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LUNGA VISTA i Cannocchiali del Museo Luxottica

Edizione bilingue Italiano-Inglese

LUNGA VISTA

Quest’opera presenta i cannocchiali più pregiati della “Collezione Ottiche e Occhiali” conservata ad Agordo (Belluno) nel Museo Luxottica

i Cannocchiali del Museo Luxottica a cura di Marisa Del Vecchio

“Sono stati moltissimi i gentiluomini e senatori, i quali, benché vecchi, hanno più di una volta fatte le scale dei più alti campanili di Venezia per scoprire in mare vele e vascelli tanto lontani, che venendo a tutte vele verso il porto, passavano due ore e più di tempo avanti che, senza il mio cannocchiale, potessero essere vedute: poiché l’effetto di questo strumento è il rappresentare quell’oggetto che è lontano 50 miglia, così grande e vicino come se fosse lontano miglia 5” (Galileo Galilei, 1609)


LUNGA VISTA IN VIEW i Cannocchiali del Museo Luxottica the Telescopes of the Luxottica Museum a cura di Marisa Del Vecchio edited by Marisa Del Vecchio Testi / Text: Gianni Guadalupi Fotografie / Photographs: Franco Manfrotto Direttore Editoriale e Artistica: Editorial and Art Direction: Fulvio Salafia Consulenza Scientifica: Scientific Consultant: Prof. Emilio Borchi


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facile, forse si dovrebbe dire è fatale, che l’amore per il proprio lavoro implichi anche una curiosità che sovente diventa passione. E così è stato anche per noi della Luxottica. Ricercare le origini degli occhiali e raccoglierne le testimonianze è divenuto uno dei nostri desideri. Nel 1980 abbiamo così cominciato a cercare fra gli oggetti dei mercatini e negli angoli delle botteghe antiquarie. Era una gran gioia imbattersi in quelle rare tracce dei nostri predecessori, e allinearle pian piano l’una accanto all’altra componendo una sorta di itinerario nel passato. Era come ritrovare a poco a poco le tessere di un grande mosaico e vederlo rinascere sotto i nostri occhi. Già qualche anno dopo, e in seguito all’acquisizione di due piccole raccolte private, la collezione contava circa 300 pezzi. La grande opportunità si presentò alla fine degli anni Ottanta quando proponemmo a Fritz Rathschüler, ottico genovese di origini austriache, l’acquisto della sua importante collezione, ricca di circa 1200 pezzi. Il desiderio era di esporre il tutto ad Agordo, accanto alla sede principale dell’azienda, in un locale secentesco anticamente adibito a scuderia, da noi restaurato, alcuni anni prima. Raggiunto l’accordo per l’acquisto della bellissima raccolta del Sig. Rathschüler, nacque l’esigenza di catalogare gli oggetti e gestire l’intera Collezione.

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t is not unusual, or should I say, it is fatal that the love of one’s work also brings with it a curiosity which often becomes a passion. We at Luxottica have been struck by this very passion. Researching the origins of glasses and collecting testimonies has become one of our desires. In 1980 we began rummaging among bric-a-brac in markets and in the depths of antique shops. It was a great joy to run into those rare traces of our predecessors, gradually placing one next to the other to create a sort of itinerary through the past. It was like slowly finding the pieces of a large mosaic and seeing it come to life under our very eyes. And following the acquisition of two small private collections, in just a few years the collection already consisted of some 300 items. Our great break came at the end of the Eighties, when we offered to buy a major collection containing about 1200 items from Fritz Rathschüler, a Genoese optician of Austrian origin. We wanted to display the whole collection in Agordo, next to the company’s head office, in a Seventeenth century building, which had previously been a stable and restored by us some years before. Once the agreement was reached with Rathschüler on the purchase of his wonderful collection, there came the task of cataloguing the objects and looking after the entire collection.

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Luxottica mi chiese di occuparmene ed io accettai con entusiasmo. Nel settembre del 1991 Luxottica festeggiò il trentesimo anno di attività e si scelse tale occasione per inaugurare il museo, che nel frattempo era stato allestito. Nei quattro anni successivi furono acquistati nuovi pezzi che hanno arricchito ulteriormente la Collezione; molti oggetti sono stati restaurati e se ne sono aggiunti altri frutto di donazioni private. Oggi circa 1500 persone provenienti da tutto il mondo visitano annualmente il nostro museo. Proprio in occasione di queste visite sovente ci viene chiesto il catalogo ma, causa la varietà dei pezzi, siamo sempre stati titubanti nel prepararlo. Abbiamo invece deciso di realizzare una collana di volumi dedicata agli oggetti più belli e interessanti, dividendoli secondo quelli che uno zoologo chiamerebbe generi e specie. In questo modo si valorizzano i singoli oggetti; ognuno di essi è infatti testimone del proprio tempo e, come un vecchio saggio, mette a disposizione la sua memoria per chi vuole conoscere la propria storia e cultura. In questo primo libro raccontiamo i cannocchiali. La Collezione “Ottiche e Occhiali” vanta più di sessanta esemplari, molti dei quali veramente pregevoli sia dal punto di vista decorativo che tecnico. Sono oggetti vissuti che hanno permesso agli uomini che li hanno usati di vedere più lontano, non solo otticamente, ma soprattutto scientificamente.

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Luxottica approached me and I proudly accepted the job. In September of 1991 Luxottica celebrated 30 years in business and chose this occasion to inaugurate the museum, which had already been set up in the meantime. In the next four years, other acquisitions have been made, adding further to the collections; many objects have been restored and others have been donated by private owners. Today, about 1500 people from all over the world visit our museum every year. And during these visits they often ask us for a catalogue, but because of the variety of items, we have always been hesitant to produce one. Setting aside these doubts, we decided to publish, instead, a series of books featuring the most beautiful or most unusual objects, dividing them according to genus and species, as a zoologist would. This ensures that every single item is given the right amount of importance. Each piece bears witness to its period, offering, like a sage, its memory to anyone willing to learn about its history and culture. This first book tells the story of telescopes. The “Optical Instruments and Glasses” collection boasts sixty, many of which are extremely valuable, both in decorative and technical terms. These objects have helped the men who used them not only to see far in an optical sense, but, above all, in a scientific sense. All the pieces described here were part of the collec-


Tutti i cannocchiali qui descritti facevano parte della raccolta Rathschüler, al quale va un elogio per la dedizione e soprattutto la grande competenza usata nel mettere assieme ogni singolo pezzo. Un omaggio che va esteso ai nostri geniali e fantasiosi antenati, che hanno contribuito all’evolversi di una parte della nostra storia, creando con le loro abili mani gli oggetti che Vi presentiamo.

tion belonging to Fritz Rathschüler, who deserves praise for the dedication and, above all, the great knowledge shown in selecting each single piece. I would also like to pay homage to our ingenious and imaginative predecessors who contributed to the development of our history, by creating, with their skilful hands, the objects that we present to you.

Marisa Del Vecchio (Luglio, 1995)

Marisa Del Vecchio (July, 1995)

Un ringraziamento particolare:

A special thanks goes to:

Prof. Silvano Abati direttore dell’Istituto Regionale di Studi Ottici e Optometrici (Vinci)

Prof. Silvano Abati, director of the Regional Institute of Optical and Optometrical Studies (Vinci)

Commendatore Arnaldo Caprai Presidente del Gruppo Tessile Caprai (Foligno)

Mr. Arnaldo Caprai Chairman of the Gruppo Tessile Caprai (Foligno)

Gruppo Dollond & Aitchison

Dollond & Aitchison Group

Salmoiraghi Viganó S.p.A.

Salmoiraghi Viganó S.p.A.

Carl Zeiss S.p.A.

Carl Zeiss S.p.A.

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Veder Lontano The Far Seer Breve storia del Cannocchiale A Brief History of the Telescope

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1. Le origini

1. Origins

Agli inizi del Seicento, secolo che doveva vedere un mutamento radicale nel pensiero scientifico, liberatosi finalmente dai lacci della dogmatica per passare alla ricerca sperimentale sulla realtà, Francesco Bacone esponeva un’acuta diagnosi dei mali della scienza di quei tempi. Il filosofo inglese osservava che gli studiosi che si occupavano di arti meccaniche avevano più successo grazie alla stretta connessione della loro attività con l’esperienza, ma poi non tenevano in alcun conto i problemi teorici generali; mentre coloro che si occupavano di teoria pura senza riferimento alla realtà sperimentale non facevano che rimasticare frasi fatte e non avevano scoperto nulla di nuovo. Questa dicotomia, che verrà superata solo negli anni successivi, spiega in un certo senso perché l’invenzione del cannocchiale non sia avvenuta per opera degli studiosi di ottica, che potremmo dire accecati da false teorie sul funzionamento della visione, ma nel pratico ambiente dei fabbricanti di occhiali, i quali si preoccupavano di far sì che l’uomo ci vedesse meglio senza troppo chiedersi perché le lenti avessero questo effetto. In quegli anni le migliori lenti del mondo venivano fabbricate in Olanda: in quella repubblica dei Paesi Bassi che andava liberandosi dopo decenni di guerra dalla dominazione spagnola, e stava per diventare, grazie all’intraprendenza della sua borghesia, la prima potenza commerciale d’Europa. In quelle terre che si riprendevano pian piano dalle devastazioni provocate dai bellici furori avvenne una sorta di sorprendente fioritura

At the beginning of the seventeenth century, which was to become a period of radical change in scientific thinking, after finally freeing himself from the shackles of dogma and going on to study reality through experiments, the English philosopher Francis Bacon made an acute observation on the ills of science of his time. He noted that scholars who studied mechanical arts had greater success as a result of the close connection between experience and their work, but that they did not take any account of general theoretical issues; while those working on pure theory without any experimentation regurgitated truisms only and had not discovered anything new. This dichotomy, which was only overcome later on, explains to some extent why the telescope was not invented by scholars of optics, who may be said to have been blinded by false theories of vision, but by practically-minded spectacle makers, who were more concerned to help people see better rather than finding out why lenses had this property. At the time the best lenses were made in Holland - that republic of the Netherlands which was liberating itself from Spanish dominion after decades of war. And thanks to the enterprise of its middle classes it was about to become Europe’s foremost trading power. In that land which was gradually recovering from the destruction caused by war devastation there was a surprising rebirth of intellectual life in all fields of knowledge: Dutch artisans were the best at weaving, gold work, cartography, dyeing, tapestry work and clock making.

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di ingegnosità applicata a tutti i campi dello scibile: gli artigiani olandesi primeggiavano nella tessitura, nell’oreficeria, nella cartografia, nella tintura, nell’arazzeria, nell’orologeria; le tipografie stampavano libri in tutte le lingue e conquistavano i mercati esteri; i matematici elaboravano nuove metodologie da applicarsi all’astronomia e alla nautica; la medicina, con la pratica della dissezione, faceva passi da gigante; la floricoltura diventava una passione nazionale, coprendo i giardini di tulipani e trasformandoli in una voce importante della bilancia commerciale; e mentre le navi olandesi percorrevano le rotte delle Americhe e dell’Estremo Oriente, conquistavano mezzo Brasile e scoprivano l’Australia; quel piccolo fiero paese che aveva sconfitto le armate del più potente sovrano d’Europa diventava l’accogliente rifugio di alcuni tra i più coraggiosi e influenti pensatori del secolo. In questo ambiente di fervida e quasi febbrile operosità, in questa società di mercanti per i cui traffici erano essenziali i progressi nell’arte della navigazione e di conseguenza nella strumentazione nautica, l’invenzione del cannocchiale, anche se avvenne, a quanto si vuole, per caso fortuito, sembra invece un risultato inevitabile della necessità oggettiva: nacque quando e dove doveva nascere. Vuole la leggenda che un giorno imprecisato del 1608 i figli di Hans Lippershey, occhialaio nella cittadina olandese di Middelburg, si mettessero a giocare con le lenti fabbricate dal padre nel suo laboratorio. Per caso uno di essi mise una lente concava vicino al proprio occhio, tenendone in mano una convessa e tendendo il braccio in direzione della pun-

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The printing-presses produced books in every language and were greatly sought abroad; mathematicians developed new practices to be used in astronomy and navigation; the use of dissection in medicine was leading to great advances; flower-growing became a national passion, decking the fields with tulips and making them into a major export item; and as Dutch ships plied the routes of the Americas and the Far East, they conquered half of Brazil and discovered Australia. That small proud nation which had defeated the armed forces of the most powerful sovereign in Europe also welcomed and sheltered some of the most courageous and influential thinkers of the century. Against this background of fervid, not to say feverish, activity, in this society of merchants for whom trading was crucial, progress in the art of navigation and consequently in navigational instruments, even if it is said that the telescope was invented by chance, nevertheless appears to be an inevitable result of an objective need: it was born when and where it was supposed to. Legend has it that one day in 1608 the children of Hans Lippershey, an optician living in the Dutch town of Middelburg, were playing with the lenses their father made in his workshop. By chance one of them put a concave lens to his eye while holding a convex lens in his outstretched hand pointed towards the cathedral bell. To his great surprise, the boy saw the weather vane that was on the top of the spire grow bigger and come nearer. He showed this amazing thing to his father who fixed the lenses at an appropriate distance on a batten making it easier to


ta del campanile della cattedrale. Con sua grande sorpresa, il ragazzo vide allora ingrandirsi e avvicinarsi il gallo segnavento che si trovava sulla cuspide. Mostrato il fenomeno al padre, questi fissò le lenti opportunamente distanziate su un’assicella, rendendo così più agevole l’osservazione e dando origine al primo rudimentale strumento di avvicinamento ottico, perfezionato poco dopo con la sostituzione all’assicella di un tubo di cartone, che annullando la luce laterale faceva apparire gli oggetti inquadrati più distintamente. Per la storia invece le cose sono più complicate, e i pretendenti alla scoperta sono più d’uno; inoltre non mancano, come per ogni invenzione, i precursori, che in questo caso sono una vera folla. Ragionando per via indiziaria, c’è chi ha voluto spingersi addirittura fino all’antichità classica, arguendo che il filosofo e astronomo greco Democrito, vissuto nel IV secolo a.C., non avrebbe potuto sostenere che la Via Lattea è composta di una moltitudine di stelle se non fosse stato in possesso di una sorta di telescopio che gli permettesse di scoprire questa verità mediante l’osservazione diretta. Ma si tratta di una tesi invero audacissima e non suffragata da alcuna prova, salvo forse la scoperta da parte di archeologi inglesi, nel secolo scorso, di lenti che all’aspetto sembrano uguali a quelle dei moderni cannocchiali, in una tomba siriana risalente per l’appunto a quattrocento anni prima di Cristo. Dedurre da questo fatto isolato l’esistenza di una “invenzione perduta” della scienza greca, di un telescopio ellenico, è però un’operazione di fantascienza più che di allegra intuizione.

observe and giving birth to the first rudimentary instrument of optical enlargement. The instrument was perfected a little later when the batten was replaced with a tube of cardboard that eliminated incidental light, thus giving a sharper outline of the objects in view. Historically, however, things were a little more complicated, with more than one person laying claim to the discovery of the telescope; in addition, just as with every invention, there is no lack of precursors, and in this case there is literally a host of names. Indeed, on the basis of circumstantial evidence, there are those who trace its invention as far back as Ancient Greece, arguing that the Greek philosopher and astronomer Democritus, who lived in the fourth century BC, would not have been able to declare that the Milky Way was made up of a multitude of stars if he had not had some kind of telescope to hand which enabled him to ascertain this truth by direct observation. But this is a really daring theory without any proof to sustain it, except perhaps the discovery by British archaeologists, in the last century, of lenses which when examined appear to be exactly like the ones used in modern telescopes, in a Syrian tomb dating back to about four hundred years BC. To deduce from this sole fact the existence of a “lost invention” by Greek science, of a Greek telescope smacks more of fantasy than bold intuition. Nor is there much evidence to support the attribution of the discovery of the telescope to the philosopher Roger Bacon (who died in 1294), the keenest mind of the Middle Ages. His genius was such that he predicted the automobile, the

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Non è molto più fondata l’attribuzione della scoperta del cannocchiale al filosofo Ruggero Bacone (morto attorno al 1294), che fu forse la mente più fertile del medio evo. Il suo ingegno era tale da permettergli di preconizzare l’automobile, l’aeroplano, le navi “senza vele e senza remi”; e in effetti in un passo della sua Epistola ad Parisiensem de secretis operibus sembra descrivere perfettamente il cannocchiale: “Vetri o corpi trasparenti possono essere composti in maniera che i più remoti oggetti ci appaiano a portata di mano, e pure il contrario, cosicché possiamo leggere i più piccoli caratteri a una distanza incredibile, e possiamo sceverare le più minuscole cose, e possiamo far sì che le stelle ci appaiano vicine quanto ci piaccia”. Questa frase, e altre simili che si leggono nel suo Opus Maius, possono certamente provare che Bacone aveva concepito la possibilità teorica di costruire un telescopio (e un microscopio); ma non provano che sia passato dalla teoria alla pratica, cosa che la tecnologia ottica dell’epoca rende affatto improbabile. Tra i precursori più immaginari che reali, e più immaginosi che realizzatori, non poteva mancare l’onnisciente Leonardo da Vinci, che in un suo appunto accenna oscuramente a “occhiali da vedere la luna grande”. Alla possibilità teorica della costruzione di un cannocchiale accennano più concretamente e più scientificamente Gerolamo Fracastoro (1478-1553), che nel suo trattato Homocentricorum parla di sistemi di accoppiamento delle lenti, e soprattutto il filosofo napoletano Giovan Battista Della Porta (1538-1615), che in diverse lettere discorre di

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aeroplane, ships “without sails or oars”. In a passage from his Epistola ad Parisiensem de secretis operibus he also appears to describe the telescope: “glass or transparent bodies can be arranged in such a way that distant objects appear close at hand and the contrary too with the result that from an incredible distance we may read the smallest letters and we may see the tiniest objects, and we may make the stars appear to be as close to us as we like”. This sentence and others like it in his Opus Maius, certainly prove that Bacon had conceived of the theoretical possibility of constructing a telescope (and microscope); but they do not prove that he succeeded in putting his theory into practice, as the optical technology of the time makes it quite impossible. Among the precursors, more on an imaginary than a real level, and more imaginative than maker, is of course Leonardo da Vinci, who vaguely talks of “glasses to make the moon big”. A more tangible and scientific reference to the theoretical feasibility of constructing a telescope was made by Gerolamo Fracastoro (1478-1553) in his treatise Homocentricorum, who describes systems to combine lenses, and by the Neapolitan philosopher Giovan Battista Della Porta (1538-1615), who in various letters describes “glasses that make a person some miles away visible”. Researchers believe it is quite possible that Della Porta managed, perhaps thanks to some lucky combination like that of the children of Middelburg, to construct a primitive telescope, but even so, he did not consider it more than a curiosity to amaze friends and did not appreciate the scientific importance of the


“occhiali che possino raffigurare un uomo alcune miglia lontano”. E agli studiosi non sembra improbabile che il Della Porta sia giunto, forse anche grazie a qualche felice combinazione simile a quella dei ragazzi di Middelburg, a costruire una primitiva forma di cannocchiale; ma anche se fu così egli non la considerò più di una curiosità per stupire gli amici, e non colse l’importanza scientifica della scoperta e delle sue applicazioni. Nella seconda metà del Cinquecento l’idea doveva comunque essere nell’aria, come accade sovente con le invenzioni, e gli accenni a quelli che potremmo chiamare protocannocchiali si moltiplicano in tutta Europa: per citare solo due esempi, l’inglese Thomas Digges afferma nel suo Stratioticus, pubblicato nel 1579, che suo padre Leonard, morto verso il 1570, “tra le altre curiose pratiche si serviva di lenti concave e convesse e di specchi per avvicinare o allontanare le immagini” ispirandosi, vedi caso, “a un manoscritto di Ruggero Bacone da Oxford. E lo spagnolo Jerónimo Sirturo, discepolo di Galileo, quando ebbe in mano un telescopio costruito dal maestro, pensò che ne avrebbe tratto grande profitto morale e materiale introducendolo in Spagna. Partì dunque con quello che riteneva essere uno strumento nuovissimo che gli avrebbe consentito di sbigottire i sapienti suoi connazionali. Ma varcati i Pirenei fu lui a essere sorpreso, perché a Gerona scoprì di essere stato preceduto da un’intera famiglia di artigiani di origine borgognona, che fabbricava questi strumenti da diversi anni. Tutti questi precedenti comunque somigliano molto alla

discovery and its applications. In the second half of the sixteenth century the idea must, however, have been in the air, as often happens with inventions and the signs of what we might call the proto-telescope are, clearly evident throughout Europe: just to mention two examples the Englishman Thomas Digges claimed in his Stratioticus, published in 1579, that his father Leonard, who “along with other curious activities” before his death around 1570, used a concave and a convex lens and mirrors to make images come closer and move further, basing himself on “a manuscript of Roger Bacon of Oxford”! And when the Spaniard Jeronimo Sirturo, a pupil of Galileo, got hold of a telescope made by his master, he determined to obtain both moral and material rewards from introducing it into Spain. So he set off with what he thought was a brand new instrument which would astonish scholars there. But hardly had he crossed the Pyrenees when the tables were turned on him when he came across an entire family of artisans from Burgundy who had been making these instruments for a number of years. All these precedents are a little like the Vikings discovering America - they were not made known to the world and therefore had no practical repercussions. It can, therefore, be said that the telescope was in fact invented in Holland around 1608. There are three claimants to the invention: the already mentioned Hans Lippershey, Zacharias Jansen, who was also an optician in Middelburg and Jacob Metius of Alkmaar, brother of the more famous mathematician Adrian. The issue was already the subject of a full- scale debate in the first

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scoperta dell’America da parte dei vichinghi: non furono portati a conoscenza del mondo, e quindi non ebbero alcuna ripercussione pratica. Si può dunque affermare che la vera invenzione del cannocchiale-telescopio sia avvenuta in Olanda attorno al 1608. Tre persone si disputano il primato: il già citato Hans Lippershey, Zacharias Jansen, anch’egli ottico a Middelburg, e Jacob Metius di Alkmaar fratello del più noto matematico Adrian. Già nei primi decenni del Seicento si scatena una vera e propria disputa in proposito. Cartesio, nel suo trattato sulla Diottrica del 1637, attribuisce la scoperta a Metius (“circa trent’anni orsono”), mentre il frate cappuccino Schyraelus de Rheita, nell’Oculus Enoch et Eliae pubblicato ad Anversa nel 1645, l’assegna invece a Lippershey verso il 1609. Il medico del re di Francia Pierre Borel scrisse e diede alle stampe nel 1655, all’Aja, un opuscolo intitolato De Vero Telescopii Inventore, in cui dichiara di aver accertato, dopo pazienti ricerche, che il telescopio era stato inventato da Jansen in collaborazione con suo padre nel 1610, e che Lippershey aveva costruito il suo strumento solo dopo essere venuto accidentalmente a conoscenza dell’opera di Jansen. L’intricata questione fu risolta solo nel 1831 grazie agli studi di J. H. van Swinden, che frugando tra i manoscritti di Huygens conservati all’università di Leida e negli archivi degli Stati Generali all’Aja, trovò una documentazione esauriente in base alla quale poté stabilire che il 2 ottobre 1608 l’assemblea degli Stati aveva preso in considerazione

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decades of the seventeenth century; Descartes, who in his treatise Dioptrics in 1637, attributed the invention to Metius (“around thirty years ago”) while the Capuchin friar Schyraelus de Rheita accredited Lippershey with it around 1609 in Oculus Enoch et Eliae, published in Antwerp in 1645. Pierre Borel, doctor to the King of France, wrote and printed in the Hague in 1655 a booklet entitled De Vero Telescopii Inventore, in which he declared that he had discovered, after patient research, that the telescope had already been invented by Jansen together with his father in 1610, and that Lippershey had constructed his instrument only after accidentally stumbling onto Jansen’s work. The complex question was only resolved in 1831 by the scholar J.H. van Swinden, who while reading through Huygens’ manuscripts kept in the university of Leiden and going through the State archives in the Hague came across full documentation, on the basis of which he could establish that, on 2nd October 1608 the authorities had studied the request put forward by Hans Lippershey, asking for the sole right to manufacture a new instrument “to see from a distance”. On the 4th an inner committee went to test the telescope and on the 6th Lippershey received 900 florins in recompense. On 15th December of the same year another instrument constructed by Lippershey which one could see through with both eyes - in other words the first binoculars - was examined and the government ordered another two at a cost of 900 florins each; but since there were many who knew how to make this instrument to see


la petizione presentata da Hans Lippershey, in cui questi chiedeva il monopolio di fabbricazione del nuovo strumento “per vedere a distanza”. Il 4 ottobre un comitato ristretto andò a provare il cannocchiale, e il 6 Lippershey riceveva 900 fiorini di ricompensa. Il 15 dicembre dello stesso anno fu esaminato un altro strumento costruito da Lippershey in cui si poteva guardare con entrambi gli occhi, il primo binocolo insomma, e l’assemblea ne commissionava altri due per la somma di 900 fiorini ciascuno; ma “essendo molte le persone a conoscenza di codesto strumento per vedere a distanza”, gli Stati non ritennero di poter concedere all’ottico di Middelburg il privilegio esclusivo di fabbricazione.

from a distance, the government decided not to grant the exclusive privilege of production to the spectacle maker of Middleburg.

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Nella pagina accanto: Galileo mostra il cannocchiale al Doge (Luigi Sabatelli, 1772-1850) On facing page: Galileo showing the telescope to the Doge (Luigi Sabatelli, 1772-1850)

2. Galileo Galilei

2. Galileo Galilei

Nel 1600 l’università di Padova è sempre tra i più stimati atenei d’Europa. La città appartiene alla Serenissima Repubblica di Venezia, che in quegli anni abbastanza pacifici non si è ancora resa ben conto della propria decadenza ed è annoverata fra le medie potenze politiche e tra gli Stati più floridi per industrie e commerci. Massima preoccupazione dei podestà inviati dal Senato veneziano a governare Padova è quella di tenere a bada la turbolenta popolazione studentesca che qui conviene da ogni parte d’Italia e d’Oltralpe; ché quella ragazzaglia è divisa in violente fazioni rivali, e le notti padovane sono punteggiate da archibugiate e pugnalate, rosario di interminabili faide che durano da decenni. Di giorno tra gli allievi si stabilisce un’ipocrita tregua affinché tutti possano assistere alle lezioni: le aule sono una sorta di territorio neutrale. Tra i professori più apprezzati che insegnano a quei colti delinquenti minorili c’è dal 1592 il pisano Galileo Galilei; ha la cattedra di Matematiche. Ha fatto delle esperienze sulla caduta dei gravi i cui risultati, circolati per ora manoscritti, hanno attirato su di lui l’attenzione dei dotti; ma non è ancora famoso. Nell’aprile o nel maggio 1609, a quanto narra il suo biografo Vincenzo Viviani, Galileo, trovandosi a Venezia, viene informato che in Olanda qualcuno ha costruito un “occhiale” che fa apparire vicini gli oggetti lontani. È tutto; ma tornato a Padova lo scienziato rimugina per tutta la notte, immaginando come possa funzionare lo strumento; e il giorno dopo ne monta un prototipo con

In the seventeenth century the university of Padua was still considered one of the most respected universities in Europe. The city was under the rule of the Republic of Venice, which in those reasonably peaceful years was not yet aware of its decline and was considered a mediumsized political power with a flourishing industry and trade. The greatest concern for the “podestà” sent by the Venetian Senate to govern Padua was how to keep the unruly student population that came here from all over Italy and beyond the Alps under control. These students were grouped in violent factions, and they frequently carried out arquebus and knife attacks at night in a series of feuds that had been going on for decades. During the day a hollow truce was practised so that every one could attend lessons; the lecture rooms were a kind of neutral territory. Among the most respected professors teaching these young delinquents was the Pisan-born Galileo Galilei, who had held the mathematics chair since 1592. He had carried out experiments on falling bodies and the results, which were made known through manuscripts, attracted the attention of many scholars, but he was yet to become famous. In April or May 1609, according to his biographer Vincenzo Viviani, while Galileo was in Venice he was informed that in Holland an “eyepiece” had been invented which made things appear closer. That was all; but on returning to Padua, Galileo reflected all night on how the instrument might have worked. The next day he made a prototype with whatever

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quanto ha a disposizione, vetri imperfetti che però dimostrano che ha intuito esattamente. Allora si mette a fabbricarne un altro con lenti migliori, e in capo a una settimana è in grado di presentarlo ai colleghi padovani e ai maggiorenti veneziani. Una sorta di presentazione ufficiale ha luogo, dopo ulteriori perfezionamenti, il 21 agosto di quell’anno: in cima al campanile di San Marco convengono una decina di patrizi veneti a scrutare nel cannocchiale galileiano. È una bella giornata limpida, e gli stupefatti senatori, “apponendo un occhio e serrando l’altro”, scorgono distintamente non solo Fusina e Marghera, ma anche Chioggia, e Treviso, e Conegliano, e il campanile di Santa Giustina a Padova. Quattro giorni dopo la Serenissima premia l’inventore con l’incarico di insegnante di matematica a vita, e gli triplica lo stipendio. Galileo non è l’unico, in quel momento e in quel luogo, a fabbricare i “cannoni della lunga vista”: a Venezia c’è per esempio un francese non meglio identificato che vende strumenti di vario tipo e costo, ma che stando alle testimonianze valgono ben poco rispetto ai modelli dello scienziato toscano. Né Galileo è il primo a puntare il cannocchiale verso il cielo notturno; ma è certamente il primo che sa guardare, ossia che sa servirsi dell’invenzione olandese da lui perfezionata per uno scopo scientifico e non per semplice divagazione o curiosità. Inizia così la serie delle scoperte galileiane, che segnano una gigantesca svolta nella storia dell’astronomia. Già nel 1610, in un libriccino scritto in latino, la lingua della scienza in quei tempi, e intitolato Sidereus Nuncius

he had to hand - imperfect lenses which nevertheless showed that he had guessed rightly. He then set about constructing another one with better lenses, and within a week he was able to present it to his Paduan colleagues and to Venetian notables. After making further improvements, he gave a sort of official presentation on the 21 August of that year at the top of the bell tower in Saint Mark’s Square where ten Venetian patricians had gathered to see through his telescope. It was a clear day, and the stupefied senators, “placing one eye and closing the other tight” were able to see distinctly not only Fusina and Marghera, but also Chioggia, Treviso and Conegliano, and even the bell tower of Santa Giustina in Padua. Four days later, Venice rewarded the inventor with a lifetime appointment as professor of mathematics and tripled his salary. Galileo was not the only one at that time and in that place to make “cannons to view from a distance”: in Venice for example there was a Frenchman of whom we know little else who sold various instruments at various prices, which according to different accounts were, however, much less useful compared to the models made by the Pisan scientist. Nor was Galileo the first to turn the telescope on the night sky; but he was undoubtedly the first who was able to see, i.e. he was able to make use of the Dutch invention that he had perfected for scientific purposes and not just as a plaything or curiosity. This was the beginning of a series of discoveries by Galileo, which marked a crucial turning point in the history of astronomy. As early as 1610, in a little book written in Latin, the language

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(Il Messaggero Stellare), Galileo comunica al mondo le sue prime osservazioni su stelle e pianeti. Comincia dal corpo celeste più vicino, il nostro satellite. Si riteneva fino ad allora che la Luna, come del resto tutti gli altri astri, fosse perfettamente liscia e sferica: un’immensa palla da biliardo le cui macchie erano semplici variazioni di colore. Galileo scopre invece che sulla luna, come sulla Terra, vi sono montagne e vallate; avverte la mancanza totale di nubi; ipotizza, benché con molti dubbi, che le macchie più grandi siano distese d’acqua (e dopo di lui verranno infatti battezzate “mari”). Tale è lo sbigottimento prodotto da questa novità negli ambienti colti dell’epoca, che nel disperato tentativo di salvare capra e cavoli, l’autorità della tradizione e l’evidenza di quanto mostrano gli strumenti, c’è chi si spinge a ipotizzare che le apparenti valli lunari siano in realtà colme di una materia cristallina invisibile che ricopre e rende perfettamente sferico tutto il nostro satellite. Il cannocchiale di Galileo gli rivela anche l’esistenza di un gran numero di stelle, troppo deboli per essere visibili ad occhio nudo; per esempio, alle sei stelle della costellazione delle Pleiadi se ne aggiungono altre trenta, e così via. Ma il cielo ha in serbo ben altre sorprese, che fanno crollare tutta l’impalcatura della tradizione aristotelica e tolemaica. Il 7 gennaio 1610 Galileo punta il suo strumento su Giove, e vede presso il pianeta gigante tre stelline che richiamano la sua attenzione. Inquadrandole di nuovo la notte seguente, si rende conto che hanno mutato posizione, ma non come avrebbe dovuto essere se fossero state delle stelle fisse e fosse stato

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of science at the time, entitled Sidereus Nuncius (The Starry Messenger), Galileo disclosed to the world his first observations on the stars and planets. He began with the nearest heavenly body, our satellite. Until then it was thought that the moon, like all the other stars, was perfectly smooth and spherical; like an immense billiard ball whose spots were simply colour variations. Galileo, however, discovered that on the moon, like on the Earth, there were mountains and valleys; that there were no clouds whatsoever; he suggested, although with a lot of reservations, that the spots were large stretches of water (these were actually baptised “seas” after him). The discoveries caused such surprise in academic circles at the time that in a desperate attempt to reconcile both the authority of tradition and the evidence produced by the instruments, there were those who went as far as to suggest that the moon’s valleys were in actual fact the pinnacles of a crystalline material which covered the entire moon and made it perfectly spherical. Galileo’s telescope also revealed the existence of a large number of stars, which were too weak to be visible with the naked eye; for example, another thirty stars were added to the six known ones in the Pleiad constellation. But the sky also had other surprises in store which were to bring the pillars of the Aristotelian and Ptolemaic tradition crashing down. On 7 January 1610 Galileo pointed his instrument at Jupiter and noticed three little stars near the giant planet that aroused his attention. Viewing them again the next night he realised that they had changed position, but not in the manner they


solo Giove a muoversi. Due notti dopo non ha più dubbi: quei corpi si muovono rispetto al pianeta, ne accompagnano i movimenti. Il 13 gennaio ne appare un quarto. “Pianeti Medicei”, li battezza Galileo in onore del suo protettore Cosimo de’ Medici granduca di Toscana. La scoperta dei satelliti di Giove dimostra la falsità delle vecchie teorie di Aristotele e Tolomeo e rende molto più probabili le concezioni copernicane, sulle quali in quel periodo è in corso un accanito dibattito fra gli studenti di astronomia. Ancor più scioccante dei monti lunari, suscita reazioni anche più estreme: c’è chi nega la possibilità dell’esistenza dei nuovi corpi celesti, perché come il corpo umano ha solo sette aperture così i pianeti (Sole e Luna compresi) non possono essere più di sette; c’è chi invece, spinto dall’entusiasmo, scopre una quantità di altri satelliti di Giove che poi si riveleranno illusioni ottiche o errori di osservazione. Galileo, grazie a queste scoperte viene richiamato in patria dal granduca, che lo nomina professore a Pisa e suo primo matematico; rivolge poi il suo interesse a Saturno, il pianeta degli anelli, che però, data l’imperfezione dei suoi strumenti, non gli si rivelano come tali: l’astro gli appare come uno strano corpo tripartito sul quale continuerà a rimuginare per anni. Individua invece esattamente le fasi di Venere e le macchie solari, che altri sostengono essere piccoli pianeti in transito davanti al Sole; risolve la Via Lattea e alcune nebulose in ammassi stellari. Il destino vorrà che il grande astronomo e costruttore di cannocchiali, dopo aver rivoluzionato la cosmologia grazie

ought to have done if they had been fixed stars and only Jupiter was to move. Two nights later he no longer had any doubts: those bodies moved in relation to the planet, they accompanied its movements. On 13 January there appeared a fourth star. Galileo named them “Pianeti medicei” after his patron Cosimo de Medici, the grand duke of Tuscany. The discovery of Jupiter’s satellites demonstrated the falsity of the old Aristotelian and Ptolemaic theories and gave much more credence to the theories of Copernicus, which were hotly debated by scholars of astronomy. Even more amazing than the lunar mountains, they produced more extreme reactions: some denied the possibility of the existence of new heavenly bodies, for since the human body has seven openings there could not be more than seven planets (Sun and Moon included); on the other side there were those who, spurred on by enthusiasm, discovered many other satellites around Jupiter which proved to be optical illusions or false observations. Thanks to these discoveries, Galileo was recalled back to the country of the grand duke who appointed him professor at Pisa and his most senior mathematician, and now turned his attention to Saturn, the planet with rings, which however, given the imperfection of his instruments, did not appear as such: the star appeared to be a strange body in three parts on which he continued to meditate for years. However, he did identify the phases of Venus and sun spots, which others had claimed were small planets in transit in front of the Sun; he also explained the nature of the Milky Way and some nebulae in star clusters.

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all’osservazione diretta, sia colpito dalla cecità negli ultimi anni della sua vita. Morirà nel 1642, dieci anni dopo essere stato costretto dalla stupidità dell’Inquisizione romana ad abiurare ogni concezione contraria al tradizionale insegnamento della Chiesa. È curioso che lo scienziato pisano, considerato a buon diritto il vero creatore del telescopio, spieghi (nel Sidereus Nuncius) in maniera piuttosto insufficiente l’ingrandimento ottico. Sarà un altro grande astronomo, il tedesco Giovanni Keplero, a formulare perfettamente la teoria, nel 1611. E sarà ancora Keplero a proporre una combinazione di lenti diversa da quella galileiana. Galileo infatti aveva posto una lente biconcava all’oculare; sostituendola con una biconvessa, Keplero riesce a sfruttare la distanza focale dell’obiettivo. C’è un inconveniente, l’immagine è capovolta; ma la cosa non ha importanza alcuna nell’osservazione astronomica, mentre per il cannocchiale terrestre si ovvia inserendo una terza lente.

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By a twist of fate the great philosopher and constructor of telescopes, after revolutionising cosmology with his direct observations, became blind in the last years of his life. He was to die in 1642, ten years after being forced by the stupidity of the Roman inquisition to recant every claim that contradicted the Church traditional teaching. It’s a curious fact that Galileo, who was rightly considered to be the true creator of the telescope, described (in Sidereus Nuncius) optical enlargement rather vaguely. It was to be another great astronomer, the German Johannes Kepler, who formulated the theory accurately in 1611. And it was Kepler again who proposed a different combination of lenses from that used by Galileo. Galileo had, in fact, placed a biconcave lens in front of the eyepiece; by replacing it with a biconvex lens, Kepler succeeded in making use of the focal distance of the objective. There was one minor problem the image was inverted - which does not have any importance in astronomic observation, while with the terrestrial telescope the problem is solved by inserting a third lens.


3. I grandi costruttori del Seicento e del Settecento

3. The great constructors of the Seventeenth and Eighteenth centuries

Nel 1611, oltre ad ottenere una sistemazione teorica per opera di Keplero, il nuovo strumento che ormai tutti i laboratori di ottica d’Europa s’ingegnano a costruire, con risultati più o meno brillanti, viene insignito anche di un nome derivato dal greco antico: telescopio, cioè “vedo lontano”. Non è uno scienziato a battezzarlo così, bensì un poeta erudito, Giovanni Demisiani di Cefalonia, suddito della Repubblica Veneta. Galileo, nel suo bel latino scientifico, l’aveva chiamato perspicillum, che potremmo tradurre con “scorgitore”; e già era in uso l’italiano cannocchiale, ossia “occhiale montato su una canna”. Per molti anni i due termini saranno intercambiabili, finché, col differenziarsi degli strumenti terrestri da quelli astronomici, anche quei due iniziali sinonimi verranno a significare, almeno nella parlata comune, qualcosa di diverso: cannocchiale sarà il maneggevole e portatile compagno del navigatore, del topografo, del militare; telescopio il sempre più grande e perfezionato e potente protagonista dell’esplorazione celeste. Grazie alla fama conquistata da Galileo non solo come scienziato ma anche come costruttore di buoni strumenti, i laboratori italiani che fabbricano cannocchiali nel primo Seicento non hanno quasi rivali; solo gli olandesi sono in grado di reggere la concorrenza. Da tutta Europa ci si rivolge a Firenze e a Venezia per ottenere lenti e strumenti. Nella capitale toscana, che per

In 1611 the new instrument not only received a theoretical framework from Kepler - with laboratories all over Europe working on its construction with varying degrees of success -, but also received its name, deriving from the Greek “tele skopei” that is “I see far”. The paternity was not of a scientist, but of an erudite poet, Giovanni Demisiani of Cefalonia, a citizen of the Venetian Republic. Galileo, in his elegant scientific Latin, called it “perspicillum”, which may be translated as “viewer”. The modern-day Italian name “cannocchiale”, meaning “eyepiece mounted in a tube”, was already in use. For many years the two terms were interchangeable, until the growing distinction between astronomical and terrestrial telescopes led these two synonyms to mean something different, at least for the general public. The word “cannocchiale” was used to indicate the small, hand-held instrument of navigators, topographers and soldiers; telescope meant the larger, perfected and powerful instrument used to explore the sky. As a result of Galileo’s fame not only as a scientist but also as a maker of good instruments, Italian laboratories which made telescopes at the beginning of the Seventeenth century were almost unrivalled; only the Dutch were capable of competing with them. The whole of Europe looked to Florence and Venice for lenses and instruments. In the Tuscan capital, which was to remain one

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tutta la prima metà del secolo sarà tra i principali centri scientifici del continente, i granduchi della dinastia medicea, specie Ferdinando II, favoriscono in ogni modo Galileo e i suoi continuatori, Evangelista Torricelli e Vincenzio Viviani. Si segnala in particolare per le sue abilità costruttive un artigiano del laboratorio galileiano, Ippolito Francini detto il Tordo. Ma attorno al 1650 è il napoletano Francesco Fontana (1590-1656), matematico e astronomo, ad essere considerato il miglior costruttore di cannocchiali; a lui alcuni attribuiscono il merito di aver preceduto Keplero nell’introduzione della lente biconvessa. Non sono solo i laici a dedicarsi alla scienza. In quel secolo l’Ordine dei Gesuiti è all’avanguardia in tutti i settori della cultura, e trai suoi membri vi sono eminenti personalità che si dedicano allo studio dell’ottica, come il versatile Athanasius Kircher e l’astronomo Scheiner, rivale accanito di Galileo, che si illustra per i suoi studi sulle macchie solari ed è probabilmente il primo a mettere in pratica, nel 1613, le proposte teoriche di Keplero. Fu invece un cappuccino, Antonius Maria von Schyrle, noto latinamente come Schirleus de Rheita, a fondare la grande tradizione dell’ottica tedesca, commissionando al laboratorio di Johannes Wiesel (1583-1662), artigiano di Augusta, cannocchiali astronomici e terrestri, alcuni dei quali dotati di miglioramenti innovativi rispetto ai modelli in uso. Uno di questi strumenti colpì particolarmente un nobiluomo inglese dilettante di astronomia, Sir Charles Cavendish; l’esemplare da lui acquistato servì da modello agli ottici britannici Reeves e Cock, che

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of the leading scientific centres of Europe throughout the first half of the century, the granddukes of the Medici dynasty, particularly Ferdinando II, supported Galileo and his successors, Evangelista Torricelli and Vincenzio Viviani, in every possible way. One artisan working in Galileo’s laboratory is worth mentioning in particular, namely Ippolito Francini, known as “il Tordo”. But around 1650 the Neapolitan Francesco Fontana (1590-1656), mathematician and astronomer, was considered the best constructor of telescopes; some credit him with the introduction, before Kepler, of the biconvex lens. And it was not only scientists who dedicated themselves to science. In that century, the Jesuits were at the forefront of all sectors of culture, and among those belonging to this order were eminent persons who devoted themselves to the study of optics, such as the versatile Athanasius Kircher and the astronomer Scheiner, Galileo’s arch-rival, who made a name for himself by studying sun spots and was probably the first to put Kepler’s theories into practice, in 1613. It was a Capuchin friar, Antonius Maria von Schyrle, known by his Latin name Schirleus de Rheita, who founded the great German tradition of optics, by commissioning Johannes Wiesel (1583-1662) - an artisan from Augsburg - to make astronomical and terrestrial telescopes, some of which were improvements on those already available. One of these instruments, in particular, made an impression on the aristocrat Sir Charles Cavendish, who was also an amateur astronomer; the model he bought was to serve as a model for the British opticians,


ne produssero una lunga serie. Prevalgono in quel periodo nell’uso astronomico gli strumenti di tipo kepleriano, che per ottenere maggiori ingrandimenti si allungano vistosamente. L’olandese Christiaan Huygens (1629-1695), il maggior astronomo di quegli anni, acquisisce l’abilità di arrotare lenti con un’esattezza non comune, e insieme al fratello costruisce un cannocchiale lungo 69 metri, con il quale scopre nel 1655 Titano, e poco dopo è in grado di individuare nelle nebulose figure viste da Galileo attorno a Saturno un sistema di anelli. A Danzica un altro astronomo, Johannes Hevelius (1611-1687), escogita un cannocchiale privo di tubo e retto da un complicato sistema di sbarre, travature e tiranti, lungo 49 metri, con il quale è in grado tra l’altro di tracciare le prime precise mappe lunari. Tra i fabbricanti italiani di questi strumenti che potremmo definire della seconda generazione si segnalano a Padova l’astronomo Geminiano Montanari (16331687) e a Roma Eustachio Divini (1610-1685), che dalle natie Marche si era trasferito nella capitale pontificia aprendovi bottega di orologiaio e ottico. Gli strumenti del Divini si imposero subito come ottimi, migliori di quelli del pur stimatissimo Fontana, e per un decennio egli dettò legge in Europa come il principe degli ottici. Costruttore intelligente, era sempre pronto a imparare dagli errori e a tentare nuove strade; compì anche esperimenti per migliorare i processi di fusione del vetro ottico. Ma il suo prestigio doveva subire un duro colpo ad opera di Huygens, contro il quale Divini era sceso in polemica, confutando la sua

Reeves and Cook, who produced a long line. At the time Keplerian instruments were greatly in favour, which in order to magnify had to be very long. The Dutchman, Christian Huygens (16291695), the greatest astronomer of his time learned to rotate the lens with an extraordinary precision, and, together with his brother, he constructed a telescope that was 69 metres long, with which he discovered Titanus in 1655, and shortly after he was able to identify the nebulous shapes around Saturn seen by Galileo as a system of rings. In Danzig, another astronomer, Johannes Hevelius (1611-1687), developed a telescope that had no tube and was built on a complex system of bars, beams, and braces, 49 metres long, with which he was able to trace the first accurate lunar maps. Among the Italian makers of these instruments, belonging to what we might call the second generation, in Padua was Geminiano Montanari (16331687) and in Rome Eustachio Divini (1610-1685), who had moved to the pontifical capital from his native Marche Region. He opened a clock making and optics shop. Divini’s instruments were quickly recognised as being excellent, even better than those of the much respected Fontana, and for a decade he was hailed as the prince of optics, determining the latest innovations. An intelligent constructor, he was always willing to learn from mistakes and try new methods; he also carried out experiments to improve the melting processes for optical glass. But his prestige was smitten by Huygens, with whom Divini entertained a quarrel, when he questioned his theory on the

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ipotesi dell’anello di Saturno, che con i suoi strumenti non si vedeva. Huygens lo sbaragliò nella sua risposta, dimostrando che il cannocchiale di Divini era inferiore a quello da lui stesso costruito. Il marchigiano fu poi definitivamente spodestato da Giuseppe Campani (1635-1715), uno spoletino venuto anch’egli a Roma come orologiaio. Questi, spacciandosi per uno straniero dotato di un cannocchiale olandese, girava per Roma dicendo che quello strumento era migliore di qualsiasi altro costruito dal Divini, e proponendo confronti. In realtà l’aveva fabbricato lui stesso, con l’aiuto del fratello Matteo: era un cannocchiale lungo due metri che disponeva di un oculare a tre lenti, un’innovazione nel campo degli oculari composti che ancor oggi porta il nome di Campani. Nel 1663 Divini accettò la sfida. Un primo confronto fra gli strumenti dei due ottici si tenne alla presenza di un gran numero di scienziati, tra cui l’astronomo Giandomenico Cassini (1625-1712). Non ci fu vincitore: le immagini rese dal cannocchiale di Campani erano più nitide, ma quello di Divini ingrandiva di più. Si trattava di strumenti terrestri, e il confronto consisteva nel puntarli su un oggetto molto lontano o su uno scritto posto a debita distanza. Ma alla fine di quell’anno Divini costruì per il cardinale Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, un cannocchiale astronomico lungo 11 metri, che il porporato pagò l’enorme cifra di 500 scudi. Decisi a battere Divini una volta per tutte, i fratelli Campani si presentarono nell’aprile del 1664 al cardinale Chigi per proporgli di confrontare

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existence of rings around Saturn, which he was unable to see with his instruments. In reply, Huygens brushed him aside, demonstrating that Divini’s telescope was inferior to his own. Divini was finally superseded by Giuseppe Campani (1635-1715) of Spoleto who had also come to Rome as a clock-maker. Pretending to be a foreigner with a Dutch telescope, he went around Rome saying that his instrument was better than any that Divini had constructed, and proposed a comparative demonstration. In actual fact, he had built it himself with the help of his brother, Matteo. This telescope was two metres long and its eyepiece consisted of three lenses, an innovation in the field of compound eyepieces, which today still bears the name of Campani. In 1633, Divini accepted the challenge, the first comparative demonstration between the instruments was held in the presence of a great number of scientists, including the astronomer Giandomenico Cassini (1625- 1712). There was no winner: the images provided by Campani’s telescope were sharper, but Divini’s telescope had greater magnifying power. Both telescopes were terrestrial ones and the test consisted in focusing on a very distant object or on some writing at a fixed distance. But at the end of that year, Divini made an astronomical telescope for cardinal Flavio Chigi, nephew of Pope Alexander VII, that was 11 metres long, for which the cardinal paid the enormous amount of 500 ecus. Determined to beat Divini once and for all, the Campani brothers went before the cardinal in April 1664 and proposed a comparison between the instrument he had just bought with one that


lo strumento appena acquistato con quello che loro stessi avevano costruito. Ancora un volta, la gara consisteva nel leggere la pagina di un libro posizionato a una certa distanza. Divini, avvertito all’ultimo istante, e svantaggiato dal fatto che il cannocchiale di Campani era sostenuto da una buona montatura, mentre il suo era semplicemente appoggiato su alcuni sgabelli, ammise la sconfitta: con il suo si potevano individuare solo alcune lettere, mentre con quello del rivale si leggeva bene l’intera pagina. Imbarazzato, Divini si scusò con il cardinale per avergli fatto pagare così caro uno strumento rivelatosi inferiore, e lo pregò di concedergli di costruirne un altro in cui avrebbe superato se stesso. Una sorta di concorso ufficiale e definitivo si tenne nel dicembre dello stesso anno, per opera del cardinale Chigi, alla presenza di molti dignitari della corte papale. La maggioranza si espresse a favore del Campani, che da allora raggiunse fama europea e servì con i suoi prodotti non solo il papa e il granduca di Toscana, ma anche i re di Spagna e di Polonia e vari prìncipi tedeschi. E quando il Re Sole, Luigi XIV, volle fondare il grande osservatorio astronomico di Parigi affidandone la direzione a Giandomenico Cassini, questi ordinò tutta la strumentazione a Campani. Ma al cannocchiale a lenti o rifrattore doveva affiancarsi verso la fine del secolo il cannocchiale a specchio o riflettore. Le immagini dei rifrattori risentivano infatti di varie deformazioni, chiamate in ottica aberrazioni, la più importante delle quali era la cosiddetta aberrazione cromatica, un serio ostacolo per l’osservazione astronomica.

they themselves had constructed. Once again, the competition consisted in reading a page of a book placed at a distance. Divini, who was only informed at the last moment, and handicapped by the fact that Campani’s telescope was well mounted, while all he had were a few stools, admitted defeat: his telescope was able to identify only some letters, while his rival’s was able to read the entire page well. Embarrassed by the result, Divini apologised to the cardinal for having made him pay so much for an instrument that proved to be inferior, and asked him to allow him to build another instrument which would perform better than the first. A sort of official and final competition was held in December of the same year, organised by cardinal Chigi, in the presence of many dignitaries from the Papal court. The majority of those present chose Campani’s instrument. From then on his fame spread to the whole of Europe and provided not only the Pope and the grand duke of Tuscany, but also the kings of Spain and Poland and various German princes, with his instruments. And when the Sun King, Louis XIV, wished to establish the great astronomical conservatory in Paris, he appointed Giandomenico Cassini, who ordered all the instruments from Campani. But the lens or refractor telescope was to develop alongside the mirror or reflector telescope towards the close of the century. The images of the refractors were subject to various deformations also known as aberrations in optics - which were a serious obstacle for astronomical observation. It was the Scot James Gregory (1638-1675) who suggested

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Fu il matematico e ottico scozzese James Gregory (1638-1675) a proporre di usare lo specchio invece della lente per diminuire gli effetti dell’aberrazione. Egli elaborò nel 1663 uno schema di telescopio, noto come gregoriano, che impiegava due specchi concavi, uno iperbolico e l’altro ellittico; fu però il grande Isaac Newton (1642-1727) a costruire nel 1668 il primo esemplare di riflettore, scegliendo come soluzione di sistemare un piccolo specchio piatto, o specchio secondario, inclinato a 45°, nel quale si riflette il fascio luminoso proveniente dall’obiettivo o specchio primario, deviandolo lateralmente poco prima che si concentri nel fuoco. L’immagine viene studiata da un oculare nella maniera consueta. Il telescopio newtoniano, per i suoi molti vantaggi, tra cui non minore l’economicità, è ancor oggi in grande favore tra gli astronomi dilettanti. Pochi anni più tardi, nel 1672, il fisico francese Cassegrain creò una variante del gregoriano con l’impiego di uno specchio iperbolico convesso come specchio secondario, cosa che offriva la possibilità di maggiori ingrandimenti. Anche questo telescopio trova tuttora vasta applicazione. Tuttavia a quell’epoca la costruzione degli specchi, ottenuti con una lega di stagno, rame e argento per la superficie riflettente, poneva problemi non minori di quelli delle lenti, e i nuovi strumenti erano ancora tanto imperfetti che molti astronomi preferirono continuare a usare i cannocchiali rifrattori. Tanto più che nel 1758 l’ottico inglese John Dollond (1706-1761) riuscì a creare una lente acromatica, risultante dall’accoppiamento di due lenti, una convergente e

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using a mirror instead of a lens to reduce the effects of aberration. In 1663, he developed a design for a telescope, known as the Gregory telescope, which used two concave mirrors, one hyperbolic and the other elliptical; but it was Isaac Newton (16421727) who in 1668 constructed the first example of a reflector telescope, choosing to place a small flat mirror, or a secondary mirror, inclined at 45°, in which the light gathering from the objective or primary mirror, is literally deviated just before it concentrates at the focus. The image is studied by an eyepiece in the customary manner. Newton’s telescope, because of its many advantages, including its low cost, it is still greatly favoured by amateur astronomers. Some years later, in 1672, the French physicist Cassegrain produced a variant of Gregory’s, but using a hyperbolic convex mirror as a secondary mirror, which offered greater magnifying power. This telescope, too, is still widely used. Nevertheless at that time, the construction of the mirrors, obtained with an alloy of tin, copper and silver for the reflecting surface caused problems which were as great as those of lenses, and the new instruments were still so imperfect that many astronomers preferred to continue using refractor telescopes. So much so that in 1758 the English optician John Dollond (17061761) succeeded in making an achromatic lens by combining two lenses, one convergent and one divergent, of different kinds of glass, to eliminate most of the chromatic aberration. The types of glass used were crown glass, which was quite common, and flint glass, which had a greater refraction index and


una divergente, di vetro diverso, in grado di correggere gran parte dell’aberrazione cromatica. I vetri usati erano il crown, piuttosto comune, e il flint, con indice di rifrazione maggiore, la cui produzione era invece assai difficile; solo i vetrai inglesi sapevano fabbricarlo, in situazione di monopolio. Inoltre l’applicazione della montatura equatoriale del danese Ro⁄ mer, e del micrometro per l’individuazione dell’asse ottico dello strumento e la misurazione di angoli anche piccolissimi, grazie agli sforzi indipendenti di William Gascoigne (1612-1644) in Inghilterra, di Geminiano Montanari e Cornelio Malvasia (1603-1664) in Italia, e di Adrien Auzout (1640-1691) in Francia, consentì al cannocchiale di Galileo di reggere per tutto il XVIII secolo la concorrenza del nuovo rivale. In Italia i grandi laboratori ottici di Venezia, Firenze e Milano continuavano a fabbricare strumenti di altissimo livello tecnologico e di eleganti caratteristiche estetiche; tra i costruttori principali ricorderemo il veneziano Leonardo Semitecolo, il francese François de Baillou, che insediatosi a Milano costruì per il conte Silva il primo grande telescopio lombardo, il romano Carlo Antonio Buttieri, il milanese Pietro Beltrami e i genovesi Giambattista Campi e Sebastiano Astengo. In Francia i nomi più importanti sono quelli di Claude Passement, che nel 1761 presentò al re il primo obiettivo acromatico di sua costruzione, e dello studioso di ottica Clairaut (1713-1765), che escogitò diversi miglioramenti. I laboratori francesi trovavano tuttavia molte difficoltà a procurarsi il flint o “cristallo d’Inghilterra”, necessario per la fabbricazione delle lenti acromatiche, cosa che

was very difficult to produce. English glass-makers who knew how to make it had a monopoly. In addition, the use of equatorial mounting developed by the Danish Ro⁄ mer, and of the micrometre to identify the optical axis of the instrument and to measure even the tiniest angles, thanks to the independent efforts of William Gascoigne (1612-1644) in England, Geminiano Montanari and Cornelio Malvasia (16031664) in Italy, and Adrien Auzout (1640-1691) permitted the Galilean telescope to resist competition from the new rival for the whole of the 18th century. In Italy, the great optical laboratories of Venice, Florence and Milan continued to make instruments of high technological value which also had elegant aesthetic features. Among the leading constructors we recall the Venetian Leonardo Semitecolo, the Frenchman François de Baillou, who, after moving to Milan constructed the first great Lombard telescope for Count Silva, the Roman Carlo Antonio Buttieri, the Milanese Pietro Beltrami, as well as Giambattista Campi and Sebastiano Astengo from Genoa. The most important names of makers in France are those of Claude Passement, who, in 1761, presented his first achromatic objective to the king, and of the scholar of optics Clairaut (1713-1765) who came up with different improvements. Nonetheless the French laboratories had many difficulties in obtaining flint glass or “English crystal”, which was needed for the production of achromatic lenses. This restricted the production of this type of instruments. The person who dominated the last decades of the Eighteenth

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limitò la produzione di questo genere di strumenti. La personalità che domina gli ultimi decenni del Settecento è comunque Peter Dollond (17311820), figlio di John; tra gli acquirenti dei suoi cannocchiali troviamo il capitano Cook e Leopoldo Mozart, padre di Wolfang Amadeus, il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson e il re di Polonia, il romanziere Horace Walpole e l’ammiraglio Nelson, che a Trafalgar scrutava la flotta nemica attraverso le lenti acromatiche dollondiane. A Dollond si associò, sposandone la sorella minore, Jesse Ramsden (1735-1800), ritenuto da molti il miglior costruttore di strumenti scientifici del Settecento, dai barometri ai teodoliti. Per i suoi cannocchiali usufruì degli obiettivi acromatici del cognato.

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century, however, was Peter Dollond (1731-1820), son of John Dollond. Buyers of his telescopes include Captain Cook, Leopold Mozart - father of Wolfgang Amadeus -, Thomas Jefferson, the president of the United States, the king of Poland, the novelist Horace Walpole and admiral Nelson, who at Trafalgar, sighted the enemy fleet through Dollond’s achromatic lenses. Jesse Ramsden (1735-1800), considered by many to be the best maker of scientific instruments in the 18th century, ranging from barometers to theodolites, went into association with Dollond and married his younger sister. He used his brother-inlaw’s achromatic objectives in his telescopes.


4. Dall’Ottocento al Novecento

4. From the Nineteenth to the Twentieth century

Con la rivoluzione industriale, che dall’Inghilterra si diffuse più o meno rapidamente in tutta la vecchia Europa e nei neonati Stati Uniti d’America, investendo soprattutto la Francia e la Germania, il progresso scientifico e tecnologico assunse un ritmo incalzante. All’entusiasmante susseguirsi di scoperte e di invenzioni che mutavano la vita quotidiana e la faccia stessa del mondo non poteva rimanere estranea l’ottica, che nei primi decenni dell’Ottocento fece passi da gigante. Il punto debole dei cannocchiali fino allora costruiti erano i difetti del vetro ottico, che nessuno dei costruttori pur abilissimi era riuscito a eliminare completamente. Fu lo svizzero Pierre-Louis Guinand a compiere un’innovazione decisiva in questa direzione, introducendo il procedimento di miscelazione del vetro fuso mediante un cilindro di argilla refrattaria. Guinand lasciò la patria nel 1805 per stabilirsi a Benediktbeuern in Baviera, dove installò un laboratorio per la produzione di ottimi vetri flint, dapprima con Joseph von Utzschneider e poi con Joseph von Fraunhofer, uno dei più importanti studiosi di ottica dell’epoca. Nel 1809 Utzschneider e Fraunhofer si misero in società con Georg Friedrich von Reichenbach, un ingegnere bavarese, fondando una nuova fabbrica. Alla morte di Fraunhofer, nel 1826, il suo allievo Georg Merz ne prese il posto, e quando morì anche Utzschneider, nel 1839, Merz acquistò la proprietà della fabbrica, in cui entrarono

Scientific and technological progress became more on less rapid as a result of the Industrial Revolution, which spread from Britain throughout the rest of Europe and to the newly born United States of America at varying speeds, affecting France and Germany in particular. Optics was not to be excluded from the exciting series of discoveries and inventions that transformed daily life and the very shape of the world, making great leaps in the first decades of the nineteenth century. The weakness of the telescopes constructed until then lay in the defects of the optical glass, which none of the makers were able to eliminate completely, despite their great skill. The turning point came when the Swiss Pierre-Louis Guinand introduced a method of mixing melted glass by means of a cylinder of fire clay. Guinand left his native country in 1805 for Benediktbeuren in Bavaria where he set up a workshop to produce excellent flint glass, first with Joseph von Utzschneider, and then with Joseph von Fraunhofer, one of the most important researchers in optics of the day. In 1809 Utzschneider and Fraunhofer went into partnership with Georg Friedrich von Reichenbach, a Bavarian engineer, and opened a new factory. On his death, in 1826, Fraunhofer’s place was taken by his pupil Georg Merz, and when Utzschneider also died in 1839, Merz acquired full ownership of the factory, which he ran with his two sons Sigmund and Ludwig. In

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anche i suoi due figli Sigmund e Ludwig. Nel 1903 gli eredi dei Merz cedettero l’officina a Paul Zschokke. Fra gli altri costruttori tedeschi vanno ricordati Johann Georg Repsold, che produceva strumenti astronomici e geodetici ad Amburgo, e Carl Zeiss, che fondò la sua officina a Jena nel 1846, dopo aver fatto pratica lavorando presso diversi ottici tedeschi e austriaci. Il processo ideato da Guinand fu sviluppato contemporaneamente anche in Francia, dapprima per opera dei figli dello svizzero, e successivamente dagli ottici Feil e Bontemps. Quest’ultimo fu costretto nel 1848 ad andare in esilio per ragioni politiche; trasferitosi in Inghilterra entrò nella vetreria dei fratelli Chance, presso Birmingham, come costruttore di vetri ottici, trasformando la piccola ditta in una delle più stimate produttrici di cannocchiali astronomici. Intanto si tentavano altre strade per eliminare quanto più possibile i difetti delle lenti. Nel 1824 la Royal Astronomical Society di Londra costituì una commissione per lo studio del problema; gli esperimenti pratici furono affidati al grande chimico Faraday. Altri tentativi basati sulla composizione chimica del vetro fuso furono compiuti a partire dal 1834 da W. V. Harcourt e G. G. Stokes, mentre J. Hopkinson, chimico della ditta Chance, si provò a produrre lenti al titanio; ma la tecnologia non era ancora matura. Lenti allo zinco o al tallio furono create in Francia, rispettivamente da Maes nel 1851 e da Lamy nel 1867; ma fu ancora in Germania che si fecero progressi decisivi grazie a Ernst Abbe e Otto Schott,

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1903 Merz’s inheritors sold the factory to Paul Zschokke. Other German makers worth remembering are Johann Georg Repsold, who made astronomical and geodesic instruments in Hamburg, and Carl Zeiss, who set up his workshop in Jena in 1846, after training with various German and Austrian opticians. The method invented by Guinand was contemporaneously developed in France, first by his sons, and later by the opticians Feil and Bontemps. The latter was forced to go into exile for political reasons in 1848. After moving to England, Bontemps joined the glassworks of the Chance brothers, near Birmingham, as a maker of optical glass, turning the small firm into one of the most respected constructors of astronomical telescopes. In the meantime other methods were developed to eliminate the defects of lenses as much as possible. In 1824, the Royal Astronomical Society of London set up a committee to examine the issue and the great physicist Michael Faraday was asked to carry out the practical experiments. Other attempts, based on the chemical composition of melted glass, were made from 1834 onwards by W.V. Harcourt and G.G. Stokes. Meanwhile J. Hopkinson, a chemist working for Chance, tried to produce titanium lenses, but the technology to do so was unknown then. Zinc and thallium lenses were made in France by Maes, in 1851, and Lamy, in 1867, respectively. But once again it was in Germany that decisive progress was made, thanks to Ernst Abbe and Otto Schott, two of Zeiss’ colleagues in Jena. With the help of subsidies from the Prussian government for sci-


collaboratori di Zeiss a Jena. Favoriti dalle sovvenzioni destinate dal governo prussiano alla ricerca scientifica, i due studiosi iniziarono un’indagine sistematica introducendo un gran numero di sostanze chimiche diverse nel vetro fuso, e ottenendo così un’intera serie di vetri ottici di nuova composizione e di caratteristiche diverse. Queste nuove varietà di vetro, chiamate “Jena”, furono poi prodotte anche in Francia dal laboratorio di Mantois, il successore di Feil, e in Inghilterra dai fratelli Chance. In Italia l’ultimo granduca di Toscana, Leopoldo II d’Asburgo Lorena, personaggio di grande vivacità intellettuale ed enormemente interessato ai progressi della scienza, riprese la tradizione di mecenatismo scientifico dei Medici chiamando nel 1839 a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Firenze il modenese Giovan Battista Amici, ingegnere, matematico, astronomo, ma soprattutto valentissimo ottico. Egli portò con sé da Modena le abili maestranze della sua piccola officina, con cui produceva strumenti di precisione: microscopi e obiettivi astronomici. La specola fiorentina disponeva allora di due cannocchiali con lenti acromatiche di Dollond e di un telescopio riflettore, tutti in pessime condizioni. L’ambizione di Amici era di costruire un grande strumento astronomico in grado di competere con quello allora famoso che Fraunhofer aveva fabbricato per l’osservatorio di Dorpat, nella Livonia allora appartenente alla Russia zarista, diretto dall’astronomo Struve. Ma né a Firenze né in qualsiasi altra città d’Italia esistevano fornaci capaci di fondere il vetro flint necessario, per cui Amici dovette importarli da Parigi;

entific research, the two began a systematic study of melted glass, adding a great number of different chemicals to it and obtaining a complete range of new kinds of optical glass with different characteristics. These new varieties of glass, known as “Jena”, were later also produced in France by the workshop of Mantois, who had succeeded Feil, and in England by the Chance brothers. In Italy the last grand duke of Tuscany, Leopoldo II of Hapsburg Lorraine, a man with a very keen intellect and extremely interested in scientific progress, revived the Medici system of patronage in the sciences, inviting Giovan Battista Amici - an engineer, mathematician, astronomer, but above all, an excellent optician from Modena - to direct the astronomical observatory of Florence in 1783. He took with him the skilled artisans of his small workshop in Modena, with whom he made microscopes and astronomical lenses. The Florentine observatory already had two telescopes with two achromatic Dollond lenses and a reflector telescope, all in very poor condition. Amici’s ambition was to construct a large astronomical telescope which would be able to compete with the famous one made by Fraunhofer for the Dorpat observatory. The observatory, directed by the astronomer Struve, was in Livonia, which at the time was part of Tsarist Russia. But there were no furnaces capable of melting the necessary flint glass either in Florence or in any other Italian city, so Amici had to import it from Paris. Nevertheless, less than a year later, in 1841, he was able to present to the III congress of Italian scientists an excellent lens of 36 cm. in

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tuttavia egli poco meno di un anno dopo, nel 1841, fu in grado di presentare al III Congresso degli scienziati italiani un ottimo obiettivo di sua costruzione, di cm. 36 di diametro. Ebbe inizio così a Firenze una tradizione di lavorazioni ottiche e di strumentazioni di precisione da cui più tardi, morto l’Amici nel 1864, dovevano nascere, per opera del suo successore alla direzione dell’Osservatorio Giovan Battista Donati, le Officine Galileo, vanto dell’ottica italiana. Un altro laboratorio di importanza europea nacque a Milano nel 1864: la Filotecnica, fondata dall’ingegner Ignazio Porro, costruttore e inventore di strumenti ottici e geodetici. Fra i suoi contributi alla tecnologia ottica si ricordano il cannocchiale anallattico, un sistema di lenti a focale variabile (l’odierno zoom), e un sistema di prismi per il raddrizzamento delle immagini nei cannocchiali e nei binocoli ancora noto come “veicolo del Porro”. Insegnante al Politecnico di Milano, Porro ebbe tra i suoi allievi un giovane, Angelo Salmoiraghi, che nel 1871 si fece suo socio e nel 1877 acquistò la fabbrica, da allora chiamata La Filotecnica Salmoiraghi : un nome che divenne rapidamente e meritatamente celebre per la qualità dei suoi strumenti astronomici, geodetici e topografici. Frutto di tempi in cui la tecnica era ancora indissolubile dall’estetica e dalla raffinatezza della lavorazione manuale, i cannocchiali di ieri assumono ai nostri occhi una valenza quasi poetica non solo per l’appassionato collezionista che fruga solai e mercatini alla loro ricerca, ma anche per il semplice curioso che si sofferma ad ammirare l’ingegnosità inventiva e la bellezza tattile dei

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diameter which he himself had made. As a result, he started a tradition in the production of optical equipment and precision instruments in Florence which later led to the foundation of the Galileo laboratories, the pride of Italian optics, thanks, in part, to his successor as director of the observatory, Giovan Battista Donati, on Amici’s death in 1863. Another workshop of European standing, Filotechnica, was set up in Milan in 1864 by Ignazio Porro, a maker and inventor of optical and geodesic instruments. His contributions to optical technology include the ‘anallattic’ telescope - a system of lenses with varying focal lengths (the modern zoom), and a system of prisms to correct images in telescopes and binoculars, which is still known as the “Porro vehicle’. One of Porro’s students at the Polytechnic of Milan was a young man by the name of Angelo Salmoiraghi, who in 1871 became a partner in Filotechnica and in 1877 bought out the firm, which since then has been known as Filotecnica Salmoiraghi - a name which was to become rightly famous very quickly because of the quality of its astronomical, geodesic and topographical instruments. Fruit of the time when technology was still inseparably linked with aesthetics and with the elegance of craftsmanship, the telescopes of yesterday acquire an almost poetic quality to our eyes not only to the keen collector, who rummages in attics and markets to find them, but also to the curious person, who stops to admire the inventive ingenuity and the tactile beauty of the materials - leather wood, ivory and paper. The examples shown on these pages are a tribute by a


materiali, cuoio, legno, avorio, carta. Gli esemplari presentati in queste pagine esprimono l’omaggio di una grande azienda ottica moderna a tre secoli di tentativi di superare i limiti dell’occhio umano, e insieme all’eleganza delle forme che i nostri precursori seppero dare alle loro creazioni.

great optical company of today to three centuries of attempts to overcome the limits of the human eye, and to the the stylish shape that our predecessors were able to give to their creations.

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Nella pagina accanto: Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in pelle marrone con incisione dell’Arme del Re di Francia. Probabilmente appartenuto a Luigi XIV. (Francia, secolo XVII)

On the facing page: Paperboard terrestrial telescope covered in brown leather and engraved with the coat of arms of the King of France. Probably belonged to Louis XIV. (France, 17th century)

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La Collezione The Collection

Secoli XVII - XVIII 17th - 18th centuries

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Cannocchiale astronomico terrestre in cartone, legno e ottone (presumibilmente Francesco Fontana, Napoli, 1650). Nella foto è presente anche il prezioso libro di studi astronomici “Novae Coelestium, Terrestriumque Rerum Observatione” del 1646 sempre di Francesco Fontana. Vedi scheda 1 a pag. 118

Astronomical and terrestrial telescope in paperboard, wood and brass (thought to have been made by Francesco Fontana, Naples, 1650). The photo also shows a rare book of astronomical studies “Novae Coelestium, Terrestriumque Rerum Observatione” of 1646 also by Francesco Fontana.

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See note 1 on page 118


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Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in pergamena finemente macchiata e incisa in oro. (Presumibilmente di Christopher Cock su progetto di Antonius Maria Von Schyrle, Londra, 1660). Vedi scheda 2 a pag. 118

Paperboard terrestrial telescope covered in finely stained parchment and engraved with gold. (Thought to have been made by Christopher Cock based on a design by Antonius Maria Von Schyrle, London, 1660)

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See note 2 on page 118


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Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in pergamena maculata e incisa in oro, ghiere e copriobiettivo in legno (Christopher Cock, Londra, 1680). Vedi scheda 3 a pag. 118

Paperboard terrestrial telescope covered in stained parchment and engraved with gold, wooden focusing rings and objective cover. (made by Christopher Cock, London, 1680).

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See note 3 on page 118


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Cannocchiale in legno a sezione ottagonale. Fermatiranti in cartone marmorizzato lunghezza minima cm. 185, lunghezza totale 8 metri, 6 tiranti. Completo di coperchio obiettivo e oculare. Ingrandimenti 85x. La lente dell’obiettivo ha un diametro di mm. 95 e uno spessore di mm. 44. (Giuseppe Campani, Roma, 1682). Vedi scheda 4 a pag. 119

Wooden telescope with octagonal section. Marbled paperboard section stop, minimum length and eyepiece 185 cm., total length 8 m., 6 sections together with objective cover; magnifying power 85 x. The objective lens has a diameter of 95 mm. and a thickness of 44 mm. (Giuseppe Campani, Rome, 1682)

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See note 4 on page 119


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta marrone con decorazioni in verde, ghiere, coprioculare e copriobiettivo in legno di bosso. (Firenze, sec. XVII)

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Paperboard telescope covered in brown paper with green decorations, boxwood rings, eyepiece cover and objective cover. (Florence, 17th century)


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Cannocchiale rivestito in carta marmorizzata lucida. Ghiere di legno. Il corpo oculare e le lenti raddrizzatrici sono collocate in un tubo di cartone che presenta un segmento di bambĂš. (Italia, fine sec. XVII)

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Telescope covered in glossed marbled paper. Wooden focusing rings. The eyepiece tube and the correcting lenses are placed in a paperboard tube with a bamboo segment. (Italy, end of 17th century)


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Cannocchiale in cartone rivestito in cartapecora marrone. Copriobiettivo e coprioculare in ghiere di legno. (Presumibilmente di Giuseppe Campani su ordinazione di Gian Domenico Cassini, fine sec. XVII). Vedi scheda 5 a pag. 119.

Paperboard telescope covered in brown parchment. Wooden tube, objective and eyepiece. (Thought to have been made by Giuseppe Campani and commissioned by Gian Domenico Cassini, end of 17th century)

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See note 5 on page 119


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Cannocchiale rivestito in pelle nera con iscrizioni in oro. (Parigi, fine sec. XVII)

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Terrestrial telescope covered in black leather with gold inscription. (Paris, end of 17th century)


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta marmorizzata, 5 tiranti in cartone e ghiere in legno di bosso tornito, lunghezza chiuso cm. 31. (Italia fine sec. XVII)

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Paperboard telescope covered in marbled paper, 5 paperboard tube sections and turned boxwood rings, length when closed 31 cm. (Italy, end of 17th century)


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Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in pelle istoriata in oro con ghiere in avorio. (Carlo Antonio Buttieri, Roma, 1737). Vedi scheda 6 a pag. 120

Paperboard terrestrial telescope covered in gold-decorated leather with ivory focusing rings. (Carlo Antonio Buttieri, Rome, 1737)

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See note 6 on page 120


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Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in carta dipinta a lacca, cerchi in corno. (Venezia, 1730)

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Paperboard terrestrial telescope covered in lacquered paper, horn rings. (Venice, 1730)


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Cannocchiale astronomico e terrestre in cartone rivestito in pelle istoriata, con ornamenti in oro. (Franรงois de Baillou, Milano, 1734). Vedi scheda 7 a pag. 120

Paperboard astronomical and terrestrial telescope covered in decorated leather, with gold ornaments. (Franรงois de Baillou, Milan, 1734)

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See note 7 on page 120


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta marmorizzata, 3 tiranti in cartone e ghiere in legno di bosso tornito, lunghezza chiuso cm. 31. (Italia fine sec. XVII)

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Paperboard telescope covered in marbled paper, 3 paperboard tube sections and turned boxwood rings, length when closed 31 cm. (Italy, end of 17th century)


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Cannocchiale in legno di mogano e bambĂš verniciato con inserti in avorio. (Cina, metĂ sec. XVIII) Vedi scheda 8 pag. 120

Varnished mahogany and bamboo telescope with ivory inlay. (China, mid-17th century)

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See note 8 on page 120


Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in carta dipinta a lacca con motivi floreali. (Venezia, prima metĂ sec. XVIII) Paperboard terrestrial telescope covered in lacquered paper with floral pattern. (Venice, first half of 18th century)


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A

ntologia nthology

Le nostre biblioteche pullulano di cannocchiali puntati su lontane mète o su agognati bersagli. Chi non ha incontrato, fra le pagine dei libri di storia e dei romanzi d’avventure, Napoleone e Wellington che si scrutano a vicenda sul campo di Waterloo, il capitano Cook che scorge la bramata terra, D’Artagnan che cerca tra la foschia le coste di Francia, il capitano Nemo che interroga l’orizzonte in cerca di navi britanniche? Anche noi lettori abbiamo atteso, con la stessa impazienza di quegli sguardi ansiosi, di veder finalmente comparire qualcosa nell’obiettivo. A quelle emozioni è dedicata la piccola antologia che segue: una scelta di brani letterari in cui il cannocchiale non è mero strumento, ma assurge al ruolo di protagonista.

Our libraries are teeming with telescopes turned towards far-off destinations or desired objects. Who hasn’t come across, while reading history books and adventure novels, Napoleon and Wellington scrutinising each other on the battlefield of Waterloo, Captain Cook sighting his coveted land, D’Artagnan seeking the coast of France through the mist, or Captain Nemo scanning the horizon for British ships? We readers have also yearned, with the same anxious looks of impatience, for something to finally appear in the lens. The anthology which follows is dedicated to those emotions: a selection of literary extracts in which the telescope is not a mere instrument, but takes on the role of protagonist.

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La faccia della Luna

The Face of the Moon

di Galileo Galilei

by Galileo Galilei

Ancora colmo di meraviglia e di stupore scientifico per ciò che era riuscito a osservare grazie agli “occhiali da veder lontano” da lui perfezionati, Galileo Galilei narrava, in questa lettera scritta ad Antonio de’ Medici il 7 gennaio 1610, quando andava decifrando notte dopo notte sul volto del nostro satellite.

Still filled with marvel and astonishment by what he had been able to observe with the “far-seeing instrument”, which he had perfected, Galileo Galilei recounts, in this letter written to Antonio de’ Medici on 7 January 1610, what he discovered night after night on the face of our satellite.

Racconterò brevemente quello che ho osservato con uno de’ miei occhiali guardando nella faccia della luna; la quale ho potuto vedere come assai da vicino, cioè in distanza minore di tre diametri della terra, essendoché ho adoprato un occhiale il quale me la rappresenta di diametro venti volte maggiore di quello che apparisce con l’occhio naturale, onde la sua superficie vien veduta 400 volte, e il suo corpo 8.000, maggiore di quello che ordinariamente dimostra; onde in una mole così vasta, e con istrumento eccellente, si può con gran distinzione scorgere quello che vi è; e in effetto si vede apertissimamente, la luna non esser altramente di superficie eguale, liscia e tersa, come da gran moltitudine di gente vien creduto esser lei e li altri corpi celesti, ma all’incontro esser aspra ed ineguale, e in somma dimostrarsi tale che altro da sano discorso concluder non si può, se non che quella è ripiena di eminenze e di cavità, simili, ma assai maggiori, ai monti e alle valli che nella terrestre superficie sono sparse. E le apparenze da me nella luna osservate, sono queste. Primo, cominciando a rimirarla 4 o 5 giorni dopo il novilunio,

I will briefly describe what I have observed with one of my telescopes upon looking at the face of the moon; I was able to see it as if from a very near distance, that is to say of less than three diameters of the earth, as I used a telescope which made it appear to me to be twenty times greater in diameter than it appears to the naked eye; as a result its surface was 400 times greater in size and its body 8,000 times greater than it normally appears; wherefore in such a vast mass, with an excellent instrument, it is possible to distinctly see what is there; and in fact it is clearly visible that the moon be not at all even, smooth and limpid, as it and other heavenly bodies are believed to be by the vast majority of persons, but on the contrary it be rough and irregular, and in short appears to be such that by reasoning one cannot think other than that it be full of heights and cavities, similar to, but much greater than the mountains and valleys which are scattered on the earth’s surface. And the aspect that I observed of the moon’s surface is this. First, on looking at it again 4 or 5 days after the new moon, it may be seen that the edge which is

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vedesi il confine che è tra la parte illuminata e il resto del corpo tenebroso, esser non una parte di linea ovale pulitamente segnata, ma un termine molto confuso, anfrattuoso e aspro, nel quale molte punte luminose sporgono in fuori ed entrano nella parte oscura; ed all’incontro altre parti oscure intaccano, per così dire, la parte illuminata, penetrando in essa oltre il giusto tratto dell’ellipsi. Di più, non solamente è il predetto confine e termine tra ‘l chiaro e ‘l tenebroso, sinuoso ed ineguale, ma scorgonsi vicino ad esso diverse punte luminosissime poste nella parte oscura, e totalmente separate da le corna illuminate; le quali punte poscia a poco a poco vanno crescendo ed ampliandosi, sì che dopo qualche ora s’uniscono con la parte luminosa, divenendo lucido anco quella spazio che tra esse e la parte risplendente si fraponeva. Veggonsi inoltre nella parte illuminata, e massimamente nel confine tra ‘l chiaro e l’oscuro, e più che altrove intorno alla punta del corpo australe, moltissime macchiette oscure, e terminate con certi orli luminosi, li quali sono posti tutti verso la parte oscura della luna, restando le macchiette oscure tutte sempre verso la parte onde viene il lume del sole, dalla frequenza delle quali macchie viene quella parte resa simile ad uno di quei vetri che vulgarmente si chiamano di ghiaccio. Secondo poi che il lume vien successivamente crescendo, scemano le dette macchiette di grandezza e d’oscurità, sì che nel plenilunio poco si distinguono; nello scemar poi della luna tornasi a vederne gran moltitudine: e pur in tutte e sempre la parte oscura è verso il sole, e l’orlo illuminato risguarda la

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between the illuminated part and the rest of the shady body, is not clearly oval in shape, but very confused, irregular and rough, on which there are many luminous points that protrude and extend into the obscure part; and at this point other obscure parts encroach, in a manner of speaking, on the illuminated part, going beyond the elliptical line. Moreover, not only is the aforesaid edge and end between the light and the dark, sinuous and irregular, but near it may also be seen different luminous points in the shady part, totally separated by the illuminated horns; the cusps then slowly grow and extend, in such manner that after some hours they join with the illuminated part and that part becomes luminous which lay between them and the bright part. Furthermore in the illuminated part, and most of all at the divide between light and dark, and more in the southern tip of the body than elsewhere, many dark spots may be seen which terminate with luminous touches, which are all towards the dark side of the moon, the spots always remaining dark towards that part from which the light of the sun comes; the frequency of such spots makes that part similar to that glass that is popularly known as frosted glass. Then, as the light gradually grows, the said spots diminish in size and obscurity so that in the full moon they are hardly distinguishable; with the waning of the moon they can again be seen in great multitude; and yet in all of them the dark side is always towards the sun, and the illuminated edge is in the shady part of the lunar body. And all these aspects are quite similar to those that make the earth’s valleys crowned with


parte tenebrosa del corpo lunare. E tutte queste apparenze sono puntualmente simili a quelle che fanno in terra le valli incoronate da i monti, come ogni sano giudizio può comprendere. Apparendo le sopradette macchiette di diverse figure e molto irregolari, una ve ne ho io, non senza qualche meraviglia, osservata, che è posta quasi nel mezzo della luna, la quale apparisce perfettissimamente circolare, ed è tra le altre assai grande: nella quale, e quando il sole comincia ad illustrare la sua altezza, lasciando lo spazio di mezzo tenebroso, e quando poi, alzandosi egli maggiormente, comincia ad illuminare il fondo, e successivamente mutandosi gli aspetti di esso sole con la luna nel crescere e nel calare di quella, si veggono le medesime apparenze a capello, di lume e di ombre, che fa in terra un grandissimo anfiteatro rotondo, o per meglio dire che farìa la provincia de i Boemi, quando il suo piano fusse perfettamente circolare, e da altissimi monti fusse con perfetta circonferenza abbracciata. E i suoi aspetti avanti e dopo il plenilunio sono simili a questi, avvertendo che sempre la parte tenebrosa è verso il sole, e la chiara all’opposto; indizio certo, quella essere una grandissima cavità perfettamente rotonda e da termini eminenti circondata.

mountains as anyone of sound reason can understand. As the aforementioned spots appear to be of different shapes and very irregular, I observed one, not without marvel, located almost in the middle of the moon, which appears to be perfectly circular, and is much bigger than the rest. In which, and when the sun begins to illuminate its height, leaving the space in between shady, and then when rising, it increasingly begins to illuminate the background, and then when the aspects of the sun change into those of the moon as it waxes and wanes, the same sights of light and shade may be seen, and project onto the earth a giant round amphitheatre, or better, an area as large as the province of the Bohemians if its plane were perfectly circular, and surrounded by very high mountains forming a complete circumference. And its aspects before and after the full moon are similar to these, noting that the shady part is always towards the sun, and the bright part on the other side; a certain indication of a very great cavity that is perfectly round and surrounded by eminent peaks.

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Vedere è potere

Seeing is Power

di Leopoldo Alas

by Leopoldo Alas

Vedere - si potrebbe dire parafrasando un noto proverbio - è Potere: perché vedere significa sapere. È ciò che pensa don Fermín de Pas, l’ecclesiastico protagonista del più bel romanzo spagnolo dell’Ottocento: La Regenta, firmato da Leopoldo Alas con lo pseudonimo di Clarín. Nel primo capitolo dell’opera, da cui abbiamo tratto il brano che segue, don Fermín sale sul campanile della cattedrale per frugare con il suo potente cannocchiale nei recessi della città in cui vuole spadroneggiare: è una simbolica presa di possesso attuata mediante la visione.

Seeing - paraphrasing a wellknown saying - is power because seeing is knowledge. These are the thoughts of the ecclesiastic don Fermín de Pas, the main character in the greatest nineteenth century Spanish novel “La Regenta”, written by Leopoldo Alas under the pseudonym of Clarín. In the first chapter, from which the following extract is taken, don Fermín goes up the bell tower, located in the recesses of the town where he intends to lord over, and symbolically takes possession of the town with his telescope.

Come si trattasse di un alto personaggio, il canonico salutò Celedonio inchinandosi graziosamente e tendendogli la mano destra, bianca, sottile, dalle dita affilate, non meno curata che se fosse stata quella di una gentildonna. Celedonio rispose con una genuflessione, come quando serviva messa. Bismarck, nascosto, vide con spavento che il canonico tirava fuori da una tasca interna della tonaca un tubo che a lui parve d’oro. Vide che quel tubo si lasciava stirare come fosse fatto di gomma e diventava due, e poi tre, tutti uniti, infilati l’uno nell’altro. Senza dubbio quello era un cannoncino, sufficiente a estirpare dalla faccia della terra un piccolo garzone di scuderia insignificante come lui. No: era un fucile, perché il canonico lo avvicinava al viso e prendeva la mira. Bismarck respirò: non era diretto contro la sua personcina quello sparo; puntava verso la strada, affacciato a una finestra. Il chierichetto, in punta

The canon greeted Celedonio as if he were an eminent person, bowing graciously, his right hand outstretched towards him, white and thin, with pointed fingers looked after with the same care as those of a noble woman. In reply Celedonio genuflected, as when he served at mass. Bismarck, hiding, looked terrified as the canon pulled out a pipe from an inside pocket of his tunic, which seemed to him to be made of gold. He saw how the pipe could be extended as if it were made of rubber and become two, and then three, all in one interlocking piece, each part sliding into the other. Without doubt it had to be a miniature cannon, powerful enough to wipe out from the face of the earth a little insignificant stable boy like him. No: it was a gun, because the canon put it to his face and took aim. Bismarck breathed a sigh of relief: the shot was not directed at his little person, but at the street, which the canon was

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di piedi, senza far rumore, si era avvicinato alle spalle del canonico e cercava di individuare la direzione del cannocchiale. Uno dei piaceri solitari di don Fermín de Pas consisteva nel salire sulle alture. Era un montanaro, e per istinto cercava le vette dei monti e i campanili delle chiese. In tutti i paesi che aveva visitato era salito sulla montagna più alta, e se non ce n’erano, sulla torre più superba. Non si capacitava se non di ciò che aveva visto a volo d’uccello, abbracciandolo completamente dall’alto. Quando vagava per i villaggi accompagnando il vescovo in visita, sempre, a piedi o a cavallo, doveva intraprendere una spedizione su per le cime. Arrivare in alto era una voluttà per De Pas. Vedere molte leghe di terra, scorgere il mare in lontananza, contemplare ai suoi piedi i paesi come fossero giocattoli, gli uomini come insetti, veder passare un’aquila o un falco sotto i suoi occhi, guardare le nubi dall’alto, erano intensi piaceri per il suo spirito altero, che De Pas si procurava appena poteva. A Vetusta non poteva saziare quella passione: doveva accontentarsi di salire qualche volta sul campanile della cattedrale. Celedonio, che ogni tanto, approfittando di una disattenzione del canonico, aveva guardato col suo cannocchiale, sapeva che era molto potente: dal tetto della chiesa, più alto del campanile, aveva visto perfettamente la Presidentessa, una signora bellissima, che leggeva un libro nel suo giardino, vista, sì, come a portata di mano, benché il suo palazzo fosse abbastanza lontano dalla cattedrale. E con quel cannocchiale si vedeva un angolo del biliardo del circolo; e lui, Celedonio, aveva visto le

looking onto from a window. The choirboy, without making any noise, tiptoed up to the shoulders of the canon and tried to identify in which direction the telescope was pointing. One of don Fermin’s constant pleasures was to climb high. He was a mountaineer, and instinctively looked for the peaks of mountains and the bell towers of churches. He had climbed the highest mountain in every country he had visited, and when there weren’t any, he would go up the loftiest tower. He was not convinced unless he had a bird’s eye view, taking everything in completely from up high. When he wandered through the villages accompanying the bishop on visits, he always, whether on foot or horseback, had to go on an expedition to the uppermost parts. Reaching the top was sheer pleasure to De Pas. Seeing many leagues of land, spotting the sea in the distance, contemplating villages at this feet as if they were toys, men as if they were insects, seeing an eagle or a falcon pass beneath his eyes, looking at the clouds from up high, were intense pleasures to his lofty spirit, which De Pas liked to indulge in whenever he could. He could not satisfy this passion in Vetusta: he had to be happy with the occasional climb up the cathedral bell- tower. Celedonio, occasionally taking advantage of the canon’s inattention, had looked through his telescope, he knew that it was very powerful: from the roof of the church, which was higher than the bell tower, he had seen “la Regenta”, a most beautiful woman, reading a book in her garden, yes, seen her at arm’s length, even though her palace was quite distant from the cathedral. And with that

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palle d’avorio rotolare sul panno verde. E senza cannocchiale, to’, il balcone del circolo sembrava appena una gabbietta di grilli. Don Fermín contemplava la città. Era una preda che gli veniva disputata, ma che avrebbe finito per divorare, lui solo.

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telescope he could see a corner of the billiard-table in the social club; and he, Celedonio, had seen the ivory balls rolling on the green baize. But without the telescope the club’s balcony seemed to be just a cage for crickets. Don Fermin contemplated the city. His prey was contested, but he, he alone, would devour it in the end.


Vedere è vivere

Seeing is Living

di Heimito von Doderer

by Heimito von Doderer

Può un cannocchiale mutare un burocrate in un uomo? Pare di sì, stando allo scrittore austriaco Heimito von Doderer, che nel romanzo breve Le finestre illuminate, da cui abbiamo tratto il brano seguente, narra come il consigliere Julius Zihal, irreprensibile funzionario dell’Imperialregio Ufficio Centrale Imposte e Tasse di Vienna, collocato in pensione nel 1910, indulga a scrutare nella notte le finestre della città, in cui spuntano, come astri di un’insospettata costellazione, lontane e mirabili figure femminili. E catalogando e classificando notte dopo notte ciò che vede col suo potente strumento il consigliere Zihal passa dalla burocrazia alla vita impalmando una matura impiegata delle poste inquadrata dal suo cannocchiale.

Can a telescope transform a bureaucrat into a man? Yes, according to the Austrian writer Heimito von Doderer, who in his short novel “The Illuminated Windows”, from which the next extract is taken, describes how the counsellor Julius Zihal, an irreproachable civil servant at the Imperial Royal Office of Taxes and Duties in Vienna, retired in 1910, spent his nights observing the windows of the city, from which, like stars in an undiscovered constellation, appear distant and wonderful female figures. And cataloguing night after night what he sees with his instrument, counsellor Zihal passes from bureaucracy to life, marrying a middle-aged post office employee on whom his telescope sets.

Occorreva risolvere il problema tecnico se fosse meglio appoggiare direttamente il cannocchiale sul piano del tavolo, con il treppiede allungato a mo’ di grancevola, o invece porlo, con le coscette raccorciate e quindi plausibilmente più salde, sul tavolino per fumatori - sebbene odioso o infausto - dopo averlo sollevato sulla superficie piallata del tavolo, allontanandone provvisoriamente, ossia mettendo sotto chiave, gli accessori che vi si trovavano, secondo una decisione presa molto tempo prima. Innanzi tutto, a titolo sperimentale, venne formata la piuttosto preoccupante grancevola; poi

The technical question in this sphere had to be solved: was it better to rest the telescope directly on the surface of the table, with an extended tripod like a spiny spider crab, or put it, with legs shortened and therefore possibly more stable, on the smokers’ table - even though hateful and unlucky - after having lifted it onto the planed surface of the table, momentarily taking away, that is to say locking away, the accessories that were lying around, on the basis of a decision that he had taken some time before. First of all, by way of experiment, the rather worrying spider crab was set up; then a chair was hoisted onto

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venne issata una sedia sul piano d’osservazione, che il Consigliere scalò per mezzo di un altro sedile. Lo spazio era scarso. Le zampe della grancevola in due punti toccavan quasi con l’estremità l’orlo del tavolo. Una volta seduto, Zihal dovette protendere cautamente le gambe fra quelle del treppiede, evitando qualunque movimento laterale. Stabilì anzitutto di seguire l’esperimento preliminare e di usare per la prima volta lo strumento, secondo il foglio delle istruzioni, mirando a un punto qualunque dei dintorni, a grande distanza. Si sporse in avanti, con l’occhio sull’oculare. Molto timidamente girò l’orientatore, ed ecco che - quando già stava per abbattersi su di lui delusione, anzi, spavento dalle masse argillose e affatto opache, che sole fino a quel momento avevano occupato tutto l’obiettivo, a una lieve torsione della mano balzò repentino davanti alla bocca del tubo il cornicione di un lontano edificio, divelto e scagliato là da un pugno gigantesco, grigio e colossale sullo sfondo del cielo, con fessure, crepe e atri particolari mai visti: quasi a tre passi da lui. Il Consigliere si esercitò più volte. Imparò a usare il suo strumento. Lungo e nero, esso gli sporgeva dalla fronte nel circostante silenzio vespertino come una parte del suo corpo, da lui stesso creata, quasi in un corno del destino. Risucchiava violentemente il Consigliere nel suo interno o lo scagliava fuori vorticosamente negli spazi: e Zihal s’accorse che per la prima volta fissava quegli spazi alla luce del giorno. Quanto al cannocchiale, la sua lunga mole non poteva più essere coperta dalla notte: si protendeva,

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the observation surface; the counsellor climbed onto it by using another chair. There was not much room. The legs of the crab almost touched the edge of the table. Once seated, Zihal had to cautiously slip his legs between those of the tripod, avoiding every side movement. He decided to carry out his preliminary experiment and use the instrument for the first time, by following the instructions leaflet, aiming at an arbitrary point in the vicinity that was at a great distance. He leaned forward and put his eye to the eyepiece. Very timidly he turned the focusing ring and just as he was about to be taken over, disappointment, or rather fear, from the clay and quite opaque masses, which until then had dominated the objective, with a slight twist of the hand the outline of a distant building suddenly leapt in front of the mouth of the tube, uprooted and hurled there by a giant fist, grey and immense against the background of the sky with holes, cracks and other details that he had never seen - just three feet from him. The counsellor practised many times. He learnt how to use his instrument. Long and black, it protruded from his forehead in the surrounding vesper-like silence like a part of his body, created by himself, almost like a horn of destiny. It sucked the Counsellor violently into it and threw him out like a vortex into space: and Zihal realised that for the first time he focused on those spaces in the light of day. As for the telescope, its long mass could no longer merge with the


sporgeva rigido dall’oscurità che lo avviluppava mollemente, come un palo all’acqua. Era un ponte che congiungeva due mondi, un asse intorno al quale rotavano entrambi. Appena Zihal lo spostò, tutto si liquefece e precipitò da destra a sinistra in un rapido flusso di grigia argilla acquosa, dove il sole al tramonto versava il rosso di una salsa di pomodoro. Zihal comprese ben presto che, data la perfezione dello strumento, la ricerca dello sguardo errabondo poteva aver successo solo grazie a lievissimi spostamenti graduali; poiché tutto appariva grande e a portata di mano, e due o tre finestre di una casa lontana bastavano a riempire il campo visivo, così nei troppo rapidi spostamenti pareva a Zihal di correre o volare in mezzo secondo lungo la facciata di una o due case, là fuori, senza riuscire a veder nulla. Perciò nello spazio di un minuto le sua mani furono costrette a perfezionarsi, in modo da puntar lo strumento con la massima cautela. Seduto dietro quel granchio del suo treppiede, il nostro Julius assomigliava piuttosto a uno scienziato - magari un astronomo dei tempi antichi - che non a un ammiraglio in combattimento. Infatti - mi spiacerebbe omettere quest’osservazione - quanto più acuta è la vista, con tanto maggior accortezza e più precisa messa a fuoco ci si orienta anche nella vita, mentre i buacci mezzo ciechi non fanno che passare infuriando. Chi vede con assoluta chiarezza non si muove nemmeno più; anzi, alcuni si astengono a belle posta da ogni movimento, per concentrarsi soltanto nella visione. Questi però sono elementi che con

night: it extended, reached out stiff from the obscurity which softly enveloped it like a pole out of water. It was a bridge that joined two worlds, an axis around which both rotated. As soon as Zihal moved it, everything liquefied and swayed from side to side in a rapid flow of grey watery clay, where the sun at dusk poured forth its tomato sauce like red colour. Zihal soon realised that, given the perfection of his instrument, the search of his wandering glance could only be successful with gentle, gradual movements; since everything appeared big and close at hand, and two or three windows of a distant house were enough to fill his field of vision; to Zihal it seemed that in the over-rapid he was running or flying in half a second along the façade of one or two houses, outside, without being able to see anything. That’s why in the space of a minute his hands were forced to perfect themselves, so as to aim the instrument with the greatest care. Sitting behind that crab of a tripod, our Julius appeared more a scientist - perhaps an astronomer in ancient times - rather than an admiral in combat. Indeed, and I would hate to omit this observation - the more acute our sight, the greater our awareness and the more precise our movements in life, while those in the dark only pass by, half-blind, in rage. Those who see clearly do not move any more; indeed some deliberately refrain from any kind of movement to concentrate only on the view. These persons however, are elements who with their behaviour exceed the limits of the permissible, and

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il loro contegno oltrepassano i confini del lecito, e contro di loro non vengono presi provvedimenti amministrativi soltanto perchĂŠ i suddetti individui con la loro immobilitĂ sanno mantenersi oltre la mira di un acuto occhio burocratico.

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no administrative measures are taken against them only because the above-mentioned individuals are able to keep themselves away from the scrutiny of an acute bureaucratic eye.


Vedere è giocare

Seeing is Playing

di Gabriel García Marquez

by Gabriel García Márquez

Nell’immaginaria città sudamericana di Macondo, lo scenario dei Cent’anni di Solitudine di Gabriel García Marquez, in cui sogno e realtà coesistono, sono sempre gli zingari che giungono ogni anno a portare le più strabilianti novità create dall’altra parte del mondo. E una volta esibiscono, per pochi quattrini, le recentissime scoperte dell’ottica, grazie alle quali Macondo entra nella civiltà.

Somehow gypsies always manage to bring the most marvellous creations from the other side of the world to the imaginary town of Macondo, the setting of “One Hundred Years of Solitude” by Gabriel Garcia Márquez, where dreams and reality coexist. On one occasion, for a few reales, gypsies show the latest discoveries made in optics, thanks to which the town of Macondo becomes a part of civilisation.

Macondo era allora un villaggio di venti case di argille e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero che si presentò col nome di Melquíades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l’ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano da loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che

At that time Macondo was a village of twenty adobe houses, built on the bank of clear water that ran along a bed of polished stones, which were white and enormous, like prehistoric eggs. The world was so recent that many things lacked names, and in order to indicate them it was necessary to point. Every year during the month of March a family of ragged gypsies would set up their tents near the village, and with a great uproar of pipes and kettledrums they would display new inventions. First they brought the magnet. A heavy gypsy with an untamed beard and sparrow hands, who introduced himself as Melquíades, put on a bold public demonstration of what he himself called the eighth wonder of the learned alchemists of Macedonia. He went from house to house dragging two metal ingots and everybody was amazed to see pots, pans, tongs and braziers tumble down from their places and beams creak from the desperation of nails and screw trying to emerge, and even objects that had been lost for a

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cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquíades. “Le cose hanno vita propria”, proclamava lo zingaro con aspro accento “si tratta soltanto di risvegliargli l’anima”. José Arcadio Buendía, la cui smisurata immaginazione andava sempre più lontano dell’ingegno della natura, e ancora di più in là del miracolo e della magia, pensò che era possibile servirsi di quella invenzione inutile per sviscerare l’oro della terra. Melquíades, che era un uomo onesto, lo prevenne: “Per quello non serve”. Ma a quel tempo José Arcadio Buendía non credeva nell’onestà degli zingari, e così barattò il suo mulo e una partita di capri coi due lingotti calamitati. Ursula Inguarán, sua moglie, che faceva conto su quegli animali per rimpinguare il deteriorato patrimonio domestico, non riuscì a dissuaderlo. “Molto presto ci avanzerà tanto oro da lastricarne la casa”, ribatté suo marito. Per parecchi mesi si ostinò a dimostrare la veracità delle sue congetture. Esplorò la regione a palmo a palmo, compreso il fondo del fiume, trascinando i due lingotti di ferro e recitando ad alta voce l’esorcismo di Melquíades. L’unica cosa che riuscì a dissotterrare fu una armatura del quindicesimo secolo con tutte le sue parti saldate da una crostaccia di ruggine, la cui cavità aveva la risonanza vacua di un’enorme zucca piena di sassi. Quando José Arcadio Buendía e i quattro uomini della sua spedizione riuscirono a disarticolare l’armatura, vi trovarono dentro uno scheletro calcificato che

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long time appeared from where they had been searched for most and went dragging along in turbulent confusion behind Melquíades’ magical tones. ‘Things have a life of their own,’ he proclaimed with a harsh accent. ‘It’s simply a matter of waking up their souls.’ José Arcadio Buendía, whose unbridled imagination always went beyond the genius of nature and even beyond miracles and magic, thought that it would be possible to make use of that useless invention to extract gold from the bowels of the earth. Melquíades who was an honest man, warned him: ‘It won’t work for that.’ But José Arcadio Buendía at that time did not believe in the honesty of gypsies, so he traded his mule and traded a pair of goats for the two magnetized ingots. Ursula Ignuarán, his wife, who relied on the those animals to increase their poor domestic holdings, was unable to dissuade him. ‘Very soon we’ll have gold enough and more to pave the floors of the house’, her husband replied. For several months he worked hard to demonstrate the truth of his idea. He explored every inch of the region, even the riverbed, dragging the two iron ingots along and reciting Melquíades’ incantation aloud. The only thing that he succeeded in doing was to unearth a suit of fourteenth century armour which had all of its pieces soldered together with rust and inside of which there was the hollow resonance of an enormous stonefilled gourd. When José Arcadio Buendía and the four men of his expedition managed to take the armour apart, they found inside a calcified skeleton with a copper locket containing a woman’s


portava appeso al collo un reliquiario di rame con un ricciolo di donna. A marzo tornarono gli zingari. Questa volta traevano un cannocchiale e una lente grande come un tamburo, che esibirono come l’ultima scoperta degli ebrei di Amsterdam. Misero a sedere una zingara a un’estremità del villaggio e collocarono il cannocchiale sull’entrata della tenda. Per cinque reales, la gente poteva chinarsi sul cannocchiale e vedere la zingara a portata di mano. “La scienza ha eliminato le distanze”, proclamava Melquíades. “Tra poco, l’uomo potrà vedere quello che succede in qualsiasi luogo della terra, senza muoversi da casa sua”. In un mezzogiorno ardente fecero una mirabile dimostrazione con la lente gigantesca: misero un mucchio di erba secca in mezzo alla strada e le appiccarono il fuoco mediante la concentrazione dei raggi solari.

hair around its neck. In March the gypsies returned. This time they brought a telescope and a magnifying glass the size of a drum, which they exhibited as the latest discovery of the Jews of Amsterdam. They placed a gypsy woman at one end of the village and set up the telescope at the entrance to the tent. For the price of five reales, people could look into the telescope and see the gypsy woman an arm’s length away. ‘Science has eliminated distance’, Melquíades proclaimed. ‘In a short time, man will be able to see what is happening in any place in the world without leaving his own house’. A burning noonday sun brought out a startling demonstration with the gigantic magnifying glass; they put a pile of dry hay in the middle of the street and set it on fire by concentrating the sunrays.

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La Collezione The Collection

Secoli XVIII - XX 18th - 20th centuries

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Da sinistra verso destra: Cannocchiale in cartone rivestito in carta arancione decorata in argento con tre fascie di greche e motivo allegorico floreale. (Leonardo Semitecolo, Venezia, prima metà sec. XIX) Cannocchiale in cartone rivestito in carta arancione con decori neri, cerchi in corno. (Leonardo Semitecolo, Venezia, prima metà sec. XIX) Cannocchiale in cartone rivestito in carta arancione con decori in marrone, cerchi in corno. (Leonardo Semitecolo, Venezia, prima metà sec. XIX) Cannocchiale in cartone color marrone chiaro con decorazioni settecentesche, cerchi e ghiere in corno scuro ingrandimenti 9x, lunghezza chiuso cm. 26. (Venezia, prima metà sec. XIX) Cannocchiale in cartone rivestito in carta marrone chiaro, decorata con medaglioni e ramage, ingrandimenti 10x. (Venezia, prima metà sec. XIX) Cannocchiale in cartone rivestito in carta marrone chiaro con decorazioni in marrone, cerchi in corno scuro con coperchi oculare e obiettivo in ottone, lunghezza cm. 26, ingrandimenti 9x. (Venezia, prima metà sec. XIX)

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From left to right: Paperboard telescope covered in silverdecorated orange paper with 3 sections of Greek fret design and allegorical floral pattern. (Leonardo Semitecolo, Venice, early 19th century) Paperboard telescope covered in orange paper with black decorations, horn rings. (Leonardo Semitecolo, Venice, early 19th century) Paperboard telescope covered in orange paper with brown decorations, horn rings. (Leonardo Semitecolo, Venice, early 19th century) Paperboard telescope covered in light brown paper with 18th century decorations, rings and focusing rings in dark horn, magnifying power 9 x, length when closed 26 cm. (Venice, early 19th century) Paperboard telescope covered in light brown paper, decorated with medallions and floral design, magnifying power 10 x. (Venice, early 19th century) Paperboard telescope covered in light brown paper with brown decorations, dark horn rings with eyepiece and objective covers in brass, length 26 cm., magnifying power 9 x. (Venice, early 19th century)

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Cannocchiale in cartone rivestito in carta marrone decorata in nero; cerchi e ghiere in corno, lunghezza chiuso cm. 18. (Venezia, inizio sec. XVIII)

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Paperboard terrestrial telescope covered in brown paper with black decorations; horn rings and focusing rings, length when closed 18 cm. (Venice, early 18th century)


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta rossa istoriata a ghirlande e rosette in oro - 2 tiranti anelli e oculare in corno biondo, coperchio oculare in corno scuro, ingrandimenti 9x. (Venezia, metĂ sec. XVIII)

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Paperboard telescope covered in red paper decorated with garlands and rosettes in gold - 2 sections rings and eyepiece in pale horn, eyepiece cover in dark horn, magnifying power 9 x (Venice, mid 18th century)


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta rossa con decorazioni in argento, cerchi in corno, ingrandimenti 10x. (Olivo, Venezia, 1840)

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Paperboard telescope covered in silverdecorated red paper, horn rings, magnifying power 10 x. (Olivo, Venice, 1840)


Cannocchiale in legno dipinto con lacca rossa con decorazioni in nero e oro, con treppiede munito di rotelle. Canna smontabile in 7 segmenti. Lunghezza m. 4,20. ø mm. 80. (Pietro Beltrami, Milano, 1752) Vedi scheda 9 a pag. 121

Wooden telescope painted with red lacquer with gold and black decorations, on a tripod with wheels. The tube in 7 segments can be taken apart. Length 4.20 m. Ă˜80 mm. (Pietro Beltrami, Milan, 1752) See note 9 on page 121


Cannocchiale terrestre in cartone rivestito in “galuchat verde” (pelle di pescecane conciata). Ghiera e cerchi in avorio. Coprilente in ottone. (Gio Batta Campi, Genova, 1764) Vedi scheda 10 a pag. 121

Paperboard terrestrial telescope covered in “green Galuchat” (tanned sharkskin). Ivory focusing rings and rings. Brass lens cover. (Gio Batta Campi, Genoa, 1764) See note 10 on page 121


Cannocchiale in cartone rivestito in pelle marrone scura, cerchi in pelle, ingrandimenti 19x. (Sebastiano Astengo, Genova, 23 settembre 1783) Vedi scheda 11 a pag. 121

Paperboard telescope covered in dark brown leather, leather rings, magnifying power 19 x. (Sebastiano Astengo, Genoa, 23 September 1783) See note 11 on page 121


Cannocchiale in cartone rivestito in pelle verde con impressi fregi in oro, ghiere in legno di bosso. (Inghilterra, sec. XVIII)

Paperboard telescope covered in green leather with impressed gold ornament, boxwood focusing rings. (England, 18th century)


Cannocchiale in cartone colorato a tempera rosso pompeiano, 4 tiranti blu scuro, cerchi in legno. (Venezia, sec. XVIII)

Coloured paperboard telescope with Pompeii red tempera finish, 4 dark blue tubes, wooden rings. (Venice, 18th century)


Cannocchiale in mogano e ottone. (Dollond, Londra, fine sec. XVIII “Day or Night” ‘Day or Night” mahogany and brass telescope. (Dollond, London, end of 18th century)


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Cannocchiale in legno e ottone. (Dollond, Londra, inizi 1800)

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Wooden and brass telescope. (Dollond, London, beginning of 1800s)


Cannocchiale in cartone rivestito in carta blu incisa, cerchi e ghiere in ottone, ingrandimenti 10x. (Norimberga, sec. XIX)

Paperboard telescope covered in blue embossed paper, brass rings and focusing rings, magnifying power 10 x. (Nuremberg, 19th century)


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Cannocchiale in cartone rivestito in carta marrone, cerchi in ottone. (Norimberga, sec. XIX)

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Paperboard telescope covered in brown paper, brass rings. (Nuremberg, 19th century)


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Cannocchiale in metallo rivestito in pelle. (Ing. A. Salmoiraghi, Milano, sec. XX)

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Metal telescope covered in leather. (A. Salmoiraghi, Milan, 20th century)


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A

ppendice ppendix

gli Strumenti e i loro Artefici the Instruments and their Makers

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Schede tecniche

Technical notes

a cura di Franca Acerenza

1 Cannocchiale astronomico e terrestre cartone, legno e ottone 3 tiranti l. max: mm 2500 l. min: mm 1222 lenti: ø mm 72; 29 x Oc + 11.50 D; Ob + 0.40D; 2 RD + 12D presumibilmente di Francesco Fontana, Napoli 1650 Il primo tubo è in legno tenero (presumibilmente pioppo) verniciato, di forma ottagonale, fasciato alle estremità con due bordi in ottone borchiato. Il primo tirante, pure ottagonale, è in legno naturale, mentre l’altro tirante è di forma cilindrica, in cartone marmorizzato e contiene un ulteriore tubo cilindrico, rivestito dello stesso materiale, che costituisce il sistema delle lenti raddrizzatrici. Il corpo oculare è montato ad invito su di una ghiera in legno tornito solidale al primo tubo. Lo strumento, astronomico e recentemente restaurato, è in ottimo stato di conservazione.

2 Cannocchiale terrestre cartone, pergamena e legno 6 tiranti l. max: mm 1690 l. min: mm. 395 ø mm 58; 14x Oc + 11.50 D; Ob + 1D; 2 Rd + 11.75 D presumibilmente di Chri-

edited by Franca Acerenza

1 Astronomical and terrestrial telescope paperboard, wood and brass 3 drawn sections max. l.: 2500 mm min. l.: 1222 mm lenses: ø 72 mm; 29 x Eyepiece + 11.50 D; Ob + 0.40 D; 2 Corr. + 12 D thought to have been made by Francesco Fontana, Naples, 1650. The first tube is made of soft varnished wood, possibly poplar, of octagonal shape, held at the ends with brass studs. The first drawn section is natural wood, while the other drawn section has a cylindrical shape, in marbled paperboard and contains another cylindrical tube covered with the same material, which makes up the system of correcting lenses. The eyepiece body is slide mounted on an unbroken turned wooden ring to the last section. The objective body is mounted on an unbroken wooden ring to the first section. The instrument, which has recently been restored, is in excellent condition.

stopher Cock su progetto di Antonius Maria von Schyrle (d. Schyrlaeus de Rheita), Londra 1660. Il primo tubo in cartone è rivestito in pergamena finemente macchiata e lumeggiata in oro. I tiranti successivi sono ricoperti di pergamena. Mancano il copriobiettivo ed il coprioculare. La lavorazione dello strumento è molto accurata. Le due lenti raddrizzatrici sono montate direttamente nel corpo del primo e del secondo tirante. I diaframmi (anelli di legno chiaro) sono collocati all’estremità superiore di ogni tirante. Tipico di questo genere di strumento è il fatto che la lente oculare è montata nel primo tubo e di conseguenza l’osservazione va fatta tenendo l’occhio sulla parte dove il diametro è maggiore.

3 Cannocchiale terrestre cartone, pergamena e legno 9 tiranti l. max: mm 1880 l. min: mm 580 ø mm 80; 15 x Oc + 11.50 D; Ob + 0,75 D; 2 Rd + 11,25 D Il primo tubo in cartone è rivestito in pergamena finemente maculata in marrone e verde con decorazioni barocche in oro. I tiranti successivi sono ricoperti in

2 Terrestrial telescope paperboard, parchment and wood 6 drawn sections max. l.: 1690 mm min. l.: 395 mm

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lenses: ø 58 mm; 14 x Eyepiece + 11.50 D Ob + 1 D; 2 Corr. + 11.75 D thought to have been made by Christopher Cock based on a design by Antonius Maria Von Schyrle (Schyrlaeus de Rheita) London, 1660. The first paperboard section is covered in finely stained parchment and engraved with gold. The other sections are covered in parchment. The objective lens cover and the eyepiece cover are missing. The instrument has been made with great care. The two correcting lenses are mounted directly into the body of the first and second sections. The stops (light wooden rings) are at the very end of each section. Unusually the eyepiece lens is mounted in the first tube and consequently the eye is placed where the diameter is greater.

3 Terrestrial telescope paperboard, parchment and wood 9 drawn sections max. l.: 1880 mm min. l.: 580 mm lenses: ø 80 mm; 15 x Eyepiece + 11.50 D; Ob + 0.75 D; 2 Corr. 11.25 D The first paperboard section is covered with parchment which is finely stained brown and green, with gold Baroque decorations. The


pergamena verde. I corpi obiettivo ed oculare sono racchiusi in ghiere di legno tornito e gli anelli fermatirante sono del medesimo materiale. Manca il coprioculare mentre il copriobiettivo è in legno tornito. La lavorazione dello strumento è molto accurata. Le due lenti raddrizzatrici sono montate, con ghiera a vite, alle estremità del primo e secondo tirante. I diaframmi (7 anelli di legno chiaro) sono collocati all’estremità di ogni tirante.

marmorizzato, con innesto ad invito sull’estremità dell’ultimo tirante e termina con una ghiera in legno di bosso tornito completa di coprioculare a vite. Il tubo portaoculare di cartone reca la seguente scritta: “Quando questa parte ante sta dentro al canello si vede l’oggetto più chiaro”. La lente obiettiva ha un diametro di 95 mm ed uno spessore di 44 mm e reca incisa la firma: “Giuseppe Campani in Roma Anno 1682”. Il tutto è in ottimo stato di conservazione.

other sections are covered in green parchment. The objective bodies and Eyepieces are held by turned wooden rings and the stop rings are of the same material. The eyepiece cover is missing while the objective cover is in turned wood. The instrument has been made with great care. The two correcting lenses are mounted with screw rings to the tips of the first and second sections. The stops (7 rings of light wood) are at the very end of each section.

section which finishes with a wooden ring and screwon eyepiece cover. The tube containing the eyepiece has the following words: “When this part is placed in front in the tube the object is bigger, When this part is in the tube the object is seen more clearly”. The objective lens bears a diameter of 95 and a thickness of 44 and has the engraving: “Giuseppe Campani in Roma Anno 1682”. The instrument is in excellent condition.

4 Cannocchiale astronomico, cartone e legno 6 tiranti l. max: mm 7000 l. min: mm 1850 ø mm 440; 85 x Oc + 8.30 D; Ob + 0.12D; 2 Rd + 9.50 D f. 30 palmi: 6704 Giuseppe Campani, Roma, 1682. Il primo tubo ottagonale, in legno di cipresso, è completo del montaggio dell’obiettivo. Tale montaggio ad invito, in legno di bosso tornito, è fornito di coperchio coprilente a vite. I tiranti successivi sono essi pure ottagonali, in legno di cipresso, terminanti con un fermatirante in legno rivestito di cartone marmorizzato. L’ultimo tirante è completo del montaggio portaoculare, composto da un cannello in cartone

5 Cannocchiale terrestre cartone, cartapecora e legno 5 tiranti l. max: mm 2300 l. min: mm 750 ø mm 75; 21 x Oc + 10.50 D; Ob + 0.50 D; 2 Rd + 10.25D presumibilmente di Giuseppe Campani su ordinazione di Gian Domenico Cassini, fine XVII secolo. Il primo tubo in cartone è rivestito in cartapecora marrone scuro. I tiranti successivi sono ricoperti di cartapecora vede. I corpi obiettivo ed oculare sono racchiusi in ghiere di legno con coperchi torniti e gli anelli fermatirante sono in cartone rivestito in pelle. Il corpo oculare, incluso in tubo di cartone (70 mm) è estraibile a baionetta per

4 Astronomical telescope paperboard and wood 6 drawn sections max. l.: 7000 mm min. l.: 1850 mm lenses: ø 440 mm; 85 x Eyepiece + 8.30 D; Ob + 0.12 D; 2 Corr. + 9.50 D f. 30 spans: 6704 Giuseppe Campani, Rome, 1682. The first octagonal section of cypress wood includes the mounted objective lens, which is of turned boxwood. This sliding mount has a screw-type lens cover. The other sections, too, are octagonal, in cypress wood, with a stop ring in wood covered with marbled paper. The last section also has an eyepiece container consisting of a tube in marbled paper, with sliding joint to the tip of the first

5 Terrestrial telescope paperboard, parchment and wood 5 drawn sections max. l.: 2300 mm min. l.: 750 mm lenses: ø 75 mm; 21 x Eyepiece + 10.50 D; Ob + 0.50 D; 2 Corr. + 10.25 D thought to have been made by Giuseppe Campani and commissioned by Gian Domenico Cassini, end 17th century. The first tube in paperboard is covered in dark brown parchment. The other sections are covered in green parchment. The objective and the eyepiece bodies are fixed with wooden rings and turned covers and the paperboard stop rings are covered in leather. The eyepiece body, included in paperboard (70

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poter sostituire la lente con maggior rapidità. Lo strumento è stato acquistato nel 1956 a Perinaldo (patria del Cassini) presso una famiglia legata da vincoli di discendenza con il grande astronomo ligure. Dato che la maggior parte dei cannocchiali cassiniani erano costruiti da Giuseppe Campani si presume (mancando altri dati) che l’ottico romano abbia costruito anche questo strumento (il fatto che la lente obiettiva non sia firmata come nei grandi cannocchiali potrebbe dipendere proprio dal fatto che si tratta di uno strumento di piccole dimensioni). Peraltro la forte colorazione tendente al giallo, del vetro potrebbe anche far supporre che il materiale provenisse dalle vicine vetrerie di Altare e quindi che l’ottica debba essere addebitata a manifattura locale.

6 Cannocchiale terrestre, cartone, pelle, avorio 5 tiranti l. max: mm 1750 l. min: mm 600 ø mm 46.6; 22 x Oc + 15.20 D; Ob + 0.70 D; 2 Rd + 15.20 D Carlo Antonio Buttieri, Roma, 1737. Il primo tubo in cartone è rivestito in pelle marrone

istoriata in oro. I tiranti successivi sono ricoperti di carta marmorizzata italiana (a fiori, conchiglie e ramaggio). I corpi obiettivo ed oculare sono racchiusi in avorio e gli anelli fermatirante sono in cartone rivestito in pelle. L’obiettivo è firmato: “Carlo Antonio Buttieri in Roma Anno 1737”.

mm) can be taken out so as to replace the lens more quickly. The instrument was acquired in 1956 in Perinaldo (the birthplace of Cassini) from a family with close ties to the great Ligurian astronomer. Since most of Cassini’s telescopes were made by Giuseppe Campani it is presumed (for lack of other information) that this instrument was also made by Campani (the fact that the lens is not signed as in the case of large telescopes may be due to the fact that it is a small instrument). On the other hand, the strong yellowish colour of the glass suggests that the material might have come from the nearby glassworks of Altare and that the instrument was constructed locally.

7 Cannocchiale astronomico e terrestre, cartone, legno e pelle 9 tiranti l. max: mm 3750 l. min: mm 910 ø mm 82; 41 x Oc + 13.25 D; Ob + 0.32 D; 2 Rd + 9.50 D François de Baillou, Milano, 1734. Il primo tubo in cartone è ricoperto di pelle marrone con fregi dorati recante, sempre in oro, il nome del costruttore. I rimanenti tiranti sono rivestiti di carta marmorizzata. La lente obiettiva è firmata: “ François de Baillou a Milan l’année 1734. Manca il coperchio di questa lente. I diaframmi sono 10, tutti collocati nel primo tubo. Gli anelli fermatirante sono in pelle.

6 Terrestrial telescope paperboard, leather, ivory 5 drawn sections max. l.: 1750 mm min. l.: 600 mm lenses: ø 46.6 mm; 22 x Eyepiece + 15.20 D; Ob + 0.70 D; 2 Corr. + 15.20 D Carlo Antonio Buttieri, Rome, 1737. The first paperboard tube is covered in gold-decorated brown leather. The other sections are covered with Italian marbled paper (with

8 Cannocchiale terrestre legno, avorio, canna di bambù, corno e ottone

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flowers and shells). The objective and eyepiece bodies are held by ivory rings and the paper-board stop rings are covered in leather. The objective is signed “Carlo Antonio Buttieri in Roma Anno 1737”.

7 Astronomical and terrestrial telescope paperboard, wood and leather 9 drawn sections max. l.: 3750 mm min. l.: 910 mm lenses: ø 82 mm; 41 x Eyepiece + 13.25 D; Ob + 0.32 D; 2 Corr. + 9.50 D François de Baillou, Milan, 1734. The first tube of paper-board is covered in brown leather, with gold decoration indicating the name of the maker. The remaining sections are covered in marbled paper. The objective lens is signed “François de Baillou a Milan l’année 1734”. The cover of the lens is missing. There are ten stops all set in the first tube. The stop rings are in leather.

8 Terrestrial telescope wood, ivory, bamboo, horn and brassone piece Fixed focus max. l.: 530 mm lenses: ø 35 mm; 9 x Eyepiece + 30 D; Ob + 3.25 D; 2 Corr. + 30 D


Nessun tirante Fuoco fisso l. max: mm 530 ø mm 35; 9 x Oc + 30 D; Ob + 3.25 D; 2 Rd + 30 D manifattura cinese. Metà del XVIII secolo. Lo strumento è in legno di mogano e bambù verniciato in verde scuro con polvere di stelle (attualmente parecchio sciupata). La parte centrale, in mogano, è a forma di parallelepipedo. Il tubo contenente le lenti raddrizzatrici e il corpo oculare è collegato alla parte centrale con una borchia d’ottone a sezione quadrata, mentre il corpo oculare, fissato su di una ghiera d’avorio, è montato ad invito sul medesimo tubo. La parte obiettiva è locata sulla bocca a tromba di un tubo a sezione conica, a sua volta collegato con un anello d’avorio ad un tubo cilindrico inserito nella parte centrale e fissato a questa da una borchia d’ottone a sezione quadrata. I coperchi delle lenti sono in corno tornito e montati ad invito. Le borchie d’ottone erano in origine laccate in verde brillante (non ne è rimasta che qualche traccia visibile con una forte lente d’ingrandimento).

9 Cannocchiale terrestre legno, lacca rossa, cineseria in nero oro, ottone 7 segmenti l. max: mm 4200 ø mm 60 Oc + 17.50 D; Ob + 0.25 D e intercambiabile di + 0.50; 2 Rd + 9.25 obiettivo firmato: Pietro Beltrami, in Milano, 1752 La canna è suddivisa in 7 segmenti ad invito reciproco. L’intero tubo è ornato in oro con motivi floreali, ramaggi ed anelli. I vetri sono di colore paglierino. La lente obiettiva ha un diametro di mm 55 con diaframma utile di mm 356 a spessore di 4,4. Lo strumento è fornito di un treppiede in legno con rotelle in ottone. Il piano di appoggio della canna è in legno finemente intagliato, decorato in oro, laccato in nero, rosso e ornato di cineserie in oro. Il piano è inclinabile tramite un meccanismo a cremagliera in ferro. Il treppiede è estensibile in altezza tramite una vite elicolidale in legno.

made in China. Mid-Eighteenth century. The instrument is in mahogany wood and bamboo with dark green varnish and stardust (which has greatly worn off). The mahogany central section has a parallelepiped shape. The tube containing the correcting lenses and the eyepiece body is linked to the central section with a brass stud of rectangular section, while the eyepiece body, which is fixed onto an ivory ring, is mounted onto the same tube. The objective section is located on the funnel-shaped mouth of a tube with conical section, which is linked with an ivory ring to a cylindrical tube inserted into the central section and fixed to this by a square brass stud. The turned horn lens covers are slide-mounted. The brass studs were originally lacquered bright green (only visible with a powerful magnifying glass in patches).

9 Terrestrial telescope wood, red lacquer, gold and black chinoiserie, brass 7 drawn sections max. l.: 4200 mm lenses: ø 60 mm Eyepiece + 17.50 D; Ob + 0.25 D and interchange able with +0.50; 2 Corr. + 9.25

10 Cannocchiale terrestre cartone, pelle, avorio e ottone 4 tiranti l. max: mm. 835 l. min: mm 290 ø mm 55; 15 x corpo OC: 5 lenti: + 34, +

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objective lens signed Pietro Beltrami in Milan, 1752. The pipe is divided into 7 sliding sections. The whole tube is decorated in gold with floral themes and patterns as well as rings. The glass is straw-coloured. The objective lens has a diameter of 55 mm with a useful stop of 35 mm and a thickness of 4.4 mm. The instrument is equipped with a wooden tripod on brass wheels. The rest of the pipe is of fine wood inlay, with gold decorations, black and red lacquer and decorated in gold chinoiserie. The rest may be inclined by means of an iron rack mechanism. The tripod can be lengthened by means of a wooden spiral screw.

10 Terrestrial telescope paperboard, leather, ivory and brass 4 drawn sections max. l.: 835 mm min. l.: 290 mm lenses: ø 55 mm; 15 x Eyepiece body: 5 lenses: + 34, +23.75, + 20.50, + 21.50, + 6.20 D; Ob + 37 D Gio Batta Campi, Genoa, 1764. The maker’s name is engraved on the objective lens, signed: “Gio Batta Campi, Genova, 1764”. The first section of paper-board is covered in “green Galuchat” (sharkskin tanned using a special


23.75, + 20.50, + 21.50, + 6.20 D; Ob + 37 D Gio Batta Campi, Genova, 1764. Il nome del costruttore è inciso sulla lente obiettiva, firmata: “Gio Batta Campi in Genova, 1764”. Il primo tubo in cartone è rivestito in galuchat verde (pelle di pescecane conciata secondo un procedimento particolare, che non si esclude potesse provenire dalle concerie genovesi). I tiranti successivi sono ricoperti di pergamena naturale. La lente è fissata su di una ghiera dello stesso materiale, ambedue contengono coprilente in ottone con chiusura a tendina. Vi sono diaframmi. Gli anelli fermatirante sono tutti in avorio.

process and might well have come from the Genoa tanneries). The other sections are covered in natural parchment. The lens is fixed on an ivory ring and the eyepiece lens is held by another ivory ring. Both contain a brass lens cover which is pulled down. It has stops. The ring stops are all in ivory.

raddrizzatrici. La lente oculare e la lente obiettivo sono bloccate da una ghiera di legno tornita. Mancano sia il copriobiettivo che il coprioculare. Sull’interno del diaframma del primo tubo si legge: “Sebastiano Astengo Gen. a 1783 a. 23 7bre”.

11 Terrestrial telescope paperboard, leather and wood 4 drawn sections max. l.: 975 mm min. l.: 345 mm lenses: ø 55 mm; 19 x Eyepiece + 26 D; Ob + 1.25 D; 2 Corr. + 24 D Sebastiano Astengo, Genoa, 23 September 1783. The first tube and the other sections are covered in black leather (the latter only until the nick of the focus); in the fourth paperboard section are located the eyepiece body and the correcting lenses. The eyepiece lens and the objective lenses are held by a turned wooden ring. The objective lens cover and the eyepiece cover are missing. On the inside of the stop of the first tube are the words “Sebastiano Astengo, Gen. a 1783 a. 23 7bre”.

11 Cannocchiale terrestre cartone, pelle e legno 4 tiranti l. max: mm 975 l. min: mm 345 ø mm 55; 19 x Oc + 26 D; Ob + 1.25 D; 2 Rd + 24 D Sebastiano Astengo, Genova, 1783. Il primo tubo ed i successivi tiranti sono rivestiti in pelle nera (questi ultimi solo fino alla tacca della messa a fuoco). Il quarto tirante racchiude un tubo in cartone in cui sono collocati il corpo oculare e le lenti

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Personaggi Amici, Giovan Battista Nato a Modena nel 1786, si laureò in ingegneria nel 1807 a Bologna e insegnò matematica prima al liceo e poi all’università della sua città natale fino al 1831, quando il granduca di Toscana lo chiamò a Firenze per affidargli la direzione dell’Osservatorio astronomico. Il suo laboratorio produsse non solo cannocchiali, ma anche telescopi a riflessione e microscopi. Morì a Firenze nel 1863. Astengo, Sebastiano Costruttore italiano attivo a Genova nella seconda metà del Settecento. Baillou, François de Ottico francese attivo a Milano attorno alla metà del Settecento. Costruì il primo grande telescopio della Lombardia su incarico del conte Donato Silva, il quale lo collocò nell’Orto Botanico di Cinisello Balsamo, presso Milano. Beltrami, Pietro Costruttore italiano attivo a Milano attorno alla metà del Settecento. Buttieri, Carlo Antonio Costruttore italiano attivo a Roma nella prima metà del Settecento. Campani, Giuseppe Nacque a Spoleto nel 1635 e si trasferì a Roma, dove con i fratelli Matteo e Pier Tommaso aprì un laboratorio di orologeria. Passò poi alla fabbricazione di lenti e cannocchiali, segnalandosi per l’ottima qualità dei

Personalities Amici, Giovan Battista Born in Modena in 1786, he graduated in engineering in 1807 at Bologna University and taught mathematics first at the lyceum and then at the university of his native town until 1831, when the grand duke of Tuscany called him to direct the astronomical observatory in Florence. His laboratory not only produced telescopes, but also reflector telescopes and microscopes. He died in Florence in 1863. Astengo, Sebastiano Italian maker who worked in Genoa in the second half of the Eighteenth century. Baillou, François de French optician who worked in Milan around the middle of the Eighteenth century. He built the first large telescope in Lombardy - commissioned by count Donato Silva, who placed it in the Botanical Gardens of Cinisello Balsamo, near Milan. Beltrami, Pietro Italian maker who worked in Milan around the middle of the Eighteenth century. Buttieri, Carlo Antonio Italian maker who worked in Rome in the first half of the Eighteenth century. Campani, Giuseppe Born in Spoleto in 1635, he moved to Rome, where he opened a clockmaker shop with his brothers Matteo and Pier Tommaso. He

suoi prodotti e ricevendo ordinazioni da tutta Europa. Nel 1663 inventò un oculare per cannocchiali che prese il suo nome, e nel 1664 costruì una macchina per la lavorazione delle lenti che gli permise di fabbricare cannocchiali di notevole lunghezza focale. Morì a Roma nel 1715. Campi, Giovanni Battista Costruttore italiano attivo a Genova nella seconda metà del Settecento. Cock, Christopher Costruttore inglese attivo a Londra attorno alla metà del Seicento. Divini, Eustachio Marchigiano, nato nel 1610, si trasferì a Roma aprendovi un laboratorio di orologeria e ottica. Gli strumenti da lui costruiti furono molto stimati, finché non fu soppiantato dal Campani. Morì a Roma nel 1685. Dollond, John Costruttore inglese, nato nel 1706, famoso per l’invenzione degli obiettivi acromatici; presentò il suo primo cannocchiale del genere alla Royal Society nel 1758, e ricevette in premio la medaglia Copley, la più alta onorificenza scientifica dell’epoca. Egli brevettò il suo procedimento di fabbricazione, ma non si accanì contro gli imitatori, al contrario del figlio Peter (1730-1821) che succeduto al padre, morto nel 1761, intentò numerose cause ai

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began to make lenses and telescopes, building a reputation for excellent quality products and receiving orders from all over Europe. In 1663 he invented an eyepiece for telescope which was named after him, and in 1664 he constructed a machine to grind lenses which enabled him to make a telescope with a considerable focal length. He died in Rome in 1715. Campi, Giovanni Battista An Italian maker who worked in Genoa in the second half of the Eighteenth century. Cock, Christopher English maker who worked in London around the middle of the Eighteenth century. Divini, Eustachio Born in 1610 in the Marche Region, he moved to Rome and opened a clock-making and optical workshop. His instruments were much sought until he was superseded by Campani. He died in Rome in 1685. Dollond, John English maker, born in 1706, famous for having invented the achromatic lens; he presented the first telescope of its kind to the Royal Society in 1758, and, in recognition of his work, received the Copley medal, which was the highest scientific commendation of the day. He patented his method of production, but did not look unkindly on


concorrenti, vincendole e mantenendo l’esclusiva fino al 1774. Fontana, Francesco Nato a Napoli, nel 1590, matematico, astronomo, studioso di ottica, si dedicò alla costruzione di cannocchiali migliorando i modelli galileiani. Alcuni studiosi ritengono che abbia preceduto Keplero nell’introduzione della lente biconvessa. Morì nel 1656. Fraunhofer, Joseph von Nato a Straubing in Baviera nel 1787, si segnalò come scienziato oltre che come costruttore di strumenti ottici in società con Reichenbach e Utzscheneider. Studiando l’indice di rifrazione dei vari tipi di vetro scoprì le righe dello spettro del sodio e le utilizzò come righe di riferimento. Studiò inoltre lo spettro del Sole e osservò le varie righe che lo solcano. Morì a Monaco nel 1826. Merz, Georg Nacque nel 1793 presso Benediktbeuern in Baviera, e appena quindicenne cominciò a lavorare a Monaco nell’officina di Utzshneider e Fraunhofer come allievo di quest’ultimo. Nel 1832 fu nominato direttore della fabbrica, che acquistò poi alla morte di Utzschneider, nel 1839. Quando morì a sua volta, nel 1867, l’attività fu proseguita prima da suo figlio Sigmund e poi dal cugino Jacob. Eccellente tecnico,

Merz apportò numerosi miglioramenti alle parti meccaniche degli strumenti da lui costruiti. Ramsden, Jesse Nato a Londra nel 1735, aprì nel 1762 la sua officina per la costruzione di strumenti scientifici nella capitale britannica, ed in breve acquistò fama europea per la qualità dei suoi prodotti, che spaziavano dalle bussole ai teodoliti. L’azienda era talmente oberata di richieste che riusciva a soddisfare i clienti solo con ritardi di anni, nonostante avesse ben sessanta dipendenti. Ramsden, che morì nel 1800, sposò la sorella minore di Dollond, ottenendo così da questi di poter usufruire delle sue lenti acromatiche. Rathschüler, Fritz Nato in Austria, a Graz, nel 1902, si trasferì nel 1921 in Italia e nel 1927 aprì un’azienda ottica a Genova dove muore nel 1995. Già da alcuni anni aveva iniziato a collezionare occhiali e strumenti ottici vari; nel corso degli anni ha realizzato una delle raccolte più importanti possedute da un privato. Reichenbach, Georg Friedrich von Nato in Baviera nel 1771, studiò ingegneria in Inghilterra e divenne poi ufficiale del Genio nell’esercito bavarese. Aprì nel 1800 un laboratorio a Monaco

imitators, unlike his son Peter (1730-1821). The latter took over the activity when his father died in 1761, suing his competitors and winning; he retained the exclusive rights until 1774. Fontana, Francesco Born in Naples, in 1590, mathematician, astronomer, researcher of optics, he dedicated himself to the construction of telescopes, improving on the Galilean model. Some researchers believe that he had introduced the biconvex lens before Kepler. He died in 1656. Fraunhofer, Joseph von Born in Straubing in Bavaria in 1787, he distinguished himself as a scientist as well as a maker of optical instruments in partnership with Reichenbach and Utzschneider. By studying the refraction index of various types of glass he discovered sodium’s spectrum lines and used them as guidelines. He also studied the sun’s spectrum and observed the various lines which run along it. He died in Munich in 1826. Merz, Georg Born in 1793, near Benediktbeuren in Bavaria, he began to work in Munich at the early age of fifteen in the workshop of Utzschneider and Fraunhofer as a pupil of the latter. In 1832 he was appointed director of the factory, which he

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bought out when Utzschneider died in 1839. When he himself died in 1867, the firm continued under his son Sigmund and then his cousin Jacob. An expert of technical matters, Merz made several improvements to the mechanical parts of the instruments that he made. Ramsden, Jesse Born in London in 1735, he opened his workshop in 1762 to construct scientific instruments in the city, and in a short time his fame as a maker of quality products had spread around Europe, ranging from compasses to theodolytes. The company was so inundated with orders that it took many years for delivery, despite having 60 employees. Ramsden, who died in 1800, married Dollond’s younger sister, thereby obtaining the right to use his achromatic lens. Rathschüler, Fritz Born in Austria, in Graz, in 1902, he moved to Italy in 1921 and in 1927 he set up an optical company in Genoa, where he died in 1995. Some years ago he began collecting spectacles and various optical instruments; over time he managed to put together one of the most impressive and major private collections. Reichenbach, Georg Friedrich von Born in Bavaria in 1771, he studied engineering in


producendo strumenti per l’astronomia e la geodesia; a lui si associarono successivamente Utzschneider e Fraunhofer, fondando una nuova azienda dedicata esclusivamente all’ottica. Reichenbach ne uscì nel 1814 per creare un’altra società con Ertel, e nel 1820 abbandonò definitivamente l’attività per diventare direttore dell’Ufficio centrale bavarese per le strade e i ponti. Morì nel 1826. Salmoiraghi, Angelo Allievo di Ignazio Porro al Politecnico di Milano, Angelo Salmoiraghi si laureò in ingegneria ed entrò come socio nell’azienda ottica del suo insegnante, la Filotecnica, nel 1871. Unico proprietario dal 1877, ingrandì la ditta, che nel 1890 contava 150 operai e produceva oltre 300 strumenti scientifici che negli anni della Belle Epoque ottennero numerosi riconoscimenti alle Esposizioni Universali. Sécrétan, Marc-Louis François Nato a Losanna nel 1804, fu ingegnere e professore di matematica nella città natale; nel 1844 si trasferì a Parigi, dove si associò con l’ottico Lerebours costruendo apprezzatissimi strumenti per l’Osservatorio astronomico della capitale francese. Alla sua morte, avvenuta nel 1867, la direzione del laboratorio passò a suo

figlio Auguste (1833-1874) e poi al cugino George Emmanuel. Semitecolo, Leonardo Costruttore in Venezia con l’officina in Fondamenta Osmarin al civico 4100, attiva sin dal 1830. Zeiss, Carl Nato a Weimar nel 1818, si fece una grande esperienza lavorando presso costruttori di strumenti ottici di Stoccarda, Darmstadt, Vienna e Berlino prima di fondare la propria officina a Jena nel 1846. Nel 1866 iniziò a collaborare all’azienda lo studioso di ottica Ernst Abbe, che poi ne divenne socio: le sue capacità di teorico, unite a quelle di tecnico di Zeiss, diedero come frutto la costruzione di strumenti sempre migliori, e la ditta si affermò come la più stimata in Europa. Carl Zeiss morì a Jena nel 1888; l’attività fu portata avanti dai figli.

Britain and then joined the engineer corps of the Bavarian army. He founded a workshop in Munich in 1800 to make instruments for astronomy and geodesy. Utzschneider and Fraunhofer later went into partnership with him, creating a new company which concentrated exclusively on optics. Reichenbach left it in 1814 to set up another company with Ertel, and in 1820 he retired from the activity to become director of the Bavarian Central Office for roads and bridges. He died in 1826. Salmoiraghi, Angelo Pupil of Ignazio Porro at the Polytechnic of Milan, Angelo Salmoiraghi, graduated in engineering and became a partner in his teacher’s optical company - Filotechnica - in 1871. He became the sole owner in 1877, expanding the company, which in 1890 had 150 employees and produced over 300 scientific instruments. In the years of the Belle Epoque these instruments received several awards at the World Exhibitions. Sécrétan, Marc-Louis François Born in Lausanne, in 1804, he was an engineer and professor of mathematics in his native town; in 1844 he moved to Paris, going into partnership with the optician Lerebours and con-

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structing much appreciated instruments for the Parisian Astronomical Observatory. On his death in 1867, his son Auguste (1833-1874) took over the workshop and then his cousin George Emmanuel. Semitecolo, Leonardo An Italian maker who worked in Venice around the middle of the Eighteenth century. Zeiss, Carl Born in Weimar in 1818, he acquired a lot of experience working for makers of optical instruments in Stuttgart, Darmstadt, Vienna and Berlin before establishing his own work-shop in Jena in 1846. In 1866 Ernst Abbe began working for the company, later becoming a partner: his skills as a theorist, together with Zeiss’ technical knowledge, led to the construction of always better instruments, and the company became the most highly valued in Europe. Carl Zeiss died in Jena in 1888 and his business was continued by his children.


Indice Index

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Prefazione Introduction 9

Veder Lontano The Far Seer Breve Storia del Cannocchiale A Brief History of the Telescope 37

La Collezione The Collection Secoli XVII - XVIII 17th - 18th centuries 69

Antologia Anthology 85

La Collezione The Collection Secoli XVIII - XX 18th - 20th centuries 117

Appendice Appendix

126


Relazione © 2016

Questo libro è stato stampato a Crocetta del Montello (TV) da Grafiche Antiga spa

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This book was printed in Crocetta del Montello, Italy by Grafiche Antiga spa

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LUNGA VISTA - I Cannocchiali del Museo Luxottica  

a cura di Marisa Del Vecchio

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