematic uniformity is thrown into relief by a variegated sequence of entrance situations in which tall portals form a marked contrast to the meagre public space. Up to eight meters high, these portals fulfil the desire for impressive dimensions that is aroused by the confined urban context. More than that, their soaring arches allow additional light to enter the dim streets, which in most places are narrower than the portals lining them are tall. The portals lead to courtyards with flights of open steps at one end, which further enhances the effect of spatial contrast. The imposing shape and size of the vertical line of access by implication assigns the courtyards a public function. This use of private space for public purposes once again reflects the principle of contrast, which not only pervades the urban ensemble as a whole, but also translates to the individual objects in it. The statue of the river god Nile in the historic centre is one of the symbols of the city. Also known as corpo di Napoli, the body of Naples, the reclining figure is a contradiction in itself, for its bearded head clearly belongs to a man, while at its breast it suckles a group of infants: the river god is hence also the mother of Naples. Little is known of the origins of this antique sculpture; the bearded head responsible for its blatant ambiguity was added in 1667. Although objects may change in the course of history, they and the significance they had in the past are part of the present, too.

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Q

uali insegnamenti l ‘architettura contemporanea può trarre dal centro storico di Napoli per la progettazione degli spazi pubblici contemporanei? Come si può progettare in un luogo così ricco di storia come il centro antico di Napoli, dove le tipologie degli spazi pubblici e privati sono così chiare? Come si può concepire uno spazio contemporaneo nel tessuto urbano del centro storico di Napoli? Si è sempre tentati di pensare che gli spazi pubblici debbano essere progettati indipendentemente dal modo in cui il pubblico utilizza le nostre città? Uno dei principali insegnamenti che Napoli offre è che dobbiamo osservare da vicino quali condizioni sono necessarie per incoraggiare le persone a socializzare. Queste condizioni sono spesso sorprendenti e mostrano proprio quanto le persone siano brave a superare le circostanze per interagire fra loro. Ad esempio, vicoli dove s’incontrano tre porte di bassi rappresentano l’ambiente dove si svolge un rituale mattu-

È il valore della scoperta, del perdersi nella città, la giustapposizione di intimità e grandeur urbane che costituiscono il tratto distintivo di Napoli. It’s the quality of discovery, of meandering; the juxtaposition of urban intimacy and grandeur that is so distinctive about Naples. tino di chiacchierate tra vicini. Le più rumorose bancarelle dei mercatini rappresentano un luogo d’incontro per i passanti. Il piccolo bar in una stradina è abbastanza accogliente per le persone desiderose di una pausa. Sembra che a Napoli le persone facciano pause, più che sistemarsi in un posto. Non c’è tranquillità o un luogo abbastanza grande per appartarsi regolarmente o per incontri sociali lontano dal baccano della vita del centro cittadino. È proprio la struttura stradale piena di caverne che non lo consente. Ma le persone si adattano e questa è una delle lezioni principali che Napoli ci dà. Il modo particolare di utilizzare gli spazi pubblici consiste in brevi pause piuttosto che in lunghi periodi di riposo. Per progettare qualcosa di nuovo in uno scenario storico così importante, occorre studiare e analizzare il contesto fisico, culturale e storico in cui si lavora. Schattner illustra una serie esemplare di progetti a Eichstaett dove nulla di nuovo domina il vecchio. Egli opera a volte come un chirurgo, facendo i cambiamenti più delicati e altre volte si diverte ad accostare vecchio e nuovo. Si tratta

W

hat lessons can contemporary architecture learn from the ancient centre of Naples for the design of contemporary public spaces? How do you design in a place so loaded by history, as the ancient centre of Naples, where the typologies of public and private spaces are so clear? How could you conceive a contemporary space within the existing urban fabric of the ancient centre of Naples? It’s tempting to always think that public spaces have to be independently designed from how the public use our cities? One of the strongest lessons that Naples offers is that we must observe closely what conditions are needed to encourage people to meet socially. These are often surprising and indicate just how well people overcome physical circumstances to interact with each other. For example the narrowest of streets where three

però di conversazioni fra qualità vecchia e nuova, dettagli vecchi e nuovi, metodi di costruzione vecchi e nuovi. Schattner (come Snozzi) comprende così bene la morfologia del contesto, ha un senso intuitivo di quando demolire, quando costruire di nuovo. È anche abbastanza fiducioso da costruire in un linguaggio contemporaneo. Napoli è naturalmente diversa in scala e cultura, ma sembra che come architetti dobbiamo riconoscere cha a volte operiamo come i modellatori di forme del mondo e a volte operiamo come i giardinieri del mondo. In altre parole, a volte abbiamo l’opportunità di fare una forte e visibile affermazione, ma altre volte può darsi che il nostro contributo debba forse essere il più tranquillo di tutte le pause contemporanee fra due opere storiche? Questo può significare un’area di pavimentazione attentamente considerata, piuttosto che un edificio come punto di riferimento. Ma la pavimentazione (come quella di Graeme Massie ad Oxford in Bonn Square, o più recentemente di Hall McKnight a Copenaghen) può essere stata ispirata dai più splendidi racconti . Io non posso immaginare uno spazio contemporaneo a Napoli come una piazza italiana convenzionale (se una tale cosa esiste). A Napoli io immagino una serie di spazi collegati, come perline di una collana; alcuni piccolissimi, alcuni dalle forme strane, alcuni che sono già lì, alcuni familiari, alcuni riscoperti. Io immagino che nessuno di essi preso singolarmente si distingua in modo particolare (proprio come le singole lastre di ardesia o le tegole su un tetto o non si distinguono singolarmente – eppure nell’insieme hanno una notevole presenza), ma percepiti come una sequenza, potrebbero avere un impatto e una rilevanza importanti. È la qualità della scoperta, del gironzolare; l’accostamento dell’ intimità e della grandezza urbana che è così tipica di Napoli.

front doors meet is the setting for a morning ritual of gossip among neighbours. The noisiest of market stalls is a gathering place for passers by. The tiny bar on a narrow street is welcoming enough for people to pause. It seems that in Naples, people pause, rather than settle. There is no tranquillity or large enough place for regular seclusion or social gatherings away from the hubbub of city centre life. The cavernous street structure simply does not allow this. However, people adapt and that is one of Naples key lessons. The public’s particular attitude to using public space is in short pauses, rather than long time lapses. In order to design anything new in an historic setting of significance, one must study and analysis both the physical, cultural and historical context within which one is working. Schattner shows an exemplary series of projects in Eichstaett where nothing new dominates the old. He operates at times like a surgeon, making the most delicate of changes and at other times revels in the juxtaposition of old and new. These however are conversations between old and new quality, old and new detail, old and new constructional methods. Schattner (like Snozzi) understands the morphology of the context so well, he has an intuitive sense of when to demolish, when to build anew. He is also confident enough to build in a contemporary language. Naples is of course different in scale and culture, but it seems that as architects we must recognise that there times when we operate as the world’s form-makers and at times we operate as the world’s gardeners. In other words, we sometimes have the chance to make a strong visible statement, but at

other times our contribution may need to be the quietest of all- a contemporary pause between two historic operas perhaps? It may mean a carefully-considered area of paving, rather than a landmark building. But the paving (as in Bonn Square, Oxford by Graeme Massie or more recently in Copenhagen by Hall McKnight) may have been informed by the richest of narratives. I cannot imagine a contemporary space within Naples being a conventional Italian piazza (if there is such a thing). I imagine in Naples, a series of connected spaces, like beads on a necklace; some tiny, some awkwardlyshaped, some already there, some familiar, some rediscovered. I imagine none of them individually to be particularly distinguished (just like individual slates or shingles on a roof or wall are not particularly distinguished- yet as an ensemble they have great presence), but experienced as a sequence, they might have a real civic quality and impact. It’s the quality of discovery, of meandering; the juxtaposition of urban intimacy and grandeur that is so distinctive about Naples.

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uali insegnamenti l ‘architettura contemporanea può trarre dal centro storico di Napoli per la progettazione degli spazi pubblici contemporanei? Come si può progettare in un luogo così ricco di storia come il centro antico di Napoli, dove le tipologie degli spazi pubblici e privati sono così chiare? Come si può concepire uno spazio contemporaneo nel tessuto urbano del centro storico di Napoli? Si è sempre tentati di pensare che gli spazi pubblici debbano essere progettati indipendentemente dal modo in cui il pubblico utilizza le nostre città? Uno dei principali insegnamenti che Napoli offre è che dobbiamo osservare da vicino quali condizioni sono necessarie per incoraggiare le persone a socializzare. Queste condizioni sono spesso sorprendenti e mostrano proprio quanto le persone siano brave a superare le circostanze per interagire fra loro. Ad esempio, vicoli dove s’incontrano tre porte di bassi rappresentano l’ambiente dove si svolge un rituale mattu-

È il valore della scoperta, del perdersi nella città, la giustapposizione di intimità e grandeur urbane che costituiscono il tratto distintivo di Napoli. It’s the quality of discovery, of meandering; the juxtaposition of urban intimacy and grandeur that is so distinctive about Naples. tino di chiacchierate tra vicini. Le più rumorose bancarelle dei mercatini rappresentano un luogo d’incontro per i passanti. Il piccolo bar in una stradina è abbastanza accogliente per le persone desiderose di una pausa. Sembra che a Napoli le persone facciano pause, più che sistemarsi in un posto. Non c’è tranquillità o un luogo abbastanza grande per appartarsi regolarmente o per incontri sociali lontano dal baccano della vita del centro cittadino. È proprio la struttura stradale piena di caverne che non lo consente. Ma le persone si adattano e questa è una delle lezioni principali che Napoli ci dà. Il modo particolare di utilizzare gli spazi pubblici consiste in brevi pause piuttosto che in lunghi periodi di riposo. Per progettare qualcosa di nuovo in uno scenario storico così importante, occorre studiare e analizzare il contesto fisico, culturale e storico in cui si lavora. Schattner illustra una serie esemplare di progetti a Eichstaett dove nulla di nuovo domina il vecchio. Egli opera a volte come un chirurgo, facendo i cambiamenti più delicati e altre volte si diverte ad accostare vecchio e nuovo. Si tratta

W

hat lessons can contemporary architecture learn from the ancient centre of Naples for the design of contemporary public spaces? How do you design in a place so loaded by history, as the ancient centre of Naples, where the typologies of public and private spaces are so clear? How could you conceive a contemporary space within the existing urban fabric of the ancient centre of Naples? It’s tempting to always think that public spaces have to be independently designed from how the public use our cities? One of the strongest lessons that Naples offers is that we must observe closely what conditions are needed to encourage people to meet socially. These are often surprising and indicate just how well people overcome physical circumstances to interact with each other. For example the narrowest of streets where three

però di conversazioni fra qualità vecchia e nuova, dettagli vecchi e nuovi, metodi di costruzione vecchi e nuovi. Schattner (come Snozzi) comprende così bene la morfologia del contesto, ha un senso intuitivo di quando demolire, quando costruire di nuovo. È anche abbastanza fiducioso da costruire in un linguaggio contemporaneo. Napoli è naturalmente diversa in scala e cultura, ma sembra che come architetti dobbiamo riconoscere cha a volte operiamo come i modellatori di forme del mondo e a volte operiamo come i giardinieri del mondo. In altre parole, a volte abbiamo l’opportunità di fare una forte e visibile affermazione, ma altre volte può darsi che il nostro contributo debba forse essere il più tranquillo di tutte le pause contemporanee fra due opere storiche? Questo può significare un’area di pavimentazione attentamente considerata, piuttosto che un edificio come punto di riferimento. Ma la pavimentazione (come quella di Graeme Massie ad Oxford in Bonn Square, o più recentemente di Hall McKnight a Copenaghen) può essere stata ispirata dai più splendidi racconti . Io non posso immaginare uno spazio contemporaneo a Napoli come una piazza italiana convenzionale (se una tale cosa esiste). A Napoli io immagino una serie di spazi collegati, come perline di una collana; alcuni piccolissimi, alcuni dalle forme strane, alcuni che sono già lì, alcuni familiari, alcuni riscoperti. Io immagino che nessuno di essi preso singolarmente si distingua in modo particolare (proprio come le singole lastre di ardesia o le tegole su un tetto o non si distinguono singolarmente – eppure nell’insieme hanno una notevole presenza), ma percepiti come una sequenza, potrebbero avere un impatto e una rilevanza importanti. È la qualità della scoperta, del gironzolare; l’accostamento dell’ intimità e della grandezza urbana che è così tipica di Napoli.

front doors meet is the setting for a morning ritual of gossip among neighbours. The noisiest of market stalls is a gathering place for passers by. The tiny bar on a narrow street is welcoming enough for people to pause. It seems that in Naples, people pause, rather than settle. There is no tranquillity or large enough place for regular seclusion or social gatherings away from the hubbub of city centre life. The cavernous street structure simply does not allow this. However, people adapt and that is one of Naples key lessons. The public’s particular attitude to using public space is in short pauses, rather than long time lapses. In order to design anything new in an historic setting of significance, one must study and analysis both the physical, cultural and historical context within which one is working. Schattner shows an exemplary series of projects in Eichstaett where nothing new dominates the old. He operates at times like a surgeon, making the most delicate of changes and at other times revels in the juxtaposition of old and new. These however are conversations between old and new quality, old and new detail, old and new constructional methods. Schattner (like Snozzi) understands the morphology of the context so well, he has an intuitive sense of when to demolish, when to build anew. He is also confident enough to build in a contemporary language. Naples is of course different in scale and culture, but it seems that as architects we must recognise that there times when we operate as the world’s form-makers and at times we operate as the world’s gardeners. In other words, we sometimes have the chance to make a strong visible statement, but at

other times our contribution may need to be the quietest of all- a contemporary pause between two historic operas perhaps? It may mean a carefully-considered area of paving, rather than a landmark building. But the paving (as in Bonn Square, Oxford by Graeme Massie or more recently in Copenhagen by Hall McKnight) may have been informed by the richest of narratives. I cannot imagine a contemporary space within Naples being a conventional Italian piazza (if there is such a thing). I imagine in Naples, a series of connected spaces, like beads on a necklace; some tiny, some awkwardlyshaped, some already there, some familiar, some rediscovered. I imagine none of them individually to be particularly distinguished (just like individual slates or shingles on a roof or wall are not particularly distinguished- yet as an ensemble they have great presence), but experienced as a sequence, they might have a real civic quality and impact. It’s the quality of discovery, of meandering; the juxtaposition of urban intimacy and grandeur that is so distinctive about Naples.

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Bauhaus Universität Weimar/Germania _

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Gli architetti amano paragonare le città ai palinsesti. La città più adatta per fornire un esempio di questo è certamente Napoli. Una città più volte erosa e più volte riscritta. Architects like comparing cities to palimpsests. The city most suited to exemplify this must be Naples. A city several times erased and several times rewritten. li insegnamenti che si possono trarre dal Centro Antico di Napoli per la progettazione di spazi pubblici contemporanei.

G

come nella conversione di un manoscritto pagano greco che riceve il testo di un Padre della Chiesa».

L’Enciclopedia Britannica dà la seguente definizione della parola palinsesto: «palinsesto è un manoscritto sotto forma di rotolo o codice contenente un testo raschiato, o parzialmente raschiato, sotto un altro testo aggiunto. Del testo sottostante si dice che è ‘in palinsesto’, e anche se la pergamena o altra superficie è molto erosa, il testo più vecchio è recuperabile in laboratorio con mezzi come l’uso della luce ultravioletta. Il motivo per cui si ricorreva aI palinsesti sembra sia stato di solito economico riutilizzare una pergamena era meno costoso che preparare una nuova pelle. Un altro motivo può essere derivato da un senso di devozione cristiana,

L’uso del termine è stato esteso. Sigmund Freud ha paragonato la memoria umana ad un palinsesto. Gli architetti amano paragonare le città ai palinsesti. La città più adatta per fornire un esempio di questo è certamente Napoli. Una città più volte raschiata e più volte riscritta – parzialmente raschiata, naturalmente , e parzialmente riscritta; per secoli, fino a quando è iniziata la paralisi del periodo barocco e successivamente, molto poco è stato raschiato e molto poco è stato aggiunto. Anche la città può essere paragonata alla memoria umana e, come la memoria umana, tutte le città con l’andar del tempo si trasformano in

T

he lessons that can be taken from the Old Centre of Naples for the design of contemporary public spaces.

The Encyclopaedia Britannica gives the following definition of the word palimpsest: «palimpsest is a manuscript in roll or codex form carrying a text erased, or partly erased, underneath an apparent additional text. The underlying text is said to be ‘in palimpsest’, and, even though the parchment or other surface is much abraded, the older text is recoverable in the laboratory by such means as the use of ultraviolet light. The motive for making palimpsests usually seems to have been economic-reusing parchment was cheaper than preparing a new skin. Another motive may have been directed by Christian piety, as in the conversion of a pagan Greek manuscript to receive the text of a Father of the Church». The usage of the word has been extended. Sigmund Freud compared human memory to a palimpsest. Architects like comparing cities to palimpsests. The city most suited to exemplify this must be Naples. A city several times erased and several times rewritten – partly erased, of course, and partly rewritten; for centuries, until after the Baroque period paralysis set in and from then on very little has been erased and very little has been added. The city too can be compared to human memory and, like human memory, all cities, in time, turn into a multi-layered record, going, however beyond the status of a mere record, a

mere repository of partially erased ideas. Like human memory, previous layers do not lie dormant. Memory challenges every new idea, transforms it and destroys some of its ideal qualities. Likewise the new idea destroys the memory of past ideas. Within the historic centre of Naples the memory of the Greek Town has remained. And so too has the memory of the Roman Town, the Medieval Town, the Baroque town and the town of the 19th century. The only town that seems to be missing is the modern town. Naples shows quite clearly: a city cannot accumulate ideas, history and memory without destruction – cities cannot grow and develop without losing history and the clarity of the single idea. Why do we accept this? Why do we accept the accumulation of partially erased ideas – each kept only as a weak memory and the new idea crippled by the inertia of all previous ideas? Why not destroy all previous ideas so that the new idea can unfold its full potential? «Because the city is a collective artefact, a site of cultural conditions, the setting for almost everything that will be remembered, and in this, cities are inseparable from history»1. In short, because the city is a palimpsest. Palimpsest, however, is not a concept, it is not a strategy, it is not a principle of planning, it is, however, the natural way of building cities and familiar to the historical layering of disparate architectural ideas. A palimpsest is not evidence of a world unfolding its great plan in

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Karl-Heinz Schmitz

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Gli architetti amano paragonare le città ai palinsesti. La città più adatta per fornire un esempio di questo è certamente Napoli. Una città più volte erosa e più volte riscritta. Architects like comparing cities to palimpsests. The city most suited to exemplify this must be Naples. A city several times erased and several times rewritten. li insegnamenti che si possono trarre dal Centro Antico di Napoli per la progettazione di spazi pubblici contemporanei.

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come nella conversione di un manoscritto pagano greco che riceve il testo di un Padre della Chiesa».

L’Enciclopedia Britannica dà la seguente definizione della parola palinsesto: «palinsesto è un manoscritto sotto forma di rotolo o codice contenente un testo raschiato, o parzialmente raschiato, sotto un altro testo aggiunto. Del testo sottostante si dice che è ‘in palinsesto’, e anche se la pergamena o altra superficie è molto erosa, il testo più vecchio è recuperabile in laboratorio con mezzi come l’uso della luce ultravioletta. Il motivo per cui si ricorreva aI palinsesti sembra sia stato di solito economico riutilizzare una pergamena era meno costoso che preparare una nuova pelle. Un altro motivo può essere derivato da un senso di devozione cristiana,

L’uso del termine è stato esteso. Sigmund Freud ha paragonato la memoria umana ad un palinsesto. Gli architetti amano paragonare le città ai palinsesti. La città più adatta per fornire un esempio di questo è certamente Napoli. Una città più volte raschiata e più volte riscritta – parzialmente raschiata, naturalmente , e parzialmente riscritta; per secoli, fino a quando è iniziata la paralisi del periodo barocco e successivamente, molto poco è stato raschiato e molto poco è stato aggiunto. Anche la città può essere paragonata alla memoria umana e, come la memoria umana, tutte le città con l’andar del tempo si trasformano in

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he lessons that can be taken from the Old Centre of Naples for the design of contemporary public spaces.

The Encyclopaedia Britannica gives the following definition of the word palimpsest: «palimpsest is a manuscript in roll or codex form carrying a text erased, or partly erased, underneath an apparent additional text. The underlying text is said to be ‘in palimpsest’, and, even though the parchment or other surface is much abraded, the older text is recoverable in the laboratory by such means as the use of ultraviolet light. The motive for making palimpsests usually seems to have been economic-reusing parchment was cheaper than preparing a new skin. Another motive may have been directed by Christian piety, as in the conversion of a pagan Greek manuscript to receive the text of a Father of the Church». The usage of the word has been extended. Sigmund Freud compared human memory to a palimpsest. Architects like comparing cities to palimpsests. The city most suited to exemplify this must be Naples. A city several times erased and several times rewritten – partly erased, of course, and partly rewritten; for centuries, until after the Baroque period paralysis set in and from then on very little has been erased and very little has been added. The city too can be compared to human memory and, like human memory, all cities, in time, turn into a multi-layered record, going, however beyond the status of a mere record, a

mere repository of partially erased ideas. Like human memory, previous layers do not lie dormant. Memory challenges every new idea, transforms it and destroys some of its ideal qualities. Likewise the new idea destroys the memory of past ideas. Within the historic centre of Naples the memory of the Greek Town has remained. And so too has the memory of the Roman Town, the Medieval Town, the Baroque town and the town of the 19th century. The only town that seems to be missing is the modern town. Naples shows quite clearly: a city cannot accumulate ideas, history and memory without destruction – cities cannot grow and develop without losing history and the clarity of the single idea. Why do we accept this? Why do we accept the accumulation of partially erased ideas – each kept only as a weak memory and the new idea crippled by the inertia of all previous ideas? Why not destroy all previous ideas so that the new idea can unfold its full potential? «Because the city is a collective artefact, a site of cultural conditions, the setting for almost everything that will be remembered, and in this, cities are inseparable from history»1. In short, because the city is a palimpsest. Palimpsest, however, is not a concept, it is not a strategy, it is not a principle of planning, it is, however, the natural way of building cities and familiar to the historical layering of disparate architectural ideas. A palimpsest is not evidence of a world unfolding its great plan in

Yearbook 2010/2011

Karl-Heinz Schmitz

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Perché accettiamo questo? Perché accettiamo l’accumularsi di idee parzialmente cancellate ciascuna mantenuta soltanto come una debole memoria e la nuova idea paralizzata dall’inerzia di tutte le idee precedenti? Perché non distruggere tutte le idee precedenti in modo che la nuova idea possa sviluppare tutto il suo potenziale? «Perché la città è un manufatto collettivo, un sito di condizioni culturali, lo scenario per quasi tutto ciò che sarà ricordato, e da questo punto di vista le città sono inseparabili dalla storia»1. In breve, perché la città è un palinsesto. Ma il palinsesto non è un concetto, non è una strategia, non è un principio di pianificazione, è invece il modo naturale di costruire le città, ben noto alla storica stratificazione delle idee architettoniche più disparate. Il palinsesto non è testimonianza di un mondo che sviluppa il suo grande piano in una maniera continua e ordinata. La discontinuità, come la continuità, è parte del processo. Mi piace la dichiarazione di Guilio Carlo Argan su Roma:

«...fortunatamente Roma non ha mai avuto paura del caos. È una città della Provvidenza, e la Provvidenza sistema il caos alla meglio. La bellezza di Roma sta proprio nel suo essere una città caotica sistemata un infinito numero di volte. Potremmo sostenere che la Provvidenza sia stata seguita dall’utopia, madre e figlia che si detestano? L’utopia non si è mai affermata a Roma, molto meno che a Las Vegas». Il processo di accumulazione di condizioni culturali disparate nelle città non ha portato inavvertitamente soltanto alla parziale cancellazione delle idee architettoniche. I vincoli imposti dalle idee pregresse hanno spesso portato a soluzioni uniche ed eccezionali. Napoli non è un’eccezione. Spesso proprio la sfida involontaria ha ispirato delle soluzioni uniche che hanno dato alla città il suo carattere peculiare. Napoli è nota per le sue strade strette. Le dimensioni romane non sono state mai modificate. Le strade non sono state mai allargate come è accaduto in altre città di origine romana. Napoli è stata poi trasformata in una città medievale e sono stati costruiti edifici più alti, ma la larghezza delle strade non è cambiata. Strade larghe 4 o 6 metri delimitate da edifici di otto piani sono comuni nel centro storico di Napoli. Questo ha prodotto un estremo senso di densità e limitazione, che a sua volta sembra aver dato luogo a soluzioni originali ed uniche. La maggior parte delle chiese non possono affacciarsi sulla strada per presentare la loro grandiosa facciata, per dimostrare la loro importanza. Per riuscire a farlo devono arretrare, ritirarsi in modo che l’osservatore possa ammirarne la facciata. Anche i cortili dei palazzi barocchi e le loro straordinarie scalinate sono il risultato di un’estrema limitazione. Le facciate principali dei palazzi non possono essere ammirate dalla strada stretta; perciò le facciate principali sono state spostate nel cortile dove possono essere osservate ad una distanza adeguata.

A Napoli I chiostri sono molto più grandi che nella maggior parte degli altri monasteri. IL chiostro di Santa Chiara è quasi grande quanto la Plaza Mayor di Madrid.

a continuous and orderly way. Discontinuity as well as continuity is part of the process. I like Guilio Carlo Argan’s statement on Rome:

Perché l’architettura moderna non ha mai preso piede nel centro storico di Napoli?

“«of a shambles. It is a city of Providence, and Providence patches up shambles. The beauty of Rome exists in its being a messed-up city patched up a countless number of times. Could we pretend that Providence was followed by utopia, a mother and daughter detesting each other? Utopia has never set foot in Rome, much less so than in Las Vegas».

Una delle ragioni potrebbe essere che il centro storico di Napoli è tutta una struttura. È difficile trovare una chiesa, un edificio pubblico o un palazzo che non siano collegati con altri edifici. L’architettura del 20° e 21° secolo ha raramente contribuito alla struttura; l’architettura moderna si concentra più sull’oggetto, meno sulla struttura. Roberto Venturi ha indicato un altro motivo: «L’architettura moderna non ha tanto escluso il vernacolare commerciale ma ha piuttosto cercato di sostituirlo inventando e realizzando un vernacolare suo proprio, migliorato e universale. Essa ha rifiutato la combinazione di arte raffinata e arte grezza. Il paesaggio italiano ha sempre armonizzato il volgare e il vitruviano: i contorni intorno al duomo, la lavanderia del portiere attraverso il portone del padrone, Supercortemaggiore contro l’abside romanica» 2.

The process of accumulating disparate cultural conditions in cities has not inadvertently lead only to the partial obliteration of architectural ideas. The constraints imposed by earlier ideas have often resulted in some unique and exceptional solutions. Naples is no exception. It is often the unintentional challenge that has inspired unique solutions giving a town its specific character. Naples is known for its narrow streets. The Roman dimensions have never been changed. The streets were never broadened as in other towns of Roman origin. Naples was eventually turned into a medieval town and buildings were built higher. The width of the streets did, however, not change. Streets 4 or 6 meters wide bounded by buildings eight storeys high are common in the historic centre of Naples. This has produced an extreme sense of density and confinement, which in turn seems to have resulted in some original and unique solutions. Most churches cannot protrude into the street to present their grand façade, to demonstrate their importance. To be able to do this they have to recede, to move back so that the viewer can appreciate their façade. The courts of the baroque palazzi and their exceptional staircases too are the result of extreme confinement. The main façades of the palazzi cannot be viewed from the narrow street; the main facades have therefore been pushed

into the court where they can be viewed at an appropriate distance. The cloisters in Naples are much bigger than in most other monasteries. The cloister of Santa Chiara is almost as big as the Plaza Mayor in Madrid.

1 Richard Ingersoll, Cities in History: The Urban Process. 2 Robert Venturi, Learning from Las Vagas

Why has modern architecture never set foot in the historic centre of Naples? One of the reasons might be that the historic centre of Naples is all texture. There is hardly a freestanding church, hardly a freestanding public building, not even a freestanding palazzo. Architecture of the 20th and 21st centuries has seldom contributed to the texture; modern architecture is more about the object, less about texture. Robert Venturi has given another reason: «Modern architecture has not so much excluded the commercial vernacular as it has tried to take it over by inventing and enforcing a vernacular of its own, improved and universal. It has rejected the combination of fine art and crude art. The Italian landscape has always harmonized the vulgar and the Vitruvian: the contorni around the duomo, the portiere’s laundry across the padrone’s portone, Supercortemaggiore against the Romanesque apse» 2.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

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una testimonianza stratificata, andando però al di là dello status di mera testimonianza, di semplice scrigno di idee parzialmente cancellate. Come la memoria umana , gli strati precedenti non giacciono addormentati. La memoria mette in discussione ogni idea nuova, la trasforma e distrugge alcune delle sue qualità ideali. Analogamente la nuova idea distrugge la memoria delle idee passate. Nel centro storico di Napoli la memoria della Città Greca è rimasta. Così come la memoria della Città Romana, della Città Medievale, della Città Barocca e della città del 19° secolo. La sola città che sembra mancare è la città moderna. Napoli lo dimostra molto chiaramente: una città non può accumulare idee, storia e memoria senza distruzione – le città non possono crescere e svilupparsi senza perdere la storia e la chiarezza della singola idea.

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Perché accettiamo questo? Perché accettiamo l’accumularsi di idee parzialmente cancellate ciascuna mantenuta soltanto come una debole memoria e la nuova idea paralizzata dall’inerzia di tutte le idee precedenti? Perché non distruggere tutte le idee precedenti in modo che la nuova idea possa sviluppare tutto il suo potenziale? «Perché la città è un manufatto collettivo, un sito di condizioni culturali, lo scenario per quasi tutto ciò che sarà ricordato, e da questo punto di vista le città sono inseparabili dalla storia»1. In breve, perché la città è un palinsesto. Ma il palinsesto non è un concetto, non è una strategia, non è un principio di pianificazione, è invece il modo naturale di costruire le città, ben noto alla storica stratificazione delle idee architettoniche più disparate. Il palinsesto non è testimonianza di un mondo che sviluppa il suo grande piano in una maniera continua e ordinata. La discontinuità, come la continuità, è parte del processo. Mi piace la dichiarazione di Guilio Carlo Argan su Roma:

«...fortunatamente Roma non ha mai avuto paura del caos. È una città della Provvidenza, e la Provvidenza sistema il caos alla meglio. La bellezza di Roma sta proprio nel suo essere una città caotica sistemata un infinito numero di volte. Potremmo sostenere che la Provvidenza sia stata seguita dall’utopia, madre e figlia che si detestano? L’utopia non si è mai affermata a Roma, molto meno che a Las Vegas». Il processo di accumulazione di condizioni culturali disparate nelle città non ha portato inavvertitamente soltanto alla parziale cancellazione delle idee architettoniche. I vincoli imposti dalle idee pregresse hanno spesso portato a soluzioni uniche ed eccezionali. Napoli non è un’eccezione. Spesso proprio la sfida involontaria ha ispirato delle soluzioni uniche che hanno dato alla città il suo carattere peculiare. Napoli è nota per le sue strade strette. Le dimensioni romane non sono state mai modificate. Le strade non sono state mai allargate come è accaduto in altre città di origine romana. Napoli è stata poi trasformata in una città medievale e sono stati costruiti edifici più alti, ma la larghezza delle strade non è cambiata. Strade larghe 4 o 6 metri delimitate da edifici di otto piani sono comuni nel centro storico di Napoli. Questo ha prodotto un estremo senso di densità e limitazione, che a sua volta sembra aver dato luogo a soluzioni originali ed uniche. La maggior parte delle chiese non possono affacciarsi sulla strada per presentare la loro grandiosa facciata, per dimostrare la loro importanza. Per riuscire a farlo devono arretrare, ritirarsi in modo che l’osservatore possa ammirarne la facciata. Anche i cortili dei palazzi barocchi e le loro straordinarie scalinate sono il risultato di un’estrema limitazione. Le facciate principali dei palazzi non possono essere ammirate dalla strada stretta; perciò le facciate principali sono state spostate nel cortile dove possono essere osservate ad una distanza adeguata.

A Napoli I chiostri sono molto più grandi che nella maggior parte degli altri monasteri. IL chiostro di Santa Chiara è quasi grande quanto la Plaza Mayor di Madrid.

a continuous and orderly way. Discontinuity as well as continuity is part of the process. I like Guilio Carlo Argan’s statement on Rome:

Perché l’architettura moderna non ha mai preso piede nel centro storico di Napoli?

“«of a shambles. It is a city of Providence, and Providence patches up shambles. The beauty of Rome exists in its being a messed-up city patched up a countless number of times. Could we pretend that Providence was followed by utopia, a mother and daughter detesting each other? Utopia has never set foot in Rome, much less so than in Las Vegas».

Una delle ragioni potrebbe essere che il centro storico di Napoli è tutta una struttura. È difficile trovare una chiesa, un edificio pubblico o un palazzo che non siano collegati con altri edifici. L’architettura del 20° e 21° secolo ha raramente contribuito alla struttura; l’architettura moderna si concentra più sull’oggetto, meno sulla struttura. Roberto Venturi ha indicato un altro motivo: «L’architettura moderna non ha tanto escluso il vernacolare commerciale ma ha piuttosto cercato di sostituirlo inventando e realizzando un vernacolare suo proprio, migliorato e universale. Essa ha rifiutato la combinazione di arte raffinata e arte grezza. Il paesaggio italiano ha sempre armonizzato il volgare e il vitruviano: i contorni intorno al duomo, la lavanderia del portiere attraverso il portone del padrone, Supercortemaggiore contro l’abside romanica» 2.

The process of accumulating disparate cultural conditions in cities has not inadvertently lead only to the partial obliteration of architectural ideas. The constraints imposed by earlier ideas have often resulted in some unique and exceptional solutions. Naples is no exception. It is often the unintentional challenge that has inspired unique solutions giving a town its specific character. Naples is known for its narrow streets. The Roman dimensions have never been changed. The streets were never broadened as in other towns of Roman origin. Naples was eventually turned into a medieval town and buildings were built higher. The width of the streets did, however, not change. Streets 4 or 6 meters wide bounded by buildings eight storeys high are common in the historic centre of Naples. This has produced an extreme sense of density and confinement, which in turn seems to have resulted in some original and unique solutions. Most churches cannot protrude into the street to present their grand façade, to demonstrate their importance. To be able to do this they have to recede, to move back so that the viewer can appreciate their façade. The courts of the baroque palazzi and their exceptional staircases too are the result of extreme confinement. The main façades of the palazzi cannot be viewed from the narrow street; the main facades have therefore been pushed

into the court where they can be viewed at an appropriate distance. The cloisters in Naples are much bigger than in most other monasteries. The cloister of Santa Chiara is almost as big as the Plaza Mayor in Madrid.

1 Richard Ingersoll, Cities in History: The Urban Process. 2 Robert Venturi, Learning from Las Vagas

Why has modern architecture never set foot in the historic centre of Naples? One of the reasons might be that the historic centre of Naples is all texture. There is hardly a freestanding church, hardly a freestanding public building, not even a freestanding palazzo. Architecture of the 20th and 21st centuries has seldom contributed to the texture; modern architecture is more about the object, less about texture. Robert Venturi has given another reason: «Modern architecture has not so much excluded the commercial vernacular as it has tried to take it over by inventing and enforcing a vernacular of its own, improved and universal. It has rejected the combination of fine art and crude art. The Italian landscape has always harmonized the vulgar and the Vitruvian: the contorni around the duomo, the portiere’s laundry across the padrone’s portone, Supercortemaggiore against the Romanesque apse» 2.

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una testimonianza stratificata, andando però al di là dello status di mera testimonianza, di semplice scrigno di idee parzialmente cancellate. Come la memoria umana , gli strati precedenti non giacciono addormentati. La memoria mette in discussione ogni idea nuova, la trasforma e distrugge alcune delle sue qualità ideali. Analogamente la nuova idea distrugge la memoria delle idee passate. Nel centro storico di Napoli la memoria della Città Greca è rimasta. Così come la memoria della Città Romana, della Città Medievale, della Città Barocca e della città del 19° secolo. La sola città che sembra mancare è la città moderna. Napoli lo dimostra molto chiaramente: una città non può accumulare idee, storia e memoria senza distruzione – le città non possono crescere e svilupparsi senza perdere la storia e la chiarezza della singola idea.

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Jonathan Sergison

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Dobbiamo tener conto dei numerosi esempi che la città offre e degli insegnamenti che da essi provengono per trovare risposte ai complessi a volte contraddittori bisogni di uno spazio pubblico nel centro antico di Napoli. We should be receptive to the numerous examples the city offers, and by reacting in relation to the lessons they hold it might be possible to find answers to the complex and at times contradictory needs of a public space in the historic centre of Naples.

S

e si considerano lo status e il valore degli spazi pubblici nel centro storico di Napoli, è evidente che questi sono chiaramente delineati e densi di contraddizioni. Lo spazio pubblico è strutturato in base al tracciato greco-romano di strade che, con l’andar del tempo, attraverso un processo di densificazione, ha restituito una condizione urbana molto intensa. Una sorta di alleggerimento si riscontra negli spazi nonsecolari in adiacenza alla rete stradale. Per comprendere il carattere dello spazio urbano nel centro di Napoli è necessario studiarne la pianta e la sezione date le presenze rilevanti anche nel sottosuolo. Il tessuto urbano ereditato dalla città di Napoli è stratificato e rappresenta un retaggio architettonico estremamente ricco accumulatosi nell’arco di due millenni. Il peso della storia non dovrebbe rappresentare un vincolo ma piuttosto una fonta d’ispirazione quando si cercano soluzioni appropriate a un agire contemporaneo. La storia esige rispetto ma deve essere vista come opportunità di conoscenza, piuttosto che come un’imposizione che genera un senso di timore reverenziale circa il modo in cui potremmo agire oggi. Nel progettare lo spazio urbano contemporaneo è necessario interrogare la città su quale sia la forma più appropriata. Quando ci interroghiamo su come utilizzare e valorizzare attualmente lo spazio pubblico, dovremmo essere recettivi verso i numerosi esempi che la città offre, conformando le nostre azioni in relazione agli insegnamenti che questi trasmettono; potrebbe essere così possibile trovare delle risposte alle esigenze complesse e a volte contraddittorie di uno spazio pubblico nel centro storico di Napoli.

W

hen we consider the status and value of public realm in the historic city centre of Naples it is apparent that it is clearly delineated and highly contested. Public space is ordered by the Greco Roman grid of narrow streets, which in time through a process of densification has resulted in a very intense urban condition. A form of release from this is found in the nonsecular spaces that lie adjacent the network of streets. To understand the character of urban space in the centre of Naples it is necessary to study plan and section for much lies below as well as above the ground. The inherited urban fabric of Naples is layered and an extremely rich architectural legacy spanning two millennia. The weight of history should not

create a burden but inspiration when looking for answers for how it is appropriate to act today. It demands respect but should be seen to be instructive rather than an imposition that engenders a sense of fear in the way we might act in contemporary terms. In making contemporary urban space it is necessary to ask of the city what form this should take. When we ask how public space is used and valued at this moment in time we should be receptive to the numerous examples the city offers, and by reacting in relation to the lessons they hold it might be possible to find answers to the complex and at times contradictory needs of a public space in the historic centre of Naples.

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Accademia di Architettura di Mendrisio Università della Svizzera Italiana Svizzera _

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Jonathan Sergison

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Dobbiamo tener conto dei numerosi esempi che la città offre e degli insegnamenti che da essi provengono per trovare risposte ai complessi a volte contraddittori bisogni di uno spazio pubblico nel centro antico di Napoli. We should be receptive to the numerous examples the city offers, and by reacting in relation to the lessons they hold it might be possible to find answers to the complex and at times contradictory needs of a public space in the historic centre of Naples.

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e si considerano lo status e il valore degli spazi pubblici nel centro storico di Napoli, è evidente che questi sono chiaramente delineati e densi di contraddizioni. Lo spazio pubblico è strutturato in base al tracciato greco-romano di strade che, con l’andar del tempo, attraverso un processo di densificazione, ha restituito una condizione urbana molto intensa. Una sorta di alleggerimento si riscontra negli spazi nonsecolari in adiacenza alla rete stradale. Per comprendere il carattere dello spazio urbano nel centro di Napoli è necessario studiarne la pianta e la sezione date le presenze rilevanti anche nel sottosuolo. Il tessuto urbano ereditato dalla città di Napoli è stratificato e rappresenta un retaggio architettonico estremamente ricco accumulatosi nell’arco di due millenni. Il peso della storia non dovrebbe rappresentare un vincolo ma piuttosto una fonta d’ispirazione quando si cercano soluzioni appropriate a un agire contemporaneo. La storia esige rispetto ma deve essere vista come opportunità di conoscenza, piuttosto che come un’imposizione che genera un senso di timore reverenziale circa il modo in cui potremmo agire oggi. Nel progettare lo spazio urbano contemporaneo è necessario interrogare la città su quale sia la forma più appropriata. Quando ci interroghiamo su come utilizzare e valorizzare attualmente lo spazio pubblico, dovremmo essere recettivi verso i numerosi esempi che la città offre, conformando le nostre azioni in relazione agli insegnamenti che questi trasmettono; potrebbe essere così possibile trovare delle risposte alle esigenze complesse e a volte contraddittorie di uno spazio pubblico nel centro storico di Napoli.

W

hen we consider the status and value of public realm in the historic city centre of Naples it is apparent that it is clearly delineated and highly contested. Public space is ordered by the Greco Roman grid of narrow streets, which in time through a process of densification has resulted in a very intense urban condition. A form of release from this is found in the nonsecular spaces that lie adjacent the network of streets. To understand the character of urban space in the centre of Naples it is necessary to study plan and section for much lies below as well as above the ground. The inherited urban fabric of Naples is layered and an extremely rich architectural legacy spanning two millennia. The weight of history should not

create a burden but inspiration when looking for answers for how it is appropriate to act today. It demands respect but should be seen to be instructive rather than an imposition that engenders a sense of fear in the way we might act in contemporary terms. In making contemporary urban space it is necessary to ask of the city what form this should take. When we ask how public space is used and valued at this moment in time we should be receptive to the numerous examples the city offers, and by reacting in relation to the lessons they hold it might be possible to find answers to the complex and at times contradictory needs of a public space in the historic centre of Naples.

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Napoli Forum delle Culture: formazione e progetto

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O

ltre cinque anni di sperimentazione progettuale, dal 2007, data di partenza di un originale Master dedicato alla progettazione di eccellenza per la città storica. Ne aveva bisogno il livello post-laurea in una realtà urbanistica come quella italiana, segnata da un sistema di centri storici di assoluto valore e per i quali sembra valere in sede formativa la sola disciplina del restauro, sufficiente per interventi sull’edilizia storica ma del tutto insufficiente per interventi nell’edilizia storica. Ne aveva bisogno Napoli, con un centro storico Sito Unesco, degradato e perennemente in attesa di progetti di rigenerazione, nel quale gli unici interventi di nuove costruzioni hanno riguardato edifici

Un primo bilancio d’una originale esperienza. An initial assessment of an original experience. ricostruiti ‘dov’era e com’era’ sulla base di opinabili documentazioni e comunque con deprecabili criteri storico-critici. Gli oltre cinque anni sono una dimensione temporale giusta per un primo, provvisorio bilancio, qui espresso in termini necessariamente sintetici: il Master ha accumulato un rilevante patrimonio di idee e progetti, ma i risultati operativi sono del tutto inesistenti. Non si tratta, in questo caso, della solita frattura tra teoria e prassi, tra progetto e realizzazione. V’è qualcosa di più complesso e strutturale. Proviamo a delinearne brevemente le ragioni, avanzando poi una possibile soluzione del problema. Innanzitutto, il metodo praticato e il prodotto

finale. Quanto al metodo, è quello più diffuso nella sperimentazione progettuale: approfondite analisi sui versanti tipologici, morfologici, tecnologici, iconologici; conoscenza scientifica attraverso il rilievo critico di architetture e di luoghi urbani; confronto con le istituzioni pubbliche e le associazioni di categorie, costruttori in primo luogo, per la definizione del tema e per gli obiettivi da perseguire. Affianca questa attività progettuale specialistica una serie di contributi interdisciplinari volti ad allargare l’orizzonte di riferimento alla storia urbana, al diritto, all’economia, alle arti figurative, alla sociologia e geografia urbana e a tutte le altre componenti connaturate al progetto architettonico. Il prodotto finale non è inquadrabile in uno dei tre livelli previsti dalle norme vigenti. Supera ampiamente la soglia del Preliminare, ma del Definitivo e ancor più dell’Esecutivo non possiede alcuni requisiti primari, come ad esempio tutto il capitolo estimativo e normativo, il livello di elaborazione di dettaglio richiesto per gli impianti e le strutture e altro ancora. Nella totalità dei casi, tuttavia, possiede già una precisa marca linguistica, mostra una chiara scelta di campo figurativa. Dovendo definire questo prodotto, potremmo dire che il Master fino a oggi ha fornito ‘proposte progettuali’ che, come tali, hanno necessità di ulteriori elaborazioni per attingere forma validabile per la realizzazione. In presenza, ovviamente, di finanziamenti, perché il Master è pur sempre esperienza di formazione e non di professione tout court. Cos’ha impedito finora a queste proposte progettuali di divenire progetti esecutivi all’interno delle (rare) occasioni di programmi urbani finanziati per il centro storico di Napoli? Certamente, la natura del prodotto finale, che ha già una sua marca d’autore nel gruppo di architetti e docenti che l’hanno elaborato e che lo rende immodificabile, nella sostanza, da parte di altri progettisti. E poi ancora: la mancanza dei documenti estimativi, che rende difficile la stima dei costi in relazione alle disponibilità di risorse; la mancanza dei già citati capitoli delle strutture e degli impianti, la cui definizione esecutiva impone spesso accentuate revisioni delle solu-

zioni progettuali architettoniche; le variazioni che la soluzione proposta fa registrare rispetto alla normativa edilizia e di piano, discostamenti inevitabili in una esercitazione progettuale che conserva comunque un suo carattere accademico. Come superare questi inceppi concettuali ancor prima che procedurali? La soluzione non è né immediata né facile da perseguire, perché si tratta di lavorare in modo differenziato sui tre livelli progettuali stabiliti dalle attuali leggi e norme. Lavoro in ogni caso rischioso perché l’unità del processo progettuale, sebbene revocata in dubbio dalla stessa legge che ammette progettisti differenti per le varie fasi, è invece un valore da difendere in ogni sede. Nel caso specifico, tuttavia, una possibile soluzione si può delineare: il Master fornisce all’amministrazione pubblica le linee di metodo, i criteri, gli studi e le ricerche preliminari, prefigura scenari privi di carattere semantico (il planovolumetrico d’un tempo), tutti materiali dai quali ripartire per la definizione della soluzione definitiva che potrà essere curata tanto dalla pubblica amministrazione quanto da liberi professionisti vincitori di bandi di progettazione. Si tratta, a ben riflettere, dei tradizionali ‘studi preliminari’ che però in questo caso sono per davvero tali e non nascondono al loro interno, come spesso accade, progetti veri e propri non previsti dalle norme vigenti. Questo potrebbe essere il prodotto finale del Master nei confronti della pubblica amministrazione. E’ ovvio che, all’interno del Master, il lavoro debba proseguire e attingere un livello compiuto di definizione progettuale, così come è accaduto da sempre nell’esperienza qui descritta.

M

ore than five years of experimental project work, from 2007, the starting date of an original Master’s dedicated to the planning of excellence for historical cities: the post-graduate level needed this course in an urban setting like Italy marked by a system of historical centres of the greatest value and for which it seems of value that training regards only the discipline of restoration, sufficient for interventions on historical buildings but completely insufficient for interventions inside historical buildings. Naples needed the course, with UNESCO World Heritage site as its historical centre: degraded and permanently awaiting projects of regeneration, where the only intervention for new constructions regarded buildings rebuilt “where it was, as it was” on the basis of debatable documentation and in any case with deplorable historical-critical criteria. More than five years is good a length of time for an initial, provisional balance, expressed here in necessarily brief terms: the Master’s has accumulated a considerable store of ideas and projects, but the operative results are completely inexistent. This situation, it is not a question of the usual fracture between the theory and practice, between project and its realization. There is something more complex and structural. Let us try to outline the reasons briefly, advancing a possible solution to the problem. First of all, the practical method and the final product: the method, it is the most widely used in experimental project work: in-depth analysis of the typological, morphological, technological, iconological aspects: scientific knowledge through the critical survey

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Pasquale Belfiore

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ltre cinque anni di sperimentazione progettuale, dal 2007, data di partenza di un originale Master dedicato alla progettazione di eccellenza per la città storica. Ne aveva bisogno il livello post-laurea in una realtà urbanistica come quella italiana, segnata da un sistema di centri storici di assoluto valore e per i quali sembra valere in sede formativa la sola disciplina del restauro, sufficiente per interventi sull’edilizia storica ma del tutto insufficiente per interventi nell’edilizia storica. Ne aveva bisogno Napoli, con un centro storico Sito Unesco, degradato e perennemente in attesa di progetti di rigenerazione, nel quale gli unici interventi di nuove costruzioni hanno riguardato edifici

Un primo bilancio d’una originale esperienza. An initial assessment of an original experience. ricostruiti ‘dov’era e com’era’ sulla base di opinabili documentazioni e comunque con deprecabili criteri storico-critici. Gli oltre cinque anni sono una dimensione temporale giusta per un primo, provvisorio bilancio, qui espresso in termini necessariamente sintetici: il Master ha accumulato un rilevante patrimonio di idee e progetti, ma i risultati operativi sono del tutto inesistenti. Non si tratta, in questo caso, della solita frattura tra teoria e prassi, tra progetto e realizzazione. V’è qualcosa di più complesso e strutturale. Proviamo a delinearne brevemente le ragioni, avanzando poi una possibile soluzione del problema. Innanzitutto, il metodo praticato e il prodotto

finale. Quanto al metodo, è quello più diffuso nella sperimentazione progettuale: approfondite analisi sui versanti tipologici, morfologici, tecnologici, iconologici; conoscenza scientifica attraverso il rilievo critico di architetture e di luoghi urbani; confronto con le istituzioni pubbliche e le associazioni di categorie, costruttori in primo luogo, per la definizione del tema e per gli obiettivi da perseguire. Affianca questa attività progettuale specialistica una serie di contributi interdisciplinari volti ad allargare l’orizzonte di riferimento alla storia urbana, al diritto, all’economia, alle arti figurative, alla sociologia e geografia urbana e a tutte le altre componenti connaturate al progetto architettonico. Il prodotto finale non è inquadrabile in uno dei tre livelli previsti dalle norme vigenti. Supera ampiamente la soglia del Preliminare, ma del Definitivo e ancor più dell’Esecutivo non possiede alcuni requisiti primari, come ad esempio tutto il capitolo estimativo e normativo, il livello di elaborazione di dettaglio richiesto per gli impianti e le strutture e altro ancora. Nella totalità dei casi, tuttavia, possiede già una precisa marca linguistica, mostra una chiara scelta di campo figurativa. Dovendo definire questo prodotto, potremmo dire che il Master fino a oggi ha fornito ‘proposte progettuali’ che, come tali, hanno necessità di ulteriori elaborazioni per attingere forma validabile per la realizzazione. In presenza, ovviamente, di finanziamenti, perché il Master è pur sempre esperienza di formazione e non di professione tout court. Cos’ha impedito finora a queste proposte progettuali di divenire progetti esecutivi all’interno delle (rare) occasioni di programmi urbani finanziati per il centro storico di Napoli? Certamente, la natura del prodotto finale, che ha già una sua marca d’autore nel gruppo di architetti e docenti che l’hanno elaborato e che lo rende immodificabile, nella sostanza, da parte di altri progettisti. E poi ancora: la mancanza dei documenti estimativi, che rende difficile la stima dei costi in relazione alle disponibilità di risorse; la mancanza dei già citati capitoli delle strutture e degli impianti, la cui definizione esecutiva impone spesso accentuate revisioni delle solu-

zioni progettuali architettoniche; le variazioni che la soluzione proposta fa registrare rispetto alla normativa edilizia e di piano, discostamenti inevitabili in una esercitazione progettuale che conserva comunque un suo carattere accademico. Come superare questi inceppi concettuali ancor prima che procedurali? La soluzione non è né immediata né facile da perseguire, perché si tratta di lavorare in modo differenziato sui tre livelli progettuali stabiliti dalle attuali leggi e norme. Lavoro in ogni caso rischioso perché l’unità del processo progettuale, sebbene revocata in dubbio dalla stessa legge che ammette progettisti differenti per le varie fasi, è invece un valore da difendere in ogni sede. Nel caso specifico, tuttavia, una possibile soluzione si può delineare: il Master fornisce all’amministrazione pubblica le linee di metodo, i criteri, gli studi e le ricerche preliminari, prefigura scenari privi di carattere semantico (il planovolumetrico d’un tempo), tutti materiali dai quali ripartire per la definizione della soluzione definitiva che potrà essere curata tanto dalla pubblica amministrazione quanto da liberi professionisti vincitori di bandi di progettazione. Si tratta, a ben riflettere, dei tradizionali ‘studi preliminari’ che però in questo caso sono per davvero tali e non nascondono al loro interno, come spesso accade, progetti veri e propri non previsti dalle norme vigenti. Questo potrebbe essere il prodotto finale del Master nei confronti della pubblica amministrazione. E’ ovvio che, all’interno del Master, il lavoro debba proseguire e attingere un livello compiuto di definizione progettuale, così come è accaduto da sempre nell’esperienza qui descritta.

M

ore than five years of experimental project work, from 2007, the starting date of an original Master’s dedicated to the planning of excellence for historical cities: the post-graduate level needed this course in an urban setting like Italy marked by a system of historical centres of the greatest value and for which it seems of value that training regards only the discipline of restoration, sufficient for interventions on historical buildings but completely insufficient for interventions inside historical buildings. Naples needed the course, with UNESCO World Heritage site as its historical centre: degraded and permanently awaiting projects of regeneration, where the only intervention for new constructions regarded buildings rebuilt “where it was, as it was” on the basis of debatable documentation and in any case with deplorable historical-critical criteria. More than five years is good a length of time for an initial, provisional balance, expressed here in necessarily brief terms: the Master’s has accumulated a considerable store of ideas and projects, but the operative results are completely inexistent. This situation, it is not a question of the usual fracture between the theory and practice, between project and its realization. There is something more complex and structural. Let us try to outline the reasons briefly, advancing a possible solution to the problem. First of all, the practical method and the final product: the method, it is the most widely used in experimental project work: in-depth analysis of the typological, morphological, technological, iconological aspects: scientific knowledge through the critical survey

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via Tribunali - attacco a terra

of architecture and the urban locations; encounters with public institutions and representative associations, constructors in the first instance, for definition of the theme and the objective to pursue. Next to this specialist project activity are a series of interdisciplinary contributions aimed at widening the horizon of reference to the urban history, the law, the economy, the figurative arts, the urban sociology and geography and to all the other innate components to the architectural project. The final product cannot be framed in one of the three levels foreseen in the current norms. It goes amply beyond the threshold of Preliminary, but does not possess some primary requirements of the Definitive and even less so the Executive, for example all work regarding examination and norms, the level of elaboration of details required for installed systems and the structure, and other aspects again. In each and every case, however, it already possesses a precise linguistic stamp, shows a clear choice of figurative field. Having to define this product we can say that, up to today, the Master’s has provided “project proposals” which, as such, need further elaboration to attain valid forms for their realization. Obviously, financing must also be present, because the Master’s is only ever a learning experience and not the profession tout court.

Up to now, what has hindered these project proposals from being taken up and becoming executive projects within the (rare) occasions of financed urban planning for the historical centre of Naples? Certainly, the nature of the final product which already has its authorship style attributable to the group of architects and teachers that have elaborated it and which make it unmodifiable, in substance, on the part of other project makers. And then again, the lack of estimating documents, which makes cost evaluation difficult in relation to the availability of resources. The lack of the already mentioned chapters of the structure and installed systems, where executive definition often imposes stark revisions of the architectural project solutions. The variations which the proposed solution requires with respect to the building norms and the plan, inevitable departures from a project exercise which, however, keeps its academic character. How do we overcome these conceptual obstacles even before considering the procedural ones? The solution is neither immediate nor easy to pursue, because it deals with working in a way differentiated according to the three established project levels of the current laws and norms. Work which is, in any case, with risk because the unity of the project process, a value to defend in all situations, it is subject to a law

that allows different project makers for the various phases. In this specific case, however, one possible solution can be outlined: the Master’s provides the public administration the methodology, the criteria, the preliminary studies and research, it pre-represents scenes without a semantic character (the planimetry of the past), all subjects for initiating the search for definitive solutions that can be managed as much by the public administration as by the free professionals, winners of the project tenders. On reflection, this is like the traditional “preliminary studies”, but in this case they are really so and do not, as often occurs, hide within them projects not foreseen or possible under the existing norms. This could be the final product of the Master’s with regard to the public administration. It is obvious that within the Master’s, work is in progress and that it reaches a finished level of project definition, as has always happened in the experience described here.

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of architecture and the urban locations; encounters with public institutions and representative associations, constructors in the first instance, for definition of the theme and the objective to pursue. Next to this specialist project activity are a series of interdisciplinary contributions aimed at widening the horizon of reference to the urban history, the law, the economy, the figurative arts, the urban sociology and geography and to all the other innate components to the architectural project. The final product cannot be framed in one of the three levels foreseen in the current norms. It goes amply beyond the threshold of Preliminary, but does not possess some primary requirements of the Definitive and even less so the Executive, for example all work regarding examination and norms, the level of elaboration of details required for installed systems and the structure, and other aspects again. In each and every case, however, it already possesses a precise linguistic stamp, shows a clear choice of figurative field. Having to define this product we can say that, up to today, the Master’s has provided “project proposals” which, as such, need further elaboration to attain valid forms for their realization. Obviously, financing must also be present, because the Master’s is only ever a learning experience and not the profession tout court.

Up to now, what has hindered these project proposals from being taken up and becoming executive projects within the (rare) occasions of financed urban planning for the historical centre of Naples? Certainly, the nature of the final product which already has its authorship style attributable to the group of architects and teachers that have elaborated it and which make it unmodifiable, in substance, on the part of other project makers. And then again, the lack of estimating documents, which makes cost evaluation difficult in relation to the availability of resources. The lack of the already mentioned chapters of the structure and installed systems, where executive definition often imposes stark revisions of the architectural project solutions. The variations which the proposed solution requires with respect to the building norms and the plan, inevitable departures from a project exercise which, however, keeps its academic character. How do we overcome these conceptual obstacles even before considering the procedural ones? The solution is neither immediate nor easy to pursue, because it deals with working in a way differentiated according to the three established project levels of the current laws and norms. Work which is, in any case, with risk because the unity of the project process, a value to defend in all situations, it is subject to a law

that allows different project makers for the various phases. In this specific case, however, one possible solution can be outlined: the Master’s provides the public administration the methodology, the criteria, the preliminary studies and research, it pre-represents scenes without a semantic character (the planimetry of the past), all subjects for initiating the search for definitive solutions that can be managed as much by the public administration as by the free professionals, winners of the project tenders. On reflection, this is like the traditional “preliminary studies”, but in this case they are really so and do not, as often occurs, hide within them projects not foreseen or possible under the existing norms. This could be the final product of the Master’s with regard to the public administration. It is obvious that within the Master’s, work is in progress and that it reaches a finished level of project definition, as has always happened in the experience described here.

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_ Premessa

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uando abbiamo iniziato a lavorare al tema di ricerca e di sperimentazione progettuale da sviluppare nel corso di master per l’anno accademico 2010/2011 avevamo in mente due obiettivi strategici principali: da un lato proseguire e approfondire ulteriormente una ricerca progettuale in atto ormai da diversi anni e che progressivamente sta dando forma a un archivio di idee, riflessioni e proposte di riqualificazione sul centro antico di Napoli, considerato dal nostro punto di vista come il più importante monumento della città; dall’altro ricercare i modi di una possibile cooperazione con l’amministrazione municipale, affinché gli studi e

Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Public space in Naples’ ancient centre.

le proposte progettuali del master potessero, in maniera più concretamente operante, confrontarsi con gli scenari, le strategie e le iniziative programmati dal principale attore di qualsiasi ipotesi di riqualificazione e trasformazione della città. La progressiva ricerca progettuale sul centro antico, svolta in maniera integrata attraverso gli strumenti disciplinari dell’approfondimento storico-critico, della descrizione e interpretazione attraverso la fotografia, del progetto di architettura e della verifica di sostenibilità tecnica, amministrativa e finanziaria delle proposte ci ha dato la possibilità di istituire e sperimentare anche un nuovo metodo didattico, fondato sullo sforzo costante di coniugare teoria e pratica del progetto su specifici temi e aree, considerati

_ Introduction

W

hen we began to discuss the topic for the research and experimental planning that would be explored during the 2010/2011 Master’s course, we had two strategic goals in mind. The first was to follow up and reinforce a research project that had been underway for some years and that was progressively giving form to an archive of ideas, thoughts and proposals for the requalification of Naples’ ancient centre: the city’s most important monument from our point of view. The second goal was to find ways of cooperating with the municipal administration so that study and design proposals developed in the Master’s program could measure up to the scenarios, strategies and planned initiatives proposed by the main player in the city’s regeneration and transformation in a more concrete and operational way.

The ongoing research on the ancient centre carried out in an integrated manner through instruments of historic/critical investigation, description and interpretation using photographs and architecture projects with the verification of the proposals’ technical, administrative and financial sustainability also offered us the possibility to establish and test a new teaching method. This was based on the constant effort of uniting design theory and practice regarding specific themes and areas, considered systematically, within an overall framework in which single proposals only have meaning when considered in relation to others. At some point, this system of ideas and design proposals requires greater dialogue a dialectic discussion with those who have institutional responsibility for planning and managing the city’s transformation. Not that this dialogue did not exist in previous years; in fact, the Planning Office and manager of the territory of the Naples Municipality have always supported the Master’s program. Their staff has provided precious indications

sempre in maniera sistemica, all’interno cioè di un quadro unitario complessivo nel quale ciascuna proposta specifica ha senso solo se considerata in relazione alle altre. Ma questo sistema di idee e proposte progettuali ha richiesto come necessario, a un certo punto, l’avvio di un dialogo più serrato, di una discussione dialettica con chi realmente ha la responsabilità istituzionale di pianificare e governare la trasformazione della città. Non che questo dialogo non sia esistito negli anni precedenti; anzi, l’Ufficio Pianificazione e gestione del territorio del Comune di Napoli ha sempre supportato il master fornendo, attraverso i suoi funzionari, preziose indicazioni sulla compatibilità urbanistica dei progetti e chiarendo di volta in volta il quadro normativo di riferimento in cui i progetti dovevano inserirsi. Questa volta però si sono verificate quelle condizioni per condividere sin dall’inizio un percorso di riflessione e approfondimento – sia di metodo che di contenuti - sul centro antico, e in particolare sul sistema dei suoi spazi pubblici. L’occasione è stata fornita dalla decisione di organizzare a Napoli il Forum Universale delle Culture 2013, un’iniziativa nata con lo scopo di offrire opportunità di confronto e dialogo tra i popoli attraverso un insieme sistematico di eventi artistici e culturali localizzati in diverse aree della città e che avrebbe anche potuto rappresentare un’opportunità per procedere a interventi di recupero e riqualificazione di alcuni luoghi significativi del centro antico. Il proseguimento poi della cooperazione e del partenariato con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli, e in particolare con AFM che si occupa specificamente di formazione, ci ha ulteriormente spinti a valorizzare – nel metodo di indagine e di insegnamento – la ricerca costante di una chiara operatività delle idee di progetto, senza tuttavia indebolire la tensione culturale del lavoro e la visione strategica complessiva. Queste le premesse che ci hanno condotto a sviluppare, nel corso di master 2010/2011 un insieme integrato di proposte progettuali, tutte gravitanti intorno all’asse di Via dei Tribunali il decumano maggiore della città antica – e riguardanti superfici pubbliche, cortili e chiostri,

chiese da restaurare con interventi minimi e non invasivi e parti di conventi e monasteri da riqualificare e riconvertire, secondo una visione unitaria orientata a consolidare e promuovere ulteriormente la vocazione all’accoglienza del centro antico. Le successive vicende politiche cittadine e regionali hanno in seguito modificato l’attenzione – in senso qualitativo e quantitativo – sul focus del Forum, e mentre queste note vengono redatte non è chiaro se, quando e in che modo il Forum sarà realizzato. Non è certo questa la sede per commentare questa circostanza; restano le proposte illustrate in questo volume, testimonianza di un lavoro collettivo teso a costruire un ulteriore stato di avanzamento sulla conoscenza, attraverso il progetto di architettura, del centro antico di Napoli e sulle modalità possibili per una sua riqualificazione.

_ Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Note di teoria e progetto.

Se la città è il luogo fisico dove prende forma la dialettica fra la sfera dell’individualità e quella della collettività, una dialettica che non dovrebbe essere mai contrapposizione, ma sintesi compiuta di un modo di vivere e di con-dividere la propria esistenza, lo spazio pubblico è – in senso antropologico e sociologico – il luogo fisico privilegiato (ma non il solo) per l’incontro, la vita di relazione, lo scambio e la complementarietà delle diverse esperienze biografiche dei cittadini. Vi è quindi una dimensione antropologica della locuzione spazio pubblico, in quanto i principi universali di cui l’uomo si è servito, nel corso della storia, per costruire le città trascendono in molti casi i tempi, i climi e le culture. Essi sono, essenzialmente, principi antropologici, legati alle peculiarità comportamentali, alla costituzione fisica e mentale dell’uomo. Se la città è nata, alle sue origini, per costituire il luogo fisico della ‘casa’ di una comunità che condivide – nell’insediamento urbano – un determinato territorio costruendo un aggregato di case e costituendo quella che nel corso della

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Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Public space in Naples’ ancient centre.

le proposte progettuali del master potessero, in maniera più concretamente operante, confrontarsi con gli scenari, le strategie e le iniziative programmati dal principale attore di qualsiasi ipotesi di riqualificazione e trasformazione della città. La progressiva ricerca progettuale sul centro antico, svolta in maniera integrata attraverso gli strumenti disciplinari dell’approfondimento storico-critico, della descrizione e interpretazione attraverso la fotografia, del progetto di architettura e della verifica di sostenibilità tecnica, amministrativa e finanziaria delle proposte ci ha dato la possibilità di istituire e sperimentare anche un nuovo metodo didattico, fondato sullo sforzo costante di coniugare teoria e pratica del progetto su specifici temi e aree, considerati

_ Introduction

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hen we began to discuss the topic for the research and experimental planning that would be explored during the 2010/2011 Master’s course, we had two strategic goals in mind. The first was to follow up and reinforce a research project that had been underway for some years and that was progressively giving form to an archive of ideas, thoughts and proposals for the requalification of Naples’ ancient centre: the city’s most important monument from our point of view. The second goal was to find ways of cooperating with the municipal administration so that study and design proposals developed in the Master’s program could measure up to the scenarios, strategies and planned initiatives proposed by the main player in the city’s regeneration and transformation in a more concrete and operational way.

The ongoing research on the ancient centre carried out in an integrated manner through instruments of historic/critical investigation, description and interpretation using photographs and architecture projects with the verification of the proposals’ technical, administrative and financial sustainability also offered us the possibility to establish and test a new teaching method. This was based on the constant effort of uniting design theory and practice regarding specific themes and areas, considered systematically, within an overall framework in which single proposals only have meaning when considered in relation to others. At some point, this system of ideas and design proposals requires greater dialogue a dialectic discussion with those who have institutional responsibility for planning and managing the city’s transformation. Not that this dialogue did not exist in previous years; in fact, the Planning Office and manager of the territory of the Naples Municipality have always supported the Master’s program. Their staff has provided precious indications

sempre in maniera sistemica, all’interno cioè di un quadro unitario complessivo nel quale ciascuna proposta specifica ha senso solo se considerata in relazione alle altre. Ma questo sistema di idee e proposte progettuali ha richiesto come necessario, a un certo punto, l’avvio di un dialogo più serrato, di una discussione dialettica con chi realmente ha la responsabilità istituzionale di pianificare e governare la trasformazione della città. Non che questo dialogo non sia esistito negli anni precedenti; anzi, l’Ufficio Pianificazione e gestione del territorio del Comune di Napoli ha sempre supportato il master fornendo, attraverso i suoi funzionari, preziose indicazioni sulla compatibilità urbanistica dei progetti e chiarendo di volta in volta il quadro normativo di riferimento in cui i progetti dovevano inserirsi. Questa volta però si sono verificate quelle condizioni per condividere sin dall’inizio un percorso di riflessione e approfondimento – sia di metodo che di contenuti - sul centro antico, e in particolare sul sistema dei suoi spazi pubblici. L’occasione è stata fornita dalla decisione di organizzare a Napoli il Forum Universale delle Culture 2013, un’iniziativa nata con lo scopo di offrire opportunità di confronto e dialogo tra i popoli attraverso un insieme sistematico di eventi artistici e culturali localizzati in diverse aree della città e che avrebbe anche potuto rappresentare un’opportunità per procedere a interventi di recupero e riqualificazione di alcuni luoghi significativi del centro antico. Il proseguimento poi della cooperazione e del partenariato con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli, e in particolare con AFM che si occupa specificamente di formazione, ci ha ulteriormente spinti a valorizzare – nel metodo di indagine e di insegnamento – la ricerca costante di una chiara operatività delle idee di progetto, senza tuttavia indebolire la tensione culturale del lavoro e la visione strategica complessiva. Queste le premesse che ci hanno condotto a sviluppare, nel corso di master 2010/2011 un insieme integrato di proposte progettuali, tutte gravitanti intorno all’asse di Via dei Tribunali il decumano maggiore della città antica – e riguardanti superfici pubbliche, cortili e chiostri,

chiese da restaurare con interventi minimi e non invasivi e parti di conventi e monasteri da riqualificare e riconvertire, secondo una visione unitaria orientata a consolidare e promuovere ulteriormente la vocazione all’accoglienza del centro antico. Le successive vicende politiche cittadine e regionali hanno in seguito modificato l’attenzione – in senso qualitativo e quantitativo – sul focus del Forum, e mentre queste note vengono redatte non è chiaro se, quando e in che modo il Forum sarà realizzato. Non è certo questa la sede per commentare questa circostanza; restano le proposte illustrate in questo volume, testimonianza di un lavoro collettivo teso a costruire un ulteriore stato di avanzamento sulla conoscenza, attraverso il progetto di architettura, del centro antico di Napoli e sulle modalità possibili per una sua riqualificazione.

_ Lo spazio pubblico nel centro antico di Napoli. Note di teoria e progetto.

Se la città è il luogo fisico dove prende forma la dialettica fra la sfera dell’individualità e quella della collettività, una dialettica che non dovrebbe essere mai contrapposizione, ma sintesi compiuta di un modo di vivere e di con-dividere la propria esistenza, lo spazio pubblico è – in senso antropologico e sociologico – il luogo fisico privilegiato (ma non il solo) per l’incontro, la vita di relazione, lo scambio e la complementarietà delle diverse esperienze biografiche dei cittadini. Vi è quindi una dimensione antropologica della locuzione spazio pubblico, in quanto i principi universali di cui l’uomo si è servito, nel corso della storia, per costruire le città trascendono in molti casi i tempi, i climi e le culture. Essi sono, essenzialmente, principi antropologici, legati alle peculiarità comportamentali, alla costituzione fisica e mentale dell’uomo. Se la città è nata, alle sue origini, per costituire il luogo fisico della ‘casa’ di una comunità che condivide – nell’insediamento urbano – un determinato territorio costruendo un aggregato di case e costituendo quella che nel corso della

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storia si è poi precisata come la forma dell’integrazione fra urbs (sistema fisico) e civitas (comunità), lo spazio pubblico costituisce il luogo della collettività, distinto e complementare rispetto a quello dell’individualità, definito dalla residenza. In questo senso la città assume senso come luogo del confronto e dell’integrazione fra sfera privata (quella individuale) e sfera pubblica o comunitaria (quella collettiva). Nella seconda metà degli anni 1960 il libro di Chermayeff e Alexander dal titolo Community and Privacy tradotto in Italia per la collana diretta da Giancarlo De Carlo per Il Saggiatore (Mondadori), con il titolo Spazio privato e spazio di relazione1 – illustrava come gli spazi pubblici in una città sono quelli che appartengono al dominio collettivo, nel senso che sono spazi che in maniera egualitaria appartengono (in senso metaforico ovviamente) a tutti i cittadini; sono quindi spazi di uso pubblico. Sul piano più specifico dell’architettura e del progetto della città, e dell’organizzazione dello spazio urbano, lo spazio pubblico è, quindi, da un lato lo spazio delle relazioni fra le persone, e dall’altro è uno spazio dei relazione tra le cose, dove per ‘cose’ intendiamo gli oggetti architettonici, gli edifici, il costruito. In questa accezione lo spazio pubblico costituisce il fondamento della città. Se la città nasce come costruzione collettiva e come insediamento per consentire agli uomini di sviluppare la propria socialità e per instaurare una serie di relazioni, lo spazio pubblico, come spazio delle relazioni tra gli edifici, è il luogo privilegiato che accoglie questo sistema di relazioni sociali. Non vi è città quindi senza spazio pubblico. Ciò è particolarmente evidente nel centro antico di Napoli, dove alla «complessità fenomenica»2 del tessuto urbano corrisponde la chiarezza del tracciato stradale, che, attraverso la sua permanenza nel tempo, costituisce la testimonianza più stabile della forma urbana originaria della città. Da questo punto di vista lo spazio pubblico del centro antico di Napoli, il vuoto, o meglio il sistema dei vuoti, il sistema delle superfici delle

_ Roberto Vanacore

strade, delle piazze, della rete dei percorsi, è un sistema di luoghi e di spazi che ha avuto e ha un ruolo fondamentale in una città che si è sviluppata nel corso del tempo secondo una stratificazione storica densa e articolata, e il suo valore è indipendente e autonomo dall’uso o dalla proprietà, tanto che la confluenza tra spazio aperto privato, semi-pubblico e pubblico è molto spesso continua, priva di confini ben definiti. e altrettanto ambigua, in molti casi, è la distinzione tra domestico e pubblico nel carattere e nel trattamento delle superfici. Spazi pubblici così definiti sono i luoghi urbani per eccellenza, dotati di un significato che è fatto soprattutto di memoria e di identità, e che si misura proprio nella capacità di questi spazi di rimanere costanti nel tempo, pur nella continua trasformazione o riscrittura. In un suo famosissimo saggio del 1985 André Corboz, introducendo il concetto di territorio come palinsesto, illustrava come «gli abitanti di un territorio, cancellano e riscrivono incessantemente – abitandolo – il vecchio incunabolo del suolo»3. Trasferendo quest’interpretazione allo spazio della città, Bernardo Secchi notava che nel processo continuo di riscrittura delle trasformazioni urbane sul suolo, qualcosa resiste al cambiamento. «Ma qualcosa rimane costante in questa continua scrittura, si modifica con lentezza, accogliendo il rapido succedersi delle riscritture, ed è forse il foglio sul quale si è scritto, il suolo, le sue trame, i suoi tracciati, il sistema degli spazi pubblici: la strada odierna ricalca quella medievale e questa, a sua volta, ricalca quella romana, ricalca il fosso che ricalca a sua volta un’antica aggregatio, un’antica divisione dei campi. La città antica mostra sovente la maggior stabilità nel tempo dello spazio aperto, il più frequente rifarsi dell’edificio»4. Questi ragionamenti, pur se sviluppati nell’ambito di un discorso sulla città in generale, appaiono particolarmente significativi in relazione alla condizione specifica del centro antico di Napoli, dove una parte rilevante del valore do-

cumentale del centro antico come monumento complessivo, come palinsesto, sta proprio nel tracciato urbano e nel sistema degli spazi aperti che lo integrano in maniera complementare. L’insieme dei progetti sviluppati nel corso di master, concepiti come un sistema di diversi interventi integrati fra loro assume come luogo-chiave la Via Tribunali tra Piazza Miraglia e Castel Capuano, un percorso rettilineo esteso lungo la direzione est-ovest per circa 900 metri e considerato come l’asse attraversamento principale del centro antico. Qui vengono individuati cinque ambiti, o sistemi di spazi pubblici, ciascuno corrispondente a una diversa vocazione funzionale coerente con il tema del Forum delle culture. Il tema di fondo – di grande complessità, ma anche di grande potenziale fecondità per l’architettura come strumento di trasformazione - è coniugare la necessità di precisione del progetto, declinato – a seconda delle specificità delle condizioni - secondo le pratiche del restauro, del recupero, della riqualificazione o della realizzazione di strutture temporanee – con l’esigenza di flessibilità posta dall’aderenza ai contenuti e alle istanze del Forum. Illuminanti sono a questo proposito le riflessioni di Vittorio Gregotti che, pur se inscritte in un ragionamento sulla città in generale restituiscono con chiarezza l’intento a cui abbiamo cercato di ispirarci col nostro lavoro: «Contrariamente a quanto generalmente si pensa, la flessibilità è nell’uso mutevole di cose e spazi precisamente disegnate ed organizzate, e non nell’imprecisione che tende ad omogeneizzare le gli spazi anziché favorirne le differenze, che non possono essere fondate che sulla concatenazione di identità diverse».5

regarding the urban planning compatibility of the projects and has, from time to time, clarified codes and regulations applicable to the project. This year, from the start, the conditions were established for sharing a course of reflection and understanding - both of method and content - regarding the ancient centre, and in particular, its system of public spaces. This opportunity was provided by the decision to hold the Universal Forum of Culture 2013 in Naples. The initiative began with the sole scope of creating opportunities for dialogue between populations through artistic and cultural events located in different areas of the city. But it would also come represent an opportunity to move forward with projects for the recovery and requalification of significant sites in the city’s ancient centre. Continuing cooperation and partnership with the Naples Association of Building Contractors, and in particular with AFM which runs education programs, allowed us to advance - in terms of both investigative and teaching methods - the constant search for clear operativity of the project’s ideas, without,

however, weakening the cultural intensity of the work and the overall strategic vision. These premises led us to develop, in the 2010/2011 Master’s course, an integrated set of design proposals for areas gravitating around the Via Tribunali axis - the principle decumanus of the ancient city: public space, courtyards, cloisters, and churches to restore with minimal and non-invasive techniques, as well as parts of convents and monasteries to renew and reconvert according to a unitary vision aimed at further consolidating and promoting the ancient centre’s hospitality function. Subsequent events in city and regional politics later modified the attention placed on the Forum in qualitative and quantitative terms. While these notes are being prepared, it is not clear if, when and how the Forum will unfold. This is certainly not the place to comment on these circumstances. Notwithstanding this, the proposals illustrated in this volume bear testimony to collective work that has sought to advance awareness of Naples’ ancient centre and the possibilities for its regeneration through architectural design.

1 S. Chermayeff, C. Alexander, Spazio privato e spazio di relazione. Verso una nuova architettura umanistica Il Saggiatore, Milano 1968. 2 L.Savarese, Il centro antico di Napoli. Analisi delle trasformazioni urbane, Electa Napoli, 1991, p. 14. 3 A. Corboz, Il territorio come palinsesto, «Casabella», n. 516, settembre 1985, p. 23. 4 B. Secchi, Un’urbanistica di spazi aperti, «Casabella», n. 597598, gennaio-febbraio 1993, p. 6. 5 V. Gregotti, Gli spazi aperti urbani: fenomenologia di un problema progettuale, «Casabella», n. 597-598, gennaiofebbraio 1993, p. 4. 6 L.Savarese, Il centro antico di Napoli... cit., p. 14.

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storia si è poi precisata come la forma dell’integrazione fra urbs (sistema fisico) e civitas (comunità), lo spazio pubblico costituisce il luogo della collettività, distinto e complementare rispetto a quello dell’individualità, definito dalla residenza. In questo senso la città assume senso come luogo del confronto e dell’integrazione fra sfera privata (quella individuale) e sfera pubblica o comunitaria (quella collettiva). Nella seconda metà degli anni 1960 il libro di Chermayeff e Alexander dal titolo Community and Privacy tradotto in Italia per la collana diretta da Giancarlo De Carlo per Il Saggiatore (Mondadori), con il titolo Spazio privato e spazio di relazione1 – illustrava come gli spazi pubblici in una città sono quelli che appartengono al dominio collettivo, nel senso che sono spazi che in maniera egualitaria appartengono (in senso metaforico ovviamente) a tutti i cittadini; sono quindi spazi di uso pubblico. Sul piano più specifico dell’architettura e del progetto della città, e dell’organizzazione dello spazio urbano, lo spazio pubblico è, quindi, da un lato lo spazio delle relazioni fra le persone, e dall’altro è uno spazio dei relazione tra le cose, dove per ‘cose’ intendiamo gli oggetti architettonici, gli edifici, il costruito. In questa accezione lo spazio pubblico costituisce il fondamento della città. Se la città nasce come costruzione collettiva e come insediamento per consentire agli uomini di sviluppare la propria socialità e per instaurare una serie di relazioni, lo spazio pubblico, come spazio delle relazioni tra gli edifici, è il luogo privilegiato che accoglie questo sistema di relazioni sociali. Non vi è città quindi senza spazio pubblico. Ciò è particolarmente evidente nel centro antico di Napoli, dove alla «complessità fenomenica»2 del tessuto urbano corrisponde la chiarezza del tracciato stradale, che, attraverso la sua permanenza nel tempo, costituisce la testimonianza più stabile della forma urbana originaria della città. Da questo punto di vista lo spazio pubblico del centro antico di Napoli, il vuoto, o meglio il sistema dei vuoti, il sistema delle superfici delle

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strade, delle piazze, della rete dei percorsi, è un sistema di luoghi e di spazi che ha avuto e ha un ruolo fondamentale in una città che si è sviluppata nel corso del tempo secondo una stratificazione storica densa e articolata, e il suo valore è indipendente e autonomo dall’uso o dalla proprietà, tanto che la confluenza tra spazio aperto privato, semi-pubblico e pubblico è molto spesso continua, priva di confini ben definiti. e altrettanto ambigua, in molti casi, è la distinzione tra domestico e pubblico nel carattere e nel trattamento delle superfici. Spazi pubblici così definiti sono i luoghi urbani per eccellenza, dotati di un significato che è fatto soprattutto di memoria e di identità, e che si misura proprio nella capacità di questi spazi di rimanere costanti nel tempo, pur nella continua trasformazione o riscrittura. In un suo famosissimo saggio del 1985 André Corboz, introducendo il concetto di territorio come palinsesto, illustrava come «gli abitanti di un territorio, cancellano e riscrivono incessantemente – abitandolo – il vecchio incunabolo del suolo»3. Trasferendo quest’interpretazione allo spazio della città, Bernardo Secchi notava che nel processo continuo di riscrittura delle trasformazioni urbane sul suolo, qualcosa resiste al cambiamento. «Ma qualcosa rimane costante in questa continua scrittura, si modifica con lentezza, accogliendo il rapido succedersi delle riscritture, ed è forse il foglio sul quale si è scritto, il suolo, le sue trame, i suoi tracciati, il sistema degli spazi pubblici: la strada odierna ricalca quella medievale e questa, a sua volta, ricalca quella romana, ricalca il fosso che ricalca a sua volta un’antica aggregatio, un’antica divisione dei campi. La città antica mostra sovente la maggior stabilità nel tempo dello spazio aperto, il più frequente rifarsi dell’edificio»4. Questi ragionamenti, pur se sviluppati nell’ambito di un discorso sulla città in generale, appaiono particolarmente significativi in relazione alla condizione specifica del centro antico di Napoli, dove una parte rilevante del valore do-

cumentale del centro antico come monumento complessivo, come palinsesto, sta proprio nel tracciato urbano e nel sistema degli spazi aperti che lo integrano in maniera complementare. L’insieme dei progetti sviluppati nel corso di master, concepiti come un sistema di diversi interventi integrati fra loro assume come luogo-chiave la Via Tribunali tra Piazza Miraglia e Castel Capuano, un percorso rettilineo esteso lungo la direzione est-ovest per circa 900 metri e considerato come l’asse attraversamento principale del centro antico. Qui vengono individuati cinque ambiti, o sistemi di spazi pubblici, ciascuno corrispondente a una diversa vocazione funzionale coerente con il tema del Forum delle culture. Il tema di fondo – di grande complessità, ma anche di grande potenziale fecondità per l’architettura come strumento di trasformazione - è coniugare la necessità di precisione del progetto, declinato – a seconda delle specificità delle condizioni - secondo le pratiche del restauro, del recupero, della riqualificazione o della realizzazione di strutture temporanee – con l’esigenza di flessibilità posta dall’aderenza ai contenuti e alle istanze del Forum. Illuminanti sono a questo proposito le riflessioni di Vittorio Gregotti che, pur se inscritte in un ragionamento sulla città in generale restituiscono con chiarezza l’intento a cui abbiamo cercato di ispirarci col nostro lavoro: «Contrariamente a quanto generalmente si pensa, la flessibilità è nell’uso mutevole di cose e spazi precisamente disegnate ed organizzate, e non nell’imprecisione che tende ad omogeneizzare le gli spazi anziché favorirne le differenze, che non possono essere fondate che sulla concatenazione di identità diverse».5

regarding the urban planning compatibility of the projects and has, from time to time, clarified codes and regulations applicable to the project. This year, from the start, the conditions were established for sharing a course of reflection and understanding - both of method and content - regarding the ancient centre, and in particular, its system of public spaces. This opportunity was provided by the decision to hold the Universal Forum of Culture 2013 in Naples. The initiative began with the sole scope of creating opportunities for dialogue between populations through artistic and cultural events located in different areas of the city. But it would also come represent an opportunity to move forward with projects for the recovery and requalification of significant sites in the city’s ancient centre. Continuing cooperation and partnership with the Naples Association of Building Contractors, and in particular with AFM which runs education programs, allowed us to advance - in terms of both investigative and teaching methods - the constant search for clear operativity of the project’s ideas, without,

however, weakening the cultural intensity of the work and the overall strategic vision. These premises led us to develop, in the 2010/2011 Master’s course, an integrated set of design proposals for areas gravitating around the Via Tribunali axis - the principle decumanus of the ancient city: public space, courtyards, cloisters, and churches to restore with minimal and non-invasive techniques, as well as parts of convents and monasteries to renew and reconvert according to a unitary vision aimed at further consolidating and promoting the ancient centre’s hospitality function. Subsequent events in city and regional politics later modified the attention placed on the Forum in qualitative and quantitative terms. While these notes are being prepared, it is not clear if, when and how the Forum will unfold. This is certainly not the place to comment on these circumstances. Notwithstanding this, the proposals illustrated in this volume bear testimony to collective work that has sought to advance awareness of Naples’ ancient centre and the possibilities for its regeneration through architectural design.

1 S. Chermayeff, C. Alexander, Spazio privato e spazio di relazione. Verso una nuova architettura umanistica Il Saggiatore, Milano 1968. 2 L.Savarese, Il centro antico di Napoli. Analisi delle trasformazioni urbane, Electa Napoli, 1991, p. 14. 3 A. Corboz, Il territorio come palinsesto, «Casabella», n. 516, settembre 1985, p. 23. 4 B. Secchi, Un’urbanistica di spazi aperti, «Casabella», n. 597598, gennaio-febbraio 1993, p. 6. 5 V. Gregotti, Gli spazi aperti urbani: fenomenologia di un problema progettuale, «Casabella», n. 597-598, gennaiofebbraio 1993, p. 4. 6 L.Savarese, Il centro antico di Napoli... cit., p. 14.

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Temporaneità e spazio pubblico: una sfida per il centro antico di Napoli. Transitorines and public space: a challenge for the ancient center of Naples.

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a città antica di Napoli è un luogo che determina un atteggiamento laico nei confronti del mito del progresso, un atteggiamento tipico di chi vive una condizione di perenne ritardo e ha il vantaggio di poter misurare i vantaggi ma anche i guasti che il progresso ha determinato laddove ha avuto la meglio. Apparentemente la città antica di Napoli ha opposto poca resistenza alle trasformazioni che, a partire dall’inizio del Novecento, l’hanno incisa e alterata, spesso senza vederla e senza conoscerla (non solo per opera delle mani, sporche, dei costruttori senza scrupoli del film di Francesco Rosi, ma anche di quelle, tecnicamente pulite, di chi progettava e costruiva ospedali, scuole e istituti universitari). Ma a ben guardare la città antica è stata in grado di assorbire senza troppi traumi questa minuta quantità di innesti impropri nella sua straordinaria compattezza, frutto di un incessante processo di trasformazione lungo due millenni e mezzo, che ha messo in crisi tutte le forme standard di rapporto tra morfologia urbana e tipologia edilizia. L’adesione a un’idea di nuovo non come ‘trasformazione’ ma come ‘contaminazione’ è il prodotto di una diversa consapevolezza: il progetto del ‘moderno’ (inteso qui nella sua logica di antagonismo con ‘l’antico’, come progetto di ‘cambiamento’ e non solo di ‘modificazione’) deve superare tremende difficoltà nel suo impatto con l’antica città napoletana; il nuovo, per quanto in astratto ‘giusto’ e ‘progressivo’, qui non riesce a vincere la sua battaglia, non riesce a piegare la resistenza opposta dalla città esistente che ha già ‘rifiutato i piani’ e sembra ancora ostile a ogni ipotesi di modificazione stabile e consistente della sua architettura e del suo funzionamento. Accettare la necessità della contaminazione significa allora accettare una tregua: durante la quale si può provare a dimostrare che, più che il progetto moderno’, l’architettura contemporanea può aggiungere parole civili, e perfino autorevoli, alla biografia della ‘città-mondo’ di cui parlava Malaparte. Nonostante la sua resistenza alla trasformazione, la città antica - è opportuno ricordarlo - è una città in movimento. E’ ancora città di case,

di chiese, di botteghe, ma oggi è anche città universitaria, abitata da migliaia di studenti e città d’arte visitata da migliaia di turisti. La contemporaneità della città antica è fatta di piccoli, continui mutamenti degli spazi e dei loro usi. Mutamenti che raccontano di una città ancora viva, ancora abitata; e abitata in molti modi differenti e da molti tipi di abitanti. Benjamin l’aveva colto fulmineamente: la porosità di cui parla non è solo una condizione fisica ma implica una costante possibilità di cambiamento e di movimento. Come ricorda Vincenzo Ruggiero, a Napoli ogni azione privata si carica di un flusso di vita comune, diventa una vicenda collettiva. Oggi il futuro della città antica si gioca tutto sulla possibilità di conservarne la vitalità, valorizzando la sua struttura formale dall’identità bifronte: unitaria nel suo composto ed equilibrato scheletro reticolare e frammentaria nella sua complessa e mutevole struttura cellulare. Su questa città antica – ostile al cambiamento ma immersa nel movimento - sono stati chiamati a lavorare, anche quest’anno, gli studenti del Master; tutti consapevoli - loro, e i docenti che devono ‘disciplinarne’ i progetti - che questo lavoro sulla città antica rappresenta una sorta di scommessa. Una scommessa che può essere vinta, come ricorda Edgar Morin, solo rinunciando a un ‘programma’ rigido in favore di una ‘strategia’ flessibile e solo armandosi di una ‘fede incerta’, pronti ad aguzzare quell’intelligenza che i greci chiamavano métis, una combinazione di intuizione, capacità di previsione, elasticità mentale, attitudine a sapersela cavare, attenzione vigile, senso di opportunità. Nelle precedenti edizioni del Master gli studenti hanno intuito che lavorare su piccoli frammenti urbani del centro antico napoletano non significa rinunciare a una ‘strategia’ ma adottare una delle strategie che possono consentire al progetto contemporaneo di vincere la difficile scommessa che il tessuto della città antica propone a chi ne sfida la complessità. Ridare vita ad alcune cellule morte di quel tessuto può avviare un più ampio e diversificato processo di mutamento e di rigenerazione; soprattutto se

I

la dimensione minuta degli interventi si arricn previous editions of the Master’s chisce della loro moltiplicazione e della forza di programme, students understood that un’ipotesi culturale, aperta e produttiva, come giving life back to some “dead cells” in the quella della ‘cittadella universitaria’, messa a city’s historic tissue could trigger a process of fondamento del lavoro del Master come uno change and regeneration in which the minute dei possibili ritratti contemporanei della città dimension of the project would be reinforced antica. by the strength of cultural uses such as the Quest’anno, immaginando di attrezzare la città “university citadel”, which was seen as one antica per un ‘evento’, gli studenti si sono misu- possible way of portraying the ancient city rati anche con una ulteriore articolazione della today. ‘tregua’ che la città millenaria può concedere al This year, when imagining the Greek/Roman progetto architettonico contemporaneo: quella centre as the site for an event, students faced legata al tema della ‘temporaneità’; assai ferti- the theme of temporary use - a highly fertile le, soprattutto se coniugato con i tempi e con topic, especially when coupled with the i modi dell’uso e della fruizione dello spazio pubblico. Uno spazio che solo a uno sguardo superficiale, nella città antica napoletana, coincide con quello pseudo-lineare dei decumani e dei cardini. Il temporaneo è uno stratagemma per fare spazio al ‘cambiamento’ della città antica (degli slarghi, dei sagrati, dei grandi cortili, dei piccoli vuoti, degli spazi ‘auratici’ o di servizio che i tanti monumenti si ritrovano intorno): può forzarne la resistenza e produrne la trasformazione. Ha il valore di un test: consente di verificare, in concreto, il funzionamento dell’architettura e la sua legittimazione sociale. E rappresenta quasi sempre una soluzione relativamente ‘semplice’ a un problema complesso che è stato necessario, e possibile, semplificare proprio perché la sua soluzione non pretende di essere unica e definitiva. E, visto che abbiamo parlato di ritratti contemporanei della città antica: perché escludere che uno di quelli fatti con una macchina fotografica ‘usa e getta’ possa vincere il Pulitzer?

temporal and functional aspects of the use of public space. Temporary use is a strategy that can make way for change in the ancient centre. It can break down resistance and produce transformation to allow innovative uses. Temporary use is a test that can concretely verify the functioning of architecture and its social legitimacy. And it almost always represents a relatively simple solution to a complex problem that was necessary, and possible, to simplify because temporary solutions do not have the pretence of being unique and definitive.

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Temporaneità e spazio pubblico: una sfida per il centro antico di Napoli. Transitorines and public space: a challenge for the ancient center of Naples.

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a città antica di Napoli è un luogo che determina un atteggiamento laico nei confronti del mito del progresso, un atteggiamento tipico di chi vive una condizione di perenne ritardo e ha il vantaggio di poter misurare i vantaggi ma anche i guasti che il progresso ha determinato laddove ha avuto la meglio. Apparentemente la città antica di Napoli ha opposto poca resistenza alle trasformazioni che, a partire dall’inizio del Novecento, l’hanno incisa e alterata, spesso senza vederla e senza conoscerla (non solo per opera delle mani, sporche, dei costruttori senza scrupoli del film di Francesco Rosi, ma anche di quelle, tecnicamente pulite, di chi progettava e costruiva ospedali, scuole e istituti universitari). Ma a ben guardare la città antica è stata in grado di assorbire senza troppi traumi questa minuta quantità di innesti impropri nella sua straordinaria compattezza, frutto di un incessante processo di trasformazione lungo due millenni e mezzo, che ha messo in crisi tutte le forme standard di rapporto tra morfologia urbana e tipologia edilizia. L’adesione a un’idea di nuovo non come ‘trasformazione’ ma come ‘contaminazione’ è il prodotto di una diversa consapevolezza: il progetto del ‘moderno’ (inteso qui nella sua logica di antagonismo con ‘l’antico’, come progetto di ‘cambiamento’ e non solo di ‘modificazione’) deve superare tremende difficoltà nel suo impatto con l’antica città napoletana; il nuovo, per quanto in astratto ‘giusto’ e ‘progressivo’, qui non riesce a vincere la sua battaglia, non riesce a piegare la resistenza opposta dalla città esistente che ha già ‘rifiutato i piani’ e sembra ancora ostile a ogni ipotesi di modificazione stabile e consistente della sua architettura e del suo funzionamento. Accettare la necessità della contaminazione significa allora accettare una tregua: durante la quale si può provare a dimostrare che, più che il progetto moderno’, l’architettura contemporanea può aggiungere parole civili, e perfino autorevoli, alla biografia della ‘città-mondo’ di cui parlava Malaparte. Nonostante la sua resistenza alla trasformazione, la città antica - è opportuno ricordarlo - è una città in movimento. E’ ancora città di case,

di chiese, di botteghe, ma oggi è anche città universitaria, abitata da migliaia di studenti e città d’arte visitata da migliaia di turisti. La contemporaneità della città antica è fatta di piccoli, continui mutamenti degli spazi e dei loro usi. Mutamenti che raccontano di una città ancora viva, ancora abitata; e abitata in molti modi differenti e da molti tipi di abitanti. Benjamin l’aveva colto fulmineamente: la porosità di cui parla non è solo una condizione fisica ma implica una costante possibilità di cambiamento e di movimento. Come ricorda Vincenzo Ruggiero, a Napoli ogni azione privata si carica di un flusso di vita comune, diventa una vicenda collettiva. Oggi il futuro della città antica si gioca tutto sulla possibilità di conservarne la vitalità, valorizzando la sua struttura formale dall’identità bifronte: unitaria nel suo composto ed equilibrato scheletro reticolare e frammentaria nella sua complessa e mutevole struttura cellulare. Su questa città antica – ostile al cambiamento ma immersa nel movimento - sono stati chiamati a lavorare, anche quest’anno, gli studenti del Master; tutti consapevoli - loro, e i docenti che devono ‘disciplinarne’ i progetti - che questo lavoro sulla città antica rappresenta una sorta di scommessa. Una scommessa che può essere vinta, come ricorda Edgar Morin, solo rinunciando a un ‘programma’ rigido in favore di una ‘strategia’ flessibile e solo armandosi di una ‘fede incerta’, pronti ad aguzzare quell’intelligenza che i greci chiamavano métis, una combinazione di intuizione, capacità di previsione, elasticità mentale, attitudine a sapersela cavare, attenzione vigile, senso di opportunità. Nelle precedenti edizioni del Master gli studenti hanno intuito che lavorare su piccoli frammenti urbani del centro antico napoletano non significa rinunciare a una ‘strategia’ ma adottare una delle strategie che possono consentire al progetto contemporaneo di vincere la difficile scommessa che il tessuto della città antica propone a chi ne sfida la complessità. Ridare vita ad alcune cellule morte di quel tessuto può avviare un più ampio e diversificato processo di mutamento e di rigenerazione; soprattutto se

I

la dimensione minuta degli interventi si arricn previous editions of the Master’s chisce della loro moltiplicazione e della forza di programme, students understood that un’ipotesi culturale, aperta e produttiva, come giving life back to some “dead cells” in the quella della ‘cittadella universitaria’, messa a city’s historic tissue could trigger a process of fondamento del lavoro del Master come uno change and regeneration in which the minute dei possibili ritratti contemporanei della città dimension of the project would be reinforced antica. by the strength of cultural uses such as the Quest’anno, immaginando di attrezzare la città “university citadel”, which was seen as one antica per un ‘evento’, gli studenti si sono misu- possible way of portraying the ancient city rati anche con una ulteriore articolazione della today. ‘tregua’ che la città millenaria può concedere al This year, when imagining the Greek/Roman progetto architettonico contemporaneo: quella centre as the site for an event, students faced legata al tema della ‘temporaneità’; assai ferti- the theme of temporary use - a highly fertile le, soprattutto se coniugato con i tempi e con topic, especially when coupled with the i modi dell’uso e della fruizione dello spazio pubblico. Uno spazio che solo a uno sguardo superficiale, nella città antica napoletana, coincide con quello pseudo-lineare dei decumani e dei cardini. Il temporaneo è uno stratagemma per fare spazio al ‘cambiamento’ della città antica (degli slarghi, dei sagrati, dei grandi cortili, dei piccoli vuoti, degli spazi ‘auratici’ o di servizio che i tanti monumenti si ritrovano intorno): può forzarne la resistenza e produrne la trasformazione. Ha il valore di un test: consente di verificare, in concreto, il funzionamento dell’architettura e la sua legittimazione sociale. E rappresenta quasi sempre una soluzione relativamente ‘semplice’ a un problema complesso che è stato necessario, e possibile, semplificare proprio perché la sua soluzione non pretende di essere unica e definitiva. E, visto che abbiamo parlato di ritratti contemporanei della città antica: perché escludere che uno di quelli fatti con una macchina fotografica ‘usa e getta’ possa vincere il Pulitzer?

temporal and functional aspects of the use of public space. Temporary use is a strategy that can make way for change in the ancient centre. It can break down resistance and produce transformation to allow innovative uses. Temporary use is a test that can concretely verify the functioning of architecture and its social legitimacy. And it almost always represents a relatively simple solution to a complex problem that was necessary, and possible, to simplify because temporary solutions do not have the pretence of being unique and definitive.

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La stratificazione provocata. Planned stratification.

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no dei principali valori espressi dai centri storici italiani è nella stratificazione storica sedimentatasi sin dalle origini, caratterizzata da preesistenze antiche, moderne e contemporanee. Tali stratificazioni vanno individuate e lette oltre che nelle opere emergenti anche in quelle minori, espressione di un’architettura cosiddetta ‘media’ ma di grande valore corale. Non vi è alcun dubbio che a Napoli il luogo di massima concentrazione di preesistenze sia proprio la parte più antica del vasto centro storico, quella definita ‘centro antico’, nonostante tale denominazione sia stata per lunghi anni bandita per motivi ideologici da una discreta parte dell’intellighenzia. Al contrario noi crediamo che questa sia opportuna e legata al valore della storia così come sosteneva Roberto Pane nei suoi studi1. Questi, infatti, con estrema chiarezza si sofferma sulla distinzione delle definizioni ‘centro antico’ e ‘centro storico’ individuandone la natura sostanziale, più che formale, legata alla storia e alla stratificazione. Considerazioni, queste, che possono costituire il fulcro attorno a cui fare ruotare il sostegno teorico e la progettazione nell’ambito del Master di Eccellenza per la Città Storica che non solo opera a Napoli ma lo fa, in particolare, con proposte progettuali contemporanee nell’area dell’ antica Neapolis quindi proprio nel centro antico dove, nonostante le condizioni di diffuso degrado e abbandono, l’impianto originario è sostanzialmente inalterato e conserva gran parte della stratificazione accumulatasi nel corso di oltre 23 secoli di storia. Qui il centro antico, riprendendo le diciture crociane, non risulta caratterizzato esclusivamente dalla “poesia architettonica” ma da una “prosa” significativa che ha rappresentato il livello medio della produzione architettonica nelle diverse epoche. Una prosa che subisce una brusca interruzione a partire dal XIX secolo, in quanto gli interventi novecenteschi o sono inesistenti o di pessima qualità edilizia.2 È il caso di tutta quella edilizia di sostituzione realizzata dopo la seconda guerra mondiale, spesso all’interno di aree di risulta o in luogo di edifici bombardati o di demolizio-

ni forzate, che talvolta si è addirittura espressa con drammatiche sopraelevazioni su palazzi storici o nelle loro corti interne. Uno dei casi emblematici è quello del palazzo De Scorciatis nell’insula di S.Paolo a vico Cinquesanti3 dove da un portale quattrocentesco si accede a un cortile delimitato per tre lati da un palazzo su arcate che, danneggiato dalla guerra, fu abbattuto e sostituito da altro in cemento armato di ben otto piani, due dei quali costruiti all’interno delle arcate rinascimentali preesistenti; o di altra edilizia nei pressi di via dell’Anticaglia dalla pianta contenuta e circoscritta ma sviluppatasi in altezza tanto da emergere rispetto a tutto il patrimonio esistente. Altri sono i casi di edifici che pur mantenendo un livello qualitativo medio dal punto di vista architettonico, si impongono con impianti che alterano il preesistente tessuto urbano, non rispettando allineamenti stradali né giaciture come nel caso dell’Istituto di Anatomia e Istologia agli Incurabili. 4 Dagli anni ’80 del secolo scorso in Italia dopo l’intenso dibattito dell’architettura moderna nei centri storici, che vide Pane tra i caposcuola – anche se non vanno trascurati significativi contributi di E.N. Rogers e di molti altri storici e teorici5 – venivano individuati due indirizzi prevalenti del ‘nuovo’ negli interventi: da un lato quello che privilegiava un’immediata leggibilità ed identificazione dell’intervento contemporaneo; l’altro invece, caratterizzato prevalentemente per l’adesione alla nota tendenza del ‘dov’era e come era’, ovvero da un acritico rifacimento del manufatto da sostituire.6 Napoli, con le normative urbanistiche vigenti già dagli anni ’90, ha scelto di attenersi alla seconda linea culturale ignorando gli spunti offerti dalla scuola di pensiero accademica propugnata dagli allievi di Pane – fra cui ritroviamo nell’ambito storico Renato De Fusco, Gaetana Cantone, Cesare de Seta, Benedetto Gravagnuolo per citarne solo alcuni, e nell’ambito del restauro Roberto Di Stefano, Stella Casiello, Aldo Aveta ed altri – che hanno sempre optato irrevocabilmente per la identificazione e distinguibilità degli interventi. Le due ‘scuole’ insieme, su tale specifica tematica, hanno for-

nito notevoli contributi teorici e critici che sono stati quasi sempre trascurati dalle amministrazioni comunali che si sono succedute, quando non addirittura osteggiati da funzionari, delle stesse amministrazioni, dalle miopi vedute. Tale questione, come osserva Amedeo Bellini è «come nel caso della querelle des ancientes e des modernes che investì soprattutto il dibattito sull’arte ma assunse poi un ben più ampio significato. Una contrapposizione che sottintende da un lato una concezione del reale che non muta, dotato di intrinseche leggi costruttive, e dall’altro una realtà che si forma in un processo temporale, attraverso una lenta sedimentazione di segni».7 Per concludere, se per il centro antico di Napoli il Novecento si chiude con una ‘assenza forzata di sedimentazione’ generata o da pessima edilizia di speculazione o da cattivi esempi di ‘dov’era e come era’ oggi, nonostante parte di queste normative non siano state ancora riviste e corrette, un Master di Progettazione di secondo livello per la Città Storica può e deve fornire un contributo propositivo e fattivo e deve operare tenendo conto non solo delle preesistenze comunemente definite ‘storiche’ ma anche di interventi a tutti gli effetti contemporanei. Un progetto contemporaneo in un centro antico, così pieno di stratificazioni ma fortemente alterato e degradato, deve mirare anche e soprattutto a riqualificarlo e rifunzionalizzarlo partendo dagli spazi pubblici, dalle piazze, dalle corti, da quegli ambiti di risulta che possono rappresentare i luoghi per la socialità e un volano per gli interventi privati. Se in passato le grandi esposizioni universali hanno segnato con le loro opere le capitali europee – il Crystal Palace di Paxton a Londra, la Torre Eiffel di August Eiffel a Parigi e l’elenco potrebbe continuare a lungo – oggi i grandi eventi che hanno luogo a Napoli, come quello del Forum delle Culture che in parte si dovrà svolgere nel centro antico, devono lasciare un segno nella città non necessariamente con opere emergenti ma con progetti certamente di qualità. Questo in virtù non solo dei vincoli oggettivi

di un tessuto dalle molteplici complessità, ma anche del momento di profonda crisi economica mondiale, che si amplifica in Italia e a Napoli in particolar modo e non consente più investimenti di ingenti capitali rendendo, pertanto sempre più remota la possibilità di ottenere dall’evento grandi opere. Eppure tale aspetto può assumere una connotazione positiva nella sua caratteristica di intervento minuto di ricucitura e riqualificazione urbana di un tessuto estremamente ricco ma spesso smagliato e degradato. Operare in tal senso significa progettare interventi che siano la piena espressione del tempo attuale affinché quella stratificazione interrotta possa essere ripresa con segnali di una inequivocabile datazione. Progetti contemporanei ma, al tempo stesso, rispettosi della storia, del tessuto urbano, delle preesistenze e di tutti quei caratteri che sono stati alla base di gran parte degli interventi teorici di analisi storica, di impostazione metodologica e di modelli realizzati che hanno rappresentato il corpus degli interventi teorico – critici alla base della progettazione del Master.

T

he dichotomy between Old and New in Italian historic centres can perhaps be recomposed in the work carried out by the Master in Design for the Historic City, a program that advances design proposals that respect the ancient Neapolis as well as the rare examples of contemporary culture and the cultural debate, conferring a significant role not only upon important architecture but also upon all the minor buildings that create the warp and weft of the city’s history. The distinctions between ancient remains and historic centre are evidenced in such action not as preconceived ideological positions but as cultural and historical values. Stratification, an essence of the city between

1 R. Pane, Il centro antico di Napoli Napoli, ESI, 1971 (in collaborazione con L. Cinalli, G. D’Angelo, R. Di Stefano, C. Forte, S. Casiello, G. Fiengo, L. Santoro). 2 cfr. A. Castagnaro, Il ruolo della storia, in Yarbook 2008, Paparo Edizioni, Napoli 2008; P. Belfiore, Nuove integrazioni per un’antica dicotomia in A. Aveta e B. G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012, pg. 328. 3 I. Ferraro, Atlante della città storica. Quartieri Bassi e Risanamento, CLEAN , Napoli, 203, pg 232. 4 Edificio realizzato su progetto di Ugo Mannajuolo nel 1949. 5 Cfr. A. Castagnaro, op. cit.; A.Castagnaro, Antico e Nuovo nei centri storici italiani, in A.Aveta e B.G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012. 6 R. De Fusco, Dov’era ma non com’era. Il patrimonio architettonico e l’occupazione, Firenze, Alinea 1999; cfr. P. Belfiore, Nuove integrazioni per un’antica dicotomia in A.Aveta e B.G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012. 7 A. Bellini, Antico-Nuovo: uno sguardo al futuro, in A.Ferlenga, E. Vassallo, F. Schellino (a cura di) Antico e Nuovo. Architettura e architetture, Il Poligrafo, Venezia 2007.

the past and the coming future, was completely interrupted during the 19th century by lack of legislative foresight and building speculation of modest quality - rather than architectural dignity. In the Master’s program, new design rules and possibilities tend towards excellence, even if reduced in dimension and investment value, showing how alleys and negative elements can be transformed into added value. The contemporary project, for a highly stratified - but deeply altered and decayed ancient centre, considers regeneration and reuse to be its fundamental parameters, starting with public space, piazzas, courtyards and unused areas that can become places for social life and catalysts for private investment.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

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Napoli Forum delle Culture: formazione e progetto

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La stratificazione provocata. Planned stratification.

U

no dei principali valori espressi dai centri storici italiani è nella stratificazione storica sedimentatasi sin dalle origini, caratterizzata da preesistenze antiche, moderne e contemporanee. Tali stratificazioni vanno individuate e lette oltre che nelle opere emergenti anche in quelle minori, espressione di un’architettura cosiddetta ‘media’ ma di grande valore corale. Non vi è alcun dubbio che a Napoli il luogo di massima concentrazione di preesistenze sia proprio la parte più antica del vasto centro storico, quella definita ‘centro antico’, nonostante tale denominazione sia stata per lunghi anni bandita per motivi ideologici da una discreta parte dell’intellighenzia. Al contrario noi crediamo che questa sia opportuna e legata al valore della storia così come sosteneva Roberto Pane nei suoi studi1. Questi, infatti, con estrema chiarezza si sofferma sulla distinzione delle definizioni ‘centro antico’ e ‘centro storico’ individuandone la natura sostanziale, più che formale, legata alla storia e alla stratificazione. Considerazioni, queste, che possono costituire il fulcro attorno a cui fare ruotare il sostegno teorico e la progettazione nell’ambito del Master di Eccellenza per la Città Storica che non solo opera a Napoli ma lo fa, in particolare, con proposte progettuali contemporanee nell’area dell’ antica Neapolis quindi proprio nel centro antico dove, nonostante le condizioni di diffuso degrado e abbandono, l’impianto originario è sostanzialmente inalterato e conserva gran parte della stratificazione accumulatasi nel corso di oltre 23 secoli di storia. Qui il centro antico, riprendendo le diciture crociane, non risulta caratterizzato esclusivamente dalla “poesia architettonica” ma da una “prosa” significativa che ha rappresentato il livello medio della produzione architettonica nelle diverse epoche. Una prosa che subisce una brusca interruzione a partire dal XIX secolo, in quanto gli interventi novecenteschi o sono inesistenti o di pessima qualità edilizia.2 È il caso di tutta quella edilizia di sostituzione realizzata dopo la seconda guerra mondiale, spesso all’interno di aree di risulta o in luogo di edifici bombardati o di demolizio-

ni forzate, che talvolta si è addirittura espressa con drammatiche sopraelevazioni su palazzi storici o nelle loro corti interne. Uno dei casi emblematici è quello del palazzo De Scorciatis nell’insula di S.Paolo a vico Cinquesanti3 dove da un portale quattrocentesco si accede a un cortile delimitato per tre lati da un palazzo su arcate che, danneggiato dalla guerra, fu abbattuto e sostituito da altro in cemento armato di ben otto piani, due dei quali costruiti all’interno delle arcate rinascimentali preesistenti; o di altra edilizia nei pressi di via dell’Anticaglia dalla pianta contenuta e circoscritta ma sviluppatasi in altezza tanto da emergere rispetto a tutto il patrimonio esistente. Altri sono i casi di edifici che pur mantenendo un livello qualitativo medio dal punto di vista architettonico, si impongono con impianti che alterano il preesistente tessuto urbano, non rispettando allineamenti stradali né giaciture come nel caso dell’Istituto di Anatomia e Istologia agli Incurabili. 4 Dagli anni ’80 del secolo scorso in Italia dopo l’intenso dibattito dell’architettura moderna nei centri storici, che vide Pane tra i caposcuola – anche se non vanno trascurati significativi contributi di E.N. Rogers e di molti altri storici e teorici5 – venivano individuati due indirizzi prevalenti del ‘nuovo’ negli interventi: da un lato quello che privilegiava un’immediata leggibilità ed identificazione dell’intervento contemporaneo; l’altro invece, caratterizzato prevalentemente per l’adesione alla nota tendenza del ‘dov’era e come era’, ovvero da un acritico rifacimento del manufatto da sostituire.6 Napoli, con le normative urbanistiche vigenti già dagli anni ’90, ha scelto di attenersi alla seconda linea culturale ignorando gli spunti offerti dalla scuola di pensiero accademica propugnata dagli allievi di Pane – fra cui ritroviamo nell’ambito storico Renato De Fusco, Gaetana Cantone, Cesare de Seta, Benedetto Gravagnuolo per citarne solo alcuni, e nell’ambito del restauro Roberto Di Stefano, Stella Casiello, Aldo Aveta ed altri – che hanno sempre optato irrevocabilmente per la identificazione e distinguibilità degli interventi. Le due ‘scuole’ insieme, su tale specifica tematica, hanno for-

nito notevoli contributi teorici e critici che sono stati quasi sempre trascurati dalle amministrazioni comunali che si sono succedute, quando non addirittura osteggiati da funzionari, delle stesse amministrazioni, dalle miopi vedute. Tale questione, come osserva Amedeo Bellini è «come nel caso della querelle des ancientes e des modernes che investì soprattutto il dibattito sull’arte ma assunse poi un ben più ampio significato. Una contrapposizione che sottintende da un lato una concezione del reale che non muta, dotato di intrinseche leggi costruttive, e dall’altro una realtà che si forma in un processo temporale, attraverso una lenta sedimentazione di segni».7 Per concludere, se per il centro antico di Napoli il Novecento si chiude con una ‘assenza forzata di sedimentazione’ generata o da pessima edilizia di speculazione o da cattivi esempi di ‘dov’era e come era’ oggi, nonostante parte di queste normative non siano state ancora riviste e corrette, un Master di Progettazione di secondo livello per la Città Storica può e deve fornire un contributo propositivo e fattivo e deve operare tenendo conto non solo delle preesistenze comunemente definite ‘storiche’ ma anche di interventi a tutti gli effetti contemporanei. Un progetto contemporaneo in un centro antico, così pieno di stratificazioni ma fortemente alterato e degradato, deve mirare anche e soprattutto a riqualificarlo e rifunzionalizzarlo partendo dagli spazi pubblici, dalle piazze, dalle corti, da quegli ambiti di risulta che possono rappresentare i luoghi per la socialità e un volano per gli interventi privati. Se in passato le grandi esposizioni universali hanno segnato con le loro opere le capitali europee – il Crystal Palace di Paxton a Londra, la Torre Eiffel di August Eiffel a Parigi e l’elenco potrebbe continuare a lungo – oggi i grandi eventi che hanno luogo a Napoli, come quello del Forum delle Culture che in parte si dovrà svolgere nel centro antico, devono lasciare un segno nella città non necessariamente con opere emergenti ma con progetti certamente di qualità. Questo in virtù non solo dei vincoli oggettivi

di un tessuto dalle molteplici complessità, ma anche del momento di profonda crisi economica mondiale, che si amplifica in Italia e a Napoli in particolar modo e non consente più investimenti di ingenti capitali rendendo, pertanto sempre più remota la possibilità di ottenere dall’evento grandi opere. Eppure tale aspetto può assumere una connotazione positiva nella sua caratteristica di intervento minuto di ricucitura e riqualificazione urbana di un tessuto estremamente ricco ma spesso smagliato e degradato. Operare in tal senso significa progettare interventi che siano la piena espressione del tempo attuale affinché quella stratificazione interrotta possa essere ripresa con segnali di una inequivocabile datazione. Progetti contemporanei ma, al tempo stesso, rispettosi della storia, del tessuto urbano, delle preesistenze e di tutti quei caratteri che sono stati alla base di gran parte degli interventi teorici di analisi storica, di impostazione metodologica e di modelli realizzati che hanno rappresentato il corpus degli interventi teorico – critici alla base della progettazione del Master.

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he dichotomy between Old and New in Italian historic centres can perhaps be recomposed in the work carried out by the Master in Design for the Historic City, a program that advances design proposals that respect the ancient Neapolis as well as the rare examples of contemporary culture and the cultural debate, conferring a significant role not only upon important architecture but also upon all the minor buildings that create the warp and weft of the city’s history. The distinctions between ancient remains and historic centre are evidenced in such action not as preconceived ideological positions but as cultural and historical values. Stratification, an essence of the city between

1 R. Pane, Il centro antico di Napoli Napoli, ESI, 1971 (in collaborazione con L. Cinalli, G. D’Angelo, R. Di Stefano, C. Forte, S. Casiello, G. Fiengo, L. Santoro). 2 cfr. A. Castagnaro, Il ruolo della storia, in Yarbook 2008, Paparo Edizioni, Napoli 2008; P. Belfiore, Nuove integrazioni per un’antica dicotomia in A. Aveta e B. G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012, pg. 328. 3 I. Ferraro, Atlante della città storica. Quartieri Bassi e Risanamento, CLEAN , Napoli, 203, pg 232. 4 Edificio realizzato su progetto di Ugo Mannajuolo nel 1949. 5 Cfr. A. Castagnaro, op. cit.; A.Castagnaro, Antico e Nuovo nei centri storici italiani, in A.Aveta e B.G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012. 6 R. De Fusco, Dov’era ma non com’era. Il patrimonio architettonico e l’occupazione, Firenze, Alinea 1999; cfr. P. Belfiore, Nuove integrazioni per un’antica dicotomia in A.Aveta e B.G. Marino (a cura di), Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli e patrimonio dell’UNESCO tra conservazione e progetto, ESI, Napoli, 2012. 7 A. Bellini, Antico-Nuovo: uno sguardo al futuro, in A.Ferlenga, E. Vassallo, F. Schellino (a cura di) Antico e Nuovo. Architettura e architetture, Il Poligrafo, Venezia 2007.

the past and the coming future, was completely interrupted during the 19th century by lack of legislative foresight and building speculation of modest quality - rather than architectural dignity. In the Master’s program, new design rules and possibilities tend towards excellence, even if reduced in dimension and investment value, showing how alleys and negative elements can be transformed into added value. The contemporary project, for a highly stratified - but deeply altered and decayed ancient centre, considers regeneration and reuse to be its fundamental parameters, starting with public space, piazzas, courtyards and unused areas that can become places for social life and catalysts for private investment.

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Centri storici del futuro: un ossimoro possibile. Historic centres of the future: a possible oxymoron.

I

processi demografici cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, vedono la popolazione migrare inesorabilmente verso grandi città al punto che, a partire dal 2007, la popolazione urbana mondiale ha superato definitivamente quella rurale. Si tratta di un processo inarrestabile che sta conducendo alla creazione di città sempre più grandi, complesse, eterogenee, vulnerabili e affamate di energia e tecnologia. Secondo Goeffrey West, teorico di dinamiche sociali del Santa Fe Institute, ciò è conseguenza della «saggezza della folla». Accade, infatti, che gli abitanti di grandi centri urbani abbiano in media servizi più avanzati e redditi più elevati di coloro che vivono in centri più piccoli. E questi vantaggi seguono addirittura una legge statistica abbastanza robusta, che vede i redditi e i servizi dipendere dal numero di abitanti delle città. Questa evidenza statistica non è però nota ai singoli cittadini che decidono di trasferirsi in città più grandi, ma è nota alla folla, ovvero alla moltitudine di persone che sta inesorabilmente migrando verso centri più grandi per godere di maggiori servizi ed opportunità. E la «saggezza della folla» è il vero motore di questa migrazione. Questo processo è poi tanto più delicato quanto più antiche e ricche di storia e cultura sono le città verso cui i fenomeni di migrazione hanno luogo. Per le grandi città italiane ed europee, in realtà, questo processo è reso più complesso da due particolarità: la mancanza di spazi all’esterno, verso cui allargarsi e dove riallocare le nuove attività e funzionalità che la crescente popolazione richiede, e la presenza di centri storici ricchi di ‘vincoli’ strutturali, funzionali e di carattere sociale, che ostacolano l’installazione e la localizzazione di nuove strutture e infrastrutture. Tali criticità rendono i centri storici degli ambiti urbani di particolare complessità, che necessitano di attenzioni e di azioni a essi dedicati. Le città del futuro, infatti, saranno sempre più basate su sistemi di reti fisiche, capaci di erogare servizi, energia e dati, interconnesse con reti sociali, costituite dai cittadini e dalle loro relazioni. Gli strumenti ICT oggi a disposizione dei cit-

tadini li rendono non solo semplici fruitori dei servizi offerti dalle infrastrutture urbane: oggi rapidamente i cittadini stanno diventando nodi essenziali delle reti urbane, dai quali le reti fisiche ricevono feed-back sulla qualità del servizio erogato, consentendo ai sistemi di adattarsi e di rispondere rapidamente a esigenze diverse. Le città del futuro si reggeranno su sistemi di reti ibride, fisiche e sociali. Quest’approccio, calato sulla realtà dei centri storici, rende le trasformazioni urbane ancor più complesse, ma al contempo rappresenta un’opportunità per ridare qualità ai centri storici stessi. I centri storici, luoghi complessi, groviglio di vincoli strutturali e funzionali, incapaci apparentemente di trasformarsi e adattarsi alle nuove esigenze della società, grazie all’interconnessione con le reti sociali, possono tornare vitali e funzionali al metabolismo delle città del futuro. La tecnologia più avanzata e le reti urbane ibride possono rappresentare la chiave di volta dei centri storici, fornendo nuove opportunità per superare i vincoli e le criticità peculiari del costruito urbano storico. Le nuove tecnologie e le nuove reti ibride possono offrire nuove opportunità e nuovi modi di fruire del patrimonio culturale dei centri storici, con nuove soluzioni e nuovi percorsi d’informazione e conoscenza. Ancora, le nuove tecnologie possono offrire un modo nuovo di gestire il monitoraggio e la manutenzione dei manufatti storici, migliorando e ottimizzando gli interventi manutentivi. Inoltre, grazie a innovative soluzioni tecnologiche, i centri storici possono essere il fulcro di città sicure e resilienti nei confronti di eventi avversi inattesi, siano essi di origine naturale o antropica. Infine il comfort e la qualità della vita nei centri storici, per i residenti e per i lavoratori, possono essere migliorati proprio grazie alle nuove soluzioni tecnologiche. Manutenzione, fruizione, monitoraggio, resilienza e sicurezza devono quindi diventare obiettivi di lungo termine per i centri storici, da raggiungere grazie alla ricerca e alle nuovissime tecnologie. Infatti, oltre alle smart cities, un obiettivo ancora più urgente per le città italiane

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ed europee deve essere rappresentato dai centri storici smart. In altre parole, il concetto di città del futuro, con le sue tecnologie e opportunità, va in particolare pensato per i centri storici e in essi attuato. Se da un lato le trasformazioni della società contemporanea sembra che taglino i centri storici fuori dalle città del futuro, dall’altro lato l’esplosione di tecnologie e nuove soluzioni può rimettere in corsa i centri storici, fornendo nuove funzionalità e nuova vitalità. La vera sfida per noi è quindi creare le città del futuro nei centri storici, dando senso ai «centri storici del futuro», apparentemente un ossimoro, ma in realtà un concetto possibile, che può diventare il cuore ed il motore delle nostre città.

C

ontemporary demographics show that the world’s population is moving inexorably towards cities. This phenomenon, especially in Italian and European cities, which are often without space for growth, is accentuating the crucial role of historic centres. In fact, the new needs of the growing urban population are often incompatible with the structural, functional and social limitations of historic centres. Nonetheless, if, on the one hand, the transformations of the cities of the future are creating a crisis for historic centres, on the other, the explosion of technologies and hybrid urban networks (both physical networks and social relationships) can offer

new opportunities and new functions for those parts of the city. The real challenge for our cities will be to establish and integrate concepts of smart cities and cities of the future with historic centres, obtaining thanks to new technologies - new ways of using, maintaining, monitoring and living in the historic centres of the future, which is, perhaps, an oxymoron but a concept that could become the heart and motor of our cities.


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Centri storici del futuro: un ossimoro possibile. Historic centres of the future: a possible oxymoron.

I

processi demografici cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, vedono la popolazione migrare inesorabilmente verso grandi città al punto che, a partire dal 2007, la popolazione urbana mondiale ha superato definitivamente quella rurale. Si tratta di un processo inarrestabile che sta conducendo alla creazione di città sempre più grandi, complesse, eterogenee, vulnerabili e affamate di energia e tecnologia. Secondo Goeffrey West, teorico di dinamiche sociali del Santa Fe Institute, ciò è conseguenza della «saggezza della folla». Accade, infatti, che gli abitanti di grandi centri urbani abbiano in media servizi più avanzati e redditi più elevati di coloro che vivono in centri più piccoli. E questi vantaggi seguono addirittura una legge statistica abbastanza robusta, che vede i redditi e i servizi dipendere dal numero di abitanti delle città. Questa evidenza statistica non è però nota ai singoli cittadini che decidono di trasferirsi in città più grandi, ma è nota alla folla, ovvero alla moltitudine di persone che sta inesorabilmente migrando verso centri più grandi per godere di maggiori servizi ed opportunità. E la «saggezza della folla» è il vero motore di questa migrazione. Questo processo è poi tanto più delicato quanto più antiche e ricche di storia e cultura sono le città verso cui i fenomeni di migrazione hanno luogo. Per le grandi città italiane ed europee, in realtà, questo processo è reso più complesso da due particolarità: la mancanza di spazi all’esterno, verso cui allargarsi e dove riallocare le nuove attività e funzionalità che la crescente popolazione richiede, e la presenza di centri storici ricchi di ‘vincoli’ strutturali, funzionali e di carattere sociale, che ostacolano l’installazione e la localizzazione di nuove strutture e infrastrutture. Tali criticità rendono i centri storici degli ambiti urbani di particolare complessità, che necessitano di attenzioni e di azioni a essi dedicati. Le città del futuro, infatti, saranno sempre più basate su sistemi di reti fisiche, capaci di erogare servizi, energia e dati, interconnesse con reti sociali, costituite dai cittadini e dalle loro relazioni. Gli strumenti ICT oggi a disposizione dei cit-

tadini li rendono non solo semplici fruitori dei servizi offerti dalle infrastrutture urbane: oggi rapidamente i cittadini stanno diventando nodi essenziali delle reti urbane, dai quali le reti fisiche ricevono feed-back sulla qualità del servizio erogato, consentendo ai sistemi di adattarsi e di rispondere rapidamente a esigenze diverse. Le città del futuro si reggeranno su sistemi di reti ibride, fisiche e sociali. Quest’approccio, calato sulla realtà dei centri storici, rende le trasformazioni urbane ancor più complesse, ma al contempo rappresenta un’opportunità per ridare qualità ai centri storici stessi. I centri storici, luoghi complessi, groviglio di vincoli strutturali e funzionali, incapaci apparentemente di trasformarsi e adattarsi alle nuove esigenze della società, grazie all’interconnessione con le reti sociali, possono tornare vitali e funzionali al metabolismo delle città del futuro. La tecnologia più avanzata e le reti urbane ibride possono rappresentare la chiave di volta dei centri storici, fornendo nuove opportunità per superare i vincoli e le criticità peculiari del costruito urbano storico. Le nuove tecnologie e le nuove reti ibride possono offrire nuove opportunità e nuovi modi di fruire del patrimonio culturale dei centri storici, con nuove soluzioni e nuovi percorsi d’informazione e conoscenza. Ancora, le nuove tecnologie possono offrire un modo nuovo di gestire il monitoraggio e la manutenzione dei manufatti storici, migliorando e ottimizzando gli interventi manutentivi. Inoltre, grazie a innovative soluzioni tecnologiche, i centri storici possono essere il fulcro di città sicure e resilienti nei confronti di eventi avversi inattesi, siano essi di origine naturale o antropica. Infine il comfort e la qualità della vita nei centri storici, per i residenti e per i lavoratori, possono essere migliorati proprio grazie alle nuove soluzioni tecnologiche. Manutenzione, fruizione, monitoraggio, resilienza e sicurezza devono quindi diventare obiettivi di lungo termine per i centri storici, da raggiungere grazie alla ricerca e alle nuovissime tecnologie. Infatti, oltre alle smart cities, un obiettivo ancora più urgente per le città italiane

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ed europee deve essere rappresentato dai centri storici smart. In altre parole, il concetto di città del futuro, con le sue tecnologie e opportunità, va in particolare pensato per i centri storici e in essi attuato. Se da un lato le trasformazioni della società contemporanea sembra che taglino i centri storici fuori dalle città del futuro, dall’altro lato l’esplosione di tecnologie e nuove soluzioni può rimettere in corsa i centri storici, fornendo nuove funzionalità e nuova vitalità. La vera sfida per noi è quindi creare le città del futuro nei centri storici, dando senso ai «centri storici del futuro», apparentemente un ossimoro, ma in realtà un concetto possibile, che può diventare il cuore ed il motore delle nostre città.

C

ontemporary demographics show that the world’s population is moving inexorably towards cities. This phenomenon, especially in Italian and European cities, which are often without space for growth, is accentuating the crucial role of historic centres. In fact, the new needs of the growing urban population are often incompatible with the structural, functional and social limitations of historic centres. Nonetheless, if, on the one hand, the transformations of the cities of the future are creating a crisis for historic centres, on the other, the explosion of technologies and hybrid urban networks (both physical networks and social relationships) can offer

new opportunities and new functions for those parts of the city. The real challenge for our cities will be to establish and integrate concepts of smart cities and cities of the future with historic centres, obtaining thanks to new technologies - new ways of using, maintaining, monitoring and living in the historic centres of the future, which is, perhaps, an oxymoron but a concept that could become the heart and motor of our cities.


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_ Aspetti metodologici del progetto di Architettura nei contesti storici: dalla cultura del recupero alla cultura dell’innovazione.

I

Dal progetto urbano al progetto di architettura. From the urban project to an architecture project.

l Forum delle culture del 2013 è stato l’occasione per dare vita a un programma e a un’esperienza progettuale che coniugano lavoro e formazione, ricerca e impresa, chiamando al confronto esponenti del settore e della cultura di rilievo internazionale. Il progetto di trasformazione che nasce da questa cooperazione ampia mira a far rivivere di vita nuova una parte importante della città di Napoli, problematica ma ricca di tesori che ne esprimono l’identità, preludio, in una nuova concezione d’uso, a una migliore qualità della vita e a un impulso forte per il turismo, attratto dai monumenti e tesori, dal patrimonio archeologico e di cultura, che esprime l’essenza della città di Napoli. Il programma muove dalla storia della città, dalle sue memorie, dal suo nucleo antico per costruire un possibile futuro secondo scenari nuovi strettamente connessi all’identità dei luoghi. Il progetto urbano, strumento di una trasformazione sostenibile, si definisce e si attua con tempi lunghi, azioni e ritmi differenti, mettendo a fuoco prospettive e metodi che esaltano i temi fondativi del progetto sviluppandoli nel confronto tra gli autori dell’operazione. Quale progetto urbano? Per quali architetture? Nel processo d’integrazione tra i livelli di progetto, il coordinamento pluridisciplinare è condizione essenziale, funzione e continuo riferimento, alla ricerca di possibili soluzioni condivise, confrontate ai vincoli imposti dalla normativa urbanistica, dalla disponibilità degli investitori, dalla fattibilità. Dalle idee alle realizzazioni, tra culture di forme urbane e architettoniche, i progetti si compongono in un continuo ritorno ai fondamenti per la trasformazione della città, con riflessioni e verifiche sulla coerenza tra gli interventi, sulla qualità dello spazio pubblico, sulla forma urbana, su materiali e tecniche, su tutto ciò che concorre alla trasformazione dei luoghi. Atten-

_ Methodological aspects of the Architecture project in historic contexts: from a culture of recovery to a culture of innovation. zione particolare viene posta agli spazi collettivi e pubblici, spazi d’incontro e di coesione sociale, per una vita comunitaria che promuova l’appartenenza al ‘luogo’. Le azioni che il progetto urbano individua sono i temi dei progetti di architettura per l’attuazione del programma. E la coerenza al progetto d’insieme è la sfida che affronta ogni progetto di architettura per partecipare significativamente alla trasformazione ed essere legittimato dalla garanzia di raggiungere gli obiettivi. Integrazione nel preesistente e ricomposizione urbana sono i temi ricorrenti, attraverso indicazioni programmatiche e atteggiamenti frutto del confronto e del coordinamento nella gestione del processo, esplorando l’identità dei luoghi e la loro vita attuale. Il progetto urbano mette a fuoco le potenzialità dell’area, individuando come esempio e primo intervento una strada della città greco-romana, il decumano superiore, sul quale si innestano complessi conventuali, monumenti, piazze e piazzette, resti archeologici di grande interesse e, tra questi, aree ed edifici che si prestano, accogliendo nuove funzioni e nuove forme, a diventare i luoghi significativi e propulsori del cambiamento. Sostenibilità ambientale, economica e sociale sono le regole del programma. La condizione dei lavori, in un centro antico di alto valore con tutte le difficoltà di una scarsa accessibilità, rende impossibile l’ottenimento di prodotti di alto consumo e basso costo. Ciò che dà sostenibilità al progetto è allora l’obiettivo di raggiungere eccellenza nella qualità dei prodotti, rendendo nello stesso tempo appetibile per il privato i possibili interventi produttivi, con un ritorno economico prevedibile nell’economia generale del programma. Tutti i progetti riflettono una ‘visione’ condivisa della trasformazione della città, con idee e scenari d’insieme che, in conti-

nuità con il passato e con il presente, attraverso la riqualificazione dell’esistente, propongono trasformazioni possibili, nel rispetto della sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è far rivivere il luogo come parte vitale della città, creando condizioni che portino, con operazioni sostenibili, allo sviluppo del sito e alla qualità della vita in coerenza con l’identità dei luoghi. La concezione progettuale, spesso sottomessa alle molteplici istanze, riceve forza dal confronto creativo con le stesse, cercando soluzioni innovative che garantiscano le finalità del programma e la sua fattibilità. Le regole compositive della città stratificata nel tempo suggeriscono l’utilizzazione delle stesse in un linguaggio compositivo attuale, con mezzi e tecnologie nuove oggi disponibili. Il coordinamento garantisce l’interazione dei singoli interventi per il potenziamento del progetto complessivo; perché costruire la città sulla città comporta la cultura del coordinamento dei progetti di architettura nell’ottica del progetto urbano programmato.

Safekeeping “heritage”, a necessary constraint to be treated with the respect and preservation it deserves, should be considered design inspiration, with the content and signs that the history of places communicate - expressions of genius loci that the project safeguards and heightens. The urban project governs a general process of transformation and architectural design proposes and defines new meanings, which, functionally and spatially, become the programme’s strong points. The objectives of the architecture project, beyond the simple architectonic object, involve the network of interventions within the broader area of the urban project. The architecture project finds its roots there, aware of established goals, of its real value as an instrument for the transformation of today’s urban spaces into tomorrow’s places that can offer the quality of economic, social and cultural life to which society aspires.

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Carla Maria De Feo

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_ Aspetti metodologici del progetto di Architettura nei contesti storici: dalla cultura del recupero alla cultura dell’innovazione.

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Dal progetto urbano al progetto di architettura. From the urban project to an architecture project.

l Forum delle culture del 2013 è stato l’occasione per dare vita a un programma e a un’esperienza progettuale che coniugano lavoro e formazione, ricerca e impresa, chiamando al confronto esponenti del settore e della cultura di rilievo internazionale. Il progetto di trasformazione che nasce da questa cooperazione ampia mira a far rivivere di vita nuova una parte importante della città di Napoli, problematica ma ricca di tesori che ne esprimono l’identità, preludio, in una nuova concezione d’uso, a una migliore qualità della vita e a un impulso forte per il turismo, attratto dai monumenti e tesori, dal patrimonio archeologico e di cultura, che esprime l’essenza della città di Napoli. Il programma muove dalla storia della città, dalle sue memorie, dal suo nucleo antico per costruire un possibile futuro secondo scenari nuovi strettamente connessi all’identità dei luoghi. Il progetto urbano, strumento di una trasformazione sostenibile, si definisce e si attua con tempi lunghi, azioni e ritmi differenti, mettendo a fuoco prospettive e metodi che esaltano i temi fondativi del progetto sviluppandoli nel confronto tra gli autori dell’operazione. Quale progetto urbano? Per quali architetture? Nel processo d’integrazione tra i livelli di progetto, il coordinamento pluridisciplinare è condizione essenziale, funzione e continuo riferimento, alla ricerca di possibili soluzioni condivise, confrontate ai vincoli imposti dalla normativa urbanistica, dalla disponibilità degli investitori, dalla fattibilità. Dalle idee alle realizzazioni, tra culture di forme urbane e architettoniche, i progetti si compongono in un continuo ritorno ai fondamenti per la trasformazione della città, con riflessioni e verifiche sulla coerenza tra gli interventi, sulla qualità dello spazio pubblico, sulla forma urbana, su materiali e tecniche, su tutto ciò che concorre alla trasformazione dei luoghi. Atten-

_ Methodological aspects of the Architecture project in historic contexts: from a culture of recovery to a culture of innovation. zione particolare viene posta agli spazi collettivi e pubblici, spazi d’incontro e di coesione sociale, per una vita comunitaria che promuova l’appartenenza al ‘luogo’. Le azioni che il progetto urbano individua sono i temi dei progetti di architettura per l’attuazione del programma. E la coerenza al progetto d’insieme è la sfida che affronta ogni progetto di architettura per partecipare significativamente alla trasformazione ed essere legittimato dalla garanzia di raggiungere gli obiettivi. Integrazione nel preesistente e ricomposizione urbana sono i temi ricorrenti, attraverso indicazioni programmatiche e atteggiamenti frutto del confronto e del coordinamento nella gestione del processo, esplorando l’identità dei luoghi e la loro vita attuale. Il progetto urbano mette a fuoco le potenzialità dell’area, individuando come esempio e primo intervento una strada della città greco-romana, il decumano superiore, sul quale si innestano complessi conventuali, monumenti, piazze e piazzette, resti archeologici di grande interesse e, tra questi, aree ed edifici che si prestano, accogliendo nuove funzioni e nuove forme, a diventare i luoghi significativi e propulsori del cambiamento. Sostenibilità ambientale, economica e sociale sono le regole del programma. La condizione dei lavori, in un centro antico di alto valore con tutte le difficoltà di una scarsa accessibilità, rende impossibile l’ottenimento di prodotti di alto consumo e basso costo. Ciò che dà sostenibilità al progetto è allora l’obiettivo di raggiungere eccellenza nella qualità dei prodotti, rendendo nello stesso tempo appetibile per il privato i possibili interventi produttivi, con un ritorno economico prevedibile nell’economia generale del programma. Tutti i progetti riflettono una ‘visione’ condivisa della trasformazione della città, con idee e scenari d’insieme che, in conti-

nuità con il passato e con il presente, attraverso la riqualificazione dell’esistente, propongono trasformazioni possibili, nel rispetto della sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo è far rivivere il luogo come parte vitale della città, creando condizioni che portino, con operazioni sostenibili, allo sviluppo del sito e alla qualità della vita in coerenza con l’identità dei luoghi. La concezione progettuale, spesso sottomessa alle molteplici istanze, riceve forza dal confronto creativo con le stesse, cercando soluzioni innovative che garantiscano le finalità del programma e la sua fattibilità. Le regole compositive della città stratificata nel tempo suggeriscono l’utilizzazione delle stesse in un linguaggio compositivo attuale, con mezzi e tecnologie nuove oggi disponibili. Il coordinamento garantisce l’interazione dei singoli interventi per il potenziamento del progetto complessivo; perché costruire la città sulla città comporta la cultura del coordinamento dei progetti di architettura nell’ottica del progetto urbano programmato.

Safekeeping “heritage”, a necessary constraint to be treated with the respect and preservation it deserves, should be considered design inspiration, with the content and signs that the history of places communicate - expressions of genius loci that the project safeguards and heightens. The urban project governs a general process of transformation and architectural design proposes and defines new meanings, which, functionally and spatially, become the programme’s strong points. The objectives of the architecture project, beyond the simple architectonic object, involve the network of interventions within the broader area of the urban project. The architecture project finds its roots there, aware of established goals, of its real value as an instrument for the transformation of today’s urban spaces into tomorrow’s places that can offer the quality of economic, social and cultural life to which society aspires.

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

Carla Maria De Feo

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Napoli

/ progetti per il centro antico 1 La Porta Ovest per il centro antico di Napoli Un padiglione per il Forum delle Culture _

2 San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo _

3 Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna Il convento e la piazza _

4 Castel Capuano

La porta Est per il Centro Antico di Napoli _

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/ progetti per il centro antico 1 La Porta Ovest per il centro antico di Napoli Un padiglione per il Forum delle Culture _

2 San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo _

3 Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna Il convento e la piazza _

4 Castel Capuano

La porta Est per il Centro Antico di Napoli _

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avorare nell’ambito del corso di Master ad una ricerca progettuale sullo spazio pubblico nel centro antico di Napoli, utilizzando come caso studio via dei Tribunali, ovvero il suo decumano maggiore, e come programma funzionale l’evento internazionale del Forum delle Culture, ha assunto un significato profondo, non solo rispetto alle esigenze di formazione di giovani architetti all’inizio della loro attività professionale ma anche rispetto alla più generale condizione contemporanea dell’architettura, ormai completamente in balia delle pressioni commerciali

Riqualificare via dei Tribunali. Il senso di una ricerca. Requalify via dei Tribunali. The sense of a research. e finanziarie, incapace di dar forma alle città e di renderle autentica espressione delle loro comunità. L’architettura contemporanea non sembra più capace di dare espressione fisica nelle città alle nostre aspirazioni collettive né a quelle della società, al massimo riesce a decorare le città attraverso alcuni eccezionali momenti di avventura creativa, facendo spesso sì che il virtuale abbia più influenza della fisicità e il desiderio di sor-

presa e immagine si sostituisca al suo potenziale simbolico. Ciò ci ha portato a individuare i caratteri e gli elementi fondamentali che lo costituiscono, le questioni d’uso e pratiche che lo riguardano, i modi attraverso cui il suo costruito e i suoi spazi si sono conformati nel tempo pur mantenendo quella presenza civica e quella capacità dell’architettura di agire in continuità e in accordo con il luogo e con le abitudini di coloro che lo abitano. Questo lavoro non ha comportato solo un confronto con la presenza fisica del costruito, le sue dimensioni, le sue condizioni materiche e, quindi, con i modi in cui esso si presenta al tatto, all’olfatto, alla vista ma anche un confronto con i valori, le idee e le memorie che i suoi spazi e le sue architetture mettono in opera e rappresentano. Questo percorso didattico e di ricerca ci ha consentito una profonda e vera immersione nella realtà architettonica del centro antico di Napoli, concedendoci la più intensa contemplazione dell’architettura e della città, delle loro reciproche e vitali relazioni, del loro celebrare la vita della comunità e del loro esserne al servizio ma, allo stesso tempo, ha esposto ai nostri occhi in tutta la sua drammaticità le problematiche dell’attuale degrado, che appaiono essere conseguenza di un’assenza di responsabilità ed azione della politica, della mancanza di una prospettiva comune e di cura e armonizzazione dello spazio pubblico da imputare, innanzitutto, alla comunità ed alle sue strutture sociali, economiche e politiche, alle sue istituzioni e ai suoi sistemi culturali. Così questo lavoro di riscoperta della città antica si è dimostrato indispensabile non solo per intervenire su via dei Tribunali e rendere i suoi spazi una risorsa per la contemporaneità, conservando ricchezza e identità di questi luoghi attraverso una possibile continuazione di quel tormentato ma meraviglioso processo di trasformazione che ne ha garantito la vitalità nel tempo, ma anche per sostenere l’architettura contemporanea a Napoli e, soprattutto, il futuro della nostra città. Di fatto, senza la riscoperta e la riqualificazione

del centro antico quale periferia potremo riconfigurare e quali centri la potranno mai legittimare? Tale operazione ha comportato un allargamento del campo percettivo, un interrogare la realtà fisica ricercandone le relazioni con la vita quotidiana degli abitanti e la vita della città, sondandone anche le stratificazioni nel tempo e, quindi, le possibilità di un loro intreccio con la contemporaneità. Ha richiesto la capacità di comprendere all’interno del tessuto edilizio di via Tribunali ciò che è permanente e distinguerlo dal transeunte, riconoscendo i principi d’ordine presenti, in divenire e consolidati, individuandone le infinite variazioni. La comprensione della struttura di questi luoghi è stata così conseguita attraverso un diversificato approccio che ha necessitato non solo della ragione, ma anche dell’intuito e della sensibilità e si è fondato sul lavoro di conoscenza e progettazione svolto dal Master nelle sue precedenti edizioni e sul patrimonio di progetti e studi disponibili sul centro antico e su un proficuo e articolato dialogo con l’Ufficio Pianificazione e Gestione del Territorio del Comune di Napoli, con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli e con AFM, che occupandosi specificamente di formazione ci ha sostenuto proprio nell’individuare metodologie e strumenti e nel verificarne l’efficacia formativa. La struttura fisica del cuore antico di Napoli si è rivelata ricca di condizioni e significati profondamente attuali. Il costruito ci è apparso trascendere estetiche e tempi e, nonostante il profondo degrado che lo caratterizza, ci ha presentato una sua propria autenticità che conferisce a questa parte di città una vitalità tale da farci riscontrare caratteri di assoluta modernità. Al suo interno sono conservati una complessa e multiforme aggregazione di condizioni e di idee, una preziosa sedimentazione e stratificazione di esperienze, di incontri, di conoscenze e di relazioni tra architettura e città, tra forme e vita, tra luoghi e comunità. Nell’analizzare via dei Tribunali abbiamo cercato di individuare e separare le singole architetture

che la compongono, ma ciò non è stato né semplice né ovunque possibile in quanto nel centro antico di Napoli ciascuna fabbrica è fortemente connessa al suo contesto se non addirittura conformata unitamente al suo ambiente. La struttura urbana e la forte presenza fisica della sua architettura sono tali da aver richiesto sempre la ricerca di una condizione di equilibrio fra le singole architetture e l’intero corpo urbano, presupponendo anche una forma di dipendenza fra la struttura fisica e quella sociale della città. Questa confluenza delle architetture verso la struttura urbana è sempre stata fondamentale nel centro antico di Napoli. Nel tempo essa ha fatto sì che l’impianto greco-romano fosse capace di guidare e sostenere i molteplici sviluppi della città, costituendone il legante e il riferimento comune, riuscendo ad accumulare su di sé le creazioni e le stratificazioni delle diverse epoche assimilandole. La logica della matrice ippodamea, di cardi e decumani disposti su pianori degradanti, si sostanzia in un’interazione tra artificio e natura, tra un ordine formale prefissato, cioè imposto dall’esterno, e un ordine formale che proviene dalla specificità dei luoghi e dei manufatti, che scaturisce dalla loro condizione particolare. La natura non è soltanto contenuta in questo impianto, ma è a tutti gli effetti la condizione prima della sua concretizzazione. La chiarezza razionale del tracciato del decumano maggiore acquista corpo e densità proprio in relazione alla grande architettura naturale del luogo. È la natura a dare all’impianto quell’evidenza che gli permette di sostenere sia la porosità del sottosuolo – un labirinto sommerso fatto di cave, grotte, cunicoli, acquedotti, necropoli e ricoveri, una sorta di città altra in diretta continuità con il mondo esterno – che quella della concrezione superficiale del costruito, un eterogeneo e compatto tessuto urbano generato dalla complessa relazione e stratificazione di strette e massicce fabbriche addossate l’una all’altra all’interno delle insulae, eterogeneamente articolate sia in pianta che in alzato, ma così limitate tra loro e interconnesse da impedire la totale percezione delle loro forme.

T

he Master’s programme design studio worked on public space in Naples Ancient Centre using Via dei Tribunali, the decumanus major, as a project site and the Forum of Culture as a functional program. The work was significant not only in relation to the training of young architects at the beginning of their professional careers but also in relation to the contemporary conditions of architecture, now completely at the mercy of commercial and financial interests and unable to give form to cities as authentic expressions of their communities. In the city, contemporary architecture no longer seems to be able give physical expression to our collective aspirations. At most, it manages to decorate cities through exceptional examples of creativity, often resulting in the virtual exerting greater influence than the physical, and the desire to surprise and image substituting any symbolic content. In analyzing Via dei Tribunali, we attempted to identify its single works, but this was not a simple task nor was it possible everywhere since, in Naples’ Ancient Centre, every building is inextricably linked to its context or totally unified with its environment. A building in the heart of ancient Naples is so tied to nature and to other artifacts as to be an integral part of an extraordinary three-dimensional composition of urban topography and architecture. This assemblage has a strong and evident spatial presence but at the same time configures indefinite and permeable spatial limits, giving an illusory sense of infinite confines resulting in the continuous conflation of the private and public realms. The domestic and civic spheres support each other reciprocally, touching, mixing and hybridizing. Dwellings project onto the street and take possession of it as much as the street penetrates the dwellings. Naples’ ancient nucleus, still a vital organism, is characterized by places that symbolize its

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avorare nell’ambito del corso di Master ad una ricerca progettuale sullo spazio pubblico nel centro antico di Napoli, utilizzando come caso studio via dei Tribunali, ovvero il suo decumano maggiore, e come programma funzionale l’evento internazionale del Forum delle Culture, ha assunto un significato profondo, non solo rispetto alle esigenze di formazione di giovani architetti all’inizio della loro attività professionale ma anche rispetto alla più generale condizione contemporanea dell’architettura, ormai completamente in balia delle pressioni commerciali

Riqualificare via dei Tribunali. Il senso di una ricerca. Requalify via dei Tribunali. The sense of a research. e finanziarie, incapace di dar forma alle città e di renderle autentica espressione delle loro comunità. L’architettura contemporanea non sembra più capace di dare espressione fisica nelle città alle nostre aspirazioni collettive né a quelle della società, al massimo riesce a decorare le città attraverso alcuni eccezionali momenti di avventura creativa, facendo spesso sì che il virtuale abbia più influenza della fisicità e il desiderio di sor-

presa e immagine si sostituisca al suo potenziale simbolico. Ciò ci ha portato a individuare i caratteri e gli elementi fondamentali che lo costituiscono, le questioni d’uso e pratiche che lo riguardano, i modi attraverso cui il suo costruito e i suoi spazi si sono conformati nel tempo pur mantenendo quella presenza civica e quella capacità dell’architettura di agire in continuità e in accordo con il luogo e con le abitudini di coloro che lo abitano. Questo lavoro non ha comportato solo un confronto con la presenza fisica del costruito, le sue dimensioni, le sue condizioni materiche e, quindi, con i modi in cui esso si presenta al tatto, all’olfatto, alla vista ma anche un confronto con i valori, le idee e le memorie che i suoi spazi e le sue architetture mettono in opera e rappresentano. Questo percorso didattico e di ricerca ci ha consentito una profonda e vera immersione nella realtà architettonica del centro antico di Napoli, concedendoci la più intensa contemplazione dell’architettura e della città, delle loro reciproche e vitali relazioni, del loro celebrare la vita della comunità e del loro esserne al servizio ma, allo stesso tempo, ha esposto ai nostri occhi in tutta la sua drammaticità le problematiche dell’attuale degrado, che appaiono essere conseguenza di un’assenza di responsabilità ed azione della politica, della mancanza di una prospettiva comune e di cura e armonizzazione dello spazio pubblico da imputare, innanzitutto, alla comunità ed alle sue strutture sociali, economiche e politiche, alle sue istituzioni e ai suoi sistemi culturali. Così questo lavoro di riscoperta della città antica si è dimostrato indispensabile non solo per intervenire su via dei Tribunali e rendere i suoi spazi una risorsa per la contemporaneità, conservando ricchezza e identità di questi luoghi attraverso una possibile continuazione di quel tormentato ma meraviglioso processo di trasformazione che ne ha garantito la vitalità nel tempo, ma anche per sostenere l’architettura contemporanea a Napoli e, soprattutto, il futuro della nostra città. Di fatto, senza la riscoperta e la riqualificazione

del centro antico quale periferia potremo riconfigurare e quali centri la potranno mai legittimare? Tale operazione ha comportato un allargamento del campo percettivo, un interrogare la realtà fisica ricercandone le relazioni con la vita quotidiana degli abitanti e la vita della città, sondandone anche le stratificazioni nel tempo e, quindi, le possibilità di un loro intreccio con la contemporaneità. Ha richiesto la capacità di comprendere all’interno del tessuto edilizio di via Tribunali ciò che è permanente e distinguerlo dal transeunte, riconoscendo i principi d’ordine presenti, in divenire e consolidati, individuandone le infinite variazioni. La comprensione della struttura di questi luoghi è stata così conseguita attraverso un diversificato approccio che ha necessitato non solo della ragione, ma anche dell’intuito e della sensibilità e si è fondato sul lavoro di conoscenza e progettazione svolto dal Master nelle sue precedenti edizioni e sul patrimonio di progetti e studi disponibili sul centro antico e su un proficuo e articolato dialogo con l’Ufficio Pianificazione e Gestione del Territorio del Comune di Napoli, con l’Associazione Costruttori Edili di Napoli e con AFM, che occupandosi specificamente di formazione ci ha sostenuto proprio nell’individuare metodologie e strumenti e nel verificarne l’efficacia formativa. La struttura fisica del cuore antico di Napoli si è rivelata ricca di condizioni e significati profondamente attuali. Il costruito ci è apparso trascendere estetiche e tempi e, nonostante il profondo degrado che lo caratterizza, ci ha presentato una sua propria autenticità che conferisce a questa parte di città una vitalità tale da farci riscontrare caratteri di assoluta modernità. Al suo interno sono conservati una complessa e multiforme aggregazione di condizioni e di idee, una preziosa sedimentazione e stratificazione di esperienze, di incontri, di conoscenze e di relazioni tra architettura e città, tra forme e vita, tra luoghi e comunità. Nell’analizzare via dei Tribunali abbiamo cercato di individuare e separare le singole architetture

che la compongono, ma ciò non è stato né semplice né ovunque possibile in quanto nel centro antico di Napoli ciascuna fabbrica è fortemente connessa al suo contesto se non addirittura conformata unitamente al suo ambiente. La struttura urbana e la forte presenza fisica della sua architettura sono tali da aver richiesto sempre la ricerca di una condizione di equilibrio fra le singole architetture e l’intero corpo urbano, presupponendo anche una forma di dipendenza fra la struttura fisica e quella sociale della città. Questa confluenza delle architetture verso la struttura urbana è sempre stata fondamentale nel centro antico di Napoli. Nel tempo essa ha fatto sì che l’impianto greco-romano fosse capace di guidare e sostenere i molteplici sviluppi della città, costituendone il legante e il riferimento comune, riuscendo ad accumulare su di sé le creazioni e le stratificazioni delle diverse epoche assimilandole. La logica della matrice ippodamea, di cardi e decumani disposti su pianori degradanti, si sostanzia in un’interazione tra artificio e natura, tra un ordine formale prefissato, cioè imposto dall’esterno, e un ordine formale che proviene dalla specificità dei luoghi e dei manufatti, che scaturisce dalla loro condizione particolare. La natura non è soltanto contenuta in questo impianto, ma è a tutti gli effetti la condizione prima della sua concretizzazione. La chiarezza razionale del tracciato del decumano maggiore acquista corpo e densità proprio in relazione alla grande architettura naturale del luogo. È la natura a dare all’impianto quell’evidenza che gli permette di sostenere sia la porosità del sottosuolo – un labirinto sommerso fatto di cave, grotte, cunicoli, acquedotti, necropoli e ricoveri, una sorta di città altra in diretta continuità con il mondo esterno – che quella della concrezione superficiale del costruito, un eterogeneo e compatto tessuto urbano generato dalla complessa relazione e stratificazione di strette e massicce fabbriche addossate l’una all’altra all’interno delle insulae, eterogeneamente articolate sia in pianta che in alzato, ma così limitate tra loro e interconnesse da impedire la totale percezione delle loro forme.

T

he Master’s programme design studio worked on public space in Naples Ancient Centre using Via dei Tribunali, the decumanus major, as a project site and the Forum of Culture as a functional program. The work was significant not only in relation to the training of young architects at the beginning of their professional careers but also in relation to the contemporary conditions of architecture, now completely at the mercy of commercial and financial interests and unable to give form to cities as authentic expressions of their communities. In the city, contemporary architecture no longer seems to be able give physical expression to our collective aspirations. At most, it manages to decorate cities through exceptional examples of creativity, often resulting in the virtual exerting greater influence than the physical, and the desire to surprise and image substituting any symbolic content. In analyzing Via dei Tribunali, we attempted to identify its single works, but this was not a simple task nor was it possible everywhere since, in Naples’ Ancient Centre, every building is inextricably linked to its context or totally unified with its environment. A building in the heart of ancient Naples is so tied to nature and to other artifacts as to be an integral part of an extraordinary three-dimensional composition of urban topography and architecture. This assemblage has a strong and evident spatial presence but at the same time configures indefinite and permeable spatial limits, giving an illusory sense of infinite confines resulting in the continuous conflation of the private and public realms. The domestic and civic spheres support each other reciprocally, touching, mixing and hybridizing. Dwellings project onto the street and take possession of it as much as the street penetrates the dwellings. Naples’ ancient nucleus, still a vital organism, is characterized by places that symbolize its

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Una contrapposizione tra ordine e topografia che è chiaramente manifesta ad ogni livello, dall’integrazione tra edificato ed orografia, agli aspetti ecologici, climatologici e simbolici della forma del costruito. Un edificio nel cuore antico di Napoli risulta così legato alla natura e agli altri artefatti da essere parte integrante di una straordinaria composizione tridimensionale di orografia urbana e architettura. Un conglomerato che presenta una forte e chiara presenza spaziale ma allo stesso tempo configura i limiti dei suoi spazi come indefiniti e permeabili, dando un illusorio senso di infinita dilatazione dei loro confini che risulta in una continua commistione tra vita privata e vita comunitaria. Sfera domestica e sfera civica si sostengono reciprocamente nell’accostarsi, mescolarsi e ibridarsi. Come le case si proiettano sulla strada e se ne appropriano così la strada penetra all’interno delle case. Sistemi diversi si contrappongono e si condizionano reciprocamente fino a raggiungere una condizione di equilibrio instabile, per cui il costruito e i suoi spazi risultano sospesi tra opposte polarità e, quindi,sempre aperti e mutevoli. Forti caratteri identitari e una chiara e durevole presenza fisica hanno permesso e consentono ancora agli edifici ed agli spazi aperti di rispondere a sempre nuovi bisogni e mutevoli condizioni. Le misure e le relazioni costitutive messe in opera dal tracciato ippodameo hanno sempre dettato i rapporti delle parti tra di loro e nei confronti del tutto, e non sono mai state cancellate dal corpo della città antica anche quando il suo costruito ha raggiunto livelli di densità e di complessità tali che sembrava aver sovvertito qualunque principio d’ordine. Alla chiarezza e specificità dell’impianto tipologico del costruito ha sempre corrisposto una capacità di continua metamorfosi dei suoi spazi seppure conservando la loro identità. Il centro antico di Napoli si è così configurato nel tempo come compenetrazione di corpi edilizi e spazio, manifestazione dei modi di vita e delle relazioni degli abitanti con il suo ambiente. Ed è stata la capacità di permanere del tracciato, conservando aderenze all’uso da parte della

comunità urbana, che ha assicurato nel tempo la conservazione e la reinterpretazione di quel complesso di idee, valori, condizioni materiali e immateriali che hanno costituito e costituiscono la struttura urbana dei luoghi e ne hanno generato il costruito. Uno svilupparsi dell’architettura sui suoi principi e sulle sue ragioni che è più che necessario recuperare nella pratica contemporanea al fine di evitare che l’invenzione diventi sterile, inconsistente, artificiale e non più dell’uomo per l’uomo. La Napoli antica ci mostra con un evidenza tutta sua l’importanza della dialettica tra continuità e trasformazione, ovvero quel rinnovare a partire da un nucleo che permane. Il centro antico è commistione di età e di epoche, e allo stesso tempo di ordine e disordine, un complesso insieme in cui la città passata non si cancella, ma viene inglobata e trasformata nella città presente. La sua vitalità e la sua autenticità nel tempo sono derivate proprio dalla capacità di rinnovare l’appartenenza ai luoghi e di continuarne la cultura. Un processo che si è basato sull’assimilazione dei caratteri e dei condizionamenti di ciò che è preesistente e ci ha proceduto, adattandolo, manipolandolo e conservandolo come substrato su cui inserire nuovi materiali, usi, rituali e forme con continui scambi di qualità e dimensioni tra mondi ed epoche diversi, trasformando eventi, potenzialità e occasioni in una grande ricchezza per la

città e per l’architettura. Attraverso questa continuità il centro antico è riuscito a tenere insieme passato, presente e futuro. Quando essa viene meno si recide anche la continuità dell’esperienza e si generano condizioni di sradicamento, ma cercare di ristabilirla risulta impossibile se si insiste nel pretendere che il nuovo e l’antico stiano in sfere diverse, determinando così una frattura tra città e architettura contemporanea da un lato e città e architettura antica dall’altro. Nel suo nucleo antico Napoli è ancora un organismo vitale, segnato da luoghi ancora simbolici della sua socialità e caratterizzato da una continuità nel tempo e nello spazio; a esso ci siamo accostati con la consapevolezza che, come ci ricordano con grande efficacia le parole di Ernesto Nathan Rogers, «non è opera veramente moderna quella che non abbia autentiche fondamenta nella tradizione, epperò le opere antiche hanno significato odierno finché siano capaci di risuonare per la nostra voce; così, fuori dalla cronologia e da un idealismo non meno astratto, rotti gli argini convenzionali, potremo esaminare il fenomeno architettonico nell’attualità dell’essere: nella sua storica concretezza1». Con questa consapevolezza e con questi obiettivi il Master ha svolto la ricerca progettuale su via dei Tribunali. Interrogando la realtà dei luoghi e sondandone la possibilità di nuovi intrecci con la contemporaneità, abbiamo

fatto il punto sulla loro complessità e sulla loro persistenza, consolidando queste come base fondante per il disegno di rigenerazione del decumano maggiore nell’ambito dell’intero centro antico, per un suo sviluppo equilibrato e per una sua trasformazione motivata dalle possibilità di cambiamento, strutturata dalla memoria e dall’esperienza stratificatesi in questi luoghi. La difficoltà maggiore è nel conservare questa ricchezza senza trasformarla in un museo di se stessa, ma preservandone l’autenticità, l’esuberanza e la vitalità. La sfida è continuare a far vivere nel presente la sua qualità spaziale aperta e diversificata nonché quella disponibilità dei suoi spazi a essere usati in modi diversi senza perdere la loro identità, la loro rappresentatività e la loro simbolicità. Si sono così messe a punto una serie di azioni diversificate tese a sondare, rigenerare e sviluppare la natura degli spazi urbani di via Tribunali. Unendo bisogno di conoscenza e di chiarezza a un atteggiamento di ascolto e di premurosa adesione e di cura degli spazi pubblici, abbiamo ricercato un rapporto dialettico tra la città storica e quella contemporanea. Gli interventi e le azioni sono stati sviluppati in risposta a temi e condizioni specifiche e, pur disponendo di una certa autonomia, ricercano complementarietà e sinergie non solo tra loro ma anche con altre azioni in via di realizzazione nel centro antico e, in particolare, con la necessaria e imprescindibile riqualificazione

dei cardini. Le regole per il recupero di via dei Tribunali sono scritte nelle sue costruzioni, nel sistema ippodameo di cui è figlio, nella complessa e fluida capacità di assorbimento del suo conglomerato edilizio, nella dialettica e nella complementarietà tra strade, slarghi, cortili e chiostri e non possono prescindere dal rapporto tra l’architettura e la vita della città, dalla convivenza tra paesaggio, edifici e mondo sotterraneo con gli uomini. E così, nel lavorare sullo spazio pubblico non abbiamo potuto prescindere dalle sue reciproche dipendenze con quello domestico e con quello dei complessi conventuali e delle chiese che ne rappresentano, oggi come in passato, un naturale completamento e un fondamentale baluardo. Abbiamo lavorato consci che una tale ricerca richiede un sapere rinnovato che, superando isolati specialismi, costruisca ponti tra diverse discipline e le renda disponibili a capire valori, rilevanze, problematicità e potenzialità della città antica al fine di trovare strategie e modi per viverla meglio, godendo a pieno delle sue risorse e rendendo il suo ambiente sempre più consono alla comunità attuale ed a quelle future.

social vitality and by spatial and temporal continuity. We approached this context with the awareness that, as we are reminded with great effectiveness in the words of Ernesto Nathan Rogers, “…a work that does not have genuine roots in tradition is not really a modern work, but ancient works have meaning today provided that they resonate with us: so, outside chronology and a no less abstract idealism, breaking with convention, we can examine the architectural phenomenon in the current reality of being: in its historical concreteness.” 1. We worked with the awareness that this kind of research requires renewed knowledge that overcomes isolated specialization, builds bridges between different disciplines and uses them for understanding the values, relevance, problems and potentials of the ancient city in order to discover strategies and ways of inhabiting it more fully, enjoying its resources and making its environment ever more suitable for the community of today and tomorrow.

Via Tribunali Spazio pubblico ed emergenze monumentali.

1 Ernesto Nathan Rogers, Editoriale. in «Casabella - Continuità», n. 199, Milano, dicembre 1953 - gennaio 1954

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Una contrapposizione tra ordine e topografia che è chiaramente manifesta ad ogni livello, dall’integrazione tra edificato ed orografia, agli aspetti ecologici, climatologici e simbolici della forma del costruito. Un edificio nel cuore antico di Napoli risulta così legato alla natura e agli altri artefatti da essere parte integrante di una straordinaria composizione tridimensionale di orografia urbana e architettura. Un conglomerato che presenta una forte e chiara presenza spaziale ma allo stesso tempo configura i limiti dei suoi spazi come indefiniti e permeabili, dando un illusorio senso di infinita dilatazione dei loro confini che risulta in una continua commistione tra vita privata e vita comunitaria. Sfera domestica e sfera civica si sostengono reciprocamente nell’accostarsi, mescolarsi e ibridarsi. Come le case si proiettano sulla strada e se ne appropriano così la strada penetra all’interno delle case. Sistemi diversi si contrappongono e si condizionano reciprocamente fino a raggiungere una condizione di equilibrio instabile, per cui il costruito e i suoi spazi risultano sospesi tra opposte polarità e, quindi,sempre aperti e mutevoli. Forti caratteri identitari e una chiara e durevole presenza fisica hanno permesso e consentono ancora agli edifici ed agli spazi aperti di rispondere a sempre nuovi bisogni e mutevoli condizioni. Le misure e le relazioni costitutive messe in opera dal tracciato ippodameo hanno sempre dettato i rapporti delle parti tra di loro e nei confronti del tutto, e non sono mai state cancellate dal corpo della città antica anche quando il suo costruito ha raggiunto livelli di densità e di complessità tali che sembrava aver sovvertito qualunque principio d’ordine. Alla chiarezza e specificità dell’impianto tipologico del costruito ha sempre corrisposto una capacità di continua metamorfosi dei suoi spazi seppure conservando la loro identità. Il centro antico di Napoli si è così configurato nel tempo come compenetrazione di corpi edilizi e spazio, manifestazione dei modi di vita e delle relazioni degli abitanti con il suo ambiente. Ed è stata la capacità di permanere del tracciato, conservando aderenze all’uso da parte della

comunità urbana, che ha assicurato nel tempo la conservazione e la reinterpretazione di quel complesso di idee, valori, condizioni materiali e immateriali che hanno costituito e costituiscono la struttura urbana dei luoghi e ne hanno generato il costruito. Uno svilupparsi dell’architettura sui suoi principi e sulle sue ragioni che è più che necessario recuperare nella pratica contemporanea al fine di evitare che l’invenzione diventi sterile, inconsistente, artificiale e non più dell’uomo per l’uomo. La Napoli antica ci mostra con un evidenza tutta sua l’importanza della dialettica tra continuità e trasformazione, ovvero quel rinnovare a partire da un nucleo che permane. Il centro antico è commistione di età e di epoche, e allo stesso tempo di ordine e disordine, un complesso insieme in cui la città passata non si cancella, ma viene inglobata e trasformata nella città presente. La sua vitalità e la sua autenticità nel tempo sono derivate proprio dalla capacità di rinnovare l’appartenenza ai luoghi e di continuarne la cultura. Un processo che si è basato sull’assimilazione dei caratteri e dei condizionamenti di ciò che è preesistente e ci ha proceduto, adattandolo, manipolandolo e conservandolo come substrato su cui inserire nuovi materiali, usi, rituali e forme con continui scambi di qualità e dimensioni tra mondi ed epoche diversi, trasformando eventi, potenzialità e occasioni in una grande ricchezza per la

città e per l’architettura. Attraverso questa continuità il centro antico è riuscito a tenere insieme passato, presente e futuro. Quando essa viene meno si recide anche la continuità dell’esperienza e si generano condizioni di sradicamento, ma cercare di ristabilirla risulta impossibile se si insiste nel pretendere che il nuovo e l’antico stiano in sfere diverse, determinando così una frattura tra città e architettura contemporanea da un lato e città e architettura antica dall’altro. Nel suo nucleo antico Napoli è ancora un organismo vitale, segnato da luoghi ancora simbolici della sua socialità e caratterizzato da una continuità nel tempo e nello spazio; a esso ci siamo accostati con la consapevolezza che, come ci ricordano con grande efficacia le parole di Ernesto Nathan Rogers, «non è opera veramente moderna quella che non abbia autentiche fondamenta nella tradizione, epperò le opere antiche hanno significato odierno finché siano capaci di risuonare per la nostra voce; così, fuori dalla cronologia e da un idealismo non meno astratto, rotti gli argini convenzionali, potremo esaminare il fenomeno architettonico nell’attualità dell’essere: nella sua storica concretezza1». Con questa consapevolezza e con questi obiettivi il Master ha svolto la ricerca progettuale su via dei Tribunali. Interrogando la realtà dei luoghi e sondandone la possibilità di nuovi intrecci con la contemporaneità, abbiamo

fatto il punto sulla loro complessità e sulla loro persistenza, consolidando queste come base fondante per il disegno di rigenerazione del decumano maggiore nell’ambito dell’intero centro antico, per un suo sviluppo equilibrato e per una sua trasformazione motivata dalle possibilità di cambiamento, strutturata dalla memoria e dall’esperienza stratificatesi in questi luoghi. La difficoltà maggiore è nel conservare questa ricchezza senza trasformarla in un museo di se stessa, ma preservandone l’autenticità, l’esuberanza e la vitalità. La sfida è continuare a far vivere nel presente la sua qualità spaziale aperta e diversificata nonché quella disponibilità dei suoi spazi a essere usati in modi diversi senza perdere la loro identità, la loro rappresentatività e la loro simbolicità. Si sono così messe a punto una serie di azioni diversificate tese a sondare, rigenerare e sviluppare la natura degli spazi urbani di via Tribunali. Unendo bisogno di conoscenza e di chiarezza a un atteggiamento di ascolto e di premurosa adesione e di cura degli spazi pubblici, abbiamo ricercato un rapporto dialettico tra la città storica e quella contemporanea. Gli interventi e le azioni sono stati sviluppati in risposta a temi e condizioni specifiche e, pur disponendo di una certa autonomia, ricercano complementarietà e sinergie non solo tra loro ma anche con altre azioni in via di realizzazione nel centro antico e, in particolare, con la necessaria e imprescindibile riqualificazione

dei cardini. Le regole per il recupero di via dei Tribunali sono scritte nelle sue costruzioni, nel sistema ippodameo di cui è figlio, nella complessa e fluida capacità di assorbimento del suo conglomerato edilizio, nella dialettica e nella complementarietà tra strade, slarghi, cortili e chiostri e non possono prescindere dal rapporto tra l’architettura e la vita della città, dalla convivenza tra paesaggio, edifici e mondo sotterraneo con gli uomini. E così, nel lavorare sullo spazio pubblico non abbiamo potuto prescindere dalle sue reciproche dipendenze con quello domestico e con quello dei complessi conventuali e delle chiese che ne rappresentano, oggi come in passato, un naturale completamento e un fondamentale baluardo. Abbiamo lavorato consci che una tale ricerca richiede un sapere rinnovato che, superando isolati specialismi, costruisca ponti tra diverse discipline e le renda disponibili a capire valori, rilevanze, problematicità e potenzialità della città antica al fine di trovare strategie e modi per viverla meglio, godendo a pieno delle sue risorse e rendendo il suo ambiente sempre più consono alla comunità attuale ed a quelle future.

social vitality and by spatial and temporal continuity. We approached this context with the awareness that, as we are reminded with great effectiveness in the words of Ernesto Nathan Rogers, “…a work that does not have genuine roots in tradition is not really a modern work, but ancient works have meaning today provided that they resonate with us: so, outside chronology and a no less abstract idealism, breaking with convention, we can examine the architectural phenomenon in the current reality of being: in its historical concreteness.” 1. We worked with the awareness that this kind of research requires renewed knowledge that overcomes isolated specialization, builds bridges between different disciplines and uses them for understanding the values, relevance, problems and potentials of the ancient city in order to discover strategies and ways of inhabiting it more fully, enjoying its resources and making its environment ever more suitable for the community of today and tomorrow.

Via Tribunali Spazio pubblico ed emergenze monumentali.

1 Ernesto Nathan Rogers, Editoriale. in «Casabella - Continuità», n. 199, Milano, dicembre 1953 - gennaio 1954

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Napoli / Progetti per il centro antico.

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Napoli Progetti per il Centro Antico

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A

ll’inizio degli anni novanta, nella prefazione del libro sul centro antico di Napoli di Lidia Savarese, Giancarlo Alisio, affermava: «può apparire ozioso, e direi quasi superfluo, proporre un nuovo studio sul nucleo più antico di Napoli, di origine greco-romana, dopo il cospiscuo numero di ricerche che hanno analizzato ambienti e monumenti […] e il continuo susseguirsi di ipotesi di intervento spesso sollecitate dall’enorme concentrarsi, su questa area, di interessi economici»1.

Temi e strategie non occasionali per il centro antico di Napoli: il caso di via Tribunali. Recurring themes and strategies for Naples’ ancient centre: via dei Tribunali.

Negli ultimi venti anni la quantità degli studi e dei progetti sul centro antico è di gran lunga diminuita, per cui riguardare con occhi nuovi via Tribunali, anche a partire dalle elaborazioni storiche e di analisi urbana della seconda metà del novecento, è importante, soprattutto se si tengono insieme la lettura e il progetto. In questo senso, avanzare alcune considerazioni su via Tribunali, significa per molti versi entrare subito nel merito di un programma progettuale. Una prima considerazione riguarda la natura di via Tribunali come percorso: non si tratta di un asse rettilineo, con un insieme di facciate omogenee, ma di un brano urbano ben più articolato. Basta solo riferirsi alle variazioni delle ‘testate’ delle insule singole e doppie, con fronti unici o composti da più elementi, con arretramenti parziali rispetto all’allineamento stradale, con slarghi anche angolari, che caratterizzano via Tribunali. In realtà, il percorso di via Tribunali è strettamente relazionato alla scansione ritmica delle insule e dei cardi, ma nello stesso tempo assume un ruolo ancora maggiore rispetto agli ingressi, al sistema degli spazi aperti, dei chiostri di conventi, corti di palazzi e giardini. Considerando questi elementi insieme al percorso, si determina un vero e proprio sistema di dilatazione dello spazio aperto, che rende via Tribunali uno spazio multi-direzionato e variabile. Si tratta allora di lavorare al tema progettuale, di grande fascino, della riconversione di alcuni spazi conventuali attualmente inutilizzati (i complessi di San Paolo Maggiore e dei Girolamini, per fare qualche esempio) e di farli dialogare con il percorso di via Tribunali. Peraltro, in questo insieme di ‘spazi allargati’, rientrano potenzialmente i luoghi sotterranei dell’archeologia, che possono

essere chiamati in gioco e resi più facilmente accessibili in questa nuova connessione urbana. In secondo luogo è da considerare che questo sistema ‘dilatato’ di spazi aperti entra in connessione con gli spazi intermedi tra il chiuso e l’aperto, ma anche con gli spazi interni degli edifici, che peraltro presentano configurazioni e qualità spaziali notevoli. Tra questi sono da segnalare le numerose chiese inattive, disposte lungo via Tribunali in stretta relazione agli spazi aperti prima descritti. Si propone allora il tema del restauro e della rifunzionalizzazione delle chiese, attraverso semplici allestimenti, ma anche attraverso più articolati interventi di introduzione di nuove destinazioni d’uso, che possono essere intese come un ‘servizio qualificato’ in riferimento agli spazi aperti prima individuati. Via Tribunali si configura allora come un continuo urbano permeabile, attraversabile da sud e da nord in punti intermedi; in questa interpretazione non viene messo in discussione il ruolo delle ‘porte d’ingresso, da ovest e da est, che immettono nell’invaso stradale e da cui inizia la dinamica spaziale descritta. A est via Tribunali è chiusa da Castel Capuano, vale a dire da un’architettura articolata su un insieme di corti, uno spazio attraversabile, che immette direttamente sulla strada per chi proviene dalla stazione e dagli altri importanti spazi urbani orientali. Anche Castel Capuano, luogo della massima stabilizzazione, legata a funzioni giudiziarie, potrà nel tempo essere modificato sotto il profilo dell’organizzazione funzionale interna. Ma oggi, oltre all’attraversamento delle corti, si potrà forse subito intervenire, valorizzando pienamente la grande terrazza e gli spazi situati al livello della copertura di Castel Capuano, oggi abbandonati,

1 L. Savarese, Il centro antico di Napoli, analisi delle

trasformazioni urbane. Electa Napoli, Napoli 1991, p.7

attraverso la realizzazione di un semplice sistema di ascensori, direttamente connesso alle corti. Via Tribunali, allora, potrà costituire un luogo di connessione di più livelli, quello inferiore dell’archeologia e quello superiore della terrazza di Castel Capuano, direttamente relazionato alla strada. Più articolata è la situazione a ovest, dove, con l’intervento di abbattimento di uno degli edifici del Policlinico nel dopo terremoto del 1980, si è determinato uno spazio dilatato all’ingresso di via Tribunali, intorno all’ingresso di San Pietro a Maiella: luogo di un grande progetto urbano da sviluppare nel tempo, valorizzando pienamente l’insieme delle aree archeologiche e degli spazi urbani connessi di grande interesse. Proprio ai due estremi di via Tribunali, a S. Pietro a Maiella e a Castel Capuano, in attesa di progetti più articolati e complessi, è forse possibile pensare nell’immediatezza del Forum, ad allestimenti temporanei, in grado di esaltare la peculiarità di questi spazi. In quest’ottica, un’altra peculiarità della scelta di via Tribunali quale sede del Forum, potrebbe essere quella di prefigurare soluzioni come in un laboratorio, nel quale le sperimentazioni possono diventare un primo banco di prova di una processualità, un innesco a partire dal quale costruire nel tempo un’idea contemporanea via Tribunali, che ne conservi l’antico fascino.

V

ia dei Tribunali, the central decumanus in Naples’ ancient city, is approximately one kilometre long and stretches between the San Pietro a Majella complex and that of Castel Capuano. It is a fundamentally important, stratified and consolidated axis crossing the urban fabric. The choice of Via dei Tribunali as one of the main sites for the 2013 Forum of Culture was not, however, a simple one. In fact there was great risk that the axis would be seen as a static place - a site of fixed representation for which, at best, some sort of installation could be proposed. But this was really not the intention. New and unexpected potential for the street axis emerged from detailed study of the site. It was seen as an indispensable reference for the construction of a diagram that could unite the spaces and times of different urban projects and that could be developed to return quality and attraction, triggering interesting dynamics within the whole ancient centre. In this sense, the proposal of Via dei Tribunali as a site of the Forum of Culture could potentially represent an element of renewed interest in the ancient centre as a key topic in the field of urban and architectural studies.

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Pasquale Miano

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ll’inizio degli anni novanta, nella prefazione del libro sul centro antico di Napoli di Lidia Savarese, Giancarlo Alisio, affermava: «può apparire ozioso, e direi quasi superfluo, proporre un nuovo studio sul nucleo più antico di Napoli, di origine greco-romana, dopo il cospiscuo numero di ricerche che hanno analizzato ambienti e monumenti […] e il continuo susseguirsi di ipotesi di intervento spesso sollecitate dall’enorme concentrarsi, su questa area, di interessi economici»1.

Temi e strategie non occasionali per il centro antico di Napoli: il caso di via Tribunali. Recurring themes and strategies for Naples’ ancient centre: via dei Tribunali.

Negli ultimi venti anni la quantità degli studi e dei progetti sul centro antico è di gran lunga diminuita, per cui riguardare con occhi nuovi via Tribunali, anche a partire dalle elaborazioni storiche e di analisi urbana della seconda metà del novecento, è importante, soprattutto se si tengono insieme la lettura e il progetto. In questo senso, avanzare alcune considerazioni su via Tribunali, significa per molti versi entrare subito nel merito di un programma progettuale. Una prima considerazione riguarda la natura di via Tribunali come percorso: non si tratta di un asse rettilineo, con un insieme di facciate omogenee, ma di un brano urbano ben più articolato. Basta solo riferirsi alle variazioni delle ‘testate’ delle insule singole e doppie, con fronti unici o composti da più elementi, con arretramenti parziali rispetto all’allineamento stradale, con slarghi anche angolari, che caratterizzano via Tribunali. In realtà, il percorso di via Tribunali è strettamente relazionato alla scansione ritmica delle insule e dei cardi, ma nello stesso tempo assume un ruolo ancora maggiore rispetto agli ingressi, al sistema degli spazi aperti, dei chiostri di conventi, corti di palazzi e giardini. Considerando questi elementi insieme al percorso, si determina un vero e proprio sistema di dilatazione dello spazio aperto, che rende via Tribunali uno spazio multi-direzionato e variabile. Si tratta allora di lavorare al tema progettuale, di grande fascino, della riconversione di alcuni spazi conventuali attualmente inutilizzati (i complessi di San Paolo Maggiore e dei Girolamini, per fare qualche esempio) e di farli dialogare con il percorso di via Tribunali. Peraltro, in questo insieme di ‘spazi allargati’, rientrano potenzialmente i luoghi sotterranei dell’archeologia, che possono

essere chiamati in gioco e resi più facilmente accessibili in questa nuova connessione urbana. In secondo luogo è da considerare che questo sistema ‘dilatato’ di spazi aperti entra in connessione con gli spazi intermedi tra il chiuso e l’aperto, ma anche con gli spazi interni degli edifici, che peraltro presentano configurazioni e qualità spaziali notevoli. Tra questi sono da segnalare le numerose chiese inattive, disposte lungo via Tribunali in stretta relazione agli spazi aperti prima descritti. Si propone allora il tema del restauro e della rifunzionalizzazione delle chiese, attraverso semplici allestimenti, ma anche attraverso più articolati interventi di introduzione di nuove destinazioni d’uso, che possono essere intese come un ‘servizio qualificato’ in riferimento agli spazi aperti prima individuati. Via Tribunali si configura allora come un continuo urbano permeabile, attraversabile da sud e da nord in punti intermedi; in questa interpretazione non viene messo in discussione il ruolo delle ‘porte d’ingresso, da ovest e da est, che immettono nell’invaso stradale e da cui inizia la dinamica spaziale descritta. A est via Tribunali è chiusa da Castel Capuano, vale a dire da un’architettura articolata su un insieme di corti, uno spazio attraversabile, che immette direttamente sulla strada per chi proviene dalla stazione e dagli altri importanti spazi urbani orientali. Anche Castel Capuano, luogo della massima stabilizzazione, legata a funzioni giudiziarie, potrà nel tempo essere modificato sotto il profilo dell’organizzazione funzionale interna. Ma oggi, oltre all’attraversamento delle corti, si potrà forse subito intervenire, valorizzando pienamente la grande terrazza e gli spazi situati al livello della copertura di Castel Capuano, oggi abbandonati,

1 L. Savarese, Il centro antico di Napoli, analisi delle

trasformazioni urbane. Electa Napoli, Napoli 1991, p.7

attraverso la realizzazione di un semplice sistema di ascensori, direttamente connesso alle corti. Via Tribunali, allora, potrà costituire un luogo di connessione di più livelli, quello inferiore dell’archeologia e quello superiore della terrazza di Castel Capuano, direttamente relazionato alla strada. Più articolata è la situazione a ovest, dove, con l’intervento di abbattimento di uno degli edifici del Policlinico nel dopo terremoto del 1980, si è determinato uno spazio dilatato all’ingresso di via Tribunali, intorno all’ingresso di San Pietro a Maiella: luogo di un grande progetto urbano da sviluppare nel tempo, valorizzando pienamente l’insieme delle aree archeologiche e degli spazi urbani connessi di grande interesse. Proprio ai due estremi di via Tribunali, a S. Pietro a Maiella e a Castel Capuano, in attesa di progetti più articolati e complessi, è forse possibile pensare nell’immediatezza del Forum, ad allestimenti temporanei, in grado di esaltare la peculiarità di questi spazi. In quest’ottica, un’altra peculiarità della scelta di via Tribunali quale sede del Forum, potrebbe essere quella di prefigurare soluzioni come in un laboratorio, nel quale le sperimentazioni possono diventare un primo banco di prova di una processualità, un innesco a partire dal quale costruire nel tempo un’idea contemporanea via Tribunali, che ne conservi l’antico fascino.

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ia dei Tribunali, the central decumanus in Naples’ ancient city, is approximately one kilometre long and stretches between the San Pietro a Majella complex and that of Castel Capuano. It is a fundamentally important, stratified and consolidated axis crossing the urban fabric. The choice of Via dei Tribunali as one of the main sites for the 2013 Forum of Culture was not, however, a simple one. In fact there was great risk that the axis would be seen as a static place - a site of fixed representation for which, at best, some sort of installation could be proposed. But this was really not the intention. New and unexpected potential for the street axis emerged from detailed study of the site. It was seen as an indispensable reference for the construction of a diagram that could unite the spaces and times of different urban projects and that could be developed to return quality and attraction, triggering interesting dynamics within the whole ancient centre. In this sense, the proposal of Via dei Tribunali as a site of the Forum of Culture could potentially represent an element of renewed interest in the ancient centre as a key topic in the field of urban and architectural studies.

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Pasquale Miano

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The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

102

Vincenzo Corvino

Piazza Miraglia

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture.

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The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

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Vincenzo Corvino

Piazza Miraglia

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture.

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La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture. The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures. duca di noja (1775)

schiavoni (1880)

padovani (XX sec)

stato attuale

Insula monastica con la presenza dei monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca.

Le dimensioni del complesso di S. Antonio di Padova mutano e vico Ficariola viene chiuso.

Vengono abbattuti i monasteri della Sapienza e della corce di Lucca per ospitare gli edifici dei Policlinici.

Policlinici senza il primo corpo di fabbrica demolito a seguito dei danni del terremoto del 1980.

Scrivere con le pietre: l’occasione dell’area dei Policlinici.

allievi

Alessandra Cavaccini Paolo Corvino Francesco Noviello

<<C

rapp. 1:200 0m 50m

ostruire pietra su pietra la bellezza della città, la condizione di vita dei suoi spazi, è questo il fine dell’architettura, un lavoro che si fa nel tempo ma anche con il tempo. Il progetto, infatti, lavora in una situazione transitoria, lavora in un tempo prima dell’opera e dopo l’opera. In questo breve tempo entra il valore della contemporaneità. Una volta costruita la fabbrica il progetto diventa inserito in un tempo lungo, nel tempo della città, aggiungendo (si spera) valore.>>1 100m

150m

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EVOLUZIONE MORFOLOGICA

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Writing on stone: the opportunity of the Polyclinic area.

A

ware that different cultural approaches correspond to different goals and results (and viceversa), the work carried out during this edition of Master’s program focused on questions of method, not as preconceived rules but as experience and knowledge of the process that the

EVOLUZIONE MORFOLOGICA

duca di noja (1775)

schiavoni (1880)

padovani (XX sec)

Insula monastica con la presenza dei monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca.

Le dimensioni del complesso di S. Antonio di Padova mutano e vico Ficariola viene chiuso.

Vengono abbattuti i monasteri della Sapienza e della corce di Lucca per ospitare gli edifici dei


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La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture. The west door to the historical center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures. duca di noja (1775)

schiavoni (1880)

padovani (XX sec)

stato attuale

Insula monastica con la presenza dei monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca.

Le dimensioni del complesso di S. Antonio di Padova mutano e vico Ficariola viene chiuso.

Vengono abbattuti i monasteri della Sapienza e della corce di Lucca per ospitare gli edifici dei Policlinici.

Policlinici senza il primo corpo di fabbrica demolito a seguito dei danni del terremoto del 1980.

Scrivere con le pietre: l’occasione dell’area dei Policlinici.

allievi

Alessandra Cavaccini Paolo Corvino Francesco Noviello

<<C

rapp. 1:200 0m 50m

ostruire pietra su pietra la bellezza della città, la condizione di vita dei suoi spazi, è questo il fine dell’architettura, un lavoro che si fa nel tempo ma anche con il tempo. Il progetto, infatti, lavora in una situazione transitoria, lavora in un tempo prima dell’opera e dopo l’opera. In questo breve tempo entra il valore della contemporaneità. Una volta costruita la fabbrica il progetto diventa inserito in un tempo lungo, nel tempo della città, aggiungendo (si spera) valore.>>1 100m

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EVOLUZIONE MORFOLOGICA

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Writing on stone: the opportunity of the Polyclinic area.

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ware that different cultural approaches correspond to different goals and results (and viceversa), the work carried out during this edition of Master’s program focused on questions of method, not as preconceived rules but as experience and knowledge of the process that the

EVOLUZIONE MORFOLOGICA

duca di noja (1775)

schiavoni (1880)

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Insula monastica con la presenza dei monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca.

Le dimensioni del complesso di S. Antonio di Padova mutano e vico Ficariola viene chiuso.

Vengono abbattuti i monasteri della Sapienza e della corce di Lucca per ospitare gli edifici dei


master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

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master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

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La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture.

superficie 3000 mq infopoint 45 mq

amministrazione 35 mq urban center 370 mq ristoro 135 mq wc 105 mq neapolis forum store 20 mq bookshop 220 mq corti 500 mq area chioschi informatici 75 mq deposito 40 mq

1 Joseph Rykwert, Lectio Magistralis, Architettura e

Archeologia, Aula Magna Storica, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Napoli 05.06.2012

2 Joseph Rykwert, La seduzione del luogo. Storia e futuro della città, Biblioteca Einaudi, Vicenza 2003

Consapevoli che ad approcci culturali differenti corrispondono obiettivi e risultati differenti, il lavoro didattico condotto in questa edizione del Master ha insistito su questioni di metodo non intese come regole precostituite, ma come esperienza e conoscenza del processo che il progetto di architettura mette in campo. Una ipotesi per definire quel Common Ground che David Chipperfield ha inteso indagare nella ultima edizione della Biennale: il terreno comune di apprendimento, formazione e sperimentazione che lavora all’edificio per capirne il sistema di relazione che questi intesse con il contesto, con il suolo e lo spazio pubblico, luogo di eccellenza della città. Operare uno scambio continuo tra teoria e pratica, disegnare un luogo di confronto dove l’uno non può esserci senza l’altro; con queste premesse i progetti (alle diverse scale), che presentiamo nelle pagine di questo libro, aiutano a capire, a svelare e porre in essere una possibile strategia comune per lavorare alla città consolidata. L’architettura non dipende dalle sue dimensioni; una piccola realizzazione può testimoniare una presenza significativa e definire l’entità della necessità. Il suo processo si basa su giudizi di valore ed è essenziale e intellegibile quando è legato alla comunità e alle sue necessità. Il lavoro svolto si è interessato a quale è la ragione del principio insediativo di un edificio e di una parte di città. In questo modo la città consolidata è apparsa nutrimento del paesaggio, il luogo in cui piantare le ragioni più profonde per disegnare il nuovo indagando le orme dei predecessori, leggendo le sovrapposizioni, distinguendo le stratificazioni. Una azione complessa che necessita di essenzialità della

The west door to the historic center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

architecture project puts into play. Our city’s heritage is in continuous evolution; it changes over time and has finds honor in such change. The past, as Joseph Rykvert has claimed, does not seduce per se, but integrates and stirs the emotions when value is placed on history. Piazza Miraglia in the Polyclinic area bears testimony to the continuous change that the city has become accustomed to for centuries. A very different urban form can be observed in the Duca di Noja (1775) and Schiavoni maps (1880), whose protagonists are the Sapienza and Croce di Lucca monasteries. However, the 20th century needs of a Naples in evolution required modification, which caused the area’s unfortunate decay with the demolition of the monasteries and the later construction of the 3 Polyclinic pavilions. The Croce di Lucca church was left intact but with different elements to interact with and in some way out of context, finding itself, after the demolition of the polyclinic’s third pavillion in 1980 posed in relation to a “non place”, an undefined open space used for parking. The historic parterre is Via Tribunali. The proposal by the Master’s students started with a possible mandate by the Naples Municipality which identified Piazza Miraglia as one of the locations for the Naples Culture Forum. The project bases its logic on the construction of a temporary visitor’s pavilion that can interact with the area’s history. The pavilion learns from the history and identity of a place in which it is a temporary guest. It pays a debt of recognition towards its context and, like “a Neapolitan palazzo”, it only reveals

proposta che si può raggiungere solo attraverso la complessità del processo di conoscenza. In questa condizione il progetto didattico ha avuto l’ambizione di lanciare un messaggio di appartenenza culturale, per definire con precisione i caratteri e le specificità della proposta. Il patrimonio delle nostre città è sempre in evoluzione, cambia nel tempo ed ha onorevolezza nel suo mutamento. Il passato, come ha affermato Joseph Rykvert 2 , non seduce di per sé, ma integra, emoziona quanto più i contemporanei assegnano valore alla storia. Un lavoro che non ha la pretesa di insegnare, ma di attuare le condizioni per apprendere, consapevoli del valore del presente ed evitando la nostalgia con la quale siamo abituati a guardare il passato. L’ambizione che accomuna il progetto per l’area dei Policlinici e Piazza Miraglia agli altri elaborati nel Laboratorio è stata quella di predisporre i progettisti ad un potenziale ascolto del contesto, nella tensione tra passato e presente. La città è l’esito della sua stratificazione e il progetto che interagisce con una preesistenza, anche archeologica, richiede la capacità di interpretare un’origine profonda del sito, mediante possibili soluzioni spaziali che consentono di ridefinirla alla luce del presente. Napoli è il risultato di una sovrapposizione millenaria e falliti sono apparsi diversi tentativi di disegnare in un sol tempo la città. L’architetto lavora ad una strategia d’insieme, intervenendo per punti in grado innescare nuova vita all’idea della città esistente. Lavorare sullo spazio pubblico, sul luogo comune , sullo spazio tra le cose è il segreto per riconoscere il ruolo delle città e renderne visibile il processo. Il progetto di architettura non rappresenta ciò che si vede ma ciò che si vedrà, crea le condizioni per la definizione dello spazio in un tempo futuro, muove un’azione culturale caratterizzata da un fine che è la trasformazione fisica a partire da un sito esistente e la sua realizzazione ne è il banco di prova. La scelta e il ruolo dei materiali in architettura vanno molto al di là del loro essere componenti edilizi indispensabili e la loro definizione va estesa al clima, ai tempi, alle norme , ai costi, agli usi e alle necessità dei fruitori.

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La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture.

superficie 3000 mq infopoint 45 mq

amministrazione 35 mq urban center 370 mq ristoro 135 mq wc 105 mq neapolis forum store 20 mq bookshop 220 mq corti 500 mq area chioschi informatici 75 mq deposito 40 mq

1 Joseph Rykwert, Lectio Magistralis, Architettura e

Archeologia, Aula Magna Storica, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Napoli 05.06.2012

2 Joseph Rykwert, La seduzione del luogo. Storia e futuro della città, Biblioteca Einaudi, Vicenza 2003

Consapevoli che ad approcci culturali differenti corrispondono obiettivi e risultati differenti, il lavoro didattico condotto in questa edizione del Master ha insistito su questioni di metodo non intese come regole precostituite, ma come esperienza e conoscenza del processo che il progetto di architettura mette in campo. Una ipotesi per definire quel Common Ground che David Chipperfield ha inteso indagare nella ultima edizione della Biennale: il terreno comune di apprendimento, formazione e sperimentazione che lavora all’edificio per capirne il sistema di relazione che questi intesse con il contesto, con il suolo e lo spazio pubblico, luogo di eccellenza della città. Operare uno scambio continuo tra teoria e pratica, disegnare un luogo di confronto dove l’uno non può esserci senza l’altro; con queste premesse i progetti (alle diverse scale), che presentiamo nelle pagine di questo libro, aiutano a capire, a svelare e porre in essere una possibile strategia comune per lavorare alla città consolidata. L’architettura non dipende dalle sue dimensioni; una piccola realizzazione può testimoniare una presenza significativa e definire l’entità della necessità. Il suo processo si basa su giudizi di valore ed è essenziale e intellegibile quando è legato alla comunità e alle sue necessità. Il lavoro svolto si è interessato a quale è la ragione del principio insediativo di un edificio e di una parte di città. In questo modo la città consolidata è apparsa nutrimento del paesaggio, il luogo in cui piantare le ragioni più profonde per disegnare il nuovo indagando le orme dei predecessori, leggendo le sovrapposizioni, distinguendo le stratificazioni. Una azione complessa che necessita di essenzialità della

The west door to the historic center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

architecture project puts into play. Our city’s heritage is in continuous evolution; it changes over time and has finds honor in such change. The past, as Joseph Rykvert has claimed, does not seduce per se, but integrates and stirs the emotions when value is placed on history. Piazza Miraglia in the Polyclinic area bears testimony to the continuous change that the city has become accustomed to for centuries. A very different urban form can be observed in the Duca di Noja (1775) and Schiavoni maps (1880), whose protagonists are the Sapienza and Croce di Lucca monasteries. However, the 20th century needs of a Naples in evolution required modification, which caused the area’s unfortunate decay with the demolition of the monasteries and the later construction of the 3 Polyclinic pavilions. The Croce di Lucca church was left intact but with different elements to interact with and in some way out of context, finding itself, after the demolition of the polyclinic’s third pavillion in 1980 posed in relation to a “non place”, an undefined open space used for parking. The historic parterre is Via Tribunali. The proposal by the Master’s students started with a possible mandate by the Naples Municipality which identified Piazza Miraglia as one of the locations for the Naples Culture Forum. The project bases its logic on the construction of a temporary visitor’s pavilion that can interact with the area’s history. The pavilion learns from the history and identity of a place in which it is a temporary guest. It pays a debt of recognition towards its context and, like “a Neapolitan palazzo”, it only reveals

proposta che si può raggiungere solo attraverso la complessità del processo di conoscenza. In questa condizione il progetto didattico ha avuto l’ambizione di lanciare un messaggio di appartenenza culturale, per definire con precisione i caratteri e le specificità della proposta. Il patrimonio delle nostre città è sempre in evoluzione, cambia nel tempo ed ha onorevolezza nel suo mutamento. Il passato, come ha affermato Joseph Rykvert 2 , non seduce di per sé, ma integra, emoziona quanto più i contemporanei assegnano valore alla storia. Un lavoro che non ha la pretesa di insegnare, ma di attuare le condizioni per apprendere, consapevoli del valore del presente ed evitando la nostalgia con la quale siamo abituati a guardare il passato. L’ambizione che accomuna il progetto per l’area dei Policlinici e Piazza Miraglia agli altri elaborati nel Laboratorio è stata quella di predisporre i progettisti ad un potenziale ascolto del contesto, nella tensione tra passato e presente. La città è l’esito della sua stratificazione e il progetto che interagisce con una preesistenza, anche archeologica, richiede la capacità di interpretare un’origine profonda del sito, mediante possibili soluzioni spaziali che consentono di ridefinirla alla luce del presente. Napoli è il risultato di una sovrapposizione millenaria e falliti sono apparsi diversi tentativi di disegnare in un sol tempo la città. L’architetto lavora ad una strategia d’insieme, intervenendo per punti in grado innescare nuova vita all’idea della città esistente. Lavorare sullo spazio pubblico, sul luogo comune , sullo spazio tra le cose è il segreto per riconoscere il ruolo delle città e renderne visibile il processo. Il progetto di architettura non rappresenta ciò che si vede ma ciò che si vedrà, crea le condizioni per la definizione dello spazio in un tempo futuro, muove un’azione culturale caratterizzata da un fine che è la trasformazione fisica a partire da un sito esistente e la sua realizzazione ne è il banco di prova. La scelta e il ruolo dei materiali in architettura vanno molto al di là del loro essere componenti edilizi indispensabili e la loro definizione va estesa al clima, ai tempi, alle norme , ai costi, agli usi e alle necessità dei fruitori.

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Con queste premesse, che riconducono a un appartenenza culturale l’intero il collegio dei docenti, il lavoro prodotto presso il Laboratorio di Ricerca Progettuale del Master immagina la città consolidata come un continuo cantiere, un permanente laboratorio, in cui memoria e innovazione si confrontano quotidianamente per cercare nuove riposte a nuove esigenze, a differenti domande che la vita contemporanea impone. La città storica e il centro antico di Napoli ne sono una straordinaria occasione, un’enciclopedia da cui apprendere, da cui prendere a piene mani, consapevoli che il progetto è l’esito di un viaggio di conoscenza e che solo la ricerca paziente può definire un orizzonte all’idea. Progettare a Napoli, pensare per Napoli è una opportunità, anche didattica, di grande arricchimento. Una ricchezza di stratificazione e tangibili pensieri che hanno nelle pietre della città consolidata l’alfabeto per tentare di parlare una lingua riconoscibile dai luoghi, in continuità con i suoi continui mutamenti. L’architetto è per definizione un costruttore e il fine di un progetto è la sua potenzialità di modificare l’esistente. Con questa consapevolezza architetti e attori della modificazione del centro antico di Napoli hanno sovrapposto pietre, disegnato geometrie, sempre consapevoli di lavorare sulla regola ippodamea, sulla dimensione di cardi e decumani. Gli architetti-allievi del Master in Progettazione di Eccellenza per la città storica hanno costruito lentamente le condizioni di un luogo di conoscenza in cui operare incontrandosi, confrontandosi, facendosi portatori di idee da condividere esprimendole con segni, disegni, modelli di studio. Un modello didattico che prende le mosse dalla organizzazione di un vero e proprio atelier, in un cui il lavoro di gruppo non mortifica il soggettivismo dei partecipanti, ma cerca una piattaforma comune per esprimere possibili trasformazioni dei luoghi. Parlare di città, infatti, è parlare di rapporti tra le cose e Napoli ne è un caso straordinario. L’occasione del contesto di Piazza Miraglia nell’area dei Policlinici, nel quale si è operato,

itself to observers who admire it from the courtyard; it is not immediately visible from Via dei Tribunali, but offers itself to the city only when viewed from the Piazza. The two symmetrical courtyards become the composition’s fulcrum, providing unexpected views of the Pietrasanta cupula and the San Pietro a Majella bell tower, thus allowing the urban fabric to participate in the new space; the project transcends architectural limits by taking on an urban character as a covered piazza interpreting and overcoming the area’s slopes. A step becomes the connecting element between the old and the new piazza, eliminating the net division between Via dei Tribunali and the former parking lot, giving life to an open space which once again can become part of the city.

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Con queste premesse, che riconducono a un appartenenza culturale l’intero il collegio dei docenti, il lavoro prodotto presso il Laboratorio di Ricerca Progettuale del Master immagina la città consolidata come un continuo cantiere, un permanente laboratorio, in cui memoria e innovazione si confrontano quotidianamente per cercare nuove riposte a nuove esigenze, a differenti domande che la vita contemporanea impone. La città storica e il centro antico di Napoli ne sono una straordinaria occasione, un’enciclopedia da cui apprendere, da cui prendere a piene mani, consapevoli che il progetto è l’esito di un viaggio di conoscenza e che solo la ricerca paziente può definire un orizzonte all’idea. Progettare a Napoli, pensare per Napoli è una opportunità, anche didattica, di grande arricchimento. Una ricchezza di stratificazione e tangibili pensieri che hanno nelle pietre della città consolidata l’alfabeto per tentare di parlare una lingua riconoscibile dai luoghi, in continuità con i suoi continui mutamenti. L’architetto è per definizione un costruttore e il fine di un progetto è la sua potenzialità di modificare l’esistente. Con questa consapevolezza architetti e attori della modificazione del centro antico di Napoli hanno sovrapposto pietre, disegnato geometrie, sempre consapevoli di lavorare sulla regola ippodamea, sulla dimensione di cardi e decumani. Gli architetti-allievi del Master in Progettazione di Eccellenza per la città storica hanno costruito lentamente le condizioni di un luogo di conoscenza in cui operare incontrandosi, confrontandosi, facendosi portatori di idee da condividere esprimendole con segni, disegni, modelli di studio. Un modello didattico che prende le mosse dalla organizzazione di un vero e proprio atelier, in un cui il lavoro di gruppo non mortifica il soggettivismo dei partecipanti, ma cerca una piattaforma comune per esprimere possibili trasformazioni dei luoghi. Parlare di città, infatti, è parlare di rapporti tra le cose e Napoli ne è un caso straordinario. L’occasione del contesto di Piazza Miraglia nell’area dei Policlinici, nel quale si è operato,

itself to observers who admire it from the courtyard; it is not immediately visible from Via dei Tribunali, but offers itself to the city only when viewed from the Piazza. The two symmetrical courtyards become the composition’s fulcrum, providing unexpected views of the Pietrasanta cupula and the San Pietro a Majella bell tower, thus allowing the urban fabric to participate in the new space; the project transcends architectural limits by taking on an urban character as a covered piazza interpreting and overcoming the area’s slopes. A step becomes the connecting element between the old and the new piazza, eliminating the net division between Via dei Tribunali and the former parking lot, giving life to an open space which once again can become part of the city.

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testimonia il mutamento continuo attraverso il quale da secoli la città è stata abituata a confrontarsi. Uno scenario ben diverso si presenta ai nostri occhi osservando le carte del Duca di Noja (1775) e dello Schiavoni (1880), nelle quali fanno da protagonista i monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca. Le esigenze di una Napoli in evoluzione resero, tuttavia, necessarie nel XX sec. un’ ulteriore assetto dei luoghi che decretò un infelice impoverimento monumentale dell’area, con la demolizione dei Monasteri e con la successiva costruzione dei 3 padiglioni del Policlinico. La Chiesa della Croce di Lucca fu lasciata intatta, ma con interlocutori diversi e in qualche modo decontestualizzata, ritrovan-

dosi, dopo l’abbattimento del terzo padiglione del Policlinico, avvenuto nel 1980, a relazionarsi con un ‘non luogo’, un spazio aperto indefinito e destinato a parcheggio. Il parterre storico è via Tribunali e l’incipit della proposta degli allievi del Master è nato da una potenziale domanda di committenza dell’Amministrazione Comunale di Napoli che identifica piazza Miraglia come uno dei luoghi per il Forum delle Culture di Napoli. L’idea di progetto fonda le sue ragioni sulla realizzazione di un padiglione di accoglienza temporaneo che reggesse il costante confronto con la realtà storicizzata dell’area. Il padiglione apprende dalla storia e dall’identità del luogo del quale è

The west door to the historic center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

temporaneamente ospite. L’edificio propone di ripercorrere gli elementi costitutivi e tipologici delle fabbriche del centro antico, attraverso la realizzazione delle sue corti che realizzano ‘un effetto di stupore’ per coloro che entrano nell’edificio. Il padiglione temporaneo concretizza un debito di riconoscenza verso il contesto in cui si inserisce e come per ‘il palazzo napoletano’ si rivela all’osservatore solo ammirandolo dalla corte , non manifestandosi immediatamente a via dei Tribunali, ma offrendosi alla città solo osservandolo dalla piazza. Le due corti simmetriche diventano il perno della composizione, regalando viste inaspettate della cupola della Pietrasanta e del campanile di San Pietro a Ma-

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testimonia il mutamento continuo attraverso il quale da secoli la città è stata abituata a confrontarsi. Uno scenario ben diverso si presenta ai nostri occhi osservando le carte del Duca di Noja (1775) e dello Schiavoni (1880), nelle quali fanno da protagonista i monasteri della Sapienza e della Croce di Lucca. Le esigenze di una Napoli in evoluzione resero, tuttavia, necessarie nel XX sec. un’ ulteriore assetto dei luoghi che decretò un infelice impoverimento monumentale dell’area, con la demolizione dei Monasteri e con la successiva costruzione dei 3 padiglioni del Policlinico. La Chiesa della Croce di Lucca fu lasciata intatta, ma con interlocutori diversi e in qualche modo decontestualizzata, ritrovan-

dosi, dopo l’abbattimento del terzo padiglione del Policlinico, avvenuto nel 1980, a relazionarsi con un ‘non luogo’, un spazio aperto indefinito e destinato a parcheggio. Il parterre storico è via Tribunali e l’incipit della proposta degli allievi del Master è nato da una potenziale domanda di committenza dell’Amministrazione Comunale di Napoli che identifica piazza Miraglia come uno dei luoghi per il Forum delle Culture di Napoli. L’idea di progetto fonda le sue ragioni sulla realizzazione di un padiglione di accoglienza temporaneo che reggesse il costante confronto con la realtà storicizzata dell’area. Il padiglione apprende dalla storia e dall’identità del luogo del quale è

The west door to the historic center of Naples. A pavilion for the Forum of Cultures.

temporaneamente ospite. L’edificio propone di ripercorrere gli elementi costitutivi e tipologici delle fabbriche del centro antico, attraverso la realizzazione delle sue corti che realizzano ‘un effetto di stupore’ per coloro che entrano nell’edificio. Il padiglione temporaneo concretizza un debito di riconoscenza verso il contesto in cui si inserisce e come per ‘il palazzo napoletano’ si rivela all’osservatore solo ammirandolo dalla corte , non manifestandosi immediatamente a via dei Tribunali, ma offrendosi alla città solo osservandolo dalla piazza. Le due corti simmetriche diventano il perno della composizione, regalando viste inaspettate della cupola della Pietrasanta e del campanile di San Pietro a Ma-

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La porta ovest per il centro antico di Napoli. Un padiglione per il Forum delle Culture.

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jella, facendo così entrare il tessuto all’interno del nuovo spazio; il progetto trascende i limiti architettonici assumendo carattere urbano e presentandosi come una piazza coperta che legge e vince il dislivello dell’area. Una gradinata diventa l’elemento di raccordo tra la vecchia e la nuova piazza, eliminando la netta divisione che persisteva tra via Tribunali e l’ex parcheggio dando vita ad uno spazio dilatato che si rimpadronisce della città. Il nuovo spazio avrà il compito di offrire una prima lettura del Forum e di orientare i visitatori verso tutti gli eventi che ospiterà il centro antico. All’interno del padiglione prendono posto un info-point, un’area uffici, un’ area ristoro, un punto shop, un’ area chioschi informatici, un bookshop (all’interno della Chiesa della Croce di Lucca) e un Urban Center nel quale si racconta la Napoli del passato, la Napoli di oggi e la Napoli che sarà, ricollegandosi alla tematica introdotta dal Forum delle Culture : «La memoria del futuro». Significativo è stato il posizionamento di aree eventi all’interno delle parti scoperte del padiglione, luoghi mutevoli a seconda dell’evento previsto. La reiterazione di un modulo 4m x 4m x 4m da la forma al progetto. La scelta del materiale da costruzione è caduta sull’utilizzo di tubi per ponteggio multi direzionale, con un sistema di montaggio che rendesse veloce la costruzione ed il suo seguente smontaggio. Scrivere scritture interrotte è il compito dell’architetto che decide di lavorare sulla città storica per rappresentare la propria contemporaneità in continuità con la storia dei luoghi e disegnare nuovi immaginari di spazi collettivi.

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jella, facendo così entrare il tessuto all’interno del nuovo spazio; il progetto trascende i limiti architettonici assumendo carattere urbano e presentandosi come una piazza coperta che legge e vince il dislivello dell’area. Una gradinata diventa l’elemento di raccordo tra la vecchia e la nuova piazza, eliminando la netta divisione che persisteva tra via Tribunali e l’ex parcheggio dando vita ad uno spazio dilatato che si rimpadronisce della città. Il nuovo spazio avrà il compito di offrire una prima lettura del Forum e di orientare i visitatori verso tutti gli eventi che ospiterà il centro antico. All’interno del padiglione prendono posto un info-point, un’area uffici, un’ area ristoro, un punto shop, un’ area chioschi informatici, un bookshop (all’interno della Chiesa della Croce di Lucca) e un Urban Center nel quale si racconta la Napoli del passato, la Napoli di oggi e la Napoli che sarà, ricollegandosi alla tematica introdotta dal Forum delle Culture : «La memoria del futuro». Significativo è stato il posizionamento di aree eventi all’interno delle parti scoperte del padiglione, luoghi mutevoli a seconda dell’evento previsto. La reiterazione di un modulo 4m x 4m x 4m da la forma al progetto. La scelta del materiale da costruzione è caduta sull’utilizzo di tubi per ponteggio multi direzionale, con un sistema di montaggio che rendesse veloce la costruzione ed il suo seguente smontaggio. Scrivere scritture interrotte è il compito dell’architetto che decide di lavorare sulla città storica per rappresentare la propria contemporaneità in continuità con la storia dei luoghi e disegnare nuovi immaginari di spazi collettivi.

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Urban reconnection and redescovery of the underground.

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Giovanni Multari

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei.

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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Giovanni Multari

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei. Riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, Urban reconnection and redescovery of the underground.

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei.

allievi

Marialaura Coscarella Angela Palmitessa Alessia Lucia Verrua

C

on il Laboratorio di Progettazione, nell’ambito del Master di eccellenza per la città storica, l’idea di condurre una ricerca che potesse lavorare sullo spazio pubblico, sul paesaggio e sulle nuove dinamiche dell’abitare, inizia a strutturare il percorso di studio ed approfondimento, a partire dalla Città greco-romana. Il centro antico è il cuore pulsante di una città, Napoli, che è difficile racchiudere in una sola definizione. Esistono diverse e tante Napoli e l’antica Neapolis ne rappresenta il catalogo più documentato. Il progetto di architettura è l’esito di un viaggio di conoscenza, conoscenza dei luoghi, delle sue condizioni materiali e immateriali, che definisce le possibili proposte per la Città Antica e vuole raccontare, prima ancora di essere possibile trasformazione compatibile con i luoghi, i processi strategici e le questioni che sottendono alla reale trasformazione urbana. È il caso di vico Maffei per il quale la definizione stessa di spazio pubblico e/o di uso pubblico determina la strategia di progetto. Una idea complessiva di azioni che, innescando relazioni tra gli

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei.

I

n the Master’s in Design for the Historic City, the studio work was driven by the idea of research on public space, landscape and new housing dynamics, starting from the Greek/ Roman city. The ancient centre is the beating heart of a city like Naples that cannot be defined in absolute terms. There is more than one Naples. The city is multifaceted and ancient Neapolis is only its best-documented area. The architectural project is the outcome of a journey of knowledge – thorough knowledge of places and their material and immaterial conditions that define possible proposals for the ancient city centre. Even beyond the possibility of transformation that respects such places, its aim is to tell a story of the strategic processes and issues underlying true urban transformation. This is the case of vico Maffei, for which the definition of public space and/or space for public use was the key to the design strategy – as a set of global actions that can trigger relations between open spaces and define an idea of the ground plane that creates unity while at

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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allievi

Marialaura Coscarella Angela Palmitessa Alessia Lucia Verrua

C

on il Laboratorio di Progettazione, nell’ambito del Master di eccellenza per la città storica, l’idea di condurre una ricerca che potesse lavorare sullo spazio pubblico, sul paesaggio e sulle nuove dinamiche dell’abitare, inizia a strutturare il percorso di studio ed approfondimento, a partire dalla Città greco-romana. Il centro antico è il cuore pulsante di una città, Napoli, che è difficile racchiudere in una sola definizione. Esistono diverse e tante Napoli e l’antica Neapolis ne rappresenta il catalogo più documentato. Il progetto di architettura è l’esito di un viaggio di conoscenza, conoscenza dei luoghi, delle sue condizioni materiali e immateriali, che definisce le possibili proposte per la Città Antica e vuole raccontare, prima ancora di essere possibile trasformazione compatibile con i luoghi, i processi strategici e le questioni che sottendono alla reale trasformazione urbana. È il caso di vico Maffei per il quale la definizione stessa di spazio pubblico e/o di uso pubblico determina la strategia di progetto. Una idea complessiva di azioni che, innescando relazioni tra gli

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei.

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n the Master’s in Design for the Historic City, the studio work was driven by the idea of research on public space, landscape and new housing dynamics, starting from the Greek/ Roman city. The ancient centre is the beating heart of a city like Naples that cannot be defined in absolute terms. There is more than one Naples. The city is multifaceted and ancient Neapolis is only its best-documented area. The architectural project is the outcome of a journey of knowledge – thorough knowledge of places and their material and immaterial conditions that define possible proposals for the ancient city centre. Even beyond the possibility of transformation that respects such places, its aim is to tell a story of the strategic processes and issues underlying true urban transformation. This is the case of vico Maffei, for which the definition of public space and/or space for public use was the key to the design strategy – as a set of global actions that can trigger relations between open spaces and define an idea of the ground plane that creates unity while at

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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complesso di San Paolo Maggiore

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via dei Tribunali

complesso di San Paolo Maggiore via dei Tribunali

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complesso di San Lorenzo complesso di San Gregorio Armeno

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teatro Greco-Romano

San Gregorio Armeno

criptoportico di San Lorenzo Maggiore

the same time leaves differences intact. A landscape of light and shadow, of narrow passages, of discretely widening squares, of secret gardens hidden by convent walls, of large churches and small chapels, of incessant noise, of an extraordinary humanity that – similar to tidal waves – steadily washes the grey lava stones over and over again throughout history. A huge “open air interior” that makes one feel part of a unique reality in recognisable space that is a source of constant discovery. A place shaped by mutually related spaces whose new parts are designed as recognisable elements, as new discoveries unified by existing but distinct fragments. This is the case, in particular, of the building on the corner of vico Maffei and via S. Gregorio Armeno, a ruin whose present conditions date to the post-war period. The idea for this building is an envelope represented by the

existing façades. By interpreting the project’s physical dimension, the building can innovate the dynamic nature of the ancient centre and its rules for dwelling and living. The project is therefore the result of joint cooperation, with the contribution of many different kinds of knowledge and approaches to the same topic. The goal is to launch a strategic process in which the architect has the task of evaluating the concrete realisation of different ideas, promoting the synthesis of a dialectic process with potential owners, investors, the Municipal Administration etc., and prefiguring the expectations of potential end-users (University students, residents, retailers, artisans, visitors etc.). This method is not intended as a predetermined series of actions, but rather as a possible exploration of space, the knowledge of which is the basis for project implementation.


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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, Urban reconnection and redescovery of the underground.

complesso di San Paolo Maggiore

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via dei Tribunali

complesso di San Paolo Maggiore via dei Tribunali

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complesso di San Lorenzo complesso di San Gregorio Armeno

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teatro Greco-Romano

San Gregorio Armeno

criptoportico di San Lorenzo Maggiore

the same time leaves differences intact. A landscape of light and shadow, of narrow passages, of discretely widening squares, of secret gardens hidden by convent walls, of large churches and small chapels, of incessant noise, of an extraordinary humanity that – similar to tidal waves – steadily washes the grey lava stones over and over again throughout history. A huge “open air interior” that makes one feel part of a unique reality in recognisable space that is a source of constant discovery. A place shaped by mutually related spaces whose new parts are designed as recognisable elements, as new discoveries unified by existing but distinct fragments. This is the case, in particular, of the building on the corner of vico Maffei and via S. Gregorio Armeno, a ruin whose present conditions date to the post-war period. The idea for this building is an envelope represented by the

existing façades. By interpreting the project’s physical dimension, the building can innovate the dynamic nature of the ancient centre and its rules for dwelling and living. The project is therefore the result of joint cooperation, with the contribution of many different kinds of knowledge and approaches to the same topic. The goal is to launch a strategic process in which the architect has the task of evaluating the concrete realisation of different ideas, promoting the synthesis of a dialectic process with potential owners, investors, the Municipal Administration etc., and prefiguring the expectations of potential end-users (University students, residents, retailers, artisans, visitors etc.). This method is not intended as a predetermined series of actions, but rather as a possible exploration of space, the knowledge of which is the basis for project implementation.


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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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spazi aperti, definiscono una idea di suolo che crea unità e al tempo stesso lascia inalterate le differenze. Un paesaggio di luce ed ombra, di passaggi stretti, di piccoli slarghi, di giardini segreti celati dalle mura dei conventi, di grandi chiese e piccole cappelle, di rumori incessanti, di una straordinaria umanità che, come maree, bagna in un continuo risalire le pietre scavate nella grigia lava. Un immenso interno en-plain-air che ti fa sentire parte di una realtà unica in un luogo riconoscibile ma allo stesso tempo generatore di continue scoperte.

Un luogo fatto di spazi di relazione che determinano le condizioni di disegno delle parti nuove come elementi riconoscibili, nuove scoperte, unificati ai frammenti esistenti ma da essi distinguibili. È il caso in particolare dell’edificio d’angolo tra vico Maffei e via S. Gregorio Armeno, un rudere le cui condizioni attuali risalgono all’età post-bellica, per il quale si ipotizza un nuovo edificio il cui involucro è costituito dai prospetti esistenti. Un edificio che innova, che legge la dimensione fisica del progetto, la natura dinamica del centro antico e le sue regole dell’abitare. Abitare è il tema principale di questo ragiona-


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spazi aperti, definiscono una idea di suolo che crea unità e al tempo stesso lascia inalterate le differenze. Un paesaggio di luce ed ombra, di passaggi stretti, di piccoli slarghi, di giardini segreti celati dalle mura dei conventi, di grandi chiese e piccole cappelle, di rumori incessanti, di una straordinaria umanità che, come maree, bagna in un continuo risalire le pietre scavate nella grigia lava. Un immenso interno en-plain-air che ti fa sentire parte di una realtà unica in un luogo riconoscibile ma allo stesso tempo generatore di continue scoperte.

Un luogo fatto di spazi di relazione che determinano le condizioni di disegno delle parti nuove come elementi riconoscibili, nuove scoperte, unificati ai frammenti esistenti ma da essi distinguibili. È il caso in particolare dell’edificio d’angolo tra vico Maffei e via S. Gregorio Armeno, un rudere le cui condizioni attuali risalgono all’età post-bellica, per il quale si ipotizza un nuovo edificio il cui involucro è costituito dai prospetti esistenti. Un edificio che innova, che legge la dimensione fisica del progetto, la natura dinamica del centro antico e le sue regole dell’abitare. Abitare è il tema principale di questo ragiona-


San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, urban reconnection and redescovery of the underground.

Yearbook 2010/2011

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

2

126

127 sezione longitudinale

sezione longitudinale › dettaglio

sezione completa


San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, urban reconnection and redescovery of the underground.

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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127 sezione longitudinale

sezione longitudinale › dettaglio

sezione completa


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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

mento, che produce effetti positivi sul corpo della città favorendo un modo di vivere collettivo, in una equilibrata mixitè sociale e umana, dotando la struttura di vico Maffei di nuove opportunità, di servizi, in un rinnovato senso dell’abitare. Possibili soluzioni, esempi di proposte compatibili, ma esiti chiari, scientificamente condotti, di un percorso didattico che si pone l’obiettivo della concretezza degli interventi con la consapevolezza che non c’è architettura senza costruzione, non esiste progetto senza strategia, non può esserci risultato se non all’interno di un processo che tenga conto di tutti i fattori e le dinamiche in campo, favorendo una idea dell’architettura tale da prefigurare la sua concreta realizzabilità. Da questo punto di vista il Laboratorio sul progetto e sul confronto delle idee definisce il percorso didattico e di ricerca che lavora alla sperimentazione di un metodo per il progetto di architettura nella città storica. Il progetto quindi deve essere l’esito di una lavoro collettivo, al quale contribuiscono saperi diversi, modi e atteggiamenti differenti di guardare allo stesso tema per la costruzione di un processo strategico in cui l’architetto ha il compito di valutare la concreta realizzazione delle idee in campo, favorendo la sintesi di un processo dialettico con i possibili committenti (proprietari, investitori privati, Amministrazione Comunale, etc.) e prefigurando le aspettative dei possibili fruitori (studenti universitari, residenti, commercianti, artigiani, visitatori, etc.). Un metodo di lavoro inteso non come una serie predeterminata di azioni, ma come possibilità esplorativa dei luoghi, dalla cui conoscenza, viene messo in campo il progetto. Il rudere e vico Maffei appartengono al Centro Antico di Napoli che è il più vasto d’Europa, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il sito è di eccezionale valore: si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti, i tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici sto-

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, urban reconnection and redescovery of the underground.

planimetria piano terra - stato di fatto

planimetria piano terra - progetto

planimetria piano ammezzato - stato di fatto

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2

planimetria piano ammezzato - progetto

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planimetria piano terzo - stato di fatto

planimetria piano terzo - progetto

prospetto materico


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mento, che produce effetti positivi sul corpo della città favorendo un modo di vivere collettivo, in una equilibrata mixitè sociale e umana, dotando la struttura di vico Maffei di nuove opportunità, di servizi, in un rinnovato senso dell’abitare. Possibili soluzioni, esempi di proposte compatibili, ma esiti chiari, scientificamente condotti, di un percorso didattico che si pone l’obiettivo della concretezza degli interventi con la consapevolezza che non c’è architettura senza costruzione, non esiste progetto senza strategia, non può esserci risultato se non all’interno di un processo che tenga conto di tutti i fattori e le dinamiche in campo, favorendo una idea dell’architettura tale da prefigurare la sua concreta realizzabilità. Da questo punto di vista il Laboratorio sul progetto e sul confronto delle idee definisce il percorso didattico e di ricerca che lavora alla sperimentazione di un metodo per il progetto di architettura nella città storica. Il progetto quindi deve essere l’esito di una lavoro collettivo, al quale contribuiscono saperi diversi, modi e atteggiamenti differenti di guardare allo stesso tema per la costruzione di un processo strategico in cui l’architetto ha il compito di valutare la concreta realizzazione delle idee in campo, favorendo la sintesi di un processo dialettico con i possibili committenti (proprietari, investitori privati, Amministrazione Comunale, etc.) e prefigurando le aspettative dei possibili fruitori (studenti universitari, residenti, commercianti, artigiani, visitatori, etc.). Un metodo di lavoro inteso non come una serie predeterminata di azioni, ma come possibilità esplorativa dei luoghi, dalla cui conoscenza, viene messo in campo il progetto. Il rudere e vico Maffei appartengono al Centro Antico di Napoli che è il più vasto d’Europa, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il sito è di eccezionale valore: si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti, i tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici sto-

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planimetria piano terra - stato di fatto

planimetria piano terra - progetto

planimetria piano ammezzato - stato di fatto

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planimetria piano ammezzato - progetto

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planimetria piano terzo - stato di fatto

planimetria piano terzo - progetto

prospetto materico


2

pianta livello ingresso + 33 m, sovrapposizione del vecchio rudere sito in vico Maffei

pianta copertura + 54,3 m

sezi0ne A-A’

130

pianta livello ingresso quota + 33 m, risistemazione del nuovo Accesso alla porta del sottosuolo napoletano

pianta a livello greco-romano + 12,27 m, accesso di collegamento con il criptoportico di San Lorenzo

sezi0ne A-A’

pianta livello acquedotto 10,00 (+ 26 m) sistema di collegamento con cisterne e pozzi delle antiche insule romane

prospetto laterale fronte di San Lorenzo

rici caratterizzanti epoche diverse. È qui, nella struttura di cardi e decumani, che, San Gregorio Armeno, il famoso cardo con le botteghe dei presepi, apre la visione di vico Maffei ed il potenziale del rudere che definisce l’angolo tra le due strade, di fronte alla Basilica di San Lorenzo Maggiore da dove è possibile accedere agli scavi che hanno portato alla luce l’antico foro. ll Progetto vuole valorizzare il rudere come bene comune, come parte dello spazio pubblico che percorre il dedalo di cardi e decumani, apre ai grandi chiostri e alle piccole corti, raggiunge le coperture per essere in un paesaggio denso e stratificato, scende nel profondo degli scavi archeologici per definire un continuum urbano tra la molteplicità di immagini e storie di questo luogo. Gli interventi costituiranno una serie integrata di attività volta a riqualificare il rudere, parte integrante del centro antico della città, superando la logica dell’intervento isolato, ed inserendosi nel processo di valorizzazione dei beni artistici, culturali ed ambientali insistenti nella città storica. Il Programma ha l’obiettivo di conseguire sviluppo e migliorare sensibilmente la qualità dell’abitare, in questo luogo di Napoli, attraversato da flussi millenari che scavano naturalmente gli usi, le attività, le aspirazioni di un luogo in continuo divenire. Non solo restauro di monumenti e di tessuti edilizi storici, dunque, ma una articolata serie di interventi sulla parte ‘fisica’ del centro storico e sugli aspetti ‘immateriali’. Per avviare il processo di elaborazione del concept progettuale sono stati individuati due elementi che vengono considerati in accezioni ampie: spazio pubblico e accessibilità che sintetizzano le vocazioni dell’area, che rappresentano l’input e il collante del processo e che costituiranno anche l’output dello stesso.

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pianta livello ingresso + 33 m, sovrapposizione del vecchio rudere sito in vico Maffei

pianta copertura + 54,3 m

sezi0ne A-A’

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pianta livello ingresso quota + 33 m, risistemazione del nuovo Accesso alla porta del sottosuolo napoletano

pianta a livello greco-romano + 12,27 m, accesso di collegamento con il criptoportico di San Lorenzo

sezi0ne A-A’

pianta livello acquedotto 10,00 (+ 26 m) sistema di collegamento con cisterne e pozzi delle antiche insule romane

prospetto laterale fronte di San Lorenzo

rici caratterizzanti epoche diverse. È qui, nella struttura di cardi e decumani, che, San Gregorio Armeno, il famoso cardo con le botteghe dei presepi, apre la visione di vico Maffei ed il potenziale del rudere che definisce l’angolo tra le due strade, di fronte alla Basilica di San Lorenzo Maggiore da dove è possibile accedere agli scavi che hanno portato alla luce l’antico foro. ll Progetto vuole valorizzare il rudere come bene comune, come parte dello spazio pubblico che percorre il dedalo di cardi e decumani, apre ai grandi chiostri e alle piccole corti, raggiunge le coperture per essere in un paesaggio denso e stratificato, scende nel profondo degli scavi archeologici per definire un continuum urbano tra la molteplicità di immagini e storie di questo luogo. Gli interventi costituiranno una serie integrata di attività volta a riqualificare il rudere, parte integrante del centro antico della città, superando la logica dell’intervento isolato, ed inserendosi nel processo di valorizzazione dei beni artistici, culturali ed ambientali insistenti nella città storica. Il Programma ha l’obiettivo di conseguire sviluppo e migliorare sensibilmente la qualità dell’abitare, in questo luogo di Napoli, attraversato da flussi millenari che scavano naturalmente gli usi, le attività, le aspirazioni di un luogo in continuo divenire. Non solo restauro di monumenti e di tessuti edilizi storici, dunque, ma una articolata serie di interventi sulla parte ‘fisica’ del centro storico e sugli aspetti ‘immateriali’. Per avviare il processo di elaborazione del concept progettuale sono stati individuati due elementi che vengono considerati in accezioni ampie: spazio pubblico e accessibilità che sintetizzano le vocazioni dell’area, che rappresentano l’input e il collante del processo e che costituiranno anche l’output dello stesso.

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master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Yearbook 2010/2011

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master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

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San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, riconessione urbana e riscoperta del sottosuolo.

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Lo spazio pubblico, inteso come vocazione/ risorsa nella cui definizione convergono sia le componenti materiali del patrimonio che le componenti legate ad una visione futura che vede nel centro antico la possibilità di realizzare una Città Studi, contemporanea, fatta di un abitare sociale in cui Università, Istituzioni, Musei, svolgono un ruolo e fanno sistema per la gestione dei servizi e della struttura economico-produttiva locale, ma anche per il potenziamento delle competenze nei diversi settori. L’accessibilità fa riferimento alla necessità del centro antico e del suo sistema sociale di migliorare la qualità dei servizi e della vita per gli stessi cittadini, nonché di attrarre, accogliere e ospitare studenti, ricercatori, lavoratori, imprese e turisti. L’idea progettuale si articola nelle azioni che mirano a rimuovere cause di forte criticità connesse ai fenomeni di degrado e disagio sociale, al fine di promuovere la qualità urbana, ridurre l’allontanamento di residenti appartenenti a gruppi sociali culturalmente elevati e di attività economiche tradizionalmente insediate nel centro antico e generare attrattività verso l’e-

134

sterno. In tale visione il rudere di vico Maffei, accoglie le azioni di recupero ed innovazione aumentando la dotazione di servizi pubblici, e la generale rifunzionalizzazione dell’ edificio. Il progetto dunque punta su una rivitalizzazione che entra nella rete millenaria del centro antico e ne definisce nuovi assetti strategici, attraverso l’integrazione e il potenziamento di funzioni e istituzioni che da secoli hanno caratterizzato questa parte del centro antico: dalle università ai musei, alle accademie, ai conservatori, alle biblioteche, alle chiese e ai complessi monumentali, tutti inseriti in un tessuto straordinario molto denso ma di grande porosità. Una visione strategica in continuità con la città antica in tutte le sue espressioni, che precisa il livello dell’intervento, attraverso una sequenza di layer interagenti che dalla fondazione greca, alle superfetazioni moderne, creano un luogo aperto, funzionale che accoglie e organizza i nuovi servizi. Lo spazio racchiuso tra le pareti del preesistente Rudere, diventa un luogo verticale, che penetra nel sottosuolo, e si eleva al tempo stesso fino al

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, reconnect urban and rediscovery of the underground.

culmine della costruzione. Un’architettura che costruisce un proprio palinsesto fatto di materiali antichi, che utilizza la luce per realizzare lo spazio e che struttura un percorso di conoscenza della città. Il progetto si configura come uno strumento strategico e programmatico di breve e medio termine che costruisce le attività per divenire attrattore di diversi operatori: enti locali, istituzioni, associazioni, piccoli imprenditori, cittadini, studiosi, enti ecclesiastici, fondazioni, istituzioni bancarie che pur risiedendo tutti nel centro antico non riescano a fare sintesi in spazi propri, spazi di relazione, spazi per nuove opportunità. Il master, in questo senso, con il laboratorio di progettazione, è diventato attraverso i progetti ed in questi ultimi anni il luogo di reali sperimentazioni, dove gli attori individuati segnano una loro presenza, hanno fatto del master un luogo per il confronto da cui partire per avviare processi reali, sostenibili e integrati ad una costruzione urbana unica capace ancora di essere la parte più contemporanea ed innovativa della città di Napoli.

livello + 23,00 m

livello + 19,50 m

livello + 13,20 m

livello + 8,03 m

Yearbook 2010/2011

2

livello + 3,80 m

livello + 0,45 m

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livello + 19,50 m

livello + 13,20 m

livello + 8,03 m

livello + 3,80 m


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Lo spazio pubblico, inteso come vocazione/ risorsa nella cui definizione convergono sia le componenti materiali del patrimonio che le componenti legate ad una visione futura che vede nel centro antico la possibilità di realizzare una Città Studi, contemporanea, fatta di un abitare sociale in cui Università, Istituzioni, Musei, svolgono un ruolo e fanno sistema per la gestione dei servizi e della struttura economico-produttiva locale, ma anche per il potenziamento delle competenze nei diversi settori. L’accessibilità fa riferimento alla necessità del centro antico e del suo sistema sociale di migliorare la qualità dei servizi e della vita per gli stessi cittadini, nonché di attrarre, accogliere e ospitare studenti, ricercatori, lavoratori, imprese e turisti. L’idea progettuale si articola nelle azioni che mirano a rimuovere cause di forte criticità connesse ai fenomeni di degrado e disagio sociale, al fine di promuovere la qualità urbana, ridurre l’allontanamento di residenti appartenenti a gruppi sociali culturalmente elevati e di attività economiche tradizionalmente insediate nel centro antico e generare attrattività verso l’e-

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sterno. In tale visione il rudere di vico Maffei, accoglie le azioni di recupero ed innovazione aumentando la dotazione di servizi pubblici, e la generale rifunzionalizzazione dell’ edificio. Il progetto dunque punta su una rivitalizzazione che entra nella rete millenaria del centro antico e ne definisce nuovi assetti strategici, attraverso l’integrazione e il potenziamento di funzioni e istituzioni che da secoli hanno caratterizzato questa parte del centro antico: dalle università ai musei, alle accademie, ai conservatori, alle biblioteche, alle chiese e ai complessi monumentali, tutti inseriti in un tessuto straordinario molto denso ma di grande porosità. Una visione strategica in continuità con la città antica in tutte le sue espressioni, che precisa il livello dell’intervento, attraverso una sequenza di layer interagenti che dalla fondazione greca, alle superfetazioni moderne, creano un luogo aperto, funzionale che accoglie e organizza i nuovi servizi. Lo spazio racchiuso tra le pareti del preesistente Rudere, diventa un luogo verticale, che penetra nel sottosuolo, e si eleva al tempo stesso fino al

San Paolo Maggiore, vico Cinquesanti, vico Maffei, reconnect urban and rediscovery of the underground.

culmine della costruzione. Un’architettura che costruisce un proprio palinsesto fatto di materiali antichi, che utilizza la luce per realizzare lo spazio e che struttura un percorso di conoscenza della città. Il progetto si configura come uno strumento strategico e programmatico di breve e medio termine che costruisce le attività per divenire attrattore di diversi operatori: enti locali, istituzioni, associazioni, piccoli imprenditori, cittadini, studiosi, enti ecclesiastici, fondazioni, istituzioni bancarie che pur risiedendo tutti nel centro antico non riescano a fare sintesi in spazi propri, spazi di relazione, spazi per nuove opportunità. Il master, in questo senso, con il laboratorio di progettazione, è diventato attraverso i progetti ed in questi ultimi anni il luogo di reali sperimentazioni, dove gli attori individuati segnano una loro presenza, hanno fatto del master un luogo per il confronto da cui partire per avviare processi reali, sostenibili e integrati ad una costruzione urbana unica capace ancora di essere la parte più contemporanea ed innovativa della città di Napoli.

livello + 23,00 m

livello + 19,50 m

livello + 13,20 m

livello + 8,03 m

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livello + 3,80 m

livello + 0,45 m

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livello + 19,50 m

livello + 13,20 m

livello + 8,03 m

livello + 3,80 m


master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Yearbook 2010/2011

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master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Yearbook 2010/2011

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

138

Giovanni Francesco Frascino

complesso monumentale dei Girolamini.

3

Yearbook 2010/2011

master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

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Giovanni Francesco Frascino

complesso monumentale dei Girolamini.

3

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Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches, the convent and the square.

Gaetana Cantone durante una lezione al Master.

In Sacris › Il dispositivo dello spazio sacro.

allievi

Valeria Civitillo Raffaella Rosa Rusciano

In tutte le epoche l’architettura ha raggiunto vette elevatissime nella conformazione dello spazio sacro. Nascita, morte, riparo, comunità, bellezza, sacralità e storia sono tutte racchiuse nell’esperienza della chiesa. L’aspetto più delicato nell’immaginare l’interno di uno spazio sacro consiste nel rapporto con i significati; con il sacro in quanto sentimento e con la sua rappresentazione. In occidente lo spazio sacro è trascendente (realtà ulteriore). Chi nei secoli ha spinto la propria ricerca verso la creazione di un’atmosfera sacra ha trovato nella bellezza, una straordinaria bellezza, la chiave di volta capace di stimolare le percezioni sensoriali dei fedeli e di ispirare una profonda analisi interiore. L’identità dello spazio sacro è tutta inscritta nella forma interna delle chiese. È lì che bisogna cercare, in quelle pietre.

In Sacris › The device of the sacred space.

I

n all eras, architecture has reached its most lofty heights as sacred space. Birth, death, safety, community, beauty, sacredness and history are all contained in the experience of the church. However, it is necessary to decode the significance of a sacred space in order to understand it. When we enter the house of God, we become isolated from the rest of the world and are welcomed into another realm. Simple architectural elements condition our senses. There are four fundamental moments in this experience. The first is the entrance; going up the stair determines the movement of the body from below (earth) to above (spirit) and activates a sense of self-perception. The second architectural moment is the narthex: a brief space between the noisy outside world and the muffled interior. Here, hearing is stimulated. In this moment, believers are forewarned and become almost fearful. The third moment is the place of assembly

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

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3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna, il convento e la piazza.

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches, the convent and the square.

Gaetana Cantone durante una lezione al Master.

In Sacris › Il dispositivo dello spazio sacro.

allievi

Valeria Civitillo Raffaella Rosa Rusciano

In tutte le epoche l’architettura ha raggiunto vette elevatissime nella conformazione dello spazio sacro. Nascita, morte, riparo, comunità, bellezza, sacralità e storia sono tutte racchiuse nell’esperienza della chiesa. L’aspetto più delicato nell’immaginare l’interno di uno spazio sacro consiste nel rapporto con i significati; con il sacro in quanto sentimento e con la sua rappresentazione. In occidente lo spazio sacro è trascendente (realtà ulteriore). Chi nei secoli ha spinto la propria ricerca verso la creazione di un’atmosfera sacra ha trovato nella bellezza, una straordinaria bellezza, la chiave di volta capace di stimolare le percezioni sensoriali dei fedeli e di ispirare una profonda analisi interiore. L’identità dello spazio sacro è tutta inscritta nella forma interna delle chiese. È lì che bisogna cercare, in quelle pietre.

In Sacris › The device of the sacred space.

I

n all eras, architecture has reached its most lofty heights as sacred space. Birth, death, safety, community, beauty, sacredness and history are all contained in the experience of the church. However, it is necessary to decode the significance of a sacred space in order to understand it. When we enter the house of God, we become isolated from the rest of the world and are welcomed into another realm. Simple architectural elements condition our senses. There are four fundamental moments in this experience. The first is the entrance; going up the stair determines the movement of the body from below (earth) to above (spirit) and activates a sense of self-perception. The second architectural moment is the narthex: a brief space between the noisy outside world and the muffled interior. Here, hearing is stimulated. In this moment, believers are forewarned and become almost fearful. The third moment is the place of assembly

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

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Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna, il convento e la piazza.

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3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

il segmento: le macroinsule

isolati: l’impianto attuale

la consistenza

il carattere tipologico

le relazioni esterne

i complessi di interesse

evoluzione della forma urbana

Napoli Greco-Romana 1904 › B. Capasso

veduta Lafrery 1566

veduta Stopendeel 1653

veduta Carafa 1775

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

il nucleo

142

143

insule: l’impianto Greco-Romano

VXI secolo

VXII - VXIII secolo

criticità 1 irriconoscibilità dell’ingresso del complesso

proposta 1 riconoscibilità dell’ingresso al complesso

criticità 2 negazione dello spazio pubblico alla città incongruenze nella forma della piazza

proposta 2 restituzione dello spazio pubblico alla città individuazione sulla piazza delle 4 presenze continuazione della traccia dell’antico cardo come percorso di accesso al complesso

1775


3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

il segmento: le macroinsule

isolati: l’impianto attuale

la consistenza

il carattere tipologico

le relazioni esterne

i complessi di interesse

evoluzione della forma urbana

Napoli Greco-Romana 1904 › B. Capasso

veduta Lafrery 1566

veduta Stopendeel 1653

veduta Carafa 1775

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

il nucleo

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insule: l’impianto Greco-Romano

VXI secolo

VXII - VXIII secolo

criticità 1 irriconoscibilità dell’ingresso del complesso

proposta 1 riconoscibilità dell’ingresso al complesso

criticità 2 negazione dello spazio pubblico alla città incongruenze nella forma della piazza

proposta 2 restituzione dello spazio pubblico alla città individuazione sulla piazza delle 4 presenze continuazione della traccia dell’antico cardo come percorso di accesso al complesso

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Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

C. Norberg-Schulz, Genius loci, Milano 1979.

F. Bologna, L’incredulità del Caravaggio e l’esperienza delle ‘cose naturali’, Torino 1992, p. 343.

Tadao Ando. Le opere, gli scritti, la critica, a cura di F. Dal Co, Milano 1994

D. von Hildebrand, Estetica, a cura di V. Cicero, Milano 2006.

La forma del sacro, a cura di V. Pezzo, Napoli 2007.

P. Zumthor, Atmosfere, Milano 2007.

G. Scoto Eriugena, Sulle nature dell’universo, a cura di P. Dronke, Milano 2012.

Essere isolati dal resto del mondo, venir accol- of the faithful, the main space. Believers are ti in un luogo che si distingue fortemente da “awoken” through multiple stimuli: incense tutti gli altri, sono condizioni necessarie per lo sets off the sense of smell, the fingers in spazio sacro: usciamo dal mondo profano che the font stimulate touch. But sight is the ci circonda ed entriamo nella casa di Dio alla ri- privileged sense with the perception of cerca di noi stessi. Per ottenere ciò s’interviene light (votive candles), colour (paintings and in maniera decisa sui sensi in quattro momenti decorative elements), space (the height of the fondamentali attraverso la messa in scena di central nave and the depth of the sapce) and semplici elementi architettonici. the placement of objects (sculpture, amboes, tabernacles). Extraordinary beauty envelops Il primo, deputato all’allontanamento del corpo them, transporting them from the terrestrial del fedele dalla condizione terrena è la scala dimension to the spiritual one. The fourth d’ingresso; salire lungo la scala determina un’a- moment regards the long and highly evocative zione di spostamento del corpo in avanti, dal apse. Here the altar represents the liturgy’s basso (terreno) verso l’alto (spirito), stimolando gravitational centre. Windows manipulate il senso della propriocezione. light favouring a “disconnect” from exterior reality. Between altar and windows is the true Il secondo elemento architettonico che intervie- protagonist: space. Only within an astonishing ne è il nartece, un corto spazio di collegamento space imbued with light from on high can tra l’esterno e l’interno. Il termine nartece, dal mystery be so effectively represented. greco nαrϑηx (nártex), simboleggia il penti- The emotion of the sacred derives from a mento. È chiaro qui l’intento di preparare il fede- precise “plan”: a knowingly assembled set of le ‘a entrare’; è questo il momento di passaggio simple architectural elements manipulate da una condizione aperta verso una protetta, da natural phenomena revealing extraordinary una condizione rumorosa (esterna) a una silen- beauty. While constructed and artificial, te (interna). La luce si abbassa e il primo istinto this sublime atmosphere touches believers è muoversi lentamente e fare silenzio. Qui è sti- bringing them nearer to a metaphysical molato il primo dei sensi che permette al feto il dimension, the necessary premise for contatto con il mondo esterno: l’udito. Il fedele reflection upon the divine. The project by in questo momento di passaggio è ammonito, Master’s students for project 3, “The convent quasi intimorito. and the piazza, Via dei Tribunali” rethinks Largo Gerolomini, the convent complex ny the Il terzo elemento è l’assemblea dei fedeli, l’au- same name and the Santa Maria della Colonna la, uno spazio collettivo in cui ci si riunisce per complex, adapting them for exhibitions partecipare a un rito. Questo concetto di co- and cultural events. The design research munione è centrale per capire l’invaso sacro; si considered these elements as a unicum. Largo passa dalla condizione spaziale compressa del Gerolomini is posed as a meditation space nartece a quella esplosiva dell’aula. Qui, subito, between the two Baroque churches that act as il fedele viene ‘svegliato’ attraverso un’azione headpieces of their respective insulae turned congiunta: da una parte l’odore d’incenso inne- towards the upper decumanus. sca l’olfatto e attiva la concentrazione, dall’al- This compositional condition beats a tra, la sensazione di freddo-umido provata nel symmetrical rhythm of cloister-churchbagnarsi la punta delle dita nell’acquasantiera opening-church-cloister, in which Largo stimola il tatto. È la vista, però, il senso per eccel- Gerolomini becomes the fulcrum, defining lenza a essere coinvolto in questa fase. Il fedele, a close relationship between the public (the attraverso la percezione degli stimoli luminosi Largo) and private (halls) dimensions of the (ceri votivi), del colore (dipinti ed elementi de- entire sector.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

i complessi

il largo

gli e lem e nt i

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

3

145

i chiostri

le chiese

i palazzi


144

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

C. Norberg-Schulz, Genius loci, Milano 1979.

F. Bologna, L’incredulità del Caravaggio e l’esperienza delle ‘cose naturali’, Torino 1992, p. 343.

Tadao Ando. Le opere, gli scritti, la critica, a cura di F. Dal Co, Milano 1994

D. von Hildebrand, Estetica, a cura di V. Cicero, Milano 2006.

La forma del sacro, a cura di V. Pezzo, Napoli 2007.

P. Zumthor, Atmosfere, Milano 2007.

G. Scoto Eriugena, Sulle nature dell’universo, a cura di P. Dronke, Milano 2012.

Essere isolati dal resto del mondo, venir accol- of the faithful, the main space. Believers are ti in un luogo che si distingue fortemente da “awoken” through multiple stimuli: incense tutti gli altri, sono condizioni necessarie per lo sets off the sense of smell, the fingers in spazio sacro: usciamo dal mondo profano che the font stimulate touch. But sight is the ci circonda ed entriamo nella casa di Dio alla ri- privileged sense with the perception of cerca di noi stessi. Per ottenere ciò s’interviene light (votive candles), colour (paintings and in maniera decisa sui sensi in quattro momenti decorative elements), space (the height of the fondamentali attraverso la messa in scena di central nave and the depth of the sapce) and semplici elementi architettonici. the placement of objects (sculpture, amboes, tabernacles). Extraordinary beauty envelops Il primo, deputato all’allontanamento del corpo them, transporting them from the terrestrial del fedele dalla condizione terrena è la scala dimension to the spiritual one. The fourth d’ingresso; salire lungo la scala determina un’a- moment regards the long and highly evocative zione di spostamento del corpo in avanti, dal apse. Here the altar represents the liturgy’s basso (terreno) verso l’alto (spirito), stimolando gravitational centre. Windows manipulate il senso della propriocezione. light favouring a “disconnect” from exterior reality. Between altar and windows is the true Il secondo elemento architettonico che intervie- protagonist: space. Only within an astonishing ne è il nartece, un corto spazio di collegamento space imbued with light from on high can tra l’esterno e l’interno. Il termine nartece, dal mystery be so effectively represented. greco nαrϑηx (nártex), simboleggia il penti- The emotion of the sacred derives from a mento. È chiaro qui l’intento di preparare il fede- precise “plan”: a knowingly assembled set of le ‘a entrare’; è questo il momento di passaggio simple architectural elements manipulate da una condizione aperta verso una protetta, da natural phenomena revealing extraordinary una condizione rumorosa (esterna) a una silen- beauty. While constructed and artificial, te (interna). La luce si abbassa e il primo istinto this sublime atmosphere touches believers è muoversi lentamente e fare silenzio. Qui è sti- bringing them nearer to a metaphysical molato il primo dei sensi che permette al feto il dimension, the necessary premise for contatto con il mondo esterno: l’udito. Il fedele reflection upon the divine. The project by in questo momento di passaggio è ammonito, Master’s students for project 3, “The convent quasi intimorito. and the piazza, Via dei Tribunali” rethinks Largo Gerolomini, the convent complex ny the Il terzo elemento è l’assemblea dei fedeli, l’au- same name and the Santa Maria della Colonna la, uno spazio collettivo in cui ci si riunisce per complex, adapting them for exhibitions partecipare a un rito. Questo concetto di co- and cultural events. The design research munione è centrale per capire l’invaso sacro; si considered these elements as a unicum. Largo passa dalla condizione spaziale compressa del Gerolomini is posed as a meditation space nartece a quella esplosiva dell’aula. Qui, subito, between the two Baroque churches that act as il fedele viene ‘svegliato’ attraverso un’azione headpieces of their respective insulae turned congiunta: da una parte l’odore d’incenso inne- towards the upper decumanus. sca l’olfatto e attiva la concentrazione, dall’al- This compositional condition beats a tra, la sensazione di freddo-umido provata nel symmetrical rhythm of cloister-churchbagnarsi la punta delle dita nell’acquasantiera opening-church-cloister, in which Largo stimola il tatto. È la vista, però, il senso per eccel- Gerolomini becomes the fulcrum, defining lenza a essere coinvolto in questa fase. Il fedele, a close relationship between the public (the attraverso la percezione degli stimoli luminosi Largo) and private (halls) dimensions of the (ceri votivi), del colore (dipinti ed elementi de- entire sector.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

i complessi

il largo

gli e lem e nt i

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3

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i chiostri

le chiese

i palazzi


3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

il carattere all’interno del segmento si verifica una sequenza spaziale che trova nello slargo il suo fulcro. Questa è costituita da diversi momenti: • lo slargo/spazio civico aperto e di dialogo con la città; • la chiesa/spazio sacro di silenzio e di memoria; • il chiostro/spazio aperto interno, pausa interna.

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

le relazioni interne

146

147

facciata su via dei Tribunali


3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

il carattere all’interno del segmento si verifica una sequenza spaziale che trova nello slargo il suo fulcro. Questa è costituita da diversi momenti: • lo slargo/spazio civico aperto e di dialogo con la città; • la chiesa/spazio sacro di silenzio e di memoria; • il chiostro/spazio aperto interno, pausa interna.

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master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

le relazioni interne

146

147

facciata su via dei Tribunali


Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

stato di fatto

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

Strategia di progetto Messa a sistema dei seguenti elementi all’interno di una nuova rete di connessioni e accessi in cui il fulcro è il largo 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Chiostro degli aranci Biblioteca dei Gerolomini Quadreria dei Gerolomini Chiostro maiolicato Chiesa dei Gerolomini Chiesa di Santa Maria della Colonna Chiostro di Santa Maria della Colonna

corativi), delle misure (altezza della navata centrale e profondità dell’aula) e della posizione degli oggetti (sculture, ambone, tabernacolo), è indotto in uno stato sensoriale coinvolgente. Questo è il momento cruciale, in cui è sferrato il ‘colpo decisivo’. Il fedele, ipnotizzato da tanta e tale straordinaria bellezza, è ormai lontano dalla dimensione terrena per avviarsi a quella spirituale. La quarta fase, quella concernente la riflessione, la ricerca interiore, chiama in causa l’abside, luogo fortemente evocativo, generalmente di forma circolare. Qui trova posto l’altare con le sue finestre. L’altare è la cattedra, rappresenta la meta visiva dei fedeli, l’espressione più alta del culto, di grande solennità, sacralità e miste-

concept

148

ro. Intorno ad esso tutto è definito. È visibile da qualsiasi parte dell’edificio e rappresenta il centro gravitazionale dell’attenzione dei partecipanti alla liturgia. Le finestre sull’altare sono decisive, non tanto per le loro forme artistiche, ma perché strumento per una bellezza metafisica. Poste molto in alto, sono usate per manipolare la luce, lasciano a volte intravedere solo il cielo, diventando così strumento di decontestualizzazione della realtà esterna. Poi, tra l’altare e le finestre, il vero protagonista: il vuoto. Soltanto in uno stupefacente vuoto attraversato da una luce dall’alto si è potuto significare tutto, rappresentare il mistero in una modalità così efficace. Ed ecco allora che in noi riechieggia il «per excellentiam nihilum, nihil per infinitatem» di Giovanni Scoto Eriugena, che per definire Dio

attinge alla parola nihilum, il nulla. In sostanza, l’emozione del sacro deriva da un preciso ‘dispositivo’. Una sapiente messa in scena di semplici elementi architettonici (la scala, la porta, la colonna, l’involucro, la finestra…) che, manipolando fenomeni naturali (luce, vuoto, ombre, suono ecc.), svelano una bellezza straordinaria. Questa sublime atmosfera, seppur costruita e artificiale, tocca i sensi dei fedeli avvicinandoli a una dimensione metafisica; una dimensione astratta che diventa per il fedele il presupposto necessario verso una riflessione intus. Gli studenti del master per il nucleo di intervento 3 “Il convento e la piazza, via Tribunali”, hanno

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3

149

progetto

Il progetto Itinerario museale continuo a partire dalle due chiese che divengono i “luoghi dell’ascolto”: Il Chiostro e la Chiesa di Santa Maria della Colonna divengono all’interno del progetto spazi predisposti ed allestiti allo scopo di ospitare eventi a sfondo culturale


Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

stato di fatto

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

Strategia di progetto Messa a sistema dei seguenti elementi all’interno di una nuova rete di connessioni e accessi in cui il fulcro è il largo 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Chiostro degli aranci Biblioteca dei Gerolomini Quadreria dei Gerolomini Chiostro maiolicato Chiesa dei Gerolomini Chiesa di Santa Maria della Colonna Chiostro di Santa Maria della Colonna

corativi), delle misure (altezza della navata centrale e profondità dell’aula) e della posizione degli oggetti (sculture, ambone, tabernacolo), è indotto in uno stato sensoriale coinvolgente. Questo è il momento cruciale, in cui è sferrato il ‘colpo decisivo’. Il fedele, ipnotizzato da tanta e tale straordinaria bellezza, è ormai lontano dalla dimensione terrena per avviarsi a quella spirituale. La quarta fase, quella concernente la riflessione, la ricerca interiore, chiama in causa l’abside, luogo fortemente evocativo, generalmente di forma circolare. Qui trova posto l’altare con le sue finestre. L’altare è la cattedra, rappresenta la meta visiva dei fedeli, l’espressione più alta del culto, di grande solennità, sacralità e miste-

concept

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ro. Intorno ad esso tutto è definito. È visibile da qualsiasi parte dell’edificio e rappresenta il centro gravitazionale dell’attenzione dei partecipanti alla liturgia. Le finestre sull’altare sono decisive, non tanto per le loro forme artistiche, ma perché strumento per una bellezza metafisica. Poste molto in alto, sono usate per manipolare la luce, lasciano a volte intravedere solo il cielo, diventando così strumento di decontestualizzazione della realtà esterna. Poi, tra l’altare e le finestre, il vero protagonista: il vuoto. Soltanto in uno stupefacente vuoto attraversato da una luce dall’alto si è potuto significare tutto, rappresentare il mistero in una modalità così efficace. Ed ecco allora che in noi riechieggia il «per excellentiam nihilum, nihil per infinitatem» di Giovanni Scoto Eriugena, che per definire Dio

attinge alla parola nihilum, il nulla. In sostanza, l’emozione del sacro deriva da un preciso ‘dispositivo’. Una sapiente messa in scena di semplici elementi architettonici (la scala, la porta, la colonna, l’involucro, la finestra…) che, manipolando fenomeni naturali (luce, vuoto, ombre, suono ecc.), svelano una bellezza straordinaria. Questa sublime atmosfera, seppur costruita e artificiale, tocca i sensi dei fedeli avvicinandoli a una dimensione metafisica; una dimensione astratta che diventa per il fedele il presupposto necessario verso una riflessione intus. Gli studenti del master per il nucleo di intervento 3 “Il convento e la piazza, via Tribunali”, hanno

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progetto

Il progetto Itinerario museale continuo a partire dalle due chiese che divengono i “luoghi dell’ascolto”: Il Chiostro e la Chiesa di Santa Maria della Colonna divengono all’interno del progetto spazi predisposti ed allestiti allo scopo di ospitare eventi a sfondo culturale


3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

150

Interventi, superifici intonacate trattamento conservativo

ricostruzione dellâ&#x20AC;&#x2122;intonaco Interventi, coperture rifacimento nuova irrigimentazione

Interventi, serramenti chiusura

Sintesi interventi

rimozione

rimozione degli elementi impropri della facciata

sostituzione

pulitura delle superfici

restauro conservativo

consolidamento delle superfici Interventi, completamenti inserimento di un pergolato

protezione delle superfici inserimento di un elemento che segnala lâ&#x20AC;&#x2122;accesso al complesso della Colonna sostituzione serramenti

Yearbook 2010/2011

master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

schematizzazione interventi di facciata

151


3

Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

150

Interventi, superifici intonacate trattamento conservativo

ricostruzione dellâ&#x20AC;&#x2122;intonaco Interventi, coperture rifacimento nuova irrigimentazione

Interventi, serramenti chiusura

Sintesi interventi

rimozione

rimozione degli elementi impropri della facciata

sostituzione

pulitura delle superfici

restauro conservativo

consolidamento delle superfici Interventi, completamenti inserimento di un pergolato

protezione delle superfici inserimento di un elemento che segnala lâ&#x20AC;&#x2122;accesso al complesso della Colonna sostituzione serramenti

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schematizzazione interventi di facciata

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

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Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

3

152

153 pianta piano terra

prospetto A-A Chiesa dei Gerolomini

nuovi accessi ai complessi monastici

prospetto B-B Chiesa di S. Maria della Colonna


Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

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Chiesa dei Girolamini e Santa Maria della Colonna. Il convento e la piazza.

master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

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153 pianta piano terra

prospetto A-A Chiesa dei Gerolomini

nuovi accessi ai complessi monastici

prospetto B-B Chiesa di S. Maria della Colonna


154

fatto proprio un fondamento semplice quanto rigoroso: non tradire lo spirito originario di un edificio sacro. Coscienti che il riuso di una costruzione non può prescindere dai principi che la hanno animato. La loro proposta progettuale coinvolge piazza Gerolomini, il Complesso conventuale omonimo e quello di S. Maria della Colonna. Tali elementi sono ripensati e allestiti allo scopo di ospitare mostre ed eventi a sfondo culturale. La ricerca su quest’area è stata svolta immaginando tali strutture come un unicum, un segmento trasversale a via Tribunali in cui largo Gerolomini diventa protagonista. La piccola piazza è posta come spazio di mediazione tra le due chiese (tra i maggiori esempi di barocco a Napoli) le quali, in perfetta adesione alla forma urbana dell’impianto esistente, fungono da testate delle rispettive insule rivolte sul decumano superiore. Questa condizione compositiva scandisce un ritmo simmetrico chiostro-chiesa-slargo-chiesachiostro di cui largo Gerolomini diventa il fulcro definendo per l’intero segmento una stretta relazione tra la dimensione pubblica (slargo) e quella privata (aule). Ruolo fondamentale all’interno di questo sistema è dato agli edifici che delimitano l’area di progetto. A partire dal modello monocentrico della Domus latina si sviluppa il tipo a corte del palazzo napoletano. L’edificio - che cresce fino a riempire e, a volte, deformare l’antica misura dell’isolato sviluppandosi molto in altezza - presenta una regola esterna di chiusura, solidità e compattezza cui si contrappone una regola interna di apertura, verde e luce. Il passaggio esterno-interno è scandito da una successione di elementi: il portale, l’androne per l’area d’ingresso, la scala aperta all’interno. La proposta ha una strategia generale per l’intero segmento partendo dal presupposto di restituire il valore di bene comune a uno spazio pubblico sottoutilizzato. Prevede dunque un sistema di relazioni tra le due chiese, l’eliminazione delle barriere fisiche, il restauro delle superfici delle facciate con eliminazione di superfetazioni e un sistema d’illuminazione notturno.

Santa Maria della Colonna viene inserita all’interno dei percorsi della ‘congressualità diffusa’, riappropriandosi dell’ala sinistra del suo complesso conventuale e recuperando il suo chiostro come spazio eventi e/o per installazioni artistiche. Il progetto contempla la riapertura al pubblico della chiesa dei Gerolomini con riattivazione della funzione liturgica, destinando parte del suo complesso conventuale a uso residenziale in vista del Forum e a studentato in seguito. In corrispondenza della traccia dell’antico cardo, un varco all’interno dell’atrio dell’edificio posto lateralmente alla gradonata della chiesa individua un nuovo accesso al complesso dei Gerolomini da via Tribunali. Il recupero dello spirito originario di un’area seppellita da incuria e negligenza, mira a restituirle l’antico valore civico e architettonico.

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

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fatto proprio un fondamento semplice quanto rigoroso: non tradire lo spirito originario di un edificio sacro. Coscienti che il riuso di una costruzione non può prescindere dai principi che la hanno animato. La loro proposta progettuale coinvolge piazza Gerolomini, il Complesso conventuale omonimo e quello di S. Maria della Colonna. Tali elementi sono ripensati e allestiti allo scopo di ospitare mostre ed eventi a sfondo culturale. La ricerca su quest’area è stata svolta immaginando tali strutture come un unicum, un segmento trasversale a via Tribunali in cui largo Gerolomini diventa protagonista. La piccola piazza è posta come spazio di mediazione tra le due chiese (tra i maggiori esempi di barocco a Napoli) le quali, in perfetta adesione alla forma urbana dell’impianto esistente, fungono da testate delle rispettive insule rivolte sul decumano superiore. Questa condizione compositiva scandisce un ritmo simmetrico chiostro-chiesa-slargo-chiesachiostro di cui largo Gerolomini diventa il fulcro definendo per l’intero segmento una stretta relazione tra la dimensione pubblica (slargo) e quella privata (aule). Ruolo fondamentale all’interno di questo sistema è dato agli edifici che delimitano l’area di progetto. A partire dal modello monocentrico della Domus latina si sviluppa il tipo a corte del palazzo napoletano. L’edificio - che cresce fino a riempire e, a volte, deformare l’antica misura dell’isolato sviluppandosi molto in altezza - presenta una regola esterna di chiusura, solidità e compattezza cui si contrappone una regola interna di apertura, verde e luce. Il passaggio esterno-interno è scandito da una successione di elementi: il portale, l’androne per l’area d’ingresso, la scala aperta all’interno. La proposta ha una strategia generale per l’intero segmento partendo dal presupposto di restituire il valore di bene comune a uno spazio pubblico sottoutilizzato. Prevede dunque un sistema di relazioni tra le due chiese, l’eliminazione delle barriere fisiche, il restauro delle superfici delle facciate con eliminazione di superfetazioni e un sistema d’illuminazione notturno.

Santa Maria della Colonna viene inserita all’interno dei percorsi della ‘congressualità diffusa’, riappropriandosi dell’ala sinistra del suo complesso conventuale e recuperando il suo chiostro come spazio eventi e/o per installazioni artistiche. Il progetto contempla la riapertura al pubblico della chiesa dei Gerolomini con riattivazione della funzione liturgica, destinando parte del suo complesso conventuale a uso residenziale in vista del Forum e a studentato in seguito. In corrispondenza della traccia dell’antico cardo, un varco all’interno dell’atrio dell’edificio posto lateralmente alla gradonata della chiesa individua un nuovo accesso al complesso dei Gerolomini da via Tribunali. Il recupero dello spirito originario di un’area seppellita da incuria e negligenza, mira a restituirle l’antico valore civico e architettonico.

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Girolamini and Santa Maria della Colonna churches. The convent and the square.

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Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

156

Renata Picone

Castel Capuano.

4

Yearbook 2010/2011

master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Castel Capuano. La porta Est per il Centro Antico di Napoli.

157


Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

156

Renata Picone

Castel Capuano.

4

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master di II livello â&#x20AC;şprogettazione di eccellenza per la cittĂ storica / 3th edition

Castel Capuano. La porta Est per il Centro Antico di Napoli.

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Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

Castel Capuano. Il valore della preesistenza.

allievi

Bruna di Palma Felice de Silva

I

l progetto di restauro e valorizzazione di Castel Capuano1 come ”porta est” del centro antico di Napoli -elaborato come sperimentazione didattica nel corso della terza edizione del Master per l’anno accademico 2011 - 2012 – si fonda su un’approfondita fase di conoscenza della fabbrica e delle sue attuali valenze architettoniche e urbane, indispensabile ‘cantiere della conoscenza’ da cui far discendere un intervento culturalmente consapevole. Collocato all’inizio del decumanus major dello schema ippodameo dell’antico tessuto greco-romano della città, in prossimità delle mura medievali poi ampliate dagli aragonesi, l’antico maniero normanno, accogliendo al suo interno le funzioni di carcere e Tribunale, è divenuto nel corso dei secoli, il luogo della Giustizia in città, al punto da esserne percepito nell’immaginario collettivo come il principale simbolo. L’indagine storica e cartografica restituisce la continuità del ruolo urbano svolto dall’edificio come luogo di attraversamento e collegamento tra aree diverse della città collocate

Castel Capuano. The value of the existing context.

T

he project for the restoration and renewal of Castel Capuano as the “East Gate” of the Naples ancient centre carried out during third edition of the Master’s program was based on the extensive exploration of the urban fabric and its current architectural and urban value. This preparatory work was indispensible for the production of a culturally aware project. Situated at the beginning of the decumanus major of the Hippodamean plan of the ancient Greek/Roman city near the medieval walls (later enlarged by the Aragonese), the old Norman castle containing a prison and the courts has become, over the centuries, the site of Justice in the city to the point of being perceived as its main symbol. Today, after the recent transfer of court functions to a newly constructed building in the Centro Direzionale in Naples, Castel Capuano is empty - ‘without’ the vital function that had characterised it for centuries. It has become prey to a progressive process of abandonment which

Yearbook 2010/2011

master di II livello ›progettazione di eccellenza per la città storica / 3th edition

158

4

Castel Capuano. La porta est per il Centro Antico di Napoli.

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Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

Castel Capuano. Il valore della preesistenza.

allievi

Bruna di Palma Felice de Silva

I

l progetto di restauro e valorizzazione di Castel Capuano1 come ”porta est” del centro antico di Napoli -elaborato come sperimentazione didattica nel corso della terza edizione del Master per l’anno accademico 2011 - 2012 – si fonda su un’approfondita fase di conoscenza della fabbrica e delle sue attuali valenze architettoniche e urbane, indispensabile ‘cantiere della conoscenza’ da cui far discendere un intervento culturalmente consapevole. Collocato all’inizio del decumanus major dello schema ippodameo dell’antico tessuto greco-romano della città, in prossimità delle mura medievali poi ampliate dagli aragonesi, l’antico maniero normanno, accogliendo al suo interno le funzioni di carcere e Tribunale, è divenuto nel corso dei secoli, il luogo della Giustizia in città, al punto da esserne percepito nell’immaginario collettivo come il principale simbolo. L’indagine storica e cartografica restituisce la continuità del ruolo urbano svolto dall’edificio come luogo di attraversamento e collegamento tra aree diverse della città collocate

Castel Capuano. The value of the existing context.

T

he project for the restoration and renewal of Castel Capuano as the “East Gate” of the Naples ancient centre carried out during third edition of the Master’s program was based on the extensive exploration of the urban fabric and its current architectural and urban value. This preparatory work was indispensible for the production of a culturally aware project. Situated at the beginning of the decumanus major of the Hippodamean plan of the ancient Greek/Roman city near the medieval walls (later enlarged by the Aragonese), the old Norman castle containing a prison and the courts has become, over the centuries, the site of Justice in the city to the point of being perceived as its main symbol. Today, after the recent transfer of court functions to a newly constructed building in the Centro Direzionale in Naples, Castel Capuano is empty - ‘without’ the vital function that had characterised it for centuries. It has become prey to a progressive process of abandonment which

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Castel Capuano. La porta est per il Centro Antico di Napoli.

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1. Lanificio 25, centro di produzione artistica e culturale 2. Complesso religioso di S.ta Caterina a Formiello 3. Porta Capuana 4. tracciato delle antiche mura difensive 5. ex fontana pubblica del Formiello 6. Castel Capuano 7. Piazza Garibaldi 8. Palazzo Ricca 9. area della Duchesca 10. Fondazione Banco di Napoli 11. ex ospedale di S.ta Maria della Pace 12. via Tribunali

Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

extra e intra moenia. Attualmente Castel Capuano, a seguito della recente de-localizzazione delle funzioni legate all’esercizio della Giustizia in un manufatto di nuova edificazione situato al Centro Direzionale di Napoli, si presenta assolutamente svuotato della vitale funzione che lo ha caratterizzato per secoli, e in preda ad un progressivo processo di abbandono che ha dato avvio ad un impoverimento sociale ed economico dell’area al contorno. In tale quadro Castel Capuano costituisce al contempo, per il contesto urbano prossimo e per tutto il centro antico della città, un’opportunità, che, se ben colta, potrà fungere da volano per la riqualificazione dell’intera area urbana. Quest’ultima si presenta ricca di episodi di elevato valore storico-artistico con i quali innestare sinergie di riqualificazione in un percorso di fruizione consapevole e culturalmente avveduta: il complesso di Santa Caterina a Formiello con il Lanificio, la Porta Capuana con il tracciato delle antiche mura, il Palazzo Ricca e, su via Tribunali, la storica sede della Fondazione Banco di Napoli e l’Ospedale di Santa Maria della Pace, e, sull’altro lato, la zona della Duchesca e la piazza Garibaldi con la Stazione sono altrettanti imprescindibili riferimenti con i quali ‘fare sistema’ in un quadro di riqualificazione di ampio respiro. Castel Capuano ha subìto nel corso dell’Ottocento un complessivo programma di ristauro2che ha consegnato alla città un Palazzo di Giustizia all’altezza dei coevi esempi mitteleuropei, adeguato ai criteri di ‘decoro’ e rappresentatività necessari per una funzione percepita, ora come allora, quale strumento del vivere civile. Restauro, dunque, ma anche ristrutturazione, ammodernamento e ampliamento furono nel XIX secolo gli intenti perseguiti prima dal Giovanni Riegler, alle soglie dell’Unità nazionale, e poi da Federico Travaglini, Achille Sannia e Alessandro Bottassi, nel 1890, per un complessivo programma di riqualificazione artistica e funzionale che ebbe lo scopo di dare un adeguato assetto ai vari rami del Tribunale e di incrementare la ‘monumentalità’ dello storico immobile. I restauri ottocenteschi hanno dunque contri-

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1. Lanificio 25, centro di produzione artistica e culturale 2. Complesso religioso di S.ta Caterina a Formiello 3. Porta Capuana 4. tracciato delle antiche mura difensive 5. ex fontana pubblica del Formiello 6. Castel Capuano 7. Piazza Garibaldi 8. Palazzo Ricca 9. area della Duchesca 10. Fondazione Banco di Napoli 11. ex ospedale di S.ta Maria della Pace 12. via Tribunali

Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

extra e intra moenia. Attualmente Castel Capuano, a seguito della recente de-localizzazione delle funzioni legate all’esercizio della Giustizia in un manufatto di nuova edificazione situato al Centro Direzionale di Napoli, si presenta assolutamente svuotato della vitale funzione che lo ha caratterizzato per secoli, e in preda ad un progressivo processo di abbandono che ha dato avvio ad un impoverimento sociale ed economico dell’area al contorno. In tale quadro Castel Capuano costituisce al contempo, per il contesto urbano prossimo e per tutto il centro antico della città, un’opportunità, che, se ben colta, potrà fungere da volano per la riqualificazione dell’intera area urbana. Quest’ultima si presenta ricca di episodi di elevato valore storico-artistico con i quali innestare sinergie di riqualificazione in un percorso di fruizione consapevole e culturalmente avveduta: il complesso di Santa Caterina a Formiello con il Lanificio, la Porta Capuana con il tracciato delle antiche mura, il Palazzo Ricca e, su via Tribunali, la storica sede della Fondazione Banco di Napoli e l’Ospedale di Santa Maria della Pace, e, sull’altro lato, la zona della Duchesca e la piazza Garibaldi con la Stazione sono altrettanti imprescindibili riferimenti con i quali ‘fare sistema’ in un quadro di riqualificazione di ampio respiro. Castel Capuano ha subìto nel corso dell’Ottocento un complessivo programma di ristauro2che ha consegnato alla città un Palazzo di Giustizia all’altezza dei coevi esempi mitteleuropei, adeguato ai criteri di ‘decoro’ e rappresentatività necessari per una funzione percepita, ora come allora, quale strumento del vivere civile. Restauro, dunque, ma anche ristrutturazione, ammodernamento e ampliamento furono nel XIX secolo gli intenti perseguiti prima dal Giovanni Riegler, alle soglie dell’Unità nazionale, e poi da Federico Travaglini, Achille Sannia e Alessandro Bottassi, nel 1890, per un complessivo programma di riqualificazione artistica e funzionale che ebbe lo scopo di dare un adeguato assetto ai vari rami del Tribunale e di incrementare la ‘monumentalità’ dello storico immobile. I restauri ottocenteschi hanno dunque contri-

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buito in modo significativo ad una ri-significazione degli spazi dell’antico castello, soprattutto dei luoghi di interfaccia tra l’edificio e la città, rafforzandone il carattere identitario di tempio della Giustizia. È in tale ottica che nel corso del XIX secolo furono: - ristaurati i prospetti, e in particolare quello principale e quello meridionale; - risistemato il Gran Cortile con la ridefinizione delle facciate e la collocazione al suo interno delle funzioni che richiedevano maggiore integrazione e interscambio con il contesto urbano; - migliorati i percorsi orizzontali, con la creazione dell’androne-galleria, vero asse nord-sud per l’attraversamento dell’edificio; - incrementati i collegamenti verticali, con la creazione del nuovo scalone monumentale; - rafforzato il sistema delle corti, con la creazione dei due cortili detti del Vaglio; - riqualificate e ri-semantizzate artisticamente le sale rappresentative del piano nobile e in particolare la Cappella della Sommaria e il Gran salone dei busti; - collocati gli archivi e le sale dei corpi di reato nella zona dell’antico maniero, con la caratteristica ‘teoria a quattro’ di volte a vela poggianti su un unico pilastro centrale; - conservata la Cappella delle carceri al piano terra3; - create, nella zona di ampliamento sud-est al piano terra, le sale rappresentative dove ospitare manifestazioni. Tali scelte compiute nell’Ottocento hanno influito sul palinsesto attuale della fabbrica al punto da costituirne i valori identitari forse più radicati nella vita e nella fruizione delle edificio. Da essi occorre partire per una ri-considerazione sul futuro destino dell’edificio e per impostare un progetto consapevole di restauro e valorizzazione. Quest’ultimo, conservando le specificità architettoniche, artistiche, distributive e ‘materiche’ che lo caratterizzano, dovrà mettere a sistema i valori attualmente presenti, considerandoli come altrettante opportunità per ‘aprire’ l’edificio alla città e rafforzarne il ruolo di polo civile e culturale che ha egregiamente svolto

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buito in modo significativo ad una ri-significazione degli spazi dell’antico castello, soprattutto dei luoghi di interfaccia tra l’edificio e la città, rafforzandone il carattere identitario di tempio della Giustizia. È in tale ottica che nel corso del XIX secolo furono: - ristaurati i prospetti, e in particolare quello principale e quello meridionale; - risistemato il Gran Cortile con la ridefinizione delle facciate e la collocazione al suo interno delle funzioni che richiedevano maggiore integrazione e interscambio con il contesto urbano; - migliorati i percorsi orizzontali, con la creazione dell’androne-galleria, vero asse nord-sud per l’attraversamento dell’edificio; - incrementati i collegamenti verticali, con la creazione del nuovo scalone monumentale; - rafforzato il sistema delle corti, con la creazione dei due cortili detti del Vaglio; - riqualificate e ri-semantizzate artisticamente le sale rappresentative del piano nobile e in particolare la Cappella della Sommaria e il Gran salone dei busti; - collocati gli archivi e le sale dei corpi di reato nella zona dell’antico maniero, con la caratteristica ‘teoria a quattro’ di volte a vela poggianti su un unico pilastro centrale; - conservata la Cappella delle carceri al piano terra3; - create, nella zona di ampliamento sud-est al piano terra, le sale rappresentative dove ospitare manifestazioni. Tali scelte compiute nell’Ottocento hanno influito sul palinsesto attuale della fabbrica al punto da costituirne i valori identitari forse più radicati nella vita e nella fruizione delle edificio. Da essi occorre partire per una ri-considerazione sul futuro destino dell’edificio e per impostare un progetto consapevole di restauro e valorizzazione. Quest’ultimo, conservando le specificità architettoniche, artistiche, distributive e ‘materiche’ che lo caratterizzano, dovrà mettere a sistema i valori attualmente presenti, considerandoli come altrettante opportunità per ‘aprire’ l’edificio alla città e rafforzarne il ruolo di polo civile e culturale che ha egregiamente svolto

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per secoli. Nel lavoro didattico svolto nell’ambito del Master, a partire da un’attenta lettura dell’attuale palinsesto di Castel Capuano, si è prevista la conservazione dell’edificio nelle sue attuali valenze, prevedendone una complessiva valorizzazione che mira, con interventi minimi, in alcuni casi reversibili, ad incrementarne la qualità architettonica, lavorando – come già avevano fatto i tecnici dell’Ottocento – a migliorare i percorsi orizzontali e verticali e a rafforzarne l’identità e l’interazione con il contesto urbano, fino a ri-definirne il ruolo, quale ‘porta d’accesso’ all’area forse più densa di stratificazione dell’intero centro antico cittadino. In questo senso la perfetta assialità esistente tra l’accesso principale al Castel Capuano e il decumano maggiore ha supportato tale scelta, nel tentativo di legare

Castel Capuano. The East gate to the ancient center of Naples.

la zona dello schema ippodameo con l’area urbana attorno alla piazza Enrico De Nicola, alle spalle del castello, rivolta verso la stazione ferroviaria e gli storici ‘quartieri bassi’ della città. La proposta progettuale elaborata dal gruppo 4, composto dagli architetti Felice De Silva e Bruna Di Palma - rifacendosi ai criteri della massimizzazione della permanenza, del minimo intervento, della compatibilità del ‘nuovo’ rispetto alla preesistenza e della riconoscibilità e identità figurativa delle ‘aggiunte’ che si sono rese necessarie - ha previsto un progetto basato sul concetto della permeabilità dell’edificio al piano terra rispetto ai contesti urbani al contorno, attualmente molto diversificati, e del miglioramento del sistema dei percorsi verticali e orizzontali all’interno dell’edificio. Utilizzando inoltre il sistema dei quattro cortili

has triggered the social and economic decay of its surrounding context. In this perspective, Castel Capuano has become - for its nearby urban context and for the city’s entire ancient centre city - an opportunity that, if well managed, could catalyze the regeneration of the entire area. During the Master’s program, a project for the building’s preservation was designed starting from a careful reading of the current Castel Capuano plan. The complex renewal project sought, through minimal, in some cases reversible, interventions, to improve architectural quality, working - like the designers in the 1800s already had - to improve horizontal and vertical circulation and to reinforce the identity and interaction with the urban context, redefining its role as

‘access gateway’ to the ancient city centre. The proposal was based on the need for increasing the building’s permeability on the ground floor with regard to its highly diversified urban context.

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per secoli. Nel lavoro didattico svolto nell’ambito del Master, a partire da un’attenta lettura dell’attuale palinsesto di Castel Capuano, si è prevista la conservazione dell’edificio nelle sue attuali valenze, prevedendone una complessiva valorizzazione che mira, con interventi minimi, in alcuni casi reversibili, ad incrementarne la qualità architettonica, lavorando – come già avevano fatto i tecnici dell’Ottocento – a migliorare i percorsi orizzontali e verticali e a rafforzarne l’identità e l’interazione con il contesto urbano, fino a ri-definirne il ruolo, quale ‘porta d’accesso’ all’area forse più densa di stratificazione dell’intero centro antico cittadino. In questo senso la perfetta assialità esistente tra l’accesso principale al Castel Capuano e il decumano maggiore ha supportato tale scelta, nel tentativo di legare

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la zona dello schema ippodameo con l’area urbana attorno alla piazza Enrico De Nicola, alle spalle del castello, rivolta verso la stazione ferroviaria e gli storici ‘quartieri bassi’ della città. La proposta progettuale elaborata dal gruppo 4, composto dagli architetti Felice De Silva e Bruna Di Palma - rifacendosi ai criteri della massimizzazione della permanenza, del minimo intervento, della compatibilità del ‘nuovo’ rispetto alla preesistenza e della riconoscibilità e identità figurativa delle ‘aggiunte’ che si sono rese necessarie - ha previsto un progetto basato sul concetto della permeabilità dell’edificio al piano terra rispetto ai contesti urbani al contorno, attualmente molto diversificati, e del miglioramento del sistema dei percorsi verticali e orizzontali all’interno dell’edificio. Utilizzando inoltre il sistema dei quattro cortili

has triggered the social and economic decay of its surrounding context. In this perspective, Castel Capuano has become - for its nearby urban context and for the city’s entire ancient centre city - an opportunity that, if well managed, could catalyze the regeneration of the entire area. During the Master’s program, a project for the building’s preservation was designed starting from a careful reading of the current Castel Capuano plan. The complex renewal project sought, through minimal, in some cases reversible, interventions, to improve architectural quality, working - like the designers in the 1800s already had - to improve horizontal and vertical circulation and to reinforce the identity and interaction with the urban context, redefining its role as

‘access gateway’ to the ancient city centre. The proposal was based on the need for increasing the building’s permeability on the ground floor with regard to its highly diversified urban context.

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esistenti all’interno del complesso, il progetto ha previsto al loro interno lo svolgimento delle funzioni collettive e comunicative legate al Forum delle Culture, localizzando nel cortile del Vaglio nuovo, alla quota più bassa di piazza De Nicola, una tenso-struttura temporanea, facilmente removibile, destinata ad ospitare un info-point e una struttura di accoglienza negli spazi del castello, che funga anche da “porta est” al centro antico e da icona identificativa della manifestazione. L’idea-guida delle scelte progettuali è stata la volontà di recuperare le relazioni urbane di Castel Capuano, creando un asse di percorrenza dell’edificio in senso est-ovest - nell’intento di collegare l’area retrostante al castello, porta orientale al Forum previsto nel 2013, con il decumanus major – e recuperando, secondo l’idea ottocentesca, l’androne-galleria che attraversa l’edificio in senso nord-sud, con la riapertura del vano di passaggio ad arco previsto dal Travaglini sulla facciata nord. Grande attenzione è stata prestata ai collegamenti verticali, che servono innanzitutto a superarre il salto di quota che attraversa l’edificio in senso est-ovest; a tale scopo è stata recuperata l’antica scala esistente nella torre e attualmente occlusa da tamponature, e creato un nuovo corpo scala con ascensore retrostante all’interno dell’esedra che fa da sfondo al Gran Cortile, posizionata in asse con l’ingresso principale all’edificio. Coniugando le istanze di conservazione del palinsesto attuale con quelle di una accessibilità allargata al manufatto, si è creata una nuova ascensore che collega il livello più basso di piazza De Nicola con la quota del Gran Cortile e di via Tribunali fino al secondo livello, per non intaccare gli orizzontamenti a volta esistenti ai piani superiori. Il collegamento, mediante l’attraversamento di Castel Capuano, del centro antico con la zona di piazza Enrico de Nicola, passa anche attraverso una riqualificazione urbana di quest’ultima, attualmente degradata e sottoutilizzata, con la sistemazione della pavimentazione, dell’illuminazione e dell’arredo urbano e con l’interazione tra tali spazi esterni ed alcuni ambienti interni

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esistenti all’interno del complesso, il progetto ha previsto al loro interno lo svolgimento delle funzioni collettive e comunicative legate al Forum delle Culture, localizzando nel cortile del Vaglio nuovo, alla quota più bassa di piazza De Nicola, una tenso-struttura temporanea, facilmente removibile, destinata ad ospitare un info-point e una struttura di accoglienza negli spazi del castello, che funga anche da “porta est” al centro antico e da icona identificativa della manifestazione. L’idea-guida delle scelte progettuali è stata la volontà di recuperare le relazioni urbane di Castel Capuano, creando un asse di percorrenza dell’edificio in senso est-ovest - nell’intento di collegare l’area retrostante al castello, porta orientale al Forum previsto nel 2013, con il decumanus major – e recuperando, secondo l’idea ottocentesca, l’androne-galleria che attraversa l’edificio in senso nord-sud, con la riapertura del vano di passaggio ad arco previsto dal Travaglini sulla facciata nord. Grande attenzione è stata prestata ai collegamenti verticali, che servono innanzitutto a superarre il salto di quota che attraversa l’edificio in senso est-ovest; a tale scopo è stata recuperata l’antica scala esistente nella torre e attualmente occlusa da tamponature, e creato un nuovo corpo scala con ascensore retrostante all’interno dell’esedra che fa da sfondo al Gran Cortile, posizionata in asse con l’ingresso principale all’edificio. Coniugando le istanze di conservazione del palinsesto attuale con quelle di una accessibilità allargata al manufatto, si è creata una nuova ascensore che collega il livello più basso di piazza De Nicola con la quota del Gran Cortile e di via Tribunali fino al secondo livello, per non intaccare gli orizzontamenti a volta esistenti ai piani superiori. Il collegamento, mediante l’attraversamento di Castel Capuano, del centro antico con la zona di piazza Enrico de Nicola, passa anche attraverso una riqualificazione urbana di quest’ultima, attualmente degradata e sottoutilizzata, con la sistemazione della pavimentazione, dell’illuminazione e dell’arredo urbano e con l’interazione tra tali spazi esterni ed alcuni ambienti interni

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al castello, come l’area storicamente occupata dalle carceri, attualmente abbandonata, che viene nel progetto adibita a funzioni di accoglienza collegate al Forum delle culture. Un nuovo piano pavimentato con materiali naturali di provenienza locale (pietra lavica) lega, nella proposta progettuale, l’area attorno a Castel Capuano alla piazza De Nicola e alla zona di Porta Capuana e al complesso di Santa Caterina a Formiello con il Lanificio, richiamando l’idea di una possibile sinergia tra elementi fortemente identitari. Rispetto alla preesistenza la proposta – rimandando ad uno specifico progetto il restauro complessivo del manufatto - prevede il restauro della Cappella delle carceri quale elemento qualificante del piano terra, con la liberazione dei tramezzi che attualmente impediscono la percezione della spazialità originaria caratterizzata dalla sequenza di tre volte a crociera affrescate. La sperimentazione ha anche previsto il progetto di restauro delle superfici dei prospetti delle quattro corti, secondo criteri che guidano verso la conservazione degli antichi intonaci e dei segni sedimentati, con l’eliminazione, secondo gli insegnamenti di Cesare Brandi, degli agenti degradanti, ma non della ‘patina’ che testimonia il passaggio dell’opera nel tempo.

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al castello, come l’area storicamente occupata dalle carceri, attualmente abbandonata, che viene nel progetto adibita a funzioni di accoglienza collegate al Forum delle culture. Un nuovo piano pavimentato con materiali naturali di provenienza locale (pietra lavica) lega, nella proposta progettuale, l’area attorno a Castel Capuano alla piazza De Nicola e alla zona di Porta Capuana e al complesso di Santa Caterina a Formiello con il Lanificio, richiamando l’idea di una possibile sinergia tra elementi fortemente identitari. Rispetto alla preesistenza la proposta – rimandando ad uno specifico progetto il restauro complessivo del manufatto - prevede il restauro della Cappella delle carceri quale elemento qualificante del piano terra, con la liberazione dei tramezzi che attualmente impediscono la percezione della spazialità originaria caratterizzata dalla sequenza di tre volte a crociera affrescate. La sperimentazione ha anche previsto il progetto di restauro delle superfici dei prospetti delle quattro corti, secondo criteri che guidano verso la conservazione degli antichi intonaci e dei segni sedimentati, con l’eliminazione, secondo gli insegnamenti di Cesare Brandi, degli agenti degradanti, ma non della ‘patina’ che testimonia il passaggio dell’opera nel tempo.

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torrino elemento pieno segnale ingresso

torrino elemento pieno segnale ingresso emiciclo connessione verticale

Gran Cortile Piazza di via Tribunali

Demolizione controsoffitti Demolizione strutture orizzontali Nuova costruzione - strutture orizzontali Nuova costruzione - strutture verticali Demolizione strutture verticali

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Gran Cortile Piazza di via Tribunali

Demolizione controsoffitti Demolizione strutture orizzontali Nuova costruzione - strutture orizzontali Nuova costruzione - strutture verticali Demolizione strutture verticali

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Noi architetti dobbiamo prendere una più precisa coscienza della storia contemporanea del nostro paese in maniera che essa divenga condizione concreta, e non velleitaria e astratta, del nostro operare. Non esiste altra via per liberarci di quel provincialismo che continua ad affliggerci malgrado la nostra vitalità e le nostre qualità brillanti. Le opere altrui, quelle maturate sotto un diverso clima e per una diversa società, non sono cose da imitare ma solo da capire come testimonianze della molteplice varietà in cui si configura la libertà creatrice.  Roberto Pane

N Appunti per una ricerca. Il centro antico di Napoli. Research notes. The ancient centre of Naples.

apoli, città contemporanea, si presenta nella conformazione attuale come un insieme di luoghi la cui forma urbana negli ultimi cinquant’anni è stata definita senza un’idea di città capace di determinare condizioni di vita in grado di mettere in opera l’energia vitale caratterizzante l’originale matrice, l’antica Neapolis, intorno alla quale è nata e si è sviluppata. «Civitas est communitas perfecta unde inter omnes communitates humana ipsa est perfectissima» (San Tommaso d’Aquino); la città antica è la sommatoria delle idee di città che, stratificatesi nello spazio e nella materia, rappresentano, per la contemporaneità, la migliore lezione in materia di composizione urbanistica1. Il futuro della città contemporanea è strettamente vincolato a quei cambiamenti che avverranno nelle matrici storiche condizionandone non solo il loro circoscritto ambito, ma la totalità delle trasformazioni che daranno vita a nuove forme dell’abitare lo spazio costruito. È di primaria importanza tornare quindi a studiare, scoprire attraverso l’osservazione «i caratteri delle matrici e le modalità del loro intersecarsi reciproco nel dar luogo a un tessuto»2, il senso e la dimensione dello spazio e gli elementi, le invarianti, capaci di essere linfa per nuove idee di architettura. Valori che, in relazione al «tempo nuovo»3 riescano ad innescare processi di rigenerazione e riqualificazione di tessuti e spazi urbani. La città antica in generale, quella di Napoli, nello specifico, è da decenni campo d’azione di studiosi i quali, attraverso un’illimitata serie di ricerche, hanno definito con estrema precisione una corretta metodologia d’indagine degli elementi e

delle invarianti che caratterizzano l’evoluzione e la struttura della città. La tradizione italiana conserva un assoluto primato riguardo a tali ricerche; pur tuttavia negli ultimi tre decenni si è riscontrato un significativo arresto culturale intorno a queste tematiche e, soprattutto, non si è verificata una profonda integrazione tra gli intendimenti programmatici e una reale pratica del costruire, mai del tutto attenta alle istanze chiamate in gioco nel dibattito interrotto. La città antica è l’insieme delle «scene fisse della vita dell’uomo»4, quinte urbane che mai come oggi rischiano di essere distrutte non dall’incuria bensì da un interesse deviato da ragioni che prescindono l’architettura. Attraverso logiche economiche legate allo sfruttamento turistico commerciale il processo d’imbalsamazione dei centri storici si sta compiendo, rendendo le città schiave del loro passato. «Vi è un’altra alternativa tra città-museo e città emblema, tra la morte per imbalsamazione e la morte per decomposizione?»5. A questo interrogativo posto da Francoise Choay non resta che cercare la risposta proprio all’interno del patrimonio di conoscenza racchiuso nella città antica. Partendo da questi spunti programmatici il corso di Master di II livello in Progettazione di eccellenza per la città storica si è sviluppato attraverso una serie di seminari e critiche corali in cui, attraverso un dialogico raffronto tra docenti e discenti, si è cercato di costruire un punto di vista il più possibile strutturato intorno ad un obbiettivo condiviso: preservare l’identità urbana costruendo continuità tra architettura del passato ed architettura contemporanea.

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aples, a contemporary city, presents itself in its current form as a set of places where the urban tissue of the last fifty years has been defined without an idea of city able to determine living conditions or able to put to work the vital energy characterising the original matrix, the ancient Neapolis, around which it was created and developed.

It is of primary importance therefore to return to studying, discovering through observation “the characteristics of matrixes and the methods of their reciprocal intersections in giving rise to a tissue”, the sense and the dimension of the space and the elements, the invariants, able to be the lymph for new ideas of architecture. Values which, in relation to new times, manage to set off processes of regeneration and requalification of the urban tissue and spaces. The old city is a set of fixed scenes of the life of man, urban settings which, never more than today, risk being destroyed, not by lack of care but rather by an interest deviated from reasons which prescind architecture. Through economic logic connected to the commercial-tourist exploitation of their past. “Is there another alternative to citymuseum and city-emblem, between death by embalming and death by decomposition?”. To this categorical question posed by Francoise Choay there is nothing to do but to look for the answer within the heritage of knowledge contained in the historical city.

1 Cfr. M. Poete, La città antica: introduzione all’urbanistica, Torino, Einaudi, 1958, infra.

2 G. De Carlo, Nelle città del mondo, Venezia, Marsilio Editori, 2002.

3 «Il tempo nuovo è una realtà; esso esiste

indipendentemente dal fatto che lo accettiamo o lo rifiutiamo. Ma esso non è né migliore né peggiore di qualsiasi altro tempo. Esso è semplicemente un dato di fatto … Decisivo sarà solo il modo in cui noi ci faremo valere in questa situazione. Solo a questo punto cominciano i problemi spirituali … Il fatto che produciamo dei beni, e quali mezzi usiamo per produrre, non significa nulla da un punto di vista spirituale. Che costruiamo edifici alti o bassi, con acciaio o con vetro, non ha importanza dal punto di vista del valore di questa architettura … Ma proprio il problema del valore è decisivo» L. Mies van der Rohe, Gli scritti e le parole, a cura di Vittorio Pizzigoni, Torino, Einaudi, 2010.

4 A. Rossi, L’Architettura della città, Novara, Città Studi Edizioni, 1966.

5 F. Choay, L’orizzonte del posturbano, a cura di Ernesto D’Alfonso, Roma, Officina Edizioni, 1992.

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Noi architetti dobbiamo prendere una più precisa coscienza della storia contemporanea del nostro paese in maniera che essa divenga condizione concreta, e non velleitaria e astratta, del nostro operare. Non esiste altra via per liberarci di quel provincialismo che continua ad affliggerci malgrado la nostra vitalità e le nostre qualità brillanti. Le opere altrui, quelle maturate sotto un diverso clima e per una diversa società, non sono cose da imitare ma solo da capire come testimonianze della molteplice varietà in cui si configura la libertà creatrice.  Roberto Pane

N Appunti per una ricerca. Il centro antico di Napoli. Research notes. The ancient centre of Naples.

apoli, città contemporanea, si presenta nella conformazione attuale come un insieme di luoghi la cui forma urbana negli ultimi cinquant’anni è stata definita senza un’idea di città capace di determinare condizioni di vita in grado di mettere in opera l’energia vitale caratterizzante l’originale matrice, l’antica Neapolis, intorno alla quale è nata e si è sviluppata. «Civitas est communitas perfecta unde inter omnes communitates humana ipsa est perfectissima» (San Tommaso d’Aquino); la città antica è la sommatoria delle idee di città che, stratificatesi nello spazio e nella materia, rappresentano, per la contemporaneità, la migliore lezione in materia di composizione urbanistica1. Il futuro della città contemporanea è strettamente vincolato a quei cambiamenti che avverranno nelle matrici storiche condizionandone non solo il loro circoscritto ambito, ma la totalità delle trasformazioni che daranno vita a nuove forme dell’abitare lo spazio costruito. È di primaria importanza tornare quindi a studiare, scoprire attraverso l’osservazione «i caratteri delle matrici e le modalità del loro intersecarsi reciproco nel dar luogo a un tessuto»2, il senso e la dimensione dello spazio e gli elementi, le invarianti, capaci di essere linfa per nuove idee di architettura. Valori che, in relazione al «tempo nuovo»3 riescano ad innescare processi di rigenerazione e riqualificazione di tessuti e spazi urbani. La città antica in generale, quella di Napoli, nello specifico, è da decenni campo d’azione di studiosi i quali, attraverso un’illimitata serie di ricerche, hanno definito con estrema precisione una corretta metodologia d’indagine degli elementi e

delle invarianti che caratterizzano l’evoluzione e la struttura della città. La tradizione italiana conserva un assoluto primato riguardo a tali ricerche; pur tuttavia negli ultimi tre decenni si è riscontrato un significativo arresto culturale intorno a queste tematiche e, soprattutto, non si è verificata una profonda integrazione tra gli intendimenti programmatici e una reale pratica del costruire, mai del tutto attenta alle istanze chiamate in gioco nel dibattito interrotto. La città antica è l’insieme delle «scene fisse della vita dell’uomo»4, quinte urbane che mai come oggi rischiano di essere distrutte non dall’incuria bensì da un interesse deviato da ragioni che prescindono l’architettura. Attraverso logiche economiche legate allo sfruttamento turistico commerciale il processo d’imbalsamazione dei centri storici si sta compiendo, rendendo le città schiave del loro passato. «Vi è un’altra alternativa tra città-museo e città emblema, tra la morte per imbalsamazione e la morte per decomposizione?»5. A questo interrogativo posto da Francoise Choay non resta che cercare la risposta proprio all’interno del patrimonio di conoscenza racchiuso nella città antica. Partendo da questi spunti programmatici il corso di Master di II livello in Progettazione di eccellenza per la città storica si è sviluppato attraverso una serie di seminari e critiche corali in cui, attraverso un dialogico raffronto tra docenti e discenti, si è cercato di costruire un punto di vista il più possibile strutturato intorno ad un obbiettivo condiviso: preservare l’identità urbana costruendo continuità tra architettura del passato ed architettura contemporanea.

N

aples, a contemporary city, presents itself in its current form as a set of places where the urban tissue of the last fifty years has been defined without an idea of city able to determine living conditions or able to put to work the vital energy characterising the original matrix, the ancient Neapolis, around which it was created and developed.

It is of primary importance therefore to return to studying, discovering through observation “the characteristics of matrixes and the methods of their reciprocal intersections in giving rise to a tissue”, the sense and the dimension of the space and the elements, the invariants, able to be the lymph for new ideas of architecture. Values which, in relation to new times, manage to set off processes of regeneration and requalification of the urban tissue and spaces. The old city is a set of fixed scenes of the life of man, urban settings which, never more than today, risk being destroyed, not by lack of care but rather by an interest deviated from reasons which prescind architecture. Through economic logic connected to the commercial-tourist exploitation of their past. “Is there another alternative to citymuseum and city-emblem, between death by embalming and death by decomposition?”. To this categorical question posed by Francoise Choay there is nothing to do but to look for the answer within the heritage of knowledge contained in the historical city.

1 Cfr. M. Poete, La città antica: introduzione all’urbanistica, Torino, Einaudi, 1958, infra.

2 G. De Carlo, Nelle città del mondo, Venezia, Marsilio Editori, 2002.

3 «Il tempo nuovo è una realtà; esso esiste

indipendentemente dal fatto che lo accettiamo o lo rifiutiamo. Ma esso non è né migliore né peggiore di qualsiasi altro tempo. Esso è semplicemente un dato di fatto … Decisivo sarà solo il modo in cui noi ci faremo valere in questa situazione. Solo a questo punto cominciano i problemi spirituali … Il fatto che produciamo dei beni, e quali mezzi usiamo per produrre, non significa nulla da un punto di vista spirituale. Che costruiamo edifici alti o bassi, con acciaio o con vetro, non ha importanza dal punto di vista del valore di questa architettura … Ma proprio il problema del valore è decisivo» L. Mies van der Rohe, Gli scritti e le parole, a cura di Vittorio Pizzigoni, Torino, Einaudi, 2010.

4 A. Rossi, L’Architettura della città, Novara, Città Studi Edizioni, 1966.

5 F. Choay, L’orizzonte del posturbano, a cura di Ernesto D’Alfonso, Roma, Officina Edizioni, 1992.

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Fotografare il centro storico. Photographing the historic centre.

C

apire il lavoro di chi fotografa il centro storico di una città, provando a darne la propria personale lettura, è un’operazione che necessita di un crescendo di contestualizzazioni concettuali e definizioni di massima. Ferdinando Scianna sostiene che ci sono due modi di intendere la parola fotografia, che si riflettono poi in due diversi modi di essere fotografi. Foto-grafia è una parola composta dai due termini ‘luce’ e ‘scrittura’. Qualcuno propende per la definizione di fotografia come scrittura della luce; il soggetto creatore, cioè, è la luce stessa. Altri, invece, sono legati a un’idea di scrittura attraverso la luce. In quest’ultima interpretazione è evidente che il soggetto ‘creatore’ è il fotografo che, tramite la luce, disegna la realtà legandola alla propria visione e all’interpretazione che ne vuole trasmettere.

In quest’ultimo caso l’autore è il realizzatore dell’immagine, nell’altro, invece, l’autore riceve l’immagine ed è chiamato a custodirla. Questi due aspetti s’intersecano spesso, ma con una visione contemporanea, propendiamo tutti verso l’idea di fotografia come scrittura attraverso luce attribuendo così al fotografo un ruolo d’autore che si realizza in un’attenta osservazione finalizzata non tanto al semplice gesto di fotografare il mondo, quanto piuttosto al suo racconto attraverso la fotografia. Il passaggio successivo chiede l’aggiunta di un ulteriore tassello: come si esplica il lavoro del fotografo di architettura, cosa richiede e cosa comporta? L’architettura, proprio come ogni altra forma d’arte è un ‘codice’, cioè un sistema di segni strutturato in modo da consentire la comunicazione e ha quindi un suo ‘linguaggio’ attraverso il quale l’architetto può comunicare la sua personale visione del mondo. Fotografare l’architettura significa ‘tradurre’ un linguaggio in un altro, passare da un codice a un altro, per trasmettere al pubblico non solo il messaggio originale, ma anche il

messaggio del fotografo che, rivisitando e interpretando l’opera, ci racconta come lui l’ha saputa vedere, provando a capire e a interpretare una visione del mondo che mette in relazioni due narrazioni. Molte sono le interpretazioni che vengono date al rapporto che sussiste tra fotografia e architettura. Un quesito che ci si pone, in tal senso, è se la fotografia d’architettura possa essere espressione artistica o documento oggettivo dell’opera. Non credo sia possibile una distinzione automatica delle due interpretazioni. Come spesso è accaduto, la fotografia, oltre a esprimere il linguaggio personale dell’autore, si è fatta carico di soddisfarne la necessità di rappresentare e raccontare il mondo. La descrizione fotografica dell’architettura si può definire quindi come una documentazione che risponde a un progetto organico e autonomo da un testo letterario o storico/critico, ed è caratterizzata da una sua specifica sistematicità ed organicità. Arriviamo adesso all’ultimo piano di questa scala di comprensione. Fotografare il centro storico è un’operazione non facile ma molto appassionante. Presa coscienza del significato del fare fotografia, acquisito un metodo per costruire un progetto narrativo di un’architettura, dobbiamo adesso confrontarci con un ambiente ricco di storia che molto spesso è circondato da un contesto prevalentemente contemporaneo. L’operazione che precede l’azione fotografica sarà quella di valutare le modalità espressive con cui costruire la propria narrazione, guardando con responsabilità alle tracce del passato, cogliendo le relazioni fra le diverse parti e fra queste e l’ambiente circostante per potersi poi proiettare con consapevolezza attraverso il proprio racconto fotografico in una prospettiva progettuale.

A

conceptual framework and some general definitions are necessary for understanding the work of someone who photographs a city’s historic centre attempting to provide his or her personal interpretation. We can begin with the need to grant meaning to the word “photography” and the intrinsic message of the photographic act.

The contemporary vision leads us to the idea of photography as “writing in light” granting the photographer an authorial role through careful observation that seeks to narrate the world through photography rather than the mere gesture of photographing it. The next step involves another element: how to photograph architecture? what does it

require? what does it need? Photographing architecture seeks to transmit to the public not only an original message but also the photographer’s personal message. A perplexity arises as to whether architectural photography is artistic expression or the objective documentation of a work of architecture. Aside from providing an interpretation through the photographer’s personal language, photography satisfies a need to represent and narrate the world. The photographic description of architecture can be seen as documentation that responds to an integrated and autonomous project and

is characterised by a specific systematic and organic nature. Having become aware of the meaning of making photography and having acquired a method for creating the narration of a work of architecture, we must then face a context rich in history very often surrounded by a prevalently contemporary context. So it becomes necessary to evaluate expressive modes that can be deployed to introduce personal narration, looking with responsibility at traces of the past, noting the relationships between different parts and the relationships between the parts and the surrounding context in order to be able to project oneself with awareness into architectural design.


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Fotografare il centro storico. Photographing the historic centre.

C

apire il lavoro di chi fotografa il centro storico di una città, provando a darne la propria personale lettura, è un’operazione che necessita di un crescendo di contestualizzazioni concettuali e definizioni di massima. Ferdinando Scianna sostiene che ci sono due modi di intendere la parola fotografia, che si riflettono poi in due diversi modi di essere fotografi. Foto-grafia è una parola composta dai due termini ‘luce’ e ‘scrittura’. Qualcuno propende per la definizione di fotografia come scrittura della luce; il soggetto creatore, cioè, è la luce stessa. Altri, invece, sono legati a un’idea di scrittura attraverso la luce. In quest’ultima interpretazione è evidente che il soggetto ‘creatore’ è il fotografo che, tramite la luce, disegna la realtà legandola alla propria visione e all’interpretazione che ne vuole trasmettere.

In quest’ultimo caso l’autore è il realizzatore dell’immagine, nell’altro, invece, l’autore riceve l’immagine ed è chiamato a custodirla. Questi due aspetti s’intersecano spesso, ma con una visione contemporanea, propendiamo tutti verso l’idea di fotografia come scrittura attraverso luce attribuendo così al fotografo un ruolo d’autore che si realizza in un’attenta osservazione finalizzata non tanto al semplice gesto di fotografare il mondo, quanto piuttosto al suo racconto attraverso la fotografia. Il passaggio successivo chiede l’aggiunta di un ulteriore tassello: come si esplica il lavoro del fotografo di architettura, cosa richiede e cosa comporta? L’architettura, proprio come ogni altra forma d’arte è un ‘codice’, cioè un sistema di segni strutturato in modo da consentire la comunicazione e ha quindi un suo ‘linguaggio’ attraverso il quale l’architetto può comunicare la sua personale visione del mondo. Fotografare l’architettura significa ‘tradurre’ un linguaggio in un altro, passare da un codice a un altro, per trasmettere al pubblico non solo il messaggio originale, ma anche il

messaggio del fotografo che, rivisitando e interpretando l’opera, ci racconta come lui l’ha saputa vedere, provando a capire e a interpretare una visione del mondo che mette in relazioni due narrazioni. Molte sono le interpretazioni che vengono date al rapporto che sussiste tra fotografia e architettura. Un quesito che ci si pone, in tal senso, è se la fotografia d’architettura possa essere espressione artistica o documento oggettivo dell’opera. Non credo sia possibile una distinzione automatica delle due interpretazioni. Come spesso è accaduto, la fotografia, oltre a esprimere il linguaggio personale dell’autore, si è fatta carico di soddisfarne la necessità di rappresentare e raccontare il mondo. La descrizione fotografica dell’architettura si può definire quindi come una documentazione che risponde a un progetto organico e autonomo da un testo letterario o storico/critico, ed è caratterizzata da una sua specifica sistematicità ed organicità. Arriviamo adesso all’ultimo piano di questa scala di comprensione. Fotografare il centro storico è un’operazione non facile ma molto appassionante. Presa coscienza del significato del fare fotografia, acquisito un metodo per costruire un progetto narrativo di un’architettura, dobbiamo adesso confrontarci con un ambiente ricco di storia che molto spesso è circondato da un contesto prevalentemente contemporaneo. L’operazione che precede l’azione fotografica sarà quella di valutare le modalità espressive con cui costruire la propria narrazione, guardando con responsabilità alle tracce del passato, cogliendo le relazioni fra le diverse parti e fra queste e l’ambiente circostante per potersi poi proiettare con consapevolezza attraverso il proprio racconto fotografico in una prospettiva progettuale.

A

conceptual framework and some general definitions are necessary for understanding the work of someone who photographs a city’s historic centre attempting to provide his or her personal interpretation. We can begin with the need to grant meaning to the word “photography” and the intrinsic message of the photographic act.

The contemporary vision leads us to the idea of photography as “writing in light” granting the photographer an authorial role through careful observation that seeks to narrate the world through photography rather than the mere gesture of photographing it. The next step involves another element: how to photograph architecture? what does it

require? what does it need? Photographing architecture seeks to transmit to the public not only an original message but also the photographer’s personal message. A perplexity arises as to whether architectural photography is artistic expression or the objective documentation of a work of architecture. Aside from providing an interpretation through the photographer’s personal language, photography satisfies a need to represent and narrate the world. The photographic description of architecture can be seen as documentation that responds to an integrated and autonomous project and

is characterised by a specific systematic and organic nature. Having become aware of the meaning of making photography and having acquired a method for creating the narration of a work of architecture, we must then face a context rich in history very often surrounded by a prevalently contemporary context. So it becomes necessary to evaluate expressive modes that can be deployed to introduce personal narration, looking with responsibility at traces of the past, noting the relationships between different parts and the relationships between the parts and the surrounding context in order to be able to project oneself with awareness into architectural design.


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Benedetto Gravagnuolo Responsabile scientifico

Ferruccio Izzo

Direttore laboratorio di ricerca progettuale

Alberto Izzo

Direttore laboratorio di ricerca storico-critica

Renato De Fusco

Direttore laboratorio di sostenibilità finanziaria e amministrativa

Pasquale Persico

Direttore laboratorio di arti visive

Mimmo Jodice

Comitato scientifico

Roberta Amirante Pasquale Belfiore Alessandro Castagnaro David Chipperfield Claudio Claudi de Saint Mihiel Vincenzo Corvino Renato De Fusco Nicola Di Battista Rodolfo Girardi Benedetto Gravagnuolo Alberto Izzo Ferruccio Izzo Mario Losasso Mimmo Jodice Pasquale Miano Giovanni Multari Renata Picone Pasquale Persico Marco Petreschi Ambrogio Prezioso Michelangelo Russo Edoardo Souto de Moura Roberto Vanacore

Docenti laboratorio di ricerca progettuale

Progettazione Architettonica Roberta Amirante Pasquale Belfiore Vincenzo Corvino Carla Maria De Feo Nicola Di Battista Giovanni Francesco Frascino Alberto Izzo Ferruccio Izzo Pasquale Miano Giovanni Multari Rik Nys Marco Petreschi Roberto Vanacore Giuseppe Zampieri Restauro dell’Architetiura Renata Picone Urbanistica Michelangelo Russo Tecnologia dell’Architettura Mario Losasso Valeria D’Ambrosio

Docenti laboratorio di ricerca storico-critica

Alessandro Castagnaro Renato De Fusco Benedetto Gravagnuolo Joseph Rykwert

Docenti laboratorio arti visive

Mimmo Jodice

Docenti laboratorio di sostenibilità finanziaria

Pasquale Persico

Contributi didattici ai laboratori

Coordinamento dei contributi didattici Alberto Calderoni Progettazione Architettonica Mauro Vincenti Alberto Calderoni Restauro dell’Architettura Arianna Spinosa Luigi Veronese Ricerca storico-critica Giuseppe Maria Montuono Colomba Sapio Sostenibilità finanziaria e amministrativa Felicia Sembrano Arti visive Federica Cerami

Contributi disciplinari

Archeologia Stefano De Caro Progettazione architettonica e urbana András Pálffy Christian Jabornegg Jonathan Sergison Alberto Campo Baeza Tony Fretton Fermin Vázquez Christopher Platt Valentin Bearth Filena Di Tommaso Matteo Fioravanti Donatella Caruso Restauro e valorizzazione dei beni culturali Ugo Carughi Claudio Varagnoli Storia e critica Gaetana Cantone Fabio Mangone Strutture Gaetano Manfredi Urbanistica e mobilità Laura Travaglini Giancarlo Ferulano Fotografia ed arti visive Salvatore Pope Velotti Luciano Romano Mario Nanni

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Coordinatore del corso di Master

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Comitato scientifico

Roberta Amirante Pasquale Belfiore Alessandro Castagnaro David Chipperfield Claudio Claudi de Saint Mihiel Vincenzo Corvino Renato De Fusco Nicola Di Battista Rodolfo Girardi Benedetto Gravagnuolo Alberto Izzo Ferruccio Izzo Mario Losasso Mimmo Jodice Pasquale Miano Giovanni Multari Renata Picone Pasquale Persico Marco Petreschi Ambrogio Prezioso Michelangelo Russo Edoardo Souto de Moura Roberto Vanacore

Docenti laboratorio di ricerca progettuale

Progettazione Architettonica Roberta Amirante Pasquale Belfiore Vincenzo Corvino Carla Maria De Feo Nicola Di Battista Giovanni Francesco Frascino Alberto Izzo Ferruccio Izzo Pasquale Miano Giovanni Multari Rik Nys Marco Petreschi Roberto Vanacore Giuseppe Zampieri Restauro dell’Architetiura Renata Picone Urbanistica Michelangelo Russo Tecnologia dell’Architettura Mario Losasso Valeria D’Ambrosio

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Docenti laboratorio arti visive

Mimmo Jodice

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Contributi didattici ai laboratori

Coordinamento dei contributi didattici Alberto Calderoni Progettazione Architettonica Mauro Vincenti Alberto Calderoni Restauro dell’Architettura Arianna Spinosa Luigi Veronese Ricerca storico-critica Giuseppe Maria Montuono Colomba Sapio Sostenibilità finanziaria e amministrativa Felicia Sembrano Arti visive Federica Cerami

Contributi disciplinari

Archeologia Stefano De Caro Progettazione architettonica e urbana András Pálffy Christian Jabornegg Jonathan Sergison Alberto Campo Baeza Tony Fretton Fermin Vázquez Christopher Platt Valentin Bearth Filena Di Tommaso Matteo Fioravanti Donatella Caruso Restauro e valorizzazione dei beni culturali Ugo Carughi Claudio Varagnoli Storia e critica Gaetana Cantone Fabio Mangone Strutture Gaetano Manfredi Urbanistica e mobilità Laura Travaglini Giancarlo Ferulano Fotografia ed arti visive Salvatore Pope Velotti Luciano Romano Mario Nanni

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collana

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Master di II Livello Progettazione di Eccellenza per la Città Storica Yearbook 2010/2011 _ Comitato Scientifico

Renato De Fusco Mimmo Jodice Alberto Izzo Pasquale Persico

_ Comitato di Redazione

Alessandro Castagnaro Vincenzo Corvino Ferruccio Izzo Giovanni Multari Roberto Vanacore _ Segreteria di Redazione

Alberto Calderoni _

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Paparo Edizioni

_ graphic design & layout

OHOHdesign › Francesco Galiero _ fotografia

L’immagine di copertina e di pagina 2, 10, 38, 72-73, 81, 90-91, 93, 109, 116-117, 121, 132-133, 149, 154, 159, 161, 172, 176, 178-179, 185, 186-187 sono di Studio F64 › Paolo Cappelli & Maurizio Criscuolo. Le foto di pagina 106, 120, 123, 140, 158 sono tratte da Napoli dal cielo di Giuseppe Anfuso, Edizioni Lussografica - Caltanisetta 2012. Le altre foto presenti nel volume sono state realizzate dagli studenti del Master diretto da Mimmo Iodice all’interno del LABORATORIO DI ARTI VISIVE _ regista e videomaker

Gianpaolo De Siena _ traduzioni

Annamaria Guardabasco Ilene Stengut © copyright 2013 Università degli Studi di Napoli Federico II - Dipartimento di Architettura ISBN: 978 88 97083 74 0

Finito di stampare per conto di paparo edizioni nel mese di luglio 2013.


timing/16:32:00 in collaborazione con

UniversitĂ degli studi di Napoli Federico II Dipartimento di Architettura

ISBN: 978 88 97083 74 0


Yearbook 2010/2011 continua la serie dei volumi dedicati al lavoro svolto nel corso di Master in Progettazione di eccellenza per la città storica documentandone l’attività formativa e di ricerca della terza edizione del corso.

Con questo volume si intende ripercorrere ed illustrare i diversi aspetti nei quali il Master ha sviluppato ed articolato, nell’anno accademico 2010/2011, il suo progetto di formazione, di ricerca e di critica: dalla città all’architettura, dalla teoria alla prassi, dalle idee alla realtà. Un approccio metodologico, rigoroso per affrontare la complessità del lavoro svolto, chiarendo le motivazioni culturali che sono alla base dell’attivazione del corso, i contenuti scientifici, didattici e sperimentali che sono stati elaborati e forniti durante il corso, le posizioni culturali su cui è stato fondato il lavoro di formazione e le modalità con cui è stato svolto.

Una fucina di idee ma anche di contrasti, un terreno ideale dove sperimentare il rapporto tra architettura e città, le loro reciproche e vitali relazioni, il loro essere espressione della comunità ed il loro esserne al servizio ma, soprattutto, le strategie e i modi per continuare quella ricchezza e quella vitalità che nel tempo la Città Antica ha accumulato e garantito e, così, sostenere l’architettura e la città contemporanea ed il loro futuro.

ISBN: 978 88 97083 74 0

Il Master si propone come un laboratorio ideale dove ricercare possibili forme di sviluppo e di convivenza, modi per garantire continuità alla città di Napoli, affinché il suo cuore antico non sia più un luogo del degrado e delle emergenze, una realtà da aiutare e sostenere economicamente, ma una risorsa per la città, un modello non solo per Napoli ma per la città europea.

“Occuparsi della città storica significa comprendere che essa non è una parte separata dal resto della città, e che ogni azione progettata ed intrapresa al suo interno può estendere influssi e benefici a tutta la struttura della città nel suo complesso.” 

Benedetto Gravagnuolo

Profile for Master Neapolis

Yearbook 2010/2011  

master di II livello - progettazione di eccellenza per la città storica - Dipartimento di Architettura - Università degli Studi di Napoli...

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