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Consapevole aprile/giugno 2011 Anno VIII– numero 25 Editore Macro Società Cooperativa Ideatore Giorgio Gustavo Rosso Direttore Responsabile Marianna Gualazzi redazione@ilconsapevole.it Responsabile di redazione Romina Rossi info@ilconsapevole.it Responsabile settore salute Valerio Pignatta Altri componenti della redazione Angelo Francesco Rosso f.rosso@ilconsapevole.it Elena Parmiggiani elena@ilconsapevole.it Grafica e Uff. Abbonamenti Editing snc Servizi Editoriali - Cesena (FC)

abbonamenti@ilconsapevole.it Ufficio commerciale Enrico Fedrigo commerciale@ilconsapevole.it Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero Sergio Abram Ellen Bermann Andrea Bizzocchi Grazia Cacciola - Erbaviola.com Sara Cargnello Luigi Compagnoni Sig. Gil - Geca Spa Andrea Magnolini Lucilla Satanassi Clara Scropetta Immagini http://www.sxc.hu http://www.shutterstock.com http://www.dreamstime.com Stampa Geca industrie grafiche www.gecaonline.it

Perché leggere

Vivi Consapevole? Vivi Consapevole è una rivista trimestrale illustrata, edita dal Gruppo Editoriale Macro, casa editrice presente sul mercato dal 1987 e oggi leader nei settori delle terapie alternative, dell’alimentazione naturale e nel body mind spirit. Il Consapevole viene pubblicato dal 2004 e porta avanti un progetto culturale importante.

Autosufficienza, permacultura, decrescita, cultura della transizione, abitudine alle “buone pratiche”, risparmio energetico, riciclaggio dei rifiuti, bioarchitettura e bioedilizia, terapie naturali, genitorialità sono i nostri temi, le parole chiave che ci guidano nel lavoro quotidiano, la nostra inesauribile fonte di energia. L’approfondimento con cui trattiamo gli argomenti, la ricchezza delle informazioni, lo sguardo rivolto alle novità del panorama internazionale, il contatto diretto con i gruppi, le associazioni, i movimenti e le persone sono i punti di forza che ci contraddistinguono dalle altre riviste che puoi trovare in edicola e in abbonamento. Noi rispettiamo l’ambiente! Usiamo

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2 Consapevole


Il Pianeta Verde

«T

utti sono capi, tutti si credono superiori a qualche cosa: gli uomini si credono superiori alle donne, la gente di città a quella di campagna, gli adulti ai bambini, gli umani agli animali e alle piante. […] La competizione, la contabilità, la produzione in massa di oggetti inutili, le guerre, il nucleare, la distruzione della natura, le malattie senza rimedio: la preistoria insomma». La Terra vista da lontano, dall’alto, da lassù: da una prospettiva extra terrestre lucida che ci offre un’analisi impietosa dei rapporti tra l’uomo, i suoi simili e la natura. La Terra vista dal Pianeta Verde appare immersa in un Medioevo senza speranza: caos, disordine, inquinamento la fanno da padrone. E mentre sul Pianeta Verde gli abitanti si riuniscono per ascoltare i “concerti di silenzio”, sulla terra il rumore del traffico stradale della Parigi di fine millennio non lascia tregua. Il Pianeta Verde è un bel film di Coline Serrau, datato 1996: un film che si rivede con piacere più e più volte e che utilizza l’ironia per tratteggiare una spietata critica della società contemporanea. Gli abitanti del Pianeta Verde vivono in armonia con la terra e i frutti che essa offre, hanno attraversato anche loro l’epoca industriale dell’inquinamento e del profitto, ma sono passati

oltre: non hanno moneta, non hanno automobili, non hanno macchine, non hanno case e città. Vivono ai margini dei laghi, dormono nell’erba, comunicano telepaticamente avendo imparato ad utilizzare ben più di quel 3% del cervello che ancora caratterizza gli abitanti della Terra. Non si ammalano e vivono oltre 250 anni, morendo di morte naturale alla fine della loro pacifica e quieta esistenza. Quando Mila – un’abitante del Pianeta – si reca sulla Terra, si trova di fronte il mondo che noi tutti conosciamo: quello ben rappresentato, ad esempio, dalla recentissima tragedia delle centrali nucleari giapponesi danneggiate dallo tsunami dello scorso marzo. Il viaggio di Mila sulla Terra ha lo scopo di “disconnettere” il maggior numero possibile di persone, ossia di renderle consapevoli dell’assurdità della vita che stanno conducendo: una presa di coscienza imprescindibile per salvare il pianeta e i suoi abitanti. Ci sono due cose nel film che mi hanno molto colpito. La prima è il fatto che Mila, sulla Terra – trovandosi impossibilitata a consumare l’acqua e il cibo del nostro pianeta perché troppo inquinato per il suo organismo – si “ricarica” tenendo in braccio per alcune ore un neonato: un forte contrasto rispetto a una società, la nostra, che risulta fortemente fobica rispetto ai legami, agli affetti e che vede nella separazione precoce tra madre e bambino un pilastro

Editoriale

fondamentale della sua prosecuzione. La seconda è l’usanza, sul Pianeta Verde, che prevede lo svolgimento dell’assemblea annuale dei villaggi in cima a una montagna «perché dopo aver camminato due ore in salita si ragiona meglio»: mi ha fatto venire in mente i vari G7, 8 e 20 con città blindate e grande mobilitazione di mezzi e persone e tutti gli ausilii che la nostra società ci propone per evitare la fatica, la stanchezza, il dolore, le pause, la quiete. E se camminare tutti i giorni due ore in salita ci aiutasse davvero a trovare soluzioni innovative e ad avere pensieri più chiari e lucidi? Forse è tempo di mettersi in marcia… Marianna Gualazzi

Film Coline Serrau Il Pianeta Verde (La Belle Verte) Francia, 1996

Cosa leggere Thoreau Camminare “Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino” Mondadori, 2009

Cercalo su: www.macrolibrarsi.it

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Comunità consapevole 50 Dal sogno alla realtà con il “Dragon Dreaming” Ellen Bermann

Rifiuto riuso riciclo 54 Carte ecologiche e riciclate Sig. Gil - Geca Spa

Saper Fare 57 L’arte dell’intreccio

Andrea Magnolini

Curarsi da sé 62 Ipotiroidismo, l’emergenza ignorata Romina Rossi

Bambini e genitori 65 Vieni, c’è un asilo nel bosco... Marianna Gualazzi

68 Scuola familiare

Clara Scropetta

Eco viaggi 72 Ecovillaggi per tutte le tasche! Romina Rossi

10 L’intervista

La storia delle cose, per vivere oltre il consumismo Intervista a Annie Leonard Andrea Bizzocchi

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Speciale

Ritorniamo raccoglitori 18 Raccogliamo erbe ma rispettiamo la biodiversità

La Redazione

20 Raccogliere gemme Lucilla Satanassi

24 Cercare le erbe di primavera Traduzione di Romina Rossi

29 Menù a base di erbe di primavera 30 I mille usi della tifa

Elena Parmiggiani

33 La Rosa Canina

Dove cresce e come si utilizza in fitoterapia

Sergio Abram

38 Frutti di bosco essicati Sara Cargnello

42 Amico Lombrico La Redazione

45 Permacultura sulle Alpi Ellen Bermann

Rubriche 8 9

Coltivare e coltivarsi nell’orto

75 Cosa leggere…

76 Botta e risposta 76 Eventi, corsi, formazione 60 secondi di saper fare Consapevole 5


Chi è la persona più

importante del mondo? Giorgio Gustavo Rosso

A

ll’inizio di febbraio ho avuto l’opportunità di essere ospitato in una micro casetta vicino ai boschi, nelle colline austriache. Per tre giorni vi ho abitato da solo, e il terzo giorno non mi sono neanche mosso per andare a comprare da mangiare: solo la casetta, un paio di passeggiate nel bosco e i miei ritmi. È stata un’esperienza molto importante, di incontro con me stesso, con la sensazione di essermi sentito a casa molto più che in tante altre occasioni. Le passeggiate nel bosco sono state molto istruttive: dato che la temperatura era sempre vicino allo zero c’era ancora una decina di centimetri di neve, e ho camminato senza mai incontrare nessuno. Ho iniziato ad ascoltare il silenzio, gli alberi, me stesso. E la vita gradualmente è cambiata, mi sono calmato, mi sono ascoltato, mi sono amato! Ho trovato il mio posto e la mia armonia con la natura intorno a me, ho comunicato le mie emozioni e ho ascoltato risposte, suggerimenti, condivisioni, tanto amore e tanta saggezza. Sono passate alcune settimane e l’amore è sempre più

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presente nella mia vita. Tante persone, avvenimenti, animali, piante, natura si aprono e mi permettono di aprirmi e scoprire che sono avvolto in un universo di amore. Quando non percepisco l’amore in cui sono immerso è solo perché mi chiudo, mi rifugio nella paura e nel ricordo (conscio o inconscio) di eventi ed esperienze di dolore e sofferenza, che mi hanno spinto a rinunciare a vivere e ad amare per paura di essere ferito e soffrire.

la corazza e la prigione che ci costruiamo per paura della sofferenza: può essere proprio la sofferenza il passaggio verso la gioia e la libertà infinite. Sto scoprendo che il pianto è una terapia miracolosa, forse ancor più potente della risata. Accettare e mostrare i miei punti deboli e vulnerabili è un incredibile atto di amore e di forza che compio verso me stesso: non c’è più nulla da nascondere e posso mostrarmi in tutta la mia verità.

C’è un urlo, un richiamo profondo all’interno dei nostri cuori che vuole essere ascoltato. Karina Schelde Mi risuona sempre più spesso una frase che ho sentito: «Non amare per non soffrire è come non vivere per non morire». Per questo sempre più spesso, di fronte alle scelte che devo compiere, scelgo l’amore! Che significa: scelgo l’amore e la gentilezza prima di tutto verso me stesso «Ama il prossimo tuo come te stesso» e poi verso gli altri. Aprirsi all’amore significa scegliere di togliersi

Se osservo la mia vita, mi accorgo della gran frequenza di occasioni in cui mi sono adattato alle circostanze esterne, e a ciò che le persone si attendevano da me, o che io credevo si attendessero da me: è una lunga serie di sconfitte rispetto a ciò che sono e che voglio essere. Nel momento in cui scelgo l’amore – e prima di tutto l’amore per me stesso – tutto questo cambia e mi trovo a vivere una vita completamente


Parola all’editore

diversa ed entusiasmante, dove le priorità non sono più dettate dal mondo esterno, ma dalla realizzazione di ciò che sono e voglio essere! La vita, con tutte le sue innegabili difficoltà, può essere un’avventura straordinaria e meravigliosa quando decidiamo di viverla al massimo delle nostre forze e capacità, scegliendo di amarci e di amare il mondo. Prova ad immaginare di essere la persona più importante del mondo: in realtà lo sei, per te stesso. Come tratteresti la persona più importante del mondo se ti venisse a far visita? Ma se tu sei la persona più importante del mondo, perché

«Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampiezza delle nostre relazioni». Henry David Thoreau, Walden, ovvero La vita nei boschi non ti tratti di conseguenza, con tutto l’amore, il rispetto, la gentilezza e le cure che merita la persona più importante del mondo? Dato che il passato non esiste e il futuro neppure, ciò che esiste è solo l’attimo che stiamo vivendo. L’attimo successivo ha infinite possibilità a nostra disposizione: le solite che già conosciamo, oppure le straordinarie possibilità che

possiamo scegliere quando decidiamo di essere la persona più importante ed eccezionale del mondo! Una volta che decidi di essere gentile e amorevole verso te stesso, diventa inevitabile esserlo con chi ti sta vicino, e diventa inevitabile ricercare il contatto con la natura e la Terra, rendendo grazie per i grandi doni che ci offrono quotidianamente.

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Coltivare e coltivarsi nell’orto

I mesi più ricchi...

di nuovi progetti! A cura di Grazia Cacciola - erbaviola.com

L’

inverno quest’anno non è stato clemente in molte zone d’Italia ma è bello anche cercare di coglierne i lati positivi: grazie alle nevicate ci sarà meno siccità e produzioni più interessanti qualitativamente e quantitativamente per tutti quegli arbusti e alberi da frutto che amano la sferzata fredda invernale. Inevitabilmente, dopo un inverno così rigido, ci si ritrova qualche pianta danneggiata, qualcun’altra che ci ha abbandonati. È la Natura, che noi rispettiamo profondamente. MAGGIO Semina in semenzaio

Broccoli, broccoletti, cavolfiori, cavolini di bruxelles, cavoli cappucci, cavolo rosso, cavolo verza, cicoria bionda, lattuga.

Semina in vaso

Tutte le cicorie, fagioli bianchi, finocchi, indivia, lenticchie, anguria, barbabietola, bietole, carote, cetrioli, cicorie, fagiolini, fagioli, lattuga, melone, peperone, piselli, pomodori, porri, prezzemolo, rape, ravanelli, scorzonera, zucca, zucchine.

Trapianti

Broccoli, broccoletti, cardi, cavolfiori, cavolini di bruxelles, sedano rapa, anguria, basilico, cavolo cappuccio estivo, cetriolo,

Così, dopo aver salutato il vecchio amico che ci ha donato i suoi frutti per anni, sarà il momento di pensare al nuovo ingresso nell’orto o nel frutteto: un meraviglioso momento per riflettere e riprogrammare quello spazio coltivato, scegliendo varietà che si adattino meglio al clima della propria zona, per esempio scegliendo le varietà antiche locali. Perché allora non riscoprire, nelle zone del nord e nel preappenninico i vecchi peri cotogni, che vanno scomparendo ma che regalano ottimi frutti per conserve. O le giuggiole, un melo che non sia il solito fuji o renetta cipolla, indivia, lattuga, melanzana, melone, peperoni, pomodori, porri, scarola, sedano.

Raccolta

Aglio, catalogna, finocchi, patate novelle, taccole, tutte le verdure da foglia pronte.

GIUGNO Semina in semenzaio

Broccoli, broccoletti, catalogna, cavolfiore, cavolino di bruxelles, cavolo cappuccio tardivo, cavolo verza, cicorie.

Trapianti

Cavolfiore, cavolini di bruxelles, cavolo verza, cicorie, lattughe, melanzane, porri, scarola, sedano.

Raccolta

Si raccoglie tutto quello che è pronto, siamo nel mese più produttivo dell’anno. Soprattutto pomodori, zucchine, cetrioli e insalate vanno raccolti quotidianamente. Per i frutti da mandare a maturazione per ottenere i semi per l’anno seguente, è opportuno non superare un frutto per pianta da mandare a completa maturazione.

Semina in vaso

Barbabietola rossa, basilico, bietola da coste, carota, cavolo cinese, cetriolo, fagiolini, fagioli bianchi e rossi, indivia, lattughe, porri, prezzemolo, sedano, zucca, zucchina.

Grazia Cacciola (www.erbaviola.it) Esperta di agricivismo e ecosostenibilità, è autrice di articoli e saggi sugli stili di vita consapevoli, tra cui Coltivare naturale. Agricoltura biologica, biodinamica, sinergica e permacultura e L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, entrambi di Edizioni FAG. Ha lasciato la città per la campagna, dove da anni conduce un orto e un terrazzo con tecniche esclusivamente naturali. Da anni è impegnata nella divulgazione della filosofia di decrescita e del ritorno all’autoproduzione.

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da supermercato, magari addirittura donarsi qualcosa di insolito anche nell’orto: il rabarbaro, dal fogliame esuberante e colorato, la calendula, che avrà anche il compito di attirare api e insetti utili all’impollinazione, la stevia, con cui fare zucchero naturale a zero calorie adatto persino ai diabetici. Tante raccolte materiali nell’orto in questi mesi, come dalla scheda a seguire, ma anche tante raccolte di pensieri e contatti per rendere il proprio pezzetto di terra, dal vaso sul balcone all’orto di campagna un piccolo mondo felice, consapevole e biodiverso.

LUGLIO Semina in semenzaio

Broccoli, broccoletti, catalogna, cavolfiore, cipolle estive.

Semina in vaso

Barbabietole, bietole, carote, cavolo cinese, cicoria o radicchio, indivia, fagiolino, fagiolo bianco, finocchi, lattughe, porri, prezzemolo, rape, zucchine.

Trapianti

Broccoli, broccoletti, catalogna, cavolfiore, cavolini di bruxelles, cavolo rosso, cavolo verza, cicorie bionde, cicorie rosse, radicchi, sedano.

Raccolta

Angurie, meloni, fagioli rampicanti, melanzane, aglio invernale, tutte le verdure da foglia, pomodori, peperoni.


60 secondi di saper fare

Il lievito madre naturale

buono come il pane Fare il pane con il lievito naturale è divertente e facile, e il prodotto che ne risulta è più digeribile e rimane buono per parecchi giorni, molto di più di quello industriale

M

ettete l’uvetta secca nel vaso di vetro e copritela di acqua naturale, quindi chiudete il coperchio per bene. Lasciate riposare per 5 giorni. Una volta al giorno scuotete il vasetto di vetro, apritelo (al terzo giorno comincerà a fermentare) e poi richiudetelo fino al giorno dopo. Al quinto giorno, filtrate il liquido con un colino e tenetelo da parte (dovrebbe somigliare ad un vinello frizzante). L’uvetta è di scarto e potete metterla nel compost.

Misurate mezza tazza di liquido ottenuto e mescolatelo a una di tazza di farina, fate riposare circa 3 ore nel vasetto di vetro senza chiudere il coperchio completamente, lasciando che il lievito respiri. Questa è la prima fase del lievito naturale. Dopo le 3 ore noterete che l’impasto

Elena Parmiggiani

OCCORRENTE

è raddoppiato di volume (anche triplicato) e che sulla superficie ci sono molte bollicine. Il lievito madre è pronto per essere usato. Potete conservare il lievito in frigorifero nel contenitore già usato, avendo l’accortezza di rinfrescarlo o di fare il pane una volta a settimana. Ricordatevi di

lasciare il coperchio del contenitore solo appoggiato, di modo che il lievito respiri sempre. Il lievito di madre naturale può essere usato per fare il pane senza impasto. Potete trovare la ricetta sul nostro sito: www.ilconsapevole.it.

n1  vasetto di vetro con coperchio

(possibilmente da 500 ml)

n5  0 gr. di uvetta secca n farina biologica (potete sperimentare con tutte le farine che contengono glutine: farro, grano, spelta, segale).

L’uvetta e le farine bio contengono ancora fermenti e lieviti naturali che aiutano nella lievitazione che andremo a fare. Le farine integrali lievitano meno, quindi le prime volte provate ad usare le farine raffinate.

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La storia delle cose, per vivere

oltre il consumism0 Intervista ad Annie Leonard, autrice del video The Story of Stuff

Andrea Bizzocchi

The Story of Stuff è un video dal successo straordinario che mostra come gli oggetti di uso comune, dall’estrazione delle risorse fino al loro smaltimento, siano responsabili della enorme devastazione ambientale a cui abbiamo sottoposto il nostro pianeta negli ultimi decenni. Intervista esclusiva ad Annie Leonard, deus ex machina del progetto Annie, vorrei partire chiedendoti: chi è Annie Leonard e qual è il tuo background? Sono cresciuta a Seattle, a quei tempi una città verde e bellissima. La mia famiglia passava le estati in tenda facendo campeggio. Siccome a quel tempo le macchine non avevano schermi per i dvd che rincretiniscono i bambini nei sedili posteriori, io guardavo sempre il paesaggio fuori dal finestrino. Anno dopo anno mi rendevo conto di come i boschi lasciassero spazio a centri commerciali e abitazioni; presi a domandarmi dove fossero andati a finire quei boschi e cosa potessi fare io perché non scomparissero completamente.

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Poi andai al college a New York City. Ogni mattina facevo a piedi i sei isolati dal campus al dormitorio e notavo pile e pile di sacchi di immondizia. Mi venne la curiosità di vedere cosa c’era nei bidoni dell’immondizia: soprattutto carta. Ecco dove andavano a finire i miei amati boschi! Negli Stati Uniti il 42% dei nostri boschi diventa carta e infatti circa il 40% dell’immondizia è carta, che potrebbe benissimo essere riciclata se si facesse raccolta differenziata. Potremmo ridurre del 40% la nostra immondizia e anche la nostra necessità di tagliare boschi aiutando così la lotta al riscaldamento globale. Dopo aver scoperto che quasi la metà della nostra immondizia è carta, cioè boschi, volevo scoprire dove andava a finire quella carta, che nel frattempo era diventata immondizia. Così andai a visitare la discarica di Fresh Kills a Staten Island, grande circa dodici chilometri quadrati, una delle più grandi al mondo. A parte quelle abusive, soprattutto sulle coste dell’Africa Occidentale, dove l’Occidente scarica la sua immondizia… Sì, purtroppo è così. Comunque

quello che vidi andava al di là di ogni immaginazione. Ovunque guardassi c’erano divani, frigoriferi, scatole, televisori, computer, abiti, insomma stuff (roba). Ebbi lì, in quel momento, la percezione che il nostro sistema era completamente fuori controllo. Una montagna di risorse naturali trasformate in rifiuti. Ma venti anni fa ancora non si parlava di queste cose e così mi resi conto che c’era qualcosa di sbagliato ma non capivo cosa. Però decisi di scoprirlo. Dopo il college lavorai per dieci anni ad una campagna di pressione internazionale per fermare lo smaltimento dei rifiuti dei Paesi occidentali in quelli poveri. Ho girato il mondo visitando le fabbriche del Terzo Mondo dove la nostra roba viene prodotta e le discariche in cui va a finire. Ho incontrato comunità che hanno perso le loro riserve d’acqua – ora necessaria per le fabbriche che dovevano produrre per l’Occidente – e che stavano ammalandosi sempre più a causa dell’inquinamento industriale. Capii allora che le nostre abitudini consumistiche sono la causa prima dei problemi ambientali, sociali, di salute in tutto il mondo. Così iniziai


Mi venne la curiosità di vedere cosa c’era nei bidoni dell’immondizia: soprattutto carta. Ecco dove andavano a finire i miei amati boschi!

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Intervista ad Annie Leonard a pensare a un modo di portare la gente a conoscenza di ciò che avevo scoperto e capito. Ma non volevo spaventare nessuno. Volevo semplicemente dire: “Hey gente, qui abbiamo un problema. Stiamo trasformando il pianeta in un’immensa pattumiera e per farlo dobbiamo lavorare come dei pazzi. Rimbocchiamoci le maniche e costruiamo un mondo migliore per noi e per i nostri figli”. Ed è qui che hai avuto l’idea del video? Ho fatto conferenze sul tema per anni. Capitava sempre più spesso che alla fine delle conferenze qualcuno suggerisse di farne un film, un video; per cui ho iniziato a ragionare su questa cosa finché ho fatto un video con un amico con una piccola videocamera. Credo che il film abbia avuto successo perché ha un format simpatico, quasi comico, e condensa in una ventina di minuti una quantità enorme di informazioni dando una panoramica completa del problema. Ha avuto così tanto successo che come sai abbiamo fatto altri film, tutti disponibili gratuitamente sul sito www. storyofstuff.org. Il mio obiettivo era generare consapevolezza sull’assurdità del nostro sistema di produzione e di consumo e direi che l’obiettivo è stato raggiunto anche se continuiamo a lavorare per fare sempre meglio. Il film spiega come praticamente ogni “cosa” che usiamo nel nostro quotidiano implica estrazione, produzione, distribuzione, acquisto/consumo e infine eliminazione dei rifiuti. È stato difficile far passare questo messaggio?

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Pensavo lo sarebbe stato. Dopotutto c’è un’industria pubblicitaria multimiliardaria che lavora per finalità opposte. E non che i media aiutino ovviamente. Quanti degli articoli che lodano l’ultimo gadget tecnologico spiegano e mostrano, magari con foto, le miniere a cielo aperto dove si scavano i materiali e le discariche dove vanno a finire? Quando il film uscì nel dicembre 2007 speravo lo guardassero 50.000 persone. Pensavo sarebbe stato un gran successo.

Negli Stati Uniti la vita media di un cellulare è di un anno. Un anno!?! Materie prime, energia, lavoro, spesso anche sfruttamento e tu lo cambi dopo un anno? Dobbiamo anche far capire che vivere con meno cose è qualcosa di positivo, che migliora la qualità della vita. Assolutamente sì. Essere incastrati nel meccanismo “lavora e spendi” è un circolo vizioso. Consumare meno non significa fare il martire ma essere liberi.

C’è un’emergente scienza della felicità che spiega bene come una volta che abbiamo soddisfatto i nostri bisogni basilari, ciò che ci rende felici sono la qualità delle nostre relazioni sociali, il tempo con gli amici e la famiglia

Invece è stato visto da più di 12 milioni di persone, tradotto in dodici lingue e ha ispirato dibattiti, articoli e addirittura canzoni e un musical. Evidentemente c’è molta gente pronta a recepire questo genere di messaggi. Paradossalmente il consumismo ci fa avere delle cose ma non ce le fa apprezzare... Sì. Io non sono contro gli oggetti ma non ha senso avere tante cose se poi non le apprezzi. E dovremmo avere anche maggior consapevolezza. Quando sai quanto materiale, quanta energia, quante persone hanno lavorato per un tal prodotto, il fatto che poi andrà a finire in una discarica è criminale. Ho una bicicletta da trent’anni e rifaccio fare la suola alle mie scarpe.

C’è anche un’emergente scienza della felicità, se così la possiamo chiamare, che spiega bene come una volta che abbiamo soddisfatto i nostri bisogni basilari, ciò che ci rende felici sono la qualità delle nostre relazioni sociali, il tempo con gli amici e la famiglia ecc. Per cui più stacchiamo la spina da uno stile di vita consumista più stiamo meglio, noi e il pianeta. È chiaro che il consumismo è un problema ma noi siamo oltre il consumismo. Siamo al super-consumismo, all’iperconsumismo. Sei d’accordo? Sì, e questo ha a che fare con il rapporto che abbiamo con il consumo. Chiunque deve in qualche maniera consumare per vivere.


Intervista ad Annie Leonard

Hey gente, qui abbiamo un problema. Stiamo trasformando il pianeta in un’immensa pattumiera e per farlo dobbiamo lavorare come dei pazzi. Rimbocchiamoci le maniche e costruiamo un mondo migliore per noi e per i nostri figli

Nessuno lo discute. Ma oggi abbiamo quattro grossi problemi con il nostro tipo di consumo. 1) Consumiamo troppo. Consumiamo più risorse di quante la Terra riesce a produrre. 2) Consumiamo troppa roba chimica che ci fa ammalare. È un processo silenzioso, giorno dopo giorno, ma nessuno in questo mondo è più sano. 3) La distribuzione del consumo è del tutto iniqua; c’è chi ha troppo e chi niente. Questo è del tutto immorale. 4) Confondiamo l’avere con l’essere. Compriamo cose per dimostrare la nostra identità. La gente che ha – macchine, case, vestiti – si crede migliore di chi non ha. Di positivo c’è che i quattro punti sono tutti risolvibili.

buona mi vien da ridere. Ciò che davvero globalizziamo è il nostro stile di vita frenetico e la nostra infelicità. Penso che una globalizzazione dell’amicizia, delle idee, della musica ecc. possa essere positiva. Ma quella che è in atto, cioè la globalizzazione economica, ha a che fare con la sottomissione delle comunità locali, dell’ambiente e della diversità culturale. E questa globalizzazione è un disastro.

Quando sento dire che la globalizzazione è una cosa

Per molti anni, tenendo in mano un oggetto, non riuscivo

a non pensare alla distruzione che esso aveva causato. Hai mai avuto questa sensazione? Costantemente! Non posso fare a meno, quando ho un oggetto tra le mani, di pensare alle miniere o alle foreste dove la sua vita è cominciata, a coloro, spesso sfruttati, che hanno lavorato per costruirlo, ai trasporti necessari per farlo arrivare ai negozi e infine alle discariche dove andrà a finire. Una soluzione, almeno parziale, a questo problema, è comprare locale, biologico ed etico e soprattutto solo ciò di cui si ha veramente bisogno.

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Intervista ad Annie Leonard La pubblicità oggi non ha più a che fare con il prodotto che viene pubblicizzato, com’era all’inizio, ma piuttosto con sensazioni e sentimenti e desideri che abbiamo perduto. Il messaggio della pubblicità è: “Fai schifo. Vai a comprare un’altra macchina e non farai più schifo”. Questo significa che siamo una società profondamente insicura. Purtroppo è così. È difficile riuscire a superare totalmente questa cosa quando vivi in un Paese così consumista come gli Stati Uniti o ovunque in Occidente. Però posso dare due consigli: primo, non guardare la pubblicità. Non solo quella televisiva ma anche quella cartellonistica, quella che trovi nelle riviste. Ogni genere di pubblicità. La pubblicità ha messaggi subliminali che agiscono sul nostro subconscio per cui anche se credi di non esserne condizionato inevitabilmente lo sei. Anche coloro, come me, che sono ferocemente contrari al consumo. In secondo luogo, dobbiamo sviluppare un metro di valutazione interiore su da cosa dipende la nostra felicità o soddisfazione, perché come ti dicevo il nostro cervello, a nostra insaputa,

paragona costantemente i nostri vestiti, la nostra macchina, la nostra tv a quella del nostro amico, del nostro vicino di casa, del nostro collega. E se le cose dell’altro sono più nuove, più belle, più cool, allora spesso ci sentiamo inadeguati. E andiamo a comprare. Attenzione, questo è un processo inconscio. Non lo dico io ma un’infinità di studi. Quindi avere piena consapevolezza di cosa ti rende veramente felice e soddisfatto, beh, quello è un mezzo di difesa per liberarsi dalla trappola del comprare per sentirci bene. I nostri corpi sono pieni di sostanze chimiche e metalli pesanti… Questa roba viene dal cibo che mangiamo, dai prodotti di igiene che usiamo, dai nostri vestiti, dai mobili di casa, dall’acqua che beviamo, dall’aria che respiriamo. L’Environmental Working Group (EWG) ha verificato che nel cordone ombelicale di un neonato ci sono oltre 200 sostanze chimiche di uso comune in industria e in agricoltura. La stragrande maggioranza di queste sostanze provoca cancro, problemi neurologici, di impotenza e altri svariati problemi di salute. La verità è che è impossibile conoscerne l’impatto totale. Ma penso che

se un bambino nasce avvelenato, allora possiamo dire con ragionevole certezza che è arrivato il momento di dire ”basta”. Molti fanno affidamento sulla politica, altri sul cambiamento personale. Tu come la vedi? Penso che si debba attaccare questo sistema da ogni possibile posizione. L’una cosa non esclude l’altra. In Italia il consumismo e la necessità di smaltire i rifiuti hanno portato alla realizzazione degli inceneritori (chiamati furbescamente termovalorizzatori). Avete questo problema negli Usa? Certo. Comunque li si chiami, gli inceneritori sono qualcosa di terribile. Consumano enormi quantità di energia, inquinano l’aria riempiendola di agenti inquinanti e per costruirli ci sono enormi stanziamenti di denaro pubblico. Ovviamente presuppongono di continuare a consumare e creare rifiuti perché altrimenti che ci stanno a fare? Sul fatto che se ne trae energia: quanta energia è stata necessaria per tutti quei prodotti che “nutrono” un inceneritore? Se invece il problema rifiuti venisse affrontato a livello locale attraverso programmi di riduzione, riutilizzo e riciclo, migliorerebbe la qualità dell’aria, si creerebbero

Abbiamo intervistato Annie Leonard Attivista statunitense e autrice del documentario online “La storia delle cose”, che mostra i costi sociali ed ambientali del nostro sistema di produzione e consumo. Attualmente è la direttrice del progetto “La storia delle cose”. Recentemente, Annie ha coordinato il gruppo dei Finanziatori per la Produzione e il Consumo Sostenibile, che cerca di affrontare gli impatti nascosti sull’ambiente e sul sociale dell’attuale sistema consumistico basato sul fare, usare e gettare oggetti durante tutto l’arco della vita.

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molti più posti di lavoro e soprattutto ci sarebbe un risparmio energetico. Per chi è interessato all’argomento può consultare il sito www.no-burn.org. Alla fine di tutti i discorsi l’economia dipende totalmente dall’ecologia, per cui invece di misurare l’economia dovremmo misurare l’ecologia. Come si fa? Bisogna adottare un metro che misuri la qualità dell’aria e delle acque, la biodiversità, le foreste che assorbono anidride carbonica, e anche la nostra salute. Julia Butterfly Hill (si veda intervista sul numero 24) sostiene che tutti i nostri mali hanno una radice comune

Confondiamo l’avere con l’essere. Compriamo cose per dimostrare la nostra identità. La gente che ha – macchine, case, vestiti – si crede migliore di chi non ha

che lei chiama malattia della disconnessione. Cioè siamo sconnessi dal fatto che noi e la terra siamo la stessa cosa, e quindi far del male alla Terra significa far del male a noi stessi. Il fatto è che mentre la Terra può benissimo vivere senza di noi, noi non possiamo vivere senza una Terra sana. Sei d’accordo? Sì, ovviamente sono d’accordo che siamo disconnessi dalla

Natura. Altrimenti come puoi provocare disastri come quello della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico e poi mangiare anche il pesce che viene dallo stesso oceano? Io credo che quella sia una posizione giustissima ma molto profonda, difficile da comprendere per la maggior parte della gente. Dal mio punto di vista abbiamo anzitutto due problemi sui quali dobbiamo e possiamo agire subito: il primo è

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Curiosità Avere piena consapevolezza di cosa ti rende veramente felice e soddisfatto è un mezzo di difesa per liberarsi dalla trappola del comprare per sentirci bene il sistema capitalista imperniato sulla crescita del Pil per il quale la crescita economica viene prima di tutto, prima anche della salute del Pianeta e dei suoi abitanti. Il secondo grande problema è la concentrazione di potere nelle mani delle multinazionali le quali hanno così tanto potere che determinano anche le scelte politiche dei governi attraverso il Wto e altri accordi internazionali di commercio che bypassano gli interessi nazionali. E questo, virtualmente, è un problema di ogni Paese al mondo. Per cui dobbiamo impegnarci per far uscire le multinazionali dai processi democratici e rimettere al centro la gente. Negli Usa è appena uscito un film su questo tema. Guardate il sito: www. storyofcitizensunited.org. Quale messaggio vuoi dare ai lettori di Vivi Consapevole? Anzitutto voglio ringraziare te e tutto lo staff per contribuire a diffondere una consapevolezza su queste problematiche così importanti per il nostro futuro. Poi vorrei dire ai lettori che è assolutamente possibile cambiare le cose e costruire una società sana, felice e giusta. Ah, vorrei anche farvi i complimenti per il nome che

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avete scelto per la rivista: la consapevolezza è il passo più importante per il cambiamento e questa nostra chiacchierata è un gradino importante in quella direzione.

www.thestoryofstuff.org È il sito nato nel 2007 in cui la Leonard postò il documentario della durata di 20 minuti che in pochi mesi fece il giro del mondo. All’interno vi si possono trovare, oltre al documentario storico, anche i documentari sulla storia di una bottiglia d’acqua, la storia dell’elettronica, la storia dei cosmetici e molto altro.

Andrea Bizzocchi Si interessa in particolare di ecologia profonda e popoli nativi. Vive tra l’Italia e la Costa Rica. È appena uscito il suo terzo libro, Pura Vida e altri racconti raminghi (Terra Nuova edizioni), una raccolta di racconti di viaggi vissuti in prima persona.


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Raccogliamo erbe ma rispettiamo

la biodiversità Prima di andar per erbe è bene seguire qualche accorgimento La Redazione

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n tempo le erbe spontanee rappresentavano uno dei principali mezzi di sostentamento dell’uomo: i popoli primitivi vivevano di una nutrizione equilibrata grazie al consumo dei vegetali selvatici per gran parte dell’anno. I nostri antenati erano abili nel riconoscere le diverse erbe, le loro proprietà, e sapevano in che modo raccogliere prendendo dalla Natura solo lo stretto necessario facendo in modo che nulla venisse sprecato

o danneggiato. Oggi la fitoalimurgia – cioè la conoscenza dell’uso delle specie vegetali a scopo alimentare – non ha più la funzione di risorsa alimentare, ma molti, grazie anche al maggior tempo libero a disposizione, stanno riscoprendo i molteplici vantaggi di andar per verdure. La Natura ha infatti molto da offrire, tante varietà di piante commestibili in grado di arricchire i nostri menu con i loro sapori, ma le sue risorse vanno amministrate con saggezza. Prima di partire alla ricerca di erbe e piante è bene

prepararsi e seguire qualche buona norma per evitare di danneggiare il delicato equilibrio dell’ecosistema: bastano pochi minuti per rovinare per sempre il sottobosco e i suoi componenti. Anche quello che noi pensiamo essere solo erbacce, in realtà è parte del grande patrimonio della biodiversità con una preziosa e specifica funzione.

Dove e come raccogliere

Prima di partire per la nostra raccolta, è molto importante docu-

Il luogo in cui si raccolgono le erbe va rispettato: non si raccoglie tutto, non si sradica la pianta, né si strappano rami o radici

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” mentarsi, sia sul tipo di ambiente nel quale ci recheremo per la passeggiata, sia sulle singole piante. Improvvisarsi raccoglitori può provocare danni a noi e all’ambiente. In commercio esistono molte valide pubblicazioni sull’argomento, ricche di informazioni e con descrizioni dettagliate di ciascuna specie, oltre a fotografie e disegni delle varie parti della pianta. Questo aiuterà anche a distinguere le piante, tralasciando quelle con sostanze che potrebbero avere effetti molto potenti sull’organismo umano e addirittura tossiche. I posti migliori per raccogliere le erbe selvatiche sono i campi abbandonati, gli argini dei fossi, i bordi dei sentieri, la macchia e i boschi. Vanno invece evitate le zone vicine alle strade trafficate, le fonti di inquinamento (canali di scolo, allevamenti animali, discariche…), i centri abitati o le fabbriche e i campi trattati con pesticidi ed erbicidi; più in generale i campi che non si conoscono. La raccolta non sempre è semplice perché molte erbe vanno raccolte quando sono ancora piccole e tenere e si nascondono tra le piante. Un buon consiglio da tenere a mente e mettere in pratica è quello di osservare le piante nei vari stadi di crescita (germoglio, pianta adulta, fiore, semi) per imparare a ricono-

scerle facilmente anche nella vegetazione fitta. Va tenuta ben a mente anche la zona in cui si trovano le erbe, perché molto probabilmente l’anno successivo le ritroverete nello stesso luogo. In genere è difficile trovare una pianta completamente commestibile; normalmente si possono mangiare solo alcune parti, come ad esempio:

1.

Foglie, germogli, midollo e corteccia;

2.

Radici, rizomi, tuberi e bulbi;

3.

Fiori, nettare e polline;

4.

Frutti, bacche, noci e semi;

5.

Funghi.

Si raccolgono le foglie delle piante giovani, appena germogliate oppure di quelle adulte che hanno emesso i nuovi germogli laterali e comunque prima della fioritura. Con l’avanzare della maturità, infatti, la verdura diventa più dura, perde l’originario sapore e diventa amara e poco gradevole. La raccolta delle verdure si fa con l’aiuto di un coltello per tagliare i germogli o i fusti mentre i fiori si possono staccare con le

mani. Le parti raccolte andrebbero deposte in cestini o panieri – evitando i sacchi di plastica – così da non schiacciarle o mescolarle nel corso della passeggiata e non essere costretti a buttarle una volta arrivati a casa. Il luogo in cui si raccolgono le erbe va rispettato: non si raccoglie tutto, non si sradica la pianta, né si strappano rami o radici. In questo modo si consente alle piante di riprodursi e di poter raccogliere i germogli nella stagione successiva. Si dovrebbe raccogliere solo un terzo delle piante e lasciare il resto al ciclo naturale. Chi non è molto esperto della raccolta si concentri solo su alcune piante, tralasciando quelle su cui non ci si sente sicuri. Quando andiamo per erbe è bene imparare a rispettare tutto il mondo vegetale, perché esso ci ricompenserà largamente. Quando ci si immerge nella Natura bisognerebbe abbandonare un atteggiamento tipico del comportamento umano: quello di agire, modificare, lasciare tracce nella storia, cambiare il mondo, arrivare primi… Proviamo invece a mettere in atto uno degli insegnamenti di una cultura nativa dell’America del Nord: una persona non dovrebbe mai lasciare orme così profonde che il vento non le possa cancellare.

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Raccogliere

gemme

In primavera i boschi e i prati offrono una enorme quantitĂ di piante e fiori con i quali preparare prodotti per la cura del corpo, buoni anche per la salute Lucilla Satanassi

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori”

I

l momento della raccolta non coincide solo e propriamente con il gesto con cui si prende la pianta o la parte di pianta interessata e la si porta con noi; se la raccolta è circoscritta a questo è un po’ come rubare, portare via, appropriarsi. Raccogliere è invece il momento culminante di un incontro durante il quale ci si scambia qualcosa. Come tutti gli incontri importanti va preparato, studiato, capito e seguito. La prima domanda che bisogna farsi per prepararsi è: cosa incontro? Per questo è fondamentale avere libri, foto o maestri a portata di mano per evitare spiacevoli incomprensioni o equivoci fatali. Vi consiglio libri con belle foto e spiegazioni semplici e comprensibili, capaci di descrivere la pianta con parole comuni. Non è difficile riconoscere le erbe, che si sono impegnate al massimo per differenziarsi le une dalle altre; sta a voi saperle guardare, annusare, osservare forma e movimento. È chiaro che occorrono il tempo necessario, la passione e l’attenzione per conoscerle. Il “tutto e subito” di solito in Natura non funziona mentre l’arte dell’osservazione ripaga sempre.

Celebrare la raccolta

Prima della raccolta è importante avere un buon atteggiamento mentale che ci aiuti a trarre il massimo giovamento da quello che raccogliamo. Sembra incredibile ma l’atteggiamento emotivo è ciò a cui le piante reagiscono di più. Il mondo delle piante è vivo e intessuto di modalità che non sempre coincidono con quelle a cui siamo abituati. Per esempio le piante avvertono e reagiscono alle nostre intenzioni molto più che ai nostri gesti materiali. Escono dal nostro modo umano di intendere

la vita, che sia più piacevole prendere che dare: la loro ragione di vita è quella di donare. È il loro compito, che svolgono con obbedienza e fa sì che questo tipo di vita sia possibile sul pianeta Terra. Se ritorniamo bambini ed andiamo per campi curiosi e attenti, capaci di farci contaminare dalla vita che pulsa nella Natura, allo-

sempre, nel momento in cui le forbici, il coltello o le dita entrano in azione nell’aria, ripeto lo stesso ritornello: “Tu vieni da me, io vengo con te”. Per la nostra raccolta sceglieremo giornate di sole, quando l’eventuale rugiada si sarà dispersa nell’aria. Il periodo migliore per le piante si chiama anche tempo

Nel tempo ho imparato ad entrare nei luoghi della raccolta in punta di piedi, chiedendo permesso come quando vado nelle case di amici

ra inizieremo a sperimentare lo stato dell’animo della “commossa meraviglia”. Se cercheremo dentro di noi questo atteggiamento, sarà naturale diventare raccoglitori. Nel tempo ho imparato ad entrare nei luoghi della raccolta in punta di piedi, chiedendo permesso come quando vado nelle case di amici. Entro nel bosco con riverenza e rispetto, salutando gli abitanti del luogo: animali, pietre e tutte le atmosfere che sussurrano canti e melodie; non sempre però la Natura apre le sue porte. Anche il modo di raccogliere è importante: le erbe non si strappano, non si sradicano; le maestre migliori sono state le capre al pascolo che spiluccano qua e là senza accanirsi mortalmente sulle erbe. Quindi raccolgo solo un po’, pensando che dopo di me passeranno altri a raccogliere e che è giusto che qualcosa rimanga alla pianta stessa o al gruppo di piante. In piedi di fronte a un bel cespuglio di Biancospino fiorito, accovacciata su una rosetta fresca di Radicchio selvatico, arrampicata ad una Vitalba su una scarpata,

balsamico: questo varia da pianta a pianta ed è a sua volta condizionato dalla parte di pianta che si raccoglie. La raccolta è fortemente cadenzata anche dalla luna e dai giorni della settimana. Per esempio: se vogliamo raccogliere i fiori di Calendula dei campi, sceglieremo una bella domenica di tiepido sole primaverile durante la fase di luna crescente o piena. La Calendula – essendo governata dal sole – sprigionerà al massimo le sue qualità, il suo colore acceso si manterrà una volta essiccata come se fosse appena colta.

Preziose gemme di primavera

Ora vediamo qualche semplice raccolta tipicamente primaverile, che può essere impiegata per alcune preparazioni casalinghe. L’Abete bianco si trova nei boschi di alta montagna e più sporadicamente anche sull’Appennino: è il classico albero di Natale del Nord. Si tratta di una conifera sempreverde di forma conica. La sua capacità di vivere all’ombra gli permette di nascere sotto il Faggio e l’Abete rosso. Stabilizza

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le pendici delle montagne e le protegge dall’erosione. Gli aghi sono piatti, di un bel verde scuro e con due linee argentate e inconfondibili sulla pagina inferiore. Le gemme si aprono verso la fine di aprile e l’inizio di maggio, mostrando i loro pennacchi verde-vita che sbocciano. Le gemme andrebbero raccolte poco prima della schiusa, ma non è un problema se durante la raccolta vi lasciate convincere anche della tenerezza dei giovani getti. Il giorno migliore per la raccolta è il sabato: tutte le conifere sono primariamente governate da Saturno, poiché hanno una crescita relativamente lenta, una struttura pietrificata, una maturità sessuale che arriva piuttosto tardi, attorno ai

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trent’anni. Le nostre giovani gemme, appena raccolte, vanno messe a macerare nel miele che deve essere di ottima qualità, meglio se fluido. Posate le gemme dentro un barattolo di vetro, aggiustatele per bene e coprite completamente con il miele. Chiudete ermeticamente e lasciate macerare per almeno un mese al sole o vicino a una fonte di calore. Il gemmamiele di Abete così ottenuto può essere gustato a cucchiaini, e ci stupirà per il suo sapore balsamico, capace di aprire il respiro, di calmare la tosse, di donarci una sensazione di freschezza e di ampie vedute. Scendendo più in basso, dal punto di vista altimetrico, troviamo un’altra conifera comune: il Pino. Ne esistono di tante specie, ma le proprietà si equivalgono. Vi consiglio di soffermarvi su quelle più semplici da raccogliere e da trovare, come il Pino silvestre o il Pino nero. Gli aghi del Pino crescono a coppie e la corteccia ha tonalità rossastre che sfumano verso il grigio marrone alla base; rilasciano una grande quantità di resina aromatica e collosa, che potrete rimuovere dalle mani finita la raccolta con del buon olio d’oliva o olio essenziale di arancio. Le gemme sono cilindriche e cicciotte, e proprio su queste ultime vi consiglio di porre la vostra attenzione. Le possiamo macerare nel miele usando la stessa modalità descritta sopra per le gemme di Abete. Il miele di gemme di Pino ha proprietà balsamiche e stimola le ghiandole cortico-surrenali, è ottimo quindi per aiutarci nelle convalescenze, negli stati di debilitazione o quando non riusciamo a mettere in moto le energie dopo un lungo inverno.


Speciale “Ritorniamo raccoglitori” Più a valle, fino in pianura, troviamo il Pioppo nero: anche la varietà cipressina usata come abile frangivento prima dell’arrivo della Luna di primavera gonfia le gemme appuntite, che proprio in questo tempo trasudano di cere e propoli. È su questi alberi che

forma di spatola. I fiori sono i classici capolini e nel linguaggio comune evocano grazia e bontà. La sua presenza nei prati diventa massiccia quando il terreno tende a essere acido, o quando manca calcio nel terreno. Le ceneri di questa pianta sono ricchissime di

È importante anche il nostro modo di raccogliere: le erbe non si strappano, non si sradicano

le api principalmente raccolgono il prezioso materiale. Il procedimento è lo stesso descritto sopra. Dopo un mese circa il miele così arricchito sarà un ottimo disinfettante del cavo orale, del tratto gastro-intestinale, delle vie urinarie e un eccellente stimolante del sistema immunitario. Lo potremo usare in caso di afte della bocca, nelle tossi secche e nelle congestioni della trachea, in cistiti acutizzate da un colpo di freddo. Sempre nel periodo primaverile, se spostiamo lo sguardo dalla cima degli alberi verso il verde di prati e pascoli, incontriamo la Pratolina, delicata e comune composita. Il suo nome scientifico è Bellis perennis. È una pianta perenne, con foglie obovate e a

calcio. La pianta fresca contiene acido ascorbico, malico, fumarico, tartarico, caffeico, ossalico e acetico, oli grassi, zuccheri, inulina, mucillagini e polline. Tutti questi elementi la rendono una pianta commestibile: vi consiglio di aggiungere alle insalate qualche fiore fresco. Abbinata al Tarassaco e alla Fumaria è ottima come depurativo, diuretico e per stimolare e tonificare fegato e reni. La Pratolina ha anche ottime proprietà cosmetiche: molto utile è l’estratto in olio. La preparazione è semplice: raccogliete due belle manciate di fiori non umidi di rugiada o di pioggia. Appena colti sistemateli in un vaso di vetro tanto da riempirne la metà. Passate un cucchiaio di grappa

Lucilla Satanassi Ha collaborato con la rivista Erbe e insegnato alla scuola di fitoterapia di Riza. Nel 1992 insieme a Hubert Bösch fonda Remedia, una piccola impresa nell’Appennino Tosco-Romagnolo realizzando il sogno di praticare l’erboristeria coltivando e trasformando fiori ed erbe. Conduce incontri e corsi nel suo giardino per divulgare il messaggio delle piante con particolare interesse alla cura del corpo e della Terra. Per maggiori informazioni: www.remedia.it, mail: info@ remediaerbe.it.

sui vostri fiori, copriteli ben bene con olio di jojoba e chiudete. Tenete il vasetto al caldo, se possibile esposto al sole, almeno per una lunazione (28 giorni circa), agitandolo quotidianamente. La Pratolina è una pianta governata dalla luna, e il vostro preparato godrebbe di questo influsso se riusciste a raccogliere i fiori in una notte a ridosso della luna piena e a toglierlo dalla macerazione durante la fase di luna piena successiva. Dopo la macerazione, bisogna torchiare o strizzare con una garza e il vostro oleolito di Bellis perennis è pronto. Si mantiene per due anni, se conservato in vetro al fresco. Con poca spesa avrete un tonico cutaneo eccellente, capace di ridonare compattezza e tonicità, modellare e tendere la pelle che tende a perdere elasticità. Ideale per pelli affaticate che mancano di elasticità e compattezza. È gradevolmente profumato di tenera primavera e viene assorbito benissimo dalla pelle. L’ho provato anche sulle pelli arrossate dei bimbi, da quella del viso provata dal freddo a quella del culetto arrossato durante la dentizione ed è ottimo. Ogni volta che guardo i prati ricchi di verde vita della primavera mi rendo conto del grande tesoro che custodisce. Le foto di questo articolo sono pubblicate su gentile concessione dell’autrice

Cosa leggere Hubert Bosch, Lucilla Satanassi

Manuale di fiori ed erbe Humus, 2007

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Cercare le erbe di primavera Dopo un lungo e buio inverno, Steve Andrews condivide il piacere di cercare le erbette di campo con le quali preparare semplici piatti primaverili 24 Consapevole


Speciale “Ritorniamo raccoglitori” Estratto da Permaculture Magazine n. 59 Traduzione di Romina Rossi

L

a primavera può ben evocare immagini di agnelli nei campi, campanule nei boschi, narcisi baciati dal sole e uccelli che costruiscono il nido, ma a me la parola fa venire in mente il profumo dell’Aglio orsino (Allium ursinum). In marzo, o anche a metà dell’inverno, i boschi sono spesso coperti dalle rigogliose foglie verdi di questa pianta più che utile, e sono sicuro che ognuno di voi ha respirato il delizioso e appetitoso profumo che emana. Ricordo i boschi locali che visitavo da bambino con i miei genitori, talmente tanto che nella mia mente l’aglio orsino o aglio selvatico, com’è anche chiamato, rimanda a tutto ciò che è associato alla primavera. È una pianta che salta subito all’occhio, stuzzicando la vista, il naso e lo stomaco. Ogni parte dell’aglio selvatico è commestibile ed è buono proprio come la varietà che si coltiva, se non addirittura, ancora più buono. Le foglie possono essere raccolte e mangiate fresche nelle insalate, nei sandwich, con del formaggio o, se siete come me, potete divorarle nei boschi dove crescono. Potete anche cuocerle come gli spinaci o aggiungerle a zuppe, torte salate o a piatti di pasta: infatti si può usare al posto dell’aglio comune. L’aglio selvatico, come il parente coltivato, ha anche molte proprietà curative. È formidabile per abbassare la pressione sanguigna e aiutare a mantenerla nei valori normali ed è utile anche per ridurre il tasso di colesterolo nel

sangue. Stimola le ghiandole, è viene fuori è piuttosto insipido, un antibiotico e agisce anche la cosa migliore è usare le foglie come diuretico. dell’ortica con altra verdura I grappoli di fiori di un bianco o piatti a base di verdure. La lucente si formano da aprile buona notizia è che ci sono molte in poi e anch’essi aggiungono altre varietà di erbe selvatiche molto gusto all’insalata, sebbene fra cui poter scegliere: forse il il loro sapore sia un po’ più forte modo migliore è preparare una di quello delle foglie. Quando la ‘misticanza’ di erbe primaverili, pianta sfiorisce e crea la semenlasciando spazio al gusto personaza, muore e diventa di nuovo un le e a un po’ di sperimentazione. bulbo, che giace fino alla primaUn’altra erba che può essere cucivera successiva, e poiché sembra nata più o meno allo stesso modo apparentemente scomparsa, lascia è il Luppolo (Humulus lupulus). che altre piante dei boschi occuSi possono raccogliere le foglie pino il suo posto. Questo periodo tenere e i germogli, che si trovadi riposo, di sicuro, ci permette di no trovare fra le siepi o ai limiti raccogliere aglio selvatico tutto del bosco dove crescono le piante, l’anno. L’aglio selvatico è solo ma accertatevi di non andarci una delle delizie della primavera dopo maggio, quando cioè sono che si può trovare girando un po’. troppo duri da mangiare. Ci sono molte altre erbe che si Continuando la vostra escursione possono cucinare a mo’ di verdura. nei viottoli erbosi e nei boschi L’Ortica (Urtica dioica) è una in primavera sarete sicuri di delle piante selvatiche commesti- incontrare l’Allaria o Lunaria bili più comuni e i suoi germogli selvatica (Allaria officinalis) con freschi possono essere preparati i suoi grappoli di fiori bianchi e come gli spinaci. Vi farà piacere il forte profumo e sapore che la sapere che non appena sono cotti rendono un’altra eccellente pianperdono miracolosamente il loro ta da aggiungere ai sandwich o effetto urticante, anche se sarebbe all’insalata e può allietare anche meglio indossare i guanti quando un mix di erbe primaverili. li si raccoglie. L’autore del libro Un’altra erba comune che si trova Food for Free, Richard Mabey, nei boschi a primavera, fra le suggerisce la seguente ricetta: siepi e nei viottoli di campagna «Come una qualsiasi verdura, è il Prezzemolo selvatico o le foglie di ortica dovrebbero Cerfoglio selvatico (Anthriscus essere bollite a fuoco basso in sylvestris), che ha delle foglie una pentola con il coperchio per picciolate a contorno triangolare circa quattro minuti, in non più e, da aprile in poi, regge grappoli acqua di quella che scola dalle di fiori bianchi che sembrano foglie dopo che sono state lavate. pizzi, con steli che possono ragFiltrate bene l’acqua, aggiungete giungere un’altezza di 1,2 metri. dell’olio di oliva e condimenti Le foglie sono un’ottima aggiunta a volontà (e anche, se la gradialle insalate, alle omelette, alle te, cipolla tritata finemente), e zuppe e ad altri piatti; sono ancolasciate cuocere a fuoco lento per ra commestibili nel tardo autunno altri cinque minuti, mescolando e e in inverno. girando per tutto il tempo”. Fate attenzione a non raccogliere L’autore continua dicendo che la velenosissima Cicuta (Conium poiché sente che il piatto che ne maculatum), che ha foglie simili,

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” ma si differenzia per essere molto tende a crescere preferibilmente più grande, lo sgradevole odore in campi arati e nelle terre incolte. e le macchie rosso vino visibili per tutta la lunghezza del fusto. In genere se ne trova un esemplaUn’altra pianta simile ma molto re unico. pericolosa è la Cicuta aglina o Altri fiori selvatici che si possono Cicuta minore (Aethusa cynatrovare e che si possono usare per pium), che però è molto più bassa, cucinare sono la Sambuchella (Aegopodium podagraria), il Panace o Spondilio (Heracleum sphondylium), la Tossilaggine

comune (Tussilago farafara), il Centocchio comune (Stellaria media), il Tarassaco comune (Taraxacum officinale), il Caglio asprello o Attaccamani (Galium aperine), la Ellera terrestre comune (Glechoma hederacea), l’Acetosa (Rumex acetosa) e l’Achillea millefoglie (Achillea millefolium). Le foglie di tutte queste piante possono essere usate come quelle

Frittelle di ortica Raccogliete un bel mazzo di foglie di ortiche fresche e, dopo averle lavate, gettatele nell’acqua bollente. Una volta cotte, sciacquatele nell’acqua fredda in modo che mantengano il colore verde, poi fatele scolare su un tovagliolo da cucina. Tritate l’ortica e aggiungetela in una terrina con un uovo sbattuto. Condite con sale, pepe e un pizzico di noce moscata. Formate delle piccole frittelle tonde e infarinate bene. Friggete in una padella con abbondante olio bollente girando spesso le frittelle e servite.

A pagina 24: Cerfoglio Selvatico In queste pagine: ( A e B) Aglio orsino, (C) Ortica, (D) Luppolo, (E) Lunaria selvatica, (F) Sambuchella, (G) Tarassaco comune, (H) Centocchio comune, (I) Tossilaggine comune, (J) Caglio asprello, (K) Spondilio.

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degli spinaci, ma se usate l’acetosa è consigliabile non esagerare perché le sue foglie sono ricche di acido ossalico, che può aggravare e causare l’artrite e la gotta. È anche raccomandabile, mentre girovagate fra i campi,

portare con voi un buon libro sulle piante selvatiche per essere sicuri di identificare bene la pianta che trovate; e ricordate di non mangiare mai nessuna erba sponatanea a meno che non siate certi di che pianta sia.

Mangiare le foglie

I boccioli e le giovani foglie del Biancospino comune (Crataegus monogyna) sono un tipico prodotto di campo che si mangia da secoli, tanto che la pianta è conosciuta anche come “pane e formaggio”, sebbene non abbia ancora compreso la somiglianza con questi cibi. Comunque, hanno un sapore piacevolmente fresco e profumato e si possono mangiare mentre state camminando fra i boschi oppure raccolti e aggiunti all’insalata. Oltre al biancospino,

un altro albero con foglie commestibili in primavera è il Faggio selvatico (Fagus sylvatica). In aprile, le giovani foglie sono delicate e tenere e brillano al sole. Si possono mangiare fresche o aggiunte per dare varietà all’insalata di stagione. La primavera è senz’altro la stagione in cui le rane, i rospi e le salamandre ritornano a popolare stagni e laghi. Se le vostre passeggiate vi

Crescione, o Veronica (Veronica beccabunga). Questa pianta della famiglia delle Scrofulariacee ha dei piccoli e graziosi fiori di colore azzurro, cresce tutto l’anno e si trova prevalentemente lungo i fossi con acqua corrente, vicino alle sorgenti, ai laghi, a sponde e terreni umidi per le infiltrazioni sorgive. Sebbene abbia un sapore leggermente amarognolo, il crescione è ampiamente usato nelle insalate o per aromatizzare le salse. I giovani germogli e le foglie raccolte prima della fioritura dovrebbero essere lavate accuratamente prima di essere mangiate.

portano nelle vicinanze delle tane di questi anfibi, potete incappare anche in un’altra pianta verde ottima da aggiungere all’insalata: è il

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(L) Acetosa, (M) Ellera terrestre comune, (N) Faggio selvatico, (O) Achillea millefoglie, (P) Biancospino comune, (Q) Veronica. selvatiche possa aiutarvi a divertirvi maggiormente durante le vostre passeggiate primaverili e che possiate trovare alcune piante primaverili per arricchire le vostre delizie culinarie.

Cosa leggere Stefania Del Principe, Luigi Mondo

Erbe selvatiche per Cucinare e Star Bene Fag Milano, 2010

Gli scienziati statunitensi lodano la sottospecie americana in questo modo: «Una pianta da insalata simile al crescione da giardino. Delizioso per il sapore, salutare ed efficace nella prevenzione dello scorbuto». Spero così che questa breve occhiata ad alcune delle piante

AA.VV.

Cucinare con le erbe selvatiche Giunti Demetra, 2008 Cristina Michieli

Piante spontanee in cucina. Come riconoscere, raccogliere e utilizzare a scopo alimentare le erbe selvatiche più comuni Amm Terra Nuova Edizioni, 2008 Nota: le foto di queste pagine vogliono illustrare l’articolo ma non vi si deve fare affidamento per l’identificazione finale della pianta.

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Insalata di veronica Raccogliete una quantità di giovani germogli. Lavateli bene e mischiateli a una cipolla finemente affettata. Fate una salsa usando 2 cucchiai di aceto di vino bianco, 2 cucchiai di olio d’oliva, 1 cucchiaino di senape calda, sale e pepe per insaporire. Poi adagiate la veronica e la cipolla nella salsa, lasciate riposare per circa un’ora e guarnite con uova sode affettate.

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori”

Menù a base di erbe

di primavera

Antipasto Bruschette con pesto di aglio orsino 1 0 fette di pane per bruschette 100 g di foglie di aglio orsino 100 g di mandorle 300 g di olio d’oliva sale - peperoncino Preparazione Lavate molto bene le erbe poi aggiungetevi le mandorle, l’olio, il sale e il peperoncino. Pestate tutto con molta calma, fino a ridurre in una purea. Scaldate le fette di pane e tostatele su ambo i lati. Spalmare il pesto ottenuto sulle fette e servire.

Primo piatto

Gnocchi di patate con erbe selvatiche 750 g di gnocchi di patate 700 g di erbe selvatiche miste (ortica, bietole selvatiche, borragine, radicchietto selvatico) 2 spicchi di aglio intero qualche foglia di maggiorana fresca 5 cucchiai di olio extravergine di oliva 50 g di pecorino abruzzese o romano grattugiato sale Preparazione Lessate le erbette per 20 minuti in poca acqua bollente e salata, scolatele, tritatele molto finemente. Fate scaldare l’olio in una padella ampia, che possa contenere anche gli gnocchi, e mettetevi ad appassire per 10 minuti, a fuoco basso, le erbette assieme agli spicchi di aglio e alla maggiorana. A fine cottura rimuovete l’aglio. Lessate gli gnocchi e tenete una tazzina di acqua di cottura. Pescate gli gnocchi col mestolo

forato e passateli nella padella con le erbette. Saltate gnocchi e verdure a fuoco vivace per mezzo minuto aggiungendo uno o due cucchiai di acqua di cottura. Travasate nel piatto di portata e spolverate con parmigiano grattugiato.

Secondo piatto Polpette di farro, legumi e tarassaco 1 tazza di erbe di campo (tarassaco, senape), oppure 2 mazzetti di spinaci 2 cucchiai di farro 2 cucchiai di orzo perlato 2 cucchiai di lenticchie rosse 2 cucchiai di lenticchie gialle 1 peperoncino verde (facoltativo) 2 uova 100g parmigiano grattugiato sale Preparazione Portare a ebollizione mezzo litro di acqua salata e versarvi orzo, farro, lenticchie rosse e gialle. Cuocere per altri 45-50 minuti, finché legumi e cereali non saranno ben cotti. Nel frattempo saltare in padella le erbe di campo con poco olio e il peperoncino tagliato a fettine, finché non si ammorbidiscono. Scolare molto bene legumi e cereali, unirvi le erbe e tritare tutto con il robot da cucina, fino a ottenere un composto granuloso. Sbattere le uova con il parmigiano e unire al composto di verdure. Formare delle piccole polpette della dimensione di una noce e friggere in olio finché non sono ben dorate. Servire con salsa tartara.

Dessert Fragole alla borragine fragole fiori di borragine freschi prosecco

Preparazione Tagliate le fragole a spicchi o a metà, mescolatele con una uguale quantità di fiori di borragine, coprite con il prosecco, tenete in frigorifero fino al momento di servire. Qualche fragola con qualche fiore, può essere messa nel prosecco come aperitivo.

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I mille usi della tifa Utili consigli sull’utilizzo di una pianta che ci accompagna dalla notte dei tempi

Elena Parmiggiani

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a tifa (Typha Latifolia) è un’erbacea perenne, acquatica, tipica delle zone temperate con un’altezza che varia da 1,2 a 3 metri. Di solito cresce rigogliosa sulla riva di fossi, stagni, laghi e zone umide dove forma grandi gruppi. Adattata a crescere in luoghi dove l’acqua ristagna tutto l’anno, mal sopporta periodi, anche brevi, di terreno asciutto. Le foglie – larghe dai 2 ai 4 cm – lunghe ed acuminate presentano nervature parallele che corrono lungo tutta la lunghezza. Gli scapi fiorali sovrastano il fogliame e vengono impollinati dal vento. È proprio il fiore, la cui parte maschile è posta nella parte sovrastante mentre quella femminile in quella sottostante, che dà il nome alla pianta: mazzasorda. Collocato su un gambo legnoso, è inizialmente di colore verde; giunto a maturazione assume, invece, un colore marrone scuro. I semi una volta maturi si staccano facilmente e formano batuffoli di peluria densa (pappi): un singolo fiore ne può contenere più di 3000. La radice è un rizoma allungato,

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dal quale ogni anno spuntano nuove radici e fusti, che muoiono poi in autunno.

Parti eduli: polline, giovani getti, radice, giovani foglie

Rizomi/Radici Tracce di radice di tifa ritrovate in macine preistoriche fanno pensare che fosse utilizzata come cibo già 30.000 anni fa. Il periodo migliore per il raccolto varia dal tardo autunno fino all’inizio della primavera poiché in questo periodo il rizoma è più ricco di amido. La radice contiene circa l’80% di carboidrati (30-46% di amido) e il 6-8% di proteine. Un ettaro di questa pianta è in grado di produrre 8 tonnellate di farina ottenuta dal rizoma. Le radici possono essere bollite e mangiate come le patate o macerate e poi bollite per produrre uno sciroppo dolce. Possono anche essere essiccate e macinate, la polvere è ricca di proteine e può essere miscelata con farina di frumento per la preparazione di pane, biscotti ecc. I rizomi sottoposti a torrefazione erano utilizzati come surrogato del caffè.

Giovani germogli in primavera Usati come sostituto degli asparagi, hanno il sapore del cetriolo. I germogli possono essere utilizzati fino a quando l’altezza raggiunge i 50 cm. Steli maturi Si consiglia di rimuovere la parte esterna del gambo e di utilizzare solo la parte più interna, poiché le foglie vecchie sono troppo dure. Scapo fiorale immaturo Crudo, cotto alla brace o cotto in una zuppa, ha un sapore dolce come il mais. Semi/Pappi Il seme è piuttosto piccolo e poco pratico da utilizzare, ma ha un gradevole sapore di nocciola se arrostito. Può anche essere macinato in una farina e usato per fare torte ecc. Dalla spremitura invece si ottiene un olio alimentare. Polline Può essere utilizzato come additivo della farina, per la produzione del pane ecc., o mangiato con i fiori immaturi, il che lo rende ancora più facile da uti-


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lizzare. Usato da solo è ottimo per fare le crepes, oppure come addensante al posto della gelatina. Il polline è ricavato scuotendo in un sacchetto il fiore maschile. Può anche essere raccolto mettendo lo stelo fiorito in un contenitore ampio ma poco profondo e quindi picchiettando delicatamente il gambo e spazzolando il polline con un pennello sottile sulla parte femminile. Ciò contribuirà a impollinare i fiori e a garantire così che sia possibile raccogliere sia il polline che i pappi e i semi a maturazione.

Foglie Hanno proprietà diuretiche; ridotte in poltiglia e mescolate con olio vengono utilizzate come cataplasma sulle ferite. Semi/Pappi I pappi ancora verdi vengono usati (in poltiglia) per trattare

le ustioni e le piaghe e per evitare le irritazioni nei neonati. Scapo fiorale immaturo I fiori immaturi possono essere ingeriti per contrastare la diarrea. Una volta secchi sono immangiabili e provocano irritazione e asma. Sono utilizzati

La tifa ha proprietà anticoagulanti, astringenti, diuretiche, emmenagoghe, galattogene, emostatiche, rinfrescanti, sedative, toniche, vulnerarie, per questo è molto usata in erboristeria

Usi medicinali: radice, pappi, fiori freschi La tifa ha proprietà anticoagulanti, astringenti, diuretiche, emmenagoghe (favoriscono il ciclo mestruale), galattogene (stimola la produzione di latte materno), emostatiche, rinfrescanti, sedative, toniche, vulnerarie, per questo è molto usata in erboristeria. Rizomi/Radici La radice ridotta in poltiglia è utilizzata come cataplasma per ustioni e piaghe, foruncoli, ferite, croste, infiammazioni e pustole; la consistenza gelatinosa delle radici pestate è utile come cataplasma per ferite, tagli, foruncoli, piaghe, infiammazioni, ustioni e scottature. In passato i rizomi bolliti sono stati utilizzati come diuretico, mentre il decotto di radici è stato utilizzato nel trattamento della pertosse. Le radici sono diuretiche, galattogene, refrigeranti e tonificanti.

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori”

Carta di identità della tifa Nome scientifico: Typha Latifolia Famiglia: Typhaceae Nomi comuni: Mazzasorda, Pampano, Biodo, Lisca maggiore, Sala, Stiancia, Tifa Diffusione: luoghi temperati, 0-1.000 m, in acque poco profonde fino ai 15 cm, predilige il pieno sole Fioritura: giugno-agosto Riproduzione: divisione radicale, semi. Per germinare i semi necessitano di substrato umido, bassa concentrazione di ossigeno ed elevate temperature Distribuzione in Italia: Presente in tutto il territorio. È una specie protetta a livello regionale (Lombardia, Toscana, Molise, Campania)

nel trattamento di una vasta gamma di disturbi tra cui dolori addominali, amenorrea, cistite, disuria, metrorragia e vaginite. Polline Il polline è astringente, diuretico, emmenagogo, emostatico, refrigerante, sedativo, suppurativo antinfiammatorio e vulnerario cicatrizzante. Una volta essiccato ha proprietà anticoagulanti, ma se arrostito con carbone diventa emostatico. È usato internamente nel trattamento dei calcoli renali, emorragie, mestruazioni dolorose, sanguinamento uterino anomalo, dolori post-partum, ascessi e cancro del sistema linfatico. Non deve però essere usato dalle donne in gravidanza. Esternamente, è utilizzato nel trattamento della tenia, della diarrea e delle lesioni.

Altri usi Anticamente le foglie più dure della tifa venivano usate per confezionare stuoie e impagliare fiaschi e damigiane. In alcune località si utilizzava addirittura nella costruzione delle imbarcazioni. Le spighe femminili vengono utilizzate dai fioristi per le

composizioni floreali secche; va tenuto presente infatti che in alcune zone d’Italia la raccolta dei fiori è vietata per proteggere la specie. I pappi pressati vengono usati per imbottire materassi e cuscini (si raccomanda di usare una stoffa molto spessa e a maglia stretta, altrimenti la lanugine fuoriesce e crea irritazione). L’infiorescenza secca è un’ottima esca per accendere il fuoco. Inoltre si utilizza lo stelo del fiore sia come punta che come base (tagliato in due a mo’ di tavoletta) dell’accensione di un fuoco ad arco. È ottima come isolante dal freddo: basta inserire i pappi nelle intercapedini dei muri. Per la sua capacità di resistere a elevate concentrazioni di inquinanti chimici, biologici e ai metalli pesanti, la tifa è spesso usata negli impianti di fitodepurazione: ha quindi una grande importanza ecologica. Può inoltre essere usata come fonte di etanolo, grazie all’altissimo contenuto di carboidrati, al posto dei cereali col vantaggio di non richiedere alcuna manutenzione.

Attenzione Poiché la tifa accumula metalli pesanti e tossine, è preferibile scegliere piante che crescano in ambienti non inquinati. Inoltre, prima di raccogliere qualsiasi pianta selvatica che non conoscete, fatevi aiutare da un esperto, altrimenti rischiate di confondere il fogliame con piante tossiche o velenose. I pappi e i semi della tifa, essendo molto piccoli e numerosissimi, possono causare irritazioni cutanee e asma. La farina di tifa contiene glutine perciò non è adatta a celiaci e intolleranti. Inoltre, pur non essendo una pianta tossica per gli esseri umani, lo è per alcuni animali da allevamento.

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La Rosa Canina

Dove cresce e come si utilizza in fitoterapia

Sergio Abram

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a rosa canina (Rosa canina), rosa di macchia comune o rosa selvatica comune è la più diffusa delle circa 30 specie di rose diffuse allo stato selvatico sul territorio italiano. Forma cespugli intricati e impenetrabili, alti anche fino a oltre 3 metri e larghi fino a circa 4 metri con rami lunghi e ricadenti, legnosi, glabri e dotati di robuste spine incurvate, spesso appaiate, lunghe fino a circa 10 millimetri. L’apparato radicale è serpeggiante e penetra in profondità nel terreno per circa 1 metro. Le sue foglie sono decidue, composte da 5-7-(9) foglioline ellittiche od ovali, dentate, glabre su ambo i lembi e sul picciolo, stipolate. I fiori, singoli o riuniti in infio-

rescenze all’estremità dei rami, sono bianchi, bianchi-rosati o rosa, larghi fino a circa 5-(7) cm con 5 petali. Dopo la fioritura i sepali (le foglie che formano il calice del fiore) si ripiegano verso l’interno e, quando i cinorrodi (i frutti) sono maturi, si seccano e tendono a cadere. L’impollinazione è soprattutto entomofila e avviene ad opera di imenotteri (api, bombi, vespe ecc.), coleotteri e altri insetti. I cinorrodi, falsi frutti entro cui sono racchiusi gli acheni (semi), sono ovoidali allungati, lunghi fino a circa 2,5 cm, variabili nella forma, lisci, carnosi, rossi aranciati e poi rossi brillanti con buccia coriacea e polpa acidula, commestibili. I semi sono spigolosi, giallastri, coriacei, lunghi fino a circa 5 millimetri e avvolti da peluria argentea.

Dove si trova Cresce spontaneamente in Europa (fino alla Scandinavia meridionale), in Siria, nel Caucaso, in Iran, in Asia centrale, nelle Canarie, a Madera e nell’Africa nord-occidentale. La si rinviene un po’ ovunque, soprattutto ai margini dei boschi, nelle aree boscate luminose e nelle chiarie di quelle più fitte, nelle aree incolte e ai loro margini, ai bordi di sentieri, strade, campi, fossi, fiumi e altre aree umide, nelle siepi, normalmente in associazione con diverse piante arbustive e arboree. Come altre specie è una pianta pioniera, che appare quando il terreno non è più lavorato o nelle aree alberate, in cui sono avvenuti schianti per il forte vento o per le abbondanti nevicate. Si adatta a crescere in

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” diversi terreni, climi e microclimi, ma preferisce aree calde e soleggiate su suoli mediamente asciutti, basici o poco acidi, dal piano al monte, fino a oltre 1.600 metri. È una pianta rustica, che può vivere anche fino a oltre 300 anni e che resiste alla siccità e a molte delle comuni malattie che normalmente affliggono le essenze arbustive. È utilizzata per scopi diversi, tra cui ornamentali, come pianta da siepe o per comporre macchie, spesso impenetrabili per la fittezza dei suoi rami e per la presenza delle spine. È messa a dimora anche su terreni poveri e asciutti, dall’autunno alla primavera, in filari singoli o doppi a circa 2-3 metri di distanza tra le piante. Assieme ad altre essenze spinose, disposte su più file – come prugnolo, biancospini, olivello spinoso, crespino – può formare siepi per il contenimento di animali domestici e selvatici. Merli, tordi, tordele, cesene, gazze, ghiandaie, cornacchie, gracchi, taccole, verdoni, frosoni, scoiattoli, ghiri, topi, arvicole, volpi, tassi, martore, faine e altri animali ne trasportano e/o ne mangiano i cinorrodi o i semi, contribuendo alla sua disseminazione. Tra i suoi rami spinosi, protetti dall’attacco di alcuni predatori, spesso collocano il nido il merlo, la capinera, la sterpazzola e le averle. Queste ultime infilzano le loro prede in soprannumero, in attesa di essere divorate, nelle spine più lunghe. Queste riserve alimentari si notano spesso nelle siepi e sono collocate anche su altre essenze vegetali, come crespino (Berberis vulgaris), azzeruolo (Crataegus azarolus), falsa acacia (Robinia pseudoacacia).

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Come si usa La rosa canina nelle sue varie parti trova impiego nella realizzazione di prodotti officinali, alimentari, di profumeria, oltre che nelle attività vivaistiche per la realizzazione di giardini e parchi. Per la preparazione dei diversi prodotti, i semi devono essere scartati, anche perché, a lungo andare o assunti in quantità elevata, possono influire negativamente sul cuore e sul midollo spinale. Anche i peli che avvolgono i semi vanno eliminati nella realizzazione di diversi preparati, perché hanno un effetto urticante. La rosa canina in fitoterapia Fiori e boccioli Raccolti appena sbocciati, staccati, privandoli della linguetta basale, essicati all’ombra; contengono acido galico (olio essenziale) e rosa-quercitina, entrambi con azione astringente,

scivolare attraverso la vita, la prendono come viene, senza sforzarsi di migliorare le cose e di cercare gioie e piaceri. Hanno rinunciato a combattere, senza lamentarsi». Cinorrodi (falsi frutti) Raccolti preferibilmente in autunno-inverno, dopo le prime gelate, che ne inteneriscono la polpa; molto ricchi di vitamina C, contengono anche vitamina B, E, K, PP, provitamina A (carotene), acido citrico, malico, tannino, pectina (20-25%), glucosio, resina. Vengono impiegati in confetture, decotti, infusi, liquori, marmellate, polvere, sciroppi; hanno proprietà antianemiche, antirachitiche, antiscorbutiche, astringenti, emostatiche, diuretiche, lassative, depurative, toniche, vermifughe, vitaminiche. Consigliati per anemie, ascaridiosi, astenie, avitaminosi, crampi di stomaco, digestioni

La si rinviene un po’ ovunque, soprattutto ai margini dei boschi, nelle aree incolte e ai loro margini, ai bordi di sentieri, strade, campi, fossi, fiumi e altre aree umide, nelle siepi balsamica, leggermente lassativa, oftalmica, rimineralizzante, rinfrescante, tonica: sono consigliati nelle diarree croniche infantili. Con i fiori della rosa canina si realizza uno dei rimedi floreali messi a punto dal medico britannico Edward Bach, che così lo descrisse: “Per coloro che si rassegnano agli eventi senza una ragione sufficiente e sembrano

difficili, dissenterie, emorragie, leucorree, nausee. 100 grammi contengono una quantità di vitamina C pari a quella contenuta in un kg di limoni. Foglie Raccolte da maggio a luglioagosto ed essiccate all’ombra hanno effetto astringente, tonico, cicatrizzante (da applicare fresche a mo’ di cataplasmi)


Carta d’identità della rosa canina Classificazione sistematica Classe: Magnoliopsidi (Dicotiledoni) Ordine: Rosali Famiglia: Rosacee Nomi stranieri Inglese: Dog-rose, Common briar Tedesco: Hunds-Rose, Heckenrose Francese: Rosier des chiens, Eglantier commun Etimologia del nome sistematico Rosa, per il colore del fiore; canina, perché un tempo si credeva che la sua radice fosse capace di guarire dal morso dei cani idrofobi, quindi dalla rabbia.

per piaghe, scottature, tumefazioni, foruncoli. Consigliate per diarree, calcoli renali e vescicolari. Galle (chiamate anche bedegar sono malformazioni a carattere escrescente che si formano sulle foglie, sui rami, sul tronco e sulle radici dei vegetali dovute alla parassitosi di funghi, batteri, insetti o acari) Raccolte durante l’estate, staccate dai rami o dalle foglie, poi lasciate seccare all’ombra. Infusi e decotti hanno azione antisudorifica, astringente, diuretica, tonica; polverizzate sono un rimedio contro i vermi intestinali.

Sergio Abram Ricercatore, sperimentatore, fotografo, scrittore e divulgativo naturalistico. È l’ideatore del termine e dell’agricoltura ecoconsapevole e del metodo “Aula Abram”, un’aula didattica naturalistica all’aperto. È anche ricercatore e sperimentatore in ambito florofaunistico-ambientale e divulga le proprie esperienze in scritti, conferenze e corsi. È un sostenitore della biodiversità ovunque. Tra i suoi libri, tutti editi da Edizioni del Baldo, ricordiamo Fruttiferi. Melo e pero (scritto con Leopoldo Tommasi), Animali da cortile e Dio è tutto, tutto è Dio: tutti acquistabili su macrolibrarsi.it. Per info e contatti: www.sergioabram.altervista.org; sergioabram50@gmail.com

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Frutti di bosco

essiccati

Come preparare deliziosi spuntini con l’uso dell’essiccatoio Sara Cargnello

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ibes, fragole, more, mirtilli e lamponi rappresentano una fonte di cibo meravigliosa per sperimentare una vera connessione con la terra. Oggigiorno è possibile reperire facilmente frutti di bosco coltivati, tuttavia la ricchezza dei frutti allo stato selvatico è immensa e questi ultimi andrebbero preferiti sempre, quando possibile. I frutti completamente selvatici e naturali che non sono mai stati coltivati dall’uomo non hanno mai subito alterazioni. Essi sono molto più ricchi di minerali in tracce e contengono pochi zuccheri rispetto alla frutta commerciale: sono frutti primitivi. Più naturale e selvatico è il cibo che mangiamo, più naturali e “selvatici” diverremo noi, dove con il termine selvatico si intende uno stato di connessione con Madre Natura particolarmente intenso e profondo, una sintonizzazione con l’ambiente che ci circonda che non siamo più abituati a provare. Varrebbe la pena, ogni tanto, di concedersi qualche escursione nei boschi alla ricerca di questi

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piccoli doni della natura. Le specie più comuni che possiamo trovare nelle nostre zone sono i mirtilli (neri, rossi e blu), le fragoline, i lamponi, le more di rovo, i ribes e l’uva spina. Proveniente dal Tibet è invece la bacca di Goji, che vogliamo però menzionare in quanto estremamente benefica e meritevole quindi di essere conosciuta. Si può trovare essiccata in alcuni negozi di alimentazione naturale e vale la pena di essere provata.

Mirtillo

Il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) generalmente cresce in zone boscose di montagna e si presenta come un piccolo arbusto alto circa 50 cm. Si distingue in tre diverse specie: mirtillo nero, rosso e blu. I pigmenti che conferiscono colorazione alle varietà di mirtillo sono gli antociani, che proteggono la pianta dai radicali liberi e dai raggi ultravioletti e che servono al nostro organismo come vaso- protettori. Inoltre il mirtillo contiene vitamina B9, tannini e acido ossalico che conferisce il tipico sapore aspri-

gno. Questo frutto è molto utilizzato in erboristeria per curare sia i disturbi intestinali sia la tendenza alle emorragie dovute a fragilità dei capillari, disturbi della circolazione in genere e per i problemi alla vista. L’acido idroccinnamico presente nel mirtillo è molto importante per il nostro organismo, in quanto è in grado di neutralizzare le sostanze cancerogene prodotte nell’apparato digerente. In campo oculistico, il consumo di mirtillo favorisce la produzione della rodopsina, una proteina che migliora notevolmente la capacità di vedere in condizioni di luce bassa e ne migliora l’adattamento all’oscurità. Infine, il succo fresco di mirtillo migliora la diuresi.

More di rovo

Le more di rovo sono frutti della famiglia delle Rosacee, di colore viola scuro ed è facile trovarle nelle nostre campagne e nei boschi, solitamente lungo il bordo delle strade. Oltre alla ricchezza in antocianine e flavonoidi che, come già espresso, sono pigmenti


Speciale “Ritorniamo raccoglitori” presenti nei frutti di bosco in grado di inibire nell’organismo umano la crescita delle cellule tumorali, le more hanno anche proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e dissetanti; non solo, aiutano anche a combattere le malattie cardiovascolari mantenendo pulite ed elastiche le arterie, poiché contribuiscono ad eliminare il colesterolo “cattivo” dal sangue. Le more contengono anche buone dosi di acido folico (vitamina B9) molto utile per le donne in gravidanza.

Ribes, fragole, more, mirtilli e lamponi rappresentano una fonte di cibo meravigliosa per sperimentare una vera connessione con la terra

Lamponi

Rubus Idaeus è il nome scientifico della pianta del lampone, un arbusto appartenente alla famiglia delle Rosaceae, comune nei nostri boschi e colline. Ricco in minerali (magnesio, sodio, fosforo, potassio, zinco, ferro, manganese, rame e calcio) e vitamine (A, B1, B2, B3, B5, C, E, K e J) i lamponi sono noti in particolare per le loro proprietà antinfiammatorie. Alcuni studi pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Research da parte del ricercatore Gary D. Stoner dimostrerebbero che i lamponi hanno effetti considerevoli sui geni coinvolti nello sviluppo del cancro. Pare inoltre che l’essiccazione aumenti di ben dieci volte le proprietà antitumorali dei lamponi, che diventano così dei veri e propri agenti di chemioprevenzione. Il processo di essiccazione a bassa temperatura ci permette quindi di conservare a lungo quanto raccolto tra i rovi, concentrandone le proprietà e rendendo disponibili nella nostra dispensa questi frutti speciali per tutto l’anno.

Le bacche di Goji

Le bacche di Goji (Lycium Barbarum) non sono facilmente reperibili nei nostri mercati ma sono un alimento largamente

Che cos’è un essiccatore Un essiccatore è uno strumento che rimuove l’acqua contenuta nei cibi utilizzando una ventola a bassa temperatura, essiccandoli appunto senza cuocerli. Questo permette di conservare e cambiare anche la consistenza di molti alimenti, senza però alterarne le proprietà, distruggere vitamine ed enzimi come succede con la comune cottura a fuoco. Può essere molto utile nei periodi in cui c’è abbondanza di alcuni cibi (una raccolta di frutta o verdura in piena stagione) e la necessità di conservarli per utilizzarli nelle stagioni fredde, ma anche per divertirsi in cucina creando ricette nuove ed insolite. Gli essiccatori sono reperibili nei negozi di casalinghi più forniti.

consumato dalle popolazioni dell’Himalaya e del Tibet. Per i suoi benefici per la salute e le proprietà antinvecchiamento sono state denominate da esperti e nutrizionisti “la fonte di cibo più sana esistente sulla Terra”. Considerate un elemento essenziale nella medicina tradizionale cinese, vengono usate per curare una vasta varietà di disturbi. Dal sapore simile a quello del mirtillo e dal colore rosso vivo, le bacche contengono elevatissime quantità di beta carotene e ferro, nonché ben 21 tracce di minerali, incluso il germanio – un potente minerale efficace nella lotta contro i tumori e che raramente si trova in altri alimenti naturali. Le bacche di Goji contengono 18 aminoacidi, Vitamina E, e 500 volte la quantità di Vitamina C contenuta nelle arance, Vitamine B1, B2 e B6 che facilitano la costruzione di nuove cellule e il funzionamento del sistema nervoso.

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” Consigli di utilizzo

Il modo migliore di consumare il nostro raccolto di frutti selvatici è quello di utilizzarli freschi in tempi brevi, così come sono, oppure sotto forma di macedonie, frullati o anche succhi centrifugati al momento. Tuttavia ciò non è sempre possibile se le quantità sono abbondanti.

Cosa leggere Stefano Momentè, Sara Cargnello Solo crudo Cucina naturale integrale Macro Edizioni, 2010

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Un ottimo sistema di conservazione è rappresentato dall’essiccazione, che permette alle virtù di questi frutti di essere conservate e addirittura concentrate, anziché rovinate o distrutte da metodi di cottura come nel caso della comune preparazione di marmellate e conserve. I frutti si possono quindi essiccare così come sono

Sara Cargnello È laureata in Scienze Ambientali all’Università Cà Foscari di Venezia. Salutista da sempre, è vegetariana da 20 anni e crudista da 7. Si è appassionata di nutrizione all’età di 12 anni, successivamente ha collaborato all’apertura di un ristorante biologico, ha lavorato nel settore erboristico, è stata guida naturalistica e attualmente si occupa di Educazione Ambientale. Tornata sui libri per studiare nutrizione presso una scuola di naturopatia, gestisce il primo sito internet italiano interamente dedicato al crudismo Crudismo.com dove si può leggere anche il suo blog – www.missvanilla.eu – e si diletta nella creazione di elaborate ricette senza l’utilizzo dei fornelli.

Barrette di bacche di Goji, cocco e mirtilli

Sfoglia di more

Ingredienti More a piacere 2 banane 4 datteri (o più, se si desidera una sfoglia più dolce) Vaniglia Procedimento Frullare tutti gli ingredienti sino ad ottenere una crema liscia. La purea ottenuta si stende sulla lastra dell’essiccatore rivestita di carta da forno e si fa essiccare il tutto fino ad ottenere una sfoglia di consistenza morbida ma non più umida.

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oppure trasformare in buonissimi snack. Un sistema ottimale e gustoso per utilizzare e conservare una certa quantità di frutti di bosco è quello di preparare le sfoglie di frutta, che sono estremamente golose e rappresentano uno snack energetico e veloce. Si conservano a lungo in frigorifero avvolte nella carta da forno.

Oltre alle sfoglie di frutta possiamo preparare delle barrette energetiche, ottime per chi fa sport o nelle merende. Ingredienti Due manciate di datteri Una manciata di mandorle Una manciata di semi di zucca o di girasole Un cestino di mirtilli (circa 200 gr) Una manciata di bacche di Goji Farina di cocco q.b. La scorza grattata di mezza arancia Un cucchiaio di succo di limone Un pizzico di sale marino Procedimento Frullare gli ingredienti tra loro, aggiungendo la farina di cocco per ultima e dosandola a seconda dell’umidità del composto: se è troppo umido ed appiccicoso aggiungere del

cocco sino ad ottenere una pasta lavorabile. Formare delle barrette ed essiccare finché asciutte. Conservare avvolte in carta da forno ed in frigorifero. Si conservano per diversi mesi.

Sfoglia di lamponi e fragole

Ingredienti Lamponi Fragoline di bosco 3 pere 4 datteri oppure succo di agave a piacere Un pezzetto di scorza di limone grattugiata Procedimento Frullare tutti gli ingredienti sino ad ottenere una crema liscia. La purea ottenuta si stende sulla lastra dell’essiccatore rivestita di carta da forno e si fa essiccare il tutto fino ad ottenere una sfoglia di consistenza morbida ma non più umida.


Cucina che ti passa

Latte di mandorla e di tahini:

prepararli in casa Freschi e fatti in casa: vi presentiamo tre ricette facili e veloci per preparare alcuni tipi di latte vegetale. Le ricette sono tratte dal libro Il miracolo del pH alcalino (BIS edizioni, 2010): non solo un’imponente raccolta di preparazioni, ma un vero e proprio programma alimentare per creare un ambiente corporeo alcalino e ritrovare la salute, la giovinezza, la forza e l’energia perdute.

Latte di mandorla

per 2 porzioni ½ tazza di mandorle ½ tazza di pinoli 240 ml di acqua di sorgente o filtra­ta (oppure ionizzata alcalina, se si possiede uno ionizzatore d’acqua) Tenete a mollo le mandorle e i pinoli per 12 ore. Mettete poi in un frullatore e centrifugate. Aggiungete gradualmente l’acqua, mentre continuate a frullare ad alta velocità. Filtrate quanto ottenuto con un colino a trama fitta o un pezzo di tela indiana (potete usare la polpa di mandorle per uno scrub della vostra pelle). Questo latte si conserva per 3 o 4 giorni. È ottimo su cereali caldi, quali quinoa, grano saraceno, miglio o amaranto. Se preferite, potete allungare il latte con più acqua.

Latte veloce tahini

per 1-2 porzioni Il tahini è una pasta burrosa

derivata dai semi di sesamo decorticati, usato solitamente come farcitura. Costituisce anche un latte molto nutriente con un elevato contenuto di calcio e proteine. 2-4 cucchiai di tahini (crudo) 240 ml di acqua Unite 2 cucchiai di tahini con l’acqua in un frullatore. Frullate accuratamente e assaggiate. Aggiungete dell’altro tahini e frullate ancora per un latte più corposo. Questo latte si conserva per 3 o 4 giorni.

Latte setoso fresco di mandorla

per ca. 1 litro 4 tazze di mandorle crude fresche Acqua Stevia, quanto basta (facoltativa) Ammollate le mandorle durante la notte in una ciotola con acqua, quanto basta per coprirle completamente. Scolate e trasferite in un frullatore fino a riempirlo per un terzo (ca. 2 tazze), poi riempite la caraffa del

frullatore con acqua (se desiderate una crema di mandorle più densa, non usate molta acqua). Frullate ad alta velocità fino a ottenere un composto bianco e cremoso. Versate attraverso un colino a maglia fitta in una scodella o in un tegame. Premete con le mani, affinché fuoriesca tutto il liquido. Aggiungete un po’ di stevia per addolcire. Il latte di mandorla si mantiene fresco per circa 3 giorni nel frigorifero.

Cosa leggere Robert O. Young, Shelley Redford Young Il Miracolo del pH Alcalino BIS Edizioni, 2010

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Amico

lombrico

Lombricoltura: trasformare i rifiuti in humus, semplicemente

La Redazione

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emplice, inodore, a basso costo, a chilometro zero: la lombricoltura rappresenta un metodo facile, economico e sostenibile per trasformare rifiuti organici in terriccio fertile. Se praticata su larga scala, potrebbe aiutare a ridurre il volume della frazione organica (umido, sfalci e potature) del rifiuto solido urbano, fornendo allo stesso tempo una valida alternativa a concimi e fertilizzanti chimici. Abbiamo approfondito questo interessante tema intervistando Luigi Compagnoni, titolare dell’omonima lombricoltura e allevatore di lombrichi a tempo pieno. Che cosa si intende per lombricoltura? La lombricoltura è un metodo pratico, semplice e alla portata di tutti (dallo studente alla massaia, dall’impiegato al professionista) che permette di trasformare i rifiuti di natura organica (letami animali di ogni genere, erba, fogliame, residui di potatura, scarti dell’orto, carta, cartone, cassette di frutta e verdura da

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ortomercati, segatura, umido da cucina, sansa delle olive, resti di industrie conserviere, scarti agro-industriali) in terriccio con un processo ecologico, naturale al 100% e del tutto gratuito. Attraverso l’instancabile opera del lombrico – “lo spazzino del mondo” che si alimenta di tutto ciò che marcisce – si accelera la trasformazione degli scarti che vengono arricchiti dai suoi succhi gastrici e resi inodore. Per quali scopi viene allevato il lombrico? La funzione naturale del lombrico è la produzione di vermicomposta, prezioso

Lombricoltura casalinga - 1-2 mq in un angolo del giardino, a contatto diretto con il terreno - scarti di natura organica provenienti dall’orto e dalla casa - un investimento in lombrichi che va dai 50 ai 200 euro - una forca, una cariola, un badile

concime organico comunemente conosciuto come humus. Il lombrico è anche un ottimo cibo per animali e viene utilizzato come integratore proteico per lo svezzamento di polli, anguille, uccelli e animali esotici (il 70% della carne di lombrico è costituito da proteine). È conosciuto e rinomato anche come esca da pesca, usato da migliaia di pescatori. Che cos’è l’humus? L’humus (o vermicomposta) è un terriccio ricco di sostanza organica indispensabile per mantenere e reintegrare la stessa nel terreno (la quale diminuisce continuamente per gli “asporti colturali”), non ottenibile solo con fertilizzanti chimici. L’humus è pronto per l’immediato nutrimento delle piante, in quanto ha già subito tutte le trasformazioni chimiche e microbiologiche. Utilizzandolo si hanno piante più sane e forti, prodotti genuini e più saporiti; inoltre si usano meno concimi chimici e meno antiparassitari. L’humus di lombrico rappresenta un valido aiuto all’ambiente contro l’impoverimento dei suoli e la conseguente desertificazione.


Speciale “Ritorniamo raccoglitori” A livello domestico, come possiamo utilizzare in maniera pratica il lombrico? Si dedicano degli appositi spazi (1-2 mq) in un angolo del giardino o dell’orto (direttamente sul terreno), dove convogliare tutti gli scarti di natura organica. In questo modo otteniamo due importanti risultati: ordine e pulizia nell’orto e giardino (in quanto abbiamo un luogo in cui mettere tutti gli scarti); produzione in casa di ottimo terriccio e (da non sottovalutare) per i pescatori, produzione di ottime esche da pesca (lombrichi). Questo processo richiede pochissimo impegno, quasi nullo, non produce odori e ci permette di disporre di ottimo humus. I costi per l’acquisto dei lombrichi necessari per un

allevamento domestico sono molto bassi: si va dai 50 ai 200 euro circa, per uno spazio di 1-2 mq. In questo caso non ci sono altre spese: non servono strutture di alcun genere o attrezzature particolari, bastano una forca, una carriola e un badile. L’utilizzo del lombrico per il trattamento dei rifiuti può avere un impiego anche su larga scala? Ci sono amministrazioni e imprese che stanno investendo in questo senso? L’utilizzo della lombricoltura su larga scala è una soluzione semplice ed efficace,

Carta d’identità del lombrico È un anelide ermafrodita, si feconda ogni 10 giorni e produce una capsula che si dischiude dopo 20 giorni, dando vita da 2 a 20 piccoli che diventeranno sessualmente maturi dopo 3 mesi. Il lombrico “Rosso della California” utilizzato per la produzione di humus vive fino a 16 anni e si raddoppia ogni tre mesi, raggiungendo una lunghezza da 2 ad 8 centimetri. Possiede 5 cuori e 6 reni e mangia ogni giorno il doppio del proprio peso. Si alimenta di tutti i rifiuti di natura organica e, in particolare, di letami di qualsiasi tipo: questi ultimi rappresentano il suo cibo preferito.

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” oltre che non onerosa, per il trattamento di tutti gli scarti di natura organica. Si diminuisce la quantità di rifiuti da mandare in discarica, si abbattono i costi di trasporto e relativo inquinamento da emissione da fumi di scarico. Si consuma e si produce scarto sul posto, che poi si trasforma e si usa, sempre sul posto; non si hanno costi di smaltimento: possiamo dunque parlare di chilometro zero e filiera corta. Ci sono diverse imprese che stanno investendo sulla lombricoltura come

mezzo per trasformare i propri scarti e riutilizzarli all’interno dell’azienda. L’argomento è di pressante attualità e stiamo collaborando con diverse Amministrazioni Comunali e Provinciali – con l’appoggio delle Università e di Istituti di Ricerca – per l’applicazione pratica di questo metodo nel trattamento di grosse quantità di FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).

Cosa leggere David Squire Concimazione Organica Il Castello, 2009 Renata Rogo Compostaggio e Concimazione Organica Giunti Edizioni, 2005

Cercalo su: www.macrolibrarsi.it

Lombricolture in Italia Mandello del Lario (LC): lombricolturacompagnoni.it Manduria (TA): lombricoamico.com Ponte Lambro (CO): tardonatopaolo.wordpress. com Campagna (SA): lombriculturabuccella.com

Abbiamo intervistato Luigi Compagnoni Cinquantacinque anni, Master in Direzione Aziendale alla “Bocconi di Milano”, è stato tra i primi a credere nello sviluppo dell’attività incentrata sul lombrico ed è l’unico allevatore in Italia a tempo pieno. È relatore presso Università, Centri di Ricerca, Scuole, in convegni e simposi sul compostaggio e sulle problematiche dei rifiuti. Ha scritto tre libri editi da De Vecchi (tradotti anche in francese e spagnolo) sulla lombricoltura e l’humus. Per info: www.lombricolturacompagnoni.it

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Permacultura

sulle Alpi Sepp Holzer, conosciuto come il ribelle delle Alpi austriache apre le porte del Krameterhof, il più grande esempio in Europa di permacultura applicata in climi temperati Ellen Bermann

S

epp Holzer, uno dei maggiori esperti di permacultura, ha cominciato a praticarla all’età di 5 anni, anche se il termine lo ha conosciuto solo alcuni decenni più tardi. Oggi ormai settantenne, il contadino ribelle che vive nel Lungau, la cosiddetta Siberia d’Austria, non ha smesso di praticare l’agricoltura insieme alla Natura, con un approccio aperto al gioco e alla sperimentazione. I risultati del suo operato sono visibili nella sua fattoria, Der Krameterhof, un vero e proprio eden, dove coltiva piante che difficilmente si troverebbero a una temperatura media annuale di 4,2 °C e a un’altitudine di circa 1500 metri s.l.m. Pur in queste condizioni geoclimatiche, Holzer è riuscito a far crescere di tutto: dalle albicocche all’eucalipto, dai fichi ai kiwi, dalle pesche al grano. Come ha fatto? Ha applicato i principi della permacultura, lavorando con la natura in modo da risparmiare soldi e lavoro e non degradare l’ambiente

Il suo approccio è preso ad esempio da una dozzina di altri Paesi, che utilizzano gli stessi metodi semplici e a bassa tecnologia. Il segreto? Osservare ed emulare i sistemi naturali invece di tentare di controllarli naturale, ma anzi valorizzandolo. Non viene fatto uso di prodotti chimici e il lavoro è lasciato al minimo; ogni tanto però Holzer usa macchinari e non disdegna ausili tecnologici: per la creazione

di laghetti, fossati e terrazzamenti, dispense seminterrate si affida all’utilizzo di una scavatrice a noleggio. Il suo approccio oggi è preso ad esempio da una dozzina di altri Paesi, che utilizzano gli

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Speciale “Ritorniamo raccoglitori” stessi metodi semplici e a bassa tecnologia. Il segreto? Osservare ed emulare i sistemi naturali invece di tentare di controllarli.

L’arte del non fare

Holzer spiega il suo approccio in modo molto semplice: «Una volta che ho piantato non faccio assolutamente nulla: niente diserbanti, niente potatura, niente irrigazione, niente fertilizzanti, niente pesticidi». Sembra impossibile che con questa filosofia si possano ottenere dei risultati, eppure la terra su cui sorge la sua fattoria, un tempo molto povera, oggi conta un rigoglioso sistema di circa 70 laghetti a stagni, che alimentano diverse centrali idroelettriche e che gli garantiscono l’autosufficienza energetica, e di oltre 9.000 alberi da frutto (tra cui anche agrumi e piante subtropicali) che vivono in associazione con una comunità di piante. Holzer coltiva con successo anche trenta tipi di patate (coltivate anche da seme), diversi cereali di cui molti di origine antica, ortaggi, erbe e fiori selvatici crescono ovunque – nella foresta e sui pendii scoscesi o in mezzo alle pietre, sui sentieri come intorno agli stagni. È un approccio il suo, che ha cambiato il modo di pensare non solo dei contadini locali, che inizial-

mente lo consideravano un pazzo e che ora invece fanno la fila per imparare le sue tecniche, ma anche delle autorità austriache, che dopo diverse multe e pene detentive, hanno compreso la bontà della filosofia di Holzer, tanto da cambiare alcune delle leggi in vigore sulla piantumazione e il terrazzamento.

Un nuovo modo di fare scuola

Secondo Sepp Holzer, il nostro sistema scolastico ha una grande responsabilità sul modo in cui le persone si avvicinano all’agricoltura: i bambini infatti vengono appiattiti da troppa (e discutibile) teoria senza permettere loro di seguire un apprendimento esperienziale e creativo. Una volta adulti, questi bambini quindi

faranno molta fatica ad abbracciare un approccio invece più creativo e pratico. Per non parlare poi dei problemi legati alla visione diffusa dalle scuole di agraria: «Non riuscivo a capire come mai nella scuola di agraria tutti ci raccontavano dell’utilità dei prodotti chimici: se si seguono queste informazioni si avranno solo problemi e il portafogli vuoto oltre che un’enormità di lavoro e un sistema naturale devastato da veleni. Io non voglio rovinare la mia terra con questi veleni!». L’agricoltura convenzionale, inoltre, rende le piante dipendenti dai fertilizzanti e pesticidi. «È come se la carota e la mela che mangi crescessero in una casa di drogati! Non si tratta di assumere alimenti vitali ma sem-

La permacultura di Holzer Diversità La coltivazione di alberi da frutta non è limitata alle mele, ma include anche limoni, arance, fichi e ciliegi che danno frutta in abbondanza da giugno a settembre. Troviamo anche zucche, patate dolci e altre coltivazioni, alberi quali querce, aceri e ontani, e una incredibile varietà di funghi tra cui il porcino e gli shiitake. Diversità è una parola chiave per Holzer che rende anche sul piano economico: vende infatti alberi da frutta, frutta, cereali, verdure, pesce, funghi e semi.

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Pietre e massi come massa termica Sassi e grossi massi non sono di disturbo, anzi, vengono apprezzati per la massa termica che costituiscono, sia all’interno dei laghetti che altrove, e che serve a creare dei microclimi adatti anche a piante più sensibili. Acqua L’acqua è considerata la fonte di vita. Inizialmente Holzer aveva solo alcune piccole sorgenti sul proprio terreno e negli anni ha rilevato un buon numero di


Speciale “Ritorniamo raccoglitori” plicemente riempire lo stomaco. Speciale estate 2011: Il cibo dovrebbe invece essere la Corso di 4 giorni al Krameterhof nostra medicina». Quindi invece di seguire la via chimica, Holzer semplicemente osserAlla fine del corso i va la natura e scopre quali piante si partecipanti otterranno beneficiano a vicenda. In autunno un Certificato e riceveranno raccoglie i semi, li conserva e al in omaggio una delle momento opportuno li risemina, pubblicazioni di Holzer sempre in miscuglio, sulle terraz(libri, dvd ecc.). È prevista ze e sui sentieri, creando sempre la traduzione dal tedesco ambienti ad alta diversità. Non ci all’italiano del corso. sono piante o animali indesiderati. Nel pianificare le coltivazioni Dove si svolge: lascia per esempio specie vegetali, Per l’estate prossima è previsto Krameterhof, Ramingstein, come la lattuga, a disposizione di il corso teorico-pratico condotto Austria. ospiti, come daini e conigli, che da Sepp Holzer o dal figlio altrimenti danneggerebbero i suoi Josef Andreas Holzer, che si Date del seminario: raccolti e i suoi frutteti. Lombrichi svilupperà nel seguente modo. dal 28 al 31 luglio 2011 (partenza e maiali sono i collaboratori più il 27/7 e rientro l’1/8). Giorno 1 (dalle 10 alle 17) importanti: sono loro ad aver inseQuota di partecipazione: € 550. Introduzione alla filosofia della gnato a Holzer come fosse possiPer chi prenota entro il 15/5 è permacultura sviluppata al bile installare degli stagni senza prevista una riduzione speciale Krameterhof, e ad alcuni principi l’utilizzo di teli impermeabili. di € 100. di base (orto a monticello, zone Rinomato oggi anche ben oltre i Paesi di lingua tedesca e ricercato . microclimatiche ecc.). La quota non comprende: Parte pratica: la costruzione di come consulente in diversi progetti viaggio da e per l’Italia (verrà un orto a monticello. a livello mondiale, Holzer è confacilitato il car pooling tra i vinto che le nostre vite, la salute partecipanti) e vitto e alloggio Giorno 2-4 (dalle 9 alle 17) e il futuro dipendono da quanto (presso piccole pensioni Teoria e pratica su terrazzamenti saremo in grado di fermare la convenzionate). e acquacoltura. Studio distruzione del suolo che avanza in dei sistemi agro-forestali Per info e contatti: proporzione all’avanzare delle cole coltivazione di funghi. Elena Parmiggiani tivazioni monoculturali ad ampia Introduzione alla coltivazione e cell. 348 2818219 scala alla quale l’industria agrolavorazione di erbe medicinali. mail: elena@autosufficienza.com alimentare ci ha condannati.

sorgenti della zona, convogliando l’acqua nella sua proprietà. I laghetti artificiali hanno altresì la funzione di coadiuvare il particolare microclima oltre a offrire habitat a molte specie animali e permettere l’allevamento di diversi pesci: carpe, trote, lucci e carpe koi, che riescono ad autoalimentarsi nel sistema creato. Orti a monticello e terrazzamenti Ogni volta che Holzer rileva un nuovo terreno, la prima cosa che fa è terrazzarlo in modo da trattenere l’humus, evitare le frane, creare terrazze atte alla coltivazione e

zone con microclimi differenti in base all’esposizione dei venti e del sole. Queste terrazze poi vengono piantumate con alberi di frutta di vari associati con fiori, erbe e ortaggi. Anche gli orti a monticello, disposti perpendicolarmente ai venti dominanti, permettono la creazione di microclimi particolari tanto che anche in pieno inverno si possono ancora raccogliere, malgrado le gelate, ravanelli e patate.

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Dal sogno alla realtà

con il “Dragon Dreaming” Il metodo messo a punto da John Croft aiuta le organizzazioni e i progetti a maturare e ad avverarsi, nel segno della grande svolta Ellen Bermann

«Non dubitate mai che un piccolo gruppo di persone impegnate possa cambiare il mondo, in effetti è l’unica cosa che l’abbia mai fatto». Margareth Mead Come si fa a far avverare i sogni? A fare in modo che l’energia che si sprigiona durante le fasi di costituzione di un qualche progetto non solo sia contagiosa ma sia anche duratura? Perché, nonostante i

mille sforzi, solo un sogno su mille diventa realtà? E perché quando riusciamo finalmente a mettere in piedi organizzazioni o progetti invece di essere al settimo cielo ci sentiamo esausti e intrappolati dalle strutture di potere? Come fare quando portare avanti il nostro progetto sembra un’impresa utopica? In realtà, esistono principi, metodi e strumenti che vengono sviluppati ovunque nel mondo,

che cercano consapevolmente di aiutare questi momenti dorati ma molto fragili: ingredienti importanti per far fiorire la creatività umana e permettere al sogno di diventare realtà. Uno di questi metodi è il “Dragon Dreaming”, messo a punto da John Croft, che permette di realizzare i nostri sogni trasformandoli in progetti di enorme successo. Sperimentato per oltre 20 anni in Australia, il metodo è

Il progetto del Dragon Dreaming in pratica La fase di sogno con il “circolo dei sogni” Ogni progetto è un incontro tra l’emissario di un sogno e l’ambiente che lo circonda, tra teoria e pratica. Se si considera un progetto come un flusso di energia, inizialmente il principale flusso sarà dal “sognatore” verso l’ambiente. Man mano che il progetto avanza e si concretizza, l’ambiente inizia a rispondere. Questo è anche il modo per capire se la direzione che si è intrapresa è quella giusta: a seconda della reazione calorosa o tiepida dell’ambiente possiamo capire se è arrivato il momento di lanciare il progetto oppure rivederlo prima di passare alla fase successiva. Le possibili domande che vengono poste in questa fase sono per esempio: cosa succederebbe se…? Come potrebbe essere un progetto come questo? Riesci ad immaginare una città con …? Non pensi che se le persone potessero avere accesso a …, sarebbe veramente fantastico?

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La fase della pianificazione e la costruzione del Karabbirdt (tabellone di gioco) È la fase della pianificazione; il momento in cui l’idea viene esaminata in dettaglio e si svolge la ricerca necessaria. L’idea inizia ad assumere concretezza, coinvolge il mondo esterno e fa i conti con la realtà. È il momento giusto per confrontarsi, mettendo in evidenza se ci sono già idee simili e vedere se queste hanno funzionato o meno. Le domande che accompagnano questa fase di progetto sono: come possiamo realizzare tutto questo? Dove stabiliamo la nostra sede operativa? Cosa dobbiamo considerare? Chi progetterà? Cosa costerà e come ci finanziamo? Di quante persone abbiamo bisogno? Di quali competenze disponiamo e cosa ci manca?


Comunità consapevole oggi diffuso anche in Africa, Usa ed Europa. Abbiamo chiesto a John Croft in che cosa consiste. Cos’è esattamente il “Dragon Dreaming”? Il “Dragon Dreaming” è un processo sperimentato in Australia Occidentale per assistere individui, organizzazioni comunitarie e aziende ecologicamente responsabili nello sviluppo e nella realizzazione di progetti di enorme successo. Si ispira alle teorie del caos, della complessità, a quella sistemica, alla fisica quantistica e alla saggezza degli aborigeni australiani. Ad oggi ha realizzato oltre 600 progetti attraverso un metodo di gioco tramite il quale i partecipanti realizzano i propri sogni. Quali obiettivi hanno questi sogni e come funziona? Il Dragon Dreaming lavora su tre obiettivi, stabiliti dalla Gaia Foundation Australia, che sono: a. un progetto di crescita perso-

Il “Dragon Dreaming”, messo a punto da John Croft, permette di realizzare i nostri sogni trasformandoli in progetti di enorme successo

nale – un impegno per l’autoguarigione e l’autostima; b. un progetto che contribuisce a costruire la comunità; c. un progetto che è a servizio della Terra – a beneficio della vita e del benessere in generale.

La fase del fare È il momento in cui l’idea viene implementata. Qualcosa di reale e tangibile inizia a vedersi. Quello che è stato sognato e pianificato viene creato. Tutta la pianificazione, se è completa e corretta, viene trasposta in realtà. Gli sforzi vengono premiati: solo facendo le cose si mettono in pratica. È finito il tempo delle domande e anche se possono sempre essere apposti dei cambiamenti al piano, è tempo di fare. Si sono firmati i contratti, reclutati i lavoratori, installate le linee telefoniche e il vostro sogno sta per nascere. La teoria è diventata pratica. La fase della celebrazione e della valutazione Nella fase finale si celebra il successo di un progetto e si esaminano i fallimenti e le difficoltà, e il ciclo ricomincia. Quindi si ricomincia con il sogno, si pianifica, si fa e si celebra. Questo processo può continuare finché ogni fase

Sostieni che le forme di organizzazioni che utilizziamo per nostri progetti sono spesso la causa dei nostri problemi. Cosa significa? Molte delle nostre organizzazioni sono basate sulla violenza e

del progetto viene realizzata. È un processo frattale – ogni fase contiene tutte le parti del processo. Le domande che è bene porsi sono: il progetto ha risposto alle aspettative? Ha raggiunto gli obiettivi? Cosa ha funzionato bene? Quali fasi sono state difficili? Tutti sono stati adeguatamente ricompensati? È stato un progetto divertente? Le risorse sono state sufficienti? Il lavoro era distribuito in modo equo oppure gran parte del carico era su una persona sola? Le persone che ci hanno lavorato hanno imparato qualcosa di nuovo e sono soddisfatte? Una volta risposto a queste domande e finito la fase introspettiva, la prossima fase può avere inizio. La prossima volta andrà ancora meglio e sarà sempre più creativa. Si può osare di più e realizzare qualcosa di ancora più grande, se è questo che si vuole. Un ciclo continuo a spirale di successi.

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Comunità Consapevole utilizzano strutture militaristiche e di commando e controllo che possono anche aver funzionato in passato ma che non sono appropriate per il XXI secolo. I problemi con cui ci dobbiamo confrontare oggi come il picco del petrolio, il cambiamento climatico, l’insicurezza economica,

biare, i sistemi sanitari malati, i sistemi di giustizia che stanno diventando criminali e ingiusti, i governi incapaci di governare, le economie incapaci di economizzare. Fortunatamente però disponiamo di approcci che invece si possono rivelare vincenti per tutti.

Se una persona volesse fare la differenza e aiutare ogni giorno un’altra persona, che a sua volta facesse altrettanto con un’altra persona e così via, basterebbero 33 giorni per raggiungere ogni essere umano del pianeta. Poco più di un mese per cambiare il mondo

la fame nel mondo e la perdita di biodiversità sono l’indice che si sta giocando una partita in cui alla fine tutti perdono. Tutti soffrono. Dobbiamo andare oltre i sistemi educativi che sono incapaci di apprendere e cam-

Nel “Dragon Dreaming” fai riferimento alla saggezza degli aborigeni australiani per quanto riguarda il sogno. Perché il sogno è importante? Viviamo in una cultura che ha gravemente danneggiato i propri sistemi di supporto alla vita, ma siamo convinti che questo sia “progresso”. È una forma di malattia che porta al suicidio, ma per noi è “normale”. Come recuperiamo quindi la nostra salute? Possiamo farlo solo guardando

al di fuori di noi stessi e oltre il nostro stile di vita. Gli aborigeni australiani hanno sviluppato, attraverso il concetto delle linee di canzoni del tempo di sogno, una cultura sostenibile che dura da 70.000 anni e che può insegnarci molto. La cultura aborigena è basata sulla consapevolezza che la saggezza del gruppo è sempre maggiore di quella individuale e per prendere le migliori decisioni abbiamo bisogno di profonde strutture egualitarie in modo da captare la saggezza collettiva pur sostenendo gli individui nelle proprie attività. Noi consideriamo le risorse, la terra, l’acqua e l’aria come beni di proprietà privata. Gli aborigeni sanno che questo è totalmente malsano, in quanto noi apparteniamo alla Terra e non il contrario. Solo se includiamo questa consapevolezza in ogni nostra attività e progetto possiamo veramente avere successo. Il sogno nella nostra cultura viene visto come una fantasia soggettiva, mentre gli aborigeni sanno che è all’origine della coscienza collettiva della realtà e della creatività e innovazione. Il tempo dei sogni non è collocato nel passato, ma nel 4° tempo, “l’ogniquando”, dove passato, presente e futuro coesistono e si intersecano.

Abbiamo intervistato John Croft Australiano, nato nel 1949, consulente per lo sviluppo organizzativo e la gestione di progetti, è co-fondatore di “Gaia Foundation Australia”. Ha lavorato nell’ambito dello sviluppo comunitario in Indonesia, Papua Nuova Guinea, Australia, Africa, USA e Europa. Insegna presso scuole e università, e svolge seminari su sviluppo organizzativo, ecologia profonda, cambiamento climatico e picco del petrolio. Per informazioni sui seminari che John Croft tiene in Italia contattare dragon-dreamingitalia@googlegroup.com e navigare sul sito di Transizione Italia.

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Comunità Consapevole Perché si fa riferimento al curiosità, il nostro entusiasmo, permette che le persone siano “circolo dei sogni”? I sogni la riscoperta del nostro potere controllate e accettino condizionon sono troppo volatili e collettivo in modo da offrire ni di vita e di lavoro distruttive. personali per basarci dei proun contributo positivo al futuSe una persona volesse fare la getti? ro. Quello che fa il Dragon differenza e aiutare ogni giorno La cultura aborigena australiana Dreaming è fornire validi struun’altra persona, che a sua volta sapeva che tramite i sogni si menti per ideare e condurre facesse altrettanto con un’altra accede alla coscienza collettiva progetti comunitari di grande persona e così via, basterebbero dell’umanità, un’idea che poi successo in questo senso. 33 giorni per raggiungere ogni venne ripresa da C.G. Jung. essere umano del pianeta. Poco Tendiamo a vedere i sogni come Quale impatto può avere quepiù di un mese per cambiare il fenomeni fluttuanti, effimeri, sto sulla società globale? mondo. Un impatto incalcolaindividuali e soggettivi e consideriamo la nostra visione lineare del tempo come realtà oggettiva. La meccanica quantistica Viviamo in una cultura che ha gravee la nuova fisica ci insegnano mente danneggiato i propri sistemi di che questa visione newtoniana supporto alla vita, ma siamo convinti del tempo è obsoleta, ma se continuiamo a considerare il che questo sia “progresso” tempo come se fosse denaro e l’efficienza come “guadagnare tempo”, la nostra cultura continuerà ad accelerare l’uccisione delle nostre comunità, degli ecosistemi, fino ad uccidere i nostri Mi ricordo che anni fa vidi un bile, ma è chiaro che una tale corpi, se persiste l’aumento dei fumetto con una persona che mobilitazione planetaria sta cancri e delle allergie. Tramite dice: “Sono solo un individuo, diventando necessaria per porre il sogno possiamo accedere cosa posso fare?”. Poi una fine a guerre sempre più diffuse, alla dimensione senza tempo, seconda vignetta con 10 o 15 per risolvere la crisi delle risor“l’ogniquando”, e creare quindi persone che dicevano tutte: se e climatica, per riformare uno spazio creativo e diverso, “Sono solo un individuo ...”, e il nostro sistema economico necessario se vogliamo trovare una terza vignetta con migliaia autodistruttivo e impegnarsi a soluzioni a enormi problemi di persone che dicono: “Sono preservare il sistema complesso come il cambiamento climatico, solo un individuo...”. di vita del nostro pianeta. l’esaurimento delle risorse, la Il mito dell’impotenza personale pressione demografica e consuaccompagna le nostre vite e mistica, la perdita di biodiversità e crescente violenza. Quali sono le connessioni tra il “Dragon Dreaming” e le “Transition Towns”? Il movimento delle “Transition Towns” guarda ai problemi che stiamo affrontando non tanto come problemi insormontabili ai quali resistere ma come stimolo e opportunità per un evoluzione personale, comunitaria e planetaria. Stimola la nostra

Ellen Bermann Italo-tedesca, laureata in Scienze Geologiche, ha fatto della sostenibilità la sua mission personale e professionale. È cofondatrice dell’Associazione Transition Italia che ha come principale obiettivo quello di diffondere l’approccio britannico sul territorio italiano. È particolarmente interessata alla dimensione del cambiamento culturale che sta alla base di tutte le ipotesi di decrescita e stili di vita sostenibili e ai metodi di facilitazione. Ha collaborato come docente con diverse Università Italiane ed altri istituti di formazione.

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Carte ecologiche

e riciclate

Breve guida sulle diverse tipologie di carte amiche delle foreste Sig. Gil – Geca Spa

Q

uando parliamo di carte ecologiche occorre fare una premessa, valida per qualsiasi settore: ogni attività umana – anche la più “naturale” – lascia un segno sull’ambiente. Questo segno viene chiamato “impronta ecologica”, ed è un modo di misurare gli effetti dell’interazione degli uomini con il proprio ambiente e con l’ecosistema. Produrre merci, ma anche spostarsi o nutrirsi, sono attività che modificano inesorabilmente l’ambiente circostante. Le carte “ecologiche” non sono pertanto tali perché non producono effetti sull’ambiente, quanto perché sono il frutto di procedimenti produttivi che puntano a tenere sotto controllo questi effetti, tentando di ridurre quelli negativi. Focalizzando lo sguardo sul settore editoriale è utile elencare innanzitutto gli attori della filiera. Le macro categorie in cui è possibile suddividere le numerose e differenti tipologie di carte green dipendono infatti dal punto della supply chain in

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cui interviene il comportamento virtuoso. Semplificando, la catena produttiva che trasforma un albero in un libro (o in una rivista) è composta dai gestori delle foreste, dalle cartiere, dagli stampatori, dagli editori e, infine, dai lettori.

La gestione di una foresta certificata in base a questi criteri tiene conto del rispetto delle leggi locali e internazionali, tutela i diritti dei lavoratori e delle popolazioni che dipendono dalla foresta, garantisce la biodiversità, la tutela del paesaggio e la conservazione della

Le carte “ecologiche” non sono tali perché non producono effetti sull’ambiente, quanto perché sono il frutto di procedimenti produttivi che puntano a tenere sotto controllo questi effetti, tentando di ridurre quelli negativi

Le certificazioni forestali

Partendo dall’inizio della catena (cioè le foreste), una prima categoria di carte green riguarda quelle in possesso di una certificazione di corretta gestione forestale. I due standard di certificazione oggi più diffusi sono gli schemi FSC e PEFC. La cellulosa delle carte identificate da questi loghi proviene da foreste gestite in modo responsabile.

foresta stessa, punta a gestire le piantagioni forestali in modo da limitare lo sfruttamento delle foreste naturali. Alla base delle certificazioni FSC e PEFC c’è l’integrità della Catena di Custodia (Chain of Custody): tutti gli attori coinvolti nella trasformazione della materia prima certificata devono essere a loro volta in possesso di certificazione, in modo da garantire la trac-


Rifiuto, riuso, riciclo ciabilità, evitando di mescolare prodotti certificati con prodotti non certificati. La certificazione della catena di custodia viene rilasciata da enti terzi e indipendenti, che effettuano verifiche periodiche sul sistema di gestione delle aziende certificate.

sicurezza. Esistono inoltre carte di tipo ECF o TCF. Si tratta di carte la cui fibra è stata sbiancata senza l’utilizzo di biossido di cloro (ECF, Elemental Chlorine Free) o è completamente priva di cloro (TCF, Total Chlorine Free).

Le certificazioni legate al processo produttivo

Le carte riciclate

Se spostiamo l’attenzione dalle foreste alle cartiere, troviamo altre due categorie di carte ecologiche: quelle realizzate all’interno di processi produttivi controllati da un punto di vista del rispetto ambientale e quelle contenenti fibre riciclate. Nel primo caso, i marchi di certificazione più noti sono ISO 14001, Nordic Swan, Der Blaue Engel e Ecolabel. Nonostante siano schemi di certificazione differenti, il tratto comune è rappresentato dal fatto che questi marchi vengono rilasciati a prodotti realizzati con un mix di soluzioni legate agli aspetti produttivi: presenza di fibre riciclate, assenza (o forte limitazione) di sbiancanti ottici, bassa emissione di inquinanti, risparmio di energia, materie prime e acqua, rispetto degli standard di

Infine, il panorama delle carte ecologiche si completa con la presenza delle carte riciclate. È possibile suddividere questo

Missione: deforestazione ZERO

gruppo di carte in due categorie: carte prodotte con il 100% di cellulosa pre-consumer oppure post-consumer. Nel primo caso, si tratta di carte provenienti da scarti di produzioni industriali (tipografie, legatorie ecc.) o dalle copie invendute dei giornali. Le carte con fibre riciclate post-consumer sono invece il risultato della raccolta e del trattamento di scarti di origine domestica, ovvero ciò che viene differenziato negli appositi

cassonetti: giornali e riviste,

La deforestazione è una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera. Le foreste del pianeta preservano nel suolo un’enorme quantità di carbonio, stimabile intorno ai 500 miliardi di tonnellate, di cui gran parte si trova nelle foreste pluviali tropicali. Questa immensa quantità di carbonio supera l’intera massa dei carburanti bruciati in tutto il mondo nell’ultimo secolo. La distruzione delle foreste va avanti a un ritmo crescente: negli ultimi cent’anni oltre un terzo delle foreste è stato distrutto. Possiamo però fermare questo incubo. Come? Riciclando, eliminando consumi eccessivi o non necessari, usando prodotti certificati FSC. Non solo per quanto riguarda libri e riviste ma anche per l’acquisto di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Potete consultare la guida completa all’acquisto su www.greenpeace.org, dove trovate anche la lista degli editori amici delle foreste.

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Rifiuto, riuso, riciclo Editori, stampatori, lettori I lettori e i consumatori possono orientare le proprie scelte a favore di produzioni “amiche delle foreste”, dando così un ulteriore contributo al diffondersi di pratiche e sistemi produttivi maggiormente rispettosi dell’ambiente dépliant, fotocopie, scatole di cartone, sacchetti di carta ecc. Una volta raccolta, la carta da riciclare viene sottoposta a diversi trattamenti: dopo averla suddivisa in base all’origine, si procede allo “spappolamento” aiutandosi con additivi e inchiostri e quindi all’eliminazioni

delle impurità. A questo punto occorre rimuovere gli inchiostri e le colle presenti: è questa la fase che ha l’impatto più grande sull’ambiente, essendo necessario utilizzare molta energia e numerose sostanze chimiche. Più questa fase è “energica” e più si otterrà una carta riciclata con un punto di bianco simile alla carta non riciclata. Detto in altre parole: la carta riciclata più è bianca, meno è green. Una volta depurata e sbiancata, la carta riciclata è sottoposta a procedimenti simili alle carte provenienti da fibre vergini.

Anche nella parte finale della filiera è possibile svolgere un ruolo al fine di sensibilizzare sul consumo di carte green. Nel caso delle certificazioni forestali come l’FSC, per esempio, tutti gli attori della catena sono coinvolti. Noi di Geca siamo stati tra i primissimi stampatori europei a ottenere la certificazione FSC e abbiamo svolto un’importante attività di coinvolgimento rivolta agli editori, che hanno in gran parte accolto con entusiasmo la nostra politica ambientale. La presenza della certificazione, infatti, permette di stampare sul libro o sulla rivista il marchio che identifica i prodotti provenienti da foreste gestite in maniera responsabile. Grazie a questo marchio, i lettori e i consumatori possono a loro volta orientare le proprie scelte a favore di produzioni “amiche delle foreste”, dando così un ulteriore contributo al diffondersi di pratiche e sistemi produttivi maggiormente rispettosi dell’ambiente.

Sig. Gil - Geca spa Geca Spa è una litografia industriale dal 1979 con sede a Milano e Parigi; il sig. Gil è il simpatico personaggio che dà volto al loro servizio “Tre giorni, tutto incluso”, dedicato agli editori di narrativa e saggistica. Convinta che la responsabilità sociale e la serietà di un’azienda si misurino anche dal rispetto che essa porta all’ambiente e alla comunità di cui è parte, Geca è stata tra le prime tipografie europee ad ottenere la certificazione FSC e utilizza solo inchiostri a base vegetale. Lo stabilimento di Cesano Boscone (MI) è dotato di impianti produttivi che non producono scarichi. Per maggiori informazioni: www.gecaonline.it.

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L’arte

dell’intreccio Come realizzare un cesto artigianale: i primi passi Andrea Magnolini – Ecoistituto di Cesena

«M

i preparo per raccogliere il materiale: è inverno e siamo in luna calante. Osservo il clima, le gelate, le brezze marine, mi vesto con giacca da lavoro impermeabile, stivali per il fango, una berretta calda per le orecchie, dei guanti per le mani e forbici da potare. Scendo le

scale di casa ed inizio a camminare in cerca di salici, vitalbe e quant’altro. Oramai so già dove andare, ho ricercato contadini e vignaioli (era tradizione legare le viti con i salici), chiesto ad anziani cestai della zona, curiosato in case abbandonate in cerca di rampicanti e vitalbe, passeggiato per boschi, ma il mio sguardo è sempre attento, alla ricerca di qualche nuova pianta utile.

Tornata a casa, inizio a selezionare, pulire, scortecciare, suddividere il materiale per tipologia e per differenti lunghezze. Ora posso immagazzinare il materiale raccolto, in un luogo asciutto e buio, in modo che secchi adeguatamente senza muffe. Passano i mesi. È anche questo tempo di attesa che rende magico questo mestiere, come quello del contadino: un’attesa lenta e atten-

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Fig. 1a

Fig. 1b

Fig. 2a

ta carica di silenzi e riposi necessari. Prima di iniziare a intrecciare, metto il materiale raccolto e seccato in ammollo in una vecchia vasca da bagno posta al lato dell’orto per circa una settimana. Passano i giorni e finalmente il materiale è pronto: inizio a creare forme, a disegnare, ad allenare le mie mani, a rilassarmi in questo lento movimento dell’intreccio. Scelgo rametti, cambio colore, cambio trama e di volta in volta tesso qualcosa di differente: un cesto piccolo, un cesto con manico, una lampada, un quadro. Se dovessi consigliare a qualcuno un rimedio contro la noia e la sterilità creativa tipica di questi tempi, lo rimanderei alla natura: lei solo sa come placare gli animi umani e lei solo sa parlare del tempo, della storia e della cultura del nostro popolo» – Elena Campacci. Elena – come molte altre persone – ha incontrato l’arte dell’intreccio, una pratica antica

Come realizzare un fondo tondo 1. Tagliare sei bastoncini (che saranno i portanti) un po’ più grossi dei rametti che andranno a tessere. Puntare il coltello in mezzo al salice e girare in modo da aprire 3 fessure su 3 portanti dove incastreremo gli altri 3 portanti in modo da formare una croce. 2. Infilare due tessitori (rametti sottili e flessibili) nella fessura dei portanti. Piegare A a destra davanti e B dietro prendendo tutti e tre i portanti. Poi parte B davanti e A dietro fino a formare un quadrato.

Fig. 2b

3. Continuare con un intreccio a 2 torto come in figura attorno ad ogni montante cercando di allargare i portanti e averli infine con la stessa distanza uno dall’altro.

Fig. 3a

Fig. 3b

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Fig. 3c


Saper fare

Imparare a realizzare artigianalmente un oggetto significa riallacciare un legame profondo tra l’uomo e la natura

quasi quanto l’uomo, tanto vecchia da sembrare una novità, qualcosa di esotico o di appartenente a un popolo estinto. Nella nostra epoca dominata dal consumismo, il non acquistare nulla per produrre un oggetto che dura anche sessant’anni (a dispetto della plastica), è un aspetto innovativo.

Cesti e piante da non perdere

I cesti che si trovano oggi nei negozi per pochi euro non sono in grado di raccontarci quasi nulla della loro storia, delle mani che li hanno fatti, dei materiali o dell’annata climatica. Imparare a realizzare artigianalmente un oggetto significa riallacciare un legame profondo tra l’uomo e la natura, e tra l’uomo i suoi antenati e le sue tradizioni. In Italia è presente la metà della biodiversità vegetale e animale europea. Per fare un esempio, delle 300 varietà di salice, in Italia ne abbiamo 150. La varietà sembra essere la vera ricchezza del Belpaese che si coniuga in senso genetico, linguistico (con oltre cento dialetti) e culturale/ materiale. Anche la cesteria non fa eccezione: ceste, panieri, nasse, gerle… di vimini, di canna e ulivo, olmo, sanguinella, giunco spinoso, giunco di palude, tifa, ginestra, castagno, asparto. Cesti semplici e cesti complicatissimi, essenziali o robusti, costruiti con

tecniche differenti. Alcune delle piante utilizzate per la cesteria sono coltivate e l’intreccio è un’attività complementare e conseguente alla potatura, altre si possono incontrare per fiumi o boschi. Se si prelevano i ributti giovani, i succhioni o i polloni non si arreca nessun danno alla pianta in quanto li rigenera ogni anno. Se si aggiunge il fatto che la lavorazione produce solo scarti compostabili possiamo dichiarare la cesteria locale un’attività pienamente ecologica. Oggi l’importazione ha quasi sterminato questo mestiere e con esso le piante coltivate a quello scopo: per esempio i salici particolarmente lunghi e flessibili tramandati di talea in talea da secoli vengono sradicati perché intralciano i trattori. Eppure esempi positivi ci sono: in Catalunia un’associazione composta inizialmente da quattro persone ha creato libri, poster,

corsi, feste a tema con inviti internazionali e oggi conta più di 140 iscritti (hobbisti e professionisti) e fra la gente si è diffusa nuovamente la cultura della tradizione e la passione per la bontà e la durata dei materiali locali. In Francia c’è una scuola nazionale di intreccio e fiere di alto livello. In Danimarca la cesteria gode di una notevole rinascita ed è popolare persino fra i giovani i giovanissimi.

Cesteria all’Ecoistituto di Cesena

Facciamo parte dell’Ecoistituto di Cesena e stiamo cercando di imparare tecniche, prendere e trapiantare varietà di salici (preziosi come un frutto antico) donati dai contadini; in tre province ne abbiamo trovate una ventina. Inoltre proponiamo corsi di intreccio per principianti ed esperti, di cesteria tradizionale e artistica. Per info: www. tecnologieappropriate.it

Andrea Magnolini - Passeggerisullaterra.it Pedagogista, educatore ambientale, esperto di costruzioni naturali e artigiano ha dato vita, insieme ad un gruppo di giovani che gravitano attorno all’Ecoistituto di Cesena, al sito passileggerisullaterra.it un luogo di incontro virtuale e non in cui si ricercano, praticano e sviluppano stili di vita alternativi: dagli orti scolastici alla realizzazione di strutture viventi, dalla cesteria all’utilizzo della terra cruda, dalla bioedilizia ruspante all’autocostruzione di stufe.

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Ipotiroidismo,

l’emergenza ignorata La ridotta attività tiroidea è una delle malattie più diffuse. Molto spesso però è anche quella meno riconosciuta Romina Rossi

Secondo stime mediche si calcola che ben il 30% della popolazione italiana abbia un qualche problema alla tiroide, mentre i noduli tiroidei sarebbero presenti almeno nel 10% degli italiani. Ma la più frequente patologia tiroidea è sicuramente l’ipotiroidismo. Benché sia una malattia nota da oltre un secolo, però, non sempre è facile riconoscerne i sintomi. Il dottor Raul Vergini, autore di Ipotiroidismo. Un’emergenza ignorata, ci spiega quali rischi può causare una ghiandola mal funzionante

C

he cos’è la tiroide e perché è un organo così importante? La tiroide è una ghiandola endocrina, cioè una ghiandola le cui secrezioni (definite ormoni) sono immesse direttamente nel sangue. Gli ormoni sono dei messaggeri chimici che viaggiano nel circolo sanguigno partendo dalle ghiandole che li producono fino ad arrivare alle cellule bersaglio. Ogni ormone ha un’azione specifica su certe cellule o tessuti e ne regola l’attività o il metabolismo. Giunti in prossimità delle loro cellule bersaglio, gli ormoni vengono riconosciuti da particolari molecole chiamate recettori. Una volta che il recettore

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ha legato l’ormone, la cellula ha, per così dire, ricevuto il messaggio e può dare inizio a quella particolare attività funzionale. La tiroide produce vari ormoni, ma i più importanti sono il T3 ed il T4, che vengono prodotti unendo degli atomi di iodio a un amminoacido chiamato tirosina. La funzione degli ormoni tiroidei è quella di regolare i processi metabolici, cioè la produzione e l’utilizzo di energia all’interno delle singole cellule e di conseguenza nell’intero organismo. Nella prima parte della vita questa ghiandola ha anche una funzione

Le patologie che colpiscono la tiroide sono principalmente l’ipotiroidismo (cioè una ridotta attività tiroidea), l’ipertiroidismo (una aumentata attività tiroidea), le tiroiditi (infiammazioni alla tiroide), la formazione di noduli ed infine i tumori della tiroide. Fra questi, quella di gran lunga più comune è l’ipotiroidismo, che secondo le statistiche ufficiali interesserebbe circa il 5% della popolazione, mentre altri autori (fra cui il sottoscritto) sono convinti che invece interessi, in un modo o nell’altro, ben oltre il 50% della popolazione.

La funzione degli ormoni tiroidei è quella di regolare i processi metabolici, cioè la produzione e l’utilizzo di energia all’interno delle singole cellule e di conseguenza nell’intero organismo

di controllo sulla crescita in quanto favorisce la crescita tissutale e lo sviluppo fisico e mentale. Quali sono le patologie più comuni che possono interessare la tiroide?

Quali sono i sintomi dell’ipotiroidismo? I sintomi dell’ipotiroidismo sono moltissimi e a volte possono simulare quelli di altre patologie e questo rischia di portare fuori strada il medico che non sia molto


esperto di questa patologia, specie nei casi (purtroppo frequenti) in cui gli esami di laboratorio non sono in grado di rivelare il problema. La facilità ad aumentare di peso o la difficoltà a perderne, la freddolosità costante, la stanchezza fisica e/o mentale, il colesterolo alto, la stitichezza, la pelle secca e i capelli che cadono, l’umore depresso o malinconico, la facilità alle infezioni delle vie respiratorie, i problemi mestruali o di fertilità, i dolori articolari e muscolari, la temperatura corporea bassa, la cefalea o l’emicrania e le allergie sono solo alcuni dei numerosi sintomi che possono essere determinati da un mal funzionamento della tiroide. Nel libro si trova un elenco molto più esaustivo. Perché è una malattia così pericolosa? Oltre a creare sintomi più o meno fastidiosi, l’ipotiroidismo è una malattia che può accorciare drasticamente la nostra prospettiva di vita aumentando la possibilità di essere colpiti da patologie degenerative come il cancro o le malattie cardiovascolari. Così come può impedire il concepimento o il portare avanti una gravidanza. Insomma, essa può rendere la nostra vita un inferno. Ed è ancora più pericolosa proprio per il fatto che troppo spesso non viene correttamente diagnosticata e quindi trattata adeguatamente, e anche quando viene riconosciuta, la terapia consigliata non è sempre la migliore. Oggi si fa un gran parlare di prevenzione e la tiroide è un organo conosciuto da oltre un secolo. Come mai allora molte volte la disfunzione tiroidea e più nello specifico l’ipotiroidismo, sono ignorati dai medici, tanto da poter essere considerata un’emergenza ignorata?

Ritengo che sia una vera emergenza in quanto questa patologia può condizionare e rendere difficile la vita di un gran numero di persone, ma è ignorata perché il medico, ma anche lo specialista endocrinologo, troppo spesso non è in grado di diagnosticarla perché per farlo si basa solo sui risultati di un paio di esami di laboratorio che sappiamo essere in molti casi assolutamente inadeguati per la diagnosi. Per questa ragione vorrei che il mio libro fosse letto non solo da coloro che già sanno di soffrire di un problema di questo tipo, ma soprattutto da coloro che non lo sanno, ma che vagano da un medico all’altro senza riuscire a risolvere i loro problemi. Che cosa è la bio-endocrinologia? Il termine bio-endocrinologia è un neologismo che ho creato per cercare di tradurre il concetto espresso dall’acronimo inglese BHRT (Bio-Identical Hormone Replacement Therapy) cioè “terapia ormonale sostitutiva con ormoni bioidentici” ma anche per indicare un approccio in generale più naturale alle problematiche di origine endocrina. In realtà il termine terapia sostitutiva in questo caso non sarebbe corretto, perché qui non si tratta di sostituire gli ormoni prodotti

dal corpo stesso (endogeni) con ormoni esterni (esogeni) come ad esempio fa la pillola anticoncezionale che blocca la produzione di ormoni sessuali per sostituirli con ormoni sintetici. Nella maggior parte delle terapie ormonali naturali, infatti, si tratta semplicemente di aggiungere piccole quantità di ormoni a quelle già prodotte dal corpo con lo scopo di raggiungere un livello fisiologico ottimale. In realtà un certo grado di soppressione, e quindi di sostituzione, si realizza comunque ma, in media, solo una piccola parte della produzione naturale è soppressa e questa soppressione è comunque temporanea. Per questa ragione dovremmo forse usare il termine “terapia correttiva” invece di “terapia sostitutiva”. La terapia ormonale correttiva con ormoni bioidentici si basa due presupposti fondamentali: 1) l’utilizzo degli ormoni nella stessa forma naturale prodotta ed utilizzata dal nostro organismo; 2) l’uso di questi in dosi fisiologiche. Il nostro scopo è quello di copiare il più possibile la natura, in modo da ottenere il massimo effetto col minimo rischio. Questi due punti differenziano questo approccio da quello della

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Curarsi da sé terapia ormonale classica che utilizza spesso derivati sintetici degli ormoni naturali (ad esempio estro-progestinici o corticosteroidi sintetici) e li prescrive anche in dosi farmacologiche (o supra-fisiologiche) come terapia (spesso solo

sintetica che l’industria farmaceutica ha ritenuto (senza che fossero fatti seri studi al riguardo) superiore alla tiroide secca e sufficiente per trattare l’ipotiroidismo. La tiroide secca, proprio perché è ghiandola intera, contiene non solo

Secondo le statistiche ufficiali l’ipotiroidismo interesserebbe il 5% della popolazione, mentre altri autori sono convinti che interessi, in un modo o nell’altro, ben oltre il 50% della popolazione

sintomatica) per alcune patologie e non come ripristino dell’equilibrio fisiologico di questi ormoni. Gli ormoni bioidentici (come del resto le vitamine e tutte le sostanze naturali) sono molecole non brevettabili che quindi destano poco interesse nelle aziende farmaceutiche che preferiscono sviluppare derivati sintetici non esistenti in natura che però possano essere brevettati e commercializzati in esclusiva consentendo profitti molto maggiori. Purtroppo questo non sempre coincide con il miglior interesse dei pazienti. Quindi l’uso della L-tiroxina è sempre da evitare preferendo invece un ormone bio-identico? Sicuramente la tiroide secca (che altro non è che ghiandola tiroidea di maiale essiccata e confezionata sotto forma di compresse) ha dimostrato in quasi un secolo di uso di essere in grado di compensare perfettamente una tiroide ipofunzionante, ed ha sempre dato ottimi risultati fino a quando non è stata sostituita, negli anni ’70 del secolo scorso, dalla tiroxina (T4)

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T4 (che in realtà è solo un precursore), ma anche T3 (che è la forma attiva dell’ormone stesso), oltre ad altri fattori meno conosciuti ma probabilmente importanti per un buon equilibrio tiroideo. Questo insieme di sostanze è in grado di compensare in maniera più armonica e soprattutto più efficace della sola tiroxina una eventuale carenza di ormoni tiroidei. Comunque il trattamento dell’ipotiroidismo è in realtà un po’ più complesso della diatriba fra tiroide secca o tiroxina sintetica, e spesso entrano in gioco anche altri fattori, come la carenza di certi nutrienti o la presenza di sostanze tossiche che rendono difficile il funziona-

mento della ghiandola o dei suoi ormoni. Per questo noi crediamo che l’utilizzo degli ormoni tiroidei sia sempre l’ultima scelta, e che prima si debba cercare per quanto è possibile di mettere la ghiandola nelle condizioni di poter lavorare al meglio, fornendole i nutrienti di cui ha bisogno e stimolandola opportunamente in modo naturale. Nei casi in cui questo approccio non sia sufficiente o non dia i risultati sperati si provvederà a considerare una terapia ormonale correttiva che preferibilmente preveda l’uso della tiroide secca invece che la tiroxina sintetica perché questa ha dimostrato una maggiore efficacia ed una migliore tollerabilità. Leggi l’intervista completa su: www.ilconsapevole.it.

Cosa leggere Raul Vergini Ipotiroidismo – Un’emergenza ignorata Come riconoscere e trattare il più diffuso disturbo della tiroide Macro Edizioni, 2010

Cercalo su: www.macrolibrarsi.it

Abbiamo intervistato Raul Vergini Si occupa da oltre vent’anni di omeopatia, medicina naturale, integrazione nutrizionale e anti-aging. Da diversi anni si occupa anche di bioendocrinologia, cioè del riequilibrio ormonale mediante l’uso di dosi fisiologiche di ormoni bioidentici. In passato ha pubblicato il primo libro divulgativo italiano sull’uso del magnesio. Ha scritto inoltre diversi articoli e ha tenuto conferenze in Italia e all’estero.


Vieni, c’è un

asilo nel bosco… Marianna Gualazzi

C

he il contatto con la natura sia benefico per il corpo, la mente e lo spirito ormai lo sappiamo bene, così come possiamo costatare personalmente come i nostri bambini ne siano sempre più spesso privati. «La maggior parte dei bambini del mondo occidentale – scrive il nostro amico e collaboratore Valerio Pignatta – passa ormai la stragrande maggioranza della propria vita in ambienti chiusi, artificiali che non conservano alcuna traccia della natura e dei suoi abitanti: animali, piante, insetti, sassi, terra, fiori. Alcuni ricercatori sono arrivati alla conclusione che questo distacco dalla natura scatena nei bambini di città, che da generazioni ormai ne sono completamente separati, un vero e proprio disturbo che provoca sintomi e malesseri ben precisi, riassunti in una cosiddetta sindrome da deficit di natura (nature deficit disorder).

editorialista del New York Times e del Christian Science Monitor nonché autore di vari libri) questo disturbo sarebbe addirittura endemico nelle nostre società. I ragazzi occidentali passano in media qualcosa come 44 ore delle propria vita settimanale

davanti alla tv o ai media elettronici. Tolte le ore di sonno, questa percentuale di videodipendenza costituisce in pratica una buona parte della giornata tipo di un giovane (circa sei ore e mezza)».

Secondo il ricercatore statunitense Richard Louv (pedagogo, consigliere del National Scientific Council, fondatore del Children and Nature Network,

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Bambini e genitori Danimarca, Svizzera, Germania

Unico antidoto per i bambini espropriati del mondo naturale, altro non può essere che un ritorno alla natura: e perché non cominciare proprio dalla scuola materna? Vieni, c’è una casa nel bosco… diceva una vecchia canzone, la cui reinterpretazione in chiave

contemporanea potrebbe essere “Vieni, c’è un asilo nel bosco”. L’asilo nel bosco se lo sono inventati in Danimarca circa mezzo secolo fa – si sa che i popoli nordici la sanno lunga. Ben presto questa esperienza si è diffusa in tutto il nord Europa, in particolare in Svizzera – soprattutto nei territori di lingua

tedesca – e in Germania. Berlino ha visto nascere negli ultimi anni numerose esperienze di questo tipo, che prendono corpo nei boschi ai confini della città: sulla scia della capitale, oggi in Germania si contano più di 300 asili nel bosco. E potrebbe non essere neppure un caso, visto che è proprio tedesco il nome con cui l’asilo si chiama in tutto il mondo: Kindergarten, giardino d’infanzia.

Coltellino svizzero e mantello da pioggia

Ma che cos’è questo fantomatico asilo nel bosco? Non pensate che si parli di asilo nel bosco quando una classe va a farci una passeggiata una volta a settimana per due ore. No, all’asilo nel bosco ci si va tutti i giorni, con il sole e con la pioggia. Non c’è un luogo chiuso, una classe: al massimo c’è una tettoia o comunque una costruzione “di fortuna” da utilizzare nei casi in cui il tempo si metta veramente, ma veramente, al brutto. All’asilo nel bosco il pranzo non lo porta il catering: lo si prepara in loco accendendo il fuoco, mettendo l’acqua a bollire e le salsicce a rosolare. I bambini aiutano nella preparazione del pranzo: tagliano e sbucciano la verdura con coltelli veri, utilizzando tronchi tagliati come base di appoggio, a mo’ di tagliere. E i giochi? All’asilo nel bosco non si portano giocattoli, almeno non quelli che i bambini hanno a disposizione tutti i giorni nelle loro case. I giochi sono quelli offerti dalla natura stessa: scoperta di luoghi, osservazione di animali, piante, insetti. Oppure si possono costruire: coltellino svizzero e sega alla mano, i bambini possono tagliare, sega-

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Bambini e genitori re, legare rami, arbusti, bastoni. E il materiale didattico? In parte lo fornisce la natura – con i sassolini si impara a contare – in parte viene portato dagli educatori su un carrello di legno (libri naturalistici, carta e colori per ritrarre gli elementi nel mondo naturale).

I bambini che frequentano un waldkindergarten sono meno soggetti a infezioni respiratorie, mal di gola e infezioni alle orecchie (fino all’80% in meno rispetto ai bambini che frequentano le materne tradizionali). Sono meno aggressivi, più collaborativi e autonomi, e si fanno

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto – Henry David Thoreau All’asilo nel bosco non c’è neppure la campanella: all’occorrenza i bambini vengono richiamati con l’ausilio di un flauto. Sembra incredibile, non sembra vero: eppure lo fanno. Lo volete vedere? Il bravissimo fotografo Alberto Bernasconi ha documentato per immagini la vita in alcuni asili nel bosco della Svizzera tedesca, in particolare Zurigo e San Gallo. Vi invito caldamente a visitare il suo sito e guardare le fotografie: rimarrete piacevolmente stupefatti (http://albertobernasconi.photoshelter.com).

Meno malattie, più collaborazione

I vantaggi di fare scuola materna all’aperto sono stati studiati, a pare proprio che non ci sia paragone con il tradizionale asilo collocato in un edificio scolastico standard.

male più raramente. La natura inoltre è un validissimo strumento per prevenire e attenuare alcuni problemi comportamentali come la Sindrome da Deficit di Disattenzione e Iperattività (ADHD): quindi sì al bosco, no agli psicofarmaci!

Cosa leggere Henry David Thoreau Walden ovvero Vita nei boschi BUR Anna Pfeiffer Il Mio Primo Libro del Bosco Macro Junior, 2009

Cercalo su: www.macrolibrarsi.it

Asilo nel bosco, in fotografia

Il fotografo Alberto Bernasconi ha documentato per immagini la vita in alcuni asili nel bosco della Svizzera tedesca, in particolare Zurigo e San Gallo. Per vedere le foto: http:// albertobernasconi.photoshelter.com

E in Italia?

L’esperienza del waldkindergarten si sta timidamente affacciando anche in Italia, anche se per ora le realtà sono poche e non hanno quel carattere di continuità durante tutto il corso dell’anno scolastico tale da renderle una reale alternativa alla scuola materna tradizionale. Ma anche se si tratta di un paio di pomeriggi a settimana, o di un’opportunità in più rispetto al classico centro estivo, sono comunque i segnali di un qualcosa che si sta muovendo e che speriamo possa svilupparsi e prosperare a breve. Ecco alcune realtà: La Piemontesina, Agrinido di Chivasso – Chivasso (To), tel. 3473037284, lapiemontesina@tele2.it Agriasilo di Pignano – (Pisa), tel. 3387344527 (Pushpa) Libera scuolina di campagna «Fioretta Mazzei» – provincia di Firenze, benedetta214@virgilio.it Asilo nel bosco – (Povo Trento), www.asilonelbosco.it

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Scuola

familiare

Obblighi di legge e non: come districarsi?

L

a Redazione ha ricevuto una mail da una lettrice che ha alcuni dubbi sulla legislazione relativa alla scuola familiare e che si trova a fare i conti con le richieste da parte di una scuola pubblica statale di dovere sostenere esami a fine anno e della iscrizione ad una scuola pubblica. Clara Scropetta – già autrice per noi di un articolo molto approfondito sull’home schooling (cfr. Consapevole n. 16) – chiarisce i termini della questione. Salve, mi chiamo Anna e vivo a Pantelleria. Per i primi quattro anni delle elementari ho insegnato all’ultima dei miei figli a casa, poi per sua richiesta ha voluto provare ad andare alla scuola statale. Ha completato la scuola elementare e poco dopo l’inizio della prima media – a dicembre 2010 – abbiamo deciso di riprendere la scuola a casa. A metà dicembre abbiamo avuto la “visita” nella nostra scuoletta del preside, della vicepreside e di altri quattro professori. Ci hanno detto che alla fine di ogni anno scolastico è obbligatorio fare un esame e che nostra figlia deve essere iscritta ad una scuola. Volevo accertarmi se effettiva-

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mente sussistono questi obblighi. Vorrei continuare la scuola familiare per soddisfazione mia e di mia figlia: insegnare a mia figlia mi ha aperto molte porte e ha risposto a tante domande. Nella speranza di una risposta, la saluto di cuore. Anna Cara Anna, dal punto di vista legale, la situazione è molto semplice da riassumere. Tutti parlano di scuola dell’obbligo e c’è la tendenza a pensare che la frequenza di una scuola pubblica, o di una scuola equiparata, sia obbligatoria. Non è così. In Italia a essere obbligatoria è l’istruzione, per un periodo di dieci anni. Dopo l’acquisizione della licenza media, è previsto che si acquisiscano le competenze del biennio di una scuola superiore oppure di un istituto professionale. È diritto di ogni genitore organizzarsi liberamente, provvedendo di persona, o con l’ausilio di precettori o ancora aggregandosi ad altre famiglie in un progetto comune di scuola.

Cosa dice la Costituzione

Recita la Costituzione: Art. 30: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi

Clara Scropetta d’incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti». Art. 33: «(…) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale». Art. 34: »L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».

Obbligo di segnalazione

C’è l’obbligo di segnalare la propria scelta di scuola familiare alla direzione scolastica di competenza (la più vicina alla propria residenza anagrafica) entro i termini previsti – di solito fine febbraio, ma è sempre bene verificare in anticipo. La comunicazione, per iscritto, va inoltrata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno oppure va consegnata personalmente. Ecco cosa specifica l’Art. 111 del Decreto Legislativo 297/94 Modalità di adempimento dell’obbligo scolastico:


Non ho ricette pronte su come affrontare i colloqui e come formulare le dichiarazioni scritte, ma raccomando di ispirarsi ai principi della comunicazione non violenta

1. All’obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente, secondo le norme del presente testo unico; 2. I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità. Questo decreto legge, come pure il Decreto Legislativo n. 76 del

15 aprile 2005, e la Circolare n. 93 Prot. n. 2471/Dip./segr. del 23/12/2005, chiariscono e ribadiscono che i genitori che si avvalgono della facoltà loro riconosciuta di ricorrere all’istruzione paterna, per assolvere l’obbligo rispetto la scolarizzazione dei propri figli, non possono effettuare tale scelta “una tantum”, ma devono confermarla anno per anno. Tale conferma periodica è finalizzata a consentire alle autorità competenti di disporre verifiche. Recentemente una circolare ministeriale, l’ultima di cui sono a conoscenza è la C.M. n.35 del

26.3.2010, sancisce che chi si avvale dell’istruzione parentale debba sostenere un esame di idoneità ogni anno e suggerisce delle linee guida in merito alle modalità di tale esame, oltre a fissare la data entro la quale va presentata l’iscrizione all’esame (in carta semplice e corredata di programma svolto). Le circolari ministeriali, però, servono unicamente a diffondere disposizioni, linee guida e non sono testo di legge. Non sono stata in grado di reperire nessun articolo di legge che si pronunci sull’obbligatorietà di questo esame.

Alcune testimonianze: i pro e i contro

Un dirigente scolastico ha dichiarato: «Forse i tagli finanziari che arrivano alle scuole pubbliche e il bosco di leggi, decreti e circolari che regolano molti aspetti della vita scolastica ce lo fanno

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Bambini e genitori dimenticare, ma ogni istituzione scolastica è autonoma per legge. Quindi le modalità di un esame a bambini provenienti dalla scuola privata e/o familiare vanno concordati con il Dirigente scolastico. Il Consiglio di Circolo o di Istituto potrebbe enunciare dei criteri generali, ai quali il dirigente scolastico si dovrebbe poi ispirare. È quindi al Presidente del Consiglio di Circolo o di Istituto che la famiglia interessata dovrebbe scrivere, facendo presente con serenità (mai muro contro muro) le sue riflessioni e le sue richieste. La richiesta dovrebbe riferirsi all’enunciazione di criteri generali che riguardino: la presenza o meno di testimoni, la tipologia di programma di minima accettato, la tipologia delle “prove” d’esame, la possibilità o meno di differenziare il possesso di competenze a seconda che il bambino continui la scuola familiare o chieda di essere inserito nella scuola pubblica. Le circolari servono a definire in pratica quello che la legge dice in linea di principio, ma la legge in questo caso è quella che sancisce l’obbligo scolastico fino a 16 anni, da cui discende la necessità per lo Stato di verificare se le famiglie che scelgono l’istruzione non pubblica stanno tenendo fede all’impegno assunto. Il come verificare è definito nelle Circolari oppure negli accordi e nelle procedure delle singole scuole, come dicevo prima». Raffaella Cataldo, della sua esperienza di precettore racconta: «L’esame annuale non è obbligatorio, a prevederlo non è una legge ma una circolare che non ha valore legislativo. L’esame consigliabile è quello di quinta elementare [...]; il dirigente e gli insegnanti possono battere i pugni sul tavolo e urlare, ma per

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legge non possono costringere a fare nulla, se non rispettare l’istruzione familiare, come ogni genitore per legge può pestare i piedi per terra per chiedere il rispetto garantito dalla Costituzione Italiana».

L’importanza del dialogo

Da un punto di vista pratico, instaurare un dialogo e trovare un accordo con le istituzioni può non essere così facile, anche se è indispensabile, sia per rispettare le normative in vigore sia per tutelare i ragazzi. Dovrebbe essere tuttavia possibile trovare un accordo sulla libertà di programma e sulle modalità della verifica, senza ricorrere a un esame annuale in tutte le materie. L’obiettivo potrebbe essere quello di allearsi in uno scopo comune, il bene dei bambini e dei ragazzi, nutrendo la reciproca curiosità verso i molteplici modi di raggiungerlo. Non ho ricette pronte su come affrontare i colloqui e come formulare le dichiarazioni scritte, ma raccomando di ispirarsi ai principi della comunicazione non violenta: esprimersi onestamente in prima persona, senza incolpare né giudicare, riportare le azioni concrete che contribuiscono o meno al proprio benessere, condividere come ci si sente rispetto a queste azioni, esprimere i bisogni

che stanno causando i propri sentimenti e richiedere con chiarezza ciò che potrebbe arricchire la propria vita, senza pretenderlo. Certo, può risultare utile esprimersi al positivo rispetto i motivi della propria scelta, inquadrandola nella propria realtà specifica, piuttosto che al negativo, come rifiuto della scuola convenzionale, che di per se stessa non è né bene né male: sono innumerevoli infatti gli esempi di istituti e insegnanti che portano avanti con passione e competenza il loro lavoro.

Segnaliamo l’incontro Accompagnare nella crescita che Clara Scropetta animerà nei pressi di Modica il 25 e 26 giugno. Per informazioni sabinavindigni@gmail.com Rete Italiana Scuola Familiare Per aderire alla Rete Italiana Scuola Familiare, un network di genitori e operatori attivi nell’homeschooling, si consiglia di contattare Francesco D’Ingiullo figliodelnibbio@libero.it

Clara Scropetta Nata nel 1966 a Trieste, è laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e madre di tre figli. Grazie all’esperienza diretta personale e allo studio autodidatta multidisciplinare, si è specializzata nella fisiologia della maternità. Promuove attivamente il sostegno alla madre, il concepimento consapevole, il parto e la nascita indisturbati, il contatto continuo, l’allattamento a richiesta a termine, l’igiene naturale del bambino, l’immunità naturale, l’apprendimento spontaneo, ma anche una coscienza ecologica integrale. Per contatti: clara_scropetta@hotmail.com


Dire, fare, giocare Lo yoga per i disturbi della gravidanza Lo yoga per la gravidanza è un DVD da poco uscito presso l’editore Bonomi: un videocorso tenuto da Alessandra Siliquini che si struttura come una guida semplice agli esercizi di yoga adatti alla gravidanza, dalla gestazione al dopo parto, pensati anche per dare sollievo ai più comuni disagi che l’attesa può portare. Alessandra guida la futura mamma attraverso le posizioni e i movimenti per alleviare nausee, mal di testa, bruciori e pesantezza di stomaco, emorroidi, mal di schiena e sciatalgie, pubalgie, gonfiori e insonnia. Alessandra Siliquini Lo yoga per la gravidanza Bonomi, 2010

E se poi prende il vizio?

perché lo vizi” appena uscite dal reparto maternità? Nel libro E se poi prende il vizio? (Leone Verde) Alessandra Bortolotti vuole “liberare” i genitori che compiono scelte di accudimento basate sull’amore incondizionato e sull’importanza primaria della relazione affettiva coi propri

bambini. Una lettura fondamentale per tutti coloro che cercano una strada personale rispetto al compito genitoriale, lontana dai luoghi comuni dell’affettività negata, della produttività, del consumo. Alessandra Bortolotti E se poi prende il vizio? Il Leone Verde, 2010

So che non tutto è roseo, che le difficoltà, per molti, sono numerose.

Una civiltà che non ama i bambini è una civiltà che si spegne.

So, perché l’ho osservato quotidianamente, che la vita moderna non ci protegge

E quando in una civiltà le donne abbandonano il loro ruolo di madri

dalle miserie materiali e ancor meno da quelle affettive.

Amarlo, coccolarlo, contenerlo, abbracciarlo quando piange: quante mamme si sono sentite dire – da amici e parenti sedicenti psicologi dell’ultima ora – la fatidica frase “non prenderlo in braccio

Ma queste miserie non sono sempre esistite? E hanno mai costituito degli ostacoli?

Babyshopping… ecologico! Scarpine Pluk Scarpine in pelle naturale da 0 a 24 mesi. http://www.wix.com/scarpine/pluk

BambiGioi Come e perché portare i bimbi: il sito di Jacqueline Jimmink offre spunti interessanti e la possibilità di acquistare le fasce. http://www.jacquelinejimmink.com

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I piccolissimi Articoli naturali per bambini e adulti. http://www.ipiccolissimi.it/

o non lo sanno più affrontare, questa civiltà è in pericolo. Jean-Pierre Relier – primario del reparto di medicina neonatale dell’ospedale Port-Royal di Parigi

Babymio Vendita di prodotti per la prima infanzia: pannolini lavabili, fasce, mei tai, cosmesi naturale e biologica. http://www.babymio.it/

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Ecovillaggi

per tutte le tasche! 6 soluzioni per vivere una vacanza a contatto e nel rispetto della natura

Prezzi Medi

Romina Rossi

Torri Superiori – Liguria

Prezzi Bassi Torri Superiori – Liguria A vederlo da lontano, Torri Superiori sembra una cartolina del passato: il piccolo villaggio medievale situato ai piedi delle Alpi liguri, a pochi chilometri dal mar Mediterraneo e dal confine francese, è un piccolo gioiello di architettura. Strette stradine e scalette a passaggi uniscono fra di loro i tre corpi di cui il villaggio si compone: 160 stanze ospitano i 20 membri permanenti della comunità. Il villaggio è in gran parte restaurato ed è ora aperto all’ecoturismo, per corsi, incontri e programmi di educazione ambientale, e offre anche una struttura ricettiva per soggiorni e vacanze. È il luogo ideale per chi è alla ricerca di una vacanza in un ambiente ricco di suggestioni

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e per chi vuole fare escursionismo. Si può soggiornare in camere singole o doppie, a un prezzo di circa 50 euro per notte e per persona. Il pranzo è extra e costa 12 euro. Il soggiorno è gratuito per i bambini fino a 3 anni. Per info: www.torri-superiore. org; info@torri-superiore.org; tel. 0184 215504.

Tamera – Portogallo Situato nel sud del Portogallo, nella regione dell’Alentejo vicino a Odemira, l’ecovillaggio Tamera nasce con l’intento di essere una base per una forza di pace planetaria. Il progetto, che sorge su 134 ettari di terra acquistati nel 1995, è già ben collaudato. Al momento ci sono circa 200 abitanti, di cui 20 bambini scolarizzati in loco. Tante sono le attività pratiche che si svolgono all’interno di

Tamera: da corsi di arte e cultura a giardinaggio, dalla permacultura a workshop sulle tecnologie solari, dai corsi di ippica a corsi di ecologia pratica. Due sono i modi per soggiornarvi: chi volesse una camera può prenotare presso la Guesthouse situata sulla sponda del “grande lago”, con un costo che varia fra i 45 e i 90 euro per notte per la doppia; oppure può decidere di soggiornare in tenda, durante la stagione estiva, o in sistemazioni in comune nei mesi più freddi; tenda e lenzuoli non sono però forniti. In ogni caso ai visitatori si chiede di prenotare con largo anticipo. Gli animali non sono ammessi. I genitori che volessero portare bambini al seguito sono pregati di contattare la struttura. Per info: www.tamera.org; office@tamera.org; tel. +351 283 635306


Eco viaggi

Prezzi Medi Huttopia – Francia Huttopia è riuscita a sposare la frugale vita del campeggio con una vacanza di lusso: dormendo in casette di legno o in tenda, si può mantenere il contatto con la natura, mangiare frutta e verdura e bere acqua di sorgente. L’idea è piaciuta talmente che al momento in Francia si contano 6 villaggi ecologici targati Huttopia, nella regione della Loira, Versaille e nella foresta di Ramboullet. Lo slogan di questo campeggio di lusso, ideato nel 2005 da due coniugi francesi è non lasciare segni nella natura, per questo le casette sono costruite su palafitte o su ruote in modo che si possano smontare o spostare, senza danneggiare il suolo. All’interno dell’ecovillaggio le strade non sono asfaltate e le auto non possono entrare, una scelta che lo rende ancora più sicuro per le famiglie con bambini. Nell’ecovillaggio di Rambouillet si può usufruire di un piscina naturale che consente il filtraggio dell’ac-

qua grazie a piante speciali e minerali, senza l’utilizzo di composti chimici. Durante il giorno si possono praticare numerose attività che permettono di scoprire la regione, i suoi prodotti e le sue tradizioni. I prezzi per l’affitto della canadese si aggirano intorno ai 60 euro al giorno, mentre il soggiorno nelle casette può variare dai 90 ai 130 euro per notte, con picchi fino a 200 euro al giorno in periodi di alta stagione. Per info: www.huttopia.com. Campeggio in Quebec Oltreoceano, Huttopia si è parecchio diffusa nella regione canadese del Quebec, dove all’interno del Parco Nazionale sono sorte 14 aree di campeggio, situate vicino a foreste, laghi e fiumi, in uno scenario unico in quanto a panorama e paesaggio. Le piazzole su cui sono sistemate le tende sono spaziose e sono dotate di un tavolo da pic nic e una buca per il fuoco. I bagni sono poco distanti (le docce si possono

usare solo a pagamento, un piccolo stratagemma che permette di risparmiare acqua potabile); mentre le tende, in legno e materiale impermeabile, consentono di ospitare fino a 5 persone (ma fino a 4 adulti). All’interno vi si trovano materassi che possono formare 2 o 4 letti, e tutto ciò che serve per preparare i pasti; all’esterno, una stufa da campo, un tavolo e un deposito che contiene un piccolo frigorifero, piatti e utensili da cucina. Durante il giorno si possono scegliere tante attività da poter fare con l’aiuto dei ranger o delle guide locali oppure da soli immersi in un panorama mozzafiato e a contatto con la rigogliosa natura. Il noleggio delle tende costa circa 90 euro al giorno. Per chi volesse noleggiare lenzuola e cuscini il costo è di circa 13 euro a persona, mentre per poter accedere al parco si paga un extra di 2,50 euro al giorno. Per info: www.huttopia.com; canada@huttopia.com.

HuttopiaHuttopia – Francia– Francia

Huttopia – Canada Huttopia – Francia

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Eco viaggi

Prezzi Alti Prezzi Alti Mnemba Island Lodge – Tanzania Mnemba è un’isoletta privata, abitata solo dagli ospiti della struttura e dallo staff che se ne prende cura, a qualche chilometro da Zanzibar, famosa per essere una delle più romantiche della costa africana con le sue spiagge bianche, il sole accecante e magnifiche barriere coralline che creano un meraviglioso mondo sottomarino. In questo paradiso sorgono 10 bandas (i tipici cottage della zona) che hanno un basso impatto ambientale sull’ambiente circostante: oltre a limitare l’uso dei combustibili fossili e a utilizzare energie rinnovabili, viene fatto uso di acqua marina desalinizzata. La collaborazione instaurata con i pescatori locali serve a proteggere la barriera corallina, mentre si è portato avanti un programma di protezione delle antilopi dell’isola.

I prezzi sono stellari: una notte costa dai 1100 euro ai 1500 euro (i pasti, le bevande, il servizio lavanderia e alcune attività acquatiche – immersioni, surf, snorkeling, pesca, gite in kayak e molto altro ancora – sono incluse nel prezzo). Per info: www.mnembaisland.com. Inkaterra Reserva Amazonica – Perù Situata sulle sponde del fiume peruviano Madre de Dios, l’Inkaterra Reserva Amazonica è composta da 34 cabañas (capanne) con tetto in paglia e una grande capanna centrale. Qui l’arredamento di lusso si sposa con cibo delizioso e la semplicità dei particolari (come l’illuminazione a lanterne). Le capanne sono issate su delle palafitte e sono disseminate nella proprietà. La struttura è adiacente al

Parco Nazionale di Tambopata, e permette agli ospiti di conoscere la ricchezza della flora e della fauna della regione: il resort offre diversi tipi di escursioni (divisi per difficoltà: da quelle adatte ai bambini fino al trekking estremo nella foresta). Oppure si può decidere di praticare massaggi e trattamenti per il corpo. All’interno della riserva, il Fauna Rescue Center gestisce una struttura dove proteggere e gestire la fauna e le specie animali confiscate nella aree urbane che qui possono invece vivere indisturbate. Anche i prezzi sono di lusso: una notte nella splendida palafitta costa da 500 euro a persona fino a oltre 1.200 euro. Per info: www.inkaterra.com; sales@inkaterra.com.

Inkaterra Reserva Amazonica – Perù

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Mnemba Island Lodge – Tanzania


Cosa Leggere

Energia verde: esiste

davvero in Italia? Valerio Pignatta

P

ur continuando ad assistere su tutto il territorio nazionale alla nascita di comitati contro vari tipi di centrali energetiche (a carbone, geotermiche, nucleari) ogni due mesi tutti i valenti attivisti di comitato (io per primo) passano all’ufficio postale a pagare la bolletta a Enel. Cercando quindi soluzioni al problema che fossero radicali e definitive, ho preso in esame due testi usciti da poco sulla questione: L’energia che ho in mente, a cura di un gruppo di ingegneri, pubblicato da Altreconomia, e Energia verde in Italia scritto dal noto giornalista scientifico Roberto Rizzo e uscito per i tipi di Edizione Ambiente. I due libri affrontano la questione della disponibilità di energia verde nel nostro Paese, cosa si intende con questo termine, chi la vende, come si compra, come scegliere il proprio fornitore e come districarsi tra le offerte per risparmiare denaro e tutelare l’ambiente. Sulle energie verdi della “grande distribuzione” energetica – perlomeno dal quadro che emerge da questi testi – non si possono riporre grandi speranze. Sulle circa trenta società analizzate (che sono le maggiori e che possono fare da referenti sul mercato nazionale)

non ci sono scelte etiche coerenti praticabili a cuor leggero. Trionfa l’arte del compromesso, ma niente di veramente innovativo brilla sotto il sole: «Quasi tutti gli operatori si limitano a offrire energia “verniciata” di verde, usando i certificati RECS (Renewable Energy Certificate System, ndr) il cui utilizzo rende l’energia un po’ meno costosa ma non porta alcun miglioramento diretto alla qualità dell’ambiente» (L’energia che ho in mente, p. 33). I RECS sono titoli validi in tutta Europa che attestano la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per una taglia minima pari a 1 MWh. Immessi e scambiati sui mercati internazionali e poi venduti, i RECS diventano un ricavo aggiuntivo per questo tipo di generazione, così da renderla più competitiva rispetto alla produzione con fonti fossili o nucleare. In realtà si tratta, nella quasi totalità dei casi, di energia prodotta in centrali idroelettriche vecchie di anni e il consumatore non ha alcuna garanzia che con la sua scelta l’ambiente venga migliorato. I produttori di energia verde analizzati sono società (spesso multinazionali) intrecciate tra loro da interessi vari. Possiamo avere l’illusione di cambiare, ma se si aprono le scatole cinesi delle proprietà nulla cambia: nucleare,

carbone, rifiuti fanno capolino ovunque, perché queste multinazionali producono primariamente e in grande quantità energie di questo tipo. Probabilmente l’unica vera alternativa energetica (oltre al risparmio, ovviamente da praticare “selvaggiamente”) è quella di prodursi l’energia che serve da sé, ma il percorso non è di facile realizzazione per tutti e forse solo l’incrocio tra la ricerca tecnologica indipendente e gli stili di vita potrà aiutarci a fare il grande passo del decentramento della produzione e dell’autogestione dell’energia.

Cosa leggere Gruppo Elettrogeno (a cura del) L’energia che ho in mente Altreconomia, 2010 Roberto Rizzo Energia verde in Italia Edizioni Ambiente, 2009

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v Eventi, Corsi, Formazione

Aprile/ giugno 2011

EVENTI 12 / 15 maggio RiminiWellness – L’energia prende corpo Rimini Si accendono i motori di RiminiWellness, la grande kermesse regina del fitness, benessere e sport organizzata da Rimini Fiera. L’evento si svilupperà su 14 padiglioni espositivi del quartiere fieristico riminese e sulla riviera romagnola (50 km di costa “in movimento” coinvolta). Da quest’anno, all’interno della manifestazione si svolgerà anche Thermalia – Salone del Turismo Termale, una sezione dedicata al vasto comparto dell’industria termale nazionale ed internazionale. E torna RIABILItec, la sezione dedicata alle scienze e alle tecnologie per la riabilitazione e la rieducazione motoria, giunta alla terza edizione. Vivi Consapevole sarà presente all’interno dello stand del Gruppo Editoriale Macro; venite a visitarci! Per info e contatti: 0541 744255 oppure infovisitatori@riminifiera.it 20 / 22 maggio Terra Futura Firenze, Fortezza da Basso Prende il via l’VIII edizione di Terra Futura, la manifestazione che vuol far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli. Vieni a cercare lo stand del Gruppo Editoriale Macro in fiera. Per informazioni e contatti: www.terrafutura.it.

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CORSI 20 aprile Corso di Yoga Kundalini Cesena (FC) Anna Santoro (Dharma Kaur) terrà una serata introduttiva sullo Yoga Kundalini mercoledì 27 aprile 2011 presso la sede del Gruppo Editoriale Macro, in via Bachelet 65 a Cesena. Lo yoga Kundalini è intenso movimento, musica e danza, canti e mantra, respiro consapevole, meditazione, mudra e molto altro. Questa pratica è in grado di risvegliare energie addormentate e rivitalizza, tonifica e rinforza organi, ghiandole, muscoli e tessuti grazie a tecniche ed esercizi. Dopo la serata introduttiva esperienziale gratuita del 20 aprile, chi è interessato a proseguire l’esperienza dello Yoga Kundalini potrà iscriversi all’incontro settimanale che si terrà ogni mercoledì a partire dal 27 aprile, in due diverse fasce orarie: dalle 18.00 alle 19.30 oppure dalle 20.00 alle 21.30. Le lezioni proseguiranno fino alla fine di giugno. Per info, contatti e costi: 0547 345238 eventi@macroedizioni.it 25 / 29 maggio Progettare un orto sinergico Fattoria dell’Autosufficienza – Paganico, Bagno di Romagna (FC) Antonio De Falco, insegnante della Scuola di Agricoltura Sinergica “Emilia Hazelip”, membro dell’Associazione Basilico, terrà un interessante corso di cinque giorni su come costruire un orto sinergico. L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip e si basa sul principio che, mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a microrganismi, batteri, funghi e lombrichi. Il corso che si terrà presso la Fattoria dell’Autosufficienza sulle colline dell’Appennino romagnolo si strutturerà con lezioni pratiche sul campo e lezioni teoriche all’interno della yurta. Per partecipare è richiesta l’iscrizione all’associazione. Per info e contatti: Elena Parmiggiani, cell. 3482818219; elena@autosufficienza.com.

25 giugno / 8 luglio Corso di progettazione in Permacultura Fattoria dell’Autosufficienza – Paganico, Bagno di Romagna (FC) Saviana Parodi, John Button, Maria Luisa Bisognin e Luca Denti terranno un corso suddiviso in 14 giornate alla fine del quale sarà rilasciato un certificato internazionale riconosciuto. Durante il corso, che si tiene nella Fattoria dell’Autosufficienza a Paganico, nei pressi di Bagno di Romagna (FC), i partecipanti potranno imparare a progettare un campo secondo i principi della Permacultura, il metodo di progettazione di eco-sistemi umani sostenibili. Riguarda gli abitanti e gli abitati, le coltivazioni, la produzione e il divertimento. La Permacultura mira a rendere stabili i sistemi produttivi, prevedendo, per i bisogni umani, l’integrazione armonica della terra con i suoi abitanti. Per partecipare al corso è necessaria l’iscrizione all’associazione. Per info e contatti: Elena Parmiggiani, cell. 3482818219; elena@autosufficienza.com. 26 giugno / 3 luglio Settimana selvatica a Brai Loi La fattoria didattica Il Giardino di Pimpinella organizza un seminario pratico ed esperienziale in una zona ancora intatta e selvatica della Sardegna meridionale, presso l’azienda erboristica Brai Loi, che sorge a pochi passi dal mare. Le giornate saranno scandite da passeggiate, arborizzazioni, meditazioni, laboratori pratici con le erbe locali. In particolare in questo periodo sarà possibile raccogliere e impiegare l’elicriso, la ruta, l’agnocasto, il mirto, il lentisco, la maggiorana, il timo e tanti altri fiori ed erbe officinali. Per info e iscrizioni: info@pimpinella.it oppure chiamare Laura al 389 9703212.


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v Cosa facciamo Da anni Vivi Consapevole porta avanti un progetto culturale importante. Autosufficienza, permacultura, decrescita, cultura della transizione, abitudine alle “buone pratiche”, risparmio energetico, riciclaggio dei rifiuti, bioarchitettura e bioedilizia, terapie naturali, genitorialità sono i nostri temi, le parole chiave che ci guidano nel lavoro quotidiano, la nostra inesauribile fonte di energia. L’approfondimento con cui trattiamo gli argomenti, la ricchezza delle informazioni, lo sguardo rivolto alle novità del panorama internazionale, il contatto diretto con i gruppi, le associazioni, i movimenti e le persone sono i punti di forza che ci contraddistinguono dalle altre pubblicazioni periodiche di matrice ecologista presente nel panorama editoriale italiano.

v Il nostro pubblico Un pubblico sempre più vasto si sta avvicinando ai temi della decrescita, dell’autosufficienza e della permacultura, temi che nell’immediato futuro conosceranno un notevole aumento d’interesse anche da parte delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni. I singoli individui sensibili al tema ecologico nel senso più ampio del termine; i gruppi come i GAS (gruppi di acquisto solidali) e i RES (reti di economia solidale); le associazioni impegnate nella diffusione di nuove forme di agricoltura (agricoltura sinergica, permacultura, biodinamica); le reti di diffusione della decrescita; i comuni virtuosi; le città in transizione; le imprese completamente rivolte allo sviluppo di economie rispettose dell’ambiente sono il pubblico cui Vivi Consapevole si rivolge in maniera privilegiata.

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Punti Vendita in cui trovi la rivista Vivi Consapevole è distribuito per abbonamento, in libreria e in punti vendita selezionati (negozi di alimentazione biologica e naturale, di arredamento ecologico, erboristerie etc.) ABRUZZO

Avezzano (AQ) - Libreria Panella - via Marconi 50 Chieti - Libreria De Luca - via De Lollis 12/14 Chieti - Adea Giulianova (TE) - Libreria Ianni - via Gorizia 25 Lanciano (CH) - Cartolibreria Cipolla - via Dalmazia 34/36 L’Aquila - Libreria Colacchi - via Bafile 17 Ortona (CH) - Moderna - corso Da Tamarete Zona Industriale Pescara - Naturista Libreria - via Ancona 66 Spoltore - Biopolis - via Europa 4/6

BASILICATA

Matera - Libreria Di Giulio - via Dante 61 f/g/h Potenza - Libreria Mondadori - via Pretoria 212

CAMPANIA

Avellino - Libreria Guida - piazzale A. Guarino 15/19 Aversa (CE) - Quarto Stato - via Magenta 78/80 Benevento - Alisei Libri - viale dei Rettori 73/f Benevento - Libreria Guida - via Francesco Flora 13/15 Caserta - Libreria Guida - via Caduti sul Lavoro 29/33 Cava de’ Tirreni(SA) - L’ Orto Biologico - via V.Veneto, 318 Ischia Porto (NA) - Imagaenaria - via Giovanni da Procida,13 Napoli - Libreria Guida - via Port’Alba 20/23 Napoli - Loffredo Luigi Editrice Libraria - via Kerbaker 19/21 Napoli - Libreria Ghedini - via M.Pietravalle 5 Napoli - Libreria Guida - via Merliani 118/120 Salerno - Libreria Guida - corso Garibaldi 142 b/c Salerno - L’Orto Biologico - viale Luigi Settembrini, 26 Salerno - Ar Libreria - Largo Dogana Regia Salerno - Libreria Arechi - Largo Cassa Vecchia 6 San Giorgio a Cremano (NA) - Consorzio Vesuvio Libri - via Cavalli di Bronzo 24 Sorrento (NA) - Libreria Tasso - via San Cesareo 96 Sorrento (NA) - La Capsa Libreria - corso Italia 259/D Torre Del Greco (NA) - Alfabeta Libreria - corso V.Emanuele 134

EMILIA ROMAGNA

Bellaria (RN) - Libreria Papiro - viale Paolo Guidi 118 Bologna(BO) Libreria Esoterica - Via Castiglione 31 Bologna - Feltrinelli - P.zza Ravegnana Bologna - Melbook - Via Rizzoli 18 Bologna - Feltrinelli - Via dei Mille Bologna - Ibis - via Castiglione 31 Bologna - Libreria Irnerio - via Irnerio 27 Bologna - Naturista New-Age - via Degli Albari 2 Borgonovo Val Tidone (PC) - Edicola Tabacchi di Rigoni Paolo - Castelnovo Val Tidone, 26 Carpi (MO) - La Fenice - via Mazzini 15 Castel San Pietro (BO) - Atlantide - via Mazzini 93 Cesena - Natura e Vita - Via Cavalcavia,805 Cesena - Libreria Bettini - Via Vescovado 5 Cesena - Cappelli Libri - via Carducci 27 Cesenatico (FC) - Katie King - via Da Vinci 26 Cesenatico (FC) - Librincontro - viale Roma 89 Comacchio - Erboristeria Il Fiordaliso - Via Sambertolo,17 Faenza (RA) - Incontro - corso Saffi 19/a Ferrara - Feltrinelli - Via Garibaldi 30/A Ferrara - MelBookStore - piazza Trento e Trieste 24 Fidenza (PR) - Laura Carandini - via Berenini 74 Forlì - Libreria Mega - via Porta Cotogni 18/a Imola - Libreria Palazzo Monsignani - Via Emilia 71 Lido degli Estensi (FE) - Libreria Le Quercie - via delle Quercie 22 Lugo(Ra) - La Bottega della Natura - vicolo del Teatro, 18 Mantova - Nautilus - piazza 80°Fanteria 19 Mirandola (MO) - L’Asterisco - via Circonvallazione 4 Modena - Feltrinelli - Via Cesare Battisti 17 Modena - Terra e Sole - via Albinelli, 13/a Modena - Libreria Nuova Tarantola - via Canalino 35 Modena - Scienza dei Magi - viale Storchi 339/341 Parma - Feltrinelli - Strada della Repubblica 2 Parma - Sessanta BPM - via Balestrieri 2 Piacenza - Scrivani Antonella - via Stradella 27/a Piacenza - L’albero del Pane - via X Giugno, 80 Piacenza - Libreria Internazionale Romagnosi - via Romagnosi 31 Porretta Terme (BO) - L’ Arcobaleno - via Mazzini 58 Ravenna - Libreria Gulliver - via Diaz 17-19-21 Ravenna - Modernissima - via Ricci 35 Ravenna - Macrolibrarsi Point - Gruppo Anima - via Ravegnana 146 ReggioEmilia - Associazione Mag 6 - Via Vincenzi 13/A ReggioEmilia - Libreria all’Arco - Via L. C. Farini 1 Reggio Emilia - Libri e Libri - piazza della Vittoria 1/c Repubblica San Marino - Isola del Libro - via 3 Settembre 17 Riccione (RN) - Libreria Mondadori - viale Gramsci 1 Rimini - Terra e Sole - via Bramante, 7/a Rimini - Libreria Giardino Libri - corso Augusto 205 Rimini - Il Libro e la Vela - largo Boscovich 1 Rosola di Zocca - Campeggio Montequestiolo Salsomaggiore (PR) - Libreria Mondadori Sassuolo (MO) - Incontri - p.zza Libertà 29 Serravalle (RSM) - Leonardo - via Moretti 23 Vignola (MO) - La Quercia dell’Elfo - via Bonesi 1/b Villalta di Cesenatico - Leonardo - Via del Tigli 1/c

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FRIULI VENEZIA GIULIA

Cividale del Friuli (UD) - La Libreria - via Manzoni 3 Gorizia Antonini - corso Italia 51/a Gorizia - Libreria del Centro - via Codelli 1 Gorizia - Antonini - via Mazzini 16 Monfalcone (GO) - Rinascita - viale San Marco 29 Santa Croce(TS) - Naturalia - Loc.Santa Croce,204 Torreano di Martignacco (UD) - Libreria Mondadori - centro Comm. Fiera Trieste - Libreria Borsatti - via Ponchielli 3 Trieste - La Bancarella - via dell’Istria 14 Trieste - Libreria Svevo - c.so Italia 9 Trieste - New Age Center - via Nordio, 4/c Trieste - La Fenice - via Battisti 6 Udine - Carducci - piazza XX Settembre 16 Udine - Cebi Centro Ecobiologico - Via Tricesimo,254 Udine Udine - Aurora - Via Bersaglio,7 Udine - Moderna - via Cavour, 13 Udine - Librincentro - via Viola 2

LAZIO

Albano Laziale (RM) - Il Cartolibro - via Donizetti 14/A Frascati (RM) - Libreria Cavour - piazza S.Pietro 10 Genzano (RM) - The Book di Ventucci - viale Buozzi 15 Ladispoli (RM) - Libreria Scritti e Manoscritti - via Ancona 180 Latina - Cartoleria L’Approdo - corso Matteotti 3 Nettuno (RM) - Misteri Libri - via De Gasperi 5 Ostia (RM) - Libreria Europa - via Delle Baleniere 167 Rieti - Libreria Gulliver - via Roma 61 Roma - Arion Euroma 2 - Centro Commerciale Euroma 2 Roma - Il Salice - via Reggio Emilia, 61/a Roma - Arion Porta di Roma - Centro Commerciale Porta di Roma Roma - Arion Prati - via Pierluigi da Palestrina 1-3-5 Roma - Libreria Gabi International - via Gabi 30/a Roma - Il Mercatone del Libro - via Mingazzini 1/b Roma - Shanti Libreria - via dei Gergofili 67 Roma - La Romanina - via E.Ferri Roma - Libreria Arethusa - via della Primavera 89/101 Roma - Libreria Doppiagi - via Duccio di Boninsegna 30 Roma - Libreria Eritrea - viale Eritrea 72/m-n Roma - Libreria Minerva - piazza Fiume 57 Roma - Libreria Mondonuovo - Centro Comm. Cinecittà 2 Roma - Libreria Mt. Cicerone - sottopassaggio Largo Chigi Roma - Libreria Nuova Europa - via Mario Rigamonti 100 Roma - Libreria Scuola e Cultura - via Ugo Ojetti 173 Roma - Libreria Scuola e Cultura - CC Dima Shopping - via della Bufalotta 548 Roma - Libreria Tiburtina - via Tiburtina 541 Roma - Libreria Village - viale Parco de’ Medici 131 Roma - Libreria La Conca D’Oro - via Conca d’Oro 337/339 Viterbo - Libreria dei Salici - via Cairoli 35

LIGURIA

Albenga (SV) - Libreria San Michele - via Episcopio 1 Arenzano (GE) - Libreria Capello Sabina - via Capitan Romeo 75-77-79 Chiavari (GE) - Ars Nova - piazza Roma 48-49 Diano Marina (IM) - Biblos - via Colombo 22 Finale Ligure(SV) - Cento Fiori - via Ghiglieri, 1 Genova - Assolibro - via San Luca 58/r Genova - Synestesia - via M Novaro,2, 4, 6 Genova - Buenos Aires - corso Buenos Aires 5/r Genova - Cadorna - sottopassaggio Cadorna Genova - Porto Antico Libri - area porto Antico Imperia - Assolibro - via Bonfante 42 La Spezia - Contrappunto - via Galilei 17 Recco (GE) - Libreria Capurro - passo Assereto 5 Sanremo (IM) - Garibaldi - corso Garibaldi 26 Sarzana(SP) - Il Raggio Verde - Piazza Matteotti,36 Savona - Leggio - via Montenotte, 34 Savona - Moneta - via Boselli 8/r

LOMBARDIA

Bergamo - Shesat - via San Bernardino 15/c Brescia - Il Velo di Maya - via Rodi 73 Busto Arsizio (VA) - Libreria Boragno - via Milano 4 Castiglione delle Stiviere - Mare Nostrum - via Desenzani, 1 Como - Meroni - via Vittorio Emanuele II - 71 Cremona - Spotti - corso Matteotti 41 Lecco - Internazionale Cavour - via Cavour 48 Lodi - Libreria Del Sole - via XX Settembre 26/28 Lugano (CH) - Waelti - quartiere Maghetti Mantova - Libreria Nautilus Milano - Farmacia Tolstoi - via Tolstoi 17 Milano - Gruppo Anima - galleria Unione 1 Milano - Hoepli - via hoepli 5 Milano - Libreria Alternativa - via dei Transiti 27 Milano - Libreria Ecumenica - piazza San Babila Stazione MM Milano - Libreria Lirus - via Vitruvio 43 Milano - Puccini - via boscovich 61 Monza - Libri e Libri - via Italia 22 Pavia - Loft 10 - piazza Cavagneria 10


Sondrio - Libreria Esoterica Il Faro - via De Simoni 63 Tirano - Karlik - via M. Quadrio, 3 Varese - Libreria Del Corso - c.so Matteotti 22/24 Vedano-Olona - Studio profess. Di Binotto Alberto - via Patrioti, 5

Siracusa - Diana - corso Gelone 57 Trapani - Libreria Lo Bue - via Fardella 72 Trapani - Libreria Salve - via Manzoni,15 Trapani - Del Corso - corso Vittorio Emanuele 61

MARCHE

TOSCANA

Ancona - Libreria Fogola - piazza Cavour 4/5/6 Ascoli - Rinascita - piazza Roma 7 Civitanova Marche (MC) - Libreria Ranieri - p.zza XX Settembre 22 Falconara Marittima (AN) - Libri e Libri - via Flaminia 508 Jesi (AN) - Libreria Incontri - costa Mezza Lancia 1 Macerata - Cavour - via 24 Maggio 3 Osimo (AN) - Non Solo Libri - via Marco Polo 124 Pesaro -Libreria Bonali - viale Repubblica 36 Pesaro - Pesaro Libri - piazzale I Maggio 4 Porto San Giorgio (AP) - Don Chisciotte - viale Cavallotti 145 San Benedetto del Tronto (AP) - La Bibliofila - via Ugo Bassi 38 Senigallia (AN) - Sapere Ufficio - via Maierini 10 Serra de’ Conti - Urluberlù srl - via Mannucci, 10

MOLISE

Isernia - Libreria della Corte - via Giovanni Berta Termoli (CB) - Libreria Il Ponte - corso Nazionale 178

PIEMONTE

Alessandria - Libreria Fissore - piazza Libertà 26 Arona (NO) - Librami - corso della Repubblica 106 Asti - Parola di Passo - via XX Settembre 26 Biella - Il Libro - via Losana 6/c Cuneo - Libreria Janus - p.zza Europa 24 Cuneo - L’Ippogrifo - c.so Nizza 1 Ivrea (TO) - La Libreria - corso Cavour 11 Novara - La Libreria - via Rosselli 13 Torino - Libreria Orsa maggiore - Corso Giulio Cesare, 56/bis Torino - Arethusa - via Po 2 Torino - Psiche 2 - via Monginevro 11/a Torino - Setsu Bun - via Cernaia 40/m Torino - Verde Libri - via Nizza 133 Verbania - Margaroli - corso Mameli 55 Vercelli - Nutrilamente Libri e non Solo - corso Libertà 131/a Villar Dora - Erboristeria le Tre Nature - via Sant’Ambrogio, 94

PUGLIA

Bari - Libreria Roma - piazza Aldo Moro 13 Andria (BA) - Libreria Guglielmi - via G. Bovio, 76 Bari - Libreria La Terza - via Sparano 136 Bari - Nuova Editoriale Scientifica - Viale Ennio 10/B Bari - Quintiliano Libreria - via Arcidiacono Giovanni 9 Cosenza - Nova Domus Luce - corso d’Italia 74/84 Fasano (BR) - Libri e Cose - via del Calvario 29 Foggia - Dante Libreria - via Oberdan 1 Gioia Del Colle (BA) - Minerva Libreria - via Carlo Soria, 25 Lecce - Libreria Liberrima - corte dei Cicala 1 Locorotondo (BA) - L’Approdo - piazza Mitrano 5 Lucera (FG) - Libreria Catapano - viale Dante,1 Maglie (LE) - Universal Service - via Ospedale 24 Manduria (TA) - Caforio - via Borsellino 7/13 Martina Franca (TA) - Libreria Colucci - via Paisiello, 27 Sava(TA) - Bottega del Mondo - via Vittorio Emanuele, 68 Taranto - Dickens Libreria - via Mezzetti 17 Taranto - Filippi Libreria - via Nitti 8c Trani (BA) - La Maria del Porto - via Statuti Marittimi 44

SARDEGNA

Cagliari - Il Portale - viale Regina Margherita 63 Alghero (SS) - Libreria Il Manoscritto - via Pascoli 43/45 Cagliari - Libreria Piazza Repubblica - piazza Repubblica 23 Cagliari - Ecopharm srl - via Giaime Pintor, 17/17a Cagliari - Libreria Succa - via Grazia Deledda 34/36 Carbonia - Bottega dello Studente - via Gramsci 12 La Maddalena (OT) - Libreria dell’ Isola - corso Vittorio Emanuele 14 Nuoro - Libreria Novecento - via Manzoni 26 Nuoro - Liber Libreria - via Deffenu 49 Olbia - Libreria dell’ Isola - corso Umberto I - 154 Oristano - Libreria Canu - via De Castro 20 Sassari - Libreria Max 88 - via G.Asproni 26/b Sassari - Messaggerie Sarde - piazza Castello 11 Sassari - Koinè Libreria Internazionale - via Roma 137 Tempio Pausania (OT) - Libreria Max 88 - piazza Gallura 1

SICILIA

Agrigento - De Leo - via XXV Aprile 210 Agrigento - Libreria Traversa - Via Dante, 29 Alcamo (TP) - Edicola Libreria Pipitone - viale Europa 68 Bagheria (PA) - Libreria Interno 95 - prosecuzione via Dante 95 Barcellona P. di G. (ME) - Gutenberg - vicolo San Sebastiano 24 Catania - Libreria Cavallotto - viale Ionio 32 Catania - Libreria Cavallotto - corso Sicilia 91 Enna - Minerva - via Roma 383 Giarre (CT) - La Senorita - corso Italia 132 Marsala - Libreria Mondadori - piazza della Repubblica 5 Messina - Libreria Bonanzinga - via dei Mille 110 Messina - Libreria Ciofalo - p.zza Municipio 67 Noto (SR) - Liber e Liber - via Ruggero Settimo 17 Palermo - Libreria Campolo - via Campolo,86/90 Palermo - Libreria Pegaso - via Notarbartolo 9/f Palermo - Voglia di Leggere - via Pacinotti 42 Palermo - La Rosa dei Sapori - piazza Diodoro Siculo 1-1/A Palermo - Modus Vivendi - via Quintino Sella 79 Ragusa - Flaccavento - via Rapisardi 99 Reggio Calabria - Nuova Ave - corso Garibaldi 106

Arezzo - Edison Bookstore - via G. Verdi 22 Arezzo - Sapore di Sole - via Po, 30 Cast. Della Pescaia - Erboristeria della Maremma - via Porto Canale, 9 Cecina (LI) - Lucarelli - corso Matteotti 93 Cerbaia(FI) - Il filo di Paglia - via Empolese, 220/A Empoli (FI) - Libreria Rinascita - via Ridolfi 53 Firenze - Libreria Edison - piazza Repubblica 27 Firenze - Libreria Martelli - via Martelli 22/r Firenze - La Tua Erboristeria - via C. Franceschi F. 12/R Grosseto - Bibliothé - via Cavour 9 Grosseto - Erboristeria il Cielo Stellato - via Solferino 10 Grosseto - Palomar - Corso Carducci 67/b-c Livorno - Belforte - via Grande 91 Livorno - Gaia Scienza - via Di Franco 12 Lucca - Lucca Libri - corso Garibaldi 54 Lucca - Edison Bookstore - via Roma ang. via Cenami Lucca - Libreria Mondadori - via Fillungo 211 Massa - Libri in Armonia - via Angelini 19 Montecatini T. (PT) - Vezzani - via Solferino 9 Orbetello (GR) - Libreria Bastogi - corso Italia 25 Piombino (LI) - Bancarella - via Tellini, 21 Piombino (LI) - La Fenice - via Petrarca 16/a Pisa - Pietrobelli - via B. Croce 71 Pistoia - Edison Bookstore - via degli Orafi 64 Pistoia - Libreria Orsini - via Fiorentina, 69 Poggibonsi - Biosfera - via di Salceto, 85/a Pontedera (PI) - Carrara - via XX Settembre 17 Pontedera (PI) - Roma - via Roma 15 Portoferraio (LI) - Il Libraio - calata Mazzini 10 Porto Santo Stefano - C’era una Volta - Corso Umberto I 54 Prato - Libreria Al Castello - viale Piave 12/14 Prato - Soprattutto Libri - corso Mazzoni 27 Rosignano Solvay(LI) - Bio Transito - via Catalani, 131 Sesto Fiorentino (FI) - Rinascita - via A. Gramsci 334 Siena - Senese - via di Città 64 Siena - Feltrinelli - via Banchi di Sopra, 64/66 Siena - Ticci - via delle Terme 5/7 Vallevecchia(LU) - Bioversilia - via provinciale Vallevecchia,103 Viareggio (LU) - Galleria del Libro - viale Margherita 33 Viareggio (LU) - Erboristeria la Manna - Via A. Fratti,226 Viareggio (LU) - Libreria la Vela - corso Garibaldi 19

TRENTINO ALTO ADIGE

Bolzano - Peter Pan - via Firenze, 36/38 Bolzano - Cappelli - piazza Vittoria 41 Merano (BZ) - Libreria Buchgemeischaft - via Cassa Risparmio 117° Rovereto (TN) - Rosmini - c.so Rosmini, 34 Rovereto (TN) - Cibi Sani - P.zza della Chiesa, 15 Cavalese(TN) - La Bottega delle Erbe - Via Scario,4 Trento - Ancora - via Santa Croce 35

UMBRIA

Foligno (PG) - Libreria Luna - via Gramsci 41 Perugia - Libreria Grande - via della Valtiera 229 Terni - Libreria Alterocca - via C. Tacito 29 Terni - Libreria Laurentiana - via Garofoli 6

VALLE D’AOSTA

Aosta - Libreria Omnibus - via Trottechien 2

VENETO

Alpo(VR) - Cerchio della Luna Arcugnano(VI) - Pantheum - Via G.Galilei, 2/5 D Bassano del Grappa (VI) - La Bassanese librerie srl - Largo Corona d’Italia, 41 Bassano del Grappa (VI) - Libreria Palazzo Roberti - via J. Da Ponte 34 Belluno - Libreria del Centro - piazza dei Martiri 14/a Belluno - Tarantola - via Roma 27 Conegliano Veneto (TV) - Quartiere Latino - via XI Febbraio, 34 Conegliano Veneto (TV) - Libreria Canova - via Cavour 6/b Feltre (BL) - Agorà - via Garibaldi 8 Istrana(TV) - Erbosanit Erboristeria - Piazzale Roma,61 Lugagnano(VR) - Edicola Libreria Castioni Sergio - Via Cao Prà,28 Mestre (VE) - Fiera del Libro - viale Garibaldi 1/b Mestre (VE) - Feltrinelli - P.zza XX ottobre Oderzo (TV) - Becco Giallo - via Umberto I, 27 Padova - Libreria Zannoni - corso Garibaldi 21 Padova - Feltrinelli - Via S. Francesco, 17 Padova - MelBookStore - via Martiri della Libertà 1 Pescantina(VR) - L’Albero - Corso S. Lorenzo,1/a Pieve di Soligo - Ariele Pieve - Via Aldo Moro,11 Pordenone - Le Risorgive - Piazzale S.Lorenzo,14 Pordenone - Gaia - Via S. Giuliano,35 Pordenone - Libreria Al Segno - piazza del Cristo 7/a Pordenone - Libreria Al Segno - via Oberdan 7 Pordenone - Libreria San Giorgio - via XXX Aprile 4 Portogruaro (VE) - Libreria Al Segno - calle delle Beccherie 8 Rovigo - Spazio Libri - corso del Popolo 142 Sacile (PN) - Libreria Al Segno - piazza Campo Marzio 27 Schio (VI) - Bortoloso - piazza Rossi 10 Thiene (VI) - Leoni - corso Garibaldi 189 Treviso - Supermercato del Libro - via Castellana 37/l/m Treviso - Libreria Canova - via Calmaggiore 31 Venezia - Goldoni - calle dei Fabbri 4742/43 Verona - Il Cerchio della Luna - via Bassani 84 Verona - Libreria Gheduzzi - corso S.Anastasia 7 Vicenza - Libreria Galla 1880 - corso Palladio 11

Consapevole 79


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