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COPERTINA numero 7

Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012

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Edi t ori al e E’ L’ORA DEI BANCHI Dentro la crisi, questa crisi sociale ed economica, che sta piagando il nostro paese, ad ogni livello, si potrebbe dire che mai come oggi è giunta l’ora della sussidiarietà, cioè della libera e potente azione delle persone e delle aggregazioni sociali che, come accaduto tante volte nel passato, possono creare una rete di sostegno e di aiuto per il bene comune della popolazione. E’ l’ora dei Banchi. Non solo del Banco Informatico (BITeB) editore di questa testata, ma è prossima ( a fine Novembre 2012) la Nuova Colletta Alimentare del Banco Alimentare, poi alla Fiera dell’Artigianato di Milano il Banco Building riproporrà la raccolta delle lenzuola, che un gran successo ha riscosso al Meeting di Rimini. Nei primi mesi del 2013 si riproporrà l’iniziativa del Banco Farmaceutico. I Banchi di Solidarietà infine, con sistematicità offrono un contributo decisivo per aiutare persone e famiglie in palesi difficoltà. I Banchi sono espressione della sussidiarietà. Non nascono per decisione dello Stato. Vivono per lo più dalla constatazione che gli sprechi di qualunque natura vanno evitati e tutto ciò che funziona o che è riutilizzabile va recuperato e ridistribuito certi della necessità di avviare azioni di libero solidarismo personale in nome della consapevolezza che darsi aiuto nelle difficoltà prima che dall’etica, nasce dalla cultura di gente libera, propensa a dare un contributo alla crescita della umanità propria e altrui e al bene comune. Ho letto che l’head line del PD (Partito Democratico) ora è Bene Comune. Ebbene non può essere lo slogan di una parte politica. Il Bene Comune è un principio della vita sociale inscritto in ogni cuore, questo principio

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vive non per l’assenza di egoismo, ma per la natura dell’uomo che tende a vedere ed operare per il bene comune, nonostante difficoltà e problemi. Il Bene Comune è dentro il DNA di ogni persona umana e pertanto di ogni forza politica e sociale. Non avrebbe ragione ogni azione politica se non fosse tesa al Bene Comune. Ha fatto bene il PD a porre il suo slogan e farà ancora meglio quando nei fatti, coniugherà sussidiarietà e Bene Comune. E’ infatti la sussidiarietà che coniuga direttamente la libertà individuale al Bene Comune. I Banchi sono lì a testimoniare ogni giorno questa possibilità, questa risorsa nata dalla gente comune. Ed è la ragione per cui vale la pena per le Istituzioni valorizzare e sostenere l’azione dei Banchi! Quanta fatica per vedersi riconosciuto un ruolo sociale imprescindibile! La sussidiarietà attraverso i Banchi cessa di essere uno svuotato principio di decentramento - come alcuni intendono interpretarlo, per privilegiare di nuovo statalismo al servizio del potere dello Stato, anche Federalista – per ritornare ad essere fattore di aggregazione e di coesione sociale attraverso fatti di libertà e di solidarietà. Non è casuale che nel dialogo con Lodovico (Viki) Festa venga citata la grande opera dei Monaci Benedettini nell’epoca delle invasioni barbariche e l’800, con il pullulare di associazioni benefiche e solidaristiche da parte di tante forze culturali di ispirazioni diverse davanti alla prepotenza dello Stato padrone che nasce dall’Illuminismo. Il Principio di sussidiarietà nasce proprio in questo periodo. Oggi esso è recepito dalla Costituzione italiana. I Banchi sono una Buona Pratica di sussidiarietà reale! Tracce della Costituzione Italiana (TitoloV°) applicata ed esemplare. Bruno Calchera

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SAP, OVVERO COME METTERE IL SOFTWARE AL SERVIZIO DI VALORI DI ETICA AZIENDALE SAP è una delle aziende partner di BITeB all’interno del Programma di donazione TechSoup, che mette a disposizione delle Onlus applicazioni molto evolute per creare report interattivi e collegati, di fatto, a quasi ogni tipo di archivio presente nell’organizzazione. Questo è soltanto uno dei tanti fronti sui quali la multinazionale IT pratica la CSR, la Responsabilità Sociale d’Impresa, un impegno testimoniato dall’inclusione del titolo SAP nell’importante indice di Borsa etico FTSE4Good. Tiberio Tesi, il CSR manager, la racconta in questa intervista. Al Sustainability Forum della scorsa settimana avete presentato i software SAP per la gestione delle attività di CSR. Può spiegarmi in sintesi quali aree aziendali coprono e quali sono i vantaggi? SAP offre una vasta gamma di soluzioni in grado di supportare le aziende nel conseguire gli obiettivi di sostenibilità. L’offerta SAP integra, infatti, soluzioni per la gestione, la raccolta e il monitoraggio delle emissioni dei gas serra e di tutti gli indicatori delle performance aziendali e per la creazione del report di sostenibilità, in conformità con i principali standard internazionali. Altre soluzioni sono pensate per la gestione delle sostanze pericolose, per la produzione e la commercializzazione di prodotti sicuri e dal minimo impatto ambientale, per la gestione dei rischi operativi (infortuni, procedure di messa in sicurezza, permessi di lavoro) e dei processi collegati all’applicazione della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Avete mai pensato a proposte simili, ma per il non profit, proprio per la loro attività istituzionale? Magari sul modello delle Pmi o della P.A.? In Italia, tra i nostri clienti abbiamo Onlus e Cooperative Sociali che hanno scelto applicazioni SAP per la gestione della contabilità, logistica, magazzini. Un esempio è il progetto che ha riguardato il Banco Alimentare, la rete dei 21 banchi che raccoglie le eccedenze alimentari provenienti dalla donazione di privati, dalla produzione agricola, industriale, dalla distribuzione e ristorazione organizzata, per la Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012

redistribuzione alle strutture caritative che forniscono assistenza agli indigenti. Per migliorare l’efficienza dei processi e garantire il principio di trasparenza e chiarezza a cui si ispira, la Onlus ha scelto le soluzioni SAP CRM e ERP. Il software che donate attraverso TechSoup è pensato in questa logica? Se non lo è, lo potrebbe essere in futuro? SAP è Partner di TechSoup con l’obiettivo rendere le proprie soluzioni tecnologiche accessibili alle realtà non-profit, enti caritativi, organizzazioni non governative (ONG) e organizzazioni di utilità sociale. La logica risiede nel fatto che SAP crede nella tecnologia come fattore chiave per la creazione di valore, promuovendo una cultura d’impresa responsabile e consapevole dell’importanza dell’impegno etico nell’ambito delle attività di business. Tramite la donazione dei propri software, SAP offre quindi il proprio contributo a chi opera quotidianamente per il miglioramento della qualità della vita. In Italia, fate CSR anche in modo più “classico” come la beneficenza, le sponsorizzazioni sociali, ecc.? SAP dedica grande attenzione ai progetti di CSR, sia su scala globale che su scala locale, promuovendo iniziative sul territorio volte a incoraggiare la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale. Solo per citare un esempio, partecipa al Progetto SLAncio, lanciato dalla Cooperativa La Meridiana all’interno del territorio di Monza e Brianza, supportando la raccolta fondi per la costruzione di una struttura qualificata dedicata all’accoglienza dei malati in Stato Vegetativo, SLA e terminali non oncologici. Inoltre si è appena concluso il Month of Service, un’iniziativa di volontariato attivo grazie alla quale ogni dipendente può dedicare alcune ore del proprio orario lavorativo ad attività presso strutture del territorio. Nelle vostre proposte per gestire la CSR avete dei partner? Come collaborate? La collaborazione con i nostri partner non è finalizzata solo al raggiungimento di obiettivi di business, ma si basa anche su una condivisione di valori comuni come quello della sostenibilità, a livello economico, sociale e ambientale. Il 2°SAP Sustainability Forum, che abbiamo organizzato lo scorso 18 ottobre, è stato realizzato proprio grazie al prezioso contributo dei partner Fincons Group, Dekra, SIDI, Opera21, SELEX Elsag, KPMG, Espedia, che nell’ambito dell’evento hanno curato sessioni informative riguardanti soluzioni per la gestione aziendale sostenibile.

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…LODOVICO FESTA E BRUNO CALCHERA CONVERSANO DI SUSSIDIARIETA’ E VOLONTARIATO Festa: Faccio una premessa. Il cosiddetto terzo settore, cioè uno spazio del sociale sussidiario sia al pubblico sia al privato, ha un futuro? Astrattamente sì ma è assai condizionato dalla disgregazione crescente della nostra nazione. Certo, anche la reazione alla disperazione talvolta può essere uno stimolo alla resistenza morale: si consideri solo quanto il monachesimo benedettino seppe fare per reggere alle invasioni barbariche e preparare le basi per una nuova Europa. Però tratto di quella esperienza fu l’isolamento, splendido e fecondo, ma isolamento. Cercare di costruire un settore che guidi la ripresa non solo economica ma anche morale dell’Italia nei prossimi anni non nel prossimo secolo, richiede un intervento sistemico non un seme che darà poi frutti. E questo non è semplice. Non per i vizi della nostra società che pur provata è sempre vitale come dimostrano le centinaia di migliaia di volontari che anche ancora operano. Non solo per una politica che sarebbe integralmente corrotta: la crisi della politica non è la causa delle difficoltà presenti bensì è causata dalle radici stesse del nostro malessere che sono nell’esaurimento dello Stato definito dalla Costituzione del 1947. Per certi versi la nostra è stata una Carta ricca di grandi valori come appunto quello della sussidiarietà ma incastonati in un sistema che a causa della Guerra fredda affidava la cosa pubblica a una Repubblica dei partiti invece che dei cittadini e contemperava questa scelta lasciando separare dallo stato istituzioni come la magistratura. L’ordine pur sottoposto a forti scossoni che è durato dal 1947 al 1992 è crollato con la fine della Guerra fredda e ci troviamo in un panorama di macerie istituzionali con un pasticcio tra esecutivo, presidenza della Repubblica, legislativo, con un decentramento territoriale cresciuto per spinte politiche e senza logica sistemica, con la follia del feudalesimo di ampi settori della magistratura. Tutto ciò ha provocato una crisi verticale della sovranità nazionale e una disgregazione P a g i n a |4

crescente che rende difficile l’impegno innanzi tutto delle persone di buona volontà. Terzo settore, volontariato, associazionismo nel pensare a un loro futuro devono pensare non solo a se stessi ma anche a ricostruire lo Stato con istituzioni democratiche bilanciate, con gli organi dello Stato anch’essi bilanciati e adeguati a fornire collaborazioni e non destabilizzazioni agli altri comparti pubblici. Con un decentramento in cui siano chiari poteri e responsabilità. Questo è l’unico scenario che consente di pensare a un incremento rapido e fruttuoso della sussidiarietà che altrimenti cozzerà con le spinte (non di rado alimentate da circoli oligarchici e influenze straniere) alla disgregazione. Calchera: Ha ancora senso parlare di sussidiarietà oggi ? In un clima politico che vede un po’ tutti preoccupati a tirare la cinghia, con il sospetto che ogni iniziativa dal basso è per natura oggetto di diffidenza o per la difficoltà economica a sostenerla, ha senso ancora dire che in Italia si applica il Titolo V della costituzione? Festa: La crisi da debito dello Stato impone di ristrutturare il sistema di welfare attraverso il rapporto con iniziative private e associative. Il problema è come evitare le spinte all’omologazione assai forti in certi ambienti della sinistra e del dossettismo cattolico. Calchera: Si parla spesso di volontariato, come se fosse una risorsa a costo zero. E’ evidente la capacità del volontariato di essere efficiente solo in presenza di strutture organizzate. Ma come è possibile continuare a immaginare al volontariato come risorsa, senza pensare alla necessità del Non Profit ad essere organizzato e sostenuto? In paesi con Germania, Francia, Belgio, Inghilterra quando una realtà Non Profit viene riconosciuta viene dotata anche di risorse. E’ solo un problema culturale o anche politico? Festa: Innanzi tutto è un problema culturale: si tratta di pensare la funzione dell’amministrazione pubblica più in un ruolo da regolatore che da gestore: il che in una fase di risorse scarse è Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012


complicato perché si tenta di salvare ogni segmento di occupazione già acquisita. Risolto il problema culturale cioè del sistema in cui non profit, volontariato e associazionismo (oltre all’iniziativa delle vere e proprie imprese private) possono agire, c’è il problema politico di governare le contraddizioni per esempio sindacali che si determinano e insieme contrastare le spinte omologatrici. Ma il primo problema è definire il modello corretto. Calchera: Il Biteb è nato per dotare le ONLUS, il Terzo Settore, il settore Non Profit di tecnologia. Sappiamo che molta tecnologia (PC e Apparecchiature Biomedicali) in occidente vengono dismessi per obsolescenza. Noi raccogliamo i prodotti che andrebbero sprecati, li sistemiamo e li doniamo. Chiediamo solo una offerta che possa coprire i costi di riparazione. Come mai nella agenda digitale si parla di tecnologia innovativa (reti, programmi ecc..) e mai del non sprecare, che è la filosofia che ha ogni Banco di Solidarietà? Ad esempio doniamo apparecchiature mediche che provengono da dismissioni ospedaliere per prodotti obsoleti che invece sono riutilizzabili nel Terzo Mondo. Non pensiamo che sia solo un problema di comunicazione ma di mentalità politica. Qui è proprio la cultura della sussidiarietà che manca. Come vede questo nostro lavoro? Il suo impatto economico? Ad esempio non si possono donare pc alle scuole pubbliche. In una scuola media primaria anche i pc, usati e sistemati, andrebbero ancora bene. Quale è il problema da tuo punto di vista? Festa: Le iniziative come quella che descrivi nascono dal lavoro di pochi e con un consenso limitato. La discussione su questi temi è per lo più astratta, concentrata sulle esigenze legislative. Si tratta da parte dei soggetti più impegnati nello sforzo di far crescere la sussidiarietà di elevare la discussione culturale, si tratta di formare un ambiente ampio a sostegno delle singole scelte.

In Inghilterra un unico Ente ha questo compito su tutto il territorio. Indica i requisiti. Fa le verifiche e finito il processo indica i vantaggi, i compiti e le opportunità. Ad esempio informa che se una Non Profit vuole risparmiare può benissimo rivolgersi ai banchi tecnologici di solidarietà (TechSoup ad esempio offre software NUOVISSIMO al 95% di sconto con accordi con alcune multinazionali (in America, TechSoup Global - Sede S.Francisco, ha una grande galassia di Donors) in Italia (Microsoft, Cisco, Sap, Symantec ). In Italia è una operazione impossibile. Non basta abolire le province, ma occorre una mentalità che legga la realtà. Come vedi la prospettiva di un cambio di rotta nel federalismo? La tua sensibile attenzione al clima sociale cosa ti suggerisce? E’ così difficile costruire una semplice leggera burocrazia italiana ed anche locale? Festa: La via più razionale è quella degli accordi di programma, i singoli enti territoriali deleganocontrollano un unico ente, pesando nell’indirizzo ma non nella gestione. Calchera: Come vedi lo sviluppo della sussidiarietà reale, senza lacci e laccioli? Senza che sia asservita a qualche potere di parte? Hai in mente degli esempi? Festa: La via è quella ottocentesca quando socialisti riformisti, borghesi illuminati e cattolici scossi dalla Rerum novarum costruirono una rete formidabile di associazioni e strutture che diedero coesione a una società turbata dall’imposizione dall’alto del nuovo stato unitario, non privo di tratti accentratori ed elitistici. (Lodovico Festa è editorialista, già condirettore de IL FOGLIO quotidiano.)

Calchera: Per accreditare una ONLUS, una associazione o cooperativa non a fini di lucro, vi sono Registri Provinciali, e anche Regionali. Trafile pazzesche. Ogni Ente poi gestisce i Registri come vuole.

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NEGLI OSPEDALI DI AFRICA E SUDAMERICA LE ATTREZZATURE E GLI ARREDI DELL’AZIENDA OSPEDALIERA DI LEGNANO Intervista a Carla Dotti, Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera “Ospedale civile di Legnano”

In questo anno in cui il Banco Informatico (BITeB) ha avuto relazione con l’Ospedale che tu dirigi, ritieni che la gestione dei beni dismessi sia stata una importante e positiva esperienza? Senza dubbio trasferire i beni non più utilizzabili nell’Azienda Ospedaliera di Legnano ad organizzazioni in cui operano persone che mettono a disposizione la loro professionalità e, a volte, a rischio la propria vita, ritengo sia un contributo di civiltà oltre che di solidarietà. Nel corso dell’ultimo anno decine di apparecchiature elettromedicali (tra scialitiche, diagnostiche, etc.) e centinaia di arredi, non più adeguati agli standard dei nostri ospedali, sono stati destinati a soggetti che operano in Uganda, Repubblica Centrafricana, Somalia, Venezuela ed altri Paesi in via di sviluppo. L’esistenza di soggetti come BITeB di fatto avvicina i Paesi tra di loro ed estende il principio di “cittadinanza attiva” alle istituzioni pubbliche che possono fornire un contributo concreto e prezioso là dove non è possibile dotarsi autonomamente di nessun elementare strumento diagnostico o terapeutico. Cosa pensi delle iniziative di cooperazione internazionale ed in particolare della rete che si sta realizzando in cui effettivamente si verifica una esperienza di solidarietà? Che limiti vedi e come può migliorare? E’ negli obiettivi di questa Azienda e desiderio personale di molti di noi contribuire al “potenziamento e riqualificazione sostenibile degli ospedali nei Paesi in via di Sviluppo o di Transizione, supporto alla loro riorganizzazione e arricchimento professionale dei nostri operatori sanitari coinvolti nelle attività di cooperazione” (delibera della Giunta regionale n. 2633 del 6 dicembre 2011).

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La cooperazione internazionale in campo sanitario è una risorsa che dovrebbe essere sempre impiegata oltre che per promuovere singole attività, soprattutto per fare in modo che queste si inseriscano in programmi di sostenibilità permanentemente. Pur nella diversità dei contesti geografici in cui ci si trova ad operare, le iniziative della cooperazione in ambito sanitario devono collocarsi in un quadro di riferimento che ruota intorno ad alcune linee d’indirizzo fondamentali quali:  l’intersettorialità degli interventi  l’appropriatezza e sostenibilità nell’utilizzo delle tecnologie  la promozione dell’autosufficienza locale  la formazione delle risorse umane Il BITeB normalmente suggerisce alle Organizzazioni beneficiarie di donazioni di relazionare nel tempo della loro attività. Avremmo il desiderio che questi racconti parlassero anche dei beni dismessi da Legnano. Potrebbe in questo caso nascere una relazione positiva con il tuo Ospedale. La cosa suscita il tuo interesse? Senza dubbio mantenere un contatto con le Onlus che stanno utilizzando le nostre apparecchiature può essere motivo di conoscere i risultati di cui siamo stati uno strumento, anche se modesto. Siamo disponibili anche a mantenere un filo diretto con queste organizzazioni per offrire altre forme di collaborazione che potrebbero nascere nel corso del tempo. Questa crisi economica evidentemente avrà un impatto sensibile anche nella donazione di prodotti medicali riservati alle ONLUS del Terzo Mondo. Ad esempio la formazione, la manutenzione guidata. Vedi altri canali di collaborazione? La Regione Lombardia promuove progetti di gemellaggio tra ospedali lombardi e strutture

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sanitarie nei Paesi in via di sviluppo, con la concessione di contributi pubblici. Questa può essere una strada attraverso cui rendere concreti e duraturi i risultati della cooperazione. Questo numero del nostro giornale approfondisce il tema della sussidiarietà. Nel tuo ospedale sono attive associazioni di volontariato o cooperative ONLUS? Che ne pensi della azione di queste realtà? Che benefici e quali problemi suscitano? Nell’Azienda ospedaliera di Legnano si è instaurato da qualche anno uno stretto rapporto di collaborazione con le associazioni di volontariato che gravitano attorno all’ospedale. Grazie a loro sono stati attivati servizi complementari a quelli che può fornire istituzionalmente un ospedale, altrimenti non erogabili: penso al progetto IRIS per intrattenere i pazienti ricoverati e per avvicinare il mondo dell’ospedale a quello della scuola; all’accoglienza assicurata all’ingresso dell’ospedale di Legnano; all’ immediato supporto ai pazienti in difficoltà dei quattro ospedali con beni di prima necessità; a tutte le iniziative organizzate annualmente a favore dei pazienti oncologici (ultimo in ordine di tempo, un corso di “Trucco e parrucco” gestito dalla LILT). Penso anche alle “Guardie del Cuore” del Pronto Soccorso di Legnano dove volontari di

due associazioni si sono resi disponibili a essere vicini a pazienti e familiari in attesa, svolgendo una funzione di “prossimità” e di filtro tra i familiari e gli operatori sanitari. Per noi sono una risorsa indispensabile e sempre più presente nel tessuto dell’azienda. Recentemente abbiamo iniziato la collaborazione anche con associazioni di volontariato esterne all’ospedale che rappresentano per noi il collante con il territorio: attraverso di loro possono essere stimolati e facilitati i rapporti con altri attori che offrono servizi complementari a quelli di nostra competenza e che assicurano una migliore qualità di vita al cittadino. Ad esempio stiamo lavorando con associazioni di volontariato, ASL e Comuni per migliorare il servizio di dimissione protetta e per attivare un percorso dedicato ai pazienti disabili.

(veduta del nuovo Ospedale di Legnano)

Alcune definizioni del principio di sussidiarietà: «Non è giusto che il cittadino e la famiglia siano assorbiti dallo Stato: è giusto invece che si lasci all’uno e all’altra tanta indipendenza di operare quanta se ne può, salvo il bene comune e gli altrui diritti» (Leone XIII, Rerum Novarum, n° 28). «Né lo Stato né alcuna società più grande devono sostituirsi all’iniziativa e alla responsabilità delle persone e dei corpi intermedi. Una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità, aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune.» (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, 1991, n. 48) Il principio di sussidiarietà è stato recepito nell’ordinamento italiano con l’art. 118 della Costituzione: «Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012

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[...] Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.»

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DA UN DIALOGO CON RICOH SUI TEMI DELLA RESPONSABILITA’ SOCIALE DI IMPRESA di Paolo Galandra

Verso la metà di ottobre il BITeB ha avuto l’opportunità di fare visita a RICOH, una delle maggiori realtà multinazionali del settore stampa e della gestione documentale, con ricavi complessivi per circa 23 miliardi di dollari. Lo scopo della visita era quello di presentarci, far conoscere la nostra attività ed avviare una relazione che ci auguriamo possa diventare una vera e propria partnership. Del resto, il BITeB per sua natura condivide con tutte le imprese del settore tecnologico la mission del miglioramento della qualità della vita delle persone tramite la diffusione della tecnologia e quindi risulta abbastanza immediato parlare di partnership il più possibile continuative. Ma al di là del dialogo sulle idee che abbiamo messo sul tappeto in termini di proposte di collaborazione, abbiamo colto alcuni punti che ci sembrano molto significativi dell’approccio di RICOH alla Responsabilità Sociale di Impresa (RSI) e sui quali pensiamo che moltissime aziende siano orientate. Impostazione strategica La RSI fa parte integrante della strategia di impresa, tant’è che i manager della RSI rispondono direttamente all’amministratore delegato, in quanto essa è considerata un elemento non accessorio ma strutturale per il successo dell’azienda. Attenzione all’ambiente Appare molto interessante la preoccupazione culturale e tecnologica su questo argomento, perché da un lato RICOH indica nella difesa dell’ambiente uno dei suoi valori guida dall’altro lo esprime concretamente nella progettazione e commercializzazione di prodotti a basso impatto Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012

ambientale. Per esempio l’enfasi su tecnologie e prodotti ad elevato risparmio energetico non può che incontrare il favore della clientela, che, a partire da un vantaggio economico, può a sua volta prendere maggiore consapevolezza dei benefici derivanti da comportamenti attenti alla sostenibilità ambientale. Lo stesso si può dire dei prodotti e servizi dedicati all’ottimizzazione dei processi di stampa ed all’uso limitato della carta. Attenzione alle comunità territoriali Il modo con cui siamo stati ricevuti ci è sembrato un chiaro segnale di apertura al dialogo e alla valorizzazione di quanto vive nel territorio, e di disponibilità “strategica” ad avviare relazioni con soggetti della società e del Terzo Settore, nell’ottica di valutare ragionevoli e serie possibilità di mostrare il valore aggiunto della propria presenza in un certo ambito. Il progetto “Il giardino incantato”, svolto in collaborazione con una scuola primaria di Vimodrone, dove RICOH ha la sua sede direzionale per l’Italia, è un chiaro esempio che dimostra quale valore aggiunto può portare un’azienda che vuole essere parte del territorio in cui opera. Reputazione Da questo dialogo con RICOH ci siamo resi conto del grande patrimonio che per un’azienda è la reputazione, cioè la fiducia che riesce a trasmettere per sé e quindi per i prodotti e servizi oggetto della sua attività produttiva. Questo incontro con RICOH ci ha esemplificato come la RSI è fatta di azioni che vanno oltre al pur doveroso rispetto di leggi e normative, ma tende a costruire relazioni di fiducia, che sono il grande valore aggiunto non misurabile dai bilanci economici ma che fa parte del patrimonio complessivo di un’azienda. E costituisce un terreno di proficuo dialogo tra aziende profit ed organizzazioni non profit.

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GLI OSPEDALI PIEMONTESI ED ALCUNE AZIENDE PRIVATE IN AIUTO AL BITEB E AI PAESI DEL TERZO MONDO. di Massimo Maderna Cominciata nel 2011 con la donazione di 3 mammografi da parte dell’Ospedale “Le Molinette” di Torino, continua in questi giorni l’attività di collaborazione tra il BITeB ed alcune aziende ospedaliere piemontesi che permetterà di portare l’analisi mammografica in alcuni paesi in via di sviluppo. E’ di settimana scorsa la notizia che l’Ospedale Infantile Regina Margherita S. Anna di Torino, congiuntamente a IM3D e Hologic Italia hanno deciso di donare, nell’ambito dell’attivazione del progetto “Proteus” di aggiornamento tecnologico dell’Ospedale, un mammografo GE Performa al Banco Informatico Tecnologico e Biomedico. Sebbene la notizia sia datata solo alcuni giorni il BITeB sarà lunedì 29 ottobre a Torino con alcuni volontari, per lo smontaggio conservativo dell’apparecchiatura che verrà poi verificata, sia presso l’Ospedale S. Anna sia presso i magazzini del BITeB, da tecnici volontari provenienti da produttori in campo radiologico. Il mammografo, apparecchiatura abbastanza avanzata da un punto di vista tecnologico, permetterà all’associazione che ne farà richiesta di portare nei Paesi in via di sviluppo questa

Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale anno 1 - numero 7 – periodico - Ottobre 2012 Registrazione al Tribunale di Milano al n.124 del 2 marzo 2012 Direttore Responsabile: Bruno Calchera Redazione: Ida Cappiello, Marco Taverna Hanno collaborato: Carla Dotti, Johnny Dotti, Maria Fasulo, Lodovico Festa, Paolo Galandra, Massimo Lorenzi, Massimo Maderna, Davide Minelli, Ernesto Montenegro, Luciana Pasimeni, Tommaso Savarese, Vincenzo Savarese, Tiberio Tesi.

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tecnologia che attualmente è ancora difficile trovare e dove si continua a procedere con le vecchie pratiche manuali per l’identificazione dei tumori al seno. Il carcinoma del seno è la malattia tumorale più frequente delle donne che vivono nei Paesi occidentali e malgrado le grandi differenze internazionali, che ancora vedono l’Africa con una bassa incidenza e il Sud America con un’incidenza media, si sta profilando un tendenza di aumento dell’incidenza e per fortuna di una diminuzione di mortalità, dovuta alla possibilità di utilizzare nuove tecnologie che permettono di effettuare una diagnosi precoce della malattia. Grazie a quest’apparecchiatura e alle altre che in futuro speriamo il BITeB possa ricevere in donazione dalle Aziende Ospedaliere, si potrà cominciare a introdurre in alcune zone ancora arretrate da un punto di vista medico questo strumento di diagnosi che permetterà probabilmente di ridurre il tasso di mortalità anche nelle zone più povere. Questa donazione dimostra come alcune aziende private e le aziende ospedaliere italiane siano molto sensibili a problemi del terzo mondo che aiutano sia con l’attività di volontariato dei medici sia con donazioni di beni magari un po’ vecchi ma ancora perfettamente funzionanti e idonei al nuovo utilizzo.

Editore: BITeB Onlus, via Carducci 32 - 20123 Milano, Presidente: Stefano Sala Sede operativa: BITeB Onlus, via Tobagi 22 – 20068 Peschiera Borromeo(MI) Siti internet: www.biteb.org, www.tecnologiasolidale.eu , www.techsoup.it Contatti: info@biteb.org - Telefono: 02-5530.0873 Telefax: 02-8715.2909 Impaginazione, progetto grafico e webmaster: Arvea s.r.l., info@arvea.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 31 Ottobre 2012 La rivista è disponibile anche nel formato PDF sfogliabile Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 6 – Settembre 2012


UN’ALTRA SANITÀ È POSSIBILE? PROVE DI CURA SOLIDALE, SOSTENIBILE E SENZA SOLDI PUBBLICI Intervista a Johnny Dotti, presidente di Welfare Italia Servizi, volontario dell’educazione e della cura. La tua ultima “creatura”, Welfare Italia, è uno dei pochi casi italiani di impresa sociale ex lege 118 del 2005, ovvero l’ impresa non profit senza l’obbligo della governance cooperativa, che ha dei limiti. Faccio subito chiarezza sulle scelte che abbiamo fatto. Abbiamo creato due realtà con diversa governance: la prima, Welfare Italia, è proprio esattamente quello che hai detto: un’impresa sociale così come definita dalla legge 118 e si occupa di ricerca e analisi in sanità; la seconda, Welfare Italia Servizi, è una nuova realtà del privato sociale nel campo della “sanità leggera” con centri polispecialistici a costi accessibili, è una “creatura” un po’ più complessa, di cui sinceramente vado orgoglioso.

Perché non avete scelto la forma cooperativa per Welfare Italia? Che limiti ha? La cooperativa classica secondo me si addice a realtà locali, più limitate. La forma societaria che abbiamo scelto ci permette di aprire a soci attratti anche da una remunerazione del capitale, sia pure a certe condizioni. Inoltre, nella cooperativa i processi decisionali sono per forza di cose molto più lenti e noi volevamo una governance snella, dove sia chiaro chi comanda, almeno inizialmente.

Bene, adesso spiegaci i motivi dell’orgoglio. E’ la società titolare del marchio e si occupa di ricerca e analisi sul sistema sanitario; la seconda, Welfare Italia Servizi, eroga prestazioni sanitarie con modalità che ne fanno un’impresa sociale, ma non rientra nella definizione legislativa. Abbiamo studiato un modello di governance completamente innovativo, nella quale il socio di maggioranza, il consorzio CGM, ha il controllo della società, mentre i soci profit, le banche Intesa San Paolo e Banco Popolare, versano un sovrapprezzo per ogni azione. Questo per rimarcare il diverso valore delle azioni detenute da un soggetto “sociale” rispetto agli altri azionisti.

Cercherete anche convenzioni con il servizio sanitario nazionale? In prima battuta no, niente soldi pubblici. Siamo soggetti privati e il servizio si paga, anche se il meno possibile. In futuro, vedremo; comunque nel caso saremo concessionari e non fornitori.

Avete altri soci di minoranza oltre alle banche? Sì, abbiamo CISL e Confartigianato. L’idea è quella di coinvolgere la società civile in tutte le sue componenti, non solo a livello centrale, ma anche nella base sociale dei luoghi di cura, le nostre strutture territoriali. L’ho detto all’inizio: fare con è meglio di fare per. L’apertura agli attori sociali del territorio per noi è un requisito fondamentale. Però come sono gestiti gli utili? Li reinvestite tutti anche se come tipo di impresa non ne avreste l’obbligo? Reinvestiamo l’80% o meglio lo reinvestiremo… perché siamo ancora in fase di start-up.

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I luoghi di cura invece sono liberi di costituirsi nella forma che preferiscono? Sì è così. Possono essere cooperative, imprese sociali ex lege, ma anche società di capitali o per azioni. L’importante è che rispettino alcuni requisiti di base, come l’apertura della compagine sociale alla società civile e all’associazionismo e l’approccio al paziente come persona: tempo minimo per visita, ad esempio ma anche arredamento gradevole e rassicurante. Conta moltissimo per un malato.

Perché hai scelto la sanità (e non ad esempio l’assistenza) per mettere alla prova questo modello organizzativo? Perché penso di intercettare un bisogno esteso e crescente di servizi, da parte di tutti, non solo i più deboli. In Italia il 38% delle persone ricorre alla sanità privata, almeno parzialmente, e le necessità aumenteranno in futuro. Vorrei dimostrare che esiste una terza via tra il pubblico gratuito (superticket a parte), ma insufficiente e spesso deprimente, e il privato patinato, costosissimo e non sempre all’altezza. Chiudiamo con una domanda “alta” che attinge alla tua esperienza personale. Qual’é la cosa più importante che hai imparato, e che vorresti insegnare a tutti – una sorta di chiodo fisso -? Sintetizzerei così: fare con ed essere con viene prima di fare per ed essere per. Ovvero, i legami sociali vengono prima di tutto. “Non si guarisce mai completamente in luoghi brutti… dare valore alla bellezza nei luoghi di cura significa affermare che l’altro, anche quando è malato, ha un valore intrinseco infinito.” (dalla Carta dell’Accademia della Cura) P a g i n a | 11


SOFTWARE IN DONAZIONE CON TECHSOUP: PROVARE PER CREDERE! di Davide Minelli Il programma di donazione TechSoup nasce 25 anni fa a San Francisco con l’obiettivo di rendere la tecnologia accessibile al mondo del Terzo Settore. Il meccanismo è molto semplice: le grandi aziende della tecnologia (come ad esempio Microsoft) donano i loro prodotti e TechSoup li offre alle organizzazioni del Terzo Settore trattenendo il 4% del valore commerciale del prodotto. Per poter usufruire del servizio le organizzazioni Non Profit devono essere Onlus (oppure essere iscritte ad un registro) e svolgere un’attività che i Partner donatori hanno ritenuto condivisibile (ad esempio l’aiuto alla disabilità). Oggi la “Zuppa Tecnologica” è presente in 40 Paesi nel mondo e nell’ottobre 2010 è sbarcata anche in Italia attraverso una partnership con il BITeB. Per poter usufruire del servizio le organizzazioni devono registrarsi al portale http://www.techsoup.it e successivamente, se ritenute eleggibili per la donazione, ordinare i prodotti desiderati. Attualmente le aziende Partner in Italia sono Cisco, Microsoft, Sap e Symantec. A breve anche un’altra importante multinazionale della tecnologia scommetterà su TechSoup: ADOBE. In questi primi due anni molte sono le organizzazioni Non Profit che abbiamo incontrato e che hanno potuto sfruttato questa imperdibile opportunità che è da ritenere – consentendo una forte riduzione del budget dedicato alla tecnologia - come una sorta di fundrasing

indiretto. Senza TechSoup importanti progetti di digitalizzazione di alcune Non Profit italiane non sarebbero stati realizzati. Le piccole associazioni di volontariato non avrebbero potuto utilizzare software di ultima generazione. L’innovazione tecnologica a costo quasi zero per il Non Profit rappresenta – soprattutto in questo periodo di crisi – una possibilità imprescindibile. Ma proprio la caratteristica principale del programma di donazione TechSoup - la quasi totale gratuità dei prodotti – a volte spiazza e spaventa chi vi entra in contatto. La paura o il dubbio che ci sia qualche “fregatura” o inconveniente frenano soggetti che avrebbero tutte le caratteristiche per poterne usufruire. Vogliamo per questo convincere tutti i dubbiosi che non c’è trucco, non c’è inganno: provare per credere. In realtà poter acquistare windows 7 a soli cinque euro è frutto di uno sviluppo, da parte delle aziende profit più illuminate, del concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa che questo periodico sta cercando da alcuni mesi di mettere in evidenza. Il passaparola rimane, comunque, la modalità più convincente per coloro - e sono ancora tantissimi - che non conoscendo la nostra realtà acquistano prodotti a prezzo pieno. E’ interessante perciò dare visibilità a chi non ha perso tempo: “Tramite il contributo di un piccolo rimborso spese, sono riuscito ad ottenere la tecnologia necessaria in un brevissimo lasso di tempo. Ritengo che il programma di donazione TechSoup sia una opportunità straordinaria, che tutte le organizzazioni ed in particolare le cooperative sociali, non debbano lasciarsi sfuggire”. GianMario Gualeni, Direttore Amministrativo di Sebina Soc. Coop. A r.l. Onlus – Castro (BG)

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Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 6 – Settembre 2012


UN PORTENTO DI EVENTO: LA CONVENTION CGM DI MANTOVA di Davide Minelli Anche BITeB ha voluto presenziare, partecipando nei giorni scorsi nella suggestiva cornice della città di Mantova, all’XI Convention di CGM. Il Consorzio Gino Mattarelli (nato nell’anno 1987) raggruppa, in Italia, 80 consorzi - distribuiti in tutte le regioni - che coordinano l’attività di circa 1000 cooperative e di altre 140 organizzazioni non profit impiegando 44.200 persone. CGM nel 2011 ha fatturato 1,3 miliardi di euro con un incremento del 7% rispetto al 2010. Questa kermesse autunnale è un appuntamento periodico, un momento di incontro e di confronto tra stakeholder che si vogliono confrontare concretamente con i temi e la gestione del welfare sociale. "Energie dai Legami: Economie cooperative”: con questo titolo si è voluto valorizzare l'importanza dei legami tra le cooperative e i consorzi e dimostrare come dalla loro unione può nascere un'energia innovativa che dà vita ad un'economia diversa. La crisi economica e i numerosi tagli alla spesa pubblica e alle regioni sono stati al centro dell'attenzione della tre giorni di lavori. “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose!” (Albert Einstein) con questa citazione Claudia Fiaschi Presidente di CGM (nella foto) ha posto l’accento, nel suo intervento di introduzione, sulla evidente necessità di un’innovazione continua. Ed effettivamente il programma dell’evento ha quindi riproposto positivamente questa tensione al nuovo. Centro nevralgico dei lavori il PalaBAM: un palazzetto dello sport ma anche un centro Polifunzionale e fieristico nel Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 7 – Ottobre 2012

quale ogni giorno era possibile visitare i numerosi stand ed assistere alla sessione plenaria. Entrando ogni giorno negli spazi espositivi si percepiva quell’energia che il titolo evocava. Dalle 11 alle 13 i corridoi si svuotavano e tutti si dirigevano ad assistere al principale convegno della giornata. Successivamente, dopo il pranzo, i partecipanti proseguivano le visite degli stand o s’intrufolavano nei numerosi workshop. Dalle 16.30 i corridoi tornavano a svuotarsi perché avevano inizio le attività proposte nella città di Mantova. Comodi bus-transfer erano a disposizione di coloro che volevano spostarsi per gli eventi previsti in centro città. La nostra esperienza è stata positiva. E’ stato molto stimolante entrare in contatto con operatori del Non Profit qualificati ed interessati a migliorare le proprie performance tecnologiche. Coloro che si avvicinavano al nostro stand incuriositi si soffermavano per capire meglio la nostra struttura e le peculiarità del Banco Informatico.

E’ capitato ad esempio che alcuni (Tablet alla mano) si registrassero – seduta stante – al programma di donazione TechSoup. Altri si sono presentati esclusivamente per ringraziarci del lavoro e delle donazioni ricevute che avevano consentito un imprevisto upgrade della struttura informatica della cooperativa o del consorzio. A tutti abbiamo dato appuntamento al nostro workshop che purtroppo non è stato possibile realizzare perché il timing dei seminari non è stato ben sincronizzato dagli organizzatori. Questa l’unica nota stonata di un evento che, nel panorama del non profit italiano, rappresenta un momento di confronto nel quale si percepisce una forte volontà di fare rete e di migliorarsi innovandosi. P a g i n a | 13


Tra FUNDRAISING e FUNDRAISING Ci sono molte iniziative di Fundraising. Ci sono iniziative che danno frutti e altre che non ne danno. Ci sono gli specialisti che insegnano a raccogliere quattrini e ci sono iniziative portate avanti senza professionalità. Si potrebbe pensare che vi sia una tecnica per la raccolta fondi. Un po’ come l’attività commerciale: fai la vendita (nel caso proponi una buona causa, una buona ragione), indichi il target (qui nel Fundraising il target è quello sia dei donatori sia di quelli che verranno a conoscenza della proposta), indichi un prezzo (potrebbe essere il solito 1 euro o 2 della telefonata o qualche cosa di più nell’asta, o nei pranzi di beneficienza), incassi. Accade che vi è Non Profit e Non Profit e si deve partire da qui. Vi sono realtà Non Profit che hanno la struttura e l’organizzazione di una azienda. Opere sociali diffuse su tutto il territorio, o iniziative che hanno superato la trincea del disinteresse e raccolgono il plauso di tutti. Nomi importanti. Sponsor. Testimonial credibili che accompagnano l’opera e l’iniziativa. Passaggi sui media non a pagamento. Un credito conquistato sul campo che rende amabile la beneficienza. Ma quante sono le opere che possono vantare questi plus? Molte. Davvero molte. Si passa dal dono dei fiori a quello della pasta. Dai pupazzi alle torte. Nelle cene si assiste alla possibilità di incontro con VIP o personaggi di gran nome per cui vale la pena il sacrificio. V’è pure la politica che è attenta a sostenere opere di gran valore sociale. Vi sono infine le iniziative di Pubblicità Progresso che nella sua campagna sottolinea l’importanza di un tema sociale e a volte di opere impegnate in quel contesto e persino l’Unione Europea ogni anno offre l’opportunità di approfondire un tema e indica iniziative con Flagship Project nazionali. In questo contesto il mare magno delle 300.000 ONLUS italiane è sostanzialmente lasciato alla P a g i n a | 14

piccola attività di qualcuno, che riesce a fare la raccolta di aiuti dalla cerchia di amici. I professionisti del Fundraising, veri esperti di marketing, non solo si fanno pagare, ed è giusto, ma ti insegnano che per raccogliere bisogna investire. E questa parola, “investire”, la ONLUS non sa interpretarla, perché a fatica riesce a pagare affitti e utenze. Non si scappa dalla similitudine della realtà sociale ed economica. Le “multinazionali” del Non Profit sanno e possono approcciare il territorio della donazione con tutte le qualità: tecnica, sponsor, testimonial, credito bancario, ecc. Le piccole sono attrezzate, poco e spesso male, per fare progetti a Enti pubblici e privati per ricavare una nicchia di risorse per poter sopravvivere. Le grandi crescono e si accreditano sempre più. Le piccole annaspano e vivono della libera azione volontaria di alcuni, e chiudono. Possibile che il tema della sostenibilità, che passa attraverso l’accreditamento, non possa trovare ampi alvei di partecipazione? Spesso più che donazioni in denaro le piccole chiedono di non avere gli stessi oneri sociali delle realtà profit, e delle più grandi. Basterebbero tariffe di utenze agevolate, per il principio di sussidiarietà applicato, o anche costi del lavoro non paragonabili a quelli del contratto per il terziario, ma con l’aiuto del sindacato per una volta teso alla utilità sociale, un significativo interesse per i lavoratori del Terzo Settore, sempre emarginati dai loro pensieri. Minori costi nella comunicazione. Insomma la strada per tutti c’è. Il Fundraising non è una strada per pochi. Occorre una sensibilità generale. Una attenzione al Principio di sussidiarietà che coglie l’azione di ogni associazione o cooperativa tesa al bene comune. Il Fundraising, detta in parole diverse, è la carità che si fa a coloro che operano per il bene comune. E sono tanti! Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – Numero 6 – Settembre 2012


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EVENTI DI NOVEMBRE 2012

MATCHING 2012 Matching si basa sulla programmazione di incontri fra i partecipanti. Le aziende che aderiscono all’evento descrivono sul portale www.e-matching.it la propria attività e le proprie esigenze, i prodotti, i servizi e i vantaggi delle proprie offerte. Dall’incrocio dei dati forniti da tutti gli iscritti si ottiene un’agenda di appuntamenti personalizzata per ogni azienda partecipante. Ogni impresa metterà in rete la propria capacità di offerta e, attraverso un’analisi dei propri bisogni, potrà individuare gli incontri più interessanti. UNA RETE DI IMPRESE Il Matching è un’occasione unica per l’imprenditore per selezionare nuovi fornitori e conoscere potenziali clienti, guardare ai mercati, internazionalizzare la propria azienda, fare innovazione. Nel patrimonio che caratterizza le imprese italiane, cioè la piccola dimensione integrata in una rete, il Matching è un’occasione per costruire ulteriormente la rete tra le imprese e farla diventare la chiave di successo per superare la crisi. Matching ti permette di incontrare buyer internazionali e aziende provenienti da 40 Paesi selezionati, invitati ed ospitati a Milano anche grazie al contributo ed all’esperienza dell’istituto nazionale per il Commercio Estero e dei suoi Uffici nel mondo, con i quali CDO collabora da molti anni. MATCHING 2012: Un’iniziativa di Compagnia delle Opere. Ottava edizione: 26-28 novembre 2012 Fieramilano Rho (MI) Segreteria organizzativa: mail: info@e-matching.it– fax 026739.6206 Via Legnone, 20 – 20158 Milano

Come il Non Profit può contribuire alla crescita La necessità di una forte economia civile per superare la crisi. Milano, 14 novembre 2012 - ore 14,00 Auditorium Assolombarda Via Pantano 9 CON L’ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROGRAMMA 14,00: Registrazione partecipanti 14,30: Apertura e saluti istituzionali Edoardo Patriarca, Presidente IID Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza e coesione sociale, Polizia locale, Protezione civile, Volontariato del Comune di Milano Alberto Meomartini, Presidente Assolombarda * 15,20: Indici di efficienza per il Non profit: il caso degli Associati IID Franco Vannini, Coordinatore Comitato Associati IID 15,45: “L’economia civile, motore di crescita” Stefano Zamagni, Docente di Economia Politica all'Università di Bologna 16,15: Commenti e testimonianze Intervengono: Antonio Bernardi, Presidente Fondazione Vodafone Italia Marco Elefanti, Presidente Commissione Rendicontazione economico-finanziaria e gestione aziende non profit del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Danilo Giovanni Festa, Direttore Generale, DG per il terzo settore e le formazioni sociali - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Paola Radaelli, Presidente Koiné Cooperativa Sociale Onlus 17,30: Conclusioni Per iscrizioni ed informazioni: invia via email a eventi@istitutoitalianodonazione.it indicando nome, cognome, ente d’appartenenza, telefono e indirizzo mail.

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CSR SULLO SCAFFALE Ciò che è bene per la società è bene per l'impresa. Una rivisitazione di teorie e prassi della Responsabilità Sociale d'Impresa a cura di Piercarlo Maggiolini - Contributi di Giampaolo Azzoni, Federico Boezio, Domenico Bona, Ugo Cardamone, Silvio de Girolamo, Mara Del Baldo, Cristian del Campo, M. Katia Grandinetti, Lucio Lamberti, Manuela Macchi, Laura Michelini, Roberto Peronaglio, Michele Pintus, Claudia Strasserra L'assioma fondante il pensiero economico contemporaneo si può così riassumere: se ognuno persegue (con "efficienza") i propri interessi economici, più o meno "automaticamente" fa anche gli interessi dell'intera società. E poiché le imprese sono organizzazioni istituite proprio per perseguire interessi economici, ciò che è bene per l'impresa è bene per la società. Ebbene, questa conclusione s'è rivelata fallace. E' la crisi che stiamo vivendo a dimostrarlo. In questo libro si vuole invece sostenere l'idea che solo perseguendo scientemente il bene per la società si fa anche il bene, cioè il vero "interesse", delle imprese. Questo libro presenta una rivisitazione critica di teorie e prassi della Responsabilità Sociale d'Impresa, presentando le mappe per orientarsi nel mondo della Responsabilità Sociale, e - attraverso una serie di casi - illustrandone in concreto i principali temi e gli strumenti più adeguati per affrontarli. Pubblicazione: 2012 - Casa editrice: Franco Angeli - € 38,00 - Pagine: 368

Manuale della disabilita’ A cura di: S. Assennato e M. Quadrelli L’opera illustra e chiarisce in modo oggettivo le numerose tematiche trattate, sviluppando contenuti effettivamente utili alla conoscenza degli strumenti da utilizzare per garantire il maggiore livello possibile di integrazione e di piena applicazione della disciplina normativa vigente. Accade spesso che le leggi in materia non siano conosciute nella loro reale portata dagli stessi destinatari, i quali, trovandosi in situazione di bisogno, non sanno di avere i mezzi per uscirne o per poter chiedere aiuto. Pubblicazione: ottobre 2012 - Casa editrice: Maggioli - € 39,00 - Pagine: 390 In omaggio: RAGAZZI DISABILI A SCUOLA Attraverso le storie vere e le narrazioni raccontate nel libro, l’obiettivo è quello di far conoscere agli studenti, ai docenti, ai genitori, agli operatori degli enti locali e dei servizi specialistici le trame di un cammino costellato di problemi ma anche di tante straordinarie conquiste.

Strategie d'impresa per il bene comune AA.VV.

Il tema dell'agire d'impresa tra ritorno economico e attenzione al bene comune da sempre è alla base della scienza economica. Negli ultimi decenni questo tema è divenuto ad essere dirompente: a fianco a concetti quali l'etica d'impresa e la responsabilità sociale, l'impresa e la sua reputazione sono ai minimi storici, accusata di avere comportamenti scorretti e dannosi per la società stessa. A questi temi vuole dare il suo contributo UCID, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. L'adesione all'UCID parte da un'idea forte: le vie della maturità e della testimonianza cristiana passano anche attraverso l'esercizio della responsabilità del professionista, dell'imprenditore e del dirigente d'azienda, che divengono servizio agli altri e alla società quando sono vissute con rettitudine, dedizione ed integrità. Pubblicazione: 12/2011 - Casa editrice: Franco Angeli - € 30,00 - Pagine: 304

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Responsabilita' sociale e tecnologia solidale n.7, anno I, Ottobre 2012