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CSRoggi Magazine - n.1 dicembre 2016

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CSR

Per una corretta divulgazione del mondo della Sostenibilità

oggi

Il magazine della Comunicazione Sociale Responsabile Periodico trimestrale - N° 1 - dicembre 2016

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Mario Molteni

«RICONOSCIAMO DA SEMPRE IL VALORE DELLA CSR»

CHE COSA SIGNIFICA ESSERE CSR MANAGER?

Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo di Regione Lombardia: «Il nostro intento è fornire alle aziende un orientamento culturale e un sostegno economico attraverso premi e bandi».

Roberta Culella, CR & Sustainability manager di Nexive racconta la sua esperienza e spiega come si può diventare i referenti della responsabilità sociale della propria azienda.


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chi siamo IN COPERTINA

IL COMITATO SCIENTIFICO DI CSROGGI MAGAZINE Prof. Vito Moramarco Professore ordinario di Politica Economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Direttore Divisione Italy and New Markets di Altis. Prof. Giorgio Fiorentini Professore Associato di Economia Aziendale nell’Università Bocconi di Milano. Contracted Research Fellow presso il CERGAS, Università Bocconi. Docente Senior SDA Bocconi, Area Public Management & Policy. Direttore del Master NP&COOP, SDA Bocconi. Prof. Luca Pesenti Ricercatore di Sociologia generale nella Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Sistemi di welfare comparati. Collabora a OPeRA (Osservatorio Povertà e Reti di Aiuto) nello stesso ateneo. Prof. Giancarlo Provasi Professore ordinario di Sociologia economica presso l’Università degli studi di Brescia. Dall’ottobre 2013 è presidente di Socialis-Centro studi in imprese cooperative, sociali e enti non profit. Dr. Carmelo Ferraro Direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Segretario dell’Unione Lombarda Ordini Forensi e mediatore professionista. Da sempre impegnato nel sociale, ha favorito la creazione di una rete di sportelli di assistenza ai cittadini. Dr. Marco Pietripaoli Direttore generale di Ciessevi-Centro Servizi Volontariato Città Metropolitana di Milano, che aggrega significative realtà del volontariato e dell’associazionismo milanese per promuovere, sostenere e qualificare il volontariato in tutte le sue forme. Dr. Paolo Giovanni Del Nero Direttore dell’Associazione Città dei Mestieri di Milano e Lombardia. Dr. Giuseppe Feyles Dirigente d’azienda, autore televisivo e regista italiano. Manager in Mediaset, dove ricopre il ruolo di “Coordinatore produzioni intrattenimento Roma”, è stato direttore di Rete 4 e Iris. Dr. Carlo Masseroli Direttore generale di Milanosesto S.p.A. È stato assessore allo Sviluppo del Territorio della Città di Milano tra il 2006 e il 2011. Dott.ssa Carolina Pellegrini Libera professionista. È stata Assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale Regione Lombardia. Dr. Lorenzo Malagola Responsabile Italia Institutional Relations del Gruppo Edenred, inventore del Ticket Restaurant e leader mondiale nelle soluzioni per il welfare aziendale. Dott.ssa Eliana De Matiis Strategic Development Manager Medicasa Italia S.p.A., Gruppo Air Liquide che si occupa di Assistenza Domiciliare Integrata. Dott.ssa Cristiana Rogate Fondatrice e CEO di Refe-Strategie di Sviluppo Responsabile, società di consulenza e formazione che lavora su responsabilità sociale, sostenibilità dello sviluppo, trasparenza e partecipazione.

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MARIO MOLTENI Mario Molteni è Professore Ordinario di Economia Aziendale e di Corporate Strategy presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha fondato e diretto per 12 anni ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società della Cattolica. Ha inoltre promosso ed è il Direttore Scientifico del CSR Manager Network. Autore di numerosi libri e articoli in tema di strategia, imprenditorialità e Corporate Social Responsibility. È A.D. della E4impact Foundation, che promuove la impact entrepreneurship in Africa attraverso un executive MBA (attualmente offerto in 6 Paesi) realizzato in partnership con Università locali. Nel 2015 è stato nominato Ashoka Fellow. È stato il primo a sostenere e incoraggiare questo il nostro editoriale. CSRoggi Periodico trimestrale N° 1 - dicembre 2016 Editore Com.Expert di Calchera Bruno Viale Omero 22 – 20139 Milano bruno.calchera@gmail.com Direttore Responsabile Bruno Calchera (bruno.calchera@csroggi.org) Direttore Editoriale Ugo Canonici (ugo.canonici@csroggi.org) Caporedattore Luca Palestra (lucpal@yahoo.com) Progetto grafico e impaginazione A cura della redazione di CSRoggi Servizio Pubblicità Gestito direttamene dall’editore (pubblicita@csroggi.org) Hanno collaborato Ambra Baronio, Samuele Colombo, Gianluigi De Moliner, Dario Fantoni, Andrea Lisi, Silvia Persi, Carlo Rho, Marco Taverna, Elvira Vigorelli, Elide Bonazzi Redazione Viale Omero 22 – 20139 Milano www.csroggi.org Stampa Press UP s.r.l. via Amerina 37 – 01036 Nepi (Vt) Service provider Aruba Loc. Palazzetto 4 – 52011 Bibbiena (Ar) Registrazione presso Tribunale civile e penale di Milano n. 186 del 13 luglio 2016 Abbonamento annuale semplice: 15 euro Abbonamento annuale sostenitore: 50 euro


3-11 DICEMBRE 2016

L’ARTIGIANO IN FIERA Fieramilano Rho-Pero • dalle 10.00 alle 23.30 tutti i giorni Antonio Intiglietta, presidente Ge.Fi.

L’ARTIGIANO IN FIERA, ECONOMIA A DIMENSIONE UMANA

Prodotti unici e originali, eventi culturali e tradizioni culinarie dall’Italia, dall’Europa e dal mondo, ma non solo. L’Artigiano in Fiera, che torna a Fiera Milano dal 3 all’11 dicembre, mette in vetrina anche progetti significativi capaci di generare valore sociale in alcune delle aree più disagiate dello scenario internazionale. La grande manifestazione milanese, organizzata dal 1996 da Ge.Fi. - Gestione Fiere Spa, raccoglie infatti numerose esperienze in tema di customer social responsibility: l’Artigiano in Fiera rappresenta un’occasione per incontrare artigiani che, attraverso il lavoro, costruiscono occasioni di sviluppo sostenibile per le loro famiglie e il contesto sociale in cui vivono. In fiera, inoltre, è anche possibile incontrare realtà solidali che garantiscono, a chi soffre, l’opportunità di intraprendere un percorso formativo o professionale per affrontare con dignità la propria vita. Asante Mama “Asante Mama” è un marchio legato alla produzione di spezie e, in particolar modo, di peperoncino. È stato ideato da Pamela Anyoti Peronaci, una donna ugandese che, dopo aver lasciato il pro-

Asante Mama www.artigianoinfiera.it

prio Paese, torna in Africa per insegnare ai contadini e agli agronomi ugandesi le tecniche di coltivazione più adatte al proprio territorio. Grazie a un’articolata organizzazione e all’individuazione di finanziamenti utili alla causa, il progetto Asante Mama (che significa Grazie Mamma, ndr) offre, oggi, una vita dignitosa a 10.000 famiglie nel Nord dell’Uganda. Arte Javane Il rispetto per l’ambiente, ma anche la solidarietà per le fasce più deboli della popolazione, costituiscono, inoltre, l’impegno di “Arte Javane”, una piccola impresa di origine spagnola che opera in Indonesia e che produce oggettistica in bambù, tra cui amplificatori al 100% naturali per Iphone e smartphone. I dipendenti sono disabili e, in particolare, ragazzi down che partecipano, insieme, a tutti i processi di produzione.

Arte Javane

L’albero del pane Anche nei padiglioni dedicati all’Italia, la solidarietà sarà una costante. Tra le numerose realtà presenti, ci sarà anche “L’albero del pane”, una cooperativa sociale che produce e vende prodotti dolciari e gastronomici di qualità, offrendo al tempo stesso un’opportunità di formazione e di lavoro a giovani donne, spesso vittime di violenze e seguite dai servizi sociali. L’obiettivo dell’associazione, che gestisce due pasticcerie a Milano, è quello di favorire il loro reinserimento in percorsi scolastici e professionali, garantendo loro un futuro migliore. Sono solo alcune delle numerose esperienze di economia a dimensione umana protagoniste della ventunesima edizione di Artigiano in Fiera.

L’Albero del pane


editoriale

SOMMARIO

di Bruno Calchera

CSR OGGI: UNA NUOVA RIVISTA, UNA NUOVA PROPOSTA. Perché nasce questa nuova avventura editoriale?

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a Responsabilità Sociale d’Impresa è una tematica presente da molti anni in numerosi Paesi. Molte aziende se ne occupano, alcune università organizzano corsi per futuri CSR manager, tante realtà del Terzo Settore beneficiano di azioni di CSR. La CSR manifesta la sua forza allorché interviene nei processi economici e produttivi inserendo questa “metodologia organizzativa e di attenzione” alla realtà interna ed esterna alla unità economica, influenzando in chiave positiva sia l’immagine della Azienda o dell’Ente, sia la sua reputazione sociale interna ed esterna, migliorando le condizioni operative di natura ambientale e sociale e ottimizzando le relazioni interne tra le persone. Ma questo concetto e il suo significato restano ai margini della comunicazione. CSROGGI intende amplificare e far conoscere un positivo economico che è già una realtà ma che normalmente non fa notizia sui media. Non stiamo scoprendo la Corporate Social Responsibility, piuttosto siamo sorpresi che questo acronimo (CSR) che indica un pensiero economico positivo sia così poco presente nel panorama editoriale, se non attraverso nobili eccezioni. Personalmente, nella mia storia professionale nel mondo della Comunicazione, sono rimasto affascinato dalla lettura di alcuni Bilanci Sociali. La svolta personale – molto concreta – è per me stata quando ho potuto “toccare” da vicino il ruolo dei Banchi di Solidarietà (Banco Alimentare, Banco Farmaceutico, Banco Informatico) in cui è stata fin da subito chiara la triangolazione basata su: • il Non Profit, che raccoglie materiale ancora nuovo o riutilizzabile da distribuire a chi ne ha bisogno • le aziende più sensibili, che capi-

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scono il vantaggio del “non sprecare” risorse ottime, ancora utili e usabili per la popolazione; • l’Ente Pubblico, che sostiene l’intelaiatura del progetto mostrando intelligenza verso un’azione sussidiaria. Un’economia circolare in cui tutti sono vincenti e tutti operano per il bene comune. Erano i tempi in cui le più importanti aziende iniziavano anche loro a occuparsi di ambiente, di personale, di Terzo Settore, di supporto al bisogno, di asili aziendali. Erano scoperte che si facevano guardando i siti internet di queste realtà, ma la cosa non creava emulazione, notizia da prima pagina, messaggi di incoraggiamento sociale. La comunicazione era assente! Tutto il contrario degli USA, dove la CSR ha un notevole peso nei processi economici e le più grandi aziende operano in modo approfondito e sistematico. E i media, a tutti i livelli, hanno imparato a sottolinearne l’importanza. Un editore libero nasce così: davanti a un’esigenza, a una manifesta assenza di notizie stabili e periodiche su una tematica importante, decide di farsene carico, di assumersi il compito di fare informazione. Non attende i finanziamenti della Legge sull’Editoria, cui non potrà accedere, né la spinta di qualche finanziatore. Si imbarca nel progetto, con tanti volontari, e poi spera di raggiungere il risultato che si è prefisso all’origine. Desidera unicamente iniziare un dialogo con i lettori e fornire tutte quelle informazioni che ritiene siano origine di speranza e di una vita diversa e più umana. Questo è l’obiettivo che ci siamo posti, quello che ci ha spinti a dare vita al progetto CSRoggi.

Pagina 8 «Riconosciamo da sempre il valore della CSR» Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo di Regione Lombardia, racconta l’impegno dell’ente sull’innovazione sociale. Pagina 10 L’impatto sociale della CSR nelle non profit L’intervento di Giorgio Fiorentini, Università Bocconi di Milano: «Tutte le imprese dovrebbero svolgere un ruolo sociale». Pagina 12 Che cosa significa essere CSR manager? Roberta Culella, CR & Sustainability Manager di Nexive descrive il ruolo dirigenziale che sta conquistando sempre più spazio e potere. Pagina 16 Quanto guadagnano i CSR Manager? Una ricerca inglese analizza i guadagni dei dirigenti che si occupano di responsabilità sociale nel mondo. Pagina 18 Le News Le ultime novità dalle aziende e dagli operatori del settore: Whirpool, Salone CSR, Banco Farmaceutico, Epson, Lucart e Conad. Pagina 22 Impresa sociale e società benefit, realtà a confronto Le società benefit perseguono obiettivi comuni alle imprese sociali e in molti punti possono essere a queste accostate. Pagina 23 Passeggiando per il web La CSR in rete: Lavazza, Fondazione Cariplo, Moncler, HUG, Farsi prossimo, Ferrovie dello Stato, Carlsberg Italia. Pagina 27 Gli eventi Dicembre 2016, appuntamento a Roma con “Tecnologia solidale 2016” e con la quattordicesima edizione del Premio Socialis. Pagina 28 Direttiva UE2014/95, i suggerimenti in vista del recepimento Alcune considerazioni sulla consultazione che ha visto coinvolte 35 realtà economiche e non profit italiane. Pagina 29 I libri Tre libri da non perdere: “L’impresa di domani”, “L’uomo al centro dell’impresa” ed “Etica ed economia”. Pagina 30 Secondo Me Comunicare la CSR, per far bene del bene. Il punto di Ugo Canonici su responsabilità sociale, competitività e sviluppo.


pubblico

«RICONOSCIAMO DA SEMPRE IL VALORE DELLA CSR» di Andrea Lisi

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egione Lombardia da tempo svolge una preziosa attività di supporto e diffusione di tutto ciò che ruota attorno al concetto di responsabilità sociale d’impresa. Ne parliamo con Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia. Assessore Parolini, negli USA il 56% delle aziende svolge attività di CSR, il 26% si dedica alla filantropia. Qui da noi non sembra esserci ancora tutta questa sensibilità… «Non è proprio così, l’Italia da questo punto di vista è sempre stata all’avanguardia. I nostri ospedali sono tutti nati, nei secoli scorsi, da gesti filantropici. E, anche se non sempre lo si sa, oggi gli ospedali pubblici gestiti da Regione Lombardia continuano a ricevere donazioni da privati ma anche, molto spesso, da imprese per attività di ricerca o per l’acquisto di macchinari. Negli Stati Uniti se ne parla di più, questo è vero, anche e soprattutto per questioni di opportunità: non si tratta esattamente, o solamente, di una maggiore propensione alla generosità, ma soprattutto dell’esigenza di crearsi un’immagine positiva presso il pubblico». Qual è l’impegno di Regione Lombardia nei confronti della responsabilità sociale d’impresa? «Regione Lombardia riconosce da sempre il valore della CSR. E lo dimostra assegnando riconoscimenti alle aziende che mettono in campo comportamenti positivi. Con una sottolineatura: le premiazioni che organizziamo non sono rivolte ai soli vincitori, servono a diffondere anche tra le altre aziende del territorio una mentalità

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questa ha presentato il suo progetto, valutiamo se è di interesse generale e se ha un valore che merita un sostegno da parte del “pubblico”. I contributi singoli, nel caso del bando di quest’anno, possono anche raggiungere i 50mila euro a fondo perduto. L’idea è quella di continuare a incentivare. La validità delle nostre iniziative potrà essere valutata solo in futuro, ma il fatto di renderle sistematiche produce senza dubbio un effetto più largo, più duraturo».

Mauro Parolini

che noi riteniamo fondamentale per il suo alto valore educativo». L’impiego del “pubblico” in ambito CSR sembra più volto a seguire l’andamento delle imprese piuttosto che a fornire precise direttive di comportamento. È un’analisi corretta? «Sì, è così. Quello che noi vogliamo fornire, in definitiva, è un orientamento culturale. È chiaro che indichiamo delle finalità e che puntiamo su alcune priorità. L’esempio pratico di quanto dico è il bando di Regione Lombardia che si è chiuso il 6 giugno scorso e che prevede l’assegnazione di complessivi 850mila euro sullo sviluppo sociale sostenibile, sulla green economy e sull’innovazione sociale. Il nostro ruolo, pensiamo, non è quello di spiegare alle imprese che cosa sia l’innovazione sociale. Non diciamo: “Devi fare l’asilo aziendale”, ma chiediamo a ogni singola azienda che cosa significhi fare, nella sua specifica realtà, innovazione sociale. Poi, una volta che

Mettere in campo comportamenti positivi compatibili con l’idea di CSR comporta l’impiego di risorse e tempo. Perché le aziende dovrebbero decidere di “sacrificare” questi beni? Per quale fine? «È vero che l’azienda a fine anno deve avere fatturato, deve avere fatto margini, pagato i dipendenti, i fornitori. Insomma, deve funzionare economicamente per poter essere considerata un’azienda sostenibile. Ma quello che noi ribadiamo con l’assegnazione dei nostri riconoscimenti è che questo non è sufficiente: la sostenibilità economica è la base senza la quale non esiste un’impresa, ma non può essere tutto. Perché l’impresa ha il ruolo sociale di creare ricchezza ed è quindi un soggetto che deve operare dentro a un quadro ben più vasto di quello del proprio bilancio. Questa concezione orienta l’attività dell’impresa e ne migliora anche la percezione dall’esterno. Oggi, in Italia, il fare impresa in alcuni casi è guardato con sospetto. È irrazionale e illogico, ma questa è la mentalità comune: siccome tu guadagni pensi a te stesso e alla tua famiglia e quindi dai un’impressione negativa. L’applicazione della CSR permette di svolgere un importan-


Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo di Regione Lombardia: «Il nostro intento è fornire alle aziende un orientamento culturale e un sostegno economico attraverso premi e bandi».

te stravolgimento culturale: il tuo lavoro di imprenditore produce ricchezza per te, certo, ma anche per gli altri e per questo il tuo è un ruolo positivo per l’intera comunità». Quali punti, secondo il vostro giudizio, rendono l’azienda una realtà da considerarsi a pieno titolo “socialmente sensibile”? «Per prima cosa ci deve essere una sensibilità verso i dipendenti, che può tradursi in mille sfaccettature, ma che ha alla sua base un atteggiamento attento ai bisogni dei lavoratori quando questi sono compatibili con il funzionamento dell’impresa, Un’attenzione che assegna ai dipendenti il ruolo di protagonisti dell’impresa e che al tempo stessa produce migliore attaccamento e, in genere, maggiore produttività. Poi una sensibilità nei confronti dell’ambiente. Infine ci deve essere un buon rapporto con la società esterna, che si traduce nella produzione di utilità specifiche nei confronti di attività di interesse generale come la sanità, il supporto alle attività sociali e all’associazionismo, l’attenzione alle attività sportive locali, ecc. Il tutto partendo dall’idea che l’impresa deve essere un elemento attivo e positivo della realtà sociale in cui è immersa, capace di mettere in campo iniziative che a prima vista non corrispondono esattamente al funzionamento economico ma che, neanche tanto paradossalmente, sono invece in grado di produrre una ricaduta economica positiva». In definitiva, questo sembra essere uno dei punti centrali della questione, su cui puntate molto: la CSR non impoverisce, anzi, arricchisce l’azienda, anche

dal punto di vista economico… «Sì, ma attenzione: la CSR arricchisce quando non è vista semplicemente come un elemento aggiuntivo, decorativo. Bisogna partire da una concezione simile a quella che ha portato allo sviluppo del concetto di marketing, che è nato dall’esigenza “ho un prodotto e devo trovare il modo di venderlo” e che nel tempo si è trasformato nella base di partenza per la creazione del prodotto. Da elemento finale è diventato l’elemento iniziale. Allo stesso modo, la CSR deve saper diventare l’elemento che influenza l’idea stessa di impresa moderna, che rappresenta la reazione a quella delle origini, dell’800, che era vista nella percezione comune come il male assoluto. Un retropensiero che sopravvive in parte ancora oggi, come ho già sottolineato, e che può essere vinto solo con la piena affermazione della concezione dell’impresa come elemento costitutivo e di condivisione dello sviluppo sociale».

Un bando per la diffusione della responsabilità sociale nelle imprese lombarde Il bando indetto lo scorso aprile 2016 da Regione Lombardia con scadenza per le iscrizioni al 30 giugno 2016 si è rivolto alle MPMI lombarde ed è stato costituito nell’ambito dell’accordo di programma per lo sviluppo economico e la competitività del sistema lombardo. Gli ambiti di intervento previsti dal bando sono: • attività a favore della comunità locale per lo sviluppo sostenibile legate all’impatto aziendale su territorio e/o finalizzate a rispondere ai bisogni della comunità locale stessa • attività legate allo sviluppo della “green economy” per la sostenibilità ambientale con ricadute dirette e misurabili sul territorio • attività di innovazione sociale con il coinvolgimento della società civile, volontariato e “terzo settore”. I contributi previsti verranno distribuiti a fondo perduto nella misura massima del 50% delle spese sostenute ammissibili. Il contributo minimo previsto assomma a 10mila euro, quello massimo a 50mila. Verranno dunque presi i considerazione solo i progetti che prevedano almeno 20mila euro di spesa. Al bando hanno partecipato 160 progetti. 9

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l'opinione

L’IMPATTO SOCIALE DELLA CSR NELLE NON PROFIT Il reddito non deve essere il fine esclusivo delle aziende. E per questo è giusto vengano valutate in base all’impatto sociale che sono capaci di generare. di Giorgio Fiorentini

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ssumendo il concetto che il fine generale dell’impresa è “concorrere per molteplici vie alla promozione della persona umana” e che il reddito non è il fine esclusivo dell’impresa ma “è una parte del sistema dei valori” della dinamica economica, appare evidente che il concetto di impresa sociale è legittimato sia dal punto di vista economico aziendale, sia dal punto di vista giuridico. La CSR è una definizione che integra tutti questi elementi. È necessaria una riflessione sull’impresa sociale (profit e non profit), assumendo anche l’ipotesi che tutte le imprese dovrebbero svolgere un ruolo sociale e pertanto essere sociali (le imprese sono “sineddoche” dell’impresa sociale). Esse hanno il “dover essere” di sviluppare l’asset di CSR. L’impresa sociale non profit L’impresa sociale non profit è formula imprenditoriale che ha caratteristiche aziendali che denotano sia l’orientamento alla gestione ope-

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rativa efficiente ed efficace, sia l’aspetto metaeconomico che offre un differenziale competitivo rispetto alle imprese solo ed esclusivamente finalizzate alla massimizzazione assoluta del profitto. Essa assume in toto le caratteristiche aziendali della continuità, dell’efficienza, dell’efficacia, dell’economicità e produce esternalità positive di valore economico e sociale integrando fra loro la produzione di beni e servizi e il valore aggiunto orientato al bene comune e incrementa capitale sociale dei territori sviluppando linee di fiducia e reciprocità in una dimensione operativa. Ed è la condizione indispensabile per attuare la sussidiarietà nell’articolazione della filiera aziendale sussidiaria, composta da imprese sociali profit, imprese sociali non profit e aziende pubbliche (sociali “in re ipsa”) . La valutazione dell’impatto sociale Ora la CSR delle non profit trova nella Riforma del Terzo Settore l’esigenza

di far percepire il suo impatto sociale. Nello specifico la valutazione dell’impatto sociale è un tema importante della Riforma del Terzo Settore e all’art. 7, punto 3 L.106/2016 si declina e si sottolinea la funzionalità strategica e operativa con la seguente definizione: “Per valutazione dell’impatto sociale si intende la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato”. È quasi pleonastico affermare che la valutazione è qualitativa e quantitativa (approccio olistico), anche se il concetto di quantità permette di soddisfare l’esigenza di avere dei proxi espressi in metrica (”numeri”) che offrono un sistema di riferimento e un linguaggio universale e comprensibile a tutti. La valenza quantitativa permette di strutturare un minimo comun denominatore (per es. monetizzazione) utile per il controllo e il monitoraggio, significativo per attivare il confronto fra vari enti (“benchmark”),


Giorgio Fiorentini Professore associato di Economia Aziendale Univ. Bocconi Milano

percepibile in forma diretta e semplice per il ricercatore e l’osservatore. Con questa Riforma si sottolinea che è necessario sviluppare un modello di valutazione di impatto sociale, anche a breve, che permette di monitorare e controllare i processi in chiave dinamica e offre l’opportunità, da subito, di comprendere se gli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento hanno un “prius” di processo utile e funzionale al raggiungimento degli obiettivi a medio e lungo periodo. La funzionalità economico-aziendale Questo approccio evita il concetto, quasi fatalista, dello “sperare” che si raggiunga l’obiettivo individuato, spesso motivato dal fatto che integrando risorse sociali e valoriali non si possono tracciare processi ancorati a “valutazioni quantitative di sviluppo” e con una aleatoria sostenibilità economica prospettica. Con una valutazione di impatto sociale ed economica applicata alle at-

tività di base, da subito si nota se la direzione scelta è corretta o meno. Riguardo alla valutazione d’impatto sociale “ex post”, le motivazioni all’implementazione e all’adozione da parte degli enti del Terzo Settore e delle imprese sociali è ancor più cogente, in termini di funzionalità economico-aziendale, considerando che oltre alle caratteristiche positive indicate precedentemente, si aggiunge l’esigenza di rendicontazione, di trasparenza e “accountability”. Il richiamo all’art.4, comma 1, lettera g è d’obbligo per rendere fattibile l’azione di “disciplinare gli obblighi di controllo interno, di rendicontazione, di trasparenza e d’informazione nei confronti degli associati, dei lavoratori e dei terzi, differenziati anche in ragione della dimensione economica dell’attività svolta e dell’impiego di risorse pubbliche, tenendo conto di quanto previsto dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, nonché prevedere il relativo regime sanzionatorio”.

L’impatto sociale e occupazionale In questo dettato normativo sembra farsi riferimento a una rendicontazione, trasparenza e informazione a fronte dell’”impiego di risorse pubbliche” e quindi si potrebbe dedurre che tale relazione inerisce solo nella “filiera della valutazione” ove il finanziatore è lo Stato. Questo passaggio però deve integrarsi con l’art. 11 della Legge di Riforma del Terzo Settore ove la Fondazione Italia Sociale, per la sua attività di finanziamento, “nel rispetto del principio di prevalenza dell’impiego di risorse provenienti da soggetti privati”, si dota, altresì, di strumenti e modalità di verifica dell’effettivo impatto sociale e occupazionale. Appare evidente che l’impatto sociale, così strutturato, è un denominatore comune sia ai finanziamenti pubblici sia a quelli privati. In sintesi si sta concretizzando un trend concettuale e operativo in cui CSR e non profit troveranno nella valutazione dell’impatto sociale generato il legante indispensabile per far percepire il valore sociale dell’impresa sociale. 11

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Roberta Culella

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CHE COSA SIGNIFICA ESSERE CSR MANAGER? Roberta Culella, CR & Sustainability manager di Nexive racconta la sua esperienza e spiega come si può diventare i referenti della responsabilità sociale della propria azienda.

di Luca Palestra

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he cosa significa essere CSR Manager oggi in Italia? Quale spazio viene riservato all’interno delle nostre aziende a questa figura dirigenziale, che in tutto il mondo sta acquistando sempre più spazio e potere di azione? Come si diventa CSR Manager? Roberta Culella – CR & Sustainability Manager di Nexive S.P.A., il primo operatore privato del mercato postale nazionale – può essere inserita tra i pionieri della CSR italiana ed è dunque la persona adatta per rispondere alle nostre domande. Dottoressa Culella, quale ruolo deve avere all’interno di un’azienda il CSR Manager? «Il CSR Manager è spesso visto come un idealista, un “visionario”, un collega che parla di scenari che non sono sempre intuitivi per chi si occupa di business. È una figura che deve avere a che fare con il cambiamento, in quanto promotore e abilitatore di nuovi processi, e talvolta di nuovi prodotti o servizi. Il ruolo all’interno dell’organizzazione è molto complesso, perché deve saper parlare tutti i linguaggi aziendali e interfacciarsi con tutte le funzioni. È molto collegato alla posizione che il CSR Manager “occupa” in organigramma. Non c’è una regola, ma prevalentemente le funzioni CSR si trovano o all’interno di una direzione (HR, MKTG, Finance, Comunicazione) o in staff all’AD. A seconda della posizione si può desumere quale ruolo predominante il CSR Manager ricopra in quella determinata organizzazione: se più rivolto verso l’interno o verso l’esterno, verso il Business, gli azionisti o verso i clienti e il mercato, o più orientato all’ambito strategico».

Come si diventa CSR Manager? Ci sono in Italia corsi di studio specifici da seguire? Se si indaga tra i CV dei CSR Manager non sarà semplice trovare uniformità di formazione. In genere è richiesta una Laurea quinquennale che può spaziare da Economia a Giurisprudenza, Ingegneria ambientale, Scienze politiche. Ultimamente molti corsi di laurea di tutte le sopra citate facoltà propongono esami specifici sulla materia. Personalmente, ho conseguito una laurea in Filosofia e ritengo che materie come Filosofia morale, Etica ed Epistemologia siano fortemente collegate con le tematiche che devo affrontare quotidianamente nello svolgimento del mio lavoro in Nexive. Esistono poi dei Master post universitari, ad esempio “Professione CSR” gestito da ALTIS, che ho frequentato e che trovo molto valido per temi trattati, case study proposti e prestigio dei docenti. Un altro percorso interessante è offerto da ISPI School In ultima istanza però, ritengo che, per esprimere al meglio il ruolo del CSR Manager, siano più importanti valori e attitudini personali piuttosto che una formazione specifica». In base alla sua esperienza personale, come viene “trattato” – oggi e in Italia – all’interno di un’azienda il CSR Manager? «Molto dipende dalla posizione in organigramma: più l’investitura procede dai vertici, più il CSR Manager sarà riconosciuto e coinvolto dai colleghi come una figura centrale per gli orientamenti di business. Dipende inoltre dalla personalità e dalla capacità di comunicare a tutti i livelli, doti che possono sopperire a un minor commitment 13

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focus da parte del Board, nonché amplificare i messaggi di un vertice fortemente orientato alla CSR. Per la mia esperienza in Nexive, posso dire che alcune funzioni/direzioni sono più reticenti di altre a entrare in sintonia con i temi CSR, ma che alla fine, con un po’ di impegno relazionale, si ottengono risultati stupefacenti di integrazione vera e profonda della CSR in tutti i processi aziendali». CSR e sostenibilità: qual è il grado di applicazione di questi due concetti in Italia? È possibile fare un raffronto con l’estero? «L’Italia, in tutte le ricerche scientifiche sui temi CSR e Sostenibilità, risulta, ahimè, sempre tra i fanalini di coda d’Europa; la buona notizia è che i trend sono comunque in crescita, quindi all’interno del perimetro Italia, sempre più aziende si preoccupano di essere compliant con i modelli ESG, si impegnano in rendicontazioni di sostenibilità e aumentano la trasparenza relativamente ai propri processi produttivi e di approvvigionamento, a vantaggio dei consumatori Italiani che, in linea invece con quelli europei, risultano molto sensibili a questi temi». Quali sono, secondo lei, i margini di sviluppo di questo settore per i prossimi anni. «La CSR e soprattutto la sostenibilità ambientale sono temi destinati a vivere un momento di forte impulso nel prossimo futuro, sia per la pressione generata dall’opinione pubblica, che si esplicita nelle posizioni sempre più decise delle Associazioni di Consumatori, sia per la sempre più pressante richiesta di Compliance Sociale e Ambientale rivolta alla catena di fornitura da parte di grandi gruppi multinazionali e pubblica amministrazione. L’economia sta andando nella direzione in cui o si è sostenibili oppure ci si estingue: tutte le aziende si dovranno adeguare, non per essere virtuose ma per continuare a esistere. Quelle che si sono mosse per prime su questi terreni godranno di un vantaggio competitivo, non solo reputazionale, che è percepibile già da ora e che è destinato a crescere nel prossimo decennio».

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LA RESPONSABILITÀ SOCIALE IN NEXIVE Alcuni dei progetti più significativi realizzati negli ultimi due anni

2016 PROGETTO CLIMATE NEUTRAL PRINTING Sostenibile, efficiente e a prova di futuro: Nexive punta sulle soluzioni Canon per aumentare l’efficienza economica, energetica e ambientale dei propri processi di stampa. Best practice di engagement valoriale tra cliente e fornitore. Attraverso la scelta di due nuove stampanti industriali a foglio singolo, Nexive ha sottoscritto il programma Climate Neutral Printing con il quale Canon supporta le aziende nella riduzione delle emissioni ottimizzando il parco di dispositivi per la stampa. Il contratto siglato con Canon prevede che tutte le emissioni di Co2 equivalenti collegate alle attività di stampa operate dalle due nuove macchine industriali, per 5 anni (tempo di durata del contratto), siano integralmente compensate. L’analisi delle emissioni di Co2 equivalenti è stata condotta da Canon e include i dati industriali (consumi elettrici delle macchine, inchiostri) e commerciali (la previsione di fogli stampati fornita da Nexive). Il progetto individuato per la compensazione è la costruzione di una centrale eolica a Bandirma, in Turchia. Totale kg compensati 248.761.

2016 NEXIVE SUPPORTA ENERGIADI Nexive sponsor della III edizione del primo social energy game che premia la capacità di coinvolgere i diversi attori di un territorio sui temi dell’energia sostenibile. Le Energiadi sono una sfida a mettere in gioco la propria energia per raggiungere un obiettivo comune: sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali, diffondendo una nuova cultura dell’energia, fondata sui principi dello sviluppo sostenibile. Al seguito di un percorso didattico sul tema energia con strumenti idonei ai giovanissimi (plastici, cartamodelli, tavole illustrate), 21 istituti lombardi del primo ciclo sono stati coinvolti, in una maratona-pedalata di 48 ore, dalle 8.30 del venerdì alle 8.30 della domenica, attraverso i BES –Bike Energy System – speciali biciclette collegate a generatori di corrente elettrica. Tra le 9 biciclette, una postazione che consentiva di pedalare con le braccia, affinché l’iniziativa fosse accessibile a tutti. Un’iniziativa fortemente educativa e coinvolgente che Nexive ha voluto supportare a conferma del proprio impegno sulle tematiche di energia rinnovabile e di accesso allo sport, come abilitatore di inclusione sociale e coinvolgimento territoriale.

2015-2016 ACCORDO VOLONTARIO CON IL MINISTERO DELL’AMBIENTE Nexive e ministero dell’ambiente insieme per misurare e ridurre l’impatto ambientale del settore postale privato. Promuovere la sostenibilità del settore postale e migliorarne le prestazioni ambientali. È questo l’obiettivo dell’accordo firmato tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Nexive nell’ambito del programma di accordi volontari promosso dal Ministero. L’accordo vede Nexive collaborare con il Ministero per definire un sistema di gestione delle emissioni di gas serra specifico per il settore postale privato, finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale dell’intera filiera. Nexive s’impegna a misurare l’impronta climatica dei propri processi e a porre in atto interventi per la riduzione delle emissioni, prevedendo meccanismi di compensazione per le emissioni di CO2 che non possano essere ridotte. Il Ministero fornirà il proprio sostegno istituzionale, monitorando e coordinando tutte le attività.


La prima certificazione che valuta l’impronta sociale di un prodotto/ servizio, valorizzando l’organizzazione, le persone, la manifattura e la filiera. L’«impronta sociale» è misurata attraverso l’uso di appositi indicatori. Il modello prende ispirazione dal concetto di impronta ambientale, che misura le risorse naturali necessarie alla produzione di un bene, e lo applica a dimensioni sociali quali l’organizzazione, le persone e la filiera di riferimento. La certificazione prevede due livelli: un livello base, rappresentato dalla lettera ‘A’ e un livello approfondito, rappresentato dalle lettere ‘AAA’. Nexive, primo operatore nel settore postale e prima società italiana a conseguire la certificazione Sfp, ha ottenuto il livello approfondito AAA.

2015 GREEN ENERGY PURCHASE Da Gennaio 2015 Nexive acquista dai propri provider il 100% di elettricità certificata proveniente da fonti rinnovabili. Grazie al lavoro coordinato delle funzioni Acquisti, Facility e Sales, coordinate dalla funzione CR, Nexive è riuscita a portare a termine una negoziazione con i maggiori provider di energia elettrica a livello nazionale che le consente oggi di soddisfare il 100% del proprio fabbisogno energetico con energia certificata proveniente da fonti rinnovabili. L’acquisto di certificati bianchi non equivale certamente all’erogazione diretta di energia da un impianto eolico o idroelettrico tuttavia, la consapevolezza che l’aumento di domanda di certificati spinga agli investimenti sulle fonti rinnovabili e alla conseguente maggior offerta sul mercato di energia green, pone l’Azienda in una posizione di rilievo sul percorso virtuoso generale verso l’autonomia dai combustibili fossili.

VALORI AGGIUNTI CONSEGNIAMO AL FUTURO UN MONDO MIGLIORE SOSTENIBILITÀ DI BUSINESS • Chi pensa in grande merita tre stelle del rating di legalità • Ampliamento offerta digital e servizi per ecommerce

fatturato

volume

copertura network

240 505 80% mln di euro mln famiglie italiane

market share

15%

SOSTENIBILITÀ SOCIALE • Pensare al futuro di tutti è una scelta quotidiana

NEXIVE E BANCO ALIMENTARE SITICIBO - PROGRAMMA CONTRO LA POVERTA’

38 65 750 tonnellate tonnellate tonnellate

DONATE

2015 CERTIFICAZIONE SOCIAL FOOTPRINT Nexive è il primo operatore nel settore postale e la prima società italiana a conseguire la certificazione SFP AAA.

di pane

di frutta

di dessert

ENGAGEMENT DIPENDENTI • LIFESTYLE: PROGETTO NUTRITION • COMITATO DI SOSTENIBILITÀ CERTIFICAZIONE SOCIAL FOOTPRINT SOCIAL PRODUCT IDENTITY OPERATORE POSTALE IN ITALIA

1° livello AAA

CARTA ALLE SCUOLE Progetto carta in eccedenza donata

780 rotoli

4 furgoni

impiegati

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE GREEN OFFICE

40%

Degli articoli di cancelleria sostituiti con alternative a basso impatto GREEN PRODUCTS

GREEN ENERGY ENERGIA CONSUMATA DA FONTI RINNOVABILI

100%

• ACCORDO VOLONTARIO CON IL MINISTERO DELL’AMBIENTE

PRIMO OPERATORE POSTALE IN ITALIA AD AVERLO SOTTOSCRITTO

CALCOLO CARBON FOOTPRINT PROGETTO DI COMPENSAZIONE

PROGETTO FORESTAZIONE KENYA E SENEGAL

650

alberi certificati

790 tonnellate Co2

FLYER

60%

Ridotte le emissioni di Co2 per la produzione PLASTICA RICICLATA

80%

Raccomandate prodotte con plastica riciclata BUSTE COMMERCIALI NEXIVE

100%

RICICLABILI E FSC Riciclabili e FSC


aziende

QUANTO GUADAGNANO I CSR MANAGER Una ricerca inglese analizza i guadagni dei dirigenti che si occupano di responsabilità sociale nel mondo. di Carlo Rho

IN STERLINE

I

l valore della CSR all’interno delle aziende può essere valutato anche attraverso l’entità dei salari dei manager che se ne occupano direttamente. Da questo punto di vista risultano particolarmente interessanti i dati di una ricerca relativa all’anno 2015 resa nota dall’Institute of Corporate Responsability and Sustainability di Londra. Un’analisi che ha preso in considerazione la situazione esistente sul territorio inglese, in particolare, ma anche nel resto d’Europa e nel mondo in generale (anche se, per stessa ammissione degli autori della ricerca, i dati ricevuti dai Paesi non europei e americani sono “molto poche”). I manager CSR sono sottopagati La conclusione cui giungono gli autori della ricerca è che i manager CSR sono generalmente sottopagati rispetto ai colleghi dell’azienda in cui operano. Restando all’Inghilterra, si dice, il loro stipendio medio si assesta sulle 60mila sterline annue e solo il 20% dei manager CSR raggiunge le 100mila sterline. Le cause di questo “basso” livello retributivo, viene sottolineato, sono principalmente tre: 1. spesso i manager CSR credono fortemente a quello che fanno e accettano volontariamente di essere sottopagati 2. l’agenda della sostenibilità è trasversale a molti campi dell’esperienza lavorativa, per cui il salario non è eccezionale

CSR

oggi

MEDIA SALARI GLOBALI

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QUALIFICAZIONE DEI SALARI PER CATEGORIA PRODUTTIVA Salario/Sterline Categoria 54.0000 Costruzioni 55.000 Vendita al dettaglio 56.000 Trasporti 56.000 Tempo Libero 58.000 Ingegneria e Macchine 60.000 Attività legali 60.000 Media e comunicazione 66.000 Banche e Finanza 69.000 Generi di Consumo 72.000 Servizi di Assistenza 72.000 Tecnologia 72.000 Sanità 80.000 Industrie in genere 91.000 Risorse naturali/Ambiente 94.000 Telecomunicazioni I BENEFIT IN STERLINE VALORE DEL BENEFIT % 100.000 0 50.000-100.000 3 30.000-50.000 2 20.000-30.000 5 10.000-20.000 8 0-10.000 42 NIENTE 40


GLOBALI NEL MONDO 61.000 INGHILTERRA 57.000 3. la aziende non sanno ancora apprezzare il valore che ha la sostenibilità e non hanno ancora compreso del tutto che essa può incrementare il loro business. Un trend comunque in crescita Oltre al dato negativo dell’entità dei salari la ricerca ha comunque messo in evidenza alcuni risultati positivi. Il primo di questi è legato al fatto che il trend economico/salariale è comunque in ascesa, come dimostrato dal raffronto con i risultati degli anni precedenti (la ricerca è giunta ormai alla sua sesta edizione). Il secondo dato positivo riguarda la domanda di esperti in Sostenibilità e Responsabilità Sociale, che rimane alta in tutti i settori economici. Il terzo, altrettanto significativo, è che l’analisi effettuata non ha messo in risalto alcun segnale che le imprese stiano operando tagli nel settore. Salario e categoria produttiva La valutazione dei salari non è stata effettuata unicamente dal punto di vista della quantità economica. La ricerca inglese si è spinta oltre, prendendo in considerazione i valori delle retribuzioni in rapporto ai diversi settori economici. La categoria produttiva disposta a pagare meglio i manager CSR è quella delle telecomunicazioni (94mila sterline annue di media, con un incremento rispetto alla precedente ricerca del 21%). Seguono le aziende che operano nei settori legati alle risorse naturali e all’ambiente (91mila sterli-

ne con un calo del 10%) e le grandi industrie in generale (80mila sterline, in crescita del 10%). Scarse sono invece le possibilità di avere remunerazioni allo stesso livello quando si è manager CSR nei settori delle costruzioni (54mila sterline), vendita al dettaglio (55mila sterline) e trasporti (56mila sterline). In grande calo, inoltre, il dato relativo alle banche, che si assesta a metà classifica (66mila sterline). Difficile fare una media tra i vari Paesi Nella valutazione dei salari medi, sottolineano gli autori della ricerca, devono essere presi in considerazione altri fattori, non solo quelli quantitativi. Bisogna ad esempio tenere conto del costo della vita, che varia da Paese a Paese, e anche del valore variabile della moneta di ogni singolo Paese. Un aspetto che può complicare i risultati di questa indagine sono inoltre i

benefit, che tendono ad aumentare in corrispondenza dell’aumento del salario: in stipendi che ruotano tra le 30mila e le 50mila sterline i benefit incidono in ragione dell’8%; negli stipendi tra 100mila e 180mila sterline si arriva a un’incidenza pari al 33%! Detto questo, resta il fatto che le valutazioni medie dei salari sono comunque in grado di fornire informazioni utili per capire lo stato del settore CSR e riflettere sul trend e sulle prospettive che lo riguardano. La ricerca svolta nei vari Paesi, anche in quelli che attraversano momenti di crisi economica, permette di valutare se l’obiettivo della Sostenibilità venga o meno sacrificato in presenza di uno stato economico generale e negativo. Le conclusioni della ricerca La ricerca operata dagli analizzatori londinesi, la sesta in dieci anni di attività, mette in luce alcuni aspetti specifici: • il settore CSR attrae nuovi manager e in generale il loro lavoro viene apprezzato dalla gente • i salari dei manager CSR sono strettamente legati alle performance dei settori economici in cui operano • la disparità esistente tra i salari degli uomini e quelli delle donne va costantemente restringendosi. Aspetti positivi, che mostrano come quello dei manager CSR sia un mondo in espansione che va, pur permanendo ancora qualche difficoltà oggettiva, sempre più affermandosi. 17

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oggi


le news Whirlpool migliora le performance ambientali e punta su impegno sociale Pubblicato il Bilancio 2015, best practice italiane gli stabilimenti di Napoli e Siena. Migliorano le performance ambientali, cresce l’impegno per il sociale. Questi, in sintesi, i principali risultati dell’impegno di Whirlpool contenuti nel Bilancio di Sostenibilità 2015. In linea con i risultati globali, nella regione Europa, Medio Oriente e Africa (Emea) si registra una riduzione dell’11% del consumo di energia, il consumo d’acqua si attesta a -27%, mentre le emissioni di Co2 diminuiscono di 11 punti percentuali rispetto al 2014. Merito dell’impegno nella ricerca e sviluppo di tecnologie atte a ridurre gli impatti ambientali dei processi, facendo ricorso a fonti di energia rinnovabile, oltre che incentivando il riciclo e il recupero dei prodotti al termine del loro ciclo di vita. Tre gli obiettivi stabiliti per il miglioramento delle performance: completa trasparenza sul 90% dei materiali dei nuovi prodotti entro il 2020; 15% in meno di energia e acqua entro il 2020 rispetto ai valori 2014; zero rifiuti in discarica entro il 2022. Nella regione Emea, rispetto al 2014, le performance ambientali hanno registrato: -11% di consumo di energia (da 28,91 a 25,67 KWh per unità prodotta, un risparmio pari al consumo medio di 30.000 abitazioni); -27% di consumo d’acqua (da 123,3 a 89,5 litri per unità prodotta, pari all’8% del consumo annuo di acqua ad uso domestico in Italia); -11% di emissioni Co2 (evitata nel 2015 l’emissione di oltre 20.000 tonnellate di Co2, l’equivalente di quanto prodotto in un anno da circa 3.000 autovetture con una

percorrenza media di 30.000 km); -8% di rifiuti prodotti (quanto prodotto in media da una città di 50.000 abitanti). Best practice, lo stabilimento di Napoli che vanta un impianto fotovoltaico in grado di produrre più di 630.000 kWH all’anno (10% del proprio fabbisogno, con un risparmio di oltre 500 tonnellate di Co2 ogni anno) e il sito produttivo di Siena, dove è stato implementato un sistema di recupero di calore che consente il riuso dell’aria calda prodotta dai refrigeratori per scaldare lo stabilimento e ridurre così il consumo di energia dell’impianto di riscaldamento. Inoltre, a inizio ottobre 2016, Whirlpool Corporation ha siglato la partnership con How2Recycle, sistema di etichettatura standardizzato che offre ai consumatori

#CSRIS16, Fuori Salone, un successo anche sul web! Trend topic su Twitter il 3, 4, 5 e 6 ottobre, più di 100.000 visualizzazioni sul sito nell’ultimo anno, oltre 20.000 utenti. La quarta edizione del Salone, andata in scena il 4 e 5 ottobre scorsi, è stata un successo non solo per le 5mila presenze durante i due giorni dell’evento ma anche per la partecipazione della community sui social. Una grande partecipazione in particolare su Twitter,

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semplici istruzioni per il riciclo dei materiali di packaging dei prodotti, diventando così la prima azienda manifatturiera di elettrodomestici ad aderire al sistema. Significativo l’impegno per il sociale con i dipendenti che giocano un ruolo da protagonisti: 1 dipendente su 3 fa attività di volontariato; 316.500 le ore di volontariato; oltre 300 le organizzazioni nel mondo che hanno beneficiato di attività di volontariato e donazioni. A livello Emea, sono 60.000 le ore che i dipendenti Whirlpool nell’anno 2015 hanno donato in attività sociali, 110 le associazioni non profit sostenute, 470.000 euro i fondi erogati e 2.500 gli elettrodomestici donati. Sono oltre 55.000 le persone che hanno direttamente beneficiato delle azioni in ambito sociale. Grazie alla partnership con Habitat for Humanity, organizzazione che aiuta le persone in difficoltà a trovare forza, stabilità e indipendenza fornendo loro rifugi sicuri, dal 2004, Whirlpool ha donato oltre 1.100 elettrodomestici a più di 75.000 famiglie in 37 Paesi dell’area Emea, e più di 1.000 dipendenti hanno devoluto oltre 21.000 ore del proprio lavoro. Sul fronte italiano, spicca il progetto con Croce Rossa con cui proprio quest’anno Whirlpool ha iniziato a collaborare per l’accoglienza dei rifugiati (con circa 2.500 beneficiari) e per l’emergenza del terremoto che il 24 agosto ha colpito il centro Italia, attraverso donazione di elettrodomestici e di ore di lavoro da parte dei dipendenti. Fonte: ADNKRONOS


le news L’Osservatorio Donazione Farmaci ha presentato il nuovo Rapporto sulla povertà sanitaria Luca Pesenti, Direttore della Ricerca e Ricercatore di Sociologia generale dell’Università Cattolica di Milano, spiega le ragioni dell’iniziativa. In Italia esiste un problema di povertà sanitaria. Nonostante da oltre quarant’anni possiamo contare su un Servizio Sanitario Nazionale per tutti, una fetta crescente della popolazione italiana non riesce a curarsi come dovrebbe. Secondo i dati più recenti, oltre 557mila persone hanno ad esempio richiesto aiuto ai 1.663 enti caritativi sostenuti nella loro attività dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus, che nei primi otto mesi del 2016 ha raccolto e consegnato oltre 1,2 milioni di confezioni di medicine. Sono numeri significativi, che ci dicono come dentro il grande bacino che convenzionalmente chiamiamo povertà assoluta (4,6 milioni di persone nel 2015, secondo l’ISTAT) si nasconda una realtà sottaciuta, talvolta incompresa (“non è possibile – si sente dire spesso – in Italia tutti possono farsi curare gratuitamente!”), sicuramente poco visibile, eppure drammaticamente reale. Proprio per questo da tre anni la Fondazione Banco Farmaceutico onlus ha attivato l’Osservatorio sulla Do-

nazione dei Farmaci. Una realtà snella, costituita da un pool di ricercatori di diversa composizione (farmacologi, epidemiologici, sociologi della salute, esperti di statistiche sociali e sanitarie) che si sono messi al lavoro per analizzare una realtà sicuramente eterogenea e di non facilissima identificazione. Il 10 novembre a Roma è stato presentato il terzo Rapporto ODF, contenente una mappatura aggiornata dei contorni della povertà sanitaria. Dati che confermano la presenza di un bisogno crescente, generato dalla crisi (che ha spinto sotto la soglia di povertà mezzo milione di persone in più rispetto al 2014), dal susseguirsi delle emergenze sul fronte migratorio, ma anche dal reiterarsi di tagli alla sanità di questi anni, che hanno generato

una continua crescita di spesa per la salute a carico delle famiglie. Leggendo i dati contenuti nel Rapporto, si scopre così che da un anno all’altro gli assistiti dalla rete di soggetti serviti da Banco Farmaceutico sono aumentati del 37%, con una crescita soprattutto di stranieri, di maschi e per la prima volta anche di persone sopra i 65 anni di età, per i quali evidentemente la pensione non basta più. Poveri di tutto, anche di salute. Perché ogni persona in media spende per curarsi (tra visite, esami e medicine) 682 euro all’anno, mentre i poveri si fermano a 123 euro: di più non possono permettersi, e dunque c’è chi evita di curarsi, mentre altri (quei 557mila di cui si è detto sopra) trovano aiuto grazie alla carità, ai volontari, ai donatori privati (350mila confezioni donate durante la Giornata di Raccolta di febbraio, più altre 80mila depositate negli appositi contenitori per la raccolta dei farmaci inutilizzati negli armadietti di casa) e alle decine di aziende che continuano a non far mancare il loro apporto con oltre 800mila farmaci donati nei primi otto mesi dell’anno. Fonte: Fondazione Banco Farmaceutico

Epson, Henning Ohlsson nuovo direttore CSR dell’area EMEAR Per aumentare l’impegno verso la sostenibilità e accelerare il conseguimento degli obiettivi fissati nei confronti di clienti, dipendenti e comunità locali nelle quali opera, Epson Europe ha annunciato che Henning Ohlsson, già amministratore delegato di Epson Germania, assumerà anche la carica di direttore Corporate Social Responsibility (CSR) per l’area EMEAR (Europa, Medio Oriente e Russia). Epson, azienda ai vertici mondiali dell’innovazione nei settori stampa, dispositivi indossabili, robotica e comunicazione visiva, vanta una lunga tradizione nello sviluppo di soluzioni di precisione efficienti e compatte in grado di aumentare la produttività e l’efficienza, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Questa nomina conferma l’impegno di lunga data dell’azienda verso la

sostenibilità in Europa, con iniziative nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa a livello globale risalenti agli anni ’40. La visione di Epson riguardo all’ambiente in prospettiva futura è contenuta nell’Environmental Vision 2050, un piano ambientale a lungo termine definito nel 2008 che si pone l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di CO₂durante l’intero ciclo di vita di tutti i prodotti e servizi Epson entro il 2050. La nomina di Henning Ohlsson

avviene in concomitanza con la pubblicazione del report 2016 sulla sostenibilità di Epson, documento che descrive nel dettaglio le azioni in materia di responsabilità sociale d’impresa intraprese dall’azienda per lo sviluppo responsabile di prodotti eco-sostenibili, le iniziative volte a consolidare i valori e le competenze dei dipendenti, le attività svolte per migliorare la corporate governance e i programmi volontari attuati nelle comunità locali in cui Epson opera. Nel documento sono riportati i miglioramenti che l’azienda ha ottenuto grazie alle iniziative intraprese e che rispetto a 10 anni fa hanno permesso di ridurre le emissioni di CO2 del 43%, quelle di rifiuti del 33% e l’utilizzo dell’acqua del 55%. Fonte: Ufficio stampa Epson Italia 19

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le news Lucart, preservare l’ambiente senza rinunciare alla qualità dei prodotti Alla fiera Ecomondo – andata in scena a Rimini dall’8 all’11 novembre scorsi – Lucart SpA ha presentato il suo Rapporto di Sostenibilità. Leader nella produzione di carta, passa alla produzione attraverso le fibre recuperate, preservando l’ambiente senza rinunciare a offrire ottimi prodotti. La sostenibilità è al centro della comunicazione: • prima azienda italiana ad aver sviluppato la tecnica della disinchiostrazione dei maceri per la produzione di carta tissue e di carta monolucida sottile per imballaggi flessibili. • una delle prime cartiere a credere nei sistemi di autoproduzione di energia elettrica e vapore tramite centrali di cogenerazione alimentate a gas metano. • prima azienda italiana del settore tissue a ottenere il marchio di qualità ecologica dei prodotti rilasciato dall’Unione Europea: l’E-

colabel. Anche i siti francesi sono certificati Ecolabel. • tra i primi in Europa a ottenere, per lo specifico settore merceologico dei prodotti in carta tissue e monolucida la certificazione sistemi di gestione qualità UNI EN ISO 9001 (certificazione multisito inclusa Francia) e ambiente UNI EN ISO 14001. • ulteriore conferma dell’impegno giornaliero nei confronti dell’ambiente è Eco Certification, la certificazione ambientale di Lucart spa che mette in primo piano la volontà dell’azienda di perseguire obiettivi di sostenibilità am-

bientale, con azioni mirate e da noi certificate. • tutti gli stabilimenti italiani del Gruppo Lucart hanno conseguito la certificazione BS OHSAS 18001:2007 (Occupational Health and Safety Assessment Series). • Lucart, da sempre all’avanguardia per quanto riguarda il rispetto della natura e l’innovazione, ha sviluppato un’esclusiva tecnologia che permette di riciclare le fibre di cellulosa presenti nei cartoni per bevande come quelli Tetra Pak® ottenendo Fiberpack®. • lo stabilimento francese di Laval sur Vologne è certificato Der Blaue Engel (Angelo Blu). • uno dei primi gruppi cartari europei a pubblicare un Rapporto Ambientale annuale che descriva e riassuma le politiche, i programmi, gli obiettivi e le azioni concrete realizzate nei confronti dell’ambiente. Fonte: www.lucartgroup.it

Conad, per il sociale un impegno da quasi 29 milioni di euro

Conad fa il punto sulle proprie risposte ai bisogni sul territorio. Questi alcuni esempi: l’impegno per le zone terremotate del Centro Italia, il sostegno al mondo della scuola, l’educazione a una corretta alimentazione, le risorse raccolte a favore della ricerca scientifica, il supporto al lavoro giovanile, il reinserimento nella società delle donne carcerate. «C’è voglia di fare comunità, ma c’è anche tanta voglia di essere comunità, espressione di desideri e bisogni ai quali ogni impresa che fa della responsabilità sociale parte della propria missione risponde con entusiasmo, energia e voglia di stare insieme – sottolinea l’amministrato-

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re delegato, Francesco Pugliese –. Essere socialmente responsabili rappresenta un elemento di continuità con la nostra storia, che ha come riferimento la comunità, che è fatta di persone, di cittadini che sono anche clienti dei nostri punti di vendita. Essere una grande azienda non è solo una questione di dimensione patrimoniale o geografica – conclude Pugliese –, ma significa anche essere capaci di condividere i valori e contribuire alla soddisfazione dei bisogni che caratterizzano la vita delle tante comunità in cui siamo presenti». “Restituire alla società parte di ciò che abbiamo ricevuto”: questo

è l’impegno preso da Conad e dai suoi 2.149 soci, «un posizionamento che abbiamo sempre avuto e che ora deve diventare un asset del nostro patrimonio, che va sviluppato, seguito e curato, frutto di una visione chiara e condivisa» spiega il direttore customer marketing e comunicazione Conad Giuseppe Zuliani illustrando i numeri dell’impegno per attività di responsabilità sociale nei confronti delle comunità locali: oltre 22,8 milioni di euro a fine 2015 cui si aggiungono oltre 6 milioni di euro destinati a società sportive e polisportive. Fonte: Ansa


Aumentare la fiducia degli stakeholder e l’efficacia delle organizzazioni - pubbliche, private e non profit - è la missione di Refe. Tra i primi in Italia su responsabilità sociale e accountability, Refe si occupa di trasparenza e legalità, social innovation e partecipazione realizzando percorsi innovativi, costruiti su misura, che producono cambiamenti durevoli sul piano gestionale e comunicativo

RENDERSI CONTO

Quali sono le aree di attività di Refe? Dal metodo si sviluppano le nostre aree di attività

Cristina Rogate, Amministratore unico e fondatrice di Refe Rendersi conto per rendere conto® è il payoff di Refe. Qual è il suo significato? Il payoff esplicita il metodo Refe ideato e applicato da più di dieci anni in organizzazioni pubbliche, private e non profit. Crediamo che uno dei limiti principali allo sviluppo del nostro sistema Paese sia lo scarso livello di fiducia tra cittadini e istituzioni, ma anche tra cittadini stessi. Per questo è fondamentale lavorare con le organizzazioni pubbliche e private per rinforzare la credibilità e migliorare la qualità della relazione con gli stakeholder. È dimostrato che la crescita di capitale sociale e dei legami fiduciari è indispensabile per la competitività del sistema economico, la tenuta delle istituzioni democratiche e la coesione del tessuto sociale. Non ci stanchiamo mai di ripetere che “Senza conoscenza non c’è fiducia”. È quindi cruciale impostare una comunicazione trasparente e inclusiva, capace sia di rappresentare il senso - ossia il significato e la direzione - di scelte e attività di un’organizzazione, sia di attivare un dialogo informato e consapevole con gli stakeholder per misurare efficacia e impatto sociale. Questo per noi è il “Rendere conto”. Il “Rendersi conto” riguarda invece la dimensione strategico-gestionale ed è il percorso interno per verificare come e quanto il dichiarato si traduce in praticato. Consiste in un’analisi condivisa e puntuale della missione e degli obiettivi, dell’impiego delle risorse e delle attività svolte, dei risultati e degli effetti prodotti. La qualità e il rigore di questa verifica determinano la credibilità e l’efficacia della fase di comunicazione. www.refe.net

Strategia e Performance Costruire strategie di sviluppo responsabile e rafforzare competenze e capacità di pianificazione strategica e performance management. Sviluppare sistemi di monitoraggio multidimensionali per la misurazione di output e outcome prodotti dall’attività dell’organizzazione. Organizzazione e governance Costruire modelli di governance e assetti organizzativi efficaci, integrare e semplificare processi e strutture, motivare, formare e responsabilizzare le persone.

RENDERE CONTO Accountability e valutazione Costruire sistemi di accountability, conformi alle normative e agli standard nazionali e internazionali, che valorizzino le specificità dell’organizzazione e consentano di misurare e comunicare il valore economico, sociale e ambientale e l’efficacia di politiche e servizi Comunicazione e Partecipazione Accrescere il capitale sociale e la visibilità dell’organizzazione, esplicitando gli aspetti distintivi e i dati più rilevanti per rinforzare credibilità, fiducia e consenso LA SPECIFICITÀ DI REFE è lavorare con tutti i soggetti della polis: Enti pubblici, organizzazioni nonprofit e imprese. Quali sono i servizi più richiesti? Per quanto riguarda il “Rendersi conto” le organizzazioni ci chiamano per essere affiancati nelle fasi di pianificazione e programmazione strategica in modo da elaborare obiettivi e strategie che orientino chiaramente l’azione ai diversi livelli di responsabilità. Il nostro approccio, che coniuga consulenza e formazione, consente di sviluppare la cultura del dato e l’abitudine a monitorare non solo i risultati, ma anche gli effetti. Per quanto riguarda il “rendere conto” è necessario distinguere tra settore pubblico, privato e nonprofit. Le imprese si rivolgono a noi per far crescere l’efficacia delle loro politiche di sostenibilità e migliorarne le modalità di comunicazione e di coinvolgimento degli stakeholder, anche utilizzando web e social. Anche le pubbliche amministrazioni sono sempre più consapevoli dell’importanza di comunicare e coinvolgere i cittadini per far conoscere le politiche e i risultati dell’Ente, rafforzando la trasparenza, il senso di comunità e la condivisione di obiettivi e beni comuni. Per lo organizzazioni nonprofit la rendicontazione sociale diventa strumento per rinforzare la fiducia e il capitale sociale dell’organizzazione e ampliare il sostegno da parte dei diversi stakeholder, ad esempio istituzioni, donatori, finanziatori e volontari.


non profit

IMPRESA SOCIALE E SOCIETÀ BENEFIT, REALTÀ A CONFRONTO Pur non appartenendo dal punto di vista normativo al Terzo Settore le società benefit perseguono obiettivi comuni alle imprese sociali e in molti punti possono essere a queste accostate. di Giuseppe Vigorelli

L

a società benefit non appartiene al Terzo Settore anche se può avere molti punti di contatto con l’impresa sociale. Quaesta può essere la definizione di impresa sociale: “Un soggetto giuridico privato e autonomo dalla Pubblica Amministrazione, che svolge attività produttive secondo criteri imprenditoriali (continuità, sostenibilità, qualità), ma che persegue, a differenza delle imprese convenzionali, un’esplicita finalità sociale che si traduce nella produzione di benefici diretti a favore di un’intera comunità o di soggetti svantaggiati”. (Fonte Ipsoa) Dalla lettura emergono punti di contatto con le società benefit, realtà previste dalla Legge di Stabilità del 2016: la società benefit “si rivolge a veicoli societari che svolgono un’attività di impresa allo scopo di dividerne gli utili e che, contestualmente, perseguono una o più finalità di beneficio operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori, ambiente, beni ed attività culturali, sociali, enti, associazioni e altri portatori di interesse”. (Fonte Ipsoa). Come si vede, le società benefit devono aggiungere al profitto l’aspetto sociale. OBIETTIVO COMUNE, LO SVILUPPO SOCIALE l’Impresa sociale opera all’interno del mercato e in sostanza si tratta di un’impresa che può coinvolgere nella proprietà e nella gestione più tipologie di stakeholder (dai volontari ai finanziatori), che mantiene forti legami con la comunità territoriale in cui opera e che trae le risorse di cui ha bisogno da una pluralità di fonti: dalla pubblica amministrazione – quando i servizi hanno una natura meritoria riconosciuta –, dalle donazioni di denaro e di lavoro, ma anche dal merca-

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Con Sharing Economy si indica una forma di partecipazione della cittadinanza per lo sviluppo. In questo quadro vediamo sbocciare nel 2016 due forme di attività sociali che non hanno punto di contatto dal punto di vista normativo, ma all’interno della sharing economy sviluppano attività di collaborazione sociale positiva” (Fonte Ipsoa) to e dalla domanda privata. Ed è prevista la non distribuzione degli utili. La società benefit deve redigere annualmente una relazione inerente il perseguimento delle finalità di beneficio comune, da allegare al bilancio societario. Non si tratta quindi di rendicontare, ma di misurare l’impatto generato dalla società utilizzando uno standard di valutazione esterno, indipendente, credibile e trasparente, che tenga conto delle aree inerenti al governo d’impresa, ai lavoratori, all’ambiente, ecc. Ciò premesso le forme di collaborazione sono ampie. Entrambe insistono sullo sviluppo sociale e vista la ampiezza del Terzo Settore che si esprime in forme associative diverse, entrambe sono un

veicolo di collaborazione con il Mercato delle Imprese. “Contrariamente a quanto sostenuto da qualche commentatore, si esce dalla rigida (sicuramente superata) bipartizione tra profit e non profit per entrare in una dimensione in cui l’aspetto rilevante è l’impatto, o meglio il beneficio, che si riesce a generare per gli stakeholder citati dalla norma. Ancora una volta, ci ritroviamo a commentare approcci innovativi all’impresa e al mercato che non sono costruiti secondo i punti cardinali che in Italia conosciamo da decenni”. (Fonte: Vita,it, R.Randazzo).


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OLIO FRATELLI CARLI Vogliamo essere un punto di riferimento nella diffusione della tradizione gastronomica e della cultura mediterranea, senza alcun compromesso su etica e qualità, nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Solo conoscendo il passato realizziamo il nostro futuro. Per questo la nostra famiglia ha imparato dalla sua storia l’importanza della cultura del territorio, la passione per la qualità, il rispetto per il lavoro che genera valore concreto e rende il mondo un po’ migliore. Siamo parte di una collettività e sentiamo la responsabilità di contribuire al benessere di tutti. Scegliamo le migliori materie prime e le lavoriamo con cura: una competenza che la nostra azienda accresce e tramanda di generazione in generazione e di cui la nostra famiglia è emblema e garanzia. Un modo di fare che si apre all’innovazione, rispettando il primato dell’esperienza. Siamo una Benefit Corporation Siamo cioè un’impresa che si confronta

con le regole del mercato, ma sa di essere parte di una collettività e sente la responsabilità di contribuire al benessere di tutti. Se un’azienda “non benefit” ha il solo obbligo di produrre profitto, una Benefit Corporation sceglie di avere un obbligo in più: impegnarsi a migliorare la vita delle persone e a salvaguardare l’ambiente. Una Benefit Corporation non è semplicemente una realtà “attenta” alla sostenibilità, ma è un’azienda che evolve la sua natura per partecipare alla creazione di una nuova cultura d’impresa, di un nuovo modello economico e sociale. Per ottenere la certificazione di Benefit Corporation bisogna superare il Benefict Impact Assessment, un lungo percorso di valutazione che coinvolge tutte le funzioni aziendali, analizzando ogni aspetto del modello produttivo e organizzativo. La valutazione è effettuata su quattro ambiti tematici, con particolare attenzione alle pratiche, alle iniziative e ai risultati ottenuti in chiave di sostenibilità.

www.carli.com

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LAVAZZA Alberto Lavazza, presidente della Luigi Lavazza SpA: «Un grande Gruppo si afferma senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo, quali sono i valori che ci guidano, i luoghi in cui affondano le nostre radici, il rispetto per le nostre persone, il cui impegno e le cui competenze ci consentono di avere e di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi». Il Bilancio di sostenibilità è il racconto di un anno straordinario in Lavazza, una storia che prende il via da una serie di eventi “speciali” Foto: Calendario Lavazza 2017: che hanno caratterizzato il 2015: tra le altre attività, Lavazza è stata il Gli eroi di Denis Rouvre – GQ Italia Caffè Ufficiale di Padiglione Italia a Expo 2015, ha lanciato la capsula compostabile, ha sostenuto la cultura grazie a partnership importanti con il museo Guggenheim di New York e i Musei Civici Veneziani, e il grande sport internazionale diventando partner dei 4 tornei del Grande Slam di tennis. www.lavazza.it

FONDAZIONE CARIPLO Fondazione Cariplo mette a disposizione le proprie risorse, a livello economico e progettuale, per aiutare gli enti nonprofit a realizzare iniziative nell’interesse collettivo. La Fondazione, dunque, agisce in base al principio di sussidiarietà, che prevede non di sostituirsi, ma di affiancare le organizzazioni della società civile che operano per il bene pubblico. Nel pianificare la propria strategia d’intervento, inoltre, la Fondazione presta attenzione ad anticipare i bisogni della comunità. Ciò significa, concretamente, trovare soluzioni a problemi irrisolti, risolvere in modo nuovo problemi non adeguatamente affrontati e favorire la diffusione di soluzioni

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di successo. Fondazione Cariplo e i suoi stakeholder appartengono al Terzo Settore, quell’insieme di istituzioni che, all’interno del sistema economico, si collocano tra lo stato e il mercato, ma non sono riconducibili ne all’uno, ne all’altro. Si tratta di soggetti di natura privata, ma volti alla produzione di beni o servizi a destinazione pubblica (cooperative sociali, associazioni di volontariato, ONG, ONLUS, ecc.). In particolare, Fondazione Cariplo: • sostiene le organizzazioni che rispondono ai nuovi bisogni • rafforza e supporta soggetti sociali dotati di efficienza • catalizza gli attori sociali impegnati nella risoluzione di problemi.

www.fondazionecariplo.it


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MONCLER Crediamo nella sostenibilità e nell’agire responsabile perché giudichiamo il valore dei nostri risultati anche dal modo in cui li abbiamo raggiunti e perché siamo convinti che il successo è di lungo periodo solo se sa creare valore condiviso. Pur consapevoli che siamo solo all’inizio e che abbiamo un lungo cammino davanti a noi che richiederà molte energie, riflessioni, tempo e conoscenza, siamo certi di aver messo basi solide per la costruzione di un futuro sostenibi-

le e desiderabile. La ricerca della perfetta e completa integrazione della sostenibilità nel suo modo di operare è per sua natura una sfida continua ed è per questo che non ci accontenteremo dei risultati raggiunti oggi, ma continueremo ad alimentare la nostra innata propensione al miglioramento. Con il suo primo Piano di Sostenibilità, Moncler comunica agli stakeholder i propri indirizzi strategici per il medio-lungo termine in materia di sostenibilità. Il Piano è l’espressione dell’impegno del Gruppo verso uno sviluppo sempre più sostenibile e responsabile e verrà aggiornato di anno in anno al fine di rendere conto dello stato di implementazione dei progetti e di fissare nuovi obiettivi in un’ottica di miglioramento continuo, nella consapevolezza che la sostenibilità non ha un punto d’arrivo ma resta una sfida continua.

Obiettivi del Gruppo • Inserimento di aspetti ambientali e sociali negli obiettivi dei dipendenti e del management coinvolti nell’implementazione del Piano di Sostenibilità • Organizzazione di incontri di formazione nelle sedi corporate italiane • Estensione dell’attività di formazione negli altri Paesi in cui opera il Gruppo.

www.moncler.com/it

HUG Spontaneità - Trasparenza – Tracciabilità Con HUG puoi donare con un tap. Quando vuoi e dove vuoi tu, direttamente dal tuo smartphone e tablet, con un gesto semplice, veloce e che lascia il segno. Con HUG sostieni solo progetti concreti e con obiettivi definiti proposti da onlus qualificate, identificate secondo i principi di trasparenza ed efficienza. Con HUG il tuo contributo viene direttamente accreditato alla onlus, vincolato al progetto che hai scelto di sostenere. E se lo vuoi, verrai aggiornato via e-mail sulla sua realizzazione.

www.hugdonazioni.it

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FARSI PROSSIMO Farsi Prossimo La cooperativa Farsi Prossimi si prefigge di preguire lo sviluppo integrale dell’uomo, l’integrazione sociale, la cura e la presa in carico dei soggetti deboli, attraverso la gestione di servizi socio-educativi a favore di soggetti in difficoltà, emarginati e/o a rischio di emarginazione e devianza. www.farsiprossimo.it FERROVIE DELLO STATO ITALIANE Il Gruppo FS Italiane ha invitato i suoi stakeholder significativi alla quarta edizione di stakeholder engagement per raccogliere idee, raccomandazioni e suggerimenti su cinque aree strategiche. Al meeting hanno partecipato circa 50 stakeholder, rappresentativi di imprenditori, pubbliche amministrazioni, enti di ricerca, esperti, università, consorzi di impresa, associazioni di consumatori, associazioni di categoria, organizzazioni della società civile, stampa specializzata, cittadini utenti. Le cinque tematiche sono state trattate in altrettanti tavoli con il supporto di un rappresentante del Gruppo FS esperto del tema e un facilitatore della Fondazione per la Cittadinanza Attiva (FONDACA). Il Gruppo ha ribadito l’impegno a valutare con attenzione le proposte di miglioramento avanzate dando un feedback attraverso canali di informazione tradizionali entro febbraio 2017, nonché fornire un aggiornamento costante del loro stato di attuazione.

www.fsitaliane.it

CARLSBERG ITALIA Il 2015 è stato un anno speciale, un anno indimenticabile. Un anno di arrivo e di nuove partenze. Un anno di soddisfazioni, ma anche di bilanci. E nel nostro Bilancio di Sostenibilità raccontiamo il nostro percorso dal 2011. Siamo tornati a EXPO, 134 anni dopo la prima partecipazione. SustainaBEERity è diventato ResponsiBEERity: bisogna essere sostenibili perché è giusto esserlo. Il nostro impatto ambientale è migliorato anco più. DraughtMasterTM si è confermato il sistema di spillatura della birra più sostenibile e che meglio ne preserva qualità e freschezza.

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www.carlsbergitalia.it


Gli eventi TECNOLOGIA SOLIDALE 2016, PER VIVERE CON PIÙ LIBERTÀ E DIGNITÀ

Giunto alla sua quinta edizione, Tecnologia Solidale è ormai un appuntamento tradizionale che, come ogni anno, si svolge a Roma nella sede della Camera dei Deputati, piazza di Montecitorio, sala Aldo Moro. Giovedì 1 dicembre, dalle 14,30 alle 19.30 per il quinto anno consecutivo piccole e grandi aziende, startup e OTT spiegheranno come utilizzano la tecnologia per migliorare la vita delle persone in difficoltà.

IL PROGRAMMA DI TECNOLOGIA SOLIDALE 2016 Saluti di benvenuto: Simone Baldelli, Vicepresidente della Camera dei Deputati Introduzione: Antonio Palmieri, Deputato, Intergruppo Innovazione PRIMO PANEL: La tecnologia solidale e le iniziative delle grandi aziende • Paola Andreozzi, Responsabile Corporate Social Responsibility Microsoft Italia • Laura Bononcini, Relazioni Istituzionali Facebook Italia • Maria Cristina Ferradini, Head of Sustainability and Foundation Vodafone Italia. • Marcella Logli, Direttore Generale Corporate Shared Value di Telecom Italia e Direttore Generale di Fondazione Telecom Italia • Giorgia Abeltino, Director Public Policy Italia di Google • Angelo Failla, Direttore Fondazione IBM Italia Modera: Giovanni Iozzia, Direttore Economyup SECONDO PANEL: Startup e iniziative di tecnologia solidale • Bruno Calchera, Direttore responsabile CSRoggi • Gianluca Ricci, Presidente di Cuore Digitale • Filippo Scorza, Ideatore di Alfred Mobilità 2.0 Modera: Stefano Epifani, docente di tecnologie applicate alla comunicazione, Università La Sapienza di Roma, fondate di Tech Economy TERZO PANEL: Il punto di vista delle Istituzioni • Flavia Marzano, Assessore alla semplificazione del Comune di Roma • Roberta Cocco, Assessore alla trasformazione digitale del Comune di Milano • Daniela Di Gianantonio, Market analist Siteimprove A/S • Roberto Scano, Presidente della Commissione e-accessibility Uninfo • Alessandro Delli Noci, Assessore all’innovazione tecnologica del Comune di Lecce Modera: Carlo Mochi Sismondi, Presidente forum PA

Premio Socialis, quando a vincere è l’impegno sociale L’evento di premiazione della 14a edizione del Premio Socialis si svolgerà il 2 dicembre alle ore 10 nella sede dell’Associazione Civita, in piazza Venezia 11 a Roma Il Premio Socialis nasce con l’obiettivo di contribuire a individuare i migliori studi accademici sull’evoluzione del fenomeno dell’impegno sociale e mettere a disposizione del mondo del lavoro i loro autori, per poter dare un contributo concreto all’integrazione delle pratiche di responsabilità sociale nelle attività delle imprese, delle organizzazioni e della Pubblica Amministrazione. Il premio è giunto alla XIV edizione nel 2016 con questi numeri: • • • • • •

41 aziende sostenitrici 18 enti patrocinanti 72 Atenei di provenienza delle tesi 840 tesi selezionate 83 vincitori (premio e menzioni speciali) oltre 350 articoli apparsi sui principali quotidiani, periodici e on line.

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leggi

DIRETTIVA UE2014/95 I SUGGERIMENTI IN VISTA DEL RECEPIMENTO A pochi giorni del recepimento della direttiva che fissa le informazioni di carattere non finanziario che le aziende di grandi dimensioni saranno tenute a divulgare, alcune considerazioni sulla consultazione che ha visto coinvolte 35 realtà economiche e non profit italiane.

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l Dipartimento del Tesoro (MEF) ha emanato una consultazione pubblica con l’obiettivo di attuare la direttiva Europea 2014/95/ UE per le comunicazioni di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e gruppi di grandi dimensioni. La consultazione è curata dall’Ufficio IV – Direzione IV del Dipartimento del Tesoro. I commenti sono stati inviati per e-mail, specificando nell’oggetto l’argomento posto in consultazione, entro il 3 giugno 2016. Sono arrivati 35 contributi I commenti pervenuti sono stati resi pubblici sul sito del Dipartimento del Tesoro (www.dt.tesoro.it) al termine della consultazione, salvo nei casi in cui ci sia stata espressa richiesta di non divulgarli. Il generico avvertimento di confidenzialità del contenuto della e-mail, in calce alla stessa, non è stato considerato una richiesta di non divulgare i commenti inviati. Le domande e risposte rese pubbliche sono 35. Tra queste, abbiamo registrato in prima fila i contributi: • dell’Osservatorio Socialis, in cui si è suggerita una massima semplicità di presentazione • di Sodalitas e CSR NETWORK con domande su costi e benefici e un’importantissima osservazione se non sia il caso di estendere le forme di rendicontazione anche alle PMI • dell’associazione “Riparte il Futuro” sulla divulgazione del recepimento e della direttiva • dell’associazione Solidariedando, del prof. Claudio Sottoriva dell’Università Cattolica di Milano, molto articolata

• del Forum della finanza sostenibile, un’associazione Non Profit, che opera per promuovere l’integrazione di criteri ambientali e sociali dell’attività finanziaria di molte banche e società finanziarie. Il termine di recepimento della direttiva europea è fissato al 6 dicembre 2016, con previsione di applicazione delle relative disposizioni a partire dagli esercizi finanziari aventi inizio il 1° gennaio del 2017 o nel corso del medesimo anno. La direttiva 2014/95/UE del 26 giugno 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, individua nelle informazioni di natura ambientale e sociale, attinenti al personale, alle politiche di diversità, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione sia attiva sia passiva, quelle aree per le quali le società saranno tenute a divulgare notizie circa le politiche adottate. Le medesime informazioni dovranno inoltre essere fornite a livello di gruppo. (fonte: sito del Dipartimento del Tesoro www. dt.tesoro.it) L’importanza dell’associazionismo aziendale Chiudiamo con una considerazione e una domanda. La considerazione: associazioni e osservatori si sono mostrati anche in questa occasione molto attivi. Un’ennesima dimostrazione che l’associazionismo aziendale o specializzato copre un bisogno comune con molta attenzione. La domanda: a pochi giorni dalla chiusura delle consultazioni il Governo è pronto a recepire la normativa europea?


I libri di Elvira Vigorelli L’IMPRESA DI DOMANI Innovativa Sostenibile Inclusiva Il libro, realizzato in occasione della quarta edizione del “Salone della CSR e dell’innovazione sociale”, è un lavoro corale e offre numerosi spunti di riflessione. È un viaggio nel mondo della CSR per mettere a fuoco com’è cambiato il modo di fare impresa. Un percorso che, nelle prime due parti, presenta le riflessioni dei componenti del Comitato scientifico e alcuni brevi saggi di esperti internazionali sul futuro della CSR. Nella terza parte viene dato spazio ai protagonisti del Salone: le organizzazioni che non solo credono nella sostenibilità ma ne hanno fatto una scelta strategica. Attraverso dialoghi e interviste è possibile conoscere da vicino chi sta guidando un cambiamento che appare oggi sempre più urgente in una logica capace di coniugare coesione sociale, innovazione e competitività. L’obiettivo di questo libro è fare il punto sull’evoluzione della sostenibilità e offrire suggerimenti a chi cerca idee per migliorare la consapevolezza dei diversi attori economici e istituzionali, sostenere lo sviluppo di reti di imprese, stimolare la creazione di filiere sostenibili o altro ancora. Anno: 2016 - Pagine: 158 - Editore: Egea - Prezzo: 10 euro

L’UOMO AL CENTRO DELL’IMPRESA Giacomo Corno dalla Brianza al mondo di Stella Casiraghi - Prefazione di don Antonio Mazzi Giacomo Corno nasce il 31 marzo 1928 a Lissone, dove vive e lavora. In Brianza cresce e matura la sua personalità di uomo e imprenditore. A 18 anni si diploma in Ragioneria, a 20, nel 1948, avvia l’attività professionale dello Studio Corno, a 23 si laurea in Economia e Commercio presso l’Università Luigi Bocconi di Milano. Commercialista aziendalista, si occupa a tutto tondo delle realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni. Consulente di noti gruppi industriali italiani, gestisce delicate ristrutturazioni aziendali ed è membro del consiglio di amministrazione di istituti bancari di primaria importanza. Interessato alle dinamiche dell’internazionalizzazione, organizza numerose fiere e missioni economiche nel mondo coinvolgendo direttamente gli operatori d’impresa. Negli Anni Ottanta fonda il CIS, Centro Studi d’Impresa a Valmadrera, sul lago di Lecco, sede permanente di formazione e ricerca per lo sviluppo delle aziende e degli enti non profit. Insegna per 20 anni come Docente di Economia Internazionale presso l’Università di Stato MGU di Mosca e la Plekhanov Russian University of Economics che il 19 febbraio 2013 gli conferisce una Laurea honoris causa. Si è sposato con Irene Camber, campionessa olimpionica di fioretto. Ha avuto tre figli Fabio, Giulio e Giorgio - e otto nipoti. È scomparso l’11 novembre 2014. Anno: 2016 - Pagine: 128 + 16 - Editore: Guerini e Associati - Prezzo: 17,50 euro

ETICA ED ECONOMIA Verso il nuovo umanesimo economico di Tullio Chiminazzo Il 17 Maggio 2001 in occasione di un’udienza concessa da San Giovanni Paolo II si costituisce il Movimento Mondiale delle scuole “Etica ed Economia” con la finalità di creare nelle università Corsi di studio Formativi e itineranti nei cinque continenti. Diceva l’allora Papa «Desideriamo che la libertà economica sia inserita in un solido contesto giuridico che la ponga a servizio dell’integrale libertà umana e la consideri quindi una particolare dimensione di questa. (…) La dottrina sociale della Chiesa insegna che la crescita economica deve essere integrata da altri valori, così da diventare crescita qualitativa». (pp28,29) T. Chiminazzo è un commercialista ed economista d’impresa. Fondatore del Movimento Mondiale delle Scuole Etica ed Economia di Bassano del Grappa, dice: «Senza il collegamento alla persona, senza riferimento alle sue condizioni di vita, senza l’attenzione ai principi che reggono la comunità e i popoli diversi, non è pensabile proporre modalità di gestione dell’economia e della ricchezza, come non è pensabile alcun progetto di crescita che non presupponga sviluppo integrale equo e sostenibile. Senza l’Etica non ha neppure senso parlare di Economia, in quanto la loro interconnessione è nelle cose: Etica ed Economia rappresentano un binomio assolutamente inscindibile. Anno: 2016 - Pagine: 162 - Editore: Franco Angeli – Prezzo: 22 euro 29

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secondo me di Ugo Canonici

COMUNICARE LA CSR, PER FAR BENE DEL BENE

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o incontrato un imprenditore: «Pur in un periodo così complicato e difficile – mi ha detto – il lavoro va bene. Gli utili ci sono e quindi vorrei fare qualche cosa di positivo per il sociale. Ma non so bene cosa e come fare». È indubbio che l’attenzione che le aziende stanno rivolgendo alla sostenibilità sociale cresce di giorno in giorno. Ma è altrettanto vero che le informazioni e le idee in proposito non siano così assimilate da tutti. La CSR (o se preferite in italiano la Responsabilità Sociale di Impresa, ma tutti ormai la chiamano e la riconoscono come CSR) sta “circolando” da parecchi anni e anche tante aziende se ne riempiono la bocca. Ma in coscienza ci sentiamo di sostenere che sia una cosa entrata nella cultura dei più, ai vari livelli, sia aziendali sia di mercato? E l’esperienza ci insegna che un prodotto, un’idea, un comportamento si possono dire recepiti quando sono nella testa di tutti. Assumersi una responsabilità sociale certamente deve superare, nell’impresa, il rischio che sia percepito solo come un costo aggiuntivo piuttosto che come investimento in grado di contribuire

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alla competitività e allo sviluppo aziendali. Tutti sappiamo che nel mercato la componente emotiva gioca un ruolo non di piccolo conto nelle scelte che vengono fatte. Un prodotto che viene da un’azienda che è percepita come attenta, oltre che al profitto, anche al sociale, e alla sostenibilità, ha certamente dei numeri in più quando arriva alla ribalta. Alla CSR si sono avvicinati in molti. Non solo le grandi aziende ma anche parecchie Piccole e medie cominciano a operare in tal senso. C’è anche tanta informazione, girando per il web. Ma bisogna veramente andare a cercare con attenzione. Intendo dire che chi è del settore trova tutto, chi invece comincia solo ad avvicinarsi si deve impegnare molto. A mio avviso l’informazione sulla CSR non è ancora arrivata alla “pancia” della gente. Tutti sappiamo come, soprattutto ai giorni nostri, la comunicazione sia uno strumento di cui proprio non si può fare a meno. Non comunicare vuol quasi dire “non esistere”. Per cui proprio in questo periodo bisogna impegnarsi per far sì che la comunicazione esca dai “sancta sanctorum” e arrivi a tutti. Ma proprio a tutti.

Gli esperti della comunicazione sanno perfettamente quali sono i linguaggi giusti, quali gli strumenti più adatti per far sì che “la gente” comprenda e sperabilmente aderisca ai principi della solidarietà sociale. Con l’intento di far aderire ai principi della Solidarietà sociale è nata e si è inserita anche questa rivista. Stiamo lavorando per diffondere una cultura che non si può neanche più dire che sarà la cultura del domani perché ha già conquistato oggi i suoi spazi. Alcune indagini che hanno esaminato la correlazione tra impegno sociale e performance aziendali hanno messo in luce come gli interventi nel campo della CSR contribuiscono al miglioramento delle performance alimentando un patrimonio di risorse intangibili (capitale organizzativo, umano e relazionale) che costituiscono una determinante fondamentale per il successo futuro dell’impresa. Insomma far bene del bene fa bene all’impresa e al mercato. Ed essere anche culturalmente attrezzati per comprendere i perché e i come dell’operare con la CSR ci rende partecipi di una realtà interessante e positiva. Perché vale la pena “far bene del bene”.


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CSRoggi Magazine - n.1 dicembre 2016 by Marco Taverna - Issuu