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IL PRIMO MENSILE DI CALCIO E ... NON SOLO

marcheingol@quelliche.net

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I gol, le passioni per l’Inter e Cristiano R Himi, promessa del calcio, non s

Da otto mesi Abdul, 17 anni, lotta ogni giorno contro la tetraplegia ma non sm

di Alessio Carassai

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na grande promessa del calcio, ma soprattutto un campione di vita. E’ la storia di Abdul Rahim Muharemovski, 17 anni, origine macedone, ribattezzato dagli amici affettuosamente Himi. Una promessa del settore giovanile della Montegiorgese che nell’ultimo campionato disputato aveva segnato qualcosa come 30 gol. Poi la beffa del destino e un incidente che ti cambia la vita. Mentre era in sella al suo scooter (1° maggio 2009) viene travolto da un’auto che lo scaraventa oltre una recinzione di una fabbrica: la corsa in ospedale, il coma, la sedia a rotelle, le terapie di recupero e Himi che continua scherzare con gli amici e gridare alla vita “io c’è la faro”. Una storia, quella di questo ragazzo residente a Falerone, che invita a riflettere su come la vita a volte possa essere dura e come spesso però dalle prove più dure emergono i valori più veri dell’essere umano. Questa storia inizia nel 2000 quando la famiglia di Himi si trasferisce prima a Montegiorgio poi a Falerone seguendo il padre Serif che già da qualche anno ha un impiego stabile nella zona. Per Himi il calcio è la vita, è un tifosissimo dell’Inter, adora Ibrahimovic, ma il mito assoluto è Cristiano Ronaldo, idolo di

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cui ha scaricato centinaia di video sul suo Pc e che spesso imitava in qualche suo palleggio. A 9 anni Himi inizia a giocare nel settore giovanile della Montegiorgese, con la palla ci sa fare davvero e approda persino a qualche provino importante a Perugia. Il giovane inizia a crescere, il suo sviluppo fisico negli ultimi due anni è talmente importante che si matura anche il suo talento calcistico: Himi sta diventando un’attaccante terribile, mancino, ma abile anche con il destro. Nella stagione 2008-2009 con gli allievi della Montegiorgese in una stagione segna ben 30 gol. I suoi allenatori sono certi: siamo di fronte ad un fenomeno. Un episodio, avvenuto un paio di anni fa, può spiegare meglio il suo talento. Si gioca una partita di campionato, Himi dimentica la tuta a casa e l’allenatore lo relega in panchina. Seduto in tribuna, nella speranza di vederlo all’opera, c’è un suo parente arrivato da lontano, chiede al mister di farlo entrare così, tanto per vedere le qualità di suo nipote. Detto, fatto. Himi entra e in quindici minuti segna tre gol, il primo disegnando una parabola perfetta da calcio d’angolo al punto che persino l’arbitro andò a stringergli la mano. Lui, girandosi verso lo zio, “questo è per te”. Le qualità del giocatore ci sono tutte, Himi passa dagli allievi a titolare nella juniores e allo stesso

tempo inizia ad allenarsi con la prima squadra della Montegiorgese, insomma una passione vera per il calcio che lo impegna 6 giorni la settimana fra allenamenti e partite di campionato. Poi l’incontro con il destino e una domenica di maggio (si giocava a Jesi la finale playoff per l’Eccellenza tra Montegiorgese e Futbol Pesaro) arriva la tragedia che cambierà la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. Sono le 16,30 del pomeriggio, inizia un violento acquazzone primaverile. Himi inforca lo scooter perché vuole andare a salutare la sua ragazza, a pochi chilometri da casa il terribile incidente. Un auto, forse a causa del terreno reso viscido dalla pioggia, sbanda e lo centra in pieno, il ragazzo viene sbalzato dal motociclo e dopo un tremendo volo oltre la recinzione di una fabbrica sbatte violentemente

a terra. Partono i soccorsi, una corsa contro il tempo prima al pronto soccorso di Fermo poi con estrema u r g e n z a all’ospedale Torrette di Ancona. Si precipita sul posto anche il papà, Serif, nel frattempo partito per Jesi a vedere la partita. Himi, dopo aver combattuto fra la vita e

la morte per lunghissime ore, si risveglia dal coma e già dopo alcuni giorni è perfettamente cosciente

della non semplice situazione: gli è stata diagnosticata una lesione del midollo molto grave che gli consente di muovere solo la testa e il busto. In ospedale riceve spesso la visita di amici e compagni di squadra, occasione in cui Himi rivela tutta la sua forza d’animo: “Non vi preoccupate del campionato, fra un po’ rientro e ci penso io a farvi vincere”. Himi viene trasferito all’istituto Santo Stefano di Porto Potenza dove quotidianamente lotta contro la tetraplegia. Lo scorso 22 dicembre ha ricevuto in istituto la visita degli amici più cari e contornato dai genitori ha festeggiato il suo 17° compleanno. “Io c’è la faro”, ripete ai compagni. E viene giù q u a l c h e lacrima. Da alcuni giorni è stato trasferito nel reparto del Centro Trapianti di Midollo Osseo di Perugia. Himi sta giocando la partita più Foto: sopra Himi nel importante. E con noiil papà tutti Serif facciamo il giorno provino con il Perugia avvenuto tifo perdellui. cinque stagione fa; sotto insieme alla sorella Ajkuna

La famiglia (di origine macedone) risiede a Falerone Il papà Serif tutti i giorni sta vicino al figlio: “Ogni suo sorriso è una grande gioia per me” “Ogni suo sorriso è la gioia della mia giornata”. Parole semplici quelle di Serif Muharemovski, il papà di Himi, che dal giorno dell’incidente tutti i giorni segue il figlio nelle terapie, nelle debolezze e nelle conquiste quotidiane. La famiglia Muharemovsky, trasferitasi in Italia nel 2000, è perfettamente integrata nella comunità di Falerone (3.500 abitanti in provincia di Fermo), tanto che proprio nel 2009 ha avviato le pratiche per la richiesta della cittadinanza italiana. Serif

lavora presso la “Falerlegno” e fa parte della dirigenza del settore giovanile del Montegiorgio, la mamma Leta presso l’azienda “Antoraf”, Himi ha una sorella, Ajkuna, ancora impegnata nello studio. In una situazione non facile, alcuni amici dopo questo tremendo incidente si sono impegnati per dare un aiuto economico ai genitori. “La domenica dell’incidente – racconta Serif – ero andato a seguire la partita a Jesi Futbol Pesaro – Montegiorgio quando mi hanno

telefonato per darmi la notizia, è stato un tuffo al cuore e sono tornato immediatamente a casa. Sto vicino a mio figlio tutti i giorni, alcune volte avverto il suo sconforto e cerco di motivarlo e subito lo vedi che cambia volto, che scherza con gli amici dicendogli quando torno facciamo una partita. Non so dove trovi quella forza ma è qualcosa che ti prende dentro, io vivo ogni giorno per cogliere un suo sorriso e quella sua sfida alla vita”.

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o Ronaldo, poi l’incidente n si arrende: “Tornerò”

on smette di lottare e sognare la sua squadra del cuore

I dirigenti del settore giovanile del Montegiorgio Giuseppe Cupelli e Luigi Cesoni con i compagni di squadra di Himi nel giorno del suo 17° compleanno (22 dicembre 2009)

“Himi? Tanta qualità e classe pura” Parla il suo allenatore Goffredo Liberati: “La sua forza d’animo è un esempio per tutti”

“Himi è un ragazzo dalle qualità innate nel calcio e nella vita”. E’ questo il commento di Goffredo Liberati (foto) istruttore del settore giovanile del Montegiorgio che ha allenato Himi nella sua ultima stagione agonistica prima dell’incidente. “Un ragazzo su cui puntavo molto – racconta Liberati – nel calcio ci sono alcuni aspetti tecnici che con l’impegno e la tenacia si possono insegnare, ma ci sono qualità innate che fanno la differenza, che nessuno può

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insegnare e che uno possiede e basta. Himi era uno di questi, vederlo in allenamento e nelle partite dava sensazioni bellissime a chi è appassionato di calcio. La scorsa stagione pur facendo parte del settore giovanile, si allenava con la prima squadra, ma nel calcio non si sa mai quando possono arrivare le occasioni giuste, tramite amicizie con alcuni osservatori, avevo ricevuto l’interessamento dell’Ascoli e del Cesena per un provino”. Quel brutto incidente ha spezzato sicuramente quella che poteva essere una grande avventura sportiva, ma non ha piegato lo spirito di Himi che con il suo coraggio infonde forza in tutti coloro che lo circondano nell’affrontare la vita. “Durante il periodo primaverile – conclude

Goffredo Liberati – subito dopo gli allenamenti tutta la squadra saliva sul pullman per andare a trovare Himi in ospedale. Sono situazioni che ti fanno scoprire aspetti nuovi della vita di una persona. Himi nonostante l’incidente e le sue condizioni fisiche continua a scherzare a spronare gli altri. Il primo pensiero che ti viene in mente, se una persona che deve affrontare una prova cosi difficile reagisce in questo modo, cosa dovrei fare io di fronte ai piccoli problemi di tutti i giorni? Una lezione che i ragazzi hanno appreso. Himi gradisce molto la vicinanza dei suoi amici che in questo modo continua a vivere con tranquillità la sua vita”.

Tempi Supplementari di Fabio Paci

Forza, Himi E adesso diamogli l’Inter

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imi non ha smesso di lottare. A dargli la forza è lo sport che ama fin da piccino: il calcio. Pallone, tanto pallone. Tutto il giorno. Poi il settore giovanile della Montegiorgese con esperienze positive in prima squadra. “E’ una promessa”, dicevano gli osservatori. Perà la sfortuna è stata più forte: maggio 2009, un incidente stradale lo ha ridotto su una sedia a rotelle. Ma il the end non è stato scritto: Himi lotta e continua ad amare il calcio come prima, più di prima. E’ la linfa che gli permette di sperare. Cristiano Ronaldo il suo idolo, anche se con Ibrahimovic – lui che è interista – ha vissuto le emozioni più grandi. Himi ha compiuto 17 anni il 22 dicembre. Ha una vita davanti a sé. Poteva avere una carriera davanti a sé. Adesso muove a malapena testa e busto. Diagnosi drammatica: tetraplegia. Ma il pallone gli scorre nelle vene e quello nessuno glielo porterà via. Macedone, da due lustri in Italia, famiglia integrata nel Fermano. All’anagrafe Himi è Abdul Rahim Muharemovski. Ha bisogno di tanta forza, tanto coraggio. Eppure parli con Himi e capisci che spesso è lui a darne ai suoi amici. Come capita sempre: solo chi soffre conosce il baratro e sa rialzarsi. Chi non affonda, crede di essere invincibile e disprezza la routine. Come camminare, o semplicemente tirare un calcio a un pallone. Da scugnizzo passava da una squadra all’altra delle giovanili, instancabile: anche sei allenamenti a settimana. Himi non diceva mai no. A nessuno. Un po’ come accade adesso. Altri, nella sua stessa situazione, hanno gettato la spugna. Lui ha una grinta che solo a parlarci te ne rendi conto. Ora del calcio gli resta quello visto in tivvù, i racconti dei suoi ex allenatori. Ma il sogno di ammirare da vicino i suoi idoli, quello no: non glielo porterà via nessuno. E allora lanciamo un appello: invitiamo l’Inter del patron Moratti a invitare Himi per un week end a Milano. Sarebbe bello vedere Himi ad Appiano Gentile a dialogare con Milito, Julio Cesar e Zanetti. E, la domenica, a tifare per i colori nerazzurri a San Siro. Ci adopereremo affinché il progetto vada in porto. Himi se lo merita. La sfortuna, d’altronde, gli ha già tolto quasi tutto.

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SERIE B qui aNCONA

qui ASCOLI

Petocchi frena i biancorossi

La vittoria di Vittorio

Ritardo nei pagamenti degli stipendi e dei contributi: l’Ancona rischia la penalizzazione Squadra da play-off, società dilettante. Perrotti choc: “L’Ancona? Non mi importa nulla”

Vittorio Micolucci, difensore centrale dell’Ascoli, con l’arrivo di Bepi Pillon ha innestato la marcia migliore nonostante l’etichetta che porta addosso da tempo

di Fabio Paci

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quadra da playoff, società da serie D. Ancona e l’Ancona vivono di continui alti e bassi che, giocoforza, impediscono alla truppa allenata da Salvioni di prendere il largo. Il torneo di B è mediocre, i dorici possono farcela ad arpionare un posto nei playoff. Ma la dirigenza sta facendo del tutto per rovinare il giocattolo. Martedì 19 gennaio, l’amministratore delegato Enrico Petocchi (foto), il presidente Giorgio Perrotti e la società stessa (responsabilità oggettiva) sono stati deferiti dalla Procura federale. Motivo? Il ritardo nei pagamenti degli stipendi per quanto concerne i mesi da aprile a giugno 2009 e dei relativi contributi Irpef ed Enpals. Mica roba da niente. L’avvocato Mattia Grassani, massimo esperto italiano di diritto sportivo, è chiarissimo: «I dorici rischiano uno, massimo due punti di penalizzazione in classifica da scontarsi nel torneo in corso. Oltre a una forte ammenda e alla squalifica, da 6 a 9 mesi, dei legali rappresentanti (Petocchi e Perrotti)». La difesa del club è stata affidata a Luciano Ruggiero Malagnini, del foro di Nola, che la stagione passata ha difeso l’Avellino in un caso analogo. La sentenza arriverà entro il mese di febbraio, al massimo marzo. La bufera si è scatenata prima del match che l’Ancona disputato in casa della Salernitana, fanalino di coda che sta facendo incetta di record negativi. Risultato: batosta memorabile rimediata dai biancorossi (3-0) e, per il momento, addio ai sogni di gloria. Ma non basta, perché la questione si era

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arricchita di un’altra puntata. Mercoledì 20 gennaio, infatti, il presidente Perrotti si è sfogato attraverso i microfoni e le telecamere di E’-tv Marche: «Dell’Ancona e del calcio non m’importa nulla». Lo sfogo dovrebbe portare, a stretto giro di posta, al sollevamento dell’incarico dello stesso. Il plenipotenziario Petocchi senza indugiare ha così offerto la massima poltrona dirigenziale al neo consigliere (anconetano) Flavio Mais. Il quale si è preso un po’ di tempo: «Onorato della proposta, ma fatemi pensare». La squadra? Prima del recupero di Cittadella, aveva archiviato il mese di gennaio sotto tono: 4 punti in altrettante partite. Riepilogo: Ancona-Triestina 2-1; MantovaAncona 2-0; Ancona-Lecce 1-1; SalernitanaAncona 3-0. A proposito del ko dell’Arechi: Merino su rigore e poi doppietta, nel finale, di Dionisi, attaccante propostosi nei giorni scorsi all’Ancona. Un punto nelle ultime tre gare: mister Salvioni non era mai andato così piano. Preoccupa la mancanza di gioco espressa in questo primo scorcio di 2010, il calo di alcuni uomini chiave (De Falco e Mastronunzio su tutti), il pessimo andamento fuori casa (10 punti sui 37 in classifica, in 11 uscite). Gli ultimi tre viaggi, poi: tre sconfitte filate, senza segnare lo straccio di un gol (c’è anche lo 0-2 a Grosseto). E Salvioni deve fronteggiare l’emergenza centrocampo, a tal punto che tornano utili giocatori come Gerbo e Camillucci. Altra nota stonata: Mastronunzio (14 gol) è stato scavalcato nella classifica marcatori dell’Ascoli Antenucci (15) e dal bresciano Caracciolo (16).

di Daniele Perticari

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ra la prima lezione della mia sfortunatissima carriera universitaria. Pardon, non sfortunatissima, lenta come un pachiderma. Insegnamento, sociologia. Tema, gli stereotipi. Da quel poco che ricordo oggi, uno stereotipo è quell’assunto secondo il quale uno nasce bianco, diventa nero per un qualsivoglia motivo e mai e poi mai potrà tornare al suo status iniziale. Eccola la storia di Vittorio Micolucci (foto), uno che magari non vincerà il Fifa World Player o non farà parte del top 11 votato da allenatori e giocatori, ma che allo stesso tempo non può (e non deve, aggiungiamo noi) considerarsi così inadatto come una certa corrente di pensiero dell’ambiente ascolano vorrebbe far credere. Da dove nasce il filotto dell’Ascoli di Bepi Pillon? Da una debacle totale. Quel “liscio e busso” (si dice così, no?) che aprì a Moscardelli l’autostrada per la felicità. “Un momento terribile”, l’etichetta data dal ventiseienne giuliese all’erroraccio di quel giorno. Un momento in cui Micolucci ha trasformato l’adesivo collante della sua etichetta in cemento armato. Un’etichetta da stracciare, secondo noi e secondo le prestazioni che il centrale mancino ha saputo collezionare in questi tre anni nel Piceno. “L’etichetta la sento, eccome se la sento – ci ha confessato – ma non posso farci nulla. E’ così, forse perché sono un tipo che non si ferma coi tifosi a fine allenamento e che si fa i fatti suoi. O perché in passato si è parlato di me come uno che faceva un certo tipo di vita. Non rinnego nulla: fino a due anni fa uscivo la sera, ma da un paio di

anni tutto è cambiato. E quando è capitato, recentemente, di sentire qualcuno dire che mi aveva visto di giovedi sera in discoteca, ho sorriso. Perché chi dice che Micolucci va a ballare il giovedi e non porta uno straccio di prova, dice il falso”. Si fa presto, specie quando le cose non vanno per il verso giusto, a trovare un colpevole. E lui (“come capita anche a Bernacci: uno che ci tiene ma non fa il ruffiano”) è spesso il bersaglio doc. “Lo avverto, mi dispiace, ma questo non cambia la mia voglia di lavorare al massimo e di rendermi sempre utile a questa squadra”. Si chiama carattere, si chiama voglia di andare contro tutto e tutti. “Sì, perché senza nulla togliere ai miei compagni, io sono convinto di poter giocare ad alti livelli con questa maglia. In serie B e non solo…”. Silenzio, pausa. Che intendi dire, Vittorio? “Intendo dire che mi sento anche in grado di essere un leader della difesa, perché ho fiducia nelle mie qualità. E ripeto, convivo con questa etichetta dispiacendomene. Io ad Ascoli voglio veramente lasciare un segno positivo. Altrimenti al primo problema sarei andato dalla società a chiedere di cercare soluzioni alternative. Non l’ho fatto, anzi, non l’ho mai pensato. Perché io mi sento stimato dai miei compagni, dalla società e dall’allenatore. A proposito: è lui la chiave di tutto. Un altro, dopo l’errore di Piacenza, mi avrebbe fatto fuori. Pillon no. Pillon mi ha dato fiducia”. Perché Pillon, di questo siamo certi, premia chi lavora. Toh, siamo caduti nel tranello-stereotipo “Pillonlavoro”. Uno come il Bepi non se ne dispiacerà di sicuro. E neanche noi: perché come detto, non sarà un campionissimo, ma uno come Micolucci a quest’Ascoli serve come il pane.

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SPECIALE MOTO

Il Motoclub programma il 2010... TANTI WEEKEND SULLA NEVE FRA ALPI E DOLOMITI Nei mesi invernali l’attività del Motoclub si trasferisce sulla neve. Numerosi infatti i weekend che vedono impegnati sulle piste da sci stavolta, i soci del Motoclub Morrovalle che hanno già calcato i monti intorno a Brunico dal 2 al 6 gennaio, e che sono presenti a Cortina per l’ultimo fine settimana di gennaio, dal 29 al 31. Inoltre sempre per l’impossibilità di svolgere le attività in questo freddo periodo invernale sulle piste motociclistiche, a fine febbraio ci sarà un altra uscita sulla neve l’ultima organizzata dai soci, prima di ripartire in moto a primavera.

LA FESTA DI INIZIO ANNO PER PROGRAMMARE IL 2010 Il Motoclub riparte con la programmazione annuale direttamente dalla festa di inizio anno sabato 23 gennaio presso il ristorante 3Bon di Civitanova Marche. In questa importante serata com’è abitudine da diversi anni,vengono premiati i migliori motociclisti del 2009, vengono visionati i filmati delle gare più importanti ed emozionanti e viene pianificata l’attività per tutto il 2010. E’ una serata in cui tutti i soci del Motoclub Morrovalle hanno modo di incontrarsi scambiarsi idee e propositi ed incontrare veri e propri personaggi che fanno parte del mondo del motociclismo nazionale in tutte le specialità.

Il socio del Motoclub “Terri”: un Babbo Natale perfetto

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SECONDA DIVISIONE (LEGA PRO)

Fano, Cornacchini profeta in patria “Fare bene qui vale moltissimo soprattutto sotto l’aspetto umano” di Roberto Cruciani

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n palmares ricco di successi da giocatore: uno scudetto con il Milan, una Coppa Italia con il Vicenza e il titolo di capocannoniere di C1 vinto in cinque stagioni differenti tra il 1986 e il 1994. In panchina invece allena per la prima volta la squadra della sua città. Giovanni Cornacchini (foto), 44 anni, è stato chiamato in estate sulla panchina granata in sostituzione di Gaudenzi e ha dovuto, fin da subito, affrontare la “grana” relativa al ripescaggio. Difficile mettere su una squadra in bilico tra due categorie, ben differenti tra loro anche per una questione di

regolamento in merito alla questione under. Alla fine per il Fano è arrivato il ripescaggio in Seconda Divisione e un inizio di torneo non facile: “Non è stato sicuramente facile l’inizio di campionato. Siamo partiti per la preparazione con dieci giorni di ritardo rispetto alle altre squadre con una rosa ancora in allestimento, definita nel corso del torneo. Con il passare dei giorni la squadra si è compattata, trovando una sua piena identità come collettivo”. Che campionato è questo girone B di Seconda divisione? “Difficile, molto difficile. I ritmi sostenuti da molte formazioni sono veramente alti e diverse squadre possono contare su elementi di grandissima esperienza e qualità. Fatta eccezione per la Lucchese che nulla ha a che vedere con questo torneo: non avrà alcuna difficoltà a salire di categoria. Per il resto la lotta in chiave playoff è decisamente molto equilibrata e molte squadre possono rientrare in questa corsa come l’Itala San Marco, il Bassano che dispone di elementi importanti e la Nocerina che ha sistemato i suoi problemi interni e tornerà sicuramente a marciare a questi livelli”. La classifica parla però di un Fano a lottare con le altre. Un sogno che può continuare? “Noi stiamo facendo veramente molto bene e di questo devo ringraziare questo gruppo di ragazzi che sta facendo a mio avviso cose straordinarie. Non si tratta di tenere un profilo basso o nascondersi dietro ad un dito: il nostro obiettivo rimane quello della salvezza, quei 42 punti che ci consentirebbero poi di lavorare

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con maggiore serenità. Resta il fatto che questo gruppo sta facendo benissimo. In particolare, al di la delle qualità tecniche che sono sotto gli occhi di tutti, devo dire che ho un gruppo formato da veri uomini, persone vere che fanno della voglia di non mollare mai la loro arma migliore e questo testimonia il fatto che molte volte sono decisivi coloro che entrano dalla panchina e che molte gare vengono risolte nei trenta minuti finali”. Molti riconoscono nella compattezza e nella solidità difensiva una delle doti migliori del Fano… “Senza dubbio riusciamo ad essere ben ordinati in mezzo al campo ma questo è

dovuto al lavoro di tutti gli elementi in campo. I mediani, gli esterni, gli attaccanti: sono loro i primi a sacrificarsi e dunque a contribuire alla fase difensiva. Un vero lavoro di squadra: questa è la nostra vera forza”. Per un fanese doc, cosa vuol dire allenare la squadra della sua città? “Un motivo di grande orgoglio personale: ci tengo tantissimo a far bene in questa che è la mia città, dove conosco bene l’ambiente e dove è iniziata la mia carriera calcistica. Far bene qui vale sicuramente di più sotto l’aspetto umano”.

Sangiustese: Bordoni per Aquino “E’ un ragazzo veramente bravo”. Parola di Arcolai

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’ ormai nel destino della società rossoblu quello di dover necessariamente navigare a vista, per quanto riguarda la classifica e non solo. La Seconda Divisione è un motivo di orgoglio per la società e per l’intera realtà Sangiustese ma, inevitabilmente, porta oneri e onori. La classifica parla, come spesso accaduto di una squadra in salute che sta buttando il cuore oltre l’ostacolo e capace di valorizzare al meglio, nella persona di mister Tiziano Giudici, le risorse in proprio possesso. Nel mercato di gennaio ad esempio la società non ha potuto trattenere il difensore centrale Giuseppe Aquino, elemento esperto e estremamente dotato fisicamente che ha preso la via di San Marino. Promosso titolare Luca Bordoni, classe 1986, prodotto

del vivaio rossoblu. Di lui ha parlato molto bene Luca Arcolai: “Con Luca (Bordoni ndr) avevamo già disputato alcune partite insieme: un ragazzo veramente bravo che merita tutti gli elogi. È un giocatore diverso rispetto ad Aquino, ma ha dimostrato di valere un posto da titolare: sono contento con lui e spero che possa crescere la nostra intesa». Questo a testimonianza dello spirito di gruppo, autentico filo conduttore della Sangiustese in questa avventura del professionismo. Una salvezza raggiunta anche in questa stagione avrebbe un valore inestimabile anche perché ottenuta disputando le gare casalinghe al comunale di Villa San Filippo, davanti ai propri tifosi, a differenza di quanto avvenuto lo scorso anno, nell’esilio “solitario” di Fermo.

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Osimana, su la testa. Cuccurano ok Montesanto e Badia Tedalda: sveglia! ma segna quanto o più di un attaccante. Capocannoniere!

A cura di Marco Spadola

ANTENUCCI (Ascoli) 10: Tre doppiette consecutive e il bomber è balzato al comando della classifica cannonieri. Ingordo! FANO 10: Ripescato quest’estate, nessuno avrebbe immaginato di vedere i granata a metà campionato così vicino alla vetta. Capolavoro!

PRINCIPI (Castelfrettese) 10: Il 2010 è scattato così come era andato in archivio il 2009: gol, ancora gol, sempre gol. Il capitano ha giù battuto il suo bottino personale e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Intramontabile! Mirko Antenucci (Ascoli)

CIVITANOVESE 10: Ha messo in fila undici risultati utili ed è salita prepotentemente sul podio. Marcia trionfale! PORTORECANATI 10: Il girone di andata è andato in archivio da poco ma il team di Mister Busilacchi è già vicinissima al traguardo. E’ qui la festa!

API (Ostra Vetere) 10: Daniele, bomber di razza, e Diego fratello minore con lo stesso vizietto: bucare le porte avversarie. Insieme hanno messo insieme più della metà dei gol della squadra. Una coppia d’attacco… pungente!

SAMBENEDETTESE 10: Gli alti e bassi di inizio stagione sono solo un ricordo, i rossoblu hanno infilato la quinta per risalire in paradiso. Sgommata!

OSIMANA 10: Dopo una partenza disastrosa, a cavallo tra il vecchio e nuovo anno anche grazie a importanti colpo di mercato i ragazzi di Senigagliesi hanno iniziato ad ingranare. Ai senza testa è tornato il sale in zucca!

NOBILINI (Marotta) 10: Centrocampista

ACHILLI (San Marco Servigliano) 10:

Andrea continua a gonfiare il sacco e la capolista a vincere. Nessun tallone d’Achille!

sette formazioni raccolte in un fazzoletto, in appena 5 punti. Campionato equilibrato, avvincente… emozioni!

SAGLIOCCO (Sporteam) 10: A suon di gol sta trascinando la squadra in piena corsa play-off. Che sinfonia!

VIS MACERATA 5: Una sconfitta dietro l’altra. La salvezza è obiettivo ancora raggiungibile ma questa non è certo la strada giusta. Dov’è la Vis?

CUPRAMONTANA - DELLA ROVERE 10: C’è scritto “ritenta sarai più fortunato” sulle loro porte. Batman tra i pali, retroguardie bunker: chiuso, sigillato!

Il Montesanto

CUCCURANO 10: Attacco atomico nel quale spicca il cecchino Damiani, difesa di ferro: con autorevolezza… al comando!

Andrea Achilli (SM Servigliano)

RECANATESE 10: Davanti fa fatica ma nessuna squadra ha preso pochi gol quanto i leopardiani. Muro giallorosso!

ELPIDIENSE CASCINARE 5: Cambia la guida tecnica ma la squadra continua ad affondare. Mare in tempesta! BADIA TEDALDA 4: Per sorridere l’unico modo è ribaltare la classifica. Di questo passo anche i play-out sono un’utopia. Sveglia! MONTESANTO 4: Gol a grappoli da raccogliere in fondo al sacco, sconfitte in quantità industriale. Se non ci pensa Santo…

PROMOZIONE GIRONE A 10: Ben

FOTONOTIZIA / La cena VIP da “Ribecco”

Righetti: “Complimenti agli amici di Quelliche.net”

Complimenti alla redazione di Quelliche.net per l’ottimo mensile di calcio che edita da sei mesi: le Marche, regione in cui vivo da 9 anni, aveva bisogno di una testata che desse spazio alle storie relative al calcio senza distinzioni di categoria”. Commento autorevole e assai gradito quello di Ubaldo Righetti, già difensore della Roma di Liedholm e della Nazionale, attuale opinionista della Rai. Giorni addietro ha cenato nel ristorante “Ribecco” a Servigliano, in compagnia di amici, tra i quali l’imprenditore Gabriele Vesprini (sponsor dell’Elpidiense con il marchio Princeps-Linea Oro). In quell’occasione Righetti, oltre a gustare i piatti della migliore cucina marchigiana, ha letto il servizio che Marche in Gol gli ha dedicato nel numero scorso, complimentandosi con la nostra redazione sportiva diretta da Gianluca Giandomenico. Nella foto: Ubaldo Rigetti dedito alla lettura di Marche in Gol e in compagnia di Gloria e Tonino Bartelucci, titolari di “Ribecco”.

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SERIE D

Luca Diamanti: “Sì, a Chieti la svolta” La bandiera della Civitanovese fotografa il campionato: “Per me un sogno ritornare tra i Pro con questa squadra”

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educe da un periodo decisamente positivo la Civitanovese rilancia le proprie ambizioni nel girone F. Intanto si è ricreato un grande entusiasmo in una piazza che ha fame di calcio e che risponde in maniera sempre entusiasta alle sollecitazioni della truppa di Jaconi. Tra i tanti ospiti che si alternano domenicalmente nella trasmissione di TVRS “Le Marche nel pallone”, Luca Diamanti (foto), che fotografa una situazione, a dir poco, lusinghiera. “Bandiera” del club rossoblu nel quale esordì appena 17enne in C2 in maniera estremamente positiva contro il Teramo e tornato da due anni nella sua città, appena il tempo di disputare un campionato di Eccellenza strepitoso e vivere questa ottima stagione Luca Diamanti ha risposto così alle domande di Andrea Verdolini. Dopo un inizio sicuramente

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confortante avete vissuto un momento di difficoltà. Con la vittoria di Chieti la svolta… “Dalla partita di Chieti abbiamo acquisito una nuova convinzione delle nostre possibilità, la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta ma è meglio restare con i piedi per terra anche se la classifica è davvero positiva”. Q u a l c h e recriminazione o rimpianto soprattutto dopo i due passi falsi interni contro Santegidiese e Recanatese? “No perché sostanzialmente era un periodo di blocco, eravamo entrati un tunnel e ci serviva una bella prestazione per darci convinzione. Ma in realtà non abbiamo mai “ciccato” nessuna gara”. Il pubblico è una delle vostre forze, vi chiede di lottare per il vertice o comunque è già soddisfatto della vostra stagione?

Si può sperare, vedendo la graduatoria, in un campionato comunque ambizioso? “E’ un campionato senza una squadra che si stacchi rispetto alle altre e penso che sarà combattuto sino alla fine. Non credo molto all’Atessa Val di Sangro, mi ha fatto invece una bella impressione la Santegidiese. Penso che tutto si risolverà nelle ultime giornate”. Ritrovi la Serie D dopo 7 anni, l’ultima tua esperienza a Monte San Giusto. Che campionato hai ritrovato? “Un campionato strano, il fatto dei 5 giovani condiziona tanto. Gli over devono dare quel qualcosa in più, almeno inizialmente, i nostri stanno crescendo bene ma è il gruppo, l’amalgama a fare la differenza. Dico solo che per me sarebbe un sogno ritornare in C2 con la Civitanovese. Ma intanto pensiamo ai prossimi delicatissimi impegni”.

qui ReCANAteSe

qui eLPiDieNSe CASCiNARe

Difesa da record

Nuovi mister, stessa crisi

n record è sempre un record: lo sanno bene in casa Recanatese dove, al termine del girone di andata, hanno potuto festeggiare un primato nazionale. La squadra di Paolo Siroti (foto) infatti è stata la formazione che, nei campionati nazionali, ha subito meno reti: solo sette in diciasette gare del campionato di Serie D; solo il Verona di Romendina, in lotta per la serie B, ha eguagliato questo primato. Doti che i leopardiani si portano dietro da alcuni anni, con i successi firmati da Roberto Mobili. Con l’attuale tecnico del Tolentino in panchina infatti i giallorosssi hanno vinto due campionati e sempre con ottimi rendimenti difensivi: nel trionfo in

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“Il fatto di avere un pubblico così ti porta ad esprimerti sempre al massimo e noi non possiamo far altro che ringraziare i nostri tifosi. Siamo noi a doverli ripagare con prestazioni alla loro altezza”.

Promozione B del 2005-2006 furono solo 17 le reti subite mentre nella stagione successiva, che coincide convittoria del campionato di Eccellenza, furono appena 21 le reti subite da un reparto difensivo che fu la colonna portante per un successo tanto sorprendente quanto meritato. L’arrivo in panchina di Paolo Siroti non embra aver portato stravolgimenti importanti: del resto, alla luce di quanto fatto nel corso della carriera da parte dell’ex difensore della Juventus, non c’è da stupirsi più di tanto dell’organizzazione difensiva della propria squadra. Complimenti dunque a Salvatelli e company.

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na stagione complicata quella dell’Elpidiense Cascinare: questo si intuiva fin dall’estate con un ripescaggio arrivato in extremis a salvare la società del presidente Giuseppe Torresi (foto). Un impegno difficile per una società ancora scossa dall’amara retrocessione maturata nei minuti finali dei playoff. La ripartenza è stata affidata ad un gruppo giovane, con una età media non molto elevata affidato ad un tecnico emergente come Massimo Cardelli. I risultati hanno non sono arrivati e per l’ex tecnico della Futura 96 è arrivato l’esonero con l’approdo in panchina di Sestilio Marocchi, già tecnico del Centobuchi e bandiera dell’Elpidiense

negli anni d’oro. Neanche l’avvento di Marocchi è riuscito a portare i risultati sperati e, in panchina, è arrivato il terzo tecnico stagionale: il compito di centrare il miracolo della salvezza è stato affidato all’ex tecnico del Montegranaro Andrea Emili. In casa Elpidiense Cascinare si augurano che il 3 sia proprio un numero fortunato. Nella sua rincorsa alla salvezza la formazione elpidiense avrà molti tifosi speciali: in Eccellenza molte squadre faranno il tifo per gli uomini del presidente Torresi, in virtù dei meccanismi di retrocessione resi noti dalla FIGC Marche negli ultimi giorni del 2009.

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giANFRANCO gARbugLiA

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Jair, Riva, Zigoni: tutti graffiati da “er gatto” di enrico Scoppa

Un grande calciatore che ha fatto della bravura e dell’umiltà le sue armi migliori per emergere in un mondo dove non è mai stato facile per nessuno ma lui, “er gatto”, come lo chiamavano a Roma i tifosi nel periodo trascorso sulla sponda laziale, ha respirato l’aria del calcio che conta e in tempi mitici. Il calcio, per Gianfranco Garbuglia, è stato tutto nella vita. Ne sanno qualcosa i grandi campioni come Jair con il quale non correva buon sangue e in campo che duelli... Gigi Riva, “rombo di tuono”, ha sempre stimato Garbuglia e di lui ha detto in più di un’occasione “con il difensore marchigiano non mi sono mai divertito, tutt’altro”. Non è stato solo Riva ad esaltare le qualità del mito di Corridonia ma anche Zigoni che spesso diceva “incontralo non è cosa da poco, quello ti cancella dal campo”. Qualità tecnica e mezzi fisici da vendere nonostante qualche brutto infortunio hanno caratterizzato la vita sportiva di un grande calciatore come Garbuglia, nato il 24 novembre del 1940, 69 anni compiuti e portati benissimo. Lo abbiamo raggiunto nella sua sede naturale, il negozio che gestisce a Corridonia in pieno centro storico e per ironia della sorte a pochi metri da quello è stato sino a ieri il negozio di Massimo Ciocci, altra stella del calcio biancorosso. Parlare di calcio con Garbuglia e ripercorrere tutta la sua carriera è davvero cosa facile perché il grande terzino è un grande anche nel ricordare con minuziosa dovizia tutti i momenti di una carriera sicuramente straordinaria che lo ha portato in piazze importanti, osannato ed applaudito da tifoserie che non lo hanno mai dimenticato come quelle di Sambenedetto del Tronto, Messina, Udine, Roma - sponda Lazio - anche se è stato spesso al centro dei desideri di quella romanista. Come è iniziata la tua carriera di calciatore professionista? “Non ci sono preamboli da raccontare. Era l’estate del 1958 quando partecipai ad un torneo notturno ad Ascoli Piceno, difendevo i colori del bar Kursal, mi notò un dirigente della Sambenedettese, Piatti, il quale mi portò a difendere i colori della mitica Samb. Fu il mio debutto da professionista con la gloriosa casacca rossoblu nel mitico stadio Ballarin”. Sei entrato subito nel cuore dei tifosi rossoblu? Si dice addirittura che il treno che dalla stazione di Corridonia ti portava a San Benedetto del Tronto si fermava appositamente per te vicino allo stadio Ballarin per farti scendere? “Nessuno ci crederà ma è tutto vero. Partivo dalla stazione di Corridonia, Piediripa per capirci, con il treno delle 13.30 di ogni lunedì, nella mia valigia chiudevo tutti i sogni di un giovane che stava cercando di dare il meglio di sè per affermarsi con il gioco che più amava, il calcio”. Ventisei partite con la maglia rossoblu poi l’approdo al grande calcio. “Per un giovane di provincia come ero io non era cosa facile potersi inserire in una grande città. Racconto un aneddoto. Un giorno, a Roma, un signore distinto con i capelli bianchi mi chiede l’autografo per il nipote, un grande colpo al cuore, capii che era fatta, che anche per me le porte del grande calcio si erano spalancate”. Lazio, Messina, Udinese, Sambenedettese, Potenza: tappe importanti di una carriera straordinaria? “Tappe che mi fanno venire i brividi se le ricordo per quello che io ho sempre ritenuto importante, il rapporto con il pubblico, che ho cercato di mantenere sempre intatto. A parte la tifoseria sambenedettese davvero speciale che ho sempre nel cuore come quella laziale, non dimentico

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quella messinese, e quella di Potenza. Tifoserie che non dimentichero mai”. Il momento più emozionante della tua carriera di calciatore? “La partita giocata a Nantes con la nazionale azzurra. Ho visto italiani piangere per la gioia di quella vittoria, ho toccato con mano cosa significasse tenere alta la bandiera del proprio paese in una terra straniera, noi giocatori in campo, i tifosi sulle tribune”. Quando si ventilò il possibile trasferimento alla Roma, cosa provasti? “Di tutto. C’era gente che mi fermava per strada e mi pregava di non abbandonare la Lazio. Ho visto e sentito di tutto e alla fine decisi di restare in biancoceleste facendo tirare un sospiro di sollievo alla tifoseria”. Tante stagioni di calcio, tanti tecnici importanti, ne ricordi qualcuno? “Vorrei, dato che mi si offre l’opportunità, ricordare quello che lasciai a Corridonia, Rosati. Poi Eliani, Fattori, l’argentino Lorenzo, Colomban, tutti grandi maestri che mi hanno insegnato a soffrire e impegnarmi sempre al massino per centrare un obiettivo: difendere la maglia che indossavo. Grandi personaggi da non dimenticare mai”.

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Parliamo dei giocatori, quali ti sono restati nel taccuino? “Tantissimi e tutti bravissimi, Charles, ricordo il mio debutto in serie A nella stagione 1960/’61, Fascetti, Bettini, Maraschi, Bernasconi, Zoff, l’elenco si potrebbe allungare all’infinito. Tutti giocatori che hanno scritto pagine epiche di calcio”. Le società con l e quali hai giocato si ricordano di Garbuglia? “Qualche tempo fa grande festa a San Benedetto del Tronto, sono stato inserito anche nella formazione di tutti i tempi, a Roma con la Canottieri Lazio. C’è un grande rapporto di stima che alle volte penso di

Nome: Gianfranco Cognome: Garbuglia Nato a: Corridonia, 24 Novembre 1940 Ruolo: Difensore Ha giocato con: Udinese, Samb, Lazio,

non meritare”.

Messina, Potenza

I rapporti diretti con i tuoi ex compagni di squadra? “Spesso mi vengono a trovare anche qui a Corridonia, addirittura nel mio negozio dove fanno bella mostra foto ricordo di un grande passato”.

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A suo figlio Enrico (ha allenato San Claudio, Due Emme, Francavilla, Maglianese) ha insegnato i segreti del suo calcio? “Certo, ma mai raccomandato a nessuna squadra. Quello che ha fatto lo ha fatto da solo con i mezzi a sua disposizione”. Un consiglio a tanti giovani che sognano il grande calcio? “Allenatevi, imparate tutto quello che c’è da imparare ed aspettate il vostro turno. Se i mezzi e le qualità non verranno meno arriveranno anche le soddisfazioni. Le forzature non servono, procurano solo delusioni, credetemi ragazzi, non createvi false illusioni”. Come vive oggi il calcio? “Dopo l’ultima esperienza nel Potenza, avevo 33 anni, ho chiuso con il calcio, ho voltato pagina, seguo attraverso la televisione i campionati e tutto il mio entusiasmo è stato riversato nel lavoro, gestisco una macelleria di mia proprietà”. Salutiamo Garbuglia non prima di fornire l’ultima chicca: in tante stagioni da professionista non ha fatto mai la riserva a nessuno, scusate se è poco.

L’album fotografico di Gianfranco Garbuglia... 1 - ...insieme al paron Nereo Rocco 2 - con la maglia della Lazio 3 - in un’azione di gioco contro Kurt Hamrin 4 - in maglia azzurra 5 - con la maglia del Messina

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Bertolani, 40 anni di giornalismo Ha raccontato 7 Campionati del Mondo per Gazzetta, Corriere della Sera, Corriere dello Sport. Un monumento vivente Maestrelli, tricolore nel 73-74. Devo dire che molte soddisfazioni me le sono tolte scrivendo pezzi per un settimanale, RomaLunedi diretto TORINO – E’ sempre stato avanti. “Il futuro è da Massimo Lojacono. Ricordo che un giorno si della radio. Ben presto i giornali saranno superati presentò in redazione un giovane: era Fabrizio da televisione e internet”, diceva dieci anni fa. Maffei, che proprio sulle colonne di RomaLunedi Luciano Bertolani, 62 anni, è un monumento vide pubblicati i suoi primi pezzi». vivente del giornalismo internazionale. Risiede (Parla con una memoria di ferro, si interrompe a Francavilla d’Ete: “Quando posso, rientro solo per accendere qualche sigaretta) Che nelle Marche per un po’ di relax”. Ma da oltre periodo era quello degli anni Settanta? due lustri vive a Torino: segue da vicino la «Nel ‘74 la svolta professionale. Fui contattato Juventus, da inviato speciale del Corriere dello da Avvenire, una delle testate alle quali Sport. E dall’Avvocato Agnelli a Blanc, passando collaboravo. Era il mese di giugno: “Se vuoi ti per Moggi, la Vecchia Signora ne ha conosciuti assumiamo per tre mesi come sostituto di un di stravolgimenti. Dagli anni di Rivera al calcio collega che è in ferie”, mi disse il capo della moderno: ogni argomento è buono per ascoltare redazione romana. Da allora non sono più aneddoti, racconti di un mondo che affascina. E’ tornato indietro ... Il contratto fu prolungato, tra i pochissimi giornalisti ad aver lavorato in fin quando il primo aprile 1976 ad Avvenire rapida successione per La Gazzetta dello Sport, cominciai il praticantato». il Corriere della Sera e il Corriere dello Sport: Quando avvenne il passaggio alla Gazzetta dello Sport? tre grandi, storiche testate. «Era l’estate del ‘77, facevo il notturno in Bertolani, ci parli di lei… «Pur essendo nato a Roma, mi sento cronaca. In tarda serata risposi a una telefonata: marchigiano: ho vissuto a Falerone, ho pensando che fosse il solito pensionato che frequentato il IV e V Ginnasio al liceo classico segnalava lo smarrimento del proprio cane, e di Fermo. Da qualche anno mi sono stabilito non avendo tempo a disposizione, fui un po’ fisso a Francavilla. Ho sempre sentito le Marche scortese. Dall’altro capo del telefono una voce come la mia terra, alcune scelte professionali ferma mi ripeteva il suo nome: “Sono Gino sono state condizionate anche dal fatto che non Palumbo!”. Al terzo tentativo mi disse che era il volevo stare troppo lontano da questi posti, direttore della Gazzetta dello Sport e che voleva come quando a fine ‘79 lasciai la Gazzetta per vedermi il giorno seguente. Ricordo ancora approdare al Corriere della Sera: da Milano quell’incontro, nella sua abitazione romana mi trasferivo a Roma, a due ore d’auto da lungo il viale Romagna: rimasi folgorato da un uomo straordinario. Era l’agosto del ‘77 Francavilla». Decine di migliaia di articoli, interviste quando lasciai Avvenire per seguire Palumbo a coraggiose. Il calcio scommesse, i casi Milano». doping, Mani Pulite. Da inviato ha seguito Con la rosea chiuse il periodo del superò l’esame da sette Campionati del Mondo, sei Europei praticantato, professionista e per anni lavorò da di calcio, Olimpiadi... «Ho cominciato il mestiere di giornalista alla interno… «Impaginavo la terza pagina la domenica fine degli anni Sessanta. Collaboravo, come free lance pubblicista, con sette, forse otto giornali oppure gli speciali. Ho anche seguito il ciclismo. di Roma. Pezzi di sport, anche di cronaca. Mi fu comunicato che dal primo gennaio 1980 Sbarcavo il lunario così, allora frequentavo la sarei stato promosso caposervizio, invece ci fu facoltà di Scienze Politiche. Scrivevo parecchi un altro cambiamento: contattato dal Corriere articoli: in quegli anni spopolava la Lazio di della Sera, accettai il trasferimento perché volevo tornare a Roma per essere più vicino alle Marche. Palumbo non mi perdonò mai la scelta». Sette anni con la testata più prestigiosa d’Italia a curare l’edizione sportiva romana e il calcio. Pallone d’inverno, Formula Uno e Motomondiale d’estate, con parentesi da inviato nell’Under 21 di Maldini e nella Nazionale di Bearzot… «Ricordo come fosse oggi la tragedia di Gilles Villeneuve. Così come i morti dell’Heysel prima di Juventus-Liverpool. Nel Bertolani riceve il premio alla carriera settembre 1987 l’allora direttore di Fabio Paci

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Morace mi chiama al Corriere dello Sport come inviato speciale”. Tifoso laziale, da sempre. Lei è nato il 9 gennaio (del ’48), proprio come la Lazio (fondata il 9 gennaio 1900)… «Da bambino andavo allo stadio con mio padre. Col passare degli anni mi resi conto che essere tifosi della Lazio voleva dire adottare un certo modus vivendi: la lazialità è qualcosa che va oltre la squadra di calcio. E un modo di pensare, dietro c’è la storia». Quali partite ricorda con piacere? Un giovane Bertolani con l’allenatore Juan Carlos Lorenzo «Lazio-Ipswich di Coppa Uefa del 73-74, chiusa 4-2 con 1’eliminazione i colleghi che una volta andati in pensione dei biancazzurri, resta tra i match più intensi e belli che ricordi. Finì in rissa. Poi, hanno un distacco traumatico: 40 anni vissuti un Roma-Lazio 1-2, con gol di Chinaglia (il foto- intensamente tra le quattro del pomeriggio e le poster dell’azione è conservato nel salotto di villa due di notte non si smaltiscono facilmente. Ed è Bertolani a Francavilla; ndr). Di gare piacevoli impossibile tornare alla vita normale». e pregevoli dal punto di vista tecnico, il Milan Il giornalismo moderno non lo attrae di Sacchi ne ha disputate molte: Milan-PSV e come un tempo... Milan-Real Madrid fanno parte della storia del «La televisione uccide i giornali. E inutile descrivere il lunedì mattina una rete di una gara calcio moderno». della domenica, perché l’azione è andata in tivvù Quattro i giocatori simbolo? «Rivera, Platinì, Maradona. Ci metto anche ed è stata ispezionata dalla moviola almeno una dozzina di volte. Il giornalismo di un tempo era Chinaglia, ad onore della lazialità». Ci racconti qualche aneddoto legato agli diverso: più romantico. Anche per questo grandi giornalisti nascono sempre più di rado». allenatori… «Juan Carlos Lorenzo era più giornalista di noi giornalisti. Intervistarlo voleva dire avere un grande pezzo. Nereo Rocco l’ho conosciuto, ma ero alle prime armi. Maestrelli era il numero uno nel gestire il gruppo: Eriksson in questo lo ricorda. Carletto Mazzone è un amico. Era un piacere vedere giocare le squadre di Fascetti, di Galeone». Ha sempre avuto fiuto nel saper scovare i giornalisti. Bravi giornalisti. Vent’anni fa ci parlava di Xavier Jacobelli, Alessandro Vocalelli. Due big, direttori con la D maiuscola… Un momento dell’intervista con il nostro Fabio Paci «Cronisti sopraffini prima che grandi direttori. Al Corriere della Sera ebbi avuto modo di apprezzare le qualità di Vittorio Feltri: lui era inviato. Sono molto legato a Giuseppe Pistilli, il più bravo di tutti a raccontare una partita. Tra i grandi dei miei tempi metterei Franco Mentana, Silvio Garioni, Italo Cucci, Franco Recanatesi, Mario Gherarducci, Domenico Morace. Gino Palumbo? Resta il più grande». Fare il giornalista è come vivere senza orari… «Questo mestiere ti toglie molto: non puoi avere una vita normale, sei da sx: Luciano Bertolani, Alessandro Vocalelli, Alessio Secco, Gianni Petrucci, Roberto Amodei, Giorgio Chiellini, Raffaele Palladino continuamente stressato. Capisco

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ECCELLENZA CiNgOLANA

Bonsignore - Sabbatini, questione di feeling

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n rapporto particolare quello di Gabriele Bonsignore (foto) con la Cingolana. Il bomber siciliano infatti sembra trovarsi a meraviglia sul “Balcone delle Marche”, ambiente che riesce ad esaltarlo. Il top? La tripletta rifilata alla Fulgor Maceratese a metà gennaio che hanno spianato la strada al successo biancorosso che mancava addirittura dalla 4^ giornata quando Tombesi e compagni espugnarono 2-0 il “Riviera delle Palme” di San Benedetto del Tronto. In casa il digiuno durava addirittura dalla prima giornata con il successo di misura sul Tolentino. Alla sua terza esperienza Cingolana, l’attaccante messinese conferma il suo feeling con tutto l’ambiente: “Qui è come se fossi a casa mia, conosco tutti e riesco a rendere al massimo. Un ambiente ideale, che mi esalta. Un ringraziamento particolare va ai miei compagni di squadra che riescono a farmi rendere al meglio”. Un rapporto speciale sembra averlo con il tecnico Sandro Sabbbatini: nelle due precedenti esperienze alla Cingolana e lo scorso anno alla Fortitudo Fabriano (laureandosi capocannoniere

con 20 gol) è stato sempre lui a dirigerlo dalla panchina: “Col mister abbiamo sempre lavorato molto bene insieme e devo dire che ha sempre trovato la chiave giusta per ottenere risultati importanti. Tecnico preparato ed esperto, capace di dirigere al meglio il gruppo”. Dopo il successo sulla Fulgor la Cingolana potrebbe essersi sbloccata anche mentalmente: “Ci sono ancora molte gare e per noi devono essere tutte finali, da affrontare per ottenere sempre e comunque il massimo. Dobbiamo e vogliamo tirarci su in classifica, recuperare posizioni - continua Bonsignore - nel più breve tempo possibile. Solo raggiunta una certa tranquillità potremmo pensare ad altro. Abbiamo un buon organico e la squadra è ben costruita, possiamo far bene e nelle ultime gare lo stiamo dimostrando”. L’obiettivo personale di Bonsignore? “Al momento non guardo a me stesso ma al gruppo: spero di fare il massimo e dare il massimo per questa maglia che sento praticamente mia. Mi interessa che la Cingolana raggiunga la salvezza nel più breve tempo possibile, se questo avverrà con i miei gol sarò ancora più felice”.

Fulgor e Vis sempre in crisi

Macerata, una città nel pallone

Fermana, rivoluzione in arrivo L’ex patron del Perugia Vincenzo Silvestrini pronto a rilevare la società

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’ stato un arrivo a sorpresa, questo senza dubbio, ma dagli esiti interessanti in casa canarina. Una formazione che attraversa un momento di forma importante e che sembra avere la propria forza nella compattezza di squadra. Questa la fotografia più appropriata per la Fermana di Giuseppe De Amicis, persona concreta e determinata come la sua “creatura” gialloblu impreziosita, nel mercato di riparazione, da una ulteriore gemma. Si tratta di Gianluca Savoldi, 35 anni, figlio d’arte (il papà Giuseppe è stato protagonista con le maglie di Napoli, Bologna, Atalanta e della Nazionale) con esperienze in tutte le categorie professionistiche fino alla serie A dove disputa 24 gare con la maglia della Reggina realizzando 5 reti. In questa stagione ha disputato sette gare, andando a segno tre volte con la maglia della Colligiana, squadra di Seconda divisione. Elemento importante per l’attacco canarino che nel girone di andata ha patito le difficoltà in fase conclusiva di Cazzella, alle prese con mille problemi di natura fisica. Un autentico colpo quello della società canarina grazie all’interessamento dell’imprenditore Vincenzo Silvestrini, romano di nascita ma originario di Servigliano, che ha reso possibile questa importante operazione in entrata e che sembra sempre più intenzionato a entrare fattivamente in società. In molti nel capoluogo fermano aspettano novità

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in tal senso… se son rose fioriranno. Certo che l’ingresso di Silvestrini, imprenditore impegnato su vari fronti e già presidente del Perugia calcio, permetterebbe alla società di via Trento di fare un ulteriore salto di qualità con l’obiettivo di tornare molto presto in palcoscenici più importanti.

25/10/2009: Silvestrini “beccato” allo stadio Recchioni di Fermo da Quelliche.net

Samb, la forza del primato

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opo un girone di andata vissuto di rincorsa, l’ultima gara del girone di andata ha portato in vetta alla classifica gli uomini di mister Ottavio Palladini, grazie al successo nello scontro diretto del “Riviera delle Palme” contro la sorprendente Urbania. Samb lanciatissima dunque al trionfo in campionato? In casa rossoblu sanno perfettamente che il girone di ritorno sarà ricco di insidie, constatandolo di persona nel match interno col Real Metauro, terminato 1-1. Al di la del risultato sono maturate grandi polemiche

per una frase irriguardosa dell’assistente di gara Quintili nei confronti del capitano rossoblu Marco Ogliari. Una situazione che ha portato i dirigenti rossoblu a chiedere un incontro con il presidente federale Paolo Cellini per esporre le proprie lamentele. Nel frattempo è definitivamente saltato l’approdo di Christian Riganò in rossoblu anche alla luce dell’assoluzione del bomber Mattia Menichini dalla commissione disciplinare in relazione al suo precedente tesseramento con l’Aversa Normanna.

Macerata nel caos: ci sono stati periodi peggiori nella città della lirica ma certo, questo è un momento non facile per le squadre della città che militano in Eccellenza. La Vis Macerata e la Fulgor Maceratese infatti gravano in zona bassa di classifica e né i cambi di panchina né le modifiche alla rosa sembrano esser servite a cambiare la situazione, anzi. Cifre alla mano, se gli allenatori scelti in estate da parte delle due società avevano raccolto poco, chi è arrivato dopo ha fatto anche peggio in qualche caso. Se la Vis Macerata ha cambiato l’allenatore Sergio Calcabrini dopo sette giornate per aver raccolto soli tre punti, inanellando ben sei sconfitte, Giovanni Trillini che ha provato a far risalire la squadra in quattordici partite ha comunque ottenuto meno di un punto a gara, solo 12. Dopo essersi arrovellato per giorni, alla fine il presidente Umberto Moretti è stato costretto ad esonerare anche il sostituto, optando per la soluzione interna, si è aperta da poco quindi l’era Roberto Lattanzi, ex allenatore degli allievi. Sul fronte opposto, quello storico biancorosso che ha conosciuto gioie e dolori negli anni scorsi, c’è stato anche un percorso peggiore in questo campionato, che sarebbe dovuto essere quello del riscatto e della rinascita post fallimento. Alessandro Porro, scelto alla guida dei biancorossi al momento della rifondazione societaria che ha nel presidente Massimo Paci il suo massimo rappresentante, in 16 partite non aveva poi demeritato così tanto: ventuno punti non erano pochi, ma nemmeno quelli che la società si aspettava, probabilmente. Ecco allora che anche Porro viene sostituito, in soccorso arriva una vecchia gloria, viene scelto uno dei pochi allenatori che a Macerata aveva fatto veramente bene per la squadra qualche anno fa, stravincendo il competitivo campionato di Eccellenza nel 2005, Francesco Nocera. Come si sa però è sempre molto difficile ripetersi, e per l’allenatore di origini napoletane, ancora non sono arrivate molte soddisfazioni, né tanta fortuna: in sei giornate da quando occupa la panchina dell’Helvia Recina, Nocera ha raccolto solamente quattro punti, incassando anche sonore sconfitte. Cosa c’è che non va dunque a Macerata? Perchè le maceratesi sono in crisi? Forse la soluzione la si era già trovata tempo fa in quella fusione passata poi in secondo piano e mai valutata attentamente per il bene della città. Succede allora che adesso fra le due litiganti, a godere sono solo le altre.

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PROMOZIONE A

Miracolo New Relax Rio

Antonio Crespi racconta i segreti dei rossoblu, autentica squadra-rivelazione

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n piccolo miracolo quello del New Relax Rio, squadra rivelazione, simbolo di una realtà di circa mille abitanti: Rio Salso, frazione di Tavullia. Una realtà piccola ma estremamente compatta intorno a questa realtà calcistica che sta sorprendendo molti in questo campionato. Partita con ambizioni estremamente ridotte in termini di budget (fortemente ridimensionato) e di obiettivi (in primo luogo la salvezza) si sta rivelando come una delle squadre più interessanti di questo raggruppamento. “Stiamo andando ben oltre le più rosee aspettative – ci conferma il direttore sportivo Marco Pacassoni – con un budget molto ridotto rispetto agli scorsi anni complice la situazione di crisi generale che ha colpito in molti nella nostra regione. Non abbiamo assolutamente voluto fare il passo più lungo della gamba, cercando di valorizzare al meglio le risorse a nostra disposizione: squadra e tifosi hanno risposto in modo eccezionale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se facciamo un pensiero al salto di categoria? Assolutamente no. Il nostro obiettivo rimane quello di una salvezza più tranquilla possibile, traguardo che ci auguriamo di tagliare al più presto per poi pensare a qualcosa di diverso. Per il salto di categoria vedo pronte e attrezzate Castelfidardo e Belvederese: se guardo l’Eccellenza e vedo nomi come vis Pesaro, Sambenedettese, Fermana, Osimana, Jesina e non solo vengono i brividi per una realtà piccola come la nostra”. Certamente soddisfatto di quanto stanno facendo i ragazzi anche mister ( (foto ), Antonio Crespi (foto), ex tecnico del S.Orso, cui la società rossoblu ha affidato l’incarico di rifondare la squadra: “L’obiettivo è e resta la salvezza, quantificabile a mio avviso in 42 punti. Credo che una volta raggiunto questo

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traguardo dovremmo confrontarci seriamente con la società per conoscere il loro punto di vista. Senza dubbio noi vogliamo fare il meglio domenica per domenica, non abbiamo pressioni particolare ed è questa la nostra forza principale. Si tratta inoltre di ragazzi che hanno grandissime motivazioni: la nostra è stata una scelta dettata da questioni di budget e soprattutto di programma. Si tratta di una programmazione a lungo termine che nel giro di alcuni anni dovrebbe portare a valorizzare quei giovani elementi che abbiamo individuato e portato con noi da categorie inferiori e da quelle formazioni di Promozione, scese di categoria. Al momento non siamo pronti per il vertice ma abbiamo la possibilità di un grande lavoro in prospettiva che può portare a risultati interessanti in corso d’opera. La nostra è una squadra formata da elementi che hanno grandi motivazioni, inseriti in un ambiente che permette a tutti di lavorare nel migliore dei modi, con la massima tranquillità. Se tutte le componenti fanno il loro lavoro – puntualizza il tecnico rossoblu – e ‘remano’ dalla stessa parte si avranno risultati importanti, sono invece da temere interferenze inopportune e dannose che possono minare quanto di buono fatto finora finora”. Infine, chiaro il punto di vista di mister Crespi per il successo finale: “Vedo una spanna sopra le altre Castelfidardo e Belvederese per qualità dei singoli e organico. Possono dire la loro Atletico Gallo, Passatempese e seconde me anche il Fabriano. Da noi hanno vinto nel recupero, destando una grande impressione: sono la vera rivelazione di questo campionato e possono fare un girone di ritorno ad altissimo ritmo”.

Fabriano, viaggiare è bello Giacometti: “Perchè meglio in trasferta? Giochiamo sul nostro stadio ma ci alleniamo sul sintetico”

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pesso nel calcio i numeri illustrano bene l’idea sul rendimento delle formazioni. Guardando allo score del Fabriano l’occhio va subito alla grande differenza di rendimento tra le gare interne e quelle esterne, in una classifica che per la squadra biancorossa, che ha appena superato la boa di metà di campionato, è assolutamente soddisfacente. Un ruolino di marcia esterno veramente importante per una compagine dall’età media giovane affidata in estate alle cure di un fabrianese doc come Gianluca Giacometti (foto), già tecnico della formazione Juniores e collaboratore di Stefano Tiranti nelle ultime stagioni. “Anche noi spesso ci interroghiamo sui motivi di questa grande differenza tra i risultati ottenuti in casa e quelli esterni. A mio avviso anche il terreno di gioco ci condiziona: la domenica disputiamo le gare interne nel nostro stadio, una struttura grande e importante nella quale però non svolgiamo regolarmente gli allenamenti. Ci alleniamo su un campo in erba sintetica: risulta poi difficile adattarsi a un fondo così diverso la domenica. Il fatto che riusciamo a fare risultati così importanti in trasferta basta pensare alle vittorie di prestigio in casa di Olimpia Ostra Vetere e New Relax Rio - è il segnale evidente che giochiamo sempre a viso aperto, per fare calcio. In casa nostra spesso le squadre si chiudono e trovare varchi importanti non è mai facile”. L’obiettivo stagionale per i ragazzi del presidente Claudio Guidarelli è la salvezza ma il ritmo tenuto dalla squadra biancorossa potrebbe far pensare a qualcosa in più: “Confermo che l’obiettivo stagionale che ci ha chiesto la società è la salvezza. Siamo reduci da un buon momento di forma confermato da risultati che ci gratificano ma sappiamo bene che non dobbiamo cullarci sugli

allori. Il campionato è ancora lungo e difficile e i momenti negativi sono sempre dietro l’angolo. Chiaramente cercheremo di arrivare al traguardo della salvezza prima possibile e poi guarderemo avanti: la nostra filosofia è quella di non accontentarci mai. Bisogna comunque restare coi piedi per terra: questo è un torneo assai equilibrato e difficile anche se spaccato in due tronconi ben distinti”. Per la vittoria finale Giacometti vede un duello ancora aperto a molte soluzioni: “Sicuramente sono diverse le squadre che hanno dimostrato di poter dire la loro ma personalmente sono rimasto favorevolmente colpito dal Castelfidardo: esprime un buon gioco e ha individualità di ottimo livello. Credo che siano loro la squadra da battere ma la concorrenza è agguerritissima e lo sarà fino alla fine”.

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PROMOZIONE B

Con Pezzoli l’Atletico vola L’attaccante elogia mister Vagnoni: “Merita altre categorie” di Roberto Cruciani

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’ sicuramente l’attaccante rivelazione del campionato di Promozione con una media gol veramente impressionante: quasi un gol a partita. Enrico Pezzoli (foto ((foto)) insomma è il bomber del momento e di questo ne trae i benefici l’Atletico Piceno, protagonista ai vertice della classifica. Una carriera importante per il bomber di Porto D’Ascoli: classe 1984, è cresciuto nelle giovanili della Sambenedettese ma poi ha girato molto, ha vinto un campionato di Eccellenza con la Maceratese ma ha anche vestito le maglie di Poggibonsi, Real Montecchio, Fortitudo Ponte, Montegiorgio, Centobuchi, Alba Adriatica prima del ritorno a casa nella passata stagione con la maglia proprio del Porto D’Ascoli. Da questa stagione inoltre è impegnato come tecnico nel settore giovanile del Porto D’Ascoli. Con la maglia dell’Atletico Piceno invece sembra aver trovato l’ambiente ideale, voluto fortemente dal mister Roberto Vagnoni (con il quale ha

giocato proprio alla Maceratese) per esprimersi al meglio e i risultati sono stati subito evidenti. “Sono andato all’Atletico Piceno convinto di poter far bene ma non mi aspettavo di segnare con tutta questa continuità. S o n o veramente felice di quello che

stiamo facendo e del mio bottino personale, spero di continuare a far bene per restare nelle zone altissime della classifica”. Qual è stato l’approccio con l’ambiente dell’Atletico Piceno? “Direi estremamente positivo fin dai primi momenti. E’ un ambiente ideale per esprimersi al meglio, una società che ti fa sentire bene e che ti permette di esprimerti al meglio. Il gruppo è formato da un nucleo storico già formato da alcuni anni che ha avuto il merito di far sentire subito a casa i nuovi arrivati. Si è creata un’ottima alchimia e i risultati si vedono anche in mezzo al campo”. Hai avuto come compagno di squadra Roberto Vagnoni che ora ti dirige dalla panchina. Qual è il tuo rapporto con lui? “Credo che il mister sia un lusso per questa categoria. Tecnico preparato tatticamente e soprattutto in fase di allenamento porta in campo grande intensità. E’ un professionista e

sa gestire al meglio la squadra sia in campo che fuori. In poche parole riesce a farci rendere al meglio in ogni circostanza e sa gestire il gruppo in maniera impeccabile”. Qual è il tuo giudizio sui questo campionato di Promozione? “Sembra banale ma è così: l’equilibrio regna sovrano. Non solo nelle squadre di alta classifica ma anche quelle che hanno meno punti sono estremamente preparate dal punto di vista tattico e ogni gara riserva molte insidie. Gli ostacoli sono ad ogni curva e distrarsi può essere fatale in ogni momento”. Come vedi la lotta per il vertice? “Oltre all’Atletico Piceno vedo molto bene Corridonia e Trodica, squadre che già lo scorso anno avevano fatto molto bene. Mi ripeto, sono collettivi estremamente compatti e con un’ossatura di squadra molto ben definita. Sarà una lotta durissima fino alla fine per il primato come del resto lo è stato anche nella scorsa stagione. La Promozione regala sempre grandi emozioni e credo che anche quest’anno tutto si deciderà nelle ultime gare”.

Il Corridonia sposa il sociale L’Associazione “La Rondinella” sulla maglia della prima squadra L ’Unicef nelle maglie del Barcellona, ‘la Rondinella’ in quelle del Corridonia, confronto improponibile tra le due realtà ma le finalità identiche. Lo slogan “usa la testa, fai squadra contro la droga” sintetizza al meglio l’obiettivo dell’iniziativa. Il presidente dell’Associazione Gaetano Angeletti, dell’iniziativa dice: “E’ stata concretizzata per sensibilizzare i giovani e far sì che anche lo sport sia una cosa pulita. Sport è sinonimo di salute, di gioventù che non sì può rovinare con miscugli infernali. La nostra associazione è nata quattro anni fa, dopo la perdita di mio figlio per droga. L’associazione è nata per volontà mia e di mia moglie e la portiamo avanti dicendoci che se anche salvassimo una sola vita, ne sarebbe comunque valsa la pena”. L’anima dell’organizzazione, Raffaele Gesuelli, responsabile delle relazione esterne del Corridonia:

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“Abbiamo deciso di trasformare la ricerca di uno sponsor, in una opportunità per comunicare un messaggio importante”. Sulla scelta di uno sponsor sociale il presidente del Corridonia, Sandro Procaccini: “Abbiamo fatto una scelta che ci è sembrata la più idonea per il messaggio che abbiamo voluto lanciare: mi sembra sia chiaro a tutti. Vogliamo stare dalla parte dei giovani, sostenerli cercando di aiutarli a stare lontani dai rischi che la vita di tutti i giorni mette sotto gli occhi, attraverso false illusioni”. Parole di elogio da parte del presidente della delegazione provinciale di Macerata della FIGC, Guido Andrenelli: “Iniziativa importante perché ha come fine i giovani, i quali, se tenuti lontani da certi ambienti, non verranno intaccati e potranno sicuramente combattere meglio quello che chiamiamo disagio giovanile”. Milco Mariani, assessore ai servizi sociali della Provincia di

Macerata: “Iniziativa sicuramente positiva, tutto quello che si fa e si può fare contro la droga per spazzare via questo cancro è positivo. Soprattutto perché si riesce a togliere quell’idea che la droga non è così pericolosa, non è cosi grave. Quello che sta facendo ‘la Rondinella’ e quello che farà è encomiabile, noi appoggiamo ‘la Rondinella’ come altre associazioni che combattono la droga perché oltre al danno, c’è la beffa del denaro liquido e fresco che finisce nelle mani della delinquenza organizzata”. Non poteva mancare l’intervento dell’assessore allo sport del Comune di Corridonia Pietro Siciliano: “Celebriamo, con questa iniziativa, i valori dello sport e i valori della solidarietà, lo sport aiuta a formare, non solo il fisico. I ragazzi, facendo sport, imparano a conoscere i valori del sacrificio quindi imparano a stare lontani da problemi e situazioni a rischio, capendo che la vita non è così

La squalifica e il ritorno:

Fontana riparte dalla Torrese

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ue mesi senza dubbio intensi per Daniele Fontana, classe 1972, difensore centrale di grande esperienza. Per lui il 2009 non è stato un anno fortunato alla luce della squalifica maturata con la maglia della Monturanese. Nel novembre del 2008, durante la gara Monturanese-Cagliese, l’arbitro della partita viene spintonato da un giocatore di casa, il direttore dà tutta la responsabilità all’allenatore e non al giocatore artefice della rissa. Ecco che il giudice sportivo condanna Fontana a ben 2 anni di squalifica, poi ridotti ad uno, quando il direttore di casa cambiando versione ha discolpato l’allenatore dalla responsabilità del fatto. L’ultimo ricorso ha portato l’ex allenatore all’assoluzione totale da ogni responsabilità. “Mi preme dire che sono stato assolto, finalmente è stata fatta chiarezza dopo il mio ulteriore ricorso a Roma, ci tengo a dirlo perché sono stato messo in prima pagina, etichettato come un mostro, invece è stato dimostrato che non lo sono e che con quanto è accaduto io non c’entravo nulla. Quello che mi ha dato fastidio è che è stato messo in luce quello che io non sono. Nessuno può toccare la mia dignità”, afferma Fontana. La rinascita passa per la Torrese, squadra alla quale Fontana è approdato come giocatore nelle seconda metà del mese di dicembre. Nel breve volgere di pochi giorni però la crisi tecnica della squadra biancoazzurra ha portato alla separazione con mister Matteo Calvà e il presidente Giancarlo Catini ha affidato l’incarico proprio a Fontana che ha dunque la grande occasione per il rilancio con la maglia della Torrese nel doppio ruolo di allenatore-giocatore.

facile come si potrebbe immaginare”. Carico di fiducia e di entusiasmo l’intervento del primo cittadino di Corridonia, Nelia Calvigioni: “Il sociale in prima pagina, è vero, siamo riusciti a fare squadra. Corridonia calcio e ‘laRondinella’ tendono una mano a quanti sono tentati dal cancro del secolo, la droga. Lo slogan “usa

la testa fai squadra contro la droga” ha una sua valenza, importante per sensibilizzare i giovani, soprattutto quelli maggiormente esposti come sono quelli delle scuole primarie e medie”. (Enrico Scoppa)

Gaetano Angeletti, presidente ‘La Rondinella’, i giocatori Giachè e Buado, l’allenatore Giovanni Ciarlantini

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FLASH NEWS Maurizio Cecchini Cecchini, 54 anni di Tavullia, è il nuovo allenatore del Santa Veneranda (Seconda categoria girone B). Cecchini, che ha allenato in passato Montecalvo, River Urbinelli, Real Montecchio, va a sostituire il dimissionario Daniele Magnoni.

iL PROF. PAtRiziO zePPONi SPiegA iL NuOVO MetODO Di LAVORO

Arcobaleno, vai col ritmo I Giovani di Marotta, Mondolfo, San Costanzo e Ponte Sasso si allenano con il metronomo di Marco Spadola

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egli ultimi mesi nei campi di Marotta, Mondolfo, San Costanzo e Ponte Sasso sta accadendo una cosa particolare: i giovani atleti della scuola calcio Arcobaleno si allenano con il metronomo, strumento che utilizzano i musicisti per scandire i ritmi. In paesi come il Brasile, dove la musica è nel dna delle persone, il senso del ritmo è molto sentito anche nei campi di calcio, mentre nei nostri non accade. Il Prof. Patrizio Zepponi ideatore di questo metodo di lavoro, è uno dei responsabili della scuola calcio Arcobaleno, noto per aver allenato squadre di serie A e atleti professionisti di livello internazionale quali cestisti, pugili, tennisti e piloti di Formula 1. Assieme a Marcello Mancini, responsabile tecnico della scuola, e al segretario organizzativo, Massimo Zandri, ha deciso di dotare ogni allenatore di un metronomo. “Il senso del ritmo – spiega il Prof. Zepponi – è spesso trascurato nei campi di gioco ma è fondamentale per il miglioramento di un atleta sia dal punto di vista coordinativo che fisico, ma soprattutto mentale, inteso come capacità di concentrazione. E’ importante che un giovane sappia compiere un gesto tecnico o uno schema tattico ma è ancor più importante che riesca ad eseguirlo a velocità elevate. La didattica di questi

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metodi di allenamento inizia con dei movimenti senza palla e successivamente con la palla, che dovranno essere ripetuti finchè non diverranno automatici. Da questo momento, entra in gioco il “bip”, che permette di eseguire gli stessi gesti in modo sempre veloce ed efficace. La differenza

tra un “campione” e un giocatore “normale” non è solo relativa alla tecnica, ma è legata soprattutto alla capacità di agire a ritmi elevati. Il metronomo permette all’atleta di individuare il proprio limite e di migliorarlo, inoltre è utile per allenare altre capacità fondamentali, quali: la

reazione, la coordinazione, la differenziazione, il tocco di palla, la gestione spazio-temporale e soprattutto la concentrazione. La scienza, proprio in questi ultimi mesi, ha appurato che il senso del ritmo è innato e si manifesta molto prima di quanto si pensi. Un’equipe di

ricercatori dell’Università di Amsterdam, che studia l’attività del cervello, ha scoperto che i neonati riescono a seguire ritmi musicali; ciò non è stato rilevato nemmeno nello scimpanzé che sono gli animali più evoluti dopo l’uomo”.

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PESARO

Nobilini, quando il capocannoniere è un centrocampista L’esterno del Marotta: “Sì, quest’anno è la mia miglior stagione in fatto di reti”

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ifficile se non impossibile trovare un centrocampista che a metà stagione ha gonfiato il sacco quanto o più di chi gioca a qualche metro dalla porta. Un’assoluta rarità! Michele Nobilini, classe 1989, esterno offensivo del Marotta, ha già trafitto i portieri avversari quattordici volte. Il capocannoniere del girone C di Seconda categoria è senza dubbio il primo protagonista del fantastico film che sta girando la compagine rossoblu, prima in classifica. Una stagione così prolifica in fase realizzativa, Michele che ha vestito anche le maglie della Vigor Senigallia e del Ponte Rio, non l’aveva mai vissuta. “Di gol ne ho sempre fatti, ma sicuramente quest’anno è la mia miglior stagione in fatto di reti. Gioco esterno a centrocampo ma riesco spesso a farmi trovare pronto in fase realizzativa. E’ tutta la squadra che pratica un buon calcio ed è brava a mettermi nelle condizioni di andare in gol. Il Mister poi mi ha promosso rigorista e questo mi aiuta anche se non è sempre così semplice segnare dal dischetto”. Dagli undici metri Nobilini è finito sul tabellino marcatori quattro volte. Implacabile, come del resto tutto il reparto offensivo

del team di Polverari, miglior attacco del campionato. “Sì, stiamo disputando un buon ma il campionato è ancora davvero lungo. Personalmente mi trovo benissimo, c’è un gruppo compatto e motivato. Ho scelto Marotta – prosegue Michele – perché mi interessava giocare con continuità e la società è ambiziosa e questo è fondamentale per far bene”. Il gol più bello che hai fatto? “Senza dubbio quello realizzato alla Torre San Marco, ma quello più importante l’ho segnato nel derby contro il Mondolfo. Comunque tutti i gol hanno un sapore particolare”. Esterno veloce, rapido, geniale, Michele all’occorrenza sa fare e bene anche la seconda punta. “Grazie al Mister sto migliorando molto. Seguo con attenzione i suoi consigli così come quelli dei miei compagni che hanno tanta esperienza e qualità e mi alleno con grande impegno e umiltà perché voglio crescere e salire di categoria”. Magari proprio con il Marotta. “Speriamo, questo è un campionato difficile ed equilibrato ma noi abbiamo tutte le carte in regola per arrivare in fondo”. (Marco Spadola)

PeRgOLA FRAtte gReeN

“Siamo giovani, abbiamo poca storia e gli arbitri ci massacrano”

Una foto della squadra relativa alla scorsa stagione

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l comunicato ufficiale n. 106 del 20 gennaio 2010 ha riportato la squalifica di alcuni dirigenti del Pergola Fratte (Seconda categoria girone C):il dirigente Amerigo Baldelli fino al 31 Dicembre 2011, il presidente Fabrizio Riccardi e Norberto Baldelli fino 30 Giugno 2010 in merito ai fatti accaduti nel match del 17 Gennaio scorso, Pergola FratteAvis Arcevia Caber 1-4. In merito a tali decisioni il presidente del sodalizio Fabrizio Riccardi ha voluto esprimere il proprio parere, sottolineando il fatto che la società presenterà ricorso agli organi competenti. “Fa scalpore vedere inflitta una squalifica di due anni di un dirigente alla quale si aggiungono quelle di altri due dirigenti ,fino al termine della stagione agonistica in corso, volevamo esporre le nostre ragioni, formo restando il fatto che quanto avvenuto è sbagliato. Come avevamo esposto tempo fa, come società neo promossa e con poca storia alle spalle (seconda realtà della nostra città), siamo massacrati e danneggiati dalla classe

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arbitrale. Ne abbiamo viste di tutti i colori e, nel match casalingo con l’Arcevia, abbiamo raggiunto il culmine. L’episodio più eclatante (oltre a una mancata espulsione e un rigore non dato) e’ stato il gol del 2-0 degli ospiti, da noi contestato per fuorigioco, convalidato dal direttore di gara perché, a suo avviso, il nostro difensore era sulla linea di porta; al 10’ del secondo tempo è stato annullato il gol del 2-2, annullato per fuorigioco, nella stessa identica modalità descritta sul gol dell’Arcevia, con il difensore che sulla linea di porta che ha provato il salvataggio. Risultato: il nostro gol annullato, capovolgimento di fronte con mezza squadra che protesta e chiede spiegazioni gol del 1-3 ed espulsione di un nostro giocatore. A fare i moralisti siamo tutti capaci, e’ sbagliato non si fa così... sembrava uno scherzo, una cosa non possibile, noi dirigenti non ci abbiamo più visto: o ritiravamo la squadra oppure, come successo, ci siamo rivolti all’ arbitro per capire e venendo oltre tutto presi in giro con spiegazioni idiote... qualcuno ha perso le staffe e si e’ fatto sentire”.

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FLASH NEWS Roberto Fioravanti non è più il tecnico dell’Olimpia Marzocca (Prima categoria girone B). A guidare la squadra è stato chiamato giampiero Ciacci, 47 anni, ex trainer di Cuccurano, Cicogna, Mondolfo e Lucrezia.

E’ David bonifazi, classe ‘67, a guidare il Villa Musone (Seconda categoria girone E) in questa seconda parte di stagione. Bonifazi, subentrato ad Alvaro Belli, ha allenato anche Santa Maria Apparente, Vis Civitanova e Vigor Pollenza.

Cupramontana - Scortechini, primato a costo zero Il tecnico allena gratis per scommessa. Capogrossi: “E’ raro trovare una persona così disponibile” ha subito pochissime reti: “Subiamo poco è vero – afferma il presidente - abbiamo una difesa forte e preparata, ma ci tengo a dire che non facciamo piani, viviamo alla giornata quello che viene ci prendiamo e siamo contenti”. Un campionato, quello di Seconda, in cui il Cupramontana non militava da tanti anni, dove sono tante le squadre agguerrite: “Fino ad oggi però non ci sono state squadre che ci hanno messo in particolare difficoltà, penso comunque che fra le più attrezzate ci siano certamente il Monsano, la Dorica Torrette, la Cameratese, il Collemarino. Credo che tecnicamente abbiamo qualcosa in più rispetto agli altri”.

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rimo posto indiscusso in campionato, e una difesa di ferro sono le caratteristiche di questo sorprendente Cupramontana: “Siamo molto soddisfatti della nostra situazione, non posso dire nulla dei ragazzi e dello staff che stanno svolgendo un ottimo lavoro – afferma il presidente Terzo Capogrossi (foto) certo, è vero che non ci aspettavamo di partire così bene con il gruppo, eppure sta andando così e ne siamo contenti”. Pochi ostacoli lungo la strada. Un cammino tutto in salita si pensava e invece pian piano lavorando sodo, dopo la delusione della stagione scorsa culminata con la retrocessione in Seconda categoria, il gruppo guidato in panchina oggi da Piero Scortechini, ha trovato la sua strada e anche il primo posto. “Rispetto allo scorso anno, dopo la retrocessione è stato cambiata circa la metà del gruppo allenatore compreso, che ora è Piero Scortichini ex portiere dell’Ascoli che ha allenato anche noi in passato. Abbiamo inserito diversi giovani che stanno dando il massimo e riescono a far bene, i ragazzi comunque sono quasi tutti del posto.” La difesa di ferro una delle armi a favore della squadra, che

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Scortechini allena gratis. La curiosità di questa squadra, non da sottovalutare, è che l’allenatore gestisce gratis, senza alcun rimborso, la squadra. Tutto è cominciato per scherzo quando la scorsa estate dopo la retrocessione, si sono incontrati presidente ed allenatore e Scortechini ha promesso a Capogrossi che se sarebbero scesi in Seconda categoria lui sarebbe andato ad allenarli gratis, e così è stato. “Lui è di Cupramontana, ci aveva già allenato in passato ed è stato ben contento di tornare, è raro trovare un allenatore che seppur coadiuvato da due persone è disposto ad allenare gratis”. Scortechini infatti è affiancato nel suo ruolo, da un altro Scortechini, Luca, giocatore e Rossi Yuri ex giocatore del Cupramontana. “Penso che in fin dei conti quello che è importante è il gruppo e noi ce lo abbiamo, questa è la nostra arma vincente”. Un meccanismo nel quale, almeno per il momento, sembra funzionare tutto alla perfezione e dove tutti aspettano di tornare, al più presto, in quella Prima categoria considerata la giusta dimensione di questa società.

Usap, brilla il “progetto Juniores” I giovani si allenano insieme alla prima squadra

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el presente e nel futuro dell’Usap brilla il “progetto Juniores”. Nel settore giovanile dell’Agugliano Polverigi quest’anno è stato avviato un progetto molto funzionale che sta offrendo stimolanti considerazioni per la prima squadra che milita nel campionato di Seconda categoria (girone D). Ma per spiegare la validità di questo progetto, bisogna tornare all’anno scorso: negli ultimi quattro anni il settore giovanile della Usap si fermava agli allievi, poi la società ha deciso d’investire sui ragazzi, creando la Juniores prendendo tre ragazzi del paese che militavano in altre formazioni e completare la rosa con gli allievi che nel frattempo erano maturati. All’inizio dell’estate la Juniores ha iniziato ad allenarsi insieme alla prima squadra e qui è nata l’idea. “Un progetto – racconta il dirigente Lodovico Donzelli (foto) - che ha messo insieme la disponibilità e la professionalità di più soggetti: il mister della prima squadra Giorgio Rossini, il preparatore Roberto Imparato, il preparatore dei portieri Stefano Manfredi e l’allenatore

della Juniores Francesco Beccaceci. La Juniores si allena insieme alla prima squadra, in questa maniera possiamo contare su una rosa complessiva di 40 giocatori mentre per i più giovani si crea un maggiore clima di stimolo”. L’iniziativa sta iniziando a dare i primi frutti, tanto che molti giovani della Juniores hanno accumulato esperienza e un numero di presenze importanti fra cui Andrea Turbanti, Nico Tamburo, Giacomo Gasparrini, Mattia Spacchiotti e sono molti i giovani che sono già pronti. “La sessione di allenamento unificata – commenta Francesco Beccaceci – offre importanti punti elementi di valutazione per entrambe le formazioni. Mister Rossini può valutare direttamente progressi e stato fisico dei giovani che possono giocare in prima squadra, con in più una buona preparazione su moduli di gioco e affiatamento con i giocatori. Per i ragazzi della Juniores, si tratta di un’esperienza formativa molto utile, oltre a creare quegli stimoli in più che poi fanno la differenza”.

(Laura Cutini)

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Nuova Folgore, giovani ok 227 iscritti, tanti successi nell’arco dei nove anni di gestione Bussolari

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l settore giovanile e la scuola calcio della Nuova Folgore, intitolata a Gianluca Gennarelli, è guidata e diretta ormai da 9 anni dall’ex capitano dorico Renato Bussolari, che ha preso la gestione della scuola calcio nel lontano 2001/’02 con appena 50 ragazzi e con l’aiuto del suo fido collaboratore Massimo Gambini, sempre al suo fianco dall’inizio di questa avventura, l’ha portata quest’anno alla cifra di 227 iscritti. Nell’arco dei 9 anni di gestione, non sono mancati i successi, come: 2005/06 campione Regionale allievi calcio a 5; 2006/07 vincitore del campionato allievi calcio a 11 e vice campione provinciale; 2007/08 vincitore Torneo Internazionale di Cattolica Pulcini Misti; 2008/09 vincitore del Torneo Internazionale di Cattolica Giovanissimi. Quest’anno con la 1^ squadra salita di categoria, il morale è alle stelle anche nel settore giovanile, dove si è avuto un notevole incremento delle iscrizioni; anche se il motto della società, guidata dal Presidente Loris Onofri, è divertirsi giocando in un ambiente sano, non si trascurano i risultati, che anche quest’anno sono ottimi. Poi come al solito, da quando è entrata la gestione Bussolari, anche quest’anno parteciperemo ad un torneo internazionale, di norma si va a Roseto degli Abruzzi, anche se lo scorso anno visto il drammatico terremoto, si è svolto a Cattolica. Infine da quest’anno c’è anche la collaborazione con il Rimini Calcio, che ha già bloccato alcuni ragazzi e ne sta visionando altri; qui sotto i gruppi maggiori con i vari allenatori: JUNIORES PROVINCIALI: ALLENATORE: Massimiliano Angeloni; Gigli,Postacchini, Baldoni, Diotallevi, Gambini A., PIETRUCCI, ROMANI,

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Morosini, Battistoni, Fammilume, Marzioni, Pignocchi, roscioni, Abate m., Gasparetti, Osimani, Mazzola, Belgacem, Di Sauro, Ghergo, Principi, De Lillo, Akhtar. ALLIEVI PROVINCIALI: ALLENATORE: Moreno Cianforlini: Antonelli, Aquilanti, Armani, Balbi, Baldini, Barletta, Canuti, Canuti, Carlini, Cecchi, Costarelli, Familiari, Gorreja R., Lelli, Luzi, Mariani, Masetti, Menichelli, Palumbo, Pergolesi, Pignocchi, Re, Renzi, Riccardini, Sagona, Sulpizi, Tacchini. GIOVANISSIMI A: ALLENATORE: Marco Marrone: Angelani, Bambozzi, Bedini, Di Brandimarte, Donfack, Fedeli, Frezzi L., Gagliani, Gambini M., Kadiu, Mechri, Montagnoli, Occhinero, Olivieri, Renzi, Torchia, Zampa.

La formazione Giovanissimi A stagione 2009 - 2010

GIOVANISSIMI B: ALLENATORE: Renato Bussolari: Abate, Agostinelli, Andreucci, Bonilla M, Bontempi, Brega, Conti, Grande, Leopardi, Libenzi, Loreti, Manzoni, Marinelli, Menghini, Mentrasti G., Mentrasti B., Ristani, Rubini, Zhou. esordienti 97: ALLENATORE: Leonardo Boldrini: Agostinelli, Carelli, Carnevali, Cerioni, Ciccarelli, Cinti, Dottori C.,Dottori T., Fabretti, Gamarra, Gasparroni, Giorgetti, Laurenzi, Loi, Mangialardo, Mariotti, Montanari, Montanucci , Nyarco A., Padovani, Perini, Petrarolo, Petrolini, Pierini, Portaleone, Rocco, Rubechini, Tanasi, Vivalda, Vivi. esordienti 98: ALLENATORE: Renato Bussolari: Antici, Cannistrà, Ciucci, Coser, Frezzi D., Gorreja X., Lanari, Martedì, Mengoni, Nasini, Pincini, Krakulli, Tafaj, Tonni, Palumbo S., Moretti E., Nyarco D., Barchiesi, Cinque.

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Rosora Angeli, storia da bar Un gruppo di amici, il caffè del cuore, tanta voglia di calcio: così è iniziata l’avventura della società

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l bar dello sport e la squadra del cuore, un binomio inscindibile che a Rosora è divenuto una realtà che raccoglie gli amici di tutto il paese. Il Rosora Angeli formazione che milita nel campionato di Terza categoria (girone D), rappresenta di fatto un esempio simpatico, un soggetto ideale da film per raccontare come l’amicizia e la passione sportiva spesso creino situazioni che superano la realtà. L’inizio dell’avventura. Era il 21 maggio 2008 quando il Rosora Angeli si è ufficialmente costituta come società sportiva, idea nata nel bar in cui gli amici si ritrovano e infatti proprio quel bar è diventato la sede della società e dove i dirigenti, tanto per dire il presidente ha solo 24 anni, sbriga tutte le procedure burocratiche della squadra. Una squadra dove i giocatori, si impegnano non solo a giocare ma anche a sbrigare gli

aspetti logistici, tecnici e burocratici della società. “Siamo nati con il solo intento di far giocare i ragazzi del paese – racconta il presidente Mosè Tinti – e magari raccogliere gli amici che frequentano il bar per divertirci insieme. Fino a questo momento non abbiamo disputato una stagione bellissima, siamo nella parte bassa della classifica. Il nostro impegno almeno per il girone di ritorno, sarà quello di raggiungere una posizione migliore e regalare e regalarci qualche piccola soddisfazione. E’ vero che l’inizio del girone di ritorno è particolarmente impegnativo, infatti, abbiamo tutti scontri con le squadre di testa”. L’obiettivo dunque è quello di risalire la china in classifica senza dimenticare che il principale obiettivo è quello di divertirsi tutti insieme, senza dimenticare che di ritrovarsi tutti al bar dello sport.

Ambizione Aspio 2005 Rossini: “Puntiamo decisamente al 5° posto”

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randi ambizioni all’Aspio 2005, anche se al momento la classifica non dice la stessa cosa e i punti raccolti sono frutto di vittorie o pareggi con le prime della classifica come la vittoria sul Leonessa e Candia, il pareggio con lo Sporting e Pietralacroce che sono le prime della lista. Questo significa che la squadra allenata da Roberto Rossini può ambire ad un posto in alta classifica, basta solo ritrovare continuità e... giocatori molti infortunati nella prima parte del campionato. Del gruppo che faceva parte dell’Autogriffe, nome della vecchia società, sono rimasti pochissimi giocatori il resto è stato ricostruito ex novo. “E’ stato difficile ricostruire un’identità di squadra quando i ragazzi non si conoscono – afferma il trainer Rossini - ma credo che ci stiamo riuscendo perchè è su quello che puntiamo il nostro campionato,

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l’unità del gruppo. Molti dei ragazzi sono giovani e gli innesti esperti che potevano darci una mano sono infortunati, è così che putroppo al momento la classifica non dice il vero sulle nostre potenzialità”. Ci sono infatti giocatori di valore alla corte di Rossini, ma la maggior parte del gruppo è fatta da giovani molti dei quali vecchie conoscenze dell’allenatore fin da quando si trovava ad allenare nei settori giovanili. “E’ vero che non avendo giocatori di alte categorie, molte partite le abbiamo perse – racconta il mister - ma noi giochiamo a calcio, e sono consapevole di avere comunque dei ragazzi di altissimo livello nel mio organico. Le motivazioni per raggiungere almeno il quinto posto, ci sono – conclude - il campionato è alla nostra portata e ce la possiamo giocare con tutte in questo girone di ritorno”.

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Orgoglio Serrana: una squadra, un’identità Il presidente Riccardo Pacchioni: “Tutti i giocatori sono di Serra San Quirico”. E’ gia febbre da derby contro Le Torri ...

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na bella storia di calcio, di passione per la propria squadra e soprattutto per il proprio territorio. Non ci sono parole migliori per descrivere la storia recente e non solo della Serrana, formazione attualmente nel girone D di Seconda categoria ma con obiettivi assolutamente non da disprezzare. Idee chiarissime quelle del presidente Riccardo Pacchioni: “Ho preso in mano la società due stagioni fa con l’intento chiarissimo di riportare il nome della Serrana

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al comunale di Serra San Quirico. Alcuni anni prima, infatti, la vecchia Serrana aveva passato il titolo sportivo alla Virtus Jesi, creando una situazione paradossale: la gente di Serra San Quirico andava al comunale a vedere la partita ma invece della Serrana, si trovava davanti la Virtus Jesi. C’era bisogno di rivedere la Serrana giocare al comunale e dunque abbiamo rilevato il titolo, riportando il vecchio nome a casa. Per fare questo abbiamo messo

su una squadra di dirigenti importanti con una linea guida nella costruzione della squadra: far giocare i ragazzi del posto. Personalmente sfido qualsiasi squadra della Vallesina sul piano dei numeri: su venti giocatori in rosa tutti e venti sono residenti nel nostro comune. Quanti possono dire la stessa cosa? E’ una politica di identificazione nel territorio che abbiamo deciso di intraprendere e che vuole portare ad un altro, ambizioso obiettivo. Nel corso di due anni vorremmo

portare in rosa quei giocatori di Serra S. Quirico che giocano in squadre di Promozione della zona: parlo di elemento del calibro di Biagioli, Cocilova, Congiu e Montesi”. Obiettivi importanti per una società giovane ma dalla grande tradizione che vanta un altro primato importante: “Grazie al fatto di puntare su elementi del luogo abbiamo un numero di spettatori molto importante tenendo conto che il paese conta circa 3.000 abitanti e che parliamo di

Seconda categoria. Nelle partite casalinghe abbiamo una media di circa 150 spettatori con punte anche maggiori. Sicuramente ci attendiamo il tutto esaurito il 27 febbraio quando affronteremo il derby con Le Torri, squadra di Castelplanio”. Un progetto da applaudire per una piccola realtà che potrebbe essere da esempio per realtà di categoria superiore per l’attaccamento dimostrato alle proprie radici e la voglia di riportare in alto i colori della propria società.

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FLASH NEWS Paolo esposto e è il nuovo allenatore della Monteluponese (Prima categoria girone C). Esposto, ultima panchina a Montefano, è subentrato a Francesco Mora.

Francesco Nerla, tecnico del Sarnano (Seconda categoria girone F), dopo la sconfitta in casa del Rione Pace (4-1) ha rassegnato le dimissioni. Il nuovo allenatore è Fabio Pelagaggi.

L’elfa tolentino (Seconda categoria girone F) cambia, la società ha esonerato il tecnico Platano. Fatale la sconfitta interna contro il Villa 2003. Il nuovo allenatore è Fausto bettucci.

Alessandro Sbaffo: “Grazie, Pietro”

Il giovane portorecanatese, oggi al Chievo, conserva nel cuore gli insegnamenti di Durastanti di Mauro Nardi

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’ cresciuto tirando calci al pallone nell’oratorio dei Salesiani di Porto Recanati. Poi ha indossato la casacca arancione delle giovanili sino ad approdare alla primavera del Chievo Verona dove da quattro anni sta mettendo in luce tutte le sue qualità di centrocampista avanzato. Alessandro Sbaffo ha la grande possibilità di seguire le orme di suoi illustri concittadini quali Beniamino Di Giacomo, Luciano Panetti, Massimo Palanca, Luigi Piangerelli e del nonno Fabio Ballarini, estremo difensore a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta in Serie A. “Chissà, forse mi ha trasmesso qualcosa attraverso il Dna - racconta Sbaffo, vent’anni il prossimo 27 agosto –. Mio nonno era un uomo di grande sport che oltre al calcio ha praticato anche il ciclismo, la box e il tennis. Gli sportivi portorecanatesi di lunga data ne sottolineano ancora le sue enormi qualità. Questo mi da lo slancio per dare il massimo ed onorare il suo ricordo e la lunga tradizione di un intera città che ha dato natali a grandi calciatori”. Sbaffo, sei al quarto anno al Chievo Verona e secondo gli addetti ai lavori è prossimo il debutto in serie A. L’avresti mai immaginato?

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“Difficile da immaginare. Quattro anni fa non pensavo sicuramente di ritrovarmi un giorno ad allenarmi con la prima squadra del Chievo, fianco a fianco con gente che mastica la serie A da molte stagioni”. E’ stata dura lasciare casa ed ambientarsi nella città scaligera? “Ritrovarsi a soli quindici anni lontano oltre quattrocento chilometri da casa non è assolutamente facile. Ma una volta superato l’impatto iniziale non ho avuto problemi ad inserirmi in una società meravigliosa, sempre

pronta a darti una mano nel momento del bisogno. Una esperienza che mi ha fatto maturare in fretta”. L’anno scorso 28 presenze e 5 gol con la Primavera, quest’anno come va? “L’inizio non è stato dei migliori anche a causa di un infortunio che mi ha tenuto fermo per oltre quattro mesi. Ora sto recuperando e spero di arrivare a giugno nelle migliori condizioni e dare il mio contributo per il raggiungimento delle finali scudetto, traguardo che abbiamo arpionato nella passata stagione p e r

l’immensa gioia dell’intera società”. Attendi con impazienza anche una convocazione in prima squadra? “Sinceramente non ho fretta, prima o poi arriverà il mio turno. Considero già un enorme traguardo allenarmi in prima squadra con giocatori come Marcolini, Luciano e Pellissier solo per citarne alcuni, sempre pronti a regalarci utili consigli”. Segui le vicende del Portorecanati, impegnato nella prima categoria marchigiana? “Mio padre mi aggiorna puntualmente e sono molto contento della promozione che ormai sembra dietro l’angolo. Un traguardo che l’intera città merita di raggiungere dopo anni di sofferenze nelle categorie minori, per la passione che ha sempre dimostrato nei confronti del calcio”. Il settore giovanile del Portorecanati sta vivendo antichi splendori. Qualche altro giocatore può seguire le tue orme? “Sento parlare bene di molti giocatori. La società sta lavorando egregiamente e mantiene contatti con realtà importanti di serie A e B. Qualcuno sicuramente avrà la possibilità e la fortuna di seguire il mio percorso. Starà a lui poi non smarrire la rotta”.

Oltre alle qualità tecniche cosa serve per sfondare? “La passione per il calcio, cosa che fortunatamente ho sin da bambino, quando giocavo all’oratorio dei Salesiani. Poi il sacrificio, necessario per diventare un professionista. Guai a farsi attirare dalle mille tentazioni. Bisogna saperle combattere”. Qualche ringraziamento particolare?

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“Tutti indistintamente mi hanno dato qualcosa, dal primo allenatore Pino Galendi al mitico presidente Beppe Camilletti. Ma voglio ricordare soprattutto lo scomparso Pietro Durastanti, un grande uomo che metteva enorme impegno nel suo lavoro, trasmettendo la passione per questo sport. Se sono arrivato a questi livelli lo devo anche a lui, lo porterò sempre nel cuore”. Concludiamo con una nota di colore. Su Facebook gli amici ti invitano a lasciare il calcio e provare la carriera di comico. Perchè? “Chiedilo ai miei amici o ai dirigenti del Chievo. Posso solo dire che sono un pochino stravagante, sempre con la battuta pronta. Ma questo d’altronde è il mio carattere e non lo mollerò mai”.

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Settempeda, il grande cuore di Simone Damiani

L’esperto calciatore racconta la sua nuova avventura e coltiva un sogno: organizzare un’amichevole benefica con Gene Gnocchi san claudio

Da Bernabei un invito alla Federazione:

“Più brevi tutti gli spareggi”

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’ specializzato nelle promozioni ma quest’anno ha tutt’altro obiettivo da raggiungere. Giordano Bernabei deve infatti traghettare il San Claudio alla salvezza nel girone E di Seconda Categoria. Un palcoscenico che conosce molto bene e che in passato a cavalcato con la Vigor Castelfidardo e il Villa Musone. “Ritengo il nostro girone il piu bello dell’intera seconda categoria, specialmente sotto l’aspetto dell’impiantistica, con campi in erba che ti consentono di praticare un buon calcio – dice l’allenatore recanatese -. Inevitabilmente è anche il piu duro, con squadre attrezzate che hanno un buon gioco come il Santa Maria Apparente, il Riviera Calcio, la Vigor Castelfidardo e la Real Cameranese che non a caso lottano per le prime posizioni. Noi invece dobbiamo pensare alla salvezza che sarà durissima da raggiungere, considerato l’equilibrio che regna sovrano nelle zone basse. Prevedo una quota salvezza molto alta, almeno quaranta punti per non rischiare la griglia play out” Giordano Bernabei ha ritrovato la panchina dei corridoniensi a stagione in corso, dopo essere stato costretto a rinunciarvi a causa di un infortunio rimediato quest’estate mentre giocava a calcetto con gli amici. “In effetti questa squadra la sento mia quasi al cento per cento in quanto ho contribuito ad allestirla assieme

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alla dirigenza – continua il navigato mister –. Purtroppo pochi giorni prima dell’inizio della preparazione ho rimediato una frattura al piede che mi ha costretto a rinunciare all’incarico, costringendo la società ad affidarsi ad un altro allenatore che poi non ha avuto molta fortuna. Travaglini ha dovuto infatti fare i conti con infortuni di giocatori importanti che non hanno consentito alla squadra di esprimersi al meglio e quando le cose non vanno bene il primo a rimetterci è sempre l’allenatore” . Niente sogni di gloria quest’anno per il tecnico recanatese che in passato ha vinto il campionato di Prima categoria con il Porto Potenza e quello di seconda con Villa Musone e Vigor Castelfidardo, dimostrando una certa affinità nella lotteria play off. “Gli spareggi sono utili per rendere vivo il campionato sino all’ultima giornata ma la Federazione dovrebbe quanto meno accorciarli – conclude Bernabei –. Una squadra dilettantistica non può arrivare a giocare la partita decisiva per la promozione alla fine di giugno come avvenuto quando ero alla guida del Villa Musone. Bisogna attuare una riforma, ci sono ritmi troppo incalzanti per società di Seconda categoria. Quest’anno abbiamo giocato il giorno dell’Epifania, assieme alla Serie A. Sinceramente mi sembra una esagerazione”. (M.N.)

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rentotto anni il prossimo 7 giugno, una lunga scia di vittorie (ben 7) in campionati di vertice con il filotto dei successi conseguiti con la squadra della sua città, la Maceratese, che con lui salì dalla Prima categoria in Interregionale, un serio infortunio ad un legamento lo scorso anno, quando vestiva la maglia della Samb Montecassiano, che sembrava potesse accorciare la sua lunga carriera dal ricco palmares, ma anche immutata voglia di divertirsi e divertire dando calci ad un pallone. Simone Damiani, jolly delle pedine di movimento, grande accortezza tattica e profonda capacità di leggere il match in modo da farsi trovare pronto in ogni ruolo di difesa, centrocampo ed attacco a seconda delle esigenze del trainer, è entrato a far parte della Settempeda a torneo iniziato ma ha già le idee chiare. Come ti è sembrato l’ambiente? “Senza falsa retorica direi ottimo. L’impianto dirigenziale della Settempeda dei presidenti Sileoni (suo compagno di squadra all’occorrenza, ndr) e Teloni è davvero un lusso per una formazione di Seconda categoria. Nulla da invidiare ad una società di Promozione”.

nel successo in ogni gara e puntare al bersaglio grosso”. Che sarebbe? “Per caratteristiche della mia indole non mi do mai per vinto e, pur non credendo in un crollo della Pievebovigliana che considero ancora la maggiore accreditata al successo finale, un pensierino al primo posto, con 42 punti da distribuire fino al termine del torneo nel momento in cui mi poni la domanda, continuo a farlo. Il traguardo più realistico rimane comunque il raggiungimento della soglia play-off, da centrare magari da posizione privilegiata”.

Il tuo approccio al nuovo team? “La difficoltà iniziale è da imputare al leggero stiramento che mi ha impedito di partire lanciato, ma ora, lavorando sodo durante la sospensione natalizia, ho smaltito il guaio muscolare, mi sento bene e so che posso crescere. Se il fisico regge come ora mi pongo senza dubbio il traguardo dei 40 anni da festeggiare sul campo”.

Tradotto in soldoni un secondo o un terzo posto? “Sì. Con la campagna rafforzamento effettuata la Settempeda non può nascondersi dietro ad un dito. Sarà ovviamente difficile imporsi in ogni gara, ma dobbiamo puntare a farlo. Anche per rispetto dei sacrifici della dirigenza e per i tifosi che intendiamo invogliare a tornare numerosi al “Gualtiero Soverchia” proprio con le nostre prestazioni. L’importante non sarà tanto centrare un acuto esterno, ma la continuità dei risultati. Lo scorso anno la Samb Montecassiano nel girone di ritorno ottenne 11 vittorie e 4 pareggi e riuscì nel salto di categoria. Sono esempi da tenere a mente”.

I giovani biancorossi possono essere adatti ad un discorso di vertice? “Lo devono. Con un gruppo dirigenziale così attivo alle spalle e le possibilità che sono state date loro e che mister Bozzi continuerà ad offrire nel corso dell’attuale campionato devono credere

Ne hai altri? “Mi piace rammentare la cavalcata vincente con il Busseto, nel parmense. Da -9 punti a 7 giornate dal termine scavalcammo la prima in classifica a 3 turni dalla fine e rimanemmo in testa per approdare in Eccellenza. Il calcio è bello perché i miracoli riescono. Anche

spesso…”. Con la Settempeda hai anche la responsabilità di insegnare il calcio ai piccolini. Come ti trovi in questa doppia veste? “Ho appena iniziato l’avventura di educatore con i Pulcini 2000 con buoni stimoli anche per le stagioni a venire. Non sono approdato a San Severino per una semplice… toccata e fuga. Mi impegnerò seriamente per insegnare valori come l’educazione, il rispetto degli adulti e degli avversari e la volontà di sacrificarsi quotidianamente. Ovviamente con l’obiettivo ludico al primo posto. A questa età ci si deve soprattutto divertire”. Non abbiamo dubbi sulla rigorosità di un atleta che vanta anche un’esperienza, seppur per pochi mesi, nella serie B della Bundesliga con lo Stoccarda ma che eccelle pure in qualità di organizzatore di eventi nel centro dove vive, Pollenza, anche se ha in animo una simpatica digressione territoriale. “Mia moglie ed io abbiamo purtroppo scoperto che mio figlio soffre di diabete. Mi piacerebbe – l’indomito Damiani rilancia subito - poter organizzare un’amichevole al comunale di San Severino, con incasso devoluto alla ricerca sui rimedi contro appunto il diabete, con personaggi di primo piano del mondo dello spettacolo e dello sport. Sulla disponibilità delle vecchie glorie non ho dubbi. Riguardo ai primi citati sono già d’accordo in linea di massima il vulcanico Gene Gnocchi. L’unica pregiudiziale sono le… condizioni del tappeto erboso che Gene, cultore del calcio ai massimi livelli, pretende ottime! Vuol dire che proporremo come data una giornata di primavera”.

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Portorecanati, tanti auguri! La società ha festeggiato i 90 anni con un libro e una mostra

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a compiuto 90 anni il Portorecanati. Il compleanno è stato ricordato attraverso festeggiamenti che hanno avuto come punti di riferimento una mostra e la presentazione del libro scritto da Lino Palanca grazie alla collaborazione di qualche cacciatore di notizie, come scrive l’autore, come Gianluca Guastaferro, Cristian Durastanti, Beniamino Di Giacomo, Liberato Giorgetti, senza trascurare vecchi giornali rintracciati anche in modo rocambolesco. Un’opera, come dice lo stesso autore, che non ha nessuna pretesa ma è sicuramente un primo documento capace di raccontare una storia importante. LA STORIA – Il Portorecanati nasce nel 1919. L’idea venne, forse, alla famiglia Scarfiotti che secondo Antonio Caporaletti aveva sentito dire che i proprietari del cementificio avessero chiamato l’alessandrino Adolfo Baloncieri ad insegnare i primi rudimenti del gioco del calcio agli atleti locali. Il calcio nelle Marche debutta ad Ascoli e Pesaro nel 1898 , l’Ancona nel 1905, Portorecanati partecipa insieme a Civitanovese, Osimana e Maceratese alle prime manifestazioni ufficiali nel 1922, Recanatese nel 1923. Le pagine del Corriere Adriatico raccontano - il 27 agosto 1929 - di una gara amichevole Portorecanati - Anconitana. Vinsero i dorici 2-0 con un pubblico importante tra i quali il prefetto di Macerata Italo Foschi e l’onorevole Ladislao Rocca, ex presidente dell’Alessandria. TEATRO DELLE SFIDE che hanno fatto la storia del Portorecanati, il Nazario Sauro, che ora non c’è più sostituito dal “Monaldi”, nuovo impianto sportivo che sicuramente potrebbe essere teatro del nuovo corso del Portorecanati che sembra destinato, sotto la presidenza di Arturo Maresca, a raccontare grandi imprese.

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Grande giocatore Vincenzo Monaldi: si è fregiato del premio Portorecanati per lo sport nel 1985.

apprezzare per il buon gioco mettendo in evidenza anche giovani di grande talento.

PORTORECANATI ha dato i natali a tanti campioni a partire da Beniamino Di Giacomo (ex Inter) del quale si ricorda che un bel giorno sulle mura del Nazario Sauro scritte a caretteri cubitali “Forza Arancioni, con il cuore si vince” oppure “Graditi gli ospiti”. Nessuno ne sapeva nulla poi si è venuto a sapere che gli autori furono Beniamino Di Giacomo e Francesco Matelicani, i

I GIOCATORI E LA STORIA – L’azzurro è di casa a Portorecanati. Nella nazionale maggiore sono finiti Beniamino Di Giacomo, Luciano Panetti e Massimo Palanca, con la nazionale militare hanno giocato Beniamino Di Giacomo, Emilio Monaldi, Giacomo Piangerelli, Luigi Piangerelli. Massimo Palanca. In serie A Beniamino Di Giacomo ha vestito la maglia di Spal, Inter, Napoli, Torino, Mantova e Lecco; Damiano Morra con il Catania; Eminio Monaldi con l’Inter; Fabio Ballarini nel Foggia; Giacomo Piangerelli con Cesena e Avellino; Luciano Panetti con Roma e Torino; Luigi Buccolini con Napoli, Lazio, Catanzaro; Luigi Piangerelli con Lecce e Fiorentina; Massimo Palanca con Catanzaro, Napoli. Michele Morra con il Bologna e Vincenzo Monadi con il Vicenza. Troppo lungo l’elenco dei giocatori arancioni che hanno militato nel campionato di serie B, C1 e C2.

L’Adriatica campione d’Italia CSI

due lavoravano come apprendisti imbianchini. Le due frasi diventeranno il motto degli arancioni ed il vanto degli artisti autori.

LO SCUDETTO A PORTORECANATI è di casa. L’Adriatica lo ha vinto con gli allievi nel campionato nazionale CSI in una storica finale disputata a Rimini: era il 2 giugno 1964.

NuOVO PuNtO MOgLiANO

“Classifica da migliorare”

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tagione non facile per il Nuovo Punto Mogliano che nella seconda parte del campionato punta a migliorare la classifica. Non sta vivendo un periodo esaltante la squadra di Mogliano che milita nel campionato di Terza categoria (girone I), che in questa seconda parte della stagione punta a regalare qualche soddisfazione ai suoi tifosi. “Questa squadra – spiega l’allenatore Andrea Bianchini – è nata per dare la possibilità ai giovani di Mogliano di giocare e come si dice di farsi le ossa. Quindi non era nei nostri obiettivi puntare al campionato. Certamente la situazione attuale non è molto gradevole, infatti, sarà questo l’impegno per le prossime gare riuscire a migliorare la nostra posizione in classifica. Sotto il profilo tecnico l’obiettivo lo abbiamo raggiunto, ci sono già diversi ragazzi tutti ventenni che si stanno mettendo in mostra: il portiere Michele Forti, il difensore Ferdinando De Stefano, il centrocampista Fabio Tarulli e Daniele Chiacchiera”.

STORIA DEL NOME dalla nascita non è stata chiamata Società Sportiva Porto Recanati. La società nacque con il nome di Adriatica. Non si conosce la data del cambio, con ogni probabilità dopo la grande guerra alla ripresa dell’attività agonistica. I TRAGUARDI sono stati tanti ed importanti. Nella stagione 1964/’65 con alla guida Luciano Panetti il Portorecanati stravince il campionato ed approda in serie D. Gli arancioni si fanno

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RM Civitanova: serie A e settore giovanile La capitana è mamma Meri, suo figlio Romeo la mascotte

Ediartis Cingvlvm: zero rimborsi, ingresso gratis e tante iniziative

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n campionato che rispecchia le aspettative quello dell’RM Civitanova femminile calcio a 5 che si trova nel girone sud delle Marche. Il quinto posto finora, è frutto del grande affiatamento delle ragazze e dell’entusiasmo da parte della società che fa di tutto per metterle in condizione di giocare al meglio. Gli obiettivi - mantenere il campionato ad alto livello per partecipare nel prossimo anno al campionato di Serie A femminile, data la riforma dei campionati - è rientrare nel settimo posto utile per giocarsi il titolo regionale nel 2011. “Un bel gruppo di ragazze – ci spiega l’allenatore Andrea Carlocchia - tutte di Civitanova che giocano insieme e si trovano bene insieme, alcune anche giovanissime, infatti il gruppo va dai 16 ai 33 anni delle più esperte. Abbiamo tantissimo seguito in casa e fuori, e questa è un’arma in più a nostro favore per continuare a far bene, e ne siamo sempre piacevolmente sorpresi.” Insomma, un gruppo su cui la società RM Civitanova punta moltissimo, tanto da pensare a metter su un settore giovanile femminile, data l’ampia richiesta da parte di molte ragazzine: “Oggi il calcio – afferma ancora l’allenatore Carlocchia – non è più esclusiva maschile, le ragazze hanno capito che giocarci non significa essere dei maschiacci, ma si può mantenere grazia e femminilità anche in questo sport, che tutti possono praticare. Abbiamo tante richieste, ma non dipende solo da noi, stiamo sollecitando

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il comune perchè non abbiamo impianti per allenarci e finchè non avremo maggiori spazi non sarà possibile creare un settore giovanile, non nego però che ci speriamo!” Fra le curiosità di questa squadra c’è che al suo interno gioca anche una mamma, la capitana Meri Sbrascini, 27enne che da oltre sette anni gioca con questo gruppo, seguita dal suo primo tifoso, il piccolo Romeo, mascotte della squadra. “Una delle figure trainanti di questo gruppo è il capitano – conclude il tecnico – in queste ragazze molto affiatate mi piace sottolineare che insieme al gioco, sono tanti i valori hanno e mantengono sempre dentro e fuori lo spogliatoio, come la famiglia e l’amicizia”. Dello stesso parere anche il vice allenatore dell’ RM Civitanova femminile: “La componente-gruppo fa parte del dna di questa società fin dai suoi albori, è nata infatti da un gruppo di amici, e il divertimento è sempre stato la nostra filosofia. Un atteggiamento questo – afferma Andrea Capozucca – che siamo riusciti a trasmettere anche alle ragazze, che si sono conosciute grazie a questa realtà e che per la maggioranza ha istaurato anche ottimi rapporti di amicizia anche fuori dal campo. Questa componente insieme alla voglia di far bene e di vincere ci ha permesso di arrivare dove siamo, a disputare il secondo campionato in Figc nel migliore dei modi, dopo quattro anni con il Csi”.

l club nasce nel giugno 2006 con la presidenza Giuseppe Fortunato, attualmente in carica. La società viene fondata con degli obiettivi particolari: dare una maglia ai ragazzi della cittadina che non trovavano spazio nelle altre società calcistiche di Cingoli o che avevano lasciato lo sport. Nello statuto si prevede il solo tesseramento di ragazzi cingolani: residenti a Cingoli, nati a Cingoli o cresciuti calcisticamente nelle giovanili cingolane. In 3 anni e mezzo sono stati tesserati circa 60 ragazzi cingolani e tutti scesi in campo. Questo principio non per escludere ragazzi di altre zone ma per coinvolgere e favorire la socializzazione di quelli della comunità, infatti il latino della dicitura CINGVLVM è segno importante della connotazione strettamente comunale della società e dei suoi iscritti. Altri principi fondanti: no agli stipendi o rimborsi ai calciatori (solo il mister è rimborsato) e no al pagamento di biglietto allo stadio. La società è al 4° campionato di Terza categoria, i risultati sono venuti crescendo da un anno all’altro, grazie alla gestione organizzativa “professionale” dalla dirigenza alla segreteria (il sito web www. ediartiscingvlvm.it nel mese di ottobre 2009 ha totalizzato 1038 presenze con 4755 pagine viste in 30 giorni con punte di 60 visite al giorno). La gestione virtuosa ha portato anche tanti giocatori di alte categorie a rinfoltire la

rosa: - Cristian Latini (classe 1990) dalla Cingolana (Eccellenza) - Juri Fortunato dalla Prima categoria un paio d’anni fa, è stato capocannoniere nello scorso campionato, conclusosi per l’Ediartis ai playoff. - Diego Polita (dalla Cingolana) - Marco Ilari e Simone Pigliapoco (dalla Prima categoria) - Mosconi Maurizio e Tomassoni Luca (portieri dalla Seconda categoria) - Mazzieri Diego (dalla Prima categoria). Inoltre sono arrivati tanti giovani usciti dalle giovanili della Cingolana. Nel precampionato 2009-2010 il presidente Giuseppe Fortunato ha dichiarato che l’obiettivo è vincere il campionato, attualmente la squadra è nelle prime posizioni ma non in testa, per via di tre scontri diretti finiti tutti e tre in pareggio. Con questa rosa di giocatori la sorpresa sarebbe non fare il salto di categoria. L’Ediartis Cingvlvm non si adopera solo nelle attività meramente sportive, ma si impegna ad organizzare manifestazioni, sempre con destinatario il gruppo della squadra: ad esempio il viaggio dello scorso maggio a Coverciano, sui campi della Nazionale Italiana di Calcio e la vista al Museo del Calcio; o la prossima amichevole che a primavera porterà la squadra nel modenese a giocare contro una Terza categoria di Sassuolo dove milita un ragazzo cingolano.

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La notte di Capodanno in tribuna con sciarpa e gagliardetto della Moglianese! E’ l’impresa compiuta dal supertifoso Simone Catalini, detto Slip a dormire  Slip? Ha lasciato la tribuna alle 5.54  del  1° gennaio  dell’anno nuovo. Se non è una dichiarazione d’amore questa....Perchè l’ha fatto? “Perchè volevo passare alla storia della Moglianese”.

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ome passare alla storia di un club dimostrando il  proprio amore? Ci ha pensato il supertifoso della Moglianese  Simone Catalini, 20 anni.  Slip  (così viene chiamato dagli amici) ha compiuto un’impresa straordinaria:  ha trascorso la notte di Capodanno sulla tribuna dello stadio comunale con sciarpa e gagliardetto della Nese (è il nome della Moglianese). Ecco la cronistoria.  Slip  mette piede  sulla tribuna alle  23.34  del 31  dicembre, si siede  e si guarda il panorama intorno. Allo scoccare della Mezzanotte si alza, bacia il gagliardetto e si gode lo spettacolo dei fuochi  d’artificio che illuminano il cielo. Alle ore  1.51  arriva l’amico  Vincenzo Lombi (insieme ai fratelli Giacomo e Paolo  Procaccini) e gli scatta la foto-ricordo. A che ora se n’è andato a casa

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Poi racconta (e scrive): “Un essere umano senza passione è un essere umano senza la parola umano dopo essere... E sapete perchè è soltanto essere? Perchè la passione porta all’emozione e l’emozione di conseguenza influisce nella  vita di tutti i giorni. Quindi? Se un essere umano non ha un minimo di passione come fa a trovare lo sprint che lo proietta ad un minimo di vita? La risposta è che la vita non sarebbe vissuta. E questo perchè esiste una catena con tre concetti fondamentali che non si possono spezzare: ‘passione - emozione vita’. Se togli un concetto questa catena non troverà mai successo ma soprattutto non si  realizzerebbe l’ultimo concetto, quello della vita. Perchè il concetto della vita porta alla storia e la storia è quel mezzo che ci fa vivere per l’eternità.  Io la mia storia, la storia della Nese,  l’ho realizzata, o meglio ho realizzato due storie in una  perchè io  e la Nese siamo la stessa  cosa infatti Nese è abbreviazione di Moglianese ma è anche la sigla (Nese) Non Esiste Slip Eterno. Buon campionato a tutti”. 

Atletico Recanati e Fondazione Salesi Pelati: “Calcio sì, ma anche impegno sociale: è per questo che ci siamo legati alla Onlus di Ancona”

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alcio e solidarietà vanno a braccetto all’Atletico Recanati, neo nata società dilettantistica che partecipa al campionato provinciale di Terza categoria. “Una scelta condivisa da tutti, sin dal giorno della fondazione, avvenuta quest’estate – spiega l’allenatore Antonello Pelati (foto) –. oltre all’attività agonistica abbiamo voluto fare qualcosa di piu, legandoci ad una realtà che opera nel sociale, la Fondazione Salesi Onlus di Ancona alla quale abbiamo riservato lo sponsor delle nostre maglie”. Un primo passo che ha dato il la ad altre iniziative come la cena di beneficenza pre natalizia svoltasi alla presenza del pallone d’oro Gianni Rivera. “Un grande personaggio che ci ha consentito di raggiungere un enorme obiettivo, quello di finanziare per un anno il progetto Peter Pan, ovvero l’assistenza psicologica ai genitori di bambini colpiti da gravi patologie e ricoverati al Salesi – continua Pelati -. La presenza dell’ex fantasista della Nazionale ha calamitato semplici curiosi, aziende del territorio e istituzioni che hanno dato il loro importante contributo in termini economici, partecipando all’asta di beneficenza dove sono state battute le maglie di Ambrosini, Possanzini e Mastronunzio giusto per dirne alcune. Una serata riuscita perfettamente anche grazie all’intervento di numerosi sponsor, nonché all’aiuto dei Club Uniti Biancorossi Ancona. Un successo sicuramente inatteso che ci ha invogliati ad andare

avanti, tanto è vero che stiamo pensando già alla prossima edizione” Attività collaterali, quelle del sodalizio biancoblu, che ovviamente coinvolgono tutta la squadra, dal mister al presidente, sino ai ragazzi che scendono in campo nel week end. “Un gruppo veramente eccezionale, composto da oltre trenta ragazzi che si allenano con voglia e determinazione nonostante il rischio di non essere neanche convocati per la partita - conclude il mister -. Chi passa al campo sportivo resta meravigliato nel vedere così tanti ragazzi. Sono veramente orgoglioso di loro e soddisfatto dell’ottimo lavoro svolto sino ad oggi. Anche sotto il profilo dei risultati stanno arrivando delle belle soddisfazioni anche se il nostro scopo principale resta quello di divertirsi e creare un gruppo di amici, in grado in un futuro non molto lontano di proseguire l’attività ricoprendo altri ruoli all’interno della società”.

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Martina Virgili, 25 anni, presidente del Molini Calcio racconta come è nata la sua passione per il mondo del pallone

“Seguo la squadra ovunque, organizzo visite, preparo il thè, mi occupo della lavanderia e cerco gli sponsor” di Laura Cutini

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n’avventura iniziata per caso al bar di Molini (località di Fermo) in un giorno d’estate e che ora è diventata una vera e propria occupazione per Martina Virgili (foto), 25enne presidentessa del Molini calcio (squadra militante in Terza categoria girone M). Questo dopo-lavoro occupa ormai quasi tutto il tempo libero, persino il sabato sera alle 20.30 giorno della partita settimanale, però riesce a darle anche soddisfazione. E’ così che gestire un gruppo di uomini, seppure in giovane età, è difficile ma non impossibile, “con un po di pazienza” ci dice la presidentessa si può fare tutto, persino il thè caldo prima della partita o la lavanderia. Il ruolo del presidente dunque, viene svolto in tutti i suoi aspetti non solo come massimo rappresentante della società ma come vero e proprio motore, senza il quale sarebbe difficile mandare avanti l’intera “baracca”. Una bella sorpresa è stata quella di trovare non solo un presidente donna quindi, ma una presidentessa giovane e attivissima per la sua società.

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Com’è cominciata Molini?

l’avventura

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“Me lo chiedono tutti! Mah per caso, eravamo al bar con un gruppo di amici mancavano pochi giorni alla scadenza dell’iscrizione al campionato di Figc, volevamo fondare questa società e nessuno voleva fare il presidente, l’allenatore era il proprietario del bar, mio padre con la sua azienda ci aiutava per acquistare le maglie e l’iscrizione, è nato tutto per scherzo. Insomma, alla fine ho deciso di farlo io il presidente, avevo 21 anni quattro anni fa, ed ora è quasi un secondo lavoro”.

Ti impegna molto questo ruolo? “Si, molto. Giocando il sabato sera poi quest’anno ancora di più. Praticamente finisco di lavorare il sabato mattina e corro al campo appena pranzo. Seguo la squadra non solo nelle gare ma anche agli allenamenti due volte a settimana, cerco di essere sempre presente”. Quando arrivano giocatori nuovi, o quando vai in trasferta, la gente è sorpresa nel vedere un presidente donna? “Sì, mi chiedono tutti come mai ho intrapreso questa cosa, ma devo ammettere che mi da soddisfazione, anche quando

si crea il gruppo, si va a cena, è una bella esperienza. L’unica cosa di cui non mi occupo è il mercato: quando c’è da fare la squadra non conoscendo giocatori e tecnica, sono l’allenatore e gli altri dirigenti che operano in questo ambito. Mi diverto anche però, seguendo tutte ma proprio tutte le gare, anche con il freddo sono sempre la prima tifosa in tribuna a incitare la squadra”. infine, com’è gestire un gruppo di uomini per una donna? “Ci vuole tanta pazienza! Ma alla fine si riesce, bisogna perderci tempo, seguirli ma con un po’ di pazienza si può fare!”.

Sei un’appassionata di calcio? “Non ero affatto un’appassionata di calcio, eravamo un gruppo di amici, non mi importava nulla all’inizio, poi man mano che siamo andati avanti mi sono resa conto che stava diventando un’occupazione, insomma il mio tempo libero è poco, lavoro con mio padre e il resto del tempo, ad esempio il sabato, è per la squadra. La seguo in casa e fuori, organizzo visite, contatto tutti se c’è da spostare gli allenamenti, faccio la lavanderia, il thè caldo, le locandine delle gare e, cosa più difficile, cerco gli sponsor per andare avanti”.

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Montottone tra giovani e solidarietà Il vivaio è in crescita, continua con successo la collaborazione con un villaggio del Togo

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l settore giovanile dell’A.S.D. Montottone Calcio nella stagione attuale è cresciuto molto in termini numerici e organizzativi. Il lavoro svolto nelle precedenti stagioni dal responsabile tecnico Prof. Cori Carlitto Franco, coadiuvato da Pazzi Matteo, inizia a dare i suoi frutti. Quest’anno i bimbi iscritti sono 40, dai piccoli amici agli esordienti. I dirigenti responsabili del settore giovanile sono Del Gobbo Giuseppe e Farina Silvano. Si punta molto sulla crescita educativa dei bimbi e sull’insegnamento del rispetto delle regole, oltre al discorso prettamente calcistico. La collaborazione che da diversi anni la società ha con un villaggio del Togo – e qui la società merita un plauso - sta crescendo e ha coinvolto anche i bimbi, che hanno donato delle maglie ai loro coetanei del villaggio

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di Fiatà. La solidarietà è un altro aspetto al quale l’associazione tiene i particolar modo. La prima squadra nel frattempo si sta comportando molto bene finora nel girone D di Prima categoria, campionato molto difficile ed equilibrato. Mister Crocetti è al secondo anno alla guida del Montottone e dopo aver centrato l’anno scorso la promozione diretta in Prima categoria ha continuato il suo lavoro con una squadra rinnovata con l’ingresso di dieci volti nuovi. I programmi della società sono a lungo termine, quindi il gruppo costituito quest’anno non sarà sicuramente smembrato per la prossima stagione. Un Montottone quindi che guarda avanti a 360 gradi consapevole dell’importanza non solo calcistica ma anche, e soprattutto sociale, che può rivestire una associazione sportiva.

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Pinturetta: la Prima categoria per Gianni Battilà Il DS Verdecchia si augura di regalare la promozione allo storico dirigente prematuramente scomparso

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opo una partenza un po’ stentata la Pinturetta marcia con grandi numeri in Seconda categoria G e finalmente centra la zona playoff nel girone di ritorno. Un campionato ridimensionato ma non negli obiettivi, che senza equivoci né segreti, è e resta la Prima categoria, sopratutto dopo la scomparsa di Gianni Battilà, un dirigente “insostituibile” come lo definisce il ds Stelio Verdecchia (foto), che teneva molto al progetto di portare la Pinturetta in palcoscenici superiori. Cosa pensa della classifica della Pinturetta ad oggi? “Sinceramente speravamo di agguantare i playoff fin dall’inizio, anzi addirittura volevamo vincere il campionato, era questo l’obiettivo biennale promosso nella stagione scorsa, ma che abbiamo dovuto ridimensionare

per motivi di budget. Cercheremo quindi la scalata per la Prima categoria attraverso gli spareggi”. Delusi o soddisfatti? “Abbiamo dei rammarichi perchè nelle prime partite abbiamo riscosso cinque pareggi di fila, punti che abbiamo perso per strada purtroppo che ora ci sarebbero serviti. Siamo partiti un po’ male rispetto al San Marco che ha non ha perso un colpo e ha la classifica che merita, anche se come squadra potevamo tenergli testa. Ora è acqua passata, il campionato penso che sia ipotecato, quindi l’unica strada che ci resta per andare in Prima categoria sono i playoff, non ci nascondiamo”. Quali le sorprese e le delusioni di questo campionato? “La sorpresa per quanto mi riguarda è l’Amandola, che non conoscevo come organico, mi ha fatto un’ottima impressione

il Monsampietro che si è anche recentemente rinforzato, e l’Azzurra, che è a ridosso della zona playoff nonostante abbia ridimensionato il budget. La delusione lo dico con un po’ di dispiacere perchè è un’altra squadra di Porto Sant’Elpidio e ci gioca anche mio figlio, ma senza dubbio è la Vis Faleria che per l’organico che ha dovrebbe avere tutt’altra situazione di classifica”. Di recente la scomparsa del vostro amato dirigente Gianni Battilà, un momento triste del vostro campionato... “C’è venuta a mancare una persona unica ed insostituibile, andiamo avanti cerchiamo di coordinarci ma sappiamo che ci manca e ci mancherà moltissimo. Ci teneva molto a questa società, e dobbiamo cogliere l’obiettivo della Prima categoria per lui. Speriamo che ci guardi e ci dia una mano da lassù e di potergli dare questa soddisfazione”.

Il ‘made in Francavilla’ funziona I veterani Pioli e Vita sono all’ottava stagione in biancorosso

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uante squadre di paesi di mille abitanti possono vantare una rosa formata da 7/8 giocatori del posto senza avere un proprio settore giovanile? Poche, pochissime, e tra queste c’è la società del Francavilla FC, che oggi milita in Seconda categoria ma che questo record lo vantava anche qualche stagione fa quando ha disputato due stagioni di Prima categoria. Nella formazione compaiono stabilmente il capitano Matteo Pioli, Alessandro Vita (entrambi giunti alla ottava stagione in maglia biancorossa), i fratelli Paolo e Giovanni Ercolani, Simone Marinangeli, Andrea Giandomenico, Matteo Savini...senza dimenticare i fratelli Daniele e Walter Marinucci, con la maglia del

Francavilla fino alla scorsa stagione. Risultati? Positivi. In questa stagione la squadra, guidata per il secondo anno consecutivo da Paolo Mennecozzi, sta veleggiando nelle zone alte della classifica del girone G di Seconda categoria con nel mirino la zona playoff. Dalla nascita (1998) il quadro dirigenziale è rimasto immutato (presidente Adriano Svampa, vice Luigi Trasarti, segretario Massimo Petracci, dirigenti Luigi Vita, Massimo Trasarti, Costantino Trasarti, Franco Scarpecci, Angelo Giandomenico, Roberto Angelelli, collaboratori Angelo Mira, Emilio Ribichini, Luigino Vecchi, Michele Rossi), lo sponsor è Sifa Scatolificio dei fratelli Trasarti. Foto: in alto Matteo Pioli, in basso Alessandro Vita

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Atletico Monturano, nozze d’argento La società ha festeggiato il 25° anno. E le prime maglie furono regalate dalla Monturanese! un’iniziativa di undici soci tra cui fra i più rappresentativi c’erano Marcello Vesprini, Lanfranco Paoloni e Mariano Verducci, ma dopo qualche anno, con l’entrata in società di Albano Verducci (dirigente storico della squadra e tutt’ora in carica), si decide di dare un’identità più cittadina al progetto iniziando da una nuova denominazione, l’attuale “Atletico Monturano”.

Il presidente Vittorio Lanciotti

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al 1984...al 2009, sono trascorsi esattamente 25 anni da quando l’Asd Atletico Monturano partecipa ininterrotamente ai campionati dilettantistici marchigiani.

La prima volta in Seconda. Dopo i primi campionati in ristrettezze economiche, fatti di tanti sacrifici per partecipare ai campionati e dove magari i risultati non sono arrivati, le prime maglie - come racconta Albano Verducci detto “lu

La sua “casa” è sempre stata la Terza categoria, ma questa società si è anche tolta la soddisfazione di disputare per quattro anni la Seconda, il che in una realtà politicamente disinteressata e sportivamente numerosa come quella di Monte Urano è sicuramente quasi un miracolo. Ecco come è cominciato tutto. Nasce all’inizio come squadra di quartiere con il nome di “Centro Atletico Tenna” da

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Il dirigente Albano Verducci

bbestiale” - furono regalate addirittura da un’altra società del paese, la S.S. Monturanese e venivano tenute in uno scatolone con la scritta “ciquita”, finalmente nella stagione 1995/1996 arriva la prima vittoria del campionato. Grazie al mister Peppino Lattanzi, e all’apporto del giocatore più fedele e rappresentativo della squadra, Luigi Marcelli, si riesce nell’impresa del passaggio di categoria per la prima volta nella sua storia. Dopo due anni di buona ma sfortunata Seconda categoria, si è tornati a disputare la Terza e stavolta si è dovuto attendere fino alla stagione 2004/2005 nove lunghi anni per tornare a rivincere il campionato.

L’allenatore Francesco Fidani

Ringraziamenti. “Un sentito ringraziamento da parte dell’attuale dirigenza va a tutti i ragazzi che hanno indossato la maglia rossonera – afferma il presidente Vittorio Lanciotti - a tutte le persone che si sono impegnate nella dirigenza, a tutte le aziende che hanno fatto da sponsor e a tutte le società con cui l’Atletico si è più o meno lealmente confrontato in questi lunghi venticinque anni di onorata attività calcistica”.

Dal 2005 ad oggi. A guidare la squadra in questa memorabile stagione è stato Massimo Di Tommaso, dove in campo il grande protagonista è stato però Francesco Fidani, attuale allenatore della squadra. Il sogno però è durato per poco tempo anche la seconda volta: e dopo due stagione l’Atletico si ritrova a disputare la Terza categoria a cui tutt’oggi partecipa con il massimo impegno.

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Santoni: “Settembrina, per quest’anno la salvezza Favorite? Arquata poi Ripatransone, Jrvs e Futura 96”

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na Settembrina salvatasi per il rotto della cuffia, come si suol dire, nella stagione scorsa che, partita con qualche incertezza, sta dando più di una soddisfazione alla propria società. In un campionato competitivo come nel girone D di Prima categoria, la squadra elpidiense guidata dal nuovo trainer Stefano Sansolini, cambiata per più del cinquanta per cento nell’organico, sta trovando la sua dimensione. A metà classifica, con un occhio ai playoff e uno ai playout, la Settembrina cercherà di guardarsi le spalle fino a fine campionato, a suonare la carica è Fabrizio Santoni (foto), uno dei dirigenti storici della società. Una partenza stentata, ora un po’ di respiro... “Penso che all’inizio abbiamo pagato l’amalgama di una squadra quasi tutta nuova, con un nuovo allenatore, abbiamo cambiato molto quest’anno, senza considerare alcuni infortuni. Poi però piano piano siamo riusciti a venir fuori da questa situazione, perchè comunque il gioco c’era ma non arrivavano i risultati, adesso ci troviamo in quella situazione di classifica per cui dobbiamo guardarci bene le spalle”. Obiettivi cambiati rispetto alle prospettive iniziali? “Puntiamo a raggiungere la salvezza in ogni caso, è questo il nostro obiettivo. Poi

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penseremo a divertirci se potremo farlo. Ci sono squadre molto più attrezzate di noi per cui non possiamo distrarci ma restare concentrati ogni partita”. Quali le squadre più attrezzate del girone D? “Nella lotta per il vertice ed i playoff vedo bene a parte l’Arquata, che si sapeva fosse una squadra costruita per vincere, anche il Ripatransone e la Jrvs che sono quelle che mi hanno impressionato maggiormente. Senza considerare la Futura 96, che da diversi anni disputa questo campionato e lo conosce bene, oltre ad avere un organico di categoria, fra le fermane indubbiamente loro sono i favoriti per i playoff”. Cosa pensa di questa squadra, dove può arrivare? “Per noi essere qui dopo la salvezza dello scorso anno, per la seconda stagione di fila in assoluto in Prima categoria è già una soddisfazione, ci siamo un po’ rinforzati a dicembre con l’arrivo di Costanzo dal Petritoli, per il resto però puntiamo sempre sui ragazzi del posto. Qui si gioca con molta tranquillità e senza pressioni particolari, questo può fare la differenza rispetto ad altre e ci può dare qualcosa in più, per ora comunque pensiamo a salvarci”.

monterubbianese

Romanelli ordina: “Uscire subito da questo periodo negativo”

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opo il bell’epilogo conseguito al termine della stagione scorsa in cui la Monterubbianese è riuscita ad agguantare la promozione nella categoria superiore, quest’anno sta avendo qualche difficoltà nell’ottenere risultati, pur avendo sulla carta un’ottima squadra competitiva per il girone D di Prima categoria. A darci spiegazioni su un girone d’andata al di sotto delle aspettative è il presidente Lorenzo Romanelli (foto): “Penso che sia una classifica bugiarda, quella che abbiamo non ci rende affatto giustizia. Puntualmente pur giocando bene non raccogliamo punti. E’ vero che abbiamo avuto infortuni importanti come quelli ai due attaccanti: Tassotti e Tirabassi, e di Smerilli, purtroppo sono stati costretti a lunghi stop. Speriamo di venire fuori da questa situazione al più presto perchè non è questo quello che pensavamo di ottenere da questo campionato né di trovarci nelle situazione che stiamo vivendo”. L’obiettivo resta la salvezza, ma certo non in queste condizioni, ci tiene a sottolineare ancora il presidente della Monterubbianese:

“Puntiamo comunque alla salvezza, è questo il nostro obiettivo, ma con la squadra che abbiamo vorremmo ottenerla in modo tranquillo, senza dover ricorrere ai playout.”. Un campionato, quello di Prima categoria D, dove la squadra è tornata a giocare dopo un anno in purgatorio in Seconda, ed esser stati promossi. Qui però sono molti gli avversari ostici da affrontare e diverse le squadre ambiziose: “Penso che l’Arquata sia il gruppo che mi abbia impressionato più di tutti – afferma - ma credo che molto in questo campionato si deciderà con gli episodi e che quindi tutti possano vincere o perdere con tutti. Con un paio di risultati positivi o negativi ci si può ritrovare nei playoff promozione, o impelagarsi nella zona retrocessione, per questo penso che dobbiamo stare attenti ed uscire quanto prima da questo periodo negativo, dove i punti non rispecchiano realmente quello che abbiamo fatto e possiamo fare. Puntiamo tutto su questo girone di ritorno. Sopratutto nell’ultimo mese ci sarà da stringere i denti e andare a prendere punti in tutti i campi”.

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Nuova Maglianese, fusione vincente

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Enzo Ferracuti: “In estate una scelta obbligata: e ora vinciamo questo campionato”

i è rivelata vincente la fusione fra Maglianese e Piane di Montegiorgio, dopo cinque mesi di campionato guidano la classifica nel girone M di Terza categoria. Avendo voglia di spolverare un po’ di statistiche nel passato, diventa palese il fatto che sono numerose le fusioni che dopo uno o due anni sono naufragate per scarso rendimento. Questo però non è il caso della fusione fra Maglianese e Piane di Montegiorgio, operazione che si è concretizzata ad agosto e che ora, all’inizio del girone di ritorno, dimostra tutta la sua funzionalità. “E’ merito del gruppo – spiega il dirigente Enzo Ferracuti –. Le due società si sono ben amalgamate, il gruppo ha trovato quasi immediatamente un giusto equilibrio che adesso sta dando i sui frutti. Il merito va al mister Demetrio Montanari, allenatore esperto

che ha saputo creare quel mix fra giocatori di esperienza come Mancinelli e Crudeli, giusto per fare qualche nome, e giovani promettenti come Yuri Marconi”. La Nuova Maglianese è stata costituita sin dalla scorsa estate con un solo obiettivo, quello di vincere il campionato e conquistare la Seconda categoria. Progetto che a questo punto della stagione risulta quando mai abbordabile. “Gestire un campionato di calcio anche nelle categorie dilettantistiche – conclude Ferracuti – soprattutto in questa particolare congiuntura economica è diventato complesso, ed anche per questo motivo è stata decisa questa fusione. Adesso vogliamo vincere il campionato. Da qui in avanti dovremo essere bravi a gestire ogni singola gara e recuperare giocatori importanti come Mancinelli, attualmente infortunato”.

Sede nel maceratese, giocatori del fermano, ma i punti non si vedono. Che storia Union Calcio... Si ritaglia un posto nel libro nero dei record la Union Calcio, che milita nel campionato di Terza categoria girone M. La formazione faleronese fondata nel 2008 può vantare in questa stagione un record davvero poco invidiabile poichè relegata in fondo alla classifica con 0 vittorie, 0 pareggi e con 50 gol subiti. La storia di questa società è particolare, infatti, è nata come settore giovanile che unificasse più comuni fra il territorio Fermano – Maceratese: la sede è ubicata a Sant’Angelo in Pontano anche se poi la società raccoglie circa 130 giovani della zona compresi fra i comuni di Massa Fermana, Montappone, Monte Vidon Corrado

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e Falerone. Un settore giovanile che possiede anche due squadre molto ben organizzate che hanno raccolto diversi successi nei rispettivi campionati di pertinenza, tanto che molti giovani sono entrati a far parte dei settori giovanili di società blasonate come il Tolentino. L’ultima squadra nata in casa Union, appunto, la formazione che milita nel campionato di Terza categoria purtroppo non riesce ancora a raccogliere risultati. E’ vero che la squadra è stata fondata per dare spazio ai giovani della zona, ma è tempo di iniziare a regalare qualche soddisfazione ai tifosi.

Fair play Rapagnano Ad Amandola la squadra di Del Gatto ha segnato (con un avversario a terra) e fatto segnare

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l fair play va di moda anche in Seconda categoria. L’episodio si è verificato alla 18^ giornata di campionato di Seconda categoria girone G nel corso della partita Amandola – Rapagnano. La squadra ospite, già sotto di due reti, concede una rete ai locali per bilanciare un gol segnato con un uomo a terra. La cronaca. All’altezza dell’aria di rigore dell’Amandola si verifica uno scontro di gioco, un giocatore rimane a terra, mentre la palla carambola sulla sinistra, il bomber Bianchi recupera il pallone e non accorgendosi dei giocatori alle sue spalle punta il portiere e va in gol. Subito sono scattate le proteste da parte dei giocatori dell’Amandole e dopo un breve confronto, il capitano del Rapagnano insieme a tutta la squadra hanno deciso di concedere un gol di recupero che ha portato il risultato sul 3-1. Insomma proprio come l’Ascoli di Pillon nella gara contro la Reggina, anche il Rapagnano ha sacrificato in nome del rispetto sportivo una rete che avrebbe potuto riaprire la partita. “Al termine della gara sono stato

felice della scelta fatta dai giocatori – è il racconto di Flavio Del Gatto, presidente del Rapagnano – questo risultato certo non cambierà il campionato ma è giusto rispettare gli avversari. Inoltre per questioni più che ovvie, è probabile che giocheremo ancora con gli stessi giocatori e ci ritroveremo con gli stessi dirigenti e affrontarsi consci di un rispetto reciproco aiuta a mantenere il calcio entro certi canoni di rispetto sportivo”. Per la cronaca la partita si è conclusa 4-1 per l’Amandola, ma il presidente ha voluto esprimere una considerazione sulle simulazioni. “E’ giusto fermarsi se un giocatore cade a terra e si fa male – conclude Del Gatto – ma capita spesso di vedere giocatori che dopo che l’azione viene interrotta si rialzano immediatamente per riprendere il gioco. In questo frangente, dovrebbero essere i direttori di gara a mantenere il gioco nei giusti binari sanzionando comportamenti poco sportivi”.

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FLASH NEWS

DAL gOL ALL’uDiNeSe ALLO StORiCO tRAguARDO CON iL ViLLA SAN giuSePPe

300 volte Alesi

L’ex giocatore dell’Ascoli e ora allenatore-giocatore in Terza categoria si racconta... di giuseppe Capasso

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recento reti. Niente male per un calciatore, ancora in attività, a 43 anni. Valerio Alesi (foto), ex giocatore dell’Ascoli di serie A e che i tifosi del Picchio ricordano ancora, malgrado la sua età non più giovanile, gioca ancora a calcio. Quest’anno milita nelle file del Villa San Giuseppe, formazione di Terza categoria (girone O). Il suo 300esimo gol lo ha messo a segno durante la gara contro la Monteprandonese (2-0). “Quando ho visto gonfiarsi la rete ho provato tanta emozione. Con i miei compagni di squadra il gol tanto atteso lo abbiamo festeggiato, sul campo, con molto entusiasmo. Un traguardo, prestigioso per un bomber. A inizio carriera, non avrei mai immaginato di raggiungerlo”. Alesi, in quante squadre ha militato? “Ho perso il conto. Posso dirle che ho giocato in tutte le categorie: dai professionisti ai Dilettanti tranne in serie B e in C1”. Ci diceva che la sua carriera, di calciatore, la deve anche a qualcuno. Chi vuole ringraziare? “Mia moglie e i miei figli. In particolare mia moglie che ha condiviso questa mia passione per il calcio non facendo mai mancare il suo affetto e il suo amore per la famiglia. D’altronde in casa stavo poco per gli impegni con la squadra”. Alesi, la maggior parte dei gol messi a segno, portano un marchio che tutti le riconoscono… “E’ vero! Le reti su punizione. Sono la mia specialità”. In serie A ha debuttato con l’Ascoli. Le cronache dicono che è stato un debutto con il botto. “Esattamente. Come dimenticarlo? Campionato 1983-1984. L’Ascoli giocava a Udine. In quella gara segnai il mio primo gol in serie A. Quel giorno non lo dimenticherò mai, per un ragazzo che giocava per la prima volta in prima squadra, fu un pomeriggio da campione”. Tanti i gol messi a segno. Qual è stato quello più gratificante? “Giocavo in C2 e quella domenica eravamo in trasferta a Civitavecchia. Rientravo dopo una lunga assenza per infortunio. Fu una di quelle prodezze che voi giornalisti definite il gol della domenica. Feci gol con un

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Massimilano Di Michele non è più l’allenatore dell’Offida (Prima categoria girone D). La squadra è stata affidata a Luciano Mari. L’ Atletico Colli (Seconda categoria girone H), dopo la sconfitta di Campofilone, ha esonerato il tecnico Giuseppe Recchioni. La scelta del sostituto è caduta su giovanni Fioravanti, 49 anni, ex Folignanese, Spinetoli e Azzurra Colli.

tiro da centrocampo. Non mi sono più ripetuto”. Molti calciatori emulano o si ispirano a dei campioni. Alesi? “Beh, il giocatore che mi ha maggiormente impressionato e che è stato il mio punto di riferimento Dirceo quando giocava nell’Ascoli. Di lui ho fatto mio il meglio delle sue qualità e capacità di calciatore”. La gara che è rimasta ancora nei suoi ricordi e che non dimenticherai mai? “Quella con il Milan. Dopo Udine debuttai in casa con il Milan. Il pubblico, l’Ascoli e in particolare il Milan. E sa perché? Sono stato sempre tifoso del Diavolo rossonero. E per uno che ha sempre tifato Milan, giocare contro la squadra del cuore credimi, non è stato facile”. Quando appenderà le scarpe bullonate al fatidico chiodo? “In effetti questo momento, della vita di un calciatore, è già avvenuto. Attualmente, come ricordato, gioco nel Villa San Giuseppe ed esplico la doppia funzione di allenatore-giocatore e questo grazie alla presidentessa Elisa Di Paolo che mi ha dato l’opportunità di rimanere ancora nel calcio giocato. Non solo, ma giocando ho realizzato i tre gol che mi mancavano per raggiungere il fatidico traguardo delle 300 reti”. Pensa di non aver dato quello che avreste voluto dare al suo Ascoli? “La mia carriera è stata condizionata da un grave infortunio. Questo ha compromesso la mia attività di calciatore e nel contempo il rendimento che avrei voluto dare alla squadra e quindi alla società che mi ha fatto debuttare e giocare nel massimo campionato. A loro va il mio grazie e la mia riconoscenza”. Se lei potesse quali accorgimenti apporterebbe ai campionati minori? “La terna arbitrale in tutte le categorie. Il solo arbitro, non basta. Ha bisogno di collaboratori di linea che gli facilitano il compito”. Alesi, come è capitato nel Villa San Giuseppe? ”E’ stato per volontà della presidentessa, delle due figlie e del marito. Squadra allestita in memoria del genitore della presidentessa, tifoso dell’Inter. Venne a mancare, colpito da infarto, per un rigore fallito da Materazzi”.

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SPECIALE SAN PIO X CALCIO parla il ds giuseppe traini

“Il campionato è equilibrato ma la classifica non rispecchia il nostro reale potenziale”

Fra color che son sospesi” nel limbo, come diceva Dante, così è per il Casp calcio, che staziona a metà classifica in Seconda categoria girone H. Gare strane, episodi, un avvio di campionato sfortunato non hanno evidentemente messo in luce le reali potenzialità di questa squadra, attrezzata per far bene. In quella posizione si è vicini al baratro ma anche alle stelle, la società in questo caso è più ottimista o pessimista? Risponde il direttore sportivo Giuseppe Traini: “Noi siamo ottimisti, la squadra c’è e gioca - afferma con decisione - l’unico problema è che i risultati non arrivano. Magari forse qualche partita non è andata come avrebbe dovuto, gare in cui la palla non è voluta entrare o episodi negativi, hanno condizionato l’andamento della gara, hanno fatto sì che non avessimo raccolto quanto probabilmente ci meritavamo.”

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Quali dunque le cose da rivedere, se ci sono? “I ragazzi si allenano al meglio: l’impegno c’è ed è quotidiano, noi pensiamo positivo, penso che il girone sia equilibrato e ci troviamo nel mezzo adesso, ad un passo dai playoff e dai playout quindi c’è da guardarsi le spalle non solo pensare al davanti, continuando così come ci stiamo impegnando per far bene”. Un girone molto equilibrato, ogni domenica è un’incognita, obiettivi rivoluzionati? “Noi non puntiamo alla vittoria, siamo vicini ai playoff, speravamo che in questo avvio di girone di ritorno le cose andassero diversamente per darci uno sprint maggiore, ma così non è stato quindi dobbiamo rimboccarci le maniche e guardare avanti. Siamo consapevoli del nostro potenziale e che possiamo far bene, la squadra c’è e il campionato è molto equilibrato, ogni domenica può accadere di tutto”.

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ASCOLI

Ciabbino, non solo calcio

La società, nata in memoria di Valerio Ciabattoni, fa dell’aggregazione sociale il suo punto di forza

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n vero miracolo quello del Ciabbino, squadra di Folignano che disputa la Prima categoria D. Dopo la commovente storia che ha dato il nome e ha sancito la nascita di questa società appena sei anni fa, il Ciabbino si è tolto lo sfizio di vincere due campionati e anche la Coppa disciplina, come ci racconta il presidente Romano Diamanti (foto), la più grande soddisfazione per società, staff e ragazzi, che non smettono mai di ricordare Valerio “Ciabbi” Ciabattoni, 20enne ex giocatore scomparso, alla cui memoria è dedicato l’impegno e la dedizione di questo gruppo, una vera e propria squadra vincente. Presidente Diamanti, cosa pensa di quanto sta facendo la sua squadra? “Abbiamo iniziato nel migliore dei modi questo girone di ritorno, anche sfruttando la campagna acquisti di dicembre perchè con gli arrivi di Iachini, Volpini e Seghetti abbiamo cercato di sopperire agli infortuni capitati in questa prima parte del campionato. Non ci speravo di recuperare così tanto terreno

però ci siamo riusciti e siamo contenti. Comunque, penso che il discorso primo posto sia escluso, l’Arquata ha un organico superiore alle altre, noi puntiamo a fare i playoff”. Quale sarà il periodo più importante per decidere il campionato? “Penso che il prossimo mese per noi sia fondamentale, puntiamo ai playoff, non lo nego, quindi dovremo dare il massimo. Penso che quelle più accreditate ai playoff siano le avversarie che occupano la parte più alta della classifica insieme a noi, la Jrvs, il Ripatransone e Montottone. Speriamo di rientrarci, lotteremo per questo, credo che il discorso primo posto sia archiviato”. Che squadra siete? “Siamo un gruppo pieno di motivazioni e di impegno con tanta voglia di giocare, giovane con un’età media di 22/23 anni. Quello che ci interessa non sono tanto le vittorie e le promozioni la cosa importante per me e noi tutti è ricordare nel miglior modo mio

nipote Valerio Ciabattoni a cui è intitolata la squadra. I nuovi arrivi capiscono subito qual è il nostro spirito e penso che i risultati vengano per questo, due promozioni in sei anni sono un grande successo per noi che ci riempie d’orgoglio, ma la vittoria della Coppa disciplina due stagioni fa è uno dei più grandi risultati che potevamo ottenere”. Qual è il vostro segreto?

“Il nostro successo penso che sia la conduzione familiare della società che fa sentire sempre a suo agio i ragazzi, abbiamo infatti una sede aperta a loro che la sera dopo gli allenamenti e prima della partita mangiano e si ritrovano qui a giocare con la playstation o con il claciobalilla. L’aggregazione, il divertimento e l’amicizia sono i valori grazie ai quali l’iniziativa di questa squadra, che è un vero e proprio miracolo, va avanti”.

Massignano, quando il bomber non ha età La squadra del presidente Sgariglia trascinata dai gol del 44enne Gianni Palloni

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n bell’inizio, poi qualche intoppo non ha permesso alla squadra di Ciferri di restare in zona più tranquilla, ed ora si lotta di domenica in domenica per raccogliere punti e sperare nella salvezza diretta fino al termine del campionato. Una squadra giovane il Massignano del presidente Giuseppe Sgariglia (foto) con un attaccante di tutto rispetto: “Avevamo iniziato bene - afferma il presidente - ragazzi

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giovani nuovi poi abbiamo perso punti per strada per via di quattro sconfitte consecutive, e quando siamo riusciti a ripartire avevamo già perso un pò di terreno. Abbiamo una squadra giovane in questo campionato e soffriamo un po’ perchè tante sono quelle attrezzate,noi p u n t i a m o esclusivamente a salvarci in modo tranquillo”. La curiosità di questa squadra è che è si un gruppo giovane, ma il suo

bomber è un attivissimo 44enne, Gianni Palloni (foto a destra), classe ‘66 che gioca e allena insieme a mister Ciferri il Massignano, senza sentire a quanto pare, nessuna fatica. “Un ragazzino, quasi più degli altri – commenta il presidente Garbuglia soddisfatto delle prestazioni del suo giocatore Gianni è una forza, fa spogliatoio, aiuta molto la nostra squadra, un gruppo giovane ed ancora non molto esperto. Lo abbiamo preso apposta lo scorso anno a gennaio e ci dette una grossa mano per raggiungere la salvezza”. Il capocannoniere della Seconda categoria H infatti è proprio

Gianni Palloni, già in doppia cifra dopo pochissimo dal rientro dalla sosta natalizia. Un girone in cui le forze si equivalgono e in cui sostanzialmente la classifica si divide in due: da una parte le squadre che lottano per il vertice per cui nulla è ancora scritto, e quelle che invece cercano la salvezza a tutti i costi. “E’ abbastanza bilanciato – afferma il presidente Sgariglia – penso che quest’anno sia più tirato e combattuto dell’anno scorso,

abbiamo tanti derby, tante gare sentite e purtroppo anche molte ammonizioni!” Elogi da parte del massimo dirigente del Massignano anche per i propri ragazzi che nonostante per motivi di studio e lavoro non riescono ad allenarsi sempre con continuità, ma comunque non stanno demeritando: “Tutti si impegnano molto per la squadra, di questo sono molto soddisfatto è la cosa fondamentale per raggiungere la salvezza”.

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SPECIALE RIPATRANSONE UNITED

Un rullo compressore

La squadra di Corsi svetta in classifica con numeri da record

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n vero e proprio ruolino di marcia impressionante quello intrapreso dal Ripatransone United, che nel girone di andata ha inanellato ben 13 vittorie e un solo pareggio, mettendo a segno risultati rotondi e netti, con tanti gol di scarto sulle compagini avversarie arrivando a quota 70 reti, quasi un record. “Penso che il campionato sia ancora lungo – commenta l’allenatoregiocatore Massimiliano

Corsi (foto) – non possiamo tirare le somme, un altro paio di mesi e sapremo se abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.” La squadra, prima in classifica con un bel distacco sulla seconda, sta tentando l’allungo nonostante il girone agguerrito. In ogni caso, per il momento si può affermare che sia un ottimo lavoro quello svolto da giocatori, staff e società, che sta dando molteplici soddisfazioni: “Non posso dire di non essere

soddisfatto dei ragazzi, stanno facendo bene e gran parte del merito è loro. E’ un’ottima squadra per la categoria, e mi auspicavo fin dall’inizio che il nostro cammino fosse questo. Credo che ci siano due o tre squadre capaci di darci filo da torcere, le inseguitrici come Forcese, Gmd Grottammare, Monte Vidon Combatte con cui abbiamo pareggiato l’unica partita. Da adesso in poi abbiamo diverse gare impegnative, se proseguiamo con questi ritmi non avremo problemi nel girone di ritorno.”

E anche nel calcio a 5 si vola

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I ragazzi di Paolo Capriotti dominano il proprio girone

nche la situazione del calcio a 5 non smette di dare soddisfazioni agli addetti ai lavori e al presidente del sodalizio di Ripatransone, Mario Pulcini. Il gruppo, guidato in panchina e in campo da un allenatore preparato come Paolo Capriotti (foto), 33enne coach con esperienza anche in C1 e C2, tiene in alto il proprio vessillo dominando il proprio girone di Serie D provinciale. “Sono molto contento di come stiamo interpretando e affrontando il campionato -afferma Capriotti - ci tengo però a sottolineare che il girone di ritorno è ancora lungo e dobbiamo rimanere con i piedi per terra, per

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evitare di perdere la concentrazione necessaria per raggiungere il nostro obiettivo”. Coinvolto nella mission Ripatransone United, volta a creare uno spazio non solo ricreativo ma anche socio educativo per i giovani attraverso lo sport, Capriotti non ha potuto che dire di si: “Ho deciso di sposare il progetto perchè ci credo, per i valori e per il coinvolgimento giovanile che vuole veicolare. Il presidente poi è stato capace di far partecipare al Ripatransone UTD anche gente non solo dalle indubbie qualità tecniche - conclude Capriotti - ma anche e sopratutto con grandi qualità morali”.

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Dal mondo dell’ippica un esempio di solidarietà Il direttore Vittorio Feltri consegna al Monastero di Loreto un assegno di 82.700 euro!

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l direttore de “Il Giornale” Vittorio Feltri consegna alle suore del Monastero di Nostra Signora della carità e del rifugio a Loreto un assegno di 82.700 euro. Nasce dalla passione per l’ippica e dall’amicizia di due grandi personaggi un esempio di solidarietà unica che vale la pena di essere raccontato per la singolarità e lo straordinario effetto che ha prodotto. La vicenda a dire il vero risale a qualche anno fa, quando un allevatore durante una fiera ippica decise di regalare al vescovo di Loreto Monsignor Danzi un cavallo (Libero Mercato, nato il 14 marzo del 2005). Il vescovo certo non poteva assecondare una tale richiesta, proprio in rispetto degli abiti che indossava, nasce da qui tutta la

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storia. Proprio in quell’occasione in virtù dell’amicizia che legava Monsignor Danzi e il giornalista Vittorio Feltri, il direttore de “Il Giornale” si disse disposto a divenire proprietario del cavallo a patto di devolvere le eventuali vincite del cavallo. Purtroppo Monsignor Danzi è scomparso nel 2007, ma questa storia ha avuto un seguito interessante. Libero Mercato nel frattempo è divenuto un cavallo da galoppo che ha conquistato

diverse corse e piazzamenti, infatti, Vittorio Feltri nel 2008 ha versato al Monastero di Nostra Signora della carità e del rifugio a Loreto circa 50 mila euro, e proprio a metà gennaio incaricando Salvatore Mattii dell’ippodromo San Paolo di Montegiorgio con cui il direttore de “Il Giornale” ormai da qualche anno ha instaurato un profondo rapporto di amicizia, ha consegnato alla madre superiora del Monastero un assegno di 82.700 euro che sarà utilizzato per ristrutturare un parte del struttura vengono dove alloggiati i bambini. Infatti, il Monastero di Nostra Signora della carità e del rifugio a Loreto sostiene da anni spiritualmente e materialmente le ragazze madri.

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Lettere & Rubriche Mental trainer

Medico

di Roland Del Vecchio

Il movimento delle emozioni Uno degli esercizi più veloci ed efficaci, usato nel mental training per produrre cambiamenti, è quello relativo al movimento delle emozioni.Nel provare un’emozione è molto facile riuscire ad indicare il punto del corpo in cui la si sente. La paura, ad esempio, la percepiamo quasi tutti nello stomaco o nel petto. Ma più importante di capire dove l’emozione si manifesta, è capire in che senso l’emozione “gira”. Si esattamente! Le emozioni che proviamo nel corpo non sono e non possono rimanere ferme, ma ruotano continuamente. Possono ruotare dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso da destra verso sinistra o viceversa. Le emozioni girano, e non è un caso se quando ci si arrabbia molto si usa dire: “oggi mi girano proprio”. Scoprire il senso di rotazione delle emozioni – soprattutto se negative – rende possibile variarne la velocità di rotazione e invertirne il senso. Nella stessa persona, infatti, spesso le emozioni positive girano esattamente al contrario di quelle negative. Per capire il senso di rotazione di un’emozione - mentre la si sta provando - basta semplicemente far ruotare le mani: prima in un senso e poi nell’altro…e stabilire quale senso di rotazione viene percepito come “giusto”. A questo punto è possibile immaginare che l’attuale velocità possa aumentare o diminuire oppure possa anche cambiare il senso di rotazione. Lo scopo di cambiare il senso di rotazione di un’emozione negativa è quello di annullarne gli effetti limitanti. Quando un giocatore limita la sua performance proprio perché prova un’emozione negativa, spesso aiutarlo a cambiare il senso di rotazione di quell’emozione gli consente una ripresa che ha del “miracoloso”. Per provare da soli se funziona, la prossima volta che vi gira la testa, magari per una sbronza, osservate da che parte sta girando tutto quello che vi circonda… e cominciate a farlo girare per qualche minuto in senso contrario. Molto velocemente. Questo può bastare a farvi tornare a casa molto più lucidi di prima. Roland Del Vecchio ha maturato una considerevole esperienza in strategie di comunicazione, oltre che attraverso anni di appassionato studio, applicando le tecniche di Pnl più innovative direttamente nei suoi corsi d’insegnamento. Considera la crescita personale e l’equilibrio interiore la sua passione più grande; argomenti ai quali dedica tempo e studi approfonditi.

di Flavio

zura

In caso di clima rigido come dovrebbe essere il regime alimentare di un calciatore? Franco R. di Jesi Premesso che l’alimentazione deve essere in grado di fornire all’organismo tutti i principi nutritivi di cui necessita, in relazione all’età, allo stato fisiologico, al tipo di attività svolta dall’individuo. In ambito sportivo l’alimentazione deve essere considerata come un potente mezzo attraverso il quale raggiungere la migliore prestazione possibile. Precisato questo, in riferimento alla sua domanda, va detto che l’alimentazione deve anche tener conto di quelle che sono le condizioni ambientali, ovviamente riferite al clima. Quando l’attività fisica si svolge con basse temperature l’organismo, per sostenere lo sforzo, varia l’utilizzo delle sostanze energetiche. Infatti, in caso di clima rigido, si ha un maggiore utilizzo di carboidrati, con conseguente rapide deplezione del glicogeno muscolare. Questo verosimilmente è riconducibile a variazioni della formula ormonale, con diminuzione di insulina e aumento di catecolamine in circolo, che come conseguenza aumentano il consumo del glicogeno muscolare (glicogenolisi).. Inoltre con le basse temperature si riduce la capacità ossidativa dei lipidi, che di riflesso conduce ad un maggiore utilizzo di glucidi. Riassumendo, tutte le risposte dell’organismo dovute allo stress termico da basse temperature conducono ad una più veloce deplezione del glicogeno muscolare. Dal punto di vista alimentare coloro che si allenano in condizioni di clima rigido dovrebbero aumentare di qualche punto percentuale la quota giornaliera di carboidrati. Infine, per risparmiare glicogeno l’equipaggiamento dell’allenamento deve permettere un adeguato confort termico. Flavio Zura Medico chirurgo ortopedico Ospedale di Fermo, con esperienze come medico sociale di alcune società professionistiche militanti in campionati nazionali.

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Preparatore atletico di Roberto

tarullo

In questo periodo dell’anno durante gli allenamenti non riesco a riscaldarmi adeguatamente, potrebbe suggerirmi qualche strategia? Max78 Ogni allenamento ha nel riscaldamento la sua fase più importante, figuriamoci quando ciò avviene all’aperto e a basse temperature come in questo periodo. In queste condizioni il riscaldamento dovrà essere un po’ più lungo ed intenso del normale. Attenzione anche alle pause durante l’allenamento, che non devono essere troppo lunghe. Un altro fattore determinante contro il freddo è dato dall’abbigliamento, il quale dovrà essere prima di tutto confortevole. In questo senso prima di tutto non indossare indumenti di nylon o altri materiali che impediscono l’evaporazione del sudore. Sarebbe meglio vestirsi a “cipolla” indossando magliette leggere una sopra l’altra togliendo quelle superficiali dopo qualche minuto per rimetterle durante eventuali soste e nella fase di defaticamento. Con temperature molto rigide è consigliabile indossare una calzamaglia per ridurre la dispersione di calore per convezione. Ci sono poi mani e orecchie, che in caso di basse temperature devono essere protette con guanti e fasce di lana, perché questi organi disperdono molto calore per via della loro ampia superficie. In caso di pioggia o di nebbia sono da privilegiare indumenti realizzati con tessuti impermeabili all’acqua, ma che, contemporaneamente permettono la traspirazione (gorotex e altri). Infine la respirazione, la quale. quando lo sforzo è contenuto e durante le pause, deve avvenire a bocca chiusa per permettere di mantenere l’equilibrio termico delle mucose nasali. Quando si è sotto sforzo è invece normale respirare con la bocca, data la grande richiesta d’ossigeno.

Roberto Tarullo è laureato in Scienze Motorie, ha insegnato Tecnica generale dell’educazione fisica, Tirocinio didattico e Ginnastica educativa all’ISEF di Perugia ed Educazione motoria al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria all’Università di Macerata. Preparatore atletico professionista e collaboratore tecnico e scientifico di importanti riviste specializzate e case editrici.

Per articoli, foto, curiosità su Marche in gol Scriveteci a marcheingol@quelliche.net o all’indirizzo: Quelliche.net via Brodolini, 58 63020 Falerone (FM) Fax 0734.330261

MARCHE IN GOL supplemento mensile della testata on line www.quelliche.net Direttore responsabile: Gianluca Giandomenico Coordinamento redazionale: Alberto Cruciani

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REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI FERMO N.5/2003

Sandro Cecchi, Stefano Tiburzi, Marco Manoni STAMPA: rotopress – Loreto (An) Stampato e distribuito in 20.000 copie (chiuso in redazione il 26 gennaio 2010)

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a cura di

Massi Ricci

massi@quelliche.net

La gara delle ‘schiacciate’ non è una sagra Carissimi ZuZZurelloni questo mese non parliamo di calcio… basta col calcio, sempre calcio… e poi da juventino quale sono, preferirei non parlarne. Dunque, parliamo di basket, ma non di quei merluzzi impalati del basket europeo ma del basket NBA, il basket americano, lo spettacolo allo stato dell’arte. In questo numero di gennaio (quasi febbraio) vi segnalo il consueto e prestigioso appuntamento con l’NBA All-Star Game. Per chi fosse stato su Marte negli ultimi 50 anni, l’All-Star Game è una manifestazione che si svolge annualmente in un week end , dove oltre a fronteggiarsi i più meritevoli giocatori della stagione in corso, in 2 squadre miste (nella fattispecie l’Est degli USA contro l’Ovest), si svolgono gare di abilità tra le più svariate finalizzate a far si che lo sport diventi un vero è proprio spettacolo all’ennesima potenza. Nello specifico cestistico (la kermesse infatti negli USA è prevista per tutte le discipline) le stelle si sfidano alla gara da 3 punti e quella delle schiacciate. C’è da dire che il main event a livello di spettacolarità è proprio lo “Slam Dunk Contest” o meglio nota come la gara delle schiacciate; otto giganti che a turno insaccano la palla nel cerchio depositandola direttamente come farebbe un cameriere con una portata, dopo essere volati per qualche metro in aria, fatto una telefonata alla mamma e sorriso alle telecamere. Se volete rinfrescarvi la memoria in attesa della prossima edizione che si terrà a Dallas il 13 febbraio (purtroppo non so dirvi se e dove la si potrà vedere.., io l’anno scorso me la son vista in diretta sulla ZDF tedesca), andate sul fido YouTube e gustatevi i momenti topici di 26 anni di questa gustosa competizione, cercando: “Top 10 All Time Slam Dunk Contest Moments”. Indimenticabile al nr. 4 della Top Ten, quel nanetto di Spud Webb, all’epoca play degli Atlanta Hawks che “dall’alto” dei suoi 170 centimetri si permetteva di schiacciare dopo un 360° su se stesso in aria, sbaragliando l’edizione dell’86, come altrettanto incredibile è Nate “Kryptonate” Robinson al numero 10, altro pigmeo della federazione che

lasciò tutti a bocca aperta nel 2006 schiacciando dopo aver saltato proprio Spud Webb. Dalla schiacciata coprendosi gli occhi di Dee Brown nel ’91 all’ottava posizione, fino a “Sua Maestà”, Michael “Air” Jordan, che ha dominato nel biennio 87-88 suggellando i suoi trionfi con la storica schiacciata staccando dalla linea dei tiri liberi (5,80 m). La corona di “re delle schiacciate” secondo questa rassegna pare essere Vince Carter, all’epoca ala dei Toronto Raptors e protagonista in effetti di un paio di stagioni completamente devote allo “showtime” più esagerato. Esiste anche un “mondo di schiacciatori” underground, ovvero sconosciuti al grande pubblico in quando non militano in nessun campionato, che però sono capaci di gesta letteralmente insane. Vi segnalo Taurian Fontenette che di mestiere fa il “dimostratore” della AND1, griffe specializzata nell’abbigliamento cestistico, che qualche anno fa in un match dimostrativo a Houston, segnò un canestro saltando, frullando su se stesso per ben due volte (720°) e insaccando la palla nel delirio totale del palazzetto; troverete questa follia cercando in YouTube: “The Air Up There 720 Dunk HD” . Per questo mese vi saluto presentandovi l’ultimo funambolo della palla a spicchi, tale Kadour Ziani, un algerino di 1,78 m che si permette di toccare il cerchio (3,05 m) con i piedi e che schiaccia in tutte le salse; lo troveremo sempre sul tubo cercando “Worlds greatest dunker!!”. Come al solito se volete segnalarmi qualche scemenza o volete ricoprirmi di insulti , scrivetemi a massi@ quelliche.net, e mi raccomando…dopo aver visto tutta questa gente volteggiare, “don’t try this at home”, non ci provate a casa!

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